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Full text of "Dizionario genovese-italiano"

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DIZIONARIO 


GENOVESE-ITALIANO 


COMPILATO 


DA 


GIOVANNI  CASACCIA 


SECONDA  EDIZIONE 

accresciuta  del  doppio  e  quasi  tutta  rifatta 


5e7358_ 


GENOVA 

TIPOGRAFIA    DI    GAETANO    SCHENONE 
Via  della  Maddalena,  26 

1876 


.  ...  si  àcficiant  vires,  audacia  certe 
Laus  erit:  in  inagnis  et  voluisse  sat  est. 

Prof.  Lib.  II.  El.  8. 


ALL'ONOREVOLE  DEPUTATO 


SIG.  BARONE 


CoMM.    ANDREA     PODESTÀ 


GRAND'UFFIZIALE    DELLA    CORONA    D'ITALIA 


PRESIDENTE 


DEL    CONSIGLIO    PROVINCIALE    DI    GENOVA. 


Onorevole  Sìg.  Barone, 


IN  da  quando  io  posi  mano  a  questa  seconda  edizione  del 
mio  Dizionario,  mi  feci  ardito  d'intitolarla  all'On.  S.  V. 
in  testimonian:{a  di  quel  profondo  ossequio  e  stima,  che 
sempre  ebbi  ed  avrò  per  la  Stessa,  che  con  tanta  munificenza 
promuove  tutto  ciò  che  può  tornare  ad  utile  della  pubblica  istruzione. 
U  On.  S.  V.  con  quella  gentilezze^'  ^  benignità,  che  sono  pari  all'altezze^ 
delle  altre  nobili  qualità  che  La  adornano,  degnavasi  di  accettarne  rumile 
offerta.   Ora  che  la  pubblicazione  è  giunta  al  suo  termine,   adempio 


all'  'obbligo  mio  ;  eppertanlo  con  tutto  quelV  affetto  più  ardente  e  maggiore 
ch'io  posso  consacro  all' On.  S.  V.  questo  mio  lungo  e  faticoso  lavoro, 
pregandola  ad  accoglierlo  sotto  il  suo  validissimo  patrocinio. 
Con  che  pieno  della  più  alta  ,osservan:^a  mi  professo 
Della  On.  S.  V. 

Genova,  addì  i6  Aprile  iSyó. 

Umiìiss.  e  Dcvotiss.  Servitore 
GIO.    CASACCIA. 


La  favorevole  accoglienza  che  trovò  la  prima  Edizione  del  mio  Dizionario 
genovese-italiano;  il  rapido  smercio  della  medesima,  essendone  state  in  bre- 
vissimo tempo  esaurite  tutte  le  copie  in  numero  di  fremila;  le  continue  ricerche 
che  da  più  anni  si  fecero  di  quest'  Opera,  m'incoraggiarono  a  darmi  tosto  ad  una 
seconda  edizione.  Avendo  io  però  ravvisato  che  la  prima,  quantunque  benigna- 
mente accolta,  aveva  in  sé  non  pochi  difetti  e  molto  lasciava  a  desiderare,  mi 
sono  studiato  di  farvi  tutti  quei  miglioramenti  che  per  me  erano  possibili ^  retti- 
ticandone  gli  errori  che  mi  vennero  additati,  e  ampliandola  di  parecchie  migliaja 
di  voci;  dimodoché  la  presente  é  cresciuta  del  doppio. 

In  essa  ho  procurato  di  registrare  tutte  o  quasi  tutte  le  voci  del  dialetto,  sì 
di  difficile  come  di  facile  versione,  le  varie  loro  inflessioni,  le  loro  frasi,  I  modi 
figurati,  i  motti,  le  sentenze,  i  proverbj ,  gh  sbeffamenti,  i  dettati  popolareschi 
ed  altri  di  familiare  trattenimento,  nonché  i  termini  tecnici  e  volgari  delle  Scienze, 
Arti  e  Mestieri,  colla  loro  precisa  corrispondenza  italiana,  descrizione  o  dichiara- 
zione si  voglia,  giovandomi  in  ciò  dei  migliori  e  più  estesi  Dizionari  della  lingua 
e  di  quelli  de'  suoi  dialetti  ;  consultando  molti  uomini  dotti ,  massime  in  fatto  di 
voci  scientifiche,  i  quali  tutti  mi  furono  larghi  di  consigli  e  di  note,  e  special- 
mente il  valente  Agronomo  Cav.  Prof.  Antonio  Casabona,  Direttore  e  Proprie- 
tario dell'  accreditato  Giornale  L'  Orticoltore  Ligure;  ricorrendo  finalmente  a  vari 
amici  domiciliati  da  molti  anni  in  Firenze  per  quelle  cognizioni  che  mi  necessi- 
tavano pel  migUor  andamento  dell'  Opera  mia.  Ho  escluso  soltanto  e  senza  riserbo 
da  essa  tutti  i  vocaboli  e  modi  disonesti  e  fecciosi  che  non  possono  e  non  debbono 
aver  mai  luogo  nello  stile  più  familiare  e  più  basso,  di  tal  che  la  stessa  potrà 
liberamente  correr  per  le  mani  di  tutti ,  senz'  averne  a  temere  quei  danni  che  si- 
possono  incontrare  in  altri  Vocabolari;  come  pure  ho  ehminati  quelli  del  volgo 
che  nascono  e  muojono  e  cambiano  di  significato  ad  arbitrio  dell'  uso  corrente. 


—   VI 


A  render  poi  più  facile  e  con  risparmio  di  tempo  la  ricerca  dei  vari  significati 
d'  un  vocabolo  qualunque ,  i  suoi  più  sentiti  attributi ,  sia  nel  senso  proprio  che 
nel  figurato ,  siccome  pure  le  frasi  che  ne  dipendono ,  io ,  seguendo  l'orme  segnate 
dal  Chiar."""  Cav.  Vittorio  di  Sant'  Albino,  compilatore  dell'  ottimo  Graìi  Di:(io- 
nario  piemontese-ifaliano ,  collocai  questi  in  altrettanti  alinea  per  ordine  alfabetico. 

Riguardo  all'ortografia,  io  m'attenni  a  quella  adottata  dal  compianto  nostro  poeta 
Martino  Piaggio,  celebre  autore  del  lepido  e  grazioso  Almanacco  //  Sig.  Regina, 
siccome  la  più  semplice,  la  più  chiara,  la  più  corretta,  facendo  però  in  essa 
alcune  piccole  variazioni  atte  a  facilitare  la  pronuncia  del  nostro  dialetto,  come 
si  vedrà  negli  Avvertimenti  grammaticali  da   me   premessi  a  quest'Opera. 

Tali  in  breve  son  le  basi  sulle  quali  è  fondata  questa  mia  seconda  Edizione, 
intorno  alla  quale  mi  adoperai  da  più  anni  senza  posa  e  senza  perdonarla  a  fatica. 
Io  non  pretendo  di  dare  questo  mio  lavoro  come  perfetto  e  finito,  anzi  tengo 
per  certo  che  di  molti  falli  ed  ommissioni  vada  ancora  cosparso  (*)  ;  ma  comechè 
di  questi  non  fu  mai  penuria  in  materie  siffatte,  oso  sperare  che  dalla  gentilezza 
de'  miei  concittadini  mi  verrà  usata  discrezione ,  imperocché  se  mancarono  le 
forze,  non  mancò  certo  il  buon  volere. 


(')  Per  quelli;  ommissioni  cJ  errori  che  oocorsero  nella  presente  Edizione,  parte   sfuyjgitimi  nel  correggerne  le  bozze  e  parte 
statimi  gentilmente  notati  dagli  amici,  vcdansi  le  Gh.xti  c  Correzioni  poste  in  fine  del  Dizionario. 


INDICE  DEGLI  AUTORI 

dai  quali  si  sono  tratte  le  voci  che  hanno  servito  di  base 
alla   compilazione   della  presente   Opera. 


Alberti,  D'iT^ionario  universale  delia  lingua  italiana. 

Arrivasene,  Di:(ionario  domestico. 

Baldinucci,  Vocabolario  toscano  dell'Arte  del  Disegno. 

Bologna,  Gran  Dizionario,  ecc.,  compilato  da  Costa,  Cardinali,  Orioli,  ecc. 

Bresciani,  Saggio  d' alcune  voci  toscane  d' Arti,  Mestieri,  ecc. 

Calvi,  Catalogo  d'Ornitologia. 

Carena,  Vocabolario  domestico  e  d'Arti  e  Mestieri. 

Cherubini,  Di:(ionario  milanese. 

Dizionario  d'Arti,  Mestieri,  ecc. 

DuRAZzo,  Degli  Uccelli  liguri. 

Fanfani,  Vocabolario  della  lingua  italiana. 

Gallesio,  Pomona  italiana. 

Gargano,  Di:(ionario  domestico  napolitano. 

Giusti,  Proverbi  toscani.  » 

Grassi,  Di:(ionario  militare  italiano. 

Manuzzi,  Di:(ionario  della  lingua  italiana. 

Pollini,  Flora  veronensis. 

Ponza,  Dizionario  piemontese-italiano. 

Ronconi,  Di:(ionario  d' Agricoltura. 

Sant'Albino,  Gran  Dizionario  piemontese-italiano. 

Savi,  Ornitologia  toscana. 

Stratico,  Dizionario  di  Marina. 

Tommaseo  ,  Nuovo  Dizionario  de'  Sinonimi  italiani. 

Tramater  e  C,  Dizionario  universale  della  lingua  italiana. 

ViviANi,  Catalogo  di  Botanica  (MS.  dell'Autore). 

Vocabolario  dell'Accademia  della  Crusca,  per  Cura  ddl'Ab.  Cesari. 


OSSERVAZIONI 

^  INTORNO 

ALL'ORTOGRAFIA    GENOVESE 

CAPO  L» 

DELL'  ALFABETO  E  SUA  PRONUNZIA. 

Le  lettere  dell'alfabeto  genovese  sono  ventiquattro:  albc^clefg'lLij  Imnop 

qi-stnvxz;  ed  hanno  quasi  tutte  lo  stesso  suono  che  nella  lingua  italiana,  tranne  le 
osservazioni  seguenti: 

1*  Il  e,  che  si  prepone  soltanto  alle  vocali  e  i  nelle  sillabe  derivanti  dalle  italiane  ce  ci,  si  pronunzia 
come  an'«;  cosi  ccddro,  cedro,  concerto,  concerto,  cinque,  cinque,  cighéugna,  cicogna,  ecc.  si 
pronuncieranno  seddro,  conserto,  sinque,  sighéugna,  ecc. 

2*  La  e  si  pronuncia  regolarmente  stretta ,  fuorché  innanzi  allV  seguila  da  altra  consonante,  come 
erba,  erba,  persa,  maggiorana,  inverso,  rovescio,  ecc.  —  Posta  innanzi  alle  consonanti  f  l  s  t,  eA 
anche  a  st,  ha  un  suono  irregolare,  pronunziandosi  in  molte  parole  stretta  e  in  molte  aperta.  Non 
polendosi  dare  intorno  a  ciò  una  regola  determinata,  si  segnerà  l'è  aperta  coll'accenlo  grave  su  quelle 
parole,  le  quali,  pronunziale  con  e  stretta,  hanno  un  significato  tutto  diverso,  come  :  letto,  s.  m.  il  letto; 
lètto,  Ietto,  pari.  pass,  del  v.  leggere;  pesta,  colui  pesta  dal  v.  pestare;  pésta,  la  peste j  testo,  la 
tegghia,  tèsto,  il  lesto,  ecc. 

5»  La  n,  tanto  in  principio  quanto  nel  mezzo  delle  parole,  ha  lo  stesso  suono  che  nella  lingua 
italiana;  in  (ine  poi  delle  medesime  si  pronunzia  nasalmente,  e  nel  pronunziarla  si  perde  in  bocca  per 
metà,  come:  man,  mano,  sen,  seno,  biObin,  dindio,  tatlòn,  ottone,  ecc. 

4*  Allorché  si  trovano  due  »i  scritte  in  questo  modo  tm-,  il  che  avviene  soltanto  nella  penultima 
sillaba  della  parola,  la  pronunzia  di  queste  è  nasale,  ed  ambedue  si  appoggiano  alla  vocale  precedente 
con  cui  sembrano  formar  sillaba,  pronunziandosi  poi  la  vocale  che  segue  totalmente  slaccala  dalle 
medesime,  come:  campann-a,  campana,  tann-a,  tana,  Rosinn-a,  Rosina,  ecc. 

3»  L'o,  alla  stessa  maniera  dell'c,  ha  pur  due  suoni  come  nella  lingua  italiana,  l'uno  aperto  ossia 
largo',  e  l'altro  chiuso.  Si  pronuncierà  sempre  largo,  tanto  al  principio  quanto  nel  mezzo  della  parola, 
quand'esso  non  avrà  sovrapposto  alcun  segno  od  accento;  in  fine  della  parola  pronunciasi  chiuso,  così: 
ommo,  uomo,  ficcotto,  cazzotto,  morto,  morto,  rosipiUa,  risipola,  ecc.  si  pronuncieranno  come  se 
fossero  scritte:  òmmu,  fìccòtlu,  mòrlu,  ròsipilla;  si  pronuncierà  sempre  chiuso,  quasi  fosse  un  u, 
quando  lo  stesso  avrà  sovrapposta  orizzontalmente  una  lineetta,  come:  bòtte,  la  botte,  bOllitigo,  solletico, 
pSrsemmo ,  prezzemolo,  rosso,  cansòn,  ecc. 

6*  La  s  ha  pur  essa  due  suoni  :  un  dolce  e  un  aspro.  Chiamasi  s  dolce  quella  che  pronunziandosi 
rende  il  suono  quasi  d'una  z;  e  ciò  avviene  quando  nel  mezzo  o  ncH'iiltima  sillaba  della  parola  essa 
vien  preceduta  da  una  vocule  non  accentuala  o  da  un  dittongo,  come:  casa,  tesou,  difcisa,  beséugno, 
ecc.  (*).  Aspra  all'opposto  dicesi  quell's  che  si  fa  sentire  con  mollo  sibilo ,  e  si  pronuncia  alquanto  più 
presto  dell'*  dolce,  come:  Sanson,  sensd.  Si  pronunciano  pure  con  s  aspra  le  sillabe  sa,  se,  si,  so, 
quando  nel  mezzo  e  nell'ultima  sillaba  della  parola  sono  precedute  da  una  vocale  accentuala,  come:  fuso, 
èse,  casetta,  sovvegnise ,  iinbóso ,  ecc. 

(*)  Qiiesla  é  la  rrgola  ^jenerale,  come  farilmenle  si  può  conoscere  dalla  pronnnzia.  Io  però,  per  non  capovolgere 
lotalmenie  l'orlografia  adoperala  dalDEFRANcHi,  dal  Piaggio  e  suoi  sacressori,  ho  registralo  or  cplf*  ed  or  colla  ; 
le  parole  secondo  esse  vennero  samionale  dall'  uso. 


2 

7»  La  s  seguila  da  due  e,  cioè  scc,  tanto  al  principio  della  parola  che  in  mezzo  di  essa,  si 
pronunzia  col  lìschio  di  se,  soggiungendovi  poi  il  suono  chiaro  d'un'altra  e,  cosi:  sccetlo ,  sedavo, 
ìnasccio ,  si  pronunzicranno  come  se  fossero  scritte  sc-cetto,  sc-ciavo,  masc-cio. 

8*  Vu  ha  due  suoni  differenti,  ora  toscano  come  in  punto,  annunzio,  muscolo,  futta  (stizza),  ed 
ora  fianccse,  e  me  in  duo,  condàto,  dùbbio,  ecc.  A  quest'ultimo  si  sovrappone  per  distinzione  l'accento 
circcnflesso.  . 

9»  La  X  si  pronuncia  alla  stessa  maniera  che  la  ;  dei  Francesi  nelle  parole  jambon,  jeton, 
joli,  ecc.,  così:  xanno ,  dexe ,  eaxo ,  ecc. 

10»  La  z  ha  pur  essa  due  suoni,  un  dolce  ed  un  aspro.  Dolce,  come  in  zeo,  zìn,  zutta,  ecc. 
Aspro,  quando  precede  un  diltopgo,  come  in  ambizion,  annunzio,  ozio,  e  simili. 


CAPO  %" 

DEGLI  ACCENTI. 

Gli  accenti  del  dialetto  genovese  sono  quattro  :  acuto  ('),  grave  ["),  circonflesso  C)  e  dieresi  ossia 
trema  ("). 

L'a'ccento  acuto  si  mette  soltanto  sull'e  in  fine  di  parola,  e  serve  a  rendere  la  parola  tronca  e  a 
stringere  la  pronunzia  dell'e,  come:  perché,  poiché,  zucche,  a  l'è  cosci. 

Il  grave  fa  lo  stosso  uffizio  che  in  italiano,  cioè  allarga  la  vocale  cui  vien  sovrapposto;  e  ciò  avviene 
nella  lettera  e,  quando  trovasi  in  mezzo  della  parola,  come  ahbiam  visto  (V.  Gap.  1,  n.  2).  Jlesso  in 
fine  d'una  parola  che  finisca  per  vocale,  tronca  seccamenLe  la  parola  medesima,  come:  pappa,  mammà, 
caffè,  cosci,  però,  viriti.  Notisi  che  la  pronunzia  dell'ji  sarà  sempre  alla  francese ,  eccettuate  le  parole 
Accaxù,  Bixù,  e  poche  altre  derivate  dal  francese  Acajou,  Bijou  ecc.,  che  si  pronunciano  coH'm 
accentuato  toscano. 

Il  circonflesso  ha  nel  nostro  dialetto  lo  stesso  valore  che  nella  lingua  francese,  cioè  strascica  la  vocale 
a  cui  vien  sovrapposto;  così  le  parole  andd,  pappe,  sia/fi,  ecc.,  si  pronunziano  come  se  fossero  scritte 
andaa,  puppec,  stafjii,  ecc.  —  Vò  si  pronunzia  strascicato,  ma  sempre  chiuso,  e  non  si  usa  mettere 
che  in  fine  della  parola,  come:  so,  dottò,  amò,  parasó,  ecc.  —  L'w  come,  dissi  di  sopra  (Gap.  1,  n.  8), 
si  pronuncierà  come  I'm  francese,  talora  strascicato  e  talora  no  al  principio  e,  nel  mezzo  delle  parole, 
come  pùu,  covilùlo,  sciùto,  cùbba,  multo,  dùbbio,  ecc.;  strascicato  sempre  in  fine  della  medesima, 
come  in  mìi,  cu,  pitlamù,  ecc. 

La  dieresi  ossia  trema  fa  i  seguenti  quattro  uffizi  : 

1»  Ora  serve  a  sciogliere  il  dittongo  in  poesia,  come  nella  lingua  italiana:  E  la  lùnn-a  rionda 
tùtt'attorno  Fava  ra  néutte  ciwra  comme  un  giorno  ;  E  la  luna  splendendo  a  pieno  corno  Facea  chiara 
la  notte  al  par  del  giorno.  (Cav.  Ballin  ammarlellóu). 

2°  Ora  serve,  trovandosi  in  mezzo  della  parola,  a  strascicare  la  vocale,  cui  vien  soprapposta,  come 
in  bugio,  polene,  pum'ia ,  pula,  ecc.  —  Si  eccettua  l'ò,  il  quale  tanto  a!  principio  che  nel  mezzo  delle 
parole  e  in  fino  di  esse,  si  pronunzia  sempre  largo  e  strascicalo,  come  fò,  tòa,  scòso,  òxello,  ecc. — 
Nelle  due  prepos.  arlicol.  co,  col,  collo,  con  lo,  sciò,  sul,  sullo,  e  nel  pronome  lo,  eglino  o  loro,  si 
pronunzia  stretto. 

3"  Ora  serve  a  distinguere  il  significato  della  parola  o  il  tempo  del  verbo. 

Distingue  il  significato  della  parola  nelle  seguenti  voci ,  le  quali  scritte  con  accento  circonflesso  hanno 
un  senso  diverso: 


co  prcp. 

art.  col,  collo,  con 

Io 

co,  colore 

dà         II 

dalla  0  darà  a 

orbo 

dà,  dare 

pè           II 

per  le 

pé,  piede 

scia     11 

sulla 

scià,  ella  0  signora 

sciò        11 

sul,  sullo 

sciò,  fiore  0  signore 

Sc'i             II 

sui,  sugli 

Sci,  Siro 

lo  pron. 

eglino  0  loro 

lo,  lupo 

pà  (verbo)  pare  o  sembra 

pà,  pajo 

dia      " 

dirà 

did,  ditale 

dò       II 

darò 

dò,  dolore 

fò            II 

farò 

fé,  fragore 

so           II 

sarò 

so,  sole 

sa      t)       sarà  sa,  sale. 


d 


3 

Dislingue  il  tempo  dal  verbo:  1°  in  alcune  terze  persone  del  fui.  sing. ,  le  quali  segnale  coll'accenlo 
circonflesso  diventano  tempo  pres.  dell' infinito,  così:  dà,  fa,  mangia,  can(,'ià,  ecc.  valgono  darà, 
farà,  mangierà ,  cangierà,  ecc.,  mentre  dà,  fa,  mangia,  cangia  ecc.,  valgono  dare,  fare,  mangiare, 
cangiare,  ecc.;  2"  nelle  seconde  persone  del  plur.  del  pres.  dei  modi  indicativo,  imperativo  e  congiuntivo 
della  quarta  coniugazione,  come:  senti,  dormì ,  maled'i,  ecc.,  sentite,  dormile,  maledite,  ecc.,  le  quali 
segnate  coll'accenlo  circonflesso  diventano  esse  pure  tempo  pres.  dell'infinito:  tenti,  dormì,  maledi,  ecc 
sentire,  dormire,  maledire. 

i"  Finalmente  serve  a  contrarre  le  seguenti  preposizioni  articolate  : 

o      invece  di  a-a,  alla 

9ò  11         co-o,  col,  con  il,  con  lo,  collo 

dà  n  da-a,  dalla 

né  «         nc-e ,  nelle 

pe  11         pe-e,  per  le 

scià        n         scc-a,  su  la,  sulla 

sciò         II         sce-o,  sul,  sullo 

sci  n  sce-i,  su  i,  sui,  sugli. 


CAPO  3.° 

DEI  DITTONGI,  TRITTONGI  E  QUADRITTONGI. 

I  diltongi  del  nostro  dialetto  si  dividono  in  propri  ed  impropri.  I  propri  sono  molti,  e,  come  nella 
lingua  italiana,  si  suddividono  in  distesi  e  raccolti.  I  dislesi  sono  quelli  che  fanno  sentire  ambedue  le 
vocali  in  maniera  che  non  appariscano  quasi  dittonghi,  come  àncoa,  àncora,  ziàrdoa,  tròttola,  peùxo, 
bilico,  naixe ,  narici,  moesca,  moresca,  influì,  influire,  ecc.  I  raccolti  sono  quelli  che  si  pronunciano 
talmente  uniti  che  la  prima  vocale  perde  molto  di  suono,  e  la  seconda  è  principale,  perchè  sovr'essa 
la  voce  si  posa,  come  in  ciave,  chiave,  cùggid,  cucchiajo,  pecciàse,  tencionare,  ecc. 

GVimpropri  sono  tre:  ce,  éu,  òu ,  e  si  pronunciano  nel  modo  seguente: 
ce,  cioè  ae  unite  insieme,  vale  un'e  larghissima   e  strascinala,  come:  moe,  mio  o   mia,  bwga, 
briga,  imbricego,  ubbriaco,  parlce,  parlate,  ecc. 

éu,  che,  per  distinguere  dal  dittongo  proprio  cu,  accentuato  suU'w,  come  in  peùxo,  beùlo,  ecc., 
si  scrive  coll'accenlo  circonflesso  sull'e,  si  pronuncia  allo  stesso  modo  che  i  Francesi  nelle  parole  feu, 
peu,  heureux,  così:  féugo,  fuoco,  léugo ,  luogo,  déulta,  dote,  ecc.  —  Gli  antichi  anteriori  al  secolo  16" 
scrivevano  oc:  loego,  foego,  doetta;  e  quelli  contemporanei  al  Cavalli,  e  i  posteriori  sino  alla  fine  del 
secolo  18°,  adoperavano  invece  il  trittongo  oeu,  attaccando  insieme  l'oe,  così:  laeugo,  fceugo,  dceutta,  ecc. 
óu  vale  o-u,  ma  pronunzialo  con  somma  prestezza  e  con  tuono  enfatico  facendo  posare  la  voce  sopra 
Tu  di  pronunzia  toscana,  ma  tronco,  come  scióu,  fiato,  ballóu,  ripiano,  alluóu,  stordito,  ecc.  —  Gli 
antichi  invece  si  servivano  del  dittongo  ao,  scrivendo  sciao,  ballao,  l'Abbao ,  l'Abate. 

Ha  il  nostro  dialetto  pure  dei  triltongi,  come  paeiva,  sembrava,  andieivò,  ecc.,  nei  quali  il  prin- 
cipale suono  poggia  suH'ullima  vocale;  e  dei  quadritlongi,  formanti  due  sillabe,  come  in  rattajéu,  trap- 
pola, tortajéu,  imbuto,  scorsajéu,  scorcialoja,  ecc. 


CAPO  4.' 

DEL  TRATTO    D'UNIONE. 

11  tratto  d'unione  (-)  nel  dialetto  genovese  si  adopera  a  due  nsi.  Ora  serve  a  rilevare  la  pronunzia 

delle  due  n  segnale  a  questo  modo  7in-,  come  ho  notato  nel  Gap.  1,  n.  4;  ora  serve  a  congiungere 
insieme  le  seguenti  preposizioni  coll'articolo  : 

a-o,  al,  allo                             co-a,  colla,  con  la  ne-i,  ne',  nei,  negli 

a-i,  a',  ai,  agli                        co-i,  co',  coi,  cogli,  con  gli  pe-o,  pel,  per  lo 

a-c,  alle                                 co-e,  colle,  con  le  pe-i,  pe',  pei,  per  gli 

da-o,  dal,  dallo                       ne-o ,  nel,  nello  pe-a,  per  la 

da-i,  da',  dai,  dagli                 ne-a,  nella  pe-e,  e  per  sino,  pè,  per  le. 

rf»-c,  dalle  ne-e,  e  per  sinc.  ne,  nelle 


ABBRKYIATURE  PRINCIPAII. 


abus. 

abusivo,  abusivamente 

pegg- 

accr. 

accrescitivo 

p.  es. 

add. 

addiettivo 

per  estens. 

add.  com. 

addiettivo  comune 

per  met. 

add.  dirti. 

addiettivo  diminutivo 

per  simil. 

add.  num. 

uddi>'ttivo  numerale 

plur. 

allrim. 

altrimenti 

poet. 

al  fig. 

al  figurato 

posto  avv. 

amie. 

anticamente 
artiroTO 

prep. 

art. 

pron. 

ass. 

assoluto 

propr. 

assol. 

assolutamente 

prov. 

alt. 

attivo 

proverb. 

alliv. 

attivamente 

s.  e. 

avv. 

avverb'O 

s.f. 

awerb. 

avverbialmente 

s.  m. 

avvil. 

avvilitivo 

scherz. 

com. 

comune 

comun. 

comunemente 

semplic. 

conip. 

composto 

sign.  alt. 

cong. 

congiunzione 

sign.  neut. 

contr. 

contrario 

signif. 

corruz. 

corruzione 

sin. 

dim. 

diminutivo 

sinc. 

dispr. 

disprezzo 

sincop. 

disprezz. 

disprezzativo 

sost. 

elim. 

etimologia 

strum. 

femm. 

femminino 

superi. 

fig.  gramm. 

figura  grammaticale 

T. 

fig.  relt. 

figura  rettorica 

T.  agric. 

figur. 

figurato 

T.  anat. 

figurai. 

figuratamente 

T.  ardi. 

fior. 

fiorentino,  fiorentini 

T.  argent. 

Fir. 

Firenze 

gen. 

generale 

T.  arilm. 

gener. 

generalmente 

T.  ani  Dìs. 

grammal. 

grammaticale 

indecl. 

indeclinabile 

T.  ani  mccc 

indec. 

indeterminato 

intr. 

intransitivo 

T.  astr. 

iron. 

ironico,  ironicamente 

T.  ballil. 

Ual. 

italiano,  italiani 

T.  bot. 

lat. 

latino 

T.  boa. 

loc.  fig. 

locuzione  figurata 

'T.  cacc. 

lomb. 

lombardo,  lombardi 

T.  cald. 

tnoic. 

mascolino 

T.  calz. 

tn.  b. 

modo  basso 

T.  capp. 

metaf. 

metaforicamente 

T.  carrozz. 

m.  avv. 

modo  avverbiale 

T.  cavali. 

modo  fam. 

modo  familiare 

T.  cesell. 

modo  prov. 

mcdo  proverbiale 

T.  chim. 

n.  p. 

neutro  passivo 

T.  chir. 

num.  plur. 

numero  plurale 

T.  comm. 

num.  sing. 

numero  singolare 

T.  cane. 

pan. 

participio 

T.  conf. 

panie. 

particolarmente 

p.  pass. 

participio  passato 

T,  cuc, 

peggiorativo 
per  esempio 
per  estensione 
per  metafora 
per  similitudine 
plurale 
poeticamente 
posto  avverbialmente 
preposizione 
pronome 
propriamente 
proverbio 
proverbialmente 
sostantivo  comune 
sostantivo  femminile 
sostantivo  maschile 
scherzevole,  scherzevol- 
mente 
semplicemente 
significato  attivo 
significato  neutro 
significato 
sinonimo 
sincope 
sincopato 
sostantivo 
strumento 
superlativo 
Termine 

Termine  d'agricoltura 
Termine  d'anatomia 
Termine  d'architettura 
Termine    degli    argen- 
tieri 
Termine  d'aritmetica 
Termine  delle  arti  del 
Disegno 
.  Termine  delle  arti  mec- 
caniche 
Termine  d'  astronomia 
Termine  de'  battilori 
Termine  di  botanica 
Termine  de'  bottai 
Termine  de'  cacciatori 
Termine  de'  calderai 
Termine  de'  calzolai 
Termine  de'  cappellai 
Termine  de'carrozzieri 
Termine  di  cavallerizza 
Termine  de'  cesellatori 
Termine  della  chimica 
Termine  chirurgico 
Termine  commerciale 
Termine  de'  conciatori 
Termine    dei  confettu- 
rieri 
Termine  de'  cucinieri 


T.  dipan. 
T.  dorai. 
T.  cccl. 
T.  farm. 
T.  ferr. 
T.  fis. 
T.  fond. 
T.  gen.  Ani 

T.  geogr. 
T.  geom. 
T.  giojell. 
T.  giuoc. 
T.  gramm. 
T.  idr. 
T.  itliol. 
T.  lari. 
T.  leg. 
T.  macell. 
T.  magn. 
T.  mar. 
T.  mecc. 
T.  med. 
T.  mil. 
T.  miner. 
T.  murai. 
T.  mus. 
T.  noi. 
T.  ornil. 
T.  oli. 
T.  pese. 
T.  peti. 
T.  pili. 
T.  scult. 
T.  ricam, 

T.  scarp. 

T.  seient. 
T.  set. 
T.  si.  nal. 

T.  slamp. 
T.  teol. 
T.  lini. 
T.  vel. 

V. 

V.  a. 
V.  imp. 
V.  inir. 
V.  n. 
V.  rifl. 
V. 

V.  coni, 
vezzegg. 
V.  V. 
volg. 


Termine  de'  dipanatorl 
Termine  de'  doratori 
Termine  ecclesiastico 
Termine  farmaceutico 
Termine  di  ferriera 
Termine  di  fisica 
Termine  de' fonditori 
Termine  generico  delle 

Arti 
Termine  di  geografia 
Termine  di  geometria 
Termine  de'  giojellieri 
Termine  de'jjiuocatori 
Termine  grammaticale 
Termine  d'Idraulica 
Termine  d'ittiologia 
Termine  de'  lanajuolì 
Termine  legale 
Termine  de'  macellaj 
Termine  de'  magnani 
Termine  di  marina 
Termine  de'  meccanici 
Termine  di  medicina 
Termine  militare 
Termine  di  mineralogia 
Termine  de'  muratori 
Termine  di  musica 
Termine  de'  naturalisti 
Termine  d'ornitologia 
Termine  degli  ottonaj 
Termine  de'  pescatori 
Termine  de'  pettinaj 
Termine  della  pittura 
Termine  della  scultura 
Termine  delle  ricama- 
trici 
Termine  degli   scarpel- 

lìni 
Termine  scientifico 
Termine  de'  setaiuoli 
Termine  di  storia  na- 
turale 
Termine  di  stamperia 
Termine  di  teoloj;ia 
Termine  de' tintori 
Termine  di  veteriiaria 
verbo 

verbo  attivo 
verbo  impersonale 
verbo  intransitivo 
verbo  neutro 
verbo  riflessivo 
Vedi 

Voce  del  contado 
vezzeggiativo 
Voce  dell'  uso 
volgarmente. 


AVVERTENZE 


INTORNO  AI  SEGNI  CHE  S'INCONTRANO  IN  QUESTO  DIZIONARIO 
COLLA  DIMOSTRAZIONE  DELL'  UFFICIO   LORO. 

1»  Le  virgolelle  »,  die  Irovansi  sul  margine  a  sinistra  d'ogni  colonna  nel  principio  di  linea,  dinolano 
che  la  parola  testuale  ha  nuovo  e  diverso  significato. 

2*  La  lineetta  orizzontale  —  se  è  posta  in  margine,  indica  la  ripetizione  della  parola  testuale  che  le 
sia  di  sopra,  sia  questa  distante  d'una  o  più  righe;  se  poi  è  messa  dopo  le  virgolelte,  indica  la  ripeti- 
zione della  parola,  sia  genovese  che  ilaliana,  che  le  sta  parimente  di  sopra. 

3*  Il  paragrafo  S  indica  la  frase,  il  dettato.  Il  proverbio  ecc.  dipendenti  dal  verbo,  nome  ecc.  primilivo, 
a  cui  soggiaciono. 

i»  I  due  asterischi  **  indicano  che  la  parola  è  propria  della  plebe,  né  usasi  nel  parlare  civile. 

8'  li  segno  f  messo  avanti  ad  una  parola  Indica  che  la  stessa  non  ha  pretta  corrispondenza  italiana 


i 


A.;  A.  Prep.  semplice  che  si  accompagna  coi  nomi  di 
3°  caso  sing.  e  pinr.  d'ambo  i  generi,  come  pure 
coir  infinito  de' verbi:  A  chi  tùlio,  a  chi  ninfe  ; 
A  chi  sorte,  a  chi  sporte.  A  paga  e  a  moi  gh'é 
sempre  tempo;  Alla  morte  e  al  pagamento  indugia 

-  quanto  puoi. 

1)  La.  Art.  che  si  prepone  ai  nomi  di  gen.  femm.  sing. 
che  cominciano  per  consonante,  come  :  A  mnce,  a 
figgia,  a  déutla;  La  madre,  la  figlia,  la  dote. 

»)  Dopo  un  nome  parimente  di  gen.  femm.  che  faccia 
l'uffizio  di  soggetto,  usasi  da  noi  come  parola 
riempitiva  :  A  moce  pietosa  a  fa  i  figgiéu  li- 
gnosi  ;  La  madre  pietosa  fa  la  figliuola  tignosa. 

11  Preposta  ad  un  verbo,  fa  le  veci  di  pronome  di  3* 
persona  del  sing.  di  genere  femm.;  ed  usasi  ora 
come  soggetto,  ora  come  complemento  oggetto: 
Quando  a  m'ha  visto,  a  l'è  scappa;  Appena  ella 
mi  vide,  fuggì.  Chi  ha  a  rogna  se  a  grulle;  Chi 
^    ha  la  rogna  se  la  gratti. 
A.  0  -A.-a;  Alla.  Prep.  art.  che  si  unisce  al  3»  caso 
de' nomi  di  gen.  femm.  sing.,  che  cominciano  per 
consonante:  À  gucera  no  ne  nasce;  Alla  guerra 
non  ne  nasce. 
Aa  s.  f.  Ala ,  al  plur.  Ali  e  Ale ,  poel.  Vanni  : 
Membro  che  serve  agli  uccelli  e  ad  alcuni  insetti 
per  volare  e  reggersi  in  aria. 

S  Àe  di  pesci;  Alette,  Aliette,  Pinne. 

S  Allarga  i  àe;  Allargar  l'ale  o  Allargar  l'ale  fuor 
del  nidio,  figur.  vale  Uscir  di  pupillo,  cioè  Fare 
a  suo  modo  ;  e  talvolta  Alzar  le  corna  o  la  cresta 
0  il  cimiero,  Insuperbire,  Montare  in  alterigia. 

S  Asbascid  iàe;  Abbassar  la  cresta  o  le  corna, 
figur.  vale  Smettere  l'umore  e  l'orgoglio. 

%  Aveì  0  Méltise  i  àe  a-i  pé;  Avere  o  Jiletlersi 
l'ale  a'  piedi,  dicesi  figur.  per  Correr  velocemente, 
Affrettarsi. 

S  Pttnta  dell'aa;  Sòmmolo:  Punta  dell'ala. 

S  No  se  péu  sghéud  sens'àe  ;  Non  si  può  volar 
senz'ale,  dicesi  figur.  del  i\on  potersi  far  chrc- 
chessia  senz'averne  i  mezzi  necessari  a  farlo. 

S  Sbatte  i  àe;  Sbattere  o  Dibatter  l'ali,  vale  Agi- 
tarle, Scuoterle.  Da  quel  movimento  deriva  il  Frul- 
lare, cioè  il  Romoreggiare  che  fanno  i  volatili , 
specialmente  le  pernici  ed  altri  uccelli  di  ale  curte. 

g  Taggià  i  àe;  Tarpar  l'ali  :  Propriam.  Tagliar  le 
penne  dell'ali  agli  uccelli,  quando  non  si  vuole 
che  alzino  il  volo;  e  figur.  Indebolire  alcuno.  To- 
gliergli le  forze. 
A.ag"iaiica  s.  f.  Bàlia,  Aliuzza,  Pigliamosche 

a  collo  bianco  V.  Bazanà  do  collo  gianco. 
A.  "balba  (Andà);  Andare  a  mimmi.  Modo  bam- 
binesco, e  vale  Andar  a  spasso,  a  dipovto. 
A.  Ibaeclxse;  A  bastonate,  Amazzate.  Posi.  avv. 

vale  A  colpi  di  bastone,  di  canna,  di  mazza. 
-A.  Tjacclietta;  A  bacchetta.  Post.  avv.  col  v. 
Comandare,  vale  Comandare  con  suprema  autorità. 
A.  I>sera  a  "Ibsera;  A  ruffa  raffa,  Alla  ruffa 
alla  rafTa,  A  rùffola  ràffala.  Alla  grappa.  Posto 
avv,  col  V.  Fare,  si  dice  Quando  son  molli  intorno 


a  una  medesima  cosa,  e  ognuno  cerca  con  preslez  a 
e  senz'ordine  o  modo  di  pigliarne  il  più  che  può. 
it  A  ruffa  rafTa,  per  Quel  giuoco  puerile,  quando  gil- 
tando  un  de'  fanciulli-  in  aria  alcuna  quantità  di 
checchessia  fanno  a  chi  pili  presto  e  a  chi  più  ne 

..   piglia- 

A.  Tbag-ax'da  avv.  Alla  diavolala.  Alla  peggio, 
A  bioscio,  A  bue,  e  nell'uso  tose.  A  cazzotti. 
Accompagnato  col  v.  Andare,  dicesi  degli  affari, 
dogi'  interessi  quando  vanno  malamente,  nel  peg- 
gior  modo  possibile. 

A  Ibag-no;  In  molle.  Posto  avv.  coi  v.  Met- 
tere, Tenere  ecc.,  vale  Mettere,  Tenere  ecc.  nel- 
l'acqua 0  in  altro  liquore  una  cosa  tanto  che 
addolcisca  e  venga  trattabile.  Parlandosi  di  botti, 
tini,  bigonce  e  simili ,  dicesi  Mettere  a  stagno  o 
Stagnare,  e  vale  Porvi  dentro  dell'acqua  o  bagnarli 
altrimenti  affinchè,  gonfiatisi,  non  trapelino  per 
le  commessure. 
§  Andà  a  bagno  ;  Andar  a  basso,  in  fondo,  in  fascio, 
a  brodetto,  alla  consuma,  in  malora   V.  Andà. 

A.  l>ag'iioin.ai:*ia  ;  A  bagnomaria  o  A  ba- 
gnomarie V.  Ascàdà,  Chcuxe. 

A.  Ibalixcco  avv.  A  ribocco,  A  masse,  A  josa, 
A  bizzeffe,  In  chiocca,  A  fusone,  A  cafisso,  A  balle , 
A  macca,  A  busso.  Modi  bassi  e  piuttosto  scherzosi, 
e  vagliono  In  gran  copia,  Soprabbondantemenle. 

A.  Tbanclietta  {Ésej;  Essere  alle  strette  V. 
Banchetta. 

Jv  Ibancla;  Alla  banda.  T.  mar.  Posto  avv.  col 
v.  Andare,  dicesi  dell'Andar  le  navi  nell'acqua 
non  col  loro  corpo  diritto,  ma  pendente;  alirim. 
Sbandare. 
Il  Andare  alla  banda. Per  simil.  dicesi  degli  Ubbriachi 
che,  non  mantenendo  il  loro  naturale  equilibrio, 
ora  vanno  a  dritta,  ora  a  sinistra;  che  anche 
dicesi  Andare  a  orza,  a  onde,  Orzare,  Ondeggiare, 
Tracollare,  Barcollare,  Ciondolare,  Ciancellare. 
§  Fd  ancia  a  banda;  Far  andare  alla  banda,  vale 
Imbriacare;  e  dicesi  del  vino  o  di  liquori  spiritosi. 
§  Mette  a  banda  tm  bastimento;  Mettere  alla  banda 
0  sul  fianco,  o  Abbattere  un  bastimento,  dieono  i 
marini  Quando  col  mezzo  di  alcune  forze  gli  fanno 
prendere  un'inclinazione  laterale,  sicché  resti  sco- 
perta una  parte  del  siio  volume  affine  di  visitarla 

^,   e  rimpalmarla. 

A.  Ibarlba;  Alla  barba.  Posto  avv.  cogli  addiett. 
tua ,  sua,  ecc.,  lo  stesso  che  A  onta,  A  dispetto, 
Malgrado  tuo,  suo,  ecc. 

A.  Tbassùa  m.  avv.  A  basso,  Al  basso.  Al 
chino,  A  valle,  All'ingiù. 

A.  Ibastetta  fPuntoj  ;Vnnlo  a  filza  V.  Punto. 

A  Ibattag-g-ion  V.  sopra  A  balucco. 

A  Ibattoexinio;  A  battesimo.  Posto  avv.  col  v. 
Tenere,  vale  Levare  dal  sacro  fonte,  Esser  compare. 

Albl>aclxiii  s.  m.  Libréttine  s.  f.  pi.:  Piccolo 
libricciuolo,  sul  quale  s'imparano  i  primi  ele- 
menti dell'aritmetica;  allrim.  Abbaco. 

ATbTbacciiiccón   add.  Abbattuto,    Grullo, 


ABÈ 


ABB 


Jlògio,  Abbioscialo,  Acquacchialo,  Balògio;  dicesi 
di  Chi  è  abbattuto  o  vinto  da  dolore,  da  infermila 
0  da  altra  cagione. 

A^Tblbaen  s.  m.  Ardesia,  epiùcomun.  Lavagna: 
Lastra  quadra  e  sellile  d'una  pietra  tenera  e  tur- 
china, ad  uso  specialmente  di  coprire   i  tetti. 

**A.l>lbàg'ia,  V.  Bàgià. 

^Iblbaja^  s.  f.  Fungo  mugnaio.  T.  boi.  Agaricns 
nitens.  Fungo  mangereccio  e  di  grato  sapore;  na- 
sce nei  dintorni  di  Genova  e  specialm.  in  pri- 
mavera. 

A-Ibl^allotta  v.  a.  Appalloltare,  Appallottolare, 
Rappailollolare:  Ridurre  in  pallollole. 

A.lb"ballottoà,  v.  a.  Ballottare,  Sballottare  : 
Maneggiare  alla  peggio;  e  comunemente  usasi  in' 
Toscana  per  Tenere  fra  le  braccia  una  persona, 
specialmente  un  bambino,  e  baciarlo,  facendolo  sal- 
tellare, e  facendogli  il  pizzicorino  ed  altri  atti  di 
amorevolezza.  Dicesi  anche  più  volentieri  Sbal- 
lottarsi una  persona. 

^Iblbaudóu  s.  m.  Abbandono,  Abbandona- 
menlo,  Derelizione. 

—  de  forse;  Prostrazione,  Abbattimento:  Mancanza, 
Perdila  di  forze. 

S  In  abbandon;  In  abbandono.  Posto  avv.  coi  v. 
Lasciare  ,  Mettere  e  simili ,  vale  Abbandonare , 
Lasciare  senza  cura,  senza  custodia. 
A.'b'baud.oxià  v.  a.  Abbandonare,  Mettere  in 
abbandono:'  Propriam.  Lasciar  per  affatto,  e  ta- 
lora semplicemente  Lasciare. 
1»  Abbandonare:  Lasciar  solo,  senza  cura,  senz'aiuto. 

—  0  mondo;  Abbandonare  il  mondo:  Ritirarsi  dal 
mondo.  Rendersi  religioso. 

—  0  penscieo  ;  Abbandonare  il  pensiero  :  Porre  giù. 
Deporre  ogni  pensiero  d'alcuna  cosa. 

S  Abbandondse  n.  p.  Abbandonarsi:  Lasciarsi  andar 
senza  ritegno;  e  talora  fìgur.  Sbigollicsi ,  Mancar 
d'animo.  Perdersi  d'animo,  Costernarsi. 

Ablbarloceià  v.  a.  Diguazzare,  Guazzare, 
Sciaguattare:  L'agitare  che  si  fa  dei  liquidi  nei  vasi 
non  del  tutto  pieni. 

A-lblbarlùg-à  y.  a.  Abbagliare,  Abbarbagliare; 
dicesi  propriam.  dell'Effetto  che  fa  il  sole  od  altro 
corpo  luminoso,  quando  ferisce  negli  occhi  sì 
che  noi  possono  sostenere. 
»)  Figurai.  Sbalordire,  Stordire,  Intronare:  Far  ri- 
manere uno  allonilo,  sbalordito,  Renderlo  balordo 
per  colpo  0  percossa. 

—  de  parolle;  Appallar  con  parole,  ed  anche  assol. 
Appallare,  vale  Confondere,  Turbare  ad  alcuno 
in  modo  l'intendimento  e  le  idee  da  renderlo 
incapace  a  dire  e  a  rispondere  ordinatamente. 

—  ùnn-a  personn-a  in  t'ùn  canto  ;  Sbatacchiare, 
Stramazzar  uno  in  un  luogo,  vale  Geltarvelo 
impetuosamente  in  modo  ch'egli  resti  sbalordito, 
e  quasi  privo  di  sentimento. 

S  Abbarlùgóu  p.  pass.  Abbagliato,  Abbarbagliato, 
ecc.  V.  i  vari  significati  del  verbo.       * 

—  dà  miseia;  Intronalo  dalla  miseria. 
A.l>lbassà>  v.  a.  Abbassare,  Bassare,  Sbassare: 

Far  andare  o  Recare  in  basso. 

—  I  àe  V.  Aa. 

—  I  arme;  Abbassar  le  armi,  figurai,  vale  Tarsi 
per  vinto,  Rendersi  prigioniero. 

—  i  éuggi;  Abbassargli  occhi,  Atterrarli,  Chinarli. 
%  Abbassàsc  n.  p.  Abbassarsi,  Chinarsi  ;  e  figurai. 

Umiliarsi,  Dichinarsi,  Aggecchirsi;  e  talora  an- 
che Piegarsi  a  far  qualche  cosa. 


ATbTbastai'di  v.  a.  Ripudiare,  Rifiutare:  di- 
cesi propriam.  di  quei  padri  che  rigettano  i  loro 
figli  quasi  e'  fossero  bastardi. 
Il  In  signif.  neut.  Imbastardire,  Baslardire,  Bastar- 
dare.  Tralignare ,  Degenerare  ;  dicesi  propr.  (Ielle 
piante  che  degenerano  dal  proprio  loro  essere. 

A-lblbatin  s.  m.  Abatino,  Abatuccio,  Abatuzzo, 
e  per  dispregio  Abaliicolo,  Abalonzolo:  Propriam. 
si  dice  di  Giovinetto  che  vesta  l'abito  clericale, 
anche  senza  intenzione  di  farsi  ordinar  prete. 

A"blbatte  v.  a.  Abbattere,  Atterrare:  Gettar  giù, 
Mandar  a  terra  ;  e  dicesi  delle  cose  e  delle  persone. 
I)  Abbattere,  figurai.  Opprimere,  Indebolire,  Ac- 
casciare ;  ed  anche  Costernare ,  Sbigottire,  Tórre 
0  Scemare  il  coraggio. 
Il  Piegare,  Inclinare  :  Far  volgere  una  cosa  alquanto 
da  una  parte:  Abbatteilo  un  pò  a  drita;  Incli- 
natelo alquanto  dalla  parte  destra. 

—  a  tenda;  Abbatter  la  tenda.  T.  mar.  Calarla. 

—  im  bastimento;  Abbattere  un  bastimento,  Met- 
terlo alla  banda  V.  À  banda. 

S  Lascìàse  abbatte;  Lasciarsi  abbattere,  figur.  vale 
Avvilirsi,  Scoraggiarsi,  Disanimarsi,  Abbiosciarsi. 

S  0  bastimento  ò  l'abbatte ;\\  bastimento  abbatte. 
T.  mar.  Dicesi  in  senso  Jieut.  Quando  gira  in- 
torno al  suo  asse  verticale. 

S  Abbàttise  n.  p.  Abbattersi,  figur.  Sgomentarsi, 
Smarrirsi,  Perdersi  d'animo,  Avvilirsi. 

—  Inclinare:  Piegare  alquanto  da  una  parte. 
A-Tblbattimento  s.  m.  Abballimento,  Atter- 
ramento. 

w  Abbattimento,  melaf.  e  comunem.  per  Sfinimento, 
Invilimento,  Prostrazione  d'animo  e  di  forze, 
Accasciamento. 

-A.l>lbattùo  p.  pass.  Abbattuto  ;  e  figurai.  Pro- 
stralo d'animo  e  di  corpo.  Accasciato,  Coster- 
nato, Invilito,  Sbigollito. 
%  Gran  abbattùo;  Grano  allettato,  dicesi  Quello 
che  si  trova  in  terra  abbattuto  dalla  pioggia  o 
dal  vento. 

A.lblbattuzóii  add.  Accanagliato  :  Che  usa 
modi  e  tratti  canaglieschi. 

A.l>Tbeced.à,io  s.  m.  Abecedario,  Abbecedario, 
Abicì  e  Abbici,  Alfabeto:  Libricciuolo  sopra  cui 
s'insegna  l'alfabeto  e  i  principii  del  leggere. 

A.lblbeg'óu.  add.  Abbechito.  T.  agric.  Corroso 
dal  verme  chiamato  Beco,  e  dicesi  propriam.  delle 
ulive  V.  Oiva. 

-A.l>"belli  v.  a.  Abbellire,  Abbellare,  Imbellire: 
Far  bello.  Adornare, 
g  Abbellise  n.  p.  Abbellirsi,  Abbellarsi,  Adornarsi, 
Affusolarsi,  Onestarsi  :  Farsi  bello. 

-A.lbl>ellÌMieiito  s.  m.  Abbellimento,  Abbelli- 
tura ;  L'alto  e  l'effetto  dell'abbellire  ed  ornare. 
V.  Bellina. 

Alblbex'ra  v.  a.  Afferrare,  Afgavignare,  Ag- 
guantare, Aggraffare,  Aggraffignare,  Acciuffare, 
tiuffare:  Prender  con  violenza  checché  si  agguanta 
e  tener  forte, 
n  Talora  si  usa  per  Strappar  di  mano  V.  Agguanta. 
S  Ahbcrràse  n.  p.  Afferrarsi,  Azzuffarsi,  Accapi- 
gliarsi, Acciuffarsi,  Ghermirsi,  Venir  a  zuffa. 

A."b"berrùira  v.  a.  Abbarruffare,  Arruffare, 
Scompigliare,  Disordinare;  e  dicesi  propriam.  dei 
capelli,  della  barba,  delle  matasse  e  simili. 
S  Abbcrrùffase  n.  p.  Abbarruffarsi,  Arruffarsi,  Rab- 
buffarsi, Accapigliarsi,  e  nell'uso  tose.  Abbirruc- 
ciarsi.  Abbatuffolarsi:  Azzuffarsi  insieme  graffian- 


ABB 


ABB 


dosi ,  guastandosi  gli  abiti   e   disordinandosi    i 
capelli. 

j4Ll>Ì>esclxé"attà  V.  Beschéutfà. 

A-l>t>essio  p.  pass.  Aggranchiato,   Intirizzito, 
Intormentito,  Assiderato  V.  Abbessise. 
%  Omino  abbessto;  Uomo  torpido,  intorpidito  V. 
Iinbess'io. 

A.'bibessìae  n.  p.  Aggranchiarsi,  e  nell'uso  fior. 
Ingronchirsi.  Dicesi  propriam.  delle  dita  quando 
per  soverchio  freddo  si  assiderano,  e  si  piegano  a 
guisa  delle  gambe  de' granchi,  sicché  non  ponno 
far  pepe  fpùgnettoj. 

jA-l>toezéixg"nLa  v.  n.  Abbisognare  :  Aver  di 
bisogno. 

-A-Tbl>if*órcòix  add.  Infurfantilo,  Imbricconito, 
Appaltonato,  Scapigliato. 
§  Étiggi  abbifòrchcB  ;  Occhi  marrani  V.  Éuggio. 

A.ljbig'g-i  s.  m.  pi.  Abbigliamenti,  e  scherzev. 
Frónzoli  :  Gale  caricate  ed  eccessive  nel  vestire, 
specialmenle  delle  donne. 

A.l>l»ig"lià,  V.  a.  Abbigliare ,  Addobbare  ;  con 
questa  differenza,  che  il  primo  dicesi  propriam. 
della  persona,  e  il  secondo  delle  rose. 
S  Abbigliàse  n.  p.  Abbigliarsi,  Abbellarsi:  Vestirsi 
elegantemente. 

Afetoig-liamento  s.  m.  Abbigliamento,  Ac- 
conciatura, Acconciamento  :  Modo  o  foggia  di  ve- 
stire; e  più  propriam.  Abito,  Vestimento,  Veste, 
ranni. 

A'b'big'oela  v.  a.  Awolgolare,  Avvolgere,  At- 
torcere, Arrotolare:  Ripiegare  una  cosa  sopra  sé 
stessa  a  mo'  di  piccolo  rotolo,  e  dicesi  propriam. 
di  filo,  carta  tela  e  simili. 

A.l>l>iiiclolón  add.  Guasto,  Travialo,  Imbric- 
conito. 

j<^1>1>ì  nella,  V.  n.  Binare:  Partorire  due  figli  a 
un  parlo. 

-A.'b'bisca  V.  Avviscd. 

A.l>l>ittà  V.  a.  Abbinare.  T.  mar.  Dar  volta 
alla  gomena  sopra  le  bitte,  quando  si  è  dato  fondo 
all'òncora. 

Al> "bocca  V.  a.  Abboccare,  Gustare,  Assaporare: 
Saggiar  colla  bocca:  0  l'è  un  viti  chi  no  sepèu 
abbocca;  É  un  vino  che  non  si  può  abboccare. 
%  Abbòccdse  con  un;  Abboccarsi ,  Accontarsi  con 
uno  :  Parlar  insieme.  Venir  a  colloquio,  ad  abboc- 
camento. Conferire. 
S  Abbòccdse  un  bastimento  ;  Abboccare,  Affogare, 
Traboccare,  Far  cappello.  T.  mar.  Dicesi  in 
senso  neut.  che  abboccala  nave,  quando  essendo 
armala  di  molle  vele,  spinta  dall'  improvviso  im- 
peto del  vento,  e  ricevuta  l'acqua  di  sopra  al 
bordo,  s'affonda. 

A.l>l>oocam.ento  s.  m.  Abtcccamenlo:  Lo 
abboccarsi ,  Conferenza  di  due  o  più  persone  per 
IraKare  insieme. 

A-totoocclieive  add.  Abboccato:  Aggiunto  a 
vino,  vale  Amabile,  Soave  al  gusto. 

A-l>l>oina  ùnn-a  veja;  Burinare  una  vela.  T. 
mar.  Tirar  la  vela  verso  prua  per  prendere  il 
vento  di  fianco  quando  é  obbliqno  e  contrario  alla 
volla  che  si  vuol  seguire. 

A.l>"l>5ii  s.  m.  Abbi'ono,  Bonificio,  Bonificamento. 
Voci  dell'  uso.  Diminuzione  di  debito  che  fa  il 
creditore  al  debitore  per  anticipalo  pagamento, 
0  per  altra  cagione;  altrim.  Sconto. 

-A.l>l>oiia  v.  a.  Bonificare,  Abbonare,  Menar 
buono.  V.  AbbòH. 


I)  Appaltare,  e  nell'uso  anche  Abbonare:  Accordare 
0  Concedere  altrui  qualche  diritto  o  prerogativa, 
come  ingresso  al  teatro,  lettura  di  libri,  e  simili, 
mediante  il  pagamento  d'una  determinata  somma. 
S  Abbondse  n.  p.  Appaltarsi,  e  nell'uso  anche  Ab- 
bonarsi. Parlandosi  di  teatri,  lettura  di  libri  e 
simili,  Pagare  una  data  somma,  in  modo  che  la 
slessa  venga  ad  esser  minore  che  pagando  volta 
per  volta. 

A.Tbl>oiiaineiito  s.  m.  Appalto,  e  nell'oso  an- 
che Abbonamento:  Accordo,  Convenzione  o  Patto, 
mediante  il  quale,  pagando  una  determinata  som- 
ma, si  gode  di  qualche  esenzione,  diritto,  prero- 
gativa, e  simili  V.  sopra  Abbona  nel  2°  signif. 

-A.Tbl>oiiassàse  n.  p.  Abbonacciare,  Abbonac- 
ciarsi, Abbonazzare,  Abbonazzarsi,  Rabbonacciare, 
Rabbonacciarsi:  Tornar  in  calma.  Tornar  tran- 
quillo e  queto,  e  dicesi  propr»  del  mare. 

A.lbl>oriclà  v.  n.  Abbondare  e  Abondare:  Aver 
in  copia,  a  dovizia,  Essere  in  abbondanza  di 
checchessia;  ed  anche  per  Soprabbondare,  Sopra- 
vanzare, Eccedere:  Far  più  di  quello  che  sia 
necessario. 

A-l>Tbor<ia  v.  a.  Abbordare.  T.  mar.  Accostarsi 
ad  un  vascello  per  combatterlo,  per  investirlo. 

—  ùnn-a  pcrsonn-a;  Abbordar  uno;  per  similit. 
Accostarsi  ad  uno  per  trattar  seco  lui  di  chec- 
chrssia;  che  anche  dicesi  Andargli  all'abbordo. 

A.ibbordag'g'io  s.  m.  Abbordaggio.  T.  mar. 
L'azione  d'una  nave  che  incontra  un'altra  onde 
poter  combattere  da  corpo  a  corpo. 

§  Andd  all'abbordaggio  ;  Andare  all'abbordaggio: 
La  manovra  che  si  fa  per  andare  all'abbordaggio 
>A.lblbord.o  s.  m.  Abbordo.  T.  mar.  Accosta- 
mento di  due  bastimenti. 

S  De  facile  (ébordo  ;  Dì  facile  abbordo:  Aggiunto 
ad  Uomo,  vale  Affabile,  Accessibile,  Col  quale  fa- 
cilmente si  può  parlare  e  trattare. 
Al3l>ox-ri  v.  a.  Abborrire:  Aver  in  orrore. 
-A-blbossà  V.  a.  Abbozzare  :  Far  la  minuta  di 
una  scrittura,  Stendere  i  primi  tratti  di  un  di- 
scorso e  simili. 

I»  Abbozzare  :  Dare  la  prima  form?  così  alla  grossa 
alle  opere  di  pittura,  scol:ura  o  cesello  V.  Sbasta. 

n  —  e  Bozzare.  T.  mar.  Allacciare  un  capo  delle 
bozze  a  qualche  manovra  per  impedire  che  tra- 
scorra, e  per  ritenerla  nello  stato  di  tensione  che 
le  si  è  dato. 

—  o  cadenn-a,  ecc.;  Abbozzar  la  catena  o  la  go- 
mena. T.  mar.  Legarla  alle  bozze  dopo  gettata 
l'ancora  in  mare,  e  filala  la  quantità  necessaria. 

—  l'àncoa;  Abbozzar  l'ancora.  T.  mar.  Ritenere 
l'ancora  pendente  sotto  la  prua,  mediante  la  bozza. 

A.l>lbosso  s.  m.  Abbozzo:  Prima  forma  o  figura 
di  checchessia  non  ripulita,  né  condotta  a  perfe- 
zione ;  altrim.  Abbozzata,  Abbozzatura,  Abbozza- 
menlo.  Bozza,  Bozzo,  Sbozzo  V.  Sbòsso. 

AJaliyòvL  9.  m.  Abate,  Abbate,  e  per  corruz.  Abào. 
Così  chiamavasi  anticamente  in  Genova  Quegli 
che  vi  rappresentava  il  popolo.  Questa  dignità 
popolare  si  ridusse  in  seguilo  alle  Ire  valli  dèi 
Bisagno,  Folcevrra  e  Voltri,  e  in  ultimo  sola- 
mente a  quella  del  Bissgno;  essa  durò  sino  alla 
caduta  della  Repubblica. 

A.ìy\>T'Q,gQÌet  v.  a.  Bi:acciare.  T.  mar.  Mano- 
vrare i  bracci  e  far  muovere  con  queste  corde  i 
pennoni  in  senso  orizzontale,  secondo  che  ri- 
chiede la  direzione  del  vento. 


ABB 


ABf 


ATblbrag-lxetta  (GambèaJ;  Tromba  a  crespe 
V.  Gambèa. 

-A-Tblbrancà  V.  a.  Abbrancare,  Aggrai)pare,  Ac- 

caffare,  Arrappare,:  Strappar  di  mano  o  Prender 

con  violenza  e  tener  fermo  quel  che  si  prende. 

S  Abbrancàse  n.  p.  Abbrancarsi,  Aggrapparsi,  ecc. 

**A'blbi'ascòii.  add.  Avido,  Ingordo  j  e  dicesi 
propr.  di  Chi  ha  voglia  smoderala  di  bere  o  di 
mangiare. 

A.lblbx'as(sa  v.  a.  Abbracciare  :  Circondare  e 
Stringere  colle  braccia. 
H  Abbracciare:  Comprendere  nel  proprio  cerchio. 
I)  —  Seguire,  Preferire,  Adottare:  Abbrassà  un 

par  fio;  Abbracciare  un  pari  ito. 
5)  Abbrassàse  n.  p.  Abbracciarsi:  Stringersi  fra  le 
braccia  ;  che  anche  dicesi  Far  le  abbracciale. 

A.lblbi*assaiiieiito  s.  m.  Abbracciamento, 
Abbracciare,  Abbracciata:  Vicendevole  abbrac- 
ciarsi fra  molli. 

A-TbTbx-asso  s.  m.  Abbraccio,  Abbracciamento, 
Amplesso:  quest'ultima  voce  usasi  per  Io  più  nel  p!. 

A-lblbrassóu.  p.  pass.  Abbraccialo  V./166ro«sà. 
»)  Figur.  Sostenuto,  Protetto,  Favorito. 

A.lbTbx*ettio  avv.  A  macca,  A  macco,  A  bizzeffe, 
A  josa,  A  fusone,  A  ribocco,  In  chiocca,  ecc.,  e 
dinota  Abbondanza:  Da  mangia  ghe  n'Ha  ab- 
breltio;  Da  mangiare  ce  n'era  a  josa. 
«  A  catafascio,  A  pazzombroglio,  A  vanvera,  ecc.,  e 
segna  Disoidine:  Ammùggià  abbrcllio;  Khhnv- 
care  a  catafascio. 
Il  Egualmente,  Indifferentemente,  Senza  divario,  e 
nota  Indifferenza:   Vaddo  abbrettio  con   tùtli ; 
Io  vo  egualmente  con  chiunque. 
«  A  babboccio,  A  caso,  A  casaccio,  A  fata,  A  ban- 
diera, Al  bacchio,  Alla^  diavola,  ecc.,  indica  Poca 
riflessione;  Parla  abbrettio:  Parlare  a  casaccio, 
inconsideratamente,  Anfanare,  Abbajare.  Fa  e  cose 
abbrettio;  Farle  a  caso,  senza  pensarvi,  senza 
riflessione. 
»  A  capriccio.  Ad  arbitrio,  di  Propria  volontà  :  Scrive 
abbrettio  ;  Ucr'w ere  a  capriccio.  Vive  abbrettio; 
Vivere  di  suo  arbitrio  o  volontà. 

A.I>Tbre"vià  v.  a.  Abbreviare,  Accorciare,  Scor- 
ciare: Far  più  breve. 

—  o  discorso;  Abbreviare,  Epilogare,  Compendiare: 
Ristringere  il  discorso,  la  narrazione. 
S  Pe  abbreviala;  Ad  o  Per  Abbreviarla.  Posto  avv. 
vale  Insomma,  Per  conchiudere,  Per  farla  breve. 

A-fetore-viatùa  s.  f.  Abbreviatura:  Parola  ab- 
breviala de'suoi  caratteri  nello  scriverla; ed  anche 
Legatura  di  più  lettere  insieme  per  più  brevità. 

A-Tblbreviaziòn  s.  f.  Abbreviazione,  Abbre- 
viamento, Accorciamento;  e  propr.  Epitome,  Som- 
mario 0  Ristretto  d'un  discorso, 

•*AI>Tbrig-òela  V.  Abbigdeld. 

■A.lbtori'vàse  n.  p.  Abbrivare.  T.  mar.  Dicesi 
del  Principiare  a  muoversi  la  nave  prima  che 
essa  abbia  la  sua  uniforme  velocità  proporzio- 
nala al  vento  o  ai  remi  che  la  spingono. 

A-Tblirivo  s.  m.  Abbrivo.  T.  mar.  Molo  rapido 
del  naviglio  spinto  da  vela  o  remi;  onde  Pigliar 
l'abbrivo  è  Cominciare  a  muoversi;  Aver  preso 
l'abbrivo,  Camminare  con  tutta  la  velocità  pro- 
porzionata. 

^iLib'bi'ùniiiJLÓii  «dd.  Verrinato.  T.  mar.  Ag- 
giunto che  si  dà  al  Legno  roso  o  danneggialo  dai 
brumi  V.  Brùmma. 

>l.]blt>ru8tolx  V.  Brustoli.  , 


ATbTbi'u.tio  add.  Abbrutito:  Reso  stupido,  insen- 
sato, fatuo  V.  Abbrùtìse. 

A-Tblbrùtise  n.  p.  Abbrutirsi  :  Comunem.  usasi 
per  istupidire,  Divenir  come  insensato,  fa'.uo,  sto- 
lido, ecc. 

"A-Tblbùg-nóii  add.  Malfallo,  Acciarpato,  Ab- 
borracciato, e  dicesi  di  Lavoro  :  Travaggio  ab- 
bùgnòu;  Lavoro  malfatto,  abborracciato,  ecc. 

A.Tblbu.rraiscó\x  add.  Burrascoso,  Tempestoso, 
Procelloso. 

Aibdiica  V.-  a.  Abdicare,  Addicare;  Rinunziare 
ad  alla  dignità,  e  dicesi  propr.  de'Sovrani. 

-A.lbclicazioii  s.  f.  Abdicazione,  Addicazione, 
^,   Rinunzia  V.  sopra  Abdica. 

A.  'bellaiiieg'io ;  Alla  meglio,  Alla  bella 
meglio.  Posto  avv.  vale  Nel  miglior  modo  pos- 
sibile. Meno  male  che  uom  possa,  Jlediocremenle, 
Tollerabilmente,  Così  cesi. 
S  Accomoda  ìinn-a  cosa  a  bdlamegio;  Rabber- 
ciarla, Raffazzonarla,  Rinfronzirla. 
^^%Inzegnàse   a   bellanwgio;  Far  del  suo  meglio. 

A.  Iberlinn-a  ;  Alla  berlina  V.  Berlinn-a. 

-A-Tbeto  s.  m  Abele,  Abeto,  Abezzo.  T.  boi.  Abies 
excelsa.  Genere  di  piante  della  famiglia  delle  Co- 
nifere: Albero  ragioso  e  grande,  il  cui  fusto  ter- 
mina in  puma  diritta;  il  tronco  dà  molla  resina, 
della  Lagrima  d'abezzoo Trementina  fW.AbézioJ; 
bar  la  scorza  bianchiccia  e  fragile,  il  legno  bianco, 
molle  e  leggiero.  Riesce  ne'paesi  freddi,  e  serve 
alla  costruzione  di  navi,  di  letti  e  ad  altri  usi. 

-A.  Tbéug-a  Tbùg-ag-na;  A  slacciaburatta. 
Posto  avv.  col  V.  Fare  ,  dicesi  di  un  Giuoco 
fanciullesco  che  fassi  in  tal  modo:  Due  seggono 
l'uno  incontro  all'altro,  si  pigliano  per  le  mani,  e 
tirandosi  innanzi  e  indietro  come  si  fa  dello  slaccio 
abburattando  la  farina,  vanno  cantando  una  lor 
frottola,  che  comincia:  fieu^ia  bùgagna,  Martin 
l'è  andceto  in  Spagna,  in  Spagna  in  Spagnéu 
dove  canta  5  ròscignéu,  ecc. 

A.  Ibeùletto  fScàloaJ;  Tabacchiera  a  bauletto 
V.  Scàtoa. 

A.  Ibezeffe  avv.  A  bizzeffe,  A  ramata,  In  chiocca, 
A  josa,  In  buon  dato.  In  gran  copia,  Soprabbon- 
danlemente,  ecc.  V.  A  balucco. 

A.lbézio  s.  m.  Trementina,  Terebentina,  Lagrima 
d'abezzo:  Si;cco  resinoso,  che,  naturalmente  o  per 
incisione,  esce  da  molle  piante  terebentinacee  e 
conifere. 

-Agibilità  V.  a.  Abilitare:  Render  uno  capace  a 
conseguire  alcuna  cosa,  col  togliere  gli  ostacoli 
che  ne  lo  impediscono. 

A-Tbilitse  s.  f.  Abilità,  Capacità,  Idoneità,  Alti- 
tudine, Acconcezza,  Perizia. 
"  Temerità,  Ardire,  Impudenza  :  0  l'ha  avùo  l'a- 

bilitce  de....  Fu  temerario  a  segno  di... 
g  Personn-a  u'abilitce;  Persona  di  recapilo,  cioè 
d'abilità,  capace  di  eseguire  qualunque  cosa. 

A.Tbilita5BÌóii  s  f.  Abilitazione:  Abililà  dichia- 
rala e  Lo  abilitare. 

A-lbiiixa  V.  a.  Avvilire,  Abbictlare,  Deprimere: 
Render  vile,  abbietto,  spregevole. 

A.  Ibiscia;  A  serpicella,  A  zig  zag,  A  spina 
pesce.  Posto  avv.  colv.  Fare,  vale  In  qua  e  in  là, 
„qnasi  serpeggiando. 

**JL  Ibiscòclxin.ii-a  avv.  A  bardosso.  Ma- 
lamente, Alla  peggio,  A  bioscio  V.  A  bagarda. 

Aìyisso  (Fa  l'j;  Far  il  diavolo  e  peggio.  Im- 
perversare, Tempestare. 


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ABO 


ÀBR 


Adibita.  V.  n.  Abitare:  Slar  di  casa,  Aver  domicilio. 

—  iusemme;  Coabitare  :  Abitare  insieme. 

S  Abitòu  p.  pass.  Abitalo.   Usasi  anche  per  Ag- 
giunto di  casa  o  di  paese,  dove  siano  abitatori. 

A."bitante  s.  m.  Abitante,  Abitatore  :  Chi  abita. 

A.l>ita.ziòii  s.  f.  Abitazione,  Casa,  Domicilio: 
Luogo  dove  si  abita.  Abituro  o  Abitacolo  dicesi 
d'L'n'abilazione  misera. 

A.'bito  s.  m.  Abito,  Vestilo,  Vesta,  Veste,  Vesti- 
mento V.  Vesti. 
«  Abito,  Abitualezza,  Abituazione,  Assuefazione,  me- 
taf.  usasi  per  Quella  qualità  acquistata  per  un  fre- 
quente uso  d'operazioni,  che  difficilmente  si  può 
rinnovare. 

—  c'u  fratte;  Abito,  Cappa,  Cocolla. 

—  da  Madontia;  Abitino,  Scapolare.  Dicesi  a  Due 
quadretti  di  panno  coll'irrmagine  della  Madonna 
del  Carmine,  attaccali  a  due  nastri,  che  per  di- 
vozione della  medesima  portano  al  collo  i  devoti. 

—  de  córte  o  de  galla;  Abito  da  spada. 

—  L'abito  tion  fa  moìiaco;  L'abito  non  fa  il  mo- 
naco. La  croce  non  fa  il  cavaliere,  La  toga  o  la 
veste  non  fa  il  dotlorp,  La  barba  non  fa  il  filo- 
sofo. Frov.  (he  significano  L'apparenza  esteriore 
non  è  indizio  delle  qualità  intrinseche. 

A.1bitvi.à>  V.  a.  Abituare,  Assuefare,  Accostumare, 
Avvezzare. 
S  Abituàse  n.  p.  Abituarsi,  Accostumarsi,  Avvez- 
zarsi, Assuefarsi,  Ausarsi  :  Trendere  o  Far  abito. 
Contrarre  abitudine,  Far  natura. 
^^bitùdine  s.  f.  Abito  Abitudine,  Abituatezza, 
Assuefazione,  Costumanza;  ed  anche  Vezzo,  ma 
per  lo  pili  in  senso  d'abito  men  buono. 
S  Cattiva  abitùdine;  Abitacelo,  MaFvezzo,  Mendo. 
S  Fé  perde  l'abitùdine;  Divezzare,  Svezzare,  Far 

perdere  il  vezzo. 
S  Piggià  l'abitùdine;  Prendere  o  Far  Abito,  o  l'a- 
bito, Abituarsi,  Contrarre  abitudine. 
A.'bjùra  v.  a.  Abjurare,  Far  abjurazione:  Negar 
con  giuramento  qualche  opinione  credula  prima. 
A.  Iblònda.  (Punto);  Punto  a  blonda  V.  Punto. 
A,  Tbócca  m.  avv.  A  bocca,  A  viva  voce,  vale 
Presenzialmente,  conlr.  di  A  penna.  In  iscritto. 

—  averta  ;  A  bocca  aperta.  Posto  avv.  col  v.  Slare, 
vale  Ascoltare  con  grande  attenzione,  senza  far 
motto,  senza  fiatare. 

—  de  lo;  A  sgorbia  V.  Tenagge. 

A.  "bóccoli  a  "bòccòn  ;  A  boccone  a  boc- 

^  cone,  A  frusto  a  frusto,  A  brano  a  brano,  ecc. 

A.  bodoniana;  Alla  bodoniana.  Modo  avv. 
Sorla  di  legatura  di  libri  fatta  con  semplice  car- 
tone fasciato  di  carta  e  lasciali  i  fogli  intonsi; 
ed  anche  per  Una  sorla  di  composizione  tipo- 
grafica, tutta  quanta  in  caratteri  lisci  e  senz'al- 
cun  ornamento,  così  della  dal  loro  autore  Bo- 
doni,  celebre  tipografo. 

A  Tbòg-lio  ;  A  bolo  o  Di  bolo.  T.  dorai.  Posto 
avv,  coi  V.  Dorare  o  Inargentare,  Specie  di  do- 
ratura 0  inargentatura  V.  Bàglio. 

A-l)©!!  V.  a.  Abolire,  Sopprimere,  Annullare. 

A  Ibòllse;  A  folate,  A  ràffiche,  A  rèfoli  V.  A 
rùffcghe. 
n  A  stormo,  A  folla,  A  branchi,  In.quanlità,  A  molli 
per  volta. 

A.  toomtoé  (Gamica);  Tromba  tesa  V.  Gamica. 

A  "bón.  cónto;  A  buon  conto,  A  buona  cautela, 
A  buon  essere.  Posto  avv.  vale  Frattanto,  Intanto, 
Se  altro  non  fosse,  Conlullociò,  Nondimeno. 


A  l>óiin.-a;  Alla  buona.  Posto  avv.  vale  Sem- 
plicemente, Schiettamente,  Senza  malizia  e  senza 
cerimonie. 

—  de  Dio  ;  Alla  buona.  Alla  carlona ,  Alla  grossa, 
A  slampa.  Alla  dozzinale,  Alla  sciamannala,  Ne- 
gligentemente. 
§  Andatene  a  bònn-a;  Andarsene  alla  buona:  Ope- 
rare con  ingenuità  e  schiettezza;  e  talora  an- 
che senza  cerimonie. 
S  Ommo  a  bònn-a,  Gente  a  bònn-a;  Uomo  alia 
buona.  Gente  alla  buona,  cioè  Schietta,  Senza 
malizia;  ed  anche  più  frequentem..  Senza  eti- 
chetta. Alla  piana. 

A  Ibónn'óa  m.  avv.  Di  buon'ora,  A  buon'ora, 
Per  tempo.  Di  buon  mattino,  contr.  di  Tardi. 

A  l>ón.  patto  m.  avv.  A  buon  mercato,  A  buon 
prezzo,  Per  poco  prezzo  \.  Accatta,   Vende. 

A  Tbón  pox'to  ;  A  buon  porto.  Posto  avv. 
col  V,  Essere,  vale  Essere  vicino  al  punto  di  con- 
seguire una  cosa  o  di  averla  compiuta. 

A  "bón  px'exo  V.  sopra  A  bòn  patio. 

A  "bordo  ;  A  bordo.  Posto  avv.  col  v.  Andare, 
vale  Imbarcarsi. 

A.  Ibojrdosso  avv.  A  bardosso.  Alla  Peggio, 
Senz'ordine,  Sossopra,  In  confusione.  In  iscom- 
piglio,  e  simili  V.  Dosso  bardosso. 

-A."borti  v.n.  Abortire,  Abortare,  Sconciarsi, Sciu- 
parsi, Disperdersi:  Partorire  innanzi  il  termine 
naturale.  Parlandosi  di  bestie,  i  Fiorent.  dicono 
Freggiare. 
§  Fd  aborti  un  progetto;  Sventare  un  progetto, 
metaf.  Farlo  andar  fallilo. 

-A."borto  s.  m.  Aborto,  Sconciatura:  Disgravida- 
mento  d'un  feto,  vivo  o  morto,  avanti  il  tempo 
legittimo  del  parto, 
w  Aborto:  Qualunque  frutto,  fiore  o  altro  prodotto 
della  natura  che  nel  suo  genere  sia  mostruoso, 
n  —  Figurai.  Qualsivoglia  cosa  falla  alla  peggio, 
0  riuscita  infelicemente. 

Al>òtio  add.  Mogio,  Grullo,  Intorpidito:  Di  spi- 
riti addormentati,  conlr.  di  Desto  e  Vivace. 

A  "bótti;  A  balzi,  Balzelloni,  Saltellone.  Posto 
avv.  col  V.  Andare  V.  Andd. 

A  Tbòtto  (Accatta);  Comperare  a  novello  o  in 
erba  V.  Accatta. 

A.  Tbrag-liettóii  (Porta);  Uscio  a  brachet- 
tone  V.  Braghettòn. 

A  "branclxse;  A  brancate,  A  manate.  Posto 
avv.  vale  Tanta  materia  quanta  si  può  tenere  in 
una  mano;  e  per  estens.  In  gran  copia. 

A  Ibra^ge  ;  A  braccia.  Posto  avv.  vale  A  forza 
di  braccia. 
%  Parla  a  brocce;  Favellar  a  caso,  a  casaccio, 
a  fata,  a  bandiera:  Parlare  senza  considerazione, 
Anfanare,  Abbajare. 
S  Predica  a  brocce;  Predicare  a  braccia,  vale  Pre- 
dicare senza  aver  preparato  in  iscritto  la  predica. 

A  "bra^^etto  ;  A  braccetto,  A  braccio.  Posto 
avv.  col  V.  Andare ,  vale  Andare  col  braccio 
infilato  nella  piegatura  di  quello  accanto  a  cui  tu 
passeggi, 

A  "bra99'armi;  Coll'armi  al  braccio.  T.  mil. 
Sorla  di  posizione  del  soldato,  in  cui  disteso  il 
braccio  destro  naturalmente,  sorregge  colla  mano 
il  fucile  appoggiandolo  a  piombo  e  strettamente 
alla  spalla.  Indica  il  saluto  fallo  ai  bassi  uffiziali. 

A  Ibra^^e  a'rerte;  A  braccia  aperte.  Modo 
avv.  e  vale  Colle  braccia  dislese  :  e  figurai.  Con 


u 


ACA 


ACA 


gran  desiderio,  Con  gran  piacere,  Colia  maggiore 
soddisfazione. 

A.  'breg-afolla  (Punto);  Punto  a  strega  V. 
Punlo. 

A.  l>rennetto  (ZùgàJ;  Fare  o  Giocare  a 
cruscarciia  o  a  semboiino  V.  Zùgd. 

A.l>rexé  s.  m.  Compendio,  Sunto,  Transunto, 
Sommario,  Epitome  :  Ristretto  d'un'opera.  Voce 
pretta  francese  Abrégé. 

A.  Tbug-g-in  da  strinea;  Puntale  V. 
Agòggm, 

A.  Tbiilin;  A  bulino.  Posto  avv.  coi  v.  Inta- 
gliare, Lavorare,  ecc.  vale  Col  bulino,  Per  mezzo 
del  bulino. 

A.  "biiridda  m.  avv.  In  tocchetto,  In  guazzetto 
V.  Buridda. 

A.  Tbùstin.  (Roba  fwtaj;  Vestito  a  bustino  V. 
Roba. 

A.l>ùxivaMieiite  avv.  Abusivamente:  Con 
abuso,  Per  abuso;  ed  anche  Ingiustamente,  Im- 
propriamente. 

A.lt>ùxivo  add.  Abusivo:  Detto  o  Fatto  impro- 
priamente, Contrario  alle  regole. 
S  Monceu  abùx.'va;  Moneta  abusiva.  Voce  dell'uso, 
e  vale  Moneta  computata  ad  un  prezzo  maggiore 
del  legale  ,  secondo  le  circostanze  e  gli  usi ,  o 
meglio  abusi  particolari  d'un  luogo. 

-Al1>ùx;o;  A  bucciiiolo,  A  bucciuoli,  A  cannello, 
A  boncinello,  A  anellelto.  T.  agno.  V.  Insci. 

AJyuxù,  V.  n.  Abusare:  Far  cattivo  uso,  Usare 

sopra  il  dovere.  Usare  alcuna  cosa  male  e  scon- 

venevolmente.  Eccedere  i  limiti  del  convenevole. 

S  Abùzàse  ;  n.  p   Abusarsi,  lo  stesso  eh:;  Abusare. 

A.lbuzo  s.  m.  Abuso,  Abusione,  Abusazione:  Uso 
perverso,  Mal  uso. 

A  feùzzai-onn-a;  Alla  diavolala,  Alla  peg- 
gio, A  bioscio,  Malissimo,  Jlalissimamenle,  ecc. 
V.  A  bagarda- 

A^càcia  s.  f.  P.obinia:  Beiralbero  dell'America 
settentrionale,  cosi  chiamato  in  onore  del  bota- 
nico Robin,  che  fu  il  primo  a  recarne  il  seme  dal 
Canada  a  Parigi  nel  secolo  XVII.  Coltivasi  in 
Italia  da  quasi  due  secoli  per  ornamento  de'giar- 
dini,  e  forma  la  delizia  della  nostra  Acqnasola.  Di- 
cesi anche  Acacia,  Fseudoacàcia,  Albero  de' piselli. 

A  caccia;  A  caccia.  Posto  avv.  col  v.  Andare, 

vale  Cacciar;'. 

S  Aveì  a  lesta  a  caccia;  Aver  il  capo  a  tentone, 

a  zonzo.  Aver  il  cervello  sopra  la  berretta,  va- 

gliono  Operare  sconsideratamente,  senza  giudizio. 

A  cadello;  In  cervello,  A  martollo,  A  do- 
vere, A  segno,  In  corda.  Posto  avv.  coi  v.  Tenere, 
Fare  stare,  Stare,  ecc.  vale  Far  vivere  o  Vivere 
con  moderazione,  non  uscendo  dai  termini  dovuti. 
S  Mette  testa  a  cadetto;  Metter  cervello.  Metter 
giudizio. 

A  cadenetta  (Punto);  Punto  a  catenella 
V,  Punto. 

A  cag-ollo  (Scaa);  Scala   a    chiocciola  o  a 
^   lumaca  V.  Scaa. 

A  camallesca;  A  mo'  di  facchino.  Posto 
avv.  vale  Sgarbatamente,  Scortesemente,  Villa- 
nammte. 

A.  camniin  ;  A  uopo,  A  dovere ,  In  concio. 
In  acconcio,  A  deslro,  Opportunamente  V.  Ande, 
Vegni. 
S  Mette  testa  a  camviin;  Metter  cervello,  Metter 
giudizio  V.  A  cadello. 


A  caiicaig'naii  (Zùgd);  Fare  o  Giocare  a 
biccicalla  V.  Zùgd. 

A  canestx^ello  (Pan);  Pane  a  ciambella, 
e  assol.  Ciambella  V.  Pan. 

A  cangrio  m.  avv.  A  cambio,  A  censo,  A  gua- 
dagno, A  interesse,  A  frutto. 
$  Dà  0  Piggid  dince  a  cangio;  Dare  o  Pigliare 
denari  a  cambio,  vale  Prestare  o  Tórre  a  prestito 
danari  con  interesse. 
§  Mette  dime  a  cangio;  Metter  denari  a  cambio, 
a  interesse,  ecc. 

-A-  cannònetti  ,  A  cannoncini  :  Aggiunto  a 
Gala  (xiubò),  Merletto  e  simili,  vale  Fatto  a  guisa 
di  cannoncini. 

A.  cappa  (Méttise);  Mettersi  alla  cappa.  T.mar. 
V.  Cappa. 

A  cappellse  ;  A  cappellate.  Posto  avv.  vale 
A  josa,  A  fusone,  In  chiocca,  A  ramata,  Ab-' 
bondantemente.  In  copia,  In  quantità,  ecc. 

A.  cappo;  A  capo  o  A  capo  di  linea.  Posto 
avv.  dicfsi  dello  Scrivere  quando  dopo  un  punto 
fermo  si  ricomincia  una  nuova  linea. 

A.  cappotto  (Roba  fceta)  ;  Vestito  a  vestina 
V.  Roba. 

A  cappÙ9§iiiu-a;  Alla  cappuccina.  Posto 
avv. vale  Alla  foggia,  All'usanza  dc'frati  cappuccini. 
§  Arve  ti  cappùccinn-a ;  Scuretti  V.  Arva. 
§  Tòì'ta  a  cappùccinn-a;  Torta    alla   cappuccina 

V.  Tòrta. 
§  Tòvaggia  a  cappùccinn-a  ;  Tovaglia  alla  cappuc- 
cina. Modo  scherz.  e  vale  Senza  tovaglia   sulla 
mensa,  a  foggia  dei  cappuccini  ed  altri  claustrali 
che  non  ne  usano. 

A  capriolo;  A  capriccio.  Posto  avv.  vale 
Capricciosamente,  Di  S'ja  testa ,  Di  propria  fanta- 
sia, Di  sua  invenzione.  Senza  determinata  regola. 

A  càreg"o;   A   carico.  Posto  avv.  lo  stesso 
che  Ad  od  in  aggravio. 
§  Ése  a  càrego  d'ùnn-a  persònn-a;  Esser  a  ca- 
.    rico  d'uno,  vale  Cagionargli  spesa  o  incomodo. 

A  carlónn-a  m.  avv.  Alla  carlona,  e  vale 
Trascuratamente,  Alla  buona,  Alla  grossa.  Alla 
semplii-e. 

A  carrse  m.  avv.  A  carri,  A  carra,  A  carrate, 
A  rifuso;  e  per  estens.  A  barelle,  A  balle,  A  ce- 
ste, A  ramala,  A  fusone.  In  gran  quantità. 

A  eai'te  scùe;  A  carte  coperte.  Modo  avv. 
e  vale  Senza  vederle. 
I)  Fig.  vale  A  chins'occhi,  Alla  cieca,  Senza  cercar 
oltre.  Non  andando  più  m  là. 

-A.  cartolili  (Punto);  Punto  passalo  V.  Punto. 

A.  cax'toccio;  A  cartoccio  V.  ^4  scartoccio. 

A  casetta  (Lùmme);  Lume  a  calza  V.  Lùmme. 

A  cataftiscio  avv.  A  catafascio.  All'imbrac- 
ciata, All'Inviluppala,  Senz'ordine,  Alla  peggio. 

A  catalaiin-a  avv.  A  garganella ,  A  can- 
nella, A  doccia.  Accompagnato  col  v.  Bere,  vale 
Bere  senz'accoslare  il  vaso  alle  labbra,  ma  soste- 
nendolo in  aria,  versando  in  bocca  il  liquore  senza 
pigliare  il  respiro. 

A  cattivo  partilo;  Alla  mala  parala.  Po- 
sto avv.  col  V.  Essere  o  Trovarsi,  vale  Essere  o 
Trovarsi  a  mal  partito,  in  mal  punto. 

-A.  cavalla^ja  ('Pó/Zas/rq;;  Pollo  all'arrabbiala 
V.  Pollastro. 

A  cavalliii;  A  cavalluccio.  Posto  avv.  col  v. 
Portare,  e  simili,  vale  Portare  altrui  sulle  spalle 
con  una  gamba  in  qua  e  una  di  là  dal  collo. 


ACC 


ACC 


11 


A.  eavallo;  A  cavallo.  Modo  avv.  che  si 
adopera  con  vari  verbi  V.  Cavallo. 

A,  ca-vallòn;  A  cavalcione,  Arcavalcione , 
A  cavalcioni,  A  cavallo.  Posto  avv.  coi  v.  Star*, 
Porre,  e  simili,  vale  Slare,  ecc.  sopra  qualsivoglia 
cosa  con  una  gamba  da  una  banda  e  una  dall'altra. 

A  ca^'o;  In  capo  o  A  capo.  Modo  avv.  e  vaio 
Al  fine,  Al  termine,  e  simili,  e  dicesi  propriam  di 
un  dato  periodo  di  tempo  :  A  cavo  deiranno,  d'un 
meize,ecc.;  In  capo  dell'anno,  d'un  mrse,  ecc. 
§  Vegni  a  cavo  d'ùnn-a  cosa;  Venir  a  capo  o  a 
flne  di  checchessia,  vale  Finirlo,  Venirne  alla  con- 
clusione. Ottener  l'intento. 

-A.  eaxo  avv.  A  caso,  Per  caso,  Per  so; te,  Acci- 
dentalmente, Casualmente,  Com'ella  vien-^;e  talor.i 
Fortuitamente,  Fortunalmente. 

—  pensali;  A  caso  pensato,  vale  Pensatamele,  Con- 
sideratamente, Consigliatamente,  A  posta. 
S  Parla  a  caxo  ;  Favellare  a  caso  o  a  casaccio,  a 
fata,  a  gangheri,  ecc.:  Dirla  com'ella  viene,  e  non 
pensare  a  quello  che  si  favella. 

A.caxù.  s.  m.  Anacardo ,  Anacardio ,  Acagiù , 
Aeajon,  Cagiù.  T.  hot.  Anacardinm  occidenlalc. 
Albero  che  ha  il  tronco  nodoso,  le  foglie  ovato, 
smussate,  intere,  simili  a  quelle  deiralloro  ;  ì  fiori 
biancastri  e  ternjinali  in  pannocchie;  il  suo  legno  è 
doro  e.  compalto.  É  originario  dell'Asia  meridion. 

-A.cca  s.  f.  Acca:  Lettera  ottava  dell'alfabeto. 
Il  Acca,  comun.  usasi  per  Nulla,  Cica,  J  unto.  Un 
frullo,  Uno  zero.  In  jota,  Uno  straccio,  ecc. :  ÌS'ó 
me  n'  importa  ùnn'  acca  :  Non   me   n'  importa 
un'  acca,  un  frullo,  uno  zero,  ecc. 
S  Fd  all'acca;  Fare  a  mezzo,  a  metà,  a  comune, 
a  comunella,  in  comunaltà.  Fare  a  combutta  (voce 
bassa),  vale  Accomunare,  Far  partecipe  o  Spar- 
tire checchessia  fra.  due  o  tre  in  eguali  porzioni. 
S  No  ne  savei  ùnn'acca;  Non  saperne  un'  acca , 
Non  ne  saper  boccicata  o  biracchio  o  uno  strac- 
cio, vale  Saperne  un  bel  niente. 
«  Nei  pubblici  incanti  è  voce  che  usasi  gridare  da! 
banditore  tre  volle,  distinte  l'una  dall'altra,  annun- 
ziando ad  ognuna  di  esse  le  clTerle  fatte  dai  com- 
pratori, e  deliberando  alla  terza  Toggetlo  esposto 
in  vendita  al  maggior  offerente,  così:  A  cai  ùnn-a; 
Offerta  prima;  Acca  due;  Offerta  seconda;  Acca 
trae;  Terza  ed  ultima  offerta. 

.A.cca'ban.nàse  n.  p.  Abbuiarsi,  Offuscarsi, 
Farsi  nero.  Annerirsi,  Rabbruscarsi,  Rabbruzzare, 
e  in  m.  b.  Far  culaja;  dicesi  propriam. d;l  Tempo 
^   quando  s' intorbida  e  minaccia  tempesta. 

Àccai  (A-i  tempi  d'J;  Ai  tempi  dei  tempi, 
vale  Dalla  più  remota  antichità. 

.A.ccajà  V.  a.  Allacciare,  Aggruppare.  T.  murat. 
Unire  insieme  e  legare  in  cappio  molti  mazzi  di 
corda. 
»  Legare.  T.  agric.  Stringere  ed  Unire  insiem? 
con  fune  o  altro  rami  d'albero  sparsi  e  cesti  di 
piante  sparnicciati,  ond'e'  crescano  uniti  e  ritti. 

>\.ecalappia  v.  a.  Accalappiare,  Trappolare  : 
Ingannare  con  alcuna  apparenza  o  dimostrazione 
di  bene,  Sedurre. 

A-ccamallòu.  add.  Facchinesco  :  Di  modi  e 
tratti  scortesi ,  incivili ,  propri  di  facchino. 

Accampàse  n.  p.  Accamparsi,  Campeggiare, 
Porsi  a  campo  :  Fermarsi  coll'esercilo,  e  porre  gli 
alloggiamenti  alla  campagna. 

«À.ccanag'g'iòix  add.  Accanagliato,  Canaglie- 
sco V.  Abbattuzzòu. 


-A.ecaiid.aca se  n.  p.  Abbassarsi,  Dichinarsi, 
.\ccontarsi,  Aggocchirsi  ;  quesfullima  voce  è  an- 
tiq.  :  Non  curare  il  proprio  grado,  e  discendere  a 
far  lega  con  persone  di  minor  condizione. 

A-ccannònóu.  add.  A  cannoncini  V.  A  can' 
nonetti. 

-A-ccaparra  v.  a.  Caparrare,  Accaparrare,  In- 
caparrare  :  Fissare  la  compra  d'una  cosa,  dando 
0  ricevendo  caparra;  ed  anche  Fissare  semplice- 
mente sulla  parola  checchessia  per  uso  proprio  o 
altrui ,  senza  dar  caparra  :  Ho  accaparròu  t  «iin- 
noei  e  a  carossa;  Ho  accaparrato  i  suonatori  e 
la  carrozza. 
S  Accaparrdse  per  tempo:  Anticiparsi,  Sollecitarsi, 
Venir  per  tempo. 

—  l'animo  d'ùnn-a  persónn-a  ;  Conciliarsi,  Catti- 
varsi l'animo  d'uno. 

-A.ecapax'raiite  add.  Attrattivo.  Dicesi  di 
Volto  e  di  .Maniere  che  allettano,  che  piaciono: 
Manieroso,  Gentile,  Grazioso,  Simpatico. 

-A-ccapi  V.  Capi. 

A-ccapifa  V.  Capita. 

-A-ccappóiià  V.  a.  Capponare,  Accapponare: 
Castrare  i  polli,  che  poi  così  conci  appelliamo 
Capponi. 

—  l'àncoa;  Capponar  l'ancora.  T.  mar.  Assicurarla 
col  gancio  di  cappone  per  alzarla  o  fermarla  alla 
sua  grua  quando  si  abbia  salpato. 

Aecappùssóix  add.  Accappuccialo.  T.  ca- 
vali. A.L'giunto  di  cavallo  che  ha  la  testa  corta. 

A-ccasàse  n.  p.  Accasarsi  :  Imparentarsi  per 
via  di  mairimonio. 

A.ccaserm.a  v.  a.  Accasermare,  Casermare. 
\oci  dell'uso.  Far  prendere  i  quartieri  a' soldati; 
che  anche  dicesi  Acquartierare. 
S  Accasermdse  n.  p.   Casermarsì,   Accasermarsi, 
Acquartierarsi. 

A.ccassettóu  (Mento);  Bazza.  Dicono  i  Fior, 
al  Mento  allungato  e  un  poco  arriccialo. 

A.eeastellóix  add.  Accastellato,  Gallulo,  Di 
molla  madia.  T.  mar.  Aggiunto  che  si  dà  a  Quel 
vascello  che  ha  i  castelli  di  poppa  e  di  prua  molto 
elevali  sopra  la  coperta. 

A.ceatta  v.  a.  Comperare,  Comprare,  e  Accat- 
.     lare:  quest'ultima  voce  è  pochissimo  usata. 

—  a  bòn  patto,  a  bòn  prexo;  Comperare  a  boon 
prezzo  0  a  buon  mercato,  cioè  Per  poco  prezzo. 

—  o  bòtto,  a-o  bòtto  o  a  bròcco;  Comperare  a 
novello,  0  in  erba,  vale  Contrattare  alcun  frullo 
prima  che  sia  maturo. 

—  o  dina:  contanti;  Comperare  a  contanti  o  por 
contanti,  cioè  Col  pagamento  pronto. 

—  all'incetta;  Comperare  a  balzello,  vale  Comprare 
con  mollo  profitto  per  occasione  straordinaria  che 
si  offra. 

—  all'ingrosso;  Comperare  all'ingrosso,  all' indi- 
grosso,  0  all'  in  di  grosso,  cioè  Irf  gran  quantità. 

—  o  menùo;  Comperare  a  minuto,  cioè  In  poca 
quantità,  A  poco  alla  volta  V.  A  menùo  nel  2» 
significato. 

—  In  crensa;  Comperare  a  credenza,  cioè  Senza  dar 
subilo  il  prezzo. 

—  in  fraoxo;  Comperare  per  iscarriera:  Comprar 
fuor  del  traffico  corrente,  e  quasi  occultamente. 

—  6  lardo  da-i  gatti;  Andare  alla  gatta  pel  lardo. 
Dicesi  in  modo  prov.  del  Comprare  checchessia 
non  all'origine,  ma  in  seconda  mano,  e  perciò  sen- 
z'alcun  profitto,  perchè  fallo  dal  primo  rivenditore. 


12 


ACC 


Adtì 


—  un  gatto  in  t'ùn  sacco;  Comprar  la  gatta  in  sacco, 
vale  Comprar  checchessia  senza  vederlo  prima. 

S  Accattasela;  Meritarsela,  Meritar  così,  Star  bene: 

Me  l'ho  accatta;  Mi  sta  bene,  Me  la  meritai. 
S  Accalldse  e  bceghe  a  dince  contanti;  Comprar 
le  brighe,  o  simili,  a  denari  contanti,  o  a  contanti, 
fuor  di  proposito,  o  simili,  vale  Cercar  le  brighe  a 
bella  posta,  determinatamente,  con  piacere. 
S  L'accattò,  ò  mostra  vende;  Il  comperare  insegna 
vendere  o  spendere. 
A.ccattóix  s.  m.  Compratore:  Colui  che  compra. 
Acca-xònà,  v.  a.  Cagionare,  Accagionare,  Im- 
putare, Accoipare,  Incolpare:  Attribuire  altrui  a 
torto  un  detto  o  un  fatto. 
«  Cagionare,  Produrre,  Arrecare,  Esser  cagione  V. 
Caxotid, 
-A-^^eizo  p.  pass.  Acceso  V.  Accende  ne' suoi 
varii  significati. 
t»  Acceso ,  .detto  di  Colore,  vale  Allegro,  Vivace  e 

ben  vermiglio. 
»  —  Dello  di  Conto  o  Partita,  vale  Non  ancora 
pagato,  Non  cancellato  dal  libro.  • 
A.^9eM.d.e  v.  a.  Accendere:  Mettere  o  Appiccar 
fuoco  a  checchessia  perchè  scaldi  e  illumini. 
»  Accendere,  Riscaldare  eccessivamente;  e  figurai. 

Muovere,  Eccitare. 
S  Agcendise;  n.  p.  Accendersi  :  Prender  fuoco. 

—  in  ta  faccia;  Accendersi,  Infiammarsi  nel  viso. 
Divenir  rosso  per  isdegno  o  per  altro  motivo. 

—  ùnn-a  guarà,  ùnn-a  lite,  ecc.;  Accendersi  una 
guerra,  una  disputa,  esimili,  vale  Appiccarsi,  Aver 
principio. 

A-Ccenna;  v.  a.  Accennare:  Toccare  alcuna  cosa, 
0  di  alcuna  cosa,  cioè  Parlarne  brevemente  e  su- 
perficialmente, Far  menzione.  Notare,  e  simili. 
A-ccenta  v.  a.  Accentare.  Il  porre  nelle  scritture 

gii  accenti  o  altri  segni  d'ortografia. 
A^QQex'tsL  v.  a.  Accertare,  Assicurare,  Far  certo, 
sicuro  V.  Assegùd. 
S  Accertàsc  n.  p.  Accertarsi,  Assicurarsi,  Chiarirsi. 
A^cc&ttsL  v.  a.  Accrespare,  Crespare,  Increspare, 
Rincrespare,Lomb.  Pieghettare:  Ridurre  in  crespe 
0  piegoline  fccllej;  e  dicesi  propriam.  di  pannilini, 
come  càmici,  colle,  rocchetti,  gala  e  simili. 
S  Accettdse  n.  p.  Accresparsi,  Incresparsi,  ecc. 
A.59ettà,  V.  a.  Accettare  :  Ricevere  con  animo 
di  ritenere. 
M  Accettare:  Aggradire,  Aver  grata  un'offerta,  ecc. 
H  —  Approvare,  Consentire,  Condi^endere,  Am- 
mettere, Menar  buono. 

—  l'ereditce;  Accettar  l'eredità,  dicesi  del  Pigliar 
l'eredità  dichiarandosi  voler  essere  erede. 

—  l'invito;  Accettare  o  Tener  l'invito;  e  in  term. 
di  giuoco  Tener  la  posta.  Tener  l'invito,  Toppare. 

—  ùnn-a  cambiale;  Accettar  una  cambiale:  Promet- 
tere il  pagamento  della  somma  compresa  nella 
medesima. 

—  un  in  t'ùn  corpo;  Accettare  alcuno  in  un  corpo, 
Ascriverlo  fra....  Annoverarlo  nel  numero  di...: 
Associarlo  ad  un  corpo  o  ad  una  famiglia. 

A.ccetta.ii.te  s.  m.  Accettante ,  Accettatore. 
»  Accettante,  lo  commercio  dicesi:  Colui  che  accetta 
una  cambiale  per  pagarne  il  valore  alla  scadenza. 
A.ccetta,zioii  s.   f.   Accettazione,  Accetta- 
mento  :  L'accettare. 
»  Accettazione.  In  commercio  dicesi  l'Atto  del  trat- 
tario, il  quale  promette  in  iscritto  di  pagare  alla 
scadenza  la  cambiale  che  gli  viene  presentata. 


A.cclxéug'g'e  v.  a.  Cogliere,  Raccogliere,  Rag- 
granellare. Questi  tre  verbi  hanno  però  una  diffe- 
renza tra  loro:  Cogliere,  e  per  sinc.  Córre,  vale 
Spiccare  erbe  o  fiori  o  frutti  o  fronde  dalle  lor 
piante;  Raccogliere,  e  per  sinc.  Raccorre,  vale 
Pigliar  checchessia  levandolo  di  terra  ;  Raggra- 
nellare vale  Raunare  insieme  le  granella  sparse. 

—  e  rè;  Raccorre  le  reti,  vale  Ripiegarle,  Ritirarle. 

—  j  drappi;  Stendere  i  panni.  Raccogliere  i  panni, 
conlr.  di  Tendere  V.  Destende. 

—  un  cavo,  ùnn-a  gùmena,  ecc.;  Adugliare  un  cavo, 
una  gomena,  ecc.  T.  mar.  Disporlo  in  giro  o 
Raccoglierlo  in  duglie. 

>kcclxittà.se  n.  p.  Achillarsi  (frane.  de'Giuoc. 
di  Bigi),  Dar  l'achitfo,  vale  Giocare  il  primo. 

A-cchitto  s.  m.  Achitto  (frances.  de'Giuoc.  di 
Bigi.):  La  prima  mossa  della  palla  di  colui  che  dee 
giocar  il  primo,  e  che  vince  la  mano  al  giuoco. 

A.ecia,  s.  f.  Raschiatoio  T.  co«c.  Strum.  di  cui 
si  servono  i  conciatori  per  radere  le  pelli. 

Acciacco  s.  m.  Acciacco,  Malore,  iMagagna  : 
Mala  disposizione  di  salute,  e  propr.  Leggera  in- 
disposizione, che  suole  accadere  nella  vecchiaia  e 
talora  accompagnarla. 
§  Vegiopin  d'acciacchi  ;  Vecchio  chioccio,  acciac- 
coso, pieno  d'acciacchi,  di  malori ,  ecc. 

Acciaccòix  add.  Acciaccato,  Acciaccoso,  Mal- 
saniccio,  Jlalaticcio,  Morbisciato,  Cagionevole, 
Valetudinario,  Jlalescio. 

Accianta  v.  a.  Piantare  :  Propr.  Porre  dentro 
la  terra  i  rami  dogli  alberi  acciocché  e'  vi  si  ap- 
picchino, germoglino  e  fruttifichino. 
Il  Piantare,  per  simil.  Conficcare  o  Affondar  chec- 
chessia con  forza  in  qualche  luogo. 
Il  Conficcare:  Ficcar  chiodi  per  unir  cose  insieme, 
0  per  altro  effetto. 

—  in  scià  parmcea;  Lasciar  in  asso  o  in  nasso  : 
Lasciar  solo  e  senza  compagnia;  e  talvolta  La- 
sciar sul  più  bello; 

—  0  zèugo;  Piantare  il  giuoco,  vale  Lasciar  di 
giocare. 

—  ùnn-a  personn-a:  Piantar  uno,  vale  Lasciarlo, 
Abbandonarlo  all'  improvviso  e  contro  il  dovere. 

§  Acciantàse  n.  p.  Piantarsi,  Conficcarsi. 
Acciappà  V.  a.  Chiappare,  Acchiappare,  Ag- 
guantare, Aggavignare:  Far  presa  di  qualche  cosa, 
Pigliarla  improvvisamente  e  tener  fermo. 

Il  Raggiungere,  Arrivare:  L'ho  acciappóu  dall' Erco; 
Lo  raggiunsi  alla  piazza  degli  Archi. 

Il  Cogliere,  Incogliere,  Sorprendere  altrui  all'im- 
provviso sul  fatto  :  Pe  ùnn-a  volta  ve  g'hò  ac- 
ciappóu; Finalmente  vi  ci  colsi. 

Il  Cogliere,  Ferire,  Percuotere  nel  punto  :  L'ho  ac- 
ciappóu in  ta  testa;  Lo  colsi,  lo  ferii  nel  capo. 

Il  Guadagnare,  Vincere  al  lotto:  Se  gh'acciappo  un 
terno,  no  ghe  zéugo  maiciii;  Se  vinco  un  terno, 
non  vi  giuoco  mai  più. 

S  Acciappàse  n.  p.  Chiapparsi,  Acchiapparsi,  Ag- 
guantarsi ,  Attaccarsi ,  ecc. 
Acciattàse  n.  p.  Appiattarsi  V.  Accuccidse. 
A^^itlente  s.  m.  Sincope,  Apoplessia  e  Apo- 
plesia ,  volg.  Accidente:   Infermila  che  consiste 
nella  repentina  sospensione  delle  azioni  vitali. 

Il  Accidente:  Avvenimento,  Accadimento  buono  o 
reo  che  sia  :  De  volte  se  dan  di  accidenti .... 
Alle  volte  si  danno  certi  accidenti.... 

Il  —  Mostro.  Dicesi  pure  dal  volgo  per  ischerzo  al 
volto  di  donna  per  mostrarne  la  deformità  :  Che 


ACC 


ACC 


13 


brutto  accidente  !  Che  brutto  accidente  !  Che 
brullo  ceffo! 
§  Èse  un  accidente;  Essere  un  demonio,  un  dia- 
volo, ecc.,  dicesi  in  modo  basso  di  Persona  irre- 
quieta 0  terribile,  ovvero  destra  ed  accorta. 
S  Pe  accidente  m.  avv.  Per  accidente,  Per  sorte, 
A  caso,  Casualmente,  Accidentalmente. 

A.9§i<ieiitòvx  add.  Apopletico,  e  volgarm.  Ac- 
cidentato. Dicesi  di  Persona  inferma  d'apoplessia. 
$  Moro  accidentali;  Ceffo  brutto,  Volto  deforme, 

mostruoso,  orribile  a   vedersi. 
S  Travaggio  accidentali;  Lavoro  arrangolato,  cioè 
Difficile,  Malagevole,  Faticoso. 

A.cciecà;  V.  a.  Accecare  e  non  Acciecare  :  Me- 
taf.  si  riferisce  all'intelletto,  e  vale  Offuscare, 
Abbacinare,  Allucinare,  Ottenebrare,  Affascinare, 
Far  travedere.  , 

A-cciecóu.  p.  pass.  Acciecalo,  Abbacinato,  Al- 
lucinato, Affascinato)  Illuso,  Tratto  in  errore. 

A-^giniLeuta  v.  a.  Cimentare,  Provocare,  Isti- 
gare, Irritare,  Incollerire  e  simili.     - 
ti  Muovere  dispetto,  avversione,  Far  rabbia:  0  l'ha 
ùnn-a  faccia  chi  accimenta;  Egli  ha  un  volto 
che  fa  rabbia. 
S  Accimentàse  n.  p.  Cimentarsi,  Provocarsi,  ecc. 

A.99Ìniento  s.  m.  Cimento,  Rischio,  Pericolo: 
Passo  periglioso, 
S  Méltise  all'accimento;  Porsi,  Mettersi  o  Esporsi 
al    cimento,  a  rischio,  a  pericolo.  Cimentarsi, 
Arrischiarsi,  Avventurarsi,  Attentarsi. 

A.9§im.eiitoso  add.  Cimentoso:  Che  provoca, 
Che  irrita;  e  talora  Che  muove  dispetto, 

A-Cción  s,  m.  Manfanile.  T.  agric.  Il  maggior 
bastone  del  correggiato  (verzella),  cioè  quello  che 
è  tenuto  in  mano  dal  battitore. 

A-cclamà.  v.  a.  Acclamare:  Far  a  viva  voce 
elezioni,  applausi  e  simili. 

Acclanxazion.  s.  f.  Acclamazione,  Applauso, 
Lode,  e  propriam.  Grido  d'allegrezza. 
S  Elezc  un  pe  acclamazidn  ;  Elegger  uno  per  ac- 
clamazione. Jlaniera  di  far  un'elezione  a  viva 
voce,  di  comune  consenso,  senza  mandare  a 
partito. 

A.cclÌMia.tàse  n.  p.  Acclimarsi,  Acclimatiz- 
zarsi  (voci  dell'uso)  :  Avvezzarsi  al  clima. 

A.ccòeg"à.  V.  a.  Coricare:  Porre  a  giacere. 
Il  Abbattere,  Allettare,  e  dicesi  d'erba,  di  grano,  e 
simili:  0  vento  6  l'ha  accoegóu  tutto  5  gran; 
Il  vento  ha  abbattuto  tutto  il  grano, 
S  Accocgàse  n,  p.  Coricarsi,  e  fìgurat.  Convenire, 
Non  opporsi  :  Son  raxoin  de  accoegdseghe;  Le 
son  ragioni  da  convenirne,  da  non  opporvisi. 

A-ccoinóu.  add.  Guasto  dal  curino  o  dall'ostro. 
T.  agric.  Dicesi  di  Frutta  o  biade ,  le  quali , 
soffiando  il  vento  d'ostro,  riardono  e  non  alle- 
gano V.  Coin. 

A-ccolla  v.  a.  Accollare,  Addossare:    Affidar 
l'incarico,  l'incombenza,  la  briga,  la  cura,  ecc. 
S  Accollàse  n.  p.  Accollarsi,  Addossarsi:   Pren- 
dersi la  briga,  l'impegno,  l'assunto  di  fare. 

—  un  debito;  Accollarsi  un  debito,  vale  Addossar- 
selo, Obbligarsi  a  pagarlo. 

Accollatàio  s.  m.  Accollatario:  Colui  che 
si  accolla  pesi  o  debiti,  o  Colui  a  cui  è  accollato 
un  lavoro. 

A-Ccollóu.  p.  pass.  Accollato  V.  Accolla. 
•t  Accollato:  Aggiunto  di  Vestito,  dicesi  Quello  che 
serra  troppo  al  collo,  contr,  di  Scollacciato. 


S  Scarpa  accolla;   Scarpa  accollala:  Scarpa   che 
calza  molto  sul  collo  del  piede. 
A-ceomand-a  v.  a.  Accomandolare.  T.  'tes$. 

Rannodare  o  Rimetter  le  fila  dell'ordito. 
A.ccoMiancléu.a  s.  f.  Bàndolo ,  Comàndolo. 
T.  dipan.  Il  capo  della  matassa  che  si  lega  per 
ritrovarlo  V.  Lasso. 
A.ccoiii.o<ia  V.  a.  Accomodare,  Assestare,  As- 
settare, Acconciare:  Ridurre  a  buon  essere,  Met- 
tere in  assetto ,  in  buon  termine. 

Il  Accomodare,  per  Essere  opportuno,  Venir  in  ac- 
concio: Quelli  dince  m'han  molto  accomodóu; 
Quei  danari  mi  accomodarono  molto. 

Il  —  Far  comodo,  Contentare  uno  d'una  cosa  :  Va- 
sciè>s5lo  sciàporrieiva  accomodarne;  Ella  sola 
potrebbe  accomodarmi. 

H  —  e  Comodare,  in  senso  neul.  per  Tornar  comodo: 
Scià  facce  comme  megio  gh'accomoda  ;  Faccia 
come  meglio  le  accomoda. 

Il  Raccomodare,  Racconciare,  Rassettare,  Rabber- 
ciare, Rimberciare,  Raggiustare,  ecc.:  Rimettere 
in  buon  ordine,  in  buono  stalo  le  cose  guaste. 

—  o  bellamegio;  Rabberciare,  Rinfronzire. 

—  a  carne,  o  stocchefìscio,  ecc.;  Accomodare,  Ac- 
conciare, Conciare  la  carne,  ecc.  dicesi  di  Certa 
maniera  di  cucinare  in  umido  la  carne,  lo  stoc- 
cofisso  e  simili. 

—  un  da-e  feste  V.  Arrangia. 

—  tin  gatto;  Conciare  un  gatto.  Assettarlo,  e  nel 
Fior.  Sanarlo,  vale  Castrarlo. 

S  Accomodàse  n.  p.  Accomodarsi,  Porsi  a  sedere: 
Scià  s'accomode  ;  Si  accomodi,  Segga,  Favorisca 
di  sedere. 

Il  Accomodarsi,  per  Ricoverarsi,  Adagiarsi  :  Me  gh$ 
son  accomodóu  a  bellamegio  ;  Mi  ci  accomodai 
alla  meglio. 

„  —  Adattarsi,  Acconciarsi  a  checchessia;  che  an- 
che dicesi  Aver  mantello  a  ogni  acqua;  Mi  m'ac- 
comodo a  tutto;  Io  m'accomodo  a  tutto. 

Il  —  Abbellirsi,  Abbigliarsi,  Raffazzonarsi,  Azzi- 
marsi,  Rassettarsi,  Rinfronzirsi,  Affailarsi: /'rimma 
eh' a  se  segge  accomoda...  Prima  ch'ella  siasi 
accomodala,  raffazzonata,  ecc. 

Il  —  Rappattumarsi,  Pacificarsi,  Conciliarsi;  Ho 
piaxeì  che  se  séggian  accomoda  ;  Son  conlento 
ch'e'siansi  accomodali,  rappattumali,  ecc. 

—  S  tempo;  Racconciarsi  o  Riconciarsì  il  tempo, 
vale  Restar  di  piovere.  Di  torbido  farsi  nuova- 
mente sereno.  Rasserenarsi. 

A-ccomod-atùa  s.  f.  Conciatura;  e  dicesi 
propr,  delle  Vivande. 

Accoiiiod.éua  s.  f.  Accomodamento,  Racco- 
modamento, Rassettatura,  Racconcialura  S.Ac' 
comoda  nel  5'  significato. 

Accòmpa  a.  v.  Compitare:  L'accoppiar  delì«s 
lettere  o  delle  sillabe  che  fanno  i  fanciulli  quando 
incominciano  ad  imparar  a  leggere. 

Accómpag'iia  v.  a.  Accompagnare:  Tenere 
0  Far  compagnia  ad  uno  per  onorarlo  o  per 
iscortarlo. 
Il  Accompagnare,  Congiungere,  Unire,  Metter  in- 
sieme; ed  anche  Accoppiare,  Appajare,  Appari- 
gliare V.  Accubbid. 
Il  —  Condurre,  Correggere  alcuna  cosa,  la  quale 
movendosi,  ove  fosse  abbandonata  a  se  stessa, 
precipiterebbe  con  impeto,  così:  Accompagnare 
una  porla  affinchè  non  faccia  rumore  aprendosi 
0  chiudendosi  con  impelo. 


H 


AGO 


ACG 


«  —  Suonare  alcuno  strum.  al  concerto  del  canto, 
Accompagnare  col  suono  chi  canta. 

—  un  morto;  Accompagnare  un  morto:  Fargli  se- 
guito nel  portarlo  alla  sepoltura. 

S  E  disgrazie  van  sempre  accompagna;;  Le  di- 
sgrazie non  vengono  mai  sole,  cioè  Una  tira  l'altra. 

S  L'è  viegio  ese  soli  che  ma  accòmpagnw  ;  É 
meglio  essere  solo  che  male  accompagnato,  Prov. 
di  chiaro  significato. 

§  Accònipagnàsc ;  n.  p.  Accompagnarsi;  ed  usasi 
anche  per  Congiungersì  in  matrimonio,  Ammo- 
gliarsi, 3Iaritarsi. 
^ccdmpa.g'ua.m.eiito  s.  m.  Accompa- 
gnamento, Corteggio,  Cortèo,  Séguito,  Comitiva. 

«  Accompagnamento:  Quel  suono  degli  strumenli 
con  cui  viene  accompagnata  la  voce  di  chi  canta. 

—  d'un  morto;   Accompagnamento,  Corteggio  fu- 

-  nebre,  Associazione:  Accompagnamento  d'un  ca- 
davere alla  sepoltura. 

A.coón.d.iscend.e  v.  n.  Accotidiscendere , 
Condiscendere,  Acconsentire,  Annuire:  Prestar 
consentimento,  Accomodarsi  al  sentimento  altrui, 
Concorrere  nel  parere,  nell'opinione,  nel  volere, 
nel  desiderio  altrui. 

A-ccOusa^  s.  f.  Concia  :  Accomodamento  che  si 
fa  ai  vini  coll'infondervi  checchessia. 
H  Concia:  Parlandosi  di  Tabacco,  dicesi  di  Quell'ap- 
parecchio che  si  fa  al  tabacco  naturale,  prima  di 

-  fumarlo  o  pigliarlo  nel  naso. 

n  — e  Concio:  La  materia  con  cui  si  conciano  le  pelli. 

%  Dàl'acc5nsa;DaT  la  concia,  Conciare  V.  .4 ccónsd. 
A-ccóusà.  v.  a.  Conciare,  Acconciare,  Dar  la 
concia. 

n  Conciare  ;  parlandosi  di  Vino,  vale  Accomodare 
il  vino  con  infondervi  checchessia.  -  Governare  il 
vino  ,  0  Dare  il  governo  al  vino ,  vale  Accon- 
ciare il  vino  mescolandovi  uve  spicciolale  e  am- 
mostate per  farlo  piii  colorito  e  piìi  saporoso. 

«  Pettinare,  Conciare  i  capelli.  Ravviarli;  e  dicesi 
delle  donne:  Vaddo  a  fame  accònsd;  Vado  a 
farmi  pettinare. 

—  a  persa,  0  p5rsemmo,ecc.;  SfogIÌ9re,  e  nell'uso 
Pelare,  vale  Svellere  le  foglioline  dal  gambo  per 

•  servirsene  ad  uso  di  cucinare. 
rr-  I  còi,i  faxéu,  ecc.;  Mondare  o  Nettare  i  cavoli, 
i  fagiuoli  e  simili:  Togliere  ad  essi,  prima  di 
farli  cuocere,  tutte  quelle  parti  che  sono  o  troppo 
guaste  0  troppo  dure  a  mangiarsi. 

—  i  oive;  Conciare  o  Acconciar  le  ulive,  o  simili, 
vale  Metterle  a  salamoja,  o  dar  loro  altra  concia. 

—  un  da-e  feste  V.  Arrangia. 

$  Accònsàse  n.  p.  Acconciarsi ,  dicesi,  ma  per  Io 
più  nel  contado,  per  Abbellirsi,  Adornarsi,  Raf- 
fazzonarsi, Azzimarsi. 

S  Pe  cammin  s'accònsa  some;  Per  via,  o  cam- 
inin  facendo,  si  acconcian  le  some.  Prov.  che 
significa  In  operando  si  superan  le  difficoltà. 
AooGnseiLtì  Y.  n.  Acconsentire,  Consentire, 
Aderire,  Annuire,  Accedere:  Dare  o  Prestar  il 
suo  consenso,  Condiscendere  nell'altrui  opinione.^ 

H  Acconsentire,  Consentire:  Cedere  alla  pressione' 
0  percossa,  e  dicesi  delle  materie  sode  :  Questa 
mùagia  a  l'ha  accònsentìo  ;  Questo  muro  ha 
acconsentito. 

S  Chi  taxe  acconsente;  Chi  tace  acconsente.  Prov. 
e  vale  Chi  non  s'oppone,  si  presume  che  dia  il 
suo  Consenso. 

S  Erboo  chi  ha  accdnscntìo;  Albero  che  ha  ac- 


consentito, dicono  i  marini  Quando  per  un  grande 
sforzo,  0  per  una  continuazione  di  sforzi,  mutò 
lo  sialo  suo  primiero,  e  provò  qualche  disunione 
parziale.    - 

-A.cconta.g'g'ia  v.  a.  Appestare,  Ammorbare: 
Fieramente  putire,  e  dicesi  degli  odori  cattivi, 
quasi  che  essi  inducano  morbo  col  loro  fetore. 

.Auccónto  s.  m.  Acconto  :  Parte  di  debito  che 
si  paga  per  farsela  poi  far  buona  nel  saldo  del  conto. 

-A-ccóppa  V.  a.  Accoppare,  Uccidere. 

Accorda  v.  a.  Accordare;  propr.  Tender  le 
corde  d'uno  strumento  musicale  in  modo  che  esse 
possano  armonizzare;  e  quindi  anche  Unire  e 
Concordare  strumenti  e  voci  sì  che  consuonino. 
I)  Accordare,  Concedere,  Permettere:  A  m'ha  ac- 
corJóu  quanto  ho  vosciùo  ;  Ella  mi  accordò 
quanto  le  chiesi. 

—  ùnn-a  personn-a;  Acconciar'e,  Allogar  uno,  vale 
Metterlo  al  servigio  altrui. 

§  Accordàse  n.  p.  Accordarsi:  Cantare  o  Suonar 
d'accordo. 

n  —  Accordarsi:  Intendersi  insieme.  Convenire, 
Concordarsi,  Mettersi  d'accordo  :  Se  son  accordce 
fra  lo;  E' s'accordarono  fra  loro. 

t)  Acconciarsi  :  Mettersi  al  servizio  altrui,  che  anche 
dicesi  Andar  a  padrone. 
Accordato  s.  m.  Accordo,  Convenzione,  Patto. 
"Accoi'd.io  fD'j;  D'accordo:  Di  bel  patto  V. 

Accordo. 
Accordo  s.  m.  Accordo,  Patto,  Convenzione. 

Il  Accordo.  Nella  Musica  vale  Consonanza  di  voci, 
Unione  simultanea  di  due  o  più  suoni,  secondo 
le  regole  dell'armonia. 

t)  —  In  Pittura,  dicesi  de' Colori  quando  sono  bea 
disposti  e  accordati. 

§  D'accordo  o  D'accordio;  D'accordo,  Di  bel  patto. 
Posto  avv.  vale  Concordemente,  Con  accordo,  Di 
comune  consenso. 

§  D'amò  e  d'accordo;  D'  amore  e  d'accordo  V. 
Amò. 

§  Ése  0  Andd  d'accordo;  Essere  o  Andare  d'ac- 
cordo, Andar  di  bello,  Essere  in  detta  con  uno, 
vagliono  Concordare,  Esser  d'un  animo  mede- 
simo; ed  anche  Essere  in  buona  armonia. 

g  Mette  d'accordo;  Porre  o  Metter  d'accordo.  Ac- 
cordare, Conciliare,  Pacificare. 

§  Méttise  d'accordo;  Mettersi  d'accordo,  Accor- 
darsi, Concredersi,  Indettarsi:  Restar  segreta- 
mente d'accordo  con  uno  di  quel  che  si  ha  a 
dire  0  a  fare. 
Accòrzise  n.  p.  Accorgersi,  Addarsi,  Avve- 
dersi, Avvisarsi,  Presentire,  Subodorare. 
Accosta,  V.  a  Accostare,  Appressare,  Appros- 
simare, Avvicinare:  Far  vicino. 

»!  Accostare,  Socchiudere,  Rabbattere,  Appoggiare 
V.  Arremba. 

§  Accostàse  n.  p.  Accostarsi ,  Avvicinarsi ,  Farsi 
dappresso ,  Approssimarsi ,  Appressarsi ,  Trarsi 
avanti. 

it  —  Accostarsi.  Nel  giuoco  delle  bocce,  vale  An- 
dar all'accosto. 

—  de  ritorno  ;  Accostarsi  di  storno.  T.  del  giuoco 
delle  bocce. 

Accostùmma  v.  a.  Accostumare,  Costu- 
mare,  Assuefare,  Avvezzare,  Adusare,  Ausare; 
queste  ultime  due  voci  sono  antiquate. 
§  Accostùmmdse  n.  p.  Accostumarsi,  Assuefarsi, 
Avvezzarsi,  Adusarsi,  Ausarsi. 


à 


ACC 


AGI 


rs 


Accosto  s.  m.  Accosto.  T.  del  giuoco  delle 

bocce. ^ 
%  Amia  all'accosto;  Accostarsi,  Andar  all'accosto. 

T.  del  giuoco  delle  bocce. 
**-A.cci:*aJàse  n.  p.  Abbiosciarsi,  Protendersi, 

Proslernersi,  Sdrajarsi,  ecc.  V.  Arrcversàse. 
**A.ccr'astà;  Y.  Crosta. 
A.ccx'astonà  v.  ar  Riiifrinzellare,  Poltinic- 

ciare,  Inipoilinicciare.  Voci  famigl.  del  dialetto 

fiorent.  Fare  un  frinzello,  un  poltiniccio,  cioè  un 

rimendo  o  cucitura  acciabattata  V.  Craslon. 
-A-ccredita  v.  a.  Accreditare:  Porre  in  islima , 

in  concetto,  in  riputazione. 

—  ùnn-a  somma;  Accreditare  una  somma,  vale 
Metterla  in  credito  o  in  conto,  cioè  Scrivere  o 
Notare  nella  parte  del  credilo  alcuna  partita. 

—  un  ambasciato  verso  tmn-a  Potensa;  Accre- 
ditare un  ambasciatore  presso  una  Potenza,  Io 
stesso  che  Autorizzare  colla  debita  formalità  la 
sua  missione. 

A^ccresce  v.  a.  Accrescere,  Aumentare:  Far 
maggiore,  Dar  accrescimento. 

-A-ccriccóu.  s.  m.  Nasello:  Quel  ferro  augnato 
con  un  risalto  o  dente,  nel  quale  entra  la  stan- 
ghetta del  saliscendo  o  del  paletto  a  molla  (cricca 
d5  barcònj  e  naecavalcia  per  serrar  l'uscio  o  le 
finestre;  altrim.  Monachetto. 

A.ccu"blbià  V.  a.  Accoppiare,  Appajare:  Accom- 
pagnare due  cose  simili,  e  diccsi  propr.  deca- 
valli  e  de'buoi.  L'accoppiare  non  richiede  intera 
eguaglianza  come  appajare.  Due  cavalli  diffe- 
renti di  mantello  o  di  statura  si  possono  accop- 
piare, ma  non  appajare;  possono  formare  una 
coppia,  non  una  pariglia. 

Accixccitìse  n.  p.  Acquattarsi,  Racquallarsi, 
Accosciarsi,  Accovacciarsi,  Accoccovarsi,  Acchioc- 
ciolarsi, Accoccollarsi ,  Farsi  o  Porsi  coccoloni , 
Accacchiarsi  ;  quest'ultima  voce  è  bassa:  Chinarsi 
a  terra  il  più  basso  che  Tuom  può  per  non  es- 
sere visto. 

Accudì  V.  n.  Accudire,  Applicarsi,  Attendere 
a  checchessia:  e  talora  Badare,  Guardare,  Invigilare. 

-A-ccùg-g-eita  V.  Arreccùggeila. 

A.ccùrt£  V.  a. Accorciare,  Accoriare,  Scorciare: 
Far  più  corto,  Scemar  la  lunghezza. 
S  Accùrtìsen.p.  Accortarsi,  Accorciarsi,  Scorciarsi  : 
Farsi  più  corto. 

Accusa  s.  f. Accusa,   Accusamento,  Accusa- 
zione.  Imputazione,  Accagionamenlo. 
n  Accusa  0  Accusala.  T.  giuoc.  Dicesi  di  quelle 
verzicole  che  vengono  accusate  ossia  dichiarate 
dai  giuocatori,  a  tenor  delle  regole  del  giuoco, 
per  ritrarne  qualche  vantaggio. 
^  Atto  d'accusa;  Atto    d'accusa.   T.   !eg.   Quello 
in  cui  presentansi  le  ragioni  dell'accusare  altrui, 
e  del  doverlo  il  giudice  condannare. 
S  Cappi  d'accusa;  Capi  d'accusa:  I  punti  princi- 
pali, su  cui  fondasi  l'accusa,  per  i  quali  l'accu- 
sato vuoisi  meritevole  di  condanna. 

Accusa- V.  a.   Accusare:  Denunziare   alcuno, 
3Ianifeslare  in  giudizio  o  altrove  le  altrui  colpe 
0  misfatti. 
»)  Accusare,  per  semplicem.  Incolpare,  Accagionare: 

Mi  non  accuso  nisciùn;  Io  non  accuso  alcuno, 
w  —  In  term.  di  giuoco  vale  Dire  le  sue  carte  e 
i  punii  e  le  verzicole  che  si  hanno  tra  mano  ;  H 
che  anche  dicesi  Far  l'accusata. 

—  a  ricevùa  d'ùnn-a  lettera;  Accusar  una  lettera, 


0  la  ricevuta  d'una  lettera:  Dire  per  iscritto  d'a- 
verla ricevuta. 

—  a  torto;  Calunniare:  Accusar  falsamente. 

S  Acciisàserì.  p.  Accusarsi,  Incolparsi:  Dichiararsi 

colpevole, 
n  Accusarsi,  Manifestarsi,  Dichiararsi. 

—  de  so  colpe;  Accusarsi  delle  proprie  colpe:  Con- 
fessare i  peccali  al  sacerdole. 

—  fcMo;  Dichiarare  d'aver  vinta  la  partita.  T.  giuoc. 
A  ^eiitaiiaea  m.  avv.  A  centinaja:  A  cento 

per  volta;  ma  usasi  per  Io  più  indeterminatamente, 
e  vale  In  gran  numero. 

Accusato  s.  m.  Accusatore:  Chi  accusa. 

A  céa;  Alla  cera,  All'aspetto,  Alla  sembianza, 
Al  sembiante,  All'apparenza.  Posti  avv.  vagliono 
Per  quanto  pare. 
S  Tegnise  e  carte  a  cca;  Tenersi  le  carte  al  petto: 
Propr.  vale  Tenerle  accosto  alla  persona,  affinchè 
non  sian  vedute  dagli  altri  giuocatori. 
«1  —  In  modo  fig.  diersi  Guardarsi  a' piedi,  e  vale 
Esaminar  bene  la  si^a  coscienza  prima  di  bia- 
simare altrui. 

^  ^ercliia;  Alla  cerca  V.  Andò. 

A  clxeita  avv.  All'impensata,  Alla  non  pen- 
sata, All'improvvistn,  .Alla  sprovvista,  Alla  sprov- 
veduta ,  Impensatamente,  Improvvisamente. 

A  clii  fa  meno  V.  A  chi  perde  guàgna. 

"A  cliiflFo  avv.  A  capello,  A  gitto,  A  vang% 
Appuntino,  Né  più  né  meno. 

A  clxi  pei*<ie  g-ixàg-na  (Zùgà);  Fare 
0  Giocare  a  vinciperdi  o  a  rovescino  V.  Zùgd. 

A  cian  m.  avv.  A  piano,  A  livello. 

—  e  rioso;  Giri  a  rovescio.  Giri  rovesci.  T.  calzett. 
Denominazione  che.  si  dà  a  Un  certo  numero  di 
giri  a  magJie  alternatamente  diritte  o  rovesce 
nel  lembo  superiore  della  calza,  affinchè  esso  non 
si  rovesci,  non  s'incartocci. 

%  Èsc  a  cian;  Esser   saldi.  Far  saldo:  Esser  in 

tanto  quanto  altri. 
S  Resta  a   cian  o   o   cian  ù'cegmi;  Rimaner  a 
niente,  Esser  ridollo  al  verde. 

A.  cianjl-a  (Andàsene)  V.  in  Andà. 

f  A  cià-vai;  Al  giuoco  di  Chiavari.  Posto  avv. 
col  V.  Fare,  Specie  di  giuoco  fiinciiillesco,  usalo 
da  noi  soltanto,  e  che  perciò  non  ha  corrispon- 
den'a  italiana.  Esso  si  fa  gettando  sur  un  piano 
una  manciata  di  noci ,  o  nòccioli ,  o  simili ,  e 
poscia  a  forza  di  buffetti  (viicellce)  fare  che  l'un 
nòcciolo,  noce,  ecc.  vada  a  colpir  l'altro. 

Acidi  s.  m.  plur.  Acidi:  Indisposizione  dello  sto- 
maco, che  cagiona  rutti  acidi;  ciò  che  dottrinaliu. 
dicesi  Ossiregmia,  sintomo  di  Gastrilide. 

Acido  s.  m.  Acidità,  Acidezza  :  Sapore  che  par- 
tecipa dell'agro  e  dell'aspro. 
"  Acido  in  forza  d'add.  vale  Che  ha  acidità. 

Aoiditse  V.  Acido. 

A.  cioxig-io;  A  piombo.  Appiombo.  Modo  aVr 
verb.  e  vale  Perpendicolarmente,  detto  così  dal 
piombino  de'  muratori. 

A  ciù  cavi  (Mette);  Addoppiare  V.  Cavo. 

A  ciù  Ibreve;  Al  più  curio,  Per  la  più  breve 
0  corta,  Alla  stagliata,  Alla  ricisa,  Alla  spiccia. 
Jlodo  avv.  5  vale   Per  abbreviare,   Per  farla 

„   più  breve. 

A  ciù  lunga;  Alla  più  lunga,  A]  più  lungo, 
3Iodo  avv.  e  vale  AI  più  lardi. 

A  ciù  no  di  m.  avv.  Olire  ogni  dire. 

A  ciù  no  poei  ;  A  basta  lena,  A  più  potere, 


m 


ACR 


ADD 


A  tutto  potere ,  A  più  non   posso.  Modo  avv.  e 
vale  Per  quanto  basta  la  lena,  Con  ogni  sua  forza. 

A.  oÒa,  eie  ratto;  A  coda  di  topo  V.  In- 
•  ciongià. 

A.  c5a  de  rònd-ena;  A  coda  di  róndine 
V.  Incrastà. 

A.  collo  d'oca;  A  sdrucciolo  V.  Mappa. 

A.  condizion;  A  condizione,  A  patto.  Modo 
avv.  e  vale  Condizionatamente,  Sotto  certi  patti. 

-A-  cong-reve  fFùrgaoj;  Razzo  congreve: 
Specie  di  Razzo,  così  chiamato  dal  colonn.  Con- 
grève, che  ne  fu  l'inventore  V.  Fùrgao. 

A.  conto;  A  conto.  Posto  avv.  coi  v.  Dare,  Ri- 
cevere, Tenere,  e  simili,  vale  Dare  ecc.  una  por- 
zione di  denari  per  farsela  far  buona  o  bonificarla 
nel  saldo  d'un  credito. 
S  Andà,  Èse  o  Fa  ùnn-a  cosa  a  conto  d'ùnn-a 
persònn-a;  Andare,  Essere  o  Fare  checchessia 
a  conto  d'uno,  vagliono  Attenere  a  lui  l'utile  e 
il  danno. 
S  Mette  a  cónto  ;  Mellere  a  conto  o  in  conto,  vale 

Annoverare  fra  gli  altri  conti. 
S  Torìid  a  cdnto;  Tornar  conto  oil  conto,  Tornar 
bene,  vale  Esser  utile,  comodo  o  simile. 

A.  contrade  avv.  A  rovescio.  Alla  rovescia, 
A  ritroso  V.  À  reversa. 

A.  cSntrappeizo  (Porla);  Uscio  a  con- 
trappeso V.  Porta. 

A  cSntropei  m.  avv.  A  contrappelo:  Fa  a 
barba  a  còntropet  ;  Andare  a  contrappelo,  Ra- 
dere a  rovescio. 

A.  corda  (Lùmme);  Lume  meccanico,  Lucerna 
meccanica  V.  Lùmme. 

A  cornetti  (Pan);  Pane  a  cantucci  V.  Pan. 

A  corpo  e  non  a  mezùa;  A  corpo, 
non  a  misura:  Esposizione  o  clausola,  che  in- 
contrasi talvolta  nei  contratti  di  vendita,  equi- 
valente a  In  massa,  cioè  Tal  quale   si  presenta 

„  all'occhio,  senza  venire  ad  una  speciale  misura. 

A.  correa  (Stivw);  Stivali  alla  dragona  V. 
Stiva  s.  m. 

A  corsa;  Alla  corsa.  Posto  avv.  vale  Correndo. 

A  còsto  de....;   A  costo  di A  o  Sotto 

pena  di...  A  rischio  o  A  pericolo  di....  Se  an- 
che, Ancorché,  Comunque. 

Acqixaterna  v.  a.  Aquidernare,  Far  l'aqui- 
dernatura.  T.  cari.  Ripiegare  con  una  stecca 
lunata  per  metà  i  fogli ,  mettendone  un  dentro 
l'altro,  cinque  o  sei,  or  più  or  meno,  secondo 
le  diverse  qualità  delia  carta. 

Acqnerella  s.  f.   Acquerella  e  Acquerello. 
T.  piti.  Sorta  di  colore  stemperalo  coli' acqua, 
col  quale  usano  i  dipintori  toccare  i  disegni. 
S  Dipinze  all'acquerella  V.  Dipinte. 

Acq.nerellà  v.  a.  Acquerellare.  T.  pilt.  Toc- 
care i  disegni  cogli  acquerelli. 

Acq^ueta  v.  a.  Acchetare,  Acquetare,  Acquie- 
tare, Quietare,  Quetare,  Tranquillare  V.  Attaxentà. 
%  Acquetdse  n.  p.  Acchetarsi ,  Acquietarsi,  Que- 
tarsi,  Tranquillarsi,  ecc. 

Acquista  v.  a.  Acquistare,  Far  acquisto. 

A.  cricca   (Ciavéuà);  Toppa   o  Serratura  a 
colpo  0  a  sdrucciolo  V.  Ciavéua. 
S  Ciavéua  a  cricca  e  stanghetta;  Toppa  o  Ser- 
ratura a  colpo  e  mandata  V.  Ciavéua. 

A  croscè  (Punto);  Punto  ad  ago  torlo,  Punto 
all'uncinetto  V.  Punto. 

A  croxe  e  a  srx-iiFoj  A  palle  e  santi, 


0  A  santi  e  cappelletto.  Posto  avv.  coi  v.  Fare  o 
Giocare,  Sorla  di  giuoco  che  si  fa  gettando  in  alto 
una  moneta  ed  apporsi  a  dire  da  quale  parte 
resterà  voltata.  1  Fiorent.  lo  chiamano  così,  per- 
chè nelle  loro  monete  fatte  coniare  dai  Medici 
v'erano  da  una  parie  le  palle,  che  sono  lo  stemma 
de'Medici,  dall'altra  l'imagine  di  S.  Giambattista, 
protettore  di  Firenze.  Noi  diciamo  A  croce  e 
grifo,  perchè  nelle  nostre  monete  antichissime 
da  una  parte  era  coniala  una  croce  e  dall'altra 
U!i  grifo  che  opprimeva  una  volpe,  slemma  dei 
Pisani,  col  mollo:  Gryphus  ut  hanc  angit,  sic 
hosles  Janna  frangit.  Oggidì  essendo  l'Italia 
unita,  e  conseguentemente  tulle  le  monete  ila- 
liane  avendo  da  una  parte  lo  stemma  del  Regno 
e  dall'altra  l'effigie  del  Sovrano,  non  mi  parrebbe 
sconveniente  il  dire  Fare  o  Giocare  a  test'arme, 
come  dicono  tuttora  in  Piemonte, 

A  cu-ccio;  Cuccia  lì:  Comando  che  si  fa  al 
cane  di  coricarsi  o  di  porsi  a  giacere. 
§  Andd  a  cuccio;  Andare  a  cuccia  V.  Andà. 

Adatta  v.  a.  Adattare,  Aliare:  Accomodare 
una  cosa  ad  un'altra,  mediante  la  convenienza  e 
proporzione. 
§  Adattdse  n.  p.  Adattarsi,  Acconciarsi,  Accomo- 
darsi, Conformarsi,  Uniformarsi,  ecc.;  ed  anche 
Addirsi,  Affarsi,  Accordarsi,  Attagliarsi,  Con- 
venir bene,  Tornar  bene. 

—  mdvoentèa  a  ùnn-a  cosa;  Masticar  male  alcuna 
cosa  :  Adattarvisi  male.  Sopportarla  mal  volentieri. 

Adattóix  p.  pass.  Adattalo,  Accomodalo,  ecc. 
Il  Usalo  come  add..  Alto,  Adatto,  Abile,  Capace, 
Idoneo,   Proprio,   Opportuno,  ecc.,  e  dicesi  di 
persona. 

Adaxetto  avv.  Adagino,  Alquanto  adagio,  Pian 
pianino.  Bel  bello,  A  passo  passo. 

Adaxin  V.  Adaxetto. 

Adaxo  avv.   Adagio,  Lentamente,  A  rilento, 

Pian  piano,   A   lento  passo,   Senza  fretta.  Con 

agio.  Con  comodità;  e  figur.  Con  riguardo. 

§  Parld  adaxo;  Parlar  cacatamente.  M.  b.  V.  Parlò. 

%   Adaxo,  barbe,  che  l'cegua  a  s'ascada  V.  JEgua. 

Addamascóix  add.  Damascalo:  Tessuto  a 
opera  come  il  damasco. 

Addelbita  v.  a.  Addebitare  :  Metter  a  debito. 
Il  Addebitare,  Incolpare,  Accagionare  di  checches- 
sia; ma  è  voce  da  non  invaghirsene. 

Addemòellón  add.  Atloso,  Lezioso,  Bac- 
chinone: Colui  che  è  di  maniere  e  di  costumi 
bambineschi.  Che  si  balocca  e  fa  delle  fanciul- 
laggini. 

Addenta   v.   a.  Addentare,  Mordere:  Pren- 
dere   e  stringere  co' denti;  Morsicare,  Morsec- 
chìare,  Morseggiare. 
Il  Pungere,  Appinzare,  Pinzare,  Far  punture  V.  As- 

sagòggid. 
g  A  biscia  a  l'ha  addentóu  o  ciarlattan;  La  bi- 
scia 0  la  vipera  ha  morso  il  ciarlatano.  Dettato 
prov.  che  dicesi  Quando  alcuno  avendo  tentalo  di 
ingannare  altrui,  rimase  ingannalo  egli  slesso. 
§  Can  chi   baja   non  addenta  V.  Can. 
%  Nò  m'addenta  can  ch'o  nò  me  meghe  de   so 

pel  V.  Can. 
S  Addenidse  a  lengua;  Morsecchiarsi  la  lingua. 
Cucirsi  la  lingua,  Infrenare  o  Raffrenare  la  lin- 
gua, figurai,  vagliono  Fuggir  le  parole.  Zittire. 
§  Addentdse  e  die;  Mordersi  le  mani  o  le  dita 
V.  Dio, 


J 


ADD 


ADD 


17 


A.d.d.enteu.a,  s.   f.  .Morsicatura,   Morditura, 

Sforsecchiatura,  3Iorso,  Morsura  V.  Denlà. 
A-ddentòu.  p.  pass.  Addentalo,  Morso,  ecc. 
V.  Addenta. 
g  Resta  addentali;  Esser  ferito  o  punto  nel  vivo; 
figur.  vale  Restar   offeso.  Rimaner  adontato  e 
simili. 
A.d.d.eiitrà.se  n.  p.  Addentrarsi,  Internarsi, 

Penetrare. 
.A-ddescià;  v.  a.  Desiare,  Svegliare,  Svegghiare, 
Risvegghiare,  Risvegliare:  Guastare  o  Rompere 
altrui  il  sonno, 
n  Desiare,  Svegliare,  ecc.,  figurai.  Ravvivare,  Ec- 
cilare:  O   g'ha  addcsción  l'estro;  Gli  ha  sve- 
gliato l'estro. 
S  Non  addescid  can  chi  dorme;  Non   desiare  il 

can  che  dorme  V.  Can. 
S  Addesciàse  n.  p.  Destarsi,  Svegliarsi,  ecc. 
«  Svegliarsi,  melaf.  Divenir  allento,  Cominciare 
ad  operare:    Finalmente  o  s'è  addescióu;  Fi- 
nalmente si  svegliò. 

—  spaventóu;  Svegliarsi  o  Destarsi  in  sussulto,  vale 
Destarsi  improvvisamente  e  spauralo. 

A.ddestx*à<  v.  a.  Addestrare:  Render  o  Far 
destro  insegnando  o  esercitando.  Ammaestrare, 
Assuefare,  e  antic.  Imburiassare. 

—  M«  cavallo  ;  Addestrare  un  cavallo  V.  Cavallo. 
S  Addestrdse  n.  p.  Addestrarsi  :  Procacciarsi,  Ac- 
quistarsi abilità  a  checchessia. 

A.ddéixttà  V.  a.  Dotare:  Dar  la  dote,  Asse- 
gnar la  dote. 

A.ddéu.viàse   n.  p.  Adoperarsi  V.in  Déuvià. 

-A.ddicciòti  add.  Avventurato,  Avventuroso, 
Fortunato. 

A^ddiziSn  s.  f.  Addizione,  Somma  :  La  prima 
delle  quattro  operazioni  fondamentali  dell'arit- 
metica. 

^ddolblbà.  V,  a.  Conciare,  Acconciare,  Mettere 
in  concia  V.  Addòbbo. 
S  Addòbbàse  n.  p.  Addobbarsi,  Adornarsi,  Abbellirsi, 
Azzimarsi,  ecc.  V.  Accomodàse,  Accónsàse. 

A.ddólblbo  s.  m.  Concia:  Tutlociò   che  serve 
per  condimento  a  qualche  cosa. 
S  Mette  in  addòbbo  ;  Conciare ,  Acconciare,  Metter 
in  concia.  —  Parlando  di  funghi,  dicesi  Metter 
sott'olio:  Funzj  j'n  nrfrfoéèo;  Funghi  sott'olio. 

A.ddÓ9Ì  V.  a.  Addolcire,  Addolciare,  Addol- 
care, Indolcire,  Indolcare,  Raddolciare,  Raddol- 
cire: Far  dolce, 
n  Addolcire,  Raddolcire,  figurai.  Mitigare,  Disacer- 
bare,  Appiacevolire,  ecc. 

—  ùnn-a  monta,  ùnn-a  stradda,  ecc.;  Imbonire, 
Rabbonire,  Abbonire  una  salila,  una  via'o  simile, 
vale  Renderla  più  piana. 

%  Addócise  n.  p.  Addolcirsi ,  Raddolcirsi,  figurai, 
vale  Ammansarsi,  Placarsi,  Mitigarsi. 

—  6  tempo;  Addolcare  o  Raddolcare  il  tempo,  di- 
cesi Quando  di  freddo  grandissimo  esso  si  fa 
più  temperato:  O  tempo  ò  s'addógisce;  Il  tempo 
addolca  o  raddolca. 

A-ddoloróu  add.  Addolorato,  Addoglialo,  Ac- 
coralo, Crucialo,  Contristalo,  Slesto,  ecc. 

A^ddomesteg-à/  v.  a.  Dimesticare,  Dome- 
sticare, Addimesticare,  Addomesticare:  Tòr  via 
la  selvatichezza,  Render  domestico.  Ammansare, 
e  dicesi  propr.  delle  bestie;  per  similit.  dicesi 
anche  delle  persone,  e  figurai,  della  terra  e  delle 
piante. 

Casaccia,  Dizionario  Oenovete-Ilaliano. 


g  Addomesfegdse  n.  p.  Dimesticarsi,   Addimesti- 
carsi, ecc.:  Rendersi  domestico,  famigliare  e  simili. 
A.ddoiiiiettóix  add.  Effeminato  ed  Effemmi- 
naio:  Di  costumi,  di  modi  o  d'animo  femminile. 
A.ddox'm.eiità.  V.  Addormì. 
A.ddox*ii].i  (Fdj;  Addormire,  e  comun.  Addor- 
mentare, Assonnare:  Indurre  e  Conciliar  sonno 
in  alcuno. 
§  Fd  addormì  un  brasso ,  ùnn-a  gamba,  ecc.; 
Addormentare  un  braccio,  una   gamba,  ecc.;  fi- 
gurai,  vale   Farli  intormentire    o   indolenzire, 
Renderli  immobili  e  quasi  privi  di  senso. 
S  Addormise  n.  p.  Addormentarsi,  Assonnare:  Es- 
ser vinto  0   piglialo  dal   sonno.  Cominciare   a 
dormire;  che  in  modo  scherzevole  dicesi  anche 
Legar  l'asino,  o  Legarlo  a  buona  cavicchia, 
n  Addormentarsi,  figurai.  Anneghittirsi,  Impigrire. 

—  addosso  a  ùnn-a  cosa;  Dormire  sopra  una  cosa, 
figurai,  vale  Farvi  lunga  considerazione;  e  più 
comun.  Non  trattarla  con  troppo  fretta,  e  voler 
pigliar  tempo  a  pensarci. 

—  un  brasso,  ùnn-a  gamba,  ecc.;  Indolenzire, 
Indormentire,  Intermeniire,  Intormentire  un  brac- 
cio, una  gamba,  ecc.,  dicesi  Quando  per  freddo, 
0  per  essere  slato  tanto  in  postura  sconcia,  o 
per  lungo  stropicciamento,  si  addormenta  quasi 
il  senso  di  questo  o  di  quel  membro;  dicesi  anche 
Addormentarsi,  Indormentarsi,  Inlormenlarsi. 

$  Torndse  a  addormì;  Raddormentarsi:  Di  nuovo 
addormentarsi. 
A.ddormig'g'iòvi  add.  Assonnalo,  Sonno- 
lente,  Sonnolento,  Sonnacchioso,  Sonnoglioso, 
Sonniglioso  ,  Dormiglioso  ,  Addormenlaliccio  : 
Mezzo  addormentalo.  Che  ha  gli  occhi  gravati 
dal  sonno. 
uì^ddoiTiiiio  p.  pass.  Addormentalo,  ecc.  V. 
Addormì  ne' suoi  vari  significati. 

I)  Addormentato,  figur.  per  Pigro,  Infingardo,  Ne- 
ghittoso. 
A.ddossà>  V.  a.  Addossare,  Accollare:  Appog- 
giare altrui  un'incombenza.  Dar  la  cura,  il  ca- 
rico, l'assunto. 

M  Addossare,  figurai.  Dar  carico  di  colpa  non  com- 
messa. Attribuire,  Accagionare,  Imputare,  In- 
colpare, Appioppare. 

$  Addossàse  n.  p.  Addossarsi:  Pigliar  sopra  di 
sé,  Assumersi  l'impegno,  la  briga,  l'incarico,  ecc. 
A.ddx*èsso  s.  m.  Indirizzo,  Soprascritta,  Ri- 
capito. Dicesi  nelle  lettere  Quello  scritto  che  si 
pone  sopra  alle  medesime  contenente  il  nome 
di  quello  a  cui  s'indirizzano.  Dal  frane.  Adresse. 
A.'AilT'issà,  V.  a.  Addrizzare,  Addirizzare,  Driz- 
zare, Dirizzare,  Raddrizzare,  Raddirizzare,  Riz- 
zare: Far  dritto  il  torlo  o  piegato;  e  figurai. 
Rimettere  in  buon  assetto.  Ristabilire,  Ridurre  a 
buono  stalo  materiale  e  morale. 

«  Addirizzare.  Nelle  Arti  e  Mestieri  vale  Pareg- 
giare nella  superficie  qualunque  lavoro. 

§  Voci  addrissd  e  gambe  a-i  storti;  \  oler  diriz- 
zare le  gambe  a'  cani  o  il  becco  agli  sparvieri, 
figurai,  vale  Imprender  l'impossibile. 

§  Addrissàse  n.  p.  Addirizzarsi,  Raddrizzarsi,  Rad- 
dirizzarsi, ecc. 

H  Rimpannucciarsi,  figurai,  vale  .Migliorar  le  sue 
condizioni,  Rifarsi  di  qualche  danno  sofferto. 

—  I  cavelli,  ecc.;  Arricciarsi  o  Ricciarsi  i  capelli,  il 
pelo,  ecc. ,  dicesi  Quando  si  sollevano  e  intiriz- 
ziscono per  subitaneo  spavento. 


^is 


ADI 


ADU 


Ad.<iix§i  V.  Addógt. 

Addùe  V.  a.  Addurre,  Allegare,  Citare,  Met- 
iprc  a  campo,  Porre  avanti,  Produrre. 

A  democratica  m.  avv.  Alla  democratica, 
Alla  carlona,  Alla  buona,  Alla  grossa.  Alla  semplice 
V.  À  carlónn-a. 

adempì  V.  a.  Adempire,  Adempiere,  Com- 
,       piere:  Mandare  ad  effetto,  ad  esecuzione. 

-^  a  promissa;  Adempiere,  Attenere,  Attendere, 
Mantenere,  Osservar  la  promessa,  Tener  fede, 
Tener  parola. 

A.  denti  scìùti  o  secchi;  A  denti 
secchi  0  asciutti.  Modo  avv.  e  vale  Senza  man- 
giare; e  figurai.  Senza  Irar  profitto  alcuno  da 
dove  si  sperava. 

A-dleri  v.  a.  Aderire,  Inerire,  Annuire,  Accon- 
discendere. 

A.  <iex*i'u.à  avv.  Alla  fracida,  Alla  peggio:  Nel 
peggior  modo  possibile.  In  modo  malissimo. 

A.  derrùo  avv.  A  trabocco,   Trabocchevol- 

mente.   Senza  ritegno,   A  ruina   manifesta,  Alla 

scapestrcita ,  A  flaccacollo,    A  rompicollo  V.  A 

ròfnpicollo. 

S  Ciéuve  a  derrùo;  Piovere  a  dirotto,  a  scroscio. 

A.  desinata  avv.  Alla  dirotta.  Alla  dispe- 
rata, A  più  non  posso,  Senza  modo,  rilegno  o 
riguardo. 

A  despèto;  A  dispetto,  A  onta,  3IaIgrado, 
A  disgrado,  A  malgrado;  e  con  più  forza  A 
marcio  dispetto,  A  dispeltaccio. 

—  di  santi;  A  dispetlc  di  mare  e  di  vento. 

—  di  maligni  o  so  risjdende ;  De'maligni  a  di- 
spetto il  sol  risplende  V.  So. 

§  No  se  péu  andd  in  paradiso  a  despèto  di  santi; 
Non  si  può  entrare  in  paradiso  a  dispetto  dei 
santi.  Modo  prov.  che  significa  Bisogna  rasse- 
gnarsi se  la  sorte  è  contraria. 

A  despia  avv.  Alla  disperala,  Disperatamente, 
All'estremo,  Col  peggio  de'  peggi. 

A  desteiza;  Alla  distesa,  A  dislesa,  A  di- 
lungo. Posto  avv.  col  V.  Sonare,  vale  Sonar  le 
campane  continuamente,  senza  interruzione,  ed 
è  contr.  di  Sonare  a  tocchi  o  a  martello. 
S  Leze  a  desteiza;  Leggere  a  distesa,  vale  Leg- 
gere non  compilando,  ma  pronunziando  di  se- 
guito tutte  le  parole. 

Adéu.g'g'ia  V.  Allìtnimà,  Euggezzà. 

A-dexioii  s.  f.  Adesione,  Aderimento,  An- 
nuenza.  Condiscendenza,  Assenso. 

A  dezéix-vio  avv.  Fuor  di  dovere,  Fuor  di 
ragione,  A  mal  modo:  M'ei  màttrattóu  a  de- 
zéuvio;  M'avete  maltrattato  fuor  di  ragione. 
M  Inutilmente,  Senza  vantaggio  o  profitto:  Spende 

a  dezéuvio;  Spendere  senza  profitto. 
«  Usasi  talvolta  per  dinotare  Abbondanza,  e  di- 
cesi A  macco,  A  balle,  A  josa,  Abbondantemente, 
A  bizzeffe:  Da  mangiò,  ghe  n'Ha  a  dezéuvio; 
Del  mangiare  ce  n'era  a  bizzeffe,  cioè  Oltre  il 
convenevole,  il  necessario,  ecc. 

A  di  a  "veitse  V.  sotto  A  di  ò  vèo. 

A.  dieta;  A  dieta.  Posto  avv.  coi  v.  Stare, 
Tenere  e  simili,  vale  Prendere  o  Somministrare 
scarsamente  il  cibo  V.  Dieta. 

A  dila  g-rossa  m.  avv.  Per  dirla  larga, 
A  pigliarla  ben  larga. 

A  dinse  contanti;  A  o  In  contanti.  Coi 
denari  contanti,  A  denari  contanti,  A  denari  secchi, 
cioè  Col  pagamento  pronto,  In  moneta  effettiva. 


S  Accattuse  e  bwghe  a  dinw  contanti  V.  Accatta. 

A  diio;  A  dito.  Posto  avv.  col  v.  Mostrare,  vale 
Additare,  Indicare,  Accennare. 

A.  di  o  -vèo  m.  avv.  A  dire  il  vero.  Per  vero 
dire,  >eramente,  A   dirla  schiettamente. 

A  di  poco  m.  avv.  A  dir  poco,  A  poco  dire, 
Per  non  dir  tutto,  A  farla  stretta.  Per  lo  meno. 

A  discreziòn.  ;  Ao  Alla  discrezione  \.Di- 
screziòn. 

A.  0  Jv  dita  m.  avv.  A  della,  Secondo,  Giusta: 
Giusta  il  par,ere,  il  detto,  il  consiglio  d'alcuno. 

—  de  tutti  0  de  tutto  o  móndo;  A  detta  di  lutti. 
Secondo  il  detto  generale  o  comune. 
§  Stasene  a  dita  d'un;  Starsene  a  delta  o  al  dello 
d'uno,  vale  Rimettersi  al  parere  o  Credere  al 
dir  di  lui. 

A  dòg-g-io;  A  doppio.  Posto  avv.  col  v.  So- 
nare, vale  Sonare  con  più  campane  a  un  tratto; 
che  anche  dicesi  Sonare  a  gloria ,  a  festa. 

A  doniandà;  All'accatto.  Posto  avv.  col  v. 
Andare,  vale  Mendicare,  Accattare  V.  Andd. 

A-dora  v.  a.  Adorare  :  Prestar  ossequio  di  re- 
ligione a  Dio  ;  e  figurai.  Amare  svisceratamente. 
g  Adoràsc  n.  p.  Adorarsi,   figurai,  vale   Amarsi 
reciprocamente  con  isvisceralezza. 

A-dorató  s.  m.  Adoratore:  Chi  adora. 

A^dorazión.  s.  f.  Adorazione,  Adoramento: 
L'atto  0  L'effetto  d'adorare.  Omaggio  reso  al- 
l'Ente supremo. 

A  dosso  e  Ibordosso;  Sottosopra,  In 
confusione.  L'uno  sull'altro,  e  nell'uso  fiorent.  A 
rifascio  V.  Dosso  bardosso. 

Adotta  V.  a.  Adottare.  T.  leg.  Ricevere  in  virtù 
d'un  alto  solenne  alcun  per  suo  figlio,  Inserirlo  nella 
propria  famiglia  e  destinarlo  alla  sua  successione. 
Il  Adottare,  per  simil.  Ammettere,  Approvare,  Ab- 
bracciare una  tale  opinione,  parere,  metodo,  ecc. 

A  dovei  ;  A  dovere.  Posto  avv.  vale  Debita- 
mente, Convenientemente,  Accuratamente,  Dili- 
gentemente, Esattamente,  Con  giustezza,  ecc. 

A  dreitùa  avv.  A  dirittura,  Senz'altro,  Senza 
più.  Senza  intermissione.  Senza  frappor  indugio, 
Subito,  Immantinente,  Sul  campo,  ecc. 

A  drita  m.  avv.  Alla  destra,  A  destra  mano, 
A  man  destra,  vale  Dalla  banda  destra. 

A.  dna  avv.  A  pari  punti.  T.  del  giuoco  della 
palla  0  pallone;  e  figurai.  A  pari  condizione. 

A  dne  ganasce  ;  A  due  palmenti  V.  A 
quattro  ganasce. 

Adùggia  un  cavo,  ecc.;  Adugliare  un 
cavo,  una  gomena,  ecc.  T,  mar.  Disporlo  in  giro, 
Raccoglierlo  insieme  V.  Acchéugge. 

A  dni  a  dui;  A  due  a  due,  A  coppia.  Posto 
avv.  vale  A  due  per  volta,  Processionai  mente. 

A  dixì,  A.  trei  cavi,  ecc.;  A  due,  A  tre, 
A  quattro  capi,  ecc.,  parlandosi  di  refe,  lana,  cotone 
e  simili,  vale  A  due,  A  tre,  A  quattro  fila,  ecc. 

A  dixi  visi;  A  due  sommesse,  A  due  ritti;  e 
dicesi  di  panni,  drappi  e  simili. 

Adula  V.  a.  Adulare  :  Lodar  fintamente;  allrim. 
Piaggiare,  Placentare,  Piagentare,  Lisciare,  Incen- 
sare, e  scherzosam.  Dar  roselline,  Lisciar  la  coda. 

Adulato  s.  m.  Adulatore,  Lisciatore,  Piaggia- 
tore, Piacentiere,  Palpatore,  Assentatore:  Che 
adula,  liscia,  piaggia,  ecc. 

Adùlaziòn  s.  f.  Adulazione  :  L'atto  e  l'abito 
dell'adulare;  allrim.  Piacenleria ,  Piagenteria, 
Piaggiamenlo,  Incensata,  Lisciamento,  Lusingheria. 


AEG 


AEG 


19 


^.d-ùlteirà.  v.  a.  Adulterare  :  Quasi  alterare,  cioè. 
Far  che  una  cosa  diventi  come  un'altra,  Falsificare. 

iEa  s.  f.  Aja  :  Spazio  di  terra  spianato  e  accomo- 
dato per  battere  il  grano  e  le  altre  biade. 

—  dell'óxelliia;  Ajuola,  Paretajo  :  Spianata  ove  si 
tende  l'ajuolo  (sorchetto).  -  Dicesi  Tesa  il  Luogo 
acconcio  per  tendervi  le  reti. 

S  finpeigd  Vcea;  Stabbiare  o  Conciar  l'aja,  e  nel 
contado  fiorentino  Smerdinar  l'aja.  T.  agric. 
Inafilar  l'aja  con  acqua  in  cui  siasi  stemperata 
bovina  fbéuzaj  in  quantità,  aflìnchè,  una  volta 
asciutta,  non  si  levi  polvere  nel  trebbiar  le  biade. 
A.  seg"iiafV>rte  ;  Ad  acquaforte.  Posto  avv. 

coi  V.  Incidere,  Intagliare  V.  Incidde. 
-A.-©  Ibonn.-©;  Alle  Ijuonc,  Colle  buone.  Posto 
avv.  vale  Piacevolmente,  Con  dolcezza,  Con  bello 
e  cortese  modo,  Amorevolmente. 
A-e  cannie  ;  Alla  callaja,  Al  fondo,  Alla  fine, 
Agli  sgóccioli.  Posto  avv.  col  v.  Essere,  vale  Es- 
sere al  termine,  alia  fine  di  qualche  cosa. 
A.-e  cattive  ;  Alle  brusche ,  Colle  brusche. 
Posto  avv.  vale  Con  modo  brusco,  Aspramente, 
Duramente,  Ruvidamente. 
-A.-©  eùrte  ;  Alle  curte.  Alle  brevi,  In  poche 
parole.  Posto  avv.  vale  Insomma,  Per  finirla,  In 
conclusione.         ^ 
-(Elg-a  s.  f.  Alga  o  Aliga.  T.  bot.  Zostèra  marina. 
Erba  che  nasce  in  mare,  e  che  abbondantemente 
trovasi   nelle  spiagge  del  Mediterraneo;  appar- 
tiene alla  grande  famiglia  delle  crittogame.  Si 
trova  usalo  anche  Càliga. 
A.-e  grosse  (Vegnì) ;  Venir  alle  brusche: 
Passare  da  semplice  conlesa  a  parole  aspre,  pun- 
genti, minaccevoli. 
uEg-ua  s.  f.  Acqua,  antic.Aigua:  Corpo  semplice, 
fluido  ed  umido,  pesante,  insipido  e  senz'odore, 
composto  d' idrogene  e  d'ossigeno.  Presso  i  chi- 
mici Ossido  d'idrogeno. 

)»  Acqua,  per  Mare:  In  sce  cegue  de  Còrsega;  Sulle 
acque  della  Corsica. 

Il  —  Fiume:  De  là  dall'cegua;  Di  là  dall'acqua. 

»  —  Pioggia:  Unn-a  giornd  d'wgua;  Una  giornata 
d'acqua. 

1»  —  Bevanda  :  Dwme  un  gotto  d'cegua;  Datemi 
un  bicchier  d'acqua. 

n  —  Sugo  acquidoso  di  frutto  e  d'altri  vegetabili  : 
0  l'è  un  pei  tùtt'wgua;  É  una  pera  tutl'acqua. 

"  —  Orina  :  Vaddo  a  fé  un  pò  d'iegua;  Vado  a 
fare  un  po'  d'acqua. 

n  —  Sudore:  Sòn  tutto  in  t'ùnn'cegua;  Son  tutto 
in  un'  acqua. 

«  —  per  Alcuni  sieri  del  corpo  umano. 

H  —  per  Quella  materia  che,  stemperata  con  acqua, 
si  dà  ai  drappi  per  accrescere  loro  lucentezza  e 
distenderli  :  JSgua  de  gomma;  Acqua  di  gomma. 

M  —  Parlandosi  di  Gioje,  dicesi  La  qualità  della 
loro  trasparenza,  più  o  meno  limpida,  o  tinta  in 
alcun  colore. 

H  ^giie;  Acque,  o  Acque  dell'amnio:  Evacuazione 
sierosa  uterina  prima  del  parto. 

—  abbrennà;  Acqua  cruscala:  Acqua  fatta  bollire 
con  crusca. 

—  amaa;  Acqua  amara:  Acqua  entro  cui  sia  stala 
bollila  della  cicoria. 

—  appand;  Acqua  panala:  Acqua  dov'è  stalo  infuso 
pane  abbrustolito. 

—  appàtand;  Acqua  borra,  Acqua  limacciosa,  Acqua 
fangosa,  Acqua  grossa. 


benedetta;  Acqua  benedetta.  Acqua  santa. 
bògg'ia;  Acqua  bollila  :  Acqua  che  ha  bollito.  — 
Acqua  bollente  vale  Acqua  che  bolle.  —  Bollita 
e  Bollente  si  usano  talora  per  sinonimi. 
brutta;  Acqua  sùdicia  o  sùcida. 
cada;  Acqua  calda,  conlr.  di  Acqua  fredda. 
cicBa;  Acqua  chiara,  Acqua  limpida. 
ciùvann-a;  Acqua  piovana:  Quella  che  viene  dal 
cielo  per  la  pioggia,  e  che,  conservandosi  nelle 
cisterne,  dicesi  anche  Acqua  di  cisterna. 
còd;  Acqua  cheta.  Acqua  slagnante,  dicesi  di 
Quella  che  slagna  in  un  luogo,  cioè  che  da  sé  non 
corre.  E  melaf.  dicesi  d'Uomo  finto  e  traditore, 
che  facendo  le  viste  di  non  curarsi  di  nulla,  pure 
opera  con  somma  accortezza. 
con  l'axóu;  Acqua  acciaia  :  Bevanda  d'acqua  mista 
ad  acelo. 

corrente;  Acqua  corrente  o  corsiva:  Acqua  che 
corre,  conlr.  d'Acqua  stagnante. 
d'àngei;  Acqua  d'angioli  :  Acqua  di  soavissimo 
odore,  con  distillazione  d'ambra,  zibetto  ed  altre 
rage  e  legni  odorosissimi. 
da  beive;  Acqua  potabile:  Acqua  ordinaria  pura, 
da  potersi  bere. 

da  reginn-a;  Acqua  della  regina:  Acquarzente 
distillala  con  cànfora ,  fiori  di  ramerino  e  fiori 
d'arancio,  ritrovala  per  medicamento  da  una  Re- 
gina d'Ungheria;  e  serve  per  levar  le  macchie  e 
profumare  i  panni. 

de  camamilla;  Acqua  o Scottatura  di  camomilla: 
Acqua  bollente  che  sia  versata  su  fiori  di  camo- 
milla. 

de  cisterna;  Acqua  di  cisterna  V.  sopra  ^gtia 
ciùvann-a. 

de  Colonia;  Acqua  di  Colonia  :  Acqua  odorosa, 
composta  di  essenze  di  bergamotta,  ramerino,  men- 
ta ,  fiori  d'arancio  ed  acqua  di  melissa  spiritosa. 
de  condùto;  Acqua  di  acquidotlo. 
de  fiùmme;  Acqua  di  fiume:  Quella  che  si  at- 
tinge da  un  fiume. 

de  Gulàr;  Acqua  vegeto-minerale  di  Goulard, 
Acqua  saturnina  o  di  saturno:  Usasi  per  uso 
esterno  ne' tumori,  nell'emorroidi  cieche,  e  in 
forma  d'injezioni  nelle  ulceri  fistolose. 
de  posso;  Acqua  di  pozzo:  Acqua  sorgiva  che 
si  alligne  dal  pozzo. 

de  raxa;  Acqua  di  ragia:  Olio  essenziale  distil- 
lalo dalle  varie  specie  delle  rage  o  resine  del 
pino,  e  si  adopera  nelle  pitture. 
de  réuza  ;  Acqua  rosa  o  rosata  :  Acqua  tratta  per 
distillazione  dalle  rose. 

de  sciò  de  cetron;  Acqua  di  fior  d'arancio,  Ac- 
qua nanfa  o  lanfa  :  Acqua  odorosa  fatta  per  di- 
stillazione di  fiori  d'arancio. 
de  vivagna;  Acqua  viva.  Acqua  di  vena  o  di  polla. 
dò  battaeximo ;  Acqua  del  battesimo,  Acqua 
battesimale. 

dóce  ;  Acqua  dolce,  contr.  d'Acqua  salata  o  salsa  ; 
e  dicesi  dell'Acqua  di  fiume  o  di  fonte,  per  di- 
stinguerla da  quella  del  mare. 
dóce  con  sùccao,  ecc.;  Acqua  concia  o  acconcia: 
Acqua  falla  con  zucchero  o  altro  per  uso  di  be- 
vanda. -  Acqua  cedrata  dicesi  L'acqua  acconcia  con 
zucchero,  sugo  di  cedrato  e  simili. 
ferra;  Acqua  ferrata:  Acqua  dentro  cui  freddò 
un  ferro  rovente.  -  Acqua  acciajata,  quella  in  cui 
è  infusa  limatura  d'acciajo. 
forte;  Acquaforte  V.  JEguaforte. 


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AEG 


AEG 


freida;  Acqua  fredda,  coiilr.  d'Acqua  calda. 
giassrì;  Acqua  gelala  o  gielata,  Acqua  agghiac- 
ciata 0  ghiacciala,  Acqua  addiacciala  o  diacciata 
0  diaccia. 

guasta;  Acqua  corrotta. 
imperiale;  Acqua  imperiale  :  Soluzione  di  cromor- 
tarlaro  in  acqua  con  sugo  di  limone  e  zucchero. 
in  glasso,  in   ncive  Y.  sopra  jEgua   giassd. 
leggera;  Acqua  sottile. 
marsa;  Acqua  putrida. 

matta  ;  Acqua  pazzo,  dicesi  del  Brodo  lungo  ed 
insipido. 

menùa;  Acqua  minuta,  Acqua  cheta,  dicesi  della 
Pioggerella  che  viene  senza  strepito. 
minerale;  Acqua  minerale  o  termale:  Acqua  na- 
turale che  contiene  in  dissoluzione  alcune  sostanze 
straniere,  gassose  o  saline  e  simili ,  e  che  d'or- 
dinario s'adopera  per  medicamenti. 
morta;  Acqua  morta,  contr.  di  Acqua   viva. 
netta;  Acqua  pulita. 
pesante  ;  Acqua  grossa. 
pùa;  Acqua  pura:  L'acqua  ordinaria. 
rotta;  Acqua  temperata  :  L'acqua  che  si  beve, 
int'usavi  qualche  goccia  d'un  liquore  qualunque. 
sa;  Acqua  salata  o  salsa,  Acqua  di  mare,  contr. 
d'Acqua  dolce. 
sccetta;  Acqua  pura. 

stagnante;  Acqua  stagnante,  Acqua  cheta  V.  so- 
pra JEgua  eoa. 

stòrhiu;  Acqua  torbida,  Acqua  alba. 
tenta  ;  Acqyya  tinta,  Acqua  avvinata,  Acqua  pazza: 
Vino  molto  annacquato. 
tepida;  Acqua  tepida  o  tiepida. 
zed  V.  sopra  jEgua  giassd. 

Sonovi  inoltre  molte  Acque  odorose,  aromati- 
che e  medicinali  che  si  ommettono  per  brevità. 
A  chi  nò  piaxe  o  vin ,  o  Segnò  o  ghe  leve 
l'a;gua;  A  chi  non  piace  il  vino.  Dio  gli  tolga 
l'acqua.  Prov.  dei  beoni. 
Adaxo,  barbe,  che  l'cegiia  a  s'ascàda;  Piano, 
barbier,  che  il  ranno  è  caldo  o  il  ranno  cuoce 
V.  Barbe. 

jEgna  cada  e  servesià  guariscian  da  ogni  ma; 
Acqua,  dieta  e  serviziale  guarisce  da  ogni  male. 
Prov.  di  chiaro  significato. 
Andd  pe  wgua;  Andare  per  acqua,  cioè  A  pren- 
dere acqua. 

A  primm'cegua  a  l'è  quella  chi  bagna;  La  prima 
acqua  è  quella  che  bagna.  Dettato  prov.  che  signi- 
fica I  primi  travagli  sono  quelli  che  più  affliggono. 
A  primm'cegua  d'agosto  a  rinfresca  5  còsto; 
Alla  prima  acqua  d'agosto  il  caldo  s'è  riposto. 
Prov.  e  vale  La  pioggia  agostina  rinfresca  subilo 
l'aria. 

Assòmeggidse  camme  due  gocce  d'cegua  ;  Essere 
somigliantissimi. 

Avei  bevilo  dell'cegua  de  Sòzeja  ;  Aver  pisciato 
in  più  d'una  neve.  Aver  cotto  il  cui  ne'ceci  rossi, 
Non  esser  uomo  da  uccellar  a  fave,  dicesi  scherz. 
per  Es;er  pratico  del  mondo. 
Avvenndse  l'cegtia  a  un  bastimento  ;  Far  acqua, 
Metter  acqua  V.  sotto  Fd  cegua  nel  1»  signif. 
Battezza  d'ccgna  de  balletto;  Dar  un  cappello 
0  un  cappellaccio,  Cantar  la  zolfa  o  la  compieta 
0  il  vespro.  Risciacquare  il  bucato  a  uno.  Dar- 
gli una  buona  stregghiala,  vagliono  Sgridarlo 
acremente. 
Camalla  d'cegua;  Acqua jola,  Acquarola,  Acqua- 


mela e  Acqueruola  :  Colei  che  va  vendendo  l'ac- 
qua, e  la  trasporta  a  pago. 
Cangia  l'cegua  a-o  canàio;  Fare  o  Spandere 
af'qua ,  Pisciare,  Orinare.  Modo  scherz.  e  basso. 
Chi  é  stceto  brùxóu  o  scottoli  dall'ceguo,  cada, 
ha  pina  da  freida  ;  Il  cane  scottato  dall'acqua 
calda,  ha  paura  della  fredda,  ovv.  Chi  dalla  serpe 
è  punto,  ha  paura  delle  lucertole.  Prov.  che  signi- 
fica I  pericoli  passali  fanno  l'uomo  cauto,  od  anche 
Chi  è  casligato  o  ingannato,  sia  poi  in  cervello  e 
più  non  si  fida. 

Chi  véli  dell'cegua  pùa  vadde  a  sorgente;  Chi 
vuol  dell'acqua  chiara  vada  alla  fonte.  Prov.  e  vale 
Chi  vuol  essere  chiaro  d'una  cosa  vada  alla  sor- 
gente, la  guardi  cioè  dal  punto  dond'cssa  deriva, 
0  la  domandi  a  persona  che  più  la  sa. 
Dà  de  bacchw  in  te  l'cegua;  Mettere  stoppia  in 
aja.  Far  acqua  in  un  vaglio.  Pestar  l'acqua  nel 
morlajo.  Tender  le  reti*  al  vento,  Dar  l' incenso 
ai  grilli,  vagliono  Lavorare  indarno.  Ciliare  il 
tempo ,  Affaticarsi  inutilmente  intorno  a  chec- 
chessia 0  a  persuader  chicchessia. 
Dd  dell'cegua;  Dar  acqua,  Adacquare,  Inaffiare, 
Irrigare. 

Dd  l'wgiia;  Dar  l'acqua:  Aprire  i  condotti  donde 
vien  l'acqua. 

Derrùo  d'cegua;  Rovescio  d'acqua  o  di  pioggia: 
Subila  e  veemente  caduta  di  pioggia. 
Dilùvio  d'cegua;  Diluvio  :  Trabocco  smisurato  di 
pioggia. 

Doppo  cent'anni  l'cegua  a  torna  a-o  so  mòin; 
In  cent'anni  e  cento  mesi  l'acqua  torna  a' suoi 
paesi.  Prov.  che  esprime  la  continua  rivoluzione 
delle  cose. 

Èse  ciù  grosso  che  l'cegua  di  maccaroin;  Es- 
sere più  spesso  che  l'acqua  de' maccheroni ,  si 
dice  d'Uomo  scimunito. 

Ése  c'ùn  pé  a  bagno  e  l'atro  in  te  l'cegua; 
Esser  tra  bajanle  e  ferrante,  Esser  tra  il  martello 
e  l'incudine:  Aver  mal  fare  da  tulle  le  bande. 
Pericolare  per  ogni  verso. 
Èse  in  cattive  wgue  ;  Trovarsi  nella  mala  parata, 
Essere  in  duro  astro:  Essere  a  mal  partito,  in  mal 
punto,  in  cattivo  sialo,  in  termine  pericoloso. 
Èse  tutto  iti  fùnn'aigua;  Esser  tulio  in  un'ac- 
qua, vale  Esser  tutto  molle  di  sudore,  Trasudare, 
Slillare  dal  caldo. 

Èse  ùnn'cegua  còd;  Essere  un'acqua  cheta,  di- 
cesi figurai.  d'Uomo  che,  benché  stia  cheto  e  noi 
dimostri,  opera  con  somma  accortezza. 
Fd  wgua;  Far  acqua.  Metter  acqua,  dicesi  di  Nave, 
nella  quale  per  qualche  apertura  entri  l'acqua. 
—  Far  acq''a:  Provvedersi  d'acqua  dolce  per 
servizio  delle  navi,  che  anche  dicesi  Far  acquala, 
Battersi  d'acqua. 

Fa  dell'cegua;  Far  acqua,  vale  Orinare. 
Fd  un  pertùio  in  te  l'cegua;  Far  un  buco  nel- 
r  acqua ,  vale  Tentare  un'  operazione  che  non 
riesca ,  Affaticarsi  senza  fruito. 
F'ia  d'wgua;  Filo  o  Fil  d'acqua  :  Un'acqua  poca 
e  sottile  che  poi  viene  a  fermarsi. 
Guàgnd  i  dince  còmme  l'cegua;  Far  danari  a 
busso,  Guadagnar  qnattrini  come  rena,  vale  Gua- 
dagnarne in  abbondanza,  copiosamente. 
L'cegua  a  fa  derrùd  e  mùage;  L'acqua  rovina 
0  rompe  i  ponti,  ovv.  L'acqua  fa  marcire  i  pali. 
Jlodo  prov.  usato  frequentemente  dai  bevitori  di 
vin  pretto,  per  dannare  l'uso  d'annacquare  il  vino. 


ì 


AEG 


S  L'cegua  a  lava;  L'acqua  lava.  Modo  di  dire  che 
usiamo  per  isciisarci  d'esserci  imbrattati  o  d'aver 
imbrattato  alcuna  cosa. 

3  L'cegua  a  fa  ma  e  o  vin  o  fa  canta;  L'acqua 
fa  male  e  il  vino  fa  cantare.  Prov.  e  vale  Un 
ubbriaco  parla  agevolmente,"  dice  le  cose  come 
stanno,  non  può  lacere. 

%  L'cegua  a  l'è  appeiza;  L'acqua  è  sospesa,  vale 
Sta  per  piovere. 

S  L'cegua  a  sch.'ssa;  L'acqua  stroscia,  dicesi  Quando 
piove  gagliardamente. 

§  L'cegua  cicea  a  non  ammaccia;  Acqua  chiara 
non  macchia.  Prov.  simile  all'altro  Chi  delitto 
non  ha,  rossor  non  sente. 

S  L'cegua  eòa  a  fa  i  baggiéu;  Acqua  cheta  ver- 
mini mena.  Prov.  e  vale  Gli  uomini  taciturni 
covan  malizia. 

S  L'cegua  menùa  a  l'inganna  o  villan,  pà  che  nò 
ciéuve  e  a  ghe  bagna  5  cabban;  Acqua  minuta 
gabba  il  villano,  par  che  non  piova  e  si  bagna 
il  gabbano.  Dellalo  prov.  simile  all'altro  Acqua 
minuta  bagna  e  non  è  creduta. 

3  Lascia  andd  l'cegua  in  zìi  e  o  vento  in  scià;  La- 
sciar andare  l'acqua  alla  china',  all' ingiù,  ecc., 
vale  Prendere  il  mondo  come  viene.  Non  si  dar  af- 
fanno di  nulla.  Lasciar  le  cose  com'elle  vanno; 
che  anche  dicesi  Lasciar  correre  due  soldi  per 
ventiquattro  danari. 

§  L'aze  5  camalla  6  vin  e  5  beive  l'wgua;  L'asino 
porla  il  vino  e  bee  l'acqua  V.  Aze. 

§  L'è  megio  ò  vin  cado  che  l'cegua  freida;  E  me- 
glio il  vin  caldo  che  l'acqua  fredda.  Prov.  de'  beoni. 

S  Méttise  de  l'cegua  sotto;  Acconciare  il  fornajo, 
vale  Assicurarsi  d'aver  a  vivere  a  sufficienza. 

S  Mot  in  te  so  cegue  ;  Cuocersi-  nel  suo  brodo,  vale 
Slar  nella  sua  opinione  con  proprio  danno  e  risico. 

%  Nega  in  V  un  gotto  d'cegua;  Affogare  in  un 
bicchier  d'acqua,  Rompersi  il  collo  in  un  fil  di 
paglia,  Inciampar  ne'  ragnaleli,  nelle  cialde  o  nei 
cialdoni ,  3Iorir  di  fame  in  altopascio  o  in  una 
madia  di  stiacciatine  colte,  Ammemmare  sul  la- 
stricalo, dicesi  figurai.  d'Uomo  dappoco  che  si 
avviluppi  e  si  perda  per  ogni  piccola  faccenda. 

S  N5  bagna  a  bocca  d'cegua;  Non  bagnar  la  bocca 
d'acqua,  dicesi  di  Chi  non  dà  e  non  vuol  dare 
altrui  assolutamente  nulla. 

S  Nò  gh'é  mai  stceto  vento  senz'  cegua  ;  Non  vi 
fu  mai  vento  senz'acqua. 

3  Nò  guàgnd  l'wgua  da  lavdse  a  faccia;  Non 
guadagnar  l'acqua  da  lavarsi  le  mani,  vale  Gua- 
dagnar assai  sottilmente,  Guadagnar  poco  o  nulla. 

3  Ogni  cegua  a  bagna;  Ogn"acqua  immolla,  A  ogni 
sete  ogn'acqua  è  buona.  Prov.  e  dicesi  per  dino- 
tare che  Per  poca  o  cattiva  sia  una  cosa,  può  ad 
ogni  modo  l'uomo  servirsene  avendone  necessità. 

3  Ogn' cegua  ammorta  ò  féugo;  Ogn'acqua  spegne 
il  fuoco.  Prov.  simile  al  precedente  Ogn  'acqua 
immolla,  e  significa  Alle  necessità  naturali  ogni 
cosa  serve  per  cattiva  ch'ella  sia. 

3  0  sangue  6  nò  diventa  mai  cegua;  Il  sangue 
non  è  acqua.  Dicesi  figurai,  degli  affetti  de'  legami 
di  parentela. 

3  Pesta  l'cegua  in  lo  morta  V.  sopra  Dà  de  bacchce 
in  te  l'cegua. 

3  Pin  d'cegua;  Acquidoso,  Acquaiolo,  dicesi  princip. 
de' Frutti  che  hanno  in  sé  moll'acqua. 

3  Porta  de  l'cegua  a-o  ma;  Portar  acqua  al  mare, 
Portar  il  cavolo  a  Legnaja,  Portar  alberi  alla  selva, 


AEO 


21 


Recare  o  Portar  nòttole  ad  Atene.  Modi  proverb. 
che  significano  Portar  una  cosa  dove  ne  sia  ab- 
bondanza maggiore. 
3  Quello  chi  vende  cegua  dùce;  Acquacedralajo; 
e  se  vende  acqua  gelata,  nell'uso  fior.  Diacciatino. 
3  Rammd  d'cegua;  Scossa,  dicesi  di  Quella  pioggia 
di  poca  durata,  ma  gagliarda.  Dimin.  Scosse  Ita, 
Scossettina. 
3  Róggio  d'oegua;  Getto  d'acqua. 
3  Savcì  in  che  cegua  se  pesca:  Sapere  in  che  acqua 

si  pesca,-  vale  Sapere  quel  che  uom  fa. 
3  Tid  l'cegua  a-o  so  moia  ;  Tirare  o  Recar  l'acqua 
al  suo  mulino,  vale  Aver  maggior  riguardo  al  pro- 
prio interesse  che  all'altrui. 
3  Travaggid  sòtt'cegua;  Lavorar  sott'acqua.  Lavorar 
di  straforo,  vale  Negoziare,  Operare  occultamente. 
3  Tùtt'cegua  chi  va  in  md;  Zucchero  che  cade  sulle 
fragole,  dicesi  d'Uomo  ricco  che  diviene  più  ricco 
per  eredità  o  per  altra  cagione. 
3   Vegnt  zìi  l'cegua  a  massette,  a  segge,  ecc.;  Pio- 
vere a  ciel  rovescio,  a  catinelle,  a  secchi,  a  bigonci, 
vale  Piovere  dirottamente. 
3  Venn-a  d'cegua;  Vena,  Rampollo,  Polla,  Scatu- 
rigine. 
3  Zèughi  d'cegua;  Scherzi  d'acqua:  Le  diverse  forme 
e  direzioni  che  si  fan  prendere  agli  zampilli  arti- 
ficiali d'acqua  per  mezzo  de' cannelli. 

JElsvLeti£ojrtQ>  s.  f.  Acqua  forte,  Acquaforte,  Ac- 
qua sligia,  Acqua  da  partire,  e  presso  i  Chimici 
Acido  nitroso,  Spirito  di  vino  fumante:  Acqua  che 
si  fa  con  sali  e  simili  materie  a  effetto  di  partir 
metalli  o  far  altre  operazioni  possenti. 

.^Eg-uassa  s.  f.  Acquazzone  V.  Sguassòn. 

./Eg-uavitta  s.  f.  Acquavite,  Acquarzente:  Li- 
quore composto  d'alcool  con  più  o  meno  d'acqua, 
ed  eslrallo  colla  distillazione  da  tutte  le  sostanze 
alte  a  passare  alla  fermentazione  vinosa.  —  Ac- 
quavitaio dicesi  Quegli  che  vende  l'acquavite. 

-^Eg-uetta  s.  f.  Acquetta,  Acquicella,  Acquettina, 
Acquerella,  Acquolina,  Acquitrina,  Pioggiolina, 
Pioggerella:  Pioggia  minuta. 
)i  Acquetta:  Specie  di  veleno,  così  detta  dalla  sua 
limpidezza.  Si  chiama  pure  Acqua  tofana. 

-<Eg-u.óix  add.  Annacquato,  Inacquato  e  Innac- 
quato, dicesi  propr.  del  Vino,  e  vale  Temperalo 
con  acqua. 

A.-e  moen  5  Alle  mani,  Alle  prese.  Posto  avv. 
col  v.  Venire,  vale  Capitare,  Occorrere,  Dar 
nelle  mani;  e  talvolta  Azzuffarsi. 

Aeng-o  s.  m.  Aringa,  e  in  alcuni  luoghi  Alìce. 
T.  Ittiol.  Clupea  harengus.  Sorta  di  pesce  che 
si  pesca  nell'Oceano  germanico,  britannico,  d'I- 
bernia,  di  Norvegia  e  di  Danimarca,  e  viene  a 
noi  secco,  insalato  e  affumato.  Dicesi  Aringa 
di  latte  Quella  che  ha  il  latte,  cioè  una  so- 
stanza bianca  e  consistente  come  cacio  tenero, 
che  si  trova  nei  pesci  maschi  in  certe  stagioni, 
e  che  si  addomanda  Latte  di  pesce.  La  femmina 
ha  le  uova,  onde  si  dice  Aringa  d'uova. 

A.eiiiii  s.  m.  Renella,  Renuzza:  Rena  minuta  di 
mare.  Renicelo  dicesi  propr.  l'arena  di  fiume. 

.A.eiiii-a  s.  f.  Arena  e  Rena:  Sabbia  del  mare 
0  de' fiumi.  Dicesi  Renaio  Quella  parte  del  lido 
del  mare  0  del  letto  del  fiume,  rimasta  in  secco, 
nel  quale  è  la  rena.  Dicesi  fienaiuolo  0  meglio 
Arenaiuolo  Quegli  che  per  mestiere  porta  l'arena. 
Renaccio  è  Luogo  molto  arenoso. 

.<!kèo  s.  ra.  Ariete,  Montone  :  Il  maschio  della  pecora. 


22 


AFE 


AFF 


A.-e  spalle  5  Alle  spalle.  Posto  avv.  vale  Di 
dietro:    A-e  spalle  da  montagna;  Alle  spalle 
della  montagna. 
S  Caccidse  ùnn-a  cosa  derré  a-e  spalle;  Buttarsi 
0  Gettarsi  una  cosa  dietro  le  spaile,  Postorgarla, 
figiirat.  vale  Non  curarla,  Metterla  in  non  cale. 
§  Divertise  a-e  spalle    d'ùnn-a  persònn-a;  Pi- 
gliarsi 0  Prendersi  buon  tempo  d'alcuno,  Pigliar- 
sene giuoco. 
%  Impara  a-e  spalle  di  atri;  Imparare  all'altrui 
spese,  vale  Farsi  saggio  coH'esperienza  d'altri. 
S  Vive  a-c  spalle  d'ùnn-a  persònn-a ;  Vivere  alle 
spalle  d'uno  0  alle  spalle  del  CrociGsso,  vale  Vi- 
vere a  carico  altrui.  Vivere  a  ufo,  senza  propria 
spesa. 
A.  èsse  m.  avv.  A  esse.  Denominazione  gene- 
rica di  Qualunque  ferro  ripiegato  dalle  due  parti 
alla  maniera  della  lettera  S. 
%  Gambe  fcete  a   èsse;  Gambe   fatte  a  esse  0  a 
balestrucci,  dicesi  per  ischerzo  delle  Gambe  storte. 
i^-e   streite;  Alle  strette.  Fra  l'uscio  e  il 
muro.  Posto  avv.  coi  v.  Essere  0  Trovarsi,  vale 
Essere  costretto  per  forza, 
n  Essere  0  Trovarsi  alle  strette,  vagliono  anche 
Essere  in  angustia,  in  istrettezze,  poco  men  che 
in  miseria. 
§  Andà  0  Vegnì  a-e  streite;  Andare  0  Venire  alle 
strette  0  alle  prese  0  a'  ferri,  vagliono  Venire  a 
risoluzione  e  pronta  conclusione. 
S  Mette  un  a-e  streite;  Mettere  uno  alle  strette. 
Stringerlo  fra  l'uscio  e  il  muro,  Serrargli  il  basto 
addosso,  vagliono  Violentare  alcuno  a  risolversi, 
senza  dargli  tempo  a  pensare  0  replicare. 
A.<-e  tròsse;  Ai  fianchi.  Ai  crini.  Dal  frane. 
Atix  trousses.  Posto   avv.    vale  Appresso:  O 
gh'é  sempre  a-e  tròsse;  Glie  sempre  a' fianchi. 
§  Caccidse  0  Mdttise  a-e  tròsse  d'iin;  Essere  0 
Slare    al  fianco   d'alcuno,   Porglisi   alle  spalle, 
vale  Non   lasciarlo  di  riposo  finché  non   abbia 
adempiuto  quanto  si  vuole  0  si  aspetta  da  lui  ; 
e  talora  Inseguirlo,  Andargli  appresso.  Seguitarlo 
per  ispiare  i  fatti  suoi. 
A.  éug-g-io  m.  avv.  A  occhio,  A  vista  V.  Èuggio. 
A.  éu.io;  A  olio  V.  Dipime, 

%  Làslrego  a  étiio  ;  Lastrico  a  olio.  Voce  dell'uso. 
A.  ffei-ccia  scoperta,  m.  avv.  A  faccia  sco- 
perta, A  viso  scoperto,  A  fronte  aperta,  A  vi- 
siera alzata.  Scopertamente,  Palesemente  ;  e  talora 
Coraggiosamente,  Arditamente,  Senza  riguardo. 
A.  Ibero  eie  cavallo;  A  ferro  di  cavallo. 
Posto  avv.  vale  Di  forma  tenente  a  quella  d'una 
porzione  maggiore  d'un  ovato.  I  teatri  sono  le 
più  volte  di  tal  forma. 
A  i^ro  e  a  fèiig-o  m.  avv.  A  ferro  e  a 

fuoco  V.  Fwro,  Féugo. 
Afao  s.  m.  Afa,  Nausea,  Stomaco,  Schifo:  0  mette 

àfao;  E' fa  nausea,  ribrezzo,  schifo,  stomaco. 
A  fb/rlbalà;   A   falpalà.  Posto   avv.  vale  A 

modo  di  falpalà  V.  Farbalà. 
A  iferpa  (Punto);  Punto  a  felpa  V.  Punto. 
A  fest<5ii;  A   festone.  Posto  avv.  vale  Fatto 

a  festone  V.  Festòn. 
A  fette  m.  avv.  A  fette,  e  per  estens.  A  pezzi 

V.  Fetta. 
A  féiig-g"e  m.  avv.  A  foglie,  vale  A  maniera 
di  foglie,  Con  lavoro  che  rappresenti  fogliame. 
A  féug-o  lento;  A  fuoco  lento,  A  piccolo 
fuoco  V.  Chéuxe. 


A  féug-o  vivo;  A  fuoco  gagliardo,  A  gran 

fuoco  V.  Chéuxe. 
AflFal>ilitse  s.  f.  Affabilità,  Gentilezza,  Cor- 
tesia, Amabilità,  Dolcezza,  Piacevolezza:  Soavità 
di  trailo,  ed  anche  Bontà  nel  parlare. 
AfTaccenclase  n.  p.  Afl'accendarsi ,  Infac- 
cendarsi,    Impiegarsi,   Adoperarsi,  Affaticarsi  V. 
Infaccenddse. 
Affaccencl^u.  add.  Affaccendalo,  Infaccen- 

dalo  V.  Jnfaccendóu. 
AlTa^^ettà  v.  a.  Affaccettare,  Sfaccettare.  T. 
giojell.    Lavorare'  un   corpo  solido  in    maniera 
che  abbia   piiì  facce  e  piani   diversi,   che  di- 
consi  Faccette,  come  si  fa  del  diamante  e  delle 
altre  gioje. 
Affaccia.se  n.  p.  Affacciarsi:  Mettere  fuori 
la  faccia  da  qualche  luogo  per  vedere  V,  Avnnsdse. 
Affaclig-ón  d^A.  Faticato,  Affaticalo,  Stracco, 
Stanco,  Spossato;   Affievolito  di   forze,  Trava- 
gliato dalla  fatica. 
Affseto   avv.  Affatto,  Interamente,  In  tutto  e 

per  tutto,  Onninamente. 
Affalla  V.  a.  Mollare,  Allentare.  T.  mar.\. Molla. 
Affainig-g-ióvi.   add.  Con  famiglia.    Che  ha 
famiglia;  usasi  anche  per  Chi  convive  colla  pro- 
pria 0  coll'altrui  famiglia. 
AffamiM-óu.  add.  AfTamato,  Famelico,  e  antic. 
Faraulcnto  :  Che  ha  gran  fame,  Arrabbiato  dalla 
fame. 
Affannase  n.  p.  Affannarsi:  Pigliarsi  affanno, 
ansietà,  sollecitudine    in  far  checchessia;  e  ta- 
lora anche  Inquietarsi,  Tribolarsi,  Turbarsi,  Tram- 
basciare, ecc.  ; 
Affanno  s.  m.  Affanno,  Ansima  :  Difficoltà  di 
respirare,  e  II  respirare  ansando. 
1)  Affanno  ,   metaf.  Afflizione ,  Ambascia ,  Ansietà, 
Tormento,  Fastidio,  Travaglio,  Agitazione  d'a- 
nimo, ecc. 
§  Patì  d'affanno;  Ansimare,  Patir  d'ansima,  di 
affanno. 
Aff'annòu.   add.  Affannato,  Anelante:  Ripien 

d'affanno.  Che  ansa  0  ànsima. 
Affai-e  s.  m.  Affare,  Faccenda,  Negozio,  Biso- 
gna, Mena,  ecc. 
—  imbroggióu;  Pateracchio:  Affaraccio,  Faccenda 
disgustosa  e  diffìcile  a  sbrigare. 
§  Ascàddse  in  t'ùn  affare;  Pugnersi  in  qualche  af- 
fare: Infervorarsi  0  Riscaldarsi  in  farlo  0  trattarlo. 
§  Aveì  molti  affari;  Affogar  nelle  faccende.  Aver 
le  faccende   a  gola,  Aver  più  faccende  che  un 
mercato,  vale  Averne  moltissime. 
§  Camme  van  i  affari?  Come  van  le  faccende? 
Diccsi   per  domandare   ad  alcuno  se  guadagna 
molto  0  poco. 
§  Fd  affari;  Far  faccende.  Dicesi  dei  Mercanti  e 
degli  Artisti,  i  quali  spacciano  mollo  delle  loro 
mercanzie  0  dei  loro  lavori. 
§  Fd  i  affari  de  casa;  Far  la  masserizia  della 
casa,    Far  le  faccende  domestiche,  come  spaz- 
zare, rifare  i  letti,  ecc. 
g  Fd  i  so  affari  0  Fd  un  affaire  V.  Fd  i  so  be- 

zéugni  in  Bczétigno. 
§  0  l'è  un  affare  /wn^o;  Questa  è  una  lunga  mena. 
§  Omino  d'affari;  Uomo  0  Persona  di  faccende, 
cioè  Atto  e  valente  a  far  faccende. 
Affaretto'  s.  m.  Affaretto,  Affarino,  Affaruccio, 
Faccenduola,  Faccenduzza:  Piccolo  affare,  Affare 
di  poco  conto,  di  poco  rilievo. 


J 


AFF 


AFF 


m 


A-flPìarón  s.  m.  Affarone  :  Grande  affare,  Affare 
dimporlanza  o  di  lucro. 

A-ffermà.  v.  a.  Affermare,  contr.  di  Negare: 
Asserire,  Sostenere,  Dichiarar  per  vero. 
«  Fermare,  Arrcslare,  Rallenere:  Impedire  ad  una 
cosa  0  ad  una  persona  l'azione  impresa  V. 
Ferma  in  tulli  i  suoi  significati. 
S  Affermàse  n.  p.  Fermarsi,  Arrestarsi:  Cessar  di 
andare,  di  agire,  di  far  checchessia. 

Afferra  v.  a.  Afferrare,  Aggavignare,  Agguan- 
tare V.  Abbcrrd. 
n  Afferrare  in  senso  neul.  per  Barbicare,  Appi- 
gliarsi: L'appiccare  che  fanno  colle  radici  le 
piante  V.  Piggià. 
S  Afferràse  n.  p.  Attaccarsi,  Appiccarsi  ;  e  dicesi 
dei  Mali  contagiosi  quando  s'avventano  da  uno 
ad  altro  :  0  l'è  un  ma  che  s'a/fcera  ;  É  un 
male  che  s' attacca.  -  Usasi  anche  in  signif.  alt.: 
0  m'afferróu  e  vuiéue;  Mi  appiccò  le  vajuole. 

f  A-ffestóix  add.  In  isciopero,  In  festa.  Dicesi 
nell'uso  di  Chi  nel  dì  successivo  a  qualche  fe- 
sta non  ha  voglia  di  lavorare  e  fa  sciopero.  -  Lu- 
nediare 0  Far  la  lunediana,  nell'uso  tose,  vale 
Far  la  festa  nel  giorno  di  lunedì,  come  sogliono 
alcuni  artigiani. 
S  San  Tommóu,  ben  zazuùnéu  e  ma  affestóu; 
San  Tommé  non  è  guardato  né  da  pan  né  da 
bucato,  né  da  tessitora  di  sul  Prato,  ma  sarà 
ben  digiunato.  Prov.  fìorent. ,  il  cui  significato 
è  che  Gli  operai  in  quel  giorno  digiunano,  ma 
lavorano  per  essere  prossimi  alle  feste  di  Natale. 

Affetta,  v.  a.  Affettare  (coll'c  stretta):  Tagliar 
in  felle  checchessia;  e  per  simil.  Tagliar  gli 
uomini  a  pezzi ,  che  in  questo  signif.  e  in  istile 
men  nobile,  dicesi  anche  Farne  rocchj  o  ciccioli 
0  salsiccia. 

AflFetta  v.  n.  Affettare  (coll'e  larga):  Cercare 
in  oprando  troppa  squisitezza,  Usar  soverchio 
studio  e  artifizio  in  checchessia;  ed  anche  Osten- 
tare, Far  pompa. 

Affettaziòii  s.  f.  Affettazione,  Affettamento, 
Affettalezza:  Maniera  di  parlare  o  di  operare, 
la  quale  si  diparte  dalla  naturalezza.  Eccedente 
ricercatezza.  Artifizio  smodato  in  checchessia, 
nel  vestire,  nel  parlare,  nello  scrivere. 

Afifeziòn.  s.  f.  Affezione,  Affetto,  Affettuosità: 

Propensione  o  Amore  o  Volontà  dell'animo,  per 

cui  incliniamo  a  cercare  e  ad  amare  checchessia. 

H  Affezione.  Presso   i  medici  vale  Stato  morboso 

del  corpo  o  di  alcune  delle  sue  parti, 
g  Prexo  d'affeziòn;  Prezzo  d'affezione,  dicesi 
Quello  d'un  oggetto  di  prezzo  altissimo,  datogli 
non  perchè  veramente  lo  valga  nell'intrinseco, 
jna  per  l'affetto  che  altri  può  averci,  o  per  la 
sua  rarità  o  per  la  sua  singolarità ,  ecc. 

Affeziona  v.  a.  Affezionare:  Rendere  affe- 
zionato. 
%  Affezionàse  n.  p.  Affezionarsi:  Prender  affetto, 
passione,  Porre  amore. 

Affià  V.  a.  Affilare,  Raffilare:  Dare  il  filo  a'ferri 
taglienti  colla  còte  (còetta). 

—  e  lerfe;  Far  greppo:  Quel  raggrinzar  la  bocca 
che  fanno  i  bambini  quando  vogliono  cominciar 
a  piangere. 

—  i  barbixi;  Arricciar  le  basselte,  vale  Incollerirsi, 
Stizzirsi. 

~  i  denti,  i  unge;  Aguzzar  i  denti,  le  unghie. 

—  »  oège;  Appuntar  gli  orecchi,  Star  in  orecchio, 


Star  cogli  orecchi  tesi  o  levati:  Star  intentissimo 
per  udire. 

—  0  can  V.  Assia. 

%  Fa  affià  ùnn-a  personn-a;  Accileccare,  Far  la 
cilecca:    Mostrare  di  dare  qualche  cosa  e  non 
la  dare,  Accennare   di   far  qualche  benefizio  e 
poi  noi  fare;  che  anche  dicesi  Affilare,  Mettere 
a  filo,  Inuzzolire,  Inuggiolire. 
§  A/fiàse  n.  p.  Affilarsi,  Inuzzolirsi,  Inuggiolirsi. 
AfflLtofeià  V.   a.  Attribuire,   Apporre,  Addos- 
sare, Accagionare,  Imputare,  Appioppare. 
Afi^da  V.  a.  Affidare,  Fidare,  Consegnare  :  Porre 
in  custodia.  Dare  in  guardia,  in  cura,  Commet- 
tere all'altrui  fede. 
Afllg-g-inóa  add.  Affettatuzzo,  Profumatuzzo, 
Profumino,  Galantino,  e  nel  popolo  fiorent.  Co- 
•   glioso.  In   coglia.   Dicesi  di  Giovane  che  vesta 
elegantemente  facendone  ostentazione. 
AflOLg-g-iuóu  add.  Attoso,  Lezioso,  Bacchinone: 
Colui  che  è  di  maniere  e  costumi  bambineschi 
V.  Addemoellóu. 
Afia.òii  s.  m.  Broncio:  Certo  segno   di  cruccio 
che  apparisce  nel  volto. 
$  Piggià  l'afpòn  ;  V\%\\sx  il  broncio,  Imbronciare, 
Entrar  in  valigia.  Pigliar  lo  gnocco,  Corrucciarsi. 
Affìòiióvi  add.  Difilato,  Affilato,  Disteso:  Ac- 
compagnato  coi  V.  Andare  o  Venire  vale  An- 
dare 0  Venire  con  prestezza,  quasi  a  filo. 
AfflóuL  p.  pass.  Affilato  V.  Afjià  ne'suoi  signif. 
%  Faccia  affià;  Volto  affilato,  vale  Asciutto,  Scarno, 

fliagro;  e  per  beffa  Viso  di  stecco, 
g  Lengua  affla;    Lingua   tagliente,   che  taglia  e 
fora,  che  taglia  e  fende;  Lingua  tabana,  serpen- 
tina, pungente,  maledica ,  mordace,  fracida  ecc. 
g  Naso  afflali;  Naso   affilato,   sottile;  e  talvolta 

per  Naso  diritto,  ben  fatto. 
g  Peizo  afflòu;  Peso  a  filo,  Peso  affilato  V.  Peizo. 
g  Provvista  affla;  Provvista  a  filo:  Provvista  li- 
mitata, parca,  appena  quanto  basta  il  bisognevole. 
Affl.sso  s.   m.  Affisso.  V.  U.  Cartello,  Bando, 
Pubblicazione,  che  si  affigge  ne'  luoghi  pubblici. 
Affjìtà  v.  a.  Conciare.  Dicesi  delle  pelli  o  cuojo, 
e  vale  Ridurle  ad  uso  di  vesti ,  di  calzari  e  di 
molte  altre  cose  usando  la  concia. 
Affiitaja  s.  f.  Concia:  Luogo  dove  si  conciano 

le  pelli. 
AflS.tta  V.  Appixond. 
Affl.izioii  s.  f.  Afflizione,  Affliggimento,  Do- 
lore, Affanno,  Pena,  Travaglio,  Angoscia,  Tor- 
mento, ecc.;  Mestizia,  Tristezza,  Melanconia. 
A£Q.izze  v.  a.  Affliggere,   Dar  afflizione,  Ac- 
cuorare.  Addogliare,  Travagliare,   Amareggiare, 
Addolorare,  Cruciare. 
g  Afflizzise  n.  p.  Affliggersi,  Accuorarsi,  Addo- 
lorarsi, Travagliarsi:  Darsi  affanno,  travaglio, 
A£fog-à  s.  n.  Infocare,  Arroventare,  Arroven- 
tire,  Roventare:  Far  rovente,  Far  divenir  rosso 
come  di  fuoco,  e  propr.  dicesi  di  ferro  o  simile, 
g  Affogàse  n.  p.  Arroventire,  Arroventarsi,  Arro- 

ventirsi  :  Divenir  rovente.  Infocarsi. 
1)  —  Infocarsi,  figurai,  vale  Accendersi,  Infiam- 
marsi in  checchessia. 

—  un  bastimento;  Affogare,  vale  Rimaner  coperto 
dalle  acque,  Empiersi  d'acqua. 

Affog"óa  p.  pass.  Arroventalo,   Arroventilo, 
Rovente,  Infocalo,  Ignito, 
ti  Affogato,  detto  di  bastimento  V.  sopra  Affoga. 
%  Àia  affoga;  Aria  infuocata,  vale  Aria  caldissima. 


%i 


AFF 


AFR 


S  Rósso  affogóu;   Infiammato,  Acceso,  Infocato, 
figurat.  vale  Acceso  in  volto  per  eccessivo  cor- 
rere 0  per  troppo  operare. 
A-ffóiiiae   (Èuggi);   Occhi   grifagni,  Occhi  di 

nibbio  0  di  falco  V.  Eiiggio. 
A-fiTollà/Se  n.  p.  Affollarsi,  Affollarsi:  Concor- 
rere in  folla. 
A-ffondase  n.   p.  Affondarsi:  Propr.   Som- 
mergersi ,  Andare  a  fondo  ;  e  figurat.  Adden- 
trarsi, Internarsi. 
A.flPond.e  v.  a.  Fondere  V.  Fonde. 
%  A/fdndisc  n.  p.  Perdersi,  Smarrirsi,  Imbucarsi; 
dicesi  della  Palla  o  Pallone  quando,  giocando, 
vien  gettata  in  qualche  luogo  ove  sia  difficile  o 
impossibile  il  riaverla. 
A-tPot^rnsi  V.  a.  Afforcare.  T.  mar.  Gettar  una 
seconda  àncora  dopo  la  prima,  in  maniera  che 
venga  a  fare  con  questa  quasi  una  forca,  talché 
l'una  scemi  la  forza  dell'altra  nel  sostenere  il  va- 
scello. Si  dice  anche  Ormeggiarsi  a  due  o   a 
barba  di  gatto. 
A-ffortùnòu.  add.  Avventuralo,  Avventuroso, 
Fortunato,  Affortunato  V.  Addiccióu. 
$  Chi  nasce  bello,   nasce  affortùnóu;  Chi  nasce 
bello,  nasce  fortunato,  ovvero  Chi  è  bello,  non 
è  del  tutto  poverello  V.  in  Bello  add. 
S  Èse  affortùnóu  comme  i  chen  in  gexa;  Essere 
affortunato  come  un  cane  in  chiesa.  Modo  prov. 
e  vale  Essere  sgraziatissimo,  perchè  ivi  il  cane 
^    è  sempre  bastonalo,  e  si  caccia  come  indegno  e 

importuno. 
S  L'è  megio  nasce  affortùnóu  che  ricco;  Meglio 
nascere  fortunato  che  ricco.  Prov.  di  chiaro  si- 
gnificato. 
A-flP5isciii.óix  add.  Ammartellato,  Travagliato; 
e  per  lo  più  dicesi  di  Chi  è  tormentato  da  pas- 
sione amorosa. 
A.fifj:*a.dLellà;ise  n.  p.  Affratellarsi:  Trattarsi 
con  dimestichezza  di  fratello,  Dimesticarsi,  Ad- 
dimesticarsi, Famigliarizzarsi. 
A.fii:*£i/U.catùa/  V.  Infranchitùa. 
A.flFrascóix  add.  Ammoinato,  Daddoloso,  At- 
teso, Lezioso;  Che  è  pieno  di  moine,  di  dàd- 
doli,  di  lezii. 
A.ffjrecciòii   add.  Trafitto,   Punto,   Tocco, 
Frecciato;  dicesi  figurat.  del  Cuore  appassionato, 
quasi  trafitto  da  freccia. 
A.ffrei<lviòu.  add.  Affreddato,  Infreddalo,  Raf- 
freddato: Pien  di  freddo.  Preso  dal  freddo. 
A-APrCntà,  v.  a.  Affrontare:  Farsi  incontro  ar- 
ditamente   0  francamente  o  difilato  ad  alcuno. 
Arditamente  accostarsegli. 
—  ùnn-a  carta;  Affrontare  una   carta.    T.   giuoc. 
Tirare  in  sorte  una  o  più  carte  di  valore. 
8  Affròntàse  n.  p.  Adontarsi,  Pigliar  onta:  Offen- 
dersi, Reputarsi  offeso. 
A.fPrxmza,  e  rùg-lxe;  Strisciar  le  crespe 

V.  Ruga. 
AlFùlblbia  v.  a.  Affibbiare  :  Stringere  con  fibbia. 
A-ffumnaa  v.   a.  Affumare,  Affumicare:  Dar 

fumo  ad  una  cosa. 
.A^iFuòu   add.   Avvampato,  Arrabbiato  ;  e  dicesi 
propr.  del  Pane  che,  mosso  a  cnocere  in  forno 
troppo  caldo,  abbronza  di  subito  nella  crosta,  re- 
stando incotto  nella  mollica. 
A-fifuso  p.  pass.  Fuso  A .  Affónde. 
«  Perduto,  Smarrito,  Imbucato;  e  dicesi  di  Palla 
Q  Pallone  V.  AffSndite  in  Affdnde. 


§  Euggi  affusi;  Occhi  affossati,  infossati,  incaver- 
nali  V.  Éuggio. 

Affusto  s.  m.  Lavetta  :  Cassa  sulla  quale  si  adat- 
tano i  pezzi  d'artiglieria;  e  nell'uso,  omai  ge- 
nerale. Affusto.  Dal  frane.  Aff'ùt. 

A  fi;  A  filo,  Appuntino,  A  pelo,  A  pennello,  A 
corda.  Posto  avv.  vale  A  dirittura,  Per  l'appunto, 
Né  pili  né  meno. 
t)  A  filo,  per  In  linea  retta:  A  fi  da  mùagia:  k 
filo  del  muro. 

—  de  spà;  A  fil  di  spada.  Posto  avv.  coi  v.  Met- 
tere, Mandare,  o  simili,  vale  Far  macello  o  strage. 

§  Èse  a  fi;  Essere  a  filo,  vale  Esser  pronto,  le- 
sto, in  punto  di  far  checchessia. 
A.  fin.  m.  avv.  A  fine.  Alfine,  Con  fine,  Con  animo, 
Con  intenzione. 

—  de  ben;  A  fin  di  bene.  Per  bene,  A  buon  fine. 
Ad  onesta  fine.  Con  onesta  intenzione. 

§  Vegni  a  fin;  Aver  fine.  Finire,  Mancare,  Cessare, 
,.   Consumarsi:  Tutto  ven  a  fin;  Ogni  cosa  ha  fine. 
A.  fin  m.  avv.  Alla  fine.  Alfine,  Alla  perfine.  In- 
fine, Finalmente. 

—  di  conti;  Al  far  de'  conti,  Alla  fin  fine.  Alla  fin 
delle  fini.  Alla  fin  del  fallo.  Al  ristretto,  In- 
somma delle  somme.  Finalmente,  Al  postutto, 
A  considerarla  bene.  In  conclusione. 

—  di  fwti ,  À  fin  di  fin;  Alla  fin  del  fatto.  Alla 
fin  delle  fini.  Alla  fin  fine.  Finalmente,  ecc.  V. 
sopra  A  fin  di  conti. 

§  Nò  vegni  mai  a  fin;  Non  rìfinare,  Non  rifi- 
nire, Non  finare.  Non  restare.  Non  cessare. 

8  Vegni  a  fin  d'ùnn-a  cosa;  Venire  a  fine  o  a 
capo  di  checchessia,  vale  Finirlo,  Riuscire  di 
condurlo  al  suo  termine. 
A  fióranxini  ;  A  fiorami.  Posto  avv.  vale 
A  maniera  di  fiorami.  Con  lavoro  che  rappre- 
senta fiorami. 

g  Gotto  a  fìórammi;  Ricchiere  martellato  V.  Gotto. 
Al.  fondo  m.  avv.  A  fondo,  Affondo,  Nel  fondo, 
contr.  di  A  galla  V.  A-o  fondo. 

§  Caccia  a  fondo;  Mandar  a  fondo,  a  picco,  vale 
Affondare,  Sommergere. 

§  Conosce  ùnn-a  persònn-a  a  fondo;  Conoscere 
uno  a  fondo,  figurat.  vale  Averne  perfetta  co- 
gnizione. 

§  Saveì  a  fondo  ùnn-a  cosa;  Saper  una  cosa  a 
fondo,  figurat.  vale  Saperla  bene.  Averne  perfetta 
nozione. 
A  farsa;  A  forza.  Posto  avv.  vale  Per  mezzo. 
Mediante-,  Per  virtù:  A  forsa  d'impegni,  de 
dinw,  ecc.;  A  forza  d'impegni,  di  denari,  ecc. 

—  de  bòtte;  A  forza ,  A  furia  di  percosse  ,  cioè 
Percuotendo  fortemente. 

—  .'e  vento;  A   forza   di    vento.  Per  impelo  di 
„  vento.  Per  forza  che  fa  il  vento. 

A  fran^eize;  Alla  francese,  Alla  francesca. 

Posto  avv.  vale  All'uso  de'Francesi  :  Libbri  ti- 

gh(s  a  franceize;  Libri  legati  alla  francese. 
%  Micchetta  a  frangeize  ;  Panetto  alla  francese  V. 

Micchelta. 
A  iVesco;  A  fresco.  T.  piti.  Posto  avv.  col 

V.  Dipingere,  vale  Dipingere  sull'intonaco  non 

rasciutto. 
§  Pittò   a  fresco;  Frescante:  Pitlor  che  dipinge 

a  fresco. 
A  frónte;  A  fronte,  A  petto.  Posto  avv.  col 

V.  Stare,  vale  Stare  a  competenza,  a  tu  per  tu. 

Star  in  gara. 


AGG 


AGG 


2S 


A.  fSpùto  m.  avv.  A  frollo,  A  interesse,  A  gua- 
dagno, A  cambio,  A  censo,  A  usura. 

A.  f^lmina^nte  ;  A  percussione  V.  Fuxin. 

fA.  funzetto  (FunziJ;  Funghi  a  funghctto. 
Chiamasi  così  da  noi  Ina  certa  maniera  di  cu- 
cinare i  funghi,  la  qua!  consiste  in  tagliarli  a  felle 
sottili,  e  cuocerli  con  olio,  régamo  e  sale. 

A.  fuzo;  A  fuso.  Posto  avv.  vaie  Fatto  a  fog- 
gia di  fuso  ;  che  anche  dicesi  Affusalo,  Affusolato. 

A.  g-a.lla,  avv.  A  galla,  A  gallo,  vale  Sulla  su- 
perficie del  liquido. 
S  A  veifce  a  ven  sempre  a  galla;  La  veritii  sta 
0  vien  sempre  a  galla.  Prov.  che  significa  11  vero 
non  si  può  mai  tanto  occultare  che  lardi  o  per 
tempo  non  si  palesi. 
S  Sta  a  galla;  Slare  a  galla.  Galleggiare:  Star  sul- 
l'acqua, 0  sulla  superficie  di  qualsiasi   liquore, 
come  fauno  le  galle  o  le  gallozzole  dell'aria, 
le  quali  vengono  a  rompersi  sulla  superficie  dei 
corpi  liquidi. 
»f  —  Slare  a  galla,  figurai,  vale  Esser  da  più.  Es- 
sere superiore.  Slare  al  di  sopra. 

A  g-a;iixlbe  levse  ;  A  gambe  alzale  o  levate. 
Posto  avv.  col  V.  Andare,  vale  Andare  col  capo 
air  ingiù  e  colle  gambe  alzate  all'aria;  che  an- 
che dicesi  Tomare,  Tombolare,  Capitombolare, 
3Iazziculare. 
I)  Andare  a  gambe  alzate  o  levate,  mefaf.  vale 
Precipitar  in  rovina,  in  malora  ;  che  altrim.  di- 
cesi Esser  fritto,  Rimaner  grullo.  Andar  all'aria, 
Far  ambassi  in  fondo.  Dar  del  culo  in  sul  lastrone. 
$  Corri  a  gambe  leva;;  Andar  a  furia.  Correr 
precipitosamente,  a  slascio. 

A.  g-a;iielliii;  A  ganellina.  Posto  avv.  coi  v. 
Giocare,  Sorta  di  giuoco  mollo  simile  a' tarocchi, 
raramente  usalo  fra  noi  V.  GanelUn. 

A  ^etssettet  fPunloJ  ;  Punto  a  occhiello  o  a 
^    ucchielio  V.  Punto. 

A.g'a.ta^  s.  f.  Agata:  Pietra  preziosa,  ed  è  Una 
selce  di  pasta  più  fina  che  non  è  la  comune, 
e  di  vari  colori. 

A  g-enio  ;  A  genio.  Posto  avv.  col  v.  Andare 

•►vale  Andare  a  sangue,  all'animo,  a  cuore,  Tornare 

a  grado,  Attalentare,  e  in  m.  b.  Andare  a  pelo. 

Ag-evola  V.  a.  Agevolare ,  Facilitare  :  Far 
agevole.  Render  facile,  Appianare,  Levar  gl'in- 
toppi. Dar  modo  di  poter  fare. 

A-g-g-ailbl)»  V.  a.  Aggàrbare,  Ingarbare:  Dar 
garbo,  grazia,  Accomodare  garbatamente. 
»  Abbigliare,  Raffazzonare,   Assettare,  Mettere  in 

assetto. 
«  Accomodare:  Far  contento  il  meglio  che  si  può 

una  persona. 
S  Aggaibbd  un   da-e  feste;  Conciar  uno  pel    dì 

delle  feste  V.  Accotnudà. 
S  Aggaibbàse  n.  p.  Acconciarsi,  Affazzonarsi,  Ab- 
bigliarsi, Adornarsi;  dicesi  parlicolarm.  delle  donne. 
'I  —  per  Accomodarsi,  Acconciarsi  in  un  luogo  alla 
meglio  che  si  può. 

Ag-g-alléua  s  f.  Cicatricula,  Cicatricella ,  e 
in  alcuni  luoghi  Segno  del  gallo:  Piccola  mac- 
chia 0  vescichetta  bianca  alla  membrana  del 
tuorlo  dell'uovo,  in  cui  si  scorgono  le  prime 
tracce  della  formazione  del  pulcino.  -  Alone  chia- 
masi un  Cerchiello  bianchiccio,  assai  conspicuo, 
concentrico  alla  cicatricula  nell'uovo  fecondalo, 
alla  quale  dà  quasi  l'apparenza  d'un  occhio. 

A-g-g-allòu  add.  Gallalo  V,  Emo. 


Ag-g-étto  s.  m.  Saper  d'aglio;  e  intendesi 
Quello  che  si  dà  al  salame  o  altro,  affettandolo 
con  coltello  prima  fregalo  con  aglio. 

Aggiadda  s.  f.  Agliata:  Specie  di  salsa  fatta 
con  aglio  pestato  e  con  aceto. 
g  Tempesta  con  l'aggiadiìa  m.  b.  e  fig.;  Tempesta 
imperversala,  orribilmente  furiosa. 

Aggianellóu.  V.  Azzanellóu. 

**-A.ggias8à  V.  Glassa. 

A-ggio  s.  m.  Aglio.  T.  hot.  Allium  saXivum. 
Agrume  di  sapore  acutissimo,  le  cui  frondi  sono 
di  bellissimo  color  verde.  Il  suo  bulbo,  che  di- 
cesi Capo,  è  formato  a  spicchi. 

—  de  biscia;  Aglio  viperino  o  di  serpe.  T,  hot. 
Allium  rosenm,  ovv.  Allium  triquestrum.  Spe- 
cie d'aglio  selvatico,  che  è  indigeno  ne'  nostri  prati. 

—  inrestóu;  Aglio  in  resta. 

—  sensa  spighi  ;  Aglio  maschio.  T.  boi.  Allium  seo- 
doprasum.  Aglio  che  ha  il  capo  intero  e  senza 
spicchi. 

—  pejo:  Aglio  vano. 

S  Cào  costa  l'aggio;  Costa  caro,  Costà  salato. 
Dicesi  di  Cosa  che  si  compri  a  prezzo  carissimo; 
e  figurai.  Pagare  un  gran  fio  duo  errore,  d'una 
imprudenza  e  simili. 

§  £se  verde  camme  l'aggio  ;  Esser  verde  come 
un  aglio:  Esser  di  mala  sanità. 

S  Fa  mangia  dell'aggio  a  ùnn-a  persònn-a;  Far 
mangiar  dell'aglio  ad  alcuno,  e  nel  popolo  fio- 
rent.  Fargli  gàngola ,  dicesi  figurai,  del  Fargli 
cosa  da  rodersene  egli  di  rabbia. 

g  Mangia  dell'aggio;  Mangiar  l'aglio,  Rodersi, 
Attapinarsi,  Arrovellarsi,  Rodere  il  freno  o  i 
chiavistelli,  e  in  m.  b.  Schiacciare,  Stiacciare 
come  un  picchio,  figurai,  vagliono  Aver  grande 
ira  e  non  poterla  sfogare  a  suo  modo. 

§  O  l'è  fèo  camme  l'aggio;  Gli  è  un  nabisso,  un 
fistolo,  dicesi  di  Ragazzo  impertinente,  cattivo. 

§  0  morta  o  sa  sempre  d'aggio;  Il  morlajo  sa 
sempre  daglio.  Dettato  prov.  che  significa  Chi 
ha  un  vizio  non  lo  perde. 

§  Pesta  camme  l'aggio;  Dar  come  in  terra,  So- 
nare a  catasta,  vagliono  Percuotere  senza  discre- 
zione. 

S  Quello  chi  vende  aggio;  Agliajo.  Voce  fiorent. 

g  Resta  d'aggio;  Resta  d'aglio  V.  Resta. 

g  Spigo  d'aggio;  Spicchio  d'aglio. 

g  Spùssd  d'aggio;  Saper  d'aglio,  Puzzar  d'aglio. 

g  Testa  d'aggio;  Capo  d'aglio. 

g  Tutto  ven  a  taggio,  finn-a  i  unge  da  peà  l'ag- 
gio; Tutto  viene  in  taglio,  fino  le  unghie  a  pelar 
l'aglio.  Prov.  e  vale  Doversi  tener  conto  d'ogni 
minima  cosa. 
Aggio  s.  m.  Aggio.  T.  comm.  ta  differenza  che 
c'è  tra  il  valor  nominale  e  quello  reale  delle  mo- 
nete, fra  il  denaro  e  le  cedole  di  banco ,  fra  la 
moneta  nazionale  e  le  estere. 
Aggiorna  v.  a.  Aggiornare:  Assegnare,  Pre- 

•  figgere  il  giorno.  Rimandare  a  giorno  fisso;  e 
talora  Differire,  Prorogare,  Rimettere  ad  altro 
giorno;  ed  anche  Sospendere,  s'intende  una  de- 
liberazione 0  simile. 
Aggiudica  v.  a.  Aggiudicare.  T.  leg.  Asse- 
gnare con  atto  giudiziario  o  amministrativo  un 
mobile  od  un  immobile  al  miglior  offerente  od 
ultimo  licilatore,  o  un'opera  a  colui  che  propone 
d'eseguirla  a  minor  prezzo  d'un  altro. 
Ag-S'iùdicataio  s.  m.  Aggiudicatario.  T. 


afr 


AGG 


AGG 


leg.  Colui  che  diviene  proprietario  della  QQsa 
esposta  in  vendita,  o  che  resta  incaricato  dell'e- 
secuzione dun'opera. 

Ag-g-iùclicaziòii  s.  f.  Aggiudicazione.    T. 
leg.  L'atto  e  i'eflelto  di  aggiudicare  V.  Aggiudica. 

Ag'g-i'^stà;  V.  a.  Aggiustare:  Ridurre  al  giusto, 
Pareggiare,  Adeguare. 
H  Aggiustare,  Adattare,  Accomodare,  Asses'.are,  ecc. 
»i  ~   Comporre ,  Riconciliare ,   Metter  d'accordo , 
Acconciar  insieme. 

—  i  conti;  Aggiustar  i  conti,  vale  Saldarli. 

—  ò  colpo;  Aggiustare  il  colpo,  vale  Tirar  diritta- 
mente, Colpire  dove  si  ha  dritta  la  mira. 

§  Agginstàse  n.  p.  Aggiustarsi,  Accomodarsi,  Ac- 
cordarsi, Venir  a  patti,  Mettersi  d'accordo,  ecc. 
A.g*g-iùsta,m.onto  s.   m.  Aggiusiamenlo , 
Accomodamento,  Composizione,  Accordo,  Patto. 

$  L'è  megio  un  aggiùstamenlo  magro  che  ùnn-a 
sentensa  grassa;  Jleglio  un  accordo  magro  che 
una  sentenza  grassa.  Prov.  e  vale  Che  il  disa- 
stro 0  la  spesa  della  lite  supera  hene  spesso  il 
pregio  della  cosa  litigala;  od  altrimenti  Esser 
più  utile  di  cedere  qualche  cosa  che  aver  tutto 
per  via  di  piato. 
A.g"g"iùstóu.  p.  pass.  Aggiustato  V.  Aggiusta 
nei  suoi  vari  significati. 

g  Ommo  aggiùstóu;  Uomo  aggiustalo,  dicesi  di 
Persona  che  si  governa  nelle  sue  azioni  con 
misura. 
A-g-g-iùttà,  V.  a.  Ajutare,  Aitare:  Porgere  o 
Dare  ajuto;  ed  anche  Prestar  soccorso,  Soccor- 
rere, Sovvenire. 

"  Ajutare,  Assistere,  Proleggere,  Caldeggiare,  Fa- 
vorire, Adoperarsi  pel  bene  altrui. 

M  —  Concorrere  a  rinforzare,  a  ravvivare,  a  pro- 
muovere checchessia. 

S  Gente  allegre,  6  Segnò  ó  i  aggiùtta;  Gente 
allegra ,  Dio  i'ajuta.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  0  diao  6  l'aggiùtta  i  so;  Ai  più  tristi  porci 
vanno  le  migliori  pere,  ovvero  A'  porci  cadon  le 
migliori  pere  in  bocca.  Dettalo  prov.  che  signi- 
fica II  bene  spesso  tocca  a  chi  meno  Io  merita. 

%  Aggiùttàse  n.  p.  Ajutarsi,  Ingegnarsi,  Adoprarsi, 
Industriarsi,  Aguzzarsi  ;  e  talora  Arrabattarsi  per 
uscir  di  cenci,  vale  a  dire  del  bisogno,  di  po- 
vero slato. 

»  —  un  coti  l'atro;  Fare  a  giova  giova:  Giovarsi, 
Aiutarsi,  Soccorrersi  vicendevolmente. 

§  Chi  s'aggiùtta,  Dio  l'aggiùtta;  Chi  s'ajula.  Dio 
I'ajuta.  Chi  no  s'aggiùtta,  nega;  Chi  non  si 
aiuta,  s'annega.  0  Segnò  5  dixe:  Aggiùftite  che 
Vaggiùttió;  11  Signore  dice:  Ajulati  ch'i'  t'ajulo, 
ovv.  Ajulati  che  sarai  ajulato.  Tutti  proverbi 
esprimenti  la  necessità  che  ha  l'uomo  di  prov- 
vedere più  che  può  a  se  slesso. 
■Aug-g-iùttante  s.  m.  Ajutanle,  Aiutatore: 
Chi  ajUla  altrui  nell'esercilare  qualche  uflìzio. 

—  de  camera;  Ajutanle  di  camera.  Nelle  Corti  è 
una  Carica  o  Ufficio  della  Camera  de'  Princif  i. 

—  de  campo;  Aiutante  di  campo.  T.  wii7.  Ufficiale 
che  serve  ai  generali  d'un  esercito  per  portare 
gli  ordini  ed  assisterli  in  ogni  occorrenza  di 
guerra  o  di  servizio  militare. 

—  maggio;  Ajutanle  maggiore.  T.  mil.  Ufficiale 
che  ha  certi  speciali  incarichi  in  ogni  battaglione 
del  nostro  esercito. 

lAgg'iùtto  s.  m.  Ajuto,  Aita:  Mezzo  per  il 
quale  si  alleggeriscono  o  si  scampano  i  mali  o 


si  agevolan  le  operazioni;   ed  anche  Soccorso, 

Assistenza,  Sostegno,  Appoggio,  Prolezione,  Difesa. 

Il  Aiuto,  nella  Milizia  vale  Rinforzo,  cioè  Sussidio 

di  solda'.esche  o  di  munizioni  da  guerra. 
§  Ciammà  aggiùllo  ;  Chiamar  aiuto    o  Venir  in 

ajuto,  vagì  ione  Ajutare,  Soccorrere. 
%  Aggiùlto  !  Aggiùlto  !  Aita  !  Aita!  ed  anche  sem- 
p'icem.  Ajuto  !  Soccorso  !  Accorriamo  !  Grido  di 
chi  domanda  soccorso. 
-A-ggradLd.a  v.  n.  Garbare,  Attagliare,  Atta- 
lentare, Piacere,  Soddisfare,  e  in  m.  b.  Andar  a 
pelo:  Confarsi  al  suo  genio,  al  suo  gusto. 
A-gg-rad-ì  V.  a.  Gradire,  Aggradire,  Aggra- 
dare :  Aver  a  grado  o  in  grado.  Aver  in  pregio, 
Riuscir  grato;  e  dicesi  comunem.  dell'Accettare 
una  cosa  che  ti  viene  offerta  e  mostrar  che  l'of- 
ferta ti  è  graia. 
A-g-g-ravà,  v.  a.  Gravare,  Aggravare:  Render 
più  grave  o  pesante,   Sovraccaricare;   e  figurai. 
Opprimere,  Angariare,  Danneggiare  e  simili. 
1)  Gravare:   Porre  imposizioni,  se  riferiscesi  al- 
l'avere. 
g  Aggravàse  n.  p.  Aggravarsi:   Peggiorare   nella 
malattia. 
A.-g-g"x*a"vóu.  p.  pass.  Gravalo,  Aggravalo,  ecc. 
V.  Aggrava  in  tutti  i  suoi  significati. 
1)  Aggiunto  ad  Età,  vale  Esser  grave  e  molesta  per 
gli  anni. 
—  de  famiggia;  Grave  in  famiglia,  cioè  Carico, 
Aggravalo  di  molti  figliuoli, 
g  Avet   a  testa   aggrava;  Esser  grave  di  testa, 
cioè  Aver  la  testa  piena  di  catarro,  intasala,  ot- 
tusa, ecc. 
Agg-ravio  s.  m.  Aggravio,  Aggravamento, 
Aggravazione:  Tutto  ciò  che  aggrava;  e  figurai. 
Peso,  Carico,  Disagio,  Incomodo. 
Il  Aggravio,  Gravezza,  per  Gabella,  Imposta, 
-A-gg-razià,  v.  a.  Graziare:  Far  grazia,  Assol- 
vere, Condonare  una  pena. 
A-ggraziòn  p.  pass.  Graziato  V.  Aggrazia. 
H  Aggraziato,  detto  di  Persona,  vale  Grazioso,  Di 

maniere  graziose. 
g  Vestì  aggraziòu;  Vestito  aggrazialo,  Abito  ben 
fatto,  dipinto,  accorellalo. 
■A-g-gregà,  v.  a.  Aggregare:  Unire o  Aggiun- 
gere al  numero,  Metter  nel  numero.  Annoverare, 
Associare,  Arrotare,  Ascrivere. 
Ag-gregazion  s.  f.  Aggregazione,  Aggrega- 
mento, Aggreganza:  Lo  aggregare.  Riunione  di 
più  cose  che  non  hanno  fra  di  loro  una  natu- 
rai dipendenza  o  connessione, 
n  Aggregazione:  Associazione  ad  un  corpo  o  ad  una 
compagnia  di  persone  o  d'una  famiglia. 
A.g-g-r*edLì  v.  a.  Aggredire,  Assalire  V.  Assàtà. 
A^gg-reppìse  n.  p.  Allrappare,  Attrappire, 
Rattrappire,  Ingronchirsi:  Divenir  allrappalo,  Non 
potersi  distendere  per  riliramento  di  nervi. 
A-g-g-rescióM.  s.  f.  Aggressione,  Assalimento: 
L'azione  di  colui  che  è  primo  ad  assalire  in  fatti 
od  in  parole.  Quando  l'aggressione  era  commessa 
sulle  pubbliche  strade,  le  leggi  romane  la  chia- 
mavano Grassazione. 
A-ggrressò  s.  m.  Aggressore,  Assalitore:  Chi 
aggredisce,  Che  è  il  primo  ad  aggredire  ed  an- 
che Chi   assalisce  i  passeggeri  alla  strada  con 
animo  di  lòr  loro  la  roba  od  ucciderli;  che  in 
in  questo  significalo,  secondo  le  leggi  romane, 
diccsi  pur  Grassatore. 


AGI 


AGO 


n 


A-g-g-rittàse  n.  p.  Aggrovigliarsi,  Aggrovi- 

gliolarsi:   Ritorcersi  in  se   medesimo,  e  propr. 

dicesi  dell'Effetto  che  fa  il  filo  quando  ritorcesi 

in  sé  p"r  essere  troppo  torlo. 

Il  Aggrinzarsi:    Ridursi   in  grinze,  Corrugarsi,   e 

dicesi  di  carta ,  pergamena,  e  simili. 
Il  Attrappire,    Rattrappire,  figurai,  dicesi  di  Per- 
sona V.  Aggreppise. 
-A-g-g-rixellà,  v.  a.   Aggraticciare  :    Formare 
come  un  graticcio  (grixella),  Avvolgere  e  quasi 
Intrecciar  insieme. 
A-g-g-ru-mmóvi  add.  Aggrumalo:   Pieno  di 

grumi,  Rappreso  in  grumi  V.  Grùmmo. 
Ag-g-ru-ppa  V.   a.   Aggroppare,  Aggruppare, 
Annodare,  Allacciare  :  Propr.  Legare  o  Stringere 
con  nodo  o  laccio:  Aggruppwve  e  scarpe;  Al- 
lacciatevi le  scarpe. 
**ii  Andar  via,  Svignarsela,  Pigliar  lambio,  Scamojare, 
Sbieltare,  Sgatlojarsela :  Appenn-a  o  m'ha  visto, 
5  l'ha  aggruppali;  Appena  mi  vide,  se  la  svignò. 
S  Aggruppàse  n.  p.  Aggruj>parsi ,  figurai.  Ristrin- 
gersi quasi  in  un  gruppo. 
A-ggr-uppiio  add.  Gruppito:  Aggiunto  di  dia- 
mante, e  s'intende   Quello  che  è  lavorato   sulla 
sua  naturai  figura  dell'ottaedro,  cioè  troppo  alto 
al  confronto  della  sua  base. 
■Agguanta  v.  a.  Agguantare:  Pigliare  e  Te- 
ner ferma  alcuna  cosa  V.  Acciappà. 
"  Arrivare,    Giungere,  Raggiungere  alcuno  tenen- 
dogli dietro  V.  Acciappà. 
n  Afferrare,  Barbicare,  Alleficare,  Attecchire.  Usato 

in  senso  neut.  V.  Afferra. 
S  Agguanldse  n.  p.  Agguantarsi,  Afferrarsi,  Chiap- 
parsi, Acchiapparsi,  ecc. 
S  Agguantdse  a-o  vento;  Agguantar  sopravvento. 
T.  mar.  Cercar  di  guadagnare  quanto  si  può  so- 
pravvento, Navigar  dalia  parte  del  vento. 
Aggiieità  V.  n.  Far  capolino:  Affacciarsi  de- 
stramente e  anche  naturalmente  per  vedere   al- 
trui, e  tanto  poco  che  diffìcilmente  si  possa  es- 
ser veduto;  altrim.  Usolare. 
Agguerrì  v.   a.   Agguerrire:  Ammaestrare 
nella  guerra,  Render  abile  alla  guerra.  Avvez- 
zare ai   disagi  della  guerra,   Indurire  nel  me- 
stiere della  guerra. 
•  Aghén  s.  m.  Argentina  V.   Argentinn-a  nel 
2°  significalo. 
Agi  V.  n.  Agire,  Operare,  Fare,  Lavorare;  e  ta- 
lora Fare  il  suo  efTelto. 
Il  Agire,  per  Comportarsi,  Maneggiarsi  da...  0  l'ha 
agio  da  galantommo  ;  Ha  agito  da  galantuomo. 
A  gia'b'ba  avv.  A  ufo,  A  isonne,  A  scroc- 
chio, A  scrocco,  A  sovvallo,  A  macca,  A  squac- 
chera,    A  berlolpllo,  ecc.,  vale  A  spese  altrui, 
Senza  propria  spesa,  e  si  adopera  coi  v.  Man- 
giare e  Bere. 
A.  giai-dini ;  A  diporto  V.  Andd. 
Agiasio  s.  m.  Agghiaccio,  Ghiaccio,  Barra  del 
limone.  T.  mar.  Lungo  legno  fermato  ad  angolo 
alla  testa  del  limone,  che  si  prolunga  dentro  il 
bastimento  in  direzione  inclinala  poco  sotto  la 
orizzontale,  e  serve  per  far  girare  il  timone  in- 
torno ai  perni  o  agugliolti,  sopra  i  quali  si  regge. 
**Agit>toa  V.  a.  Ornare,  Azzimare,  Conciare, 
Raffazzonare,  ecc. 
S  Agibbdse  n.  p.  Adornarsi,  Azzimarsi,  Affazzo- 
narsi, Rinfronzirsi,  ecc. 
Agfil>l>o  s.  m.  Arnese,  Suggettino;  dicesi  iro- 


nicam.  di  Persona,  e  prendesi  in  mala  parte:  0 
l'è  un  bell'agibbo;  Gli  è  un  bell'arnese,  un  bel 
suggellino. 

A  gilFra  l'ù.n;  (Zùgà);  Far  a  goffo  e  macào 
V.  Zùgd. 

A  giiTre  (Lucchetto);  Lucchetto  a  numeri,  ^ 
lettere,  a  parole,  e  generalm.  Lucchetto  a  com- 
binazione V.  Lucchetto. 

A.  gigin  (Andd);  Andare  a  mimmi  V.  A  babà. 

Agilitco  s.  f.  Agilità,  Destrezza,  Scioltezza,  Svel- 
tezza: Facilità  di  muoversi,  Prontezza  di  membra. 

^^1  Cortesia,  Gentilezza,  Favore,  Servizio. 

A  g-iorua  d'anchéu;  Alla  giornata.  Al 
di  d'oggi.  Oggidì,  Oggigiorno.  Posto  avv.  vaie  A 
questi  lempi,  A  questi  dì.  Al  tempo  che  corre,  ecc. 

A  giorni  m.  avv.  A  giorni ,  vale  Fra  breve 
tempo;  ed  anche  Qualche  giorno.  Quando  sì  e 
quando  no. 

A  gioi'no  ;  In  giorno.  Posto  avv.  coi  v.  Es- 
sere 0  Stare,   vale  Essere  informato  di  quanto 
accade  alla  giornata;  e  talora  semplicem.  Es- 
serne al  chiaro.  Esserne  consapevole. 
%  Incascid  a  'giorno;  Legare  a  giorno.  T.  giojelL 

V.  Incascià. 
§  Mette   0    Tegni  a  giorno  un   d'i/nn-a  cosa; 
Mettere  o  Tenere  in  giorno  alcuno  d'una  cosa, 
vale  Informarlo,  Metterlo  al  chiaro  di  checchessia. 
§  Punto  a  giorno;  Punto  a  giorno  V.  Punto. 

Agita  V.  a.  Agitare:  Parlando  d'una  questione,  di 

un  dubbio,  ecc.,  vale  Proporre,  Mettere  in  campo, 

Cavar  fuori  una  questione,  un  dubbio,  o  simile. 

g  Agitdse  n.  p.  Agitarsi,  Commuoversi  V.  Scià' 

tdse  in  Sciata. 

Agitazion  s.  f.  Agitazione,  Agitamento,  ftlo- 
vimento  V.  Sciato. 
Il  Agitazione,  Inquietudine,  Sollecitudine,  Ansietà, 
Travaglio. 

—  de  stéttmago;  Agitazione  di  storoaco:  Nausea, 
Voglia  di  vomitare. 

Agna  s.  f.  Aragna.  T.  ittiol.  Trachinus  draco. 
Pesce  di  mare  molto  stimalo,  detto  anche  Trota 
di  mare,  e  più  comunem.  Ràgana  o  Raganella 
velenosa. 

Agnelletto  s.  m.  Agnellino.  Dirain.  d'A- 
gnello V.  Ba;. 

Agnellotti  s.  m.  pi.  Agnellotti:  Mangiare 

fatto  di  pasta  di  farina  di  grano  ripiena  di  carne 

trita,  che  si  cuoce  in  brodo  o  si  condisce  con 

sugo  d'arrosto,  psr  far  minestra,  nel  modo  stesso 

^,   che  si  fa  de' ravioli. 

Ag-no  s.  m.  Ragno,  Aragno,  Ragnatéle:  Ge- 
nere d'insetti  forniti  di  otto  piedi,  che  mandano 
fuori  dal  loro  corpo  un  filo,  al  quale  si  appen- 
dono, e  col  quale  formano  come  una  tela,  con 
cui  pigliano  allri  insetti  onde  si  nutriscono. 
g  Gambe  d'agno;  Gambe  spolpate,  Gambe  di  fi- 
nocchi, Balestri,  Fuscelli,  Due  filidei ,  Cammina 
su  fuscelli.  Dicesi  per  ischerzo  di  Chi  ha  le  gambe 
lunghe  e  sottilissime.. 

A  gòse  ;  A  gorgate.  Posto  avv.  col  v.  Bere, 
dicesi  del  Bere  molto  per  volta  ad  un  fiato. 

A  goffo;  A  goffo,  A  goffi.  Posto  avv.  col  v, 
Giocare,  Specie  di  giuoco  di  carte  V.  Goffo. 

Agòggetta  s.  f.  Infilacappio:  Ago  d'argento, 
d'ottone,  d'avorio,  ecc.,  fallo  a  guisa  di  lami» 
netta  stiacciata,  con  cui  le  donne  infilano  le  striu' 
gbe ,  passamani  o  simili  nelle  guaine;  allrìm. 
Cmnelio,  Fusellino. 


28 


AGO 


AGR 


«  Drizzatojo,  Addrizzatojo,  Dirizzacrine,  Discrimi- 
nale, Ago  crinale.  T.  pan:  Strumento  d'acciajo, 
di  ferro,  d'osso  o  simile,  lungo  circa  un  palmo, 
ma  acuto  da  una  banda  por  ispartire  e  separare 
i  capelli  in  due  parti  uguali. 
A-g-Sg-g-ia  s.  f.  Ago  :  Strumento  piccolo  e  sot- 
tile d'acciajo,  puntato  ad  un'estremità  e  trafo- 
rato all'altra,  nella  quale  s'infila  refe,  seta  o  si- 
mile per  cucire,  ricamare,  far  (appozzerie,  ecc. 
Dicesi  anche  Gucchia,  Agocchia  e  Agucchia. 

V  Subbia:  Specie  di  scalpello  grosso  S  appuntato, 
di  cui  si  servono  gli  scultori  per  isgrossare  i 
marmi,  e  gli  scarpellini  per  lavorare  le  pietre. 

"  Palo  di  ferro,  Gucchia:  Spranga  di  ferro  simile 
al  Piede  di  porco,  che  però  non  ripiega  da  un 
capo  come  questo,  la  qual  serve  a'  meccanici  e 
ai  muratori  per  forare  la  terra,  i  muri,  e  per 
ismuovere  pietre  ed  altri  pesi. 

—  da  ingratinà;  Ago  da  ralinghe:  Ago  più  forte 
di  quello  da  vele,  che  serve  per  cucire  i  bordi 
delle  vele  alle  ralinghe. 

—  da  ligaballe;  Ago  da  abballare:  Ago  d'acciajo 
0  di  ferro,  lungo  circa  un  palmo,  rotondo  dalla 
parte  della  testa,  triangolare  e  tagliente  dalla 
punta  sino  alia  metà  che  è  ben  incavata;  cosi 
detto  perchè  serve  d'ordinario  a  cucire  collo  spago 
le  tele,  con  cui  s'abballano  e  s'involgono  le  merci. 
L'Ago  da  sacco  è  alquanto  più  corto. 

—  da  lùmmea;  Fusellino. 

—  da  preposto  ;  Fuso:  Ferro  lungo  e  sottile,  di  cui 
si  servono  gli  stradieri  per  forar  sacchi,  panieri 
e  simili ,  nel  tentare  se  vi  sia  nulla  da  gabella. 

—  da  recammo;  Ago  da  ricamo. 

—  da  strapnnlé;  Quadrello:  Grosso  ago  a  tre  canti 
nella  punta,  di  cui  si  servono  i  materassai  per 
cucir  le  materasse.  Serve  anche  ad  altri  usi,  co- 
me a  cucir  sacchi,  a  vestir  fiaschi,  ecc. 

—  da  sella  o  da  basti;  Ago  da  basti  o  da  sel- 
lajo:  Aguglione  di  forma  triangolare,  che  chia- 
masi anche  Quadrello. 

—  da  veje;  Ago  da  vele:  Grosso  ago  triangolare 
che  serve  per  cucir  le  vele. 

—  pe  fa  e  rè;  Ago:  Quello  strumento  di  legno, 
nel  quale  si  adatta  di  molto  filo,  e  fansi  le  reti, 
la  qual  quantità  di  filo  si  chiama  Agata. 

—  sensa  foamme;  Ago  scrunato:  Ago  che  non  ha 
la  cruna  o  l'ha  guasta. 

—  Agògge  asciort'te ;  Aghi  in  sorte:  Aghi  di  tutti 
i  numeri,  dall'uno  al  dieci  e  più,  cioè  Di  ogni 
grossezza. 

n  —  da  casette  ;  Ferri  o  Ferri  da  calzette  :  Aghi 

con  cui  si  fanno  le  calze. 
«  —  da  tricoté;  Bastoncini  :  Bacchette  d'osso  di 

balena  o  d'avorio,  fatte  a  guisa  di  grossissimi 

ferri  da  calze,  de'  quali  si  fa  uso  per  lavorare  di 

maglia  la  lana  filata. 
S  Carta  d'agògge:  Cartina  d'aghi:  Piccolo  involto 

di  carta,  in  cui  il  fabbricante  pone  un  numero 

determinato  d'aghi. 
S  Foamme  dell'a gaggia)  Cruna  :  Foro  all'estremità 

dell'ago,  opposto  alla  punta. 
%  Infid  l'agòggia;  Infilar  l'ago  :  Introdurre   nella 

cruna  dell'ago  refe  o  simile:  Incrunare. 
S  Savel  fd  finn-a  ò  foamme  all'agòggia  :  Far  gli 

occhi  alle  pulci  ;  dicesi  figurat.  d'Uomo  industrioso 

che  sappia  far  cose  difficili  e  quasi  impossibili. 
S  Semend  agSgge  pe  arrecchéugge  pdf  ceri  ;  Dare 

un  ago  per  avere  un  palo  di  ferro,  ovv.  Far 


come  le  monache  che  danno  un  aghetto  per  avere 
un  gal!elto,  vagliono  Dar  poco  per  riavere  as- 
sai; che  anche  dicesi  Barattar  galla  a  muschio. 

A-g-óg-g-iìì  s.  f.  Agugliata,   e  più  comun.  Gu- 
gliata: Quella  quantità  di  refe,  sola  o  simile  che 
s'infila  nella  cruna  dell'ago  per  cucire,  di  lunghezza 
al  più  per  quanto  si  può  distendere  il  braccio. 
't  Agata:  Colpo  dato  con  ago. 

-A.gSg'g-iajèu  s.  m.  Agorajo:  11  bocciuolo 
nel  quale  si  tengono  gli  aghi;  trovasi  anche 
Buzzo  e  Agajuolo. 

A-g-og-gin  V.  sopra  Agòggetta  nel  1"  signif. 
Il  Aghetto  0  Puntale:  Punta  d'ottone  o  altro  che 
si  mette  all'estremità  delle  stringhe,  nastri  o  cor- 
delline a  guisa  d'ago  d'adìbbiare.  -  Aghetto  propr. 
è  il  puntale  della  stringa  o  simili,  ma  per  estens. 
significa  l'uno  e  l'altro  insieme.  -  La  stringa  per 
altro  può  essere  senz'aghetto  in  cima,  e  in  tal 
caso  si  direbbe  meglio  Stringa  che  Aghetto, 
it  Inescatojo  o  Innescalojo.  T.  minai.  Strumento 
sottile  e  lungo  di  ferro,  che  si  adopera  dai  Mi- 
natori nel  mettere  la  polvere  nel  buco  delia  mina 
affinchè  essa  non  isfiati. 

—  da  lùmmèa;  Fusellino. 

—  do  scciétippo;  Spillo  V.  Spinghetta. 
A-gógginà,  V.  a.  Metter  l'aghetto  o  il  pun- 
tale V.  sopra  Agòggin  nel  1"  significalo. 

Il  Inescare  o  Innescare  V.  sopra  Agòggin  nel  2»  sign. 

A-gòggiotti  s.  m.  pi.  Agugliotti.  T.  mar. 
Ferramenti  che  fanno  l'uflìzio  di  gangheri  per  so- 
stenere e  far  girare  il  timone  intorno  alla  ruota 
di  poppa. 

Agòggiotto  s.  m.  Paletto  di  ferro:  Piccolo 
palo  di  ferro  V.  Agoggia  nel  3"  signif. 

Agoggión  s.  m.  Spinoso,  Scazone,  Cane  ma- 
rino. Sagrì,  Venez.  Azio:  Pesce  della  famiglia  de- 
gli Squali,  che  manca  aflfatto  di  pinna  anale,  ed 
ha  poi  spinose  ed  armate  d'aculei  le  pinne  dor- 
sali. Havvene  di  quattro  specie:  lo  Spi nax  Blain- 
vilii  (Agoggióu  russo  o  de  stampa);  lo  Spinax 
uyathus  (Agoggióu  de  boccaneigra);  lo  Spinax 
ucanthias  (Agoggióu  maccióuj  e  io  Spinax  ni- 
ger  (Agoggióu  neigro  o  SpinoeloJ.  È  pesce  in- 
digeno dei  mari  europei,  ed  è  munito  in  bocca 
di  tre  ordini  distinti  di  denti  per  ogni  mandibola. 

A  gòglxin  ;  Alla  buca.  Posto  avv.  coi  v.  Fare  o 
Giocare,  Giuoco  fanciullesco  che  si  pratica  facendo 
una  buca  in  terra,  e  da  una  determinala  distanza 
lanciarvi  dentro  un  nòcciolo,  spingendovelo  col 
dito  indice  piegalo  se  al  primo  tiro  non  è  entralo. 

Ag-on  s.  m.  Aguglia  o  Agucchia.  T.  ittiol.  Be- 
lone acus.  Pesce  di  mare,  di  color  turchino,  con 
finissima  scaglia  e  col  becco  lungo  simile  all'a- 
ghirone  (aironj,  sorla  d'uccello. 

Agósto  s.  m.  Agosto;  Nome  dell'ottavo  mese 
dell'anno  volgare. 
§  A  primm'oegua  d'agosto  a  rinfresca  5  còsto  V. 

^gua. 
§  Chi  dorme  d'agosto,  dorme  a  so  còsto\.  Dormi. 

Agòtttt  V.  a.  Aggottare.  T.  mar.  Cavar  l'acqua 
entrata  nel  navilio  con  islriim.  alto  a  ciò,  e  ri- 
gellarla  in  mare;  allrim.  Trombare. 

A  gi-an  còrsa,  m.  avv.  A  corso,  Di  corso, 
A  gran  corso,  Di  tutto  corso,  Di  tutta  carriera, 
vale  In  tutta  fretta. 

A.  g'raiKie;  Alla  grande.  Posto  avv.  vale  Splen- 
didamente ,  Sontuosamente,  Con  magnificenza, 
Da  signore,  A  scaccafava. 


AGR 


AI 


29 


g  Marciàijhe  il  fjnmde;  Sfoggiarla,  Far  gala,  Farla 
da  grande,  Usar  grandezza,  Grandeggiare:  Span- 
dere mollo  in  cose  di  grande  appariscenza,  e 
anche  Vestir  pomposamnnte  e  con  lusso. 

A.  g'^'^M-  g'aloppo;  Di  carriera,  A  gra:i 
carriera,  Di  lui:a  carriera  V.  Carriera. 

A.  g-ratis  avv.  A  grato,  Di  grato.  Gratis,  Gratis 
et  amore,  Graluilamenle,  Senza  ricompensa  o 
mercede. 

A-g-razio  s.  m.  Agresto:  Propr.  Uva  acerba, 
ed  anche  H   liquore  che  si  cava  dalFagresto,  il 

^    quaie  s'insala  e  si  serba  per  condimento. 

A.  greca  (Punto);  Punto  a  occhiolino  a  due 
ritti  V.  Punto. 

Ag-rècco  s.  m.  Audacia,  Baldanza,  Ardire,  ecc. 
S  Dà  i'agrècco  a  ùnn-u  persònna;  Dar  garabcn3 
ad  alcuno,  si  dice  per  Dargli  tanta  confidenza, 
che  pigli  quasi  padronanza  sulle  cose  nostre. 

A.gT*etta  s.  f.  Acetosa.  T.  botanico  Acetosa, 
Oxalìs.  Pianta  così  chiamata  per  essere  acida 
come  l'aceto.  Havvene  di  molte  specie,  ma  le 
tre  principali  che  si  adoperano  per  alimenti  e 
per  medicine  sono:  la  Rumex  acetosa,  Acetosa 
maggiore,  Acetina,  Erba  perpetua,  Sa'amoja,  fa- 
leggiola,  Sollecciola,  che  è  la  più  comune;  col- 
tivasi negli  orli  p?r  fare  salse  acidule  rinfre- 
scanti e  per  insalala;  VOxalis  acetosella,  Ace- 
tosa, Acetosella,  Li'jula,  Fancuculio;  si  adopera 
in  medicina,  e  colle  foglie  di  essa  si  levano  le 
macchie  di  ferro  e  d'inchiostro;  e  i'Oxalis  corni- 
culata,  Carpigna  alleluia,  Pancucùlo,  Panicubalo, 
Trifoglio  acetoso,  Acetosa  di  pecora;  alligna  nei 
campi  e  ne'Iuoghi  arenosi;  è  la  piìi  acida  di  tutte 
le  Acetose,  ha  proprietà  rinfrescanti,  e  ne  man- 
giano le  pecore.  Tutte  queste  tre  specie  conten- 
gono l'assa'ato  acidulo  di  potassa  e  di  calce. 

A-g-retto  add.  Agretto,  Agrigno,  Agrino:  Che 
ha  dellagro. 

-Agricolto  s.  m.  Agricoltore. 

-A-gricoltùa  s.  f.  Agricoltura  :  L'arte  di  col- 
tivare i  terreni  per  renderli  fertili. 

-A.grif*éu.ggio  s.  m.  Agrifoglio,  Alloro  spi- 
noso, Pugnitopo  maggioi*e  ,  Ilice.  T.  boi.  Ilex 
aquifoUum.  Pianta  rustica,  sempre  verde,  di 
lenta  vegetazione  ed  ottima  per  formar  siepi.  Dalla 
scorza  di  essa,  pestata  e  macerata,  cavasi  il  vi- 
schio, il  legno  è  bianco  e  duro,  e  impiegasi  da- 
gli stipettai  per  i  filetti  bianchi. 

A-gro  s.  m.  Agro:  Sugo  che  si  spreme  dalla 
polpa  de'limoni  e  di  altri  agrumi  simili. 
«  Agro,  metaf.  Agrezza,  Acerbezza,  Durezza,  Bru- 
schezza, Asprezza,  Rigidezza  d'animo. 
%  Aveì  dell'agro  con  un;  Aver  mal  fiele  contro 
alcuno.  Aver  il  sangue  guasto  con  alcuno,  va- 
gliono  Aver  con  lui  mal  animo.  Esser  adirato 
contro  di  lui ,  Avergli  odio.  Odiarlo. 

Agro   add.  Agro,  Aghero,  Acre  e  poel.  Acro, 

Acerbo,  Brusco:  Aggiunto  d'uno  de'sapori,  conir. 

al  Dolce,  proprio  delle  frutta  non  ben  mature; 

e  dicesi  anche  del  Vino. 

«  Agro,    metaf.   vale  Brusco,  Intrattabile,  Aspro, 

Duro,  Arcigno,  e  dicesi  di  persona, 
n  —  detto  di  Stile,  parole  e  simili,  vale  Aspro, 

Severo,  Pungente,  Ruvido,  Mordace,  Acerbo. 
S  Fcero  agro;  Ferro  agro,  crudo,  vetrino  \,Fcero. 
S  Penna  agra;  Penna  vetrina  V.  Penna. 
8  Tempo  agro  ;  Tempo  agro,  Tempo  brusco,  vale 
Tempo  turbalo,  rannuvolato,  spiacevole,  freddo,  ec. 


S  Voxe  agra;  Voce  stridula,  cioè  Acuta,  penetrante, 
opposta  di  Melodiosa,  e  come  suol  dirsi  Pastosa. 

Ag-rod-ò^e  add.  Agrodolce:  Aggiunto  che  si 
dà  a  Quelle  vivande  in  cui  l'agro  e  il  dolce  ri- 
mangono insieme  conlemperali. 
f  Agrodolce,   metaf.  e  nel!  uso  diccsi  da  noi  per 
ischerzo  di  Persona  nobile,  ma  povera  e  spiantata. 

A-g-x'ùa  s.  f.  Agro,  Agrezza,  Asprezza  V.  Agro 
sost.  nel  2"  signif. 
n  Parlandosi  di  Tempo,  vale  Aria  fredda,  brasca, 
rannuvolata,  ventosa,  ecc. 

Ag-rùmiixi  s.  m.  pi.  Agrumi  :  Nome  generico 
che  oggidì  si  dà  ai  limoni,  ai  cedri,  alle  mela- 
rance ed  altri  frulli  di  questa  specie.  Presso  gli 
antichi  davasi  questo  nome  ad  alcuni  ortaggi  che 
hanno  sapore  forte  ed  acuto,  come  di  cipolle, 
agli,  porri  e  simili. 

A  g-riippi;  A  gruppi,  A  nodi.  Posto  avv. 
vale  Nodoso,  Gropposo,  Fatti  a  nodi  o  gruppi. 

Ag-ùé  s.  m.  Chiodaiuolo  :  Propr.  Quegli  che  fa  i 
chiodi,  ma  dicesi  comun.  anchs  di  Chi  li  vende. 

Ag-ùeto  s.  m.  Chiodetto  e  comun.  Chiodino, 
Chiavello,  Chiovello,  Agulello,  Agulelto:  Piccolo 
chiodo.  Piccolo  agulo. 

A.  g-u-sera  finia;  A  guerra  finita.  Posto 
avv.  vale  Alla  tìne  della  guerra;  e  per  similit. 
All'ultimo,  Alla  line. 

Àgug-ia  s.  f.  Biancone,  Falco  aquilino,  Falco 
lerzo  d'aquila.  T.  ornit.  Falco  gallicus.  Uccello 
della  famiglia  de'Falchi,  che  ama  le  eslese  bo- 
scaglie e  nidifica  sugli  alberi  più  elevali  ;  si  ciba 
di  serpi  e  lucertole,  di  uccelli,  e  qualche  volta 
assale  piccoli  mammiferi. 

—  neigra;  Astore,  Falco  cappone,  Pojana.  T.  ornit. 
Buteo  vulgaris.  Havvene  una  seconda  specie 
detta  Buteo  lagvpus,  in  ital.  Falco  calzato. 

Ag-ùo  s.  m.  Aguto,  Chiodo,  Chiovo  :  Ferro  sot- 
tile ed  acuto  con  piccolo  cappelletto  a  guisa  di 
fungo  da  una  delle  estremità,  con  cui  si  fermano 
legnami  con  legnami  e  altre  materie  con  altre 
per  servizio  degli  edifizi  o  d'altri  lavori. 
S  Acciantà   un  agùo;   Piantare  o  Conficcare  un 

chiodo. 
$  Attacca  i  pensciei  all'agùo;  Attaccare  i  pen- 
sieri alla  campanella  dell'uscio,  vale  Deporti. 
§  Punta  dell'agùo  ;  Punta.  —  Fusto  dicesi  La  parte 

Ira  la  capocchia  e  la  punta. 
§  Rebatle  un  agùo;  Ribadire  un  chiodo  V.  Ribatte. 
%  Secco  camme  un  agùo;  Secco  come  un  chiodo, 

dice.«-i  di  Persona  magrissima. 
§  Testa  dell'agùo;  Capocchia,  Cappello. 

Ag-ùssa  v.  a.  Aguzzare,  Auziare,  antic.  Agu- 
lare:  Far  aguzzo,  /appuntare,  Far  la  punta. 
t)  Aguzzare,  metaf.  vale  Render  più  sottile,  più  pe- 
netrante, e  si  riferisce  all'ingegno,  alla  vista,  al 
drsiderio  e  simili. 
%  Agùssd  Vappctitto;  Aguzzar  l'appetito,  vale  De- 
siarlo, Svegliarlo,  Accenderlo. 

Ag-ùsso  add.  Aguzzo,  Auzzo,  Acuto,  Appuntalo; 
e  metaf.  Acuto,  Sottile. 

Ag-ixzzizi.  s.  m.  Aguzzino,  Auzzino  :  Colui  che 
è  destinato  alla  custodia  dei  condannati  alla  galera, 
n  Aguzzino,  metaf.  dicesi  d'Uomo  crudele,  che  ti- 
ranneggia; e  per  disprezzo  a  Chi  è  assai  mane- 
sco, cioè  pronto  a  menar  le  mani,  o  percuotere 
chi  gli  è  subordinalo. 

A-i;  A',  Ai,  Agli.  Prep.  art.  che  si  unisce  col  5" 
caso  dei  nomi  di  gen.  masch.  plur. 


m 


Aih. 


AIA 


j<%.ia<  s,  f.  Aria,  Aere,  poet.  Aura,  e  anlic.  Aera, 
Aira,  Aire,  Ajera,  Ajera:  Fluido  elastico,  pesante, 
la  cui  massa  totale  forma  l'atmosfera  che  circonda 
e  occupa  la  terra  da  tulle  le  parti.  Nell'uso  dicesi 
anehe  Temperalura,  Clima. 

M  Aria,  per  Sembianza,  Aspetto,  Apparenza,  Viso, 
Fàccia,  Cera. 

n  —  per  Piglio,  Aspetto,  Luchéra,  Luchéria,  Guar- 
datura: 0  l'ha  ùnn'àia  de  me  n'infutlo;  Egli 
ha  un'aria  insolente. 

«  —  per  Canto  a  cui  sono  adattate  le  parole  di 
una  canzone  o  di  un  piccolo  pezzo  di  poesia  can- 
tabile; e  dicesi  anche  La  musica  stessa,  con  la 
quale  si  canlan  le  arie. 

M  —  Nel  numero  dei  più  diconsi  nell'uso  Quei 
drappelloni  pendenti  per  intervallo  dalla  soffitta 
del  palco  scenico,  rappresentanti  nuvolaglia,  cielo 
e  simili. 

»  Albagia,  Boria,  Baldanza,  Spocchia,  Chiella,  Fumo, 
Vento,  SofQoneria,  Muffa,  Fava,  Altura,  Alterigia 
V.  Sòsta. 

—  averta;  Aria  aperta,  dicesi  dell'Aria  di  campa- 
gna, che  è  libera  e  non  impedita  dalle  case,  ecc. 

—  cattiva;  Aria  da  mal  tempo;  ed  anche  Aria  in- 
salubre, malsana. 

—  còd;  Aria  colata,  dicesi  Quella  che  si  respira 
in  luoghi  stretti  o  chiusi,  come  Cortili,  Gole  dei 
monti,  ecc. 

—  crùa;  Aria  cruda,  vale  Aria  rigida,  freddis- 
sima, ecc. 

—  do  paize;  Aria  nativa. 

—  finn-a;  Aria  sottile.  Aria  gelata  e  cruda,  spe- 
cialmente la  notte  e  la  mattina  di  buon'ora;  al- 
trim.  Brezza,  Brezzolina  V.  Brixa. 

S  Addócìse  Vàia;  Baddolcare  l'aria  o  il  tempo, 
dicesi  Quando  l'aria  di  fredda  e  cruda,  diviene 
placida  e  benigna. 

S  A  mezz'aia;  A  mezz'aria,  cioè  Né  troppo  alto, 
né  troppo  basso. 

%  Ande  all'aia  ùnn-a  cosa  ;  Andar  all'  aria  o  a 
monte  o  in  fumo  una  cosa,  metaf.  vale  Non 
aver  più  effetto. 

S  Andò,  co-e  gambe  all'aia;  Andar  all'aria.  Andar 
a  gambe  levate,  oltre  il  proprio  significalo,  vale 
figurai.  Andar  in  rovina,  in  malora,  in  conquasso. 

S  Ando,  per  l'aia;  Andar  in  aria  o  per  aria.  Sol- 
levarsi, Volare;  e  figurai.  Incollerirsi ,  Adirarsi, 
Pigliar  fuoco. 

S  Aveì  dell'aia;  Aver  dell'aria,  Render  aria.  Arieg- 
giare, Rassomigliare;  e  figurai.  Aver  della  chiella, 
Aver  burbanza,  orgoglio,  alterigia,  albagia,  ecc. 

S  Avei  l'àja;  Aver  l'aria,  Aver  l'apparenza,  Sem- 
brare, Comparire. 

3  Aveì  tétta  l'aia  d'un  tale;  Esser  tutto  un  co- 
tale. Aver  tutta  l'aria  d'un  tale,  vale  Rassomi- 
gliarlo perfettamente. 

S  Aveì  sempre  a  pansa  all'aia;  Esser  incinta 
frequentemente.  Modo  figur.  e  scherzoso. 

8  Aveì  sempre  e  mocn  all'aia;  Aver  sempre  le 
mani  all'aria  o  per  l'aria ,  dicesi  di  Persona  che 
quando  discorre  non  può  star  senza  che  tocchi 
0  palpeggi  altrui. 

$  Bezéugna  aveì  sempre  a  voxe  per  l'aia;  Fa 
d'uopo  sempre  gridare.  Senza  gridori  non  si  fa 
nulla. 

S  Caccia,  all'aia;  Gettar  in  aria;  e  figurai.  Met- 
ter sossopra,  a  soqquadro,  in  iscompiglio  V.  sotto 
Fd  andà  (Ul'àia. 


S  Cangia  àia;  Cangiar  aria:  Mutar  paese. 

§  Capi  e  cose  per  l'aia;  Intender  per  aria  o  di 
volo  0  a  volo,  vale  Capir  subito  e  senza  fatica. 

g  Colpo  d'aia;  Colpo  d'aria:  Flussione  o  Dolore 
cagionato  dell'essersi  esposto  ad  una  corrente  d'aria. 

S  Dà  dell'aia  a  ùnn-a  stansa,  ecc.;  Dar  aria  ad 
una  camera.  Arieggiare  una  camera,  e  simili, 
vale  Aprir  le  finestre,  gli  usci,  ecc.  per  darle 
aria,  perchè  l'aria  vi  circoli. 

§  Ddsc  àia  a  ùnn-a  personn-a;  Aver  aria  d'uno. 
Arieggiar  uno,  vale  Aver  qualche  rassomiglianza 
con  lui. 

$  Dàse  àia  d' importansa  ;  Darsi  aria  o  aria 
d'importanza:  Dar  segno  d'orgoglio  e  di  vanità, 
Star  sull'onorevole. 

§  Destende  all'aia;  Sciorinare:  Spiegar  all'aria 
panni,  drappi  e  simili. 

§  £se  basso  d'aia;  Essere  in  bass' acque,  Esser 
terra  terra.  Essere  alle  strette,  figur.  vagliono  Es- 
sere in  angustia.  Esser  poco  meno  che  in  miseria. 

§  Èse  per  l'aia;  Essere  o  Stare  per  aria,  figurai, 
vale  Non  aver  sufficiente  fondamento;  e  talora 
Esser  per  aria,  vale  Esser  disordinato,  in  iscom- 
piglio, ecc.  A  casa  a  l'Ha  tutta  per  l'aia;  La 
casa  era  lulta  per  aria,  cioè  Non  assettata,  In 
disordine,  ecc. 

%  Èsighe  di  guai  per  l'aia;  Esser  fuoco  nell'or- 
cio, Esser  turbato  il  cielo,  Esser  torbida  e  gon- 
fiata la  marina,  Esser  nero  il  tempo. 

§  Èsighe  quarcosa  per  l'aia;  Bollire  in  pentola 
qualche  negozio  o  simile,  vale  Trattarsi  un  ne- 
gozio, Esserne  segreta  negoziazione. 

§  E  slragce  van  sempre  all'aia;  I  cenci  o  Gli 
stracci  vanno  sempre  all'aria,  ovv.  Le  mosche  si 
posano  su  cavalli  magri.  Modi  prov.  che  signi- 
ficano li  povero  sempre  soccombe. 

g  Fd  andà  all'aia;  Metter  a  soqquadro.  Metter 
sossopra,  figurai,  vale  Metter  in  confusione,  in 
iscompiglio,  ecc. 

g  Fd  dell'aia;  Far  del  magno.  Far  del  signore. 
Modo  figuralo. 

g  Fd  di  castelli  in  àia;  Far  castelli  o  castellucci 
in  aria  o  su  pe'  nugoli,  e  semplicem.  Far  castel- 
lucci, Almanaccare,  Fantasticare,  Far  de' lunari, 
vagliono  Far  dei  disegni  vani  e  impossibili. 

g  Manda  all'aia  ùnn-a  cosa;  Mandar  all'aria.  Man- 
dar in  fumo  0  a  monte.  Sventare  un  affare ,  un 
negozio,  vagliono  Guastarlo  già  cominciato  a  trat- 
tarsi, Non  concluderlo  più. 

g  Pdscise  d'aia;  Pascersi  d'aria,  di  vento,  di  ru- 
giada, d'odore  e  simili,  dicesi  figurai.  dell'Appa- 
garsi dell'apparenza  senza  curarsi  della  sostanza; 
e  in  modo  scherz.  Essere  come  il  cavai  del  Ciolle. 

g  Piggid  dell'aia;  Pigliare  o  Prender  aria.  Aso- 
lare, Pigliar  àsolo:  Stare  in  luogo  aperto  ed  arioso, 
per  goder  del  fresco  e  dell'aria. 

g  Piggid  e  mosche  per  l'aia;  Pigliar  i  mosche- 
rini  per  aria,  figurai,  vale  Pigliar  punl'gli  minuti, 
leggeri,  volanti;  e  talora  Prender  sospetto,  Pi- 
gliar ombra ,  dubbio  d'ogni  piccola  cosa. 

g  Sta  all'aia;  Star  all'aria:  Slare  a  cielo  scoperto 
0  in  luogo  aperto.  ^ 

g  Std  co-a  pansa  all'aia;  Giacere  colla  pancia  al- 
l'aria, lo  stesso  che  Giacere  supino  o  supina- 
mente; e  figurai.  Star  in  panciolle.  Star  con  ogni 
agio  e  comodità,  e  talora  anche  Stare  poltrendo. 

g  Tegnì  all'aia;  Tener  all'aria,  vale  Tener  in  luogo 
scoperto,  espoeto  all'aria. 


ALA 


ALI 


31 


S  Tid  all'aia  o  per  l'aia;  Tirar  in  aria,  Tirar  di 
volala  :  Sparare  un'arma  da  fuoco  per  aria  senza 
prender  di  mira  alcun  bersaglio. 
S  Tid  rfe//Vi/a;Brezzcggiare:  Lo  spirar  della  brezza 

0  qualunque  vento  freddo. 
S  Vedde  quarcosa  per  l'aia;  Veder  in  o  per  l'a- 
ria, figurai,  vale  Veder  vicino  l'effetto  di  chec- 
chessia. 
S  Vive  d'aia;  Viver  d'aria,  Stiracchiar  le  milze: 
Campar  di  poco,  ed  anche  con  poco  o  niente, 
Viver  miseramente. 

A-'i  arnii!  Alle  armi.T.  milit.  Grido  di  guerra, 
col  quale  si  chiamano  i  soldati  a  prender  l'armi. 

-A-ilbòI  Oibò!  Inlcrj.  di  disprezzo  ed  anche  di 
nausea,  e  talora  semplicem.  di  negazione. 

A-i  estremi  fÈseJ;  Essere  agli  ultimi, 
all'  estremo  ,  all'  ora  estrema  ,  Esser  vialà  vialà, 
Essere  al  lumicino,  alla  candela ,  al  capezzale,  ai 
confitemini,  Aver  la  bocca  sulla  bara,  vagliono 
Essere  all'estremo  della  vita;  e  figurai.  Essere 
alla  macina  o  per  le  fratte  o  in  fondo  o  ài  verde, 
cioè  Ridotto  all'estremo  della  miseria. 

-A.-Ì  rxxee,  a-i  tò,  a-i  so  g-iorni; 
A' miei  dì,  A' tuoi  di.  A' suoi  dì.  Posto  avv.  vale 
A  mio,  a  tuo,  a  suo  tempo,  cioè  Quando  io,  tu 
0  egli  era  giovine  o  ricco  o  in  fiore,  ecc. 

A.ietta  s.  f.  Arietta,  Aurettà ,  Venticello,  Brez- 
zolina:  Piccola  aria.  Aria  fina  e  sottile. 
i>  Arietta,  Ariettina,  per  Canzonetta  per  musica,  ecc. 
V.  sopra  Àia  nel  i"  signif. 

Aig-a  V.  yEga. 

A.  imita  (Zùgd);  Fare  al  papasso  V.  Zùgd. 

A.  inter-esse  m.  avv.  A  interesse,  A  guadagno, 
A  frutto,  A  censo,  A  cambio  V.  A  cangio. 

A.-Ì  oég-e  (Vegni);  Venir  agli  orecchi  o  alle 
orecchie  o  ad  orecchio  V.  Oègia. 

^ioso  add.  Arioso:  Propr.  aggiunto  d'Abita- 
zione, la  quale  per  essere  spaziosa  o  situala  in 
luogo  aperto  è  ricca  di  molt'aria  o  di  molta  luce; 
e  per  similit.  dicesi  d'Ogni  luogo  aperto,  esposto 
e  soggetto  all'aria. 

A.iirGx].  s.  m.  Airone  o  Aghirone,  e  volg.  in  Tose. 
Sgarza  o  Ciuffetto.  T.  ornit.  Ardea  major.  Uc- 
cello di  più  specie  che  usa  ne'  luoghi  acquosi , 
tenuto  nobile  per  la  sua  caccia,  e  per  le  penne 
nere  di  pregio  che  tiene  sul  capo. 
'»  Airone  e  comun.  nell'uso  con  voce  frane.  Aigrette, 
Quel  pennino  di  penne  bianche  che  i  colonnelli 
de'  reggimenti  portano  per  distinzione  sul  cap- 
pello. 

A-i  sette  Qé  (Porta);  Celebrar  a  cielo  V.  Ce. 

.A.issà  o  can.  V.  Assia. 

A.  istig-aziòn ;  Per  istigazione,  A  persua- 
sione. Per  opera,  A  provocazione,  cioè  Slimo- 
lato, Consiglialo,  ecc. 

-A^-i  tempi  d'àceai;  A' tempi  de' tempi  V. 
A  ccai. 

j!%.iùssas.  f.  Ariaccia.  Peggior. d'Aria:  Aria  cat- 
tiva. Aria  da  mal  tempo. 

j\.la  s.  f.  Ala.  T.  mar.  Voce  di  comando,  che 
equivale  a  Tira  :  Alaa  gùmcna,  o  cavo,  ecc.;  Ala, 
cioè  Tira  la  gomena,  il  cavo  o  simile. 

—  de  curasse;  Parafango  V.  Parafango. 
S  Fa  ala;  Far  ala,  Fare  spalliera:  Disporsi  in  due 
fila  di  qua  e  di  là  per  far  onore  a  chi  passa. 

A.lal>ax'd.a  s.  f.  Labarda,  Alabarda  V.Z^a6an/o. 

A-lalbardé  s.  m.  Alabardiere  V.  Labardè. 

A.lalbastro  s.  m.  Alabastro:  Pietra  o  Sostanza 


calcarea  della  natura  del  marmo,  ma  trasparente 
e  più  tenera.  Ce  n'è  di  varie  specie. 

A-lalung-a  s.  f.  Alalunga,  volg.  Germone.  T. 
iltiol.  Thynnuò  alalunga.  Pesce  del  genere  de- 
gli Sgomberi,  che  ha  molla  analogia  nella  con- 
formazione col  tonno.  Vive  nel  Mediterraneo;  la 
sua  carne  è  molto  saporita;  non  giunge  ordina- 

^  riamente  che  al  ppso  di  otto  o  nove  chilogrammi. 

Al.  larg-a;  Alla  larga,  Al  largo,  Da  largo.  Posto 
avv.  col  V.  Slaro,  vale  Star  lontano  o  di  lontano. 
§  Mette  a  larga  ;  JFeltere  alla  larga.  Liberar  dalle 
segrete  :  Togliere  l'imputalo  dalla  detenzione  se- 
greta per  farlo  passare  alle  difese. 

-A-llberg-a  V.  Allògid. 

Allbin.  s.  m.  Albino.  Nome  che  si  dà  da'  Natu- 
ralisti all'Uomo  che  abbia  la  pelle  bianca  assai, 
gli  occhi  tendenti  anch'essi  al  bianco,  d'ordinario 
poco  veggenti,  e  che  mal  sopportano  la  soverchia 
luce,  i  capelli  dilavati,  di  colore  albiccio. 

A.nbixm  s.  m.  Albo  :  Libro  sopra  cui  si  pre- 
giano persone  celebri  o  dilette  a  scrivere  o  il 
loro  nome  o  qualche  composizione,  o  a  dise- 
gnarvi, ecc.  per  serbarlo  come  ricordo  o  come 
cosa  preziosa.  Voce  d'uso  originala  AaW Album, 
ch'era  la  Tavoletta  o  Registro  in  cui  si  scrive- 
vano i  nomi  de'IVfagistrali  ecc. 

-A^lcliermes  s.  m.  Alchermes:  Specie  di  eli- 
sire  stomatico,  che  si  mutò  in  un  rosolio  assai 
ricercato,  dun  sapore  delicato  e  molto  aggrade- 
vole. Deve  il  suo  nome  all'insetto  chiamato  Cher- 
mes, il  quale  serve  a  colorirlo. 

Aleatico  s.  m.  Aleatico,  e  più  comun.  Lea- 
tico:  Vino  squisito  che  fassi  d'una  sorta  d'uva 
che  porta  lo  stesso  nome. 

Alemàno  s.  m.  Alamaro.  T.  sart.  Allaccia- 
tura da  abiti  o  da  altro,  falla  con  cordicella  di 
seta,  d'oro  o  d'argento,  ripiegala  in  guisa  da  for- 
mare un  ucchicllo  fgassettaj,  in  cui  entra  il  suo 
riscontro,  che  suol  essere  un'  ulivetta  di  bòssolo 
ricoperla  della  stessa  materia  degli  alamari,  i  quali 
pure  si  distendono  sul  petto  o  in  altre  parti  del- 
l'abito in   varii   disegni.  Usasi  generalm.  in  plur. 

A.  léixg-o  ;  A  sé.  Posto  avv.  colla  frase  Tener 
"  le  mani,  vale  Astenersi  di  toccar  checchessia,  ed 
anche  di  percuotere  alcuno. 

A  lettere  eie  scàtoa;  A  lettere  di  sca- 
tola 0  maiuscole  o  di  speziali  o  di  appigionasi. 
Posto  avv.  col  v.  Dire,  vale  Dire  la  bisogna 
chiarissimamente,  in  modo  che  ognun  l'intenda. 

.A-lfiere  s.  m.  Alfiere:  Grado  di  milizia,  ed  è 
quel  di  Colui  che  porta  l'insegna  V.  Portabandèa. 
«  Alfiere.  Nel  giuoco  degli  scacchi  è  Uno  dei  prin- 
cipali pezzi  dello  scacchiere,  ed  è  il  terzo  che 
fiancheggia  il  re  e  la  regina,  e  si  muove  sempre 
di  traverso. 

Alidadda  s.  f.  Alidada.  T.  ingegn.  Regoletto 
mobile,  impernialo  nel  centro  d'uno  strumento 
per  pigliar  la  misura  degli  angoli. 

Aliena  v.  a.  Alienare.  T.  giur.   Trasferire  in 
altrui  il  dominio,  e  dicesi  de'  beni  stabili. 
g  Alienàse  n.  p.  Alienarsi,  Allontanarsi,  Separarsi, 

Ritirarsi,  Straniarsi  da  uno. 
g  Alienòu  p.  pass.  Alienato;  e  in  forza  d'addielt. 
Uscito  del  senno. 

Alienazión  s.  f.  Alienazione,  Alienamenlo. 
T.  giur.  Traslazione  di  dominio  dun  bene  sla- 
bile, 0  che  si  considera  come  tale. 

—  de  mente;  Alienazione  di  mente:  Aberrazione, 


32 


ALL 


ALL 


Vaneggiamcnlo  dello  spirilo,  Sregolamento  della 
ragione,  Demenza,  Pazzia. 

^lixKLeutà/  V.  a.  Alimentare:  Porgere  alimento, 
Pascere,   Nutricare,  Nutrire;  e  figurat.  Mante- 
nere 0  Tener  vive  certe  cose  materiali. 
S  Alimentàse  n.  p.  Alimentarsi,  Nutrirsi,  Pascersi. 
Parlando  di  persona,    dicesi   meglio  Nutrirsi  o 
..    Cibarsi. 

A.  liscia<  avv.  Alla  semplice,  Alla  buona,  Alla 
grossa:  Senza  cerimonie.  Senza  etichetta. 

A.  livello;  A  livello.  Posto  avv.  vale  Allo 
stesso  piano.  Alio  stesso  grado. 
1)  In  bilancia,  In  equilibrio.  Posto  avv.  col  v.  Stare, 
dicesi  Quando  il  romano,  se  parlasi  di  stadera,  o 
i  pesi  fé  peize),  se  parlasi  di  bilancia,  contrap- 
pcsano appuntino  la  roba  che  si  pesa,  cioè  Non 
pendono  né  di  qua  né  di  là. 
"  Appuntino,  A  dirittura,  A  fdo,  A  pennello,  Né 
più  né  meno. 

Alizei  (Venti);  Venti  alisei:  Venti  che  soffiano 
costantemente  da  N.  N.  E.  o  da  S.  S.  E.  tra 
l'Africa  e  l'America,  e  che  regnano  ordinariam. 
per  30  gradi  da  ciascuna  parte  dell'  Equatore. 

A.ll'accai  (FàJ;  Far  a  mezzo,  a  metà,  a  comune, 
a  comunella,  a  combutta  V.  Acca. 

All'acquerella  (Dipìnze);  Dipingere  al- 
l'acquerello V.  Dipinze. 

A.llag-a  V.  a.  Allagare,  Dilagare,  Inondare:  Co- 
prir d'acqua  a  guisa  di  lago, 
n  Allagare,  dicesi  figurat.  di  popoli ,  eserciti  o  si- 
mili, che  entrano  improvvisamente  in  un  paese 
ad  invaderlo. 
S  Allagàse  n.  p.  Allagarsi,  Dilagarsi,  Inondarsi: 
Distendersi  in  forma  di  lago. 

All'ag-óg-g-ia;  All'ago.  Posto  avv.  vale  Fallo 
coll'ago. 
S  Casette  (cete  all'agòggia;  Calze  fatte  co'  ferri. 

All'aia;  All'aria.  Posto  avv.  vale  A  cielo  sco- 
perto, In  luogo  aperto;  e  figurat.  All'aspetto,  Al 
sembiante,  All'apparenza,  Per  quanto  appare. 

—  averta;  All'aria  aperta,  vale  A  cielo  scoperto. 

A.lPamà;  In  alto  mare.  Dicesi  in  modo  avv. 
Ogni  paraggio  di  mare  dove  si  è  fuori  dalla  vi- 
sta delle  terre. 

All'ainljo  (Zùgà)  ;  Giocare  a  tómbola,  Fare 
alla  tómbola  V.  Ambo  nel  3°  signif. 

AlPamlbvosiaua;  Alla  carlona  V.  À  car- 
lònn-a. 

"Allag-nàse  n.  p.  Prendersi  ansietà.  Star  con 
pensiero  V.  Lagno. 

"Allameutase  n.  p.  Lamentarsi,  Lagnarsi, 
Querelarsi  V.  Lamentdse. 

All'amichevole  avv.  All'amichevole,  Ami- 
chevolmente, Da  amico;  ed  anche  Senza  pialo, 
In  via  privata.  Per  trattativa  privala.  Senza  for- 
malità od  intervento  della  legge. 

All'andata;  All'andatura,  Al  portamento. 
Posto  avv.  vale  Secpndo  il  modo  d'andare.  Se- 
condo il  portamento. 

Allandronòu  add.  Sciatto,  Sciamannato: 
In  cattivo  arnese.  Sconcio  negli  abili  e  nella  per- 
sona. 

All'annasto;  Al  fiuto,  All'odoralo.  Posto 
avv.  vale  A  giudizio  dell'odorato. 

Allausàse  n.  p.  Allanciarsi,  Slanciarsi,  Sca- 
gliarsi, Avventarsi  V.  Avmentàse. 

All'autig-a;  All'antica,  All'usanza  antica.  Po- 
sto avv.  vale  Secondo  l'uso  antico  o  degli  antichi. 


g  Marcia  all'antiga;  Vivere  all'antica,  cioè  Vi- 
vere alla  semplice.  Alla  buona,  Alla  schietta, 
senza  etichetta  e  senz'artificio. 

**Allaiitóa  avv.  Allora,  In  quel  tempo  W.AllSa. 

All'apparensa  m.  avv.  All'apparenza,  Ap- 
parentemente, All'aspetto,  Alla  vista.  All'esterno, 
Alla  faccia. 

All'apostolica  avv.  All'  apostolica ,  vale 
Semplicemente,  Senza  ricercatezza;  ed  anche  A 
modo  degli  apostoli. 

All'arlba;  Sul  far  dell'alba,  Allo  spuntar  del- 
l'alba 0  del  giorno,  In  sul  far  del  dì  V.  Aì'ba. 

Allardonóu  add.  Lercio,  Sporco,  Siidicio, 
Intriso  V.  Inlardonòu. 

Allarg'a  v.  a.  Allargare,  Dilargare,  Slargare, 
Dilatare  ,  Ampliare  :  Accrescere  per  larghezza , 
Render  più  largo  lo  spazio,  la  capacità  di  chec- 
chessia. 
Il  Allargare,  contr.  di  Stringere:  Allarghce  e  moen; 
Allargate  le  mani. 

—  a  braxa;  Sbraciare:  Allargare  la  brace  accesa, 
perch'ella  renda  maggior  caldo. 

—  i  àe;  Allargar  l'ale  o  l'ale  fuor  del  nidio  V.  Aa. 

—  ùnn-a  veja;  Allargare  una  vela.  T.  mar.  Spie- 
garla sciogliendo  le  garselle  che  la  tengono  le- 
gata, e  lasciandola  cadere  su'  suoi  imbrogli  accift 
sia  pronta  per  venir  o  bordata  colle  scolte,  alzata 
e  distesa  colla  drizza. 

—  un  vesti;  Slargare  un  vestito  V,    Vesti. 

$  Allargàse  n.  p.  Allargarsi,  Dilatars  i.  Distendersi; 
e  per  similit.  Protendersi,  Abbiosciarsi,  Dispia- 
narsi, Sdraiarsi,  Porsi  a  sedere  con  tutta  como- 
dità V.  Iinpattaràse. 

Il  —  Allargarsi  per  Allontanarsi,  Scostarsi,  Rimuo- 
versi: Allarghwvene  ciii  chepoei;  AUargalévene 
il  più  che  potete. 

I!  —  Fn  term.  marinar,  vale  Allontanarsi  da  una 
costa,  da  una  nave,  parlando  d'una  lancia,  d'una 
scialuppa. 

—  in  sciò  stéumago  ;  Abbracciare  lo  stomaco,  si 
dice  di  Revanda,  o  anche  di  cibo  che  conforti. 

—  in  tò  spende;  Allargarsi  nelle  spese  :  Spendere 
più  dellusato. 

—  ò  chèu;  Allargarsi  il  cuore.  Sbarrarsi  il  cuor  nel 
petto  V.  Chèli. 

—  0  tempo;  Allargarsi  il  tempo,  l'aria,  ecc.:  Ri- 
schiararsi, Rasserenarsi  il  cielo. 

Allarg'a  s.  f.  Allargata,  Allargamento,  Allargo; 
e  parlandosi  di  Vestili,  Slargatura. 

AlParg-àn.  (Lùmme);  Lume  argante  \.Ltimnie. 

All'arma  g-ianca;  Alla  schietta.  Posto 
avv.  e  in  senso  flgur.  col  v.  Venire,  vale  Venire 
schietto.  Venir  sincero  v.   Vegnì. 

Allarma  v.  a.  Allarmare  ;  Mettere  in  allarme, 
.Mettere  in  apprensione,  in  affanno,  in  timore,  in 
sospetto. 
§  Allarmdse  n.  p.  Allarmarsi:  Metters  iin  allarme, 
in  apprensione,  Prender  sospetto,  timore  per  no- 
vità impensata,  e  da  cui  temiamo  alcun  male. 

Allasca  v.  a.  Lascare,  Allenlare,  contr.  di  Te- 
sare V.  Molla. 

All'attasto;  Al  tasto,  A  tastone,  A  tentone. 
Posto  avv.  col  V.  Andare  V.  Anlà. 

All'averta  de  porte;  All'aprir  delle 
porte.  Modo  avv.  e  vale  All'alba.  Voce  che  trasse 
origine  dallo  aprirsi  in  lal'ora  le  porte  della  città. 

All'averto;  All'aperto,  All'aria  aperta.  Posto 
avv.  vale  In  luogo  aperto,  A  cielo  scoperto. 


ALL 


ALL 


AJPa/Zza,i*d.o  avv.  All'azzardo,  Fcrtuilamente, 
A  caso,  A  falò,  Acciiienialmeote. 

AJléa,  s.  f.  N  iale:  Slradone  o  Strada  diritta,  lunga 
e  piana,  fiancheggiala  da  alberi  regolarmeule  di- 
sposti, per  rendere  più  ombroso  e  grato  il  pas- 
seggio. 

.AJlléa.1  Voce,  colla  qnale  i  fanciolli  facendo  a 
rimpiattino  f^a  scondillój,  nascosti  invitano  I  com- 
pagni a  cercarli,  e  vale  Avanti,  Venite,  Trova- 
temi e  simili  ;  forse  dal  frane.  Allez. 

A.llea.iiisai  s.  f.  Alleanza,  Le^a,  Confederazione, 
Unione. 
H  Fede:  Anello,  nel  qnale,  invece  di  gemma,  si 
rappresenta  un  par  di  mani  congiunte  insieme. 

.AJLleàse  n.  p.  Allegarsi,  Collegarsi,  Far  lega, 
alleanza:  L'nirsi  con  alcuno  per  reciproco  interesse. 

A.lleccà.  V.  a.  Allettare,  Aescare,   Adescare, 

Inescare,  Alleccornire  :  Incitare  o  Tirare  alcuno 

alle  sue  voglie  con  lusinghe,  con  allettamenti,  ecc. 

%  AUeccdse  a  ùnn-a  cosa;  Prendere  il  lecco,  il 

lecchetto,  il  gusto  a  checchessia. 

All'eccesso  avv.  All'eccesso,  Eccessivamente, 
Fuor  di  misura,  Olire  modo. 

AJleg-à,  V.  a.  Allegare:  Citare  o  Produrre  l'al- 
trui autorità  o  testimonianza  a  corroborazione 
delle  sue  opinioni. 

All^gra^zión  s.  f.  Allegazione,  Alleganza,  Al- 
legamento: Citazione  d'un'aulorità  all'oggetto  di 
appoggiare  una  proposizione. 
I)  Allegazione:  Difesa  fatta  da  avvocato  in  diritto 
civile. 

AJ.lesSGi^l  V.  a.  Alleggerire,  Alleggiare,  Al- 
leviare: Sgravare,  Render  leggero.  Scemare  il 
peso  ;  e  figurai.  Sollevare,  Confortare,  Scemare  al- 
trui la  fatica. 
S  Alleggerìse  n.  p.  Alleggerirsi:  Sgravarsi  di  un 
peso  ;  ed  anche  Cavarsi  i  panni  d'inverno,  e  met- 
terseli più  leggeri. 

A-llegro  add.  Allegro,  Lieto,  Ilare,  Giulivo,  Fe- 
stoso, Giocondo,  Di  buon  umore, 
n  Allegro  :  Aggiunto  di  Sito,  vale  Piacevole,  Ameno, 

Delizioso, 
n  —  Aggiunto  di  Colore,  vale  Gajo,  Chiaro,  Vi- 
vace, Che  appaga  la  vista, 
n  Aggiunto  di  Suono  o  Canto,  vale  Eseguito  con 
brio  e  con  grazia.  Che  apporta  allegrezza,  op- 
posto a  Grave  ;  ed  usasi  anche  assolutamente  in 
forza  di  sost. 

—  da-o  vin;  Brillo,  Chiaretto,  Albiccio,  Alticcio, 
Alletto,  Ciùschero,  Lùschero:  Colui  cui  il  vino 
ha  infuso  straordinaria  allegrezza,  non  però  scon- 
cia e  compassionevole. 

—  camme  ùnn-a  pasqua;  Conlento  come  una  pa- 
squa, dicesi  d' l'omo  contentissimo,  lietissimo. 

%  Genie  allegra  ò  Segnò  o  l'aggìùlla  ;  Gente  al- 
legra Dio  l'ajuta,  l'omo  allegro  il  elei  rajuta. 

%  Tegni  allegro;  Esilarare,  Render  ilare.  Allegrare. 
A.lleit£t  V.  a.  Mungere  e  Mugnere:  Spremer  le 
poppe  degli  animali  per  trarne  il  latte. 

«  Allattare:  Nutrir  con  latte,  come  fanno  le  bàlie 
e  le  madri  i  piccoli  figliuoli. 

—  ùnn-a  fèuggia;  lòr  via  le  costole  ad  una  fo- 
glia: Tirare  giù  colle  due  dita,  indice  e  pollice, 
le  parti  laterali  della  foglia  per  servirsene,  e 
giltar  le  costole. 

**S  Alleitàse  ùnn-a  persSntia;  Allettare,  Adescare 

V.  Alleccà. 
AJleitùs>£L  V.  a.  Gaalcire,  Malmenare,  Spie- 


gazzare; e  dicesi  ordinariam.  delle  vesti  da  donna 
V.  Aslrofoggià. 

A^lleòu.  s.  m.  Alleato:  Chi  è  in  alleanza;  ed  osasi 
anche  come  addietl. 

A.ll'erta,  avv.  All'erta:  Grido  col  quale  si  chia- 
mano i  soldati  ai  loro  posti,  e  si  tengono  le  guar- 
die e  le  sentinelle  vigilanti,  equivalente  a  Badale, 
Attenti,  State  in  occhi  e  simili. 
S  Sta  all'erta;  Stare  all'erta,  Star  in  guardia,  in 
sull'avviso,  sulle  intese,  a  buon  riguardo,  a  bello 
sguardo,  metaf.  vale  Star  in  guardia.  Star  vigi- 
lante per  non  incorrere  in  pregiudizio  e  non  es- 
sere giuntato;  ed  anche  per  Andar  cauto  nel  par- 
lare e  nell'operare,  Usar  cautela,  circospezione,  ecc. 

A.llesti  v.  a.  Allestire,  Apparecchiare,  Ammannire. 
Il  Terminare,  Finire,  Condurre  a  fine. 

—  un  bastimento;  Allestire  un  bastimento.  T.  mar. 
Prepararlo  per  la  navigazione.  Corredarlo  di  quanto 
è  necessario  si  rapporto  agli  attrezzi  come  alle 
provvisioni  di  bocca,  per  metterlo  in  istato  dì 
poter  navigare. 

S  Alleslise  n.  p.  Allestirsi,  Sbrigarsi,  Spacciarsi,  ecc. 
Alletta  v.  a.  Allettare,  Adescare,  ecc.  \.  Alleccà. 
**All'éu.io  (ÈseJ;  Essere  in  bernecche  V.  Éuio. 
Alleva,  v.  a.  Allevare:  Dare  al  bambino  appena 
nato  le  prime  cure,  sicché  viva  e  svolga  tutte 
le  sue  facoltà.  Specialmente  però  si  dice  per  Al- 
lattare. 
I)  Allevare  :  Prender  la  conveniente  cura  di  far  cre- 
scere e  portare  alla  sua  perfezione  o  morale  o 
fisica  qualch'essere  animale  o  vegetale;  Nutrire, 
Alimentare, 
n  Levare,  per  Imbarcare  su  lancia  o  altro  battello 
una  0  più  persone  per  traghettarle  a  bordo  d'un 
bastimento  o  altrove. 
Il  Trovare  il  fondo,  Giugnere  al  fondo.  T.  per  lo 
più  di  marina,  e  vale  Giltarsi  in  mare  o  in  an 
pozzo,  dove  l'acqua  sia  molto  profonda,  ed  ar- 
rivare al  fondo  di  essa. 

—  a  levre;  Levar  la  lepre,  vale  Scoprirla;  e  si  dice 
anche  de'  volatili  fatti  alzare  a  volo  da'  caccia- 
tori, e  degli  altri  animali  terrestri  fatti  sbucare. 

f  Chi  alleva  di  figgiéu,  alleva  nemixi  séu;  Prov. 
che  non  ha  corrispondenza  italiana,  ma  a  cui  per 
analogia  si  può  sostituire  i  seguenti:  Nutrisci  il 
corvo  e  ti  caverà  gli  occhi,  Nutri  la  serpe  in  seno, 
li  renderà  veleno ,  L'asino  quando  ha  mangialo 
lo  strame ,  tira  calci  al  corbello,  e  significano  : 
Gl'ingrati,  dopo  ricevuto  il  beneficio,  o  non  cu- 
rano 0  bislrattano  il  benefattore. 
■}-  Chi  alleva  nevi  e  nesse,  d  so  cu  5  ghe  pende 
pesse;  Altro  prov.  di  significato  consimile  al  pre- 
cedente, il  quale  pure  non  ha  pretta  corrispon- 
denza italiana. 
S  Chi  scampa  s'  alleva;  Chi  muore  giace  e  chi 
vive  si  dà  pace.  Prov.  il  cui  significato  è  chiaro. 
S  Allevdse  n.  p.  Allevarsi,  Nutrirsi,  Crescere. 

Allevéua  s.  f.  Cresciuto:  L'aumento  del  nu- 
mero delle  maglie  nel  crescere  della  calza;  ed 
anche  La  parte  slessa  della  calza,  che  così  ri- 
sulta, allargata. 

Alliama  v.  a.  Letamare,  Letaminare,  Conci- 
mare, Stabbiare,  Ingrassare.  T.  agric.  Dar  l'in- 
grassamento a'  campi. 

Allilbra  v.  a.  Allibrare  :  Mettere,  Porre,  Scri- 
vere al  libro.  Registrare. 

AUig'aziòii.  s.  f.  Alligazione:  Una  delle  re- 
gole dell'aritmetica. 


Casaoou,  Diiionario  Oenovese-Ilaliano. 


u 


ALL 


ALL 


A-Uig-Kx  V.  n.  Allignare,  Alleficare,  Barbicare, 
Provare,  Far  prova:  L'appigliarsi  dei  vegetabili 
nel  terreno  in  cui  sono  piantati. 
«Far  lega:  Detto  di  persone,  vale  Essere  o  Star 
d'accordo.  Star  bene  insieme,  Vivere  in  buona 
compagnia.  Accordarsi. 

—  e  bète;  Allegar  i  denti:  Quello  stringimento  di 
viscere,  che  produce  lo  stridio  d'un  ferro  o  altro 
metallo  stropicciato  sopra  marmo  o  simile,  ed 

'  anche  L'effetto  che  fa  un  violino  pessimamente 
suonato.  Alcuni  dicono  Far  ribrezzo  o  caprezzo. 

^—'  i  denti;  Allegar  i  denti:  Quell'effetto  che  fanno 

■     le  cose  agre  o  aspre  a'  denti,  le  quali,  morse,  quasi 

li  legano. 
n  —  Non  mangiar  di  checchessia,  dicesi  figurai, 
e  scherzevol.  del  Non  intendersi  d'una  cosa:  O 
latin  o  m'allighisce  i  denti;  Del  latino  non  ne 
mangio,  cioè  Non  intendo  il  latino. 

**A.llim,oiiàle  a  un;  Nojarlo,  Seccarlo, 
Fastidiarlo,  Infastidirlo,  Ammoinarlo,  Importu- 
narlo, Seccarlo,  Muovergli  il  corpo. 

A^lPimprowiso  avv.  All'improvviso,  Al- 
I improvvista,  Improvvisamente,  All'impensata, 
Inaspettatamente;  ed  anche  Senz'  altro  studio  e 
preparazione. 

All'incontràio  avv.  Al  contrario,  AU'incon- 

Irario,  Per  contrario.  Per  lo  contrario,  All'opposto, 

Per  converso,  Di  riverso  ;  A  rovescio,  A  ritroso. 

%  Non  aveì  ninte  all'incontrato;  Non  aver  nulla 

a  ridire. 

iLlPi]idipi:*esso  aw.  A  un  di  presso,  A  un 
di  grosso.  Circa,  Incirca,  Ad  un  bel  circa. 

UklPiudoma;!!  avv.  Al  dimane,  AI  dimani, 
Alla  domane:  Al  giorno  seguente. 

allinea,  v.  a.  Allineare.  T.  mil.  Schierare  in  di- 
ritta linea  le  diverse  righe  de'  soldati  in  fronte  di 
battaglia;  e  dicesi  anche  del  Disporre  una  serie 
di  cose  a  filo,  a  linea  retta,  sulla  stessa  linea. 
S  Allineàse  n.  p.  Allinearsi:  Mettersi  sopra  la  stessa 
linea. 

f  A-ll'infterno  ;  All'inferno.  Così  chiamasi  da 
noi  Una  certa  maniera  di  cucinare  i  carciofi,  che 
si  fa  ponendoli  a  cuocere  intieri  in  tegame  con 
fuoco  sopra  e  sotto,  ovvero  su'  carboni  accesi, 
tagliando  loro  prima  le  spine  un  quarto  all'ingiii, 
e  slargatene  le  squame  per  introdurvi  olio,  sale  e 
pepe.  Che  se  si  fanno  cuocere  sulla  gratella,  di- 
cesi meglio  Carciofi  a' ferri. 

À^lPiug-leize  (Andàsene);  Andarsene  insa- 
lutato hospite,  Partirsi  senza  dire  a  Dio,  né  ài 
diavolo  V.  in  Andà. 
%  Lùmme  all' ingleize ;  Lume  inglese  o  all'inglese 
V.  Lùmme. 

All'itL^roBso  avv.  All'ingrosso,  Alla  grossa. 

In  grosso,  Indigrosso,  In  digrosso,  A  occhio  e 

croce,  vale  Grossamente,  Senza  minuta  o  esatta 

investigazione. 

S  Accatta  0   Vende  all'ingrosso;  Comperare    o 

-    Vendere  all'ingrosso  V.  Accatta,    Vende. 

"  S  Mercante  all'ingrosso;  Jlercante  all'ingrosso, 
cioè  Che  vende  all'  ingrosso. 

'A-ll*  inverso  avv.  A  rovescio ,  Al  rovescio, 
A  0  Di  riverso,  A  ritroso:  Dalla  parte  contraria 
alla  parte  diritta. 

^Ili-velia,  v.  a.  Livellare  :  Mettere  o  Aggiustare 
le  cose  al  medesimo  piano.  Prendere  il  livello. 

"  »  Imberciare,  Imbrecciare,  Imbrecciare,  Imbroccare: 
Colpir  l'oggetto  su  cui  è  posta  la  mira. 


A.11Ò  avv.  Prima,  Avanti.  V.  del  cont.  :  L'è  vegio 
chi  méne  allò;  Vecchio  chi  muore. 

A.llóa  avv.  Allora,  In  quel  tempo.  In  quel  punto, 
In  quell'istante;  e  talora  anche  In  tal  caso,  In 
quel  caso:  S'a  l'è  cosci,  alida  me  ritratto;  Se 
la  cosa  è  così,  allora  mi  disdico. 
%  D'alida  in  sa,  D'ailòa  in  poi;  D'allora  in  qua. 
D'allora  in  poi. 

A^lloà;  V.  a.  Stordire:  Far  rimanere  attonito,  stu- 
pido, sbalordito  o  per  rumore  o  per  colpo  che 
abbia  rintronato  il  capo  o  per  qualche  impensato 
maraviglioso  avvenimento;  Intronare,  Rintronare, 
Sbalordire,  Dicervellare. 
M  Seccare,  Importunare,  Infastidire:  No  m'alloce; 

Non  mi  seccate. 
%  Alloà  a  testa;  Accapacciare ,  Intronare  il  capo. 

A.lPòccaxión  m.  avv.  Al  bisogno,  All'uopo, 
Occorrendo,  In  caso,  All'occasione. 

A-llocchetto  s.  m.  Assiuolo.  T.  ornit.  Strix 
scops.  Uccello  di  rapina  notturno,  simile  alla  ci- 
vetta. Alberga  per  lo  più  ne' monti,  ove  pone 
il  nido  negli  alberi  incavati,  e  vive  d'uccelletti, 
di  topi  e  mosconi.  Viene^  in  primavera  e  vassene 
entralo  autunno, 

A-lPoceorrensa  V.  All'òccaxiòn. 

^lloeuziòn.  s.  f.  Allocuzione,  Arringa,  Ragio- 
namento: Discorso  pubblicamente  fatto  ad  una 
0  più  persone. 

Alloeg-g-ióvi  add.  Allogliato,  antic.  Aggio- 
gliato,  Giogliato.  T.  cont.  Aggiunto  di  grano  o 
altra  biada,  vale  Che  è  unito  a  quantità  di  loglio 
(locggio). 

^llòg-ià.  v.  a.  Alloggiare  :  Ricevere  uno  in  casa 
a  dormire,  acciocché  si  riposi  e  si  adagi;  Al- 
bergare, Ospiziare. 
H  In  signif.  neut.  vale  Stare  ad  alloggio,  ad  albergo: 
0  l'alldgia  a  lùcanda  de  Tros  Corònn-e;  Al- 
loggia alla  locanda  delle  Tre  Corone. 

—  a  ùnn-a  cosa;  Aderirvi,  Accondiscendervi,  e  ta- 
lora Stare  al  partito:  0  scemmo  o  gh'allògia; 
Il  gonzo  sta  al  partito. 
§  Chi  tardi  arriva  male  allogia;  Chi  tardi  arriva 
male  alloggia,  ovv.  Chi  tardi  arriva  trova  il  diavol 
nel  catino.  Dicesi  proverb.  a  Chi  tardi  arriva  in 
un  luogo,  dove  non  possa  adagiarsi  bene  né  di 
mangiare,  né  d'altro. 
§  Quello  chi  allogia;  Alloggiatore,  Albergatore, 
Capite. 

A-llòg-io  s.  m.  Alloggio,  Alloggiamento,  Albergo, 

Casa,  Abitazione,  Domicilio:  Quartiere  che  si  abita. 

§  Cangia  d'uU'ògio;  Mutar  d'alloggio,  Cambiare 

abitazione. 
S  Dà  allògio;  Dar  alloggio,  Alloggiare,  Albergare. 

A.U'òxxiìyx'Si^  All'ombra,  Al  rezzo,  Al  fresco. 

All'uggia.  Posto  avverb.  col  v.  Stare  o  simile,  vale 

Stare  dov'è  ombra,  dove  non  batte  il  sole. 

Il  All'ombra,  figurai,  vale  In  carcere,  In  gattabuia. 

In  catorbia,  In  prigione,  e  nel  gergo  Alle  bujose. 

A.11ÓX1  !  interj.  Su,  Su  su.  Su  via,  Irana,  Animo, 
Andiamo.  Dal  frane.  Allons.  Modo  con  che  uno 
conforta  o  sollecita  se  stesso  e  gli  altri  per  l'ope- 
razione che  s' intende  di  fare. 

A^llontana  v.  a.  Allontanare,  Lontanare:  Te- 
nere lontano  una  cosa  o  una  persona  da  un'altra; 
Scoslare,  Discostare,  Rimuovere,  Appar'are,  ecc. 
S  Allontanàse  n.  p.  Allontanarsi:  Anelare,  Stare, 
Tenersi  lontano  ;  Scostarsi,  Discostarsi,  Ritirarsi, 
Appartarsi,  ecc. 


ALL 


ÀLS 


36 


A.ll'oppo9to  V.  A~o  conlràio. 

AJl'oi-betto  avv.  Alla  cieca,  A  chins'occhi  : 
Cogli  occhi  chiusi  ;  e  fìgarat.  Senza  considerazione, 
A  vanvera,  A  casaccio,  Alla  balorda. 
S  Zùgd  aU'orbetto  ;  Fare  a  gatta  cieca  o  a  mosca 
cieca.  Giuoco  fanciullesco,  dove  uno  di  loro  si 
benda  e  studiasi  di  chiappare  uno  degli  altri  che 
lo'  sfuggono ,  ed  il  chiappalo  si  Lentia  egli,  ecc. 

A.lPoir<liiie  (Tegni);  Tener  all'ordine  o  a  or- 
dine, Tenere  a  siepe,  Fare  arar  diritto,  vagliono 
Fare  stare  a  segno,  a  dovere,  Tener  sommesso, 
ubbidiente,  ecc. 

AJPox*sa^;  All'orza  o  A  orza.  T.  mar.  Posto 
awerb.  col  v.  Andare,  dicesi  Quando  il  bastimento 
sbanda  sotto  vento  e  s'inclina;  altrim.  Orzare, 
Orzeggiare. 
M  Andare  a  orza,  Orzare,  Ondeggiare,  Barcollare, 
Cianceliare,  ecc.  V.  À  banda  nel  2°  signif. 

AJPoste  (Zùgà);  Fare  al  paga  Toste:  Sorla  di 
giuoco  che  si  fa  in  più  persone,  avvicinandosi 
ciascuno  con  una  boccia  al  grillo  (ballin)^  obbli- 
gati però  tulli  i  giuocalori  a  chiamarsi  successi- 
vamente.l'un  Tallro  chi  deve  tirare.  Quegli  che  è 
più  discosto  dal  grillo  o  che  si  dimentica  di  chia- 
mare il  compagno ,  perde  e  paga  la  posta  fissata. 

.A^llùddLe  v.  n.  Alludere:  Accennare  col  discorso 
a  qualche  cosa  intesa  e  non  ispiegata. 

AJ-lùg-à,  V.  a.  Riporre:  Chiudere  o  Serrare  alcuna 
cosa  per  conservarla  e  nasconderla;  altrim.  Serbare, 
n  Figurai,  vale  Mettere  in  chiusa,  cioè  in  prigione, 
Incarcerare,  Imprigionare:.  L'han  alLùgóu;  Lo 
misero  in  chiusa,  Lo  incalorbiarono. 
S  Chi  alléuga,  alléuga  pe-o   gatto;   Chi   serba, 
serba  al  gatto.  Prov.  che,  parlandosi  di  cose  man^ 
gerecce,  significa  Chi  serba  qualche  cosa,  non  la 
•serba  per  sé,  ma  altri  la  gode. 
%  Chi  alléuga,  attréuva;  Chi  ben  ripone,  ben  trova. 
Prov.  di  chiaro  significato. 

**A.llùg'g'ià  V.  Allùmmà. 

^llùg-g-iòu.  add.  Addornienlaticcio,  e  nell'uso 
fior.  Acciocchito  :  Quasi  che  addormentato. 

.A.llùiriescellà/  V.  Arrùmescelld. 

AJ.Puiiiid.o;  All'umido.  Posto  awerb.  coi  v. 
Stare  o  Tenere,  vaie  Slare  o  Tenere  in  luogo  ove 
possa  ritrarsi  umidità. 
Il  In  umido,  In  guazzetto.  T.  cuc.  Dicesi  di  Certa 
maniera  di  cucinare  la  carne,  i  pesci  ed  altre  vi- 
vande :  Cotellette  all'umido  ;  Coslolette  in  umido. 

Allùminii-a.  s.  f.  Allumina  :  Terra  bianca , 
soffice  al  latto,  che  s'impasta  coll'acqua,  ma  non 
vi  si  scioglie;  si  attacca  alla  lingua  ed  ha  molte 
proprietà,  le  quali  son  dichiarale  dai  chimici;  al- 
trim. Ossido  d  alluminio. 

**iVllùnimà  V.  a.  Alluciare,  Allumare,  Occhiare, 
Adocchiare,  Alloccare:  Affissar  l'occhio  inverso 
checchessia  col  pensiero  d'ottenerlo  V.  Éuggezzd. 

A-llumine  V.  Aùme. 

A-llùua^mento  s.  m.  Alunamento,  Arcatura, 
Bolzone,  Cozzone.  T.  mar.  V.  Bòsson. 

A-ll'ùu  e  all'atro  V.  A  giffra  l'ùn. 

A.llixiij^li.i  V.  a.  Allungare,  Slungare:  Accrescere 
una  cosa  col  farla  più  lunga  ch'ella  non  è. 
M  Allungare,  per  Prolungare,  Far  durare  una  cosa: 
G'han  allunghto  a  vitta,  5  permisso,  ecc.;  Gli 
allungarono  la  vita,  il  permesso,  ecc. 

—  5  passo;  Allungare  il  passo;  Affrettarsi,  Correre. 

—  5  viti;  Allungare  il  vino:  Mettervi  acqua  o  allro 
liquore  più  debole. 


—  ti»  vesti;  Slungare  un  vestito. 

S  Allunghise  n.  p.  Allungarsi,  Distendersi,  Pro- 
tendersi. 

AJlùnòu  add.  Lunatico,  e  volg.  Allunato  :  Ag- 
giunto che  si  dà  al  granchio  od  altri  crostacei, 
quando  e'  sono  grassi  o  magri  secondo  il  cre- 
scere 0  il  calar  della  luna;  e  per  simil.  si  dice 
di  altre  cose,  come  pesci,  limoni,  pietre,  ecc. 

A.11U.Ò1X  add.  Stordito,  Stupido,  Sciocco,  Milenso, 
Smemorato,  Allogliato,  ecc. 

A.llùppòu.  add.  Allupalo  :  Che  ha  gran  fame. 
%  Legnamme  allùppóu;  Legname  imporralo,  im- 
porrilo, Infracidilo,  dicesi  Quello  che  ribollilo  co- 
mincia a  guastarsi  e  a  corrompersi  V.  Lùppa, 

A.ll'ui*tliii.a  modda  m.  avv.  All'ultima 
moda,  A  tutta  usanza. 

All'ùrtimo  avv.  All'ultimo,  Ad  ultimo,  In  ul- 
timo, vagliono  Ultimamente,  Alla  fine,  Finalmente. 

—  di  urtimi  ;  All'ultimo  degli  ultimi,  vale  lo  slesso, 
ma  ha  più  forza. 

—  cian;  A  tetto:  All'ultimo  piano  d'una  casa. 

S  Aspètd  all'ùrtimo;  Ridursi  all'olio  santo  o  alla 

sgocciolatura  V.  Aspètd. 
A.llu.x:ióu  s.  f.  Allusione  :  Figura  rettorica,  colla 

qua!e  si  fa  intendere  la  relazione  o  la  convenienza 

che  si  trova  tra  due  cose,  tra  due  persone. 
A.llù.xi"vo  add.  Allusivo:  Che  ha  allusione  o 

dell'allusione  per  qualche  somiglianza  di  nome  o 

di  suono. 
A.lPù.zaiisa  V.  All'uno. 
A.1PÙZO;  All'uso,  All'usanza,  All'usato.  Posto 

avv.  vale  Secondo  il  solilo,  Secondo  che  s'usa. 

—  dò  paize;  All'uso  del  paese.  Siccome  usa  il  paese. 
jf^lmanacco  V.  Armanacco. 
A-lmaviva  V.  Armaviva. 

Aloè  s.  m.  Aloe  e  Aloè.  T.  bot.  Aloe  perfoliata. 

Nome  d'un  genere  di  piante  carnose,  sempre  verdi, 

il  cui  sugo  è  d'un'amarezza  estrema,  di  granduso 

nella  medicina  come  purgativo.  Ce  n'ha  di  molte 

specie, 
it  Aloe  e  Aloè,  per  il  Sugo  che  si  cava  dalla  pianta 

medesima. 
A.lsa  V.  a.  Alzare:  Levare  in  alto  o  ad  alto;  e 

parlandosi  degli  edifizi,  dicesi  meglio  Ergere, 

Innalzare,  Rizzare. 

—  a  voxe;  Alzar  la  voce:  Gridar  forte. 

—  e  carte;  Alzar  le  carte.  T.  giuoc.  Il  dividere  che 
fanno  i  giuocalori  il  mazzo  delle  carte  in  due, 
dopo  che  un  di  essi  le  ha  mescolate,  quasi  per 
assicurarsi  da  ogni  frode. 

—  de  peizo  ;  Alzar  di  soppeso  :  Levare  di  terra 
checchessia  di  grave ,  e  specialmente  un  corpo 
umano,  colla  sola  forza  delle  braccia. 

—  0  bòggio;  Levare,  Alzare,  Staccare  il  bollore, 
vale  Cominciar  a  bollire. 

—  5  gommio;  Alzare  il  gómito  V.  Gòmmio. 

§  Alsdse  n.  p.  Alzarsi:  Rizzarsi  da  sedere.  Rizzarsi 
in  piedi.  Sorgere. 

Il  —  0  vin;  Levare  il  capo,  dicesi  del  Vino  al- 
lorché nel  bollire  solleva  la  vinaccia. 

S  Chi  troppo  s' alsa  presto  s'abbassa  ;  Chi  troppo 
in  alto  \a,  presto  s'abbassa  ;  Chi  monta  più  alto 
eh'  e'  non  deve,  cade  più  basso  eh'  e'  non  crede; 
Chi  troppo  in  alto  va,  cade  sovente  precipitevo- 
lissimevolmente. Prov.  di  chiaro  significalo. 
A.lsata  s.  f.  Alzala  d'ingegno  :  Discorso  o  interro- 
gazione fatta  apposta  per  tentar  l'animo  altrui,  ec.; 
e  per  estens.  Tiro,  Tirata,  Stratagemma,  Astuzia. 


are 


ÀMi 


AMA 


A.ltéa;  s.  f.  Allea,  Bismalva,  Jlalvavisco,  Buon- 
vischio,  Ibisco,  e  in  alcuni  luoghi  Benefischi.  T. 
boi.  Allhea  ofjicinalis.  Pianta  della  famiglia  delle 
Malvacee,  comunissima  nei  nostri  climi.  Coltivasi 
per  gli  usi  medicinali,  ed  è  uno  dei  migliori  emol- 
lienti conosciuti;  si  fa  uso  specialm.  della  radice. 
«  Havvene  un'altra  specie,  detta  Allea  rossa.  Malva 
rosea,  I\[alva  rosoni,  Jfalvone,  Rosa  d'ollremare, 
Rosa  di  Damasco,  Rosa  d'India,  Bastone  di  San 
Giuseppe  (Althea  o  Alcea  rosea),  la  quale  è  in- 
digena della  Siria;  è  trienne  e  rustica;  si  semina 
in  primavera  ed  autunno,  e  coltivasi  unicamente 
da  noi  per  ornamento  dei  giardini. 

A.ltera  v.  a.  Alterare:  Muovere  o  Mutare  una 
cosa  dall'esser  suo;  e  più  propriam.  Adulterare, 
Falsificare  V.  Adùltera. 
Il  Alterare,  Commuovere,  Perturbare,  Sconturbare, 

Agitare,  Far  adirare. 
§  Alferàse  n.  p.  Alterarsi,  Commuoversi,  Pertur- 
barsi, Sconturbarsi,  Adirarsi,  ecc. 

A-lteraziSn  s.  f.  Alterazione,  Alteramento  : 
Mulazione  delle  cose  d'una  in  altra  qualità.  Cam- 
biamento, Tramutamenlo;  ed  in  generale  La  de- 
gradazione d'una  cosa  o  11  cangiare  il  suo  slato 
da  bene  in  male. 
it  Allera/.ione,  Falsificazione,  Adulterazione,  Con- 
traffacimento. 
M  —  Sdegno,  Commozione,  Agitazione,  Perturba- 
zione di  mente,  ecc. 

A-lterig-g-ias.  f.  Alterigia,  Alterezza,  Boria, 
Albagia,  Orgoglio,  Burbanza. 

.A.ltex*iià.  v.  a.  Alternare,  Avvicendare^  Fare  a 
muta:  Operare  scambievolmente  ed  a  vicenda. 
§  Alternàse  n.  p.  Alternarsi,  Avvicendarsi. 

A-lteróu.  p.  pass.  Alteralo  V.  Attera  ne'  suoi 
significati. 

^—  da-o  vin;  Alletto,  Alticcio,  Cotticelo,  Albo,  Al- 
biccio:  Alterato  alquanto  per  lo  soverchio  bere 
del  vino. 

A.  lùmassa.;  A  chiocciola,  A  lumaca.  Posto 
avverb.  vale  Piegato  a  maniera  di  chiocciola. 
%  Scaa  fceta  a  lùmassa;  Scala  a  chiocciola.  Scala 

,,   a  lumaca  V.  Scaa. 

-A-  luug'a.  V.  A  lung'andd. 

A.  lu.ng-'aii<ià  avv.  Alla  lunga,  Al  lungo,  A 
lungo  andare,  A  lunga  andata.  Coli' andar  del 
tempo,  Col  tempo.  Con  lunghezza  di  tempo. 

A.  lùnn-e  (Andà);  Esser  lunatico,  Esser  un 
girella,  un  girellaio;  dicesi  di  Persona  strava- 
gante, che  non  islà  ferma  nel  proposito,  ecc. 
V.  Andà. 

Al.  lùssin  (Manda);  Sbusare,  Far  brullo.  Ri- 
pulire: Vincere  ad  uno  tutti  i  quattrini  del  giuoco. 

A  lutto  ;  A  bruno,  A  lutto.  Posto  avv.  col  v. 
^ estire  o  simile,  vale  Usar  quella  vesta  che  si 
usa  per  onoranza  de'  morti  V.  Lutto. 

A  xnà;  A  male,  Per  male.  Posto  avv.  coi  v.  Re- 
carsi, Avere,  Pigliare,  vale  Ricevere  con  indigna- 
zione checchessia  e  crucciarsene. 

Anxèi,  V.  a.  Amare,  Diligere  :  Voler  bene,  Portar 
amore,  affezione, 
ti  Amare,  per  Volere,  Desiderare:  Ammo  de  sta 

solo;  Amo  di  star  solo, 
n  —  Esser  vago.  Dilettarsi,  Piacersi  in  checchessia: 
O  l'awma  molto  a  mùxica,  ecc.;  Egli  ama  mollo 
la  musica,  ecc. 
$  Chi  lemme  amma;  Chi  ama  teme.  Dettato  prov. 
>di  chiaro  significato. 


§  Fase  ama;  Farsi  amare:  Aver  grazia  con  al- 
cuno,  Dar  nel  genio. 
§  Arnése  n.  p.  Amarsi:  Volersi  bene,   Portarsi 
reciproca  affezione. 

Amatoiilitse  s.  f.  Amabilità  :  Il  carattere  d'una 
persona  amabile;  Gentilezza,  Dolcezza,  Grazio- 
sita, ecc. 

A  macelxetto  avv.  A  calca,  A  stiva,  Stipato, 
Pigiato:  Aggiunto  a  Gente  o  simili,  vale  Stretto 
insieme.  Spremuto  per  troppa  calca. 

AixiSbè  s.  f.  Linaria  V.  Lin  sarvtego. 

A  luce  danno  m.  avv.  A  mio  danno  o  de- 
trimento, A  mio  scapito,  Con  mio  pregiudizio. 

A  ms»  g-iudizio  m.  avv.  A  mio  avviso, 
A  mio  parere,  Secondo  la  mia  opinione,  A  cre- 
der mio.  Per  quello  che  mi  pare. 

A  mce  rixod.d.0  m.  avv.  A  modo  mio.  Come 
mi  pare  e  piace. 

A  xn.e&  nòmme  m.  avv.  A  mio  nome,  cioè 
Da  mia  parte,  Da  mia  vece. 

A.inaèta  s.f.  Amarella,  Amaretta,  Amareggiola, 
Matrirale,  Malricaria,  Jlorella,  Partenio.  T.  boi. 
Matricaria  parlhenium.  Pianta  della  famiglia 
delie  Composte,  d'un  odor  forte  e  piacevole,  i 
cui  fiori  nascono  in  bei  corimbi  terminali.  Col- 
tivasi negli  orti  e  ne'  giardini,  e  spontaneamente 
nasce  in  vecchie  mura  e  fra  i  rottami  calcarei. 
Coltivasi  anche  una  sua  proprietà  a  fiori  bianchi 
doppi,  di  bellissimo  effetto,  chiamata  dai  botanici 
Malricaria  parlhenium  flore  pieno. 

Amaèto  add.  Amaretto,  Amariccio,  Amaro- 
gno,  Amarógnolo,  Amarulenlo:  Che  ha  un  poco 
dell'amaro. 

A  mag-g-ia;  A  maglia.  Posto  avv.  vale  A  anelli, 
A  guisa  di  rete,  Relicolatamente;  che  anche  di- 
cesi Agucchialo  V.  Maggia. 

A  mag-nse;   A  manate,  A  manciate.  Posto 
avv.  vale  In  tanta  quantità  quanta  ne  può  slare 
nella  mano:  e  figurai.  Abbondantemente,  A  piene 
„mani,  A  fusone,  A  josa.  In  copia. 

**A.  magnsera  m.  avv.   Alla   brava,  Alla 

,,   sgherra,  Alla  sLricca  V.  Ma(,ncera. 

A  ixiainesca  m.  avv.  Alla  marinaresca:  Con- 
forme all'usanza  de'marinaj:  e  da  noi  usasi  co- 
munem.  di  Una  certa  maniera  di  cucinare  lostoc- 
cofìsso  e  simili. 

A  malapeuu-a  avv.  Appena,  Appena  ap- 
pena ,  A  cara  pena ,  A  mala  pena ,  Tosto  che, 
Subito  che.  Come  prima. 

A.iiialgaiii.à  v.  a.  Amalgamare.  T.  chim.  Com- 
binare il  mercurio  con  un  metallo;  e  per  similit. 
Mettere  insieme  alla  rinfusa  cose  diverse. 

A  m annua;  A  bàlia.  Posto  avv.  col  v.  Dare, 
vale  Dare  ad  allattare  bambini  ad  altrui  fuor  della 
madre. 
§  Tcgnisc  ùnn-a  cosa  a  mamma;  Tener  a  bàlia 
una  cosa,  fgurat.  vale  Indugiare  mollo  a  sbri- 
garla 0  a  restituirla. 

A  man  ;  A  mano.  Posto  avv.  vale  Colla  mano, 
Arlifizialmenle:  Travaggio  fato  a  man;  Lavoro 
fallo  a  mano  o  manofatlo. 

—  arìuà;  A  mano  armala,  Armata  mano:  Con  mano 
armala,  Coll'armi  in  mano. 

—  drita;  A  destra,  A  mano  destra,  A  mandritta, 
Alla  destra  mano,  cioè  Dalla  banda  destra.  Verso 
la  parte  deslra. 

—  sarva;  A  man  salva,  A  salvamano,  vale  Sicu- 
ramente, Senza  pericolo. 


AMA 


,   AMA 


87 


i 


—  scinistra;  A  man  sinistra,  A  mano  manca  o  stanca, 
A  mancina,  A  sinistra,  cioè  Dalla  banda  sinistra, 
Verso  la  parte  sinistra. 
S  Scritoa  man;  Scritto  a  mano,  Manoscritto,  cioè 
,j   Non  istampato. 

A.  moiU  ;  Alla  mano.  Posto  avv.  vale  In  pronto, 
Presto  alla  mano,  Manesco. 
S  Avei  à  man  un  léugo,ùnn-a  cosa,  ecc.;  Aver 
alia  mano  un  luogo  o  checchessia,  vale  Esserne 
pratico,  Conoscerlo  pienamente, 
§  Oinmo  à  man;  Uomo  alla  mano,  vale  Uomo 
trattabile,  affabile,  cortese,  di  facile  abbordo,  ecc. 
A.iiiaiiiia^iKia<ii  :  Voce  che  si  adopera  nei 
seguenti  Ire  significati: 

1»  In  senso  di  timore:  Amannaman  o  w'ac- 
ciappa;  Temo  ch'ei  mi  raggiunga; 

2°  In  senso  d' ironia  o  di  scherno:  Amanna- 
man che  ti  no  pàsci;  Guarda  che  tu  non  possa! 
5"  Finalmente  accenna  ad  un  pericolo  che  po- 
trebbe incontrarsi  :  Va  adaxo  che  amannaman 
.    ti  cazzi;  Va  piano,  se  no  potresti  cadere. 
A.  mancinii-a;  A  mano  manca,  A  man  si- 
nistra, A  mancina,   A   sinistra.  Posto  avverb. 
vale  Verso  la  parte  sinistra. 
A-màudoa  s.  f.  Màndorla,  Amàndorla,  Man- 
dola: Frutto  di  buon  sapore,  chiuso  in  un  guscio 
come  le  noci,  ma  piìi  piccolo;  ve  n'ha  di  sapor 
dolce  e'  di  sapor  amaro.  L'albero  che  il  produce 
si  chiama  Màndorlo  (Amygdalus  communisj. 

—  in  erba;  Caterina.  Voce  dell'uso  flor.  Màndorla 
piccola,  che  non  ha  ancora  granato,  e  si  mangia 
col  mallo  V.  Amanduoto. 

—  sciacchasla;  Màndorla  prémice,  e  nell'uso  anche 
Màndorla  spaccarella  :  Quella  che  ha  il  guscio  fra- 
gile, che  si  schiaccia  premendolo  colle  dita. 

A.iiia<ndòeta.  s.  f.  Mandorletta,  Mandorlina. 
Dim.  di  Màndorla  :  Piccola  màndorla. 

w  Mandorletta,  Baccelletto.  T.  cald.  Specie  di  ri- 
lievo che  si  fa  per  ornamento  in  fondo  delle  sec- 
chie di  rame  o  simili,  così  chiamato  per  la  so- 
misilianza  che  ha  colla  màndorla. 

»  Màndorle  al  plur.:  Quei  vani  in  figura  di  rombo 
che  restano  nella  tessitura  d'inferriate  o  ingra- 
ticolati fatti  con  legni  o  canne. 

—  de  casette;  Màndorla:  Fregio  laterale  delle  calze 
a  guisa  di  ricamo,  stretto  e  lungo,  e  viene  dalla 
noce  del  piede  Ano  su  a  mezza  gamba  ;  dicesi 
anche  Fiore. 

%  Travaggio  fwlo  a  amandoete  ;  Lavoro  fatto  a 
màndorle,  Lavoro  mandorlato  o  ammandorlato, 
dicesi  Quello  che  è  composto  di  lai  figura. 

A.ziia<nd.<Siii  s.  m.  Mandolino,  Amandolino: 
Strumento  musicale,  che  è  una  specie  di  chitar- 
rino  0  di  liuto,  ma  più  piccolo  e  della  stessa 
forma.  Si  suona  con  una  penna  tagliata  come  uno 
stuzzicadenti  piano,  ovvero  con  un  pezzetto  di 
tartaruga  o  d'osso. 

^znaiKluoto  s.  m.  Calerà.  Voce  dell'uso  fior. 
Màndorla  fresca  e  grossa,  che  ha  già  granato  e 
formato  il  suo  guscio.  Vendesi  coperta  del  suo 
mallo,  che  si  getta  assieme  al  guscio,  mangian- 
done soltanto  l'anima. 

.A.izia.iite  s.  m.  Amante,  Manto.  T.  mar.  La 
fune,  per  mezzo  della  quale  i  pennoni  delle  vele 
sono  sospesi,  o  si  abbassano  o  si  issano. 

A.nia,xitexello  s.  m.  Amanticello.  T.  mar. 
Piccolo  amante,  che  serve  per  attrazzare  il  pa- 
ranchino  dei  terzaruoli. 


^xua.ntig'g'i  s.  m.  pi.  Mantiglie,  Manticchi. 
T.  mar.  Quelle  due  corde  che  sostengono  i  due 
capi  di  ciascun  pennone,  e  servono  a  tenerlo  oriz- 
zontale in  bilancia  quand'  egli  è  nella  sua  sta- 
zione ordinaria,  oppure  a  tenerlo  più  allo  da  una 
parte  che  dall'altra. 
A.iu.a;iitig>g-ia<  dò  Ibòme  ;  Mantiglia  dei 
boma  0  del  ghisso.  T.  mar.  È  un  paranco  che 
serve  a  sostenere  l'estremità  esteriore  del  ghisso 
nei  brigantini  e  altri  bastimenti  a  vele  auriche, 
come  geolette,  slops,  ecc. 
A.tja.ei,n.tissiùj  v.  a.  Amantigliare.  T.  mar. 
Sospendere  per  mezzo  delle  mantiglie  i  pennoni 
e  bilanciarli. 
^mào  s.  m.  Amaro:  Uno  dei  sapori  contr.  al 
Dolce;  Amarezza,  Amaritudine. 

Il  Amaro,  figurai.  Cruccio,  Rancore,  Stizza,  ecc. 

§  Avei  (ieU'amào  con  un;  Aver  mal  fiele  contro 
alcuno.  Avere  il  sangue  guasto  con  alcuno,  vale 
Aver  mal  animo  con  lui.  Esser  adirato  contro 
di  lui. 

§  Avei  dell'amào  in  to  slénmago;  Aver  l'amaro, 
il  cruccio,  la  stizza  nel  petto. 

S  Doppo  0  dóce  ven  l'amào;  Dopo  il  dolce  vien 
l'amaro,  ovv.  Non  si  può  aver  il  mele  senza  le 
pecchie  o  le  mosche.  Dettato  prov.  che  sighiflca 
Non  v'ha  gioja  che  non  sia  seguila  da  qualche 
noja.  Dopo  le  cose  piacevoli  seguono  le  spiacevoli. 

S  No  gh'é  dóce  sens'amdo ;  Non  v'ha  dolce  che 
non  abbia  l'amaro,  ovv.  Non  c'è  rosa  senza  spine. 
Dettato  prov.  che  significa  Non  v'ha  cosa  tanto 
piacevole  che  non  abbia  dello  spiacente. 
A.iu.à<o  add.  Amaro:  La  qualità  o  il  sapore  di 
ciò  che  è  amaro. 

—  camme  o  téuscego  o  camme  l'arfé  ;  Più  amaro 
del  fiele,  vale  Amarissimo. 

—  de  sa;  Amaro  di  sale,  vale  Troppo  salato. 

S  Avei  a  bócca  amaa;  Aver  la  bocca  amara  V. 

Bocca. 
S  Chi  ha  a  bocca  amaa  no  péu  spùd  dóce;  Chi 
ha  dentro  amaro  non  può  spular  dolce,  ovvero 
Chi  ha  il  fiele  in  petto,  non  può  avere  il  miele 
in  bocca  V.  Bócca. 

"S  Merda  amaa;  Accattabrighe,  Beccalite  V.  An- 
goscioso nel  5»  significato. 
8  0  P^{l9'à  0  l'è  dóce  e  5  paga  5  l'è  amào  ;  AI 
pigliar  non  esser  lento  e  al  pagare  non  correre. 
Dettato  prov.  che  significa  che  Riesce  comodo  usar 
maggior  prontezza  in  riscuotere  che  in  pagare. 

A,  maoxi  m.  avv,  A  flotti,  A  sciami,  A  tor- 
me, ecc.  V.  A  mùggi  nel  1°  signif. 

A.na.skjxrsbXLto  s.  m.  Amaranto:  Pianta  annuale 
della  famiglia  delle  Amarantacee,  di  cui  sonovi 
più  specie.  La  più  comune  è  quella  cosi  detta 
Coda  di  volpe  (Amaranthus  caudatusj,  che  rin- 
viensi  in  quasi  tutti  i  terreni  della  Liguria,  e 
che  da  noi  si  conosce  sotto  il  nome  di  Giox'ia 
(V.  questa  parola).  É  propria  a  decorare  i  giar- 
dini per  la  grandezza  e  singoiar  colorito,  rosso- 
amaranto-violaceo,  delle  sue  foglie  ;  1  fiori  sono 
rossi,  piccoli,  disposti  in  pannocchiette  caudate. 
I»  Amaranto  :  Sorta  di  colore  porporino  simile  al 
fior  dell'amaranto;  ed  in  questo  signif.  si  usa  pure 
in  forza  d'addiett. 

A.iiiai*ena  s.  f.  Amarena,  Amnrfna,  Amarasca 
e  Marasca  :  Specie  di  ciriegia  di  sapore  agro 
mescolatovi  alquanto  d'amaro. 

Ajnaretto  s.  m.  Amaretto.  Voce  dell' nsoi 


m 


AMB 


AME 


Specie  di  offella,  composta  di  fior  di  farina,  zuc- 
chero, màndorle  amare,  ridotta  in  forma  di  pa- 
neliino,  e  biscottata  in  forno. 

Ajoaairilli  s.  f.  Amarilli  o  Amarillide;  Pianta 
della  famiglia  delle  Amarillidee,  che  comprende 
più  di  ^0  specie,  di  cui  parecchie  son  coltivate 
ne'  giardini  a  motivo  della  rara  bellezza  de'  fiori 
cui  va  sovente  congiunto  gratissimo  odore.  La 
più  coltivata,  e  forse  la  più  bella,  è  VAmaì'ylUs 
formosissima,  conosciuta  in  Francia  col  nome  di 
Lis  de  Saint  Jacques. 

A.rtxeiX'irsL  v.  a.  Amarrare,  Allacciare.  T.  mar. 
Dar  volta  a  un  cavo  intorno  a  qualche  oggetto. 

—  un  bastimento;  Amarrare,  Ormeggiare  un  basti- 
mento V.  Ormezzd. 

A.  martelletto  (Féugo);  Fuoco  di  fila.  T. 
mil.  V.  Féugo. 

A.  martello;  A  martello,  A  stormo.  Posto 
avv.  col  V.  Sonare,  sì  dice  Quando  si  dà  alla  cam- 
pana un  colpo  per  volta  a  guisa  che  il  martello 
fa  sull'incudine,  il  che  si  fa  quando  si  vuol  rau- 
nare  il  popolo,  e  siffatto  suono  dicesi  Rintoc- 
care; il  contr.  è  Sonare  a  distesa. 
8  Tià  a  martello;  Tirar  col  martello.  T.  ar<)(en<. 
ed  altri,  vale  Distendere  col  martello,  e  dicesi 
de'  metalli. 

A.  massette  (Vegni  l'cegua);  Piovere  a  ciel 
rovescio,  a  catinelle,  a  secchi,  ecc.  V.  jEgua. 

A.màta  v.  a.  Amaltare,  Alberare,  Inalberare. 
T.  mar.  Mettere  ai  loro  luoghi  gli  alberi  mag- 
giori, passarli  per  le  loro  mastre,  e  piantarli  nelle 
loro  scasse,  locchè  si  fa  colla  mancina  o  mac- 
china da  inalberar  le  navi. 

A.matò  s.  m.  Amatore:  Chi  è  tirato  dal  pro- 
prio genio  a  qualche  cosa:  Amante,  Dilettante 
V.  Dilettante. 

Aumlbascià  s.  f.  Ambasciata,  Imbasciata  :  Quel 
che  riferisce  l'ambasciatore  o  altro  mandato;  e 
talora  anche  per  semplice  Relazione. 

A.m1>asciató  s.  m.  Ambasciadore,  Ambascia- 
tore, Imbasciadore,  Imbascialore:  Ministro  d'alto 
grado,  inviato  con  lettere  credenziali  e  investito 
di  carattere  rappresentativo ,  da  principe  a  prin- 
cipe, da  stato  a  stato,  affine  di  tratiare  negozi 
sotto  la  fede  pubblica  stabilita  dal  diritto  delle 
genti, 
w  Dicesi  anche  per  ischerzo  e  familiarm.  parlando, 
ad  una  persona  onde  altri  si  vale  per  riferire 
altrui  checchessia. 
%  Ambasciato  nò  porta  penn-a;  Ambasclator  non 
porta  pena.  Dettato  prov.  che  si  dice  per  iscusa 
di  Chi  riferisce  altrui  cosa  spiacevole,  e  che  possa 
aversi  per  male. 

A.m1>i  V.  a.  Ambire:  Desiderare  onori,  dignità 
e  simili. 
S  il mftjsed'wnn-a  cosa;  Vanagloriarsi  d'una  cosa. 
Andare  o  Essere  altero  d'una  cosa:  Giubilarne, 
Menarne  vanto. 

A.ml>iziG]i  s.  f.  Ambizione:  Soverchia  cupi- 
digia d'onori,  di  maggioranza,  di  far  pompa  o 
mostra  di  sé. 

A.ml>o  s.  m.  Ambo  :  La  vincita  di  due  numeri 
al  lotto. 
M  Ambo,  figurai,  e  per  ischerzo  usasi  per  Coppia, 
e  dicesi  d'Un  pajo  di  persone  di  egual  indole  e 
carattere,  ma  sempre  in  mala  parte:  Miw  che 
bell'ambo!  Guardate  il  bell'ambo! 
S  Zéugo  dell'ambo  ;  Tómboli:  Sorta  di  giuoco  che 


si  fa  con  cartelle  di  IS  numeri  presi  dall'I  al 
90,  e  nel  quale  vince  quegli,  a  cui  nell'estrarsi  i 
numeri,  che  sono  in  una  borsa  o  urna,  vengono 
prima  di  lutti  i  \  S  numeri  segnati  sulla  cartella. 

A-inlbra  s.  f.  Ambra:  Soslauia  gialla  e  traspa- 
rente, sommamente  elettrica,  di  consistenza  gom- 
mosa e  bituminosa,  accendibile  e  di  sapor  resinoso, 
n  Ambio,  Ambladura.  T.  cavali.  Andatura  di  ca- 
vallo a  passi  corti  e  veloci,  mossi  in  contrattempo. 

A.ml>retta  s.  f.  Ambretta.  T.  hot.  Centaurea 
moscata  o  Centaurea  amberboi.  Pianta  della 
famiglia  delle  Composte,  che  cresce  nell'Asia  e 
nell'America  meridionale.  1  suoi  germogli  esalano 
odor  di  muschio  molto  soave,  quindi  i  nomi  di 
Abelmosch  e  di  Grani  muschiati,  con  cui  Si 
conoscono  generalmente;  con  essi  preparasi  in 
Oriente  la  polvere  di  Cipro  usala  per  profumo. 

Aoué  s.  m.  Mele  e  Miele:  Sostanza  liquida  e  zuc- 
cherosa, la  qual  si  compone  dalle  api  per  mezzo 
di  ciò  eh'  esse  raccolgono  dentro  a'  fiori  e  sulle 
foglie  di  certe  piante,  e  del  quale  esse  riempiono 
le  cellule  de'  loro  favi. 

—  nostra  o  de  Spagna;  Mele  vergine.  V,  U.  Mele 
puro,  che  cola  naturalmente  dalle  cellette  de' favi 
tagliati  0  stritolati  a  tal  effetto,  e  che  di  leggieri  si 
congela  in  masse  granolose.  Dicesi  da  noi  Amé  de 
Spagna,  perchè  di  là  appunto  ci  viene  il  migliore. 

—  rosóu;  Jlele  rosato.  Rodimele  o  Rodomele:  De- 
cozione di  rose  rosse,  alle  quali  si  aggiunge  mele, 
evaporandolo  a  consistenza  di  sciroppo. 

—  sùccaen;  Mele  zuccherino:  Mele  mescolato  con 
zucchero  e  reso  a  guisa  di  sciroppo. 

—  violóu;  Mele  violato,  cioè  Con  infusione  di  rose. 
-{•  §  il  Son  Miche,  tutte  e  slragge  san  d'amé ;  A 

San  Michele ,  tutti  i  cenci  san  di   mele.  Prov. 
nostro,  che  non  ha  precisa  corrispondenza  ita- 
liana, e  vale  Quando  giunge  il  giorno  di  questo 
santo,  cioè  il  29  di  settembre,  comincia  a  far 
freddo,  e  qualunque  abito,  per  vecchio  che  sia, 
serve  a  ripararlo.  I  Toscani  dicono  A  San  Mi- 
chele, il  calor  va  in  cielo. 
§  Con  l'amé  se  piggia  e  mosche;  Col   miele  sì 
pigliano  le  mosche.  Prov.  che  vale  Le  cortesie 
obbligano  altrui. 
^S  Fd  l'amé;  Mellificare,  Far  il  mele. 
^mea  s.  f.  Zia.  Voce  antica,  usala  tuttora  in 
^  qualche  paese  della  riviera  V.  Lalla. 
A.  meitae;  A  metà,  A  mezzo,  A  combutta. 
Posto  avv.  vale  Per  metà,  A  metà  per  uno. 

—  dò  guàgno  ;  A  mezzo  guadagno ,  cioè  Spartito  il 
guadagno  per  metà. 

A.  memòia;  A  memoria,  A  mente.  Posto  avv. 
col  V.  Avere,  Tenere  o  simili ,  vale  Ricordarsi. 
%  Fd  à  memòia  vnn-a  cosa;  Fare  a  mente  chec- 
chessia, vale  Farlo  senz'altro  aiuto  d'istrumento 
materiale,  ma  solo  della  memoria. 
§  Impard  a  memòia;  Imparar  a  mente.  Mandar 
alla  memoria,  vale  Mettersi  nella  mente  alcuna 
cosa  da  sapersi. 
%  Stùdid  a  memòia;  Mandar  alla  memoria,  vale 
lo  stesso. 

A.mexL  (In  t'ùn);  In  un  ammen,  Tn  un  attimo, 
In  un  subito.  In  un  batter  d'occhio,  In  un  baleno, 
cioè  In  quanto  tempo  s' impiega  a  dire  un  amen. 

A.  meno  clie  avv.  Eccetto  che,  Fuorché,  Se 
non  che,  A  meno  che. 

A.  mente  V.  sopra  A  memòia. 

'—  quetct}  Ad  animo  riposato, 


I 


AMI 


AMI 


39 


A.  menùo  m.  aw.  A  minuto,  Per  minuto, 
Minutamente. 
S  Accatta  0  Vende  a  menùo;  Comprare  o  Vendere 
a  minuto  o  al  minuto  o  a  ritaglio:  Comprare 
0  Vendere,  non  in  grossa  quantità,  ma  a  libbre, 
a  once,  a  braccia ,  a  palmi ,  ecc.  —  A  ritaglio 
però  dicpsi  soltanto  di  panni ,  drappi   o  simili. 

A.  me  pa^ei  ra.  aw.  Ma,  Forse,  Da  quanto 
pare,  e  consimili  voci  secondo  il  senso  :  A  rae 
paeì  mincionnce;  3Ia  voi  burlate!  A  me  paei, 
ve  creddeì  che  facce  o  laddro  ;  Da  quanto  pare, 
voi  credete  ch'io  faccia  il  ladro. 

Al.  meza.  Ibucca.;  A  mezza  bocca.  Posto 
aw.  col  V.  Parlare,  vale  Parlare  copertamente, 
senza  lasciarsi  bene  intendere. 

A.  iu.eza>  ^a-mlba;  ;  A  mezza  gamba.  Posto 
aw.  vale  Alla  metà  della  gamba:  L'cegua  a  gh'Sa 
a  meza  gamia;  L'acqua  c'era  a  mezza  gamba. 
M  Figur.  vale  Abbondantemente,  In  gran  copia,  A 
macca ,  A  bizzeffe ,  A  josa ,  A  fusone,  ecc.  V. 
Abbrettio  nel  1»  significato. 

A,  xtxezsL  labnuua;;  A  mezza  lama,  A  mezza 
spada.  Posto  aw.  col  v.  Venire,  vale  Venire  alla 
conclusione  subitamente. 

A.  meza^uéutte;  A  mezzanotte.  In  sulla 
m-^zzanotte.  Posto  aw.  vale  In  sul  punto  della 
mezzanotte. 

A  iiiiez'a>sta<;  A  mezzo,  A  metà,  A  mezza 
via.  Posto  aw.  col  v.  Lasciare,  vale  Lasciare 
imperfetto,  incompiuto  un  affare,  un'impresa,  od 
altra  cosa  qualunque  incominciata. 
§  Bandèa  a  mez'asta;  Bandiera  a  mezz'asta.  T. 
mar.  Si  pone  a  bordo  la  bandiera  a  mezz'asta 
quando  si  vuole  accennar  lutto  per  morte  avvenuta 
dell'armatore,  del  capitano,  ecc.  ;  e  questa  deve 
essere  la  nazionale,  la  quale  s'alza  al  picche  alla 
metà  d'ella  sua  altezza  dalla  poppa  della  nave. 

A  mezo;  sti*a<dd.a>  ;  A  mezza  strada ,  A 
mezza  via.  Posto  aw.  vale  A  mezzo  o  A  metà 
del  cammino. 

A  mezo;  Innanzi,  Fnora,  Fuori,  Fuore.  Posto 
aw.  coi  V.  Venire,  Uscire  e  simili,  vale  Mostrarsi, 
Farsi  al  cospetto,  alla  presenza,  ecc. 
S  Lascia  a  mezo  ònn-a  cosa;  Lasciar  fuori  chec- 
chessia ,  vale  Non  riporlo.  Non  chiuderlo. 
%  Mette  a  mezo;  Metter  fuori,  Metter  innanzi  o 

in  campo,  vagliono  Produrre,  Allegare. 
S  Tià  a  mezo  ;  Trar  fuori.  Cavar  fuori,  vale  In- 
ventare e  Divolgare,  e  dicesi  di  chiacchierate, 
ciarle  e  simili. 

A  m.ezog'iox'iio;  A  mezzogiorno,  A  mez- 
zodì, A  mezzo  il  dì.  Posto  aw.  vale  Alla  metà 
del  giorno, 
n  A  mezzogiorno ,  A  mezzodì ,  AI  meriggio,  A  so- 
latìo, vale  anche  Dalla  banda  volta  a  mezzogiorno. 

A  mezùa.  clxe  m.  aw.  A  misura  che,  Se- 
condo che,  A  0  Nel  tempo  che,  Conforme  che. 

A.  mezùa.  de  carlbón;  A  misura  di 
carbone.  Posto  aw.  vale  Abbondantemente,  Più 
del  giusto.  Senza  badare  al  quanto. 

Amia^nto  s.  m.  Amianto  :  Sostanza  lapidea  di 
una  tessitura  lanosa  e  setosa,  che  consta  di  più 
fili  0  fibre  longitudinali,  per  lo  più  bianche  o  di 
color  periato,  dotato  della  mirabile  proprietà  di 
resistere  al  fuoco,  e  di  rimanere  inconsunta  nel 
calore  più  intenso.  Gli  antichi  ne  formavano  della 
tela  per  la  combustione  de' cadaveri  affine  di 
conservarne  le  ceneri. 


Amicizia,  s.  f.  Amicizia,  Amistà,  antic.  Ami- 
stanza:  Scambievole  affetto  costante  o  operoso, 
fra  persona  e  persona,  massimamente  tra  uomo 
e  uomo,  nato  da  conformità  di  voleri  e  da  non 
breve  conversazione. 
•I  Amicizia,  per  Cattiva  pratica,  Druda,  Concubina, 

Amasia. 
S  Fd  amicizia;  Appiccar  amicizia,  vale  Contrarla, 
§  Patti  dosi,  amicizia  lunga;  Patti  chiarì  ami- 
cizia lunga  ,  Patti  chiari  amici  cari.  Dettato  prov. 
che  si  dice  per  avvertire  che  II  rimanere  chia- 
ramente d'accordo  è  mantenimento  d'amicizia. 

Àmido  s.  m.  Amido:  Sostanza  che  si  ricava 
particolarm.  dai  semi  cereali,  macerati  nell'acqua 
e  che,  stemperata  nell'acqua,  serve  principalm.  per 
dar  la  salda  finsùgàj  alla  biancheria   V.  Sugo. 

Amig-a  s.  f.  Amica  :  Colei  con  cui  si  ha  stretta 
amicizia;  e  preso  in  cattiva  parte,  vale  Concu- 
bina, Druda,  Amasia. 

Amig'o  s.  m.  Amico:  Chi  sente  e  dimostra  af- 
fetto costante  e  operoso  ad  altra  persona. 

—  da  cassi  ;  Amico  da  starnuti ,  vale    Amico  di 
buona  ventura  e  per  interesse. 
%  Amixi  !  Amici.  Con  questa  parola  si  suol  ri- 
spondere allorché,  picchiando  altri  ad  una  porta, 
chi  è  dentro  domanda  Chi  è  che  picchia  ? 
§  Da  boia  amixi;  Da  amici,  Da   buoni    amici. 
Posto  avv.  vale  Amichevolmente,  All'amichevole. 
S  Dd  dell'amigo;  Far  l'amico  o  dell'amico,  vale 

Slostrarsi  amico. 
S  Èse  amixi  camme  chen  e  gatti;  Essere  amici 
come  cani  e  gatti,  Star  come  capre  e  coltellacci, 
vagliono  Essere  nemici ,  Essere  in  discordia. 
§  /  amixi  se  conòscian  all'óccaxion;  Gli  amici 
si  conoscono  all'occorrenza,  all'occasione ,  Al  bi- 
sogno si  conoscon  gli  amici.  Calamità  scuopre 
amistà.  Prov.  di  chiaro  significato. 
%  L'è  ben  aveì  di  amixi  finn'  a  casa   d5  diao  ; 
Gli  amici  sono  buoni  in   ogni   piazza;  É   bene 
aver  amici  dappertutto.  Dettato  prov.  di  chiaro 
significato, 
g  Roba  da  amixi;  Cosa  dall'amico,  cioè  Cosa  degna 
di  essere  data  dall'amico;  e  si  dice  di  Cosa  squi- 
sita nel  suo  genere  e  perfetta. 
S  Servi  da  amigo  ;  Servire  o  Dare   checchessia 

dall'amico,  cioè  Da  amico. 
S   Va  ciù  un  amigo  che  cento  parenti;  Val  più 
un  amico  che  cento  parenti.  Prov.  di    chiaro 
significato. 

Amig'o  add.  Amico,  Prospero,  Favorevole,  Utile, 
Giovevole  e  simili. 

Ajmig-òn  s.  m.  Amicone:  Amico  stretto,  ja- 
trinseco,  intimo.  Amicissimo. 

A  mig'g'iaea;  A  migliaia.  Posto  avv.  denota 

^   Quantità  innumerabile  o  grandissima. 

A.  milaneize;  Alla  milanese.  Posto  avv. 
vale  All'usanza  dei  Milanesi;  e  da  noi  dicesi 
Una  certa  maniera  di  cucinare  il  riso  e  le  co- 
stolette,  le  quali  più  comunem.  e  assai  meglio 
diconsi  Costolette  panate. 

A  militare;  Alla  militare,  Militarmente,  Alla 
soldatesca.  Posto  avv.  vale  Secondo  le  regole  e 
gli  usi  militari;  e  talvolta  Imperiosamente,  Bru- 
scamente, Agramente. 

Amitto  s.  m.  Amitto  e  Ammitto.  T.  eccl.  Pan- 
nolino con  due  nastri  da  legare,  che  il  sacerdote 
si  pone  in  capo  o  sulle  spalle  quando  si  para  per 
celebrare  la  Messa  e  per  altra  funzione  ili  chie». 


40 


AMM 


AMM 


AJn.JXì.eLCOSb  v.  a.  Ammaccare  :  Alquanto  meno 
che  Infrangere  una  cosa  dandole  dei  colpi;  o 
piuttosto  Soppestare  checchessia  con  lai  forza  da 
farlo  cedere  e  da  lasciarvi  l'impronta  del  sop- 
pestare. 
S  Ammaccàse  n.  p.  Ammaccarsi. 

Ammaccatùa  s.  f.  Ammaccatura,  Ammac- 
camento: Lo  ammaccare,  ed  anche  11  segno  della 
cosa  ammaccata. 
«  Fitta ,  dicesi  L'ammaccamento  del  corpo  di  qual- 
che vaso  di  metallo,  cagionato  per  lo  più  da 
caduta  o  percossa  V.  Borio. 

A,m.nxa,ccìèL  v.  a.  Macchiare  :  Bruttar  di  mac- 
chie; e  figurat.  dicesi  della  coscienza,  dell'onore 
e  simili, 
tt  Macchiare,  Tndanajare,  e  da  qualche  scrittore 
anche  Chiazzare:  Spargere  di  macchie  o  Met- 
tere su  checchessia  delle  cose  che  il  facciano 
parere  macchiato  V.  Ammaccióii  nel  2°  signif. 

—  rf' inoios^ro ;  Inchiostrare  :  Bruttar  d'inchiostro. 
S  Ammaccìdse   n.    p.  Macchiarsi  :    Bruttarsi    di 

macchie. 
ilLmiiiacciòu  p.  pass.  Macchiato:  Bruttato  di 
macchie. 
M  Macchiato,  dicesi  di  un  Corpo  che  sopra  un  fondo 
d'un  colore  abbia  macchie  d'altro  colore  pili  o 
meno  grandi.  Dicesi  anche  Indamajato,  Chiazzato, 
Screziato,  Brizzolato,  Bilioltalo,  Picchiato  o  Pic- 
chiettato, Taccato,  ma  con  questa  differenza:  In- 
damajato vale  Asperso  di  macchie  tonde,  come 
la  pelle  del  tigre, del  lupo  cerviere  e  simili;  Chiaz- 
zato, Sparso  di  pili  colori  a  guisa  di  macchie; 
Screziato  o  Scriziato  dicesi  quando  la  varietà 
de^  colori  viene  non  solo  da  natura,  ma  da  ar- 
tifiziale  innesto  dell'uno  nell'altro;  Brizzolato, 
quando  i  due  colori  sono  sparsi  minutamente  e 
misti  insieme;  Biliottato,  Asperso  di  macchie  a 
guisa  di  gocciole;  Picchiato  o  Picchiettalo,  che 
noi  diciamo  Appittettóu,  quando  le  macchie  sono 
quasi  punti  assai  fitti  sopra  un  fondo  uguale;  Tac- 
cato, Pieno  di  tacche,  cioè  di  macchie. 

—  de  sugo;  Lumacato:  Aggiunto  di  pannilino  insal- 
dato e  stirato,  in  cui  si  vedono  macchie  irrego- 
lari provenienti  da  salsa  mal  d;ita. 

j^.xn.niLa^ag'Ua.se  V.  Costippdse. 

.A^mnxag'ag'iiòu  add.  Magagnato,  Guasto, 

Leso,  Difettoso:  Che  ha  dentro  la  magagna. 

M  Bacato,  Bacaticelo,  Cagionevole,  Malsano  V.  Scia- 

gagnóu. 
M  Scalmanato,  Scarmanato,  Infreddato  V.  Costippòu. 

^jumag'ùiiase  n.p.  Allrislarsi,  Contristarsi, 
Affliggersi,  Angustiarsi,  Accorarsi,  Addogliarsi. 

Ajixxaaiuàv.  a.  Ammainare,  Calare,  Few.  Mai- 
nare. T.  mar.  Abbassare  o  Fare  scendere  un  og- 
getto; e  propriam.  dicesi  delle  Vele  quando  sì 
fanno  scendere  insieme  col  pennone  lungo  il  loro 
albero  sopra  la  coperta,  ed  anche  d'un  pollaccone 
che  non  è  legato  alle  antenne  quando  si  cala  in 
barca  perchè  non  prenda  vento. 

—  a  bandèa;  Ammainar  la  bandiera,  vale  Calarla. 
A^nimaisEiòu  add.  Accivettato,  Astuto,  Scal- 
trito, Malizioso,  ]\[ali7Ìalo. 

S  Oxello  ammaiziòu;  Uccello  accivettalo,  dicesì 
di  Quell'uccello,  che,  avendo  dato  altra  volta  nella 
pània,  è  diventato  cauto  e  fugge  dippoi  le  insidie 
de'  cacciatori. 
Ajtnmalloooa  v.  a.  Abbatuffolare,  Rabbatuffo- 
!are:  Confusamente  e  scompigliatamente  avvolgere 


insieme,  e  dicesi  di  vestimenla,  panno,  tela,  carta, 
e  simili;  Gualcire,  Malmenare,  Spiegazzare. 

"A-mmanca  V.  Manca. 

./Vjuniaiiidò  s.  m.  Ammanidora  s.  f.  T.  cart. 
Donna  o  Ragazza  che  nello  spanditojo  (spandiò) 
ammannisce,  cioè  mette  all'ordine,  e  separa  a  due 
a  due  i  fogli  della  carta  incollala ,  e  li  porge  alla 
spanditora,  la  quale  li  riceve  sull'aspetto  (aspittoj, 
e  li  pone  sulle  corde  ad  asciugarsi.  Rasciugati,  si 
raccolgono  e  si  portano  alla  bottega  (Insciadò). 

A-mmassa  v.  a.  Ammazzare,  Uccidere,  e  per 
ischerzo  Mandar  a  cena  cogli  angioli:  Privar  di  vita, 
n  Ammazzare,  fìgur.  vale  Opprimere,  Aggravare, 
Molestare:  0  l'è  un  cado  chi  ammassa;  É  un 
caldo  che  ammazza. 
Il  —  per  Guastare,  Rovinare:  0  l'ha  ammassóu 
quella  tragedia;  Ammazzò  quella  tragedia. 

—  de parolle;  Ammazzar  con  le  parole:  Discorrere 
sempre  e  noiosamente,  Soffocare  altrui  con  parole. 

—  e  parolle  ;  Ammazzar  le  parole,  vale  Non  termi- 
nar di  proferirle. 

—  5  tempo;  Ammazzare  il  tempo,  vale  Far  qualche 
còsa  ad  oggetto  dì  passar  più  brevemente  il  tempo. 

—  én  travaggio;  Abborrare,  Abborracciare,  Accia- 
battare, Acciarpare:  Far  checchessia  alla  grossa, 
senza  diligenza. 

—  Travaggio,  straiìda,  ecc.  chi  ammassa;  Lavoro 
ammazzatoio,  Strada  ammazzatoja,  dicesi  nell'uso 
di  Lavoro,  Strada  o  altro  faticoso  e  da  ammar.zarvisi. 

§  Ammassdse  n.  p.  Ammazzarsi,  Uccidersi:  Darsi 
la  morte. 

—  Ammazzarsi,  per  Far  calca,  Affollarsi:  Tutti  se 
gh'ammassavan  pe  andd  a  vedde;  Tutti  vi  si 
ammazzavano,  cioè  vi  si  affollavano,  per  andare 
a  vedere. 

—  in  t'ùnna  cosa;  Ammazzarsi  in  una  cosa,  vale 
Darvisi  tutto.  Affaticarsi  intorno  ad  essa,  Constt- 
marvisi  per  soverchio  lavoro. 

Ajtniuassag-atto  s.  m.  Afazzagatti  o  Am- 
mazzagalti.  Voce  dell'uso.  Pistola  piccolissima  da 
tenersi  in  tasca. 

Aquinas  Sasette   e  stréuppìa  quattorze; 

Ammazzasette,  3fazzasette,  Bravaccio,  Smargiasso, 
Cospetlone,  Spaccamonte,  Spaccamontagne,  Spian- 
tamondi,  Rodomonte,  Gradasso. 

A.ni.iiiassatòio  s.  m.  Ammazzatoio:  Luogo 
dove  si  macellano  le  bestie  bovine  o  pecorine  ad 
uso  di  mangiarne  la  carne. 

A.in.massòu.  p.  pass.  Ammazzato,  Ucciso. 
§  Fd  da  morto  pe  n'èse  ammassóu  ;  Far  lo  sciocco 
per  non  pagar  il  sale  o  Far  il  minchione  per  non 
pagar  gabella,  dicesi  di  Chi  sagacemente  dissimula 
alcuna  cosa  anche  spiacevole,  la  quale  potrebbe  es- 
sergli cagione  di  qualche  briga,  se  rendessesene 
inteso  0  ne  facesse  caso. 

Ammenda  V.  Emendd. 

A.mmeiiestra  v.  alt.  Minestrare:  Cavar  la 
minestra  dalla  pentola  e  metterla  nella  zuppiera, 
nel  piatto,  nelle  scodelle.  -  Minestrare  e  Scodel- 
lare valgono  Mettere  la  minestra  nelle  scodelle, 
che  anche  dicesi  Far  le  scodelle. 

—  càsci,  pugni,  ficcolli,  ecc.;  Menar  calci,  pugni, 
punzoni,  rusrioioni,  cazzotti,  ecc.,  vale  Percuoter 
con  calci,  pugni,  ecc. 

A.iiimei'm&  v.  a.  Diminuire,  Amminuire,  Smi- 
nuire, Scemare,  Stremare,  Menomare,  Accortare, 
Accorciare,  Abbreviare  :  Ridurre  a  meno,  Far  più 
corto,  Far  più  breve. 


I 


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AMM 


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—  a  penn-a;  Alieviar  la  pena^  vale  Renderla  men 
dura. 

—  e  bòltigge;  Scornar  le  bottiglie  :  Versar  dalle  bot- 
tiglie troppo  piene  un  po'  di  vino,  afGnchè  non  resti 
a  contatto  col  turaccio. 

—  6  féugo;  Allentare  il  fuoco, vale  Scemamela  forza. 
§  Aminermdse  n.  p.  Scemarsi,  Sminuirsi,  ecc.;  e 

parlando  d'Acque,  vale  Decrescere,  Abbassarsi. 

—  Rientrare,  Ritirarsi,  dicesi  della  tela  e  de' panni, 
quando  si  raccorciano  per  l'umido  V.  in  Retid. 

Ammersa.  ©  carte  ;  Sceglier  le  carte. 
Nel  giuoco  delle  Carle,  vale  Separarle  e  Mettere 
di  per  sé  i  quattro  semi  per  distinguerli  e  giocarli 
a  dovere. 

A-mmette  v.  a.  Ammellere:  Lasciar  venire,  Ri- 
cevere in  presenza, 
n  Ammettere,  per  Far  biiono.  Menar  buono.  Ricever 
per  valido;  e  dicesi  di  ragione,  scusa  e  simili. 

Amniia.  s.  f.  Mira:  Quel  segno  che  si  mette  nel- 
l'arme da  fuoco,  nel  quale  si  affissa  l'occhio  per 
aggiustare  il  colpo  al  bersaglio. 
S  Pigrjià  l'ammta;  Pigliare  o  Prender  la  mira. 
Puntare,  Appuntare,  Mirare:  Affissar  l'occhio  per 
aggiustare  il  colpo  al  bersaglio. 

Ammia  v.  a.  Guardare,  antic.  Agguardare:  Driz- 
zar la  vista  verso  un  oggetto.  -  Mirare,  vale  Guar- 
dar fissamente. 
»  Cu  rdare;  Esser  vòlto  verso  ad  nna  parte.  Rispon- 
dere, Riuscire;  e  si  dice  di  Luogo,  di  casa,  o  sim. 
«  —  per  Avvertire,  Por  mente,  Radare,  Astenersi 
da  quel  che  può  nuocere:  Ammioe  de  nò  cazze; 
Guardale  di  non  cadere. 
I»  —  per  Procurare,  Por  cura,  Ingegnarsi,  Sfor- 
zarsi: Ammiò  de  fa  tutto  5  poscibile;  Guarderò 
di  far  lutto  il  possibile. 

—  co-a  eòa  dell'éuggio  ;  Guardare  colla  coda  del- 
l'occhio, vaie  Guardar  furlivamenle,  dì  nascosto. 

—  con  l'éuggio  dò  porco;  Guardar  con  Torchio  del 
porco,  vale  Guardar  biecamente,  con  occhio  bieco, 
con  mal  piglio.  Mostrarsi  adirato  verso  qualcuno; 
e  più  inlensam.  Guardar  In  cagnesco. 

—  controjùxe;  Sperare:  Opporre  al  lume  o  alla  luce 
una  cosa  per  veder  s'ella  traspare. 

—  de  cattivo  éuggio;  Guardare  a  stracciasacco  o  a 
squarciasacco.  Guardar  di  mal  occhio,  con  mal 
occhio  0  a  mal  occhio,  vale  Non  aver  a  grado, 
Veder  con  disamore,  con  invidia. 

—  de  sòtVéuggio;  Guardar  sotl'occhio.  Guardar  sot- 
tecchi, sottecchi,  soltecco,  di  sottecchi,  di  sollecco: 
Guardar  con  occhio  socchiuso.  Guardar  furtiva- 
mente, in  modo  che  la  brigata  non  se  ne  accorga. 

—  fisso;  Affissare,  Guardar  fiso  o  fisso. 

—  in  la  setiemann-a passa;  Aver  la  guardatura  lo- 
sca: Aver  gli  occhi  che  guardano  in  diversa  dire- 
zione. 

—  in  tò spende;  Guardare  a  spesa:  Aver  parsimonia 
nello  spendere. 

—  sbrincio;  Sbirciare:  Socchiuder  gli  occhi  per  ve- 
der con  più  facilità  le  cose  minute,  proprio  di  chi 
ha  la  vista  corta. 

—  storto;  Guardar  torlo.  Guardar  a  stracciasacco  o 
a  squarciasacco,  Guardar  in  cagnesco.  Far  il  viso 
torlo  0  il  viso  dell'arme,  vagliono  Guardar  bieca- 
mente, Far  viso  brusco,  Mostrarsi  adirato. 

8  Ammiàghe  per  menùo:  Gaardare  pel  minuto  o 
pel  sonile:  Esser  fisicoso  o  troppo  considerato. 

S  Fase  ammid  appréuvo;  Farsi  scorgere  :  Far 
parlar  di  sé,  Farsi  burlare  o  beffare. 


S  Non  ammid  a  spende;  Non  guardare  a  spesa 

0  a  spendere:  Spendere  alla  grande. 
S  Non  ammid  in  faccia  a  nisciùn;  3Ienar  la  mazza 
tonda,  Gillar  il  giacchio  tondo.  Tirar  giù  la  buffa, 
metaf.  Non  aver  riguardo  ad  alcuno   trattando 
tulli  a  un  modo  o  alla  pari,  Por  da  banda  i  ri- 
spetti. 
S  Non  ammidghe  tanto  per  m,enùo;  Non  la  guar- 
dar per  la  mmuta,  Non  la  guardare  in  un  Alar 
d'embrici  o  in  un  filar  di  case,  vagliono  Non 
por  mente  ad  ogni  minuzia. 
S  Ammidse  n.  p.   Guardarsi,  Mirarsi,  Fissarsi, 
n  —  in  ta  faccia  un  con  l'atro;  Guardarsi  l'un 
l'altro  :  Guardarsi  per  istupore  o  per  maraviglia. 
n  —  in  tò  spegio;  Specchiarsi:  Guardarsi  nello 

specchio. 
»>  —  lo  primma  de  critica  i  atri  ;  Guardarsi  ai 
piedi:  Esaminar  prima  se  stesso  avanti  che  si 
biasimi  altrui. 
§  Non   ammidse;  Non  guardarsi ,  dicesi  di  Due 
che  tra  loro  c'è  inimicizia,  e  non  si  bazzicano  più. 

Ajniiiiadó  s.  m.  VedeUa,  Specola,  Osserva- 
torio, Altana.  Con  questa  differenza,  che  Vedetta 
è  Luogo  allo  donde  si  fa  la  guardia  per  isco- 
prir  chi  viene;  Specola  o  Osservatorio,  Luogo 
eminente  o  Parte  alta  dell'edificio  che  signoreg- 
gia molto  paese,  e  donde  singolarm.  coi  telescopi 
si  osservano  gli  astri;  Altana  è  una  Loggia  sco- 
perta al  di  sopra  del  tetto  d'un  ediflzio  d'una 
casa,  e  anche  La  parte  più  alta  della  casa  fatta 
a  foggia  di  torre. 

**Aiiiirii]ia  V.  Mina. 

Ai]iiuiiiistx*a  v.a.  Amministrare,  Ministrare: 
Aver  il  maneggio  degli  affari  alimi,  di  qualche 
amministrazione  o  pubblico  stabilimento:  Reg- 
gere, Governare. 

—  I  sacramenti;  Amministrare  o  Ministrare  i  sa- 
cramenti, vale  Conferirli. 

Aiiiiiiiiiistx*atò  s.  m.  Amministratore: Che 
amministra  o  Che  è  incaricalo  della  gestione  de- 
gli affari  altrui. 

Amministirazióii  s.  f.  Amministrazione: 
Maneggio  degl'interessi  d'alcuno,  e  specialm.  del 
pubblico,  d'un  luogo  pio,  di  pupilli,  ecc. 

Aiiiiuiiscil>ile  add.  Ammissibile:  Da  am- 
mettersi, Che  si  può  0  si  deve  ammettere. 

A.rain.isciòii  s.  f.  Ammissione  o  Ammessione  : 
Lo  ammettere;  Accettazione,  Ricevimento,  ed  an- 
che Facoltà  d'entrare  all'udienza  di  qualcheduno. 

A-niiniseiòu.  add.  Jlal  in  arnese,  Mal  in  or- 
dine, cioè  Jlalveslito,  In  cattivo  stalo.  Povero 
in  canna. 

Ammoa  v.  a.  Arrotare  :  Propriam.  Assotti- 
gliare il  taglio  de' ferri  alla  ruota;  e  per  simil. 
Stropicciare,  Lisciare,  Pulire:  Gotto  amtnuóu; 
Ricchiere  arrotato. 

Ammoatùa  s.' f.  Arrotatura:  L'alto  e  li  ri- 
sultato dell'arrotare. 

Aiiiiiiol>ig'lià  V.  a.  Mobiliare,  Ammobiliare  : 
Fornire  una  casa,  una  stanza  di  mobili. 

Ammoccà  v.  a.  Smoccolare,  Smocoare:  Le- 
var via  la  smoccolatura  (mòcco),  Tòr  vìa  quella 
parte  carbonaia  del  lucignolo  che  rimane  sulla 
candela  o  sulla  lucerna  accesa. 

Amnioinàle  V.  Allimondk. 

Ammolletta,  s.  m.  Arrotino  :  Colui  che  ar- 
rota gli  strumenti  da  taglio  ;  altrim.  Arrotatpre, 
Arrotaforbice,  Arrotacoltelli, 


42 


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wA-xamoiix  v  a.  Ammonire,  Avvertire,  Avvisare. 

^iiiiiion.ìa<ca>  s.  f.  Ammoniaca.  T.  chim.  Al- 
cali composto  d'idrogeno  e  d'azoto,  d'un  odor 
forte  suo  proprio. 

A-iunioiiizióii  s.  f.  Ammonizione  :  Ripren- 
sione che  si  fa  ad  alcuno,  prevenendolo  di  es- 
sere più  circospetto  nell'avvenire,  e  di  non  ri- 
cadere pili  in  fallo  simile  a  quello  per  lo  quale 
viene  ammonito,  sotto  pena  d'essere  castigato 
con  maggiore  severità;  alirim.  Ammonigione, 
Ammonimento,  Monizione,  Avvertimento. 

A.xu.iiioir1bid.i  V.  Immorbidì. 

A.xn.m.cnrtà,  v.  a.  Spegnere:  Estinguere  il  fuoco, 
il  lume  e  simili.  Dicesi  anche  Estinguere,  Am- 
morzare, Smorzare  e  Ammortare;  quest'ultima 
voce  trovasi  non  di  rado  ne'  Trecentisti. 
«  Ammortare  e  Ammorzare,  flgur.  vale  Sedare, 
Placare,  Attutire,  Mitigare,  Calmare. 

—  un  canto;  Smussare,  Scantonare:  Tagliar  l'an- 
golo 0  il  cantone  di  checchessia. 

S  Ammortdse  n.  p.  Spegnersi,  Ammorzarsi,  Smor- 
zarsi, Estinguersi. 

^iii.iii.ox*tizsEai  V.  a.  Ammortizzare.  Neol. 
de'leg.  Riscattare,  Affrancare,  Estinguere  un  li- 
vello, un  censo,  un  debito,  un  diritto  qualunque. 

A.iiiiiiox*tizza<ziòii.  s.  f.  Ammortizzazione. 
Niiol. de'leg.  L'ammortizzare,  Estinzione  dun  li- 
vello, d'un  censo,  ecc. 

AjxtrxiOTcrto  add.  Ammorto,  Spento,  Smorzato,  ec. 
S  Canto  ammorto;  Canto  ammorto.  Smusso,  Smus- 
salo, Scantonato  :  Che  ha  il  canto  o  l'angolo  ta- 
gliato. 

A-iuiiiósta.  V.  a  Ammostare:  Propriam.  Pi- 
giar l'uva  nel  tino,  nelle  bigonce  o  altrove,  per 
farne  uscir  il  mosto  ;  ed  anche  Rimcnar  nel  tino 
l'uva  pigiata,  servendosi  dell'ammostatojo;  il  che 
si  eseguisce  allorché  si  è  manifestata  la  fermen- 
tazione e  le  vinacce  son  cominciate  a  gonfiare 
ed  alzare, 
n  Ammostare,  per  Intridere  le  mani  o  la  faccia  di 
mosto. 

—  ùnn-apersonna;  Rompere  il  muso  ad  uno:  Far- 
gli far  sangue  dalle  narici  o  dal  volto  per  per- 
cossa datagli  sul  viso. 

A.iu.ii].óstòii  p.  pass.  Ammostato  ^\  Amme- 
sta nel  ì°  e  2°  signif. 

H  Insanguinato  :  Imbrattato  di  sangue  nel  volto  per 
percossa  o  per  caduta. 

w  Appiccicato,  Impiastricciato,  Imbrattato;  e  dicesi 
delle  mani  quando  sono  intrise  di  cose  viscose, 
come  il  mosto:  Ho  e  die  tutte  ammostce;  Ho 
le  dita  tutte  appiccicate,  impiastricciate. 
A.iu.iiiottlt<  V.  a.  Ammozzare,  Ammozzolare, 
Aggrumolare:  Far  come  un  mozzo,  un  grumo. 

g  Ammottàse  n.  p.  Ammozzarsi ,  Ammozzolarsi , 
Aggrumolarsi. 
**A.iiiiiincea/  v.  a.  Tacere,  Ammutolire,  Star 
zitto:  L'ho  fceto  ammuccà;  Lo  feci  ammutolire. 
Am  mùg-g-ia.  v.  a.  Ammucchiare  :  Far  muc- 
chio. Se  parlasi  di  legne,  dicesi  meglio  Abbar- 
care, Accatastare;  se  di  covoni  del  grano,  di 
paglia,  di  biade,  Abbicare  e  Abbarcare;  se  di  le- 
tame, scoviglia  (rumenta),  fuoco  e  simili.  Am- 
montare e  Rammontare;  se  di  denari,  Ammas- 
sare, Accumulare,  Raggruzzolare,  Far  gruzzo  o 
gruzzolo. 

H  Far  saccaja,  metaf.  vale  Covar  dispiaceri  senza 
palesarli. 


—  ón  in  t'ùn  canto,  ecc.;  Sbatacchiare,  Stramaz- 
zar uno  in  un  canto,  per  terra,  ecc.  vale  Get- 
tarvelo  impetuosamente  sicché  e'  resti  sbalor- 
dito e  quasi  privo  di  sentimento. 

§  Fa  ammùggid  e  personn-e  ;  Far  bella  la  piazza: 

Attirare,  Radunar  gente  o  per  grida  o  per  risse 

0  per  altra  cagione. 
§  Ammùggidse  n.  p.  Ammucchiarsi,  Ammassarsi, 

Affollarsi   Radunarsi. 
A.mnxùg'g'ióu.  n.  p.   Ammucchiato,  Ram- 

mucchiato,  ecc.  V.  sopra  Ammùggid. 

—  in  t'ùn  canto;  Rannicchiato,  Raggricchialo,  Ac- 
cosciato, Accovacciato  in  un  cantuccio,  e  dicesi 
di  persona. 

A.iiiiiiu.tì]ia.se  n.  p.  Ammutinarsi,  Ammo- 
tinarsi,  Abboltinarsi,  Tumultuare,  Ribellarsi,  Sol- 
levarsi: Rivoltarsi  contro  i  propri  capi. 
^mó  s.  m.  Amore:  Inclinazione  d'animo  verso 
ciò  che  piace;  e  più  propriam.  Quella  passione 
inspirala  dalla  natura  in  talli  gli  esseri  viventi, 
da  cui  nasce  quella  specie  d'attrazione  dell'un 
sesso  verso  dell'altro. 

1)  Amore  per  Affetto,  Affezione,  Dilezione,  Bene- 
volenza. 

11  —  per  Tenerezza  paterna,  materna,  filiale,  fra- 
terna, coniugale. 

it  —  per  Inclinazione  d'animo,  Tendenza,  Pro- 
pensione, Disposizione  a  cose  appartenenti  al- 
l'ingegno. 

I)  —  per  Diligente  studio.  Sollecitudine  inspirata 
dall'amor  della  cosa  presa  a  fare;  e  nel  lin- 
guaggio delle  belle  arti.  La  compiacenza  e  il  di- 
letto che  prova  l'artista  nel  fare  un  lavoro,  e  il 
porvi  quella  diligenza  che  per  lui  si  può  maggiore. 

—  de  Dio;  Amor  di  Dio,  che  anche  dicesi  Carità: 
Desiderio  d'unirsi  in  ispirilo  a  Dio. 

—  de  patria;  Amor  di  patria:  Quella  costante  ed 
ardente  affezione,  che  abbiamo  pe'  luoghi  in  cui 
siamo  nati,  non  che  il  desiderio  della  prosperità 
de'  propri  concittadini. 

—  platonico;  Amor  platonico:  Mutua  affezione  fra 
persone  di  diverso  sesso,  scevra  d'ogni  sensualità. 

—  proprio;  Amor  proprio  o  Proprio  amore:  Il  troppo 
grande  affetto  d'un  uomo  a  tutto  ciò  che  appar- 
tiene alla  sua  persona,  e  la  troppo  alta  opinione 
che  l'uomo  ha  di  se  stesso,  del  suo  ingegno,  della 
sua  abilità;  od  altrim.  Quel  sentimento  insito 
della  natura  dell'uomo,  che  lo  fa  vegliare  alla 
propria  conservazione,  alla  propria  felicità. 

^  Amò  con  amò  se  paga;  Amore  non  si  compra 
e  non  si  vende,  ma  in  premio  d'amore  amor  si 
rende,  ovv.  Amore  è  il  vero  prezzo  con  cui  si 
compra  amore.  Dettato  prov.  di  chiaro  signif. 

S  Andd  in  omd;  Andar  in  amore.  Andar  in  frega 
0  in  fregola,  Venire  o  Essere  in  caldo  ;  dicesi 
degli  animali  quando  si  sveglia  in  essi  l'appetilo 
libidinoso.  -  Andar  in  frega  o  in  fregola  pro- 
priam. dicesi  de' pesci;  se  di  piante,  Andar  in 
sugo  0  in  succhio. 

S  Avei  ama;  Aver  amore,  Amare,  Portar  affe- 
zione. 

S  Aveì  amò  a  ùnn-a  cosa;  Aver  amore  ad  una 
cosa,  vale  Tendere,  Inclinare,  Aver  inclinazione, 
disposizione  naturale  a  una  cosa. 

S  Chi  non  ha  aìtió  a-e  bestie,  nò  Vha  manco  a-i 
crestien;  Chi  non  ha  amore  alle  bestie,  non  l'ha 
né  anco  a' cristiani.  Dettato  prov.  di  chiaro  signif. 

S  D'amò  e  d'accordo;  D'amore  e  d'accordo,  Di 


I 


AMO 


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43 


bel  patio.  Posto  avv.  vale  Con  reciproco  accon- 
senlimenlo,  Amichevolmente,  Senza  contrasto, 
Senza  lite  verona. 

g  Fd  l'amò;  Far  all'amore,  Amoreggiare,  Vagheg- 
giare, e  nell'uso  tose.  Ganzare. 

S  Fd  l'amò  a  ùnn-a  cosa;  Uccellare  ad  nna  cosa: 
Mostrar  desiderio  d'averla,  ed  anche  Bramarla 
ardentemente. 

%  L'amò  e  a  tSssa  nff  péuan  sta  coverti  ;  Amore 
e  tosse  non  si  può  celare,  e  non  si  nascondono, 
ovv.  Il  fuoco,  l'amore  e  la  fosse,  presto  si  co- 
nosce. Prov.  di  chiaro  significato. 

S  L'amò  ò  l'è  orbo;  L'amore  è  cieco  ovv.  Affe- 
zione acceca  ragione. 

S  \o  gh'é  sabbo  sensa  so,  camme  figgia  sens'amó; 
Non  v'è  sabato  senza  sole,  non  v'è  donna  senza 
amore,  né  domenica  senza  sapore.  Prov.  di 
chiaro  significato. 

S  Pe  amò  de...;  Per  amor  di...,  lo  stesso  che 
Per  rispetto  di...  Per  cagione  di... 

§  Pe  amò  de  Dio,  Pe  amò  dò  Ce,  Pe  amò  de 
Cinque  daghe;  Per  amor  di  Dio,  Per  amor  del 
cielo,  Per  amor  delle  Cinque  Piaghe:  Formola 
di  pregare  alcuno,  e  vale  Di  grazia.  Per  cortesia. 

S  Pe  amò  nò  se  sente  dò;  Chi  soffre  per  amor 
non  sente  pena.  Dettato  prov.  di  chiaro  signif. 

S  Pe  amò  o  pe  (orsa;  Per  forza  o  per  amore. 
Volere  onon  volere;  e  dicesi  di  Chi  se  non  fa 
una  cosa  di  sua  volontà,  vi  è  forzato  da  altri, 

S  Pe  ama  se  fa  de  tutto  ;  Amor  non  sente  fatica; 
la  significazione  è  chiara. 

S  Perde  l'amò  a  tinn-a  cosa;  Disaffezionarsi  ad 
una  cosa  :  Caderci  dall'amore,  dall'affezione  chec- 
chessia. 

S  Piggià  amò  a  ùnn-a  cosa;  Mettere  amòre  a 
checchessia,  Affezionarvisi,  Amarlo. 

S  Quando  ciéuve  e  luxe  5  so,  tutte  e  strie  fan 
l'aììiò  ;  Quando  piove  e  luce  il  sole  tutte  le  vec- 
chie vanno  in  amore,  ovv.  Quando  è  sole  e  piove, 
il  diavolo  mena  moglie.  Modo  prov.  che  dicesi 
per  ischerzo,  e  non  ha  significato  veruno. 
AjÓiò  cornùo  s.  m.  Rigàligo,  Fior  cappuc- 
cio, Sprone  di  cavaliere,  Erba  speronella,  Del- 
finio, Delfinella,  Pie  di  lòdola,  Calcatrippa,  Cap- 
pucci, Fióre  a  cappuccio,  Spazzacampa?ne.  T.  bot. 
Delphinium  Ajacis.  Pianta  della  famiglia  delle 
Banuncolacee,  annuale  e  indigena,  che  produce 
lunghe  spighe  di  scherzosi  fiori  celesti,  e  varianti 
al  bianco  e  rossigno,  e  di  piiì  colori,  doppi  e 
semidoppi.  Fiorisce  nel  giugno,  e  coltivasi  nei 
giardini  per  vaghezza, 

n  Awene  un'altra  specie,  delta  Cornetta  o  Con- 
solida reale  ('Delphinium  consolida),  la  qnal  fio- 
risce un  mese  dopo  la  precedente.  Trovasi  nei 
campi  tra'  frumenti  ;  è  più  ramosa  e  più  bassa, 
e  del  resto  affatto  analoga  alla  prima.  Serve  pare 
d'ornamento  a'  nostri  giardini,  ed  usasi  in  me- 
dicina in  varie  malattie. 
.àuinoa.  s.  f.  Boccale  :  Vaso  di  terra  cotta,  che 
ha  larga  pancia  con  un  manico  e  un  becco,  per 
lo  più  dipinto  dal  vasajo;  anlic.  usavasi  da  noi 
per  Misura  di  vino  e  d'altri  liquidi,  e  conteneva 
32  once  genovesi  d'acqua  comune, 

«  Per  La  misura  de'  liquidi  in  esso  contenuti:  Ven- 
deime  ùnn'àmoa  devin;  Vendetemi  un  boccale 

„  di  vino, 

A.  modda.;  Alla  moda.  Posto  avv.  vale  Se- 
condo la  moda  o  l'usanza  che  corre. 


A.  moddo  ;  A  modo,  A  mo'.  Posto  avv.  vale 
Come,  In  guisa.  In  maniera:  A  moddo  de  bar- 
chetta; A  modo  di  barchetta. 
"  A  modo,  per  Con  moderazione;  Andceghe  a  moddo; 
Andateci  a  modo, 

—  de  di;  A  mo'  di  dire.  Per  così  dire.  Per  modo 
d'esempio. 

%  Fd  a  moddo  so  o  a  moddo  di  atri;  Fare  a 
modo  suo  0  d'alcuno,  vale  Operare  secondo  la 
volontà  0  il  consiglio  proprio  o  altrui. 

-j-  0  vin  piggiòu  a  moddo,  5  V é  megio  che  5 
broddo;  Il  vino  preso  a.  modo  è  migliore  del 
brodo.  Prov.  di  chiaro  signif.  che  non  ha  corri- 

,,  spondenza  italiana. 

A.  mòdeiTiai ;  Alla  moderna.  All'oso  mo- 
derno. Modernamente,  Posto  avv.  vale  Come  si 
usa  ora.  Secondo  la  moda  d'oggidì. 

A.  moen  zunte;  A  man  giunte,  A  giunte 
mani.  Posto  avv.  vale  Colle  palme  congiunte  in- 
sieme in  atto  di  preghiera,  aspettando,  bramando. 

j4.in.Sezzà.  v.  a.  Amoreggiare,  Vagheggiare, 
nell'uso  tose.  Ganzare  :  Far  l'amore  o  all'amore. 

AjULÒezza.in.eiito  s.  m.  Amoreggiamento: 
L'amoreggiare. 

A.  momenti  avv.  A  momenti  :  Fra  brevissimo 
tempo,  Fra  pochi  momenti. 

A  monte;  A  monte.  T.giuoc.  Posto  avv.  col 
V.  Andare,  dicono  i  Ginocatori  quando  annul- 
lano il  giuoco,  0  quando  chi  distribuisce  le  carte, 
non  avendole  date  bene  le  getta  via,  perchè  siano 
nuovamente  distribuite. 
11  Andar  a  monte  dicesi  anche  per  similit.  d'altre 
cose,  e  vale  Non  aver  ^effetto.  Rimaner  senza  ef- 
fetto. 
§  Manda  a  monte  ùnn-a  cosa;  Mandare  o  Porre 
a  monte  alcuna  cosa,  vale  Non  proseguire  ne- 
gozio 0  altro.  Abbandonar  l'idea.  Lasciar  la  cosa 
imperfetta,  Metterla  da  parte.  Non  ne  far  altro, 
Sconcludere. 

A  mordente;  A  mordente.  T.  indor.  Di- 
cesi d'una  Maniera  d'indorare  o  d'inargentare 
senza  brunitura,  coprendo  la  cosa  che  si  ha  da 
dorare  o  inargentare  col  mordente  (V,  questa 
parola) ,  sul  quale  si  attacca  la  foglia  dell'oro  o 
dell'argento. 

A.mSso  add.  Amoroso,  Amorevole,  Affettooso: 
Pien  d'amore,  d'affetto. 

A  mósta>cciolo  m.  avv.  A  màndorle.  Am- 
mandorlato :  Fatto  a  figura  di  rombo  V.  Mostac- 
ciolo. 

Ajnplià,  V.  a.  Ampliare,  Ampiare,  Accrescere, 
Dilatare. 

Aonpólla^  s.  f.  Ampolla:  Vasetto  di  vetro  di 
varie  fogge. 

—  d'cegua;  Sonaglio,  Bolla,  Gallozza;  Quel  globetto 
che  fa  l'acqua  quando  piove  o  quando  ella  bolle, 

—  de  savòn;  Bolla,  e  comunem.  al  plur.  Bolle  di 
sapone  :  Quelle  bolle  che  si  fanno  da'  ragazzi  in- 
tingendo l'eslremilà  d'un  boccinolo  di  canna  in 
saponata  e  sofiiandovi  poscia  dentro  colla  bocca. 

—  dò  veddro;  Bolla,  Bollica,  Pù'.ica,  Pùliga,  Sona- 
glio, Vescica,  Ampollina:  Quello  spazielto  che 
pieno  d'aria  s'interpone  nella  sostanza  del  ve- 
tro 0  d'altre  materie  simili. 

.A.mpólletta.  s.  f.  Ampolletta,  Ampollina.  Dim. 
di  Ampolla:  Piccola  Ampolla. 
«  Ampolletta.  T.  mar.  Orinolo  a  polvere  che  «ta 
sospeso  nei  bastimenti  per  dar  regola  al  cammìBO. 


44 


ANO 


ANO 


%  Fa  vedde  5  diao  in  te  l'ampolletta  ;  Mostrar  la 
luna  nel  pozzo,  Mostrar  lucciole  per  lanterne,  Dar 
finocchio,  vagliono  Dar  ad  intendere  altrui  una 
cosa  ppr  un'altra,  e  fargli  veduto  quel  che  non  è. 

Ajaipóllinn-e  s.  f.  pi.  Ampolline:  Quel  due, 
vasettini  di  vetro,  l'uno  de' quali  contiene  il  vino 
e  l'altro  l'acqua,  onde  fanno  uso  i  sacerdoti  nella 
celebrazione  della  Messa. 

A-iiipóllositJ»  s.  f.  Ampollosità:  Gonfiezza 
del  parlare  e  dello  scrivere,  e  per  lo  più  vuota 
di  senso. 

A.xiiùa>  s.  f.  Amura,  Mura,  Contra.  T.  mar.  Cavo 
che  serve  a  murar  le  vele,  cioè  a  tirare  e  a 
fermare  dalla  parte  della  prua  o  del  davanti 
'  della  nave  la  bugna  o  angolo  di  sopravvento 
della  vela,  per  disporla  in  modo  che  la  sua  su- 
perficie interiore  sia  colpita  dal  vento  quando 
è  obbliqna  alla  rotta. 

AJii.ua/  e  veje;  Murar  le  vele.  T.  mar.  V. 
sopra  Amùa. 

A.  mùg-g-i;  A  sciami,  A  storme,  A  stormo, 
A  branchi,  A  fiotti,  In  frotta.  Posto  avv.  vale 
A  molti  per  volta;  e  talora  A  sacca,  A  carra, 
-  A  carrate,  A  masse,  A  cumuli,  A  mucchi,  A 
catasta,  A  fusone,  A  bizzeffe,  In  gran  quantità: 
/  (lince  gh'  ean  a  muggì  ;  I  danari  e'  erano  a 
sacca,  a  fiisone,  a  carra,  ecc. 

A.  mùg-g-io;  A  mucchio.  Posto  avv.  vale  Am- 
montatamente,  A  catafascio,  Alla  rinfusa.  Senza 
alcun  ordine. 
§  Andà  a  mtiggio;  Andar  a  monte.  T.  giuoc.  V. 

A  monte  nel  ì"  signif. 
S  Mette  a  miiggìo;  fletter  a   monte,  Metter  in 
mezzo,  yale  Mettere  in  massa  cogli  altri. 

A.mu.i>x*à,  V.  n.  Investire,   Arenare,  Toccare, 

Dar  in  secco.  T.  mar.  Si  dice  quando  la  nave 

è  portata  sopra  un  banco  di  sabbia  o  sopra  un 

luogo  vicino  alla  costa,  dove  non  è  bastante  ac- 

^   qua  per  sostenerla  a  galla  V.  Arrenàse. 

À.  m.vLrrsL  (Zùgà);  Fare  o  Giocare  alla  mora 
V.  Mura. 

A.  muretti  (Pan);  Pane  a  cantucci    o  can- 
,,   tucciato  Y.  Pan. 

À  mùtta.;  Alla  mutola.  Alla  muta.  Posto  avv. 
vale  Tacitamente,  Senza  parlare,  Senza  far  motto 
altrui. 
%  Anelasene  via  a  métta;  Andarsene  alla  sorda 
0  alla  sordina,  Andarsene  insalutato  hospite.  Dar 
un  piantone.  Dar  un  canto  in  pagamento.  Par- 
tirsi senza  dire  a  Dio  né  al  diavolo,  vagliono 
Andarsene  senza  far  motto.  Partirsi  zitto  zitto, 
occultamente,  di  soppiatto. 

A.]ia;lìxi  s.  f.  Analisi.  T.  scient.  Investigazione 
di  checchessia  né'  suoi  principii  procedendo  dal 
composto  al  semplice,  dagli  effetti  alle  cause, 
per  arrivare  aduna  cognizione  più  esatta  del  tutto. 

Aua>lizzà.  V.  a.  Analizzare.  T.  scient.  Fare 
quell'operazione  che  si  chiama  l'analisi  Y.Analixi. 

A.iia.iiàs  s.  m.  Ananas,  Ananasso,  Ananasso. 
T.  bot.  Bromelia  ananas.  Pianta  indigena  del- 
l'America, ma  coltivata  nelle  stufe  in  quasi  tutta 
l'Europa.  Il  suo  frutto,  che  ha  la  forma  di  pina, 
è  soavissimo  nell'odore,  gustoso  nel  sapore,  de- 

j,   lizia  dello  signorili  mense. 
•À.  na-poleonn-a;  (GipponettoJ-,  Panciotto 
V.  Gipponetto. 

A.nca>  s.  f.  Anca  :  L'osso  che  è  tra  il  fianco  e  la 
coscia^  ed  anche  La  carne  che  lo  veste. 


u  Anca ,  per  Coscia  di  volatile ,  ma  ordinariam. 
intendesi  quella  di  pollastro. 

§  Daghe  dell'anca;  Andar   ancajone:   Aggravarsi 
p.ù  sull'una  che  sul!' altr' anca  nel  camminare; 
altrim.  Arrancare. 
A.n.ch.éxi  avv.  Oggi ,  antic.  Ancòi  :  Questo  pre- 
sente dì. 

g  À  giorno,  d'anchéu;  Al  dì  d'oggi,  Oggidì,  Oggi- 
giorno, e  nell'uso  In  oggi,  In  giornata,  vale  Nel 
tempo  0  secolo  presente.  Nel  tempo  che  corre. 

§  Anche  a  in  flgùa,  do  man  in  seportàa;  Oggi  in 
figura  domani  in  sepoltura.  Modo  prov.  dell'uso, 
che  dicesi  per  denotare  Essere  incerta  l' ora 
della  morte. 

§  D'anchéu  a  dòman;  D'oggi  in  domane,  vale  Da 
un  giorno  all'altro,  Di  giorno  in  giorno. 

I)  —  Da  oggi  in  domane,  vale  Dal  vedere  a  non 
vedere,  Da  un  momento  all'altro.  Fra  non  molto. 

§  D'anchéu  a  éutto ,  D'anchéu  a  chinze ,  ecc.; 
Oggi  a  otto,  Oggi  a  quindici  e  simili,  vagliono 
Otto  0  Quindici  giorni  dopo  oggi. 
-A.MLclxin  s.  f.  Anchina  o  Tela  anchina  :  Tela 
di  cotone  naturalmente  giallastra ,  che  ci  vien 
dall'Indie,  e  che  ha  tolto  il  nome  da  Nankin, 
antica  capitale  della  Cina. 
-A.iiclxi!zze  s  f.  Ancudine,  Incudine,  dim.  An- 
cudinuzza,  Incudinetta:  Grosso  arnese  di  ferro  o 
d'acciaio,  sul  quale  col  mantello  si  batte  il  ferro 
0  altro  metallo  per  lavorarlo. 

§  Èse  fra  o  marco  e  l'anchizxe;  Essere  o  Stare 
fra  l'incudine  e  il  martello.  Essere  tra  le  forche 
e  santa  Candidaj  Trovarsi  tra  l'uscio  e  il  muro 
0  tra  l'uscio  e  l'arca,  vagliono  Avere  mal  fare 
da  tutte  le  bande. 
Ajxì-Gxsl  s.  f.  Ancia.  T.  wjusjc.  Due  linguette  di 
canna,  sottili  assai  nella  loro  estremità,  poste  oriz- 
zontalmente runa  sull'altra,  assodate  da  un  pic- 
colo tubo  di  metallo,  formano  l'ancia  dell'oboe, 
del  corno  inglese  e  dd  fagotto.  L'  esecutore  le 
mette  nella  bocca,  e  col  mezzo  del  tremore  che 
eccita  sulle  medesime,  l'aria  cacciala  nello  strum. 
acquista  le  vibrazioni  necessarie  per  produrre  il 
suono.  Nel  clarinetto  l' ancia  ha  una  sola  lin- 
guetta attaccata  al  becco  di  quello  strum.  -  Le 
canne  d'orbano  con  lingua  son  armate  d' anele. 
Aju.<sì.òsh  s.  f.  Acciuga,  Alice,  antic.  Apua.  T. 
iltiol.  Engraulis  euchrasicolus.  Piccolo  pesce  di 
mare,  di  cui  abbondano  le  coste  del  Mediterraneo 
in  Italia,  in  Catalogna  ed  in  Provenza;  pescasi 
in  ma.sgio  e  in  agosto,  e  ci  vien  salato  in  ba- 
riglioni. 

%  Chi  laoa  mangia  ùnn'  ancióa  e  chi  n5  laoa 
ne  mangia  due;  Chi  fila  ha  una  camicia  e  chi 
non  fila  ne  ha  due  V.  Laod. 

§  Leva  a  testa  a-i  ancioe  ;  Scapar  le  acciughe. 
T.  de'  pese.  Levar  la  testa  alle  acciughe  prima 
di  salarle. 

g  O  l'è  secco  ch'ò  pà  ùnn'ancióa;  È  un'acciuga. 
Diccsi  per  ischerzo  di  Persona  molto  magra  e 
sfinita. 
Àncoa  s.  f.  Ancora.  T.  mar.  Grosso  strum.  di 
ferro  a  due  uncini,  cui  si  attacca  la  gomena,  e 
che  si  lascia  cadere  in  mare  a  fondo,  al  quale 
si  aff'rra  per  ritener  la  nave  nel  sito  ove  si 
vuol  fermarla. 

—  a  pennello;  Ancora  in  pennello  V.  Pennello. 

—  appennelld;  Ancora  appennellala  o  impennellata 
V.  AppenMlld. 


AND 


AND 


4è 


—  da  speransa;  Ancora  di  rispetto:  L'ancora  mag- 
giore, onde  si  fa  uso  ne'  più  gravi  perigli  ;  di- 
cesi anche  Ancora  speranza. 

—  de  posta  ;  Ancore  di  posta ,  al  plur.  :  Le  due 
àncore  che  si  portano  sempre  di  prora  alle  grue, 
dritta  e  sinistra. 

—  guardiann-a  ;  Ancora  al  largo  :  Quella  che  ò 
a  fondo  verso  il  mare  aperto. 

—  imbruggià;  Ancora  intrigala  o  che  ha  preso 
delle  volte.  Dicesi  generaim.  Quando,  pei  molti 
giri  e  moti  della  nave,  la  gomena  o  catena  si 
avvolge  al  ceppo  o  alle  marre;  colla  distinzione 
però  (he  avvolgendosi  al  ceppo,  da  noi  dicesi 
Ancoa  inceppa;  se  alle  marre,  Ancoa  impaild. 

—  impatta,  inceppa  V.  sopra  Ancoa  imbroggià. 
«  Ancora.  T.  degli  orol.  Quel  pozzo  d'acciaio  negli 

oriuoli,  così  detto  a  cagione  della  sua  figura ,  il 
qual  serve  per  far  lo  scaltamento  degli  orologi. 

§  Accappona  l'àncoa  V.  Accappona. 

$  Anello  dell' àncoa  V.  Ghirlanda. 

§  Asta  dell'àncoa;  Asta,  Fuso  o  Fusto. 

S  Ceppo  dell'àncoa;  Ceppo. 

g  Croxe  dell'àncoa  V.  Croxe. 

%  Mare  o  Putte  dell'àncoa;  Marre  o  Patte  V,  Patta. 

%  Pescòu  dell'àncoa;  Rampicone  V.  Pescóu. 

§  L'àncoa  a  l'agguanta  o  a  l'immàra;  L'àiicora 
agguanta  o  immarra. 

§  L'àncoa  a  l'è  a  picco;  L'ancora  è  a  picco.  Si 
dice  Quando  l'ancora  pende  verticalmente. 

§  L'àncoa  a  l'ha  lasciati;  L'ancora  ha  lascialo. 
Significa  che  l'ancora  non  morde  più  il  fondo, 
e  se  ne  è  staccata. 

S  L'àncoa  a  rastella  6  fondo;  L'ancora  ara  il  fondo. 
Dicesi  Quando,  essendo  ormeggiata,  lascia  il  fondo 
ed  è  tirata  dietro  la  nave,  e  con  la  patta  solca 
il  terreno  del  fondo. 

%  Sarpà  l'àncoa;  Salpar  l'ancora,  Levare  l'ancora: 
Ritirare  l'ancora  dal  fondo  del  mare  nella  nave; 
ciò  che  si  fa  quando  si  vuol  mettere  alla  vela 
0  cambiar  di  posto. 
A.ncoà.se  n.  p.  Ancorare  e  Ancorarsi,  Dar 
fondo,  Fondeggiare.  T.  mar.  Gettar  l'ancora  al 
fondo  del  mare  per  fermare  il  bastimento. 
A.xico£LSS£L  s.  f.  Ancorassa  :  Vecchia  e  cattiva 

àncora  che  non  afferra  bene  il  fondo. 
.A.ncoa.ssae  clxe  ...  Fortuna  che,  For- 
tunatamente che,  Per  sorte  che,  Gran  mercè  che, 
Non  è  poco,  e  simili  modi  secondo  il  senso. 
A.IICÒ1Ì.11-SL  s.  f.  Ancona:   Tavola  o  Quadro 

grande  d'altare. 
-A.iicu.oto  da  tónnezzo  ;  Ancorotto  o 
Ancora  di  rimorchio.  T.  mar.  Ancora  che  serve 
a  dare  un  punto  fermo  per  tirare  il  bastimento 
al  luogo,  dov'essa  è  afferrata. 
Aja^Lèb  V.  n.  Andare.  Verbo  che  ha  molti  signi- 
ficati e  molte  inflessioni,  di  cui,  per  non  rendermi 
soverchiamente  prolisso,  noterò  soltanto  le  più 
usiiale  nel  dialetto. 

H  Andare,  per  Muoversi  l'animale,  mandando  i 
piedi  avanti,  Condursi  da  luogo  a  luogo,  contr. 
di  htare;  Ire,  Gire. 

ti  —  Detto  di  Avvisi,  novelle  e  simili:  E  notizie 
van  dappertutto  ;  Le  notizie  vanno  dappertutto. 

«  —  Aggiunto  agl'infiniti,  precedente  la  particella  A, 
significa  Muoversi  per  far  qualche  operazione: 
Vaddo  a  leze ,  a  studia ,  a  dormì  ;  Vado  a 
leggere,  a  studiare,  a  dormire,  ecc. 

—  Conjug.  con  certi  p.  pass.  ovv.  con  certi  addiett., 


piglia  talora  il  valore  del  v.  Essere,  conservando 
però  sempre  l' idea  d'una  tal  progressione  e  con- 
tinuazione nella  cosa  di  che  si  tratta,  oppure 
acquista  la  significanza  specificata  da  essi  partic. 
0  addiett.:  Andà  zembo,  storto  ecc.;  Andare 
gobbo,  Andare  storto,  ecc. 

"  -~  per  Recarsi  presso  alcuno.  Portarsi  in  qual- 
che luogo  :  Se  5  nò  vegnià  da  mi,  mi  andio 
da  le;  S'egli  non  verrà  da  me,  io  andrò  a  lui. 

"  —  per  Partirsi,  Andar  via:  Andemmo  che  l'è 
tardi;  Andiamo  che  fa  lardi. 

"  —  Figurai,  detto  delle  Jlacchie  o  allre  cose  simili, 
e  vale  Essere  cancellale:  A  se  n'é  andceta  ed 
spirito  de  vin;  CoH'alcooI  se  n'andò. 

"  —  per  Muoversi  o  Esser  mosso  verso  qualche 
luogo,  e  dicesi  delle  cose  inanimate:  E  nùvee 
anlavan  da  levante  a  ponente;  Le  nuvole  an- 
davano da  levante  a  ponente. 

"  —  Parlandosi  di  Strade,  vale  Condurre,  Menare, 
0  Indirizza*-e  altrui  o  Prolungarsi  fino  ad  un 
luogo  determinato:  Là  gh' é  ùnn-a  stradda  chi 
va  a  Pònledeximo  ;  Là  evvi  una  strada  che  va 
a  Pontedecimo. 

"  —  per  Trapassare,  Scorrere,  proprio  del  Tempo-: 
0  va  pe-i  settanta;  Egli  va  per  i  settanta  (anni). 

"  —  per  Diportarsi,  Vestire  una  qualità,  un  carat- 
tere, ecc.:  Che  son  andceto  comme  impiegóu; 
Io  vi  andai  come  impiegalo. 

"  —  per  Succedere,  Accadere  :  A  cosa  a  nò  poeiva 
andct  differentemente  ;  La  cosa  non  poteva  an- 
dare altrimenli. 

"  —  Detto  di  Strumenti,  che  abbiano  molo  arti- 
lificiale,  come  oriuoli,  mulini  e  simili:  0  mce 
relétijo  5  nò  va;  Il  mio  orologio  non  va. 

"  Parlandosi  di  Negozio,  bottega  e  simili,  vale  Con- 
tinuare, Tirar  avanti:  A  bùtlega  a  va  sotto  5 
mce  nòmme;  La  bottega  va  sotto  il  mio  nome. 

~n  —  Per  Rapportare  una  lite,  una  quislione  :  A 
l'è  ùnn-a  causa  chi  andià  da  chi  a  sei  meixi  ; 
É  una  causa  che  andrà  da  qui  a  sei  mesi. 

"  —  Usasi  anche  per  termine  di  giuoco,  ed  è  Io 
stesso  che  Invitare,  Prescrivere  la  somma  che 
deve  correre  per  quella  posta  nel  giuoco:  Vaddo 
a-o  resto;  Vado  del  resto.  E  in  senso  contr. 
vale  Non  tener  l'invilo:  Mi  me  ne  vaddo;  Io 
me  ne  vado. 

—  a  babà;  Andare  a  mimmi  V.  A  babà. 

—  ci  bagarda;  Andar  alla  diavolata,  alla  peggio,  ecc. 
V.  À  bagarda. 

—  a  bagno  V.  sotto  Andd  in  te  sbigge. 

—  a  banda;  Andar  alla  banda  V.  À  banda. 

—  a  bòn  viaggio;  Andare  a  buon  viaggio:  Andar 
felicemente,  con  ogni  prosperità. 

—  a  bordo  V.  A  bordo. 

—  a  bòtti  ;  Aver  le  lune  o  le  paturne ,  Essére  a 
luna,  figurai,  vale  Esser  lunatico,  stravagante,  leg- 
giero, volubile. 

—  a  braccetto  V.  A  braccetto. 

—  abbrettio;  Anfanare,  Andar  a  zonzo:  Andar  qua 
e  là  senza  saper  dove. 

—  abbrettio  con  tiitli ;  AninT  ugualmente  con  chic- 
ch-^ssia,  cioè  Senza  far  distinzione  di  nascita ,  di 
qualità,  ecc. 

—  a  cammin;  Andar  a  uopo  o  ad  uopo,  in  concio^ 
in  acconcio,  a  destro,  vale  Andare  a  dovere. 

—  a  canta  in  sciunn'atra  carassa;  Appigliarsi  ad 
altro  partilo:  Abbandonare  un'impresa,  Far  nuovi 
partili  non  riuscitigli  antecedentemente. 


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—  a  cappo;  Andar  a  capo  o  a  capo  di  linea  V. 
A  cappo. 

—  a  cupricio;  Andar  a  capriccio:  Far  checchessia 
senza  giusti  molivi,  per  solo  capriccio. 

—  a  casa  dò  diao  càsóii  e  vest'io;  Andar  a  sua 
posta  a  casa  il  diavolo  in  pianeliini  o  in  pedule 
a  calze  solate. 

—  a  cavallo  ;  Andar  a  cavallo,  vale  Cavalcare,  Es- 
sere portato  dal  cavallo  e  simili. 

—  o  cavallo  a-e  braghe  o  u-i  càsoin;  Spronar  le 
scarpe,  Andar  alla  pedona.  Modo  scherz.  e  vale 
Viaggiar  a  piedi. 

—  a  cavallo  de  San  Francesco;  Andar  sul  cavallo 
di  San  Francesco,  Spronar  le  scarpe,  vagliono 
Viaggiar  a  piedi  col  bastone  in  mano. 

—  a  cocco;  Andar  a  caso,  a  fortuna,  cioè  Acciden- 
talmente, Per  sorte. 

—  a  gercd  5  ma  camme  i  meghi  ;  Andar  cercando 
il  male  come  i  medici,  Cercare  il  male  col  ru- 
scellino, vagliono  Andar  stuzzicando  con  pericolo 
di  portarne  pregiudizio. 

—  d  cerchia;  Andar  alla  cerca,  dicesi  propriam. 
-  .   de'Frati  mendicanti  quando    vanno   attorno  a 

raccorre  la  limosina  dai  loro  benefattori. 

—  a  conta  i  erboeti  all'Accasséua;  Andar  merig- 
gione  :  Andar  ozieggiando,  ecc. 

—  a  conto  d'ùnn-a  cosa,  d'ùnn-a  personn-a;  An- 
dar a  conto  d'uno  V.  A  conto. 

—  a  cuccio;  Andar  a  cuccia,  figur.  vale  Andare  a 
letto,  Andare  a  dormire;  tolta  la  simil.  da' cani. 

—  adaxo;  Andar  adagio.  Andar  bel  bello,  pian  piano, 
a  bell'agio,  a  pian  passo,  con  comodità,  ecc. 

—  adaxo  in  t'ùnn-a  cosa;  Andare  adagio  o  a  ri- 
lento in  checchessia,  vale  Procedervi  con  riguardo 
e  cautela. 

—  addosso;  Andar  addosso,  vale  Investire. 

—  a  domanda;  Andar  all'accano  o  a  accattare  o 
accattando,  Andar  alla  chicchera,  alla  busca,  alla 
questua,  Accattare,  Limosinare,  ec.  V.  Domanda. 

—  a  dormi;  Andar  a  dormire.  Andar  a  letto,  e 
scherzev.  Andare  a  far  conto  col  capezzale. 

—  a  dormi  all'oa  de  galtinn-e;  Andar  a  letto  come 
i  polli  0  all'ora  dei  polli,  vale  Andare  a  dormire 
a  buon'ora. 

—  A  dui  a  dui;  Andar  a  coppia,  cioè  Andar  ac- 
compagnato con  altro  di  pari. 

^■^  afda  nanna;  Andar  a  nanna.  Voce  bambinesca, 

e  vale  Andar  a  dormire. 
'—  a  fa  a  speiza;  Andare  o  Ire  a  far  la  spesa, 

vale  Andare  a  comprar  la  roba  da  mangiarsi  a 

pranzo. 
'—  a  fd  ùnn-a  cosa  V.  sotto  Andd  a-o  còmodo. 

—  a  fi  ;  Andar  a  pelo,  a  cappello,  per  l'appunto  V. 
A  fi  nel  i"  signitìcato. 

—  affidnóu;  Andar  a  dilungo  o  di  filo.  Andar  ti- 
rato, disteso,  affilato,  difilato  :  Proseguire  il  cam- 
mino per  la  via  diritta  e  più  breve,  Andar  con 
prestezza,  quasi  a  filo  in  un  luogo,  senza  fermarsi. 

—  o  gambe  levce;  Andar  a  gambe  levate  o  alzate 
V.  A  gambe  Icvob. 

—  o  genio;  Andar  a  genio,  ecc.  V.  A  genio. 

—  a  giardini;  Andar  a  diporto,  a  spasso,  a  so- 
lazzo.  Diportarsi  :  Andar  attorno  per  solo  diporto. 

—  a  glgin;  Andar  a  mimmi  V.  A  bàbd. 

—  a  ingrascid  a  toera  V.  sotto  Andd  co-i  ciit. 

—  a-i  stùdii;  Andar  a  studio  o  in  istudio:  Andare 
ad  alcuna  Università  o  luogo  dove  si  tenga  studio 
pabblico,  ad  oggetto  di  studiare. 


—  a  lìcite  V.  sotto  Andd  a-o  còmodo. 

—  a  livello;  Andar  a  pelo,  a  cappello,  a  corda,  ec. 
V.  sopra  Andd  a  fi. 

—  all'abbordaggio   V.  Abbordaggio. 

—  all'accosto;  Andar  all'accosto,  Accostarsi.  T. 
del  giuoco  delle  bocce. 

—  all'aia  V.  in  Àia. 

—  aU'attasto  V.  sotto  Andà  a  tastòn. 

—  all'infinito;  Andar  all'infinito  o  per  l'infinito, 
dicesi  del  Procrastinare  una  cosa  troppo  alla  lunga, 
Non  terminare  mai  quello  che  si  ha  alla  mano. 

—  all'opposto;  Andar  all'opposto.  Andar  al  con- 
trario, cioè  Contrariamente  al  desiderio,  al  dovere. 

—  all'orbetto;  Andar  alla  cieca.  Andar  a  chius'oc- 
chi,  al  bujo,  figurat.  vale  Operar  senza  consi- 
derazione. 

—  all'origine;  Andar  al  fonte,  alla  sorgente,  alla  ra- 
dice, alle  fondamenta,  vale  Andar  all'origine  delle 
cose,  al  principio  di  checchessia. 

—  all'orsa;  Andare  a  orza  o  all'orza  V.  All'orsa. 

—  a  lùnn-e;  Essere  a  luna.  Aver  le  lune  o  le  pa- 
tume  :  Essere  lunatico ,  stravagante  V.  sopra 
Andd  a  bòtti. 

—  a  modda;  Vestir  alla  moda,  Andar  galante:  Se- 
guir la  moda  o  l'usanza  che  corre. 

—  a  monte;  Andar  a  monte  V.  A  monte. 

—  a  mùggio;  Andar  a  monte  V.  A  mùggio  nel 
2"  significato. 

—  a  nosse;  Andar  a  nozze,  figur.  vale  Far  chec- 
chessia con  allegrezza,  di  buona  voglia,  di  genio. 

—  a-o  còmodo;  Andar  a  zambra,  a  camera,  al  cesso, 
a  sella,  al  privato,  al  necessario,  al  luogo  comune, 
alla  comodità,  vale  Andare  a  scaricare  il  ventre. 

—  a-o  concorso;  Andare  a  o  al  concorso,  vale  Sot- 
toporsi all'esame  in  concorrenza  d'altri  per  ot- 
tener checchessia. 

**  —  a-o  cu;  Andar  dietro.  Seguitare. 

—  a-o  de  là;  Trascendere,  Trapassare,  Eccedere, 
Soverchiare. 

—  a-o  fondo;  Andare  a  fondo  o  al  fondo  V.  A'O 
fondo. 

—  a-o  fondo  d'ùnn-a  cosa  V.  A-o  fondo. 

—  a-o  léugo  V.  sopra  Andd  a-o  còmodo. 

—  a-o  scilo;  Andar  al  bujo,  all'oscuro,  vale  Andar 
fra  le  tenebre,  senza  veder  lume. 

—  a-o  seguo;  Andar  al  sicuro  o  alla  sicura,  vale 
Andar  senza  pericolo. 

—  a-o  son  dò  campanin;  Andare  a  suon  di  cam- 
panello. Andare  a  tavola  apparecchiata,  vale  Vi- 
vere a  posta  altrui,  tolta  la  melaf.  da'  religiosi 
claustrali ,  che  vanno  a  mensa  al  sonare  del 
campanello. 

** —  a-o  pòllezio  V.  A-o  pòllezzo. 

—  a  passeggid  V.  Andd  a  spazio. 

—  a  pé;  Pedovare,  Andar  a  piedi;  e  scherzosam. 
Spronar  le  scarpe. 

** —  a  pescd  d'in  casa;  Andar  a  bastonare  i  pesci. 
M.  b.  e  vale  Andare  in  galera. 

—  a  picco  V.  A  picco. 

—  a  pochi  per  volta  ;  Andare  alla  spicciolata,  alla 
spezzata,  alla  sfilala:  Andare  a  pochi  per  volta 
e  non  in  ordinania. 

—  d  posta;  Andare  alla  posta.  T.  cacc.  Porsi  il 
cacciatore  in  quel  luogo  o  parte  della  selva,  at- 
tendendo che  passino  le  fiere  cacciale  che  vuol 
pigliare.  -  Parlandosi  di  lepri,  dicesi  Andare  a 
balzello,  ed  è  Aspettare  la  lepre  che  venga  a 
pasturare  per  ammazzarla. 


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a  possesso;  Andar  al  possesso,  Adire,  vale  Pren- 
dere il  possesso  d'un'eredilà  o  simile. 
apposta  ;  Andar  a  posta  o  a  bella  posta  :  An- 
dare per  quel  solo  effetto  di  che  si   tratta. 
appréuvo;  Andar  dietro,  Andar  appresso,  Andar 
dopo,  Tener  diotro,  vale  Seguitare. 
appréuvo  a-i  atri;  Andar  dietro,  Andar  colla 
corrente,  colla  comune,  colla  piena  ;  figurai,  vale 
Seguitare  l'altrui  opinione. 
appuntiti;  Andar  appunto,  a  filo,  a  sesta,  a  ca- 
pello, a  pelo,  a  penna  e  calamaio,  vale  Andare 
esattamente,  precisamente,  né  pìii  né  meno, 
d  randa  V.  À  randa. 

a  reversa;  Andar  a  rovescio,  a  ritroso,  a  tra- 
verso, a  contrario ,  figur.  vale  Andar  contraria- 
mente, Non  camminar  negozio,  lavoro  o  simile 
secondo  il  dovere  o  secondo  il  desiderio. 
a  rischio  ;  Andar  a  rischio ,  a  repentaglio ,   a 
pericolo  :  Correr  rischio,  Risicare. 
a  Romma  sensa  vedde  6  Pappa;  Andare  a  Roma 
e  non  veder  il  papa:  Maniera  nsitatissima  a  no- 
tare Che  d'una  cosa  si  è  tralasciato  o  non  si  è 
potuto  ottenere  ciò  che  più  importa. 
o  rompicollo;  Andar  a  rompicollo,  a  fiaccacollo, 
a  scavezzacollo  :  Andar  precipitosamente  con  pe- 
ricolo di  scavezzarsi  il  collo. 
a  ròtolo  0  de  ròtolo;  Andar  a  ruètolo  o  roto- 
loni. Nel  giuoco  delle  bocce  significa  Tirar  una 
boccia  contro  un'altra,  rotolandola  vivamente  per 
terra  affine  di  cacciar  quella  dell'  avversario. 
a  rotta  de  collo  V.  sopra  Andd  a  rompicollo, 
a  rùbatton;  Andar  rotolone  o  ruzzolone,  vale 
Andar  a  precipizio,  col  capo  all'ingiù;  Ruzzolare. 
-  Usasi  anche  per  Andar  a  fiaccacollo,  abbandona- 
tamente, a  tutta  corsa  V.  sopra  Àndà  a  rom- 
picollo. 

a  sarvamento;  Andar  a  salvamento,  vale  An- 
dar con  felice  esito. 

a  sàtetti;  Andar  balzelloni.  Andar  saltellone  o 
saltelloni:  Andar  saltellando,  Camminare  a  pic- 
cioli salti. 

asbrióu;  Andar  ratto,  Andar  di  buona  gamba: 
Andar  frettolosamente. 

a  schenn-a  nwa;  Andar  a  bardosso  o  a  bisdosso, 
vale  Andar  a  cavallo  nudo,  senza  sella. 
a  secco;  Andar  a  secco.  T.  mar.  Dicesi  del 
Bastimenti,  quando  per  un  vento  forte  cammi- 
nano con  tutte  le  vele  piegate. 
à  sestrinn-a;  Andar  a  lira  e  soldo  V.  A  se- 
slrinn-a. 

a  sorgente  V.  sopra  Andd  all'origine, 
a  spazio;  Andar  a  spasso,  a  sollazzo,  a  diporto, 
Spasseggiare:   Far  gita  a  solo  oggetto  di  sol- 
lazzarsi. 

a  streit'éuggi ;  Andare  a  chius'occhi,  vale  An- 
dare cogli  occhi  serrati;  e  figur.  Andar  libera- 
mente 0  senza  pensiero  d' inlopppo  o  d' oppo- 
sizione; Operar  senza  considerazione  e  con  fiducia. 
a  streppelli  V.  sopra  Andd  a  pochi  per  votta. 
a  stréuppe;  Andar  a  branchi,  a  torme,  a  stuoli, 
in  truppa,  cioè  A  molti  per  volta,  e  dicesi  degli 
animali,  come  pecore,  capre  e  simili.  -  Parlandosi 
di  persone,  pare  sia  da  preferirsi  Andar  a  schiera, 
a  stuolo,  a  brigate,  in  frotta,  a  stormo,  in  folla, 
in  truppa. 

a  tastòn;  Andare  al  tasto,  Andar  tastone  o  a  ta- 
stone. Andar  tentoni  o  a  tentone,  Andar  branco- 
loni, Farsi  lume  colle  mani  V.  A  tastòn. 


a  tempo;  Andar  a  battuta.  T.  mus.  Andare  o 
Cantare  a  tempo  di  battuta. 
-  a  tid  di  cosci  a-o  vento  ;  Andare  a  dar  dei  calci 
al  rovaio,  vale  Essere  impiccato  per  la  gola.  M.  b. 
A  fio  ;  Andar  a  tiro,  vale  Andar  a  tale  distanza, 
che  il  tiro  possa  arrivare  al  punto  che  si  piglia 
di  mira. 

—  Andar  a  pelo,  a  cappello,  a  corda,  ecc.  Modo 
figur.  V.  sopra  Andd  a  fi. 

a  tòa;  Andar  a  tavola,  vale  Andar  a  mensa  à 
effetto  di  cibarsi. 

a  tombolòn;  Andar  a  tómbolo  o  a  capitómbolo, 
Tombolare,  Tornare,  Mazziculare,  vale  Andar  col 
capo  alP  ingiù. 

—  Figur.  vale  Andar  rotolone,  Correr  di  furia, 
abbandonatamente. 

a^^tZ/du;  Andar  lindo,  attillato,  abbigliato,  vestito 
di  tutto  punto. 

a  un  per  un;  Andar  a  uno  per  uno,  vale  An- 
dare a  uno  per  volta. 

avanti;  Andar  avanti  o  innanzi  :  Portarsi  innanzi, 
Precedere. 

avanti  e  inderré ;  Andar  innanzi  e  indietro: 
Aggirarsi  a  oggetto  di  far  checchessia. 
a  véuo;  Andar  a  vuoto.  Andar  invano:  Andar 
senza  sortir  l'esito  per  cui  si  andava;  Non  riuscire. 
a  vezo;  Appollajarsi  :  L'andare  che  fanno  i  polli 
a  dormire. 

a  voti;  Andar  a  partito,  vale  Essere  messo  al 
partito  ad  effetto  di  approvazione  o  riprovazione 
co' pubblici  suffragi. 

ben;  Andar  bene  o  a  bene.  Andar  a  vanga  o 
di  rondone:  Camminar  prosperamente,  e  dicesi 
di  Negozio,  lavoro,  impresa,  o  simili. 

—  Andar  bene.  Talora  vale  Riuscir  prospera- 
mente, con  felicità.  Aver  buon  esito:  A  l'è  andceta 
ben;  La  cosa  andò  bene. 

—  Affarsi,  Addirsi,  Star  bene.  Tornar  bene;  e 
parlando  delle  Vesti,  vale  Star  bene  addosso. 
ben  de  sa;  Esser  giusto  di  sale. 

cian;  Andar  piano  V.  sotto  Andd  adaxo. 

ciannin;  Andare  a  pian  passo,  cioè  adagio,  con 

lento  passo  V.  sotto  Andd  adaxo. 

co-a  corrente;  Andar  colla  corrente,  colla  piena, 

colla  comune.  Andar  per  la  pesta,  vale  Seguitar 

l'opinione,  la  moda  ecc.  che  corre  V.  sopra  Andd 

appréuvo  a-i  atri. 

co-a  faccia  scòverta;  Andar  col  viso  scoperto 

0  a  faccia  scoperta.  Andar  colla  fronte  scoperta  : 

Maniera  con  cui  si  accenna  di  non  aver  vergogna, 

rimorso,  timore  di  checchessia. 

co-a  testa  chéutta;  Andare  a  capo  chino  o  a 

capo  basso,  vale  Andare  col  capo  inchinalo  per 

vergogna  o  per  altra  cagione. 

co-a  testa  in  tò  sacco;  Andar  col  capo  o  colla 

testa  nel  sacco ,  figur.  vale  Procedere,  Agire  alla 

cieca,  Operare  sbadatamente,  senza  considerazione 

a  casaccio;  che  anche  dicesi  Infilar  gli  aghi  al 

bujo.  Imbarcarsi  o  Porsi  in  galea  senza  biscotto. 

■  co-a  vòrpe  sotto  l'ascella  ;  Andar  col  lepre  sotto, 
Andar  sotto  coperta,  vale  Andar  con  finzione. 
co  bacco  0  co  bacchetto;  Andar  a  mazza,  cioè 
Appoggiato  alla  mazza  (bastone). 
co  chéu  in  man;  Andar  col  cuore  in  mano  o 
sulle  labbra.  Andare  a  grembo  aperto,  vale  Pro- 
cedere con  ingenuità  e  schiettezza. 

.  co-e  bònn-e;  Andar  colle  buone:  Trattar  altrui 
con  buona  maniera,  dolcemente. 


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AND 


—  co-e  cattive  ;  Andar  colle  cattive,  contr.  di  An- 
dare colle  buone. 

—  co-e  gambe  all'aia;  Andar  all'aria,  Andar  a  gambe 
levate  o  alzale  V.  A  gambe  levce. 

co-e  gambe  sciarra;  Andar  largo,  Andar  a  gambe 

allargate  o  a  gambe  aperte,  vale  Camminar  colle 
gambe  larghe. 

—  co-e  màneghe  ti(s  sciù;  Andare  sbraccialo,  cioè 
Andar  colle  maniche  rimboccate  fino  al  gomito. 

—  co-e  scarpe  in  paletta;  Andar  colle  scarpe  a 
cianta,  a  calcagnino,  a  cacajuola,  vale  Andar  colle 
scarpe  non  tirale  su  dietro  le  calcagna. 

—  co-e  scròssue;  Andar  a  grucce  o  a  gruccia,  vale 
Andar  sostenondosi  sulle  grucce. 

—  co-i  ciù;  Andar  tra  qua'  piiì,  a  babbo  riveggoli, 
a  Buda,  a  Patrasso,  a  dar  beccare  a' polli  del  prete, 
al  cassone,  al  Signore,  a  miglior  vila^  a  vita  eterna, 
a  Volterra,  Andar  a  ingrassare  i  petronciani  o 
a  rincalzar  i  cavoli,  Dar  le  barbe  al  sole,  Batter 
la  capala  e  simili,  vagliono  Blorire. 

—  co-i  pé  de  ciongio;  Andar  coi  calzari  di  piombo, 
0  col  calzare  del  piombo,  vale  Andar  considerato, 
con  circospezione,  Andar  cauto,  Operare  con  ma- 
turità di  consiglio. 

—  cdmme  ùnn-a  saèta;  Andar  come  un  razzo,  come 
un  lampo,  come  un  fu!minp,  come  se  si  avesse 
il  fuoco  al  culo  0  i  birri  dietro,  vale  Andar  vc- 
locissimamcnle. 

—  con  cautela;  Andar  con  cautela,  riguardoso,  guar- 
dingo, cauto,  circospetto,  che  anche  dicesi  Andare 
pel  fil  della  sinopia;  figurai,  vale  Far  checchessia 
con  grande  considerazione  e  riguardo. 

—  con  so  còmodo;  Andar  a  bell'agio:  Andar  con 
comodità,  pian  piano,  con  grand'agio. 

—  contrai  Andar  centra,  vale  Ostare,  Contrariare. 

—  contro  a  corrente;  Andar  conlr'acqua,  cioè  contro 
la  corrente  dell'acqua,  che  figur.  vale  Far  chec- 
chessia contro  all'uso  ed  alla  opinione  comune. 

—  co  vento  in  poppa;  Andar  vento  in  poppa,  Ve- 
nez.  Andare  a  fil  di  rada.  T.  mar.  Si  dice  Quando 
la  direzione  del  vento  coincide  colla  direzione 
della  chiglia;  e  figur.  vale  Essere  in  fortuna.  Aver 
le  congiunture  propizie.  Succedere  felicemente, 
prosperamente;  che  anche  dicesi  Andar  in  poppa. 

—  c'ùnn-a  scarpa  sci  e  l'atra  no;  Ridursi  sulla 
corda  o  sulla  stuoja.  Modo  di  dire  tose,  e  vale 
Rovinarsi ,  Ridursi  al  verde. 

—  d'accordo;  Andar  d'accordo,  Andar  di  bello,  di 
concordia,  vale  Andar  concordemente.  Concordare. 

—  da  anchéu  a  doman;  Andar  doggi  in  domani: 
Andar  passando  da  un  giorno  all'altro,  senza  ter- 
minar quello  che  si  ha  tra  mano. 

—  da  mcBxima;  Andar*  dello  stesso  piede,  Battere 
a  un  segno,  vale  Aver  una  medesima  inclinazione; 
ed  anche  Esser  del  medesimo  parere.  Convenire 
in  una  sola  opinione. 

—  da  pào;  Andare  di  pari,  del  pari  o  di  pare: 
Camminar  con  eguaglianza,  Esser  eguale;  e  dicesi 
tanto  in  senso  proprio  quanto  figurato. 

—  dattorno;  Andar  d'attorno,  vale  Girare  intorno 
a  checchessia. 

—  da  un  estremo  all'atro;  Andare  da  Stremo  a 
stremo,  vale  Dare  in  eccessi. 

—  davanti;  Andar  davanti,  cioè  Alla  presenza  di 
alcuno. 

—  da  vexin;  Accostarsi,  Avvicinarsi,  Appressarsi, 
Farsi  vicino. 

—  de  balla;  Andar  a  gara,  Gareggiare  V.  Balla. 


—  de  ben  in  megio ;  Andar  di  bene  in  meglio: 
Prosperare  sempre  più. 

—  de  bocnn-a;  Andar  di  b'ilina.  T.  mar.  Navigare 
con  vento  obbliquo,  facendo  uso  delle  bulino  per 
disporre  le  vele  a  ricever  meglio  il  vento. 

I)  — •  Andare  a  sghembo;  figurai,  e  in  m.  b.,  par- 
landosi di  persona,  vale  Andar  obbliquo  della  per- 
sona per  alcun  naturale  impedimento,  o  per  qual- 
siasi altra  cagione. 

—  de  bòtto;  Andar  di  lancio,  di  punto  in  bianco, 
vale  Andar  subilo. 

—  de  caso  in  presso;  Andar  dietro  passo  passo, 
Andar  dietro  alla  lon!ana.  Codiare,  vale  Andar 
dietro  a  uno  senza  eh' e' se  ae  accorga,  spiando 
con  diligenza  quel  che'  fa  o  dove  e' va.  Neh'uso 
dicesi  anche  Piedicare  o  Pedicare,  Pedinare. 

—  declinando;  Andar  in  declina/.ione  o  a  dichino; 
figurai,  vale  Andar  in  peggioramento,  Ridursi  in 
cattivo  stato. 

—  de  conserva;  Andar  di  conserva.  T.  mar.  Dicesi 
de' Bastimenti  che  navigano  insieme  e  si  tengono  a 
vista  per  difendersi  o  soccorrersi  reciprocamente. 

— de  contropasso;  Andar  di  trapasso.  T.  cavali. 
Si  dice  d'una  Particolar  andaiura  de'  cavalli. 

—  de  corpo;  Andar  de!  corpo.  Andar  di  sotto,  Fare 
gli  uffici  di  sotto,  ed  assolut.  Andare,  vale  Sca- 
ricare il  ventre. 

—  de  cubbia  V.  sopra  Andà  da  pào. 

—  de  fuga;  Andar  in  furia ,  Andar  in  foga  o  di 
foga,  vale  Andar  frettolosamente. 

—  de  galoppo;  Andar  di  galoppo,  vale  Galoppare. 

—  de  md  in  pezo;  Andar  di  male  in  peggio,  vale 
Aggravare  nelle  disgrazie,  Peggiorare,  Aggiungere 
male  a  male. 

—  de  passo;  Andar  di  passo,  vale  Camminare  con 
passo  naturale,  e  dicesi  propriam.  de'  giumenti. 

—  de  passo  arrancóu;  Andar  di  buon  passo  o  di 
buona  gamba.  Camminar  presto,  Andar  ratto,  vale 

-  Andar  fretlolosamenle. 

—  de  picca;  Andar  di  picca.  Andar  a  gara,  Gareg- 
giare :  Contendere  con  altri  per  eguagliarlo  o 
superarlo  in  checchessia. 

—  de  premmùa;  Andar  a  fretta  o  in  fretta,  Andar 
all'impresela:  Andar  frettolosamente. 

—  de  punto  in  glanco;  Andar  di  punto  in  bianco, 
cioè  A  un  tratto,  subitamente. 

—  de  ramma  in  sambùgo  ;  Andare  o  Saltar  di  trasto 
in  sentina:  Non  islar  in  proposilo,  Uscir  di  tema. 

—  de  riga;  Andar  in  riga,  a  filo  o  in  filo:  Andar 
di  buon  ordine  cogli  altri,  Andar  l'uno  dopo  l'altro. 

—  de  rònsa;  Andar  a  furia  o  di  furia  o  di  vela, 
vale  Correre,  Andare  con  gran  prestezza,  precipi- 
tosamente. 

—  derré;  Andar  di  dietro;  figur.  vale  Attaccar  altrui 
dalla  parte  di  dietro,  alla  traditora. 

—  desbandellóu;  Andare  scollacciato,  cioè  Col  collo 
scoperto. 

—  descàso;  Andare  scalzo,  cioè  Coi  piedi  nudi. 

—  descollóu  V.  sopra  Andà  (' esbandellóu. 

—  de  sòrva;  Traboccare:  Versar  fuori  per  la  bocca; 
locchè  avviene  de'  vasi,  misure  o  altre  cose  simili, 
quando  sono  piene  di  superfluo. 

Il  de  sòrva  quando  bògge;  Bollire  a  scroscio. 

—  de  sótto;  Andar  disoUo  o  al  di  sotto,  Andare  a 
capo  rotto  o  col  capo  rollo,  Andare  colla  peggio 
0  col  peggio,  figur.  vagliono  Scapitare,  Andar 
perderne,  Rimanere  al  disotto  in  una  quistione  o 
in  un  affare. 


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—  de  sprescia  V.  sopra  Andò,  de  prcmmùa. 

—  de  testa;  Far  di  suo  capo,  vale  Operare  secondo 
il  proprio  volere  e  senz'altrui  consiglio. 

—  de  trotto;  Andar  di  trotto  o  al  trotto,  vale  Trot- 
tare; e  dicesi  tanto  delle  bestie,  quanto  di  chi 
vi  sta  sopra. 

—  d'incanto;  .Andar  a  vanga  o  di  rondone,  Andar 
a  meraviglia,  egregiamente,  ottimamente,  per  l'ap- 
punto: Succeder  bene  checchessia,  Riuscir  prospe- 
ramente alcuna  cosa. 

w  —  Andare  o  Star  dipinto,  Essere  a  capello,  a 
pelo,  afilo^ecc,  dicesi  di  Vesti  o  d'altra  cosa  che 
si  adatti  bene  ad  un'altra  cosa. 

—  divinamente  Y.  sopra  Ande  d'incanto. 

—  drito;  Andar  diritto  diritto,  vale  Andare  senza 
voltarsi  né  in  qua  né  in  là. 

—  drito  all'inferno;  Andar  ritto  ritto  all'inferno, 
dicesi  di  Chi  per  tristizie  si  suppone  dovervi  an- 
dare di  sicuro,  a  dirittura;  e  in  senso  opposto,  par- 
lando di  Persona  buona,  Andar  ritto  in  paradiso. 

—  drito  in  tò  scrive;  Regger  la  linea.  Condurla 
diritta. 

—  drito  in  tò  laggiù;  Tagliar  per  filo  o  di  filo  o 
filo  filo. 

—  drito  in  t'ùn  léugo  ;  Andar  afiìlato  o  difilato,  o 
affusolato  o  diritto  come  un  fuso ,  Andar  diritto 
0  a  diritto  o  di  filo  o  tirato  o  a  dirittura,  vale 
Andar  per  la  strada  diritta,  senza  torcersi  o  vol- 
tarsi in  altra  parte  che  verso  il  luogo  ove  si  vuol 
arrivare. 

—  driio  pe  so  cammin  ;  Andare  alla  sua  via  o  la 
sua  via,  vale  Seguitare  il  suo  cammino. 

—  duo;  Andar  pettoruto,  Andar  intero  delia  persona, 
Andar  tulio  dun  pezzo,  Impettorirsi:  Portare  la 
persona  diritta  in  andando;  e  talora  Andare  in- 
tonato, con  sussiego. 

—  e  cose  tutte  urite;  Aver  il  vento  in  poppa  o  in 
fil  di  ruota,  e  in  ni.  b.  Nuotar  nelle  lasagne;  di- 
cesi dell'Andar  altrui  tulle  le  cose  prospere,  se- 
condo il  suo  desiderio. 

—  fétta;  Andar  fuori,  vale  Andar  in  campagna,  fuor 
delia  città,  del  convento,  della  casa  e  simili. 

n  —  In  terni,  di  giuoco,  Aver  vinta  la  partita. 

—  féua  de  cascia;  Uscir  de'  gangheri  V.  Cascia. 

—  fétia  de  sé;  Arrabbiarsi,  Montar  in  collera,  in 
furore  V.  sotto  Andd  in  bestia. 

—  féua  do  semenóu;  Uscir  del  seminato  o  fuor 
del  seminato:  Uscir  di  proposilo  o  Prevaricare 
comecchessia. 

—  guardingo;  Andar  guardingo,  riguardoso,  cauto, 
circospetto,  ecc.  V.  sopra  Andd  con  cautela. 

—  in  uggiùtto  ;  Andare  in  ajuto ,  cioè  Andare  ad 
ajutare. 

—  inajòu;  Anfanare:  Andare  qua  e  là  senza  saper 
dove,  come  fanno  gli  scioperali;  e  talora  anche 
Andar  sopra  fantasia,  cioè  Colla  mente  astratta. 

—  in  amò;  Andar  in  amore.  V.  Amò. 

—  in  baracca;  Andar  in  fascio,  in  baracca,  in  pa- 
sta. T.  stamp.  V.  Baracca. 

—  in  barlùgòn  V.  sotto  Andd  in  strambaelòn. 

—  in  bestia;  Andare  o  Montare  in  collera,  31onlare 
0  Saltar  sulla  bica.  Montare  o  Entrare  in  bùgnola 
0  in  valigia.  Montare  in  bizza,  vale  Adirarsi,  In- 
collerirsi, Imbestialirsi. 

—  in  bócca  a-o  lo;  Andare  in  bocca  al  lupo  o  al 
cane  Y.  Bocca. 

—  in  broddo  de  taggiaen;  Andar  in  broda  o  in 
broda  di  sùcciole,  Andar  in  brodetto,  in  visibilio. 

Càsàccu,  Dùioiiano  Genovete-ItaNano. 


Modi  bassi,  e  vagliono  Gongolar  d'allegrezza, 
Godere  assai  di  checchessia,  quasi  Disfarsi,  Li- 
quefarsi pel  godimento. 

in  careghetta  d'òu;  Andare  a  predellucce  o  a 
predelline  Y.  Careghetta. 
in  cenila;  Andar  in  dileguo,  in  consumo,  Dar 
in  consunzione,  Andarsene  pel  buco  dellacquajo, 
vagliono  Smagrire,  Dileguarsi,  Struggersi  insensi- 
bilmente. 

in  cerchia;  Andar  in  cerca,  vale  Cercare,  Andtf 
cercando. 

in  chnbalis;  Andare  in  cimberli  :  Esser  molto 
allegro  o  per  vino  o  per  altro, 
in  collera  Y.  sopra  Andd  in  bestia, 
in  conmminSn;  Andar  in  dileguo,  in  consumo 
V.  sopra  Andd  in  cenèta. 
incontro  a  un;  Andare  alla  volta  d'uno,  cioè 
Verso  d'alcuno. 

inderré;  Andar  addietro,  a  retro,  a  di  retro, 
contr.  d'Andare  innanzi,  Racculare,  Rinculare; 
e  flgur.  Peggiorare. 

tn  deschinà;  Andare  a  china  o  alla  china  V. 
Deschinà. 

in  dezéuvio;  Andar  in  malora,  in  perdizione  V. 
sotto  Andd  in  mulòa. 

in  dui  tocchi;  Spaccarsi,  Spezzarsi,  Rompersi, 
in  Emmaus;  Andare  in  Càfarnau,  in  visibilio, 
in  fumo:  Dileguarsi,  Svanire,  Andar  perduto,  ecc. 
in  erba;  Andar  in  rigoglio,  vale  Crescere  senza 
frutto. 

in  estaxi;  Andar  in  estasi,  in  visibilio;  figurai, 
vale  Strabiliarsi,  Strasecolarsi  per  la  meraviglia 
0  per  la  dolcezza. 

in  fascio;  Andar  in  fascio,  vale  Andar  in  con- 
quasso, in  rovina. 

in  fregogge;  Andar  in  briciole.  In  Ischegge,  in 
tritoli,  in  scamuzzoli  V.  Fregdggia. 
in  fùmme;  Andar  in  fumo  o  in  fummo.  Con- 
vertirsi in  vento,  vaile  Svanire,  Dileguarsi,  Tornar 
in  niente. 

in  fùria  ;  Andar  in  furia,  nelle  furie  o  sulle  fu- 
rie. Saltar  in  sulla  bica,  in  bestia,  Andar  in  fi- 
sima, in  rabbia,  Entrar  in  bùgnola,  Andare  o 
Montar  in  bizza,  in  collera,  Dar  ne'lumi,  nelle 
stoviglie,  nelle  furie,  nelle  scartate,  Insaccar  nel 
frugnolo,  Indragare,  Trarre  i  ferri  per  l'aria.  Ar- 
rovellarsi, Infuriarsi,  Imbizzirsi,  ecc.  V.  sopra 
Andd  in  bestia. 

in  galissoppo  ;  Andare  o  Camminare  a  pie  zoppo, 
vale  Andare  o  Saltare  sopra  un  pie  solo,  tenendo 
laltro  alzato. 

•  in  gattón;  Andare  carpone  o  carponi,  Andare 
in  quattro:  Camminare  colle  mani  per  terra  a 
guisa  d'un  animai  quadrupede. 

■  in  giandòn;  Andar  girone  o  a  girone.  Andar  a 
zonzo  0  zonzoloni,  Andar  meriggione,  vale  An- 
dar attorno  perdendo  il  tempo. 

•  in  flf/ornà;  Andar  a  opera,  vale  Andar  a  lavo- 
rare da  ahrui  per  prezzo. 

■  in  lungo;  Andar  in  lungo  o  alla  lunga  o  per 
le  lunghe,  vale  Procrastinare;  e  talora  Andar 
nell'un  vie  uno,  Andar  nell'infinito,  Non  la  fi- 
nir mai. 

-  in  malda;  Andar  in  rovina,  Guastarsi,  Depe- 
rire; dicesi  di  Qualunque  cosa  sia  suscettibile  di 
deperimento.  -  Parlandosi  di  alimenti,  bevande 
esimili.  Guastarsi,  Infracidarsi,  Imputridire,  Pu- 
trefarsi, Corrompersi. 


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—  in  pellegrinaggio  ;  Andar  in  pellegrinaggio  o  in 
romeaggio,  vale  Pellegrinare,  Viaggiare  in  paesi 
stranieri  e  lontani,  per  lo  più  a  visitare  i  luoghi 
santi. 

—  in  personn-a  ;  Andar  in  persona,  cioè  Personal- 
mente. 

—  iti  punta  ^de  pé  ;  Andar  in  punla  di  piedi,  cioè 
Senza  posar  le  piante  dei  piedi,  ma  solamente 
la  punta. 

—  in  revezzSn;  Andar  in  dileguo,  Dar  in  consun- 
zione V.  sopra  Ando,  in  ceneta. 

—  in  riga  V.  sopra  Andd  de  riga. 

—  in  rovinn-a;  Andare  o  Cadere  in  rovina.  An- 
dar in  malora,  in  conquasso,  a  brodetto;,  ecc., 
vale  Entrare  in  malvagio  stato,  in  estrema  miseria. 

—  in  scappin  de  casetta  ;  Andar  in  peduli  o  in 
peduli  di  calze,  vale  Andar  colle  sole  calze  e 
senza  sctirpe. 

—  in  scè  furie  V.  sopra  Andd  in  fùria. 

—  in  scià  bonn-a  fede;  Andar  sulla  fede,  sulla  pa- 
rola, vale  Fidarsi  sopra  la  promessa.  ^ 

—  in  sci  éuve;  Andar  su   doglia   V.   Éuvo. 

—  in  sciù;  Andare  in  su  o  ali'insiì. 

—  in  sciti  e  in  zìi;  Andare  in  giìi  e  in  su.  Aso- 
lare: Aggirarsi  frequontemontc  intorno  ad  un  luogo; 
ed  anche  Passeggiare  semplicemente. 

—  in  scòribanda ;  Xagare,  Vagabondare:  Andar  at- 
torno consumando  il  tempo,  come  fanno  gli  scio- 
perali. 

—  insemensa;  Tallire,  Fare  il  tallo;  e  dicesi  delle 
erbe  qnando  voglion  semenzire. 

—  instecch'to;  Andar  impettito,  impalato,  intero, 
intirizzato,'incamatito,  tirato,  dicesi  di  Chi  cam- 
mina diritto  come  un  palo  o  un  camato,  quasi 
sia  tutto  d'un  pezzo. 

—  in  strambaelBn  ;  Balenare,  Barcollare,  Andar  bar- 
colloni. Tentennare,  Traballare:  Quell'ondeggiare 
che  fa  andando  chi  non  si  può  sostenere  in  piedi, 
0  per  ebbrezza  o  per  colpo  ricevuto  o  per  al- 
tra cagione. 

** —  in  struxa;  Andar  alla  birba.  Viver  di  birbn, 
Birbonare,  Birboneggiare,  Baronare. 

—  in  tcera;  Andar  in  disuso.  Disusare:  Non  usarsi 
pili,  Andar  giù,  Passare,  Uscir  di  moda.  Invec- 
chiare, Dar  nelle  vecchie. 

—  in  te  moen;  Andar  in  mano  o  nelle  mani,  vale 
Andar  in  potere. 

—  in  te  sbigge;  Andar  in  rovina,  alla  consuma,  in 
fascio,  in  malora,  in  conquasso,  a  brodetto,  a 
brace,  a  sbaraglio,  in  chiasso,  in  bordello,  An- 
dar del  resto,  ecc.,  dicesi  di  Chi,  mancante  d'a- 
veri, trovasi  spiantato  e  ridotto*  alla  miseria. 

—  in  tanti  tocchi;  Andare  in  pezzi,  in  frantumi: 
Spezzarsi,  Esser  infranto. 

** —  in  to  ballon;  Andare  in  rovina,  in  malora,  in 
conquasso  V.  sopra  Andd  in  te  sbigge. 

—  in  veggia;  Andar  in  veglia:  Andare  a  casa  al- 
trui a  effetto  di  passar  quivi  le  ore  prima  della 
notte  operando  o  conversando. 

—  in  zìi;  Andare  in  giù  o  alFingiù,  alla  china  o 
al  dichino,  Andare  al  basso,  contr.  di  Andare 
all'erta,  all'insù. 

—  lindo;  Andar  sincero,  schietto,  aperto.  Andare 
col  cuore  in  mano,  vale  Procedere  con  equità 
e  schieltozza. 

—  ma;  Andar  male,  vale  Andar  fuori  del  deside- 
rio. Riuscire  a  mal  fine. 

«:-  matto  perso  d'ùnn-a  cosa;  Andar  pazzo,  matto. 


cotto,  perduto,  ecc.  di  checchessia,  vale  Esserne 
invaghito  strabocchevolmente. 
mdvoentèa;  Andar  di  malavoglia,  malvolentieri, 
a  malincorpo,  di  male  gambe,  contro  stomaco, 
Andar  come  la  biscia  all'incanto,  vale  Condursi 
malvolentieri  a  far  checchessia. 
megio  ;  Andar  alla  meglio,  vale  Essere  in  mi- 
gliore slato. 

passo  passo;  Andar  passo  passo,  vale  Andar  con 
lento  passo,  Avviarsi  lentamente. 
pe  cegua;  Andar  per  acqua,  cioè  A  prender  acqua. 
pe-a  stradda  drita;  Arar  diritto,  Rigar  diritto; 
figurai.  Portarsi  bene  nella  vita,  nei  costumi,  Far 
checchessia  con  giudizio.  Procedere  con  giudizio. 
pe-e  lunghe  V.  sopra  Andd  in  lungo, 
pe  giustizia;  Andare  a  o  alla  giustizia,  Andar 
in  podesteria  o  dal  podestà.  Chiamare  in  giu- 
dizio, vale  Ricorrere  ai  Tribunali  per  farsi  ren- 
der giustizia. 

pe  i  faeti  so;  Andar  pe' fatti  suoi,  al  fatto  suo,  per 
le  sue  faccende,  vale  Andar  facendo  i  fatti  suoi. 
pe-i  so  pé;  Andar  pe'  suoi  piedi,  dicesi  delle 
Cose  che  vanno  secondo  l'ordine  della  giustizia 
e  della  convenienza. 

pe-i  so  venti  V.  Andd  per  so  cammin. 
pe-o  mondo;  Andar  per  lo  mondo,  vale  Viaggiare. 
per  fi;  Andar  a  filo:  Seguitar  la  dirittura. 
per  lì;  Andar  in  giro  o  gironi.  Andar  attorno, 
in  volta,  al  passeggio,  a  spasso,  a  spasseggiare; 
e  talora  usasi  per  Andare  in  chiasso,   in  bor- 
dello, in  gattesco,  Zambraccare,  Bordellare,  ecc. 
per  ma;  Andar  per  mare,  vale  Navigare. 
per  so   cammin;  Andar  per  la  sua  via  o  alla 
via  sua.  Andar  pel  suo  cammino,  vale  Seguitar 
la  sua  strada;   ed  è  anche  modo  di  Licenziare 
altrui:  Andoe  per  vostro  cammin;  Andate  perla 
vostra  via. 

pe  tcera;  Andar  per  terra,  contr.  di  Andar  per 
acqua. 

pe  unn-a  cosa;  Andar  per  una  cosa,  vale  An- 
dare per  prenderla,  per  farla,  per  eseguirla. 
quaccio;  Andar  picciolino.  T.  cuce.  Dicesi  dei 
Cani  da  caccia  che  si  muovono  lenti  e  stiacciati 
a  terra  per  non  essere  scoperti  dall'animale  che 
puntano. 

rango  o  ranghezzando;  Andar  zoppicone  o  an- 
cajone.  Andar  rancando  o  ranchettando.  Zoppi- 
care ,  Rancare  ;  dicesi  dello  Storto  andare  de- 
gli zoppi  0  sciancati,  aggravandosi  più  sull'una 
che  sull'altra  anca. 

quaccio  quaccio;  Andar  quatto  quatto,  quatto! 
quattone,  vale  Muoversi  leggermente  per  ispiare 
senz'essere  sentito  o  visto. 
réddeno  V.  sopra  Andd  instecchio. 
sciarróu  V.  sopra  Andd  co-e  gatnbe  sciarrce. 
serróu;  Andare  stretto,  cioè  Unito,  Accosto. 
sótto  ;  Andar  sotto  o  sotterra,  dicesi  del  Tramon- 
tar del  sole. 

sótto  à  balla  o  a-o  ballon;  Andar  alla  palla  o 
al  pallone.  T.  giuoc.  Jluoversi  per  dare  alla  palla 
0  al  pallone. 

•  sotto  in  t'ùn  negozio;  Andare  sul  prezzo,  sul 
mercato,  sul  trallato  d'un  altro;  e  genericam. 
Dare  il  gambetto  ad  alcuno.  Soppiantarlo. 

•  sped'io;  Andar  ratto,  Andar  di  buona  gamba, 
vale  Andar  con  prestezza. 

via;  Andar  via.  Partirsi. 
■  via  chéutto  chéutto;  Andar  via  o  Partirsi  basso 


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basso,  colla  testa  bassa  o  col  muso  basso,  An- 
dar via  grullo  grullo,  mogio  mogio,  catellon  ca- 
lellone,  cioè  Qual  persona  umiliala  e  avvilita, 
ed  a  cui  sia  stala  data  qualche  risposta'che  non 
le  abbia  troppo  piaciuta;  e  scherzev.  Andarsene 
vìa  colla  coda  tra  le  gambe. 
* —  via  co  òrignòn;  Andar  via  corrucciato,  incol- 
lerito, imbizzito. 

—  via  sensa  salùd  V.  sotto  Anddsene  all' ingleize. 

—  zitlòu;  Andar  a  gilto,  a  pennello,  a  capello, 
a  pelo,  vale  Andar  appuntino,  né  più  né  meno. 
-  Parlandosi  di  Abito  o  Vestito,  dicesi  Vestilo 
giusto  0  giusto  alla  vila  V.   Vesti. 

—  zù  0  cu  a  ùnn-a  cosa;  Sfondarsi  V.  Cu. 

—  zù  lesta  e  cu;  Andar  a  tómbolo,  a  scavezza- 
collo, a  fiaccacollo  V.  sopra  Andò,  a  rompicollo, 
a  rùbattòn,  a  tombolon. 

%  Andàghe;  Andarci:  Bisognare,  Far  di  bisogno. 
Volerci,  Spendere:  Me  gh'é  andceto  irei  scùi; 
Mi  ci  andarono  tre  scudi. 

—  dell'ònó,  da  salute,  ecc.;  Andarci  l'onore,  la 
salute,  l'interesse  e  simili,  vale  Scapitarvi  nel- 
l'onore, nella  salute,  nell'interesse,  ecc. 

—  dG  so;  Andarci  del  suo,  vale  Kimeltervi. 

«  —  pe  inenùo;  Andar  per  lìl  della  sinopia:  Far 
checchessia  con  grande  considerazione  e  riguardo. 

S  Andàse  asconde;  Andare  a  riporsi:  Non  poter  più 
mostrarsi  per  aver  perduto  il  credito;  e  suole  an- 
che dirsi  a  Chi  per  essere  poco  abile  in  chec- 
chessia, e  non  poter  reggere  al  paragone  d'altri, 
è  ben  che  resti  dal  cimentarsi:  Faopiaxeì,vatt'a- 
scdnde;  Fa  il  piacere,  valli  a  riporre. 

I)  —  a  fd  leze,  a  fa  bùzancà ,  ecc.;  Andare  in 
malora,  in  rovina,  a  fondo;  e  talora  anche  Morire. 

%  Anddsene;  Andarsene,  Partirsene,  Pigliar  il  pu- 
leggio,  l-'ambio  o  l'ambulo,  Levar  le  berze.  Voltar 
le  calcagna,  Truccar  via,  Andar  con  Dio. 

»i  Andarsene,  per  Partire  da  questo  mondo,  Morire: 
0  se  n'é  andceto  stanéutte;  Kgli  se  n'andò  stanotte. 
n  —  In  term.  di  giuoco,  vale  Non  tener  l'invito. 

—  a  bónn-a  V.  À  bónn-a. 

—  a  carlònn-a;  Andarsene  alla  carlona,  cioè  Tra- 
scuratamente, alla  buona,  alla  semplice. 

—  a  ciann-a;  Andar  per  la  piana,  vale  Andar  per 
la  strada  e  per  gli  mezzi  più  facili  e  usilali;  e 
anche  Andarsene  alla  buona,  alla  liscia,  schietta- 
mente, senza  malizia. 

—  all' ingleize;  Andarsene  insalutato  hospite,  Par- 
tirsi senza  dire  a  Dio  né  al  diavolo,  vale  Andarsene 
senza  dir  nulla,  senza  salutare. 

—  d  multa   V.  appresso  Anddsene  a  sòrdònn-a. 

—  a  sòrdònn-a;  Andarsene  alla  sordina,  Andarsene 
cheton  chetone  :  Partirsi  zitto  zitto,  occultamente, 
di  soppiatto. 

—  in  sciò  ciù  bello:  Partirsi  in  sul  far  del  nodo 
al  filo,  Lasciar  sul  buono. 

—  sensa  di  né  aze  e  né  bestia  V.  sopra  Anddsene 
all'  ingleize,  Anddsene  a  sòrdònn-a. 

—  via  co-a  eòa  tramezo  a-e  gambe;  Andarsene 
via  colla  coda  tra  le  gambe  V.  sopra  Andd  via 
chéutto  chéutto. 

—  de  sprescia;  Andar  via  di  volo,  Affibbiarsi  le 
scarpette.  Mettersi  la  via  tra' piedi,  Darla  a  gambe, 
anlic.  Scamojare,  e  in  m.  b.  Sculettare:  Pigliar 
la  fuga,  Partir.>i  in  fretta. 

" —  raccio  raccio  V.  sopra  Andd  via  chéutto  chéutto. 
S  A  lung'andd  ;  Alla  lunga,  a  lungo  andare  V.  A 
lung'andd. 


S  A  n'andià  sempre  cosci;  Sempre  non  istà  il  mal 
dov'ei  si  posa.  Dettato  prov.  di  chiaro  signific. 

S  AndcB  che  ò  Segna  ò  v' accompagno  o  5  ve  ne 
mande;  Andate  in  pace  o  alia  pace  di  Dio,  An- 
date in  buon'ora.  Modo  di  licenziare  altrui  con 
bella  maniera,  e  per  lo  più  i  poveri,  ai  quali  non 
si  può  0  non  si  vuol  fare  elemosina. 

S  Andce  là  !  Andate  là  o  \  a  là.  Dicesi  ironie,  con 
quel  valore  che  pur  diciamo  per  ironia:  Non  du- 
bitate 0  Non  dubitare,  Fate  o  Fa  pur  la  tal  cosa, 
Su  via,  Coraggio. 

§  A  tuti'andd;  A  tutt'andare.  Posto  avverb.  vale 
Al  più,  A  rigore. 

S  Chi  ha  premmùa  vadde  adaxo;  Chi  ha  fretta 
indugi,  Se  hai  fretta  siedi  V.  Premmùa. 

§  Chi  va  a  casa  nò  se  bagna;  Chi  va  o  sta  in 
casa  non  si  bagna.  Dettato  prov.  e  vale  Chi  va 
a  suo  cammino,  va  sicuro. 

S  Chi  va  a-o  pasto  sensa  invio,  l'è  md  visto  e 
md  Servio  ;  Chi  va  alle  nozze  e  non  è  invitato, 
ben  gli  sta  se  n'é  cacciato,  ovv.  torna  a  casa 
sconsolalo  V.  Invìo. 

§  Chi  va  in  letto  sensa  (enn-a,  tutta  a  néutte  s» 
remenn-a;  Chi  va  a  letto  senza  cena,  tutta  notte 
si  dimena  V.  Cenn-a. 

§  Chi  va  cian,  va  san;  Chi  va  piano,  va  sano, 
Pian  piano,  si  va  sano.  Prov.  e  vale  Chi  va  adagio 
non  incorre  pericolo. 

§  Chi  ta  con  fuga,  nò  mangia  bón  rosta;  La 
fretta  fa  romper  la  pentola,  Presto  e  bene  non 
stanno  insieme.  La  gatta  frettolosa  fa  i  gattini 
ciechi  V.  Fuga. 

§  Chi  va  c'ùn  rango,  a-o  cavo  dell'anno  diventa 
rango  e  soppo;  Chi  pratica  lo  zoppo,  impara* 
zoppicare,  A  ehi  usa  collo  zoppo,  gli  se  n'appicca, 
Chi  vive  tra' lupi,  impara  a  urlare,  Chi  si  frega 
col  ferro,  gli  si  appicca  la  ruggine,  Dimmi  con  chi 
tu  vai  e  ti  dirò  chi  sei.  Prov.  che  denota  che  Nel 
conversare  con  alcuno  si  apprendono  e  si  piglian 
le  sue  maniere  ;  ed  usasi  per  ammonire  alcuno  che 
non  pratichi  co'  viziosi,  perchè  con  tal  pratica  si 
corrompono  i  buoni  costumi. 

§  Chi  va  de  testa,  paga  de  borsa;  Chi  giuoca  di 
pie,  paga  di  borsa  V.  Bórsa. 

g  Chi  va  pe  fèugo,  perde  léugo;  Chi  va  al  gioco 
perde  il  loco  V.  Fèugo. 

%  Chi  va  pe  ingannd,  resta  ingannali;  Chi  va  per 
uccellar,  resta  impanialo.  Prov.  di  chiaro  signif. 

%  Chi  vèu  vadde,  chi  no  véu  mande;  Chi  vuol 
vada,  e  chi  non  vuol  mandi,  ovv.  Non  v'è  più 
bel  messo  che  se  stesso.  Prov.  e  vale  Chi  vuol 
ottenere  una  cosa,  vada  da  per  sé. 

§  Comensd  a  andd;  Cominciar  a  camminare, 
Zampettare;  e  dicesi  de'  bambini. 

§  Dove  vceto,  Martin  ?  Mi  porto  pesci;  Dove  vai? 
Son  cipolle.  Si  dice  Quando  alcuno  domandato 
d'una  tal  cosa,  non  risponde  a  tono. 

§  Che  sòn  tante  stradde  pe  andd  a  Ròmma  ;  Per 
più  strade  si  va  a  Roma. 

§  Lascid  andd;  Lasciar  andare,  vale  Dare  il  prin- 
cipio del  molo  o  Concedere  il  partire. 

§  Lascid  andd  l'wgiia  in  zù  e  ò  vento  in  sciù;  La- 
sciar andare  lacqua  alia  china  o  all' ingiù  N.Mgua. 

§  Lascid  andd  un  pugno,  un  berlendòn,  ecc.  La- 
sciar andare  un  pugno,  un  manrovescio,  ecc.,  vale 
Menarlo,  Darlo. 

%  Lascidse  andd  zù;  Trasandarsi,  Trascurarsi  negli 
abiti,  nel  vestire,  Andar  dimesso. 


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ANÈ 


ANÈ 


§  Ve  caltivo  amia  contro  a  corrente;  É  cattivo 
andare  contr'acqiia.  Prov.  e  vale  Non  devesi  osteg- 
giare l'opinione  comune,  Bisogna  seguitare  la 
moda,  l'usanza  che  corre. 

§  L'è  megio  andà  a  casa  c'ùnn-a  raxòn  ma  dita 
che  co-a  testa  rotta;  É  meglio  cento  beffe  che 
un  danno.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  N5  se  péli  andò,  in  paradiso  a  despeto  di  santi 
V.  A  despeto. 

§  0  careggio  dò  Fi  o  nò  va  drìto  in  S.  Loenso 
V.  Careggio. 

S  Ognun  va  ramingo  da  so  arte;  Ognun  patisce 
del  suo  mestiere  V,  Arte. 

§  Quando  ti  gh' andavi ,  mi  ne  vegniva;  Quando 
il  tuo  diavoi  nacque,  il  mio  andava  diritto  alla 
panca.  Dettato  prov.  che  vale  <ili  uomini  d'età, 
come  esperti,  si  possono  difficilmente  ingannare 
dai  più  giovani,  come  inesperti. 

%  Savei  dove  andà;  Aver  dove  andare:  Aver  si- 
curezza di  trovar  luogo  ove  andar  ad  alloggiare. 

%  Torna  a  andà;  Riandare:  Di  nuovo  andare. 

%  Un  ò  vadde  pe  l'atro;  Vada  questo  per  quello: 
Forma  usitatissima  ed  ellittica,  per  dir  Questo 
serva  per  compensar  quello,  cioè  Valga  in  com- 
pensazione della  cosà  che  si  accenna. 

S   Fatt'a  fa  leze  1  Va  al  diavolo!  Va  alla  malora! 
Va  via!  Escimi  d'attorno!  Non  mi  seccare! 
A.zid.à<  s.  m.  Andare:  L'atto  dell'andare, ^L'atto  di 
chi  va. 

8  A  lung'andà  V.  quest'espressione  alla  sua  sede 
alfabetica. 

%  A  tùlt'andd;  A  tutt'andare.  Posto  avverb.  vale  Al 
pili,  A  rigore  j  e  talvolta  Senza  intermissione  e 
senza  misura. 

8  Coli' andà  dò  tempo;  Coll'àndar  del  tempo.  Col 
tratto  di  tempo,  Nel  trascorrer  del  tempo. 
A.xidla/èlo  s.  m.  Nottolino.  T.  magn.  Spezie  di 
leva  interna  nella  toppa  ^ctaucMo;^  infìssa  a  squadra 
in  un'  aslicciuola,  delta  in  genov.  Erboèio,  che 
uscendo  fuori  del  coperchio  termina  in  presa 
(maneggia). 
^uda^meiito  s.  m.  Andamento,  Andatura;  fi- 

gur.  Azione  o  Modo  di  procedere. 
A.xida.iiiiiaj  s.  f.  Andana:  Spazio  in  lunghezza 
tra  due  file,  come  d'alberi,  di  bastimenti  e  simili. 

Il  Corsìa:  Negli  Ospedali  diconsi  Corsìe  gli  Stan- 
zoni ove  stanno  ordinatamente  disposti  i  letti  per 
i  malati. 
A.zid.a<iite  s.  m.  Andante:  T.  di  musica  che  si 
pone  in  capo  delle  composizioni  per  accennare 
un  moto  moderalo,  che  non  è  né  allegro  né  adagio. 

Il  Usato  come  add.  vale  Ordinario,  Mediocre,  Mez- 
zano; e  dicesi  di  cosa  o  di  persona  che  non 
ha  in  sé  un  pregio  particolare. 

S  Passo  andante;  Passo  andante,  vale  Passo  or- 
dinario, né  troppo  lungo,  né  troppo  curto. 
Aiida.ta<  s.  f.  Andata ,  Andamento ,  Andatura  : 
Maniera  di  portarsi  nell'andare,  nel  camminare,  ec. 
A-iidio  s.  m.  Pràtica,  Uso,  Cognizione:  Uso  o 
Facilità  di  recarsi  in  un  luogo,  acquistala  per  la 
molta  conoscenza  del  medesimo. 

8  Piggià  l'àndio;  Pigliar  l'uso,  l'abitudine,  Abi- 
tuarsi, Assuefarsi. 
A.xié1>olo  s.  m.  Anemone.  Voce  di  contado 

V.  Anemone. 
A.nellette  s.  f.  pi.  Campanelle:  Sorta  di  Cer- 
chietti, per  lo  più  d'oro,  che  portansi  appiccati 
agli  orecchi;  altrim.  Orecchini.  -  Diconsi  Cerchiel- 


tini,  e  in  Firenze  Lunette,  Quei  piccoli  orecchini 
fatti  a  cerchietto,  che  si  pongono  la  prima  volta 
alle  bambine,  e  co' quali  nello  slesso  tempo  sì  bu- 
cano loro  le  orecchie. 

A.iielletto  s.  m.  Anelletto,  Anellino,  Anelluzzo. 
Dim.  di  Anello:  Piccolo  anello. 
g  Anelletti  dò  busto;  Càmpanelline,  Magliette, 
Anelli:  Tubetti  leggermente  conici,  di  soltil  la- 
mina metallica,  lunghi  quanto  è  grossa  la  tela  de! 
busto,  i  quali  s' introducono  nei  bucolini  d'essa 
tela,  e  vi  si  ribadiscono  dalle  due  bande;  così 
l'aghetto  (strinca)  vi  passa  più  agevolmente  e 
senza  logorarsi,  e  i  bucolini  non  si  sfilacciano 
per  lungo  uso. 

^nellinn-a  s.  f.  Anilina.  T.  chini.  Alcali  ar- 
tificiale che  si  ottenne  per  la  distillazione  dell'in- 
daco colla  potassa  liquida  concentratissima.  Agisce 
come  un  potente  narcotico,  ed  irrita  altresì  lo  sto- 
maco e  gl'intestini.  Da  esso  si  ottengono  i  vari 
superbi  colori  della  serie  del  bleu  e  dei  rossi,  come 
l'AzuIina,  la  Fucssina,  ecc.  Dicesi  anche  Fenilam- 
mina,  Fenilia,  Cristallina,  Benzidamia. 

>\.iiello  s.  m.  Anello,  al  plur.  Anelli  e  Anella:  Cer- 
chiello d'oro,  d'argento,  di  ferro  o  d'altra  materia, 
che  si  porla  in  dito  per  ornamento. 
1)  Anello  e  Campanella.  T.  gen.  delle  arti  e  della 
marin.  Qualunque  cerchio  o  cerchietto  di  ferro, 
di  legno  o  d'altra  materia  soda,  che  serve  a  di- 
versi usi. 

—  a  rosetta;  Rosetta  V.  Rosetta. 

—  chi  ten  ò  battaggio  da  campann-a;  Gruccia, 
Cattivello,  Ansola:  Quell'anello  o  ferro  a  modo 
di  staffa,  a  cui  s'appicca  il  battaglio  della  campana. 

-—  da  ciave;  Anello  o  Capo  della  chiave:  Quella 
parte  della  chiave  che  si  tiene  in  mano  nel  ser- 
rare 0  nell'aprire  la  loppa. 

—  da  porta;  Campanella  della  porta  o  dell'uscio,  ed 
anche  assolutam.  Campanella  :  Quel  cerchio  per 
lo  più  di  ferro,  fatto  a  guisa  d'anello,  che  si 
appicca  all'uscio  per  picchiare. 

—  de  Saturno;  Anello  di  Saturno.  T.  astron.  Quel 
cerchio  luminoso  che  accerchia  il  pianeta  Saturno 
senza  toccarlo  (sebbene  ora  si  è  conosciuto  che 
l'Anello  di  Saturno  non  è  unico). 

—  dò  sposalizio  ;  Anello  nuziale,  matrimoniale,  spo- 
salizio. 

—  dò  sùnaggin;  Campanella. 

—  facccttóu;  Anello  affaccetlaio  o  sfaccettato,  cioè 
Che  ha  molti  angoli  o  facce. 

§  A  nelli  de  tendinn-e;  Campanelle,  e  se  piccole,  Cam- 
panelline:  Quei  cerchietti  di  fil  di  ferro  o  d'ottone 
attaccati  alle  cortine,  portiere  e  simili,  per  farle 
scorrere  ;  s' infilano  in  una  orizzontale  bacchetta. 

Il  —  de  tezoie;  Anelli  delle  forbici:  Quei  fori,  io 
cui  entrano  le  dila  per  far  forza  e  tagliare. 

S  Dà  l'anello  ;  Dar  l'anello,  vale  Sposare,  Confer- 
mare lo  sposalizio,  congiungendo  in  matrimonio; 
il  che  si  fa  comunemente  col  mettersi  dallo  sposo 
un  anello  in  dito  alla  sposa. 

§  Poeto  a  anelli;  Inanellalo:  Fatto  a  foggia  d'anelli. 

8  Gambo  dell'anello;  Gambo  V.  Gambo. 

8  Zèvgo  dell'anello;  Giuoco  dell'anello:  Sorla  di 
giuoco,  che  usasi  per  passatempo  nelle  famiglie, 
e  fassi  in  questo  modo:  Uno  tiene  un  anello  entro 
le  palme  delle  mani  congiunte,  quindi  andando 
in  giro  ad  uno  ad  uno  a  quelli  della  conversa- 
zione, lo  lascia  cadere  nelle  palme,  parimente  con- 
giunte, di  qualcbeduDo;  domanda  poscia  ad  uno 


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dei  gìuocalori  d'indovinare  a  chi  ha  dato  l'anello; 
se  l'interrogalo  indovina,  acquista  il  diritto  di  ri- 
cominciare il  giuoco;  se  no,  vien  punito  con  un 
leggero  colpo  di  mesloletto  sulle  mani. 

A-nelloin  s.  m.  Campanelle:  Grossi  orecchini 
fa'ti  a  cerchietto,  che  portano  le  contadine  agli 
orecchi. 

Ajiéiii.on.e  s.  m.  Anemone,  Anémolo.  T.  hot. 
Anemone  coronaria.  Pianta  della  famiglia  delle 
Ranuncolacee,  che  fiorisce  in  maggio  e  in  aprile. 
La  specie  tipo  ha  il  flore  paonazzo,  ma  diede  ori- 
gine a  molte  varietà  a  fiore  doppio,  che  si  coltivano 
ne' giardini;  si  piantano  i  suoi  tuberi  in  ottobre  e 
novembre;  è  originaria  del  Levante.  Dicesi  anche 
Fagottino  e  Lindoro. 

A.  néuo;  A  nuoto,  A  galla.  Posto  aw.  col  v.  Stare, 

vale  Stare  sulla  superficie  di  liquido  V.  A  galla. 

S  Passa  a  néuo;  Passar  a  nuoto,  cioè  Nuotando. 

A.  néutte;  A  notte.  Posto  avverb.  vale  Allo 
imbrunir  dell'aria  per  la  sopravvegnente  notte. 

—  avansd;  A  notte  avanzata  o  inoltrata,  A  notte 
buja,  A  notte  ferma  o  fitta  :  Molto  a  notte. 

A.xies:i  s.  m.  Anici,  Anace.  T.  hot.  Pimpinella 
anisiim,  ovv.  Apiinn  aìiisum.  Piccola  pianta  an- 
nuale della  famiglia  delle  Ombrellifere  ;  i  suoi  fiori, 
di  figura  oblunga  e  lanuginosi,  sono  di  sapore  aro- 
matico, caldo  e  molto  grato;  se  ne  fanno  de'con- 
feltini  detti  Anacini,  Anici  in  camicia  o  Anici  im- 
brattati, (fenòggetli  o  ùnexi  in  camixaj,  i  quali 
correggono  il  fiato  e  facililan  la  digestione;  stillali 
nell'acqua,  danno  l'Acqua  d'anisi.  Fiorisce  in  lu- 
glio, è  originarla  d'Egitto,  e  nasce  in  Sicilia.  Di- 
cesi anche  Anice,  Anicio,  Anacio,  Anise,  Aniso. 

—  stellóu;  Anice  stellato  o  stellare.  T.  hot.  Illicium 
anisatum.  Grande  arboscello  originario  della 
China  e  del  Giappone,  appartenente  alla  famiglia 
delle  Slagnoliacee  ;  il  suo  tronco  è  grosso  e  ramoso 
ed  elevasi  sino  a  metri  tre;  il  suo  frullo  è  una 
capsula  di  forma  stellala,  poco  voluminosa,  di 
color  bruno  ferruginoso,  divisa  in  cinque  a  sette 
raggi ,  contenente  ciascuno  un  seme  rilucente.  11 
sapore  ne  è  caldo,  aromatico,  mollo  piacevole  e  si 
accosta  a  quello  dell'Anice.  Serve  a  dare  un  gusto 
aromatico  a'  liquori.  Chiamasi  pure  Bondiano,  II- 
licio  della  China,  Finocchio  della  China. 

**AjxgSLGXG  s.  m.  Ciarpa,  Bégola,  Scarabàltola, 
Cianciafruscola,  Chiappoleria,  Ciammengola;  ed 
usasi  per  lo  più  al  plur.:  Oggetto  di  poco  o  niun 
conto,  Masseriziuola  di  poco  pregio,  come  lellucci, 
cassoni,  seggiole  e  simili  :  Sòn  tutti  angaezi  da 
vende  a-o  repessin;  Son  tulle  scarabattole  da 
vendere  al  rigattiere. 

Ajag-ea.  s.  f.  Angela  ed  Angiola  ;  dicesi  figor.  di 
Donna  che,  per  sua  bellezza  o  virtù,  pàja  degna 
^   d'essere  affigurala  àgli  angeli. 

Ang-eo  s.  m.  Angelo  ed  Angiolo  :  Creatura  pu- 
ramente spirituale  ed  intellettuale,  di  natura  su- 
periore alla  umana,  rappresentato  dall'arie  in 
forma  corporea,  di  giovanile  bellezza,  con  ali  e 
tra  raggi  di  luce, 
n  Angelo  ed  Angiolo  ;  figur.  dicesi  d'una  Persona  di 
illibati  costumi,  duna  pietà  straordinaria  ;  ed  an- 
che per  esprimere  Qualche  perfezione  straordinaria 
di  canto,  di  beltà,  o  simile  :  A  canta  comme  un 
àngeo;  Ella  canta  come  un  angelo. 
«  Angeli  ed  Angioli.  Nella  Pittura  sono  detti  talora 
I  putti  volanti,  che  corrispondono  in  tal  guisa 
agli  Amorini. 


—  custode;  Angelo  custode:  Quello  a  cai  è  com- 
messa la  guardia  degli  uomini. 

**g  Angeì  custodi;  Birri.  M.  b.  e  del  gergo. 

%  ^gua  d'àngei;  Acqua  d  angioli  V.  jSgua. 

S  iBa//e  rf'àw^eo  ;  Angeli,  Angelótti,  Palle  a  angioli. 
T.  mar.  Palle  di  cannone  divise  in  due  emisferi 
attaccati  con  una  spranga;  si  adoperano  per  rom- 
pere gli  alberi  e  il  sartiame  delle  navi  nemiche. 

S  Pescio  àngeo;  Pesce  angelo,  Squadro,  Squa- 
drolino  pelle  nera,  Reina.  T.  ittiol.  Squatina  an- 
gelus. Pesce  di  mare  del  genere  degli  Squali,  così 
detto  a  cagione  delle  sue  alette  ben  conformate  a 
quel  modo  che  si  sogliono  rappresentare  gli  an- 
gioli. Abila  nell'Oceano  setlenlrionale,  su  molte 
spiagge  del  quale  viene  adoperata  la  sua  pelle  a 
pulire  corpi  duri,  a  guernire  astucci  e  a  coprire 
foderi  di  sciabola  o  altro.  Avvene  un'altra  specie 
detta  Squadro! ino  pelle  rossa  CSqualus  oculata). 

%  Travaggià  comme  un  àngeo;  Lavorare  con  tutta 
squisitezza. 
**$  Vesti  d' àngeo  ùnn-a  persònn-a ;  Far  gonzo,  Far 
fare  uno,  vale  Aggirarlo,  Frapparlo,  3Iariolarlo, 
Ingannarlo  con  parole  e  con  fatti. 

§  Zùgd  aU'àngeo  San  Miche  ;  Fare  coda  romana. 
É  giuoco  de'  fanciulli  che,  ruzzando,  corrono  at- 
torno appiccali  colle  mani  a' vestimenti  l'uno 
dell'altro. 
A.XLglLÌlla>  s.  f.  Anguilla.  T.  ittiol.  Murasna 
anguilla.  Pesce  di  mare  senza  scaglia,  simile  al- 
l'angue, da  cui  ha  preso  il  nome.  La  sua  carne 
è  pingue,  solida,  squisita  al  palalo,  ma  facilmente 
nauseante.  Pescasi  con  molto  frutto,  ed  in  certi 
luoghi  in  tal  abbondanza,  che  fritto  e  marinato 
(misso  a  scabeccioj  forma  l'oggetto  d'un  esteso 
commercio. 

Avvi  anche  l'Anguilla  di  terra  o  d'acqua  dolce 
(Anguilla  vulgarisj;  ess  i  sta  volentieri  in  luoghi 
motosi,  e  la  sud  carne  è  più  floscia  e  meno  saporita. 

Il  Anguilla.  T.  mar.  Legno  lungo  incastralo  oriz- 
zonlalmente  al  di  sotto  della  coperta,  che  par- 
tendo da  poppa  a  prua,  e  traversando  per  altri 
legni  che  si  chiamano  bagli  (bocei)^  serve  a  com- 
metterli insieme. 

—  maina;  Anguilla  marinata,  dicesi  l'Anguilla  ta- 
gliala a  rocchj  e  conciala  in  barili  o  altri  vasi 
con  sale  e  aceto. 

%  Léugo  pin  d'apghille;  Anguillaia  e  Anguillara: 
Luogo  pantanoso  dove  si  trovano  molle  anguille. 
^  Un  5  tìa  scin  a  ciappa  e  l'atro  ò  piggia  l'an- 
ghilla;  Uno  leva  (o  scova)  la  lepre,  e  un  altro 
la  piglia.  Uno  fa  i  miracoli  e  l'altro  raccoglie  i 
mòccoli,  Uno  fa  le  voci  e  un  altro  ha  le  noci, 
dicesi  Quando  altri  si  affatica  intorno  a  qualche 
opera,  e  un  altro  se  ne  gode  il  frutto. 
S  Zùgà  all'anghilla ;  Giocare  a  bruciafuoco:  Spezie 
di  giuoco  puerile,  che  si  fa  col  nascondere  un 
fazzoletto  o  simile  in  qualche  luogo  invitando  i 
compagni  a  trovarlo  ;  se  i  giuocatori  sono  pros- 
simi al  luogo  dove  l'oggetto  è  nascosto,  il  com- 
pagno grida  Fuoco  o  Brucia;  se  sònne  discosti, 
Acqua  0  Mare. 

-A-ng-ienette  s.  f.  pi.  Sfoine,  Vezzi,  Lezj,  Dàd- 
doli,  Smiaci,  Caccabàldole:  Parole  lusinghevoli 
accompagnate  con  carezze  per  ottener  l'intento 
0  per  entrare  in  grazia  di  chicchessia. 

A.iig-iéto  s.  m.  Angeletto,  Angelino,  Angeluccio, 
Angioletto,  Angiolino  :  Dim.  vezzegg.  di  Angelo. 

A.ng'izui-a.  s.  f.  Angina.  T.  med.  Infiammazione 


54 


ANI 


ANI 


delle  fauci  e  delle  tonsille  con  difficoltà  di  respi- 
razione 0  d'inghiollimenlo;  allrim.  Schinanzia, 
Squinanzia,  Scheranzia,  Sprimanzia. 
Aja^iòvL  s.  m.  Pèrgola,  Pergolato  :  Ingraticolato 
di  pali  0  di  stecconi  o  d'altro,  a  foggia  di  palco 
0  di  vòlta  j  sopra  il  quale  si  mandano  le  viti. 
A-ng"oxiia  s.  f.  Agonia  e  Angonia,  ma  meno 
usato:  L'ultima  lotta  del  corpo  e  dell'anima,  o 
della  vita  colla  morte;  detto  anche  Articolo  o 
Punto  di  morte. 
§  Sensd  dell'angon'ia;  Strozzino,  Checcaio:  Mezzano 
vero  0  simulato  di  scrocchi  o  di  altri  simili  af- 
faracci. 
A.ngrouiz2sa>XLte  p.  pres.  Agonizzante  :  Che 

agonizza  o  è  in  angonia,  in  punto  di  morte. 
JLa^oscìsL  s.  f.  Nausea,  anlic.  Naiisa,  Stoma- 
caggine, Stomacazio'ne,  Abominazione:  Rivolgi- 
mento di  stomaco,  Sensazione  disgustosa  che  an- 
nunzia il  bisogno  di  vomitare  o  che  è  vicino  il 
vomito. 
«  Nauseaj  figurai.  Dispiacere  o  Avversione  che  su- 
scitano certi  discorsi  insipidi,  o  certe  opere  lette- 
rarie mancanti  di  sapere  e  di  verità. 
S  Aveì  arigoscia  pe-o  ma;  Mareggiare,  Patir  mal 
di  mare:  Aver  quel  travaglio  di  stomaco,  che 
molti  ricevono  dal  navigare. 
^ng-oscià.  V.  a.  Nauseare,  Muover  nausea,  Sto- 
macare, Fare  stomaco,  Fare  abominazione. 
»)  Melaf.  vale  Infastidire,  Stuccare,  Annoiare. 
S  Angoscidse  n.  p.  Nausearsi;  e  figurai.  Infastidirsi, 

Tediarsi,  Annoiarsi,  Muoversi  a  nausea. 
A.ng'oscìoiso  add.  Nauseante,  Stomachevole: 
Che  nausea.  Che  fa  stomaco, 
ti  Metaf.  Noioso,  Molesto,  Spiacevole,  Stucchevole, 

Fastidioso,  e  nel  Senese  Appojoso. 
M  E  talora  Beccalile,  Accattabrighe,  Facimale,  Com- 
mettimale: Che  cerca  liti  o  commette  del  male. 
A-Ug-ùstiàse  n.  p.  Angustiarsi,  Travagliarsi, 
Affliggersi,  Tribolarsi:  Darsi  affanno,  pena,  tra- 
vaglio. 
A-Uiiua^s.  f.  Anima:  Il  principio  della  vita  d'ogni 
creatura  vivente;  e  detto  di  quella  dell'uomo,  poet. 
Alma. 
«  Anima,  figur.  per  Essenza  o  Parte  principale,  ove 
si  comprende  la  sostanza  e  il  fondamento  di  chec- 
chessia: A  l'è  l'anima  do  negozio;  È  l'anima  del 
negozio. 
«  —  In  senso  simigliante  per  Forza  attiva,  prin- 
cipale, conservatrice,  senza  cui  mal  potrebbe  sus- 
sistere checchessia  :  0  sóò  l'è  l'anima  dò  mondo; 
Il  sole  è  l'anima  del  mondo. 
n  —  per  la  Parte  interiore  di  molte  opere  dell'arte 
che  serve  per  fortezza  o  fondamento;  e  per  tras- 
lazione anche  di  alcune  opere  della  natura. 
Il  .1—  per  Persona  :  No  s'è  visto  ùnn'anima  vivente; 
Non  si  vide  anima  viva.  -  In  questo  senso,  e  nel 
nnm.  del  più  diconsi  gli  Abitanti  d'una  città:  Zena 
a  fa  135,000  anme;  Genova  fa  cenlolrenlacinque 
mila  anime, 
n  —  Parimente  nel  num.  del  più,  si  prendono  per 
l'Ombre  de'morti:  Anime  dò  pùrgatéuio,  Anime 
danna:,  ecc.  ;  Anime  del  purgatorio.  Anime  dan- 
nale, ecc. 
«  —  per  Quello  spirito  e  vivezza  e  quell'espres- 
sione che  rende  le  figure  scolpite  o  dipinte  quasi 
vive  ed  animate. 
«  —  Ifel  Violino  e  in  alcuni  altri  strum.  da  corda, 
Quel  pezzetlo  di  legno,  ch'è  posto  ritto  sotto  il 


ponticello  fscagnetto)  fra  la  tavola  e  il  fondo, 
per  mantenere  sempre  quelle  parli  nello  stesso 
grado  d'elevazione. 

it  —  Presso  i  Gettatori  di  metallo  è  La  forma  ri- 
cavala dal  modello. 

Il  —  In  term.  d'Artigl.,  Il  vuoto  interno  dell'armi 
da  fuoco,  entro  del  quale  si  mette  la  carica. 

—  bònn-a;  Anima  di  messer  Domeneddio,  dicesi  di 
Persona  dabbene,  timorata,  pia,  religiosa  e  simile. 

—  da  scarpa;  Anima,  Tramezza.  T.  calz.  Specie  di 
suolo  più  sonile,  che  per  maggior  fortezza  si  mette 
tra  il  suolo  e  la  soletta. 

—  de  radicce;  Anima  :  Parte  legnosa  centrale  nella 
radice  della  cicoria. 

—  lunga;  Fuseragnolo ,  Spilungone,  dicesi  per 
ischerzo  a  Persona  magra  e  di  assai  alta  statura. 

—  mce;  Anima  mia,  si  dice  altrui  per  modo  di  ca-. 
rezze  e  lusinghe,  volendo  esprimere  sommo  af- 
fetto; sinon.  di  Cuor  mio.  Ben  mio.  Mia  vila. 

—  ncigra;  Anima  nera ,  efl'erata ,  e  nel  Lucchese 
Anima  di  leccio,  dicesi  di  Persona  crudele,  inu- 
mana, feroce  e  simile. 

—  persa;  Anima  dannala,  dicesi  di  Persona  empia, 
malvagia  in  supremo  grado. 

—  raxoncvole  ;  Anima  ragionevole  o  razionale: 
Quella  che  è  il  principio  della  vita,  dell'intendi- 
mento 0  pensiero  e  degli  atti  della  volontà  del- 
l' uomo. 

—  sensitiva;  Anima  sensitiva  :  Principio  che  fa  muo- 
vere, crescere  e  sentire  gli  animali. 

—  vegetativa  ;  Axììmai  vegetativa  o  vegetabile  o  ve- 
gelevole  :  Principio,  in  virtù  del  quale  si  nutrono 
e  crescono  le  piante. 

§  A  bònn'anima  de  mce  poce,  de  mce  messiavo,  ec; 

Mio  padre,  Mio  nonno  ecc.  di  buona  memoria, 

cioè  Defunti. 
§  Aveì  in  sce  l'anima  ùnn-a  persònn-a;  Aver 

sull'anima  o  sulla  coscienza  una  persona,  vale 

Essere  sialo  cagione  della  morte  o  della  rovina 

di  qualcheduno. 
§  Aveì  in  te  l'animM  ùnn-a  còsa;  Aver  nell'animo 

alcuna  cosa,  vale  Pensarla. 
%  Aveì   l'anima   o    l'animo  de  fa  énn-a  còsa; 

Aver  l'animo,  il  coraggio,  l'ardimento  di  fate 

checchessia. 
§  Aveì  l'anima  inversa;  Esser  croio,  adirato,  di 

mal  umore  ;  che  anche  dicesi  Aver  le  lune  o  le 

palurne.  Aver  la  luna  a  rovescio. 
§  Canta  con  anima;  Cantar  con  anima,  cioè  Con 

energia,  con  vivacità,  con  espressione. 
§  Con  tutta  l'anima;  Di  tutto  l'animo.  Con  tutto 

il  cuore,  Con  ogni  efficacia.  In  ogni  miglior  modo. 
§  Dà  l'anima;  Ravvivare,  Dar  la  vita;  e  figurai. 

Donar  tutto  quanto  si  può;  che  in  questo  senso 

dicesi  anche  Dare  il  cuore. 
S  Dà  l'anima  a-o  diao ;  Dar  l'anima  al  diavolo 

0  al  nimico,  Darsi  al  diavolo,  Darsi  alle  bertucce, 

ai  cani,  alle  streghe,  vale  Disperarsi. 
§  In  corpo  e  in  iinima;  In  petto  e  in  persona.  Posto 

avv.  lo  slesso  che  In  persona.  Personalmente. 
%  Lascia  per  l'anima;  Lasciar  per  l'anima,  cioè 

Per  suffragio  dell'anima. 
'*§  Leva  l'anima  d'in  ta  pansa;  Sbudellare,  Uc- 
cidere. M.  b.  ed  usasi  per  lo  più  a  mo'di  minaccia: 

Te  levo  l'anima  d' in  ta  pansa  ;  Ti  sbudello , 

Ti  uccido. 
"S  Mangia  l'anima  a  un;  Mangiar  l'anima  ad  uno, 

vale  Ucciderlo,  Ammazzarlo.  M.  b.  che  usasi  come 


ANI 


ANN 


55 


il  precedente  a  nio' di  minaccia:   Te  mangio 
l'anima;  Ti  mangio  l'anima. 

S  Méltise  in  sce  l'anima  ùnn-a  persònn-a;  Met- 
tersi uno  sull'anima,  vale  Ucciderlo,  Levarlo  di 
vita;  ed  anche  .v>andarlo  in  rovina,  Rovinarlo. 

S  Non  aveì  d'anima;  Non  aver  d'anima,  figurai.  Non 
aver  sentimento,  espressione. 

S  Nò  se  sentiva  ùnn' anima;  Non  senti  vasi  uno 
zitto,  V'era  un  silenzio  profondo. 

§  0  diao  5  l'ha  perso  ùnn'anima  ;  11  diavolo  ha 
perduto  un'anima ,  dicesi  nell'uso  di  Chi  dopo  aver 
tenuto  una  vita  licenziosa  si  mette  a  fare  il 
bacchettone. 

%  O  me  fa  rode  l'anima;  Mi  fa  dannare  o  Mi  fa 
dannar  l'anima  V.  Danna. 

%  Pensa  all'anima  o  per  l'anima;  Acconciarsi 
dell'anima  o  Acconciare  i  fatti  dell'anima  sua, 
vale  Prepararsi  alla  morte. 

S  Raccomanda  l'anima;  Raccomandare  l'anima, 
vale  Recitar  l'ultime  preci  pe'  moribondi. 

S  Rende  l'anima  a  Dio;  Render  l'anima  a  Dio, 
Trapas^^are,  Uscir  di  vita,  3Iorire. 

§  Sens'ani7na;  Senz'anima.  Posto  avv.  col  v.  Es- 
sere ,  vale  Essere  indifferente ,  tiepido ,  disap- 
passionato. 
**S   Vomita  l'anima;  Recere  l'anima  o  il  cuore. 

M.  b.  e  vale  Aver  vomito  gagliardo. 
.^uimà  s.  m.  Animale  :  Ogni  corpo  organato , 
che  ha  vita,  senso  e  si  muove  ;  e  più  propriam. 
dicesi  a  Quello  che  manca  della  parte  razionale; 
comunem.  Bestia,  Bruto. 

n  Animale,  dicesi  per  ischerno  a  Persona,  stupida, 
senza  ragione  o  giudizio;  altrim.  Bestia. 

M  Majale,  dicesi  comunem.  da  noi  per  evitare  la 

parola  Porco;  e  inlendesi  per  lo  piiì  della  carne 

da  mangiare:  Carne  d'anima;  Carne  di  majale. 

A.xiìxn.£L  V.  a.  Animare:  Dare  o  Infonder  l'anima, 

Vivificare,  Dar  vita. 

w  Animare,  Dar  animo,  coraggio,  Incoraggiare,  Ina- 
nimare, Inanimire;  Eccitare,  Incitare. 

n  —  Rappresentare  ciò  che  non  ha  anima  in  guisa 
da  simular  che  di  anima  sia  dotato,  di  vita,  di 
affetti,  dì  loquela. 

S  Animàse  n.  p.  Animarsi ,  Pigliar  animo,  Pigliar 
coraggio,  Inanimarsi,  Incoraggiarsi. 
A.uiiiia.la>sso  s.  m.  Animalaccio.  Detto  a  Per- 
sona per  ingiuria  o  disprezzo,  vale  Ceffone,  Scioc- 
cone, Gaglioffo,  Babbione,  ecc. 
A-uimetta,  s.  f.  Anima,  Fondello:  Parte  interna 
del  bottone  (pommello),  quando  è  ricoperto  di 
panno  o  di  fila  intessule  coU'ago,  e  suol  essere 
d'osso  0  di  legno. 
—  da  cròvi  ò  calice;  Animetta,  Palla  :   Quadrello 
di  finissima  tela  ben  insaldata,  ad  uso  di  coprire 
il  calice. 
.A^nimo  s.  m.  Animo,  Coraggio,  Ardimento,  In- 
trepidezza, Bravura. 

n  Animo!  Posto  assolut.  in  forza  d'interj.  vale  Sa! 

Su  via!  Coraggio!  Trana!  All'opera!  Alle  mani!  ec. 

%  Dà  0  Basta  l'animo;  Dare  o  Bastar  l'animo, 

cioè  Aver  coraggio,  ardire,  ecc. 

A-uimositaB  s.  f.  Animosità,  Rancore,  Mal 

animo.  Mal  talento.  Malevolenza,  Risentimento. 

A.  nisciùu  pa.tto  m.  avv.  A  patto  nessuno. 

Per  nessun  conto.  In  nessun  modo. 

Ajaixetta^  s.  f.  Acqua  d'anici,  e  nell'uso  anche 
Anisette:  Dicesi  dell'alcool  anaciato, il  quale,  tem- 
perato coU'acqua,  forma  una  bevanda  gratissimà. 


^!\.xiiià,  s.  f.  Annata:  Propriam.  Lo  spazio  d'un 
anno  intero,  ma  da  noi  usasi  comunem.  per  La 
stagiona  0  temperie  dell'anno,  che  anche  si  dice 
L'annuale:  L'annà  a  l'è  stceta  cattiva;  L'annata 
fu  cattiva. 

—  de  vuièue,  de  róssazxe,  ecc.;  Andazzo  di  vajuole, 
di  rosolia,  ecc.,  dicesi  del  Tempo,  delFAnnuaie,  in 
che  simili  malattie  dominano,  e  corrono  più  del- 
l'usato; altrim.  Influenza. 

%  Se  ciéuve  o  giorno  delt'Ascensciòn,  l'anno,  a  va 
in  perdiziòn;  Se  piove  per  Ascensione,  ogni 
cosa  va  in  perdizione.  Prov.  di  facile  significato, 
ma  assai  fallace. 

A.xkiì.SLstsL  V.  a.  Fiutare  :  Attrarre  l'odore  delle 
cose  col  naso,  ed  è  proprio  delle  bestie,  e  spe- 
cialmente de'  cani  :  altrim.  Annusare,  Braccare, 
Braccheggiare, 
n  ùnn-a  persònna;  Annusare  uno,  lìgur.  vale  Co- 
noscerlo, Avvedersi  comegli  sia:  Creddo  che 
v'nggian  an/ias^ÒM;  Credo  che  vi  abbian  annusalo. 

Anua-sto  s.  m.  Fiuto:  11  senthnento  dell'odo- 
rato, ma  dicesi  propriam.  degli  animali,  e  spe- 
cialmente del  cane. 
§  Conosce  e  personn-e  a'I'annasto  ;  ConoscoT  gli' 
uomini  all'alito,  cioè  Ad  ogni  piccolo  indizio. 

J^nnastùssa  V.  Annastd. 

A^xjltxgssì  e  connessi  ;  Annessi  e  con- 
nessi :  Tutte  le  cose  che  necessariamente  vanno 
^    unite  con  quella  di  che  si  parla. 

^.nnia.  s.  f.  Anitra  e  Anatra:  Uccello  d'acqua 
simile  all'oca,  ma  più  piccolo;  ed  è  selvatico  e 
domestico.  Appartiene  al  genere  de'  Palmipedi, 
ed  ha  il  becco  convesso,  ottuso,  ed  internamente 
dentato. 

—  neigra  o  scùa;  Codone.  T.  ornit.  Anas  fusca. 
Specie  d'anitra  di  lunga  coda,  detta  anche  Ger- 
mano di  mare  o  marino,  e  nel  Romano  Coda- 
lancea. 

Ajnnià.  v.  a.  Annidare,  Annidiare,  metaf.  Dare 
ricetto,  Accogliere. 
S  Annidse  in  t'ùn  léugo  ;  Annidarsi,  Annidiarsi, 
Annidolarsi:  Piantar  la  sede  o  Fermar  la  sua 
stanza  in  alcun  luogo;  e  talvolta  Appiopparsi,  Ap- 
pollajarsi,  cioè  Cacciarsi  in  casa  altrui  e  slarvi 
senza  discrezione. 

A.nuiccià.se  n.  p.  Annidarsi  :  figurai,  vale 
Eleggersi  luogo  per  abitarlo. 

—  in  t'ùn  canto  ;  Nicchiarsi  in  un  cantuccio  :  Col- 
locarsi in  un  angolo  della  stanza  od  in  qualche 
bugigattolo  0  ripostiglio. 

A.nnic]xilà;  v.  a.  Annichilare,  Annichilire,  An- 
nientare: Ridurre  al  niente.  Rendere  in  nulla, 
Distruggere  ;  e  talvolta  per  Annullare. 

A^nnientà.  V.  sopra  Annichila. 

A-Xi.xi.iiL  s.  m.  Anitrino,  Anatrino:  Il  pulcino  del- 
l'anitra. -  Anilrella,  Anatrella,  Anitrocco,  Ani- 
troccolo,  vale  Anitra  giovine. 

A.nni"versaio  s.  m.  Anniversario:  Giorno 
determinato,  nel  quale  si  rinnova  ogni  anno  la 
memoria  di  checchessia. 

A.nnojà;  V.  a.  Annojare,  Nojare,  Tediare,  At- 
tediare, Infastidire,  Importunare,  Molestare,  In- 
quietare, Seccare:  Apportar  noja,  tedio,  mole- 
stia, ecc. 
S  ilnnojdsen.p.  Nojarsi,  Annojarsì,  Attediarsi,  ecc.: 
Provai^- tedio  o  noja. 

Ajanotaiziòn  s.  f.  Nota,  Annotazione:  Os- 
servazione che  si  nota  per  ricordo;  ed  anche 


56 


ANT 


ANT 


Commento,  Interpretazione,  Chiosa  che  si  fa  in- 
torno ad  un  libro. 

Ajmullà'  V.  a.  Annullare,  Annuliire,  Cassare: 
Render  nullo.  Dichiarar  invalido  e  senza  effetto; 
e  dicesi  di  processo,  di  contratto,  di  votazione, 
e  simili.  -  Parlandosi  di  Leggi,  Decreti  e  simili, 
dicesi  meglio  Abolire,  Abrogare,  Rivocare. 

AJOLtioteL  v.^i.  Notare,  Annotare:  Fare  annota- 
zioni. Segnare,  Far  note. 
«  Annotare  e  Notare,  per  Ascrivere,  Inscrivere,  Re- 
gistrare, Annoverare:  Mettere  in  noia. 

A.xi.iLU.xi2SÌà;  V.  a.  Annunziare  e  Annunciare, 

Nunziare  e  Nunciare:  Dar  annunzio,  Notificare, 

Far  noto.  Far  sapere. 

w  Annunziare,  per  Predire,  Prenunziare:   Ve  l'ho 

annunzióu  fin  de  vèi;ìo  ve  l'annunziai  fin  da  ieri. 

A^uniiiizie  s.  f.  pi.  Dinunzie:  L'annunziare 
che  fa  il  prete  all'altare  i  matrimoni  che  sono 
per  celebrarsi  nella  sua  parrocchia,  affinchè  1  fe- 
deli ne  denunzino  gli  impedimenti  canonici  che 
loro  fossero  noti;  altrim.  Pubblicazioni. 
S  Caccia  i  anmmzie;  Dirsi  in  chiesa:  Far  le  di- 
nunzie matrimoniali:  Han  caccióu  i  annunzie 
da  tale;  La  tale  si  è  detta  in  chiesa. 

A.  uòu;  A  nolo.  Posto  avv.  coi  v.  Dare  o  Pi- 
gliare, vale  Dare  o  Pigliare  cose  mobili  o  se- 
moventi per  tempo  determinato  e  pel  prezzo  pat- 
tuito. Ma  nell'uso  più  comune  si  è  l'Accordare 
ppr  un  prezzo  conveniente  il  servizio  d'un  ba- 
stimento od  il  posto  delle  mercanzie  condotte  da 
navigli. 

A.nsa;  fDdJ;  Dar  ansa,  Dar  occasione.  Dar  campo, 
Dar  adito;  e  comiinem.  tra  noi  Dar  baldanza, 
ardire,  rigoglio. 

A-Uscia;  s.  f.  Ansamento,  antic.  Ansata:  Quel- 
l'impeto e  rumore  che  fa  il  respiro  quando  si 
ripiglia  il  fiato  frequentemente  con  affanno;  e  di- 
cesi  tanto  degli  uomini  che  de'  bruii. 
M  Ansima  V.  Affanno  nel  \'  signif. 
S  Pati  d'anscia;  Patir  d'ansima.  Ansimare. 

A.nscià>  v.  n.  Ansare:  Respirare  con  affanno, 
e  con  certo  impelo  e  rumore,  ripigliando  il  flato 
frequentemente. 
II  Per  semplicem.  Alitare,  Respirare,  Aver  vita, 
Vivere:  Finn'aoa  ò  l'anscia;  Finora  respira, 
cioè  Vive. 
%  Non  anscid;  Non  far  flato.  Non  fiatare.  Non  zit- 
tire, Non  far  motto:  Starsi  chetissimo. 

A.]isoiet£e  s.  f.  Ansia,  Ansietà  :  Ambascia,  Af- 
fanno, Travaglio  d'animo. 
S  Piggidse  anscietce;  Mettersi  in  affanno,  vale  Darsi 

cura,  briga,  pensiero. 
S  Sta  in  anscietce;  Stare  in  ansietà:  Aver  pena, 
travaglio. 

A^nscietoso  add.  Ansio,  Ansietato:  Pieno  di 
ansietà,  d'affanno. 

Ansioso  add.  Ansioso,  Bramoso,  Desideroso. 

A.iis{Slla.  s.  f.  Cocciuola:  Piccolissima  enfiatura 
cagionata  per  lo  più  da  morsicature  di  zanzare, 
ragni  e  simili. 

Autecessò  s.  m.  Antecessore,  antic.  Ante- 
cessoro:  Colui  ch'è  stalo  avanti  alimi  nel  me- 
desimo grado  0  ufficio,  per  lo  più  immediata- 
mente; opposto  a  Successore. 

AnteciTÌsto  s.  m.  Anticristo:  Sedutlor  de'  po- 
poli nella  fine  del  mondo,  predetto  nella  Scrittura. 

Antennct  s.  f.  Antenna:  Propriam.  Quello  stile 
che  si  attraversa  all'albero  delia  nave,  al  quale 


si  lega  la  vela;  e  per  similit.  si  dice  d'Ogni  le- 
gno lungo. 

A-ntermolla  s.  f.  Stile,  e  più  comunem.  Abe- 
tella. T.  mar.  Lungo  fusto  d'albero  diritto  e  ri- 
mondo, per  lo  più  d'abete,  che  serve  alle  fab- 
briche per  formar  ponti  e  per  attaccarvi  le  taglie 
ed  alzar  pesi. 

A.n.tep5n.n.-e  v.  a.  Anteporre,  Antiporre,  Pre- 
porre: Porre  o  Mettere  avanti,  Far  precedere,  Pre- 
ferire. 

Ante-ved-de  V.  Prevedde. 

A-nticàio  s.  m.  Cicerone.  Così  chiamansi  Co- 
loro che  nelle  cillà  servono  di  guida  a'  forastieri 
e  vanno  loro  mostrando  e  dichiarando  le  cose 
più  antiche,  più  rare  e  più  nobili  di  esse  V. 
Servito  de  ciassa. 

Anticàmea  s.  f.  Anticamera  :  Propriam. 
Quella  parte  d'un  appartamento  che  è  immedia- 
tamente avanti  la  camera;  ma  comunem.  si  prende 
anche  per  Quella  stanza  dove  slanno  i  servitori 
ed  ove  aspettano  di  esser  ricevute  dal  signore 
della  casa  le  persone  che  vengono  a  visitarlo, 
Q  per  cerimonie  o  per  negozi  o  per  altri  motivi. 

Anticliéu.  s.  m.  Nausea,  Stomaco  V.  Angoscia. 
§  Fd  vcgni  l'antichéu;  Far  nausea.  Nauseare,  Sto- 
macare. 

A-nticliévià,  v.  a.  Nauseare,  Far  nausea.  Fare 
stomaco.  Stomacare;  Appestare,  Putir  fortemente. 
Questo  verbo  non  usasi  che  di  rado  da  noi  nella 
sola  3*  persona  del  sing.  del  pres.  :  0  l'anti- 
chéua;  E' nausea,  Fa  stomaco,  ecc. 

Anticipa  V.  a.  Anticipare:  Fare  una  cosa  prima 
del  tempo  necessario,  vantaggiandosi   in  esso. 

—  ùnn-a  personn-a;  Anticipar  uno,  vale  Prece- 
derlo, Prevenirlo,  Fare  cosa  prima  di  lui.  Fu- 
rargli le  mosse. 

—  ùnn-a  sómma,  ecc.  a  ùnn-a  persònn-a;  Anti- 
cipare una  somma  od  altra  cosa  ad  un»,  vale  Dar- 
gliela 0  Fargliela  dare  prima  del  tempo  stabilito. 

§  Antigipdse  n.  p.  Anliciparsi,  Prevenire,  Anti- 
venire, Venire  avanti;  ed  anche  Vantaggiarsi  nel 
tempo  in  far  checchessia 

Auti^ipaziòu  s.  f.  Anticipazione,  Anlici- 
pamento:  Lo  anticipare. 

Aja-tig-ag-g-ia  s.  f.  Anticaglia.  Nome  gener. 
di  Cose  antiche;  ed  anche  per  Cosa  disusata,  an- 
tica, conlr.  di  Moderna,  che  anche  dicesi  Vec- 
chiume; ma  sì  nell'uno  che  nell'altro  significalo 
usasi  sempre  in  senso  disprezzalivo. 

Antig-amente  avv.  Anticamente,  Nel  tempo 
antico,  Per  tempo  antico. 

Antighetto  add.  Amichetto.  Dim.  di  Antico. 

Antig-lxi  flj;  s.  m.  pi.  Gli  antichi,  I  vecchi, 
Gli  antenati,  Gli  antecessori,  I  progenitori;  di- 
cesi di  Coloro  che  sono  vissuti  in  età  da  noi 
lontana. 

Antighitse  s.  f.  Antichità  e  Anliquiià,  ma 
meno  usa!o:  Astratto  di  Antico,  e  intendesi  dei 
Sfcoli  0  Tempi  a  noi  remotissimi;  e  talora  sem- 
plicem. per  Vecchiezza,  Lunghezza  di  tempo. 

Antigo  add.  Antico:  Aggiunto  di  Ciò  che  è 
passalo  da  secoli  ;  Ne-i  tempi  antifjhi;  Ne'  tempi 
antichi. 
I)  Usasi  talora  semplicem.  per  Vecchio,  Passato  da 
mollo  tempo,  opposto  a  Jloderno:  A  l'è  ùnn-a 
collann-a  antiga  ;  È  un  monile  antico. 
S  AU'antiga ;  AWanlicA.  Posto  avverb.  vale  Secondo 
l'usanza  antica. 


ANV 


AOC 


67 


Ajitig'otto  add.  Vecchiccio,  e  nell'uso  Vecchi- 
niccio:  Aggiunto  di  Per.-ona,  vale  Che  ha  tanto  o 
quanto  del  vecchio,  Che  comincia  ad  esser  vecchio. 

^ntim.a.g'g-io  s.  m.  Spina.  T.  boti.  Piccolo 
conio  di  legno  duro,  che  i  bottaj  posano  sopra 
i  cerchi  di  legno,  e  vi  battono  sopra  col  mazzo 
(maggio)  per  cacciarli  avanti  affine  di  stringere 
meglio  insieme  le  doghe  V.  Persetlo. 

A.jitipa>sto  s.  m.  Antipasto:  Quei  camangiari 
che  si  servono  in  sul  bel  principio  del  pasto,  e 
eh»;  ora  chiamano  anche  Principi]. 

Ajitipox*ta.  s.  f.  Usciale,  Bussola  :  Quella  spe- 
cie di  paravento  che  si  pone  a  capo  delle  scale, 
ed  anche  all'entrala  delle  stanze  o  delle  chiese 
per  difenderle  dall'aria.  -  L'Usciale  d'ordinario  è 
guernito  di  vetri;  la  Bussola  per  lo  più  è  fa- 
sciata di  panno  e  a  sdrucciolo,  a  cui  fa  battente 
un  telaio  applicato  alla  parete.  -  Chiamano  anche 
Bussola  Certa  costruzione  di  legname  fatta  dalla 
parte  interna  attorno  alle  porte  delle  chiese  o 
a  quelle  d'ingresso  negli  appartamenti.  Codeste 
bussole  hanno  talora  tre  usci,  uno  in  mezzo  e 
due  laterali. 

Ajatiquàio  s.  m.  Antiquario:  Colui  che  at- 
tende al'a  cognizione  delle  cose  antiche,  ed  an- 
che Colui  che  ne  fa  negozio.  -  Medaglista  dicesi 
di  Chi  raccoglie  e  studia  medaglie  antiche. 

.A^ntivig-ilia  s.  f.  Antivigilia:  11  giorno  pre- 
cedente la  vigilia. 

ÀutoOi  s.  f.  Anfora.  T.  bot.  Aconiliim  anihora. 
Pianta  della  famiglia  delle  Ranuncolacee,  i  cui 
fiori  sono  giallastri  e  le  foglie  d'un  odore  al- 
quanto disgustoso,  fetido,  allorché  si  stropicciano. 
Cresce  spontaneamente  nei  luoghi  montani  e  fred- 
di, nelle  Alpi,  e  fra  noi  in  abbondanza  nel  monte 
Antola  e  sue  adiacenze.  Dicesi  anche  Antilora  e 
Aconito  salvatico. 

^utoiuu-a,  s.  f.  Satirio.  T.  bot.  Sathyrium 
hircinum.  Pianta  della  famiglia  delle  Orchidee, 
che  ha  un  insopportabile  odore  di  becco.  Le  sue 
radici  rappresentano  due  testicoli,  e  possono  es- 
sere succedanee  al  salep  o  salop.  Le  si  attri- 
buiscono grandi  proprietà  afrodisiache,  e  serve  di 
base  al  famoso  elettuario  diasatirio  o  diasatirione. 
Chiamasi  anche  Satirione,  Barbone,  Fior  cap- 
puccio, Fior  del  cuculio.  Ficcanaso,  Testicolo  di 
volpe,  Testicolo  di  cane. 

"-A^ntoiiia  (Rompi  i);  Romper  la  fantasia. 
Modo  basso,  e  vale  Romper  il  capo  o  la  testa, 
Importunare,  Tórre  il  capo.  Infastidire,  Stuccare  ; 
ed  usasi  ordinariam.  colla  particella  negativa:  Nò 
me  rompi  l'anfonia;  Non  mi  romper  la  fantasia. 
S  Avei  atro  o  tùtVatro  pe  l'antonia;  Aver  tut- 
t'altro  pel  capo,  per  la  testa,  per  la  fantasia. 

A-ntremé  s.  m.  Tramesso,  Intramesso.  Dal 
frane.  Entremets.  Vivande  che  si  mangiano  tra 
l'un  servito  e  l'altro,  oppure  dopo  l'arrosto,  e 
prima  delle  frutte. 

A-H-trepó  s.  m.  Deposito  provvisorio.  Dal  frane. 
Entrepòt. 

Antùg-g-ia  V.  a.  Antugliare,  Impiombare,  T. 
mar.  Unire  l'estremità  di  due  corde  intralciando 
i  loro  cordoni  in  modo  che  sembrino  una  corda 
sola  V.  Inciongid. 

A.nvelopp'  s.  m.  Coperta  da  lettere.  Soprac- 
carta, e  nell'uso  Busta.  Dal  frane.  Enveloppe. 
Quella  copertina  in  cui,  riposta  prima  la  lettera 
da  spedirsi,  si  fa  la  direzione  della  lettera  slessa. 


A.ri"vrieeu.  s.  m.  Porcino,  Porcino  buono.  Por- 
cino bianco.  Ceppatello  buono  di  selva.  T.  bot. 
Boletus  edulis,  B.  bovinus,  B.  castaneus.  Fango 
mangereccio  assai  conosciuto,  e  impropriam.  da 
noi  detto  Funzo  neigro.  -  Quello  a  lungo  stipite 
(B.  edulis  lungistipes)  credesi  dai  critlogamisti 
che  sia  una  sua  varietà. 

Anzian.  s.  m.  Anziano:  Più  vecchio  e  più  an- 
tico degli  altri:  e  talvolta  per  Alquanto  attempato. 
Il  Anziano  per  Un  membro  dell'Anzianatico,  antico 
Magistrato  delle  Repubbliche  d'Italia. 

Anziani  tee  s.  f.  Anzianità:  Astratto  di  An- 
ziano; ed  anche  Titolo  che  viene  dal  precedere 
■  di  tempo  nell'esercizio  di  un  officio  o  d'un  di- 
ritto. La  priorità  di  ricevimento  in  una  com- 
pagnia, in  un  ordine  civile,  militare  o  religioso, 
in  un  ufficio,  in  un  corpo,  ecc. 

A-o;  Al,  Allo:  Prcp.  arlic.  che  si  unisce  al  3» 
caso  dei  nomi  di  genere  masch.  sing.  che  co- 
minciano per  consonante  :  L'ho  dito  a-o  barba; 
L'ho  detto  allo  zio. 

A-o  Tbag-òn  (ZùgdJ;  Fare  al  tocco  V.  BagSn. 

A.-0  Tbattin  (ZùgdJ;  Fare  o  Giocare  a  bat- 
timuro. Giuoco  fanciullesco  che  fassi  ordinaria- 
mente in  due  a  qiipslo  modo:  Un  ragazio  sca- 
glia una  moneta  contro  un  muro  ;  il  secondo  vi 
scaglia  quindi  la  sua,  e  guadagna  se  lo  stesso 
avvicina  quella  dell'avversario  non  meno  d'una 
spanna  che  si  misura  con  un  fil  di  paglia. 

A-o  TbeccKello  (ZùgdJ;  Fare  o  Giocare 
a  butta  buttino  V.  Becchello. 

A-o  Tbello;  Al  bello,  Al  buono.  Nel  buono, 
Alla  parte  buona.  Posto  avv.  coi  v.  Andare,  Es- 
sere 0  simili,  vale  Andare,  Essere  nella  parte 
più  importante,  di  maggior  interesse  o  rilievo 
d'un  discorso  o  simile:  Aoa  semmo  a-o  bello; 
Ora  siamo  al  buono. 
Il  Alla  vittoria.  T.  di  giuoco,  e  dicesi  Quando  fatti 
due  0  più  giuochi,  secondo  fu  stabilita  la  par- 
tita, e  la  vincita  di  essi  essendo  pari  da  ambe 
le  parli,  si  fa  l'ultimo  giuoco  per  decidere  a  chi 
rimanga  la  vittoria  della  partita:  Andemmo  a-o 
bello;  Facciamo  alla  vittoria. 

A-o  Tbezéixg-iio  ;  Al  bisogno.  All'uopo,  Al- 
l'occorrenza. Posto  avv.  vale  Abbisognando,  Oc- 
correndo. 

A-o  Ibòn  V.  sopra  A-o  bello. 

A.-0  Ibótto;  Al  balzo  V.  Balla,  Bòtto. 

A-o  carron  (ZùgdJ;  Giocare  al  carrone. 
Chiamasi  Giuoco  del  carrone  una  Sorla  di  giuoco 
che  si  fa  con  un  dato  numero  di  dadi  di  legno, 
su  ciascuna  faccia  de'  quali  è  segnata  una  figura, 
come  un  cuore,  un  fiore,  un  quadrato  o  altro, 
le  quali  figure  sono  egualmente  disegnate  sopra 
un  foglio  di  carta.  Il  giuocalore  o  giuocatori  pun- 
tano sopra  una  di  dette  figure.  Quegli  che  tiene 
il  giuoco  rimescola  prima  i  dadi  agitandoli  dentro 
un  bossolo  di  latta,  quindi  li  riversa  sopra  ona 
tavola,  e  vince  tre  o  quattro  volte  la  posta  colui 
a  cui  viene  la  figura  sulla  quale  ha  puntato. 

A^-o  cartoccio  V.  sotto  A-o  scartoccio. 

A-o  ca"vo  V.  A  cavo. 

A.-0  clxéu.  ;  Nel  cuore.  Posto  avv.  col  v.  Dare, 
vale  Accorare,  Affliggersi,  Attristare. 
S  Piggidsela  a-o  ehéu;  Pigliarsela  al  cuore,  vale 
Accorarsi,  Affliggersi,  Attristarsi. 

A-o  cieeo  5  Al  chiaro.  Posto  aw.  vale  Dov'è 
luce.  .  . 


58 


AOD 


AOL 


—  da  candcja  d  doggión  d  pà  teja;  Né  femmina 
né  lela  al  fumé  di  candela  V.  Candeja. 

—  da  lùnn-a;  A  lume  di  luna,  Al  lume  della  luna, 
e  nel  contado  fior.  Al  lampaneggio,  cioè  Dove 
e  qualora  risplende  la  luna. 

§  Èse  d-o  ciwo  d'ùnn-a  cosa;  Essere  al  chiaro 
d'una  cosa,  figurai,  vale  Esserne  sicuro  e  chiarito. 
§  Mette  a-o  ciceo  ùnn-a  persònn-a  d'ùnn-a  cosa  ; 
Far  chiaro  uno  di  qualche  cosa.  Fargli  veder 
lume  in  un  affare,  vale  Farglielo  conoscere  chia- 
ramente, Informamelo. 
S  Vcgnì  a-o  ciwo  d'ùnn-a  cosa;  Venir  al  chiaro 
0  a  chiarezza  d'  alcuna  cosa ,  vale  Chiarirsene, 
Venirla  a  conoscere,  Verificarla. 

A,<-o  ciù.  a-o  ciù  ;  Al  più  al  piiì,  Alla  piii, 
Tutt'al  più.  Posto  avv.  vale  Lo  stremo  di  chec- 
chessia si  voglia  fare  o  dire. 

A.-0  ciùmmin  fZùgàj  ;  Giocare  al  volano 
0  al  volante  V.  Ciùmmin. 

A.-0  ciù  tardi;  Alla  più  tardi.  Posto  avv. 
esprime  Quel  maggior  tempo  che  una  cosa  può 
tardare  ad  aver  effetto. 

A.-0  ciocco;  Ai  suono.  Posto  avv.  vale  Per 
quanto  apparisce  o  si  sente  dal  suono. 

A.-0  confTroiito;  Al  confronto  o  In  con- 
fronto, A  petto.  Posto  avv,  coi  v.  Mettere,  Stare, 
Reggere  e  simili,  vale  Mettere  ecc.  al  paragone. 

A.-0  consumino;  A  calo,  A  consumo.  Posto 
avv.  coi  V.  Dare  o  Pigliare,  vale  Dare  o  Pigliare 
checchessia  per  riaverlo  o  renderlo  mediante  pa- 
gamento di  quanto  s'è  consumato;  e  dicesi  massi- 
mamente della  cera. 
§  Piggià  a-o  consùmmo  ùnn-a  persònn-a  ;  Con- 
sumar uno,  figurat.  vale  Malignarlo,  Tormentarlo, 
Trattarlo  con  mdignità. 

A.-0  continuo;  Al  continuo.  Al  continovo. 
P.  avv.  lo  stesso  che  Continuamente,  Di  continuo. 

.A.-0  contràio;  Al  contrario,  All'opposto, 
A  rovescio,  A  ritroso.  Posto  avv.  vale  Contra- 
riamente, Nel  senso  opposto. 

A.-0  cord-in  (Zùgd);  Fare  o  Giocare  al  cor- 
dino in  aria.  T.  di  giuoco  del  pallone  V.  Cordin. 

Al.-o  corrente;  Al  corrente,  In  giorno.  Po- 
sto avverb.  coi  v.  Essere  o  Stare,  dicesi  di  Chi 
spedisce  alla  giornata  gli  affari  occorrenti;  o  piut- 
tosto Essere  informalo  di  tutto  ciò  che  accade 
alla  giornata. 
S  Tegni  un  a-o  corrente  de  lutto;  Tener  uno 
al  corrente  o  in  giorno  di  checchessia,  vale  Te- 
nerlo avvisalo,  informalo  di  tutto  ciò  che  ac- 
cade alla  giornata. 

A.-0  còsto;  Al  costo.  Posto  avv.  coi  v.  Dare 
0  Vendere,  vale  Dare  o  Vendere  una  cosa  per 
quel  che  costa  senza  guadagno. 

A.-0  coverto  m.  avv.  Al  coperto,  A  coperto, 
A  riparo,  lo  stesso  che  In  luogo  riparato  dall'a- 
ria V.  A  sosto. 

A-^Q  crio;  A  grido.  Posto  avv.  col  v.  Ven- 
dere, vale  Vendere  checchessia  subitamente,  in 
un  momento. 

-A.-0  crò-va  d.e  fìeug-g-e  ;  Al  cader  delle 
foglie.  Posto  avv.  vale  In  sulla  fine  d'autunno. 

**A-o  cu.  V.  A-o  Pane. 

^-o  de  là  ;  Al  di  là,  e  meglio  Di  là  da,  Ol- 
ire, Olire  al  termine.  Avv.  che  indica  eccesso. 
S  Andà  a-o  de  là;  Oltrepassare,  Passar  i  limiti; 
e  figurai.  Eccedere,  Dar  nel  troppo,  Uscir  dal 
eofivesiente. 


A--0  descazze;  Sul  finire,  Verso  la  fine. 
Posto  avv.  coi  V.  Giungere,  Capitare,  Venire  e 
simili,  vale  Giungere,  ecc.  sul  finire  di  chec- 
chessia. 

A.-0  de  sórva  avv.  Al  di  sopra,  Sopra. 

u4.-o  de  sotto;  Al  disotto,  A  disotto,  Disotto 
a,  Dalla  parie  di  sotto. 
§  Èse  a-o  de  sotto;  Essere  al  disotto,  figurai.  Es- 
sere in  iscapilo,  in  perdila. 

^oè:  Che!  Oh!  Davvero!  Come!  To!  Badate! 
Voce  esclam.  che  dinota  maraviglia. 

A.  oeg*io;  A  orecchio,  A  aria.  Poslo  avverb. 
col  V.  Cantare,  vale  Cantare  senza  musica,  ed 
anche  senza  cognizione  dell'arte,  accordando  le 
cose  colla  melodia  udita  dall'orecchio. 

-A.  oexin  (Punto);  Punto  a  orlo  V.    Punto. 

A.-0  f*à  dò  g-iorno;  Allo  spuntar  del  giorno, 
In  sul  dì.  In  sul  far  del  dì,  Sul  romper  del  giorno, 
Neil'  0  All'aprir  del  giorno,  Di  buon  mattino. 

A.-0  fóndo;  Al   fondo,  A  fondo,  Nel  fondo. 
Poslo  avv.  contr.  di  A  galla. 
§  Andà  a-o  fóndo;  Andare  o  Colare  a  fondo  o 

a  picco.  Affondare,  vale  Sommergersi. 
§  Andà  a-o  fóndo  d'ùnn-a  cosa;  Andare  al  fondo 
di  checchessia,  melaf.  vale  Ino'trarsi  in  checches- 
sia, Riconoscerne  i  fondamenti,  Andarne  alia  radice. 
§  Caccia  a-o  fóndo  un  bastimento;  Mandare  a 
fondo  0  a  picco  un  bastimento,  vale  Affondarlo, 
Sommergerlo. 

A.-0  g-aloppo;  A  o  Di  galoppo.  Posto  avv. 
col  v.  Andare,  dicesi  del  Correr  precipitoso  dei 
cavalli,  ed  anche  del  cavaliere  che  fa  andar  di 
galoppo  il  destriero  sul  quale  cavalca;  e  persi- 
milit.  vale  Correre  con  velocità. 

A.-0  g-ariccio  (Zùgd);  Fare  o  Giocare  al 
gariccio  o  alle  bilie.  Giuoco  fanciullesco  che 
fassi  con  bilie  di  terra,  grosse  quanto  una  palla 
da  pistola.  Un  ragazzo  getta  in  terra  la  sua  bi- 
lia ad  una  data  distanza,  e  l'altro,  a  norma  di 
certe  regole  tra  essi  convenute,  deve  trucciarla 
colla  sua  propria  bilia,  messa  sull'unghia  del  dito 
pollice  e  trattenutavi  dall'indice  ripiegalo,  spin- 
gendola poscia  col  pollice  stesso. 

A-og-iorno  d'og-g-i  V.  i'  giornà  d'anchéu. 

A.-0  gusto;  Al  gusto.  Poslo  avv.  lo  slesso 
che  Secondo  il  gusto  o  il  palato. 

A.-0  lammo  (Resta);  Rimanerci.  Usasi  dire 
in  toscano  per  Rimaner  burlato  o  còllo  a  qual- 
che chiapparello. 
§  Piggià  a-o  lammo;  Pigliar  a  mazzacchera  o  al 
boccone,  figurat.  vale  Tirar  uno  al  suo  volere 
e  desiderio  per  mezzo  di  regali. 

A.-0  landSn;  Al  zimbello.  Poslo  avv.  coi 
v.  Mettere,  Prendere  e  simili,  vale  Mettere  in 
ludibrio,  in  beffe. 
§  Fase  mette  a-o  landòn;  Farsi  beffare  o  bur- 
lare, Farsi  mettere  alla  berlina,  Far  piazza  dei 
falli  suoi,  Mettersi  da  sé  le  ventaruole:  Farsi 
schernire  pubblicamente. 

A.-0  largo;  Al  largo.  Poslo  avv.  vale  In  luogo 
largo,  spazioso. 

A.-0  leva  do  so;  ÀI  levarsi  del  sole.  Modo 
avv.  e  vale  Allo  spuntare  dei  primi  raggi  del 
sole  sull'orizzonte,  punto  in  cui  cessa  l'aurora. , 

A.-0  livello;  A  capello.  Appuntino,  A  pen- 
nello, A  corda,  A  dramma.  Poslo  avv.  vale  Né 
più  né  meno. 

A.-0  lòu  m.  avv.  A  lato,  Allato,  Accanto,  Accosto. 


AOP 


ÀOS 


69 


A.-0  liang-o  V.  À  lunga. 

A.-0  liing''aiid.a  V.  A  hmg'andà. 

A.-0  lùveg-o  ;  A  bacio.  Posto  avv.  vale  Dalla 
parte  dove  non  batte  il  sole,  A  tramontana  e  sl- 
mili; opposto  A  solatìo,  cioè  Parte  o  Sito  che  ri- 
guarda mezzogiorno. 

A.-0  manco  V.  sotto  A-o  meno. 

A.-0  massetto  fZùgàj;  Fare  al  mazzolino 
V.  Masse  fio. 

A.-0  mastro  (Zùgd);  Pareo  Giocare  a  mat- 
toncello  0  alle  murielle.  Giuoco  fanciullesco  che 
si  fa  ponendo  in  terra  per  ritto  una  pietra  o 
un  mattone,  detta  il  Sussi  (maslro) ,  sopra  la 
quale  mettono  il  danaro  convenuto,  e  poscia  al- 
lontanatisi ad  una  certa  distanza,  ordinatamente 
tirano  una  muriella  (bccchello)  per  uno  in  quel 
sussi,  e  chi  ci  coglie  e  fa  cadere  il  denaro,  gua- 
dagna il  denaro  caduto  che  resta  più  vicino  alla 
sua  lastra,  e  quello  che  resta  più  vicino  al  sussi 
vi  si  ripone  sopra.  Dai  nostri  ragazzi  usasi  gio- 
care con  regole  alquanto  diverse. 

A.-0  meno  avv.  A!meno,  Almanco,  Per  Io  meno. 
Talora  dicesi  per  Cosi,  In  questa  guisa,  In  tal  modo. 

ìIl-o  móndo;  Al  mondo.  Alla  luce.  Posto  avv. 
col  V.  Dare,  vale  Partorire;  e  col  v.  Venire 
vale  Nascere. 
S  Talora  usasi  come  ripieno:  Nò  gh'é  omino  a-o 
mondo  chi  posse  di....  Non  v'ha  persona  al 
mondo  che  possa  dire.... 

A.-0  pàmpanof^Zw^o;;  Fare  o  Giocare  alla 
domenica  o  alla  settimana,  e  nel  Piem.  al  mondo. 
Giuoco  fanciullesco  che  si  fa  disegnando  in  terra 
col  gesso  una  grandissima  figura  quadrilunga, 
arcata  dall'un  de'  suoi  capi  e  intersecata  inter- 
namente da  varie  linee.  1  ragazzi  saltando  a  pie 
zoppo  fin  gaiissoppoj  devono  colla  punta  del  piede 
far  passare  un  sassolino  dentro  le  linee  di  essa 
figura,  secondo  certe  regole  tra  loro  prestabilite. 

A.-0  pane;  Alle  spalle,  Addietro,  Dietro,  Ai 
fianchi.  Posto  avv.  col  v.  Andare,  vale  Seguitar 
uno.  Codiarlo,  Andargli  appresso,  e  quasi  con 
molestia  e  importunila. 
S  Aveì  0  féugo  a-o  pane;  Aver  il  fuoco  al  culo, 
ricesi  figurat.  d'alcuno  cui  preme  alcun  affare.  Che 
è  pressalo  istantissimamente,  Che  mostra  fretta 
e  sollecitudine. 
S  Mette  a-o  pane  ùnn-a  pcrsonn-a;  Metter  uno 
alle  spalle;  flgur.  vale  Far  importunare  con  mezzi 
0  per  via  d'amicizia:  M' han  misso  a-o  pane 
questo  sciùghin;  Mi  misero  alle  spalle  questo 
seccatore. 

A.-0  passag-g-in  (Zùgàj;  Fare  o  Giocare 
alla  capriola  V.  Passaggin. 

A.-0  pari  ;  Al  pari.  Al  paro,  Del  pari,  Egual- 
raenie.  Tanto  quanto,   Né  più  né  meno,  Non 
meno  che. 
Il  Al  pari,  dicono  i  Mercatanti,  allorché  ne' loro 
traffici  non  corre  cambio. 

A-o  pezo  V.  À  pezo. 

A.-0  pezo  audà;  Al  peggio  andare.  Alla 
peggio  de' peggi.  Alla  più  fracida.  Alla  più  trista. 
Posto  avv.  vale  Alla  peggio  che  possa  succedere. 

**A.-o  póllezzo  (Andd);  Andar  a  letto.  An- 
dare a  dormire.  Modo  basso  derivalo  per  simil. 
dall' Appollajarsi,  ossia  dell'Andare  che  fanno  i 
polli  a  dormire. 

A.>po  póutòn  fZùgd);  Fare  o  Giocare  alle 
eozzate  V.  PSntdn. 


A.-0  presente  avv.  A4  presente,  Di  pre- 
sente. Ora,  In  questa.  In  questo  tempo,  Presen- 
temente. 

A.-0  principio  avv.  Al  principio.  Da  prin- 
cipio. Sul  principio. 

A.-0  procinto  ;  Al  procinto ,  In  procinto , 
Nella  necessità,  Al  punto.  Posto  avv.  col  v.  Met- 
tere, vale  Incitare,  Slimolare,  Mettere  al  punto  di 
dover  dire  o  fare  checchessia;  e  per  lo  più  a 
danno  proprio-od  altrui. 

A.-0  pnnto;  AI  punto.  Posto  avv.  col  t.  flet- 
tere, vale  Aizzare,  Cimentare,  Istigare,  Mettere 
9I  procinto  di  fare  checchessia. 

—  de  morte;  Al  punto  di  morte,  cioè  Vicino  a 
morire. 
S  Vegni  a-o  punto;  Venire  al  punto,  al  procinto, 
al  termine.  Essere  in  tale  condizione  da  :  Semmo 
vegnùi  a-o  punto  de  scannàse  ;  Siam  venuti  al 
punto  di  scannarci.  -  E  talora  per  Trattare  della 
questione  strettamente,  senz'allontanarsi  da  essa; 
che  dicesi  Venire  al  quia. 

A.-0  redosso  ;  A  ridosso.  Al  ridosso.  Posto 
avv.  lo  stesso  che  Al  coperto.  Al  sicuro,  A  ri- 
paro: A-o  redosso  do  vento;  A  ridosso  del  vento, 
cioè  Posto  in  maniera  che  il  vento  non  abbia  forza. 

A.-0  resto  (Daghe);  Far  del  resto,  Dissipare, 
Far  repulisti.  Dar  fondo.  Consumar  l'asta  e  il  tor- 
chio: Mandare  a  male  il  suo  avere, 
ti  Far  del  resto.  In  term.  di  giuoco,  Giocare  lutto 
il  restante  del  danaro  ;  e  meiaf.  Arrischiare  tutto. 

A.-0  rig-lxin  (Zùgà);  Fare  0  Giocare  al  fessu- 
rino. Giuoco  da  ragazzi,  che  lo  fanno  gettando 
in  aria  una  piccola  moneta;  e  vince  colui  la  cui 
moneta  rimane  sul  fesso  0  più  vicina  al  fesso 
che  risulta  dall'unione  di  lastre  0  mattoni  fra  loro. 

A-o  scardùsso  (Zùgà);  Fare  a  butterarsi 
la  tròttola  V.  Scardùsso. 

A.-0  scartoccio  ;  Nella  carta.  Posto  aw. 
coi  v.  Mettere  0  Arrostire,  dicesi  d'Una  certa  ma- 
niera di  cuocere  le  costolette,  salsiccia  0  altro, 
mettendole  ad  arrostire  ravvolte  entro  un  foglio 
di  carta  oliala.  Parlandosi  di  cappone,  fagiano 
0  simile,  dicesi  Affagianare. 

A.-0  scicntera  fÈseJ;  Essere  al  siculera 
(v.  u.),  Essere  da  capo  alle  medesime  0  al  me- 
desimo di  sempre.  Essere  alla  medesima  can- 
tilena. Essere  sempre  da  pie  come  i  funaj,  vale 
Essere  nello  stato  di  prima,  Esser  sempre  come 
si  era  da  principio. 

A.-0  scoverto;  Allo  scoperto.  Posto  avv. 

vale  In  palese,  Senza  coperta. 
S  Resta  a-o  scoverto;  Rimanere  allo  scoperto,  figur. 
vale  Rimanere  in  danno. 

A.-0  scrollin  (Zùgà);  Fare  0  Giocare  a  palle 
e  santi  e  in  alcuni  luoghi  Far  a  gettar  in  aria. 
Giuoco  da  ragazzi  che  fassi  a  questo  modo  : 
Ciascuno  dei  ragazzi  agita  nel  concavo  delle 
mani  chiuse  alcune  piccole  monete,  in  numero 
di  cinque  0  sei  ;  quindi  le  getta  in  aria,  e  vince 
quegli  le  cui  monete  ricadono  a  terra  voltate  in 
maggior  numero  da  quella  parte  che  venne  tra 
loro  prestabilita. 

A--0  scilo  ;  Allo  scuro.  Al  bujo.  Posto  avverb, 
vale  Senza  lume;  e  dicesi  in  signif.  proprio  e 
figurato. 
%  Èse  a-o  scùo  d'ùnn-a  cosa  ;  Essere  al  bujo,  al- 
l'oscuro di  checchessia,  che  anche  di^^i  Non  sa- 
per mezze  le  messe,  flgur.  vale  Esser  senza  Iqme 


«0 


AOT 


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0  cognizione  d'alcuna  cosa,  Esserne  per  niente 

informato,  Non  aver  parte  ne'  segreti,  Ignorare. 

«  Fd  e  cose  a-o  scùo;  Far  le  cose  al  biijo,  figiirat. 

vale  Farle  alia  cieca,  a  caso,  senza  considerazione, 

senza  norma. 

S  Teynì  a-o  scùo;  Tener  ai  bujo,  allo  scuro;  e 

figurai.  Far  che  altri  non  abbia  lume  o  cognizione 

di  quello  che  si  fa  o  si  discorre. 

S  Vive  a-o  scùo;  Vivere  al  bujo,  vale  Vivere  a 

caso,  a  casaccio,  senza  cognizione  di  checchessia. 

A.-0  seg-no;  Al  segno.  Al  bersaglio.  Posto  avv. 
col  V.  Tirare  o  Trarre,  vale  Tirare  per  esercizio 
contro  un  obbietto  determinato,  o  coli' armi  da 
fuoco  0  con  altr'armi  da  tiro  per  farvi  colpo  degno. 

A.-0  seg-ùo  ;  Al  sicuro.  In  sicuro.  Sul  sicuro, 
Alla  sicura.  Pesto  avv.  coi  v.  Andare,  Mettersi,  ec. 
vale  Andar  sicuro,  senza  paura;  e  figur.  Mettersi 
a  far  qualche  cosa  con  sicurezza  ch'essa  riesca 
felicemente. 

A.-0  sequeeo;  Alle  strette,  A  stretta,  Fra 
l'uscio  e  il  muro.  Fra  l'incudine  e  il  martello,  ecc. 
V.  A-e  slreite  nel  1°  significato. 

A.-0  so;  Al  sole.  Posto  avverb.  vale  In  posta  al 
sole.  Ai  raggi  del  sole,  A  solatio, 
§  Aveì  de  tcere  a-o  so;  Aver  al  sole  o  Aver  dei 
beni  0  del  suo  al  sole,  vale  Posseder  beni  slabili. 
§  Cònsùmmd  comme  a  glassa  a-o  so  ;  Liquefarsi 
come  ghiaccio  al  sole,  Consumarsi  come  il  sai  nel- 
l'acqua, fig.  vale  Struggersi,  Dimagrare,  Intisichire. 
§  Molle  0  Tegni  a-o  so  ;  Mettere  o  Tenere  al  sole, 
Assolare,  Assonnare,  Soleggiare:  Tener  una  cosa 
al  sole  perchè  si  prosciughi, 
g  Bostise  a-o  so;  Cuocersi  le  carni  al  sole,  Ab- 
bronzare. 
S  Sta  a-o  so  ;  Stare  al  sole,  vale  Essere  in  luogo  il- 
luminato dal  sole  per  sentirne  il  calore,  Assonnarsi. 

A.-ÌO  sòlito;  Al  solito.  Posto  avv.  vale  Nella 
maniera  solita,  Secondo  il  solilo,  All'usato,  Al 
consueto. 

A.-0  spunta.  d.ò  g-iorno  V.  A-o  fa  dò 
giorno. 

A.-0  spunta  dò  so  V.  A-o  leva  dò  so. 

A."0  streixze  di  éuggi;  Al  chiudere 
degli  occhi.  Posto  avv.  lo  stesso  che  In  fin  di 
vita.  Alla  morte. 

A.-0  tag-gio  (Vende);  Dare  o  Vendere  a 
taglio,  cioè  Non  l' intero  capo  di  checchessia,  ma 
la  parte  tagliata  dal  tutto. 

A.-0  teitetto  fZùgàj;  Giocare  al  pallottolajo 
0  al  tettino  V.  Teitetto. 

A.-0  tintin  (Ésej;  Essere  a  un  pelo,  a  manco 
d'un  pelo,  Esser  sul  punto,  vale  Essere  vicinis- 
simo a  far  checchessia,  Esser  per  farlo  di  mo- 
mento in  momento. 
»  Metaf.  vale  Esser  alla  candela,  al  lumicino,  al  con- 
fitemini,  cioè  Vicino  a  spirare.  In  punto  di  morte. 

A.-0  tio;  Al  tiro.  Al  bersaglio.  Posto  avv.  coi 
V.  Mettere  o  Porre,  vale  Porre  al  segno  dove  i 
tiratori  drizzano  la  mira  per  aggiustare  il  tiro. 

A.-0  tSmo;  Al  torno,  AI  tornio.  Posto  avv. 
col  V.  Lavorare,  dicesi  di  Ciò  ch'è  fatto  con  quel- 
l'ordigno che  chiamasi  Torno,  sul  quale  si  fanno 
diversi  lavori  di  figura  rotonda  ed  ovale. 
S  Paci  fwla  a-o  tórno;  Parer  falla  al  tornio,  di- 
cesi  di  Cosa  benfatta,  di  belle  forme,  aggraziata, 
falla  a  pennello. 

A-'O  trotto;  Di  trotto,  Trottone,  Trottando. 
•  Posto  avv.  col  Y.  Andare,  dicesi  d'Una  spezie  degli 


andari  del  cavallo,  che  è  tra  il  passo  comunale  e 
il  galoppo;  e  figurai.  Andare  velocemente. 

A.-0  trù-cco  (Zùgd);  Giocare  al  trucco  V. 
Trucco. 

A.-0  "verde  ;  Al  verde.  Posto  avv.  col  v.  Es- 
sere, vale  Esser  brullo  di  denari,  Essere  in  mi- 
seria, Essere  al'a  màcina. 

A.-0  vivo  ;  Al  vivo.  Posto  avv.  vale  Veramente, 
Perfettamente,  In  maniera  simile  al  naturale;  e 
dicesi  per  lo  più  della  pittura. 

A.-0  volo  ;  Al  volo,  Di  volo.  Posto  avv.  vale 
Volando  ;  e  figurai.  In  un  attimo,  In  un  subito, 
Di  colpo,  Di  brocco.  Di  posta.  Con  ogni  possibii 
celerità:  Ogh'é  andceto  a-o  vólo;  E' vi  andò  di  volo. 
§  Capì  e  cose  a-o  volo;  Intender  per  aria,  Cono- 
scer per  aria,  vale  Capir  velocemente  checchessia. 

A.  oxelletto;  All'uccelletto.  Voce  dell'uso. 
Posto  avv.  col  v.  Mettere,  dicesi  d'Una  certa  ma- 
niera di  cucinare  la  vitella:  Vitella  a  òxelletto; 
Vitella  all'uccelletto. 

A.-0  zielo  (Zùgd);  Fare  o  Giocare  a!  frullino 
0  alla  ronzella  V.  Zielo. 

A.'  padiggióu.  m.  avv.  A  padiglione,  A  ca- 
panna. Diconsi  Le  coperte  degli  edifizi  alzale  ad 
angolo,  le  quali  pendono  da  due  lati;  e  per  si- 
mil.  di  altre  cose. 
%  Cortinaggio  a  padiggiòn;  Paralo  a  padiglione 

V.  Cortinaggio. 
%  Soffila  a  padiggiòn  ;  Soffitto  centinaio ,   cioè 
Curvo  a  foggia  di  vòlta. 

A.  pan  (Èse);  Essere  allogalo  o  acconciato,  Es- 
sere a  padrone  V.  Pan. 

— •  e  cegua;  A  pane  ed  acqua.  Posto  avv.    col  v. 
Tenere,  vale  Non  somministrare  altro  cibo  né 
bevanda  se  non  di  pane  e  d'acqua. 
§  Ce  fceto  a  pan;  Cielo  a  pecorelle  V.  Ce. 

A.  panclxéntto  e  menùetti;  A  mic- 
cino, A  spilluzzico,  A  spizzico,  A  spizzicone,  A 
pezzi  e  bocconi,  A  oncia  a  oncia,  A  tira  tira. 
Modo  avv.  e  vale  Poco  per  volta.  Con  istento, 
Con  risparmio. 

A.  pao;  A  paro,  A  par,  AI  pari.  Posto  avv.  col 
v.  Stare,  vale  Stare  a  confronto,  a  petto,  Esser 
eguale:  0  péu  std  a  pào  de  chissessas;  Egli 
può  stare  a  paro  di  chicchessia. 

A  parmi  ;  A  ritaglio.  Posto  avv.  col  v.  Ven- 
dere V.  A  mcnùo. 
g  /  ommi  nò  se  mezùan  a  partili  ;  Gli  uomini 
non  si  misurano  a  pertiche  o  a  canne,  ovv.  Il 
far  dei  cavalli  non  islà  nella  groppiera.  Dicesi 
proverb.  per  significare  che  II  fondamento  delle 
cose  non  consiste  nell'apparenza. 

A  parolle;  A  parole.  Posto  avv.  col  v.  Venire, 
vale  Altercare,  Contrastare,  Contender  con  parole. 

A.  passetto  a  passetto  m.  avv.  Passo 
passo:  Di  passo,  Adagio. 

A  pasto;  A  pasto.  Posto  avv.  coi  v.  Mangiare 
0  Bere,  vale  Mangiare  o  Bere  solamente  nel 
tempo  della  colazione,  del  desinare  e  della  cena. 

A  pé;  A  pie,  A  piede,  A  piedi.  Posto  avv.  coi  v. 

Andare,  Venire,  Tornare  e  simili,  vale  Andare,  ec. 

co' propri  piedi,  non  sostenuto  nò  portato  da  altri, 

)i  A  pie  0  A  piede,  talvolta  vale  In  fine.  Da  ultimo: 

A  pò  de  lista;  A  pie  di  lista,  cioè  L'ultimo. 

—  ciantóu;  A  pie  fermo.  Posto  avv.  col  v.  Tirare, 
nel  giuoco  delle  bocce  vale  Tirare  nella  boccia 
dell'avversario  restando  fermo  su  due  piedi,  cioè 
Senza  far  alcun  passo  innanzi. 


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—  nùi;  A  pie  igoudi,  A  pie  scalzi,  Sgambuccialo 
V.  Descàso. 

—  sciùti;  A  pie  ascìntli,  Con  pie  secco.  Pos'o  av- 
verb.  vale  Seccamente,  Asciuttamente,  Senza  ba- 
gnarsi ì  piedi. 

w  Figur.  vale  Impunemente,  Senza  castigo,  danno 
0  simile:  Sciorttne  ape  sciùti;  Uscirne  illeso, 
senza  danno  o  castigo. 

—  zunti;  A  pie  giunti,  A  pie  pari.  Posto  avverb.  col 
V.  Saltare,  vale  Saltare  coi  piedi  congiunti  insieme, 
senza  separare  l'uno  dall'altro. 

S  Piggià  a  pé  in  io  cu;  Pigliar  a  calci  o  Pigliar 
a  calci  nel  deretano,  vale  Scacciar  uno  percuo- 
tendolo col  piede. 
§  Resta  a  pé;  Restare  a  piedi,  figurai,  vale  Rimaner 
deluso  nella  speranza  d'ottener  qualche  bene  o 
impiego  che  s'aspettava. 

A-  ^eg-óinn-a;  Alla  diavolata,  Alla  balorda, 
A  bioscio,  A  bue,  A  cazzotti,  Alla  peggio  V. 
A  bagorda. 

A.  peizo  ;  A  peso.  Posto  aw.  coi  v.  Comprare 
0  Vendere,  vale  Comprare  o  Vendere  secondo 
il  peso. 

—  brutto;  A  peso  lordo,  e  comunem.  Al  lordo, 
dicesi  di  Pesi  che  non  son  netti  di  tara. 

—  d'òu;  A  peso  doro,  cioè  Tant'oro  quanto  è  il 
peso  della  cosa  comprata  o  venduta;  e  figurai. 
A  carissimo  prezzo. 

—  netto;  A  peso  netto,  e  comunem.  Al  netto,  di- 
cesi di  Pesi  che  son  netti  di  tara. 

A.  penna,  m.  avv.  A  penna.  Colla  penna.  In 
iscritto:  Aggiunto  di  Testo,  vale  Scritto  a  mano, 
Non  istampato. 

—  corrente;  A  penna  corrente,  A  tutto  correr  di 
penna,  cioè  Con  speditezza. 

A.  pennello;  A  pennello.  Posto  avv.  col  v. 
Fare,  vale  Far  con  maestria,  ottimamente,  per- 
fettamente. Appuntino,  onde  :  Fa  ùnn-a  cosa  a 
pennello;  Far  una  cosa  a  pennello,  vale  Farla 
tccellentemente  bene. 
S  Ancoa  a  pennello;  Ancora  in  pennello  V.  Pen- 
nello. 

A.  perffeziòn  m.  avv.  A  perfezione,  A  pen- 
nello. Ottimamente;  e  talora  A  meraviglia,  Ec- 
cellentemente, A  filo,  A  menadito. 

A.  pertùxelli  (Punto);  Punto  a  buchi  V. 
Punto. 

A.  pess£L  (Punto);  Suppunto  V.  Punto. 

A.  pessl  5  A  pezzi,  A  brani,  Brano  a  brano  V. 
A  tocchi. 

A,  péto;  A  petto,  Appetto.  Posto  avv.  col  v. 
Slare,  vale  Stare  a  fronte,  in  confronto,  a  com- 
petenza, in  gara,  a  tu  per  tu.  Essere  uguale  di 
forze. 
S  Aveì  un  figgiéu  a  peto;  Aver  a  petto  un  bam- 
bino, vale  Allattarlo. 
S  Monta  a  peto;  Salita  a(*clive,  erta,  ripida,  ma- 
lagevole a  salire. 
§  Piggiàselaa  péto;  Pigliarsela  a  petto,  a  cuore 

V.  A-o  chéu  nel  2°  significalo. 
%  Ptggiàsela  a  peto  per  un;  Pigliarla    per  uno, 
vale  Assumerne  la  difesa.   Proteggerlo,  Impe- 
gnarsi per  lui  in  alterco,  rissa  o  simile. 
%  Scaa  a  peto;  Saia  orla  o  ripida,  dicesi  Quella 
che  ha  poca  pianta  in  proporzione  della  grandezza. 

A.  petton  avv.  A  tradimento,  Di  bando:  ed 
usasi  comunem.  in  questo  significato:  Mangia 
G  pan  a  petton;  Blangiare  il  pane  a  tradimento, 


frangiare  il  pan  di  bando,  vale  3IangiarIo  e  non 
guadagnarselo. 
§  Mantegni  un  a  petton;  Sfanteuer  Uno  all'ozio, 
senza  far  nulla. 

A.  peuxi  (Porta);  Porta  a  bilico  V.  Porta. 

A.  pezo  avv.  Alla  peggio.  Al  peggio,  Nel  peg- 
gior  modo  possibile. 

—  andd;  Al  peggio  andare  V.  A-o  pezo  andd. 

A.  piaxel;  A  piacimento,  A  piacere,  A  pla- 
cito, A  libito,  Ad  arbitrio,  A  senno,  A  talento. 
Posto  avverb.  vale  Secondo  la  volontà.  Quando  e 
come  pare  e  piace. 
§  A  mce,  a  tò,  a  so  piaxeì;  A  mia,  A  tua,  A 
sua  posta,  A  mio,  tuo,  suo  comodo.  Quando  mi, 
ti,  gli  torna  bene. 

A.  picclietto  (Zùgd)  ;  Giocare  a  picchetto 
V.  Picchetto. 

A.  piceo  avv.  A  picco.  T.  mar.  La  direzione 
perpendicolare  d'una  cosa;  cosi  si  dice  L'ancora 
è  a  picco,  quando  pende  perpendicolarmente. 
§  Andd  a  picco;  Andar  a  picco  o  a  fondo,  Som- 
mergersi. Dicesi  d'una  Nave  quando  si  affonda. 
§  Vira  a  picco;  Virar  a  picco.  T.  mar.  Virar  di 
bordo  sull'ancora  ridotta  già  a  picco. 

A,  pig-na;  A  pina.  Posto  avv.  vale  A  forma 
di  pina,  A  cupola. 

A.  pissaeù  (Zùgd)  ;  Fare  o  Giocare  a  punta 
e  culo  V.  Zùgd. 

A.  pittin  a  pittin  avv.  A  poco  a  poco, 
A  poco  per  volta,  A  grado  a  grado,  A  bel  bello; 
e  lalora  A  miccino,  A  spilluzzico,  A  spizzico,  A 
leccarsene  le  dita,  ecc.  \.A  panchéutto  e  menuetti. 

A.  pixón;  A  pigione,  A  fitto.  Ad  affitto  V. 
Pixòn. 

A.  poclii  per  votta;  Alla  spicciolata, 

^,   Alla  spezzata.  Alla  sfilala,  A  pochi  per  volta. 

A.  porta;  In  grado,  In  istato,  Nel  caso.  Posto 
avv.  coi  V.  Essere  o  Non  Essere,  vale  Essere 
0  Non  essere  in  istato,  in  grado,  in  possibilità 
di  dire,  di  fare,  ecc.  V.  A-o  caxo. 

**A.  portopig-liéug-g-io  avv.  A  caldino, 
A  solatìo.  Al  sole:  Accompagnato  col  v.  Stare, 
vale  Stare  dove  batte  il  sole  affine  di  riscaldarsi, 
Assonnarsi. 

A.  possesso  (Andd);  Andare  al  possesso. 
Adire  V.  Andd. 

A.postatà  V.  n.  Apostatare  :  Rinunziare  alla 

„   sua  fede.  Partirsi  dalla  sua  religione. 

A  posti^g:ionn-a  (Stiva);  Stivai  duro, 
Slival  da  postiglioni  V,  Stivd  (nome). 

A.  postisso  avv.  A  posticcio,  Disacconcia- 
mente, Con  negligenza;  e  talora  Finlamente. 

A.  posto;  A  posto.  Posto  avv.  col  v.  Mettere, 
vale  Allogare,  Collocare  le  cose  dove  richiede  l'or- 
dine e  il  luogo  ad  esse  destinato. 
§  Tegni  e  moen  a  posto  ;  Tener  le  mani  a  sé  V. 
A  léugo. 

Apostrofa  v.  a.  Apostrofare:  Propriam.  Porre 
nella  scrillura  apostrofi,  Segnare  con  apostrofi, 
t)  Figurai,  vale  Pungere,  3Iotteggiare,  Proverbiare, 
Dir  villanie  ad  alcuno. 

■A-ppàdò  s.  m.  Paratore  :  Quell'artefice  che  in 
occasione  di  feste  o  sacre  o  profane  adorna  con 
festoni ,  drappi ,  arazzi  ed  altro ,  le  chiese  o  i 
luoghi  dove  si  fa  la  festa.  Dicesi  anche  Festa- 
iuolo e  Festaiolo;  ma  questi  è  prcpriam.  Quegli 
che  intraprende  e  dirìge  gli  apparali  delle  feste. 

iA.ppci>egria  Y.  a.  Apparecchiare,  Preparare, 


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ÀPP 


Apprestare,  Approntare,  Allestire,  Ammaniiare, 
Amraannire:  Mettere  in  ordine,  in  pronto. 
S  Appaegidse  lì.  p.  Apparecchiarsi,  Approntarsi, 
Ammannarsi,  Ammannirsi,  Mettersi  all'ordine,  ecc. 

A-ppaeg-io  s.  m.  Apparecchio,  Apparecchia- 
mento, Apparato:  Preparamento  di  tutti  gli  og- 
getti necessari  per  lo  più  di  festa  o  di  convito, 
«t  Apparecchio,  Preparazione:  Nelle  Arti  pigliasi 
d'ordinario  per  L'effetto  delia  saida,  colla,  gomma 
od  altra  materia,  colla  quale  si  fanno  lisci  i  panni, 
le  tele  o  simili  all'uscire  della  fabbrica,  per  cui 
restano  incartali  e  lucenti  ;  il  che  comun.  chiamasi 
Cartone,  onde:  Dà  l'appaegio;  Dar  il  cartone, 
Rincartare,  cioè  Dare  l'apparecchio ,  il  lustro,  ec. 
«  Apparato  ed  Apparecchio.  T.  chim.  Così  dicesi 
ne'  Laboratori  di  Chimica  o  ne'  Gabinetti  di  Fisica 
Tutto  ciò  che  serve  a  denotare  un  sistema  di  vai  i 
ordigni,  macchine  e  strum.  necessari  per  intrapren- 
dere e  condurre  a  termine  un  qualche  esperimento. 

Appa^g-à  V.  a.  Appagare,  Render  pago.  Soddis- 
fare, Contentare,  Acquietare. 
S  Appagàse  n,  p.  Appagarsi,  Soddisfarsi,  Conten- 
tarsi, Acquietarsi,  Acquiescere. 
n  —  de  raxòn;  Pagarsi  di  ragione:  Cedere  alla 
ragione,  Acquietarsi. 

A.ppa.iza.iiòix  add.  Zotico,  Tànghero,  Tozzo, 
Grossolano:  Di  maniere  scortesi  e  villane. 

A.ppa.llià/  v.  a.  Palliare,  Colorare,  Mascherare 
V.  Pallia. 

A-ppaltatò  s.  m.  Appaltatore  :  Quegli  che  pi- 
glia in  appalto;  e  comunem.  Impresario,  Impren- 
ditore V.  Impresalo. 

A.ppalto  s.  m.  Appalto:  Quell'incetta,  e  più  pro- 
pritìm.  Quel  monopolio,  per  mezzo  del  quale  una  o 
più  persone,  unite  in  società,  si  fan  soli  padroni  di 
un  traffico,  d'una  mercanzia,  ecc.  per  venderla  al 
prezzo  che  loro  piace  d'imporre,  pagando  perciò 
al  pubblico  0  al  principe  una  somma  determinala. 
I)  Appalto.  É  anche  un  Contralto  sinallagmatico,  il 
quale  ha  luogo  quando  si  commette  ad  alcuno  di 
fare  un  lavoro  mediante  un  prezzo,  e  ciò  sia  che 
questi  somministri  soltanto  l'opera  od  anche  la  ma- 
teria; e  diccsi  anche  Impresa  V.  Impreiza, 
%  Dà  in  appalto; Bar  l'appalto  o  in  appalto.  Ap- 
paltare: Concedere  altrui  i  dazi  pubblici,  acciocché; 
pagandone  una  somma  determinata  di  danaro  li 
riscuota  a  suo  rischio. 
S  Piggià  in  appalto  ;  Pigliar  l'appalto  o  in  appalto. 

A-ppauà  v.  a.  Panare:  Rivoltare  carne  o  altro 
nel  pane  tritalo  in  mortajo  o  si)riciolato  nella 
grattugia,  per  poi  friggerla. 

.A.ppa.xióii  p.  pass.  Panalo. 
S  .^gua  appanà;  Acqua  panata  V.  jEgua. 

A-ppannà  v.  a.  Appannare:  Coprir  come  di 

un  panno,  facendo  perder  la  lucentezza  ai  vetri, 

ai  metalli  e  altre  cose  lucide  alitandovi  dentro 

0  altrimenti, 

n  Appannare,  fìgur.  si  dice  dell'Offuscare  la  vista, 

ed  anche  il  lume  dell'intelletto. 
%  Appannàse  n.  p.  Appannarsi. 

A-ppara  v.  à.  Paiare,  Addobbare:  Ornare  con 

parato  le  pareti  dei  templi  o  delle  case. 

%  Apparàse   n.  p.  Pararsi.    Dicesi  dei  Sacerdoti 

quando  si  adornano  dei  paramenti  sacerdotali  per 

celebrarla  messa  o  per  altra  funzione  ecclesiastica. 

A.ppax*ato  s.  m.  Apparalo:  Apparecchio  for- 
male per  qualche  pubblica  festa,  solenne  azipne 
0  altra  cosà  importante. 


Il  Apparato  e  Apparecchio  V.  Appaegio  nell'ultimo 

significato. 
Il  Parato,  Paramento,  Paratura,  Addobbo:  Quegli  or- 
namenti 0  drappi,  co' quali  si  adornano  le  pareli 
dei  templi  o  delle  case  per  qualche  festa. 

A-pparensa  s.  f.  Apparenza  :  Quello  che  ap- 
parisce ed  è  in  vista. 
II  Apparenza,  per  contrapposto  di  Realtà,  Sostanza; 
ed  usasi  per  lo  più  in  cattivo  senso:  A  l'è  tutta 
apparensa;  Ell'è  tutta  apparenza, 
u  —  Aspetto,  Sembianza,  Vista. 
Il  —  Finzione,  Simulazione,  Velo,  Manto. 
3  All' apparensa;  In  apparenza.  Apparentemente. 

Posto  avv.  Per  quel  che  appare  in  vista. 
g  De  beli' apparensa  ;  Di  bell'aspetto,  Di  bella  pre- 
senza. Appariscente,  Compariscente,  Vistoso,  Vago, 
Avvenente,  Bello. 
§  L'apparensa  a  l'inganna;  L'apparenza  inganna. 
Prov.  e  vale  Non  bisogna  fermarsi  a  ciò  che  mo- 
strano al  di  fuori  le  persone  e  le  cose  per  co- 
noscerle bene. 
§  Salva  /'ap^jorerasa;  Salvar  l'apparenza:  Condursi 
in  modo  che  nulla  appaja  meritevole  di  biasimo. 

-A-pparì  v.  n.  Apparire,  Comparire,  antic.  Ap- 
parére,  Comparére  :  Farsi  vedere,  Presentarsi  alla 
vista  altrui. 
I)  Apparire,  Comparire,  per  Mostrarsi  all'  improv- 
viso: G/i'é  apparso  a  Madonna;  Gli  apparve  la 
Madonna. 

A-pparizión  s.  f.  Apparizione,  Apparimento, 
Comparsa,  Comparizione  :  L' apparire. 

Appartamento  s.  m.  Appartamento,  dì- 
min.  Appartamentino:  Aggregalo  di  più  stanze  che 
formi  abitazione  libera  e  separala  dal  resto  della 
casa.  -  Quartiere,  dimin.  Quartierino:  Aggregato 
di  più  stanze  a  uso  di  abitarvi  una  o  più  persone 
insieme,  ma  che  per  lo  più  fa  parte  d'altra  mag- 
giore abitazione,  né  ha  cucina  in  sé. 

A-ppartàse  n.  p.  Appartarsi,  Tirarsi  da  parte. 
Segregarsi,  Separarsi,  Dipartirsi,  Sceverarsi,  Sco- 
starsi, Allontanarsi,  Cansarsi. 

Apparteg-ni  v.  n.  Appartenere,  Esser  pro- 
prio. Spettare  ;  e  talvolta  Risguardare,  Concernere, 
Toccare,  Convenirsi,  ecc. 

Apparto!  v.  a.  Partorire  e  Parturire,  e  nel 
volgo  fior,  anche  Scodellare:  Dar  in  luce  o  al 
mondo.  Sgravarsi  d'un  bambino.  Divenir  madre; 
altrim.  Infantare,  ma  é  voce  antica  e  francese. 

Appartóxi  add.  Appartalo,  Separato,  Diviso, 
Discostalo,  Riposto. 

Appasciouàse  n.  p.  Appassionarsi,  Impàs- 
sionarsi.  Passionarsi  :  Prendere  passione  o  dolore 
di  checchessia. 

Appascionòu.  p.  pass.  Appassionato,  Pas- 
sionato, Impassionato:  Preso  da  passione;  e  sem- 
plicem.  Afflitto,  Malinconico,  3Ieslo. 

Appàtana  (JEguaj;  Acqua  borra,  Acqua  li- 
macciosa, fangosa  V.  jEgua. 

Appattase  n.  p.  Pattare,  Impattare,  Far  patta 
0  pace:  Pareggiare  le  partite.  Non  vincere  e  non 
perdere;  e  dicesi  comunem.  del  giuoco. 
Il  Rifarsi,  Rivalersi,  Ricattarsi,  Vendicarsi,  Far  ban- 
diera di  ricatto. 

S  Nò  se  péu  né  vince  né  appalta;  Non  si  può  né 
vincerla,  né  pattarla,  vale  Non  restar  superiore, 
né  nel  pari,  ma  al  di  sotto. 

Appattumio  add.  Cupo,  Pensoso,  Taciturno, 
Serio,  Malinconico. 


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Appaxenta/  v.  a.  i^ppaciarc,  Pacificare,  Pa- 
ciare,  Acchetare,  Tranquillare,  Calmare,  ecc. 
S  Appaxentàse  n.  p.  Appaciarsi,  Pacificarsi,  Tran- 
quillarsi, Calmarsi:  Deporre  lo  sdegno,  la  col- 
lera, il  furore. 

-A.ppellase  n.  p.  Appellarsi.  T.  ^imr.  Richia- 
marsi da  una  semenza,  e  domandar  nuovo  giu- 
dizio a  giudice  superiore. 

A.ppello  s.  m.  Appello,  Appellazione.  T.  giur. 
Azione  di  ricorrere  a  un  tribunale  superiore  per 
far  riformare  o  cassare  un  giudizio  profferito  da 
un  tribunale  inferiore, 
ti  Chiamata,  e  nell'uso  anche  Appello.  T.  mil.  Bat- 
tuta di  tamburo  o  Quel  suono  di  tromba,  al  quale 
si  raccolgono  i  soldati  in  un  luogo  determinato 
per  la  mostra  o  rassegna,  o  per  chiamarli  a  bat- 
taglia, onde:  Fa  l'appello;  Fare  o  Battere  la 
chiamata,  Far  l'appello,  vale  Chiamar  i  soldati 
pei  motivi  sopraddetti. 
Il  Chiama,  e  nell'uso  anche  Appello:  Quello  che  si 

fa  dai  professori  alle  scuole. 
%  Corte  d'appello;  Corte  d'appello  V.  Córte. 

**  A-Ppenaccóu.  V.  Appaizanóu. 

appende  v.  a.  Appendere,  Sospendere:  Ap- 
piccare in  allo;  e  talora  per  Impiccare. 

Appenn-a  avv.  Appena,  A  pena.  Soltanto,  So- 
lamente; e  talvolta  accompagnalo  col  Che,  vale 
Subito  che,  Tostochè,  Non  appena,  Quando. 

•A-ppennella  ùnn'àncoa;  Appennel- 
lare  o  impennellare  un'ancora.  T.  mar.  É  dar 
fondo  ad  un'ancora  piccola  davanti  ad  una  mag- 
giore, a  cui  questa  è  unita,  per  dividere  il  suo 
sforzo,  e  ritenerlo  nel  caso  che  fosse  per  arare; 
ciò  che  si  pratica  quando  si  prevede  cattivo 
tempo  0  aumento  di  vento. 

Appensase  n.  p.  Appensarsi,  Por  mente, 
Far  allenzione,  Metter  pensiero.  Pensare. 

A.ppeìStà  V.  a.  Appestare,  Ammorbare  V.  Ac- 
còntaggià,  Impesta. 

A-ppeti  V.  a.  Appetire,  Appétere,  Bramare, 
Desiderare. 

A-ppetitto  s.  m.  Appetito,  per  corruz.  Appi- 
tito,  e  per  ischerzo  Appipito  :  Desiderio  di  cibo. 
Appetito  differisce  da  Fame.  La  Fame  ha  più 
propriam.  relazione  al  bisogno  d'alimentarsi,  sia 
che  venga  da  troppo  lunga  astinenza,  sia  che  na- 
sca dalla  voracità  naturale  dell'animale.  L'Appetito 
ha'più  di  relazione  al  gusto,  ed  ha  la  sua  causa 
nella  disposizione  che  hanno  gli  organi  a  trovare 
del  piacere  nel  mangiare,  unita  ad  una  grande 
capacità  di  stomaco. 
S  Agùssà  l'appetitto;  Aguzzare,  Conciliare,  Ecci- 
tare, Stuzzicare,  Solleticare,  Provocare  l'appetito. 
S  B5n  appetitto;   Buon    appetito:  Augurio   solito 
farsi  a  chi  s'appresta  a  mangiare  o  sta  mangiando. 
S  Pe-a  fabbrica  dell' appetitto;  A  prò  del  pentolino. 
S  Perde  l'appetitto;  Perdere  rapi)etito,  il  cibo,  il 
mangiare. 

Appetittoso  add.  Appetitoso,  Appetitivo, 
Ghiotto,  Gustoso:  Che  desta,  aguzza  ed  eccita 
l'appetito  nel  mangiare. 

Appicca  V.  a.  Impiccare,  Appiccare,  Appen- 
dere, Impendere,  Sospendere,  Aorcare,  Inforcare, 
e  scherzevolm.  Mandare  in  Piccardia:  Sospendere 
alcuno  per  la  gola  con  laccio  o  capestro  sulle 
forche  per  dargli  la  morte. 
§  Appiccdse  n.  p.  Impiccarsi,  Appiccarsi,  Appen- 
dersi, Impendersi. 


AppillA.  V.  a.  Accalastare:  Far  calasfa,  e  dicesi 
propriam. delle  legna,  ma  persimilit.  anche  d'ogni 
altra  cosa  che  si  ammassi  o  si  ammonti:  allrim. 
Abbarcare,  Abbicare;  quest'ultima  voce  usasi  per 
Ammucchiare  i  covoni. 

A.ppillotta  V.  a.  Appiccicare:  Fare  con  astu- 
zia che  alcuno  pigli  sopra  di  sé  la  cura,  il  pen- 
siero, il  carico  d'una  persona  o  d'una  cosa. 

A.ppissà  o  fèug-o  ;  Appicciare  o  Appic- 
care il  fuoco,  vale  Accenderlo. 
Il  Smoccolare,  parlandosi  di  Lume  V.  Ammacca. 

-A-ppissùo  add.  Acuminato,  Appuntato,  Pun- 
tuto,  Puntaguto;  quest'ultima  voce  è  disusata: 
Acuto  in  punta. 
§  Naso  appissiio;  Naso  appuntato. 

Appittettoa  add.  Picchiato,  Picchiettato, 
Brizzolato,  Indanajato  V.  Pitfettóu. 

A-ppittòà  i  òxelli;  Allettare:  Avvezzare 
a  beccare  il  cibo  agii  uccelli;  che  anche  dicesi 
Tirarli  su  a  beccatene. 
§  Appittoàòe  ùnn-a  persònn-a;  Adescare,  Allel- 
lare,  Ammoinare  e  Ammuinare  :  Incitare  o  Trarre 
uno  alle  sue  voglie  con  lusinghe,  carezze  o  inganni. 
Dal  francese  Appdter. 

A.ppixona  v.  a.  Appigionare,  Affittare  :  Dare 
a  pigione  o  a  fitto.-  Appigionare  si  applica  più  pro- 
priam. all'affìtto  delie  case  o  altri  luoghi  d'abita- 
zione e  di  stazione;  Affittare  è  più  generico,  e  di- 
cesi di  terreni,  mobilie,  abiti,  ecc. 

ApplaiKii  V.  a.  Applaudire,  Applaudere,  Plau- 
dire:  Far  applauso  o  plauso,  per  Io  più  battendo 
le  mani  ;  e  talvolta  per  Commendare,  Encomiare. 

Applica  V.  a.  Applicare,  Apporre:  Adattare 
una  cosa  sopra  un'altra  in  modo  che  sia  a  con- 
tatto; e  dicesi  anche  dei  rimedi  esterni. 
Il  Applicare  per  Assegnare,  Destinare  :  L'han  appli- 
cóu  a-o  Ministero;  Lo  applicarono  al  Ministero. 
11  —  per  Riferire  una  cosa  ad  un'altra.  Farne  la 
applicazione. 

—  iìnn-a  penn-a;  Applicare  una  pena,  vale  Inflig- 
gere una  pena  dalla  legge  prestabilita  ad  un 
dato  delitto. 

—  ìin  pugno,  un  scciaffo,  ecc.  ;  Accoccare,  Abbrie- 
care,  Appoggiare,  Appioppare,  Appostare,  Sciori- 
nare, Girare  un  pugno,  uno  schiaffo  e  simili, 
vale  Darlo,  Blenarlo.. 

§  Appiicdse  n.  p.  Applicarsi  :  Darsi  o  Mettersi  a 
qualsiasi  cosa  con  tutto  l'animo;  ed  anche  Stu- 
diare con  attenzione. 
ApplicaziÓM.  s.  f.  Applicazione,  Applica- 
mento.  Adattazione*:  L'azione  di  applicare,  di 
adattare  una  cosa  a  un'altra,  accostandola  sì  che 
resti  aderente;  ed  anche  per  Relazione  d'una 
cosa  ad  un'altra. 

Il  Applicazione,  figur.  Quell'operazione  dell'intel- 
letto, il  quale  è  intento  allo  studio  di  qualche  cosa. 
A-ppog'g'ià  V.  a.  Appoggiare  V.  Arremba. 

Il  Appoggiare,  per  Convenire,  Acconsentire,  Pre- 
star assenso.  Approvare. 

Il  Poggiare  v.  n.  T.  mar.  Navigare  colla  nave  che 
penda  ov'è  legata  la  poggia,  cioè  a  destra,  il  che 
si  fa  quando  il  vento  trae  da  sinistra,  ed  è  pro- 
priam. contrario  di  Orzare,  Andare  a  orza,  che  è 
Navigare  colla  nave  pendente  a  sinistra,  e  avviene 
quando  il  vento  spira  da  destra. 

—  a  labarda;  Appoggiar  la  labarda,  figurai,  vale 
Andar  a  mangiare  a  casa  altrui  senza  spendere. 

—  ùnn-a  persònn-a,  wm-a  raccomandaniSn,  ecc.; 


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Appoggiar  uno,  una  raccomandazione,  un  ricorso 
e  simili,  vaie  Raccomandarlo,  Caldeggiarlo. 
§  Appoggiàse  n.  p.  .Appoggiarsi  :  Posarsi  su  chec- 
chessia, Valersi  di  checchessia  per  sostegno. 

—  a  ùnn-a  persónn-a;  Appoggiarsi  a  uno,  figurai, 
vale  Chiedergli  appoggio,  protezione,  ajuto. 

—  in  scià  mùagia  do  vexin;  Appoggiarsi  sul  muro 
del  vicino,  vale  Appoggiare  il  suo  edilìzio  al 
muro  di  proprietà  del  vicino. 

■A-ppog-g-iatùa  s.  f.  Appoggiatura.'^,  mus. 
É  una  Nota  adiacente,  preceduta  da  una  nota 
qualunque,  ed  anco  da  una  pausa,  ma  seguita  da 
una  nota  armonica,  a  cui  deve  aderire. 

A-ppog-g-io  s.  m.  Appoggio  :  Qualunque  cosa 
serva  di  sostegno  a  checchessia;  e  metaf.  Ajuto, 
Sostegno. 

A-ppoDunellà  v.  a.  Abbottonare:  Fermare 
con  bottoni  V.  Appunta  nel  1°  significato. 

A-ppoiMLinellòu.  p.  pass.  Abbottonato  :  Fer- 
mato con  bottoni. 
S  Bòcchin  appommellóu;  Bocca  da  sciorre  aghetti 
V.  Bòcchin. 

•A-ppomiixóvi  add.  Non  isbucciato,  Chiuso;  e 
dicesi  di  fiori. 

A.pp5iid.ev.  a.  Piantare  V.  Acciantà  nelfsign. 
«  Affondare,  Intromettere,  Introdurre:  Cacciare  al- 
cuna cosa  in  un'altra  con  qualche  violenza  per 
farla  penetrare  quanto  si  vuole. 
S  Appòndise  in  ta  bratta;  Ammemmarsi,  Am- 
melmarsi, Affogarsi  nella  melma,  Impantanarsi. 

■A-pposta  avv.  A  posta,  A  bella  posta,  A  bello 
studio,  A  bel  diletto,  Appositamente,  Appostata- 
mente,  Espressamente. 

Afppostà  avv.  Appostare,  Far  la  posta.  T.  cacc. 
Posta  è  Quel  luogo  dove  si  suol  porre  il  caccia- 
tore attendendo  che  passino  le  fiere  cacciate  che 
vuol  pigliare  V.  Andd  a  posta  in  Andà. 

-A-ppòtronise  n.  p.  Impoltronire,  Anneghit- 
tirsi, Impigrire,  Infingardire,  Infingardirsi:  Divenir 
lento,  negligente,  infingardo. 

A.ppottifràse  n.p.  Impelagarsi,  Incarognirsi, 
Incarognarsi ,  Intabaccarsi  :  Perdersi  o  Radicarsi 
profondamente  in  checchessia,  ma  per  lo  più  nel 
male. 

■A-Ppottignòix  àdd;  Cisposo,  Caccoloso;  e 
dicesi  degli  occhi  V.  Fuggi  pottini  in  Éttggio. 

■A-ppoacitamente  \.  Apposta  nel  1"  signif. 

•A-ppoxito  add.  Apposito,  Acconcio,  Opportuno. 

A.ppx*eiidista  s.  m.  Apprendista,  Appren- 
dente, Apprenditore  :  Colui  che  impara  o  si  eser- 
cita in  alcuna  professione. 

j(ìLppx*exiscióii  s.  f.  Apprensione,  Apprendi- 
mento, Sgomentamenlo,  Tema,  Timore,  o  piut- 
tosto il  primo  grado  del  timore. 
S  Mette  in  apprensciòn  ;  Dar  apprensione,  Metter 

in  apprensione:  Indurre  sospetto  o  timore. 
S  Std  in  apprensciòn;  Star  in  apprensione:  Du- 
bitar temendo. 

A.ppx*eseiitase  n.  p.  Presentarsi,  Appre- 
sentarsi  :  Recarsi  innanzi  alla  presenza.  Affac- 
ciarsi ,  Mostrarsi. 

A.ppretta  v.  a.  Pressare,  Impressare,  Impre- 
sciare.  Far  pressa.  Incalzare,  Atfrettare,  Costrin- 
gere, Sollecitare,  Stringere  fra  l'uscio  e  il  muro. 

A.ppréu.vo  prep.  Appresso,  Dietro,  Dopo,  A 
pruovo;  quest'ultima  è  voce  antiquata. 
«  Usato  come  avv.  di  tempo,  vale  Dopo,  Poscia, 
Di  poi,  Indi,  In  seguito. 


S  Andà  appréuvo;  Andar  appresso.  Andare,  Ve- 
nire 0  Tener  dietro.  Seguitare:  e  figur.  Segui- 
tare l'altrui  opinione. 

%  Andà  appréuvo  a-i  atri;  Andar  per  la  pesta, 
Andarsene  colla  piena,  Seguitar  la  comune.  Modo 
figur.  V.  Andd  co-a  corrente  in  Andà. 

%  Èse  appréuvo  a  fd  ùnn-a  cosa  ;  Esser  presso  0 
dietro  a  far  alcuna  cosa,  vale  Starla  facendo. 

§  Fase  ammià  appréuvo;  Farsi  scorgere:  Dar  da 
dire  0  da  parlar  di  sé.  Dar  che  dire.  Far  dire 
di  sé  0  de'  fatti  suoi.  Far  dire  altrui  o  la  gente. 

§  Pcrdise  appréuvo  a  unn-a  personna;  Intabac- 
carsi, Incapestrarsi  d'amore.  Esser  bacato  o  in- 
tabaccato d'una  persona.  Perdersi  dietro  ad  essa: 
Invaghirsene  perdutamente. 

§  Sta  appréuvo  a  ùnn-a  personn-a;  Star  dietro 
0  alle  spalle  d'uno,  Serrare  i  panni  o  il  panno 
addosso  alcuno.  Essergli  alle  costole:  Essergli 
sempre  dattorno,  Sollecitarlo,  Stimolarlo  per  con- 
seguire checchessia. 
-^PP'^®^^  V.  a.  Apprezzare,  Prezzare,  Stimare, 

Valutare  V.  Stimma. 
A:pproana  v.  a.  Propagginare.  T.  d'agric. 
Coricare  sotterra  i  rami  delle  piante  e  i  tralci 
della  vite  senza  tagliarli  dal  loro  tronco,  affin- 
chè faccian  pianta  e  germoglino  per  se  stessi. 
A-pprofitta  V.  n.  Approfittare,  Profittare:  Fare 
0  Trarre  profitto,  Far  progresso.  Acquistare,  Gua- 
dagnare, Avanzarsi. 

§  Approfittàse  n.  p.  Approfittarsi,  Prevalersi,  Gio- 
varsi: Non  perder  l'occasione. 
A.pprofV>iidl£  v.  a.  Approfondare,  Approfon- 
dire, Profondare:  Scavar  a  fondo,  Far  più  pro- 
fondo. 

§  Approfondìse  n.  p.  Approfondarsi,  Approfon- 
dirsi, Profondarsi;  figurat.  vale  Internarsi,  Spe- 
culare addentro,  Andare  al  fondo  delle  cose,  Stu- 
diar a  fondo. 
-A-ppropria  v.  a.  Appropriare,  Appropiare: 
Far  proprio,  Recare  in  proprietà.  Attribuire. 

§  Appropriàse  n.  p.  Appropriarsi,  Farsi  proprio, 
Impadronirsi,  Far  suo.  Attribuirsi,  Arrogarsi. 
Appro8ciiM.ase  n.  p.  Approssimarsi,  Av- 
vicinarsi, Accostarsi;  Farsi  dappresso, davvicino. 

§  Chi  rie  dò  ma  di  atri,  ò  so  ò  se  gh'approsrima; 
Chi  ride  del  mal  d'altri,  ha  il  suo  dietro  l'uscio. 
Prov.  di  chiaro  significalo. 
A-pproseimativament©  avv.  Appros- 
simativamente, Per  approssimazione,  Poco  presso, 
A  un  di  presso,  Quasi. 
ApproviÈt  V.  a.  Approvare:  Giudicar  per  buono. 
Tener  per  buono  o  per  vero.  Ricevere,  Accettare. 

»i  Approvare,  per  Autorizzare,  Ratificare,  Conva- 
lidare, Confermare. 
A.ppro"«^azi5ii  s.  f.  Approvazione,  Approva- 
mento.  Assenso,  Consenso,  Annuenza. 

1)  Approvazione,  per  Autorizzazione,  Confermazione, 
Ratificazione. 

»i  —  Talvolta  per  Applauso,  Aggradimento. 
A-pprowixiona  v.  a.  Approvvigionare, 
Approvvisionare:  Provvedere,  Far  le  necessarie 
provviste.  Fornir  di  vettovaglie.  Vettovagliare. 
A.ppro'wixionam.ento  s.  m.  Approv- 
vigionamento, Approvvisionamento ,  Provvista, 
Provvedimento,  Vettovaglia,  Annona.  Dicesi  co- 
munem.  per  la  Fornitura  o  Provvista  di  viveri 
0  d'altre  cose  necessarie  alla  sussistenza  d'una 
città  0  d'un'armata. 


APR 


AQU 


65 


^ppullii  V.  a.  Infradiciare ,  Infracidare,  Fra- 
dieiare,  Immollare:  Bagnare  eccedentemente  da 
capo  a  piedi. 
S  AppuUóu  p.  pass.  Fracido,  Fradicio,  Fracido  mezzo, 
Bagnato  fracido,  vale  Eccedentemente  molle  e 
bagnato. 

appunta.  V.  a.  Abbottonare,  Allacciare,  Af- 
fibbiare, Aggangherare:  Fermar  con  bottoni,  con 
laccio,  con  fibbie,  con  gangherelle  (corcclti). 
«  Appuntare,  Far  punto.  In  terni,  di  Comm.  vale 
Sosprndere  le  operazioni  mercantili  per  riparare 
danni  avvenuti  o  pericolo  di  fallimento. 
1'  Sequestrare:  Fermar  un  oggetto  prezioso,  ricor- 
rendo agli  orafi  perchè  ne  siano  avvertiti  e  ri- 
tengano la  cosa  di  mal  acquisto. 

—  0  cannòn;  Puntare  il  cannone  :  Disporlo  in  modo 
che,  sparato,  colpisca  l'oggetto  cui  sha  in  mira. 
Parlandosi  di  .Moschelteria,  direbbesi  Mirare. 

—  0  fèuggio  ;  Impuntare  il  foglio.  T.  stamp.  Met- 
ter nel  punto  il  foglio  da  stampare. 

—  ùnn-a  carta;  Puntare  una  carta.  T.  di  giuoco, 
lo  stesso  che  Tassarla. 

—  ùnn-a  parolla;  Soffrir  male  un  detto,  Restarne 
offeso. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Appuntar  uno  :  Far  nota  di 
Chi  non  è  andato  a  far  l'ufficio  suo,  per  rite- 
nergli il  premio,  e  fargli  pagar  la  pena;  il  che 
si  dice  anche  Dargli  un'appuntatura. 

g  Appuntdse  n.  p.  Abbottonarsi,  Allacciarsi,  ecc. 
V.  sopra  Appunta  nel  1°  signif. 

n  Appuntarsi,  Arrestarsi,  Affermarsi,  dicesi  di  una 
cosa  che  scorra  e  che  per  qualche  accidente  si 
fermi  nel  corso;  e  parlandosi  della  corda  della 
carrucola  (laggiù),  quando  uscita  dalla  gola  della 
girella  più  non  iscorre,  "dicesi  Incarrucolarsi. 

I)  Adontarsi,  Offendersi,  Arrecarsi  o  Aversi  a  male, 
Tenersi  offeso. 

—  in  (ò  parla  o  in  lo  leze;  Impuntare  o  Incoccarsi 
nel  parlare  o  nel  leggere;  si  dice  di  Colui  che 
nel  parlare  o  nel  leggere  s'arresta  ed  inciampa. 

—  6  bòccòn  in  ta  gòa;  Far  nodo  alla  gola.  Sen- 
tirsi far  nodo;  dicesi  d'un  Boccone  che  si  fermi 
in  gola  0  slenti  ad  andar  giù. 

A-ppunto^meiito  s.  m.  Posta,  e  nell'uso 
anche  Appuntamento:  Accordo  o  Convegno  fra 
due  0  più  persone  di  trovarsi  in  luogo  stabilito 
e  ad  ora  determinata,  onde:  Dòse  l'appunta- 
menlo;  Darsi  la  posta,  vale  Fermar  luogo  e  tempo 
per  checchessia. 
11  Appuntamento,  per  Stipendio,  Paga,  Onorario, 
Assegnamento,  Provvisione,  Mercede. 

Appuiitatùa  s.  f.  Appuntatura:  L'appuntare. 

-A^ppuntella  v.  a.  Puntellare,  Appuntellare: 
sostener  con  pu.telli;  ed  anche  Metter  uno  o  più 
puntelli. 

-A-ppuntin  avv.  Appuntino,  Appunto,  Per  ap- 
punto, A  filo,  A  sesta,  A  capello,  A  pelo,  A 
penna  e  calamajo,  Per  filo  e  per  segno,  \è  più 
in  qua  né  più  in  là,  i\'è  più  su  né  più  giù, 
^è  troppo  né  poto,  iNè  più  né  meno.  Esalta- 
mente, Precisamente,  Compiutamente, 
g  Saveì  ùnn-a  cosa  appuntin;  Aver  una  cosa  per 
alfabeto,  vale  Saperla  appuntino. 

A.ppuso  p.  pass.  Piantalo,  Affondato  V.  Ap- 

^   pònde. 

A.  préuva;  A  prova  o  Alla  prova.  Posto  avv. 
col  V.  Dare,  vale  Dar  checchessia  altrui  perchè 
ne  faccia  esperimento. 

Casaccia,  Dùtionario  Genov^i.-'-TMìano. 


S  Mette  a  préuva;  Mettere  a  prova  o  alla  provi , 

vale  Provare,  Sperimentare. 
§  Piggid  à préuva;  Tèrrea  prova,  vale  Prendere 
checchessia  sotto  condizione  di  farne  prova,  spe- 
rimento, cimento. 

A.  x>réu.va  de  l>5ml>a;  A  bòtta  di  bomba. 
Dicesi  di  Quegli  edifizii,  di  quelle  opere  di  for- 
tificazione, di  quelle  armature  difensive  che  resi- 
stono alle  bòtte  della  bomba;  e  figurai,  si  dico 
anche  di  Persona  incorruttibile,  fedele,  costante, 
ecc.  cioè  Capace  a  resistere  a  qualunque  assalto, 
prova  0  cimento. 

A.  prexo;  A  buon  mercato,  A  buon  prezzo, 
A  basso  prezzo,  Per  basso  prezzo. 

—  fisso;  A  prezzo  fìsso  o  fermo,  e  nell'uso  tose.  A 

^   prezzo  fatto,  vale  A  prezzo  inalterabile. 

A.  pi^iiniiia  m.  avv.  Alla  prima,  -\lla  bella 
prima,  Al  bel  primo,  Sulle  prime.  Di  primo  ac- 
chito, Dapprima,  A  prima  giunta.  Di  primo  tratto. 
Di  subito.  Subito  subilo. 

A.  priinin'aspetto  V.  A  primma  vista. 

A  pr'iiniiia  vista  m.  avv.  A  prima  vista, 
A  primo  colpo,  X  prima  fronte,  A  prima  giunta, 
A  prima  mano,  Da  principio.  Sul  bel  principio. 
Alla  bella  prima.  Dapprima,  Primieramente,  ecc. 

A  priònns»;  A  sassate,  A  colpi  di  sassi.  Po- 
sto avverb.  coi  v.  Mettere  o  Pren-Jere,  vale  Per- 
cuotere altrui  a  colpi  di  sassi;  e  col  v.  Fare, 
vale  Percuotersi  vicendevolmente  co'  sassi. 

A  proporzión  m.  avv.  A  proporzione,  A 
misura  che,  Di  mano  in  mano. 

A  propoxitA  ;  A  proposito.  Posto  avv.  coi 
V.  Arrivare,  Cadere,  Tornare,  Venire  e  simili, 
vale  Arrivare,  Cadere,  ecc.  in  acconcio,  in  ta- 
glio, acconciamente,  opportunamente,  adatta- 
mente, ecc. 
§  A  propoxito  !  A  proposilo  !  Oh  appui.to  !  Ora 
che  mi  risovviene...  Locuzione  rammcntativa  che 
s'introduce  assai  volte  ne'  discorsi,  come  sino- 
nima  di  Giacché  siamo  sul  proposito.  Giacché  cade 
a  proposilo  il  dire  e  simili. 
ig  Mal  a  propoxito  o  Fèua  de  propoxito;  Mal 
a  proposito,  A  sproposito,  Fuor  di  proposito,  A 
contrattempo,  In  mal  punto,  Fuor  di  luogo. 
§  Parlò  0  Hispónde  a  propoxito;  Faveilare  o  Ri- 
spondere a  proposilo,  vaie  Star  ne'  termini,  Ri- 
spondere secondo  la  materia  proposta. 

A  pu-flFo;  A  credito,  A  credenza.» Posto  avv. 
vale  Senza  sborso  istantaneo  del  danaro. 

A  pùg-ni  ;  A  pugni ,  Alle  pugna.  Posto  avv. 
col  V.  Fare,  vale  Percuotersi  vicendevolmente 
colle  pugna. 

A  punta  de  diamante;  A  punta  di 
diamante  V.  Diamante. 

A  punsBilanza  fZùgàj;  Faro  o  Giocare  a 
guaiicialiu  d'oro  V.  Zùgà. 

A  quaddretti;  A  scacchi.  Posto  avv.  vale 
A  forma  di  scacchi  o  di  quadrelli, 
g   Vedde  5  so  a  quaddrelti;  Vedere  il  sole  a  scac- 
chi, figurai,  vale  Fssere  in  prigione. 

A  quaterno  (Èsej;  Fssere  alla  candela,  al 
lumicino,  a'confitemini;  dicesi  dell'infermo  che 
sia  vicino  a  spirare, 
g  Mette  a  quaterno  ùnn-a  persònn-a  ;  Metter  uno 
alle  strette,  vale  Astringerlo  per  forza  a  fare  una 
cosa;  e  lahra  Rovinare,  Mandar  uno  in  preci- 
pizio, in  rovina.  Impoverirlo,  Ridurlo  all'eslre- 
mo:  M(e  figgio  o  in  ha  misso  a  quaterno  }  MÌO 


(^ 


ARA 


ARB 


figlio  mi  ha  rovinato,  mi  ha  mandalo  in  preci- 
pizio. 

A.  q.uattr'éug'g'i  ;  A  quattr'occhi,  A  teco 
meco,  lìocca  a  bocca,  Testa  a  testa.  Posto  avv. 
vale  Da  solo  a  solo  :  Bezéugna  che  ve  parie  a 
guattr'  éuggi  ;  Bisogna  che  io  vi  parli  a  quat- 
tr'occhi. 

A.  quattro  g-auasce  (Mangia);  Maci- 
nare a  due  palmenti,  Mangiare  a  crepapelle,  a 
crepapancia,  a  crepacorpo,  fuor  di  misura.  Me- 
nar le  mestole,  Talliare,  Cuffiare,  Scuffiare,  Di- 
luviare, 3Iorfire,  Sbasoffiare,  Pacchiare,  Strippare, 
Empier  il  buzzo  o  lo  Stefano,  Stivar  l'epa,  Ca- 
var il  corpo   di  grinze. 

A.  q^izattro  moeu;  A  quattro  mani.  T. 
niiis.  Aggiunto  di  Sonata  composta  per  essere 
eseguita  da  due  persone  sopra  un  medesimo  pia- 
noforte. 

A.  quest'òa;  A  quest'ora.  Posto  avv.  vale 
Ih  quost'ora.  Adesso. 

Aq^uila  s.  f.  Aquila:  Uccello  di  rapina  notis- 
simo, di  volo  rapido  ed  elevato,  di  coraggio  e 
forza  superiore  a  tutti  gli  altri  volatili,  per  cui 
fu  chiamato  il  re  de'  volatili.  É  dotato  d'una  vi- 
sta acutissima,  vive  sulle  alture  e  perseguita  gli  uc-  i 
celli  e  i  quadrupedi.  Le  quattro  specie  a  noi  note  \ 
sono:  L'Aquila  red,  AqnWa  reale  (Aquila  chry-  j 
saetos),  la  qual  abita  i  dirupi  delle  nostre  gio-  I 
gaje  e  vi  annida;  1'  Aquila  neigra,  Aquila  ana-  ; 
traia  (Aquila  naeviaj,  di  passaggio  fra  noi  senza   1 
porvi  nido;  l'Aquila  de  ma,  Aquila  di  mare, 
(Haliaetos  albicilla),  che  di  fftdo  arriva  alle  no-  ì 
stre   spiagge;  e   l  Aquila  pescajéua,  Falco  pe- 
scatore (Pandion  haliaetos),  che  all'inverno,  sog- 
giorna in  riva  dei  nostri  torrenti,  ma  non  è  ac- 
certato che  vi  annidi, 
g  Cria  comm'ùnn'aqiiila  ;  Gridar  a  testa  o  quanto 
se  n'ha  in  gola,  vale  Gridar  fortissimo,  a  più 
non  posso. 
S  Non  èse  ùnn'aquila  ;  Non  esser  un' aquila  ;  metaf. 
vale  Non  aver  grandissimo  ingegno,  Essere  di 
mediocre  ingegno. 

Aq^vLÌlirL  add.  Aquilino:  Aggiunto  a  Naso,  vale 
Adunco  a  somiglianza  del  becco  dell'aquila. 

Ai*a  V.  a.  Arare:  Rompere  e  Lavorar  la  terra 
coll'aratro  tiralo  da'  buoi  o  da  altri  animali. 

Ajra"l>ica  (Gomma);  Gommarabica  o  Gomma 
arabica  Y.  Gómma. 

A,  jrsB-p\na.to(Punlo);Vaxìlo  incrunato  V.Ptmfo. 

A  ràJtt'eg-lie;  A  ràffiche,  A  rèfoli,  A  folate. 
.  Posto  avv.  dicesi  del  Vento  allorché  viene  tutto 
ad  un  tratto,  soffia  con  impeto  maggiore  e  poi 
manca. 

Ajra^osta  s.  f.  Aliusla,  Arigusta,  Locusta  ma- 
,.  rina,  Langosta,  Astaco.  T.  ittiol.  Palinurus  vul- 
garis.  Specie  di  grosso  gambero  -marino,  di  corpo 
lungo,  quasi  cilindrico,  con  coperchio  rosso.  Pe- 
scasi abbondantemente  nella  Corsica  colle  nasse, 
.  e  talora  accidentalmente  colla  palamitara.  La  sua 
carne  è  mollo  stimata,  e  da  noi  tengonsi  som- 
mamente in  pregio  gl'individui  giovani,  siccome 
più  teneri  e  più  delicati,  che  ci  vengono  prov- 
visli  dai  pescatori  di  Boccadasse,  paesello  ma- 
rittimo nella  riviera  di  Levante. 

A  ranxmee  ;  A  scosse.  Posto  avv.  dicesi  della 
Pioggia  che  vien  giù  gagliardamente,  non  con- 
„  linua,  ma  a  riprese. 

A  -r&jxAsi,  avv.  A  randa,  Da  vicino,  Da  presso, 


Rasente,  Accosto,  Accanto,  Allato,  onde:  Amia 
0  Passa  a  randa;  Andare  o  Passare  a  randa. 
Rasentare,  vale  Accostarsi  in  passando  tanto  alla 
cosa  che  quasi  ella  si  tocchi. 

Arasso  s.  m.  Arazzo:  Panno  tessuto  a  figure 
per  uso  di  parare  e  addobbare  V.  Tappeto. 

Aratro  s.  m.  Aratro,  Aratolo  :  Strum.  campe- 
peslre,  col  quale  si  ara  la  terra. 

A  i*aviévi  (^Pjm^o^;  Punto  a  smerlo  V.  Punto. 

Arlba  s.  f.  Alba,  e  poelic.  Albóre:  11  tempo  in  cui 
si  scorgono  i  primi  albóri  della  luce,  Quel  chiarore 
che  appare  tra  il  mattutino  e  il  levar  del  sole. 
§  All'arba;  Sul  far  dell'alba.  Sullo  spuntar  del 
giorno,  in  sul  dì,  In  sul  far  del  dì.  Sul  romper 
del  giorno.  Allo  spuntar  dell'alba.  Di  buon  mattino. 

Arlba jéua  (Uga);  Uva  albarola  o  bianchetta 
V.  Uga. 

Arlbanella  s.  f.  Alberello,  e  in  qualche  parte 
della  Tose.  Alborella:  Vaso  più  o  meno  grande 
di  forma  cilindrica,  di  terra  invetriata  o  di  ve- 
tro, per  tenervi  conserve  e  altre  cose. 

Arlbaxiia  s.  f.  Brezza,  Brezzolina:  Venticello 

•fresco,  piacevole,  che  usasi  più  spesso  allo  spun- 

tai-  dell'alba,  e  anche  sulla  sera:  Aura,  Aurella. 

I!  Albagia,  Boria,  Altura,  Orgoglio,  antic.  Algaria, 

Alghei'ìa  V.  Sòsta. 

Arlbaxo  s.  m.  Albagio:  Sorta  di  pannolano  gro- 
solano,  che  suol  essere  bianco,  e  conserva  il  nome 
anche  negli  altri  colori;  allrim.  Arbascio. 

ArTbezza  v.  n.  Albeggiare:  Spuntar  l'alba,  Co- 
minciare a  farsi  giorno. 

Arlbicón.  (Figo)  ;  Fico  san-piero  V.  Figo. 

Arlbitrase  n.  p.  Permettersi  :  Pigliarsi  la  li- 
cenza, la  libertà, 'la  facoltà,  larbitrio,  Agire  ad 
arbitrio.  Farsi  lecito,  Osare. 

Arlbo  add.  Bianco ,  Candido ,  e  poetic.  Albo,  llavvi 
però  differenza  tra  Candido  e  Bianco.  Candida  è 
quella  cosa  che  insieme  alla  bianchezza  ha  un  certo 
splendore,  come  l'avorio;  fimncn  è  quella  che  non 
risplende,  come  la  neve. 

Arlbòs.m.  Albóre,  Bianchezza,  Candidezza,  Can- 
dore. Con  questa  differenza  che  Albóre  è  un  Sem- 
plice biancheggiamento  unito  a  splendore,  ma  più 
d'ordinario  esprime  Quello  splendore  bianco  di  1 
cielo  che  apparisce  quando  si  partono  le  tenebre 
della  notte;  fim«c/j(-'Z2;a  è  propria  m.  Il  color  bianco, 
quello  che  è  simile  alla  neve  ;  Candidezza  e  Can- 
dore dinotano  Bianchezza  unita  a  splendore  ed 
anche  Bianchezza  in  supremo  grado. 

ArTboa  s.  f.  Albera,  Alborella,  e  generalm.  Pioppo  : 
Albero  d'alto  fusto ,  che  fa  per  Io  più  lungo  i  fiumi 
ed  altri  luoghi  umidi  ed  arenosi ,  ove  cresce  ra- 
pidamente. Hav  vene  di  più  specie:  Il  Pioppo  bianco 
(Populus  alba) ,  detto  anche  Gàttice  e  Gàltero;  il 
Pioppo  nero  (P.  nigra);  il  Pioppo  tremolo  (P.  tre- 
mula),  detto  anche  Tremolo  o  Tremula,  perchè 
le  sue  foglie  sono  tremolanti  ad  ogni  leggerissin.a 
aura  che  spiri;  il  Pioppo  cipressino  o  libico  o  Al- 
bera pino  (P.  dilatata  vel  fastigiata).  Fiorisce  dal 
marzo  all'aprile;  e  il  suo  legno  (specialm.  quello 
del  pioppo  nero) ,  bianco ,  leggero  e  tenero ,  segasi 
in  tavole  per  fare  casse,  armadj  e  varii  lavori  di 
legnaiuolo  e  d'ebanista. 

Arlboa  v.  a.  Alberare,  Arborare,  Inalberare.  T. 
mar.  Alzar  all'aria  antenna,  insegna  o  simili  cose. 

Arlboatùas.  f.  Alberatura,  Arboratura.  T.  mar. 
Nome  collettivo  che  esprime  Tulli  gli  alberi  che 
sono  in  una  nave. 


ARC 


ARD 


67 


AjE*l»iita.xi  s.  m.  Buttafuori,  Venez.  Cazzafaori. 
T.  mar.  Lungo  bastone  o  pertica,  col  quale  si 
s'pinge  e  si  sostiene  il  fondo  dona  vela  fuori  del 
bastimento. 

A.rca<iia  s.  f.  Imbarazzo.  Voce  che  usasi  comu- 
nem.  da  noi  per  dinotare  un  Arnese  di  casa,  e 
particolarm.  armadio,  cassettone,  guardaroba  o  si- 
mile, il  quale  per  essere  di  soverchia  grandezza  e 
nel  tempo  slesso  di  forma  disadatta  e  tozza,  serve 
più  d'ingombro  che  d'ornamento  alla  stanza;  al- 
trimenti Masseriziaccia. 
S  Fd  ùnn'arcadia  de  parotle  ;  Far  una  lungagnata 
0  lungagnola  o  lungheria,  Far  una  stampita,  vale 
Far  un  discorso  lungo,  nojoso  e  spiacevole. 

A-rcàng-eo  s.  m.  Arcangelo  e  Arcangiolo:  Spi- 
rito celeste  d'un  ordine  superiore  a  quello  degli 
Angeli. 

A.i*ca<ta,  s.  f.  Arcala,  Arco,  Arcale:  Apertura  a 
guisa  d'arco.  -  Arcovata  dicesi  Una  serie  di  più 
archi  per  uso  di  acquidolti  e  simili. 

A-rcé  s.  m.  Arciere.  T.  milit.  Soldato  del  prevosto, 
al  quale  sì  commette  l'esecuzione  delle  pene  pro- 
nunziate contro  i  soldati  delinquenti. 

-A.rclxebu.xa.  s.  f.  Archibugiala  o  Archibusata, 
Fucilata,  Schioppettata  :  Colpo  d'archìbuso  o  simile. 

-A.rcli.elbu.xa  v.  a.  Archibugiare,  Fucilare  V. 
FuxiUà. 

-Aj^clxelbùxé  s.  m.  Archibugiere,  Archibusiere: 
Colui  che  lavora  gii  archibusi,  gli  schioppi  e  simili. 

HA.rclxelbu.xo  s.  m.  Archibugio,  Ardii  buso,  Ar- 
cobugio,  Fucile,  Schioppo:  Arma  nota  da  fuoco. 

A.rclxetta  s.  f.  Arcata:  Toccata  o  Colpo  d'arco 
sopra  le  corde  del  violino  o  simile;  allrim,  Ar- 
chfttnla. 

-A.rclxetto s.  ni.  Archetto. Dimin.  d'Arco:  Pic- 
colo arco. 
H  Archetto.  T.  magn.  Sorta  di  lima  piatta  e  sot- 
tile, fermala  in  telajetto  arcalo  di  ferro,  con  ma- 
nichetto  di  legno,  di  cui  si  servono  i  fabbri  per 
far  gì'  ingegni  (denli)  alle  chiavi. 

—  dò  frappali;  Archetto.  T.  magn.  Spranghetta  di 
ferro  fatta  ad  arco  e  immanicata,  alle  cui  estre- 
mità è  fermala  una  corda  di  minugia,  con  cui 
si  fa  girare  la  saetta  del  tràpano. 

—  dò  violili,  ecc.  ;  Arco,  Archetto:  SI  rum.  che,  cor- 
redalo di  setole,  serve  a  suonare  il  violino,  la 
viola  e  consimili  strumenti. 

-AjTolxig'g-éiia  s.  f.  Tagliamare.  T.  mar.  V. 
Taygiamà.- 

-A.rclxiòto  V.  sotto  Archimtto. 

-A.rclxitettà  v.  a.  Architetlare  :  Formare  nella 
mente  idi  a  o  modello  propriam.  d'edilìzi  ;  e  por 
similit.  di  macchine  o  d'altro,  secondo  le  regole 
dell'architellura. 

n  Architettare,  per  semplicem.  Disporre,  Ordinare, 
Combinare  checchessia,  ma  per  lo  più  con  troppo 
studio  e  sovenhia  squisitezza. 

-A.rclxitetto  s.  m.  Architetto,  Architettore  :  Co- 
lui che  esercita  l'archilcltura. 

-A.rclxitettùa  s.  f.  Architettura  :  L'arte  dello 
inventare,  disporre  e  ben  edificare  gli  edificj  pub- 
blici e  privati,  per  gli  usi  e  comodi  della  vita.  Divi- 
desi  in  tre  parti,  cioè  in  Archilellura  civile,  mili- 
tare e  navale;  l'ultima  è  comun.  detta  Costruiione. 

-A.rclxitrave  s.  m.  Architrave:  Uno  de' mem- 
bri principali  dell'architettura  ,  detto  da'  Greci 
Epistilio,  e  da  altri  Sopraccolonnio;  ed  è  Quella 
parte  che  seguita  immediatamente  sopra  il  capitello 


delle  colonne,  cioè  Quel  sodo  che  si  pone  dall'una 
all'altra  colonna  e  pilastro  sopra  alcun  vano,  o  vero 
0  finto ,  per  alzarvi  su  un  muro  o  vòlta  a  mezza 
bolle  0  altro  edificio.  * 

—  da  porla;  Architrave  e  volgarm.  Coperta  V.  Co- 
verta. 

-A.rclxivSo  s.  m.  Archivio:  Luogo  dove  sì  con- 
servano le  scritture,  e  segnatamente  le  pubbliche. 

-A.rclxivi!sta  s.  m.  Archivista:  Colui  che  ha 
cura  dell'archivio,  che  presiede  alla  custodia,  al- 
l'ordinamento ed  all'uso  degli  archiviì. 

-A.r chinòtto  s.  m.  Archivolto.  T.  d'Archit. 
l'ascia  larga  che  fa  aggetto  sopra  il  muro  che  va 
da  un'impostatura  all'altra  del  prospetto  d'un  arco. 
»  Cavalcavia,  Passavia:  Arco  o  Altra  simile  costru- 
zione a  somiglianza  di  ponte,  da  una  parte  al- 
l'altra sopra  la  via,  per  lo  più  fatto  ad  uso  di 
passare  da  una  ad  un'altra  casa. 

-A.x*9icoii tento  add.  Arcìcontento  :  Più  che 
contenio. 

jA.r§id.iacono  s.  m.  Arcidiacono  o  Archidia- 
cono:  Grado  ecclesiastico  nel  Collegio  de' cardi- 
dinali  e  ne' Capitoli  de' canonici. 

A-rgidlùeca  s.  m.  Arciduca,  femm.  Arcidu- 
chessa :  Titolo  di  principato  ch'oggidì  non  è  più 
in  uso ,  fuorché  parlandosi  dei  principi  della  Casa 
d'Austria. 

-A.r^ipi-sove  s.  m.  Arciprete:  Quegli  che  ha 
la  dignità  dell' arciprelato. 

Arcivescovato  s.  m.  Arcivescovato  e  Ar- 
civescovado: Dignità  suprema  di  chiesa  metro- 
politana; e  Luogo  dove  l'arcivescovo  ha  la  sua 
giurisdizione,  non  che  la  sua  abitazione. 

-Arcivescovo  s.  ra.  Arcivescovo,  e  anlic. 
Arcivesco  :  Prelato  metropolitano  che  ha  diversi 
vescovi  sufifraganei  sottoposti  a  lui. 

A.rco  s.  m.  Arco:  Strum.  piegalo  a  guisa  di  mezzo 
cerchio  per  uso  di  tirar  frecce  o  altro. 
"  Arco.  In  Archit.  dicesi  Quella  parte  d'una  vòlta 
che,  partendosi  di  su  le  sue  basi  o  beccatelli, 
descrive  un  mezzo  circo:  Arco  di  ponte,  Arco 
di  porta  e  simili. 

—  baien;  Arco  celeste.  Arcobaleno  W.Arcobalen. 

—  trionfale;  Arco  trionfale:  Sontuoso  edifizio  ad  ar- 
chi che  s'innalza  all'entrare  della  città  o  delle  piazze, 
come  monumento  di  qualche  fortunato  evento ,  o 
per  onorare  l'entrala  de'  trionfatori. 

Ai'col>aleii  s.  m.  Arcobaleno ,  Arco  celeste , 
Iri  0  Iride,  e  da' poeti  L'ancella  di  Giove:  Quel 
segno  arcalo  di  più  colori  che  in  tempo  di  pioggia 
comparisce  nell'aria  rincontro  al  sole. 

Argiciiao  ^Fà  /';;  Fare  il  diavolo  a  quattro, 
Fare  il  diavolo  e  peggio.  Fare  il  diavolo  in  mon- 
tagna, in  un  canneto  o  simili,  vale  Imperver- 
sare grandemente;  e  talvolta  Fare  ogni  sforzo  per 
avere  o  trovare  checchessia. 

**ArcòIla  (Rompi  /'^/Rompere  il  capo  o  la 
tesla:  Importunare,  Infastidire,  Annojare,  Stuccare. 

Ax'còva  s.  f.  Alcòva:  Luogo  separato  in  una 
stanza  dal  rimanente  a  uso  di  riporvi  un  letto; 
la  sua  fronte  è  per  lo  più  falla  d'un  arco ,  che 
si  chiude  con  cortine  o  portiere.  Dicesi  anche 
Arcò  va  e  Arc»''a. 

Ardi  s.  m.  Ardire,  Ardimento   V.  Ardimento. 

Ardi  V.  n.  Ardire:  Aver  ardimento,  coraggio, 
Osare,  Arrischiarsi.  Usasi  talora  colle  partic.  Mi, 
Ti,  ecc.:  N5  m'ardiscio  de  parldvene  ;  Non  m'ar- 
disco parlarvi  di  ciò. 


68 


AKF 


ARG 


«  Ardire,  preso  in  mala  parte,  vale  Essere  teme- 
rario, sfronlato,  petulante. 

A-rdimento  s.  m.  Ardimento,  Ardire,  Ardi- 
tezza, Coraggio:  Potenza  d'animo  nell' intrapren- 
dere cose  difficili  e  pericolose. 
H  Ardimento,  Ardire,  preso  in  mala  parte,  vale 
Temerità,  Sfrontatezza,  Baldanza,  Impudenza, 
Petulanza,  Audacia,  Sfacciataggine,  Insolenza. 

A.r*<liiiieiitoso  add.  Ardimentoso,  Audace, 
^Temerario.        t 

ÀrdLio  V.  Argio. 

Ard-io  add.  Ardilo,  Ardimentoso,  Animoso,  Co- 
raggioso, Arrisehievole,  Avventato,  Temerario. 
))  Ardilo,  preso  in  mala  parte,  vale  Insolente,  Sfac- 
ciato, Audace,  Petulante,  Temerario. 
')  Vispo,  Brioso,  Vivace,  Svegliato,  ecc. 

A.  r*elbig"lvi;  A  rabeschi,  A  girigògoli,  A  ghi- 
rigori. Modo  avv.  e  dicesi  d'un  Lavoro  qualunque 
fatto  con  intrecciature  di  linee  tratteggiate  a  ca- 
priccio. 

A.  relbócco  avv.  A  ribocco  V.  A  balucco. 

A.  red.osso  avv.  A  ridosso,  Al  sicuro,  Al  co- 
perto: Accompagnato  col  v.  Mettersi,  vale  Ri- 
pararsi, Ricoverarsi. 

A.  reizeg-o  V.  A  rischio. 

Arélà  V.  a.  Raltorzolare,  Raggomitolare:  Rav- 
volgere checchessia  quasi  a  modo  di  gomitolo. 

** —  un  in  t'ùn  canto;  Stramazzare,  Sbalordire  uno 
in  un  canto. 

** —  un  zù  da  scaa;  Rotolare,  Ruzzolare  uno  giù 

della  scala. 
S  Arèlàsen.  p.  Raltorzolarsi ,  Raggomitolarsi,  Ran- 
nicchiarsi. E  parlando  di  biscia  o  d'altro  animale 
che  rattorcasi  in  se  stesso,  dicesi  Arroncigliarsi. 

Arente  avv.  Accosto,  Appresso,  Vicino. 
§  D'urente;  Da  presso,  Dappresso,  Da  vicino. 

A-rentise  V.  Awixindse  in  Avvixinà. 

A  reo  avv.  In  generale:  Senza  cerna,  discer- 
nimento 0  distinzione,  Senza  eccettuare  persona 
0  cosa  alcuna,  Come  viene  viene. 

Arescoso  (D'J  V.  sotto  A  rcscosònn-a. 

JÌl  rescosonn-a  avv.  Alla  coperta ,  Alla  na- 
scosa. Alla  celata,  Alla  sfuggiasca,  Alla  macchia, 
A  chetichelli.  Di  soppiatto,  Di  straforo,  Occul- 
tamente, Copertamente. 

A  respio;  A  respiro.  Posto  avv.  coi  v.  Dare, 
Comprare  e  simili,  dicesi  Quando  il  venditore 
accorda  al  compratore  uno  o  più  termini  al  pa- 
gamento del  prezzo. 

A  rèste  (Pan);  Pane  a  picce:  Unione  di  più 
pani  connessi  insieme. 

**A.  reveise  V.  A  rivedersci. 

A  re^versa  avv.  A  o  Al  rovescio,  Alla  riversa, 

A  ritroso,  A  traverso,  All'opposto,  Al  contrario. 

%  Amia  a  reversa;  Andar  a  rovescio,  a  ritroso 

ecc.  V.  Andà. 
%  Fa  a  reversa;  Fare  a  0  al  rovescio,  alla  riversa 
ecc.  V.  Fa. 

Arf^  s,  m.  Fiele  e  Fele:  Umore  per  lo  più  giallo 
e  d'amarissirao  sapore,  che  sta  in  una  vescica 
attaccata  al  fegato  ovv.  La  vescica  stessa  o  borsa 
del  fiele.  -  Quello  del  corpo  umano  in  term.  anaf. 
dicesi  Cistifellea,  da  Cisti  o  Ciste  che  significa 
Vescichetta  0  Sacchetta  qualunque,  la  quale  na- 
turalmente 0  per  cagion  di  malattia  sia  nel  corpo 
umano,  e  da  Fiele  o  Fele. 
%  Citi  amào  che  l'arfé;  Più  amaro  del  fiele,  vale 
Amarissimo. 


Arg'àlia  s.  f.  Algalia,  Siringa,  Sciringa  e  cor- 
roltani.  Scilinga.  T.  chir.  Cannella  rotonda,  liscia, 
eguale  per  lutto  e  concava  a  similit.  d'una  penna, 
che  s' introduce  dentro  la  vescica  per  estrarne 
l'orina. 

Àrg-ano  s.  m.  Argano  :  Sirum.  di  legname ,  per 
uso  di  muovere,  tirar  in  aito,  calare  al  basso 
materie  d'eccedente  peso.  Esso  per  lo  più  è  com- 
posto d'un  cilindro  o  Fuso,  detto  anche  Anima, 
perpendicolare  all'orizzonte ,  il  quale  si  fa  muo- 
vere in  giro  con  alcune  slanghe  o  leve,  e  così 
vien  tirata  la  fune  cui  è  attaccato  il  poso,  av- 
volgendosi questa  intorno  al  cilindro  medesimo. 
%  Che  véui  àrgani:  Ci  vogliono  gli  argani,  Fa  d'uopo 
tirarlo  a  forza  d'argani,  dicesi  figurai,  di  Chi  fa 
qualche  operazione  per  forza  o  di  malavoglia. 

Argentili  add.  Argentino  :  Di  color  d'argento 
0  simile  all'argento. 
%  Vóxe  argenlinn-a;  Voce  argentina,  così  dicesi 
La  voce  chiara  e  soave  di  alcuni  cantanti,  tratta 
la  similitudine  dalla  chiarezza  e  soavità  che  ha 
il  suono  dell'argento. 

Argentinn-a  s.  f.  Lunaria.  T.  boi.  Lunaria 
cmnua  o  Lunaria  inodora.  Pianlicella  bienne, 
della  Svizzera,  appartenente  alla  famiglia  delle 
Crocifere.  Da  aprile  a  maggio  è  adorna  di  fiori 
rossi  disposti  a  grappoli,  che  alle  volte  son  por- 
porini 0  bianchi  o  anche  variegali,  a'quali  suc- 
cedono delle  silique  quasi  rotonde  e  con  tramezzo 
di  perla  argentata,  che  si  adoperano  nei  mazzi 
di  fantasia.  Chiamasi  anche  Erba  luna,  Monetaria, 
Moneta  del  papa,  Moneta  dei  scudi. 
»»  Argentina.  T.  itliol.  Argentina  sphyrcena.  Pesce 
di  mare  lungo  quasi  un  metro,  e  talvolta  anrlie 
di  più,  somigliante  all'anguilla,  ma  stiacciato,  che 
ha  la  pelle  senza  scaglia  veruna,  liscia,  di  color 
d'argento,  velata  di  mavì. 

Ar*geiito  s.  m.  Argento,  anlic.  Ariento:  Il  me- 
tallo più  prezioso  dopo  dell'oro. 
"  Argento,  per  Moneta  d'argento,  a  distinzione  di 

quella  di  rame  o  d'oro. 
H  Nel  num.  del  più  Argenti  e  Argenteria:  Quan- 
tità d'argento  lavoralo,  purché  non  sia  in  mo- 
neta, ma  in  vasellamenlo,   posate  e  simili. 

—  abuggin;  Biglione:  Argento  di  bassa  lega. 

—  6«^<Ho ;  Argento  battuto,  vale  Argento  coniato, 
monetalo. 

—  vivo;  Argento  vivo,  Mercurio,  Idrargiro  :  Me- 
tallo bianco,  liquido,  col  quale  si  fanno  molte 
preparazioni. 

g  Aveì  t'argento  vivo  addosso;  Aver  l'argento  o 
l'ariento  vivo  addosso,  dicesi  figur.  di  Coloro, 
e  massime  fanciulli,  che  non  islanno  un  momento 
fermi. 

Ai-getto  s.  m.  Truogoletto.  Dimin.  di  Truo- 
golo: Piccolo  truogolo  V.  Argio. 
»  Beveratoio,  Abbeveratojo  \.  Leccarda  nel  2»  si- 
gnificato. 

Argina  v.  a.  Arginare.  T.  idraiil.  Far  argini , 
Difender  con  argini. 

Ax'ginatùa  s.  f.  Arginatura,  Arginazione, 
Arginamento.  T.  idraul.  L'arginare,  Formazione 
degli  argini. 

Argine  s.  m.  Argine:  Propriam.  Rialto  o  Ele- 
vazione di  terra  posticcia  falla  sopra  le  rive  dei 
fiumi  per  tener  l'acqua  a  segno.  Se  l'argine  è  assai 
rilevato  chiamasi  Berga;  se  è  di  pietre.  Pignone; 
se  di  pali,  Palafitta. 


iRM 


ARM 


69 


n  Argine,  figur.  Impedimento,  Ostacolo:  Fd  ar- 
^    gine;  Far  argine,  vale  Ostare,  Opporsi. 

A-rg-io  s.  m.  Truogolo,  Trogolo,  Truogo,  e  nel- 
l'uso tose.  Albio  :  Quel  vaso  entro  cui  mettesi  il 
mangiare  e  il  bere  a'  porci, 
n  Truogolo.  T.  arrot.  Specie  di  cassetta,  posta  sotto 
la  ruota,  nella  quale  cade  o  si  raccoglie  la  lo- 
goratura  ossia  rosume  della  ruota  e  de'  ferri  che 
si  arrotano ,  misto  cell'acqua  in  ischizzo  di  pol- 
tiglia. 

A-rg-omenta  v.  n.  Argomentare  e  Argumen- 
tare:  Addurre,  Formare  argomenti, 
n  Argomentare,  per  Ragionare,  Discorrere  per  via 

di  ragione. 
«1  —  Arguire,  Inferire,  Dedarre,  Desumere,  Con- 
getturare ,  Conchiudere. 

Arg-omentazion  s.  f.  Argomentazione:  Lo 
argomentare.  La  forma  dell'argomento  per  per- 
suadere altrui  la  proposizione  che  si  difende,  o 
per  combattere  la  contraria. 

Ajr^ìxì  v.  n.  Arguire,  Argomentare  V.  Argo- 
mt-nld  nel  5"  significato. 

A.  ri^cetti  m.  avv.  A  ricciolini,  A  anella,  A 
cincinni:  Cavelli  a  riccetti ;  Capelli  a  cincinni, 
inanellali ,  ricciuti. 

A.  rig-oelón  avv.  Rotolone,  Rotoloni,  Roto- 

^    landò. 

j\.  rin.fu.za  avv.  Alla  rinfusa.  Confusamente. 
%  Caregà  a  rinfùzu  gran,  ecc.;  Caricare  a  cassa: 
Maniera  di  caricare  il  grano  o  simili  cose  alla 
rinfusa. . 

A-ringa  v.  n.  Aringare  o  Arringare  :  Far  pubblica 
diceria.  Parlamentare. 

A.  rióso  (Punto);  Rovescino  V.  Punto, 

A.  rischio  avv.  A  rischio,  A  risico,  A  pericolo, 
A  repentaglio. 

A.  rissose  m.  avv.  A  ciottolale,  A  sassate:  A 
colpi  di  ciottolo,  di  sasso  V.  A  prionnoe. 

A  riva;  A  riva.  T.  mar.  Posto  avverb.  coi  v. 
Andare,  Salire  e  simili,  vale  Andare  in  su,  in  allo, 
di  sopra.  Dallo  spagnuolo  Arriba. 

A.  rivedersci;  A  rivederci,  A  ben  rive- 
derci. .Maniera  di  salutare  congedandosi. 

A.rlicclxiii  s.  m.  Arlecchino,  Zanni,  Truffal- 
dino :  Nome  d'una  maschera  burlesca  da  scena 
assai  conosciuta ,  rappresentante  un  servo  sciocco 
bergamasco. 
M  Arlecchino:  Specie  di  sorbetto,  che  trae  il  nome 
dalla  varietà  dei  colori  che  vi  si  veggono,  per 
essere  composto  di  due  o  più  gelati  di  diversi 
gusti  e  colori.  A  Roma  lo  dicono  Giardino. 
S  Fa  l'arlicchin;  Lazzeggiare,  Far  lazzi  da  arlec- 
chino,  Buffoneggiare,  Far  il  buffone,  cioè  Far 
atti  giocosi  che  muovano  il  riso;  e  talora  Fare 
il  bordello.  Far  baje,  Scherzare,  Ruzzare. 

A-rliccliinata  s.  f.  Zannata, Buffonata, Buf- 
foneria, (ìiulleria:  Azione  o  Detto  di  nian  conto 
e  da  buffone. 

A^rma  s.  f.  Arma  o  Arme,  e  nel  plur.  Arme,  Armi  : 
Ogni  arnese  o  slrumenlò,  per  lo  più  di  ferro  o 
d'acciajo,  per  uso  di  difendere  sé  od  offender 
altrui. 
«  Arma:  Mozzo  naturale  di  offesa  che  hanno  gli 
animali:  E  unge  san  i  arme  di  gatti;  Le  unghie 
sono  le  armi  de' galli. 
«  —  Nella  Milizia  indica  ]l  corpo  o  La  divisa  del 
corpo,  a  cui  uno  appartiene,  quale  sarebbe  di 
fanteria,  cavalleria,  artiglieria  e  simili. 


Il  —  e  Arme,  per  Stemma  gentilizio,  Insegna  di 
famiglia  o  di  popolo. 

—  da  fcugo;  Arme  da  fuoco:  Quella  in  cui  si  a- 
dopera  la  polvere. 

—  da  punta  ;  Arme  da  punta  ,  come  spada ,  lancia 
e  simili. 

—  da  taggio;  Arme  da  taglio ,  come  sciabole ,  ecc. 
S  Abbassa  i  arme;  Abbassar  le  armi,  Por  giù  le 

armi,  figurai,  vale  Arrendersi. 

§  A-i  arme!  All'armi!  V.  A-i  arine. 

§  Cìammd  a-i  arme  V.  Cria  a-i  arme. 

§  Classa  d'arme;  Piazza  d'arme:  Luogo  destinato 
agli  esercizi  militari ,  vale  a  dire  alla  pratica  del 
maneggiar  Tarmi,  marciare,  ordinarsi  e  simili. 

g  Cria  a-i  arme;  Gridar  all'armi,  vale  Dar  cenno 
d'impugnar  l'armi. 

S  Fwto  d'arme;  Fatto  d'arme:  Azione  onorevole 
di  guerra,  cui  la  voce  di  Battaglia  e  quella  di 
Giornata  non  possono  convenire. 

§  Manezzd  i  arme;  Maneggiar  l'armi:  L'adope- 
rare, 11  trattar  bene  le  armi  che  si  portano,  come 
il  fucile,  la  sciabola,  la  lancia,  ecc. 

§  Ommo  d'arme;  Uomo  d'arme:  Soldato  o  altri 
che  fa  profession  d'arme. 

§  Passd pe-i  arme;  Passar  per  l'armi,  vale  Esser 
fucilato. 

§  Piggìd  i  arme;  Prender  l'armi ,  Mettersi  in  armi. 
Dar  di  piglio  all'armi,  Armarsi. 

S  Porto  d'arme;  Porto  d'armi.  Voce  dell'uso.  Quella 
polizza  che  dà  licenza  di  portar  armi. 

%  Presenta  tarme;  Presentar  Parme:  Onore  che 
rende  il  soldato  ai  superiori  portando  il  fucile 
innanzi  a  sé  col  calcio  in  fuori  e  la  cartella  alla 
dritta  sostenendolo  con  una  mano  all'impugnatura 
del  calcio ,  e  coU'allra  al  di  sopra  della  cartella. 
Oggigiorno  si  fa  in  altro  modo. 

S  Sens'armi;  Inerme,  cioè  Che  é  senz'armi. 

S  Vegni  all'arma  gianca;  Venire  schietto ,  Venire 
alla  schietta  V.  All'arma  gianca. 
A-rmà  v.  a.  Armare:  Fornire  o  Corredar  d'armi; 
e  propriam.  Provvedere  un  esercito,  una  fortezza, 
un  paese  d'armi  e  d'atlreizi  militari.  -  Parlandosi 
di  vascello  da  guerra,  vale  Equipaggiarlo  e  Guer- 
nirlo  di  tulio  ciò  che  è  necessario  per  combattere. 

—  e  remme;  Armare  i  remi.  T.  mar.  Disporli  tul 
bordo  della  scialuppa ,  lancia  o  schifo ,  e  pass&re 
gli  slròppoli  0  frenelli  agli  scalmi  per  essere  pronti 
a  servire  e  a  vogare  al  primo  comando. 

—  un  violin,  un  basso,  ecc.;  Incordare:  Metterle 
corde  agli  strumenti  da  suono. 

S  Armdse  n.  p.  Armarsi,  3Ieltersi  in  armi;  ed 
anche  Far  armamento  o  apparecchio  di  guerra, 
Allestirsi  per  la  guerra. 
H  Armarsi,  figurai,  vale  Provvedersi,  3Iunirsi  per 
difendersi  da  ciò  che  sia  per  riuscir  molesto  o 
dannoso:  Armdse  de  coraggio,  de  pazienta, 
ecc.;  .Armarsi  di  coraggio,  di  pazienza,  ecc. 

Arma  s.  f.  Armala,  Esercito:  3Iollitudine  di  sol- 
datesca 0  gente  armata  per  combattere.  Dimin. 
Armalella,  Armatetla. 
Il  Parlandosi  di  Quella  di  mare,  dicesi  Armata  na- 
vale,' e  comunera.  Flotta,  dimin.  Flottiglia. 

Armajetto  s.  m.  Armadino,  Armadietto.  Di- 
min.  d'Armadio  :  Piccolo  armadio. 

A-rmajevi  V.  ArmaroUo. 

Armaio  s.  m.  Armadio,  Armario:  Arnese  di 
legno  che  tiensi  per  lo  più  affisso  o  accosto  al 
muro,  per  riporvi  checchessia  sui  palchetti  che 


70 


ARM 


ARO 


vi  son  dentro,  e  serrasi  ed  aprosi  a  guisa  d'u- 
scio, con  uno  o  due  sporlelli.  -  Armadio  in  muro 
dicesi  Quello  che  consiste  in  uno  o  due  spor- 
telli, i  quali  chiudono  una  cavila  fatta  nella  gros- 
sezza del  muro,  e  frammezzato  per  lo  più  da 
alcuni  palchetti. 

—  da  balle:  Sballone,  Bubbolone,  Sbracione,  Ca- 
rotaio, ecc.j  dicesi  per  ischerzo  a  Chi  dà  ad  in- 
tendere cose  che  non  son  vere  V.  Cóntaballe. 

—  de  casa;  Vecchio  squarquoio,  disutile,  Uomo  ba- 
calo, impotente  e  simili. 

Ajriiia<iiieiito  s.  m.  Armamento  :  Comunem. 
dicesi  Ogni  apparecchio  di  guerra;  e  nella  Bla- 
rineria  L'equipaggiamento  d'uno  o  più  vascelli  da 
guerra  e  l'imbarco  delle  truppe;  il  suo  opposto 
è  Disarmamento. 

A.i*ma<iia;Ccà>  v.  n.  Almanaccare,  Far  alma- 
nacchi, Far  dei  lunari;  figurai,  vale  Andar  vagando 
coll'immaginazione,  Jlulinare,  Fantasticare,  Ar- 
picare, Bischizzare,  Far  castelli  in  aria. 

A.x'iu.£i>]i£Lcco s.  m.  Almanacco,  Lunario: Libro 
in  cui  son  notati  tutti  i  giorni  dell'anno,  le  feste, 
le  lunazioni ,  gli  ecclissi  ed  altre  simili  notizie. 

—  da  balle  V.  Cóntaballe. 
Ajrm.CLX'ollo  s.  m.  Armajuolo  o  Armaruolo,  Ar- 

chibusiere  :  Colui  che  fabbrica  le  armi ,  le  rassetta 
e  le  forbisce. 

A.x*ina<tò  s.  m.  Armatore.  T.  mar.  Colui  che 
provvede  la  nave  di  quanto  è  necessario  a  viag- 
giare, e  per  conto  del  quale  va  la  navigazione 
del  baslimento,  percependone  egli  i  lucri  e  sop- 
portandone le  perdite. 

A.nia.a>tù.eb  s.  f.  Armatura  o  Armadura:  Guer- 
nimenlo  d'arme  che  si  porta  per  difesa  della  persona, 
n  Armatura.  Presso  alcuni  artefici  dicesi  Tutto  ciò 
che  serve  di  sostegno  o  di  difesa  delle  opere  loro, 
e  specialmente  Quei  legnami  che  si  mettono  per 
sostegno  delle  fabbriche. 

—  d5  tetto;  Armatura  o  Travatura  del  tetto.  T.  mu- 
rai. Complesso  di  travi  o  di  altri  legnami  che 
reggono  la  coperta  del  tetto. 

A.rmavi-va  s.  f.  Almaviva.  Voce  dell'uso.  Sorla 
di  mantello  non  troppo  ampio,  con  maniche  e 
bàvero.  É  caduto  in  disuso. 

A.x*iiiella<  s.  f.  Seme  :  Semenza  che  trovasi  nel 
torso  (roziggio)  delle  fruite,  come  di  pere,  mele 
e  simili,  0  anche  dentro  ai  poponi,  zucche,  ecc., 
la  qual  seminata  genera  cose  simili  al  suo  sub- 
bietto. 

A-rmellette  s.  f.  pi.  Semini  :  Pasta  per  mi- 
nestra, minuta  e  ovale,  di  forma  e  grossezza  si- 
mile ai  semi  del  popone. 

A-sriuellin  s.  m.  Armellino  o  Ermellino.  T.  zool. 
Mustela  herminea.  Quadrupede  candidissimo,  si- 
mile nella  figura  alia  màrtora ,  della  cui  pelle  fan- 
nosi  pellicce  bellissime. 

—  dell'ùga;  Vinacciuolo  V.  Granella. 
.Aj>iiiex*ìai  s.  f.  Armeria:  Luogo  dove  si  ripon- 
gono e  conservano  le  armi. 

A.r'niistizio  s.  m.  Armistizio:  Sospensione  di 
armi,  Breve  tregua.  Cessazione  temporanea  delle 
ostilità. 

A.x*iiioa;Si9a  s.  f.  Ramolaccio,  Armoraccio.  T. 
bot.  Raphanus  sativus.  Sorta  di  radice  di  pianta 
da  orto,  bianca,  talora  schiacciala  come  la  rapa, 
ma  più  piccola,  che  dicesi  propriam.  Ramolaccio; 
talora  piccolissima,  bianca  ,  rossa,  violetta  o  ro- 
sea,  che  dicesi  più  comunem.  Ramolaccino  ;  ora 


allungata  in  coda  che  chiamasi  Ravanello.  Tutte 
queste  varietà  mangiansi  crude,  intinte  nell'olio, 
0  anche  solamente  con  sale. 
§  Fd  l'armoassa;  Far  l'amore  o  all'amore,  Amo- 
reggiare, Vagheggiare,  in  Tose.  Ganzare. 

A.x'mog'xiiii  s.  m.  Albicocca  V.  Briccòcalo. 

Armón.  s.  m.  Corbezzola,  Corbezza,  Albalra, 
Rosella:  Frutto  del  corbezzolo  (Arbutus  unedoj, 
rilondo ,  punteggialo ,  che  gialleggia  nella  ros- 
sezza, ed  è  grande  come  una  grossa  fragola. 
§  Vin  d'armòn;  Albatrino:  Vino  fabbricato  colle 
corbezzole. 

A.]:*i]a.oiiia>  s.  f.  Armonia:  Consonanza  e  Con- 
cetto sì  di  voci  che  di  slrum.  musicali  tanto  da 
corde  quanto  da  fiato. 
n  Armonia,  figurai,  per  Concordia,  Unione  d'animi. 
Conformità  di  volere:  Èse  in  bonn'artnonia;  Es- 
sere in  buon'armonia ,  Andar  d'accordo. 

A.i*m.oiiica  s.  m.  Armonica.  Voce  dell'uso. 
Slrum.  da  suono  assai  nolo. 

A.x*iixoiiizzà;  Y.  a.  Armonizzare  :  Metter  in  ar- 
monia; e  in  senso  neutro  Render  armonia,  Dar 
armonia. 

-A-rnxón  p.  pass.  Armato:  Fornito  d'arme;  e  figur. 
Corredato,  Munito,  Guernilo  di  checchessia. 

—  finn-a  i  denti;  Armato  sino  alla  gola,  cioè  Ar- 
malo di  lutto  punto. 
S  A  man  arma;  A  mano  armata.  Armata  mano. 

Armatamente,  Con  armi. 
§  Ande  armóu;  Andare  armalo,  vale  Portar  armi 

addosso. 
S  Vascello  nrmÓK;  Vascello  armalo, 'dicesi  alloi-a 
che  È  provveduto  del  suo  equipaggio  e  di  lutto 
il  bisognevole  per  la  guerra. 

-A-rneize  s.  m.  Arnese:  Nome  generico  di  Tulle 
le  masserizie  di  casa,  di  navigli  e  simili,  come 
suppellellili ,  fornimenti,  arredi,  ecc.;  gli  slrum. 
ed  attrezzi  d'agricoltura ,  d'arti  o  mestieri ,  e  più 
comunem.  nel  significato  di  Masserizie  di  poco 
momento. 
S  0  l'è  un  beWarneize  !  Gli  è  un  bell'arnese  !  Nei 
discorsi  famigliari  dicesi  per  ironia  d'un  Soggetto, 
^,di  cui  non  può  l'onesl'uomo  valersi. 

**JLro  s.  m.  Errore,  Sbaglio  V.  Errò. 

A.  rollo  (Mette);  Mettere  a  ruolo,  vale  Mettere  a 
registro.  Registrare  ;  e  talora  Arrolare  V.  Arrollà. 

f  A  rollo  a  rollo  ;  A  ruolo  a  ruolo  :  Chiamata  colla 
quale  nel  giuoco  di  rimpiattino  (scondillo)  si  ra- 
gunano  i  giuocatori  sparsi  qua  e  là,  e  vale  Riu- 
nitevi. 

.A-i'omatizza  v.  a.  Aromatizzare  :  Dar  sa- 
pore e  odore  d'aromato.  Profumare  con  aromati. 

A.  rompi  fZùgdJ;  Giocare  a  scocciella  W.Zùgd. 

-A-  rompicollo  avv.  A  rompicollo,  A  flac- 
cacollo,  A  scavezzacollo,  Alla  dirolla,  A  rovina, 
A  siaselo.  Senza  rilegno,  Precipitosamente. 

A.  rosto;  A  rosto.  Arrosto.  Posto  avv.  coi  v. 
Mettere  o  Cucinare ,  vale  Arrostire ,  Cucinare  a 
maniera  di  roslo,  cottura  che  per  lo  più  si  fa 
senz'ajulo  d'acqua. 

A.  ròtolo  (Anddj;  Andar  a  ròtolo  o  rotoloni. 
T.  del  giuoco  delle  bocce.  Rotolar  la  propria  boccia 
contro  quella  dell'avversario  affin  di  levarla  dal 
luogo  dove  trovasi. 

A.  rOtta  d.e  collo  m.  avv.  A  rompicollo, 
A  fiaccacollo,  ecc.  V.  A  rompicollo. 
«  Abbondantemente,  A  josa,  A  isonne,  A  bizzeffe 
V.  A  balitcco. 


ÀRR 


ARR 


71 


S  Ciéuve  a  rotta  de  collo  ;  Piovere  a  flagello,  a  di- 
rollo, a  del  dirollo,  dirollameale,  Venir  giti  la 
pioggia  a  caleralle  aperle. 
S  Travaggid  a  rotta  de  collo  ;  Lavorare  a  mazza 
e  stanga  o  coH'arco  dell'osso  o  della  schiena,  cioè 
Con  ogni  sforzo  e  potere. 
S   Vende  a  rotta  de  collo;  Andar   via  la  roba  a 
ruba.  Dicesi  dello  Spacciar  le  merci  tostamente 
a  gran  concorso  de'  compratori. 
%   Vende  o  Dà  zù  a  roba  a  rotta  de  collo;  Ven- 
dere a  prezzo  rotto,  a  prezzacelo,  a  mercato  di- 
sfatto, Far  della  roba  ogni  mal  mercato,  vagliono 
Vendere  a  vilissimo  prezzo. 

A^rpa  s.  f.  Arpa:  Slrum.  da  suono  assai  noto. 
S  Sunna  l'arpa;  Sonar  l'arpa,  Arpeggiare:  e  me- 
taf.  Auncicare,  Dar  d'uncico,  Arpagouare,  Gio- 
care 0  Lavorar  di  mano,  Menar  le  mani.  Be- 
stemmiar colle  mani.  Modi  di  dire  copertamente. 
Esser  ladro,  Rubare,  Portar  via. 
S  Tid  dell'arpa;  Auncicare,  Dar  d'uncico,  ecc. 
Nel  senso  metaf.  significa  lo  slesso  che  Sunna 
l'arpa. 

Ajrpà  s.  f.  Ugnata,  Sgraflìo,  Sgraffione  V.  Gran- 
fignd. 

Ajrpag'Sn  s.  m.  Arpagone,  Pittima ,  Taccagno, 
Pillacchera.  Dicesi  d'Uomo  troppo  attaccato  al 
denaro,  spilorcio,  avaro. 

Ajrpetta  s.  f.  Arpetla.  T.  pese.  Canna ,  all'un 
capo  delia  quale  sono  fortemente  legati  tre  o 
quattro  ami,  ed  usasi  per  pescare  i  polpi.  Voce 
dell'uso.^ 

A.rpettà  s.  f.  Ugnala,  ecc.  V.  Arpa. 

>lLX*pezzà/  V.  n.  Arpeggiare  :  Sonar  l'arpa,  e  per 
traslato  si  applica  ad  ogni  sorta  di  slrum.  mu- 
sicale da  corde,  toccando  con  velocità  le  corde 
l'una  dopo  l'altra ,  secondo  le  regole  dell'armonia, 
w  Metaf.  vale  Auncicare ,  Dar  d'uncico ,  Arpago- 
uare V.  Sunna  l'arpa  in  Arpa. 

Arpezzo  s.  m.  Arpeggio,  Arpeggiamenlo  :  L'ar- 
peggiare, ossia  Maniera  di  far  intendere  tutti  i 
suoni  d'un  accordo,  e  non  però  lutti  insieme ,  ma 
uno  dopo  l'altro,  cominciando  dal  più  grave,  e 
facendosi  con  tal  ordine  o  tutla  o  quasi  tutta  la 
scala. 

A.x*pÌLa<  s.  f.  Arpia,  Arpagone,  Pillacchera,  A- 

varo,   Spilorcio,   Pittima,  Taccagno,  Barbino, 

Tarsia.  Dicesi  fìgur.  a  Persona  sordida,  bruttata 

del  vizio  dell'avarizia. 

»  Arpia.  Detto  di  Donna,  vale  Donna  secca  e  brutta. 

Ajrpòn  s.  m.  Arpagone,  Rampicone.  T.  7nar. 
Uncino  0  Graffio  di  ferro ,  col  quale  si  fermano 
le  scialuppe,  le  lance,  gli  schifi  e  simili. 

A.x*poiia  V.  a.  Intaccare.  T.  d'arti  e  mest.  Far 
lacche  o  intaccature  a  chiodi,  perni,  ecc.  V.  Ar- 
ponéua. 

Aarponétia  s.  f.  Intaccatura,  Tacca.  T.  d'arti 
e  mest.  Taglio  o  Tacca  che  si  fa  a'  chiodi  o 
perni  da  un  capo  all'altro,  cioè  nella  direzione 
dalla  lesta  alla  punta,  per  impedire  che  non 
escano  dal  legno  nel  quale  sono  conficcali. 

Ajrponòu  (dòdo  o  Perno);  Chiodo  o  Perno 
a  barbone.  T.  d'arti  e  mest.  Specie  di  chiodo 
0  pernio  intaccalo  dalla  lesta  alla  punta  per  im- 
pedire che  non  esca  dal  legno  nel  quale  è  coi- 
ficcato  V.  sopra  Arponéua. 

A.z*jraffà  V.  a.  Arraffare,  Accàffare,  Abbrancare: 
Togliere  a  forza. 

A.rrag-g'ià/se  n.  p.  Arrabbiare,  Arrabbiarsi, 


Adirarsi,  Stizzirsi ,  Incollerirsi ,  Arrovellarsi,  Ar- 
rangolarsi, Inciprignire,  Imbizzire,Pigliar  lo  gnocco: 
Montar  in  collera. 
S  Fd  arraggià;  Far  montare  il  moscherino  al  naso. 
Far  arrabbiare. 

AjTjra,in.SLSssk,  v.  a.  Raccogliere,  Raggranel- 
lare: Metter  insieme  ragunando  V.  Arrecchéugge 
nel  2"  signiflcalo. 

f  A-rratnmòu.  add.  Che  ha  il  verderame:  Ag- 
giunto che  si  dà  a  Quei  vasi  di  rame  slagnali 
al  di  dentro,  che  per  lungo  uso  che  si  fa  degli 
slessi  hanno  perduto  Io  slagno,  e  riescono  per- 
niciosi alla  salute  nel  cuocervi  dentro;  e  dicesi 
anche  delle  Vivande  c^tle  o  lasciate  stare  lun- 
gamente in  questi  vasi. 

A.]:*i*aiiipiiiase  n.  p.  Arrampicarsi,  Ram- 
picarsi,  Arpicarsi,  Inerpicarsi,  Abbriccarsi,  Ag- 
grapparsi, Arrapparsi,  Arramparsi  :  Salire  aggrap- 
pandosi colle  mani  e  coi  piedi  su  per  gli  alberi , 
muraglie,  balze  e  simili;  e  dicesi  tanto  degli  ani- 
mali che  degli  uomini.  -  Abbriccare  dicesi  par- 
lando di  piante,  che  salgono  sugli  alberi  e  sopra 
i  muri  abbarbicandosi. 

A-rranca  v.  a.  Arrancare ,  Svellere ,  Svegliere , 
e  per  sinc.  Sverre,  Sradicare,  Stirpare,  Spiantare  : 
Propriam.  Spiccar  dalla  terra  piante,  erbe  e  simili. 
Il  Arrancare:  Il  camminare  che  fanno  con  fretta 
gli  zoppi  0  sciancali,  quasi  che  si  tirino  o  si 
strascinino  dietro  le  anche  ;  ma  dicesi  anche  dello 
Affaticarsi  nel  camminare, 
n  —  In  term.  marin.  vale  Andar  a  voga  arrancala 
0  forzata;  e  dicesi  Quando  i  vogatori  fanno  molla 
forza  sul  remo,  e  ne  immergono  la  pala  profon- 
damente nell'acqua,  prendendo  un  più  largo  tratto 
per  la  voga. 

—  5  cataro;  Spurgare  :  Far  forza  colle  fauci  di  trar 
fuori  il  catarro  dal  petto  ;  Spurgarsi ,  Gettar  fuori 
catarro. 

—  5  chéu;  Spezzare,  Strappare,  Lacerare  il  cuore 
V.  Chéu. 

—  6  dente  ;  Sballere  il  dente,  Ugnere  il  dente  V. 
Dente. 

—  5  passo;  Affrettare  il  passo:  Camminar  presto. 

—  tirt  dente;  Cavare  un  dente  V.  Dente. 

S  Arrancdse  a  barba,  i  cavclli;  Arrancarsi  la 
barba ,  i  capelli ,  vale  Strapparsela ,  Svegliersela. 
A.irang'ia  v.  a.  Accomodare  :  Dar  sesto ,  flet- 
tere in  assetto,  in  ordine,  Ordinare,  Assestare, 
Assettare. 

M  —  Abbigliare,  Adornare,  Acconciare,  Azziraare, 
Far  bello. 

n  Raccomodare,  Racconciare,  Rassettare,  Raggiu- 
stare, Rattoppare,  Rappezzare,  Rabberciare,  Rat- 
tacconare; Rimendare,  Risarcire:  Rimellere  in 
buon  ordine,  in  buono  slato  le  cose  guaste. 

n  Accomodare ,  per  Comporre ,  Riconciliare ,  Metter 
d'accordo:  Acconciare  insieme  una  persona  col- 
l'allra. 

—  I  cónti;  Acconciare  o  Accomodar  i  conti,  le  par- 
tile, vale  Aggiustarli,  Saldarli. 

—  I  cónti  co  Segnò;  Accomodar  le  cose  sue  con 
Dio,  vaie  Disporsi  bene  a  morire. 

—  un  da-e  feste;  Conciar  uno  pel  dì  delle  feste, 
Rosolar  uno,  Abburattar  uno  per  lo  modo,  va- 
gliono Conciarlo  male,  Ridurlo  a  mal  partilo, 
in  cattivo  stalo. 

—  unn-a  lite,  ecc.;  Accomodar  una  lite,  una  dif- 
ferenza, ecc.,  vale  Coinporla,  Farla  cessare. 


n 


ARR 


ARR 


—  vnn-a  pers5nn-a  in  t'ùn  Icugo;  Acconciar  uno 
in  qualche  luogo,  vaie  Accomodarlo,  Ricoverarlo 
in  qualcha  luogo;  e  talora  Porlo  a  servizio  al- 
trui, Allogarlo. 

%  0  tempo  d  l'arrangia  tùlio;  11  tempo  aggiusla 
tutte  le  cose.  Da  cosa  nasce  cosa  e  il  tempo  la 
governa.  Dettato  prov.  di  chiaro  significato. 

S  Arrangiàse  n.  p.  Accomodarsi,  Aggiustarsi,  Venire 
a  patti,  Mettersi  d'accordo.  Convenire. 

n  Accomodarsi,  per  Rappattumarsi ,  Pacificarsi,  ecc. 

n  —  Abbigliarsi,  Addobbarsi,  Acconciarsi,  Ador- 
narsi, Azzimarsi,  Raffazzonarsi ,  Rassettarsi,  Rin- 
fronzirsi,  Affaitarsi. 

M  —  Adattarsi,  Acconciarsi  a  checchessia;  che  anche 
diccsi  Aver  mantello  à  ogni  acqua:  Mi  m'ar- 
rangio a  tùlio;  Mi  accomodo  a  tutto. 

w  Acconciare  il  fornajo  o  Acconciar  le  uova  nel 
panieruzzo,  figurai,  va'e  Accomodar  benissimo  i 
suoi  affari  :  0  s'è  sapùo  arrangia  ;  E'  seppe  ac- 
conciare il  fornajo. 
A.x*x<a,iig>ia.nieiito  s.  m.  Accomodamento, 
Aggiustamento,  Acconciamento:  Accordo  tra  le 
parli  che  sono  state  in  discordia. 

—  de  conti;  Saldamcnto,  Saldo. 
A-rrappa  v.  a.  Aggrinzare,  Raggrinzare,  Rag- 
grinzire, Accrespare:  Ridurre  in  grinze,  in  crespe. 

S  Arrappàsc  n.  p.  Aggrinzarsi,  Raggrinzire,  In- 
cresparsi: Venir  pien  di  crespe  o  di  grinze;  e 
parlandosi ^del  Viso,  difesi  anche  Affaldarsi. 

-A-rrappÒTi  p.pass.  Aggrinzato,  Grinzalo,  Grin- 
zoso, Grinzo:  Pieno  di  grinze. 
S  Faccia   arrappà  ;    Volto   infrigno  ,   infrignato , 
crespo,  grinzoso. 

A.rraxa-  v.  a.  Camosciare ,  Svenare.  T.  ccsell. 
Percuoter  la  figura  che  si  vuol  finire  nel  suo 
panneggiamento  con  un  martelletto  sopra  un  ferro 
a  tutta  tempra  sottilmente  granito  in  punta,  perchè 
così  impronia  una  grana  sottile,  togliendo  il  lustro 
e  la  pulitura  all'oro  e  all'argento. 

A-rjraxòix  s.  m.  Ferro  da  camosciare,  Svena- 
tojo.-  Granitoio  chiamasi  Quel  ferrolino  appuntato, 
che  serve  per  dimostrare  i  panni  più  grossi, 
percuotendoli  colle  punte;  ciò  che  nell'arte  si 
dice  Granire. 

A.i*r>a<2:zà,  v.  a.  Radere  :  Levar  il  pelo  col  ra- 
sojo  0  altro  strumento. 

—  5  panno;  Cimare:  Levar  la  cima  o  Scemare  il 
pelo  al  pannolano,  tagliandolo  colle  forbici. 

—  un  vascello;  Rasare  un  vascello.  T.  mar.  Le- 
vargli una  parte  de' suoi  castelli  e  delle  opere 
più  alte;  e  talvolta  Levargli  an^he  la  sua  bat- 
teria superiore. 

:  n  Radere  un  bastimento:  Togliere  o  Portar  via  da 
un  bastimento  qualunque  le  vele,  gli  alberi  e 
lutto  ciò  che  tiene  sulla  coverta;  il  che  avviene 
per  causa  di  burrasca  o  altra  cagione. 
-Ajrrazzóu  p.  pass.  Raso,  parlandosi  di  barba  e 
simili.  -  Cimato,  parlandosi  di  panno  V.  Arrazza. 

S  Frexelto  arrazzòu;  Naslro  a  raso,  cioè  Liscio 
e  luTtro. 

%  Vascello  arrazzali;  Vascello  raso.  T.  «mr.  Va- 
scello cui  si  è  levata  la  batteria  superiore,  ed 
è  rimasto  con  la  batteria  bassa  di  cannoni  di 
grosso  calibro,  e  con  pochi  di  minore  calibro 
nel  secondo  ponte,  ridotto  ai  castelli. 
A.x*x*eoIxéug>^e  v.  a.  Raccogliere  e  per  sinc. 
Raccorre:  Pigliar  checchessia  levandolo  di  terra; 
altrim.  Ricogliere,  e  per  sinc.  Ricorre. 


n  Raccogliere,  Mettere  insieme,  Raggranellare,  Ra- 
dunare, Adunare. 

S  Chi  no  semenn-a,  non  arrecchéu g gè  ;  Chi  non 
semina  non  raccoglie  o  ricoglie.  Prov.  di  chiaro 
significato. 

§  E  giastemme  son  cvmme  e  féugge ,  che  chi  e 
caccia  se  i  arrecchcuggc  V.  Fèuggia. 
A.rrecom.an.d.a  v.  a.  Raccomandare:  Pre- 
gar altri  che  voglia  aver  a  cuore   e  proteggere 
quello  che  tu  gli  proponi. 

n  Raccomandare,  per  Affidare,  Commettere  all'altrui 
cura  0  custodia. 

Il  —  Dare  0  .Mandar  salute.  Mandar  a  salutare:  Ar- 
recomandcemeghe  tanto;  Raccomandatemi  a  lui. 

I)  — Esortare,  Consigliare,  Avvertire,  Prescrivere: 
Ve  raccomando  de  sta  savii;  Vi  raccomando  di 
star  cheti. 

—  l'anima;  Raccomandar  l'anima  Y.  Anima. 

%  Arrecomanddse  n.  p.  Piaccomandarsi  :  Implorare 

l'altrui  protezione. 
I)  —  a-c  gambe;  Giocare  o  Menare  lo  spadone  a 

due  gambe.  M.  b.  e  vale  Salvarsi  colla  fuga. 
I)  ■ —  a-o  terso   e   a-o  quarto;  Raccomandarsi  a 
mezzo  il  mondo:  Supplicar  lutti  a  suo  prò.  Aiu- 
tarsi per  via  d'intercessioni  e  di  mediazione  per 
ottenere  ciò  che  si  desidera. 

A.i*recorii.aii<iaziòii  s.  f.  Raccomanda- 
zione, Raccomandagione,  Raccomandamenlo,  Rac- 
comandigia,  Raccomando  :  Il  raccomandare  ad  al- 
cuno cosa  0  persona  a  bocca  o  per  lettera. 
S  Lettera  d'arrecomandaziòn  ;  Lettera  di  racco- 
mandazione 0  di  raccomandigia,  Commendatizia: 
Quella  che  si  dà  per  lo  più  aperta  a  chi  viaggia 
per  metterlo  sotto  la  protezione  o  procacciargli 
l'assistenza  di  qualche  corrispondente. 

A-nrecùg-g-eitas.  f.  Raccolta:  Il  raccogliere; 
e  talora  per  Colletta,  Raccolta  di  elemosine. 

A.i*x*ecu.veà  v.  a.  Confortare,  Riconfortare, 
Refrigerare,  Rcfiziare,  Ricreare,  Corroborare, 
Ristorare,  Rinfrancare:  Dar  alleggiamento,  sol- 
lievo, conforto,  (refrigerio,  ristoro. 

—  ó  stéumago;  Abbracciare  lo  stomaco,  si  dice  di 
bevanda  o  anche  di  cibo  che  conforti. 

%  Arrecuveàse  n.  p.  Confortarsi,  Riconfortarsi,  Ri- 
crearsi ,  Rifocillarsi ,  ecc. 

A-rreg-ordlà  v.  a.  Ricordare,  antic.  Arricor- 
dare,  Avvertire,  Avvisare,  Ammonire:  V'arre- 
gordo  d'undd  a  messa;  Vi  ricordo  di  andare  a 
sentir  la  messa. 

A-rreg-ordo- s.  ni.  Ricordo,  Avvertimento, 
Ammonizione,  Ammonimento,  Lezione,  Avviso. 
§  Dà  un  arregordo  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Bar  altrui 
un  ricordo  o  un  lientamente,  dicesi  ironicam. 
per  Dar  altrui  o  pugni  o  altro  ad  oggetto  d'in- 
durlo  a  tener  a  mente  checchessia. 

A.rx*ei  V.  a.  Diradare,  Allargare:  Tòr  via  la  spes- 
sezza 0  la  densità;  e  parlandosi  di  Frutta,  vale 
Coglierne  e  Tòme  via  qua  e  là ,  acciocché  quelle 
che  rimangono  restino  più  rade. 

A.rreixa  v.  n.  Abbarbare,  Abbarbarsi,  Abbar- 
bicare, Abbarbicarsi,  Barbare,  Allignare:  L'at- 
taccarsi che  fanno  colle  radici  in  terra  le  piante. 
Il  Usasi  anche  figurai,  parlando  di  molte  altre  cose 
sì  fìsiche  che  morali,  e  vale  Prendere  origine, 
radice ,  stabilimento. 

A.ri'exiilbà  v.  a.  Appoggiare:  Accostare  una 
cosa  ad  un'altra  per  lo  ritto  alquanto  a  pendìo 
acciocché  sia  sostenuta. 


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-—  a  porta,  i  arve,  ecc.;  Accostare,  Rabballere, 

Socchiudere  Inscio,  le  imposte,  ecc.,  vale  Non 

chiuderle  interamenle. 

S  Arrembdse  n.  p.  Appoggiarsi:  Accostarsi  come 

ad  appoggio;  e  figurai.  Cercar  favore,  prole.:ione. 

Aj^rembag-g-ia  s.  f.  Bracciuolo,  e  in  term. 
gener.  Appoggialojo:  Quella  guida  o  di  le^no  o 
di  ferro  o  di  fune  o  di  pietra,  posta  lungo  il 
muro  delle  scale  a  uso  di  lenervisi  colla  mano 
per  ajulo  di  salire,  o  per  sicurezza  nello  scen- 
dere. Dicesi  anche  Bastone  se  di  legno,  Ferro 
se  di  ferro,  Fune  se  di  fune,  Cordonato  te  è  un 
orlo  tondo  di  pietra  o  di  cotto. 

A.rreinTbag'g'io  s.  m.  Arrembaggio  T.  mar. 
L'incontro  di  due  navi  che  si  accostano  p.T  com- 
battere. 

A.ri*eni."bo  s.  m.  Appoggio:  Usasi  fìgur.  e  vale 
Sostegno,  Ajuto,  Prolezione;  e  nel  num.  del  più. 
Fautori ,  Froleltori  :  0  l'ha  tanti  arrembi  che...; 
Ila  tanti  (jutori  o  protettori  che.... 

A-rremedià  V.  Remedià. 

AjTenàise  n.  p.  Arenare,  Arrenare,  Inare- 
nare,  Iiicigliare.  T.  mar.  Dar  in  secco,  e  dicesi 
de' baslimiiiti  quando  toccano  o  s'arrestano  in 
un  fondo  di  sabbia  o  di  fanghiglia. 
S  Arrena  o  Mette  un  co-e  spalle  a  mùagia;  Strin- 
gere uno  fra  l'uscio  e  il  muro,  figurai,  vale  Vio- 
lentare aL'uno  a  risolversi  o  a  far  checchessia 
senza  dari^li  tempo  a  pensare.  Metterlo  alle  strette. 

A-rrenóu.  p.  pass.  Arenato,  ecc.  V.  Arena. 
g  Passa  arenóu  a  mùagia;  Rasentare  il  muro, 
Passar  ÌT sente  il  o  al  muro,  vale  Accostarvisi , 
in  passai  do,  tanto  che  quasi  esso  si  tocchi. 

Arrenseniio  p.  pass.  Aggranchialo,  ecc.  V. 
Arrensei'.tse  ne' suoi  significati. 
§  Dormì  a  rrensento;  Dorm  ir  raggruppalo  WDormi. 

A.x*i*en&  enìse  n.  p.  Aggranchiarsi,  Aggric- 
chiarsi,  Altrapparsi,  Rallrappare,  Rattrappire, 
Ratlrapp  rsi ,  Rannicchiarsi ,  Raggrupparsi ,  Con- 
Irarsi:  ristringersi  in  se  slesso,  Raccogliere  in- 
sieme le  membra.  Divenir  inabile  a  muoversi 
per  fred  lo  o  per  contrazione  muscolare, 
n  Aggrinzarsi,  Raggrinzarsi,  Incresparsi,  e  dicesi 
di  perganena  e  simili  V.  Arrappdse. 

—  e  bète;  Aggricchiarsi  le  budella. 

A-rresta  v.  a.  Arrestare:  Fermare  o  Prender 
per  forza  una  persona  per  metterla  in  prigione 
0  condurla  ad  esser  giudicata. 
«  In  signif.  neul.  vale  Restare,  Rimanere  V.  Resta 

ne' suoi  vari  significati  e  inflesssioni. 
w  Stupire,  Stupefarsi,  3Iaravigliarsi:   Arresto  che 
me  d'i  questo;  Stupisco  che  mi  diciate  ciò. 

A.rresto  s.  m.  Arresto,  Arrestamento,  Presa, 
Presura,  Cattura. 
§  Mandato  d'arresto;  Mandato  d'arresto  o  di  cat- 
tura: Ordine  della  competente  autorità,  perchè 
si  debba  procedere  all'arresto  di  quella  persona. 
S  Mette  a-i  arresti  ;  Mettere  agli  arresti  :  Proibire 
ad  uno  l'uscita  d'un  luogo,  assegnandogli  per 
prigione  la  casa  propria  o  altro  luogo  (fialunque. 

Ax'retià  V.  Retid  in  lutti  i  suoi  significati. 

-A.rretrÓTX  add.  Arretrato:  Rimaso  indietro; 
e  nel  num.  del  piiì  e  in  forza  di  sost.  Arretrati 
diconsi  I  fruiti  o  Interessi  decorsi  e  non  pagali 
al  dovuto  tempo. 

Arre-ventàse  n.  p.  Arrovellarsi,  Acciappi- 
narsi,  Attapinarsi,  Rodersi,  Macerarsi  V.  Atta- 
pindse. 


A.rre"versase  n.  p.  Abbiosciarsi,  Sdrajarsi, 
Brajarsi,  Far  la  màndra  :  Gitlarsi  a  bioscio,  Di- 
•stendersi  abbandonatamente  in  terra,  sul  letto  o 
altrove,  come  fanno  le  bestie. 

A.rre'vei'teg'à  v.  a.  Rimboccare  X.Reddggid. 

A.i*x*eze  v.  a.  Reggere,  Sostenere:  Tener  sopra 
di  sé ,  0  in  qualsivoglia  modo  Portare  o  Appog- 
giar checchessia. 
1)  Reggere,  melaf.  Difendere,  Proteggere,  Sostenere, 
Ajulare:  ed  anche  Sostentare,  3Ianlenere  in  vita. 
$  Arrézise  n.  p.  Reggersi,  Sostenersi,  Jfanlenersi; 
e  suol  dirsi  anche  dTn'impresa  che  si  mantiene 
in  buon  grado,  senza  volgere  in  rovina:  Covim'a 
va  l'opera  ?  A  s'arrese  ?  Come  va  l'opera  ?  Si 
regge. 
I)  —  per  Reggersi  a  galla,  al  nuoto:  Reggersi  nel- 
l'acqua nuotando,  Cominciar  a  nuotare. 

Arrezega  v.  a.  Rischiare,   Arrisicare,  Av- 
venturare, Cimentare:   Mettere  in  cimento,  in 
pericolo,  a  repentaglio  della  fortuna. 
§  Arrezegàse   n.  p.  Arrischiarsi,  Attentarsi,   Av- 
venturarsi, Cimentarsi. 

Arrezilbrag-a  s.  m.  Reggibraca.  T.  de'sellaj 
V.  Rezibraga. 

Arrezipéto  s.  m.  Reggipetto.  T.  de'  sellaj 
\.  Sórvccollo. 

Ar-rezitiéle  s.  m.  Reggitirelle.  T.  de'  sellaj 
V.  Rezitiele. 

A.rrjià  v.  a.  Ammainare,  Calare.  T.  mar.  Mandar 
giù  da  allo  a  basso  per  mezzo  della  fune  un 
qualche  oggetto  V.  Ammaina. 

AitìccIlÌ  V.  Jnricchi. 

Arrida  v.  a.  Arridare.  T.  mar.  Tesare  una 
corda  per  mezzo  de"  colatoj. 

A.rriesci  V.  Riùsci. 

A-rrig-à  V. -a.  Rigare:  Tirar  righi  o "linee. 

A-rrig-hezza  V.  Arrigo. 

Arrigoa  v.  a.  Rotolare  e  Ruololare  :  Spingere 

una  cosa  per  terra  facendola  girare. 
§  Arrigoàse  n.  p.  Rotolarsi  e  Ruotolarsi,  Ruzzolare. 
§  /  dince  san  riondi  e  s'arrigóan;  \  danari  son 
tondi  e  ruzzolano,  cioè  Si  spendono  facilmente. 

Arrigoela  V.  Arrigód. 

ArrigóuL  p.  pass.   Rigato:    Fatto  a  righi,  Su 
cui  si  tirano  dei  righi, 
g  Canna  arrigd;  Canna  rigata  :  La  canna  del  fu- 
cile che  è  rigata  da  imo  a  sommo  nella  parte 
interiore;  si  carica  con  palla  calcata  a  forza. 

Arrionda  v.  a.  Tondare,  Attondare,  Roton- 
dare: Ridurre  in  forma  rotonda,  Far  divenir 
rotondo. 

—  I  cavelli;  Tondare  o  Rotondare  i  capelli,  vale 
Tagliarli  in  sull'estremità  in  giro  egualmente;  e 
talora  semplic.  per  Tosarli. 

—  un  bastimento;  CaVàialare  un  bastimento.  T.mar. 
Rislopparlo  tulio  all'intorno ,  cominciando  dal  li- 
vello dell'acqua  sino  all'insù  V.  Càfatd. 

—  un  d'io;  Troncare,  Mozzare  un  dito,  vale  Ta- 
gliarlo ,  Portarlo  via  di  netto. 

Arrischia  V.  Arrezegd. 
Arrissa  v.  a.  Arricciare:  Propriam.  dicesi  dei 
capelli ,  e  vale  Inanellarli  con  arte  per  abbellarsi  ; 
altrim.  Fare  i  ricci. 
«  Cogliere,  Colpire,  Quasi  dirizzare  nel  segno:  Ghe 

l'ho  arrissóu  in  ta  testa;  Lo  colsi  nel  capo. 
«  Rizzare.  In  term.  mar.  vale  Fermar  colle  rizze. 

—  o  cda;  Arroncigliar  la  coda;  si  dice  del  porco 
e  della  vipera  quando  la  ritorcono. 


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ARR 


—  a  lancia;  Rizzar  la  lancia.  T.  mar.  Metterla 
in  nave. 

—  »  pennoin;  Rizzare  i  pennoni.  T.  mar.  Fermar 
colle  rizze  i  pennoni  di  rispetto,  affinchè  pei 
movimenti  del  vascello  non  escano  da'  loro  luoghi. 

•—  0 pei  tt-o  panno;  Accotonarlo:  Arricciare  il  pelo 

al  panno  lano. 
** — Mwn-a/)er5ó«nffl;  Acciuffare,  Ciuffare  uno,  Gher- 
mirlo, Acchiapparlo  :  Se  t'arrisso...  Se  ti  ciuffo... 
A.x*i*is!sa>tu.a<  s.  f.  Arricciatura:  Il  complesso 

de' ricci  e  la  disposizione  di  essi. 
Ajrx*ìssoà<  v.  a.  Acciottolare:  Lastricare  con 

ciottoli. 
Arrissòso  add.  Riccio,  Ricciuto,  Crespo:  ed 

è  proprio  de' capelli. 
Aj:*j:*ìss6ti  p.  part.  Arricciato  V.  Arrissà  nei 
suoi  vari  significati. 
%  Ciùmme  arrmce;  Penne  arricciate:  Penne  la  cui. 
piuma  è  crespa  e  ricciuta;  ed  usanle  le  donne 
per  ornamento  ai  loro  cappelli.  —  Tortiglione 
dicesi  Una  penna  di  struzzo  colla  piuma  incre- 
spata lutt'all'inlorno  della  costola,   ingrossata  e 
ripiegata  nella  cima. 
A.rrivà  v.  n.  Arrivare,  Giugnere,  Capitare  :  Per- 
venire al  luogo. 
«  Arrivare  per  Riuscire:  Se  arrivo  a  guàgnd  un 
terno  ecc.;  Se  arrivo  a  vincere  un  terno,  ecc. 
w  —  per  Giungere  una  cosa  o  una  persona,  cioè 

Avvicinarla  tanto  da  poterla  toccare. 
II  —  Parlandosi  di  età,  vale  Compire:  0  l'è  ar- 

rivòu  a  cent'anni;  É  arrivato  a  cent'anni. 
w  —  Parlandosi  di  prezzo,  vale  Poter  spendere: 
No  ghe  posso  arriva;  Non  ci  posso  arrivare, 
w  —  per  Andare  a  finire,  a  metter  capo. 
"  —  per  Accadere,  Avvenire,  Succedere,  ma  in 
tal  senso  è  voce  pretta  francese  e  da  fuggire: 
De  votte  arriva  che  ecc.;  Alle  volte  arriva  (ac- 
cade) che,  ecc. 

—  àcheita;  Sopraggiungere,  Sopravvenire,  Soprar- 
rivare: Arrivare  per  lo  pili  improvvisamente  e 
quasi  inaspettato. 

—  0  Non  arriva  a  fa  ùnn-a  cosa;  Arrivarci  o 
Non  arrivarci,  vale  Essere  o  Non  essere  abile 
ad  una  cosa:  Mi  non  arrivo  a  capilo;  Io  non 
c'arrivo. 

—  a  propoxito;  Arrivare  opportunamente  o  a  gran- 
d'uopo;  che  anche  dicesi  in  istil  famigliare  Giu- 
gnere più  a  tempo  che  l'arrosto. 

—  a  piggià  ùnn-a  cosa;  Arrivare  una  cosa  o  a  una 
cosa,  vale  Pigliarla,  essendo  alquanto  lontana, 
onde  ci  convenga  allungare  il  braccio. 

—  a  un  graddo  ;  Arrivare  o  Pervenire  ad  un  grado 
0  simili,  vale  Ottenerlo. 

—  a  un  nùmero;  Arrivare  ad  un  tal  numero,  vale 
Fare  o  Compire  quel  tal  numero;  In  tutti  non 
arrivavan  a  cento;  Fra  tutti  non  arrivavano  a 
cento. 

—  da-e  zenògge ,  da-e  spalle,  ecc.  ;  Dare  alle  gi- 
nocchia, alle  spalle  e  simili,  vale  Arrivare  sino 
alle  ginocchia,  alle  spalle,  ecc. 

—  in  bon  punto;  Arrivare  o  Capitare  a  o  in  buon 
punto,  cioè  Opportunamente,  Fortunatamente. 

—  in  t'ùn  cattivo  momento;  Arrivare  o  Capitare 
a  0  in  mal  punto,  cioè  Disavventurosamente. 

%  Chi  tardi  arriva,  male  allógia;  Chi  tardi  ar- 
riva, male  alloggia  V.  Allògid. 
A-rròlba  V.  a.  Rubare,  antic.  Arrubare:  Far 
sua  ingiustamente  la  roba  altrui;  aitrim.  Deru- 


bare, Furare,  ma  è  voce  piuttosto  poet. ,,  Lavorar 
di  mano.  Porre  cinque  e  levar  sei,  Cogliere  o 
Corre  l'agresto,  ecc. 

—  e  gallinn-e;  Sgallinare:  Rubar  le  galline. 

—  in  scià  speiza;  Far  l'agresto.  Dicesi  di  Quello 
avanzo  illecito  che  fa  taluno  nello  spendere  o  fare 
i  fatti  altrui. 

—  0  chéu;  Rubare  il  cuore,  figurat.  vale  Far  inna- 
morare. 

—  0  tempo  ;  Rubare  il  tempo  :  Metter  a  profitto 
ogni  minuto,  ogn'istante  d'esso. 

—  ùnn-a  figgia;  Rapire  una  fanciulla ,  Commettere 
un  ratto. 

—  un  scrito,  ùnn-a  compoxizìon ,  ecc.;  Plagiare: 
Il  rubare  gli  scritti  altrui  o  Far  proprio  ciò  che 
si  ruba  in  qualche  libro;  che  anche  dicesi  Rubare. 

§  Chi  n'arròba  n'  ha  de  roba;  Chi  non  ruba  non 

ha  roba.  Prov.  di.  chiaro  significato. 
§  L'è  tanto  laddro  chi  arròba  camme  quello  chi 
pìggia;  Tanto  è  ladro  chi  ruba  che  chi  tiene  il 
sacco ,  Tanto  è  tenere  che  scorticare  ovv.  Anche 
chi  tiene  il  piede  ajuta  a  scorticare.  Prov.  che 
significa  Nello  stesso  modo  pecca  e  va  punito 
chi  fa  il  male  che  chi  lo  consiglia  o  vi  consente. 

Arrog-àse  n.-p.  Arrogarsi,  Attribuirsi,  Ap- 
propriarsi. 

A-rrolla  v.  a.  Arrolare  e  Arruolare  :  Inscrivere, 
Metter  a  ruolo,  Assoldare,  Far  soldati. 
S  Arróllasexi.  p.  Arrotarsi  o  Arruolarsi  per  soldato, 
Farsi  soldato. 

A-rrollanxento  s.  m.  Arrotamento  e  Arruo- 
lamento: L'arrolare. 

**A.i'i'òjisa  V.  a.  Trafugare,  Involare,  Arpa- 
gonare.  Sottrarre  :  Portar  via  di  nascosto. 

A-rròsà  v.  a.  Ritirare,  Rimuovere,  Scostare: 

Trarre  da  parte,   Metter  da  banda;   e  figurat. 

Trafugare,  Involare,  Rubar  di  nascosto. 

§  Arròsàse  n.  p.  Ritirarsi ,  Arretrarsi  :  Trarsi  da 

banda  o  indietro,  Far  largo,  Far  piazza,  Scostarsi. 

-A-rrostì  v.  a.  Arrostire  V.  Rosti. 

A-rrovina  V.  Rovina. 

A.rru.lbattà  v.  a.  Rotolare,   Voltolare,  Av- 
voltolare:  Far  girare  una  cosa  rotolandola  per 
terra  o  altrove, 
ti  Abburattare:  Malmenare,  Dibattere,  Scuotere  al- 
cuno in  qua  e  in  là. 

—  un  travaggio;  Abborracciare,  Arrocchiare,  Ac- 
ciarpare un  lavoro,  vale  Gettarlo  giù  precipito- 
samente con  incuria ,  e  per  levarselo  prestamente 
dalle  mani. 

§  Arrùbattàse  n.  p.  Rotolarsi,  Voltolarsi:  Vol- 
tarsi in  giro  per  la  terra,  sull'erba,  nel  letto, 
e  simili, 
t)  —  su  da  scaa;  Rotolare  o  Ruzzolare  la  scala, 
Andar  rotolone  giù  per  la  scala:  Cader  giù  per 
la  scala  rotolando. 

i!Lrrù.flRà  5  naso,  ecc.;  Arricciare  il  naso, 
il  muso,  le  labbra,  ecc.  dicesi  Quando  con  un 
certo  gesto  raggrinzando  e  spingendo  il  naso  e 
la  bfbca  all'insù,  si  mostra  d'avere  qualche  cosa 
a  sdegno  e  a  stomaco,  e  se  ne  stizzisce. 

A.rrùg'a  v.  a.  Aggrinzare,  Accrespare,  Incre- 
spare: Ridurre  in  crespe,  in  grinze,  in  rughe; 
e  dicesi  propriam.  de'  panni. 

—  a  fronte;  Corrugar  la  fronte. 

S  Arrùgdse  n.  p.  Arrugare,  Aggrinzarsi,  Accre- 
sparsi,  Incresparsi,  Divenir  rugoso;  e  dicesi  più 
che  altro  della  pelle. 


ARS 


ART 


76 


A-rruimescella  v.  a.  Aggomitolare;  Far  go- 
milolo,  Avvolgere  il  filo  in  gomitolo. 

Aarrùmescellóiz  p.  pass.  Aggomitolato; 
Fatto  in  gomitolo. 
»  Figurat.  vale  Avviluppalo,  Avvolto  V.  Allùme- 
scellóu. 

A.rrù.xenta  v.  a.  Sciacquare,  Risciacquare, 
Diguazzare,  Sciabordare,  Sciaguattare.  Nell'uso 
son  sinonimi;  a  rigor  di  termine  lian  senso  di- 
verso. Sciacquare  e  Risciacquare  è  Lavar  leg- 
germente, e  per  lo  più  dicesi  di  cose  che  non 
abbisognano  d'una  lavatura  più  forte,  p.  e.  si 
risciacqua  un  bicchiere  ov' altri  ha  beulo,  una 
pezzuola  brancicala;  ovv.  è  Dar  l'ultima  lavatura 
in  acqua  pura  a  cose  già  lavate,  p.  e.  lavale  le 
stoviglie  nel  ranno,  si  risciacquan  nell'acqua  pura. 
Diguazzare  o  Sciaguattare  valgono  propriam. 
Agitare  i  liquori  ne'  vasi  non  pieni  (V.  Abbar- 
loccià) ,  ma  si  usano  pure  nel  senso  di  Agitare 
una  cosa  nell'acqua  per  lavarla  (V.  Sguassà). 
Sciabordare  è  più  forte  di  Sciaguattare,  l  tin- 
tori p.  e.  non  sciaguattano ,  ma  sciabordano  un 
panno  quando  lo  sbatton  di  forza  in  un  truogolo, 
in  un  rigagnolo  o  altro  per  levargli  il  ranno  o 
il  soverchio  colore  che  avesse  contratto.  In  questo 
.senso  è  voce  tecnica. 
M  Sparecchiare,  e  in  m.  b.  e  plebeo  Sconocchiare, 
Far  repulisti:  Lasciar  vuoti  i  piatti ,  Mangiar  tutto. 

—  de  dinceùnn-a  per  sonila;  Sbusare  e  nell'uso  tose. 
Ripulire:  Spogliar  uno  di  lutti  i  denari  che  abbia 
0  per  vincila  fatta  al  giuoco  o  per  altro  motivo. 

%  Arrùxentdse  a  bocca  ;  Risciacquarsi  la  bocca  : 
Leggermente  lavarsi  o  pulirsi  la  bocca  con  acqua 
0  simile. 

AjE*i*ù:x:exLtà  s.  f.  Risciacquata  :  L'atto  e  l'ef- 
fetto del  risciacquare.  -  Parlandosi  di  panni ,  di- 
cesi meglio  Risciacquatura. 

A.rx*ùxeiitéua,  s.  f.  Risciacquatura:  Quel  che 
resta  dell'umore ,  col  quale  si  è  risciacquato  o  fia- 
schi 0  bicchieri  o  altro. 

—  de  bòtte;  Sciacquatura  o  Risciacquatura  di  bic- 
chieri, dicesi  scherzev.  nell'uso  a  Vino  lungo 
lungo  e  di  poco  e  mal  grato  sapore. 

Ajrsell£L  s.  f.  Arsella.  T.  zool.  Mytilus  edulis. 
Specie  di  conchiglia  bivalve  appartenente  al  ge- 
nere Mitola,  più  grande  delle  telline ,  col  guscio 
di  fuori  ruvido,  e  nell'interno  lucido;  altrim. 
Tellina. 

.Ajrsellixiii-a;  s.  f.  Susina  vecchietti  o  Catelana 
morella:  Specie  di  susina  di  buccia  violacea,  di 
polpa  giallognola,  gentile,  sugosa  e  d'un  sapore 
zuccherino  e  rilevato.  Matura  in  agosto. 

Ajfsellòu  s.  m.  Draja.  T.  pese.  Rete  unita  ad 
un  rastrello  di  ferro,  che  ha  lungo  manico,  e 
serve  a  radere  il  fondo  del  mare  per  pescarvi 
conchiglie  o  altre  cose  che  stanno  in  esso  fondo. 
Tutto  ciò  che  si  stacca  entra  nella  borsa  formata 
dalla  rete. 
H  Pescarsene,  Arsellaio.  Voci  dell'uso.  Colui  che 
campa  la  vita  sul  mestiere  di  pescare  arselle. 

Arsenà  s.  m.  Arsenale:  Luogo  dove  si  fab- 
bricano 0  si  conservano  armi,  strum.  da  guerra 
sì  campale  che  navale  ed  attrezzi  militari  d'ogni 
genere. 

Ajrsenico  s.  m.  Arsenico  :  Sostanza  metallica 
•  corrosiva  e  velenosissima,  assai  nota. 

Àjtsoìo  V.  sotto  Arsùóu. 

A^jcsòu  ^.  m.  Arcione  ;  Quella  parte  della  sella 


che  s'innalza  in  forma  d'arco  davanti  e  di  dietro 
al  cavalcatore.  1  sellaj  chiamano  Sugheri  i  due 
lati  dell'arcione. 
A-rsùa  s.  f.  Arsura  :  Stato  dell'atmosfera  asciutto, 
secco,  arido. 
Il  Arsura:  Privazione  d'umido  per  l'effetto  del  ca- 
lore inlerno  che  si  sente  nelle  viscere  per  sete, 
per  febbre,  o  simile;  altrim.  Ardura,  Arsione. 

—  de  moen,  di  labbri,  ecc.;  Sétole  al  plur.  :  Al- 
cune piccole  scoppiature  o  fessure  che  si  pro- 
ducono per  freddo  nelle  mani,  nelle  labbra,  e  pro- 
ducono dolorosa  sensazione. 

Arsùóix  add.  Arso ,  Arido ,  Secco ,  Stecchito , 

Ristecchito. 
A.irtà  s.  f.   Altare ,   dimin.  Altarino ,  Altaretto , 

Allarello  :  Mensa  sopra  la  quale  si  offerisce  a  Dio 

il  sacrifizio. 
%  Artd  ve  già,  nò  se  gh'a^ccnde  ciù  candeje;  Ai  santi 

vecchi  non  gli  si  dà  più  incenso.  Prov.  toscano. 
§  Sbaglia  finn-a  5  prceve  all'artd;  Sbaglia  il  prete 

all'altare  o  il  contadino  all'aratro.  Prov.  e  vale 

Tutti  siamo  soggetti  a  commettere  sbagli. 
A.rte  s.  f.  Arte  :  Metodo  o  iMaestria  nell'operare 

secondo  alcune  regole  stabilite;  e  dicesi  sì  delle 

Arti  liberali  che  delle  meccaniche. 
n  Arte,  per  Compagnia  d'artieri  :  Gh'èa  tutta  l'arte; 

C'era  tutta  l'arte, 
n  —  per  Artifizio,  Astuzia,  Frodolenza  e  simili; 

e  pigliasi  in  buona  e  in  mala  parte. 

—  diabolica;  Arte  diabolica,  Incantesimo,  Strego- 
neria, Sortilegio,  Malia. 

—  liberale;  Arte  liberale:  Quella  nel  cui  esercizio 
ha  più  luogo  l'ingegno  che  la  mano,  come  la 
poesia,  la  musica,  la  pittura,  la  scoltura,  l'ar- 
«hitettura,  ecc. 

—  magica;  Arte  magica:  Arte  di  adoperare  cose 
mirabili  o  col  soccorso  della  natura  o  dell'arte. 

—  meccanica;  Arte  meccanica  :  Quella,  ove  più  opera 
la  mano  che  l'intelletto,  come  l'oriflceria,  la  pla- 
stica, la  vetreria,  ecc. 

—  oratoria;  Arte  oratoria:  L'arte  di  parlar  bene; 
altrim.  Rettorica. 

S  Ad  arte  m.  avv.  Ad  arte.  Con  arte,  Artata- 
mente, A  bella  posta,  A  bello  studio;  e  talora 
Astulamente. 

g  Chi  fa  l'arte  e  nò  a  conosce,  i  so  dince  di- 
ventan  mosche;  Chi  fa  la  mercanzia  e  non  la 
conosce ,  i  suoi  denari  diventan  mosche ,  ovv. 
Chi  fa  quel  che  non  sa,  guasta  quel  che  fa.  Prov. 
che  significa  Chi  si  mette  a  fare  l'arte  ch'e'  non 
sa,  in  cambio  di  guadagnare  ne  scapita. 

§  Chi  ha  arte  ha  parte;  Chi  ha  arte  ha  parte. 
Arte  dà  parte,  chi  da  lei  non  sì  parte.  Prov. 
e  vale  Chi  sa  è  recapitato  e  può  campar  da  per 
tutto. 

§  Con  l'arte  e  con  l'inganno  se  vive  mezo  l'anno, 
con  l'inganno  e  con  l'arte  se  vive  l'atra  parte  ; 
Con  arte  e  con  inganno  si  vive  mezzo  l'anno, 
con  inganno  e  con  arte  si  vive  l' altra  parte. 
Prov.  che  suolsi  dire  degl'Imbroglioni  che  se  la 
cavano  abbindolando  or  questo  or  quello.  -  Avvi 
pure  un  altro  prov.  consimile ,  ma  adoperato  in 
buona  ^arte,  cioè:  Con  arte  e  con  ingegno  si 
acquista  mezzo  regno.  Con  ingegno  e  con  arte 
si  acquista  l'altra  parte;  e  vale  L'arte  e  l'in-? 
gegno  conducono  a  qualunque  gran  fine. 

S  Fa  arte  d'ùnn-a  cosa;  Far  arte  o  mestiere  dj 
una  cosa,  vale  Essere  avvezzo  a  fare,  a  dire,  o 


76 


ART 


ARV 


Maneggiarsi  con  industria  in  checchessia  affine 
di  guadagnarvi  sopra. 
%  Ognun  va  ranimgo  da  so  arte  ;  Ognuno  pa- 
tisce del  suo  mestiere.  Dettato  prov.  e  vale  che 
Gii  artieri  difettano  per  lo  piiì  delle  cose  proprie 
dell'arte  loro. 

A-rtéa  V.  Alida. 

A.rtefà/ V.  a.  Arlefare,  Artificiare,  Artifìdare:  Far 
checchessia  con  arte  e  con  artifizio  ;  ma  comun. 
usasi  per  Contraffare,  Adulterare,  Falsificare. 

Ajrtef^to  p.  pass.  Artefatto,  Artificiato,  Ar- 

tiflziato:  Che  è  opera  dell'arte  o  Fatto  con  arte, 

opposto  a  Naturale;  e  figurai.  AfTalturato,  Faisi- 

•    ficaio,  Adulterato,  e  dicesi  specialm.  del   vino. 

Ajrt&ia,  s.  f.  Arteria:  Vaso  del  corpo  animale 
che  porta  il  sangue  dal  cuore  alle  parti  tutie  del 
corpo,  al  contrario  delle  vene,  che  lo  portano 
dalle  parti  al  cuore. 

Ajrtetica  s.  f.  Artetica,  Artrite,  Artritide:  Ma- 
lattia che  attacca  le  articolazioni. 

AjcteicsiTX  s.  m.  Artiere,  Artigiano,  Artefice. 
Questi  tre  nomi  abbenchè  si  usino  comunem. 
l'uno  per  l'altro,  pure  rigorosamente  parlando 
hanno  fra  loro  questa  differenza:  V Artigiano  o 
Artiere  indica  Colui  che  esercita  per  conto  suo 
proprio  un'arte  manuale,  come  l'arte  del  ma- 
gnano, del  legnaiuolo,  del  muratore  e  simili; 
VArlefìce  è  Quegli  che  esercita  un'arte  mecca- 
nica, ma  con  qualche  effetto  d'intelligenza;  egli 
congegna,  combina,  ordina,  abbellisce,  ecc.; 
VArtigiano  od  Artiere  è  meno  ^'Artefice  e  al- 
quanto più  A'Operajo. 

A.x>ticolà<  V.  a.  Articolare:  Piegare,  Muovere; 
e  dicesi   propriam.  delle  gambe,  delle  braccia 
e  delle  dita. 
M  Articolare,  Pronunziare ,  Profferire  :  Mandar  fuori 
le  parole. 

Aj:*ticolo.ziò]i  s.  f.  Articolazione  :  Nodo , 
Giuntura,  Connessione  delle  ossa  tra  loro. 

A.x*ticIocca.  s.  f.  Carciofo  e  Carciofano  :  Frutto 
d'una  pianta  simile  al  Cardo,  detta  Carciofo,  e 
dai  Botanici  Cynara  scolymus ,  fatto  a  guisa  di 
pina,  e  formato  di  tante  squamme,  che  diconsi 
Sfoglie,  buono  a  mangiare.  Ce  n'è  di  due  va- 
rietà: uno  colle  sfoglie  senza  spina,  e  dicesi 
Carciofo  domestico  e  in  Toscana  Jlazzaferrata  ; 
l'altro  colle  sfoglie  terminate  da  spina,  e  dicesi 
Carciofo  salvatico.  La  pianta  si  moltiplica  per 
seme,  e  anche  co' getti  o  polloncelli  de' vecchi 
carciofìjdetti  Cardoncelli  o  Cardoncini  (tettinotti).- 
Diconsi  Gobbi  o  Gobbe  i  Cesti  dei  carciofi  co- 
ricati e  coperti  di  terra  perchè  imbianchiscano, 
e  si  mangiano  crudi.  -  Girello  dicesi  II  carciofo 
grosso  a  cui  sien  troncate  le  sfoglie  e  il  gambo, 
e  si  usa  per  vivanda.  -  Carciofaia,  Carciofeto 
0  Carciofolelo  è  II  luogo  piantato  di  carciofi. 

—  all'inferno;  Carciofo  all'inferno  V.  All'inferno. 

—  tocca  in  te  l'eujo;  Carciofo  al  pinzimonio.  Di- 
cono i  Fiorentini  II  carciofo  intinto  in  salsa  fatta 
con  olio,  pepe  e  sale. 

Aj:*tifi.ziòu.  add.  Artificiato  e  Artiflzialo:  Fatto 
con  artifizio, 
S  Féughi  artifizioe   o   artifaiali  ;  Fuochi  d'arti- 
fizio, Fuochi  artifiziati  V.  Féugo. 

Artista  s.m.  Artista:  Propriam.  Colui  che  pro- 
fessa alcuna  delle  belle  arti  o  altra  arte  liberale. 
Alcuni  vi  comprendono  anche  i  Coreografi,  i  Vir- 
tuosi,  ecc. 


t)  Artiere,  Artigiano,  Artefice  V.  sopra  Artexan. 

A^jrtvLSi,  s.  f.  Altura:  Luogo  alto. 

A.  rùlbatton.  avv.  Rotolone  e  Rotoloni,  Ruz- 
zolone e  Ruzzoloni,  Rotolandosi,  Ruzzolando. 
Accompagnato  coi  v.  Andare,  Correre  e  simili, 
vale  Andar  a  precipizio,  col  capo  all'ingiù  ;  e 
talora  A  fiaccacollo,  A  scavezzacollo,  A  tutta 
briglia,  A  slascio,  Senza  ritegno.  Abbandona- 
tamente V.  A  rompicollo. 

A.  rùsteg-a  avv.  In  rustico  o  Alla  rustica.  Di- 
cesi d'Una  sorta  di  legatura  di  libri ,  in  cui  questi 
si  lasciano  intonsi ,  e  si  coprono  di  semplice  car- 
tone 0  cartapecora,  senz'altro  ornamento. 

A.r"va  s.  f.  Imposta:  Legname  commesso  in  piano 
e  che,  girevole  sui  cardini,  chiude  l'apertura  di 
porta ,  uscio  o  finestra,  r  Dicesi  Imposta  a  bande 
ripiegato  o  a  libriccino  Quella  in  cui  a  una  delle 
bande,  o  a  tutte  e  due,  ne  è  unita  un'altra  con 
mastiettatura,  e  perciò  pieghevole. 

—  scùc  0  a  cappùcci nn-a;  Scuretti:  Quelle  imposte 
da  finestra ,  formate  d'assicelle  per  lo  più  sottili, 
che  dalla  parte  di  dentro  volgonsì  su  gangheri 
imperniati  nel  telajo  a  vetri. 

%  Fa  d'ùnn'arva  ùnn-a  tavella;  Far  d'una  lancia 
un  zipolo  0  un  punteruolo,  vale  Ridurre  il  mollo 
a  poco,  e  di  Materia  atta  a  fare  gran  cosa,  ap- 
pena cavarne,  per  poco  sapere  o  per  trascurag- 
gine,  una  piccola.  In  Toscana  corrono  anche  i 
seguenti  modi  proverb.:  Bartolomeo  Ingegno  d'una 
trave  fece  un  fuso,  ovv.  Mastro  Piallino  d'una  trave 
fece  un  nottolino. 
Ajt^I  s.  m.  Aprile:  Quarto  mese  dell'anno  volgare, 
e  secondo  dell'astronomico. 

%  Arvì,  dui  dui;  Aprile  una  gocciola  al  die  e 
spesso  tutto  il  die;  dicesi  a  significare  Essere  il 
mese  di  aprile  per  lo  più  sempre  piovoso. 

%  Arvi,  fa  bòn  dormi;  Aprile,  dolce  dormire; 
dicesi  a  significare  che  in  quel  mese  si  dorme  bene. 

§  Arvi  5  l'ha  trenta,  e  se  ciùvesse  trentun  ,  5 
nò  faeiva  ma  nisciùn;  Aprile  ha  trenta,  se  pio- 
vesse trentuno ,  non  farebbe  mal  nessuno.  Prov. 
dinotante  che  D'aprile  l'acqua  è  sempre  giove- 
vole alla  campagna. 

§  Marso  sciùto  e  arvì  bagnóu,  beato  quello  chi  ha 
semenóu;  Marzo  asciutto  e  aprii  bagnato,  bealo 
il  villan  che  ha  seminalo.  Prov.  di  chiaro  signif. 
A-rvi  V.  a.  Aprire:  Disgiungere  od  Allargare  in 
guisa  le  imposte  degli  usci  e  delle  finestre  che 
si  dia  l'entrata  e  l'uscita;  e  dicesi  d'ogn'altra 
cosa  che  sia  serrata. 

I)  Aprire,  per  Dilatare,  Allargare:  Arvi  e  maen; 
Aprire  le  mani.  Queste  casette  bezéugna  avvile 
chi  in  fondo;  Bisogna  aprir  queste  calze  nel  fondo. 

Il  —  Fendere  o  Spaccare. 

—  a  bocca;  Aprir  la  bocca,  oltre  il  signif.  proprio, 
usasi  figurai,  per  Rompere  il  silenzio.  Parlare: 
Mi  non  ho  averto  mai  a  bócca;  Io  non  ho  aperto 
mai  bocca.  Non  ho  mosso  bocca,  cioè  Non  ho 
mai  fiatato,  Non  ho  mai  detto  una   parola. 

—  a  bócca  e  lascia  andd;  Aprir  la  bocca  e  sof- 
fiare, figurai,  vale  Parlar  senza  considerazione. 

—  a  stradda;  Aprir  la  via  o  il  passo,  vale  Agevo- 
lare il  cammino,  e  dicesi  così  nel  proprio  come 
nel  figuralo. 

—  a  ùnn-a  personn-a;  Aprire  ad  alcuno,  vale  Aprir- 
gli la  porta  di  casa.  Introdurlo  a  sé. 

—  a  venn-a;  Aprir  la  vena,  vale  Pungerla  colla 
Jancetlà  per  cavar  sangue. 


ASA 


ASB 


77 


•—  bùtlega;  Aprir  bolloga;  vale  Cominciar  qualsi- 
voglia arte  in  pubblico.  Talora  si  ommetle  il  nome 
generico  bottega,  e  si  pone  invece  il  nome  par- 
ticolare dell'arte  che  vuole  esorcilarsi,  come: 
Arvi  unn'òstaja ,  un  cn/fè,  ecc.;  Aprire  an'o- 
steria,  un  caffè  e  simili. 

—  e  righe;  Aprire  le  righe.  T.  tnil.  Operazione 
che  si  fa  dai  soldati  disposti  sopra  due  o  più 
righe,  andando  avanii  o  indietro  secondo  vien 
ordinato  dal  comando.  Le  righe  si  aprono  per 
eseguire  alcune  parti  del  maneggio  delle  armi, 
0  per  dar  luogo  all'ispettore  od  a  chi  passa  la 
mostra  del  soldato;  ha  per  contrario  Serrare. 

—  1  éuggi;  Aprir  gli  occhi  V.  Éuggio. 

—  I  éuggi  a  ùnn-a  persònn-a;  Aprir  gli  occhi  ad 
alcuno  V.  Énggio. 

—  o  passo  V.  sopra  Arvi  a  stradda. 

—  ò  so  chéu  a  ùnn-a  persònn-a;  Aprire  o  Spa- 
lancare il  suo  cuore  a  qualcheduno,  ed  anche 
semplicem.  Aprirsi,  vale  Manifestargli j Palesargli 
l'animo  suo. 

^  schéua;  Aprire  scuola,  vale  Mettersi  a  far  il 
maestro  di  scuola,  Ammaestrare. 

—  ttfi  libbro ;  Aprire  un  libro,  vale  Schiuderlo  per 
leggerlo. 

—  un  testamento,  ùnn-a  lettera;  Aprire  un  testa- 
mento, una  lettera,  vale  Romperne  i  sigilli. 

S  Chi  ben  scerà,  ben  arve ;  Chi  ben  serra,  ben 
apre.  Prov.  che  significa  Le  cose  ben  chiuse  sono 
sicure. 

S  Un  continuo  arvi  e  scera;  Un  apri  chiudi  con- 
tinuo, cioè  Un  frequente  aprimento  e  chiudi- 
mento  di  qualche  uscio,  finestra  e  simili. - 

S  Arvise  n.  p.  Aprirsi,  Schiudersi,  Dischiudersi, 
contr.  di  Chiudersi. 

"  —  Aprirsi,  Fendersi,  Spaccarsi,  Rompersi:  0 
s'è  averto  a  testa;  E' si  è  aperto  il  capo. 

"  —  Detto  de'  fiori ,  vale  Dilatarsi  sbocciando , 
Schiudersi,  Sbocciare,  che  anche  dicesi  assolut 
Aprire  :  E  scioi  no  s'àrvan  tutte  a-o  mcexivio 
tempo;  I  fiori  non  aprono  tutti  ad  un  tempo. 

w  —  Detto  di  muri,  legnami  e  simili,  vale  Cre- 
pare, Fendersi,  Far  gran  fessure;  e  detto  par- 
ticolarm.  de'  muri ,  Sbonzolare. 

—  o  pelle;  Ricidersi  la  pelle.  -  Screpolarsi  la  pelle  , 
vale  Ricidersi  in  varie  parti:  Ho  e  moen  tutte 
averte;  Ho  tutte  le  mani  screpolate. 

—  a  tetra;  Aprirsi  la  terra,  vale  Spaccarsi  facendo 
voragine. 

• —  da-o  danze,  da-o  sbraggid,  ecc.;  Struggersi 
dal  piangere,  Non  far  che  gridare,  ecc. 

—  un  conto  0  di  conti  con  qualche  persònn-a; 
Mettersi  in  briga.  Accattar  brighe,  cioè  Porsi 
in  imbarazzo,  in  pericolo. 

S  ^5  se  scera  mai  ùnn-a  porta  che   nò  s'arvc 
ùnn-a  porta  e  un  barcòn;  Non  si  serra  mai  una 
porta  che  non  se  ne  apra  un'altra.  Prov.  che  vale 
Da  un  male  talora  nasce  un  bene. 
f  Arzillo  s.  m.  Arzillo.  Voce  nostra  che  non 
ha  precisa  corrispondenza  italiana  :  Sapore  marino 
e  squisito,  che  acquistano  quei  pesci  che  vivono 
ja  iscoglio  a  differenza  di  quei  che  vivono  in 
mezzo  al  mare  o  in  luoghi  limacciosi;  ed  anche 
la  loro  freschezza  e  bella  apparenza. 
S  ^  «a  d'arzillo;  Sa  d'arzillo,  dicesi  per  simil.  di 
Qualunque  altra  vivanda  che  abbia  un  gusto  pre- 
-    libato. 
A.»&.  s.  m.  Acciajo:  Sostanza  che  ha  per  principal 


elemento  il  ferro  combinato  ed  unito  in  lega  col 
carbonio. 

—  grosso;  Acciaioni  al  plur.  T,  mug.  Nome  che 
si  dà  alle  Grandi  verghe  d'acciajo  dell' Allemagna, 
che  si  trovano  in  commercio. 

— ,  dò  fùzo;  Cuore  della  piramide.  T-  orol.  Piastrella 
d'acciajo  infilala  nell'asse  della  piramide  (fùzo), 
nella  parte  opposta  alla  base  di  essa,  e  avente 
un  becchetto,  il  quale  arrestato  dal  guardacorde 
(scontro)  avverte  che  l'orologio  è  caricato. 

A.  sacchetto  (Conti);  Conti  alla  grossa,  al 
digrosso,  a  occhio  e  croce,  cioè  Fatti  grossamente, 
senza  la  debita  esattezza. 

Al.  sang-ue  cado  m.  avv.  A  sangue  caldo, 
-Nell'impeto  della  collera ,  Nel  caler  della  passione, 
cioè  Quando  bolle  il  sangue  perturbato  da  qualche 
violento  ed  improvviso  affetto. 

—  freido;  A  sangue  freddo,  cioè  Con  animo  po- 
sato e  cheto,  Senziilterazion  d'animo. 

Asappo  s.  m. Tanghero, Bùfolo,  Tarpano,  Mar- 
lignone,  Allòbrogo:  Persona  grossolana  e  rustica. 
Dalla  voce  turca  Azap  (soldato). 

A  sarsi  tua  (Punto);  Punto  a  rimendo  V. 
Punto. 

A  sarvamento;  A  salvamento.  Posto  avv. 
vale  Senza  danno,  Sano  e  salvo. 

A  sascia©  m.  avv.  A  sassate,  A  colpi  di  sasso 
V.  A  prìonnce. 

A  sàtalbùscag-g-ia  (Zùgd);  Fare  o  Gio- 
care a  salincerbio,  e  volg.  A  salta  il  cervio  V.Zu</(i. 

A  sàtetti  (Andd);  Andar  saltellone  o  saltel- 
loni, Andar  balzellone  o  balzelloni  V.  Atidd. 

Asl>ascià  V.  a.  Sbassare:  Scemar  l'altezza. 

—  I  de;  Abbassar  la  cresta,  le  corna  ecc.  V.  Aa. 
S  Fd  asbascid  i  àe;  Abbassare  altrui  la  cresta,  l'or- 
goglio e  simili,  figurai,  vale  Far  scemare  ad  al- 
cuno l'umore,  l'alterigia,  Sbaldanzirlo ,  Cavargli 
il  ruzzo  del  capo. 

As1>asciaiu.e]ito  s.  m.  Sbassamento:  Lo 
sbassare,  Scemamento  d'altezza. 

As"birona  (Faccia);  Viso  da  cialtrona;  dicesi 
di  Donna  vile  che  abbia  un  aspetto  sfaccialo. 

Asl>orri  v.  a.  Aver  a  scorno,  a  vile,  in  uggia, 
Abominare,  Disprezzare,  Aborrire. 

As1>ria  v.  a.  Lanciare,  Avventare,  Scaraventare: 
Scagliar  con  violenza,  con  impeto. 
»  Gettare,  Cacciare,  Sbalzare:  Spignere  quasi  con 
forza:  M'han  asbrióu  in  t'ùn  canto;  Mi  caccia- 
rono in  un  canto. 

—  un  pugno,  un  sciaccadente ,  ecc.;  Abbriccare, 
Appioppare,  Sciorinare,  Appiccare,  Scagliare, 
Vibrare,  Appostare  un  pugno,  un  mostaccione, 
un  sorgozzone  e  simili,  vale  Percuotere  con  aa 
pugno ,  con  un  mostaccione ,  ecc. 

S  Asbridla  a  un;  Accoccarla,  Barbarla,  Calarla 
ad  uno,  vàie  Giuntarlo,  Ingannarlo,  Mariolarlo. 

S  Asbridse  n.  p.  Avventarsi,  Lanciarsi,  AUanciarsi, 
Slanciarsi ,  Scagliarsi  :  Spingersi ,  Celiarsi  con  im- 
pelo a  checchessia. 

II  —  addosso  a  un;  Fogarsi  addosso  a  uno.  Nel 
Pistoiese  dicesi  dell'Avventarglisi  fieramente,  Cor- 
rergli impetuosamente  addosso  o  per  fargli  danno 
0  per  impedirgli  che  Io  faccia  altrui. 

n  —  in  t'ùn  scito;  Corrervi  alla  dilagala,  di  foga, 
Andarvi  ratto,  Sbaleslrarvisi. 
Asl>riio  s.  m.  Rincorsa:  Quel  dare  indielro  che 
altri  fa  per  saltare  o  lanciarsi  con  maggior  impelo 
0  leggerezza;  allrim.  Lancio,  Slancio. 


Té 


ASC 


ASC 


S  Corri  d'asbr'io;  Correr  di  foga,  ad  impeto,  con 

impeto,  con  furia. 
S  Piggid  l'asbrto;  Prendere  la  rincorsa. 
A.  scaTbeccio  (Mette);  Carpionare.  Dicesi  di 
di  pesci ,  e  vale  Cucinarli  nel  modo  che  si  cu- 
cina più  comunom.   il  carpione,  cioè  Friggerli 
e  coprirli  d'aceto,  aggiuntivi  spicchi  d'aglio,  buccia 
0  fette  sottili  di  limone,  cime  di  salvia,  ramerino 
e  simili.  -  Marinare  è  Conciarli  con  sale  e  aceto 
in  barili  o  in  altri  vasi.  Questi  due  verbi  però 
si  usano  assai  spesso  l'uno  per  l'altro. 
S  Èse  a  scabeccio  in  t'ùn  sci<o;  Esservi  fitti  come 
i  pani  in  forno,  Esservi  in  soppressa,  vale  Es- 
servi pigiati,  spremuti,  ecc. 
A.  tsca^oclii;  A  scacchi  o  Scaccheggiato.  Posto 
avv.  vale  Fallo  a  forma  di  scacchi  o  quadrelli 
dipinti  0  in  altra  maniera. 
S  Zùgd  a  scacchi  ;  Giocare  a  scacchi  V.  Scacco. 
Àscàdà;  V.  a.  Scaldare:  Indurre  il  caldo  in  chec- 
chessia. 
«I  Scaldare,  metaf.  vale  Accender  l'animo,  Muovere, 
Eccitare. 

—  e  banche;  Acculallare  o  Culattar  le  panche.  Modo 
basso,  e  dicesi  del  Sedere  a  lungo,  e  per  lo  più 
oziosamente,  sulle  panche;  e  dello  degli  scolari, 
Non  imparare,  Non  trarre  alcun  profitto. 

$  Ascàdàse  n.  p.  Scaldarsi:  Farsi  caldo.  Prender 
calore j  e  metaf.  Accendersi,  Muoversi,  Infiam- 
marsi, Adirarsi,  ecc. 

n  —  Parlandosi  di  grano  e  di  altre  biade,  dicesi 
in  neul.  assol.  Riscaldare ,  e  vale  Patire ,  Volarsi  ; 
e  dello  di  farina,  formaggio,  fruita  e  simili,  vale 
Guastarsi ,  Corrompersi. 

—  o  boccia,  5  sangue;  Montare,  Salire  o  Venire 
il  moscherino.  Venir  la  muffa  al  naso,  vagliono 
Adirarsi. 

—  in  t'ùnn-a  cosa;  Riscaldarsi  in  checchessia,  Ac- 
calorarvisi ,  Infervorirvisi  :  Prendervi  calore,  fer- 
vore, come  nel  giuoco,  nel  discorso,  ecc.;  e  in 
senso  contr.  Pigliarsela  a  tre  o  quattro  quallrin 
la  calala,  cioè  Procedere  lentamente  nelle  faccende. 

A-SCStdiGS.  m.Guajo,  Impiccio;  e  talvolta  Danno, 
Disgrazia,  Sconcio,  Sciagura, 
n  Paura,  Spavento,  Sgomento. 

A.  sca.g'g-e  m.  avv.  A  scaglie ,  A  squame ,  Squa- 
malo ;  Fallo  a  guisa  di  scaglie  o  squame  del  pesce 
0  del  serpente. 

**A.8eai8SÓii  add.  Scapestrato,  Sfrenato,  Dis- 
soluto, ecc. 

A.  scanso  avv.  A  scanso,  A  scansamento,  cioè 
A  fin  di  scansare  o  sfuggire,  A  evilazione,  A 
risparmio,  ecc. 

A.  scareg-albari  (Zùgà)  ;  Fare  a  scaricaba- 
rili V.  Zùgà. 
n  Fare  a  scaricalàsino,  figurai,  vale  Rimuovere  da 
sé  la  colpa  d'alcun  errore  e  ributtarla  su  altri. 

A,  scarpa  m.  avv.  A  scarpa,  A  pendìo;  e  di- 
cesi delle  mura ,  terra  o  altro  che  non  sia  elevalo 
a  piombo,  cioè  verlicalmanle,  ma  sporga  più  a- 
vanli  nella  pianta  che  in  cima. 

A.  scarso  (Travaggià);  Lavorare  a  collimo 
0  in  collimo,  vale  Lavorare  non  a  giornale,  ma 
a  prezzo  fermo  e  convenuto  da  corrispondersi 
terminalo  che  sia  il  lavoro. 
%  DA  0  Piggià  un  truvaggio  a  scarso;  Dare  o 
Tórre  un  lavoro  a  collimo. 

A.  scartoccio;  A  cartoccio.  T.  magn.,  ar- 
chib.  e  altri.  Posto  avv.  e  aggiunto  a  Lavoro 


0  slmile,  vale  Lavoro  di  ferro  ripiegato  in  giro  : 
Canna  a  scartoccio;  Canna  a  cartoccio. 
§  Tempea  a  scartoccio  ;  Tempera  coperta  o  a  car- 
toccio. T.  oriuoL,  colteli,  f  magn.  ecc.  Maniera 
particolare  di  dar  la  tempra  all'acciajo  o  al  ferro, 
che  si  vuol  temperare  con  diligenza. 
Asociaei  v.  a.  Schiarare,  Rischiarare:  Render 
chiaro. 
%  Ascciaeise  n.  p.  Rischiararsi,  Rischiarire:  Divenir 

chiaro.  Acquistar  chiarezza. 
))  —  a  vista;  Rischiararsi  la  vista,  vale  Ricu- 
perarla. 
H  —  6  fé,  0  tempo;   Chiararsi,   Rischiararsi  il 

cielo,  il  tempo,  vale  Rasserenarsi. 
Il  —  o  vin;  Chiarirsi,  Schiarirsi. 
**A.  scciancacaèli  V.  A  beerà  a  beerà. 
Ascciauiia  v.  a.  Appianare,  Spianare  .'Ri- 
durre in  piano;  e  figurai.  Agevolare,  Facilitare. 

—  a  mùagia;  Spianar  il  muro,  vale  Renderlo  liscio 
collo  sparviere  o  nellaloja  V.  Frettasse. 

—  e  costile,  Spianar  le  costure,  vale  Spianare  col 
ferro  il  rilevalo  delle  costure. 

—  e  costile  a  ùnn-a  pers5nn-a  ;  Spianar  i  mattoni , 
Riveder  le  costole  a  uno.  Spianare  o  Ritrovar  le 
costure  a  uno,  figurai,  vale  Bastonarlo,  Dargli 
delle  busse. 

—  e  rughe;  Dare  il  mattone.  T.  sart.  Dicesi  quando^ 
ai  panniiani  con  un  mallon  caldo,  suvvi  un  cencio 
molle,  si  lievaii  le  grinze,  ecc. 

—  0  scciéuppo;  Spianar  lo  schiòppo  o  simile,  vale 
Abbassarlo  e  stenderlo  in  modo  da  tòr  la  mira 
a  sparare.  Rivolgerne  la  bocca  contro  l'oggetto 
che  si  vuol  colpire. 

Ascciauuameuto  s.  m.  Appianamento, 
Spianamento,  Spiaiiazione:  Lo  spianare. 

A-scciauuatùa  s.  f.  Spianatura,  Spianala, 
Spianamento:  La  parie  spianala. 

A-Scciannòu  s.  m.  Pianalojo.  T.  cese//.  Specie 
di  cesello  che  si  usa  per  appianare  il  melallo  e  per 
fare  gli  scannellali.  Senne  di  due  specie:  Piana- 
lojo colmo  e  Pianalojo  piano. 

A.  scciattapausa;  A  crepapancia,  A  cre- 
papelle, A  crepacorpo,  A  scoppiacorpo.  Posto  av- 
verb.  col  v.  Mangiare  o  simile,  vale  iVangiar  così 
smoderatamente  che  quasi  la  pancia  crepi;  allrim. 
Stripparsi,  Stipar  1'  epa,  Gonfiar  l' otre,  Cavar  il 
corpo  di  grinze,  Sbasolliare,  Impinzarsi,  ecc. 

Ascella  s.  f.  Ascella,  Ditello  e  nel  piur.  Dilella 
e  Dilelle:  Quel  concavo  che  è  sotto  il  braccio  nel- 
l'appiccatura di  questo  colla  spalla. 
%  Ande  co-a  vòrpe  sotto  l'ascella;  Andar  col  lepre 
sodo  V.  Ande. 

Ascemmellòu.  add.  Scemo,  Goffo,  Fatuo, 
Stupido,  Giucco,  ecc. 

A-Scenanniio  add.  Imbecillito,  Ingollilo,  Imbarbo- 
gito, Instupidilo:  Divenuto  imbecille,  goffo,  scemo, 
stupido,  ecc. 

Ascendente  s.  m.  Ascendente:  Figurai,  vale 
Superiorità,  Prevalenza,  Predominio,  Autorità,  In- 
fluenza, e  s'inlende  sopra  o  presso  alcuno,  onde: 
Aver  l'ascendente  sopra  uno,  vale  Poter  molto 
sopra  l'animo  di  lui.  Dominarne  la  volontà. 

Ascenslón  s.  f.  Ascensione:  Posto  assolut. 
s'inlende  L'ascensione  al  cielo  del  Redentore;  e 
talora  pel  Giorno  nel  quale  si  celebra  questa  fe- 
stività. 
§  Se  ciéuve  5  giorno  de  l'Ascensiòn,  l'annà  a  va 
in  perdin^iòn  V.  Anna. 


ASC 


ASE 


79 


A.scetta>  s.  f.  Accetta  (coll'e  stretla):  Strum.  di 
ferro  fatto  a  forma  di  zappa,  rra  col  piano  curvato 
a  foggia  d'arco  verso  il  corto  manico  di  legno. 
Pianeggiasi  con  una  sola  mano,  ed  è  principalm. 
adoperato  da'  legnaiuoli  per  tagliar  legni,  e  dai 
bottai  per  assottigliare  le  doghe  nella  parte  interna 
delle  botti,  tini  e  simili. 

A.scetta  s.  f.  Asciala:  Colpo  dato  coli' ascia  o 
coll'accetta. 

A.  sclxeriii-a  d'aase  m.  avv.  A  schiena  o 
dosso  d'asino,  A  basto  rovescio,  A  comignolo,  A 
capanna. 

A.  sehenn-a,  nùa  m.  avv.  A  bardosso,  A 
bisdosso,  A  cavallo  nudo,  cioè  Senza  sella,  e  for- 
s'anco  colla  sola  barda  o  gualdrappa. 

A.  scliittetti  V.  A  schiltL 

A.  sclxitti;  A  balzi,  A  salti,  Balzelloni,  Saltel- 
loni. Posto  avverb.  col  v.  Andare,  vale  Balzare 
in  andando. 

A.SCÌ  avv.  Anche,  Anco,  Ancora,  Eziandio,  Pure: 
Vegno  mi  asci;  Vengo  pur  io. 
»t  Eppure  :  Asci  ve  l' ho  dito;  Eppure  vel  dissi  V.  Esci. 

A.iscia  s.  f.  Ascia  :  Strum.  di  ferro,  di  forma  si- 
mile all'accella  (V.  sopra  Ascelta),  ma  pochissimo 
curvato  nel  piano  e  col  manico  lungo.  Maneggiasi 
con  ambe  le  mani,  e  si  adopera  nelle  darsene  e 
ne'  cantieri  per  assottigliare  e  squadrare  grossi  le- 
gnami da  costruzione,  tenuti  col  piede  dagli  artieri. 
%  Meistro  d'ascia;  Maestro  dascia  \.  Mcistro. 

A.scià,  s.  m.  Asse  e  comunem.  Sala:  Quel  legno 
0  ferro,  intorno  al  quale  si  sostengono  e  girano  le 
ruote  dei  carri,  delle  carrozze  e  simili. 

A.  sciallo  (Roba);  Vestito  a  (ìsciù  V.  Roba. 

A.  sciamiiii  m.  avv.  A  folate:  A  molti  per 
volta;  e  dicesi  propriam.  degli  uccelli. 

A.scid.ià  V.  a.  Importunare,  Fastidire,  Seccare, 
Molestare  ;  e  in  senso  neut.  Venir  a  nausea,  a  noja, 
a  fastidio. 
%  Ascididse  n.  p.  Annojarsi,  Infaslidirsi,  Seccarsi, 
Tediarsi. 

A.sci<iio  s,  m.  Fastidio,  Seccaggine,  Noja,  Im- 
portunità, 
it  Seccafistole,  Seccatore,  Seccatura:  Uomo  impor- 
tuno, molesto,  nojoso,  increscioso,  fastidioso. 

A.i9cidiòu.  p.  pass.  Importunato,  Fastidito,  ecc. 
V.  Ascidid. 
n  Stufato,  Ristuccato,  Ristucco:  Cui  ogni  cosa  reca 

noja  0  fastidio. 
S  Chéti  uscidiòu;  Cuore  languido,  oppressato. 

A.scid.uitse  s.  f.  Assiduità:  Continuazione  non 
interrotta  nel  far  checchessia. 

A.scid.ixo  add.  Assiduo,  Continuo,  Incessabile; 
e  detto  particolarm.  di  persona,  Diligente,  Esalto, 
Indefesso,  Perseverante,  cioè  Che  non  cessa  di  ap- 
plicarsi a  checchessia. 

A-scimmiòu.  add.  Scimiesco,  Da  scimia:  Fatto 
a  guisa  di  scimia,  e  dicesi  specialm.  di  Volto  so- 
verchiamente magro  e  allungato,  che  abbia  qualche 
somiglianza  col  muso  della  scimia:  Muro  ascim- 

^  mioù;  Muso  scimiesco  o  da  scimia.  Viso  di  stecco. 

A.  sciiiisti>a  m.  avv.  A  sinistra,  A  mancina, 
A  mano  manca  o  stanca,  vale  Dalla  banda  sinistra. 

A.sciortì  v.  alt.  Assortire,  Fornire  :  Provvedere 
cose  di  varia  foggia  o  natura,  di  sorta  diversa  e 
bene  scelle. 

A.8ciortinxerito  s.  m.  Assortimento:  Quan- 
tità di  cose  diverse  ordinate  secondo  la  qualità  di 
ciascuna,  o  la  specie  o  sorte. 


A-sciste  v.  n.  Assistere  :  Star  presente,  Ritro- 
varsi presente. 
)i  Assistere,  per  Accudire,  Aver  l'occhio.  Invigilare  : 

Gh'ascistio  mi;  Vi  assisterò  io. 
n  —  Usato  alliv.  vale  Prestar  assistenza,  ajuto,  soc- 
corso, consiglio,  Ajutare,  Soccorrere,  Proteggere, 
Consigliare. 
ilLScisteusa  s.  f.  Assistenza  :  Lo  assistere,  Ajuto 
dato  colla  persona  o  colle  facoltà. 
S  Assistenza,  per  Cura,  Vigilanza. 
A-scistente  p.  pres.  Assistente,  Che  assiste, 
Che  è  presente, 
it  Assistente,  Soprastante:  Usato  come  sost.  dicesi 
Colui  che  è  incaricato  di  soprantendere  al  lavoro 
de'  muratori. 
S  Mego  ascistente;  Medico  assistente,  o  Medico  in 
secondo,  vale  Medico  in  ajuto  del  medico  anziano. 
A^scònd.©  V.  a.  Ascondere,  Nascondere,  Niscon- 
dere.  Occultare,  Celare,  Sofficcare  :  Sottrarre  chec- 
chessia alla  vista  altrui. 
%  Tià  5  sascio  e  asconde  5  brasso;  Trarre  o  Ciliare 
il  sasso  e  nasconder  la  mano.  Modo  prov.  che  si- 
gnifica Far  il  male  e  mostrare  di  non  esserne  stato 
l'autore. 
S  Ascòndise  n.  p.  Ascondersi,  Nascondersi,  Niscon- 
dersi.  Celarsi,  Occultarsi,  Appiattarsi,  Sofficcarsi. 
Il  —  in  t'ùn  canto /Incantucciarsi,  Rincantucciarsi, 
Raccantucciarsi. 
A.  sconde  Pang-lxilla  (Zùgà);  Giocare 

a  bruciafuoco  V.  Anghilla. 
A.  scòndillò  fZùgdj;  Fare  a  capo  a  niscon- 
dere  o  a  capanniscondere,  Fare  a  rimpiattino,  e 
nel  Romano  Fare  a  nascondarello  V.  Zùgd. 
A.  scotto;  A  scotto,  A  cottimo,  A  do/zina.  Posto 
avverb.  col  v.  Tenere ,  vale  Tenere  altrui  in  sua 
casa,  dandogli  il  vitto  e  ricevendo  un  tanto  al  mese. 
§  Èse  a  scotto;  Stare  a  dozzina,  a  scollo,  a  cottimo. 
A.sc]:*azn.iiia]iase  n.  p.  Rodersi,  Macerarsi, 
Acciappinarsi,  Consumarsi  dalla  rabbia.  Voce  an- 
tica e  disusata. 
A.scri"v©  V.  a.  Ascrivere,  Attribuire,  Imputare. 
A-scroccog-nàse  n.  p.  Accosciarsi:  Ristrin- 
gersi nelle  cosce  abbassandosi;  che  anche  dicesì 
Accoccolarsi,  Rannicchiarsi,  Raggricchiarsi,  Rag- 
„   gruzzarsi.  Raggruzzolarsi. 
A  scùdiera  (Stivw)  ;  Stivali  alla  dragona  V. 

Stiva. 
A.SCÙÌS©  n.  p.  Abbujarsi:  Farsi  bujo,  scuro;  e 

detto  della  vista.  Annebbiarsi. 
'*A.scùrti  V.  Accùrtì. 
A.  secco  m.  avv.  A  secco,  AH'  asciutto,  cioè  In 
terra,  contr.  di  In  acqua. 
%  Maxind  a  secco;  Murare  a  secco.  Dicesi  figurai. 

e  per  ischerzo  del  Mangiare  senza  bere, 
g  Mùd  a  secco;  Murare  a  secco,  cioè  Senza  calcina 

0  altro  cemento. 
g  Mùàgia  a  secco;  Muro  a  secco,  cioè  Non  collegato 

con  calcina  o  altro  cemento. 
g  Resta  a  secco;  Rimanere  in  secco  o  a  secco.  T. 
mar.  Dicesi  del  Mancar  l'acqua  sotto  alle  navi  o 
altra  simil  cosa  che  galleggi, 
g  Terno  o  Quaterno  a  secco;  Terno  o  Quaterne 
a  secco.  Dicesi  nell'uso  quando  al  giuoco  del  lotto 
si  giuocano  tre  o  quattro  numeri  di  solo  terno 
0  quaterno  senz'altro. 
A.  seg-g-e  m.  avv,  A  secchie,  A  bigonci,  A  ca- 
tinelle; parlando  di  pioggia,  vale  Dirottamente,  Io 
gran  copia. 


80 


ASO 


ASP 


A.  seg-uì  m.  avv.  A  segni,  A  gesti,  A  cenni,  vale 
Con  semplici  segni  di  mano,  di  lesta  o  simile, 
Senza  parlare. 

-A.  seg-no  ;  A  segno.  Posto  avverb.  col  v.  Stare 
vale  Mare  con  rispetto,  con  timore,  a  ubbidienza, 
a  dovere,  dentro  i  termini  del  convenevole  V.  A 
cailello, 

—  che;  A  segno  che.  In  guisa  che,  In  tal  modo. 

Tal  che,  A  tal  che.  Talmente,  Così  che. 

%  Aveì  a  testa  a  segno;  Fsscre  in  cervello,  Avere 

il  cervello  seco,  vale  Essere  disposto  a  capire  le 

ragioni  e  i  discorsi  che  gii  son  fatti;   e  anche 

generalm.  Tornar  colla  mente  chiara. 

S  Fd  sta  a  segno;  Fare  stare  o  Tenere  a  segno, 

^,vagIiono  Costringere  a  ubbidire.  Tener  a  dovere. 

**A,  sénn-a  avv.  A  ciel  scoperto.  Alla  scnperln, 
Al  sereno,  A  ciel  sereno,  Alla  serenala.  All'aria 

„   aperta. 

A.  sestx*iu.ii-a< ;  A  lira  e  soldo,  A  bocca  e 
borsa.  Posto  avverb.  coi  v.  Andare,  Pareo  simili, 
vale  Concorrere  per  rata  eguale,  e  dicesi  dei  De- 
sinari fatti  in  più  persone,  e  dove  ciascuno  pagi 
la  sua  parte. 

A.  settemezo  fZùgàj  ;  Giocare  a  sette  e 
mezzo  V.  Zt'igà. 

A.  séix  per  séix  m.  avv.  A  falda  a  falda,  A 
strati,  e  nell'uso  A  suolo  a  suolo;  dicesi  di  Materia 
dilatala  in  figura  piana,  che  posi  distesamente  e 
per  ordine  l'una  sopra  l'altra. 

A.e£U,lto  s.  m.  Asfalto,  Aspallo,  Pece  minerale: 
Varietà  di  bitume  che  si  rinviene  parlicolarm.  sulla 
superficie  del  lago  di  Giudea,  conosciuto  col  nomo 
di  Lago  asfaltico,  e  perciò  detto  anche  Bitume  giu- 
daico. 

jLmfì.x.ìsL  s.  f  Asfisia  ed  Asfissia.  T.  med.  Abbat- 
timento subitaneo  di  lulte  le  forze  del  corpo  e 
dello  spirilo,  per  cui  uno  resta  come  morto.  Pro- 
viene da  strangolamento,  sommersione,  inspira- 
zione di  gas  impropri  alla  vita,  irritanti  o  deleterii. 

>\.sfi3cià<  V.  a.  Asfissiare:  Produrre  asfissia.  Col- 
pire d'asfissia  V.  sopra  Asfixìa. 

A^sglieóa;  V.  Asgrejd. 

Asg-reàa  v.  a.  Sciupare,  Sprecare:  Dissipare  le 
cose,  le  sostanze. 

A.  sg-réuxo  m.  avv.  A  sfregio,  Ad  onta,  In  onta, 
In  avvilimento,  A  dispetto. 

A.  sg^uasso  avv.  A  profusione,  Profusamente, 
Con  prodigalità,  Senza  modo  o  misura;  e  talvolta 
anche  A  bizzeffe,  A  josa,  A  isonne,  A  sovvallo. 
In  gran  copia. 
S  Dipinze  a  sguasso;  Dipingere  a  guazzo  o  a  tem^ 
pera.  T.  pitt.  Dipingere  con  colori  stemperati  con 
acqua  e  con  gommarabica  o  con  colla  di  limbellucci 
0  altre  cose  simili  viscose  e  tenaci. 

Aslung-a  s.  f.  Allungo  o  Slungo,  T.  cah.  Stri- 
scia di  cuojo  che  talora  i  calzolaj  attaccano  al  di 
dietro  della  forma  per  allungarla. 

A-smodeo  s.  m.  Caso,  Accidente,  Avvenimento 
strano.  Voce  del  volgo. 

**A.Siri.ortà  V.  Ammorta. 

Asinùg-g-ia  V.  a.  Ammollare,  Infnserare:  Met- 
tere in  molle  una  cosa  disseccata  affinchè  rinvenga. 
S  Asmùggiàse  n.  p.  Rinvenire:  Ammollirsi  e  Ri- 
gonfiarsi le  cose  secche  e  passe  messe  nell'acqua, 
come  baccalà,  stoccofisso  e  simili;  altrim.  Am- 
mollarsi. 

A.  so  comodo  m.  avv.  A  suo  comodo,  A  suo 
bell'agio. 


A.-S0I0  s.  m.  A  solo.  T.  mus.  e  dell'uso.  Pezzo 
di  musica  0  di  danza,  eseguito  da  un  solo  con  0 
senz'accompagnamento. 

A  so  marso  despéto  m.  avv.  A  suo  di- 
spetto, A  suo  marcio  dispetto.  Suo  malgrado,  Ad 
onta  sua. 

A.  so  moddo  m.  avv.  A  suo  modo,  A  suo 
senno.  Di  sua  testa,  onde:  Fa  a  so  moddo;  Far 
a  suo  modo,  figurai,  vale  Far  di  suo  capo,  cioè 
Seguendo  la  propria  opinione  0  capriccio. 

A  sSn  de....;  A  forza  di...,  Per  mezzo  di...: 
A  son  de  centi,  A  son  de  di;  A  forza  di  lagrime, 
A  forza  di  dire. 

A  so  piaxel  m.  avv.  A  suo  piacere  0  piaci- 
mento, A  suo  talento,  A  sua  posta,  A  suo  arbitrio, 
.    A  suo  beneplacito,  A  suo  senno. 

A  sordSnii-a  5  Alla  sorda,  Alla  sordina,  Zitto 
zitto.  Chetamente,  A  chetichelli.  Alla  chetichella. 
Posto  avverb.  col  v.  Andare,  vale  Andar  via  di 
soppiatto,  senza  salutare  0  senza  che  alcun  se  ne 

„   accorga. 

A  sorte  m.  avv.  Alla  sorte,  Alla  ventura,  A  for- 
tuna e  simili. 

A  sorsi;  A  zinzini,  A  centellini.  Posto  avv. 
col  V.  Bere,  vale  Bere  pochissimo  per  volta;  che 
anche  dicesi  Sorsare,  Sorseggiare,  Zinzinare,  Cen- 
tellare,  Sorbecchiare. 

A  sórvegè  (Cortinaggio) ;  Paralo  a  soprac- 
cieio  V.  Cortinaggio. 

A  sòrveman  (Puntoj;  Punto  a  sopraggitto 
V.  Punto. 

A  sosto  avv.  A  0  Al  coperto,  Sotto  il  tetto, 
Fuor  dell'aria. 
»  Figur.  In  carcere.  In  prigione.  In  chiusa:  L'han 
-misso  a  sosto;  L'hanno  messo  in  chiusa. 

A  so  tempo  m.  avv.  A  suo  tempo,  A  tempo 
debito,  Ad  ora  opportuna. 

Aspa  s.  f.  Aspo,  Naspo  :  Strum.  fatto  d'un  baston- 
cello con  due  traverse  in  croce  contrapposte  ed 
alquanto  distanti  fra  loro,  sopra  le  quali  si  forma 
la  matassa. 
%  Aspe  dell'argano;  Aspi  0  Aspe  dell'argano.  T, 
mar.  Legni  squadrali  e  forti,  che  nelle  grosse  navi 
hanno  quattro  0  cinque  pollici  di  grossezza,  e,  in- 
trodotti noi  fori  del  cappello  dell'argano,  servono  a 
far  forza  per  girarlo. 

A  spa  trseta  m.  avv.  A  spada  tratta:  In  tutto 
e  per  tulio,  A  dirittura,  Afifatto,  Apertamente:  .^an 
nemixi  a  spà  tratta;  Eran  nemici  a  spada  tratta. 

A  spazio;  A  spasso.  Posto  avv.  col  v.  Andare, 
vale  Andare  a  diporto.  Spasseggiare,  Andare  al 
passeggio. 
§  Èse  0  Rèsta  a  spazio;  Esser  0  Restare  a  spasso, 
vale  Essere  0  Restare  fuori  di  padrone;  e  dicesi 
dei  servitori  che  rimangono  disimpiegali. 
%  Manda  un  a  spazio;  Mandar  uno  a  spasso,  Dargli 
il  cencio,  vale  Licenziarlo,  Congedarlo. 

Àspeo  sórdo  s.  m.  Aspide.  T.  zool.  Coluher 
aspis.  Specie  di  serpente  velenoso  a  denti  mobili, 
distinto  dalla  vipera  comune  per  mezzo  d'una  stri- 
scia di  macchie  nere  longitudinali  in  sul  dorso 
a  zig  zag. 
11  Lumacone,  Soppiattone.  Dicesi  figur.  e  per  i  scherno 
ad  Uomo  che  agisce  segretamente  e  non  dice  la 
cosa  come  sia. 

Aspersòio  s.  m.  Aspersorio,  Aspèrgolo,  e  nel- 
l'uso Asperge  0  Asperges:  Strum.  per  aspergere 
coll'acqua  benedetta;  altrim.  Scomberello. 


ASP 


ASS 


SI 


A-spertixe  s.  f.  Sagacia,  Sagacità,  Accorlezza, 
Destrezza. 

A.spei*to  add.  Sagace,  Avveduto,  Destro,  Ac- 
corto; e  preso  in  mala  parte,  Furbo,  Astato,  Scaltro. 

^spéi*t^ii  add.  Diritlone,  Diriltaccio,  Furbone, 
Furbacchione,  Scalabrino,  Volpone,  Volpaccione, 
ftfascagno.  Mozzino,  Cargo,  Fagnone,  Formicone, 
Formicon  da  sorbo,  Corbacchion  da  campanile. 
Dicesi  d'L'omo  scaltro,  accorto,  furbo,  sagace,  che 
sa  il  fatto  suo  ed  è  molto  sperimentato  nelle  cose 
del  mondo. 

A.spe!ssi  V.  a.  Addensare,  Condensare,  Spossare, 
Spessire,  Raffittire:  Far  denso,  spesso,  fitto. 
%  Asppssise  n.  p.  Addensarsi,  Condensarsi,  Spossarsi, 
Spessirsi,  Raffittirsi. 

A.spétà<  V.  a.  Aspettare:  Propriam.  Attendere, 
senza  muoversi  da  un  luogo,  finché  sia  giunta  la 
tal  cosa  0  la  tal  persona. 
»  Aspettare,  Interlenersi,  Stare  a  bada,  Indugiare 
tanto  che  succeda  checchessia:  .4 «//e^o  cAescgf^feì 
lesto;  Aspello  che  abbiate  terminato. 

—  a  balla  a-o  bollo:  Aspettar  la  palla  al  balzo  o 
il  porco  alla  quercia  V.  Balla,  Bòtto 

—  all' ùrt imo;  Ridursi  all'ultimo  o  all'olio  santo. 
Ridursi  alla  sgocciolatura,  figurai,  vale  Aspettare 
a  fare  una  cosa  da  ultimo  quando  non  v'è  se  non 
pochissimo  tempo. 

—  a  manna  da-o  ed;  Aspettare  a  bocca  aperta  le 
lasagne  ovv.  che  le  lasagne  li  piovano  in  bocca. 
Dicesi  figurai,  di  Chi  vuol  conseguire  alcuna  cosa 
e  non  fa  dal  suo  canto  nulla  per  ottenerla. 

—  inùtilmente;  Aspellare  il  corvo  o  il  corbo,  figu- 
rai, vale  Aspettare  invano. 

—  ròcfox/on;  Aspettar  il  tempo,  Attendere  la  con- 
giuntura. 

S  Aspèla  aspéta  a  j/ii;  Aspetta  aspetta.  Modo  di 

minaccia,  usato  per  lo  più  co' fanciulli  allorché 

fanno  alcun  male. 
S  Chi  a  fa  l'aspète;  Chi  la  fa  l'aspetti.  Prov.  e  vale 

Chi  fa  male  altrui,  aspetti  di  ricevere  allreltanto. 
S  Chi  ha  tempo  n' aspète  tempo;  Chi  ha  tempo 

non  aspetti  tempo  V.  Tempo. 
%  Chi  roba  ha,  mercante  aspéta;   A  roba  fatta 

non  manca  compratore,  ovv.  Lavoro  fatto  denari 

aspella.  Prov.  di  chiaro  significato. 
%  L'è  giusto  chi  che  t'aspètava;   Qui   ti  voleva. 

Costì  mi  cadde  l'ago,  cioè  Tu  sei  caduto  appunto 

dov'io  t'aspettava. 
§  Ti  ghe  n'hce  da  aspètd;  Tu  puoi  aspettare  a  gloria. 
§  Tutti  I   tempi  végnan,  basta   savnili   aspètd; 

Tempo  viene  chi  può  aspettarlo.  Prov.  che  vale 

Colla  pazienza  si  conseguiscc  l' intento. 
S  Aspèidse  n.  p.  i^spottarsi ,  Attendersi:  Aspettarsi 

l'un  l'altro  a  vicendn. 
II  Aspettarsi,  figurai,  vale  Star  a  speranza  o  in  timore 

d'  alcuna  cosa  che  si  crede  possa  accadere  ;  ed 

anche  Immaginarsi,  Credersi,  Figurarsi:  M'aspè- 

tavo  tùtt'atro;  lo  m'aspettava  tult'altro. 
S  A   morte  a  vcn  quando  meno  a  s' aspéta;  La 

morte  viene  quando  men  sVpetla.  Dettato  prov. 

di  chiaro  significalo. 
§  Chi  primma  arriva  s'aspète;  Chi  prima  arriva 

l'altro  aspelli. 
A-spèto  s.  m.  Aspetto:  Lo  aspeftare:  0  l'è  un 

aspéto  troppo  lungo  ;  É  un  aspetto  troppo  lungo. 
S  Battùa  d'uspeto;  Battuta  d'aspetto.  T.mxis.  Breve 

sospensione  di  suono. 
S  Sala  d'aspèto;  Sala  d'aspetto. 

CasaCCU,  DiaionariQ  OenoveM-IMiano. 


u4.spetta,  s.  f.  Aspetto,  Naspetto:  Piccolo  aspo 
0  naspo  V.  Aspa. 
n  Mòdano:  Legno  biforcalo  ad  ambe  le  estremità, 
sul  quale  si  avvolge  il  filo  per  farne  le  maglie 
delle  reti,  reticelle,  ecc. 

A^spettativa  s.  f.  Aspettativa,  Aspettazione, 
Espetlazione  :  Aspellamento  con  isperanza  di 
buona  riuscita. 
§  Ese  in  aspettativa  ;  Essere  in  aspettativa,  vaie 
Essere  in  isperanza  di  succedere  nell'altrui  ere- 
dità, uffizio,  provento,  ecc.  ;  e  nella  srilizia,  detto 
degli  ufBziali,  vale  Aspettare  di  esser  nuovamente 
chiamalo  al  servizio,  essendone  stalo  licenziato 
per  qualche  motivo. 
%  Mette  in  aspettativa;  Mettere  in  aspettativa: 
Nella  Milizia  vale  Congedare  dal  servizio  quaicha 
uffiziale,  colla  speranza  al  medesimo  di  rientrarvi 

,,    all'occorrenza. 

A-  spiccia  avv.  Alla  spacciata,  Alla  spiccia, 
Speditamente,  Subitamente. 

Al.  spig-a  m.  avv.  A  spiga,  cioè  Fatto  a  spiga 
(piccola  pannocchia  del  grano,  orzo  o  simile);  e  di- 
cesi particolarmente  dei  tessuti. 

A.  spig-lii  m.  avv.  A  spigoli,  Ad  angoli,  A  can- 
toni; e  dicesi  del  canto  vivo  od  angolo  esteriore, 
che  presentano  alcuni  corpi  solidi. 

A-spio  add.  Aspro,  Arcigno,  Lazzo,  Africogno: 
si  dice  del  Sapore  delle  frutta  acerbe,  che  nei 
mangiarle  allegano  i  denti. 
S  Fd  vegnì  a  bócca  àspia;  Aspreggiare,  Allappare 
od  Allappare  la  bocca:  Produrre  quell'effetto  che 
fanno  le  frutte  molto  acerbe  nel  masticarle,Me  quali 
costringono  la  lingua  e  le  altre  parti  della  bocca. 
§   Vin  àspio;  Vino  aspro. 

^ispira  V.  n.  Aspirare:  Desiderare  o  Pretender 
di  conseguir  checchessia  o  per  merito  o  per  favore. 
"  Aspirare,  Inspirare:  Ritirare  il  fiato  in  dentro.  In- 
trodurre per  mezzo  del  naso  e  della  bocca  l'arit 
nei  polmoni,  contr.  di  Espirare. 

A-spirante  p.  pres.  Aspirante:  Che  aspira;  e 
usato  come  sosl.  vale  Candidato,  Concorrente  a 
qualche  carica,  impiego  o  simile. 

A.spijraaBiòn  s.  f.  Aspirazione:  Quell'asprezza 
0  prolungamento  di  fiato,  con  cui  si  pronunziana 
le  lettere  ;  e  per  Quel  segno  anche  onde  in  scri- 
vendo si  dinoia  o  accenna  l'asprezza  di  fiato  dft 
pronunziarsi  in  pronunziando  certe  lettere. 
I»  Aspirazione  e  Inspirazione:  L'alto  d'introdurre 
l'aria  ne'polmoni  per  mezzo  del  naso  o  della  bocca. 

A.spitto  s.  m.  Aspetto.  T.  cari.  Gruccia  di  legno 
a  lungo  manico,  nella  quale  la  spandente  pone  ri- 
piegale per  mela  le  coppie  fchéupp'ej,  e  le  mette 
accavalciate  sulle  corde  perchè  si  rasciughino,  e,, 
rasciugale,  le  raccoglie  coll'aspetto  medesimo  e 
ne  fa  prese  o  stive. 

A-sprescia  v.  a  Pressare,  Far  pressa:  Sofli- 
ciiare,  Incalzare,  Slimolare  a  far  presto. 
"  In  S' uso  neut.  vale  Premere,  Essere  urgente,  ne- 
cessario, Non  ammetter  indugio:  Un  a/fare  chi 
asprescia;  Un  affare  premuroso,  pressante,  urgente. 
«  Stringere,  Ristringere:  Accostare  ben  unito  per. 

far  luogo. 
§  Asprcscidse  n.  p.  Stringersi,  Ristringersi,  Acco- 
starsi, Farsi  ben  presso;  ed  indica  latto  che  fa  una 
0  più  persone  per  far  luogo  alle  altre. 

A.ssa  s.  f.  Matassa:  Certa  quantità  di  fil  di  canape, 
di  lino,  di  lana,  di  cotone,  di  sela,  ecc.,  avvolta 
sull'aspo  faspaj  o  sul  Guìndolo  (^hindaoj,  e  poi 


ASS 


ASS 


annodata  ne'  due  capi  con  nn  nodo  particolare,  che 
i  tessitori  chiamano  Bàndolo  faccomandéiiaj. 
r—  ingarbàggid ;  Malassa.  arruffata,  scompigliata,  in- 
'  ;     garbugliala,  cioè  Matassa,  le  cui  fila  son  disordinate. 
S  Desbroygid  l'assa;  Ravviar  la  matassa. 
g  Fa  l'assa;  Ammatassare:  Ridurre  in   matassa. 
.§  Spaghetto  deU'assa;  Laccetto  della  matassa:  Pezzo 
di  spago  annodato  alla  matassa,  perchè  non  si 
scompigli  e  pel  quale  s'appende. 
A.ssee  s.  m.  Assai  :  Lo  stesso  che  il  nome  Molto  : 
Ghe  sta  6  poco  e  l'assce  ;  C'entra  il  poco  e  l'as- 
■,;.   sai;  dicesi  di  recipiente  molto  grande. 
S  Tanti  pochi  fan  un  assce;  Molti  pochi  fanno  un 
assai,  Un  poco  e  un  poco  fa  un  tocco.  Poco  e 
spesso  empie  il  borsello.  Prov.  che  significa  Molte 
piccole  quantità  adunate  insieme  formano  un  tutto 
che  è  considerevole. 
A-Ssee  avv.  Assai,  iVlolto:  0  l'è  assce  zòveno;  È 
assai  giovine.  0  fa  assce  a  vive  ;  Fa  assai  a  vivere. 
«1  Assai  per  Abbastanza,  A  sufiìcienza,  Quanto  basta: 

Mi  n'ho  assce;  Ne  ho  assai. 
§  Anco  assce;  Fortuna  che,  Gran  mercè  che,  ecc. 

V.  Ancoassce. 
S  Ddne  tante  d'aveine  assce;  Dargliene  una  sa- 
tolla. Dargliene  per  un  pasto,  e  intendesi  di  busse. 
S  Ése  assce;  Esser  assai,  vale  Bastare. 
S  Poco  0  assce;  Alquanto,  Un  po'  V.  Pocoassce. 
%  Mi  so  assce  !  M' importa  assai  !  Detto  con  di- 
sprezzo e  quasi  inquietandosi,  significa  che  d'una 
faccenda  nulla  cale  a  chi  il  dice. 
A.i9sa<eii  s.  m.  Acciajo,  Acciarino,  Acciajuolo, 
Focile,  Fucile,  Battifuoco  V.  Battiféugo. 
«  Acciajno  o  Acciarino:  Strum.  d'acciajo  lungo  e 
tondo  0  fatto  in  altra  forma,  di  cui  si  servono 
molti  artieri  per  affilare  i  loro  ferri. 
1)  Fucile,  Piastra,  Martellina.  T.  archib.  Quell'or- 
digno deli'acciajno  (fuxinj  che  sta  sopra  il  focone 
dell'archibuso,  e  nel  quale  batte  la  pietra  focaia. 
A.sssb  fetida,  s.  f.  Assa  fetida.  Assafetida,  Asa- 
felida,  Assa:  Gomma  resina  d'un  giallo  rossiccio  e 
marezzato,  d'un  odor  forte  e  spiacevolissimo,  di 
sapor  acre  ed  amaro,  e  di  cui  si  fa  molto  uso  in 
medicina.  Si  estrae  da  una  pianta  della  famiglia 
delle  Ombrellifere,  chiamata  Ferula  assafoetida. 
j!Vssa<g-óg-g-ià.  v.  a.  Pungere,  Morsecchiare, 
Pinzare,  Appinzare:  Il  mordere  che  fanno  certi 
insetti,  come  gli  aragni,  le  vespe,  le  zanzare,  i 
tafani,  ecc. 
Assai  v.  a.  Acciaiare,  Inacciaiare.  T.  magn.  Sal- 
dare un  pezzo  d'acciajo  all'estremità  d'un  pezzo  di 
ferro;  e  talvolta  Dar  l'acciajo  o  la  tempera  al  ferro. 
A^ssa>laj£t  V.  a.  Salariare,  Stipendiare  Y.Salajd. 
A.ssa.l<là.  V.  Assurda. 
Assa/ldatùa.  V.  Assardatùa. 
A.SSSÌIÌ  V.  a.  Assalire,  Assaltare  V.  Assàtd. 
A.ssa.rdà,  v.  a.  Saldare:  Riunire,  Ricongiungere 
le  aperture  o  fessure;  e  si  dice  piiì  propriam.  che 
d'altre,  di  cose  di  metallo. 
A.ssa<x*da.tùa<  s. f.  Saldatura:  L'azione  di  sal- 
dare. L'effetto  di  quest'azione  e  anche  II  luogo 
saldato. 
Assascin  s.  m.  Assassino,  Grassatore,  Masna- 
diere, Malandrino,  Scherano  :  Colui  che  percorre 
armato  la  campagna,  assaltando  e  togliendo  e  vita 
e  roba  a'  viandanti. 
%  Méttise  a  fd  l'assascin;  Darsi  o  Gettarsi  alla 
strada. 
Assascinà;  v.  a.  Assassinare:  Assaltare  alln 


strada  i  viandanti  per  uccìderli  e  tór  loro  la  roba; 

e  per  estens.  Uccidere  a  tradimento. 
Il  Assassinare,  per  simil.  dicesi  d  Ogni  gravissimo 

danno  che  si  rechi  altrui,  che  tenda  a  rovinare 

chicchessia. 
Il  —  per  Dar  pena,  tormento,  travaglio  :  Ballin  solo 

te  tedia  e  t'assascinn-a;  Ballin  solo  ti  tedia  e 

ti  assassina. 

—  un  vestì;  Rovinarlo,  Guastarlo. 

§  Assascindse  n.  p.  Assassinarsi:  Logorarsi  la  sa- 
nità per  troppo  lavoro,  o  Rovinarsi  nelle  sostanze 
in  qualunque  altra  maniera. 

A.ssasciiiaixi.e]i.to  s.  m.  Assassinamento, 
Assassinatura,  Assassinio:  Lo  assassinare;  e  per 
estens.  Soperchieria  grave,  Scelleraggine,  Perfìdia, 
Ribalderia  :  Questo  o  l' é  un  assascinamento ; 
Questo  è  nn  assassinamento. 

Assascinio  V.  sopra  Assascinamento. 

Assàtà  V.  a.  Assaltare,  Assalire,  Aggredire, 
Assassinare:  Andar  alla  volta  d'uno  con  animo 
risoluto  di  svaligiarlo  o  di  nuocergli. 

**A.ssàtiii.a  v.  a.  Acciabattare,  Acciarpare,  Ab- 
.   boracciare,  Arramacciare,  Arrocchiare,  e  nell'uso 
fior.  Rappiccicottare,  Rimpiccicottare:  Far  un  la- 
voro qualunque  alla  grossa  e  senza  diligenza. 

A-ssàto  s.  m.  Assalto,  Assaitamento,  Assaltare, 
Assalimento,  Attacco:  Propriam.  L'alto  dell'in- 
vestire una  fortezza  o  i  trinceramenti  nemici  per 
impadronirsene  di  viva  forza. 
Il  Assalto,  per  Quell'esercizio  o  studio  che  fanno 

i  giuocatori  di  scherma  co'  floretli. 
S  Dà  l'assàto;  Dar  l'assalto:  Muoversi  con  impeto 
contro  una  fortezza,  per  montar  sulle  mura,  ecc. 

Assavoi  v.  a.  Assaporare  :  Attendere  a  sentire 
il  sapore  di  ciò  che  si  assaggia,  senza  consi- 
derarne la  qualità. 

Assaxonòu  add.  Stagionato ,  Fatto,  Maturo  : 
Condotto  a  perfezione;  e  dicesi  delle  frutta,  biade 
e  simili. 

Assazzà  V.  a.  Assaggiare:  Gustar  leggermente 
di  checchessia  per  sentirne   il  sapore;  impro- 
priam.  Saggiare. 
Il  Assaggiare,  per  Cominciare  a  gustar  checchessia; 
e  dicesi   così  dell'animo  come   del  corpo. 

—  avanti;  Prelibare,  Pregustare,  Antiguslare,  Far 
saggio,  Far  la  credenza,  dicesi  dell'Assaggiare 
che  fanno  gli  scalchi  delle  vivande  o  delle  be- 
vande prima  di  metterle  in  tavola  al  lor  signore. 

—  l'òu,  l'argento,  ecc.;  Saggiar  l'oro,  l'argento, 
ecc.,  vale  Cimentare,  Provare,  Far  il  saggio 
della  bontà  e  finezza  dell'oro,  dell'argento,  ecc. 

—  6  bastòn;  Provare,  Sentire  il  bastone;  tìgurat. 
vale  Esser  bastonato. 

§  Dd  da  assazzd  o  Fd  assazsd;  Dare  a  saggio, 

vale  Far  assaggiare. 
%  Torna  a  assazzd;  Risaggiare. 
Assazzso  s.  m.  Assaggio,  Assaggiamento,  As- 
saggiatura:  Lo  assaggiare. 
Il  Saggio:  Piccola  parte  che  si  dà  delPintiero:   Ve 
mando  un   assazzo  da  ma;  frìtta;  Vi  mando 
un  saggio  della  mia  fruita. 
Il  —  La  pruova,  il  cimento,  la  ricognizione  della 
bontà  e  finezza  dell'oro  o  d'altri  metalli,  sebbene 
per  traslato  dicasi  anche  d'altre  cose. 
Assazzòu  s.  m.  Saggiatore:  Colui  che  saggia 

l'oro  0  altri  metalli. 
**Assecca  v.  a.  Seccare,  Importunare,  Nojare 
V.  Seccd. 


ASS 


ASS 


«9 


A.sse<lià>  V.  a.  Assediare,  antic.  Asseegiare,  Porre 
assedio,  Stringere  d'assedio:  Fermarsi  un  esercito 
intorno  a  luoghi  muniti  affine  di  prenderli. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Assediar  uno,  figurat.  vale 
Essergli  alle  costole,  Essergli  sempre  attorno  per 
conseguir  checchessia,  importunamente  solleci- 
tandolo. 

A.issedio s.  m.  .Assedio,  antic.  Asseggio,  Asse- 
diamenlo:  Lo  accamparsi  che  fa  un  esercito  in- 
torno ad  una  piazza  per  conquistarla. 

A-sseg-nàv. a.  .Assegnare,  Fermare,  Destinare, 
Fissare,  Stabilire. 

—  ùnn-a  causa  o  sentensa;  Assegnar  una  causa 
0  sentenza:  Fissare  il  giorno,  in  cui  il  Magi- 
strato dee  pronunziare  il  merito  della  causa  o 
profferir  la  sentenza. 

A-sseg-na^mento  s.  m.  Assegnamento,  As- 
sedilo V.  Assegno. 
S  Fd  assegnamento  in  sciùnn-a  cosa;  Far  asse- 
gnamento sopra  checchessia,  vale  Sperarne  un 
pronto  conseguimento. 

A.sseg"iiazión  V.  Assegnamento. 

A-sseg-nos.  m.  Assegno,  Assegnamento:  Ragion 
di  credito  che  si  cede  altrui,  acciocché  se  ne  valga 
a  suo  tempo;  Trasporto,  Cessione,  Cedizione. 
S  Assegno ,  per  Entrata ,   Rendita ,  Provvisione , 
Stipendio. 

A-sseg-ixa  v.  a.  Assicurare  e  Assecurare  :  Ren- 
der sicuro ,  Far  certo ,  Accertare  :  A  m' ha  as- 
segùóu  d'avello  visto  vèiseja;  Elia  mi  assicurò 
d'averlo  visto  jersera. 
w  Assicurare,  per  Affermare,  Asserire,  e  piÈi  in- 
tensamente Asseverare  :  Quando  ve  l'assegùo  mi, 
creddeivelo  ;  Quando  ve  lo  assicuro  io,  credetelo, 
n  —  por  Mettere  checchessia  in  sicuro ,  levando  il 
pericolo  di  poterlo  perdere  :  Assegùaeli  in  scià 
Banca  de  Londra;  Assicurateli  sulla  Banca  di 
Londra. 

—  a  bandèa  ;  Assicurar  la  bandiera.  T.  mar  Spa- 
rare una  cannonata  neir  inalberarla,  la  qual  cosa 
è,  per  uso  stabilito,  una  dimostrazione  che  la 
nave  è  di  tal  nazione  quale  mostra  essere  la 
bandiera. 

—  a  veja;  Assicurar  la  vela.  T.  mar.  Calare  l'an- 
tenna perchè  la  vela  prenda  meno  vento  per  si- 
curezza del  bastimento. 

—  5  cólpo;  Accertare  il  colpo:  Prendere  aggiusta- 
tamente la  mira  onde  colpire. 

—  tn  bastimento ,  ùnn-a  mercanzia,  ecc.;  Assi- 
curare un  bastimento,  una  mercanzia,  ecc.,  vale 
Obbligarsi,  mediante  un  prezzo  convenuto,  di  rifare 
i  danni  che  posb^no  accadere  ad  un  bastimento, 
ad  una  mercanzia,  ad  una  proprietà  qualunque. 

—  ùnn-a  }:osa  chi  mescia;  Assicurar  una  cosa  che 
vacilla,  vale  Fermarla,  Assodarla,  Appoggiarla 
a  sostegno,  a  puntello,  Puntellarla. 

%  Assegùàse  n.  p.  Assicurarsi,  Accertarsi  :  Rendersi 

certo. 
«  —  d'ùnn-a  persònn-a;  Assicurarsi  d'uno,  vale 
Porlo  in  luogo  onde  non  possa  fuggire  o  nuocere. 

A.sseg"u.ató  s.  m.  Assicuratore.  T.  mere.  Colui 
che  risponde  delle  perdite  e  danni  che  possano 
accadere  ad  una  nave  o  al  suo  carico  nel  tempo 
d'un  viaggio  di  mare,  mediante  una  somma  che 
gli  viene  pagata  dall'assicurato. 

•  A-Sseg-iióii  V.  sopra  Assegùató. 

A.sseg-ùazión  s.  f.  Assicurazione,  Assicu- 
ramento, Assicuranza:  L'assicurare. 


S  Compagnia  d'Assegùaziòn;  Compagnia  d'As- 
sicurazione. T.  mere.  Instituzione  di  Società  di 
capitalisti,  i  quali,  mediante  un  prezzo  convenuto 
e  relativo  al  pericolo  dell'intrapresa,  consentono, 
in  caso  d'infortunio,  di  sopportar  la  perdita,  sbor- 
sando la  somma  pattuita  alla  persona  assicurala. 

A.ssein.iixe  avv.  Assieme,  Insiem'^,  Insieme- 
mente,  e  antic.  Inseme,  Insembra,  Inserabre- 
menie,  Ensemora,  Ensieme:  Unitamente,  Di 
compagnia. 
S  Tùtt'assemme ;  In  u.ì  tratto,  In  una  volta:  Quasi 
in  una  tirala  mpdesima:  O  se  l'ha  bevùo  tùt- 
t'assemme; Se  l'ha  bento  in  un  tratto. 
"  —  per  In  un  subito.  Di  subito.  Subitamente, 
All'improvviso,  Tutto  a  un  tratto.  In  un  tratto, 
Di  schianto:  0  l'è  arrivóu  tùtt'assemme  ;  Egli 
giunse  tutto  a  un  tratto. 

A-ssennòiz  add.  Assennalo,  Assennito,  Sen- 
nalo:  Pieno  di  senno,  Savio,  Giudi  doso,  Pru- 
dente. 

A-Ssensción  V.  Ascensiòn. 

Assenta,  v.  a.  Arrolare.  e  nell'uso  Assentare. 
T.  milit.  Inscrivere,  Mettere  a  ruolo  un  soldato. 
%  Assentale  lì.  p.  Assentarsi,  Absentarsi,  Allon- 
tanarsi dal  luogo  ove  ci  ritien  l'ufficio  o  la  con- 
venienza: Devo  assentdme  per  pochi  giorni; 
Deggio  assentarmi  per  pochi  dì. 

A^ssentio  add.  Ernioso:  Che  ha  ernia,  Che 
patisce  d'ernia;  altrim.  Rotto,  Allentato. 

A-ssento  s.  m.  Arrolamento,  e  nell'uso  Assento. 
T.  milit.  Il  registrare  un  soldato  sui  ruoli  del- 
l'armala. 

Asseqixeóu.  add.  Stretto,  Astretto,  Coartato, 
Messo  alle  strette.  Serrato,  Premuto. 

Asserì  v.  a.  Asserire ,  Affermare ,  Dar  per  cerio, 
Assicurare,  e  con  più  forza  Asseverare:  Affer- 
mare che  la  cosa  è  o  sta  come  diciamo  ;  e  nelle 
campagne  tose.  Propriare  e  Propiare. 

A.ssex*ziòxL  s.  f.  Asserzione,  Asserimenlo,  As- 
serto, Affermazione,  e  con  più  forza  Asseve- 
ranza, Asseveramento. 

Assessò  s.  m.  Assessore:  Propriam.  Giudice 
dato  a' Magistrali  per  risolvere  injure;  in  ge- 
nere Uffiziale  aggiunto  ad  un  Magistrato  principale 
per  aiutarlo  nel  disimpegno  delle  sue  funzioni. 

A^ssestà  v.  a.  Assestare  :  Dar  spsto.  Ordinare, 
Mettere  in  ordine,  in  assetto.  Disporre,  Aggiu- 
stare per  Tappunlo  ;  Assettare,  Rassettare,  Conciare. 

A.ssesto  s.  m.  Assetto,  Assettamento,  Acco- 
modamento, Ordine, 
n  Cesto,  Cero,  Fusto,  Mobile,  Suggellino;  par- 
landosi di  persona,  si  prende  per  ironia  in  mala 
parte  e  vale  Uomo  tristo  e  da  tristi  falli  :  O  l'è 
un  l)eU' assesto;  Egli  è 'un  bef  mobile,  un  bel 
suggellino. 

Assestóix  p.  pass.  Assestalo,  ecc.  V.  Assesta. 
%  Casa  assesta;  Casa  pulita,  cioè  Messa  in  ordine^ 

in  assetto. 
§  Omma  assestóu;  Uomo  aggiustato,  Uomo  as- 
segnato, di  proposito,  di  senno,  cioè  Che  si  go- 
verna nelle  sue  azioni  con  misura ,  con  senno, 
e  con  giudizio. 
%  Vesti  assestóu;  Vestilo  buono,  cioè  Quasi  nuovo; 
e  talora  Vestito  pulito. 

Assaetta  s.  f.  Matassina,  Malassetta.  Dimin.  di 
Matassa:  Piccola  Matassa.  -  Manetta,  Specie  di 
piccola  matassa  a  fili  incrociati  dal  pollice  aj 
mignolo. 


H 


ASS 


ASS 


—  de  sòffranin;  Matassina  di  zolfino. 
A.issetta<  v.  a.  Far  sedere,  Porre  a  sedere. 

§  Assetlàse  n.  p.  Sedere,  Sedersi,  Torsi  a  sedere. 
Assidersi,  e  presso  i  classici  anche  Assettarsi; 
quesfullima  voce  però  esprime  non  un  porsi  a 
sedere  in  qualunque  modo,  sì  bene  un  mettersi 
in  assetto  o  comporsi  sulla  seggiola  o  simili,  equi- 
valente al  nostro  Accomodàse. 

n  —  Assettarsi.  In  Archit.  dicesi  Quel  calamento 
ossia  Quell'abbassarsi  che  fa  talora  un  gran  mu- 
ramento fatto  di  fresco  nel  ridursi  pel  proprio 
peso  al  punto  della  sua  definitiva  stabilità. 

—  in  scè  carcagne;  Sedersi  sulle  calcagna.  Porsi 
0  Star  coccoloni.  Accoccolarsi. 

A.ISI9Ì&  V.  a.  Aizzare,  Adizzare,  e  nell'uso  tose. 
Annizzare:  Incitare  il  cane  a  mordere. 

A.isisietta>  s.  f.  Viròla.  T.  orivi.  Nome  che  si 
dà  a  Quei  pezzi  d'orinolo  che  ne  sostengono 
degli  altri.  Dal  frane.  Assiette. 

.A.ISSO  s.  m.  Asso.  T.  gmoc. -L'unità  ne' dadi  e 
nelle  carte  da  giocare. 

A^ssocia/  V.  a.  Associare:  Propriam.  Ricevere 

altri  in  società  di  negozio,  d'un'impresa  o  simile. 

S  Associare,  per  Aprire  un  contratto  d'associazione, 

Prendere,  Tenere  il  registro  di  chi  si  associa. 

S  As&ociàse  n.  p.  Associarsi  :  Unirsi  in  società  di 

negozio  0  simile. 
H  —  Associarsi:  Sottoscriversi  per  l'acquisto  dò- 
pere  letterarie,  di  belle  arti,  ecc.  É  voce  d'uso, 
e  dicesi  meglio  Dare  il  nome,  Scriversi  o  simile. 
Il  —  Talvolta  per  Coincidere  o  Concordare  nell'altrui 
parere.  Essere  della  stessa  opinione. 

A.issocìabZÌó]i  s.  f.  Associazione  :  L'atto  di 
associare  o  associarsi  formando  come  una  società 
0  compagnia;  e  piiì  propriam.  Contratto  o  Trat- 
tato di  società ,  per  cui  due  o  più  persone  s'u- 
niscono insieme  per  operar  di  concerto  ovv.  per 
maggior  comodità  di  vivere. 
Il  Associazione:  Contratto  o  Impegno  di  pagare  una 
certa  somma  per  qualche  intrapresa,  ovvero  per 
ricevere  alcun  lavoro  di  lettere  o  d'arti,  e  II 
prezzo  stesso  che  si  paga  ricevendo  l'oggetto, 
per  cui  uno  si  è  obbligato. 

Associlo,  s.  m.  Associato:  Chi  è  stato  rice- 
vuto come  socio  d'una  Compagnia  di  commercio, 
di  letteratura  o  simile.  ■* 

w  Associalo,  dicesi  anche  Colui  che  si  soscrive 
0  si  associa  per  acquisto  d'opere  letterarie ,  di 
belle  arti,  ecc. 

u^ssòdà  V.  a.  Saldare  V.  Assurda. 
Il  Assodare,  Indurare,  Consolidare. 
S  Assòddse  n.  p.  Assodarsi,  Addurare,  Consolidarsi, 

Indurirsi. 
Il  —  Assodarsi,  figurai,   vale  Mettersi  sul  sodo, 
Divenir  savio,  Rinsavire,  Fuggire  gli  scherzi. 

A.i8isò<léua<  n,  p.  Saldatura  Y.  Assardatùa. 

A.i8sòdòu.  s.  m.  Saldatoio.  T.  delle  arti.  Strum. 
per  saldare. 

A-Sso^^ettà,  V.  a.  Assoggettare,  Assoggettire, 
Soggettare,  Sottomettere:  Fare  o  Render  sog- 
getto, dipendente. 
S  Assoggettdse  n.^.  Assoggettarsi,  Soggettarsi,  Sog- 
geltirsi ,  Sottomettersi  :  Rendersi  soggetto,  dipen- 
dente, subordinalo;  e  talora  Dichinarsi,  Umiliarsi, 
Abbassarsi. 

A-Ssoiig-g-iàse  n.  p.  Soleggiare,  Star  al  sole: 
Essere  o  Stare  in  luogo  illuminato  dal  sole  per 
sentirne  il  calpre.  ' 


A.iSsoldà  V.  a.  Assoldare,  Soldare:  Incorporare, 
Staggir  soldati  dando  loro  il  soldo;  ed  anche 
Ragunar  genie  a  disegno  di  far  una  cosa. 

A-ssolùtamente  avv.  Assolutamente:  In 
modo  assoluto,  Senza  venir  al  particolare.  Sen- 
z'aver considerazione  ad  altro. 

-AuSsolùtiscimamente  avv.  Assolutis- 
simamente: Superi.  d'Assolutamente. 

Assoltì-to  p.  pass.  Assolto,   Assoluto.  Dìcesi 
d'un  Accusato  d'un  delitto,  che  con  sentenza  de- 
finitiva vien  giudicato  innocente. 
Il  Assoluto,  per  Isciolto,  Slegato,  Liberalo,  Uscito 

d'obbligo. 
Il  —  per   Libero,   Non  obbligato,   Non   limitato, 
Indipendente:  Son padròn  assoluto  de  fd  quello 
che  véiiggio;  Son  padrone  assoluto  di  fare  ciò 
che  mi  pare  e  piace. 
Il  —  per  Prosciolto  da' peccati. 

A.ssolùtoria  add.  Assolutoria;  dicesi  d'Una 
sentenza  che  pronuncia  l'assoluzione  d'un  accusato. 

A-ssolùziÓM.  s.  f.  Assoluzione:  Propriam.  Re- 
missione delle  colpe.  Perdono,  Perdonanza,  Scan- 
cellamento d'errore,  d'offesa  e  simile. 
I)  Assoluzione,  per  Quella  che  il  confessore  dà  al 
penitente  dopo  la  confessione;  altrim.  Proscio- 
glimento da'  peccati. 
§  Aveì  l'assolùzion ;  Aver  l'assoluzione,  vale  Es- 
sere assolto. 
%  Dà  l'assolùzion;  Dar  l'assoluzione,  vale  Assol- 
vere da'  peccati. 

Assolve  V.  a.  Assolvere:  Far  grazia.  Condo- 
nare, Rimetter  l'ingiuria,  la  pena,  la  colpa,  ecc.; 
e  più  comunem.  Liberar  dalle  accuse  per  sen- 
tenza giudiziaria. 
Il  Assolvere,  per  Isciogliere,  Liberar  dall'impegno, 
dalla  promessa ,  da  un  giuramento,  da  un  voto,  ecc. 
Il  —  per  Rimettere  al  penitente  la  colpa  de'  suoi 
peccati. 

Assomeg-g-ia  v.  a.  Assomigliare,  Assimi- 
gliare,  Rassomigliare,  Rassimigliare:  Far  simile; 
altrim.  Paragonare,  Comparare,  Equiparare,  Ag- 
guagliare. 
%  Assomeggidse  ;  n.  p.  Simigliare,  Somigliare,  As- 
simigliare.  Assomigliare,  Rassimigliare,  Rassomi- 
gliare, Assomigliarsi,  Assimigliarsi,  Rassimigliarsi, 
Rassomigliarsi:  Aver  somiglianza.  Esser  simile. 

Assopì  V.  a.  Assopire,  Sopire:  Indur  sopore, 
Addormentare. 
Il  Sopire,  figurai,  vale  Ammorzare,  Calmare,  Se- 
dare, Reprimere,   Rinluzzare;   e  dicesi  così  di 
passioni  del  corpo  come  delt'anima. 
S  Assopise  n.  p.  Assopirsi,  Sopirsi:  Addormentarsi 
leggermente;  e  talora  Cadere  in  assopimento,  in 
letargia,  cioè  in  una  specie  di  sonno  morboso, 
il  quale,  per  qualunque  siasi  causa,  si  prolunga 
più  in  là  del  termine  ordinario. 
Il  Sopirsi,   Assopirsi;  figurai,   vale    Ammorzarsi, 
Calmarsi,  Sedarsi,  Attutarsi,  cioè  Non  entrar  in 
altro,  Non  proceder  oltre.  Quietarsi. 

Assopimento  s.  m.  Assopimento,  Sopore, 
Sonnolenza:  Lo  slato  di  chi  è  assopito;  ed  anche 
Letargo  o  Letargia,  cioè  Sonno  morboso  accom- 
pagnato 0  no  da  sintomi  di  reazione  del  sistema 
circolatorio,  e  che  per  qualche  siasi  causa  si 
prolunga  oltre  il  termine  ordinario. 

Assopito  p.  pass.  Assopito,  Sopito,  Addormen- 
taticcio  :  Preso  da  sopore  ;  ed  alquanto  più,  Preso 
da  letargo. 


I 


ASS 


AST 


«  Assopito,  Sopito,  figurai,  vale  Torpido,  Pigro, 
Lento,  contr.  di  Svegliato,  Vivo,  Destro. 

A-Ssorfcóix  add.  Fortunato  V.  Ackliccióu. 

A-Ssostàse  n.  p.  Riparare,  Ricoverarsi,  Ri- 
fuggire, Ritirarsi;  e  per  lo  piiì  dicesi  per  Jlet- 
tersi  ai  riparo  delia  pioggia. 

A.ssòtterr*à,  v.  a.  Sotterrare,  Interrare,  Sep- 
pellire: Metter  sotterra,  Metter  i  corpi  nella  se- 
poltura; e  per  simil.  si  dice  d'ogni  altra  cosa 
che  si  riponga  sotterra ,  o  che  anche  si  cuopra 
con  checchessia. 
n  —  Sotterrare;  fìg.  vale  Nascondere, Occultare, che 
in  questo  senso  dicesi  meglio  Seppellire:  Han  am- 
mióu  d'assótlerrà  quanto  hanposciùo;  E' pro- 
curarono di  seppellire  quanto  poterono. 
M  —  Usato  pur  figurai,  e  per  esagerazione,  vale 
Immergere  e  quasi  come  Affogare  in  checchessia  : 
O  ne  gh'assòttcera  in  ti  dince  ;  E'  ci  sotterra 
ne'  danari. 

^ssottig-grià;  v.  a.  Assottigliare  j  Far  sottile, 
Ridurre  a  sottigliezza. 

—  a  stacca;  Assottigliare  la  borsa,  vale  Votarla, 
Asciugarla. 

—  l'arma;  Assottigliar  le  schiere,  l'armala,  vale 
Diradarle. 

—  5  sangue  ;  Assottigliare  il  sangue ,  vale  Renderlo 
più  scorrevole;  e  si  dice  di  materie  medicinali. 

§  Assottiggidsc  p.  n.  Assottigliarsi:  Diventar  sottile. 

"A-Ssùcoa.  V.  Assùffà. 

.A^ssizefà,  Y.  a.  Assuefare,  Avvezzare,  Abituare, 
Accostumare  ;  ed  anche  Ammaestrare,  Addestrare, 
Esercitare. 
%  Assucfàse  n.  p.  Assuefarsi,  Avvezzarsi,  Acco- 
stumarsi ,  Ausarsi ,  Abituarsi  :  Pigliar  uso,  vezzo , 
costume,  abito. 

A-Ssued^zióu  s.  f.  Assuefazione^  Assueludine, 
Abito,  Abitudine:  Qualità  acquistata  per  fre- 
quente uso. 

A.sisnefì3eto  p.  pass.  Assuefallo ,  Assueto ,  Av- 
vezzo. 
S  Èse  assuefceto;  Costumare  o  Accostumare,  Aver 
in  costume ,  Esser  solito. 

A^ssù-ftà  V.  a.  Acciuffare,  Ciuffare:  Propriam. 
Pigliar  pel  ciuffo ,  e  per  estens.  Acchiappare,  Ag- 
guantare, Aggavignare. 
S  Assùffàse  n.  p.  Acciuffarsi,  Azzuffarsi,  Accapi- 
gliarsi, Venir  a  zuffa. 

A^suLUiise  n.  p.  Assumersi:  Tòrsi  la  cura. 
Addossarsi  un  carico,  ecc.,  Intraprendere  o  Pi- 
gliar a  far  una  cosa. 

A.ssùxin.u^se  n.  p.  Sognare,  Sognarsi:  Far  sogni; 
e  figurai.  Fingere,  Immaginarsi,  Darsi  a  credere. 
%  Chi  dorme  s'asséunna;  Chi  dorme  si  sogna.  Det- 
talo proverb.  di  chiaro  significalo. 

A-ssùuneutòu.  ad.  Assonnalo,  e  nell'uso  In- 
sonnato  :  Che  ha  ancor  sonno. 

A-Ssuuta.  {L'J;  L'Assunta  o  L'Assunzione:  La 
salita  di  M.  \'.  al  cielo  e  lì  giorno  in  cui  si 
celebra  questa  solennità. 

A.ssuiito  s.  m.  Assunto,  Carico,  Peso,  Cura, 
Briga,  Pensiero. 
S  Piggiàse  l'assunto  de  fd;  Pigliarsi  o  Tòrsi  l'as- 
sunto di  fare,   vale  Assumersi,  Accollarsi,  In- 
caricarsi di  fare  alcuna  cosa. 

.A.SSU.U.ZÌÓI1  V^.  Assunta. 

A.ssu.ppà<  V.  a.  Inzuppare  :  Intignere  nelle  cose 
liquide  materie  che  possano  incorporarle;  e  al- 
quaolo  meno  Immollare;  Ammollare,  Bagnare. 


§  Assùppdse  ti.  p.  Inzupparsi,  Imbeversi,  ImmoK 
larsi,  Abbombarsi;  voce  non  bella. 
A-ssùppòu.  p.  pass.  Inzuppato  ecc.  V.  Assùppd. 
Il  Fracido:  Eccedentemente  bagnato  V.  Appulloù. 
-A.issu.i*<iit0©  s.  f.  Assurdità,  Assurdo:  Fatto 
0  Detto  non  consentaneo  alla  ragione,  al  buon 
senso,  che  non  può  stare,  che  ha  dell'impossi- 
bile 0  dell'incredibile. 
A.ssvi.r<io  s.  m.  Assurdo,  Assurdità  V.  sopra 

Assurdità;. 
A-sta.  s.  f.  Asta:  Legno  sottile,  lungo  e  pulito, 
di  forma  per  lo  piti  rotonda,  che  si  adopera  a 
vari  usi. 
Il  Asta,  per  Una  delle  parli  del  compasso. 
Il  —  per  Quella  parte  de'  caratteri  ch'esce  di  riga 
per  di  sopra;  e  nel  plur.  Quelle  righe  obblique 
e  parallele  messe  una  accanto  all'altra,  come 
tante  gambe  di  m  o  di  n. 

—  da  bànsa;  Stilo  o  Fusto:  Quel  ferro  della  sta- 
dera dove  son  segnate  le  once  e  le  libbre. 

—  da  cascia  do  scciéuppo:  Fusto:  La  parte  supe- 
riore della  cassa  dell'archibuso. 

—  da  ciave  ;  Fusto  :  Quella  parte  della  chiave  ma- 
schia ch'è  tra  l'anello  e  -il  pallino;  che  se  la 
chiave  è  femmina,  dicesi  Canna. 

—  da  lùmmé'a;  Fusto  V.  Lùmmèa. 

—  dell'àncoa  ;  Asta  dell'ancora  :  La  parie  retta  del- 
l'ancora compresa  Ira  la  cicala  e  la  congiunzione 
de'  bracci. 

—  de  tendinn-e  ;  Freccia  V.  Tendinn-a. 

—  do  còltellasso  o  dò  cottellassin ;  Bastone,  But- 
tafuori. T.  mar.  Quella  specie  di  anlenella,  alla 
quale  s'inferiscono  i  coltellacci  o  i  collellaccini. 

—  dò  pcegua;  Asta  o  Canna  V.  Posgua. 

—  dò  spòu;  Asta  del  frullino  V.  Spàu. 

—  dò  stantuffo;  Asta  o  Fusto  V.  Pompa. 

—  dò  tempo;  Asta  del  tempo  o  della  bilancia.  T. 
oriol.  Asse  della  bilancia  mobilissimamente  im- 
pernialo nella  potenza  e  nel  bracciuolo. 

%  Fa  i  a«^e;  Asteggiare:  Fare,  scrivendo,  le  aste, 

elemento   delle  lettere  per  primo  esercizio  di 

calligrafia. 
§  Vende  all'asta;  Vendere  all'asta  o  sotto  Pasta, 

Subastare,   e  volgarm.  Vendere  alla  tromba  V. 

Subasta. 
A.jsta^g'ua.  v.  a.  Stagnare  :   Coprire  di  stagno 

le  superficie  de'  metalli. 

—  ùnn-a  bòtte,  ecc.;  Stagnare  una  botte,  un  lino, 
ecc.,  vale  Empierla  d'acqua,  facendo  rinvenire 
il  legno  acciocché  ingrossi  e  non  lasci  sfuggire 
il  vino  0  altro  liquore  che  gli  sarà  versato  dentro. 

—  ùnn-a  feria;  Saldare  una  ferita. 

§  Astagndse  n.  p.  Stagnare,  Stagnarsi,  Ristagnare, 

Il  Ristagnarsi:  Cessar  di  versare. 

Il  Saldarsi ,  e  dicesi  di  ferite. 

Il  Assodarsi ,   Mettersi  sul   sodo ,  Divenir   savio , 

Rinsavire;  dicesi  figurai,  di  persona. 
A-stallù,  V.  a.  Affrenare,  Raffrenare,  Contenere, 

Reprimere,  Tener  a  segno,  Ridurre  al  dovere. 

—  a  lingua;  Porre  a  freno  la  lingua,  vale  Slar 
avvertito  nel  parlare. 

§  Astalldse  n.    p.   Affrenarsi ,  Tornar  a  segno , 
Metter  cervello,  Metter  giudizio. 
JL  stecca.;  A  slecchetlo.  Posto  avverb.  col  v. 
Slare,  vale  Vivere  miseramente,  con  istrellezza, 
Usar  gran  parsimonia.  * 

S  Mette  a  slecca  V.  sotto  Asteccd. 

S  Tegni  a  stecca;  Tenere  a  slecchetlo  o  a  becca- 


AST 


AST 


Ielle ,  Tener  a  crusca  e  cavoli ,  vale  Tener  altrui 
col  poco,  magramente,  con  iscarsità  di  vitto, 
di  denaro  o  d'altro. 

A.«tecca.  v.  a.  Costringere,  Astringere,  Vio- 
lentare, Coartare,  Mettere  alle  strette,  Mrigner 
fra  l'uscio  e  il  muro,  Pigliar  di  filo,  vale  Vio- 
lentare alcuno  a  far  checchessia,  senxa  dargli 
tempo  di  pensare,  di  risolversi  V.  A-e  strette. 

A.stes"nise  n.  p.  Astenersi,  Contenersi,  Tra- 
lasciare, Far  di  manco.  Non  fare, 

A-stélla.  s.  f.  Coppone,  Toppa:  Scheggia  che 
gli  slrum.  da  taglio  fanno  cadere  dall'albero  che 
si  atterra  o  dal  legno  che  si  melle  in  opera. 
«  Stcicche.  Nel  num.  del  più  diconsi  Quelle  liste 
di  legno  sottili  usate  da'  chirurghi  per  mantenere 
a  po^lo  membra,  ecc. 

^stellòvL  add.  Stellato.  T.  mar.  Dicesi  che  una 
Nave  è  molto  stellala  e  di  fondi  fini  quando 
l' acculamento  de'  madieri  è  considerabile  anche 
verso  il  mezzo  della  lunghezza  della  nave. 

**A.stiixtù,  V.  Estima. 

**  estiminoli  V.  Estimmóu. 

A.  stiz*iou.ii-'a<  (Mette);  Affagianare:  Cucinar 
polli,  e  snecialmenle  anatre  e  tacchini,  in  modo 
che  prendano  sapore  di  fagiano. 

A.stiiss&  V.  a.  Aizzare,  Adizzare,  Irritare,  Isti- 
gare, Fare  stizzire,  Incollorire  e  simili;  e  tal- 
volta Stimolare  a  dire. 
S  Astissàse  n.  p.  Stizzirsi,  Adirarsi,  Incollorirsi, 
Incollerirsi,  Agazzare  :  Montar  in  collera,  ecc. 

A.stò  s.  m.  Bricconcello,  Cattivello,  Buonalana, 
Fusto,  Mobile,  ecc.;  dicesi  di  Persona  mali-^iosa, 
accorta;  e  talora  detto  anche  ppr  giuoco. 

u^sti'a.celi  s.  m.  pi.  Astri  della  China.  T.  hot. 
Asler  sinensis,  Callistephus  hortensis.  Bellis- 
sime piante  annuali  che  fioriscono  la  maggior 
parte  dell'anno.  Si  coltivano  per  ornamento  delle 
ajuole,  e  riescono  anche  egregiamente  in  vaso. 
I  Francesi  le  chiamano  Beine  Marguerite. 

A.  stracòlla  ;  A  armacollo.  Posto  avv.  coi 
V.  Portare,  Tenere  e  simili,  si  dice  di  collana, 
banda  o  simil  cosa  che,  attraversando  il  petto  e 
le  reni,  scende  da  una  spalla  all'opposto  fianco. 

A  stx'ag'^n  s.  m.  Dragoncello,  Targone  T.  boi. 
Arthemisia  dracunculus.  Pianta  vivace,  origi- 
naria della  Siberia,  della  famiglia  delle  Corim- 
bifere;  si  coltiva  in  tutti  i  giardini  d'Europa,  ed 
usasi  pel  suo  forte  odore  penetrantissimo  per  av- 
vivare il  sapore  scipito  delle  carni  bianche,  degli 

„   erbaggi  o  delle  insalate. 

A.  stradda  (Méttise);  Darsi  o  Gettarsi  alla 
strada,  vale  Rubare  i  passaggieri  per  la  strada, 
Mettersi  a  far  l'assassino. 

Astx*àìse  n.  p.  Astrarsi,  Astraersi  :  Svolger  la 
mente,  il  pensiero  da  qualche  cosa. 

A.  stramesci  (Parla);  Anfanare,  Anfanare 
a  secco,  Abbaiare,  Abborracciare,  Bociare  in  fallo, 
Parlar  a  tastone,  alla  balorda,  senza  considera- 
zione, Ciarlar  da  briaco  senz'aver  beuto. 

A.  s trapunte  (Punto);  Punto  a  stuoja  V. 
Punto. 

A.  strassoin  ;  A  gran  fiocchi,  A  larghe  falde. 
Posto  avv.  e  aggiunto  a  Neve,  dicesi  quando 
essa  casca  giù  foltamente  dal  cielo. 

A.stx*assoxiòu  add.  Cencioso.  Dicesi  d'Uomo 
mal  in  arnese.  Che  ha  indosso  vesti  stracciate 
e  consumate:  allrim.  Bruco,  Galuppo, 

Astrazi^u  s.  f.  Astrazione  :  Alienamente  della 


mente  da'  sensi  e  Qssa  applicazione  a  checchessia  j 
altrim.  Astrazion  di  mente,  Astrattezza,  Astrat- 
taggine. 
Astreg"à  v.  a.  Lastricare,  Allasirfcare  :  Gene- 
ralm.  Coprire  il  suolo  della  terra  con  lastre  con- 
gegnate insieme,  mattoni,  ciottoli  e  simili.  Dicesi 
anche  Selciare,  Inselciare,  Inseliciare,  Acciottolare, 
Ciottolare,  Ammattonare,  colla  differenza  che  Sel- 
ciare,  Inselciare,  Inseliciare  usansi  propriam. 
per  Lastricare  con  lastre  di  selce;  Acciottolare 
e  Ciottolare  per  Lastricare  con  ciottoli  (risséu); 
Ammattonare  vale  Far  i  pavimenti  con  mattoni. 
Astreg-atùa  s.  f.  Lastricatura,  Lastricamento, 

Lastrico:  Il  lastricare. 
Astreg-o  s.  m.  Lastrico,  Lastricato,  Selciata, 
Selciato,  Inselciato,  Acciottolalo,  Ammattonato  V. 
Astregd  nel  differente  uso  delie  sue  voci. 
§  Resta  iti  sce  l'àstrego;  Rimanere  in  sullammal- 
tonato  0  in  sul  lastrico,  figurai,  vale  Rimanere 
senza  nulla. 
S  Ridùe  ùnn-a  personn-a  in  sce  l'àstrego  ;  Porre 
uno  al  sole,  Ridurlo  al  verde,  in  sul  lastrico,  in 
sull'ammattonato,  vale  Ridurlo  in  estrema  neces- 
sità. Rovinarlo,  Mandarlo  in  precipizio. 
S  Ridùise  in  sce  l'àstrego  ;  Ridursi  o  Condursi  in 
sul  lastrico  o  in  sull'ammatlonato,  vale  Ridursi  o 
Divenire  in  estrema  necessità. 
Astreg-óu  s.  m.  Lastricatore,  Selciatore  :  Quegli 
che  lastrica  le  strade;  lo  chiamano  anche  Stradino. 
A-streita  s.  f.  Stretto  e  nel  romano  Calatura  : 
Operazione  delle  Calzajuole,  con  cui,  infilando  nel 
ferro  (agòggia)  due  maglie  ad  un  tempo,  ristrin- 
gono il  tessuto  della  calza. 
A  streit'éug-g-i  m.  avv.  A  chius'occhi  o 

Ad  occhi  chiusi  V.  Éuggio. 
Astrenze  v.  a.  Strettire:  Diminuire  lo  spazio 
0  l'ampiezza:  Ristringere,  Scemare,  Rappiccinire. 
—  un  vesti;  Strettire  un  vestilo:  Ricucirlo  per  ren- 
derlo men  largo. 
S  Astrenzise  n.  p.  Ristringersi,  Strettirsi,  Dimi- 
nuirsi, Scemarsi;  e  talora  per  Accostarsi  stretta- 
mente. Farsi  ben  presso  l'uii  all'altro  V.  Aspre - 
scidse  in  Asprescià. 
A.  streppelli  avv.  Alla  spezzala.  Alla  spic- 
ciolata, cioè  Senz'ordine,  Un  dopo  l'altro,  A  po- 
chi per  volta. 
§  Ande  a  streppelli;  Andare  sbrancali,  dispersi, 

sparpagliali. 
%  Beive  a  streppelli;  Bere  a  scosse,   cioè  Bere 
scompostamente,  a  riprese. 
A.  strèuppe  m.  avv.   A  slorme,  A  lurme, 
A  brigala,  In  frotta.  In  folla,  e  vale  In  quan- 
tità, A  molti  per  volta. 
Astrióu.  (Vegio) ;  Vecchio  scallro,  scaltrito, 
astuto ,  tristo ,  malizioso ,  furbo ,  mascagno,  ecc. 
Astròfóg-g-ia  v.  a.  Sgualcire,  Gualcire,  e 
nell'uso  anche  Ingualcire;  dicesi  delle  Vestimenta 
e  di  altri  panni  quando  per  disattenta  portatura  si 
inducono  in  essi  di  brutte  grinze  e  loro  si  to- 
glie quella  freschezza  o  buon  garbo,  che  è  effetto 
dell'  insaldatura  o  della  stiratura. 
1)  Astr5fóggtdse  lì.  p.  Sgualcirsi,  Gualcirsi,  Ingual- 
cirsi. 
Astruuuòu.  add.  Fesso  :  Propriam.  dicesi 
de'^vasi,  e  delle  campane  specialmente,  che  ab- 
biano perduto  il  lor  suono  naturale  e  ne  man- 
dino un  disarmonico  e  falso  per  essere  fesse.  - 
Crocchiare  dicesi  il  rendere  questo  suono. 


ATI 


ATR 


87 


$  Dùa  ciù  un  gotto  astrùnnóu  che  un  néuvo  ; 
Dura  più  una  conca  fessa  che  una  nuova,  ovv. 
Basta  più  una  conca  fessa  che  una  salda.  Modo 
prov.  e  vale  Talora  vive  più  un  mezzo  malaz- 
zato che  un  sano. 
S  O  l'è  un  vaso  astrùnnóu;  É  una  conca  fessa, 
dicesi  per  simil.  di  Chi  abbia  poca  sanità. 

A.  stùffóu.  ra.  avv.  A  stufato.  Dicesi  di  Certa 
maniera  di  cucinare  carne  o  altra  vivanda  V. 
Stùffòu. 
%  Èse  a  stùffòu  in  t'ùn  léugo  ;  Esserci  a  stiva  o 

^   stipati  0  pigiati,  Esservi  fitti  come  i  pani  in  forno. 

A.  su  varò  (Gambèa)  ;  Tromba  tesa  V.  Gambèa. 

A.  tacca,  a  tacca  (Zùgà);  Fare  o  Giocare 
a  picchietto.  Dicesi  quando  in  una  partita  tra  più 
giuocatori  due  soli  rimangono  perdenti,  e  questi 
giocano  fra  loro  a  chi  de'  due  deve  pagar  Io  scotto. 

A,  taffetà  (Frexetto);  Nastro  alla  manlìna  V. 
Frexello. 

A  tag-g-io  ;  A  taglio,  In  taglio.  Posto  aw.  coi 
V.  Cadere  o  Venire ,  vale  Cadere  opporlnnamente, 
Cader  bene,  Attagliare. 
%  Tutto  ven  a  t aggio,  finn-a  i  unge  da  ped  l'aggio; 
Tatto  vien  in  taglio,  fino  le  unghie  a  pelar  l'aglio. 
Prov.  di  chiaro  significato. 

A.  tambùo  (Recammo);  Ponto  a  tamburo  V. 
Recammo. 

A  tastóif  ;  A  tastone,  A  tentone,  Tentoni,  Al 
tasto.  Posto  avv.  col  v.  Andare ,  vale  Andar  ten- 
tando fra  le  tenebre  colla  mano  affine  di  trovar 
la  via  che  conduce  ad  un  divisato  luogo,  evitando 
gl'inciampi;  altrim.  Farsi  lume  colle  mani. 

A  teito  m.  avv.  A  tetto,  cioè  All'ultimo  piano 
della  casa,  Senz'altro  palco  che  il  tetto. 
S  Ròmlaninn-a  teito  a  tetto  porta  l'éujo  a  San 
Beneito;  Per  San  Benedetto   la  rondine  è  sul 
tetto  V.  Ròndaninn-a. 

A  tempo;  A  tempo.  Posto  avv.  coi  v.  Dare, 
Andare,  Venire  e  simili,  vale  Dare  ecc.  oppor- 
tunamente, a  tempo  debito,  ad  ora  opportuna. 

—  e  a  léugo;  A  tempo  e  luogo,  A  luogo  e  tempo, 
vagliono  In  congiuntura  propria,  Quando  il  tempo 
e  il  luogo  lo  permettono. 

—  de  mùxica  ;  A  tempo  di  suono ,  cioè  Secondando 
e  accompagnando  il  suono. 

S  Andà  a  tempo;  Andar  a  tempo  o  a  battuta, 
vale  Andare  o  Cantare  a  tempo  di  battuta. 

S  Cazze  a  tempo;  Cadere  o  Venire  in  acconcio, 
in  proposito. 

S  Ése  a  tempo;  Essere  in  giorno  in  giorno,  dicesi 
delle  donne  che  sono  vicinissime  a  partorire. 

S  Èse  a  tempo  a  fa  ùnn-a  cosa;  Essere  a  tempo 
a  far  checchessia,  vale  Esservi  ancora  tempo 
^  prima  che  passi  la  congiuntura  di  farla. 
A  testa;  Alla  testa.  Posto  avverb.  coi  v.  An- 
dare, Essere,  flettere  e  simili,  vale  Per  il  primo. 
Nella  prima  fronte,  Avanti  alle  schiere,  ad  una 
moltitudine  di  persone ,  ecc. 

S  Dà  d  testa;  Dar  al  capo  o  nel  capo,  vale  Of- 
fuscare la  mente;  e  dicesi  di  vino,  liquori,  car- 
boni accesi,  odori  troppo  forti  e  simili. 
A  tiamolla;  A  tiramolla,  A  tira  e  allenta, 
All'altalena.  Posto  avverb.  col  v.  Fare,  vale  Non 
andar  risoluto  a  far  checchessia;  che  anche  dicesi 
Tentennarla,  Dondolarla,  Ninnarla,  Dimenarsi  nel 
mànico. 
A  txo  ;  A  tiro.  Posto  avv.  col  v.  Essere ,  vale 
Essere  dentro  a  quello  spazio  dove  arriva  il  tiro 


del  moschetto,  della  pistola,  del  cannone  e  di 

„   ognaltra  arma  che  si  scagli. 

Ato  s.  m.  Alto:  Alto  luogo.  Luogo  di  sopra. 
S  A  sdn  d'àti  e  bassi;  A  forza  d'altalenare,   di 

,,   far  all'altalena  V.  sopra  A  tiamolla. 

Ato  adi.  Alto,  Elevalo,  Sublime,  Eccelso,  e  si 
aggiunge  a  luogo,  edificj,  piante,  monti  e  simili, 
contr.  di  Basso, 
n  Alto:  Aggiunto  di  quaresima,  dicesi   di  Quella 
che  comincia  assai  tardi,  e  per  lo  più  nel  mese 
di  marzo. 
M  —  Aggiunto  di  prezzo,  vale  Caro,  Grande. 
"  T  Aggiunto  di  sole,  vale  Ora  tarda. 
$  Àto  dà  tcera;  Alto  da  terra,   si  dice  di  Cosa 

che  si  alza  assai  dalla  superficie  della  terra. 
g  In  àto  ma;  In  alto.  In  alto  mare,  vale  Lontano 

^   dal  lido. 

Ato  avv.  Alto;  A  luogo  alto,  Altamente. 
S  De  d'àto;  Sopra,  Di  sopra:  Dalla  parte  o  Nella 

parte  di  sopra, 
g  Fd  d'àto  in  basso;  Far  alto  e  basso,  vale  Fare 
a  suo  senno,  a  suo  arbitrio,  a  suo  modd. 

-A.  tóccafsero  (Zùgà);  Fare  a  birri  e  ladri 
V.  Zùgà. 

A  tocclxetti;  A  pezzuoli,  A  pezzetti,  A  mi- 
nuzzoli ,  A  bricioli ,  A  tritoli.  Posto  aw.  col  v. 
Fare,  vale  Ridurre  checchessia  in  piccoli  pezzi, 
Minuzzare,  Tritare, 
g  Parld  a  tacchetti;  Parlare  a  spizzico  o  a  spil- 
luzzico, vale  Dire  checchessia  a  poco  per  volta, 
a  stento.  • 

A  tocclxi;  A  pezzi,  In  pezzi,  A  brani,  A  boc- 
coni. Posto  avv.  col  V.  Tagliare,  vale  Tagliare 
in  parti ,  e  talora  Uccidere  :  Me  faeivo  taggid 
a  tocchi;  Mi  farei  tagliare  in  pezzi. 
g  Cazze  a  tocchi;  Cascar  a  brani;  parlandosi  di 
vesti  e  simili,  vale  Aver  la  veste  ecc.  lacera  e 
logora,  che  anche  dicesi  Non  se  ne  tener  buono; 
e  figurat.  riferito  a  persona ,  vale  Non  poter  reg- 
gersi in  piedi,  Essere  accasciato.  Aver  le  membra 
indebolite  per  età  o  per  malattia. 

A  tocteo  e  nò  tòcco;  A  tocca  e  non 
tocca.  Posto  avv.  coi  v.  Essere,  Stare  o  simili, 
vale  Esser  vicinissimo  così  di  tempo  come  di 
luogo. 

A  tonxTbolón ;  A  tómbolo,  A  capitómbolo. 
Posto  avv.  coi  V.  Andare,  Correre  o  simile,  vale 
Andare  col  capo  all'ingiù;  e  figurat.  Andar  ro- 
tolone. Correr  di  furia,  abbandonatamente,  ecc. 
V.  Andà. 

A  tòrsio  5  A  dóndolo.  Posto  avverb.  coi  v. 
Essere  o  Stare,  vale  Essere  o  Stare  ozioso,  disoc- 
cupato, colle  mani  in  mano;  e  talora  Essere  a 
spasso,  Essere  fuori  di  padrone. 

A  torto  m.  avv.  A  torto.  Ingiustamente,  Senza 
ragione. 

—  e  a  peccòu;  A  gran  torto,  Con  gran  torlo  e  in- 
giustizia. Ingiustissimamente. 

-A.  tracòlla;  A  armacollo  V.  A  stracòlla. 

A  traverso  avv.  A  traverso,  Di  traverso, 
In  traverso,  A  sbieco,  Obbliquamente,  Trasversal- 

^   mente. 

A.trettaiito  add.  e  avv.  Altrettanto  :  Pro- 
priam.  vaie  Quanto  l'altro,  Tanto  quanto,  ma  da 
noi  usasi  anche  per  significare  11  doppio,  cioè 

^  Due  volte  tanto. 

^trimenti  avv.  Altrimenle,  Altrimenti,  Altra- 
mente, Allramenli:  In  altro  modo,DiYersameiite. 


ATT 


ATT 


J^tro  add.  Altro:  Che  non  è  lo  slesso,  Che  è 

differente  in  qualsivoglia  maniera  a  quelle  cose 

0  persone  di   che  si  parla  o  sintende:  Alida 

èan  atri  tempi;  In  allora  correvano  altri  tempi. 
n  Altro,  per  correlativo  del  primo  termine,  cioè 

di  due,  sia  di  persone,  sia  di  cose  :  Un  5  vive, 

l'atro  ò  l'è  morto;  Uno  vive,  l'altro  morì. 
1)  —  per  Molto   maggiore:   0  l'ha  atro   inzégno 

che  so  {ree;  Egli  ha  altro  ingegno  che  suo  fratello. 
»t  —  per  Restante,  Rimanente:  L'atro  fvinj  met- 

teilo  in  te  bòttiggie  ;  L'altro  imbottigliatelo, 
t)  —  Talora  ha  forza  di  sost.  e  vale  Altra  cosa  :  Ma 

nS  me  poei  di  atro;  Ma  non  mi  potete  dir  altro. 
S  Atro  !  Altro  !   Modo  d'accertare  :   Ohe  n'èa  dò 

vin  ?....  Atro!  Ce  n'era  del  vino?...  Altro  ! 
S  Atro  che;  Altro   che.   Se  non  che,    Fuorché: 

N'  ho  visto  atro  che  un  atto  ;  Non  ho  veduto 

altro  che  un  atto. 
S  Gh'é  dell'atro  !  Altro  ci  è  !  vale   Eh  !    ci  è  di 

peggio. 
§  Pe  atro;  Per  altro,  vale  Quanto  al  rimanente. 
8  Roba  d'atri;  Roba  d'altri.  Roba  altrui,  vale  Roba 

d'altra  persona. 
S  Tùtl'atro;  Tutt'altro,  vale  11  contrario. 
%  Tétto  l'atro;  Tutto  l'altro,  vale  Tutto  il  resto, 

Tutto  il  rimanente  :    Tutto   l'atro  5  l'è  ninte  ; 

Tutto  l'altro  è  niente. 
JkJutebCtoèh  V. a.  Attaccare,  Appiccare:  Congiun- 
gere insieme  l'una  cosa  all'altra. 
«  Attaccare,  per  Affiggere:  Attacca  i  manifesti; 

Attaccare,  Affìggere  i  manifesti. 
«  —  Detto  di  bestie  da  tiro,  vale  Adattarle  coi 

mezzi  da  ciò  al  legno  da  trasporlo  per  modo 

che  lo  tirino. 
»  —  per  Cominciare  ;  e  dicesi  di  !  attaglia,  di  zuffa 

6'  simili:  /  nostri  han  attaccóu  verso  seja;  I 

nostri  attaccarono  sul  far  della  sera, 
w  — J)etto  di  nemico,  di  fortezza  e  simili,  vale 

Andargli  addosso.  Investirlo. 
"  Attecchire,  Appigliarsi,  Abbarbicarsi,  Afferrare; 

ed  è  proprio  delle  piante. 

—  amicizia;  Attaccar  amicizia,  vale  Cominciarla. 

—  irfra^pi;  Appiccare,  e  meglio  Appuntare  i  panni, 
vale  Attaccarli  col  cucito  a  due  o  più  pezzi  in- 
sieme per  darli  alla  lavandaia. 

—  in  sce  l'ònó  ;  Intaccar  nell'onore,  tale  Offendere, 
Ferir  uno  nell'onore  V.  Intacca. 

— :  lite  con  quarchedùn  ;  Attaccar  lite  con  qual- 
cheduno,  ed  anche  Attaccarla  con  uno,  vale  Venir 
secolui  a  contesa  di  parole. 

—  un  discorso  ;  Attaccare  un  discorso,  vale  Impe- 
gnarlo, Cominciar  a  favellare. 

S  Attaccdse  n.  p.  Attaccarsi,  Appiccarsi  :  Tenersi 
stretto  a  checchessia. 

«  Attaccarci,  per  Aggrapparsi  :  Gh'é  riùscio  d'at- 
taccdse  a  ùnn'a  gùmena;  Gli  riuscì  d'attaccarsi 
ad  una  gomena. 

«  — r  per  Trovar  appiglio  o  prelesto  a  qualche  cosa. 

w  —  per  Eleggere  una  cosa  come  la  migliore:  Mi 
me  san  attaccóu  a-i  raviéu;  Io  mi  sono  at- 
taccato a'  ravioli. 

t)  —  e  talvolta  Mangiar  di  checchessia  non  aven- 
done di  meglio  :  0  s'attacca  a-o  pan;  E'  si 
attacca  al  pane. 

«  —  per  Altercare,  Rissare,  Venir  a  contrasto  di 
parole. 
..H-r-  P^r  Imprimere,  Penetrare:  A  limma  a  nS 
te  gh'attaccai  Lì  lima  non  gii  si  attacca. 


n  Appiccicarsi,  Appiastrarsi,  Appiastricciarsi,  Ap- 
piaslriccicarsi  ;  dicesi  di  cosa  morbida  e  viscosa 
che  si  appicchi  a  checchessia. 

Il  —  Detto  di  mali  contagiosi.  Appiccarsi,  Affer- 
rarsi V.  Afferrdse  in  Afferra. 

—  a  brocca,  a-o  fiasco,  ecc.;  Attaccarsi  alla  brocca, 
al  fiasco  0  simile,  vale  Metter  la  bocca  alla  brocca, 
al  fiasco,  ecc.  per  bere. 

—  a-i  spegi  ;  Attaccarsi  agli  specchi ,  al  vetro,  al- 
l'intonacato;  dicesi  di  Chi  coglie  qualunque  più 
strano  o  cavilloso  pretesto  per  poter  venire  al  suo 
desiderio.  Fondarsi  su  ragioni  non  buone,  Cavillare. 

—  camme  e  sangue  te  ;  Attaccarsi  o  Appiccarsi  come 
le  mignatte  o  come  la  gramigna  ;  dicesi  delle  per- 
sone nojose,  da  cui  si  dura  fatica  a  liberarsi. 

—  6  féugo  ;  Appiccarsi  il  fuoco,  vale  Pigliar  fuoco, 
Cominciare  ad  ardere. 

§  E  mósche  s'attaccun  a-e  carogne  ;  Le  mosche  si 
posano  0  vanno  addosso  a'  cavalli  magri.  Prov.  che 
vale  I  meno  potenti  sono  i  primi  ad  esser  puniti. 

A-ttaccalite  s.  m.  Altaccalile,  Attacchino. Voci 
dell'uso.  Colui  che  di  piccola  cagione  muove  gran 
lite  0  conlesa,  e  che  a  un  bisogno  cerca  occasione 
d'attaccarla;  altrimenti  Accattabrighe,  Beccanti. 

A-ttaccameiito  s.  m.  Attacco,  Attaccamento; 
Forte  affezione  verso  checchessia. 

A-ttaecaticeio  add.  Attaccaticcio,  Appicca- 
ticcio, Appiccati vo  :  Che  agevolmente  si  appicca; 
e  dicesi  comunemente  delle  malattie  contagiose. 

attacco  s.  m.  Attacco ,  Appicco  :  Relazione , 
Corrispondenza,  Affinità. 
"  Attacco,  per  Affezione,  Amore,  ma  è  di  cattivo  uso. 
Il  —  per  Assalto  di  fortezza   e  simile;   ed  anche 
per  Battaglia,  Zuffa. 

Attaccóu  p.  pass.  Attaccato,  Appiccato,  ecc.  V. 
Attacca  ne' suoi  varii  significati. 

—  co  spùo;  Attaccato  colla  saliva,  dicesi  di  Cosa 
appiccata  ad  un'altra  leggermente,  e  che  con  fa- 
cilità possa  disgiungersi. 

—  de  peto;  Attaccalo  di  petto.  Infetto  di  tisichezza: 
Che  dà  nel  tisico.  Che  patisce  di  tisicume. 

S  Mei,  Pei  ecc.  attaccóu;  Pomo,  Pera  ecc.  guasta, 
magagnala,  maculata,  vale  Guasta  al  di  fuori  per 
caduta,  grandine  o  allro. 

§  Moen  attacchce;  Mani  appiastrate  o  appiastric- 
ciate, diconsi  Le  mani  unte  di  materie  tenaci 
e  viscose,  come  pece,  vischio  e  simili. 
A-ttàmassòu  add.  Bottacciiiolò  :  Grosso  e 
nano.  Aggiunto  di  edilìzio  o  simile,  vale  Di  goffa 
apparenza  e  proporzione,  contr.  di  Svelto. 

II  Tangoccio,  Tozzo,  Maccianghero:  Aggiunto  di  per- 
sona, vale  Malfallo,  Grossolano,  Di  figura  goffa, 
Che  non  sa  muoversi. 

11  Acciarpalo,  Abborraccialo,  Arrocchialo,  Rappic- 
cicotlato,  Rimpiccicottalo;  dicesi  di  lavoro  mal 
fatto,  gettalo  giù  alla  grossa. 

§   Vesti  attàmassòu;  Vestilo  disadatto,  Veslitaccio, 
e  nel  Fior.  Vestito  fatto  in  contumacia  :  Vestito 
malfatto.  Che  non  s'attaglia  bene  alla  persona. 
A-ttapinase  n.  p.  Tapinarsi,  Attapinarsi,  Ac- 
ciapinarsi,  vale  Affligersi  grandemente,  Tribolarsi. 
**A.ttascia  v.  a.  Tassare  V.  Tuscia. 
Attasta  V.  a.  Tastare,  Atlastare,  Toccare  :  Eser- 
citare il  senso  del  tasto  o  tatto.  Toccare  per  cer- 
care la  cosa  0  la  qualità  della  cosa. 

Il  Assaggiare,  Atlastare:  Gustar  leggermente  di  chec- 
chessia per  sentirne  il  sapore  V.  Assazzd  nel 
1"  signiflcato. 


ATT 


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89 


—  5  poso;  Toccare  o  Tastare  il  polso,  dicesi  di 
Quell'alto  che  fanno  i  medici  colla  mano  sul  polso 
dell'ammalato  per  comprendere  il  moto  dell'ar- 
teria; e  figurai,  inlaccar  uno  a  danari,  Doman- 
dare 0  Riscuotere  danari  da  alcuno. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Perquirere  uno,  e  nell'uso  Ta- 
starlo: Visitar  uno  negli  abiti  per  conoscere  se 
ei  nasconde  nulla  da  gabella,  roba  rubala,  armi 
proibite,  ecc. 

A.tt£Lsto  s.  m.  Tasto,  Tastala:  Il  tastare, 
n  Assaggio  V.  Assazzo. 
S  Andò,  all'ut  tasto;  Andare  al  tasto.  Andar  tastone 

0  tastoni  V.  Andà. 
%  Dà  i  aitasti  o  un  attasto;  Dare  i  tasti  o  le 
tastate,  Dare  una  tastata,  Tastare:  metaf.  vale 
Tentare  cosi  leggermente  di  sapere  una  cosa,  Cer- 
care di  conoscere,  d'intender  per  bella  guisa. 
A.tta.:x:eiità.  v.  a.  Racchetare:   Far  restar  di 
piangere,  di  lagnarsi  e  simili;  Tranquillare,  Cal- 
mare, Acchetare,  Appaciare. 
S  Attaxenldse  n.  p.  Acchetarsi,  Racchetarsi,  Cal- 
marsi, Tranquillarsi,  ecc. 
A-ttempòu  add.  Attempalo  :  Che  ha  di  molto 

tempo.  Che  si  accosta  alla  vecchiezza. 
A-ttena^g-g-ià.  v.  a.  Attanagliare;  figurai,  vale 
Tormentare,  Martoriare,  Cruciare,  Straziare,  Af- 
fliggere, Tribolare. 
A.tteii<le  v.  n.  Attendere,  Badare,  Accudire: 
Applicarsi  al  proprio  dovere.  Fare  i  falli  suoi, 
w  Tendere  :  Acconciar  reti,  lacci,  trappole  o  altro 
per  uso  di  acchiappar  animali  e  simili. 

—  a  promissa;  Attender  la  promessa,  vale  Man- 
tenerla. 

—  a  un  posto ,  a  un  impiego ,  ecc.  ;  Concorrere , 
e  si  dice  dei  Candidati  a  qualche  carica  o  dei 
concorrenti  a  qualche  premio. 

—  5  gran;  Inajare,  fletter  in  aja.  Voce  del  cont. 
e  vale  Distendere  i  covoni  sull'aja. 

Attendente  s.  m.  Concorrente  :  Che  concorre 
a  qualche  carica,  impiego  o  simile. 

A-ttenzión  s.  f.  Attenzione:  Applicazione  di 
animo  per  apprendere  o  operare;  allrim.  At- 
tendimenlo. 

A.ttei*rag-g"io  s.  m.  Atterraggio.  T.  marin. 
Luogo  dove  si  viene  a  riconoscere  la  terra  ri- 
tornando dal  mare  dopo  una  lunga  traversata, 
nel  tempo  della  quale  se  n'era  perduta  la  vista. 
Esprime  anche  L'azione  ed  il  momento  di  rico- 
noscer la  terra, 
g  Èse  all'  atterraggio  ;  Essere  all'  atterraggio.  T. 
mar.  Avvicinarsi  alla  terra,  senza  però  vederla 
ancora,  quando  si  viene  da  un  lungo  viaggio. 

A-t terrena  v.  a.  Ammontare.  T.  agric.  Metter 
la  terra  intorno  al  pedale  delle  piante;  locchè  me- 
glio dicesi  Incalzare. 

A-tterri  v.  a.  Atterrire,  Spaventare:  Dare  ter- 
rore, spavento. 

A.ttesà  V.  a.  Tesare,  Arridare.  T.  mar.  Sten- 
dere un  cavo  o  una  corda  con  forza,  e  renderlo 
rigido  con  lo  stirarlo. 

A-ttesta  Y.  a.  Attestare,  Intestare.  T.  arti  e  mesi. 
Eguagliar  le  leste  ;  e  dicesi  di  cose  materiali,  come 
di  fogli  di  caria  e  simili,  sicché  le  une  non  so- 
pravanzino le  altre, 
n  Attestare,  per  Confermare,  Far  testimonianza. 

A.ttèsto  s.  m.  Appicco,  Appiccagnolo,  Appiglio, 
Sofisticheria,  Al  lacco,  Prelesto:  Ommo  pin  d'at- 
testi; Uomo  pien  d'appicchi,  ecc. 


Atténseeg"a  v.  a.  Attoscare,  Attossicare,  Tos- 
sicare.  Intossicare,  Avvelenare:  Dar  il  tossico,  il 
veleno;  e  per  sirail.  dicesi  anche  d'odore  o  sapore 
cattivo:  0  l'ha  un  oda  chi  attéuscega;  Ha  un 
odor  che  attossica,  che  avvelena, 
g  Attéuscegàse  n.  p.  Attoscarsi,  Attossicarsi,  Avve- 
lenarsi: Uccidersi  col  veleno. 

"A.ttiàse  V.  Attiràse. 

A.ttillàse  n.  p.  Attillarsi:  Porre  ogni  cura  nello 
abbigliarsi,  Vestir  attiilalamente. 

Attillatùa  s.  f.  Attillatura,  Attillatezza  :  Leg- 
giadra squisitezza  degli  abili. 

A.ttillòu.  p.  pass.  Allillalo  :  dicesi  di  persona  die 
abbia  acconci  e  ben  composti  vestimenti  addosso, 
g  Vesti  attillòu;  Vestilo  attillalo,  cioè  Fatto  con  - 
eleganza  e  squisitezza;  e  non  che  di  vestito,  di- 
cesi di  casamento  o  d'altro  simile,  come  scarpa 
attillala,  ecc. 

A.ttimo  s.  m.  Attimo:  Tanto  mìnimo  spazio  di 
tempo  che  non  si  possa  misurare  :  O  l'è  steste 
un  àttimo  a  vegni;È  stalo  un  attimo  a  venire. 
g  In  t'ùn  àttimo  m.  avv.  In  un  attimo,  In  un  ba- 
leno, In  un  bacchio  baleno,  Senza  batter  polso, 
Prestissimamente. 

Attir*àse  n.  p.  Attirarsi  e  per  sinc.  Attrarsi: 
Tirare  a  sé;  ed  anche  Tirare  con  allettamento 
una  persona. 

A.ttissà  V.  a.  Attizzare,  Aizzare,  Adizzare,  In- 
citare, Slimolare. 

—  5  féugo ;  Attizzare  o  Rattizzare  il  fuoco:  Am- 
massare e  Accozzare  i  tizzoni  insieme  in  sul  fuoco 
afBnch'  egli  abbrucino ,  ravvivandolo  col  soffio  o 
con  altro. 

—  5  lùmme;  Stizzare  il  lume,  vale  Farlo  più  splen- 
dido col  farne  cadere  il  fungo  (bolla)  o  la  moc- 
colaia C macco J;  allrim.  Smoccare,  Smoccolare 
V.  Ammacca. 

A.ttiva  v.  a.  Attuare  e  nelPuso  Attivare  :  Ridurre 

all'alto  V.  Attua. 
Ajttxv\tee>  s.  f.  Attività:  Potenza  d'agire, 
n  Attività,  per  Prontezza,  Speditezza,  Vivacità  nel- 

l 'operare, 
g  Èse  in  attivitce;  Essere  in  attività,  vale  Operare, 

Agire;  e  nella  Milizia,  detto  di  uffiziali.  Essere 

al  servizio,  Essere  in  funzioni. 
g  Mette  in  attività;;  Mettere  o  Porre  in  attività, 

vale  Jletlere  in  islalo  di  operare. 
A.ttivo  add.  Attivo:  Che  ha  virili  e  principio 

d'operare  o  Che  opera  alcuna  cosa. 
»)  Attivo,  dello  di  persona,  vale  Spedito,  Pronto, 

Risoluto  nelle  azioni. 
"  —  Aggiunto  di  rimedio,  dicesi  Quello  che  pro- 
duce effetti  non  equivoci, 
it  —  Aggiunto  di  verbo,  presso  i  Grammat.  dicesi 

Quello  che  opera  immediatamente  sopra  qualche 

oggetto  differente  dal  subbiello   o  agente   del- 
l'azione, 
g  Vitta  attiva;  Vita  attiva,  dicesi  di  Chi  esercita 

molto  il  corpo;  ed  è  contr.  di  Sedentaria. 
g  Vòxe  attiva  e  passiva;  Voce  attiva  e  passiva, 

vale  Diritto  e  facoltà  di  eleggere  o  di  esser  eletto. 
A-tto  s.  m.  Alto,  Azione,  Operazione,  Opera. 
it  Atto,  per  Gesto,  Costume,  Maniera. 
M  —  per  Cenno;  L'ho  capto  da-i  atti;  Lo  intesi 

agli  atti, 
n  —  Nel  num.  del  piiì  si  dicono  Quelle  comparse 

e  altre  scritture  che  si   presentano  da'  liticanti 

davanti  al  giudice. 


9tO 


ATT 


AUM 


n  —  Le  deliberazioni  o  decisioni  di  un'assemblea 

convocata  per  autorità  pubblica. 
M  —  Le  storie  di  ciò  che  nelle  Accademie  si  fa, 

si  dice,  si  scrive,  si  legge  o  si  delibera. 
»  —  Le  principali  parli   in   che  sono  divise  le 
commedie'  ed  ogni  altro  componimento  dramma- 
tico, ed  anche  i  balli. 
«  —  per  Movimenti  virtuosi  e  interiori  dell'animo  : 

Atti  de  contrizion;  Atti  di  contrizione. 
«  —  per  Le  proteste  che  si  fanno  a  Dio:  Atti  de 
fede,  de  speransa,  ecc.;  Atti  di  fede,  di  spe- 
ranza, di  carità. 
%  Mette  in  atto  pratico  ;  Mettere  in  atto  o  in  atto 
pratico,  vale  Mettere  in  operazione  o  Principiare 
a  fare. 

A.ttó  s.  m.  Attore  :CqIuì  che  nel  litigare  domanda 
e  chiama  altrui  in  giudizio,  il  cui  avversario  si 
chiama  Reo. 
H  Attore,  per  Colui  che  rappresenta  persona  o  ca- 
rattere in  teatro. 

A.ttox*]iià/  v.  a.  Attorniare,  Intorniare,  Accer- 
chiare, Circondare,  Ricingere  :  Chiudere  e  Strin- 
gere attorno.  Chiudere  in  mezzo. 

A.ttoi*ti^]ià;  v.  a.  Attorcere,  Attorcigliare, 
Attortigliare  V.  Intòrtignd. 

A-ttiretoosL  v.  a.  Afferrare.  T.  mar.  Prendere 
e  ritenere  con  forza:  Attracca  5  gaitello;  Af- 
ferrare il  gavitello. 
S  L'àncoa  a  l'ha  attraccóu;  L'ancora  ha  afferrato 
il  fondo. 

A.ttx>a<ppà  V.  a.  TrufTare,  Giuntare:  Rubare 
sotto  la  fede  V.  Birba. 

A.ttx'SLSSSL  V.  Attressd. 

A.ttjreLSSSLtvLet  V.  Attressatùa. 

AjttirsLzioìX  s.  f.  Attrazione,  Attraimento:  Lo 
attrarre.  Nella  Fisica  dicesi  Quella  forza  che  tende 
a  spingere  i  corpi  gli  uni  verso  gli  altri,  proprietà 
che  generalm.  esiste  nella  natura  delle  cose  creale. 

A-ttraversa  v.  a.  Traversare,  Attraversare: 
Porre  a  traverso  ;  e  figurai.  Impedire,  Contrariare, 
Apporre  ostacoli  alla  riuscita  d'un  negozio  o  sim. 
S  Attraversdse  n.  p.-  Traversarsi,  Attraversarsi: 
Stendersi  o  Mettersi  a  traverso  :  0  s'è  attraversóu 
in  mezo  a  stradda;  Si  attraversò  in  mezzo  alla  via. 
M  Attraversarsi,  per  Restare  a  traverso:  Se  gh'é 
attraversóu  un  osso  in  ta  góa  ;  Gli  si  attraversò 
un  osso  in  gola. 

A-ttiressa  V.  a.  Attrazzare  e  meglio  Attrezzare. 
T.  mar.  Guernire  una  nave  di  tutti  gli  attrezzi 
necessari  a  metterla  in  islato  di  poter  navigare. 

A.ttx*essatùa  s.  f.  Attrazzatura  e  meglio  At- 
trezzatura. T.  mar.  Guernimento  d'una  nave. 
M  Intrecciatura.  T.  delle  calzett.  Lavoro  di  maglie 
scavalcate  che  forma  l'estremo  orlo  delle  staffe  e 
de' quaderletti  quando  la  calza  si  fa  senza  pedule. 

A.ttx*esso  s.  m.  Attrazzo  e  meglio  Attrezzo, 
Arnese,  Strumento.  Usato  per  lo  piiì  nel  num.  del 
plur.  come  termine  collellivo,  esprime  Una  quan- 
tità di  cose  necessarie  per  certi  usi,  come  per  la 
guerra,  per  la  marineria,  per  le  fabbriche  e  simili. 
-  Arnesi  dicesi  parlicolarm.  degli  slrum.  appro- 
priali alle  arti ,  e  delle  cose  che  servono  di  for- 
nimento alle  abitazioni. 

A.ttx*il>ui  V.  a.  Attribuire,  Ascrivere:  Reputare 
che  una  cosa  sia  propria  di  chicchessia  ;  e  talora 
anche  Imputare,  Addossare,  Apporre,  Accagionare 

/^ttz*iì>ùto  s.  m.  Attributo:  Ciò  che  è  proprio 
e  peculiare  ad  un  ente,  ad  aoa  persona,  ad  una  cosa 


e  che  serve  a  discernerla  dalle  altre;  altrim.  Pro- 
prietà, Condizione,  Qualità. 

A.ttrilbùzion  s.  f.  Attribuzione,  Funzione, 
Incombenza,  Ufficio,  Ministero,  Carico. 

A-ttrizion  s.  f.  Attrizione:  Contrizione  imper- 
fetta ossia  Quel  dolore  che  si  ha  d'aver  offeso  Iddio, 
ma  che  nasce  dal  timore  delle  pene  dell'inferno. 

-A-ttròmlbóvi.  add.  Affiocato,  Arrocato:  Dive- 
nuto fioco,  roco;  e  dicesi  per  lo  più  di  voce  molto 
affaticata. 

-A-ttrova  v.  a.  Trovare,  anlic.  Allrovare,  Ri- 
trovare, Invenire,  Rinvenire  V.  Trova. 

A.ttrovéixa  s.  f.  Mancia:  Ricompensa  che  dal 
proprietario  d'un  oggetto  smarrito  si  dà  a  colui 
che,  avendolo  trovato,  glielo  riporta. 

Attruppamento  s.  m.  Attruppamento  : 
Gran  frotta,  Adunanza  in  truppa,  Adunanza  tumul- 
tuosa; e  talora  Ammutinamento. 

A-ttrùppase  n.  p.  Attrupparsi  :  Mettersi  o 
Adunarsi  in  truppa.  Affollarsi,  Unirsi  insieme  molte 
persone  in  qualche  luogo.  Dicesi  auehe  di  uccelli 
e  di  altri  animali. 

A.ttiià  V.  a.  Attuare  :  Ridurre  in  atto ,  Mandare 
ad  effetto,  Mandare  in  esecuzione. 

Attualitee  s.  f.  Attualità.  Voce  dell'uso.  Tutto 
ciò  che  corre  in  giornata. 

A.  tiitt'  audà  avv.  A  tutt'Andare ,  A  tutto 
passo,  A  tuito  pasto,  Continuamente,  Senza  in- 
termissione, Senza  fermarsi;  e  piiì  parlicolarm. 
Oltre  misura,  Fuor  di  misura.  Oltremodo,  Fuor  di 
modo,  A  pili  non  posso,  A  tutt'uomo.  Eccessiva- 
mente, ecc. 

A.  tirtti  i  conti  m.  avv.  A  marcia  forza, 
In  ogni  modo,  Assolutamente,  Risolutamente. 

A.  tutti  i  costi  m.  avv.  Ad  ogni  costo,  A 
tutto  Gosto,  vale  Non  ostante  qualunque  danno, 
Checché  ne  avvenga. 

A.  tutti  i  "venti  (Vortdse);  Voltarsi  o  Vol- 
gersi a  tutti  i  venti  o  ad  ogni  vento:  figurai.  Non 
avere  né  stabilità,  né  fermezza,  Esser  incostante. 

Al  tùtt'oe  m.  avv.  A  tutte  ore,  A  tutte  le  ore, 
lo  stesso  che  Continuamente. 

A.  tu  per  tu.  ;  A  tu  per  tu.  Posto  avv.  col  v. 
Stare,  vale  Non  si  lasciar  soperchiare  da  uno  in 
parole,  ma  rispondergli  a  ogni  minimo  che. 

Audacia  s.  f.  Audacia,  Sfrontatezza,  Sfacciatag- 
gine, Sfacciatezza,  Impudenza,  Temerità:  Inve- 
recondia nel  fare  e  nel  dire. 

A-iida^ioso  add.  Sfrontato,  Sfaccialo,  Audace, 
Temerario,  Impudente. 

A.  u.flfo  avv.  A  ufo,  A  isonne,  A  scrocchio,  A 
scrocco,  A  squacchera  V.  A  giubba. 

A.u.g-ùrà  V.  a.  Augurare   e  Auguriare,   antic. 
Agurare:  Far  augurii.  Desiderare,  Pregare. 
§  Augùrdse  n.  p.  Augurarsi,  Pregarsi,  Desiderarsi. 

Aùmà  V.  a.  Alluminare.  T.  tint.  Dar  l'allume 
ai  panni  innanzi  che  si  tingano  acciocché  rice- 
vano il  colore;  e  in  generale  Immergere  un  corpo 
in  una  dissoluzione  d'allume  nell'acqua  od  Impre- 
gnarlo d'allume  con  qualsivoglia  procedimento. 

A."ixme  s.  m.  Allume:  Specie  di  miniera  o  sai  mi- 
nerale acido  che  lascia  in  bocca  un  sapore  tra  dolce 
e  lazzo,  0  aspro  ed  astringente.  I  moderni  lo  chia- 
mano Solfalo  d'allumina.  Se  ne  fa  grand'uso  nelle 
arti,  e  principalm.  nella  tintorìa. 

—  ftrMacòu;  Allume  bruciato.  É  l'allume  deacquificato 
mediante  l'azione  del  fuoco;  allrim.  Allume  calci- 
nalo, Allume  usto. 


ÀUZ 


AVA 


91 


—  de  fexa;  Allume  di  feccia.  Allume  calina,  oggi 
Sotlocarbonato  di  potassa  impuro:  Sale  artifiziato 
il  qual  si  fa  di  liscia  fatta  di  cenere  di  soda,  di 
felci,  ecc.  ;  altrim.  Sai  vetro,  Sai  alcali, 
g  Dd  l'aùme;  Alluminare  V.  sopra  Aùmd. 

A-umeutà  v.  a.  Aumentare,  Augumentare,  Ac- 
crescere V.  Accresce. 

A.iLiia.  s.  f.  Anna:  Jlisura  di  lunghezza  ciré  cor- 
risponde a  quattro  palmi  e  Ire  quarti  dell'antica 
misura  genovese,  o  ad  un  metro  e  diciotto  centi- 
metri delia  misura  decimale. 

A.  un  a,  un  m.  avv.  A  uno,  Ad  uno  per  uno,  vale 
Uno  per  volta,  Successivamente  l'un  dopo  l'altro. 

A.  nn  <iipx'esso  avv.  A  un  dipresso.  Ad  un 
di  presso.  Circa,  Incirca,  Ad  un  bel  circa. 

A.  un  modclo  m.  avv.  A  un  modo.  In  un 
modo,  A  un  pari,  Egualmente  :  A  va  sempre  a 
un  moddo;  La  va  sempre  ad  un  modo. 

A.  ùnn-a,  cosa  per  votta;  A  una 
cosa  per  volta,  A  cosa  a  cosa.  Posto  avv.  vale 
Una  cosa  dopo  l'altra.  Successivamente. 

-A.  ùnu-a  voxe  ;  A  una  voce,  Ad  una  bocca. 
•    Posto  avv.  vale  Unanimemente,  Di  comun  con- 
senso, Di  concordia, 

A.  un  per  un  m.  avv.  A  uno  a  uno,  A  uno 
per  uno,  vale  Distintamente,  Separatamente  l'uno 
dall'altro. 

A.  un  per  votta  V.  sopra  A  -un  a  un. 

AnsteritsB  s.  f.  Austerità,  Asprezza,  Rigi- 
dezza, Rigore,  Severità. 

A.utentiea  v.  a.  Autenticare:  Chiarire  in  forma 
valida,  autorevole,  e  con  pubblica  testimonianza, 
Render  degno  di  fede  ;  e  per  lo  piìl  si  dice  delle 
scritture. 
S  Autenticdse  n.  p.  Autenticarsi,  Accertarsi,  Assi- 
curarsi: Uscir  di  dubbio,  Chiarirsi,  Cerziorarsi. 

Antenticazión  s.  f.  Autenticazione:  L'au- 
tenticare. 

Antenticitee  s.  f.  Autenticità  :  Qualità  di 
cosa  autentica. 

Auto  s.  m.  Autore:  Inventore  di  checchessia  o 
Quegli  dal  quale  alcuna  cosa  trae  la  sua  prima 
origine;  e  per  lo  più  dicesi  degli  scrittori. 
»  Autore,  per  Cagione,  Origine:  L'auto  de  tutto 
questo  ò  l'è  stceto  le;  Egli  fu  l'autore  di  tutto 
quel  che  avvenne. 

Autoritae  s.  f.  Autorità:  Facoltà  o  Podestà 
data  da  Dio  o  dagli  uomini  o  dalle  leggi. 
n  Autorità,  per  Detto  d'autore:  0  m'ha  portóu 
V autor itce  dò  Boccaccio  ;  E'  mi  portò  l'autorità 
del  Boccaccio. 
H  —  Oggidì    diconsi    così  nell'  uso  Tutti   quegli 
individui  che  sono  insigniti  di  cariche  o  gradi 
superiori. 
$  Fd  autoritce;  Fare  autorità:  Avere  autorità  da 
poter  servire  di  regola. 

Autorizza  v.  a.  Autorizzare:  Dare  autorità 
a  chicchessia  di  fare,  di  dire  e  simili. 

Autorizzazion  s. f.  Autorizzazione:  L'au- 
^  torizzare  ;  altrim.  Approvazione ,  Consenso. 

A.  ùzo  l^estia  m.  avv.  Alla  bestia.  Alla  be- 
stiale. Bestialmente,  All'animalesca:  A  mo' di  be- 
stia, A  guisa  d'animale. 

A.  ùzo  caceióu  m.  avv.  Alla  cacciatora: 
All'usanza  de' cacciatori,  Come  usano  i  cacciatori. 

A  ùzo  paizan  m.  avv.  Alla  contadinesca, 
Alla  villanesca,  Villanescamente ,  Rusticamente: 
All'usanza  de' villani,  de'contadini;  ed  abbassan- 


done il  signiQcato,  Villanamente,  Rozzamente,  Da 
incivile,  Scortesemente,  Senza  creanza. 

A  ùzo  slbiro  m.  avv.  Alla  birresca:  A  modo 
di  birro. 

A  ùzo  treitó  m.  avv.  Alla  traditora ,  Tra- 
dilorescamenle  ,  Proditoriamente  :  Da  traditore , 
Con  tradimento. 

A  ùzùa;  A  usura.  Posto  avv.  coi  v.  Dare,  Pre- 
stare, ecc.  vale  Dare,  Prestare,  ecc.  per  guada- 
gnarsi l'usura;  e  prendesi  per  lo  più  in  mala 
parte,  cioè  in  senso  di  profitto  esorbitante,  illegale. 

Ava  s.  f.  Ape,  Pecchia,  anlic.  Apa:  Animaletto 
volatile  che  fa  il  miele  e  la  cera. 

A-va  V.  a.  Varare.  T.  mar.  Quell'operazione,  colla 
quale  si  trasporta  il  bastimento  dal  cantiere  in  mare. 
§  Chi  n'ume  n'avaa;  Chi  non  ugne  le  carrucole 
non  tira  su  i  pesi.  Prov.  che  vale  Chi  non  cor- 
rompe altrui  con  donativi,  non  arriva  a' suoi  fini; 
che  anche  assolutam.  dicesi  Unto  alle  ruote. 

A"vaja  s.  f.  Avarìa.  T.  mar.  Il  danno  sofferto 
nel  viaggio  da  una  nave  o  dal  carico  posto  in  essa. 
"  Imposta.  Voce  del  contado.  Imposizione  di  da- 
naro da  pagarsi  al  Comune  :  Paga  i  avaje;  Pa- 
gare le  imposte. 

Avajóu  add.  Avariato:  Che  ha  sofferto  avaria; 
e  dicesi  delle  mercanzie  guaste  o  danneggiale  dal- 
l'acqua del  mare. 

Ava  mposto  s.  m.  Avamposto  :  Posto  avan- 
zato; e  dicesi  anche  La  sentinella  avanzata  che 
tien  l'occhio  al  nemico. 

Avaug-uardia  s.  f.  Avanguardia,  Vanguar- 
dia, Antiguardo:  Quella  parte  dell'esercito  che 
va  innanzi. 

Avansà  v.  a.  Avanzare  :  Mettere  in  avanzo , 

in  acquisto.  Acquistare,  Accumulare. 

Il  Avanzare,   per   Risparmiare,   Sparagnare:   Ho 

avansóu  quuttr'oe  de  cammin  ;  Ho   avanzato 

quattr'ore  di  cammino. 

1)  —  per  Spingere,  Portar  innanzi  :  Avansae  quello 

tavolin;  Avanzate  quel  tavolino. 
Il  —  per  Oltrepassare,  Lasciar  a  tergo  :  /  aveivimo 
avansce  de  due  miggia  ;  Gli  avevamo  avanzali 
di  due  miglia. 
Il  —  Usato  in  neut.  assol.  vale  Andare  avanti  o 
Farsi  innanzi:  Avansce  sempre;  Avanzate  sem- 
pre. Andate  sempre  avanti. 
II  —  per  Soprabbondare,  Sopravanzare:  Vorriesci 
aveì  quello  che  gh'avansa;  Vorreste  aver  quello 
che  gli  avanza. 
Il  —  per  Risaltare,  Sportare,  Sopravanzare,  Spor- 
gere in  fuori,  Uscir  di  linea,  di  livello,  Non  cor- 
deggiare;  altrim.  Aggettare,  Far  aggetto. 
»  —  per  Restare ,   Rimanere  :  Se  m'  avansià  dò 
tempo;  Se  mi  avanzerà  del  tempo. 

—  de  di,  de  fd,  ecc.;  Avanzare,  Restare,  Rimanere, 
Desistere  dal  dire  o  dal  fare  checchessia. 

—  di  dince  da  ùnn-a  persònn-a;  Avanzare  denari 
da  uno,  vale  Esser  creditore  verso  alcuno  di  qual- 
che somma  ;  e  per  ironia  dicesi  anche  di  busse, 
ceffate  e  simili:  0  péu  di  ch'5  i  avansa;  E' 
può  dir  d'avanzarle. 

—  i  pé  féua  dò  letto;  Avanzare  i  piedi  fuor  del 
letto  0  delle  scarpe;  dicesi  di  Chi  non  ha  mai 
messo  nulla  in  avanzo. 

S  Avansdse  a.  p.  Avanzarsi,  Farsi  innanli,  Andar 
avanti ,  Procedere  innanzi ,  Inoltrarsi  :  Farsi  pilli 
vicino  al  luogo  dove  si  deve  arrivare:  Q  nenii^Q 
0  s'avansava;  Il  neinico  s' avanzava, 


n 


AVA 


AVE 


«  —  Avanzarsi  per  Affacciarsi,  Mettere  fuori  la 
faccia  per  vedere,  come  a  finestra  e  simili. 

n  —  per  Far  qualche  avanzo,  qualche  risparmio, 
Risparmiare,  Civanzare,  Accumulare:  Aoa  ch'ò 
t'aveiva  avansóti  quattro  sodi,  5  l'è  morto;  Ora 
che  si  aveva  avanzato  quattro  soldi,  morì. 

«  —  per  Profittare,  Progredire,  Far  progressi,  An- 
dar avanti  acquistando,  e  s' intende  nello  studio 
0  simile. 

n  —  per  Osare,  Attentarsi,  Prendersi  l'ardimento, 
la  libertà:  0  s' avansa  un  pò  troppo;  E' si 
avanza  un  po'  troppo. 

1)  —  Parlandosi  di  età,  vale  Andar  in  là  cogli  anni, 
Invecchiare. 
A.'va.usa^Tuento  s.  m.  Avanzamento,  Pro- 
gresso, Profitto;  e  talora  Promozione,  Innalza- 
mento a  carica,  grado,  ecc. 
A.'va.nso  s.  m.  Avanzo:  Quello  che  rimane  di 
una  data  quantità,  d'un  dato  numero,  dopo  che 
per  uso  fattone  o  per  qualsivoglia  cagione  ne  è 
stata  tolta  la  parte  maggiore;  Resto,  Residuo, 
Sopravanzo,  11  restante,  11  rimanente.  -  L'avanzo 
della  mensa  dicesi  Rilievo;  AcWe  pietanze,  Ri- 
freddo; della  bevanda,  Abbeveraticelo  ;  d'un  bic- 
chier di  vino,  Culaccino;  d'una  pezza  intera  dì 
panno,  Scampolo. 

»  Avanzo,  per  Acquisto,  Risparmio,  Guad  gno:  0 
l'ha  fmto  pochi  avarisi;  Egli  ha  fatto  pochi  avanzi. 

—  de  forca,  de  galea,  dò  bòia;  Scampaforca,  Avanzo 
di  forca,  di  galera,  Furfantone,  Scapestro;  dicesì 
dì  Pessimo  soggetto. 

—  de  Tròia;  Avanzo  o  Rovina  di  Troja;  dicesi 
scherzosam.  accennando  a  Donna  già  bella,  ma 
oramai  invecchiata. 

S  D'avanso;  D'avanzo.  Posto  avv.  vale  Più  del 
giusto,  Più  del  dovere.  Di  soprappiiì:  Ghe  n'é 
d'avanzo;  Ce  n'è  d'avanzo. 
S  Fd  di  avansi;  Avanzare,  Mettere  in  avanzo, 
Risparmiare,  Sparagnare,  Civanzarsi,  Approvec- 
ciarsi. 
S  Fd  di  belli  avansi  !  Far  gli  avanzi  di  Berta  Cì- 
riegia  che  rovinò  la  casa  per  vendere  i  calcinacci; 
Far  gli  avanzi  di  Berto,  che  dava  a  mangiar  le 
ciriegie  per  avanzare  i  nòccioli  ;  Far  il  civanzo  di 
monna  Ciondolina  che  dava  tre  galline  grandi  nere 
per  averne  due  nane  e  capellute,  perchè  eran  briz- 
zolate; Far  l'avanzo  del  Cibacca  che  a  capo  d'anno 
avanzava  i  pie  fuori  del  letto;  Far  gli  avanzi  del 
Gazzetta  che  bruciava  il  panno  di  Spagna  per  far 
cenere  morbidina;  Far  i  guadagni  del  Zolla  che 
dava  due  pecore  nere  per  una  bianca.  Son  tutti 
modi  bassi  che  diconsi  di  Chi  mettendosi  con  poco 
senno  alla  mercatanzia  fa  piii  scapito  che  guada- 
gno, 0  di  Chi  facendo  risparmi  senza  ragione  ri- 
trae da  quelli  più  danno  che  utilità;  Avanzar  nulla 
affatto.  Scapitare,  Disavanzare. 

A.-vaus6vi  p.  pass.  Avanzalo  V.  Avansd  in  tutti 
i  suoi  significati. 
«  Avanzato;  parlandosi  di  Tempo,  come  anno, 
giorno,  età,  notte,  ecc.,  vale  Che  n'è  già  tra- 
scorsa una  gran  parte. 

A-vansùg-g-io  s.  m.  Avanzaticcio,  Avanzume, 
Avanzuglio:  La  piccola  e  peggior  parte  di  quel 
che  avanza. 

A."vaiitéi  avv.  ler  l'altro:  Il  giorno  innanzi  ad  ieri. 

A."vao  s.  m.  Abbrivo:  La  prima  mossa  con  foria 
del  correre  di  checchessia,  liberalo  dal  ritegno 
che  l'impediva  di  muoversi. 


A.  vapó  m.  avv.  In  un  bacchio  baleno,  e  per 
corruz.  In  un  battibaleno:  Colla  massima  prestezza. 
A-varoii  s.  m.  Avarone,  Avaraccio.  Acer,  e  pegg. 
d'Avaro;  allrim.  Spizzeca,  Pillacchsra,  Taccagno, 
Jlignolla,  Mignatta,  Barbino,  Cacastecchi,  Pittima, 
Sordido,  Spilorcio. 
A-varù-Sso  s.  m.  Avaraccio.  Pegg.  d'Avaro. 
A-^&si,  V.  Ruggio. 

A.'vei;  Avere.  Verbo  che  generalmente  dinota 
possedimento.  Si  adopera  in  varie  forme ,  e  se 
ne  compongono  molte  maniere  di  dire.  Io  farò 
cenno  di  quelle  che  sono  più  frequenti  nell'uso. 

Il  Avere.  Posto  innanzi  agli  infiniti  dei  verbi  colla 
parile.  Da,  piglia  forza  di  Dovere  :  Ho  da  scrive, 
da  leze,  da  mangia,  ecc.  ;  Ho  da  scrivere,  da 
leggere,  da  mangiare,  ecc.  cioè  Debbo  scrivere, 
leggere,  ecc. 

tt  —  Parlandosi  di  anni,  vale  Compiere:  Quand'5 
l'è  morto  5  l'aveiva  trent'anni;  Quando  mori, 
egli  aveva  trent'anni. 

Il  —  per  Acquistare,  Ottenere  :  Doppo  tanto  8  l'ha 
amo  quell'impiego;  Finalmante  egli  ebbe  quel- 
l'impiego. 

Il  —  per  Ricevere:  Emmo  avùo  vostre  notizie; 
Abbiamo  avuto  vostre  notizie,  vostre  lettere. 

Il  —  per  Sentirsi  :  Ti  hce  miga  md  ?  Hai  forse  male? 

Il  —  per  Riputare,  Stimare  :  L'emmo  sempre  avùo 
pe  un  brav'ommo  ;  L'abbiam  sempre  avuto  per 
un  uomo  dabbene. 

—  o  bòn  patto,  a  bòn  prcxo;  Avere  a  buon  mer- 
cato. Aver  a  buon  prezzo,  vale  Aver  checchessia 
con  poco  costo. 

** —  a  caghetta  V.  sotto  Aveì  a  diarrea. 

—  a  cào;  Aver  caro  o  a  caro,  Tener  caro,  Tenersi 
fortunato.  Giudicar  una  fortuna  :  Aggicene  a  cào 
eh' a  segge  andceta  cosci;  Abbiate  a  caro  che  la 
cosa  sia  andata  così. 

- —  o  cigaa  in  scià  canna;  Aver  la  pera  mezza. 
Esser  fiori  e  baccelli,  ecc.  V.  Cigaa. 

—  a  cònscensa  netta;  Aver  la  coscienza  pura, 
chiara,  netta  :  Non  aver  macchia  sulla  coscienza. 

—  a  diarrea;  Aver  la  soccorrenza  o  la  scorrenza, 
la  diarrea  o  la  smossa  di  corpo.  Scorrere  il 
ventre,  e  in  m.  b.  Aver  la  cacajuola  V.  Diarrea. 

—  a  drita;  Aver  la  mano  o  la  precedenza,  vale  Occu- 
pare il  primo  luogo.  Goder  l'onore  della  precedenza. 

—  a-e  moen  ùnn-a  cosa;  Aver  alle  mani  alcuna 
cosa,  vale  Averla  in  pronto  per  servirsene. 

—  a  faccia,  a  faccia  bonn-a,  Aveì  a  faccia  cdmme 
a  battàa  da  balla,  a  faccia  de  di,  de  fd,  ecc., 
Aveì  a  faccia  franca,  a  faccia  rótta,  a  faceta 
tosta  V.  Faccia. 

—  affeziòn;  Aver  affezione:  Portar  amore,  bene- 
volenza. 

—  a  freve  mangicenn-a;  Aver  la  pelatina;  di  cesi 
per  ironia  ad  Uno  che  mangi  assai,  e  vuol  far 
credere  d'essere  amliialato. 

—  o  gamba  lesta  ;  Aver  buona  gamba  :  Esser  agile 
e  presto  nel  camminare. 

—  a  grigoa  de  due  eoe;  Aver  la  lucertola  da  due 
code  V.  Grigoa. 

—  a  lengua  affià  o  in  fi,  a  lengua  desligd ,  a 
lengua  lunga  V.  Lengua. 

—  a  lùnn-a  imbòsa;  Aver  la  luna  a  rovescio.  Aver 
i  bachi  e  le  palurne.  Esser  crojo,  Essere  in  cattiva 
luna,  Sonar  a  mattana,  e  nell'uso  fior.  Aver  le 
lubégine,  Aver  il  buco  a  rovescio,  vagliono  Aver 
mal  umore,  Esser  di  cattivo  umore. 


AVE 


AVE 


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■  a  man;  Aver  la  mano:  Nel  giuoco  vale  tssere 
il  primo  a  fare  o  cominciare  il  giuoco. 

a  man  un  léugo,  ùnn-a  cosa,  ecc.;  Aver  alla 
mano  un  luogo  o  checchessia,  vale  Conoscerlo 
pienamente,  Averne  pratica,  uso,  cognizione. 

•  a  memòia;  Aver  a  o  alia  mente  o  alia  memoria, 
vale  Ricordarsi,  Rammemorarsi;  e  dicesi  anche 
dì  scritto  che  si  sappia  a  memoria. 

-  a  mente;  Aver  a  mente  V.  Avci  a  memòia. 

—  a  merda  a-o  cu;  Aver  fretta,  prescia,  pressa, 
premura.  Modo  basso  e  figurato. 

■  amò;  Aver  amore:  Portar  affezione. 

■  a-o  chèli  ùnn-a  cosa;  Aver  a  cuore  o  a  petto 
checchessia  V.  Chéu. 

a  pansa  ci  gòa  ;  Aver  il  corpo  alla  gola  o  il 
corpo  agli  occhi  ;  dicesi  delle  donne  che  sono 
vicine  al  parto. 

a  pansa  chi  scciéuppa;  Esser  pieno  pinzo.  Aver 
il  corpo  tiralo  come  il  fondo  di  tamburo,  vale 
Aver  mangiato  assai. 

a  pansa  pinn-a;  Aver  la  pancia  piena,  e  scherzev. 
Aver  pieno  lo  Stefano,  Aver  gonfio  l'otre,  Aver  sti- 
vato l'epa,  Aver  alzato  il  fianco.  Esser  pieno  pinzo. 
a  peixe  a  stacca;  Aver  il  granchio  alla  borsa  o 
alla  scarsella;  dicesi  dello  Spendere  malvolentieri 
0  dell'esser  lento  a  cavarne  i  denari. 

■  a  pélo;  Aver  a  petto,  vale  Allattare;  e  dicesi 
delie  bàlie  che  allattano  un  bambino. 

■  a  pezo;  Aver  la  peggio,  vale  Restar  inferiore, 
Esser  vinto. 

■  appetitto;  Aver  appetito,  vale  Aver  fame. 

•  o  spùssa  d'una  cosa;  Aver  fumo  o  sentore  di 
checchessia,  vale  Averne  indizio,  avviso,  ma  quasi 
di  nascoso  e  non  ben  certo. 

■  a  testa  a  caccia;  Aver  il  capo  a  tentone  o  a 
zonzo.  Aver  il  cervello  sopra  la  berretta,  vagliono 
Operare  sconsideratamente,  senza  giudizio. 

a  testa  a  segno;  Esser  in  cervello,  Avere  il 
cervel  secco  o  il  cervello  a  parlilo,  Aver  senno: 
Saper  quello  che  si  fa. 

o  testa  dùa;  Aver  la  coccia  dura,  Esser  capoccio, 
vale  Non  atto  allo  studio;  ed  anche  in  senso  di 
Essere  di  sua  lesta,  Esser  aparbio,  ostinato  nella 
sua  opinione. 

a  testa  véna;  Aver  la  zucca  vuota  o  la  zucca 
al  vento ,  Essere  una  zucca  da  sale.  Aver  la  testa 
0  la  coccia  ripiena  di  pappa;  dicesi  figurai,  di 
Chi  procede  con  poco  senno  e  inconsideratamente. 
o  virtù  dell' aze  V.  Aze. 
a  vista  cùria;  Aver  la  vista  breve  o  corta:  Veder 
poco  da  lungi;  ed  usasi  si  nel  propr.  come  nel  fig. 
o  vista  frusta;  Aver  la  vista  logora,  stanca. 
a  vista  slorbia  ;  Aver  la  vista  offuscata,  cali- 
ginosa, oscura. 

o  vQxe;  Aver  la  voce,  vale  Aver  fama,  Esser 
tacciato. 

aziòn;  Aver  azione:  Aver  ragione  su  qualche  cosa. 
bello  dì,  bello  fd;  Aver  buon  dire.  Aver  bel 
fare,  vagliono  Aver  agio,  opportunità,  ragione  di 
dire  0  di  fare. 

bello  rie;  Aver  buona  ragione  di  ridere. 
bello  0  bSn  zéugo;  Aver  bel  giuoco,  vale  Aver 
tanto  in  mano  da    poter  giuocare,  secondo  le 
buone  regole,  colla  speranza  di  vincere. 
bezéugno;  Aver  bisogno,  Abbisognare. 
bòn  cavallo   in  stalla;  Aver   buon  cavallo  in 
istalla;  figurai,  vale  Essere  agiato,  ricco,  dovizioso. 
bSn  j/wtof  Aver  buon  j[uslc. 


•  bònn-a  o  cattiva  opinion  d'ùnn-a  persònn-a; 
Aver  buona  o  cattiva  opinione  d'uno,  vale  Pensar 
bene  o  male  di  Ini. 

■  bònn-a  manca  ;  Aver  buona  maniera,  buon  garbo, 
bel  modo,  vale  Esser  manieroso,  di  bei  modi, 
Trattar  affabilmente,  cortesemenle. 

•  bònn-a  man  in  tùlio;  Aver  buona  mano  in  chec- 
chessia, vale  Esser  solilo  a  riuscire  in  alcun  affare. 
bònn-a  o  cattiva  vòxe  ;  Aver  buona  o  Cattiva 
voce;  figurai,  vale  Esser  di  buono  o  di  cattivo 
concetto. 

bòn  naso;  Aver  buon  naso  o  buon  odoralo,  vale 
Dar  nel  segno,  Apporsi. 
bònn-e  spalle;  Aver  buone  spalle;  dicesì  figurai, 
di  Chi  sopporta  pazientemente  le  accuse  che  gli 
si  fanno  senza  cercare  di  ricattarsi  e  si  accomoda 
a  tutto. 

bòn  senso;  Aver  buonsenso.  Aver  senno  o  cri- 
terio. Aver  il  cervello  a  partilo:  Saper  quello  che 
si  fa  0  si  dice. 

bòn  tempo;  Aver  buono  o  bel  tempo,  vale  Spas- 
sarsi, Sollazzarsi,  Stare  allegramente,  Godersela; 
e  talora  Essere  sulle  baje.  Piacevoleggiare,  Scher- 
zare, Burlare,  Celiare,  Buffoneggiare,  Bergolinare. 
gent'éuggi  ;  A.\cr  gli  occhi  d'Argo,  vale  Star  cauto, 
oculato. 

ciù  debiti  che  a  Màpaga;  Aver  più  debiti  che 
la  lepre,  vale  Esser  mollo  indebitato. 
ciù  poco  Un  in  scià  ròcca;  Essere  alle  ventitré, 
Piatire  co'  cimiteri.  Avere  un  pie  nella  fossa, 
Aver  la  bocca  sulla  bara,  si  dice  dell'Essere  per 
vecchiezza  o  altro  in  grado  di  poter  poco  vivere. 
coce;  Aver  voglia,  volontà,  desiderio,  ecc. 
coco  de  fa  ùnn-a  cosa;  Aver  voglia  di  far  chec- 
chessia ;  e  talora  pulitam.  per  Aver  voglia  di  sba- 
razzarsi il  ventre. 

compasciòn;  Aver  compassione,  Compatire. 
comodo;  Aver  agio,  comodità;  e  s'intende  di  Fare 
in  tempo  e  agevolmente  checchessia. 
coraggio;  Aver  cuore,  coraggio,  animo,  ardire: 
Esser  coraggioso. 

còrso;  Aver  corso,  Correre;  trattandosi  di  Mo- 
neta, dicesi  dell'Essere  o  Non  essere  ricevuta. 
cùa;  Aver  cura,  Aver  a  cuore.  Tener  conto.  Curare. 
da  dà;  Esser  debitore,  Dovere. 
da  fd;  Aver  a  fare  o  che  fare,  vale  Aver  fac- 
cende, occupazioni. 

da  fd  con  un  ;  Aver  che  fare  con  uno,  vale  Aver 
con  lui  negozio,  interesse,  attinenza,  parentela,  ec. 
da  fd  e' ùnn-a  testa  matta;  Aver  da  fare  con 
uno  stravagante,  con  un  pazzo,  con  un  cervel 
balzano,  bislacco,  bisbetico. 
da  fd  e  da  di;  Aver  che'  ugnere  V.  Dì. 
dà  so  0  dà  sa  parte;  Aver  dal  suo,  cioè  Aver 
dal  suo  parlilo. 

rfo  sòsta,  da  superbia  ;  Aver  gran  fava ,  Aver 
della  chiella.  Aver  boria,  albagia:  Esser  ambi- 
zioso, borioso,  superbo. 

da  testa  ;  Aver  cervello  :  Esser  uomo  savio  « 
di  giudizio. 

davanti  a-i  éuggi  ;  Aver  davanti  agli  occhi  0 
sotto  gli  occhi,  vale  Aver  in  presenza.  Aver  esposto 
alla  vista. 

da  vive;  Aver  con  che  o  di  che  o  onde  vivere, 
vale  Posseder  mezzi  suflìcienti  da  vivere  senza 
lavorare. 

de  baghe;  Aver  brighe,  contrasti,  risse,  contese; 
(Contrariare;  Quistionare,  Rissare.  Riollare. 


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—  de  bonn-e  speranse;  Aver  buone  speranze,  Vale 
Sperar  bene. 

—  de  cattive  intenzìoin ;  Aver  mal  talento:  Tener 
cattive  intenzioni. 

—  de  certo,  de  seguo;  Aver  di  certo:  Tener  per 
certo  0  come  cosa  certa. 

—  de  crSxi;  Aver  delle  croci,  Aver  la  croce  o  il 
crocifisso  V.  Croxe. 

—  deU'affettóu;  Aver  dell'affettato,  del  ricercato,  del 
lezioso,  del  pomposo;  dicesi  di  Chi  usa  negli  atti, 
nelle  parole  o  negli  abiti  soverchio  artifizio. 

—  dell'amào  con  un;  Aver  mal  fiele  contro  alcuno, 
Aver  il  sangue  guasto  con  alcuno,  vale  Esser  adi- 
rato contro  di  lui. 

—  dell' aggiùtto  ;  Aver  ajuto,  vale  Esser  soccorso. 

—  dell'aia;  Aver  dell'aria.  Arieggiare,  Rassomigliare; 
e  flgurat.  Aver  burbanza,  orgoglio,  alterigia,  ecc. 

;—  de  parolle  con  un;  Aver  parole  con  uno,  vale 
Garrire,  Altercare,  Contendere. 

—  desdiccia;  Aver  disdetta:  Provar  disgrazia  al 
giuoco;  e  assolut.  Essere  sfortunato. 

—  de  taire  a-o  so  ;  Aver  delle  terre,  de'  beni,  del 
suo  0  simile  al  sole,  vale  Posseder  beni  slabili. 

—  di  crediti;  Aver  crediti,  vale  Esser  creditore. 

• —  di  crùzii  ;  Aver  de'  grattacapi,  delle  brighe,  delle 
cure,  dei  dispiaceri  e  simili. 

—  di  debiti;  Aver  debili,  vale  Dovere,  Esser  ob- 
bligato di  dare  o  restituire  altrui  checchessia,  e 
s'intende  per  lo  più  di  denari. 

—  di  fastidii  \.  sopra  Aveì  di  crùzii. 

• —  di  obbligazioin;  Aver  obblighi,  obbligazioni,  do- 
veri: Esser  tenuto,  obbligalo. 

—  discrezion;  Aver  discrezione:  Procedere  con  di- 
scretezza. 

—  di  libi;  Aver  denari,  Esser  danajoso,  danaroso, 
addanajato.  Modo  basso  e  scherzevole. 

—  dò  chéti;  Aver  cuore.  Esser  di  cuore:  Aver  animo, 
coraggio,  ardire  V.  Chéu. 

—  dò  credito;  Aver  credito,  stima,  riputazione;  di- 
cesi delle  persone  di  stima  e  di  valore,  cono- 
sciute dal  popolo  per  tali. 

—  dò  fiato;  Aver  fiato,  vale  Vivere. 

—  dò  naso  V.  Aveì  da  sòsta. 

••  —  dò  spago;  Aver  paura,  timore:  Temere. 

—  dò  scióu  V.  sopra  Aveì  dò  fiato. 

—  d'nnn-a  cosa;  Avere  o  Tenere  di  checchessia, 
come  dell'avaro,  del  villano,  del  galantuomo,  ecc. 

—  d'ùzo;  Aver  in  uso,  in  usanza,  Aver  usato:  Aver 
in  consuetudine,  in  costume,  Esser  solito. 

—  e  bellesse  dell'aze  V.  Aze. 

—  e  bracge  liglm;  Aver  le  mani  legate;  figurai, 
vale  Non  poter  operare. 

—  e  bracce  lunghe;  Aver  le  braccia  lunghe;  dicesi 
figurai,  di  Chi  ha  gran  potenza,  e  vale  Aver  modo 
d'operare  da  lontano. 

—  e  casette  zù  pe-e  gambe;  Aver  le  calze  a  bra- 
caloni 0  a  cacajuola,  cioè  Increspate  per  non 
essere  tirate  su  bene. 

—  e  porne  in  ta  stacca  e  mettisele  in  testa;  Aver 
le  corna  in  seno  e  mettersele  in  capo,  dicesi 
Quando  uno  manifesta  i  suoi  disonori. 

—  effetto;  Aver  effetto,  Effettuarsi:  Ridursi  ad  ef- 
fetto. Riuscire. 

— -  féua  a  parolla,  ùnn-a  promissa  ;  Aver  fuori  la 
parola,  una  promessa,  vale  Averla  data  e  do- 
verla mantenere. 

—  féua  di  dince;  Aver  fuori  de'  danari  :  Averli  sbor- 
sati, per  riaverli  a  tempo. 


e  gambe  rotte;  Essere  sgambato,  vale  Essere 
stracco  per  soverchio  cammino, 
e  moen  in  pasta;  Aver  le  mani  in  pasta:  In- 
gerirsi nel  negozio  di  che  si  IraKa. 
0  moen  lunghe;  Aver  male  mani  o  le  mani  fatte 
a  uncino;  flgurat.  vale  Aver  il  vizio  di  rubare. 
e  scarpe  in  patella;  Aver  le  scarpe  a  cianta , 
cioè  Non  tirate  su  dietro  le  calcagna, 
e  so  croxi;  Aver  le  sue  corna  o  la  sua  croce, 
vale  Avere  delle  afflizioni. 
fede  0  fidùcia  in  t'ùnn-a  persònn-a  ;  Aver  fede, 
fiducia,  fidanza  in  alcuno,  Stare  a  fidanza  d'al- 
cuno, vale  Fidarsi,  Confidarsi  in  lui. 
fin;  Aver  fine:  Consumarsi,  Finire. 
fortùnn-a;  Aver  sorte,   Esser  in  della.  Aver  il 
vento  in  poppa,  in  fil  di  ruota,  vagliono  Esser 
favorito  dalla  fortuna.  Essere  avventuroso. 
futta,  raggia,  ghignòn  con  qualchedùn;  Aver  il 
baco,  il  tarlo  con  uno.  Averla  con  uno,  Aver  il 
mal  fiele  con tr 'alcuno ,  vagliono   Esser  adirato 
contro  di  lui  V.  sopra  Aveì  dell'amào. 
grazia;  Aver  grazia,  garbo,  maniera,  vale  Aver  bel 
modo  di  far  checchessia  o  di  trattar  colle  persone. 
i  bòtti  V.  sotto  Aveì  l'axillo. 
i  dince  a  còffe,  a  sacchi,  a  mùggi  ;  Esser  nell'oro 
a  gola,  Star  nell'oro,  ed  anche  Misurar  le  doppie 
collo  stajo ,  Esser  ricco  sordo  :  Ave»  denari  in 
abbondanza. 

i  éuggi  attacchce;  Aver  gli  occhi  tra' peli;  dicesi 
di  Chi,  essendo  svegliato  di  poco,  è  ancor  son- 
nacchioso. 

i  éuggi  che  fan  cicebelle;  Aver  le  traveggole: 
Pigliar  in  guardando  una  cosa  per  l'altra,  Tra- 
vedere. 

i  éuggi  in  tò  coppùsso;  Aver  gli  occhi  nella 
colloltola  0  di  dietro;  figurai,  vale  Non  vedere. 
i  fùmmasci  a  testa;  Aver  i  bollori,  Aver  caldo 
il  cervello  ;  e  talora  anche  Esser  cotticcio,  alticcio, 
cioè  Alquanto  alterato  dal  vino. 
in  chéu;  Aver  in  cuore,  nel  pensiero,  nell'animo. 
Pensare. 

incòmbensa;  Aver  incombenza,  commissione,  ca- 
rico. Tener  ordine. 

in  concetto;  Aver  in  concetto,  in  islima,  in  pregio, 
in  buono  o  in  gran  conto. 
in  conscideraziòn  ;  Aver  in  considerazione,  vale 
Avere  slima.  Far  conto;  e  talora  Considerare, 
Tener  conto. 
-  in  cu;  Aver  a  scorno,  a  vile,  in  lasca,  a  mo- 
lesto, in  urlo,  in  uggia,  nella  collottola,  nelle  code, 
e  in  modo  basso  Aver  sulle  corna,  in  culo,  nello 
zero,  in  cupola,  nel  bel  di  Roma,  nella  tacca 
dello  zoccolo.  Aver  a  carte  quaranlollo  una  per- 
sona 0  cosa,  vagliono  Dispregiare,  Aver  in  nes- 
sunissimo conio  quella  tal  cosa  o  tal  persona. 
in  custodia;  Aver  in  custodia,  in  cura,  in  guardia. 
in  desdegno;  Aver  in  disdegno  o  a  sdegno.  Aver 
in  ira,  vagliono  Sdegnare,  Mal  volare  ad  una 
persona  o  cosa. 

in  erl'ia;  Aver  a  schifo,  a  stomaco,  a  nausea. 
in  grilla;  Aver  a  sdegno  o  in  disdegno.  Sde- 
gnare; e  dicesi  soltanto  di  persone. 
in  man;  Aver  in  mano,  Tener  in  pugno,  va- 
gliono Aver  in  balìa,  in  potere. 
in  man  tanto  da ...  Aver  lanio  in  mano  da ... 
Aver  buono  in  mano,  valgono  Aver  tanto  da  poter 
fare  checchessia,  ed  anche  Aver  quasi  sicurtà  di 
checchessia. 


AVF2 


AVE 


05 


■  in  pegno  ùnn-a  cosa;  Aver  in  pegno  alcuna 
cosa,  vale  Tenerla  per  sicurtà. 

•  in  peto;  A\er  in  petto;  parlandosi  de'  cardinali, 
si  dice  Quando  il  papa  sospende  la  pubblicazione 
d'alcuno  già  designato. 

•  in  pmma  da  lengiia  quello  che  s'ha,  in  t5  chéu  ; 
Aver  sulla  lingua  quello  che  si  ha  nel  cuore,  vale 
Essere  schietto,  Dire  quello  che  si  ha  nell'animo. 
in  sce  l'anima  ùnn-a  pcrsonn-a  ;  Aver  sull'anima 
0  sulla  coscienza  una  persona  V.  Anima. 

in  scià   cimma   da  lengua;   Aver   sulla  punta 
della  lingua,  si  dice  Quando  si  è  per  dire  una 
cosa  che  non  risovvenga  così  in  un  subilo. 
in  sospetto  ;  Aver'in  sospetto,  in  diffidenza:  Non 
si  fidare. 

■  in  la  slacca  ùnn-a  persònn-a;  Aver  uno  nella 
manica;  flgurat.  vale  Averlo  in  sua  balìa. 

•  in  ta  testa  ùnn-a  cosa;  Aver  in  testa,  in  pen- 
siero, Correr  per  lo  capo.  Andar  per  la  fantasia. 

—  in  te  c'iote  V.  Aveì  in  te  m,oen. 

—  in  te  corne  V.  Aveì  in  la  testa  ùnn-a  cosa, 
in  te  grazie;  Aver  in  grazia  o  nelle  grazie:  Con- 
servare in  grazia. 

—  in  te  grinte;  Aver  nelle  ugne  o  nell'ugna  V. 
Aveì  in  te  moen. 

■  in  te  l'anima;  Aver  nell'animo,  nel  pensiero, 
nella  mente  o  in  mente.  Aver  in  testa,  vagliono 
Stimare,  Pensare;  e  talora  Essere  in  risoluzione. 
in  te  moen;  Aver  in  mano  o  nelle  mani,  nelle  ugne 
0  nell'ogna  nelle  forbici,  vale  Aver  in  balìa,  in  potere. 

—  in  ti  unge  V.  Aveì  in  te  moen. 

•  in  td  chéu;  Aver  nel  cuore,  Aver  in  petto,  val- 
gono Conservar  nell'animo,  nel  pensiero;  e  tal- 
volta Tener  celata  una  risoluzione  già  presa. 
invidia;  Aver  invidia.  Invidiare. 

■  in  vista  ùnn-a  cosa;  Aver  in  vista  alcuna  cosa, 
vale  Prenderla  di  mira.  Avervi  il  pensiero  sopra. 

•  i pappe  netti;  Esser  netto;  figurai,  vale  Non  aver 
colpa. 

i  pé  dòsci;  Aver  i   pie' teneri;  dieesi  di  Chi 

cammina  adagio  per  aver  i  piedi  malsani  sia  per 

cagion  di  podagra  che  per  altro  motivo. 

i  pé  zece;  Aver  i  piedi  assiderati,  agghiacciali, 

intirizziti  dal  freddo. 

i  scripixi;  Aver  i  grilli  al  capo  o  il  capo  ai 

grilli,  vale  Attendere  a  baje  o  a  bizzarrie. 

—  i  unge  lunghe  V.  Aveì  e  moen  lunghe. 

■  l'aia;  Aver  l'aria,  l'apparenza:  Sembrare,  Com- 
parire. 

■  l'anima  de  fa  ùnn-a  cosa  V.  Anima. 

■  l'anima  inversa;  Esser  crojo,  adirato,  di  mal 
umore.  Aver  le  lune.  Aver  la  luna  a  rovescio 
V.  Aveì  a  lùnn-a  imbosa. 

■  l'ardimento;  Aver  l'ardimento,  l'ardire,  il  co- 
raggio, la  petulanza,  la  temerità,  la  sfacciataggine. 

■  l'argento  vivo  addosso;  Aver  l'argento  o  l'ariento 
vivo  addosso  V.  Argento. 

■  l'assolùzion ;  Aver  l'assoluzione,  vale  Essere 
assolto. 

•  l'axillo;  Essere  o  Stare  in  zurro,  in  zurlo,  in 
ruzzo,  vale  Aver  qualche  eccesso  d'allegria,  Aver 
voglia  0  fantasia  di  ruzzare,  di  scherzare,  di  far 
baje  e  simili. 

■  l'éuggio  addosso  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Aver  l'oc- 
chio addosso  ad  alcuno,  vale  Star  attento  a  ciò 
che  uno  faccia,  Osservarne  gli  andamenti. 

•  l'oègia  marsa;  Aver  indizio,  fumo,  seniore  di 
alcuna  cosa  V.  Oègia. 


l'ònò  de  fa,  de  di,  ecc.;  Aver  Toflore,  Recarsi 

ad  onore  di  fare,  di  dire,  ecc. 

l'uscita  V.  Aveì  a  diarrea. 

ma;  Aver  male,  vale  Esser  travagliato,  oppresso 

dal  male,  da  infortunio,  ecc. 

md  da  mot;  Aver  mal  da  morire,  e  scherzev. 

Aver  male  che  il  prete  ne  goda. 

manèa;  Aver  maniera,  garbo,  grazia  V.  Aveì 

grazia. 

5  battichéu;  Aver  il  batticaore,  Aver  paura,  an- 
sietà, ecc.  V.  Battichéu. 

o  brùxó;  Cuocere,  Dolere,  Aver  rincrescimento 
V.  Brùxó. 

6  perciò  a  testa;  Aver  la  spranghetta;  si  dice 
di  Coloro  i  quali,  avendo  soverchiamente  beuto, 
sentono  gravezza  o  dolor  di  capo  nello  svegliarsi 
la  mattina  seguente  dal  sonno. 

o  chéu  contento;  Aver  il  cuor  nello  zucchero 
0  nelle  viole,  vale  Esser  lieto,  contento,  tran- 
quillo, ecc. 

6  chéu  in  te  réuze  V.  sopra  Aveì  5  chéu  contento. 
o  coraggio,  5  sléumago,  5  peto,  5  fìgceto  de.... 
Aver  lardire,  l'arditezza,  l'ardimento,  la  petulanza, 
Osare,  Attentarsi,  Dar  l'animo  di... 
5  corpo  V.  sopra  Aveì  a  diarrea. 
5  crescentin;  Aver  il  singhiozzo.  Singhiozzare,  e 
all'ani.  Singhiozzire  e  Singozzare  V.  Crescentin. 

-  0  cu  brutto  ;  Avere  sporco  il  culo  o  la  camicia. 
Modo  basso  e  flgur.  V.  Cu. 

5  cu  de  paggia;  Aver  il  cui  di  paglia,  vale  Es- 
sere sospettoso,  Paventare  il  male  per  qualche 
delitto  commesso. 

-  ò  cu  desfogónóu;  Essere  avventuroso,  favorito 
dalla  fortuna,  Andargli  a  seconda  ogni  cosa.  Modo 
basso  e  figurato. 

5  desciù;  Aver  il  sopravvento.  Stare  a  vantaggio, 
cioè  Al  disopra. 

5  diao  addosso  ;  Aver  il  diavolo  o  il  gran  dia- 
volo addosso  o  in  corpo,  vale  Essere  indiavolato, 
indiascolato,  imperversato,  infurialo  V.  Diao. 

5  diao  in  te  bracce  ;  Aver  il  diavolo  nelle  braccia, 
vale  Aver  grandissima  forza  nelle  braccia. 

6  dùbbio;  Aver  il  dubbio.  Dubitare. 

-  ò  féugo  a-o  cu;  Aver  il  fuoco  al  culo;  figurai, 
e  in  m.  b.  vale  Esser  pressato  islantissimamente. 
5  granfio;  Aver  il  granchio  V.  Granfio. 

ò  Icete  in  bocca;  Aver  il  guscio  in  capo,  Non 
aver  rasciutto  il  bellico  o  rasciutli  gli  occhi.  Aver 
il  lalle  sulle  labbra,  Saper  di  latte.  Modi  figur. 
che  si  dicono  a  Giovine  di  poca  esperienza  è 
giudizio,  ma  che  parla  ed  opera  male. 
0  md  da  lùppa;  Aver  il  mal  della  lupa;  dicesi 
discoloro  che  sempre  hanno  fame,  o  di  Chi  è 
insaziabile  nel  mangiare;  che  anche  dicesi  Aver 
in  corpo  la  consuma. 

5  md  da  mùa;  Aver  i  pedignoni  V.  Md. 
5  md  de  moce;  Patire  o  Esser  affetto  d'isteri- 
smo V.  Md. 

5  md  de  néuve  lùnn-e;  Aver  il  lattime  V.  ilfd. 
o  md  dò  padròn;  Aver  l'ipocondria  V.  Md. 
ò  md  dò  scimmiòn;  Patir  di  tabe  o  d'atrofia 
mesenterica  V.  Md. 

ò  md  dò  verme;  Aver  la  rogna.  T.  veter.  V.  Md. 
5  manezzo;  Aver  il  maneggio,  Aver  la  mestola 
in  mano  o  il  baslon  dei  governo:  Far  da  pa- 
dròn. Padroneggiare. 

o  marmo;  Essere  in  bernecche  o  in  pernecche. 
Modo  basso,  e  vale  Esser  ubbriaco  V.  Marmo, 


$g 


AVF. 


AVE 


5  mdro  de  fd,  de  di,  ecc.;  Aver  Viso  di  fare, 
di  dire,  ecc.,  cioè  Aver  l'ardire,  la  petulanza,  la 
baldanza,  l'arroganza  di  dire,  di  fare,  ecc. 
0  Non  aveì  testa  a  fd  énn-a  cosa;  Avere  o 
Non  avere  il  capo  a  una  cosa,  vale  Avervi  genio. 
Aver  voglia  di  farla,  e  al  contr.  Non  avervi  in- 
clinazione. 

5  pàxetto  in  corpo  ;  Aver  la  tremarella.  Tremar 
ad  uno  i  pippioni,  Fargli  il  cui  lappe  lappe;  figarat. 
dicesi  di  Chi  ha  paura  che  non  gli  succeda  qual- 
che cosa  pericolosa. 

5  presùmi;  Aver  la  presunzione,  la  presumanza, 
la  presuntuosilà,  l'arroganza,  la  tracotanza,  la 
pretensione,  ecc. 

5  ràncio  ;  Esser  rancido  o  rancio.  Sapere  o  pu- 
tire di  vieto  V.  Bàngio. 

d  santo  in  corpo  ;  Aver  il  santo  in  corpo.  Dicesi 
nell'uso  di  Chi  essendo  a  cognizione  di  qualche 
pratica,  negozio,  ecc.,  non  se  ne  dà  per  inteso, 
ma  ha  già  pensato  al  modo  di  condarsi  nella 
medesima. 

6  scciéuppo  presso  ò  capod;  Aver  buon  santo 
in  paradiso,  vale  Aver  buon  appoggio.  Essere 
ben  sostenuto  per  poter  dire,  fare,  ecc. 

5  vento  a  fi  de  radda  V.  Avei  o  vento  in  poppa. 
e  vento  in  poppa;  Aver  il  vento  in  poppa  o  in 
fìl  di  ruota.  T.  mar.  Navigare  con  vento  favo- 
revole ;  e  figurai.  E?ser  in  detta,  in  fortuna,  Aver 
le  congiunture  propizie,  Aver  ogni  cosa  a  seconda. 
fi  verme  scimonin  addosso;  Essere  irrequieto, 
Esser  un  «abisso,  un  fìstolo,  un  frugolo,  un  ser- 
pentello; dicesi  figurai,  di  Quei  fanciulli  che  non 
istanno  mai  fermi. 

paggia  in  becco;  Aver  paglia  in  becco  V.  Becco, 
panno  e  tezo'ie;  Aver  la  palla  in  mano  o  la  vanga 
pel  manico.  Aver  la  mestola  in  mano;  figurai,  va- 
gliono  Aver  in  sua  podestà  checchessia.  Poter  fare 
checchessia  a  sua  voglia,  Essere  in  buono  stato 
di  checchessia. 

parte;  Aver  parte.  Partecipare. 
paziensa;  Aver  pazienza  o  pace:  Sopportare. 
pe-a  testa;  Aver  per  la  testa  o  pel  capo,  Correr 
per  lo  capo.  Andar  per  la  fantasia,  vagiiono  Aver 
in  pensiero,  in  animo,  ecc. 
pe-e  moen;  Aver  per  le  mani,  Trassinare,  Ma- 
neggiare. 

piaxeì;  Aver  piacere,  Compiacersi. 
poca  testa,  poco  gervello  ;  Aver  poca  testa,  poco 
cervello,  poca  levala,  vale  Esser  leggieri.  ' 
puia;  Aver  paura,  Temere. 
puta  da  so  ombra;  Aver  paura  de'  bruscoli,  delle 
mosche  o  dell'ombra  sua,  vale  Apprender  per 
grandi  le  piccole  cose. 

puta  de  lutto;  Spericolarsi,  Avere  i  conigli  in 
corpo  :  Esser  timidissimo,  Farsi  paura  d'ogni  mi- 
nima cosa.  Temer  pericoli  in  ogni  dove. 
pratica  dò  mMdo;  Esser  pratico  del  mondo,  e 
in  m.  b.  Aver  colto  il  cui  nei  ceci  rossi,  Aver 
pisciato  in  più  d'una  neve.  Aver  lacciuoli  a  do- 
vizia, vagiiono  Aver  lunga  esperienza  delle  cose. 
premmùa;  Aver  fretta,  premura,  prescia:  Aver 
in  animo  d'affrettarsi. 

raxSn;  Aver  ragione:  Essere  assistito  dalla 
ragione. 

retazìòn;  Aver  rapporto,  correlazione,  attinenza, 
dipendenza  o  simile. 

riguardo;  Aver  riguardo,  Usar  attenzione,  COn- 
Siderazione,  rispetto. 


—  sempre  e  moen  all'aia  o  per  l'aia  V.  Àia. 

—  sempre  a  pansa  all'aia  V.  Aia. 

■J- —  sette  chéu  e  sette  figoeti;  Avere  un  cuor  di 
lione:  Esser  ardito,  coraggioso,  pronto  ad  affron- 
tare pericoli,  a  soffrire  sventure,  dolori,  ecc.  Non 
ha  precisa  corrispondenza  italiana. 

—  speransa;  Aver  speranza,  Speranzare. 

** —  tanti  anni  in  scio  cu;  Aver  tanti  anni  sul  culo. 
Modo  basso  e  vale  Essere  nella  tale  età. 

—  tanto  in  man  da...  Aver  tanto  in  mano  da..., 
cioè  Aver  sì  buone  ragioni  da... 

—  torto;  Aver  torto:  Esser  dalla  parte  dell'ingiu- 
stizia. Non  aver  ragione. 

—  treì  dince  in  sciùn  sodo;  Esser  lì  li  per  rom- 
perla. Mòdo  prov.  che  dicesi  da  Chi  è  corrucciato 
con  altra  persona  quasi  che  poco  gli  manchi  per 
dichiararle  aperta  la  sua  inimici. Ja. 

—  ùdiensa;  Avere  udienza  o  audienza  :  Essere 
ascoltato. 

—  un  bello  frontespizio  ;  Aver  una  buona  sopra- 
scritta; figurai,  vale  Aver  una  buona  cera. 

—  un  chéu  ben  fceto,  un  chéu  da  lion,  un  chéu 
da  peccetto,  un  chéu  duo  V.  Chéu. 

—  un  diao  pe  cavello;  Aver  un  diavolo  per  capello. 
Aver  tanti  diavoli  addosso  quanti  capelli  in  capo, 
Aver  il  diavolo  o  il  gran  diavolo  addosso  o  in 
corpo,  vagiiono  Essere  arrabbiatissimo. 

—  ónno  famme  da  luvi  ;  Aver  una  fame  da  lupi. 
Allupare  o  Allupar  dalla  fame.  Allampanare,  Aver 
una  fame  canina  :  Aver  gran  fame ,  Svenirsi  o 
Arrabbiar  dalla  fame. 

—  ùnn-a  cosa  in  scià  cimma  da  lengua  V.  sopra 
Aveì  in  scià  gimma  da  lengua. 

—  ùnn-a  cosa  in  scià  gimma  de  die;  Aver  una 
cosa  su  per  le  dita  o  sulla  punta  delle  dita. 

—  ùnn-a  fu/fa;  Aver  una  battisotlia  o  battisoflBola 
0  cosoffiola.  Aver  la  tremarella,  vagiiono  Temere, 
Aver  gran  paura. 

—  ùnn-a  lengua  chi  tuggia  e  cùxa;  Avere  una 
lingua  che  taglia  e  fora,  o  che  taglia  e  fende 
V.  Lengua. 

—  ùnn-a  lengua  da  battòezo,  da  sciarbclla;  Aver 
buona  ciarla,  buona  parlantina.  Non  morire  a 
uno  la  lingua  in  bocca  V.  Len'jua. 

—  vista;  Aver  vista,  apparenza,  Dar  segno,  indizio 
V.    Vista. 

—  vòxe;  Aver  voce,  nome,  fama. 

—  vòxe  in  capitolo;  Aver  voce  in  capitolo:  Pro-' 
priam.  vale  Poter  render  parlilo.  Aver  volo;  me- 
laf.  Esser  in  credito.  Aver  influenza.  Aver  una 
tal  quale  aulorilà  sugli  altri. 

§  Aveila  a-o  chéu,  a-o  péto;  Averla  a  cuore  o 
a  petto,  vale  Aver  passione,  dolore,  ecc. 

%  Aveila  con  un;  Averla  con  uno,  vale  Esser  adi- 
rato con  lui. 
**  S  Aveilo  in  t'iin  pc;  Averlo  nel  fagotto;  m.  b. 
che  significa  Andare  una  cosa  contro  a'  desiderii 
nostri;  e  ta'ora  Esser  rovinalo,  perduto,  ridotto 
a  cattivo  stato,  e  dicesi  lanlo  delle  sostanze  che 
della  salute. 

3  Aveise  cita;  Aversi  cura:  Riguardarsi,  Attendere 
alla  propria  salute. 

S  Aveisela  a  md  o  pe  a  md;  Averla  a  male  o 
per  male:  Ricever  con  indignazione  checchessia  e 
crucciarsene. 

%  Aveine  assw;  Aver  assai  d'una  cosa,  vale  Averne 
a  sufficienza;  e  talora  Averne  fatto  guadagno, 
Uscirne  con  onore. 


AVI 


AVV 


97 


S  Non  avet  ni  de  pesti  ni  da  pesta;  Esser  povero 
in  canna,  Esser  brullo,  Esser  privo  di  checchessìa. 

3  Non  avet  ninte  da  fa;  Non  aver  che  fare,  vale 
Esser  disoccupalo,  ozioso,  scioperato,  sfaccendato. 

S  Non  aveì  rosso,  verghéugna  ;  Non  aver  vergo- 
gna né  faccia,  Dispregiar  la  vergogna,  Por  da 
banda  il  rispello,  Tirar  giù  la  buffa,  Mandar  giù 
la  visiera. 

§  Chi  ciit  n'ha,  citi  ne  vorrieiva;  Chi  più  n'ha, 
più  ne  vorrebbe.  Dettalo  prov.  che  dinota  Es- 
sere insaziabile  la  cupidigia  dell'uomo. 

S  Chi  l'ha  dall'osso  5  porta  a-o  fosso;  Vizio 
per  natura  tino  alla  fossa  dora.  Prov.  di  chiaro 
significalo. 

S  Chi  n'ha  ne  versa:  Chi  ne  ha  ne  versa.  Dettato 
prov.  che  dicesi  di  Chi  spende  prodigamenlo. 

S  Chi  de  vinti  nò  n' ha,  de  trenta  no  sa,  maiciù 
5  n'ha  avùo  e  maicm  o  n'avià;  Chi  di  venti 
non  h.i,  di  trenta  non  aspetti,  ovv.  Chi  di  venti 
non  è,  di  trenta  non  sa,  e  di  quaranta  non  ha, 
né  mai  sarà,  né  mai  saprà,  né  mai  avrà,  ovv. 
L'asino  che  non  ha  fallo  la  coda  in  trent'anni, 
non  la  farà  mai  più.  Prov.  di  chiaro  significato. 
A.-veiiiarie  s.  f.  pi.  Avemarie.  T.  de'pastai. 
Sorta  di  pasta  tagliata  per  uso  di  minestra,  rasso- 
migliante ai  pallottolini  della  ccroncina  (cònnclia). 
-A.-veiin.-a  V.  Biava. 

A.  "ventoéla  fZùgdj;  Fare  o  Giocare  al  girello, 
e  in  alcuni  luoghi  Giocare  alla  rotella  o  alla^for- 
tuna  V.  Ventoéla. 
A-verto  pari.  Aperto,  Schiuso,  Dischiuso. 

I)  Aperto,  p°r  Fesso,  Spaccalo,  Crepato,  e  simili: 
Unn-a  mùàgia  averta,  Un  legno  averlo  da 
cimma  a  fondo;  Un  muro  aperto,  Un  legno 
aperto  da  cima  a  fondo. 

Il  —  Aggiunto  di  luogo,  vale  Spazioso,  Ampio, 
Esleso:  Campa(jna  averta;   Campagna   aperta. 

S  A  bracce  averte;  A  braccia  aperte  \.  questa 
locuzione  al  suo  posto  alfabetico. 

%  All'aia  averta;  All'aria  aperta.  Posto  avverb. 
vale   A   cielo  scoperto. 

%  Conto  averto;  Conto  aperto  o  acceso,  dicesi  II 
conto  non  saldato,  ed  usasi  anche  in  senso  flg. 

§  Roba  auer^a;  Veste  aperta,  cioè  Slacciata,  Scio'.la. 

A^vertùa  s.  f.  Apertura,  Apritura,  Aprimento: 

Propr.  Spaccatura,  Fenditura,  Fessura,  Crepatura. 

Il  Apertura,  Callaja,  Vàlico,  Adito:  Quell'apertura 
per  cui  si  passa  da  una  parte  all'  altra. 

Il  —  per  l'Azione  o  II  tempo  in  cui  si  apre  qual- 
che pubblico  stabilimento  :  L'uvertùa  dò  teatro, 
dò  caffè,  ecc.;  L'apertura  del  teatro,  del  caffè, 
e  simili. 

Il  —  Nella  Musica,  dicesì  della  Sinfonìa,   da  cui 
si  dà  principio  al  dramma  o  allo  spettacolo. 
—  da  camixa,  de  braghe,  ecc.;  Sparalo  \.  Spor- 
ti ggéua. 
A.  véixo  ;  A  vóto.  Posto  avverb.  vale  Vanamente, 

Invano,  Senza  effetto. 
A.  vézo  CAnddJ;  Appollajarsi  V.  Andd. 
A.  "Via  (Fcetoj;  Fatto  a  vile,  cioè  A  maniera  di 

vile  0  Attorciglialo  a  forma  di  vile  V.  Vìa. 
>?L"vi<iitse  s.  f.  Avidità,  Avidezza,  Cupidigia, 
Cupidità:  Desiderio  ardente  ed  insaziabile;  e  di- 
cesi tanto  al  proprio  che  al  figurato.  Dicesi  an- 

^   che  Ingordigia,  ma  più  comunem.  del  cibo. 
A  vista;  Alla  vista,  All'apparenza,  All'aspetto, 
Alla  faccia.  Posto  avverb.  vale  Per  quel  che  appa- 
risce all'occhio;  e  talora  Alla  presenza.  Sotto  gli 

Casaccia,  Dizionario  Genovese-Ilaliano. 


occhi,  A  veduta,  A  veggente,  Palesemente,  A  vista: 
À  vista  de  tutti  ;  Alla  vista  o  A  vista  di  tutti. 
A  vista;  A  vista.  Nel  Commercio  vale  Subilo' e 
dicesi  delle  Loltere  di  cambio,  allorché  debbonsi 
pagare  subito  dopo  veduta  la  lettera  ;  che  anche 
dicesi  A  veduta. 

—  de  tcera,  ecc.;  A  vista  di  terra  o  simile,  vale  Vi- 
cino a  terra  o  simile,  cioè  In  luogo  da  cui  è  vista 
la  terra  o  altro  sito. 

—  d'éuggio;  A  vista  d'occhio,  cioè  Per  quanto  vede 
lontano  l'occhio. 

A  vitta  ;  A  vita.  Posto  avv.  vale  Dorante  la  vita. 

A  viva  itorsa;  A  viva  forza,  Per  viva  forza, 
A  marcia  forza.  Posto  avverb.  vale  Forzatamente, 
Con  lutto  il  potere. 

A  viva  "vòxe  V.  A  vòxe. 

A-voltòio  s.  m.  Avoltojo,  Avollòre:  Genere  di 
uccelli  di  rapina  che  hanno  il  rostro  diritto  sino 
verso  l'estremità,  la  quale  è  uncinala,  e  la  testa 
nuda;  i  tarsi  reticolati  ossia  coperti  di  piccole 
squame;  vola  molto  lentamente,  e  si  pasce  d'ani- 
mali morti.  Sulle  nostre  .\lpi  ne  soggiornano  tre 
specie,  cioè  l' Avoltojo  detto  Grifone  (Vultur  ful- 
vusj;  r  Avoltojo  nero  (Aegypius  cinereusj  e 
l'A voltolo  barbuto  (Gypactos  barbatusj. 

A-vorio  s.  m.  Avorio  o  Avolio:  Dente  d'ele- 
fante 0  d' ippopotamo.  D'ordinario  non  gli  si  dà 
tal  nome  se  non  quando  è  staccalo  dalla  mascella 
dell'animale,  ed  è  per  esser  mosso  in  opera. 
S  Neigro  d'avorio;  Nero  d'avorio:  Specie  di  colore, 
il  qual  reso  in  polvere  molto  fina  è  adoperalo 
dai  pittori,  pulitori,  orefici,  ecc. 

A.  voxe  ;  A  voce,  A  voce  viva.  Di  voce  viva. 
Posto  avverb.  vale  Con  parole,  Per  via  dì  di- 
scorso. Oralmente,  A  bocca:  A  differenza  della 
comunicazione  per  iscrittura. 

—  generale,  A  vòxe  de  tutti  ;  A  voce  comune.  Per 
voce  d'ognuno,  cioè  Con  universal  consentimento. 

—  persa;  A  quanto  se  n'ha  in  gola,  A  più  non 
posso;  ed  usasi  avverb.  col  v.  Gridare. 

Avùo  p.  pass.  Avuto  V.  Avei  ne' suoi  varii  si- 
gnificati, 
g  Chi  n'ha  avito  n'ha  avùo;  Chi  s'ha  s'abbia,  ovv. 
Chi  ha  tenga  e  chi  è  ito  suo  danno,  vale  Far  la 
pace  senza  riparare  i  danni. 

Avalla  V.  a.  Ingollare:  Inghiottire  senza  ma- 
stiare.  Dal  frai:C.  Avuler. 
n  Far  l'avallo.  T.  comm.  V.  Avallo. 

Avallo  s.  m.  Avallo.  T.  comm.  La  girala  d'una 
cambiale.  -  L'Avallo  non  è  altro  che  Far  fare  le 
cedole  o  polizze  di  cambio  a  una  terza  persona  con 
obbligar  se  stesso  in  solidum;  e  passando  la  delta 
cedola  da  uno  in  un  altro  in  più  persone,  son  tanti 
avalli,  e  dal  primo  all'ultimo  restano  tutti  obbligati. 

Avvalora  v.  a.  Avvalorare,  Convalidare,  Cor- 
roborare. 

Avr^ampà  v.  n.  Avvampare,  Divampare  :  Pi-^ 
gliar  la  vampa;  e  talvolta  semplicem.  per  Ardere; 
V.  Brùxd. 

Avvantag-g-ia  v.  a.  Vantaggiare,  Avvan-- 
taggiare,  Migliorare,  Accrescere,  Aumentare;  e 
talora  per  Supprare,  Avanzare,  Divanzare,  Sopra- 
vanzare, Sorpassare, 
n  Vantaggiare,  Avvantaggiare,  usato  in  neul.  assol. 
vale  Avere  o  Pigliar  vantaggio:  S'han  creddùo 
d'awanlaggià  e  g' han  perso;  Ei  credettero  di 
avvantaggiare  e  vi  perdettero. 
S  Awantaggidse  n.  p.  Vantaggiarsi,  Avvantaggiarsi, 


98 


AVV 


AVV 


Miglioriirsì  :  Acquistar  miglior  essere  o  miglior 
fortuna. 
A-waixtagig-io  s.  m.  Vanlajrgio,  Avvantag- 
gio. UtiJf',  rtilili\  l'rofitto,  Guadagno;  e  talora 
anche  Superiorità,  l\!aggioranza,  Primato,  Premi- 
nenza: 0  l'ha  l'avvankiggio  in  sce  tutti  ;  Ila  il 
vantaggio  da  tulli. 

S  D'avvantaggio;  Da  o  Di  vantaggio.  Posto  av- 
verò, vale  Di  più,  Eccedentemente,  Sopra  il  bi- 
sogno: Che  n'ho  dasto  d'avvantaggio;  Gliene 
diedi  di  vantaggio. 

S  Dà  deWawantaggio  a  un  ne-o  corri;  Dar  van- 
taggio ad  alcuno  nel  correre,  vale  Lasciarlo  andar 
innanzi  un  tratto  prima  di  porsi  a  seguirlo. 

S  Zùgóu  d'avvantaggio;  Giuocator  di  vantaggio: 
Giuccatore  astuto  che  cerca  di  guadagnare  per 
modi  illeciii. 
A-vvantag-g-ióu.  p.  pass.  Vantaggiato,  Av- 
vantaggialo V.  Avvantaggia  ne'  suoi  significati. 

g  Pas^ot(vi>«n^a5'5'»a;  Pasta  vantaggiata.  Voce  del- 
l'uso. Pasta  per  uso  di  minestra  di  miglior  con- 
dizione che  l'ordinaria. 
A-"V"vaiita  ^ .   Vanta. 

S  Chi  s'uvvanta  s'imbroggia;  Chi  si  loda  s'im- 
broda, ovv.  Chi  fa  il  saputo  stolto  è  tenuto.  Prov. 
e  vale  I-sser  vituperevole  la  lode  in  bocca  propria. 
A-ward-a  v.  a.  Guardare,  Liberare,  Scampare, 
Difendere:  Preservare  dal  male. 

%  Avvarda  !  Guarda  guarda  !  Dicesi  per  avvertire 
alcuno  a  prendersi  guardia,  a  far  attenzione,  trarsi 
in  disparte  e  simili. 

§  Da  chi  me  fio  m'avvarde  Dio,  da  chi  n5  me  fio 
m'avvardió  io;  Da  chi  mi  fido  mi  guardi  Dio, 
da  chi  non  mi  fido  mi  guarderò  io,  ovv.  Dagli 
amici  mi  guardi  Dio,  che  dai  nemici  mi  guarderò 
io.  Prov.  di  chiaro  significalo. 

S  Da  largo  par  l'io  avvardime  Dio;  Dalle  buone 
derrale  mi  scampi  il  cielo,  ovv.  Alla  buona  der- 
rata pensaci  su.  Prov.  e  vale  Sotto  il  vii  prezzo 
spesso  trovasi  fraude. 

S  Dio  me  n'awarde  !  Dio  mi  guardi  o  me  ne 
guardi!  Dio  me  ne  I  beri  !  Cessi  Iddio!  Guarda! 

S  Gramma  quella  pègoa  chi  nò  sa  avvardd  a 
so  lann-a;  Tristo  colui  che  non  cura  i  fatti  suoi. 
Prov.  di  chiaro  significalo. 

§  Non  avvardd  a  spende  ;  Non  guardare  a  spesa 
V.  in  Ammid. 

S  Avvarddse  n.p.  Guardarsi,  Prender  guardia,  Aver 
l'occhio,  Avvertire,  Por  mente,  Badare,  Star  sul- 
l'avviso, all'erta,  ecc. 
A.we<i<iise  n.  p.  Avvisarsi,  Accorgersi,  Ad- 
darsi, Avvedersi  V.  Accòrzise. 
A-vveg-iornio  add,  Invecchiuzzito.  Dicesi  di 

Giovane  che  nella  cera  apparisca  vecchio. 
A-vveg-nì  s.  m.  Avvenire,  Futuro:  Che  ha  da 
venire,  Che  ha  da  essere. 

S  Pe  l'avvpgni  avv.  Per  l'avvenire,  In  avvenire. 
D'ora  innanzi,  Da  quinc'innanzi.  D'ora  in  poi. 
A-we^ni  V.  n.  Avvenire,  Accadere,  Succedere 

V.  liUvrvegni,  Succede. 
A-"V"velena  v.  a.  Avvelenare  e  poetic.  Avve- 
nenare,  Attossicare:  Dar  il  veleno. 

«  Avvelenare,  per  Render  velenoso,  e  dicesi  delle 
cose  che  si  avveleniscono  per  avvelenare  qualche 
persona;  altrim.  Avvelenire, 

«  —  per  Appostare,  Ammorbare,  Putir  fieramente: 
Unn-a  spùssa  chi  avvelena;  Un  puzzo  che  av- 
yelena. 


S  Avvelenàse  n.  p.   Avvelenarsi  e  poetic.  Avve- 
nenarsi,  Attossicarsi  :  Uccidersi  col  veleno. 

A.-VT^eleiaató  s.  m.  Avvelenatore:  Colui  che 
avvelena. 

A.w©lloù  (Frexetto);  Nastro  a  raso. 

A^wenase  n.  p.  Incrinare  :  Incominciare  a 
rompersi;  e  dicesi  propriam.  di  materie  fragili, 
come  vasi,  specchi  e  simili,  quando  sulla  loro 
superficie  appajnno  sottilissime  crepature,  e  tal- 
volta appena  visibili. 
Il  Parlandosi  di  muri,  dicesi  Far  pelo.  Pelare,  e 
nell'uso  tose.  Crettare.  -  Crepolare,  Screpolare, 
Screpolarsi,  Far  crepolo  o  screpolo,  dicesi  quando 
le  crepature  sono  più  larghe  e  visibili. 
"  Uscire,  Spandere,  Versarsi,  e  dicesi  di  liquidi: 
Se  gh'c  avvennóu  ò  sangue  da-o  naso;  Gli  usci 
il  sangue  dal  naso. 

A.-wenéua  s.  f.  Incrinatura:  Sottilissima  ere-  É 
patura,  e  talvolta  apprna  visibile,  sulla  superficie  ' 
di  matirie  fragili,  senza  che  se  ne  separino  le 
parti,  come  d'un  vaso,  d'uno  specchio  e  simili. 
I)  Parlandosi  di  muri,  dicesi  Pelo,  e  nell'uso  tose. 
Cretto.  -  Se  la  crepatura  è  più  larga  e  visibile, 
dicesi  Crepa,  Crepatura,  Screpolatura,  Screpolo 
V.  Crepatila. 

A.weiitàse  n.  p  Avventarsi,  Spingersi,  Get- 
tarsi ,  Lanciarsi,  Ailanciarsi  :  Scagliarsi  con  im- 
poto e  violenza  addosso  a  checchessia. 

A.weiitizii  s.  m.  plur.  Incerti  :  Alcuni  pro- 
venti casuali  di  qualcha  carica  o  impiego,  oltre  la 
paga  V.  Incerti. 

A.wexitò  s.  m.  Avventore  V.  Casann-a  nel 
i"  significato. 

A.-weu.tùrase  n.  p.  Avventurarsi,  Arri- 
schiarsi, Allentarsi,  Cimentarsi. 

Aweràse  n.  p.  Avverarsi,  Verificarsi,  Avve- 
rificarsi:  Riuscir  vera  la  predizione,  l'annunzio, 
l'augurio.  I 

S  E  cattive  notizie  pe-o  citi  s'avvèran;  Le  male        I 
nuove  sono  sempre  vere. 

A-wersàio  s.  m.  Avversario,  Rivale,  Emulo, 
Antagonista,  Impugnalore. 
Il  Avversario  o  Parte   avversaria,   nel   linguaggio 
del  foro  dicesi  La  parte  contraria  a  quella  che 
è  impegnata  in  un  processo. 

A-vvensción  s.  f.  Avversione  e  Aversione: 
Alienazione  della  volontà  da  checchessia;  altrim. 
Abominazione,  Antipatia,  Ripugnanza,  e  talora 
Aborrimento,  Odio,  .Malevolenza. 

A.wei*ten.sa  s.  f.  Avvertenza,  Precauzione, 

Cautela,  Prevedimonto,  Circospe/àone,  Riguardo. 

S  Avcì  avvertensa;  Awcr lire,  Hadaie,  Por  mente, 

Considerare,  Riflettore. 
S  Std  in  sce  l'avvertensa;  Star  sull'avviso.  Star 
in  guardia.  Star  all'erta,   citiè  Oculato   ed  av- 
vertito iiell  operare  e  nel  parlare. 

A.wer*t£  v  a.  Avvertire,  Ammonire:  Dar  av- 
vertimento; e  talora  Avvisare,  Render  avvisato, 
Far  intendere.  Far  avvertito. 
n  Avvertire,  usalo  in  senso  neut.  vale  Guardarsi, 
Far  attenzione.  Badare,  Por  mente,  ecc. 

A-wertiniento  s.  m.  Avvertimento,  Av- 
viso, Ricordo,  Ammonizione. 

A-wia  v.  a.  Avviare,  Assuefare,  Avvezzare,  Acco- 
stumare. 

—  S  féugo;  Avviare  o  Destare  il  fuoco. 
S  Avviàse  n.  p.  Avviarsi,  Assuefarsi,  Avvezzarsi,  ecc. 

A.'V'viauieuto  s.  ra.  Avviamento;  comunem. 


AVV 


A2E 


usasi  da  noi  per  Gnadacno,  Ulililà,  Proflllo,  Af- 
fluenza di  avventori  ad  un  negozio,  bottega  o 
simile. 

A.WÌ1Ì  V.  a.  Avvilire,  Invilire,  Far  vile,  Ab- 
bieiiare.  Umiliare,  D'^primcre. 
S  Avoilise  n.  p.  Avvilirsi:  Rendersi  vile  e  spre- 
gevole. Abbassarsi,  A-'geccliirsi,  Umiliarsi;  e  la'- 
volta  Invilirsi,  Smarrirsi,  Perdersi  danimo,  Ab- 
biosciarsi. 

A."v-viiióu.  add.  Avvinato;  dicesi  di  botte,  bi- 
goncia 0  simil  vaso  ch^  sia  aiisa'o  dal  vino. 
S  Botte  avvina:  Bolle  avvinala,  dicesi  figurai,  e  por 
ischerzo  a  Colui  che  p?r  quanto  bea  molto  vin;), 
non  s'imbriaca  cesi  f.cilmenle. 

A.-WÌÓU  part.  Avvialo,  Assuefatto,  Avvezzo,  Ac- 
costumato. 
S  Bùttega  avviò;  Bottega  avviata,  incamminala, 
dicesi  Quella  a  cui  concorrono  di  molti  avventori. 
S  Daghe  avvióu;  F.avorar  di  premura.  Far  presto, 
e  np|  popolo  fior.  Bordare. 

.A^vvisà-  V.  a.  Avvisare,  Dar  avviso,  Avvertire  : 
Far  intendere,  Far  sapere. 

A.-v>^isa,tó  s.  m.  Avvisatore.  T.  teatr.  Quel- 
l'attore che  dal  palco  scenario  suole  avvisare  la 
commedia  o  tragedia  da  rappresentarsi  ne' giorni 
appresso. 

A-wiscà.  v.  a.  Accendere  ;  dicesi  propriam.  del 
fuoco.  Voce  derivala  dal  pieniont.  Visché,  e  da 
noi  ora  rimasta  soltanto  nel  contado. 

A.WÌSÓ1X  p.  pass.  Avvisalo  V.  Avvisd. 
§  Qinìiio  (ivoisòu  mezo  sarvàu;  Uomo  avvisato  è 
mezzo  sa!vo  o  mezzo  salvalo,  ovv.  Uomo  avvertilo 
mezzo  munito.  Pritv.  che  significa  Chi  è  avvertito 
del  pericolo,  pnò  facilmenle  salvarsi  da  sé. 

A."V"vi8tà-  V.  a.  Avvistare.  T.  mar.  Vedere  o 
Scoprire  da  lontano  un  bastimento,  una  terra 
od  a!tro. 

A-wixinà,  V.  a.  Avvicinare:  Far  vicino.  Ac- 
costare, Appressare,  Approssimare. 
§  Avvixinnsc  n.  p.  Avvicinai'si,  Accostarsi,  Appres- 
sarsi, Approssimarsi:   Farsi  o  Trarsi   vicino  o 
presso. 

A.^^'^vizióix  add.  Avvizialo,  Invizialo:  Divenuto 
vizioso,  guasto,  corrollo. 

A-Wocato  s.  m.  Avvocalo:  Colui  che  difende 
in  foro  lo  cause  che  gli  vengono  affidate;  alirim. 
Avvocalore. 
n  Avvocato,  per  Proiettore;  e  dicesi  de'  Santi  che 

ci  protesigono. 
S  Fa  l'uvv'icuto;  Avvocare,  anlic.  Avvogadare  :  Far 

l'avvocato,  Fsercilar  l'avvocatura. 
S  Passa  avvocato;  Avvocatare  :  i-rendere,  mediante 
esame,  il  grado  di  avvocato,  per  esercitarne  l'uf- 
ficio. 
S  Voeìla  fa  da  avvocato;  Salamistrare,  Far  il  sa- 
cenie  o  il  ser  saccente. 

A.'v^voeatùa,  s.  f.  Avvocatura,  anlic.  Avvo- 
cheria,  Avvocarla:  L'esercizio  della  professione 
d'avvocato. 

Awòxa,  ùmi-a,  persònML-a;  Dar  la 
voce  a  uno,  Metterlo  in  fama,  in  grido,  Famarlo: 
Farne  correre  buon  nome,  ecc. 
•{-  Avvòxcemc  che  so  dùxe;  Datemi  la  voce  e  sarò 
doge.  Detlato  prov.  che  diccsi  ironicam.  di  Chi 
vien  messo  in  fama  senza  merito  alcuno. 

A.WÓXÓIX  p.  pass.  Hinomalo,  Vociferalo,  Pre- 
dicalo, Decantato,  Accreditato,  In  grido,  Cono- 
sciuto per  fama. 


A.xillà,  V.  n.  Ruzzare,  Zurlare,  Bajeggiare:  Far 
ruzzi,  baje,  Schermare,  e  dicesi  generalm.  del 
Saltare  e  lasi'ivire  de'  fanciulli. 

A.XÌII0S.  in.  Kuzzo,  Zurro,  Zurlo:  Una  certa  alle- 
gria smoderala  che  induce  a  far  baje  e  scherzare. 
S  Avci  l'uxillo;  Aver  il  zurlo,  il  ruzzo.  Essere 
in  ruzzo,  in  zurlo,  vale  Far  baje,  Bajeggiare, 
Sih"r':are. 
S  Leva  l'axilto   a  ùnn-a  personn-a;  Cavare   il 
ruzzo  0  il  zurro.  Cavare  il  ruzzo  0  il  zurro  dal 
capo  ad  alcuno,  vale  Farlo  stare  a  segno  ed  in 
cervello.  Tenerlo  in  timore  col  castigo. 
S  Perde  ruxillo ;  Uscir  di  ruzzo:  Non  aver  più 

„   voglia  di  ruzzare. 

Ji-xima,  s.  f.  Asima,  Ansima,  Ansa,  Affanno: 
Strettura  di  petto  chf  proibisce  di  respirare. 

^ximàse  n.  p.  AtTannarsi,  Pigliarsi  affanno; 
e  talora  Impaurarsi,  Spaurarsi,  Spaventarsi. 

A.XÌ111ÒU.  p.  pass.  Affannalo,  Anelante:  Ripien 
d'affanno.  Che  ansa  0  ansima  V.  Affannóu. 

AxiuelltL  s.  f.  Acino  :  Il  granello  dell'uva. 

-A-xoa  s.  f.  Acetosa:  Bevanda  fatta  d'aceto  e  zuc- 
chero; altrim.  Ossizzachera,  e  più  comunem.  Suz- 
zacchera. 

Axoio  add.  Acelilo  Inacetito,  Inforzato,  Infortito; 
dicesi  cnmunem.  del  vino,  e  vale  Diventato  acetoso. 

A.XOXI  s.  m.  Acelo:  Vino  diventato  agro  per  ef- 
fetto di  una  particolare  fermentazione,  0  sponianea 
0  procurata  ad  arte,  e  serve  per  condimento. 
Fassi  acelo  anche  con  altri  liquidi  fermentati  e 
con  frutte  ammezzate  (nisse),  e  si  ottiene  buono 
e  con  poca  spesa  dalle  gelse. 

—  di  quattro  laddri;  Acelo  de' quattro  ladri  :  Acelo 
acconcio  con  erbe  aromatiche  e  odorifere,  usalo 
come  preservativo  in  tempi  di  pesle. 

S  ^gua  con  t'axóu;  Acelella,  Fosca:  Acqua  con 
acelo. 

g  A  mom  dell'axóu;  La  madre  dell'aceto:  La  feccia 
0  il  fondigliuolo  dell'aceto. 

§  Mette  in  te  l'axón;  Carpionare,  Accarpionare  : 
Soffriggere  e  tenere  in  molle  in  aceto  il  pesce 
per  conservarlo. 

§  Piggid  l'uxòu;  Acetire,  Inacetire,  Inforzare,  In- 
fortire: Divenire  acelo,  e  dicesi  massimamente 
del  vino. 
A.  zazsBÙti  m.  avv.  A  digiuno,  A  corpo  0  A 
stomaco  digiuno:  Avanti  il  mangiare,  ossia  Sen- 
z'aver mangiato  in  quel  giorno. 
A-ze  s.  ro.  Asino,  Ciuco,  Bricco,  3Iiccio,  Somaro, 
Somiere:  Animale  notissimo. 

11  Asino,  Ciuco,  Somaro,  melaf.  e  aggiunto  ad  Uomo, 
vale  Zotico,  Scortese,  Di  rozzi  costumi,  ed  anche 
Di  grosso  intendimeito,  Ignorante. 

—  rf'ò«;  Asino  col  pelo  d'oro  0  Asino  coronato, 
si  dice  d'un  Ricco  scortese  e  ignorante. 

—  sarvcego;  Onagro:  Asino  salvatico,  il  quale  è 
comune  nella  Tarlarla  orientale,  nella  Persia, 
Siria,  ecc. ,  e  corre  assai  velocemente.  Non  dif- 
ferisce dal  domestico  se  non  pel  suo  lungo  pelo, 
per  la  forza  e  per  la  velocità.  Dicesi  anche  Asino 
salvatico  0  selvaggio. 

§  Atidd  a  cavallo  all'aze;  Asinare:  Viaggiare  a 
cavallo  dell'asii  0. 

S  A  schenn-a  d'aze;  A  schiena  0  dosso  d'asino 
V.  questa  locuzione  al  suo  posto  aìfabetico. 

§  Avei  a  bellessa  deU'aze;  Aver  la  bellezza  del- 
l'asino, figurai,  vale  Non  aver  altro  fiore  nella 
persona  fuori  della  giovinezza. 


100 


AZE 


AZE 


„  _  a  virtù  dell'aze;  Aver  la  virtù  dell'asino, 
figurai.  Vale  Esser  paziente,  tolleralor  de'  soprusi. 

S  Banca  dell'aze-,  Panca  dell'asino,  Panca  del  bia- 
simo. T.  delle  scuole.  Panca  in  cui  si  isolano 
gli  scolari  riprovevoli  od  ignorami. 

S  Chi  lava  a  testa  all'aze,  perde  a  lesc'ia  e  5 
savóri;  Chi  lava  il  capo  all'asino,  perde  il  ranno 
e  il  sapone,  cioè  Mette  di  suo  la  fatica  e  il  ca- 
pitale. 

S  Cda  d'aze;  Coda  d'asino.  Coda  di  cavallo  o  ca- 
vallina 0  equina.  T.  botan.  Equisetum  arvense. 
Pianta  indigena  che  nasce  ne' terreni  umidi  argil- 
losi ;  ha  i  cauli  fiorili,  nudi,  diritti,  di  6  in  7 
pollici;  le  guaine  brune,  profondamente  divise 
in  denti  acuti.  Fiorisce  nel  marzo.  Dicesi  anche 
Brusca,  Asperella,  Hasperella,  Cucitoli,  Marziuoli, 
Pennacchine,  Pincheri  de' fossi.  Setoline,  Selolone. 

S  Co-i  axi  (jhe  véu  o  torseòu;  L'asino  non  va  so 
non  col  bastone;  dicesi  figurai,  di  Chi  non  si 
muove  ad  operare  se  non  vi  è  spinto  a  forza. 

§  Dà  ad  intende  che  l'è  sghéuóu  un  aze;  Dar 
ad  intendere  che  un  asino  voli  o  che  il  mal  sia 
sano,  cioè  Una  cosa  impossibile  ed  affatto  opposta 
al  vero. 

§  Dà  i  fenòggetli  o  e  confìttile  all'aze;  Gettar 
le  margherite  o  le  perle  o  la  ireggea  a'por^i; 
dicesi  figurai,  del  Dar  cose  degne  e  preziose  a 
persone  vili  e  idiote. 

S  Disputa  dell'ombra  dell'aze;  Disputar  dell'om- 
bra dell'asino  o  della  lana  caprina;  dicesi  proverb. 
del  Disputar  di  cose  frivole  o  di  poca  o  nessuna 
importanza. 

S  Ése  un  aze  càsóu  e  vest'io;  Esser  un  asino  visu, 
verbo  et  opere  o  un  asino  battezzalo,  Esser  un 
asino  0  bue  calzalo  e  vestilo,  vale  Essere  igno- 
rante 0  scortese  in  grado  superlativo. 

%  Fé  l'aze  e  ò  boia;  Esser  l'asino,  va^  Esser 
continuamente  gravalo  di  fatiche,  Durar  faliclie 
da  facchino,  da  àsino;  Sfacchinare,  Facchineg- 
giare,  Afl'acchinarsi,  Tirar  la  carretta,  Essere  il 
cavallo  della  carretta. 

S  Che  n'é  per  l'aze  e  per  chi  5  menn-a  ;  Ce  n'è 
per  l'asino  e  per  chi  lo  mena,  ovv.  Ce  n'è  per 
il  manico  e  per  il  mcslolo;  si  suol  dire  proverb. 
di  Due  persone  per  dinotare  che  se  l'una  di  esse 
merita  biasimo  o  castigo  per  qualche  mancanza 
commessa,  l'altra,  per  esserne  stala  in  qualche 
modo  l'origine,  è  pur  meritevole  di  biasimo,  di 
castigo,  ecc. 

S  /  axi  se  conòscian  a-o  basto;  Gli  asini  si  co- 
noscono a' basti,  figurai,  vale  Le  qualità  d'uno 
si  conoscono  dall'esterno. 

S  In  mancansa  de  cavalli  i  axi  tròttan;  In  man- 
canza di  cavalli  gli  asini  trottano,  A  tempo  di 
carestia  pan  veccioso,  A  tempo  di  guerra  ogni 
cavallo  ha  soldo.  Prov.  che  significa  In  tempo 
di  necessità  si  fa  capitale  d'ogni  minima  cosa, 
per  poca  o  cattiva  ch'ella  sia. 

%  Lava  a  testa  all'aze;  Lavare  il  capo  all'asino, 
Stropicciare  gli  orecchioni  dell'asino,  Gettar  via 
il  sapone  e  il  ranno  ;  dicesi  in  modo  proverb. 
e  vale  Far  benefizio  a  chi  noi  conosce  o  non 
ne  fa  capitale,  ed  anche  Perdere  il  tempo  e  la 
fatica  in  cosa  che  non  sia  per  sortirne  buon  effetto. 

%  L'aze  dove  5  cazze  énn-a  volta  5  nò  ghe  passa 
ciù  a  segònda;  L'asino  dove  inciampa  o  casca 
una  volta,  più  non  vi  passa,  figurai,  vale  Non  ca- 
dere più  negli  stessi  falli. 


S  L'aze  5  camalla  5  vin  e  5  beive  l'cegiia;  L'asino 
porla  il  vino  e  bee  l'acqua,  L'asino  porla  grano 
e  mangia  paglia;  diccsi  proverb.  di  Chi  si  af- 
fatica in  prò  d'altri  senza  profitto. 

§  Liga  l'aze  dove  véu  5  padròn;  Lega  l'asino 
dove  vuole  il  padrone,  vale  Fa  quel  che  ti  è 
commesso,  e  pensivi  chi  commette. 

S  Mette  l'aze  a  cavallo;  Metter  l'asino  a  cavallo, 
vale  Mettere  una  cosa  vile  sopra  una  di  pregio. 

§  Oègia  d'aze;  Orecchio  d'asino,  Consolida  mag- 
giore. Erba  rustica.  T.  botan.  Syniphylum  offi- 
cinale. Pianta  delia  famiglia  delle  Borragginee, 
comune  ne'  prati  umidi  e  negli  orli.  Si  adopera 
nelle  ferite  e  fratture,  ed  usasi  internamente  come 
alla  a  chiudere  i  tessuti  degli  organi  nelle  emor- 
ragie e  nelle  altre  perdite  di  sangue. 

§  Fesso  d'uze  V.  sollo  Tòcco  d'aze. 

§  Pe  un  punto  Martin  5  l'ha  perso  l'aze;  Per 
un  punto  Alartin  perse  la  Cappa.  Diersi  in  prov. 
per  significare  che  Jn  negozi  rilevantissimi  tal- 
volta i  minimi  accidenti  ne  tiran  seco  di  gran 
conseguenze.  Questo  prov.  ebbe  origine  dal  se- 
guente fattarello  :  Frale  Martino,  priore  nel  con- 
vento della  Cappa,  avea  letto  sopra  la  soglia  del 
suo  monastero  :  Porta  patens  esto.  Nidli  clau- 
datur  honesto  ;  levò  il  punlo  di  là  dov'era  dopo 
esto  e  lo  mise  dopo  nulli,  e  fece  leggere  :  Porta 
patens  esto  nulli.  Claudatur  honesto.  La  cosa 
fece  tanto  orrore,  che  l'abiite  .Martino  fu  levalo 
dal  convento. 

S  Ragno  d'aze  nò  va  in  ce;  Raglio  d'asino  non 
arriva  in  cielo.  Prov.  e  significa  che  Le  impreca- 
zioni e  le  preghiere  degli  sciocchi  e  indiscreti 
non  fanno  impressione  e  non  sono  udite. 

S  Sensa  di  ni  aze  ni  bestia;  Senza  dire  né  ai 
né  bai,  cioè  Senza  dir  nulla. 

S  Tòcco  d'aze;  Pezzo  d'asino!  Asinaccio!  Asino 
della  Marca  !  Somaraccio  t  dicesi  altrui  per  vil- 
lania. 

§  Trotto  d'aze  poco  dùa;  Trotto  d'asino  poco  dura. 
Dicesi  in" prov.  di  Chi  si  mette  a  fare  qualche 
cosa  oltre  il  suo  potere,  che  non  può  durarla. 

§    Vii  ciù  un  aze  vivo  che  un  dottò  morto;  Val 
più  un  asino  vivo  che  un  dottor  morto.  Dellalo 
di  filosofia  poltronesca  di  coloro  che  aman  viver 
nell'ozio  e  nell'ignoranza;  ovv.  dicesi  A  chi  troppo 
studia  e  in  modo  da  recar  danno  alla  propria  salute. 
A.  acemin.  avv.  In  zimino:  Sorta  di  particolare 
tocchetlo  in  cui  si  mettono  a  cuocere  alcune  vi- 
vande. 
A.zeiiaja.  s.  f.  Asineria,  Asinaggine,  Asinità; 
ed  usasi  per  lo  più  in  senso  di  Sgarbatezza,  di 
Inciviltà  e  simili. 
-A-zeiiajéix  s.  m.  Asinajo:  Guidator  d'asini. 
A.xGrì.ebSi^o  s.  m.  Asinone,  Asinaccio,  Asino 
della  Marca,  Somaraccio,  Asino  colle  costole  a 
quattro  larghezze;  dicesi  per  villania  ad  Uomo 
ignorante,  villano,  mal  educato  e  simili. 
A.zeiietto  s.  m.  Asinelio,  Asinelio,  Asinino, 
Ciuchino,  Miccierello,  Bricchetto:  Asino  piccolo  e 
per  lo  più  di  poco  pregio.  Melaf.  vale  Jgnorantello. 
A-zeninu-a.  s.  f.  Asinella,  Asinina.  Dimin.  di 
Asina. 

§  Tossa  azeninn-a;  Tosse  asinina  o  cavallina  V. 
Tossa. 

S  Mósca  azeninn-a;  Mosca  cavallina  V.  Mósca. 
A-zenon  s.  m.  Asinone,  Asinaccio  V.  Azenasso. 

Il  Asticciuola,  Tirante,  Prima  corda.  T.  archit. 


BAB 


BAB 


101 


Quella  trave  orizzontale,  che  forma  la  base  del 
cavalletto  del  tetto  e  il  sostegno  dei  puntoni 
(montanti)  V.  Cavallo. 

A.zi]iits3e  s.  f.  Asinità,  Asineria,  Buassaggine, 
Pecoraggine,  Melc»naggine:  Ignoranza  crassa. 

A.  zig-  zag-  avv.  A  zig  zag,  A  spinapesce, 
A  ghirigori,  Tortuosamente. 

A.ZÌÒI1  s.  f.  Azione,  Atto,  Operazione,  Fatto. 
"  —  Azione.  Nella  Fisica  e  Medie,  dicesì  La  ma- 
niera con  cui  un  oggetto  opera  sopra  un  altro, 
n  —  Nei  Commercio,  dicesi  Quella  somma  di  de- 
naro, che  somministra  ciascuno  degli  Associati 
per  un  gran  nejiozio  o  altra  impresa  fruttuosa, 
a  proporzione  della  qual  somma  si  entra  in  parte 
degli  utili   che  se   ne  ricavano.  Con  vocabolo 
meglio  appropriato  dicesi  Voce. 
n  —  per  Quell'attributo  della  pittura,  che,  bene 
espresso  dagli  Artisti,  è  il  fondamento  di  quella 
che  dicesi  Anima  o  Spirito  dell'arte, 
M  —  per  Rappresentazione  teatrale,  ma  per  lo  più 

coH'aggiunto  di  Comica,  Tragica,  ecc. 
S  Aveì  aziòn  in  sciùnn-a  coso;  Aver  azione  sopra 

una  cosa,  vale  Avervi  su  ragione. 
S  Ognun  é  figgio  de  so  azioin;  Ognuno  è  figlio 
delle  sue  azioni.  Dettato  proverb.  di  chiara  si- 
gnificazione. 
S  Tempo  dell' aziòn;  Tempo  dell'azione  o  della 
scena,  dicono  i  comici  Tutto  quel  tratto  d'un'opera 
teatrale  in  cui  si  sta  in  iscena  rappresentandola. 

A-zionista;  s.  m.  Azionista,  e  più  comunem. 
Azionario  :  Colui  che  con  molli  altri  contribuisce 
una  destinala  somma  di  denaro  per  un  negozio 
0  per  un'impresa  fruttuosa,  che  richiede  un  ca- 
pitale grandioso.  Dicesi  anche  Associato. 

A.  zitto  avv.  A  gillo,  A  pennello,  A  capello, 
A  dirittura.  Per  l'appunto. 

-A-zug-g-io  s.  m.  Assillo:  Insetto  alato,  poco 
maggioie  che  la  mosca,  il  qual  punge  acutissi- 
mamente e  tormenta  i  buoi.  Voce  del  contado. 

**A.zzàiiellòix  add.  Bacalo,  Intarlato  :  Guasto 
da"  bachi,  e  dicesi  delle  frutta,  ma  più  propriam. 
delle  castagne  V.  Zànello. 

A.zza,i*d.£L  V.  a.  Azzardare,  Avventurare,  Ar- 
rischiare, Cimentare:  Mettere  a  rischio,  a  zara, 
a  cimento. 


$  Azzarddse  n.  p.  Azzardarsi,  Avventurarsi,  Ar- 
rischiarsi, Attentarsi,  Cimentarsi;  e  talora  per 
Osare,  Ardirsi. 
A.zza.x*d.o  s.  m.  Azzardo,  Rischio,  Risico,  Zara, 
Cimento. 

§  Pe  azzardo  avv.  Per  azzardo.  Per  sorte.  Per 
ventura,  A  caso,  Accidentalmente. 

§  Zéugo  d'azzardo;  Giuoco  d'azzardo,  di  ventura, 
di  sorte:  Giuoco  in  cui  la  sorte  sola  decide. 
A.zza]:*d.oso  add.  Azzardoso,  Rischioso,  Ri- 
sicoso, Zaroso. 

Il  Azzardoso:  Aggiunto  di  Persona,  vale  Arrischiato, 

Arrischievole,  Che  si  arrischia,  ed  in  senso  più 

esteso,  Avventato,  Inconsiderato,  Precipitoso. 

A-zzetoiblbòu.  add.  Passo,  Appassito;  e  dicesi 

comun.  d'Uva  divenuta  passa  come  il  zibibbo. 

A-zzerlba  v.  a.  Appratire.  T.  agric.  Ridurre 

a  prato  un  terreno. 
A.zzuiize  V.  a.  Aggiungere  e  Aggiugnere:  Unire 
cosa  a  cosa,  parli  a  parti,  tanto  omogenee  che 
eterogenee,  di  quantità  continua  o  discreta. 

n  Aggiugnere,  Aggiungere,  per  Pigliare  in  compa- 
gnia. Accompagnare,  Accoppiare:  Gh'emmo  az- 
zunto  quattr'  ommi  ;  Vi  aggiugnemmo  quattro 
uomini. 

Il  —  per  Aumentare,  Accrescere:  Azzunjeigheùn 
■franco;  Aggiungetevi  un  franco. 

Il  —  per  Seguitare  un  ragionamento,  aggiungendovi 
altre  cose,  Dire  più  avanti:  E gh'azzunzo  che... 
E  vi  aggiungo  che ... 

Il  —  Rincappellare :  Rimelter  di  nuovo  in  capo, 
cioè  Sopra,  come  fanno  coloro  che  stringon  le 
vinacce  per  cavarne  il  vino,  e  le:  ulive  per  ca- 
varne l'olio,  i  quali,  dopo   aver  dato  qualche 
stretta,  allentano  lo  strettoio,   e  melton  nuova 
vinaccia  o  nuova  pasta  sull'altra  che  v'era  prima. 
—  legne  a-o  féugo  ;  Giugnere  o  Aggiungere  legne 
al  fuoco,  figurai,  vale  Fomentare  o  Procurare  di 
crescere  il  male  o  Tira  in  altrui  ;   e  propriam. 
Aggiugnere  al  male  nuova  materia  di  peggiorare. 
A.zzu.iita  s.  f.  Aggiunta,  Giunta:   Qualunque 
cosa  che  si  aggiunga  ad  un'altra  ;  Aggiuozione, 
Accrescimento. 
A.zzu.T^a  V.  a.  Aggiogare  :  Mettere  il  giogo  ai 
buoi,  che  si  dice  anche  Giugnere. 


B 


Dal>à  fAj;  A  mimmi  V.  A  babà. 

X^albazzón  s.  m.  Babbaccio ,  Babbaccione, 
Babbaleo,  Babbano,  Babbasso,  Babbione,  Babbuino, 
Baccellone  ,  Badalone  ,  Bambagione  ,  Bietolone, 
Bighellone,  Caparrone,  Capassoue,  Ciondolone, 
Ghiandone,  Gocciolone,  Lasagnone,  Martignone, 
Mazzamarrone,  3Iellone,  Mestolone,  Moccicone, 
Palamidone ,  Perlone  ,  Pinchellone  ,  Pincone  , 
Sguscialasagne,  Tambellone,  ecc.  ;  dicesi  d'Uomo 
materiale  e  goffo. 

■I3al>ilaii  s.  m.  Avanollo,  Baccello,  Bacheca, 
Bacheco,  Bachiocco,  Baciocco,  Baggeo,  Balogio, 
Balocco ,  Barbacheppo ,  Barbalacchio  ,  Barban- 
drocco ,  Barlacchio ,  Besso ,  Capocchio ,  Ciofo , 


Ciompo,  Cionno,  Citrullo,  Cuccio,  Cucciolotto, 
Frannònnolo,  Gabbiano,  Gnocco,  Lavaceci,  Man- 
giafagiuoli,  Marzocco,  Pappaceci,  Pappalardo, 
Pascibietola  ,  Serfedocco  ,  Soro  ,  Squasiniodeo , 
Zugo,  ec;  dicesi  d'Uomo  sempliciotto  e  inesperto. 
Balbollo  0  Bar"bollo  s.  m.  Lucciolato:  Ba- 
cherozzolo che  luce  come  la  lucciola,  ma  non  vola. 

M  Gorgoglione,  e  comunem.  Tonchio:  Animaletto  che 
vuota  le  sementi  di  molle  piante  leguminose  V. 
Fratte. 

f  Babolti Diconsi  da  noi  per  ischerzo  I  confra- 

tfclli  delle  Compagnie  mortuarie  quando  e' sono 
imbacuccati  con  cappa  e  cappuccio  e  vanno  a 
seppellire  i  morti. 


102 


BAC 


BAC 


Ba<'buccia<  s.  f.  Pappuccia,  e  frequentem. 
Babbuccia:  Sorta  di  pianella  da  casa  e  pianella 
da  turchi.  Il  popolo  toscano  la  usa  per  Panlnfola. 

Bacca,  s.  f.  Bastonata,  -Mazzata,  Bacchiala,  Ba- 
tacchiala: Colpo  0  Percossa  di  bastone,  mazza, 
bacchio  0  batacchio  V.  Bacco. 
«  Bastonata,  e  nell'uso  fior.  Bacchiata  o  Bacchia- 
laccia;  figurat.  usasi  por  Perdita,  Danno,  Pregiu- 
dizio: 0  l'ha  avùo  ùnn-a  gran  bacca;  Egli  ebbe 
lina  gran  bastonata  o  una  gran  bacchiata  o  una 
bacchiataccia. 
%  Bacchce  da  orbi;  Bastonate  o  Mazzate  o  Fracas- 
sate da  ciechi,  Mazzate  sudice,  cioè   Stazzate 
sode,  solenni. 
S  Dà  de  bacchce  in  te  l'agita  V.  in  ^gua. 
S  Dòse  de  bacchce;  Bastonarsi,  Fare  a'Ie  bastonate: 
Percuotersi  vicendevolmente  col  bastone. 

**JBacca(ja,  V.  Barbaggià. 

Baccalà  s.  m.  Baccalà.  T.  ittiol.  Gadus  ae- 
giifìnus.  Specie  di  pesce  bianchiccio,  appartenente 
al  genere  Cado,  molto  somigliante  al  merluzzo, 
ma  alquanto  più  stimato,  che  si  pesca  nell'Oceano 
settentrionale,  donde  ci  si  reca  seccato  al  vento  e 
salato;  altrim.  3IerIuzzo. 
S  Tid  d  baccalà;  Faticare,  Bistentare,  Tirare  la 
carretta;  figurai,  vale  Lavorare  con  istento  per 
vivere.  Ni  vere  in  disagio  o  bistento. 

Baccau  s.  m.  Sere,  Padrone,  Principale;  e 
talvolta  anche  per  Padre.  Voce  dei  volgo. 
S  Bosco  de  baccan;  Chiasso,  Bordello,  e  nell'uso 
Diavoleto,  Diavolìo.  Dicesi  per  dinotare  Un  luogo 
dove  si  faccia  strepito  grande,  fracasso  stuc- 
chevole e  noioso. 

Baccauetto  s.  m.  Padroncino.  Diminut.  di 
Padrone.  Voce  del  volgo. 

Baccaun-a  s.  f.  Padrona,  e  talvolta  anche 
per  Madre.  Voce  del  volgo. 

Bacchetta  s.  f.  Bacchetta,  Mazzuola  :  Baston- 
cello sottile,  che  si  porta  in  mano  per  passa- 
tempo, per  segno  d'autorità  o  altro. 

—  rfC  scciéuppo,  dapistolla;  Bacchetta  :  Verga  tonda 
di  ferro,  d'osso  di  balena  o  d'altra  materia,  che 
swve  per  calcare  la  polvere  e  il  piombo  dentro 
quest'armi. 

—  de  tambùo;  Bacchetta:  Piccola  mazza  di  legno 
con  bottoncino  da  un  capo  ad  uso  di  suonare 
tale  strumento. 

S  Comanda  a  bacchetta;  Comandare  o  Governare 

a  bacchetta,  cioè  Con  suprema  autorità. 
S  Passa  pe-e  bacchette  ;  Fsser  tanfanalo  tartassato. 
Modo  figur.  e  vale  Male  conciato. 
Bacclxetta  s.  f.  Bacchettata  :  Colpo  dato  colla 

bacchetta. 
Baccliettiun-a  s.  f.  Baccheltina,  Bacchel- 

luz  a,  Mazzettina.  Dimin.  di  Bacchetta. 
Bacclietto  s.  m.  Bastoncello,  Bastoncino, 
Bastonetto.  Dimin.  di  Bns'one:  Piccolo  bastone. 
S  Bacchetti  da  caréga;  Piuolì:  Quei  legnetli  che 
servono  per  sostegno  e  per  tener  unite  insieme 
le  gambe  e  la  spalliera  delle  segjiiole. 

—  da  gaggia;  Posatoi,  ballatoi:  Quei  fuscelli  che 
si  mettono  a  traverso  alle  gabbie,  perchè  l'uc- 
cello vi  si  posi. 

—  dò  ghìndao;  Stecchine  V.  Trappctta. 

S  Andd  co  bacchetto;  Andare  a  mazza,  cioè  Ap- 
poggiato alla  mazza  o  bastone. 
Bacclxezza  v.  a.   Bastonare,   Batacchiare, 
Bordare:  Percuotere  con  bastone  o  bacchio. 


Baccliezzòix  p.  pass.  Bastonato,  ecc.  V. 
Bacchezzà. 

**§   Via  baccliezzùu;  Vino  artefatto. 

Bàcciare  s.  f.  plur.  Uuhboie,  Fandonie,  Fa- 
vole, Frottole,  Foie,  Baie,  Ciancie,  Panzane,  Bag- 
giane, Carole,  Invenzioni. 
§  Conia  de  bàcciare;  Bubbolare,  Panzanare,  In- 
zampognare, Froltolaro ,  Dar  bubbole,  favole, 
panzan;»,  baggiane,  cioè  Chiacchiere  per  dar  ad 
intender  altrui  una  cosa. 

Bacco  s.  m.  Bastone,  nella  Tose.  Stazza  :  Arnese 
di  legno,  di  canna  d'India  o  d'altro,  di  varia  lun- 
ghez/.a,  pili  o  m:^no  grosso,  formio  per  lo  più  di 
pomo  alla  testa,  e  di  ca'ziiolo  (punta)  da  piede, 
che  porlasi  d'ordinar  o  in  mano  per  appoggiarsi, 
n  Bastone,  per  Qua  unqu^  fusto  o  ramo  d'albero  ri- 
mondo, di  -varia  lun-h'^zza  e  gro.vse/za,  secondo 
l'uso  cui  si  d(>slina,  cdiie:  Il  bastone  della  gra- 
nata (spassma),  il  bastone  d'I  pollaio,  ecc. 

—  da  orbi;  Bacchio,  Balacchio,  Patocehio:  Bastone 
ferralo  per  lo  pù  in  punta,  col  quale  si  fanno 
strada  i  ciechi,  ball 'minio  in  terra  per  farsi  sentire. 

—  da  scurrili;  Bacchslto:  Il  manico  della  frusta, 
sia  esso  lungo  o  curio,  da  postiglione,  da  vettu- 
rino 0  da  cocchiere. 

—  da  spassma;  Bastone  della  granata. 

"S  ^'"'  A^^o  co  bacco;  Vino  artefatto.  Dicesi  per 
ischerzo  Quel  vino,  che  per  giunteria  si  arlefà 
con  vari  ingredienti  per  lo  più  dannosi  alla  sa- 
lme, senza  che  ci  entri  uva;  e  per  simil.  Qua- 
lunque sorta  di  vino  cattivo. 

Ba^i  s.  m.  Bacile,  Bacino,  Bacina  :  Vaso  di  me- 
tallo, di  terra  o  d'altra  materia,  di  forma  riionda 
e  cupa,  per  uso  per  lo  più  di  lavarsi  le  mani  e 
il  viso;  se  è  di  terra,  dicesi  più  comunem.  Cati- 
nella, dimin.  Catinellelta,  Calin  illina,  Catinelluzza. 
-  Il  Bacino  serve  pure  a  contenere  altri  vasi  ed 
a  ricever  danari. 
"  Bacino.  T.  mar.  Luogo  rinchiuso  ed  appartalo  in 
un  porto,  dove  si  raddobbano  i  baslimenli  o  si 
mettono  al  coperto  da'  cattivi  tempi  o  dal  mar 
grosso. 

—  da  perrùcché;  Bacile  o  Bacino  da  barbiere. 

§  Treipé  liò  bacì;  Lavamane,  Lavamani,  Porta- 
bacile,  Reggieali nella  V.  Treipé. 

"Baciccia  fDà  o  Piggiàj;  Conciare  o  Esser 
concialo  pel  dì  delle  feste 

Baciccola  s.  f.  Pacchina,  Pacchetlina:  Per- 
cossa data  leggermente,  e  quasi  sempre  per  celia, 
sul  capo  colla  mano  aperta. 

Bacinetto  s.  m.  Favino.  Diminut.  di  fava: 
Fava  piccola  e  secca. 

Bacillo  s.  m.  Fava  secca  v.  Bazann-a. 

Basilica  s.  m.  Bacino,  Bacinella.  T.  de'  ceraj. 
Vaso  in  cui  si  fa  passare  la  cera  strutta  nella 
caldaja,  che  è  dello  anche  Pozzetto. 

Bacinetto  s.  m.  Scudetto:  Quello  strnm.  che 
ne'  fucili  a  pietra  foeaja  era  posto  sotto  il  focone 
della  canna,  per  ricevere  il  polverino  dell'  ine- 
scatore  V.  Pa.ien. 

Baciocco  s.  m.  Snin*^o,  Zerbino,  Zeri  inolio, 
Boni.  I  alno;  dicesi  di  l'ersona  attillata  con  somma 
caricatura  per  mostrarsi  inclirala  agli  amori. 

Bacòg-i  s.  m.  Cuccio,  (  iicciolollo,  Soro,  Cìr- 
ciofo,  Zugo,  Avanotto,  Pelapolli,  Peslapepe,  Bab- 
bione,  Polebbro,  Né  uli  né  puli,  Bamboccicne, 
Lavaceci,  Citrullo,  Balogio,  ecc.;  dicesi  d'Uomo 
sempliciotto  e  inesperto  V.  Bubilan. 


I 


BAG 


BAG 


103 


!Ba>da<l\lflFìa  s.  f.  Baruffa  :  Contrasto  tra  indi- 
vidui, Coi  lenzirne  confusa  tra  gente  d'ordinario 
plebea;  altrim.  Sciarra,  Sciarrata,  Tafferuglio, 
TafftTiiv'l:a,  Subuglio,  Mischia. 

!Ba,der>iia,  s.  f.  Bad'*rna.  T.  mar.  Specie  di 
corda  piatta  fatta  a  mano  di  otto  o  dieci  capi  di 
sfilacce  intrecciale  insieme  a  guisa  di  slnoja.  Serve 
per  fasciare  le  gomene  e  le  manovre  dormienti. 

Bs©  s.  m.  Agnello,  Pecorino:  Parlo  tenero  della 
pecora, 
n  Bè  :  Voce  che  manda  fuori  la  pecora  o  altri  ani- 
mali s  mili. 
S  Fd  ùce;  Belare  V.  Bced. 
S  Paxe  c5mm'ùn  bcs;  Mansueto  come  un  agnello. 

BsB£L  V.  n.  Belare:  11  mandar  fuori  della  voce  che 
fanno  la  pecora  e  la  capra;  e  melaf.  e  in  m.  b. 
dicesi  anche  d'Una  maniera  di  piangere  de' bam- 
bini, i  quaii  si  lamentano  imitando  il  belare  delle 
pecore  e  di  Ile  capre.  -  11  bambino  che  è  molto 
facile  a  belare  dicesi  Belone. 

Bseee  s.  f.  pi.  Chiappole,  Chiappolerie,  Lappole, 
Bazzecole,  Bazziche,  Bazzicature,  Cianciafruscole, 
Beccatene,  Ciammengole  :  Coserelle  di  poco  va- 
lore, di  poco  pregio. 

Siedili  s.  m.  Carato:  Il  seme  della  carruba,  dal 
quale  forse  ha  preso  nome  il  carato  peso. 
§  A^o  vaet  un  bceJin:  Non  valere  un'acca,  un  fico, 
un  lupino,  un  paracucchino,  cica,  niente,  pinta, 
Non  montare  un  ago,  un  frullo,  un  bagattino; 
dicesi  figurat.  di  cosa,  e  vale  Non  essere  in  verun 
pregio,  Non  aver  alcun  valore. 

Sseg-a;  s.  f.  Bega,  Briga,  Contrasto,  Altercazione. 
S  Attacca  bcega;  Pigliar  briga,  Attaccar  lite.  Al- 
tercare, Contrastare,  Contendere,  Quistionare. 

Sseo  s.  m.  Belo,  Belato,  Belamenlo:  L'alto  del 
belare. 

!B£e:xlii  s.  m.  Spruzzaglia,  Fior.  Spruzzolo:  Mi- 
nutissima pioggia  e  leggera;  allrim.  Acquerugiola, 
Acquilrina,  Acquerella,  Acquicella,  Acquellina, 
Acquolina. 

—  de  Noè;  Acquazzone,  Diluvio.  Dicesi  per  ischerzo 
Un  trabocco  smisurato  di  pioggia,  presa  la  simil. 
dal  Diluvio  universale  che  venne  al  tempo  di  Noè. 

Bsexinà,  v.  imp.  Piovigginare,  Pioviscolare, 
Spruzzolare,  Lamicare:  Cader  minutissima  pioggia 
e  leggera. 

Ba/ffi.  s.  m.  pi.  Baffi,  Basette,  Barbigi,  Mustacchi: 
Quella  parte  della  barba,  per  Io  più  lunga  e  arric- 
ciata che  cuopre  il  labbro  superiore  V.  Mustcuici. 

Ba.g'a.g-^'i  s.  m.  pi.  Eagaglie,  e  al  sing.  Baga- 
glia  e  Bagaglio,  altrim.  Fardaggio:  Nome  gene- 
rico dell'"  some,  arnesi,  masserizie  che  si  condu- 
cono appresso  gli  eserciti  per  olile  e  comodo  dei 
medesimi;  e  per  simil.  dicesi  anche  di  Tutti  gli 
arnesi,  (he  porta  dietro  di  sé  chi  viaggia  per 
servizio  delia  propria  persona. 

Bag-aS"Srio  s.  m.  Bidente.  T.  agric.  Stram, 
di  ferro  con  due  denti  a  guisa  di  forca,  e  con  un 
occhio  0  foro  nella  parte  che  unisce  tali  denti  o 
punte,  entro  cui  è  fermalo  un  manico  per  im- 
pugnarlo e  adoperarlo  come  zappa. 

Bag'a.i'illo  s.  m.  Fanciullo,  Ragazzo,  Cilto, 
Cittolo,  .Varmocchio. 

Bag-atella  s.  f.  Bagatella,  Inezia,  Ciuffola,  Fra- 
scheria, Bija,  Freddura,  Ciancia,  Corbelleria,  ecc.: 
Cosa  di  nessuna  importanza,  da  non  farne  caso. 
8  Bagatdla  !  Bagalella  !  Capperi  !  Poter  del  mondo! 
Poffare  il  cielo.'  loterjezione  di  meraviglia. 


IBsb^ebtto  s.  m.  Bagatlo.  T.  giuoco.  Nome  che 
si  dà  alla  prima  carta  dei  tarocchi. 

Bag";*'ia,ti  s.  m.  Baggiano,  Babbeo,  Pippione, 
Piiich'Ilone,  .Minchiona,  Soro,  Scioccone,  Bom- 
berò, Bietolone,  ecc.  \.  Scemmellan. 

■Ba^g'ia.iiata  s.  f.  Baggianata,  Baggianeria, 
Pippionata,  Sciocchezza,  Mucciconeria,  Balordag- 
gine V.  Scemmaja. 

Bag'g'etto  s.  m.  Rospetto.  Dimin.  di  Rospo: 
Piccolo  rospo  V.  Saggio. 

Bag-g-ièti  s.  m.  Girino:  Animaletto  tondiccio, 
con  codetta  stiacciata,  di  color  alquanto  nero,  che 
si  vede  nuotare  nelle  aeque  palustri,  il  quale  non 
è  altro  che  l'embrione  nato  dall'uovo  della  rana 
0  del  rospo;  altrim.  Cazzuola. 
S  L'cegua  cod  a  fa  i  baggiéu;  Acqua  cheta  ver- 
mini mena.  Acqui  cheta  mena  cetani  V.  ^Egua. 
S  Ma  baggiéu;  3Iu.2hetto  V.  Fanghello. 

Bag-g-io  s.  m.  Bolla,  Rospo,  Bufone;  l'ultima 
voce  è  antiq.:  Animale  tenuto  come  velenoso, 
di  forma  simile  ài  ranocchio,  assai  corlo,  grosso 
e  spesso  bitorzoluto  e  bruiiamenle  colorito.  I 
Tose,  chiamano  propriam.  Rospo  il  maschio  e 
Botta  la  femmina. 

Bàg-ia  V.  n.  Sbadigliare,  Sbavigliare,  Badigliare: 
Aprir  la  bocca  raccogliendo  il  fiato  e  poscia  man- 
darlo fuori,  ed  è  effetto  di  sonno ,  di  noja,  di 
pigrizia  0  di  fame. 

Bàgiajaj  s.  f.  Sbadigliamento,  Sbavigliamento, 
Badigliamento:  Lo  sbadigliar  frequente. 

Bagio  s.  m.  Sbadiglio,  Sbaviglio,  Bsdiglio:  L'atto 
dello  sbadigliare. 
%  Èse  co  bàgio  a  gòa;  Avere  le  strette,  Essere 

astretto.  Modo  figur.  V.  A-e  streite. 
S  Tid  l'ultimo  bàgio;  Dar  l'ultimo  tratto,   vale 

Morire. 
S  Un  bàgio  de  gallo;  Un  momento,  Un  brevis- 
simo spazio  di  tempo. 

Bagna,  s.  f.  Intinto:  La  parte  umida  delle  vi- 
vande, in  cai  ordinariamente  s' inligne  il  pane. 
^  Dà  0  Piggid  a  bagna;  Bagnare  o  E^ser  bagnalo. 

Bagna  v.  a.  Bagnare:  Propriam.  Spargere  acqua 

sopra  checchessia,  ma  dicesi  pure  d'ogni  altra 

materia  liquida,  come  lagrime,  sudore  e  simili. 

«  Bagnare,  per  Inumidire,  Rinfrescare:  Bagnceghe 

a  bócca  d'axóu;  Bagnategli  la  bocca  d'aceto. 

—  a  pasta;  Dar  acqua  alla  pasta. 

—  a  sùppa;  Far  la  zuppa:  Ammollare  il  pane  col 
brodo. 

—  due  0  trce  camixe  de  sùó;  Sudare  due  o  tre 
camicie. 

—  e  vpje;  Bagnar  le  vele.  T.  mar.  Gettar  dell'acqua 
sulle  vele,  affinchè  si  gonfino  i  fili  della  tela,  e 
quesla  si  condensi,  con  che  si  ritiene  di  piiì  il 
vento  sulle  stesse,  onde  se  n'ha  maggior  prefitto. 

—  5  becco;  Immollare  il  becco.  Mettere  o  Porre  il 
becco  in  molle,  dicesi  scherzev.  per  Bere  vino. 

%  Bagnate  n.  p.  Bagnarsi:  Entrare  in  bagno,  in 

fiume  0  in  acqua  simile.  Prendere  un  bagno; 

ed  anche  Inumidirsi,  Farsi  molle. 
§  Chi  va  a  caia  nò  se  bagna;  Chi  va  o  sta  in 

casa  non  si  bagna.  Prov.  che  vale  Chi  va  a  suo 

cammino,  va  sicuro. 
Baguetto  s.  m.  Bagnetlo.  Dimin.  di  Bagno: 

Piccolo  bagno. 
»  Abbeveratojo ,  Beveratoio,  e  volgarm.  Beverino 

e  Berinolo:  Quel  vasello,  per  lo  pili  di  terra 

bianca,  che  «i  tiene  pieno  d'acqua  agii  uecelti 


104 


BAG 


BAJ 


nelle  gabbie  o  agli  uccelli  de'serbaloj,  affinchè 
abbiano  comodità  di  bere, 

IBa/g-ni  s.  m.  plur.  Bagni  :  Luogo  dove  siano 
acque  naturali  o  condottevi  per  artifizio  manuale, 
o  per  industria  di  sliumenti,  aperti  al  pubblico 
per  uso  di  bagnarsi  comodamente.  -  Diconsi.con 
voce  greca  Terme  i  Bagni  che  han  le  acque  ter- 
mali, ossia  certe  naturali  scaturigini  d'acque  calde, 
che  prendono  la  qualità  di  quelle  miniere  per  le 
quali  passano,  e  che  in  diversi  luoghi  del  mondo 
si  trovano  a  pubblica  salute  dell'uman  genere, 
e  per  curar  leggermente  i  morbi  é  procacciar 
la  sanità,  come  i  Bagni  di  Lucca,  di  Pisa^  di 
Acqui,  ecc. 

Ba.g'no  s.  m.  Bagno:  L'immersione  o  il  sog- 
giorno pa?saggiero,  più  o  meno  prolungato,  del 
corpo  0  d'una  parte  di  esso  in  un  liquido,  e  spe- 
cialm.  nell'acqua  semplice  o  tenente  in  dissolu- 
zione differenti  sostanze. 
«  Bagno,  per  Quel  vaso  di  marmo,  di  rame,  di 
latta,  ecc.,  in  cui  è  contenuta  l'acqua  ad  uso  di 
bagnarsi,  che  anche  dicesi  Tinozza. 
M  —  per  Quel  luogo,  entro  al  quale  si  tengono 
coloro  che  per  delitti  sono  condannati  alla  galera. 

—  a  vapó;  Bagno  a  vapore  o  Bagno  vaporoso,  dicesi 
Quello,  quando  il  corpo  è  immerso  in  un'atmo- 
sfera di  vapore  che  si  eleva  dall'acqua  bollente; 
e  per  similit.  dicesi  Bagno  a  vapore  tutlavolla 
che  uno  dall'eccessivo  caldo  slilla  sudore. 

—  cado;  Bagno  caldo:  Quello,  la  cui  temperatura 
segna  da  30  a  5^  gradi  R. 

—  freido;  Bagno  freddo:  Quello,  la  cui  temperatura 
è  minore  di  IS  gradi  R. 

—  tepido;  Bagno  tepido:  Quello,  la  cui  temperatura 
è  di  circa  29  gradi  R. 

—  /n/re^o ;  Bagno  intiero:  Quello  in  cui  s'immerge 
ludo  il  corpo  ad  eccezione  della  testa. 

%  Mezo  bagno;  Semicupio:  Quello  in  cui  s'im- 
merge la  sola  parte  di  mezzo  del  corpo,  tenute 
,  asciutte  le  estremità  inferiori  e  l'imbusto;  altrim. 
Bagno  alla  sedia.-  Chiamasi  pure  Semicupio  (Mezo 
bagnoj  il  Vaso,  del  quale  si  fa  uso  per  questo 
bagno. 
S  Atidd  a  bagno  V.  nel  v.  Ando,  la  dizione  Andd 

in  te  sbigge. 
S  Fa  di  bagni;  Far  de' bagnnoli,  dicesi  comunem. 
dei  bagni  locali  che  si  fanno  in  qualche  parte 
del  corpo  o  col  tenerla  sommersa,  o  col  tenerla 
bagnala.  Se  al  capo,  propriam.  dicesi  Far  de'  ca- 
piluvii;  se  alle  mani,  Far  de' maniluvii. 
S  Mette  i  pé  0  e  gambe  a  bagno;  Far  un  pedi- 
luvio, dicesi  dell'Immergere  o  Tenere  per  un  tempo 
più  0  meno  prolungato  i  piedi  o  una  parte  delle 
gambe  in  acqua  semplice  o  carica  di  qualche  so- 
stanza medicamentosa. 
S  Mette,  Sta  o  Tegni  vnn-a  cosa  a  bugno  ;  Jlet- 
tere,  Stare  o  Tenere  checchessia  in  molle,  Am- 
mollare, Ammollire  V.  A  bagno. 
S  N5  bagna  a  bocca  d'cegua  \.  JEgua- 
Sa.g|xióu  p.  pass.  Bagnalo  V.  Bagna  ne'  suoi 

varii  significali. 

**ii  Brillo,  Cotticelo,  Ciùschero,   Lùschero:  Mezzo 

briaco,  Alquanto  avvinazzalo.  Voce  del  popolo. 

S  Pappe  bagnòli;  Carta  sprecata:  Dicesi  nell'uso 

di  Scrittura  che  non  abbia  alcun  effello  o  valore. 

SO'g'xivLruiiiie  s.  m.  Fracidume,  Fradiciume. 

Sa^g-óu  s.  m.  Blatta,  Tose.  Piattola,  Rom.  Ba- 

gherozzo,  Napol.  Scarafone;  Specie  d'insello  che 


si  trova  ne'  forni,  nelle  cucine  e  in  altri  luoghi 
caldi  0  sucidi.  Ila  il  colore  d'un  bruno  carico; 
poco  0  nulla  si  serve  delle  sue  ali,  ma  corre  spe- 
dilamenle;  il  suo  odore  è  nauseoso  e  si  comunica 
a  tulio  ciò  che  tocca:  durante  il  giorno  si  na^ 
sconde  nei  buchi  delle  pareti,  solto  le  assi,  ecc., 
ed  esce  poi  di  notte  a  fare  i  suoi  saccheggi.  -  Sca- 
rafaggio 0  Scarabeo  stercorario  fBagònJ,  dicesi 
Quello  di  campagna ,  che  depone  le  uova  nello 
sterco  dr  cavallo  o  di  vacca,  e  lo  riduce  in  forma 
di  palla  rotolandolo  per  terra ,  e  conducendolo 
dove  vuol  tenere  o  conservare  le  sue  uova. 
II  Tocco  :  Specie  di  giuoco,  che  si  fa  alzandosi  da 
ciascuno  uno  o  più  diti  a  suo  talento,  e  facendo 
cader  la  sorte  in  quello,  in  cui  termina  la  con- 
tazione, secondo  il  numero  dei  diti  alzati. 
§  Zìigd  a-o  bagòn;  Fare  al  tocco. 

Sajo;  s.  f.  Baja.  T.  mar.  Specie  di  vaso  o  ti- 
nozza fatta  d'un  mezzo  barile,  che  serve  a  molli 
usi  nel  baslimento. 
•I  Baja:  Seno  di  mare  nelle  terre,  più  largo  d'or- 
dinario al  suo  mezzo  che  al  suo  ingresso. 

B^Ja  V.  n.  Bajare,  Abbajare,  Latrare:  il  mandar 
fuori  che  fa  il  cane  la  sua  voce  a  riprese  ripe- 
tendo bau  bau.  -  Latrare,  poco  usato  nella  lingua 
parlata,  è  più  forte  A' Abbajare:  Un  cagnolino 
abbaja  e  non  latra. 
§  Bcijd:  Belare,  Gracchiare,  Anfanare,  Abbajare; 
figurai,  vale  Favellare  vanamente  e  leggermente, 
Non  saper  quel  che  si  dice. 
§  Can  chi  baja  non  addenta;  Can  che  abbaja,  poco 
morde.  Prov.  e  vale  Chi  fa  molte  parole  fa  pochi 
fatti. 

Baichèlla  s.  f.  Violacciocco  giallo.  Viola 
gialla ,  Leucojo  giallo  ,  Ramo  d' oro ,  Bastone 
dorato.  T.  boi.  Ctieirantus  cheiri.  Una  tra  le 
varietà  del  Violacciocco,  che  produce  [ìori  d'un 
giallo  aureo,  odorosissimi  V.  Baico. 

Baiclxetto  s.  m.  Violacciocchino,  Violacciocco 
piccolo,  Violacciocco  marino,  Violacciocco  di 
Majolica,  Viola  o  Giuliana  di  Maone,  Jlillefiori. 
T.  boi.  Cheirantus  maritimus.  Piccola  pianta 
annuale,  che  produce  fiori  rossi ,  lilacini ,  rosei 
e  bianchi,  moslrantisi  quasi  tulio  l'anno.  Col- 
tivasi in  terreno  leggero  e  impiegasi  per  orna- 
mento delle  ajuole. 

Baico  s.  m.  Violacciocco.  T.  boi.  Cheirantus 
fenestralis.  Genere  di  piante  erbacee,  della  fami- 
glia delle  Crocifere,  che  producono  fiori  semplici, 
semidoppi  e  doppi,  d'olezzo  molto  gradilo,  e  di 
vari  colori,  porporino,  bianco,  rosso,  giallo,  incar- 
nato, celeste  e  screzialo.  Si  coltiva  per  ornamento 
de' giardini;  fiorisce  al  principio  di  marzo,  e  riesce 
ottimamente  tanto  in  piena  terra  quanto  in  vaso. 
I  fiori  si  chiamano  più  specialmente  Violacciocche. 
§  Baico  giano  V.  Baichèlla. 
§  Baico  rosso;  Violacciocco  rosso.  T.  hot.  Ma- 
Ihiola  rincana. 

Bajetta  s.  f.  Bajellone  e  Baetlone  :  Sorla  di 
pannolano  ordinario  con  lungo  pelo,  di  color  vario, 
che  usasi  per  lo  più  a  soppannare  gli  abiti. 

Baifardo  add.  Beffardo:  Che  beffeggia,  Che 
è  solito  a  beffare. 

Bajo  s.  m.  Abbajo  :  Un  bau  non  ripetuto  dal 
cane;  Abbajamento,  Abbajatura  -  Abbajo,  Ab- 
bajamento  frequente  e  continualo. 

Bajo  add.  Bajo:  Aggiunto  di  mantello  di  cavallo 
0  di  mulo,  il  cui  colore  si  avvicini  a  quello  della 


BAL 


BAL 


105 


castagna  più  o  meno  carica.  Secondo  le  sue  dif- 
ferenze si  dice  Bajo  chiaro,  scuro,  castagno,  fo- 
cale, lavato,  bruciato,  dorato,  ecc. 

Sajóu  s.  m.  Abbajone,  Anfanalorc,  Gracchiatore; 
dicesi  tìgurat.  di  Chi  parla  sempre  e  sconside- 
ralamonle. 

Baionetta  s.  f.  Baionetta:  Ferro  appuntato 
0  Lama  triangolare  ed  acuta,  che  innastata  alla 
bocca  del  fucile  serve  ai  soldato  d'arma  da  punta. 

**§  A   (jhe  balte  dà  parie  da  bajonetla;  Egli  ha  la 

picchierella  o  l'ai  me  di   Siena.   Modo  scherzev. 

e  basso,  e  vale  Egli  ha  un  appetito  che  scanna. 

S  Virolla  da  bajonctta;  Fascetta  o  Cerchio  della 

baionetta  V.   Virolla. 

Baionetta  s.  f.  Bajoneltata:  Colpo  o  Ferita 
di  bajonelta. 

Balausa  s.  f.  Bilancia.  T.  de'  carrad.  Nome 
d'un  pezzo  di  legname,  fermalo  sopra  il  timone 
delle  carrozze  e  simili,  sostenuto  da  due  pun- 
loncini  di  ferro,  ed  a  cui  sono  raccomandati  i 
b  lancini,  acquali  si  attaccan  le  tirelle. 

Balan^é  s.  m.  pi.  Bilancieri.  T.  mar.  Sono  Due 
cerchi  d'ottone,  concentrici  e  mobili ,  i  quali  ten- 
gono le  bussole  in  equilibrio,  sicché  si  manten- 
gono sempre  orizsontali  nei  movimenti  della  nave 
agitala  dal  mare. 

Balan^èlle  s.  f.  plur.  Bilancelle.  T.  pescai. 
Pesca  che  si  fa  con  due  barche,  le  quali  si  ac- 
costano per  buttar  insieme  una  rete,  la  cui  ma- 
nica è  meno  fissa  di  quella  della  rezzuola.  Quindi 
filano  egualmente  la  sferzina,  e  danno  volta  cia- 
scuno alla  sua  barca ,  e  fatto  pigliar  fondo  alla 
relè,  perchè  non  venga  volando  sovr'acqua,  fanno 
vela  del  pari  strascinando  la  rete,  e  dopo  corso 
un  tratto  di  mare  si  rovesciano,  salpando  la  rete 
col  pesce  che  vi  può  esser  preso. 

Balan^iu  s.  m.  Bilancino.  T.  carrad.  Quella 
parie  della  carrozza  o  simile,  a  cui  si  attaccano  le 
tirelle  del  cavallo. 
S  Balancin  do  reléuio  V.  Bilancili. 
%  Balancin  do  coltello  ;  Bilico  V.  Coltello. 

Balaugiiin-e  s.  f.  pi.  Balanzuole.  T.  mar. 
V.  Amanliggi. 

Baleuu-a  s.  f.  Balena,  anlic.  Baleno.  T.  iltiol. 
Balwna  mysticettis.  Mammifero  di  smisurata 
grandezza,  appartenente  all'ordine  de'  Cetacei,  e 
che  si  pesca  nei  mari  del  Nord;  altrim.  Cete 
0  Ceto,  ma  sono  voci  latine.  -  Balena  si  dice 
anche  delle  Barbe  della  balena,  di  cui  si  fa  uso 
per  intelaiare  ombrelli,  steccar  busti,  ecc. 

—  Balcnn-e  dò  busto;  Stecche:  Pezzi  sottili  e  piani 
d'osso  di  balena,  di  cui  le  donne  si  servono  per 
tener  disteso  il  busto  o  la  fascella. 
n  —  dò  pwgua;  Asticciuole,  Stecche  V.  in  Can- 
netta. 
S  Giunco  de  balenn-a;  Bianco  di  balena:  Liquido 
nel  capo  dell'animale  vivente  ;  si  rassoda  all'aria  ; 
purgato,  diventa  secco  e  friabile,  e  mescolato  con 
cera,  serve  a  far  ottime  candele  di  bella  trasparenza. 

Balestra  s.  f.  Balestra.  T.  slamp.  Assicella  in- 
canalala nel  vantaggio  per  polernela  trarre  a  piaci- 
mento, e  trasportar  la  composizione  sul  marmo 
per  impaginare  o  per  marginare. 

Baleùstra  s.  f.  Balaustrata  ed  anche  Balau- 
strato. T.  archit.  Ordine  di  balaustri ,  con  un 
proporzionato  vano  fra  l'uno  e  l'altro,  collegali 
insieme  con  alcuni  pilastrini  posti  in  conveniente 
distanza. 


Baleùstx*o  s.  m.  Balaustro.  T.  archit.  Spezie 
di  colonnella  lavorata  in  varie  forme,  che  si  ado- 
pera per  ornamento  di  parapetti,  ballatoi,  ter- 
razzi e  simili. 

Balla  s.  f.  Balla:  Quantità  di  roba,  per  lo  più  di 

lana  o  cotone,  messa  insieme  e  rinvolta  in  tela  o 

simile  materia,  p:>r  trasportarla  da  luogo  a  luogo. 

$  Fd  e  balle;  Far  le  balle,  Abballare,  Imballare, 

Abballinare  V.  Imballa. 

Balla  s.  f.  Palla:   Corpo   di  figura  rotonda,  e 
specialmente  s'inlende  di  Quella  da  giocare, 
ti  Falla,  per  Quel  corpo  solido  rotondo,  che  si  mette 
per  finimento  in  cima  a  piramidi,  cupole  e  simih'. 

—  addenta;  Palla  amala:  Palla  d'archibuso  o  di 
cannone  uncinala  per  lacerare. 

—  affoga;  Palla  rovente  od  affuocata:  Una  palla 
da  cannone  che  si  fa  arroventare  sul  fuoco,  e 
s'introduce  nel  pezzo. 

—  da  cannòn;  Palla  da  cannone:  Quel  globo  di  ferro 
fuso,  di  diversa  grandezza  secondo  i  diversi  ca- 
libri, col  quale  si  carica  il  cannone. 

—  da  sccicuppo,  da  pislolla;  Palla  da  schioppo, 
da  pistola:  Picciol  globo  di  piombo  del  calibro 
stesso  del  fucile  o  della  pistola  che  si  sovrappone 
alla  polvere  nel  caricar  quell'armi. 

—  de  brescia;  Palla  lesina:  Palla  da  giocare,  co- 
perta di  cuoio,  ripiena  di  borra,  e  cucita  colla 
lesina;  diccsi  anche  Pillotta. 

—  de  gomma  làstica ;  Palla  di  gomma:  Palla  da 
giocare  di  gomma  elastica  e  piena  d'aria  com- 
pressa. Se  ne  fanno  anche  di  gomma  elastica  ta- 
gliala in  sottilissime  tìle  e  avvolte  intorno  l'una 
sull'altra. 

—  de  neive;  Pallottola  di  neve. 

—  de  pessa;  Palla  impuntila:  Palla  da  giocare  fatta 
di  cenci  e  cucita  con  punti  fissi;  se  è  ripiena 
di  borra  e  coperta  di  panno  a  varii  colori,  di- 
cesi Palla  bonciana  e  assolutam.  Bonciana. 

—  dùa;  Palla  soda.-  Detto  metaf.  vale  Cacasodo, 
e  dicesi  per  ischerzo  di  Chi  procede  con  più 
gravila  e  con  maggiore  apparenza  che  non  ri- 
cerca il  suo  essere.  E  talvolta  pure  raelaf.  usasi 
per  Ricco. 

—  molla;  Palla  floscia. 

—  Balle;  Palle,  Pallottole,  osasi  talvolta  ai  plur.  per 
dinc^tare  1  testicoli. 

i>  —  d'àngeo;  Angeli,  Angelotti,  Palle  a  angioli 
V.  Angeo. 

n  —  d'òfèuggio,  de  cipresso,  de  lélloa,  ecc.;  Bacche, 
Coccole,  Orbacche.  -  Quelle  del  cipresso  diconsi 
anche  Galle. 

Il  —  incadence  ;  Palle  incatenale  :  Due  palle  di 
cannone  congiunte  insieme  con  una  catena  di 
ferro  lunga  tre  o  quattro  piedi,  le  quali  nell'uscire 
dal  pezzo  si  distendono  e  rompono  ogni  cosa  che 
abbracciano.  Non  si  usano  più.  -  Palle  ramate 
si  dicono  Quelle  palle  d'archibuso  unite  insieme 
per  via  d'un  filo  di  rame. 

Il  —  per  vota;  Palle,  Pallotte,  Ballotte:  Quelle  pic- 
cole pallottoline  di  legno  o  d'altro,  colle  quali  si  ren- 
dono i  voli  nei  parliti;  sono  bianche,  rosse  e  nere. 

%  Andd  de  balla  con  un;  Esser  di  balla  o  di 
ballala  con  alcuno,  vale  Esser  seco  d'accordo  per 
alcun  segreto  maneggio;  e  talvolta  anche  Andare 
a  gara,  Gareggiare,  Far  competenza. 

Il  —  sotto  a  balla;  Andar  alla  palla:  Muoversi 
il  giuocatore  per  dar  alla  palla. 

S  Aspètd  a  balla  a-Q  bOtto;  Aspellar  la  palla  a| 


106 


BAL 


BAL 


balzo,  Aspettare  il  porco  alla  quercia;  figurai, 
vaie  Aspettar  il  tempo  e  l'occasione  favorevole 
di  far  checchessia. 

S  Avei  a  faccia  camme  a  battàa  da  balla;  Aver 
faccia  di  paliollola  V.  Faccia. 

S  Batte  a  balla;  Ballcr  la  palla,  si  dice  del  primo 
che  vi  dà. 

S  Carcgd  con  balla;  Caricare  a  pal'a,  dicesi  d'Ogni 
arma  da  fuoco  che  venga  caricala  con  una  palla, 
a  differenza  d'ogn'altra  carica  us;ila  in  qiiostarmi. 

S  Cazze  0  Vcgnì  a  balla  a-o  bòtto  ;  Bal/ar  la 
palU  0  Balzare  la  palla  in  mano,  figurat.  vale 
Venir  l'occasione  opportuna. 

$  Dà  à  balla;  Dare  alla  palla:  Spingerla  con  mano 
0  con  islrnmento. 

«  —  a  balla  de  posta;  Dare  alla  palla  di  posta 
0  di  colta,  vale  Darle  innanzi  ch'ella  tocchi  in 
terra  o  in  altro  luogo  percuota,  sicché  ancora 
non  abbia  faito  alcun  balzo. 

S  Tid  con  balla;  Tirare  a  palla:  Scaricare  armi 
caricate  con  palla. 

S  Zùgd  a  balla;  Fare  o  Giocare  alla  palla. 

«  —  d  balla  d'ùnn-a  persónn-a;  Fare  alla  palla 
d'uno,  Pa  leggiarlo,  Pallonarlo,  vale  Farne  il  tra- 
stullo, il  zimbello;  ed  anche  Strapazzarlo,  Abu- 
sarlo, Farne  ogni  suo  piacere. 
Ba>lla<  s.  f.  Favola,  Frottola,  Fandonia,  A' escica, 
Bubbola,  Bozza,  Pastocchia,  Panzana,  Carota, 
Fialia,  Cantafavola:  Cosa  falsa.  Trovato  non  vero. 

8  Bilie!  Bubbole!  Frottole!  Giuggiole!  Zucche! 
Zucche  marino!  Iiterj.  con  cui  si  accenna  di  non 
credere,  di  non  consentire,  ecc. 

%  Conta  de  balle;  Sballare,  Dare  o  Cacciar  biib- 
boie,  pa'^tinache,  bozze,  panzane,  ecc..  Narrar  fole, 
fanfaluche,  fandonie,  frottole.  Vendere  vescich?, 
Piantare  o  ficcar  carote,  ecc.,  Panzanare,  Imbub- 
bolare ,  ^Trottolare,  Crrotare:  Raccontare  cose 
sciocche  e  non  vere,  Dar  ad  intendere  una  cosa 
per  un'altra. 

S  Dà  in  balte,  in  ciampanelle  ;  Dar  in  fritture,  in 
ceci,  in  ciampanelle,  in  budella,  in  piattole:  Far 
delle  minchionerie,  ed  anche  Non  corrispondere 
né  all'espettazione,  né  al  desiderio. 
Sa>llai  s.  f.  Pallata:  Percossa  data  con  palla  da 
giuoco  0  di  neve. 

§  Tiàse  de  ballce  de  neive  ;  Fare  o  Giocare  alla 
neve  :  Tirarsi  a  vicenda  della  neve  ridotta  in  palle. 
!Ba>llà>  v.  n.  Ballare,  Danzare:  Muovere  i  piedi 
andando  e  saltando  a  tempo  di  musici;  il  che 
fassi  per  semplice  diletto  e  allegria,  e  anche  per 
altrui  trattenimento.  Dicesi  anche  Carolare,  ma 
questa  voce  significa  propriam.  Ballare  a  tondo, 
ed  usasi  per  lo  piìi  in  poesia. 

♦»  Ballare;  dicesi  per  similit.  di  Tutte  le  cose  che 
non  istanno  ferme  dove  sono  collocate ,  e  non 
combaciano  là  dove  dovrebbero:  A  bacchetta  a 
ghe  balla  drento;  La  bacchetta  vi  balla  dentro. 

—  da-o  freido;  Tremare  di  freddo. 

—  drento  5  vesti;  Affogar  nell'abito,  Disaccolare  : 
Dimenarsi  agiatamente  e  alla  larga  come  in  un 
sacco  ;  e  dicesi  per  lo  più  di  vesti  troppo  agiate. 

—  e  scarpe  in  pé;  Guazzare  i  piedi  nelle  scarpe. 

—  in  scici  corda;  Ballare  in  sulla  corda. 

S  Chi  balla  sensa  san,  l'è  matto  oppii  minciSn: 
Chi  balla  senza  suono  è  un  asino  ben  buono. 
Prov.  che  dicesi  di  Chi  fa  checchessia  senza  es- 
servi sollecitato. 

%  Fd  balla  i  denti;  Far  ballare  i  denti,  Sbattere 


il  dente,  Dare  il  portante  a"  denti.  M.  b.  e  vale 
Mangiare. 
M  —  balla  ùnn-a  persòiin-a;  Palleggiar  uno.  Cu- 
culiarlo, Farne  il  trastullo;  e  takoita  Aggirarlo, 
Abbindolarlo,  Dargli  a  credere  cose  non  vere. 
§  O  balli  eiva  in  sci  ùnn-a  punta  de  spd;  E' bal- 
lerebbe sulla  trementina,  dicesi  di  pt-rsona  lesta 
e  destra. 
§    Vesti  chi  balla  indosso  ;  Vestilo  largo:  Quello  che 
è  sovercb'amente  abbondanle  intorno  alla  persona. 

Balla^lbile  s.  m.  Ba'Iabile:  Qnel.'a  parte  d'una 
azione  mimica  che  è  destinala  al  ballo. 

Bstlleo  V.  Bubilan. 

Ballaenn-a,  V^  Ballcrinn-a. 
§  Ballcenn-a;  Ballerina,  tulretlola,  Codizinzola, 
Coditremola,  Strisciajuola,  Stiiscialtola,  Boarina. 
T.  ornit.  Molacilla  boarula.  Uccelletto  del  ge- 
nere delle  31olacille,  che  per  lo  più  si  pasce  di 
moschf^  e  di  vermi ,  e  posato  in  terra  dimena 
continuamente  la  coda.  Soggiorna  accosto  de' no- 
stri torrenti ,  e  vi  si  rinviene  in  gran  numero 
ogni  slagione  ed  in  tutte  livree. 

Bai  lai  trai  V.  Barban. 

Ballerin.  s.  m.  Ballerino,  Danzatore:  Quegli 
che  balla  o  fa  professione  di  ba  lare. 

—  da  corrfo;  Ballerino  da  corda.  Funambolo,  ed  an- 
che al  plur.  Acrobati. 

Ballerinn-a  s.  f.  Ballerina,  Danzatrice:  Colei 
eh''  balla  o  fa  professione  di  ballare.  ' 

Balletta  s.  f.  Palletta,  Pallina,  Pallottola.  Di- 
min,  di  Palla:  Piccola  palla. 
Il  Usato  in  gen.  masch.  dicesi  per  vezzo  a  Piccolo 
raga'.zo:  Citto,  Ciltolo,  Marmocchio,  Rabarchio. 

—  da  ciuccd;  Toiifetln.  Voce  fior.  V.  Ciocchetta. 

—  de  bce;  Pillacela,  Orbacca,  Pillola  caprina;  Ca- 
carello  delle  capre  e  delle  pecore. 

Balletto  s.  m.  Balletto.  Dim.  di  Ballo:  Piccolo 

lallo;  ma  d'ordinario  dicesi  d'Una  breve  azione 

pantomimica  con  musica  e  danza,  di   genere 

semplice,  pastorale  o  comico. 

Il  Ballotta,  Sùcciola,  Balogia:  Castagna  cotta  allesso 

colla  sua  buccia. 
Il  Boltonatojo  V.  Bottonóu. 
**g  Battezza  d'aigua  de  balletto  V,  ^gua. 
%  Dà  5  balletto;  Dar  pasto.  In  tcrm.  di  giuoco  si 
dice  del  Lasciarsi  vincere   artatamente  qualche 
cosa  per  tirar  su  il  giuocatore,  e  mostrare  di  non 
ne  saper  più  di  lui,  alfine  poi  di  dargli  la  stretta. 
Balle ttoin  s.  m.  pi.  Veccioni.  Voce  d'uso 
tose.  La  qualità  più  grossa  dei  pallini  da  schioppo. 
Ballezza  v.  a.  Palleggiare:  Fare  alla  palla  o 
al  pallone  fuori  di  partila.  Mandare  o  Ribattere  la 
palla  0  il  pallone  per  puro  esercizio  e  trattenimento. 
Il  Palleggiare,  per  Farsi  come  sbalzar  checchessia 
sulle  braccia  o  sulle  mani. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Palleggiar  uno,  (ìgnr.  vale  Te- 
nerlo a  bada,  a  dóndolo.  Lusingarlo  con  parole. 

Ballili  s.  m.  Pallino,  a!  pi.  Pallini:  Munizione 
piccola  per  uso  della  cai'cia.  -  Qu-^lla  munizione 
poi  che  è  ancor  più  piccola,  e  che  da  noi  chiamasi 
Strixta  [\'.  questa  pania),  dicesi  Migliarola. 

—  de  bocce;  Pallino:  Quella  piccola  pa'la  che  serve 
di  lecco  al  giuoco  delie  bocce  o  del  bigliardo. 

Ballo  s.  m.  Balio,  Danza:  Arte  di  muovere  or- 
dinatamente il  corpo  secondo  il  misuralo  tempo 
dell'armonia  e  l'Atto  del  ballare. 
Il  Ballo:  Quell'azione  drammatica  rappresentata  da 
ballerini  per  mezzo  del  gesto  e  della  danza. 


BAM 


BAN 


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5  Èse  in  60//0  ,:Enlrare,  Essere  0  Mettersi  in  bailo, 
dicesi  Quando  uno  si  trova  0  comincia  a  entrare 
in  qua'che  maneggio  0  impresa. 

S  Quando  s'è  in  bullo  bezéugna  balla  ;  Chi  si  trova 

in  ballo  ha  da  ballare  ,  e  vale  Chi  si  trova  in 

impegno  debfce  insistervi  finché  ne  esca  a  onore. 

Ballóii  s.  m.  Tallone:  Sorla  di   palla  grande 

falla  dì  cur'jo,  ripiana  d  aria,  che  serve  a  giocare. 

»  Scioccone,  Babbione,  Babbaleo,  Bomberò,  Bieto- 
lone, Penlolone,  Jtoccicone,  Pappalasagne,  Lava- 
cpci,  Bescio,  Arsafallo,  Barbandrocco ,  ecc.  V. 
Scemmellan. 

—  da  fd  pisselli ;  Tómbolo:  Arnese  rotondo,  sul 
quale  si  fanno  lavori  di  trina,  merletti  e  simili. 

—  da  tento;  Pallone,  Pallone  pien  di  vento,  Ca- 
rotaio, Carotiere,  Sballone,  Sbracione,  Bubbolone, 
Favolajo,  Parabolano,  Gonfiavesciche,  Scaricami- 
racoli.  Dicesi  di  Chi  conta  frottole,  cioè  Dà  ad 
intendere  cose  non  vere  e  spropositale. 

—  volante;  Pallone  0  Pallon  volante,  Areostato, 
Globo  areorlatico. 

**%  Andò.  0  Ése  in  tò  ballon;  Ubbriacarsi  0  Esser 
ubbriaco.  Modo  basso  e  fgnrato. 

Ba,llonà,  s.  f.  Pallonata  :  Percossa  data  col 
pallon?. 

Badilone  s.  m.  Pallaio  e  nell'uso  Pallonaio  e 
Palioniere,  ed  anche  Gonfìatore:  Quegli  che  prov- 
vede e  che  gonfia  i  palloni. 

Ba^llonetto  s.  m.  Palloncino.  Dimin.  di  Pal- 
lone: Pallone  piccolo. 
"  raIlon<ini.  Nel  num.  del  più  diconsi  nell'  oso 
Certi  piccoli  recipienti  di  foglio,  per  lo  più  co- 
lorilo, accomodati  in  guisa  da  tenervi  entro  il 
lume,  e  eh?  si  adoprano  in  occasione  di  pub- 
bliche luminarie. 

Barilotto,  v.  a.  Ballottare:  Proporre  per  via  di 
bossoli  e  ballotte  la  deliberazione  0  la  scelta  di 
una  cosa;  che  anche  dicesi  .Mandare  0  Mettere 
a  partito,  Squitlinare. 

Ba<llotta,zioii  s.  f.  Ballottazione,  Scrutinio, 
Sqniltmio:  Il  ballottare. 

Ballotto  s.  m.  Ballotto:  Piccola  balla  di  lana, 
di  cenci  0  altra  mercanzia,  abballata  in  un  ca- 
novaccio o  simile  a  forma  rotonda. 

BOrllòttoa.  s.  f.  Baja,  Fanfaluca,  Fandonia, 
Bozza,  B'ibbola,  Frottola  V.  Balfa. 

Ballotto».  V.  AhbulloUoà. 

Ba.llòu.  s.  m.  Pianerottolo,  Ripiano:  Quel  piano 
che  è  tra  branca  e  branca  delle  scale. 

"Ba-llusse  V.  Ballon  nel  2'  significato. 

Ba<lsa<]iii-a,  s.  f.  Bazuna:  Quella  striscia  di 
tela  0  d'altra  stofTa  che  si  cuce  sopra  la  parte 
increspata  delle  camicie,  de' grembiali  0  altro,  e 
serve  a  tener  ferme  le  crespe  medesime. 
«  Balzana,  per  Quella  striscia  di  tela,  che  fa  parte 
del  guscio  de'  sacconi  e  delle  materasse,  cingen- 
done inforno  intorno  i  teli. 

Ba^lùminsi  s.  f.  Balùmina.  T.  mar.  Il  telo 
più  1  Ur'o  della  vela  latina. 

Ba.tiil3a,xà,  s.  m.  Rambagiajo  e  Bambagiaro: 
NVndilore  di  bambagia. 

Ba.iiil>a.s:in.ii-a,  s  f.  Bamlagino:  Sorta  di 
tela  bianca  falla  di  fil  di  bambagia. 

Ba.iiil>a.x:o  s.  m.  Bambagia ,  anlic.  Bambagio  : 
Cotone  filato  V.  Cotiòn. 

Ba.m.'biii  s,  m.  Bambino,  e  per  vezzo  Bimbo, 
Bambo,  Mammolo,  Bamboceino,  Naccherino,  Par- 
golelto,  Infante:  Pieeolo  faociollo  in  fasce. 


Ba>ml>ò  s.  m.  Bambù.  T.  boi.  Banibusa  artm- 
dinacea.  Pianta  indigena  delle  due  Indie.  I  ba- 
stoni che  col  nome  di  Bambù  si  usano,  derivano 
da'  suoi  polloni. 

Banibocoia^ta,  s.  f.  Bambinaggine,  BàmboC- 
ceria,  Fanciullaggine.  Fanciulleria  V.  Figgioaja. 

Ba.iixt>ox>di  v.  a.  Dar  erba  trastulla.  Dar  can- 
zone, Tener  a  bada  0  a  badalucco,  .Menar  per  le 
lunghe:  Lusingare  con  isperanze,  ma  senza  ve- 
nire a  conclusione. 

Ba.iia,iiiio  s.  m.  Banano,  Musa,  Fico  d'Adamo. 
T.  boi.  Musa  para  listaca.¥TQilo  della  famigha 
delle  Musacee,  che  rassomiglia  ad  un  piccolo  co- 
comero bislungo,  che  si  apre  per  lungo  quand'è 
maturo.  La  polpa  è  saporita  e  nutritiva,  onde  serve 
d'alimento  in  Asia,  in  Africa  ed  in  America. 

Ba.iia.stx*a<  s.  f.  Cestone.  Dallo  spagn.  Banasta. 
Quella  particoIa'"e  spezie  di  cesta  grande  e  qua* 
drata,  tessuta  di  strisce  d'albera  (àrboaj,  nella 
quale  si  s'iole  ordinariamente  mettere  vermicelli, 
uova  e  simili  per  trasportare  da  un  luogo  all'al- 
tro. -  Cestone  dicesi  anche  La  cesta  per  someg- 
giare V.  Scarbassa. 

Basilea,  s.  f.  Panca,  e  in  molli  luoghi  fuor  di 
Tose,  anche  Banca:  Arnese  mnvibile  di  legno, 
sul  qnale  possono  sedere  insieme  più  persone.  - 
Pancaccia,  Ogni  panca  in  luogo  pubblico,  spe- 
cialm.  accanto  a  botteghe  di  caITè  0  simili,  sulla 
quale  chi  che  sia  vi  siede  per  passatempo  0  per 
conversare.  -  Panc((Cc/a«o ,  Pancacciere,  Pan" 
caccino,  Quegli  che  si  diletta  trovarsi  alla  pan- 
caccia. 

—  con  spaltèa  ;  Panca  a  spalliera  :  Quella  che  da 
uno  dei  iati  più  lunghi  ha  una  spalliera  0  ap- 
poggiatojo. 

—  de  géxa;  Panca  da  chiesa:  Panca  con  ispalliera, 
coll'appoggialojo  e  coli'  inginocchiatojo. 

—  dell' aze;  Panca  dell'asino,  Panca  del  biasimo 
V.  Aze. 

—  imbotita;  Panca  imbottita:  Quella  in  cui  il  piano 
è  imbottito,  cioè  Riempilo  di  capecchio  (rìvioj  0 
di  crino  e  non  suole  avere  spalliera. 

—  Banche  da  cóu;  .Manganelle:  Quelle  panche  af- 
fisse al  muro  nei  cori  dei  religiosi,  le  quali  ma- 
stieltate  s'alzano  e  s'abbassano.  Quelle  fisse  a  spar- 
timenti  ne'  cori  de'  Capitoli,  diconsi  Stalli. 

S  Ascàdd  e  banche;  Acculattare  0  Culatlar  le  pan- 
che. Modo  basso:  Sedere  a  lungo,  e  per  lo  pia 
oziosamente  sulle  panche.  Noi  lo  diciamo  spe- 
cialm.  di  (  hi  va  alle  scuole  e  non  ne  trae  profitto. 
S  Passa  sotto  banca  ùnn-a  cosa;  Mandar  sotto 
banca  una  cosa,  vale  Non  curarsene. 

Ba/iica,  s.  f.  Ranca  0  Banca  di  sconto:  Quel 
luogo,  dove  una  Compagnia  di  commercianti,  con 
beneplacito  e  sicurtà  fatta  dal  Governo ,  tiene 
grandi  somme  di  denaro  da  mettersi  in  giro,  e 
dove  si  scontano  cambiali  e  si  barattano  fogli  di 
commercio  con  danari  0  altri  fogli,  ecc.;  dicesi 
anche  Banco. 

Basilea,  s.  f.  Pancata:  Quella  quantità  di  persone 
che  seggono  sur  una  panca.  -  Pancale  si  dice  II 
panno  col  qnale  si  copre  la  panca  per  ornamento. 

Basilea,  s.  m.  Arcile.  Chiamasi  con  tal  nome  dai 
contadini  una  Cassa  grossa  ove  e'  ripongono  ca? 
stagne,,  fichi  secchi,  pomi  di  terra,  farina,  ecp. 

Banca/  s.  m.  Legnaiuolo,  Falegname;  il  primo 
è  più  comune  nell'uso,  il  secondo  è  più  nobile  ; 
Artefice  eh«  layora  di  lefnam*. 


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BAN 


S  Garsòn  da  banca;  Marangone:  Garzone  del  le- 
gnaiuolo che  lavora  per  opera. 

Bancaòto  s.  m.  Cambiamonete,  Cambiava- 
lute, Ciimbialore,  Cambista  :  Colui  che  fa  profes- 
sione di  cambiare,  a  seconda  delle  richieste  degli 
avventori,  dischi  monetati  d'una  data  specie  in  di- 
schi d'altra  specie,  di  biglietti  bancarii  o  di  carta 
monetata  in  moneta  sonante  o  viceversa,  e  di 
materie  d'oro  e  d'argento  in  numerario  conialo. 
In  Tose,  dicesi  anche  Bancherotto. 

Bancaròtta  s.  f.  Bancarotta,  Baiicarolto, 
Banco  fallito.  Fallimento:  Mancamento  di  denari 
a'  mercadanti,  per  cui  non  possono  pagare  i  de- 
biti a  tempo.-  Bancarotta  e  FaUimenlo  abbenchè 
si  adoperino  comunem.  l'un  per  l'altro,  propriam. 
parlando  differiscono  molto  fra  loro,  in  quanto  che 
la  Bancarotta  è  Lo  stato  di  quel  ne?;oziante,  che 
cessa  i  suoi  pagamenti,  non  costretto  da  immeri- 
tate sventure,  ma  per  sua  colpa  o  delitto;  il  Fal- 
limento al  contrario  è  Lo  stato  di  quel  negoziante 
che,  a  cagion  di  perdite  e  disgrazie  non  prevedute, 
è  posto  in  grado  di  non  poter  soddisfare  i  suoi 
creditori.  -  Bancarotta  trae  l'etimol.  dal  Rom- 
persi il  banco,  che  anticam.  usavasi  in  Italia,  di 
quel  negoziante  che  in  malafede  ingannava  i  suoi 
creditori  e  fuggiva. 

Bauclxetta  s.  f.  Panchetta,  Pancuccia,  Pan- 
chetto, Predella:  Arnese  di  legname,  sul  quale 
si  siede,  o  sedendo  si  tengono  i  piedi. 

—  da  barilce;  Cavalletto:  Specie  di  capra,  sulla 
quale  come  sur  un  banco  il  barilajo,  seduto  a 
cavalcione,  pareggia,  col  coltello  a  petto  (cottello), 
le  doghe  ed  assottiglia  le  stecche  di  legno  per 
farne  cerchi. 

—  da  caga;  Predella,  Seggetta,  Sella:  Quella  seg- 
giola fatta  a  cassetta,  con  entro  il  càntero,  e  che 
si  tiene  vicino  al  letto  per  caso  occorra  andar 
del  corpo  la  notte,  senza  recarsi  allo  stanzino. 

S  Esc  a  banchetta;  Essere  alla  màcina  o  in  fondo 
0  per  le  fratte.  Trovarsi  in  bisogno,  in  angustie, 
alle  strette,  Non  aver  modo  d'adempiere  a' suoi 
impegni.  Modo  figurato. 
Banclxettiii  s.  m.  Panchettino,  Panchettina, 
Predellelto,  Predellino,  Sgabelletto,  Sgabellino: 
Piccolo  panchetto,  ma  intendesi  sempre  che  sia 
ad  uso  di  appoggiarvi  i  piedi  quando  si  sta  se- 
duti e  per  salire  in  letto. 

—  d'appoggio;  Appoggiatojo.  T.  de'Torniai  V.  Ter- 
saggio. 

Bauoliettiiin-a  V.  Bamhettin. 
Banchetto  s.  m.  Panchetto,  Predelletto,  Pre- 
dellino: Piccolo  panco  per  sedere  o  per  altri  usi. 

—  da  pètenw  ;  Panca.  T.  petlin.  Arnese  che  ha  una 
lesta  chiamata  Torchio,  su  cui  si  fa  qualunque  la- 
voro intorno  a'  pettini. 

—  da  savaltin;  Deschetto  e  corrottam.  Bischetto: 
Tavolino  sopra  cui  i  calzolai  pongono  tutti  i  ferri 
e  i  materiali  per  lavorare  le  scarpe. 

Banclxiere  s.  m.  Banchiere  e  Banchiero:  Chia- 
mansi  così  I  commercianti  che  tengono  casa  di 
banca,  facendovi  il  traffico  cambiario,  ricevendo 
depositi,  aprendo  conti  correnti,  e  compiendo  altre 
operazioni  bancarie. 

Banco  s.  m.  Banco:  Quella  tavola,  su  cui  i  cal- 
zolai, sarti  ed  altri  artigiani  distendono',  o  ta- 
gliano 0  pesano  o  misurano  la  lor  mercanzia. 
«  Banco,  per  Quella  tavola,  appresso  la  quale  ri- 
seggono i  giudici  a  render  ragione. 


"  —  per  Quella  tavola,  presso  la  quale  stanno  i 
mercadanti  a  contare  i  loro  danari  o  a  scrivere 
i  lor  conti;  ed  anche  11  luogo  dove  i  Banchieri 
custodiscono  i  denari  ed  esercitano  la  lor  pro- 
fessione. 

1)  —  per  Quella  tavola  che  è  disposta  nella  lar- 
ghezza de' battelli,  e  su  cui  seggono  i  rematori 
quando  vogano. 

Il  —  In  alcuni  giuochi,  come  al  faraone,  al  biri- 
bisso,  al  sette  e  mezzo  ecc.  è  Quella  somma  che 
colui  che  regge  il  giuoco,  e  che,  siccome  dicesi, 
fa  0  tien  il  banco,  deposita  per  far  fronte  alle 
vincite  che  fanno  gli  altri  giuocatori  j  e  chiamasi 
Banco  anche  Colui  che  lo  tiene. 

—  d'aenn-a;  Banco  d'arena:  Quell'alzamento  Ine- 
guale di  rena  nel  fondo  del  mare  (o  de'  fiumi), 
che  non  lascia  tanl'acqua  che  basti  a  sostenere 
le  navi  d'una  certa  grandezza,  e  che  si  alza  tal- 
volta verso  la  superficie  dell'acqua  o  la  sormonta. 
Vi  sono  de'  banchi  di  sabbione  e  de'  banchi  di 
sassi. 

—  da  banche;  Pancone:  Quella  panca  grossa,  sopra 
cui  i  legnaiuoli  lavorano  il  legname. 

—  da  fraveghi;  T.'ivolello:  Piccolo  banco  su  cui 
lavorano  gli  orefici. 

—  da  tolto:  Prenditoria,  Ricevitoria,  e  in  alcuni 
luoghi  della  Tose.  Botteghino:  La  bottega  ove 
si  giuoca  al  lotto. 

§  0  paga  camme   un   banco;   E'  paga  come  un 

banco,  dicesi  di  Chi  è  puntualissimo  nel  pagare 

i  debiti. 

Banda  s.  f.  Banda  :  Una  delle  parti  o  destra  o 

sinistra,  o  dinanzi  o  di  dietro;  Canto,  Lato,  Parte. 

1)  Banda,  per  Paese  e  Parte  del  mondo:  Da-e  no- 
stre bande;  Dalle  nostre  bande,  cioè  Nei  nostri 
paesi. 

«  —  per  Truppa,  Numero  di  persone,  e  dicesi  per 
Io  più  di  malviventi  o  ladri. 

I)  —  Quell'unione  di  suonatori  salariati  che  accom- 
pagnano 0  precedono,  suonando,  i  distaccamenti 
dei  soldati  in  alcuna  delle  loro  funzioni;  che  anche 
dicesi  Banda  militare. 

t)  Stralisciatura  :  Quella  guarnizione  della  stessa  o 
diversa  roba,  tagliata  a  schiancìo  (de  sbiascio), 
che  si  pone  esteriormente  verso  il  lembo  del 
vestito  delle  donne. 

—  stagna;  Banda  stagnala,  lo  stesso  che  Latta  V. 
Lamma. 

§  Andd  a  banda,  Fa  andd  a  banda  V.  À  banda. 
§  Dà  banda;  Da  banda.  Posto  avverb.  vale  Da 

una  parte  o  In  disparte:    Ciammd  dà  banda; 

Chiamare  da  banda,  cioè  In  luogo  separato  ove 

altri  non  intenda. 
§  Da  banda  a  banda;  Da  banda  à  banda,  cioè 

Da  una  parte  all'altra. 
§  Dall'atra  banda;  Dall'altra  banda.  Posto  avverb. 

vale  Per  lo  contrario,  D'altronde,  Dall'altra  parte. 
§  Da  ùnn-a  banda;  Da  una  banda.  Posto  avverb. 

vale  Da  un  Iato,  In  un  verso,  Da  una  parte. 
S  Lascia  dà  banda;  Lasciar  da  banda,  vale  Om- 

mettere.  Non  parlar  d'una  cosa. 
*§  Mette  à  banda  nn  bastimento;  Mettere  alla  banda 

0  Abbattere  un  bastimento  V.  À  banda. 
$  Mette  0  Mettise  dà  banda;   Metter  o  Mettersi 

da  banda,  vale  Mettere  o  Mettersi  da  parte  o  in 

disparte;  e  parlandosi   di  denaro,  dicesi  Porre 

in  serbo.  Far  gruzzo  o  gruzzolo  o  peculio. 
Baudadda  s.  f.  Bordata;  Fiancata.  T.  mar. 


ÈAN 


ÈAN 


109 


Lo  sparo  di  tulla  lariiglieria  d'un  fianco  della 
nave. 

S  Manda  ùnn-a  bandai' da  ;  Mandare  o  Fare  una 
bordata:  S'parare  tulli  i  cannoni  che  sono  sul- 
l'uno 0  sull'altro  fianco  del  vascello. 
!Ba.ii<léa<  s.  f.  Ba-idie:a:  Drappo  legato  ad  asta, 
dipintevi  entro  le  imprese  de' capitani  o  l'arme 
de' principi,  e  si  porla  in  battaglia;  Insegna, 
Stendardo,  Vessillo. 

«  Bandiera,  per  Quel  drappo  di  diversi  colori  o  fogge, 
con  armi  o  altri  segni  indicanti  la  nazione  delia 
quale  è  la  nave,  e  si  porta  fissata  sopra  un'asta 
dirizzala  sul  castello  di  poppa. 

—  a  mez'asla;  Bandiera  a  mezz'asta.  T.  mar.  V. 
A  mez'asta. 

—  de  pai'iensa;  Bandiera  di  partenza.  T.  mar. 
Quella  bandiera,  che  anticamente  usavasi  porre 
sui  navigli  al  trinchetto  per  segno  di  dover  tosto 
partire. 

—  in  derno;  Bandiera  in  derno.  T.  mar.  Chiamasi 
cosi  l  na  bandiera,  stretta  insieme  in  tutta  l'in- 
testatura 0  ghindante,  ovvero  con  un  nodo  verso 
la  metà  di  essa;  si  issa  al  pomo  dell'asta,  e  si 
lascia  così  sventolare;  ed  è  quoslo  un  segnale 
per  domandar  soccorso  quando  il  bastimento  tro- 
vasi in  qualche  gran  pericolo. 

—  vegia,  onó  de  capilannio;  Bandiera  vecchia,  onor 
di  capitano,  ovv.  Bandiera  vecchia  fa  onore  al 
capitano.  Prov.  e  dicesi  per  Io  più  di  Ciascuno 
che  abbiasi  quasi  consumati  gli  strumenti  della 
su' arte,  per  averli  adoperati  assai. 

3  Assegùd  a  bandèa;  Assicurar  la  bandiera.  T.  mar. 
V.  Assegùd. 

%  Fa  a  bandèa;  Far  la  bandiera.  Dicesi  de'sarli 
che  rubano  del  panno  nel  tagliare  i  vestiti. 

%  Porta  a  bandèa;  Portar  la  bandiera:  Essere  il 
primo. 

%  Porta  via  a  bandèa;  Riportare  o  Guadagnar  la 
palma.  Modo  figurato. 

S  Quello  chi  fa  bandee;  Banderajo. 

§  Vortd  bandèa;  Voltar  bandiera,  Voltar  cappa  o 
casacca,  Cangiar  mantello,  vagliono  Cangiar  sen- 
timento. 
!Ba<iidei*òlla.  s.  f.  Banderuola,  Ventarola  e 
Ventaruola:  Arnese  di  metallo  che  si  volta  a  tutti 
i  venti,  e  ponsi  ne' pili  eminenti  luoghi  degli  edi- 
fizi  per  ornamento  o  per  conoscere  qual  vento 
soffia. 

M  Banderuola,  per  similit.  dicesi  ad  Uomo  volubile, 
instabile,  leggero  V.  Bandèta. 

—  da  lùmmèa  ;  Ventola,  Paralume  :  Arnese  che  serve 
per  parare  il  lume  di  lucerna  o  di  candela  af- 
finchè non  dia  negli  occhi.  Ce  n'ha  di  seta,  di 
vetro  colorato  e  di  porcellana  bianca,  Quest'ul- 
time diconsi  Ventole  litofane. 

—  da  sciuscià  in  lo  féugo  ;  Soffietto.  Voce  fiorent. 
Specie  di  rosta  quadrangolare  di  latta  o  di  cartone 
con  manico  di  legno,  che  serve  a  scuoter  l'aria  e 
spingerla  sui  carboni  nel  fornello  o  nel  braciere 
per  ravvivarne  l'accendimento.  In  Toscana  suol 
essere  di  sala  o  di  paglia,  e  rotonda. 

Sa.iicLéta.  s.  f.  Ventaglio:  Arnese  atto  ad  agitar 
l'aria  a  uso  di  rinfrescarsi  la  faccia  nella  stagione 
calda.  Consta  delle  stecche  (cannette)  e  de' ba- 
stoncelli 0  stecche  maestre  (timoinj,  tutte  imper- 
niate insieme  ad  un'estremità,  e  del  \o%\\o  (pappe) , 
che  è  una  zona  circolare  per  lo  più  di  carta  ad- 
doppiata. 


n  Banderuola  o  Banderuola  da  campanile,  Bèrgolo, 
Farfalla,  Girandola,  Arcolaio;  detto  figurai,  di 
persona,  vale  Instabile,  Leggiero,  Mutabile  di  vo- 
ionlà  e  di  parere  per  ogni  minima  cagione. 

—  da  para  e  mosche;  Paramosche,  Scacciamosche, 
Rosta.  • 

Sa/Udétà  s.  f.  Colpo  di  ventaglio 

Bandétà  s.  m.  Ventagliaio  e  Ventagliaro  :  Colui 
che  fabbrica  e  vende  ventagli. 

Ba/iidi  V.  a.  Bandire  V.  Exilid. 
1)  Bandire,  per  Allontanare,  Cacciare,  Escludere,  e 
dicesi  tanto  di  persone   quanto   di  cose:   L' ho 
band'io  da  casa  mce;  L'ho  bandito  da  casa  mia. 

—  a  cròxe  addosso  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Bandir  la 
croce  0  le  croci  addosso  a  uno,  vale  Dirne  male, 
Far  proposito  di  perseguitarlo. 

§  Bandise  da  un  lèugo;  Allontanarsene,  Non  an- 
darvi più.  Non  lasciarvisi  più  vedere. 

Sa.n.ciio  s.  m.  Bandito:  Colui  che,  avendo  com- 
messo qualche  delitto,  per  isfuggire  alla  sua  pena 
si  è  rido;  lo  alla  specie  degli  assassini  e  si  è  fallo 
malandrino. 
Il  Bandito,  in  forza  di  partic.  vale  Esiliato,  Proscritto, 
e  talora  Cacciato,  Allontanato,  Escluso  V.  Bandi. 
%  Corte  bandìa;  Corte  bandita  V.  Córte. 
%  Tegnì  loa  band'ia;  Tener  tavola  bandita,  vale 
Far  convili  ove  può  andare  ognuno. 

!Oa.iid.ò  s.  m.  Cuffia,  da  notte,  e  più  comunem. 
Berretta  e  Berrettino  da  notte:  Quella  specie  di 
cuffia  che,  bianca  e  poco  ornata,  tengono  le  donne 
in  capo  la  notte.  Dal  frane.  Bandeau. 

S£LiidLoliex*a>  s.  f.  Bandoliera:  Quella  traversa 
di  cuoio  0  d'altro,  che  si  porta  a  armacollo,  alla 
quale  stanno  at'accate  fiaschette  di  cuoio,  che  por- 
tano i  soldati  ad  uso  di  tenervi  la  polvere,  o  anche 
la  sciabola  e  la  giberna. 

Sa/Ud-óu  s.  m.  Bandone.  T.  di  magona.  Larga 
piastra  di  ferro,  che  è  Una  specie  di  lamiera,  sta- 
gnata da  ambe  le  parli,  e  serve  per  fare  vari  ar- 
nesi di  cucina. 

Sansa.  0  Bàuge;  Bilancia  e  al  plur.  Bilance: 
Slrum.  in  cui  Pignolo  peso  d'un  corpo  viene  a 
farsi  nolo  dal  vederlo  slare  in  equilibrio  con 
altro  corpo  di  peso  conosciuto,  ambedue  sospesi 
a  eguale  distan//a  dal  centro  del  movimento.  La 
bilancia  ha  due  gusci  o  piattelli  (còppe)  sostenuti 
da  tre  catenelle  raccomandale  superiormente  ad 
un  uncino  (gancio),  che  si  appicca  all'estremità 
delle  braccia  (bracci)  del  giogo  (asta).  In  uno  dei 
gusci  si  mette  la  roba  che  si  vuol  pesare,  nell'al- 
tro i  pesi  (e  peize)  che  le  fan  contrappeso.  Il  giogo 
consta  di  braccia  eguali,  ha  da  ambe  le  parti  in- 
torno al  pernio  due  lenti  (lenti)  ossia  due  ingros- 
samenti che  rendono  il  giogo  più  forte,  e  fan  sì 
che  né  esse  né  l'ago  (ombrisallo)  freghino  contro 
la  trutina  (maschetta). 

—  a  due  porlce;  Stadera  a  due  portate  V.  appresso 
Porld  da  bansa. 

—  da  man;  Stadera:  Bilancia  d'un  guscio  solo,  con 
cui  si  pcsan  diverse  robe  sostenendole  in  bilico. 

—  Bdnse  finn-e;  Bilancia  gelosa,  dicesi  Quella  la 
quale,  per  essere  di  squisita  costruzione,  dà  ii 
tracollo  al  minimo  peso  che  rompa  l'equilibrio. 

I)  —  ordenàie ;  Bilancia  pigra:  irconlrario  di  Bi- 
lancia gelosa. 
§  Asia  da  bansa  da  man;  Stilo  o  Fusto:  Quel 
lungo  braccio  della  stadera,  su  cui  sono  segnate 
le  libbre  e  le  once. 


Ilo 


BAR 


BAR 


g  Da  (15  dìo  a  bànsa;  Dar  il  tratto  alia  bilancia, 

vaie  Far  che  la  bilancia  pieghi  da  una  parte. 
S  Ése  in  bànsa;  Dubitare,  Non  si  risolvere,  SlJic 

in  dubbio.  3Iodo  tìgurato. 
S  Grosso  da  bànsa;  l'orlala  maggiore,  Lato  grosso: 
Quel  Iato,  le  cui  tacche  (crenn-ej  indican  pesi  di 
una  maggior  denominazione. 
S  lUenùo  da  bànsa;  Portala  minore:  Quel  lato,  le 
cui  tacche  indican  pesi  d'una  minore  denomina- 
zione. 
S  Porta  da  bànsa  ;  Portata  della  stadera  :  La  mag- 
gior quantità  di  peso  ch'essa  può  indicare  da  un 
lato  dello  stilo. 
S  Tegni  un  in  bànsa;  Tener  a  bada,  Tener  sulla 
fune  0  sulla  corda,  sulla  gruccia,  in  pastura.  Dar 
pasto,  Badaluccare  j  figurai,  vagliono  Intertenere 
altrui  colla  speranza,  Tenerlo  dubbioso  e  sospéso. 
Dargli  pena  coll'indugio. 
£(à.nsà.  s.  f.  Una  bilancia  piena,  cioè  Quanto  ne 

può  capire  una  bilancia. 
8a.xi.sa.  s.  m.  Biianciajo  :  Colui  che  fa  o  vende  le 

bilance:  oggi  Sladerajo. 
"Bandèlle  s.  f.  pi.  Bilancelle  V.  Balancelle. 
IBan^ette  s.  f  p'.ur.  Bilancelle.  Dimin.  di  Bi- 
lancia e  Bilance.  Chiamansi  d'ordinario  così  Quelle 
bilancelle  che  lengonsi  in  una  cassettina  di  legno 
onde  pesare  le  monete  d'oro  e  anche  le  gemme  : 
altrim.  Saggio,  Saggiudo. 

—  dell'óu  0  da  fràveyo;  Bilancia  dell'oro  o  Bilancia 
dell'orafo:  Piccola  bilancia,  con  cui  si  pesano  mi- 
nuterie d'oro  e  d'argento,  gemme,  perle  e  simili, 
e  anche  moneta  d  oro. 

Bansóu  s.  m.  Staderone.  Accresc.  di  Stadera  : 
Grossa  stadera  V.  sopra  Bànsa  da  man. 

Sa.x*a  s.  f.  Carrettone  :  Grosso  veicolo  a  due  ruote, 
senza  sponde,  che  serve  al  trasporlo  di  mercanzie 
ne' lunghi  viaggi. 

—  de  (cero;  Barra,  Spranga,  Verga  di  ferro:  Lunga 
asta  di  ferro  quadrata,  rotonda  o  piana  che  si  la- 
vora a  vari  usi. 

iBa.x*a.cca<  s.  f.  Baracca:  Capanna  d'assi,  di  fra- 
sche 0  dallro,  che  si  fanno  i  soldati  o  altri  in 
campagna  per  ripararsi  dal  sole  e  dall'acqua,  o 
per  farvi  bottega. 
»  Gozzoviglia  0  Gozzovigliata;  dicesi  figurai,  e  in 
m.  b.  per  Manicamento  in  allegrezza  e  in  brigata. 

—  di  burattin;  Castello  de' burattini:  Quelli  mac- 
china mobile,  in  cui  sta  il  buruttinajo  a  far  ballare 
i  burattini. 

—  dò  caro  ;  Copertino.  Voce  del  contado  V.  Tambùo. 
%  Ande  0  Caccia  in  baracca;  Andare  o  riandare 

in  fascio,  in  baracca,  in  pasta.  T.  starnp.  Andare 
0  Mandare  in  iscompiglio  per  negligenza  o  per 
altro  accidente  la  materia  già  composta. 
%  Fd  0  Acciantd  e  baracche;  Baraccare.  T.  milil. 
Rizzare  o  Piantar  le  baracche,  Coprirsi  con  ba- 
racche. 

Ba.ira.oea.li  s.  m.  Baracane:  Sorla  di  panno  fatto 
di  pelo  di  capra,  simile  al  ciambellotto. 
"  Pastrano,  Palandrano  :  Specie  di  mantello  senza 
maniche,  con  larga  pistagna  (colletlo)  e  lungo  ba- 
vero ftabarrinj;  cosi  detto  perchè  da  principio  era 
fallo  di  baracane;  in  seguito  però  si  adoperò  altro 
genere  di  panno  secondo  la  moda. 

!Bax*accliiii  s.  m.  Ramino:  Vaso  di  stagno,  di 
rame  o  di  latta,  con  manico  metallico,  curvalo  in 
semicerchio,  girevole  in  due  opposti  occhiellini  ad 
U90  di  portar  minestra  o  checchessia  d'altro  ai 


soldati.  Alcuni  lo  dicono  Gamella  o  Gavetta,  ma 
que?la  propriam.  sarebbe  Una  scodella  di  legno, 
in  cui  mangici  no  la  zuppa  i  marinai  e  i  soldati 
a  bordo  de  bastimenli  da  guerra. 

Baraccòn.  s  m.  l'etloja:  Tello  fallo  in  luogo 
aperto  soslenulo  da  pilastri,  e  ch'uso  ordin;iriiimenlc 
con  cancelli  di  I  -gno,  sotto  il  quale  si  ripongono 
per  lo  più  legnami  ed  altre  grosse  masserizie. 

Bai*"bas.m  Zio:  Fratello  del  padre  od  Ha  madre, 
correlativo  di  Nipote;  aniic.  Barba  e  Barbano. 
S  In  casti  d5  barba,  chi  rompe  paga;  Chi  rompe 
pagn   Prov.  di  chiaro  signifl'ato. 

!Bax*1ba  s.  f.  Barba:  Nome  collettivo  dei  pe!i  del 
mento  e  delle  guimee  nell'uomo;  e  per  similit.  di- 
cesi di  Quei  ciondoli  di  pelo  ch'i  sogliono  avere  i 
becchi  e  le  capre  soito  il  mento,  che  in  questo 
senso  dicesi  anche  Cincinni. 

—  arruffa;  Barbaccia,  ed  in  isch^rno  Barba  d'Olo- 
ferne: Barba  folla  ed  arruffata. 

—  cùria  e  arrissà;  Barbetta  a  cavolo.  Voce  dell'uso. 

—  d' arti  ciocche  ;  Barba,  Borra,  Fieno:  Quella  lanu- 
gine che  è  nel  girello  de' carciofi  quando  e'son 
vecchi. 

—  dò  gran;  Resta  e  dottrinalm.  Arista:  Quel  sot- 
tilissimo filo  simile  alla  sdola ,  appiccalo  alla 
prima  spoglia  del  granello,  ed  è  proprio  del  grano 
e  di  alcune  biade. 

—  dò  spigo  de  granòn ;  Barba,  Ciuffo,  Chioma: 
Quelle  fila  che  sono  attaccate  alla  pannocchia  del 
grano  turco. 

—  reca;  Barba  rada,  Barba  spiovuta. 

—  sparita;  Barba  a  forfpcchina:  Barba  bipartita, 
come  pingesi  nei  profeti. 

—  succida;  Barba  piallolosa. 

—  Barbe;  Barbe:  Quelle  radicene  delicate  e  fila- 
mentose che  si  trovano  attaccale  sulle  grosse  ra- 
dici di  qualunque  pianta,  e  più  propriam.  Le  fibre 
molli  e  pendenti  delle  piante. 

S  A  barba  m.  avv.  Alla  barba  V.  questa  voce 
alla  sua  sede  alfa!;etica. 

S  A  l'ha  tanto  de  barba;  Ila  la  barba.  Si  dicedi 
Una  novità,  e  vale  Si  sa  da  un  p.-zzo,  È  vecchia. 

S  Fa  0  Taggià  a  burba  ;  Fare  o  Radere  la  barba, 
ed  anche  assolutam.  Radere  :  Levare  il  pelo  dai 
viso  col  rasojo. 

%  Fd  a  barba  a  ùnn-a  persònn-a;  Far  la  barba 
a  uno,  figurai,  vale  Sopraslargli,  Saperne  o  Es- 
serne da  più. 

§  Insavonà  a'barba;  Insaponar  la  barba. 

§  Nò  gh'é  barba  d'ommo  chi  posse...  ;  Non  v'ha 
barba  d'uomo  che  passa...  Dicesi  in  astrailo  per 
dire  Non  v'ha  alcuno  per  valente  che  sia  che 
possa  fare  una  tal  cosa. 

S  Ormezzàse  in  barba  de  gatto;  Ormeggiarsi  a 
due  0  in  barba  di  gallo.  T.  mar.  V.  Ormezzd. 

$  Poca  barba,  poco  giudizio;  l'oca  barba,  poco 
giudizio.  Frov.  e  vale  che  1  giovani  non  hanno 
il  senno  delle  persone  già  falle. 

%  Servi  ùnu-a  pcrsonn-a  de  barba  e  de  perrùcca; 
Abburatlare  uno  per  lo  modo,  Conciarlo  pel  dì 
delle  feste.  Conciarlo  male.  Fargli  gran  danno; 
ed  anche  Aggiusiar  uno,  Trattarlo  come  merita. 
Barl>al>ecco  s.  m.  Barba  di  becco,  Sasse- 
frica,  Raperoiizolo  salvaiico,  Tragopogono  a  foglia 
di  porro,  Tragopogono  comune.  T.  bolan.  Tra- 
gopogon  porrifolium.  Pianta  che  ha  il  fuslo  di 
circa  centimetri  63,  cilindrico,  liscio,  fistoloso; 
le  foglie  abbracciami  il  fuslo,   lunghe,  strette. 


1 


BAR 


BAR 


111 


appuntale,  scanalale  alla  base;  i  fiori  violetti, 
solitari,  terminali,  che  appajono  da  maggio  a 
luglio.  Collivasi  (la  noi  come  orlaggio  ed  è  succe- 
daneo alla  scorzone'a.  Le  sue  barbe  colle  sono 
buone  in  in>a!a[a. 

Barbacio  s.  m.  Canzone:  Il  cantare  alla  di- 
slesa dell'usignuolo  e  d'allri  uccelli. 

Bairlbag-g-ià  v.  n.  Cicalare,  Cinguettare,  Cia- 
ramellare, Ciacciameliare,  Anfanare,  Taltamel- 
lare,  Berlingare,  Scolteggiare :  Ciarlare  slucche- 
volmenìe.  Parlare  a  vanvera. 

Bartoag-g-ión  s.  m.  Cicalone,  Cicaliere,  Ci- 
calaiore,  .Aniaiialore,  Gracchiatore,  Ciaramella, 
Tatlamel'a:  Chi  favella  assai,  senza  fondamento 
0  conclusione. 

Sa]:*l>a]i  s.  m.  Pau ,  Befana ,  Trenlavecchia  , 
Trentapara,  Trenlancanna,  Biiiorsa,  Orco,  Ver- 
siera: Nomi  di  larve  imaginarie  inventati  dalle 
bàlie,  che  hanno  il  malvezzo  di  spaventare  i  bam- 
bini per  icnderli  ubbidienti. 

Sax* Inanella  s,  m.  Baggeo,  Parbagianni,  Moc- 
ceca,  .Moccicone,  Bietolone,  ecc.j  dicesi  ad  Uomo 
infilo  e  scempio. 

Barbari tse  s.  f.  Barbarie,  Crudellii,  Ferità, 
Inumaniià.  Spielatez  a,  Tirannia:  Azione  crudele. 

Barbaròssa  s.  f.  BarLarossa:  Spezie  d'uva, 
con  cui  sì  fa  del  vino  di  tal  nome,  delicato  e 
odoróso ,  ma  di  poco  spirilo  e  di  poco  colore. 

Barbasciùsci^I  Cozzi  gozzi!  Interj.  che 
va  e  Non  mai.  Non  .«ara  mai  vero. 

Barlbassùo  add.  Barbuto:  Che  ha  gran  barba. 

IBarlbè  s.  m.  Barbiere:  Quegli  che  rade  la  barba 
e  tosa  i  capegli.  Voce  oggidì  pressoché  e  nfinala 
in  conlaJo  V.  Pertùcché.  -  Una  volta  p^r  la 
promiscuità  dell'arte  dicevasi  Barbiere  eziandio 
Quegli  che  eserciiava  la  bassa  chirurgia,  il  per- 
chè in  molli  paesi  della  Liguria  vige  anche  og- 
gidì Barbe  per  Chirurgo. 
S  Adaxo  barbe,  che  l'wgua  a  s' ascada;  Piano 
piano,  barbier,  l'acqua  si  scalda.  Prov.  che  da  noi 
si  usa  quando  si  vuol  presagire  altrui  il  prossimo 
castigo  delle  s;ie  colpe.  I  Toscani  invece  dicono 
Piano,  barbier,  che  il  ranno  è  caldo  o  che  il  ranno 
cuoce;  ma  essi  vcglion  dire  Che  si  faccia  a  bel- 
l'agio e  si  vada  bel  b  Ilo,  ovv.  Che  non  si  vuol  ac- 
consentire che  si  faccia  alcuna  cosa  in  nostro  danno. 

]Bart>cng-a  s.  f.  Guancia:  Quel  taglio  del  bue 
0  della  vacca  vicino  alla  mascella  nella  regione 
parnlidea.  , 

JBarlbeotto  s.  m.  Flebotomo:  Chi  cava  san- 
gue negli  spedali.  Barbierotto  in  Sfarineria  chia- 
masi Il  servente  del  barbiere  o  chirurgo  ne'  ba- 
stimenti. 

Barbèra  s.  f.  Barbèra  ;  Spezie  d'uva,  che  si 
raccoglie  specialmente  nella  provincia  d'Asti  o  in 
quella  d'Alba,  la  quale  dà  un  vino  eccellente  che 
porla  lo  slesso  nome  V.  Uga. 

Barbetta  s.  f.  Barbetta,  Barbaccia.  Dimin. 
di  Barba. 

—  da  /«/jc/a;  Barbetta  della  lancia.  T.  »nar.  Corda 
sottile  appartenente  ad  una  lancia  per  darle  volta 
0  alla  banda  della  nave  o  a  terra,  o  per  rimor- 
chiarla. 

Barbette  s.  f.  pi.  Bàrbule.  T.  di  mascalcia. 

Piccola  escrescenza  di  carne,  lunghetla  e  acuta, 

che  nasce  nel  palalo  o  sotto  la  lingua  del  cavallo 

che  gì'  impedisce  di  mangiare. 

M  Barbine  :  Ciocche  bislunghe  di  fiorellini  artefatti, 


Poste  sotto  la  tesa  del  cappello  delle  donne,  una 
per  parte  e  scendenti  fino  qnasi  sotto  il  mento. 
"  Barbette;  chiamano  nell'uso  i  pescatori  Quei  fili 
di  seta  da  pescare  raccomandati  all'estremità  delia 
lenza  ed  a' quali  sono  allaccali  gli  ami. 

Barbiu  (Canj;  Can  barbane,  e  assolut.  Barbone: 
Sorta  di  cane  col  pelo  lungo,  folto,  ricciuto,  col- 
l'orecrhie  a  palma,  e  che  per  lo  piiì  va  all'acqua. 

Barbixi  s.  m.  plur.  Balli,  Basette  V.  Bu^. 

—  dò  gallo;  Bargigli  o  bargiglioni:  Quella  carne  rossa 
come  la  cresta ,  che  p'^nde  sotto  il  becco  a'  galli. 

Barbixon.  s.  m.  Basetlone:  l'omo  che  porta 
basette  grandi  e  folle. 

Bàrboa  (Santa);  Santa  Barbara.  T.  marin. 
Ricetto  della  polvere  da  guerra,  sotto  il  ponte, 
dalla  parte  di  poppa. 

Barbollo  V.  Babollo  ne' suoi  vari  signif. 

Bax'b'n  s.  m.  Barbone:  Colui  che  nutrisce  la 
ha.  ha  lunga. 

Barbos^sa  s.  f.  Barbozza:  Quella  parte  della 
lesta  di'l  cavallo  dov'è  il  barbazzale  V.  Bardùssd. 

Barbottà  v.  n.  Balbettare,  Balbezzare,  Baibel- 
ticare,  Balbutire,  Balbuzzare,  Scilinguare,  Tro- 
gliare,  Tartagliare:  Pronmziar  male  o  con  diffi- 
collà  le  parole  per  impedimento  di  lingua.  Tar- 
tagliare propriam.  dicesi  del  Replicar  pili  volte 
una  medesima  sillaba  p^r  non  poter  esprimere 
ad  un  trailo  le  parole,  e  quelle  specialmente  un 
po'  difficili  V.  Checchezzà,  Tarlaggià. 
«  Borbottare,  Brontolare,  Lifonchiare,  Bofonchiare 
V.  Mòijògnà. 

—  di  figgiéu;  Cinguettare,  Ciancicare,  Linguetlare:  Il 
parlar  de'fanciulii  quando  e' cominciano  a  favellare. 

—  ùnn-a  lingua;  Cinguettare  una  lingua,  vale  Par- 
larla malamente  e  a  stento. 

Barbotto  add.  Balbo,  Balbuziente,  Bleso,  Sci- 
linguato, Troglio:  Che  balbetla,  scilingua  o  Iroglia, 
Che  per  vizio  naturale  o  accidentale  stenta  a  pro- 
nunziar le  parole.  Bleso  dicesi  propriam.  Colui 
che  per  difetto  di  lingua  non  pronunzia  schiette 
certe  consonanti,  special m.  le  lettere  /,  r,  *,  o  le 
scambia  involonlariam.  con  altre  ;  Scilinguato , 
Quegli  che  ha  difollo  nello  scilinguagnolo  (filetto), 
e  non  potendo  volgere  la  lingua  colla  debita  agi- 
lità non  può  profferire  spedito  e  netto  o  pronun- 
ziare certe  lettere;  Troglio,  Quegli  che  ha  la  lingua 
un  po' grossa,  ed  è  meno  di  Scilinguato. 

Barbóuto  s.  m.  Rondone  o  Rondine  maggiore. 
T.  oriiit.  Cypselus  murarius.  Specie  di  uccelletto 
del  genere  de' Rondoni,  che  annida  e  dimora  nsi- 
tatamenle  nelle  alte  nostre  montagne,  d'onde  vo- 
lando al  basso  lungo  i  torrenti  e  il  lido  del  mare 
viene  prenunzialore  di  burrasche ,  e  pasciutosi 
quaggiù  degl'inseltijChe  afTollalissimi  vi  sono  spinti 
ed  aggirati  dalla  bufera,  torna  in  suirannoltare  ai 
propri  nidi. 

Barbùssa  s.  f.  Barbuccia.  Pegg.  di  Barba:  Barba 
lunga  e  arruffata. 

Bax^ca  s.  f.  Barca.  Nome  generico  di  naviglio  di 
non  molla  grandezza,  per  lo  più  da  carico,  quale 
a  remi  e  quale  a  vele  e  a  remi. 

—  cannonea;  Barca  cannoniera;  chiamasi  una  Barca 
da  guerra  ch'^  ha  un  sol  pezzo  di  cannone. 

—  de  fen,de  poggia,  de  legne,  ecc.;  Barca  di  fieno, 
di  paglia,  di  legne  e  simili:  Gran  massa  di  fieno, 
paglia,  ecc.  falla  a  cupola,  di  forma  circolare  e 
coperta  con  frasche,  ovv.  con  letto  di  paglia  so- 
stenuto da  travi. 


ÌÌ2 


BAR 


BAR 


—  furlunn-a;  Uomo  da  nulla,  Che  non  tiene  ia 
sua  parola. 

—  giòsu  0  grillaenn-a;  Bèrgolo:  dìcesi  d'Una  barca 
che  di  leggieri  sbanda  e  s'inchina,  e  manca  di 
stabilità. 

—  Barche  !  Bubbole  !  Frottole  !  ecc.  V.  la  voce  Balla 
nel  signif.  di  Favola,  Frottola,  ecc. 

§  Aggiùtld  a  barca  ;  AìMlareh  barca,  figurat.  vale 

Tener  di  mano  al  compagno  in  qualche  nego/.io, 

che  anche  dicesi  Fare  spalla.  Far  peduccio,  Dar 

braccio;  e  talora  semplicom.  Ajnlare,  Sovvenire. 

§  Piggid  barca;  Imbarcarsi,  Stizzirsi,  Incollerirsi, 

Andare  in  collera,  in  bizza,  ecc.  Modo  figur. 
§  Tegni  a  barca  drita;  Mantenere  o  Tener  la  barca 
dritta;  dicesi  figurai,  del  Governar  bene,  Avor 
buona  regola,  buon  governo  delle  cose  di  famiglia, 
di  negozio,  di  Stato. 

!Ba.i*cà,  s.  f.  Barcata:  Quantità  di  roba  o  di  gente, 
di  cui  sia  piena  o  quasi  piena  una  barca. 

Bareajéu.  s.  m.  Barcajuolo,  Barcaruolo,  B;ir- 
carolo.  Navicellaio:  Colui  che  colla  barca  tragh  Ila 
a  nolo  persone,  mercanzie  e  simili. 

Sa<x*ca.ssa.  s.  f.  Barcaccia.  Peggior.  di  Barca  : 
Barca  vecchia,  scassinata,  cattiva  e  guasta. 

Barclietta  s.  f.  Barchetta.  Dimin.  di  Barca. 
Piccola  barca;  e  da  noi  intendesi  specialm.  Quella 
■che  serve  per  andar  a  diporto  sul  mare;  altrim. 
Burchiello. 
11  Perchia.  T.  ittiol.  Serranus  scriba.  Pesce  di  sco- 
glio, della  grossezza  all'incirca  d'una  piccola  tri- 
glia, di  color  rosso-cupo,  che  abita  gli  scogli. 
Pescasi  in  primavera  ed  estate,  e  la  sua  carne 
è  di  mediocre  sapore. 

'  S  Andd  in  barchetta;  Andar  in  barchetta  o  a  fare 
una  barcheggiata,  vale  Andare  a  fare  una  passeg- 
giala sul  mare  in  barchetta  a  remi. 

Barclxettinn-a  s.  f.  Barchettina  e  Barchrt- 
lino.  Uim.  di  Barchetta. 

BarclxeaBza  v.  n.  Barcheggiare:  Andar  in  barca 
per  diporto.  Voce  poco  usata  ;  dicesi  meglio  Far 
una  barcheggiala. 
«  Figurai  vale  Ondeggiare,  Titubare,  Essere  incerto, 
dubbioso,  irresoluto,  perplesso. 

—  ùnn-a  •persònn-a;  Palleggiar  uno.  Tenerlo  a  bada, 
a  dóndolo.  Lusingarlo  con  parole. 

%  Barchezzdse  n.  p.  Barcheggiare;  figurai,  vale  De- 
streggiare, Sapersi  maneggiare  con  destrezza. 

Baircliezzata  s.  f.  Barcheggiala:  Passpg-> 
giata  fatta  a  diporto  in  barca  a  remi. 

Saxrclii  s.  m.  Fontana  :  Tutta  l'opera  d'archi- 
tettura con  cui  si  adornano  le  fontane  artificiali 
collocate  a  comodo  de'  citftdini  in  varie  piazze 
della  città. 

Bax*co  s.  m.  Bastimento:  Nome  generico  di  Tutte 
le  navi  di  qualunque  forma  e  grandezza,  salvo  le 
lance  o  altri  legni  minori,  da  remo  o  latini. 

BarcSn  s.  m.  Barcone.  Acer,  di  Barca:  Barca 
grossa  e  per  lo  più  s'intende  di  Quelle  che  ser- 
vono al  trasporto  delle  mercinzie  e  simili. 

Bai*c5ii  s.  m.  Finestra  :  Apertura  per  Io  più  qua- 
drangolare e  talora  arcata  che  si  fa  ne' muri  per 
dar  aria  e  lume  alle  parli  interne  degli  edilìzi, 
e  per  afTacciarsi  anche  al  di  fuori  dell'abitazione.- 
Balcone,  Finestra  più  grande  della  comune. 

* —  chi  fa  pandan;  Fineslr-d  che  fa  riscontro  V.Panrfcoi. 

—  co-a  ferra;  Finestra  ferrala. 

—  co-a  ferra  inzenSggid;  Finestra  inginocchiata 
V.  Ferra, 


—  co-a  grixella;  Finestra  reticolata. 

—  co-i  veddri:  Finestra  invetriata. 

—  con  l'impannata  ;  Finestra  impannata  V.  Im- 
pannata. 

§  Arve  do  barcòn;  Imposte  della  finestra  V.  Arva. 

§  Ciappa  dò  barcòn;  Davanzale  V.  Cìappa. 

$  Fase  a-o  barcòn;  Farsi  alla  finestra,  Affacciarsi. 

§  Fio  0  Riga  de  barcoin;  Fincstrato  :  Ordine  di 
finestre. 

§  Mùd  ùìi  barcòn;  Accecare  una  finestra  V.  Mùd. 

§  Natale  a-o  barcòn  e  Pasqua  a-o  tissòn;  Chi 
fa  il  ceppo  al  sole,  fa  la  Pasqua  al  fuoco,  ovv. 
Di  Natale  al  gioco,  di  Pasqua  al  foco.  Prov.  di 
chiaro  significato. 

§  Nò  se  sarà  mai  ùnn-a  porta  che  nò  s'arve 
ùnn-a  porta  e  un  barcòn  V.  Arvi. 

S  Pàpèto  dò  barcòn;  Parapetto  del'a  finestra  V. 
Pàpèto. 

§  Serrd  ò  barcòn  in  ta  faccia  ;  Fare  una  finestrata. 
Dicon  le  donne  toscane  Quando,  essendo  alla  fine- 
stra, la  chiudono  stizzosamente  e  con  forza  per 
segno  di  sdegno  o  di  disprezzo  verso  alcuno  che 
passi  per  via  o  sia  ad  altra  finestra  dirimpetto. 

%  Sta  a-o  ijarcòn;  Slare  alla  finestra:  Trattenersi 
affaccialo  alla  finestra;  e  talora  figurai.  Star  aspet- 
tando l'esito  di  checchessia. 

S  Tea  dò  ijarcòn;  Telajo  della  finestra  V.  Ted. 
Barconèa  s.  f.  Finestrone:  Finestra  grande, 

e  per  lo  più  dicesi  di  ^Quella  delle  chiese. 
Barconetto  s.  m.  Finestrino,  Finestrella,  Fi- 
nestrella, Fineslruola,  Fineslruccia,  Finestruzza. 
Dim.  di  Finestra:  Piccola  finestra. 
Bard.acclxii3.  s.  m.  Baldacchino:  Arnese  che 
si  porla  0  si  tiene  affisso  sopra  le  cose  sacre  o 
sopra  i  seggi  de' principi  o  prelati  in  segno  d'o- 
nore. É  per  lo  più  di  forma  quadrata  e  di  drappo, 
con  drappelloni  o  fregi  pendenti  intorno. 

—  da  tendinn-e;  Palchetto:  Asse  per  lo  più  corni- 
ciala davanti  e  lateralmente,  e  fermata  sopra  porta 
0  finestra,  la  quale  sostiene  la  bacchetta  di  ferro 
da  cui  pende  la  tenda.  11  palchetto  è  sostenuto 
da  due  lunghi  arpioni  ovv.  occhi  ingessali  nel 
muro. 

Bar<lascia  s.  m.  Ragazzo,  Fanciullo;  da  noi 
dicesi  per  ischerno  a  Giovinetto  leggero  e  che 
faccia  delle  fanciullaggini. 

!Bax*clasciain.m.e  V.  sopra  Bardascia. 

Bardasciata  s.  f.  Ragazzata,  Ragazzeria, 
Fanciullaggine,  Fanciulieria,  Bambocccria,  Bam- 
bocciata, Puerilità:  Allo  o  Azione  da  ragazzo; 
e  talvolta  Leggerezza,  Cervellaggine,  cioè  Azione 
da  cervellino,  fatta  con  poco  senno. 

Bardèlla  s.  f.  Pedana  :  Quell'asse  o  lamina  di 
metallo,  per  lo  più  d'ottone  o  di  ferro,  collocata 
in  piano  avanti  la  soglia  del  camminetto  fcammìnj 
per  preservare  dal  fuoco  il  tappeto  o  il  pavimento 
di  legno. 

Bardellinn-a  s.  f.  Bardella ,  Bardellelta  : 
Specie  di  sella  con  pochissimo  arcione  o  senza, 
ampia,  imbottila  e  quasi  spianala,  di  cui  si  ser- 
vono i  contadini,  i  mulattieri  e  simili  per  ca- 
valcare. 

Bàrdlena  s.  f.  Bardana,  Bardana  maggiore, 
Lappa,  Lappa  bardana,  Lappa  tomentosa,  l,appola, 
Lappolaccio,  Lappolone,  Cappelluccia,  Personata 
maggiore,  Farfaiaccio.  T.  boi.  Arctium  lappa. 
Pianta  della  famiglia  de'Cardacei,  indigena,  co- 
manissima,  perenne.  La  sua  radice,  d'un  sapore 


BAR 


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dolcigno,  è  adopprala  in  medicina  come  antlsle- 
rica,  risoluliva.  appriliva  dello  orine,  sudorifera, 
prtlorale,  vulneraria  e  febbrifuga. 

Bar-dig-lio  s.  m.  Bardiu'lio:  l^larmo  misto  bianco 
e  cpruleo,fhe  dalBaldinucci  fu  chiamalo  Bargiglio. 

iBa^irclo  s.  m.  Sordone  V.  Grix^òn. 

]Ba.x*do  add.  Soriano:  Aggiunto  di  color  bigio  e 
lionato,  serpaio  di  nero;  e  lai  colore,  benché  si 
dia  in  altri  animali  e  in  panni,  non  si  dice  se 
non  de' galli,  forse  perchè  i  primi  galli  di  lai 
colore  vennero  a  noi  di  Soria:  Gatfo  bardo; 
Gallo  soriano. 
S  De  néulle  i  gatti  son  bardi;  Al  bnjo  tulle  le 
galle  son  bigie.  Dellato  prov.  che  significa  II  pas- 
seggiar di  notte  è  pericoloso. 

Sa.i'd.òia.  s.  f.  Baldoria:  Allegrezza  popolare, 
tolta  da' fuochi  che  fa  il  p-ibblico  per  alcuna  fe- 
licità presente  o  memoria  delle  passale;  altrim. 
Ziirro,  Gazziirro,  Festa,  Tripudio,  Gallòria. 
$  Fa  bardòia;  Far  baldoria,  Far  tempone:  Spen- 
dere allegramente,  e  darsi  bel  tempo  consumando 
il  suo  avere. 

!Oa.i*d.otto  s.  m.  Bardotto  :  3Iiilo  giovine,  vi- 
vace, pieno  di  brio. 

S£i.i*diìssà,  s.  m.  Barbazzale.  T.  cavetti.  Cate- 
nella ch^  va  altaccala  all'occhio  diritto  del  morso 
della  briglia,  e  si  coiigiunge  col  rampino  che  è 
all'occhio  manco,  dietro  alla  barbozza  del  cavallo. 

iBa^rella,  s.  f.  Barella.  T.  murat.  Arnese  di  legno 
formalo  di  due  piccole  assi  poste  ad  angolo  rettan- 
golo con  due  stanghe  atlaccale,  di  cui  si  servono 
i  manovali  per  trasportare  da  un  luogo  all'altro 
la  calcina  già  spenta  e  mescolala  con  rena. 
S  Barella:  Altro  slrum.  fallo  a  somiglianza  di  bara, 
che  si  porla  a  braccia  da  due  persone,  per  uso 
di  trasportare  sassi,  terra  e  simili. 

Baréxe  s.  m.  Ba^rege.  Voce  dell'uso  tolta  dal 
frane.  Buròge:  MofTa  sollilissima  di  lana,  o  di 
laiia  e  seia,  ed  anche  di  cotone,  poco  dissimile 
dal  crespone. 

Ba-x'exello  s.  m.  Bargello:  Nome  che  anti- 
cam.  davasi  al  Capo. di*' birri. 

Bari  s.  m  Barile:  Piccola  botticella  falla  a  doghe, 
cerchiala,  di  forma  lunga  e  rilonda  o  bistonda, 
secondo  le  materie  che  vi  si  mettono,  per  uso 
di  contener  li;|uidi  ed  altri  oggetti,  come  salumi, 
farina,  legumi,  catrame,  polvere  da  cannone,  ecc. 
-  Il  Barile  ad  uso  de'  salumi  dicesi  anche  Bari- 
glione 
«  Barile,  per  l'na  specie  di  misura  di  liquidi ,  e 
segnalamenle  d'olio  e  di  vino;  e  in  questo  senso 
nel  dialetto  è  di  gen.  femm.  :  IJnn-a  bari  d'éuio, 
de  vm,  ecc.;  l'n  barile  d'olio,  di  vino,  d'acqua,  ecc. 
"  —  per  La  quantità  della  materia  che  capisce 
nel  barile. 

—  a-e  gagge  ;  Bassi  lerzernoli  alle  gabbie.  T.  mar. 
V.  Terso jéu. 

Barila  s.  m.  Barilaio:  Quegli  che  fa  barili ,  bi- 
gonce, zàngole  e  simili. 

Bariletta  s.  f.  Barlolto,  Barilotto,  Bottaccio: 
Quello  che  si  dà  pieno  di  vino  in  rigaglia  ai 
veìtnrali  da  vino. 

Barilotto  s.  m.  Bariletto,  Barilotto,  Barlelto, 
e  Barlolto.  Dim.  di  Barile:  Barile  di  mezzana 
grandezza.  -  Barilozzo  dicesi  propriam.  Quello 
ad  uso  di  tenervi  polvere, 
•t  Tombolelto;  dicesi  Ogural.  ad  Uomo  di  bassa 
statura  ed  alquanto  tarchiato. 

CàsàOCU,  Dizionario  Qcnoììese- Italiana 


Baritono  s.  m.  Baritono.  T.  mus.  Una  delle 

voci  della  musica,  fra  il  tenore  ed  il  basso. 
Barloccià  v.  a.  Guazzare,  Diguazzare  V.  Ab' 

barlvccld. 

Bax'lùgrón.  s.  m.  Capogiro,  Capogirlo,  Gira- 
capo, Vertigine  V.  Giamento  de  testa. 
g  Andò  in  barlùgon;  Balenare,  Barcollare,  ecc.  V. 
Aniìd. 

Barlùmme  s.  m.  Barlume:  Luce  confusa,  in- 
cerlaj  Lume  tenue  misto  di  bujo;  e  figurai.  Leggera 
apparenza. 
3  Aveì  un  barlùmme  de  speransa;  Aver  un  bar- 
lume di  speranza,  cioè  Qualche  leggier  motivo 
di  sperare. 
$  Aveine  un  barlùmme;  Averne  una  linfura,  vaie 
Aver  suportìciale  notizia  o  perizia  di  checchessia. 

Baroccata  s.  f.  Baroccata.  Voce  dell'uso.  In- 
venzione, Cosa  che  ha  del  barocco,  ^Scostamento 
da  ogni  regola  consentila  dal  buon  gusto;  e  per 
simil.  Stranezza,  Stramberia. 

Barocco  add.  Barocco.  Voce  dell'uso:  Strano, 
Irregolare,  Difettoso. 
3  Argomento  barocco;  Argomento  in  barocco,  vale 

Argomento  strano.  Cattivo  raziocinio. 
§  Mùxica  barocca;  Musica  barocca,  dicesi  nell'uso 
Quella  dove  l'armonia  è  confusa,  caricala  di  mo- 
dulazioni e  di  dissonanze,  il  canto  duro  e  poco 
naiurale,  l'intonazione  diflìeile  ed  il  movimento 
non  naturale  ed  affetlalo. 
§  Stile  barocco;  Stile  barocco,  cioè  Strano,  Strambo, 
Bizzarro,  Irregolare,  Fantastico. 

Barometro  s.  m.  Barometro  :  Slrum.  per  mi- 
surare il  peso  dell'atmosfera  e  le  variazioni  che  in 
essa  succedono,  e  principalm.  per  determinare  la 
variazione  del  tempo.  Dicesi  anche  Tubo  torri- 
celliano,  dal  famoso  suo  inventore  Evangelista 
Torricelli  da  Faen/.a,  malematico  del  secolo  XVII. 

Baròn  s.  m.  Barone:  Ti.olo  di  nobiltà. 

—  {attuo;  Barone  con  l'effe,  e  vale  Briccone,  Far- 
fan'e,  Forca,  Gogna,  Cialtrone,  .Mascalzone:  Per- 
sona di  mal  affare. 

Baròuda  s  f.  Baraonda:  Unione  di  gente  che 
procede  confusamente  e  senz'ordine;  altrim.  Frotta, 
Stormo,  Turma. 

Baronata  s.  m.  Baronata,  Bricconata,  Bricco- 
neria, Birboneria:  Azione  da  barone,  da  bric- 
cone, ecc. 

Barrica  v.  a.  Barricare:  Impedire  il  passo  ai 
nemici  attraversando  le  vie  con  carri,  bolli,  al- 
beri ed  altro;  altrim.  Asserragliare,  Abbarrare, 
Sbarrare, 
g  Barricàse  n.  p.  Barricarsi,  Asserragliarsi,  Abber- 
tescarsi:  Fortificarsi,  Ripararsi,  Chiudersi,  Ser- 
rarsi dentro,  puntellando  le  p;)rte  e  simili. 

Barricata  s.  f.  Barricala  :  Propriam.  Riparo 
di  legname  o  d'altro  attraverso  alle  vie  per  im- 
pedire il  passaggio  a' nomici;  e  in  senso  di  sol- 
levazione per  trattenere  l'azione  della  forza  legale, 
t)  Barricala,  per  simil.  dicesi- di  Più  cose  ammon- 
ticellate  che  impediscano  il  passo. 

Barsaminn-a  s.  f.  Balsamina  T.  bot.  Ma- 
mord.cu  balsamina.  Pianta  annuale,  rampicante, 
della  famiglia  delle  Cucurbitacee,  che  produce 
friitti  cucumiformi  dì  color  giallo-arancio,  rotondi, 
appuntali  da  ambe  le  parli,  verrucosi,  i  quali  quando 
son  m;iluri  si  aprono  e  mostrano  i  lorsemi  involli 
da  una  polpa  rossa,  la  qual  messa  in  bolliglìa  con 
olio  d'oliva,  ed  esposta  a  Torli  raggi  solari,  dopo 

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BAS 


BAS 


che  sarà  macerata  si  può  adoperare  come  nn  po- 
lente balsamo  vulnerano.  Dicesi  unche  Carenza, 
Melo  santo,  Momordica,  Vilicella. 

Bàrsamo  s.  m.  Balsamo.  T.  farm.  Combi- 
nazione d'un  corpo  grasso  e  d'una  sosianza  re- 
sinosa, cui  il  calor  della  mano  Lasla  a  liquefare: 
e  per  simii.  dicesi  di  Qualunque  olio  o  unguento 
prezioso. 

—  dò  Perù  ;  Balsamo  del  Perù,  Balsamo  nero  :  Bal- 
samo che  viene  in  commercio  entro  zucchelte  o 
piccoli  cocchi  ;  è  assai  odoroso  e  di  sovente  si 
adopera  in  medicina. 
«  —  Cacalia  compressa.  T.  hot.  Cacalia  ficoides. 
Pianta  indigena  che  ha  le  foglie  compresse  e  di 
odore  aromatico,  per  il  che  falsamente  fu  chia- 
mata Balsamo  del  Perii.  Alcuni  condiscono  queste 
foglie. 

Barselletta  s.  f.  Barzelletta,  Celia,  Facezia  : 
Detto  faceto,  Motto  arguto  e  piacevole. 
S  Pin  de  harsellette;  Motleggevole,  Motteggioso, 
Faceto,  Scherzevole,  Sollazzevole,  Tutto  facezie 
S  Mette  0  Piggià  in  barselletta  iinn-a  cosa;  Met- 
tere 0  Pigliare  in  barzelletta  checchessia,  vale 
Farne  poco  conto.  Stimare  che  sia  detto  per  celia. 
Tenere  o  Volgerlo  in  celia,  benché  sia  detto  sul 
serio. 

Barselletta  v.  n.  Barzellettare,  Celiare,  Mot- 
teggiare: Dir  delle  barzellette,  Scherzare  con 
motti ,  Discorrere  burlando  e  scherzando. 

Baruffa  s.  f.  BanifTa,  BarabufTa,  Tafferuglio, 
Scompiglio  V.  Badalùffa. 

Barnlé  s.  m.  plur.  Rovescie.  T.  calz.  Quelle 
liste  larghe  di  cuojo,  di  color  diverso,  che  all'im- 
boccatura della  tromba  (gambèa)  dello  stivale 
restano  come  rovesciate  in  fuori. 

Basa  V.  a.  Basare.  Voce  dell'uso  :  Fondare,  Fer- 
mare, Stabilire  su  checchessia  i  disegni,  le  spe- 
ranze e  simili- 
%  Basàse  n.  p.  Basarsi.  Voce  dell'uso:  Far  fon- 
damento. Assicurarsi,  Far  capitale. 

Baseellcea  s,  /.  Rastrelliera  V.  Vascellcea. 

Bascetta  s.  f.  Bassctta,  Faraone:  Specie  di 
giuoco  di  carte. 

Bàscetto  s.  m.  Violina.  T.  hot.  Lychnis  dioica 
0  Lychnis  flos  cuculi.  Pianta  della  famiglia  delle 
Cariofìlee,  che  trovasi  ne'  prati,  e  produce  fiorel- 
lini rossi  0  bianchi,  senz'odore,  disposti  in  pan- 
nocchia bassa  e  poco  guernila,  i  quali  si  mostrano 
da  giugno  a  settembre.  Dicesi  anche  Licnide,  Ve- 
ronica de' giardini.  Fior  del  cuculio,  Margheri- 
tina gentile  rossa,  Oculus  Christi. 

Basoià  s.  m.  Bascià  o  Bassa,  Pascià:  Nome 
presso  i  Turchi  di  dignità,  che  propriam.  spetta 
a'  governatori  di  Stato,  provincia  o  città,  ma  che 
si  dà  pure  ad  altri  ragguardevoli  personaggi, 
ti  Bassa,  metaf.  dicesi  di  Chi  esige  ubbidienza  cieca, 
Che  non  vuol  sentir  ragioni,  Despota,  Prepotente. 

Basette  s.  f.  plur.  Basette,  Baffi,  Mustacchi 
V.  Baffi. 

Basig-àse  n.  p.  Altalenare,  Far  all'altalena, 
al  dìndolo:  Trastullarsi  al  giuoco  dell'altalena, 
del  dìndolo,  Domlolarsi  V.  Bàsigo. 
S  Bàsigd  in  l'ùn  léugo  ;  Bazzicare,  in  senso  neut. 
vale  Conversare,  Praticare,  Usare  in  un  luogo. 
«  —  ùnn-a  persònn-a  ;  Tener  uno  a  dóndolo,  Te- 
nere uno  sulla  corda  o  sulla  fune,  per  aria,  in 
ponte,  in  pendente,  in  pastura,  Tenerlo  sulla  gruc- 
cia 0  in  croce  o  a  cresima,  Badaluccarlo  j  metaf. 


vagliono  Tenerlo  a  bada,  Mandarlo  da  oggi  a 
domani,  Tenerlo  a  parole  lungamente  senza  venir 
punto  a  quel  che  importa. 

Bàsig"o  s.  m.  Dóndolo  e  Dindolo,  Biciancole: 
Giuoco  fanciullesco  che  si  fa  sedendo  sopra  una 
tavola  tra  due  funi  pendenti  da  allo,  o  in  altra 
guisa,  e  facendola  ondeggiare  si  muovono  così 
ciondoloni,  alzandosi  ed  abbassandosi,  secondo 
che  li  porta  il  movimento  che  lor  vien  dato.- 
Un  tal  giuoco  si  fa  pure  in  altra  maniera,  cioè 
coll'atlraversare  un  legno  sopra  un'altro,  ponen- 
dosi due  fanciulli,  uno  da  un  capo  e  l'altro  dal- 
l'altro, alzandosi  ed  abbassandosi  a  vicenda,  ed 
allora  dicesi  Altalena. 
§  Èse  in  sciò  bàsigo;  Dubbiare,  Dubitare,  Slare 

in  dubbio.  Non  si  risolvere.  Jfodo  ligur. 
S  Tegnì  un  in  scio  bàsigo;  Tener  uno  sulla  corda 
0  sulla  fune,  ecc.  V.  sopra  Bàs'igà  ùnn-a  per- 
sònn-a  in  Bàsigàse. 

Bassessa  s.  f.  Bassezza,  Tapinila,  Meschinità, 
Niltà:  Azione  bassa,  meschina,  vile. 

Basig'a  s.  m.  Bazzica:  Giuoco  di  carte,  che  si 
fa  per  lo  più  in  due  persone  ed  anche  in  quattro 
e  in  cui  le  carte  contano  ciascheduna  il  suo  nu- 
mero, e  le  figure  coniano  dieci;  il  numero  al  quale 
si  dee  giungere  per  vincere  la  posta  suol  essere 
il  31,  e  se  uno  piglia  tante  carte  che  col  loro  con- 
tare passino  questo  numero,  egli  dicesi  Spallato 
(sballóuj,  e  perde  tulli  i  punti  già  fatti. 

—  giglid;  Bazzica  gigliata,  ed  in  Tose.  Bazzica  con 
giulè,  dicesi  Quando  in  mano  d'uno  de'giuocatori 
sono  due  carte  consimili,  come  due  re,  due  re- 
gine, due  assi,  ecc. 

Bassig-g-ia  s.  f.  Baciucco,  Baciucchio,  Finoc- 
chio marino,  Finocchio  selvatico.  Erba  di  San 
Pietro,  Frangisasso,  Critamo,  Critmo,  Crilmo  ma- 
rino. T.  hot.  Chritmum  maritimum.  Pianta  er- 
bacea, della  famiglia  delle  Ombrellifere,  che  cresce 
in  copia  ne'  luoghi  sassosi,  negli  scogli  e  muraglie 
al  mare;  le  sue  foglie  hanno  un  sapore  salato, 
amaretto  ed  alquanto  aromatico,  e,  prese  in  de- 
cozione, sono  buone  per  l'itterizia  e  le  renelle. 

—  de  munte;  Peucedano.  T.  hot.  Fceniculuin  por- 
cinum.  Altra  specie  d'erba,  dalla  cui  lunga  radice, 
allorché  vi  si  fanno  de' tagli,  esce  un  liquor  giallo, 
d'odore  aromatico  e  forle,  e  di  sapore  acre.  Nasce 
ne' luoghi  paludosi,  ombrosi,  marittimi,  ne' prati 
umidi  e  sulle  montagne,  e  fiorisce  in  luglio  ed 
agosto. 

Basso  s.  m.  Contrabbasso:  Strum.  in  forma  di 

gran  violino,  che  ha  quattro  corde,  e  si  suona 

coll'arco;  allrim.  Basso. 
Il  Basso  :  La  voce  più  bassa  della  musica ,  conlr. 

di  Soprano. 
Il  —  per  Colui  che  ha  wce  di  basso,  e  canta  in 

chiave  di  basso. 
$  Fd  0  basso  a  un;  Far  il  contrabbasso  a  uno,  vale 

Aiutarlo  e  Sostenerlo  con  le  parole  facendone 

buono  il  detto. 
Basso  s.  m.  Basso  :  Luogo  basso,  Profondità , 

Parte  inferiore. 
S  A  san  d'àti  e  bassi;  A  forza  d'altalenare  o  di 

f.ir  all'altalena  V.  A  tìamoUa. 
%  Èse  in  sciò  basso;  Aver  del  basso,  dicesi  del 

vino  allorché  nella  bolle  è  vicino  a  finire  ond'è 

che  comincia  a  sentir  di  feccia. 
S  Fd  d'àto  in  basso;  Far  alto  e  basso,  vale  Far 

a  suo  senno,  a  suo  arbitrio,  a  suo  modo. 


BAS 


BAS 


116 


Basso  add.  Basso:  Che  ba  poca  altezza:  Questo 
letto  5  l'è  troppo  basso;  Questo  letto  è  troppo 
basso. 

n  Basso,  per  Chino,  Piegato,  Vólto  verso  terra  :  0 
va  co-a  testa  bassa ,  co-i  éiiggi  bassi;  E'  va 
colla  testa  bassa,  cogli  occhi  bassi. 

M  —  per  Inferiore ,  relativamente  a  cosa  che  gli 
sia  superiore  e  della  slessa  natura  :  A  mce  casa 
a  l'è  a  ciù  bassa  de  tutte;  La  mia  casa  è  la 
più  bassa  di  tutte. 

M  —  per  Abbietto,  Umile,  Infimo,  Plebeo:  Per- 
s5nn-a  de  bassa  condiziòn;  Persona  di  bassa 
condizione. 

t)  —  per  Codardo,  Vile,  Miserabile  :  A  l'è  ùnn-a 
bassa  vendetta;  È  una  bassa  vendetta. 

»  —  Aggiunto  di  sole ,  vale  Ora  tarda ,  Versov  il 
tramonto  del  sole:  0  so  ò  l'è  za  basso;  11 
sole  è  già  basso. 

"  —  Aggiunto  di  prezzo,  vale  Prezzo  poco,  Prezzo 
vHe. 

S  Àia  bassa;  Aria  bassa,  Aria  grave,  soffocata: 
Che  soffoca,  che  impedisce  il  respiro,  contr.  di 
Aria  libera,  aperta. 

S  Bassa  gente;  Gente  bassa,  vale  La  plebe. 

S  Basse  veje;  Basse  vele.  T.  mar.  Le  vele  di  maestra, 
di  trinchetto  e  di  mezzana. 

8  Basso  d'aia;  Basso  d'aria.  Dicesi  di  luogo,  stanza 
0  simile  che  abbia  poc' altezza. 

ti  —  fònJo;  Basso  fondo.  Parlando  di  fiume,  mare, 
ec,  dicesi  dov'è  poc'acqua,  Io  stesso  che  Poco  fondo. 

n  —  uffiziale;  Bass'uffiziale,  Solt'uflSziale :  Nome 
di  grado  immediatamente  inferiore  a  quello  di 
uffiziale,  come  i  marescialli  d'alloggio,  i  furieri, 
i  sergenti. 

n  —  rilievo;  Basso  rilievo  V.  Bassorilievo. 

«  —  ventre;  Basso  ventre  V.  Bassoventre. 

$  Bastimento  de  basso  bordo  ;  Bastimento  di  basso 
bordo,  dicesi  Quello  che  non  ha  coverta,  e  che 
va  a  vele  ed  a  remi. 
**S  Ese  zù  do  cu  e  basso  d'aia;  Esser  ridotto  al 
basso  0  al  verde  di  danari.  Modo  basso  e  dicesi 
di  Persona  che  sia  in  cattivo  sialo  di  fortuna,  che 
parlandosi  d'essa  si  direbbe:  Le  acque  son  basse. 

S  Fa  man  bassa;  Far  man  bassa  :  Non  dar  quar- 
tiere, Disfare  interamenie. 

S  Gente  de  bassa  man;  Gente  di  bassa  mano,  di 
basso  affare,  di  bassa  condizione  V.  Bassa  gente. 

S  Messa  bassa;  Messa  bassa,  dicesi  a  differenza  di 
Quella  cantala. 

S  Moddo  basso;  Modo  basso:  Frase  plebea,  Modo 
di  parlare  del  volgo. 

S  Oli  basso;  Oro  basso  o  di  ba.ssa  lega,  vale  Oro 
di  minor  perfezione,  e  dicesi  anche  dell'argento. 
**S  Paixi  bassi  ;  Paesi  bassi.  Dioesi  scherzev.  per 
Parli  da  basso,  e  comunem.  le,  vergognose:  Ve 
daggo  un  caso  in  ti  paixi  bassi...;  \  i  do  un 
calcio  nei  paesi  bassi... 

S  Sta  basso;  Star  cheto.  Sfar  umile.  Tener  la  cresta 
0  il  cimiero  basso.  Modo  fi^'iurato. 

S  Tegni  bassa  ùnn-a  persòntn-a;  Tener  basso  al- 
cuno: Impedir  che  arrivi  a' suoi  disegni.  Non 
lasciar  che  uno  estenda  o  allarghi  le  ali.  Tenerlo 
cheto,  a  segno,  in  soggezione. 

S  Te(,ni  e  moen  basse;  Tener  le  mani  basse.  Te- 
ner le  mani  a  sé,  vaglio  no  Non  alzarle,  Non 
impiegarle  a  pregiudizio  altrui. 

S  Vdxe  bassa;  Voce  bassa^  vale  Voce  ammessa, 
Che  poco  si  senta. 


Sa.ssox'ilie'vo  s.  m.  Basso  rilievo  :  Quel  la- 
voro di  scoltura  ch'esce  alquanto  dal  piano,  ma 
che  non  resta  in  tulio  staccato  dal  fondo. 

Sa,ssotto  add.  Bassotto:  Di  bassa  statura. 

Bassoventre  s.  m.  Bassoventre,  Venire  in- 
feriore, volg.  Pancia,  ed  in  term.  med.  Addome 
e  Addomine. 

Bassùa  s.  f.  Bassura,  Basso,  contr.  d'Altura: 
Luogo  basso.  Parte  inferiore. 
S  A  bassùa  m.  avv.  A  basso,  Al  basso,  Al  chino, 
A  valle,  ecc.  V.  A  bassùa. 

Sasta  s.  f.  Basta:  Cucitura  a  punti  radi  e  lenti, 
che  si  fa  solo  per  tenere  al  loro  posto  i  pezzi  d'un 
vestimento  che  si  sia  facendo  per  poi  cucirli  a 
buono, 
ti  Basta,  Sessitura,  Ritreppio:  Piegatura  che  si  fa 
per  lo  pili  da  pie  alle  vesti,  fermandola  col  cu- 
cilo, per  iscorciarle  e  poterle  in  seguito  allun- 
gare a  misura  del  bisogno  ;  fassi  anche  per  or- 
namento. 

Basta  V.  n.  Baslare:  Essere  assai,  a  bastanza, 
a  sufficienza.  Esser  bastante,  sufficiente. 

—  a  paratia;  Basta  la  parola,  detto  comuniss.  e 
vale  A'  galantuomini  la  parola  data  è  come  fosse 
un  contratto. 

—  /'onmo  ;  Bastar  l'animo  e  il  cuore,  vale  Aver  ar- 
dire. Dare  il  cuore  (di  fare  o  dire  checchessia); 
e  talvolta  Esser  capace,  Riuscir  possibile:  Nò  m'é 
baslÓH  l'anima  de  trovalo  ;  Non  fui  capace.  Non 
mi  è  stato  possibile.  Non  mi  fu  dato  di  trovarlo. 

§  Basta  0  Busta  cosci;  Basta,  Basta  basta,  Basta 

così.  Modo  d'imporre  altrui  silenzio. 
Bastardiu   s.  m.  Bastardelle ,  Trovatello  : 

Fanciullo  esposto. 
Bastardo  sost.  e  add.  Bastardo:  Nato  d'il- 
legiliimo  congiungimento  d'uomo  e  di  donna.  - 
Usalo  come  ad  liett.  dicesi  anche  Spurio,  Illegit- 
timo; e  non  solo  di  persona,  dicesi  per  simil. 
di  Tutto  ciò  che  traligna  e  degenera, 
n  Bastardone.  Poppajone,  Succhione,  Pollone  falso: 
Ramo  rimessiticcio  che  nasce  sulle  piante;  così 
chiamalo  perchè  è  infruttifero  e  si  nutrisce  a 
spese  degli  altri  rami. 
§  Èse  bastardo;  Non  esser  di  peso,  Esser  di  undici 
once;  dicesi  in  Toscana  dalla  plebe  ai  Non  le- 
gittimi. 
Bastardùmine  s.  m.  Bastardume:  Progenie 
bastarda,  Condizione  o  Macchia  del  bastardo;  al- 
trim.  Bastardigia. 
Bastéa  s.  f.  Basto:  Quell'arnese,  che  a  guisa 
di  sella  portano  le  bestie  da  soma,  e  sui  quale 
s'adatta  il  carico. 
Bastée  s.  f.  piur.  Difese.  T.  mar.  Pezzi  di  le- 
gno, che  hanno  la  (ìgura  del  contorno  del  ba- 
stimento, e  si  applicano  al  bordo  esteriore  per 
difenderne  e  garanlirne  la  bordatura  dallo  sfre- 
gamento della  scialuppa,  del  battello,  delle  botti 
e  di  altri  pesi,  che  s'imbarcano  o  si  sbarcano. 
Bas tetta  s.  f.  Filza:  Cucitura  di  punto  an- 
dante, nella  quale  i  punti  dalle  due  parti,  di  sopra 
e  di  sotto,  sono  separati  da  intervalli  eguali,  e 
i  punti  che  sono  da  una  parte  corrispondono  agli 
intervalli  che  sono  dall'altra. 
§  Punto  a  bastetta;  Punto  a  filza  V.  Punto. 
Basti  s.  m.  pi.  Basti.  T.  mar.  Due  grossi  pezzi 
di  legno,  che  dalla  ruota  di  prua,  secondando  la 
curva  dell'opera  morta,  sono  incastrati  ne' riem- 
pimenti ^  e  vanno  a  terminare  da  una  parte  e 


116 


ÈAS. 


BAT 


dall'altra  contro  la  ruota,  servendo  come  d'orlo 
alla  prua. 

iOa.sting-a.g'^io  s.  m.  Bastingaggio.  T.  mar. 
Specie  di  parapetto  o  barricala,  che  nei  basti- 
menti da  guerra  si  fa  lult' ali"  intorno  dèi  bordi 
per  mt'tlere  l'equipaggio  al  sicuro  della  moschel- 
(eria  del  ni  mico;  questa  difesa  si  fa  con  brande, 
con  veccliie  corde,  con  sacchi  pieni  di  stcìppa, 
di  borra,  di  terra,  ecc.  Nei  bastimenti  mercaniili 
invece  si  forma  di  semplici  assi,  e  serve  a  ri- 
parare il  meglio  che  si  può  la  coverta  dallo  spruzzo 
delie  oi.de  e  dal  vento. 

Sa.stiuii-a.s.f  Bastina:  Specie  di  basto  leggero. 

iOa/Stióxi  s.  ni.  Bastione:  Riparo  fatto  di  mura- 
glia, 0  terrapieuato,  per  difesa  de' luoghi  contro 
i  nemici. 

SO/Sto  s.  m.  Basto  V.  Basica. 
^  /  uxi  se  cunòsctun  a-o  basto  V.  Aze. 
%  Mette  ó  basto;  Imbastare,  Mettere  il  basto. 

Sa.stoii  s.  m.  Bastone  V.  Bacco, 
n  Bastone,  ligural.  vale  Aiuto,  Appoggio,  Sostegno: 
.  0  té  0  bustón  da  mw  vecciaja;  Egli  è  il  ba- 
stone deila  mia  vecchiaja, 

—  da  pellcgrin;  Bordone. 

—  da  spassoìa  V.  Bacco. 

—  da  pollò,  ;  Bastone  da  pollajo.  Dicesi  figurai,  e 
per  ingiuria  a  Persona  sudicia,  lercia,  dall'essere 
un  tal  bastone  per  lo  più  imbrattato  dallo  sterco 
de'  polii. 

—  dò  pòild  ;  Bastone  del  pollaio ,  Posalojo  :  Quel 
legno  messo  per  lo  lungo  da  un  capo  all'altro 
entro  il  pollaio,  su  cui  posano  o  dormono  i  polli. 

—  dò  (lo  ;  Bastone  di  flocco.  T.  mar.  Specie  di  al- 
berello, d'una  grossezza  poco  considerevole,  che 
è  situalo  sopra  l'aibero  di  bomprrsso,  sul  quale 
resta  murato  il  flocco  quando  è  alla  vela,  e  sopra 
cui  si  riposa. 

■—  dò  pwgua;  Asta  o  Canna:  Quella  mazza  di  legno, 
con  cai  si  tiene  l'ombrello  in  mano. 

—  Bustòin  di  tarocchi;  Bastoni  de' tarocchi:  Uno 
de' semi  del  giuoco  de' tarocchi  e  di  altri  giuochi 
da  carte. 

S  Assazza  o  Baxd  5  bastòn;  Assaggiare  o  Pro- 
vare il  bastone,  figur.  vale  Ksser  bastonato. 

S  Tià  de  bastòn;  Tirar  di  bastone.  Voce  deiiuso. 
Imparare  o  Saper  l'arte  di  maneggiare  il  bastone. 

S  Zùgà  de  bastòn;  Giuocare  di  bastone,  lìgur.  vale 
Bastonare. 
Ba-stònà;  s.  f.  Baslona'a,  Mazzata,  Bacchiata, 
Batacchiala,  Legnala  :  Colpo  o  Percossa  di  mazza, 
bastone,  bacchio,  ecc.  V.  Bacca. 
Sa/Stòuà.  v.a.  Bastonare,  Abbaslonare,  Legnare, 
Batacchiare,  Bordare,  e  scherzevol.  anche  Mandar 
a  Legnaia,  a  Querceto,  al  Pino,  in  Perticala,  in 
Castagneto,  lutti  villaggi  del  Fiorentino,  e  tutti 
modi  usati  dal  Buonarroti  nella  Fiera  :  Percuotere 
con  mazza,  bastone  o  bacchio  V.  fìacchezzà. 

§  A  primma  a  se  perdònn-a ,  a  seconda  a  se  ba- 
stònn-a;  La  prima  si  perdona,  alla  seconda  si  ba- 
stona, ovv.  Alle  tre  si  cuoce  il  pane  o  si  corre  il 
pallio,  0  si  dà  il  cavallo.  Irov.  di  chiaro  significato. 
JStei^ttjita^^ìek,  s.  f.  Pastinaca.  T.  boi.  Pa- 
stinaca suiévu.  Pianta  che  ha  la  radice  carnosa, 
fu.siforme,  d'acuto  sapore,  e  mangiasi  coita  in  in- 
salala. Si  coltiva  come  ortaggio  nei  terreni  di 
poca  estensione,  e  come  foraggio  nella  grande 
coltivazione.  Piace  mollo  agli  animali  cornuti  e 
j^ìi  ingrassa;  dicesi  aucbe  Pastinala  e  Baucia. 


Batà,  V.  a.  Barattare,  Abbaraltare,  Cambiare, 
Scambiare,  Permutare,  Bazzarrare,  Dar  in  barano, 
Far  baratto  o  a  baia  lo,  Far  la  baiallina:  Cambiar 
cosa  con  cosa.  Dare  o  Pigliare  una  cosa  in  cambio 
d'un'allra. 
§  Bàld  qualche  parolla  cqn  un;  Barattar  una  pa- 
rola con  alcuno,  vale  Famigiiarmente  discorrere 
un  po'  con  altri. 

!Ba.tista<  (Tiju);  Tela  balista,  ed  assolulam. 
Balista  0  Battista:  Sp'^cie  di  tela  di  lino  finissima. 

Sàto  s.  m.  Baratto,  Barallazione,  Barattamento, 
Cambio,  scambio,  Permuta,  Bazzairo:  Il  barat- 
tare, Il  dare  o  pigliare  una  cosa  per  un'altra. 

IBa-ttaexixiio  s.  m.  Battesimo:  Il  primo  dei 
selle  sacramenti  della  legge  cristiana;  Baltesmo, 
Baltezzanienio. 
%  Tegni  a  battcexìmo  V.  A  baftcexim,o. 

Ba^tta/g-;»'!  s.  m.  plur.  Cióndoli,  Dóndoli:  Cose 
chr*  ciondolano  o  dondolano. 

—  dòrelèuio;  Berlocchi.  Dal  frane.  Bréloques.  Quei 
baiocchi  0  bagatelluzze,  che  si  portano  sospese 
alle  catena  degli  orinoli  da  tasca. 

'BtSbttsLggì.si  s.  f.  Battaglia,  Fatto  d'armi,  Com- 
baltimeiilo:  Affrontamento  d'eserciti  nemici. 
%  Finta  battaggia;  Battaglia  finta  o  simulata:  Eser- 
cizio di  soldati  in  tulle  le  fazioni,  mosse  ed  evo- 
luzioni che  occorrono  nelle  battaglie  vere. 
%  0  l'è  5  so  cavallo  de  battaygia;  É  il  suo  ca- 
vallo di  battaglia.  Dicesi  Igurat.  d'opera  o  la- 
voro qualsiasi,  nel  quale  uno  abbia  fallo  le  migliori 
prove. 

Battag-g-ia  v.  n.  Sonare  a  festa,  a  gloria, 
e  dict'si  (Ielle  campane,  allrim.  scampanare. 

Battag'g-iéa  s.  in  Bàtto  a.  T.  i  e' mugnai. 
Legno  altaccato  mobile  al  mulino,  che  col  bat- 
tere coiitinuamenie  nella  cassa  del  grano,  dà  in- 
dizio al  mugnajo  che  liitlora  in  questa  evvi  giano 
da  mac  nare;  esso  si  arresta  qua.itlo  non  ve  ii'è  più. 

Battag-gièue  s.  f.  pi.  Baitaglioie.  T.  murtn. 
Stanti  forcuti  di  legno  o  di  ft'rro,  che  seivono 
a  sostenere  i  ripari  o  parapetti  che  si  fanno  in 
un  bastimento  dappcrlnlto  dove  devesi  prevenire 
qualche  accidenle  o  delle  cadute  pericolose,  come 
sui  bordi,  in  capo  ai  castelli,  sul  contorno  delle 
coiTe.  Questi  parapetti  chiamansi  Filari  o  Fila- 
relli di  batlagliol'-. 

Sattagg*io  s.  m  Battaglio,  Pattocchio:  Quel 
ferro  aiiacialo  dentro  nella  campana,  che  quando 
è  mossa,  battendo  in  essa,  la  fa  sonare;  l'estre- 
mità del  battaglio  dicesi  Pera  o  Materozza. 
3  Quello  chi  nò  va  in  campann-a  va  in  butt aggio; 
Quello  che  non  va  nel  manico  va  nel  canestro, 
ovv.  Quel  che  non  va  nelle  maniche  va  ne' ghe- 
roni V.  Campann-a. 

Sattagg'iòu.  {AJ  V.  A  balucco. 

Sattag-lion  s.  m.  Baltaglione:  l'n  n'imero 
determinalo  di  fanti,  p:>r  lo  p:ù  non  minore  di 
cinquecento,  né  maggiore  di  mille,  diviso  in  quat- 
tro, sei  od  otto  compagnie,  <d  in  due  pani  eguali 
che  si  chiamano  mezzi-ballaglioni  di  destra  e  di 
sinistra. 

Sattandella  s.  f.  Tabella,  Bàttola,  Crepi- 
tacolo: Strum.  di  legno  con  maniglie  di  ferro, 
0  palle  di  legno  attaccale  con  corda,  che  si  suona 
la  settimana  sanla  invece  delle  campane. 

§  Aveì  a  Icnguach'apà  ùnn-a  baltundella;  Esser 
un  ciarlone,  un  chiacchierone,  dicesi  di  Chi  parla 
assai,  e  prendesi  per  lo  più  in  cattiva  parte. 


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Saette  V.  a.  Baltere:  Dar  percosse,  basse,  pic- 

ehia'e  ad  alcuna  p'^rsoiia. 
»  Batl-re,  ppr  Vine<MT,  Sconfiggere,  Superare;  e 

dicpsi  per  lo  più  di  nemici  in  ballagiia. 
n  —  piT  rrava;j|iarp:  L'wgua  a  n'ha  sempre  bat- 

tùo  .  o  Zi-na  a  SavSnn-a;  f/acqna  ci  ha  inces- 

sanlemenle  balinii  da  Onova  a  Savona, 
w  —  p^r  Baccliiare,   Abbacchiare  V.  sotlo  Batte 

e  nòxp. 
«  —  per  Battere  il  grano  o  le  biade  V.  sotto  Batte 

5  gran. 

"  —  per  Tendere,  Mirare,  Avere  nn  flne  parti- 
colare: VeiUo  za  duv'5  véu  balle;  Già  m'av- 
vedo dovVgli  V'iol  ba'lerp. 

•1  —  p°r  Essere  a  cavaliere,  Dominare:  0  Sperón 

6  batte  a  cittce ;  Lo  Sperone  batte  la  città. 

n  —  Nelle  Arti  e  Mestieri,  vale  Lavorare  percno- 
tendo  il  ferro,  il  rame,  largento  o  altro  metallo, 
con  martello,  maglio  o  altro  strumenio. 

«  —  In  Terni,  marin.  vale  Portare,  come:  O  va- 
tcello  6  halle  Cornelia  d'ammiraglio,  ecc.;  Il 
vascello  balle  !a  cornetta  d'ammiraglio  o  simile, 
per  dire  Ch°  la  cornetta  che  sventola  in  cima 
all'albero   mostra  tal   grado  di  chi  lo  comanda. 

«  —  Insistere,  Durare,  Perseverare,  \on  si  ristare 
di  dire,  di  fare  :  Hd  hatlm  tanto  che  finalmente 
ghe  sòn  rùscìo  ;  Ho  battuto  tanto  che  finalmente 
ci  sono  riuscito. 

»  —  Cammirujre:  Doppo  tanto  batte,  finalmente 
ghe  sòn  arrivòu  ;  Dopo  tanto  battere ,  final- 
mente ci  son  giunto, 

—  a  balla,  ò  ballon;  Battere  la  palla  o  il  pillone; 
sì  dice  II  mandare  la  prima  volta  la  palla  o  il 
pallone  in  giuoco. 

—  a  birba;  Birbantare,  Birboneggiare,  Furfantare, 
Essere  o  Andare  in  birba.  Viver  di  birb.i,  va  e 
\  ivere  limosinando  e  ozieggiando;  e  talvolta 
Scroccare,  cioè  Mangiare  e  bere  a  spese  altrni. 

—  a  campagna;  Batter  la  campagna.  T.  mi  Ut.  Scor- 
rer la  campagna  per  ispiarne  la  sicurezza,  per 
iscoprire  il  paese;  e  fignrat.  Star  sulle  volte,  Star 
sulle  generali.  Volteggiare,  Saltar  di  palo  in  frasca, 
Andar  a' la  parata  o  alle  parate,  dicesi  di  Chi  con 
destrezza  cerca  di  evadersi  da  qualche  risposta,  e 
non  vuole  entrar  in  materia  per  evitar  impegni. 

—  a  carena  ;  Calcare  :  Premere  o  Battere  la  polvere 
e  lo  stoppaccio  col  battipalle  o  calcatore  nel  ca- 
ricare le  armi  da  fuoco. 

—  a  cascia;  Batter  la  cassa.  T.  mil.  Sonar  il  tamburo. 

—  a  cattolica;  Vendicare  all'accattolica ,  Reggersi 
d'accatto,  \  iver  di  limnsi-ia,  Quesiuare. 

—  a  diann-a;  Batter  la  diana.  T.  milit.  Si  dice 
del  Sonare  che  si  fa  il  tamburo  o  la  tromba  alla 
punta  del  giorno  per  destare  i  soldati. 

—  a  generale;  Sonare  o  Battere  a  raccolta.  T.  milit. 
Dare  il  segno  ai  soldati  di  raccogliersi  in  luogo 
determnalo,  ed  anche  a'qnartieri  o  alle  insegne. 

—  a  lann-a;  Scamatare  la  Inna,  Diveltare:  Batter 
la  lana  col  camàto  ossìa  co. la  vetta  per  disten- 
derla e  purgarla. 

—  a  pelle  di  béu,  de  vacche,  di  vitelli,  ecc.;  Tam- 
burare.  Voce  usala  da'  macellai,  i  quali  quando 
hanno  ammazzalo  nn  vitello  un  bue.  ecc.,  lo  gon- 
fiano, ed  acciocché  il  vento  passando  dapperUitto 
faccia  spiccare  la  peMe  dalla  carn*»,  bastonano  la 
bestia  con  alcun-^  maz.e:  altrim.  Tambussare. 

—  o  porta;  Battere  all'uscio  V,  Piccò. 

—  o  pùa;  Dar  le  pacche  V.  Pùa. 


■  a  ritirata;  Battere  la  ritirata.  T.  milit.  Dicesf 
del  Sonare  i  tamburi  o  le  trombe  in  segno  che  i  sol- 
dati d  bbano  tornare  a'  loro  quartieri  o  ritirarsi 
da  un  comtìaitimenlo;  e  figurai.  Recedere,  Riti- 
rarsi, Desistere  da  checchessia. 

•  a  sella  pe  nò  poeì  butte  ò  cavallo;  Batter  la 
sella  per  non  batter  il  cavallo,  Dare  al  basto  per 
non  poter  dare  all'asino.  Modo  prov.  e  dicesi  di 
Chi  no!ì  potendo  vendicarsi  con  chi  e'  vorrebbe, 
si  vendica  con  chi  ei  può. 

•  de  moen;  Batter  le  mani,  Batter  palma  a  palma, 
vale  Applaudire. 

•  rfi  denti;  Battere  i  denti,  vale  Percuoterli  insieme 
per  tremito,  freddo,  rabbia  od  altro, 

■  di  éuggi ;  Balter  gli  occhi  o  le  ciglia:  É  quello 
spesso  percuotere  delle  palpebre  che  si  fa  in  ser- 
rarle ed  aprirle. 

■  di  pé  in  tcera;  Battere  i  piedi  V.  Pesta. 

■  e  nòxe,  e  castagne,  ecc.;  Battere,  Bacchiare,  Ab- 
bacchiare, Batacchiare,  Abbaiacchiare,  vale  Batter 
con  bacchio  o  pertica  le  fruite  col  giiscio,  come 
noci,  nocciuole,  castagne  e  simili,  quando  sono 
sull'albero  per  farle  cadere, 

I  giudei;  Batter  dell'uffizio.  Si  dice  volgarm. 
Q'iello  strepito  che  si  fa  in  fine  dei  mattutini, 
detti  di  tenebre,  nella  settimana  santa,  quando  si 
scuote  il  crepitacolo  o  tabella  (battunttella)  o  si 
balte  con  bacchette  sulle  pan^h'^  per  far  rumore. 
i  òe;  Battere  le  ore.  dicesi  Quando  e  se  suo- 
nano; altrim.  Scoccar  le  ore.  Sonar  le  ore. 
I  risséu  d'ùnn-a  slradda;  Passare  e  Ripassare 
continuamente  per  una  via.  Aliarvi  di  conlinnp. 
Modo  figur. 

I  vesti;  Scamatare  gli  abiti  V.  Sbatte, 
l'ungin;  Pedovare,  Camminare  a  piedi,  e  scher- 
zevolm.  Spronar  le  scarpe.  Voce  furbesca. 
lungo;  Mandar  lungo.  Tarlandosi   della  palla  o 
del  pallone,  vale  Lanciarli   assai  lunsi  in  giuo- 
cando.  -  In  voce  furbesca  vale  Far  la  spia,  che 
anche  ilicesi  Far  la  pera,  la  marachella. 
mònwa;  Batter  moneta.  Coniarla:  Improntar  me- 
tallo dell'impronta  (efiBgie  o  arme)  di  chi  la  fa 
battere. 

mòncea  fàsa  pei'  un;  Far  carte  false  per  uno  , 
figurai  vale  Fare  in  suo  prò  o  per  amor  suo  qua- 
lunque cosa:  Per  le  ò  batlieiva  mòncea  fàsa; 
Per  lui  farebbe  carte  false. 
ó  chéu;  Battere  il  cuore,  Palpitare  il  cuore:  Quel 
muovere  frequente  che  fa  il  cuore  per  qualche 
passione. 

ó  (cero  fin  ch'o  l'è  cado;  Battere  il  ferro  men- 
tr'egli  è  caldo,  figurai,  vale  Non  perdere  né  tempo, 
né  occasione, 

5  féugo;  Battere  il  fuoco.  Batter  l'acciarino:  Per- 
cuotere la  pietra  coll'acciarino  per  appiccare  il 
fuoco. 

5  gran;  Battere  il  grano,  ed  assolulam.  Battere, 
Trebbiare  o  Tribbiare  :  Cavarlo  dalla  paglia  e  dal 
guscio  percuotendolo  con  correggiato  (verzella) 
0  con  altro. 

5  laóu;  Colpeggiare.  T.  tessit.  Il  battere  e  il 
ribattere  il  polline  contro  il  tessuto,  alfine  di  rad- 
drizzare e  serrare  ciascun  nuovo  filo  del  ripieno. 
ò  Un;  Amagliare  il  lino:  Percuotere  il  lino  col 
maglio,  prima  di  scotolarlo,  maciullarlo  o  gra- 
molarlo, per  diromperlo. 
0  nemigo;  Batter  l'inimico.  Nella  milizia  vaie 
Rimaner  superiore  al  nemico  nel  combattere. 


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—  d  pei  pe  fa  i  cappelli;  Cordellare,  Accordellare. 
T.  capp.  Baliere  coH'arco  o  a  corda  e  sfìoccare  il 
pelo  da  far  cappelli. 

—  6  poso;  Battere  il  polso.  Dicesi  di  quel  moto  in 
fuori  che  fanno  le  arterie,  scorrendovi  dentro  il 
sangue. 

—  5  reverso;  Contrariare,  Opporsi,  Contraddire, 
Avversare:  Dire  cosa  contraria  a  quello  che  si 
vuole  0  si  sta  per  fare. 

—  d  so  in  qualche  scj^o  ;  Battere  il  sole  in  alcun 
luogo,  vale  Percuotervi  co'  suoi  raggi,  Arrivarvi 
colla  sua  luce,  Illuminarvi  col  suo  splendore. 

—  6  tambùo ;  Battere,  Sonare  o  Toccare  il  tam- 
buro, Batter  la  cassa,  Tamburare,  Stamburare 
V.  sopra  Balte  a  cascia. 

—  5  tempo;  Battere  il  tempo,  si  dice  nell'arte  mu- 
sic. Il  misurare  il  tempo. 

—  sodo;  Star  in  sul  sodo,  Star  in  cervello,  vale  Fug- 
gire gli  scherzi.  Non  s'ingerire  in  cose  frivole, 
ma  tenersi  nelle  importanti  e  opportune. 

—  stacchette;  Batter  la  marina,  la  borra,  i  denti, 
la  diana,  le  gazzette.  M.  b.  e  scherzev.  e  vale 
Tremar  per  soverchio  freddo. 

^ —  ùnn-a  gittce,  vmn-a  fortessa ;  Battere  una  città, 
una  fortezza  esimili,  vale  Percuoterla  affine  di 
atterrarla,  il  che  si  fa  comunem.  colle  artiglierie. 

-—  ùnn-a  cosa  in  scia  faccia  a  unn-a  persònn-a  ; 
Batter  checchessia  altrui  nel  mostaccio  o  nella 
testa,  vale  Ingiuriosamente  avventargliela. 

—  ùnn-a  b5nn~a  o  cattiva  stradda;  Correre  una 
via  buona  o  cattiva,  figurai,  vale  Tener  buono 
0  cattivo  modo  di  vivere. 

—  un  trillo  0  di  trilli;  Battere  un  trillo,  Far  trilli. 
Nell'arte  music,  vale  Far  tremare  la  voce  cantando. 

S  A  batte  fra  dui,  fra  treì,  fra  quattro,  ecc.; 
La  batte  fra  due,  fra  tre,  fra  quattro,  ecc.,  e  vale 
La  cosa  si  aggira  fra  due,  fra  tre,  ecc.,  Non  esce 
che  da  due,  da  tre,  da  quattro,  ecc. 

S  A  farsa  de  batte  ;  A  forza  di  battere,  cioè  D'in- 
sistere, di  perseverare. 

S  A  lengua  a  batte  dove  5  dente  5  déue;  La  lingua 
batte  dove  il  dente  duole.  Prov.  che  vale  Si  di- 
scorre sempre  volentieri  di  quelle  cose,  dove  si 
ha  passione,  ossia  che  dilettano  o  disgustano. 

S  A  péu  batte  ciù  pochi  giorni;  La  può  durare 
più  pochi  dì. 

S  Capi  dove  a  va  a  batte;  Capire  o  Comprendere 
dov'ella  va  a  battere  o  a  parare,  vale  Prevedere 
e  Conoscere  il  successo  di  checchessia. 

S  Bàttise  n.  p.  Battersi:  Combattere  l'uno  coll'altro 
0  gli  uni  cogli  aiiri,  e  dicesi  anche  degli  ani- 
mali. Se  il  combattimento  sta  fra  due  sole  per- 
sone dicesi  pure  Duellare,  Far  duello. 

«  Battersi,  per  Battere  se  slesso.  Darsi  la  disciplina. 

«  Dibattersi,  Contrastare,  Disputare  in  prò  e  in 
contra  V.  Scòmbattise. 

—  d'ùnn-acosa;  Infischiarsi,  Impiparsi,  Farsi  vento 
di  checchessia,  vale  Ridersene,  Farsene  beffe,  Non 
farne  il  minimo  caso. 

—  5  muccin  d'ùnn-a  cosa  V.  sopra  Bàttise  d'ùnn-a 
cosa. 

—  0  peto;  Battersi  il  petto:  Picchiarselo  in  segno 
di  compunzione. 

S  Bàttisea;  Battersela,  Córsela,  Svignarsela,  Sca- 
mojare.  Sbiettare,  Mucciare,  Far  tela.  Darla  a 
gambe,  e  in  modo  basso  Battere  il  taccone.  Bat- 
ter la  calcosa,  vagliono  Partirsi  di  fretta ,  Fug- 
girsi, Trafugarsi. 


Ba,tteute  s.  m.  Battente,  Battitoio:  Quella 
parte  degli  stipiti,  dell'architrave  e  della  soglia 
d'una  porla,  eh' è  battuta  dall'imposta. 
«  Battente,  Battitoio:  Quella  lista  di  legno  attaccata 
per  ritto  esleriormenle  ad  una  delle  imposte  di 
armadio,  guardarobe  o  simile,  chfi  batte  nell'altra 
parte  dell' imposta  quando  si  serra. 

—  da  porta;  Soglia:  La  parie  inferiore  degli  usci, 
dove  posano  gli  stipili.  Dicesi  Soglia  intavolata 
Quella  che  rialza  alquanto  e  fa  battente  all'im- 
posta; Soglia  liscia,  Quella  che  riesce  a  piano 
del  pavimento. 

—  da  picca  a  porta;  Battitoio,  Battitore,  Battente: 
Quell'arnese,  di  ferro  o  d'ottone,  fallo  a  foggia 
di  martello,  che  si  attacca  agli  usci  delle  porte 
per  picchiare.  Se  è  fatto  in  forma  di  cerchio, 
dicesi  Campanella  V.  Anello. 

—  da  scàtoa;  Battente:  Risalto  à  squadra  che  fa 
la  fascia  del  fondo  colla  cerniera. 

—  Battenti  dò  bùgatlo;  Bùtiole:  Due  o  Tre  pezzi  di 
legno,  lunghi  ire  o  quattro  palmi  per  ognuno,  i 
quali,  attaccati  a  qualche  distanza  fra  loro  nella 
parie  superiore  del  frullone,  poggiano  liberamente 
sul  burattello  (ghìndao)  e  vi  danno  continue  scosse 
mentre  gira,  per  far  cadere  la  farina  nella  sot- 
toposta cassa;  allrim.  Battagli. 

Ba>ttei*ia.  s.  f.  Batteria:  Una  quantità  di  can- 
noni da  campo  o  da  muro  con  quanto  occorre, 
posti  in  atto  di  battere  il  nemico ;,e  II  luogo  stesso 
in  cui  sono  disposte  le  artiglierie  in  allo  di  battere. 

%  In  Marineria  dicesi  Quella  serie  di  cannoni  che 
sono  da  poppa  a  prua  in  tutti  e  due  i  fianchi 
delle  navi  da  guerra. 
Battestòn  V.  Scemmcllan. 
Ba.ttéaa  s.  f.  Battente,  Battitoio.  T.  de' legn. 
Scanalatura  nelle  imposte  degli  usci  o  finestre, 
e  Quella  parte  dell'imposta  quando  si  serra;  e 
dicesi  anche  di  altre  cose  che  si  aprono  e  si 
serrano  a  modo  delle  imposte. 

§  Battóna  d'un  spègio,  d'un  quaddro,  ecc.;  Batti- 
toio :  Quella  parte  d'uno  specchio,  d'un  quadro  o 
simile,  in  cui  s' incastra  il  quadro,  il  cristallo,  ecc. 
Battezza  V.  a.  Battezzare  e  Batleggiare  :  Dare, 
Amministrare  il  battesimo. 

it  Battezzare,  per  simil.  Porre  o  Dare  il  nome  di: 
Battezzarla  camme  voeì;  Battezzatela  come  più 
vi  piace. 

1)  —  per  Esser  compare  o  comare,Tenere  a  battesimo. 

n  —  Figurai,  vale  Bagnare  o  Gettare  in  capo  ad 
alcuno  acqua  o  simile. 

—  d'wgua  de  balletto  V.  yEgua. 

—  0  vm;  Battezzare  il  vino,  vale  Annacquarlo. 
Battezzag-gre  s.  f.  pi.  Confetti  battesimali  : 

Confetti,  Zuccherini  o  simili  che  soglionsi  regalare 
agli  amici  nell'occasione  del  baltesimo  di  un 
bambino. 

Battezzo  s.  m.  Battesimo,  Baltezzamento:  Il 
battezzare.  Fa  funzione  del  battezzare. 

Battilballe  s.  m.  Calcalore,  Ricalcatoio.  T. 
de'bomb.  Asta  lunga  di  legno,  che  da  un  capo 
ha  una  lunga  capocchia,  con  cui  si  calcano  la 
polvere  e  il  boccone  nel  cannone:  altrim.  Rical- 
calore.  Stivatore,  Batticarica,  Frugalore.  -  Batti- 
palle dicesi  quello  del  fucile,  ed  è  La  parte  in- 
grossala 0  capocchia  della  bacchetta. 

Battilbirlba  s.  m.  Birba,  Birbone,  Birbaccione, 
Guidone,  Gaglioffo,  Galeone  ;  dìcesi  d'Uomo  scio- 
peralo e  poltrone  che  studia  di  cansar  fatica  e 


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Tivere  in  un  modo  o  nell'altro  a  spese  altrai. 
Talvolla  vale  anche  Scroccone. 

Sa^tticliéu.  s.  m.  Biillieuore:  Palpitazione  di 
cuore  per  eccessiva  paura;  e  pigliasi  anche  per 
La  stessa  paura. 
S  Avvi  6  battichéu;  Aver  il  batticuore  V.  Aveì. 

Sa/tticofFa.  s.  m.  BalliCoffa.  T.  mar.  Pezzo 
di  tela  sul  mezzo  verso  il  basso  d'ogni  vela  di 
gabbia,  contromezzana  o  velaccio,  cucilo  sopra 
la  stessa  per  rinforzare  questa  parie  e  difenderla 
dallo  sfregamento  continuo  della  gabbia,  contro- 
mezzana  0  velaccio. 

Sa<tticottòii  s.  m.  Battitore  a  corda  o  ad 
arco  :  Colui  che  balie  e  sCocca  il  cotone  ed  anche 
la  lana  collarco. 

Satticù.  s.  m.  Batliciilo.  T.  mar.  Cavo  che  si 
passa  sotto  la  rabazza  degli  alberi  di  gabbia  o 
di  velaccio,  allorché  questi  si  ghindano  per  met- 
terli al  lor  posto,  onde  serva  d'aiuto  alla  ghin- 
daresse  (cavo  bòn)  e  ritenga  gli  alberi  nel  caso 
ch'essa  si  rompesse. 
M  Batticulo,  per  Qualunque  grossa  fune  che  si  passa 
dietro  a  nn  corpo  solido  e  pesante,  e  tirasi  sul  da- 
vanti pei  due  capi  per  farlo  avanzare  nel  trainarlo. 

Ba,ttiféu^o  s.  m.  Battifuoco,  Acciarino,  Ac- 
ciainolo, Acciajo,  Fucile  o  Focile:  Piccolo  strun» 
d'acciajo,  col  quale  si  batte  la  pietra  focaja  per 
trarne  faville  di  fuoco  che  accendano  l'esca. 

Sa<ttifia>cca;  s.  m.  Fiaccone,  Badalone,  Fuggi- 
fa.  ica:  Dicesi  d'Uomo  indolente  che  va  freddo  a 
far  checchessia. 

Sa^ttifia^nco  s.  m.  Battifianco:  Quella  stanga  o 
asst*  che  si  mette  tra  un  cavallo  e  l'altro  nelle  stalle 
presso  la  greppia,  aflSnchè  non  si  urtino  fra  loro. 

Sa^ttilòu  s.  m.  Battiloro:  Nome  che  si  dà  a 
Quell'artefice  che  ridfice  l'oro  in  foglia  per  do- 
rare. Nella  Toscana  dicesi  anche  a  Colui  che  lo 
riduce  in  lama  per  filare,  che  piiì  propriamente 
direbbesi  Filaloro. 

Saittimaje  V.  Battiséuxoa. 

Sa/ttima/U  s.  m.  Battimano  V.  Cioccata. 

Sattima^ssa,  s.  m.  Battimazza  :  Ajuto  del 
fabbro-ferrajo. 

Sattinetta,  s.  f.  Torpedine,  Torpiglia,  Tré- 
mola.  T.  ittiol.  Raja  torpeilo.  Pesce  di  mare  del 
genere  Bacza,  che  ha  facoltà  di  dare  una  scossa 
elettrica  alla  mano  e  al  braccio  di  chi  la  tocca, 
intorpidendoli, 
w  Accattona:  Chiamasi  così  da  noi  per  dispregio 
Una  donna  che,  nata  di  condizione  signorevole  ed 
agiata,  caduta  in  povertà  è  costretta  a  mendicare 
alluselo  dei  Signori,  ma  procura  d'andar  vestita, 
per  quanto  può,  secondo  il  suo  primiero  stato. 

Battipa>li  s.  m.  Battipalo  :  Macchina  da  pian- 
tare i  pali  a  percosse  di  maglio:  altrim.  Berta. 

Sa>ttìséu.xoa>  s.  f.  Battisuocéra.  T.  botan. 
Pseudonarcissus.  Pianta  che  appartiene  alla  fa- 
miglia delle  Amarillidee;  i  suoi  fiori  sono  d'un 
giallo  leggero.  Coltivasi  una  sua  varietà  a  flore 
doppio,  ed  altra  il  cui  fiore  è  d'un  bel  giallo  vivo. 
Dicesi  anche  Falso  narciso.  Narciso  a  tromba  o 
iromlialo,  N.  romano,  N.  salvatico,  Trombone, 
Collo  di  cammello. 

Sa<ttistèio  s.  m.  Battistero  e  Battisterio,  antic. 
Ballisteo  e  Battez/.alorio:  Luogo  dove  si  battezza. 

Ba.ttistr'a.dd.a  s.  m.  Battistrada:  Colui  che 
si  manda  innanzi  a  cavallo  per  le  occorrenze  di 
cbi  va  in  carrozza,  e  speeialm.  de' signori. 


SattSea.  s.  f.  Battura.  T.  mar.  Canale  inta- 
gliato ad  angolo,  tutt'a  lungo  della  chiglia  delle 
ruote  di  poppa  e  di  prora,  per  incassarvi  i  to- 
relli e  l'estremità  de'  majpri  e  delle  incinte,  af- 
finchè s'uniscano  meglio  o  siano  stabilite  pia 
fermamente. 

JBa^ttóezo  s.  m.  3Ièstola  e  Méstolo  :  Strum.  di 
legno  adoperalo  da  certe  lavandaje  per  battere  i 
panni  affine  d'estrarne  con  piìi  facilità  il  sudiciume. 
§  Lengua  de  battòezo;  Lingua  affinata,  aga/.za, 
dicesi  ad  Uomo  cicalone,  che  favelli  troppo;  e 
prendesi  per  lo  più  in  mala  parte. 

10a>t tosta,  s.  f.  Batosta,  Carpicelo:  Buona  quan- 
tità, e  s' intende  sempre  di  busse. 
«  Batosta  per  Contesa  di  parole. 
«I  —  per  Rotta,  Sconfitta,  Sbaraglio,  Disfacimento 
,  d'esercito. 

«  —  Figurai,  vale  Rovescio,  Sinistro,  Disdetta, 
Danno,  Perdita,  Disgrazia:  0  l'ha  avùo  ùnn-a 
battosta  che,...  Gli  toccò  tal  batosta  che,  Ebbe 
tale  disgrazia  che.... 

Sa.ttug-g>ia;  s.  f.  Pattuglia:  Un  drappello  di 
soldati,  comandati  per  lo  più  da  un  sott'ufficiale, 
che  scorre  le  vie  d'una  città,  le  vicinanze  d'un 
campo,  ecc.  per  mantenere  il  buon  ordine  o  pre- 
venire e  discoprire  le  insidie. 

Sa.ttùg'g'ià,  V.  n.  Pattugliare.  Voce  dell'oso: 
Far  la  pattuglia  V.  Batlùggia. 

Sattùinme  s.  f.  Smallo:  Un  composto  di 
calcina  e  d'altre  materie;  come  pozzolana,  matton 
pesto,  polvere  di  marmo,  ecc.,  mescolale  con  ac- 
qua e  rassodate  insieme,  che  serve  per  fare  pa- 
vimenti nelle  stanze;  altrim.  Battuto. 

!Ba<ttòu  s.  m.  Battitore  a  corda  o  ad  arco  V. 
Batticottòn. 
n  Battitore.  T.  cari.  Quel  lavorante,  per  lo  piò  nn 
fanciullo  0  una  ragazza,  che  sottopone  la  pressa 
della  carta  ai  colpi  del  maglio. 

—  da  gran;  Battitore  o  Baltidore  :  Colui  che  col 
coreggiato  balle  il  grano  e  le  biade  sull'aja  per 
separarle  dalle  spighe. 

Sattùa;  s.  f.  Battuta.  T.  mus.  La  divisione  in 
più  parti  eguali  della  durata  o  del  tempo,  in  cai 
si  &<;eguisce  un  certo  numero  di  note;  ed  anche 
La  misura  del  tempo  che  dà  il  maestro  della  mu- 
sica in  battendo  a'  cantori. 

M  Battuta,  per  Quel  ruotolo  di  caria,  con  cui  i  di- 
rettori di  musica  battono  la  misura  dei  tempo, 
che  anche  dicesi  Battente. 

n  Fardata,  Zaffata:  Molto  pungente  verso  alcuno:  0 
g'ha  desio  ùnn-a  battùu  ;  Gli  diede  una  fardata. 

—  do  balla,  dò  ballon;  Battuta:  Il  luogo  dove  si 
batte  0  donde  si  manda  la  pal.'a  o  il  pallone;  il 
suo  contr.  è  Ribattuta.  -  Se  inlendesi  l'Alto  del 
mandare  la  palla  o  il  pallone  all'avversario,  di- 
cesi Mandala,  e  in  questo  senso  il  suo  contrario 
è  Rimessa. 

S  Aveì  a  faccia  camme  a  battùa  da  balla;  Aver 

faccia  da  pallottola  V.  Faccia. 
S  Battùa  d'aspSlo  V.  Aspèto. 

—  de  poso;  Battuta  o  Battimento  del  polso,  Polseg- 
giamento:  Il  battere  dell'arteria  del  polso,  e  di- 
cesi per  dinotare  tempo  breve. 

Ba/ttixso  s.  m.  Baroncio,  Baroncello,  Monello. 
Nome  che  si  dà  a  Quei  ragazzi  sudici  e  sfor- 
mali che  si  veggono  birboneggiare  per  la  città. 

**Ba/ùssa  v.  a.  Imbavare,  Scombavare,  Sbavaz- 
zare: Imbrodolare  di  bava. 


120 


BAX 


BAX 


**Sa>ùssou  s.  m.  SLavazzone:  Che  s'imbratta 
di  bava. 

"BaùssAu.  pari.  Imbavato,  Scombavato,  Sba- 
vazzalo: Imbrattato  di  bava. 

Baùta.  s.  f.  Bautta  V.  Beuta. 

Bauza.  s.  f.  Bavosa.  Livorn.  Galeeto.  T.  ittiol. 
Blennius  ocellaris.  Pesce  di  mare  del  genere  delie 
Biennie,  delia  lunghezza  di  du'^  decimeiri  circa, 
di  color  olivastro  scuro  simile  a  quello  del  ghiozzo 
fghlggiónj;  ha  il  corpo  allungalo  e  compresso, 
il  quale  è  intonacato  d"un  umore  o  bava  viscosa. 
Abita  le  alghe  e  le  buche  degli  scogli. 

—  di  tersajèu;  Impuntura.  T.  mar.  Corda  colla 
qaale  si  lega  l'estremila  della  vela  all'estremità 
del  pennone,  quando  si  prendono  i  lerzeruoli. 

§  Lùmassa  bauza;  Lumacone  ignudo:  Lumaca  si- 
mile alla  chiocciola,  ma  senza  guscio  V.  Lùmassa. 
Bauzetta  s.  f.  Bavosella.  T.  ittiol.  Blennius 
variabilis  o  Clinus  argentatus.  Pesce  di  mare 
somigliante  in  tutto  alla  Bavosa  V.  sopra  Bauza. 
Ba.^a  s.  f.  Bava,  Sbavatura:  Saliva  che  cola  dalla 
bocca  de' vecchi,  che  hanno  perduto  i  denti,  e 
dei  fanciulli  che  cominciano  ad  averli. 

n  Bava,  per  Quell'umor  viscoso  ch'esce  per  se  mede- 
simo dalle  fauci  deg'i  animali,  massime  arrabbiati. 

«  —  T.  (Ielle  Arti.  Presso  gli  orefici,  scultori,  get- 
tatori di  metallo,  ecc.  dicesi  Quella  superfluità  che 
hanno  i  lor  getti,  cavati  che  son  dalla  forma,  per 
cui  è  necessario  che  l'artefice  rimetta  e  pulisca 
il  suo  lavoro. 

—  de  vento;  Bava  di  vento:  Pìccolo  soffio,  che  non 
si  distingue  per  altro  che  per  un  po'  d'increspa- 
tura che  dà  alla  superfìcie  del  mare. 

—  di  cócchetti;  Bavella:  Quel  filo  che  si  trae  dai  boz- 
zoli posti  nella  caldaja,  prima  di  cavarne  la  seta. 

—  dò  pappe;  Riccio:  Quell'orlo  ineguale,  che  hanno 
intorno  i  fogli  di  carta  a  mano  e  non  rallìlata. 

S  Perde  e  bave;  Sbavare,  Sbavazzare:  Perder  la 
bava,  Far  bava  dalla  bocca. 

Ba/Veen  s.  ni.  Bavaglio  e  piìi  comunem.  Bava- 
glino: Pannolino  per  lo  pili  addoppiato,  e  anche 
imbonito  e  trapuntato  che  si  lega  al  collo  de'  bam- 
bini per  preservarne  le  vesti  dalla  bava  e  dalle 
imbrodolature.  In  alcuni  luoghi  della  Toscana  di- 
cesi anche  Babajola. 

Bavceto  V.  sopra  Bavcen. 

Bàvao  s.  m.  Bàvero  V.  Colletto. 

Bavareize  s.  f.  Bavarese  :  Chiamasi  così  Uno 
scudo  d'argento  di  Baviera  o  di  Germania,  del 
valore  di  lire  cinque  e  centesimi. 
«  Bavarese,  per  Una  sorta  di  bevanda  fatta  di  latte 

e  cioccolata  con  giulebbe. 
M  Pettina.  T.  sart.  Quella  rimboccatura  dell'abito, 
cappotto  0  simile,  che  scende  dal  bàvero  sul  da- 
vanti V,  Matelolte. 

Bavette  s.  f.  pi.  Stringhette,  e  nell'uso  Bavette: 
Pasta  da  minestra  a  similit.  di  piccoli  naslrini. 

Bavettinn-es  f.  pi.  Stringheltine,  e  nelluso 
Bavetline.  Dimin.  di  Stringhette  V.  sopra  Bavette. 

Baxà  V.  a.  Baciare,  anlic.  Basciare:  Appressare 
le  labbra  chiuse  a  checchessia,  e  d'ordinario,  pre- 
mendovele  sopra,  poscia  aprirle  con  qualche  forza 
in  segno  d'amore  o  di  riverenza. 

—  a  man  o  e  móen  a  ùnn-a  personn-a;  Baciar 
-    la  mano  o  le  mani  ad  alcuno,  per  lo  più  in  se- 
gno di  riverenza. 

—  ben  insemmc  ùnn-a  cosa;  Baciare,  Combaciare, 
Combaciarsi,  dicesi  in  senso  neut.  dell'Essere  due 


corpi  ben  uniti  insieme  e  talmente  si  tocchino 
nella  superficie,  che  non  vi  appaja  nessuno  sp:!zio. 

—  5  bastón  V.  Baslon. 

§  Bezéuijna  piggid  de  botte  e  baxà  ò  brugo  ;  Bi- 
sogna slar  cheto  e  baciar  la  scopa,  o  semplicem. 
Bisogna  baciarla  scopa;  dinoia  che  Quando  uno  è 
offeso  da  una  persona  della  q'uile  ha  bisogno,  non 
solamente  si  dee  soffrire  con  pazienza,  ma  anche 
ringraziarla  e  mostrarsi  contento;  lolla  la  simili- 
tudine dai  fanciulli,  che  quando  errano  e  son  casti- 
gali, si  fa  loro  sputare  la  stiua  e  baciare  la  scopa, 
colla  quale  sono  stati  puniti. 
§  O  dovieiva  baxà  a  tcera  dov'ò  mette  i  pé ;  E' 
dovrebbe  baciir  la  terra  che  (un  tale)  ca'pesla, 
dicesi  di  persona  che  abbia  grandi  obbligazioni 
verso  ad  un'  altra. 
^  Baxàse  n.p. Baciarsi:  Darsi  scambievoIm.de' baci. 

Baxa<loiiii.e  s.  f.  Spadacciola,  Pancacciuolo, 
Monaciicce,  Erba  spadma.  T.  boi.  Gladiolus  com- 
munis.  Fiore  che  nasce  da  una  cipolla,  che  tro- 
vasi abbondantemente  nelle  nostre  montagne. 

Baxaicò  s.  m.  Basilico   e   Bassilico.  T.  boi. 

Ocymum  basilicum.  Pianta  che  ha  le  foglie  ovate, 

liscie,  i  calici  cigliati.  Ha  odore  di  garofano  e 

di  spezie,  e  ce  n'ha  di  più  qualità  e  nomi.  Si 

•    usa  per  la  cucina. 

Ba:x:am.aii  s.  m.  Baciamano  :  Il  baciare  della 
mano  altrui  in  segno  di  riverenza,  d'omaggio  e 
simili. 

Baxaprseve  s.  m.  Lauro  rosso  o  Lauro  spi- 
noso. T.  hot.  llex  aquifolium.  Frutice  che  cresce 
in  abbondanza  nei  nostri  monti.  II  tronco  ei  suoi 
rami  sono  flessibili,  lisci,  verdi ,  il  legno  bianco, 
le  foglie  grandi,  fitte,  leggermente  dentate,  spinose, 
i  fiori  ascellari,  piccoli,  bianchicci  e  filli  assai. 

Baxilica  s.  f.  Basilica  :  Tempio  o  Chiesa 
principale. 

Baxilisco  s.  m.  Basilisco,  antic  Bavalischio: 
Anfibio  che  ha  coda  binga  e  fittamente  squamosa; 
alla  nuca  una  cresta  in  forma  d'aletla;  sul  dorso 
ed  al  principio  della  coda  parimente  una  cresta 
in  forma  d'aletta  Gli  aniichi  con  un  tal  nome  in- 
tendevano Uno  spaventevole  animale,  di  cui  non 
dichiararono  caratteri  sii(ficie»iti  per  conoscerlo  e 
sopra  del  quale  dissero  molte  favole,  fra  cui  quella 
che  uccideva  col  solo  sguardo. 

Basili  s.  m.  Basino  :  Specie  di  bambagino  si- 
mile al  frustagno,  ma  più  fino  e  più  forte,  e  tal- 
volta tessuto  con  mescoianza  di  fili  di  canapa, 
n  Bacino;  d  min.  di  Bacio. 

—  d'Albenga;  Bacino  d'Alben?a.  Voce  nastra.  Sorta 
di  bozzolaio  o  pasta  dolce  che  ci  viene  d'Albenga. 

Baxo  s.  m.  Bacio,  ani.  Basio:  L'atto  del  baciare. 

—  de  chéu  o  chi  ciocca;  Ba.'iozzo:  Bacio  dato  di 
cuore,  e  sodo  e  appiccante.  Bacio  che  fa  scop- 
pio; mi  è  molo  conladmesco. 

—  de  Guida;  Bacio  di  Giuda:  Bacio  o  Carezza 
che  ti  fa  chi  vuol  Iradirli. 

—  freido;  Bacio  asciutto,  cioè  Senz'anima,  Incon- 
cludente. 

—  in  cortexìa;  Bacio  alla  francese:  Sorla  di  tacio 
che  si  fa  stringendo  lievemente  le  guance  d'al- 
cuno fra  l'indice  e  il  medio  piegati,  e  poi  ba- 
ciandolo; ed  è  carezza  da  bambini. 

%  Èse  un  bòcchin  da  boxi;  Essere  un  hacio,  Es- 
sere una  bocca  da  baci,  cioè  Che  invita  a  baci. 

S  Sùssd  un  da-i  baxi ;  Mangiarsi  uno  coi  bacì, 
vale  Baciarlo  e  ribaciarlo  frequentissimamente. 


BEC 


BEO 


121 


Sa<zajotto  s.  m.  Baradierc  e  Baratlioro  :  Colui 
che  recasi  a  bordo  de' bastim^nli  e  comp-a  o 
baraita  o'-rni  sorta  di  m Tcaniiuole  e  cose  di  poco 
prei-'io:  allriin.  Bazzarralore. 

Ba/ZU/iia,  s.  m.  Pigliamnsch'^.  T.  ornit.  Musci- 
capa, (ienere  d'uccelli  dell'ordine  de'  Passeri,  così 
chidmali  perchè  si  pascono  d'inselli,  e  parlicolar- 
menle  di  mosch™.  Hanno  il  becco  depresso  oriz- 
zonlalnipnlo,  guernitodi  peli  alla  base,  colla  punta 
più  0  meno  curva.  Ce  nha  di  più  specie;  le  più 
coni"ni  sono  le  seiinenli  : 

—  d5  collo  fianco;  Bàlia  0  Pigliamosche  a  collo 
bianco  (Muscicapa  albicollisj; 

—  dò  pelo  rosso;  Pigliamosche  p"llirosso  (31.  parva); 

—  grixo;  Pigliamosche  grigio  (Muscicapa  grisola); 

—  scùo;  Bàlia  nera,  Pigliamosche  nero  (M.  atri- 
capilluj.  Tulle  e  quattro  queste  specie  di  pas- 
saggio annua  e,  più  o  meno  abbondante  secondo 
la  lor  varietà.  Arrivano  iu  primavera,  partono 
in  agosto. 

Sa>za<iiii-a>  s.  f.  Bagiana  :  Fava  fresca  sgranata. 

—  mfe/^a;  Baccello:  Fava  fresca  non  ancora  sgranala. 

—  spella;  Bai-'iana  sbucciata:  Fava  fresca,  alla  quale 
sia  tolta  la  buccia. 

S  Campo  de  bazann-e;  Baccellajo:  Luogo  semi- 
nalo di  fave. 
S  Scorsa  de  bazann-a;  Guscio  di  bagiana  o  di  fava. 

Suza.un.-a;  s.  f.  Bazzana.  T.  de'mojai.  Pelle 
di  montone  assai  morbida,  colla  quale  si  usa  co- 
prire i  libri  quando  si  legano  alla  francese.  I  cal- 
zolai si  servono  delle  ba'.zane  per  foderare  le 
scarpe  e  gli  stivaletti  da  donne. 

Sa>za.iiotto  add.  Bazzotto,  Guascotto:  Quasi 
collo,  iXon  totalmente  collo.  -  Bazzotto  dicesi 
propria m.  delle  Uova,  quando  sono  tra  il  sodo 
e  il  tenero. 

Sazài'a  s.  f.  Befana,  Befania,  ecc.:  Spauracchio 
per  intimorire  i  fanciulli  V.  Barbari. 

!Bazetta<s.  m.  Mingherlino:  Aggiunto  a  Giovine, 
vale  Giovine  di  piccola  forma,  di  poca  carne,  de- 
bole e  quasi  crealo  imp^rfello;  allrim.  Seriale. 

Seatifica  v.  a.  Beatificare:  Dare  il  cullo  di 
bealo  dopo  morte  ad  alcun  servo  di  Dio,  il  che 
si  fa  dal  papa  dopo  lunga  disamina. 

Seatifioaziòn  s.  f.  B^'alificazione:  La  fun- 
zione che  fa  il  papa  nel  dare  il  cullo  di  bealo 
ad  alcuji  servo  di  Dio. 

Becca  (Nòxe);  Noce  malescia  V.  Nòxe 

Becca  v.  a.  Beccare:  Pigliare  il  cibo  col  becco, 
il  che  è  proprio  degli  uccelli;  e  talvolta  melaf.. 
dicesi  degli  altri  animali  in  camb'o  di  Mangiare: 
L'è  vegnùo  5  gatto  e  5  s'ha  beccóu  tutto;  Venne 
il  gallo  e  si  beccò  tutto, 
n  Beccare,  per  Guadagnare  o  Acquistare  con  indu- 
stria 0  con  arte  alcuna  cosa  :  Ho  beccóu  treì 
scili;  Ho  leccalo  tre  scudi. 

—  iìnn-a  pcrsònn-a;  Sbusar  uno,  vale  Vincergli 
tulli  i  suoi  denari:  /  ho  becchce  tutti;  Gli  ho 
sbusati  tutti. 

Becca  s.  f.  Becca'a  :  Colpo  che  dà  l'uccello  col 
bfcco;  ed  anche  Quel  tanto  di  cibo  che  piglia  in 
una  volta  col  becco  l'uccello.  -  Bezzicata,  Bezzi- 
catura, Beccatura  vagliono  L'alto  d-^l  bezzicare, 
ed  anche  La  ferita  o  margine  che  resta  nel 
bezzicare. 
S  Dà  de  bccchw;  Dar  beccate  o  bezzicale.  Bezzi- 
care, Sbezzicare,  Dar  di  becco:  Percuotere  o 
ferire  col  becco. 


Beccafig*o  s.  m.  Beccafico,  Bigione.  T.  ornit. 
Sy  via  horlensis.  Uccello  di  grossezza  come  una 
passera,  di  passaggio  in  settembre  ed  ottobre, 
in  quale  stagione  forma  la  delizia  delle  tavole. 

—  dò  peto  giunco;  Sterpazzola  (Sylvia  cinerea). 
"Beccalin  V.  Beccamorto. 

Becca. morto  s.  m.  Beccamorto,  Becchino: 
Coni  che  sotlerrii  i  morti. 

Beccassa  s.  f.  Beccaccia,  Acceggia.  T.  ornit. 
Scoli/pax  rusticola.  Tccello  di  passo  assai  noto, 
che  sia  per  lo  più  negli  acquitrini,  di  colore  e 
grandezza  simile  alla  starna;  ha  il  becco  lungo, 
sottile  e  diritto,  di  punta  ottusa  e  rugosa,  e  le 
ali  a  proporzione  del  corpo  piccole  ed  inette 
al  vo!o. 

—  de  ma;  Pittima  piccola.  T.  ornit.  Limosa  rufa. 
Altra  specie  d'uccello,  che  ha  il  becco  rivolto  in 
allo;  il  timoniere  con  otto  o  nove  fasce  irasverse 
nerastre;  l'unghia  del  dito  medio  corta  e  non 
dentala. 

Beccassin  s.  m.  Beccaccino.  T.  ornit.  Sco- 
lopux.  Uccello  di  palude,  minor  della  beccaccia, 
col  becco  sottile  e  lungo.  Ce  nha  di  più  specie. 

—  comune;  Beccaccino  reale,  e  volgarm.  Pizzardella 
(Scolopax  gallinagoj. 

—  rfa  eoa /arjfa;  Beccaccino  a  coda  larga  (S.BrhemiiJ. 

—  mazzengo;  Beccaccino  maggiore,  Pis.  Crocco- 
lon°  o  Coccolone,  Bicnt.  Pasqualino,  (S.  gallinula). 

—  sórdo;  Beccaccino  sordo,  Pis.  Frullino,  Bient. 
Pinzacchio  (S.  gallinula).  É  il  più  piccolo  degli 
ucce  li  di  questo  genere. 

"Beccellan  s.  m.  Babbaleo,  Badalone,  Tam- 
bellone, Baggeo,  Marzocco,  Pappaceci,  ecc.  V. 
Babazzòn. 

"Becclxella  v.  a.  Buscare,  Buscacchiare  :  Pro- 
cacciarsi od  Ottenere  checchessia  con  industria  o 
con  arte  ;  allrim.  Beccare  o  Beccarsi  su  una  cosa. 

Becclxella  s.  f.  Sassatella ,  Sassellala.  Voci 
dell  uso:  Co'po  di  sassolino,  Sassalello  tiralo  altrui. 

Becclxelletto  s.  m.  Sassolino,  Sassellino, 
Sassalello,  Sassuolo,  Ciottolino,  Cioltoletto:  Sasso 
piccolissimo. 

Becclxelléua  s.  f.  Imbeccala:  Mancia  o  Do- 
nativo che  si  dà  fuor  del  prezzo  stabilito;  ma 
pigliasi  per  lo  più  in  cattivo  senso. 

Becchello  V.  Becchelletto. 
I»  Portalinee  T.  stamp.  Piccola  lamina  della  stessa 
lega  de' caratteri,  e  talvolta  anche  d'ottone,  leg- 
germente uncinala  ad  un'estremità,  che  si  colloca 
successivamente  sopra  ciascuna  riga  della  compO' 
sizinne  sul  composilojo,  quando  non  è  interlineata, 
afiine  di  tenerla  ferma,  ed  anche  di  facilitare  lo 
sdrucciolamento  delle  lettere  in  esso  composito/o. 
§  Zùgà  a-o  becchello  ;  Fare  o  Giocare  a  butta  bot- 
tino: Specie  di  giuoco  fanciullesco,  che  si  fa  tra 
due  0  p  ù  lanciando  da  una  data  distanza  un  sas- 
solino, cui  si  dà  il  nome  di  becchello,  e  un  dopo 
l'altro  avvicinandovi  una  moneta.  Quindi  raccolte 
tulle  le  monete  lanciate,  e  accomodate  l'una  sul- 
l'altra colla  testa  (griffa)  dalla  parte  superiore, 
i  più  vicini  le  percuotono  successivamente  collo 
slesso  sassolino,  procurando  per  vincere  di  farle 
voltare  dalla  parte  opposta,  cioè  da  quella  del- 
l'arme (cròxe). 

Becclxezza  v.  n.  Beccheggiare,  Tangheggiare, 
T.  mar.  Dicesi  di  Quel  moto  che  fa  la  nave  bar- 
collando da  puppa  a  prua,  quasi  che,  alzandosi  e(i 
abbassandosi  a  vicenda,  dia  di  becco  nell'acqo^. 


t22 


BEF 


BEI 


3eccIi.ez2:o  s.  m.  Beccheggio,  Tangheggio, 

T.  mar.  Il  beccheggiare  o  tangheggiar  delle  navi. 
Becco  s.  m.  Becco  :  La  parie  dura,  ossra,  per 

Io  pili  acuminata,  che  tien  luogo  di  bocca  agli 

uccelli;  ailrim.  Rostro. 
V  Becco,  chiamano  gli  arleflci  Qualunque  punta  che 

nelle  loro  manifatture  abbia  somiglianza  col  becco 

degli  uccelli. 

—  rf6  clarinetto;  Becco:  Parte  del  clarinetto,  che 
si  mette  nella  bocca  quando  si  vuol  suonare  questo 
strumento. 

—  d5  gas;  Becco  di  luce,  o  sempllcem.  Becco:  Il 
foro  ond'esce  ed  arde  il  gas. 

S  Aveì  paggia  in  becco;  Aver  paglia  in  becco,  si 
dice  Quando  alcuno  procede  in  modo  da  far  co- 
noscere che  in  un  tal  negozio  egli  ha  nascosi 
disegni  con  qualche  promessa ,  e  che  già  gli  è 
palese  tutto  ciò  che  «i  tal  negozio  ci  può  essere 
di  celato. 

§  Bagna  o  becco;  Immollar  il  becco.  Porre  il  becco 
in  molle,  dicesi  in  ischerzo  per  Bere. 

S  De  bon  becco;  Di  buona  bocca,  dicesi  di  Chi 
è  assai  di  pasto  e  mangia  di  tutto. 

%  Fa  0  becco  all'oca;  Far  il  becco  all'oca,  figurai. 

vale  Conchiudere  o  Terminare  il  negozio  che  si 

ha  tra  le  mani.  Dar  compimento  a  checchessia. 

Becco  s.  m.  Becco:   Il  maschio  della  capra: 

altrim.  Capro,  Caprone,  Irco. 

—  contento  ;  H^tco  contento.  Becco  agevole,  Becco 
cornuto,  dicesi  a  Chi  sopporta  il  disonor  conjugale. 

—  fottùo;  Becco  con  l'effe,  Becco  sciàvero,  Becco 
indiano.  Becco  zucco,  Gran  monello,  Cavezza; 
dicesi  per  ingiuria  a  Persona  maliziosa,  astuta, 
sagace;  e  talora,  parlando  di  ragazzo.  Cattivello, 
Tristanzuolo,  Tristarello,  Furbacchiotto,  Facimale, 
ed  anche  Insolente. 

Beccociatto  s.  m.  Mestolone,  Palettone,  Cuc- 
chiajuola.  T.  ornit.  Anas  clypeata.  Specie  d'uc- 
cello d'acqua,  somigliante  alla  cicogna,  così  chia- 
malo dall'avere  il  rostro  slargato  e  spianalo  a 
guisa  d'una  paletta  o  mestola.  Di  passaggio  da 
autunno  a  primavera. 

Beccofins.  m.  Occhiocotto  sardo.  T.  ornit.  Syl- 
via sarda.  Uccelletto  che  annida  ed  abita  perma- 
nentemente, e  sta  di  continuo  celato  Ira  i  cespugli. 

Beccostorto  V.  Beccotorto. 

Beecotoi*to  s.  m.  Crociere,  Crocione,  Pis. 
Becc'a  forbice  o  Becco  storlo.  T.  ornil.  Loxia  cur- 
virostra.  Uccello  di  becco  grosso,  duro  e  nero, 
ricurvo,  e  colle  mandibole,  a  differenza  di  tulli  gli 
altri,  che  in  punta  s'incrociano. 

Beccùa.  s.  f.  Gancio,  Gancetto:  Spezie  di  serratura, 
che  si  meile  agli  armadi  o  simili ,  ed  è  Una  lamella 
di  ferro  bucala  da  un  capo,  e  dall'altro  terminala 
in  un  gancio  o  becco,  la  qual  conficcata  dalla  parte 

*  del  buco  con  un  chiodo  in  una  delle  due  imposte 
dell'armadio  dove  battono  insieme  nel  chiuderle, 
accavalcia  colla  parte  dov'è  il  gancio  un  ganghero 
fissato  neir  altra  imposta,  e  serve  a  serrarle. 

Beduìn  s.  m.  Beduino  :  Nome  degli  Arabi  del 
deserto,  abitanti  sotto  la  tenda. 
Il  Beco,  Bedano,  Tanghero,  Tarpano  V.  Tàngao. 

BefTe  (Fdj;  Far  bocchi.  Far  muso,  Coccare,  Far 
i  visncci,  Far  boccaccia  o  le  boccacce  o  le  bocche: 
Aguzzare  e  scontorcere  le  labbra  inverso  d'uno 
in  segno  di  dispregio. 
§  Fase  beffe  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  beffe  d'alcuna 
cosa,  vale  Non  istimarla,  Non  curarla. 


Be£fezz£L  V.  Mincionà. 

l^&^lx\ìx  s.  m.  Bacchellone,  Baciapile,  Bacia- 
polvere,  Beiihino,  Bighino,  Bigotto,  Bigozzo,  Biz- 
zoco, Bizzochero,  Capilorzolo,  Collotorlo,  Gabba- 
deo, Graffiasanti,  Picchiapetto,  Pinzochero,  Schio- 
dacris  :i,  Spigolislro:  Di  voto  affettato,  Falso  di  voto, 
Ipocrita. 

Beg'lxiuajoi  V.  Beghiniximo. 

Beg-Iiiuisiiiiios.m.  Bacchettoneria,  Bacchel- 
toiiismo,  Bigollismo,  Bizzocheria,  Santocchieria: 
Ostentamento  di  santità,  Falsa  divozione,  Ipocrisia. 

Beg'lxiun.-a/  s.  f.  Bacchettona,  Biasciarosari, 
Beghina,  Bigotta,  Bizzochi^ra,  Pinzochera,  Biz- 
zoca,  Santessa,  ecc.:  Falsa  divota  V.  Beghin. 

Beg-ùdda;  s.  f.  Gozzoviglia:  Mangiamenlo  in 
allegrezza  e  in  brigala,  fuor  del  consueto  e  dei 
bisogno;  e  dicesi  da  noi  Quella  che  suol  farsi 
ordinariam.  dalla  plebe;  ailrim.  Stravizzo,  Cra- 
pula, Bagordo. 

Beg-ùddà,  v.  n.  Gozzovigliare,  Slravizzare, 
Bagordare,  Crapulare:  Star  in  gozzoviglia.,  Faro 
Stravizi,  crapule,  bagordi. 

Beg-ùddón  s.  m.  Crapulone:  Chi  è  dedilc 
alle  crapule,  alle  gozzoviglie. 

Beive  V.  a.  e  n.  Bevere  e  più  comunem.  Bere: 
Prender  per  bocca  vino,  acqua  o  altro  liquore. 
Il  Bere  ;  usalo  assolut.  si  prende  per  Bere  del  vino, 
e  per  lo  più  soverchiamente,  Ubbriacarsi  :  Mepii 
che  aggice  un  pò  bevùo;  Parmi  che  abbiate  al- 
quanto beuto. 
Il  —  per  Trarre  a  sé  Tumore,  Assorbire,  Imbeversi, 
Inzupparsi  V.  Sciòrbi. 

—  o  catalann-a;  Bere  a  cannella  o  a  garganella, 
Bere  a  doccia,  vale  Bere  senz'accostare  il  vasc) 
alle  labbra,  ma  sostenendolo  in  aria  versando  in 
bocca  il  liquore  senza  ripigliare  il  respiro. 

—  a  gòce  ;  Bere  a  gorgale  :  Ber  mollo  per  volla  ad 
un  fiato. 

—  a-o  fiasco;  Abboccare  il  fiasco  o  la  zinna  del 
fiasco,  vale  Soprapporre  la  bocca  al  fiasco  per  bere. 

—  a  pittin  a  pittin;  Bere  a  centelli,  a  centellini, 
a  cianlellini,  a  zinzini,  Cenlellare,  Cenlellinare , 
Zinzinnare,  Zinzinare:  Bere  interroltamenle  e  a 
piccoli  sorsi.  Bere  pochissimo  per  volta. 

—  a  sorsi  a  sorsi;  Bere  a  sorsi,  a  sorso  a  sorso, 
Sorsare,  Sorseggiare  V.  sopra  Beive  a  pittin  a 
pittin. 

—  a  streppelli;  Bere  a  scosse:  Bere  scomposlamenlo 
e  a  riprese. 

—  co-e  moen;  Bere  colle  giumelle,  cioè  Col  con- 
cavo delle  mani  accostale  insieme. 

—  camme  ùnn-a  terrassa,  camme  un  tréuggio, 
camme  un  turco;  Bere  come  un  lanzo.  Bere  ce! 
secchio,  Bere  a  josa,  Azzuffarsi  col  vino  e  co'  bic- 
chieri, Tuffarsi  nel  vino,  Far  la  zolfa  per  bimmolie, 
Soffiare  nella  vetriuola,  Caricar  l'orza,  Zizzolare. 
Sbevazzare,  Cioncare,  Bombare,  Trincare,  Imbol- 
lare: Bere  in  copia  e  largamente. 

—  e  scòagie  d'ìitin-a  persònn-a;  B?re  l'abbevera- 
liccio  altrui,  cioè  Quel  centellino  che  altri  lascia 
nel  bicchiere. 

—  grosso;  Ber  grosso,  dicesi  figurai,  di  Chi  nello 
cose  di  suo  interesse  e  anche  di  suo  onore  noji 
la  guarda  lanlo  pel  sottile  o  ha  pochi  scrupoli 
di  coscienza. 

S  Beivise  ùnn-a  cosa;  Bersi  una  cosa,  Gabellarla. 
Ingozzarla,  vale  Crederla  quand'ella  è  della,  ai- 
corchè  non  sia  vera  V.  in  SciCrbi. 


mi 


BEL 


123 


S  Chi  ciù  belve,  meno  belve;  Chi  più  bee,  meno 
bee.  Prov.  e  vale  che  Dai  soverchio  bere  non 
si  vive  a  lungo. 

S  Chi  n5  belve  de  viti;  Astemio. 

S  Z>a  éeìujso.  Bevcreccio,  Bevibile,  Beibile:  Da  be- 
versi  0  Che  è  gradevole  al  bere. 

%  Dà  da  belve;  Dar  bere  o  a  bere  o  da  bere; 
Porgere  da  bere. 

S  Dà  da  belve  a-e  bestie;  Abbeverare. 

n  —  a-l  vasi,  a-e  scloi;  AnnafDare,  Innaffiare  i  fiori. 

%  Dà  i  dince  da  belve;  Dare  il  beveraggio,  la 
mancia,  la  benandata. 

S  Dee  da  belve  a-o  prave  che  5  cego  ò  l'ha  sce; 
Dà  bore  al  prete  che  il  cherico  ha  sete,  dicesi 
Quando  alcuno  chiede  per  altrui  quello  eh' e'  vor- 
rebbe per  sé. 

S  Fa  bòn  belve;  Dar  buon  bere.  Dar  gusto  al  bere, 
dicesi  di  cosa  che  mangiandola  ci  si  beve  su  vo- 
lentieri; il  suo  contrario  è  Dar  cattivo  bere. 

S  L'è  bello  sclgoà  quanto  i  bèu  no  véuan  belve; 
Quando  i  buoi  non  vogliono  arare  o  bere,  non 
serve  fischiare,  ovv.  Quando  il  bue  non  può  arare 
tu  puoi  cantare,  tu  puoi  cantare,  dicesi  Degli 
nomini  svogliali  o  restii  in  fare  checchessia. 

S  Nò  belve  de  vln;  Essere  astemio,  e  nel  volg. 
tose.  Bere  a  sciacquabudella. 

S  0  bevlelva  l'Adda;  E' farebbe  a  bere  co' nugoli. 
Modo  figur.  e  dicesi  di  Gran  bevitore. 

S  Torna  a  belve;  Ribere,  Ricioncare. 

8  Versa  da  belve;  Mescere:  Versare  il  vino  o 
altro  liquore  nel  bicchiere  per  dar  da  bere. 

%  Zìigà  a  chi  belve  clù;  Gareggiare  a  chi  più  imbotta. 

Séla.  s.  f.  Budello,  al  pi.  Budelle  e  com.  Budella: 

Canale  che  con  vari  avvolgimenti  va  dalla  bocca 

dello  stomaco  sino  al  sedere,  donde  conduce  fuori 

gli  escrementi. 

%  Allighi  e  bèle;  Allegar  i  denti  V.  Allighi. 

S  Cazze  e  Bèle;  Cascar  le  budella,  il  fiato,  le  brac- 
cia e  simili,  vale  Perdersi  d'animo,  Scoraggiarsi, 
Perdere  il  coraggio,  Rimaner  sbalordito. 

S  Dà  de  moen  In  te  bèle;  Dar  nel  cuore,  Addo- 
lorare, Dar  cordoglio. 

S  Leva  e  bèle  d'In  ta  pansa  V.  appresso  Mette 
e  bèle  a-o  collo. 

S  Mette  e  bèle  a-o  collo  ;  Levar  le  budella  o  Met- 
ter le  budella  in  mano  ad  alcuno:  Lo  dice  chi 
irato  contro  un  altro  minaccia  volerlo  uccidere. 

S  Re  mescla  e  bèle;  Rimescolare  il  sangne,  e  as- 

*  solulam.  Rimescolare:  Prender  rimescolamento, 
agitazione  e  simili.  Il  Barbieri  usa  Rimesciar 
l'anima;  Ira  ed  jimor,  gagliardi  moti,  in  fondo 
Le  rimesciano  l'anima  potente.  Le  Stagioni,  e.  i. 

S  Sclùgà  e  bèle;  Rompere  il  capo,  Importunare, 
Infastidire,  Stuccare,  Aver  fracido  un  tale. 

S  Vomita  e  bèle;  Recer  le  budella,  dicesi  in  modo 
basso  di  Chi  sia  molestato  da  continuo  vomito. 
"Bélesecelie  s.  m.  Segaligno,  Abbarberato, 
Asciutto,  Allampanato,  Lanternuto,  Secco  com'un 
uscio.  Secco  allampanato,  dicesi  in  m.  b.  da  noi 
di  Persona  molto  magra,  di  complessione  adusta. 
Sèlette  s.  f.  pi.  Budelllni,  Budelline,  Budella; 
Budella  d'agnello  accomodate  in  umido  per  vi- 
vanda. Voci  dell'uso. 
Sèlin  s.  m.  31ela  di  culàccio,  dicesi  da' macellai 
Uno  de'  diversi  tagli  della  coscia  delle  bestie  che 
si  macellano,  vicino  alla  coda. 
Bella>  s.  f.  Ganza,  Manza,  Amante,  Bracciata, 
Donna  amata,  Amica. 


Sella  de  g-iorno  ;  Convòlvolo  o  Vilucchio 
a  tre  colori,  campanelle  a  tre  colori,  volg.  Bella 
di  giorno.  T.  botan.  Convolvulus  trlcolor.  Pianta 
erbacea,  annuale,  che  forma  eleganti  cespugli;  bel- 
lissima quando  nell'estate  apre  i  suoi  fiori,  i  quali 
hanno  un  contorno  celeste,  bianchi  nel  mezzo  e 
gialli  nel  fondo.  Si  semina  in  primavera,  e  riesce 
ne' terreni  normali  alquanto  sostanziosi. 

—  de  nèutle;  Gelsomino  di  notte.  Gelsomino  di  Spa- 
gna, Gelsomino  brachettone.  Maraviglia  di  Spagna, 
e  volg.  Bella  di  notte,  Fiore  di  notte  V.  VlntldSe. 

—  d'ùnz'òe;  Ornitogalo,  Aglio  florido,  Aglio  salva- 
tico.  Cipollone  bianco  co'  fiori  a  rappa.  Latte  di 
gallina,  Latte  d'uccello,  e  volg.  Bella  di  undici 
ore.  T.  botan.  Ornltogalum  umbellatnm.  Pianta 
indigena  che  ha  i  bulbi  numerosi,  lo  scapo  più 
corto  dei  peduncoli,  i  fiori  in  corimbo,  in  num.  di 
selle  od  otto,  biancolattei  internamente,  verdi  al 
di  fuori.  Fiorisce  nell'aprile  e  nel  maggio,  ed  è 
comune  in  tulli  i  campi  o  luoghi  erbosi,  dove 
moltiplica  eccessivamente. 

Bella/donna,  s.  f.  Belladonna,  Erba  bella- 
donna, Solatro  maggiore.  T.  hot.  Atropa  bella- 
dona.  Pianta  erbacea  e  perenne  che  elevasi  da 
metri  1,30  a  1,S0;  ha  le  foglie  intere,  larghe  ed 
ovali  ;  i  fiori  d'un  rosso  bruno,  pendenti  e  solitari; 
le  bacche  arrotondale,  grosse  come  una  ciliegia, 
di  colore  eguale  a  quello  de'  fiori,  e  molto  vele- 
nose. Si  adopera  in  medicina  per  le  sue  pro- 
prietà narcotiche. 
«  Leandro,  Oleandro,  Alloro  indiano.  Alloro  rosa. 
Erba  da  rosa,  e  volg.  .Mazza  di  S.  Giuseppe,  Mazza 
d'asino.  Ammazza  lasino.  T.  hot.  Nerlum  olean- 
der.  Pianta  arborea,  che  fa  bellissimi  fiori,  rossi, 
rosei,  bianchi,  screziati,  doppi  e  semidoppi.  Fio- 
risce nell'estate  e  nel  principio  d'autunno.  An- 
ch'essa ha  proprietà  venefiche. 

—  d'autunno;  Belladonna,  Narciso  belladonna.  T. 
bot.  Amaryllls  belladona.  Pianta  bulbosa,  pro- 
ducente  in  estale  de'  bellissimi  fiori  bianchi  e  rosei 
secondo  la  varietà.  Riesce  in  tutti  i  terreni,  e  re- 
siste in  piena  terra  nell'inverno  se  si  ha  la  pre- 
cauzione di  coprirla. 

—  de  sia;  Amarilli  a  strisce.  T.  bot.  Amaryllls  vit- 
lata.  Pianta  che  ha  lo  scapo  cilindrico,  i  fiori  pe- 
dicellali,  bianchi,  gradevolmente  strisciati  di  rosso; 
le  corolle  hanno  cinque  divisioni  imbutiformi  ;  gli 
stimmi  solcali.  Coltivasi  come  la  precedente. 

BfelPe  toen.  avv.  In  buon  dato.  Molto,  Assai: 
Che  n'èa  bell'e  ben;  Ce  n'era  in  buon  dato. 

Bell'e  Ibon.  add.  Mezzano,  3Iediocre,  Passa- 
bile: Discreto  nella  sua  specie.  Che,  senza  esser 
ottimo,  può  bastare  allo  scopo. 

Bellessoi  s.  f.  Bellezza,  Beltà,  Bello,  antic. 
Bellore,  Biltà,  Biella  :  Parlandosi  del  corpo  è  La 
esattezza  delle  proporzioni  di  tutte  le  sue  parti; 
parlandosi  del  Volto  è  La  regolarità  e  finezza  dei 
lineamenti,  nella  freschezza  e  colorito  della  car- 
nagione, 
n  Bellezza,  per  Belld  persona,  e  specialm.  parlan- 
dosi di  donna. 
tr  —  per  Piacere,  Consolazione,  Gioja  :  L' é  ùnn-a 
bellessa  veddllo   a   cavallo;  É  una  bellezza  il 
vederlo  cavalcare. 
II  Bellezze  al  plur.,  Agi,  Agiatezze,  Dovizie,  Facoltà, 
ecc.  ;  Se  nò  fòsse  pe-a  moggé,  ò  nò  saelva  in  scè 
bellesse  ch'o  l'è;  Se  non  fosse  per  sua  moglie, 
egli  non  sarebbe  in  queste  bellezze. 


124 


BEL 


BEL 


S  A  grazia  a  confónde  a  bellessa:  Ta  grazia  con- 
fonde la  bellezza,  dicesi  iroii  camonte  pirlaiido 
di  persona  deforme  e  di  maniere  scortesi. 

§  E  bcUfSse  nò  se  màngian,  ovv.  E  bollesse  in 
ta  jmgnatlu  nò  se  ghe  méltan;  La  bellezza  non 
si  mangia  o  non  si  mette  a  tavola.  Dettalo  pro- 
verb.  e  dicesi  a  Chi  si  marita  senza  dote  ed  è 
senza  patrimonio. 
Belliom. mi  s.  m.  p!ur.  Begliomini.  T.  botan. 
Itnputiens  balsamina.  Fianla  erbacea,  rhe  hii  lo 
stelo  t  rosso  e  sugos  ,  alto  circa  mezzo  braccio; 
le  foglie  lanceolate,  den:ate,  liscie,  alterne  supe- 
riormente; i  tiori  ascellari,  speronati,  solitari,  e  che 
variano  ta  ito  pel  colore  quanlo  per  la  grandezza. 
Dicesi  anche  Balsamino,  Sposa  novella. 
Sello  s.  m.  Bello,  Beltà,  Bellezza,  (Jrazia,  Av- 
venenza :  E  donne  quando  pérdan  5  bello  da 
iòvenlìi —  Le  donne  quando  perdono  il  bello 
della  giovenlìi 

Il  Bello,  per  Occasione,  Tempo  opportuno,  Cosa  di- 
cevole, conveniente,  importante,  ecc.  :  0  bello  ò 
saeiva  d' acciappàlo  in  sciò  (ceto;  Il  bello  sa- 
rebbe di  coglierlo  sul  fatto. 

%  Andà  a-o  bello;  Far  alla  vittoria  V.  A-o  bello 
nel  2"  significato. 

%  Ani'à  0  Èse  a-o  bello  d'ùnn-a  cosa;  Andare  o 
Essere  al  bello  o  al  buono  d'una  cosa  V.  A-o 
bello  nel  \°  significato. 

%  Aoa  ven  o  bello;  Ora  viene  il  buono. 

S  Cose  scià  fa  de  bello  ?  Che  fa  di  bello  ?  Che  cosa 
si  fa  di  bello  ?  Suole  domandarsi  a  persona  nostra 
amorevole  e  famigliare,  per  sapere  lo  stato  di  sua 
sanità,  o  in  eh-;  cosa  presentemente  si  occupi. 

%  Dò  bello  m.  avv.  Un  pezzo,  Gran  pezza,  Un  gran 
pezzo,  Lung'ora,  3Iolto  tempo:  L'è  dò  bello  che 
v'aspeto;  É  un  pezzo  che  vi  attendo. 

Il  Ri'erendosi  a  prez.o,  vale  Assai  caro.  Molto  caro: 
0  m'é  costóu  dò  bello  ;  Mi  è  costalo  assai  caro. 

n  Talvolta  usasi  anche  per  Molta  faiica,  Molta  dif- 
ficoltà, 0  simile:  Gh'é  viisc(ùo  dò  bello  afàghelo 
andd;  Ci  volle  del  buono  o  Ci  volle  molla  fa- 
tica a  farvelo  andare. 

%  Èse  in  tò  bello  u'ùnn-a  cosa;  Esser  nel  bello 
d'iyia  cosa,  vale  Esser  nel  buono,  nel  fiore,  nel 
vigore  di  quella  cosa  :  0  l'èa  in  tò  bello  da 
zòventù;  Egli  era  nel  bello  della  giovenliì. 

$  Fd  ò  bello  davanti  e  5  treitò  dcrré ;  Ridere  in 
bocca  ed  accoccarla  dietro.  Fare  il  bello  bellino, 
0  il  bellin  bellino  ad  alcuno,  vagliono  Dissimu- 
lare con  esso,  Fargli  in  presenza  dimostrazioni 
d'affetto  per  poi  ingannarlo. 

%  Fàsenc  dò  bello;  Ridersi,  Infischiarsi  di  chec- 
chessia, Non  farne  verun  caso:  Me  ne  fasso  dò 
bello;  Me  n'infischio. 

S  In  sctò  ciù  bello  V.  appresso  fn  tò  c?tt  bello. 

S  In  tò  ciù  bello;  Sul  bello,  Sul  pili  bello,  Nel 
bello  duna  cosa,  vale  Nel  buono,  Nel  mejilio. 
Nel  colmo  di  quella  tal  cosa;  ed  usasi  comiinem. 
coi  V.  Fariirsi,  .Andar  via,  lasciare,  .Vancare, 
Guastarsi  e  simili.  -  Usasi  anche  in  altro  signifi- 
calo: In  tò  ciù  bello  che  i,he  manche  a  nwnwnt 
Ch'^  !  gli  mnncheranno  i  d.inari  ?  Vuoi  tu  dire 
che  gli  manch  ranno  i  danari? 

S  O  bello  ò  l'è  che...  Il  bello  è  che...  cioè  La 
cosa  strana  è  che... 

S  0  bello  6  piaxe  a  tutti;  Il  bello  piace  a  tutti, 
Le  cose  belle  piaciono  a  tutti. 

S  Pe  dò  bello  m.  avv.  Lungamente,  Lunga  pezza, 


Lung'ora,  Mollo  tempo:   V'ho  ciammóu  pc  d5 

bello;  Vi  ch'amai  liii^ianiente. 
Sello  aild   Beilo  :  Aggiunto  di  Persona,  vale  Che 

ha  belle/za,  Vasio,  Avvenente,  Leggiadro. 
Il  Bello:  Aggiunto  di  animali,  vale  Ben  formalo  nella 

sua  specie:  Bello  cun,  Bello  cavallo;  Bel  cane, 

Bel  cavallo. 
I)  —  Aggiunto  di  cosa,  va'e  B"n  proporzionato, 

Apparente,  Vistoso,  Che  ha  in  ogni  sua  parte  la 

debita  corrispond  nza. 
Il  —  Aggiunto  di  colore,  vale  Fresco,  Vivace:  Un 

bello  cà;  Un  bel  colore. 
"  —  Aggiunto  di  suono,  vale  Che  ricrea  l'udito: 

Un  bello  sòn;  Un  bel  suono. 
Il  —  Aggiunto  di  odore,  vale  Piacevole,  Grato, 

Soave:  Sentì  che  bell'odó  !  Sentile  <  he  bell'odore! 
Il  —  Aggiunto  a  pranzo,  cena  o  simile,  vale  Lauto, 

Sontuoso  :  Un  bello  disnà,  Unn-a  bella  cenn-a; 

Un  bel  pranzo,  Une  bel'a  cena. 
Il  —  Aggiunto  di  lempr»,  aria  o  simile,  vale  Buono, 

Chiaro,  Sereno:  O  tempo  ò  l'è  bello;  Il  tempo 

è  bello.  Anchéu  l'è  ùnn-a  bdla  giornd;  Oggi 

fa  una  bella  giornata-. 
Il  —  per  Delizioso,  Agiato,  Grande,  Spa/.ioso  :  Bella 

villa,  Bello  giardin;  Bella  villa.  Bel  giardino. 
I»  —  per  Grazioso,  Gentile,  Nobile,  Cortese  :  Pin 

de  belle  mance;  Pien  di  belle  maniere. 
"  —  per  >  ago,  Gra.ioso,  Acconcio:  Bello  stile , 

Belle  raxoin;  Bello  stile,  Belle  ragioni. 
»  —  per  Frizzante,  Arguto:  0  g'ha  dceto  ùnn-a 

bella  risposta;  Gli  ha  dato  una  bella  risposta. 
»t  —  per  Piacevole ,  Buono ,  Dolce  :  O  l' ha  un  bello 

naturale;  Egli  ha  un  bel  naturale. 
I»  —  per  Limpido,  Pulito:  0  l'è  un  bello  vin ;  È 

un  bel  vino. 
Il  —  per  Mollo  :   Ghc  n'è  di  belli  che  nò  créddan 

a  guoera;  Ce  n'è  di  molti  che  non  credono  alla 

gu  'rra.  Quante   scarpe   ve   frùstun  i  figjiéu  f 

Me  ne  frùslan  de  belle;  Quante  scarpe  vi  con- 
sumano i  ragazzi?  Di  molte. 
Il  —  Generalm.  dicesi  di  Tutto  ciò  che  appaga  la 

visla,  0  che  dotato  di  qualità  eccellenti  nel  suo 

genere, 
n  —  Talora  usasi  com°  parola  riempitiva:  Sei  un 

bell'aze;  Siete  un  bell'asino.  G'hò  dceto  un  bello 

scùo;  Gli  ht  dato  un  bello  scudo. 
S  Bella  !  Bella  !  Oh  bella  !  V.  sotto  Questa  a  l'è 

bella  ! 
§  Bell'arneize!  Bell'arnese!  Bel  mobile!  V.  Arneize. 
\  BeU'asiò  ;  Bricconcello ,  Cattivello ,  Buonalana 

V.  Asló. 
%  Bella  comme  ò  so;  Be  la  come  il  sole  o  come 

un  fiore,  Un  occhio  di  sole.  Una  Venere,  dicesl 

di  donna  ed  esprime  una  singoiar  bellezza, 
g  Bell'e  ben  V.  Bell'e  ben  alla  sua  sede  alfabetica. 
§  Bell'e  bón  V.  Bell'e  bòn  aila  sua  sede  alfabetica. 
S  Bella  giòia  !  BMla  gioja  !  Modo  ironico,  con  cui 

tacciamo  alcun  di  malizia  o  d'altro  vizio  o  man- 
camento. 
S  Bell'ommo]  Bella  donna!  Buon  uomo!  Buona 

donna!  Buona  femmina!  Modi  usati  in  parando 

0  chiamando  con  persona  di  bassa  condizione, 

di  cui  non  si  sa  il  nome. 
S  Z;t'//'Mmd;Re:rumorp,  Beliumore,  dicesi  propriam. 

d'Uomo  allegro  e  faceto. 
S  Andà  a-o  bello  V.  Bello  snst. 
S  Aveì  bello  di,  bello  fd;  Aver  buon  dire,  Aver 

bel  fare,  vagliono  Aver  agio,  opportunità,  ragione 


BEL 


BEN 


125 


di  dire  o  dì  far*-;  e  talora  Non  arrivare  nell'intento, 
benché  tu  abbi  detto  o  fallo  quanto  bai  potuto. 

n  —  bello  rie;  Aver  buon  ridere,  vale  Aver  buona 
ragione  di  ridere. 

ti  —  bello  zèugo;  Aver  bel  giuoco  V.  in  Avei. 

«1  —  ùii^e//o/'ru/i<(j;;)(zo;  Aver  buona  soprascritta, 
figurat.  vale  Aver  buona  cera,  Esser  sano,  vigoroso, 
fresco. 

I»  —  ùnn-a  bella  man;  Aver  una  buona  mano, 
dicesi  ordinariam.  di  Chi  ha  bella  scrittura. 

S  Bel  bello  ni.  avv.  A  bel  bello,  A  bell'agio,  Pian 
piano,  A  pian  passo,  Passo  passo,  Adagio,  Gomo- 
damenle,  ecc. 

S  Chi  é  bello  e  grazioso,  chi  é  brutto  é  superbia; 
Chi  è  bello  è  beilo  e  grazioso,  chi  è  brutto  è 
brutto  e  dispettoso.  Prov.  di  chiaro  significalo. 

S  Chi  iivid  ctù  bello  fi,  fa  citi  bella  (eja;  i  hi  avrà 
pù  bello  refe,  farà  più  bella  tela,  A  chi  meglio 
meg'io.  Riderà  bene  chi  riderà  ultimo  V.  Tcja. 

S  Chi  ha  bella  moggé,  a  non  é  tùtfa  a  so;  Chi 
ha  bella  moglie,  la  non  è  tutta  sua.  3Iodo  prov. 
di  ch'aro  significato. 

%  Chi  nasce  bella  a  l'  ha  a  déutta  con  le;  Chi 
nasce  bella  nasce  maritata,  Chi  ha  le  buche  nelb> 
gole  si  marita  senza  dote.  Chi  è  bella  non  è  del 
tutto  poverella.  Dellali  prov.  che  significano  Le 
donne  belle  agevolmente  trovano  marito. 

S  Chi  nasce  bello,  nasce  affortùnóu ;  Chi  nasse 
bello,  nasce  fortunato.  Chi  è  bello  non  è  del  tutto 
poverello,  ecc.  ma  dicesi  propriam.  delle  doune 
V.  sopra  Chi  nasce  bella,  ecc. 

S  De  novello  tùlio  é  bello,  de  slugiSn  lutto  l'è  bòn; 
Di  nove  lo  tulio  è  beilo,  di  stagione  tutto  è  buono. 
Prov.  di  chiaro  significato. 

S  E  belle  sun  aminice,  e  e  bruite  són  piggice;  Son 
le  b*'lle  va-'heggiate,  e  le  bruite  maritale.  Prov. 
opposto  all'altro  Chi  nasce  beiia  nasce  maritala, 
ma  non  sempre  v^ro. 
'*$  Fd  a  bella;  Far  l'u'lima  partita.  T.  di  giuoco 
V.  Anild  a-o  bello  in  Bello  sosl. 

n  —  bello;  Far  Lello,  Abbellire,  Abbcllare,  Imbel- 
lire, lìabbelliie.  Rimbellire. 

S  Fdla  bella;  Far:a  di  qu.irla:  0  ghe  l'ha  fceta 
bella;  Gliela  fece  di  quarta,  cioè  Gli  fece  cosa 
da  scollargli. 

$  Fd  ò  bello;  Far  il  bello,  Pavoneggiarsi,  Far  mo- 
stra di  sé. 

Il  —  6  bello  co-e  donne;  Far  il  beilo  colle  donne, 
vale  Far  con  esse  il  grazioso,  \o  spasimante. 

"  —  6  bello  davanti  e  5  treitó  .erre  V.  Bello  sosl. 

n  —  ó  bello  sparito;  Far  il  bello  spirito:  Mostrar 
vivacjlà  d' ingegno  ed  Essere  di  piacevole  con- 
versa zione. 

n  —  5  bell'urna;  Fare  il  bell'umore:  Mostrarsi 
fastidioso,  slravaganie. 

S  Fune  de  belle;  Farne  di  quelle  coU'ulivo,  Farne 
di  marchiane  o  solenni. 

%  Fdse  bello;  Farsi  bello.  Adornarsi,  Abbellirsi, 
Azzimarsi,  Rinfronzirsi,  Allindirsi,  Lisciarsi, 
Strebbiarsi,  Attillarsi;  e  parlandosi  di  tempo, 
vale  Farsi  chiaro,  sereno.  Rasserenarsi. 

n  —  bello  da  roba  d'afri  ;  Farsi  Lello  di  erse  al- 
trui :  Aitrihuire  a  sé  I  ailrui  opiTa/.ioni  o  fatiche, 
Vantarsi  d  una  cosa  senz'averci  merito. 

Il  —  bello  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  bello  di  checches- 
sia, dicesi  del  Far  mos  ra  delle  cose  sue. 

$  L'è  bello  scigod  quando  i  béu  nò  véuan  beive 
y.  Beive. 


§  A'ò  l'è  bello  quello  chi  è  bello,  ma  l'è  bello  quello 
chi  piaxe;  Non  é  bello  qu?l  ih^  è  bello,  ma  è  bello 
quel  che  piace.  Prov.  di  chiaro  significato. 

$  Questa  a  l'è  bella!  Questa  è  di  pezza!  Quesl'è 
col  manico  e  coli' ulivo!  vale  Questa  è  strava- 
gante, curiosa,  grossa,  massiccia. 

§  Scappala  bella;  Scapparla  bella:  Uscire  a  sal- 
vampnlo  da  un  pericolo,  ed  anche  Passarsela  liscia, 
senza  danno,  castigo  o  spesa. 

S  Sta  bello;  fcta  bellino  o  su  bellino,  dicesi  pro- 
priam. a  piccoli  cagnuoli  o  altri  simili  animali 
domestici,  e  vale  Sta  diritto.  Sta  sulla  persona, 
0  in  postura  bella  a  vedersi. 

g  Tutti  i  belli  se  fan  prega  ;  Tu  ti  i  belli  si  fanno 
pregare,  dicesi  Qu.Mido  alcuno  è  pregato  a  can- 
tare 0  a  far  qualsiasi  altro,  se  ne  scusa  leziosamente, 
e  ciò  quasi  per  muoverlo  a  esser  compiacente. 

§  Un  bello  tuxe'i  nò  se  péu  scrive;  Un  bel  tacer 
non  fu  mai  scritto  V.  Taxei. 
Bèlo  s.  m.  Budello,  Intestino. 

—  cùd;  Budel  cu'are.  Nome  plebeo  dell'Intestino  retto. 

—  Bè  i  de  stocchefiscio ;  Budelli  di  stoccofisso.  Voce 
delluso. 

Bélon.  s.  m.  Budellone,  Moccicone,  Gocciolone, 
Pecorone,  ecc.,  dicesi  in  modo  basso  e  avvilitivo 
ad  Uno  stordito  e  dappoco. 

Sèllua;  3.  f.  Donnola,  e  in  alcuni  luoghi  anche 
Bellula:  Animaletto  mammifero,  che  bianco  nel 
ventre  e  bruno  nel  res!o  d'Ila  pelle;  la  sommità 
della  coda  è  di  color  uniforme  a  quello  de' piedi 
e  del  dorso;  abita  in  luoghi  nascosti  e  segna- 
tamente nelle  rive  de'  fiumi  ;  si  nutre  di  piccoli 
animali  e  di  serpi. 

Bellùiia,  s.  f.  Abbellimento,  Abbellitura,  Orna- 
mento. -  Parlandosi  delle  Gale  cari -ale  che  usano 
le  donne  nel  vesiire,  dicesi  nel  plur.  Abbiglia- 
men  i,  e  scherzevolm.  Frónzoli. 

BelPùmó  s.  m.  Bell'umore,  Belhimore,  dicesi 
d'Uomo  a'.legio,  faceto,  the  ha  fanl.isie  graziose. 

Belvedere  s.  m.  Contrammezzana.  T.  mar. 
V.  Conlruviìiiezzann-a. 

Ben  s.  m  Bu':  Ciò  che  si  desidera  e  che,  pos- 
si duio,  iippaga,e  Quello  che  per  se  stesso  si  debbe 
eleggere  in  quanto  eh  e  utile  ali  umano  consorzio, 
e  voluto  da  Dio. 
Il  Bene,  per  Amore,  Affezione  verso  ura  qualche 
persona:  Mi  ghe  véuggio  ben;  Le  voglio  bene. 
Il  —  Grazia,  Favore,  Servizio,  Benefizio:  Om'ha 
fasto  sempre  (.6  ben;  Mi  ha  fililo  sempre  del  bme. 
Il  —  per  Opere  Luoiie,  Opere  virtuose,  di  pietà, 
ecc.:  Bezèugna  ummid  de  fd  dò  ben ;B  sogna 
procurare  di  far  del  bene. 
n  —  per  Cnsa  che  porti  suffragio  alle  anime  dei 
defunti:    Quella  roba  vendetta,   e  faeghene  di 
tanto  ben;  Quella  roba  vendetela,  e  del  denaro 
fategliene  dire  tanto  Lene, 
n  —  ler  Tutto  ciò  eh»  è  utile  e  di  giovamento:  A 
schèugij'a  a  me  fa  ben;  Il  siero  di  latte  mi  fa  bene. 
%  Ben  chi  dùa  poco;  Allegrezza  di  pan  caldo,  vale 

Conlento  passeggiero. 
%  Ben  de  Dio;  Bene  di  Dio:  Abbondanza  di  denaro, 

roba  e  simili. 
S  Avei  ben;  Aver  bene,  pace,  quiete,  tranquillità:  Da 
doppo  ch'ò  l'è  in  casa,  non  ho  avito  c<ù  ùnn'òa 
de  ben;  Da  dopo  ch'egli  è  in  casa,  non  ebbi  più 
un'ora  di  bene. 
Il  —  per  ben;  Aver  per  bene:  Ricevete  in  luogo 
di  favore. 


m 


BEN 


BEN 


S  Chi  fa  dò  ben  s'aspète  dò  ma;  Chi  fa  del  benp, 
si  aspetti  del  male.  Modo  prov.  di  chiara  intel- 
ligenza. 

S  Chi  me  véu  ben  me  fu  danze,  e  chi  me  véu 
ma  me  fa  rie;  Chi  mi  vuol  bene  mi  lascia  pian- 
gendo, e  chi  mi  vuol  male  mi  lascia  ridendo, 
ovv.  Chi  mi  vuol  bene  mi  fa  arrossire,  e  chi 
mi  vuol  male  mi  fa  imbianchire.  Prov.  che  vale 

I  veri   amici  dicono  il  vero,  benché  talora  di- 
spiaciono,  e  i  piaggiatori  ungono  gli  stivali. 

S  Da  un  ma  ne  nasce  un  ben;  Da  un  male  nasce 
un  bene,  ovv.  Non  vi  è  male  senza  bene. 

S  Di  tutto  5  ben  dò  móndo  d'ùnn-a  persònn-a; 
Dir  mille  beni  d'uno,  Levarlo  a  cielo. 

«  —  ùnn-a  cosa  a  fin  de  ben;  Dire  alcuna  cosa 
per  bene,  vale  Dirla  a  buon  fine,  per  buon  rispetto. 

S  Dò  ben  tutti  ne  stan  ben;  Il  bene  fa  bene  a 
tutti.  Il  bene  è  bene  per  tutti. 

%  Èse  ben;  EsSer  bene,  Tornar  utile,  Convenire: 
Saeìva  ben  che  ti  siùdiasci;  Sarebbe  bene  che 
ti  applicassi  allo  studio- 

S  Fé  dò  ben;  Far  del  bene,  vale  Esercitare  opere 
di  pietà. 

«  —  dò  ben  a  ùnn-a  persònn-a;  Far  del  bene  al- 
trui, Beneficarlo. 

w  —  dò  ben  a  chi  nò  se  ò  merita;  Gettar  le 
margherite  o  le  perle  o  la  treggea  a' porci.  Pettinar 
tigna,  vale  Far  del  bene  a  chi  noi  merita. 

«  —  per  ben  o  a  fin  de  ben;  Far  per  bene,  vale 
Far  con  buon  fine  o  a  fin  di  meglio. 

S  L'è  ben  avet  di  amixi  finn-a  a  casa  dò  diao 
V.  Amigo. 

S  Mette  ùnn-a  parolla  in  ben;  Metter  una  parola 
in  bene,  vale  Parlar  vantaggiosamente  per  altrui. 

S  Nò  lascia  un  momento  de  ben  ;  Non  lasciar 
ben  avere,  Cruciare,  Noiare,  Infastidire,  Perse- 
guitare V.  sopra  Aveì  ben. 

S  Nò  poeì  fa  de  ben  d'ùnn-a  persònn-a;  Non 
poter  aver  bene  d'uno.  Farti  egli  inquietare,  Darti 
noja  :  Nò  ne  posso  fd  de  ben;  Non  ne  posso 
aver  bene. 

S  0  ben  ò  l'è  sempre  ben  ;  Il  bene  è  sempre  bene, 
L'elemosina  è  ben  fatta  anche  al  diavolo. 

S  0  ben  ò  non  e  mai  troppo;  Il  bene  non  è  mai 
troppo. 

%  0  ben  ò  n'é  ma;  Il  bene  non  è  mai  male,  Il 
bene  è  sempre  bene. 

S  0  ben  ò  vince  ò  ma,  e  ò  ma  ò  f....  i  schéuggi ; 

II  bene  vince  il  male,  e  il  mare  batte  gli  scogli. 
§  0  tratta  ben  ò  l'è  ùnn-a  mòncea  chi  se  spende 

dappertutto;  Il  buon  tratto  è  apprezzato  dovunque. 
S  0  voeise  ben  ò  nò  còsta  ninte;  A  volersi  bene 

non  si  è  mai  speso  nulla. 
S  Piggid  in  ben  o  per  ben  ùnn-a  cosa;  Pigliar 

per  bene  checchessia,  vale  Pigliarlo  in  buona  parte. 
S  Rende  ben  per  ma;  Render  bene  per  male. 
%   Voeì  ben  a  ùnn-a  persònn-a;  Voler  bene  ad 

uno,  vale  Amarlo,  Portargli  affezione. 
S  Voeise  ben;  Volersi  bene:  Amarsi  reciprocamente. 

Portarsi  affezione  reciproca. 
!Beii  avv.Bene,  Ottimamente,  A  meraviglia:  0  l'ha 

fasto  ben  a  castigalo  ;  Ila  fatto  bene  a  castigarlo. 
M  Bene,  per  Rettamente,  Secondo  il  conveniente, 

il  giusto,  il  dovere:  O  l'ha  sempre  trattóu  ben; 

Egli  ha  sempre  agito  bene. 
"  —  per  Acconciamente:  0  dixe  ben;  Egli  dice  bene, 
n  —  per  Agiatamente  :  O  l'è  persònn-a  chi  sta  ben; 

È  persona  che  sta  bene. 


«  —  per  a'  sazietà  :  0  l'è  ben  pasciùo  ;  È  ben  pa- 
sciuto. 

«  —  per  Assai,  Molto  :  0  sta  ben  ma  ;  Egli  sta 
ben  male. 

n  —  per  Prosperamente,  Con  buon  evento  :  E  cose 
ghc  van  ben;  Le  faccende  gli  vanno  bene. 

I)  —  per  Diligentemente,  Con  accuratezza:  Un  tra- 
vaggio  ben  fceto;  Un  lavoro  ben  fatto. 

Il  —  per  Lautamente,  Del  buono,  e  specialm.  ag- 
giunto di  Mangiare  e  Bere:  Se  ghe  pitta  ben; 
Vi  si  mangia  bene. 

«  —  per  Pulitamente,  Ornatamente:  0 parla  molto 
ben;  Egli  parla  molto  bene. 

Il  —  per  Sicuramente,  Senza  pericolo:  /  dince  san 
stesti  ben  consegnce  ;  I  danari  sono  stati  ben  con- 
segnati. 

"  —  per  Strettamente,  Fortemente  :  Lighcelo  ben; 
Legatelo  bene. 

Il  —  per  Interamente,  Affatto,  Del  tutto:  Mice  che 
a  bòtte  a  segge  ben  pinn-a;  Procurate  che  la 
botte  sia  ben  piena. 

Il  —  per  Comodamente,  Abbondantemente  :  Eì  dor- 
mto  ben?  Avete  dormito  bene? 

§  Ammìa  ben!  Guardati  bene!  Avverti! 

§  Andà  ben;  Andar  Lene,  Camminar  bene,  oltre 
il  signif.  proprio  usasi  figurat.  per  Riuscir  bene, 
con  prospero  evento,  felicemente  :  /  affari  van 
ben;  Le  cose  vanno  bene. 

Il  —  de  ben  in  megio;  Andar  di  bene  in  meglio, 
vale  Prosperar  sempre  più. 

S  Avvardd  ben  de  fa  ùnn-a  cosa;  Guardarsi  bene, 
Avvertire  dal  far  checchessia. 

S  Bell'e  ben  V.  Bell'e  ben  in  ordine  alfabetico. 

§  Ben  ben  V.  Ben  ben  in  ordine  alfabetico. 

§  Ben  con  ben  V.  Ben  con  ben  in  ordine  alfab. 

§  Ben  de  spesso  V.  Ben  ile  spesso  in  ord.  alfab. 

$  Ben  un  corno  !  Bene  un  fischio  !  Esclamazione 
di  negativa  e  di  sdegno  ad  un  tempo. 

§  Chi  sta  ben  nò  se  descòmode  ;  Chi  sta  bene 
non  si  muova.  Chi  sta  in  agio  non  cerchi  disagio. 
Chi  ha  buono  in  mano  non  rimescoli.  Prov.  dì 
chiara  intelligenza. 

S  De  ben  in  megio;  Di  bene  in  meglio  V.  sopra 
Andd  de  ben  iti  megio. 

§  Di  ben;  Dir  bene:  Parlar  con  fondamento  di 
ragione  e  di  convenienza. 

$  Èse  ben  arrangióu;  Essere  acconcio  pel  dì  delle 
feste,  cioè  Ridotto  a  mal  termine  o  simile. 

S  Fd  ben;  Far  bene:  Operar  dirittamente,  con  giu- 
stizia, con  equità,  con  saviezza;  e  parlando  di 
rimedi,  bevande  e  simili,  vale  Recar  giovamento. 
Giovare. 

§  Fdla  ben;  Farla  bene:  Guadagnare  o  anche  Pas- 
sarsela bene:  Con  le  ghe  a  fasso  ben;  Con  lai 
gliela  faccio  bene. 

§  Fase  ben  voci;  Farsi  ben  volere,  vale  Farsi  amare, 
Cattivarsi  l'amore,  l'affezione  altrui. 

$  Mangia  o  Beive  ben;  Mangiare  o  Bere  bene, 
vale  Mangiare  o  Bere  lautamente,  del  buono. 

%  Mette  ben  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  persònn-a;  Blet- 
ler  bene  a  chicchessia  qualche  cosa.  Tornar  io 
prò,  in  utile  o  comodo;  ed  anche  Riuscire,  Tor- 
nar bene  o  in  bene. 

S  Nò  va  ben,  Nò  sta  ben;  Non  va  bene.  Non 
islà  bene,  Sconviene,  Disdice. 

%  0  ben  0  md;  0  guasto  o  fatto.  Maniera  dino- 
tante Esser  la  cosa  a  repentaglio,  di  dubbio  evento, 
cioè  Comunque  sia  per  riuscire  o  bene  o  male. 


BEN 


BEN 


127 


S  Parla  ben;  Parlar  bene:  Parlar  'palitamenle, 

ornalamcnie. 
§  Passasela  ben;  Passarsela  bene,  agiatamente,  ed 

anche  Star  bene  in  salute. 
S  Pensò,  ben  ;  Pensar  bene,  vale  Pensar  rettamente. 
S  Seìilise  ben;  Sentirsi  bene,  Star  bene,  vale  Sen- 
tirsi bene  in  salute. 
S  Sta  ben  ;  Star  bene  :  Essere  in  buona  sanità,  ed 
anche  Esser  agiato,  Essere  in  buono  stato,  Aver 
agiatezze,  sostanze,  ricchezze,  poderi.  -Parlandosi 
di  Vestilo  0  simili,  vale  Esser  aggrazialo,  Tornar 
bene  indosso:  Mìcb  quella  marscinn-a  camme 
a  ghe  sta  ben;   Osservate  come  gli  sta  bene 
quell'abile. 
S  Sta  ben  a  cèa;  Adattarsi,  Tornar  bene  al  volto 

V.  Ce  a. 
S  Sta  ben  c'ùnn-a  persònn-a;  Star  bene  con  ano, 

vale  Essere  in  sua  grazia. 
S  Tratta  ben;  Agir  bene.  Trattar  rettamente,  se- 
condo il  conveniente,  il  giusto. 
«  —  ben  ttnn-a  persònti-a;  Trattar  bene  uno,  vale 
Usargli  ogni  sorta  di  gentilezze;  e  parlandosi  di 
mangiare,  vale  Trattarlo  lautamente,   Dargli  a 
mangiare  del  buono  e  del  bello. 
S  Vueì  ben;  Voler  bene,  Amare,  Portar  amore, 

affetto,  ecc. 
S  Voeise  ben;  Volersi  bene,  Amarsi,  ecc. 

XÌexL  aecoiiiodLóix  add.  Ben  accomodato, 
Ben  acconciato.  Ben  condizionato. 

Be]ia.i:*d.a;  s.  f.  Benarda.  T.  mar.  Botte  di  lar- 
ghissimo cocchiume,  da  potervi  facilmente  intro- 
durre un  vaso  per  estrarne  il  liquore  rinchiuso. 

BexLa,i:*dà>  s.  f.  Zafardata  :  Colpo  dato  con  cosa 
intrisa  o  imbrattata  di  checchessia. 

Seiia.x*doii  s.  m.  Baggiano,  Barhalacchio,  Pa- 
scigregge,  Sermestola,  Baccel  da  vedova,  Ghian- 
done,  Baccellaccio,  Barbacheppo,  ecc.,  dicesi  ad 
Uomo  goffo  e  scimunito. 

Ben  a,i<iiiòu.  add.  Ben  armato  :  Armalo  di 
lutlo  punto. 

3eii  arjrang-iòix  add.  Ben  acconciato  o 
acconcio.  Acconcio  pel  dì  delle  feste,  vale  Ri- 
dotto a  mal  termine  e  simili. 

Ben  arrivóu.  add.  Ben  arrivato.  Ben  venule: 
Capitato  in  buon  punto;  ed  anche  Ben  tornalo. 

Ben  Ikeii  avv.  Ben  bene  V.  Bell'e  ben. 

l-Jen  ciantóu.  V.  Ben  complesso. 

Ben  complesso;  Een  complesso,  Imper- 
sonalo, Alliccialo,  Tarchiato,  Membruto,  Pieno 
di  carne.  Di  grosse  membra. 

Ben.  con  Iben  avv.  Ben  con  bene,  Bene  sta  : 
Se  ti  ve(jni  ben  con  ben,  dunque  ghe  vaddo  solo; 
Se  tu  vieni,  bene  sia,  altrimenti  ci  vado  solo. 

3en  condLizionón  add.  Ben  condizionato, 
Ben  accomodalo.  Ben  acconcialo. 

Ben  d.e  spesso  avv.  Bene  spesso.  Molte 
volte,  Frequentemente. 

Ben  disposto  add.  Ben  disposto.  Ben  in- 
tenzionato. Ben  inclinalo. 

Ben  dito  add.  Ben  detto.  Opportunamente  detto, 
Detto  a  dovere. 

Bene  :  Bene  !  Ottimamente  !  A  meravìglia  !  Di- 
cesi mostrando  soddisfazione  di  quello  che  si  è 
detto  e  operato. 

Benedi  v.  a.  Benedire,  antic.  Benedicare,  e  alla 
latina  Benedicere:  Compartir  benedizione.  Pre- 
gar bene  da  Dio  a  cosa  o  a  persona. 
0  Benedire;  parlando  di  Oratorii,  pubblici  o  privati, 


di  Fonti  battesimali,  ecc.,  vale  Consecrarli  al  cullo 
divino  con  le  cerimonie  e  preghiere  prescritte 
dalla  Chiesa, 
n  —  Parlando  d'Armi,  Bandiere,  delle  Tavole  dei 
campi  e  simili,  vale  Recitare  alcune  orazioni,  e 
far  sopra  quelle  cose  il  segno  della  croce   per 
pregar  loro  bene  da  Dio. 
•»  —  Parlando  di  Cose  0  di  Tempo  che  ci  richiamino 
alcun  bene  ogran,soddisfazione,  vale  Commendare, 
Lodare:  Benediggo  Ida  e  5  momento  che  ecc.; 
Benedico  l'ora  e  il  momento  che  ecc. 
§  Manda  un  a  fase  benedi;  3[andar  uno  a  farsi 
benedire,  si  dice  pulilamenle  e  quasi  in  modo 
d' imprecazione  a  chi  ci  fa  cosa  che  ci  dispiaccia, 
e  vale  I^fandarlo  al  diavolo. 
%  0  Segnò  5  a  benighe;  Dio,  Il  cielo  ecc.  la  be- 
dica,  vale  La  prosperi,  La  protegga. 

Benedizi^n  s.  f.  Benedizione  :  L'atto  del 
benedire. 
§  Dà  a  benediziòn  a  ùnn-a  cosa;  Dar  la  benedi- 
zione 0  la  benedica  a  una  cosa,  figurai,  vale  Rinun- 
ziarvi  affatto.  Lavarsene  le  maai.  Non  impacciarsi 
né  intrigarsi  più  d'essa. 

Ben  edùcóu.  add.  Ben  educato.  Ben  costu- 
malo, Ben  creato:  Educato  nel  buon  costume. 

Benefattó  s.  m.  Benefattore,  e  nel  femm.  Be- 
nefattrice e  Benefattora:  Chi  o  Che  fa  bene  altrui. 

Benefica  v.  a.  Beneficare,  antic.  Beneficiare, 
Benifìcare:  Far  benefìcio  o  bene  altrui. 

Benefizia  s.  f.  Beneficiata  :  Serata  teatrale  de- 
stinala a  parlicolar  benefizio  d'un  attore,  d'una 
cantante,  ecc.;  dicesi  anche  Serata.' 

Benestante  s.  m.  Benestante:  Possidente  di 
case,  di  terre,  di  capitali;  Facoltoso. 

Ben  fseto  add.  Ben  fatto.  Ben  fatto,  Propor- 
zionalo, Bello,  Di  belle  forme. 

Ben  fortùnóu.  add.  Ben  fortunato,  Benav- 
venturato,  Benavvenluroso,  Felice. 

Beneitin  s.  m.  Pila  dell'acqua  santa:  Vasca 
di  marmo,  pietra  o  metallo,  di  più  grandezze  e 
forme,  che  contiene  l'acqua  sanln.-  Piletta  e  in 
Lomb.  Acquasantino  chiamasi  Quello,  per  lo  più 
di  cristallo  o  dargenlo,  che  si  tiene  nelle  case 
accanto  del  letto.  Secchiolina  dicesi  Quel  secchio- 
lino,  d'argento  o  d'ottone,  e  con  manico  arcato, 
dentro  il  quale  si  reca  l'acqua  santa  e  l'aspersorio. 

Beneitosssel  Ma  Dio  santo!  Ma  benedetto 
Dio  !  Ma  per  bacco  !  Ma  per  dinci  !  ecc.  Escla- 
mazione di  sdegno,  d'inquietudine  o  simile:  Be- 
neitossce  !  sei  sempre  chi  a  fròsciame  ;  Ma 
benedetlo  Dio!  voi  mi  seccate  continuamente. 
Beneitossce!  voi  sei  sempre  arraggióu!  Mi  per 
bacco  !  voi  siete  sempre  imbizzito  t 

Beneixi  V.  sopra  Benedi. 

Beni  s.  m.  pi.  Beni,  Averi,  Facoltà:  Possessioni 
di  più  campi  o  prati,  poderi,  tenute,  ecc  - 1  Beni 
possono  essere  mobili,  immobili  o  stabili,  dema- 
niali, comunali,  ecclesiaslici,  dolali,  parafernali  o 
sopraddolali ,  e  allodiali. 

Beniamin  s.  m.  Cucco  e  volg.  Beniamino; 
dicesi  nelle  famiglie  II  figliuolo  più  amalo  dal 
padre  e  dalla  madre.  Si  dice  anche  di  Chi  è  il 
prediletto  d'un  Superiore,  d'un  Professore,  ecc. 

Ben  immaneg-óu.  add.  Ben  combinato, 
Ben  ordito.  Ben  macchinato,  ma  dicesi  per  lo  più 
con  astuzia  o  con  frode. 

Ben  ing-iarmón  add.  Ben  assetto.  Addob- 
bato, Lindo,  Attillato. 


12« 


BER 


BER 


Senìscimo  avv.  Benissimo,  superi,  di  Bene, 

Ollimamenle. 
Seu  inteizo  add.  Beninteso-.    Aggiunto  di 

lavoro,  fabbrica,  scollura  o  pittura,  nei  quaie  si 

riconoscano  le  dovute  proprietà. 

—  che;  Ben  inleso  che.  Posto  avv.  vale  Purché,  A 
condizione  che.  Con  palio  che. 

Benna,  s.  f.  Benna  :  Veicolo  sulle  ruote,  fatto 
per  lo  pù  di  vimini  e  buono  a  molti  usi,  fra  i 
quali  è  da  contarsi  anche  quello  del  viaggiare. 

Benone  avv.  Benone,  Arcibene,  Benissimo,  Ot- 
timamente. 

Ben  provvisto  add.  Ben  provvisto,  B  n 
fornito.  Corredalo,  Provveduto. 

Bensci  avv.  Bensì  e  Bene  sì:  Modo  afTerm., 
lo  stesso  che  Sì  bene.  Sì. 

Ben  teg'nùo  add.  Ben  tenuto:  Aggiunto  di 
checchessia,  vàie  Ben  custodito.  Ben  conservalo. 

Ben  tox*nóu  add.  Ben  tornato.  Modo  di  sa- 
lutare altrui  al  suo  ritorno. 

Ben  tra-va/g'g-ióii  add.  Ben  lavorato  :  Ese- 
guito con  perfezione  di  lavoro. 

Ben  trovòix  add.  Ben  trovalo:  Modo  di  sa- 
lutare incontrando  alcuno. 

Ben  veg-nùo  add.  Ben  venuto,  Benvenuto, 
Ben  arrivalo. 

Ben  visto  add.  Beneviso,  Ben  visto,  Accetto, 
Gradito. 

Ben  voentéa,  avv.  Ben  volenlinri.  Molto  vo- 
lentieri, Di  grado.  Di  buon  grado.  Di  buona  voglia, 
Più  che  volentieri. 

Beo  s.  m.  Acquajo,  Gorello.  T.  contaci.  Quel  solco 
attraverso  al  campo,  che  si  fa  per  r.cever  l'acqua 
digli  altri  solchi,  e  trarnola  fuori. 

Berbexin  s.  m.  Cingallegra  piccola.  Fior.  Po- 
tazzina,  Buloyn.  Fratino,  e  in  qualche  luogo  Cincia 
e  Parozzolino.  T.  ormi.  Parus  ccerulcus.  Uccel- 
letto del  genere  delle  Cince,  di  color  mollo  somi- 
gliarne alla  Cingallegra  maggiore  (Partssùuaj,  di 
corpo  assai  piccolo,  che  annida  e  rinviensi  in  tutte 
stagioni  nei  nostri  monti.  \e  n'ha  altre  due  va- 
rietà, cioè:  il  Berbexin  sù/fetto,  Cincia  col  ciuffo 
(Parus  crislulusj,  e  il  Burbexin  eòa  lunga,  Co- 
dibugnolo 0  Codilungo  (Parus  caudalusj,  che  pur 
essi  vivono  e  annidano  nelle  nostre  montagne , 
d'onde  nell'inverno  scendono  nelle  pianure  e  ri- 
covransi  negli  oliveli. 
H  Fignoletto;  Piccolo  ciccione  V.  Ciavello. 
tt  Grifo,  Grifone.  T.  boi.  Pulypurus  frondusus.  Spe- 
cie di  fungo  mangereccio,  assai  grosso,  di  carne 
bianchi.'isima,  ma  alquanto  coriacea,  e  prrciò  un 
po'  indigesto,  che  trovasi  in  settembre  ed  oltobre 
al  pie  de' castagni  e  delle  querce;  il  suo  stipite  è 
diviso  in  molle  diramazioni,  le  cui  sommità  sono 
fornite  d'un  cappello  carnoso,  odoroso,  di  color  di 
cioccolaite  chiaro,  imitando  n  'Ila  forma  una  specie 
di  conchiglia  chiamala  aron  a.  Hawrne  un  altra 
varietà  detta  C/auarm  bolrytis,  e^\r<ì\mettle  grosso 
e  mangereccio,  che  nella  forma  imiia  il  pomo  d'un 
cavolo  fiore,  ed  ha  in  cima  agli  stipili  un  piccolo 
cappello  bianco. 

Beretta,  s,  f.  Berrelta  e  Berretto  :  Copertura  del 
capo  falla  in  varie  fogge  e  di  diverse  ma'eiie, 

—  ciatta;  Berretta  a  tagliere.  Dicesi  quella  berretta 
piatta  e  bassa,  nella  quale  non  si  vede  la  forma 
del  capo. 

—  daprwve;  Berretta  o  Berretta  a  spicchi:  Quella 
che  portano  i  preti. 


I»  —  Fusaggine,  e  volgarm.  Berretta  da  prete.  T. 
boi.  Eoonyinus  curopceus.  Arbusto  della  famiglia 
delle  Ramnf^e,  il  cui  legno  è  giallo  simile  al  bos- 
solo, ma  più  tenero,  e  si  adopera  da' tornitori 
per  diversi  lavori,  specialmente  per  fusi  da  filare; 
i  suoi  frutti  si  assomigliano  ad  una  berretta  da 
prete,  donde  trasse  il  nome.  Fiorisce  nella  stale 
ed  è  comune  ne'  terreni  umidi.  Chiamasi  anche 
Silio,  Berretta  da  cardinali,  Fusaria,  Fusario, 
Fusaro,  Evonimo. 

n  —  Monacella,  Fungo  marino.  T.  hot.  Helvella 
mitra.  Fungo  buono  a  mangiare,  che  ha  il  gambo 
bianco  e  il  cappello  a  foggia  di  mitra  intagliata 
in  diverse  giiise  di  color  vrrdaslro. 

—  dell'ùga;  Fiòcina  :  La  buccia  dell'acino  dell'uva, 
specialmente  quindo  è  vuota. 

§  Levdse  aberettu;  Far  di  berretta,  Trarsi  dì  ber- 
retta, Cavarsi  la  berrelta  ad  alcuno,  vale  Scoprirsi 
la  testa  in  segno  di  riverenza. 
§  Va  citi  ùnn-a  bercila  che  cento  scuffie  ;  Val  più 
una  berretta  che  cento  cullie.  Prov.  di  facile  in- 
terpretazione. 

Berettas.  m.  Berrettaio. Berretlinajo,  nel  femm. 
Berrellaja,  Berretlinaja  :  Chi  o  Che  fa  e  vende  ber- 
rette. 

Beretta  s.  f.  Berretlala:  Tulio  quanto  capisce 
una  berretta;  ed  anche  Colpo  dato  colla  berrelta. 

Berettins.m.Berretlino:  Berrelta  piccola  com- 
baeiante  al  capo. 
S  —  da  ncutte;  Berretta  o  Berretto  da  notte:  Ber- 
ret  a  di  coione,  fatta  a  maglia,  che  usasi  portare 
dagli  uomini  alla  notte  nel  letto. 

** —  da  ciceii;  Zizzanioso,  Commeltimale  V.  Ci'cb- 
tezzoso. 
%  Lasctàse  pìggià  5  berellln;   Lasciarsi   pigliar 
addosso  campo,  rigoglio,  baldanza,  figurai,  vale 
Lajciar  che  altri  ti  usi  sopt^rchieriè. 

Bei*ettina  V.  Bereltà  nel  significato  di  Berret- 
taio; notandosi  però  cha  da  noi  con  questa  voce 
iniendesi  Quegli  che  fa  berreite  da  pre  e. 

Berettinn-a  s.  f.  Berrettina,  Berrettuccia, 
Bcrreiluola,  Berriuola:  Piccola  berretta,  e  per  lo 
più  dici  si  quella  de  fanciulli. 

Berettón  s.  m.  Berrettone:  Accresc.  di  Ber- 
relta: Berretto  grande  e  alto,  e  per  lo  più  con  ro- 
vescio; ed  anche  Quella  coperta  del  capo,  falla  di 
pelle  d'orso,  ch^  u.^avano  portare  i  Granatieri. 

Berg-amotto  s.  m.  Bergamotto.  T.  bot.  Ci- 
trus  auranliuiii  bergamium.  Albero  che  poco  si 
eleva  ;  i  suoi  rami  sono  lunghi  e  piegh-^voli  ;  le 
foglie  lungiimenie  picciuolate,  alale;  i  fiori  bian- 
chi; il  Irullo  piccolo,  spesso  piriforme,  ed  alle  volte 
ha  un  mimmeilone  all'estreinilà.  Ksso  s'ingiallisce 
nella  maturità,  e  prende  il  colorilo  del  limone;  la 
sua  scorza  è  liscia  e  sottile  con  polpa  acre  ed 
amara.  Coltivasi  nelle  Calabrie  e  più  speciaim.  in 
Sicilia.  Le  vescich'^lte  della  scorza  contengono  un 
olio  essenziale  d'odor  soavissimo  e  piccante  usato 
dai  profumieri, 
"  Bergamotta:  Il  f. ulto  del  bergamotto. 
%  Pei  bergamotto;  Pera  bergamotta,  o  semplic.  Ber- 
gamotta :  Sorla  di  pera  morbida  e  sugosa,  di  cui 
sonvi  più  varietà  V.  Pei. 

Berlèa  dia  campann-a;  Callivello: 
Occhio  da  c:ii  pende  il  ballaglio  di'lla  campana. 

—  (lòbattaggiodacampunn-o;  *!aniglia:  Quella  parte 
del  battaglio  opposta  alla  testa,  per  cui  lo  stesso 
si  appicca  con  una  striscia  di  cuojo  al  callivello» 


BEB 


BES 


129 


Berlend-òn  s.  m.  Manrovescio  e  Marrovescio  : 
Colpo  grande  dato  sul  viso  colla  parie  convessa 
della  mano  volgendo  il  braccio. 

Berliccà  v.  a.  Beccare  V.  Becca  nel  2"  signi- 
ficato. 

Berliun-a.  s.  f.  Berlina,  Gogna  :  Pena  che  già 

davasi  a  certi  colpevoli  per  aggravarne  la  condanna 

col  vitupero,  esponendoli  in  luogo  pubblico  alla 

vista  degli  accorrenti,  e  anche  facendoli  passeggiare 

per  la  città,  con  iscritta  appesa  al  collo  indicante  la 

colpa  che  li  macchiò. 

w  Berlina.  Dal  frane.  Berline.  Sorta  di  carrozza  non 

molto  alla,  a  quattro  ruote  e  quattro  posti ,  che 

ha  la  cassa  raccomandata  a  due  forti  cignoni ,  e 

lesi  por  modo  da  levare  ogn  incomodo  di  scosse 

a  chi  vi  è  dentro. 

S  Èse  a  berlinn-a;  Essere  alla  berlina,  figurai,  vale 

Essere  esposto  allo  scherno,  alle  beffe,  al  ludibrio 

delle  persone. 

S  Fase  mette  a  berlinn-a;  Farsi  scorgere,  Farsi 

burlare  o  beffare. 
%  Mette  un  a  berlinn-a  ;  Mettere  uno  alla  berlina  : 
Schernirlo  pubblicamente  in  pena  di  delitto;  e  figu- 
rai. Sparlarne  e  Fare  che  sia  schernito,  che  anche 
si  dice  Battere  la  cassa  addosso  à  uno. 

Iiei*iiissà.  v.a.  .'^piaccicare;  dicesi  di  Cosa  mor- 
bida, e  vale  Premerla  colle  mani,  co' piedi  o  con 
altro  da  renderla  quasi  come  una  panicela. 
S  Bernissdse  n.  p.  Spiaccicarsi. 

!Bei*iiisso  s.m.  Moticchio,  Fanghiglia,  Poltiglia: 
Quel  fango  che  si  forma  nelle  contrade  della  città 
quando  cade  pioggia  minuta  V.  Bratta,  Pastisso. 
^  Fd  ò  bernisso  «"«nn-a  cosa;  Mandar  a  male  una 
cosa,  Sciparla,  3Iantruggiarla,  Guastarla,  Malme- 
narla, e  talora  anche  bpi;iccicarla  V.  Bcrnissà. 

Berodo  s.  m.  Sanguinaccio:  Budello  di  majale 
0  di  vitello,  ripien  di  sangue  acconciato  con  vari 
ingredienti,  che  collo  si  dà  a  mangiare.  In  parecchi 
luoghi  della  Toscana,  e  specialm.  a  Lucca,  lo  dicon 
Biroldo. 

Bex'sag'g'ia  v.  a.  Bersagliare:  Propriam.  In- 
festare colle  batterio.  Colpire  colle  artiglierie;  e 
figurai.  Tirare  come  al  bersaglio. 

Bersag-liere  s.m.  Bersagliere.  Diconsi  Ber- 
saglieri i  soldati  che  si  mandano  spicciolati  e  a 
branchi  fuor  della  fronte  del  battaglione  o  dell'e- 
sercito ad  esplorare  il  nemico,  a  tirare  i  primi 
colpi,  a  tenerlo  indietro  con  un  vivo  fuoco,  o  a 
stamheggiarlo  e  pizzicarlo  sui  fianchi,  ?cc. 

Bersag-g-io  s.  m.  Bersugiio,  antic.  Berzaglio: 
Segno  ove  si  drizza  la  mira  per  aggiustare  il  tiro 
d'unarme. 
M  Bersaglio,  figurai,  vale  Zimbello,  Ludibrio,  Tra- 
stullo, onde:  Ése  o  bersaggio  d'ùnn-a  persònn-a 
d'ùnn-a  compagnia,  ecc.;  lissere  il  bersaglio  di 
una  brigata  o  di  qualunque  altro.  Essere  o  Servire 
per  zimbello  o  di  zimbello  ad  una  brigala,  ecc. , 
vale  Essere  l'oggetto  di  tulle  le  beffe  e  di  tulli  gli 
scherzi  che  da  quelli  si  fanno, 
g  Fu  5  bersaggio  d'ùnn-a  cosa;  Far  il  trastullo,  il 
ludibrio,  il  zimbello  d'una  cosa;  e  talora  anche 
Malmenarla,  Sciparla,  Mandarla  a  male. 

Bersò  s.  m.  Capanno,  Cupo'a,  Copei  lo:  Quella  spe- 
cie di  vòlte,  che  sogliono  farsi  nei  giardini  o  ter- 
razzi con  legnami  o  ferri  ingraticolali,  sovra  cui 
si  fa  rampicare  là  verzura  per  coprirle.  Dal  frane. 
Berceau. 

Berta  s.  f.  Gazza,  Cazzerà,  Cecca,  Pica,  Putta. 

Càsàcou,  Dùfionafio  QaHOUtM-IiaUano. 


T.  ornil.  Pica  caudata.  Uccello  dell'ordine  dei 
Passeri,  di  color  bianco  e  nero,  della  grandezza 
quasi  d'un  colombo,  atto  ad  apprender  e  imitar  la 
voce  umana  ove  s'istruisca  da  piccolo. 
^  Dd  a  berta;  Dar  la  berta,  la  ciancia,  la  soja,  la 
quadra,  l'allodola,  la  monna,  la  trave,  Dar  cacca- 
baldole. Dar  moine  o  roselline,  vagliono  Burlare, 
Far  paroline  o  per  ingannare  o  per  entrare  in 
grazia  di  chicchessia. 
S  L'è  passÓH  5  tempo  che  Berta  a  flava;  Non  è 
pili  il  tempo  che  Berta  filava.  Modo  prov.  e  vale 
I  tempi  son  mutati,  E'  son  passati  i  be'  tempi, 
Bertselo  s.  m.  Bertovello.  T.  pese.  Strumento 
da  pescare,  ed  è  Una  specie  di  gabbia  col  ritroso, 
in  tutto  simile  alla  nassa,  se  non  che  è  di  figura 
•  quasi  rotonda;  serve  a  pescare  i  pesci  di  squama, 
come  orate,  mòrmore,  sparli,  sarghi,  ecc.  Dicesi 
anche  Berlabello,  Berloello. 
Bertag-nas.  f.  Bretagna,  Gran  Bretagna  o  Gram- 
brelagna.  Giacinto  doppio:  Sorta  di  flore,  ed  è  una 
varietà  del  Giacinto  V.  Giacinto. 
Bertagnin.  add.  Bertagnino:  Aggiunto  ad  una 
Specie  di  baccalà  più  piccolo  dell'ordinario  e  te- 
nerissimo. 
Berteggi  s.  ra.  plur.  Verticchì,  Bertocci,  Pa- 
ternostri. T.mar.  Specie  di  palle  rotonde  di  legno, 
forate  a  guisa  di  palernoslri,  che  s'infilano  con  una 
fune,  onde  formare  le  trozze,  che  facilitan  l'ascesa 
0  discesa  de' pennoni  In  igo  gli  alberi. 
Bertella  eal  pi.  Bertelle;  Bertelle,  Bret- 
lelle,Cigne,  Stracche,  ed  a  Siena  Dande:  Quelle  due 
strisce  di  panno,  di  pelle  o  d'altro,  che  si  usano 
per  sostenere  i  calzoni,  abbottonandone  i  capi  al 
davanti  e  al  di  dietro,  e  facendole  passare  in  croce 
per  le  spalle. 
—  dòscciéuppo;  Cinghia,  Cigna,  Cintolone:  Quella 

che  serve  per  portarlo  ad  armacollo. 
Bertoeli  s.  m.  plur.  Cavolini  :  Bimessilliccì  del 
cavolo.  Nel  coni,  di  Fir.  diconsi  anche  Broccolini. 
§  Cos'ha  da  fa  ò  sùccao  rozón  co-i  bertoeli?  Che 
ha  da  fare  la  luna  co' granchi?  Jlodo  prov.  che 
dinota  la  gran  differenza  che  passa  da  una  cosa 
all'altra;  e  per  Io  più  si  dice  a  Chi,  continuando 
un  discorso,  vi  frammischia  cose  lotalmente  estra- 
nee all'oggetto  di  cui  si  tratta. 
§  Mesccid  0  sùccao  rozóu  co-i  bertoeli;  Mescolar  le 
lance  colle  mannaje,  vale  Unire  insieme  cose  di- 
sparate. 
Bescliéutta  V.  a.  Biscottare:  Cuocere  il  pane 

0  altro  a  modo  di  biscotto. 
Bescheùttà  s.  m.  Cantucciajo:  Colai  che  fa 

caiiliirci  0  biscotti. 
Bescliéiatto  s.  m.  Biscolto:  Pane  colto  più 
lungamente,  e  più  disseccato  del  pane  ordinario, 
atlìnchè  si  conservi   mej,'lio  nelle  navi.  Ciascun 
pane  di  forma  rotonda  e  piatta  si  chiama  Casta- 
gnola 0  Galletta  V.  Galletta. 
«  Biscolto,  per  riccolo  biscotto  a  fette,  di  fior  di 
farina,  zucchero  e  altro;  altrim.  Biscottino,  Can- 
tuccio. Ce  n"ha  di  più  falle  e  nomi,  come  Biscotto 
della  regina,  l'iscolto  reale,  anicino,  del  Lagac- 
cio,  ecc. 
§  Beschéulti  de  cavallo  ;   Cavallina ,  dicesi    per 

ischerzo  allo  Sterco  del  cavallo, 
g  Imbarcdse  sensa  beschéiilto;  Imbarcarsi,  Mettersi 
in  mare,  o  simili,  senza  biscotto,  dicesi  figurai, 
del  Mettersi  all'impresa  senza  i  debiti  provvedi- 
menti e  senza  i  necessari  riguardi. 


130 


BET 


BEU 


Bestasso  CCóstd  SJ  V.  Costà. 

Ses tento  fFòa  d5J;  Canzone  o  Favola  dell'ac- 
cellino,  Canzone  dell'oca,  si  dice  Quando  uno,  fa- 
vellando, torna  sempre  sulle  medesime  cose,  e  mai 
non  viene  a  fine. 
Sestetto  add.  Malauguroso,  Malaurioso,  Malau- 
roso,  Di  caltiv'uria:  Aggiunto  a  Persona,  vale  Di 
infausto,  di  cattivo  augurio.  Chiamasi  così  da  noi 
Colui  che  ha  preso  il  latte  della  madre  o  della  bàlia 
dopo  il  parto  d'un  secondo  figlio.  A  costui  il  volgo 
attribuisce  la  proprietà  di  far  andar  male  certe 
cose  che  si  fanno  mentr'egli  è  presente. 
Sestia.  s.  f.  Bestia:  Nome  generico  di  Tutti  gli 
animali  bruti,  fuorché  degl'insetti. 
»  Bestia,  metaf.  dicesi  d'Uomo  senza  discorso,  e 

che  abbia  costumi  e  faccia  azioni  da  bestie. 
S  Andd  in  bestia;  Andare,  Entrare,  Saltare  in  be- 
stia, Dar  ne' lumi  o  nelle  scartate,  vagliono  Andar 
in  gran  collera,  in  ismanic. 
S  S'5  s'arraggia,  5  diventa  ùnn-a  bestia;  Se  gli 
monta  la  slizza,  egli  è  una  bestia,  cioè  Furioso  e 
senza  ragione.  ■ 
!BestÌ£Llit£e  s.  f.  Bestialità:  Propriam,  Azione 
da  bestia  ;  comnnem.  usasi  per  Sciocchezza,  Mat- 
tezza,  Goffaggine,  Sproposito  da  cavalli,  onde:  Fd 
de  bestialitcd  ;  Far  mattezze,  sciocchezze.  Ope- 
rare scioccamente. 
Sestiamnie  s.  m.  Bestiame:  Moltitudine  di 

bestie,  ma  dicesi  comunem.  delle  domestiche. 
Bestiassa  s.  f.  Bestiaccia,  Bestione,  Asinone, 
Asinaccio,  Animalaccio;  dicesi  per  ingiuria  a  Per- 
sona rozza,  indiscreta,  dappoco,  scimunita. 
Bestiu  s.  m.  Puzzo  di  bestino  o  di  bestinaccio: 
Quel  fetore  che  mandano  certi  pesci  ordinari,  chia- 
mali Pesci  bestini,  che  non  hanno  squame,  spe- 
cialmente solto  la  pancia,  come  le  razze,  i  polpi, 
i  calamai,  ecc.;  ed  anche  11  puzzo  degli  animali 
selvatici. 
M  Lezzo  :  Quel  puzzo  o  tanfo  di  sudiciume  che  esala 
dalle  persone  che  non  hanno  veruna  pulizia  negli 
abili,  e  mutansi  radissime  volte  la  biancheria;  chj 
anche  dicesi  Caprino:  0  spùssa  de  bestin;  E'  sa 
di  lezzo  0  di  caprino. 
Bestinn-a  V.  Bestiolinn-a. 
Bestiolixm-as.f.  Bestiola,  Besliuola,  Bestic- 
ciuola,  Beslioleila,  Besliolina,  Beslioluccia.  Dim. 
di  Bestia:  Piccola  bestia. 
Bestiou  s.m.  Bestione,  Bestiaccia,  Animalaccio, 

V.  Bestiassa. 
Betord-o  s.  m.  Mestolone,  Navone,  Minchione, 
Rapa,  Zugo,  Soro,  ecc.  :  Uomo  di  poco  senno,  di 
poco  intelletto. 
Béttoa  s.  f.  Bettola,  Taverna:  Osteria  dove  si 
vende  vino  a  minuto,  ed  anche  da  mangiare,  e  dove 
capita  solamente  gente  di  bassa  mano. 
—  dò  pòntón;  Batlello  del  fango.  T.  mar.  Chiamasi 
con  tal  nome  Una  barca  destinala  a  ricevere  e 
trasportar  fuori  del  porlo  le  materie  eslratle  col 
cavafango  (ponton)  dal  fondo  del  mare  entro  il 
porto  medesimo,  per  mantenerlo  pulito, 
n  Barcaccia,  per  similit.  e  in  senso  avvilitivo  dicesi 
pure  di  Qualunque  bastimento  vecchio,  e  non  più 
atto  alla  navigazione. 
S  Frequenta  e  béltoe;  Betlolare,  Frequentare  le 
bettole. 
Bettoante  s.  m.  Bettolante,  Bettoliere,  Taver- 
niere, Tavernaio:  Che  frequenta  le  bettole  o  le 
taverne. 


Bettou  s.  m.  Smallo,  Getto.  T.  murai.  Com- 
posto di  calce  viva  mescolato  subito  con  acqua  e 
sabbione  o  ghiaja,  che  cosi  caldo  si  mette  in  opera 
e  fa  presto  presa  e  indurisce  moltissimo.  È  quasi 
Io  stesso  che  il  Calcestruzzo. 
Bettouica  s.  f.  Bellonica  o  Breltonica.  T.  bot. 
Betonica  o/ficinalis.  Pianta  notissima  che  cresce 
ne' boschi,  e  le  cui  foglie  e  fiori  erano  anticamente 
di  grand'uso  nella  medicina. 
§  Ese  conosciùo  citi  che  a  bettonica;  Esser  noto  più 
che  la  mal'erba.  Esser  conosciuto  come  l'ortica, 
dicesi  di  Chi  è  nolo  universalmente  a  ciascuno. 
Béu.  s.  m.  Bue,  antic.  Bo  e  Bu,  al  plur.  Buoi  e  Bovi: 
Toro  castrato  e  domato.  Animale  da  giogo  e  da 
macello. 
—  sarvcego;  Bisonte  e  Bissonte:  Bue  selvatico  dei 
paesi  settentrionali,  che  ha  la  barba  sotto  il  mento, 
la  gobba  sulle  spalle,  e  la  testa  coperta  di  finis- 
sima lana. 
%  Collann-a  di  béu;  Giogaja,  Soggiogaja,  Paglio- 

laja:  La  pelle  pendente  dal  collo  de' buoi. 
%■  Èuggi  de  béu;  Occhi  di  bue.  T.  marin.  Grossi 
cristalli  semisferici,  incastrati  nella  coverta  del 
bastimento  per  dar  luce  ai  camerini,  dispense, 
stiva  e  luoghi  oscuri  di  esso.  I  vapori  e  certuni 
bastimenti  gli  hanno  anche  ne'  fianchi,  e  questi 
si  aprono  e  chiudono  in  tempi  di  calma  per  co- 
municar aria  nelle  camere. 
**S  Èuggio  de  béu;  Scudo  d'argento.  Modo  basso  e 
proprio  del  parlare  furbesco:  G'hò  desto  un  éuggio 
de  béu;  Gli  diedi  uno  scudo. 
%  I  béu  pe  come  e  i  ommi  pe-a  lengua;  Gli  uo- 
mini si  legano  per  la  lingua  e  i  buoi  per  le  corna. 
Dettato  proY.  e  vale  La  parola  dell'uomo  è  un'ob- 
bligazione. 
S  Lengua  de  béu;  Biiglossa.  T.  bot.  Anchusa  of- 
ficinalis.  Pianta  della  famiglia  delle  Borragginee, 
così  chiamata  perchè  le  sue  foglie  hanno  la  figura 
e  là  ruvidezza  della  lingua  d'un  bue.  Dicesi  anche 
Lingua  di  bue,  Borrana  selvatica,  Ancusa. 
§  Mercante  da  béu;  Boattiere:  Mercatante  da  buoi. 
S  Mette  5  caro  avanti  a-i  béu;  Mettere  il  carro 
innanzi  a' buoi,  vale  Fare  innanzi  quello  che  si 
dovrebbe  far  dopo. 
S  Mette  òzuvo  a-i  béu;  Aggiogare  i  buoi,  Giugnere 

i  buoi:  Porre  ad  essi  il  giogo  sul  collo. 
%  Nò  serve  scigod  quando  i  béu  nò  véuan  beive 

V.  Beive. 
%  Serra  a  stalla  quando  i  béu  son  scappos;  Chiu- 
der la  stalla  quando  son  scappati  i  buoi,  vale  Pi- 
gliar rimedio  quando  non  v'ha  più  tempo. 
%   Va  tanti  agnelli  a  Pasqua  quanti  béu  a  Dénd; 
La  morie  non  guarda  solamente  al  libro  de' vec- 
chi, ovv.  Al  macello  va  più  capretti  giovani  che 
vecchi,  ovv.  iNon  ha  più  caria  l'agnello  che  la 
pecora.  Dettato  facile  ad  ogni  intelligenza. 
Béug-a  Ibùg-ag-na  V.  A  béuga  bùgagna. 
Beùletto  s.  m.  Bauletto.  Dimin.  di  Baule:  Pic- 
colo baule, 
g  Scàtoa  a  beùletto  ;  Tabacchiera  a  bauletto. 
Beùlo  s.  m.  Baule:  Sorla  di  cassa,  tutta  ricoperta 
di  pelle  0  senza,  foderata  di  carta  o  tela,  e  raffor- 
zala con  rcgolini  e  con  lamiera  su  coperchio  con- 
vesso. Serve  a  riporvi  la  roba  massime  per  viaggio. 
Il  Panchina.  T.  murat.  V.  Coverta. 
Il  Burello.  T.  mar.  Legno  tondo,  che  serve  a  for- 
mare l'impiombatura  d'un  carro  collaltro. 
S  Fd  i  beiUi;  Far  i  bauli,  vale  Disporsi  a  partire. 


BEZ 


èlB 


181 


»  —  òbeùlo;  Far  il  baule:  Adattarvi  la  roba  da 

portare  in  viaggio. 
S  Viaggia  còmme  vn  beùto  o  camme  i  beuli;  Viag- 
giar come  un  baule  o  come  i  bauli,  dicesi  di  Chi, 
viaggiando,  non  osserva  i  luoghi  pe' quali  passa, 
e  i  monumenti  che  gli  si  parano  dinanzi,  né  i 
costumi  de'  varii  paesi,  nulla  insomma  di  tutto 
ciò  che  può  ammaestrarlo,  e  torna  a  casa  più 
ciuco  di  quando  si  mosse;  ed  è  prov.  pari  a  quegli 
altri:  Partir  dentro  una  cassa  e  tornar  dentro  un 
baule,  Andar  vitello  e  tornar  bue,  Andar  mes- 
sere e  tornar  sere. 

Béug-g-io  s.  ni.  Buco,  Pertugio.  Voce  del  coni. 

**Beu.ssn,  V.  Bevùssd. 

Séussa>i  s.  m.  plur.  Pruni:  Nome  generico  di 
tutti  i  frutici  spinosi,  de'  quali  si  vagliono  i  con- 
tadini per  formare  le  siepi. 

**ii  In  voce  furbesca  s'intende  per  Danari,  Quattrini: 
O  l'è  omino  chi  ha  di  béussai;  È  uomo  che  ha 
danari,  cioè  É  uomo  ricco,  facoltoso,  ecc. 

**B©ùssón  V.  Bevùssón. 

Seùta.  s.  f.  Fautta:  Mantellina  di  seta  con  piccol 
cappuccio  di  color  nero  ad  oso  di  n^aschera. 

Sexo  V.  Abeto. 

Béutta^là.  s.  m.  Bagattino,  Pelacucchino,  Para- 
cucchino.  Frullo,  Lupino,  Cica,  Niente:  Cosa  di 
nessunissimo  pregio,  ed  usasi  per  lo  pili  in  questa 
0  simile  locuzione:  Nò  ghe  daeivo  iin  béuttalà; 
Non  gli  darei  un  bagattino,  un  lupino,  ecc. 

Séuza.  s.  f.  Bovina  e  i;uina:  Fimo  de' buoi  e 
delle  vacche  che,  oltre  al  servir  di  concime,  si 
usa  pure  stemperato  con  acqua  per  coprirne  l'aja 
non  lastricata,  il  che  nel  coniado  di  Firenze  dicesi 
Smerdinar  l'aja,  e  nel  nostro  Impeigd  l'wa  \.Ma. 

Séuziiiia^  V.  sopra  Bèuza. 

Be'rand.a  s.  f.  Bevanda:  Ciò  che  si  bee  per 
rinfrescarsi,  por  ristorarsi,  ppr  medicina. 

iBeverag'g'io  s.  m.  Beveraggio:  Slancia  per 
bere,  o  II  bere  che  si  dà  altrui  per  fatiche  o  ser- 
vigi prestati.-  In  marineria  dicesi  Beveraggio  La 
mescolanza  eguale  di  vino  e  d'acqua  per  la  be- 
vanda ordinaria  delleqiipaggio. 

Be'vioii  s.  m.  Beverone:  Quella  bevanda  com- 
posta d'acqua  e  di  crusca  che  si  dà  a'  cavalli  o 
altri  simili  animali  per  ristorarli  o  ingrassarli. 

Bevitò  s.  m.  Bevitore  V.  Beviissòn. 

Bevùsst*,  V.  n.  Bevazzare,  Sbevazzare,  Sbevuc- 
chiare, Sbeucchiare,  Zizzolare:  Bere  spesso,  ma 
non  in  gran  quantità  per  volta. 

]Be^ùssa.ta>  s.  f.  Sbevazzamento,  Beveria:  !l 
bevazzare. 

Se^vùssòn.  s.  m.  Beone,  Bevone,  Bevitore, 
Trincone,  Trincatore,  Trinca,  Cioncatore,  Pec- 
chione, Cinciglione,  Gorgione,  Succiabeone,  Mo- 
scione: Chi  bee  assai  ed  a  cui  piace  il  vino,  So- 
lenne bevitore. 

Seza.g-iiiiin.-a/  s.  f.  Erbajuola,  Erbajola,  Er- 
barola,  e  volg.  Cavolaja:  Colei  che  vende  o  rivende 
ortaggi,  come  cavoli,  carciofi,  rape,  sèdano,  ecc.; 
nome  da  noi  derivato  dal  torrente  del  Bisagno, 
presso  il  quale  sono  orti,  ove  si  coltivano  esclusi- 
vamente civaje  ed  erbaggi. 

Beza'vo  s.  m.  Bìshvo,  Bisavolo,  Bisnonno,  Pro- 
avo: Padre  dell'avo  o  dell'avola. 

Sezéug'iia  v.  imp.  Bisognare,  Abbisognare, 
Esser  bisogno  o  di  bisogno  o  d'uopo,  Occorrere, 
Far  di  mestieri,  Doversi. 

Bezéug-no  s.  m.  Bisogno:  Mancamento  di 


quella  cosa  di  cui  in  certo  modo  si  può  far  senza, 
e  importa  meno  di  Necessità,  la  quale  è  Manca- 
mento di  quello  di  cai  non  si  può  far  senza  io 
modo  veruno. 
S  Aveì  bezéugno  o  de  bezéugno;  Aver  bisogno. 

Abbisognare. 
§  Chi  ha  bezéugno  de  féugo,  porze  5  dìo  ;  Chi  ha 
bisogno  di  fuoco  paletta  porti.  Chi  abbisogna  s'ar- 
renda. Chi  abbisogna  non  abbia  vergogna.  Proverbi 
che  vagliono  Chi  ha  bisogno  domandi,  ed  anche 
Chi  ha  bisogno  non  debb' essere  superbo. 
S  Fd  bezéugno  o  de  bezéugno;  Essere  o  Far  bi- 
sogno 0  di  bisogno.  Bisognare,  Abbisognare,  Es- 
ser necessario;  e  talora  anche  Importare. 
S  Fd  I  so  bezèugni;  Fare  i  suoi  agi:  Andar  del  corpo. 
S  Quando  ghe  sa  5  bezéugno;  Al  bisogno.  Occor- 
rendo, Quando  occorrerà  o  bisognerà. 

Sezig-g-in  V.  Beziggio. 

Sezig-^io  s.  m.  Mignatta,  Seccafistole,  Jlosca 
culaja,  Frangicupola,  Frangisedere,  dicesi  di  Chi 
sta  sempre  presso  d'alcuno  grandemente  impor- 
tunandolo. 

IBeziiiscio  add.  Bolso.  Dicesi  di  Persona  mal- 
sana per  troppa  umidità  e  ripienezza,  e  di  colore 
tra  il  verde  e  il  giallo;  e  talora  anche  semplice- 
mente per  Gonfio. 

Bezùg-o  s.  m.  Occhione,  Occhialone.  T.  ittiol. 
Sparus  pagrus.  Pesce  di  color  rosso,  che  ha  una 
macchia  nera  presso  la  coda,  ed  è  così  chiamalo 
perchè  i  suoi  occhi  sono  molto  grandi  relativa- 
mente alla  mole  del  corpo. 
"  Soro,  Piccione,  Babbaccio,  Babbaleo,  Moccicone, 
Castrone,  Tulipano,  ecc.,  dicesi  figurai.  d'Uomo 
scimunito  e  lalordo  V.  Babazzòn. 

Siàncola  s.  f.  Ballerina,  Cutrettola,  e  volgarm. 
Biancola.  T.  ornit.  Motucilla  alba.  Uccelletto  del 
genere  delle  Motacille,  che  ha  il  becco  nero,  il 
dorso  cenerino  e  l'addome  bianco.  Pascesi  d'in- 
setti e  fabbrica  il  suo  nido  nelle  buche  de'  massi, 
sotto  le  tegole  de'  tetti  e  negli  editìzi  semi-diruti. 

Siancomaiig-ià.  s.  m.  Biancomangiare:  Vi- 
vanda composta  di  latte,  farina,  uova,  zucchero 
e  altri  ingredienti  che  si  dà  a  mangiare  cotta; 
altrim.  Crema. 

Biava  f.  s.  Biada,  Avena  e  comunem.  Vena.  T. 
bot.  Avena  saliva.  Cereale  noto,  il  cui  grano 
dassi  a  mangiare  a'  cavalli. 
S  A  menestra  a  l'è  a  biava  dell'omino  ;  La  mi- 
nestra è  la  biada  dell'uomo,  cioè  La  vivanda  più 
soddisfacente  e  quasi  necessaria. 
S  Mercante  de  biava;  Biadajuolo. 

Bia:xiiiià  v.  a.  Biasimare,  poetic.  Biasmare, 
Vituperare:  Dir  male  della  cosa  di  cui  si  parla, 
e  mostrando  in  essa  sconvenevolezza  e  difetto. 

Biasimo  s.  m.  Biasimo,  poetic.  Biasmo:  Il 
biasimare;  ed  anche  Nota,  Macchia  o  Difetto  che 
•risulta  dall'essere  biasimato. 

Bilbtoin  s.  m.  Gallinaccio,  Gallo  o  Pollo  d'India 
e  volg.  Tacchino:  Sorta  d'uccello  domestico,  e 
alquanto  piìi  grosso  del  gallo,  che  ha  la  testa  e 
la  parte  superiore  del  collo  coperta  di  pelle  bi- 
torzoluta, ora  turchiniccia  ed  ora  rosseggiante, 
chiamala  Caruncola,  e  sulla  fronte  una  Carunco- 
lella,  la  qual  talora  si  allunga  e  gli  pende  sul  becco. 
In  alcuni  luoghi  della  Tose,  dicesi  anche  Billo. 
n  Soro,  Bescio,"  Zugo,  Avanotto,  Cucciolotto,  Car- 
ciofo, ecc.  V.  Babilan. 
S  0  bibbin  6  fa  da  scignda;  Il  lacchino  fa  la  ruota, 


Ì32 


BIG 


BIN 


dicesl  quand'esso  striscia  l'ali  e  spiega  la  coda 
a  guisa  di  ruota  come  fanno  i  pavoni. 
S  0  bibbin  0  fa  glò  già;  Il  tacchino  gorgoglia. 
§  Roba  da  fa  rie  i  bibbin;  Cosa  da  far  ridere  le 
telline  e  i  ranocchi,  dicesi  di  Cosa  ridicola  al 
maggior  segno. 

33ilblbiiiJX-a  s.  f.  Tacchina:  La  femmina  del 
tacchino. 

Bìlbita  s.  f.  Bibita  :  Qualunque  bevanda  rinfre- 
scativa;  e  comun.  nell'uso  intendasi  Un  bicchiere 
pieno  d'acquacedrata  o  altrimenti  acconcia,  che 
si  beve  in  ghiaccio  nell'eslale. 

DSilbliotecàio  s.  m.  Bibliotecario:  Quegli  che 
sopranlende  alla  biblioteca,  e  ne  ha  il  governo. 

Bicocca  s.  f.  Catapecchia.  Dicesi  di  Casa  po- 
vera, ridotta  in  pessimo  s(ato,  dove  appena  si 
possa  abitare;  allrim.  Casaccia,  Tugurio. 

Sidan  s.  m.  Badile,  r.^wm.  Scalpello  grosso  ed 
augnalo  ad  uso  d'incavar  il  legno  che  si  vuol  ca- 
lettare ;  i  Fioroni,  dicono  più  comun.  Scalpello. 

Side  s.  m.  Bidè.  Voce  dell'uso,  dal  frane.  Bidet. 
mobile  fallo  a  guisa  di  cassetla,  retto  da  quattro 
peducci  e  coperchialo,  con  enlro  una  catinella 
piena  d'acqua  ad  uso  di  lavarsi  le  parti  di  sotto. 

Bidello  s.  m.  Bidello:  Chi  serve  all'università, 
in  un'accademia,  in  un  istituto,  in  un  collegio,  ecc. 

Bidou  s.  Bidone.  T.  mar.  Vaso  di  legno  di  forma 
cilindrica  e  cerchiato  di  ferro,  con  un  beccuccio 
poslo  lateralmente  alla  parie  superiore,  che  usasi 
a  bordo  de' bastimenti  da  guerra  per  mettervi  le 
razioni  di  vino  de'  marinai. 
Il  Bidone,  per-Una  specie  di  vaso  di  terra  della  forma 
di  un  boccalone  o  d'una  grossa  brocca,  contenente 
•  più  litri,  che  usano  a  tener  sul  banco  i  rivenditori 
di  vino  a  minuto,  per  lo  più  sempre  pieno,  per 
servir  gli  avventori.  Voce  dell'uso. 

Biéte  s.  f.  pi.  Punte  del  mazzo.  T.  di  cartiera. 
Punle  di  ferro,  simili  a  grossi  chiodi,  conficcate 
nella  base  del  mazzo,  con  capocchia  a  foggia  di 
piramide  tonda,  le  quali  servono  a  pestare  i  cenci 
por  farne  caria. 

Bif*órco  s.  m.  Furfante,  Forca,  Mariuolo,  Tristo, 
31al  bigatto.  Mal  soggetto,  Impiccalojo;  dicesi  a 
Persona  di  mal  affare.  Alle  volle  usasi  in  senso 
meno  cattivo,  e  sta  invece  di  Facimale,  Tristan- 
zuolo, parlandosi  di  ragazzo. 

Big-g-etto  s.  m.  Biglietto  o  Viglietto:  Sorta  di 
lettera  breve,  che  si  manda  fra  non  lontani,  come 
da  una  casa  all'altra,  dentro  la  medesima  citlà  o 
terra,  e  in  cui  lo  scrivènte  suole  dispensarsi  dalle 
cerimonie  ordinarie. 
M  Biglietto,  per  Qualunque  piccola  carta  scritta  per 
memoria  o  simile. 

—  de  banca;  Biglietto  di  banca:  Carta  monetala 
emessa  dalla  Banca  Nazionale,  autorizzala  e  ri- 
conosciuta dal  Governo. 

—  de  teatro;  Biglietto:  Quello  per  cui  si  ha  librerò 
ingresso  allo  spettacolo. 

—  de  vixita;  Biglietto  di  visita:  Piccola  cartellina, 
su  cui  si  scrive  o  si  fa  incidere  il  proprio  nome, 
e  che  si  lascia  poi  per  segno  di  essere  sialo  a 
visitare  alcuno. 

-r  dò  semenàio;  Biglietto  o  Polizza  del  lotto:  Quel 
biglietlo  a  slampa  che  il  Bolleghino  (Piggióu), 
dopo  avervi  scritto  sopra  i  numeri  giuocati,  taglia 
dalla  matrice  e  rilascia  al  giuocatore  in  garantia 
del  pasamenlo  nel  caso  di  vincita. 

Big'lie  s.  f.  pi.  Bighe.  T.  mar.  Due  legni  gene- 


ralmente rotondi,  i  quali  rizzali  e  incrociati  nelle 
due  estremità,  dove  legansi  insieme  fortemente, 
servono  per  inalberare  gli  alberi  maggiori  d'una 
nave.  Chiamansi  pure  con  questo  nome  Que'  legni 
che  si  mettono  agii  alberi  maggiori  per  rinfor- 
zarli, quando  si  vuol  mettere  in  carena  una  nave. 
Biglia^  s.  f.  Palla:  Palle  d'avorio,  di  circa  tre 
dita  di  diametro,  rotondissime,  lustre,  ora  di  color 
naturale,  ora  tinte  uniformemente,  or  brizzolate, 
le  quali  sul  prato  del  biliardo,  percosse  colla  stecca, 
si  urtano,  si  riurtano,  si  riflettono  per  venire  in 
fine  a  toccarsi  in  determinati  modi,  o  esser  cac- 
ciate nelle  bilie  (bùscioej. 
%  Fa  biglia;  Far  bilia  V.  Fd  ficco. 
Big-liardé  s.  m.  Pallajo:   Garzone   che  nei 
luoghi  pubblici  allestisce  il  biliardo,  dà  le  palle 
ai  giuocatori,  ne  segna  i  punti  e  le  purlile,  ne 
risolvo  i  dubbi,  ne  compone  le  conlese. 
Big-liardo  s.  m.  Biliardo  e  Bigliardo  :  Nome 
di  giuoco  così  detto,  non  che  del  Luogo  e  della 
Tavola  dove  si  fa  il  detto  giuoco. 
§  Bùscioe  dò  bigliardo;  Buche   o  Bilie:   Le  sei 
buche,  una  per  ogni  angolo,  ed  una  nella  metà 
di  ciascun  lato  di  fianco  del  biliardo,  che  diconsl 
anche  Buche  o  Bilie  di  mezzo, 
g  Cian  do  bigliardo;  Prato:  La  tavola  del  biliardo 
coperta  di  panno  verde,  eh' è  compresa  fra  le 
quattro  mallonellc  (spranghe). 
§  Spranghe  do  bigliardo;  Mattonelle:  Le  quattro 
sponde  che  ornano  la  tavola,  su  cui  si  giiioca  al 
biliardo.  La  parte  interna  delle  mattonelle,  im- 
bollila di   ermo,  e  conro  alla  quale  urlano  le 
palle  in  giuocando,  chiamasi  Battuta. 
§  Testwn  do  bigliardo;  Lati  di  battuta:  I  due  lati 
minori  del  biliardo,  ove  si  principia  ri  giuoco. 
Big-óelo  s.  m.  Orlo  filato.  Rotolino.  \  oci  del- 
l'uso. Orlo  ripiegalo  sopra  se  stesso  a  mo'  di  pic- 
colo ròtolo,  che  si  fa  a  fazzoletti,  a  pezzolti,  a 
guernizioni  e  simili. 
t)  Bigorello,  T.  mar.  La  ripiegatura  del  cucito  dei 
ferzi  delle  vele,  dentro  la  quale  va  una  corda, 
che  si  chiama  midolla. 
Big-otta  s.  f.  Bigotta.  T.  mar.  È  un  lavoro  di 
bozzellajo,  in  forma  di  sfera  stiacciata,  traforala 
nella  parte  pialla  con  un  buco  in  cui   entra  lo 
straglio,  e  con  un  solco  nel  suo  contorno  circo- 
lare V.  Mocca. 
Bilancia,  v.  a.  Bilanciare:  Agginslare  il  peso 
per  l'appunto.  Adeguare,  Ragguagliare;  e  talora 
anche  per  Considerare,  Esaminare  attentamente. 
Bilancili  (dò  reléuioj  s.  m.  Ciambella:  Cer- 
chietto d'ottone,  che  muovesi  circolarmente  in 
doppio  senso  contrario  a  seconda  degli  allernati 
opposti  impulsi,  che  riceve  l'asta  della  bilancia, 
su  cui  è  collocato  mediante  le  crociere. 
§  Cròxee  dò  bilancin;  Crociere  V.  Cròxea. 
Bilancio  s.  m.  Bilancio  :  Rendiconto  che  il  ne- 
goziante fa  a  se  slesso,  o  a'  compagni  o  ad  altri, 
dell'esito  delle  faccende  enlro  un  dato  tempo  per 
conoscere  e  dare  a  conoscere  se  ci  sia  guadagno 
0  perdita,  e  quale. 
Bilico  s.  m.  Stadera  a  ponte  o  Ponte  a  bilico: 
Macchina  per  pesare  mercanzia  di  gran  peso  e 
volume. 
.Bilión  s.  m.  Bilione:  Un  milione  di  milioni. 
BixL  (L'anno  de  San);  L'anno  di  S.  Bellino  o  di 
S.  Bindo,  la  cui  festa  si  celebra  tre  giorni  dopo 
il  giudizio  universale.  Modo  di  dire  che  dinota  Un 


BIR 


BIS 


133 


tempo  che  non  verrà  mai  più  :  dicesi  anche  Per 
la  capra  giovanna,  o  Per  l'anno  di  capra  Giovanna. 

IBìnda.  s.  f.  Fascia:  Striscia  di  tela,  di  panno, 
di  lana,  di  flanella  o  d'altro  simile  tessuto,  la  cai 
lunghezza  varia  da  nno  fino  a  dieci  o  dodici  me- 
tri, la  larghezza  da  tre  centimetri  fino  ad  otto,  e 
che  serve  ad  avvolgere  le  varie  parti  del  corpo, 
sì  per  contenerle,  che  per  comprimerle,  e  final- 
mente per  tenere  assicuriiti  sopra  di  esse  i  rimedi 
e  gli  apparecchi  di  cui  si  coprono.  -  Fasciuota, 
dicesi  comun.  Quella  che  si  adopera  nei  salassi, 
n  Binda.  T.  mar.  Striscia  di  tela  cucita  all'intesta- 
tura della  vela  parallelamente  agli  occhietti  de'  ter- 
zaruoli  per  fortificarla;  ed  anche  Una  striscia  di 
tela  cotonina  o  d'olona,  con  cui  si  fasciano  alcuni 
cavi  per  impedirne  il  fregamento  e  logoramento. 

XSindón  s.  m.  Bindone.  Voce  dell'uso.  Specie 
di  feltnccia  larga  otto  centimetri  circa. 

Sinello  s.  m.  Binato,  Gemello,  e  nell'uso  an- 
che Binello:  Quegli  che  è  nato  con  un  altro  in 
un  medesimo  parto. 

3io]idin  add.  Biondino,  Biondetto,  Biondello. 
Veiz.  di  Biondo:  Che  ha  i  cappelli  biondi. 

Siondo  add.  Biondo,  poetic.  Flavo:  Aggiunto  di 
Colore  tra  quello  d'oro  e  il  castagnino,  ed  è  pro- 
prio de' capelli  o  peli. 
%  Tià  a-o  biondo;  Biondeggiare:  Essere  o  Apparir 
biondo. 

iDxra.  s.  f.  Birra  :  Sorta  di  bevanda  fermentata,  che 
si  fabbrica  con  frumento  o  con  orzo,  aggiuntovi 
il  luppolo,  ed  usanla  per  bevanda  quei  popoli  che 
ne'lor  paesi  non  hanno  vino.  Usasi  anche  da  noi, 
ma  per  semplice  gusto,  e  come  bevanda  rinfre- 
scante, fuori  del  pasto. 

Bix*l>a<  s.  f.  Birba:  Specie  di  carrozza  scoperta, 
a  due  posti  e  quattro  ruote,  guidala  da  chi  vi  siede 
dentro;  altrim.  Calesse,  Calesso. 
S  Batte  a  birba;  Birbantare,  Birboneggiare,  Essere 
0  Andare  in  birba,  ecc.  V.  Batte. 

Sìirlbà.  V.  a.  Truffare,  Giuntare,  Barare,  Mariolare: 
Rubare  sotto  la  fede, 

!Oii"lba>iitaja.  s.  f.  Birbanteria,  Birbata,  Birbo- 
nata, Birboneria;  e  per  estens.  Bricconata,  Bric- 
coneria, Furfanteria,  Ribalderia. 

]3ii*l>a.iite  s.  m.  Birbante,  Birbone,  Birbaccione; 
e  per  estens.  Briccone,  Furfante,  Cialtrone,  Ga- 
glioffo, Mariuolo,  Ribaldo. 

Kii*l>o  s.m. Birba,  Birbone,  Birbante, Birbaccione: 
Che  fa  la  birba.  Che  birboneggia.  -  Usasi  anche  in 
senso  vezzegg.  per  Lionello,  Birbantello,  Briccon- 
cello, Furfantello. 

Biribi  V.  Birba  nel  1"  significato. 

Siril^isci  s.  m.  Biribissi  e  Biribisso  :  Giuoco  di 
sorte,  il  quale  si  fa  tra  un  banchiere  e  quanti  giuo- 
catori  si  vogliono.  A  fare  questo  giuoco  si  sogliono 
adoperare  certe  pallottoline  forate  per  lo  lungo,  in 
ciascuna  delle  quali  s'introduce  un  numero  dall'uno 
in  su  progressivamente.  Tali  numeri  sono,  più  o 
meno,  secondo  le  diverse  usanze  de' diversi  paesi, 
e  corrispondono  ad  altrettanti  segni  sopra  un  ta- 
voliere in  separate  caselle,  dipinte  a  figure  umane 
e  animalesche.  Vincitore  è  quegli  che,  avendo 
ir  esso  una  moneta  sopra  un  numero,  ha  la  fortuna 
che  il  numero  medesimo  sia  cavato  dalla  borsa  o 
dall'urna,  ove  si  pongono  e  si  agitano  le  pallotto- 
line suddette.  É  giuoco  antichissimo. 

Siriccliiii  s.  m.  Birrichino  e  Birichino;  suol 
dirsi  a  Ragazzo  tristo  e  facimale,  insolente,  arro- 


gante e  sfacciatello;  e  talora  anche  per  vezzo,  e 
vale  Furbetto,  Monello,  Bricconcello. 

Bii*icclxiiia;ta>  s.  f.  Birrichinata  e  Birichinata  : 
Aziono  da  birrichino,  da  monello. 

Biroccio  s.  m.  Biroccio:  Spezie  di  carrozza  a 
quattro  ruote,  con  carrino,  sterzo  o  cassa  a  due 
soli  posti,  la  quale  viene  guidala  da  quello  chs  vi 
siede  dentro.  Oggidì  usasi  por  Qualunque  legno 
leggiero  a  due  o  a  quattro  ruote. 

Bisbetico  add.  Bisbetico,  Fantastico,  Lunatico, 
Stravagante;  dicesi  d'Uomo  difficile  a  trattarsi. 
S  Cervello  bisbetico  ;  Cervel  balzano,  Capo  a  can- 
toni, cioè  Stravagante,  Bislacco;  ecc. 

Bisca.  V.  n.  Brontolare,  Borbottare,  Taroccare, 
Arrovellarsi,  Dispettare  ;  dicesi  di  Quel  borbottare 
che  fanno  tra  sé  le  persone  disgustale  o  malcon- 
tente, per  aver  ricevuto  qualche  danno  o  simile. 

Bisca<eso  s.  m.  Rotto:  Quella  parie  della  mo- 
neta che  avanza  da  un  intero,  o  non  arriva  a 
far  un  intiero. 

Bisca;ixin.-ai  V.  Bùscaginn-a. 

Bisca.iii1>ig'^ia<  s.  f.  Briscola:  Giuoco  di  carte 
che  si  fa  in  due  o  in  quattro,  e  che  per  vincere  si 
dee  fare  61  punto,  pigliando  via  via  la  carta  mi- 
nore con  la  maggiore;  e  briscole  (in  dial.  trionfi) 
si  chiaman  tulle  le  nove  carte  del  seme  di  quella 
che  si  mette  scoperta  in  tavola,  con  le  quali  si 
piglian  le  carte  di  altri  semi,  benché  le  siano 
maggiori. 

Bisca>ssa<  s.  f.  Bisca,  Biscazza  e  Biscaccia: 
Propr.  Luogo  dove  si  tiene  giuoco  pubblico;  ma 
da  noi  usasi  comunem.  per  Taverna,  Bettola, 
Osteria  V.  Béttoa. 

Bisca,ssé  s.  m.  Biscazziere:  Propriam.  Quegli 
che  tiene  biscazza;  ma  da  noi  usasi  per  Tavernajo, 
Bettoliere,  cioè  Quegli  che  tiene  taverna  o  bettola. 

Bisce  s.  f.  plur.  Bisce,  Ombrinali  di  stiva.  T.  mar. 
Intagli  0  Buchi  fatti  sotto  ì  madieri  nel  fondo  di 
una  nave,  per  facilitare  lo  scolo  delle  acque  sino 
al  pozzo  delle  trombe,  che  altrimenti  si  fermereb- 
bero tra  quei  membri. 

Biscel>a<^g-i  (FA  veddej  ;  Mostrar  lucciole  per 
lanterne,  Mostrar  la  luna  nel  poiio,  Dar  finocchio. 
Far  travedere,  vale  Dar  ad  intendere  una  cosa  per 
un'altra. 

Biscia. )S.  f.  Biscia,  Colubro:  Specie  di  serpente 
verde-giallo,  comunissimo  tra'  boschi,  senza  ve- 
leno, innocuo,  e  che  giunge  sino  alla  lunghezza 
di  tre  0  quattro  piedi. 

—  de  ma;  Serpe  marino.  T.  itliol.  Ophisurus  ser- 
pens.  Pesce  di  color  bianco,  più  lungo  del  grongo 
(brónco)  e  più  liscoso,  ma  non  se  ne  fa  uso. 

—  òxellinn-a;  Colubro  uccellatore.  Bacchio:  Altra 
specie  di  rettile  simile  alla  biscia,  così  chiamalo  per- 
chè si  arrampica  sngli  alberi  per  cercarvi  le  uova 
ed  anche  gli  uccelletti,  de'  quali  si  nutre  ;  il  co- 
lore del  suo  dorso  è  negro,  variato  di  giallo,  e  giallo 
è  il  colore  del  suo  ventre  ;  neppur  esso  è  velenoso. 

S  A  biscia  m.  avv.  A  biscia,  A  zig  zag,  A  spina- 
pesce V.  A  biscia. 

S  A  biscia  a  l'addenta  5  ciarlattan;  La  biscia  o 
la  vipera  morde  il  ciarlatano,  ovv.  si  rivolta  al 
ciarlatano.  Prov.  e  significa  Che  alcuno  volendo 
ingannare  altrui,  rimane  ingannato  egli  stesso. 

§  A  biscia  viva  no  ghe  manca  pertùzo;  Biscia 
viva  trova  buco.  Prov.  consimile  all'altro  A  chi 
ha  testa  non  manca  cappello,  e  significa  Chi  ha 
cervello  in  capo  si  sa  approvecciare. 


194 


BIT 


BLO 


%  Erba  biscia;  Aro,  Giaro,  Gichero,  Pie  di  vitello 
0  vitellino,  Erba  rogna,  ecc.  V.  Téuscego. 

]3iscia>sce  s.  m.  Sbiobbo.  Voce  dell'uso  tose, 
picesi  di  Persona  piccola  e  colle  membra  storte 
per  rachitide,  e  che  abbia  un  po'  la  bazza  lunga. 
Barbigi  dicesi  Uno  che  scilingua  per  accostare 
troppo  le  labbra  a'  denti,  facendo  sentire  come 
nn  certo  strascico  nella  pronuncia  delle  lettere  e, 
g  e  se,  onde  si  dice  ancora  Bisciola;  e  tali  sono 
quasi  tulli  coloro,  che  nascono  colle  gambe  torte. 

Siscòclxixixi.-a;  {Aj  V.  A  biscòchinn-a. 

IIBiscóntin  s.  m.  Soja:  Specie  d'adulazione 
mescolata  alquanto  di  beffa. 
§  Z>d  5  biscontin;  Dar  la  soja,  Sojare:  Adulare, 
Piaggiare,  Lodare  smoderatamente  o  per  adula^ 
zione  0  per  beffa. 

Bisoox>iiia>  s.  f.  Bicornia.  T.  oref.  e  d'altri. 
Specie  d'ancudine  d'acciajOj  con  due  corni  fatti 
in  varie  fogge,  di  cui  servonsi  gli  orefici,  i  lattai 
ed  altri  per  eseguire  alcuni  loro  lavori. 

]6isla>cco  add.  Bislacco,  Strano,  Stravagante, 
Fantastico,  ecc. 

Bislung'o  add.  Bislungo  :  Che  ha  alquanto  del 
Inngo. 

iBisogrii-OSO  add.  Bisognoso  :  Che  ha  bisogno, 
Indigente,  Povero,  Mendico,  Povero  in  canna, 
Bruciato  di  denari. 
S  Bisognoso ,  per  Necessario,  Che  è  di  bisogno,  Che 
bisogna.  Bisognevole. 

}9issa/cca>  s.f.  Bisaccia,  e  comunem.  al  plur.  Bi- 
sacce: Due  tasche  che  portano  sulle  spalle  f  frati 
mendicanti;  altrim.  Sacca. 
M  Bisaccia,   usasi  anche  per  Una  specie  di  sacco 
grande  in  cui  si  melte  lana,  cotone  ed  altra  roba. 

l^isteo  s.  m.  Bistecca:  Neologismo  tolto  dall'in- 
glese^ e  significa  Una  larga  fetta  di  carne,  tagliata 
nella  culatta  od  altronde,  poco  arrostita  sulla  gra- 
tella, e  che  si  mangia  così  guascotta. 

Sistorin  s.  m.  Bistorì,  Bisturi,  Bistorino,  e 
dottrinalm.  Gammaulte.  T.  chir.  Slrum.  tagliente, 
molto  simile  ad  un  piccolo  coltello,  che  serve  in 
chirurgia  a  separar  le  parti  molli  del  corpo. 
ISisiuito  add.  Busunlo,  Sudicio,  Sporco. 
%  Unto  e  bisunto;  Unto  e  bisunto:  Molto  unto, 
Untissimo,  Impiastrato  con  grasso  o  altra  cosa 
untuosa;  e  comunem.  s'intende  Molto  sudicio. 
Molto  sporco. 

lBitàeola>  s.  f.  Chiesuola,  Abitacolo.  T.  mar. 
Cassetta  o  Armadio  di  legno  situalo  davanti  al  ti- 
moniere, dove  si  tengon  le  bussole,  e  di  notte  un 
lume  per  potersi  regolare  nel  dirigere  la  nave. 

]3ìtta/lò  s.  m.  Bitlalò,  Sperone,  Freccia.  T.  mar. 
Unione  di  molti  pezzi  di  legno,  che  formano  un 
ago  0  una  punta  o  una  frescia  molto  sporgente 
sul  davanti  di  certi  bastimenti  del  Mediterraneo, 
come  gli  zambecchi,  i  pinchi,  ecc. ,  nei  quali  tiene 
il  luogo  di  sperone  o  di  bompresso. 

IBitte  s.  f.  plur.  Bitte.  T.  mar.  Pezzi  di  legno 
lunghi  e  quadrati,  piantati  a  guisa  di  colonne  nelle 
due  bande  della  nave,  e  servono  a  dar  volta  alle 
gomene  e  ad  altri  grossi  cavi,  per  assicurare 
qualche  manovra  forte  nella  nave. 

Bittón  s.  m.  Bilione.  T.  mar.  É  un  pezzo  di 
legno  forte  riquadrato,  e  stabilito  verlicalm.  sul 
secondo  ponte  delle  navi  grandi,  alquanto  all'in- 

.  i  jàietro  dell'albero  di  maestra  saldamente  tenuto  e 
inchiodato  ai  bagli  del  ponte  inferiprs  e  del  se- 
condo pontff. 


Bivacca,  v.n.  Serenare.  7.  milit.  Lo  accampare 
e  il  pernottare  degli  eserciti  a  cielo  scoperto  e 
senza  tende.  Dal  frane.  Bivouaquer. 

Bivacco  s.  m.  Alloggiamento  e  Pernottamento 
a  cielo  scoperto;  e  dicesi  degli  eserciti. 

JSixa  s.  f.  Filo  d'aria:  Quell'aria  sottile  che  trapela 
da  una  fessura  d'imposte  d'usci  o  di  finestre,  che 
non  bene  combaciano  insieme.  Nello  Stalo  romano 
dicesi  Filatura  d'aria. 

Bixo  s.  m.  Bigio.  Voce  dell'uso.  Lana  di  seconda 
qualitù,  la  qual  viene  dopo  lo  slame  frefinj,  così 
delta  pRr  non  essere  totalmente  bianca,  ma  mista 
di  bioccoli  bianchi,  neri  e  rossi. 

J3ixotté  s.  m.  Minnliere,  e  nell'uso  Bigiottiere. 
Dal  frane.  Bijouiicr.  Orefice  che  fa  e  vende  la- 
vori d'oro  minuti,  gentili,  di  lusso,  come  vezzi, 
anelli,  orecchini,  polsini  e  simili. 

!Bix:ottex*ia  s.  f.  Minuteria,  e  nell'uso  Bigiot- 
teria. Dal  frane.  liijouterie.  Lavori  gentili  d'orili- 
ceria,  Galanteria,  Mercanziuole  di  lusso  e  di  lavoro 
gentile. 

BÌ3CÙ  s.  m.  Gioiello.  Dal  frane.  Bijou.  Lavoro  bello, 
grazioso  e  di  pregio  ;  e  dicesi  anche  d'Ogni  cosa 
che  abbia  in  sé  pulizia,  aggiustatezza,  bellezza, 
garbo,  galanteria:  Quella  bùttega  a  l'è  un  bixv,; 
Quella  bottega  è  un  giojello,  cioè  Una  bottega 
galante,  Una  vaghezza  di  bottega. 

!Bizàx>o  add.  Buono,  Eccellente;  e  dicesi  tanto 
delle  persone  quanto  dei  cibi. 

Blag-àv.  n.  Smargiassare,  Millantarsi,  Trasoneg- 
giare;  ed  anche  semplicem.  Chiacchierare,  Anfa- 
nare, A£.girarsi  in  parole  vane  e  inconcludenti.  Dal 
frane.  Blaguer. 

Blag-liéux*  s.  m.  Arcifànfano,  Smargiasso,  Mil- 
lantatore, Spaccone,  Trasone,  Sbracione;  ed  anche 
semplicem.  per  Ciarlone,  Chiacchierone,  Parolajo. 
Dal  frane.  Blagueur. 

BléuL  add.  Azzurro,  Turchino,  Cileslro  :  Aggiunto 
di  Colore.  Dal  frane.  Bleu. 

—  cia!o;  Mavì:  Azzurro  sbiadato  o  dilavato, Biadetto. 

—  scìio;  Azzuolo:  Azzurro  cupo. 

—  turchin;  Turchino:  Turchino  vivo. 

S  Co  chi  Via  a-o  ble'u;  Turchiniccio,  Azzurriccio, 
Azzurrognolo:  Che  ha  del  turchino,  dell'azzurro. 

Bléussie  add.  Azzurro  celeste,  Azzurro  vivo; 
ed  anche  semplicem.  Cileslro,  Smeraldino.  Dal 
frane.  Bleu-cìel. 

Blocca  V.  a.  Bloccare:  Assediare  alla  larga,  oc- 
cupando tutti  i  luoghi  che  mettono  ad  una  piazza 
nemica,  ed  impedire  così  l'entrala  delle  vettovaglie. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Attorniare,  Circondare  alcuno, 
vale  Stringerlo  si  da  vicino  chei  non  possa  fu;:gire. 

—  M«  ;)or?o  ;  Bloccare  un  porto.  In  Marin.  vale  Cir- 
condare un  porto  con  forze,  e  impedire  che  non 
possano  entrare  né  uscir  bastimenti.  Dal  frane. 
Bloquer. 

Blocco  s.  m.  Blocco,  Bloccatura:  Assedio  posto 
alla  larga  e  fuor  del  tiro  del  cannone,  per  impe- 
dire ogni  accesso  ad  una  piazza,  che  si  vuole 
espugnare  affamandola. 

Il  Blocco:  Pezzo  grandissimo,  e  dicesì  per  lo  più 
di  legname,  come  di  mògàne,  di  radica,  ecc. 

Il  Massa,  Monte.  Nome  collett.  che  signilìca  Più  cose 
considerate  insieme,  come  mercanzie,  derrate,  ecc. 

—  de  marmo;  Masso,  Ceppo  di  marmo:  Pezzo  grande 
di  marmo,  non  ancora  segato  o  scarpellato. 

§  Fd  un  blocco;  Fare  un  taccio:  Contrattare,  Ven- 
dere 0  Comperare  in  corpo,  a  un  colpo,  fenza 


J 


BOC 


BOC 


135 


considerare  parlitamento  il  valore  dei  vari  og- 
gpili  formanti  soggetto  del  contralto. 

iBlonda.  s.  f.  Blonda.  Voce  dell'oso.  Specie  di 
merletto  di  seta  fatto  al  tombolo  (ballon),  che 
si  usa  mettere  per  guarnizione.  Da!  frane.  Blonde. 
S  Punto  a  biònda;  Punto  a  blonda  V.  Punto. 

Slùsa^ s.  f.  Camiciotto,  e  comunem.  Blusa:  Sorta 
di  sopravveste  di  tela  o  altra  stoffa,  che  va  sino 
ai  ginocchi,  con  tasche  in  petto  e  ricinta  a  mezzo 
il  corpo  con  cintura.  Portasi  in  casa  invece  di 
veste  da  camera,  ed  anche  per  viaggio  ad  uso  di 
spolverina.  Dal  frane.  Blouse. 

I^ÒSL  s.  m.  Boa.  T.  zool.  Boa  constrictor.  Specie 
di  serpente,  considerato  il  più  forte  di  tatti;  so- 
vente arriva  ad  una  lunghezza  e  grossezza  straor- 
dinaria, e  si  trova  nelle  Indie. 
n  Boa:  Stretta  e  lunga  striscia, di  pelliccia  fine,  cu- 
cita longitudinalmente  in  tondo,  col  pelo  al  di 
fuori,  così  detta  dal  serpente  di  questo  nome.  Por- 
tanla  d'inverno  le  signore  sulle  spalle  ad  uso  di 
ciarpa,  facendogli  anche  dare  un  giro  o  due  in- 
torno al  collo  V.  Serpan. 
V  —  In  terra,  marin.  dicesi  Quella  botte  o  cassa 
gallegaianlp  nel  porto,  destinata  per  ormeggiarvisi 
i  bastimenti. 

Soà.  s.  m.  Gingillo,  Gingillino,  Ninnolo:  Ogni  co- 
serella  che  si  dia  in  mano  ai  bambini  per  trastallo, 
benché  non  rappresenti  la  figura  d'un  oggetto  de- 
terminato, come  a  dire  pezzetti  di  stoffe  o  di  fogli 
di  vario  colore,  di  nastri  o  altro  simile. 
S  Bòa!  Oh  bello!  Inter],  di  meraviglia  propria  del 
bambini;  e  dicesi  anche  in  senso  d'ironia. 

Sòcca.  s.  f.  Bocca  :  Quella  parte  della  faccia  del- 
l'uomo ond'esce  l'alitc^  e  la  voce,  e  per  la  quale  si 
prende  il  cibo;  e  dicesi  anche  quella  degli  animali. 
H  Bocca,  per  similit.  diccsi  dell'Apertura  di  molte 
cose,  come  di  sacco,  vaso,  pozzo,  forno,  artiglierie, 
campane,  ecc. 
n  Persona:  Ho  trce  bócche  da  tnantcgni;  Ho  tre 
persone  da  mantenere. 

—  amaa;  Bocca  amara,  dicesi  Quando  si  sente  nella 
cavità  della  bocca  una  sensazione  d'amarezza  pro- 
dotta da  indigestione  o  malore  qualunque. 

—  appòmelld;  Bocca  stretta,  piccina,  Bocchino,  Boc- 
chino da  sciorre  aghetti  :  Bocca  naturalmente 
stretta  e  graziosa. 

—  da  féugo;  Bocca  di  fuoco  o  da  fuoco,  Bocca  d'ar- 
tiglieria, si  dice  d'Ogn'arma  da  fuoco,  come  sono 
le  artiglierie,  ed  anche  quelle  che  sono  atte  a  por- 
tarsi addosso,  come  archibusi,  pistole  e  simili. 

—  da  inferno;  Lingua  serpentina,  dicesi  a  Persona 
di  lingua  maledica,  bestemmiatrice,  oscena. 

—  de  damma;  Bocca  di  dama.  T.  confett.  Specie  di 
pasta  delicatissima,  la  cui  sostanza  è  di  màndorle, 
zucchero  e  tuorli  d'uva. 

—  de  lion;  Bocca  di  leone.  T.  bot.  Anthyrrinum 
majus.  Pianta  che  cresce  presso  le  siepi  e  nei 
luoghi  incolti,  così  chiamata  perchè  i  suoi  fiori 
imitano  in  qualche  modo  la  Locca  di  simile  ani- 
male. Oggidì  vien  coltivata  ne' giardini,  ove  ha 
dato  molte  varietà  in  tutte  le  gradazioni  di  co- 
lori, eccetto  nel  turchino. 

**  —  de  manéu;  Gabbiano,  Pascibietola,  Bigollone, 
Ghiandone,  Soro,  donno,  Citrullo,  ecc.,  dicesi 
d'Uomo  scimunito  e  dappoco. 

—  dò  ciuneWo;  Buca:  Incavatura  angolare,  che  ai- 
traversa  il  ceppo  del  pialletto  o  pialla  (ciùnasaa),  e 
teriQijia  inferiormente  nella  feriloja  (imìbòccati^. 


—  d5  stéumago;  Bocca  dello  stomaco,  Forcella  o 
Fossetta  dello  stomaco  :  La  parte  superiore  d'esso, 
dove  finiscon  le  costole. 

—  inùtile;  Bocca  inutile  o  disutile,  si  dice  a  Per-» 
sona  che  mangi  senza  esser  abile  a  guadagnarselo. 

—  sensa  denti  davanti;  Bocca  sferrata. 

§  A  bócca,  A  bócca  averta,  A  bócca  de  lo  \.A  bócca. 
S  A  cavallo  dònóu  nò  se  gh'ammta  in  bocca;  A 

cavai  donato  non  gli  si  guarda  in  bocca  V.  Cavallo. 
S  Acciappd  co-a  bócca;  Pigliar  colla  bocca,  Ab- 
boccare. 
S  A  meza  bócca  V.  sotto  Di  a  meza  bócca. 
S  Andd  in  bócca  a-o  lo;  Andar  in  bocca  al  lupo 

0  al  cane,  vale  Andare  in  poter  del  nemico,  In- 
contrare il  pericolo  da  se  stesso. 
%  Arvi  a  bócca,  Arvi  a  bócca  e  lascia  andd  V. 

Arvi  verbo. 
S  Aveì  a  bócca  amaa;  Aver  la  bocca  amara  V, 

sopra  Bócca  amaa. 
$  Cùxi  0  Cùxise  a  bócca;  Cucire  o  Cucirsi  la  bocca, 

figurat.  vale  Metter  silenzio.  Non  parlare. 
S  De  bónn-a  bócca;  Di  buona  bocca,  Abboccato 

V.  sotto  Èse  de  bónn-a  bócca. 
S  Di  a  bócca  V.  sotto  Parla  a  bocca.  H 

n  —  a  meza  bócca;  Dir  a  mezza  bocca  ó  a  bocca 

stretta:  Dir  fra' denti,  senza  lasciarsi  intendere; 

e  talora  Con  perplessità,  Timidamente,  ed  anche 

Freddamente. 
§  £se  bócca  ^ernùa;  Esser  boccuccia.  Modo  flgur. 

e  vale  Esser  di  palato  o  di  gusto  fino  e  delicato. 
»  —  de  bónn-a  bócca  ;  Esser  di   buona  bocca  o 

abboccato,  dicesi  di  Chi  mangia  di  tutto  ;  e  tal- 
volta Esser  di  facile  contentatura. 
Il  —  de  bócca  finn-a  V.  sopra  Èse  bócca  cernùa. 
S  Fd  vegni  a  bócca  àspia  V.  Aspio. 
S  Impìse  a  bócca  d'ùnn-a  cosa;  Empirsi  la  bocca 

di  checchessia,  vale  Parlarne  strabocchevolmente, 

senza  ritegno,  e  talora  Millantarsene. 
S  Lavàse  a  bócca  d'ùnn-a  persónn-a;  Tagliar  le 

legne  addosso  a  uno,  vale  Sparlarne. 
S  Slette  a  bócca  dappertutto  ;  iMettere  o  Por  bocca 

ad  ogni  cosa,  vale  Entrarne  a  parlare  senz'averci 

che  fare. 
%  Mettise  a  bócca  un  fiasco,  un  gotto,  ecc.  ;  flet- 
tersi alla  bocca  un  fiasco,  un  bicchiere,  e  simili, 

vale  Recarselo  alla  bocca  per  bere. 
S  Naso  chi  piscia  in  bócca;  Naso  che  piscia  in 

bocca.  Naso  a  pezzuola.  Naso  di  civetta  V.  Naso. 
S  Nò  bagnd  a  bócca  d'cegua  V.  AEgua.  21 

S  A^ó  mette  bócca  sciù;  Non  muover  bocca,  Non 

parlare,  Non  fiatare. 
S  Non  arvi  bócca;  Non  aprir  bocca.  Non  muover 

bocca,  vale  Non  fiatare,  Non  alitare,  Non  far  verbo. 
S  Parld  a  bócca;  Parlare  a  bocca  o  a  viva  voce, 

vale  Parlar  di  presenza,  presenzialmente,  contr. 

di  A  penna.  In  iscritto. 
M  —  co-a  bócca  streiia;  Favellar  colla  bocca  stretta, 

colla  bocca  piccina,  vale  Favellar  con  rispetto, 

timidamente, 
n  — pe  aveì  a  lengua  in  bócca;  Parlare  e  soflSare, 

Parlare  al  bacchio,  a  vanvera,  a  casaccio:  Non 

saper  ciò,  né  pensare  a  ciò  di  che  si  favella. 
§  Portd  in  bócca  cómme  i  chen  barbin;  Far  la 

pera  o  la  marachella,  Soflìare,  Mangiare  spinaci; 

figurat,  e  in  m.  b.  vale  Fare  la  spia. 
S  Quello  e' ho  in  bócca  l' ho  in  tó  chéu;  Il  mio 

labbro  non  mentisce  i  sentimenti  del  cuore,  e  vale 

Dico  la  verità,  Parlo  sinceramente. 


136 


BOC 


BOC 


S  Resfd  co-a  bócca  averta;  Rimaner  a  bocca  aperta, 
vale  Rimaner  attonito,  maravigliato,  stupefatto, 
Allibbire,  Ammutolire. 

S  Saveì  0  Sentì  ùnn-a  cosa  per  bocca  d'un;  Sa- 
pere 0  Ldire  alcuna  cosa  da  alcuno  o  per  bocca 
d'alcuno,  vale  Saperla  o  Sentirla  da  esso,  o  per 
mezzo  di  esso. 

S  Sbatte  da  bocca;  Batter  la  bocca  o  le  labbra; 
e  per  lo  piiì  in  segno  di  dispiacere,  di  corruccio. 

S  Scappa  de  bocca  ùnn-a  cosa;  Fuggir  di  bocca. 
Uscir  di  bocca  una  cosa,  vale  Dirla  senz'averne 
intenzione  o  volontà. 

g  Sta  co-a  bocca  averla;  Sfare  colla  bocca  aperta, 
vale  Ascoltare  con  grande  attenzione. 

S  Storce  a  bócca;  Far  boccaccia:  Mostrar  segno 
di  dispiacere,  di  corruccio. 

S  Tappa  a  bocca  a  ùnn-a  personn-a;  Turar  la 
bocca  a  uno,  vale  Farlo  tacere  con  ragioni  con- 
vincenti. 

S  Tenagge  a  bocca  de  lo  ;  Tanaglie  a  bocca  di  lupo 
V.  Tenagge. 

S  Un  bello  ìneì  o  va  in  bocca  a  un  porco;  A'  più 
tristi  porci  vanno  le  migliori  pere.  Ai  porci  ca- 
dono le  migliori  pore  in  bocca.  Dettato  prov.  e 
dicesi  di  Cose  beile  o  lucrose,  che  talora  danno 
nelle  mani  di  chi  meno  le  merita. 

S  Vegni  5  scciùmmasso  a  bocca;  Venir  la  schiuma 
alla  bocca,  figurai,  e  in  m.  b.  vale  Adirarsi  gran- 
demente. 
Sòccà.  s.  m.  Boccole:  Vaso  di  terra  cotta  ad  uso 
di  misura  di  vino  o  cose  simili;  ed  anche  per  Là 
misura  stessa  del  liquido  in  esso  contenuto. 
iBScca;1bùscio  !  Muci  !  Buci  !  Zitto  !  Acqua 

in  bocca. 
BSccaccia,  s.  f.  Trombone,  Spazzacampagna: 
Specie  d'archibuso  curto  di  canna  larga,  che  si 
slarga  poi  di  più  alla  bocca,  e  che  si  carica  di 
palline  o  dadi. 
!05cclxèlla;  s.  f.  Boccaccia.  Peggior.  di  Bocca: 
Bocca  grande,  svivagnata;  e  per  simil.  chiamansi 
con  tal  nome  I  fichi,  che  dopo  lunga  pioggia  si 
rompono  in  larghe  spaccature  verso  il  fiore. 
!Bc>cca<lìxi  da^  lùmmea/  ;   Luminello  : 
Quel  piccolo  anelletto,  dove  s'infila  il  lucignolo 
della  lui-erna. 

—  da  sigari;  Bocchino:  Arnese  di  varie  fogge,  fo- 
rato ,  da  infilarvi  il  sigaro  da  una  parte ,  e  da 
mettersi  in  bocca  dall'altra,  per  fumare;  ed  anche 
Quella  parte  della  pipa  che  si  mette  in  bocca. 

—  di  ampollinn-e  ;  Beccuccio  :  Quel  canaletto  adunco 
che  hanno  le  ampolline  od  altri  vasetti,  onde  ne 
esce  il  liquore  compresovi. 

—  do  timòn;  Cartoccio.  T.  de'carrozx.  Cerchio  di 
ferro  posto  all'estremità  del  limone  delle  carrozze, 
che  ha  due  maniglie,  una  per  lato,  alle  quali  sono 
attaccali  i  cavalli  mediante  correggioni  fzuntej. 

335ccaporto  s.  m.  Boccaporta.  T.  mar.  Aper- 
tura quadrangolars  fatta  nei  ponti  delle  navi,  e  per 
la  quale  si  scende  nell'interno. 
S  Quarte  dò  boccaporto;  Quartieri  di  boccaporta: 
Coperchi  di  tavole  unite,  che  servono  a  chiudere 
le  boccaporte  d'una  nave. 

Socca^seiùtO/  s.  m.  Fagnone,  Lumacone, 
Merlo,  dicesi  di  Persona  astuta  che  finge  d'esser 
semplice;  o  di  Chi  sapendo  le  cose  mostra  di 
non  saperle,  e  mai  non  apre  bocca  a  parlarne. 

BSocette  s.  f.  pi.  Ampolle:  Quelle  boccette  di 
cristallo  che  si  portano  in  tavola  entro  l'oliera, 


contenenti  una  l'olio  e  l'altra  l'aceto,  per  con- 
dire l'insalata  o  altro, 
ti  Palle:  Pallottole  d'avorio,  colle  quali  si  giuoca 

sul  prato  del  biliardo  V.  Biglia. 
§  Zùgd  a-e  boccette;  Giuocare  alle  palle:  Sorta  di 
giuoco  simile  in  tutto  a  quello  delle  bocce,  ma  che 
si  fa  sul  prato  del  biliardo  colle  palle  d'avorio. 

Bocchetta  s.  f.  Rocchetta,  Scudetto:  Piastra 
di  metallo  traforala  secondo  la  figura  della  chiave, 
che  si  conficca  sulle  imposte  per  l'ornamento  del 
foro  della  serratura.  Se  lo  scudetto  è  colmo,  di- 
cesi Borchia. 

Bóccliiii  s.  m.  Bocchino,  Bocchina,  Boccuccia, 
Boccuzza.  Vezz.  di  Bocca:  Bocca  naturalmente 
stretta  e  graziosa, 
n  Bocchino  :  Piccolo  scudetto  concavo  di  metallo,  o 
d'avorio,  o  di  legno  duro,  forato  nel  mezzo,  che 
si  adatta  all'imboccatura  di  alcuni  strum.  musi- 
cali, come  il  corno,  il  trombone,  il  serpentone,  ec, 
e  che  serve  per  dar  ad  essi  il  fiato. 

—  appòmellóu;  Bocchino  da  sciorre  aghetti.  Dicesi 
di  Quelle  donne  che  per  affettazione  tengono  la 
bocca  stretta,  uè  muovono  i  labbri  di  come  se 
li  sono  accomodali  a'io  specchio. 

—  da  baxi;  Bocca  da  baci,  Bocchin  d'amore,  dicesi 
per  vezzo  a  Giovine  bella  e  graziosa. 

—  da  beschéutti;  Bocchino  da  ciambelle,  dicesi  per 
ironia  di  Chi  fa  il  dilicato  quando  prima  era  grosso. 

—  da  fighe  V.  sopra  Bocchin  appòmellóu. 

%  Fa  ò  bocchin;  Far  bocca  stretta,  Far  bocca  di 
occhiello,  Far  bocchino:  Accomodarsi  la  bocca 
nel  parlare,  Far  lezi,  smorfie,  ecc. 
Boccia  s.  f.  Pallottola,  e  comunem.  Boccia: 
Palla  di  legno  o  di  cartapesta,  grossa  e  piccola, 
ad  uso  di  giocare. 

%  Zùgd  a-e  bocce;  Giuocare  alle  bocce. 

g  Zèugo  da  bocce;  Pallotlolajo.  Cosi  chiamasi  a 
Firenze  II  luogo  destinato  a  tal  giuoco. 
"Boccia  s.  f.  Coccia,  Capoccia,  Zucca;  dicesi 
per  ischorzo  la  Testa. 

S  Ascàddse  a  boccia;  Montare,  Salire  o  Venire 
il  moscherino  al  naso,  figurai,  vale  Adirarsi,  Mon- 
tare in  collera. 

g  Già  a  boccia;  Girare  il  boccino  o  i  corbelli,  vale 
Essere  di  tristissimo  umore,  Aver  grandi  cagioni 
di  dolersi  ;  e  talvolta  Perdere  il  cervello,  Venir 
pazzo,  Impazzare. 
Boccia  s.  f.  Pallottolata,  e  nell'uso  anche  Boc- 
ciala: Colpo  dato  colla  pallottola  o  boccia. 
Boccia  V.  a.  Trucciare,  Truccare,  Trucchiare: 
Levar  colla  sua  la  boccia  dell'avversario  dal  luogo 
dov'era. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Dar  il  voto  sfavorevole  o  con- 
trario ad  alcuno.  Rimandarlo  dall'esame  per  di- 
fetto d'idoneità,  o  Rimuoverlo  dalla  sua  carica  e 
simili  ;  e  dicesi  della  ballottazione  che  si  fa  nel 
mandare  a  partilo. 

Bòcciu.  s.  m.  Boccino,  Vitellino,  Vitello  giovine, 
Bucello,  Torello. 

Bocciòli  s.  m.  Tòrtoro,  e  comunem.  Strofinac- 
cio: Un  pugno  (li  paglia  ritorta  insieme,  con  cui 
si  stropiccia  il  cavallo  quando  è  sudato;  allrim. 
Slruffo,  FlnifTolo,  Mriiffolone. 

BScciòna  v.  a  Stropicciare,  Strofinare:  Stro- 
picciare il  cavallo  col.  tòrtoro  V.  sopa  Bòcciòn. 

Bòccióu  s.  m  Trucciatore,  Truccatore,  Truc- 
chiatore.  Voci  dell'uso.  Quel  giuocatore  di  bocce 
che  ba  molta  abilità  nel  trucciar  le  pallottole, 


1 


BOC 


BOG 


13-7 


Bòccola,  s.  f.  Bòccola.  Voce  dell'uso,  dal  frane. 

fiouc/e.  Sorla  d'orecchini  per  lo  più  senza  ciondoli. 

Bóccoli  s.  m.  pi.  Ricci,  Anelli.  Dal  francese 

Boucles.  Ciocche  di  capelli  inanellale. 
BSccòn  s.  m.  Boccone:  Quella  quantità  di  cibo 
sodo,  che  in  una  volta  si  mette  in  bocca, 
w  Boccone,  per  Pezzetto,  Pezzuolo,  Brando,  Bran- 
dello, quasi  come  boccone, 
w  —  per  Pillola  avvelenala. 

—  da  prcevi ;  Boccone  da  preti,  dicesi  per  iseherzo 
Il  codione  de' polli,  siccome  avuto  per  boccone 
ghioKo;  ed  in  generale  Boccon  scelto,  squisito, 
Boccone  da  leccarsene  i  baffi,  da  non  rifiutare. 

—  de  pan;  Tozzo  di  pane. 

—  dò  vergognoso  ;  Boccone  della  creanza,  Rem.  Boc- 
cone della  cerimonia,  si  chiama  famigliarm.  Il 
piccolo  avanzo  d'una  vivanda,  che  niun  de' com- 
mensali vuol  prendere,  o  per  non  passare  per 
ghiotto,  0  per  non  toglierlo  ad  aliro. 

—  per  belve  ;  Sciacquadenti  :  Il  mangiare  qualche 
piccola  cosa  per  bere  con  gusto. 

—  teologico;  Boccon  teologale,  dicési  per  iseherzo, 
e  perchè  approvato  da'  Teologi,  Un  pezzetto  di 
pane  o  simile,  cui  alcuni  pretendono  possa  pren- 
dersi, dopo  la  refezione  e  il  pasto,  ne'  giorni  in 
cui  la  Chiesa  comanda  il  digiuno. 

%  Bon  bòccòn;  Buon  boccone:  Boccone  squisito,  e 
Boccone  santo  o  di  paradiso,  oltre  il  signif.  proprio, 
vale  Grosso  partito. 

M  —  V.  Bònbóccòn. 

$  Aveì  0  Dà  ùnn-a  cosa  pe  un  bSccdn  de  pan; 
Avere  o  dare  checchessia  per  un  pezzo  o  loizo 
di  pane,  vale  Comperarlo,  Darlo,  o  simili  per 
nonnulla,  per  pochissimo  costo,  a  vilissimo  prezzo. 

5  Conta  i  bòccòin  che  un  5  se  mette  in  bocca; 
Piatire  il  pane  a  uno,  Rimproverargli  i  bocconi, 
vale  Fargli  fare  vita  stretta. 

S  Dà  5  bòccòn  V.  Dà  in  ta  gòa. 

$  Dà  ò  bòccòn-  a-i  chen;  Dar  il  boccone  a' cani, 
vale  Dare  ad  essi  un  boccon  ghiotto,  nel  quale 
vi  sia  veleno,  Avvelenarli. 

S  Fd  ùnn-a  cosa  in  tanti  boctòin;  Far  checchessia 
in  bocconi,  a  bocconi,  a  pezzi,  a  brani,  a  bran- 
delli, Abbocconare,  vale  Far  una  cosa  in  tanti 
pezzi.  Dividere,  Spezzare,  Appczzare. 

S  Fa  6  bòccòn;  Far  la  pappa  o  Lastricar  la  strada, 
figurai,  vale  Agevolar  il  mezzo  di  conseguire. 

S  I  bòin  bòccòin  còstancài;  I  buoni  bocconi  eostan 
salati,  dieesi  in  prov.  e  vale  Ciò  che  piace  alla 
bocca,  sgusta  alla  borsa. 

n  —  pidxan  a  tutti;  I  buoni  bocconi  piaciono 
a  tutti.  Tettato  prov.  di  chiara  intelligenza. 

S  Levdse  ò  bòccòn  dà  gòa  pe  dòlo  a-i  atri;  Tòrsi 
il  boccon  di  bocca  per  darlo  altrui,  vale  Far  di 
tutto,  e  privarsi  d'ogni  cosa  per  amore  altrui. 

S  Munyid  in  t'ùn  bòccòn;  Far  di  checchessia  un 
sol  boccone. 

S  Mangia  un  bòccòn;  Mangiar  nn  boccone,  dicesi 
del  .van?iar  poco  e  in  fretta;  e  per  esagerata 
umiltà  Desinare  o  Cenare. 

S  Piggid  ò  iiòccòn;  Pigliar  il  boccone,  o  l'ingoffo 
0  la  palmata,  figurai,  vale  Lasciarsi  corrompere 
con  donativi  V.  Piggid  in  ta  gòa. 
BSccónà;  s.  f.  Boccata  :  Tania  materia  quanta 
si  può  in  una  volta  tenere  in  bocca;  ad  alle  volte 
quanta  n'esce  di  bocca:  Bòccònà  de  sangue,  de 
bili,  de  fùmme,  ecc.;  Boccata  di  sangue,  di  bih, 
di  forno  e  simili. 


n  Morso:  Quella  quantità  di  cibo  o  altro,  che  si 
spicca  in  una  volla  co'  denti  V.  Denta. 

Boccónetto  s.  m.  Bocconcello,  Bocconcino. 
Dimin.  di  Boccone;  ma  comun.  si  usa  per  dino- 
tare Cosa  gustosa  o  appetitosa,  Pocconciiio  ghiotto. 

—  da  speziCB;  Bocconcino,  Boccnncello,  e  in  più 
luoghi  d'Italia  Bolo:  Preparazione  fiirmaceotica 
di  una  consistenza  molle,  che  tiene  il  mezzo  fra 
quella  dell'elettuario  e  quella  delle  pillole,  e  che 
è  destinata  ad  essere  amministrata  per  la  bocca, 
senza  masticare. 

BSccùo  add.  Boccone  e  Bocconi:  Chi  stadi- 
steso  sul  ventre  e  colla  bocca  sul  piano  dove 
giace,  contr.  di  Supino. 

Bòdissòn  s.  m.  Babbione:  Uomo  grassoccio, 
ma  buono  a  nulla. 

Boseo  s.  m.  Baglio.  T.  mar.  Si  chiamano  Bagli 
Le  travi  grosse  messe  a  traverso  della  nave  da 
un  fianco  all'altro,  nella  parte  della  larghezza, 
onde  sostenere  i  tavolati  dei  ponti. 

B5eì  s.  m.  Badile.  T.  d'agric.  e  de'mur.  Strnra. 
di  ferro  con  manico  di  legno,  simile  alla  pala, 
per  cavar  fossati  e  simili. 

Bóen.  s.  m.  Luì  grosso,  Pis.  Beccafico  finocchio. 
T.  ornit.  Sylvia  trochilus.  Uccelletto  del  genere 
delle  Silvie,  famiglia  de'Muscivori,  che  ha  il  becco 
bruno ,  le  parti  superiori  di  color  olivastro  e  il 
rimanente  macchiato  d'un  bel  color  giallo-zolfino. 
Trovasi  nelle  pianure  a' suoi  due  passi,  cioè  in 
settembre  e  in  aprile. 

BSenetto  s.  m.  Luì,  Luicchio.  T.  ornit.  Sylvia 
rufa.  Altro  uccelletto  del  medesimo  genere  e  fa- 
miglia che  il  Luì  grosso  (Bòen),  col  becco  scuro, 
le  parti  inferiori  scuro-olivastre,  e  le  inferiori 
biancastre,  macchiate  di  giallastro. 
»  Cucciolotto,  Pollastrone,  Pollastrello ,  Avanotto, 
Paolino,  Pascibietola,  Zugo,  e  più  comun.  Cor- 
dovano; dicesi  ad  Uomo  semplicione,  facile  a  cre- 
dere 0  ad  esser  gabbato  o  ingannalo  V.  Babilan. 

Boeuu-a  s.  f.  Bolina  e  Eulina.  T.  mar.  Cavo 
che  serve  per  tirare  il  gratile  o  ralinga  d'una 
vela  quadra,  allorquando  il  ve.ito  non  è  favorevole. 
S  Andd  de  bòenn-a  V.  Andd. 

Bòeta.  s.  f.  Boeta.  Dal  frane.  Botte.  Specie  di 
bossolo  posticcio,  quadrato,  fatto  d'una  sottilissima 
foglia  di  piombo,  ricoperta  esternamente  di  carta, 
e  contenente  una  libbra  circa  di  tabacco  in  pol- 
vere. In  alcuni  luoghi  della  Tose,  dicesi  Slagnata, 
e  nello  Stato  romano  Pacchetto. 

Boéuo  s.  m.  Uovolo,  Ovolo,  Cocco,  Fungo  rosso. 
T.  hot.  Agaricus  aurintianus.  Spezie  di  fungo 
mangereccio  e  di  sapor  squisitissimo,  il  cui  eap- 
pello è  rosso  ranciato  al  di  sopra,  e  d'un  bel  giallo  al 
di  sotto.  Nella  prima  età  è  tutto  coperto  dalla  volva 
che  lo  fa  somigliare  ad  un  uovo  V.  Funzo  rosso. 

Bòfituo  add.  Rosso  acceso;  dicesi  per  lo  più  a 
Persona  che  abbia  finito  di  desinare  e  che  sia 
molto  rossa  nel  volto. 

Bòg-g-ì  V.  n.  Bollire:  Il  rigonfiar  de'liqnori  quando 
per  soverchio  calore  lievan  le  bolle  o  i  sonagli, 
n  Bollire:  Pigliare  o  Avere  in  sé  soverchio  calore: 
A  tcera  a  bòggiva  da-o  cado;  La  terra  bolliva 
dal  calore, 
n  —  Melafor.  vaie  Esser  commosso,  agitato,  infiam- 
mato per  ira,  sdegno  o  altra  passione, 
ti  —  in  senso  alt.  vale  Far  bollire  o  Metter  a  bol- 
lire. -  Lessare  propriam.  dicesi  del  Cuocere  cheor 
ebessia  per  lo  più  in  aoqua. 


13S 


BOL 


BOL 


n  Formicare,  Brulicare;  dicesi  per  metaf.  del  Muo- 
versi d'innumerevoli  oggeiti  viventi  a  guisa  del 
brulicare  delle  formiche  :  0  bqyge  cla-i  pighéuggi; 
I  pidocchi  gii  formicolano  addosso. 

—  a  pausa;  Gorgogliare  le  budella  o  il  corpo,  Bor- 
bodare,  Ruggire,  Bruire  il  venire,  si  dice  Quando 
gl'inlesiini  o  per  vento  o  per  altra  cagione  ru- 
moreggiano. 

-^  d'andà  de  sorva;  Bollire  a  scroscio  o  a  ricorsojo, 
Crosciare,  Scrosciare,  vale  Bollir  nel  maggior  colmo, 

—  forte;  Bollire  gagliardamente;  e  se  per  molto 
tempo,  Bollire  a  sodo. 

"-  6  sangue;  Bollire  il  sangue.  Locuzione  colla  quale 
si  dinota  aver  l'istinto  del  concupiscibile  o  del- 
l'irascibile appetito. 

—  un  fcero;  Bollire  un  ferro:  Roventarlo  a  un  mag- 
gior grado  e  modificarlo  al  punto  che  possa  at- 
taccarsi e  unirsi  con  altro  ferro  parimente  bollito, 
battuti  e  massellati  ambedue  sull'  incudine, 

—  troppo;  Soprabbollire :  Bollir  di  soverchio,  Bollire 
per  troppo  tempo. 

S  A  bógge;  La  bolle.  Si  dice  per  accennare  Che 

presto  è  per  seguire  la  cosa  di  cui  si  parla. 
$  Comensd  a  bòggi;  Grillare:  Bollir  leggermente, 
Bollicare,  Sobbollire,  Levar  un  po'  di  bollorino.  - 
Parlandosi  del  Vino,  dicesi  anche  Levare  il  capo 
V.  Alsà. 
g  Fàla  bóggi  e  ma  chéuxe  ;  Farla  bollire  e  mal 
cuocere:  Far  una  cosa  presto  presto  e  senza  con- 
siderazione. 
S  L'è  un  pesso  ch'a  bógge;  È  un  pezzo  che  bolle, 
dicesi  per  accennare  una  vicina  esplosione  di 
fatti  0  di  parole. 
S  Se  me  bòggian.... ;  Se  rai  adiro,  Se  monto  in 
collera;  e  talora  Se  mi  salta  il  grillo.  Se  mi  vien 
la  fantasia,  il  ghiribizzo,  il  capriccio. 
Bòg-g-id-tìa  s.   f.  Bollitura.    T.  magn.,  fab- 
bri, ecc.  L'atto  di  bollire  il  ferro  o  lacciajo. 
JBògg'i mento  s.  m.  Bollimento,  Bollizione. 
Usasi  soltanto  da  noi  questa  voce  parlando  del 
sangue,  e  vale  Queir  estuare  ch'esso  fa  per  ira 
0  per  altro  movimento  interno  violento. 
Bòg-g-iio  part.  Bollito  V.  Bóggi.  -  Lessato,  Lesso, 
Allesso,  dicesi  propriam.  della  Carne  o  d'altra 
cosa  cotta  in  acqua, 
n  Bollito,  Lesso,  usato  come  sost.  dicesì  della  Cosa 
lessata,  e  per  lo  piti  s'intende  della  carne. 
Sóggìo  s.  m.  Bollore,  dimin.  Bollorino:  Gon- 
fiamento 0  Gorgoglio  che  fa  la  cosa  che  bolle. 
,S  Alsd  0  Erze  6  bòggio;  Levare,  Aliare,  Staccare 

il  bollore:  Cominciare  a  bollire. 
S  Dà  un  bdggio;  Dar  un  bollore,  una  bollitura. 
S  Fa  dà  un  o  dui  bòggi  ;  Bislessare,  cioè  Alquanto 
lessare. 
Bòggitùa,  s.  f.  Bollitura  :  L' atto  del  bollire 

per  tempo  proporzionato. 
Sòglio  s.  m.  Bolo:  Sorta  di  terra  bianca  o  rossa, 
di  cui  si  servono  i  doratori  per  mettere  d'oro 
0  d'argento. 
S  Indoà  0  Inargenta  a  bàglio  ;  Dorare  o  Inargen- 
tare a  bolo  0  di  bolo,  dicesi  d'Una  maniera  di 
dorare  o  inargentare,  mettendo  prima  il  bolo  sulla 
cosa  che  si  destina  ad  essere  dorala  o  inargentata. 
IBòla,cc]xiii  s.  m.  Calderollino.  Dimin.  di  Cal- 
derotto V.  Bòlucco. 
Sòlacco  s.  m.  Calderotto:  Vaso  cilindrico  di 
metallo,  con  manico  di  ferro  arcato  girevole,  di 
forpa  eguale  al  laveggio  y,  Lavezzo, 


«  Calderotto,  per  Quel  vaso  di  rame  con  manico 
0  senza,  parimente  girevole,  largo  nel  fondo  e 
stretto  alla  bocca,  entro  cui  i  lattai  mettono  il 
latte  per  recarlo  in  città. 
Il  Campanaccio,  così  chiamano  in  alcuni  luoghi  della 
Liguria  Quel  campanello  fatto  di  lama  di  ferro  che 
mettesi  al  collo  delle  vacche  invece  della  squilla 
V.  Sùnaggio. 

Bòlaecon  s.  m.  Pollaccone.  T.  mar.  Vela  trian- 
golare che  si  usa  sui  bastimenti  latini  a  guisa  degli 
stragli  nelle  navi  d'alto  bordo. 

Bola]:*iixeiio  s.  m.  Bolo  armeno,  Bolarmeno, 
Bolarmenico:  Terra  di  color  rossiccio,  contenente 
una  gran  quantità  d'ossido  di  ferro,  ed  usasi  in 
Medicina  come  astringente. 

Bolentiu  (Pesca  a-oj;  Pescare  a  lenza  morta, 
e  in  Livorno  Pescare  alla  correntina:  Spezie  di 
pesca  che  si  fa  con  una  lenza,  a  cui  sono  attac- 
cati pili  ami,  e  che  si  tiene  in  mano  invece  di 
lasciarla  pendere  dalla  canna. 

Bolla  V.  Ampolla  nel  2»  significato. 

—  d'agùo;  Cappello,  Capocchia  o  Cappellotto  del 
chiodo. 

—  de  savon  V.  Ampólla  nel  5°  significato. 

—  d'inciostro;  Scorbio  e  Sgorbio:  Macchia  d'in- 
chiostro caduta  sopra  la  carta. 

—  dò  lùmme;  Fungo:  Quel  bottone  che  si  genera 
nella  sommità  del  lucignolo  acceso  nella  lucerna 
in  tempo  d'umidità. 

S  Stacchette  co-a  bólla;  Bullette:  Specie  di  piccoli 
chiodini  col  capo  tondo  a  guisa  di  bolla,  di  cui 
si  servono  1  calzolai  ed  altri. 

Bolla  s.  f.  Bolla:  Impronta  del  suggello  fatta  per 
contrassegnare  e  autenticare  le  scritture  pubbliche, 
ma  particolarmente  quelle  de'  papi. 

Bólla  V.  a.  Bollare,  Marchiare,  Improntare:  Con- 
trassegnare con  bollo,  con  marchio,  con  impronta 
0  suggello. 
I)  Bollerare.  T.  cono.  Rimestare  col  bollerò  l'acqua 
del  calcinaio,  tuffandolo  e  rialzandolo  con  forza, 
sì  che  ribolla  tutto  il  bagno,  e  si  alzi  dal  fondo 
la  posatura  V.  BóUóu  nel  signif.  di  Bollerò. 

—  ùnn-a  persónn-a  ;  Bollar  uno,  Fiorirgli  le  spalle, 
vale  Segnar  le  spalle  a'  malfattori  con  marchio 
di  ferro  infuocato,  pena  che  venne  abolita. 

S  Bollóse  n.  p.  Tuffarsi,  Cacciarsi  nell'acqua;  e figu- 
rat.  Ingolfarsi,  Gettarsi  a  checchessia;  Mettersi  ad 
un'impresa. 

Bollatùa  s.  f.  Bollatura:  L'atto  del  bollare, 
L'applicazione  del  bollo  e  II  bollo  stesso. 

Bolletta  8.  f. Bolletta  e  Bulletta:  Polizzelta  per 
contrassegno  di  licenza  di  passare  o  di  portare 
merci,  improntata  col  sigillo  pubblico;  ed  anche 
Contrassegno  del  pagamento  d'un  dazio  qualunque. 
»t  Povertà,  Arsura,  Mancanza  di  denari,  onde  :  £se 
in  bolletta;  Essere  arso  o  abbruciato  di  denari, 
cioè  Non  averne  o  Averne  pochi. 

Bollettin.  s.  m.  Bollettino  o  Bullettino:  Polizza 
0  Foglietto  contenente  una  notizia  pubblicata  dal 
Governo,  sia  d'operazioni  militari  in  tempo  di 
guerra,  sia  d'altre  cose. 

—  da  lustra  e  scarpe;  Cera  o  Ceretta  o  Nero  da 
scarpe  o  da  stivali:  Mistura  nera  e  consistente, 
colla  quale  si  lustrano  le  scarpe,  gli  stivali  e  simili. 

— ^  da  teatro,  festa  da  ballo,  ecc.;  Biglietto:  Quella 
cartellina  che  si  vende  alla  porta  del  teatro,  d'una 
festa  da  ballo  o  simile,  per  aver  ingresso  9II0 
spettacolo,  al  ballo,  ec^. 


BOM 


BON 


139 


3<Sllettiiiàio  s.  m.  Bigliettaro.  Voce  dell'oso. 
Quegli  chi'  alla  porta  del  teatro  o  d'una  festa  da 
ballo  vende  i  biglietti  per  entrare  allo  spettacolo, 
alla  festa  da  ballo  o  simile. 

Gòllezzumme  s.  in.  Mareggio,  Maricino: 

Agitazione  dell'acqua  del  mare  prodotta  dal  vento. 

n  Agitazione,  Snbnglio,  Bolli  bolli,  e  dicesi  figurai. 

di  persone:  Ho  visto  do  bòUezzùmme  e  g'hò  dceto 

de  gambe;  Ho  visto  del  subuglio  e  me  la  svignai. 

!Bòllitig:à>  V.  a.  Solleticare,  Dileticara:  Stuz- 
zicare altrui  leggermente  in  alcune  parli  del  corpo, 
che  toccate  incitano  a  ridere  ed  a  squittire.  -  Ti- 
tillare e  Vellicare,  è  un  Solleticare  più  dolce 
e  che  produce  piacevole  e  delicata  impressione. 
M  Solleticare,  figurai,  per  Eccitare,  Stimolare. 

Bòllitig-o  s.  m.  Solletico,  Diletico:  Quellin- 
citamenio  nervoso  che  si  risveglia  in  noi  allorché 
altri  ci  tocca  in  qualche  parte  del  corpo,especiaIm. 
nelle  anche,  e  che  ci  costringe  a  causarsene,  di- 
vincolandosi e  scontorcendosi  e  ridendo;  altrim. 
Solleticamento,  Dileticamenlo.  -  Titillamento, 
Titillazione,  Vellicamento,  Vellicazione  è  Un 
solletico  dolce,  delicato,  piacevole. 
%  Fa  ò  bòllitigo;  Fare  il  solletico:  Stuzzicare  al- 
cuno nel  detto  modo. 
S  Pali  0  bòllitigo;  Temere  il  solletico:  Non  esser 
abile  a  resistere  a  quei  toccamenti  delti  di  sopra; 
e  metaf.  Esser  facile  a  stizzirsi,  Non  soffrir  burle 
0  simili, 

^òllo  s.  m.  Bollo  :  Suggello ,  con  che  sì  contras- 
segnano e  si  autenticano  molle  cose;  ed  anche 
L' impronta  stessa  che  rimane  nella  cosa  bollata, 
che  in  questo  significato  dicesi  anche  Bolla. 
M  Marchio:  Lettera  o  Segno,  onde  anticamente  si 
fiorivano  le  spalle  ai  delinquenti  con  ferro  rovente. 
«»  Tuffo:  L'atto  del  tuffarsi  o  cacciarsi  sott'acqua. 

—  de  ciccolata;  Doglio,  Pane  o  Panetto,  Mattonella 
di  cioccolata  :  Quel  mozzo  di  cioccolata  della  slessa 
figura  che  le  forme,  nelle  quali  fa  posto  quando 
la  cioccolata  era  calda  e  molle. 

—  de  lacca;  Bacchetlina  di  ceralacca. 
Sòllou  s.  m.  Cappellotto,  e  volg.  Bollone.  T.  di 

magona.  Specie  di  chiodo  o  pernio  così  chiamalo 
dal  suo  larghissimo  cappello,  per  lo  più  di  forma 
rotonda. 

IBóllòu  s.  m.  Bollatore:  Che  bolla.  Nome  che 
per  lo  più  si  dà  nelle  dogano  o  in  altri  pubblici 
'  uffizi  a  chi  appone  il  bollo  alle  mercanzie  o  si- 
mili. -  Marchiatore  dicesi  più  propriara.  Quegli 
che  marca  nella  zecca. 

Sòllòu.  s.  m.  Bollerò.  T.  conc.  Strura.  di  ferro 
con  manico  lungo,  che  serve  a  stemperar  la  cal- 
cina ne' calcinai. 

J3òiiil»a<  s.  f.  Bomba:  Grossa  palla  di  ferro  fusa, 
vuota,  che  si  riempie  di  polvere,  e  che,  scagliala 
dal  mortajo,  scoppia  in  molli  pezzi,  dopo  essere 
arrivata  a  determinala  distanza. 

—  à  tòrineizc;  Bomba:  Sorta  di  bevanda  fatta  di 
semi  di  cetriuoli,  melloni  o  màndorle  dolci  e  zuc- 
chero, che  si  tiene  in  un  arnese  di  slagno  qaasi 
sferico,  onde  prese  il  nome. 

S  A  préuva  de  bomba  V.  questa  locuzione  alla  sua 
s^de  alfabetica. 

S  Dà  fnigo  à  bómba;  Dar  fuoco  alla  girandola, 
figurai,  vale  Cominciar  risolutamente  una  cosa, 
intorno  alla  quale  altri  sia  sialo  qualche  tempo 
in  dubbio,  Venire  a  risoluzione.-  Alcune  volle 
dìcesi  di  Chi  per  ripetute  ingiurie  noo  può  più 


contenersi,  che  in  questo  signif.  dicesi  anche  Dar 
fuoco  alla  bombarda. 
S  Tid  de  bómbe;  Bombardare,  Scagliar  bombe  V. 
Bombarda, 

!B5iiil>sea>  s.  f.  Gialtanra,  Iattanza,  Millanteria, 
Vanto,  Vanteria.  Vantainento,  Vanagloria. 
S  Fa  bòmbcea  d'ùnn-a  cosa;  Millantarsi  d'una  cosa, 
Farne  jaltanza  o  giallanza,  Menarne  vampo  o 
rombazzo. 

6oml>a.ir<la;  s.  f.  Bombarda  :  Sorta  di  nave 
da  carico  di  basso  bordo,  non  gran  fatto  diffe- 
rente dalle  grosse  barche. 

IBòiKi1>a<i'dà.  V.  a.  Bombardare:  Scagliar  bombe 
contro  una  piazza  o  simile,  affine  di  distruggerla 
e  forzarla  a  sottomettersi. 

I2òiiil>a<i'da>m.eiito  s.  m.  Bombardamento, 
Bombardazione:  Il  bombardare. 

DSoiiil>ariTdé  s.  m.  Bombardiere  e  Bombardiero, 
Bombista:  Colui  che  carica  e  scarica  le  bombe, 
livella  il  moriajo  e  fa  altre  operazioni  d'artiglieria. 
Oggidì  è  voce  disusata  e  dicesi  Artigliere. 

Bòiuba.r'd.oii  s.  m.  Bombardone:  Strum.  a 
fiato  che  fa  parte  delle  bande  musicali. 

•j-Oóinljoin  s.  m.  pi.  Rintocchi:  Quel  picciol 
numero  di  colpi,  che  senza  il  minimo  intervallo 
si  danno  l'un  dopo  l'altro  col  battaglio  della  cam- 
pana in  occasione  ch'esca  qualche  processione. 

Bòiii.1>óii  s.  m.  Zuccherino.  Dal  frane.  Bonbon. 
Specie  di  dolce,  composto  di  solo  zucchero,  a  cui 
però  si  aggiunge  un  qualche  sapore  aromatico  o 
spiritoso.  Ce  n'ha  di  varie  guise. 
%  Dà  5  bómbòn;  Dar  pasto  V.  Dà  o  balletto  nella 
voce  Balletto. 

Bom"bònéa  s.  f.  Portadolci  :  Arnese  formato 
di  due  0  tre  piatti  o  dischi  di  cristallo,  di  porcel- 
lana 0  d'argento,  tenuti  paralleli  a  qualche  distanza 
l'un  dall'altro,  e  tulli  infilati  generalmente  in  un 
manico  fallo  verticale  che  sorge  dal  centro  del 
maggior  piatto,  il  quale  talora  serve  pure  di  base. 
-Scatola  da  chicche  dicesi  Quella  scatoletta  di 
tartaruga  o  altra  nobile  materia,  in  cui  si  tengono 
zuccherini,  tresgea  e  simili  dolci. 

Some  s.  m.  Boma.  T.  mar.  Pezzo  di  legno  ro- 
tondo, che  ne'  brigantini,  ne  le  golette  e  in  altra 
specie  di  bastimenti  serve  per  cazzarvi  la  randa 
ovv.  mezzana. 
%  Massa  dò  bome;  Mazza  del  boma. 

Sou  s.  m.  Buono  :  Ciò  che  è  bene  e  che  si  dee 

appetire,  opposto  a  Cattivo. 

Il  Buono,  per  Cosa  di  valore,  come  mobili  od  altro: 

Gh'èa  dò  bello  e  dò  bòn;  C'era  del  bello  e  del  buono. 

n  —  per  Uomo  dabbene  :  Pe-i  cattivi  ne  sdfre  i 

boin;  Pe'  cattivi  ne  soffrono  i  buoni. 
«  —  In  term.  di  Comm.  dicesi  Quel  biglietto  che 
porta  l'ordine  di  pagare  una  somma,  ovv.  ordine 
ad  alcuno  per  rilasciare  in  favore  del  latore  un 
oggetto  in  esso  indicato. 
«  Chicca.  Voce  puerile  V.  Bònn-a. 
^  Bòn  per  mi,  Bòn  per  ti ,  ecc.;  Buon  per  me, 

Buon  per  te,  ecc..  Felice  me.  Felice  le,  ecc. 
S  Avei  de  bòn;  Aver  di  buono,  dicesi  di  persona, 
che  tra  molti  difelli  abbia  qualche  buona  parti- 
colarità :  0  l'ha  de  bòn  in  le  che,  ecc.;  Egli  ha 
di  buono  che,  ecc. 
S  Dì  da  bòn;  Dir  sul  sodo  o  di  vero  o  sul  serio, 

contr.  di  Parlare  in  burla. 
S  Dopo  d  cattivo  ven  5  bòn;  Dopo  il  cattivo  yien§ 
il  baoQO.  FroY.  di  ctiiaro  sìgaificato. 


140 


BON 


BON 


S  Èsc  in  b5nn-a  con  un;  Essere  in  buona  o  in 
buono  d'a'cuno,  Essere  in  grazia  d"  alcuno  o  ad 
alcuno,  Aver  grazia  con  alcuno,  vagliono  Dargli 
nel  genio,  Possederne  la  benevolenza,  l'affelto. 

Il  -^  in  tò  bòn  dell'elee;  Esser  nel  buono  o  sul 
buono  dellVtà  V.  Eiw. 

S  Fd  bòn;  Far'buono.  In  térm.  di  giuoco  vale  Im- 
pegnare la  fede,  SoUoporsi  a  perdere  maggior 
somma  di  denaro  di  quella  che  si  ha  davanti. 

%  Fa  da  bòn;  Far  di  buono,  Far  daddovero,  vale 
Operar  davvero. 

S  Metlise  6  tempo  in  sciò  bòn;  Abbonarsi  l'aere, 
Farsi  bello  il  tempo,  Rasserenarsi. 

S  0  Segnò  ò  ne  a  mande  bònn-a;  Dio  ce  la  mandi 
buona  o  simili,  dicesi  allorché  si  scorge  pericolo 
in  qualche  cosa  quasi  pregandolo  che  lo  allontani. 

S  Parla  da  bòn  V.  sopra  Dì  da  bòn. 

§  Piggid  co-e  bònn-e  o  da-e  bònn-e  ùnn-a  per- 
sònn-a;  Pigliar  uno  colle  buone,  vale  Traitarlo 
con  buona  e  umana  maniera,  con  dolcezza,  amo- 
revolmente. 

S  Poco  de  66n;  Mal  bigatto,  Mal  tartufo.  Mala  sciarda, 
Mala  zeppa,  Mala  lanuzza,  e  nell'uso  Poco  di  buono, 
dicesi  di  Uomo  tristo,  di  animo  catlivo. 

%  Saveighe  de  bòn;  Saperci  di  buono,  dicesi  di  luogo 
ove  si  cucinano  pietanze  buone  e  ben  acconce. 

S  Zùgd  da  bòn;  Giuocare  o  Far  di  buono,  si  dice 
nel  giuoco  Quando  interviene  il  denaro  o  simile, 
quasi  allora  si  giuochi  da  vero. 
Bou  add.  Buono:  Che  è  dotato  delle  qualità  che  gli 
sono  proprie  secondo  la  sua  natura  :  Bòn  cavallo, 
Bòn  can,  ecc.;  Buon  cavallo.  Buon  cane,  ecc. 

n  Buono.  In  generale  è  aggiunto  di  vari  significati, 
ma  che  sempre  dinota  eccellenza  e  perfezione, 
conlr.  di  Jlalvagio,  Reo,  Cattivo. 

1)  —  Attribuito  ad  Uomo  o  a  dote  che  gli  appar- 
tenga, vale  Dabbene,  Di  buone  qualità.  Schietto, , 
Pio,  Lodevole,  Esemplare,  Eccellente  ;  e  talvolta 
Bonario,  Semplice. 

n  —  per  Valente  in  qualche  arte  o  professione: 
Bòn  mùxico,  Bòn  mègo ,  Bòn  meistro ,  ecc.; 
Buon  musico,  Buon  medico,  Buon  maestro,  ecc. 

H  —  Dello  delle  Cose  artificiali  o  naturali,  vale 
Eccellente ,  Squisito  nel  suo  genere  :  Bònn-a 
lamina,  Bònn'wgua,  Bònn'àia,  ecc.;  Buona  lama, 
Buon'acqua,  Buon'aria,  ecc. 

w  —  per  Alto,  Idoneo:  Libbro  bòn  pe-i  fìggiéu; 
Libro  buono  per  gli  fanciulli. 

"  —  per  Gustoso,  Saporito,  Piacevole  alla  bocca. 

»i  —  per  Orrevole,  Nobile:  De  bònn-a  casa,  de 
bònn-a  fami ggia  ;  Di  buona  casa,  Di  buona  fa- 
miglia. 

M  —  per  Piacevole,  Lieto,  Giocondo:  Ho  passóu 
ùnn-a  bònn-a  giornd;  Ho  passato  una  buona 
giornata. 

»  —  p!>r  fliolto  grande.  Vistoso:  0  g'ha  dcBto  ùnn-a 
bònn-a  dèutta;  Le  diede  una  buona  dote. 

«  —  per  Giovevole,  Salutare,  Eflicace:  0  l'è  un 
bòn  remedio;  É  un  buon  rimedio. 

—  a  dà  de  parolle  ;  Buono  a  dare  o  a  vender  pa- 
role, dicesi  di  Chi  promette  molte  cose  senza 
venire  a'  fatti. 

—  anfan  V.  sotto  Bòn  fìggiéu. 

r—  a  ninte;  Buon  da  nulla  V.  sotto  Non  èse  bòn 
a  ninfe. 

—  appelitto;  Buon  appetito:  Formola  d'augurio  che 
si  suoi  fare  a  chi  mangia  o  sta  per  mangiare. 

jpT-  a  tutto;  Buon  a  tutto,  Uomo  da  bosco  e  da  ri- 


viera, vale  Esperto  in  ogni  cosa,  Atto  a  qualunque 
cosa;  e  talvolta  Capace  di  qualunque  tratto,  di 
qualsiasi  mai'azione. 

—  bòccòn;  Buon  boccone  V.  Bòccòn. 

—  coppo  d'anno,  Bònn-e  feste,  Bònn-a  pasqua; 
Buon  capo  d'anno.  Buone  fesle.  Buona  pasqua: 
Sorta  di  saluto  ed  augurio  di  felicità  nei  detti  tempi. 

-^  còmme  o  pan;  Buon  come  il  pane,  dicesi  di  Per- 
sona di  buon  naturale,  di  eccellenti  qualità. 

—  creslian;  Buon  crislianaccio.  Buon  pastricciano, 
Pasticcione,  Semplicione,  dicesi  d'Uomo  di  buona 
pasta,  fallo  alla  buona,  bonario. 

—  da  belve;  Buono  a  bere,  parlandosi  di  Vino,  vale 
Che  è  nella  sua  beva,  ossia  nel  tempo  di  esser  beuto. 

—  da  mangid;  Buono  a  mangiarsi,  Mangereccio, 
fliangiativo. 

—  da  spende;  Spendibile,  Spendereccio:  Che  si  può 
spendere,  Alto  a  spendersi. 

—  fìggiéu;  Buon  pastricciano,  Buon  compagno,  Com- 
pagnone, dicesi  per  lo  piiì  di  Persona  allegra, 
gioviale,  alla  mano,  fatta  alla  buona,  di  conver- 
sazione, che  sa  conviver  con  tutti  senza  offen- 
dere nessuno. 

—  giorno,  Bònn-a  seja,  Bònn-a  néutte ;  Buondì 
0  Buon  giorno.  Buona  sera.  Buona  o  Felice  notte. 
Modi  di  salutare  altrui  al  principio  del  giorno, 
sulla  sera,  nel  tempo  della  notte. 

—  ommo;  Bonuomo  V.  Bònommo. 

—  pacciòn;  Bonaccio,  Pasticcione,  Buon  pastricciano: 
Di  buon  naturale.  Di  buona  pasta;  e  talora  per 
Bonario,  Che  ha  bonarietà.  Buono,  Semplice. 

—  peizo  ;  Buon  peso,  Peso  traboccante. 

—  prò;  Buon  prò:  Formola  d'augurio  che  si  suol 
fare  a  chi  mangia  o  ha  mangiato. 

—  senso;  Buon  senso:  Disposizione  a  fellamente 
giudicare. 

—  tempo;  Buon  tempo,  oltre  il  signif.  proprio  di 
Ciel  sereno,  figurai,  vale  Allegria,  Passatempo, 
Sollazzo  V.  sotto  Aveì  bòn  tempo. 

—  Bònn-a  eèa;  Buon  viso.  Buona  cera  V.  sotto  Fa 
bònn-a  cèa. 

—  gente;  Buona  gente,  Gente  alla  buona,  cioè 
Schietta,  Senza  malizia.  Senza  cerimonie  o  lusso. 

—  man;  Buona  mano,  Mancia,  Benandata  V. 
Bònnaman. 

—  memòia;  Buona  memoria:  Memoria  fedele, 
pronta,  felice,  fresca,  viva,  irenace. 

—  mezùa;  Buona  misura,  lo  stesso  che  Misura 
piena,  colma. 

—  parte;  Buona  parte,  cioè  Una  gran  parie,  La 
maggior  parte  degli  uomini. 

—  Bònn-e  parolle;  Buone  o  dolci  parole  V.  sotlo 
Da  de  bònn-e  parolle. 

I)  —  speranse;  Buone  speranze  V.  sotto  Dà  de 

bònn-e  speranse. 
§  A  bòn  conto  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfab. 
S  A  bònn'anima  de  ma;  pace,  de  mce  messiavo, 

ecc.;  Il  fu  mio  padre.  Il  fu  mio  nonno,  ecc.,  ovv. 

Blio  padre,  Mio  nonno  di  buona  o  felice  memoria, 

cioè  Defunti. 
S  A  bònn'òa  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfabetica. 
S  A  bòn  patto,  A  bòn  prexo  V.  queste  VOCl  alla 

lor  sede  alfabetica. 
%  A  bòn  porto  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfabetica, 
%  A  6ón  rem/e  ;  A  buon  rendere.  Al  contraccambio. 
%  A  bòn  segno;  A  buon  segno,  A  buon  punto  V, 

sotlo  Èse  a  bòn  segno. 
^  A  bOn  viaggio  V.  in  Andd. 


BON 


BON 


141 


S  Andd  in  scià  bonn-a  fede;  Andar  sulla  fede,  sulla 
parola,  vale  Fidarsi  sopra  la  promessa. 

%  Aveì  a  faccia  bònna;  Aver  la  faccia  franca,  la 
faccia  losta  V.  Faccia. 

%  Aveì  bón  cavallo  in  stalla,  Aveì  bón  gusto, 
bònn-a  o  cattiva  opinion  d'ùnn-a  persónn-a, 
bonn-a  manca,  bónn-a  man  in  tutto,  bónn-a 
0  cattiva  vóxe,  bón  naso,  bónn-e  spalle,  bòn 
senso,  bón  tempo,  bello  o  bón  zéugo,  de  bónn-e 
sperarne  W  questi  modi  in  Aveì. 

S  Aveì  in  bón  o  in  cattivo  concetto  ùnn-a  per- 
sónn-a V.  Concetto. 

S  Bell'e  bón  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfabetica. 

S  Dà  a  bónna  seja,  a  bónn-a  nèuttc;  Dar  la  buona 
sera  o  la  felice  notte,  vale  Augurar  felicità  in 
quella  sera  o  nel  tempo  della  notte. 

%  Dà  bón  cónto  da  so  persónn-a;  Dar  buon  conto 
di  sé  V.  Cónto. 

S  Dà  de  bonn-e  parolle  ;  Dar  parole  o  buone  parole, 
Dar  panzane,  vale  Lusingar  senz'effetto,  Tratte- 
nere e  non  venir  a'  fatti. 

S  Dà  de  bònn-e  speranse;  Dar  buone  o  lusinghiere 
speranze,  vale  Fare  sperar  bene. 

%  Dà  e  bónn-e  feste;  Dar  le  buone  feste:  Augurar 
altrui  felicità  in  tempo  d'alcuna  festa,  e  inlendesi 
per  lo  più  di  quelle  natalizie;  e  talora  vale  anche 
Dar  la  strenna  o  alcuna  mancia  che  serva  altrui 
per  passar  bene  le  feste. 

^  Ddó  bón  coppo  d'antw;  Dar  il  buon  capo  d'anno, 
vale  Augurar  felicità  in  quell'anno. 

$  Dàó  bón  giorno  ;  Dare  il  buondì  o  il  buon  giorno, 
vale  Augurar  felicità  in  quel  giorno. 

§  £se  a  bòn  segno  ;  Essere  a  buon  segno  o  a  buon 
punto,  vale  Essere  già  molto  avanzalo  nel  com- 
pimento d'un  negozio,  d'un  trattato,  d'un  lavoro 
qualunque,  mancarci  poco  più  a  terminarlo. 

n  —  cm  bòn  che  6  pan;  Esser  me' o  meglio  che 
il  pane,  Essere  un  zucchero  V.  Pan. 

n  —  de  bòn  cibbo  ;  Esser  di  buon  pasto  V.  Gibbo. 

M  —  de  bón  gusto  ;  Essere  di  buon  gusto  o  buon- 
gustaio V.  Gusto. 

n  —  de  bònn-a  bocca;  Esser  di  buona  bocca  o 
abboccalo  V.  Bócca. 

1)  —  de  bònn-a  famiggia;  Esser  di  buona  casa 
0  di  buona  famiglia  V.  Famiggia. 

ri  —  de  bònn-a  vòentce  ;  Esser  di  buona  voglia 
0  di  buona  volontà  V.   Vòentce. 

H  —  in  sciùnn-a  bónn-a  stradda;  Essere,  o  simile, 
per  la  buona  strada  V.  Stradda. 

$  Fa  bònn-a  vitta;  Far  buona  vita.  Far  vita  ma- 
gna. Far  bella  vita  V.   Vitta. 

«  —  bònn-a  vitta  con  un;  Viver  con  esso  d'ac- 
cordo, in  buona  armonia. 

Il  —  bòn  peizo;  Far  buon  peso  V.  Peizo. 

%  In  bònn-a  fede;  Di  buona  fede.  Posto  awerb. 
vale  Semplicemente,  Sinceramente,JBonariamente. 

§  Iri  bòn  punto;  A  buon  punto,  In  buon  punto. 
Posto  awerb.  vale  In  buona  congiuntura.  Oppor- 
tunamente. 

%  In  tò  ciù  6òw;NeI  buono.  In  sul  buono,  Sul  me- 
glio, Sul  bello.  In  sul  bel  conchiudere. 

S  Mònwa  bònn-a;  Buona  moneta.  Moneta  legale 
V.  Mónwa. 

§  Né  bòn  né  cattivo;  Né  uti  né  puli,  parlandosi 
di  persona,  vale  Non  capace  né  di  bene  né  di  male. 

S  Non  cse  bòn  a  ninte;  Essere  un  voto  o  un  boto, 
un  chiurlo,  una  sferra,  un  uom  da  sùcciole,  un 
pan  perduto,  un  ciccialardone,  Essere  buono  alla 


festa  de'Magi ,  Non  esser  buono  a  levar  un  ragno 
d'un  buco,  diccsi  di  Persona  inetta,  buona  da  nulla. 
%  Oinmo  de  bòn  senso;  Uomo  di  buon  senso,  cioè 
Uomo  pieno  di  senno,  savio,  giudizioso,  assennato. 
§  Opee  bònne;  Opere  buone:  Tutti  gli  alti  interni 
.    ed  esterni  delle  virtù  cristiane. 
S  Tegnise  de  bòn;  Stimarsi  un  gran  fatto,  Reputarsi 
da  molto,  Menar  vampo  ;  ed  anche  Star  sul  grave, 
Andar  con  burbanza,  Gonfiarsi  sopra  il  dovere. 
§  Testa  bònn-a;  Testa  buona,  dicesi  d'Uomo  d'in- 
gegno, di  capacità. 
S  TrcB  volte  bòn;  Buono  tre  volte,  vale  Scioccone, 
Dolce  di  sale,  Navone,  Cogliluva,  Bietolone. 

Bóulboccóu  s.  m.  Catelana  o  Catelana  gialla 
0  genovese,  volgarm.  Buomboccone:  Specie  di  sa- 
sina molto  grossa,  di  color  giallo.  Ilavvene  un'al- 
tra varietà,  di  color  paonazzo,  che  dicesi  Susina 
vecchietti. 

Sòuseg-ia.  s.  m.  Buonavoglia.  S'indicavano  con 
questo  nome  sulle  galee  di  Genova  e  d'altri  paesi 
d'Italia  coloro  i  quali  per  una  certa  somma  di  da- 
naro vendevano  la  lor  libertà  e  s'impegnavano  a 
servir  sulle  galee  e  a  lavorare  al  remo,  d'ordi- 
nario per  tre  anni;  essi  erano  alla  catena  come 
i  galeotti.  Oggidì  usasi  da  noi  per  Furfante,  Ma- 
riuoJo ,  Scampaforca ,  Capresto,  Mal  bigatto,  ecc.  ; 
Persona  di  mal  affare. 

Bonarietse  s.  f.  Bonarietà  :  Semplicità ,  Dol- 
cezza e  Benignità  di  natura. 

Sóxia.ss£i  s.  f.  Bonaccia  e  Bonazza:  Lo  stato  del 
mare  in  calma  e  in  tranquillità. 

!DQiiella.n.  add.  Bonario,  Bonaccio:  Di  buon  na- 
turale. Di  buona  pasta,  Pasticcione,  Buon  pastric- 
ciano; e  talora  anche  Sempliciotto. 

Bonetto  s.  m.  Bodino  e  Budino,  Pasticcio,  e 
nell'uso  Timballo:  Vivanda  fatta  d'un  intriso  di 
varie  maniere  e  condimenti  secondo  i  gusti,  ri- 
volta entro  pasta  e  cotta  in  forno  o  fornello  in 
forme  fatte  apposta. 
Il  Bonetto  e  Bonctta.  Dal  frane.  Bonnet:  Berretto 
di  panno  alla  civile. 

!Boiiii-a<  s.  f.  Chicca:  Voce  puerile,  con  cui  i  fan- 
ciulli intendono  ciambelle,  paste  dolci,  confetti, 
frutta  e  cose  simili. 

Bònna^dorLiia.  s.  f.  Levatrice,  aniic.  Alleva- 
trice: Quella  donna  che  assiste  alla  femmina  parto- 
riente e  ricoglie  il  parto.  Diccsi  anche  Mammana, 
Raccoglitrice  e  Ricoglitrice  e  dottrinalm.Ostetrice. 

!Bóiiiia<la,iiii-a;  s.  m.  Bnnalana,  dicesi  ironie, 
per  Uomo  trisio,  ma  più  che  altro  in  modo  ca- 
rezzevole. 

Bòuna/iua;]!  s.  f.  Buonamano,  Mancia,  Benan- 
data ;  quest'  ultima  voce  usasi  propriamente  per 
indicare  Quella  mancia  che  si  dà  al  garzone  che 
ti  ha  servito  all'albergo  e  ti  dà  il  buon  viaggio, 
ed  anche  al  vetturino  che  li  conduce. 

Bónnefig-liLe  ;  Spida  :  Voce  usata  ne'  giucchi 
fanciulleschi,  dinotante  sospensione  di  giuoco  o 
permissione  di  cessare  o  esentarsi  alquanto  da 
esso  senza  pregiudizio. 

Bòuommo  s.  m.  Bonuomo:  Uomo  di  garbo, 
Persona  dabbene.  Di  buona  natura  ;  e  talora  per 
Semplicione,  Dolce  di  sale,  .Minchione,  ecc. 

^Bónservì  s.  m.  Benservito  :  Licenza  che  si  dà 
altrui  per  iscrittura  con  attestazione  del  buon  ser- 
vizio ricevuto. 

Bòutee  s.  f.  Bontà  :  Il  buono  e  la  buona  qualità 
che  si  ritrova  in  qualunque  cosa. 


l42 


BOR 


ÈOlS 


n  Bontà,  per  Dolcezza  d'animo,  Gentilezza,  Cortesia, 
AfTabiiilà;  e  talora  per  Condiscendenza,  Compia- 
cenza, Indulgenza. 
Sòx*a>ccia/  s.  f.  Boracela  e  Borraccia,  dimin. 
Borraccina  :  Specie  di  fiasca,  vestila  per  lo  più, 
coll'aperlura  a  foggia  d'imbuto,  che  usano  portar 
seco  i  viandanti. 
M  Borraccia,  per  Quel  vaso  di  latta,  cilindrico  e  ter- 
minante esso  pure  ad  imbuto,  entro  cui  i  lattai 
trasportano  il  latte. 
«  —  per  Quella  specie  di  grossa  fiasca,  fatta  di  ve- 
trici,  internamente  impegolata,  portata  dai  frali 
mendicanti  nell'andar  a  cerca  del  vino. 
IBòx*£eiia>  s.  f.  Borace  e  Borrace.  T.  chim.  Sale 
composto  d'aeido  borico  unito  chimicamente  con 
una  quantità  di  soda  più  grande  di  quella  che  si 
richiederebbe  per  la  saturazione  dell'acido.  Gli 
orefici  ed  altri  artefici  se  ne  servono  per  saldare 
e  liquefare  più  facilmente  i  metalli. 
jBSx*a<3Ca>  s.  f.  Borraggine  e  coniunem.  Borrana.  T. 
boi.  Borrago  officinalis.  Pianta  che  ha  lo  stelo 
ramoso,  vólo,  coperto  di  peli  rigidi,  le  foglie  lan- 
ceolate, prolungate  nel  loro  peziolo,  alterne.  Ila 
i  fiori  ordinariamente  celesti ,  ma  qualche  volta 
carnicini  o  bianchi.  Si  coltiva  dappertulto  negli 
orli  perchè  è  ottima  per  minestra  ed  insalala.  Fio- 
risce nella  primavera  fino  all'autunno. 
iBòx*a;3CÌii  s.  m.  Boraciere  e  Borraciere.  T.  oref., 
archib.  ed  altri.  Spezie  di  vasetto,  per  lo  più  di 
latta  0  d'ottone  con  un  beccuccio,  ad  uso  di  te- 
nervi la  borrace  ridotta  in  polvere. 
BSrlbòg-g-io  s.  m.  Bnrhoglio,  Borbogliamento, 
Bisbiglio,  Biribissajo,  Chiucchiurlaja,  Uccellaia: 
Romore  e  frastuono  di-più  persone  che  bisbigliano 
insieme. 
Sòrlboneize  s.  f.  Borbonese.  T.  boi.  Vihur- 
num  opiUus.  Frutice  bellissimo  che  alligna  in  quasi 
tutti  i  terreni,  caricandosi  in  maggio  di  tiori  bianchi, 
disposti  in  falsa  ombrella  globosa.  Dicesi  anche 
Maggio,  Pallone  di  maggio,  Palla  di  neve,  Sam- 
buco roseo. 
DordLà,  v.  a.  Gallonare,  Trinare,  Frangiare,  Fran- 
gionare,  Fregiare,  Filettare:  Orlare,  contornare 
l'estremità  di  checchessia  con  gallone,  trina,  filetto 
e  simili;  adoperando  però  ciascun  di  questi  verbi 
secondo  la  cosa  con  cui  s' orna  l' oggetto.  Dal 
frane.  Border. 
—  ùnn-a  veja;  Cazzare  una  vela.  T.  mar.  Lo  sten- 
dere una  vela  per  la  sua  parte  bassa,  sicché  pre- 
senti la  superficie  al  vento,  ciò  che  si  la  filando 
0  mollando  gl'imbrogli  o  alando  sulle  scolte. 
JBox*d.a.dda<  s.  f.  Bordata.  T.  mar.  Il  cammino 
che  si  fa  bordeggiando  or  per  una  parte,  ora  per 
l'altra. 
S  Pìggid  0  Fià  énn-a  bordadda;  Prendere  una 
bordala,  dicono  i  marinaj  quando  dovendo  andare 
contro  vonlo,  si  volge  il  legno  in  modo  che  la 
Vela  possa  ricevere  il  vento;  il  che  si  fa  gene- 
ralmente coll'andar  di  bolina. 
il&5x*da;tto  s.  m.  Bordato:  Tela  di  cotone  a  qua- 
dratini e  di  color  diverso;  allrim.  Vergatino. 
i&òi:*d.a,tùa.  s.  f.  Orlatura:  Guarnizione  o  Fregio 
con  che  si  cigne  intorno  un  lavoro  per  ornamento. 
Dal  frane.  Bordure. 
Bordello  s.  m.  Bordello,  Chiasso,  Lupanare, 
Postribolo. 
M  Bordello,  per  Chiasso,  Baccano,  Baccanalia,  Bac- 
caneria,  Busso,  Gianajo:  Tumulto  disordinato  che 


risulta  per  lo  più  dallo  scherzare  sconciamente  e 
simili. 
%  Andd  in  bordello;  Andare  in  bordello  o  al  bor- 
dello, figurai,  vale  Andar  in  malora,  in  conquasso, 
in  rovina. 
S  Fa  ó  bordello;  Far  il  bordello:  Far  baje.  Scherzare, 
n  —  0  bordello   appréuvo  a   ùnn-a  persònn-a; 
Farne  il  zimbello,  il  ludibrio,  Prendersene  tra- 
stullo, Abburattarlo. 
1)  —  un  bordello  dò  diao;  Far  baccano.  Baccheg- 
giare, Sbaccaneggiare,  vale  Fare  gran  strepito,  Far 
un  tumulto  disordinalo,  insolente. 
§  Manda  in  bordello;  Mandare  al  bordello,  vale 
Mandar  in  malora,  Dar  un  cattivo  commiato. 
Bordetto  s.  m.  Bordotlo,  dimin.  Bordotlino. 
T.  calaf.  Specie  di  chiodo  quadro,  curio  e  grosso, 
che  Hsasi  per  la  chiavagione  de"  bastimenti. 
!Box*dez2:à>  v.  n.  Bordeggiare,  Star  sulle  volte. 
T.  mar.  Navigare  secondo  il  vento  quand'è  con- 
trario, col  girar  la  nave  di  tanto  in  tanto,  per 
prenderlo  ora  dalla  banda  dritta,  ora  dalla  sini- 
•  stra,  ond'acquistar  cammino  nell' aspettar  che  il 
tempo  si  faccia  favorevole. 
—  intorno  a  un  léugo;  Aliare,  Asolare:  Aggirarsi 

intorno  a  un  luogo  frequenlemenle. 
Bordig-it  V.  n.  Frugacchiare ,  Frugolare ,  volg. 
Rugare:  Andar  tentando  con  chiave,  bastone  o 
simile,  in  qualche  luogo  chiuso  o  nascosto. 
Bordig-otto  s.m.  Bugigatto,  Bugigattolo,  Stam- 
bugio: Niccolo  stanzino. 
Bòrdisco  s.  m.  Bordello,  Chiasso,  Baccano  V. 

Bordello  nel  2°  significalo. 
Bordo  s.  m.  Bordo.  T.  mar.  Tutta  quella  parte 
d'  un  bastimento,  che  da'  fianchi  sta  fuori  del- 
l'acqua; e  anche  Tutto  l'orlo  sovrapposto  agli 
schermolti,  il  qual  termina  la  batteria. 
1)  Bordo  :  Fregio,  Fornitura  a  guisa  di  lista  per  ador- 
.nare,  arricchire  vesti,  arnesi  ed  altro;  e  talora 
per  Orlo,  Lembo,  Margine,  e  generalm.  per  Qua- 
lunque estremità. 
S  Andd  a  bordo;  Andar  a  bordo,  cioè  Sopra  la 

nave,  Imbarcarsi. 
%  Dd  0  Fd  un  bordo  ;  Fare  una  bordata  o  un  bordo: 
Scorrere  una  delle  linee  che  si  va  bordeggiando. 
Far  camminare  verso  quella  parie  serrando  li  vento. 
%  Già  de  bordo;  Girar  di  bordo,  molaf.  vale  Svi- 
gnare, Battersela  da  un  luogo  dove  si  scorge  pe- 
ricolo 0  si  sta  a  disagio. 
%  Persònn-a  d'alto  bordo;  Personaggio  o  Uomo 
d'alto  affare,  dalla  condizione,  d'alio  paraggio, 
dicesi  figurai,  di  Chi  trovasi  nella  società  in  grado 
eminente  sia  per  nascita,  sia  per  carica  o  altro. 
S  Piggid  0  Fid  un  bordo;  Prendere  una  bordala 

V.  Bordadda. 
S  Std  0  Èse  in  sc'i  bordi;  Stare  sui  bordi,  vale 

Bordeggiare  veleggiando. 
S  Vira  de  bordo;  \  irar  di  bordo.  T.  mar.  È  quando 
avendo  il  vento  contrario  e  che  si  bordeggia,  si 
fa  virare  il  bastimento  per  cambiar  di  rolla,  e 
fargli  prendere  il  vento  dall'altra  parie. 
BòrdóM.  s.  m.  Bordone:  Bastone  che  usano  i 

pellegrini  in  vinggio  per  appoggiarsi. 
Bórdòna  s.  m.  Trave,  e  propriam.  Trave 
maestra:  Legno  lungo  e  grosso,  riquadralo  o  tondo, 
che  si  adalla  negli  edifizi  per  reggere  i  palchi  e 
i  telli:  amie.  Bordonale  e  Bordone. 
»i  Figurai,  usasi  per  Sostegno,  Puntello,  Appoggio: 
0  l'è  5  bòrdond  da  casa;  É  il  sostegno  della  casa.    # 


1 


BOR 


ÈOT 


143 


»  Bordonaro.  T.  di  pesca.  Camera  di  rete,  in  cui 

si  rinserrano  i  tonni  che  vengono  dal  largo,  e 

donde  passano  ad  altra  camera  detta  di  Ponente. 

Bòrévio  V.  Boéuo. 

Sòi*g-a,d.<la/  s.  f.  Borgata,  Borgaggio:  Tolto 

qnp|  popolo  che  abita  nel  borgo  V.  Bórgo. 
Borg-lieize  s.  m.   Borghese ,   Borghigiano  : 
Propriam.  Abitatore  del  borgo;  ma  da  noi  pigliasi 
per  Cittadino,  e  inlendesi   specialmente  Quegli 
che  non  è  addetto  alla  milizia. 
S  Vestio  a  bòrgheize;  Vestito  alla  borghese,  op- 
posto di  Vestito  alla  militare. 
Bórg-o  s.  m.  Borgo:  Villaggio  che  ha  certe  di- 
pendenze da  una  città  vicina;  Strada  o  Buon  nu- 
mero di  case,  contigue  alle  mura  d'una  città,  fuori 
di  essa;  Strada  fuor  di  città,  e  per  lo  più  che 
risponda  o  che  cominci  dalle  porte:  Borgo  di 
Incroxce;  Borgo  degl'Incrociati. 
II  Borgo,  dicesi  anche  Una  parte  non  centrale  d'una 
città,  nella  quale  ora  è  compresa,  forse  per  es- 
serne slata  allargata  la  cerchia  :  Borgo  di  Lane, 
Borgo  de  S.  Vicenza;  Borgo  de' Lanajuoli,  Borgo 
di  S.  Vincenzo. 
!Bòx>idL<ia>  V.  Buridda. 
Borlattou.  add.  Ammaccato,  Contuso,  Che  ha 

fitte  V.  Borio  nel  2°  significato. 
Borio  s.  m.  Bernoccolo ,  Bernocchio  ,  Corno  : 
Quell'enfiato,  che  fa  la  percossa,  specialmente  nel 
capo  in  cadendo. 
M  Fitta:  Ammaccatura  del  corpo  di  qualche  vaso 
metallico,  cagionata  da  caduta  o  da  urto  che  vi 
facciano  avvallamento  senza  schianto  o  rottura  V. 
Ammaccatùa. 
iBox*]iia>  V.  Sòsta. 

Borra  v.  a.  Borrare,  e  più  correttam.  Calcare. 
T.  mil.  Battere  col  calcatore  o  colla   bacchetta 
la  carica  del  cannone,  dell' archibuso,  della  pi- 
stola. Dal  frane.  Bourrer. 
Bórsa/  s.  f.  Borsa:  Sorla  di  sacchetto  di  varie 
fogge  e  materie,  a  uso  di  tenervi  il  danaro  che 
ano  porta  addosso  nelle  tasche, 
n  Borsa,  per  Quel  piccolo  sacchetto,  per  lo  più  di 
seta,  a  varie  fogge,  in  cui  anticam.  gli  uomini 
si  chiudevano  i  capelli  del!a  parte  di  dietro, 
n  —  Presso  gli  Ecclesiastici  dicesi  di  Quei  cartoni 
rivestili  di  drappo,  in  cui  si  ripone  il  corporale, 
n  —  Nel  Commercio,  dicesi  di  Quella  riunione  che 
ha  luogo,  sotto  lauiorilà  del  Governo,  dei  nego- 
zianti, capitani  di  mare,  agenti  di  cambio  e  mez- 
zani; ed  anche  II  luogo  dove  i  mercanti  si  riu- 
niscono. 

—  da  magniscarco  ;  Ferriera  :  Tasca  o  Bisaccia  di 
pelle  0  simile,  nella  quale  si  tengono  i  chiodi  e 
gli  strum.  da  ferrare  i  cavalli. 

—  da  perrùcché;  Borsa:  Borsa  di  pelle  con  vari! 
scompartimenti,  di  cui  i  parrucchieri  si  servono 
per  riporvi  pettini,  rasoi,  forbici  e  simili. 

—  di  ballin;  Paliiniera,  Borsa  de^  pallini:  Quel  sac- 
chetto di  pelle  in  cui  si  tiene  la  munizione  per 
la  caccia. 

—  dò  còppo  ;  Sacco,  Borsa,  Colpo  V.  Còppo. 

—  dò  paslò  0  Erba  bórsa;  Borsa  di  pastore.  T. 
hot.  Bursa  pastoris.  Pianta  annua  che  ha  i  bac- 
celli fatti  quasi  a  forma  di  cuore;  la  radice  pic- 
cola fibrosa  e  bianca,  da  cui  manda  parecchie 
foglie  radicali  che  si  stendono  a  terra  in  raggi; 
i  fiori  bianchi,  piccoli,  con  quattro  pelali  di  slami 
bianclù.  Nasce  quasi  dappertutto,  e  per  io  più  in 


luoghi  incolli  e  deserti.  Fiorisce  in  aprile  e  fa 
anche  d' inverno. 
%  Aveì  -a  bórsa  grossa;  Aver  buona  borsa,  vale 

Esser  ricco,  Aver  molli  danari. 
S  Èse  de  bórsa  stretta;  Avere  o  Tenere  la  borsa 

stretta,  vale  Essere  avaro. 
S  Chi  va  de  testa,  paga  de  bórsa;  Chi  giuoca  di 
pie,  paga  di  borsa  V.  Andd. 
Bórsa,  s.  f.  Borsata  :  Quanta  materia  può  capire 

in  una  borsa. 
Bórsajéu.  s.  m.  Borsaiuolo,  Tagliaborse  :  Ladro 
che  si  ficca  nella  calca  per  rubar  borse,  fazzo- 
letti, ecc.  V.  Mundìlld. 
Bórsellin  V.  Borsetta. 
Borsetta,  s.  f.  Borseta,  Borsello,  Borsellina, 
Borsellino,  Borsiglio.  Dim.  di  Borsa  V.  Bórsa 
nel  1°  significato. 
Bórxóà  s.  m.  Borghese:  Quegli  che  non  è  ad- 
detto alla  milizia.  Dal  frane.  Bourgeois. 
Kósclietto  s.  m.  Frasconaia,  Uccellaia,  Uccel- 
lare, Uccellatoio.  T.  caco.  Ristretto  di  piante  selva- 
tiche concerto  ordine  e  per  modo  acconcio  che  vi 
si  possano  porre  i  vergelli  impaniali,  per  uso  di  pi- 
gliare alla  pania  gli  uccelli  e  in  particolare  i  tordi. 
Bòsse  s.  f.  pi.  Bozze.  T.  mar.  Corde  corte,  un 
capo  delle  quali  si  ferma  a  qualche  punto  sla- 
bile, e  laltro  si  allaccia  a  qualche  manovra,  per 
impedire  che  trascorra,  o  per  ritenerla. 
I)  Bozze.  T.  archit.  Pietre,  le  quali  con  maggiore  o 
minore  aggetto  sportano  in  fuori  degli  edifizi  ri- 
vestendone alcune  parli  esteriori. -Diconsi  Bozze 
a  (juanciuletto  quelle  che  son  rigonfie  a  forma  di 
guanciale;  Bozze  piene  o  Bugne  quelle  che  risal- 
tano meno,  acciocché  non  si  faccia  con  esse  scala 
alle  muraglie;  Bozze  a  punta  di  diamante  quelle 
che  han  la  fronte  piramidale;  Bozze  punzecchiate 
quelle  che  son  punteggiate. 
Bóssella  s.  m.  Bozzcllaio,  Girellajo  :  Colui  che 

fa  bozzelli  o  girelle. 
Bóssello  s.  m.  Bozzello  T.  mar.  I  bozzelli  son 
macchine  semplici  comunem.  note  e  di  molto  uso 
nella  marina.  Sono  formati  d'una  o  più  rotelle,  che 
si  contengono  e  girano  dentro  una  cassa  o  corpo, 
la  qual  si  dice  anche  Sciarpa. 
Bóssetto  s.  m.  Bozzello.  T.  piti.  Schizzo  in 

piccolo  d'un  quadro  in  grande. 
Bòssoìn  s.  m.  plur.  Mane,  Mazzuole.  T.  cacc. 
Quei  bastoni  che  si  attaccano  alle  reti  del  pare- 
taio fsórchctioj  e  che  servono  ad  alzarle  per 
coprir  gli  uccelli  e  pigliarli. 
Bòssóu  s.  m.  Bolzone,  bozzone,  Alunamento, 
Arcatura.  T.  mar.  la  curvalura  convessa  che  si 
dà  ad  un  tavolato,  come  quella  che  si  dà  a'  ponti, 
a'  bagli,  al  Irigante  della  nave,  sicché  riescano  più 
alti  nel  mezzo  di  quello  che  ai  lati. 
Bósticca,  V.  a.  Azzicare,  Bucicare:  Muovere 
checchessia  dal  suo  posto. 
§  Bósticcàte  n.  p.  Azzicarsi,  Bucicarsi,  Bazzicarsi, 
Bulicarsi:  Pianamente  e  con  fatica  muoversi  e 
dimenarsi. 
Bòtta,  s.  f.  Bolla,  Colpo,  Percossa:  L'impetuoso 
urlare  d'un  corpo  violenlemenle  gettato, 
n  Bolla.  T.  degli  artisti.  Colpo  di  pennello,  di  scal- 
pello o  d'altro,  secondo  l'arie  o  mestiere. 
t>  —  Sparo  d'armi  da  fuoco;  Lo  scoppio  o  fragore 
che  fanno  le  stesse  nello  scaricarsi,  ed  anche  La 
munizione  che  si  mette  in  esse   per  caricarle, 
che  in  qaesto  significalo  dìcesi  pur  Carica. 


141 


BOT 


BOT 


»  —  Motto  arguto  e  piccante;  altrim.  Bottata,  Bot- 
tone, Zaffata,  Cinghiala. 

»)  Albagia,  Boria,  Superbia  V.  Naso,  Sòsia. 

n  Usato  al  plur.  vale  Busse,  Percosse,  Picchiate,  e 
scherzev.  Nespole,  Pesche,  Noci. 

—  dò  lo;  Colpo  di  riserva.  Voce  scherzevole. 

—  e  risposta;  Botta  e  risposta  o  Botta  risposta,  si 
dice  Quando  ad  un  motto  si  risponde  subito  con 
un  altro  di  pari  acutezza. 

—  reiza  no  fa  preiza;  Botta  resa  non  fa  offesa. 
Dettato  prov.  che  significa  Niuno  dee  tenprsi  per 
offeso  se  altri  con  pronta  risposta  e  pungente  gli 
rimbecca  un  motteggio  lanciatog'i  prima  da  lui. 

8  A  botta  segua;  A  colpo  sicuro.  Modo  avv.  e  vale 
Con  certezza.  Senza  paura  di  sbagliare. 

S  Bezéngna  piggid  de  bòtte  e  baxà  o  brugo  V. 
Baxà. 

S  Dà  de  bòtte;  Dar  busse,  Menar  colpi,  Percuo- 
tere, Zombare,  Bordare,  Tamburare. 

S  Dà  bòtte  da  chen  ;  Dar  come  in  terra,  Sonar  a 
martello.  Dar  pesche  duracini,  Dar  picchiate  che 
hanno  a  pelar  l'orso,  vagliono  Percuotere  a  mal 
modo  e  senza  riguardo. 

$  Dà  ùnn-a  bòtta  a  un;  Far  un  colpo  a  uno,  vale  Uc- 
ciderlo 0  per  vendicar  ingiurie  o  per  altra  cagione. 

S  E  bòtte  despiàxan  finn-a  a-e  bestie;  Il  giocar  di 
mani  dispiace  fino  ai  cani,  ovv.  Anche  il  somaro 
ha  per  male  le  busse.  Modo  proverb.  di  chiaro 
significato. 

S  Fa  bòtte;  Bussarsi  ,  Percuotersi,  Battersi,  Pie- 
chiarsi. 

%  In  t'ùnn-a  bòtta;  Tuli' insieme,  Tult'in  una  volta. 

S  Piggià  de  bòtte;  Toccar  delle  busse,  ed  anche 
semplicem.  Toccarne,  vale  Essere  battuto,  pic- 
chialo, percosso. 

$  Scrolla  e  bòtte;  Scuoter  le  busse.  Scuoterle  come 
i  cani,  vale  Non  curarle,  Non  farne  caso. 

S  Segno  de  bòtte;  Bolla,  Pesca,  Monachino,  Si- 
gillo: Livido  che  resta  sul  viso  o  altrove,  p-r 
percossa  riportata. 
IBóttà  s.  m.  Bottajo  :  Artefice  che  fa  vasi  di 
legno  a  doghe,  come  botti,  carralelli,  tini,  bigonce 
e  simili. 
JBtàtteo^eL  s.  f.  Bottarga  e  più  comun.  Potlarga: 
Sona  di  caviale  fatto  d'uo\a  di  muggine,  salate, 
compresse  fra  due  tavole,  e  seccale  al  sole;  al- 
irim.  Botlarica,  Butlariga,  Buttarga,  Boltagra, 
Bultagra. 
Botte  s.  f.  Botte:  Vaso  tondo  di  legno  fatto  a 
doght,  cerchiato  di  ferro  o  anche  di  legno,  circo- 
larmente piano  nelle  due  testate,  che  chiamansi 
Fondi,  serve  a  conservare  il  vino  o  simili  li- 
quori, e  dicesi  Botte  a  tenuta;  ovv.  a  trasportar 
di  lontano  robe  asciutte,  come  farina,  zuccaro, 
indaco  od  altro,  e  dicesi  Botte  a  mercanzia. 

—  avvina;  Botte  avvinala:  Botte  ausala  dal  vino; 
e  figurai,  dicesi  di  Persona  che  per  quanto  bea 
molto  vino  non  s' imbriaca  così  Cacilmente.    ,  '^ 

—  chi  ciocca;  Botte  che  canta;  Botte  che  percossa 
manda  suono,  indizio  che  è  vuota  del  lutto  o  in 
gran  parte. 

—  chi  fa  danno;  Botte  che  versa  o  spande. 

—  chi  stissa;  Botte  che  slilla  V.  Stissà. 

—  chi  sua;  Botte  che  geme  V.  Sìid. 

—  insa;  Botte  manomessa,  vale  Botte  da  cui  si  è 
comincialo  a  Ir.irre  vino. 

S  A  bótte  a  dà  de  quello  vin  ch'a  l'ha;  La  botte 
dà  del  vino  che  ha.  Prov.  e  vale  Ciascuno  fa 


azioni  conformi  alla  sua  natura  ;  e  prendesi  sem- 
pre in  cattivo  signilìcato. 

§  Arrùxentd  a  botte;  Sciacquare,  Risciacquare, 
Sciabordare,  SciaguaUar  la  botte. 

§  Cercid  a  bótte;  Cerchiar  ìa  botte. 

S  Cimmd  a  bòtte;  Abboccar  la  botte,  vale  Em- 
pierla fino  al  cocchiume. 

S  Dà  ùnn-a  bòtta  a-o  perciò  e  l'atra  a  bótte; 
Dar  un  colpo  al  cerchio  e  uno  alla  botte,  vale 
Tirar  innanzi  più  faccende  ad  un  tratto,  atten- 
dendo ora  all'una,  ora  all'altra,  ed  anche  Dare 
il  torto  e  la  ragione  un  po'  a  una  parte  e  un 
po'  all'altra. 

'S  £se  in  ta  bòtte;  Esser  ubbriaco.  Modo  basso  e 
del  gergo. 

8  Insà  a  bòtte;  Manometter  la  botte  V.  Insà. 

8  Leva  ò  fondo  a  bòtte;  Sfondare  la  botte. 

8  Mette  0  Tegni  a  bagno  ùnn-a  bòtte;  Mettere 
0  Tenere  una  botte  a  stagno.  Stagnarla,  Farla 
rinvenire  V.  A  bagno. 

8  Nò  se  péu  aveì  a  bòtte  pinn-a  e  a  mòggé  im- 
bricega;  Non  si  può  avere  la  botte  piena  e  la 
moglie  briaca.  Dettato  prov.  e  vale  Non  è  pos- 
sibile aver  cattivo  ministro  e  buona  amministra- 
zione, 0  gran  comodo  senza  alcun  incomodo. 

8  Pansa  da  bòtte;  Uzzo  V.  Pansa. 

§  Portello  da  bòtte;  Mczzule  V.  Portello. 

8  Se  nò  ciéuve  d'arvì,  nò  s' impe  né  bòtte  né  bari; 
Se  non  piove  d'aprile,  non  s'empie  né  la  botte, 
né  il  barile.  Prov.  contad.  di  chiaro  significato. 

8  Se  zenà  ò  V  impe  e  fosse,  settembre  ò  l' impe 
a  bòtte;  Se  gennajo  empie  le  fosse,  settembre 
empie  la  botte.  Altro  prov.  conlad.  che  significa 
Quando  piove  in  gennaio,  buon  raccolto  d'uva 
in  settembre. 

8  Stazza  a  bòtte;  Stazar  la  bolle  V.  Stazza. 

8  Tacchi  da  bòtte;  Piumacciuoli  V.  Tacco. 

8  Tappa  a  bòtte;  Tappare,  Zaffare  la  botte. 

8  Tappo  da  bótte;  Tappo,  Zaffo  V.  Tappo. 

8  Tegnùa  d' ùnn-a  bòtte;  Tenuta  o  Capacità  di 
una  botte. 

8  Zmn-a  da  bòtte;  Capruggine  V.  Zinn-a. 
lióttexinn-a  s.  f.  Bollicina,  Botlicino,  Bot- 
ticella, Bollicello.  Dim.  di  Botte:  Piccola  botte. 
Sòttezzaj  V.  n.  Balzare;  Il  risaltare  che  fanno 
molli  corpi  percossi  in  terra,  come  la  palla,  il 
pallone  e  simili  V.  Bòtto. 

—  a-e  bocce;  Arromanare,  voce  fior.,  e  nel  contado 
Fare  una  romanella.  Nel  giuoco  delle  bocce  di- 
cesi d'Una  certa  maniera  d'accostarsi,  il  che  fassi 
arrovesciando  la  mano  e  lanciar  in  alto  la  boccia 
per  farla  baltere  leggermente  in  terra,  sicché  poi 
vada  ad  avvicinarsi  al  grillo  fballmj. 

—  dà  raggia;  Dar  nei  lumi  o  nelle  scartate:  Dar 
segni  d  eccessiva  collera  e  dispiacere  baltendo  i 
piedi  correndo  qua  e  lù  o  simile. 

—  dò  cavallo;  Andar  groppoloni,  dicesi  d'una  par- 
ticolar  andatura  del  cavallo,  quando  sconciamente 
dimena  la  groppa. 

Sòttezzo  s.  m.  Romanella.  T.  del  giuoco  delle 
bocce  V.  sopra  Bòtfezzà  a-e  bocce. 

Bóttig-g-etta  s.  f.  Bottigliella,  e  più  comun. 
Boccetta.  Dimin.  di  Bottiglia  o  Boccia. 

—  da  òdoi;  Boccetta,  Boccettino,  Bottoncino:  Va- 
setlino  d'oro,  d'argento,  di  cristallo,  di  smalto, 
0  d'altro,  entro  cui  si  tengono  acque  odorose, 
essenze  o  simili. 

—  Bòttiggette  dell'éuio;  Ampolle  V.  Boccette. 


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BOX 


145 


BSttig-gia,  s.  f.  Bolliglia:  Vaso  di  vetro  quasi 
scuro,  di  corpo  cilindrico,  grosso  quanto  slringon 
le  dui?  mani,  alto  un  palmo  o  poco  piiì,  terminante 
in  collo  conico,  con  orlo  presso  alla  bocca.  Serve 
comunem.  a  conservar  vini  prelibati  o  liquori. 

—  de  cristallo;  Boccia  :  Specie  di  bolliglia,  ma  di 
cristallo  non  coloralo,  ad  oso  di  tenere  in  sulla 
mensa  Pacqua,  e  talora  anche  il  vino. 

—  inlaccd;  Bottiglia  sigillala. 

S  Ammermd  e  ùOtligge;  Scemare  o  Sbeccar  le  bot- 
tiglie :  Versar  dalle  boitiglie  troppo  piene  un  po' di 
vino  onde  non  resti  al  contatto  col  luraccio. 

S  Cu  da  bottiggia;  Fondo  della  bottiglia  V.  Cii. 

S  Fini  d'impi  e  bóttigge;  Abboccar  le  bottiglie  : 
Riempiere  a  sufficienza  quelle  ch'erano  stale  em- 
pite scarsamente. 

S  Impi  e  bòttigge;  Empier  le  bottiglie. 

S  Inlaccd  e  bòKigge;  Sigillar  le  bottiglie. 

S  iletle  a  scòd  e  bòttigge;  Mettere  a  sgocciolar 
le  boitiglie:  Bleller  capovolte  le  bottiglie  lavale 
perchè  sciughino. 

S  Mette  in  fresco  o  in  giasso  e  bòttigge;  Metter 
in  fresco  0  in  ghiaccio  le  bottiglie. 

S  Pansa  da  bòttigyia;  Ventre  della  bottiglia  V.Pansa. 
]3^ttig>g-io]i  s.  m.  Boccione,  e  nell'uso  anche 
Bottigiioue:  Grande  boccia  di  vetro  scuro,  che  ha 
la  capacità  di  più  bocce  o  bottiglie,  da  tenervi 
nonché  vino  o  altri  liquidi,  anche  caffè  non  tostato, 
tabacco  in  polvere  e  altre  cose  simili.  In  quest'ul- 
timo caso  il  boccione  ha  corto  il  collo  e  larghetta 
la  bocca,  che  si  chiude  con  legarvi  foglio  o  per- 
gamena, OYV.  con  lappo  di  sughero. 
ISòttiu  s.  m.  Bollino  :  Preda  propriam.  che  ì 
soldati  fanno  in  paesi  nemici. 

$  Dà  5  bóttin;  Mettere  a  bollino,  Saccheggiare. 
Sòttinn-e  s.  f.  plur.  Ghette.  Voce  moderna  per 
indicare  Quel  calzamenlo  delle  gambe,  fatto  di 
panno,  e  talora  anche  di  cuojo,  abbottonalo  lungo 
la  parte  laterale  esteriore,  e  tenuto  fermo  da  una 
staffa  di  pelle  che  passa  sotto  la  pianta  della  scarpa, 
presso  il  tacco.  Le  ghette  per  lo  piìi  si  portano  so- 
pra le  calze,  e  servono  a  difender  le  gambe  dal- 
l'acqua, dal  fango,  dal  freddo. 
Bòtto  s.  m.  Balzo  :  Quel  rinnalzamento,  che  fa  la 
palla  0  il  pallone  percuotendo  in  terra;  e  per  simil. 
si  dice  di  molte  cose,  che  fan  moto  somigliante  a 
quel  della  palla. 

S  Andd  a  bòtti  V.  Andà. 

S  Aspètd  a  balla  a-o  bòtto;  Aspettar  la  palla  al 
balzo  V.  Bulla. 

S  Aveì  I  bótti;  Aver  il  razzo,  il  zurlo,  Ruzzare, 
Zurlare  j  Scherzare,  Fare  zurli,  baje,  Esser  allegro. 

S  Cazze  0  Vegni  a  balla  a-o  bòtto;  Balzar  la  palla 
0  Balzar  la  palla  in  mano  V.  Balla. 

S  De  bòtto  avv.  Di  botto,  Di  balzo,  Di  lancio,  In 
un  subito,  A  un  iratto^  Subitamente. 

S  Fd  bòtti;  Balzare  V.  Bòttezzd  nel  1°  signif. 

S  In  t'ùn  bòtto  m.  avv.  In  un  botto.  In  un  subito, 
A  un  trailo,  Di  balzo.  Di  lancio. 
Bòtto  s.  m.  Bocco.  Così  chiamano  i  fanciulli,  che 
giuocano  a  nocino  o  a  nocciolino.  Quella  noce  o 
nòcciolo  più  grosso  degli  altri,  col  quale  tirano  alle 
castelline  (cullai). 

n  Tocco:  Colpo  del  ballaglio  nella  campana.  -  Di- 
cesi Rintocchi  quando  sono  molti  ed  a  colpi  se- 
parali :  Dd  i  bòtti;  Rintoccare,  Dare  i  rintocchi. 
Bòttòn  s.  m.  Bottone:  Accresc  di  Butte:  uran 
bolle,  più  propriam.  chiamala  Fasto  V.  Fiuto. 

CitÀOOU,  Disionario  Genovete-IlalianCé 


BSttSn.  s.  m.  Bottone.  In  generale  dicesi  dagli 
artcfii-i  a  Qualsivoglia  parte  di  strum.  o  di  alcuno 
dei  loro  lavori,  che  abbia  qualche  somiglianza 
co'  bottoni  da  affibbiare. 

—  d'argento;  Pie  di  cornacchia.  T.  bot.  Ranuncìdus 
aconiti  fot  ium.  Pianta  indigena  e  vivace,  che  tro- 
vasi nelle  montagne.  Fiorisce  in  giugno,  e  produce 
fiori  bianchi  terminali.  Le  sue  varietà  a  fiori  doppi 
son  di  bell'effetto  nelle  ajuole  de'  giardini. 

n  —  Margheritina,  Pralellina,  Fior  di  primavera 
V.  Margaitta. 

—  da  brilla;  Bottone  della  briglia:  Sorta  d'imboc- 
catura della  briglia  del  cavallo. 

—  de  féugo;  Bottone  di  fuoco  :  Strum.  di  ferro,  che  ha 
in  cima  una  pallottola  a  guisa  di  bottone,  di  cui,  ar- 
roventilo, si  servono  i  chirurgi  per  incendere  qual- 
che parte  dp|  corpo.  Dicesi  anche  Cauterio  attuale. 

—  de  scioi;  Bottone,  Boccia,  Boccinolo  V.  Pómmo. 

—  dò  cotiello;  Bottone  :  Parie  grossa  e  tondeggiante 
che  limita  l'entrata  del  còJolo  nel  manico. 

—  do  fioretto;  Bottone  del  fioretlo:  Cerchietto  o 
Palloilólina  di  ferro,  che  trovasi  in  cima  al  fio- 
retto, perchè  nel  far  di  scherma  non  offenda. 

—  d'òu;  Bottone  d'oro.  T.  bot.  Ranunculus  acris. 
Pianta  indigena,  che  dal  giugno  sino  all'agosto 
adornasi  di  fiori  d'un  bel  giallo  vivo;  è  comune 
nelle  umide  praterie,  e  nei  giardini  non  coltivasi 
che  la  varietà  a  fiori  doppi  col  centro  verde.  Chia- 
masi pure  Spillo  d'oro.  Pomo  d'oro,  Pie  di  corvo, 
Pie  di  gallo,  Batrachio,  hanuncolo  agro. 

Bóttònà.  s.  f.  Colpo  di  bottone;  e  intendasi 

comun.  Quello  dato  col  bottone  del  fioretto. 
BóttónòvL  s.  m.  Botlonatojo.  T.  di  vari  artef. 

Dado  d'acciaio  incavato  per  dar  rilievo  alle  piastre 

di  metallo. 
Bottùa;  s.  f.  Barbatella.  T.  agric.  Dal  francese 

Bouture.  Ramo  staccalo  dall'albero,  e  che  essendo 

posto  in  terra  vi  prende  radice:  allrim.  Talea, 

Tallo,  Piantone,  ma  quest'ultima  voce  dicesi  per 

lo  più  degli  ulivi  V.  Sccianca. 
Bòu.  Ibòu;  Bu  bu:  Il  latrato  del  cane. 
Bòxax*daja.  s.  f.  Menzogna,  Bugia,  Falsità: 

Cosa  falsa,  contraria  alla  Verità. 
Bòxa.iTd.o  s.  m.  e  add.  Bugiardo,  antic.  Bugiadro: 

Chi  dice  bugie  ;  Menzognero,  Mendace,  Mentilore, 

antic.  Menliero. 

—  comm'a  lesela;  Bugiardo  come  un  gallo,  si  dice 
di  Chi  frequenlem.  è  uso  di  mentire. 

S  Chi  é  bóxardo  é  laddro;  Chi  è  bugiardo  è  la- 
dro. Prov.  di  chiaro  significato. 

S  Fd  passd  pe  bòxardo;  Sbugiardare,  Smentire, 
Dimentire:  Convincere  di  bugia. 

S  Pe  conósce  un  bòxardo,  bezéugna  (dio  parla 
trcB  volte;  Fai  parlare  un  bugiardo  e  l'hai  còlto. 
Prov.  che  significa  11  bugiardo  varia,  ed  è  colto 
in  fallo  perch'egli  parla  sempre  a  comodo  della 
presente  utilità;  onde  l'altro  proverbio:  Il  bu- 
giardo vuole  avere  buona  memoria. 
Bò:xa.x*<lóii.  s.  m.  Bugiardone,  Bugiardaccio, 
Più  bugiardo  d'un  epitaffio  o  d'un  gallo,  Menti- 
tore sfacciato,  solenne,  ecc. 
Bòxiia/  s.  f.  Bugia,  Menzogna,  Mendacio:  Detto 
non  vero,  Cosa  falsa,  conlr.  di  Verità. 

S  A  boxia  a  ghe  scòa  zù  pe-o  naso  ;  La  bugia  gli 
corre  su  pel  naso;  e  dicesi  A  chi  dà  colore  d'aver 
detto  q'iaiche  cosa  non  vera. 

$  Di  de  bòxie;  Dir  bugie.  Dir  menzogne,  Bugiare, 
Bugiardare,  Mentire:  Dir  cose  non  vere. 

10 


146 


ERA 


BRA 


%  E  bòxie  han  e  gambe  cùrie;  Le  bugie  hanno  le 
gambe  corle,  ovv.  La  bugia  ha  corta  via,  ovv.  Le 
bugie  sono  zoppe.  Dell.  prov.  e  vaie  La  verità  si 
scopre  facilmente,  e  il  bugiardo  resta  svergognato. 
S  In  tempo  de  gucera  ciù  bòxie  che  (cera;  A  tempo 
di  guerra  con  bugie  si  governa.  Prov.  di  chiaro 
significato. 

Tto-jgia.  s.  f.  Bugia:  Specie  di  candelliere  senza 
fusto,  cioè  Un  piatteiiino  metallico,  tondo,  con 
boccinolo  centrale  per  porvi  dentro  una  non  lunga 
candela,  e  per  lo  più  un  candelotto  CgeriottoJ  ; 
al  piatteiiino  che  serve  di  base  è  unito  un  ma- 
nichelto  ovv.  presa  in  forma  di  maglia  o  anello. 
•I  Bugia,  dicesi  anche  Una  specie  di  lucerna  a  foggia 
di  cassellina,  per  lo  più  di  latta  o  di  ottone, 
grossa  quanto  aggavigna  comodamente  la  mano, 
bislunga,  quadrangolare,  talvolta  tonda  dalla  parte 
di  sopra,  ad  uso  di  trasportarla  qua  e  là  senza 
spander  olio. 
«  Stretta  :  Quella  piegolina,  che  si  fa  al  panno  per 
istrettire  un  vestito. 

8òzzoiLa<g'^ia>  f.  s.  Bozzimaglia.  T.  tannar. 
Carne  sanguinosa  che  si  leva  tra  la  pancia  e  la 
schiena  del  tonno,  e  si  sala. 

Bra§9è  s.  m.  Bracciere:  Quegli  che  dà  braccio 
altrui  quando  cammina;  e  si  dice  specialmente  di 
Colui,  sul  cui  braccio  si  appoggiano  colla  mano 
le  signore  quando  vanno  attorno. 

!Bra99etto  s.  m.  Braccetto.  Dimin.  di  Braccio. 

—  da  serpentinn-a;  Contropotenza.  T.  oriuol.  V. 
Contrappotenza. 

—  dò  registro  ;  Guida  del  rastrello.  T.  oriuol.  Negli 
oriuol  i  da  tasca  è  Quell'arco  circolare  d'ottone, 
poco  maggiore  del  rastrello  (rastello)  cui  cuopre 
intieramente  e  ritiene  in  sesto. 

S  Andd  a  br aggetto;  Andare  a  braccetto  o  a  braccio 
V.  A  hracgetto. 

S  Dà  braggetlo;  Dar  il  braccio,  Dar  di  braccio: 
Porgere  un  braccio  per  lo  più  a  donna,  aflBnchè 
le  sia  sostegno  nell'andare. 

S  Piggid  a  braggetto;  Prendere  a  braccio:  Attac- 
carsi col  proprio  al  braccio  altrui  per  passeggiare 
e  discorrere. 
!Bi*a9§ia,  \.  Abhraggià. 
iBr'a.g-a.  s.  f.  Braga.  T.  mar.  Cavo,  col  quale  si 
circonda  una  botte  o  altro  che  non  abbia  in  sé 
luogo  proprio  dove  incocciarvi  il  gancio  d'un 
paranchino  per  issare  a  bordo  o  per  metter  fuori 
alcun  corpo  pesante.  Usasi  pure  dagli  Architetti, 
Muratori  ed  altri  nel  medesimo  significato. 

t)  Braca,  Imbraca.  T.  valig.  Quella  parte  del  fini- 
mento de'  cavalli  da  tiro,  che  pende  sotto  la  grop- 
piera e  investe  le  cosce. 

—  do  cannon;  Braca  del  cannone  o  Braca  di  rite- 
nuta. T.  artigl.  Cavo  che  serve  a  ritenere  il  can- 
none quando  rincula  nello  sparare. 

Si^a^g-lxe  s.  f,  plur.  Calzoni,  Calzoni  lunghi,  e 
neir  uso  Pantaloni  :  Quella  parte  di  vestimento 
dell'uomo,  che  copre  dalla  cintura  insino  a' piedi, 
e  sònne  di  due  sorte,  cioè:  Pantaloni  a  loppino 
(co  portelletto  davanti)  e  Pantaloni  a  sparalo 
(co-a  sportiggéuaj.  -  Brache  oggidì  suol  essere 
voce  di  celia  ;  e  dicesi  propriam.  dei  Calzoni  curii, 
cioè  Che  dall'anca  scendono  sino  al  ginocchio  V. 
Càsoin. 

—  molle  V.  BraghemoUe. 

S  Andd  a  cavallo  a-e  braghe;  Spronar  le  scarpe, 
Andar  a  piedi. 


$  Èse  dui  cu  in  Vùn  pd  de  braghe;  Esser  due" 
anime  in  un  nòcciolo,  dicesi  di  Due  fratelli  a 
amici  cordiali  e  sviscerali  si  che  uno  faccia  il 
piacere  dellallro. 
g  Fàscia  in  te  braghe  ;  Farsela  nelle  brache  o  sotto" 
0  ne' calzoni.  Empiersi  i  calzoni.  Modi  bassi  cher 
figurai,  vagliono  Cacarsi  sotto;  e  dicesi  di  Chi' 
per  timidità  od  altro  si  perde  d'animo  o  esce  di  sé. 
S  Levàse  e  braghe;  Sbracarsi,  Trarsi  le  brache. 
$  Mettise  e  braghe;  Incalzonarsi,  flettersi  i  calzoni^ 
g  Perde  e  braghe;  Aver  le  brache  o  i  calzoni  a 
cacajuola  o  a  bracaloni,  si  dice  di  Persona  a  cui 
nell'andare  sono  tulli  increspali  i  calzoni,  per  non 
essere  tirati  su  bene. 
g  Sta  co-e  móen  in  te  braghe;  Star  colle  mani  a 
cintola,  a  man  giunte,  cioè  Ozioso,  Senza  far  nnlla. 
S  Tiàse  zìi  e  braghe;  Calar  le  brache,  oltre  il  signif. 
proprio,  vale  Arrendersi,  Darsi  per  vinto. 

Bi:*a.g-ljLé  s.  m.  Brachiere,  Brachiere,  Braghiere, 
e  più  pulilamenle  Fasciatura,  Allacciatura:  Fascia* 
tura  propria  a  contener  le  ernie  inguinarie  e  crurali. 
Il  Bracone,  Bracalone,  Brachierajo,  Cionno,  Bacheca, 
Barbalacchio,  Ciampicone,  ecc.,  dicesi  figurai,  e 
per  ischerno  ad  Uomo  dappoco,  A  chi  non  cava 
mai  le  mani  di  nulla, 
g  A  l'è  ciù  antiga  che  5  braghe  de  Giudda;  È 
più  antica  che  il  brodetto,  dicesi  di  Detto  o  Fallo 
antichissimo  che  li  venga  narrato  quasi  succeduto 
poco  tempo  innanzi. 

Rx'a.g-!h.e molle  s.  m.  Bracone,  Bracalone, 
Cencio  molle.  Ciampicone;  dicesi  per  ischerno  a 
Uno  che  sia  troppo  lento  nell'  operare. 

!B]:*a<g-]xetta>  s.  f.  Braghetta.  Dimin.  di  Braga 
V.  Braga  nel  i"  significalo. 
Il  Marmocchio,  Rabacchio,  Rabacchiolo.  Nome  vez- 
zegg. che  si  dà  a' fanciulli:  Vegnichì,  braghetta; 
Vien  qua,  marmocchio. 

Sx*a;g"lxettà,  s.  m.  Brachierajo:  Facitor  di  bra- 
chieri. 

Bx*a>g-lxette  s.  f.  plur.  Brachesse  e  Braghesse, 
diconsi  Quelle  che  portano  ordinariamente  le 
donne  sotto  la  veste. 

Brag-liettón  s.  m.  Brachcttone.  T.  archit. 
Tulio  quello  che  fascia  un  arco  e  ne  fa  l'ornato. 
§  Porta  a  braghettón;  Uscio  a  brachettone.  Term. 
legnai.  Uscio  fascialo  esternamente  da  cornice  o 
stipite  di  legno,  liscio  o  intagliato,  che  serve  al 
medesimo  di  batlilojo  (battente). 

Brajéua  (Uga);  Uva  brachetto  V.  Uga. 

'^jrsLrtcsL  s.  f.  Branca  V.  Ciòta. 
Il  Branca  e  Branco:  Quella  massa  di  catene  che  sta 
conficcala  nel  banco  ove  s'incatenano  i  forzati;  ed 
anche  L'incalenamenlo  dei  medesimi  a  due  a  due. 

Bx'a.ucà.  s.  f.  Brancata,  Manata,  Manciata:  Tanta 
quantità  di  materia  quanta  si  può  lenere  o  strin- 
gere in  una  mano:  Branca  de  fen,  de  paggio, 
d'erba,  ecc.;  Brancata  di  fieno,  di  paglia,  d'erba,  ec. 

Branoaèta  s.  f,  Manalella,  Manellino,  Ma- 
nelio.  Dim.  di  Manata:  Piccola  manata  o  brancata. 

E(x*a.ncli.e  s.  f.  plur.  Candelabro  :  Candeliere  a 
più  lumi,  sostenuto  da  figure,  fogliami  e  viticci.  - 
Viticcio  dicesi  propriam.  Ogni  bracciuolo  del  can- 
delabro, che  sostiene  il  candelollo  (geriotto). 

—  da  bànsa;  Branche.  T.  bilanc.  Quei  ferri  divisi 
in  tre  piccoli  bracciuoli,  a  eguali  distanze,  piegati 
a  mo' d'uncino,  e  altaccati  alle  due  estremità  dei 
bracci  dell'asta  delle  bilance,  ai  quali  sono  acco- 
mandate le  catenelle  che  reggono  i  gusci  o  bacini. 


I 


BEA 


BRA 


W 


!Bz*a<ndL£L  s.  f.  Branda,  Amaca.  T.  mar.  Pezzo 
di  tela  forte,  sospeso  orizzontalmente  con  cordi- 
celle attaccale  a  vari  punii  de' suoi  margini,  che 
a  bordo  delle  navi  forma  una  specie  di  letto  per 
ciascun  marinaio.  Ora  le  brande  sono  in  uso  per 
ogni  genere,  di  milizia,  ma  sono  di  ferro  e  fatte 
a  tanaglie.  , 

!Bx*a.n.clà<  s.  m.  Capifuoco,  Alare,  e  per  lo  più 
nel  plur.  Alari  (brandos):  Arnese  da  cucina  o  da 
camminetto,  per  Io  più  di  ferro,  e  talvolta  con 
ornamenti  d'ottone,  bronzo  o  altro  metallo,  ad 
uso  di  tener  sospese  le  legna,  ed  anche  lo  spiedo 
per  l'arrosto.  Il  volgo  toscano  dice  Arali. 

Brasi  s.  m.  Brasile,  Brasile  in  corda,  Tabacco 
in  corda:  Specie  di  tabacco  concio  e  ritorto  a 
guisa  di  corda  ad  uso  di  masticare  o  fumare. 

[Brasiletto  s.  m.  Brasile:  Albero,  il  cui  legno 
è  di  color  rosso,  mollo  pesante  e  duro,  e  serve 
alle  tinte. 

Bx*assa.  s.  f.  Braccia.  T.  mar.  Misura  lineare 
di  cinque  piedi,  colla  quale  si  esprimono  le  di- 
mensioni delle  profondità  del  mare,  delle  lun- 
ghezze delle  corde,  ecc. 

!Oi*assa  s.  f.  Bracciata,  dimin.  Bracciatella:  Tanta 
materia  quanta  in  una  volta  può  stringersi  colle 
braccia  :  Brassà  de  legne,  de  feti,  ecc.;  Bracciata 
di  legne,  di  fieno,  ecc. 

Brassadella  s.  f.  Fascetta.  T.  archib.  Quella 
lastruccia  di  ferro,  d'ottone  o  d'altro  metallo,  che 
tien  congiunta  la  canna  alla  cassa  dell'archibugio. 

Brassalla  s.  f.  Colpo  di  bracciale  V.  Brassallo. 

13rassalletto  s.  m.  Braccialetto,  Smaniglia, 
Slaniglia:  Cerchietto  d'oro,  d'argento  o  d'altro, 
con  cui  !e  donne  cingonsi  per  ornamento  i  polsi. 

!Bx*assallo  s.  m.  Bracciale:  Arnese  di  legno, 
dentalo,  di  cui  s'arma  il  braccio  chi  giuoca  al 
pallone. 

Brassèu.  s.  m.  plur.  Bracciuoli.  T.  mar.  Pezzi 
di  legname  naturalmente  ad  angolo  più  o  meno 
aperto,  l'uso  de' quali  è  di  commettere  i  bagli 
dei  ponti  con  le  coste  della  nave. 

!Bx*assi]i  s.  m.  Bracciolino  e  al  plur.  Braccioline. 
Dimin.  e  vezzegg.  di  Braccio:  Piccolo  braccio. 

Bx*asso  s.  m.  Braccio,  al  plur.  Braccia:  Membro 
dell'uomo  che  deriva  dalle  spalle  e  termina  colla 
mano.  Parlandosi  dei  rami  della  vite  o  di  altre 
cose  inanimale,  al  plur.  dicesi  I  bracci. 
«  Braccio,  Misura  lineare,  comunem.  di  tre  palmi 
circa,  che  però  varia  secondo  le  diverse  città 
dell' Italia. 
M  —  Nelle  Arti  dicesi  di  Qualunque  ferro,  legno 
0  altro,  che  spiccandosi  da  una  parte  si  estende 
alquanto  e  serve  a  reggere  o  portar  checchessia: 
Brasso  d'un  lampión,  d'ùun-a  insegna,  ecc.; 
Braccio  d'un  lampione,  d'una  insegna,  ecc. 

—  de  fwro;  Braccio  di  ferro,  dicesi  Quella  prova  di 
destrezza  e  di  forza  che  gli  alteggialori  sogliono 
fare,  abbrancando  colle  mani  due  staffe  solidamente 
fissate  ad  un'asta,  e  sollevato  poi  tutto  il  corpo  fino 
a  che  venga  orizzontale,  reggendosi  cosi  per  sola 
forza  di  braccia. 

—  de  ma,  de  tcera;  Braccio  di  mare  o  di  terra: 
■  Quello  spazio  lungo  e  stretto  di  terra  o  di  mare 

ch'entra  Inno  nell'altro. 

—  drito  V.  sotto  Èse  5  brasso  drito  d'iinn-a  per- 
sonn-a. 

11  Bracgc;  Braccia  al  plur.,  dicesi  assolutam.  per  La- 
voranti, Braccianti  :  Se  no  gh'azzimzan  de  brocce, 


5  l'è  un  affare  chi  va  in  lungo;  Se  non  vi  ag- 
giungono delle  braccia,  è  un  lavoro  che  va  per 
le  Junghe. 

M  —  ao  collo  e  gambe  in  letto  ;  Braccio  al  collo 
e  gamba  in  letto.  Dettato  prov.  che  ci  avvisa  come 
dobbiamo  regolarci  nelle  malattie  degli  arti. 

n  Bracci;  Bracci.  T.  mar.  Corde  allacciate  a' due 
capi  di  ciascun  pennone  per  muoverli  ad  oggetto 
di  presentar  più  vantaggiosamente  la  superflcie 
delle  vele  al  vento. 

Il  —  da  bànsa;  Bracci  della  bilancia:  Quelle  due 
parti  dell'asta  della  bilancia,  a  cui  sono  attaccate 
le  catenelle  che  reggono  i  bacini  o  piatti. 

i>  —  da  scaa;  Branche.  T.  archit.  I  pezzi  d'una 
scala  interrotti  da  pianerottoli. 

II  —  dell'àncoa;  Braccia  dell'ancora.  T.  mar.  Specie 
di  rebbj,  in  cui  si  divide  inferiormente  il  fusto 
dell'ancora,  i  quali  si  curvano  in  fuori,  e  si  rial- 
zano in  modo  di  gancio  adunco. 

u  —  d'ùnn-a  cròxe  ;  Bracci  :  Le  due  parti  che,  at- 
traversando il  fusto,  sporgono  in  fuori  e  formano 
la  croce. 

%  A  brocce,  A  bracc'armi,  A  brache  averte  V. 
queste  voci  alla  lor  sede  alfabetica. 

%  Arranca  d'in  te  brocce;  Strappar  di  braccio. 

%  Aveì  e  brocce  bònn-e;  Aver  le  braccia  buone, 
vale  Esser  sano,  robusto,  capace  a  guadagnarsi 
da  vivere  colle  proprie  braccia. 

11  —  e  brocce  lunghe;  Aver  le  braccia  lunghe,  di- 
cesi metaf.  di  Chi  ha  autorità  e  possanza  grande. 

%  Cocciàse  in  te  brocce  d'ùnn-a  pcrsónn-a;  Get- 
tarsi nelle  braccia  d'uno,  figurai,  vale  Bicorrere 
alla  protezione  di  essa. 

$  Corègo  a  brocce;  Sedia  a  bracciuoli  V.  Corègo. 

%  Cozze  e  brocce;  Cascar  le  braccia  o  il  fiato  o 
il  cuore,  vale  Scorarsi,  Perdersi  d'animo. 

%  Dà  ò  brasso;  Dar  il  braccio  o  di  braccio,  vale 
Porgere  il  braccio  in  ajuto,  in  sostegno  V.  Brac- 
cetto nel  3"  significalo. 

S  £se  5  bracco  drito  d'ùnn-a  persónn-a;  Essere 
il  braccio  destro  d'un  tale,  figurai,  vale  Esser 
quello  di  cui  quel  tale  si  serve  in  ogni  sua  cosa, 
Essere  il  suo  primo  ajuto. 

§  Guàgndse  d  pan  co-e  so  brocce  ;  Vivere  o  Cam- 
par delle  braccia,  cioè  Delle  proprie  fatiche  e 
de' propri  sudori. 

%  Parla  a  brocce;  Favellar  a  caso,  a  casaccio,  a 
fata,  a  bandiera,  ecc.  V.  Abbretlio  nel  5"  signif. 

%  Piggid  in  brasso;  Prendere  nelle  braccia.  Levar 
sulle  braccia,  Becarsi  in  braccio. 

§  Piggid  sotto  5  brasso  ;  Prendere  a  braccio  V. 
Braccetto  nel  6"  significato. 

S  Porta  in  brasso;  Portare  in  braccio  o  in  colloj 
É  tenore  il  bambino  come  seduto  sul  cubito,  cioè 
sulla  parte  anteriore  del  braccio,  sorretta  coll'altra 
mano,  e  talora  intrecciando  le  dita  d'ambedue 
le  mani. 

g  Predica  a  irarce;  Predicar  a  braccia  V.  A  brocce. 

§  Pregò  co-e  brocce  in  cròxe;  Pregar  colle  braccia 
in  croce,  vale  Pregar  umilmente  e  caldamente. 

3  Riceive  un  a  brocce  averte;  Ricever  uno  a  brac- 
cia aperte,  vale  Fargli  lieta  ed  onorevole  acco- 
glienza. 

§  Tegnìpe  un  brasso  ùnn-a  persònn-a;  Tener  al- 
cuno pel  braccio  o  per  un  braccio:  Tenerlo  af- 
ferrato per  quella  parte. 

S  Tià  0  saseio  e  ascónde  5  brasso  ;  Trarre  o  Git- 
tare  il  sasso  o  la  pietra  e  nasconder  la  mano» 


148 


BRE 


ERE 


Modo  prov.  che  vale  Fare  il  male  e  mostrare  di 
non  esserne  slato  l'autore. 
!Bx*a.tta<  s.  f.  Fango,  Fanghiglia,  Melma,  Mola, 
Loto,  Belletta,  roiligiia,  Brago.  Questi  nomi,  de- 
signando egualmente  una  terra  imbevuta  d'acqua, 
sono  frequentemente  impiegati  come  sinonimi; 
ma  le  variate  maniere,  colle  quali  succede  la  pre- 
detta composizione,  ed  i  vari  rapporti  di  luogo, 
d'uso,  ecc.  fanno  le  differenze  di  tali  vocaboli. 
Il  Fango  è  Una  terra  molto  stemperala  e  quasi 
liquida,  piìi  snperrici,ale  che  profonda,  di  cui  si 
copro)io  le  strade  di  campagna  per  le  piogge.  La 
Fanghiglia  dicesi  Quel  fango  sucido  ed  etero- 
geneo, che  si  forma  nelle  strade  della  città,  e  che 
per  la  sucidezza  del  medesimo  si  distìngue  dal 
fango  delle  strade  campestri.  La  Melma  o  Memma 
è  Quella  terra  che  trovasi  nel  fondo  delie  paludi, 
de' fossi,  e  de' fiumi.  la  iVota  indica  un  fango 
sucido  e  putido.  11  Luto  è  la  terra  de'  campi,  che 
troppo  inumidita  dall'acqua  non  regge  alla  colti- 
vazione. La  Belletta  è  Quel  sedimento  che  fa 
l'a-qua  torbida  ne' vasi  od  in  altri  luoghi,  che  per 
sottigliezza  del  suo  strato  differisce  da  melma. 
La  poltiglia  è  un  nome  generico  che  indica  In 
qualunque  imbratto  od  intriso  di  materie  ridotte 
ad  uno  stato  liquido.  Il  Brago  è  Quella  poltiglia 
0  sudiciume  in  cui  s'intridono  i  porci.  —  La  no- 
stra voce  Bratta  deriva  dalla  voce  lai.  Blattea, 
Schizzo  di  fango  o  Zacchera. 

—  do  caffè;  Posatura:  Quel  sedimento  o  residenza 
della  polvere  del  caffè,  la  quale  pel  cessato  bolli- 
mento, e  pel  riposo,  cade  in  fondo  della  caffettiera. 

—  rio  vin;  Feccia. 

S  Leva  a  bratta  da-t  juannj;Spillaccherare:  Levar 
le  pillacchere  o  zacchere. 
Sx*a.ttùiiiiue  s.  m.  Fango,  Fanghiglia,  ecc. 

V.  sopra  Bratta. 
Bravo  add.  Bravo,  Onesto,  Probo,  Dabbene: 
0  l'è  un  brav'ommo,  ùnn-a  brava  persónn-a; 
Egli  è  un  brav'uomo,  una  brava  persona,  cioè 
Uomo  0  Persona  di  garbo  o  di  merito. 
M  Bravo,  per  Esperto,  Perito,  Eccellenle,  Dotto,  Che 

ha  sapienza,  ecc. 
S  Bravo  !  Bravo!  Va  bene!  Benissimo!  Voci  tutte 
da  adoperarsi  tanto  in  senso  naturale  che  ironico. 
Bravùa,  s.  f.  Bravura,  Valentia,  Valore,  Pro- 
dezza: Impresa  da  prode,  Azione  da  uomo  bravo 
e  valoroso. 
Bz*axa  s.  f.  Brace,  Bracia,  Brage,  Bragia,  Bra- 
scia:  Carboni  accesi  ossia  Fuoco  senza  lìamma, 
che  resta  delle  legne  abbruciate. 
S  Allarga  a  braxa;  Sbraciare:  Allargar  la  brace 

perchè  renda  miglior  calore. 
S  Cazze  dà  poeta  in  te  braxe;  Cader  dalla  pa- 
della nelle  brace,  o  Uscir  deila  brace  e  rientrar 
nel  fuoco,  figurai,  vale  Uscir  di  cattiva  congiun- 
tura dando  in  una  pegg;ore. 
8  Èse  in  te  braxe;  Star  in  sulla  fune,  figurai,  vale 
Aspettare  con  grandissimo  desiderio  e  struggimento 
che  alcuna  cosa  accada  o  si  faccia. 
§  Bòsso  cómm'ùnn-a  braxa;  Rosso  come  bragia, 
Rosso  come  un  verzino,  o  Rosso  peggio  d'un  tac- 
chino, vale  Acceso,  Infocato  in  viso. 
Bz*a;xéa<  s.  m.  Braciere,  Caldano  :  Largo  vaso  a 
basse  sponde,  per  lo  più  di  rame  o  di  ferro,  dove 
tiensi  la  brace  accesa  per  iscaldare  o  per  iscaldarsi. 
Brèclx  s.  m. Carrettone:  Specie  di  carro  cheserve 
a  domare  ed  esercitare  i  cavalli. 


Breccia  s.  f.  Breccia:  Apertura  ossia  Rottura 
di  muri  e  terrapieni  d'una  fortezza  o  d'altre  opere 
di  fortificazione,  falla  dal  cannone  o  dalla  mina  del 
nemico,  per  entrare  dentro  di  quelle  a  viva  forza. 
§  Batte  in  breccia;  Battere  in  breccia:  Dirigere 
i  tiri  delle  artiglierie  a  furia  contro  un  luogo  dato; 
e  figurai.  Baitere,  Astringere  qualcuno  con  forti 
ragioni.  Forzarlo  a  cedere. 
§  Fd  breccia;  Far  breccia,  Far  colpo,  figurai,  vale 
Ottener  l'intento;  ed  anche  Far  preda,  Far  acquisto, 
Acquistare. 
Breg-a  v.  n.  Brigare,  Brigarsi:  Far  diligenza, 
Far  opera,  Procurare,  Cercare,  Adoprarsi,  Inge- 
gnarsi, Metter  in  opera  checchessia  per  ottener 
l'intento;  e  talora  Brogliare,  Far  broglio,  Intri- 
gare onde  procacciarsi  favore. 
Breg'adé  s.  m.  Brigadiere:  Sotl'ufiSciale  che 
comanda  una  squadriglia  di  carabinieri  o  di  ga- 
bellieri 0  di  guardie  di  pubblica  sicurezza. 
Breg-adiia  s.  f.  Brigala  :  Corpo  di  fanteria  o  di 
cavalleria,  formato  di  due  reggimenti  d'una  stessa 
milizia,  comandata  da  un  ufliziale  generale,  che  di- 
cesi Generale  di  brigata, 
n  Brigata,  per  Una  Squadriglia  di  carabinieri,  ga- 
bellieri, ecc ,  comandata  da  un  sott'ullìziale,  detto 
Brigadiere  V.  Bregadé. 
Breg-ante  s.  m.  Brigante:  Uomo  sedizioso,  ri- 
voltoso, perturbatore  dello  Stato,  Borghese  che 
prende  le  armi  per  far  guerra  illegittima  e  sregolata. 
II  Brigante,  per  Blasnadiero,  Jlalandrino,  Scherano, 
Assassino  V.  Assascin. 
Breg-antin  s.  m.  Brigantino:  Bastimento  di 
basso  bordo,  che  ha  un  albero  di  maestra,  uno 
di  Ifinchetto  ed  uno  di  bompresso. 
Breglxella  s.  m.  Brighella  :  Antica  maschera 
teatrale,  rappresentante  un  astuto  servo  cremasco. 
1)  Brighella,  dicesi  talvolta  per  ischerzo  a  Chi  nel- 
l'agire  o  nel  parlare  tenga  dello  zanni  :  0  l'è  un 
breghella;  É  un  brighella, 
f  Breg-óulo  s.  m.  Povero  dell'Albergo.  Chia- 
masi da  noi  con  tal  nome  Quell'essere  infelice,  che, 
0  vecchio  od  orfano  o  inabile  al  lavoro,  vien  ri- 
coveralo per  carità  nell'Albergo  di  Carbonara,  ma- 
gnifico stabilimento  fondalo  nel  16a6  dal  filan- 
tropo Emmaniiele  Brignole,  patrizio  genovese. 
Breig-a  s.  fe  Briga,  Noja,  Molestia,  Fastidio, 
onde:  Dà  breiga  a  ùnn-a  persònn-a;  Dar  briga 
ad  uno,  vale  Dargli  molestia,  fastidio.  Molestarlo, 
Infastidirlo, 
n  Briga,  per  Impaccio,  Imbarazzo  :  Se  questa  cosa 
a  ve  dà  breiga,  à  levio  ;  Se  questa  cosa  vi  dà 
briga,  la  toglierò  via. 
I)  Talora  usasi  semplicem.  per  Fatica:  0  me  còsta 

poca  breiga;  Mi  costa  poca  fatica. 
1)  Perde  a  breiga  e  5  scióu;  Gettare  il  tempo  e 
la  fatica,  vale  Affaticarsi  invano.  Non  riuscir 
nell'intento, 
•j-  Unzi  e  freiga  poca  breiga,  ti  guajce  se  ti  por- 
vice....  Dettato  prov.  che  usasi  dire  in  senso  iro- 
nico dal  volgo  a  Chi  perde  il  tempo  e  la  fatica 
in  cosa  che  non  sia  per  sortirne  buon  effetto. 
Bremiuo  s.  m.  Eremo.  T.  mar.  Fune  fatta  di 

una  specie  d'erba  detta  Sparlo  V.  Liban. 
Brennadda  s.  f.  Crusrata:  Impiastro  fatto 
con  crusca  e  aceto  bollili  insieme,  che  si  applica 
ad  una  gamba  o  ad  un  piede,  quando  per  istoria 
di  piede  0  per  altra  malattia  si  cerca  di  risolvere 
l'infiammazione  della  parte  e  di  fortificarla. 


BBI 


BRI 


149 


3Bx*eiinetto  CZùgà  a);  Fare  o  Giocare  a  cra- 
schereila  V.  Zùgà. 

IBrenno  s.  m.  Cruscone  :  Crusca  mollo  grossa, 
abburallala  per  mezzo  d'un  largo  burattello  o 
slaccio,  che  lascia  pas-are  lulla  la  farina  con  la 
crusca  minore.  -  Cruscajo  dicesi  Colui  che  com- 
pra la  crusca  per  rivnderla. 

—  impastóu;  3IescoIone:  Crusca  inlrisa  nell'acqua 
e  impaslala  per  cibo  a' polli. 
S  A  faenn-a  du  diao  a  va  tutta  in  brenno;  La 
farina  del  diavolo  va  lulla  in  crusca,  Quel  che 
vien  di  buffa  in  baffa  se  ne  va  di  ruffa  in  raffa, 
Di  mal  lollello  (mal  lolle)  non  si  fa  buon  lavoro, 
Diavol  reca  e  diavoi  porla  via.  Prov.  che  val- 
gono Le  cose  malamente  acquisiate  in  breve 
vanno  in  malora. 

Breve  s.  m.  Breve,  Brevino:  Un  involtino  sodo 
e  schiaccialo,  di  forma  ovale  o  quadrangolare, 
ricamalo  d'oro  o  d  argento  o  di  seta,  aggiuntovi 
dentro  qualche  segno  di  devozione.  Si  appende 
al  collo  de'  bambini  mediante  un  nastro  di  seta, 
specialm.  quando  si  portano  attorno, 
n  Breve:  Sorla  di  lettera  o  mandato  papale. 

Brevetta  v.  a.  Brevettare.  Voce  dell'oso.  Dar 
un  brevetto,  un  diploma,  una  patente. 

Brevetto  s.  m.  Brevetto  :  Rescritto  o  Speciale 
privilegio  dato  dal  principe,  col  quale  accorda 
un  dono,  una  pensione,  un  avanzamento,  un  ti- 
tolo di  dignità  o  qualunque  altro  privilegio  o  fa- 
vore in  forma  particolare,  e  non  di  lettere  patenti. 
3  Brevetto  d'invenziòn;  Brevetto  d'invenzione: 
Quell'atto,  col  quale  il  Governo  per  ricompensar 
l'industria  d'un  artista  o  autore  qualunque,  gli 
accorda  per  un  determinato  tempo  il  diritto  esclu- 
sivo di  fabbricare  o  di  vendere  gli  oggetti,  dei 
quali  gli  è  attribuita  l'invenzione. 

Brevettóu.  add.  Brevettato  :  Aggiunto  di  Chi 
ha  "brevetto  o  ha  ottenuto  un  brevetto. 

Breviàio  s.  m.  Breviario,  Breviale:  Quel  libro 
ove  son  registrate  l'ore  canoniche  e  tutto  l'uffizio 
divino;  e  più  parlicolarm.  per  l'Uffizio  stesso  che 
si  dee  dire  giornalmente  dalle  persone  obbligate 
a  recitarlo;  aniicara.  Breviare. 

Brevin  V.  Breve  nel  ì°  significalo. 

Brevità©  s.  f.  Brevità:  Astratto  di  Breve;  e 
dicesi  per  io  più  di  tempo,  di  cammino,  di  scritto 
0  discorso. 

Bricca  ;  Nulla,  Niente,  Biracchio.  Voce  del  con- 
tado: Nò  ne  so  bricca;  Non  ne  so  biracchio, 
Non  ne  so  nulla. 

Bricchetti  s.  m.  plor.  Fiammiferi  o  Zolfa- 
nelli fosforici  0  vulcanici  :  Quei  fuscellini  di  le- 
gno, intinti  ad  una  estremità  d'una  mestnra,  che 
accendesi  col  fregarla  bruscamente  entro  un  corpo 
aspro  e  duro;  ce  n'ha  collo  scoppio  (bòtta)  e 
senza,  e  fassene  anche  di  cera. 
M  Tronchelti:  Pasta  da  vermicellaio  per  uso  di  mi- 
nestra, e  son  penne  (fide  da  penna)  tagliale  curie 
quasi  un  dito;  se  un  po' più  corti  diconsi  Bruci. 
%  Scàtoa  de  bricchetti;  Fosforiera. 

Bricco  s.  m.  Bricca,  Brìccola,  Balza,  Dirupo, 
Greppo:  Luogo  selvaggio,  dirupalo  e  scosceso. 
S  Andd  pe-i  bricchi;  Salir  per  le  bricche,  Arram- 
picarsi per  dirupi,  per  balze. 

Briocòcalo  s.  m.  Albicocca,  Albercocca,  Ar- 
meniaca  0  Meliaca,  e  nell'uso  Gorenl.  Biricòcola: 
Fratto  dell'Albicocco  (Armeniaca  vulgarit)  piut- 
tosto grosso  e  rotondo,  e  alquanto  schiacciato  sui 


Iati,  polposo,  rossiccio  da  nna  parte,  giallo  dall'al- 
tra; entro  ha  un  nòcciolo  liscio,  coll'anima  in  alcuni 
dolce,  in  altri  amara;  molto  squisito  a  mangiarsi. 

Bricolla  v.  a.  Scapezzare,  Scapitozzare,  Sco- 
ronare. T.  agric.  Tagliare  i  rami  agli  alberi  insino 
in  sul  tronco. 

Briccòn  add.  Briccone,  Furfante,  Barone,  Ri- 
baldo: Uomo  di  malvagi  e  disonesti  costumi. 

Briccònajas.  f.  Bricconeria,  Bricconata,  Ba- 
ronata, Furfanleria,  Furfantaggine,  Ribalderia,  ecc.: 
Azione  da  briccone,  da  furfante. 

Brig-iassotto  s.  m.  Brogiotto,  Fico  bro- 
giotto: Specie  di  fico  molto  squisito,  di  grossa  buc- 
cia, che  matura  verso  la  fine  di  settembre  V.  Figo. 

Brig-id-ònn-a  s.  f.  Badalona  ;  dicesi  per 
ischerzo  di  Donna  grande,  grossa  e  mal  formala. 

Brigna  V.  Brignòn. 

Brig-néu.  s.  m.  Pruno  selvatico,  Pruno  a  frutti 
neri,  Prunelle,  Prugnolo,  Susino  prugnolo.  Susino 
di  macchia,  Spino  nero,  Strigniculo.  T.  boi.  Prunus 
spinosa.  Frutice  con  cui  si  costruiscono  siepi  so- 
lidissime e  impenetrabili. 

Briguéu-a  s.  f.  Prugnola,  Susina  salvalica: 
Frullo  del  Prugnolo  (v.  sopra  Brignéu),  di  forma 
piccolissima,  e  molto  aspro  anche  nella  sua  piena 
maturità;  tanto  esso  quanto  il  suo  sugo  conden- 
salo è  potentemente  costreltivo,  e  come  tale  si 
adopera  nelle  diarree. 

Brig-non  s.  m.  Pruna,  e  comun.  Prugna,  Su- 
sina: Fruito  del  Prugno  o  Susino  (Prunus  do- 
mestica), che  ha  nòcciolo  ed  è  polposo  e  sugoso. 

—  sarvcego;  Prugnola  V.  Brignéua. 

n  Brignoin;  Geloni,  Pedignoni:  Infiammazione  che 
per  cagion  di  freddo  in  tempi  d'inverno  si  genera 
nelle  dita  delle  mani  e  de'  piedi,  e  talora  anche 
nell'estremità  delle  orecchie.  Geloni  e  Pedignoni 
sono  sinonimi,  ma  propriam.  parlando,  Pedignoni 
diconsi  quelli  che  vengono  ne'  piedi. 
S  Avet  5  brignòn;  Aver  le  lune  a  rovescio.  Aver 
il  broncio,  il  cimurro,  la  mattana,  figur.  vale 
Essere  imbronciato,  corrucciato. 
S  Piggid  ò  brignòn;  Impennarsi,  Inalberarsi,  Cor- 
rucciarsi,  e  nell'uso  tose.  Pigliar  lo  gnocco  (Piggià 
0  petto). 

Brig-oa  s.  f.  Bolla:  Quel  rigonfiamento  o  ve- 
scichetta che  si  fa  sulla  pelle  degli  uomini  e  degli 
animali  per  ribollimento  di  sangue  o  per  mali- 
gnila d'umore;  altrim.  Brozza  e  Bògia,  voci  ant. 

Brig-oelin.  s.  m.  Frullino.  Voce  fior.  Specie  di 
dado  conico  che  termina  in  punta,  con  cui  si  giuoca 
facendolo  girare  in  un  tondino  e  imprimendogli 
il  molo  co'  polpastrelli  del  pollice  e  dell'  indice. 

Brig-oelo  V.  Bigòclo. 

Brig-oeta  s.  f.  Bollicina,  Bollicella,  Bolliciat- 
tola.  Dimin.  di  Bolla:  Piccola  bolla. 

Brilla  s.  f.  Briglia:  Slrum.  col  quale  si  tiene 
in  ubbidienza  e  soggezione  il  cavallo;  ed  è  com- 
posta della  testiera,  delle  redini  e  del  morso. 

—  dò  còpresso:  Briglia  o  Barbagianni  di  bompresso. 
T.  mar.  manovra  ferma,  che  serve  a  legar  l'al- 
bero di  bompresso  col  tagliamare  della  nave  più 
a\%[ì  che  sia  possibile,  affinchè  resista  contro  gli 
sforzi  dello  straglio  di  trinchetto  e  di  parrucchelto 
che  tendono  a  sollevarlo. 

—  dò  scubamà;  Briglia  di  scopamare.  T,  mar.  Corda 
per  alzare  o  issare,  gli  scopamari ,  la  qual  s'an- 
noda col  pennone  alla  parte  inferiore  dello  sco- 
pamare, e  serve  di  scotta  p«r  lo  stesso. 


150 


BRI 


BRO 


S  Leva  a  brilla;  Cavar  o  Levar  la  briglia,  Sbrigliare. 
S  Mette  a  brilla;  3Ietler  la  briglia,  Imbrigliare. 
S  Molla  a  brilla  a-o  cavallo;  Dar  la  briglia  al 

eavallo,  Allentargli  la  briglia. 
Il  —  a  brilla  a  ùnn~a  personn-a;  Sciogliere  la 
briglia,  Lasciar  la  briglia  sul  collo  d'alcuno,  vale 
Lasciarlo  in  sua  balia,  Lasciarlo  operar  a  suo  senno. 
§  Streppòn  de  brilla;  Sbrigliata,  Sbarbazzata,  Strap- 
pata di  briglia. 
S  Tegnt  a  brilla  a  un;  Tener  la  briglia  ad  uno, 
Tenerlo  a  segno,  a  freno.  Frenarlo,  figur.  vale  Te- 
nerlo sì  ch'ei  non  trascorra. 
S  Tid  a  brilla;  Tirar  la  briglia.  -  Sbrigliare,  oltre 
il  signif.  di  Levar  la  briglia,  ha  pur  quello  di  Scuo- 
tere la  briglia  o  tirarla  con  forza. 

!3-rillà.  V.  n.  Brillare:  Tremolare  scintillando. 
Splendere  con  vivacità  in  modo  che  la  luce  ap- 
pare tremolante. 
Il  Brillare,  per  simil.  si  dice  anche  delle  gemme, 
del  vino,  ecc.  quando  hanno  grande  vivacità;  e 
si  applica  anche  a  Coloro  che  sono  compresi  da 
vivacità  ardente. 
II  —  Usasi  anche  da  taluni  per  Spiccare,  Compa- 
rire fra  l'altre  cose,  Distinguersi,  Segnalarsi,  ma 
è  un  pretto  francesismo. 

^xrillsLrxtèt  v.  a.  Brillantare.  T.  giojell.  Tagliare 
una  gemma  a  faccette  sotto  e  sopra,  ed  è  pro- 
prio de'  diamanti  e  de'  cristalli  di  monte. 

!Bi'illa>u.te  s.  m.  Brillante:  Diamante  brillan- 
tato e  incastonato  in  qualche  lavoro. 

i^rille  s.  m.  Bastajo:  Artiere  che  fa  basti,  bar- 
delle, cavezze  ordinarie,  gabbie  di  corda  o  di 
sparto  da  adattarsi  al  muso  de'  giumenti,  e  altri 
simili  arnesi  e  bardature  a  uso  del  someggiare. 
-  Brigliajo,  dicesi  Colai  che  fa  o  vende  briglie. 

Brindici  s.  m.  Brindisi,  e  poetic.  anche  Brindis: 
Invilo  0  Saluto  che  si  fa  a  tavola  col  bicchiere 
in  bevendo. 
S  Fa  un  brindixi;  Far  un   brindisi,  Propinare: 
Bere  alla  salute  di  qualcheduno. 

S]rìuii-a<  s.  f.  Brina  :  Goccioline  congelate  e 
bianchissime,  di  cui  si  vede  coperta  la  superfieie 
della  terra  allo  spuntar  del  giorno  dopo  le  notti 
fredde  e  serene  del  verno;  altrim.  Brinata,  Pruina. 

i6x*iuta>  s.  f.  Brenta:  Specie  di  mastello  stiac- 
ciato, portabile  a  spalle,  della  tenuta  di  SO  litri, 
ossia  mezzo  ettolitro,  ad  uso  di  travasare  e  tras- 
portar vino. 

Srisca;  f.  s.  Brusca  :  Sorta  d'erba  che  si  adopera 
nello  spalmare  i  bastimenti. 
Il  Brisca.  Voce  dell'uso.  Specie  di  carrozza  a  quattro 

ruote,  che  oggidì  più  non  s'usa. 
Il  Favo,  Fiale:  Pezzo  di  cera  lavorata  a  cellette, 
che  le  api  a  bella  posta  formano  per  deporvi  le 
loro  uova  e  depositarvi  il  mele. 
S  Dà  a  brisca  a  un  bastimento  ;  Bruscare  un  ba- 
stimento V.  Brisca. 

Sriscà  V.  a.  Bruscare.  T.  mar.  V.  Dà  5  féugo 
a  ón  bastimento  nella  voce  Féugo. 

!Bj:>i^ca;tùa/  s.  f.  Bruscatura.  T.  mar.  L'azione 
dì  bruscar  la  nave,  e  l'effetto  che  risultai  tale 
operazione. 

Bx*ix:a.  s.  f.  Brezza,  dimin.  Brezzolina:  Piccolo 
venticello,  ma  gelato  e  crudo,  speciaim.  la  notte  o 
la  mattina  di  buon'ora,  e  che  regolarmente  soffia  in 
certi  tempi  dell'anno;  altrim.  Sizzettina,  Sizzolina. 

BjrixGn  s.  m.  Brezzolonc,  Brezzone.  Accresc. 
di  Brezza  V.  Brixa. 


Brocca  s.  f.  Brocca,  antic.  Broccia:  Vaso  di 
terra  cotta,  a  ventre  rigonfio,  con  manico  curvo, 
pure  di  terra,  fermato  a  due  punti  opposti  della 
bocca,  e  un  beccuccio  a  boccinolo  sotto  l'orlo  di 
essa,  ad  uso  di  portare  acqua  o  altri  liquori. 
Il  Brocca,  per  La  quantità  della  materia  contenuta 
nella  brocca:  Unn-u  brocca  d'cegua;  Una  brocca 
d'acqua, 

—  de  viovetta,  de  gazz'ia,  de  giàsemin,  ecc.;  Bappa, 
Ciocca  ;  e  se  di  maggiorana  (persa),  di  ramerino, 
di  salvia  e  simili.  Cima. 

Brocca  v.  a.  Sbroccare,  Sbroccolare,  Sbrucare: 
Lo  slaccar  delle  foglie  che  fanno  colla  bocca  le 
bestie  dagli  alberi. 

Broccag-g-io  s.  m.  Broccajo  e  Broccaglio. 
T.  magn.  Slrum.  che  serve  per  segnare  i  buchi 
e  per  allargarli. 

Brocclxetta  s.  f.  Brocchetta.  Dira,  di  Brocca: 
Piccola  brocca  V.  Brocca  nel  1"  significato. 
Il  Bolletta  e  Bulletta:  Piccolo  chiodino  che  ha  largo 
cappello.  Bullettone  dicesi  quello,  che  ha  il  capo 
grosso,  e  affaccettato;  e  usasi  dai  contadini  piantar 
nei  calcagnini  (tacchi)  degli  scarperolti  perchè 
non  si  logorino  tanto  prestamente. 

—  da  lavàse  e  tnòcn  ;  Jlesciacqua  :  Vaso  di  majo- 
lica,  cupo,  più  alto  che  largo,  con  impugnatura  la- 
terale, pure  di  terra,  a  uso  di  manico  ;  collo  bre- 
vissimo 0  nessuno,  bocca  larghetta,  la  quale  dalla 
parte  opposta  al  manico  è  alquanto  prolungata  in 
forma  spasa,  leggermente  e  uniformemente  con- 
cava, a  più  comodo  uso  di  versare  moll'acqua  in 
una  volta  nella  catinella  (baci)  del  lavamano.  Ta- 
lora serve  a  versar  direttamente  l'acqua  sulle  mani 
allrur,  tenute  al  di  sopra  della  catinella  per  la- 
varsele, stropicciandole  l'una  coll'altra  in  più  versi. 

Brocclriii  s.  m.  plur.  Scarponcelli,  e  nell'uso 
anche  Brocchini.  Dai  frane.  Brodcquins.  Scarpe 
che  calzano  alquanto  più  su  del  collo  del  piede 
e  che  si  allacciano  sul  davanti  con  cordellina  o 
stringa  passata  entro  ì  diversi  bucolini  de' larghi 
loro  orecchi  (óeginn-e). 

Brocco  s.  m.  Rama  :  Ramicello  che  nasce  sui 
rami  dell'albero,  e  generalmente  prendesi  anche 
per  Ramo. 

Bròccolo  s.  m.  Broccolo,  Cavolo  broccolo.  T. 
t)Ot.  Brassica  oleracea  cimosa.  Sorta  d'ortaggio 
notissimo,  che  mangiasi  cotto  in  insalata,  od  an- 
che in  minestra  accompagnato  colla  pasta. 

Broccóix  add.  Broccato  :  Aggiunto  di  Drappo 
di  seta  tessuto  a  rami  e  fiorami. 

BrodLd-à  s.  m.  Brodajo,  Brodaiuolo  :  Chi  è  ghiotto 
del  brodo. 
Il  Brodaiuolo,  Brodolino,  dicesi  anche  in  senso  di- 
spregiativo a  Persona  ignorante  e  dappoco. 

Brod.d.èlla  s.  f.  Broda  :  Appellazione  quasi 
scherzosa  e  avvililìva  di  Brodo,  per  dire  ch'esso 
è  cattivo,  0  in  troppa  quantità  o  inopportuno. 

Brod-dag-g-ia  V.  Broddèlla. 

Broddo  s.  m.  Brodo:  L'acqua  in  cui  si  cosse  la 
carne  o  altro  commestibile,  come  paste,  civaie,  ecc.: 
Brodo  di  cappone,  di  vitella,  di  rane,  di  pesce,  di 
maccheroni,  di  fave,  ecc.  Ma  quando  si  usa  sen- 
z'altro aggiunto  suol  intendersi  Brodo  di  carne. 

—  consiimmòu;  Consumato:  Brodo  nel  quale  abbiano 
bollilo  polli  0  simile  carnaggio,  tanto  che  vi  siano 
consumati  dentro;  ed  anche  Brodo  ridotto  a  pic- 
cola quantità  perchè  divenga  più  sostanzioso  V, 
sotto  Broddo  ristreito. 


BRO 


BRU 


151 


^^  f(Bto;  Brodo  fatto:  Quello  che  ha  bollito  colla 
carne  safficientemente  da  poter  essere  bevuto  o  al- 
Irim.  adoperato,  benché  il  lesso  non  sia  ancor  cotto. 

—  fallo  ;  Brodo  sciocco  :  Brodo  in  cui  sia  poco  o 
aulia  di  sale. 

—  in  lavolctie;  Tavolette  di  brodo:  Brodo  conden- 
sato per  lunga  coltura,  il  qual  poi  versato  in  pic- 
cole forme  di  latta  o  simile,  una  volta  freddo,  si 
assoda  e  s'indurisce. 

—  lungo;  Brodo  lungo:  Brodo  di  minor  sostanza  di 
quello  che  dovrebb'essere  per  esservi  soverchia- 
mente d'acqua.  -  Brodo  lungo  dicesi  anche  figurat. 
d'un  Discorso  lungo,  scipito  e  nojoso. 

—  naturale;  Brodo  ordinario  o  naturale,  cioè  Non 
ristretto,  né  consumato. 

—  ristreilo;  Brodo  ristretto,  Brodo  grosso;  Quello 
che  si  fa  col  cuocere  molta  carne  in  poc'acqua. 

—  scemmo  ;  Brodo  dissavoroso,  Brodo  sciocco,  in- 
sipido; che  allrim.  dicesi  Acqua  pazza. 

—  semplice;  Brodo  semplice  o  puro,  cioè  Senza  mi- 
stura di  savori,  di  colori,  ecc. 

—  sostanzioso  V.  Broddo  ristreito. 

S  Andd  in  broddo  de  taggiaen;  Andar  in  succhio, 
in  visibilio,  Imbietolire,  e  in  m.  b.  Andar  in  broda 
0  in  brodetto,  Andare  o  Andarsene  in  broda  di 
succiole,  vale  Non  capire  in  se  stesso  dal  piacere. 
Compiacersi  eccessivamente  di  checchessia. 
%  Èuggi  do  broddo;  Scandelle  V.  Éuggio. 
%  Gallinn-a  vegia  fa  bón  broddo;  Gallina  vecchia 
fa  buon  brodo.  Prov.  che  usasi  a  poco  onesto 
proposito. 
S  0  vinpiggióu  a  moddo  5  l'è  megio  che  5  broddo; 
Il  vin  pigliato  a  modo  é  meglio  assai  del  brodo. 
Prov.  di  chiaro  significato. 
§  Scciinnind  5  broddo;  Digrassare  il  brodo,  vale 
Levarne  il  grasso  galleggiante  in  figura  d'occhi 
0  scandelle.-  Schiumare  e  fior.  Stumiare  il  brodo, 
vale  Levarne  la  schiuma. 

Sroddoso  add.  Brodoso:  Abbondante  di  brodo. 

n  Brodoso  :  Aggiunto  di  Scritto,  vale  Tessuto  senza 

arte,  e  soprattutto  abbondante  di  vani  periodi  o 

vocaboli,  che  il  rendono  soverchiamente  lungo 

e  nojoso. 

Dr*og-lia.sso  s.  m.  Stracciafoglio:  Quel  qua- 
derno che  i  mercanti  tengono  per  semplice  ri- 
cordo, notandovi  le  cose  alla  rinfusa. 

Brònclxi  s.  m.  pi.  Bronchi:  Canali  o  Ramifi- 
cazioni dell' asperarteria  che  si  diramano  nei 
polmoni,  servendo  al  trasporto  dell'aria  nella 
traspirazione. 

Bronclxite  s.  f.  Bronchite  e  Bronchitide:  In- 
fiammazione della  membrana  mucosa  dei  bronchi. 

Bronco  s.  m.  Grongo.  T.  Ittiol.  Muraena  conger. 
Sorta  di  pesce  molto  somigliante  all'angnilla,  ma 
più  grosso,  di  carne  saporita  e  delicata  al  gusto, 
massimamente  quando  è  messa  in  tocchetto  (a 
buridda);  dicesi  anche  Congro. 

Sirònza.  s.  f.  Carratello  e  Caratello:  Specie  di 
bolle,  di  forma  alquanto  lunga,  larga  nel  mezzo 
e  stretta  alle  due  estremità,  che  serve  a  trasportar 
vino  sui  carri. 

Srònzin  s.  m.  Cannella,  e  freqnent.  nell'uso 
Robinetlo.  Dal  frane.  Robinet.  Quello  strum.  di 
ottone,  formato  d'un  corto  boccinolo  e  di  una 
chiave  o  mastio  (masccio),  terminata  in  anello 
0  in  gruccia,  il  qual  s'adatta  ad  un  tubo  di  piombo, 
ad  una  fontana  o  simile  per  dar  la  via  all'acqua 
0  tenerla  rinchiusa,  secondo  che  si  gira  la  chiave, 


la  qual  entra  perpendicolarm.  in  detto  boccinolo 
che  é  il  tubo  o  canna  ond'esce  l'acqua. 

Brònzinetto  s.  m.  Piccola  cannella,  Piccolo 
robinetlo  V.  Brònzin. 

Bronzinn-a;  s.  f.  Bronzina.  T.  delle  Arti. 
Qualunque  piastra  o  spranga  di  bronzo,  e  talora 
anche  di  ferro  che  si  adopera  per  armatura  di 
checchessia;  ed  anche  Qualunque  dado  o  pezzo 
di  bronzo  o  di  ferro  su  cui  gira  un  bilico  fpeùxoj 
od  altra  rotondata  estremità,  che  in  questo  signi- 
ficato dicesi  meglio  Ralla, 
n  Bronzina.  Chiamasi  generalm.  con  questo  nome 
Una  polvere  di  bronzo  minutissima,  chimicamente 
preparata,  di  cui  si  servono  gli  Ornatisti,  i  Li- 
tografi ed  altri  per  dare  il  color  di  bronzo  a  certi 
loro  lavori,  distendendola  sopra  i  medesimi  e  sof- 
fregandola  quindi  leggermente  con  cotone  o  altro 
per  renderla  unita.  Avvene  pure  di  altri  metalli, 
e  perciò  di  diversi  colori, 
n  Lucerna.  T.  stamp.  Pezzo  circolare  di  bronzo  o 
d'ottone,  incassato  nel  piano  del  torchio,  e  nel  cui 
centro  è  una  cavità  concava,  destinata  a  ricevere 
la  punta  del  pirrone,  quando  colla  maxza  si  ab- 
bassa la  vite. 

—  da  carrosse  ;  Bronzina  V.  Bùscioa. 

Brónzo  s.  m.  Bronzo:  Lega  di  rame,  di  zinco, 
di  stagno  e  d'una  parte  d'antimonio, 
n  Pajuolo.  T.  contad.  Vaso  di  bronzo  con  tre  pic- 
coli piedi,  fatto  a  foggia  d'una  marmitta,  ed  usato 
da' contadini  per  cuocere  la  carne  o  la  minestra 
V.  Puiéu. 
S  Aveì  un  chéu  de  brSnzo  ;  Aver  un   cuore   di 
bronzo,  dicesi  dTomo  duro,  fiero,  implacabile. 
%  Co  de  brónzo;  Bronzino:  Aggiunto  di  Voltò  o 
di  Pelle,  vale  Di  color  bruno  e  quasi  simile  a 
quello  del  bronzo. 
S  Èse  de  brónzo;  Esser  di  bronzo  o  di  ferro,  vale 
Essere  di  tempera  robustissima. 

Brotti  V.  n.  Germogliare,  Germinare,  e  da  ta- 
luni Buttare   T.  agric.  V.  Btitlà  nel  6"  signif. 

Brotto  s.  m.  Brocco,  Sprocco,  Getto,  Gettata, 
Germoglio,  Rampollo,  Pollone  :  Il  nuovo  tallo  che 
la  nuova  pianta  rimette. 

Bròvetto  s.  m.  Brodetto  e  piìi  comunem.  Cor- 
diale: Tuorlo  d'uovo  sbattuto  in  brodo  con  zuc- 
caro  e  alcune  gocce  d'acqua  di  fior  d'arancio. 

Brùg-à  s.  f.  Scopata,  volg.  Stipala:  Colpo  dato 
con  un  ramo  o  frasca  di  scopa  o  di  stipa. 

Brùg-lxéa  s.  f.  Brughiera:  Terra  sterile  ed 
incolta,  piena  di  pruni  e  d'altre  piante  spontanee, 
detta  in  Tose.  Scopeto  o  Stipeto,  perchè  ivi  na- 
scono le  scope  0  le  stipe. 

Brùg-o  s.  m.  Scopa,  Scopa  da  granate,  e  dot- 
trinalm.  Erica.  T.  bot.  Erica  scoparia.  Specie 
di  suffrutice,  che  serve  a  far  granate  da  impie- 
garsi ne' più  vili  esercizi,  ad  infrascar  bachi  da 
seta,  a  far  fuochi  di  breve  durala,  ecc.  Fiorisce 
nel  maggio  e  nel  giugno,  ed  è  comune  ne'  boschi. 
§  Bczéugna  piggid  de  bòtte  e  iaxd  ó  brugo  V.  Baxd. 

Brùmma.  s.  f.  Bruma:  Sorta  di  verme  di  mare 
simile  al  baco  da  seta,  ma  alquanto  più  grosso, 
con  testa  dura  e  mollo  nera,  che  rode  sott'acqua 
le  navi  trivellando,  o,  come  dicono  i  marinai,  ver- 
rinando i  legni  più  annosi  e  più  duri. 
«  Bruma,  per  Quella  sorta  di  musco,  che  si  genera 

ne' vascelli  sott'acqua  V.  Bùrcio. 
«  Avarone,  Avaraccio,  Pillacchera,  Mignatta,  PJUl- 
ma,  ecc.  V.  Avardn. 


15!2 


BRU 


BRU 


£(x*ixmmezzo  s.  m.  Esca.  T.  pese.  Cibo  che 
si  sparge  in  mare  per  adunare  i  pesci ,  prima  o 
durante"Ia  pesca.  Esso  componesi-di  pane^^ salacche 
e  renuzza  (aenin),  ovvero  di  solo  parie  e  cacio 
guasto,  pestali  insieme. 

Brùn  add.  Bruno,  Oscuro:  Di  color  che  tende 
a!  nero. 

Brunella  s.  f.  Brunella  e  Brunello.  Dal  frane. 
Prunelle.  Sorta  di  panno-lano  raso,  misto  con 
seta  e  molto  fitto. 

!Bx*ùni  V.  a.  Brunire:  Dare  il  lustro  al  metallo, 
per  lo  più  con  brunitoio. 

Srùuia;  s.  f.  Baràttolo:  Vaso  piccolo  di  terra  o 
di  vetro  per  riporvi  e  tenervi  conserve  e  simili. 

Srùxxiòu.  s.  m.  Brunitoio.  T.  delle  arti.  Strum. 
col  quale  si  bruniscono  i  lavori  fatti,  fatto  d'ac- 
ciaio 0  di  denti  d'animali  o  d'altre  materie  dure; 
dicesi  anrhe  Prunitojo. 

Brunito  s.  m.  Brunitore  :  Colui  che  brunisce. 

Brùnitùa;  s.  f.  Brunitura:  L'azione  del  brunire, 
ed  anche  li  lustro  della  cosa  brunita. 

**Brùnna  s.  f.  Notte.  Voce  bassa  e  furbesca. 

Brùscelle  s.  f.  pi.  Pinzette.  T.  di  vari  artisti. 
Nome  generico  d'Uno  slrum.  d'acciajo  o  di  ferro, 
che  si  allarga  e  si  stringe  a  piacimento  per  pren- 
dere 0  collocare  alcuna  cosa  in  luogo,  dove  non 
si  potrebbe  colle  dita. 

**Brù.sclxì  V.  n.  Fare  i  suoi  agi.  Voce  bassa,  e 
vale  Andar  del  corpo. 

Brusco  s.  m.  Brusco,  Bruscolo,  Pugnitopo,  Pun- 
gitopo, Picca  sorci,  Ruschio,  Ruschia,  Spruneggio, 
Spruneggiolo.  T.  bot.  Ruscus  aciUeatns.  Pianta 
perenne,  che  ha  gli  steli  cilindrici,  verdi,  ramosi, 
a  cespuglio,  le  foglie  numerose,  acute,  ovate,  pun- 
genti, d'un  bel  verde;  i  fiori  piccoli,  alquanto 
bianchi;  i  frutti  rotondi,  polposi,  d'un  rosso  vi- 
vace. Fiorisce  dal  dicembre  al  giugno,  ed  è  co- 
mune ne'  boschi. 

Brusco  add.  Brusco  :  Di  sapore  che  tien  alPaspro, 

non  dispiacente  al  gusto. 

«  Brusco,  metaf.  vale  Rigido,  Austero,  Aspro  :  Onimo 

brusco.  Faccia  brusca,  Parolle  brusche;  Uom 

brusco,  Faccia  brusca,  Parole  brusche. 

Il  —  Aggiunto  d'Aria,  vale  Cruda,  Fredda,  Sfer- 

ratoia. 
n  —  Aggiunto  di  Tempo,  vale  Turbato  e  freddo, 
g  Co-e  brusche;  Alle  o  Colle  brusche.  Posto  avverb. 

vale  In  modo  brusco,  contr.  di  Colle  buone. 
%  Fa  a  faccia  brusca;  Far  il  viso  brusco,  Far  il 
viso  dell'arme,  vale  Mostrare  sdegno,  abbomina- 
zione. 
%  Salsa  brusca;  Salsa  acetosa,  dicesì  in  genere 

Qualunque  salsa  in  cui  entra  dell'aceto. 
S  Vin  briisco;  Vino  brusco:  Vino  di  sapore  che 
tira  all'aspro,  ma  non  dispiacevole  al  gusto;  che 
anche  dicesi  Vino  duro. 

Br  ùstia  s.  f.  Brusca,  Bussola  :  Spazzola  a  uso 
di  pulire  i  cavalli  dopo  la  stregghialura;  suol  es- 
sere di  saggina  o  dì  setole  di  porco. 

Brustoli  V.  a.  Abbrustolire,  Abbrustolare,  Bru- 
stolare, Abbroslire;  quest'ultimo  verbo  è  un  po' 
piiH  dei  primi  tre:  Porre  le  cose  presso  il  fuoco 
sì  che  non  ardano,  ma  si  abbronzino.  -  Parlan- 
dosi di  Caffè,  dicesi  più  propriam.  Tostare. 
%  Bruslolise  n.  p.  Abbrustolirsi,  Abbrustolarsi,  In- 
cuocersi, dicesi  per  iperbole  dì  Chi  troppo  si  espone 
al  fuoco  si  che  ne  rimanga  come  riarso. 

BruMtolin  s.  m.  Tamiiurlano;  e  nell'uso  fior. 


Tostino  :  Cilindro  cavo  di  ferro,  fallo  a  foggia  di 
tamburo,  in  cui  si  tosta  il  caffè. 
Brustolilo  p.  pass.  Abbrustolito,  Abbrustolato, 
ecc.  V.  Brustoli. 
S  Caffè  brustol'io;  Caffè  tostato. 
§  Faccia bruslolìa  da-o  so;  Viso  incotto,  abbronzato. 
S  Fd  piggid  ò  brustol'io;  Rosolare:  Far  che  le  vi- 
vande per  forza  di  fuoco  prendano  quella  crosta 
che  tende  al  rosso. 
S  Pan  brustol'io;  Pane  abbroslilo. 
Brustoliòu  V.  sopra  Brustolin. 
Brustolisci  V.  sopra  Brustolin. 
Brutta  V.  a.  Bruttare,  Imbrattare,  Intridere,  Lor- 
dare, Insudiciare,  Insozzare,  Sozzare,  Sporcare: 
Mettere  su  checchessia  sporcizia  o  lordura. 

—  in  t'ùn  léugo;  Far  bruttura.  Sporcare,  vale  Fare 
i  suoi  agi,  Cacare  in  certi  luoghi  :  0  l'ha  brùttàu 
in  letto;  Ha  sporcato  nel  letto. 

g  Brùtiàse  n.  p.  Bruttarsi,  Sporcarsi,  Lordarsi,  Im- 
brattarsi, Insudiciarsi,  ecc.;  ed  usasi  anche  in 
senso  figuralo, 
g  Chi  nò  se  brutta  nò  se  lecca;  Chi  non  suda, 
non  ha  roba.  Chi  fugge  fatica,  non  fa  la  casa 
a  tre  solai,  A  voler  che  il  mento  balli,  alle  man 
gna  fare  i  calli  (  gna  per  bisogna  ),  Prov.  chiaro 
ad  ogni  intelligenza. 
Brùttessas.  f.  Bruttezza  e  Bruttizia:  Astratto 

di  Brullo,  conlr.  di  Bellez/a. 
Brutte tto  add.  Brultacchiolo,  Bruttarello:  Al- 

qiianlo  brutto. 
Brutto  adJ.  Brullo:  Che  manca  delle  propor- 
zioni convenevoli:  Laido,  Malfallo,  Sproporzio- 
nalo, Deforme,  contro  di  Bello. 
«  Brutto,  per  Bruitalo,  Imbrattato,  Insudiciato,  In- 
triso, Sporco,  Insozzato,  ecc. 
1)  —  per  Sucido,  Lercio,  Gualercio,  Guitto,  Lordo, 

Schifoso,  Sozzo. 
Il  —  Figurai,  vale  Disonesto,  Turpe,  Vituperevole, 
Ignominioso,  Obbrobrioso,  Disdicevole,  Sconve- 
nevole :  Brùtt'azión,  Brutta  figlia,  Brutto  vizio; 
Brutt'azione,  Bruita  figura,  Brutto  vizio. 

—  co;  Color  sudicio  o  sucido,  dicesi  a  Quel  coloro 
che  è  privo  di  quella  vivacità  che  sogliono  avere 
tutti  i  colori  schietti,  ciascheduno  per  se  stesso. 

—  camme  5  peccóu;  Brullo  come  il  peccato,  vale 
Bruttissimo. 

—  tempo  0  Tempo  brutto;  Mal  tempo,  Cattivo  tempo, 
Tempo  nero.  Tempaccio. 

—  Brutta  copia;  Mimldi:  Bozza  di  scrittura  da  met- 
tersi poi  in  pulito. 

I»  —  vegia;  Ancroia,  Vecchia  squarquoia:  Donna 

vecchia,  deforme  e  sucida. 
g  Èse  ùnn-a  brutta  copia;  Scimmiare  malamente 

uno.  Modo  figurato, 
g  Fata  brutta;  Farla  brutta  o  sporca,  vale  Fare 

allrui  un'azione  poco  lodevole, 
g  Giancaja  brutta;  Panni  sucidi.  Biancheria  su- 
dicia: Quella  che  è  da  porsi'  in  bucalo. 
g  0  diao  5  non  é  tanto  brutto  camme  5  fan;  Non 

è  il  diavolo  bruito  quanto  si  dipinge  V,  Diao. 
g  Parolacce  briil te  ;  ParoldiCCP,  Parole  sporche,  su- 

cide,  laide,  cioè  Disonrsle,  turpi,  indecenti,  lascive, 
g  Passala  brutta;  Uscire  a  stento  di  pericolo, 
g  Pei  brùtl'e  bòn;  Pera  roggia,  Pera  bugiarda,  Rom. 

Pera  brutl'e  buona,  Lomb.  Pera  gnocca  V.  Pei. 
g  Peizo  brutto;  Peso  bruito.  Peso  lordo,  dicesi 

di  Peso  che  non  è  netto  di  tara. 
$  Veddi$ela  brutta;  Vedersela  brulla,  Veder  I« 


BRU 


BUD 


153 


mala  parata,  vale  Conoscere  d'essere  in  termine 
pericoloso,  a  mal  partito. 

Bruttò  s.  m.  Sudiciume,  Sucidume,  Lezzume, 
Loja,  Lordura,  Lordezza,  Lordaggine,  Sporcizia, 
Bruttura  e  anticBrutlore:  Specie  d'intonaco  sporco 
che  cuopre  la  pelle,  proveniente  dall'esalazione  che 
si  Ta  alia  sua  superficie,  e  in  parte  dalla  polvere 
che  vi  si  attacca. 
M  Porco,  Forcone,  dicesi  per  ingiuria  a  Persona  di 
porchi  e  disonesti  costumi;   e  detto  di  Donna, 
Troja,  Trojaccia,  Scrofa. 
«  Usato  nel  numero  del  più,  dicesi  da  noi  pulita- 
mente invece  di  Pidocchi,  che  i  Tose,  dicono  Fa- 
stidii: 0  l'èa  càrego  de  brùttói;  Era  pieno  di 
pidocchi,  di  fastidii, 
n  Usato  come  addiett.  vale  Codardo,  Vile,  Vigliacco. 

Brùttonaja.  s.  f.  Brutteria,  Porcheria,  Spor- 
cizie: Cosa  da  porco. 

Brùxà,  V.  a.  Bruciare,  Abbruciare ,  Ardere  :  Con- 
sumare col  fuoco;  ed  in  signif.  neut.  assol.  Esser 
consumalo  dal  fuoco, 
w  Cuocere,  Frizzare,  Mordicare;  usato  in  neut.  assol. 
dicpsi  di  Quel  dolore  cagionalo  in  pelle  o  da  una 
scottatura  o  da  materia  corrosiva  posta  sulle  fe- 
rite, sugli  scalfitli,  ecc.,  ovv.  dalle  percosse  di 
scopa  e  simili. 

—  e  cervelle  a  un;  Far  saltare  le  cervella  ad  uno, 
Mandargli  le  cervella  all'aria,  vale  Ucciderlo  spa- 
randogli una  pistola  nel  capo. 

—  da-o  cado;  Abbruciar  dal  caldo,  vale  Sentir  so- 
verchio caldo. 

—  de  fd  ùnn-a  cosa;  Ardere  di  far  checchessia, 
vale  Desiderare  ardentemente. 

—  t  éuggi,  a  bócca,  e  m5en,  ecc.;  Sentir  un  fuoco 
agli  occhi,  alla  bocca,  alle  mani,  ecc. 

—  5  paggiasso;  Bruciare  o  Abbruciar  l'alloggia- 
mento, vale  Partirsi  da  un  luogo  senz'  aver  prima 
soddisfatto  la  persona  del  dovuto  ;  che  anche  di- 
cesi Marinar  la  paga.  -  Bruciare  o  Bruciar  pa- 
gliaccio di  cesi  nelluso  tose,  a  Chi  abbia  man- 
cato a  un  dato  appuntamento. 

—  ò  stéumago;  Bruciar  lo  stomaco:  Il  sentire  quel 
ribollimento  dello  stomaco  cagionato  da  indige- 
stione 0  da  altri  motivi. 

—  ùnn-a  boccia;  Trucciare  in  pieno  ona  boccia, 
vale  Trucciarla  con  tanta  maestria,  che  sparisca 
come  un  lampo  dal  posto  dov'era. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Scottare  uno,  vale  Dannificarlo, 
Pregiudicarlo,  e  dicesi  per  lo  più  nell'interesse. 

S  Chi  é  stceto  brùxòu  dall'cegua  cada,  ha  puia 
da  freida;  Il  cane  scottato  dall'acqua  calda  ha 
paura  della  fredda  V.  ^gua. 

%  Chi  non  ha  atro  pan,  ó  fòrnd  5  gfte  5  brùxa; 
A  chi  è  disgraziato  gli  tempesta  il  forno  V.  Pan. 

S  Fa  brùxà;  Mordicare,  dicesi  di  Quell'effetto  che 
fanno  le  materie  di  virtù  corrosiva  su  qualche 
parte  sensibile  del  corpo,  od  anche  la  bocca  man- 
giando cose  forti  e  piccanti,  come  peperoni,  se- 
napa e  simili. 

$  Fata  brùxd  a  un;  Scottare  uno,  vale  Becargli 
nocumento,  gagliardo  travaglio  o  dispiacere  ec- 
cessivo. 

S  Fase  brùxd  i  éuggi  de  piotile  di  atri;  Pigliarsi 
gl'impafci  del  Bosso  V.  Éuggio. 

S  Brùxdghc  a  un;  Cuocere,  Dolere,  figurai,  vale  Pro- 
var dispiacere,  rincrescimento,  pena,  cordoglio,  ed 
usasi  sempre  impersonalm.  nel  singol.  :  5e  te  ghe 
brùxa,  sciùscighe;  Se  ti  caoce,  soffiaci  sa. 


S  Brùxdse  n.  p.  Scottarsi  :  Farsi  cottura  in  qual- 
che parte  di^l  corpo  con  fuoco,  ferro  caldo,  li- 
quido bollente  o  simile, 
n  —  e  ^ervelle;  Farsi  saltar  le  cervella.  Mandarsi 
le  cervella  all'aria,  vale  Uccidersi  sparandosi  una 
pistola  nelle  tempie. 

Bvu.xaljosclxi  s.  m.  Truffatore,  Truffiere, 
Gabbamondo,  Gabba  l'oste:  Che  gabba  o  trulla. 

Brùxacaffè  V.  Brustolin. 

Uriixéu.a.  s.  f.  Scollatura  :  L'effetto  dello  scot- 
tare e  La  parte  scottata. 

Brùjcó  s.  m.  Bruciore,  Cociore:  Dolore  che  è 
cagionato  da  puntura  o  da  scollatura.-  Frizzo 
e  nell'uso  Frizzore  dicesi  propriam.  di  Quel  do- 
lore in  pelle  che  cagionano  le  materie  corrosive, 
n  Dispiacere,  Bincrescimenlo,  Dolore,  Pena:  0  ince 
brùxó  5  l'è  che;  Il  mio  rincrescimento  è  che,  ecc. 

—  de  chéu;  Brucior  di  cuore,  e  dottrinalm.  Pirosi: 
Sensazione  d'ardore  cocente  nella  regione  epi- 
gastrica. 

%  Avetghe  5  brùxó;  Cuocere,  Dolere:  Provar  rin- 
crescimento, dolore,  pena,  ecc. 
Brùxóix  s.  m.  Abbruciaticelo ,  Bruciaticcio  : 
Puzzo  0  Sapor  di  bruciato,  onde  :  Aveì  o  Piggid 
5  brùxòu  ;  Avere  o  Prender  l'abbruciatic^io.  - 
Saveìghe  de  brùxòu;  Pulirci  d'abbrucioticcio. 
Bvu-xóti  p.  pass.  Bruciato,  Abbruciato,  Arso, 
poetic.  Adusto,  Inusto:  Consumato  dal  fuoco. 

n  Scottato,  dicesi  di  Quella  parte  del  corpo  dell'ani- 
male sovra  cui  fu  fatta  coltura  o  con  fuoco  o  con 
ferro  molto  caldo,  o  con  liquido  bollente,  ecc. 

n  —  e  figurai,  dìcesi  di  Persona  che  abbia  sofferto 
qualche  danno  per  inesperienza ,  la  quale  poi 
falla  accorta  dal  proprio  danno  diviene  cauta. 

n  Parlando  delle  piante,  dicesi  Biarso,  Incotto,  Arido, 
Adusto  ;  e  detto  della  frutta,  Afalo. 

—  da-i  liquori;  Bruciato  da' liquori. 

—  da-o  so;  Abbronzalo,  Incotto  dal  sole,  e  dicesi 
comunem.  del  volto. 

S  Oa  brùxd  ;  Ora  buscata  o  rubata  o  bruciata,  vale 

Ora  in  cui  si  ha  nulla  o  pochissimo  a  fare, 
f  Pan  brùxòu;  Pan  bruciato,  dicesi  da  noi  La  man- 
canza degli  alimenti  da  provvedersi  dal  creditore 
al  debitore  carceralo,  per  la  qual  mancanza  il  de- 
bitore vien  tostamente  rimesso  in  libertà. 
S  Testa  brùxd;  Impetuoso,  dicesi  di  Chi  tosto  si 
adira  e  che  si  lascia  agevolmente  trasportare  dalla 
forza  del  suo  umore  oltre  i  limiti  della  ragione 
e  della  convenienza. 

Srùzzi  V.  n.  Sfuggire,  Mugghiare,  Mugliare:  II 
mandar  fuori  la  lor  voce  che  fanno  gli  animali 
bovini. 

ISz-ùzzo  s.  m.  Sfuggito,  Mugghio,  Muglio:  La 
voce  degli  animali  bovini. 

Bua.  s.  f.  Bna:  Voce  puerile  che  significa  Male, 
Doglia,  Dolore,  onde:  Aveì  a  bua;  Aver  la  bua, 
dicesi  dai  bambini  per  Aver  male,  Sentirsi  male. 
Aver  qualche  doglia. 

Bul>ù  s.  m.  Bombo,  Mommo:  Voce  colla  quale 
i  bambini  chiamano  la  bevanda. 

Bùccole  s.  f.  p .  Buccole;  dicesi  nell'uso  tose.  Una 
sorla  di  Pendenii  che  le  donne  portano  agli  orecchi. 

Buccolica  s.  f.  Buccolica  o  Boccolica,  dicesi 
per  {scherzo  II  mangiare. 

Bùddeg-assa  s.  f.  Pescatrice  V.  Gianetto. 

Bùddeg'o  s.  m.  Boldrò  o  Pescatore  marino. 
T.  iti.  Lophius  pitcatorius.  Pesce  di  carne  molle, 
di  color  vinato  sudicio,  come  quello  delie  raue 


164 


BUF 


BUG 


di  pelle  liscia.  II  suo  capo  è  grossissimo  a  pro- 
pozione del  corpo,  e  la  bocca  larghissima. 

Il  Buzzone,  Trippone,  Pentolone,  dicesi  figurai,  a 
Colui  che  ha  gran  ventre. 
]Ba<li*ié  s.  m.  Budriere.  Dal  frane.  Baudrier. 
Larga  fascia  di  pelle  di  bufalo  o  di  cavallo  posta 
sulla  spalla  diritta,  la  quale  attraversa  da   una 
parte  il  petto,  dall'altra  la  schiena  del  soldato,  e 
va  a  congiungersi  al  fianco  sinistro,  ove  i  due 
capi  si  uniscono  insieme  per  ricevere  la  sciabola. 
Sudoa/ir  s.  m.  Gabinetto  da  signora:  Camerino 
ov'ella  scrive,  legge,  lavora  e  riceve  anche  visite. 
Dal  frane.  Budoir.  -  AbbigHatojo  o  Stanzino 
della  toeletta  dicesi  La  camera  ov'altri  s'abbi- 
glia, s'adorna  o  s'acconcia  il  capo. 
]BujOfà.  V.  n.  Buffare:  Soffiare  gonfiando  le  gote, 
Mandar  fuori  l'alilo  con  impeto  e  a  scosse. 

n  Buffare  e  Soffiare:  Respirar  con  affanno  ripigliando 
il  fiato  frequentemente  o  per  caldo  o  per  sover- 
chia fatica  0  per  aver  corso  tròppo  celerementej 
che  altrim.  dicesi  Ansare,  Ansiare,  Anelare. 

n  —  Nel  giuoco  della  dama  dicesi  II  soffiar  su  una 
pedina  e  toglierla  all'avversario  per  non  aver  egli 
mangialo  con  quella  la  pedina  o  dama,  che  inav- 
vertentemente  o  appositamente  eran  soggette  ad 
essere  mangiate. 

—  dò  gatto;  Soffiare  :  Quell'atto  che  fa  il  gatto  sof- 
fiando minacciosamente  colla  bocca  aperta. 

—  in  coverta;  Esser  in  caldo,  Essere  in  prospero 
stato,  Sguazzare,  Scialare,  Viver  bene,  splendi- 
damente. Trattarsi  alla  grande,  Grandeggiare,  Fi- 
larla da  signore. 

%  Tempo  rósso,  o  che  ciéuve  o  che  buffo;  Aria  rossa, 
0  piscia  0  soffia.  Dicesi  in  prov.  Quando  al  cader 
del  sole  il  cielo  si  dà  a  vedere  infocato,  la  qual 
cosa  è  segno  che  il  giorno  dopo  sarà  acqua  o  venlo. 

Bu£fà,  de  "vento  s.  f.  Buffo,  Buffata,  Folata 
di  vento:  Soffio  di  venlo  non  continuato,  che 
sorge  a  un  tratto,  cessa  e  ritorna. 

-<-  de  cado;  Buffo  o  Vampa  di  calore. 

Su£f)ELd.i]iii-a/  s.  f.  Leggero  soffio.  Leggera 
buffala. 

Sù^fiao  s.  m.  Bufalo  e  Bufolo  :  Specie  di  bue  nero, 
grande  e  forte  e  quasi  indomito,  con  lunghe  corna. 
Il  Bufalo,  Tanghero,  Bue,  dicesi  ad  Uomo  grosso- 
lano, materiale  e  d'ingegno  ottuso. 

!Bùffe  s.  m.  Rinfresco.  Dal  frane.  Buff'et.  Appa- 
recchiamento 0  di  bevande  congelate  o  di  con- 
fetti 0  di  altri  commestibili,  che  si  fa  in  occasione 
di  qualche  festa  od  allegria,  fuor  dell'ore  dei 
pasti  ordinari. 

Buffetto  s.  m.  Buffetto  :  Specie  di  tavolino. 

SùfiTetto  add.  Buffetto:  Aggiunto  che  si  dà  a 
Quel  pane,  che  è  sopra  tutte  le  specie  il  piìi  bianco 
e  del  miglior  grano  e  fatto  di  schietto  fior  di  farina. 

Buffo  s,  m.  Buffo,  Soffio  :  Soffio  non  continuato, 
ma  fatto  ad  un  tratto  :  Dee  un  buffo  a-o  lùmme; 
Date  un  buffo  al  lume. 

BùfTo  s.  m.  Buffo.  T.  mus.  Cantante  il  quale 
eseguisce  le  parti  giocose  dell'opera  buffa. 

BùlTo  add.  Buffo,  Buffonesco,  Giocoso. 
S  Opera  buffa;  Opera  buffa:  Specie  di  dramma 
giocoso  in  musica. 

Su.£fola/  s.  f.  Buffetlone:  Colpo  leggero  che  si 
dà  per  burla  sulle  gole  gonfiate  d'una  persona. 

Sùfifóu  s.  m.  Buffone,  Giullare;  Quegli  che  ha 
professione  di  trattenere  altrui  con  buffonerie  o 
cQse  ridicole. 


§  Fa  5  bùffon;  Far  il  buffone,  Far  lo  scurra,  Buf- 
foneggiare, Buffonare,  vale  Far  azioni  buffonesche, 
ridicole. 

OùfFonaitai  s.  f.  Buffonata,  Buffoneria,  Zannata, 
Arlecchinata:  Azione  da  buffone. 

Bu.g-a<  s.  f.  Boga.  T.  itliol.  Sparns  boops.  Pic- 
ciol  pesce  che  frequenta  le  spiagge  del  mare  e 
specialmente  le  imboccature  de' fiumi.  Ha  il  capo 
piccolo  con  occhi  grandissimi  a  proporzione  del 
corpo,  il  qual  tondeggia,  ed  è  coperto  di  scaglie 
giallastre. 

—  de  iimón;  Buccia,  fior.  Bucchia:  La  metà  d'un 
limone,  dalla  cui  polpa  è  già  stato  spremuto  il  sugo. 

Bu^.à.  s.  f.  Bucciala,  fior.  Bucchiata:  Colpo  dato 

con  buccia  di  limone. 

§  Dì  cose  da  fase  mette  a  bughoe;  Dir  cose  da 

aranciate,  cioè  Da  farsi  tirar  dietro  le  arance  fra- 

cide  0  le  bucce  del  limone. 

S  Piggià  a  bughce;  Mettere  a  bucciate  o  a  bucchiate. 

Bùg-a;  s.  f.  Bucato:  Rimbiancatura  di  pannilini 
sucidi,  fatta  con  cenere  e  acqua  bollente  messavi 
sopra;  ed  anche  per  Quella  massa  e  quantità  di 
panni,  che  s'imbucatano  in  una  volta.  -  Bucatino 
suol  dirsi  quando  si  mettono  in  casa  pochi  panni 
in  bucato,  senza  l'opera  della  lavandaja. 
S  Còncòn  da  bùgà;  Conca  da  bucato,  ed  anche 

assolutam.  Conca  V.  Còncòn. 
$  Fa  bùgd;  Far  bucato  o  il  bucato:  Lavare  o  Im- 
biancare i  pannilini  con  sapone,  liscia,  ecc. 
$  Leva  a  bùgd;  Sconcare:  Cavar  fuori  della  conca 
i  panni  quando  si  terminò  di  bollire  il  bucalo. 
8  Mette  in  bùgd;  Mettere  in  bucalo,  Imbucatare. 
g  Netto  de  bùgà;  Di  bucalo,  e  dicesi  dei  Panni  non 
adoperali  dopo  che  sono  slati  in  bucato.  Spesso 
è  anche  sinonimo  di  Nettissimo. 

Bug-aiisie  s.  e.  Lavandaio  e  nel  femm.  Lavandaja 
e  Lavandara  :  Colui  o  Colei  che  lava  i  pannilini 
a  prezzo. 

!Bùg>a<tta<  s.  f.  Bambola,  nel  Romàno  Pupazza, 
nel  Pislojese  Fantoccia  e  a  Siena  Popa:  Figurina 
umana,  vestita  da  donna,  gradito  e  utile  trastullo 
alle  bambine,  anche  già  fatte  grandicelle,  perchè 
imparano  a  rivestirle,  a  pellinarle  e  variamente 
ornarle  :  fassene  di  cenci,  di  legno  e  di  cartapesta. 

Bùg-a/ttài  V.  a.  Burattare,  Abburattare  :  Separare 
col  buratto  o  frullone  la  crusca  dalla  farina,  e 
divider  questa  in  vari  gradi  di  finezza. 

£Eùg-a<ttéua<  s.  f.  Abburattatura  :  L'operazione 
dell'abburattare,  e  La  mercede  che  se  ne  riceve 
0  se  ne  paga. 
I)  Cruschello,  Tritello,  Stacciatura,  Farina  di  quarto 
velo:  La  parte  più  minuta  della  crusca  che  ri- 
tiene ancora  non  poca  farina. 

!Bùg-a/ttiiiu-a/  s.  f.  Boltoncino:  Piccolissimo 
involto  di  tela  bianca  assai  fina  con  entro  zuc- 
chero 0  un  mozzo  di  manna,  legato  con  refe,  che 
ammollato  nell'acqua  calda  si  mette  in  bocca  al 
bambino  che  lo  succhia  ne' primi  di  che  Don 
poppa  ancora. 
Il  Ceneretta,  Ceneracciolo.  Voci  dell'uso.  Una  leg- 
gera quantità  di  cenere  fasciata  pure  in  panno- 
lino, e  legata  con  spago  o  con  refe,  che  si  usa 
mettere  a  bagno  con  civaje  secche,  affinchè  rin- 
vengano e  diventino  di  buona  cotloja  (chèutta). 

Buratto  s.  m.  Buratto,  Frullone:  Slrum.  di 
legno  a  guisa  di  cassone,  dove  per  mezzo  d'un 
baratlello  di  stamigna  o  di  velo,  scosso  dal  girar 
una  ruota,  si  cerue  la  farina  dalla  crosca.  «i 


BUL 


BUR 


155 


Buratto  presso  iMugnaj  dicesi  anche  II  luogo  dov'è 
il  frullone  per  abburallar  la  farina. 
S  Ghìndao  dò  bùgatto  ;  Burallello,  Tómbolo,  Rocca 

(coll'o  stretto)  V.  Ghìndao. 
8  Swa  do  bùgatto;  Buratto:  Specie  di  velo  varia- 
mente rado,  di  cui  è  ricoperto  il  buraltcllo,  che 
secerne  la  crusca  dalla  farina. 

Bug-g-r  V.  Bóggi. 

-Bug-g'i'breig'a,  s.  m.  Nabisso,  Facimale,  Fi- 
stolo; dicesi  a  Fanciullo  che  mai  non  si  ferma  e 
sempre  procura  di  far  qualche  male;  ed  anche  a 
Giovine  fastidioso,  seccante,  molesto. 

Bug-g-évi  s.  m.  Bugliuolo  e  Bugliolo:  Vaso  di 
legno  simile  al  bigonciuolo  CsebOroJ,  ma  mollo 
minore,  con  un  manico  circolare,  ovv.  con  orec- 
chie 0  senza,  che  serve  a  diversi  usi,  e  d'ordi- 
nario a  bordo  de' bastimenti  per  tenervi  acqua 
da  bere  ad  uso  giornaliero  dell'equipaggio. 

Bug-g-idùa  V.  Bòggidùa. 

Biig-g-iiuento  V.  Bòggimento. 

Bug-gin  s.  m.  Ardiglione:  Quel  ferrozzo  ap- 
puntato che  è  nella  fìbbia. 

Buggxo  s.  m.  Lesso  V.  Bòggìo. 

Buggxo  p.  pass.  Bollito  V.  Bòggìo. 

Hixggio  s.  m.  Bollore  V.  Bóggio. 

Buggio  s.  m.  Alveare:  Cassetta,  dentro  a  cui 
le  pecchie  fabbricano  il  mele;  dicesi  anche  Al- 
veario,  Alveo,  Apiario,  Arnia,  Bugno,  Copile,  Co- 
piglio,  Coviglio,  3Ielario,  Cassetta  d'api. 

Buggitùa  V.  Bòggitùa. 

BuglL£ea  s.  f.  Bogara.  T.  di  pesca.  Rete  lun- 
ghissima, con  maglia  d'un  pollice  di  larghezza, 
con  cui  si  prendono  le  boghe,  da  cui  deriva  il 
suo  nome. 

Buglxezzo  s.  m.  Maretta  :  Piccola  conturba- 
zione del  mare,  ovvero  quando  il  mare  non  è 
grosso,  ma  fa  le  onde  spesse  e  spumose,  e  tra- 
vaglia assai  il  baslimento  V.  Maèta. 
S  Dd  bughezzo;  Dar  noja,  molestia,  Dar  da  pen- 
sare, Mettere  in  imbroglio,  in  confusione,  dicesi 
per  similit.  e  in  modo  basso  dal  travagliare  che 
fa  la  maretta  i  bastimenti. 

Bugna  s.  f.  Bubone  e  Bubbone: "Tumore  ac- 
compagnalo da  infiammazione,  che  ordinariam. 
sviluppasi  nel  tessuto  cellulare  dell'  inguine,  del- 
l'ascella 0  del  collo:  altrim.  Bozza,  Enfiato, 
n  Sconciatnra  V.  sotto  Bùgnata. 
•)  Bugne;  Bugne.  T.  mar.  Gli  angoli   delle   vele 

quadre,  specialmente  gli  inferiori. 
S  Sàgoa  de  bugne  V.  Contrascotta. 

Bugna  V.  Brùzzi. 

Bùgnata  s.  f.  Sconciatura,  Malafatta:  Cosa 
malfatta,  falla  alla  peggio  e  che  sia  riuscita  in- 
felicomenle:  Guazzabuglio,  Pasticcio,  Aborto. 

Bugnato  s.  m.  Bugnato.  T.  archit.  La  riu- 
nione delle  bugne  (basse)  che  sporgono  da  un 
muro  V.  Basse  nel  2»  signiflcato. 

Bugno  V.  Bmzzo. 

Bulacclxin  V.  Bólacchin. 

Bulacco  V.  Bòlacco. 

Buldog  s.  m.  Molosso,  ed  ora  comun.  Dogo. 
Dalla-  voce  ingl.  Bull-dog.  Cane  feroce  anzi  che 
no,  che  azzannando  raramente  lascia  la  preda. 

Bùlgaro  s.  m.  Bulghero:  Sorta  di  cuojo,  per  lo 
più  rosso,  di  cui  si  fanno  scarpe,  valigie  e  simili. 

Bulican  s.  m.  Pellicano.  T.  chir.  Strumento 
per  cavare  i  denti. 

Bulicanu-a  s.  f.  Rificolooa:  Voce  d'uso  tose. 


Pezzo  di  cartastraccia  ritorta  in  se  stessa,  di 
forma  allungata,  un  capo  della  quale,  intinto 
nell'olio  e  acceso,  serve  per  far  lume  all'oscuro 
in  mancanza  di  cerino. 

Bulin  s.  m.  Bulino  e  Bolino:  Sorta  di  scarpel- 
lello  colla  punta  d'acciajo,  col  quale  sottilmente 
si  scava  o  intaglia  oro,  argento,  rame,  cristallo 
0  simili,  per  farvi  caratteri,  rabeschi  e  figure. 
Usasi  anche  dai  Fonditori  di  caratteri  per  inci- 
dere certe  più  minute  parti  delle  lettere,  dove 
vano  riuscirebbe  l'uffizio  del  contrappunzone. 
«  Bulino,  per  Incisjre:  0  l'é.ó  ciù  bravo  bulin 

de  Zena;  È  il  più  bravo  bulino  di  Genova. 
S  A  bulin;  A  bulino  V.  A  bulin. 
S  Travaggià  de  bulin;  Lavorar  di  bulino.  Bulinare. 

Bulina  s.  f.  Colpo  di  bulino. 

Bulinn-a  fDd  a);  Picchiare,  Zombare,  Tam- 
bussare,  Percuotere,  Dar  busse,  picchiate,  per- 
cosse, e  scherzev.  Dar  nespole  o  nespole  secche, 
Dar  noci,  Dar  pesche,  Dar  le  frutte,  Sonar  le 
nacchere. 
S  Piggid  a  bulinn-a;  Toccar  delle  busse,  Essere 
zombato,  picchiato,  percosso,  ecc. 

Bùllata  s.  f.  Bravata,  Braveria,  Sraargiasseria, 
Squartata;  e  talvolta  .Millanteria,  Spampanata, 
Ostentazione,  Ostentamento  :  Pomposa  mostra  ed 
azione  che  si  fa  per  vanagloria,  burbanza  e  albagia. 

Bulletta  s.  f.  Bulletta:  Piccolo  chiodo  con  largo 
cappello  di  cui  si  servono  i  calzolai  ed  altri  Y. 
Stacchetta. 

Bùllezzà  v.  n.  Sfoggiare:  Correr  dietro  alle 
mode;  e  talora  Barberare,  Braveggiare,  Fare  il 
giorgio,  il  bajardino,  il  bravo,  il  bravaccio,  il 
fantino,  lo  spaccone,  il  rodomonte,  ecc.  V.  Bullo. 

Bullil>8e  s.  m.  Buaccio,  Fantonaccio,  Fastellone, 
Pollebbro,  Cacacciano,  Mestolone,  Tambellone, 
Zugo,  Sabbione,  Lavaceci,  Tagliaricotte,  ecc.,  di- 
cesi in  m.  b.  d'Uomo  non  buono  a  nulla  e  assai 
dappoco. 

Bullo  s.  m.  Elegante,  Bellimbusto;  Uomo  sfar- 
zoso e  fastoso,  che  sfoggia  nel  vestire  e  corre 
ad  ogni  uso  della  moda:  Fd  da  bullo;  Far  l'ele- 
gante, il  bellimbusto,  Sfoggiare. 
Il  Bravo,  Cospettone,  Smargiasso,  Tagliacanloni , 

Rodomonte,  ecc. 
n  Usalo  come  aggeli.,  vale  Eccellente,  Bravo,  Va- 
lente in  checchessia  :  Poeta  bullo;  Poeta  eccel- 
lente. 
%  Fd  ò  bullo  V.  sopra  Bùllezzà  nel  2*  signif. 

Bùx*a  s.  f.  Borra:  Ammasso  di  pelo  d'alcune  be- 
stie, come  buoi,  vacche  e  cavalli,  che  raschiato 
dalle  lor  pelli  serve  a  riempir  basti,  cuscini  e 
simili. 
»  Borra,  metaf.  usasi  per  Ripieno  o  Superfluità  di 
parole  nelle  scritture,  così  detto  perchè  la  borra 
non  serve  ad  altro  che  a  riempiere. 
S  Impi  de  bùra;  Abborrare  :  Metter  borra,  Riem- 
piere di  borra. 

Bùi*a  s.  m.  Zàngola  V.  Bùrèa. 

Buraccia  V.  Bòraccia. 

Burattin  s.  m.  Burattino,  Fantoccio  :  Figurino 
0  Fantoccio  di  legno  rivestito,  ma  senza  piedi, 
con  molti  dei  quali  i  ciarlatani  e  simili  rappre- 
sentano commedie,  facendoli  muovere  colla  mano 
cacciala  sotto  la  veste  dei  medesimi.  Il  Fantoccio 
che  ha  il  corpo  intero,  dicesi  Marionetta,  e  questo 
si  fa  muovere  mediante  alcuni  fili  attaccali  all^ 
varie  parli  del  suo  corpo  Y.  MammttQ. 


166 


BUR 


BUS 


8  Fantoccio,  Fantonaccio,  Zugo,  Nibbiaccio,  Uccel- 
lacelo, ecc.,  dicesi  ad  Uomo  stolido  e  da  nulla, 
che  si  lascia  uccellare. 
8  Baracca  di  burattin;  Castello  da  burattini:  Quella 
piccola  baracca  di  legno  coperta  di  panno,  entro 
cui  stanno  ascosi  i  ciarlatani  quando  rappresen- 
tano commedie  co'  burattini. 
S  Cfd  fa  balla  i  burattin;  Bnrattinajo. 
%  Fa  ó  burattin;  Far  il  chiassino,  Far  baj«,  Ruz- 
zare ,  Zurlare  ;  e  dicesi  per  lo  più  de'  fanciulli 
che  saltellano  e  tripudiano. 
«  —  5  burattin  appréuvo  a  ùnn-a  pers5nn-a  ;  Di- 
leggiar uno,  Beffarlo,  Schernirlo,  Farne  il  trastullo, 
Metterlo  in  ridicolo,  in  canzona,  Abburattarlo. 
!Bu]:*a.ttiua;ta<  s.  f.  Burattinata,  Fantocciata, 
Bambocccria,  Ragazzata,  Ragazzeria,  Fanciullag- 
gine: Cosa  0  Idea  misera  e  sciocca. 
Bur'a.xa.  V.  Bòraxa. 
laureili  s.  m.  plur.  Rebbj.  T.  agric.  I  rami  o  le 

punte  della  forca  V.  Forcafcera. 
£Bùi*cio  s.  m.  Bruma.  T.  mar.  Specie  d'erba  o 
musco  che  si  genera  sott'acqua,  sugli  scogli,  sotto 
i  baslim^nti,  ecc.  V.  Brùmma. 
Bure  CPeìJ;  Pera  butirra  V.  Pei. 
Sùx*éa<  s.  f.  Zàngola  :  Vaso  di  legno,  nel  quale  si 
dibatte  la  panna  per  farne  il  burro.  Ha  la  forma  di 
un  barile  fatto  di  doghe  connesse,  più  stretto  in 
alto  che  al  basso,  con  un  coperchio  di  legno  fo- 
rato in  mezzo  :  nel  foro  del  coperchio  passa  una 
tìiazza  0  bastone,  detto  Manico  (mescia),  in  fondo 
del  quale  sta  confitta  una  rotella  pure  di  legno, 
larga  poco  meno  che  la  zàngola,  ed  ha  alcuni 
buchi  pel  passaggio  della  liquida  panna  e  dell'aria. 
]Bui*ia,ii]i-aj  s.  f.  Buriana.  T.  mar.  Nome  d'un 
certo  vento  procelloso;  e  talvolta  per  Burrasca: 
Vedilo  neigro  a  tramonfann-a,  vorrià  fa  qual- 
che buriann-a  ;  L'aria  è  fosca  al  nord,  minaccia 
qualche  burrasca. 
Surìooo  s.  m.  Bricco,  lo  stesso  che  Asino,  So- 
maro, Ciuco. 
Su.x*id.da>  s.  f.  Pesce  in  guazzetto.  Modo  partico- 
lare di  cucinare  i  pesci  :  Pesce  tagliato  a  pezzi  e  cu- 
cinato in  umido  con  olio,  finocchi,  càpperi,  funghi, 
prezzemolo  ed  altro.  Si  suol  comunem.  co.iciare 
In  questo  modo  lo  stoccofìsso,  il  grongo  (bronco), 
Il  boldrò  (bùMego),  il  palombo  (meanto)  ed  altri. 
Burla,  s.  f.  Burla,  Baja,  Beffa,  Celia.  Scherzo,  Fa- 
cezia: Detto  0  Fatto  di  niun  valore  e  di  nes- 
suna credulità,  manifestato  soltanto  per  giuoco  o 
per  riso;  ed  anche  Detto  o  Fatto  ingegnoso  per 
rendersi  gioco  Innocente  contro  d'alcuno. 
%  Di  0  Fa  énn-a  cosa  in  burla  o  pe  burla;  Dire 
0  Fare  checchessia  per  burla  o  da  burla,  per  gioco 
0  da  beffe,  vagliono  Fare  o  Dire  non  da  senno, 
ma  per  ischerzo. 
8  Féua  de  burle;  Parlando  sul  serio,  Lasciando 

gli  scherzi. 
8  Sta  à  burla;  Reggere  alla  celia,  e  nel  volgo  tose. 
Reggere  alla  conia,  vale  Non  averla  per  male,  Non 
alterarsi  e  Pigliar  in  burla  qualche  scherzo  o  motto 
li  sia  fatto  0  detto. 
Bùx*l&  V.  n.  Burlare,  Celiare,  Scherzare:  Fare  o 
Dire  da  scherzo.  Non  dire  e  non  fare  da  senno, 
Operar  per  Ispasso:  Mìa  che  /.lùr/o;  Ve'  ch'io  burlo. 
—  ùnu-a  persónn-a;  Burlare,  Beffare,  Berteggiare, 
Corbellare,  Cuculiare,  Motteggiare,  Sbertare,  Sojar 
uno.  Minchionarlo,  Deriderlo. 
§  Fase  bùrld;  Farsi  scorgere,  Farsi  burlare  o  beffare. 


8  Bùrlàse  d'ùnn-a  persònn-a  o  d'ùnn-a  cosa  ;  Bur-« 
larsi  duno  o  di  checchessia,  vale  Non  farne  conto 
alcuno,  Infischiarsene. 

Sùrlou  s.  m.  Burlone,  Burliero,  Bajone,  Celia- 
tore:  Che  burla  sovente  e  volentieri,  Che  ama 
la  burla,  la  celia,  lo  scherzo;  e  usato  come  add.. 
Sollazzevole,  Giocoso,  Faceto. 
Bu.ro  V.  Bùtiro. 

Barò  s.  m.  Scrivania  o  Scrivania  a  ribalta:  kv- 
nese  di  forma  mollo  simile  al  canterano  (comò). 
Il  quale,  però  termina  superiormente  in  una  specie 
di  stipo,  tagliato  a  sehiancìo,  e  chiuso  con  ri- 
balta, entro  cui  sono  molti  comodi  di  sportellini 
e  cassetlini  ad  uso  di  riporvi  scritture  importanti 
0  minute  cose  preziose.  Quando  si  apre,  si  tirano 
le  due  mensoline  laterali  per  sostener  la  ribalta, 
eh 'è  mobile  sui  mastietti. 
»  Ufiìzio,  Ministero,  Dicastero,  Cancelleria,  ecc.: 
Luogo  ove  traltansi  e  spedisconsi  i  pubblici  affari. 

Busca,  s.  f.  Busca,  Busco,  Brusco,  Bruscolo  :  Mi- 
nuzzolo piccolissimo  e  leggerissimo  di  legno,  pa- 
glia e  simili  materie. 
8  Aveì  de  busche  in  ti  éuggi;  Aver  un  bruscolo 
0  dei  bruscoli  negli  occhi,  dicesi  Quando  si  vor- 
rebbe parlare  di  eerte  cose,  ma  se  ne  astiena 
per  esservi  presenti  o  fanciulli  o  altri  cui  non 
istà  bene  di  sentirle. 
8  Levdse  ùnn-a  busca  d'in  ti  éuggi;  Levarsi  un 
bruscolo  di  su  gli  occhi,  vale  Liberarsi  da  chec- 
chessia a  sé  molesto. 
8  Zùgd  a-e  busche;  Giocare  alle  buschette  o  alle 
bruschette  V.  Zùgd. 

Busca s.  f. Burattino.  T.  di  caraterà.  Legnetto  den- 
tato fermato  all'estremità  del  virgolo  CvigoJ.  Sul 
burattino  11  ponilore  lien  rizzata  la  forma  per 
lasciarla  alquanto  sgocciolare,  poi  ne  distende  il 
foglio  sui  feltri  della  ponitora  fponedéiija). 

Busca  V.  a.  Buscare  :  Acquistar  cercando,  Pro- 
cacciarsi ed  ottener  checchessia  con  industria. 

Busca  V,  a.  Asciare:  Propriam.  Digrossar  legni 
coll'ascia.  Usasi  anche  per  Tagliuzzare,  cioè  Assot- 
tigliare, Guastare  ecc.  un  legno  con  coltello  o  altro 
ferro  tagliente. 
Il  Bruscare,  Dibruscare,  Dibrucare,  e  vale  Spazzar 
l'albero,  cioè  Ripulirlo,  Rimondarlo,  Tórre  via  il 
superfluo. 

Bùscag-^e  s.  f.  plur.  Toppe,  Schégge,  Copponf, 
e  in  lerm.  gener.  Bruciaglia:  Minuto  legname  da 
far  fuoco. 
8  E  bùscagge  s' assdmeggian  a-i  ceppi;  La  scheg- 
gia ritrae  dal  ceppo,  ovvero  II  ramo  somiglia  al 
tronco.  Prov.  e  dieesi  di  Chi  non  traligna  da'  suoi 
progenitori,  e  pigliasi  sempre  in  mala  parte. 

Bùscag-inn-a  s.  f.  Scala  buscalina,  e  in  Ve- 
nez.  Scala  boscaina.  T.  mar.  Scala  di  corda,  guer- 
nita  di  pinoli  di  legno  a  certa  comoda  distanza, 
che  formano  de'  gradini.  Sospendesi  al  bordo  del 
bastimento,  verso  il  mezzo  della  sua  lunghezza, 
e  serve  a'  marinai  per  discendere  dal  bastimento, 
e  ascendere  in  esso. 

Bùscetto  s.  m.  Bassetto.  T.  de'  calzol.  Strum. 
di  bossolo,  fatto  quasi  a  somiglian/.a  di  fungo,  col 
quale  i  calzolai  lustrano  i  tacchi  delle  scarpe  dopo 
averli  tagliali  col  trincetto. 

Bùscetto  add.  Vecchietto,  Vecchiotto,  Vecchino, 
Attempatello,  Attempatello,  Attempatotto;  dicesi 
di  Persona,  e  vale  Che  ha  di  molto  tempo,  Cbe  ac* 
costasi  alla  veccbiezza. 


BUS 


BDT 


167 


Bìj  scili  s.  m.  rrnni  :  Nome  geDer.  di  Talli  i  frn- 

fici  spinosi. 
DBùscliin.  s.  m.  Sallimpalo,  Sen.  Fornajolo.  T. 
ornil.  Suxicola  ru6/co/o.  Uccelletto  di  genere  delle 
Silvie,  che  abita  laugo  le  siepi,  sol  margine  dei 
paduli,  Ira  le  fessure  degli  scogli,  ecc.  Nidifica  sulla 
terra  fra  l'erbe  alle  e  ordinariamente  sui  cigli  delle 
fosse.  É  sedentario. 
•—  da  monti  ;  Passera  scopino,  Pis.  Passera  stipajola, 
.Sèn.  Passera  sepajuola.  T.  ornit.  Accentar  modu- 
laris.  Uccello  di  genere  degli  Accenlori,  che  ha  la 
nuca  e  gola  biancastre  con  macchie  brune,  gozzo 
e  petto  rossicci  con  macchie  bruno-nerastre,  ven- 
ire bianco  appannato.  Annida  nelle  alte  nostre 
montagne,  nelle  foreste  di  faggi,  e  vive  sempre 
ne'  cespugli.  Emigra  molto  lardi  in  ottobre  e  torna 
in  aprile. 
3BÙSCÌO  s.  m.  Bosso,  Bossolo,  Bosso.  T.  bolan. 
Biixus  sempervlrens.  Arboscello  di  perpptua  ver- 
dura, il  cui  legno  gialliccio  durissimo  è  ottimo 
per  istrumenti  da  fiato,  intagliarvi  slampe,  e  spe- 
cialmente per  lavori  da  tornio. 
M  Ruota,  e  intendesi  Qnel'a  in  cui  si  rimescolano 

i  numeri  del  lotto. 
]Buscio  add.  Vecchio:  Uomo  pieno  (fanni,  grave 

ppr  gli  anni  V.   Vegio. 
3Bùscioa.  s.  f.  Bussola,  Portantina:  Specie  di 
veicolo  capace  d'una  sola  persona,  chiuso  da  tutte 
le  bande,  e  portato  da  due  uomini,  mediante  due 
cigne  ad  armacollo  e  due  stanghe  che  s'infilano 
ciascuna  in  due  staffe  fermate  a  ciascun  lato  della 
portantina, 
n  Bussola.  T.  mar.  Slrnm,  di  marina  che  serve  in 
allo  mare  a  dirigere  la  rotta  del  bastimento,  ed  è 
Una  scatola  quadra  o  tonda,  dal  cui  fondo  sorge 
un  perniuzzo  o  punta  centrale  d'ottone,  in  cui 
sfa  in  bilico  l'ago  magnetico,  sopra  il  quale  è 
iermata  la  rosa,  e  sopra  questo  un  vetro  che  le  fa 
coperchio.  Se  ne  attribuisce  l'invenzione  a  Flavio 
Gioja  d'Amalfi  verso  l'anno  1300. 
n  Cassetta  :  Piccolo  arnese  di  legno,  di  forma  al- 
quanto quadrilunga,  che  serve  per  accattar  le  limo- 
sine.  Se  questa  è  d'ottone  o  di  latta,  e  talvolta  an- 
che di  legno,  ma  di  forma  cilindrica,  dicesi  Bossolo, 
n  Bùscioe;  Bisce  T.  mar.  V.  Bisce. 
«  —  dò  bigliardo;  Bilie  V.  nella  voce  Bigliardo. 
.—  da  carossa;  Bronzina.  T.  carrvzz.  Tubo  di  fer- 
raccio, oppure  di  bronzo  che  riveste  il  foro  lon- 
gitudinale del  mozzo  (pigna),  e  v'è  tenuto  fermo 
da  una  esterna  costola  o  aggetto  longitudinale  che 
s'incastra  nel  legno  stesso,  la  bronzina,  inter- 
namente liscia,  diminuisce  il  fregamenlo  colla  sala, 
liscia  essa  pure,  agevola  la  rotazione  e  impedisce 
l'incomodo  scricchiolare  della  ruota. 
—  da  riposo;  Bussola  da  malati:  Bussola  che  apren- 
dosi dalla  parte  davanti  e  di  dietro  si  distende  a 
foggia  di  Ietto,  e  serve  per  adagiare  e  traspor- 
tare gli  ammalati  allo  spedale. 
S  Camalli  da  bùscioa;  Portantini:  Coloro  che  por- 
tano altrui  nella  portantina. 
S  Perde  a  bùscioa;  Perder  la  bussola,  la  scherma, 
0  la  scrima,  dicesi  figurai,  di  Chi  nelle  sue  azioni 
si  abbandona  e  non  sa  più  che  cosa  si  faccia. 
Suscìoeta,  s.  f.  Salvadanaio:  Vasello  di  terra 
colla,  nel  quale  i  fanciulli  mettono  per  un  piccolo 
pertugio,  ch'esso  ha,  i  lor  danari  per  salvarli,  non 
li  potendo  più  cavare  se  non  rompendolo. 
33^)Sciolàio  s.  m.  Paslelliere,  ed  oggi  più 


comunem.  Pasticciere:  Colui  che  fa  ogni  sorla  di 
paste  dolci  per  vendere.  Dicesi  anche  volgarm. 
Bozzolaro.  Bozzolaraj'o,  Offelliere,  Ciambellaio. 
Bùscìolotto  s.  m.  Bussolotto  e  Bossolollo: 
Vaso  di  latta  ad  uso  di  bicchiere,  con  cai  i 
bagalellieri  fanno  vari  giuochi  di  mano,  facendo 
comparire  e  scomparire  sotto  il  medesimo  pal- 
lottole di  sughero  o  altro, 
n  Bossolollo:  Vaso  di  maiolica,  in  cui  si  serve  a 

colazione  il  latte  o  latte  e  caffè  e  simili. 
Il  —  per  Una  specie  di  cassetta  di  latta  o  simile, 
in  cui  i  cesellatori  ed  altri  usano  riporre  diversi 
ferri  della  loro  arte,  come'bulini,  pianaloi  e  simili. 
Il  —  per  Qualunque  altra  specie  di  vaso  lungo  e 
cilindrico,  ad  uso  di  riporvi  caffè,  the  e  simili. 
—  dò  con(/é;  Boccinolo:  Quella  parte  del  candeliere  ' 
che  riceve  la  candela  o  il  candelotto. 
S  Quello  chi  fa  i  zéughi  di  bùsciolotti;  Bagatelliere, 
Giocolare,  Giocolatore,  Giuocalor  di  mano,  Giao- 
cator  di  bussolotti. 
S  Fa  i  zéughi  di  bùsciolotti;  Fare  o  Giocare  ai 
bussolotti,  ed  anchf  Giocar  di  mano  o  di  baga- 
telle;  e  figurai.  Bubbolare,  Busbaccare,  cioè  In- 
gannare con  finzioni.  Fare  sparire  o  Portar  via 
con  inganno  checchessia. 
Busco  s.  m.  Incerto:  Provento  casuale  di  qualche 
carica  o  impiego  oltre  la  paga;  per  lo  più  si  ado- 
pera al  plur.  V.  Incerto. 
Xlusticca  V.  Bòsticcd. 
Sùstìn  s.  m.  Bastino.  Dimin.  di  Busto  V.  Busto. 
S  Roba  fata  a  bùslin;  Vestilo  a  bustino  V.  Roba. 
Sùstos.  m.  Busto.  Imbusto:  Parte  del  corpo  umano 
dal  collo  alla  cintura;  ed  anche  La  statua  scolpila 
dalla  testa  infìno  al  petto, 
n  Busto,  per  Quell'arnese,  armato  di  stecche  fba- 
lenn-ej,  che  le  donne  portano  stretto  alla  vita 
sulla  camicia,  allacciandolo  davanti  e  di  dietro 
coll'aghetto  (strinca).-  Dicesi  anche  Fascetta  e  in 
alcuni  luoghi  Bustina,  ma  essa  è  men  grave  del 
Busto,  men  fortemente  impuntita,  e  con  meno 
stecche  e  più  sottili;  ed  è  proprio  delle  citta- 
dine, dove  il  basto  è  delle  contadine. 

—  co-e  balenn-e;  Busto  steccato  V.  Balenn-a  nel 
2°  significato. 

§  Pei'lùxelli  do  busto;  Buchi  o  Bacolini. 

S  Spallassi  dò  busto;  Spallacci  V.  Spallassi. 

S  Tascelli  dò  busto;  Chiavi  V,  Tascello. 

S  Tìèta  dò  busto;  Stecca  V.  Tièla. 
JBùtiro  s.  m.  Burro  e  Butirro,  anlic.  Buliro,  Bi- 
turo  e  Bilarro:  La  parie  più  grossa  del  latle,  ossia 
il  fiore  di  esso,  ridotta  a  consistenza  col  lungo 
dibatterla  nella  zàngola  (bùrSa);  serve  d'alimento, 
ma  più  frequentemente  di  condimento. 

—  chi  ha  ò  fortò;  Burro  o  Butirro  fortigno,  cioè 
Che  principia  ad  avere  il  sapor  forte. 

—  co  ràncio:  Burro  vieto,  cioè  Stantio  o  ràncido, 
Che  ha*  perduta  la  sua  perfezione  per  la  troppa 
vecchiezza. 

—  d'antimonio  ;  Burro  o  Butirro  d'antimonio.  T. 
chim.  Una  certa  composizione  di  sai  comune, 
vetro  d'antimonio,  acido  solforico  e  acqua,  il  tulio 
distillato  insieme,  che  si  adopera  in  medicina  per 
cauterizzare. 

—  de  Saturno;  Burro  o  Butirro  di  Saturno.  T.  chim. 
Acelalo  di  piombo  unito  coll'olio  o  col  grasso, 
con  cui  formasi  una  pasta  atta  a  guarire  i  ge- 
loni e  le  affezioni  erpetiche. 

S  Pan  de  bòtiro;  Pane  di  butirro:  Certa  quantità 


168 


BUT 


BUT 


di  burro,  come  a  dire  d'una  libbra,  più  o  mono, 
in  forma  di  pane  o  altra  consimile. 
Sùtta>  s.  m.  Incastro,  Rósolo  e  Rósola.  T.  manisc. 
Quel  ferro  piano  e  fatto  a  modo  di  paletta,  con 
manico  di  legno,  di  cui  si  servono  i  maniscalchi 
per  pareggiare  le  unghie  alle  bestie  che  si  ferrano. 
Sùttà^  V.  a.  Ruttare  e  più  nobilm.  Gettare:  Lan- 
ciare con  forza  ciò  che  si  tiene  nelle  mani. 

n  Gettare,  per  Mandare  che  fanno  fuori  l'acqua  le 
fontane  o  simili:  0  bronzin  6  nò  bautta;  La 
cannella  non  getta. 

„  —  Parlandosi  di  piaghe,  vale  Mandare  o  Menar 
marcia. 

„  —  Parlando  della  penna  da  scrivere,  vale  Rendere 
0  no  l'inchiostro  :  A  penna  a  nò  béulta;  La  penna 
non  getta. 

„  —  Parlando  di  vulcani ,  dicesi  quando  mandano 
fiamme:  Quando  béutta  ò  Vesuvio  ecc. /Quando 
getta  il  Vesuvio  ecc. 

„  _  Parlandosi  delle  piante  e  degli  alberi,  vale  Pro- 
durre, Dar  fuori,  che  anche  dicesi  Mettere,  Pul- 
lulare, Germogliare,  Germinare,  Sbocciare.  -  Mi- 
gnolare dicesi  più  propriam.  degli  ulivi  e  Gem- 
mare delle  viti. 

«  Urtare,  Dar  urtoni,  spintoni:  Spinger  incontro  con 
impeto  e  violenza  V.  Spuncià. 

—  a  fondo  un  bastimento;  Colar  a  fondo.  Mandar 
a  fondo  un  bastimento,  vale  Sommergerlo. 

—  ben;  Far  buona  riuscita,  Riuscir  bene,  dicesi  fìgu- 
rat.  delle  persone,  e  vale  Dar  buon  saggio  di  sé. 
Manifestarsi  buono  ;  e  parlandosi  delle  piante,  di- 
cesi Attecchire,  Venir  innanzi,  Crescere,  Prospe- 
rare, Far  buona  prova,  Far  piede. 

—  di  sospii;  Gettar  sospiri,  vale  Sospirare. 

—  ereixe;  Gettar  le  radici,  vale  Stenderle  nella  terra. 

—  féua;  Gettare,  Recere,  Vomitare,  Cacciar  fuori 
V.  Vomita. 

—  féugo;  Gettar  fuoco,  dicesi  delle  eruzioni  vul- 
caniche ;  e  talora  fìgur.  per  Essere  in  gran  collera, 
che  in  questo  caso  dicesi  meglio  Schizzar  fuoco. 

—  t  annunzio;  Dire  in 'chiesa  V.  Annunzie. 

—  in  éuggio;  Buttare  in  occhio  o  negli  occhi  o  in 
faccia.  Batter  negli  occhi.  Gettare  al  volto  o  in 
faccia,  vale  Rinfacciare. 

—  in  ma;  Buttare  o  Gettare  in  mare  o  in  acqua. 
Far  gel  lo:  Gettar  in  mare  tutto  il  carico  o  una 
parte  d'esso  per  alleggerir  la  nave  e  scampar  di 
pericolo. 

—  in  md  un  bastimento;  Gettare  o  Lanciare  una 
nave  o  simile  in  mare,  vale  Vararla. 

—  md;  Riuscir  male,  Far  cattiva  riuscita,  dicesi 
flgurat.  delle  persone,  ed  è  contr.  di  Far  buona 
riuscita  V.  sopra  Bùttd  ben. 

—  ò  scandaggio;  Gettar  lo  scandaglio.  T.  mar.  Ser- 
virsi di  questo  strum.  gettandolo  in  mare  per  sa- 
pere l'altezza  dell'acque  sopra  il  fondo. 

—  via;  Buttar  via.  Gettar  via,  vale  Rimuover  da 
sé  checchessia  come  inutile,  superfluo,  dannoso 
0  nojoso;  e  talvolta  per  Dissipare,  Dilapidare  o 
simili:  0  béutta  via  i  dince  a-o  zéugo;  Getta 
via  i  denari  al  giuoco. 

—  via  ò  acióu;  Gettar  ranno  e  sapone,  Soffiar  in 
legna  verde.  Sprecare  il  fiato. 

—  via  ó  tempo  ;  Gettar  via  il  tempo,  vale  Perderlo. 

—  zù;  Gettare,  Mandare  o  Mettere  a  terra,  Cacciar 
a  basso,  vale  Demolire,  Abbattere,  Atterrare,  Di- 
roccare; e  dicesi  proprism.  delle  fabbriche,  muri 
0  simili. 


—  zù  da  cavallo;  Cacciare  o  Gettar  uno  da  ca- 
vallo, vale  Scavalcarlo. 

—  zù  di  figgiéu;  Sciorinar  figliuoli,  dicesi  di  Donna 
che  partorisca  frequentemente. 

—  zù  ne-o  scrive;  Scriver  come  la  penna  getta, 
vale  Comporre  disapplicatamente.  Scrivere  senza 
pensare  a  quel  che  si  scrive,  senza  badare  con 
rigore  a  tutte  le  regole  della  favella. 

—  zù  ùnn-a  persónn-a;  Scroccare  :  Far  checchessia 
alle  spese  altrui,  e  per  lo  più  si  dice  del  man- 
giare e  bere. 

—  zù  un  travaggio;  Precipitare  un  lavoro,  vale 
Farlo  di  somma  fretta  e  con  pochissima  diligenza; 
che  anche  dicesi  Abborracciarlo,  Strapazzarlo,  Ti- 
rarlo giù.  Farlo  a  pappaceci. 

S  A  bótte  a  béutta  sótti;  La  botte  fila,  dicesi  Quando 
ella,  essendo  quasi  vuota,  getta  sottilmente. 

S  Bùttdse  n.  p. Urtarsi,  Fare  agli  urtoni,  agli  spintoni. 

I)  —  Gettarsi  :  Correr  con  impeto  a  una  cosa  :  A 
se  m'é  bùttd  in  te  bracce;  Mi  si  gettò  nelle  braccia. 

n  —  Buttarsi,  parlandosi  degli  uccelli,  diccsi  Quando 
calano  alla  rete,  all'esca  o  altro. 

n  —  in  twra;  Buttarsi  o  Gettarsi  a  terra,  vale 
Dislendervisi,  Sdrajarvisi. 

n  —  in  zenògge;  Buttarsi  o  Gettarsi  ginocchione 
0  ginocchioni:  Porsi  in  terra  colle  ginocchia. 

n  —  tutto  zù  pe-a  góa;  Buttarsi,  Ficcarsi,  Cac- 
ciarsi ogni  cosa  giù  per  la  gola,  vale  Spendere 
tutto  per  saziar  l'appetito  della  gola. 

II  —  ùnn-a  cosa  in  ta  testa  o  in  te  come  V.  in 
Caccia. 

Il  —  zù  da  un  léugo;  Buttarsi  giù.  Gettar  da..., 
vale  Cacciarsi  abbasso,  Precipitarvisi. 

^  O  se  béutta;  11  nibbio  cala.  Per  traslalo  degli 
uccelli  rapaci  che  si  calano  alla  vista  della  preda, 
dicesi  di  Chi  a  poco  a  poco  s'accomoda,  s'in- 
duce a  far  alcuna  cosa. 
Bùtteg'a^  s.  f.  Bottega,  antic.  Boltiga  e  Buttiga  : 
Stanza  a  pian  terreno  dove  gli  artefici  lavorano 
e  vendono  le  loro  merci;  e  talvolta  per  Tutti 
gli  slrum.  ed  annessi  della  bottega. 

—  avvid;  Bottega  avviata,  dicesi  Quella  a  cui  con- 
corrono di  molti  avventori. 

•J-  Aveì  a  bùltega  averta....  Si  dice  in-ischerzo  di 
Chi  ha  sbottonata  la  toppa  de'  calzoni. 

§  Cazann-a  de  bùttega;  Boltegajo,  Avventore  V. 
Cazann-a. 

S  Fd  andd  ùnn-a  bùttega;  Far  andar  una  bottega, 
vale  Farla  tirare  innanzi. 

S  Garsòn  de  bùttega;  Garzone,  Garzon  di  bottega. 
Giovine  di  bottega.  Fattorino. 

S  Bùttega  !  Bottega  !  Elissi  comunissima  per  chia- 
mare i  fattorini  de!  Caffè,  ecc. 
Sùtteg-à,  s.  m.  Bottegaio,  nel  femm.  Bottegaia: 

Colui  0  Colei  che  esercita  e  tien  la  bottega. 
3ù.tte^lii]i  s.  m.  caffè:  Abbreviazione  di  Bot- 
tega da  caiTè,  così  detto  per  Io  smercio  continuo 
che  ivi  si  fa  di  questa  bevanda. 

—  do  sa  e  tabacco;  Gabella  o  Gabella  di  sale  e 
tabacchi:  Il  luogo  dove  si  vende  il  sale  e  il  tabacco. 

JBixtteg-l'Liiié  s.  m.  Caffettiere  :  Il  padrone  di 
una  bottega  da  caffè. 

BùttSn.  s.  m.  Spinta,  Spintone,  Urtata,  Urto,  Un- 
tone; e  parlandosi  della  Spinta  indietro  che  danno 
le  armi  da  fuoco  nello  spararle,  quando  son  troppo 
cariche,  dicesi  Rispinta. 
S  Andd  a  farsa  de  bùttoin;  Andare  a  spinte, 
cioè  Per  forza  di  spinte. 


CAB 


CAB 


I5d 


S  Dà  di  bùttoin;  Urtare:  Spingere  incontro  con 
impeto  e  violenza. 

Sùitòu  s.  m.  Ripieno,  T.  tessìt.  Qnel  filo  col 
quale  si  riempie  l'ordito  della  tela,  intrecciandolo 
ad  angolo  retto  colla  spola;  altrim.  Trama. 

Sùxa,cco  s.  m.  Noce  guasta,  bacata.  Voce  del 
contado, 

Sùxilli  s.  m.  Busilli  e  Basillis  :  Difficoltà,  Im- 
pacrio.  Imbroglio,  Cattivo  passo  e  simili.  Dicesi 
derivata  questa  espressione  da  un  chierico  igno- 
rante, il  quale  dovendo  spiegare  in  un  esame  le 
parole  In  diebus  illis,  dopo  aver  tradotto  In  die 
per  la  parola  Indie,  non  potè  piiì  continuare  di- 
cendo che  quel  bus  illis  era  nn  passo  mollo  oscuro 
e  difficile. 

BiL-KO  s.  m.  Boccinolo.  T.  agric.  Parte  di  buccia 

tra  nodo  e  nodo  d'un  ramoscello  estratta  o  che 

si  possa  estrarre. 

S  Insei  a  bùxo;  Annestare  a  bocciaolo,  a  bncciòlo, 

a  bucciòli,  a  cannello,  a  boncinello,  ecc.  V.  Insei. 

Sùzancà  V.  a.  Rovinare,  Guastare,  Conquas- 
sare, Conciar  male,  Jlandar  a  male. 
S  Anddse  a  fa  bùzancà;  Andar  in  rovina.  Andar 

a  gambe  alzate,  Rimaner  brullo,  povero,  ecc. 
S  Bùzancdse  n.  p.  Rovinarsi:  Ridursi  in  cattivo 

stato  di  salute,  mezzi  o  altro. 
1)  —  d'ùnn-a  cosa  o  persónna;  Ridersi,  Infischiarsi, 

Non  sapersi  che  fare  di  checchessia. 
%  VatCa  fa  buzancà;  Va  al  diavolo,  Va  in  ma- 
lora. Va  al  boja,  alle  forche  e  simili.  Modo  di 
imprecazione, 

SùjBza>x*a/  V,  sopra  Bùzancà. 


iBùzza.x*a.dda> !  Cagna!  Cacalocchio!  Caca- 
sangue! Cacasego!  Capperi!  Cappita!  Zucche! 
Cospetto  !  Catterà  !  Esclamazione  di  sorpresa  e 
maraviglia. 

!Bùzza/i*a.cldo  add.  Cattivello,  Birbantello, 
Bricconcello,  Furfantello,  dicesi  scherzevolm.  a 
Fanciullo  svegliato  e  vispo  assai. 

!Riizza;Z*£iJa,  V.  Mincionnaja. 

Kùzzetto  s.  m.  Buzzone  :  Agnello  fatto  che 
ha  già  cominciato  a  pascolare. 
«  Tonfacchiotto,  dicesi  di  Persona  piccola  e  grassa. 

Suzzo  s.  m.  Acerbo,  Immaturo:  Non  condotto 

a  malurezza,  e  dicesi  propriam.  delle  frutte. 

S  Fin  buzzo;  Vino  acerbo,  cioè  Fatto  di  uve  acerbe, 

conlr.  di  Mature. 
n  Imbronciato,  Di  mal  umore,  dicesi  figurai,  di 
persona. 

**!Bùzzo  s.  m.  Buzzo.  Voce  bassa  e  significa  II 
ventre;  onde  tra  la  plebe  Empiersi  il  buzzo,  Aver 
pieno  il  buzzo,  si  dice  di  Chi  mangia  o  ha  man- 
giato soverchiamente. 

Suzzòmmo  s.  m.  Ormino.  T.  hot.  Salvia 
horminum.  Specie  di  pianta  del  genere  Salvia, 
che  ha  proprietà  afrodisiache  e  slimolanti.  È  in- 
digena dell'Europa  e  fiorisce  nell'estate. 

**Bùzzóii  s.  m.  Buzzone,  Pancione,  Trippone  : 
Colui  che  ha  gran  ventre;  parlandosi  di  donna, 
dicesi  Buzzona. 

Suzzùmiiii  s.  m.  Frutta  acerbe:  Nome  ge- 
nerico che  si  dà  a  Tutta  quella  frutta,  che  non 
è  bene  maturata,  e  che  mangiandola  può  cagio- 
nare soccorrenza  o  altro  malore;  altrim.  Asprnmi. 


C 


Oà  s.  f.  Casa.  Voce  contad.  V.  Casa. 
OaxL  s.  f.  Cera,  Aspetto,  Sembiante,  ed  usasi  sem- 
pre in  significato  men  buono:   0   l'ha  ùnn-a 
eoa  cattiva;  Ha  un  aspetto  tristo,  ributtante, 
cattivo. 

n  Cala:  Pìccolo  seno  di  mare  dentro  terra,  ove 
può  trattenersi  alcun  tempo  qualche  piccolo  navi- 
glio, e  mettersi  al  coperto  della  burrasca. 

N  —  e  Tratta.  T.  pese.  Il  trarre  che  si  fa  della 
rete,  ed  anche  la  quantità  de' pesci  che  si  pi- 
gliano colla  rete  ad  .ogni  traila. 

S  Andà  in  eoa;  Andar  in  cala,  vale  Andar  a  pe- 
scare, ed  arrivare  al  posto  dove  si  vuol  pescare. 

S  Èse  in  scia  caa;  Essere  in  cala,  dicesi  Quando 
una  barca  peschereccia  è  in  atto  di  pescare. 
Càloala,  s.  f.  Càbala:  Arte  che  presume  indo- 
vinare per  via  di  numeri,  lettere  o  simili. 

%  Fd  a  càbala;  Far  la  càbala:  Cercar  d'indovi- 
nare per  via  di  numeri  o  lettere  i  numeri  da 
eslrarsi  al  lotto. 
Oa,l3a>letta,  s.  f.  Cabaletta.  T.  mus.  Pensieretto 
musicale  melodico,  ossia  Cantilena  semplice,  atta 
a  blandire  l'orecchio,  la  quale,  mercè  un  rjtmo 
ben  distinto,  imprimesi  agevolmente  nell'animo 
dell'uditore,  e  per  la  sua  naturalezza  viene  facil- 
mente ripetuta,  appena  intesa  e  dagli  orecchianti 
fi  dagli  intendenti. 


Oa.'ba.lista,  s.  m.  Cabalista  :  Colui  che  fa  le 
cabale  per  indovinare  i  numeri  al  lotto. 

Oa.lba/iiiia<  s.  f.  Capanna:  Ricettacolo  costruito 
di  frasche  o  di  paglia,  ed  alle  volle  anche  murato, 
dove  i  conladini  ripongono  gli  strami ,  e  dove 
alloggiano  le  persone  povere,  specialm.  quelle  di 
campagna. 

—  dò  presepio;  Capannuccia,  dicesi  Quella  che  si 
fa  nelle  case  o  nelle  chiese  nella  solennità  del 
Natale  a  imitazione  della  capanna  dove  nacque 
Gesiì  Cristo. 

CaTbarinetta  V.  Cabannotto. 

Oabanuotto  s.  f.  Capannetta,  Capannella, 
Capannuccia,  Capànnola,  Capannuola.  Dimin.  di 
Capanna  :  Piccola  capanna. 

Cablban  s.  m.  Gabbano  :  Sorla  di  vestimento 
che  portano  i  contadini  per  ripararsi  dal  freddo 
e  dalla  pioggia, 

OaTbaré  s.  m.  Vassojo:  Specie  di  piallo  d'ar- 
genlo  0  d'altro  metallo,  o  anche  di  latta  verni- 
ciata e  colorita,  di  forma  quadrangolare,  tonda, 
ovale,  ecc.,  a  bassissime  sponde,  che  serve  a  porvi 
sopra  e  portare  da  luogo  a  luogo  un  cerio  nu- 
mero di  chicchere,  di  tazze  da  caffè,  di  bicchieri 
e  simili.  Dal  frane.  Cabaret. 

Oalbass^n.  s.  m.  Calciniello.T.  ìiHoX.  Atherina 
Boieri.  Pesciateilo  di  mare,  molto  simile  oeJU 


iéó 


CAC 


CAD 


forma  e  colore  ad  una  piccola  acciuga,  ma  di 
sapore  alquanto  meno  gustoso. 

**Cal>il<ia,  V.  Cabiria. 

**Oa.lbirdLa  s.  f.  Combriccola: Compagnia  o  Con- 
versazione di  gente  che  consulti  insieme  di  far 
male  o  d'ingannare;  aitrim.  Confrediglia. 

Oalbotag-g-io  s.  m.  Cabotaggio.  T.  mar.  Na- 
vigazione che  si  fa  lungo  le  coste  del  mare  da 
capo  a  capo  e  da  porto  a  porto,  in  opposizione 
di  quella  a  lungo  corso. 

Oalbrag-lxe  s.  m.  Calabràche:  Sorta  di  giuoco 
di  carte  che  si  fa  in  più  persone.  Messe  in  tavola 
quattro  carte  del  mazzo,  e  distribuite  le  restanti 
ai  giuocatori,  ciascuno  piglia  dal  tavolino  quelle 
carte,  a  cui  ne  ha  di  simili,  come  chi  ha  il  setie 
piglia  il  sette  se  è  in  tavola,  o  un  cinque  o  un  due 
se  vi  sono,  e  in  fine  del  giuoco  si  contan  le  carte 
che  ciascuno  ha  in  mano,  e  chi  piìl  n'ha,  quello 
riesce  vincitore. 

Calbriolè  s.  m.  Seggiola  a  bracciuoli;  e  se  molto 
grande,  Seggiolone  o  Seggiolone  a  bracciuoii.  Dal 
frane.  Cabriolet  V.  Carei,òn. 
Il  Cabriolè.  Voce  dell'uso,  dal  frane.  Cabriolet.  Spe- 
cie di  carrozza  a  due  posti,  abbarcata,  con  man- 
tice, senza  sportelli,  né  fiancate  anteriori,  e  retta 
sulle  molle,  e  ha  il  carro  a  due  stanghe  e  due  ruote; 
allrim.  Calesse,  Calesso. 

Oacoà  s.  f.  Cacca.  Voce  de'fanciulli  e  delle  nutrici, 

parlando  di  cose  sùdìce,  e  specialm.  della  m 

%  Fd  a  cacca;  Far  la  cacca.  Voce  fanciullesca  e 
vale  Cacare. 

Oaccàloa  s.  f.  Galla,  Gallozza  V.  Galla. 
g  Rompi  0  iìciùgd  e  caccàloe;  Rompere  il  capo 
0  la  testa  o  le  tavernelie,  figurat.  vale  Infastidire, 
Nojare,  Importunare,  ecc. 

Oaccàvao  s.  m.  Cacào  e  Caccào:  Màndorla 
0  Seme  d'un  albero  dello  stesso  nome,  chiamato 
dai  Botanici  Theobroma  cacao.  Queste  màndorle 
sono  ovali,  violacee  e  della  grossezza  d'una  pic- 
cola ghianda;  sono  molto  nutritive,  e  con  esse, 
dopo  essere  state  abbrustolite  e  ridotte  in  pasta, 
si  forma  la  cioccolata. 
S  Grasso  de  caccàvao;  Burro  o  Butirro  di  cacào,  T. 
chim.  Sostanza  grassa,  più  dura  del  sevo,  bianca, 
nauseosa,  che  si  estrae  dalle  màndorle  del  cacào. 

Oaccezzà  v.  a.  Cacciare,  Dar  la  caccia,  Ap- 
postare, Dar  la  posta  \.  Fd  a  caccia  nella  voce 
Cuccia. 

Oaccliezzà  V.  Checchezzd. 

Oaccia  s.  f.  Caccia  :  Perseguitamento  delle  fiere 
selvatiche  e  degli  uccelli  d'ogni  maniera,  e  inten- 
devi per  lo  più  col  fine  di  prenderli  o  di  stermi- 
narli, od  anche  per  semplice  diletto, 
w  Caccia  per  Cacciagione,  ossia  Le  fiere  o  gli  uc- 
celli che  in  cacciando  si  prendono  o  si  possono 
prendere, 
ti  —  Term.  del  giuoco  della  palla,  del  pallone  e 
simili ,  e  significa  li  luogo    dove  la   palla  o  il 
pallone  si  ferma  o  vien  fermato  dal  giuocatore. 
S  Andd  à  caccia;  Andar  a  caccia,  vale  Cacciare. 
S  Aveì  a  testa  a  caccia;  Aver  il  capo  a  tentone  o 
a  zonzo.  Aver  il  cervel  sopra  la  berretta  V.  Aveì. 

^  Dà  a  caccia;  Dar  la  caccia.  Cacciare,  Inseguire. 
S  Fa  a  caccia;  Cacciare,  Dar  la  caccia,  Appostare, 
Dar  la  posta  :  Osservare  cauiamente  dove  si  ri- 
coveri 0  sia  riposto  checchessia. 
S  Scròvi  e  cacce;  Scoprir  gli  altari  o  gli  altarini, 
flgorat.  vale  Dir  cose  che  altri  vorrebbe  si  ta- 


cessero, per  non  essere  di  suo  servizio  che  il 
pubblico  lo  sapesse. 
S  Segnd  o  Mar  ed  e  cacce;  Segnar  le  cacce.  T.  del 
giuoco  della  palla  o  del  pallone. 
Oacoia  V.  a.  Buttare,  Gettare  v.  Bùttd.  -  Molle 
inflessioni  di  questi  due  verbi  avendo  un  eguale  e 
identico  significato,  io  qui  le  tralascio  per  amore 
di  brevità  e  per  evitare  una  nojosa  ripetizione. 

—  féua  de  casa;  Cacciar  di  casa,  Scasare:  Obbligar 
altrui  a  lasciar  la  casa  dove  abita. 

—  i  annunzie  V.  Annunzie. 

—  in  bordello;  Mandar  in  malora,  in  rovina,  in 
bordello,  a  gambe  alzate,  Rovinare. 

—  in  scè  spalle  ùnn-a  cosa  a  un;  Gettar  la  colpa 
su  uno,  vale  Incolparlo. 

—  in  tó  sacco;  Mettere  in  sacco  o  in  calcetto, 
vale  Superare  nel  sapere ,  nel  valore;  ed  anche 
Stringere  o  Convincere  altrui  con  gli  argomenti 
in  forma ,  eh'  e'  non  abbia  o  non  sappia  che 
rispondere. 

—  man;  Cacciar  mano.  Metter  mano  V.  Mette  man 
nella  voce  Man. 

—  zù;  Demolire,  Abbattere,  Atterrare  V.  Butta. 
§  Chi  due  levre  caccia,  ùnn-a  a  fùzze  e  l'atra 

a  scappa;  Chi  due  lepri  caccia,  l'una  non  pi- 
glia e  l'altra  lascia  V.  Levre. 
§  Caccidse  n.  p.  Buttarsi,  Gettarsi  V.  Bùttd. 

—  a  lengua  derré;  Metter  la  berta  in  gabbia,  Cu- 
cirsi la  bocca.  Far  silenzio.  Ammutolire  :  Trala- 
sciar di  parlare  per  paura  o  altro. 

—  in  sciò  letto;  Buttarsi  sul  letto:  Gettarsi  nel  letto 
seduto  0  disteso,  ma  vestito. 

—  ùnn-a  cosa  derré  a-e  spalle;  Gettarsi  una  cosa 
dietro  le  spalle,  vale  Metterla  in  non  cale.  Non 
farne  caso  alcuno,  ed  anche  Dimenticarla. 

—  ùnn-a  cosa  in  ta  testa  o  in  te  come;  Ficcarsi 
0  Cacciarsi  in  umore  o  in  capo  o  in  testa  una 
cosa,  vale  Incaponirsi ,  Ostinarsi  a  crederla  o  a 
volerla  fare. 

—  zìi;  Precipitarsi,  Diroccarsi,  Gettarsi  giù:  Preci- 
pitar se  stesso  da  allo  in  basso. 

—  zù  0  sótto  ;  Cacciarsi  giù,  dicesi  di  Chi  si  stende 
nel  letto,  su  cui  prima  era  seduto. 

Cacciavii©  s.  f.  Cacciavite.  T.  delle  arti.  Pic- 
colo siriim.  da  invitare  o  svitare  una  cosa. 

Oacciéixa  s.  f.  Cacciatora:  Quel  farsetto  che 
usano  particolarm.  i  cacciatori  quando  vanno  alla 
caccia,  perchè  è  fatta  con  molle  comodità  a  tal  uopo. 

Càccioa  s.  f.  Brocca.  T.  conlad.  Canna  divisa 
in  cima  in  più  parti,  e  allargata  per  uso  di  co- 
gliere i  fichi. 

Oaccióu.  s.  m.  Cacciatore:  Colui  che  va  a  cac- 
cia 0  Che  è  vago  di  cacciare;  ed  usasi  anche  in 
senso  figurat. 
§  A  ùzo  cacciàu  V.  questo  modo  alla  sua  sede  al- 
fabetica. 

OàdLa  s.  f.  Calda.  T.  de'  fabbri  e  magn.  L'ope- 
razione del  tenere  il  ferro  o  l'acciajo  nel  fuoco 
perchè  prenda  quel  grado  di  calore  che  è  ne- 
cessario a  bollirlo,  piegarlo  e  fabbricarlo. 

—  di  oive;  Pastone.  T.  contad.  Una  porzione  di 
olive  macinate  e  ridotte  come  in  pasta  sotto  le 
màcine,  da  mettersi  nelle  busche. 

S  Piygidsene  ùnn-a  cada;  Darsi  o  Pigliarsi  un 
caldo,  cioè  Scaldarsi  leggerm'nle. 
Oadauzi-e  o  Oàdannie  s.  f.  plur.  Sù- 
dainini:  Piccoli  tumoretti  che  sogliono  nascere 
nella  cute  e  cagionare  un  gran  prurito. 


CAD 


CAD 


161 


^àdarrosto  s.  m.  Bruciataio,  Caldarrosta jo  e 
Caldarrostaro  :  Quegli  che  fa  e  vende  le  brucialo 
0  caldarroste  (ròst'ie). 

Oadastra,  s.  m.  Custode  del  catasto  :  Colui 
che  è  incaricato  di  custodire  il  catasto  e  farvi 
le  opportune  mutazioni  V.  Cadastro. 

Oadastro  s.  m.  Catasto:  Registro  o  Stima  di  i 
beni  stabili ,  la  gravezza  che  ad  essi  s' impone 
secondo  l'estimo,  e  il  libro  in  che  si  registrano 
e  si  descrivono  i  beni  stabili  coi  nomi  de' loro 
possessori. 

oàd-àveo  s.  m.  Cadavere  e  Cadavere:  Corpo 
morto,  ma  dicesi  del  corpo  umano. 

Oàdéa  s.  f.  Caldaja,  antic.  Caldajo:  Vaso  di 
rame,  grande  e  cupo,  con  due  maniglie,  da  scal- 
darvi e  bollirvi  entro  checchessia  ;  né  solamente 
è  masserizia  da  cucina,  ma  serve  ancora  a  mol- 
tissimi artefici  per  lor  diverso  uso.  In  Marin. 
dicesi  Caldiera. 
n  Caldaja,  per  La  quantità  del  liquore  o  altro  con- 
tenuto nella  caldaja. 

OàdLea  s.  m.  Calderajo:  Facilor  di  calderotti, 
caldani,  caldaje,  secchie,  scaldaletti  ed  altri  lavori 
di  rame;  allrim.  Ramajo,  Ramiere. 

Oadello  s.  m.  Catello,  Pernio  della  stanga.  T. 
di  cartiera.  È  un  Bastone  cilindrico  di  legno,  il 
quale  tieiie  imperniate  tutte  in  una  volta  le  stan- 
ghe che  sono  in  una  stessa  chiave. 
S  A  cadellu  V.  questa  voce  alla  sua  sede alfabeli<a 

Oadeuasso  s.  m.  Catenaccio,  Chiavistello, 
Chiavaccio,  Catorcio,  ed  a  Siena  Teschio  o  Pe- 
stio V.  Fwroìnorto. 
"  Boncinello  V.  Cainasso. 

OadLenetta  s.  f.  Catenella,  Catenuzza,  Cate- 
nina. Dimin.  di  Catena  :  Piccola  catena, 
n  Catenella:  Specie  di  ricamo  fallo  sai  vestimenli 

a  guisa  di  catena, 
w  —  per  Una  specie  di  cucitura ,  fatta  pure  a  ca- 
tena, che  i  calzolai  fanno  alle  scarpe  rotte  o  ta- 
gliale in  qualche  parte  lungo  il  giiardione  fgardónj. 

—  do  reléuio;  Catenella  dell'orologio:  Quella  ca- 
tenuzza d'oro,  acciajo  o  simile,  a  cui  s'attacc.-. 
l'orinolo  da  tasca. 

S  Cadenette  da  lampa;  Catenelle:  Quelle  che  reg- 
gono il  corpo  della  làmpana. 

S  Punto  a  cadenetta;  Punto  a  catenella  V.  Punto 

Oadenn-a s.  f.  Catena:  Legame  per  lo  più  dì 

ferro,  fatto  d'anelli  o  simili,  commessi  in  lungo 

l'un  dentro  l'altro.  Questi  anelli  comunem.  di- 

consi  iMaglie. 

«  Catena,  per  Collana,  Monile. 

n  —  É  anche  Term.  di  ballo,  ed  è  Una  specie  di 
movimento  che  si  fa  in  tondo  intrecciando  braccia   | 
con  braccia. 

«t  Ordito.  T.  tessit.  Specie  di  cotone  inglese  più 
torlo  della  trama,  che  serve  per  ordire.  | 

—  da  féugo;  Catena  V.  Chènn-a.  j 

—  de  montagne;  Catena  di  montagne,  Giogaja:  Lun£.i 
serie  di  montagne  unite  insieme. 

—  mi/jf  are  ;  Catena  militare:  Sorta  di  pena  a  cui  si 
condannano  i  soldati  delinquenti ,  così  chiamata,  \ 
perchè  i  condannati  alla  medesima  si  tengono  inca- 
tenati come  i  galeotti;  non  è  però  pena  infamante. 

S  Cadenn-e  da  bànsa ;  Catene:  Quelle  che  sosten- 
gono i  gusci  della  bilancia. 

S  Ése  ligóu  camme  un  sedavo  a  cadcnn-a;  Es- 
sere come  uno  schiavo  alla  catena,  cioè  In  gran 
soggezione. 

Casàccia,  Dùionario  Genovete-Ilaliano. 


g  Mette  a  cadenn-a;  Mettere  alla  catena,  vale  In- 
catenare. 
S  No  tegnieiva  e  cadenn-e;  Non  lo  terrebbero  le  ca- 
tene. Modo  di  dire  che  significa  Non  v'ha  ritegno 
che  vaglia  a  distorre  uno  dal  fare  una  tal  cosa. 

Oàdeón  s.  m.  Calderone,  Caldajone.  Accresc. 
di  Caldaja:  Caldaja  grande. 

Oàdeonetto  s.  ra.  Calderotto.  Dimin.  di  Cal- 
derone: Piccolo  calderone. 

Oàd-éta  s.  f.  Calderuola,  Caldajuola.  Dimin.  di 
Caldaja:  Caldaja  piccola. 

Cadlia  V.  sopra  Càdeà. 

Oadisea  s.  f.  Pannello.  T.  macell.  Quella  rete 
carnosa,  che  nelle  bestie  bovine  divide  il  polmone 
dai  visceri. 

Oàdion  V.  sopra  Cddeón. 

Oàdionetto  V.  sopra  Càdeonetto. 

Cado  s.  m.  Caldo,  Calore  :  Quel  sentimento  che 
in  noi  vien  prodotto  dalla  presenza  del  fuoco  o 
dall'aumento  del  calorico. 
»  Caldo  e  Calore,  figurai,  vale  Fervore,  Impeto, 
Vigoria:  In  tò  cado  da  zóventù,  da  battaggia,  ec. 
Nel  caldo  o  nel  calore  della  gioventù,  ecc. 

—  e  freido;  Caldana,  Scalmana,  Scarmana,  e  nel- 
l'uso Caldo  e  freddo:  Infermità  o  Specie  d'infred- 
datura, c3giona(a  da  subito  raffreddamento  dopo 
essersi  riscaldato. 

—  naturale;  Calor  naturale:  Quello  che  si  sviluppa 
continuamente  dal  corpo  degli  esseri  viventi. 

S  Aveì  cado;  Aver  caldo.  Sentirsi  caldo. 

S  Chi  para  freido  para  cado  ;  Quel  che  ripara  Io 
freddo,  ripara  lo  caldo.  Proverbio  degli  Spagnuoli, 
i  quali  portano  il  mantello  tutto  l'anno.  Pare  un 
paradosso,  eppure  è  vero  per  cagion  fisica.  Una 
casa  colle  mura  grosse  è  buona  egualmente  per 
l'inverno  e  per  Testate  ;  chi  porta  lana  addosso, 
sente  meno  freddo  l'inverno,  e  meno  ealdo  l'estate. 

S  Fd  cado;  Far  caldo.  Esser  caldo,  oltre  il  signif. 
proprio,  usasi  anche  figurai,  e  vale  Esser  alle  mani, 
Far  guerra.  Combattersi^  Picchiarsi,  Percuotersi  : 
Ghe  fa  cado;  E'  si  picchiano. 

S  Lampi  de  cado  ;  Vampi  di  caldo. 

S  Mette  0  Tegni  in  cado;  Mettere  o  Tenere  in 
caldo,  dicesi  delle  Vivande  o  simili,  che  si  la- 
sciano sulle  brage  per  mantenerle  calde. 

S  Non  avei  né  cado  né  freido  in  t'ùnn-a  cosa; 
Non  aver  né  caldo  né  freddo  in  una  cosa,  ow. 
Non  farti  né  freddo  né  caldo  una  cosa,  vale  Non 
averci  interesse  alcuno.  Non  premerti,  Esserli 
indifferente. 

S  Non  aveì  manco  de  cado  sotto  a  lengua;  Essere 
spiantato,  Essere  arso.  Essere  nell'estrema  po- 
vertà, Essere  assolutamente  privo  d'ogni  mezzo 
di  fortuna. 

%  O  cado  e  5  freido,  i  ratti  nò  se  ó  mangian; 
Né  caldo,  né  gelo  restò  mai  in  cielo.  Prov.  di 
chiaro  significalo. 
Oado  add.  Caldo:  Che  ha  calore,  contr.  di  Freddo. 

Il  Caldo,  metaf.  vale  Che  ha  il  vigore,  il  brio  e  gli 
ardenti  effetti  della  giovinezza. 

H  —  per  Accalorato,  Voglioso,  Desideroso,  Cupido. 

n  —  per  Accaldato,  Messo  in  ardenza:  Cado  da-o 
vin;  Caldo  dal  vino. 

—  bòggto;  Caldo  caldo,  cioè  Recentissimo,  Fatto 
d'allora,  ed  anche  Molto  caldo,  Caldissimo. 

»  —  Usato  come  avv.  vale  Subitamente,  Di  subito, 
Subito  subito:  O  gh'é  andceto  cado  bòggto;  E' 
v'andò  subito  subito. 


162 


CAE 


CAF 


S  A  sangue  cado  V.  questo  modo  alla  sua  sede 

alfabetica. 
%  Aveila  cada;  Averla  calda,  dicesi  nell'uso  del- 

l'Amma'arsi  e  morire  in  brevissimo  tempo. 
%  Batte  ó  fcero  fin  ch'5  l'è  cado;  Battere  il  ferro 

mentr'egli  è  caldo  V.  Batte. 
-{-  Bezéugna  piggiàne  de  cade  e  de  freide;  Bisogna 
al  mondo  pigliarne   delle  calde  e  delle  freddi\ 
Prov.  nostro,  che  dicesi  abbia  avuto  origine  da  un 
colai  Cicopero,  ricco  ed  avaro  patrizio,  il  quale 
andando  a  passeggiare  per  la  città  solca  caricarsi 
di  qualche  pietra  o  mattone  per  valersene  nelle 
sue  case,  che  un  bel  dì  abbrancala  una  pietra,  eh" 
alcuni  maligni  avoano  apprestala  rovente  al  suo 
passaggio,  non  ostante  che  si  scottasse  le  mani  e 
malamente  s'ingegnasse  a  tenerla  sotto,  non  volle 
lasciarla,  borbottando  a  coloro  che  ridevano:  Do- 
versene al  mondo  "prendere  delle  calde  e  delle 
fredde. 
%  Dàne  ùnn-a  cada  e  ùnn-a  freida;  Darne  una 
calda  e  una  fredda,  vale  Dire  la  cosa  ora  in  modo 
da  consolare,  ora  da  attristare. 
S  Èse  cado;  Esser  in  caldo,  vale  Essere  in  amoro, 
in  lussuria,  e  dicesi  de' cavalli,  de' cani  e  d'altri 
animali;  parlandosi  di  Cagna,  dicesi  Essere  a  cane. 
S  /  lenséu  cadi  fan  mangia  e  sùppe  freide  ;  1 1 
caldo  de'  lenzuoli  non  fa  bollire  la  pentola,  ovv. 
II  letto  caldo  fa  la  minestra  fredda.  Prov.  chiaro 
ad  ogni  intelligenza. 
Oàdùa  s.  f.  Caldura;  dicesi  propriam.  della  Sta- 
gione 0  Tempo  in  cui  fa  caldo. 
§  San  Lorenso  gran  càdàa,  SanVAnlogno  gran 
freidùa,  l'ùnn-a  e  l'atra  poco  dùa;  San  Lorenzo 
gran  caldura,  Sant'Antonio  gran  freddura,  l'una 
e  l'altra  poco  dura.  Prov.  che  significa  11  caldo 
e  il  freddo  passano  presto  da  que'giorni  in  poi. 
Oa>d.u.to  (Ma);  Mal  caduco,  Blal  benedetto,  Mal 
maestro,  Brutto  male,  Morbo  sacro,  e  dottrinalm. 
Epilessia:  Sorta  di  malattia  cerebrale,  che  soprav- 
viene altrui  all'improvviso  e  il  cava  di  sentimento; 
in  guisa  che  a  chi  dà  questo  male,  mancando  in 
un  istante  tutte  le  forze,  cade. 
%  Chi  patisce  de  ma  caduto;  Epilettico. 
Oaèg-a,  s.  f.  Incanto  pubblico:  Slaniera  di  ven- 
dere 0  comprare  checchessia  per  la  maggior  of- 
ferta. Nel  foro  genov.  antic.  dicevasi  Càlega. 
Caeg-a  s.  m.  Calzolaro  e  Calzolajo:  Quegli  che 
fa  le  scarpe  e  gli  stivali;  trovasi  anche  Caligajo. 
Dalla  voce  lat.  Caligarius. 
§  Bùttega  da  caegà;  Calzoleria. 
Oa/euu-a;  s.  f.  Carena.  T.  mar.  La  parte  di  sotto 
del  naviglio  fino  all'opera  morta,  cioè  L'opera  viva 
del  bastimento  dalla  chiglia  sino  alla  linea  d'acqua. 
—  do  féugo;  Catena  V.  Chenn-a. 
S  Dà  caenn-a;  Dar  carena,  Carenare:  Eseguire 
tutte  le  operazioni  necessarie  per  intonacare  e 
spalmare  l'opera  viva  d'una  nave  con  una  mi- 
stura di  materie  resinose  e  grasse,  affine  d'impe- 
dire che  l'acqua  non  penetri,  e  per  facilitare  il 
corso  della  nave  nell'acqua. 
S  Èse  in  caenn-a;  Essere  in  carena,  dicesi  della 
Nave  che  è  messa  alla  banda  per  essere  carenata. 
**S  Fd  caenn-a;  Esser  sotto  cura.  Modo  basso. 
Oaèsa.  s.  f.  Carezza,  e  per  lo  più  Carezze  al  plur.: 
Cordiale  amorevolezza  con  atti  o  con  parole;  Lu- 
singhe, Vezzi,  Amorevolezze. 
S  Fd  de  cacse;  Far  carezze.  Far  vezzi.  Accarez- 
zare, Carezzare;  Careggiare,  ecc.  V.  Caezà. 


f  Oaeta  s.  f.  ....  T.  culzol.  Il  residuo  dello  spago 
impeciato,  con  cui  si  sono  cucite  le  scarpe. 

Caezà  v.  a.  Carezzare,  Accarezzare,  Careggiare, 
antic.  Accareggiare:  Far  carezze,  Far  vezzi,  Espri- 
mere ad  alcuno  il  suo  alTetto  con  azioni  e  con 
parole,  o  con  le  une  e  le  altre. 
I)  Accarezzare,  per  Lisciare,  Piaggiare,  Palpare,  Far 
le  lustre,  cioè  Secondare  con  dolcezza  di  parole 
l'altrui  opinione  ad  effetto  di  venir  scaltramente 
e  quasi  con  inganno  a  fine  del  suo  pensiero, 

—  un  aze,  un  cóggión,  ecc.  ;  Confettare  imo  stron- 
zolo  0  una  rapa:  Far  cortesie  a  chi  è  dappoco 
e  non  le  merita. 

Oaezòn  s.  m.  Cucco  :  Il  piiì  accarezzato  della 
famiglia  V.  Beniamin. 

OàfU,tta  V.  a.  Calafatare  e  Calefatare:  Ristop- 
pare i  navigli  cacciando  sloppa  a  forza  di  maglio 
nelle  commessure  o  in  qualunque  parte  potesse 
penetrar  acqua, 
g  Càf atta  de  pugni  ;  Ddx  buon  carpicelo  di  pugna, 
Malmenar  uno  con  pugna,  ecc. 

Càf^tto  s.  m.  Calafato  e  Calafào:  Colui  che  ca- 
lafala  o  risloppa  i  navigli. 

Oaffè  s.  m.  Caffé  :  Frutto  noto  d'un  albero  ori- 
ginario dell'Arabia,  chiamato  da'  Botanici  Coffea 
arabica,  di  cui,  tostato  che  sia  e  polverizzato, 
si  fa  una  bevanda,  che  pur  si  chiama  Caffè. 
t)  Caffè ,  per  La  bottega,  in  cui  si  fa  e  vende  della 
bevanda. 

—  càrego;  Caffè  grave.  Parlandosi  del  Caffè  in  be- 
vanda, dicesi  Quello  che  è  più  carico  di  colore, 
e  contiene  maggior  quantità  del  principio  aro- 
malico,  per  la  maggior  dose  di  caffè  in  polvere 
che  vi  si  è  adoperata. 

—  leggeo;  Caffè  leggero,  contr.  di  Caffè  grave.  - 

—  muxinóu;  Caffè  in  polvere. 

—  piìsóu;  Caffè  posato:  Quello  che  ha  già  fatto  la 
posatura. 

§  Brustoli  5  caffè;  Tostare  o  Abbrustolire  il  caffè. 
§  Zuita  do  caffè;  Posatura:  Quel  sedimento  o  re- 
sidenza della  polvere  del  caffè,  la  quale  pel  ces- 
sato bollimento  e  pel  riposo,  cade  in  fondo  della 
caffettiera,  o  rimane  nella  calza  ove  si  è  colato. 

Cafl'eaus  s.  m.  Casina  o  Casino  da  caffè,  e 
nell'uso  anche  Caffeaos:  Edifizio  nel  quale  si  beve 
il  caffè.  Nelle  ville  si  colloca  ne'  giardini,  e  gli  si 
dà  forma  di  tempietto,  d'anticaglia  rovinosa,  di 
edifizio  cinese,  gotico,  ecc. 

OalTetté  s.  m.  Caffettiere:  Colui  che  in  bottega 
vende  a  tazze  il  caffè  boll'e  fatto,  e  vende  pure 
altre  bevande  acquose  e  spiritose. 

OafTettéa  s.  f.  Caffettiera  :  Vaso  per  lo  più  di 
latta  0  di  rame,  in  cui  si  fa  bollire  il  caffè  to- 
stato e  polverizzalo.  -  Presso  i  Tose,  dicesi  Bricco 
0  Coccoma  o  Cuccuma  Quella  parlicolar  sorla  di 
caffettiera  o  vaso  stagnalo,  panciuto  e  rigonfio  in 
basso,  con  coperchio  maslieltato,  in  forma  di  guan- 
cialino tondo.  Il  Bricco  suol  avere  un  canaletto 
dello  beccuccio  onde  versare  il  liquidi^,  la  Coc- 
coma no. 

—  do  Iwte;  Lattiera.  Voce  dell'uso. 
OaflFòn  s.  m.  Cafro  :   Nero  a  modo  de'  Cafri. 

Donde  tragga  origine  siffatta  voce  noi  so,  se  non 
fosse  dalla  parola  Caffa,  provincia  dell'Abissinia, 
dove  i  Genovesi  ebbero  sede  lunghissimo  tempo. 
Or  siccome  gli  abitanti  di  quella  contrada  sono 
neri,  è  cosa  facilissima  a  credersi  che  i  nostri 
volendo  notare  la  nerer.za  di  qualcheduno,  lo 


GAG 


ÒAI 


163 


abbiano  rassomiglialo  ad  an  nativo   di  Ccffa: 
Xeigro  còmme  un  caffon;  Nero  come  un  cafro. 

OafTónento  add.  Nero  assai. 

OafTusci  V.  Caffon. 

iDugSL  V.  n.  Cacare,  Tortire,  e  in  modo  più  palilo 
Andar  del  corpo,  Andar  di  sotto,  Fare  i  suoi  agi. 

"li  Cacare,  per  sim'lit.  e  in  modo  bassissimo  usasi 
per  ra'torire:  A  Vha  cagóu  dexe  figgiéu;  Ila 
cacalo  dieci  figli. 

*•  —  t  ciùmmoin;  Cacar  le  lische  dopo  aver  man- 
giato i  pesci,  Costar  salato,  vale  Pagare  il  fio  di 
qiialch?  errore  commesso. 
••  —  in  là  carfjon;  Cacar  in  S.  Giuliano.  M.  b.  e 
dell'ubo  tose,  e  vale  Venir  in  disgrazia  di  per- 
sona che  prima  accordava  prolezione  e  favori,  e 
ciò  per  villania  fallale  o  dispiacere  cagionatole. 

**  —  l'anima;  Andar  a  bocca  di  barile,  vale  Aver 
una  grandissima  dissenteria. 

**%  Chi  vive  sperando  méue  cagando  ;  Chi  vive  a 
speranza  muore  cacando,  e  più  oneslam.  muore 
cantando,  ow.  Chi  vive  a  speranza  fa  fresca  la 
dinza.  Prov.  che  vale  Esser  vanità  fondarsi  nelle 
speranze. 

**S  Lascióse  caga  in  scio  mòro;  Lasciarsi  cacare 
in  capo  0  addosso,  Lasciarsi  mangiar  la  lorla  o 
schiacciar  le  noci  in  capo,  vagliono  Lasciarsi  fiir 
onta  e  soperchicria,  Comportar  ohe  ci  sia  falla 
villania. 

**S  0  no  ('aciva  manco  de  quello  ch'5  caga;  Non  la- 
scierebbe  accendere  un  cencio  al  suo  fuoco.  Modo 
bassissimo  esprimente  la  somma  avarizia  d'alcuno. 

**S  0  nò  mangia  pe  no  caga;  É  un  brullo  taccagno, 
un  mignolla,  uno  spizzeca.  E' mangia  le  piattole, 
dicesi  di  Chi  vive  a  slento,  miseramente  per 
avarizia. 

**S  P'99"^  "-0  ^^9'^  ùnn-a  persónn-a;  Consumar 
uno.  Malignarlo:  Trattarlo  malignamente  o  con 
mal  talento.  Modo  tasso. 

•*g  Cagdseghe;  Cacarsi  sotto,  dicesi  dì  Chi  per  ti- 
midità 0  altro  nel  trattar  qualche  negozio  si  sgo- 
menta e  si  perd'',  che  anche  dicesi  Far  fico,  Dar 
in  nulla:  0  se  g'ìiu  cagóu;  Si  cacò  sotto.  Fece  fico. 

"Cag-adda  s.  f.  Cacata,  Cacatura:  Il  cacalo 
d'una  volta.  Noce  bassa. 

•'Oag-ad-ò  s.  m.  Caeatojo,  e  pili  pulitam.  Cesso, 
Privato,  Necessario,  Destro,  Agiamento,  Latrina: 
Luogo  proprio  ove  deporre  gli  escrementi  dei 
corpo. 

Cag-a<iùl>l>ii  s.  m.  Cacadubbi,  Cacapensieri, 
Tentennone:  Uomo  irresoluto,  dubiloso,  che  in 
ogni  cosa  ravvisa  difficoltà. 

Oagra  ìli  nio  s.  m.  Cucco  V.  Beniamin.  - 
Isasi  anche  per  dinotare  11  figlio  nato  per  ultimo 
fra  tulli  i  suoi  fratelli. 

**Oag'Iietta  s.  f.  Cacajuola,  Cacajola,  Cacaj  >, 
Cacherella,  e  più  pulitam.  Soccorrenza,  Smossa 
di  corpo.  Diarrea,  Flusso  di  ventre. 

"S  ^^ejn»  «  ca ghetta  ;  Venir  la  cacajola,  Cacars- 
sotto,  figurai.  v;le  Aver  paura. 

**S  Che  te  vegne  a  caghetta;  Cacastecchi  li  venga. 
Ti  venga  il  cacasangue,  Malanno  li  colga.  Modi 
bassi  d'imprecazione. 

Oag-na  s.  f.  Cagna:  La  femmina  del  cane;  e  pa:*- 
lando  di  Donna,  vale  Iniqua,  Perfida,  Traditrice, 
e  talora  Senza  cuore,  Crudele,  Aspra,  Dura,  Di- 
sumana. 
«  Cane.  T.  boftoj.  Slrum.  per  tener  forte  i  cerchi 
mentre  che  si  pongono  alle  botti. 


n  Morsa.  T.  de' Sellai.  Slrum.  di  legno,  fra  le  cui 
bocche  si  stringono  i  cuoi  che  si  cuciono  dal 
lavorante. 
$  Fd  a  cagna;  Oziare,  Ozieggiare,  Calameggiare , 

Garabullarsi  :  Slare  ozioso. 
S  Liga  a  cagna  che  ò  can  ó  l'è  casti góu;  Castiga 
la  cagna  che  il  cane  starà  a  casa.  Dettalo  pro- 
verb.  che  significa  Togli  l'occasione  e  non  t' in- 
coglierà danno. 
S  Oa  da  cagna;  L'ora  del  dormicchiare,  dicesi  nel- 
l'uso Quell'ora  che  segue  dopo  il  pranzo,  in  cai 
si  perde  ogni  voglia  di  lavorare,  essendo  presi 
dal  S'^nno. 

Oag'iiara  s.  f.  Pippionata,  Pappolata,  Freddura, 
Inezia,  Sciocchezza,  e  nell'uso  tose.  Fregna  e 
Frigna,  dicesi  d'.Mcuna  cosa  che  riesca  sciocca  e 
scipita,  e  si  direbbe  di  spettacoli ,  composizioni 
e  simili. 

Oag-nassóu  s.  m.  Lamia.  T.  itliol.  Galeus 
canis.  Pesce  marino  del  genere  Squalo,  conside- 
ralo come  il  re  de'p^sci  cani.  É  ferocissimo  e 
voracissimo ,  avido  di  sangue  ed  insaziabile  di 
preda.  Il  colore  del  suo  dorso  è  d'un  cnerino 
bruno,  la  parte  infpriore  del  sno  corpo  d'un  bianco 
sporco;  ha  la  testa  piatta  e  terminante  in  un  muso 
alquanto  arrotondalo;  la  bocca  grandissima  e  ter- 
ribile per  molle  fila  di  denti  dentellati  e  appuntali. 
Diventa  lungo  20  piedi  e  del  peso  di  iOOO  libbre. 

Oag-nastrón  s.  m.  Baslracone  :  Uomo  grosso 
e  forzuto.  -  Fantonaccio  dicesi  d'Uomo  di  sta- 
tura grande,  ma  s' inten  le  in  certo  modo  grande 
e  poltrone  e  disu:ile;  che  anche  si  dice  La;a- 
gnone,  Merendone,  Scioperone. 

Oag-netta  s.  f.  Cagnolina,  Cagnuolina,  Cagnuc- 
letla,  tagnuola,  Cagnina.  Dimin.  di  Cagna:  Ca- 
gna piccola, 
n  Grillotalpa,  Zuccajola  V.  Sùccd  nel  3°  significalo, 
n  Cagnetta.  T.  legnai  e  dell'uso.  Grosso  fil  di  ferro, 
piegalo  ad  anello,  che  a  guisa  di  molla  serve  a 
tener  ferme  le  impiallacciature  incollate  di  fresco. 

Oagnetto  s.  m.  Cagnoletto,  Cagnuolello,  Ca- 
gnolino, Cagnuolino,  Cagnaolo,  Cagnuzzo,  Ca- 
gnuccio.  Canino,  Catello.  Dimin.  di  cane:  Cane 
piccolo. 

Oag-nin.  s.  m.  Cagnino.  Vezzegg.  di  Cane:  Cane 
piccolo  e  gentile. 

Oag-nolìn.  s.  m.  Pesce  bove.  Pesce  manzo, 
Lamiola.  T.  itliol.  Heptranchias  cinereus.  Sorta 
di  pesce  della  razza  de'  cani  marini,  di  color  ce- 
nerino, con  denti  grossi  e  di  fattezze  conformi 
a  qu  ile  del  Lamia  (V.  Cagnassòn).  Fra  noi  non 
arriva  che  al  peso  di  dodici  libbre. 

Oag'nùsso  s.  m.  Cagnaccio.  Pegg.  di  cane: 
Cane  brullo,  e  talora  per  Cane  grande. 

Càg-ollo  s.  m.  Caragoo:  Specie  di  picco'a  chioc- 
ciola falla  a  turbine,  altra  che  tende  al  tondo, 
altra  all'acuto.  Dallo  spagn.  Caracol,  Chiocciola. 
S  Scaa  a  càgollo;  Scala  a  chiocciola  o  a  lumaca 
V.  Scaa. 

**Oag-òn  s.  m.  Cacalore  :  Colui  che  caca  o  che 
caca  sovente, 
n  Barbalacchio,  Mocceca,  Sloccicone,  Magogo,  ecc., 
dicesi  per  disprezzo  di  Persona  sciocca,  pigra  e 
dappoco, 
n  Merdellone,  Slronzolino,  dicesi  di  Giovine  sbar- 
batello, che  vuol  fare  il  saccenluzzo  o  pronunzia 
cose  superiori  all'età  sua. 

Oaiccio  s.  m   Caicco.  T.  mar.  Piccola  barca 


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di  servizio  d'una  nave,  pel  trasporto  d'uomini, 
provvisioni,  acqua,  ecc.,  dalla  terra  al  bordo,  e 
dal  bordo  a  terra  ;  e  si  usa  per  istendere  e  sal- 
pare le  àncore  d'  afTorco. 

Oainag"g"io  s.  m.  Carenaggio.  T.  mar.  Il  luogo 
dove  si  dà  carena. 

Oa-inasso  s.  m.  Boncinello:  Quel  ferro  b'jcadi 
dall'un  de' lati,  messo  nel  manico  del  chiavistelio 
e  affisso  in  checché  si  sia  per  ricevere  la  stan- 
ghetta dei  serrami. 

Oajòrno  s.  m.  Velia,  Avelia,  Verla,  Averla 
T.  ornit.  Lanius.  Genere  d'uccelli  di  piccola  molo, 
ma  coraggiosi,  fieri  e  insofferenti.  Cibansi  d'in- 
setti, che  specoiano  sulla  cima  degli  alberi  o  dei 
macchioni,  e  loro  piombano  addosso  e  li  divorano 
quando  escono  dai  loro  nascondigli.  Sono  comu- 
nissimi fra  noi  nella  primavera,  state  e  principio 
d'autunno.  Nidificano  per  lo  più  sugli  alberi  o  nei 
cespugli,  e  ce  n'ha  di  piiì  specie. 

.—  foeslé;  Averla  o  Verla  forestiera  (Lanius  mc- 
yidionalis). 

Mi  lomhtiTd'O ;  Verla  grossa  o  Velia  grande,  a  Pisa 
Averla  grossd,  a  Siena  Castorchia  grossa,  e  in 
altri  luoghi  Cazzavéìa  e  Cazzavelo  (Lanius  excu- 
bitorj.  È  la  specie  piii  rara. 

mezzan;  Agasella,  a  Fir.  Velia  cenerina,  a  Pisa 

Verla  o  Ghierla  gazzina,  a  Siena  Castorchia  o  Ga- 
strica tramontana  (Lanius  minor). 

—  nostra;  Velia  scopina,  a  Fir.  Velia  piccola,  a 
Siena  Castorchia  bigiarella  (Lanius  collurioj.  È 
la  specie  più  comune  di  tutte. 

—  testa  rossa;  Velia  capirossa,  a  Siena  Gastrica 
0  Castorchia  capirossa,  Capo  rosso,  a  Volterra 
Guaja  rossa  f^anms  rufus).  Non  è  tanto  comun', 
ed  abita  i  luoghi  piiì  selvaggi. 

Oaistrioso  add.  Carestoso  e  Carestioso:  Ag- 
giunto  che  si  dà  a' tempi  e  luoghi  di  carestia. 

1)  Carivéndolo.  Comunena.  usasi  da  noi  come  ag- 
giunto di  Negoziante,  e  vale  Assai  tenace  nel 
prezzo,  Che  vende  a  caro  prezzo. 
Oaitse  s.  f.  Carità  :  Movimento  d'animo  onde  si 
ama  Dio  come  nostro  bene  supremo,  e  il  pros- 
simo per  amor  di  Dio. 

«  Carità,  per  Compassione,  Commiseraiione,  Senti- 
mento di  pietà  del  male  altrui. 

M  —  per  L'effetto  dell'amor  del  prossimo,  che  con- 
siste nel  sovvenire  i  poveri  colla  limosina  o  as- 
sistere ad  alcuno  nelle  sue  necessità  coll'islruzione 
0  altro  aiuto. 

—  pelosa;  Carità  pelosa.  Carità  di  monna  Candida  o 
di  monna  Agnola  che  masticava  il  zucchero  agli 
ammalati,  dicesi  Quando  sotto  specie  di  carità 
verso  altrui  si  tende  al  proprio  utile. 

S  Frai  da  Caitce;  Fratelli  della  Carità:  Ordine  isti- 
tuito da  S.Giovanni  di  Dio  a  servigio  degl'infermi. 
§  Séu  da  Caitce;  Sorelle  della  Carità,  Suore  di  Ca- 
rità: Comunità  di  donzelle,  istituite  da  S.  Vin- 
cenzo De  Paoli  coll'ajuto  del  sig.  Le  Gras  per 
assistere  le  inferme  negli  spedali  e  nelle  case  pri- 
vate, per  visitare  i  prigionieri,  allevare  i  fanciulli 
esposti,  tenere  scuole  per  le  fanciulle  povere. 
Oaìzze  s.  f.  Fuliggine  e  Filiggine:  Quella  materia 
nera,  che  lascia  il  fumo  su  pe' camini  o  altrove. 
S  Pin  0  Brutto  de  caizze  ;  Fuligginoso,  Filigginoso. 
Oala  V.  a.  Calare,  Abbassare:  Mandare  giù  da 
alto  a  basso. 
1»  Calare,  in  signif.  neul.  e  detto  di  Moneta,  vale 
Scadere,  Essere  scarso  di  peso. 


I)  —  Parlando  di  Musica,  dicesi  Quando  l'intuo- 
nazione  d'un  cantante  o  d'un  suonatore  resta  più 
bassa  di  quello  che  dovrebb'essere. 
§  Nò  cala  un  ette;  Essere  a  un  capello,  a  un  filo, 

Essere  appuntino, 
g  Calàse  n.  p.  Calarsi:  Venir  da  alto  in  basso, 
Discendere. 

Oala"bà  s.  m.  Baccano,  Baccanalia,  Fiacca,  Bu- 
gila, Strepito,  Schiamazzo:  Rumore  grande  e 
scomposto. 

Oalalbertin  s.  m.  Frulla,  Frullo,  Pelacucchino, 
Paracucchino,  Cica,  Niente  :  Cosa  vile  e  di  niun 
pregio.  Cosa  da  nulla. 
§  No  vaeì  un  calabertin;  Non  valere  un  frullo, 
una  buccia,  una  fronda  di  porro,  ecc.,  vale  Non 
valer  niente. 

Calalbrisella  s.  f.  Calabresella  :  Specie  di 
tressette,  che  si  fa  ordinariamente  in  tre. 

OaladdLa  s.  f.  Calata  :  Pendio  di  terreno  pra- 
ticato per  arrivare  all'acqua,  ed  agevolare  l'im- 
barco e  lo  sbarco  della  mercanzia  e  delle  per- 
sone; Luogo  fatto  dall'arte  per  facilitare  l'abbordo 
delle  scialuppe,  lance  ed  altri  piccoli  bastimenti, 
vicino  ad  una  riva, 
t)  Buscherio:  Chiasso  o  Frastuono  fatto  così  per 
allegria,  come  per  diverbio;  altrim.  Scalpore, 
Clamore,  Gridìo,  Cagnara,  Cagnaja,  Strepito,  ecc. 

Oalamlbur  s.  m.  Calemborgo.  Voce  dell'uso, 
dal  frane.  Calembourg.  Giuoco  di  parole,  che 
nasce  dal  doppio  significato  d'una  voce. 

Oalan^iitta  s.  f.  Calamita:  Pietra  minerale, 
che  ha  la  proprietà  di  tirare  a  sé  il  ferro,  e,  bi- 
licala 0  messa  in  libertà,  di  rivolgersi  sempre  a 
tramontana.  Trovasi  nelle  cave  del  ferro  o  in 
luoghi  ad  esse  circonvicini. 
Il  Calamita ,  metaf.  per  Attrattiva,  e  ciò  dalla  virtù 
che  ha  la  calamita  di  trarre  il  ferro:  0  l'è  a 
calamitla  di  sciùgabèle;  È  la  calamita  degl'im- 
portuni. 
11  —  per  L'ago  della  bussola,  per  essere  tal  ferro 
calamitato  di  sorta  che  ha  presa  la  sua  virtù. 

Oalamittà  v.  a.  Calamitare:  Comunicare  la 
proprietà  della  calamita  a  un  corpo,  il  che  si  ot- 
tiene collo  stropicciamento. 
S  Calamiltdse  n.  p.  Calamitarsi  :  Acquistare  la  virtù 
della  calamita. 

Oalanea  s.  f.  Cala,  Calanca.  T.  mar.  PiccioI 
ricovero  o  seno  lungo  una  costa  di  mare,  nel  quale 
possono  entrare  dei  piccoli  bastimenti  e  mettersi 
al  coperto  da'  cattivi  tempi. 

Oalancà  s.  m.  Calancà  o  Calancar.  T.  mercant. 
Tela  stampata  a  fiorami  e  figure  che  ci  capita>« 
dall'Indie  e  fabbricavasi  anche  in  Europa.  La  usa- 
vano presso  noi  anticam.le  donne  plebee  per  gonne 
e  gamurrini  (contùssij;  oggidì  è  andata  in  disuso. 

Oalaudx*a  s.  f.  Calandra,  Calandro,  Calandrino. 
T.  ornit.  Allauda  calandra.  Uccello  del  genere 
delle  Allodole.  É  uno  de'  più  abili  cantori  che  ten- 
gansi  in  gabbia  ;  non  ha  canto  suo  proprio,  ma 
imita  a  perfezione  tutti  gli  uccelli  che  ode  cantare. 
É  uccello  stazionario,  e  comunissimo  nelle  Bla- 
remme;  nidifica  ne' campi  di  grano  e  ne' prati. 
3  Canta  camme  ùnn-a  calandra  ;  Cantare  come 
una  calandra,  come  una  sirena,  o  come  un  usi- 
gnuolo, dicesi  proverb.  di  Coloro  che  cantano 
frequentemente. 

Oa<laxid.i>iiiu-a  (Erba);  Camedrio,  Quer- 
ciola  V.  Erba  calandrinn-a. 


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Oa.la.n.te  add.  Calante,  Scemo:  Che  manca  in 
qualche  parie  della  sua  pienezza  o  grandezza: 
Lùnn-a  calante;  Luna  calante. 

%  Monoda  calante;  Moneta  calante:  Quella  che  è 
scarsa  e  che  cala  dal  suo  legittimo  peso. 
GeLÌ-SL^trsL  s.  f.  Calasira,  Sedile:  Quel  sostegno 
sopra  il  quale  posan  le  botti.  Se  è  di  pietra  o 
di  mattoni,  dicesi  Caiastra  o  Sedile  murato. 
Calca  V.  a.  Calcare  :  Aggravare  colla  punta  di 
uno  stile  d'avorio  o  di  legno  duro  i  dintorni  di 
alcun  disegno  fatto  sopra  carta  ordinaria  o  tra- 
sparente, a  effetto  di  far  comparire,  sopra  altra 
carta  o  tela  o  muro,  esso  dintorno,  per  poi  farne 
altro  disegno  o  pittura. 

«  Calcare,  per  Premere  cioè  Stringere  fortemente 
una  cosa  o  Aggravarsi  sopra  di  essa  V.  Schissà- 
Calcalettere  s.  m.  Calcafogli,  Calcalettere, 
Calchino,  e  in  alcuni  luoghi  della  Toscana  Fat- 
torino V^.  Prespapié. 
Caleestru.sso  s.  m.  Calcestruzzo  o  Calci- 
struzzo:  Mescolanza  di  calcina  con  altre  materie 
per  accrescerle  tenacità  ;  e  serve  per  lo  più  per 
murare  condotti  d'acqua,  conserve  o  vasche  di 
acqua  o  simili. 
Oalcolà  v.  a.  Calcolare  e  Calcolare:  Far  cal- 
coli, Far  conti  o  computi. 

M  Calcolare,  per  Giudicare:  De  chi  poeì  calcola 
quanto  g'hò  guàgno  ;  Da  ciò  potete  calcolare 
quanto  vi  guadagnai. 

«  —  per  Computare,  Aggregare,  Annoverare,  Metter 
nel  numero  :  Calcolarne  mi  asci  ;  Calcolale  an- 
che me. 

S  Calcolò  in  sciùnn-a  cosa  o  persòhn-a;  Far  di- 
segno 0  assegnamento  o  fondamento  sopra  una 
cosa  0  persona,  vale  Pensar  di  valersene. 

S  Nò  calcola  a  speiza;  Non  far  conto  alcuno  della 
spesa,  vale  Non  valutarla.  Non  istimarla. 
Calcolo  s.  m.  Calcolo:  Computo  o  Ragione  non 
pur  di  numero,  ma  eziandio  di  quantità  o  gran- 
dezza quali  che  sieno. 

«  Calcoli  e  Calculi  al  plur.,  ed  anche  Renella  :  Quelle 
pietruzze  che  si  generano  nelle  reni,  onde  :  Pati 
ma  de  calcoli;  Aver  i  calcoli,  Aver  la  renella, 
Patir  la  renella. 

S  Fd  calcolo  in  sciùnn-a  cosa  o  pers5nn-a  V. 
Calcola  nel  i"  significalo. 
""  %  Fd  i  so  calcoli;  Far  i  suoi  calcoli:  Calcolare, 

Esaminare,  Ponderare,  Considerare. 
Caleudàio  s.  m.  Calendario,  anticam.  Calen- 
daro:  Tavola  o  Almanacco,  che  contiene  la  serie 
de'  giorni,  delle  settimane,  de'  mesi ,  delle  feste, 
le  quali  accadon  nell'anno,  colla  notizia  pel  so- 
lito del  corso  del  sole  e  della  luna  e  dei  loro 
accidenti. 

S  Aveì  0  Non  aveì  un  in  io  so  calendàio;  Avere 
0  Non  avere  alcuno  nel  suo  calendario,  figurai, 
vale  Aver  uno  in  pregio  o  in  odio,  Tenerlo  in 
istima  0  disistima. 

S  Non  ese  in  tó  calendàio  d'ùnn-a  pers5nn-a; 
Non  essere  nel  calendario  d'uno,  vale  Non  es- 
sere in  grazia  d'esso.  Non  essere  amato  o  sti- 
mato da  lui. 
Calende  s.  f.  pi.  Calende  e  Calendi  :  Il  primo 
giorno  di  ciascun  mese  presso  gli  antichi  romani. 

S  Mandd  ùnn-a  cosa  a-e  calende  greche;  3f an- 
dare alle  calende  greche,  vale  Mandare  un  affare 
all'infinito;  p«rchè  i  Greci  non  avevano  calende. 
Calend-in  s.  m.  Direttorio  :  Calendario  che 


serve  di  regola  ai  sacerdoti  per  la  celebrazione 
delle  Messe  e  la  recitazione  dell'Uffizio. 

Calepin  s.  m.  Calepino:  Vocabolario  ampio  ed 
abbondante  di  voci.  Dal  nome  di  Ambrogio  Ca- 
lepino, compilatore  di  un  lessico  poliglolto  di 
molto  pregio. 

Calesso  s.  m.  Calesse  è  Calesse  V.  Biroccio. 

Calilbrà  v.  a.  Calibrare.  T.  d'artigl.  Misurare 
la  portata  delle  artiglierie,  cioè  il  diametro  del- 
l'anima di  qualche  pezzo.  Si  calibrano  pure  le 
palle,  cioè  si  guarda  se  sono  di  quella  data  mi- 
sura corrispondente  al  calibro  della  canna;  al  qnal 
ufficio  si  adopra  un  cilindro  vuoto  detto  Calibra- 
toio V.  Calibrato. 
n  Calibrare,  presso  gli  Oriuolaj  vale  Dare  alle  ruote 
od  ai  rocchetti  o  ad  un  corpo  una  determinata 
dimensione. 

Calibrato  s.  m.  Calibratoio.  T.  d'artigl.  Stru- 
mento di  rame  o  di  legno,  nel  quale  è  fatto  un 
foro  rotondo  per  riscontrar  la  grossezza  delle  palle, 
affinchè  siano  proporzionale  all'anima  dei  cannoni. 

Calitoro  s.  m.  Calibro.  T.  d'artigl.  Propriam. 
è  II  diametro  dell'armi  da  fuoco;  ma  perchè  le 
palle  debbonsi  ragguagliare  alla  bocca  della  canna 
chiamasi  pur  Calibro  II  diametro  di  tutti  i  proietti 
e  La  lor  proporzione  colla  detta  bocca, 
n  Calibro,  presso  gli  Oriuolai  dicesi  Uno  strum.  che 
serve  a  determinare  la  grandezza  delle  ruote  e 
il  luogo  dov'esse  devono  essere  rispettivamente 
collocate;  altrim.  Pianta. 
n  —  Figurai,  vale  Qualità  e  carattere  della  per- 
sona: San  tutti  dò  stesso  calibro;  E' son  lutti 
d'un  medesimo  calibro. 

Calibe  s.  m.  Calice:  Quel  vaso  sacro  che  serve  nel 
sacrifizio  della  Messa  alla  consecrazione  del  vino. 

—  de  scioi :  Calice  de' fiori:  Quella  parte  che  da 
basso  sostenta  alcuni  fiori,  e  per  lo  più  li  cir- 
conda e  gli  abbraccia;  e  propriam.  L'inviluppo 
esteriore  dei  fiori,  il  quale  quando  circonda  tulle 
le  parti  di  essi  dicesi  Perianto. 

S  Borsa  dò  calice;  Borsa  V.  Bórsa  nel  3»  signi f. 

S  Gotto  (ceto  a  calice;  Calice,  dicesi   Quel   bic- 
chiere che  ha  la  pianta  Co  péj  come  il  calice. 
Cali^eitto  s.  m.  Calicelto,  Calicino,  Bicchierino: 
Quel  bicchierino  di  cristallo,  fatto  a  foggia  di  pic- 
colo calice,  entro  cui  si  mescono  vini  fini  o  liquori. 

—  di  éuve;  Uovarolo  V.  Portéuve. 
Calicò  s.  m.  Calicò.  Voce  dell'uso.  Nome  che 

si  dà  alla  Tela  di  cotone,  per  lo  più  fine,  da 
far  camicie  e  simili. 
Càllao  s.  m.  Castellina,  Casella,  Capannella: 
Tre  noci  o  nòccioli  o  simili  posti  in  triangolo  e 
un  altro  sopra  di  essi,  in  cui  si  tira  da  lontano 
con  altro  nòcciolo,  e  vince  chi  coglie,  onde:  Zùgd 
a-i  cèUlai;  Fare  o  Giocare  alle  castelline,  alle 
caselle,  alle  capannelle. 

—  bastardo;  Casella  o  Castellina  bastarda,  dicesi 
Quella  che  è  formata  di  due  nòccioli  invece  di 
tre,  e  un  altro  sopra  di  essi. 

"Callèvio  add.  Guascotto  :  Quasi  cotto,  Non 
totalmente  cotto  V.  Bazzanotto. 

Callo  s.  m.  Callo:  Piccolo  tumore  duro  e  corneo, 
che  si  sviluppa  nelle  parti  sporgenti  delle  falangi 
delle  dita  de'  piedi,  prodotto  dalla  pressione  che 
vi  fanno  le  strette  calzature;  ed  anche  Pelle  in- 
durita per  continuazione  di  fatica  o  per  altro 
accidente,  che  comunem.  viene  alle  mani,  ai  piedi, 
alle  ginocchia. 


166 


GAL 


CAM 


M  Callo.  T.  de'tonnar.  Carne  del  tonno  accanto  alla 
coda  che  si  sala  come  la  sorra  (sùraj  e  lo  spi- 
nello (spinèllo). 
n  Grilianda  T.  di  cartiera.  Quella  parte  di  sop- 
pressa che  è  formala  di  due  grossi  dischi  di  le- 
gno orizzontali,  tenuti  connessi  e  paralleli  da 
frapposti  piuoli. 
%  Fa  ò  callo  a  ùnn-a  cosa;  Fare  il  callo  a  una 
cosa,  figurat.  vale  Assuefarvisi,  Ostinarvisi. 

Oa;liua>  V.  Carma. 

Oa^lma/  V.  Carmd. 

Oa.liua.nte  s.  m.  Calmante:  Medicina  semplice 
0  composta,  che  ha  la  virtù  di  sedare  le  convul- 
sioni, gli  spasimi  e  simili  angosce  dell'ammalalo, 
n  Usato  come  addiett.  vale  Che  calma.  Che  mitiga. 

Oalmùcco  s.  m.  Calmucco  V.  Carmùcco. 

Oalomelan  s.  m.  Calomelano.  '/.  farmac. 
Sorla  di  medicamento  preparato  con  sublimato 
corrosivo  e  mercurio  metallico.  É  purgativo,  ver- 
mifugo e  leggermente  antisifllitico:  altrim.  Aquila 
alba,  Protocloruro  di  mercurio.  Cloruro  mercu- 
riopo,  Mercurio  dolce.  Panacea  mercuriale,  ecc. 

Oali5i*iia  s.  f.  Caliorna.  T.  mar.  Meccanismo 
composto  di  due  grossi  bozzelli  o  taglie  a  tre 
raggi  ed  una  corda ,  che,  fermala  con  un'estre- 
mità allo  stroppo  d'una  di  dette  taglie,  passa  e 
s'ordisce  con  tutti  gli  altri  raggi,  e  serve  a  tirare 
0  sollevare  de' grossi  pesi  V.  Pànco. 

Oalotta  s.  f.  Berrettino.  Dal  francese  Calotte. 
Sorta  di  berretta  che  combacia  al  capo  e  senza 
tesa  (visiera). 

—  do  reléuio;  Calotta.  Frane.  T.  degli  oriuol.  Specie 
di  cappelletto  che  serve  di  custodia  al  movimento 
dell'oriolo;  altrim.  Coperchio. 

Oalpesta  v.  a.  Calpestare,  antic.  Calpistare, 
Calpitare:  Propriam.  Percuoter  co' piedi;  ma  da 
noi  usasi  nel  solo  signific.  figur.  di  Conculcare, 
Opprimere,  Oppressare,  Oltraggiare,  Vilipendere, 
Tener  a  vile. 

Oalsa  v.  a.  Calzare  :  Mettere  in  gamba  e  in  pie 
calze  e  scarpe  e  simili;  e  più  estesam.  Vestire, 
Coprire  o  simile. 
»i  Calzare,  figurai,  vale  Quadrare,  Tornar  por  l'ap- 
punto. Tornar  bene,  Venir  a  proposito. 

Oalsaute  add.  Calzante:  Che  calza;  ma  usasi 
figurat.  per  Acconcio,  Proprio,  Che  qua  ira  bene, 
Che  si  affa  alla  cosa  di  cui  si  tratta. 

Oalsatùa  s.  f.  Calzatura,  Cal.amcntJ:  Tutto 
quel  che  copro  il  piede  e  la  gamba,  così  scarpe 
come  calze. 

Oalùma  v.  a.  Calare,  Calomare  e  Calumare.  T. 
mar.  Mandare  giù  di  alto  in  basso.  Abbassare  per 
mezzo  d'una  fune  un  qualche  oggetto. 
S  Calùmàse  n.  p.  Calarsi  :  Venir  da  alto  in  basso 
mediante  una  fune  o  altro. 

Oalùnnia  v.  a.  Calunnia,  Calunniamento,  Ca- 
lunniazione,  antic.  Calogna  o  Calonnia:  Imputa- 
zione falsa  malignamente  dala  ad  altrui. 
S  Piggid  de  calùnnie;  Dar  calunnie,  Calunniare, 

Apporre  il  falso. 
S  Pin  de  calùnnie;  Calunnioso,  Pieno  di  calunnie: 
Vago  di  calunniare. 

Oalùnnia  v.  a.  Calunniare,  antic.  Calonniare 
e  Calognare:  Accusare  falsamente.  Apporre  altrui 
malignamente  qualche  falsità. 

Oalùnniató  s.  m.  Calunniatore,  antic.  Ca- 
lonniatore  e  Calognalorc :  Chi  calunnia;  ijllrim. 
Infamatore. 


Oama  s.  m.  Calamaio:  Quel  vasetto  dove  tiensi 
l'inchiostro  e  inlingesi  la  penna  per  iscrivere.- 
Dicesi  Calamajo  a  guazzo  quello  in  cui  non  si 
mette  stoppaccio  (stòppetta),  ma  solo  inchiostro; 
Calamujo  a  stoppaccio,  quello  in  cui  si  mette 
stoppaccio,  cioè  stoppa,  cotone  o  simil  cosa  ce- 
devole; Calamajo  a  scrivanìa,  quello  che  è  fer- 
malo sopra  un  vassoino,  che  sostiene  pure  il  pol- 
verino (pùetea)  o  altre  cose  relative  allo  scri- 
vere; Calamajo  da  tasca,  il  calamaio  che  si  può 
portare  in  tasca. 
H  Calamajo.  T.  itliol.  Sepia  loligo.  Specie  di  mol- 
lusco, dell'ordine  de' Cefalopodi,  somigliante  al 
Totano,  se  non  che  è  mollo  più  grosso,  ed  ha 
il  sacco  più  largo,  di  color  vinato,  e  le  due  na- 
tatorie più  curie;  ha  sul  dorso  una  sottile  lamina 
cornea  in  forma  di  spada  o  lancetta,  da  noi  detta 
penna,  con  una  vescica  di  materia  nera  come 
r  inchiostro. 
%  Testa  de  càmà;  Testa  d'asino,  Capo  di  becco 
0  di  bue.  Capocchio,  Cervel  di  gatta,  diccsi  di 
Persona  scimunita,  balorda,  senza  senno;  e  talora 
anche  di  Persona  ostinala  nella  sua  opinione,  che 
in  tal  signif.  dicesi  Testereccio,  Teslicro,  Testac- 
ciuto,  Capaccione. 

Oamaleonte  s.  m.  Camaleonte  e  Cameleonte, 
femm.  Camaleonlessa  :  Specie  di  serpentello  qua- 
drupede che  nasce  d'uovo  come  la  lucertola  (gr't- 
gòa),  di  cui  ha  le  fattezze,  e  che  cangia  spesso 
di  colore,  piuttosto  a  suo  piacimento  che  per  co- 
municazione degli  oggetti  vicini, 
n  Voltafaccia,  figurat.  dicesi  ad  Uomo  che  mula 
discorso  e  maniere  a  seconda  delle  circostanze, 
Uomo  mutabile  ad  ognt  evento. 

Oamalla  d'eog-ua;  Acqua jola,  Acquarola, 
ecc.  V.  in  ^gua. 

Oamalla  v.  a.  Facchineggiare  :  Portare  pesi 
sulle  spalle  o  sul  capo.  Abbenchè  questa  voce  non 
sia  registrata  ne'  Dizionari  se  non  nel  signif.  di 
Durar  fatiche  da  facchino,  p.ire  trovasi  usata  dal 
Manuzzi  e  dal  Fanfani  nella  deilnizione  di  Por- 
tantino (Camallo  da  bùscida). 

—  ben  i  anni;  Portar  bene  gli  anni,  figurai,  vaie 
Esser  prosperoso  in  età  avanzata. 

S  L'aze  0  caniulla  o  vin  e  o  bcive  l'wgua  V.  Aze. 

Camallag-g-io  s.  m.  Facchinaggio.  Voce  del- 
l'uso :  La  corporazione  de'  facchini  ;  e  talvolta  li 
prezzo  che  si  dà  al  facchino  per  avere  portato 
qualche  cosa^  che  in  questo  senso  dicesi  Facchi- 
neria V.  Camalléua. 

Oamallata  s.  f.  Villania,  Scortesia,  Mala- 
creanza: Azione  incivile,  Tratto  da  facchino. 

Oamallesco  add.  Facchinesco,  Da  facchino: 
Aggiunto  d'Azione,  Tratto,  Procedere  e  simili, 
vale  Sgarbalo,  Scortese,  Villano. 

Oamalletto  da  posta  s.  m.  Portalet- 
tere: Colui  che  nella  città  porla  le  lettere  della 
posta  a  domicilio. 
•—  da  Banca:  Fattorino  della  Banca. 

Oamalléua  s.  f.  Facchineria  :  Fatica  da  fac- 
chino, ed  anche  11  prezzo  che  si  dà  al  facchino 
per  aver  portato  qualche  cosa. 

Oamallo  s.  m.  Facchino:  Quegli  che  porla  pesi 
addosso  per  prezzo  ;  e  generalm.  si  chiaman  così 
quelli  delie  dogane,  dei  banchi,  di  negozio,  ecc. 
Dicesi  anche  Portatore,  Porlareca  e  Porlarecchia, 
antic.  Bastagio,  e  con  voce  lat.  Bàjulo. 

—  da  bùscioa;  Porlantino,  Seggellicre  V.  Bùsciga, 


CAM 


CAM 


167 


S  Avei  un  fa  da  camallo;  Aver  an  fare  da  fac- 
chino, vale  Aver  modi  incivili,  sgarbali,  scortesi. 
Oama^milla.  s.  f.  Camamilla  e  Camomilla.  T. 
boi.  Matricaria  chamoinilla.  Pianta  annuale  che 
nasce  spontanea  ne'  campi,  di  odore  aromatico, 
e  meno  grato  di  quello  dell' Appiolina  Ccama- 
ììiilla  ronuma). 

—  romana;  Appiolina,  Camamilla  di  Germania  o 
di  Boemia,  Erba  cotognina.  T.  bot.  Anlhemis 
uobilis.  Altra  specie  che  coltivasi  ne'  giardini  per 
l'odore  che  le  sue  foglie  e  i  suoi  verdi  fusti  fre- 
gati esalano  di  mele  appiole,  d'onde  ebbe  anche 
il  nome  à'Appiolina.  I  fiori  sì  di  questa  .come 
dell'anzidetla  specie  servono  a  far  decozioni  giu- 
dicate febbrifughe,  antispasmodiche,  stomatiche, 
anodine,  diuretiche,  ecc. 

CarnTbrè  s.  m.  Cambragio,  Cambra ja  o  Tela  di 
Cambrai:  Sorta  di  tela  finissima,  così  detta  dalla 
città  dì  Cambray,  dove  si  fabbricava. 

Oa'iulbùsaj  s.  f.  Dispensa.  T.  mar.  dal  frane. 
Cambuse:  Luogo  separato  sotto  il  ponte  de' ba- 
stimenti, che  serve  a  racchiudere  i  viveri  e  dove 
se  ne  fa  la  dispensa. 

Oain."bùsé  s.  m.  Dispensiere,  e  vojg.  Cambn- 
giere.  T.  mar.  Colai  che  dispensa  o  vende  i  vi- 
veri a'  marinai. 

Carnè  s.  m.  Cameriere  :  Quello  tra  i  servitori 
che  ha  la  cura  della  camera  e  della  persona  del 
padrone;  e  nelle  Locande  Quegli,  il  cui  ufiìzio  è 
d'acconciar  le  camere  d'alloggio  e  ordinare  i  letti. 

Oaméa  s.  f.  Cameriera  :  Colei  che  assiste  ai 
servigi  della  camera  delle  signore. 

Oàmea  s.  f.  Camera  :  Stanza  fatta  principalm. 
per  dormirvi. 
M  Camera,  in  Jlarin.  dicesi  II  luogo  destinato  agli 
ufliziali  della  nave:  Càrnea  do  cupitaunio,dd  chi- 
rurgo, ecc.;  Camera  del  capitano,  del  cerusico,  ec. 

—  àta  d'aia;  Camera  sfogata. 

—  da  canna  do  scciéuppo  ;  Camera  :  Il  fondo  della 
canna,  che  è  la  stanza  della  carica,  ossia  Pestre- 
mità  posteriore  dell'anima. 

§  Bassa  càrnea;  Camera,  Cameretta  V.  Camerin 

nel  3°  significalo. 
S  Dà  recatto  a  càmca;  Far  la  camera,  vale  Ac- 
conciarla ed  ordinare  il  letto. 
S  Roba  da  càrnea;  Veste  da  camera:  Vestimento 
agiatissimo  che  si  usa  solamente  per  casa,  spe- 
cialm.  il  mattino  prima  di  vestirsi  per  andar  fuori. 

Oameadda  s.  m.  Camerata,  Compagno,  Com- 
pagnone, Buon  compagno. 

Canieclrio  s.  m.  Camedrio,  Qaerciola  V.  Erba 
calundrinn-a. 

Oamelia  s.  f.  Camelia.  T.  botan.  Camelia  Ja- 
ponica.  Arboscello  sempre  verde,  indigeno  della 
China,  ed  era  coltivato  con  successo  in  Europa. 
I  suoi  fiori,  inodoriferi,  somiglianti  a  rose,  for- 
mano uno  de' più  begli  ornamenti  delle  sale  pili 
eleganti,  reggendo  al  confronto  de'  più  bei  fiori 
conosciuti.  Ve  n'  ha  delle  bianche  e  delle  rosse. 

Oamelinii-a  s.  f.  Camelina  e  Cammellina, 
Camelino,  Camamilla  oleosa,  Dorella,  Miagro  falso. 
T.  botan.  Myagrum  sativum.  Pianta  indigena  ed 
annuale.  Si  coltiva  in  alcune  località,  e  segnata- 
mente nella  Normandia,  per  estrarne  olio  dai  semi 
buono  da  bruciare,  da  digrassar  la  lana  e  fab- 
bricar sapone,  e  pel  suo  fusto  che  si  macera  e  si 
fila  col  lino,  perchè  da  sé  solo  dà  de' fili  inferiori. 

Oameotto  s.  m.  Mozzo  di  camera.  T.  mar. 


Dicesi  a  bordo  Quegli  che  serve  al  capitano  ed 
agli  altri  uffiziaii. 

Oaxti.ex*iii  s.  m.  Camerino,  Stanzino,  Gabinttto: 
Piccola  camera, 
n  Camerino,  per  Quella  stan'.a  ne' teatri,  ove  i  co- 
mici 0  cantanti  stanno  per  abbigliarsi  e  riposarsi 
quando  non  sono  in  scena, 
ti  Camera,  Cameretta:  Lo  stanzino  ov'è  posto  il 
cesso:  Andd  a-o  camerin;  Andare  a  camera, 
cioè  A  fare  i  suoi  agi. 

Oameròn  s.  m.  Camerone  Aceresc.  di  Camera: 
Camera  grande. 

Oanxiéta  s.  f.  Cameretta,  Camerelia,  Camerina, 
Cameruccia,  Cameruzza.  Dimin.  di  Camera:  Ca- 
mera piccola. 

—  da  morti;  Camera  da  morti  o  mortuaria.  Chia- 
ma\asi  già  da  noi  Quella  stanza  attigua  alle  chiese 
in  cui  si  deponevano  i  cadaveri  prima  di  portarli 
alla  sepoltura,  che  ordinariamente  soleva  farsi  in 
qualche  chiesa.  Da  dopo  che  fu  statuito  per  legge 
che  i  morti  debbano  essere  interrali  ne' pubblici 
cimiteri,  i  cadaveri  vengono  per  ordine  de'  Mu- 
nicipii  tolti  dalle  case  e  deposti  alla  casa  mortuaria, 
appositamente  costrutta  in  luogo  appartato  della 
città  per  quindi  trasportarli  al  cimitero. 

Oamixa  s.  f.  Camicia  e  Camiscia  :  Veste  ordi- 
nariamente bianca,  di  pannolino  o  di  cotone,  che 
portano  nomo  e  donna  in  sulla  pelle.  Talora  è 
a  colori,  ma  non  usano  portarla  che  i  soli  uomini, 
ed  è  sempre  di  cotone.  La  camicia  dell'uomo  è 
lunga  per  lo  più  sino  alle  cosce,  e  quella  della 
donna  innanzi  a  mezzagamba  o  anche  al  malleolo, 
n  Panno  :  Quel  velo  o  Trasudamento  che  fa  d' e- 
stale  l'acqua  fresca  ne' vasi  di  vetro,  rame  e  simili; 
ed  anche  Quella  posatura  che  lascia  il  vino  nelle 
pareti  interne  delle  bottiglie. 

—  co  xiabò;  Camicia  colla  gala.  Camicia  galala 
V.  Xiabò. 

—  da  donna;  Camicia  da  donna.  Le  sue  parti  princi- 
pali sono  :  Schiffitùa,  Scollo;  Gòenn-a,  Guainetta; 
jJ/dne^Ae  cur/e.  Maniche  tronche;  Tascelli,  Ghe- 
roni; Bulsann-a,  Balzana;  Redòggia,  Rimbocco. 

—  da  néutte;  Camicia  di  notte:  Camicia  più  sem- 
plice e  d'ordinario  men  fine,  che  suol  portarsi 
la  notte. 

—  da  ommo;  Camicia  da  uomo.  Le  sue  parti  ed 
acccssorii  sono:  Corpo, Cori^  o  Vita,  cioè  Tutta  la 
camicia,  tranne  le  maniche  e  la  goletta;  Sólin  da 
collo.  Colletta,  Collaretto,  Collarino,  ed  anche  So- 
lino del  collo;  che  se  è  posticcio  dicesi  più  pro- 
priamente Colletto;  Màneghe,  Maniche;  Avertùe 
de  màneghe.  Sparati  delle  maniche;  Avertùe  de 
fóndo,  Sparati  di  fondo;  Sportiggéua,  Sparo  o 
Sparalo  del  petto  ;  Sdlin  da  man.  Polsini  ;  Ma- 
nexclli,  Manichini;  Tasce//»,  Quaderlelti ;  Tascel- 
lelti,  Gheroncini,  Quaderletlini;  Chéu,  Cnoricino; 
Dòggia,  Doppietta;  Ferma,  Cinturino;  Cette , 
Pieghe;  Cette  a  cannònetto,  Pieghe  a  cannoncino; 
Cette  co-e  ciocche,  Pieghe  a  gala;  Cettinn-e , 
Pieghette  o  Crespe;  Cettinn-epe  refesso,  Pieghette 
0  Crespe  a  gala  ;  Cettinn-e  a  pé'toinn-a.  Pieghe 
in  tralice  o  fatte  a  sghembo;  Nòmme,  Puntiscritto. 

—  de  forsa  ;  Camicia  di  forza  :  Specie  di  veste,  le 
cui  maniche  sono  chiuse  e  che  si  ferma  dietro; 
fatta  d'ordinario  di  tela  forte  per  contenere  i  ma- 
niaci 0  i  malati  che  sono  in  violento  delirio, 

**%  A  camixa  a  nò  ghe  tocca  5  cu  ;  La  camicia  non 
gli  tocca  il  calo.  Dicesi  in  modo  basso  di  Chi 


1^ 


CAM 


CAM 


per  troppa  allegrezza  non  può  contenersi  di  non 
ne  dar  segno. 

S  Anexi  in  camixa;  Anicini  o  Anici  in  camicia 
V.  Anexi. 

S  Despùggidse  in  camixa  per  un;  Sbracarsi,  Spa- 
rarsi per  alcuno,  figurai,  vale  Far  ogni  possa  in 
servizio  d'alcuno. 

§  Èuve  in  camixa;  Uova  affogate  V.  Èuvo. 

%  In  camixa;  In  camicia:  Colla  sola  camicia  e 
senz'aura  veste. 

S  In  màncghc  eie  camixa  V.  In   camixetta. 

§  Meistra  da  camixe  ;  Camiciaja  o  Camiciara  : 
Quella  il  cui  mestiere  è  di  far  camicie. 

S  Mettise  a  camixa;  Incamiciarsi,  Mettersi  la 
camicia. 

§  Redoggiàse  e  màneghe  da  camixa;  Sbracciarsi  : 
Rimboccar  le  maniche  della  camicia,  sì  che  ri- 
manga nudo  il  braccio  od  una  parte  di  esso. 

§  Resta  in  camixa;  Rimanere  in  sull'ammattonato 
0  in  sul  lastrico,  fìgurat.  vale  Rimaner  senza  nulla, 

§  Ridite  un  in  camixa;  Ridurre  uno  al  lastrico, 
figurai,  vale  Spogliarlo  de'  suoi  averi,  della  sua 
roba,  Torgli  il  fatto  suo,  Rovinarlo,  Mandarlo 
in  precipizio. 
Oa<m.ixà<  eie  suo;  Camiciata:  Sudata  gran- 
dissima da  inzuppar  la  camicia,  onde:  Far  una 
camiciata,  vale  Affaticarsi  per  modo  da  inzuppare 
la  camicia  di  sudore. 
Camicetta  (Inj;  In  maniche  di  camicia.  Sca- 
miciato. Posto  avverb.  vale  Co'  soli  calzoni,  il 
corpetto  fgippónettoj  e  la  camicia. 

S  Mettise  in  camixetta;  Porsi  in  maniche  di  ca- 
micia, Scamiciarsi:  Levarsi  l'abito  o  il  cappotto 
0  simile,  e  rimanere  colla  sola  camicia,  i  calzoni 
e  il  corpetto. 
Oamixéua  s.  f.  Camiciuola:  Specie  di  cor- 
petto, per  lo  piiì  di  lana,  che  si  porla  sopra  la 
carne  o  sopra  la  camicia  per  difendersi  dal  freddo 
V.  Mariolo. 
Oaixiiixiii  s.  m.  Carnicino:  Larga  fascia  di  pan- 
nolino assai  fine,  lavorato  come  il  davanti  d'una 
camicia  con  solino  da  collo  e  sparato,  la  qual 
usasi  metter  di  sopra  alla  camicia  per  coprirne 
la  grossezza  o  il  sudiciume. 

t)  Camicino ,  per  Queir  ornamento  di  tela  fine  e 
bianca,  che  porlano  le  donne  a  uso  di  coprire  sotto 
al  vestilo  le  spalle  e  il  petto,  e  che  talora  esce 
fuori  dal  collo  in  una  bàvera  ricamala,  più  o 
meno  larga  che  si  rovescia  sulle  spalle. 
Oaiiiì:s:iii]i-£L  s.  f.  Camicina  :  Piccola  camicia 
ad  uso  de' bambini  dell'uno  e  dell'altro  sesso:  e 
talora  anche  Quel  pannicello  di  lino  che  copre 
l'imbusto  de' teneri  bambini  e  s'allaccia  di  dietro. 

Càmixo  s.  m.  Càmice,  Camicio:  Veste  lunga 
di  pannolino  bianco,  liscia  o  increspala  (accetta), 
che  porlano  i  preti  nella  celebrazione  degli  uffizi 
divini,  per  significare  il  vestimento  bianco  che  da 
Erode  in  gabbo  e  derisione  fu  fatto  indossar  a  G.  C. 
Camixotto  s.  m.  Camicia  fine. 
Oammin  s.  m.  Camminetto  e  meglio  Cami- 
netto: Quel  piccolo  cammino,  dove  si  fa  fuoco 
nelle  stanze  per  riscaldarsi  ;  ed  anche  L'ornato 
medesimo  di  pietra,  marmo  o  altro. 

Oammiii  s,  m.  Cammino,  Strada,  Via:  Luogo 
per  dove  si  cammina:  0  cammin  5  l'è  lungo; 
il  cammino  è  lungo. 

»i  Cammino,  per  II  camminare  stesso:  Ilo  (ceto  quat- 
tr'de  de  cammin;  Ilo  fatto  quattr'ore  di  cammino. 


—  (agendo  m.  avv,  Cammin  facendo,  vale  Nel  tempo 
slesso  che  si  cammina  ;  e  dicesi  d'una  cosa  che 
si  faccia  o  ci  avvenga  nel  camminare;  e  metaf. 
Di  transito,  Senza  proposilo. 

§  Andò,  a  cammin;  Andar  a  uopo  o  ad  uopo,  in 
concio,  a  destro,  e  talvolta  A  dovere:  Tutto  va 
a  cammin;  Tutto  va  in  concio,  Tutto  va  a  dovere. 

I)  —  per  so  cammin;  Andar  per  la  sua  via  o  alla 
sua  via,  ecc.  V.  Andd. 

§  Chi  ha  da  fd  cammin  ammie  ò  tempo  ;  Chi  ha 
da  far  cammino  guardi  il  tempo.  Dettato  prov. 
e  vale  Che  prima  d'intraprendere  alcun  affare 
bisogna  riflettervi  avanti. 

$  Fd  cammin;  Far  cammir|o,  Camminare;  e  talora 
fisr.  Avanzare,  Progredire,  Profittare,  Avvantaggiare. 

g  Mette  a  cammin  ùnn-a  cosa;  Porre  a  destro, 
in  concio,  a  lavoro  checchessia,  vale  Farlo  ser- 
vire all'uopo. 

Il  —  testa  a  cammin;  Mettere  cervello,  Mettere 
giudizio,  vale  Cominciare  ad  usare  prudenza. 

g  Mettise  in  cammin;  Porsi  in  cammino,  in  via, 
vale  Incamminarsi,  Avviarsi,  Andar  verso  un  luogo. 

%  Per  cammin  s'accónsa  some;  Per  la  via  s'ac- 
concian  le  some.  Prov.  e  vale  che  In  operando  si 
superan  le  difficoltà. 

§   Vegnì  a  cammin;  Venir  all'uopo,  in  concio,  a 
destro:  Venir  opportunamente. 
Oammina  v.  n.  Caminare  e  meglio  Cammi- 
nare: Andar  da  un  luogo  all'altro  movendo  i  piedi. 

Il  Camminare,  per  Affrettare  il  passo  camminando  : 
Se  cammince  gh'arrivce  a  tempo  ;  Se  camminate 
(cioè  se  correte),  vi  giungete  a  tempo. 

Il  —  In  Marin.  vale  II  muoversi  e  l'andare  del  ba- 
stimento d'uno  in  altro  luogo  per  forza  di  vele 
0  di  remi.  Quando  si  dice  che  //  bastimento  cam- 
mina, s'intende  ch'esso  avanza  velocemente. 

—  a  gambe;  Camminar  forte,  vale  Andar  a  gran 
passi  e  sollecitamente. 

§  0  camminn-a  ch'ò  pà  pagóu;  E' corre  che  par 
unto,  dicesi  di  Chi  corre  velocissimamente,  tolta 
la  comparazione  dalle  caruccole  o  pulegge,  le  quali 
quando  son  unte  con  olio,  sapone  o  altro,  cor- 
rono velocemente. 

5  Ziigd  a  cammind;  Far  a  corri  corri. 
Oaziimiiiad.0  s.  m.  Camminatore:  Che  cam- 
mina, ma  per  lo  più  dicesi  di  Bastimento,  che 
naviga  velocemente. 
OàiMioa  s.  f.  Tarlo,  Tarma,  Tignuola,  Baco, 
Beco,  Tonchio,  Gorgoglione,  Punteruolo,  Marmeg- 
gia. Queste  voci  abbenchè  pajano  sinonimi,  pure 
hanno  grandissima  differenza  fra  loro.  Il  Tarlo  è 
quel  vermicciuolo,  che  si  ricovera  nel  legno  e  Io 
rode;  Tarlo  e  Tarlatura  dicesi  anche  la  rosura  del 
tarlo.  La  Tarma  è  quel  vermicciuolo  che  rode  di- 
verse cose,  tanto  legno  quanto  altro.  La  Tignuola 
è  quella  che  rode  per  lo  più  i  pannilani,  della  qual 
rosura  si  alimenta,  é  si  forma  la  casa,  che  è  un 
cannellino,  il  quale  si  strascica  dietro  in  quella 
slessa  guisa  che  fanno  del  lor  guscio  le  chiocciole. 
Il  Baco,  dello  anche  Fucignone,  è  quello  che  gua- 
sta le  frutte.  Il  Gorgoglione  o  Tonchio  è  l'insetto 
che  rode  e  vuota  le  biade  e  i  legumi.  Baco  della 
crusca  o  della  farina  dicesi  quel  vermetto  od 
.insetto  nericcio,  che  sussiste  nella  farina  ammon- 
tala, ed  è  il  cibo  graditissimo  de'  rosignuoli,  in 
Lomb.  Càmola.  La  Marmeggia  è  quel  verme  che 
si  genera  nella  carne  secca  e  la  tarla.  Il  Beco  è 
quello  che  rode  le  olive  V.  Verme. 


CAM 


CAM 


169 


—  de  vujéue;  Ballerò:  Qoel  segno  o  margine,  che 
resla  allrui  dopo  il  vajuolo  o  simili. 

—  di  denti;  Carie  :  Disfacimento  e  corruUela  della 
sostanza  dell'ossa  e  dei  denti. 

Oàmoà;  V.  n.  Tarlare,  Intarlare,  Intignare,  In- 
tonchiare, Ai)bechire,  Cariare,  ecc.  Questi  verbi 
a  guisa  de'  loro  nomi  hanno  pure  differenza  tra 
loro.  Il  Tarlare  o  Intarlare  è  proprio  de'  legnami 
0  daltro;  V Intignare  dicesi  de' panni,  delle  pelli, 
della  carta  e  simili;  il  Bacare,  delle  frutte;  il  Gor- 
gogliare o  Intonchiare,  delle  biade  e  de' legumi; 
VAbbechire,  delle  olive;  il  Cariare,  dell'ossa  e 
de'  denti.  Così  si  dirà  un  legno  tarlato;  il  panno 
intignato  o  che  ha  le  tignuule;  un  frullo  bacato; 
il  grano  intonchiato  ;  l'uliva  abbechita;  un  dente 
cariato;  il  viso  butterato;  la  carne  che  ha  la 
marmeggia,  ecc.  V.  sopra  Càmoa. 

Oa<ixipà/  s.  m.  Campajo,  Camparo,  Guardia  cam- 
pestre: Colui  che  è  preposto  alla  guardia  de'carapi. 

Oa^mpa^g-na^  s.  f.  Campagna:  Paese  aperto  e 
coltivato  fuori  di  terre  murale, 
w  Campagna,  per  Villa,  cioè  Villeggiatura:  Posses- 
sione in  campagna  con  casa  ove  villeggiare, 
w  —  In  terra,  milit.  dicesi  II  tempo  in  cui  dura 
una  gnerra  :  0  l'ha  foeto  a  campagna  do  10, 
dò  39,  ecc.;  Ha  fallo  la  campagna  .del  1810, 
del  1859,  ecc. 
w  —  In  term.  mariti,  s' intende  II  tempo  che  dura 
la  spedizione  d'una  nave  da  guerra  o  duna  flotta; 
quindi  si  dice  Una  campagna  di  sei  mesi,  di  nove 
mesi,  ecc.;  Far  la  prima,  la  seconda  campagna,  ecc. 
§  Andd  in  campagna;  Andar  in  villa,  cioè  An- 
dare in  campagna  a  villeggiare. 
S  Batte  a  campagna  ;  Batter  la  campagna  V.  Batte. 

Oampag'iia.ta.  s.  f.  Scampagnala  :  Spasso 

che  ci  si  piglia  un  giorno  andando  in  campagna. 

%  Fd  ùnn-a  campagnata ;  Fare  una  scampagnala: 

Andare  un  giorno  in  campagna  per  sollazzarsi  e 

darsi  buon  tempo. 

Oainpaiia  s.  m.  Campànajo  e  Campanaro  : 

Quegli  che  suona  le  campane  o  ha  cura  di  esse. 

n  Campanaro,  per  Colui  che  fonde  le  campane;  che 

in  questo  senso  dicesi  meglio  Geltator  di  campane. 

Oampanella  s.  f.  Campanella  e  Campànula: 
Genere  di  piante  così  chiamate  dal  loro  fiore  cam- 
paniforme. Se  ne  distinguono  bi  specie.  Le  più 
comuni  fra  noi  sono:  La  campanella  de' giardini 
(Ippomcea  purpurea),  i  cui  fiori  sono  bianchi, 
azzurri,  porporini,  rosei  e  variegati;  la  Campa- 
nella selvatica  (Convolvulus  arvensisj,  la  quale 
ordinariam.  si  trova  ne'  campi,  negli  orti,  ne'  ter- 
reni incolti  e  nelle  siepi  ;  nell'estate  è  adorna  di 
fiori  bianchi  con  slriscie  rosse,  che  hanno  leggiero 
odore  di  màndorla  amara;  altrim.  Cibo  delle  le- 
pri, Erba  leprina,  Vilucchio  campestre,  Viticchio 
comune;  la  Campanella  (Convolvulus  sepiumj, 
la  quale  si  rinviene  nelle  siepi,  e  specialm.  fra 
i  canneti.  Essa  pure  nell'estate  è  adorna  di  grandi 
fiori  bianchi,  imbutiformi,  di  bell'aspetto;  altrim. 
Campanella  di  siepe,  Camicia  della  Madonna,  Vi- 
lucchio bianco. 

Oampanetta;  s.  f.  Campanella,  Campanella. 
Dimin.  di  Campana:  Campana  piccola. 

Oampanin  s.  m.  Campanile:  Torre  ove  si  ten- 
gono sospese  e  si  suonano  le  campane.-  Cam- 
panile a  ve/o,  dicesi  Quell'arcuccio  che  s'innalza 
sul  muro  d'una  chiesuola  o  casa,  ove  si  bilica  una 
campana. 


n  Campanello  V.  Sùnaggin. 

—  da  gaggia;  Cupola:  Quella  parte  in  cima  delle 
gabbie  d'uccelli,  falla  a  modo  di  cupolclla,  e  dov'è 
un  anello  che  serve  a  sospenderla  in  qualche  luogo. 

3  Andd  a  tòa  a-o  s5n  dò  campanin;  Andare  a 
suon  di  campanello. 

S  Manda  a  gercd  co  campanin;  Bandire,  dicesi 
Quando  avendosi  smarrito  qualche  oggetto,  si 
manda  in  giro  una  persona  col  campanello  per 
le  mani  a  gridarlo,  promettendo  una  mancia  a 
chi  lo  riporta  V.  Atfrovéua. 
Oampann-a;  s.  f.  Campana  :  Strum.  di  me- 
tallo ,  fatto  a  guisa  di  vaso  arrovescialo ,  il  quale 
con  un  battaglio  di  ferro,  sospesovi  di  dentro,  si 
suona  a  diversi  effetti,  come  a  radunare  il  popolo 
e  i  magistrali,  a  odire  i  divini  uffizi  e  simil  cose; 
altrim.  Squilla. 

V  Campana ,  per  simil.  dicesi  ad  Un  vaso  di  cri- 
stallo 0  simile  per  difender  dall'aria  o  dalla  pol- 
vere checchessia. 

n  —  per  Un  vaso  di  cristallo  o  simile  ad  oso  di 
distillare. 

M  —  per  Un  vaso  di  vetro  che  si  adopera  ne' giar- 
dini per  riparare  le  piante  dal  gelo  o  concentrare 
il  calore  del  sole  e  delle  caldine  intorno  a  quelle 
piante  medesime.  Dicesi  Campana  oscura  quella 
che  serve  a  coprirle  nella  notte  per  garantirle  dalle 
gelate,  e  nel  giorno  dalla  troppa  vivacità  del  sole. 

«  —  per  Quel  vaso  o  globo  di  cristallo  smerigliato 
che  si  mette  ai  lumi  arganti  (all'argan)  o  simili, 
perchè  rendan  più  chiaro. 

n  —  per  Quella  parte  dell'argano,  dove  si  pone  la 
pasta  da  far  vermicelli  o  altre  paste. 

f  —  Term.  del  giuoco  del  goffo  V.  sotto  Fa  cam- 
pann-a. 

—  da  pippa;  Camminelto:  Quel  fornelletlo  o  pic- 
ciol  vaso,  che  è  in  capo  al  tubo  o  cannello  della 
pipa,  in  cui  si  mette  il  tabacco  per  estrarne  il  fumo. 

—  da  pompa;  Corpo  della  tromba,  Bronzina:  Ci- 
lindro ordinariam.  di  bronzo  o  anche  di  ottone, 
in  cui  muovesi  strettamente  lo  stantuffo  V.  Pompa. 

5  Andd  de  campann-a  con  un;  Esser  di  balla  o 
di  ballata  con  alcuno,  vale  Esser  seco  d'accordo 
per  alcun  segreto  maneggio. 

S  Berlèa  da  campann-a;  Cali  vello  V.  Berlèa. 

5  Bezéugna  sentile  tutte  e  campann-e  sunna;  Bi- 
sogna sentire  le  due  campane,  ovv.  Fa  d'uopo 
udire  sonar  tutte  le  campane,  vale  che  II  giudice 
dee  udire  tulle  le  parti  prima  di  pronunziar  la 
sentenza,  Ascoltar  le  ragioni  d'ambedue  le  parti. 

%  Ciocco  da  campann-a;  Tocco:  Colpo  di  battaglio 
nella  campana. 

S  Èse  de  eampann-a  \ .sollo  Sta  de  campann-a  ec. 

%  Èse  in  campann-a;  Tentennare  o  Dimenarsi  nel 
manico:  Slare  fra  il  sì  e  il  no,  ed  anche  Non  di- 
chiarare apertamente  il  suo  pensiero,  ecc. 

f  Fa  campann-a;  Far  campana.  Dicesi  da  noi  nel 
giuoco  del  goffo  Quel  falso  ridare  sull'invito  che 
fa  uno  de'  giuocatori,  il  quale  avendo  pochissimi 
punti  in  mano  azzarda  una  grossa  posta  affine  di 
intimorire  gli  altri  a  non  tener  l'invito.  In  Tose, 
non  si  usa  questa  frase,  perchè  ivi  giocasi  a  goffo 
raramente,  e  diversamente  da  noi. 

%  Fd  e  campann-e;  Fare  a  scaricabarili:  Giuoco 
fanciullesco,  che  si  fa  in  due  soli,  che  si  volgono 
le  spalle  l'un  l'altro,  e,  intrigale  scambievolm.  le 
braccia,  si  alzano  a  vicenda  l'un  l'altro. 

S  Fosto  a  campann-a;  Campaniforme,  Campanq'» 


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CAM 


CAN 


lato  :  Che  ha  la  forma  d'una  campana,,  e  dicesi 
per  lo  più  de' fiori. 

S  Quello  chi  n5  va  in  campann-a,  ò  va  in  bal- 
taggio;  Quello  che  non  va  nelle  maniche,  va  nei 
gheroni.  Dettalo  prov.  che  significa  Quello  che 
non  si  consuma  in  una  cosa,  si  consuma  nell'altra. 

§  Sta  de  campann-a  a  ùnn-a  personn-a;  Fare 
la  posta  ad  alcuno,  Appostare  uno,  vale  Scortarlo 
in  alcun  luogo. 

S  Sunna  e  campann-e  a  dòggio  ;  Sonar  a  doppio 
V.  A  dòggio. 

n  —  e  campann-e  a  martello  ;  Sonar  a  martello 
V.  A  martello  nel  1"  significato. 
Oa<iiipa<n.òu  s.  m.  Campanone.   Accresc.  di 

Campana:  Campana  grossa. 
Oa^mpezzà.  v.  n.  Campeggiare,  dicesi  de' Co- 
loni quando  sono  sparliti  talmente  che  si  spicchino 
con  vaghezza  l'uno  èlall'altroj  e  per  simil.  dicesi 
che  Una  cosa  campeggia  in  mezzo  ad  altre,  quando 
vuoisi  dire  Che  fa  tra  molle  altre  gran  mostra 
di  sé  V.  Spicca. 
Oampión  s.  m.  Campione:  Porzione  di  chec- 
chessia 0  Mostra  per  far  conoscere  la  qualità  di 
qualche  mercanzia. 

1)  Campione,  per  Difensore  in  campo,  cioè  Colui 
che  in  istcccato  combatte  per  la  propria  o  per 
l'altrui  difesa. 

§  Campiòin  da  fede;  Campioni  della  fede,  diconsi 
I  santi  martiri. 
Oampo  s.  m.  Campo  al  plur.  Campi  e  anlic. 
Càmpora:  Spazio  di  terra,  ordinariam.  piano,  dove 
si  semina  grano  e  simili. 

M  Campo,  per  l'Attendamento  e  l'Ordinamento  del- 
l'esercito in  campagna,  e  gli  Alloggiamenti  del- 
l'oste e  l'Oste  medesima  o  l'Esercito  accampato 
a  combattere. 

n  —  Metaf.  vale  Opportunità,  Occasione,  Tempo, 
Agio,  Comodo,  Luogo,  onde:  Vd  campo  de  fd 
ùnn-a  cosa;  Dar  campo  di  far  checchessia,  vale 
Dar  comodo,  occasione,  agio,  ecc. 

M  —  3Ietaf.  pure  vale  Subbietto  d'occupazione.  Ma- 
teria di  favellare,  di  scrivere  e  simile. 

I)  —  In  term.  di  Disegno,  dicesi  Lo  spazio  del  quadro 
0  del  basso  rilievo,  sopra  il  quale  sono  distribuite 
le  figure  o  le  cose  scolpite  o  dipinte. 

11  —  In  term.  d'Arald.,  Quello  spazio  dello  scudo,  nel 
quale  si  dipingon  le  imprese,  gli  stemmi  o  simili: 
Cróxe  róssa  in  campo  giunco;  Croce  rossa  in 
campo  bianco. 
— . o  marso;  Maggese,  Maggiatico  e  Maggiatica: 
Campo  lasciato  sodo  per  seminarlo  l'anno  vegnente. 

—  de  battoggia;  Campo  di  battaglia.  Campo  d'arme: 
li  luogo  nel  quale  si  combalte,  si  fa  la  battaglia. 

—  de   bazann-e  ;  Baccellajo:   Luogo   piantato  di 
baccelli. 

—  de  poisci  :  Pisellaio  e  Pisellaja  :  Luogo  in  cui 
coltivansi  e  germogliano  i  piselli. 

—  de  s;)àra5ij;  Sparagiaia  :  Luogo  piantato  di  sparagi. 

—  santo  V.  Camposanto. 

%  A  campo  averto  ;  A  campo ,  A  campo  aperto. 

Posto  avverb.  vale  In  campagna  aperta. 
S  Decidde  in  sciò  campo  ;  Conchiudere  sul  campo. 
%  Fd  campo  raso;  Far  piazza  pulita. 
S  Leva  5  campo;  Levare  il  campo,  Togliere  gli 

alloggiamenti.  Levarsi  da  oste. 
S  Mette  in  campo  ;  Mettere  a  campo  o  in  campo, 

vale  Metter  fuori.  Tirar  fuori.  Produrre. 
Ca/inposaxito  s.  m.  Camposanto  e  Campo 


santo:  Quel  campo,  per  Io  piii  fuori  della  citlà, 
cinto  di  mura  o  allro  riparo,  dove  i  cristiani 
usano  di  seppellire  i  morti. 
Oampùccio  s.  m.  Campeggio.  T  bot.  Hae- 
maloxylum  campechianum.  Albero  americano, 
il  cui  legno  è  pesante  e  durissimo,  e  serve  alla 
tintorìa. 
Oamùscio  s.  m.  Camoscio,  nel  femm.  Ca- 
mozza: Animai  mammifero  che  appartiene  all'or- 
dine de' Ruminanti;  è  grosso  come  un  becco,  ha 
le  corna  lisce,  rotondate  e  diritte,  ma  terminate 
in  uncino;  il  colore  del  pelo  sul  dorso  ed  ai  fianchi 
baio  bruno;  sta  in  luoghi  montuosi  ed  alpestri. 

Il  Camoscio,  per  La  pelle  del  suddetto  animale,  alla 
quale  si  dà  una  parlicolar  concia,  che  là  rende 
assai  morbida. 
Oan  s.  m.  Cane;  Quadrupede  noto,  il  piiì  fami- 
gliare e  il  pili  intelligente  degli  animali  domestici. 

Il  Cane,  figurai,  dicesi  ad  Uomo  per  villania,  e  vale 
Uomo  senza  cuore,  disumano,  avaro,  tenace,  che 
làscierebbe  perire  il  suo  simile  anzi  che  sovvenirlo. 

„  —  per  Titolo  di  barbara  signoria,  come:  Il  Can 
de'  Tartari. 

„  _  per  Quel  ferro  dell'acciarino  dell' archibuso 
che  tien  la  pietra  focaia. 

—  ammaccióu;  Cane  pezzato,  cioè  Taccato,  Scre- 
ziato, Macchiato  a  pezzi  grandi  di  piii  d'un  colore. 

—  american  ;  Cane  americano  :  Specie  di  piccolo 
cane  senza  pelo. 

—  harbin  V.  Barbin. 

—  bracco;  Can  bracco  o  semplicem.  Bracco:  Specie 
di  cane  da  caccia  che  fiuta,  e  tracciando  trova 
l'animale. 

—  buldog  \.  Buldog. 

—  chi  addenta;  Cane  ringhioso.  Cane  che  morde. 

—  co-i  oegie  taggice;  Cane  bertone,  e  se,  oltre  le 
orecchie,  ha  anche  la  coda  tagliata,  dicesi  Cor- 
laido,  lo  slesso  che  il  cavallo. 

—  coì'so  ;  Cane  corso  :  Grosso  cane  bigio  pomellato, 
eccellente  da  guardia. 

—  da  caccia;  Cane  da  caccia:  Cane  che  ajuta  l'uomo 
nella  caccia. 

—  da  ferma;  Cane  o  Bracco  da  fermo:  Quello  che 
veggendo,  o  sentendo  per  mezzo  dell'odorato 
starna,  quaglia,  o  altro  simile  uccello,  si  ferma. 

—  da  guardia;  Cane  da  guardia:  Cane  che  si  tiene 
perchè  guardi  la  casa.  -  Cane  da  pagliajo  dicesi 
Quello  che  si  tiene  a  guardia  di  casa  rustica,  e 
suole  avere  per  cuccia  il  pagliaio. 

—  da  leva  ;  Cane  da  leva  :  Quello  che  scorre  la 
campagna  per  levare  le  starne  e  simili  uccelli. 
Cane  da  punta  o  da  presa,  quello  che  per  breve 
spazio  di  tempo  si  ferma  quando  vede  o  sente 
vicino  l'animale,  poi  corre  per  prenderlo.  Cune 
da  corsa,  un  grosso  cane  e  robusto',  atto  alla 
caccia  delle  fiere,  come  l'alano,  il  mastino,  il  dogo. 

—  da  levre;  Veltro,  Levriere  o  Levriero:  Cane  di 
velocissimo  corso ,  che  anche  dicesi  Cane  da 
giungere. 

—  da  maxello;  Cane  da  macello  V.  sotto  Can  mastin. 

—  da  pasto;  Cane  da  pastore  o  da  pecoraio.  Ha 
orecchie  curie  e  diritte,  lungo  pelo  a  pezze  bian- 
che e  nere,  coda  penzolante.  Guarda  le  pecore 
e  le  difende  dal  lupo. 

—  da  pernixe;  Bracco:  Cane  robusto,  di  mezzana 
statura,  muso  grosso,  ampie  orecchie  e  pendenti, 
pelo  curio  e  per  lo  pili  macchiato.  Gli  si  suole 
mozzare  la  coda. 


I 


CAN 


CAN 


171 


—  da  posta  V.  sopra  Can  da  ferma. 

—  ingleize;  Cane  inglese;  Cane  di  pelo  lungo  pez- 
zato, e  talora  no. 

—  mastin;  Mastino.  Ila  statura  grande,  pelo  curio 
e  per  lo  più  fulvo  gialliccio,  muso  grosso,  ma 
non  corto  né  schiaccialo,  coda  ondeggiante  e 
non  fioccosa. 

—  vmretto;  Muffolino,  Arlecchino,  Mascherin  da 
bergamo. 

—  pamele;  Cane  volpino  o  pomerano.  Dal  lat.  pu- 
milus,  nano,  pigmeo.  Ila  statura  men  che  mez- 
zana, orecchie  curie  e  diritte,  pelo  fulvo  e  nero, 
curio  sulla  testa,  lungo  nel  rimanente  del  corpo, 
muso  acuto,  coda  fioccosa,  rialzata  e  attortigliala. 

—  puenter;  Bracco.  3Io!to  simile  al  cane  da  per- 
nici; ne  differisce  soltanto  per  essere  meno  ro- 
busto e  per  avere  il  pelo  raso  e  la  coda  lunga 
e  sottile,  a  cui  non  si  usa  mozzarla. 

—  spinoso;  Bracco  spinoso  o  da  acqua:  É  una  va- 
rietà del  precedente,  ed  ha  il  pelo  lunghetto, 
e  quasi  caprino. 

—  volpiti  V.  sopra  Can  pòmmele. 

%  A  can  vecjio  nò  se  yhe  dixe  cuccio;  Chi  è  Slato 
de'  Consoli  sa  che  cosa  è  arte,  ovv.  Chi  vicn 
dalla  fossa  sa  che  cosa  è  morto.  Detlalo  proverb. 
che  comunem.  si  dice  a  Chi  vuoj  dare  ad  in- 
tendere una  cosa  a  chi  la  sa  meglio  di  lui. 

§  Addescià  can  chi  dorme;  Destare  o  Stuzzicare 
il  cane  che  dorme,  vale  Suscitar  qualche  cosa  che 
possa  anzi  nuocere  che  giovare. 

$  lìajà  dò  can;  Abbajare,  Latrare  V.  Bnjd. 

$  Cun  chi  baja  non  addenta;  Can  che  abbaja  poco 
morde.  Prov.  e  vale  Chi  fa  molle  parole,  fa  pochi 
falli. 

S  Chi  dorme  co-i  chen,  se  leva  co-e  prùxe  ;  Chi 
dorme  co'  cani,  si  leva  colle  pulci.  Prov.  e  vale 
Chi  pratica  co'  viziosi  si  macchia  de'  lor  vizi  e 
gliene  incoglie  male,  che  anche  dicesi  Chi  tocca 
la  pece  s'imbratta. 

S  Chi  véli  sta  san,  pisele  spesso  còmme  ò  can; 
Chi  vuol  avere  le  membra  sane  pisci  spesso  come 
il  cane.  Prov.  chiaro  ad  ogn'intelligenza. 

S  Cuccio  Lò  can;  Canile,  Cuccia:  Il  letto  del  cane. 

^  Dente  de  can;  Dente  di  cane,  Calcagnuolo  Y. 
Dente. 

$  De  vòlte  bezéugna  fa  còmme  can  chi  nega; 
Alle  volle  conviene  bere  per  non  aCTogare.  Det- 
talo proverb.  che  significa  In  circostanze  cattive 
talora  convien  cedere. 

S  Èse  chen  e  gatti;  Esser  amici  come  cani  e  gatti, 
Star  come  capre  e  coltellacci,  vagliono  Essere  in 
discordia  e  nemici. 

«  —  fortùnóu  còmme  i  chen  in  gexa  ;  Esser  for- 
tunato come  un  cane  in  chiesa,  vale  Essere  di- 
sgraziatissimo,  perchè  ivi  il  cane  è  sempre  ba- 
stonalo, e  si  scaccia  come  indegno  e  importuno. 

«  —  san  Rocco  e  ò  cun;  Esser  chiave  e  male- 
rozzolo,  Esser  manico  e  scure,  dicesi  di  Due  che 
vadano  sempre  insieme. 

M  —  solo  còmme  un  can;  Esser  solo  come  un  cane, 
vale  Non  aver  niuno  in  sua  compagnia. 

S  Fd  ùnn-a  fadiga  da  chen;  Durar  una  fatica  da 
cani,  vale  Durar  fatica  grandissima. 
**S  Fotte  ò  can;  Pigliar  il  puleggio,  Parar  via,  Sca- 
mojare,  Fpuleggiare,  Spulezzare,  Sbiellarc,  Slog- 
giare, Scamojarsela,  Battersela,  Alzare  i  mazzi, 
Andarsene,  Fuggir  via. 

S  Giappi  dò  can;  Ghiattirc  :  Un  modo  particolare 


d'abbajare  del  cane,  essendo  sulla  passata  della  le- 
pre.- Squittire,  Squitterire,  Bociare,  dicesi  dello 
Stridere  inlerrottamenle  e  aculamente  che  fa  il 
cane  allorché  insegue  la  lepre  o  la  traccia  di  essa. 

S  Lesto  còmm.e  un  can  de  marmo;  Lesto  come 
una  gatta  di  piombo,  dicesi  comunem.  ad  Una  per- 
sona che  nell'andare  o  nell'operare  sia  lentissima. 

%  Liga  a  cagna  che  5  can  ò  l'è  castigóu  ;  Castiga 
la  cagna  che  il  cane  starà  a  casa  V.  Cagna. 

%  Ligà  i  chen  co-e  sàsisse  in  t'iin  léugo  ;  Legar 
le  vigne  colle  salcicce  in  alcun  luogo,  si  dice 
del  Vivervisi  con  gran  dovizia  e  in  ampia  fortuna. 

S  Liìd  dò  ean;  Mugo'are,  Muggiolare,  Uggiolare,  Ga- 
gnolare, Guaiolare,  Guaire:  Quel  mandar  fuori 
d'una  voce  inarlicolata  significante  certo  lamento 
compassionevole,  che  fa  il  cane  quando  è  alla 
catena,  e  qualche  volta  anche  per  dolore. 

§  Mògògnà  dò  can;  Rugliare. 

%  Nò  m'addenta  can  che  nò  me  meghe  dò  so  pei; 
E'  non  mi  morde  cane  eh'  io  non  voglia  del  suo 
pelo.  Prov.  che  significa  Ninno  mai  m'offende  ch'io 
in  qualche  maniera  non  ne  voglia  far  vendetta. 

S  Non  èse  né  can  né  lo;  Non  essere  né  uti  né 
puti,  cioè  Non  essere  persona  da  sperarne  bene, 
né  da  temerne  male,  Non  essere  né  buono  né 
cattivo;  che  nell'uso  dicesi  anche  Non  esser  né 
cane  né  lupo. 

S  Pescio  cun;  Pesce  cane.  Nome  d'un  genere  di 
pesci  marini,  che  comprende  più  specie.  I  cani 
marini  sono  tutti  armati  di  più  filari  di  denti 
acutissimi,  e  sono  voracissimi.  Quello  da  noi  co- 
nosciuto sotto  tal  nome  è  lo  Squaltis  carcharius 
0  Carcharodon  lamia,  ed  ha  il  dorso  di  colore 
turchino. 

S  Stenta  còmme  un  can;  Stentar  come  un  cane, 
vale  Durar  fatica  grandissima. 

$  Travaggid  còmme  un  can;  Lavorare  a  mazza 
e  stanga,  vale  Lavorare  di  tutta  forza. 
Oa^nà,  s.  e.  Canale  :  Luogo  per  dove  corre  o  può 
correr  l'acqua  ristretta  insieme. 

n  Canale,  per  Uno  spazio  di  mare  fra  due  terre, 
le  estremità  del  quale  terminano  in  un  mare  più 
largo. 

„  —  per  Qualunque  scanalatura  fatta  sopra  od  at- 
torno ad  un  corpo,  come:  A  cuna  du  laggiù; 
Il  canale  della  carrucola. 

u  —  Figurai,  vale  Modo,  Mezzo,  Via  :  Bczéugnava 
passa  pe  un  cand  differente;  Bisognava  passare 
per  un  canale  differente. 

—  da  bacchetta  dò  sccicuppo;  Guida,  Custodia: 
Quella  scanalatura  nella  cassa  dell 'archi  buso,  entro 
cui  si  mette  la  bacchetta. 

—  da  fràvego  s.  f.  Canale.  T.  oref.  Strumento  di 
ferro  o  d'acciajo  scanalato,  in  cui  si  versa  oro, 
argento  o  altro  metallo  liquefatto  per  renderlo 
in  verghe. 

—  da  pómpa  s.  f.  Doccia  della  tromba.  T.  mar. 
Cilindro  o  Canale  di  legno,  che  dalla  cisterna 
delle  irombe  a  ruota  corrisponde  fuori  del  bordo 
per  mandar  fuori  l'acqua  che  vien  tirata  su  dalla 
sentina. 

—  de  buscioe  s.  f.  Canale  delle  bisce.  T.  mar.  Quei 
buchi  aperti  sotto  i  madieri,  perchè  l'acqua  nel 
fondo  della  nave  possa  scorrere  sino  al  pozzo 
delle  Irombe,  e  non  restare  stagnante  fra  i  membri. 

—  de  ciongio  s.  f-  Canna:  Quel  tubo  di  piombo, 
nel  quale  si  fa  correr  l'acqua  e  il  gas  per  man- 
darlo a  domicilio  de'  cittadini  o  altrove, 


172 


CAN 


dAN 


»  —  Canna,  per  Quel  tubo,  parimente  di  piombo, 
annesso  alla  bronzina  della  tromba  fcampann-a 
da  pompa),  e  che  va  pure  a  pescare  nel  pozzo. 
Talora  superiormente  alla  bronzina  e  da  lato  si 
aggiungono  altri  simili  tubi,  che  pur  son  chia- 
mati Canne,  e  servono  a  elevar  l'acqua  delle 
trombe  a'  piani  superiori  delle  case. 

—  dò  r espio  s.  m.  Canal  del  respiro  o  della  respira- 
zione, Canna  de'  polmoni,  Canna  del  fiato:  Quel 
canale  per  cui  si  respira,  e  comprende  la  laringe, 
la  trachea  e  i  bronchi. 

—  dò  riso  s.  m.  Canale  alimentare,  e  dottrinalm.  Eso- 
fago, dicesi  da  noi  per  ischerzo  Quel  canale  che 
porta  gli  alimenti  dalla  faringe  allo  stomaco. 

—  dò  teito  s.  f.  Doccia  :  Canale  per  lo  più  di  latta, 
tinto  a  olio,  che  si  pone  lungo  l'estremo  lembo  della 
gronda  per  ricever  l'acqua  piovana  che  viene  dal 
tetto,  e  tramandarla  per  una  sola  caduta.  In  al- 
cune case  rustiche  si  fa  servire  di  doccia  una 
abetella  risegata  per  lo  lungo  e  incavata  ango- 
larmente con  iscarpello. 

— ^  riónda  s.f.  Cannoncini:  Tubi  di  latta  o  d'altro  me- 
talloj  i  quali  fermati  contro  il  muro  comunicano 
colla  doccia  fcand  dò  teito),  e  ne  mandano  l'acqua 
fin  presso  al  suolo,  o  anche  sotto  di  esso,  in  un 
condotto  sotterraneo. 
S  Cuna;  dò  letto  s.f.  pi.  Canali,  Guide:  Sono  due 
regoli  di  legno  sodo,  con  solco  longitudinale,  a 
guisa  di  eanale  a  fondo  piano,  e  nel  quale  scorre 
ciascun  pajo  delle  ruote  semplici  del  letto. 
S  Fd  cand;  Far  canale.  T.  mar.  Attraversare  un 
canale,  ed  anche  Navigare  nell'alto  mare,  che  in 
questo  significato  dicesi  Far  rotta  al  largo. 
S  Fcero  da  cand;  Ferro  doppio  V.  Fcero  da  cà- 

falto  nella  voce  Fcero. 
S  Saveì  ùnn-a  cosa  da  bòn  cand;  Ritrarre  di  buon 
loco.  Aver  da  buona  sorgente.  Saper  di  buona 
fonte,  vale  Aver  d'una  cosa  certa  e  chiara  notizia. 

Oa;na<<là<  s.  m.  Caradà:  Sorla  di  tabacco,  di 
cui  sono  due  qualità,  cioè  Caradà  fiore  e  Caradà 
foglietta. 

Oana/en  add.  Giallo,  e  nell'uso  Canarino:  Co- 
lore così  chiamato  per  la  somiglianza  che  ha  con 
quel  del  canarino. 

Oauaeuu-a.  (^i?r6a;;  Centone,  Centocchi,  Morso 
di  gallina,  Pavarina  V.  Erba  canaenn-a, 

Oa^ua.èto  s.  m.  Canaletto,  Canalino.  Dimin.  di 
Canale  :  Piccolo  canale. 

Oa.uaig'g-esco  add.  Canagliesco.  Voce  dell'uso. 
Proprio  della  canaglia,  ed  è  aggiunto  di  Azione, 
Tratto,  Modo  di  procedere  e  simili. 

Oa.ua.g'g-ia.  s.  f.  Canaglia,  Bordaglia,  Bruzzaglia, 
Marmaglia,  Plebaglia:  Schiuma  di  ribaldi,  Gente 
vile  e  abbietta. 
S  Usasi  talora  in  masch.  e  vale  Cattivello,  Briccon- 
cello, Birbantello  e  simili. 

Oa.iia.iéiia>  (Uga);  Uva  canajola  V.  Uga. 

Oa^na^io  s.  m.  Canarino,  Canario,  Passera  di  Ca- 
naria. T.  ornit.  Fringilla  canaria.  Specie  d'uc- 
celletto gentile,  che  appartiene  all'ordine  de'  Pas- 
seri e  al  genere  Fringuello,  di  color  giallo,  che 
canta  dolcissimamente,  così  detto  dalle  Isole  Ca- 
narie, donde  fu  portato  in  Europa. 

s—  incroxóu  o  bastardo;  Canario  spurio:  Uccelletto 
cjie  nasce  dall'accoppiamento  d'una  passera  di  Ca- 
naria col  cardellino,  lucherino  o  verdone. 

**^  Cangia  l'ce§ua  a-o  canaio;  Far  acqua,  Orinare, 
pisciare.  Modo  scherzev.  e  basso. 


Oa;Ua,pè  «.  m.  Canapè  o  Canopè.  Frances.  del- 
l'uso. Specie  di  letticciuolo  o  di  lungo  sedile  con 
ispalliera  e  bracciuoli,  e  col  piano  talora  impa- 
giiettato  e  talora  imbottito,  ad  uso  di  seder  tre 
0  quattro  persone  in  conversando:  uno  può  anche 
coricarvisi. 

Oaneaèto  s.  m.  Arpioncino,  Arpioncello:  Pic- 
colo aguto  uncinato,  che  si  conficca  in  un  muro 
od  in  altro  luogo  per  appiccarvi  checché  si  sia. 

Oancai^nan.  fA);  A  biccicalla  V.  Zùgd. 

Oàncao  s.  m.  Canchero,  Cancro,  ed  anche  Can- 
caro,  ma  raramente  usilato  :  Tumore  o  Ulcere  di 
pessima  condizione,  così  deito  perchè  suole  es- 
sere circondato  da  vene  varicose  slese  a  guisa 
delle  gambe  del  granchio,  che  pur  chiamasi  Cancro; 
ha  colore  ordinariam.  livido,  duole  assai,  e  va  ro- 
dendo lentamente  o  prestamente. 

Oanca/rilblba  s.  f.  Allegria,  Tempone,  e  nel 
volgo  fiorent.  Conia  :  Tutto  ciò  che  è  spasso,  sol- 
lazzo e  anche  un  po'  di  crapula  e  di  stravizio; 
onde:  Ommode  cancan66a;  Buontempone,  Uomo 
d'allegria,  e  fior.  Uomo  di  conia,  dicesi  Chi  di 
buona  voglia  prende  parte  a'  giuochi  e  sollazzi, 
del  quale  anche  dicesi  Che  sta  alla  conia. 

Oaueaxèix  s.  m.  Zafferano  salvatico.  T.  botan. 
Colchicum  commune.  Pianta  reputata  velenosa, 
che  fa  un  fiore  di  poca  durala,  il  quale  non  ol- 
trepassa per  lo  più  due  giorni.  Essa  sponla- 
neamenle  cresce  ne'  prati ,  nelle  siepi  e  ne'  pa- 
scoli in  luoghi  umidi.  La  sua  radice  è  acre  e 
caustica,  e  cagiona  alla  lingua  di  chi  la  gusta  la 
perdita  del  senso,  con  una  specie  di  rigidezza 
per  pochi  minuti.  Presso  noi  trovasi  abbonde- 
volmente  in  Granarolo,  Garbo,  Torbella  ed  altrove. 

Oancella  V.  Scassa. 

Oaudalìssa  s.  f.  Candelizza.  T.  mar.  Ma- 
novra a  paranco,  la  qual  serve  a  sollevar  l'an- 
cora quando  nel  salparla  comparisce  fuori  d'acqua, 
e  a  collocarla  nel  suo  posto  contro  il  bordo. 

Candé  s.  m.  Candeliere  e  Candelliere,  antic. 
Candelaio:  Arnese  in  cui  si  ficcano  le  candele 
per  tenerle  accese.  Le  parti  del  candelliere  sono  : 
il  piede  0  la  pianta  fpé),  il  fusto  {canna),  il 
bocciuolo  (bùsciolotto) ,  e  il  piatellino  (padel- 
linn-a). 
»i  Candellieri  al  plur.,  in  termine  di  MJirina  si  dà 
questo  nome  ad  Alcuni  pezzi  di  legno  o  di  ferro 
piantati  in  piedi  e  verticalmente  sul  discolato  o 
capo  di  banda,  o  in  qualunque  altro  luogo  del  basti- 
mento per  sostenervi  la  tenda  o  altre  simili  cose. 

—  da  scaa  de  bordo  ;  Candellieri  di  scala.  T.  mar. 
Due  sostegni  di  ferro  colla  testa  rotonda,  che 
pongonsi  ai  due  lati  di  ciascuna  scala,  ed  ai  quali 
si  ammarrano  le  corde  che  pendono  sino  all'acqua 
per  sollevare  e  insieme  assicurare  coloro,  i  quali 
montano  nella  nave  o  ne  discendono. 
S  Ése  in  sciò  candé ;  Esser  sul  tavoliere,  vale 

Essere  nel  trattato,  Trattarsi  una  cosa. 
$  Porta  ò  candé;  Portar  polli.  Tirar  il  calesse: 
Fare  il  mezzano  V.  Fd  ciwo  nella  voce  Ciceo. 
S  Servì  da  candé;  Essere  o  Servire  per  candel- 
liere, Esser  pergola,  dicesi  figurai,  di  Alcuno,  al 
quale  non  si  dà  retta  nelle  deliberazioni,  quasi 
che  si  trova  nell'adunanza  per  far  numero. 

Oa<xideà  s.  m.  Ceraiuolo:  Propriam.  Quegli  che 
bianchisce  la  cera,  e  ne  fa  candele,  ceri,  tor- 
chietti e  simili.  -  Candelottajo  dicesi  Quegli  che 
fa  candele  di  qualunque  materia. 


CAN 


CAN 


173 


S  Bùttega  o  Fabbrica  da  canàeà;  Cereria. 

Oa.iid.eeta>  s.  f.  Candeletta,  Candeluzza,  Can- 
delina. Dimin.  di  Candela:  Piccolissima  candela. 

Oaiid-eja  s.  f.  Candela:  Cera  lavorata,  ridotta 
in  forma  cilindrica,  eoo  {stoppino  nel  mezzo,  al 
quale  si  appicca  il  fuoco  per  uso  di  veder  lume  ; 
e  se  ne  fanno  ancora  di  sevo,  di  stearina  e  di 
altro:  antic  Candelo  e  Candella. 
%  A-o  ciceo  da  candeja,  5  canevasso  5  pà  teja; 
Né  femmina,  né  tela  al  lume  di  candela.  Prov. 
che  vuol  dire  che  Queste  due  cose  si  devono 
guardare  di  giorno. 
S  Tempo  in  camìcja;  Tempo  asciutto,  Tempo  secco. 

Oandeletta  s.  f.  Candeletta.  T.  chir.  Slrum. 
di  gomma  o  anche  di  metallo,  fatto  a  similitudine 
di  candeletta,  che  i  chirurghi  introducono  nel- 
l'uretra per  {slargarla  ed  aprire  il  passo  all'orina. 

Oaudeòto  s.  m.  Ghiaccinolo,  Diaccinolo,  e 
nell'uso  tose.  Gocciolotto:  Quei  pezzi  di  ghiaccio 
che  pendono  talora  dalle  gronde  del  tetto  o  dalle 
docce  nell'inverno. 

—  a-o  naso;  Mòccolo.  Voce  bassa  :  Moccio  pendente 
dal  naso. 

Oandi  v.  a.  Candire:  Conciar  frutte  e  simili, 
facendole  bollire  in  zucchero  mescolalo  con  chiara 
d'uova. 

Oàndìa  fPria  de)  ;  Candia  :  Sorta  di  pietra  che 
ci  viene  dall'isola  di  Candia;  è  ottima  per  dare 
il  filo  a'  ferri  di  alcuni  artigiani. 

Oandià,  V,  sopra  Canded. 

Oandieea  s.  f.  Candelaia,  Candelara,  Candel- 
laja,  Candelora:  Giorno  della  festività  della  Pu- 
rificazione della  Madonna,  nel  quale  si  benedicon 
le  candele  e  si  distribuiscono  al  popolo. 
S  A  Madonna  da  Candicea  (o  frevajéuaj  dall'in- 
verno semnio  (éua;  a  ciéuve  camme  a  nevà, 
quaranta  giorni  g'  han  da  passa;  Per  la  Santa 
Candelora  se  nevica  o  se  plora,  dall'inverno  siamo 
fuora;  ma  se  è  sole  o  solicello,  noi  slam  sempre 
a  mezzo  il  verno.  Prov.  contad.  di  chiaro  signif. 

Candiio  s.  m.  Candito:  Tutto  ciò  che  è  can- 
dito, come  frutte  e  simili  cose.  -  Canditajo,  Colui 
che  fa  e  vende  oggetti  canditi. 

Oandiòto  V.  sopra  CandeÒto. 

Canestrelletto  s.  m.  Ciambella,  Ciambei- 
letta,  Ciambellina,  Ciambellino:  Cibo  di  farina 
intrisa  coll'uova,  e  alcune  volte  con  zucchero  e 
burro.  Ce  n'  ha  di  piìi  sorte,  ridotte  però  sempre 
in  figura  circolare,  o,  per  meglio  dire,  d'anello, 
ora  maggiore,  ora  minore, 
w  Ciambella  o  Campanella:  Anello  o  Cerchio  d'a- 
vorio, di  due  0  tre  dita  di  diametro,  che  si  ap- 
pende al  collo  de'  bambini  in  dentizione,  per  age- 
volarla col  frequente  premersi  che  fanno  con  esso 
le  gengive. 

Oanestrello  s.  m.  Bracciatello  :   Specie  di 
ciambella  grande  fatta-  di  fior  di  farina. 
M  Redancia  T.  mar.  V.  Redancia. 
§  Canestrelli  sótto  a  goa;  Pappagorgia.  Voce  fior. 
Quel  quasi  secondo  mento  che  per  grassezza  si 
vede  sotto  la  mascella  inferiore  ad  alcune  persone. 
%  Pan  a  oanestrello;  Pane  a  ciambella:  Pane  di 
forma  circolare  a  guisa  d'anello. 

Oanetig-g-ia  s.  f.  Canutiglia  e  Cannutiglia:  Filo 
metallico,  vuoto  all'interno,  formato  di  striscioline 
d'oro,  d'argento,  rame  dorato  o  inargentato  e  si- 
mili, state  attortigliate  ad  an  lungo  e  sottile  ferro 
rotondo;  se  ne  serve  ne' ricami  e  simili  lavori. 


Oàiieva.  s.  f.  Canapa  e  Canape.  T.  botan.  Can- 
nabis saliva.  Pianta,  dalla  cni  scorza  filamentosa 
esce  filo  simile  al  lino,  ma  di  minor  finezza, 
col  quale  si  fanno  tele,  corde  ed  altro.  I  mer- 
canti dicono  Garzuolo  (carzèu)  la  canapa  più  fine, 
e  Canapone  (càneva  sgrezza  o  da  cordane)  la 
più  grossa.  -  Canoprrjfa  dicesi  11  campo  dove  sr 
semina  o  sìa  seminata  la  canapa. 

Oanevasso  s.  m.  Canevaccio  e  Canovaccio: 
Sorta  di  tela  grossa  e  ruvida,  fatta  di  canape 
V.  Doggidn. 

—  da  recammo;  Filondente  V.  Rcetin  nel  2°  signif. 
Oaue-^etta  s.  f.  Canapetla:  Sorla  di  tela  di 

canapa,  grossetta,  ma  più  fine  del  canovaccio. 
Oanevin  s.  m.  Canaparo  e  Canapajo  :  Colui  che 
assetta  e  vende  la  canapa,  ed  anche  cordami  fatti 
di  canapa. 
Oài].fV>r*a  s.  f.  Cànfora:  Specie  di  resina,  che 
trasuda  da  un  albero  indiano,  detto  da  Botan. 
Laurus  camphora,  la  quale  purificata  é  solida, 
bianca,  trasparente,  d'odor  forte,  aromatico  e 
spiacevole,  grassa,  untuosa  al  tatto,  molto  infiam- 
mabile, ardente  senza  residuo,  ecc. 
%  Erba  cànfora;  Erba  cànfora,  Artemisia  canforata 
V.  Erba  cànfora. 
OanfV>róix   add.    Canforato:    Mescolato   con 

cànfora. 
Oang-ià.  v.  a.  Cambiare,  Cangiare,  Mutare,  Scam- 
biare: Convertire  una  cosa  in  un'altra:  0  l'ha 
canglón  l'cegua  invin;  Ha  cambiato  l'acqua  in  vino. 
M  Cambiare,per Trasformare, Cangiare  in  altra  forma, 
Variare,  Far  differente  :  Han  cangióu  a  facciata; 
Hanno  cambiato  la  facciata. 
i>  —  per  Barattare, Permutare  una  cosa  con  un'altra: 
Nò  cangieivo  ò  mce  stato  co  so  ;  Non  cambierei 
il  mio  stato  col  suo. 
w  —  per  Lasciare  o  Abbandonare  una  cosa  per  pren- 
derne un'altra:  0  g'  ha  cangióu  S  nómme  ;  Gli 
cambiò  il  nome, 
tt  —  Parlandosi  di  moneta,  vale  Risolvere  in  ispecic 
minori  una  specie  maggior  di  moneta,  Ridurla 
in  spiccioli  :  Cangiceme  un  scùo;  Cambiatemi  uno 
scodo, 
n  —  In  signif.  neut.  e  detto  di  persona,  vale  Cam- 
biar vita  e  costumi,  e  prendesi  per  lo  più  in 
buona  parte:  0  l'ha  cangióu  affasto;  Egli  cam- 
biò totalmente. 
«  —  Parlandosi  del  tempo,  vale  Farsi  di  buono 

cattivo  0  viceversa, 
n  —  Parlandosi  di  colori  ed  altre  cose,  vale  Al- 
terarsi. 

—  o  guardia,  a  sentinella,  a  guarnixón,  ecc.;  Mu- 
tar la  guardia,  la  sentinella,  la  guarnigione  e  simili, 
vale  flettere  altra  guardia,  sentinella,  ecc.  in  luogo 
di  qoella  che  vi  è;  Dar  la  muta. 

—  a  pelle;  Mutare  o  Cambiar  di  pelle  o  di  gasdff, 
dicesi  di  alcuni  animali. 

—  o  vóxe;  Contraffar  la. voce. 

—  de  casa;  Mutare  o  Cambiar  di  casa, 

—  de  co;  Cambiare  o  Jlutar  colore,  Cambiarsi;  e 
parlandosi  di  persona,  dicesi  Allibbire,  cioè  Im- 
pallidire per  cosa  che  ti  faccia  restar  confuso  e 
sbalordito  per  un  subito  timore  o  vergogna. 

—  de  paizc;  Cambiare  o  Molar  di  paese,  vale  Re- 
carsi ad  abitare  in  paese  diverso  da  qoello  ove 
si  avea  la  residenza. 

—  d'opinion,  de  sentimento;  Cambiare  o  Mutare 
d'opinione,  di  sentimento,  di  parere,  d'avviso. 


174 


CAN 


CAN 


—  e  carte  in  tòa;  Scambiare  i  dadi,  Scambiar  le 
carte  in  mano.  Maniera  prov.  che  vale  Ridire  il 
contrario  di  quello  che  si  era  detto  altra  volta, 
e  far  comparire  una  cosa  diversa  da  quella  che  è. 

—  j  cavalli;  Mutare  i  cavalli. 

i  denti;  Mutare,  Rimetter  i  denti:  Quel  venir  fuori 

i  secondi  denti  in  luogo  dei  primi,  caduti  o  tratti. 
•*  —  l'cegua  a-o  canàio  V.  Canàio. 

—  5  carattere;  Contraffar  la  mano  o  la  scritturn. 

—  6  ile  dietro  a-e  casette;  Rifare  il  di  dietro,  vaie 
Rifare  co'  ferri  la  parte  di  dietro  e  inferiore  di 
una  calza,  tagliatane  la  parte  rotta. 

—  registro  ;  Mutar  registro,  parlando  di  slrum.  mu- 
sicali, vale  Mutar  tuono  o  sonata. 

—  tòn;  Mutar  registro;  metaf.  vale  5!atar  maniera 
0  modo  di  fare  in  qualsivoglia  cosa. 

—  vesti;  Mutar  abito,  Mutar  panni. 

S  A  vorpe  a  cangia  ó  pei,  ma  i  vizii  mai;  la 
volpe  0  il  lupo  cambia  il  pelo,  ma  non  il  vizio 
0  il  vezzo  V.  Pei. 

S  Cangiando  de  lùnn-a,  se  cangia  forfùnn-a;  Chi 
muta  lato,  muta  fato.  Prov.  e  si  dice  di  Chi  ta- 
lora mutando  paese  migliora  le  sue  condizioni. 

S  Cangiàse  n.  p.  Cambiarsi,  Mutarsi  ;  e  detto  as- 
solutam.  vale  Mutarsi  i  panni. 

n  —  0  tempo,  5  vento;  Cambiare  o  Cambiarsi  il 
tempo,  il  vento  e  simili. 
Oa.iig-ìa;iu.en.to  s.  m.  Cambiamento,  Can- 
giamento, Mutazione,  Variazione:  Il  cambiare, 
Il  mutare,  ecc. 

—  de  frànte;  Cambiamento  di  fronte.  T.  miiit.  Voce 
di  comando  e  nome  di  una  evoluzione,  colla  quale 
uno  0  pili  battaglioni  voltano  la  fronte  a  destra 
0  a  sinistra,  sia  marciando  avanti  o  indietro, 
sia  di  pie  fermo. 

Oa/Ug-iante  add.  Cangiante:   Che  cangia,  e 
dicesi  per  lo  più  del  colore  delle  cose,  le  qunli 
viste  sotto  diverso  angolo  si  mostran  diversa- 
mente colorite. 
S  Swa  cangiante;  Ermisino,   ed  anche   Scangé: 
Sorta  di  drappo  di  seta  di  color  cangiante, 
Oang-io  s.  m.  Cambio,  Scambio,  Permuta,  Ba- 
ratto: Fd  un  cangio;  Far  un  cambio,  un  ba- 
ratto, ecc. 
M  Cambio.  In  term.  comm.  vale  Traffico  di  monete 

e  di  scritture  o  cedole. 
«  —  per  L'aggio  o  interesse  che  si  dà  o  si  ritrae 
dal  denaro  cambiato. 

—  marittimo;  Cambio  marittimo:  Specie  di  cambio 
0  contratto,  che  si  fa  col  dare  danari  a  frutto 
pagabili  al  ritorno  del  viaggio. 

—  militare;  Cambio  o  Scambio:  Colni  che  si  co- 
stituisce nella  milìzia  in  luogo  di  un  altro  che 
rimane  libero;  nell'uso  diccsi  anche  Surrogato  e 
Rimpiazzo. 

%  Dà  0  Piggid  dince  a  cang'o;  Dare  o  Pigliare 
denari  a  cambio  o  a  guadagno,  vale  Prestare  o 
Tórre  a  prestito  denari  con  interesse. 

%  Fd  a  segònda  de  cangio;  Fare  la  seconda  di 
cambio,  fìgurat.  vale  Incorrere  nell'errore  stesso 
la  seconda  volta,  e  simile. 

S  In  cangio;  In  cambio.  In  iscambio.  Posto  avverb. 
vale  Invece. 

S  Lettera  de  cangio  ;  Lettera  di  cambio,  Cambiale. 

S  Piggid  in  cangio;  Barattare,  Far  baratto:  Cam- 
biare cosa  a  cosa;  e  talora  Cogliere  o  Tórre  o 
Pigliare  in  cambio,  vale  Pigliare  una  persona  o 
una  cosa  per  un'altra. 


S  Questa  a  l'u  a  segònda  do  cangio;  Questa  è  la 
seconda  di  cambio,  dicesi  fìgurat.  di  Cosa  spia- 
cevole che  sopraggiunga  ad  un'altra. 

Oang-ista  V.  Bancaotto. 

Canig-g-isea,  s.  f.  Parielaria.  T.  boi.  Parie- 
taria  o/ficinalis.  Specie  d'erba  assai  nota,  così 
detta  perchè  nasce  per  le  pareti;  altrim.  Pari- 
taria, Parietaria  delle  officine,  Vetriuola,  Erba  ve- 
triuola,  ^  etriuola  da  mura,  Murajuola. 

Oanna  s.  f.  Canna.  Nome  generico  d'una  pianta 
della  famiglia  delle  Graminacee  e  dei  genere  Arun- 
do,  il  cui  fusto  è  diritto,  lungo,  nodoso  e  vóto, 
e  di  cui  si  conoscono  molte  specie.  Si  chiama 
senz'altro  aggiunto  Canna  YArundo  rfonaa;  quella 
che  diciamo  Canna  comune,  la  qual  si  adopera 
a  far  conocchie,  tessere  stuoje,  incannicciate,  can- 
nicci e  simili.  Nasce  intorno  a'  tìumi  e  luoghi 
stagnanti,  e  fiorisce  verso  la  fine  dell'estate. 
»  Canna,  per  Pertica,  ossia  Bastone  lungo  fatto  di 

canna. 
I»  —  per  Una  misura  di  lunghezza  di  quattro  braccia 
fiorontine,  ma  che  varia  sr^condo  i  diversi  luoghi 
e  talora  anche  secondo  l'oggetto  che  si  misura. 
«  —  per  Tutta  la  porte  cava,  che  percorre  inter- 
namente il  corpo  degli  strum.  da  fiato. 

—  da  ciave;  Canna  della  chiave  :  Il  fusto  della  chiave 
femmina  V.  Asia. 

—  da  pesca;  Canna:  Una  pertica  di  canna,  ad-un 
capo  della  quale  si  altacca  la  lenza  cogli  ami,  e 
serve  a  pigliar  i  pesci  al  boccone.  -  Mazzacchera, 
dicesi  Quella  da  pigliar  ranocchi  ed  anguille. 

—  da  piggid  e  fi(jhe;  Brocca  V.  Càccioa. 

—  da  sciuscià  iti  tò  féugo ;  Soffione:  Canna  trafo- 
rala da  soffiar  nel  fuoco  colla  bocca  sen,',a  scottarsi. 

—  de  sùccao;  Cannamele,  Canna  del  zucchero.  T. 
bot.  Saccarum  officinale.  Specie  di  canna,  ori- 
ginaria delle  'ndie,  ma  coltivata  in  Asia  ed  in 
America,  il  cui  culmo  ripieno  di  midollo  bian- 
castro e  spongioso  rende  alla  spremitura  un  sugo 
dolce  ed  abbondante,  da  cui  con  complicatissime 
operazioni  si  cava  lo  zucchero, 

—  d'India;  Canna  d'India.  T.  boi.  Calamus  Sci- 
pionum.  Canna  che  nasce  nelle  Indie,  di  cui  spe- 
cialm.  ci  serviamo  per  farne  mazze  o  bastoni  da 
portare  in  mano;  i  suoi  fusti  più  piccoli  servono 
nelle  arti  a  più  usi. 

"  —  Canna  delle  Indie,  Canna  d'India  o  indiana, 
Cannacoro.  T.  bot.  Cunnacorus  ovathus.  Pianta 
che  coltivasi  ne'  giardini  per  ornamento,  sì  per 
le  sue  grandi  foglie  d'un  colore  verde  bello,  come 
por  la  sua  prolungala  fiorilura. 

—  dò  candé;  Fusto. 

—  dò  fùmmajdu ;  Gola  del  cammino:  Il  condotto 
che  dal  focolare  o  dalla  cappa  (<e  vi  è)  guida 
il  fumo  sino  al  a  torretta  o  sopra  il  letto  V. 
Fùmm,ajéu. 

—  do  scciéuppo,  da  pistolla,  ecc.;  Canna  del  fu- 
cile, d''l!a  pistola  e  simili,  dicesi  a  Quel  tubo  di 
ferro  entro  cui  s'introduce  la  carica.  -  Canna 
rigata  dicesi  Quella  che  è  rigata  dentro  ,  e  si 
carica  con  palla  calcala  a  forza. 

S  Canne  dell'organo;  Canne  dell'organo:  Tubi  o 
Canali  falli  per  lo  più  di  stagno,  di  forma  qua- 
drata, cilindrica  o  conica,  di  vario  diametro  e 
di  varia  lunghezza ,  nelle  quali  si  fa  entrare  il 
vento  che  produce  il  suono  dell'organo, 

S  Cannòn  de  canna;  Boccinolo,  Bocciòlo  e  Buc- 
ciolo,  Bubbolo:  Pezzo  di  canna  tagliata  Ira  un 


CAN 


CAN 


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nodo  e  TaUrc,  ed  anche  taglialo  in  gaisa  che  da 

un'  estremità  abbia  il  nodo  e  dall'altra  sia  aperto. 

%  Aveì  a  cigaa  in  scià  mnna;  Aver  la  pera  mezza, 

Esser  fiori  e  baccelli  V.  Cigaa. 
S  Ése  in  te  canne;  Essere  al  verde,  Essere  all'abla- 
tivo, alla  màcina  o  alle  mìicine,  Esser  povero  in 
canna,  Esser  brullo,  vale  Esser  in  estrema  povertà. 
S  Gro)  de  canne;  Cannajo,  Canniccio:  Graticcio 

fatto  di  canne  \.  Grce. 
%  Nò  saveì  fa  un  0  c'ùn  cannòn  de  canna;  Non 
saper  far  un  0  con  un  bocciuol  di  canna,  Non  sa- 
per accozzar  tre  palle  in  un  bacino,  vale  Non  saper 
fare  anche  le  cose  facilissime. 

Canna  s.  f.  Cannala  :  Colpo  di  canna. 

Oannag'g'io  s.  m.  Cannaggio.  Voce  dell'uso: 
Il  numero  delle  canne,  che  tira  una  pezza  di  tela, 
di  bordato  o  altro  tessuto;  come  anche  II  diffalco 
de'  palmi  che  suolsi  accordare  sul  numero  delle 
canne  alle  tessitrici. 

Oannella  s.  f.  Ca  nella  :  La  seconda  scorza 
de'  rami  d'una  pianta  indiana  dello  stesso  nome, 
chiamata  da' Botanici  Laurus  cinnamomum ,  la 
qual  disseccata  e  accartocciata  si  vende  come  aro- 
mato.  Dicesi  anche  Cinnamomo,  ma  da  usarsi 
soltanto  nello  stile  grave  e  poetico. 

Oannella  s.  f.  Cannella:  Sorta  di  misura  che 
serve  a  misurare  il  terreno,  e  contiene  12  palmi 
in  quadralo  ossia  Mi  palmi  genovesi, 
n  Cannella ,  per  Un'  altra  misura  da  misurare  le 
pietre  degli  edifìzi;  allora  contiene  quattro  palmi 
d'altezza,  sei  di  lunghezza  e  dodici  di  larghezza. 

Cannella  s.  f.  Colpo  di  matterello  V.  Cannello. 

Cannelletta  s.  f.  Cannellino:  Nome  che  si 
dà  a  Certi  confetti,  che  son  pezzuoli  di  cannella 
inzuccherati. 

Cannelletto  s.  m.  Mazza  da  lisciare.  T.  calz. 
Bastone  cilindrico  di  bossolo ,  lungo  circa  due 
palmi,  di  cui  si  servono  i  calzolai  per  lisciare 
la  supprficie  del  suolo  della  scarpa. 

Cannellìnn-a  s.  f.  Erba  cannella,  Giranio 
odoroso,  Malva  d'Egitto.  T.  boi.  Pelargonium 
odoratissimtim.  Pianta  perenne ,  della  famiglia 
de'-Ciranii,  originaria  del  Capo  di  Buona  Spe- 
ranza, e  trasportala  in  Europa,  dove  coltivasi  nei 
giardini  pel  soavissimo  odor  delle  sue  foglie  e 
per  la  bellezza  de' suoi  fiori  bianchi  piccoli.  Fio- 
risce in  maggio  e  nell'estate. 

Cannello  da  otneizoa;  Matterello,  Spia- 
natoio: Legno  lungo  e  rilondo  che  serve  a  spianare 
e  assottigliare  la  pasta  per  fame  sfoglie  (^cros/e;. 

—  da  polenta;  Matterello,  e  più  comunem.  Mestello: 
Bastone  parimente  di  legno,  lungo  un  braccio  e 
ritondo,  grosso  quanto  può  aggavignare  la  mano, 
che  serve  a  mestare  la  polenla  affinchè  non  sì 
rappigli  a  mozzi  (mòttij. 

—  de  caxa;  Bocciuolo  di  cassia,  dicesi^ll  baccello 
della  cassia. 

S  Cannelli;  Diavoloni,  Diavolini,  diconsi  famigliar- 
mente  Quei  rotolelti  di  bambagia  sostenuti  da 
un'anima  di  fil  di  ferro  e  coperti  di  seta  straccia, 
sopra  i  quali  si  avvolgono  i  capelli  per  inanel- 
larli, che  in  alcuni  luoghi  diconsi  Tufazzoli. 
Cannetta  s.  L  Cannuccia.  Dimin.  di  canna  : 
Sottilissima  canna. 

w  Canna  da  serviziale,  e  assolutam.  Canna:  Tubo 
di  stagno  lungo  circa  due  palmi,  grosso  appena 
quanto  aggavigna  la  mano,  il  cai  vano,  perfetta- 
mente cilindrico,  si  riempie  di  liquido  per  cac- 


ciarlo nell'intestino  retto  col  mezzo  dello  stan- 
tuffo. -  Cannello  dicesi  II  beccuccio  della  Canna, 
ossia  II  tubetto  di  legno  o  d'avorio,  che  s' innesta 
in  cima  alla  canna,  e  per  cui,  inlrodotio  nello 
sfintere,  passa  nell'intestino  il  liquido  sospinto 
dallo  stantuffo.  Cannello  torto  dicesi  II  cannello 
di  slagno  che  termina  in  becco  ricurvo,  perchè 
uno  possa  darsi  da  sé  il  lavativo. 

—  da  assaldd  ;  Cannello  da  saldare.  T.  oref.  Pic- 
elo! tubo  d'ottone,  incurvato  da  un  capo,  ad  uso 
di  mandare  col  soffio  la  fiamma  d'un  lume  sul 
lavoro  che  si  vuol  saldare. 

—  dapippa;  Cannello  e  Cannella:  Il  tubo  della  pipa, 
per  lo  quale  il  fumo  passa  per  lo  camminetto 
(campann-a)  al  bocchino.  Il  Bocchino  è  la  cima 
del  rannello,  per  lo  più  ripiegala  e  assottigliata 
per  tenerla  più  comodam.  in  bocca  per  fumare. 

—  da  pria  infernale;  Cannello  per  la  pietra  infer- 
nale: Certo  slrum.  d'argento,  in  cui  i  chirurghi 
usano  tenere  la  pietra  infernale. 

—  dò  lapis;  Matitatoio:  Slrum.  piccolo  di  metallo, 
fatto  a  guisa  di  penna  da  scrivere,  nella  quale 
si  ferma  la  matita,  gesso  o  carbone  ridotto  in 
punta,  per  uso  di  disegnare. 

S  Cannette  da  bandita;  Stecche:  Strette  e  sotlili 
laminette  di  legno,  d'osso,  d'avorio,  di  canna  d'In- 
dia ovY.  di  tartaruga,  le  quali  nella  loro  estremità 
inferiore  rifondata  sono  attraversale  da  un  per- 
nietto ,  e  dal  mezzo  in  su  sono  appuntate ,  ed 
entrano  fra  raddoppiatura  del  foglio,  una  per  cia- 
scuna ripiegatura,  e  vi  s  no  incollate, 
n  —  dò  ghìndao;  Stecchine  o  Costole  dell'arcolaio: 
Quei  legni  verticali,  intorno  ai  quali  sì  adatta  la 
matassa. 
"  —  dò  poegua;  Baggi  e  comunem.  Stecche:  Bac- 
chette, per  lo  più  di  balena,  le  quali  dal  nodo 
dell'asta  si  diramano  divergenti,  e  sopra  di  esse 
è  distesa  la  spoglia.  -  Asticciuole  chiamansi  quelle 
del  parasole. 

Cannetto  s.  m.  Cannello.  T.  tessit.  Bocciuolo 
di  canna,  taglialo  di  lai  lunghezza  da  poter  en- 
trare nella  spuola,  affine  di  incannarvi  sopra  il 
filo  delle  matasse  di  ripieno,  con  cui  si  tesse  l'or- 
dito delle  tele,  panni  o  drappi, 
n  Cannetto.  T.  cardai.  Fascello  di  lana  cardata  per 

filarsi. 
S  Fa  I  connetti;  Far  i  cannelli:  Avvolgere  colla 
spuola  sui  cannelli  il  filo  di  ripieno  onde  tessere. 

Cànnie  s.  f.  plur.  Fiori  :  Quei  minutissimi  fram- 
menti d'una  certa  specie  di  muffa  bianca,  che 
è  il  panno  che  produce  il  vino  quando  è  alla 
fine  della  botte:  Vin  co-e  cànnie;  Vino  fiorilo. 
S  Èse  a-e  cànnie  d'ùnn  a  cosa;  Essere  agli  sgoc- 
cioli, Esser  alla  callaia  di  qualche  cosa,  melaf. 
Ess(  re  al  termine,  alla  fine,  Bestartici  poco  più 
della  cosa  onde  trattisi. 

Canniòu  s.  m.  Canneto:  Luogo  dove  sono  pian- 
tato le  canne;  dicesi  anche  Canniccio. 

Cannòcciale  s.  m.  Cannocchiale  e  Canoc- 
chiale :  Slrum.  composto  d'un  tubo  e  di  varie 
lenti  di  cristallo  collocale  nell'estremità,  e  anche 
per  entro  in  guisa  che  servano  ad  ingrossare  e 
avvicinare  gli  oggetti  lontani.  Fu  inventato  l'anno 
1609  da  Galileo  Galilei,  pisano.  Quello  che  serve 
per  le  maggiori  lontananze  e  per  contemplar  le 
stelle,  dicesi  meglio  Telescopio. 

Cannòn  s.  m.  Cannone:  Pezzo  d'artiglieria,  git- 
tato  in  bronzo  o  in  ferro  fuso,  che  serve  a  cac- 


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CAN 


CAN 


ciar  projeltili  di  ferro  calibrati  al  suo  diametro 

interno, 
n  —  In  terni,  di  Cavali,  dicesi  Quella  sorta  d'im- 

boccalura  di  morso  falla  in  forma  di  cannone, 

da  tener  in  bocca  a'  cavalli. 
H  —  Presso  gli  Stampat.  dicesi  Un  carattere  chs 

è  maggiore  degli  altri. 

—  da  incanna;  Cannone:  Boccino]  di  canna,  lungo 
mezzo  braccio  circa,  sopra  il  quale  s'incanna  la 
seta,  la  lana,  il  cotone  o  simili  materie.  Se  è 
di  legno,  dicesi  Rocchetto. 

—  da  penna  :  Cannoncello,  Cannello  :  Quell'inferio- 
rità estrema  della  penna,  vola,  trasparente  ed  ela- 
stica, che  si  tempera  per  servirsene  nello  scrivere. 

—  de  canna;  Boccinolo,  Bubbolo  V.  Canna. 

—  deWcegua;  Cannella:  Piccolo  tubo  di  bronzo,  di 
ferro  o  d'altra  materia,  diritto  o  ricurvo,  spor- 
gente da  fontana  oda  muro,  donde  l'acqua  sgorga. 

—  rie  piante;  Tallo  :  La  messa  delle  piante  quando 
voglion  semenzire. 

—  do  granon;  Sagginale,  Culmo:  Gambo  o  Fusto 
del  formentone  o  saggina. 

—  dd  màntexo;  Canna.  T.  fabbri-ferr.  Quel  boc- 
ciuol  conico  di  lamiera,  piantato  nel  mozzo  del 
mantice,  e  che,  posalo  direttamente  sul  fuoco, 
serve  a  ravvivarlo  coll'aria  che  vi  passa  sospinta 
dal  mantice  stesso. 

—  pe-e  trappette  d5  visco;  Cannone:  Qualunque 
canna  forata  ne'  nodi,  o  tubo  di  latta,  in  cui  si 
ripongono,  dopo  usati,  i  panioni. 

S  Camiom da nepm; Cialdoni:  Sottilissime  faldelle 
di  pasta,  confetta  con  zucchero,  colla  come  le 
ostie  in  forme  appropriale,  e  rattorte  a  guisa  di 
cartoccio.  Sogliono  mangiarsi  colla  panna  mon- 
tala (fiocca). 

—  pe-e  condùte  d'cegua,  gaz,  ecc.  ;  Cannoni  e  Doc- 
ciani:  Tubi  di  ferro  fuso  o  di  terra  cotta,  che 
imboccano  gli  uni  agli  altri,  e  servono  a  formare 
i  condotti  dell'acqua,  del  gas,  delle  immondezze 
del  cesso;  con  questa  differenza,  che  quelli  per 
l'acqua  possono  essere  di  ferro  o  di  terra;  quelli 
del  gas,  sempre  di  ferro,  e  le  cannonate  del  cesso, 
ordinariamente  di  terra  cotta. 

S  N5  saveì  fa  un  0  c'wn   cannòn  de  canna  V. 
Canna. 
Oa,uiioii£t  s.  f.  Cannonata:  Colpo,  Tiro,  Sparo 
di  cannóne. 

—  do  léugo  còmodo;  Condotto  del  comodo  :  Ordine 
di  doccioni,  imboccanti  gli  uni  negli  altri,  che, 
scorrendo  lungo  o  dentro  del  muro,  mena  le  im- 
mondezze nel  bottino  o  pozzo  nero.  Se  il  con- 
dotto è  di  lavagna,  dai  nostri  muratori  dicesi 
Gaggièu  V.  questa  voce. 

OaiUndn^in  s.  m.  Cannoncino.  T.  stamp. 
Carattere  minore  del  Cannone. 

Oa-nnonés.  m.  Cannoniere;  Soldato  d'artiglie- 
ria; altrim.  Artigliere, 
w  Cannoniero;  in  Marin.  è  Un  ufficiale  o  Solt'uf- 
flciale  incaricato,  nella  nave,  dell'artiglieria  e  di 
tutte  le  munizioni  che  le  appartengono. 

Oa.uiion.éa<  add.  Cannoniera.  T.  mar.  Aggiunto 
di  Barca,  Lancia  o  Scialuppa,  dicesi  Una  barca  da 
guerra  che  ha  un  sol  pezzo  di  cannone. 

Oa>uudiietto  s.  m.  Cannonello,  Cannoncino. 
Dimin.  di  Cannone,  e  diccsi  tanto  d'Un  picciol 
pezzo  d'artiglieria,  quanto  di  Un  qualunque  altro 
piccolo  tubo. 

—  da  casette;  Bacchetta,  Bacchellina:  Legno  tornilo 


e  foralo,  che  fermansi  al  lato  destro  le  donne  per 
sostenere  i  ferri  quando  fanno  le  calze. 

—  da  leva  5  róziggio  a-e  meje ;  Cannello:  Boc- 
ciuolo  di  latta,  che  serve  a  levare  il  tórsolo  alle 
mele  e  a  simili  usi. 

—  da  penne  de  [cero;  Cannello,  se  vuoto  dentro; 
Aslicciuola,  se  massiccio:  Quella  bacchettina  ci- 
lindrica, entro  cui  si  metlon  le  penne  di  ferro 
per  iscrivere.  I  cannelli  sono  metallici,  le  astic- 
ciuole  comunom.  son  di  legno. 

—  da  pigna  dò  siagnón  da  sciai;  Boccinolo  :  Specie 
di  gambo  vuoto  della  mela  CpignaJ  dell'annaffia- 
tojo  per  annestarla  all'estremità  del  beccuccio. 

—  do  càmd;  Pennaiuolo:  Arnese  nel  calamajo  a 
scrivania  (V.  Càmd)  da  tenervi  dentro  più  penne 
temperate  che  si  hanno  a  mano;  e  talora  Un 
astuccio  cilindrico  fermato  a  vile  sulla  bocca  del 
calamajo  da  tasca. 

—  do  mòccalùmme ;  Boccinolo:  Quella  parte  dello 
spegnitoio,  che  serve  a  fermarlo  in  cima  d'una 

.  lunga  pertica. 

—  dò  pcegua;  Cannello:  Tubo  metallico,  che  si  fa 
scorrere  lungo  l'asta,  per  ispingere  o  per  tirar 
le  conlroslecche  (vórpctte),  e  così  aprire  e  chiu- 
dere l'ombrello. 

—  dò scmsce/<o;  Canna:  Quel  bocciuolo  o  tubo  me- 
tallico, da  cui  è  falla  uscire  l'aria  del  manticetto. 

%  Cannónetti  da  negid;  Cialdoni,  Cialdoncini  V. 

Cannòin  da  negid  nella  voce  Cannòn. 
Il  —  da  sccmjope^fa;  Cannelli:  Boccinoli  0  Tubetti 
metallici  fermali  alla  canna  del  fucile  da  caccia, 
i  quali  sostengono  quella  parte  della  bacchetta 
che  non  entra  nella  cassa. 
Il  —  de  scuffie;  Cannoncini  di  creste  o  cuffie:  Certe 
piegature  di  creste  o  cuffie  delle  donne,  fatte  a 
guisa  di  cannoni. 
§  Fceto  a  cannónetti;   Fatto  a  cannoncini  V.  A 
cannónetti. 

Oa^uuòiiezzà.  v.  a.  Cannonare  :  Battere  col 
cannone  un  nemico  o  un  sito  occupalo  dal  ne- 
mico. -  Cannoneggiare,  frequentativo  di  Canno- 
nare, vale  Spesseggiare  i  tiri  del  cannone;  co- 
munem.  però  si  usano  l'uno  per  l'altro.  Scanno^ 
nezzare  fu  detto  per  ischerzo  dal  Caro. 

Oanii5iie5Bzaiaen.tos.m.  Cannonamento 
e  Cannoneggiamenlo  :  Sparo  di  molte  cannonate. 
Il  battere  con  frequenti  colpi  d'artiglieria  il  nemico 
0  un  luogo  da  esso  occupato. 

Oanóeaso  s.  m.  Canna,  Cannaregghia,  Strozza, 
Gargozza  e  Gargozzo,  Gorgozzule,  Trachea:  Il  ca- 
nale della  gola.  Aspera  arteria  o  Canna  dei  polmoni, 
la  quale  inferiormente  si  divide  ne' due  bronchi; 
anlic.  Slrozzule,  Gargarozzo  e  Gargalozzo. 

Oanonicato  s.  m.  Canonicato,  anlic.  Caloni- 
calo  e  Calonacato:  Dignità  e  Prebenda  de'canonici. 
n  Canonicato,  dicesi  per  ischerzo  d'Impiego,  in  cui 
sia  buona  paga  e  poco  da  fare. 

Oanonizza  v.  a.  Canonizzare:  Lo  annoverare 
un  defunto  tra'  santi  V.  Cuncnizzazión. 

OanonizzaziSn.  s.  f.  Canonizzazione,  antic. 
Calonizzazione:  L'alto  solenne  che  fa  il  Papa  nel 
dichiarare  un  defunto  degno  d'essere  annoverato 
tra'  santi. 

Canotto  s.  m.  Canotto.  Dal  frane.  Canot.  T. 
marin.:  Lancia  lunga  e  sottile  con  pitture  ed  or- 
namenti per  trasportare  gli  ufficiali  del  bordo;  nei 
bastimenti  mercantili  è  Quella  destinala  pel  capi- 
tano 0  altre  persone  di  riguardo;  altrim.  Bargio. 


CAN 


CAN 


177 


Canson  s.  ni.  Canzona  e  Canzone  :  Poesia  lirica 
di  più  stanze,  che  serbano  per  lo  più  un  medC' 
Simo  ordine  di  rime  e  di  versi,  che  la  primiera. 

3  Canta  sempre  a  maxima  canson  V.  Canta. 

j)  Dà  zù  ùnn-a  cosa  pe-a  canson  d5  carlevd; 
Abbacchiar  una  merce,  Celiar  .via  una  merce,  vale 
Venderla  a  qualunque  prezzo  per  frella  di  far  denari. 

§  Mette  in  catisón  ùnn-a  pcrsònna;  Mailer  uno 
in  canzone,  in  baja,  in  favola,  in  novella,  Bef- 
farlo, Sojarlo,  Cuculiarlo,  vale  Metlcrlo  in  ridicolo. 

S  I^'o  saveine  ni  nativa  e  ni  canson  ;  Non  saper- 
sene nulla  affatlo,  Non  averne  nessuna  notizia; 
e  dicesi  di  Persona  che  sia  assente  da  qaalchc 
tempo. 
Oansónà,  v.  a.  Canzonare,  Berteggiare,  Sojarc, 

ecc.  V.  Mincionà. 
Oansónetta  s.  f.  Canzonella,  Canzoncina, 
Canzoncino.  Dimin.  di  Canzone:  Breve  canzone. 

g  Canta  de  cansónetle  ;  Dare  o  Dire  canzoni,  figur. 
vale  Par  parole  invece  di  falli,  e  simili. 
Canta  v.  n.  Cantare:  Mandar  fuori  misurata- 
mente la  voce,  con  modo  ordinalo  a  produrre 
melodia,  e  alquanto  simile  a  quello  col  quale  si 
produce  melodia  ;  ed  è  proprio  dell'uomo  e  degli 
uccelli. 

n  Cantare,  dlcesi  anche  del  gallo,  dei  grillo  e  della 
cicala. 

«  —  per  Poetare,  ed  usasi  attivamente  :  Canto  a 
gticera  de  bestie,  ecc.;  Canto  la  guerra  delle  be- 
stie, ecc. 

n  —  per  Recitare  i  versi  con  enfasi  e  con  accora 
pagnamento  di  quella  specie  di  cantilena,  per  la 
quale  la  misura  del  verso  s'intende  meglio. 

n  —  per  Manifestare  altrui,  come  fanno  le  spie, 
qualche  cosa  la  qual  sarebbe  da  tacersi:  GAV 
stceto  chi  ha  cantòu;  Vi  fu  chi  ha  cantato. 

—  a  nanna;  Cantar  la  ninna  nanna,  dicesi  di  Quella 
specie  di  cantilena  o  canzone,  che  si  fa  cantando 
ai  bambini  che  giaciono  in  culla  per  addormen- 
tarli 0  per  acquietarli. 

—  camme  ùnn-a  calandra  V.  Calandra. 

—  de  gatlinn-e;  Schiamazzare:  Il  gridare  o  il  can- 
tare delle  galline  dopo  aver  fallo  l'uovo. 

—  destonnóu,  Canta  ma,  ecc.;  Cantazzare, 

—  d'oégio;  Cantare  a  orecchio  o  ad  aria,  cioè  Senza 
cognizion  dell'arte,  ma  solamente  secondando  colla 
voce  la  melodia  udita  dall'orecchio. 

—  in  ciave  de  basso,  de  tenó,  ecc.  ;  Cantare  in  basse, 
in  tenore,  ecc. ,  dinota  la  chiave  o  la  parte  sulla 
quale  si  canta. 

—  messa;  Cantar  messa:  Dir  la  messa  cantala. 

—  sempre  a  nicexima  canson;  Essere  sempre  alla 
medesima  cantilena,  Non  saper  fare  il  latino  che 
per  gli  aitivi ,  Dir  la  canzone  o  la  favola  del- 
l'uccellino }  si  usa  proverb.  e  dicesi  Quando  nel 
discorrere  si  ripete  sempre  la  medesima  cosa, 
0  di  Chi  non  sa  variare  il  suo  parlare. 

—  sótto  5  nòmme  d'un  tale  ;  Cantar  sotto  il  nomo 
d'alcuno.  T.  comm.  e  vale  Andar  sotto  il  suo  nome 
0  sotto  il  suo  titolo,  e  dicesi  di  Ragione,  Negozi  • 
e  simili. 

—  ùnn-a  cosa  in  mùxiea;  Far  una  cantala  a  uno, 
liscia,  chiara,  senza  passaggi,  ere.  Cantarla  in 
musica,  figurai,  vale  Dire  apertamente  e  con  li- 
bertà l'animo  suo. 

%  A  fd  canta  un  orbo  ghe  véu  un  sòdo,  a  falò 
taxcì  ghe  ne  véu  trei;  Far  come  gli  orbi  di 
Milano  0  dì  Bologna,  o  Far  come  la  vecchia  di 

CA9ACCIA,  Dizionario  Genovese-Italiano. 


Vcroiìa,  un  qualirino  a  cominciare  a  cantare  e 
due  a  finire.  Modo  prov.  che  dicesi  di  Chi  dopo 
essersi  fatto  pregare  a  dir  qualche  cosa,  dopo  che 
ha  cominciato  non  vuol  più  terminarla. 

%  A  primma  gallinn-a  a  canta  a  l' ha  (ceto  l'éuvo; 
La  gallina  che  schiamazza  è  quella  che  ha  fatto 
l'uovo  V.  Èuvo. 

S  A-a  sfja  canta  i  ommi  e  a  maltin  canta  i 
òxelli;  Alla  sera  leoni,  alla  mattina  babbioni. 
Prov.  che  dicesi  di  Chi  alla  sera  essendo  in  ber- 
necche  cicaleccia  e  fa  lo  smargiasso;  alla  mattina 
poi,  cessali  i  vapori  del  vino,  è  mulo,  abbiosciato, 
invilito,  più  timido  di  conìglio. 
-{-  Canta  Gnecco:  Canta  Gnecco.  Modo  prov.  asso- 
lutam.  nostro,  che  dicesì  abbia  avuto  origine  da 
on  colai  Gnecco,  genovese,  maestro  dì  musica  e 
poeta,  il  quale  quando  era  brullo  di  denari,  per 
averne  montava  la  scena  e  cantava  egli  stesso. 
I  Toscani  usano  dire  E'  non  ce  ne  canta  uno; 
perchè  dove  non  è  denaro,  la  borsa  non  rende 
suono. 

g  Carta  canta  e  villan  dormi;  Carla  canta  e  vìllan 
dorme,  Carta  canti  e  villan  dorma.  Chi  ben  ìslra- 
menla,  ben  s'addormenta,  Lettere  in  carta,  de- 
nari in  arca.  Prov.  che  significa  Quando  i  con- 
tralti sono  chiaramente  spiegati  in  iscrìllo,  si  può 
vivere  tranquilli  sull'efficacia  degli  stessi. 

g  Fa  canta  ùnn-a  persónn-a;  Far  cantar  uno,  Ca- 
vargli il  passerotto  o  i  calcetti.  Dar  intorno  alle 
buche  a  uno,  vale  Cavar  di  bocca  altrui  una  cosa. 
Fargliela  dire  con  artificio  mentre  si  stadia  di 
tacerla,  Scavare  il  suo  sentimento. 

g  Fd  conto  che  un  ò  cante;  Far  conto  che  uno  canti. 
Lasciarlo  zufolare.  Far  il  dosso  dì  buffone.  Fare 
il  formìcon  del  sorbo,  vale  Lasciar  dire  e  tirar 
innanzi.  Non  badare  o  Non  far  ìstìma  delle  pa- 
role dì  lui. 

g  /  rfj'nfl?  dò  cappellan  cantando  végnan,  cantando 
van  V,  Cappellan. 

g  L'wgua  a  fa  md  e  ó  vin  5  fa  canta  V.  JEgua. 

g  Lascid  che  un  ó  cante;  Lasciar  cantar  uno,  vale 
Non  gli  dar  retta.  Non  curare  il  suo  detto. 

g  Nò  se  péli  canta  e  porta  a  croxe;  Non  si  può 
portar  la  croce  e  cantare  o  suonar  le  campane. 
Non  si  può  bere  e  zufolare,  Non  si  può  stri- 
gliare e  tener  la  mula,  Non  si  può  tener  la  fa- 
rina in  bocca  e  soffiare.   Non  si  può  attendere 

•  alla  casa  e  a' campi.  Prov.  che  valgono  Non  si 
può  fare  nello  stesso  tempo  due  cose  contrarie. 
Oantà  s.  m.  Cantaro:  Unità  dì  peso  che  in  To- 
scana e  in  Liguria  è  di  laO  libbre,  ossia  di  sei 
rubbi,  ed  equivale  a  i7  chil.  S60  gr.  del  peso 
decimale. 

n  Stadera:  Slrum.  col  quale  si  pesano  diverse  robe, 
benché  gravissime  e  di  gran  mole,  sostenendole 
in  bilico  con  un  unico  contrappeso,  chiamato  Ro- 
mano 0  Piombino,  fatto  scorrere  a  debite  di- 
stanze lungo  lo  siile.  Alla  testa  di  questo  stile 
sono  attaccali  uno  o  due  ganci,  ai  quali  sì  so- 
spende la  roba  che  si  vuol  pesare. 
Caiital>r*ùiin-a  s.  f.  Sifone,  e  coraonem. 
Tromba  da  vino.  Tromba  da  barile  e  assolulam. 
Tromba  :  Tubo  ricurvo,  per  Io  più  di  latta,  col 
quale,  mediante  l'inspirazione,  si  fa  montare  e 
venir  fuora  il  vino  o  altro  liquore  da  botte,  ba- 
rile, ecc.  per  raccoglierlo  in  allro  sottoposto  vaso, 
e  per  lo  più  in  fiaschi  o  bottiglie. 
Oantado  (Grillo);  Grillo  cantajuolo  V.  Grillo. 


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Cantaride  s.  f.  Cantaride,  Canterella,  Canta- 
rella: Specie  d'insetto  veirnoso  somigliante  ad  un 
piccolo  scarafaggio,  di  color  verde  dorato  e  iu- 
cetite,  di  odore  acre  e  nauseante,  il  qua',  disseccato 
e  ridotto  in  polvere,  si  adopera  in  medicina  come 
base  dei  vescicatorii.  Trovasi  nel  frassino,  ove  ci- 
basi delle  sue  foglie. 

Oanté  s.  m.  Cantiere:  Luogo  dove  si  fabbricano 

i  bastimenti. 
Il  Correnti  al  plur.  T.  de'  murai.  Legtii  riquadrati 
a  foggia  di  travicelli,  che  s'inchiodano  in  Luon 
numero  su'  puntoni  tra  cavalietto  e  cavalletto , 
parallelamente  al  comignolo  del  tetto.  Diconsi 
anche  Piane. 

Cantég-oa  s.  f.  Nen'a,  Cantilena:  Cauto  mo- 
notrno,  senza  precisa  articolazione  di  parole,  che 
noi  villaggi  i  massai  delle  parrocchie,  adunatisi 
in  numero  di  sei  o  più,  sogliono  fare,  terminate 
le  \enden:im'e,  a  ciascuna  abitazione  de'  conla- 
dini per  chiedere  limosina  a  suffragio  de'  defunti. 

Oàntia  s.  f.  Cassetta  :  Recipiente  quadrangolare 
di  legno  con  maniglia  o  pallino,  che  si  cava  e 
si  mette  fuori  ne' cassettoni  (comò),  armadi  e 
simili. 

—  da  spùd;  Cassetta  da  spniare:  Cassettina  di  sot- 
tili assicelle,  quadrangolare,  senza  coperchio,  con- 
tenente segatura  di  legno;  e  tiensi  nelle  stanze 
a  uso  di  sputarvi  dentro  per  non  lordare  il  tap- 
peto 0  il  pavimento 

—  do  cavallo;  Conca:  Specie  di  cassetta  quadran- 
golare di  legno,  nella  quale  il  cavallo  mangia  la 
profenda,  sia  essa  crusca,  cruschello  o  beverone. 

**§  0  l'è  da  càntia;  Sta  alla  conia,  É  uomo  di  conia, 
dicesì  nel  volgo  fior,  di  Chi  prende  parte  a  giuo- 
chi, a  sollazzi,  ecc. 

Oantia  s.  f.  Cassetta  :  Quanta  roba  cape  in  una 
cassetta. 

Oantia  s.  m.  Canterano,  e  in  alcuni  luoghi  della 
Tose.  Canterale:  Arnese  di  forma  simile  al  cas- 
settone (comò),  ie  non  eh  è  più  alto,  ed  ha  or- 
dinariamente più  cassette.  Per  la  sua  forma  in 
qualche  vocabolario  dicesi  lo  stesso  che  Cassettone. 

Oantieta  s.  f.  Cassettina  o  Cassetlino.  Dimin. 
di  Cassetta:  Piccola  cassetta;  e  dicesi  per  Io  più 
di  Quei  ripostigli  che  si  fan  talora  dentro  alle 
cassette  o  negli  stipi,  ecc. 

•^  da  oxelli;  Beccatojo,  Cassetta  del  mangiare:  Una 
scatoletta  più  lunga  che  larga,  aperta  al  di  sopra,  en- 
tro la  quale  si  pone  la  scaglinola  od  altro  becchime. 

■'^  dò  maxinin  da  caffè;  Cassetta. 

Oantilena  s.  f.  Cantilena.  Dicesi  del  Parlare 
con  un  certo  suono  di  voce  monotono,  senza 
j)recisa  articolazione  di  parole  e  slenlalamente, 
come  quella  delle  bàlie  per  addormentar  i  bambini. 
%  Fa  sempre  a  maxima  cantilena;  Far  sempre 
la  medesima  cantilena,  dicesi  di  Chi  sempre  ri- 
pete le  stesse  parole,  e  per  Io  più  di  Chi  sempre 
si  lamenta  e  brontola. 

Oantin  s.  m.  Cantino:  La  corda  più  sottile  del 
violino  e  d'altri  strum.  da  corde,  posta  in  ultimo 
luogo,  di  suono  acutissimo. 
1)  Cantino,  presso  i  Fabbricanti  di  carta,  diccsi  La 
carta  di  mezzo  tra  la  pcrfetla  e  Io  scarto,  ossia 
mezzetti. 
%  T6ccd  un  cantin  ;  Toccare  un  tasto  o  una  corda, 
figurai,  vale  Entrare  in  qualche  proposito  con 
brevità  e  destrezza.  Parlare  così  alla  sfuggita  di 
p.n  affare. 


Oautiné  s.  m.  Cantiniere  e  Cantiniero:  Colui 
che  ha  cura  della  cantina  :  allrim.  Canovajo.  - 
Finiijo  e  Cunliniere  dicesi  Quegli  che  ha  cura 
di  vendere  il  vino  a  minato  nelle  cànove  (fon- 
de(,hi)  e  nelle  cantine  de'  privati. 

—  de  reggimento;  \i\andiere:  Colui  che  vende  le 
vivande  e  il  vino  ai  soldati. 

Oantinotta  s.  f.  Canlinetla.  Dimin.  di  Can- 
tina: Piccola  cantina. 
Oantiuu-a  s.  f.  Cantina,  Vèlia:  Luogo,  per  Io 
più  sotterraneo,  dove  si  conserva  il  vino.-Ce//a, 
Cellajo,  Celliere  dicesi  una  stanza  terrena  dove 
si  tien  il  vino.  Cànova  ed  anche  Cantina,  il  luogo 
dove  si  vende  vino  a  mìnulo.  Tinujo,  II  luogo 
0  stanza  dove  si  tengon  le  line.  La  cantina  ove 
tiensi  l'olio,  dicesi  Coppaja;  quella  delle  legna 
Legnaja. 
Oàntio  s.  m.  Càntero,  dimin.  Canterello,  Can- 
terelto:  Vaso  assai  cupo,  cilindrico  e  leggermente 
conico,  a  fondo  alquanto  minore  della  bocca,  e 
tiensi  ordinariamente  nella  seggetta  pei  bisogni 
corporali. 
Oanto  s.  m.  Canto:  Armonia  espressa  con  voce; 
ed  è  proprio  degli  uomini  e  degli  uccelli. 

Il  Canto,  dicesi  anche  dello  Stridere  della  cicala  e 
del  grillo. 

"  —  per  l'Arte  del  cantare:  Meislro  de  canto f 
Maestro  di  canto. 

Il  —  per  Parte  di  poema  :0  saà  memota  iprimmi 
quattro  canti  dell'  Eneide;  Egli  sa  a  memoria  i 
primi  quattro  canti  dell'Eneide. 

—  dò  gallo;  Canto  del  gallo,  detto  anche  Cuccurucù 
0  Chicchirichì,  pT  imitazione  di  suono. 

—  fermo;  Canto  fermo:  Canto  ecclesiastico  introdotto 
da  S.  Gregorio  nel  principio  del  secolo  VII,  epoca 
in  cui  il  contrappunto  non  avea  per  anco  regole 
determinate;  detto  allora  anche  Canto  gregoriano. 

—  figurali;  Canto  figurato:  Quello  in  cui  si  prati- 
cano delle  note  di  misto  valore,  a  differenza  del 
Canto  corale  o  Canto  fermo,  composto  di  note 
principali  uniformi. 

Oanto  s.  m.  Canio:  Spigolo  o  Cosla  di  chec- 
chessia che  finisca  in  angolo. 

Il  Canto,  per  Capo  di  strada,  che  anche  dicesi  Can-. 
tone.  Cantonata,  Biscanto. 

H  —  per  Parte,  Banda,  Lato:  A^5  so  ciù  da  che 
canto.gidme ;  Non  so  più  daqual  canto  voltarmi. 

ti  —  metaf.  per  Luogo  ritiralo,  solingo,  remoto. 

Il  Cantoniera  :  Sorta  di  piccolo  armadio,  il  cui  fondo 
di  dietro  è  unicamente  rappresentalo  dalle  due 
fiancale  unite  ad  angolo  retto,  onde  poterlo  adat- 
tare negli  angoli  delle  stanze,  e  riporvi,  su  pa- 
recchi palchetti,  varie  minute  masserizie,  che  si 
vogliono  avere  a  mano. 

—  ammorlóu;  Canto  smusso  o  smussalo,  cioè  Canto 
taglialo.-  Biscanto  dicesi  Quel  canto  o  lato  rollo 
e  come  taglialo  a  due,  onde  invece  d'un  canto 
0  lato  vengono  a  formarsene  due. 

—  da  rumenta^  dò  carlwn;  Buca  della  S)  azzatura, 
Buca  del  carbone:  Quei  vani  che  sogliono  farsi 
nelle  cucine  sollo  il  cammino  per  riporvi  la  spaz- 
zatura 0  il  carbone. 

—  de  casa;  Canto,  Angolo,  Cantuccio:  Angolo  in- 
terno d'una  stanza  della  casa. 

§  Canti  do  cappello;  Punte,  Acque,  Becchi,  onde: 
Cappello  a  dui  o  a  treì  canti;  Cappello  a  due  o 
a  tre  acque,  a  due  o  a  tre  punte,  a  due  o  a  tre 
becchi,  dicesi  Quello  che  ha  due  o  tr$  lese  rialzale. 


Gao 


GAP 


I7d 


n  —  mutti;  Canlino.  T.  di  cari.  V.  Con/»»  nel  2^ 

significalo. 

S  Ascòndise  in  t'ùn  can<o;  Rincantucciarsi,  Ra^- 
canlucciarsi,  Incanlacciarsi:  Riporsi  in  un  canto, 
Nascondersi. 

S  Da  canto;  Da  canto  o  A  canto.  Posto  avveri, 
vale  Dal  fia  .co,  Allato,  Presso,  Vicino;  e  laiore 
Da  parte. 

S  Da  canto  mce,  so,  tò,  ecc.;  Da  canto  mio,  tuo, 
suo,ec.,  vale  Per  quanto  spella  a  inr,  a  le,  a  lui,  ec. 

S  Da  vn  canto;  Da  una  parte,  e  laiora  A  parie, 
In  disparte.  Da  banda  :  0  s'è  retióu  da  un  canto; 
Si  ritirò  da  una  parte,  in  disparte. 

§  Destende  ùnn-a  persónn-a  in  sciùn  canto  ;  Di- 
stender uno,  Stenderlo  morto  a  terra,  Farlo  ca- 
der morto  per  terra,  Ucciderlo. 

g  Già  ò  canto;  Scamojare:  Voltare  al  primo  canto, 
per  non  incontrare  taluno  che  ci  sia  molesto. 

g  Lascia  in  t'ùn  canto  ùnn-a  persomi -a  ;  .Non 
farne  alcun  caso,  Dimenticarla.  Modorfigurato. 

S  Mettisc  da  canto;  flettersi  da  canto,  vale  Far 
avanzi.  Avanzarsi  nell'avere:  O  s'ha  misso  da 
canto  un  miggid  de  scùi;  Egli  si  mise  da  canto 
un  migliajo  di  scudi. 

5  Sta  sempre  a  canto  a-o  féugo  ;  Covare  il  fuoco 
0  la  cenere,  dicesi  di  Chi  sta  di  continuo  presso 
il  fucco  per  iscaldarsi. 

S  Sùccao  canto;  Zucchero  candito  o  candi  X.Sùccao. 
Oa^ntoiia.  s.  f.  Cantorìa  :  Tribuna  o  Palco,  dove 

stanno  i  cantori  in  chiesa. 
Oantón.  s.  m.  Cantone,  Cantonata,  Canto,  Angolo. 

§  Èse  de  cantón;  Far  la  posta,  Appostare:  Aspet- 
tare il  tempo,  l'cccasione  di  coglier  uno. 
Oaiitònadda  s.  f.  Cantonata,  Cantone,  Canto: 

L'angolo  esteriore  delle  fabbriche. 
Oantòné  s.  m.  Cantoniere:  Quegli  che  è  pre- 
posto a  qualche  stradale,  o  ponte  o  simile,  onde 
farvi  la  guardia  e  tenerlo  pulito  o  altro. 

n  Guardia  municipale.  Chìamansi  così  nelle  città 
Quelle  persone  che  dal  5Iunicipio  sono  preposte 
a  sorvegliare  che  le  vie  della  città  siano  sgombre 
e  pulite,  che  le  vetture  non  corrano  olire  il  do- 
vere, che  i  bottegai  diano  il  giusto  peso  ai  com- 
pratori, ed  altro. 
Oanùo  add.  Canuto,  Fioccoso:  Bianco  di  pelo 
per  lo  più  da  vecchiezza. 

S  Cavetto  canùo  non  é  creddùo;  Capei  canuto  non 
è  creduto  V.  Cavcllo. 
Oanzellaja  s.  f.  Cancelleria  :  luogo  dove 

tiene  il  suo  uffizio  il  cancelliere  V.  Canzdlè. 
Oanzelle  s.  m.  Cancelliere:  Quegli  che  ba  cura 
di  far  registrare  gli  atti  pubblici  dei  magistrali. 
Cao  add.  Caro:  Che  vale  assai.  Alto  di  prezzo, 
Costoso,  Di  molla  spesa. 

n  Caro,  melaf.  vale  Che  si  stima  mollo,  Di  gran 
pregio,  Prezioso  ;  e  laiora  Pregiato  per  gentilezza 
0  amabilità  di  coslumi,  Amabile,  Amato,  Ben  ve- 
duto. Gradito,  ecc.:  O  l'è  un  zóveno  cào;  Éun 
caro  giovine. 

S  A  cao  prexo;  A  caro  prezzo.  Posto  aw.  vale 
Caramente,  A  gran  prezzo. 

%  Avci  a  cào;  Aver  caro  o  a  caro,  vale  Amare. 
Desiderare,  Volere  j  e  talora  Aver  in  pregio,  in 
istima,  Gradire. 

S  Cào  còsta  l'aggio:  Costa  caro,  Costa  salato  V. 
Aggio. 

S  Chi  cào  se  ten,  cào  se  vende;  Le  cose  rare  son 
le  più  care,  Cosa  rara,  cosa  cara.  Prov.  che  dicesi 


per  ischerzo  A  chi  fa  iì  ritenuto,  e  non  frequenta 
gli  amici. 

§  Costà  càa  ;  Costar  caro ,  Costar  salato ,  dicesi 
melaf.  del  Riuscire  in  un'impresa  con  molto  danno 
proprio  e  molta  fatica;  e  talora  Pagar  un  gran 
ilo  d'un  errore,  d'un' imprudenza  e  simili. 

n  —  cào;  Costar  caro  o  salato,  vale  Valer  assai, 
Valer  gran  prezzo. 

§  Ése  cào  che...  Aver  caro  o  a  caro  che....  vale 
Volere,  Amare,  Desiderare. 

n  —  ciù  cào  che Aver  più  caro  che vale 

Amar  meglio.  Voler  piuttosto. 

M  —  0  so  cào;  Essere  il  suo  cucco,  cioè  li  sao 
prediletto,  il  suo  favorito. 

S  Pafjd  cào;  Pagar  caro,  vale  Far  mal  mercato, 
Contrattare  a  caro  prezzo. 

g  Tegnìse  cào;  Farsi  caro.  Far  caro  dì  sé,  figur. 
vale  Farsi  ritenuto,  Tener  suo  grado.  Non  lasciarsi 
avere  né  vedere. 

g  Vende  cào;  Vender  caro,  cioè  A  caro  prezzo. 
**Oào  s.  f.  Cavo  V.  Cavo.  Voce  bassa. 
Cào  d'éixvia  V.  Cuppomeistro. 
Capage  add.  Capace:  Che  capisce  o  cape,  Che 
è  atto  a  capire,  a  contenere  checchessia;  e  di- 
cesi delle  cose. 

H  Capace,  metaf.,  e  detto  di  persona,  vale  Abile,  Alto, 
Idoneo,  Che  ha  capacità  per  intendere,  dire  o  fare 
una  qualche  cosa. 

ti  —  e  talora  per  Atto  a  ricevere:  0  non  é  ca- 
pace di  sacramenti  e  ò  nò  se  péu  salva;  Non 
è  capace  de' sacramenti  e  non  si  può  salvare. 

n  —  Ta'ora  usasi  per  Atto  di  minaccia ,  come  in 
questo  0  simili  modi  :  Saeivo  capace  a  dóve  due 
maschcB  ;  Sarei  capace  a  darvi  due  schiaffi. 

g  Omino  capace  a  fa  de  tutto  ;  Uom  capace  di 
lutto.  Prendesi  comunem.  in  mala  parte,  e  vale 
Uomo  di  mal  aCfare,  capace  di  commettere  qua- 
lunque malvagia  azione ,  qualunque  delitto. 
Oapagità  v.  a.  Capacitare:  Far  capace,  Ren- 
der capace,  persuaso.  Appagar  l' intelletto,  Cavar 
di  dubbio.  Indurre  a  credere.  Persuadere,  Con- 
vincere. 

g  Capacitdsc  n.  p.  Capacitarsi  :  Divenir  capace , 
Rimaner  appagalo,  convinto,  persuaso. 
Oapagitee  s.  f.  Capacità:  Detto  di  cose,  vale 
Altezza  a  capire,  a  contenere. 

n  Capacità,  metaf.  parlando  di  persone,  vale  Alti- 
tudine, Abilità,  Intelligenza,  Disposizione  di  na- 
tura che  le  rende  atte  all'operazione. 
Capàro  s.  m.  Arra,  Caparra:  Parte  di  paga- 
mento della  mercanzia  o  d'altro  pattuito,  che  si 
anticipa  per  sicurtà,  la  qual  si  perde  in  caso  che 
la  merce  non  si  volesse,  osi  mancasse  d'eseguire 
il  contrai  lo. 

11  Figurai,  usasi  per  Pegno  o  Prova  di   sicurezza 
nell'adempimento  d'alcuna  cosa. 
Oaparra  v.  a.  Caparrare,  Accaparrare,  Inca- 

parrare  V.  Accaparra. 
Capi  V.  a.  Capire,  Intendere,  Comprendere  col- 
l'intelletto  V.  Accapì. 

—  a  vólo  0  per  àia;  Intender  per  aria,  Compren- 
der di  volo,  cioè  Prontissimamente. 

—  pe  discreziòn;  Intendere  per  discrezione  o  su- 
perficialmente ,  Intendacchiare. 

g  0  no  capisce  un  corno;  Intende  ch"é  un  recere, 

Non  ha  comprendiraenlo. 
g  Capise  n.  p.  Capii"si,  Intendersi,  Comprendersi. 
Capi  età  V.  Accomandéua. 


1^0 


GAP 


'     GAP 


Oapittt  V.  Accapild. 
Capitale  s.  m.  Capilale:  II  fondo,  sopra  coi 
si  fanno  gli  assegnamenti  o  le  entrale,  che  sono 
il  fruito  del  medesimo  fondo. 
1»  Capilale,  per  Qnrlia  quantilìi  di  denari,  che  pon- 
gono i  mercatanti  sui  traffichi,  che  anche  dicesi 
Corpo, 
n  —  pf'r  Quel  denaro,  che  si  dà^allrui  per  trarne 
interesse. 

—  morto;  Capitale  morto,  vale  Capilale  infruttifero. 
%  Bello  capitale  t  Bel  capitale!  Rei  mobile!  Dicrsi 

in  senso  irrn'co  e  per  dispregio  di  Persona  che 
si  Ita  in  poca  o  nessuna  slima,  che  anche  direh- 
hesi  Mal  Lignllo,  J'alazeppa  o  I.annzza. 

%  Fa  capitale  in  sciùnn-a  persònn-a;  J-'ar  capi- 
tale. Fare  stima,  conio,  assegnamento  sopra  di 
una  persona,  vale  Conlarvi  sopra,  Pensare  di  va- 
lersi ditssa,  di  ricorrere  ad  essa  come  al  capilale. 
Capitale  s.  f.  Capilale:  Città  principale  d'un 
regno  ed  anche  d'una  provincia,  dove  sogliono 
aver  residenza  i  principali  magistrati  o  il  sovrano. 
Capitale  add.  Capitale:  Del  capo. 

,5;  Delitto  capitale;  Delillo  capilale:  Quello  che  ne 
va  il  capo,  che  merita  la  pena  di  morie. 

%  Nemigo  capitale;  Nemico  capitale:  Nemico  prin- 
cipale che  perseguita  il  capo,  cioè  a  dire  la  vita 
deiravversario. 

§  Peccóu  capitale  ;  Peccato  capitale,  dicesi  Ognuno 
dei  Siile  peccali  mortali. 

§  Penn-a  capitale;  l^ena  capilale,  vale  La  pena 
di  morte. 

g   Vizio  capitale;  Vizio  capilale  :  Vizio  principale,  il 
quale  è  come  il  capo  e  il  principio  degli  altri  vizi. 
Capitalista  s.  m.  Capitalista.  Voce  dell'uso. 
Colui  che  possedè  molti  capitali. 

Il  Capitalista,  per  Chi  possiede  parte  del  capilale  0 
del  corpo  delle  sostanze  sociali  in  denaro  0  altro 
rappresentativo  circolante. 

«  —  Nelle  imprese  commerc.  dicesi  di  Chi  som- 
ministra il  denaro,  per  opposizione  a  Chi  presta 
la  sola  industria. 
Capitània  add.  Capitana.  T.  mar.  Aggiunto 

•  di  nave,  dicesi  Quella  che  porta  lo  stendardo, 
sol  lo  del  quale  vanno  le  altre  di  quella  squadra. 
Capitànio  s.  ni.  Capitano:  Propriam.  Capo, 
Condottiero,  Governatore  di  soldati.  Oggidì  dicesi 
di  Colui  ch'è  capo  d'una  compagnia  di  soldati  a 
piedi  0  a  cavallo,  ed  ha  sotto  di  sé  tenenti,  solto- 
lenenti  e  kass'ulliciali. 

—  de  bastimento;  Capitano  di  bastimento:  Quegli 
a  cui  è  aflìdata  la  condona  d'un  legno  mercan- 
tile, e  la  cura  delle  merci  che  vi  sono  caricale. 

—  de  vascello,  de  fregatta;  Capitano  di  vascello, 
Capitano  di  fregata,  vaie  Comandante  del  vascello, 
della  fregata,  ecc. 

—  do  porto;  Capitano  del  porto:  Uffiziale  di  ma- 
rina stabilito  ne' porli  ove  siavi  un  arsenale  di 
marina,  e  che  ha  cura  di  sorvegliare  alla  sicu- 
rezza del  porto  e  de'  navigli  che  vi  sono  entrati. 

Capitello  s.  m.  Capitello.  T.  d'archit.  Membro 
sovrapposto  alla  colonna,  quasi  capo  e  (ìnimenlo 
di  essa. 
M  Capitello,  presso  i  Legatori  da  libri  dicesi  Quel 
pezzo  di  carta  finta  0  di  tela,  il  quale  addop- 
piato s' incolla  sulle  due  estremità  del  corpo  del 
libro,  sopra  ciascuna  catenella,  per  tenerne  me- 
glio riuniti  e  più  fermi  I  quinterni. 

Capitola  v.  n.  Capitolare.  T.  milit.  Far  con- 


venzioni. Accordarsi,  Convenire  in  certi  patii;  e 
dicesi  d'una  piazza  da  guerra  0  d'un  corpo  di 
esercito,  che  si  arrende  salve  le  vite  delle  per- 
sone, ed  a  quelle  altre  condizioni,  più  0  meno 
onorevoli,  che  piace  al  vincitore  d'imporre,  0  che 
i  difensori  possono  esigere. 

Capitolato  s.  m.  Capitolalo:  Patti  che  co- 
stituiscono 0  debbono  costituire  un  contralto,' 
specialmente  parlando  di  contratti  per  appallo 
od  incanto. 

CapitolaziÓM.  s.  f.  Capitolazione.  T.  milit. 
accordo  fra'  nemici,  col  quale  si  stabiliscono  i  ca- 
pitoli por  la  resa  duna  fortezza,  d'un  posto,  0  per 
la  ritirata  d'un  corpo  di  soldati,  ecc. 

Capitolo  s.  m.  Capitolo:  Corpo  de' canonici 
d'ogni  chiesa  collegiata,  e  in  particolare  delia  cat- 
tedrale, e  L'adunanza  dei  medesimi. 
I)  Capitolo,  per  Corpo  0  Parte  di  discorso,  ed  anche 
per  Ina  dello,  parli  della  scrittura,  della  così  dal 
ricomip.ciarsi  da  capo  a  scrivere,  non  che  La  ma- 
teria 0  soggetto,  di  cui  si  traila. 
«  —  Nel  nuni.  del  più  dicesi  dei  Patti  e  Conven- 
zioni che  si  fanno  a  capo  per  capo. 
§  Avet  0  Non  avcì  vòxe  in  capitolo  ;  Avere  0  Non 
avere  voce  in  capitolo,  si  dice  dell'Avere  0  Non 
avere  in  qualsivoglia  negozio  autorità,  e  per  lo 
più  Avere  0  Non  aver  credito.  Essere  0  Non  es- 
sere stimalo,  consideralo,  ecc. 
§  Pcnscieri  a  capitolo  !  Pensieri  a  capitolo  !  Lo- 
cuzione che  si  usa  da  chi  abbia  a  rientrare  in  sé, 
a  raccogliersi,  a  internarsi,  a  profondirsi  in  ri- 
flessioni, a  pensare  a'  casi  suoi. 

Cappa  s.  f.  Cappa:  L'abito  de' fratelli  delle  Con- 
fraternite con  buffa  (cappùsso)  da  calare  ed  al- 
zare, la  quale  si  lira  giù  nell' uscire  processio- 
nalmcnte  in  pubblico. 
«  Cappa,  per  Un'  ampia  veste  che  si  usa  da'  car- 
dinali, vescovi  e  canonici:  Cappa  magna. 

—  dò  fùmmajéu;  Cappa  0  Capanna  del  cammino: 
'Quella  par, e  fatta  come  una  mezza  tramoggia  ro- 
vesciala, cioè  più  stretta  in  allo  che  in  basso,  che 
immediatamente  dal  focolare  riceve  il  fumo  per 
condurlo  alla  gola  0  torrella. 

S  Figgin  da  cappa  V.  Coppetta. 

%  Sótto  a  cappa  do  ce;  Sotto  la  cappa  del  cielo. 
0  Sotto  le  cappe  del  sole,  vale  In  questo  mondo. 
Cappa  s.  f.  Cappa.  T.  mar.  È  la  situazione  d'una 
nave,  la  quale  per  un  vento  forte,  burrascoso  e 
contrario  alla  rotta  di  lei,  è  obbligata  ad  ammai- 
nare tutte  le  sue  vele,  fuorché  una  0  due  delle  più 
piccole,  mettendosi  al  più  presso  ed  a  traverso  del 
vento,  con  la  manovella  del  limone  tutta  sotto 
vento  per  lottare  contro  il  mar  grosso  e  il  vento 
forte,  derivando  meno  che  sia  possibile,  per  non 
discostarsi  dal  luogo,  in  cui  si  trova.  Vi  sono  più 
modi  di  mettersi  alia  cappa. 

—  dell'erboo;  Capp.i  0  Jlanica  dell'albero.  T.  mar. 
Pezzo  di  tela  cerata  0  catramata,  che  si  applica 
intorno  alla  gola  0  mastra,  per  cui  passa  il  piede 
dell'albero,  e  ciò  aflinc  d'impedire  che  l'acqua 
della  pioggia  0  quel'a  scagliata  dai  colpi  di  mare 
non  s'introduca  nell'interno  della  nave. 

—  dò  capitànio  ;  Cappa  del  capitano.  T.  comm. 
Un  certo  tal  qual  diritto  0  regalo,  che  i  capitani 
dei  bastimenti  son  soliti  di  riscuotere  per  cia- 
scuna tonnellata  di  merci  caricala  sulla  lor  nave 
oltre  il  nolo  slatilito,  e  ciò  in  premio  della  buona 
cuslodia  che  debbono  usare  al  carico. 


GAP 


GAP 


181 


S  Èse  a  cappa;  Essere  o  Stare  alla  cappa,  Cap- 
peggiare: La  situazione  e  l'azione  d'una  nave  che 
è  alla  cappa. 
S  Meltise  a  cappa;  Mettersi  alla  cappa,  vale  Serrar 
tutte  le  vele,  meno  una  o  due,  e  talvolta  tre,  che 
pigliano  por  ciò  il  nome  di  Vele  di  cappa,  porre 
la  barra  del  limone  tutta  solto  vento  ed  attendere 
pazientemente  che  le  circostanze  che  hanno  co- 
stretto a  prender  questa  misura,  vengano  a  mutar(!. 

Oa-pp'a  pe  (Daj;  Da  capo  a' pie  o  a' piedi 
V.  Cappa. 

Oa<pp£i;ta.sso  s.  m.  Trimate,  Maggiorente, 
Maggiorengo:  Uomo  principale,  Che  S'prasla  agli 
altri.  Dicesi  anche  scherzev.  Primasso,  Bacalare, 
Barbassoro,  Capoccia;  quest'ultima  voce  pi^rò  in- 
dica Il  contadino  capo  di  casa. 

Cappella  s.  f.  Cappella:  Luogo  nelle  chiese 

0  nelle  case,  dov'è  situato  l'altare  per  celebrarvi. 

<•  Cappella,  per  Una  piccola  chiesina  od  oratorio. 

—  de  fumo;  Cappello:  La  parte  superiore  del  fungo, 
perchè  è  fatta  a  guisa  di  cappello. 

—  do  stoppiti  dò  lùmme;  Fungo  V.  Bolla  nel  S" 
significato. 

g  Meistro  de  cappella;  Maestro  di  cappella:  Quegli 
che  regola  i  musici  destinati  a  suonare  o  cantare 
in  una  chiesa. 
Oappella  s.  m.  Cappellaio  :  Fabbricante  o  Ven- 
ditore di  cappelli. 
Oappella  s.  f.  Colpo  dato  col  cappello. 
Il  Cappellata.  Voce  dell'  uso  fiorent.  :  Tanta  quan- 
tità di  roba  quanta  n'  entra  in  un  cappello. 
S  A  cappella!;  A  cappellate  V.  A  cappellai. 
Oappellan  s.  m.  Cappellano  :  Prete  che  ufliiia 
cappella  o  è  benefiziato  di  cappella;  e  dicesi  al- 
tresì di  Quel  prete  stipendiato  per  dir  la  messa 
in  alcune  case  particolari. 

—  de  reggimento  ;  Cappellano  d'armata:  Sacerdote 
secolare  o  regolare,  che  istruisce  i  soldati  nelle 
cose  della  religione,  amministra  loro  i  sacramenti, 
ed  assiste  ai  loco  estremi  momenti,  sì  in  pace 
come  in  guerra.  Ce  n'era  uno  per  reggimento: 
oggidì  sono  soppressi. 

%  I  dime  dò  cappellan  cantando  végnan,  cantando 
van;  Quel  che  vien  di  salti,  va  via  di  balzi,  ovv. 
Quel  che  vien  di  ruffa  raffa,  se  ne  va  di  buffa 
in  baffa.  Prov.  e  vale  Del  mal  acquistato  se  ne 
va  poco  innanzi. 

Oappellauia  s.  f.  Cappellania  :  li  benefizio 
che  gode  il  cappellano. 

Oappellasso  s.  m.  Cappellaccio:  Peggior.  di 
Cappello:  Grande  e  cattivo  cappello. 
§  Cappellusci  ;  Lasagnotti,  Lasagne  inferigne  :  Sorta 
di  lasagne  fatte  con  farina  mcn  fine,  e  di  sfoglia 
più  grossa,  che  usano  mangiare  i  contadini  in 
tempo  di  qualche  loro  solennità. 

Oappellèa  s.  f.  Cappelliera,  Porlacappello : 
Quella  custodia  di  cuojo  o  di  cartone,  ove  si  ri- 
pongono i  cappelli  specialmente  per  trasportarli 
in  viaggio. 

Cappelle  tta  s.  f.  Cappelletta,  Cappelluccia, 
Cappelluzza,  Cappellina.  Dim.  di  Cappella:  Pic- 
cola cappella. 
«  Confortatorio,  Conforteria.  Chiamasi  così  da  noi 
Quella  stanza  nelle  carceri  giudiziarie,  eretta  a 
piccola  cappella,  in  cui  si  traducono  e  si  tengono 
ventiqnatt'ore  prima  dell'esecuzione  i  condannati 
di  pena  capitale,  per  confortarli  e  prepararli  a 
subire  cristianamente  l'estremo  supplizio. 


' —  dò  pwgua;  Ghiera,  e  piiì  comunem.  Viera:  Quel 
disco  metallico  o  d'osso  infilato  nel  puntale  del- 
l'ombrello e  fermato  alla  base  di  esso.  Serve  ad 
impedire  che  l'acqua  non  iscorra  internamente 
lungo  l'asta,  e  anche  fa  fermezza  al  nodo  (pigna) 
che  le  sta  solto. 
Cappelletto  s.  m.  Cappelletto,  Cappelluccio. 
Dimin.  di  Cappello:  Piccolo  Cappello.  -  Cappel- 
luccio in  senso  avvililivo  diccsi  anche  di  Cap- 
pello consumato  e  di  poco  pregio. 

n  Cappelletto.  T  calzai.  Vn  pez/,o  di  cuojo  che  si 
aggiunge  al  tomaio  della  scarpa  dalla  parte  che 
va  su;  colio  del  piede  V.  Pistagna. 

•I  —  per  Una  specie  di  malattia  che  viene  al  ca- 
vallo nelle  gambe  di  dietro. 

—  da  bùsciaa;  Cappelletto.  T.  mar.  Cappellozzo  di 
àgata  posto  al  cent-o  dell'ago  della  bussola,  e 
che  va  a  posarsi  sopra  u:i  pernietto  d'acciajo,  sul 
quale  gira  l'ago  stesso. 

—  da  ciavéua;  Coperchio.  T.  de' fabbro- fcrr.  Quella 
lamiera  di  ferro  ch'i  copre  da  una  banda  gl'in- 
gegni della  toppa.  Le  toppe  che  si  apron  da  due 
bande,  hanno  il  buco  della  chiave  nel  coperchio 
e  nel  fondo. 

—  da-  ròcca;  Pergamena  e  Perganiina:  Striscia  di 
cartapecora,  ridotta  in  forma  di  cartoccio,  che 
tien  fermo  sulla  rocca  il  pennecchio. 

—  de  lampe,  dò  turibolo;  Cappelletto  :  Quella  specie 
di  scodellino  rovescio,  a  cui  sono  attaccate  da 
capo  le  catenelle  del  turibolo  e  delle  lampadi. 

—  dà  /M??iTOe;  Cappello:  Specie  di  ventola,  a  cono 
tronco,  di  metallo  o  di  carta  colorata,  che  a  qual- 
che distanza  circonda  la  fiamma  della  lucerna,  e 
ne  para  la  viva  luce  orizzontalmente  all'intorno. 

—  do  pagua;  Cappelletto:  Quel  pezzo  rotondo  di 
tela  cerata  che  si  mette  in  cima  agli  spicchi  da 
capo  dell'ombrello,  sotto  la  spoglia;  ed  anche  Quel 
pezzo  rotondo  della  stessa  stoffa  della  spoglia,  il 
quale  sotto  la  ghiera  (cappelletta),  ma  pili  grande 
di  essa,  copre  la  riunione  centrale  di  tutti  gli 
spicchi,  e  concorre  colla  ghiera  e  coll'altro  cap- 
pelletto di  tela  cerata  ad  impedire  il  passaggio 
della  luce  e  dell'acqua. 

—  pe-i  chen;  Cappelletto:  Un  piccolo  cerotto  fatto 
di  pece  distesa  su  cuojo,  di  forma  ritonda,  che 
si  appicca  sul  capo  a'  cani  ed  a'  gatti,  quando 
sono  affetti  dal  cimurro. 

Oappellin  s.  m.  Cappellino.  Dimin.  di  Cap- 
pello: Cappello  piccolo  e  gentile. 

H  Cappellino,  per  Quel  cappello  fatto  di  treccia  di 
paglia ,  di  trucioli  di  legno  ovvero  di  stoffa ,  or- 
nato talora  di  lìocchi,  di  galani,  di  fiori,  di  penne, 
ecc.,  che  si  porta  dalle  signore,  secondo  il  gusto 
della  persona  e  della  moda. 
Oappellìuu-a  V.  sopra  Cappellin  nel  2"  si- 
gnificato. 

M  Sellino.  T.  de'  sellaj.  Parte  del  finimento  del  ca- 
vallo da  tiro,  che  sta  nel  laogo  della  sella,  ma 
sul  quale  non  si  siede. 
Cappello  s.  m.  Cappello  :  Copertura  del  capo, 
fatta  per  lo  più  di  feltro,  di  forma  emisferica  o 
cilindrica,  o  leggermente  conica,  circondato  nella 
parte  inferiore  da  una  falda  o  tesa,  della  stessa 
materia  e  che  fa  solecchio. 

«  Cappello,  per  Quel  vaso,  per  lo  più  di  vetro,  che 
si  adatta  sopra  le  bocce  quando  si  stilla. 

Il  —  per  Quella  parte  della  campana  da  stillare  che 
cuopre  la  padella. 


182 


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„  _  Presso  i  Giornalisti  è  Quel  breve  discorso  che 
si  pone  innanzi  a  uno  scritto  altrui  dal  direttore 
del  giornale,  per  darne  ragione  a'  lettori,  o  per 
esprimere  qualche  sua  particolare  opinione  su  tal 
soggetto,  0  per  altra  cagione. 

—  all'orsa;  Cappello  alla  sgherra,  e  in  Firenze  Cap- 
pello alla  birrichina  :  Cappello  portalo  come  lo 
soglion  portare  i  birrichini  e  gli  sgherri,  cioè 
pendente  da  un  lato. 

—  a  Irei  canti;  Cappello  a  tre  acque  o  a  tre  punte 
0  a  tre  Lecchi  V.  Canio. 

—  da  cardinale;  Cappello  da  cardinale  o  cardina- 
lizio: Gran  cappello  rosso,  poco  rilevato,  con 
cordoni  e  nappe  di  seta  dello  slesso  colore,  che 
portano  i  cardinali. 

—  da  donna;  Cappello  da  donna  o  Cappellino.  Si 
fa  di  paglia,  di  drappo,  di  velluto,  ecc.,  e  la  foggia 
ne  varia  secondo  la  moda  V.  Cappellin  nel  2° 
significato. 

—  da  portdse  salto  5  brasso;  Sotto  braccìno  o 
Schiaccina.  Voci  d'uso  a  Firenze. 

—  da  prwve;  Cappello  da  prete  o  a  tre  punte;  e 
schcrzevolm.  da'  Toscani  dello  Nicchio  V.  Lùm- 
mèa,  Lùmincea. 

—  de  paggia  o  de  tressa;  Cappello  di  paglia  o  di 
treccia:  Quello  che  è  fallo  di  trecce  di  paglia. 

—  dS  tordo;  Cappello  del  torchio.  T.  stamp.  Quel- 
l'asse che  tiene  unite  da  capo  le  cosce  del  tor- 
chio, e  gli  serve  di  finimento. 

—  montóu  ;  Cappello  arriccialo  :  Quello  che  ha  una 
0  più  parli  della  tesa  rivolte  all'insù. 

S  A  chi  ha  testa  no  ghe  manca  cappello;  A  chi 
ha  testa  non  manca  cappello.  Prov.  che  significa 
Chi  ha  cervello  in  capo  si  sa  approvecciare. 

S  Ainigo  de  cappello;  Amico  di  cappello,  dicesi 
di  Persona  con  cui  non  si  ha  intrinseca  amicizia, 
ma  si  saluta  per  semplice  conoscenza. 

S  Appende  5  cappello;  Appendere  il  cappello,  di- 
cesi nell'uso  di  Chi  avendo  poche  sostanze  prende 
in  moglie  una  donna  ricca. 

S  Canti  dd  cappello  Punte  V.  Canto. 

$  Cian  do  cappello  ;  Fondo  o  Cucuzzolo  :  La  parie 
superiore  del  cappello,  sia  essa  piana  ossia  con- 
vessa. 

S  Fd  cappello;  Far  cappello.  T.  mar.  Abboccare, 
Capovolgersi,  Rovesciarsi  :  Una  nave,  e  specialm. 
una  lancia  fa  cappello,  allorché  per  vento  forte 
laterale  e  troppe  vele  s' inchina  tanto  su  d' un 
fianco  che  beve,  abbocca  e  si  rovescia. 

§  Fàda  do  cappello;  Tesa  o  Vento:  Quella  falda 
del  cappello  che  è  unita  intorno  alla  base  della 
fascia  e  fa  solecchio. 

S  Foddra  dB  cappello;  Fodera:  Tessuto  per  lo  più 
di  sela,  con  cui  si  copre  internamente  il  cap- 
pello. 

S  Levdse  ó  cappello;  Levarsi  il  cappello,  vale  Trarlo 
di  capo  in  segno  di  saluto  o  di  riverenza;  altrim. 
Scappellarsi. 

S  Mettise  S  cappello  ;  flettersi  il  cappello,  Incap- 
pellarsi. 

S  Tegnì  S  cappello  in  man;  Slare  a  capo  sco- 
perto, Stare  in  zucca. 

S  Teslea  dò  cappello;  Fascia:  Il  corpo  del  cap- 
pello, tranne  la  tesa  e  il  cucuzzolo. 
Oappellón  s.  m.  Cappellone.  Accresc.  di  Cap- 
pello: Cappello  grande. 

n  Cappelloni  al  piar.,  chiamàvansi  così  per  ischerzo 
da  qoj  i  Gesuiti,  dal  loro  cappello  grande. 


Oa^ppellùsso  s.  m.  Cappelluccio.  Peggior.  di 
Cappello:  Cappello  logoro  e  di  poco  pregio. 

Oappetta  s.  m.  Farfanicchio,  e  nell'uso  fior. 
Frustino:  Misero  ganimeduzzo  che,  non  potendo, 
pretende  d'essere  assai. 

Oappin  s.  m.  Cappi  no.  Dicesi  nell'uso  Quella 
mantellelta  che  portano  i  canonici  sulla  cappa  e 
i  preti  della  massa  sopra  la  colla.  Se  il  cappino 
è  di  pelliccia,  dicesi  Gufo. 

—  da  parroco;  Bàtolo:  Mantellella  di  sela  che  in  al- 
cuni luoghi  deirilalia  copre  le  spalle  de'parrochi. 

Oappo  s.  m.  Capo  :  Titolo  che  indica  superio- 
rità relativa  d'un  individuo  sopra  alcuni  altri  posti 
sollo  di  lui  ;  altrim.  Superiore. 

ti  Capo,  figurai,  vale  Guida,  Scorta,  Regolatore, 
Principale:  Ghe  vorriciva  un  cappo;  Ci  vorrebbe 
un  capo. 

ti  ~  per  Capitolo,  Parte  di  discorso. 

—  d'accusa;  Capo  d'accusa:  Articolo  e  Punto,  circa 
il  quale  altri  è  accusalo. 

—  d'anno;  Capo  d"anno:  Il  principio  dell'anno. 

—  de  casa;  Capo  di  casa:  Il  principale  della  casa. 

—  d'opera;  Capolavoro,  Capo  d'opera:  Lavoro  in- 
signe, perfettissimo. 

—  de  roba;  Capo  di  roba:  Un  oggetto  qualunque, 
come  merce  o  simile. 

—  de  toa;  Capo  di  tavola:  Il  luogo  più  degno  della 
mensa,  ed  anche  La  persona  che  in  esso  siede. 

—  d'un  parilo;  Capiparte  o  Capoparte:  Capo  di 
qualche  partito  o  fazione. 

—  per  cappo;  Capo  per  capo  o  A  capo  per  capo, 
Distinlamente,  A  cosa  per  cosa. 

g  A  cappo;  A  capo,  A  capo  di  linea  V.  A  cappa. 
g  Da  cappo  ;  Da  capo.  Posto  avverb.  vale  Da  prin- 
cipio. 
§  Da  capp'a  pé;  Da  capo  a  pie,  Dal  capo  al  pie. 
Da  capo  a'  piedi.  Posto  avverb.  vale  Dal  capo 
sino  al  pie  della  persona. 
§  Dà   5  bon  cappo  d'anno;   Dare   il  buon  capo 
d'anno,  vale  Augurare  felicità  nel  principio  del- 
l'anno nuovo. 
S  Èse  da  cappo;  Esser  da  capo  o  da  principio: 

Ricominciare  a  far  checchessia. 
§  Squaddrà  da  capp'  a  pé;  Squadrare  da  capo  a' 
piedi,  figur.  vale  Squadrar  bieco.  Guardar  alcuno 
in  atteggiamento  di  severità  e  di  minaccia. 
S  Torna  da  cappo;  Farsi  da  capo.  Ricominciare. 
§  Tra  cappo  e  collo  ;  Tra  capo  e  collo  :  Accompa- 
gnato col  V.  Dare,  vale  Colpire  senza  discrezione. 
Oappolbancia  V.  Cappomùxica. 
Cappocaecia  s.  m.  Capocaccia:  11  sopran- 

lendenle  alla  caccia. 
Oappocannoné  s.  m.  Capocannoniere.  T. 
mar.  Ufliziale  di  marina  che  comanda  sopra  lulla 
l'artiglieria  d'un  vascello. 
Oappoclxéu.g-0  s.  m.  Capocuoco  :  Il  primo 
cuoco  in  una  casa  o  trattoria,  dove  ne  siano  degli 
aftri. 
OappocóflFa  s.  m.  Capocoffa.  T.  mar.  E  un 
bass'uflìciale  o  gabbiere  anziano,  al  quale  è  affidala 
la  direzione  de' servizi  che  si  eseguiscono  in  cofTa. 
Oappocomico  s.  m.  Capocomico:  Capo  o 
Direttore  d'una  compagnia  di  commedianti:  altrim. 
Capocommedianle. 
Oappoconvog-lio  s.  m.  T.  mar  in.  È  la 
nave  da  guerra  ed  anche  talvolta  mercantile,  in- 
caricala di  dirigere,  scortare  e  proleggere  un 
convoglio, 


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Oa.ppo  de  ca<sa<;  Capofamiglia:  Capo  di 
famiglia. 

Cappo  de  lista.;  Capolista:  Colui  il  cui 
nome  è  segnalo  il  primo  in  una  lisla. 

Oappo  d'opera;  Capolavoro:  Lavoro  per- 
fellissimo.  Dicesi  nell'uso  anche  Capo  d'opera, 
ma  è  un  francesismo  da  non  imitarsi. 

OappolUtobrica  s.  m.  Capofabbrica:  Quegli 
che  sopraintende  o  soprasla  agli  altri  operai  di 
qcalche  fabbrica  od  oflicina. 

Oappofila  s.  m.  Capofila:  II  primo  della  fila, 
e  dicesi  propriam.  de'  solda'i  schierali;  e  in  iMarin. 
della  Nave  che  naviga  a  capo  di  allre  disposte 
in  fila. 

Oappoléug-o  s.  m.  Capoluogo:  Luogo  princi- 
pale, ma  dicesi  propr.  delle  provincie  e  dislrclti. 

Oappo meistro  s.  m.  Capomaestro,  Capo- 
maslro:  Soprainlendente  alle  fabbriche,  il  quale, 
ricevuti  gli  ordini  dall'architello,  li  molle,  per 
mezzo  degli  uomini  a  lui  solloposli,  in  esecuzione. 

Oappomùxica  s.  m.  Capomusica.  Voce  del- 
l'uso. Colui  che  dirige  i  suonatori  che  accompa- 
gnano gli  eserciti  nelle  loro  funzioni. 

OappSn  s.  m.  Cappone  :  Gallo  castralo,  perchè 
divenga  grasso  e  delicato, 
n  Cappono,  Pesce  cappone.  T.  ittiol,  Scorpcena  scro- 
pha.  Pesce  di  mare,  di  color  rosso,  la  cui  carne  è 
molto  bianca  e  dilicata. 

w  Cappone.  T.  marin.  Grosso  paranco,  il  cui  filo  o 
velia  passa  da  un  lato  per  le  pulegge  della  grua 
dell'ancora,  e  dall'altro  per  quello  d'un  bozzello 
facendo  arrecavo  alla  grua  slessa  ;  esso  serve  ad 
alzare  l'ancora  dall'acqua  sino  alla  grua. 

—  de  casette;  Frinzello:  Raccomodatura  grossolana 
fatta  coll'ago  V.  Crastón,  Molto. 

—  magro;  Cappon  magro.  Voce  dell'uso.  Sorta  di 
vivanda  gustosissima,  che  si  mangia  per  insalala, 
cosidelta  perchè  composta  di  ingredienti  onnina- 
mente magri,  cioè  biscotto,  pesce  taglialo  a  rocchi, 
arigusla,  funghi  sott'olio,  uova  a  fette,  scorzonera, 
mosciame,  ostriche,  gamberi  ed  altro,  ogni  cosa 
disposta  suolo  per  suolo,  quindi  condila  con  salsa. 

OappSna  V.  Accappona. 

OappGuadda  s.  f.  Cappone  in  galera.  Voce 
fior.  Specie  d'insalata,  che  si  fa  di  biscotto,  messo 
prima  a  leggermente  immollare  nell'acqua,  e  po- 
scia condilo  con  olio,  aceto,  sale,  alici  salate,  cap- 
peri, mosciame,  olive  conce  ed  altro. 

Oappònéa  s.  f.  Capponaia,  Stia:  Grande  gabbia 
fatta  a  cancelli,  dove  si  tengono  i  capponi  ed  altri 
polli  ad  ingrassare 
$  Mette  in  cappònea;  Mettere  in  chiusa,  in  gabbia, 
in  catorbia,  alle  bujose,  figurai,  vale  3Ieltere  in 
prigione. 
S  Tegni  in  cappdnèa;  Stiare  polli  o  capponi,  vale 
Tenerli  nella  stia  e  governarli  con  scello  e  ab- 
bondante becchime,  per  ingrassarli. 

Oappopesso  s.  m.  Capopezzo.  T.  mar.  Primo 
cannoniere  d'un  pezzo  d'artiglieria.  Quegli  che 
punta  e  dirige  la  manovra  del  proprio  cannone. 

Oapposquaddra  s.  m.  Caposquadra.  In 
Marineria  dicesi  Quell'uflìziale  generale  che  co- 
manda una  squadra,  un  distaccamento,  ovv.  una 
divisione  di  vascelli.  -  Nella  Milizia,  Quegli  che 
comanda  ad  una  squadra  di  soldati,  cioè  ad  una 
parte  della  compagnia  chiamata  Squadra;  ed  è 
propriam.  il  caporale. 

Oappoistazi^n  s.  m.  Capostazione:  Quegli 


che  dirìge  i  movimenti  dei  viaggiatori  e  delle 
merci  a  grande  e  piccola  velocità  nelle  stazioni 
ferroviarie. 

Oappostorno  s.  m.  Capostorno.  T.  veter. 
Malattia  dei  monofalangi  che  si  manifesta  ne' ca- 
valli con  decisi  sintomi  di  vertigine,  ora  con  accessi 
furiosi,  ora  con  coma.  L'animale  che  n'è  colpito 
spingo  quasi  sempre  la  testa  contro  la  mangiatoia 
0  contro  il  muro. 

Oappotairil»ùo  s.  m.  Tamburo  maggiore, 
Tamburino  maggiore.  T.  milit.  Titolo  di  Quel 
solfufliziale  che  in  un  reggimento  di  fanteria  am-w 
maestra  e  guida  tutti  i  tamburini  di  esso,  prece- 
dendoli nelle  marce,  e  ordinando  loro  le  varie 
batiule  che  hanno  a  fare,  secondo  ne  riceve  l'or- 
dine od  il  segno  da  chi  comanda. 

Oappotimonè  s.  m.  Capotimoniere.  T.  mar. 
Bnss'ufficiale  incaricato  di  lutto  ciò  ch'è  relativo 
al  timone,  alle  bussole,  ai  sognali,  alla  corsa  della 
nave,  ed  ai  fanali  di  banda  e  di  posizione. 

Oappotta  s.  f.  Cappotta:  Specie  di  mantello, 
per  lo  più  di  pannolano,  che  le  donne  indossano 
sopra  le  altre  vesti  n^ll'uscire  di  casa  nella  fredda 
stagione. 

Cappotto  s.  m.  Cappotto:  Veste  da  uomo  con 
maniche,  bàvero,  abbottonatura  e  falde,  che  pen- 
dono per  lo  più  fino  al  ginocchio. 
»  Cappotto,  per  Quella  sopravveste  di  panno,  per  lo 
più  bigio,  della  quale  si  vestono  i  soldati  in  tempo 
d'inverno. 
I»  —  per  Una  sopravveste  o  mantello  con  cappe- 
ruccio  ad  uso  de'  marinai  ed  anche  de'  galeotti, 
per  lo  più  di  panno  ruvido  e  grosso,  che  copre 
loro  la  vita  e  la  testa  e  li  difende  dal  vento  e 
dalla  pioggia, 
t)  Poltiniccio,  Frinzello  V.  Cruslòn  nel  2"  signif. 
3  Dà  cappotto;  Dar  cappotto.  T.  del  giuoco  di  carte. 
Vincere  in  giuocando  tutte  le  bazze,  in  guisa  che 
l'avversario  non  faccia  alcun  punto;  e  figurai. 
Vincere,  Superare,  Sopravanzare. 
%  Taggià  cappotti  ;  Tagliar  le  calze  o  il  giubbone. 
Tagliar  i  panni  addosso  a  uno,  figurai,  vale  Mor- 
morarne, Dirne  male  essendo  assente. 

Oappovenere  s.  m.  Capelvenere,  Capel- 
venero,  Capovenere,  Capello  di  fontana,  Coriandro 
del  pozzo,  Adianto,  Adianlo  nero.  T.  boi.  Adian- 
thum  capiUus  veneris.  Pianticella  assai  nota,  ap- 
partenente al  genere  Adianlo  e  alla  famiglia  delle 
Felci,  la  quale  ordinariam.  si  rinviene  ne' muri  dei 
pozzi  e  nelle  grotte  ove  slilla  l'acqua  e  che  siano 
difese  dalla  luce  del  sole.  É  molto  pettorale  e 
diuretica,  e  se  ne  forma  un  conosciutissimo  si- 
roppo  aperiente. 

Oappoverso  s.  m.  Capoverso  e  Capiverso: 
Principio  di  verso  o  riga.  Verso  o  riga  ricomin- 
ciala da  capo. 

Oappùsselle  s.  f.  pi.  Cappezzelle.  T.  mar. 
Alcuni  pezzi  di  legno  squadrati,  più  o  meno  curvi, 
ì  quali  entrano  nella  composizione  delle  coste  o 
membri  della  nave. 

Cappuccetto  s.  m.  Cappuccetto,  Cappuccino. 
Dimin.  di  Cappuccio:  Piccolo  cappuccio. 

Oappix99Ìn.  s.  m.  Cappuccino:  Frale  d'una 
delle  Regole  di  S.  Francesco. 

w  Cappuccino,  Bracciuolo  cappuccino,  Venez.  Gam- 
billo.  T.  mar.  Il  bracciuolo  principale  che  unisce 
il  tagliamare  alla  ruota  di  prua. 

I»  —  In  terra,  marin.  dicesi  auche  La  mura  d'una 


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vela  di  straglio:  5fùce  o  cappùcciti  da  veja  do 
strallo;  Murale  il  cappuccino  della  vela  di  straglio. 
«  Fraschella  volante,  e  volg.  Cappuccino.  T.  stamp. 
Pezzo  di  cartoncino  con  un  becchetto  praticatovi 
nel  centro  per  uso  di  tenerlo  sospeso,  il  quale, 
tagliato  secondo  la  grandezza  d'un  vuoto  scoperto 
della  forma  in  torchio,  si  sovrappone  al  mede- 
simo appena  dato  l'inchiostro  alla  forma,  per  im- 
pedire gli  sporchi  che  possono  cagionare  1  mar- 
gini al  foglio  che  si  stampa. 
0»ppÙ99Ìnii-a  s,  f.   Cappuccina,  Carda- 
minto,  Asturzio,  Fiore  d'asturzio.  Fiore  chiodo, 
Fratino,  Nasturzio  d'India.  T.  hot.  Tropaeolum 
mo/us.  Pianta  rampicante  che  produce  fiori  grandi, 
speronati,  di  vario  colore,  odorosi,  che  in  molti 
luoghi  servono  d'ornamento,  ed  anche  per  dar 
sapore  alle  insalate.  1  semi  raccolti  si  conservano 
nell'aceto  e  si  usano  come  i  capperi  (làppanij. 
Ce  n'ha  di  molte  varietà. 
Oappù§9Ìn.n-a  add.  Cappuccina:  Aggiunto 
di  alcuni  nomi  come  in  appresso: 
§  Lcitùga  cappùccinn-a;  Lattuga  cappuccina  o  cap- 
puccia:  Quella  che  fa  il  suo  cesto  in  forma  si- 
mile a  quello  detto  del  cavolo. 
§  Razza  cappùccinn-a;  Razza  cappuccina  \. Razza. 
g  Scimia  cappùccinn-a;  Scimmia  cappuccina  :  Spe- 
cie di  scimmia,  il  cui  capo,  mani  e  coda  sono 
di  color  nero,  e  il  rimanente  del  corpo  coperto 
di  pelo  bruno. 
Oappix^^iiin-a  CÀJ  m.  avv.  Alla  cappuc- 
cina V.  À  cappùccinn-a. 
S  Arvn  a  cappùccinn-a;  Scuretti  V.  Arva. 
S  Torta  a  cappùccinn-a;  Torta  alla  cappuccina 

V.  Tòrta. 
S  Tovaggia  a  cappùccinn-a;  Tovaglia  alla  cap- 
puccina V.  À  cappùccinn-a. 
Oappix99inn-e  s.  f.  pi.  Cappuccine:  Chia- 
mansi  così  Certe  monache,  le  quali  osservano  alla 
lettera  le  Regole  di  Santa  Chiara,  siccome  i  Cap- 
puccini quelle  di  S.  Francesco.  Vivono  ritiratis- 
sime,  dedite  affatto  alla  penitenza  e  alla  contem- 
plazione. 
Oappùsso  s.  m.  Cappuccio,  Capperuccio,  Cap- 
peruccia,  ed  anche  Scapperuccio,  ma  pochissimo 
usato:  Quella  parte  d'abito,  di  cappa  o  cappotto, 
per  la  parte  di  dietro,  con  cui  si  copre  il  capo 
per  ripararsi  dalla  pioggia  e  dal  vento.  Quello 
dell'abito  de' frati  dicesi  propriam.  Cappuccio  e 
Scapolare;  quello  de' vetturini,  contadini  e  soldati, 
Capperone  ;  e  quello  con  cui  si  cuoprono  il  capo 
i  confratelli  delle  Compagnie  mortuarie  per  non 
essere  conosciuti,  Cappuccio,  Capperuccia,  Buffa. 

—  da  filtra;  Calza:  Specie  di  cappuccio  di  panno, 
con  cui  si  filtra  il  vino  o  altri  liquori. 

Oapri^io  s.  m.  Capriccio,  Fantasia,  Ghiribizzo, 
Bizzarria,  Ticchio:  Pensiero  fantastico. 

—  da  matto;  Cervellaggine:  Capriccio  strano  e  pazzo. 
%  A  capricio;  A  capriccio.  Capricciosamente.  Posto 

avv.  vale  Di  sua  testa.  Di  sua  invenzione.  Se- 
condo detta  la  fantasia. 
§  Amld  a  capricio;  Andar  a  capriccio,  vale  Far 

checchessia  senza  giusti  motivi,  per  solo  capriccio. 
S  Aveì  capricio  d'ùnn-a  cosa;  Aver  capriccio  di 

una  cosa,  o  Venir  una  cosa  in  capriccio,  vale 

Averne  voglia. 
S  Fa  capricio;  Far  capriccio,  Incapricciare,  Inca- 

priccire,  Invaghire;  e  talora  per  ischerzo,  Far  il 

bello,  il  grazioso  colle  donne. 


%  Fa  de  caprigio  ;  Far  di  capriccio.  T.  dell'arti  del. 
dis.  Operare  di  propria  invenzione,  senza  esem- 
pio, ed  è  opposto  a  Ricavare  o  Far  dal  naturale. 

g  Faccia  chi  fa  capricio;  Viso  geniale,  che  dà  nel 
genio,  Viso  avvenente,  simpatico,  che  ispira  amore, 

g  Leva  i  caprici  a  ùnn-a persònn~a ;  Scapricciare, 
Scapriccire:  Tórre  altrui  di  testa  i  capricci,  e  ta- 
lora Scaponire. 

g  Levàse  un  capricio;  Scapricciarsi,  Scapriccirsf, 
Sbizzarrirsi.  Sfogarsi,  Sbramarsi:  Cavarsi  un  ca- 
priccio, una  voglia  V.  Descapricidse. 

g  Piggid  caprigio  pe  ùnn-a  persònn-a;  Incapric- 
ciarsi, Incapriccirsi,  Invaghirsi:  Accendersi  d'a- 
more per  essa  V.  Jncapricidse. 

g  Sàtd  5  capricio;  Saltar  il  ticchio,  la  fantasia,  il 
capriccio. 
Oapri^ioso  add.  Capriccioso,  Bizzarro,  Fan- 
tastico, Stravagante,  e  dicesi  propriam.  di  per- 
sona. Parlandosi  di  cose,  vale  Di  forma  e  figura 
strana  e  particolare,  fatta  come  a  capriccio. 

Capriola  s.  f.  Capriola.  T.  cavali.  Specie  di 
salto  del  cavallo. 

Oapsùl  s.  m.  Cappellotto  :  Quel  picciolissimo 
boccinolo  di  rame,  il  fondo  del  quale  è  spalmato 
d'una  composizione  capace  d' infiammarsi  per  ef- 
fetto della  percussione;  e  che  si  mette  nel  lumi- 
nello dello  schioppo,  perchè  battendoci  il  cane, 
la  faccia  esplodere. 

Oaralbine  s.  m.  Carabiniere  :  Propriam.  Sol- 
dato armato  di  carabina.  In  Italia  i  Carabinieri 
sono  soldati  appartenenti  ad  un  corpo  di  milizia, 
parte  a  piede  e  parte  a  cavallo,  destinati  a  man- 
tener il  buon  ordine  ed  a  vegliare  alla  pubblica 
sicurezza.  Negli  altri  Stali  chiamansi  per  lo  più 
Gendarmi. 

Oaralbinn-a  s.  f.  Carabina  :  Arma  da  fuoco 
portatile,  più  corta  del  fucile,  che  si  suole  por- 
lare  da  alcune  milizie  a  cavallo  pendente  al  fianco 
sinistro  da  una  tracolla  di  cuojo. 

Oaralbottin  s.  m.  Castello  di  prua  o  Castello 
davanti.  T.  mar.  Parte  superiore  nelle  grosse 
navi ,  che  da  prua  termina  vicino  all'albero  di 
trinchetlo,  e  ne' bastimenti  minori  un  metro  circa 
di  poppavia .  dalle  grue  delle  àncore  e  in  alcuni 
dalle  grue  medesime. 

Caracolla  s.  f.  Caracollo.  T.  milit.  Evolu- 
zione di  soldati  a  cavallo,  i  quali,  marciando  di  gran 
trotto  0  di  galoppo  voltano  la  fronte  intera  a  destra 
0  a  sinistra  tanto  nell'avanzarsi  che  nel  ritirarsi. 
i>  Caracollo,  presso  i  Cavallerizzi  vale  Volta  in  tondo 
0  mezzo  tondo  che  si  fa  fare  al  cavallo  col  cam- 
biare di  mano. 

Caracolla  v.  n.  Caracollare.  T.  milit.  Far 
caracolli,  Volteggiare  V.  Caracolla. 

Caraffa  s.  f.  Caraffa,  Guastada,  ma  meno  usato: 
Vaso  di  vetro  corpacciuto  con  collo  stretto  e  lungo, 
fondo  parimente  molto  più  stretto  del  corpo,  e 
per  lo  più  alquanto  concavo,  ad  uso  di  tenere 
acqua;  a  Firenze  dicesi  Doccia. 

Carafflnn-a  s.  f.  Carafiìna,  Caraffino,  Caraf- 
fetla,  Guastadella,  Guastadino.  Dimin.  di  Caraffa: 
Piccola  caraffa. 

Caramlbòla  s.  f.  Carambola  :  Specie  di 
giuoco  che  si  fa  sul  bigliardo,  ed  havvi  la  caram- 
bola francese  e  la  russa.  La  carambola  francese 
si  fa  con  tre  palle,  duo  delle  quali  bianche  e  una 
rossa,  ed  ha  le  stesse  leggi  dell'altra  detta  a  pallino. 
La  carambola  russa,  altrim.  detta  Carolina,  si  fa 


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con  cinque  palle,  due  delle  quali  bianche,  una  rossa, 
una  turchina  o  verde,  ed  una  gialla,  e  tulle  queste 
palle  sono  prezzate  il  valore  di  tanti  punti,  così 
che  il  giuoco  consiste  nel  mandarle  con  certe  dé- 
termìDate  leggi  nelle  buche  del  bigliardo,  e  chi 
primo  tante  ne  manda  quante  arrivino  a  quaranta 
punti,  ai  quali  d'ordinario  va  la  partita,  quegli 
riesce  vincitore. 
«  Carambola,  dicesi  ptire  Allorché  si  viene  a  toc- 
care colla  propria  palla  o  bilia  le  altre  che  sono 
sul  bigliardo. 

Oarapig-na  s.  f.  Sorbettiera  :  Vaso  cilindrico 
di  stagno  coperchiato,  nel  quale,  circondato  di  neve 
0  di  ghiaccio  contenuto  in  un  bigonciuolo,  si  fanno 
congelare  i  sorbetti.  Dallo  spagn.  Garapegna  che 
significa  Una  particella  di  qualsivoglia  liquore  na- 
turalmente 0  artifizialmente  congelato. 

Oax*assa  s.  f  Broncone:  Palo  grosso  con  tra- 
versi da  capo,  che  si  dicono  cornetti  o  corni- 
celli,  ad  uso  di  sostener  le  vili  ;  allrim.  Tron- 
cone. Dalla  voce  greca  charas,  che  significa  Palo, 
n  Archibuso,  Schioppo.  Voce  furbesca,  e  intendesi 

sempre  quello  di  munizione. 
§  Andò,  a  canta  in  sciùnn'àtra  carassa;  Appi- 
gliarsi ad  altro  partito  V.  Andò. 

Caratello  s.  m.  Caratello  e  Carralello  :  Bol- 
licina di  varie  forme,  ma  per  lo  più  lunga  e 
stretta,  ad  uso  di  tener  vino  e  liquori. 

Carattere  s.  m.  Carattere:  Qualità  propria 
e  particolare,  per  cui  una  cosa  distinguesi  essen- 
zialmente da  un'altra. 
«  Carattere,  per  Indole,  Dote,  Qualità,  Naturale, 
n  —  per  Iscrilliira  o  Modo  con  cui  si  formano  i 

caratteri  nello  scrivere. 
n  —  Presso  gli  Stampatori  è  lerm.  gener.  che  com- 
prende le  differenti  specie  di  lettere  che  si  usano 
per  istampare  libri.  Ce  n'è  di  più  sorte. 

—  corsivo;  Carattere  corsivo,  dlcesi  dagli  Stampai. 
Quello  che  è  simile  allo  scritto  a  differenza  del 
tondo.  Esso  chiamasi  pure  Carattere  italiano, 
perchè  d'origine  ilaliana,  e  serve  per  le  citazioni 
di  testo,  di  lingua  straniera,  ecc. 

—  tondo;  Carattere  tondo:  Quello  che  comunem.  si 
adopera  nella  stampa. 

S  Avei  un  bello  carattere;  Aver  un  bel  carallere, 
vale  Aver  buona  mano  di  scrivere. 

«  —  un  bòn  carattere;  Aver  un  buon  carattere, 
figurai,  vale  Esser  di  buon  naturale. 

S  Commedia  di  carattere;  Commedia  di  carattere 
V.  Commedia. 

%  Èse  in  carattere;  Essere  io  carattere,  vale  Ser- 
bare il  costume. 

%  Ommo  de  carattere;  Uomo  di  carattere,  vale 
Uomo  di  conto,  di  garbo,  d'onore  o  di  riputazione. 

Il  —  sensa  carattere;  Uomo  senza  carattere,  Uomo 
da  bosco  o  da  riviera,  Tecomeco. 
Caratterista  s.  ra.  Caratlerisla:  Nome  che 
comunem.  si  dà  tra'  Comici  a  Chi  sostiene  le 
parti  facete. 
Caratterizza  v.  a.  Caratterizzare  :  Dare  o 
Far  conoscere  il  carattere  o  la  qualità  d'una  per- 
sona 0  d'una  cosa.  Qualificare. 
Caratto  s.  m.  Carato.  T.  oref.  Ciascuna  delle 
2i  parti  eguali,  in  cui  si  suppone  divisa  la  qua- 
lità più  pura  d'un'oncia  d'oro. 

»  Carato,  per  Un  peso  di  quattro  grani,  con  cui  i 
gioiellieri  pesano  le  perle,  i  diamanti  e  le  pietre 
preziose. 


1»  —  In  Marineria  vate  La  24""*  parte,  in  cui  si 
divide  il  valore  del  bastimento;  e  con  questo 
nome  i  proprietari  indicano  l'interesse  che  cia- 
scuno ha  in  esso  bastimento.  Cosi  se  uno  è  pa- 
drone d'un  terzo  del  bastimento,  si  dice  che  ci 
ha  olio  carati. 
Cara  vana  s.  f.  Carovana  :  Voce  venuiaci  dal 
Levante,  e  propriam.  si  dice  d'Una  compagnia 
di  mercatanti,  viaggiatori  o  pellegrini,  con  sal- 
raerie,  che  in  quella  regione  per  loro  maggiore 
sicurezza  vanno  di  conserva  per  terra  o  per  mare 
ne'  luoghi  infestali  da  ladri  o  da  corsali,  o  pei 
deserti;  e  per  similil.  d'Ogni  altra  compagnia  di 
viandanti,  condotta  da  bestie  da  soma  e  simili. 

«  Carovana.  Chiamavansi  già  da  noi  con  tal  nome 
Alcuni  individui,  nativi  di  Bergamo,  ammessi  per 
la  loro  buona  condotta  e  fedeltà  a  facchìneggiare 
nel  nostro  Porlofranco.  Oggidì  furono  sosliluili 
dai  nostri. 

%  Aveì  fato  e  so  carovane;  Aver  fallo  le  sue  ca- 
rovane, dicesi  figurai,  di  Persona  che  abbia  fatto 
delle  scappatelle,  che  abbia  commesso  qualche  er- 
rore nella  sua  giovinezza. 

%  Fu  a  carovana;  Far  la  carovana,  figurai,  vale 
Far  il  noviziato.  Prender  pratica  in  checchessia. 
Cartoon  s.  ra.  Carbone  :  Legno  d'albero  di  bo- 
sco, arso  e  spento  prima  che  incenerisca,  e  che 
serve  per  riaccendersi  ad  uso  di  cucina,  fabbri- 
che, ecc.;  riacceso,  fa  gran  calore,  e  non  dà 
fiamma  né  fumo. 

w  Carbonaia:  Carcere  oscuro  ed  angusto:  Lhan 
misso  a-o  carbon;  L'hanno  messo  alla  carbonaia. 

—  de  pria;  Carbon  fossile  o  Carbone  di  terra:  Ma- 
teria infiammabile  che  si  trova  nelle  viscere  della 
terra,  e  che  è  composta  di  terra,  di  pietra,  di 
bitume  e  di  zolfo.  Si  estrae  dalle  cave,  produce 
un  calore  vivissimo  e  che  lungamente  conserva; 
ed  è  molto  usato  per  le  fucine  e  per  le  mac- 
chine a  vapore. 

—  dóce;  Carbon  dolce:  Carbone  di  legna  dolce,  cioè  te- 
nera e  leggera, come  di  pioppo,  d'ontano,  di  salcio. 

—  forte;  Carbone  forte  :  Carbone  fatto  di  legna  dura 
e  pesante,  per  es.  di  rovere,  di  cerro,  di  leccio 
0  d'altra  quercia. 

%  A  mezùa  de  carbon  V.  questo  modo  alla  sua 
sede  alfabetica. 
**g  Caga  in  tò  carbon  V.  Caga. 

g  Cantinn-a  dò  carbon;  Carbonaia:  Stanza  ove  si 
conserva  il  carbone  ad  uso  di  cucina. 

S  Canto  do  carbon;  Buca  del  carbone  V.  Canto. 

g  Mòcco  de  carbon;  Fumaiolo,  e  più  comunem. 
Fumacchio:  Legnuzzo  o  Carbone  malcotlo,  che, 
per  non  essere  interamente  affocalo,  manda  fumo. 

g  0  l'è  comme  o  carbon  de  nisséua,s'5  nò  brùxa 
5  tenze;  È  come  il  carbone  che  scolla  o  tinge, 
dicesi  proverb.  di  Chi  per  ogni  lato  fa  male  altrui. 
Carlbòncio  s.  m.  Carbonchio  :  Rubino  giunto 
agli  estremi  gradi  di  eccellenza  e  di  perfezione; 
risplende  maravigliosamente  come  carbone  acceso; 
allrim.  Carbone. 

n  Carbonchio,  Carbone:  Specie  di  Agnolo  o  di  cic- 
cione maligno  e  pestilenziale,  detto  così  dall'es- 
sere infocato  e  rosso  a  gaisa  di  carbone  acceso. 

n  Carbone,  Volpe  e  corrottam.  Golpe,  Filiggines 

Sorta  di  malore  nelle  biade,  per  cui  divengonq 

marce  e  se  ne  vanno  in  polvere. 

Carlbònè  s.  m.  Carbonaio  e  Carboniere  :  Colui 

che  fa,  vende  o  porla  il  carbone.  -  Facchino  (/» 


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carbone  dlcesì  propriam.  Quegli  che  porla  il  car- 
bone a  domicilio. 

Oarlbónéa  s.  f.  Carbonaia:  Propriam.  La  buca 
dove  si  fa  il  carbone. 
»  Carbonaia,  per  La  stanza  in  cui  si  tiene  il  car- 
bone ad  uso  di  cucina  V.  Cantinn-a  dò  carbòn. 
M  —  per  La  femmina  del  carbonaio. 
«  Carbonara.  T.  mar.  Si  dà  volgarm.  questo  nome 
alla  Vela  di  straglio  di  mezzana. 

C'artoònig-g'ia  s.  f.  Carbonigia,  Carbonella, 
Carbonina,  Brusta:  Carbone  minuto.  -  Brace  di- 
consi  1  carboni  di  legne  minuti  spenti  che,  cri- 
vellati per  separarli  dalla  cenere,  servono  per 
riaccendersi  ne'  bracieri. 

Oa>x*1>oxLÌzz&  V.  a.  Carbonizzare:  Ridurre  un 
corpo  come  il  carbone,  abbrucian:iolo. 

Oci'X'l^óiiìzzazióii  s.  f.  Carbonizzazione: 
L'operazione  per  cui  un  corpo  vien  ridotto  in 
carbone.  Trasformazione  d'una  materia  vegetale 
od  animale  in  carbone. 

Carca.  s.  f.  Calca  :  Moltitudine  di  popolo  stretto 
insieme  ;  altrim.  Folla ,  Folta ,  Serra  ,  Stretta , 
Pressa,  Ressa. 

Oarca  V.  Calca. 

Oarcalbag-g-i  s.  f.  Succiacapre,  Nottolone, 
Fottivento,  Pis.  JNotlolo,  Sen.  Piattaione,  Bologn. 
Calcabotto.  T.  ornit.  Caprimulgus  europceus.  Uc- 
cello notturno  dell'ordine  de' Passeri,  che  ha  il 
becco  nero,  le  penne  superiori  cenerine  o  ceciate, 
screziate  di  nero,  le  inferiori  o  bianco-cenerine  o 
bianco-ceciate ,  i  piedi  scuro-carnicini.  Cibasi  di 
farfalle,  di  scarafaggi  e  d'altri  insetti  che  volano 
0  passeggiano  di  notte.  É  uccello  di  passo;  d'in- 
verno sia  in  Africa,  d'estate  in  Europa. 

Oareag-na  s.  f.  Scalcagnata.  Voce  dell'uso. 
S  Dà  de  carcagnw;  Scalcagnare,  dicesi  propriam. 
Quando  nell'andar  indietro  a  uno  se  gli  pone  il 
piede  sulle  calcagna. 

Oarcag-néu.   s.    m.    Calcagno,  Calcagnino, 
Tacco  V.  Tacco  nel  1"  significato. 
w  Quartiere,  e  se  in  due  pezzi,  Quartieri  :  Là  parte 

laterale  e  di  dietro  delle  scarpe. 
M  Calcagnuolo.  T.  mar.  Quella  parte  esterna  ed  in- 
feriore della  ruota  di  poppa,  che  fa  un  angolo 
ottuso  e  serve  a  far  che  il  timone  non  esca  dai 
propri  agugliotli  quando  la  chiglia  tocca  il  fondo; 
od  anche  ad  impedire,  in  un  porto,  che  i  cavi 
e  le  catene  non  entrino  fra  il  timone  e  il  dritto 
di  poppa. 

Oarcag-no  s.  m.  Calcagno,  al  plur.  Calcagni, 
Calcagna  e  Calcagne:  Parte  deretana  de' pie,  così 
chiamata  perchè  è  quella  che  calca  il  suolo. 

—  da  scarpa;  Quartiere  V.  sopra  Carcagnéu  nel 
2»  significato. 

—  da  chiggia  ;  Calcagno  della  chiglia.  T.  mac.  La 
estremità  posteriore  della  chiglia,  nella  quale  la 
ruota  di  poppa  è  assicurata  a  incastro  ed  a  ma- 
schio, e  che  termina  obbliquamente  o  ad  angolo 
acuto  abbasso. 

S  Assettàse  in  sce  car cagne;  Sedersi  sulle  calca- 
gna, Porsi  0  Star  coccoloni,  Accoccolarsi. 

S  Mostra  e  carcagne;  Mostrare  il  calcagno  o  le 
calcagna,  Voltar  le  calcagna,  Calcagnare ,  figurat. 
vale  Darsi  in  fuga.  Fuggire. 
OaiTcassa  s.  f.  Carcassa,  Carcame,  Arcarne: 
Propriam.  Tutte  le  ossa  d'un  animale  morto,  te- 
nute insieme  da  nervi  e  scusse  di  carne. 

M  Carcassa  e  Carcame,  in  Marin.  djcesi  Un  basti- 


mento non  ricoperto  dal  fasciame,  o  prima  eh", 
questo  vi  sia  applicato  e  dopo  che  dallo  slesso 
siasi  staccalo;  ed  in  senso  dispregiativo  anche 
Un  vecchio  e  cattivo  bastimento. 

—  (/5/)oWa«/ro;  Catriosso:  Ossatura  del  cassero  dei 
polli  0  d'altri  uccellami  scussa  di  carne. 

"g  Lasciàghe  a  carcassa;  Lasciarvi  la  vita.  Morire. 
Modo  basso. 

**%  Schissà  a  carcassa  a  un;  Picchiar  uno,  Zom- 
barlo, Percuoterlo,  Dargli  delle  busse.  Modo  basso. 

Oair9é  s.  m.  Carceriere,  e  nel  femm.  Carceriera: 
Il  0  La  custode  delle  «irceri. 

Oàrcoa  s.  f.  Calcola,  e  per  lo  più  n?l  plurale 
Calcele.  T.  tessit.  Ceni  regoli  appiccati  con  fu- 
nicelle a' lacci  del  pettina,  per  cui  passa  la  tela, 
in  sui  quali  il  tessitore  tiene  i  piedi,  e  ora  ab- 
bassando l'uno,  ora  aliando  l'altro,  apre  e  serra  le 
fila  della  tela  e  formane  il  panno. 
«  Calcola,  per  similit.  dicesi  da  vari  arteHci  Quella 
parte  dei  loro  arnesi  o  ingegni,  che  mossa  col 
piede,  fa  lo  slesso  effetto  delle  calcele  de'lessitoii. 

Oarcola   V.  Calcola. 

Oarcolo    V.  Càlcolo. 

Oarclsen  V.  Curdcenn-a. 

Oard-senn-a  s.  f.  Cardellino.  T.  ornil.  Frin- 
gilla  carduelis.  Ucccllelto  appartenente  all'ordine 
de'  Passeri  e  al  genere  Fringuello,  che  ha  il  capo 
rosso  e  le  ali  chiazzale  di  giallo  e  nero,  e  canta 
dolcissimamente;  altrim.  Calderine,  Calderello, 
Calderugio,  Cardelletlo,  Cardello,  Carderello,  Car- 
derugio. 
§  /  crovi  nò  fan  cardcenn-e;  Il  lupo  non  caca 
agnelli.  Di  vacca  non  nasce  corvo,  11  mal  corvo 
fa  mal  corvo.  Prov.  che  significa  Dalle  cose  tristi 
non  nascon  le  buone. 

Oard-inale  s.  m.  Cardinale:  Titolo  di  dignità 
notissimo  nella  Chiesa  callolica. 
n  Cardinale,  per  Una  specie  d'uccello  americano, 
appartenente  al  genere  Lossia  ed  all'ordine  dei 
Passeri,  così  detto  dal  color  rosso  delle  sue  penne 
(Loxia  cardinalis). 
«  Cardinala  :  Specie  di  mantellelta  lunga  senza  ma- 
niche, che  portan  le  donne  sopra  la  roba. 
S  Cappello  da  cardinale  V.  Cappello. 

Oàreg-a  s.  f.  Carica,  Uffizio,  Impiego,  Posto: 
Cura  di  fare  o  amministrare  checchessia, 
n  Carica,  per  Carico,  Peso  che  aggrava  alcuna  cosa: 
/  (anzi  i  ho  missi  in  càrega;  I  funghi  gli  ho 
messi  in  carica. 
Il  _  per  Quella  munizione  che  sì  mette  nelle  armi 
da  fuoco  per  far  colpo,  ed  anche  La  misura  che 
la  contiene. 
«  —  Nella  Blilizia  dicesi  II  movimento  dell'eser- 
cilo  contro  l'inimico  per  affrontarlo,  assalirlo,  ecc. 
§  Passo  de  càrega;  Tasso  di  carica.  T.  milit.  Quel 
passo  acceleralo  anzi  che  no,  che  usa  un'armata 
quando  va  per  incontrare  o  assalire  il  nemico. 

Oarég-a  s.  f.  Sedia,  e  più  comunem.  Seggiola  : 
Arnese  a  più  fogge,  ordinariam.  su  quattro  gambe, 
per  sedervi  sopra, 
n  Semicupio  V.  Mé'zo  bagno  nella  voce  Bagno. 

—  chi  scrdsce;  Seggiola  che  sgrigiola,  che  sgricchiola 
0  che  scricchiola  :  Seggiola  che  adoperata  o  smossa 
rende  un  suono  molesto. 

—  co-a  macchinetta;  Seggiola  meccanica  V.  Ca- 
regòn  co-e  réue  nella  voce  Caregón. 

—  da  bragce;  Sedia  a  bracciuoli  :  Quella  che  ha  gli 
appoggi  per  le  braccia, 


CAR 


CAB 


187 


—  da  cegà;  Seggiola  a  libriccino  o  a  ìccassc:  Seg- 
giola che  si  piega. 

—  da  parto;  Tredella:  Arnese  sopra  il  quale  si  po- 
sano le  donne  quando  partoriscono. 

—  do  jìorlà  i  viarutli;  Seggetta:  Seggiola  con  due 
stanghe  sa  cui  si  portano  gli  ammalati,  od  anche 
le  persone  sane  per  luoghi  disastrosi. 

—  de  pasgia;  Seggiola  di  paglia:  Seggiola,  il  cui 
piano  ha  l' impagliatura  di  sala,  che  anche  chia- 
miamo Paglia. 

—  dcscavìggià;  Seggiola  spcrniata  o  sfilata  :  Seggiola 
i  cui  pernii  o  stecchi  lenteggiano,  o  son  rolli  od 
asciti  fuori. 

—  descòUà;  Seggiola  scollata:  Seggiola,  le  cui  parti, 
ch'erano  incollate  insieme,  si  sono  staccale. 

—  imbòUìa;  Seggiola  imbottita:  Quella,  il  cui  piano 
(sétloj  e  talora  anche  la  spalliera  sono  imbottiti 
di  crino,  di  lana,  capecchio  MvioJ  o  simile, 
ricoperti  di  stoffa. 

—  ranga  ;  Seggiola  zoppa  ■  Seggiola  che  ha  qualche 
piede  più  corto  degli  altri. 

—  sconqiiascià ;  Seggiola  scommessa:  Quella!  cui 
pezzi,  come  che  sia,  son  disaniti. 

—  stroscia;  Seggiola  rotta. 

§  Bàsigdse  in  scià  caréga;  Dondolarsi  o  Bilicarsi 
sulla  seggiola. 

S  Legnetti  da  caréga;  Traverse,  Mazze:  Regoletti 
0  stecche  che  sono  al  disotto  della  cartella  Cspal- 
linn-aj  nella  spalliera,  e  Ira  gamba  e  gamba  sotto 
il  piano  della  seggiola.  Le  mazze  sottili  e  ver- 
ticali che  meltonsi  nella  spalliera  di  alcune  seg- 
giole, diconsi  Pinoli. 

S  Sótto  da  caréga;  Piano  o  Sedere:  Quella  parte 
della  seggiola  su  cui  si  siede.  Se  il  piano  è  im- 
paglialo, i  Fiorent.  lo  dicono  Impagliatura. 

S  Spallèa  da  caréga;  Spalliera:  Quella  parte  della 
seggiola  a  cui  s"  appoggiano  le  spalle.  Se  la  spal- 
liera è  vuota,  dicesi  Spalliera  aperta;  se  non 
ha  apertura,  ma  è  tutta  di  legno,  o  imbottita, 
Spalliera  piena. 

S  Tea  da  caréga;  Intelajalara  V.  Tea. 
Caregrà  s.  ra.  Seggiolaio:  Colui  che  fa  o  vende 
seggiole,  0  Colui  che  semplicem.  le  impaglia. 
Oareg-à  v.  a.  Caricare:  Porre  carico  sopra  a 
persona  o  animale  o  cosa  per  reggerlo  e  portare. 

"  Caricare,  per  Pesar  troppo.  Aggravare:  Questo 
peizo  5  ve  careghià  troppo;  Questo  peso  vi  ca- 
richerà troppo. 

"  —  Parlando  d'armi  da  fuoco,  vale  Porre  in  esse 
la  polvere,  la  palla,  i  pallini  o  la  munizione  ne- 
cessaria per  fare  il  colpo. 

w  —  In  Marin.  dicesi  L'azione  di  calare  abbasso 
una  vela  di  straglio  od  un  fiocco;  in  generale  è 
sinonimo  di  Alare  e  Tirare  con  forza. 

M  Burlare,  Voler  la  burla,  la  baja,  Scherzare;  e  ta- 
lora attivam.  Corbellare,  Canzonare,  Cuculiare, 
Dileggiare,  Minchionare  V.  3f indonna. 

—  o  dose;  Caricar  nel  discorso,  figurai,  vale  Ac- 
crescere in  parlando  una  cosa  di  più  di  quello 
che  veramente  sia  nell' esser  suo. 

—  a  memòia;  Caricar  la  memoria,  vale  Affaticarla 
troppo. 

—  a  pippa;  Empier  la  pipa. 

—  a  rinfùza;  Caricar  a  cassa  V.  À  rinfùza. 

—  de  co;  Caricare  di  colore,  vale  Colorire  assai. 
Aggravar  di  colore. 

— «e  cose;  Caricar  le  cose  in  grande,  vale  Esage- 
rarle, Amplificarle  soprammodo. 


—  l'orsa,  ecc.;  Caricar  l'orza  o  slmile,  dicesl  dai 
marinai  per  Tesare,  Stringere. 

—  6  nemigo;  Caricar  il  nemico.  T.  milit.  Dicesl 
dell'Urlarlo  o  dell'Andargli  contro  con  gran  forza. 

—  ó  stéumago  ;  Caricar  lo  stomaco,  vale  Riempirlo 
soverchiamente. 

—  <ro;)yo;  Sopraccaricare,  Sopraggravare,  Opprimere. 

—  tift  bastimento;  Caricare  un  bastimento:  Portare 
in  un  bastimento  delle  mercanzie  o  effetti  e  di- 
sporli nello  stesso. 

—  un  d'ùnn-a  cosa;  Caricare  uno  d'alcuna  cosa, 
vale  Dargliene  soverchiamente. 

—  un  de  villanìe,  de  legna;,  ecc.;  Caricar  uno  di  vil- 
lanie, di  bastonale  o  simili,  vale  Ingiuriarlo  molto. 
Dargli  molte  bastonale,  ecc. 

—  ùnritrceto;  Caricare  un  ritrailo,  dicono  i  Pittori 
dell'Accrescere  in  esso,  o  in  meglio  o  in  peggio, 
qualche  parte  della  persona  ritratta. 

S  0  vento  5  càrega  e  veje;  Il  venlo  carica  le  vele. 
T.  mar.  Dicesi  quando  il  vento  soffia  con  gran 
forza  e  gonfia  molto  le  vele. 
S  Caregàsc  n.  p.  Caricarsi,  Aggravarsi  ;  e  dello  del 
Tempo,  Abbuiarsi,  Rannuvolarsi;  che  in  m.  b. 
dicesi  anche  Far  culaja. 
n  —  a  cònscensa  d'ùnn-a  cosa;  Caricarsi  la  co- 
?cenza  d'alcuna  cosa,  vale  Doverne  dar  conto  a  Dio. 

Oareg-ad-ó  s.  m.  Caricatore  :  Quegli  che  fa 
caricare  mercanzie  per  suo  conto  sopra  un  ba- 
stimento. 

Oareg'alaze  s.  m.  Sangioghello:  Sorla  d'uva, 
aspra  a  mangiare,  ma  sugosa  e  che  è  di  pienis- 
simo vino. 

Oareg-aniento  s.  m.  Caricamento:  L'ope- 
razione che  consiste  a  caricare  un  bastimento  o 
allro  ;  ed  anche  La  lolaiilà  degli  oggelli  o  mer- 
canzie che  compongono  un  carico,  che  in  questo 
signific.  dicesi  anche  Carico. 
S  Ddse  caregamento;  Darsi  carico.  In  term.  di 
finanza  vale  Darsi  debito.  Obbligarsi,  Rendersi 
rispoDsabile  d'una  somma  riscossa,  Costituirsene 
mallevadore,  Farne  debito  proprio. 

Oareg-ascotte  s.  m.  Caricascolle.  T.  mar. 
Imbroglio  delle  scotte  d'una  vela.  Fune  attaccala 
alle  bugne  d'una  vela  e  che  serve  ad  alzarle  sino 
al  pennone. 

Oareg-atùa  s;  f.  Caricatura,  Affettazione:  At- 
titudine affettala.  Attillatezza  studiata, 
n  Caricatura,  per  Rappresentazione  in  figura  d'una 
0  più  persone  con  atteggiamenti  ridicoli  e  con 
sembianze  alterale  e  contraffalle  si,  ma  che  ser- 
bano la  somiglianza,  acciocché  la  persona  messa 
in  caricatura  possa  esser  riconosciuta  da  talli  ;  il 
che  si  fa  col  proposito  di  mettere  altrui  in  beffe. 
«  Beffa,  Soia,  Dileggio,  Dileggiamento,  Coglionatura, 

Minchionalura  e  simili. 
S  0  l'è  ùnn-a  caregatùa;  È  una  caricatura,  dicesl 
di  Persona,  i  cai  modi  diano  nell'esagerato  o  nel- 
l'affettato; ed  anche  d'Uomo  o  Donna  di  grave 
età,  che,  a  forza  di  lisciarsi,  tingersi  i  capelli,  ecc., 
si  crede  parer  più  giovane,  e  invece  pare  più 
ridicola  e  schifosa. 

Careg-lxetta  s.  f.  Seggiolina,  Seggiolino  :  Di- 
min,  di  Seggiola:  Piccola  seggiola  per  islarvi  se- 
duti i  bambini  ;  ed  anche  per  Quella  piccola  o 
bassa  seggiola  a  bracciuoli  con  foro  in  mezzo  ad 
uso  di  tenervi  seduti  un  pezzo  i  bambini,  per- 
chè facciano  poi  i  loro  agi  in  sottoposto  vaso; 
aHrim.  Seggettina,  Predellina. 


188 


CAR 


CAR 


%  Porta  in  carcghetta  d'òu;  Portar  uno  a  predel- 
line  0  a  predellucce,  si  dice  Quando  due,  intrec- 
ciale fra  loro  le  mani,  portano  un  terzo  che  vi 
Si  mette  sopra  a  sedere. 
Oareg-Hiii  s.  m.  Seggiolino,  Seggiolina.  Dim, 
di  Seggiola:  Piccola  seggiola,  e  dicosi  per  lo  più 
di  Seggiola  da  bambini^  e  col  piano  allo  e  piano 
per  sedere  a  mensa. 

«  Soja  :  Specie  d'addiazione  mescolala  con  alquanto 
di  beiia. 

$  Dà  d  careghin;  Dar  la  soja,  SojarPj  Dar  l'un- 
guento, Dar  la  monna,  la  quadra,  la  giarda.  Bef- 
fare, Dileggiare  e  simili  :  Adulare  beffando. 
Oàii'eg-o  s.  m.  Carico:  Quel  peso  che  si  pone 
addosso  o  sopra  a  quel  che  si  carica;  Carica- 
mento, e  poetic.  Carco. 

.M  Carico,  per  Tutta  la  roba  di  che  si  carica  un 
bastimento. 

M  —  Metaf.  vale  Peso,  Cura,  Pensiero:  0  l'ha  5 
care go  da  fumiggia;  Ila  il  carico  della  famiglia. 

»  —  Pure  melaf.  per  Obbligo,  Condizione  onerosa  : 
B  azzunzcighe  o  càrego  de  tusce;  E  aggiungete 
il  Carico  delle  imposte. 

ti  —  per  Danno,  Scapito,  Pregiudizio,  Aggravio  o 
simile:  Tùlio  va  a  carego  mw;  Tutto  va  a  mio 
carico. 

S  Fase  càrego  d'ùnn-a  cosa;  Darsi  carico,  Darsi 
cura,  pensiero.  Addossarsi,  Prender  sopra  di  sé. 
Oà,reg"o  add.  Carico,  Caricato  :  Che  è  aggra- 
vato da  peso. 

M  Carico,  metaf.  dicesi  di  Varie  cose,  come  di  de- 
bili, d'aCfari,  di  peccati,  di  dolori,  d'anni,  di  fi- 
gliuoli, ecc. 

—  de  co;  Carico  di  colore,  vale  Colorito  assai. 

S  Aveì  0  stéumago  càrego;  Aver  lo  stomaco  ca- 
rico, cioè  Aggravato  di  cibo. 

§  Tempo  càrego  ;  Tempo  nero.  Tempo  carico,  di- 
cesi allora  che  L'aria  oscuratasi  minaccia  una 
vicina  procella. 
Oareg-on  s.  m.  Seggiolone.  Accresc.  di  Seg- 
giola: Gran  seggiola,  e  per  lo  più  intendesi  Quella 
a  bracciuoli,  che  anche  diccsi  Seggiolone  a  brac- 
ciuoli  (Caregon  da  bracce). 

—  co-e  réne;  Seggiola  meccanica,  Seggiolone  mec- 
canico: Seggiolone  a  bracciuoli,  sostenuto  di  dietro 
da  una  ruota  matta,  cioè  che  si  può  volgere  in 
ogni  verso,  e  lateralmente  da  due  grandi  ruote 
che  si  fan  girare  colle  mani  da  chi  vi  siede  sopra. 

—  da  bracge;  Bajone,  Burlone,  Berteggiatone,  ecc., 
dicesi  figurai.  d'Uomo  che  burla  volentieri. 

Oareg-òxi  p.  pass.  Caricato,  Carico,  poet.  Carco 
V.  Caregd. 
«  Caricato,  per  Affettato,  Esagerato,  Soverchiamente 
ricercato:  0  t'ha  ùnti' andata  troppo  caregd; 
Ha  un'andatura  troppo  caricata. 

Oareg-ùssa  s.  f.  Seggiolaccia.  Peggior.  di 
Seggiola:  Seggiola  guasta,  malfalla  e  simili. 

Oax'ezzà  s.  f.  Carreggiata  :  La  larghezza  d'una 
carrozza,  d'un  carro  e  simili  tra  ruota  e  ruota. 
M  Rotaja:  Il  solco  o  laffossalura  che  fanno  in  terra 

le  ruote. 
^  Andd  féud  de  carezzd;  Uscir  di  carreggiata. 
Uscir  della  pesta,  del  solco,  del  segno,  del  se- 
minato, figurai,  vale  Uscir  di  proposito  o  fuor 
di  materia;  e  talora  Uscir  de'  gangheri,  de'  limiti. 

|I?a>x>iàse  n.  p.  Cariare  e  Cariarsi  :  Generar  carie 
o  Diventar  carioso,  e  diccsi  propriam.  delle  ossa 
le  dei  denti  V.  Camod. 


Oarleva  s.  m.  Carnevale  e  Carnovale:  Quel 
dì  che  precede  il  primo  giorno  di  quaresima  ;  ed 
anche  Tutti  quei  giorni  precedenti  al  giorno  di 
carnevale,  ne' quali  si  dà  bel  tempo;  antic.  Car- 
nasciale, Carnesciale,  Carnassale. 
«  Baccano,  Chiasso,  Bordello,  figurai,  vale  Remore, 
Fracasso  che  risulta  dallo  scherzare  sconciamente, 
onde:  Fd  5  carlevd;  Far  baccano,  Far  chiasso, 
Baccheggiare. 
S  Fd  carlevd;  Carnevaleggiare ,  Carnovaleggiare, 
Far  carnevale:  Far  gozzoviglia,  Darsi  a' diletti, 
Passar  allegramente  il  tempo  di  carnovale  ;  antic. 
Carnascidlare,  Carncscialare,  Far  carnesciale. 
S  Fd  ò  carlevd  d'ùnn-a  Cosa;  Sciuparla,  Guastarla, 

Rovinarla,  Mandarla  a  male, 
u  —  6  carlevd  d'ùnn-a  pcrsónn-a;  Farne  il  zim- 
bello, il  trastullo.  Abburattar  uno,  dicesi  figurai, 
del  Prendersene  trastullo,  aggirandolo  con  parole, 
e  con  mandarlo  ora  a  casa  a  questo,  ora  a  casa  a 
quell'altro,  che  anche  si  dice  Mandar  da  Erode 
a  Pilato. 

Oarlin  s.  m.  Carlino:  Sorta  di  moneta  napo- 
letana, che  valeva  circa  quaranta  centesimi. 
%  Dd  o  resto  do  cariin;  Dare  il  resto  del  carlino, 
vale  Dire  o  Fare  altrui  ciò  che  si  è  lasciato  di 
fare  o  di  dire  in  altra  occasione,  e  simili  locuzioni. 

OarlOnn-a  fÀJ;  Alla  carlona  V.  A  carlónn-a. 

Oarma  s.  f.  Calma:  Pace,  Tranquillità,  Quiete 
dell'animo. 
Il  Calma,  per  Bonaccia,  Tranquillità  di  mare,  e  dicesi 
Quando  la  sua  superficie  comparisce  affatto  piana. 

Oarmà  v.  a.  Calmare,  Abbonacciare,  Tranquil- 
lare, Sedare,  Appaciare,  Pacificare. 
§  Carmdse  n.  p.  Calmarsi,  Abbonacciarsi,  dicesi 
propriam.  del  mare;  e  figurai.  Pacificarsi,  Ras- 
serenarsi ,  Placarsi ,  Appaciarsi  :  Deporre  lo  sde- 
gno, la  collera. 
Il  Parlandosi  di  dolori,  di  febbre,  d'alterazioni  d'u- 
mori, vale  Mitigarsi,  Diminuirsi,  Scemare,  Cessare. 

Oarmo  add.  Tranquillo,  Queto,  Placido,  Pacalo, 
dicesi  di  persona  ;  e  parlando  di  Mare ,  Acque 
correnti  e  simili,  vale  In  riposo.  In  bonaccia, 
opposto  di  Sconvolto,  Agitalo. 

Oarmo  s.  m.  Carmine;  Istituto  de' Carmelitani, 
così  detto  dal  Jlonte  Carmelo  nella  Siria,  dove 
nel  1182  ebbe  origine:  A  Madonna  do  Carmo; 
La  3Iadonna  del  Carmine. 

Oarmùccos.  m.  Calmucco:  Nome  d'una  spe- 
cie di  panno  lano  con  lungo  pelo,  che  perciò  da 
molti  è  anche  chiamato  Pelone.  Ve  n'ha  de'  lisci 
e  de' rigati  d'ogni  colore  V.  Pelùsso. 

Oarnassa  s.  f.  Carname:  Quantità  di  carne 
qualunque;  altrim.  Carnaccia. 

Oarnaxón  s.  f.  Carnagione:  Colore  dell'abito 
esterno  del  corpo  umano,  e  specialmente  dicesi 
del  colorito  del  volto. 

Oarne  s.  f.  Carne:  Quella  sostanza  molle  e  san- 
guigna che  è  tra  la  pelle  e  l'ossa  dell'animale. 
Il  Carne,  per  Corpo  morto  degli  animali  ammaz- 
zati dal  beccajo,  e  venduto  dal  medesimo  a  ri- 
taglio per  camangiare. 
Il  —  Figurai,  per  Carnalità,  Lussuria,  Libidine:  / 
stimoli  da  carne;  Gli  stimoli  della  carne. 

—  accomodd;  Carne  accomodala,  acconciala. 

Il  —  co-i  éuve,  articiocche,  ecc.;  Piccaliglio. 

—  battùa;  Carne  battuta  o  frollala:  Quella  che  fu 
battuta  sul  tagliere  o  altrove  per  farle  perdere  il 
tiglio.  Si  noti  però  che  più  comunem.  in  Toscana 


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per   Carne  battuta  intenJcsi  Carne  laglinzzala 
minutamente  col  coltello  o  colla  mezzaluna. 
chi  spassa;  Carne  stracca:  Carne  che  puzza. 
con  l'erba;  Carne  che  sa  di  mucido. 
da  tid  co-i  denti;  Carne  tirante:  Quella  cho,  co- 
munque cedevole  in  ogni  verso,  resiste  sotto  i 
denti,  e  si  ha  a  tirare  per  ispiccarne  il  boccone, 
rfe  béu;  Carne  di  manzo.  -  Manzo  non  Bue  di- 
cono i  Tose,  parlando  di  Bue  da  macello. 
de  porco;  Carne  di  porco,  e  or  comun.  Carne  di 
majale.  -  Il  piccolo  majaie  o  porcellino  da  latte  in 
lerm.  di  cucina  da' Toscani  suole  dirsi  Porchetta 
de  scóllonn  a;  Carne  di  giovenca  o  di  manzolla 
Giovenca  o  Manzotla  è  Giovine  vacca  che  non 
ha  ancora  portato. 

de  vacca;  Carne  di  vacca  o  Vaccina.  -  La  carnr» 
di  manzo  o  di  vacca  dicesi  in  genere  Carne 
grossa  o  vecchia. 

de  vitella;  Carne  di  vitella.  -Dicosi  Vitella  11 
giovine  animale  della  sppcìe  bovina,  chp,  già  di- 
vezzato, abbia  cominciato  a  pascersi  d'erba  CVi- 
téla  da  dente);  dicesi  Vitella  mongàna  o  di 
latte  se  tuttora  è  lattante  (Vitella  da  Itete). 
fresca;  Carne  fresca:  Quella  che  è  macella!a  di 
poco.  Dicesi  anche  fresca  in  opposizione  di  so- 
lata  0  conservata  col  sale. 
frolla;  Carne  frolla  e  anche  Carne  trita:  Quella 
che  ha  ammollito  il  tiglio  ed  è  diventata  facile 
a  cuocersi  e  tenera  a  mangiare.  -  Carnè  floscia 
0  floccida  dicesi  Quella  parte  carnosa  che  age- 
voimenle  cede  al  latto. 

ingiancMa;  Carne  fermata  V.  scilo  Ingianchì  a 
carne. 

marsa;  Carne  fracida. 

meza  cràa;  Carne  verdemczza,  cioè  Tra  colta 
e  cruda. 

sd;  Carne  salata ,  Carne  secca  V.  Carnesd. 
scotta  V.  sopra  Carne  ingianchìa. 
stallìa;  Carne  stantìa:  Carne  macellata  da  troppo 
tempo,  contr.  di  Carne  fresca. 
st5]!pr)sa;  Carne  àlida,  dura,  tijjliosa  :  Quella  carn" 
che,  por  essere  macellala  da  pochissimo  tempo, 
ha  le  fila  che  non  bene  si  dispaccano,  e  perciò  il 
dente  male  la  può  masticare. 
A  carne  nùn;  A  carne  ignuda.  Posto  avverb. 
vale  Sopra  la  carne  nuda. 
A  vai  tanta  carne  camme  un  peccetto  ;  Aver  poca 
carne  addosso,  vaie  Esser  magro. 
Co  de  carne;  Color  di  carne.  Carnicino,  dicesi 
da'  Pittori  Un  corto  color  rosso  dilavato,  simile 
a  quello  della  carne  umana  j  allrim.  Incarnatino, 
Scamatino. 

Diao  in  carne;  Diavolo  in  carne,  dicesi  d'Uomo 
scelleratissimo. 

Èse  carne  e  coi  con  un;  Esser  carne  e  ugna, 
0  pane  e  cacio  con  alcuno,  Esser  due  anime  in 
un  nòcciolo,  vale  Essergli  molto  congiunto  d'in- 
teressi e  d'amicizia. 

Èse  in  carne;  Essere  in  carne,  vale  Essere  al- 
quanto complesso. 

Fd  piggid  5  co  a  carne;  Rosolar  la  carne:  Far 
clic  la  carne  per  forza  di  fuoco  prenda  quella 
crosta  che  tende  al  rosso. 
In  carne  e  in  osso;  In  carne  e  in  ossa.  Posto 
avverb.  vale  Corporalmente. 
Ingiunchi  a  carne  ;  Fermare  la  carnej  vale  Dare 
ad  essa  una  leggera  cottura,  perchè  non  vada  a 
male  quando  si  vuoi  differire  a  cucinarla. 


S  Mette  troppa  carne  a-o  féugo;  Mettere  o  Porre 
troppa  carne  al  fuoco,  vàie  Imprendere  troppe 
cose  a  un  tratto. 

S  Non  ese  né  carne  né  pescio;  Non  essere  né  carne 
né  pesce,  dicesi  di  Chi  è  in  istato  d'ambiguità 
nel'a  sua  condizione,  e  che  non  ha  nulla  di  fermo. 

§  IVò  savei  se  ùnn-a  cosa  a  l'è  carne  o  pescio  ; 
Non  sapere  se  sia  carne  o  pesce,  vale  Non  aver 
duna  cosa  la  benché  minima  cognizione. 

S  Remetlise  in  carne;  Rimettersi  in  carne,  Rin- 
carnare,  Rimpolpare,  vale  Ingrassare,  Divenire 
alquanto  complesso. 

S  Sarvd  carne  e  coi;  Salvar  la  capra  e  i  cavoli, 
vale  Di  due  pericoli  non  incorrere  in  nessuno,  e*d- 
anche  Far  bene  a  uno  senza  nocumento  dell'altro. 

S  Scottd  a  carne  V.  sopra  Ingiunchi  a  carne. 

$  Tra  carne  e  pelle;  In  pelle,  Pelle  pelle.  Tra 
polle  e  pelle,  In  pelle  pelle.  Posto  avverb.  vale 
In  superfìcie,  Poco  addentro,  Senza  profondarsi. 
Oarné  s.  m.  Carniere,  Carniero,  Carniera,  Car- 
naiuolo: Sorla  di  tasca,  propria  de' cacciatori,  per 
riporvi  la  preda. 
Oarnesa  s.  f.  Carne  salata,  Carne  secca,  Car- 
nesecca  :  La  carne  del  porco  conservata  nel  sale. 

S  Zùgd  a  carnesd;  Fare  o  Giocare  al  zimbello  o 

al  bersaglio:  Giuoco  puerile  che  si  fa  coll'allac- 

care  una  corda  ad  un  muro,  ed  un  de'  giuocatori 

tenerla  per  un  capo  con  una  mano,  e  coli' altra 

procurar  d'agguantare  qualcuno  fra  gli  altri,  che 

Io  percuotono  col  giubbetto,  fazzoletti  pieni  di 

gruppi  e  simili. 

Oamùceio  s.  m.  Carniccio,   Limbelluccio, 

Limbello:  Ritagli  di   pelle  fatti  da' conciatori, 

guanlaj  e  simili,  che  servono  a  far  la  colla,  della 

perciò  Colla  di  limbelluccio. 

Cariiùeción  s.  m.  Cìcciolo:  Escrescenza  di 

carne  che  nasce  sulle  ferite  o  che  si  forma  per 

malattia. 

Carnùssa  s.  f.  Carnaccia.  Peggior.  di  Carne  : 

Carne  di  pessima  qualità. 
Caro  s.  m.  Carro,  al  plur.  Carri  e  Carra:  Arnese 
con  due  ruote  e  un  timone,  il  qual,  tirato  da 
cavalli  0  da  buoi,  serve  a  portare  pesi,  carichi, 
bagagli,  ecc.,  e  talora  anche  persone. 

n  Carro,  per  Carraia:  Un  caro  de  fen;  Un  carro, 
cioè  Una  carraia  di  fieno. 

«  —  In  lerm.  marm.  dicesi  La  parte  inferiore  e 
prodiera  d'un' antenna. 

"  —  Dagli  aslron.  dicesi  Quella  costellazione  for- 
mala di  sette  stelle  assai  chiare  e  belle,  non  guari 
lontana  alla  tramontana,  così  detta  perché  quattro 
di  esse  son  poste  in  figura  quadrata  a  modo  che 
è  un  carro,  e  tre  distese  nella  guisa  che  è  il  ti- 
mone ;  allrim.  detta  Orsa  maggiore. 

—  da  carossa  ;  Carro  della  carrozza  :  Il  complesso 
de' legnami  su  cui  si  stabilisce  la  cassa  (scocca) 
della  carrozza  e  simili.  Il  carro  della  carrozza  si 
divide  in  Carro  di  dietro  (Caro)  e  in  Carro  da- 
vanti (Cai-ria  o  Carretto). 

—  da  morti;  Carro  funebre:  Specie  di  carrettone 
coperto,  con  cui  si  trasportano  i  morti  al  cimitero. 

—  da  rumenta;  Carrettone:  Carrella  grande  a  foggia 
d'una  gran  cassetta,  con  coperchio  a  ribalta,  posta 
su  due  ruote  e  tirata  da  una  bestia  da  soma,  ad 
uso  di  trasportar  la  scoviglia  raccolta  nelle  strade 
dagli  spazzatura]. 

—  dò  lordo;  Carro  del  torchio.  T.stamp.  QmUx 
parte  del  torchio,  su  cui  si  pone  la  forma»  e  che 


i90 


CAR 


CAK 


per  mezzo  del  manubrio  si  fa  correre  innanzi  e 
indietro  per  la  tiratura. 

—  trionfale;  Carro  trionfale:  Specie  di  trono  cor- 
rente usato  ne'  trionfi,  nelle  solenni  entrale,  ecc. 

S  Condùe  o  Guiddd  5  caro;  Carreggiare,  Guidare 

il  carro. 
^  Fdó  caro;  Far  il  carro.  T.  mar.  Far  passare  l'an- 
tenna da  destra  a  sinistra  dell'albero  e  viceversa. 
S  Mette  5  curo  avanti  a-i  béu;  Jleltere  il  carro 
innanzi  a'  buoi.  Modo  prov.  che  significa  Far  in- 
nanzi quello  che  si  dovrebbe  far  dopo. 
%  Tià  ò  caro;  Tirar  la  carretta,  figurat.  vale  Sten- 
tare, Lavorare  da  mattina  a  sera  per  vivere. 
OarSg-g-etto  s.  m.  Chiassuolo,  Chiassetto, 
Chiassolino,  Chiassatello,  Chiasserello,  Vicolo,  Vi- 
coiello.  Diminuì,  di  Chiasso ,  di  Vico  :  Piccolo 
chiasso  0  vico. 
OarSg-g-in  V.  Caròggetto. 
OarSg'S'io s.  m.  Chiasso,  Vico:  Viuzza  stretta, 
più  0  meno  lunga. 

—  c/o«o;  Vico  cieco:  Vico  senza  riuscita. 

S  Connadecor5(;5!o;Ciaromengola,  Donna  di  tri- 
vio, e  in  Fin.  Ciana:  Donna  dell'infimo  volgo, 
mal  educala  e  di  rotte  maniere. 

§  0  curóggio  dò  Fi  5  no  vd  drilo  in  S.  Locnso.... 
Dettato  prov.  nostro  che  dicesi  quando  si  vuol 
dinotate  che  Le  cose  non  procedono  a  dovere, 
anzi  a  rovescio  di  quel  che  si  dovrebbe.  1  Tose. 
direbbero  E'  vassi  a,  Roma  per  Mugello. 
Oarog-na  s  f.  Carogna:  Propriam.  Cadavere 
dell'animale  già  corrotto  e  fetente;  ma  da  noi 
diccsi  figurat.  e  in  m.  b.  di  Persona  sucida  e 
sporca,  massimamente  di  costumi  e  di  vita. 

n  Talvolta  in  signif.  meno  ingiurioso  dicesi  ad  Uomo 
pigro  e  indolente,  che  non  vuol  applicarsi  a  nulla, 
e  dicesi  Carnaccia,  Fuggifatica,  Scioperone,  Spa- 
rapane,  Poltrone,  Infingardo;  ed  eziandio  ad  Uomo 
buono  a  niente,  Carciofo,  Zugo,  Babbione,  Soro, 
Marzocco,  ecc. 

§  E  mósche  s'attaccan  a-e  carogne;  Le  mosche 
si  posano  sopra  le  carogne,  ovvero  Ai  cani  e  ai 
cavalli  magri  vanno  addosso  le  mosche.  Prov.  che 
significa  I  meno  potenti  sono  i  primi  ad  essere 
puniti. 
Oai*og-nata  s.  f.  Porcherìa,  Corbelleria,  Co- 
glioneria, ecc. 
Oax*Gliuii-a  s.  f.  Carolina  :  Sorta  di  bordato 
assai  fine. 

n  Carolina,  per  Una  specie  di  riso  di  qualità  in- 
feriore, e  che  tende  al  rossiccio. 

w  —  Nel  giuoco  del  Bigliardo,  lo  stesso  che  Ca- 
rambola russa,  che  allrim.  dicesi  Giuoco  alla  russa 
V.  Carambola 
Oalrossa  s.  f.  Carrozza  :  Sorta  di  carro  nobile 
con  quattro  ruote,  lavorato  e  ornalo  finamente,  ti- 
rato per  lo  più  da  due  cavalli,  ad  uso  di  portar 
Uommi  a  sollazzo  e  diporto,  ed  anche  per  viaggio; 
allrim.  Legno,  Cocchio,  ma  quest'ultima  voce  in- 
dica propriam.  Una  carrozza  di  gala. 

Il  Carogna,  dicesi  di  Persona  in  ischerzo  e  per  modo 
meno  inurlano  V.  Carogna  nel  3°  significalo. 

S  Andd  in  carossu;  Scarrozzare;  Andar  in  carrozza. 
Oax*osaa  s.  f.  Carroz/.ala  :  Camerata  di  persone 
che  sono  portale  nella  stessa  carrozza ,  o  che 
riempiono  una  carrozza. 
Oarossa  v.  n.  Carrozzare,  e  in  Tose.  Scarroz- 
zare: Far  trottate  in  carrozza,  Andar  in  carrozza. 
Farsi  portare  in  carrozza. 


OafoSsa  s.  m.  Carrozzaio,  e  meglio  Carroz- 
ziere: Artefice  che  fabbrica  le  carrozze. 

Oarossalbile  add.  Carrozzabile:  Aggiunto  di 
strada  o  simile.  Da  polervisi  andare  in  carrozza. 

Oax'ossata  s.  f.  Scarrozzata  :  Lunga  gita  in 
carrozza  per  sol  diporto. 

Oarossé  s.  m.  Cocchiere:  Colui  che  guida  la 
carrozza;  allrim.  Carrozziere,  ma  è  voce  antica 
e  fuor  d'uso,  ed  usasi  oggi  soltanto  per  Artefice 
di  carrozze  V.  sopra  Carossd  s.  m. 

Oarossetta  s.  f.  Carrozzella.  Dimin.  di  Car- 
rozza: Piccola  carrozza;  ma  dicesi  per  lo  più 
di  quelle  ch«  si  fanno  per  divertire  i  fanciulli. 

OarossesBZO  s.  m.  Corso  :  Rigiro  continualo 
di  carrozze  ed  equipagi:i  che,  nel  carnovale  o 
per  altre  feste,  si  fa  in  alcune  determinate  vie 
della  città. 

Carossiii  s.  m.  Carrozzino,  Calesse,  Biroccio: 
Qualunque  legno  leggiero  a  due  o  a  quattro  ruote. 

Oarotta  s.  f.  Carola.  T.  boi.  Daucus  carota. 
Pianta  bienne,  le  cui  radici  fusiformi  e  carnose, 
di  color  rosso  o  giallo,  si  adoperano  assaissimo 
nelle  cucine.  Dicesi  pur  Carota  la  sola  radice  di 
questa  pianta. 

Carpe  V.  Carpi. 

OarpendLù  CMeìJ;  Mela  carpendola  o  curii- 
pendola  V.  Mei. 

Oarpi  s.  m.  Carpino,  Carpine.  T.  boi.  Carpi' 
nus  ùetulus.  Albero  d'alto  fusto,  il  cui  legno  è 
buon  combustibile. 

Oarpi  v.  a.  Carpire:  Pigliare  con  violenza  e 
improvvisamente. 

Oarx'a  s.  f.  Carrata  :  Quanto  può  in  una  volta 
portare  un  carro. 
§  A  carro;  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfabet. 

Oarratté  s.  m.  Carrettiere:  Colui  che  guida  il 
carro  o  la  carrella. 

Oarrattéa  add.  Carreggiabile:  Aggiunto  di 
strada,  per  cui  si  può  andare  con  carri. 

Carretta  s.  f.  Carretta  :  Specie  di  piccolo  carro 
a  due  ruote,  tiralo  per  lo  più  da  un  cavallo  solo, 
ad  uso  di  portar  legnami,  calcinacci  ed  altre 
materie  vili. 

—  a  man;  Carriuo'a:  Carretta  con  una  ruota  a  due 
braccia,  che  si  mena  da  un  uomo  spingendola 
innanzi,  ed  è  utilissima  ne'  lavori  delle  fortifica- 
zioni e  dell'agricoltura. 

—  da  camion;  Carrella  da  cannone,  e  nell'uso  Af- 
fusto: Quella  carretta  su  cui  si  posa  il  pezzo  di 
artiglieria. 

Carretta  s.  f.  Carrettata  :  Tanta  materia  quanta 
ne  contiene  una  carrella. 

Carrettin.  s.  m.  Carrellino.  Dimin.  di  Car- 
rello: Piccolo  carrello. 

Carretto  s.  m.  Carrello.   Dimin.  di  Carro: 
Carro  piccolo  da  tirarsi  a  mano  o  por  trasportar 
roba  0  per  portar  derrate  da  vendere. 
«  Carretto.  T.  battìi.  Strum.  per  riquadrar  l'oro 
battuto. 

Cax'rettón  s.  m.  Carrettone.  Accresc.  di  Car- 
retta: Carretta  assai  grande. 

Carx'iéix  s.  m.  Carruccio  :  Arnese  di  legno  con 
quattro  girelle,  ove  si  mellono  i  bambini  perchè 
imparino  a  camminare.  Se  è  fatto  di  vinchi,  di- 
cesi Cestino. 

Carrin  da  carossa;  Carro  davanti  alla 
carrozza  V.  Caro. 

Carro  s.  m.  Ferro  da  Sarti;  Ferro  da  spianare. 


CAR 


cAn 


19l 


Dal  frane.  Carreau.  Ferro  di  cui  si  servono  i 
sarti  per  ispianare  o  ragguagliar  le  costure. 
CarTÒn  V.  A-o  carrón. 
Carta  s.  f.  Carta  V,  Pappe. 

»  Carla,  parlandosi  di  Libro  o  Foglio  stampato,  dì- 
crsi  Ciascuna  parte  del  foglio  ripiegato,  sulle  cui 
opposte  superficie  è  o  può  essere  stannpata  una 
pagina. 

«  —  per  Un  piccolo  quadralo  di  cartone  sottilis- 
simo e  ben  liscio,  nel  quale  sono  stampati  da  un 
Iato  diversi  punti  e  figure,  che  diconsi  Pali  o 
Semi  (Merce);  e  l'aggregato  d'un  certo  numero 
di  essi  cliiamasi  Mazzo,  per  uso  di  giocare  a  di- 
versi giuochi. 

n  —  Nel  num.  del  più  pigliasi  anche  colletivam. 
per  Certificati  necessarii  a  chiunque  viaggia,  corai^ 
passaporto,  attestati  di  buona  condotta,  carte  di 
sicurezza  e  simili. 

—  bolla;  Carla  bollata  o  da  bollo. 

—  d'flpó^^e;  Cartina  d'aghi:  Involtino  quadrangolare 
dì  caria,  per  lo  più  turchina,  nella  quale  il  fab- 
bricante pone  qualche  centinaio  o  allro  deter- 
minalo numero  d'aghi. 

—  da  navcgà;  Carla  da  navigare  o  nautica,  Carla 
marina:  Quella  dove  sono  figurate  le  coste,  gli 
scogli,  la  profondità  dell'acqua,  ecc.,  e  per  cui 
mezzo  i  naviganti  riconoscono  i  loro  viaggi. 

—  de  mùxica;  Carta  di  musica:  Carla  preparata  con 
quelle  cinque  linee  nere,  dette  Rigo,  che  servono 
a  scrivervi  sopra  i  caratteri  della  musica. 

—  de  ir^cùa;  Carta  di  procura,  o  semplicem.  Pro- 
cura: Scrittura  colla  quale  si  dà  altrui  autorità  di 
operare  in  nome  e  invece  di  se  medesimo. 

—  de  puntaiéu;  Carla  di  spilli:  Foglio  ripiegalo  più 
volle  su  di  sé,  in  cui  sono  p'ù  filari  di  spilli. 

—  de  sicùressa;  Carla  di  sicurezza:  Certificato  che 
il  buon  governo  rilascia  ad  un  individuo  conte- 
nente nome  e  descrizione  personale,  ecc.,  onde 
all'  occorrenza  possa  essere  assistilo  e  protetto 
dalla  forza  pubblica. 

—  dò  miàcoo;  Carla  del  miracolo:  Nel  giuoco  delle 
carte  dicesi  Quella  che  abbisognando  al  giuoca- 
lore,  ed  essendo  rimasta  sola  nel  mazzo,  appunto 
gli  viene. 

—  geografica;  Carta  geografica:  Quella  dove  sono 
figurali  i  paesi  e  le  provincie. 

—  lùcida  V.  sotto  Carta   trasparente. 

—  moneta;  Carla  moneta  o  Carla  monetata:  Quei 
biglietti,  cui  la  legge  ordina,  in  certi  casi  d'ur- 
genza, di  ricevere  in  pagamento  in  luogo  di  nu- 
merario metallico. 

—  trasparente;  Carla  lucida,  Carla  gelatina:  Cerla 
sorta  di  carta  sottilissima  e  trasparente  che  serve 
a  lucidare  o  calcare. 

—  ve/inn-a;  Carta  velala:  Carla  finissima,  così  della 
perchè  imita  la  bianchezza  e  levigatezza  della 
pergamena.  Chiamasi  anche  Carla  velina,  deno- 
minazione più  immediatamente  tratta  dalla  lin- 
gua francese,  nella  quale  Vélin  vuol  dire  Car- 
tapecora 0  Pergamena. 

S  Carta  canta  e  villan  dormi;  Carla  cauli  e 
villan  dorma.  Chi  ben  istrumenla,  ben  s'addor- 
menta V.  Canta  verbo. 

S  Alsd  e  carte;  Alzar  le  carte  V.  Alsà. 

S  Ammersà  e  carte;  Sceglier  le  carie  V.  Am- 
mersd. 

%  Appunta  ùnn-a  carta;  Puntare  una  csria  ,  in 
lerm.  di  giuoco  vaie  Tassarla. 


S  Cangia  e  carte  in  tòa;  Scambiare  i  dadi.  Scam- 
biare le  carte  in  mano  V.  Cangia. 

S  Dà  carta  gianca;  Dar  carta  bianca,  Dar  fo- 
glio iu  bianco,  figurai,  vale  Rimetter  l'affare  nel- 
l'arbitrio altrui. 

S  Dà  e  carte  ;  Dar  le  carte ,  vale  Dispensarle  a'giuo- 
catori. 

S  Fabbrica  de  carta;  Cartiera  V.  Cartea. 

ti  —  de  carte;  Fabbrica  di  carte  da  giuoco. 

%  Fabbricante  de  carta;  Cartajo  V.  Papped. 

n  —  de  carte  ;  Cartajo,  Colui  che  fabbrica  le  carte 
da  giuoco. 

S  Fd  carte;  Far  le  carte.  In  lerm.  di  giuoco  vale 
Mescolarle  avanti  di  darle  a'  giuocatori  ;  e  talora 
per  metaf.  dicesi  di  Chi  più  degli  altri  ciarla  nelle 
conversazioni,  che  in  questo  signif.  dicesi  anche 
Tenere  il  campanello. 

S  Mette  in  carta;  Mettere  o  Porre  in  caria,  vale 
Mettere  in  iscritto;  dicesi  anche  Incarteggiare, 
ma  è  voce  antica. 

S  Mi  son  carta  reale;  Io  son  carta  reale,  dicesi 
quando  nel  cominciar  un  discorso  si  vuol  pre- 
venire altrui  di  volergli  parlar  chiaro  e  senza 
rispelli  umani. 

S  Remescid  e  carte;  Scoizar  le  carte,  Batterie  :  Me- 
scolarle avanti  di  darle  ai  compagni  di  giuoco. 

S  Tegnise  e  carte  a  cèa;  Badare  a  sé,  dicesi  co- 
munem.  A  chi  vuol  censurare  altrui,  mentr'egli 
non  è  immune  da  difetti:  Tegnìoe  e  carte  a  céa; 
Biidale  a  voi  stesso. 

S  Tegni  sciìt  e  carte;  Tener  su  le  carte,  in  terra, 
di  giuoco  vale  Tenerle  alquanto  accostale  al  petto 
per  non  lasciarne  vedere  i  semi  all'avversario. 

§  Vortd  a  carta;  Voltar  la  carta,  figurai,  vale  Mutar 
discorso. 

g  Zùgd  a-e  carte  ;  Giocar  alle  carte.  Il  giuoco  delle 
carte  fu  inventalo  dal  Grignoarl  per  divertimento 
di  Carlo  VI  re  di  Francia. 

S  Zùgàse  ùnn-a  carta;  Giocarsi  una  carta,  figurst. 
vale  Tentare  un  colpo. 
Oartà  s.  m.  Carlolajo:  Colui  che  vende  carta  a 
minuto,  e  più  altre  cose  a  uso  dello  scrivere,  come 
penne,  inchiostro,  ceralacca,  ostie,  libri  bianchi 
e  simili. 

S  Bùttcga  da  carta;  Cartoleria. 

S  Piggidse  5  7nd  do  Rósso  carta;  Pigliarsi  gl'itn- 
pacci  del  Rosso ,  dicesi  proverb.  di  Chi  pigliasi 
le  brighe  che  non  gli  toccano. 
Oartalbou  s.  ra.  Quartabuono  e  Carlabono.  T. 
de' legnai.  Squadra  di  legno  di  più  grandezze, 
con  cui  da' legnaiuoli  e  da  altri  artieri  si  segna 
un  angolo  semiretlo,  cioè  di  iH  gradi. 

n  Carlabono.  T.  de'  maestri  d'ascia.  Squadra  a  lati 
mobili  come  le  punte  d'un  compasso  ;  essa  serve 
a  pigliare  e  riportare  angoli  obliqui  sui  pezzi  di 
costruzione,  ciò  che  dicesi  Dare  i  carlaboni  V. 
sotto  Piggid  i  cartaboin. 

n  Beccatello:  Peduccio  che  si  pone  per  sostegno  di 
trave,  cornice  o  altro  oggetto,  ch'esce  a  dirittura 
del  piano  retto  ov'è  affisso:  allrim.  Mènsola. 

S  Piggid  i  cartaboin;  Dare  i  carlaboni.  T.  dei 
maestri  d'ascia.  Operazione  colla  quale  i  mae- 
stri d'ascia,  valendosi  del  carlabono,  giungono  a 
tagliare  il  legname  con  quelle  inclinazioni  che 
sono  indicate  dal  piano  di  costruzione. 
Oax*tal>ùxa  s.  f.  Gratlabugia  e  Grattapugia. 
T.  de'  doratori  a  fuoco.  Strumento  composlo 
di  fila  d'ottone  accomodale  insieme  a  goisa  jj 


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ÒAÈ 


CkU 


'  pennellello  por  pulirò  le  figure  o  altro  IiiVoro  di 
metallo  che  si  vuol  dorare  a  fuoco,  o  che  abbia 
perduto  col  tempo  il  primo  colore. 

OarfcaTbùxin  s.  m.  Avvivatojo.  T.  de'  dorai. 
a  fuoco.  Strum.  formato  d'una  vcrghetla  di  rame 
simile  ad  un  matitatoio,  fìtta  in  un  manico  di 
legno,  che  serve  ad  avvivare  il  lavoro  nel  do- 
rare a  fuoco. 

Oartapecora  V.  Curtinn-a. 

Cartapesta  s.  f.  Carta  pesta  e  Cartapesta  : 
Carta  macerata  con  acqua  e  ridotta  liquida,  poi 
gettala  nelle  forme  e  rassodata. 
§  Ommo  de  cartapesta;  Uomo  di  cartapesta,  Pan 
perduto,  Rastiapavimenti,  Spulcialctti,  Spoivera- 
mura:  Uomo  da  nonnulla. 

Oartasciùg-a  s.  f.  Carta  sugante  o  succhian'e, 
Carlasucchia:  Quella  carta  che  per  essere  sottile 
e  senza  colla  non  è  atta  allo  scrivere,  ma  distesa 
sulla  scrittura  ne  suzza  alquanto  l'inchiostro. 

Oai*tassa  s.  f.  Cartuccia.  T.  stamp.  Foglio 
straccio  che  si  ma  «da  al  macero.  In  ogni  stam- 
peria si  raccolgono  le  cartucce  per  trarne  profitto. 

Oar tatùecia  s.  f.  Cartuccia:  Cartoccetto  pieno 
di  polvere,  con  palla  o  senza,  che  serve  per  cari- 
care lo  schioppo.  -  Cartoccio  dicesì  Quello  che  serve 
per  caricare  il  cannone. 

Oar  tea  s.  f.  Cartiera;  Edilìzio  ove  si  fabbrica 
la  carta:  altri m.  Cartara. 

Cartella  s.  f.  Cartella:  Custodia  o  Coperta  cho 
si  usa  por  conservare  scritture,  disegni  o  simili; 
e  j;pecia!m.  Quella  custodia  di  cartone  o  di  pelle, 
dove  i  ragazzi  che  vanno  a  scuola  ripongono  i 
quinterni  da  studio,  e  che,  avendo  la  tracolla,  è 
per  lo  più  tenuta  addosso. 
n  Cartella,  per  Quella  cartolina  o  biglietto,  che  in 
alcune  feste  da  ballo  a  pagamento  si  paga  per 
poter  ballare. 
!»  —  por  Ognuna  di  quelle  cartelline  su  cui  sono 
stampati  saltuariamente  quindici  numeri,  e  colle 
quali  si  giuoca  a  tómbola  (all'ambo). 

—  da  appendighe  i  vesti;  Gruccia  e  per  lo  più  al 
plur.  Grucce:  Quegli  appiccagnoli  di  legno  che 
si  mettono  entro  gli  armadi  e  vi  si  appendono 
ì  vestiti. 

—  dSfuxin;  Cartella.  Presso  gli  archib.  dicesi  Quella 
piastra  dì  ferro,  incastrata  nella  cassa  degli  archi- 
busi,  pistole  e  simili,  parallelamente  alla  culatta 
della  canna,  e  tenutavi  ferma  con  due  vili.  Essa 
serve  di  sostegno  a  lutti  gli  ali  ri  pozzi  dell'ac- 
ciarino Cfttxinj,  tre  de' quali,  lo  scodellino  (bas- 
sinetto),  la  marl^lina  (ciappin)  e  il  cane  sono 
esterni,  gli  altri  interni. 

%  Cartelle  dò  reléujo  ;  Cartelle.  T.  orkiol.  Quei  due 
dischi  0  lamine  circolari  d'ottone,  parallele,  le 
quali,  tenute  in  sesto  da  quattro  colonnini,  for- 
mano ciò  che  si  chiama  Castello  dell'orinolo. 
Nella  cartella  superiore  è  fermata  la  mostra 
(quadrante). 
Cartellili  s.  m.  Cartellino.  Dimin.  di  Cartello: 
Piccolo  cartello. 

n  Cartellino,  per  Un  pezzetto  di  latta  o  di  cartone, 
su  cui  è  stampalo  un  numero  o  a'iro  sogno,  cho 
si  rilascia  per  contrassegno  da  chi  riceve  qualche 
oggetto  da  accomodare,  da  soppressaro  o  simile, 
come  ombrelli,  cappelli,  pozzotti,  ecc.,  al  proprie- 
tario del  medesimo,  acciò  non  gli  venga  barat- 
tato nel  ritirarlo. 

n  —  per  Un  pezzo  di  piastra  di  metallo,  o  Un  pic- 


colo e  Soltil  disco  dì  logno  legalo  con  ispago  o 
catenella  all'anello  d'una  chiave,  e  sul  quale  è 
l'indicazione  del  luogo  dov'essa  apre. 

Cartellinn-a  s.  f.  Cartellina.  Dimin.  di  Car- 
tella, ma  usasi  por  Io  più  nel  signif.  di  Biglietto 
da  visita,  o  simile. 

Cartello  s.  m.  Cartello:  Foglio  stampalo  o 
scritto  che  si  attacca  ne'  luoghi  più  frequentali 
della  citlà  per  dare  avviso  al  pubblico  di  qual- 
che cosa, 
n  Cartello,  per  Una  scritta  a  grosse  leltere,  al  di 
fuori  della  bolleiia,  per  indicare  il  genere  di  merce 
che  vi  si  tiene,  giuntovi  talvolta  il  nome  del  bot- 
logajo. 

—  desfìdda;  Cartello  di  disfida  o  semplic.  Cartello: 
Lettera  di  sfida  a  combattere  in  duello. 
%  Cantante  do  cartello;  Cantante  di  cartello,  vale 
Cantante  di  fama,  di  grido,  eccellente  nell'arte  sua. 

Cartellón  s.  m.  Cartellone.  Accresc.  dì  Car- 
tello :  Cartello  grande,  e  dicesi  propriam.  Quello 
che  serve  per  accennare  al  pubblico  l'opera  che 
va  in  scena,  e  il  giorno  e  l'ora  in  cui  si  apre 
il  teatro;  ed  anche  Quello  col  quale  s'annunzia 
al  pubblico  opere  letterarie  o  scientifiche. 

Cartexin  s.  m.  Carticino.  T.  stamp.  Foglietto 
di  stampa,  composto  ordiuariam.  di  quattro  pa- 
gine, che  si  sostituisce  ad  un  altro  già  stampato, 
0  per  esservi  corso  degli  errori ,  o  por  cambiare 
in  alcun  punto  la  materia.  Se  questo  non  eccede 
le  due  pagine,  dicesì  Cartuccia. 

Cartezza  v.  n.  Carteggiare  :  Tener  corrispon- 
denza di  lettere  con  altrui. 

Cartezzo  s.  m.  Carteggio  :  11  carteggiare,  Cor- 
rispondenza di  lettere  con  altrui. 

Cartinn-a  s.  f.  Cartapecora,  Pergamena:  Spe- 
cie di  carta  fatta  di  pelle  per  lo  più  di  pecora, 
a  uso  di  scrivere  o  altro;  dicesi  anche  Carta  di 
pecora,  Cartapccorina,  Pergamina. 

Cartoccio  V.  Scartoccio. 

Cartolaio  s.  m.  Cartolaro  e  Cartolare:  Libro  di 
memorie  o  Cartone  da  tenervi  scritture,  fogli,  ecc. 

Cartolili  V.  A  cartolin. 

Cartolinn-a  s.  f.  Cartella  :  Quelle  cedole  di 
debito  emesse  dal  Governo  o  da  compagnie  di 
privati,  e  che  han  valore  di  danaro. 

Cartòn  s.  m.  Cartone:  Composto  di  cenci  ma- 
cerati ridotto  in  foglio  grosso  che  serve  por  vari 
usi  ;  ed  anche  Più  fogli  di  carta  incollati  e  impa- 
stali uno  sull'altro,  soppressali,  spianali,  lisciali  e 
talvolta  lustrati. 
n  Cartoni  al  plur.  T.  pitt.  Così  ch'amansi  I  disegni 
di  figure  falle  dal  pittore  su  grande  foglio  di  carta 
grossa  per  trasportarli  poi  sulla  tela  d'un  quadro 
0  sul  muro  por  dipingerveli  a  fresco. 
§  Faccia  de  cartòn;  Faccia  di  pallottola,  dicesi  a 
Colui  che  è  sfrontato  e  non  ha  vergogna. 

Cartónetto  s  m.  Cartoncino:  Specie  di  car- 
tone più  sottile  del  cartone  comune. 
1)  Cartonelto.  Dimin.  di  Cartone.  Presso   i  pittori 
vale  Modello  piccolo  di  pittura  a  fresco  V.  sopra 
Cartòn  nel  2"  significalo. 

Carul>l>as.  f  Carruba:  Frullo  dell'albero  Car- 
rubo 0  Carrubbio  (Ceratonia  siliqua),  ed  è  Una 
specie  di  baccello  bislungo,  spesso,  tortuoso,  schiac- 
cialo, e  mollo  simile  a  quello  delle  fave,  ma  più 
lungo  e  più  schiaccialo;  è  ingrato  al  gusto  mentre 
è  verde,  ma  secco  è  dolcigno  ;  è  medicinale  per- 
chè racchiude  una  polpa  zuccherina,  e  per  lo  più 


CAS 


CAS 


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se  ne  abbiadano  i  cavalli,  asini  e  mali;  altrim. 
Caruba,  Caroba,  Caròbola.  L'albero  in  Toscana  di- 
cesi anche  Guainetla  dalla  forma  del  suo  frullo, 
molto  simile  a  una  piccola  guaina. 
M  Nasone,  e  per  ischerz.  Nasorre:  Gran  naso. 

Carutoin.  V.  Carubinn-a. 

Oarutoina  s.  f.  Carabinala:  Colpo  o  Tiro  di 
carabina. 

Oarulbinn-a  V.  Carabinn-a. 

Oarzéix  s.  m.  -Carzuolo,  Grùmolo:  Le  foglie  di 
dentro  congiunte  insieme  del  cesio  dell'erbe,  come 
di  cavolo,  lattuga  o  simili. 

—  da  càneva;  Garzuolo:  La  canape  piiì  fine. 

—  dò  candé;  Padellina:  Altro  pialtellino  amovibile 
di  cristallo,  o  di  sottil  foglia  metallica,  o  anche 
di  carta  bianca  a  foggia  di  foglie  crespe,  che  si 
sovrappone  al  piattellino  del  bucciuolo  (bùscio- 
lotto)  per  ornamento  o  per  maggior  nellezza  del 
candelliere. 

%  Che  bón  carzéu  !  Oh  il  bel  mobile  !  Oh  il  bello 
arnese  !  Che  buona  lana  !  Dicesi  figurai,  e  per  di- 
sprezzo d'Uomo  cattivo  e  insolente  V.  Assesto. 
Oasa  s.  f.  Casa:  Ediflzio  di  pietre,  di  mattoni, 
di  legno,  a  uso  di  abitarvi. 

n  Casa,  per  Appartamento,  Abitazione. 

M  —  per  Un'intiera  famiglia,  cioè  L'aggregato  di 
tutti  coloro  che  abitano  nella  stessa  casa. 

n  —  per  Casato,  Stirpe,  Lignaggio  :  O  l'è  de  casa 
nobile;  È  di  casa  nobile. 

w  —  per  Patria,  Paese,  ecc.  :  Son  pardo  da  casa 
ch'aveivo  chinz'anni;  Partii  da  casa  nell'età  di 
quindici  anni. 

M  —  pel  Guscio  che  portano  seco  le  testuggini  e 
le  chiocciole. 

—  civile;  Casa  civile:  Una  casa  decentemente  co- 
strutta, a  differenza  d'una  casacciaccìa,  che  pur 
fosse  in  città. 

—  da  manente;  Casa  rustica:  Casa  a  oso  de' con- 
tadini. 

—  de  campagna;  Casa  di  campagna  o  campestre, 
in  opposizione  a  Casa  di  città  ;  e  talora  Casa  in 
campagna  a  uso  di  villeggiatura. 

—  de  commercio;  Casa  di  commercio  o  di  negozio, 
dicesi  del  Corpo  d'on  negozio  con  tutte  le  sue 
appartenenze  ;  che  anche  dicesi  semplicem.  Casa. 

—  de  Dio;  Casa  di  Dio,  Casa  d'orazione,  vale  La 
chiesa. 

—  de  pappe  —  Casa  pochissimo  solida,  Casa  con 
mura  troppo  sottili.  Casa  che  ha  più  il  modo  di 
parer  fatta  di  carta  che  di  pietra. 

—  distrùta;  Casa  rovinaticcia  :  Casa  trasandata  e 
in  malo  stato. 

—  dò  diao;  Casa  del  diavolo,  Casa  maledetta,  Casa 
calda,  vale  L'inferno. 

—  grande;  Casa  grande,  metafor.  vale  L'ospedale. 
Voce  dell'uso. 

—  reale;  Casa  reale:  1  principi  del  sangue  reale. 

—  véua;  Casa  spigionata,  vuota,  disabitata. 

S  A  casa  mw;  A  casa  mia.  Jlodo  avverb.  e  vale 

Secondo  me,  A  mio  parere. 
S  Andd  a  casa  d5  diao,  Andd  a  casa  dò  diao 

càsón  e  vest'io  V.  Andd. 
**S  Aveì  5  cu  grosso  comm'ùnn-a  caso;  Aver  un 

culo  che  pare  un  vicinato  o  una  badia.  Modo  basso. 
S  Caccia  a  casa  all'aia  o  sóttcsòrva;  Sossoprar 

la  casa:  Metter  sossopra  o  a  soqquadro  la  casa. 
M  —  féua  de  casa  ùnn-a  persònn-a;  Scasare  uno, 

vale  Obbligar  altrui  a  lasciar  là  casa  dove  abita. 

Caiaocu,  Ditionario  Otnovese-Italiano. 


%  Cangia  de  casa;  Mutare  o  Cambiar  casa,  Tra- 
mutarsi: Trasferirsi  in  altra  abitazione. 

S  Chi  é  mincidn  se  ne  stagghe  a  casa;  Chi  è 
minchione  suo  danno,  Testa  di  vetro  non  faccia 
a'  sassi.  Chi  ha  paura  di  passere  non  semini  pa- 
nico, I  cordovani  restino  a  Levante.  Prov.  che 
valgono  Chi  è  ben  provveduto,  non  si  metta  a 
pericoli. 

S  Chi  va  a  casa  nò  se  bagna;  Chi  va  o  sta  a 
casa  non  si  bagna.  Prov.  che  vale  Chi  va  a  suo 
cammino,  va  sicuro. 

S  Dd  reeatto  a  casa;  Rassettar  là  casa:  Metterla 
in  assetto,  in  ordine. 

S  De  casa;  Di  casa,  Casereccio:  Appartenente  alla 
casa,  e  dicesi  soltanto  di  cosa.  -  Casalingo  di- 
cesi di  cose  e  di  persone  V.  Casaengo. 

S  De  casa  in  casa;  Di  casa  in  casa.  Di  porla  in 
porta,  A  uscio  a  uscio. 

S  Donna  de  casa;  Donna  casalinga:  Donna  che 
sta  in  casa  o  die  bada  alla  casa;  che  in  qae- 
st^ultimo  signif.  dicesi  pure  Buona  massaja. 

S  Èse  de  casa;  Esser  di  casa,  vale  Esser  fami- 
gliare, intrinseco  in  una  casa;  e  talvolta  Esser 
casalingo,  cioè  Abbadare  agli  affari  di  casa. 

n  —  de  casa  camme  a  spassata;  Esser  di  casa 
più  che  la  granata,  vale  Esser  famigliarissimo  in 
una  casa. 

II  —  de  casa  e  de  bùttega;  Esservi  a  casa  e  a 
bottega,  diciamo  figurai.  d'Alcuno  che  frequenti 
spessissimo  qualche  luogo. 

%  Figgia  de  casa;  Innocentina,  Trovalella,  Esposta. 
Chiamansi  da  noi  Quelle  giovani  che  per  essere 
state  esposte  neonate  nella  ruota  (curio J  dell'ospe- 
dale di  Pammatone,  vi  rimangono  adulte  e  son 
destinate  ai  servigi  dell'ospedale  medesimo. 

%  Ghe  pà  a  casa  do  diao  ;  E'  vi  pare  la  casa  del 
diavolo,  dicesi  d'Un-  luogo  dove  si  faccia  un  gran 
chiasso,  un  rovinìo,  un  baccano  del  diavolo. 

S  Gruppo  de  case;  Ceppo  di  case:  Aggregato  di 
molte  case  unite  insieme. 

S  Guardian  de  casa;  Casiere,  e  nel  femm.  Casiera: 
Guardiano  della  casa. 

S  In  casa  dd  barba  chi  rompe  paga;  Chi  rompe 
paga  e  porta  via  i  ciottoli.  Prov.  che  vale  Chi 
ha  fatto  il  male,  ne  dee  soffrire  il  danno. 

§  In  casa  néuva,  chi  n5  ghe  ne  porta  nò  ghe  n'at- 
tréuva;  Casa  nuova,  chi  non  ve  ne  porta  non 
ne  trova.  Prov.  di  chiaro  significato. 

%  In  gimma  de  casa;  AH'nllimo  piano  della  casa; 
e  figurai.  Sommamente,  Grandemente,  A  cielo,  ed 
anche  A  carissimo  prezzo:  0  se  fa  paga  in 
cimma  de  casa;  E' si  fa  pagare  a  carissimo  prezzo. 

•j-  L'è  megio  andd  a  casa  c'ùnn~a  parolla  ma  dita 

che  co-a  testa  rotta Prov.  nostro,  che  non 

ha  precisa  corrispondenza  italiana.  I  Toscani  però 
ne  hanno  de' consimili,  e  che  esprimono  la  me- 
desima idea,  come:  Sopporta  e  appunta  un  mal 
chi  non  vuol  giunta.  Il  sopportar  non  nocque  mai, 
É  meglio  cento  beffe  che  un  danno. 

8  Leva  de  casa;  Dismettere  o  Smettere  casa,  contr. 
di  Metter  casa  V.  sotto  Mette  sciù  casa. 

%  Manda  via  de  casa;  Cacciar  di  casa. 

%  Meistro  de  casa;  Maestro  di  casa:  Quegli  che 
soprintende  all'economia. 

8  Mette  casa  a  ùnn-a  pcrsónn-a  ;  Metter  casa  a 
uno.  Allestirgli  la  casa. 

S  Mette  sciù  casa;  Metter  su  casa,  Metter  casa, 
vale  Provvedersi  d'abitazione  propria  e  fornirla 

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di  mobili.  -  Aprir  casa,  dicesi  per  Io  più  delle 
Case  di  commercio. 

%  Non  aveì  né  casa  né  tetto;  Non  aver  casa,  né 
tetto,  Non  aver  luogo,  né  fuoco,  vale  Esser  ro- 
vinato interamente.  Non  aver  luogo  ove  poter  di- 
morare, Dover  andar  ramingo. 

$  O  de  casa!  0  di  casa!  Modo  di  chiamare  quando 
si  entra  in  una  casa  ove  non  si  veda  nessuno. 

S  0  ghe  vorrieiva  poeì  mette  a  casa  in  testa; 
E' gli  vorrebbe  metter  la  casa  in  capo,  dicesi 
Quando  essendo  uno  in  casa  d'un  altro,  questi 
lo  tratta  lautamente  e  gli  fa  offerta  di  tuttociò 
che  ha  in  casa. 

S  0  nd  sa  manco  dóve  a  stagghe  de  casa;  Ei  nep- 
pure sa  dove  la  sta  di  casa,  dicesi  di  Persona  af- 
fatto ignorante  d'una  scienza,  disciplina  o  simile. 

S  Pan  de  casa;  Pane  casalingo,  cioè  Fatto  in  casa; 
ed  usasi  pure  figurai,  per  dinotare  Una  cosa 
buona,  eccellente. 

S  Porta  via  a  roba  de  casa;  Sgomberare,  Sgom- 
brare, Far  lo  sgombero:  Portar  via  le  masserizie 
da  luogo  a  luogo  per  mutar  domicìlio. 

S  Remescià  pe-a  casa;  Gingillare  o  Gingillare  per 
casa,  vale  Andar  aggirandosi  per  la  casa,  occu- 
pati in  pili  coserelle,  tanto  per  far  l'ora. 

S  Santi  in  gexa  e  diai  in  casa;  Santi  per  la  via, 
diavoli  in  masseria.  Dettato  prov.  e  significa  che 
I  santinfizza  sono  sempre  intolleranti  e  perciò  sono 
insopportabili  in  famiglia. 

%  Sta  a  casa;  Star  a  casa,  vale  Trattenersi  nel  pro- 
prio paese. 

fi  —  a  casa  dò  diao  ;  Abitar  in  Chiarenna  o  in  Chia- 
ridadda,in  orinci,  cioè  In  luogo  lontanissimo:  Osta 
fìnn-a  a  casa  do  diao;  Egli  abita  in  Chiarenna. 

M  —  de  casa;  Stare  di  casa,  vale  Dimorare  abi- 
tualmente in  una  casa  :  Dov'ó  sta  de  casa?  Dove 
sta  di  casa?  E  metaf.  dicesi  pure  d'altre  cose: 
Da  San  Domenego  ò  vento  5  ghe  sta  de  casa; 
Sulla  piazza  di  San  Domenico^  il  vento  vi  sta  di 
casa,  cioè  Continuamente  vi  tira. 

«  —  de  casa  e  de  bùttega;  Essere  a  casa  e  bot- 
tega, lo  dicono  I  mercatanti  che  hanno  la  bot- 
tega nella  stessa  casa  che  abitano. 

«  —  in  casa;  Star  in  casa,  Star  fermo  in  casa, 
vale  Trattenersi  in  casa. 

M  —  in  casa  d'ùnna  persònn-a;  Star  in  casa  d'al- 
cuno, vale  Avervi  la  sua  abitazione. 

S  Stramùd  de  casa;  Tramutare:  Levar  le  masse- 
rizie d'una  casa  che  si  abbandona,  recandole  in 
altra  che  si  va  ad  abitare;  altrim.  Sgomberare, 
Sgombrare,  Far  lo  sgombero  V.  sopra  Porta  via 
a  roba  de  casa. 

S  Unn-a  donn-a  a  l'è  a  rovinn-a  o  a  fortùnn-a 
d'ùnn-a  casa;  La  savia  femmina  rifa  la  casa  e 
la  matta  la  disfà.  Prov.  e  vale  che  L'una  stabi- 
lisce e  moltiplica  gli  effetti  di  sua  casa,  e  l'altra 
li  manda  in  malora. 

S  Vexin  de  casa;  Vicino:  Che  è  o  abita  presso 
la  nostra  casa.  -■  Casigliano  cosi  chiamansi  in 
Toscana  Le  persone  che  abitano  la  stessa  casa, 
ma  non  nella  stessa  famiglia. 
Oa.sà;  s.  m.  Casale:  Mucchio  di  case  in  contado. 
OAsà  V.  a.  Calzare:  Vestire  il  piede  o  la  gamba 
di  scarpa,  di  calza  o  simile. 

II  Calzare,  dicesi  anche  di  vesti  che  accostan  bene 
alla  persona  :  Questa  scarpa  a  no  casa  ben; 
Questa  scarpa  non  calza  bene,  cioè  Non  si  adatta 
bene  al  piede. 


M  —  In  senso  neutro,  vale  Quadrare,  Tornar  bene, 

Adattarsi. 
1»  Cazzare  v.  a.  T.  mar.  Tirare  a  sé  una  fune,  Alare, 
contr.  di  Mollare;  usasi  però  particolarmente  per 
esprimere  11  tirare  delle  scotte. 
I)  —  ùnn-a  veja;  Cazzare  una  vela.  T.  mar.  Lo 
stendere  una  vela  per  la  sua  parte  bassa,  sicché 
presenti  la  sua  superficie  al  vento,  ciò  che  si  fa  fi- 
lando e  mollando  gl'imbrogli  e  alando  sulle  scotte. 
S  Càsdse  n.  p.  Calzarsi  :  Vestirsi  i  panni,  Mettersi 
le  calze  o  le  scarpe. 

Ga,ssLCOSk,  s.  f.  Casacca:  Vestimento  che  copre 
il  busto  come  il  giubbone,  se  non  che  ha  di  più 
i  quarti  o  le  falde,  ma  assai  corte. 
S  Fortd  casacca;  Volta  bandiera.  Voltar  cappa  o 
casacca,  Voltar  la  giubba  V.  Bandèa. 

Oa.sa.ccli.iii  s.  m.  Casacchino  e  Casacchina  : 
Vestitino  delle  donne  che  copre  loro  solamente 
la  vita  e  le  braccia,  ed  è  staccato  dalla  sottana. 

Oa<sa;d.da.  s.  f.  Casata  e  Casato:  Cognome  di 
famiglia  e  La  famiglia  stessa. 

Oa.sa.eng'o  add.  Casalingo  :  Aggiunto  d' uomo 
0  di  donna ,  vale  Di  casa ,  Che  sta  in  casa,  Che 
bada  alla  casa. 
Il  Casalingo:  Aggiunto  di  pane,  è  II  pane  fatto  in 
casa,  0  per  la  famiglia,  o  secondo  l'uso  delle 
case  private. 
S  A  casacnga;  Alla  casalinga.  Posto  avverb.  vale 
Alla  domestica.  All'uso  famigliare. 

Oasa-frùisto  s.  m.  Fromba,  Frombola,  Sca- 
glia, Fionda  e  antic.  Fonda:  Strum.  fatto  d'una 
funicella,  di  lunghezza  intorno  a  due  braccia,  nei 
mezzo  della  quale  è  una  piccola  rete  fatta  a  màn- 
dorla, dove  si  mette  il  sasso  per  {scagliare. 
S  0  fé  un  bello  càsafrùsto  !  Egli  è  un  bell'arnese 
0  un  bel  mobile  o  un  buon  ciaccherino  !  Dicesi 
famigliarm.  di  Persona  maliziosa,  accorta;  e  ta- 
lora detto  anche  per  giuoco. 

Oa.isa>iia.a;tta.  s.  f.  Casamatta  :  Sorta  di  lavoro 
nelle  fortificazioni  militari,  cioè  Un  luogo  chiuso 
all'  intorno  e  coperto  al  di  disopra  a  botta  di 
bomba,  il  quale  ha  una  o  più  cannoniere. 

Oasameuto  s.  m.  Casamento:  Lo  stesso  che 
Casa,  ma  per  lo  più  grande;  altrim.  Casaggio. 

Oa.sa>iietta<  s.  f.  Buonalana,  Cecino,  dicesi  per 
giuoco  di  Fanciullo  malizioso  ed  accorto;  altrim. 
Bricconcello,  Cattivello, 

Oasanu-a.  s.  f.  Avventore,  Bottegaio:  Colui 
ch'è  solilo  ad  andar  a  comprare  ad  una  tal  bot- 
tega, 0  che  presso  un  artefice  continua  a  servirsi 
dell'arte  sua;  nel  femm.  Avventerà,  Bottegaia. 
Il  Monte  di  pietà.  Chiamasi  cosi  da  noi  Quel  luogo 
pubblico,  dove  s' imprestano  denari  con  interesse 
a  coloro  che  vi  lasciano  in  pegno  ori,  argenti, 
drappi  ed  altre  cose  di  valore.  Dalla  voce  turca 
Chasana,  Luogo  dove  il  Sultano  tiene  il  suo  tesoro. 

—  d'agosto;  Cecino,  Ciaccherino,  Bel  mobile,  ecc. 
V.  sopra  Casanetta. 
S  Desgùstd  e  casann-e;  Tirar  sassi  alla  colombaia, 
Sviar  la  colombaia,  vagliono  Disgustar  gli  av- 
ventori. 
%  Perde  e  casann-e;  Sviar  gli  avventori. 

Oà,isa.jScotte  s.  f.  Cazzascotte.  T.  mar.  Pu- 
leggia incassata  nel  bordo,  o  Pasteca  stabilita  sul 
bordo,  nella  quale  si  passano  le  scolte  delle  vele 
per  cazzarle. 

Oa.sa.i9sa>  s.  f.  Casaccia.  Voce  dell'uso  e  nostra. 
Chiamavansi    Casacce   o   Case    grandi    alcuni 


CAS 


CAS 


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Oratori!  eretti  in  Genova  fin  dall'anno  i200,  in  cni 
sì  radunavano  alcnni  sodalizi ,  delti  dei  Discipli- 
nanti, a  suffragar  i  defunti  ed  esercitare  altre  opere 
pie.  Questi  confratelli  col  progresso  del  tempo, 
obbliando  totalmente  le  loro  sante  istituzioni,  con- 
versero in  seriche  cappe  il  sacco  primiero,  e  co- 
minciarono ad  uscir  processionalmente  per  la  città 
con  pompa  inusitata.  Quindi  a  poco  a  poco  crebbe 
talmente  lo  smodato  ed  eccedente  lor  lusso,  che 
ne  insorsero  tosto  invidie,  gare,  dissapori  ed  altri 
inconvenienti  sì  pubblici  che  privati,  motivo  per 
cui  furono  proibite. 

Oàsa.tùa>  s.  f.  Calzatura,  Galzamento:  Tatto  ciò 
che  copre  il  piede  o  la  gamba,  così  in  scarpe, 
come  in  calze. 

Oaìscamorto  s.  m.  Cascamorto.  Voce  che  si 
usa  per  lo  più  accompagnata  col  v.  Fare,  e  dicesi  di 
Chi  fa  lo  spasimato,  l'innamorato  d'alcuna  donna. 

Oa/Sca>ta>  s.  f.  Cascata,  Caduta,  Cadimento. 

—  d'cegua;  Cascata  d'acqua,  dicesi  di  Quell'acqua 
d'un  fiume  o  torrente  che  cade  come  per  saito; 

0  di  Ramo  d'acqua  che  scorre  rovinosamente  per 
nn  gran  pendìo^  o  per  ostacoli  frapposti  al  suo 
corso. 

Oa>scé  s.  m.  Cassiere  :  Quegli  che  ha  in  custodia 
i  denari,  Che  tiene  la  tassa. 

Oascetta  s.  f.  Cassetta.  Dimin.  di  Cassa:  Pic- 
cola cassa  ;  e  sònne  di  varie  specie  e  a  diversi  usi. 

—  da  ascàdàse  i  fé;  Cassetta,  Cassellina,  Casset- 
tina  da  fuoco,  Cassettina  da  piedi,  Scaldapiedi: 
Piccola  cassetta  con  coperchio  traforato,  la  quale 
ne  ha  dentro  di  sé  una  di  ferro  più  piccola,  piena 
di  brace  accesa,  e  che  usasi  nell'inverno  per  iscal- 
darsi  i  piedi.  Se  invece  di  brace  accesa  vi  si  tiene 
acqua  calda,  dicesi  Stufetta. 

—  da  fa  i  so  bezéugni;  Predella,  Seggetta:  Quella 
seggiola  fatta  a  cassetta ,  con  entro  il  càntero,  e 
che  si  pone  vicino  al  letto  pel  caso  occorra  d'an- 
dar del  corpo  la  notte,  senza  recarsi  allo  stanzino. 

—  da  sd;  Cassetta  o  Cassettina  del  sale;  e  se  è  di 
forma  rotonda.  Bòssolo  del  sale. 

—  da  viaggio;  Cassettina  da  viaggio,  Forzierelto, 
Forzierino  :  Piccola  cassetta  maneggiabile,  per  lo 
più  di  legno  nobile,  con  coperchio  che  serrasi  con 
chiavetta.  In  opportuni  compartimenti  interni  so- 
gliono allogarsi  boccetline  d'acque  odorose  o  gen- 
tili masseriziuole  d'oso  personale,  specialm.  da 
viaggio,  come  a  dire  arnesi  di  teletta,  di  cucilo, 
d'ornamento  femminile,  e  anche  giojelli  e  denari. 

1  Francesi  chiaraanla  Nécessaire. 

—  de  limoxine;  Ceppo:  Cassetta  delle  limosine. 

—  do  stéumago;  Cassa  dello  stomaco:  La  riunione 
delle  costole,  in  cui  sono  chiuse  le  viscere  del 
petto  e  la  cavità  del  basso  ventre;  allrim.  Casso, 
Cassero. 

S  Testa  in  oascetta;  Soppressala  V.  Testa. 

Oaseettin  s.  m.  Casseltino,  Cassettina.  T.  di 
stamp.  Diconsi  Cassettini  Quei  numerosi  spar- 
timenti,  ne'quali  son  divise  le  due  casse  degli  Stam- 
patori; e  ciascuno  di  essi  contiene  più  dozzine  o 
centinaia  di  ciascuna  special  lettera  o  altro  segno 
tipografico  a  uso  del  compositore  V.  Cascia  nel- 
Vìi°  significato. 

Oascettinn-a  s.  f.  Cassettina ,  Cassettino  : 
Diminuì,  di  Cassetta:  Piccola  cassetta. 

Oaseetto  s.  m.  Cassetta:  Quella  parte  della  car- 
rozza dove  sta  seduto  il  cocchiere  per  guidare  i 
cavalli;  altrim.  Serpe  V.  Scerpa. 


Oasoetton  s.  m.  Cassettone,  e  per  lo  più  al 
plur.  Cassettoni:  Compartimenti  delle  soffitte,  che 
sono  regolarmente  incavati  come  casse  e  proce- 
dono dalle  distribuzioni  delle  travi;  debbono  per- 
ciò essere  quadrali,  sebbene  entro  il  quadrato  si 
descriva  talvolta  altra  figura. 

n  Cassettone,  per  Lo  sfondato  Irà  i  medaglioni  della 
cornice  corintia,  nel  quale  si  pone  un  rosone,  come 
si  fa  pure  alcuna  volta  nei  cassettoni  della  soffitta. 

w  —  per  Una  costruzione  quadrala  di  legname  per 
murare  a  secco  dentro  le  acque,  come  accade 
spesso  di  dover  fare  ne' ponti  di  mare,  ne'fiumi,  ec. 
Oasclxetto  s.  m.  Caschetto:  Berretto  con  vi- 
siera e  soggólo. 
Oascia  s.  f.  Cassa  :  Arnese  per  solilo  di  legno, 
da  riporvi  dentro  panni,  vestimenti  e  simili,  fatta 
a  diverse  fogge,  ma  di  figura  quadrilatera,  il  quale 
si  apre  di  sopra  sollevando  un  coperchio,  che  si 
muove  a  maniera  di  battente,  girando  sopra  una 
foggia  d'arpioni  o  d'altro  simile  ingegno. 

n  Cassa,  in  Commercio  s'intende  Un  simile  arnese 
di  legno  rozzo,  chiuso  da  tulle  le  parti  per  uso 
di  trasportar  mercanzie;  e  talvolta  intendesi  delle 
Mercanzie  stesse  contenute  nella  cassa,  e  secondo 
la  diversa  lor  qualità  specifica  Un  dato  numero 
0  peso  delle  mercanzie  medesime:  Unn-a  cascia 
de  siiccao;  d'éndego,  de  veddri,  ecc.;  Una  cassa 
di  zucchero,  d'indaco,  di  vetri,  ecc. 

n  —  per  Quell'arnese,  in  cui  si  rinchiudono  i  corpi 
morti. 

n  —  per  Quel  veicolo ,  con  cui  si  portano  le  sacre 
imagini  a  processione;  che  in  questo  signif.  di- 
cesi anche  Barella. 

n  ~-  per  Una  costruzione  quadrata  di  legname  per 
murare  a  secco  dentro  le  acque  V.  Cascett5n 
nel  3»  significato. 

n  —  per  Incavatura,  nella  quale  sta  o  gira  alcuna  cosa. 

n  —  Presso  i  Mercatanti  vale  Quel  luogo  dove  si 
tengono  i  danari;  ed  anche  II  danaro  contante 
che  si  tiene  per  uso  del  commercio. 

w  —  per  La  stanza  in  cui  il  cassiere  riscuote  e  paga. 

n  —  per  II  danaro  che  altri  ha  a  sua  disposizione: 
A  mcB  cascia  a  non  arriva  a  mille  franchi; 
La  mia  cassa  non  arriva  a  mille  franchi. 

n  —  per  Tamburo,  onde:  Batte  a  cascia;  Batter 
la  cassa,  vale  Sonar  il  tamburo  per  far  soldati. 

—  da  stampoei  ;  Cassa  :  Gran  quadrilungo  di  legno 
a  basse  sponde,  diviso  in  vari  scompartimenti  delti 
Cassettini  (Cascetlin),  in  ciascun  de' quali  sono 
distribuite  le  diverse  lettere  di  metallo,  e  donde 
il  compositore  le  trae  per  comporre  ciò  che  si 
vuole  stampare.  Le  casse  sono  due,  simili  e  unite 
insieme,  cioè  una  in  alto,  che  chiamasi  Cassa  di 
sopra  (Cascia  majùscolaj  e  che  contiene  le  let- 
tere maiuscole,  le  accentate  e  i  numeri  ;  l'altra  in 
basso,  detta  Cassa  di  sotto  (Cascia  bassa),  la  quale 
è  più  vicina  al  compositore,  e  contiene  le  lettere 
minuscole,  gli  spazi  e  altro. 

—  da  taggia,  dò  bóssello  ;  Cassa  della  carrucola , 
del  bozzello:  Quel  pezzo  di  legno,  nel  quale  è 
fatto  l'incavo  per  contenere  la  ruota  o  il  raggio 
della  carrucola  o  bozzello,  o  i  raggi  se  ve  ne 
sono  più  d'uno. 

—  de  legne  pe-o  cammin;  Camminiera,  Cassina: 
Certa  cassa  elegante,  in  cui  si  tengono  i  pezzi 
di  legna  da  ardere  nel  camminetto.  Essa  è  di  mo- 
gano 0  d'altro  legno  gentile,  coperta  in  parte  da 
una  ribalta  piana  o  concava,  mastiettata  all'attiguo 


196 


CAS 


CAS 


piano,  sulla  quale  si  aggiunge  talvolta  uno  scaf- 
fale a  pochi  palchetti  per  comodo  di  leggere 
accanto  al  fuoco. 

—  deU'cegua;  Conserva  dell'acqua. 

—-  dell'anello;  Castone:  Quella  coppetta  o  casset- 
tina  metallica,  saldata  sul  gambo  dell'anello,  e  nella 
quale  è  legata  la  pietra;  dicesi  anche  Cassetta 
dell'anello. 

—  dell' éuggio;  Occhiaja  :  Luogo  dove  stanno  gli 
occhi,  Cavità  che  riceve  dentro  sé  il  bulbo  del- 
l'occhio ;  altrim.  Cassa  dell'occhio,  Incassatura, 
Coppo,  Orbita. 

—  dell'organo;  Armadio:  Quella  specie  di  scaffale 
sportellato,  ch'è  guardia  alle  canne  ed  al  conge- 
gno fonico  dell'organo. 

—  de  risparmio;  Cassa  dì  risparmio:  L'uffizio  o 
L' istituzione,  ove  si  depositano,  p«r  farle  fruttare, 
le  piccole  somme  di  danaro  che  gli  assennati 
risparmiano. 

—  dò  dente;  Alveolo  V.  Dente. 

—  dd  reléuio  ;  Cassa  dell'orologio  :  Quella  specie  di 
custodia  0  scatoletta  metallica,  per  lo  più  d'oro 
0  d'argento,  di  forma  fonda,  più  o  meno  stiac- 
ciata, la  quale  racchiude  il  castello  e  le  altre  in- 
terne parti  dell'orinolo. 

—  dd  scciéuppo,  ecc.;  Cassa  dell'archibaso,  pistola  e 
simili  :  Quella  parte  dell'archibuso,  pistola,  ecc., 
la  quale  è  di  legno,  per  lo  più  di  noce  o  di 
àcero,  e  sulla  quale  è  incastrata  e  fermata  la 
canna,  come  pure  l'acciarino. 

—  dò  tea;  Cassa  del  telajo.  T.  tessi t.  Specie  di  in- 
telajatura  mobile,  che  serve  a  colpeggiare  e  bat- 
tere il  ripieno  a  traverso  alle  aperture  delle  fila 
dell'ordito  per  far  la  tela  e  il  panno  serrato.  Essa 
è  composta  di  due  pezzi  verticali  detti  Staggi,  e 
di  due  orizzontali,  che  tengono  obbligato  il  pet- 
tine, delti  uno  il  Coperchio  e  l'altro  il  Travone. 

—  forte;  Forziere:  Sorta  dì  cassa  di  ferro  o  di  le- 
gno molto  forte  guernito  di  lamine  di  ferro,  con 
più  serrature  a  secreto,  dove  si  chiude  il  denaro 
e  ciò  che  si  ha  di  più  prezioso.  In  alcuni  luoghi 
chiamanla  Cassa  di  ferro  o  anche  semplicem.  Cassa. 

S  Andd  féua  de  cascia;  Uscir  de' gangheri,  vale 
Essere  o  Uscir  fuor  di  cervello;  che  anche  dicesi 
Dar  nelle  girelle, 

§  Deficit  de  cascia;  Manco  o  Difalto  di  cassa:  Da- 
naro che  dovrebbe,  secondo  i  bilanci,  esistere  in 
cassa  e  mancavi. 

S  Fdghc  andd  a  cascia  e  i  pèteni  ;  Consumare 
l'asta  e  il  torchio,  Far  del  resto,  Far  ambassi  in 
fondo  :  Mandar  male  il  suo,  Fondere  le  sue  facoltà. 

%  Fa  ò  conto  de  cascia;  Fare  il  conto  di  cassa: 
Riscontrare  o  Rivedere  i  conti  della  cassa  per 
riconoscerne  lo  stato. 

S  Fóndo  de  cascia;  Fondo  di  cassa  :  Danaro  che 
si  ha  in  serbanza  nella  cassa,  che  rimane  dispo- 
nìbile dopo  averne  diffalcate  le  somme  pagate. 

S  Levd  a  testa  de  cascia  ;  Cavar  il  cervello,  Ca- 
var de' gangheri,  ecc.  V.  Testa. 

S  Mei  fi  de  cascia;  Renetta  o  Renetta  bìgia  V.  Mei. 

OASOia^  s.  f.  Rozzima:  Intrìso  di  stacciatura  o 

di  cruschello,  d'untume  e' d'acqua,  col  quale  sì 

frega  la  tela  in  telajo  per  rammorbidarla;  il  che 

dicesi  Imbozzimare  fDd  a  càscia). 

Oa<soià<  s.  m.  Cassaro  e  Cassa jo.  Voci  dell'uso. 

Colui  che  fa  le  casse  dì  legno.  -  Cassettajo, 

Colui  che  fa  le  cassette. 

Oasoial^anca.  s.  f.  Càssapanca:  Panca  per 


lo  più  con  ispalliera,  il  cui  piano  mastìettato  serve 
di  coperchio  ad  una  cassa.  Le  cassapanche  sogliono 
tenersi  nella  prima  sala  d'entrata  a  uso  specìalm. 
de'  servitori,  che  vi  tengono  cerle  masseriziuole 
domestiche,  come  a  dire  granate,  spazzole,  spol- 
veraccì  e  simili. 

Oasciun-a.  s.  f.  Capanna  :  Piccola  stanza  fab- 
bricata di  frasche  o  di  paglia,  ed  alle  volle  an- 
cora murala,  dove  ì  conladini  ripongono  fieno, 
paglia  e  strame,  e  dove  alloggiano  le  povere  per- 
sone, particolarmente  quelle  della  campagna. 

Oascinotto  s.  m.  Frascato  :  Coperto  fatto  di 
frasche,  aperto  ne'  lati ,  per  cui  è  diverso  dalla 
capanna. 

Oascio  s.  m.  Cascio.  T.  di  cartiera.  Contratelajo 
0  Coperta  che  sì  applica  sulla  forma  del  foglio. 

Oasción  s.  m.  Cassone.  Accrescìt.  di  Cassa: 
Cassa  grande. 

—  dò  màngano;  Cassone  del  màngano.  T.de'wianjmn. 
Quell'arnese  in  cui  son  posti  ì  pesi,  e  che  si  fa 

*  muovere  innanzi  e  indietro  per  manganare. 
^  Cascioin  de  póppa;  Cassoni  dì  poppa.  T.  mar. 
Quelle  casse  che  sono  fitte  interiormente  alla  poppa 
della  nave,  e  che  servono  per  mettervi  il  biscotto 
0  altro. 
S  Prediche  dò  casciòn;  Prediche  del  cassone,  di- 
consi  nell'uso  Quelle  prediche  alla  grossa  e  piene 
di  luoghi  comuni. 

OasciSnetto  s.  m.  Cassonetto,  Cassoncello, 
Cassoncìno.  Dimin.  dì  Cassone  :  Pìccolo  cassone. 

f  Oasciscìa .  • .  ■  Nome  ideale  che  si  usa  nel 
seguente  modo  :  Testardo  camme  casciscia;  Osti- 
nato come  un  mulo. 

Oaseo  add.  Legnoso,  Spongioso:  Aggiunto  che  si 
dà  ai  navoni  e  alle  rape  quando,  ita  a  vuoto  la  lor 
carne,  le  fibre  son  ruvide  e  non  buone  a  mangiarsi. 

Caseize  s.  m.  Calcese.  T.  mar.  Testata  di  forma 
quadra  in  cima  all'albero  di  tal  nome,  nella  quale 
si  contengon  le  pulegge  per  issare  la  vela  Ialina. 

Oaserma  s.  f.  Caserma  :  Casa  o  Edificio  per 
alloggio  dei  soldati  ;  deriva  da  Casa  e  da  Arme. 

Oasermag'g'io  s.  m.  Casermaggio.  Voce 
d'uso.  Ogni  spettanza  di  Caserma. 

Oasetta  s.  f.  Casetta,  Casina.  Dimin.  di  Casa: 
Pìccola  casa, 
n  Casella:  Uno  di  quegli  spazi  quadri,  dove  gli 
Aritmetici  rinchiudono  i  numeri  nel  far  i  calcoli. 
„  —  ed  al  plur.  Caselle  o  Cassetlini  :  Quegli  scom- 
partimenti 0  separazioni  che  trovansi  nelle  scansie 
0  scaffali  ad  uso  dì  metter  libri,  scritture,  let- 
tere 0  simili. 

Oasetta  s.  f.  Calza,  Calzetta,  ed  al  plur.  Calze, 
Calzette  :  Specie  di  vestimento  di  gamba,  fatto  a 
.  maglie,  ma  di  materia  nobile,  come  seta,  fila- 
liccio,  filo  e  cotone. 

—  fwte all'agóggia ; Cahe  fatte  co' ferri:  Quelle  che 
son  fatte  a  mano  dalle  donne,  coi  ferri  senza 
cucitura. 

—  fcBte  a-o  tea;  Calze  tessute:  Quelle  che  son  fatte 
col  telajo  del  calzetlajo,  e  son  cucite  in  tutta  la 
loro  lunghezza. 

—  inverse;  Calze  arrovesciale. 

—  sensa  scappin;  Calze  a  staffa  o  a  staffetta  :  Quelle 
che  invece  d'aver  peduli  (scappin)  terminano  in 
una  staffa. 

«  —  strafoce;  Calze  traforate:  Quelle  cui,  per  or- 
namenti ,  si  lascian  trafori,  specialmente  sul  collo 
del  piede,  siano  esse  fatte  al  telajo  ovv.  co'  ferri. 


CAS 


GAS 


197 


—  zù  pe  gambe;  Calze  a  bracaloni  o  a  cacajaola. 
Modo  basso.  Qaeiie  che  non  legate  ricadono  verso 
il  piede,  0,  mal  legale,  s'allentano  e  s'increspano 
lungo  le  gambe. 

%  A-i  paizen  e  casette  de  scea  ghe  spellan  e  gambe; 

11  villano  nelle  piume  sta  a  disagio.  Dell.  prov. 

S  Andd  in  scappiti  de  casette;  Andar  in  peduli 

V.  Andd. 
§  Èse  sensa  casette;  Essere  sgambucciato ,  cioè 

Senza  calze. 
%  Sfeze  casette;  Mezze  calze:  Quelle  che  arrivano 

soltanto  a  mezza  gamba. 
S  Scappin  de  casette;  Pedule  V.  Scappin. 
O&settà.  s.  m.  Calzettaio:  Colui  che  fa  calze 

0  altri  simili  lavori  col  telajo  da  maglia. 
Oàsettaea;  s.  f.  Calzettaia:  Donna  che  per 
mestiere  rimenda  le  calze  ;  altrim.  Rimendatrtce, 
e  più  comunem.  Rimendatora. 
Oa/Settiii]i-a<  s.  f.  Casettina,  Casellina,  Ca- 

serella,  Caserellina,  Casinina:  Piccola  casetta, 
Oàsett^u  s.  m.  Calzerone  :   Calza  ampia  e 

grossa,  ma  per  lo  più  di  lana  ordinaria. 
Oàsig'g^iSn.  s.  m.  Gambo:  Il  fusto  del  fnngo 
che  ne  sostiene  il  cappello. 
S  Casiggioin;  Bordoni  :   Le  penne  degli  occellì 
quando  cominciano  a  spuntare. 
Oa.siiuix*o  V.  Caximiro. 
CsLSin.  s.  m.  Casino  :  Piccola  casa.  Oggidì  pigliasi 
per  lo  più  per  Casa  di  delizie  in  campagna, 
w  Casino,  per  Quell'appartamento,  dove  i  nobili  e 
altre  persone  dei  primi  ordini  della  città  sogliono 
convenire  per  giuocare  o  per  altro  trattenimento. 
1)  —  Chiasso,  Bordello,  Lupanare,  Postribolo,  e 
nell'uso  Casa  di  tolleranza. 

—  da  caffè  ;  Casina  o  Casino  da  caffè  V.  Caffeaus. 

Oà.sin.à>  s.  m.  Calcinaio.  T.  conciat.  Pila  o  Truo- 
golo da  porre  o  tenere  le  pelli  o  il  cuojame  in 
calcina ,  onde  poscia  conciarli  e  ridurli  atti  ad 
uso  di  vesti,  calzari  e  di  molte  altre  cose. 

Oà.siiiajéii  s.  m.  Fornaciaio,  Fornaciaro:  Co- 
lui che  fa  ed  esercita  l'arte  di  cuocere  la  calcina 
nella  fornace. 

Oa.siiia.sso  s.  m.  Calcinaccio  :  Rottame  di  cal- 
cina rasciutta  e  secca,  già  stata  posta  in  opera 
nelle  muraglie. 

Oàsiuiello T.  de'  contad.  Arnese  di 

legno  fatto  a  modo  d'un  V  con  due  buchi  nelle 
aste,  di  cui  si  servono  i  contadini  per  istrin- 
gere  e  serrar  le  funi,  con  le  quali  legano  grossi 
carichi  di  paglia,  di  fieno  e  simili  cose. 

Oà,siiiii-a<  s.  f.  Calce  :  Pietra  cotta  e  calcinata 
per  via  di  fuoco  in  fornace,  la  qual,  lievitala  a 
poco  a  poco  con  acqua  mescolala  con  rena,  serve 
a  far  la  calcina  da  murare. 
n  Figurai,  usasi  da  noi  per  Miseria  :  A  l'è  càsinn-a; 
É  miseria.  Ommo  pin  de  càsinn-a;  Uomo  pien 
di  miseria. 

—  grassa;  Calcina  grassa:  Quella  eh' è  mescolata 
con  poca  rena. 

—  magra;  Calcina  magra  o  magherà:  Quella  ch'è 
mescolata  con  troppo  più  rena  del  convenevole. 

—  sciod;  Calce  spenta  e  in  Tose.  Calce  sfiorata:  Quella 
che  ha  avuto  l'acqua,  Ch'è  finita  di  fermentare. 

—  vergine;  Calce  viva:  Quella  che  non  è  ancora 
slata  spenta  coU'acqua. 

n  Cód  a  càsinn-a;  Colare  la  calcina:  Farla  pas- 
sare alla  cola  per  separarne  le  pietruzze  o  altra 
moDdiglìa. 


$  Pasta  de  càsinn-a;  Grassello:  Calce  spenta,  non 
ancor  mista  con  rena,  e  perciò  non  per  anco 
ridotta  in  calcina. 

S  Sciod  a  càsinn-a;  Spegner  la  calce,  vale  Get- 
tarle dentro  dell'acqua  affinchè  lieviti.-  Sciod,  Lie- 
vitare, adoperato  in  senso  neul.  vale  Quel  rigon- 
fiarsi, riscaldarsi,  ammollirsi  e  disfarsi  che  fa 
la  calce  viva,  lasciata  ammontata  con  poc'acqua 
per  qualche  tempo  nel  truogolo,  per  rimenarla 
quindi  e  stemperarla  in  maggior  quantità  d'acqna 
e  formarne  il  grassello  (pasta)  da  ridursi  poi  io 
calcina:  A  càsinn-a  a  scioa;  La  calce  lievita. 
Oà>so  s.  m.  Calcio:  Percossa  che  si  dà  col  piede. 

—  dell'  erboo  ;  Ceppo  :  Base  o  Piede  d' un  albero 
qualunque. 

S  Dà  di  càsci  a-o  vento;  Dar  de' calci  al  vento, 
al  rovaio,  all'aria  e  simili,  vale  Esser  impiccato. 

M  —  di  COSCI  a  ùnn-a  cosa  ;  Dar  de'  calci  a  chec- 
chessia, figurai,  vale  Lasciar  ire  l'occasione  di 
poterlo  avere,  Disprezzarlo,  Tenerlo  a  vile:  0 
dà  di  càsci  a-i  dince;  Egli  dà  de'  calci  ai  danari. 

S  Fd  càsci  e  pugni;  Far  a  calci  e  a  cazzotti,  si 
dice  di  cose  che  sono  tra  loro  contrarie,  e  una 
ripugna  all'altra. 

S  Piggid  a  càsci  ùnn-a  persótm-a  ;  Prender  a  calci 
un  tale,  vale  Dargli  de'  calci.  Percuoterlo  a  forza 
di  calci,  che  anche  dicesi  per  ischerzo  Mandar 
a  calcinaia;  e  talora  figurai.  Dar  brusco  com- 
miato a  uno,  Cacciarlo  fuori  di  casa  o  d'ofiScio. 

S  Tid  di  càsci;  Tirar  calci,  Menare  o  Levar  calci, 
Calcitrare;  e  dicesi  propriam.  de' cavalli,  mali, 
e  asini.  Parlando  di  cavalli,  dicesi  meglio  Scal- 
ciare, Scalcheggiare,  Calceggiare. 
Oà-soin  s.  m.  plur.  Calzoni  :  Vestito  da  uomo 
che  copre  dalla  cintura  al  piede,  spartendosi  in 
due  come  fa  la  forcata  dell'uomo,  per  coprire 
ciascuna  gamba  da  sé,  ed  è  diviso  in  due  pezzi, 
benché  anche  ad  un  sol  pezzo  dicesi  Calzone  V. 
Vallónn-a. 

—  ciìrti;  Calzoni  curii ,  Brache  :  Calzoni  che  giun- 
gono fin  sotto  il  ginocchio  V.  Braghe. 

$  Andd  a  cavallo  a-i  càsoin;  Andar  alla' pedona. 

Pedonare,  cioè  Viaggiar  a  piedi. 
§  Èse  dui  cu  in  t'ùn  pd  de  càsoin;  Esser  due 

anime  in  un  nòcciolo  V.  Braghe. 
g  Fdsea  in  ti  càsoin;  Empiersi  i  calzoni,  Farsela 
nelle  brache  o  sotto  o  ne' calzoni  V.  Braghe. 
g  Scappd  da-i  càsoin;  Andarsene  pel  buco  dello 
acquaio,  Assecchire,  dicesi  figurai,  di  Persona  che 
vada  dimagrando  e  consumandosi  insensibilmente. 

Oasòn  s.  m.  Casone.  Accrescit.  di  casa:  Casa 
grande. 

Oa.soiietti  s.  m.  plur.  Calzoncini  :  Piccoli  cal- 
zoni, e  dicesi  per  lo  più  di  quelli  de' fanciulli. 

Oa.sotto  s.  m.  Casotto,  dicesi  comunem.  Una 
stanza  posticcia,  fatta  per  lo  più  di  legname,  per 
istar  coperto  o  per  farvi  bottega. 
$  Casotti  da  gaggia  di  óxelli;  Casottini:  Giascnna 
di  quelle  parli  laterali  della  gabbia  sporgenti  in 
fuori  come  due  piccole  gabbioline,  in  una  delle 
quali  si  mette  il  mangiare,  nell'altra  il  bere. 

OfLSOtto  s.  m.  Calzerotto:  Sorta  di  calza  grossa, 
di  lana  ordinaria  e  senza  pedule,  rimboccata  per 
lo  più  sopra  al  ginocchio,  che  usano  i  contadini, 
mulattieri,  vetturali  ed  altri  per  difendere  le  gambe 
dal  freddo  e  dal  fango.  In  alcuni  luoghi  della  To- 
scana dicesi  anche  Calzinollo. 

Omóu  part.  Calzato  V.  Cà$d. 


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CAS 


CAS 


$  0  l'è  un  aie  càsóu  e  vestio  ;  Egli  è  un  asino 
0  bue  calzato  e  vestilo  V.  Aze. 

Oaspita.:  Cappita!  Caspita!  Capperi!  Càp- 
pìzzi  !  Cagna  !  Cazzìca  !  Minchioni  !  Esclamaz. 
di  maraviglia. 

Oaspitinn-a  !  Caspiterina  !  Cappiterina  !  Per 
bacco!  Capperi!  Esclamaz.  di  maraviglia. 

Oassa  s.  f.  Romajuolo,  Romajolo,  Ramaiuolo, 
Ramajolo,  Mestola ,  Cazza  :  Strum.  per  lo  più  di 
cucina,  di  ferro  stagnato  o  di  legno,  fatto  a  guisa  di 
mezza  palla  vuota,  con  manico  alquanto  lungo 
e  uncinato  per  appenderlo.  Adoprasi  a  prendere 
minestra,  brodo,  ecc. 

—  da  arrecchéiigge  »  dincB;  Mestola  :  Strum.  di  latta 
fatto  a  foggia  di  grosso  cucchiaio,  con  cui  si  pren- 
dono i  danari  sovra  un  banco. 

—  da  frtti;  Mestoletta  o  Meslolina  da  fritti,  e  sem- 
plicem.  Afestolina:  Mestoletta  per  lo  pili  piana, 
a  uso  di  rivoltare  il  fritto  nella  padella,  e  di 
cavamelo,  fattone  scolar  l'unto. 

—  do  peixc;  Cucchiara.  T.  mar.  Utensile  di  ferro 
simile  al  romajuolo,  nel  quale  si  fonde  la  pece, 
e  con  cui  la  si  versa  sui  commenti  dei  ponti , 
dopo  d'averli  calafatati. 

—  da  scciùmmd;  Scumaruola  o  Scnmajuola:  Pic- 
cola mestola  di  ferro  stagnata  o  forata  ad  uso 
di  levar  via  la  schiuma  dalle  cose  che  si  fanno 
cuocere. 

S  Dà  da  cassa;  Mestare,  Tramenare  :  Agitare  colla 
mestola  la  minestra  o  altro  che  sta  cuocendo, 
affinchè  non  si  attacchi  al  fondo  della  pentola, 
casseruola,  ecc. 

Cassa  s.  f.  Mestolata,  Romajolata  :  Colpo  di  me- 
stola 0  romajolo  ;  e  Quanta  materia  si  può  pren- 
dere colla  mestola  o  romajolo. 
S  Aveine  ùnn-a  cassa  ;  Averne  una  buona  bussata, 
dicesi  fìgurat.  a  Chi  ha  o  ebbe  qualche  gran 
malattia. 

Oassaola  V.  Cassarolla. 

Oassaola  s.  f.  Casserolata:  Tanta  materia 
quanta  entra  in  una  casserola;  ed  anche  per  Colpo 
dato  colla  casserola. 

Oassaolin  V.  Cassaolinn-a. 

Oassaoliun-a  s.  f.  Casserolina.  Dimin.  di 
Casserola:  Piccola  casserola. 

Oassax*£oa  s.  f.  Mestola  bucherala  o  sempli- 
cem.  Mestola:  Strum.  per  cucina  di  rame,  d'ot- 
tone 0  simile,  che  ha  qualche  somiglianza  col 
ramajolo,  ma  è  pochissimo  concavo,  bucherato, 
e  con  manico  lungo,  e  per  lo  più  della  stessa 
materia,  a  uso  di  trarre  checchessia  dalla  pen- 
tola 0  caldaja,  lasciatane  scolare  la  parte  liquida. 

Oassax*olla  s.  f.  Casserola,  Casseruola  e  Caz- 
zaruola  :  Vaso  di  cucina,  di  rame,  di  ghisa  o  di 
terra  cotta,  concavo,  con  manico  laterale,  diritto, 
lunghetto,  fermo,  nel  quale  si  cuociono  le  vivande 
in  umido. 

Oassaoiòdi  s.  m.  Cacciatoja.  T.  falegn.  Strum. 
di  ferro  a  guisa  di  scalpelletto,  di  grandezza  per 
ordinario  d'un  dito  d'uomo,  e  più  grosso  da  capo 
che  da  piedi,  il  qual  serve  per  cacciar  ben  ad- 
dentro i  chiodi  nel  legno,  talmente  che  la  testa 
del  chiodo  ancor  essa  entri  nel  legno. 

Oassacùuiiii  s.  m.  Cacciatoja.  T.  stamp. 
Pezzo  di  legno  ossia  Conio,  che  serve  per  aprire, 
serrare  e  stringere  le  forme  nel  torchio  da  stam- 
patori. 

CÀniscio  s.  m.  Cassero  o  Castello  di  poppa.  7. 


mar.  Mezzo  ponte  della  nave,  che  prende  dalla 
poppa  all'albero  di  maestra.  * 

Oassapunte  s.  m.  Cacciapunte.  T.  falegn. 
e  dell'uso:  Strum.  di  ferro,  sottile,  che  serve  per 
cacciar  le  punte  ben  addentro  nel  legno,  quasi 
simile  alla  Cacciatoja  Y.  Cassaciòdi. 

Oassazión  (Corte  de)  V.  Corte. 

Oassetta  s.  f.  Mestoletta,  Meslolina,  Romajo- 
lino:  Piccola  mestola  o  romajolo.  -  Mestolo  dicesi 
Quel  cucchiajo  di  legno,  pochissimo  incavato  e  a 
lungo  manico,  che  serve  a  rimestar  roba  nelle 
casserole  e  in  altri  vasi. 
1)  Succhio,  Foratojo,  Trivella.  T.  mar.  Strum.  di 
maestro  d'ascia,  fatto  d'una  verga  di  ferro  ac- 
ciaiala e  tagliente  a  spirale  in  giro  ad  un'estre- 
mità, dall'altra  guernila  d'un  manico,  che  serve 
a  far  de'  buchi  ne'  legni  per  introdurvi  chiodi , 
cavicchi,  pernii  nella  costruzion  delle  navi.  Ve 
ne  sono  di  varie  lunghezze  e  dimensioni. 

—  da  meneslra;  Romajuolo  da  zuppa,  e  semplicem. 
Romajuolo:  Specie  di  cucchiaione  da  tàvola,  d'ar- 
gento 0  d'altro  metallo,  che  serve  a  scodellar  la 
minestra. 

—  da  merelli;  Romajolino  da  fragole  :  Arnese  per 

10  più  d'argento  e  bucherato,  che  serve  a  distri- 
buire le  fragole  a  mensa. 

§  Mento  de  cassetta;  Bazza.  Chiamano  i  Fiorent. 

11  mento  allungalo  e  un  poco  arricciato. 
Oasséua  s.  f.  Cazzuola,  Mestola:  Strum.  di 

piastra  di  ferro  torto,  di  forma  triangolare,  con 
suo  manico  da  tenere  in  mano,  che  serve  a'  mu- 
ratori per  maneggiar  la  calcina  nel  murare,  in- 
tonacare e  arricciare. 
1)  Cocchiumalojo.  T.  de'bottaj.  Sgorbia  per  fare  il 
cocchiume  alle  botti,  ch'è  la  buca  per  dove  queste 
si  empiono. 

—  d5  bùgatto;  Cassetta:  Quell'arnese  ch'è  sotto  la 
tramoggia  (traméuia). 

Oassezzà  v.  a.  Mestare,  Tramenare  V.  Cassa 
nell'ultimo  significato. 
H  Alle  volle  usasi  per  Minestrare,  Scodellare,  cioè 

Mettere  la  minestra  nelle  scodelle, 
n  Ed  anche  per  Cavar  sovente  minestra  od  altro 
cibo  dalla  pentola. 

Oassoa  s.  f.  Cazzuolata  :  Quella  quantità  di  cal- 
cina 0  simile  che  si  prende  in  una  volta  colla 
cazzuola.  Una  cazzuola  piena;  e  nell'uso  Mestolata. 

Oassottp  s.  m.  Cazzotto,  e  più  onestam.  Co- 
solto:  Pugno  forte  dato  sotto  mano;  altrim.  Pu- 
gno, Sgrugnone. 
%  Fa  cassotti ;  Fare  a  cazzotti,  dicesi  di  Due  o 
più  persone  che  tra  loro  si  dieno  de'  pugni. 

Oasta^ua  s.  f.  Castagna:  Frutto  del  Castagno 
(Castanea  vescaj,  la  cui  scorza  è  di  color  bruno- 
rossiccio,  e  la  sostanza  farinacea  fornisce  un  buon 
alimento. 

—  d'India;  Castagna  d'India:  Frutto  del  Castagno 
d'India  fAesculus  hippocastanumJ,mgi  non  buono 
a  mangiarsi  a  cagion  della  soverchia  sua  amarezza. 

—  marrdnn-a;  Marróne  V.  Marrónn-a. 

g  Castagne  secche;  Castagne  secche:  Quelle  fatte 
seccare  col  guscio  sul  seccatoio.  -  Castagne  bian- 
che diconsi  Le  castagne  secche  battute  e  ripulite 
dal  guscio. 

«  —  dell'argano;  Castagne,  Linguette,  Scontri.  T. 
mar.  Ferri,  il  cui  uso  è  d'arrestare  l'argano  ed 
Impedire  che  disviri  o  giri  in  contrario,  per  la 
forza  della  gomena,  quando  si  vuol  sospenderne 


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l'azione;  e  in  generale  Qualunque  scontro  o  tacco. 

S  Àcchéugge  e  castagne;  Raccòr  le  castagne  V. 
Castagna. 

g  Cazze  in  castagna;  Cader  in  fallo. 

3  Co  de  castagna;  Castagno,  Castagnino,  Casta- 
gnòlo :  Di  color  simile  alla  scorza  della  castagna. 

S  Z)ó  ó  faggio  a-e  castagne;  Castrar  le  castagne: 
Intaccar  la  scorza  delle  castagne  con  un  piccolo 
taglio  aflSnchè  nell' arrostire  non  iscoppiino. 

S  Derissà  e  castagne;  Diricciare  o  Sdiricciare  le 
castagne  V.  Derissà. 

%  Fa  castagna;  Far  la  camiciaola,  Io  dicono  in 
Firenze  I  giuocatori  di  biliardo  o  di  palle  o  di 
altro  giuoco  d'abilità,  quando  ano  di  essi,  indet- 
tato con  l'avversario,  perde  a  bella  posta  per 
vuotar  le  tasche  a  un  altro  con  cui  è  in  società, 
spartirsi  poi  il  suo  denaro  e  goderlo  alla  barba  sua. 

%  Lùggio  da  castagna;  Peluia  o  Peluria  V.  Lùggio. 

$  Ombrissailo  da  castagna;  Bellico  V.  Ombris- 
salto. 

S  Ped  e  castagne;  Scorzare,  Sgusciare,  Sbucciare, 
Mondar  le  castagne. 

S  Piggid  in  castagna;  Trovar  in  fallo,  Cogliere 
in  flagranti. 

g  Rissa  da  castagna;  Riccio  V.  Rissa. 

S  Scorsa  da  castagna;  Guscio  o  Scorza  della  ca- 
stagna. 

S  Secchceso  de  castagne  ;  Metato  o  Seccatojo  V. 
Secchceso. 

S  Zanella  da  castagna;  Baco  V.  Zanella. 
C!a<sta<g'iià<  v.  n.  Raccorre  le  castagne.  Voce 

del  contado. 
Oa^sta/g-nasso  s.  m.  Castagnaccio  V.  Pa- 

nella. 
Oastag'nette  s.  f.  pi.  Castagnette:  Strum. 
fanciullesco  il  qnal  si  lega  alle  dita  e  rende  suono 
al  dimenar  delle  braccia  per  lo  percuotersi  tra 
loro  de'  pezzi,  composti  per  lo  piiì  d'osso,  d'avo- 
rio, di  legno  o  di  gusci  di  noce. 
—  do  cavallo;  Calli,  Ugnelle,  Castagne:  Quella  du- 
rezza eh'  è  situata  nella  parte  di  dentro  sotto  al 
ginocchio  delle  gambe  davanti  del  cavallo. 
Oastag-néu.  (Funzo);  Róssola,  Róssola  mag- 
giore V.  Funzo. 
Oastag>iiéua  s.  f. Castagnola.  T.  \ii\o\.Sparus 
chromis.  Pesce  di  mare,  così  detto  dal  suo  colore 
castagnino  e  che  ha  qualche  somiglianza  col  pà- 
garo.  Distingnesi  per  le  sue  pinne  azzurre,  eccetto 
le  pettorali  e  le  toraciche,  che  sono  gialle. 

w  Castagnola.  T.  mar.  Pezzo  di  legno  fatto  ad  uso 

di  bietta,  il  qnal  s' inchioda  sovra  un  altro  legno 

cóme  antenna,  albero  o  simile,  per  dar  volta  a'cavi. 

Oastag-uixLU-a  s.  f.  Farina  di  castagna. 

Voce  del  contado. 

n  Migliaccio  :  La  farinata  di  castagna,  la  qual  cuo- 
cesi  al  forno  come  la  farinata  di  cece,  e  ordi- 
nariam.  vien  regalata  d'olio ,  di  finocchio  agro 
e  pinocchi. 
Oastag-no  add.  Castagno  :  Di  colore  simile  alla 
scorza  della  castagna,  ed  è  aggiunto  del  pelo  del- 
Foomo  e  del  mantello  del  cavallo;  allrim.  Casta- 
gnino, Castagnòlo. 
Oastag-uòu  s.  m.  Castagnaio:  Chi  raccoglie 

le  castagne. 
Oastellan  s.  m.  Castellano:  Capitano  di  ca- 
stello 0  Signor  di  esso. 
Oa<stella>sso  s.  m.  Castellaccio.  Peggior.  di 
Castello,  cioè  Castello  grande  e  mezzo  rovinato. 


%  Castellasso  !  Cazzica  !  Cappita  !  Cagna  !  Canchì- 
tra!  Cancherusse!  Cacalocchio!  V'oci  d'esclam. 
che  si  adoperano,  per  lo  più  in  senso  di  sabito  sde- 
gno, pulitamente  invece  d'altra  sconcia  e  plebea. 

S  jVS  capi  un  castellasso;  Non  intendere  un'acca, 
Non  capir  nulla. 

S  Nò  vaeì  un  castellasso;  Non  valere  un  fico,  un 
lupino,  uno  straccio,  ecc.:  Non  valer  nulla. 
Oastelletto  s.  m.  Castelletto.  Dimin.  di  Ca- 
stello: Piccolo  castello,  e  propriam.  Un  forte  io 
forma  per  lo  più  quadra  col  cassero  sulla  porta, 
e  le  torri  ai  quattro  angoli,  che  si  poneva  per 
sopraccapo  alle  città  onde  frenare  gli  umori  dei 
cittadini ,  o  nel  luogo  più  alto  d'un  gran  castello 
per  allungar  la  difesa. 

n  Castelletto,  nelle  Arti  si  applica  a  Qaalsivoglia 
ingegno  composto  di  varie  parti  di  legname  o 
di  metallo  a  guisa  di  macchinetta  acconcia  a  con- 
durre alcun  lavoro,  come:  Castelletto  da  otto- 
najo,  da  legator  da  libri,  ecc. 
Oastello  s.  m.  Castello:  Terra  murata  e  for- 
tificata, entro  la  quale  avevan  la  loro  abitazione 
gli  antichi  baroni  e  signori.  Oggidì  usasi  per  Ròcca, 
Fortezza. 

n  Castello,  nelle  Arti  dicesi  Qualunque  macchina 
composta  di  ritti,  travi,  traverse,  sproni  e  simili, 
incastellati  e  congegnati  insieme  per  diversi  usi 
meccanici. 

—  de  póppa  ;  Cassero  o  Castello  di  poppa  V.  Càssao. 

—  de  prua;  Castello  di  prua  o  Castello  davanti  V. 
Carabottin. 

—  dd  reléuio;  Castello  dell'orinolo.  T.  oriuol.  La 
riunione  delle  due  cartelle,  che  comprende  (atto 
il  meccanismo  dell'orinolo  da  tasca. 

§  Fd  castelli  in  àia;  Far  castelli  o  castellucci  io 
aria,  o  semplic.  Far  castellucci,  Far  castelli  sa 
pe' nuvoli,  vale  Pensare  a  cose  vane  e  difficili; 
altrim.  Almanaccare,  Far  almanacchi,  Far  de'  la- 
nari. Fantasticare. 

S  0  castello  5  tia  sasci;  E'  non  ce  ne  canta  uno, 
Non  aver  da  far  cantare  un  cieco  :  Modo  di  dire 
con  cui  vaolsi  esprimere  Che  si  è  al  verde,  alla 
màcina,  cioè  Scusso  di  denari. 
Oastig-à  v.  a.  Castigare  e  Castigare,  Punire;. 
Dar  pena  conveniente  al  fallo  commesso. 

—  a  gòa;  Castigar  la  gola:  Temperarsi  nel  cibo, 
Far  astinenza. 

Oastìg-amatti  s.  m.  Castigamatti,  Gastiga- 
pazzi,  dicesi  metaf.  di  Sferza,  Staffile  o  simile, 
con  cui  si  minacciano  i  fanciulli  impertinenti;  e 
talora  di  Persona  che  può  mettere  altrui  il  cer- 
vello a  partito,  che  in  questo  signif.  dicesi  an- 
che scherzev.  Conciateste. 

Oastigo  s.  m.  Castigo,  Castigo ,  Gastigamentó, 
Punizione:  Pena  che  si  fa  soffrire  a  colui  che 
ha  fallato. 
%  Mette  in  castigo;  Castigare:  Assegnare  alcanà 
punizione  a' fanciulli. 

GaiStigòxL  pàrt.  Castigato,  Pnnito. 

—  ne-o  parld;  Castigato- nel  parlare,  vale  Corretto, 
Pulito,  Regolato. 

Oastitee  s.  f.  Castità  :  Quella  virtù  per  la  quale 
l'aomo  si  astiene  da  ogni  turpe  libidine;  e  talora 
Astinenza  totale  da'  diletti  sensuali. 

Oastón  s.  m.  Castone.  T.  giqjell.  Casseltina  me- 
tallica, saldata  sul  gambo  dell'anello,  e  nella  quale 
è  legata  la  pietra. 

Castòro  s.  m.  Castòro  e  Castore:  Animale 


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anfibio,  che  produce  il  Castorio,  e  fa  maravigliose 
abitazioni  nelle  acque;  altrim.  Bìvaro,  Bèvero. 
S  Panno,  cappello,  guanti  de  castòro;  Panno, 
cappello,  guanti  di  castòro,  diconsi  Le  suddette 
cose  fatte  col  pelo  o  colla  pelle  di  detto  animale. 
Oa<su.£tlit8e  s.  f.  Casualità:  Ciò  che  è  fondato 
sul  puro  caso,  II  poter  accadere  o  non  accadere 
una  cosa. 
Oa;SÙppa<  s.  f.  Casupola,  Casipola,  Casolare:  Casa 
piccola  e  misera  ;  altrimenti  Tugurio,  Catapecchia. 
OO'SÙ.ssa.s.  f.  Casaccia.  Dimin.  e  avvil.  di  Casa: 
Casa  piccola  e  cattiva.  Casa  ridotta  in  pessimo 
slato,  dove  appena  si  possa  abitare. 
Oatafti/rco  s.  m.  Catafalco:  Quell'edifìzio  di 
legname,  fatto  per  lo  più  in  quadro  o  piramidale, 
che  si  circonda  di  fiaccole  accese,  dove  si  pone 
la  bara  del  morto. 
4(Da>ta>lauu-a>  CBeive  a)  V.  Beive. 
Oa<ta.letto  s.  m.  Cataletto,  Bara,  Feretro,  Ata- 
ùto:  Strum.  di  legname  fatto  a  guisa  di  letto, 
in  cui  si  mette  il. cadavere  per  portarlo  alla  se- 
poltura. 
Oatàx'o  s.  ra.  Catarro:  Superfluità  d'umore  che 

ingombra  il  petto  e  la  testa. 
Oataroso  add.  Catarroso  :  Aggiuntò  di  persona 
che  patisce  di  catarro,  ovv.  d'Ogni  cosa  che  ca- 
gioni catarro. 
OateolLiximo  s.  m.  Catechismo:  Insegna- 
mento di  quello  che  dee  credere   ed  operare  il 
cristiano  per  ottenere  la  salute  eterna;  e  dicesi 
anche  II  libro  che  contiene  detto  insegnamento. 
Oatecliizizà  v.  a.  Catechizzare:  Propriam.  In- 
segnare la  dottrina  cristiana. 
Cattedrale  s.  f.  Cattedrale  :  La  chiesa  nella 
quale  siede  il  Vescovo;  altrim.  Metropolitana.  Usasi 
,     anche  come  addiettivo. 

Oatex*atta  s.  f.  Cateratta:  Addensamento  del- 
l'umor cristallino  che  appanna  e  toglie  interamente 
la  vista.  Gli  antichi  la  chiamavano  SufiTusione. 
"Oato  V.  Caratlo. 

**Oatorlbia  s.  f.  Catorbia.  Voce  furbesca,  e  vale 
Prigione. 
S  Mette  in  catorbia;  Mettere  in  catorbia,  Incator- 
biare,  vale  Mettere  in  prigione. 
Oatran  s.  m.  Catrame  :  Specie  di  ragia  nera,  la 
quale  si  cava  per  via  di  fuoco  dagli  abeti  e  pini, 
e  serve  specialmente  a  vari  usi  marinareschi,  come 
a  spalmar  le  navi,  impeciare  e  incatramare  i  cor- 
dami per  difenderli  dall'acqua  e  dal  sole. 
**«  Vino.  Vóce  furbesca:  Ghe  n'ea  dò  cafranf  Ce 

n'era  del  vino?  0  l'ha  5  catran;  É  ubbriaco. 
Oattaiuetta  s.  f.  Cavalletta,  Locusta:  Anima- 
letto simile  al  grillo,  ma  di  corpo  più  sottile  ed  al- 
lungato, con  ali  lunghe.  Ce  n'ha  di  più  colori,  ma 
da  noi  intendasi  quello  ch'è  tutto  verde. 
Oattivàse  n.  p.  Cattivarsi;  ed  usasi  in  questo 
significato:  Cattivàse  l'animo  d'ùnn-a  persònn-a; 
Cattivarsi  l'animo  d'una  persona,  vale  Procacciar- 
sene la  benevolenza.  Farsela  amica. 
Catti  véla  s.  f.  Cattivezza,  Cattiveria,  Cattività, 
Tristizia,  Ribalderia,  Malizia,  Pravità:  Inclina- 
zione a  nuocere  e  mal  fare. 
Cattivo  add.  Cattivo:  Aggiunto  d'uomo,  vale 
Ribaldo,  Tristo,  Malvagio,  contr.  di  Buono. 
M  Cattivo:  Aggiunto  d'animale  o  di  cosa,  vale  Che 
ha  in  sé  alcun  difetto  o  viziò  essenziale;  quindi 
Cattivo  paese,  Cattivo  vino,  Cattivo  cavallo,  Cat- 
.    livl  versi,  Panno  cattivo,  ecc. 


t»  —  Aggiunto  di  cera,  vale  Torbida,  Oscura,  So- 
spetta, Che  palesa  un  non  so  che  di  malvagio; 
e  talvolta  Smunta,  Sparuta,  Che  indica  malsania. 
Il  —  Aggiunto  di  risposta,  vale  Brusca,  Scortese. 
Il  —  Aggiunto  d'aria,  d'alimento,  ecc.,  vale  No- 
civo, Pregiudizievole. 
Il  —  Aggiunto  di  tempo,  vale  Che  minaccia  pioggia. 
"  —  Aggiunto  d'augurio,  vale  Sinistro,  Infausto. 
Il  —  Aggiunto  di  scrittura,  vale  Bruita  e  non  leg- 
gibile. 
S  Co-e  cattive;  Colle  cattive.  Modo  avverb.  e  vale 

Con  modi  severi  e  minacciosi. 
S  Doppo  ó  cattivo  ven  o  bon;  Dopo  il  cattivo  ne 

viene  il  buono.  Prov.  di  chiaro  significato. 
$  Fd  0  eattivo;  Cagneggiare,  Fare  il  giorgio,  il 
bravo,  lo  squarcione. 
Q/&,ttolìca  (Batte  aj  ;  3Iendicare  all'accattolica. 
Reggersi  d'accatto.  Viver  di  limosina  V.  Batte. 
Cattùa  s.  f.  Cattura  :  Presura  di  alcuno,  per  or- 
dine della  Giustizia;  ed  anche  L'ordine  stesso 
della  presura. 
Oattùrà  v.  a.  Catturare:  Il  pigliare  ed  imprigio- 
nare che  fanno  gli  agenti  della  pubblica  forza  di 
qualche  delinquente  o  fallito. 
Catu-lblba  s.  f.  Tamburaccio:  Strum.  militare  di 
suono  strepitoso,  somigliante  al  tamburo,  ma  assai . 
più  grande  in  lunghezza  e  larghezza,  che  si  suona 
nelle  bande  con  una  mazza  che  ha  in  cima  una 
palla  piena  di  borra  e  fasciata  di  pelle ,  quando 
queste  accompagnano  e  precedono  sonando  i  di- 
staccamenti di  soldati  in  parecchie  loro  funzioni  ; 
altrim.  Tamburone,  Gran  Cassa,  Cassone. 
Catùccetto  s.  m.  Canterello,  Canterello.  Dim. 

di  Càntero:  Piccolo  càntero. 
Catùccià  s.  f.  Quanto  cape  in  un  càntero.  Un 

càntero  pieno. 
Oatùccio  s.  m.  Càntero  V.  Càntio. 
Caudatàrio  s.  m.  Caudatario  :  Colui  che  so- 
stiene l'estremità  delle  vesti  prelatizie,  detta  Coda. 
Causa;  V.  a.  Causare:  Esser  causa,  Produrre, 
Cagionare. 
Il  Causare,  per  Incolpare,  Por  cagione  V.  Accaxdnd. 
Cautéio  s.  m.  Cauterio  e  Cautéro:   Apertura 
che  si  fa  nella  carne  bruciandola  con  caustico 
potenziale,  per  farne  uscire  i  cattivi  umori  ;  che 
dicesi  anche  Roltorio,  Fontanella  e  Inceso. 
Il  Cauterio,  figurai,  dicesi  a  Persona  fastidiosa  e 
seccante,  da  cui  sia  difficile  liberarsi;  e  talora 
ad  Uomo  continuamente  malatticcio,  pieno  d'ac- 
ciacchi, di  malori,  ecc. 
Cautela  s.  f.  Cautela,   Accortezza,  Sagacità, 
Diligenza  :  Maniera  di  procedere  con  avvedimento 
e  giudizio  in  alcuna  cosa;  anlic.  Caltela. 
S  A  cautela;  A  cautela.  Posto  avverb.  vale  Per 
sicurezza,  A  ben  essere. 
Cautela,  v.  a.  Cautelare,  Assicurare. 
Cauterizza  v.  a.  Cauterizzare:  Far  cauterio, 

Incendere. 
Caute rizzazión   s.  f.  Cauterizzazione: 

L'atto  del  cauterizzare. 
Cauziou  s.  f.  Cauzione,  Cautela,  Sicurtà,  Mal- 
leveria.- Usasi  anche  per  Mallevadore,  cioè  Colui 
che  si  rende  sicurtà  per  altri. 
Cava  s.  f.  Cava  :  Il  luogo  dove  si  cavano  i  me- 
talli ,  le  pietre,  ecc.  -  La  cava  di  pietre  dicesi 
anche  Pelraja. 
Cava  s.  m.  Grascino.  Chiamavasi  già  da  noi  Quel 
ministro  basso  degli  Edili,  il  quale  avea  special 


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obbligo  d' invigilare  a  che  si  desse  il  giusto  peso 
ai  compratori  di  derrate,  che  le  grasce  si  ven- 
dessero legittime,  ecc.  L'etimol.  della  voce  geno- 
vese sembra  dal  verbo  latino  Caveri,  Guardar- 
sene, Starne  airerla  ;  ovv.  anche  dalla  voce  torca 
Cavass,  che  in  Costantinopoli  equivale  a  Guardia 
municipale  o  qualche  cosa  di  simile.  Oggidì  ven- 
nero aboliti  e  sostituiti  dalle  Guardie  Municipali 
V.  Cantone  nel  2*  significato. 
Oa-và  V.  a.  Cavare  :  Far  un  buco  nella  terra  con 
arnesi  da  ciò,  Scavare;  e  talora  anche  Zappare 
attorno  ad  una  pianta,  che  in  questo  significato 
dicesi  anche  Scalzare. 

n  Cavare,  per  Levare  una  cosa  dond'ella  si  trova, 
Trarre  V.  Leva. 

n  —  Detto  di  scritti,  vale  Copiare. 

w  —  per  Isvellere  o  Levar  dal  suo  luogo  con  qual- 
che forza  una  cosa  che  vi  sia  attaccata,  come: 
Cava  i  éuggi,  i  denti,  ecc.;  Cavar  gli  occhi,  i 
denti  e  simili,  vale  Svellerli,  Strapparli. 

—  o  «iòh/O)  Smidollare:  Tòr  via  la  midolla  dalle  ossa. 

—  sangue;  Cavar  sangue  V.  Leva. 

§  Cavdse  da  ùnn-a  cosa;  Cavarsi  da  checchessìa, 

vale  Liberarsene. 
%  Cavdseghea  bell'e  ben;  Cavar  buon  viso  da  chec- 
chessia, vale  Riuscirne  bene,  Trarne  vantaggio, 
utile. 

Oavadenti  s.  m.  Cavadenti:  Colui  che  fa  l'arte 
di  cavare  ì  denti  altrui.  Dicesi  anche  nell'uso  Den- 
tista ;  ma,  propriam.  parlando,  il  Dentista  è  Colui 
che  si  occupa  esclusivamente  nel  trattamento  e 
nella  cura  delle  malattie  de' denti. 

Oavafe^ng-o  s.  m.  Cavafango ,  Curaporli  V. 
Pdntòn. 

Oavag-g-éo  s.  m.  Cavaliere,  Nobile,  Gentil- 
uomo: Uomo  di  nobile  stirpe,  Di  condizione  ca- 
valleresca. Voce  nostra  andata  in  disuso. 
S  Tratta  da  cavaggèo;  Trattare,  Agire  da  cava- 
liere, vale  Trattar  cavallerescamente,  alla  grande, 
con  lustro  e  da  gentiluomo. 

Oa'vag'iia  s.  m.  Canestra,  e  a  Firenze  Paniere 
bislungo,  e,  se  molto  grande,  Panierone ,  Paniere 
stretto  e  lungo  con  manico  arcato  in  centro,  da 
portar  pane,  paste,  fiaschi,  bottiglie  ed  altre  cose. 
I  Panieroni  talora  hanno  due  coperchi,  uno  per 
parte,  girevoli  verticalmente  per  via  d'una  ma- 
stiettatura,  che  li  lega  a  una  traversa  intessuta  da 
due  punti  opposti  alla  bocca  nella  direzione  del 
manico,  i  quali  possono  fermarsi  ciascuno  al  cor- 
rispondente punto  in  sull'orlo  con  una  staffa  che 
entra  in  una  maglia. 

—  d5  disnd;  Panierone  da  pranzo  :  Portavivande 
fatto  di  vetrice,  di  forma  cilindrica,  a  parecchi 
piani,  con  isportello  e  forte  impugnatura  o  ma- 
niglia per  di  sopra,  acconcio  a  portare  alcuni 
piatti  di  vivande  da  uno  in  altro  luogo. 

Ca-rag-na  s.  f.  Cavagna,  Paniere,  Canestro  pieno: 
Quanto  cape  in  un  cavagno,  paniere  o  canestro. 

Oa-vag-netto  s.  m.  Strenna  pasquale.  Voce 
d'uso.  Regalo  che  si  suol  fare  tra  amici  nella  Pa- 
squa di  Risurrezione,  cosi  detto  da  noi  per  l'uso 
che  sì  ha  di  dare  in  quel  tempo  ai  fanciulli  un 
canestrino  fcavagninj  di  legno,  fasciato  di  pasta, 
con  due  o  pia  uova  dentro. 

OaT^ag-nin  s.  m.  Canesirino,  Canestrello,  Cà- 
nestretto,  Canestruzzo,  Canestruolo,  e  a  Firenze 
Panierino,  Pancrino,  Panieretto,  Paneruzzolo: 
Piceolo  canestro  o  paniere. 


—  da  ascàddse;  Caldanino,  Scaldino,  e  in  Tose. 
Laveggio,  e  comunem.  per  aferesi  Veggio:  Vaso  di 
terra  cotta  o  di  rame,  con  manico  curvo  elevato, 
fermo  a  due  punti  opposti  della  bocca,  e  serve 
per  iscaldarsi  le  mani. 

OaT^ag-ninu-a  s.  f.  Canestrina,  Canestretla, 
Canestrella,  e  a  Fir.  Panìerìna,  Panerina,  Pàne- 
ruzzola:  Piccola  canestra  o  paniera.  -  Panìerìna 
traforata  dicesi  Una  piccola  ed  elegante  panìe- 
rìna a  larga  bocca,  intessuta  a  trafori,  entro  cui 
le  signore  tengono  i  lor  minuti  lavori.  Talora  è 
panciuta  e  a  bocca  stretta,  e  porlanla  esse  in  mano 
0  appesa  al  braccio  a  guisa  dì  borsa  (saccanò) 
da  riporvi  il  fazzoletto,  l'uffiziolo  o  altro. 

Oavag^no  s.  m.  Cavagno,  Canestro,  e  a  Fir. 
Paniere:  Arnese  intessuto  di  fili  di  vetrice  o  altre 
consimili  vermene,  di  figura  tonda  o  conica,  e 
a  manico  arcato  in  centro,  onde  comodamente 
imbracciarlo  o  portarlo  a  mano  :  serve  a  riporvi 
e  a  portar  attorno  robe  non  liquide.  -  Il  Cavagno 
delle  Guardie  del  fuoco  CPómpéJ  è  fasciato  in- 
ternamente di  pelle  0  di  tela  incerata,  e  serve 
a  trasportar  acqua  per  estinguere  gì'  incendìì. 
S  Rompi  5  cavagno  in  te  vendegne;  Rompere  o 
Guastar  Fuovo  in  bocca  o  nel  paniere,  vale  Gua- 
stare ì  disegni  altrui  presso  alla  conclusione. 

Ca'valca  V.  Cavarcd. 

Cavalcata  V.  Cavarcata. 

Oavalcatùa  V.  Cavarcatùa. 

Oavaleg-g-iero  s.  m.  Cavaleggiere,  Caval- 
leggiere,  Cavaleggiero,  Cavalleggìero  :  Soldato  a 
cavallo,  armato  di  leggiera  armatura. 

Cavaliere  s.  m.  Cavaliere:  Chi  è  insi{[nitD 
d'alcun  ordine  di  cavalleria, 
n  Cavaliere,  per  Cavalcatore,  Che  cavalca,  Gavaliero. 

—  del  dente;  Cavalier  del  dente,  Parassito,  Becca 
pranzi,  dicesi  per  ischerzo  dì  Colui  che  fato 
scroccone,  che  uccella  a  cene  e  a  desinari.  . 

—  d'indùstria;  Cavalier  d'industria,  dicesì  per  di- 
sprezzo d'Uomo  che  campa  a  spese  altrui,  scroc- 
cando quel  che  può. 

—  servente;  Cavalier  servente  :  Colui  che  frequenta 
una  signora  per  servirla  del  suo  braccio;  altrim. 
Bracciere. 

Cavalla  s.  f.  Cavalla,  Giumenta:  La  femmioft 
del  cavallo. 
S  Cavalla;  Ciortone,  Certone,  e  nell'uso  Cavalla. 
T.  ittici.  Scomber  colias.  Pesce  di  mare  simile 
al  Lucertolone  marino  (Zaxerto),  se  non  che  ha 
gli  occhi  più  grandi. 

Cavallaja  s.  f.  Cavalleria:  Milizia  a  cavallo. 
Dicesi  Cavalleria  leggera  quella  armata  alla  leg- 
giera, come  usseri,  dragoni,  ecc.  ;  Cavallerìa  pe- 
sante 0  grave  o  grossa,  quella  dì  grave  arma- 
tura, come  le  corazze,  ecc. 
S  Pollastro  a  cavallaja;  Pollo  all'arrabbiata:  Pol- 
lastro tagliato  a  pezzi  e  fatto  cuocere  presto  presto 
in  casserola  con  burro  e  cipolla:  vi  si  aggiun- 
gono talvolta  dei  pomidoro. 

Cavalleria  V.  Cavallaja. 

Cavallerissa  s.  f.  Cavallerizza:  Luogo  de- 
stinato all'insegnamento  o  all'esercìzio  del  caval- 
care ;  e  anche  L'arte  del  maneggiare  e  ammae- 
strare ì  cavalli  e  dell'insegnare  a  cavalcare. 

CQ>vallerisso  s.  m.  Cavallerizzo:  Colui  che 
ammaestra  ed  esercita  i  cavalli,  e  insegna  aitnii 
a  cavalcare. 

Cavctlletto  s.  m.  Cavalletto,  Trespolo:  C^i 


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strum.  da  sostener  pesi,  che  sia  fatto  con  qual- 
che sirailil.  di  cavallo. 

—  da  massachen;  Capra:  Arnese  formato  d'una 
travetta  piana  o  travicello  posato  per  lo  piano  o 
a  pendìo  sopra  quattro  piedi,  a  guisa  di  trespolo, 
a  uso  di  regger  ponti  o  palchi  posticci,  che  si 

'  fanno  a  chi  dipinge  muro  o  fa  altro  lavoro  in- 
torno agli  edilìzi. 

—  da  peU(B;  Cavalletto:  Specie  di  capra  o  banco 
con  due  corti  piedi  da  una  sola  parte,  e  perciò 
molto  inclinato,  largo  poche  spanne,  lungo  tre 
0  quattro  volte  tanto,  convesso,  cioè  ritondo  per 
disopra.  Serve  a  lavorare  le  pelli  con  appropriati 
strum.,  cioè  a  pelarle,  scarnarle,  purgarle. 

—  da  pittoi;  Cavalletto,  Leggìo,  ma  meno  usato: 
Strum.  di  legno  da  potersi  abbassare  e  sollevare, 
di  cui  si  servono  i  pittori  per  regger  la  tela  e 
le  tavole  che  dipingono.  Il  bastone  movibile  che 
serve  a  tenerlo  in  piedi  dicesi  Staggio  o  Porcello. 

—  da  sella;  Reggisella  :  Specie  di  capra,  sul  cui  dosso 
s'alza  un'asta  sormontata  da  una  gruccia  girevole 
a  uso  di  sovrapporvi  la  sella  nella  scuderia. 

$  Cavalletti  dò  letto;  Cavalletti,  Caprette,  Trespoli 
del  Ietto:  Pezzi  di  travetta  o  di  piana  lunghi 
quanto  è  largo  il  letto,  retti  su  due  gambe  con 
piede  a  gruccia.  Sopra  due  cavalietti,  uno  a  capo 
l'altro  da  pie  del  letto,  si  collocano  per  lo  lungo 
gli  assereni  (tòej. 
Oavalléixa,  s.  f.  Scavalcato,  Accavallato.  T. 
delle  calzett.  Una  sorta  di  stretto  che  risulta  da 
pili  maglie  scavalcate  nel  far  le  calze. 
Oa^allin  s.  m.  Cavallino,  Cavalletto,  vezzegg. 
Cavalluccio:  Piccolo  cavallo. 

S  Porta  a  cavallin;  Portar  a  cavalluccio,  a  pen- 
tole, a  pentoli  ne  ecc.  V.  A  cavallin. 
Oa.'valliuxi-a   s.  f.  Cavallina:  Puledra  del 
cavallo  0  Cavalla  giovine. 

ti*  Cavalletta ,  Pedina,  Soprammano,  Coperchiella, 
Inganno  o  Doppiezza,  onde:  Fd  ùnn-a  caval- 
linn-a;  Far  una  cavalletta,  un  soprammano,  ecc., 
vale  Ingannare  con  doppiezza  e  con  astuzia. 
Oa'vallo  s.  m.  Cavallo:  Animai  quadrupede  che 
nitrisce,  ed  è  proprio  per  portar  l'uomo  in  sella, 
come  anche  per  tirar  carrozze,  carra  e  simili. 
Dicesi  anche  Destriere  e  Destriero,  Corsiere  e  Cor- 
siero, Palafreno  e  Ronzino,  osservando  però  che 
Destriere  è  voce  di  stile  nobile  ed  elevato,  per- 
chè dinota  un  Cavallo  di  battaglia,  agile,  sciolto 
e  vigoroso;  Corsiere  propriam.  si  dice  un  cavallo 
che  si  distingue  per  la  velocità,  per  la  rapidità 
del  corso,  ed  usasi  per  lo  più  in  poesia;  Pala- 
fretw  oggidì  s' usa  per  ogni  cavallo  da  tiro,  da 
soma  0  da  comparsa  ;  Ronzino  è  cavallo  di  poca 
grandezza  e  di  poco  pregio. 

M  Cavallo,  per  Uno  de'  pezzi  fatto  a  guisa  di  cavallo, 
onde  si  gioca  a  scacchi,  detto  anche  Cavaliere. 

M  —  per  Percossa  data  con  nerbo  o  staffile  sul 
deretano;  altrim.  Spogliazza. 

w  —  Cavallo,  Cavalletto.  T.  d'archit.  e  mur.  Com- 
posizione ed  aggregamento  di  più  travi  e  legni 
ordinati  a  triangolo  per  sostener  tetti  pendenti 
da  due  parti. 

—  addestróu;  Cavallo  addestrato,  ammaestrato,  cioè 
Reso  destro,  esercitalo  a  certi  giuochi  e  a  certe 
operazioni. 

—  allegro  0  vivo;  CayaWo  tostano,  cioè  Vivo  e  bizzarro, 
r-  ardente;  Cavallo  ardente,  cioè  Impetuoso,  Fo- 
coso, Ipipazienle,  Vivissimo, 


a  vola;  Cavallo  scàpolo  o  bilancino:  Quello  il 
quale  sciolto  precede  gli  altri  che  tirano  la  car- 
rozza 0  altro  legno. 
avvallóu  derré;  Cavallo  sgroppato. 
bajo;  Cavallo  bajo:  Cavallo  di  mantello  rosso- 
bruno  ;  e  secondo  le  sue  differenze,  Bajo  chiaro, 
scuro,  castagno,  focato,  lavato,  bruciato,  dorato, 
ecc.  -  Cavallo  a  specchietti  dicesi  II  cavallo  bajo 
chiazzalo  di  macchie  più  bianche  o  più  scure; 
Zaino  è  aggiunto  di  Cavallo  bajo  scuro  o  mo- 
rello, il  quale  in  nessuna  parte  del  corpo  non 
abbia  pelo  o  segno  naturale  di  bianco. 
balsan;  Cavallo  balzano,  dicesi  Quel  cavallo  che, 
essendo  d'altro  mantello,  ha  i  piedi  segnati  di 
bianco. 

basso  de  quarti  V.  sotto  Cavallo  de  pé  affr'itellóu. 
chi  batte  a  man;  Cavallo  che  batte  alla  mano. 
chi  é  féua  de  marca  V.  sotto  Cavallo  chi  ha 
serróu. 

chi  ha  a  grappa;  Cavallo  allupalo. 
chi  ha  serrati;  Cavallo  agnomone:  Nome  che  si 
dà  a  Quel  cavallo,  l'età  del  quale  non  può  più 
conoscersi  dai  denti. 

chi  peiza  a  man;  Cavallo  grave  della  mano: 
Il  cavallo  che  s'appoggia  sul  morso. 
chi  puntezza  V.  Cavallo  rampin. 
chi  raspa;  Cavallo  che  batte  la  polvere,  dicesl 
di  Quel  cavallo  d'ordinario  ardente  che  va  cal- 
pestando il  terreno,  quando  non  può  correre  per- 
chè raffrenato. 

chi  s'arreze  in  sciò  mòrscio  V.  sopra  Cavallo 
chi  peiza  a  man. 

chi  seappùssa;  Cavallo  che  scappuccia,  che  in- 
ciampa. 

chi  se  batte;  Cavallo  che  fabbrica. 
chi  s'impenna;  Cavallo  che  s' impenna,  che  si 
inalbera,  dicesi  quando  II  cavallo,  levando  all'aria 
le  zampe  dinanzi,  si  regge  tutto  sui  pie  di  dietro. 
chi  «'  intaggia;  Cavallo  mancino,  Cavallo  che  si 
attinge. 

chi  tìa;  Cavallo  che  scalcia,  che  calcitra,  che 
spara  calci,  calcitroso,  griccioloso. 
co-a  eòa  taggid;  Cavallo  codimozzo,  cioè  Senza 
coda.  Che  ha  mozza  la  coda. 
co-e  balsann-e  àte;  Cavallo  calzalo,  dicesi  Quel 
cavallo  il  quale  ha  una  macchia  bianca,  che  dal 
piede  s'estende  sino  al  ginocchio  o  sopra. 
co-i  oege  e  a  eòa  taggid;  Cavallo  cortaldo:  Ca- 
vallo a  cui  si  sono  accoriate  o  mozzate  la  coda 
e  le  orecchie. 

coronóu;  Cavallo  coronato:  Cavallo  che  si  scor- 
ticò le  ginocchia,  o  che  perdette  i  peli  in  questa 
parte,   in  seguilo  ad  una  caduta,  o  fregandosi 
contro  il  muro  o  contro  la  mangiatoja. 
cornùo  ;  Cavallo  cornuto  :  Quello  le  cui  ossa  dei 
fianchi  si  alzano  allo  stesso  livello  della  groppa. 
da  mónta;  Cavallo  da  razza  o  da  monta.  Ca- 
vallo da  coprire.  Cavallo  di  guadagno,  Stallone. 
da  nòu;  Cavallo  da  nolo  o  da  vettura. 
da  fio;  Cavallo  da  tiro  o  da  traino, 
de  comparsa;  Cavallo  di  comparsa:  Cavallo' di 
bell'apparenza;  e  figurai,  dicesi  a  Persona,  e  vale 
Uomo  di  figura  e  non  da  fatti. 
de  fadiga;  Cavallo  affatichevole ,  cioè   Alto  ad 
affaticarsi,  a  durare,  a  sostener  fatica. 
dell'apocalisse;  Rozza,  Brenna,  Cavallaccio,  e 
scherzosam.  Alfana,  Buscalfana,  dicesi  per  di- 
spregio di  Cavallo  cattivo,  magro  e  molto  lungo. 


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de  pé  affritellóu;  Cavallo  basso  di  muraglia: 
Cavallo  che  ha  il  pie  largo. 
derenòu;  Cavallo  spallato:  Cavallo  che  ha  lesione 
nelle  spalle  cagionata  da  soverchio  affaticamento 
0  percossa. 

de  ritorno;  Cavallo  di  rimeno:  Quello  che  torna 
al  luogo  donde  è  partito. 
desciancóu;  Cavallo  sfiancato:  Quel  cavallo,  i  cui 
fianchi  sono  cavi,  non  a  livello  delle  costole  e 
delle  anche,  e  come  ritratti  in  su. 
dóce  de  bócca;  Cavallo  di  bocca  fresca,  cioè 
Sensibile  al  freno. 

duo  de  bócca;  Cavallo  sboccato,  bocchiduro  o 
duro  di  bocca:  Cavallo  che  non  sente  il  freno, 
che  non  cura  il  morso. 

freido  de  spalle  ;  Cavallo  atlrappato ,  cioè  Che 
non  ha  moto  libero. 

giunco;  Cavallo  bianco  o  leardo;  e  secondo  le 
sue  differenze,  Bianco  o  leardo  pallido  (giunco 
brutto),  rotato,  pomato,  moscato  (tacchellàuj,  ecc. 
-  Stornello  è  aggiunto  del  mantello  del  cavallo 
di  color  bianco  e  nero. 
grixo;  Cavallo  bigio  o  grigio;  e  secondo  le  sue 
differenze,  Bigio  argentino,  bruciato,  focato,  mo- 
scato, pomato,  scuro,  sudicio  (grixo-brùttoj. 
inciòdóu;  Cavallo  inchiodato:  Cavallo  punto  sul 
vivo  dell'unghia  quando  si  ferra. 
inscllóu;  Cavallo  sellato,  cioè  Che  ha  la  schiena 
che  piega  troppo  verso  la  pancia.  • 

intrego;  Cavallo  intero,  cioè  Non  castrato.-  Quello 
destinato  alle  razze  domestiche  dicesi  Stallone  V. 
sopra  Cavallo  da  mónta, 
invianescóu;  Cavallo  guidalescato  o  guidalescoso, 
cioè  Che  ha  guidaleschi. 
isabella;  Cavallo  isabella:  Cavallo  di  mantello 
giallo-lionato,  misto  con  carnicino;  e  secondo  le 
sue  differenze,  Isabella  chiaro,  dorato,  scuro,  ecc. 
tnocelo;  Cavallo  morello. 
ombróso;  Cavallo  ombroso,  ombratico,  cioè  Che 
aombra. 

quartóu;  Cavallo  quartato,  cioè  Ben  complesso, 
Tarchiato. 

raJbican;  Cavallo  rabicano:  Cavallo  che  abbia  il 
mantello  con  molli  peli  sparsi  qua  e  là  in  diverse 
parti  del  corpo. 

rumpin;  Cavallo  rampino:  Quello  che  nel  cam- 
minare, ed  anche  nello  stesso  riposo  s'appoggia 
quasi  interamente  sulla  punta  del  piede. 
ripreizo  V.  sopra  Cavallo  freido  de  spalle, 
róan;  Cavallo  rovano  o  roano:  Cavallo  di  mantello 
grigio,  che  ha  il  crine  e  tutte  le  estremità  nere, 
tranne  la  testa;  se  anch'essa  è  nera,  chiamasi  Ro- 
vano di  testa  moro.  Se  il  mantello  è  misto  di  scuro, 
dicesi  Rovano  vinato;  se  di  bajo,  Rovano  bajo. 
sauro;  Cavallo  sauro:  Cavallo  di  mantello  di  co- 
lore tra  bigio  e  tanè  ftané,  color  mezzano  tra 
bigio  e  nero).  Secondo  le  sue  differenze,  si  dice 
Sauro  bruciato,  chiaro,  comune,  focato,  lavato,  ecc. 
sbóccóu;  V,  sopra  Cavallo  duo  de  bócca, 
sbórso;  Cavallo  bolso:  Cavallo  che  con  difficoltà  re- 
spira. Cavallo  soverchiamente  pituitoso  o  catarroso. 
scappadó;  Cavallo  da  corsa,  Corsiere,  Corridore. 
scavesso;  Cavallo  scarico  di  collo,  cioè  Di  colio 
sottile,  svelto. 

sfìancóu;  Cavallo  scarico  di  fianchi. 
stulléusso  ;  Cavallo  stallio  :  Cavallo  stato  assai  in 
sulla  stalla ,  senza  essere  stalo  pè  adoperato,  né 
cavalcalo. 


—  tacchellóu;  Cavallo  moscaio  V.  sopra  Cavallo 
giunco. 

—  frenante;  Cavallo  di  ricambio  o  di  rilasso:  Quello 
0  Quelli  che  si  tengon  di  riserva  per  cambiarli 
0  porli  a  un  bisogno  in  luogo  degli  altri  già  stanchi. 

—  véuo  V.  Cavallo  sfìancóu. 

S  Cavallo  marin;  Cavalletto  di  mare.  T.  itliol. 
Syngnathus  hippocampus.  Pesciolino  di  mare, 
cosi  detto  dalla  forma  del  di  lui-  capo  che  ha 
qualche  somiglianza  con  quella  del  cavallo.  Tal 
somiglianza  non  ha  luogo  che  dopo  la  morte,  per- 
chè allora  si  china  la  testa  e  si  rotola  la  coda; 
ma  quando  è  vivo  egli  ha,  come  gli  altri  pesci, 
una  retta  direzione. 

S  A  cavallo;  A  cavallo.  Posto  avverb.  coi  v.  An- 
dare, Essere,  Stare,  ecc.,  vale  Andare,  ecc.  sul 
cavallo  0  altro  animale  che  porti  e  su  qualunque 
altra  cosa  su  cui  stiasi  a  cavalcioni. 

H  A  cavallo  !  Segno  da(o  colla  tromba  a'  cavalieri 
di  montare  a  cavallo. 

$  A  cavallo  dónóu  nò  se  gh'ummta  in  bócca; 
A  cavallo  donato  non  gli  si  guarda  in  bocca.  Det- 
tato proverb.  e  vale  La  cosa  che  non  costa,  non 
bisogna  guardarla  sì  minutamente. 

S  A  cavallo  giastemmou  ghe  lùxe  ó  pei  ;  A  cavai 
bestemmialo  gli  luce  il  pelo.  Dell.  prov.  che  vale 
Le  imprecazioni  non  recano  altrui  danno  alcuno. 

S  Addestra  un  cavallo  ;  Addestrare,  Ammaestrare, 
Scozzonare  un  cavallo,  vale  Domarlo,  Ridurlo  fa- 
cilmente pieghevole,  arrendevole.  Avvezzarlo  ad 
ogni  specie  di  cavallerizza  e  di  movimento. 

$  Andd  a  cavedio,  Andd  a  cavallo  a-i  càsoin, 
Andd  a   cavallo  de  San  Francesco  V.  Andd. 

S  Arrend  un  cavallo;  Raffrenare  un  cavallo  :  Ri- 
tenerlo col  freno. 

S  Aveì  bón  cavallo  in  stalla;  Aver  buon  cavallo 
in  stalla ,  figur.  vale  Essere  in  buono  stato,  ricco, 
dovizioso. 

^  Dd  a  pennadùa  o-o  cavallo  ;  Forbirlo,  Nettarlo, 
Pulirlo. 

w  —  de  speròncB  oro  cavallo  ;  Dargli  di  sprone, 
Spronarlo. 

n  —  itn  cavallo  in  sciò  cii;  Dar  un  cavallo,  vale 
Fruslare  o  Nerbare  al  culo  sul  deretano. 

S  Donna,  cavallo  e  barca,  sòn  de  chi  e  cavarca 
y.  Donna. 

S  Èse  a  cavallo;  Essere  o  Stare  a  cavallo,  oltre 
il  senso  proprio,  figurai,  vale  Esser  fuor  di  pe- 
ricolo, a  buon  porlo,  in  sicuro.  Aver  ottenuto  ciò 
che  si  desidera,  Aver  riuscito  in  qualche  impresa. 

5  Freve  da  cavulli;  Febbrone,  Febbre  da  cavalli: 
Gran  febbre.  Dicesi  anche  Febbricone,  ma  è  voce 
dello  stil  famigliare. 

S  Imbrilldùn  cavallo;  Imbrigliar  un  cavallo:  Met- 
tergli la  briglia. 

S  Immorscid  un  cavallo;  Affrenare  un  cavallo: 
Mettergli  il  freno,  il  morso. 

S  Inombrdse  ó  cavallo;  Aombrarsi  il  cavallo. 

§  Inselld  5  cavailo  ;  Sellare  il  cavallo  :  Mettergli 
la  sella. 

S  L'éuggio  dò  pudròn  ò  governa  ó  cavallo  ;  L'oc- 
chio del  padrone  governa  o  ingrassa  il  cavallo. 
Prov.  che  significa  che  Quando  un  padrone  cura 
egli  stesso  i  suoi  affari ,  questi  gli  vanno  meglio 
che  se  maneggiali  da  altri. 

3  Matto  cómme  un  cavallo;  Malto  da  sette  scotte, 
vale  Bizzarro,  Collerico,  Bilioso,  Ghiribizzoso, 
Bisbetico, 


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S  Meixinn-e  da  cavalli;  Medicine  da  cavalli,  vale 
Medicine  da  bestie;  e  persimi!.  Medicine  forti, 
potenti. 

$  Meritdse  un  cavallo  ;  Meritare  un  cavallo,  dicesi 
di  Chi  ha  fatto  qualche  sproposito,  e  si  è  portato 
male  in  alcuna  cosa. 

S  Mette  a  sella  a-o  cavallo  V.  sopra  Insella  5 
cavallo. 

w  —  in  tcera  un  cavallo;  Abbattere  un  cavallo, 
vale  Rovesciarlo  a  terra  per  dargli  fuoco,  ca- 
strarlo 0  altro. 

«  —  l'aze  a  cavallo;  Metter  l'asino  a  cavallo  W.Aze. 

S  Mettise  a  cavallo  ;  Mettersi  a  cavallo  o  a  caval- 
cioni, Cavalcare,  Cavalciare:  Essere  o  Mettersi 
-sopra  una  cosa  dove  si  stia  a  cavalcioni  o  che 
si  avvalchi  come  si  fa  al  cavallo. 

%  Monta  a  cavallo;  Montare  o  Salire  a  cavallo, 
Salire  in  sella. 

M  —  un  cavallo;  Montarlo,  Cavalcarlo. 

§  Ommo  a  cavallo,  seportùa  averta;  Cavallo  cor- 
rente, sepoltura  aperta.  Prov.  dinotante  Essere 
cosa  pericolosa  il  correre  a  cavallo. 

S  Quando  n5  se  péu  batte  ó  cavallo  se  batte  a 
sella,  ovv.  Se  batte  a  sella  per  no  poeì  batte 
5  cavallo;  Si  balte  la  sella  per  non  battere  il  ca- 
vallo. Chi  non  può  dare  all'asino,  dà  al  basto.  Det- 
tato prov.  che  significa  Chi  non  può  vendicarsi 
con  chi  e' vorrebbe,  si  vendica  con  chi  e' può. 

$  Sensd  da  cavalli;  Cozzone. 

S  Servito  a  cavallo;  Palafreniere:  Servitore  che 
va  a  cavallo  dietro  il  padrone  o  la  Corte.  Dicesi 

,   anche  più  comunem.  Stafifiere. 

8  SSrdatto  a  cavallo;  Soldato  a  cavallo.  Soldato 
di  cavalleria,  contr.  di  Soldato  a  piede. 

S  Spropoxiti  da  cavallo;  Spropositi,  Errori  da  ca- 
vallo, cioè  Che  non  li  farebbe  un  cavallo;  che 
anche  dicesi  Spropositi  da  can  barbone.  Spropositi 
dell'ottanta,  e  vale  Solennissimi,  Bestiali. 
Octva.llou  (AJ;  A  cavalcione,  Accavalcione , 

Accavalcioni,  A  cavallo  V.  A  cavallón. 
Oa<'va<llotto  s.  m.  Cavallotto.  Voce  nostra. 
Sorta  di  moneta  antica  genovese  del  valore  dì 
quattro  soldi  genovesi,  equivalenti  a  16  centes. 
italiani.  Chiamavasi  con  tal  nome,  perchè  aveva 
da  una  faccia  l' impronta  di  S.  Giorgio  a  cavallo. 
Oa<^a<iiia;Cce  s.  m.  Cavamacchie,  Smacchia- 
tore V.  Levamacce. 
Oa.'va^roà.  v.  a.  e  n.  Cavalcare  :  Propriam.  An- 
dare a  cavallo. 

n  Cavalcare,  per  Soperchiare,  Avanzare,  Sporgere 
in  fuori. 

»  —  Per  simil.  dicesi  del  Mare  che  soperchia  le  rive. 

w  —  per  Essere  sopra  ogni  altra  cosa,  dove  si  stia 
a  cavalcioni,  e  che  si  accavalchi  come  si  fa  al 
cavallo,  che  in  questo  senso  dicesi  anche  Acca- 
valcare, Accavalciare,  Cavalciare. 

—  a  schenn-a  ntia;  Cavalcare  a  bisdosso  o  a  bar- 
dosso, cioè  A  cavallo  nudo,  senza  sella. 

—  iinn-a  mùagia;  Trapassarla,  Sormontarla,  con 
passare  da  una  parte  all'altra. 

S  Chi  n'é  asstiefceto  a  cavarcà  5  cu  ghe  spella; 

Chi  non  sa  scorticare  inlacca  la  pelle.  Prov.  e  vale 

,  Chi  si  mette  a  fare  cose  difficili  e  non  sa,  gliene 

incoglie  male. 
S  Cavarcàsc  n.  p.  Accavallarsi:  II  gettarsi  che  fa 
una  cosa  sopra  un'altra. 
Oai'vaiX'oaita.  s.  f.  Cavalcata  :  Passeggiata  a  ca- 
vallo, ed  anche  L'atto  del  cavalcare. 


Oaivaroatùa.  s.  f.  Cavalcatura:  Bestia  che  si 
cavalca  o  da  cavalcarsi;  si  dice  principalm.  dei 
cavallo. 
Oavastivce  s.  m.  Cavastivali:  Arnese  di  le- 
gno, dentro  cui  ficcando  il  calcagno,  e  facendo 
forza  di  gamba,  si  cavano  gli  stivali;  dicesi  anche 
Camerierino. 
Oavastrag^e  s.  m.  Cavastraoci:  Strum.  che 
si  adopera  per  cavar  fuori  lo  stoppaccìolo  dalla 
canna  dell'archibuso  e  simili. 
Oavata  s.  f.  Cavala.  T.  di  mus.  L'alto  di  trarre 

con  maestria  il  suono  da  uno  strumento. 
—  de  sangue;  Cavata  di  sangue.  Emissione  di  san- 
gue. Salasso:  Evacuazione  artificiale  d'una  certa 
quantità  di  sangue. 
Oa'vatiuu-a  s.  f.  Cavatina.  T.  di  mus.  Breve 
aria  musicale,  colla  quale  si  esprimono  generalm. 
sentimenti  teneri  ed  affettuosi. 
Oavelléa  s.  f.  Cappellalura ,  Capigliatura:  li 
complesso  di  tutti  i  capelli  che  cuoprono  il  capo 
umano.  -  Zazzera  o  Chioma  dicesi  La  capellatura 
tenuta  lunga  al  piiì  sino  alle  spalle. 
Oa vello  s.  m.  Capello,  e  al  plur.  Capelli  e  Ca- 
pegli,  antic.  Cavello  :  Pelo  del  capo  umano.  II  pelo 
del  capo  de'  Mori  più  volentieri  si  chiama  Lana. 

§  Cavelli  a  nazarena;  Zazzera,  Chioma  V.  Ca' 
vellSa. 

Il  —  a-o  bùtiro;  Capelli  alla  papigliotte.  Diconsi 
nell'uso  I  capelli  ben  avviali  e  spianati ,  unti  con 
pomata,  e  tagliati  in  tondo  sin  presso  alla  collot- 
tola (coppùsso). 

H  —  arrissosi;  Capelli  ricci,  ricciuti,  crespi. 

»>  —  gianchi;  Capelli  canuti. 

I)  —  ingarbùggicB;  Capegli  incerfugliati,  intricati. 

ti  —  lisci;  Capelli  lisci,  distesi  o  spianati. 

n  —  lunghi  zi*  pe  spalle  V.  sopra  Cavelli  a  na- 
zarena. 

Il  —  òndezzae;  Capelli  crespi:  Quelli  che  non  sono 
affatto  lisci. 

Il  —  sciàtos  0  sparpaggice;  Capegli  arruffati,  abbar- 
ruffati,  rabbuffati,  scarmigliati,  scarruffati. 

S  Abberrdo  Acciappd  pe-i  cavelli;  Acciuffare:  Pi- 
gliar pel  ciuffo  0  pe'  capelli. 

5  Abberrdse  o  Acciappdse  pe-i  cavelli;  Acciuf- 
farsi, Accapigliarsi,  Accapellarsi ,  Pigliarsi  a  ca- 
pelli, Far  a  capelli,  vale  Tirarsi  l'un  l'altro  i  ca- 
pelli azzuffandosi. 

§  Addrissdse  i  cavelli;  Arricciarsi  i  capelli,  dicesi 
di  Quel  rizzarsi  che  fanno  i  capelli  per  qualche 
grande  paura,  per  ispavento,  per  orrore,  ecc. 

S  AgSggetta  da  sparti  i  cavelli;  Dirizzatojo,  Addiriz- 
zalojo,  Dirizzacrine,  Discriminale  V.  AgSggetta. 

S  Arrissd  i  cavelli;  Arricciare,  Inanellare  i  capelli. 

S  Aveì  un  diao  pe  cavello;  Aver  un  diavol  per 
capello ,  vale  Esser  accesissimo  di  sdegno  e  d'ira. 

3  Cavello  canùo  non  é  credùo  ;  Capei  canuto  non 
è  creduto.  Prov.  che  significa  che  I  capelli  bianchi 
non  indicano  vecchiezza,  stantechè  molti  incanu- 
tiscono da  giovani  per  malattia  o  per  altro. 

§  Fd  vegnì  i  cavelli  grixi  o  gianchi;  Far  mettere 
i  peli  canuti. 

$  Ligd  i  cavelli;  Rannodare  i  capelli,  Ricompor 
le  trecce,  e  parlasi  di  donne. 

§  Nò  ghe  passa  un  cavello  da  un  all'atro;  Non 
ci  regge  la  grossezza  d'un  capello  dall'uno  al- 
l'altro. Modo  di  dire  che  usasi  in  ogni  congiuntura 
di  paragonare  una  cosa  coH'altra,  non  solo  in  quan- 
tità, ma  anche  nella  qualità. 


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S  Nò  storce  un  cavello  a  nisciùn;  Non  torcere 
un  capello  a  veruno,  vale  Non  fargli  il  benché 
menomo  torto  o  dispiacere. 

S  Quando  i  cavelli  fan  gianchin,  lascia  e  donne 
e  attacchile  a-o  vin;  Quando  la  barba  fa  bian- 
chino  lascia  le  donne  e  lienli  al  vino.  Prov.  di 
chiaro  significato. 

g  Riga  0  Sparlìtùa  di  cavelli  ;  Spartizione,  Scri- 
minatura, Discriminatura,  Addirizzatura,  Diriz- 
zatura, Divisa:  Spartimento  di  capelli  sul  capo  a 
diversa  direzione.  -  Dicesi  Spartizione  a  punta 
quella  che  si  fa  a  mostaccioli  ;  e  diconsi  Capelli 
all'impazzata  \  capelli  che  non  hanno  divisa,  ma 
raccolgonsi  lutti  indietro  lasciando  nude  le  tempia 
e  la  fronte. 

S  Spartì  i  cavelli;  Scriminare,  Dirizzare  i  capelli. 

S  Spassòìetta  da  cavelli;  Setola  da  capelli  V.  Spas- 
sotetta. 

%  Tià  un  pe-i  cavelli  a  fa  ùnn-a  cosa;  Tirar  uno 
pe'  capelli  a  far  checchessia,  vale  Indurvelo  contro 
sua  voglia,  quasi  fargli  violenza. 

S  Vegni  i  cavelli  giunchi;  Fiorire,  Incanutire. 

Oavessa  s.  f.  Cavezza  :  Quella  fune  o  cuojo, 

colla  quale  si  ticn  legato  per  Io  capo  il  cavallo 

0  altra  bestia  simile,  per  lo  più  alla  mangiatoia; 

allr.  Cavicciule,  Cavicciuolo,  Cavicciolo,  Capestro. 

—  rfe  mòu;  Cavezza  di  moro:  Una  sorla  di  man- 
tello di  cavallo. 

Oavessp  s.  m.  Ordito.  T.  tessit.  Unione  di  più 
fili  distesi  per  lo  lungo  sul  lelajo,  di  lunghezza  cor- 
rispondente a  quella  che  si  vuol  dare  alla  pezza  di 
tela,  bordato  e  simili. 

Oavessón  s.  m.  Cavezzone  :  Cavezza  di  grossa 
fune  che  si  mette  sopra  il  naso  del  cavallo  per 
domarlo,  mansuefarlo  e  addestrarlo  o  maneggiarlo. 

Cavia  s.  m.  Caviale:  Uova  del  pesce  storione  che 
vengono  salate  in  alcune  bolli  di  Moscovia,  d'Am- 
burgo e  di  Costantinopoli. 

Ca'vig'g'éa  s.  f.  Fettuccia  :  Tessuto  o  Nastro  di 

lino,  di  cotone  o  di  filaticcio. 

«1  Caviglione,  Stringa.  T.  ittiol.  Cepula  rubescens. 

Pesce  di  mare,  di  color  rossiccio,  così  chiamato 

per  essere  lungo  e  sottile  a  guisa  della  fettuccia. 

Oavig-g-etta  s.  f.  Caviglielta.  Dimin.  di  Ca- 
viglia: Piccola  caviglia. 

Ca'vig'g'etto  s.  m.  Caviglietto,  Coccinello.  T. 
mar.  Caviglia  di  legno  tornito,  che  serve  per  al- 
lacciarvi delle  manovre  correnti,  onde  assicurarvi 
le  mantiglie  delle  gabbie  quando  siansi  ammainati 
i  pappafichi,  ai  quali  queste  servono  come  scotte. 

Ca'vig'g'ia  s.  f.  Caviglia,  Cavicchia,  Cavicchio: 
Piccol  legnelto  a  guisa  di  chiodo,  che  si  conficca 
nel  muro,  nel  legno  o  simile, 
n  Caviglia,  nome  che  in  Marin.  si  dà  ad  Alcuni 
pezzi  di  legno  rotondi  e  sottili,  tagliali  apposta, 
coi  quali  si  uniscono  i  fasciami  del  bordo  alle 
staminare  e  scalmi, 
n  Cavigliatojo:  Slrum.  di  legno,  di  figura  cilindrica, 
incastrato  da  un  capo  nel  muro,  o  a  dente  in  terzo 
in  un  palo,  e  terminato  dall'altro  da  una  testa 
di  legno  tonda,  sopra  di  cui  si  torce  la  seta,  il 
filo,  ecc. 

—  do  incióngid;  Caviglia  da  impiombare.  T.  mar. 
Slrum.  di  ferro  fatto  a  cono  alquanto  acuto  per 
aprire  i  cordoni  delle  corde  che  si  vogliono  im- 
piombare. 

—  dd  pé;  Caviglia,  Fibula,  Fucile  minore.  T.  anat. 
Osso  longitudinale,  posto  nella  parte  esterna  della 


gamia  di  fianco  alla  libia,  cui  serve  d'appoggio. 
Nell'estremità  inferiore  ha  un  rigonfiamento  che 
dicesi  Jlalleolo  esterno  V.  Ndxetta. 

S  Cuvigge  da  caréga;  Stecchi:  Legni  tondi  e  leg- 
germente conici,  co'  quali  si  raffermano  le  calet- 
tature dell'intelajatura  d'una  seggiola. 

11  —  da  fa  pissetti ;  Vìovnhmì:  Alcuni  legnetti  la- 
vorali al  tornio,  ai  quali  si  avvolge  refe,  seta  e 
simili,  per  farne  merletti,  cordelline,  trine,  gi- 
glietti  e  altri  somiglianti  lavori. 

u  —  dò  pianoforte;  Pironi:  Ognuno  di  quei  fer- 
ruzzi,  che  si  conficcano  ne'  pianoforti,  arpe  e  si- 
mili, per  avvoltarci  intorno  le  corde. 

I)  —  dò  violin  ;  Bischeri  :  Legnetti  congegnati  nel 
manico  del  violino  o  d'altro  slrum.  simile  per 
attaccarvi  le  corde,  e  stringerle  o  allentarle  es- 
sendo a  quelli  avvolte. 
OaviSTg-iotto  s.  m.  Cavigliotlo:  Piccola  ca- 
viglia 0  bastone,  che  serve  a  torcere  la  seta,  il 
filo  0  simili. 
Cavitse  s.  f.  Cavità  :  Luogo  cavo,  scavato  in- 
ternamente, 
Oavo  s.  m.  Cavo.  Generalm.  sotto  questo  nome 
si  comprendono  Tutte  le  funi,  si  piccole  che 
grosse,  ad  uso  delle  navi. 

I)  Cavo,  per  Quella  grossa  fune  di  canapa,  di  cui 
servonsi  i  muratori  ed  altri  per  tirar  su  i  pesi, 
trasportarli,  ecc.;  la  quale  parimente  dicesi 
Cànapo. 

Il  Capo:  Punta  di  terra  che  sporge  in  mare  con 
qualche  altura  :  Cavo  de  Bònn-a  Speransa;  Capo 
di  Buona  Speranza. 

n  —  Presso  i  Tessitori  è  lo  stesso  che  Filo:  Fi 
o  dui  cavi,  a  treì  cavi,  ecc.;  Bete  a  due  capi, 
a  tre  capi,  ecc.,  cioè  A  due  fila,  a  tre  fila,  ecc. 

—  clan;  Cavo  piano  :  Grossa  corda,  bianca  o  inca- 
tramata, più  rotonda  e  più  liscia  delle  altre  corde 
ordinarie,  che  si  adopera  ne' porli  a  fare  delle 
manovre  che  richiedono  forza,  come  per  abbat- 
tere le  navi  io  carena,  alberare,  imbarcare  delle 
àncore,  de' cannoni,  ecc. 

—  da  remòrco  ;  Cavo  da  rimorchio  :  Cavo  che  si 
dà  da  un  bastimento  ad  un'  altra  barca,  la  quale 
va  a  remi,  per  tirarla  a  qualche  punto,  ed  an- 
che per  far  viaggio. 

—  dell'assa;  Bàndolo:  Il  capo  della  matassa  che  si 
lega  per  ritrovarlo. 

—  dell'òmbrissallo  ;  Cordone  ombcllicale,  Funicolo 
ombellicale ,  Tralcio  :  Quel  legame  proveniente 
dall'ombellico  del  feto;  dicesi  anche  Belliconchio, 
ma  è  voce  bassissima. 

—  de  tònnezzo;  Cavo  di  tonneggio:  La  corda  che 
essendo  allacciala  ad  un  punto  fermo  fuori  della 
nave,  serve  ad  accostarsi  a  quel  punto  alando 
sulla  slessa  nave. 

—  de  vigna;  Tralcio:  Bamo  di  vite,  menlr'egli  è 
verde  ed  ha  le  foglie.  Se  è  secco,  dicesi  Sermento 
V.  Pòassa. 

—  dò  rùmescello;  Capo  del  gomitolo:  L'estremità 
del  filo  con  che  termina  il  gomitolo. 

S  Cavi  da  ga^sa;  Ciondoli  del  cappio:  I  due  capi 
che  pendono  in  giù  sciolti  dal  nodo  del  cappio. 

n  —  de  sùcca;  Cime  di  zucca  :  I  pezioli  della  zucca. 
Le  parti  più  tenere  dei  medesimi  si  lessano  e  si 
mangiano  condite  in  insalata. 

S  A  cavo,  A-o  cavo  V.  A  cavo. 

§  Adùggid  un  cavo,  ecc.  V.  Adùggid. 

S  In  cavo  dd  mondo;  In  capo  al  mondo,  dìccsl 


m 


CAt 


GAZ 


figurai,  per  dinotare  Uno  spazio  di  grandissima 
distanza. 

S  Trova  0  cavo  dò  rùmesccllo;  Ravviare  o  Tro- 
vare il  bàndolo  della  matassa,  o  semplicem.  il 
bàndolo,  vale  Rinvenir  l'origine  d'un  intrigo,  di 
an  rigiro. 

S  Vegni  a-o  cavo  d'ùtm-a  cosa;  Venir  a  capo  o  a 

fin  di  checchessia  V.  A  cavo. 
Carv^jx  s.  m.  Triglia  di  fango  V.  Treggia  de 

fóndo  nella  voce  Treggia. 
CSL'xek,  s.  f.  Cassia.  T.  bot.  Cassia  fislula.  Pianta 
indigena  dell'  Egitto  e  delle  Indie  orientali.  La 
polpa  delle  silique  di  questa  pianta  si  adopera 
dai  medici  come  purgativo. 
Oai3CÌxuiz*o  s.  m.  Casimiro.  Dal  frane  Cache- 
mire. Specie  di  pannina  che  si  fabbrica  in  Francia 
e  in  Inghilterra. 
Oa.xo  s.  m.  Caso  :  Avvenimento,  Accidente  che 
sopravviene  senz' alcuna  necessaria  o  preveduta 
cagione;  e  talvolta  poelic.  Fato,  Destino,  Sorte, 
Fortuna. 

n  Caso,  per  Occasione,  Opportunità:  S'è  dwto  5 
caxo  che  ecc.;  Si  è  dato  il  caso  che  ecc. 

«  —  per  Specie  del  fatto  :  Son  quattro  i  caxi,  pe-i 
qua  bezéugna  ecc.  ;  Quattro  sono  i  casi,  pe'  quali 
bisogna  ecc. 

II  —  Presso  i  Grammatici  vale  Uscita,  Termina- 
zione, Cadenza,  Desinenza  del  nome. 

n  Bossolo  ;  Quell'arnese,  in  cui  si  raccolgono  i  voti 
allorché  si  ballotta  per  deliberazione  d'alcuna  cosa. 

—  de  cónscensa;  Caso  di  coscienza  :  Quel  dubbio  che 
si  promuove  per  decidere  cosa  la  religione  per- 
mette 0  vieta  in  certe  occasioni. 

—  de  Stato;  Caso  di  Stato:  Cosa  di  gran  momento. 
Faccenda  assai  importante  :  D'ùnn-a  cosa  da 
ninte  n'han  (ceto  un  caxo  de  Stato;  D'una  fri- 
volezza ne  fecero  un  caso  di  Stato. 

—  riservóu;  Caso  riservalo,  e  meglio  al  plur.  Casi 
riservati,  diconsi  Alcuni  peccati,  l'assoluzione  dei 
quali  è  riservata  al  Vescovo  o  al  Papa. 

8  A  caxo,  A  caxo  pensóu  V.  A  caxo. 

S  Casco  che  ovv.  In  caxo  che;  Caso  che,  Posto 

che,  Dato  che.  Qualora. 
$  Chi  fa  caxo  de  tutto;  Casoso:  Che  fa  caso  di 

ogni  cosa. 
S  Coso  da  no  fané  caxo;  Cosa  non  attendibile, 

cioè  Da  non  farne  caso.  Da  non  farvi  attenzione. 
S  Dwto  0  caxo  V.  sopra  Caxo  che. 
S  Ddse  ó  caxo;  Darsi  il  caso.  Succedere,  Avvenire. 
S  Ése  in  caxo;  Essere  in  caso,  cioè  In  istalo,  in 

grado  di  fare,  d'operare  o  simile. 
8  Fd  caxo  de  tutto;  Far  caso  d'ogni  cosa,  vale 

Dar  importanza  a  tutte  le  cose,  anche  piccole. 
M  —  caxu  d'ùnn-a  cosa;  Far  caso  d'  una  cosa, 

vale  Darle  importanza,  Farne  slima;  e  in  senso 

opposto  Non  farne  caso.  Non  badare  a  quello  dì 

che  si  tratta,  Far  conio  che  passi  l' imperatore, 
n  —  ùnn-a  cosa  a  caxo;  Far  una  cosa  a  caso, 

vale  Operare  senza  considerazione  e  senza  la 

guida  dell'arte. 
S  In  caxo  de  morte;  In  caso  di  morte  d'alcuno  o 

simili,  vale  Se  avverrà  ch'egli  muoja. 
S  In  tale  caxo;  In  lai  caso.  Allora. 
%  Mettemmo  5  caxo  che;  Pognam  caso  che.  Sap- 
poniamo che. 
S  Parla  a  caxo;  Favellare  a  caso  o  a  casaccio, 

a  vanvera,  a  fata,  a  gangheri,  ecc.  V.  A  caxo. 
5  Personn-a  da  fané  caxo  o  da  no  fané  caxo; 


Persona  attendibile  o  non  attendibile,  cioè  Di  cui  si 
deve  0  non  sì  deve  far  caso,  conto,  stima  e  simili. 

8  Sta  in  ti  caxi  so;  Fare  i  fatti  suoi,  vale  At- 
tendere a  sé,  Non  impacciarsi  nelle  cose  alimi. 

8  Supponemmo  5  caxo  V.  sopra  Mettemmo  5  caxo. 
Oaxoca vallo  s.  m.  Caciocavallo:  Una  specie 
di  formaggio  che  si  fa  nella  Sicilia  e  nella  Sar- 
degna. 

n  Cacciacavallo.  T.  mar.  Lungo  e  grosso  perno  di 
ferro,  o  chiavarda  quadra,  che  passa  per  un  buco 
fatto  nel  piede  o  rabazza  d'un  albero  di  gabbia 
€)  di  pappafico  per  mantenerla  a  suo  luogo. 
Oaxòu  s.  f.  Cagione  :  Principio  da  cui  dipende 
l'essere  d'una  cosa;  altrim.  Causa. 

8  Cagione,  per  Colpa:  Dà  caxón  a  ùnn-a  pers5nn-a; 

Accagionare,  Incolpare,  Accolpare,  Impalare. 
Oascóxià  V.  a.  Cagionare:  Produrre,  Arrecare, 
Esser  cagione,  Causare. 

n  Cagionare,  per  Imputare,  Incolpare,  Accagionare 
V.  Accaxdnd. 
Oaasanetta  V.  Casanetta. 
Oazauu-a  V.  Casann-a. 
Oazassa  V.  Casassa. 
Oazze  V.  n.  Cadere:  Venire  da  alto  in  basso 
senza  ritegno,  portalo  dal  proprio  peso;  lo  stesso 
che  Cascare. 

H  Cadere  o  Cascare,  dicesi  anche  semplicem.  di 
Chi  inciampando  o  urtato,  o  per  altra  cagione, 
perde  la  naturai  situazione  e  stramazza  in  terra. 

«  —  per  Incorrere,  Trascorrere  :  Cazze  in  peccóu; 
Cadere  in  peccalo. 

M  —  per  Incappare,  Incorrere,  Venire:  Ol'écheilo 
in  to  rattajéu:  Cadde  nella  trappola. 

1)  —  per  Morire:  0  gh'é  cheito  da-o  lóu;  Gli 
cascò  da  fianco. 

n  —  per  Ricorrere  o  simili  :  Dòman  cazze  a  festa 
de  San  Luigi;  Dimani  cade  la  festa  di  S.  Luigi. 

H  Parlando  di  stile,  versi  e  simili ,  dicesi  Cascare, 
e  vale  Non  sostenersi  con  egual  robustezza  o  con 
egual  armonia. 

—  a  balla  a-o  bòtto  ;  Balzar  la  palla,  e  Balzar  la 
•  palla  in  mano  V.  Balta. 

—  addosso;  Cascar  sopra,  Andar  addosso. 

—  a  propoxito  V.  appresso  Cazze  a  tempo. 

—  a  tempo;  Cadere  o  Venir  in  acconcio,  in  proposito. 

—  a  tòcchi  un  vesti;  Cascar  a  brani.  Non  se  ne 
tener  brano,  parlandosi  di  vesti  o  simili,  vale 
Esser  0  Aver  la  veste  lacera  o  logora  ;  e  figur. 
parlando  di  persona,  vai  Non  poter  reggersi  in 
piedi,  Esser  accascialo,  Aver  le  membra  inde- 
bolite per  età  o  per  malattia. 

—  ben;  Calzare,  Quadrare,  Tornar  bene  V.  Scazze. 

—  bòccùo  ;  Cader  boccone  o  bocconi ,  vale  Cader 
colla  faccia  innanzi. 

—  co-a  testa  in  zii;  Tombolare,  Capitombolare, 
Tomare:  Cader  col  capo  air  ingiù. 

—  da  cavallo;  Votar  la  sella,  Cader  da  cavallo. 

—  da-e  nùvee;  Cader  dalle  nuvole,  dicesi  per  di- 
notar maraviglia,  stupor  grande. 

—  dà  famme,  da-o  séunno  ;  Cascar  dalla  fame,  dal 
sonno,  vale  Avere  gran  voglia  di  mangiare,  di 
dormire. 

—  dà  poeta  in  te  braxe;  Cascar  dalla  padella  nelle 
brace,  Cascar  dalle  brace  nel  fuoco,  figurai,  vale 
Uscir  di  calliva  congiuntura  dando  in  una  peg- 
giore; che  anche  dicesi  Cascar  di  male  in  peggio. 

—  de  poco  0  de  poco  erto;  Cader  di  poc'alto,  di- 
cesi  di  Chi  ebbe  a  subire  qualche  leggero  scàpito. 


CE 


CEC 


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-  d'indosso;  Cascar  di  dosso;  e  dicesi  di  vesli- 
menla,  d'armi  e  simili,  quando  tornano  male  al 
dosso  di  chi  le  porta. 

-  *  bracge;  Cascar  il  fiato,  le  braccia,  le  brache 
e  simili,  figurat.  vale  Sbigottirsi,  Abbandonarsi, 
Perdersi  d'animo. 

-  in  castagna;  Cader  in  fallo  V.  Castagna. 

-  in  contraddizión  ;  Cader  in  contraddizione,  Con- 
traddirsi. 

-  tn  desgrazia  d'ùnn-a  personn-a  ;  Cadere  o  Ve- 
nire in  disgrazia  d'alcuno,  vale  Venirgli  in  odio, 
in  disprezzo. 

-  in  man  d'atri  ;  Cader  in  man  d'altrui,  vale  Ve- 
nire in  suo  potere,  Venir  in  preda  di  quello. 

-  i  ndetti;  Venir  il  casco  ad  alcuno,  Cadérgli  il 
cuore,  Perdere  il  coraggio,  Sbigottirsi. 

-  in  pé  cómme  i  gatti;  Cader  in  pie  come  i  gatti 
0  come  le  gatte,  dicesi  proverb.  e  vaie  Ottenere 
da  un  cattivo  accidente  un  bene  impensato;  che 
anche  dicesi  Cascar  ritti. 

-  in  peccóu;  Cader  in  peccalo,  vale  Peccare. 

-  in  te  moen;  Cader  alle  o  nelle  mani  o  tra  le 
mani,  figurat.  vale  Venir  in  potere;  e  talora  Ve- 
nir alle  mani,  Abbattersi. 

-  i  punti  tt-e  casette;  Scappar  le  maglie.  Sma- 
gliare. 

-  l'énio  in  scià  fava  V.  sotto  Cazze  5  formag- 
gio in  sci  maccaroin. 

-  ò  chéu;  Cascar  il  cuore,  si  dice  dello  Sbigot- 
tirsi per  mala  novella  o  per  accidente  imprevisto, 
Venir  il  casco  V.  sopra  Cazze  i  nòelti. 

-  d  chéu  d'ùnn-a  cosa;  Star  sul  cuore  di  fare  o 
avere  checchessia,  vale  Desiderare  di  farlo,  di 
averlo. 

-  S  formaggio  in  sci  maccaroin;  Cader  il  cacio 
su'  maccheroni ,  dicesi  Quando  avviene  alcuna 
cosa  inaspettata,  e  che  torna  appunto  in  acconcio 
a  ciò  che  si  desidera. 

-  sótto;  Cader  sotto,  dicesi  di  Bestia  che  si  ca- 
valchi ;  e  figurat.  vale  Cader  tra  le  mani.  Venir 
alle  mani,  Abbattersi. 

S  Càzzighc;  Incappare,  Cader  nella  rete,  Incor- 
rere, e  inlendesi  principalm.  in  insidie,  in  pe- 
ricoli e  simili. 

S  L'è  megio  cazze  d'un  scaen  che  d'ùnn-a  scaa; 
Egli  è  meglio  cader  dal  pie  che  dalla  vetta.  Ma- 
niera prov.  che  si  usa  per  consigliare  altrui  ad 
eleggere  de'  mali  che  non  si  possono  fuggire,  il 
manco  nocivo. 

pé  s.  m.  Cielo:  Quell'  apparente  vòlta  azzurrina 
che  coperchia  la  terra  e  perdcsi  nell'orizzonte, 
e  nella  quale  i  corpi  celesti  compiono  i  loro  moti. 

M  Cielo,  per  Paradi.«o. 

«  —  per  Clima,  Paese,  Regione  che  differisce  da 
un'altra  o  per  via  delle  stagioni  o  per  qualità 
di  terreno,  ed  anche  rispetto  ai  costumi  degli 
abitanti. 

H  —  Per  similit.  La  parte  superiore  di  molte  cose, 
come:  Ce  da  carossa,  Ce  dò  fórno,  ecc.;  Cielo 
della  carrozza.  Cielo  o  Vòlta  del  forno,  ecc. 

-  da  bócca;  Palalo  V.  Bocca. 

-  dò  letto;  Sopraccielo  o  Soprallelto:  Specie  di 
baldacchino  piano,  quadrangolare,  della  grandezza 
del  letto,  fermato  in  alto  presso  alla  soffitta  della 
camera. 

-  foBto  a  pan;  Cielo  a  pecorelle.-  Diconsi  Peco- 
relle Quei  nuvolelti  bianchi  e  radi  che  danno 
figura  d'un  branco  di  pecore,  onde  il  prov.  to- 


scano: Cielo  a  pecorelle,  acqua  a  catinelle,  che 
corrisponde  al  nostro  genovese:  Quando  ó  ce  5 
l'è  fceto  a  pan,  se  nò  ciéuve  anchéu  ciéuve, 
dóman. 

§  Di  de  cose  che  nò  stan  né  in  ce,  né  in  tcera; 
Dir  cose  che  non  istanno  né  in  cielo,  né  in 
terra,  dicesi  di  Ragionamenti  che  non  abbiano 
del  verisimile,  né  l'ombra  di  probabilità,  o"  stra- 
vaganti da  non  darvi  retta. 

%  Non  ese  né  in  ce,  né  in  tcera;  Essere  o  Stare 
per  aria,  per  l'aria,  o  in  aria ,  figurat.  vale  Non 
aver  sufllciente  fondamento. 

S  L'è  cómme  dà  di  pugni  in  gè;  É  come  dare 
un  pugno  in  cielo,  dicesi  per  esprimere  l'impos- 
sibilità d'una  cosa. 

%  Porta  un  a-i  sette  ce;  Lodare  o  Celebrare  uno 
a  cielo.  Portarlo  al  cielo.  Mettere  in  cielo  alcuno, 
vagliono  Esaltarlo  sommamente. 

S  Ragno  d'aze  nò  va  in  ce;  Raglio  d'asino  non 
arriva  in  cielo,  o  non  arrivò  mai  in  cielo,  1 
ragli  dell'asino  non  arrivarono  al  cielo  V.  Aze. 

S  Sótto  e  cappe  dò  ce;  Sotto  la  cappa  del  cielo 
0  del  sole  V.  Cappa. 

S  Tòccd  0  ce  co  dìo;  Toccare  il  cielo  col  dito, 
dicesi  dell'Esser  lietissimo  per  il  conseguimento 
di  cosa  desiderata,  Ottener  cosa  desideratissima 
e  fuor  del  nostro  credere. 

$  Vegni  zù  o  f e  ;  Piovere  a  ciel  rovescio,  a  ciel 
rotto  0  dirotto  o  messo,  Venir  giù  1'  acqua  a 
secchioni,  dicesi  Quando  piove  dirottissimamente. 
Céa,  s.  f.  Cera:  Sembianza,  Aspetto,  Aria  di  volto; 
ed  anche  semplicem.  per  Faccia,  Viso,  Volto 
V.  Faccia. 

$  A-a  cèa;  Alla  cera.  Posto  avverb.  Io  stesso  che 
All'aria  del  volto,  All'apparenza,  All'aspetto,  Al 
sembiante.  Al  volto. 

S  A  megio  pittanza  a  l'è  un  piatto  de  bdnn-a 
cea;  La  vivanda  vera  è  l'animo  e  la  cera,  di- 
cesi di  Chi  si  scu^a  d'essere  scarso  nell'onorare 
altrui. 

§  Brutta  cèa;  Brutta  cera,  dicesi  di  Faccia  che 
dal  suo  cattivo  colore  indica  poca  sanità  o  grave 
disgusto  che,  travagliando  l'animo,  affligge  an- 
che il  corpo. 

§  Cèa  brusca;  Viso  brusco,  arcigno,  Viso  del- 
l'arme V.  Faccia. 

g  Cèa  contenta;  Cera  giojosa,  Cerozza  allegra, 
gioviale,  dilettosa  V.  Faccia. 

§  Fd  bònn-a  o  cattiva  cèa  a  ùnn-a  pers5nn-a; 
Far  buona  o  mala  cera  a  uno,  vale  Mostrargli 
col  cambiamento  del  volto  di  accoglierlo  volon- 
tieri  0  mal  volontieri.  Far  buona  o  cattiva  ac- 
coglienza. 

S  Nò  guàgnd  l'oegua  da  lavdse  a  cea;  Non  gua- 
dagnar l'acqua  da  lavarsi  le  mani  V.  ^Egua. 

g  Se  ghe  vedde  in  ta  cèa;  Il  viso  lo  dimostra, 
cioè  Egli  é  come  apparisce. 

S  Sta  ben  a  cèa;  Adattarsi,  Tornar  bene  al  volto. 

S  Tegni  a  cèa  bassa;  Tener  il  viso  basso:  Stare 
colla  faccia  inchinata  per  umiltà  o  vergogna. 

|§  Tegnìse  e  carte  a  cèa;  Badare  a  sé  o  a'  casi 
suoi  V.  Carta. 

S  Unn~a  man  lava  l'atra,  e  tutte  due  a  cèa; 
Una  man  lava  l'altra  e  ambedue  il  viso.  Prov. 
che  dinota  che  Reciprocamente  l'un  dee  com- 
piacere e  ajutar  l'altro. 
Oecitse  s.  f.  Cecità,  Cecaggine.  Usasi  da  noi 
soltanto  in  senso  melaf.  e  vale  Adombramento, 


208 


cm 


GEI 


Offuscamento  dell'intelletto:  Che  cecità!  Qual 
ceci  tà  ! 
Oede  V.  n.  Cedere:  Concedere  la  preminenza, 
Essere  o  Confessarsi  inferiore. 

n  Cedere,  per  Arrendersi,  Sottomettersi  all'altrui 
volere. 

n  —  Dicesi  anche  delle  Cose  materiali ,  che  son 
dotate  di  cedevolezza,  flessibilità,  pieghevolezza. 

n  —  per  Avvallare:  0  terren  5  l'ha  ceduo;  Il 
terreno  cedette,  cioè  Avvallò. 

M  —  Usato  in  signif.  attivo,  vale  Rinunziare,  Ri- 
lasciare una  cosa:  Gh'avievo  cesso  a  bùltega 
se  ecc.;  Gli  avrei  ceduta  la  bottega  se  ecc. 

—  i  arme;  Porre  giù  l'armi.  Arrendersi. 

—  d  passo,  5  posto,  5  léugo  a  ùnn-a  persònn-a; 
Cedere  il  passo,  il  posto,  il  luogo  a  qualche- 
duno,  vale  Lasciarglielo  per  rispetto  o  per  civiltà. 

S  A^5  cèdila  a  nisciùn;  Non  cederla  a  chicchessia, 
vale  Stargli  a  fronte  o  del  pari,  ed  anche  Re- 
sistere, Opporsi,  Contrastare. 
Cedronella  s.  f.  Cedronella,  Cetronella,  Ce- 

•  droncella,  Cedornella,  Cetrina,  Cedrina,  Citrag- 

f  gine,  Erba  cedroncella,  Erba  limonina.  Limona, 
Limoncina,  Appiastro,  Jlelissa,  Mela  citola,  Or- 
tica salvatica.  T.  bot.  Melissa  officinalis.  Pianta 
perenne  che  trovasi  nelle  fosse  e  ne'  luoghi  fre- 
schi; ha  odore  di  limone,  e  se  ne  distilla  un'ac- 
qua per  profumi,  ed  è  adoperata  nella  medicina 
come  stomachica  e  antisterica. 
^ed-dro  s.  m.  Cedro.  T.  botan.  Citrus  me- 
dica. Albero  di  perpetua  verdura,  che  produce 
un  frutto  giallo  e  di  delicatissimo  odore,  chia- 
mato egualmente  Cedro  o  Cedrato,  e  che  serve 
per  candire  ;  antic.  Cederno. 
OedLola  s.  f.  Cedola:  Generalm.  dicesi  Qua- 
lunque scritta  privata  che  obbliga,  che  esprime 
obbligazione. 

n  Cedole  al  plur.  diconsi  comunem.  Le  cartelle  o 
Gli  attestati  del  debito  pubblico,  ossia  I  Titoli  di 
obbligazione  del  Governo  verso  i  suoi  prestatori. 
Oeg*^  V.  a.  Piegare:  Parlando  di  panni,  tela, 
carta  o  simile,  vale  Porli  a  più  doppi  in  certo 
ordinalo  modo;  che  anche  dicesi  Ripiegare. 

»  Piegare,  per  Torcere,  Curvare,  Incurvare  al- 

'  cuna  cosa. 

»»  —  per  Svolgere,  Persuadere,  Far  cambiar  pen- 
samento, risoluzione  V.  Dòggid. 

n  —  Usato  in  senso  neut.  vale  Inclinare  o  Volgere 
verso  una  delle  parti. 

n  —  Parlandosi  d'Eserciti  in  battaglia,  vale  In- 
cominciare a  cedere,  a  dar  indietro,  che  anche 
dicesi  Dar  in  piega,  Esser  in  piega. 

»  Panneggiare.  Term.  della  Piti,  e  Scnlt.  col  quale 
sì  esprime  una  delle  principali  azioni  di  quel- 
l'arte, e  vale  Far  panni,  cioè  Coprire  di  vesti- 
menta  le  figure.  E  perchè  nel  Far  ciò  bene  si 
incontrano  non  poche  difficoltà,  di  qui  è  che  si 
"dice  Rene  o  male  panneggiare:  O  l'è  un  pittò 
chi  ceiga  ben;  È  un  pittore  che  panneggia  bene. 

—  e  veje;  Piegare  o  Stringer  le  vele,  vale  Racco- 
glierle al  pennone  o  all'antenna  per  sospenderne 
l'azione. 

—  énn-a  lettera;  Piegar  una  lettera. 

%  Cegàse  n.  p.  Piegarsi,  Ripiegarsi,  Torcersi,  In- 
curvarsi, ecc.,  secondo  i  detti  significati. 
M  Basire,  Ripiegar  le  bandiere  o  le  insegne,  figurai, 
vale  Morire. 
CégSt  s.  f.  Chierica  o  Cherica,  e  per  sinc.  Chierca 


0  Cherca:  Rasura  tonda  che  si  fanno  i  chierici 
in  sul  cucuzzolo  del  capo;  altrim.  Corona. 

Oeg'st'eso  add.  Pieghevole,  Piegatile:  Atto  ad 
essere  piegato.  Che  può  ripiegarsi. 

Oeg-atA  s.  m.  Piegatore:  Colui  che  piega;  nel 
femm.  Piegatrice,  Piegatore. 

Cég-lietto  s.  m.  Chierichetto,  Cherichetlo, 
Chierichino  e  Cherichino.  Dimin.  di  Chierico. 

Oég"o  s.  m.  Chierico  o  Cherico,  e  per  sinc. 
Chierco,  Cherco:  Propriam.  Colui  che,  indiriz- 
zato al  Sacerdozio,  non  sìa  per  anco  passato  agli 
Ordini  maggiori  sacerdotali,  purché  abbia  la  pri- 
ma tonsura. 
Il  Cherico,  dicesi  comunem.  Quel  giovinetto,  il 
quale,  vestito  d'abito  chericale,  serve  a  messa  e 
ad  altri  piccoli  servigetti  della  chiesa. 
%  Dee  da  beive  a-o  prceve  che  ò  cègo  5  l'ha  scb; 
Da'  bere  al  prete  che  il  chierico  ha  sete.  Modo 
proverb.  che  usasi  dire  Quando  alcuno  chiede  per 
altrui  quello  ch'ei  vorrebbe  per  sé. 

^eg'g'ia  s.  f.  Ciglio,  e  più  comunem.  al  plur. 
Ciglia:  La  parte  del  viso  sopra  l'occhio  con  un 
piccolo  arco  di  peli. 
S  Cegge  azzunte;  Ciglia  raggiunte  o  sopraggiunte: 
Quelle,  in  cui  i  peli  sopra  l'un  ciglio  si  congiun- 
gono a  quelli  dell'altro. 

^eja  s.  f.  Cera:  La  parte  solida  dei  favi  delle 
api,  conformata  in  celle  esagone,  nelle  quali  è 
riposto  il  miele. 
Il  Cera,  per  Tutte  quelle  cose  composte  di  cera  e 
bambagia  per  uso  di  ardere,  come  candele,  torce 
e  simili. 

—  de  Spagna;  Cera  di  Spagna  V.  Lacca. 

—  giunca;  Cera  bianca:  La  cera  imbiancata. 

—  ùsd;  Cera  arsa  od  arsiccia,  dicesi  delle  Candele 
0  delle  torce,  che  già' sono  state  accese  e  che 
perciò  si  comperano  a  minor  prezzo;  e  anche  di 
Cera  nuova  che,  adoperata  per  non  lungo  tempo, 
si  restituisce  al  ceraiuolo,  pagandogliene  il  solo 
consumo. 

—  vergine;  Cera  vergine.  Cera  gialla,  Cera  greggia: 
La  cera  naturalmenle  estratta  da'  favi ,  non  an- 
cora purgata,  né  lavorata. 

S  Ingianchi  a  ceja;  Imbiancar  la  cera  :  Lo  esporla, 
ridotta  in  garzuolo  (in  sféuggiaj,  all'alternata 
azione  della  luce  e  della  rugiada  per  farla  di- 
ventare bianca. 

S  Piggid  a  geja  a-o  consùmmo;  Pigliare  o  Com- 
perar la  cera  a  calo  o  al  consumo,  vale  Pren- 
dere 0  Comperar  le  torce  o  candele  per  restituirle 
,  al  ceraiuolo  col  solo  pagamento  di  quanto  esse 
siano  calate  V.  A-o  consùmmo. 
^eà  alacca  V.  Lacca. 
Oelg-a  s.  f.  Piega:  Raddoppiamento  di  panni, 
carte  e  simili  in  se  stessi  :  Piegatura,  Piegamento. 

Il  Piega,  per  Quella  riga  che  s' imprime  nella  cosa 
piegala. 

♦I  Panneggiamento  ed  anche  Pieghe,  nella  Pittura  e 
Scoltura  dicesi  Quel  lavoro  con  cui  l'artefice  rap- 
presenta la  somiglianza  de'  panni,  ossia  le  con- 
venienti piegature  de'  medesimi. 

%  Piggid  bònn-a  o  cattiva  ceiga;  Prender  buona 
0  cattiva  piega,  parlando  di  faccenda,  negozio 
0  simile,  vale  Incamminarsi  &  questa  o  a  quella 
riuscita  o  in  bene  o  in  male. 

S  Piggid  ùnn-a  cattiva  ceiga;  Prendere  una  mala 

•  piega,  detto  di  persona,  vale  Inclinare,  Avvez- 
zarsi al  male. 


GEL 


CEN 


209 


Oegr^sso  s.  va.  Cbericaslro,  Cbericazzo:  Peg- 
giorai, di  Chierico. 
^eimonia.  s.  f.  Cerimonia,  Ceremonia,  Ciri- 
monia: Nei  num.  del  più  diconsi  Le  forme  este- 
riori e  regolari  del  culto  religioso. 

M  —  Cerimonie ,  per  Quegli  atti  di  regola  che  si 
fanno  dalle  persone  costituite  in  dignità  nelle 
funzioni  pubbliche. 

«  —  per  Dimostrazioni  reciproche,  che  si  fanno 
Ira  loro  per  onoranza  le  persone  privale. 

»  —  Usato  al  sing. ,  per  Formalità,  opposto  di 
Realtà:  0  ghe  l'ha  dceto  pe  ceimonia;  Gliel'ha 
dato  per  cerimonia. 

8  Chi  sta  in  scè  ceimonie;  Cerimoniasle. 

S  Fé  de  qeimonie;  Fare  stoggi,  dicesi  di  Chi  mo- 
stra con  certi  altucci  repugnanza  di  fare  o  di 
dire  qualche  cosa,  sebbene  sia  internamente  di- 
sposto a  farla  o  a  dirla. 

%  Meistro  de  geimonie;  Cerimoniere  V.  Ceimonie. 

S  /*m  (/e  f  emoni  e;  Cerimonioso  V.  Ceimonioso. 

%  Sensa  ceimonie;  Senza  cerimonie.  Posto  avverb. 
vale  Senza  complimenti,  Liberamente,  Senza  sog- 
gezione. Alla  baona. 

^eimouié  s.  m.  Cerimoniere,  Ceremoniere, 

Cirimoniere:  Maestro  delle  cerimonie. 
^eimonioso  add.  Cerimonioso,  Ceremonioso, 
Cirimonioso:  Quegli  che  traila  con  cerimonie. 

.^eittro  s.  m.  Centina.  T.  mur.  Armatura  arcala 
di  legnami, sulla  quale  si  costruiscono  archi  e  vòlte. 

Oeive  s.  f.  Pieve:  Chiesa  parrocchiale  che  ha 
sotto  di  sé  Priorie  e  Rettorie,  e  per  lo  più  di 
ville  e  castella:  allrim.  Pievania,  e  anlic.  Pi- 
viere e  Pivieri. 

^eixao  s.  m.  Cece.  T.  botan.  Cicer  artelinum. 
Specie  di  legume  o  «ivaja  adoperata  per  cibo, 
ed  è  Un  granello  tondo  ed  alquanto  appunlato. 
Ce  n'  ha  di  bianchi,  di  rossi,  di  neri. 
S  Bòggi  i  ceìxai;  Girar  il  boccino  o  i  corbelli, 
fìgurat.  vale  Esser  turbalo,  agitalo,  Aver  qualche 
cosa  che  ci  tenga  inquieti  e  disposti  ad  alterarci 
per  lieve  cagione. 
S  Co  de  ceìxao  ;  Ceciato  :  Ch'è  del  colore  del  cece. 

Oelebrà,  v.  a.  Celebrare  :  Esaltare,  Magnitìcar 
con  parole  od  anche  in  iscritto. 
«  Celebrare,  per  Dire  la  messa  od  OlTerire  il  sa- 
crifizio dell'altare;  che  anche  dicesi   Celebrare 
la  messa. 
8  Celebra  5  matrimonio;  Celebrar  le  nozze,  vale 

Farle  colle  debile  formalità  o  cerimonie. 
S  Celebrdse  ùnn-a  cosa;  Mangiarsi,  Papparsi.  Voce 
figur.  e  bassa:  0  se  l'ha  celebróu  tutto;  Sei 
mangiò  tulio. 

Oelelbrante  s.  m.  Celebrante:  Sacerdote  che 
celebra  la  messa;  e  dicesi  anche  di  Qualunque 
sacerdote  impiegalo  in  una  funzione  ecclesiastica. 

Oele1>i*a.ziòii  s.  f.  Celebrazione ,  Celebra- 
mento:  L^azione  di  celebrare,  di  eseguire  un 
atto  solenne. 

Oelelbritse  s.  f.  Celebrità:  Astrailo  di  Ce- 
lebre; Fama,  Gran  nome,  Riputazione. 

Oelestin»add.  Celestino,  Celeslrino,  Cilestrino, 
Cilestro  0  Celeslro:  Aggiunto  di  colore,  vale 
Azzurro. 

Oelia  s.  f.  Celia,  Schorzo,  Burla. 

Oelia  V.  n.  Celiare:  Non  dire,  Non  fare  da 
senno,  Burlare,  Scherzare. 

Oelidouia  s.  f.  Celidonia,  Chelidonia.  T.  botan. 
Chelidonium  mMju».  Pianla  che  ha  la  radice  fu- 

CasacCIA,  Dizionario  Gtnovesg'Italiano. 


sìforme,  gialla,  lo  stelo  alto  un  braccio,  alquanto 
peloso,  le  foglie  picciolale  e  dentate,  i  fiori  gialli 
e  numerosi.  Nasce  ne'  luoghi  ombrosi  ed  umidi, 
fra  le  fessure  de'  muri,  e  fiorisce  dall'aprile  al- 
l'agosto. Contiene  un  sugo  giallo,  acre,  amaro 
e  corrosivo,  cui  si  attribuisce  la  virtù  di  distrug- 
gere i  porri  fpòrrinj  e  di  guarire  le  erpeti,  toc- 
candone due  0  Ire  volte  la  parie  infetta.  Chia- 
masi anche  Erba  marchesita.  Erba  donna,  Erba 
gialla  da  porri.  Cenerognola. 

Oelo  s.  m.  Guadagnala.  T.  di  giuoco.  Il  confine 
oltre  il  quale,  passando  e  alzando  la  palla  o  il 
pallone,  si  vince:  Fd  celo;  Far  guadagnata. 

^ena  v.  n.  Cenare:  Far  quel  pasto  che  chia- 
masi Cena,  Mangiare  da  sera  la  cena. 

^eneasso  V.  Ceniasso. 

^enee  V.  Genie. 

^eneen.  add.  Cenerino,  Cenerognolo,  Cinerizio, 
anlic.  Cenerugiolo:  Di  color  simile  alla  cenere. 

^eneeta/Olndó  in;;  Andar  in  dileguo  V.  Andd. 

genetta  s.,  f.  Cenella,  Genina,  Cenino:  Pic-,- 
cola  cena  o  Cena  di  pochi. 

^eng'ia  s.  f.  Cinghia  e  Cigna:  Larga  striscia 
di  pelle  0  Fascia  tessuta  di  spago,  che  serve  a 
diversi  usi,  e  propriam.  a  tener  ferma  addosso 
alle  bestie  la  sella,  la  bardella  e  simili. 
«  Cinghia  o  Cigna,  per  Quel  passamano  o  gallone, 
con  cui  si  tirano  su  i  cristalli  della  carrozza. 
§  Cengie  da  caréga;  Cigne:  Quelle  che  sosten- 
gono il  piano  imbollito  della  seggiola. 

^eug-iòn.  s.  m.  Cignone:  Cinghia  grande,  e 
propriam.  è  nome  di  Quelle  due  cigne  di  cuojo, 
che  sostengono  la  cassa  della  carrozza  e  simili. 

^eniasso  s.  m.  Cenerone,  Ceneraccio:  La  ce- 
nere sfruttata  che  ha  servito  al  bucato  e  non 
contiene  più  alcali. 

^enie  s.  f.  Cenere.  Nel  sing.  poetic.  si  usa 
tanto  in  masch.  quanto  in  femm.;  nel  plur.  è 
sempre  femminile:  Quella  polvere  nella  quale  si 
risolve  tutto  ciò  che  abbrucia. 

—  cada;  Cinigia:  Cenere  calda  mista  per  lo  più. 
con  poca  e  minuta  bragia.  Si  suol  mettere  nei 
veggi  fcavagninj,  nella  cassetta  da  piedi  o  al- 
trove, dove  occorra  di  avere  un  blando  calore. 

—  santa;  La  cenere  o  Le  ceneri:  Quella  cenere 
particolare,  con  cui  il  Sacerdote  segna  la  fronte 
de'  fedeli  il  primo  dì  di  Quaresima. 

%  O  gidi-no  de  Genie  ;  Il  dì  di  Cenere  o  delle  Ce- 
neri :  Il  primo  dì  di  Quaresima. 

§  Amia  in  cenie;  Andar  in  cenere,  Diventar  ce- 
nere. Incenerirsi. 

§  Dove  gh'é  stceto  dò  féugo,  gh'é  sempre  da  cenie 
cada;  Dove  vi  è  slato  il  fuoco,  vi  sa  sempre 
di  bruciaticcio  V.  Féugo. 
^eniòu.  s.  m.  Ceneracciolo  :  Grosso  panno  di 
canapa,  con  cui  si  copre  i  panni  che  sono  nella 
conca  del  bucalo,  e  sopra  il  quale  si  versa  la 
cenere  per  fare  il  ranno,  o  si  versa  l'acqua  bol- 
lente con  cenere. 
^euu-a  s.  f.  Cena:  Il  mangiar  che  si  fa  la 
sera;  ed  anche  Ciò  che  si  mangia  a  cena. 

—  Domini;  Cena  Domini,  Cena  del  Signore,  Sacra 
cena:  La  cena  che  il  Signor  Nostro  fece  co'  suoi 
Apostoli  il  giovedì  santo,  dopo  aver  loro  lavali 
i  piedi,  giorno  precedente  la  sua  Passione. 

§  Chi  va  in  letto  sensa  cenn-a,  tutta  a  néulte 
se  remenn-a;  Chi  va  a  letto  senza  cena,  tutta 
notte  si  dimena,  cioè  Non  dorme. 

14 


210 


CEN 


CEP 


S  Fa  da  gcnn-a;  Far  da  cena,  vale  Preparare  il 
cibo  per  la  cena. 

S  Litiga  0  disnà  co-a  cenn-a;  Non  accozzar  la 
cena  col  desinare,  dicesi  di  Chi  ha  magrissimo 
guadagno  e  non  suflìciente  alla  vita. 

S  Mangia  doppo  cenn-a;  Tusignare;  e  quindi  Pu- 
signo  diresi  11  mangiare  che  si  fa  dopo  cena. 
Oensó  s.  m.  Censore,  Corretlore:  Propriam.  Chi 
esamina ,  corregge  e  dà  giudizio   de'  componi- 
menti altrui. 

n  Censore,  per  Una  specie  di  dignità  delle  Acca- 
demie. 

n  —  Preso  in  cattiva  parte,  vale  Critico,  e  dicesi 
di  Colui  che  per  inclinazione  censura  o  critica 
i  delti  e  i  fatti  altrui. 
Censùa  s.  f.  Censura,  Correzione,  Riprensione, 
.  Sindacato. 

«  Censura,  per  Una  sorta  di  pena  ecclesiastica  im- 

•  ■  posta  dai  canoni  o  dal  Papa  a  coloro  che  non 

obbediscono  alle  leggi  della  Chiesa. 
Oensùz*».  V.  a.  Censurare:  Comunem.  usasi  da 
-vuoi  nel  signific.  di  Sindacare,  Criticare,  Biasi- 

•  mare,  Riprendere. 

^enta  s.  f.  Cintura,  Cintola,  Cintolo,  ed  anche 
Cinta  e  Cinto,  ma  son  voci  pochissimo  usate: 
Fàscia  di  seta,  di  panno  o  d'altro,  colla  quale 
si  cingono  le  vesti  al  mezzo  della  vita. 

— *  da  carossé  o  c'a  maince;  Fasciacca  e  Fusciacca: 

-■'■  Cintura  di  seta  o  d'allro,  che  si  portava  cinta  alla 
vita  per  ornamento,  e  tuttora  si  porla  alluci- 
gnolata  da'  marinai,  da'  vetturini,  ecc. 

Mentana  s.  m.  Centinaio,  al  plur.  Centinaia  : 
Somma  che  arriva  al  numero  di  cento. 
«  Centenario:  Quella  cerimonia  o  solennità  fatta 
ogni  cent'anni  da  un  dato  avvenimento,  o  per 
onorare  la  memoria  di  qualche  Santo  o  altroj 
che  anche  dicesi  Anno  secolare. 
S  A  cenlancea;  A  centinaia.  Posto  avverb.  vale 
A  cen'o  per  volta,  ma  usasi  per  lo  più  indeter- 
minatam.  e  vale  In  gran  numero. 

Oentaurea  minò  s.  f.  Centaurea  minore. 
T.  botan.  Centaurea  minor.  Erba  medicinale 
amarissima,  che  nasce  comunem.  nelle  terre  sec- 
che e  sabbionose,  ne' monti  aprichi  e  ne'  boschi. 
Fiorisce  in  giugno  e  luglio,  e  dà  dei  fiori  somi- 
glianti a  quelli  del  garofano  per  l'aspetto  e  il 
colore,  ch'è  però  meno  carico.  É  pianta  annua, 
ed  è  stimala  malevole  per  togliere  la  febbre.  Chia- 
masi anche  Cacciafebbre,  Riondella,  Fiel  di  terra, 
Calcatreppo,  Calcalreppolo. 

^eiite:xiixio  s.  m.  Centesimo  e  per  sinc.  Cen- 
tesmo:  La  centesima  parte;  ed  è  anche  Nome 
nnmer.  ordin.  di  Cento. 
I»  Centesimo,  per  Jloneta  piccola  di  rame  che  vale 
La  centesima  parte  della  lira. 

Oenti  s.  m.  plur.  Pianti,  Lagrime:  Versamento 
di  lagrime  per  cagion  del  piangere. 

^ento  s.  m.  Cento  :  Numero  contenente  Dieci 
decine  j  allrim.  Centinaio, 
n  Cento,  alle  volte  usasi  come  add.  numer.  :  Cen- 
t'omnii,  Cento  Zie,  ec;  Cent'uomini,  Cento  lire,ec. 
»  —  ed   anche  per  Numero  indeterminato  rife- 
rente Gran  quantità:  Me  pà  cent'anni  che...  Mi 
paion  cent'anni  che  . . 
S  De  semme  in  cento;  Delle  mille  una  volta,  Di^ 
tempo  in  tempo.  Di  quando  in  quando,  A  volta 
a  volta,  Alcune  volte,  Di  rado,  Raramente. 

^eutog-ambe  s.  m.  Centogambe,  Millepiedi: 


Insetto  nero  composto  come  di  tanti  anelli,  a 
ciascuno  de'  quali  sono  due  picciolissime  e  sottili 
gambe. 

^entopelle  s.  m.  Centopelle:  11  terzo  sto- 
maco degli  animali  ruminanti ,  quello  cioè  che 
riceve  il  cibo  dalla  trippa  e  lo  manda  alla  mol- 
letta, detto  in  term.  anatom.  Omaso.  Il  Cento- 
pelle  de'  piccoli  ruminanti  dicesi  pure  Rerrettini. 
"  Centopelo ,  chiamasi  per  ischerzo  e  bassamente 
L'ano. 

Oenti'alizza  v.  a.  Centralizzare:  Far  cen- 
tro. Volgere  e  Ridurre  molte  cose  ad  un  centro. 

Oeutiralizzazión  s,  f.  Centralizzazione, 
Accentramento,  Concentramento  V.  Centralizza. 

Oentro  s.  m.  Centro  :  Punto  nel  mezzo  del  cer- 
chio della  sfera;  ed  anche  II  mezzo  o  La  parte 
pili  addentro  di  checchessia. 

—  de  gravita;  Centro  di  gravità:  Quel  punto  nel 
quale  appesi  i  gravi  sfanno  in  equilibrio. 

§  Ése  ne-o  so  centro;  Esser  nel  suo  centro  o  nella 
sua  piscina,  cioè  Nel  luogo  dove  maggiormente 
si  ama  di  slare. 

§  Sta  in  ti  so  centri;  Stare  o  Starsi  ne'  suoi  cenci 
0  ne' suoi  panni,  vale  Non  s'intricare  con  per- 
sone di  rango  superiore.  Non  aver  desiderii  oltre 
la  propria  sfera. 
^entùa  s.  f.  Cintura,  Cintola  :  Il  luogo  dove  la 
cintura  si  cigno. 

—  da  spà;  Cintura  della  spada  V.  Centùròn. 

—  de  chéujo;  Scheggiale:  Cinto  di  cuoio  con  fibbia. 

—  di  càsoin;  Serra,  e  più  comunem.  al  plur.  Serre: 
L'estrema  parte  superiore  de'  calzoni ,  la  quale 
cucita  ai  dinanzi  e  ai  didietri  fa  il  giro  della 
vita,  cignendo  i  lombi,  e  si  abbottona  sul  davanti. 

^entùrin.  s.  m.  Cinturino,  Cintolino.  Dimin. 
di  Cintura. 

^entùròn.  s.  m.  Cintura  della  spada  :  Quella 
fascia  di  pelle  o  d'altro  che  serve  a  tener  cinta 
al  fianco  la  spada  o  simile. 

^eottaja  s.  f.  Cerotto,  dicesi  d'Un'opera  d'arte, 
come  pittura  o  disegno,  che  sia  fatta  male  e  non 
abbia  pregio;  e  generalmente  di  Qualunque  cosa 
bruita  e  malfatta  nel  suo  genere;  altrim.  Porcheria. 

^eotto  s.  m.  Cerotto:  Composto  medicinale 
fatto  di  cera  o  altra  materia  tenace,  perchè  si 
appicchi  in  sui  malori, 
w  Cerotto  V.  sopra  Ceottaja. 
I)  Lercio,  Lezzone,  Sudicio,  Sporco,  dicesi  figurai, 
di  Persona  di  porchi  costumi  e  schifa:  A  fé  un 
ceotto;  EH'è  una  lercia,  una  lezzona. 

^éppa  s.  f.  Ceppaia:  La  parte  del  ceppo,  alla 
quale  sono  appiccale  le  radici  dell'albero. 

^eppà  s.  f.  Colpo  dato  col  calcio  dell'archibu- 
gio: O  g'ha  dcBto  ùnn-a  ceppa  in  tò  stéumago; 
Lo  percosse  nel  pelto  col  calcio  del  fucile. 

^eppo  s.  m.  Ceppo ,  Toppo  :  Pezzo  di  pedale 
grosso  di  qualunque  albero  atterrato,  solamente 
riciso,  e  serve  a  vari  usi. 
«  Ceppo,  per  Quel  legno,  sul  quale  si  decapitavano 

colla  mannaia  i  malfattori. 
1)  —  Figurat.  usasi  per  Origine  di  famiglia,  Sti- 
pite; tolta  la  metaf.  dal  ceppo  degli  alberi,  ed 
usasi  per  lo  più  in  mala  parte:  0  ven  da  un 
geppo  che  ecc.;  Egli  viene  da  ceppo  tale  che  ecc. 

—  Usato  al  plur.  dicesi  Quello  slrum.  col  quale  si 
serrano  i  piedi  ai  prigionieri:  L'han  misso  a-i 
^eppi;  L'hanno  messo  ai  ceppi. 

—  tfa  briìxà;  Ceppo,  Ciocco:  Piede  dell'albero  o 


CER 


CER 


211 


di  pianta  cedua,  separato  dal  fusto,  spaccato  in 
pezzi,  che  chiamansi  Cepperelli  o  Ceppatelli,  e 
serve  per  ardere, 

—  da  canipann-a;  Coppo,  Mozzo,  Cicogna:  Quel- 
l'armatura di  {crosso  legnaniP,  in  cui  sono  inca- 
strate le  trecce  o  maniche  della  campana. 

—  da  maxelld;  Desco,  Descheria:  Banco  o  Ceppo 
sul  quale  si  taglia  la  carne  alla  beccheria. 

—  da  pesta  e  casta gne;  Pestat(tjo:  Ceppo  sul  quale 
si  lia:tono  le  castagne  secche  chiuse  in  un  sac- 
chetto per  mondarle  dalla  buccia. 

—  da  tramezi;  Ceppicale.  T.  di  cartiera.' Vezzo 
di  pietra  fermato  a  fior  di  terra,  con  buca  qua- 
drangolare nella  faccia  superiore  dov'è  piantato 
il  tramezzo. 

—  dell' anchizze;  Ceppo  o  Toppo  delj'incudine:  Quel 
toppo  di  legno,  su  cui  è  fermata  l'incudine. 

—  dcU'àncoa;  Ceppo  dell'ancora:  Unione  di  due 
pezzi  di  legno  della  medesima  figura  e  taglio, 
strettamente  congegnati  insieme  mediante  perni 
0  caviglie  di  ferro  o  di  legno,  la  quale  rinchiude 
0  incassa  il  fuso  dell'ancora  appunto  sotto  al- 
l'occhio della  cicala. 

—  d5  ciùnctfo;  Ceppo  del  pialletto  o  della  pialla 
(ciiinassaj:  Quel  legno  in  cui  è  imbiettato  il 
ferro;  la  sua  parte  inferiore  dicesi  Piano. 

—  dò  ghindai)  ;  Ceppo,  Toppo  dell'arcolajo:  Quel 
piede  di  legno  o  di  marmo,  nel  cui  mezzo  è 
conficcata  un'asta  di  ferro,  che  serve  a  soste- 
nere l'arcolajo. 

—  dò  scciéuppo  ;  Calcio  dell'archibuso:  La  parte  più 
grossa  della  cassa,  in  cui  è  incastrata  la  canna 
dell'archibuso. 

S  Avei  un  bello  ceppo  de  barba  ;  Aver  una  bella 
barba,  vale  Aver  barba  folla. 

S  Chi  veste  un  ceppo,  o  pd  un  vesco  ;  Chi  veste 
un  zoccarello,  ei  pare  un  fanterello.  Prov.  che 
significa  che  Una  persona,  abbenchè  bruttissima, 
quando  è  ben  vestila,  fa  una  bella  comparsa. 

S  E  bùscagge  s'assòmeugiun  a-i  ceppi;  La  scheg- 
gia ritrae  dal  ceppo  V.  Bùscaggia. 

S  Lcgne  de  ceppo;  Legne  pcdagnuole:  Legne  dei 
boschi  cedui,  tagliale  dal  ceppo,  e  lasciate  tonde 
0  al  più  rifesse  in  due. 
^erca  v.  a.  Cercare:  Adoperarsi   per    trovare 
ciò  che  si  desidera. 

M  Cercare,  per  Cercare  tastando  :  Lascioeme  cerca 
6  poso;  Lasciatemi  cercar  il  polso. 

«  —  per  Scrutinare,  Investigare:  Ilo  cercóu  dap- 
pertutto; Ho  cercalo  da  per  tulio. 

t»  —  per  Chiedere,  Domandare:  Ho  gercóu  d'ot- 
tegni  quell'impiego;  Ho  cercato dotlenere  quel- 
r  impiego. 

«  —  per  Impacciarsi,  Intrigarsi:  MI  nò  cerco  ni- 
sciùn;  lo  non  cerco  nessuno. 

«  — per  Tentare,  Procurare:  0  l'ha  cercóu  de 
scappa;  Egli  cercò  di  fuggire. 

—  dappertutto  ;  Braccare,  Rimuginare,  Rivilicare, 
Fiutar  tutti  gli  usci.  Cercar  ogni  buco:  Cercar 
qua  e  là  per  ogni  dove,  dappertutto  che  o  chic- 
chessia. 

—  e  prùxe;  Dar  la  caccia  alle  pulci,  Scuoter  le 
;'  pulci,  Spulciare;  e  in  neut.  pass.  Spulciarsi,  Tòrsi 

le  pulci  d  addosso. 

—  in  testa;  Cercar  in  capo,  intendesi  I  pidocchi. 

—  ó  ma  cOmme  i  mcghi;  Cercare  il  mal  come  i 
medici,  vale  Cercare  il  pregiudìzio  suo  a  bella 
posta. 


—  5  pei  in  te  l'éuvo  ;  Cercare  o  Guardare  il  pel 
nell'uovo.  Modo  proverb.  e  vale  .Mettersi  a  con- 
siderare qualunque  minutissima  cosa.  Perdersi 
in  minutissime  osservazioni. 

—  un  per  ma  e  per  Itera;  Cercar  uno  per  mare 
e  por  terra,  o  per  mare  e  per  monli,  vale  Cer- 
carlo per  tulio. 

S  Chi  cerca  attréuva;  Chi  cerca  trova,  ovv.  Chi 
cerca  rogna,  rogna  trova.  Prov.  che  significa  Chi 
stuzzica  altrui,  ha  spesso  delle  nnje  e  de' fastidii, 
g  Cercdse  n.  p.  Cercarsi;  e  talvolta   parlando  di 
Servitori,  vale  Provvedersi  di  padrone. 
^ercettin  s.  m.  Cerchiettino,  Cerchiellino , 
Cerchielletto.  Dim.  di  Cerchietto. 
II  Cerchiptlino,  por  Anellino  V.  Cercetto  nel  2'  si- 
gnificalo. 
^ercetto  s.  m.  Cerchiello.  Dimin.  di  Cerchio. 
Piccolo  cerchio:  altrini.  Cerchiello. 
1)  Cerchietto,  per  Anello  andante  e  uniforme  nel- 
l'intero suo  giro,  senza  castone  o  altro. 

—  da  lùmmèa;  Nodo:  Quel  piccolo  cerchietto  me- 
tallico, da  cui  pendono  le  catenelle,  le  smocco- 
laloine  (mòcchette),  lo  spegnitojo  (campaninj  e 
il  fusellino  (agòggin). 

—  da  piatti;  Portapiatti,  Cercine:  Cerchietto  di 
vetrici  0  metallico,  su  cui  si  posano  i  pialli  in 
tavola. 

—  dò  mànego  dò  cólollo;  Viera,  Ghiera:  Quel 
cerchiello  che  si  mette  intorno  al  manico  del 
coltello,  quando  questo  non  è  metallico,  accioc- 
ché il  legno  non  si  fenda. 

—  do  tovaggiéu;  Cerchiello:  Piccolo  cerchio  d'a- 
vorio, di  legno  o  simile,  entro  cui  s'infila  il  to- 
vagliolo ravvolto  su  di  sé,  dopo  d'essersene 
serviti. 

Cerchia  s.  f.  Cerca:  Il  cercare  o  L'atto  di  cer- 
care: altrim.  Cercatura,  Ricerca,  Ricercamento. 
§  Andd  a  cerchia;  Andare  alla  cerca,  dicesi  dei 
Frali  mendicanti  quando  vanno  attorno  per  rac- 
corre  le  limosine  da'  loro  benefattori. 
I)  —  in  cerchia  d'ùnn-a  persónn-a,  ecc.;  Andar 
in  cerca  d'una   persona  o  cosa,  vale   Andarla 
cercando. 
%  Fratte  da  cerchia;  Cercatore,  chiamasi  con  tal 
nome  Quel  frale  laico,  eh 'è  deputato  a  andare 
raccogliendo  le  ìimosine. 

^ercia  v.  a.  Cerchiare  :  Cinger  di  cerchi,  Legar 
con  cerchi  vasi  a  doghe  o  allre  cose. 

^erciatùa  s.  f.  Cerchiatura,  Cerchiamento  : 
L'azione  del  cerchiare,  ed  anche  L'assettamento 
de'  cerchi  attorno  a  un  vaso  a  doghe  o  allre  cose. 

perciò  s.  m.  Cerchio,  poetic.  Cerco  :  Quello  che 
cinge,  circonda  e  attornia  qualsivoglia  cosa. 
11  Cerchio,  per  Quel  legame  di  legno  o  di  ferro, 
piegato  in  forma  circolare,  che  tiene  insieme  bi- 
gonce, botti,  tini  0  altri  simili  vasi. 
Il  —  Nel  num.  del  più  diconsi  Quelle  sottane  lar- 
ghe, cerchiate  di  giunchi  o  di  funicelle,  che  le 
tengono  intirizzite,  cui  porlan  le  donne  per  dare 
vistosità  alla  loro  persona. 

—  da  lùnn-a;  Ara,  e  comunem.  Alone:  Quella  ghir- 
landa di  luce  che  si  vede  talora  intorno  alla  luna. 

—  da  pippa;  Cerchio  della  pipa,  dicesi  Quel  nero 
che  acquista  il  caminetto  della  pipa  di  gesso  pel 
continuo  fumarvi  dentro. 

S  Cerci  dò  siasso;  Cassini  e  Cascini:  Que'  cer- 
chi di  cascina,  che  si  adoperano  per  gli  vagli, 
slacci,  ecc. 


212 


CER 


n  —  di  bùttafèua;  Cerchi  di  buUafuori.  T.  mar. 
Cerchi  doppi  di  ferro  delia  forma  di  un  8,  un 
occhio  de' quali  abbraccia  l'estremità  del  basso 
pennone,  l'altro  resta  libero,  e  serve  a  farvi  pas- 
sare il  buttafuori  del  coltellaccio,  quando  si  vuol 
mettere  fuori  questa  vela. 

„  —  di  puntce;  Cerchi  di  puntali.  T.  mar.  Fasce  di 
ferro  che  circondano  il  piede  e  la  testa  de'  pun- 
tali 0  nella  stiva  o  tra  i  ponti. 

«  —  de  testa  de  mou  ;  Collare  di  testa  di  moro. 
T.  marin.  È  un  Semicerchio  di  ferro,  che  si 
muove  a  cerniera  sopra  l'una  delle  sue  estremità, 
ed  essendo  posto  davanti  del  suo  cappelletto  ab- 
braccia l'albero  superiore,  lo  mantiene  al  suo 
luogo,  vicino  alla  testala  dell'albero  inferiore,  e 
si  ferma  con  una  copiglia  all'altra  sua  estremità. 

§  Aveì  un  cercio  a  testa;  Avere  la  spranghetta 
V.  Aveì. 

%  Dà  ùnn-a  bòtta  a-o  cercio  e  l'atra  a  bòtte  ; 
Dar  un  colpo  al  cerchio  e  uno  alla  botte  V.  Bótte. 

%  Schissd  i  cerei  a  ùnn-a  persònti-a;  Picchiare 
uno.  Zombarlo,  Dargli  un  buon  carpicelo  di  busse. 
^erción  s.  m.  Cerchione:  Lastra  grossa  di  ferro, 
con  cui  si  circondan  le  ruote  delle  carrozze,  per 
renderle  piìi  salde  e  più  durevoli. 
Oéreo  s.  m.  Cero:  Detto  assolutam.   intendesi 
Il  cero  pasquale,  ed  è  Una  candela  grossissima 
di  cera,  che  nelle  chiese  solennemente  si  bene- 
dice il  sabato  santo. 
^erin  s.  m.  Cerino:  Slo^pim  CmvcchettoJ  che 
variamente  ravvolto  su  di  sé,  ovv.  ripiegato  in 
piccola  matassa  si  adopera  per  farsi  lume;  in  Tose, 
dicesi  comunem.  Stoppino  V.  Mócchetto. 
^eriotto  s.  m.  Candelotto  :  Candela  piuttosto 
corta  e  grossa,  che  serve  per  le  lumiere,  per 
le  ventole  e  simili. 

—  da  carossa;  Candelotto  dà  carrozza:  É  più  corto 
e  più  grosso  e  poncsi  ne' fanali  delle  carrozze, 
quanc's  non  vi  si  arde  olio. 

^erne  v.  a.  Cernere,  Cernire,  Scegliere  e  per 
sinc.  Scerre  :  Separare  o  Metter  di  per  sé  cose 
di  qualità  diversa  per  distinguerle  o  per  eleg- 
gerne la  migliore. 

—  e  prùxe  a  ùnn-a  personn-a;  Riandare  o  Rive- 
dere le  bucce  a  uno,  fìgur.  ,vale  Rivedergli  se- 
verissimamente il  conto  delie  sue  azioni. 

—  l'insalatla;  Mondare  o  Nettar  l'insalata,  vale 
Tòrie  e  gettar  le  parti  men  buone  e  cattive. 

. —  5  riso,  i  faxéu,  ecc.;  Nettare  il  riso,  i  fagiuoli 
e  simili,  vale  Tòrgli  e  gettar  via  il  mal  seme  o 
altra  mondiglia. 
S  Cernise  n.  p.  Cernersi,  Cernirsi,  Scegliersi. 

^erneg-g-ia  v.  a.  Vagliare,  Crivellare:  Pro- 
priam.  Sceverare  col  vaglio  da  grano  o  biada  il 

^'mal  seme  o  altra  mondiglia. 

^erneg'g'io  s.  m.  Vaglio,  Crivello:  Arnese 
di  pelle  forata,  distesa  sopra  un  cerchio  di  legno, 
•  e  che  agitandosi  si  adopera  a  mondar  grano  o 
biade  da  cattive  semenze  o  altre  mondiglie. 

pernia  s.  f.  Cerna,  Scelta  :  La  cosa  cattiva  se- 
parata dalla  buona. 
«  Cerna,  per  Separazione  o  Divisione. 

^eirtameute  avv.  Certamente,  Di  certo,  Per 
certo,  Al  corto.  Senza  dubbio:  In  modo  da  non 
potersene  dubitare;  antic.  Certanamente. 

^eirtessa,  s.  f.  Certezza,  Certiludine,  Certo, 
antic.  Certanza:  Stato  in  cui  si  trova  lo  spirito 
pllorchè  non  ha  più  luogo  di  dubitare. 


CER 


Oertid.u.11  pron.  plur.  Certuni,  Alcuni,  Taluno: 
quest'ultima  voce  non  sì  adopera  che  nel  sing. 

Oertiflcà/  v.  a.  Certificare  :  Dare  o  Fare  una 
attestazione  in  iscritto.  Voce  dell'uso. 

Oertificato  s.  m.  Attestato,  e  nell'uso  Certifi- 
cato: Testimonianza  in  iscritto  ad  uso  privalo  o 
pubblico. 

^erto  s.  m.  Certo,  Io  stesso  che  Certezza  :  San 

tra  5  certo  e  l'incerto;  Sono  tra  'I  certo  e  l'incerto. 

%  Lascia  d  gerto  pe  l'incerto;  Lasciar  il  proprio 

per  l'appellativo,  vale  Lasciar  le  cose  sicure  per 

le  incerte  e  dubbiose. 

^erto  add.  Certo:  Ch'è  secondo  verità.  Chiaro, 
Indubitato,  'ncontestabile,  e  dicesi  delle  cose. 
"  Certo,  parlando  di  persone,  vale  Che  ha  cer- 
tezza, Sicuro,  Accertato,  Chiarito:  Son certo  che... 
Sono  certo  che... 
Il  —  Aggiunto  a  tempo,  vale  Stabilito,  Fissato, 

Convenuto,  Determinato. 
«  —  Alle  volte  si  adopera  come  relativo  di  qua- 
lità :  Ghe  son  certe  persónn-e  che  ecc.  ;  Vi  son 
certe  persone  che  ecc.  Gh'é  vegnùo  ùnn~a  certa 
insciaggia . . .  Gli  venne  certa  enfiatura... 
S  A  l'è  gerla  e  segua  ;  É  certo,  É  indubitato. 
%  Aveì  de  gerto;  Aver  di  certo.  Tener  certo,  vale 

Aver  certezza,  Aver  di  sicuro. 
%  Sta  gerto;  Star  certo,   Esser  certo,   vagliono 
Esser  sicuro. 

^erto  pron.  Certo,  Alcuno,  ma  comunem.  usasi 
al  plur.  V.  Certidùn. 

^erto  avv.  Certo,  Certamente,  Di  certo,  Per 
cèrto  V.  Certamente. 
§  Certo  che;  Certo  che,  Per  certo  che,   Certa- 
mente che. 

Cervella  s.  f.  Cervello,  e  al  plur.  Cervelle  e 
Cervella:  Massa  di  sostanza  molle,  rinchiusa  nella 
cavità  del  cranio,  e  che  è  Uno  dei  principali  or- 
gani della  vita:  altrim.  Cerebro,  e  antic.  Celabro. 

Cervella  s.  m.  Cervellata  e  Cervellato:  Com- 
posto di  grascia  e  di  cervello  di  porco,  triturati 
minutissimamente,  insalati  e  regalati  d'aromi  e 
di  cacio  lodigiano  grattugiato;  il  qual  composto 
si  usa  come  condimento  di  brodi  da  zuppe,  o 
come  ripieno  d'altre  vivande,  e  si  vende  insac- 
cato in  budelle  tinte  in  giallo  col  zafferano,  e 
strozzate  a  lunghezza  di  spanna  come  i  rocchj 
de'saicicciuoli  comuni  o  de' sanguinacci. 

ipewelletto  s.  m.  Cervelletto,  Cerebello.  T. 
anat.  La  parte  posteriore  del  cervello,  ch'è  Una 
massa  midoliosa  situala  nelle  fosse  inferiori  del- 
l'occipitale. 

^ervellin  s.  m.  Cervellino,  Bell'umore,  dicesi 
figurai,  ad  Uomo  bizzarro,  stravagante,  e  talora 
iutraltabile. 

^ex-vello  s.  m.  Cervello  V.  Cervella. 

n  Cervello,  per  Genio  e  L'uomo  che   abbia  cosi 

fatto  genio,  e  al  plur.  dicesi  Cervelli  :  Ghe  son 

gerii  cervelli  cAe.  ..Vison  di  tali  cervelli  che... 

n  —  per  Intelletto,  Giudizio,  Ingegno,  che  anche 

scherzev.  in  questo  signif.  dicesi  Celloria. 
S  Aveì  dò  gervello  ;  Aver  cervello,  figur.  vale  Es- 

sei-e  savio,  giudizioso,  prudente, 
n  —  5  gervello  a  posto,  a  segno;  Aver  il  cer- 
vello a  partito,  vaie  Aver  senno,  Sapere  quel  che 
uno  si  fa. 
n  —  5  gervello  chi  vacilla;  Aver  il  cervello  bal- 
zano. Aver  il  cervello  fallo  a  orinoli  o  al  tor- 
nio, dicesi  d'Uomo  di  cervello  vago,  incostante. 


CET 


CHE 


213 


M  —  6  gervello  in  te  carcagne;  Aver  il  cervello 
nelle  calcagna  o  sopra  la  berretta,  dicesi  di  Chi 
precede  inconsideratamente,  con  poco  senno. 
n  —  tanto  gervello  quanto  un  mdscin;  Aver  meno 
cervello  d'un  grillo  o  d'un'oca  o  d'una  gatta,  vale 
Esser  scemo  di  giudizio,  Essere  sciocco,  privo 
di  senno. 
S  Dàse  a  fa  accomoda  5  gervello;  Darsi  a  rim- 
pedular  le  cervella,  figurai.  Esser  rimaso  senza 
giudizio,  come  s'è'  si  fosse  mandato  a  racconciare. 
S  Fd  perde  5  cervello  a  un  ;  Cavar  uno  di  cer- 
vello, figurat.  vale  Fargli  girar  il  capo,  Sover- 
chiamente importunarlo. 
§  Lambiccàse  5  cervello;  Beccarsi  o  Stillarsi  il 
cervello,  Mulinare,  Fantasticare,  Bischizzare,  va- 
gliono  Affaticar  l'intelletto,  Arzigogolare  intorno 
a  una  cosa,  Applicarsi  a  cose  che  affatichino 
l'imaginazione. 
S  Senso  cervello;  Dicervellato,  figurat.  vale  Senza 
senno.  Sciocco,  Mentecatto. 

^ei"VO  s.  m.  Cervo,  Cervio,  Cerbio  :  Animai  qua- 

,.  drupede  boschereccio  che  ha  palchi  e  corna  ra- 
morale ,  ed  è  velocissimo  al  corso.  -  Cerbiatto , 
Cerviallo,  Cerbietto,  Cervetto,  Cervietto  dicesi 
Il  cervo  giovine  ;  Fusonc,  il  cerbiatto  del  secondo 
anno,  in  cui  gli  spuntano  le  corna  senza  rami. 

Oessài  v.  n.  Cessare,  Tralasciare,  Restare,  Ri- 
stare, Finire  :  Non  proseguire  più  avanti.  Sospen- 
dere un'azione. 

—  de  vive;  Cessar  di  vivere,  vale  Morire. 
%  Scnsa  cessa;  Senza  ristare. 

Oessazión  s.  f.  Cessazione,  Cessamente,  antic. 
Cessagione,  Cesso:  L'atto  di  cessare,  Interru- 
zione di  cosa  incominciata. 

Oessiòu  s.  f.  Cessione  :  Contratto,  col  quale  un 
individuo  trasferisce  in  un  altro  i  suoi  diritti  so- 
pra una  cosa  qualunque,  e  segnatamente  sopra 
un  credito. 

Oessionàios.  m.  Cessionario  :  Quegli  al  quale 
si  fa  la  cessione. 

^estìn  s.  m.  Cestino:  Sorta  di  paniere  di  figura 
ovale  colle  sponde  molto  alte,  intessuto  per  lo 
pili  di  stecche  o  assicelle  di  castagno,  per  uso 
di  mettervi  dentro  roba  da  mangiare  ed  altre  cose. 

^èta*  s.  f.  Ceretta,  Cerino:  Piccolo  cannello  di 
pomata,  che  serve  per  darsi  a'  capelli. 

^etjrou  s.  m.  Arancia,  Melarancia  ed  anche  Po- 
marancia:  Il  frutto  dell'arancio  (Citrus  auran- 
tiumj.  Specie  d'agrume,  ordinariam.  rotondo, 
con  buccia  o  corteccia  grossa,  d'un  bel  giallo 
dorato  o  di  zafferano,  la  polpa  divisa  in  ispicchi 
CgaeliJ  più  o  meno  dolce  secondo  le  varietà.  Ve 
n'ha  di  più  specie,  come  il  Bergamotto,  il  Chi- 
notto, l'Arancio  forte  ossia  Melangola  fMargait- 
tin),  l'Arancio  mandarino  (Mandarin),  l'Arancio 
di  Portogallo  (Portugà),  ecc.  V.  le  voci  Ber- 
gamotto,  Chinotto,  ecc. 
S  Co  de  getrón;  Arancio,  Arancioso,  Aranciato, 
e  più  comunem.  Ranciato,  Rancio:  Color  d'a- 
rancia matura.-  Arancione,  Di  color  arancioso 
molto  acceso.  - 

.  ^etzròua.tai  s.  f.  Aranciata  :  Bevanda  composta 
d'acqua,  sugo  d'arancia  e  zucchero. 

Oetta<  s.  f.  Crespa,  e  più  comun.  al  plur.  Crespe: 
Certe  pieghe  fatte  apposta  alle  camicie  e  simili,  o 
per  via  di  cucito  o  col  ferro  da  stirare;  ed  anche 
Quelle  piegoline  rilevate  e  angolari  onde  si  arric- 
ciano, specialm.  in  Genova,  càmici,  cotte  e  simili. 


§  Cette  a  cannònetto;  Pieghe  a  cannoncino. 

it  —  co-e  ciocche;  Pieghe  a  gala;  e  sono  per  lo 
lungo. 
Oettinu.-a  s.  f.  Piegolina,  Pieghettina,  Pie- 
ghetta. Dimin.  di  Piega. 

S  Cettinn-e  a  pètoinn-a;  Pieghe  in  tràlice:  Pie- 
ghe fatte  a  sghembo. . 

n  —  pe  refesso;  Piegoline  a  gala;  e  sono  trajs- 
versaii. 
^eù.ttro  s.  m.  Centina  V.  Ceillro. 
^evòlla  s.  f.  Cipolla  V.  Ciaola. 
Olxecclxezzàj  v.  n.  Schiamazzare,  e  alla  fior. 
Stiamazzare:  Propriara.   Il  gridar  delle  galline 
quando  hanno  fatto  o  prima  di  far  l'uovo. 

«  Tartagliare:  Ripetere  per  impedimento  di  lingua, 
0  per  difetto  di  scieltezza  nella  pronunzia,  le 
prime  sillabe  prima  di  poter  seguitare. 
Oheim-a  d.ó  f^Bug-o;  Catena  da  fuoco: 
Quella  catena  pendente  da  una  spranga  di  ferro, 
che  più  in  alto  attraversa  la  gola  del  camino 
nella  cucina,  per  attaccarvi  pajuoló,  calderone 
0  simile  sopra  la  fiamma. 
Oliéu.  s.  m.  Cuore,  e  poetic.  Core  :  Viscere  prin- 
cipale del  petto,  ch'è  l'organo  della  circolazione, 
nel  quale  le  vene  portano  il  sangue,  e  dal  quale 
riesce  poi  per  le  arterie  a  nutrire  tutte  le  parli 
del  corpo.  I  macellai  di  Firenze  chiamano  Palla 
II  cuore  degli  animali  bovini. 

n  Cuore,  per  similit.  Centro,  Mezzo:  In  t5  chéu 
dell'inverno;  Nel  cuor  dell'inverno. 

M  —  Metaf.  si  prende  sovente  dagli  amanti  in  senso 
di  Vita,  esprimente  svisceratezza  d'affetto:  Lunxi 
da  vof,  mce  chéti,  còmm'hò  da  vive  ?  Lungi  da 
voi,  cuor  mio,  come  posso  vivere? 

n  —  per  Animo,  Mente,  Pensiero:  iViscJtin  «a  cose 
m'agge  in  tò  chéu;  Nessuno  sa  quel  ch'io  mi 
abbia  in  cuore. 

ti  —  per  Ardimento,  Coraggio:  Bezéugna  fase  dò 
chéu;  Bisogna  farsi  cuore. 

•I  —  Presso  gli  Artefici  dicesi  Qualunque  cosa  falla 
in  forma  di  cuore:  Un  chéu  d'argento,  d'óu; 
Un  cuor  d'argento,  Un  cuor  d'oro. 
—  da  camixa  ;  Cuoricino  :  Pezzetto  di  tela  tagliato 
a  foggia  di  cuore,  che  talora  si  mette  per  for- 
tezza all'angolo  dello  sparato  del  petto. 

§  Aliar gàse  5  chéu;  Allargarsi  il  cuore,  Sbarrarsi 
il  cuor  nel  petto,  vagliono  Provar  piacer  gran- 
dissimo. 

§  A  moddo  de  chéu;  A  cuore.  Posto  awerb.  vale 
In  forma  di  cuore. 

S  Arranca  5  chéu  ;  Spezzare,  Strappare,  Lacerare 
il  cuore,  Dispiacere  in  sino  al  cuore,  figur.  va- 
gliono Dispiacere  sommamente.  Dar  soverchio 
dolore. 

S  Arrecuved  6  cAc'm;  Confortare  il  cuore.  Ricreare, 
Riconfortar  l'animo. 

S  Arvi  5  so  chéu  a  ùnn-a  persdnn-a;  Aprire  il 
cuore  0  l'animo  suo  ad  alcuno.  Aprirsi  con  al- 
cuno, vagliono  Palesargli  ogni  più  segreta  cosa, 
Parlargli  candidamente. 

S  Arvìse  o  chéu;  Scoppiare,  Crepare,  Spezzarsi 
il  cuore,  vagliono  Sentir  sommo  dispiacere  o  do- 
lore :  Ho  0  chéu  chi  se  m'arve  ;  Il  cuor  mi  si 
spezza,  Mi  crepa  il  cuore. 

§  Aveì  a-o  chéu  ùnn-a  cosa;  Aver  a  cuore  o  a 
petto  checchessia,  Star  checchessia  sul  cuore,  nel 
cuore  0  in  mezzo  al  cuore,  vagliono  Aver  pas- 
sione, dolore,  ecc.  per  quella  tal  cosa. 


214 


CHE 


CHE 


n  —  dB  chéu;  Aver  cuore,  Esser  di  cuore,  va- 
gliono  Esser  persona  coraggiosa,  Aver  coraggio, 
forza,  ardire. 

»  -^  in  chéu;  Aver  a  cuore,  in  cuore  o  nel  cuore, 
vale  Aver  nel  pensiero,  nell'animo,  nella  me- 
moria, ecc.  :  Non  avcivo  atro  in  chéu  che. . .  Non 
avevo  altro  in  cuore  che... 

«  —  in  scià  lengua  quello  che  s'ha  in  tò  chéu; 
Aver  sulla  lingua  quello  che  si  ha  nel  cuore,  vale 
Parlare  o  Trattare  con  sincerilù,  senza  finzione. 

n  —  in  tó  chéu;  Aver  nel  cuore  o  nel  petto,  vale 
Conservar  nell'animo,  nel  pensiero;  e  talvolta 
Tener  celata  una  risoluzione  già  presa. 

»  —  5  chéu  contento;  Aver  il  cuore  nello  zuc- 
chero 0  nelle  viole,  vale  Esser  allegro,  contento, 
tranquillo,  ecc. 

1»  —  5  chéu  in  te  réuze  V.  sopra  Aveì  B  chéu 
contento. 

n  —  sette  chéu  e  sette  figaeti  V.  Aveì. 

Il  —  un  chéu  ben  [ceto  ;  Esser  di  buon  cuore, 
vale  Aver  somma  bontà. 

M  —  Mn  chéu  da  lion;  Aver  un  cuor  da  leone, 
vale  Aver  un  gran  coraggio. 

n  —  un  chéu  da  peccetto;  Avere  un  cuore  da 
sgricciolo,  vale  Aver  poc'animo,  poco  coraggio. 

i>  —  un  chéu  duo;  Aver  un  cuor  duro  o  di  ferro, 
0  più  duro  d'un  macigno.  Aver  un  animo  efferato, 
vagliono  Essere  crudele,  inumano,  senza  cuore. 

%  Batte  0  chéu;  Battere  il  cuore  V.  Batte. 

S  Brùxó  de  chéu   V.  Brùxó. 

S  Cazze  5  chéu;  Cadere  o  Cascare  il  cuore  o  l'a- 
pinio,  Perdere  il  cuore,  vagliono  Smarrirsi  d'ani- 
mo. Scoraggiarsi;  e  talvolta  Sbigottirsi  per  mala 
novella  o  per  accidente  improvviso. 

.f>  —  ó  chéu  de  fa  ùnn-a  cosa  ;  Star  sul  cuore  di  far 
checchessia,  vale  Averne  pensiero,  desiderio,  voglia. 

5  Cianze  5  chéu;  Piangere  il  cuore.  Esser  do- 
lente à  cuore,  figurai,  vagliono  Provar  gran  do- 
lore di  checchessia.  Esserne  sommamente  com- 
mosso. 

S  Con  tutto  5  chéu;  Di  tutto  il  cuore.  Posto  avverb. 
vale  Con  tutta  la  volontà,  Mollo  volentieri,  Cor- 
dialmente. 

%  Costà  d  chéu  0  un  pesso  de  chéu;  Costar  il 
cuore  0  il  cuor  del  corpo.  Costar  il  cuore  e  gli 
occhi,  vagliono  Costar  moltissimo. 

5  Crovd  ò  chéu;  Cascare  o  Cadere  il  cuore  V. 
sopra  Cazze  5  chéu. 

S  Dà  a-o  chéu;  Dar  nel  cuore,  vale  Accorare, 
Affliggere,  Attristare. 

i>  —  6  chéu;  Dare  o  Donare  il  cuore,  vale  Esser 
generoso;  e  talora  dicesi  anche  per  espressione 
d'amore,  e  vale  Amar  teneramente. 

n  —  5  sangue  dò  chéu  V.  sopra  Dà  ó  chéu. 

S  De  chéu;  Di  cuore  o  Del  cuore.  Posto  avverb. 
vale  Con  affetto.  Cordialmente,  Volonticri. 

S  Di  in  tò  so  chéu;  Dir  in  suo  cuore  o  fra  suo 
cuore,  vale  Discorrere  fra  sé,  Pensare. 

n  —  à  chéu;  Dire  il  cuore,  vale  Aver  presagio 
0  iiresentimento  di  alcuna  cosa  che  debba  suc- 
cedere: O  chéu  ò  me  0  dixciva;  Il  cuor  me'l 
diceva,  I\:'andava  per  lo  cuore.  Io  prevedeva. 

%  Dà  de  chéu;  Dolore  o  Puntura  di  cuore,  figurai, 
vale  Dispiacere,  Disgusto,  Travaglio,  Amarezza, 
Cordoglio. 

S  Èse  de  ben  chéu;  Esser  di  buon  cuore,  vale 
Aver  somma  bontà;  ed  anche  Esser  liberale, 
CQnlr.  d'Avaro. 


I)  —  de  chéu;  Esser  di  cuore,  vale  Esser  persona 
coraggiosa,  magnanima,  generosa  o  simile. 

Il  —  de  gran  chéu;  Esser  di  gran  cuore  o  d'alio 
cuore,  vale  lo  stesso,  ma  in  grado  maggiore. 

Il  —  un  chéu  serróu;  Essere  un  golpone,  un  lu- 
macone, un  soppiattone. 

$  Fa  0  Fase  do  chéu;  Fare  o  Farsi  cuore,  vale 
Pigliar  animo,  ardire. 

§  Fa  do  chéu  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Far  cuore.  Far 
animo  ad  uno,  Am'marlo,  Dargli  coraggio,  Inco- 
raggiarlo. 

Il  —  inette  scili  5  chéu;  Accileccare,  Allettare: 
Sedurre  fingendo  e  mostrare  di  far  benefizio  o 
vantaggio  con  animo  di  non  farlo;  ed  anche 
metter  in  succhio,  in  zurlo.  Accender  bramosia, 
Far  venir  voglia  altrui  di  checchessia. 

Il  —  0  chéu  duo;  Far  cuor  duro.  Ostinarsi. 

Il  —  róde  5  chéu;  Far  rodere  il  cuore. 

Il  —  Mrt  chéu  da  liòn  ;  Far  cuor  di  leone  o  tanto 
di  cuore.  Far  del  cuor  ròcca,  vagliono  Pigliar 
•grand  animo. 

Il  —  ìinn-a  cosa  con  tutto  ó  chéu;  Far  chec- 
chessia di  lutto  il  cuore  V.  sopra  Con  lutto 
0  chéu. 

§  Laod  da  chéu  V.  sotto  Travaggid  da  chéu. 

§  L'è  megio  un  dò  de  stacca  che  iin  dò  de  chéu; 
É  meglio  un  dolor  di  tasca  che  di  cuore.  Det- 
tato proverb.  che  significa  Le  perdite  de'  da- 
nari non  affliggono  tanto  quanto  il  travaglio  del- 
l'animo. 

§  Levdse  da-o  chéu  ;  Levarsi  dal  cuore  checchessia, 
0  Levare  il  cuore  da  checchessia,  vagliono  Slac- 
carne il  pensiero,  Non  applicarvi  piiì. 

Il  —  5  chéu  pe  ddlo  a-i  atri;  Trarsi  il  cuore  per 
darlo  altrui,  dicesi  per  mostrare  eccesso  di  affetto, 
di  generosità. 

§  Lóntan  da-i  éuggi,  lóntan  da-o  chéu;  Lontan 
dagli  occhi,  lontan  dal  cuore.  Prov.  che  signi- 
fica che  Quando  uno  è  lontano  dalla  cosa  amala, 
facilmente  scorda  l'amore. 

S  Manca  5  chéu;  Mancar  l'animo,  il  coraggio;  e 
talora  Svenire,  Venir  meno.  Richiudersi  o  Strin- 
gersi il  cuore,  Perder  le  forze,  il  sentimenlo, 
Io  spirito  V.  Svegni. 

§  Mancamento  de  chéu;  Deliquio,  Sfinimento,  Sve- 
nimento, Mancamento  di  spirito  V.  Svenimento. 

S  Mette  in  chéu;  Ricordare,  Rammentare,  Far 
sovvenire. 

Il  —  sdii  5  chéu  in  t'ùnn-a  cosa;  Mettere.  0 
Porre  il  cuore  in  una  cosa,  vale  Mettervi  l'ani- 
mo, il  pensiero,  l'affetto. 

§  Mettise  0  chéu  in  paxe  ;  Mettere  il  suo  COOre 
in  pace,  vale  Tranquillarsi,  Calmarsi. 

§  Non  aveì  de  chéu;  Esser  di  povero  cuore,  vale 
Aver  animo  vile. 

S  O  chéu  ó  me  o  dixeiva  V.  sopra  Di  5  chéu. 

g  Ommo  de  gran  chéu;  Cuor  di  Cesare,  vale 
Splendido,  Generoso. 

S  Palpi taziòn  de  chéu;  Palpitazione,  Battimento 
di  cuore:  Moto  violento,  sconcertato,  frequente 
e  convulsivo  del  cuore ,  accompagnato  da  op- 
pressione, da  diflìcoltà  di  respiro,  da  abbatti- 
mento di  forze,  e  talora  da  deliquio. 

S  Passa  ò  chéu;  Passare  o  Trafiggere  il  cuore, 
Agghiadare:  Melaf.  Dar  ambascia,  affanno  o 
simile. 

S  Pati  S  chéu  de  nò  fa  iinn-a  cosa;  Star  sul  cuore 
di  far  checchessia,  Provar  pena,  rincrescimento, 


CHE 


CHE 


215 


dolore  di  non  fare  o  dire  checchessia,  Averne 
pensiero  grandissimo. 

S  Piggidsela  a-o  chèu  ;  Pigliarsela  al  cuore,  vale 
Accorarsi,  Affliggersi,  Attristarsi. 

S  Prega  da  chéu;  Pregar  da  cuore,  vale  Pregar 
con  grande  istanza  quanto  uno  può. 

5  Quello  c'hò  in  to  chéu  l'ho  in  bocca;  Ciò  che 
tengo  nel  cuore  ho  sulla  lingua,  Vi  parlo  col 
cuore  sulle  labbra  V.  sopra  Aveì  in  scià  lengua 
quello  che  s'ha  in  tò  chéu. 

S  Rodimento  de  chéu;  Rodimento  di  cuore;  e  di- 
cesi anche  figurat.  per  Travaglio,  Ambascia,  Cruc- 
cio interno. 

S  Scciùppd  5  chéu;  Crepare,  Scoppiare,  Spezzarsi 
il  cuore  V.  sopra  Arvise  o  chéu. 

S  Se  un  5  l'è  Cicchetta,  l'atro  5  l'è  S  mce  chéu 
V.  Cicchetta. 

S  Spinn-a  de  chéu;  Puntura  di  cuore  V.  sopra 
Dò  de  chéu. 

S  Std  in  scio  chéu;  Star  a  cuore  o  sul  cuore, 
vale  Aver  passione,  pensiero,  premura  di  fare, 
di  dire,  ecc. 

S  Strenze  5  chéu  ;  Stringere  il  cuore,  vale  Met- 
tere in  angustie,  in  ambasce,  in  aCfanno. 

S  Tià  sdito  chéu;  Ricreare,  Riconfortar  l'animo, 
il  cuore,  Andare  al  cuore,  all'animo,  vagliono 
Piacer  fuor  di  modo,  Far  buon  prò,  Esser  gra- 
dita una  cosa. 

S  Tocca  5  chéu  ;  Pungere  o  Toccare  il  cuore,  vale 
Commuovere,  Convincere,  Convertire. 

S  Travaggid  da  chéu;  Lavorare  a  mazza  e  stanga. 
Lavorar  di  gana  o  di  buona  gana,  vagliono  La- 
vorar con  tutta  forza,  colla  maggior  attenzione 
e  con  gusto. 

S  Vegni  co  chéu  in  man;  Venir  col  cuore  in  mano, 
vale  Venir  con  sincerità ,  alla  buona. 

w  —  in  chéu;  Venir  in  cuore.  Cader  in  mente, 
in  pensiero;  e  talora  Rammentarsi,  Ricordarsi, 
Rammemorarsi,  Ridursi  a  mente. 
diéug-g-e  da,  vxa;  Pani  della  vile:  Le 
spire  0  anelli   che  girano  intorno  al   cilindro 
della  vite  maschia.  Quelle  della  vite  femmina  o 
madrevite,  nelle  quali  s'insinuano  e  girano  i  pani 
del  mastio,  diconsi  Vermi  V.   Vìa. 
Oliéug-o  s.  m.  Cuoco,  Cuciniere,  Cucinajo,  nel 
femm.  Cuoca,  Cuciniera,   Cucinaja:  Colui  che 
cuoce  le  vivande. 
Oliéuja,  s.  m.  Cuojajo  e  Cojaro:  Colui  che  vende 

il  cuojo. 
Oliéujaiiiiixe  s.  m.  Cojame:  Quantità  dì  cuojo. 
Olxéujo  s.  m.  Cuojo,  al  plur.  Cuoj  e  Cuoja  : 
Pelle  d'animali  concia  per  vari  usi,  e  specialm. 
per  far  le  suola  de' calzari. 

§  Lascia  5  chéujo  in  t'ùnn-a  cosa;  Lasciar  la 
pelle  in  un'impresa,  vale  Morirvi. 

S  Piggid  5  chéujo  a  iinn-a  pers5nn-a;  Pigliar  la 
pelle  a  uno.  Voce  dell'uso,  vale  Ucciderlo,  Am- 
mazzarlo. 

S  Retaggi  de  chéujo;  Cojacci,  Cojattoli,  Cojazzoli : 
Ritagli  d'ogni  sorta  di  cuojo. 
Olxéulloe  s.  f.  plur.  Rossori:  Quelle  macchie 
rosse,  che  appariscono  talvolta  sulla  fàccia,  ca- 
gionate da  vergogna,  o  dall' aver  beulo  sover- 
chiamente. 
OHéumacco  s.  m.  Ldtteruolo  :  Schiuma  di 
latte  bollito,  che  si  versa  in  un  tondino  con  al- 
quanto di  gaglio,  affinchè  si  rappigli,  e  cuopresi  col 
panno,  che  ha  formato  il  latte  raffreddato. 


Olxéuuaos.  m.  Cornetto,  Ven.  Anguella,  Sard. 
Segreto,  e  in  alcuni  luoghi  d'Italia  Spillàncola. 
T.  iltiol.  Alherina  epsetus.  Piccolo  pesce  di 
mare ,  il  cui  corpo  è  quasi  diafano ,  e  la  sua 
carne  è  di  buon  sapore. 

Oliévippia  s.  f.  Coppia.  T.  di  cartiera.  Unione 
di  quattro  o  cinque  fogli  che  si  pongon  l'un  so- 
pra l'altro  ad  asciugarsi. 

Oiiéuscia;  s.  f.  Coscia:  La  parte  del  corpo  ani- 
male dall'anca  fino  alia  piegatura  del  ginocch  io. 
S  Chéusce  dò  timón  da  carossa;  Cosciali:    Quei 
pezzi  di  legno  che  mettono  in  mezzo  il  timone 
della  carrozza. 
H  —  d5  tordo  da  ttampoeì  ;  Cosce  o  Cosciali 

V.  Tordo, 
S  Èse  0  Std  sempre  in  te  chéusce  a  unn-a  per- 
sónn-a;  Essere  o  Star  sempre  a'  fianchi  d'alcuno, 
Stargli  continuamente  d'attorno. 

Olxéutta  s.  f.  Colta:  Certa  quantità  di  roba 
che  si  fa  cuocere  in  una  sola  volta:  Unn-a 
chéutta  de  pan;  Una  cotta  di  pane. 
Il  Cotta,  per  L'atto  del  cuocersi  o  di  far  cuocere, 
relativamente  all'effetto  che  ne  risulla,  al  tempo 
e  durata  del  cocimento,  e  in  questo  significato 
dicesi  meglio  Cottura,  Cocitura  V.  Cottùa. 
»  Carpicelo,  Rifrusto:  Buona  quantità,  e  s'intende 
sempre  di  busse:  Ghe  n'han  dceto  ùnn-a  chéutta 
da  arregorddsene  pe  un  pesso  ;  Gli  diedero  tale 
un  carpicelo  da  non  scordarsene  così  facilmente. 

—  de  neive;  Stretta  di  neve  :  Abbondanza  di  neve 
ch'è  caduta  o  eh'  è  per  cadere. 

S  Debonn-a  chéutta;  Cottojo  e  Cocitojo,  Di  buona 
cottoja  0  cottura:  Aggiunto  di  civaje  e  simili, 
vale  Facile  a  cuocersi. 

S  De  cattiva  chéutta;  Di  cattiva  cottoja,  Di  cat- 
tiva cottura  0  cocitura,  dicesi  di  civaje  e  simili, 
che  sono  difficili  o  tarde  a  cuocersi. 

%  Fdne  de  tutte  e  chéutte;  Farne  di  mille  cotte. 
Voce  dell'uso,  e  vale  Operar  male  in  mille  ma- 
niere ;  dicesi  anche  Farne  in  quattro  doppi  colla 
coverta.  Farne  di  quelle  marchiane  o  coll'ulivo. 

S  0  n'ha  avùo  ùnn-a  chéutta;  Egli  n'ebbe  una 
buona  bussata  V.  Cassd. 
Oliéutto  pari.  Cotto,  dal  v.  Cuocere  V.  Chéuxe. 

—  da-o  séunno;  Cotto  dal  sonno,  vale  Addor- 
mentato. 

—  da-o  so;  Colto,  Scottato  dal  sole. 

—  e  peóu;  Brullo,  Scusso,  dicesi  di  Persona  a  cui 
non  è  rimasto  piiì  niente.  Privo  e  spogliato  di 
ogni  cosa. 

—  sotto  a  genie;  Soccenericcio  :  Aggiunto  per  Io 
più  del  pane,  vale  Cotto  sotto  la  cenere. 

S  Andd  via  chéutto  chéutto;  Andar  via  quatto 
quatto,  grullo  grullo,  catellon  catellone  V.  Andd. 

§  Chi  a  véu  chéutta  e  chi  a  véu  crùa  ;  Uno  al- 
lesso la  vuole  ed  uno  arrosto,  figurat.  vale  Chi 
la  vuole  in  un  modo  e  chi  all'altro. 

S  0  l'è  chéutto  ;  Egli  è  colto,  Egli  è  cotto  come 
una  monna,  dicesi  d'Uomo  ubbriaco,  avvinazzato. 

S  Restd  chéutto;  Rimaner  cotto,  mutolo,  senza 
parole. 

g  Tcera  chéutta;  Terra  cotta:  Argilla  fatta  soda  col 
fuoco,  come  s'usa  per  le  stoviglie,  tegoli  ed  altro. 
01i.eu.xe  V.  a.  Cuocere:  Propriam.  L'azione  che 
fa  il  fuoco  nelle  cose  materiali  tra  Io  scaldare 
e  l'abbruciate;  ma  comunem.  dicesi  dell'Appre- 
stare i  cibi  per  mezzo  del  fuoco  affine  di  renderli 
più  acconci  al  natrimento  e  più  grati  al  palato. 


me 


CHI 


CHI 


M  Cuocere,  per  L'azione  fatta  dal  calor  del  sole  nel 
disseccar  la  terra,  la  pelle  o  altro:  Gh'é  un  so 
chi  chéuxe  e  cervelle;  VI  batte  un  sole  che 
cuoce  il  cervello. 

„  —  Usato  in  senso  neiit.  dicesi  dell'Essere  una 
cosa  sottoposta  all'azione  del  fuoco  per  farla  ac- 
concia a  esser  mangiata  :  A  menestra  a  chéuxe; 
La  minestra  cuoce, 

—  a  féugo  lento;  Cuocere  a  fuoco  lento  o  a  pic- 
colo fuoco. 

—  a  féugo  vivo;  Cuocere  a  fuoco  gagliardo  o  a 
fuoco  vivo. 

—  co  féugo  sótto  e  sòrva  ;  Cuocere  col  fuoco  sopra 
e  sotto,  Cuocere  fra  due  fuochi ,  Cuocere  sotto 
tèsto  0  Sottestare,  vagliono  Cuocere  colla  bragia 
posta  sopra  il  tèsto  fcóvercio  de  tceraj  oltre 
quella  ch'è  sotto  il  vaso. 

—  troppo  asbriòu;  Arrabbiare,  dicesi  delle  Vivande 
quando  sono  cotte  in  fretta  e  con  troppo  fuoco. 

%  Fdla  bóggi  e  ma  chéuxe;  Farla  bollire  e  mal 
cuocere  V.  Bóggi. 

8  Mette  a  testa  a  chéuxe;  Mettere  il  cervello  a 
partito,  vale  Far  senno  e  pensare  di  proposito 
a'  casi  suoi. 
Olii;  Qui,  Qua.  Avv.  di  luogo  che  accompagnasi 
tanto  co'  verbi  di  stato,  quanto  coi  verbi  di  moto, 
e  vale  In  questo  luogo,  A  questo  luogo. 

»i  Qui,  talvolta  vale  In  questo  fatto,  In  questa  coso, 
Intorno  a  ciò,  e  simili:  Chi  gh'é  dell'  intrigo; 
Qui  v'è  dell'intrigo. 

M  Qua,  talvolta  usasi  come  ripieno  per  mostrare  la 
presenza  o  la  vicinanza  d'alcuna  persona  o  cosa  : 
Questo  chi  5  l'è  mce  figgio;  Questo  qua  è  mio 
figlio. 

«  —  Talvolta  dicesi  per  ofTrirsi  pronto  al  servizio, 
soccorso  e  difesa  altrui  :  Se  occòre,  san  chi  mi; 
Se  occorre,  son  qua  io. 

S  Chi  de  dato,  Chi  de  sotto,  Chi  zii.  Chi  dren- 
to,  ecc.;  Qua  sopra,  Qua  sotto,  Qua  giiì  o  Quaggiù, 
Qua  entro  (e  non  Qui  sopra.  Qui  sotto,  ecc.)  va- 
gliono Nel  luogo  0  parte  di  sopra,  di  sotto,  ecc. 

S  Chi  e  là;  Qua  e  là,  cioè  In  questo  in  quel  luogo, 
Dall'una  e  dall'altra  parte  V.  In  sa  e  in  là. 

S  Da  chi  a  dòman,  da  chi  a  éiUto,  a  dexe,  a 
chinze  giorni,  ecc.;  Di  qui  (e  non  Da  qui)  a 
domane,  Di  qui  o  Fra  qui  a  otto  a  dieci,  a  quin- 
dici giorni,  a  un  mese,  ecc.,  vagliono  Da  quest'ora 
al  termine  di  domani,  di  otto,  di  dieci,  di  quin- 
dici dì,  di  un  mese,  ecc.  Avv.  di  tempo. 

S  Da  chi  a  poco;  Da  qui  a  poco,  vale  In  breve, 
Fra  poco.  Avv.  di  tempo 

S  Da  chi  in  avanti;  Da  qui  in  avanti,  Da  qui  in- 
nanzi, Quind'  innanzi,  D'or  innanzi.  D'ora  in  poi. 
Avv.  di  tempo. 

S  De  chi  ;  Di  qua.  Accompagn.  co'  verbi  di  sialo, 
vale  Da  questo  luogo.  Da  questa  parte  :  De  chi 
nò  se  ghù  vedde;  Di  qua  non  ci  si  vede. 

M  —  Accompagn.  co'  v.  di  moto,  vale  Per  di  qua, 
Per  questa  parte:  Passce  de  chi;  Passale  di  qua. 

S  Talora  segna  disianza  da  luogo  a  luogo,  e  in  lai 
signif.  diccsi  Di  qui  e  non  Di  qua  :  De  chi  a 
Tòrin  ghe  s5n  novanta  miggia;  Di  qui  a  To- 
rino vi  sono  novanta  miglia. 

S  Talora  vale  In  questo  mondo,  In  questa  vita 
V.  De  sa. 

S  De  chi  e  de  là  V.  De  sa  e  de  là. 

S  De  chi  li;  Da  qui  a  lì,  vale  Molto  vicino,  Assai 
dappresso,  A  poca  dislaoza. 


Ohidxing'ez*  s.  m.  Alchechengi,  Alcacbingi, 
Alicacabo,  Vescicaria.  T.  botan.  Physalis  alcke- 
ckengi.  Pianta  perenne,  frequente  per  tutta  l'Italia. 
Il  suo  fiore,  ranciato,  rinchiude  una  bacca  dol- 
cigna,  giallastra  e  grossa  quanto  una  lazzcruola. 

ClxìfFaro  V.  Chi/fel. 

OJxiflPel  s.  m.  Chiffel,  Chiffello  :  Panetto  di  paisla 
bianchissima,  rattorto  alquanto  su  di  sé,  ripie- 
gato a  foggia  di  mezza  luna,  e  appuntalo  alle 
due  estremità,  il  qual  si  adopera  per  inzuppare 
nel  cioccolatte,  caffè  e  simili  bevande. 

Oliig-^ia.  s.  f.  Chiglia,  Ven.  Colomba.  T.  tnar. 
Trave  lungo  e  diritto,  che  nel  mezzo  della  carena 
si  prolunga  da  poppa  a  prua,  e  forma  la  base  di 
tutto  il  carcame  e  ossatura  della  nave;  i  fianchi, 
le  coste  0  membri  della  nave  si  adattano  alla  chi- 
glia come  le  coste  d'uno  scheletro  alla  spina  dor- 
sale; all'estremità  della  chiglia  sono  indentate 
le  ruote. 

Oliig'Ii.éiiiiiabO  s.  m.  Cedrinolo  o  Cetriuolo, 
Citriuolo  e  Cidriolo.  T.  boi.  Cucumis  sativus. 
Pianta  ortense  simile  alla  zucca,  i  cui  frutti  sono 
bislunghi,  quasi  cilindrici,  verdi  e  bianchi  e  pieni 
di  bernoccoli,  i  quali  si  mangiano  crudi  e  sottil- 
mente affettali  in  insalala  o  in  conserva. 

Oliiiià,  V.  a.  Chinare  :  Piegare  al  basso,  al  chino, 
Abbassare,  Inclinare,  Inchinare. 

—  o  pixòn;  Diminuire  la  pigione  o  il  fitto, 

—  a  testa;  Chinar  la  testa  o  il  capo,  vale  Abbas- 
sarla in  segno  di  riverenza;  talvolta  Acconsentire 
alle  domande  senza  rispondere,, e  talvolta  Sol- 
toporsi  e  Comportar  con  pazienza:  Ho  dovùo 
china  a  testa;  Dovetti  chinar  il  capo  o  le  spalle. 

—  i  éuggi;  Chinare,  Abbattere,  Abbassar  gii  occhi 
0  le  ciglia. 

—  0  prexo;  Diminuire,  Calare  il  prezzo. 

—  zìi  da  un  léugo ;  Scendere,  Discendere  da  un 
luogo.  Venir  abbasso:  Chince  zìi  de  li;  Scen- 
dete di  lì. 

$  Chi  ghe  patisce,  se  fac^e  chiné  in  twra;  Chi 
l'ha  per  mal  si  scinga.  Prov.  e  vale  La  parola  è 
dura ,  peggio  per  colui  che  l' ha  meritata, 
g  Chinàse  n.  p.  Chinarsi:  Piegare  in  basso  tutta 
la  persona. 

Oliiiicag-g'è  s.  m.  Chincagliere:  Venditore 
di  chincaglierie. 

CìiìTLCSL^^ia,  s.  f.  Chincaglie,  Chincaglierie: 
Ogni  sorta  di  mercanziuole  di  ferro,  di  rame, 
d'ottone,  di  latta,  ecc.,  come  coltelli,  forbici,  can- 
delieri, smoccolaloje,  tabacchiere  e  simili.-  Chin- 
caglieria dicesi  La  bottega  ove  si  vendono  chin- 
caglierie. 

Oliinetta  s.  f.  Cunetta.  T.  milit.  Un  piccolo 
fosso  scavato  nel  gran  fosso  secco  d'una  fortezza, 
entro  il  quale  scorre  l'acqua  del  continuo.  La 
cunetta  ritarda  al  nemico  il  passaggio  del  fosso 
ed  impedisce  Tavanzamento  delle  mine  verso  la 
muraglia:  E  chinette  dò  Bezagno;  Le  cunette 
del  Bisagno. 

OIlìhìu  s.  m.  Chinina  e  Chinino.  T.  farmac. 
Solfato  di  china,  Sostanza  alcalina,  di  color  bianco, 
amarissima,  che  serve  di  medicamento  nelle  feb- 
bri periodiche. 

Olxinu-a  s.  f.  Culla  e  Cuna  :  Piccolo  lellicciuolo 
concavo,  fermalo  su  due  legni  a  guisa  d'arcioni, 
per  uso  de'  bambini  lattanti.  Diccsi  anche  Zana, 
ma  colla  differenza  che  la  Zana  è  ovale  e  in- 
lessula  di  vimini  ;   la  Culla  invece  può  avere 


CHA 


CU 


«17 


altra  forma,  ed  essere  iDtessuta  di  tavole  o  di 
ferro. 
S  Lobbia  da  chitina;  Arcuccio,  Arcocchio,  Cas- 
setta V.  Lobbia. 
S  Pé  da  chinn-a  ;  Arcioni  :  Due  legni  ricurvi  fer- 
mati sotto  la  culla  per  poter  cullare  il  bambino. 

Olxinn-a.  s.  f.  China,  China  del  Perii,  China- 
china,  Chinchina.  T.  botan.  Chincona  ofjjicinalis. 
Pianta  esotica,  la  cui  scorza  è  molto  rinomata 
per  l'efiBcacia  contro  le  febbri  periodiche. 

Oliinotto  s.  m.  Arancina,  Arancina  della  China: 
Piccolo  frutto  dell'Arancio  chinotto  (Citrus  bi- 
garadiaj,  che  non  mangiasi  se  non  candito. 

01iiiita.iiii-a>  s.  f.  Puzzola,  Putizza,  Averno, 
Mofeta,  Fogna,  Cloaca ,  dicesi  così  da  noi  Qua- 
lunque luogo  da  cui  esalano  vapori  fetenti  e 
pericolosi  a  chi  li  respira. 

Okiuze  s.  m.  Quindici  e  Quindeci  :  Nome  numer. 
composto  di  Cinque  e  dieci. 

Ohinzenixa. ;  Quindicimila:  Àddiett.  numer. 
dinotante  Quìndici  migliaja. 

Olxinzen  s.  m.  Quindecimo,  Quindicesimo  :  La 
decima  quinta  parte. 

01xiiizen.ii>a>  s.  f.  Quindicina:  Il  numero  di 
quindici  o  II  complesso  di  quindici  cose  della 
stessa  specie.-  Qnindena  dicesi  propriam.  Lo  spa- 
zio di  quindici  giorni. 

Oliirie  s.  m.  Gabbano,  Pastrano,  Palandrano: 
Sorta  di  largo  soprabito  che  anticàm.  indossa- 
vasi  nell'inverno.  Oggidì  vi  si  supplisce  col  Pa- 
letot, ma  meno  agiato  e  più  corto. 

Olii  tara.  s.  f.  Chitarra:  Strumento  musicale  assai 
noto. 

ChiteLirjrsL  s.  m.  Strumenlajo,  e  nell'uso  anche 
Chilarrajo:  Colui,  il  cui  mestiere  è  di  far  chitarre 
e  altri  strumenti  musicali  di  corde. 

01iita[.r*i*iii  s.  m.  Chitarrino:  Piccolo  strum. 
da  suonare,  corredato  di  corde  a  foggia  di  chi- 
tarra. 
$  Nò  me  rompi  5  chitarrin;  Non  mi  rompere 
il  chitarrino,  dicesi  ad  Un  importano  per  dirgli 
che  cessi  dall' annoiarci;  lo  stesso  che  Non  mi 
seccare. 

Olxitta^  v.  a.  Chitare.  Verbo  ani.  venuto  dal  Pro- 
venzale che  vale  Abbandonare:  L'han  chittóu  in 
scio  cìù  bello;  Lo  chitarono  sul  più  bello. 
M  Chitare,  per  Quitare,  Far  la  quitanza,  Saldar  le 
partite,  Liberar  dall'obbligazion  di  pagare;  ma  è 
voce  anliq. 

—  5  travaggio;  Scioperarsi,  Levarsi  dall'opera. 

OI].itta<xisa<  s.  f.  Quitanza,  Quietanza,  Qnetanza: 
Scrittura  che  si  fa  al  debitore  quando  ha  pagato, 
nella  quale  il  creditore  si  chiama  e  si  dichiara 
soddisfatto:  antic.  Chetanza,  Quitazione. 

OIxitta;nsà;  v.  a.  Quietanzare,  Quitare:  Far 
la  quitanza. 

Olxitto  add.  Saldo,  Par  pari  :  Unito  col  v.  Es- 
sere, vale  Non  aver  con  altri  né  debito,  né  credito. 

Oiàccia^x'a.  s.  f.  Chiacchiera:  Discorso  senza 
proposito  e  senza  conclusione.  Vano  cicaleccio; 
allrim.  Chiacchieramento,  Anfanla. 
n  Chiacchiera,  per  Voce  sparsa  e  non  vera  a  ca- 
rico d'una  persona  o  cosa;  Ciarla,  Fola,  Cian- 
gola V.  Ciarla. 
»»  —  per  Viva  e  smoderata  loquacità;  allrim.  Par- 
lantina V.  Ciarlaxta. 
S  Aveì  da  gran  ciàcciara;  Aver  gran  chiacchiera, 
vale  Esser  ciarlone,  parolajo. 


S  Cónta  de  ciàcciare;  Dar  chiacchiere,  Dar  pa- 
role: Intertenere  altrui  con  parole.  Discorrere 
per  non  attenere. 
S  Pèrdise  in  ciàcciare;  Perdersi  in  chiacchiere, 
vale  Perdere  il  tempo  in  cose  vane  e  scipite. 
S  Sta  a  cónta  de  ciàcciare;  Star  a  chiacchiera, 
Star  a  crocchio,  Chiacchillare ,  vagliono  Perdere 
il  tempo  a  cicalare,  a  cianciare,  a  discorrere. 

Oiacciara  v.  n.  Chiacchierare:  Parlar  mollo 
e  vanamente.  Avviluppar  parole  senza  conclu- 
sione ;  allrim.  Cicalare,  Ciangolare,  Ciaramellare, 
Cinguettare,  Cingottare,  Ciarlare,  Tattamellare , 
Berlingare,  Taccolare. 
g  Sta  a  ciacciard;  Slare  a  chiacchiera  V.  sopra 
Ciàcciara  nell'ultima  inflessione. 

Cia,cciarata  s.  f.  Chiacchierala:  Ragiona- 
mento inutile,  vano  e  confuso.  Lunga  diceria  di 
cose  vane  e  inutili  ;  allrim.  Chiacchieramento, 
Chiacchieria,  Cicalala,  Cicalamenlo,  Cicalerìa,  Ci- 
caleggio,  Lungàgnola,  Tiritera,  ecc. 

Oiacciarón  s.  m.  Chiacchierone,  Chiacchiera, 
Cicalone,  Ciambolone,  Ciarlone,  Cornacchione, 
Gracchione,  Ciaramella,  Taltamella,  Dicace,  di- 
cesi Colui  che  chiacchiera  e  cicala  assai,  Ch'è 
soverchiamente  verboso  e  linguacciuto. 

Oiaetoella  s.  f.  Lucciola  :  Spezie  di  mosca,  la 
qual  si  vede  frequente  ne'  campi  de'  paesi  me- 
ridionali, al  tempo  delle  messi,  il  cui  ventre  è 
risplendente  d'azzurra  luce,  che  pare  sia  fuoco, 
e  chiude  e  apre  questo  fulgore  secondo  che  sì 
chiude  e  apre  coU'ali  quando  vola,  ed  è  perciò 
annoverata  fra  i  Fosfori. 
§  Aveì  I  éiiggi  che  fan  cicebelle;  Aver  le  traveg- 
gole V.  Éuggio. 

Oieeo  s.  m.  Chiaro,  Chiarezza,  Lame,  Luce:  Tulio 
ciò  che  illumina.-  Tra  le  voci  Lume  e  Luce  ab- 
benché  frequentemente  sì  adoperino  l'un^  per 
l'altra,  pure  passa  una  gran  differenza.  La  luce 
propriam.  è  11  corpo  che  illumina;  il  luvie  è  Io 
splendor  tramandalo;  la  luce  è  la  sostanza,  il 
lume  l'effetto, 
n  Lume,  per  Lacerna,  Candela  accesa  e  simili. 

—  d'éuvo ;  Chiara  o  Chiara  dell'uovo.  Albume, 
Bianco  dell'uovo  V.  Éuvo. 

—  de  lùnn-a;  Lume  o  Chiaror  di  Iona  o  della  luna, 
Lampaneggio. 

—  e  scùo;  Chiaroscuro.  T.  di  pitt.  Pittura  di  an 
color  solo,  che  con  due  Unte,  una  chiara  e  l'altra 
oscura,  dello  slesso  colore,  imita  i  rilievi  e  i 
diversi  gradi  della  luce  e  dell'ombra  che  si  vede 
negli  oggetti. 

—  fàso;  Lume  falso,  Conlrallume  :  Lume  che  non 
si  riceve  addirittura,  onde  l'oggetto  esposto  a  lai 
lume  non  può  mostrarsi  nella  sua  bellezza. 

%  A-o  cicco  da  candeja  5  doggión  5  pà  teja;  Né 
femmina,  né  tela  al  lume  di  candela  V.  Candeja. 

%  A-o  cicco  de  tùnn-a  V.  A-o  cimo. 

%  Cìcbì  de  lùnn-a Usalo  nel  nura.  del  più  e 

in  senso  figur.  vale  Tempi  difficili,  cattivi,  Cir- 
costanze critiche,  Guai,  Miserie  e  simili. 

S  Ése  a-o  cicBO  d'ùnn-a  cosa;  Essere  al  chiaro 
d'una  cosa,  vale  Esserne  sicuro  e  chiarito. 

S  Fé  ciaso  ;  Far  chiaro.  Far  lume.  Illuminare.  Ta- 
lora usasi  per  Tenere  il  lume.  Servir  da  lucer- 
niere 0  da  candeliere;  e  figurai.  Portar  polli, 
Fare  il  mezzano. 

S  Fase  eicBo;  Farsi  giorno.  Aggiornare,  Sorger» 
il  dì,  Albeggiare. 


218 


CIA 


CIA 


S  Mette  a-o  cieeo  ùnn-a  pers5nn-a  d'ùnn-a  cota; 
Far  chiaro  uno  di  qualche  cosa,  Fargli  vedere 
lume  in  un  affare,  vagliono  Farglielo  conoscere 
chiaramente,  Informarlo. 

n  —  in  ciceo  ùnn-a  cosa;  Mettere  o  Porre  in 
chiaro  alcuna  cosa,  vale  Dilucidarla,  Schiarirla 
in  modo  che  agevolmente  e  con  verità  si  veda 
com'ella  stia. 

S  Se  ti  non  hce  atro  ciceo,  ti  péu  andd  a  dormì 
a  tastón;  Se  tu  non  hai  altri  mòccoli,  puoi  an- 
dare a  letto  al  bujo,  ovv.  Se  non  hai  altri  moc- 
coli   a  modo  di  reticenza,  e  vale  Se  non  hai 

altri  mezzi,  altro  assegnamento  o  altra  abilità, 
non  arriverai  mai  al  tuo  desiderio. 

S  Tra  5  ciceo  e  5  scùo;  Tra  luce  e  scuro,  Tra  lume 
e  bujo.  Tra  giorno  e  sera,  Al  barlume,  Al  buiccio. 

S   Vegni  a-o  ciceo  d'ùnn-a  cosa;  Venir  al  chiaro 
0  a  chiarezza  d'alcuna  cosa,  vale  Chiarirsene, 
Venirla  a  conoscere,  Verificarla. 
Oieeo  add.  Chiaro,  Lucente,  contr.  di  Scuro. 

M  Chiaro,  per  Puro,  contr.  di  Torbido,  che  diciamo 
anche  Limpido,  ma  dinota  più  perfetta  chiarezza: 
JEgiia  cicea;  Acqua  chiara. 

«  —  per  Manifesto,  Evidente  :  A  so  rovinn-a  a 
l'è  cicea;  La  sua  rovina  è  chiara. 

«  —  Aggiunto  di  voce,  vale  Intelligibile,  Piana, 
Sonora,  opposto  di  Roca. 

"  —  Aggiunto  di  favellare,  discorso  e  simili,  vale 
Piano,  Facile  a  capirsi. 

fl  —  Aggiunto  di  colore,  vale  Poco  carico,  Poco 
capo. 

"  —  Aggiunto  di  cielo,  aria,  tempo,  vale  Sereno, 
Senza  nuvoli. 

»  —  Aggiunto  di  giorno,  vale  Illuminato  dal  sole. 

—  cómme  l'inciostro;  Chiaro  come  l'inchiostro, 
figurat.  vale  Torbo,  Non  liscio,  Sotto  cui  sta 
malizia  o  frode. 

—  còmme  o  so  de  mezogiorno  ;  Ch'aro  come  il  sole 
di  mezzodì,  vale  Evidentissimo. 

—  lampante;  Chiaro  palpabile,  Chiaro  o  Specchiato 
com'ambra. 

Oieeo  avv.  Chiaro;  e  si  adopera  ne' seguenti  modi; 
S  Parla  ciceo;  Parlar  chiaro:  Parlar  senza  velo, 
lìberamente.  Dicesi  anche  nell'uso  fiorent.  Parlar 
alla  chiarozza. 
«  —  ciwo  e  netto;  Parlar  schietto  e  tondo.  Parlar 
a  bandiera  levata  o  spiegata,  vagliono  Dire  aper- 
tamente e  francamente  le  sue  ragioni,  il  fatto  suo. 
Dir  checchessìa  fuor  de'  denti. 
S  Piscia  ciceo  e  incàghite  do  mego;  Piscia  chiaro 
e  fatti  beffe  del  medico.  Prov.  che  usasi  frequen- 
tem.  per  dire  Chi  ha  la  coscienza  pura  e  netta 
non  ha  occasion  di  temere. 
S  Vedde  ciceo;  Veder  chiaro,  cioè  Veder  bene, 

distintamente.  Aver  buona  vista, 
w  —  ciceo  in  t'ùnn-a  cosa;  Veder  chiaro  in  una 
cosa,  figurat.  vale  Accertarsene,  Levare  ogni  so- 
spetto. 
OisetezzEi  v.  n.  Metter  zeppe,  discordie.  Semi- 
nar zizzanie,  scandali.  Eccitar  piati,  pettegolezzi; 
^Svesciare,  Spettegolé/.zare,  Sfringuellare,  ecc. 
Oisetezzoso  add.  Novelliere:  Colui  che  ri- 
porta novelle,  cioè  Riferisce  gli  altrui  ragiona- 
menti, de' quali  ne  può  nascere  scandalose  mala 
soddisfazione. 
«  Zizzanioso,  Commettimale,  cioè^Che'semina  ziz- 
zania, discordie,  Che  eccita  piati,  pettegolezzi. 
Oeeto  s.  m.  Piato,  Chiaito  :  Ogni  sorta  di  lite, 


di  contesa  o  di  differenza  generalmente:  Pe  leva 

da  mezo  tutti  i  ciceti;  Per  tór  via  tutti  i  piali, 

tutti  i  chiaiti. 
Il  Pettegolezzo  V.  Pettegolezzo. 
I)  Guajo,  Impiccio,  Sbroglio,  Scandalo  e  simili: 

0  s'è  trovati  in  t'ùn  brutto  ciceto  ;  Egli  si  trovò 

in  un  brutto  impìccio,  in  un  pazzo  guajo. 
t)  Fatto  0  Faccenda  semplicem.,  ed  usasi  cornuneni. 

nel  num.  del  più:  Conta  i  ciceti  de  casa;  Bit 

le  faccende  di  casa.  Mesccidse  in  ti  ciceti  di  atri; 

Mischiarsi  ne'  fatti  altrui. 
S  Fd  di  ciceti  V.  sopra  Cicetezzd. 
f  Oiseza  V.  n.  Piatire,  Litigare.  Voce  del  eoo» 

tado  V.  Litiga. 
Oia.g'aj  s.  f.  Piaga:  Disgiungimento  di  carne  fatta 

per  corrodimento  o  per  ferita. 

—  chi  bautta;  Piaga  che  sfoga,  cioè  Che  manda 
fuori  l'umore  corrotto, 

—  de  mù,  ecc.;  Guidalesco  :  Ulcere  o  Lesione  che  ti 
fa  nel  dorso  delle  bestie  da  soma. 

S  Ése  tutto  ùnn-a  daga;  Esser  lutto  un'impia- 
gatura,  Esser  tutto  piagato  o  piagoso. 

S  Fa  daga  o  Formóse  ùnn-a  daga;  Far  piaga, 
Piagare,  Impiagarsi. 

S  Pe  amò  de  Cinque  daghe;  Per  amor  di  Dio  o. 
del  cielo,  Per  vita  vostra.  Di  grazia,  In  grazia. 
**S  P^Sg^à  l'éuggio  do  cu  pe  ùnn-a  daga  ;  Pren- 
dere un  granchio  o  un  granciporro,  vale  Pigliar 
errore,  equivoco,  inganno.  Modo  bassissimo. 

§  Serrdse  a  daga  ;  Richiudersi,  Saldarsi  o  Rimar- 
ginarsi la  piaga. 
Oiajlla.li  s.  m.  Naccherino,  Cecino,  dìcesi  per 
vezzo  ad  Un  fanciullo  vezzoso  o  ad  alcun  piccolo 
animale. 
Oia.lla<xiu-a  s.  f.  Pupa,  Tota,  Citta.  Voci  del- 
l'uso. Dicesi  per  vezzo  ad  Una  giovine  leggia- 
dra e  di  graziose  maniere. 
'*Oia.lù.iu.iua,  s.  f.  Gozzoviglia,  Gozzovigliata. 

Voce  bassa  V.  Ribotta. 
Oia.iiilber*laiii  s.  m.  Cìamberlano  e  Ciambel- 
lano :  Gentiluomo  destinato  al  servizio  d'intro- 
duttore e  di  trattenitore  nella  corte  de'  monarchi. 

§  Gran  ciamberlan;   Gran   ciambellano:    Grande 
Uffiziale  della  Corona,  che  ha  la  soprintendenza 
su  tutti  gli  Ufiizìali  della  camera  del  monarca. 
Oia-mbretta  s.  f.  Lustrino  :  Piccola  e  sotti- 
lissima gìrellina  dì  rame  inargentato  o  dorato, 
con  un  buchino  in  mezzo,  che  si  métte  per  or- 
namento sulle  guarnizioni  delle  vesti  ;  dicesi  an- 
che Bisante  o  Bisanlino.  -  Paglietta  dicesi  H 
lustrino  non  traforato. 
Oiamljrottà.  V.  Ciarbottd. 
Oiamma  v.  a.  Chiamare:  Dire  ad  alcuno  che 
venga  a  te,  o  Nominarlo  a  fine  ch'e'  risponda; 
ed  usasi  anche  in   neut.  assoluto  :   L'è  mez'òa 
che  damino;  È  mezz'ora  che  chiamo. 

Il  Chiamare,  si  dice  altresì  della  voce  degli  ani- 
mali per  far  venire  a  sé  alcuno  della  loro  spe- 
cie: A  dossa  a  damma  ipóllin;  La  chioccia 
chiama  i  pulcini. 

n  —  per  Nominare,  Appellare:  Camme  a  damme» 
questa  scià  ?  Come  chiamale  questo  fiore  ? 

Il  —  per  Chiedere,  Domandare  :  CiammcB  S  conto; 
Chiamate  il  conto. 

Il  —  per  Gridare,  Chiedere  gridando  o  invocando: 
0  ciammava  aggiùtto  ;  Egli  chiamava  ajuto. 

S  Andd  0  Mandd  a  dammd  ùnn-a  pers5nn-a; 
Andare  o  Mandare  per  uno. 


CIA 


Gli 


21» 


i*-  o  carta;  Chiamar  la  carta.  AI  giuoco  della  Bas- 
sella  0  ad  altro  vale  iNominar  la  carta,  sopra  la 
quale  si  vuol  giuocare. 

—  a  conti;  Chiamar  a  conti,  vale  Stringere  e  For- 
zare a  render  conti. 

—  a  limòxina;  Chieder  l'elemosina,  Accattare,  Men- 
dicare. 

—  0  Fri  ciamiiìM  in  giudizio;  Chiamare  o  Far  chia- 
mare uno  alla  corte  o  in  giudizio,  vale  Citarlo, 
Farlo  citare. 

—  de  [élla;  Chiamar  fuori  alcuno,  vale  Chiamarlo 
a  battersi,  Sfidarlo. 

—  sótto  vòxe;  Socchiamare,  Chiamar  sotto  voce. 

S  0  Segnò  o  se  l'ha  ciainmóu;   Dio  lo  chiamò 
con  sé,  dicesi  di  Uno,  volendo  dinotare  ch'egli 
è  morto. 
%  Ciammàse  n.  p.  Chiamarsi,  Appellarsi,  Nomi- 
narsi, Domandarsi,  Aver  nome:  Cornine  se  dam- 
ma 5  tale?  Il  tale  come  si  chiama? 
n  —  contento,  fortùnóu,  vinto,  offeizo,  ecc.;  Chia- 
marsi contento  o  per  contento.  Chiamarsi  for- 
tunato, vinto,  offeso,  soddisfatto,  ecc.,  vale  Dichia- 
rare d'esser  contento,  fortunato,  ecc. 
%  Ese  ciammóu  a  ùnn-a   cosa;  Esser  chiamato 
ad  alcuna  cosa,  vale  Avervi  vocazione:  N5  ms 
sentivo  ciammóu  a  fa  5  fratte;  Non  mi  sen- 
tiva chiamato  a  far  il  frate. 

Oia.iiiixia,ta>  s.  f.  Chiamala,  Chiamamento  :  Il 
chiamare:  antic.  Chiama,  Chiamazione. 
»  Chiamata  :  Quel  segno  che  si  fa  per  indicare  il 
luogo  dove  si  dee  fare  alcun' aggiunta  o  cor- 
rezione 0  annotazione  in  alcuna  scrittura. 
«  —  Presso  gli  Stampat.  dicesi  di  Quella  parola 
che  si  mette  a  pie  duna  pagina  e  che  è  la  pri- 
ma della  pagina  che  segue. 

Oia/miiia;ti:>eì  CZùgd  oj;  Giocare  o  Fare  a 
chiamare  il  tre:  Giuoco  di  carte  che  si  fa  in 
quattro,  lo  stesso  che  il  Treselte,  se  non  che 
invece  di  dividersi  i  giuocatori  in  due  contro 
due  al  principio  del  giuoco,  quegli  che  ha  la  mano 
domanda  un  tre  o  altra  caria  di  quel  seme  che 
meglio  gli  comoda,  e  quegli  che  ha  la  carta  do- 
mandala resta  suo  compagno  sino  alla  fine  del 
gi'ioco. 

Oia^mpa^nelle  fDd  in);  Dar  in  ciampanelle, 
in  cenci,  in  budella,  in  piattole:  Incorrere  in 
debolezze,  in  falli.  Far  delle  minchionerie. 

Oiamiiro  s.  m.  Cimurro:  Infermila  del  cavallo, 
del  cane  e  d'altri  animali,  la  quale  avviene  quando 
ei  sono  stati  nel  capo  assai  infreddati,  per  la  qual 
cosa  discende  per  le  lor  nari  un  flusso  d'acqua 
continuamente. 

Oia^n  s.  m.  Piano:  Luogo  piano,  Superfìcie  piana. 
»  Pidno,  Pianura,  per  Silo  piano  in  luogo  elevato 
e  montnoso. 

—  da  tòa;  Piano  V.  Ciappa. 

—  de  casa;  Piano:  Ciascuno  degli  ordini  orizzon- 
tali delle  stanne  che  si  conlan  progredendo  di 
basso  in  aito:  Primmo  cian. Segando  cian,  Cian 
nobile,  Cian  terren,  ecc.;  Primo  piano,  Secondo 
piano.  Piano  nobile.  Piano  terreno,  ecc. 

—  dò  ciùnetto;  Piano  V.  Ciùnetto. 

—  dò  martello;  Bocca  o  Piano  del  martello:  La 
parte  larga  del  martello.  Se  la  bocca  è  piana,  il 
martello  dicesi  31ariello  piano  o  a  bocca  piana. 

Oia-u  add.  Piano  :  Che  ha  nella  superficie  egua- 
lità in  ogni  sua  parte. 
$  Com  cianf  Cavo  piano  Y.  Cavo, 


Oia,ii  avv.  Piano,  Pianamente,  cioè  Senza  ru- 
more, contr.  di  Forte:  Fd  cian;  Far  piano  V. 
Cianin. 
%  A  cian,  A  cian  e  rioso,  Èse  a  cian,  Resta 

a  cian  V.  A  cian. 
S  Chi  va  cian,  va  san;  Chi  va  piano,  va  sano, 

Pian  piano  si  va  sano  V.  Andd. 
S  fn  cian;  In   piano,   vale   Orizzontalmente,   In 
luogo  piano. 
Oia<ticia>iiin.  avv.  Pian  piano,  Piano  piano. 
Adagio  adagio,  Bel  bello,  A  lult'agio,  Pianella- 
mente;  lo  stesso  che  Piano,  ma  ha  più  di  forza 
V.  Cianin  in  tutti  i  suoi  significati. 
Oiansea,  s.  f.  Pianeta:  Quella  veste  che  porta 
il  prete  sopra  gli  altri  paramenti  quando  celebra 
la  messa. 
Cianello  s.  m.  Pianelto.  Dimin.  di  Piano:  Pic- 
cola e  breve  superficie  di  terra  piana.  -  Pianòro 
chiamasi  per  le  montagne  Uno  spazio  piano  tra 
altura  e  altura. 
Cianetto  \ .  Cianello. 
Oianin  avv.  Piano,  Pianamente,  Senza  rumore, 
conlr.  di  Forte:  Fd  cianin;  Far  piano. 
M  Piano,  talora  vale  Sommessamente,  Con  bassa  e 
sommossa  voce:  Parlce  cianin;  Parlale  piano. 
«  —  per  Adagio,  A  pian  passo.  Con  passo  corto 
e  lento:  Andd  cianin;  Andar  piano. 
Oiauu-a  s.  f.  Piana,  Tavola:  Pezzo  di  terreno 
dun orlo, ove  si  coltiva  una  sola  specie  di  piante. 
S  À  ciann-a;  Alla  piana.  Posto  avverb.  vale  Schiet- 
tamente, Alla  buona.  Alla  liscia,  Senza  malizia. 
S  Anddsene  a  ciann-a;  Andar  per  la  plana  V.  in 
Andd. 
Olanta  s.  f.  Pianta  :  Nome  generico  d'ogni  sorta 
dalberi,  d'arbusti  o  frutici,  di  suffrutici  e  d'erbe. 
n  Pianta,  per  Piantone  o  Pollone,  spiccato  dal  ceppo 
della  pianta  per  trapiantare,  e  per  lo  più  si  dice 
degli  ulivi. 

—  dòmestega;  Pianta  domestica  o  saliva,  dicesi 
Quella  che  per  collivamenlo  si  dimestica.  Pianta 
silvestre  o  selvatica  è  il  suo  contrario. 

—  foestèa;  Pianta  esotica. 

—  noslrd;  Pianta  indigena. 

—  dò  pé;  Pianta  del  piede:  Tutta  la  parie  infe- 
riore del  piede. 

S  De  cianta;  Di  pianta.  Posto  awerb.  vale  Di 
primo  getto. 

§  Fd  ùnn-a  cosa  de  cianta;  Far  cheechessia  di 
pianta  o  di  sana  pianta,  vale  Farlo  da' fonda- 
menti, lutto  per  intero,  o  simile. 

S  Piggid  ùnn-a  boccia  de  cianta  o  Piggid  cianta 
ùnn-a  boccia;   Truccarla  in  pieno  V.  Cianta 
nel  quarto  significato. 
Oiauta  V.  Acciantd  in  tulli  i  suoi  significali. 

—  j  cuggi  addosso  a  ùnn-a persónn-a;  Fissargli  oc- 
chi addosso  ad  uno,  o  per  intimorirlo,  o  coli' inten- 
dimento di  leggere  e  penetrare  nell'animo  di  Ini. 

—  ùnn-a  batteria;  Piantar  una  batteria,  vale  Disporre 
acconciamente  un  terreno,  col  quale  si  vuol  bat- 
tere a  fermo  le  opere  nemiche. 

—  ùnn-a  boccia;  Truccare  in  pieno  una  boccia, 
dicesi  dello  Scacciar  la  boccia  dell'avversario  dal 
luogo  dov'era  e  farvi  restar  la  propria. 

S  Cianlàse  n.  p.  Piantarsi ,  Stabilirsi ,  Collocarsi 
in  un  luogo. 
Oiantamalauui  s.  m.  Mala  zeppa,  31ala 
bietta,  Zizzanioso,  Commettimale,  si  dice  di  Chi 
mette  male  fra  gli  amici  per  disunirli,  ecc. 


220 


CIA 


CIA 


Oiantapuffi.  s.  m.  Ficcachlodi,  Ficcacavicchie, 
Scroccatore:  Colui  che  va  a  mangiare  o  a  bere 
e  non  paga  lo  scolto. 

Oiantastecclxi  s.  m.  Pianlastecchi  :  Striim. 
del  quale  si  servono  i  calzolai  per  piantar  gli 
stecchi  nella  suola. 

Olanto  s.  m.  Pianto:  Dà  un  cicmto  d'ùnn-a 
.cosa;  Far  il  pianto  o  un  pianto  di  checchessia, 
vale  Abbandonarlo,  Non  vi  pensar  più. 

Oiautou  s.  m.  Piantone:  Dà  un  ciantòn;  Dar 
un  piantone,  vale  Andarsene  senza  far  motto. 

Oiautotto  add.  Tarchialello,  Fatlicciollo,  Com- 
pressocelo: Piccolo  e  tarchiato  della  persona. 

Oiauùa,  s.  f.  Pianura,  Piano  :  Luogo  pìano.-Pia- 
nura  per  Io  più  impiegasi  quando  trattasi  d'in- 
dicare Luoghi  molto  vasti  ed  eslesi;  ma  quando 
occorre  accennare  Luoghi  poco  estesi,  suolsi  d'or- 
dinario adoperare  il  nome  Piano. 
danze  V.  n.  Piangere  e  Piagnere:  Gettare, 

ti'  Versare,  Spargere  lagrime,  Lagrimare,  Lacrimare, 

e  in  modo  basso  Belare,  Specorare. 
u  Piangere,  in  signif.  alt.  vale  Lamentarsi,  Ram- 
maricarsi d'una  cosa  o  persona  perduta,  o  per 
morte  o  per  altra  cagione:  danzo  i  mai  libbri; 
Piango  i  miei  libri. 
«  —  Talora  usasi  in  forza  di  sost.:  Cose  l'è  questo 
danze  continuamente  ?  Che  cos'è  questo  pian- 
.  gere  continuamente .' 

«  Piangolare,  Piagnucolare,  Vagire:  Il  piangere  dei 

bambini, 
n  Uggiolare  V.  Lùd  d5  can  nella  voce  Can. 
w  Cigolare,  Gemere,  dicesi  Quel  rumore  o  suono 
simile  a  un  gemito  che  esce  dalle  legna  verdi  od 
omide  quando  abbruciano.  -  Cigolare  propriam. 
esprime  il  rumore  prodotto  dal  vapore  o  dall'aria 
che  va  via  ;  Gemere  esprime  la  cosa  slessa,  ma 
eziandio  più  proprio  il  lento  uscire  che  fa  l'umor 
acqueo  dalle  legna  umide  o  verdi  V.  Sud. 

*•»  a  nonna,  a  madonnava;  Pigolare,  Far  marina, 
e  nell'uso  fior.  Far  il  piangi,  si  suol  dire  di  Co- 
loro che,  ancorché  abbiano  assai,  sempre  si  la- 
gnano dell'aver  poco  e  sempre  chiedono. 

•i—  in  t5  so  chéu;  Piangere  dentro  :  Gemere  in  cuore, 

>i  Accorarsi. 

-if  làgrime  de  sangue;  Piangere  a  cald'occhi.  Modo 

n   figurato. 

^  5  chéu;  Piangere  il  cuore,  Esser  dolente  a  cuore 

V    V.  Chéu. 

5  Aveì  i  éuggi  che  ciànzan;  Aver  la  lagrimazione 

0  la  lacrimazione  V.  Lagrimazión. 
S  Chi  me  véu  ben  me  fa  danze,  chi  me  véu  ma 

me  fa  rie  V.  Ben  (sost.) 
S  Chi  nB  danze  n5  tetta;  Chi  non  piange  non  ha 
poppa.  Prov.  che  significd  Bisogna  chiedere  e 
fare  il  pigolone  per  muovere  altri  a  donargli. 
S  Chi  rie  de  venardì  danze  in  domenega;  Chi 
ride  in  sabato,  piange  in  domenica.  Prov.  di 
nessun  significato. 
S  Mettise  a  danze;  Mettersi  o  Sciogliersi  a  piangere. 

OianziuSu  V.  Cianzón. 

Oianziuouna.  s.  m.  Pigolóne,  e  nell'uso 
fior.  Piangi  :  Colui  che  sempre  si  duole  di  aver 
poco  e  sempre  chiede. 

Oianzistéio  s.  m.  Piagnisteo,  Piagnistero: 
Pianto  lungo,  nojoso,  affettato,  irragionevole.  La- 
mentazione che  stucca;  antic.  Piangoleggio. 

Oianzòiu  s.  m.  Piangoloso,  Piagnoloso:  Che 
per  poco  piange. 


Oianzóu  s.  m.  Piagnucolone,  e  per  derisione 
Belone ,  Pecorone,  dicesi  ad  L  no  che  piange  assai  ; 
Piagnoloso,  Piangoloso. 

Oianzùssà  v.  n.  Piagnucolare,  frequent.  di 
Piangere:  Piangere  interrotto  dal  lamentarsi. 

Oiappa  s.  m.  Lavagna  :  Specie  di  schisto  duro, 
nericcio,  e  per  lo  più  turchino,  e  in  lastre,  sopra 
cui  si  disegnano  nelle  scuole  figure  d'aritmetica 
e  geometria;  essa  serve  altresì  a  coprire  i  tetti 
(V.  Abbaen)  e  fasciar  mura  perchè  non  penetri 
l'umidore,  a  far  pozzi  d'olio  e  allro. 
Il  Lastra:  Ogni  fetta  di  marmo,  di  legno,  di  cri- 
stallo od  allro,  larga,  di  maggiore  o  minore  gros- 
sezza, e  di  superficie  piana  dall'una  parte  e  dal- 
l'altra: Ciappa  de  marmo,  de  cristallo,  de  veddro, 
ecc.;  Lastra  di  marmo,  di  cristallo,  di  vetro,  ecc. 
«  Pescheria:  Il  luogo  dove  si  vendono  i  pesci. 

—  da  tòa;  Piano:  La  parte  superiore  della  tavola, 
che  serve  a  posarvi  sopra  checchessia. 

—  do  barcòn;  Davanzale:  Quel  piano  superiore  del 
parapetto  della  finestra,  che  per  lo  più  è  una  lastra 
di  lavagna,  di  marmo  o  simile,  sporgente  alquanto 
in  fuori  sul  quale  si  appoggia  colle  braccia  chi 
sia  alla  finestra. 

—  do  barcBn  di  monesté;  Bòtola  e  Bòdola. 

—  dObigliardo;  Cartella:  Quella  lavagna,  su  cui  si 
notano  i  punti. 

—  dò  cammin;  Frontone:  Lastra  di  ferraccio  o  di 
terra  (un  tambellone,  in  dial.  émfjrexo)  fermala 
a  squadra  sul  piano  del  focolare  contro  il  maro 
del  caminetto  o  del  camino,  affine  di  preservarlo 
dai  guasti  che  arrecano  le  legne,  le  molle  e  la 
palella,  ed  anche  il  calore  del  fuoco,  ecc.  Talora 
il  frontone  è  di  pietra  arenaria,  e  dalla  materia 
dicesi  pure  Pietra. 

—  dd  comò;  Piano  o  Coperchio  del  cassettone:  La 
parte  superiore  orizzontale  di  esso,  la  quale  per 
lo  più  è  di  legno,  talora  di  marmo. 

—  dò  fuxin;  Cartella  V.  Cartella. 

—  dò  lavello;  Lastrone  dell'acquaio:  Grossa  lastra 
di  lavagna  o  di  marmo;  inclinala  verso  la  pila 
(tréuggio),  scanalala  ai  quattro  lati.  Questo  la- 
strone non  si  vede  nelle  cucine  toscane,  perchè 
ivi  soglion  rigovernar  le  stoviglie  nella  pila,  ch« 
hanno  più  grande  della  nostra,  quadrangolare,  e 
meglio  d'un  palmo  profonda. 

g  Dà  dò  cu  in  cm/);}o; 'Battere  il  culo  sul  lastrone 
0  in  sul  petrone.  Dar  del  culo  in  terra,  tìgurat. 
vagliono  Fallire;  ed  è  derivalo  dall'uso  antico 
ch'era  in  Firenze,  che  coloro  i  quali  fallivano, 
andavano  nel  mezzo  di  Mercato  Nuovo,  dov'era 
una  gran  lastra  di  marmo,  e  quivi  posavano  tre 
volte  il  culo  a  vista  del  popolo  radunalo  ;  e  qu(j- 
st'alto  assicurava  la  loro  persona  dalle  molestie 
de'  creditori ,  a  favore  de'  quali  s'intendeva  ce- 
duta la  roba  del  debitore. 

^  Un  5  Via  sdii  a  ciappa  e  l'atro  5  piggia  fan' 
ghilla;  Uno  leva  o  scova  la  lepre,  e  un  altro  la 
piglia  V.  Anghilla. 

§  Zùgd  a-e  ciappe;  Giuocare  alle  laslrucce:  Giuoco 
simile  a  quello  delle  bocce,  se  non  che  invece  di 
bocce  si  adoperano  lastrucce,  ed  nn  piccolo  sasso 
serve  di  grillo  (ballin). 
Oiappà;  s.  m.  Lastra juolo:  Artefice  che  lavora 
intorno  alle  lastre,  e  più  propriam.  a  quelle  di 
lavagna. 

S  Merlo  ciappd;  Passera  solitaria  V.  Merlo. 
Oiapp&  V.  Àceiappd. 


CIA 


CIA 


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Oia.ppaJéu  s.  m.  Pesciaiuolo,  Pescivéndolo  : 
Vendilor  di  pesci. 

Oia.ppa<sséu.  s.  m.  Lavagna  rolla,  Rottame  di 
lavagna,  dicesi  per  lo  più  di  Quelle  lavagne,  colle 
quali  si  cnoprono  i  letti,  e  sono  in  pezzi  più  o 
meno  grossi  slaccati  e  gettali  sulle  vie  per  forza 
di  vento  o  di  pioggia. 

Oia<ppella,  s.  f.  Pianella:  Una  specie  di  mat- 
tone più  sottile,  il  qual  si  adopera  solamente  ai 
tetti  delle  case,  e  murasi  sopra  i  correnti. 

Oiappelletta  s.  f.  Pastìglia,  Pasticca,  e  nel- 
l'uso Caramella  :  Zucchero  bjanco  chiarito  e  cotto, 
finché  cavatone  un  piccolo  saggio  si  rappigli  e 
prenda  l'apparenza  vetrosa  e  trasparente,  e  non 
s'attacchi  alle  dita;  allora  si  versa  sopra  una  lastra 
di  marmo,  unta  con  olio  di  màndorle  dolci,  a 
grosse  gocce,  le  quali  fredde  che  siano  si  fasciano 
in  pezzettini  di  carta,  e  si  vendono  per  tenerle 
in  bocca  o  per  dilettare  il  gusto,  o  per  rendere 
odoroso  l'alilo,  o  per  medicina. 
«  Ciambelle  al  plur.  :  Ciocchelle  di  capelli  inanel- 
late a  mano  e  rinvoltate  in  un  pezzetto  di  carta, 
le  quali  poi  si  stringevano  fra  le  schiacce.  Oggi 
non  si  usano  più. 

—  da  vermi;  Pastiglie  da  vermi  o  vermifughe  o 
solutive  :  Caramelle  composte  di  cioccolalte,  gia- 
lappa,  calomelano  e  scamonea ,  cosparse  di  se- 
mentina nella  loro  superficie  superiore,  che  si 
danno  come  purganti  e  vermifughe  a'  bambini. 

Oiappetta  s.  f.  Lastruccia,  Lastretta.  Dimin. 
di  Lastra:  Piccola  lastra. 
»  Usasi  ancora  per  dinotare  Un  mozzicone  di  pie- 
tra lavagna,  e  allora  dicesi  Un  pezzetto  di  la- 
vagna. 

—  do  fuxin;  Martellina  V.  Ciappin.  ' 
"Ciappettà  v.  n.   Scorrer  la  cavallina  o  il 

paese:  Andar  liberamente  dove  si  vuole;  e  si 
dice  per  lo  più  de'  giovani  nel  significato  di  Far 
la  vita  del  discolo.  In  senso  meno  cattivo  dicesi 
Gironzare,  Girandolare,  Girellare,  Gironellare. 

Ciappetto  s.  m.  Cantoniera,  Baldracca,  Me- 
retrice, Berghinella,  Ciccanlona:  Donna  di  partito. 

Oiappi  s.  m.  plur.  Cocci,  Greppi:  Rollami  di 
vasi  di  terra  cotta  ;  e  talvolta  per  Stoviglie,  cioè 
Tutti  i  vasi  di  terra  per  uso  di  cucina. 

Oiappin  s.  m.  Martellina.  T.  archib.  Ordigno 
dell'acciarino  (fuxin)  che  ricopre  lo  scudetto,  e 
che  all'urto  della  pietra  focaja  porlala  dal  cane 
quando  scatta,  si  rovescia  e  manda  scintille  che 
accendono  la  polvere  del  bacinetto. 

Oiàppoa  s.  f.  Schiaccia  o  Stiaccia:  Ordigno 
per  pigliar  animali,  e  per  lo  più  uccelli  di  becco 
tenero,  come  tordi,  rossignoli,  ecc.;  ed  è  Una 
lastra  di  lavagna  o  simile  cosa,  sostenuta  da  certi 
fuscellini  posti  in  bilico,  tra  i  quali  si  mette  il 
cibo  per  allettarli;  tocchi  scoccano  e  la  pietra 
schiaccia  chi  è'sotlo.  Volendo  pigliar  gli  uccelli 
vivi,  si  fa  un  buco  nella  terra ,  sopra  il  quale 
cadendo  la  lastra,  non  gli  schiaccia. 

Oiappùssà  V.  n.  Acciarpare,  Ciarpare,  Ac- 
ciabailare:  Lavorar  presto  e  malamente. 

Oiappùssata  s.  f.  Sconciatura,  Lavoraccio: 
Lavoro  cattivo,  malamente  eseguito. 

Oiappùsso  s.  ra.  Acciarpatore,  tiarpone,Ciar- 

■;    piere,  Ciabattino,  Cibaltone,  Ciabattone,  Cicciajo, 

e  più  nobilm.  Guastamestieri,  Guastalarte,  dicesi 

d'Ogni  cattivo  artefice  ed  inetto,  ed  in  generale 

di  Chi  eseguisce  qualunque  lavoro  malamente. 


Oiax*l3ottà>  v.  n.  Gracchiare,  Cornacchiare, 
Ciaramellare,  Ciambolare,  Ciambottare,  Talta- 
mellare,  Anfanare,  Cinguettare,  ecc.:  Aggirarsi 
in  parole.  Parlare  senza  sapere  che  dirsi,  Dir 
cose  inutili  e  vane. 

Ciarl>otto  s.  m.  Chiacchiera,  Cicalìa,  Ciar- 
leria, Anfanìa:  Detto  inutile,  vano  e  confuso. 

Oiarlbottòn.  s.  m.  Gracchione,  Cicalone,  Chiac- 
chierone, Anfanatore,  Cornacchiatore,  ecc.:  Che 
favella  senza  fondamento  o  conclusione  V.  Ciae- 
ciaron. 

Oiai*essa  s.  f.  Chiarezza,  amie.  Chiarità.  Astr. 
di  Chiaro;  Lucidezza,  Splendidezza, 
n  Chiarezza,  trattandosi  di  discorso,  scritture  e  si- 
mili, vale  Agevolezza,  Facile  intelligenza. 
»  —  Detto  di  vino,  d'acque  o  d'altri  liquori,  vale 
Limpidezza,  conlr.  di  Torbidezza. 
"Oiari  V.  n.  Chiarire.  In  lingua  furbesca  signi- 
fica Bere,  e  propriam.  Ber  vino,  che  in  questa 
lingua  si  appella  Chiaro:  0  l'ha  ciano;  Egli  ha 
chiarito,  cioè  Ha  beuto,  e  dicesi  comunem.  di 
Chi  è  alquanto  brillo  dal  vino. 

Ciarla  s.  f.  Ciarla:  Vana  loquacità  ;  altrim.  Cian- 
gola, Chiacchiera, 
ti  Ciarla,  per  Voce  sparsa  a  carico  di  qualcheduno 

V.  Ciàcciara. 
§  Dà  de  ciarle  o  da  intende  de  ciarle;  Dar  chiac- 
chiere. Dar  parole,  vale  Discorrere  per  non  ai- 
tenere. 
S  Fd  de  ciarle;  Far  parole,  chiacchiere,  ciarle: 

Ciarlare  inutilmente. 
§  Perdise  in  ciarle;  Perdersi   in  chiacchiere  V. 
Ciàcciara. 

Oiax*la  s.  f.  Ciurlelto,  Ciurloltino,  Calandro.  T. 
ornit.  Anthus  campestris.  Uccelletto  della  fami- 
glia delle  Motacille,  che  abbondantissimo  giunge  in 
primavera,  ove  pon  nido,  e  ne  parte  in  autunno. 

—  grossa;  Calandro  forestiero.  T.  ornit.  Anthus 
Richurdii.  Questa  specie  fu  confusa  colla  pre- 
cedente; è  tra  noi  rara  anzi  che  no,  sebbene 
ci  ponga  nido. 

Oiarla  V.  n.  Ciarlare,  Chiacchierare,  Ciambo- 
lare, Ciangolare,  Cicalare,  Cornacchiare,  Grac- 
chiare: Parlare  assai,  ed  anche  Parlar  vanamente 
e  leggermente,  e  talvolta  per  semplic.  Discorrere. 

Oiairlattan  s.  m.  Ciarlatano:  Venditor  di  ce- 
rotti e  d'altre  bagatelle,  così  chiamato  per  le 
molte  ciarle  ch'ei  fa  onde  tentar  gli  astanti  a 
far  compra  delle  slesse;  altrim.  Cerretano,  Sal- 
timbanco, Cantambanco,  Ciurmatore,  Ciccantone. 
n  Chiacchierone,  Cicalone,Gracchione,  Cornacchione, 
dicesi  figurai,  ad  Uomo  che  favella  troppo  e  senza 
considerazione. 
S  A  biscia  a  l'ha  addenfón  5  ciarlattan;  La  vi- 
pera 0  la  biscia  ha  morso  il  ciarlatano  V.  Addenta. 

Oiarlatanata  s.  f.  Ciarlataneria  :  Astratto  di 
Ciarlatano:  Atti  e  parole  da  ciarlatano;  altrim. 
Cantambancala,  Ciurmerla. 

Oiax*latan.Ì3i:iiii.o  s.  m.  Ciarlatanismo  :  La 
qualità  astratta  e  il  procedere  del  ciarlatano,  Cfc 
di  chi  si  governa  come  i  ciarlatani.  * 

Oiai:*la:KÌa  s.  f.  Parlantina:  Viva  e  smoderata 
loquacità;  allrim.  Ciarleria,  Chiacchiera,  Cica- 
leccio, Garrulità,  Anfanìa.  -  Chiacchierina  in 
Firenze  dicesi  II  primo  grado  dell'ebrietà  :  N5 
dia  che  ti  fàsci  imbricego,  ma  ti  aveivi  un  pò 
de  ciarlaxia;  Non  dirò  che  la  fossi  briaco; 
avevi  un  po'  di  chiacchierina. 


222 


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CIA 


Oiarlettoa,  s  f.  Bigiarella.  T.  ornit.  Sylvia 
curruca  o  Curruca  garrula,  l'ccello  della  fa- 
miglia delle  Silvie,  che  ha  il  becco,  i  piedi  e  le 
ali  bruno-nere;  la  parte  superiore  della  lesta  e 
guance  di  color  piombato-cenerino  cupo;  supe- 
riormente è  giallastro,  inferiormente  bianco  con 
una  leggera  ombra  carnicina.  Costuma  annidare 
fra  le  siepi;  migra  in  autunno  e  ritorna  in  pri- 
mavera. 
1)  Chiacchierino,  dicesi  figurai,  di  Persona  che  fa- 
vella continuamente,  Che  non  rifina  di  cinguettare. 

—  nostra;  Beccafico  canapino.  T.  ornit.  Ficeduta 
hypolais. 

Ciarlon  s.  m.  Ciarlone,  Chiacchierone,  Cica- 
Ione,  Crocchione,  Gracchione,  Cornacchione,  Ciar- 
latore, Ciarliero,  e  nell'uso  fior.  Ciabone:  Che 
parla  assai,  e  prendesi  per  lo  più  in  cattiva  parte. 

Ciarné  s.  m.  Bugliuolo  per  Tacqua.  T.  mar. 
È  una  Specie  di  piccola  lina  che  d'ordinario  si 
mette  sul  cassero,  a  babordo  e  tribordo  dell'al- 
bero di  maf  slra,  per  tenervi  l'acqua  da  bere  ad  uso 
giornaliero  dell'equipaggio.  Dal  frane.  Charnier. 

Oiarnéa  s.  f.  Cerniera  Dal  frane.  Charnière. 
Specie  di  masliettatura  gentile  formala  dall'unione 
di  due  0  più  cannelli  di  metallo,  infilzati  e  fer- 
mati da  un  perno,  per  aprire  e  serrare,  e  ren- 
der mobili  le  due  parti  a  cui  sono  saldati. 

Oiarrùa  s.  f.  Ruzzola,  Girella.  Voci  fiorenl. 
Ciottoletto  0  Pezzo  di  lavagna  ritondala  per  farla 
correre  in  aria. 

Oìassa  s.  f.  Piazza  :  Luogo  spazioso,  pubblico, 
scoperto,  circondalo  di  ediflzi. 
»)  Piazza,  per  simil.  Spazio  grande  e  vuoto. 
„  «_  por  il  luogo  dove  si  fa  il  mercato, 
n  —  In  lerm.  mercant.  dicesi  Tutto  il  corpo  dei 
mercanti  che  negoziano  in  ana  città. 

—  d'arme;  Piazza  d'arme.  T.  milit.  Dicesi  di  Città 
0  Terra  fortificala  e  presidiala;  ed  anche  di 
Piazza  destinata  a  far  le  evoluzioni  militari. 

S  Cose  fa  a  classa  ?  Che  fa  la   piazza  ?  cioè  In 

che  pregio  sono  le  mercanzie  e  i  cambi? 
g  Donna  de  classa;  Piazzina,    Ciana.  Voci  del- 
l'uso fior.:  Donna  plebea,  mal  educata  e  di  rotte 
maniere. 
%  Molte  in  ciassa  ùnn-a  pers5nn-a  ;  Svergognar 
uno.  Disonorarlo  pubblicamente,  Pubblicarne  i 
difetti  e  le  mancanze. 
S  iVó  semmo   miga  in  ciassa;  Non   slam  mica 
in  piazza,  dicesi  per  significare  Che  non  siamo 
in  luogo  ove  sia  lecito  far  rumore. 

Oiastsa  s.  m.  Piazzale.  Voce  dell'uso:  Piazza 
innanzi  alle  chiese  di  campagna. 

Oiassata  s.  f.  Piazzala,   Chiassala:  Gran  ru- 
more. Strepilo  da  radunar  la  gente. 
S  Fa  ùnn-a  ciassata;  Far  una  piazzata:  Dar  ma- 
teria di  parlare  alla  gente  col  pubblicarsi  cosa 
che  saria  stato  bene  tacerla. 

Oiasséa  s.  f.  Piazzajola.  Voce  dell'uso:  Donna 
che  pesa  le  derrate  del  mercato,  riscuotendo  una 
certa  somma  per  ogni  cosa  che  ha  pesato;  ed 
ha  l'appallo  a  ciò  dal  Municipio. 

Oiassetta  s.  f.  Piazzetta,  Piazzuola.  Dimin.  di 
Piazza:  Piccola  piazza. 

Oiastra  s.  f.  Friiiella  ed  anche  Frìttello:  Larga 
macchia,  specialm.  d'untume,  sulle  veslimenla  e 
su  altri  panni. 

Oiattas.f.  Chiatta  e  Piatta.  T.  mar.  Specie  di  ba- 
stimento da  carico ,  di  fondo  piallo  senz'alberi , 


il  qual  nell'interno  de'  porti  serve  a  trasportare  il 
carico  che  s'imbarca  o  si  sbarca  da'  bastimenti 
maggiori. 

Oiattajéu.  s.  m.  Chiatlajuolo  e  Piatta jolo  :  Colui 
che  attende  a  trasportare  le  merci  sulla  piatta. 
Voce  dell'uso. 

Ciattaron  s.  m.  Strillozzo,  Pis.  Stialtajone. 
T.  ornit.  Emberiza  miiiaria.  Uccello  del  ge- 
nere delle  Emberize,  che  ha  le  parti  sup:^riori 
grigio-ceciale  con  una  macchia  sullo  stelo,  le 
inferiori  ceciate;  il  becco  compresso,  giallo-ce- 
nerognolo; i  piedi  cenerino-carnicini.  Nidifica 
nelle  aperte  campagne  delle  pianure  basse  e  nei 
vasti  stagni  submarini  rimasti  asciutti  in  estate. 
Cibasi  di  semi  e  bacolini  cercali  fra  la  terra. 
Prendesi  in  gran  copia  allorquando  cadono  nevi. 

Oiattèlla  s.  f.  Piallone:  Specie  d'insetto  che 
per  lo'  più  si  ricovera  tra  i  peli  dell'anguinaia. 
Fuori  della  Tose,  comunem.  si  chiama  Piattola, 
ti  Mosca  culaja,  dicesi  figurai,  di  Chi  sta  sempre 
presso  ad  alcuno  nojandolo;  Seccafistole,  Seccag- 
gine, Increscioso,  Tedioso,  Importuno. 

Oiattèlla  v.  n.  Contendere,  Altercare,  Qui- 
slionare  di  parole  V.  Rattellà. 

Oiatto  add.  Piatto  :  Di  forma  piana  a  guisa  di 
piattello;  Spianato,  Schiaccialo. 
§  Bastimento  de  fóndo  ciatto;  Bastimento  di  fondo 
piallo:  Quel  bastimento,  nel  quale  il  piano  po- 
salo de'  madieri  è  retto  e  senza  acculamento  alle 
sue  estremila. 
S  Daghe  de  ciatto;  Tirar  di  lungo,  figurai,  vaie 
Rallentarsi  in  una  cosa,  Scemare  il  fervore  nel- 
l'operazione. Non  prendersi  soverchia  premura. 
S  De  ciatto;  Di  piallo,  Di  piallone.  Posto  avverb. 
vale  Colla  parte  piana  dell'arme,  conlr.  di  A  taglio. 

Oiattónà  s.  f.  Piattonata  :  Colpo  che  si  dà  col 
piano  della  sciabola  o  altra  arma  simile. 
S  Dà  de  ciattónce;  Piattonare,  Dar  piattonate:  Me- 
nar colpi  di  piatto. 

Oiava  V.  a.  Chiavare.  Voce  derivala  da  Chiavo 
(chiodo):  Fermar  con  chiodi. 

>— .  un  bastimento;  Inchiavarlo.  T.  di  costriiz.  Sta- 
bilirne e  Fermarne  solidamente  i  legnami  con 
grossi  chiodi  o  chiavarde  o  chiavette. 

—  ùnn-a  casa;  Incatenarla:  Fortificarla  con  catene 
y.  Ciave  nel  9°  signif. 
S  Èse  ciavóu  in  fùn  letto;  Essere  inchiodalo  o 
0  conficcato  in  un  letto  o  nel  letto,  vale  Non  po- 
terlo abbandonare  per  cagion  di  malattia. 

Cia"var*d.a  s.  f.  Chiavarda.  T.  delle  arti.  Grosso 
pezzo  di  ferro  con  occhio  da  una  testala  che 
serve  per  vari  usi. 

Oiavatua  s.  f.  Chiavalura,  Chiavagione,  In- 
chiodatura: L'inchiodare,  Il  chiavare;  ed  anche 
Tulli  i  chiedi  confitti  e  II  luogo  dove  sono  con- 
fitti V.  CiavHXÒn. 

Cia^axon  s.  f.  Chiavagiofje.  T.  di  costrtiz. 
Nome  collellivo  di  Tulle  le  sorte  di  chiodi  che 
si  usano  per  conficcare  i  bastimenti  ;  ed  anche 
per  La  slessa  azione  che  si  fa  d' inchiodare  o 
fermare  insieme  i  legnami  d'un  bastimento. 

Olave  s.  f.  Chiave:  Strum.  di  ferro,  col  quale 
voltolandolo  dentro  alla  serratura  si  fa  scorrere 
la  stanghetta  per  aprire  e  serrare. 
«  Chiave,  figurai,  usasi  per  Mezzo  di  fare  o  ac- 
quistare checchessia, 
n  —  e  figurai,  pure  per  Contraccifera  onde  si  spiega 
e  intende  la  cifra;  e  in  generale  pel  Modo  di 


C5IA 


CIA 


22S 


intendere  l'occnlto  pensiero  d'uno  scrino,  duo 
racconto,  d'on  ingegno  e  simili. 

»  —  per  li  luogo  che  sia  sur  una  frontiera,  che 
tenga  o  possa  tener  chiuso  il  passo. 

«  —  Nelle  Arti  si  dice  di  Qualunque  pezzo,  per 
Io  più  di  metallo,  che  si  adoperi  per  tener  saldo 
checchessia  nel  suo  luogo. 

u  —  per  Quella  figura  musicale  che  dinota  la  va- 
rietà 0  diversità  de'  toni. 

«  —  per  Ciascuna  di  quelle  molle,  che  si  adattano 
ai  buchi  di  certi  strura.  a  fiato,  e  che  si  chiu- 
dono e  si  aprono  calcandole  colle  dita  per  ca- 
varne varii  suoni. 

w  —  per  Quell'arnese  con  cui  s'accordano  stram, 
musicali  da  corda. 

«  —  per  Quella  lunga  e  grossa  spranga  di  ferro, 
che  tiene  saldi  due  muri  mediante  un  paletto 
(stanghetta)  conficcato  nell'occhio  a  ciascun  dei 
capi;  che  anche  comunem.  dicesi  Catena. 

—  deanùà  co-i  denti;  Chiave  snodata:  Chiave  dop- 
pia con  una  snodatura  nel  mezzo  per  poterla 
piegare  e  portare  più  facilmente  in  saccoccia. 

—  desnùd  da  fceromorto  ;  Bacchetta  :  Una  sottile 
asta  di  ferro,  lunga  un  palmo  e  mezzo  circa,  che 
verso  il  mezzo  ha  una  snodatura,  e  dall'nn  dei 
capi  l'anello  o  una  gruccia.  Introdotta  la  Bacchetta 
in  un  foro  dell'uscio  che  sovrasta  all'asticciuola 
del  paletto  d'assicurazione  (ferrùggidj,  casca  la 
anteriore  parte  di  essa,  la  quale  spinge  il  paletto 
urtando  contro  Fasticciuo'a  mentre  si  gira  colla 
mano  l'anello  o  la  gruccia. 

—  d5  discorso;  Chiave  del  discorso,  vale  II  prin- 
cipio, la  base  principale  del  discorso,  o  simile. 

—  dòggia;  Chiave  doppia:  Quella  che,  senz'anello 
ha  gl'ingegni  Cdentij  verso  ciascuna  delle  due 
estremità  del  fusto  per  due  toppe  diverse. 

—  fàsa;  Chiave  falsa,  Conlracchiave :  Chiave  che 
contraffa  l'altra. 

—  femmina;  Chiave  femmina:  Quella  che  ha  cavo 
il  fusto,  e  riceve  in  sé  l^ago  della  toppa. 

—  ingleize;  Chiave,  e  nell'uso  Chiave  inglese:  Uno 
strum.  d'acciajo,  con  occhio  a  più  angoli  da  una 
tastata  ad  uso  d'invitare  e  svitare,  cioè  aprire 
e  serrare  o  stringere  le  viti  ;  ed  anche  Quello 
stram,  chirurgico  da  cavare  i  denti. 

—7  tnasccia;  Chiave  maschia  :  Quella  il  cui  fusto  è 

pieno,  e  per  lo  più  termina  in  pallino  (pòrrin). 
S  A  ciave  a  nò  zéuga;  La  chiave  falla,  cioè  Non 

volgesi  diritta  per  la  serratura. 
S  Anello  da  ciave;  Anello  o  Capo  della   chiave: 

Quella  parte  della  chiave  che  si  tiene  in  mano 

nel  serrare  o  nell'aprire  la  toppa. 
S  Avei  a  ciave  d'un  affare;  ksex  la  chiave  d'un 

affare,  d'un  negozio,  figurai,  vale  Esserne  infor- 

matissimo. 
%  Canna  da  ciave  masccia;  Fusto:  Quella  parte 

della  chiave  maschia  ch'è  tra  l'anello  e  il  pallino. 
n  —  da  ciave  femmina;  Canna:    Il    fusto   cavo 

della  chiave  femmina, 

—  Denti  da  ciave;  Ingegni  :  Quella  parte  della  chiave 
che  serve  ad  aprire  o  serrare  la  toppa. 

S  Masso  de  davi;  Fascio  di  chiavi. 

S  3Iclte  a  ciave  sótto  a  porta  ;  Pagar  di  calcagne, 
Uccellar  l'oste  e  il  lavoratore,  vale  Sloggiare, 
Andar  via;  e  si  applica  ordinariam.  a' pigionali 
che,  votata  la  casa  delle  robe  loro  senza  pagar 
la  pigione,  usano  al  padrone  la  gentilezza  di  la- 
Kivgli  almeno  la  chiave  dell' uscio. 


S  Pórrin  o  Ziygio  da  ciave;  Pallino  :  Specie  di  bot- 
tone, in  che  termina  il  fusto  della  chiave  maschia. 
8  Serra  sótto  ciave;  Chiudere  0  Serrare  a  chiave, 
flettere  sotto  chiave. 
CiaT^ello  s.  m.  Fìgnolo,  Ciccione,  e  in  term. 
med.  Furuncolo:  Infiammazione  d'alcune  cellule 
del  tessuto  cellulare  ,  che  fa  un  enfialello  dolo- 
rosissimo. 
Ciavellóso  add.  Fignoloso:  Che  ha  flgnoli. 
§  Ommo  ciavcllóso,  presto  spòso;  Qurst'anno  fi- 
gnoloso, un  ali  ranno  sposo.  Dettalo  proverb.  di 
nessuna  significazione. 
Cia, vetta  s.  f.  Chiavetta,  Chiavicina.   Dimin. 
di  chiave:  Piccola  chiave, 
n  Chiavetta,  per  Un  pezzo  di  ferro  a  cuneo  piatto 
0  anche  rifondo,  che  si  mette  nel  foro  bislungo 
0  rotondo,  aperto  all'estremità  d'un  perno  di  ferro 
per  fermarlo   e  assicurarlo  a  suo  luogo;  dicesi 
anche  Copiglia. 

—  a  breghé;  Chiave  alla  cieca.  T.  d'orol.  Sorta  di 
chiave  che,  piantata  nell'orologio,  si  volge  alter- 
natamente a  dritta  e  a  sinistra,  tenendola  stretta 
tra  le  dita.  Questa  chiave  ha  il  fusto  verso  la 
metà  ingrossato  in  palla,  e  la  palla  divisa  trasver- 
salmente in  due  emisferi  che  imboccan  l'un  nel- 
l'altro con  denti  a  sega.  Girando  la  chiave  a  dritta, 
i  denti  d'un  emisfero  puntan  contro  quelli  dell'altro 
e  si  move  l'intera  chiave  che  fa  perciò  girar  l'al- 
bero e  caricar  l'orologio;  girandola  a  sinistra,  si 
muove  solo  la  parte  supcriore,  perchè  i  denti  del- 
l'emisfero superiore  scorrono  sulla  convessità  dei 
denti  dell'altro  emisfero  senza  spingerli. 

—  dò  reléuio;  Chiave  dell'orologio:  Piastretlina  me- 
tallica di  varie  fogge,  con  mastietlo  girevole  ad 
un  de'  capi,  terminato  all'altro  capo  in  quadrello 
d'acciajo  da  poterlo  imboccare  nell'albero  della 
piramide  e  farlo  girare,  e  cesi  caricare  l'orinolo. 

Ciavéna  s.  f.  Toppa,  Serratura:  Sorta  di  ser- 
rami, per  lo  più  fatto  di  ferro,  il  quale  conficcato 
in  uscio,  armadio,  cassa  o  altro  simile  serve  a 
serrarlo  mediante  la  chiave.  Le  parti  della  loppa 
sono:  gl'ingegni  (scontri),  la  stanghetta  (stan- 
ghetta), i  piegalelli  (digiunselle),  la  feritoja  (im- 
bóccatùa),  il  buco  (pertùzo),  lo  scudetto  ((boc- 
chetta), la  mandala  (mandata  o  gio),  la  molla, 
il  calcio  della  molla  (creo),  l'ago  (ómbrissallo), 
il  coperchio  (cappelletto).  Vedi  queste  voci  alla 
lor  sede  alfabetica. 

—  a  a-icca;  Toppa  o  Serratura  a  colpo  o  a  sdruc- 
ciolo: Quella  la  cui  stanghetta,  men  sottile  del- 
l'ordinario, ha  uno  smusso  in  cima,  pel  quale 
essa,  nel  serrare,  battendo  nell'orlo  curvo  e  liscio 
della  bocchetta  (goccia),  vi  entra  da  sé,  caccia- 
tavi da  un'interna  molla  a  chiocciola,  e  perciò 
senz'ajuto  di  chiave,  e  sol  che  sia  data  una  spinta 
all'uscio,  0  questo  cada  da  sé  quando  fosse  sdruc- 
ciolo. 

—  a  cricca  e  stanghetta;  Toppa  o  Serratura  a  colpo 
e  mandala:  Quella  che  ha  due  stanghette,  una  a 
colpo  e  l'altra  a  mandala;  ovv.  un'unica  stan- 
ghetta smussa,  la  quale  prima  si  muove  a  colpo 
per  forza  della  molla,  e  poi  a  mandala  mediante 
la  chiave. 

—  a  dui  gii  ;  Toppa  a  due  mandate:  Quella  in  cui 
la  stanghetta  percorre  in  due  volle  un  doppio 
spazio  per  effetto  dì  due  successive  voltale  di 
chiave. 

—  co  segretto;  Toppa  segreta  o  Toppa  a  segreti; 


224 


eie 


eie 


Quella  in  cai  l'introduzione  e  il  girar  delia  chiave 
sono  dipendenti  da  certi  altri  movimenti ,  pre- 
paralorii  o  concomitanti,  non  noti  ad  altrui. 

da  incrasld;  Toppa  o  Serratura  da  incanalare 

0  alla  piana:  Quella  che  va  tutta  nella  grossezza 

dell'imposta  o  simili. 

g  Fd  vedde  ùnn-a  cosa  da-o  pertùzo  da  ciavéua; 

Mostrar  checchessia  per  iirabicco,  cioè  Con  gran 

diflicoltà,  gelosia  o  riserbo  o  per  somma  grazia. 

S  Maneggia  da  ciavéua;  Presa. 

S  Quello  chi  fa  ciavéue;  Toppajuolo,   Toppa!- 

lacchiave. 
S  Sta  a  aggueitd  da-o  pertùzo  da  ciavéua;  Stare,. 
Guardare,  Ascollare,  cioè  Spiare  od  Origliare  al 
buco  dell'uscio  ;  e  prendesi  comunem.  in  senso 
odioso,  siccome  azione  raramente  innocente,  per 
Io  più  indiscreta  e  sempre  da  riprovarsi. 

Oia.zzai  s.  f.  Spiaggia.  T.  mar.  Terreno  piano 
lungo  il  mare  e  inclinato  verso  di  esso,  il  quale 
è  coperto  d'acqua  solamente  nelle  grandi  maree, 
e  dove  si  può  sbarcare. 

Oiazzà  V.  n.  Arare,  Chiassare.  T.  mar.  Dicesi 
dell'Ancora  ed  anche  della  Nave,  quando,  essendo 
ormeggiata,  un  grosso  colpo  di  vento  fa  che  l'an- 
cora lasci  il  fondo  e  venga  tirata  indietro  alla 
nave,  e  colla  patta  faccia  come  un  solco  nel  ter- 
reno. 

^ilblbàse  n.  p.  Cibarsi,  Alimentarsi,  Nutrirsi, 
Prender  cibo. 

^ilblbla  s.  f.  Bersaglio  V.  Sibbla. 

^ilblbo  s.  m.  Cibo:  Qualunque  cosa  da  man- 
giare; Vivanda,  Alimento. 
S  Èse  de  molto  o  de  poco  cibbo;  Esser  dì  gran 
pasto  0  di  poco  pasto,   dicesi  di  Chi   mangia 
molto  0  mangia  poco. 

Oicatrizzà  v.  n.  Cicatrizzare:  Far  la  cica- 
trice, Rimarginarsi  la  ferita. 

Oicca  s.  f.  Chicchera:  Vaso  piccolo  a  forma  di 
ciotolctta,  per  lo  più  di  terra,  per  uso  di  ber 
cioccolatie  o  altri  simili  liquori. 
«  Chicchera,  per  lo  Liquore  contenuto  in  essa: 
Me  n'ho  piggióu  due  cicche;  Me  ne  presi  due 
chicchere. 
w  Masticatura  di  tabacco.  Dal  frane.  Cique.  Chia- 
masi così  da'  marinai  e  da'  soldati  Quella  quan- 
tità di  tabacco  ch'e'  si  mettono  in  bocca  e  la 
masticano,  senza  però  inghiottirla. 

**»»  Rabbuffo,  Sbrigliala:  Dà  o  Piggid  a  cicca  ;  Dare 
0  Pigliare  un  rabbuffo.  Modo  basso. 

**n  E  talvolta  pure  in  m.  b.  Carpicelo,  Rifrusto,  e  inten- 
desi  di  busse:  Dd  o  Piggid  a  cicca;  Zombare, 
Picchiare,  o  Essere  zombato,  picchiato  V.  ^m- 
linn-a. 

Oiccà,  V.  n.  Masticare,  e  ìntendesi  tabacco.  Dal 
frane.  Chiquer.  Mettersi  in  bocca  una  certa  quan- 
tità di  tabacco  in  corda  per  masticarlo,  senza 
però  inghiottirlo. 
»  Per  simil.  e  in  modo  basso  vale  Mangiare,  Pap- 
pare: Ghe  n'é  da  ciccai  Ce  n'è  da  mangiare? 
«  Usasi  anche  figurai,  per  Brontolare,  Taroccare, 
Dispettare,  Arrovellarsi  V.  Biscd. 

Oiccaròu  s.  m.  Chiccherone.  Accresc.  di  Chic- 
chera: Grossa  chicchera. 

Oicclie-ciacclie  ;  Cicche-ciacche.  Voce  di 
niun  significato  dinotante  il  suono  che  si  fa  nello 
schiacciare,  rompere  o  battere  qualunque  cosa. 

Oiccixetta  (Scià);  La  morte.  Nome  che  le 
si  dà  per  ischerzo. 


%  Se  un  6  l'è  Cicchetta,  l'atro  B  l'è  5  mae  chéu; 
E'  vanno  da  galeotto  a  marinaro,  dicesi  generalm. 
quando  parlasi  di  Due  tristi  o  di  due  accorti, 
per  dinotare  che  tra  essi  non  passa  alcuna  dif- 
ferenza. 
"Oiccliettà  V.  n.  Bere  acquavite;  e  propriam. 

Farne  abuso.  Voce  del  volgo. 
"Oioclietta  s.  m.  Bevitor  d'acquavite.  Chia- 
mansi  così  dal  volgo  Coloro  che  sogliono  fre- 
quentare gli  acquavitai  e  ubbriacarsi  d'acquavite. 
Dalla  voce  Cicchetto  (V.  appresso). 
"Oicclietto  s.  m.  Bicchierino,  ma  per  lo  più 
Ìntendesi  quello  dell'acquavite;  ed  anche  La  te- 
nuta di  esso.  Voce  del  volgo,  dal  piemont.  Cichet. 

Oiccia  s.  f.  Ciccia:  Vivanda  di  carne.  Voce 
bambinesca. 

Oiccialai*d^]i  s.  m.  Lercio,  Gualercio,  Su- 
dicio, Sporco,  Schifo,  antic.  Sugliardo;  e  dicesi 
di  persona. 

Oiccig-ate  s.  f.  plur.  Frónzoli  :  Gale  caricale 
ed  eccessive  nel  vestire  delle  donne  V.  Abbiggi. 

Oiccio  s.  m.  Cecino  :  Nome  che  si  dà  per  vezzo 
a  fanciullo. 

Oiccioà  V.  n.  Bisbigliare,  Pispissare,  Far  pissi 
pissi:  Favellar  pian  piano,  Parlar  basso,  sotto  voce, 

—  in  ti  oège;  Sufolare  .o  Zufolare  o  Soffiar  negli 
orecchi  ad  uno,  vagliono  Favellargli  di  segreto; 
ed  anche  Andarlo  continuamente  istigando. 

Oiccioezo  s.  m.  Bisbiglio,  Bìsbigliamento,  Pissi 
pissi:  Mormorio  di  voci  che  fanno  più  persone 
che  discorrono  in  segreto  o  sottovoce. 
"Cicciollo  s.  m.  Budello.  Voce  bassa  e  scher- 
zevole. 

—  da  cioulunn-a  ;  Bucciuolo  :  La  parte  della  cipolla 
opposta  alla  radice  ;  altrim.  Scapo. 

Ciccolata  s.  f.  Cioccolata,  Cioccolato,  Cioc- 
colate e  Cioccolatle:  Pasta  o  Confezione  com- 
posta di  diversi  ingredienti,  tra  i  quali  tengono 
il  maggior  luogo  il  caccào  abbronzato  e  lo  zuc- 
chero. Si  prepara  in  diverse  maniere,  ma  per 
lo  più  sciolta  in  acqua  calda  per  uso  di  bevanda. 
Il  Cioccolata,  per  La  bevanda  che  si  fa  con  la 
detta  pasta,  pestandola  e  facendola  bollire  e  di» 
sfarsi  nell'acqua. 

—  e  caffè;  Nera.  Voce  dell'uso  fior.:  La  bibita  di 
cioccolata  e  caffè  mescolati  insieme. 

S  Bóllo  de  ciccolata;  Bòglio,  Pane,  Mattonella  di 

cioccolata  V.  Bollo. 
S  Sbatte  a  ciccolata;  Frullar  la  cioccolata,  vale 
Agitarla  col  frullino  (móinello)  acciocché  spu- 
meggi. 

Oiccòun-a  s.  f.  Ciaccona:  Aria  di  ballo  d'ori- 
gine italiana;  è  di  movimento  moderatamente 
lento,  e  per  lo  più  di  tre  tempi.  É  pure  il  nome 
del  Ballo  stesso,  mollo  usalo  in  Ispagna. 

Ciccónn-e  s.  f.  plur.  Moine ,  Vezzi ,  Dad- 
doli,  ecc.  V.  Angiènette. 

Oieeolatté  s.  m.  Cioccolattiere:  Colui  che  fab- 
brica e  vende  la  cioccolata. 
$  Fd  a  figlia  do  ciccolatté;  Far  trista,   cattiva, 
meschina  (ìgura. 

Ciecolattèa  s.  f.  Cioccolatliera  :  Vaso  di  rame 
0  di  latta  in  cui  si  bolle  la  cioccolata. 

^icerò  s.  m.  Cicero.  T.  Stamp.  Nome  d'una 
specie  di  carattere  da  stampa,  piutloslo  grande, 
così  chiamalo  dalla  edizione  delle  Opere  di  Ci- 
cerone fatta  in  Roma  nel  1^58  da  Uberto  Gallio, 
da' cui  caratteri  fu  esso  imitato. 


CIG 


CIM 


225 


Oiceron.  s.  m.  Cicerone:  Così  chiamansi  Co- 
loro che  nelle  città  servono  di  guida  a'  forestieri, 
e  vanno  loro  mostrando  e  dichiarando  le  cose 
pili  antiche,  piìl  rare  e  piìi  nobili  di  esse. 
Oioistoeo  s.  m.  Cicisbeo,  Vagheggino,  Dame- 
rino: Che  fa  il  galante. 
Oicoria  V.  fìadiccidn. 
Oicùta.  s.  f.  Cicnta.  T.  botan.  Conium  macu- 
latum.  Pianta  erbacea  e  velenosa,  molto  simile 
al  prezzemolo,  ma  che  ha  i  gambi  rosei  e  tra- 
manda un   odore  nauseoso.   Applicata  esterna- 
mente in  cataplasmi,  dissipa  gl'induramenti  dei 
gangli  linfatici.-  Havvene  un'altra  specie,  la  Cicuta 
acquatica  (Cicuta  virosaj,  che  press'a  poco  pro- 
duce gli  slessi  effetti. 
**^iéttoa  V.  Civetta. 
Oiéixve  V.  n.* Piovere:  Cader  l'acqua  dal  cielo, 
w  Piovere,  per  II  cader  della  pioggia  da'  tetti  :  0 
tetto  5  ciùveiva  in  ciassa;  Il  tetto  pioveva  so- 
pra la  via. 
«  —  Metaf.  per  Venire  o  Cadere  di  sopra  a  si- 
milit.   della  pioggia:  0  l'aspèta  che  ciéiive  a 
manna  da-o  ce;  Egli  aspetta  che  piova  la  manna 
dal  cielo. 
«  —  Per  similit.  vale  Concorrere  in  folla,  ma  ge- 
neralmente si  dice  di  gente  che  dall'alto  viene 
al  basso,  o  da  monte  a  valle  :  Ghe  ciéuve  gente 
da  tutte  e  parti  ;  Vi  piove  gente  da  ogni  parte, 
w  —  per  Sgorgare,  Venire,  Tramandare  abbon- 
dantemente: Ghe  ciùveiva  o  sangue  da-o  naso; 
Gli  pioveva  il  sangue  dal  naso, 
n  —  Detto  delle  palle,  dardi,  saette  e  simili,  vale 

Essere  scagliate  in  gran  copia, 
n  —  Detto  de' capelli,  vale  Cader  giù  distesi. 

—  a  derrùo  o  a  rotta  decollo;  Piovere  a  dirotto 
0  alla  dirotta,  a  ciel  rovescio,  a  bocca  di  ba- 
rile, Venir  giìi  l'acqua  a  rovesci,  a  secchioni,  a 
orci,  a  catinelle,  a  bigonci,  ecc.,  vale  Piovere 
strabocchevolmente. 

—  in  sa  e  in  là;  Piovere  a  paesi,  dicesi  Quando 
non  piove  universalmente  per  tutto. 

—  in  sciò  bagnóu  ;  Piovere  sul  bagnato,  dicesi  fi- 
gurai, e  nell'uso  Quando  ad  una  disgrazia  se  ne 
aggiunge  un'altra,  che  anche  dicesi  Al  mal  fagli 
male,  e  dal  popolo  fior.  Agli  zoppi  grucciate. 

S  Nò  ciéuve  manco  se  l'cegua  a  fosse  in  t'ùn  ca- 
vagna; Non  piove  né  anco  a  bucarlo,  (e  s'intende 
il  tempo,  il  cielo  e  simili).  Modo  fior,  che  usasi 
dire  Quando  alcuno  dice  esser  vicina  la  pioggia, 
e  noi  vogliamo  asserire  che  invece  è  lontanissima. 

S  Arvi,  dui  dui  V.  Arvi. 

S  Quando  ciéuve  e  lùxe  5  so,  tutte  e  strìe  fan 
l'ama  V.  Amò. 

S  Quando  ò  ce  ò  l'è  (ceto  a  pan,  se  n5  ciéuve 
anchéu  ciéuve  dòman  V.  Ce. 

S  Se  ciéttve  ó  giorno  dell' A  scensiòn,  l'annd  a  va 
in  perdiziòn  V.  Anna. 

%  Se  no  ciéuve  de  marso^  nò  gh'é  ni  fen  ni  atro; 
Quando  marzo  va  secco,  il  gran  fa  cesto  e  il 
lin  capecchio,  ovv.  Se  marzo  non  marzeggia, 
aprii  mal  pensa.  Prov.  tose,  di  chiaro  signific. 

§  Tempo  rosso,  o  che  ciéuve  o  che  buffo  V.  Buffet. 
Oifutti  s.  m.  Pollebbro,  Cacacciano,  Pacchiano, 
Mestolone,  ecc.  Dalla  voce  turca  Ciphut,  che  si- 
gnifica Ebreo  V.  Bulliboe. 
^ig-aa.  s.  f.  Cicala  e  poetic.  Cicada  :  Animaletto 
0  Insetto  volante  che  annoja  col  sno  stridere 
nella  slate  sulle  ore  calde. 

Casaocia,  Ditionario  Gtìnovese-Italiano, 


—  de  ma;  Cicala  di  mare.  T.  illiol.  Scyllarus 
arctus.  Specie  di  crostaceo  di  mare. 

S  Aveì  a  cigaa  in  scià  canna;  Aver  la  pera 
mezza,  Esser  fiori  e  baccelli,  Aver  il  ctìor  nelle 
viole  0  nello  zucchero,  vagliono  Esser  in  buona 
fortuna,  Esser  allegro. 
$  Gratta  ò  cu  à  gigaa;  Grattar  il  corpo  alla  ci- 
cala, vale  Dire  per  far  dire,  Provocar  un  lin- 
guacciuto a  parlare  e  a  dir  male. 

^ig-liéug-na  s.  f.  Cicogna.  Genere  d'uccelli 
dell'ordine  de'  Trampolieri,  composto  tra  le  altre 
specie  della  bianca  e  della  nera.  La  Cicogna 
bianca  (Ciconia  alba  o  Ardea  ciconiaj  ha -il 
becco  rosso-cinabro ,  la  testa,  il  collo  e  il  dorso 
bianco,  i  piedi  rossi  come  il  becco,  le  unghie 
color  di  carne.  La  Cicogna  nera  (Ciconia  nigra 
0  Ardea  nigra)  ha  il  becco  eguale  a  quello  della 
Cicogna  bianca,  la  testa,  il  collo  e  il  dorso  nero 
0  nero-verdone ,  l'addome ,  i  fianchi ,  le  penne 
delle  gambe  e  sottocoda  candidi ,  i  piedi  di  color 
eguale  al  becco,  le  unghie  nere.  É  più  rara  della 
Cicogna  bianca;  abita  lontano  dall'uomo,  nelle 
grandi  foreste  paludose, 
n  Hawene  un'altra  specie  detta  Cavaliere  d'Italia 
V.  Gambclunghe. 

^ig-liéug-na  s.  f.  Mazzacavallo  (quasi  Mazza 
a  cavallo):  Strum.  che  serve  per  attinger  acqua 
da'  pozzi,  ed  è  Un  legno  bilicato  sopra  un  altro 
e  che  si  abbassa  e  si  alza,  e  usasi  per  lo  piii 
negli  orti;  dicesi  anche  Altaleno  e  Ciconia. 
S  Nò  me  rompi  a  cighéugna;  Non  mi  rompere 
il  capo,  Non  mi  seccare.  Modo  figuralo. 

Oig-lie  s.  f.  pi.  Ciglia  V.  Ceggia. 

Oilindrà  v.  a.  Passare  al  cilindro,  e  nell'uso 
Cilindrare:  Passare  carta,  stoffa  od  altra  cosa 
sotto  un  pesante  cilindro  o  fra  due  cilindri  per 
lustrarla  e  assottigliarla. 

Oiliiid.T*o  s.  m.  Cilindro:  Corpo  solido  lungo, 
a  basi  piane  e  rotondo,  il  quale  ha  lo  stesso 
diametro  in  tutta  la  sua  lunghezza. 

—  dò  bagno  ;  Fornello  o  Tubo  della  tinozza  :  Quel- 
l'arnese di  rame,  di  latta  o  d'altro,  fatto  di  forma 
cilindrica,  che  si  riempie  di  carboni  accesi,  e 
di  cui  si  fa  uso  per  riscaldare  l'acqua  de'  bagni; 
diccsi  anche  Cilindro. 

S  Cilindro  o  Cappello  a  cilindro;  Cappello  a  ci- 
lindro, cioè  Di  forma  cilindrica. 
S  Reléuio  a  cilindro;  Orologio  a  cilindro:  Oro- 
logio, in  cui  il  moto  si  fa  principalmente  per 
via  d'un  cilindretto. 

^ilizio  s.  m.  Cilicio,  Ciliccio,  Ciiizio:  Qua- 
lunque arnese  che  si  porti  in  dosso  per  cagion 
di  tormento  e  di  penitenza. 

^illà  (Nòj;  Non  far  zitto,  Non  fiatare,  Non  far 
motto  né  tolto,  vagliono  Starsi  chetissimo. 

Oillan  V.  Ciallan. 

Oillann-a  V.  Ciallann-a. 

Oillo  s.  m.  Citto,  Piccino,  Ragazzo,  Fanciullo, 
Marmocchio;  e  talvolta  usasi  anche  come  vez- 
zeggiativo V.  Ciccio. 

^izuaxa  s.  f.  Cimasa.  T.  archit.  V.  Simaxa. 

Oiiiil>a>li  (Andà  0  Èse  in);  Essere  o  Andare 
in  cimberli,  vagliono  Essere  allegro  o  per  vino 
0  per  altro. 

^im.1>alo  s.  m.  Gravicembalo,  Clavicembalo, 
Buonaccordo,  Arpicordo  ed  anche  Cembalo:  Au- 
lico strum.  musicale  di  tasti  colle  corde  di  me- 
tallo, di  figura  simile  a  un'arpa  a  giacere,  ma 

15 


226 


CIM 


,  col  fondo  di  legno.  Oggi  venne  sostituito  dal 
"*' Pianoforte  V.  Pianoforte. 
Cimenta  V.  Accimentd. 
Oiraitéio  s.  m.  Cimitero  e  Cimilorio:  Luogo 

sacrato  ove  si  seppoiiiscono  i  morti. 
OÌJM-M12*' s-  f.  Cima,  Sommità,  \etta,  Vertice, 
Colmo:  L'estremità  superiore  degli  oggetti  pian- 
tati verticalmente,  La  pai  te  più  alta  di  chec- 
chessia. 
n  Cima,  per  Sponda,  Estremità,  ossia  La  parte 
estrema  onde  una  cosa  finisce:  In  scià  cinima 
dò  letto;  Sulla  cima  del  letto. 
»»  Cavo  0  Cima  d'un  cavo.  T.  mar.   L'estremità 
"  d'un  cavo,  od  anche  Un  cavo  qualunque  che  si 
getta  altrui  per  agguanlarvisi  o  altro. 

—  da  maschetta  da  bcinsa;  Testa  della  trutina:  Quella 
parte  della  trutina  (maschetta)  a  cui  è  attaccalo 
il  voltojo  (guersèu),  cioè  l'uncino  della  trutina. 

—  da  scaa;  Cima,  Capo:  La  parte  superiore  dove 
termina  la  scala. 

—  ria  testa;  Cucuzzolo:  Estrema  sommità  del  capo. 

—  de  còli;  Cesto  di  cavolo. 

—  d'ommo;  Cima  d'uomo,  dicesi  ad  Uomo  che 
sia  veramente  buono  e  di  nessun  biasimo,  ed 
anche  di  abilità  e  di  riputazione,  Capace  di  ben 
eseguire  qualunque  cosa. 

—  rio  teito  ;  Comìgnolo,  antic.  Cimajuolo  :  La  parte 
1    più  alta  del  tetto. 

—  pinn-a;  Pancetta  ripiena  j  e  se  il  taglio  di  carne 
è  nelle  costole.  Costole  ripiene  :  Pancetta  o  Co- 
stole di  vitello,  d'agnello  o  di  capretto,  entro 
cui  si  caccia  un  ripieno  d'uova,  d'erbe  e  d'altri 
ingredienti  minutamente  tritali  e  conditi,  che  poi 
si  cuce  con  refe  all'intorno  e  si  mette  nella 
pentola  a  bollire. 

§  Da  gimma  a  fondo  ;  Da  cima  a  fondo,  vale  Dal 
principio  alla  fine. 

S  Ése  in  scià  cimma  de  fa  ùnn-a  cosa;  Esser 
lì  li  0  sul  punto  di  far  checchessia. 

§  In  cimma  de  casa  V.  Casa. 
^immà,  v.  a.  Cimare:   Levar  via  la  cima  a" 
qualunque  cosa;  e  parlandosi  di  panni,  vale  Sce- 
marne il  pelo  tagliandolo  colle  forbici. 

—  un  gotto,  ùnn-a  bottiggia,  ecc.;  Scolmare  un 
bicchiere,  una  bottiglia  e  simili,  dicesi  del  Le- 
varne il  colmo  affinch'essi  non  trabocchino. 

'-^  ùnn-a  bari,  ùnn-a  botte,  ecc.;  Abboccare  un 
barile,  una  botte  e  simili,  vale  Empirli  sino  al 
cocchiume. 

^imiiia.lbùsclLÌ  V.  Cimmacòsti. 

^imiiiacusti  s.  m.  Stiaccino  Pis.,  Salt'in 
vanghile  Fior.,  Salt'in  seccia,  Saltancicci,  Pia- 
gnacela Sen.,  Scrocchino  Bitnt.  T.  ornit.  Saxi- 
cola  rubetra.  Uccello  del  genere  delle  Sassaiuole, 
che  ha  il  becco  nero  e  le  penne  quasi  tulle  di 
color  lionato  con  piccole  macchie  bianche,  la 
coda  bianca  e  nera,  i  piedi  neri.  Annida  sulle 
alte  nostre  montagne,  ove  pone  nido  tra  le  zolle 
smosse  delle  appianate  lor  vette. 

^imnielli  s.  m.  pi.  Cime,  Cimelle,  dicesi  Una 
varietà  della  Lactuca  sutiva,  conosciuta  in  molte 
località  sotto  il  nome  di  Lattuga  romana  bionda. 
Mangiasi  cruda  in  insalata. 

^iminello  s.  m.  Cima,  Cimetla,  Pipita:  Te- 
nera punta  dell'erbo  e  de'  ramicelli.  -  Pollezzola 
e  Pollczzuola,  La  punta  tenera  de'  polloni  che 
sono  cresciuti  innanzi  tempo;  e  dicesi  anche 
del  Broccolo  delle  rape. 


CIO 


—  da  pesca;  Canna  per  pescare. 
^immetta  s.  f.  Bighero,  e  più  comunem.  Bi- 
gherino:  Sorla  di  merletto  stretto  e  smerlato  da 
un  lalo  solo,  con  cui  le  donne  usano  guernire 
le  cuffie  e  altri  lor  vestimenti.  -  Bigherare  è  Or- 
nare con  bighero. 
Rimossa  s.  f.  Cimossa  e  Vivagno:  L'estremila 

de'  lati  del  panno,  della  tela  e  simili. 
Oiii  s.  m.  Piccino,  Citlo,  Ragazzo,  Fanciullo.  Voce 
sincop.  da  Piccin,   ed  usasi   per  chiamare  un 
fanciullo:   Vegni  chi,  cin;  Vien   qua,  piccino, 
Vien  qua,  ragazzo. 
Cincetto  V.  Cincia. 
CinciamosohLe  s.  m.  Ciondolone,  Ninno- 
lone, dicesi  per  ischcrno  a  Colui  che  non  cava 
mai  le  mani  di  nulla,  Che  anche  nelle  piccole 
cose  si  trova  impaccialo  e  le  fa  lentamente. 
Oineiase  n.  p.  Gongolare,   Giojre,  Godere, 
Giubilare,  Colleppolarsi :  Commuoversi  per  una 
certa  interna  allegrezza  V.  Recillàse. 
Oinci  s.  m.  plur.  Moine,  Lezj,  Daddoli  V.  An- 

gienelte,  Cicconn-e. 
Cincio  s.  m.  Cotliccino,  Pietanzina,  Manica- 
retto :  Pollastro  o  Altra  pietanza  che  usasi  por- 
tare con  sé  quando  si  va  a  fare  qualche  scam- 
pagnala. 
Oincislbècclie  s.  m.  Similoro,  Oricalco: 
Lega  di  zinco  e  di  rame,  che  piglia  l'apparenza 
d'oro  V.  Sciniilòii. 
S  Talvolta  dalla  plebe  usasi  anche  per  ischerzo  in- 
vece di  Cicisbeo  V.  Cicisbeo. 
Cinquanta;  Cinquanta.  Add.  numer.  indecl. 

e  vale  Cinque  decine. 
^iiiqLu.axi.texixi-a  s.  f. Cinquantina:  La  som- 
ma di  cinquanta. 
^inquanteximo  ;   Cinquantesimo  :  Add. 
numer.  ordin.  di  Cinquanta. 
Il  Cinquantesimo,  usato  in  forza  di  sost.  chiama- 
vasi  prima  Quello  spazio  di  cinquant'anni,  nel 
quale  anticam.  cadeva  l'Anno  santo. 
^inq[u.e;  Cinque.  Addiett.  numer.  indecl.,  e 
vale  La  metà  di  dieci. 
Il  Cinque,  alle  volte  usasi  come  sost.   masch.,  e 
spezialm.  parlandosi  di  dadi  e  di  carte  segnate  : 
Un  cinque,  Dui  ginque,  ecc.;  Un  cinque,  Due 
cinque,  ecc. 
Il  Confetti  da  nozze  o  nuziali,  e  nell'uso  anche 
semplicem.  Nozze:  Que'  confelli  che  gli  sposi 
sogliono  regalare  agli  amici. 
^inq^xe^ento  5  Cinquecento.  Add.  numer. 

indecl.  e  vale  Cinque  centinaja. 
Il  Cinquecento,  usato  in  forza  di  sost.  dicesi  del 
Secolo  XV,  cioè  dal  1401  al  ISOO,  secolo  in 
cui  fiorirono  in  Italia  le  Lettere  e  le  Arti. 
Cinquemila  5  Cinquemila,  antic.  Cinquemilia. 

Add.  numer.  indecl.  e  vale  Cinque  migliaja. 
^inqueimio  s.  m.  Cinquennio:  Lo  spazio 

di  cinque  anni. 
^iusa  s.  L  Cencio,  Straccio,  Strambello,  Sbren- 
dolo V.  Sinsa. 
Cinsòn  s.  m.  Brindellone,  Brendolone,  Strac- 
cione V.  Sinsòn. 
Oiò  s.  ra.  Chiù,   Pis.  Assiuolo.   T.  ornit.  Otus 
scops.  Uccello  del  genere  Strige,  detto  così  dal 
verso  che  fa,  il  quale  è  imitativo  di  tal  voce. 
Cibasi  di  scarabei,  locuste,  grilli,  ecc.;  depone 
le  uova  nelle  buche  laterali  degli  alberi  sopra 
il  terrìccio  che  vi  trova,  senza  farvi  nido. 


CIO 


CIO 


227 


n  In  voce  furbesca  usasi  per  Moneta,  Danari  ecc.:  0 

l'épersònn-a  chi  ha  dò  ciò;  É  uomo  che  ha  danari. 

Oiocca  s.  f.  Bolla,  Galla,  e  se  ampia,  Vescica: 

Rigonfiamento  di  pelle  pieno  di  siero,  cagionato 

da  scottatura  o  da  altro. 

—  de  cavelli;  Ciocca  di  capelli  :  Piccola  quantità 
dì  capelli  separali  dagli  altri.  -  Le  due  ciocche 
pendenti  per  la  fronte  diconsi  Pendoni,  e  quando 
risalgono  e  sgonfiano  diconsi  Sboffi;  e  se  incre- 
spano alquanto  stiacciate  a  onde,  si  dicono  Pen- 
doni a  stiacce. 

%  Ciocche;  Anseri,  Vecchioni:  Castagne  secche 
lessate  col  gùscio  V.   Vegctte. 

w  —  da  càsinn-a;  Bullette  :  Fa  o  Caccia  de  cioc- 
che; Sbullettare.  Dicesi  ad  un  Certo  gettare  che 
fanno  gl'intonachi  di  calcina  d'una  porzioncella 
di  lor  superficie,  per  Io  più  di  figura  tonda,  si- 
mile alla  testa  o  cappello  d'una  bulletta,  lasciando 
un  buco  simile  a  quello  che  fa  la  bulletta  o 
chiodo  nelle  muraglie  nel  cavamelo  fuori. 

S  Fd  ciocca;  Sgallare:  Alzare  la  galla,  detto  del- 
l'Azione prodotta  sul  nostro  corpo  da  una  forte 
percossa,  o  da  acqua  bollente;  onde  la  pelle  così 
irritata  si  alza  e  forma  la  galla  o  la  vescica. 
Ciocca  v.  n.  Sonare:  Render  suono,  e  dicesi 
propriam.  di  vasi  vuoti,  di  moneta  e  d'altre 
cose  quando  si  percuotono. 

—  a  scurrià;  Chioccare,  Schioccare  la  frusta,  vale 
Squassar  la  frusta  fortemente  in  aria  per  farle 
rendere  suono;  ed  anche  in  senso  neut.  Lo  stre- 
pitare che  fa  una  frusta  agitata  con  forza  per  aria. 

—  deWcegua;  Strosciare:  Romoreggiare ,  e  dicesi 
propr.  di  Quel  romore  che  fa  l'acqua  in  cadendo. 

■ —  de  móen;  Batter  le  mani  o  delle  mani,  vale 
Applaudire,  Far  segno  d'approvazione  battendo 
palma  a  palma  le  mani. 

—  dinoe  a  ùnn-a  persónn-a;  Pagar  in  contanti,  in 
moneta  effettiva,  quasi  facendone  sentire  il  suono. 

—  un  boxo;  Schioccare  un  bacio,  vale  Dare  un 
bacio  saporito  e  sonoro. 

S  Cioccala  a  ùnn-a  persónn-a;  Sonarla,  Accoc- 
carla, Barbarla  a  qualcheduno,  figur.  Farlo  stare 
a  qualche  partito,  ovv.  Fargli  o  burla  o  qualche 
cattivo  scherzo  ch'e'  non  s' aspetti. 

S  Cioccale  a  un;  Sonar  uno,  e  nell'uso  Chioccar 
uno,  vale  Dargli  delle  busse,  Picchiario,  Batterlo, 
Percuoterlo  con  pugna,  bastone  e  simili. 

S  Cioccàghela  in  tò  zéugo  ;  Barare,  Giuntare,  Far 
il  collo,  dicesi  di  Chi  ruba  altrui  nel  giocare. 

S  Cioccasele;  Battersi,  Picchiarsi,  Percuotersi  vi- 
cendevolmente. 
Oioccata  s.  f.  Battimano  :  Applauso  che  si  fa 
battendo  le  mani. 

S  Fd  cioccata;  Far  un  battimano,  vale  Applaudire 
battendo  insieme  palma  a  palma  le  mani. 
Oiocclxetta  s.  f.  Tonfetto.  Voce  fior.  Chia- 
mansi  così  Quelle  pallottoline  formate  di  carta 
con  entrovi  o  sabbia  o  vetro  trito  o  piccole 
pietruzze  e  alquanto  di  materia  fulminante,  le 
quali  gettate  fortemente  a  terra  scoppiettano. 
Ciocco  s.  m.  Suono ,  dicesi  per  lo  più  di  mo- 
neta 0  di  vaso  vuoto  percosso. 

w  Alle  volta  usasi  per  Ora:  Un  ciocco,  Dui  cioc- 
chi, ecc.;  Un'ora,  Due  ore,  ecc. 

—  da  campann-a;  Tocco:  Il  colpo  che  dà  il  bat- 
taglio nella  campana. 

—  da  scurrià  ;  Chiocco  e  Schiocco.  Il  suono  della 
frusta  agitata  fortemente  per  aria. 


S  A-o  ciocco;  Al  suono.  Posto  avverb.  vale  Per 
quanto  apparisce  o  si  sente  dal  suono. 

Ciòccioa  s.  f.  Chiòccolo  :  Strnm.  d'ottone  o 
altro,  di  cui  si  servono  i  cacciatori  per  imitare 
il  chioccolar  delle  merle,  afiine  di  tirarle  a  sé  e 
uccellarle;  altrim.  Fischietto  o  Richiamo  da  merli. 

Ciòde  V.  Tappa. 

CiodLo  s.  m.  Chiodo  e  Chiovo,  anticam.  Chiavo, 
Chiavello:  Strnm.  più  o  meno  grande,  di  ferro 
0  anco  di  altro  metallo,  aguzzo  da  una  parte  e 
con  capocchia  dall'altra,  per  uso  di  conficccre. 

—  arpònóu;  Chiodo  a  barbone  V.  Arpònòu. 

—  romano;  Dorone:  Specie  di  chiodo  o  rosone  di 
rame  indorato,  fatto  in  varie  maniere,  che  si 
mette  a  sostegno  d'un  quadro,  di  cortine  o  ad 
altro  ornamento. 

—  solare;  Ticchio  o  Tic  doloroso,  e  volg.  Chiodo 
solare  :  Dolore  nervoso  che  viene  ad  intervalli  in 
varie  parti  del  capo,  e  specialm.  nell'arco  soprac- 
cigliare 0  nelle  tempie,  così  chiamato  perchè  or- 
dinariamente suole  svilupparsi  al  levar  del  soie, 
farsi  più  acuto  sul  mezzogiorno  e  decrescere  al 
tramonto.  In  term.  med.  Neuralgia  facciale. 

S  Di  roba  da  dodi;  Dir  cose  da  chiodi  o  da 
fuoco:  Dir  cose  strane,  spropositate,  terribili; 
e  riferendosi  a  persona,  vale  Dirne  il  maggior 
male  possibile. 

S  Gamba  dò  dodo;  Fusto:  La  parte  del  chiodo 
che  è  tra  la  capocchia  e  la  punta. 
"S  Mangia  dodi  o  di  dodi;  Arrovellarsi,  Attapi- 
narsi, Rodere  il  freno,  ecc.  V.  Mangia  dell'aggio 
nella  voce  Aggio. 

$  Rebatte  un  dodo;  Ribadire  un  chiodo  V.  Re- 
batte. 

§  Scrolla  un  dodo  pe  arrancalo;  Dimergolar»: 
Dimenare  un  chiodo  circolarmente  colle  mani 
per  trarlo  da  dove  è  conficcato. 

S  Testa  do  dodo;  Capocchia,  Cappello:  La  parte 
superiore  di  esso,  perchè  fatta  a  guisa  di  cappello. 
Ciòenda  s.  f.  Chiudenda  :  Qualunque  cosa  o 
riparo  che  si  fa  con  siepe,  pruni  od  altro  ad 
orti,  campi  coltivati  e  simili  ;  altrim.  Siepe,  Chiosa. 
Cioma  s.  f.  Chioma,  Criniera:  I  crini  del  collo 
del  cavallo;  altrim.  Giubba. 

S  dòma  de  lión;  Giubba. 
Ci  orna  V.  n.  Crogiolare,  Pigliare  il  crògiolo. 
Cuocere  a  rilento  :  Stagionarsi  a  fuoco  lento,  Cuo- 
cere pianamente,  adagio. 

—  0  Std  a  dòma  in  letto;  Crogiolarsi,  Covarsi  o 
Covar  se  medesimo,  si  dice  di  Chi  sta  mollo 
nel  letto,  Starsi  a  poltrire  nel  letto. 

—  0  Std  a  dòma  da-o  féugo;  Covar  il  fuoco  o 
la  cenere,  dicesi  di  Chi  si  sta  di  continuo  presso 
il  fuoco  per  iscaldarsi. 

Cionca  V.  n.  Cioncare,  Tracannare  :  Bere  scon- 
ciamente. 

Cióng-ia  V.  n.  Piombare  :  Cader  le  cose  fu- 
riosamente da  alto. 

CiSng-iu  s.  m.  Piombo  e  Piombino  V.  Cidngio 
nel  2°  significato, 
n  Piombino,  usato  in  forza  d'addiett.,  vale  Che  ha 
la  qualità  o  color  di  piombo. 

Ciòng-io  s.  m.  Piombo:  Metallo  di  color  livido 
turchino,  e  molto  arrendevole  al  martello,  ed  è 
uno  de'  più  pesanti  fra'  metalli.  Dagli  Alchimisti 
chiamato  Saturno,  e  da'  passati  mineralogisti  Me- 
tallo imperfetto  e  lebbroso, 
n  Piombo,  per  Quel  piccolo  cilindro  di  piombo, 


228 


CIO 


GIR 


legato  ad  una  cordicella,  di  cui  si  servono  i  Mu- 
raWi  per  aggiustar  le  diritture;  che  anche  di- 
cesi riombino. 

Il  _  per  Sigillo  espresso  in  piombo  ;  ed  anche  per 
Quei  piombi  che  dalla  Dogana  s'appongono  ai  colli 
delle  mercanzie  prima  di  metterle  in  spedizione. 
diveddri;  Piombo  filato:  Strisce  di  piombo,  dop- 
pie, unite  l'una  all'altra  lungo  l'asse,  aperte  ai 
due  margini,  fra' quali  son  contenute  le  lastre 
contigue  d'un' invetriata.  Oggi  è  andato  in  disuso. 

§  Ciongi;  Piombini  :  Quei  piombi  che  si  attaccano 
alle  reti  per  farle  dar  giù. 

%  A  ciòngio;  A  piombo,  Appiombo.  Posto  avverb. 
vale  Perpendicolarmenie,  A  perpendicolo,  A  di- 
rittura; e  in  term.  marin.  A  picco. 

S  Andà  co-i  pé  de  ciòngio;  Andar  co' calzari  di 
piombo  V.  Andà. 

%  Batte  a  ciòngio;  Battere  a  piombo,  parlandosi 
di  artiglierie,  vale  Battere,  Percuotere  a  perpen- 
dicolo dell'oggetto  al  quale  si  mira. 

S  Cazzo  a  ciòngio  ;  Cader  a  piombo,  vale  Cader 
le  cose  furiosamente  da  alto  e  a  perpendicolo; 
e  in  senso  figur.  vale  e  dicesi  Cadere  o  Venir 
in  acconcio,  in  proposito. 

S  Co  de  ciòngio;  Piombino  V.  Ciòngin. 

%  Èse  a  ciòngio;  Essere  a  piombo  o  Piombare, 
Essere  o  Stare  a  perpendicolo:  Corrispondere  col 
disopra  al  disotto  a  linea  retta  perpendicolare. 

Il  —  féua  de  ciòngio;  Uscir  di  piombo,  vale  Uscir 
del  perpendicolo,  del  livello. 

S  Lavò,  a  faccia  de  ciòngio  a  ùnn-a  persònn-a  ; 
Fucilar  uno.  Modo  figur. 

§  Mette  a  ciòngio;  Piombare,  Plombinare:  Mettere 
una  cosa  a  perpendicolo. 
Ciòso  V.  Tappóu. 

Oiossa^  s.  f.  Chioccia  :  La  gallina  quando  cova 
le  uova  e  guida  i  pulcini. 

Il  Gallinelle.  '/.  astr.  Le  sette  stelle  che  si  vedono 
tra  il  Tauro  e  l'Ariele,  così  dette  perchè  son  pic- 
cole e  in  un  mucchio.  Nello  stil  sostenuto  si  dice 
Le  pleiadi. 
Oiossà.  V.  n.  Chiocciare  e  Crocchiare  :  Il  man- 
dar fuori  la  voce  che  fa  la  chioccia. 
Oiossà.  s.  f.  Covata  :  Quella  quantità  d'uova  che 

in  una  volta  cova  la  gallina. 
Oiostro  s.  m. Chiostro:  Luogo  chiuso  da  abitare. 
Oggi  si  dice  al  Cortile  de'  monasteri,  conventi  e 
canoniche  cinto  di  logge  e  chiuso  da  tutte  parti. 
Oiòta.  s.  f.  Branca:  Zampa  colle  unghie  da  fe- 
rire; e  per  simil.  si  dice  della  Mano  che  aCferra 
qualche  cosa:  Se  g/te  metto  e  dote  addosso... 
Se  gli  metto  le  branche  addosso 

Il  Usato  metaf.  e  in  m.  b.  vale  Balìa,  Potere,  Potestà; 
che  anche  in  questo  senso  dicesi  Ugna,  Unghia, 
Artiglio. 

S  Aveì  ùnn-a  cosa  in  te  dòte:  Aver  alcuna  cosa 
tra  le  branche,  fra  gli  artigli,  nell'ugna  o  nelle 
ugne,  vale  Averla  in  potere. 

S  Cazze  in  te  dòte  d' ùnn-a  persònn-a;  Cascar 
nelle  branche,  nelle  ugne  d'alcuno,  vale  Cadérgli 
in  mano,  in  potere. 

%  Liberàse  da-e  dòte;  Uscir  dalle  branche,  dalle 
.ugne,  dagli  artigli,  vale  Uscir  dalle  forze  o  po- 
.lere  altrui. 
**Oiotà,  V.  a.  Graffiare,  Sgraffiare.  Modo  basso  V. 
Granfignd  (verbo). 
Oiòtà.  s.  f.  Graffio ,  Graffiatura ,  Ugnata.  Modo 
basso  V.  Granfignd  (nome). 


^iòu.la<  s.  f.  Cipolla.  T.  bolan.  Allium  caepa. 
Pianta  bulbosa,  di  odore  e  sapore  forte,  com- 
posta di  vari  scogli  o  scorze  sovrapposte  le  une 
alle  altre,  che  si  adopera  negli  alimenti  ed  anche 
in  medicina;  ve  n'ha  di  varie  specie  e  nomi. 
Il  Cipolla,  metaf.  e  per  ischerzo  dicesi  del  Capo: 

Ghe  già  a  cióula;  Gli  gira  la  cipolla. 
I»  ^  e  parimente  per  ischerzo  dicesi  dell'Orologio 
da  tasca  :  Che  óa  fa  a  vostra  gióula  ?  Che  ora 
fa  la  vostra  cipolla? 
§  Fase  brùxd  i  éuggi  de  póule  di  atri;  Pren- 
dersi gì'  impacci  del  Rosso  V.  Piggidse  6  ma  dò 
Rósso  carta  nella  voce  Cartd. 
S  Mangia  pan  e  cióule  ;  Mangiar  pane  e  cipolla, 

vale  Mangiar  male,  poveramente. 
%  Quello  chi  vende  cióule;  Cipollaio.  Voce  del- 
l'uso: Quegli  che  va  a  vendere  le  cipolle  attorno. 
S  Donna,  sùcca  e  cióula  nò  son  grazia  de  Dio; 
Donna  zucca  e  cipolla  non  son  grazia  di  Dio. 
Prov.  che  non  ha  corrispondenza  toscana;  il  si- 
gnificato facilmente  si  capisce. 

^iòuletta  s.  f.  Cipollina,  Cipollino ,  Cipolla 
novellina:  Quella  che  non  ha  fatto,  né  ingros- 
sato il  capo,  e  mangiasi  fresca. 

—  sarvcega;  Cipollino,  Erba  cipollina.  T.  boi.  Al- 
lium scoenoprasum.  Pianticella  che  si  trita  nel- 
l' insalata,  detta  anche  Porro  sottile.  Da  noi  è 
pochissimo  usata. 

^iòulònn-a  s.  f.  Cipollone.  Accresc.  di  Ci- 
polla: Grossa  cipolla;  ma  diconsi  da  noi  i  Cipol- 
loni cotti  interi  nel  forno. 

^ipressinn-a,  s.  f.  Cipressìna,  Cipresso  fem- 
mina. T.  bot.  Cupressus  fastigiata.  Specie  di 
pioppo  di  forma  eguale  a  quella  del  cipresso  (V. 
Cipresso),  se  non  che  i  suoi  rami  sono  orizzon- 
talmente stesi.  È  indigena  dell'Italia. 

dipresso  s.  m.  Cipresso  o  Cipresso  maschio. 
T.  bolan.  Cupressus  pyramidalts.  Albero  alto, 
diritto,  che  ha  la  forma  di  piramide  e  produce 
delle  coccole  (balle);  ha  le  fronde  sempre  verdi, 
le  quali  per  essere  molto  scure  servono  a  parati 
lugubri.  Il  suo  legno,  detto  pure  Cipresso,  usasi  nella 
ebanisteria  per  costruzioni,  e  come  combustibile. 

Oircola  v.  n.  Circolare,  detto  del  sangue,  vale 
Il  muoversi  ch'esso  fa  continuamente  ne' suoi 
vasi;  e  detto  del  Denaro,  vale  II  passare  ch'esso 
fa  da  persone  a  persone,  o  da  luogo  a  luogo  nel 
commercio. 

Oircolare  s.  f.  Lettera  circolare  o  Circolare 
assolutamente  :  Quelle  lettere  che  mandano  i  com- 
mercianti a' loro  corrispondenti  per  informarli  di 
qualche  loro  nuovo  stabilimento,  del  principio  o 
cessazione  di  qualche  Società,  o  per  altra  cagione. 

Oii:*colazióii.  s.  f.  Circolazione,  detto  del 
sangue,  vale  11  muoversi  in  giro  ch'esso  fa  dal 
cuore  alle  arterie,  dalle  arterie  alle  vene  e  dalle 
vene  al  cuore  ;  e  detto  del  danaro ,  è  II  corso 
della  moneta  nell'uso  del  commercio. 

OircSnciddLe  v.  a.  Circoncidere  V.  Cir- 
cóncisiòn. 

Oiircòncisióii  s.  f.  Circoncisione:  L'alto  del 
circoncidere,  ed  è  Quel  tagliamento  usato  dagli 
Ebrei  e  da  altri  popoli  d'Oriente  del  prepuzio 
ne'  maschi  e  delle  piccole  labbra  nelle  femmine, 
n  Pel  Giorno  nel  quale  da' Cristiani  si  celebra  la 
festa  della  Circoncisione  del  Signore. 

OircSudà  V.  a.  Circondare,  Attorniare,  Ac- 
cerchiare: Chiudere  e  Stringere  intorno. 


CIU 


CIU 


229 


Oircondàio  V.  Circondario. 

Oircònd-ario  s.  m.  Circondario  :  Quelle  terre 
che  sono  attorno  ad  un  paese;  ed  anche  Quella 
estensione  d'un  paese  che  è  parte  dun  distretto 
ed  è  sottoposta  alla  giurisdizione  del  magistrato. 

Oircoscrive  v.  a.  Circoscrivere:  Limitare, 
Porre  i  limiti,  Assegnare  i  termini. 

Oircospetto  add.  Circospetto  e  Circonspetto: 
Comun.  dicesi  di  Persona  che  ha  caule'a  e  ri- 
guardo; Guardingo,  Caalo,  Accorto,  Riguardoso, 
Prudente,  Riserbato,  Avveduto,  ecc. 

Oircospeziòxi  s.  f.  Circospezione  e  Circon- 
spezione,  Prudenza,  Cautela,  Accorgimento,  Ac- 
cortezza. 

Oix*costa<iisa>  s.  f.  Circostanza:  Qualunque 
particolarità  di  luogo,  di  tempo,  di  modo,  ecc. 
che  accompagni  un  fatto  o  una  cosa, 
w  Circostanza,  per  Occasione,  Opportunità  di  fare, 

di  eseguire  un'  azione. 
S  E  circostanse  d'ùnn-a  persònn-a;  Le  circostanze 
di  uno,  dicesi  nell'uso  e  vale  Lo  stato,  l'essere, 
la  fortuna,  la  condizione  presente  d'una  persona. 

Oix*costa<iizià<  v.  a.  Circostanziare  :  Dire , 
Specificare  tutte  le  circostanze,  tutte  le  qualità 
concomitanti. 

Oircuncirca  avv.  Presso  a  poco ,  Presso 
che.  Poco  più  poco  meno.  All' incirca,  A  un 
dipresso. 

Oistema.  s.  f.  Cisterna,  antìc.  Citerna:  Ricetto 
a  guisa  di  pozzo,  nel  quale  si  raccoglie  l'acqua 
piovana. 

^ità,  v.  a.  Citare:  Chiamare  a'  Magistrati   per 

mezzo  de'  ministri  pubblici  o  in  voce  o  in  iscritto, 

assegnando  un  tempo  determinato. 

«  Citare,  per  Addurre,  Allegare,  Produrre  l'altrui 

autorità  a  confermazione  delle  proprie  opinioni. 

^itaizión.  s.  f.  Citazione ,  amie.  Citagione  :  Il 
citare.  Comandamento  di  comparire  in  giudizio; 
ed  anche  La  polizzetta,  la  quale  si  presenta  ad 
uno  per  citarlo;  che  in  questo  signìf.  dicesi  an- 
che Citatoria  o  Lettera  citatoria. 

Cittadella,  s.  f.  Cittadella  :  Fortezza  attigua 
0  vicina  a  città,  da  cui  suol  prendere  il  nome, 
come:  Cittadella  di  Torino,  d'Alessandria,  di 
Mantova,  ecc. 

^ittadiu  s.  m.  Cittadino:  Colui  che  abita  nella 
città  ;  e  propriam.  Quegli  ch'è  capace  degli  onori 
e  dei  benefizi  della  città. 

Cittadinansas.  f.  Cittadinanza,  antic.  Citta- 
dinatico:  Ordine  e  Grado  di  cittadino. 

^ittadiuu-as.  f.  Cittadella,  Cittadetta.  Dimin. 
di  Città:  Piccola  città, 
n  Cittadina,  per  Donna  abitante  di  città. 
«  —  Neil'  uso  diconsi  Quei  legni  soliti  fermarsi 
bell'e  allestiti  sulle  piazze  o  in  altri  luoghi  delle 
grandi  città,  pel  prontissimo  servizio  di  chi  li 
vuol  noleggiare,  a  prezzo  invariabilmente  prede- 
terminato a  un  tanto  per  corsa  o  a  un  tanto  per 
ora;  altrim.  Vettura  di  piazza. 

^ittee  s.  f.  Città:  Grande  adunamento  di  case 
abitate  da  popolo  più  o  men  numeroso,  diviso 
in  vie,  piazze,  quartieri,  e  per  lo  più  cinto  di 
mura  e  fossi  :  poetic.  Cittade  e  Citiate, 
w  Città,  per  Gli  abitanti  della  stessa  città. 
**Oitto  s.  m.  Centesimo  V.  Centeximo  nel  2* 
significato. 

Oiù.;  Più,  e  talvolta  Piue,  ma  in  poesia  bernesca 
e  per  forza  di  rima;  anlic.  Piua,  Pinne,  Piò, 


Pioe,  Pioi,  Più,  Plui,  Plusore.  Parola  che  si  ado- 
pera per  avverbio,  per  nome  addiett.,  per  nome 
sost.,  e  che  subisce  varie  inflessioni  e  significati 
secondo  le  particelle  alle  quali  si  unisce. 

«  Più,  talora  vale  Maggiormente,  Sommamente: 
A  l'è  a  cosa  che  citi  me  piaxe;  È  la  cosa  che 
più  mi  piace. 

it  —  Talora  denota  Quantità  continua  e  discreta  : 
Som  qualtr'anni  e  ciò,  che...  Sono  quattr'anni  e 
più  che... 

))  —  Talora  denota  Tempo:  Nò  se  péu  ciù  vive; 
Non  si  può  più  vivere;  e  talora  Quind' innanzi. 
Da  ora  in  poi,  In  avvenire:  Certe  cose  nò  e  fò 
ciù;  Certe  cose  non  le  farò  più. 

Il  —  per  Piuttosto:  Ciù  per  vostra  bòtUce  che  pe-i 
so  meriti;  Più  per  vostra  bontà,  che  pe'  suoi 
meriti. 

«  —  Congiunto  con  diversi  avv.  o  prepos.  forma 
diversi  modi  avverbiali,  come:  Ciù  zìi,  Ciù 
sciù,  Ciù  in  sa,  Ciù  in  là,  Ciù  avanti,  Ciù 
inderré,  ecc.;  Più  su,  Più  giù,  Più  in  qua.  Più 
in  là.  Più  innanzi,  Più  indietro,  ecc. 

Il  —  Aggiunto  a' nomi  addiett.  dinota  Maggior 
quantità,  in  comparazione:  0  l'è  ciù  ricco  che 
voi;  È  più  ricco  di  voi. 

n  —  Talora  dinota  l'elezione  d'una  delle  due  cose 
di  che  si  tratta,  e  vale  Meglio,  Anzi,  Piuttosto: 
Me  piaxe  ciù  5  vin  che  l'cegua;  Mi  piace  più 
il  vino  che  l'acqua. 

Il  —  Preceduto  dall'arlic.  e  accompagnato  coll'add. 
vale  il  superlativo  relativo:  A  Ve  a  ciii  bella 
de  tutte;  É  la  più  bella  di  tutte. 

«  —  Accompagnalo  coi  nomi  sost.,  allora  è  addiett. 
e  vale  Molti:  Son  ciù  giorni  che  v'aspèto;  Son 
più  giorni  che  v'aspetto. 

n  —  Preceduto  dall'artic.  del  plur.  diviene  nome 
sost.,  e  vale  La  maggior  parte  :  /  ciù  dixan  che... 
I  più  dicono  che... 

§  A-a  ciù  lunga;  Alla  più  lunga,  AI  più  lungo 
V.  A-a  ciù  lunga. 

g  A  ciù  nò  poet;  A  più  non  posso,  A  più  potere, 
A  lutto  potere,  ecc.  V.  A  ciù  nò  poet. 

%  A  ciù  parte;  Il  più,  La  maggior  parte,  detto 
di  cosa  ;  e  riferendosi  a  persona,  vale  11  maggior 
numero,  I  più. 

%  Andà  co-i  ciù;  Andar  coi  più,  vale  Morire. 

S  Chi  ha  (ceto  5  ciù  péu  fd  ò  meno;  Chi  ha  fatto 
il  più,  può  fare  il  meno  V.  Fd. 

S  Ciù  che  mai;  Più  che  mai.  Più  che  più,  vale 
Maggiormente,  In  modo  maggiore. 

§  Ciù  che  de  spr escia;  Alia  più  presto,  Di  tutta 
fretta. 

%  Ciù  filo;  Più  presto.  Più  per  tempo.  Con  mag- 
gior prestezza  e  sollecitudine  ;  e  talora  per  Piut- 
tosto: Ciù  filo  de  fd  questo Piuttosto,  Più 

presto  di  far  ciò... 

g  Ciù  spesso  0  Ciù  de  spesso;  Più  sovente,  cioè 
Spessissimo. 

S  Ciù  tanto;  Più  tanto,  vale  Tanto  più. 

S  Citt  tòsto  V.  sopra  Ciù  filo. 

%  Ciù  un  pò;  Un  po'  più.  Poco  mancò,  Qaasi 
quasi.  Fu  ad  un  pelo. 

%  Con  ciù;  Con  più.  Quanto  più.  Come  più. 

S  Che  ciù  ?  Che  più  ?  Che  bisognan  più  parole  ? 

S  Da-o  ciù  a-o  m£no;  Dal  più  al  meno,  cioè 
Incirca,  Poco  più  poco  meno. 

S  De  ciù;  Più  o  Di  più,  vale  Inoltre,  Oltracciò: 
De  ciù  gh'azzunzo  che Di  più  v'aggiungo 


230 


CIU 


CIU 


che...  Talora  vale  Di  soprappiù,  Sopra  il  do- 
vere, Sopra  il  concordalo  e  simili  :  0  g'ha  desto 
de  ciù  vinti  franchi;  Gii  diede  venti  franchi 
di  più  ;  e  talora  per  Più  innanzi  :  N5  posso  andd 
de  ciù;  Non  posso  andar  di  più. 

S  £se  citi  d'tin  atro;  Esser  da  più  d'uno,  vale  Es- 
sergli superiore,  Essere  in  più  vantaggioso  stato 
0  situazione  di  quello. 

S  Fceto  S  ciù,  se  péti  fa  5  meno;  Dove  ne  va 
il  più,  ne  può  andare  il  meno,  Dove  va  la  nave, 
può  ire  il  brigantino. 

S  In  t5  ciù  ghe  sta  ò  meno;  Nel  più  sta  il  meno. 

S  Mai  ciù;  Mai  più,  D'ora  in  poi.  In  avvenire, 
Quind'innanzi ,  ma  accompagnalo  sempre  colla 
negativa:  A^Ò  fò  mai  ciù;  Noi  farò  mai  più. 

S  Né  ciù  né  meno;  Né  più  né  meno,  vale  Ap- 
punto, Precisamente,  Non  diversamente. 

S  Nò  poeine  ciù;  Non  poterne  più,  Non  poter 
più  reggere. 

S  0  ciù  dò  tempo;  11  più  del  tempo,  La  maggior 
parte  del  tempo. 

S  0  ciù  ò  l'è...  Il  più  importante  si  è... 

§  0  ciù  0  tta  ò  meno;  Il  più  tira  il  meno. 

g  0  de  ciù;  Il  di  più,  cioè  Quello  che  sopravanza. 

S  Pe-o  ciù;  Per  lo  più,  II  più  delle  volle. 

S  Poco  ciù  poco  meno;  Poco  più  poco  meno, 
vale  Incirca,  Senza  guardarla  pel  sottile. 

S  Tanto  ciù  che;  Tanto  più  che,  Aggiungete  che, 
Notale  che,  e  simili. 

S  Tùtt'a-o  ciù;  Tutt'al  più.  Alla  più,  Al  più.  Il  più. 

%  Un  pò  ciù  V.  sopra  Ciù  un  pò. 
**Oiixcca  s.  f.  Briachezza,  Ubbriachezza,  ecc.  M. 

b.  V.  Imbricegatùa. 
**Oiuoco  add.  Ubbriaco  :  Colui  che  ha  beuto  so- 
verchiamente vino  0  liquori  spiritosi.  M.  b.  V. 
Imbricego. 
**Oiu.ccón  s.  m.  Ubbriacone  V.  Imbricegòn. 
Oiùdéa;  s.  f.  Sòffice.  T.  de'  magn.  e  da'  fabbri. 
Dado  di  ferro  traforalo  che  si  pone  sotto  ad  un 
pezzo  di  ferro  infocato,  che  si  vuol  bucare. 
Oiùg>ia>n.u-a> ...  Fumo  addensato  alle  mura 

che  pel  tempo  umido  si  scioglie  e  cola. 
Oiu.iKiiiia>  s.  f.  Piuma  e  Penna  :  Ciò  di  che  co- 
pronsi  gli  uccelli  e  di  che  si  servono  per  volare. 
Quantunque  questi  due  vocaboli  alcuna  volta  si 
confondano,  pure  le  Penne  differiscono  dalle  Piume 
per  la  forza,  per  l'uso,  pel  luogo  donde  nascono 
e  per  l'ordine  loro.  1  pulcini  prima  si  vedono 
colle  piume,  poi  con  le  penne.  Penne  propriam. 
sono  quelle  delle  ali  e  della  coda,  che  nascono 
dalla  parte  più  interiore,  e  servono  al  moto  ed 
al  volo  dell'animale.  Le  Piume  poi  nascono  dalla 
cute  più  superficialmente,  e  servono  non  ad  altro 
che  per  difesa  e  copertura  del  corpo;  e  sono 
le  penne  più  corte,  più  morbide  e  più  fine  degli 
uccelli. 

—  da  penna;  Barbe:  La  parte  della  penna,  più 
morbida  e  più  fine  ch'é  attaccata  alla  costola, 
e  si  dilata  in  fuori. 
S  Ciùmme;  Piume.  Parlando  d'ornamento  donnesco 
da  porsi  in  capo,  soglionsi  intendere  Le  penne 
di  struzzo  e  delle  sgarze.  -  Salcio  è  Penna  di 
struzzo  colle  piume  aggiunte  due  o  tre  volle 
una  in  capo  all'altra. 
«  —  arrissa;;  Penne  arricciate,  diconsi  Le  penne, 
che  servono  pure  ad  ornamento  donnesco,  ma 
le  cui  barbe  son  rese  crespe  e  ricciute.  Torti- 
pitone  chiamano  poi  Una  penna  di  strusto  colle 


barbe  increspate  lutt'all'intorno  delle  costole,  in- 
grossata e  ripiegata  nella  cima. 
g  Perde  e  ciùmme;  Perder  le  penne,  Spennarsi. 

Olùmma/Ssétt  s.  m.  Piumaccìuolo.  T.  chir. 
Quel  guancialino  formato  d'una  pezzuola  di  pan- 
nolino ripiegala  a  più  doppj,  che  metlesi  sopra 
l'apertura  della  vena  dopo  l'emissione  di  sangue. 

Oiu.iiiLiiia.sso  s.  m.  Pennacchio  e  Spennacchio: 
Arnese  di  più  penne  unite  insieme,  ritte  o  pen- 
denti, che  si  porla  al  cappello  o  al  cimiero  dei 
militari;  dimin.  Pen'nacchietto,  Pennacchino,  Pen- 
nacchiaolo. 
ti  Piumino:  Arnese  fallo  di  più  fili  di  seta  od  altro 
legali  insieme  in  guisa  che  formino  un  mazzoc- 
chio, il  qual  serve  per  dar  la  polvere  cipria  ai 
capelli. 

—  da  leva  a  pùa;  Pennacchio  :  Mazzo  di  penne 
lunghe  legate  in  cima  ad  un  manico  di  legno 
per  uso  di  spolverare. 

Oiiiixiiiietta  s.  f.  Piumella,  Piumina.  Dimin. 

di  Piuma:  Piccola  piuma. 
Oiunnniettinii-a;  s.  f.  Piumolina.  Dimin. 

di  Piumella:  Piuma  gentile  e  sottilissima. 
Ciùminiero  V.  Ciùmmasso  nel  1"  signiflc. 
Oitì-iiiiniii  s.  m.  Peluria,  Caluggine  e  Calugine  : 
Quella  prima  peluria  che  cominciano  a  mettere 
gli  uccelli  nati  di  poco. 
I)  Piumino:  Piuma  fine,  per  lo  più  bianca,  per  ma- 
terassi, guanciali  e  simili. 
n  —  per  Sorta  d'ampio  guanciale  che  si  tiene  in 

Ietto  sui  piedi. 
it  —  per  Quella  nappetlina  di  piuma,  colla  quale, 
intrisa  in  fior  di  farina,  s' impolveran,  per  tenerle 
rasciulte,  le  parti  incolte  e  ricise  del  bambino. 
«  —  per  Quella  nappetlina  di  seta,  colla  quale, 
intrisa  in  polvere  di  cipro,  i  barbieri  usano  im- 
polverare la  faccia,  dopo  aver  fatto  la  barba. 

—  dazùgd;  Volante  e  Volano:  Piccolo  strum.  da 
giuocare,  rigirato  con  penne,  che  baltesi  e  ribat- 
tesi  siccome  la  palla  con  racchetta  V.  Racchetta. 

Oiùiniiiiii  add.  Leggiero:  Aggiunto  che  i  ra- 
gazzi danno  alla  trottola  CmiardoaJ,  quando,  pre- 
sala in  mano  mentre  gira,  è  d'un  leggerissimo 
peso,  quasi  simile  a  quello  della  piuma. 
"Oiùnnnoiii  CCagd  i);  Cacar  le  lische  dopo 
aver  mangiato  il  pesce  V.  Caga. 

Oiùnà.  V.  a.  Piallare:  Lavorar  di  pialletto,  di 
pialla  0  di  piallone  V.  Ciùnassa. 

—  pe  drito;  Piallar  per  ritto,  cioè  Secondo  la  di- 
rezione delle  fibre  del  legno. 

—  a  refesso  o  pe  re/"<?sso;  Piallare  a  ritroso,  cioè 
In  direzione  opposta  a  quella  dell'andamento  na- 
turale delle  fibre  del  legno. 

Oiùnà  s.  f.  Piallala  :  Ogni  colpo  o  passala  di 
pialletto,  pialla  o  piallone,  che  si  dà  al  legno  nel 
piallarlo. 

Oiùnassa  s.  f.  Piallone,  ed  anche  Barletta  : 
Strum.  di  legno  notissimo,  con  cui  i  legnaiuoli 
assottigliano,  spianano,  puliscono  e  addirizzano 
i  legnami.  Le  sue  parti  sono  il  Ceppo  (ceppo), 
i  manichi  del  ceppo,  la  buca  (incava),  la  feriloja 
(imbóccatùa),  la  bietta  ossia  il  cuneo  che  tiene 
il  ferro  (sciónco)  e  il  ferro. 

—  o  dui  fceri;  Piallone  a  due  ferri.  Con  questa 
pialla  si  fa  un  lavoro  più  pulito,  e  non  lascia 
traccia  nel  legno  de'  trucioli  (riggi)  che  si  trag- 
gono in  piallando. 

Olùnetto  s.  m.  Pialletto  :  Piccola  pialla ,  la 


CIV 


co 


231 


qaale  pnò  adoperarsi  con  una  sola  mano  ;  allrim. 
Piallino. 

—  a  barchetta;  Piallelto  curvo  o  a  barchella:  Pial- 
letlo,  il  cui  ceppo  piega  in  arco,  e  serve  a  pial- 
lare l'interno  d'un  corpo  rotondo. 

—  a  denti;  Pialletto,  col  ferro  a  denti:  Pialletlo  il 
cui  ferro  è  minutamente  dentato,  e  adoprasi  a 
dar  railima  piallata  ai  legni  sai  quali  si  hanno 
a  incollare  impiallacciature,  perchè  su  di  essi 
così  solcali  e  gralììati  meglio  si  appiglia  la  colla. 

—  rioniìo;  Incorsatojo  V.  Lengosa. 
Oivippo  'V.  Arboa. 

Oiùrlo  de  xxx.sl  ;  Jlignattone  Fior.,  Mignat- 
lajo  Pis.,  Ciurletto  nero  o  marino  Vccch.,  Chiurlo 
Bient.T.  ornit.  Ibisfalcinellus. Uccello  della  fami- 
glia del!e  Beccacce,  che  ha  il  becco  nero-olivastro, 
le  penne  superiori  d'un  bel  color  marrone  tendente 
aJ  rosso-cioccolata,  le  ali  di  color  verdone.  Chia- 
masi in  Tose.  Mignattajo  ,  supponendosi  che  si 
nutra  di  mignatte;  il  suo  cibo  però  è  di  chioc- 
cioline acquatiche,  d'insetti,  di  qualche  lombrico. 
Viene  dall'Africa. 

Oiùrlotto  s.  m.  Ciurlollello.  T.  ornil.  JVu- 
menius  temtirostris.  Uccello  della  famiglia  delle 
Beccacce,  che  ha  il  becco  molto  più  lungo  della 
testa,  arcuato,  le  penne  superiori  nero-scuricce 
con  margine  lionato  sudicio,  le  inferiori  candide 
con  macchie  nero  rotonde ,  le  gambe  lunghe,  i 
piedi  nero-piombati,  le  unghie  nere.  É  mollo  co- 
mune lungo  il  Tevere,  nelle  praterie  amide;  da 
noi  molto  raro. 

Oiixsa<  s.  f.  Gora:  Canale,  per  lo  quale  si  cava 
l'acqua  de'  fiumi  mediante  le  pescaje,  o  si  riceve 
da'  fossati  che  scendono  da'  monti  per  servigio 
de'  mulini  e  di  qualsivoglia  altra  macchina  mossa 
0  guidala  per  forza  d'acqua. 

Oiùsma<  s.  f.  Ciurma:  Propriam.  La  torma  dei 
forzati  che  anticamente  vogavano  in  una  galea. 
Oggi  per  simil.  da  noi  intendesi  Moltitudine  di 
gente  vile  :  Ciurmaglia  ,  Bruzzaglia  ,  Bordaglia  , 
Gentaglia,  Canaglia,  Geldra. 

Ciùvaenn-a  V.  Ciùgiann-a. 

OÌU.-VÙSSO  s.  m.  Pioggerella,  Pioggiolina:  Quella 
pioggia  minuta  e  spessa,  che,  non  lo  mostrando, 
bagna. 

Rivetta  s.  f.  Civetta,  Coccoveggia,  Luce.  Cuc- 
cumeggia.  T.  ornit.  Stvix  passerina.  Uccello  not- 
turno del  genere  delle  Strigi,  che  ha  il  becco 
giallo-verdastro,  le  penne  superiori  cenerino-gial- 
licce  con  macchie  bianco-rotonde,  la  coda  tron- 
cata, le  dita  quasi  nude  verso  la  cima.  Vive  nelle 
bache  delle  fabbriche  vecchie,  nelle  cavità  degli 
alberi  e  ne' massi  non  molto  lontano  dall'abitato; 
pascesi  di  grossi  insetti,  di  rettili,  di  topi,  di 
passere,  di  ballerine,  ecc.  Ha  per  costume  di  gri- 
dare alla  notte  ed  anche  in  mezzo  alle  città  po- 
lliate; il  suo  grido  talvolta  è  una  specie  di  sordo 
sgnaulìo,  talvolta  un  gemilo  flebile  e  prolungato, 
e  perciò  creduto  dalle  deboli  menti  come  indizio 
di  morte.  Nonostante  tutte  queste  prevenzioni,  è 
uccello  domestico,  e  se  ne  allevano  moltissimi 
in  Toscana  e  altrove  per  adoperarli  nelle  cacce 
come  zimbello.  Da  noi  con  altro  nome  chiamasi 
Sbràzzoa. 
n  Civetta,  figurai,  e  per  iscberzo  dicesi  a  Donna 
ardita  e  vaga  d'amoreggiare. 

Oi'vllizza  v.  a.  Civilizzare:  Ridurre  a  vita 
civile;  e  talora  semplicem.  per  Incivilire,  Ingen- 


tilire, Render  civile,  manieroso,  cortese,  gentile, 
ben  educato  e  simili. 
§  Civilizzàse  n.  p.  Incivilirsi,  Ingentilirsi  :  Diroz- 
zarsi ne' costumi,  Divenir  civile. 

Oivilizzazion  s.  f.  Civilizzazione,  Incivi- 
limento: Il  ridurre  a  vita  civile  e  Lo  stato  di 
chi  è  ridotto  a  vita  civile. 

Oiviltse  s.  f.  Civiltà:  Maniera  di  vìvere  civile; 
Urbanità,  Costumatezza,  Creanza,  Gentilezza,  No- 
biltà di  costumi. 

Olacelxi  s.  m.  plur.  Calosce,  e  nell'uso  Ciac- 
che. Dal  frane.  Claques  :  Calzare  che  tien  del 
sandalo  e  dello  zoccolo,  e  va  sopra  lo  scarpe  per 
conservarle  asciutte  e  nette  dal  fango. 

Olandestiu  add.  Clandestino:  Aggiunto  per 
lo  pili  di  matrimonio,  vale  Contralto  in  segreto. 

Olarinetto  s.  m.  Clarinetto  :  Strum.  a  fiato 
di  bossolo,  che  si  suona  imboccandolo  in  cima; 
dicesi  anche  Clarino  e  Chiarino. 

Olassifica  v.  a.  Classare ,  Classificare  :  Dis- 
porre e  Ordinare  in  serie,  in  classi  le  diverse 
cose  di  un  medesimo  genere. 

Olassificazión.  s.  f.  Classazione,  Classifi- 
cazione: Disposizione  metodica,  secondo  la  quale 
si  ordina  od  esseri  o  qualunque  altro  oggetto, 
in  classi,  generi,  specie,  ecc. 

Olaiisùa  s.  f.  Clausura  :  Divieto  di  entrare  in 
un  convento  o  monastero  di  religiosi,  relativa- 
mente alle  persone  di  diverso  sesso. 

01imatex*ico  add.  Climaterico,  Infausto,  Pe- 
ricoloso ;  e  dicesi  di  Alcuni  anni  o  periodi  della 
vita  dell'uomo,  ne'  quali  il  corpo  soffre  una  no- 
tabile alterazione,  che  sovente  conduce  ad  alcune 
malattie  e  talvolta  alla  morte.  '^' 

Clinica  s.  f.  Clinica:  Il  modo  di  curar  le  ma- 
lattie insegnato  particolarmente  ai  giovani  al  Ietto 
del  malato;  e  dicesi  Clinica  medica  o  Clinica 
chirurgica,  secondo  se  le  malattie  sono  mediche 
0  chirurgiche, 
n  Clinica,  per  II  luogo  dove  stanno  negli  spedali 
i  malati  scelto  a  questo  fine  d'insegnamento  alla 
medicina  che  si  esercita  al  letto  del  malato, 
nonché  dell'ammalato  stesso  obbligato  al  Iettò. 

Cloro  s.  m.  Cloro.  T.  cAm.Una  delle  mate- 
rie credule  semplici  dai  Chimici,  La  base  del 
gas  acido  mnriatico  ossigenalo. 

ClorùjTO  s.  m.  Cloruro.  T.  chim.  Denomina- 
zione di  qualunque  combinazione  di  cloro  con 
un  corpo  semplice  combustibile,  metallico  o  no, 
da  cui  risulti  un  composto  che  possegga  le  pro- 
prietà degli  acidi. 

Cltì.l>  s.  m.  Club:  Voce  inglese  che  significa  Croc- 
chio, Ritrovo,  Ridotto:  Convenzione  di  più  per- 
sone  che  si  riducono  per  sofiazzo  in  un  mede- 
simo luogo;  e  talora  per  Combriccola,  Cricca, 
Criocca,  Conventicola,  cioè  Compagnia  di  per- 
sone che  consultino  insieme  segretamente,  e  pi- 
gliasi per  lo  più  in  mala  parte. 

Co  ;  Col,  Collo,  Con  lo  :  Prepos.  art.  di  gen.  masch. 
del  num.  sing.  formata  dalla  prep.  sempl.  Con  e 
dagli  articoli  II  o  Lo. 

Co  s.  m.  Colore:  Impressione  che  la  luce  riflessa 
dalla  superficie  de'  corpi  fa  sopra  l'occhio.  I  Co- 
lori si  distinguono  in  primitivi  e  in  secondarli. 
Diconsi  Colori  primitivi  Quelli  che  sono  pro- 
*  dotti  dalla  decomposizione  de'  raggi  luminosi  me- 
diante il  prisma,  e  sono  selle:  il  violetto,  l'in- 
daco, l'azzurro,  il  verde,  il  giallo,  l'arancio  ed 


232 


CO 


COA 


il  rosso.  Diconsi  Colori  secondari  Quelli  che 
risultano  dalla  combinazione  d'un  dato  numero 
de'  precedenti. 

•»  Colore,  per  Ingrediente  che  si  adopera  per  le 
tinte  e  per  la  pittura.  Di  questi  alcuni  sono  na- 
turali, e  questi  sono  per  lo  più  di  terre  o  di 
pietre,  che  si  adoperano  tali  quali  senza  veruna 
preparazione,  ed  alcuni  si  fanno  artificiosamente; 
e  gli  uni  e  gli  altri,  mescolali  fra  di  loro,  ca- 
gionano un  numero  infinito  di  colori  secondi. 

M  —  Figurai,  usasi  per  Indole  o  Natura  di  chec- 
chessia, ma  più  specialm.  per  indicare  l'opinione 
politica  che  uno  professa:  De  che  co  l'è  5  tale? 
Di  qual  colore  è  il  tale?  0  l'è  un  giornale  de 
nisciùn  co;  È  un  giornale  di  nessun  colore. 

M  —  E  figurai,  pure,  per  Apparenza,  Finzione,  Si- 
mulazione, Pretesto. 

—  bléu  ciceo;  Mavi,  Azzurro  sbiadato  o  dilavato. 
Biadetto. 

—  bléu  scùo;  Azzuolo,  Azzurro  bujo,  Turchino. 

—  bléu  ttirchin;  Turchino,  Turchino  vivo. 

—  cangiante;  Cangiante  V.  Cangiante. 

—  càrego;  Color  carico,  Color  pieno,  vale  Colo- 
rito assai. 

—  chi  ten;  Color  che  regge. 

—  chi  n5  ten;  Color  che  non  regge.  Color  che  smonta. 

—  crémexi;  Chermisino:  Color  chermisi  o  cremesi. 

—  d'amaranto;  Amarantino:  Color  d'amaranto. 

—  d'Avanna;  Color  lionato  scuro:  Color  simile  al 
sigaro  dell'Avana. 

—  de  bsttiggia;  Color  verde-bruno. 

—  de  California;  Color  giallo-scuro. 

—  de  carne;  Incarnato,  Incarnatino,  Scamatino. 

—  de  gè;  Verdazzurro  o  Color  aerino  o  ajerino. 

—  de  ciappa;  Color  di  lavagna,   Azzuolo,  Tur- 
chino bujo. 

—  de  ceddro;  Citrino  o  Zolfino:  Color  di  cedro. 

—  decente;  Cenerognolo,  Cinerino,  Cinerizio, antic. 
Cenerugiolo:  Color  simile  a  quello  della  cenere. 

—  de  cetrón;  Arancio,  Arancioso,  Aranciato,  e  più 
..    comun.  Ranciato  V.  Cetròn. 

— -  de  cidngio;  Piombino:  Color  di  piombo. 

—  de  lillà;  Gridellino:  Color  tra  bigio  e  rosso. 

—  de  ma;  Glauco,  Verdazzurro,  Color  verde  di 
mare,  cioè  Che  è  tra  il  bianco  e  il  verde. 

—  de  man  pesto;  Color  di  matton  pesto.  Color  di 
mattone,  Rosso  mattone. 

—  d'oiva;  Ulivastro,  Ulivigno:  Color  di  uliva. 

—  de  pei  de  ratto  ;  Color  topino  o  soricigno,  cioè 
Simile  al  color  di  topo  o  di  sorcio. 

—  de  penscièo;  Color  violaceo  scuro. 

—  deprùxa;  Color  tanè  scuro:  Del  color  delle  puliei. 

—  de  saffran;  Croceo  o  Zafferanato. 

—  de  sangue;  Color  rosso  sanguigno. 

—  de  sèxa;  Color  ciriegiuolo:  Color  di  ciriegia. 
rr-  de  tcera;  Color  terreo,  interriate  o  interrato. 
r^  de  vin;  Color  vinato:  Del  color  di  vino  rosso. 

—  de  vidvetta;  Color  di  viola  mammola. 

—  diamantin;  Bianco  periato:  Del  color  della  perla 
del  diamante. 

—  fàso;  Color  falso:  Color  che  smonta,  che  non  regge. 

—  fdvé;  Color  di  fava  secca. 

—  gianco  e  late;  Color  bianco  lattato  o  bianco 
latteo,  cioè  Che  somiglia  nel  colore  al  latte. 

'^  isabella;  Color  isabella,  Color  falbo:  Color  giallo 
lionato  misto  con  carnicino. 

—  naturale;  Color  naturale  V.  sopra  Co  nel  2." 
significalo. 


—  paggiwn;  Color  pagliato  o  semplicem.  Pagliato: 
Del  color  della  paglia. 

—  pin;  Color  carico,  Color  pieno,  vale  Colorito  assai. 

—  ponsò;  Color  di  fuoco:  Color  rosso  vivo. 

—  serio;  Color  modesto,  quieto. 

—  smorto;  Color  abbagliato  o  abbacinato  o  smorto: 
Color  languido,  poco  vivace. 

—  sperso  ;  Colore  sbiadito  o  dilavato,  cioè  Che  ha 
perduto  molto  della  sua  vivacità. 

—  vivo;  Color  vivo,  Color  acceso. 

g  Cangia  de  co;  Cambiare  o  Cangiar  faccia,  Mo- 
lar di  colore,  Allibbire:  Diventar  pallido  per  cosa 
che  ti  faccia  impallidire. 

§  Faccia  sensa  co,  o  fàso  o  tradito  ;  Faccia  senza 
colore ,  0  falso  o  traditore.  Prov.  nostro ,  che 
equivale  all'altro  toscano  Poca  barba  e  men  co- 
lore, sotto  il  ciel  non  è  il  peggiore. 

S  Fd  piggià  o  co  a  carne  ;  Far  prendere  il  colore 
alla  carne,  e  a  Siena  Allazzerire.  T.  di  cucina. 

%  Maxind  i  coi;  Macinare  i  colori:  Stritolarli  mi- 
nutissimamente sopra  d'una  pietra  col  macinello 
e  dippoi  stemperarli  con  acqua  o  con  olio  di 
noce  0  di  lino,  per  renderli  alti  a  poter  dipingere. 

S  No  legni  o  co;  Smontar  di  colore  V.  Sperde. 

S  Roba,  Mandillo,  ecc.,  de  co;  Vestilo,  Fazzoletto 
e  simili,  di  colore,  cioè  Di  lutt'altro  colore  che 
bianco  e  nero. 

S  Vegni  de  mille  coi;  Diventare  o  Mutarsi  di 
mille  colori,  dicesi  quando  Alcuno  si  trova  al- 
l' improvviso  dinanzi  a  persona,  verso  cui  abbia 
fatto  gravissimo  fallo  e  ne  tema  castigo;  od  a 
Persona  da  lui  amata  e  tradita;  o  in  altre  simili 
congiunture  da  doverne  sentire  grave  turbamento. 
Oo-a.  ;  Colla,  Con  la.  Prepos.  artic.  di  gen.  femm. 
del  num.  sing.  formala  dalla  prepos.  sempl.  Con 
e  dall'art.  La. 
Oòa>  s.  f.  Coda:  Quel  prolungamento  più  o  meno 
lungo  della  colonna  vertebrale  che  si  stende  dalla 
parte  deretana  dei  quadrupedi  e  di  alcuni  rettili; 
e  Quelle  penne  più  lunghe  che  spuntano  dalla 
parte  deretana  degli  uccelli. 

II  Coda,  per  Quella  parte  di  capelli,  che  si  portava 
in  passato  dagli  uomini,  raccolti  di  dietro  e  ri- 
stretti insieme  per  mezzo  d'un  nastro;  che  an- 
che dicesi  Codino. 

«  —  per  Lo  strascico  del  manto  di  principi,  cardi- 
nali, prelati,  delle  donne,  ecc. 

it  —  In  term.  milit.  per  L'ultima  parte  dell'eser- 
cito quando  e'  marcia. 

—  da  pómpa;  Coda  della  tromba. 

—  da  stanghetta  do  fuxin;  Coda  o  Gambetta  dello 
scatto.  T.  degli  archib.  Estremità  posteriore  dello 
scatto  piegata  a  squadra,  la  qual  riceve  la  pres- 
sione del  sottoscatto  quando  si  spara. 

—  d'aze  0  de  cavallo  V.  Aze. 

—  de  comete;  Coda,  Crini,  Trecce:  Quella  striscia 
di  luce  che  lasciano  dietro  di  sé  le  comete. 

—  dò  dragòn;  Coda  del  dragone.  T.  astron.  Il  nodo 
discendente  della  Luna. 

—  de  lion;  Coda  di  hoae.T.hotm.  Phlomis  frtk- 
licosa  0  Leonatis  leonurus.  Specie  di  pianta  che 
appartiene  alla  famiglia  delle  Labiate  ed  al  ge- 
nere Phlomis.  Ha  il  fusto  fruticoso,  tomentoso , 
le  foglie  ovali  o  ovali  cordate  rugose ,  appena 
incise  0  crenate,  i  fiori  gialli  in  verticilli  folli 
e  distanti.  É  originaria  della  Spagna,  della  Ca- 
labria e  della  Sicilia.  Fiorisce  per  tutta  la  stat9 
ed  è  sempre  verde, 


COA 


COA 


233 


—  deWéuggio;  Coda  dell'occhio:  L'estrema  parte 
dell'occhio  allato  alle  tempie. 

—  de  ratto;  Coda  di  topo.  T.  mar.  È  un  modo 
di  terminare  in  punta  un  gherlino  o  altro  cavo, 
commesso  due  volle,  sicché  possa  passare  e  ri- 
passare per  alcuni  buchi  senza  guastarsi  e  sfilac- 
ciarsi collo  sfregamento. 

—  d'éuggio;  Capidoglio  V.  Cóadéuggio. 

—  de  vdrpe  V.  Amaranto. 

—  dò  coltello  ;  Còdolo  :  La  parte  inferiore  e  sottile 
della  lamina  d'un  coltello,  ch'entra  nel  manico. 

—  do  scdpello;  Còdolo:  La  parte  più  stretta  dello 
scalpello,  ch'entra  quasi  tolta  nel  manico. 

—  dò  sùnetto;  Coda  del  sonetto:  Quei  versi  che 
sono  in  fine  d'alcuni  sonetti  dopo  i  quattordici 
versi  onde  si  compongono. 

—  d5  viòn  da  canna  do  scciéuppo;  Codetta  del 
vitone.  T.  degli  archìb.  Allungamento  posteriore 
del  vitone,  in  forma  di  coda  piatta,  che  s'incastra 
nella  parte  superiore  dell'impugnatura  della  cassa 
e  vi  si  ferma  con  vite  accecata,  cioè  la  cui  ca- 
pocchia non  fa  risalto  (in  dial.   Vìa  ciann-a). 

S  Inciòngiatùa  a  eòa  de  ratto;  Impiombatura  a 
coda  di  topo.  T.  mar.  É  un  modo  d'impiom- 
batura per  unire  i  capi  di  due  gomene,  imitando 
a  ciascuna  estremità  il  lavoro  della  coda  di  topo, 
che  si  è  descritta  (V.  sopra  Cóa  de  ratto). 

S  À-a  cóa;  A  coda  o  Alla  coda.  Posto  avverb. 
vale  Dietro  a  tutti^  In  ultimo  luogo. 

S  A  cóa  de  cavallo;  A  coda  di  cavallo.  Posto 
avverb.  col  v.  Trascinare,  Modo  di  supplizio,  col 
quale  si  legava  ano  alla  coda  del  cavallo,  e  si 
facea  correre  il  cavallo  finché  fosse  morto  il  legato. 

»i  —  deròndcna;  A  coda  di  rondine.  T.  de'legnaj. 
e  fabbri.  Quella  calettatura  che  si  fa  con  intac- 
catura 0  incavo  angolare,  che  é  largo  da  una  parte 
e  stretto  dall'altra  a  somiglianza  della  coda  di 
rondine;  e  che  si  usa  dagli  Artefici  per  tenere 
insieme  parti  di  legno,  ferro  o  simili ,  le  quali 
per  la  figura  che  si  dà  loro,  che  va  dal  largo 
allo  stretto,  non  possono  facilmente  disgiungersi. 

%  A  ciii  cattiva  a  spella  a  l'è  a  cóa  V.  sotto 
In  ta  cóa  ghe  sta  5  venin. 

S  Ammid  co-a  cóa  deWéuggio;  Guardar  colla  coda 
dell'occhio  V.  Èuggio. 

S  Amia  a  cóa;  Far  coda  o  codazzo:  Andar  dietro 
altrui  per  corteggiarlo. 

S  Arrissd  a  cóa;  Arroncigliar  la  coda,  come  il 
porco  od  altro  animale. 

S  Comensà  dà  cóa;  Mangiare  il  porro  per  la  coda, 
figurai,  vale  Fare  a  rovescio,  ed  anche  Comin- 
ciare a  fare  una  cosa  da  quello  che  si  dovrebbe 
far  dopo. 

S  In  ta  cóa  ghe  sta  ò  venin;  Nella  coda  sta  il 
veleno.  Dettato  prov.  che  significa  Neil'  ultimo 
consiste  la  difficoltà  o  il  pericolo. 

S  Mescla  a  cóa;  Scodinzolare:  Dimenar  la  coda. 

S  Mettise  a  cóa  fra  mezo  a-e  gambe;  Mettersi 
la  coda  fra  le  gambe,  figurai,  vale  Aver  grandis- 
sima paura  o  confusione;  tolta  la  metaf.  da' cani. 

S  0  diao  0  g'ha  misso  a  cóa;  Il  diavolo  ci  ha 
messo  la  coda,  Il  diavolo  proprio  ci  ha  messo 
gli  ugnelli.  Usasi  dire  Quando  nasce  discordia  tra 
alcuno,  ovv.  Quando,  cercandosi  una  cosa,  du- 
rasi fatica  a  trovarla. 

S  0  l'ha  a  cóa  ch'ó  pà  ùnn-a  lóa;  Allóra.  Usasi 
in  Firenze  lai  voce  dalla  plebe  per  ischernir  le 
maschere. 


S  Questa  cóa  a  non  é  dd  mas  gatto;  Questo  pie  non 
mi  va  da  questa  gamba.  Modo  proverb.  che  usasi 
dire  Quando  uno  vuol  farci  credere  cose  che  non 
possono  stare  e  che  si  contraddicono. 

S  Saveì  dove  5  diao  5  l'ha  a  cóa;  Saper  dove  il 
diavolo  lien  la  coda,  vale  Esser  sottilissimo  ed 
accorto.  Saper  il  conto  suo. 

S  Taggid  a  cóa;  Scodare:  Tagliar  la  coda. 
Ooà.  V.  a.  Colare  :  Il  far  passare  cosa  liquida  in 
panno  o  in  altro,  ond'ella  esca  sì  sottilmente  che 
venga  netta  e  purificala  dalle  fecce  che  avea  in 
sé.  -  Decantare  dicono  i  Chimici  II  travasare  da 
un  vaso  in  un  altro  leggermente  i  liquori ,  sì  che 
la  feccia  non  si  confonda  col  chiarificato. 

—  a  càsinn-a;  Colar  la  calcina:  Farla  passare  alla 
cola  per  separarne  le  pielruzze  o  altre  mondiglie. 

—  i  éuve  ;  Covare  :  Lo  star  degli  uccelli  in  sull'uova 
per  riscaldarle  acciocché  elle  nascano.  -  Covo  è 
L'azione  del  covare.  Posta  o  Covata  è  La  quaor 
tità  delle  uova  che  si  pongono  sotto  la  gallina 
covaticcia.  Covata  è  altresì  La  quantità  de' pul- 
cini nati  dalla  stessa  posta. 

S  Sta  a  eoa  l'éuvo  in  letto;  Covare  il  letto  o 
Covarsi  in  letto,  dicesi  di  Quel  poltrire  buona 
pezza  nel  letto  senza  più  dormire,  dopo  aver  ben 
dormito  tutta  la  notte. 

Ooà  s.  f.  Pasto,  Paracuore:  Polmone  degli  ani- 
mali che  si  macellano,  come  di  buoi,  di  castrali, 
majali  e  simili.  Paracuore  dicesi  più  comunem. 
Il  polmone  de'  majali.  La  Corata,  donde  il  term. 
genov.  Coà,  significa  Le  parti  intorno  al  cuore, 
compreso  il  cuore  stesso.  Coratella  dicesi  H  fe- 
gato e  gli  altri  visceri  intorno  al  cuore  de'  piccoli 
animali  quadrupedi,  come  agnelli,  capretti  e  si- 
mili, che  in  dialetto  diciamo  Giamo  e  neigro 

Ooà  s.  m.  Porta  cote.  Astuccio  o  Corno  da  cote: 
Quel  bossolo  o  corno  vaccino,  che  i  contadini 
portano  a  cintola,  entro  cui  ripongono  la  cole 
(V.  Coèta)  per  aflìlar  la  falce,  quando  vanno  a 
falciar  l'erba. 

OAad.éixg'g'io  s.  f.  Capidoglio  e  Capidoglia. 
T.  ittiol.  Physeter  macrocephalus.  Specie  di 
mammifero  appartenente  all'ordine  de' Cetacei, 
così  chiamato  perché  dalla  testa  del  medesimo  si 
cava  una  prodigiosa  quantità  d'olio;  altrim.  Orca. 

Ooadjiitó  s.  m.  Coadiutore:  Colui  che  è  ag- 
giunto ad  un  Vescovo  o  ad  un  Canonico,  colla 
sola  ricompensa  di  succedergli  neli'uflizio  e  nella 
dignità. 

Ooad.jiivà  V.  a.  CoadjuvaVe:  Porgere  ajuto 
altrui  con  mezzi  diretti  o  indirelli  a  far  qualche 
cosa  ;  Cooperare,  Operar  insieme,  Prender  parte 
all'opera  sua. 

Oose  s.  f.  Voglia,  Volontà,  Appetito,  Desiderio, 
Brama. 
«  Voglia:  Quella  macchia  o  altro  segno  esteriore 
nato  all'uomo  in  qualche  parte  del  corpo,  e  che 
da  alcuni  stoltamente  si  crede  nascere  da  sover- 
chio appetito  della  madre  nella  gravidanza  di 
quel  cibo  o  bevanda,  che  da  quella  macchia  si 
dice  rappresentata. 

—  matta;  Sosta,  Fregola,  Uzzolo,  Cupidigia,  Cupi- 
dità: Appetito  intenso,  Voglia  fervida. 

S  Aveì  eoo  de  fa  ùnn-a  cosa;  Avere  voglia  di 
far  qualche  cosa  ;  e  pulitamente  dicesi  anche  per 
Aver  voglia  di  andar  del  corpo. 

S  Avei  0  Sentise  ònn-a  gran  cow  de  dormi;  Sen- 
tirsi indosso  una  ^'an  cascaggine,  un  gran  sonno. 


234 


COA 


eoe 


S  Levàse  ùnn-a  coce ;  Cavarsi  una  voglia,  vale 

Soddisfare  per  una  volta  al  suo  desiderio. 
S  Levàse  tutte  e  so  cocb  ;  Cavarsi  o  Levarsi  tutte  le 
sue  voglie,  vale  Soddisfare  a  tutti  i  suoi  desideri 
0  capricci, 
g  Mette  cow  d'ùnn-a  cosa;  Far  voglia,  Far  ve- 
nire voglia  di  alcuna  cosa,   vale  Suscitarne  il 
desiderio. 
S  Mot  dà  cow  de  fa  énn-a  cosa;  Morire  o  Mo- 
rirsi di  voglia  di  far  checchessia,  vale  Averne 
veemente  desiderio,  grandissima  voglia. 
§  Perde  a  cow;  Perder  la  voglia.  Svogliarsi. 
S  Vegni  cow;  Venir  voglia,  Entrar  in  desiderio, 
Desiderare,  Bramare. 

Ooag-etto  s.  m.  Quaglio:  Ventricolo  o  Abo- 
maso degli  animali  di  latte,  i  quali  non  abbiano 
ancora  pasciuto,  donde  si  cava  il  caglio  per  ca- 
gliare il  latte  V.  Trippin. 

Ooalè  s.  m,  Corallajo:  Negoziante  e  Lavoratore 
di  coralli. 

Ooa>léa<  s.  f.  Corallajà:  Colei  che  lavora  di 
coralli. 

Ooa/liu  s.  m.  Peslellino  :  Pezzo  di  corallo  o  an- 
che d'avorio,  di  pietra  dura,  di  cristallo,  di  forma 
allungala,  tondeggiante  e  ingrossata  all'un  de'capi 
quasi  a  foggia  di  pestello,  che  si  appende  ài  collo 
de' bambini  in  dentizione,  perchè  premano  con 
esso  le  gengive.  Allo  stess'uso  serve  il  Bubbolino, 
che  è  un  Pestellino,  alla  cui  parte  sottile  è  adat- 
talo un  fischietto  d'argento,  e  alla  base  di  questo 
sogliono  aggiungersi  alcuni  sonaglini  (V.  Sùnag- 
gìn);  la  Ciambella  o  Campanella,  che  è  un 
Cerchietto  d'avorio,  di  due  o  tre  dita  di  diametro 
(V.  Canestrelletto)  ;  il  Dente  o  Zannina,  che  è 
Una  zanna  o  dente  curvo  di  cinghiale  o  di  majale 
con  guernizione  e  campanellina  per  appenderlo; 
la  Branca,  che  è  un  ramo  biforcuto  di  corallo; 
la  Conchiglia,  ecc.  In  qualche  provincia  d'Italia 
tulli  questi  arnesi  ed  altri  consimili,  che  servono 
allo  stesso  uso,  dlconsi  con  term.  gen.  Dentarolo. 
S  Poveo  figgiéu  !  dwghe  6  coalin;  Povero  bimbo  ! 
dategli  il  pestellino  o  la  chicca,  ovv.  Licenziale  la 
bàlia,  il  bambino  si  balocca,  dicesi  per  ischerzo  a 
Giovane  già  adulto,  il  quale  faccia  delle  bambinate. 

Ooalinii-a/  s.  f.  Corallina  o  Muschio  di  Cor- 
sica. T.  boi.  Fucus  belminlhocorton.  Pianta  o 
Alga  marina  che  cresce  sulle  sponde  del  Medi- 
terraneo 0  di  Corsica-  È  in  forma  di  mazzetti 
ravvicinali  e  formati  da  numerosi  filamenti  car- 
tilaginosi ;  ha  color  rosso-bruno,  odore  di  mare 
e  sapore  salmastro.  É  mollo  attiva  contro  i  vermi 
intestinali. 

Ooa/lizzà/se  n.  p.  Confederarsi,  Collegarsi: 
Unirsi  in  lega,  in  confederazione. 

Ooa>lo  s.  m.  Corallo.  T.  zool.  Isis  nobilis.  Pianta 
di  sostanza  pietrosa,  che  trovasi  fìssa  alle  rocce 
in  fondo  del  mare.  Finché  sta  sott'acqua  è  assai 
morbida;  uscita,  indurisce  e  piglia  il  color" rosso 
acceso.  Ci  ha  però  del  corallo  bianco  e  del  nero. 
Polverizzato,  serve  di  dentifricio. 
H  Corallo,  per  Quella  parte  dura  e  di  color  rosso 
acceso,  come  il  vero  corallo,  che  si  scorge  in 
alcuni  pesci. 
8  Bamma  de  coalo  ;  Branca  di  corallo,  dicesi  Tallo 
un  ceppo  di  corallo  che  sia  attaccato  insieme. 

06a>lu.iig>a/  V.  Ballwnn-a. 

Oòar^ssa  a  peto  bléu;  Pettazzùrro.  T.  ornil. 
(Sy/v«rt  9vceÌQa.  (iccellelto  del  genere  delle  Silvie, 


famiglia  de'  Codirossi,  che  ha  le  parti  superiori 
di  color  bruno-scuro,  un  poco  tendente  all'oli- 
vastro ,  la  gola  e  il  gozzo  d'un  bel  colore  azzurro 
lucente,  con  una  macchia  grande  nel  mezzo  d'un 
bianco  purissimo  e  sericeo.  Nidifica  fra'  cespugli 
e  fra  le  radiche  degli  alberi  state  cavate  dall'acqua. 

—  moa;  Codirosso  spazzacammino.  T.  ornit.  Sylvia 
tithys.  Uccello  dello  stesso  genere  e  famiglia  del 
precedente,  che  ha  la  parte  superiore  della  testa 
d'un  bel  cenerino-piombato  cupo,  la  schiena  dello 
slesso  colore,  ma  varialo  di  nero,  le  parli  infe- 
riori d'un  bel  color  nero.  In  estate  abita  sopra 
i  monti.  Nidifica  negli  spacchi  di  massi,  ne' muri 
rovinati,  e  qualche  volta  su'  tetti  e  ne' campanili. 

—  mòntagninn~a  ;  Codirosso  Pis.,  Culrosso  Sen. 
T.  ornit.  Sylvia  phoenicurm.  Uccelletto  dello 
stesso  genere  e  famiglia  de'  precedenti.  Ha  la 
parte  superiore  della  testa  di  color  cenerino,  il 
petto,  i  fianchi,  il  sopraccoda  di  color  fulvo  ac- 
ceso, il  sottocoda  bianco-giallastro.  Abita  il  mar- 
gine de'  boschi  e  i  luoghi  macchiosi  ;  nidifica  vi- 
cino alle  abitazioni,  nelle  crepe  de'  muri  o  negli 
ammassi  di  pietre  o  nelle  buche  degli  alberi. 

Oóaróssòii  s.  m.  Codirossone,  Codirosso 
maggiore.  Codirosso  sassatile  Fior.,  Sen.,  Codi- 
rossolone  Pis.,  Tordo  marino  Bient.  T.  ornil. 
Turdus  saatìlis.  Uccello  del  genere  delle  Silvie, 
famiglia  de'Tordi  rupestri,  che  ha  la  testa  e  il  collo 
di  color  turchjno-cenerino,  le  parti  superiori  di 
color  nero-bruno,  con  una  gran  macchia  bianca 
sulla  schiena,  le  parti  inferiori  e  la  coda  di  color 
fulvo  acceso.  Abita  i  colli  sassosi  e  nudi;  nidi- 
fica nelle  fessure  de'  massi  e  ne'  cespugli. 

Oòa>sso  s.  m.  Mazzocchio  :  Chiamansi  così  I  ca- 
pelli delle  donne  legati  tutti  insieme  in  un  mazzo. 

Oòlbelletto  s.  m.  Pasticcino:  Sorta  di  dolce, 
ed  è  Un  piccolo  vasettino  fatto  di  pasta  frolla, 
di  forma  conica,  allargato  molto  alla  bocca,  il  cui 
vuoto  si  riempie  di  marmellata  di  pere  o  di  mele, 
di  latte  0  d'altro,  che  poi  si  copre  con  isfoglia 
della  stessa  pasta,  formandovi  in  giro  sull'orlo 
una  specie  di  ricamo  a  smerlo,  e,  cotto  in  forno 
nella  sua  forma  di  rame,  si  estrae  dalla  stessa  e 
si  serve  spolverizzato  al  disopra  con  zucchero  fine. 

Ooca.g'xia.  s.  f.  Cuccagna:  Nome  d'un  paese 
favoloso  pieno  di  piaceri;  ma  usasi  comunem. 
per  Felicità,  Contento,  Piacere,  Sollazzo,  Baldoria, 
Divertimenlo  e  simili:  A  còcagna  a  l'è  finta; 
La  cuccagna  è  finita. 
S  Erboo  da  cocagna;  Albero  della  cuccagna.  Dicesi 
ad  Un  altissimo  albero  fatto  liscio  ed  anche  in- 
saponato, che  si  rizza  nelle  piazze  o  in  qualche 
altro  luogo,  in  occasione  di  qualche  festa  popo- 
lare, alla  cui  vetta  si  appiccano  pollame  ed  altre 
cibarie,  come  pure  alcun  orinolo  o  borsa  con 
denari  a  piacere  ;  tutta  roba  esposta  alla  gara  di 
chi  voglia  avventurarsi  alla  tombolata  di  quella 
lisciatura ,  e  a  premio  di  colui  che  sa  giunger 
primo  alla  meta  e  agguantarla. 

Oocoard-a  s.  f.  Coccarda  :  Rosa  di  nastro  che 
altri  porta  per  segno  di  servizio  di  un  princjpe  o 
■  signore  qualunque,  o  per  simbolo  della  parte  che 
segue  ;  ed  è  formala  de'  varii  colori  scelti  per 
insegna  o  dalla  parte  o  dal  principe.  Non  è  buona 
voce  italiana,  tuttavia  è  usata  generalmente;  al- 
Irim.  Rosa,  Nappa. 

Oòoolie  s.  m.  Cocke  :  Carbon  fossile  che  ba 
già  servito  alla  formazione  del  gas. 


COE 


COL 


235 


OScclietto  s.  m.  Filagello,  Baco  filagello,  Bi- 
gatto: Baco  che  fa  la  seta.-  Còcchetto  dicesi  pur 
Ira  noi  II  bozzolo  formalo  da  questo  baco  V. 
Galletta. 

Oòcclxiii  (Vègio);  Vecchio  cucco.  Voce  dcl- 
dell'uso,  e  vale  Vecchio  di  poco  senno,  e  che 
attenda  ancora  alle  cose  amorose. 

Oòccina  s.  f.  Pronunzia,  Accento  :  Suono  sgra- 
devole nel  profferir  parole;  Maniera  di  profferirle 
affettata  ;  ed  anche  Tuono  speciale  di  pronuncia 
d'un  luogo  rispetto  ad  altri  parlanti  sossopra  la 
stessa  lingua  o  dialetto  ;_  e  si  prende  comunem. 
in  senso  dispregiativo. 

Oòccinelli  s.  m.  pi.  Coccinelli,  Cavigliotli. 
T.  mar.  Caviglie  di  legno  tornito,  che  servono 
per  allacciarvi  delle  manovre  correnti,  onde 
assicurarvi  le  mantiglie  delle  gabbie  quando  si 
ammainano  i  pappafichi,  ai  quali  questi  servono 
come  scotte. 

Oooco  s.  m.  Cocco.  T.  botan.  Cocos  nucifera. 
Uno  de'più  grandi  ede'più  begli  alberi  del  regno 
vegetale,  appartenente  alla  famiglia  delle  Palme, 
il  qual  produce  un  frutto,  chiamato  pure  Cocco, 
che  è  grosso  quanto  un  popone,  col  guscio  le- 
gnoso durissimo  e  che  racchiude  in  sé  un  liquore 
di  color  bianco  come  il  latte  e  di  sapor  dolce. 
Chiamasi  pure  Cocco  il  guscio  di  questo  frutto, 
il  qual  serve  a  fare  bei  lavori. 

—  dò  bilancin  do  reléujo  ;  Braccio  della  bilancia. 
T.  orinai.  Ponticello  tondo  d'ottone,  variamente 
traforalo,  ampio  quanto  la  ciambella  (bilancin), 
che  copre  senza  toccarla,  e  nel  centro  della  quale 
gira,  un  de'  perni  della  bilancia. 

Ooccodrillo  s.  m.  Coccodrillo.  T.  zoolog. 
Lucerta  crocodilus.  Animale  anfibio  in  forma  di 
gran  lucertolone,  coperto  di  squame  e  formida- 
bile per  la  sua  forza  e  voracità.  Abita  ne'  climi 
caldissimi  ed  abbonda  lungo  il  corso  del  Nilo; 
altrim.  Cuccudrillo,  Cocodrillo  e  Crocodilo. 
S  Són  làgrime  de  coccodrillo,  ch'ò  l'ammassa  i 
ommi  e  poi  5  i  danze  ;  Le  son  lagrime  di  coc- 
codrillo, che  uccide  l'uomo  e  poi  lo  piagne ,  si 
dice  di  Chi  avendo  fatto  altrui  del  male,  poi 
finge  d'averne  pietà. 

Oòccoma,  s.  m.  Còccoma,  Cuccuma,  Bricco 
V.  Caffettèa. 

Ooccòn  s.  m.  Cucco  e  Cocco.  Voce  bambi- 
nesca, lo  stesso  che  Uovo. 

Oocré  s.  m.  Bracciolino.  Frances.  degli  orittol. 
Pezzo  d'orinolo  da  tasca,  che  sostiene  il  perno 
dell'asta  sul  bracciuolo. 

Oòdeg-liiii  s.  m.  Cotichino  e  Codighino:  Specie 
di  salame  fatto  di  cotenna  (cuiga),  guancia  (bar- 
bengaj  e  matamà  di  majale,  insaccali  in  budella. 

Oodeg-ùg-uo  s.  m.  Cuticugno  e  Coticugno: 
Specie  di  veste  da  camera. 

O^diu  s.  m.  Codino,  Coda  V.  Cóa  nel  2"  signif. 

w  Codino,  chiamasi  così  nell'uso  moderno  Colui  che 

in  politica  si  mostra  avverso  ad  ogni   idea  di 

libertà  e  di  progresso  ;  lo  stesso  che  Retrogrado. 

Oo-e  l>onn.-e  5  Alle  buone,  Colle  buone  V. 
A-e  bònn-e. 

Oo-e  cattive  ;  Alle  brusche,  Colle  brasche 
V.  A-e  cattive. 

Oo-e  ^amlbe  nùe;  Sgambucciato.  Posto 
avverb.  vale  Colle  gambe  nude  0  presso  che  nude. 

Ooex*eu@a>  s.  f.  Coerenza.  Usasi  da  noi  soltanto 
in  senso  trasiato,  e  vale  La  connessione  0  di- 


pendenza che  hanno  le  une  colle  altre  proposi- 
zioni, le  varie  parti  d'un  sistema,  d'un  ragio- 
namento e  simili. 

Coerente  add.  Coerente:  Aggiunto  di  idee  e 

di  proposizioni,  vale  Che  hanno  dipendenza   0 

connessione  con  esse. 

ti  Coerente;  Aggiunto  a  persona,  vale  Sodo,  Stabile, 

Che  non  muta  nel  suo  fare,  nel  suo  dire,  ecc. 

Ooéta,  s.  f.  Cote:  Pietra  arenaria,  di  color  ce- 
nerognolo, colla  quale,  bagnata  d'acqua,  si  raffi- 
lano a  mano  i  grossi  ferri,  come  accette,  falci, 
pennati  ed  anche  coltelli,  fregandone  con  essi  la 
lama  presso  al  taglio,  con  molo  obbliquo,  stri- 
sciante e  alternato,  or  sull'una,  or  sull'altra  parte. 
Voce  del  contado. 

OoflFa.  s.  m.  Corbello.  T.  de'murat.  Vaso  intes- 
suto di  vinchi,  fallo  a  campana,  con  due  ferme 
maniglie  in  arco,  entro  cui  il  manovale  (garsón 
da  massacanj  porta  al  muratore  pietre  e  mat- 
toni. Usasi  anche  in  Marina  per  trasportare  la 
zavorra,  biscotto  0  simili,  e  allora  dicesi  Coffa. 
1)  Coffa.  T.  mar.  Piano  di  tavole  stabilito  sulle  cro- 
cette degli  alberi  primari!,  ai  cui  bordi  si  assi- 
curano le  sartie  degli  alberi  sovrapposti,  e  dove 
sta  la  vedetta,  cioè  l'uomo  che  fa  l'ascolta. 
S  Camalld  a  co^a;  Portare  il  corbellino,  vale  Far 
il  manovale. 
fOofQn.  s.  m.  Coffino  :  Segnale  che  si  mette  alla 
Lanterna  ossia  Faro  di  Genova  per  avvisare  la 
scoperta  di  qualche  bastimento  mercantile.  Mel- 
tonsi  al  suo  vento  tanti  coffini  quanti  sono  i  ba- 
stimenti che  da  quella  parte  si  sono  scoperti  ;  se 
il  bastimento  è  da  guerra,  invece  del  coffino  suole 
mettersi  una  bandiera.  Voce  che  viene  dal  latino 
Cophinus,  che  significa  Corba. 

Cog'g'iòn  V.  Minción. 

Cog'g'ioiià  V.  Minciond. 

Oog-g-ionatùa  V.  Mincionatùa. 

Oog-g-iouèlla  s.  f.  Coglionella.  Voce  bassa 
e  dell'uso  V.  Mincionatùa.  . 
S  Da  n  coggionèlla;  Dar  la  fanferina.  Voce  del- 
l'uso tose,  e  vale  Burlare,  Deridere,  Corbellare  V. 
Minciond. 

Oog'nac  s.  m.  Acquavite  di  Cognac:  Sorta  di 
acquavite  cosi  chiamata,  perchè  si  fabbrica  nel 
paese  di  Cognac,  nel  dipartimento  della  Charente 
in  Francia. 

Oog-niasión  s.  f.  Cognizione,  Conoscenza,  Co- 
noscimento, Contezza,  Notizia. 
S  Vegni  a  cogniziSn;  Venir  a  cognizione,  a  co- 
noscenza, vale  Venir  a  notizia. 

Oog-nómme  s.  m.  Cognome  V.  Parenlóu. 

Ooin  s.  m.  Curino,  Corina,  Vento  d'ostro:  Sorta 
di  vento  perniciosissimo  alle  fruita  e  biade.  - 
Melume  dicesi  Quell'umor  pernicioso  e  adusto, 
che  ne'  tempi  mollo  caldi ,  cadendo  a  guisa  di 
sottilissima  pioggia,  nuoce  assai  alle  vili  ed  an- 
che alle  piante  e  sementi, 
w  Colabrodo,  Colino  V.  Passin. 

Ooincid-de  v.  n.  Coincidere:  Concorrere  nella 
slessa  incidenza,  Adattarsi  l'uno  sopra  l'altro. 

Ooincid-ensa  s.  f.  Coincidenza:  Slalojdi  due 
cose  che  coincidono. 

Oolan  (PanlaloinJi  Pantaloni  combacianti , 
giusti,  serrati,  cioè  Configuranti  pienamente  colle 
forme  degli  arti  che  cuoprono. 

Ooland.ro  s.  m.  Coriandolo,  Coriandro  :  Seme 
d'una  pianta  ombrellifera,  delta  d^i  Botanici 


236 


COL 


COL 


Coriandrum  sativum,  il  qual  quando  è  fresco  ha 
un  certo  sapor  di  cimice,  ma  secco  è  grato  al 
gusto,  aromatico  e  tonico.  I  confettieri  ne  fanno 
confetti;  usasi  per  condimento  ed  anche  ne'rataflà. 

Oola<isso  s.  m.  Colombaccio,  Palombo.  T.  ornit. 
Columba  palumbus.  Specie  di  colombo  salvalico 
che  non  differisce  dal  piccione  torrajuolo  o  co- 
mune se  non  per  la  sua  maggiore  grossezza  e 
.  per  un  cerchio  bianco  attorno  al  collo.  Annida 
nelle  foreste  delle  alte  nostre  montagne  ne' ca- 
stagneti e  faggi.  Emigra  in  novembre,  ritorna 
-in  aprile. 

Oolaiasiòii  s.  f.  Colazione ,  Colezione  :  Quella 
piccola  refezione  che  si  fa  la  mattina  prima  del 
desinare. 
%-Fd  colazión;  Far  colazione,  Asciolvere  (verbo): 
Mangiar  la  mattina  innanzi  desinare. 

Oòlera  s.  m.  Colera-morbus:  Nome  di  malattia 
molto  acuta  dello  stomaco  e  degl'intestini,  nella 
-:  quale  d'improvviso  insorgono  vomiti,  diarree, 
sudor  freddo  alla  fronte  e  all'estremità,  sete  mo- 
lesta, sovente  convulsioni  ed  altri  cattivi  sintomi, 
che  fanno  perire  qualchevolta  l'ammalato  nello 
spazio  di  ventiquaitr'ore. 

OoleiTOSo  add.  Colerico:  Chi  è  attaccato  dal 
Colera-morbus. 

Oòlica>  s.  f.  Còlica  :  Dolore  che  si  risente  in  una 

•j|>  parte  qualunque  dell'addome,  ma  specialm.  in- 
torno all'ombilico;  che  dicesi  altresì  Dolori  colici. 

Oòlissa.  s.  f.  Guida,  Canale,  Scanalatura:  In- 
cavo per  lo  lungo  d'un  legno  o  altro,  entro  il 
quale  si  fa  scorrere  altro  legno  o  simile  cor- 
rispondente. 

—  d5  negistro  dò  rcléuio;  Colissa  o  Guida  del  ra- 
strello V.  Braccetto. 

Oolla;  s.  f.  Còlla:  Materia  viscida  e  tegnente, 

che  serve  ad  nnire  due  cose,  e  specialm.  di  le- 

r  gno,  affinchè  una  resti  attaccata  all'altra.  Essa 

^ricavasi  con  larga  ebollizione  dai  ritagli  delle 

grosse  pelli,  dalle  corna,  dalle  unghie,  dalle  ossa 

»  ecc.  degli  animali,  così  da' limbellucci  d'alluda  e 

dai  gheroncini  di  pergamena;  altrim.  Glutine. 

—  d'erboo;  Gomma:  Materia  tenace,  che  cola  e  si 
rappiglia  intorno  ai  ciliegi,  ai  peschi,  agli  albi- 
cocchi, ai  susini,  ecc.,  e  talora  anche  intorno  ai 
loro  frutti,  tranne  le  ciliege. 

—  de  pescio;  Colla  di  pesce  o  Itticolla:  Sostanza 
gelatinosa  che  si  ricava  dalle  vesciche  d'alcuni 
pesci  ;  e  serve  come  vulneraria  per  fare  il  drappo 
detto  Taffettà  inglese;  e  nelle  cucine  per  asso- 
dare le  gelatine  e  simili. 

S  Dipinze  a  colla;  Dipingere 'a 'colla ,  cioè  Con 
colori  stemperati  in  colla. 
Oollà>  V.  a.  Inghiottire,  Ingojare,  Trangugiare: 
Spingere,  Mandare  il  boccone  giù  pel  gorgozzule. 
-  Ingozzare,  Mettere  o  Mandare  nel  gozzo. 

—  o  saliva;  Avere  o  Venire  l'acquolina  in  bocca 
0  alla  bocca,  dicesi  Quando  si  appetisce  grande- 
mente checchessia,  e  specialm.  cibo  o  bevanda, 
onde ,  ricordandola ,  si  accresce  la  secrezione 
della  saliva. 

$  Collane  de  quelle;  Mandar  giù  bocconi  amari  : 
Sopportar  dispiaceri  senza  lamentarsene. 

S  Collàse  ùnn-a  pers5nn-a;  Inghiottire  altrui,  fig. 
vale  Sopraffarlo  di  molto,  che  anche  si  direbbe 
Mangiar  uno  vivo. 

«  —  <in  affronto,  ecc.;  Inghiottire,  Ingollare,  In- 
forzare» Trangugiare  uo'  ingiuria,  un  affronto  o 


sinàili,  vale  Soffrirlo  con  pazienza  senza  farne  o 
poterne  far  risentimento. 

Oollajl>ox*a;tò  s.  m.  Collaboratore,  dicesi  nel- 
l'uso di  Chi  lavora  insieme  con  altri,  ma  spe- 
cialmente intorno  ad  opere  d'inchiostro,  e  pìit 
che  altro,  periodiche. 

Oolla<eii  s.  m.  Collare:  Quella  striscia  di  cuojo 
0  d'altro  che  si  mette  intorno  al  collo  alle  be- 
stie, e  per  lo  più  a' cani,  o  per  ornamento  o 
per  tenerli  legati  o  per  difesa  loro. 

—  da  prcevi;  Collare,  Collarino:  Quella  striscia  di 
cuojo,  vestita  di  nero,  con  falda  ugualmente  nera, 
e  mezza  poi  coperta  d'una  striscia  di  tela  azzurra 
0  bianca,  che  portano  al  collo  i  preti. 

S  Caccia  via  5  collaen;  Buttare  il  collare  su  un 
fico,  dicesi  comunem.  di  Quei  oberici  che  si  spo- 
gliano l'abito  ecclesiastico  por  fastidio  presone. 

S  Mette  sciti  collaen;  Mettersi  il  collare  :  Vestir 
l'abito  sacerdotale. 

S  Quello  chi  fa  collaen;  Collarettajo  :  Colui  che 
fa  i  collari  da  preti. 
Oolla>xixi-ai  s.  f.  Collana  :  Vezzo  n  Catena  d'oro 
0  di  gioje  che  si  porta  intorno  al  collo  o  pen- 
dente al  collo  sul  petto;  altrim.  Monile. 

—  da  cavalli,  ecc.;  Collare:  Quell'arnese  imbottito 
e  ferrato,  che  mettesi  al  collo  delle  bestie  da  tiro, 
affinchè  serva  loro  a  far  maggior  forza  bel  trai- 
nare con  minor  pericolo  di  lacerarsi  la  pelle. 

—  rft  béu;  Giogaja,  Pagliolaja  :  La  pelle  pendente 
dal  collo  de'  buoi. 

Oolla/udLà.  v.  n.  Collaudare.  Voce  dell'uso:  Ap- 
provare V.  CoUaudazion. 

Oolla>uda;ZÌ^xi  s.  f.  Collaudazione.  Voce  del- 
l'uso :  Approvazione  d'un  lavoro,  d'un'opera  stata 
eseguita,  fatta  da  un  perito  dell'arte,  a  ciò  de- 
legato. 

Oollazionà  V.  a.  Collazionare:  Riscontrare 
scritture  o  simili. 

Oolleg-a.  s.  m.  Collega:  Compagno  nel  Magi- 
strato 0  iieirufficio. 

Oolleg-iale  s.  m.  Collegiale,  Collegiano:  Al- 
lievo 0  Convittore  d'un  collegio. 

Oolleg-iata.  s.  f.  Collegiata:  Chiesa  che  ha 
collegio  0  capitolo  di  canonici. 

OoUégrio  s.  m.  Collegio:  Luogo  dove  si  edu- 
cano civili  giovinetti. 
«  Collegio,  per  Congregazione  o  Adunanza  d'uomini 
che  esercitano  qualche  scienza  o  professione  libe- 
rale, e  formano  un  corpo  morale  sotto  deter- 
minati regolamenti, 
n  Chiusa,  Catorbia,  Prigione,  ma  dicesi  scherzevol- 
mente :  0  l'è  stwto  dui  anni  in  collègio  ;  Fa 
due  anni  in  catorbia. 
S  Collègi  elettorali;  Collegi  elettorali.  Nei  governi 
rappresentativi  sono  Quelle  assemblee  comunali, 
che  hanno  diritto  di  eleggere  chi  lo  rappresenti 
nell'esercizio  del  potere  sovrano,  che  loro  accorda 
la  legge  fondamentale  dello  Stato. 

OoUetta»  s.  f.  Colletta  :  Qualunque  soscrizione 
che  viene  aperta  onde  raccogliere  somme  de- 
stinate ad  un  determinato  uso,  per  Io  più  filan- 
tropico. 

OoUetto  s.  m.  Collaretto,  Pistagna,  Bàvaro  e 
Bavero:  Quella  parte  della  giubba,  cappotto  o 
simile  che  sta  intorno  al  collo.  -  Bàvaro  o  Bà- 
vero dicesi  propriam.  Quello  che  è  arrovesciato; 
Pistagna,  quella  ritta,  come  nell'abito  di  spada, 
nel  ferrajuolo,  nella  sottana  o  simile. 


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237 


n  Goletto:  Fascinola  di  panno  lino  o  altro,  bianco 
0  colorato,  che  serve  di  cravatta,  ma  fa  un  solo 
giro  del  collo  e  aflìbbiasi  di  dietro.  Il  Goletto 
ora  è  liscio,  ora  increspalo,  e  talora  gli  si  rap- 
porta sul  davanti  un  fiocco  delia  medesima  roba 
per  dargli  somiglianza  di  croatta. 

—  a  cannònetti;  Gorgiera ,  dimin.  Gorgierina  e 
Gorgierella:  Collaretto  di  bisso  o  di  tela  lina 
finissima,  che  portano  le  signore  intorno  al  collo, 
increspato  a  foggia  di  lattuga,  che  per  ischerzo 
e  nell'uso  dicesi  in  plnr.  anche  Le  lattughe. 

—  da  camixa;  Collo,  Colletto,  Solino  da  collo  V. 
SóUin. 

—  da  donne;  Collaretto:  Colletto  di  tela  lina  molto 
fina,  liscio  o  ricamato,  e  talvolta  smerlato  sul- 
l'orlo, che  si  rimbocca  sulle  spalle. 

Oollettó  s.  m.  Collettore:  Colui  che  raccoglie 
le  limosine  in  benefizio  altrui. 

Oollezi^n.  s.  f.  Collezione,  Raccolta:  Aduna- 
mento  di  cose,  e  per  lo  più  di  quelle  che  ap- 
partengono a  qualche  scienza. 

Oollinxà.  V.  n.  Collimare,  Coincidere:  Tirare, 
Mirare,  Tendere  ad  un  medesimo  fine. 

OollixinL-a<  s.  f.  Collina:  Sommità  e  Schiena 
del  colle;  ed  anche  Colle  piccolo.  Poggio;  dimin. 
Collinetta. 

Oollixiòn  s.  m.  Collisione.  Usasi  da  noi  tras- 
latam.  per  Urto,  Conflitto,  Contrasto,  Contro- 
versia 0  simili. 

Oollo  s.  m.  Collo:  Quella  parte  del  corpo  che 
unisce  il  capo  alle  spalle;  scherzevolm.  Giogaja. 
1)  Collo,  per  Carico  o  Fardello  di  mercanzie,  e 
propriam.  di  roba  che  si  navighi  o  si  vettureggi. 
Il  —  per  La  parte  piiì  alta  del  fiasco,  della  bot- 
tiglia, della  boccia  e  di  molti  altri  vasi  e  stru- 
menti: al  collo  del  fiasco  dicesi  anche  Canna. 

—  da  vesciga;  Collo  della  vescica:  La  parte  più 
stretta  di  essa  e  la  sua  imboccatura  coll'uretra. 

—  d'oca;  Collo  d'oca,  dicesi  comunem.  dagli  Ar- 
tefici Qualunque  cosa  curvala  o  centinaia  a  ma- 
niera del  collo  d'oca. 

—  dò  pé;  Collo  del  piede  :  La  parte  sopra  di  esso 
dalla  piegatura  al  fusolo. 

—  storto  V.  Collostorto. 

%  Acciappd  pe-o  collo;  Prender  pel  collo  o  pel 
collare,  Aggavignare:  Scaricarsi  addosso  a  uno 
e  maltrattarlo. 

S  Allunghi  o  collo;  Allungare  il  collo:  Aspettare 
con  ansietà  che  venga  l'ora  del  mangiare  ;  e  tro- 
vandosi in  misero  stato.  Andar  umile,  abbattuto. 

S  Ciéuve  a  rótta  de  collo;  Piovere  a  dirotto  o 
alla  dirotta,  a  ciel  rovescio,  ecc.  V.  Ciéuve. 

S  Dà  ZÌI  a  roba  a  rotta  de  collo;  Vendere  a 
prezzo  rotto,  a  prezzacelo,  a  mercato  disfatto, 
vale  Vendere  a  vilissimo  prezzo. 

§  De  collo  cùrto;  Sgolalo,  cioè  Con  eolio  o  gola 
corta. 

S  De  collo  lungo  ;  Collilungo  :  Che  è  di  collo  lungo. 

S  Lasciàse  mette  5  pé  in  sciò  collo;  Lasciarsi 
porre  il  calcagno  sul  collo  o  Lasciarsi  schiac- 
ciare le  noci  in  capo,  vagliono  Lasciarsi  sopraf- 
fare, Cedere  vilmente. 

S  L'osso  dò  collo  ;  Il  nodo  del  collo  :  La  congio»- 
tura  del  capo  col  collo. 

$  Mandino  da  collo;  Fazzoletto  o  Pezzuola  da 
collo:  Quell'arnese  di  velo,  tela  o  altro  che  le 
donne  si  mettono  al  collo  per  coprirsi  il  petto; 
e  gli  uomini  attorno  al  collo  per  cravatta. 


$  Mette  a  corda  a~o  collo;  Metter  la  cavezza 
alla  gola  V.  Mette  5  gancio  a  góa  nella  voce  Góa. 

11  —  5  pé  in  sciò  collo  a  ùnn-a  persònn-a;  Porre 
altrui  il  piede  sul  collo,  figurai,  vale  Sopraffarlo, 
Dominarlo,  Tenerlo  schiavo  alla  sua  volontà. 

S  Nò  saveise  dà  ùnn-a  vòlta  a-o  collo;  Non  ac- 
cozzare tre  palle  in  un  bacino,  dicesi  di  Chi 
per  la  sua  dappocaggine  non  sappia  fare  le  cose 
anche  più  facili. 

$  O  se  zùghieiva  l'osso  do  collo;  Si  giuocherebbe 
il  nodo  del  collo,  si  dice  di  Chi  per  giuocare 
è  disposto  a  disertare  tutto  il  suo  e  se  medesimo. 

S  Pe  l'osso  dò  collo  ;  Per  forza,  A  viva  forza,  A 
marcia  forza.  Forzatamente,  Di  riffa.  Modo  avverb. 
che  accompagnato  col  v.  Fare  o  simile,  vale  Fare 
alcuna  cosa  contro  voglia  e  costretto  dalla  forza. 

S  Rompi  5  collo  a  ùnn-a  novena;  Affogare  una 
fanciulla,  e  nell'uso  fior.  Abbacchiare,  si  dice 
figur.  Quando  ella  a  forza  vien  male  maritala. 

Il  —  6  collo  a  ùnn-a  mercanzia;  Abbacchiare  nna 
merce ,  Gettarla  via ,  vale  Vender  le  cose  per 
manco  che  elle  non  vagliono. 

S  Rómpise  5  colto  o  l'osso  do  collo;  Rompersi  o 
Fiaccarsi  il  collo,  Rompersi  il  nodo  del  collo, 
vagliono  Morire  cadendo  precipitosamente  da  alto 
0  da  cavallo,  ecc.;  e  metaforic,  dicesi  di  Chi 
da  buono  slato  cade  in  pessima  condizione,  o 
di  Chi  capita  male,  o  finalmente  in  ischerzo  di 
Chi  prende  moglie. 

S  Sóllin  da  collo;  Collo,  Colletto,  Collaretto,  So-> 
lino  da  collo  V.  Sóllin. 

§  Tid  5  collo  a-i  pollastri  ;  Tirare  il  collo  a'  polli, 
vale  Ammazzarli. 

«  —  ó  collo  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Impiccarlo ,  e 
scherzevolm.  Allungargli  la  vita. 

Il  —  ó  collo  a  ùnn-a  cosa;  Tirar  il  collo  ad  alcuna 
cosa,  dicesi  nell'uso  del  Farne  acquisto,  sia  per 
buon  parlilo  stalo  proposto,  sia  per  qualunque 
altro  motivo;  e  parlando  di  Ragazze,  vale  Spo- 
sarle, Prenderle  in  moglie. 

S  Travaggid  a  rótta  de  collo  ;  Lavorare  a  mazza 
e  stanga  V.  Travaggid. 

S  Vende  a  rótta  de  collo  ;  Andar  via  le  merci  a 
ruba  V.    Vende. 

%  Vende  zìi  a  rótta  de  collo  V.  sopra  Dà  zù  a 
roba  a  rótta  de  collo. 
Colloca  V.  a.  Collocare:  Porre  in  un  luogo. 

Situare,  Allogare,  Accomodare. 
—  ùnn-a  fìggia;  Allogar  una  ragazza,  vale  Darle 

marito.  Collocarla  in  matrimonio. 
Oolloquintida.  s.  f.  Colloquinlida  e  Colo- 
quinlida:  Frutto,  la  cui  polpa  è  amarissima  e 
violentemente  purgativa. 
Oollostorto  s.  m.  Collotorto,  Torcicollo,  Bac-> 
chettone,  Storpiccione,  Santi nfizza,  ecc.  V.  Beghin. 

n  Collotorto:  Una  varietà  di  susina. 
Oolloverde  s.  m.  Germano  reale.  T.  omit. 
Atias  bosc/tas.  Specie  d'anitra  salvatica,  ed  è  il 
più  grosso  degli  altri  uccelli  della  sua  specie. 
Oòlmà.  V.  a.  Colmare.  Usasi  da  noi  soltanto  nel 
senso  metaf.  di  Rendere  altrui  de'  gran  servizi  : 
Colmar  uno  di  benefizi,  di   favori,  di  finezze, 
di  cortesie  e  simili. 
OSlmo  V.  Córmo. 

Oolomlbaja  s.  f.  Colombario:  Quell'ordine  di 
caselle  o  nicchie  in  un  sepolcro  o  camposanto, 
in  ciascuna  delle  quali  si  ripone  una  cassa  con- 
tenente la  salma  d'un  morto. 


238 


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COL 


Oolómlbriiin-a,  s.  f.  Colubrina:  Sorta  d'ar- 
tiglieria pili  lunga  e  più  sottile  che  i  cannoni 
ordinarli. 

Oolonia/O^^tto  dej;  Acqua  di  Colonia  V.  JEgua. 

Coloniale  add.  Coloniale:  Epiteto  con  cui  si 
suol  distinguere  Alcune  mercanzie  che  ci  ven- 
gono dalle  Indie  orientali  ed  occidentali,  e  spe- 
cialm.  lo  zucchero,  il  caffè,  la  cannella,  il  pepe 
ed  altre  droghe  simili. 

Óolouua;  s.  f.  Colonna  :  Membro  d'architettura 
notissimo,  di  marmo,  di  pietra  o  di  legno,  di 
figura  cilindrica,  posto  ritto  a  piombo  dal  piano 
del  terreno  all'alto,  destinato  principalm.  a  reg- 
gere le  coperture  degli  ediflzi,  ed  anche  a  puro 
ornamento.  La  colonna  è  liscia  o  scanalata  o  spi- 
rale, 0  di  più  pezzi,  0  tutta  d'un  pezzo,  ecc.  Le 
sue  parti  sono  la  base,  il  fusto  o  fuso  o  corpo 
0  scapo,  e  il  capitello, 
w  Colonna ,  metaf.  usasi  per  Appoggio,  Sostegno  : 
O  l'è  ùnn-a  colonna  da  Gexa;  É  una  colonna 
della  Chiesa. 
M  —  per  Quantità  di  materia  fluida  che  ha  un'al- 
tezza ed  una  base  determinata  realmente  o  col 
pensiero:  Colonna  d'aia,  d'wgua,  de  féugo,  ecc.; 
Colonna  d'aria,  d'acqua,  di  fuoco,  ecc. 
M  —  Presso  gli  artefici  dicesi  generalm.  Qualunque 
lavoro  0  parte  di  esso,  di  figura  cilindrica,  che 
serve  come  d'appoggio  o  sostegno  di  checchessia. 

—  de  pagina;  Colonna:  Ciascuna  delle  parti  in  cui 
è  distinta  la  stampa  d'una  facciata  in  lungo  di 
un  libro,  sicché  le  linee  non  corrono  per  tutta 
la  larghezza  della  pagina,  ma  sono  attraversate 
e  divise  d'alto  in  basso,  come,  a  cagion  d'esempio, 
ne'  giornali. 

—  de  sórdatti;  Colonna:  Una  quantità  di  soldati 
posti  in  certa  ordinanza. 

S  Colonne  doppie;  Colonne  binate  o  doppie:  Co- 
lonne che  si  alzano  a  due  a  due  sopra  un  solo 
piedestallo  o  una  sola  base  e  talora  sopra  due, 
ma  vicinissime. 

—  di  battifianchi  ;  Colonnini:  Pali  a  foggia  di  co- 
lonne, che  nelle  scuderie  reggono  un  de' capi  del 
battifianco  V.  Battifianco. 

—  dò  bigliardo;  Colonnini:  Le  gambe  che  sorreg- 
gono il  prato  fcianj  del  biliardo. 

S  A  cotonila;  A  colonna.  Modo  avverb.  e  dicesi 
di  Libri  0  Quaderni,  dove  la  pagina  è  doppia  in 
ciascuna  faccia;  e  si  dice  anche  Scrivere  a  co- 
lonna, quando,  piegata  in  due  la  carta  per  lo  lungo, 
si  scrive  solo  da  una  parte. 

S  Spazio  tra  ùnn-a  colonna  e  l'atra;  Intercolonnio. 
Oolonnato  s.  m.  Colonnato:  Quantità  e  or- 
dine di  colonne  disposte  in  una  fabbrica  ;  che 
anche  dicesi  Colonnata. 

«  Colonnato,  per  Una  moneta  spagnuola  d'argento 
del  valore  d'uno  scudo  e  alcuni  centesimi  italiani; 
che  anche  dicesi  Piastra  di  Spagna  o  Pezzo  duro. 
Oolounello  s.  m.  Colonnello  :  Titolo  di  grado 
militare,  e  che  comanda  a  più  compagnie  di  sol- 
dati e  ai  capitani  di  esse  compagnie. 

1)  Colonnello,  per  la  Scrittura  d'una  pagina  di  qua- 
derno 0  simile  fatta  da  una  sola  parte,  essen- 
dosi piegata  in  due  la  carta  per  lo  lungo;  dicesi 
anche  Colonnetto,  Colonnino,  Colonna. 
Oolonnetta  s.  f.  Colonnetta,  Colonnello,  Co- 
lonnino. Dimin.  di  Colonna:  Piccola   colonna. 

"  Cippo:  Quella  mezza  colonna  senza  capitello,  per 
solito  con  inscrizioni ,  per  servir  di  confine,  o 


per  additare  la  strada  a'  viaggiatori ,  o  il  luogo 
della  sepoltura  d'un  defunto. 

§  Colonnette  de  platinn-e  dò  reléujo  ;  Colonnini. 
T.  or  tuoi.  Quei  quattro  pezzi  che  negli  oriuoli 
da  tasca  antichi  riuniscono  insieme  le  due  car- 
telle, e  in  mezzo  a'  quali  sono  situate  le  ruote. 
Oolori  V.  a.  Colorare  je  Colorire  :  Dar  colore 
0  Tingere  con  colore. 

I»  Colorire,  figurai.  Dare  un  bello  e  diverso  aspetto 
a  checchessia  di  cattivo. 

H  —  per  Rappresentare  alcuna  cosa  con  aggiu- 
statezza e  con  termini  alfine  di  persuadere. 
Colorito  s.  m.  Colorito:  Maniera  di  colorire, 
cioè  Quella  perfezione  di  pittura  ,  dalla  quale 
nasce  la  somiglianza  al  vero,  a  cui  non  paò  giun- 
gere il  disegno. 
Oólpa  s.  f.  Colpa,  Peccato,  Fallo;  e  semplicem. 
Errore,  Mancamento  in  checchessia  per  difetto 
d'avvertenza,  di  cognizione  o  simile. 

t)  Colpa,  per  Cagione:  Tutto  per  cólpa  vostra; 
Tutto  per  colpa  vostra. 

§  Aveì  cólpa  o  Ése  cólpa  d'ùnn-a  cosa;  Aver 
colpa  di  checchessia  o  Esserne  in  colpa ,  vale 
Averne  dato  cagione:  Mi  nò  ghe  n'ho  cólpa;  Io 
non  ce  n'ho  colpa.  Chi  n'é  cólpa  ?  Chi  n'è  in  colpa. 

S  Dd  cólpa  0  a  cólpa;  Dar  colpa  o  la  colpa.  Por 
la  colpa,  e  simili,  vagliono  Imputare,  Incolpare, 
Accagionare. 
Oolpi  V.  a.  Colpire  :  Dare  o  Avventare  colpi,  Per- 
cuotere, Ferire;  e  fig.  Far  impressione  nell'animo. 

—  da  vixin;  Dar  rasente. 

—  in  tó  segno;  Colpire,  Dar  nel  segno:  Cogliere 
col  colpo  nel  segno;  e  per  Iraslalo  Riuscire  ad 
altrui  felicemente  qualche  suo  fatto. 

Oòlpo  s.  m.  Colpo:  L'impressione  che  fa  un 
corpo  sopra  un  altro  nel  percuotere,  ferire,  la- 
^gliare,  ecc.;  Botta,  Percossa,  Ferita. 

«  Colpo,  per  La  carica,  colla  quale  si  fa  colpo  col- 
l'armi  da  fuoco:  Nò  gh' aveivimo  ciii  che  sci 
cólpi;  Non  ci  avevamo  più  che  sei  colpi. 

II  —  per  Colpo  apoplctico.  Sincope  V.  Accidente. 

n  —  per  Accidente  impensato,  che  per  lo  più  si 
tira  dietro  conseguenze  funeste  o  avventurose. 

"  —  per  I  dolorosi  effetti  che  sentiamo  per  una 
sventura  accadutaci  :  A  morte  de  so  moce  a  Ve 
stceta  per  le  un  gran  cólpo;  La  morte  di  sua 
madre  è  stala  per  lui  un  gran  colpo,  od  anche 
un  colpaccio. 

—  d'aia;  Colpo  d'aria. 

—  da  meistro;  Colpo  da  maestro  o  di  maestro, 
vale  Un  bel  colpo. 

—  de  camion;  Colpo  di  cannone,  lo  slesso  che  Sparo 
di  cannone. 

—  d'éuggio;  Colpo  d'occhio.  Francesismo  che  ora 
signif.  Occhiata,  Sguardo,  ora  figur.  Accorgimento, 
Perspicacia,  ora  Veduta  deliziosa,  estesissima. 

—  de  grazia;  Colpo  di  grazia,  dicevasi  II  colpo 
ultimo  che  dava  il  boja  agli  arrotali. 

—  de  ma;  Colpo  di  mare:  L'urto  impetuoso  d'un'onda 
0  cavallone  contro  d'un  bastimento. 

—  de  man;  Colpo  di  mano:  Inganno,  Artifizio;  e 
più  comunem.  Operazione,  Negozio  e  simili,  fallo 
con  artificio  e  destrezza. 

—  de  partensa;  Colpo  di  partenza.  T.mar.  Sparo 
di  cannone  a  polvere  per  dar  avviso  che  si  parte 
dalla  rada. 

—  de  pennello;  Colpo  di  pennello,  nella  Pili,  lo 
ste.sso  che  Pennellata. 


COM 


COM 


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—  de  so;  Colpo  di  sole:  Encefalite  prodotta  dalia 
azione  più  o  men  prolungata  dai  raggi  del  sole 
sul  capo;  dicesi  anche  Insolaiione,  Solata,  e  me- 
glio Solinala. 

—  ile  vento;  Colpo  di  vento.  T.  mar.  Tempesta,  la 
quale  agita  bruscamente  e  con  empito  il  bastimento. 

—  mortale;  Colpo  mortale,  cioè  Che  cagiona  la 
morte;  e  flgurat.  per  Dolore  eccessivo  d'animo. 

S  A  colpo  d'cuggio ;  A  colpo  d'occhio.  Frances. 
e  dicesi  A  occhi  correnti. 

S  A  cólpo  seguo;  A  colpo  sicaro.  Modo  avverb. 
cioè  Senza  pericolo  di  sbagliare. 

S  A-o  primmo  colpo;  Al  primo  colpo,  Di  primo 
colpo,  Alla  prima. 

%  Dà  5  colpo  de  grazia;  Dare  la  stretta,  si  usa 
comunem.  in  Tose,  per  Finire  d'opprimere  altrui, 
Dargli  il  colpo  mortale. 

S  Fa  cólpo;  Far  colpo.  Far  còlta,  Far  breccia,  Col- 
pire; e  figurat.  Far  impressione  nell'animo,  Far 
dolorosa  sensazione  per  qualche  sventura  accaduta. 

S  Fd  un  bello  cólpo;  Far  un  bel  colpo,  figurat. 
vale  Conchiudere  un  negozio  con  suo  grande 
vantaggio. 

S  Pe  un  colpo  nò  cazze  un  erboo  ;  AI  primo  colpo 
0  Per  un  colpo  non  cade  l'albero  o  la  quercia. 
Modo  proverb.  che  signitìca  Non  doversi  sbigot- 
tire e  abbandonarsi  alla  prima. 
ColtÌT^a  V.  a.  Coltivare  e  Cultivare:  Fare  o 
Far  fare  i  lavori  necessari  a  render  la  terra  più 
fertile,  ed  a  ridur  migliori  i  suoi  frutti. 

»  Coltivare,  per  similit.  usasi  per  Ammaestrare, 
Esercitare,  contr.  di  Trascurare. 

—  a  ìnemoia;  Coltivar  la  memoria,  vale  Eser- 
citarla. 

—  l'amicizia;  Coltivar  l'amicizia,  vale  Fare  ogni 
studiò  per  acquistarla  o  conservarla. 

—  ùnn'arte,  ùnn-a  sciensa,  ecc.;  Coltivare  un'arte, 
una  scienza,  le  lettere,  ecc.  vale  Attendervi,  Stu- 
diarle, ecc. 

—  iinn-a  personn-a;  Coltivar  uno,  vale  Stargli  at- 
torno per  guadagnarne  la  benevolenza. 

Coltivato  s.  m.  Coltivatore,  Agricoltore:  Che 
esercita  l'agricoltura.  Che  coltiva  i  campi;  Cul- 
tivatore. 

Colti vaziòn  s.  f.  Coltivazione:  L'arte  di  ben 
coltivar  le  campagne,  ed  anche  L'atto  e  l'effetto 
del  coltivare;  Cultivazione,  Coltivatura  e  Culti- 
vatura,  Coltivamento  e  Cultivamento. 

Coltivo  add.  Coltivo  :  Aggiunto  di  Terre  che 
si  possono  coltivare  o  che  si  sono  coltivate. 

Coltivòu.  s.  m.   Coltivato:  Luogo  coltivalo; 
altrim.  Colto. 
"  Coltivato,  part.  del  v.  Coltivare  V.  Coltiva. 

Colto  add.  Colto,  dicesi  di  Persona  che  abbia 
istruzione,  contr.  di  Idiota;  Dotto,  Erudito,  Ad- 
dottrinato, ecc. 

Coltùa  s.  f.  Coltura  e  Cultura,  figurat.  vale 
Allevamento  dello  spirito  negli  studj  lelterarii. 

Còma  s.  f.  Comare  e  Comadre:  Donna  che  tiene 
altrui  a  battesimo  o  a  cresima  ;  ed  anche  La 
madre  del  battezzato  rispetto  a  chi  tiene  al  bat- 
tesimo ;  antic.  Comalre,  Comatrice. 

Còmaenn-a  s.  f.  Comarina,  Comarozza,  Co- 
maruccia.  Dimin.  e  vezzegg.  di  Comare:  Gio- 
vane comare. 

Comanda  v.  a.  Comandare,  Ordinare,  Im- 
porre, Prescrivere,  Decretare:  Commettere  espres- 
samente che  si  faccia  una  cosa. 


n  Comandare,  per  Signoreggiare,  Aver  potestà  di 
comandare. 

—  a  bacchetta;  Comandare  a  bacchetta,  cioè  Con 
suprema  autorità. 

—  5  pan;  Comandare  il  pane ,  si  dice  allora  quando 
il  fornajo  ordina  l'ora  determinata,  in  cui  è  ne- 
cessario che  il  pane  sia  lievito  per  poterlo  in- 
fornare. 

—  un  travaggio;  Commettere,  Ordinare,  Coman- 
dare un  qualche  lavoro, 

—  «71  vascello,  un  reggimento ,  ecc.;  Comandare 
un  vascello,  un  reggimento,  un  esercito,  vale 
Averne  il  comando,  Esserne  il  capitano,  il  co- 
lonnello, il  generale. 

S  C/li  comanda  paga;  Chi  comanda  paga.  Modo 
proverb.  che  suol  dirsi  Quando  recandosi  alla 
taverna  o  simili  a  domandar  bevande  o  cibi  per 
la  brigata,  il  comandatore  suol  essere  il  pagatore. 
%  Chi  nò  sa  fd,  nò  sa  manco  comanda;  Chi  non 
sa  fare,  non  può  saper  comandare.  Prov.  dì  chiaro 
significato. 
Comandamenti  de  I>io  ;  Comanda- 
menti di  Dio,  si  chiamano  I  dieci  precetti  che 
Dio  diede  a  Mosè,  come  la  sostanza  e  il  som- 
mario della  morale. 

—  da  Geaa;  Comandamenti  della  Chiesa  :  Léggi  fatte 
dai  Pastori  della  Chiesa  in  diversi  tempi  per  ista- 
bilirne  l'ordine  e  l'uniformità  nel  culto  e  ne'  co- 
stami. 

Comandante  s.  m.  Comandante  :  Che  co- 
manda; e  Grado  di  dignità  militare  sì  di  terra 
che  di  mare. 
Comandéna  s.  f.  Comàndolo.  T.  tessit.  Filo 
ordito  che  s'innaspa  sopra  un  "rocchetto  posto 
nell'alto  del  telajo  da  tesser  panni  o  altro,  e  che 
•     serve  a  supplire  i  fili  dell'ordito   che  si  rom- 
pono; detto  perciò  anche  Ripieno. 
Comando  s.  m.  Comando:   Autorità  che  si 
ha  sopra  alcuao  o  sopra  un  corpo  morale. 

H  Comando,  per  Decreto,  Ordine,  Ingiunzione. 

I)  —  In  term.  mar.  chiamasi  Una  funicella  o  tor- 
sione semplice  fatta  a  mano  con  un  molinello 
0  confezionala  con  filacci  provenienti  da  vecchi 
cavi  fuori  dell'oso.  Il  comando  serve  per  fare 
fasciature  e  legature  momentanee  di  poca  im- 
portanza. 

§  Aveì  0  bastón  dò  comando;  Aver  il  bastone 
del  comando,  figurat.  vale  Aver  dominio,  padro- 
nanza, autorità. 

§  Dà,  Piggìd  o  Lascia  ò  comando;  Dare,  Pren- 
dere 0  Deporre  il  comando,  vaie  Consegnare, 
Assumere  o  Rinunziare  l'autorità  di  comandare. 

S  Ese  a-i  comandi  d'ùnn-a  personn-a;  Essere 
ai  comandi,  ai  comandamenti,  agli  ordini,  ai 
cenni  d'uno,  vale  Essere  pronto  a  ubbidirlo.  Es- 
sergli al  servizio. 
Comandòu  part.  Comandato,  Imposto,  Or- 
dinato, ecc.  V.  Comanda. 

n  Comandato,  per  Chi  riceve  o  ha  ricevuto  il  co- 
mando: Mi  son  stceto  comandòu;  Io  sono  stato 
comandato. 

§  Feste  comandce;  Feste  comandate ,  Dì  solenni 
comandati:  Quei  giorni,  ne'  quali  la  Chiesa  proi- 
bisce le  opere  servili,  e  comanda  che  si  oda  la 
Messa. 
Còmltsea  s.  f.  Colombaia  e  Colombara,  antic. 
Colombaio:  Stanza  dove  stanno  e  covano  i  co- 
lombi. -  Dicesi  AssercUo  Qndla  tavola  o  simile 


940 


COM 


COM 


fermala  esternamente  nel  muro  presso  le  buche 
della  colombaia. 
Comlbatte  v.  n.  Combattere  :  Il  battersi  che 
fanno  insieme  gli  uomini  guerreggiando;  altrim. 
Battagliare,  Far  battaglia,  Pugnare. 

H  Combattere,  per  Contrastare,  Opporsi,  Contrap- 
porsi, Avversare:  Combatte  ùnti' opinion ,  un 
scistema,  ecc.;  Combattere  un'opinione,  un  si- 
stema, ecc. 

»t  —  per  Agitare,  Travagliare,  Tempestare:  0  ma 
combattilo  da-i  venti;  li  mare  combattuto  dai 
venti. 

—  e  pascioin;  Combatter  le  passioni,  vale  Cercar 
di  domarle,  di  vincerle. 

S  Combàttise  n.  p.  Combattersi  :  Venir  alle  mani  ; 
e  talora  figurai.  Dibattersi,  Quistionare ,  Dispu- 
tare in  prò  e  contro  V.  Scombàttise. 

Oomlba^ttimento  s.  m.  Combattimento: 
Il  combattere,  Affrontamento  d'eserciti  nemici  ; 
'Pugna,  Battaglia,  Conflitto,  Certame. 
V  Combattimento,  figurat.  vale  Dibattimento,  Di- 
battito, Disputa,  Controversia,  Discussione. 

Oomlba^xà,  Ooxalba<xà.se;  Combaciare, 
Combaciarsi  :  L' essere  due  corpi  ben  uniti  in- 
sieme talmente  che  si  tocchino  nella  superficie, 
che  non  v'appaja  nessun  spazio;  dicesi  anche 
Combagiare  e  Combagiarsi. 

Oòmlbé  s.  ra.  Colombiere.  T.  mar.  Quella  parte 
degli  alberi  d'una  nave,  che  ne  hanno  uno  so- 
vrapposto, compresa  fra  le  due  crocette  di  gab- 
bia e  la  testa  di  moro. 

Oóinlbin.  s.  m.  Colombino,  Piccione  e  Pippione 
V.  Picción. 

—  de  gesso;  Spia,  SolTìone.  V.  furbesca. 
Oomlbina  v.  a.  Combinare:  Propriam.  Metter 

a  due  per  due.  Accoppiare;  e  per   estensione 
Metter  insieme,  Confrontare,  Congegnare  piìi  cose 
•  insieme  coll'immaginazione  o  in  effetto. 
"  Combinare,  per  Riscontrare,  Corrispondere  col- 

l'originale. 
S  Combindse  n.  p.  Combinarsi,  Riscontrarsi  ;  e  ta- 
lora Convenire  nell'opinione.  Accordarsi. 
Oomlbinaziòii  s.  f.  Combinazione  :  Il  com- 
binare; ma  comuncm.  usasi  per  Caso   fortuito. 
Accidente:  Ma  se  per  combinazión  mi  nò  poese 
yegni?  E  se  per  combinazione  io  non  potessi 
■""venire  ?  S'è  dwto  a  combinazión  che ...  Si  die 

il  caso  che...  Il  caso  volle  che... 
"—  Presso  i  Chimici   dicesi  L'unione  di  due  o 
più  corpi,  da' quali  risulla  un  altro  corpo  omo- 
geneo, e  dolalo  di  proprietà  particolari. 
Oòxu'bo  s.  m.  Colombo  e  Colomba:  Uccello  no- 
tissimo, di  cui  sonovi  più  specie. 

—  da  ròcche;  Colombo  torrajuolo,  T.  ornit.  Co- 
lumba  livia.  Colombo  vagante,  più  piccolo  del 
domestico,  e  men  casalingo,  che  suole  nidificare 

'  nelle  torri  e  nelle  torrette  bucherate  a  uso  di 
'  colombaia. 

—  sarvcego;  Colombella,  Palombella.  T.  ornit.  Co- 
lumba  oenas.  Colombo  salvalico,  minore  del 
Colombaccio  V.  Galasso. 

S  Merda  de  còmbo;  Colombina  :  Lo  sterco  di  co- 
lombo. 

S  MdgBgnd  dS  combo;  Grugare,   Tubare:  Il  su- 

surrare  che  fanno  i  colombi.  -  Tronfiare  dicesi 

del  colombo  che  gonfiando  il  gozzo  e  tubando 

va  pettoruto;  il  che  dicesi  pure  Andar  tronfio. 

Ooiu.l>x*iccola>  s.  f.  Combriccola:  Compagnia 


di  gente  che  consulti  insieme  per  far  male  ed 
ingannare  altrui  ;  Confrediglia,  Conventicola,  Con- 
venticolo. 

Oomlbùstilbile  s.  m.  Combustibile:  Nome 
generico  esprimente  Qualunque  materia  suscetti- 
bile di  venir  abbruciata  collo  scopo  di  ulilizzarne 
il  calore  negli  usi  domestici  ed  industriali. 

Oomensà  v.  a.  Cominciare,  Incominciare,  Prin- 
cipiare, Dar  principio;  anlic.  Comenzare,  Co- 
minzare. 
•I  Cominciare,  talvolta  usasi  in  senso  neul.  e  vale 
Aver  principio,  Prender  cominciamento:  Comensa 
a  bcexind;  Comincia  a  piovigginare, 
n  —  Usato  assolutam.  vale  Cominciare  a  parlare: 
0  l'ha  comcnsóu  cosci;  Ha  comincialo  così. 

—  dà  eòa;  Mangiare  il  porro  per  la  coda  V.  Cóa. 

—  da-o  principio;  Cominciare  dal  capo:  Raccon- 
tare checchessia,  incominciando  dalla  più  rimota 
origine. 

%  Chi  comensa  ma,  finisce  pezo;  Quando  si  co- 
mincia male,  si  finisce  peggio.  Prov.  chiaro. 
S  O  tutto  5  sta  ne-o  comensd  ;  Il  più  tristo  passo 
è  quel  della  soglia.  Dicesi  proverb.  per  dino- 
tare che  La  maggior  difficoltà  consiste  nel  co- 
minciare. 
§  Torna  a  comensa;  Ricominciare,  Ripigliare,  Ri- 
cominciar da  capo. 

Ooiiieziisa<xaeiito  s.  m.  Cominciamento,  In- 
cominciamsnto,  Principio:  Il  cominciare;  anlic. 
Comincio,  Incomincio,  Comincianza,  Incomin- 
ciata, Comenza. 

Oomenso  V.  Comensamento. 

Oòmentà  v.  a.  Commettere,  Congegnare,  Ca- 
lettare. T.  de'  Icgnaj.  e  simili.  Collocare  e  Riu- 
nire le  parti  sej)arale  de'  materiali  in  modo  che 
siano  adeguatamente  collocate  al  luogo  e  com- 
bacino perfettamente. 

Oòmento  s.  m.  Commessura,  Commettitura, 
Calettatura,  Congegnalura.  T.  de'  legnaj.  e  simili. 
L'operazione  di  commettere  o  calettare  e  Lo  stato 
della  cosa  commessa  o  calettala. 
I»  Commento.  T.  mar.  11  vóto  che  resta  fra  due 
tavole,  che  formano  il  fasciame  d'una  nave,  nel 
quale  i  calafati  cacciano  a  forza  la  sloppa  affin- 
chè l'acqua  non  penetri. 

Comestilbili  s.  m.  Comestibili:  Nome  ge- 
nerico, col  quale  s'indicano  in  commercio  le  der- 
rate alimentari;  Cibo  0  Vivanda,  Cosa  qualunque 
da  mangiare. 

Oometa  s.  f.  Cometa.  T.  astrun.  Dicesi  di  Certi 
astri  che  si  muovono  intorno  al  sole,  ma  in  or- 
bile tanto  allungale,  che  non  sì  fanno  visibili 
fuorché  nella  parte  del  loro  corso  più  vicina  di 
quest'astro,  onde  ci  pare  che  appariscano  in  cielo 
accidentalmente.  Il  più  delle  volte  si  vedono  con 
una  striscia  di  luce  da  un  punto  del  loro  corpo, 
e  si  chiama  Coda  V.  Cóa;  anlic.  Stella  cometa, 
forse  Stella  comata,  ed  anche  semplic.  Comata. 
n  Aquilone:  Nome  che  i  fanciulli  toscani  danno  a 
Quel  balocco  di  carta,  stesa  sopra  cannucce  o 
stecche,  ch'essi  mandano  in  aria  quando  spira 
un  po'  di  vento,  allentando  lo  spago  a  cui  è 
raccomandalo,  e  che  tengono  in  mano  per  ria- 
verlo a  piacimento.  In  alcuni  luoghi  d'Italia  chia- 
masi Cervo  volante  ed  anche  Cometa. 

Ooin.in.ig-a,  s.  f.  Viatico  :  Il  sacramento  del- 
l'Eucaristia che  si  porta  a  quei  che  sono  grave- 
mente infermi  e  minacciano  di  morire. 


COM 


C50M 


241 


S  Per  Quel  seguilo  di  persone  che  divotanienle  e 
recitando  preghiere  accompagna  il  Viatico. 
Oomiui^ài  V.  a.  Comunicare:  Amministrare 
il  sacramento  dell'Eucaristia;  e  talora  per  Dare 
il  viatico  .V.   Viaticd. 

S  Cominigàse  n.  p.  Comunicarsi:  Ricevere  il  sa- 
cramento dell'Eucaristia. 
**ii  —  ùnn-a  persónn-a;  Mangiar  uno  vivo,  In- 
ghiottirlo. Modo  figur.  e  basso. 
Oómiue;  Come,  e  antic.  e  presso  i  soli  poeti 
Como,  Com',  Con'  :  Particella  che  usasi  in  vari 
significati. 

I»  Come,  per  avv.  comparai,  e  vale  A  guisa,  In 
guisa  di,  Siccome,  In  quel  modo  che,  Secondo 
che:  0  giastemma  camme  un  turco;  Bestem- 
mia come  un  turco. 

Il  —  Accompagnalo  coli' interrogai.,  vale  In  che 
guisa,  In  che  modo:  Camme  posso  fd?  Come 
posso  fare?  Gómme  ti  te  ciommi?  Come  li  chiami? 
£  talvolta  anche  senza  l'interrogativo:  M  n5  so 
c5mme  ti  faggi  a...  Io  non  so  come  tu  faccia  a. . . 

Il  —  per  Quando,  Poiché,  Tosto  che,  Appena  chp, 
Subilo  che:  Gómme  sii  lesto,  vegniò;  Come  sarò 
allestito,  verrò. 

w  —  per  Comunque  sia.  In  qualunque  maniera: 
FcB  cómme  ve  piaxe;  Fate  come  vi  piace. 

I»  —  per  Quanto:  CSmm'a  l'è  bella!  Com'è  bella! 
•    Il  —  per  Quel  che,  Quanto:  Passo  cómme  posso; 
Faccio  come  posso. 

Il  —  per  Colui  0  Colei  che  è:  Cómme  ommo,  ó 
péu  fallì;  Come  uomo,  può  errare. 

H  —  Alle  volte  ha  signillcato  determinativo:  Voi 
cómme  voi,  m  doveivi  anddghe;  Voi  come  voi, 
non  dovevate  andarvi. 

Il  —  Colia  giunta  dell'arile,  piglia  la  forza  di  sosL, 
e  vale  Via,  Modo,  Verso  e  simili  :  Mi  nò  vaddo 
a  gercd  né  5  cómme,  né  5  quando  ecc.;  Io  non 
cerco  né  il  come,  né  il  quando  ecc. 

S  Cómm'a  ven,  Cómm'a  l'accapita;  Com'ella  viene, 
Come  vien  viene,  cioè  Senza  cerna  o  distinzione. 

S  Còmm'i  fò;  A  modo,  A  verso,  A  dovere,  Come 
si  deve.  Appuntino.  Dal  frane.  Comm'il  faut. 

S  Cómme  se;  Come  se,  vale  Quasi  come.  In  quella 
guisa:  Ghe  véuggio  ben  cómme  s'ò  fosse  mos 
frcp;  Gli  voglio  bene  come  se  fosse  mio  fratello. 

S  Gómme  se  ghe  dixe  ?  Come  si  dice  ?  Locuzione 
interrogativa  al  bimbo  per  rammentargli  roccioso 
ringraziamento  a  chi  gli  ha  dato  qualche  cosa, 
come  chicca,  fiore  o  altro. 

S  E  cómme  !  E  come  !  Dicesi  quando  si  vuol  lar- 
gamenle  confermare  una  data  cosa. 

S  Ommo  cómme  se  de  ;  Uom  di  garbo,  di  conto, 
ragguardevole,  riputalo,  d'ogni  eccezione  V. 
Ommo. 
Oommedia»  s.  f.  Commedia,  e  meno  usato 
Comedia  :  Composizione  divisa  in  alti  e  insieme 
in  verso  o  in  prosa,  nella  quale  scilo  diversi 
abili  e  persone  si  esprimono  gli  accidenti  della 
umana  vila,  virtù,  vizi  e  condizioni  mondane  in 
ogni  slato  e  nazione  di  genti,  ma  sempre  nella 
condizion  famigliare.  Il  suo  (ine  è  quello  di  pur- 
gare i  costumi. 

S  Gompónn-e  commedie;  Commediare,  Fare  o 
Comporre  commedie. 

S  Fd  due  parti  in  commedia;  Far  il  tecomeco 
V.  Fd. 

S  Mette  un  in  commedia;  Mellere  uno  in  com- 
media, vale  Contraffarlo  salla  scena  o  altrove; 

Caiaooia,  Ditionario  O«nove$«-Itaìiano. 


ed  anche  semplicem.  Metterlo  in  burla,  in  can- 
zona, in  ridicolo. 
S  Scritto  de  commedie;  Commediografo,  Autore 
comico  0  semplicem.  Comico,  anlic.  Commédo, 
e  per  disprezzo  Commediajo. 

Oox)iiiied.ia,iite  s.  m.  Comico:  Colui  che 
ha  per  professione  di  recitare  su  i  teatri  ;  allrim. 
Commediante,  Recitatore,  Attore. 

Ooiii.iii.eiid.ai  s.  f.  Commenda  :  Rendita  eccle- 
siastica data  a  godere  a  prete  o  a  cavaliere. 

Ooiiiiii.exida,tò  s.  m.  Commendatore  :  Pro- 
priam.  Colui  che  gode  una  commenda. 
•I  Commendatore,  per  Grado  distinto  d'un  ordine 
cavalleresco. 

Oomiixieutà.  v.  a.  Comentare  e  Commentare  : 
Chiosare,  Glosare,  Interpretare  un  libro  o  altro, 

Oommexito  s.  m.  Comento,  Commento,  Com- 
menlazione  :  Esposizione,  Interpretazione,  Chiosa, 
Glosa. 
S  Fd  i  commenti  a  ùnn-a  cosa;  Far  i  coment! 

a,  Comentare  una  cosa  V.  Commenta. 
Il  —  commenti  in  sce  tutto;  Chiosare,  Glosare: 
Interpretare  ogni  cosa  sinistramente  col  censa- 
rare  o  biasimar  sempre. 

Ooiiin3Lex*cià.  v.  n.  Commerciare:  Esercitare  H 
commercio  o  la  mercatura;  allrim.  Mercanteggiare, 
Mercalanlare,  Negoziare,  TraflBcare,  Mercare. 

Oona.nietta.g'g'io  s.  m.  Commettaggio.  T. 
de' funai.  L'arte  o  l'atto  di  commettere  i  cavi 
V.  Commette  nell'ultimo  significalo. 

Oommette  v.  a.  Commettere:  Fare, Operare, 
ma  sempre  in  mala  parte:  Commette  un  delittOf 
ùnpeccòu,  ecc.;  Commeltere  un  delitto,  un  peccato. 
Il  Commettere,  per  Comandare,  Ordinare,  Dar  com- 
missione, incombenza,  carico  ad  alcuno  di  fare 
qualche  cosa,  Incaricare,  Incombenzare,  ecc. 
I)  —  Presso  i  Funai  vale  Riunire  o  Torcere  gli 
uni  sugli  altri  piìi  cordoni  o  legnuoli,  o  torti  o 
non  torti ,  per  farne  un  cavo  o  più  cavi  per 
farne  gomena,  gherlino  o  altro. 

Oomméuve  v.  a.   Commuovere  e  Commo- 
vere: Muovere  l'altrui  affetto  o  volontà;  Toccare, 
Intenerire,  Destar  pietà,  compassione. 
S  Comméuvise  n.  p.  Commuoversi  e  Commoversi, 
Intenerirsi. 

Oonunisciòi].  s.  f.  Commissione  e  Commes- 
siono.  Comando,  Incombenza ,  Carico  :  Mandato 
ad  alcuno  di  far  qualche  cosa  per  nostro  conto. 
«  Commissione,  per  Unione  di  persone  per  cono- 
scere, discutere,  giudicare,  scegliere,  stabilire,  ecc. 
intorno  ad  un  dato  oggollo. 

Oommiscionà.  v.  a.  Commettere,  e  nell'uso 
anche  Commissionare:  Dar  commissione.  Incari- 
care di  qiialche  affare  o  incombenza. 

Ooiixiiiiscioiià.io  s.  m.  Commissionario: 
Colui  che  fa  le  commissioni  per  un  altro;  e  nei 
Commercio,  Colui  che  fa  atti  di  commercio  in 
suo  nome  proprio  e  sotto  quello  d'una  ragione 
speciale  per  ordine  e  per  conto  d'un  committente, 
mediante  salario  o  provvisione. 

Ooiiiiiiìse]:*a,ziGu  s.  f.  Commiserazione, 
Commiscramento,  Compassione,  Compatimento 
V.  Gompasción. 

Ooiiiixiiissà.io  s.  m.  Commissario  e  Commes- 
sario:  Nome  generico  di  Tulli  coloro,  alla  cui 
fede  è  raccomandalo  qualche  pubblico  incarico, 
relativo  alle  funzioni  di  giustizia  o  di  polizia,  o 
anche  all'amministrazione  degli  eserciti. 


242 


COM 


COM 


—  de  gucera;  Commissario  di  guerra.  Chiamasi  con 
questo  nome  negli  eserciti  Qucll'uffiiiaie  che  am- 
ministra e  soprainlende  alle  spese  militari,  avendo 
io  particolar  cura  le  vettovaglie,  i  foraggi,  gli 
ospedali,  i  quartieri,  le  vestimenta  de'  soldati,  e 
lutto  ciò  insomma  che  concorre  alla  parte  eco- 
nomica della  milizia  d'uno  Stato. 

—  de  leve;  Commissario  di  leva:  Quell'ulliziale,  cui 
si  commette  l'incarico  di  levar  gente,  di  far  sol- 
dati in  questa  o  in  quella  provincia  o  città. 

—  de  polizia;  Commissario  di  polizia:  Quell'ufiì- 
ziale  che  è  incaricato  di  far  osservare  le  leggi  che 
risguardan  la  sicurezza  e  la  tranquillità  pubblica. 

Oommoziou  s.  f.  Commozione,  Commovi- 
mento, Intenerimento:  Sentimento  di  tenerezza. 
Oomò  s.  m.  Canterano,  Cassettone  :  Mobile  di 
legno,  nel  quale  sono  collocale,  una  sopra  l'altra, 
Ire  0  qual'ro  cassette  lunghe  che  si  tirano  fuori 
per  dinanzi,  ad  uso  di  riporvi  vestimenta  o  altro 
che  si  vuol  tener  custodito,  e  tiensi  in  camera. 
Dal  frane.  Commode. 
OoruLoda;  V.  Accomoda. 
Oomodìu  s.  m.  Matta.  T.  del  giuoco  di  Baz- 
zica V.  Póncin. 
1»  Ripieno.  Dicesi  figurai,  di  Persona  che  non  è 
adoperata  se  non  a  riempiere  il  vuoto  che  ri- 
manga accidentalmente,  onde  :  Servi  de  comoditi; 
Servir  per  ripieno  o  per  lucerniere,  vale  Inter- 
venire in  alcun  fatto  senz'avervi  utile  o  interesse 
proprio,  ma  per  solo  servizio  o  comodo  d'altri 
V.  Tappapertùxi. 
Oomoditee  V.  Còmodo. 
Oòxn.od.0  s.  m.  Comodo,  Comodità,  Comodezza, 
Agio:  Tutto  ciò  che  è  di  quiete  e  di  soddisfaci- 
mento de'  sensi,  ed  acconcio  a  checchessia. 
«  Comodo,  per  Opportunità,  Destro,  Congiuntura 
idonea.  Tempo  opportuno  ad  operar  checchessia. 
«  —  Per  La  prossimità  de'  luoghi,  ove  si  può  an- 
dare per  alcuni  bisogni  :  Gh'é  5  còmodo  deWcegua, 
da  cuxinn-a,  ecc.;  C'è  il  comodo  dell'acqua, 
della  cucina,  ecc. 
M  —  per  Cesso,  Privalo,  Necessario,  Latrina,  Agia- 

mento. 
%  Andà  a-o  còmodo;  Andar  a  camera,  a  zambra, 

al  cesso,  ecc.  V.  Andà. 
%  Cerca  i  so  còmodi;  Cercare  i  suoi  comodi ,  i 

suoi  agi. 
^  Con  mce,  con  so,  con  tò  ecc.  còmodo;  A  co- 
modo tuo,  mio,  suo,  ecc.,  cioè  Quando  farà  co- 
modo a  me,  a  le,  a  lui,  ecc. 
S  Piggiàsela  con  còmodo;  Pigliarsela  consolata, 
dicesi  dell'Imprendere  a  far  checchessia  con  agio 
e  senza  mollo  affaticarsi. 
S  Sta  con  tutti  i  so  còmodi;  Stare  agiatamente 
0  in  panciolle.  Star  in  barba  di  gatto  o  di  micio, 
vagliono  Slare  con  lutti  i  suoi  agi. 
Oòmodo  add.  Comodo,  detto  di  persona,  vale 
Agiato,  Benestante,  Ricco;  e  talvolta  il  contr.  di 
Sollecito,  cioè  Tardo,  Indugevole,  Lento  nello 
operare. 
«  —  detto  di  cosa,  e  specialm.  di  vestiario,  vale 

Che  è  largo  e  da  starci  bene. 
S  Léiigo  còmodo;  Luogo' comodo  o  comune.  Cesso, 

Privalo,  Necessario  V.  Cagadó. 
%  Scià  staggile  còmodo;  Non  si  scomodi.  Non  si 
incomodi.  Stia  comodo.  Modo  di  gentilezza  con 
cui  s'invita  a  Non  alzarsi  da  sedere,  a  non  farsi 
in  là,  a  non  cavarsi  il  cappello  e  simili. 


Oomoèto  s.  m.  Piccolo  canterano,  Piccolo  cas- 
settone V.  Comò. 
Oompà.  s.  m.  Compare  :  Quegli  che  tiene  il  fi- 
gliuolo a  battesimo  o  a  cresima;  ed  anche  II  padre 
del  battezzato  rispetto  a  chi  lo  tiene  a  battesimo. 

Il  Compare,  usasi  anche  per  denominazione  affet- 
tuosa, che  dinota  famigliarità  o  intrinsichezza. 
—  boiardo;  Bugiardo,  Mendace,  Menzognero,  dicesi 
per  ischerzo  a  Chi  ajuta  il  bugiardo  nelle  sue  bugie. 

S  Fd  cóm;)à;  Far  compare,  dicesi  nell'uso  Quando 
si  prestano  danari  a  uno,'e  quei  non  li  rende. 
Oompa.g'iiià  v.  n.  Impaginare.  T.  stamp. 
Formar  le  pagine  co'  caratteri  messi  insieme  dal 
compositore. 
Oompag-inatòs.m.  Impaginatore.  T.s/oTni». 
Colui  che  è  incaricato  di  metter  le  pagine  in  lun- 
ghezza, e  vi  colloca  i  numeri,  le  note,  i  titoli,  ecc. 
Oompa.g'iiia^zióii  s.  f.  Impaginatura.  T. 
stamp.  L'operazione  dell'impaginare,  ed  anche 
L'esser  impaginato. 
Oonipa>g-xiia<  s.  f.  Compagnia,  antic.  Com- 
pagna: Adunanza  di  persone  per  conversare  in- 
sieme 0  per  altro  passatempo;  Brigata. 

"  Compagnia,  per  Comunanza  d' interessali  in  alcun 
negozio  0  traffico  mercantile  ;  detta  altrim.  Ra- 
gione 0  Società. 

tt  —  per  Certa  unione  di  commedianti,  i  quali  per 
prezzo  vanno  recitando  in  questo  o  in  quel  teatro 
cambiando  luogo  per  Io  più  ogni  stagione. 

"  —  per  Un  certo  e  determinato  numero  di  sol- 
dati sotto  un  particolare  capitano. 

n  —  per  Qualunque  numero  di  persone  che  si  uni- 
scano ad  un  fine  o  buono  o  reo. 

ti  —  per  Compagno  :  0  gatto  5  l'è  l'unica  m(c 
compagnia;  Il  gatto  è  l'unica  mia  compagnia. 

n  —  per  Accompagnamento,  Accompagnatura:  Ve 
fasso  compagnia  finn'a  Banchi  ;  Vi  faccio  com- 
pagnia fino  a  Banchi. 

S  Andò,  in  compagnia  con  un;  Andar  in  com- 
pagnia d'alcuno,  vale  Andar  insieme  con  lui. 

%  Fa  0  Tegni  compagnia  ;  Fare  o  Tener  compa- 
gnia, vale  Accompagnare  qualcheduno,  o  Stare 
insieme  con  lui. 

S  In  compagnia  5  prceve  5  piggia  moggé;  Per 
compagnia  prese  moglie  un  frate,  ovv.  Per  com- 
pagnia s' impiccò  un  lanzo.  Prov.  che  significa 
che  Talvolta  per  contentare  i  compagni  si  fanno 
cose  che  da  soli  non  si  farebbero. 
Oompag-no  s.  m.  Compagno  :  Quegli  che  ac- 
compagna 0  fa  compagnia. 

—  de  disgrazia;  Compagno  di  sventura:  Quegli  che 
è  caduto  con  noi  nella  stessa  disgrazia. 

—  de  guoera;  Commilitone. 

—  de  schéua;  Condiscepolo. 

—  de  toa;  Commensale. 

—  d'u/fizio;  Collega. 

—  de  viaggio;  Compagno  di  viaggio:  Qjiegli  eoa 
cui  si  fa  viaggio. 

S  Dòn  compagno;  Buon  compagno,  Compagnone, 
dicesi  d'Uomo  gioviale,  piacevole  e  di  buon  tempo. 

Oompa/iiseg-o  s.  m.  Companatico  e  Com- 
panatica ,  si  dice  di  Tutte  quelle  cose  che  si  man- 
giano col  pane. 

Oompsezo  s.  m.  Comparatico,  Comparaggio: 
L'esser  compare  o  L'azione  per  cui  si  diventa 
compare. 
»  Figurai,  usasi  per  Parzialità,  Deferenza,  Favori- 
tismo verso  una  parte  in  pregiudizio  dell'altra. 


COM 


COM 


243 


I 


S  Fd  di  compcezi  d'ùnn-a  cosa;  Far  parte  alimi 
di  checchessia,  dicesi  in  senso  Iraslalo  ed  ironico 
di  Chi  avendo  qualche  cosa  in  poca  qaaDtilà,  ne 
regali  più  persone. 
Compari  v.  a.  Comparire,  Apparire,  anlicam. 
Comparere,  Apparerei  Presentarsi  all'altrui  vi- 
sta. Farsi  vedere ,  Manifestarsi  arrivando  in  al- 
cun luogo. 

«  Comparire,  per  Presentarsi  dinanzi  a  un  giudice  : 
L'han  [ceto  cita,  ma  5  non  é  comparso  ;  Lo 
fecero  citare,  ma  non  comparve. 

»  —  per  Fare  buona  comparsa.  Spiccare,  Farsi 
distinguere:  Le  5  no  ccerca  atro  che  de  com- 
pari; Egli  non  si  studia  che  di  comparire. 

S  Tutti  véiuin  compari;  Ogni  gatto  vuole  il  so- 
naglio, Ogni  cencio  vuol  entrare  in  bucato,  di- 
cesi proverb.  di  Chi  vuole  quello  che  la  sua  con- 
dizione sovente  non  comporta. 
Oomparsa.  s.  f.  Comparsa  :  Il  comparire,  L'ar- 
rivo, La  venata;  altrim.  Comparizione,  Compari- 
gione,  Comparimenlo,  Apparimento,  Apparizione, 
anlic.  Apparsione,  Apparila,  Apparente. 

1»  Comparsa,  per  Compariscenza,  Appariscenza, 
Comparila,  Vista,  Apparenza,  Mostra. 

M  —  per  Quegli  alti  o  scritture  che  si  presentano 
da"  litiganti  avanti  al  giudice. 

«  —  per  Qiielle  persone  mule  che  servono  la  scena 
e  che  compariscono  per  semplice  mostra. 

S  Cavallo  de  comparsa;  Cavallo  di  comparsa  V. 
Cavallo. 

%  De  bella  comparsa  ;  Di   bella  appariscenza  o 

compariscenza,  Appariscente,  Compariscente. 

Oompascion  s.  f.  Compassione,  Compassio- 

.  namento,  Compalimenlo,  Commiserazione:  Sen- 
timento di  pietà  del  male  altrui. 

S  Avet  compasción ;  .\ver  compassione,  commise- 
razione, Compassionare,  Commiserare:  Muoversi 
a  pietà.  Intenerirsi,  Sentir  pena  del  male  altrui. 

S  Degno  de  compasción;  Compassionevole:   Che 
muove  compassione. 
Oompasciona  V.  Compati. 
Oompassa  v.  a.  Compassare:  Misurare  col 
compasso;  e  figurai.  Far  checchessia  con  estrema 
precisione,  quasi  a  misura  di  compasso. 
—  e  parolle;  Misurare,  Pesar  le  parole  nel  discor- 
rere. Parlar  colle  seste,  vagliono  Parlar  con  gran 
cautela. 
Oompassà  s.  f.  Compassala:  Colpo  dato  col 

compasso. 
Oompasso  s.  m.  Compasso:  Slrum.  geome- 

r  trico  composto  di  due  aste  o  gambe,  mastiettale 
all'un  de'  capi,  e  finienli  in  punta  dall'altro,  con 
cui  sì  misurano  piccole  lunghezze  sul  disegno 
0  altrove,  e  si  descrivono  circoli  o  archi  di  cir- 
colo; altrim.  Seste.  Ce  n'ha  di  più  sorte. 
Oompativ.  a.  Compatire,  Compassionare,  Com- 
miser^e:  Aver  compassione  deirallrui  male. 

n  Compatire,  per  Tollerare,  Comportare  con  beni- 
gna indulgenza  l'incapacità,  le  debolezze  d'al- 
cuno, 0  cose  simili. 

1»  —  per  Reputare  stolto.  Giudicar  degno  di  com- 
passione come  stolto  :  Ve  compatiscio  ;  Vi  com- 
patisco. 

S  A  pansa  pinn-a  a  no  compatisce  a  véuu; 
Corpo  satollo,  pieno,  o  simile,  non  crede  al  di- 
giuno 0  all'  affamato  V.  Pania. 

S  Fase  compati;  Farsi  compatire,  dicesi  fami- 
gliarm.  di  Chi  nel  voler  dar  prova  di  dottrina, 


ha  dimostrato  la  sua  insufficienza;  e  talora  anche 
Fare  delle  sciocchezze,  Farsi  scorgere. 

Oompcndià  v.  a.  Compendiare:  Ridarre  in 
compendio,  in  epitome,  Ristringere,  Raccogliere 
in  brevi  parole,  Ridire  in  succinto. 

Oompeusà  v.  a.  Compensare:  Dar  l'equi- 
valente   contraccambio.   Ricambiare,    Contrac- 
cambiare. 
I»  Compensare,  per  Ricompensare,  Rimunerare,  Ri- 
meritare. 
Il  —  per  Ragguagliare,  Calcolare. 

Oompete  v.  n.  Competere  :  Stare  o  Venire  a 
competenza.  Emulare,  Gareggiare,  Rivaleggiare, 
n  Competere,  per  Dispulare,  Quistionare,  Conten- 
dere, Tencionare,  Studiarsi  di  vincer  la  prova. 
Pretender  lo  stesso. 
«  —  per  Appartenere,  Spettare,  Toccare;  ed  an- 
che Convenire,  Esser  conveniente. 

Oompeteusa  s.  f.  Competenza:  Il  compe- 
tere, Il  gareggiar  con  altri  ;  Concorrenza,  Emu- 
lazione, Prova,  Gara,  ecc. 
n  Competenza,  per  Podestà  di  render  ragione,  di 
giudicare  su  d'una  data  causa;  e  dice^  di  Tri- 
bunale, di  Giudice,  ecc. 
S  Èse  de  competensa;  Esser  di  competenza,  Com- 
petere, Convenire,  Esser  conveniente:  Non  é  de 
mce  competensa  l'anddghe;  Non  è  di  mia  com- 
petenza l'andarci. 

Oompetente  add.  Competente,  Proporzio- 
nato, Ragionevole,  Giusto,  Discreto,  Congruo. 
S  Giùdice,  Tribunale,  ecc.  competente;  Giudice, 
Tribunale  ecc.  competente,  vale  Che  ha  conve- 
nevole e  necessaria  autorità  di  poter  giudicare 
su  di  una  data  causa. 

Oonipetitò  s.  m.  Competitore  :  Che  compete. 
Che  gareggia.  Che  concorre  al  medesimo  posto, 
impiego,  grado  o  dignità;  Emulo,  Rivale,  Con- 
corrente, Gareggiante. 

Oompi  V.  n.  Compire  e  Compiere:  Finire,  Dar 
compimento;  anlic.  Accompiere,  Accomplire,  Ac- 
comprire. 
I)  Compiere,  Compire,  per  Venir  a  fine  d'uno  spa- 
zio di  tempo  trapassato:  0  l'ha  compio  vinti 
anni  a-i  quattro  d'arvi;  Ha  compiuto  vent'anni 
ai  quattro  d'aprile, 
n  —  per  Osservar  la  regola,  il  dovere,  ecc.,  Adem- 
piere: 0  l'è  andceto  a  compi  Pasqua;  È  an- 
dato a  compiere  il  precetto  pasquale. 

Conxpiaxei  v.  n.  Compiacere:  Far  la  voglia 
altrui,  Far  servizio,  Far  cosa  grata;  e  semplic. 
Contentare,  Esser  cortese.  Cercar  di  far  piacere 
altrui. 
S  Compiàxise  n.  p.  Compiacersi,  Dilettarsi  :  Pren- 
der gusto  0  piacere  in  una  cosa  o  d'una  cosa. 
«  —  Compiacersi,  per  Degnarsi,  Essere  in  piacere 
ad  alcuno  il  far  checchessia  :  Scià  se  compiaxe 
de  vegni  da  mi  ;  Si  compiaccia  di  venir  da  me. 

Ooru.piaxen.sa  s.  f.  Compiacenza,  Compia- 
cimento, anlic.  Complacenzia,  Complacibililà: 
Gusto  0  Diletto  che  si  sente  nelle  cose  o  azioni 
proprie, 
n  Compiacenza,  per  Favore  o  Condiscendenza  alle 
altrui  voglie;  Bontà,  Benignità,  Degnazione. 

Oompiaxente  add.  Compiacente,  Condi- 
scendente, Cortese,  Grazioso,  Obbligante,  Ar- 
rendevole. 

Ooiupio  p.  pass.  Compito  e  Compiuto  V.  Compi. 
«  Compito,  usato  come  addielt.  ed   aggiunto  di 


244 


COM 


persona,  vale  Gentile,  Obbligante,  Manieroso, 
Affabile,  Che  ha  le  qualità  che  si  richieggono 
in  persona  costnmata  e  gentile. 
Oonxpilà  V.  a.  Compilare:  Comporre,  Disten- 
dere, ma  raccogliendo  la  materia  di  qua  e  di  là, 
ed  è,  più  che  altro,  lerm.  degli  scrittori. 
Compilato  s.   m.   Compilatore:  Colui  che 

compila,  Che  raccoglie. 
Oompilazi^n.  s.  f.  Compilazione,  Compila- 
mento.  Compilatura  :  Il  compilare  e  La  cosa  com- 
pilata. 
Oompimentos.  m.  Compimento:  Finimento, 
Conducimento  a  fine;  e  talvolta  Saldamente  d'un 
conto. 
ComplesciÓML  s.  f.  Complessione:  Qualità, 
Disposizione  esterna  del  corpo,  Stato  del  corpo. 
Complesso  add.  Complesso  :  Pieno  di  carne, 
Membruto,  Tarchiato,  Impersonato,  Fatticcio,  ecc. 
Completa  v.  a.  Completare.  Voce  dell'uso: 

Metter  a  numero,  Render  compiuto,  intero. 
Completo  add.  Completo,  Compiuto:  Intero 

in  tutte  le  sue  parti. 
Complica  V.  a.  Complicare,  Implicare,  Av- 
viluppare, Inviluppare,  Intricare,  Intrigare,  Im- 
brogliare, Intralciare.  • 
Complicaziòn  s.  f.  Complicazione:  Adu- 
namenlo.  Ammassamento  di  più  cose  insieme. 
§  Complicazione,  parlandosi  di  malattia,  vale  La 
riunione  di  molte  malattie  e  di  moIt€  circostanze 
accidentali  estranee  alla  malattia  primitiva. 
Complice  add.  Complice:  Che  è  a  parte  co- 
gli altri  a  mettere  in  esecuzione  qualche  fatto, 
né  si  piglierebbe  per  avventura  in  buona  parte. 
Correo  vale  Complice  nel  delitto. 
Complicità©  s.  f.  Complicità.  Aslr.  di  Com- 
plice :  Consorteria,  Partecipazione  in  cosa  cattiva. 
Complicóu.  part.  Complicato,  Implicato,  In- 
tricato, Intralciato,  ecc.  V.  Complica. 
8  Malattia  complica;  Malattia  complicata,  dicesi 
Quella  che  si  manifesta  con  sintomi  d'altra  di- 
versa malattia. 
S  Mùxica  complica;  Musica  complicata,  dicesi 
Quella,  in  cui  Pintreccio  delle  parli  è  molto  stu- 
diato e  ripieno  d'imitazioni  artificiose. 
Complimenta  v.  a.  Complimentare,  Com- 
plire:  Far  complimenti.  Usar  cirimonie.  Espri- 
mere suo  affetto,  suo  ossequio  gentilmente. 
Complimento  s.  m.  Complimento:  Espres- 
sione di  stima,  di  riverenza,  d'ossequio  o  di  lode 
verso  altrui. 
§  Passasela  in  complimenti  ;  Passarsela  in  vane 

cirimonie. 
S  Pin  de  complimenti;  Complimentoso:  Che  fa 

molti  complimenti. 
S  Sensa  complimenti  ;  Senza  complimenti,  A  non 
far  complimenti.  Modo  avverb.  e  vale  Parlare 
0  Operare  schiettamente,  chiaramente,  alla  libera, 
alla  buosa. 
S  Std  in  SCI  complimenti  ;  Star  sui  convenevoli. 
Complotta  V.  n.  Macchinare,  Tramare,  Con- 
giurare, Cospirare:  Negoziare  copertamente  e 
soltomano,  Concertare  un  tradimento,  un  inganno, 
una  congiura,  ecc. 
Complotto  s.  m.  Macchinazione,  Trama,  Co- 
spirazione, Congiura:  Meditato  disegno  tra  più 
individui  di  compiere  un  atto  reo,  stabilendone 
i  mezzi  più  spediti  e  più  sicari  per  riascir  nel- 
l'impresa. 


COM 


CompSnn-e  v.  a.  Comporre  e  Componere: 
Propriam.  Far  checchessia  coli' unione  di  varie 
parti;  ed  anche  Porre  o  Mescolare  insieme  va- 
rie cose  per  farne  una. 
n  Comporre,  per  Iscrivere  e  Favellare,  inventando 

in  prosa,  in  versi  o  in  musica. 
«  —  Nelle  Stamperie  dicesi  Quell'ordinare  che  fa  il 
compositore  i  caratteri  sul  compositoio  per  farne 
righe,  e  con  queste  formare  le  pagine  e  i  fogli. 
Componimento  s.  m.    Componimento, 
Composizione:  Ogni  sorta  di  poesie  o  prose  di 
iuvenzione  o  recitate;  e  in  lerm.  di  scuola,  Il 
tema  che  fa  uno  scolare  su  ciò  che  gli  viene 
dettato  dal  suo  maestro. 
Comporta  V.  a.  Comportare,  Sofferire,  Tol- 
lerare, Sopportare. 
Il  Comportare,  in  senso  neut.  vale  Richiedere,  Con- 
cedere, Aver  forza  di  poter  fare  :  A  mce  etce  a 
nS  comporta  de...  L'età  mia  non  comporta  di... 
S  Comportdse  n.  p.  Comportarsi,  Diportarsi,  Con- 
tenersi, dicesi  della  Maniera  di  procedere,  di 
trattare  bene  o  male  colle  persone. 
Compoxrta1>ile  add.  Comportabile,  Com- 
portevole, Tollerabile;  e  talora  per  Conveniente, 
Confacente  a  checchessia. 
Compostéas.  f.  Guazziera  o  Ciotola  da  guazzi. 
Dal  fratfc.  Compólier.  Vaso  per  lo  più  di  cris- 
tallo, en'ro  cui  si  pongono  le  composte,  cioè 
fruite  allo  spirito,  al  rosolio  e  allo  sciloppo,  come 
ciliege,  arancine,  ecc. 
Composito  s.  m.  Compositore  e  per  sinc. 
Composlore,  Componitore:  Colui  che  compone. 
Il  Compositore,  nella  Musica  dicesi  Quegli  che  com- 
pone nuova  musica  secondo  le  regole  del  con- 
trappunto ;  che  anche  dicesi  Componista. 
M  —  Nelle  Stamperie  dicesi  Colui  che  trae  i  caratteri 
dalle  cassette,  e  sì  gli  acconcia  sul  compositoio 
che  vengano  a  formare  il  disteso  dell'opera  che 
si  dee  stampare, 
n  Compositoio.  T.  stamp.  Arnese  formato  d'una 
lamina  di  ferro,  ripiegata  a  squadra  per  lo  lungo, 
chiusa  alPun  de'  capi  con  un  pezzo  saldato  e  dal- 
l'altro capo  col  tallone  scorrevole,  in  cui  si  com- 
pongono le  linee  ad  una  ad  una,  e  serve  a  dar  loro 
la  dovuta  giustezza;  dicesi  anche  Compositore. 
Compoxizión  s.  f.  Composizione:  Unione, 
Accozzamento,  Mescolanza  di  cose;  altrim.  Com-? 
posto.  Compositura, 
n  Composizione,  per  Poesia  o  Altra  simil  opera 

d'invenzione. 
«  —  Nelle  Stamp.  dicesi  Quel  tutto  insieme  di 
lettere,  di  filetti,  di  linee,  ecc.  che  costituisce 
il  lavoro  del  compositore,  destinalo  ad  essere 
riprodotto  sulla  carta  mediante  la  stampa. 
Compra  V.  Accattd. 
%  Chi  schersa  cómpra;  Chi   biasima,  vuol  eom- 
perare.  Prov.  che  suole  applicarsi  a  Chi  coper- 
tamente pe'suoi  fini  biasima  ciò  che  desidera. 
Comprato  s.  m.  Compratore  V.  Accattàu. 
Comprende  v.  n.  Comprendere,  Capire:  In- 
tendere pienamente.  Concepire:  Nò  posso  com- 
prende cóvime. . .  Non  posso  comprendere  come... 
Il  Comprendere,  usato  attiv.  vale  Occupare,  Cir- 
condare, Abbracciare,  Compigliare:  0  comprende 
tutta  a  Liguria;  Comprende  tutta  la  Liguria. 
0  —  per  Annoverare,  Metter  nel  novero.  Com- 
putare, Conlare,  Riunire:  G'hò  compreizo  a 
tnancia;  Vi  ho  compresa  la  mancia. 


(X)M 


CON 


245 


$  Comprendise  n.  p.  Comprendersi,  Capirsi,  ecc. 
in  tutti  i  significati  precedenti. 

Oompiressa.  s.  f.  Compressa.  T.  chir.  Pez- 
zetta di  panno  lino  usato,  piegata  a  due  o  più 
doppii,  che  serve  a  comprimere  qualche  parie  del 
corpo  0  ad  altri  asi  chirurgici.  Dal  frane.  Com- 
presse. 

Ck>ixipx*ixii.iiie  V.  a.  Comprimere,  Premere, 
Calcare,  Pigiare  V.  Schissd. 

Oompromette  v.  a.  Compromettere  :  Met- 
tere a  0  in  compromesso.  Porre  a  rischio,  a 
pericolo,  a  cimento. 
S  Compromettise  n.  p.  Compromettersi  :  Mettersi, 
Esporsi  a  rischio,  a  cimento,  Arrischiare  di  per- 
dere il  credito,  l'onore  e  simili. 
S  A^5  poeise  compromette  d'ùnn-a  pers5nn-a; 
Non  poter  far  a  fidanza  con  alcuno,  vale  Non 
potersene  fidare,  Non  poter  contare  su  di  lui. 

Ck>iiiù]i  s.  m.  Comune,  Comunità:  Il  corpo  di 
tutti  i  cittadini  d'una  città  o  terra  ;  ed  anche  II 
circondario  onde  composto  un  villaggio;  aolic. 
Comuna,  Comuno,  Comunale,  Comunaltà. 
%  Andd  in  cornuti;  Andar  a  comune  o  in   co- 
mane:  Appartenere  egualmente  a  tutti  gl'inte- 
ressati, 0  Doversi  spartire  fra  lutti. 
S  Chi   serve  6  eomùn,   nò  serve  nisciùn;  Chi 
serve  il  comune,  non  serve  nessuno.  Proverbio 
che  dicesi  dì  pubblici  impiegati ,  i  quali  servono 
il  pubblico  nelle  bisogne  riguardanti  il  loro  uffizio, 
senza  essere  menomamente  obbligati  al  servizio 
particolare  di  nessuno. 
5  In  comùn;  In  comune,  A  comune,  In  comu- 
nità. In  comunale,  A  combutta,  A  commuta.  Po- 
sto avverb.  vale  Generalmente,  Universalmente, 
In  generalità.  Fra  tutti  insieme. 
S  Mette  in  comùn;  Far  a  comune,  a  comunella, 
a  combulla.  Metter  a  o  in  comune,  Metter  in  com- 
balta. Accomunare,  Far  partecipe  di  checchessia. 
§  Roba  dò  comùn,  roba  de  nisciùn;   Boba   del 
coman,  roba  di  nessun.  Prov.  che  dicesi  par- 
lando di  pubblici  stabilimenti  o  simili,  de'qnali 
il  pubblico  può  usufruire  i  benefizi,  ma  nessuno 
ba  sovr'essi  diritto  o  proprietà  particolare. 
S  Sta  0  Vive  in  comùn;  Star  a  comune,  Vivere 
in  comune,  cioè  Tulli  insieme  e  sotto  le  me- 
desime leggi. 

Oomùn  add.  Comune ,  dicesi  di  Quelle  cose,  di 
cui  ognuno  partecipa  o  può  partecipare;  anlic. 
Comuno. 
S  Léugo  eomùn;  Luogo  comune,  Necessario,  Pri- 
valo, ecc.  V.  Comodo  sosl.  nel  i'  significalo. 

-  §  Senso  eomùn;  Senso  comune  :  Quella  facoltà,  per 
eoi  il  più  degli  uomini  può  giudicar  sanamente 
delle  cose. 

Oomùna/g'g'e  s.  f.  pi.  Beni  comunali,  Beni 
compascui,  Pascoli  comunali,  Comunanze,  e  nel- 
l'uso Comunaglie:  Chiamansi  così  Alcune  terre, 
la  cui  proprietà  spella  collellivamente  ad  uno  o 
più  comuni  ;  e  comunem.  Que'  campi ,  boschi , 
prati  0  simili,  ove  chiunque  ha  diritto  di  man- 
darvi alla  pastura  le  sue  bestie,  e  talora  di  trarne 
la  legna. 

Oomùnicà,  v.  a. Comunicare:  Render  cornane. 
Fare  partecipe,  Partecipare,  Conferire;  e  talora 
Far  noto,.  Notificare,  Annunziare. 
•«  Comunicare,  usato  in  senso  ncut.  vale  Conver- 
sare, Praticare,  Aver  comunicazione,  relazione 
con  aleoDo. 


n  —  Detto  di  casa  o  simile,  vale  Aver  comuni- 
cazione, adito,  passaggio,  cioè  Che  dall'una  casa 
si  può  andare  in  un'altra  senza  interruzione  che 
ne  impedisca  l'accesso. 
Oomunica/zión  s.  f.  Comunicazione  :  II 
comunicare,  Comunicamento,  Partecipazione,  No- 
tificazione. 

n  Accesso,  Adito,  Varco,  Passaggio. 
Oomùnion  s.  f.  Comunione:  L'atto  di  rice- 
vere il  sacramento  dell'Eucaristia. 
Oomùnitse  s.  f.  Comunità,  anlic.  Comunaltà: 
La  comune  delle  persone. 

n  Comunità,  per  Un  corpo  di  persone  che  convi- 
vono a  comune  sotto  una  regola. 

$  In  comunità;;  In  comunità,  In  comune,  A  co- 
mune, Tutti  insieme. 
Oonca^  s.  f.  Conca  e  comun.  Calino:  Vaso  di 
terra  cotta,  di  rame  o  d'altra  materia,  di  grande 
concavità  e  di  bocca  assai  larga,  che  si  adopera 
a  molli  usi,  e  per  lo  più  a  rigovernar  le  stoviglie. 

n  Giornello.  T.  murat.  Vaso  di  legno  quadrango- 
lare, alquanto  cupo,  di  cui  si  servono  i  muratori 
per  mettervi  la  calcina  quando  murano. 

M  Tozzo.  T.  cart.  Una  cassa  o  grosso  cucchiaio  di 
rame,  che  adoprasi  per  votare  le  pile. 

S  Cónche;  Fossette.  T.  veter.  Quelle  piccole  ca- 
vità poste  al  di  sopra  alle  orbite  del  cavallo. 

—  awenà;  Calino  incrinato  V.  i4we«ase. 

—  cùxia;  Catino  risprangalo  V.  Cùxi. 

—  scciappd;  Calino  fesso. 

S  Fa  cónca;  Far  conca.  Voce  dell'.uso:  Incavarsi, 
Esser  concavo,  e  propriam.  dicesi  di  Luogo  o  di 
Cosa,  la  cui  superficie  interiore  pieghi  in  arco. 
Ooiica>teiià<  v.  a.  Concatenare:  Unire  insieme, 
Collegare,  ed  osasi  per  lo  più  melaf.  V.  Con- 
catenaziòn. 
Ooiica.teua.ziò]i  s.  f.  Concatenazione,  Con- 
catenamento: Propriam.  Connessione  di  cose  a 
modo  di  catena;  metafor.  Connessione  e  relazione 
che  alcune  cose  hanno  reciprocamente  fra  loro. 
Ooncai'vdtae  s.  f.  Concavità,  Concavo,  Pro- 
fondità: La  cavità  0  profondità  d'un  corpo,  contr. 
di  Convessità. 
Ooncede  v.  a.  Concedere:  Dare,  Accordare 
checchessia,  e  dicesi  per  lo  più  di  grazia,  pri- 
vilegio, favore,  tempo,  ecc. 
n  Concedere,  in  senso  neut.  vale  Accordare,  Per- 
mettere, Dar  licenza,  facoltà  di  fare;  anlicam. 
Ollriare. 
«  —  per  Consentire,  Ammettere,  Menar  buono. 
Ck>nceiitr*à>  v.  a.  Concentrare:  Raccogliere 
nel  mezzo  o  nel  centro;  e  talvolta  Condensare. 
S  Concentrdse  n.  p.  Concentrarsi:  Propriam.  Ri- 
tirarsi, Ficcarsi  nel  centro  ;  figurai,  vale  Racco- 
gliersi, Concentrarsi  eolla  mente  in  un  oggetto. 
Oonoentiróri  p.  pass.  Concentrato  V.  Con- 
centra. 
n  Concentrato,  aggiunto  di  persona,  vale  Raccolto, 
Cupo,  Misterioso,  Di  poche  parole. 
Ooncepi  V.  n.  Concepire  e  anlic.  Concèpere: 
Propriam.  Impregnare,  Divenir  gravida. 
Il  Concepire,  figurai,  vale  Entrar  nell'animo.  Com- 
prendere, Capire,  Arrivar  a  conoscere, 
n  —  Usato  attivam.  vale  Spiegarsi,  Esprimere  i 
propri  concelli  in  un  dato  modo  :  A  prefaziòn  l'ho 
concepla  eoscì;  La  prefazione  l'ho  concepita  cosL 
S  Concepì  amò  pe  ùnn-a  pertBnn-a;  Concepire 
amor  ad  uno,  vale  AffezioDarseiIi,  Portargli  amore. 


246 


CON 


CON 


Oonoerne  v.  n.  Concernere,  Riguardare,  Ap- 
partenere: Aver  relazione,  attenenza. 

Oon^erta  v.  alt.  e  n.  Concertare:  Unire  o  Es- 
sere accordata  l'armonia  delie  voci  e  degli  stram, 
musicali;  altrim.  Consertare, 
n  Concertare,  figurai,  vale  Ordire  fra  due  o  più 
persone,  e  disporre  e  ordinare  checchessia  perchè 
riesca  a  un  fine  proposto. 
S  Concertàse  n.  p.  Concertarsi,  dicesi  dell'Accor- 
darsi che  fanno  insieme  due  o  più  voci  o  slrum. 
musicali,  affinchè  l'esecuzione  della  musica  riesca 
uniforme;  e  figurai.  Intendersi,  Accordarsi  in- 
sieme di  checchessia. 

Oon^ertista,  s.  m.  Concertista.  Voce  del- 
l'uso, e  significa  Un  sonatore,  specialm.  di  vio- 
lino, abilissimo  ne' concerti. 

Concerto  s.  m.  Concerto.  T.  di  mus.  Con- 
sonanza di  voci  0  di  suoni  di  strum.  musicali; 
altrim.  Conserto, 
w  Concerto,  per  Trattenimento  musicale,  dove  più 
strumenti  suonano  in  concerto. 

—  de  pianoforte,  de  violili,  ecc.;  Concerto  di  pia- 
noforte, Concerto  di  violino  e  simili,  dicesi 
Quando  questi  strum.  fanno  la  parte  principale 
d'un  concerto. 

Oon^exrtóii  p.  pass.  Concertato  V.  Concerta 
ne'  vari  suoi  significati. 
1)  Concertato,  aggiunto  a  Pezzo  di  musica,  vale  Ese- 
guito da  molle  voci  e  strumenti,  a  differenza  di 
quelli  eseguiti  da  un  istromento  solo,  o  con  sem- 
plice accompagnamento:  Messa  conceria;  Messa 
concertata. 

Ooucessiòu  s.  f.  Concessione,  Concedimento: 
Il  concedere,  e  dicesi  particolarm.  di  dono,  gra- 
zia, privilegio,  accordalo  dal  sovrano. 

Ooncessiona/io  s.  m.  Concessionario.  T. 
legale.  Quegli  a  cui  è  fatta  la  concessione. 

Oonoètto  5.  m.  Concetto  :  La  cosa  imaginata 
ed  inventata  dal  nostro  intelletto  ;  Idea,  Pensiero. 
M  Concetto,  per  Idea  concepita,  Opinione:  Che  con- 
cètto v'eì  formòli   de  quella  personn-a;   Qual 
concetto  vi  formaste  di  quel  tale? 
•»  —  per  Sentenza:  0  l'è  un  libbro  pin  de  con- 
cètti; È  un  libro  pieno  di  concetti, 
n  —  per  Riputazione,  e  prendesi  in  buona  e  in 

cattiva  parte. 
S  Aveì  in  bòn  o  in  cattivo  concètto  ùnn-a  per- 
sònn-a;  Aver  in  buon  conto  o  in  concetto  di 
buono  0  di  cattivo  un  tale,  vale  Averlo  in  stima 
di  buono  0  di  cattivo. 
S  Ése  in  concètto  de  santi  Ice;  Essere  in  concetto 
di  santità,  Essere  in  fama.  Essere  in  odore  di 
santità. 

Oonceziòn  s.  f.  Concezione  :  Il  giorno  in  cui 
si  celebra  la- festa  della  concezione  di  Nostra 
Signora. 

Oonolxetta  s.  f.  Conchetla,  Cóncola,  Cati- 
nella: Piccola  conca  o  Piccolo  catino. 

Ooncliettiii  s.  m.  Calinelto,  Calinello,  Ca- 
linuzzo:  Piccolo  calino. 

OondxettirLxi-a;  s.  f.  Catinelluzza  :  Piccola 
catinella. 

Oouclxéusce  v.  a.  Concuocere,  dicesi  dello 
stomaco  che  opera  chimicamente  sui  cibi  per 
promuovere  una  buona  digestione. 

Oonoilià.  Y.  n.  Conciliare,  Unire,  Accordare: 
Concilia  ùnn-a  cosa  con  l'atra;  Conciliare  una 
cow  coH'allra. 


—  B  sétinno;  Conciliare  il  sonno,  vale  Indurre  al 
dormire. 

5  Conciliàse  n.  p.  Conciliarsi,  Unirsi,  Accordarsi, 
Andar  d'accordo. 

«  —  a  stimma,  l'affetto  ecc.  d'ùnn-a  persdnn-a; 

Conciliarsi  la  stima,  l'affetto,  la  benevolenza  di 

uno,  vale  Procacciarsela,  Cattivarsela. 

Conciliato  s.  m.  Conciliatore:  Che  concilia. 

Conciliazión  s.  f.  Conciliazione,  Concilia- 

mento.  Acconciamento,  Aggiustamento,  ecc. 
OoncisiSn  s.  f.  Concisione  :  Formazione  d'un 
discorso  conciso,  e  Qualità  del  parlare  e  dello 
stile  di  scrittore,  il  quale  dice  molto  in  poche 
parole. 
Oongittadiu  s.  m.  Concittadino:  Della  me< 

desima  città. 
Oonclù.d.d.e  v.  a.  Conchiudere,  Concludere: 
Cavar  da  quello  che  si  è  dello  di  sopra,  la  sua 
intenzione,  Dedurre  una  cosa  da  un'altra. 

H  Concludere,  per  Venir  a  capo  o  alla  conclusione 
d'un  discorso,  ed  anche  Ridurre  o  Recar  a  fine 
un  negozio. 

it  —  per  Decidere,  Deliberare,  Determinare,  Ri- 
solvere. 

S  Nò  conclùdde  ninte;  Fare  alla  neve,  figurai, 
vale  Non  conchiuder  nulla,  Perdere  il  tempo. 
Oonclùxión  s.  f.  Conchiusione  e  Conclusione: 
Quella  parte  d'un  ragionamento,  con  la  quale  ad 
esso  si  dà  fine,  argomentando  così  o  cosi  dalle 
cose  dette  innanzi. 

i>  Conclusione,  per  Fine,  Termine  d'un^operazione, 
d'un  discorso  e  simile. 

S  Conclùxioin  do  fisco  ;  Conclusioni  del  fisco.  Voce 
dell'uso  :  Avviso,  Parere,  Giudizio  del  fisco  sulle 
materie  che  gli  vengono  sottoposte. 

S  In  conclùxiòn;  In  conclusione.  Posto  avverb. 
vale  Finalmente,  Insomma,  Al  postutto.  Al  di- 
stretto, ecc. 

S  Vegni  a  conclùxiòn;  Venir  alla  conclusione,  trat- 
tandosi d'alcuna  operazione,  vale  Dar  fine.  Ter- 
minare, Conchiudere. 
OòncSn  s.  m.  Concone.  Accresc.  di  Conca: 
Conca  grande. 

%  Còncdn  da  bùgd;  Conca  da  bucato,  ed  anche 
assolulam.  Conca:  Quella  conca  di  terra  cotta 
che  serve  per  fare  il  bucato.  Ha  in  fondo  un 
bocciuolo  (cannòn)  per  cui  esce  il  ranno. 

%  Poeta  cancàn;  Poeta  di  fava,  dicesi  da  noi  per 
dispregio  a  un  Poeta  da  nulla. 
OoncordLà,  v.  n.  Concordare,  Convenire,  Esser 
d'accordo. 

II  Concordare ,  presso  i  Grammat.  vale  Costruire  o 
Accordare  secondo  le  buone  regole  i  nomi  tra 
loro,  0  i  nomi  co'  verbi. 
Ooncordansa;  s.  f.  Concordanza,  Confor- 
mità, Accordo,  Armonia,  Consonanza. 

%  Fa  e  concordanse;  Far  le  concordanze  o  Con- 
cordare V.  Concorda  nel  2°  significato. 
Ooncordato  s.  m.  Concordato,  Accordo:  In 
materia  eccles.  vale  Convenzione  tra  la  Corte 
romana  e  qualche  sovrano. 

Il  Concordato,  nel  Commercio  vale  Convenzione  tra 
i  creditori  del  mercante  fallito  e  lui  intorno  al 
pagamento  del  suo  debito. 
Concorrensa  s.  f.  Concorrenza,  Compe- 
tenza, Emulazione,  Gara. 

S  Andd  in  concorrensa;  Andar  in  concorrenza, 
Far  concorrenza,  Concorrere,  Gareggiare. 


CON 


CON 


247 


CJonoonri  v.  n.  Concorrere:  Proprìam.  Ac- 
correre, Correre,  Andar  insieme,  Convenire;  e 
comunem.  Attendere  in  compagnia  ad  altri  ad 
una  carica,  ad  un  impiego  e  simili. 

—  a  /"à  ùnn-a  cosa;  Concorrere  a  far  checchessia 
vale  Cooperarvi,  Avervi  parie. 

—  ne-a  speiza;  Concorrere  alla  spesa,  vale  Unirsi 
a  spendere. 

—  nell'opinion;  Concorrere  nell'opinione,  vale 
Unirsi  a  credere  nel  medesimo  modo. 

CJJoncù'binii-a  s.  f.  Concubina  :  Donna  che 
sta  con  uomo,  cui  non  è  congiunta  per  matri- 
monio. 

Ooncùsción  s.  f.  Concussione:  Angheria, 
Estorsione,  Prepotenza,  Ingiustizia,  ma  propriam. 
si  dice  L'azione  d'un  pubblico  funzionario  quando 
ricusa  ciò  a  che  egli  è  tenuto,  se  non  gli  è  dato 
un  compenso,  ovv.  quando  esige  per  forza  piiì 
che  non  è  dovuto. 

Oóiid.a.11;  Quondam,  Fu:  Aggiunto  che  si  dà 
a  Persona  che  morì,  dovendone  far  menzione. 

Oonda^nna;  s.  f.  Condanna  :  Il  condannare,  ed 
anche  Pena,  Castigo  che  si  dà  altrui  da'  giudici 
per  misfatti  commessi;  altrim.  Condannagione , 
Condannazione,  Condannamento,  e  antic.  Con- 
dennazione,  Condennagione. 

Oond.a.imà'  v.  a.  Condannare,  Castigare,  Pu- 
nire, e  Impor  pena  altrui  de' suoi  misfatti;  antic. 
Condennare. 
Il  Condannare,  per  Dichiarare  per  sentenza  che  altri 

ha  torto  in  una  causa, 
tt  —  per  Disapprovare,  Biasimare   alcuno  circa 
qualche  cosa  ch'egli  abbia  detta  0  fatta. 

—  tn  con/ù^nacm;  Condannare  in  contumacia,  vale 
Condannare  chi  non  è  presente. 

—  un  bastimento;  Condannare  nn  bastimento.  T. 
mar.  Dichiararlo  incapace  alla  navigazione,  sia 
per  la  sua  vetustà,  sia  pel  cattivo  stato  delle  sue 
parti,  che  lo  rendono  incapace  di  resistere  alla 
forza  del  mare  e  de'  venti. 

Oondensà  v.  a.  Condensare,  Accondensare, 
Addensare,  Inspessare,  Inspessire,  Spessare,  Spes- 
sire: Far  denso,  spesso.  Ristringere  insieme,  e 
dicesi  per  lo  più  de' liquori  iacendo  loro  acquistar 
corpo  per  bollimento  0  per  altra  cagione. 
S  Condensdse  n.  p.  Addensarsi,  Condensarsi,  vale 
Divenir  spesso,  denso. 

Ck>]i<leii!àa;tò  s.  m.  Condensatore.  T.  di  Mecc. 
Vaso  in  cui,  nelle  macchine  a  bassa  pressione, 
va  a  ridursi  di  bel  nuovo  in  acqua  il  vapore, 
tosto  che  ha  agito  sullo  stanluffo,  sempre  che 
quella  riduzione  non  si  faccia  nel  cilindro  slesso. 

Odndi  v.  a.  Condire:  Perfezionare  il  sapor  delle 
vivande  con  condimenti;  e  in  signif.  più  parti- 
colare Tusiamo  per  Ugner  la  vivanda  con  olio 
semplicemente. 
«  Condire,  metaf.  Rendere  con  alcun  mezzo  pia- 
cente alcuna  cosa,  a  quel  modo  che  i  condi- 
menti rendon  più  grati  i  cibi. 
«  —  Usasi  anche  famigliarmenle  per  Macchiare 
altrui  le  vesti,  specialm.  con  robe  untuose:  ed 
anche  per  Appiccare  il  contagio  venereo  :  A  l'ha 
còntlto  bell'e  ben;  Lo  ha  condito  a  dovere. 

Oondlmento  s.  m.  Condimento,  Conditura, 
C:»ndito  :  Ciò  che  adoprasi  a  perfezionare  il  sa- 
pore delle  vivande,  come  olio,  sale,  aceto,  spe- 
ziijrìe,  ecc. 
I*  Coadimento,  metaf.  dicesi  dei  Modo  con  cai  si 


dicono  0  si  fanno  certe  cose,  acciocché  riescano 
meno  disgustose,  ecc. 

Oondiòu  (Osso  dò);  Osso  del  conditojo,  di- 
cesi ironicam.  e  per  ischerzo  Qualunque  osso, 
di  una  certa  grossezza,  che  sia  totalmente  spol- 
pato dalla  carne.  Questo  modo  di  dire  è  tratto 
dai  Còrsi,  perocché  fra  essi  nelle  misere  fami- 
glie invece  di  carne  usavasi  a  comprare  un  gran- 
d'osso,  che  mettendolo  a  bollire  in  acqua  ser- 
viva a  far  brodo,  imprestandosi  di  mano  in  mano 
agli  altri  dopo  che  i  primi  se  n'erano  serviti. 

Condiscende  V.  Accondiscende. 

Oondiscendensa<  s.  f.  Condiscendenza, 
Condescendenza,  Indulgenza,  Compiacenza,  Ar- 
rendibilità. 

Condiscendente  p.  pres.  Condiscendente, 
Condescendente:  Che  condiscende  V.  Compia- 
xente. 

Oondizión  s.  f.  Condizione:  Grado,  Slato, 
Essere,  Qualità  d'una  cosa  0  d'una  persona 
))  Condizione,  per  Essere,  Stato  di  fortuna:  0  se 
Iréiiva  in  bònn-a  condizión;  E'  si  trova  in  buona 
condizione. 
'I  —  per  Stalo  dell'uomo   riguardo  alla   nascita: 
Persònn-a  de  bassa,  de  civile  condizión;  Per- 
sona di  bassa,  di  civile  condizione, 
n  —  per  Patto,  Limitazione,  Clausola,  Partito:  Ve 
5  daggo  co-a  condizión  ecc.;  Ve  lo  do  colia 
condizione  ecc. 
n  —  Nell'arte  del  Setificio  é  Un  determinalo  grado 
d'asciuttezza  che  si  dà  alle  sete  da  iraflQco,  to- 
gliendo loro  col  fuoco  l'umidità  soverchia  al  fine 
d'averne  il  giusto  peso  con  norma  ferma  e  co- 
stante, consentita  dal  commercio  e  autorizzata 
da  legge. 
S  A  condizión;  A  condizione.  Posto  avverb.  vale 
A  patto,  Condizionatamente,  Condizionalmente, 
Sotto  ceni  palli. 
S  Co-a  condizión  che;  A  condizione  die.  Dove 

però,  Con  patto  che.  Laddove. 
S  Persónn-a  de  condizión;  Persona  di  condizione, 
cioè  D'alto  grado.  Di  nascila  nobile. 

Oondizionà  v.  a.  Condizionare:  Dare  ad 
una  cosa  tulle  le  condizioni  necessarie;  e  detto 
di  vivande,  vale  Apprestarle,  Renderle  saporite 
e  gustose,  mettendovi  tatto  ciò  che  per  questo 
rìchiedesi. 

—  a  scea;  Condizionare  la  seta,  T.  de'  seta j.  Sot- 
toporre la  seta  all'azione  della  condizione  V. 
Condizión  nel  5°  significato. 

Oondizionòn  p.  pass.  Condizionalo  V.  Con- 
diziona, 
n  Condizionalo,  osato  come  add.  vale  Sottoposto 
a  condizione,  Che  ha  condizioni,  conte.  d'As- 
soluto. 
S  Ben  0  Sfa  condizionóu;  Bene  0  Male  condi- 
zionato, vale  Che  si  trova  in  buono  0  in  cattivo 
grado,  bene  0  male  in  ordine,  bene  0  mal  tenuto. 

Oondoirmlse  n,  p.  Addormentarsi.  V.  Ad- 
dormise. 

Oondùe  v.  a.  Condurre,  Menare,  Guidare;  e 
si  dice  non  meno  delle  persone  che  delle  bestie, 
ed  anche  delle  cose  inanimate, 
n  Condurre,  usalo  in  senso  neut.  e  detto  di  strada, 
vale  Far  capo,  Andare  a  riuscire. 

—  ben  un  affare;  Condur  bene  un  affare,  vale  Re- 
carlo a  buon  fine. 

—  ben  un  Iravaggio;  Gondar  bene  un  lavorio,  vale 


248 


CON 


CON 


Lavorarlo  con  diligenza  e  maestria,  e  dicesi  per 
Io  pili  di  pittura,  scoltara,  cesellatura,  ecc. 
rr-  l'tBgua;  Gondar  l'acqaa,  vale  Farla  andare  in  un 
dato  luogo  per  via  di  fossi,   docce,  condotti  e 
i      simili. 

-^.  ùnn-a  villa,  un  appartamento,  ecc.;  Condurre 
una  villa,  un  appartamento  e  simili,  vale  Tenerlo 
.    ,-«  fitto. 

S  Condùise  ben  o  ma;  Condursi  bene  o  male,  vale 
Governarsi  lodevolmente,  onestamente,  o  il  con- 
trario; ed  anche  Comportarsi,  Regolarsi  bene  o 
male  in  checchessia. 
Oondùta.  s.  f.  Condotta:  La  maniera  di  go- 
vernarsi e  di  procedere  nel  vivere;  altrim.  Con- 
tegno. 

n  Condotta,  per  Una  quantità  di  bestie  da  soma, 
che  vettureggino  roba  o  mercanzìa  in  alcun  luogo 
a  nolo:  Unn-a  condùta  de  mù;  Una  condotta 
di  muti. 

«  —  per  Trasporto,  Nolo,  Vettura,  cioè  La  mercede 
che  si  paga  pel  trasporto  di  roba  o  mercanzia. 

w  —  per  Quel  compromesso  tra  un  dottore  di  me- 
dicina 0  di  chirurgia  e  un  Municipio,  per  cui 
il  primo  si  obbliga  a  curare  nelle  malattie  le  genti 
d'un  circondario,  e  il  secondo  si  obbliga  a  una 
data  responsione  in  denaro,  onde  Medico  o  Chi- 
rurgo di  condotta,  Medico  o  Chirurgo  condotto. 
Dicesi  anche  del  Circondario,  dove  il  Medico  o 
Chirurgo  esercita  la  sua  professione. 
jffH  da  cand;  Canale:  Tubo  di  latta  saldalo  alla  doc- 

;  eia,  che  ne  accoglie  l'acqua  e  la  conduce  sot- 
terra V.  Grónda. 
—  deU'cegua;  Condotta  dell'acqua,  lo  stesso  che 

Acquidoccio. 
OondLùto  s.  m.  Condotto,  Acquedotto,  Acqui- 
dotto,  Acquidoccio:  Canale  apparente  o  sotter- 
raneo, quello  con  uno  o  più  ordini  di  archi,  in 
terreno  ineguale  e  coperto  al  disopra,  questo  at- 
traverso montagne  o  sotto  la  superficie  della  terra, 
costruito  di  pietre  o  di  muratura,  per  condurre 
una  certa  quantità  d'acqua  da  uno  all'altro  luogo. 
m-.  di  cSniggi;  Fogna,  Cloaca,  Condotto:  Condotto 
sotterraneo  per  ricevere  e  sgorgare  acque  e  im- 
mondizie. 
Oondùttó  s.  m.  Conduttore:  Chi  conduce;  al- 
trim. Conducitore,  Condottiere,  Guida. 

n  Conduttore,  per  Colui  che  prende  ad  affitto  i 
beni  altrui. 

n  —  In  Fisica  dieesi  de'  Corpi  che  hanno  facoltà 
di  elettrizzarsi  facilmente  per  comunicazione,  e 
di  tramandare  il  calore  e  l'elettricità  da  una  parte 
all'altra  della  loro  massa. 

—  de  diligenza  ;  Conduttore  di  diligenza  :  Quello  che 
l'accompagna  nella  gita,  e  sotto  la  cui  vigilanza 
0  responsabilità  è  affidato  il  trasporto  de' viag- 
giatori e  delle  merci;  e  anche  Quello  che  ac- 
compagna e  invigila  i  convogli  delle  ferrovie. 

—  (ifl  parafùlmine;  Conduttore ,  Corda  V.  Para- 
fùlmine. 

—  d'ùnn-a  trattoria,  d'un  caffè;  Conduttore  d'una 
trattoria,  d'un  caffè,  si  dice  Chi  prende  sopra  di 
sé  quella  data  azienda,  retribuendo  al  proprietario 
un  compenso  stabilito  ecc. 

Oònetta.  s.  f.  Coroncina,  Corona:  Quella  filza 
di  pallottoline  bucherate,  di  varie  materie  e  fogge, 
per  novero  di  tanti  paternostri  e  avemmarie  da 
dirsi  a  riverenza  di  Dio  e  della  Madonna;  dicesi 
ftncb«  Rosario. 


Oòuettà.  s.  m.  Coronajo  :  Colui  che  fa  e  vende 
le  corone,  e  propriam.  quelle  da  dire  il  rosario. 

Oònf^oii  s.  m.  Stendardo:  Quella  insegna  a 
foggia  di  bandiera,  che  portano  innanzi  alcuni 
Cleri  quando  vanno  in  processione,  e  le  Confra- 
ternite quando  accompagnano  qualche  cadavere; 
altrim.  Gonfalone. 
%  Porta  5  cdnfaón;  Tenere  il  gonfalone,  figurai, 
vale  Primeggiare. 

Oònfaoné  s.  ra.  Gonfaloniere:  Nome  di  an- 
tica dignità. 

Oonfàse  n.  p.  Confarsi,  Addirsi,  Affarsi,  Esser 
conveniente,  Convenire;  ed  anche  per  Corrispon- 
dere, Consonare,  Accordarsi  insieme:  Questo  co 
6  nd  se  confà  co-i  atri;  Questo  colore  non  si 
confà  cogli  altri. 

Oonfted.era,!se  V.  Còalizzdse. 

Oonftederazión  s.  f.  Confederazione,  Con- 
federamento.  Unione,  Alleanza,  Lega;  e  per  lo 
più  dicesi  di  potentati. 

Confteri  v.  n.  Conferire:  Essere  o  Stare  a  con- 
ferenza, a  colloquio,  Abboccarsi, 
it  Conferire,  per  Concorrere,  Contribuire,   Coope- 
rare :  Tutto  conferiva  a  fàghe  perde  ò  cervello  ; 
Tutto  conferiva  a  fargli  perdere  il  cervello, 
t)  —  per  Dar  giovamento,  Far  prò,  Esser  utile,  ecc.: 
L'aia  a  nò  me  conferisce;  L'aria  non  mi  con- 
ferisce. 
II  —  Usato  attiv.  vale  Dar  cariche,  benefizi,  ecc., 
ed  anche  Accordare  grazie,  doni,  privilegi  di 
qualunque  spezie. 

Oonfterma  s.  f.  Conferma,  Confermazione, 
Confermamento:  Il  confermare,  Corroborazione 
di  quanto  venne  detto  o  fatto. 

Oonftermà,  v.  a.  Confermare  :  Dare  nuovi  ri- 
scontri e  più  precise  circostanze  di  qualche  av- 
venimento che  si  era  spacciato  per  vero  ;  ed 
anche  Recare  nuove  prove,  nuove  ragioni  per 
mostrare  la  verità  d'un  detto. 
«  Confermare,  per  Afforzare  maggiormente,  RafTer- 

mare,  Assodare, 
it  —  per  Mantenere  ,  Approvare ,  Tener  fermo  : 
G'han  confermóu  a  sentensa;  Gli  hanno   con- 
fermato la  sentenza. 
«  —  Parlando  di  privilegi,  cariche  e  simili,  vale 

Rinnovarli,  Consolidarli. 
S  Con/'ermdaen.p.  Confermarsi:  Tener  per  fermo, 
Persuadersi  ;  ed  anche  Assodarsi ,  Raffe  rmarsi  : 
Tutti  i  giorni  me  vaddo  sempre  ciù  confer- 
mando ne  d  mcB  propoxito;  Ogni  dì  mi  vado  sem- 
pre più  confermando  nel  mio  proposito. 

Oon-ftermaasiòn  s.  f.  Confermazione,  Cre- 
sima V.  Cresima. 

Oonfesciòn  s.  f.  Confessione:  Affermazione 

di  quello  di  che  altri  è  domandato;  Confessamente. 

«  Confessione,  per  La  dichiarazione  de'  peccati  fatta 

dal  penitente  al  suo  confessore. 
II  —  per  II  sacramento  della  penitenza;  ed  anche 
L'autorità  che  ha  il  sacerdote  di  poter  confes- 
sare: G'han  levóu  a  confesciòn;  Gli  fu  levata 
la  confessione. 
S  Dì  ùnn-a  cosa  in  confesciòn;  Dir  una  cosa  in 
confessione,  vale  Dirla  con  patto  espresso  e  con 
formale  promessa  che  non  sarà  rivelata;  e  cosi 
Averla  in  confessione,  vale  Non  poterla  rivelare. 
Oonf^scionà/io  s.  m.  Confessionale  e  Con- 
fessionario :  Bussola  o  Casotto,  per  lo  più  di  legno, 
dove  i  sacerdoti  ascoltano  le  confessioni. 


CON 


CON 


240 


Oonfbssà.  V.  a.  Confessare:  Affermare  ciò  dì 

che  si  è  richiesto,  Noa  negare,  Concedere. 

n  Confessare,  per  Palesare,  Manifestare  nn  segreto, 

ovv.  Indurre  altrui  a  confessarlo. 
»  —  per  Amministrare  il  sacramento  delia  peni- 
tenza, cioè  Stare  a  udire  i   peccati  altrui  per 
assolvernelo  (ulTìzio  proprio  de' sacerdoti). 

—  6  so  debito;  Confessare  il  suo  debito,  vale  Di- 
chiararsi debitore. 

S  Confcssàsó  n.  p.  Confessarsi  :  Dire  a!  sacerdote 
i  suoi  falli,  perchè  ne  dia  l'asso'nzione. 

S  Me  ghe  saeiva  confessóu;  Io  mi  sarei  confes- 
sato da  lui,  si  dice  per  esprimere  d'Essere  restato 
deluso  della  buona  opinione  o  aspettativa  che  si 
avea  d'alcuna  persona. 
Oonl^ssò  s.  m.  Confessore,  antic.  Confesserò  : 
Colui  che  confessa,  e  s' intende  il  sacerdote  che 
ascolta  i  peccati  altrui  per  assolvernelo. 

—  de  mànega  larga;  Confessore  di  manica  larga. 
Confessore  che  lasciò  gli  scrupoli  allo  speziale; 
dicesi  scherzos.  di  Confessore  facilissimo  ad  as- 
solvere i  peccati. 

Oonfèto  s.  m.  Confetto  V.  Confìttùa. 

Confette  s.  m.  Confettiere,  e  nell'uso  anche 
Confetturiere  :  Colui  che  fa  e  vende  i  confetti  ; 
antic.  Confetfatore. 

Oonfèzo  V.  n.  Crogiolare,  Crogiolarsi,  Pigliar 
il  crògiolo,  e  in  fiorent.  Crogiolare,  Crogiolarsi, 
Pigliar  il  grògiolo:  Cuocere  adagio,  Stagionarsi 
a  fuoco  lento,  a  calor  moderato  V.  Crocea. 

—  ùnn-a  pers6nn-a;  Confettar  uno,  vale  Fargli 
smisurate  cortesie. 

Oonf^zionà.  v.  a.  Fare,  Fabbricare,  Con- 
durre a  termine.  Dal  frane.  Confectionner. 

Oonfiàse  n.  p.  Confidare,  Confidarsi  :  Aver  fi- 
ducia, speranza.  Credere,  Stimare:  Me  conftu 
ch'5  nò  gh'andià;  Mi  confido  che  non  vi  andrà. 

—  in  sciùnn-a  pers5nn-a;  Confidare  o  Confidarsi 
in  alcuno,  vale  Mettere  in  esso  la  sna  fiducia, 
le  sue  speranze,  ecc. 

S  Gonfia  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  persdnn-a;  Con- 
fidare alcunché  a  taluno,  vale  Narrarglielo ,  Rac- 
contarlo a  lui,  ma  sotto  fede  di  segretezza. 
OonfidensO;  s.  f.  Confidenza,  Fede,  Fiducia, 
Fidanza,  Confidanza:  Bezéugna  avet  conf densa 
in  Dio;  Bisogna  avere  confidenza  in  Dio. 

»  Confidenza,  per  Segretezza  o  Comunicazione  che 
si  dà  0  si  riceve  d'un  segreto, 

n  —  per  Dimestichezza,  Famigliarità,  Intima  ami- 
cizia. 

S  Avei  eonfldensa  con  un;  Aver  confidenza  con 
uno,  vale  Esser  suo  famigliare,  Averci  dimesti- 
chezza. 

S  Con  confidensa;  Con  confidenza.  Posto  avverb. 
vale  Senza  cerimonie,  Alla  dimestica,  Famigliar- 
mente;  e  talora  Francamente,  Sicuramente,  Con 
sicurezza. 

S  £se  de  confidensa;  Esser  di  confidenza,  Aver 
la  confidenza  d'uno  V.  sopra  Aveì  confidensa  ecc. 

S  Fd  ùnn-a  confidensa;  Far  una  confidenza  vale 
Dire  una  cosa  ad  uno  con  patto  che  la  ritenga 
in  sé,  che  non  la  palesi. 

S  In  confidensa;  In  confidenza.  Posto  avverb.  vale 
In  segreto,  Segretamente,  Mediante  confidenza: 
0  me  l'ha  dito  in  confidensa;  Me  lo  ha  detto 
in  confidenza. 

$  Piggidse  a  confidensa  con  un  ;  Prendersi  con- 
0denz«  0  la  confidenza  eon  uno,  vaU  Prendersi 


la  licenza.  Fare  con  esso  a  sicurtà,  Arrischiarsi 
di  trattarlo  troppo  alla  libera,  facendo  anche  cosa 
che  gli  dispiaccia  o  Io  urti. 

Oonfidente  s.  m.  Confidente:  Colui  di  cui 
altri  si  confida.  Che  gode  l'altrui  confidenza;  ed 
anche  Amico  strettissimo,  a  cui  si  confidano  i 
più  segreti  pensieri. 

Oonfin  s.  m.  Confine,  antic.  Confina  e  Confino: 
Limite  0  Termine  che  circoscrive  un  paese,  on 
territorio,  un  podere,  una  casa,  ecc. 
S  Manda  o  Mette  a-i  confin  ùnn-a  pers5nn-a  ; 
Mandare  o  Mettere  a'  confini  uno,  vale  Sbandirlo, 
Esiliarlo. 

Oonfinà;  v.  n.  Confinare:  Esser  contiguo.  Con- 
terminare, Servir  di  confine:  Néuve  a  confinn-a 
co  Piemonte;  Novi  confina  col  Piemonte, 
n  Confinare,  usato  attiv.  e  detto  di  persona,  vale 
Relegare,  Mandar  in  confine.  Mandar  a  domi- 
cilio coatto,  cioè  Assegnare  per  castigo  un  luogo 
particolare  di  domicilio  a  persona  che  abbia  com- 
messo qualche  delitto;  antic.  Terrafinare. 
S  Confindse  n.  p.  Confinarsi,  Rinserrarsi,  Rinchiu- 
dersi, 0  simile. 

C/onfiiia.iite  p.  pres.  Confinante:  Che  con- 
fina, Contiguo,  Vicino,  Circonvicino,  Vicinale, 
Adiacente. 
«  Confinante,  usasi  anche  comunem.  a  mo'  di  so- 
stantivo: /  confinanti  San  tulli  brava  gente; 
I  confinanti  erano  tutti  buona  gente. 

OonfinÒTL  part.  pass.  Confinato,  Relegato:  Co- 
stretto a  dimorare  per  castigo  in  luogo  partico- 
lare; ed  usasi  anche  per  similil.:  Son  sei  meixi 
ch'ó  l'è  confinóu  in  t'ùn  letto;  Son  già  sei  mesi 
ch'è  confinato  in  un  letto. 

Oonfiscà,  V.  a.  Confiscare:  Applicare,  Aggia- 
dicare  al  fisco  le  facoltà  d'un  privato,  e  per  Io 
più  de'  condannati. 

Oonfittùa.  s.  f.  Confetto  :  Màndorla,  pinocchio, 
pistacchio,  nocciuolo,  coriàndolo,  aromato  o  si- 
mile, coperto  di  zucchero  sriloppato  e  cotto. 
S  Dà  i  fenSggettì  o  e  eonfittùe  all'are;  Gettar 
le  margherite  o  le  perle  o  la  traggea  a'  porci 
V.  Aze. 

Ooiif<5iide  V.  a.  Confondere  :  Mescolare  insie- 
me senza  distinzione  e  senz'ordine. 
n  Confondere,  per  Non  far  distinzione  tra  diverse 
persone  o  diverse  cose,  Scambiarle  le  une  colle 
altre. 
»  —  Metaf.  vale  Rendere  altrui  incapace  di  ar- 
ticolare parole  ben  ordinate,  e  turbargli  in  modo 
l'intendimento  e  le  idee  ch'esse  vengano  come 
a  rimescolarglisi  nella  testa, 
n  —  per  Convincere  altrui  con  tali  ragioni  da  chiu- 
dergli la  bocca. 

—  a  vista;  Confonder  gli  occhi,  vale  Turbarne  la 
facoltà  visiva,  Renderli  meno  atti  a  chiaramente 
vedere. 
S  Confóndise  n.  p.  Confondersi:  Restar  soprap- 
preso, ingombrato  nell'animo,  e  perder  la  chia- 
rezza delle  idee  in  modo  che  non  si  sanno  dire 
parole  ordinate  ;  e  talora  per  Avvilupparsi  in  fatti 
0  in  parole,  senza  trovar  modo  di  ben  riuscirne; 
-  Abbacare,  Anfanare,  Avvilupparsi. 

Ooiift>i*xn.à,se  n.  p.  Conformarsi:  Adattarsi 
all'altrui  volontà,  esempio  o  costume;  ed  anche 
Uniformarsi,  Rassegnarsi,  Sottomettersi  :  Confor- 
mandome  a-i  vostri  comandi  ecc.;  Conforman- 
d«mi  ti  vostri  comandi  ecc. 


250 


CON 


CON 


OoiifV>rmita©  s.  f.  Conformila,  Conforraezza: 
Forma  per  cui  altro  è  simile,  Somiglianza,  Cor- 
rispondenza :  Conformitce  de  idee,  de  costùmmi, 
ecc.;  Conformila  d'idee,  di  costumi,  ecc. 
«  Conformità,  per  Modo,  Maniera:  Fcelo  ne-a  stessa 

conformitce;  Fatelo  nella  stessa  conformità. 
S  In  conformità!;  In  conformità.  Posto  avv.  vale 
Conforme,  In  ordine,  Per  esecuzione. 

Oonf^ortà  v.  a.  Confortare,  Riconfortare:  Al- 
leggerire il  dolore  altrui  con  ragioni  e  con  pa- 
role piacevoli  e  affettuose,  Consolare,  Sollevare. 
«  Confortare,  per  Ricreare,  Ristorare,  Refrigerare 

V.  Arrecuved. 
S  Confortàse  n.  p.  Confortarsi,  Riconfortarsi:  Pren- 
der conforto,  coraggio,  Consolarsi,  Darsi  pace, 
Entrare  in  migliore  speranza. 

Ooxift>rtatò  s.  m.  Confortatore:  Colui  che 
conforta,  ma  diconsi  piiì  particolarmente  Quelli 
che  accompagnano  i  condannali  al  supplizio. 

Ooiift>rtatòio  s.  m.  Confortatorio,  Confor- 
teria V.  Cappelletta  nel  3"  significato. 

Oonfi>x'tiii  s.  m.  Confortino  :  Pasta  dolce  fatta 
di  farina,  mele  e  spezierie,  come  cannella,  pepe, 
zenzero  e  simili. 

OoiifVa<te]:*iiita>  s.  f.  Confraternita  o  Fra- 
ternità: Compagnia,  Adunanza,  Congregazione  di 
persone  per  opere  spirituali. 

Oonfricaziòn.  s.  f.  Confricazione,  Frega- 
mento,  Strofinamento:  1!  fregarsi,  Lo  strofinarsi 
insieme  di  due  corpi  solidi. 

Oonfìrontà  v.  a.  Confrontare,  Raffrontare, 
Riscontrare  :  Paragonare  una  cosa  coH'altra,  quasi 
mettere  una  a  fronte  dell'altra. 

Oonfùso  p.  pass.  Confuso,  ed  usasi  in  tutti  i 
signif.  del  suo  verbo  V.  Confónde. 
%  Anddsene  via  confuso;  Andarsene  grullo  grullo 
V.  Andd  via  chéutto  chéutto  nella  voce  Andà. 
S  In  confuso  ;  In  confuso.  Posto  avverb.  vale  Con- 
fusamente, Alla  confusa.  Senz'ordine,  Con  con- 
fusione. 

OonnOità  V.  a.  Confutare:  Ribattere  con  sodezza 
di  risposte  le  ragioni  d'un  altro,  Abbattere  ra- 
gionando l'altrui  sentenza. 

Oonftitaziou  s.  f.  Confutazione,  Confuta- 
mento:  Il  confutare. 
«  Confutazione,  per  Quella  parte  d'un  discorso  ch'è 
diretta  a  rispondere  alle  opposizioni  dell'avver- 
sario e  a  sciogliere  le  difficoltà. 

OonftL-sión  s,  f.  Confusione:  Disordine  delle 
cose  per  non  essere  al  loro  posto  ;  altrim.  Scom- 
piglio, Caos,  Disordine,  ecc. 
n  Confusione,  per  Turbamento  dell'animo.  Smarri- 
mento, Sbalordimento,  Rossore,  Vergogna. 
n  —  per  Moltitudine  di  persone.  Folla,  Calca, 
Turba,  Furia  di  gente. 

Oong>é  s.  m.  Congedo,  Commiato  e  Comiato: 
Licenza  di  partirsi  data  o  domandata;  e  nelle 
soldatesche.  Facoltà  di  ritirarsi  dalla  milizia. 
$  Dà  5  cdngé;  Dar  il   congedo ,   Congedare  V. 
Congeda. 

Oong'ed.a  v.  a.  Congedare,  Dar  congedo.  Dar 
commiato ,  Accommiatare  e  Accomiatare  :  Dar 
licenza  di  partire;  e  nella  milizia.  Licenziare  i 
soldati. 

Oong-estión  s.  f.  Congestione.  T.  med.  Ac- 
cumulazione di  sangue  o  altro  liquido  in  una 
parte  del  corpo. 

CTon^ettùa  s.  f.  Congettura,  Conghiettura, 


Conjettura,  e  anlic.  Conjectura:  Indizio  di  cose 
che  si  pensi  passano  essere  o  essere  slate,  fon- 
dato su  qualche  apparente  ragione. 
S  Fd  de  congetlùe;  Fare  o  Formar  conghietture. 
Congetturare  V.  Congettura. 

Oongrettùra  v.  n.  Congetturare,  Conghiet- 
turare,  Conjetturare:  Supporre,  Argomentare  su 
fondamenti  apparenti,  Giudicare  per  via  di  con- 
getture. Arguire,  Trarre  argomento,  Inclinare  a 
credere,  Supporre. 

Ooilg"iùa  V.  Congiura. 

Oong-iuutùa  s.  f.  Congiuntura  :  Occasione 
opportuna  di  fare,  Opportunità. 

Oougriu^Lzióu  s.  f.  Congiunzione.  T.  gramm. 
Parte  indeclinabile  dell'orazione,  colla  quale  si 
unisce  uno  con  l'altro  membro  o  una  con  altra 
Sentenza. 

Oong-iùra  s.  f.  Congiura,  Congiuramento, 
Congiurazione:  Unione  di  più  persone  contro  allo 
Slato  0  alla  persona  di  chi  domina;  altrim.  Co- 
spirazione, Sedizione,  Ribellione. 

Oong-iiira  v.  a.  Congiurare,  Far  congiura, 
Cospirare  :  Cospirare  con  una  o  più  persone  contro 
lo  Stato  0  contro  il  Principe. 

Oou^iratulamento  V.  Congratùlazidn. 

Ooiig-i*atulàse  n.  p.  Congratularsi,  Feli- 
citarsi: Rallegrarsi  con  alcuno  della  sua  felicità. 

Oong'iratulaziòii  s.  f.  Congratulazione, 
Congralulamento,  Felicitazione:  Complimento  che 
si  fa  per  dimostrare  altrui  il  piacere  che  si  prova 
per  la  sua  felicità. 

OongT*eg"à,se  V.  lìadùndse. 

Oong'reg-azìoii  s.  f.  Congregazione,  Con- 
gregamenlo:  Adunanza  di  persone,  e  dicesi  più 
parlicolarm.  d'una  Compagnia  di  persone  religiose 
0  secolari,  che  vivono  sotto  una  medesima  regola 
e  costituiscono  un  corpo;  anticam.  Congreganza, 
Congrega. 
Il  Congregazione,  nella  Corte  romana  è  Un'adunanza 
di  cardinali  e  di  prelati  per  discutere  certi  af- 
fari di  Stato  e  dj  Religione. 

05n.j^r©"v©  CÀJ  V.  A-a  còngreve. 

Oouià  V.  a.  Coniare:  Improntare  le  monete  o 
le  medaglie  col  conio. 

Oònig-g-io  s.  m.  Coniglio.  T.  zoolog.  Lepta 
cunicuhis.  Quadrupede  timidissimo,  che  ha  le 
orecchie  per  lo  più  nude  e  i  piedi  più  corti  di 
quelli  della  lepre  comune.  Ce  n'  ha  de'  selvatici, 
i  quali  son  grigi,  ed  abitano  in  tane  che  si  sca- 
vano come  la  volpe,  e  de' domestici,  i  quali  sono 
0  neri  o  bianchi  o  macchiati.  -  Conigliera  di- 
cesi La  stanza  ove  si  tengono  i  conigli. 

Oònig'g-io  s.  m.  Fogna,  Fogno,  Chiavica,  Smal- 
titoio: Condotto  sotterraneo,  sotto  il  selciato  delle 
vie,  per  raccoglier  e  menar  fuori  dell'abitato  le 
acque  piovane  e  le  immondizie.  Si  dà  anche  questo 
nome  agli  Spiragli  che  lasciansi  nel  pavimento 
delle  strade  per  dar  adito  al  colo  delle  acque  e 
delle  immondizie. 

Ooujùg-a  V.  a.  Coniugare.  T.  de' gramm.  Ri- 
durre 0  Recitar  per  ordine  i  tempi  e  le  persone 
de'  verbi. 

Ooxi.jùg'azi<Sn  s.  f.  Coniugazione.  T.  gramm. 
Ciascuna  delle  maniere  con  cui  si. coniugano  i 
verbi. 

Oónlig-a'  V.  Ligd. 

Oonnesoi^n  s.  f.  Connessione,  Connessila, 
Conneltimento  :  Congiungimento,  Attaccamsoto, 


CON 


CON 


261 


e  dicesi  propriam.  di  Qnella  relazione  che  hanno 
certe  cose  fra  di  loro. 
Oonnesso  p.  pass.  Connesso.  Dal  v.  Connet- 
tere V.  Cannèlle. 

S  Annessi  e  connessi;  Annessi  e  connessi  :  Tutte 
le  cose  che  p?r  necessità  vanno  unite  con  quelle 
di  che  si  parla. 
Ck>iiiiètte  V.  a.  Connettere:  Metter  insieme, 
Congiungere,  Attaccare,  e  per  lo  più  usasi  al 
figurato,  e  dicesi  delle  cose  morali  o  intellettuali. 

S  N5  cannèlle;  Non  connettere,  dicesi  di  Chi,  per 
infermità  mentale,  o  per  altre  cagioni  che  lo  tur- 
bino, non  è  capace  di  ragionare  ordinatamente; 
che  anche  dicesi  Non  annodare. 
OSnnio  V.  Ctinnio. 

Ooiiiiota.ti  s.  m.  pi.  Connotati.  Voce  dell'uso: 
Contrassegni,  Segnali,  Notizie  che  servono  a  de- 
terminare l'identità  d'una  persona,  e  talora  an- 
che le  sue  qualità.  Descrizione  d'una  persona. 
Oonosoe  v.  a.  Conoscere,  antic.  Canoscere, 
Conosciere,  Cognoscere  :  Apprendere  o  per  mezzo 
de' sensi  >o  in  altro  modo  coli' intelletto  l'essere 
delle  cose;  e  nonché  delle  operazioni  dell'intel- 
letto, dicesi  ancora  della  maniera  con  cui  i  bruii 
apprendono  la  diversità  degli  oggetti  :  O  can  5 
canosce  5  so  padrón;  Il  cane  conosce  il  suo 
padrone. 

«1  Conoscere,  per  Distinguere,  Discernere:  Ghe  véii 
poco  a  conosce  5  rammo  dall'òu;  Ci  vuol  poco 
a  conoscere  il  rame  dall'oro. 

«  —  per  Riconoscere,  Ravvisare,  Raffigurare:  A'ò 
v'aveivo  manco  conosciùo;  Non  vi  avevo  nep- 
pur  conosciuto. 

n  —  per  Essere  informato,  Avere  cognizione  di 
una  cosa  :  Mi  conoscio  5  so  stato  ;  Io  conosco  il 
suo  stato. 

n  —  per  Aver  pratica,  perizia  od  esperienza  di 
certe  cose.  Intendersene:  Conosce  5  móndo,  i 
ommi,  ecc.;  Conoscere  il  mondo,  gli  nomini,  ecc. 

■  —  per  Avere  notizia  o  esperienza  del  valore, 
delle  virili,  delle  doli  d'una  persona:  Se  d  co- 
noscessan,  nò  ghe  faeivan  ò  carlevd  appréuvo; 
Se  lo  conoscessero,  non  ne  farebbero  il  trastullo. 

«  —  per  Sapere:  Conoscio  quanto  6  peiza;  Co- 
nosco quanto  egli  pesa. 

n  —  per  Avvedersi,  Accorgersi,  Comprendere,  Venir 
in  notizia:  Se  conoscio  che  5  fce  pe  despeto  ecc.; 
Se  conosco  che  facciate  ciò  per  dispetto  ecc. 

»  —  per  Chiamare,  Nominare:  Tutti  5  conoscian 
pe  Ménego;  Tutti  lo  conoscouo  per  Domenico. 

S  Chi  fa  l'arte  e  nò  a  conosce ,  i  so  dinoe  di- 
ventan  mósche  V.  Arte. 

%  Conosce  a  fóndo  ùnn-a  persónn-a;  Conoscere 
alcuno  addentro  o  a  fondo,  Sapere  quanto  corra 
il  cavallo  d'alcuno,  Conoscere  alcuno  di  lunga 
mano,  vagliono  Essere  perfettamente  informato 
dei  costumi  e  delle  qualità  d'una  persona. 

»»  —  all'odo;  Conoscere  al  fiuto  o  all'alito:  Essere 
accorto  e  pronto  conoscitore. 

»  —  e  so  pègoe;  Conoscere  i  suoi  polli:  Conoscere 
la  natura  d'una  data  persona,  e  sapere  come  bi- 
sogna trattarci. 

»  —  l'erba  V.  sopra  Conosce  e  so  pigoe. 

%  Dd  a  conosce;  Dar  a  conoscere.  Dar  a  divedere, 
3Ioslrare,  Far  conoscere,  Far  capace. 

%  Dòse  a  canosce;  Darsi  a  conoscere,  Farsi  co- 
noscere, vale  Scoprirsi,  Manifestarsi;  ed  anche 
Far  conoscere  la  propria  abilità. 


S  E  persónn-e  se  conoscian  da-o  tratto  ;  Le  per- 
sone si  conoscono  al  tratto,  cioè  Gli  alti  esterni 
palesano  l'interno  dell'uomo;  e  scherzosam.  Gli 
asini  si  conoscono  al  basto.  A'  segnali  si  cono- 
scon  le  balle. 

S  Fd  conosce;  Far  conoscere,  Dar  a  conoscere, 
Recare  a  conoscimento,  vale  Far  fare  la  cono- 
scenza d'alcuno,  ed  anche  Dimostrare. 

S  Fase  conosce  V.  sopra  Dàse  a  conosce. 

$  I  fràveghi  conoscian  l'òu;  Gli  orafi  conoscono 
l'oro  V.  Oh. 

S  Nò  conosce  a  so  drita;  Non  conoscere  il  suo 
prò,  il  suo  diritto,  e  simili. 

§  Nò  conosce  6  pan  da-e  prie;  Non  conoscere  il 
pan  da'  sassi,  ì  tordi  dagli  stornelli,  i  bufali  dalle 
oche,  i  fagiani  dalle  lucertole,  il  dattero  dai  fico, 
il  melo  dal  pesco,  il  pruno  dal  melarancio,  l'ac- 
querello dal  mosto,  il  vino  dall'aceto,  e  simili, 
vagliono  Non  distinguere  da  cosa  a  cosa,  Non 
discernere  il  buono  dal  cattivo  e  nocivo. 

3  Nò  se  conosce  5  ben  che  quando  5  «'  ha  perso; 
L'asino  non  conosce  la  coda  se  non  quando  e'  non 
l'ha.  Prov.  esprimente  che  II  bene  non  si  cono- 
sce se  non  quando  si  è  perduto. 

S  Nò  se  dd  a  conosce;  Non  darsi  a  conoscere, 
Star  incognito. 

S  Ogni  òxello  conosce  5  so  nio  ;  Ogni  eccello 
conosce  il  suo  nido. 

S  Tulli  i  òxelli  nò  conoscian  a  scaggiéua;  Tutti 
gli  uccelli  non  conoscon  il  grano.  Prov.  e  vale 
che  II  buono  non  è  sempre  da  ognun  conosciuto. 

S  Vegni  a  conosce;  Venir  a  conoscere  o  a  co- 
noscenza, vale  Venir  a  notizia. 

S  Conòscise  n.  p.  Conoscersi:  Aver  piena  cogni- 
zione di  se  stesso. 

„  —  con  un;  Conoscersi  con  uno,  vale  Aver  co- 
noscenza 0  amicizia  collo  stesso;  e  talvolta  Es- 
sersi provato,  sperimentato  con  uno  in  guerra, 
giostra  0  simile. 

S  Èse  facile  a  conòscise;  Esser  di  facile  conosci- 
tura,  vale  Esser  facile  ad  essere  conosciuto. 

8  Se  conoscemmo;  Ci  conosciamo,  Conosco  i  miei 
polli. 
Oonoscensa  s.  f.  Conoscenza,  Cognizione, 
Notizia,  Contezza:  Il  conoscere,  antic.  Canoscenza, 
Cognoscenza,  Conoscenzia. 

n  Conoscenza,  per  Persona  che  si  conosce:  0  l'è 
ùnn-a  mce  antiga  conoscensa;  È  una  mìa  an- 
tica conoscenza. 

n  —  per  Famigliarità,  Pratica  con  qualcheduno: 
Mi  nò  g'hò  nisciùnn-a  conoscensa;  Io  non  ho 
con  lui  nessuna  conoscenza. 

S  Fd  conoscensa;  Far  conoscenza.  Imparar  a  co- 
noscere, Far  amicizia. 
Conoscente  s.  m.  Conoscente:  Che  conosce, 
ma  usai  da  noi  per  Noto  solamente  d'amicizia. 
Oonoscimento  s.  m.  Conoscimento,  Co- 
gnizione, Conoscenza  ;  Il  conoscere. 
Oonosoitò  s.  m.  Conoscitore:  Che  conosce, 

^   Che  s' intende.  Che  ha  pratica,  cognizione,  espe- 
rienza di  certe  cose. 
Oonosciùo  p.  pass.  Conosciuto,  Noto,  Pub- 
.  blico.  Manifesto,  Saputo  generalmente  V.  Conosce. 

S  Èse  conosciùo  ciù  che  a  bellonica;  Esser  più 
noto  che  la  mal'erba  V.  Bellonica. 

S  Léughi  nò  conosciùi;  Luoghi  non  conosciuti,  vale 
Luoghi  ignoti,  non  mai  veduti  o  praticati. 
Conquista  v.  a.  Conquistare:  Acquisl^ire,  Jm- 


252 


CON 


CON 


padronìrsi,  Far  suo;  e  per  solito  si  dice  dello 
Acquistare  paesi  coll'armi,  o  almeno  contrastando 
e  affaticandosi. 

Ooiiquista>t6  s.  ni.  Conquistatore  :  Chi  con- 
quista. 

O^nsa»  V.  AccSnsa. 

Gcmseicira,  v.  a.  Consacrare,  Consecrare,  Con- 
sagrare, Consegrare  :  Far  sacro,  Render  sacro  me- 
diante le  cerimonie  da  ciò;  e  non  che  di  persoone, 

$;  dicesi  anche  di  cose,  come  chiesa,  altare  e  simili. 

if  Consacrare  per  Fare  il  sacramento  dell'altare. 

•M  —  per  Volare,  Promettere  in  voto. 

f  —  per  Destinare,  Dedicare  checchessia  a  qual- 

I    eheduno:  G'han  consacróu  questo  giorno;  Gli 

hanno  consacrato  questo  giorno. 
.  «  —  per  Render  famoso,  immortale  colle  scritture: 

.9  Consacriò  5  vostro  nòmme  a  posterilce  ;  Con- 

.^.T  sacrerò  il  vostro  nome  alla  posterità. 

%  Consacrdse  n.  p.  Consacrarsi  :  Dedicarsi,  Appli- 
carsi, Mettersi  di  proposito  a  qualche  opera. 

Oonsa.cx'a.zi^n.  s.  f.  Consacrazione,  Con- 

s'  secrazione,  Consagrazione,  Consegrazione:  Il  con- 

?    secrare, 

-n  Consacrazione,  per  Quell'azione  del  sacerdote  che 
fa  il  sacramento  dell'altare  per  celebrar  la  messa. 

O^nsoeusa^  s.  f.  Coscienza,  antic.  Conscienza, 
Coscienzia:  Quell'interior  sentimento  che  abbiamo 

-  del  bene  e  del  male,  da  noi  liberamente  operato. 
-^brutta;  Coscienza  macchiata. 

—  larga;  Coscienza  libera  e  larga. 
S  Avei  a  cdnscensa  in  le  carcagne;  Aver  la  co- 
-'■'-  scienza  nelle  calcagna.  Voce  dell'uso,  e  vale  Non 

aver  coscienza,  Non  avere  scrupoli. 
5  Càrego  de  cGnscensa;  Carico  di  coscienza. 
S  Dcsearegàse  a  cònscensa;  Discaricarsi   la   co- 
scienza. Levarsi  gli  scrupoli. 
S  Fase  cBnscensa;  Farsi  coscienza:  Adempire  ad 

una  stretta  obbligazione  dettata  dalla  coscienza. 
S  In  mce  cònscensa  :  In  coscienza ,  In  buona  co- 
scienza, Per  mia  fé,  In  fede  mia.  Modo  avverb. 

che  usasi  per  attestazione  di  verità. 
^  Libertce   de  cBnscensa;  Liberlk  di  coscienza: 
^  Permissione  di  credere  ciascuno  ciò  che  vuole  in 

materia  di  religione. 
%  Ommo  de  cBnscensa;  Uomo  di  buona  coscienza, 

vale  Uomo  retto.  Uomo  coscienzioso,  dabbene. 
Oonscidex'à.  v.  a.  Considerare:  Attentamente 

osservare,  Por  mente,  Ponderare,  Riflettere. 
»  Considerare,  per  Notare  appunto  una  cosa  :  Con- 

aciderando  ó  giorno  e  l'òa  ch'B  gh'é  andceto  ecc.; 

Considerando  il  giorno  e  l'ora  che  vi  andò  ecc. 
«  —  per  Reputare,  Avere  in  concetto:  Mi  l'ho 
''■'  tempre  conscideróu  pe  un  galantommo ;  lo  l'ho 

sempre  considerato  per  un  galantuomo. 
OonsoideiraziÒxi  s.  f.  Considerazione,  Ri- 
'  flessione.  Ponderazione:  Attenzione  nell'osservare, 
'^  esaminare  0  ponderare  la  natura  0  valore  di  al- 
'■  cuna  cosa;  antic.  Consideramento,  Consideranza. 
»  Considerazione,  per  Istima,  Riguardo,  Rispetto: 

Ommo  de  conscideraziBn  ;  Uomo  di  considerji- 

zione. 
«  —  per  Importanza,  Rilievo,  Momento,  Peso:  Roba 
"'de  nisciùnn-a  consciderazión  ;  Cose  di  nessuna 

-  considerazione. 

n  —  per  Circospezione  0  Attenzione  nel  trattare 
colle  persone:  Sens'avei  niseiònn-a  conscide- 
tatìB»  pe-o  vexinato;  Senz'aver  neswna  consi- 
iderazione  pel  yicinalo, 


S  Aveì  in  conscideraziBn  ùnn-a  persBnn-a;  Aver 
in  considerazione  una  persona,  vale  Averne  stima, 
Farne  conto. 
%  Fa  consciderazión;  Far  considerazione.  Consi- 
derare, Ponderare,  Riflettere. 
%  In  conscideraziBn  de. . .  In  considerazione  di. . . 
Posto  avverb.  vale  Per  motivo  di.  In  riguardo  di. 

Oonscimile  add.  Consimile:  Che  è  quasi  si- 
mile ad  un'altra  cosa,  che  dicesi  anche  sempli- 
cemente Simile. 

Oonsoiste  v.  n.  Consistere;  Avere  il  suo  fon- 
damento, la  sua  essenza  in  ciò  che  si  accenna. 

Oonsoisteusa.  s.  f.  Consistenza,  antic.  Con- 
sistenzia  :  Il  consistere;  e  comunem.  usasi  per 
Densità,  Sodezza,  Spessezza  :  Panno  chi  ha  molta 
conscistensa;  Panno  che  ha  molta  consistenza. 

Oonscisteute  p.  pres.  Consisiente:  Che 
consiste;  e  talora  come  addiettivo  per  Denso, 
Spesso,  Solido,  Che  ha  consistenza. 

OonsegrS'^  s.m.  Consigliere,  Consigliero,  Con- 
siliatore,  Consiliario:  Colui  che  dà  consiglio;  ne! 
femm.  Consigliera, 
n  Consigliere,  per  Nome  di  dignità  0  ufficio,  più  0 
meno  alto:  Conseggé  de  Stato,  Conseggé  da  Corte 
d'appello,  Conseggé  provinciate,  ecc.;  Consigliere 
di  Stato,  Consigliere  della  Corte  d'appello,  Con- 
sigliere provinciale,  municipale  ecc. 

Oonsegr^^^^o  s-  ^-  Consiglietto.  Dimin.  di 
Consiglio:  Piccolo  consiglio. 
«  Minor  Consiglio  :  Nome  che  anticamente  davasi 
in  Genova  ad  Un  numero  di  100  nobili,  nei 
quali  si  concentrava  la  suprema  autorità  del  Con- 
siglio Grande ,  da  cui  venivano  estratti  a  sorte 
ogni  anno. 

Oouse^g-ià.  V.  a.  Consigliare,  Dar  consiglio, 
Dar  parere  :  Proporre  altrui  alcuna  pensata  re- 
gola da  seguitare  nel  dubbio  di  dover  fare  0  non 
fare  alcuna  cosa. 
n  Consigliare,  usato  in  senso  neut.  assol.  vale  Pro- 
porre semplicem..  Suggerire  :  Mi  conseggieivo  a 
fa  questo;  Io  consiglierei  di  far  ciò. 

—  ùnn-a  cosa;  Consigliare  una  cosa,  vale  Proporla 
perchè  si  faccia. 

§  Lasciàse  conseggià;  Lasciarsi  consigliare,  vale 
Lasciarsi  persuadere.  Accettare  il  consiglio,  In- 
dursi. 

%  Conseggiàse  n.  p.  Consigliarsi,  Consultare,  Con- 
sultarsi: Pigliare  0  Domandar  consiglio. 

n  —  co  spegio;  Consigliarsi  collo  specchio,  vale 
Specchiarsi. 

S  E  vdrpe  se  conséggian;  Le  volpi  si  consigliano, 
ovv.  Consiglio  di  volpi,  tribolo  di  galline,  dicesi 
in  prov.  quando  si  veggono  due  persone  scaltrite 
parlare  insieme  di  segreto. 
Oonseg-g-io  s.  m.  Consiglio  :  Discorso  0  De- 
liberazione che  si  fa  intorno  alle  cose  incerte  e 
dubbie,  che  sono  da  farsi,  il  quale  con  ragione 
elegge  e  risolve  il  più  virtuoso  e  miglior  effetto. 

»  Consiglio,  per  Parere  0  Avvertimento  che  si  dà 
altrui  circa  cosa  ch'egli  abbia  da  fare  0  da  lasciare. 

,1  —  per  Pubblica  e  solenne  adunanza  d'uomini  che 
consigliano  ;  ed  anche  II  luogo  stesso  dove  si  ra- 
dunano i  Consìgli. 

—  de  Stato;  Consiglio  di  Stato.  Dicesi  presso  varie 
nazioni  L'eccelso  corpo  che,  formalo  di  eminenti 
personaggi,  è  incaricato  d'assistere  il  Governo 
nelle  gravi  emergenze  amministrative,  di  elabo- 
rare e  proporre  schemi  di  lefge. 


GO^ 


CON 


253 


—  d'amministraziòn  ;  Consiglio  d'amministrazione. 
T.  milit.  Quel  consiglio  d'ufficiali  d'uno  stesso 
corpo,  il  quale  regola  e  distribuisce  il  danaro  a 
vantaggio  e  conto  de'  soldati. 

—  de  disciplinn-a ;  Consiglio  di  disciplina.  T.  mil. 
Quello  che  veglia  ne'  corpi  la  stretta  osservanza 
delle  regole  della  disciplina  militare,  e  ne  punisce 
i  trasgressori. 

—  de  guaera;  Consiglio  di  gnerra.  r.  mi7i7.  Quello 
che  si  raccoglie  intorno  al  principe  e  presso  i 
suoi  ministri,  o  nel  padiglione  maestro  del  ca- 
pitano supremo  per  consultare  e  deliberare  in- 
torno alle  cose  della  guerra. 

»  —  Consiglio  militare,  e  nell'uso  anche  Consiglio 
di  guerra.  T.  milit.  Adunanza  d'uffizìali  d'un 
corpo  d'esercito,  d'una  divisione  o  d'una  brigala 
per  giudicare  i  delitti  commessi  da  persone  mi- 
litari, e  le  azioni  contrarie  alle  leggi  militari. 

—  di  ministri;  Consiglio  di  ministri  :  La  radunanza 
dei  depositari  del  potere  esecutivo,  onde  prov- 
vedere agl'interessi  dello  Stato. 

%  Dà  un  conseggio,  Dà  per  conseggio  ;  Dar  un 
consiglio.  Dar  per  consiglio,  vagliono  Consigliare. 

%  Dà  di  conseggi  a  un  matto;  Consigliare  un 
pazzo.  Man.  proverb.  che  vale  Gittar  la  fatica. 

S  Fd,  Tegnì  o  Raduna  conseggio;  Fare,  Tenere 
0  Radunar  consiglio,  vagliono  Adunar  le  persone 
che  debbono  consigliare  o  consultare. 

%  Piggià  conseggio  da  ùnn-a  personn-a;  Pren- 
dere 0  Pigliar  consiglio  da  alcuno,  vale  Consi- 
gliarsi, Consultare. 
Oonseg-ii^  V.  a.  Consegnare  e  Consignare  : 
Affidare,  Dare  in  guardia  e  in  custodia;  e  anche 
per  Dare  semplicem..  Rimettere  alcuna  cosa  a  uno. 

—  un  sordatto  in  quarte  o  in  caserma;  Conse- 
gnare un  soldato  in  quartiere  o  in  caserma,  vale 
Non  lasciarlo  uscire  dal  quartiere  o  dalla  caserma. 

Oonseg-na^tàio  s.  m.  Consegnatario.  T. 
comm.  Quello  al  quale  è  fatta  o  deve  farsi  la 
consegna  d'una  merce,  d'una  derrata,  o  d'un  va- 
lore qualunque. 

Oonseg-ui  v.  a.  Conseguire,  Assegnire,  Con- 
seguitare: Ottenere,  Acquistar  ciò  che  si  do- 
manda 0  si  desidera. 

Oonsenti  V.  Acconsenti. 

Oonseirea  s.  f.  Conserva  :  Luogo  riposto  dove 
si  conservano  e  si  mantengono  le  cose;  dicesi 
anche  Conserba,  ma  è  voce  antiquata, 
n  Conserva,  per  L'atto  e  l'effetto  di  mettere  in 

serbo,  Conservare. 
9  —  per  Confezione  di  frutte,  di  fiori,  d'erbe,  di 
radici  d'erbe  o  simili  composte  con   zucchero: 
Conserva  de  cuxa,  de  réuze,  de  viovetta,  ecc.; 
Conserva  di  cassia,  di  rose,  di  violetta,  ecc. 

—  de  manna;  Conserva  di  manna:  Confezione  di 
manna  con  zucchero  e  chiara  d'uovo. 

—  de  tornate;  Conserva  di  pomidoro,  dicesi  la 
polpa  de'  pomidoro  spremuta  e  purgata  dal  seme; 
si  serba  pel  tempo  dell'inverno  per  condimento 
delle  vivande  in  mancanza  di  pomidoro  freschi. 

5  Amia  de  conserva;  Andar  di  conserva.  T.  mar. 

Andar  in  compagnia,  e  dicesi  del  Numero  dei 

navigli  di  più  padroni,  che  navigano  insieme  a 

conservazione  l'un  dell'altro. 
Òonseir^st  v.  a.  Conservare:  Tener  nel  suo 

essere,  Mantenere,  Serbare,  Tener  in  serbo,  in 
■  guardia,  in  custodia. 
S  Qmaervd$e  n.  p.  Conservarsi:   Mantenersi  in 


buono  stato.  Rimaner  nel  sao  essere.  Non  de- 
teriorare. 

S  ConservcBve  in  salute  ;  State  sano,  Procnrate  di 
star  sano.  Abbiatevi  riguardo,  e  simili.  Modo  di 
saluto. 
Oonservatò  s.  m.  Conservatore:  Che  con- 
serva, mantiene,  difende;  altrim.  Conservadore. 

n  Conservatore,  per  Nome  d'un  Magistrato  che  an- 
ticam.  davasi  in  alcune  repubbliche. 

—  do  ipoteche,  de  gabelle,  ecc.;  Conservatore  delle 
ipoteche,  delle  gabelle,  ecc.,  dicesi  Quel  pubblico 
ufficiale  0  magistrato  stabilito  per  la  conserva- 
zione di  tali  rami  di  pubblica  amministrazione, 
che  cura  la  riscossione  dei  diritti  dipendenti,  e 
decide  le  controversie  ad  essi  relative. 

Conservatolo  s.  m.  Conservatorio  :  Nome 
dato  a  Certi  stabilimenti  d'istruzione,  d'educa- 
zione e  di  beneficenza  ;  dicesi  quindi  Conserva- 
torio di  ciechi,  di  sordo- muti,  d'allievi  di  canto, 
d'arti  e  mestieri,  ecc.;  altrim.  Gineceo. 

Conseirvoei  dio  ma;  Conservatori  del 
Mare.  Così  chiamavasi  Un  antico  Magistrato  della 
Repubblica  di  Genova,  creato  nel  1604,  che  avea 
l'incarico  di  sorvegliare  a  tutto  ciò  che  riguar- 
dava il  porto. 

Conservòu.  p.  pass.  Conservato  V.  Conserva. 
S  Pittila,  Medaggia,  ecc.  ben  conserva;  Pittura, 
Medaglia,  ecc.  ben  conservata,  dicono  gli  Anti- 
quari allorché  tali  cose  sono  ancora  in  buon  es- 
sere e  ritengono  tuttavia  la  loro  freschezza. 

ConservasBión  s.  f.  Conservazione,  Con- 
servagione,  Conservamento:  11  conservare  e  l'ef- 
fetto di  tale  azione. 

—  di  ipoteche;  Conservazione  delle  ipoteche:  Ufficio 
in  cui  si  tiene  esatto  registro  dei  debiti  che  gra- 
vitano sopra  i  beni  immobili  dei  cittadini. 

'*OSn.so  s.  m.  Console.  Voce  del  volgo  V.  Con- 
sole nel  3."  significato. 

Oonsociaasion  s.  f.  Consociazione  :  Lega , 
Unione,  ma  dicesì  di  diverse  Società  collegate 
insieme. 

OonsòP  s.  f.  Mensola.  Dal  frane.  Console.  Mo- 
bile elegante  di  legno,  che  serve  a  reggere  lo 
specchio. 

Oonsolà  v.  a.  Consolare  :  Alleggerire  il  dolore 

altrui,  Dar  consolazione,  contento,  conforto,  ecc. 

S  Consolàse  n.  p.  Consolarsi,  Racconsolarsi,  RicoB^ 

fortarsi:  Darsi  conforto,  Pigliar  consolazione. 
»  —  con  un;  Consolarsi  con  uno  :  Rallegrarsi  con 
Ini  di  qualche  prosperità. 

Oonsolatò  s.  ra.  Consolatore:  Che  consola, 
Confortatore. 

Oonsolazion.  s.  f.  Consolazione,  Consola- 
mento,  antic.  Consolanza,  Consolare,  Consólo: 
li  consolare.  Contento,  Refrigerio,  Conforto,  Sod^ 
disfazione.  Soddisfacimento,  Appagazione  d'animo, 
n  Consolazione,  per  la  persona,  dalla  quale  si  ha 
consolazione  :  O  l'è  a  mce  consolaziòn  ;  É  la 
mia  consolazione. 
%  Dà  a  consolaziòn;  Dar  la  consolazione.  Con- 
solare; ed  anche  Dar  piacere. 

Oonsole  s.  m.  Cònsole  e  Consolo:  Agente  o 
Delegato  che  il  sovrano  d'una  nazione  mantiene 
in  paese  straniero,  e  principalmente  nelle  piazze 
di  commercio,  per  invigilare  alla  conservazione 
dei  diritti  e  privilegi  de'  suoi  concittadini,  non- 
ché per  adempiere  a  loro  riguardo  certe  funzioni 
amministrative  e  giudiziarie. 


254 


CON 


CON 


»i  ConsoFe,  per  Capo  d'alcuna  Accademia, 
n  —  pei  Capo  0  Capi  d'alcune  arti  o  maestranze, 
e  di  corporazioni  di  facchini,  barcaiuoli ,  ecc. 

—  de  marinn-a;  Console  di  marina:  Uffiziale  del- 
l'amminislrazione  della  marina  incaricato  di  tulio 
ciò  che  ha  relazione  ai  servizio  di  mare,  sia  per 
la  navigazione,  sia  per  la  costruzione  de'  basti- 
menti, pel  loro  armo  ed  equipaggiamento,  pel 
commercio  marillimo,  per  la  pesca,  ecc.  ecc. 

Oousolidà.  V.  a.  Consolidare:  Render  solido, 
Assodare. 
$  Consolidàse  n.  p.  Consolidarsi:  Divenir  solido, 
Assodarsi. 

Ooiisolid.a.2si5u.  s.  f.  Consolidazione,  Con- 
solidamento: L'atto  e  l'effetto  del  consolidare, 

OomsoriLa;  v.  n.  Consonare,  e  men  correttam. 

Consuonare:  Propriam.  Concordarsi  il  suono  del- 

^^'  runa  voce  all'altra; figurai.  Confarsi,  Corrispondere. 

-i-  ùnn-a  cosa  a  un;  Consonare  una  cosa  ad  uno, 
vale  Restarne  persuaso.  Piacergli. 

Onusta,  v.  imp.  Constare  :  Apparire,  Esser  noto, 
manifesto. 

G&xxstsLteL  v.  a.  Dimostrare,  Accertare,  Com- 
provare, e  nell'uso  anche  Constatare:  Far  con- 
stare d'alcuna  cosa.  Render  manifesto,  evidente 
checchessia. 

Oousixltà/  v.  a.  Consultare:  Ricercar  uno  del 

•  •  suo   parere  o  consiglio;  e  parlando  di  libri  o 
*■  codici.  Esaminarne  la  lezione  o  studiarli  comec- 
chessia per  trovar  appoggio  a  qualche  opinione 
0  risoluzione  di  qualche  dubbio. 

S  ConsùUdse  n.  p.  Consultare,  Consultarsi,  Consi- 
gliarsi: Far  consulla.  Discorrere,  Esaminare  qual 
partilo  si  abbia  a  prendere  nelle  cose  dubbie. 
Oonsùlto  s.  m.  Consulto:  11   parere  legale 
emesso  da  uomo  di  legge;  ed  anche  Scrittura  o 

-^Consiglio  dell'avvocato  a  favore  del  cliente. 

m  Consulto,  per  11  parere  che  dà  il  medico  ad  un 

«  ammalato  che  va  a  consultarlo;  Consulta,  Con- 

■  sultazione. 

» —  per  La  riunione  de' medici  chiamali  ai  letlo 

•  dell'ammalalo  per  deliberare  sopra  la  malattia; 
'■e  talora  anche  II  deliberamenlo  scritto  di  questa 

malatlia. 
Gortsùltò  s.  m.  Consultore  e  Consultatore:  Che 
consulla.  Che  dà  consiglio. 

n  Consultore,  per  Titolo  d'uomo  che  ha  pubblico 
incarico. 
Oonsùmà  V.  a.  Consumare,  pjetic.  Consù- 
niere:  Toglier  l'essere,  Distruggere,  Dar  fondo, 
Ridurre  al  niente,  Annientare. 

n  Consumare,  per  Logorare  checchessia  per  uso 

'  '  troppo  lungo  e  frequente. 

♦»'  —  per  Spendere,  Dar  fondo,  Scialacquare,  Man- 
dar a  male.  Dissipare,  e  dicesi  delle  sostanze. 

«  —  Melaf.  vale  Tormentare,  Affliggere,  Dar  am- 
bascia. 

»  —  Usalo  in  senso  neut.  vale  Decrescere,  Sce- 
marsi, Venir  in  declinazione,  Abbassarsi,  Calare; 

■  e  parlando  di  liquidi,  dicesi  Quando  essi  dimi- 
nuiscono per  soverchia  bollitura. 

—  o  poco  per  vòlta;  Fare  a  miccino.  Consumare 
a  poco  per  volta,  Usar  risparmio. 

'^  C5mme  a  giassa  a-o  so;  Consumare  come  il 
•'  ghiaccio  al  sole,  o  come  il  sai  nell'acqua,  vale 
Andarsi  distruggendo  dell'intullo;  e  parlando  di 
persone.  Struggersi ,  Dimagrare,  Intisichire,  An- 
darsene pel  buco  dell'acquaio. 


—  5  matrimonio;  Consumare  il  matrimonio. 

—  0  tempo;  Consumare  il  tempo,  vale  Spenderlo, 
Impiegarlo,  Occuparlo. 

S  Consùmdse  n.  p.  Consumarsi,  Venir  meno.  Sce- 
marsi, Disfarsi,  Dislemprarsi  ;  e  melaf.  Struggersi, 
Dimagrare,  Intisichire. 
«  —  tutto;  Consumar  l'asta  e  il  torchio:  Dissi- 
pare, Dar  fondo  ad  ogni  sua  facoltà. 
Oonsùma^tò  s.  m.  Consumatore:  Che  con- 
suma; ma  dicesi  per  lo  più  di  Chi  consuma  cose 
da  bere  e  da  mangiare. 
Oonsùma^zion  s.  f.  Consumazione,  Consn- 
mamento,  Consumo,  Consunzione,  anlic.  Consuma, 
Consumanza;  Diminuzione,  Scemamento. 
"  Consumazione,  per  Fine,  Disfacimento,  Dissipa- 
mento, Distruzione,  Annientamento;  e  nell'uso 
Il  disirursi  una  cosa  o  per  uso  o  per  vetustà. 

—  dò  matrimonio  ;  Consumazione  del  matrimonio. 

—  do  móndo;  Consumazione  del  mondo:  La  fine 
del  mondo. 

—  di  secoli;  Consumazione  de' secoli:  Tutta  la  du- 
rala del  tempo  sino  alla  sua  fine. 

Oonsùmmo  s.  m.  Consumo,  Consumamenlo, 
Consumazione,  Scemamento,  Calo  :  Diminuzione 
di  peso  delle  mercanzie  o  di  q^ialunque  altra  cosa. 

n  Consumo,  per  Ciò  che  si  consuma  in  una  data 
cosa. 

ti  Mignatta,  Seccafistole,  Mosca  culaia,  dicesì  figurai, 
di  Persona  grandemente  noiosa,  importuna. 

S  Andò,  in  consumino;  Andarsene  in  consumo, 
Consumarsi;  e  dicesi  tanto  delle  persone  che 
delle  cose. 

%  A-o  consùmmo;  A  calo ,  Al  consumo  V.  A-o 
consùmmo. 

S  Dazio  consùmmo;  Dazio  di  consumo:  Quello 
che  è  imposto  sulla  consumazione  delle  cose,  spe- 
cialmente villuarie,  determinale  dalla  legge. 

S  Piggid  a-o  consùmmo  ùnn-a  persdnn-a  ;  Con- 
sumar uno  V.  A-o  consùmmo. 
Oousùmiuóii  fAndd  in);  Andar  in  con- 
sumo, Andar  in  dileguo,  Dar  in  consunzione 
V.  Andd. 
Oonsùmmòu.  pari.  Consumato  :  Usasi  in  latti 
i  signif.  del  v.  Consumare  V.  Consùmd. 

%  Broddo  consùmmóu;  Consumalo  V.  Broddo. 

S  Ommo  consùmmóu  ne-o  stùdio;  Uomo  consu- 
malo nello  studio,  vale  Uomo  di  molto  studio. 
OousùuziGu  s.  f.  Consunzione,  Consumazione, 
Estenuazione:  Decrescimento  lento  e  progressivo 
delle  forze  e  del  volume  di  tutte  le  parli  molli 
del  corpo,  che  è  comunem.  mantenuto  da  qual- 
che malattia  cronica. 
Oòntà  V.  a.  Conlare,  Numerare,  Noverare,  An- 
noverare: Raccorre  unità.  Dar  la  serie,  il  nu- 
mero di  più  grandezze,  d'oggetti,  d'individui,  ecc. 

ti  Contare,  per  Pagare:  G'hò  cdntòu  i  so  dina; 
Gli  ho  contati  i  suoi  danari. 

ji  —  per  Valutare,  Dar  prezzo  :  Quanto  cdntce  e 
terrinn-e?  Quanto  contale  le  zuppiere? 

n  —  per  Far  conto.  Stimare,  Riputare  :  0  n5  me 
cónta  per  ninte;  Non  mi  conta  per  nulla. 

»>  —  per  Narrare,  Raccontare,  Dire  :  Cóntceme  un 
pd  camme  a  l'è  andceta  ?  Coniatemi  un  po'  come 
andò  la  cosa? 

11  —  Usato  in  senso  neut.  vale  Aver  credilo,  au- 
torità, Importare,  Esser  in  conto:  0  l'è  per- 
sSnn-a  chi  cónta;  E  persona  che  conta. 

»  —  per  Disegnare,  Disporre,  Stabilire:  Quando 


COK 


CON 


255 


contee  d'andà  a  Firerue?  Quando  conlate  di 
andar  a  Firenze? 

—  cdniìne  5  sbiro  a  goffo;  Contare  quanto  il  due 
a  briscola,  vale  Coniar  poco  o  nulla,  e  dicesi 
di  Chi  in  casa  propria  o  anche  in  un  pubblico 
ufficio  non  ha  autorità  veruna. 

—  (le  balle,  de  micce,  de  mincionaje,  de  vesce 
V.  Balla. 

—  I  drappi  a  bùgaixe  ;  Riscontrare  o  Annoverare 
i  panni;  il  che  fessi  alla  presenza  della  lavan- 
daia quando  li  riceve  o  li  riporta. 

—  1  ciicti  de  pcrsònn-e ;  Sbrodeltare,  Sfringuellare, 
Spettegolare:  Manifestare  indiscretamente  i  fatti 
altrui,  come  fan  le  pettegole. 

—  in  sciùnn-a  persónn-a;  Contare  o  Far  conto  sa 
duno,  Far  disegno.  Far  assegnamento  sopra  al- 
cuno: Collocar  la  sua  fiducia  in  lui,  Farne  ca- 
pitale. 

—  in  sciùnn-a  cosa;  Confidare,  Far  fondamento, 
Credere,  Sperare. 

—  tiitlo;  Svesciare,  Rinvesciare:  Ridire  tutto  ciò 
che  si  sa  o  si  sospetta,  ancorché  si  debba  tener 
segreto. 

S  Chi  nò  ne  fa,  nò  ne  conta;  Chi  ne  ferra,  ne 

inchioda.  Prov.  che  significa  Chiunque  fa,  può 

errare. 

S  Confale  grosse;  Lanciar  campanili  o  cantoni  in 

aria:  Spacciar  cose  e  frottole  non  verisimili  o 

impossibili. 

S  A'ò  cónta;  Non  monta,  Non  imporla,  Non  serve. 

8  Nò  cónta  ciù  in  sciùnn-a  cosa;  Far  una  cosa 

andata,  Averla  per  perduta. 
S  Nò  savei  conta  trce  bari  in  sciùn  aze  ;  Non 
saper  accozzar  tre  pallottole  in  un  bacino  V.  Bari. 
%  Roba  da  contùse  a-o  féugo;  Cose  da  contare  o 
da  dire  a  vegghia,  cioè  Vane,  Senza  sostanza, 
Inverisimili. 
$  Cónta  cónta;  Impinza  impinza,  dicesi  ironicam. 
ad  uno,  cui,  mentre  narra  qualche  fiaba,  si  mo- 
stra di  non  prestargli  fede  veruna. 

Ooiita,lba.lle  s.  m.  Sballone,  Bubbolone,  Ca- 
rotaio, Carotiere,  Favolajo,  Favolone,  Cianciven- 
dolo, Sbracione,  ecc.:  Narrator  di  fiabe,  Che  dà 
ad  intendere  cose  che  non  son  vere. 

Ooiita.l>ilitse  s.  f.  Computisteria,  e  nell'uso 
Contabilità:  L'arte  di  tener  i  conti. 

Oonta^cLin  s.  m.  Contadino,  dicesi  ordinariam. 
da  noi  Colui  che  lavora  la  terra  V.  Paizan. 

Oouta/g-g-ià,  V.  a.  Appestare,  Ammorbare  V. 
Accontaggià. 

Ooiita>g-g-io  s.  m.  Contagio,  Contagione,poetic. 
Contage:  .Male  attaccaticcio,  e  dicesi  segnatamente 
della  peste. 
%  Contaggio;  Fistolo,  Nabisso,  dicesi  figurai,  a  Quel 
fanciullo  che  mai  non  si  ferma  e  sempre  pro- 
cura di  far  qualche  male;  ed  anche  a  Giovane 
insolente,  che  guasta  e  chiappa. 

Oonta.g'g'ioso  add.  Contagioso,  Appiccatic- 
cio, Attaccaticcio:  Epiteto  dato  alle  malattie  su- 
scettibili di  comunicarsi  per  contatto,  o  di  essere 
trasmesse  per  mezzo  di  corpi  intermediari. 

Oo]ita<iiiicce  V.  Contaballe. 

Ooilta;iiii]lcioiiaje  V.  Contaballe. 

Contatto  s.  m.  Contatto:  Stato  di  due  corpi 
che  si  toccano. 
S  A  conlatto;  A  contallo.  Posto  avverb.  vale  In 
maniera  che  una  cosa  tocchi  l'altra  immediata- 
mente. 


S  Mette  a  contatto  òn  con  un  atro  ;  Metter  nno 
a  contatto  con  altro,  figur.  vale  Jletterlo  in  cor- 
relazione, in  corrispondenza  con  un  altro. 
Oontavesce  V.  Contaballe. 
Oonteg-ni  v.  a.  Contenere,  Capire,  Racchia- 
dere  dentro  di  sé.  Comprendere  in  un  determi- 
nato spazio. 
«I  Contenere,  sì  dice  altresì  delle  diverse  materie 
corroborate  ne'  misti;  ed  anche  delle  materie  dot- 
trinali ed  erudite  che  son  comprese  in  nn  libro, 
in  un  trattato,  in  un  discorso  o  simile. 
S  Contegnise  n.  p.  Contenersi,  Comprendersi,  Rac- 
chiudersi, Esser  compreso, 
n  Contenersi,  per  Reprimersi,  Raffrenarsi,  Tempe- 
rarsi ;  e  talvolta  Regolarsi,  Comportarsi. 
Contég-no  s.  m.  Conlegno,   antic.   Conteni- 
mento: Portamento,  Attitudine,  Apparenza, 
t»  Contegno,  per  Portamento  altiero  e  grave,  Sus- 
siego, Maestà,  Gravità,  Sostenutezza  ;  antic,  Con- 
tegna. 
I»  —  per  Condotta,  Maniera  di  governarsi  nel  vi- 
vere, di  contenersi  in  un  affare,  ecc. 
Oouteg-nùo  s.  m.  Contenuto,  Contenimento: 
Ciò  che  si  contiene  in  un  vaso,  in  un'opera,  in 
uno  scritto,  ecc. 
S  Da-o  contegnùo;  Dal  contesto. 
Oonteiza  s.  f.  Contesa,  Contenzione:  Il  conten- 
dere. Contrasto,  Alterazione,  Quistione,  Disputa. 
Oontemplà  v.  a.  Contemplare  :  Affissar  la 
mente  e  il  pensiero,  Considerar  attentamente  cogli 
occhi  del  corpo  e  dell'intelletto. 
Oontemplatò  s.   m.  Contemplatore:  Chi 

contempla. 
OontemplaziSii   s.   f.  Contemplazione , 
Contemplamento,  antic.  Contemplanza,  Contem- 
prazione:  Il  contemplare.  L'atto  della  mente,  con 
cui  l'uomo  s'applica  a  considerare  e  a  contemplare. 
»  Contemplazione,  per  Elevazione  della  mente  a  Dio, 
Amorosa  vista  di  Dio,  come  presente  all'anima. 
S  In  contemplaziòn  de...  X  contemplazione  di. . . 
Posto  avverb.  vale  A  riguardo  di,  Per  rispetto 
di.  Per  amore  di... 
S  Sta  in  contemplaziòn;  Stare  in  contemplazione: 
Contemplare,  Tenere  la  mente  fissa. 
Oontentà  v.  a.  Contentare,  Accontentare; 
Soddisfare,  Adempiere  l'altrui  voglia.  Far  con- 
tento, Render  pago.  Appagare. 
S  Contentdse  n.  p.  Contentarsi,  per  Acconsentire: 
Se  ve  contenta  che  vadde  a  Tòrin,  ecc.;  Se  vi 
contentale  ch'io  vada  a  Torino,  ecc. 
S  Contentdse  de  poco;  Esser  di  facile  contenlalura, 

Contentarsi  facilmente. 
S  Ese  facile  o  diffìcile  a  contentdse;  Essere  di 
facile  0  di  difficile  contentatura,  vale  Cputentarsi 
facilmente  o  difficilmente. 
S  Chi  se  contenta  gode;  Chi  si  conlenia  gode. 

Dettalo  facile  ad  ogni  intelligenza. 
§  Nò  scpéu  contenta  tutti;  Chi  fa  la  casa  in  piazza, 
0  e'  la  fa  alta  o  e'  la  fa  bassa.  Prov.  che  signi- 
fica Esser  cosa  difficile  il  contentar  lutti  per  la 
varietà  de'  caratteri. 
Oonteutin  s.  m.  Vantaggino,  e  nell'uso  an- 
che Contentino:  Un  altro  poco  della  cosa  pia- 
cinta  per  prolungarne  il  conlento;  e  comnnem. 
dicesi  di  Quella  giunta  che  si  dà  sopra  una  chic- 
chera di  cioccolata  e  simili. 
Oouteuto  add.  Conlento,  Soddisfatto,  Appa- 
gato; e  talora  Lieto,  Allegro. 


868 


COIt 


S  Becco  contento;  Becco  contento,  Becco  agevole 

0  cornato  V.  Becco. 
S  Ciammàse  contento;  Chiamarsi  contento©  per 

contento:  Dichiarare  d'essere  soddisfatto. 
S  Contento  mi,  contento  tutto  ò  mondo;  Contento 

io,  contento  il  mondo.  Maniera  proverbiale. 
§  Èse  contento  d'ùnn-a  cosa;  Esser  o  Star  contento 
a  una  cosa,  vale  Contentarsene,  Tenersene  pago. 
5  Nisciùn   Ve  contento  da  so  sorte;  Nessuno  è 
contento  della  sua  sorte. 

Oontestà  v.  a.  Contestare,  antic.  Contastare: 
Contrastare,  Contendere,  Protestar  contro,  Opporsi . 

Ooiiitesta.ziòu.  s.  f.  Contestazione,  anticam. 
Contasta,  Contasto:  Il  contestare,  Opposizione, 
Contrasto. 

Oontetto  s.  m.  Contarello,  Conticino:  Breve 
0  piccolo  conto. 

Oouteuir  d^  Sftiz  ;  Misuratore  del  gas  : 
Strum.  0  Cassetta  metallica,  con  cui  il  volume 
del  gas  è  misurato  di  mano  in  mano  che  passa 
ad  ardersi  ne'  becchi. 

Ooutezzà/  V.  n.  Conteggiare:  Fare  i  conti. 

Oontezzo  s.  m.  Conteggio:  L'atto  del  con- 
teggiare; e  più  spesso  il  Resultamento  di  esso 
conteggiare. 

Oontiuensa;  s.  f.  Continenza:  Quella  virtù, 
per  la  quale  l'uomo  contrasta  al  senso,  e  supera 
l'appetito  de' diletti  corporei. 
«  Umerale,  e  nell'uso  anche  Continenza:  Quel  drappo 
serico  ornalo  di  trapunti,  che  gli  ecclesiastici  pon- 
gonsi  sulle  spalle,  e  le  cui  falde  dinanzi  servono 
a  coprire  il  calice  o  la  pisside,  o  involgere  le 
mani  nel  portare  l'ostensorio  nel  sacramento. 

Oontinuà  v.  a.  Continuare,  Continovare,  antic. 
Continuvare:  Seguitar  a  fare.  Proseguire  una  cosa 
cominciata. 
»  Continuare,  usato  in  senso  neut.  vale  Non  cessare, 
Durare:  Continua  a  ciéuve;  Continua  a  piovere. 
H  —  per  Venire  appresso,  di  seguito;  ed  anche  per 
Andare  di  continuo  a  qualche  luogo  :  0  continua 
a  anddghe;  Contìnua  ad  andarvi. 

Oontinua^tò  s.  m.  Continuatore:  Chi  conti- 
nua, ma  comun.  si  dice  di  Chi  continua  un'opera 
V.  Continuazion  nel  2°  signif. 

Oon.tiuua.zió]i  s.  f.  Continuazione,  Conti- 
novazione,  Continuamento,  antic.  Continua,  Con- 
tinuanza:  II  continuare,  L'atto  del  continuare,  e 
Il  tempo  che  dura  la  cosa  continuata. 

—  d'unnn'opera;  Continuazione  d'un'opera,  si  chiama 
Quella  parte  di  essa  continuata  a  scrivere  da  altri, 
perchè  l'autore  o  è  morto,  o  non  ha  potuto  con- 
durla a  termine. 

Oontiuuo  add.  Continuo:  Che  ha  continua- 
zione, Non  interrotto,  Perenne. 
S  A  frevc  continua  a  l'ammassa  l'ommo  ;  La 
febbre  continua  ammazza  l'uomo.  Prov.  che  figur. 
si  dice  per  esprimere  che  Le  continue  spese  fanno 
impoverire. 
S  A-o  continuo;  Al  continuo  o  Al  continpvo.  Del 
continuo  o  Del  continovo,  Di  continuo  o  Di  conti- 
novo.  Posti  avverb.  valgono  Continuamente,  Senza 
interruzione,  Senza  intermissione.  Sempre. 

Oònto  s.  m.  Conto,  Calcolo,  Computo,  Ragione; 
e  presso  i  .Mercatanti  II  registro  delle  partite  di 
danaro  da  dare  o  da  avere. 

—  o  parte;  Conto  a  parte.  Conto  separalo. 

—  averto;  Conto  acceso.  Conto  aperto:  Il  conto  non 
saldato. 


CON 


—  corrente  ;  Conto  corrente  :  Quello  a  cui  giornal- 
mente s'aggiungono  partite,  e  dicesi  propriam. 
Il  conto  de' danari. 

—  dell'oste;  Cartina  o  Cartina  del  conto:  Il  conto 
che  dà  l'oste  o  simile  dopo  il  trattamento. 

—  riandò;  Conto  intiero,  giusto. 

—  saldóu;  Conto  spento,  Conto  saldato. 

8  A  bón  conto;  A  buon  conto  V.  A  b6n  cónto. 

S  A  conti  (ceti;  A  conti  falli.  Posto  àvverb.  vale 
Ragguagliata  ogni  cosa,  Pesato  il  prò  e  il  contro, 
In  conclusione. 

S  A  conto;  A  conto  V.  A  cSnto. 

%  A  fin  di  cSnti;  Al  far  de' conti,  Alla  fln  fine  ecc. 
V.  À  fin  di  cónti. 

S  A  nisciùn  cónto;  A  palio  nessuno,  In  nessun 
modo.  Modo  avverb. 

S  A  tutti  i  cónti;  A  marciaforza,  ecc.  V.  A  tétti 
i  cónti. 

S  Andd  a  cónto  d'un;  Andare  a  conto  d'alcuno, 
dicesi  di  traffico,  fondaco  e  simili,  e  vale  Andar 
sotto  suo  nome  o  a  suo  prò. 

n  —  o  cónto  d'un  ùnn-a  speiza;  Andar  la  spesa 
a  conto  di  chicchessia,  vale  Esser  posta  a  conto 
di  lui. 

n  —  0  Non  andà  ben  i  cónti;  Tornare  o  non 
tornare  bene  i  conti,  si  dice  Quando  non  vi  è, 
0  sì,  errore  nel  calcolo. 

§  Arrangiò  i  cónti;  Aggiustare  i  conti,  vale  Sal- 
darli; ed  usasi  anche  figurai,  quando  evvi  alterco 
0  quistione  tra  due  persone. 

S  Arvì  un  cónto;  Accendere  o  Piantar  la  partita, 
cioè  Far  debitore  o  creditore  al  libro. 

§  Arvise  un  cónto;  Accattarsi  una  briga.  Modo 
figurato. 

§  Avei- di  cónti  averti;  Aver  conti  accesi.  Aver 
partite  da  aggiustare,  da  saldare  e  simili,  figurai, 
vale  Aver  brighe  con  qualcheduno.  Dover  ren- 
dere soddisfazione  a  qualcheduno  per  cattive  azioni 
fatte  al  medesimo. 

S  Chi  fa  ó  cónto  sensa  l'oste,  bezéugna  falò  tra 
vòlte;  Chi  fa  il  conto  senza  l'oste,  gli  convien 
farlo  due  volle.  Prov.  che  vale  I  disegni  che  si 
fanno  così  da  per  sé,  per  lo  più  non  riescono. 

g  Ciammd  a  cónti;  Chiamare  a' conti,  Chiamare 
a  render  ragione. 

S  Ciammd  cónto  V.  sotto  Domanda  cónto. 

§  Dà  0  Riceivo  dince  a  cónto;  Dare  o  Ricevere 
denari  a  conto  o  a  buon  conto,  vale  Dare  o  Ri- 
cevere d'un  debito  o  credito  una  porzione  di 
denari  per  farsela  far  buona  o  bonificarla  nei 
saldo  del  conto. 

%  Dà  cónto;  Dar  conto,  vale  Render  ragione. 

»i  —  cónto  d'ùnn-a  cosa;  Dare  o  Render  conto 
d'una  cosa,  vale  Dar  ragione  dell'operato ,  Render 
soddisfazione,  e  talora  -Darne  avviso  o  notizia. 

ti  —  cónto  0  bón  cónto  da  so  persónn-a;  Dar 
conio  di  sé,  Dar  buon  conto  di  sé,  vale  Por- 
tarsi come  si  conviene,  da  uomo  onesto,  da  bene. 

n  ó  so  cònio  a  ùnn-a  persónn-a;  Dar  ad  alcuno 
il  suo  conto,  cioè  Dargli  ciò  che  gli  si  dee;  e 
figurai.  Dargli  soddisfazione,  Trallarlo  com'è' 
merita,  o  simili. 

%  Dince  piggiie  a  cónto;  Denari  ripresi,  cioè  De- 
nari tolti  a  prestanza,  ovv.  a  sconto  di  lavori 
da  fare. 

S  Domanda  cónto;  Domandar  conto,  vale  Chia- 
marlo a  render  ragione,  Far  render  conto  o  sod- 
disfazione, osemplicem.  Cercar  notizia  d'una  cosa. 


i 


CON 


CON 


857 


S  Fd  conto;  Far  conto,  Conlare,  Divisare,  Dise- 
gnare, Determinare,  Stabilire;  e  talvolta  sem- 
plicem.  Figurarsi,  Immaginarsi,  Supporre:  Fa? 
cónto  che  ghe  scgge  stceto;  Fate  conto  ch'io  vi 
sia  stalo. 

»  —  0  Nò  fd  cónto  d'ùnn-a  cosa;  Fare  o  Non 
far  conio  d'ana  cosa,  vale  Averla  o  Non  averla 
in  pregio,  in  islima. 

n  —  cònio  che  un  5  cante;  Far  conto  che  uno 
canti,  vale  Non  curare  i  suoi  delti.  Non  far  caso 
delle  sue  parole. 

n  —  i  cónti;  Far  i  conti,  vale  Conteggiare,  Ri- 
scontrar le  ragioni  o  le  partite. 

•I  —  »  cónti  con  un;  Aggiustare  i  conti  con  uno 
V.  sopra  Arrangia  i  cónti  nel  senso  figurato. 

w  —  md  i  so  cónti;  Far  male  i  suoi  conti,  vale 
Male  immaginare.  Pensarla  male,  Non  curar  il 
suo  interesse. 

w  —  0  cónto  sensa  l'oste;  Far  il  conto  senza  l'oste. 
Modo  provcrb.  e  figur.  e  vale  Determinare  da 
sé  quello  a  che  dee  concorrere  ancora  la  vo- 
lontà degli  altri  V.  sopra  Chi  fa  5  cónto  sensa 
roste,  ecc. 

n  —  un  cónto  a  parte;  Far  un  conto  a  parte, 
cioè  Separalo  da  un  altro. 

»  —  ùnn-a  cosa  a  cónto  d'un;  Far  checchessia 
a  conto  d'uno,  cioè  A  suo  utile  o  danno. 

3  Fase  dd  o  rende  cónto  d'ùnn-a  cosa;  Farsi 
render  conto  o  ragione  o  soddisfazione,  e  dicesi 
ordinariam.  di  qualche  cattiva  azione  ricevuta 
da  uno. 

S  Libbra  di  cónti;  Libro  delle  ragioni  o  de'  conti. 

g  Slette  in  cónto  ;  Mettere  o  Porre  in  conto  o  a 
conto,  vale  Annoverare  tra  gli  altri  conti. 

S  Non  aveì  ninte  da  di  in  sciò  cónto  d'ùnn-a 
persónn-a;  Non  aver  nulla  a  dir  sul  conto  d'uno, 
cioè  A  suo  riguardo. 

S  Ommo  de  lón  cónto;  Uomo  di  buon  conto,  vale 
Uomo  di  buona  fede,  sincero,  leale,  onesto. 

S  Pe  cónto  mce,  Pe  cónto  tò,  Pe  cónto  so,  ecc.;  Per 
conto  mio,  tuo,  suo,  ecc.,  posti  avverb.  valgono 
Per  csgion  mia,  lua,  sua,  ecc. 

S  Persónn-a  de  cónto  ;  Persona  di  conto  o  da  conto, 
vale  Pregevole,  Da  farne  stima. 

S  Rende  cónto;  Render  conto:  Far  vedere  l'am- 
minislrazìone,  talora  Render  ragione  dell'operato, 
e  talora  Dar  soddisfazione. 

S  Salda  i  cónti;  Saldare  i  conti  o  le  ragioni;  ed 
usasi  anche  tìiiurat.  V.  sopra  Aggiusta  i  cónti. 
§  Savei  fd  de  cónto;  Saper  fare  di  conto,  Saper 
fare  i  conti,  Saper  conteggiare. 

n  —  fai  so  cónti;  Saper  fare  il  suo  conto,  fi- 
gurai, vale  Operar  con  ogni  avvedutezza. 

n  —  ó  so  cónto;  Saper  il  conio  suo,  vale  Esser 
accorto  e  da  non  si  lasciar  ingannare;  ed  anche 
Esser  dotto  e  valente  in  checchessia. 
S  Tegni  cónto;  Tener  conto  :  Prender  memoria  o 
ricordo;  ed  anche  Riflellere,  Abbadare,  Osser- 
vare: Tcgnì  cónto  de  quanto  ve  diggo;  Tenete 
conto  di  quanto  vi  dico. 
M  —  cónto  d'ùnn-a  cosa;  Tener  conto  di  chec- 
chessia, vale  Averne  cura,  riguardo,  Conservarlo, 
e  talora  Risparmiarlo:  Bezéugna  tegni  cónto  di 
dinoe;  Bisogna  tener  conto  de' danari. 
»  —  i  cónti  a  ùnn-a  persónn-a;  Tener  i  conti 
ad  uno,  vale  Essere  il  suo  computista,  il  conlahile. 
S  Torna  a  cónto  ;  Mettere,  Porre,  Tornar  conto. 
Tornar  bene,  Essere  utile  o  conveniente. 

CàMkOOih,  iMMoMoHo  <}*HOV0tt-Itali<mo. 


S  Trapaggid  pe  cónto  proprio;  Fare  per  sé.  La- 
vorare sopra  di  sé  o  sopra  le  sue  spalle,  Cucir 
a  suo  refe. 
Còntòar  s.  m.  Banco  :  Tavola  sopra  la  quale 
i  cassieri  contano  i  danari  che  pagano  o  riscuo- 
tono. Dal  frane.  Comptoir. 
Ooutòr^ice  n.  p.  Contorcersi,  Scontorcersi, 
dicesi  di  Quel  rivolger  di  membra,  che  si  fa  ta- 
lora 0  per  dolor  che  si  senta,  o  per  vedere  o 
avere  a  fare  cose  che  dispiacciano. 
Contorcimeli tos.  m.  Contorcimento,  Con- 
torsione: Molo  violento  che  contorce  i  muscoli 
0  le  membra  d'una  persona. 
Contorna  v.  a.  Contornare,  Conlorniare.  T. 
de' Piti.  Fare  i  contorni  o  i  dintorni  alle  pit- 
ture; e  generalm.  dicesi  del  Fare  un  contorno 
a  checchessia;  altrim.  Dintornare,  Intornare. 
Il  Circondare,  Attorniare,   Accerchiare:  Chiudere 

intorno  alla  larga. 
S  Coniornàse  n.  p.  Circondarsi,  Attorniarsi,  Ac- 
cerchiarsi. 
Contorno  s.  m.  Contorno,  Dintorno.  T.  dei 
Piti.  Linearaenlo  esterno  delle  figure  che  si  fanno 
in  disegno;  e  per  similil.  dicesi   dell'Estremità 
in  cui  si  termina  intorno  intorno  ogni  altra  cosa. 
n  Contorno,  per  Lo  spazio  circonvicino  alla  cosa 
di  cui  si  parla,  e  dicesi  specialm.  di  paese,  e 
vale  Vicinanze,  Dintorni. 
Contorsciòn  V.  Contorcimento. 
Contra  s.  f.  Contrada,  Via:  Strada  di  luogo 

abitato. 
ContraTbTbandLé  s.  m.  Contrabbandiere:  Que- 
gli che  fa  0  che  è  uso  a  fare  contrabbandi,  cioè 
Che  introduce  mercanzie  proibite  e  froda  le  ga- 
belle V.  Fruoxadó. 
Contralblbandista  s.  m.  Contrabbandiere. 
T.  mar.  Si  dice  de'  Bastimenti  mercantili,  i  quali 
fanno  un  commercio  clandestino  ed   illecito  di 
mercanzie  di  contrabbando. 
Contratolbando  s.  m.  Contrabbando,  dicesi 
di  Checchessia  che  si  faccia  contro  ai  bandi  o 
alle  leggi,  ma  principalm.  dell'introdurre  mer- 
canzie proibite  o  il  celarle  ai  gabellieri  per  non 
pagar  gabella  V.  Fraoxo. 
S  De  contrabbando;  Di  contrabbando.  Posto  avverb. 

vale  Furtivamente. 
S  Fd  ùnn-a  cosa  de  contrabbando  ;  Far  checches- 
sia di  contrabbando  o  alla  macchia,  vale  Far  una 
cosa  furtivamente,  nascosamente. 
Contral^itte  s.  f.  pi.  Controbitte.  T.  mar. 
Bracciuoli  verticali  che  appoggiano  e  sostengono 
le  bilie  dal  lato  verso  cui  devono  fare  resistenza. 
Un  ramo  del  bracciuolo  è  fissato  al  ponte  e  l'altro 
contro  la  bitta. 
Contratolbordo   s.  m.  Contrabbordo.   T. 
mar.  Coperta  di  tavole,  che  anticamente  facevasi 
al  vivo  d'una  nave  dalla  chiglia  sino  alle  incinte, 
e  serviva  per  conservare  il  bastimenlo. 
Contraccang-ia  v.  a.  Contraccambiare, 
Ricambiare:  Propriam.  Cambiare  una  cosa  in- 
contro d'un'altra;  e  com.unem.  per  Compensare, 
Dar  contraccambio. 
Contraccang-io  s.  m.  Contraccambio  e 
Contracambio,  ma  pochissimo  usato:  Cosa  eguale 
a  quella  che  si  dà  o  si  riceve.  Concambio;  e 
comunem.  per  Compenso,  Compensazione,  Ri- 
compensa, Rimunerazione  eguale  o  adeguata. 
Contraddansa  sost.  fem.  Contraddanza  e 

17 


258 


CON 


CON 


Conlradanza:  Specie  di  bailo  fatto  in  più  per- 
sone, messe  in  fila  sopra  due  linee. 

OontraddLì  v.  n.  Contraddire  e  Contradire: 
Dir  contra  o  il  contrario,  Contrariare  comunque 
sia,  Opporsi;  anlicam.  Contraddicere  e  Contra- 
dicere. 
S  Contraddise  n.  p.  Contraddirsi  e  Contradirsi: 
Dire  il  contrario  di  ciò  che  si  è  detto'  Cader 
in  contraddizione. 

Oontraddizión  s.  f.  Contraddizione,  Con- 
traddicenza,  Contraddicimento,  Contraddetto,  Con- 
traddetta, voce  usala  dal  Caro,  antic.  Contrad- 
di ttura:  L'atto  di  contraddire,  di  opporsi  al  parere, 
al  ragionamento  d'un  altro. 
S  Spirilo  de  contraddizion;  Spirito  di  contrad- 
dizione, dicesi  d'Uno  che  ha  per  uso  di  con- 
traddire ogni  cosa. 

Oontra-dormiente  s.  m.  Controdor- 
miente. T.  mar.  Lunghi  pezzi  di  legno,  che  ri- 
girano intorno  intorno  al  vascello,  sopra  le  testate 
de'  bagli  fermate  sul  dormiente. 

Ooiiti*a,e  V.  a.  Contrarre  e  Contraere:  Acquistar 
cosa,  con  aver  data  cagione  d'acquistarla,  e  in- 
tendesi  sempre  di  cose  incorporali,  come  le  chia- 
mano i  Legisti,  cioè  debiti,  diritti,  effetti,  ecc. 
n  Contrarre,  per  Stabilire  concordevolmenle,  Con- 
chiudere un  accordo,  un  trattato,  ecc. 

— .  matrimonio;  Contrarre  matrimonio,  vale  Le- 
garsi in  matrimonio. 

Ooxiti:*a.irà  v.  a.  Contraffare:  Far  come  un 

altro,  Imitarlo  per  lo  più  ne' gesti  e  nel  favellare. 

M  Contraffare,  parlandosi  di  metalli,  d'opere  d'arte, 

di  scrittura  e  simili,  vale  Falsare,  Falsificare. 
S  Contra/jfdse  n.  p.  Contraffarsi,  Trasformarsi,  Tra- 
visarsi, Trasfigurarsi,  Travestirsi. 

Oo]itx*a;lF£eto  p.  pass.  Contraffatto  V.  Con- 
tra/jfà. 
n  Contraffatto,  per  Brutto,  Sformato,  Deforme,  Sfi- 
gurato, Stroppiato  della  persona. 

Go]itx*a<fra<zióii  s.  f.  Contraffazione,  Con- 
traffatlura,  Contraffacimento:  L'atto  e  l'effetto  del 
contraffare,  Imitazione  fatta  per  l'appunto. 

Oontira.g'a.lblbiòii;  Contraccapione.  T.mar. 
Legno  curvo,  che  serve  di  rinforzo  al  capione, 
cui  è  applicato. 

Ooiiti*£iio  s.  m.  Contrario,  antic.  Contradio  : 
Ciò  che  è  contrario.  Cosa  contraria.  Cosa  op- 
posta :  0  fa  tétto  o  contràio  de  quello  che  ghe 
diggo;  Fa  tutto  il  contrario  di  quanto  gli  dico. 
S  A-o  contràio;  Al  contrario.  All'opposto,  Al  ro- 
vescio V.  A-o  contràio. 
8  Non  aveì  nintc  in  contràio;  Non  aver  nulla 
a  ridire. 

Oontirà^io  add.  Contrario,  antic.  Contraro,  Con- 
trarioso, Conlradio,   Contradioso:  Propriam.  si 
dice  di  Quelle  cose  che,  poste  sotto  il  medesimo 
genere,  sono  in  fra  di  loro  in  tutto  e  per  tutto 
opposte:  O  freido  5  l'è  contràio  a-o  cado;  li 
freddo  è  contrario  al  caldo, 
n  Contrario,  per  Avverso,  Sfavorevole,  Sinistro: 
Emma  avùo  ó  vento  contràio;  Abbiamo  avuto 
il  vento  contrario. 
«  —  per  Avversario,  Nemico:   0  s'è  misso   dà 
parte  contràia;  Egli  si  mise  dalla  parte  con- 
traria. 
«  —  per  Opposto,  Differente:  Opinion  contràia, 
Effetto  contràio,  ecc.;  Opinione  contraria.  Ef- 
fetto contrarlo,  ecc. 


Ooiitjra>la,iide  s.  f.  piar.  Controlande.  T. 
mar.  Gli  anelli  inferiori  delle  lande,  che  s'in- 
chiodano a  due  incinte  per  rinforzarle. 

Ooutx'a.ma.n.tìg'^i  s.  m.  pi.  Contramman- 
tiglie  0  False  mantiglie.  T.  mar.  Corde  semplici 
che  servono  a  raddoppiare  le  mantiglie  de'  bassi 
pennoni,  pe' tempi  burrascosi  e  pei  combattimenti. 

Ooiiti*a.iii.eza/iin.-ai>  s.  f.  Conlromezzana. 
T.  mar.  Vela  che  si  spiega  all'albero  di  contro- 
mezzana,  che  è  quello  sovrapposto  all'albero  di 
mezzana;  essa  èia  minore  delle  tre  gabbie. 

Oo]itx*a<iiiùa;  s.  f.  Contromura.  T.  mar.  Fune 
che  serve  di  rinforzo  alla  mura.  Chiamansi  pure 
Contramure  o  Mure  di  rovescio  quelle  di  sotto- 
vento, ma  non  è  esatto. 

Oontrappeizo  s.  m.  Contrappeso  :  Cosa  che 
adegua  un'altra  nel  peso,  e  serve  per  lo  più  di 
stram,  a  muover  le  macchine,  sorreggendole  che 
non  precipitino,  ma  si  muovano  coi  moto  che 
vuole  l'artefice. 
Il  Contrappeso,  per  Quell'asta  Innga  di  legno,  im- 
piombata da  ambe  le  estremità,  di  cui  servonsi 
gli  acrobati  per  tenersi  in  equilibrio  allorché  bal- 
lano e  saltellano  sul  canapo  teso. 
S  Contràppcizi  da  pèndola;  Contrappesi:  Quei 
piombi  avvolti  con  funicelle  alle  ruote  degli  orìuoli 
per  farli  muovere. 

Oontrappezà,  v.  a.  Contrappcsare:  Adeguare 
peso  con  peso,  Equilibrare,  Bilanciare. 

Ooiiti>a.ppoxiii-e  v.  a.  Contrapporre:  Porre 
all'incontro.  Opporre. 

Ooutrappoteusa  s.  f.  Contropotenza.  T. 
oriuol.  Negli  orologi  da  tasca,  non  però  quelli 
a  cilindro,  è  Un  pezzo  fermato  con  vite  alla  po- 
tenza ,  e  serve  d' appoggio  a  quel  pernio  della 
serpentina  che  corrisponde  al  rocchetto  di  essa. 

Ooxxtx*appviiitista>  s.  m.  Contrappuntista: 
Che  sa  il  contrappunto. 

Oontrappunto  s.  m.  Contrappunto.  T.  mus. 
L'arte  del  comporre  di  musica,  e  La  composizione 
medesima;  detto  così  dai  punti  che  già  si  se- 
gnavano invece  delle  note. 

Ooutx*airià/  v.  a.  Contrariare,  antic.  Contra- 
diare:  Far  contro.  Ostare,  Opporsi,  Intraver- 
sarsi; ed  anche  Contraddire,  Dir  contro  o  il 
contrario. 

Oontrariets©  s.  f.  Contrarietà.  Astr.  di  Con- 
trario: Opposizione,  Ostacolo,  Intoppo,  Impedi- 
mento, Impaccio,  ecc.;  ma  più  comunem.  usasi 
per  Accidente  sventurato,  Traversia,  Peripezia, 
Avversità,  Infortunio  e  simili. 

Oontrascotta  s.  f.  Controscotta.  T.  mar. 
Scotta  supplementare  od  altra  fune  che  serve  di 
rinforzo  ad  altra  scotta  in  tempo  di  combatti- 
mento 0  per  ragioni  di  navigazione. 

Ooutirasseg-ua  v.  a.  Contrassegnare:  Far 
segni,  Segnare,  Notare  a  riscontro. 

Ooutx'asseg'iio  s.  m.  Contrassegno:  Segno 
di  riscontro  ad  altro  segno  ;  ma  vale  per  lo  più 
Semplice  segno  per  riconoscere  e  distinguere  una 
cosa  da  un'altra. 
Il  Contrassegno,  per  Pegno,  Testimonianza. 

Oon.tx*aistxrallos.  m.  Controstraglio.  T.  mar. 
Straglio  di  rinforzo,  che  si  usa  nelle  navi  da 
guerra. 

Ooutjcastà,  v.  n.  Contrastare:  Propriam.  Star 
contro,  e  vale  Opporsi,  Ostare,  Resistere,  Con- 
trariare, antic.  Contastare. 


CON 


CON 


Ìtó9 


H  Contrastare,  usasi  frequentemente  per  Gareggiare, 
Competere,  Stare  o  Porsi  a  petto,  al  confronto, 
a  gara. 

—  in  sciò  ninte;  Contrastar  di  nonnulla,  Contra- 
star da  un  soldo  a  dodici  denari  o  dodici  pic- 
cioli: Contender  d'una  cosa  da  niente. 

Oon.tx*a.!sta.xn.pà>  v.  n.  Controstampare ,  di- 
cesi da'  librai,  legatori ,  ecc.  dei  Fogli  stampali 
di  fresco,  quando  macchiano  o  lasciano  i  segni 
della  stampa  nelle  pagine  che  sono  a  contatto. 

Ooutx*a.ttài  V.  a.  Contrattare  :  Trattare  di  ven- 
dere, comprare  e  simili. 

Oontrattempo  s.  m.  Contrattempo.  T.  di 
ballo,  della  scherma,  ecc.  Tempo  contrario  o 
dilTerente  dell'ordinario, 
n  Contrattempo,  figurai,  vale  Ostacolo,  Inciampo, 
Contrarietà,  Accidente  inopinalo  e  contrario  al 
buon  esito  d'un  affare. 

Contratto  s.  m.  Contralto:  Convenzione, 
Patto  fra  due  o  più  persone  disteso  per  iscritto 
giusta  la  legge,  onde  nasce  l'obbligazione  e  l'a- 
zione de'  contraenti.  Ce  n'ha  di  pili  sorte.  Con- 
tralto aleatorio  o  di  sorte  dicesi  quello,  in  cui 
l'equivalente  o  correspeltivo  dipende  da  un  avve- 
nimento incerto;  Contratto  bilaterale  o  sinallag- 
matico,  quello,  in  cui  i  contraenti  si  obbligano 
reciprocamente  gli  uni  verso  degli  altri;  Con- 
tratto oneroso,  quello,  in  cui  ciascuna  delle 
parli  si  obbliga  a  dare  o  fare  qualche  cosa. 
S  Fd  contralto;  Far  contratto,  vale  Stipularlo. 
S  Serra  o  contratto;  Fermare  il  contratto,  vale 

Conchiuderlo. 
S  Scrittila  do  contratto;  Apoca:  Scritta  del  con- 
tratto. 

Contravelacei  s.  m.  plur.  Controvelacci. 
T.  mar.  Sono  le  più  piccole  vele  quadre  d'una 
nave  e  si  spiegano  sopra  ai  velacci,  coi  quali 
hanno  comune  la  forma  e  la  guarnitura. 

Oontrav'reg'nx  v.  n.  Contravvenire:  Dis- 
ubbidire alla  legge  o  Mancare  alla  propria  ob- 
bligazione. 

Oontravveleno  s.  m.  Contravveleno:  Ri- 
medio che  impedisce  l'effetto  d'un  veleno;  altri- 
menti Antidoto,  Alessifarmaco. 

Oontrawentò  s.  m.  Contravventore:  Chi 
disubbidisce  alla  legge;  Trasgressore,  Trasgre- 
ditore. 

Oontravvenzion  s.  m.  Contravvenzione, 
Conlravvenimento,  Trasgressione,  Disubbidienza; 
e  in  generale  dicesi  d'Un'azione  qualunque  con 
cui  s'infrange  una  legge,  un  regolamento  o  simile. 
S  Piggid  in  conlravvenzión ;  Córre  in  contrav- 
venzione: Acchiappar  uno  nell'atto  che  disubbi- 
disce al  comando,  alla  legge,  ecc. 

Oon.ti*azióii  s.  m.  Contrazione,  Contrattura: 
Raggrinzamenlo,  Riliramenlo,  e  dicesi  ordina- 
riam.  de'  nervi  e  de'  muscoli. 

Oontre  s.  f.  plur.  Contre.  T.  mar.  Le  contre 
eran  pezzi  di  grosso  cavo  attaccati  alle  bugne  delle 
basse  vele,  le  quali  servivano  a  rinforzare  le  mure 
e  le  scotte  ed  a  tenere  le  bugne  accostate  alla 
murata.  Dal  loro  nome  aveva  luogo  il  vecchio 
comando:  Molla  contre,  issa  bugne!  rimpiazzato 
poi  da  quello  energico  e  bellissimo  di  Smura. 

Oontritoux  V.  n.  Contribuire:  Concorrere  colle 
spese,  colla  fatica,  cogli  uffizi  e  simili  a  chec- 
chessia; e  per  similit.  Giovare,  Ajutare,  Con- 
correre al  vantaggio  di  checchessia. 


Ooiit]:*i1bvi.zióxiL  s.  f.  Contribuzione  :  In  eco- 
nomia politica  sotto  tal  nome  si  comprendono 
Tulli  i  tributi,  imposte,  tasse  d'ogni  maniera,  si 
dirette  che  indirette,  che  una  nazione  deve  pa- 
gare al  suo  Governo. 
S  Contribuzione,  per  Ciò  che  si  paga  o  si  sommi- 
nistra in  tempo  di  guerra  da'  paesi  invasi  dal- 
l'inimico per  andar  salvi  dal  saccheggio  o  altro 
pregiudizio. 

Oontrito  add.  Contrito:  Che  ha  contrizione, 
Compunto,  Pentito  con  dolore  de'  falli  commessi. 

Oontriziòn.  s.  f.  Contrizione  :  Dolore  spon- 
taneo de'  peccati  commessi,  nato  da  un  principio 
d'amor  di  Dio,  con  proponimento  di  non   più 
commetterli. 
S  Allo  de  contrizióni  Atto  di  contrizione:  Uno 

degli  alti  della  fede  cristiana. 
%  Fé  l'atto  de  contrizión;  Far  l'atto  di  contri- 
zione. Maniera  familiare,  e  dinota  II  prepararsi 
alla  morte  che  vediamo  imminente. 

ControTbordo  s.  m.  Controbordo.  T.  mar. 
Bordo  opposto  a  quello  che  si  sta  facendo  od  a 
quello  di  cui  si  parla  navigando  di  bulina  ;  con 
altri  termini  è  La  linea  di  bulina  opposta  a  quella 
che  si  percorre  e  sulla  quale  naviga  un'altra  nave 
0  si  va  a  navigare  se  stessi  dopo  aver  giralo  di 
bordo.-  Dicesi  anche  che  due  navi  vanno  a  contro- 
bordo allorché  s'incontrano  con  direzioni  opposte. 

Ooiitr'obra99Ì  s.  m.  plur.  Controbracci.  T. 
mar.  Cavi  semplici ,  che  servono  a  rinforzo  dei 
bracci  de'  pennoni  bassi  in  un  tempo  burrascoso 
0  in  caso  di  combattimento. 

Oontrotoraggià  v.  a.  Controbracciare.  T. 
mar.  Invertire  la  posizione  de' pennoni  da  destra 
a  sinistra  mediante  i  bracci,  e  che  i  marinai 
sogliono  dire  Far  tiramolla. 

Oontrolbrilla  s.  f.  Crontrobriglia.  T.  mar. 
Nome  d'una  specie  di  manovra,  che  serve  per 
rinforzare  il  bompresso,  ed  è  di  ajuto  alla  bri- 
glia 0  briglie. 

Oonti*ocaiscia  s.  f.  Contraccassa  :  Cassa  che 
ne  circonda  un'altra. 

—  dò  reléuio;  Sopraccassa  :  Seconda  cassa  d' un 
orinolo  da  tasca. 

Oon.troclxig'g'ias.f.  Confrochiglia.  T.  mar. 
Legni  prolungati  sulla  chiglia  esternamente  affine 
di  preservarla  nelle  investiture. 

Oontrocia-ve  s.  f.  Contracchiave:  Chiave 
falsificata.  Che  contraffa  l'altra. 

Controcommisción  s.  f.  Contraccom- 
missione  :  Commissione  opposta  ad  una  commis- 
sione già  data. 

Oontrocrosoie  s.  f.  plur.  Controcorsìe.  T. 
marin.  Lunghi  pezzi  di  legno  posti  sotto  i  bagli 
nel  verso  della  lunghezza  della  nave,  specialm. 
da  una  boccaporta  all'altra,  immorsali  negli  stessi 
per  rinforzare  la  loro  unione. 

Oontrodéutta  s.  f.  Contraddote,  Soprad- 
dote  e  Sopraddota  :  L'aumento  di  dote,  che  fa  il 
futuro  marito  od  un  terzo  alla  sposa  nella  co- 
stituzione della  dote. 

Controdjpag-ante  s.  m.  Controdragante. 
T.  mar.  La  più  alta  barra  o  traverso  nel  quadro 
di  poppa,  sull'alto  della  ruota  che  fa  con  esso 
la  figura  d'una  T.  É  posta  sopra  il  dragante  al- 
l'altezza a  un  dipresso  della  soglia  superiore  dei 
portelli  posteriori. 

Ooiltx*odx*Ìto  de  poppa  esterno)  Contrar- 


260 


CON 


CON 


ruota  di  poppa  esteriore.  T.  mar.  Pezzo  di  legno 
che  si  unisce  alla  ruota  di  poppa  per  di  fuori,  e 
intorno  al  quale  si  muove  il  timone. 

—  de  pdppa  interno  ;  Contrarruota  di  poppa  inte- 
riore. T.  mar.  Pezzo  forte  di  legno  che  si  unisce 
per  di  dentro  alla  ruota  di  poppa. 

—  de  prua;  Contrarruota  di  prua  o  Contr'asta  di 
prua.  T.  mar.  È  un  Pezzo  di  un  solo  legno,  o 
per  lo  più  Un  pezzo  composto  di  pili  legni  curvi, 
che  si  applicano  interiorm.  alla  ruota  di  prua, 
per  fortificarla  ed  unirla  saldamente  alla  chiglia 
della  nave. 

OontroftmdLo  do  comò;  Contraffondo.  T. 
de'  iegnai.  Asse  orizzontale,  dalla  quale  una  cas- 
setta (càntia)  è  separata  da  un'altra  per  tutta 
l'ampiezza  del  cassettone  (comò).  I  contraffondi 
si  pongono  aflinchè  chi  ha  accesso  ad  una  delle 
cassette,  non  l'abbia  a  quella  che  vi  sta  di  sotto, 
benché  chiusa  a  chiave. 
Oontrog-enio  s.  m.  Contraggenio,  Avver- 
sione, Antipatia. 
S  Fa  ùnn-a  cosa  controgenio;  Far  checchessia 
malvolontieri,  di  malavoglia  V.  Controvéuggia. 
Oontrollà.  v.  a.  Controllare.  Voce  dell'uso , 
dal  frane.  Controler:  Riscontrare,  Rivedere,  Ve- 
rificare, Esaminare,  Registrare. 
Ooiitrollo  s.  m.  Controllo.  Voce  dell'uso,  dal 
frane.  Contróle:  Riscontro,  Confronto,  Verifica- 
zione, Rivista,  Registro. 
n  Controllo,  per  Pubblico  uffizio  che  esercita  una 
superiore  censura  sugli  atti  degli  altri  uffizi,  ap- 
provandoli 0  disapprovandoli,  secondo  la  rego- 
larità 0  irregolarità  di  essi. 
Oontrolló  s.  m.  Controllore.  Voce  d'uso,  dal 
frane.  Controleur:  Quello,  il  cui  uffizio  partico- 
lare è  di  rivedere  i  conti  e  di  registrarli. 
—  generale;  Controllore  generale:  Uno  dei  prin- 
cipali uffiziali  dello  Stato,  incaricato  di  control- 
lare e  registrare  tutti  gli  alti  che  si  riferiscono 
alle  finanze. 
OoMLtromarca,  s.  f.  Contrammarca:  Seconda 
e  terza  marca  sovrapposta  a  qualche  cosa  già 
marcata  prima. 
Oontxronx.a/ircia;  s.  f.  Contrammarcia.  T.mil. 
Marcia  opposta  a  quella  già  prima  incominciata, 
voltando  le  fila  da  dritta  a  sinistra,  o  da  sinistra 
a  dritta. 
Oontrordine  s.  m.  Contrordine  e  Contr'or- 
dine  :  Ordine  contrario  o  Revocazione  d'un  or- 
dine; Conlrammandato,  Contralleltera. 
Oontropeì  s.  m.  Contrappelo:  Pelo  al  con- 
trario. Il  verso  0  la  piegatura  contraria  del  pelo. 
%  Dà  5  contropeì  a  barba;  Dare  e  Fare  il  con- 
trappelo. Radere  il  contrappelo,  si  dice  del  Bar- 
biere che,  dopo  aver  raso  il  pelo,  rade  il  residuo 
a  rovescio. 
Oontroprénva  s.  f.  Controprova  :  Opera- 
zione fatta  a  rovescio  d'un'altra  per  riscontrare 
con  questo  mezzo  s'era  fatta  a  dovere. 
»  Controprova,  presso  i  Calcografi  dicesi  La  slampa 
impressa  per  mezzo  d'un'altra  appena  tirata,  af- 
fine di  veder  meglio  i  ritocchi  che  debbono  farsi 
al  rame,  giacché  la  controprova  presenta  gli  og- 
getti come  sono  nel  rame  medesimo  e  non  ro- 
vesciati. 
Ooutroirisposta,  s.  f.  Contrarrisposla:  Ri- 
sposta fatta  a  una  risposta. 
Ooutrosoajrpa.  s.  f.  Contrascarpa.  T.  di 


fortif.  La  scarpa  che  chiude  il  fosso,  così  chia- 
mata perchè  rimane  incontro  alla  scarpa  della 
fortezza. 
Oontroscig-illà,  v.  a.  Controsigillare.  T. 

delle  Segret.  Apporre  il  controsigillo. 
Oontrosoig-illo  s.  m.  Controsigillo:  Pic- 

col  sigillo  posto  allato  a  un  maggiore. 
Controsenso  s.  m.  Controsenso.  Voce  d'uso. 
Senso  d'una  parola  o  d'un  discorso  contrario  al 
senso  naturale. 
S  A  controsenso  ;  A  controsenso.  Posto  avv.  vale 
Al  contrario,  All'opposto. 
Oontrospalléa,  s.  f.  Controspalliera  :  Spal- 
liera rimpetto  ad  un'altra,  per  lo  piiì  con  un 
viale  che  la  tramezza. 
Ooiitro"vel©iio  V.  Contravveleno. 
Oontrovéug'g'iai  avv.  Controvoglia,  Con- 
trovolontà, Di  malavoglia,  Malvolentieri,  Contro- 
stomaco, A  malincuore,  A  malincorpo,  Contro  la 
volontà. 
Ooiitx*o"voltig"éiia  s.  f.  Controvoltigliola. 
T.  mar.  É  il  nome  d'un  Pezzo  di  legno  rotondo 
a  foggia  di  bastone,  che  fa  parte  dell'ornamento 
dello  sperone  d'una  nave. 
Oontùrlbà  v.  a.  Conturbare,  Sconturbare,  Tur- 
bare, Perturbare,  Alterare,  Commuovere,  Metter 
in  affanno.  Inquietare  V.  Sciata. 
S  Contùrbàse  n.  p.  Conturbarsi,  Sconturbarsi,  Tur- 
barsi, Perturbarsi,  Alterarsi,  Commuoversi,  In- 
quietarsi, ecc. 
Oontùrlbamento  s.  m.  Conturbamento, 
Conturbazione ,   Conturbagione ,  Perturbazione: 
,    Commovimento  d'animo.  Agitazione,  Inquietudine. 
Oontùsso  s.  m.  Gamurra,  dimin.  Gamurrino: 
Specie  di  veste  da  donna  che  cuopre  la  schiena 
e  il  petto;  volgarm.  Petturina. 
—  da  néutte;  Camiciuola  da  notte,  e  più  comunem. 
con  un  gallicismo  d'uso  Corsetto  o  Corse,  dal 
frane.  Corset:  Specie  di  farsettino  larghetto,  ac- 
collato, con  maniche  larghe,  e  che  non  arriva 
oltre  i  lombi  V.  Spénser. 
Oontùxion  s.  f.  Contusione,  Ammaccatura, 
Ammaccamento:  Lesione  delle  parti   molli  del 
nostro  corpo  che  risulta  da  un  corpo  contundente, 
che  si  fa  senza  ferita  apparente. 
Convalescensa  s.  f.  Convalescenza  :  Prin- 
cipio di  ricuperamento  di  sanità,  ovv.  Stato  di 
colui  che  esce  da  una  malattia,  e  II  tempo  che 
vi  scorre  onde  ricuperare  perfettamente  la  sanità. 
Oon."valesc©iit©  add.  Convalescente:  Che 
entra  in  convalescenza,  cioè  Che  è  uscito  no- 
vellamente di  malattia. 
Oon-validLà  v.  a.  Convalidare  :  Render  valido, 
Ratificare,  Riconfermare  ;  e  diccsi  d'ordinario  del 
Rimettere  in  vigore  un  qualche  atto  o  caduco 
0  resosi  mancante  per  qualche  lato. 
OonvalidaziòM.  s.  f.  Convalidazione.  Voce 

d'uso:  Il  convalidare,  Conferma,  Ratificazione. 
Oonveg-nx  v.  n.  Convenire,  Concedere,  Ac- 
cordare, Essere  dello  stesso  sentimento:  Con- 
vegno  che  se  poeiva  fd  megio;  Convengo  che       m 
si  poteva  far  meglio.  ■ 

n  Convenire,  per  Pattuire,  Stabilire:  Emmo  con- 

vegnùo  de  ecc.;  Abbiamo  convenuto  di  ecc. 
n  —  per  Essere  conveniente,  vantaggioso.  Tornar 
bene.  Non  si  disdire,  ed  usasi  impersonalmente: 
Me  pà  che  convegnieiva  scrivi ghc  due  righe; 
Farmi  ch'e'  converrebbe  scrivergli  due  linee. 


COT^f 


COP 


J61 


—  con  un;  Convenir  con  ano,  vale  Esser  del  suo 
parere. 
S  Nò  convegni;  Non  convenire,  Sconvenire,  Di- 
sconvenire, Disdire,  ed  usasi  pure  impersonal- 
mente: Na  convcn  parla  de  certo  cose;  Non 
conviene  parlar  di  certe  cose. 
S  Convegnìse  n.  p.  Convenirsi ,  Accordarsi ,  Venir 
nello  slesso  sentimenlo,  Andar  o  Restar  d'accordo, 
w  dB  prexo;  Convenirsi,  Aggiustarsi,  Accordarsi 
del  prezzo. 
Ooxivég"n.o  s.  m.  Convegno,  Convenzione,  ecc. 
V.  Convenziòn. 
n  Convenienza,  Utilità,  Vantaggio  V.  Conveniensa 
nel  2»  signif. 
Oon'vegTJitì.o  p.  pass.  Convenuto,  Pattuito, 
ecc.  Dal  v.  Convenire  V.  Convegni, 
n  Convenuto,  usato  in  forza  di  sost.,  dicesi  nel 
Foro  Colui,  contro  il  quale  è  proposta  un'azione 
ed  è  citato  in  giudizio  per  dir  le  sue  ragioni. 
Oonveniensa  s.  f.  Convenienza,  Decoro, 
Decenza  ,  Dovere ,  Ragionevolezza  :  Se  non  èa 
pe-a  conveniensa,  me  n'andavo;  Se  non  era  per 
la  convenienza,  io  me  n'andava. 
«  Convenienza,  per  Utilità,  Vantaggio,  Giovamento 
e  simili:  A^ó  ghe  tréuvo  a  race  conveniensa; 
Non  ci  trovo  la  mia  convenienza. 
«  —  Nel  num.  del  più  vale  Cerimonie,  Convenevoli. 
Convento  s.  m.  Convento:  Luogo  ove  con- 
vivono i  frati  0  le  monache  ;  e  per  li  Frati  slessi 
che  vivono  in  convento. 
S  Frce  Piggia  o  sta  in  convento,  e  Frcs  Dà  5 
nò  ghe  sta  drento  ;  Al  pigliar  si  va  a  nozze,  al 
pagar  si  va  al  mortorio.  Maniera  prov.  di  chiaro 
signiOcalo. 
S  0  convento  5  no  passa  de  ciit;  Il  convento  non 
passa  altro,  si  dice  Quando  alcuno  non  conten- 
tandosi del  trattamento,  massimamente  del  cibo 
che  riceve,  si  vuol  significargli  che  quella  è  la 
usanza  che  corre  in  famiglia,  e  che  se  non  le 
piace,  se  ne  vada. 
Oonvenzión  s.  f.  Convenzione,  Convegno, 
Conventigia,  Paltò,  Accordo:  Concordato  fra  due 
0  più  persone. 
Oon-venzionale  add.  Convenzionale:  Di 

convenzione,  Risultante  da  una  convenzione. 
Conversa  v.  n.  Conversare:  Usare  e  Trattare 
insieme,  Star  in  compagnia  ;  e  talora  per  Inler- 
tenersi. 
Conversazión  s.  f.  Conversazione,  antic. 
Conversanza  :  Usanza  domestica  tra  amici  e  per- 
sone che  si  conoscono  ed  amano  per  cagioni 
oneste,  utili  e  dilettevoli, 
ti  Conversazione,  per  La  gente  stessa  unita  ohe 
conversa  insieme,  specialm.  la  sera  per  onesto 
diletto. 
S  Andd  in  conversazión ;  Andare  a  conversazione: 
Andere  nelle  case  dove  si  raduna  gente  per  onesto 
passatempo. 
S  Fd  coìiversaziòn;  Far  conversazione,  vale  In- 

tertenersi  in  alcun  luogo  a  discorrere, 
n  —  conversaziòn  co-i  morti;  Conversare  coi 

morti,  vale  ■  Leggere,  Studiare. 
Conversciòn  s.  f.  Conversione:  Mutamento 

da  mala  vita  a  buona,  Il  convertirsi. 
M  Conversione,  nella  Milizia  dicesi  Un  movimento, 
mediante  il  quale  nn  dato  numero,  più  o  men 
grande,  di  soldati  gira. 
Ck>ii.T'eriiio  s.  m.  Converso:  Quegli  cht  porta 


l'abito  della  religione  nel  convento,  ed  è  laico  V. 
Terziàio. 

Convertì  v.  a.  Convertire  e  Convertere:  Tra- 
sformare, Trasmutare  V.  Scangid. 
«  Convertire,  per  Far  rivolgere  la  mente  dal  bene 
al  male;  e  per  similit.  Far  mutar  pensiero,  vo- 
lontà, animo.  Rimuovere  alcuno  dalla  sua  opi- 
nione. Dissuadere. 
S  Convrtise  n.  p.  Convertirsi,  Cangiarsi,  Tramu- 
tarsi; ed  anche  Rivolgersi  dal  bene  al  male,  o 
da  'ina  religione  falsa  alla  vera. 

Convince  v.  a.  Convincere:  Condurre  altrui 
per  via  di  ragione  o  prove  evidenti  a  credere  ed 
a  confessar  vera  o  falsa  una  cosa, 
n  Convincere,  per  Provare  altrui  il  suo  delitto. 
%  Convincise  n.  p.  Convincersi:  Rimaner  convinto. 

Convincente  p.  pres.  Convincente,  Con- 
vincitivo:  Che  convince,  Allo  a  convincere. 

Convinzion  s.  f.  Convinzione,  Convinci- 
mento :  Il  convincere,  e  più  comunem.  Il  restar 
convinto  d'una  tal  cosa. 

Convitto  s.  ra.  Convittore  ;  Che  convive  con 
altri  in  un  collegio,  seminario,  spedale  o  simile. 

Convive  v.  n.  Convivere  :  Vivere  insieme  o  in 
comune. 

Convoca  v.  a.  Convocare:  Chiamare,  Invitare, 
Radunare  a  parlamento,  a  consulta  e  simile. 

Convog"lio  s.  m.  Convoglio  e  Convojo:  Ac- 
compagnatura che  segue  checchessia  per  maggior 
sicurezza,  o  per  far  onore  ad  alcuno. 
n  —  Convoglio,  trattandosi  di  spedizioni  marittime, 
dicesi  d'Una  compagnia  di  navi  mercantili,  scor- 
tate da  navi  da  guerra  per  difenderle  da'  corsari. 
i>  —  Nelle  Ferrovie,  dicesi  Un  numero  indetermi- 
nato di  vagoni  carichi  di  persone  o  di  merci, 
tirati  da  una  macchina  a  vapore;  più  comunem. 
Treno. 

—  fùnebre;  Convoglio  funebre;  L'  accompagnatura 
che  si  fa  della  salma  d'alcuno  che  abbia  ben  me- 
ritato delle  lettere,  delle  arti,  delle  scienze  o  della 
patria. 

Convolo  V.  sopra  Convoglio. 

Convùlsción  s.  f.  Convulsione:  Moto  contro 
l'ordine  di  natura  e  involontario  de'muscoli,  ac- 
compagnato da  scosse  più  o  meno  violente,  ca- 
gionate da  irritazione  nervosa. 
S  Chi  patisce  de  convùlscioin;  Convulsionario. 
S  £se  in  convùlsción;  Esser  convulso,  Esser  preso 

da  convulsioni. 
g  Fase  vegni  e  convùlscioin;  Fingersi  convulso. 

Conzunze  v.  a.  Congiungere  e  Congiugnere: 
Mettere  e  Attaccare  insieme  una  cosa  coll'altra. 
S  Conz'unzise  n.  p.  Congiungersi,  Congiugnersi,  Ac- 
costarsi. 

Coopera  v.  n.  Cooperare,  e  per  sino.  Coo- 
prare: Operar  insieme,  Giovare,  Ajutar  coll'opera. 

Cooperazión  s.  f.  Cooperazione,  Coopera- 
mento  :  Il  concorrere  all'opera  e  L'azione  di  chi 
coopera. 

Copail»e  s.  m.  Coppaiba,  Coppaiva,  Copaìva, 
Coppau.  T-  bntan.  Copaifera  o/ficinalis.  Albero 
del  Brasile,  da  cui  slilla,  mediante  incisioni  fatte 
nel  tronco,  una  gomma  resina  liquida,  di  color 
giallognolo,  odorosa,  aromatica,  amaricante,  al- 
quanto acre,  di  virtù  slimolante  e  diuretica,  detta 
Balsamo  del  coppaiba  o  assolutam.  Coppau. 

Copale  add.  Coppale  e  Copale:  Aggiunto  di  una 
specie  di  ragia  odorosa,  che  stilla  dà  vari  alberi 


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del  Messico,  e  serve  specialmente  a  comporre  le 
migliori  vernici. 

Oopella  s.  f.  Coppella.  T.  d'ortf.  Piccola  coppa 
0  vaso  che  serve  a  coppellare  V.  Cópelld. 
S  Ou  0  Argento  de  cópella;  Oro  o  Argento  di  cop- 
pella, vale  Oro  o  Argento  finissimo. 
5  Ou  de  cópella  ;  Oro  di  coppella,  dicesi  metafor. 
a  Persona  eccellente,  perfetta. 

Oòpellà  V.  n.  Coppellare.  T.  d'orif.  Separare 
dall'oro  o  dall'argento  i  metalli  stranieri,  il  che 
comunem.  si  opera  da'  nostri  orefici  col  riempire 
a  forza  un  vaso  di  terra  di  cenere  d'ossa  calci- 
nale, macinate  e  stacciate,  lasciandovi  nella  su- 
perficie una  specie  di  concavo,  nel  quale  mellesi 
l'oro  e  l'argento  bruito,  cioè  misto  ad  altri  metalli. 
Posto  questo  vaso  in  fornello  all'azione  del  fuoco, 
quando  l'oro  e  l'argento  comincia  a  lavorare  ossia 
a  liquefarsi ,  gettarvi  sopra  da  quando  a  quando 
alcune  pallottoline  di  piombo  lavoralo.  La  cop- 
pellazione sarà  terminata  quando  l'oro  o  l'argento 
cesserà  di  lavorare  ossia  rimarrà  fermo. 

Oopellazión  s.  f.  Coppellazione.  T.  d'orif. 
L'atto  e  reffello  del  coppellare. 

Oopia.  s.  f.  Copia  :  La  cosa  copiata,  cioè  quella 
che  ritrae  l'originale. 
»  Copia,  parlando  di  pitture,  sculture  e  simili,  di- 
consi  Quelle  che  non  si  fanno  di  propria  inven- 
zione, ma  si  ricavano  dagli  originali. 
n  —  per  Esemplare,  e  dicesi  di  un'opera,  libro, 
incisione,  ecc.:  Me  san  associóu  pe  trai  copie; 
Mi  associai  per  Ire  copie. 

—  brutta;  Minuta,  e  nell'uso  tose.  Copiacela:  La 

bozza  0  prima  stesura  d'uno  scritto  da  esser  poi 

copiata  a  buono. 

S  Dà  copia;  Dar  copia,  parlando  di  scritture  e  simili, 

vale  Concedere  o  Permettere  che  siano  copiale. 

%  Èse  a  brutta  copia  d'ùnn-a  pers5nn-a;  Scim- 

miare  alcuno  malamente.  Modo  metaf. 
S  Piggià  copia;  Pigliar  copia,  Copiare,  Far  co- 
piare, Trascrivere,  Ritrarre. 

Oopià,  V.  a.  Copiare:  Far  copia.  Ricavar  dal- 
l'originale. Far  cosa  somigliante  a  cosa  fatta. 
«  Copiare,  detto  di  scritture,  vale  Trascrivere,  Re- 
scrivere, 
w  —  Parlandosi  di  pittori ,  scultori  e  simili,  dicesi 
Quando  ei  dipingono  ecc.  non  d'invenzione,  ma 
coll'esempio  davanti. 
»  —  Per  similit.  dicesi  di  Qualunque  imiti  sover- 
chiamente altrui  in  detti  o  in  fatti. 
%  Copidse  n.  p.  Copiarsi,  Ripetersi  :  Ripeter  le  sue 
idee  già  espresse  altra  volta;  e  talora  II  copiarsi 
che  fanno  reciprocam.  gli  autori  delle  opere  loro. 

Oopialetteire  s.  m.  Copialettere.  T.  de'merc. 
e  dell'uso  :  Registro  delle  lettere  che  si  scrivono, 
e  di  cui  si  vuol  tener  memoria  per  gl'interessi 
occorrenti. 
M  Copialettere,  per  Una  macchinetta  o  specie  di 
torchietto ,  di  cui  si  fa  uso  negli  scrittoi  per  im- 
primere nel  registro  la  lettera  originale  scritta 
poco  tempo  prima  con  inchiostro  fatto  apposta. 

Oopia,tùa.  s.  f.  Copia,  Copiatura,  anticam.  Co- 
piamenlo:  L'atto  del  copiare  e  La  cosa  copiata. 

Oopista  s.  m.  Copista:  Colui  che  fa  professione 
di  copiare  musica,  codici,  carte  legali,  ecc.;  altrim. 
Amanuense,  ma  è  voce  che  ha  in  sé  idea  di 
dispregio. 
»  Copiatore ,  nelle  Arti  dicesi  Colui  che  non  lavora 
di  propria  invenzione,  ma  coll'originale  davanti. 


S  Cattivo  copista;  Copislaccio. 
Oopisteria  s.  f.  Copisteria.  Voce  d'uso  co- 
mune: Ollicina  dove  si  copiano  scritture,  stampe, 
e  massimamente  carte  di  musica. 
Oóppa  s.  f.  Coppa,  Nappo:  Vaso  d'oro  o  d'ar- 
gento 0  d'altra  materia,  con  bocca  spasa  senza 
piede,  per  uso  di  bere;  altrim.  Tazza,  Ciòtola. 
I)  Bondiòla  V.  Mondiòla. 

—  da  pùeta;  Ciòtola:  Coppa  di  legno,  in  cui  tiensi 
il  polverino  da  mettersi  sullo  scritto  fresco,  acciò 
non  si  cancelli  fregando. 

—  di  (^/nce;  Ciòtola,  Bacinella,  Scodella  da  denari: 
Quella  coppa  di  legno,  in  cui  i  banchieri  e  i  mer- 
canti tengono  i  denari  V.   Vernigò. 

—  dò  calice;  Coppa  del  calice:  Quella  parte  a  uso 
di  coppa,  in  cui  si  mesce  il  vino  e  l'acqua  pel 
sacrifizio  della  Messa. 

—  do  cùggià;  Palla  del  cucchiaio:  La  parte  con- 
vessa del  cucchiaio  per  cui  si  prende  il  cibo. 

§  Còppe;  Coppe:  Uno  dei  quattro  semi  delle  carte 
da  giuocare;  dicesi  anche  Cuori,  per  esservi  di- 
pinte forme  e  figure  di  cuore. 

—  de  bànse;  Coppe,  Gusci,  Piattelli:  Que' due  vasi 
di  rame  o  d'ottone,  or  mollo,  or  poco  cupi,  in 
un  de'  quali  si  pone  la  cosa  da  pesarsi,  e  nel- 
l'altro il  contrappeso. 

"S  Fa  piggià  5  dui  de  còppe;  Dar  il  puleggio,  il 
cencio,  l'ambio,  lo  sfratto,  Mandar  via.  Modo  b. 
S  Fceto  a  còppa;  Fatto  a  coppa,  dicesi  di  Chec- 
chessia tiralo  a  uso  di  coppa,  cioè  Concavo  dentro 
e  convesso  di  fuori. 
S  0  l'è  ùnn-a  còppa  d'óu;  Egli  è  una  coppa  d'oro, 
diciamo  figurai,  di  Taluno,  quando  vogliamo  mo- 
strare essere  in  lui  o  squisitezza  o  eccellenza, 
cioè  Persona  da  non  apporgli  alcun  difetto. 

**S  P^99^à  6  dui  de  còppe;  Svignarsela,  Córsela, 
Battersela,  Andar  via.  Fuggire,  Darsi  alla  fuga. 
Modo  basso. 
S  Rispónde  còppe;  Dar  una  negativa,  Risponder 
negativamente. 

Oòpparéu-za.  s.  f.  Copparosa  e  Cuperosa.  T. 
chim.  Nome  antico  che  si  è  dato  a  diverse  specie 
di  Vetrioli  o  Solfati  metallici,  segnatamente  a 
quelli  di  zinco,  di  ferro  o  di  rame.  Dicesi  Cop- 
parosa bianca  o  Solfato  di  zinco  la  combina- 
zione d'acido  solforico  coH'ossido  di  zinco;  Cop- 
parosa azzurra  o  turchina  o  Solfato  di  rame, 
la  combinazione  d'acido  solforico  coH'ossido  di 
rame;  Copparosa  verde  o  Solfalo  di  ferro,  la  com- 
binazione d'acido  solforico  coH'ossido  di  ferro. 

OSppetta  s.  f.  Coppella,  e  or  comun.  Ciòtola: 
Vasetto  da  bere,  di  varie  fogge,  per  lo  più  cor- 
pacciuto e  senza  piede,  di  tenuta  poco  più  d'un 
comun  bicchiere.  Serve  pure  ad  altri  usi. 

O^ppettin.  s.  m.  Ciotolina  e  Ciololino.  T. 
degli  artef.  Scudellino  che  serve  a  diversi  osi. 

—  da  òxelli;  Beverino,  Bevirolo,  Beverello:  Vasel- 
letto  di  terra  colta  per  dar  da  bere  agli  uccel- 
letti nelle  gabbie. 

—  da  recchéutti;  Scodelli  na  da  ricolte. 

—  dò  calibe;  Coppellino  del  calice:  QucHa  specie 
di  vaso  staccato,  in  cui  la  coppa  del  calice  sembra 
esser  contenuta. 

O^ppettiuu-a  s.  f.  Ciololina,  Ciololetta: 
Piccola  ciòtola. 

OCppetto  s.  m.  Ciòtola:  Una  foggia  di  sco- 
deHina  senza  orecchie  ad  u^o  di  pittori,  smalta- 
tori ed  altri  artefici, 


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S  Còf petti;  Cappelletti.  Voce  d'oso  cornane:  Sorta 
di  pasta  da  vermicellajo  o  casalinga ,  ed  è  Una 
piccola  lasagna  fatta  cupa  quasi  a  foggia  di  un 
piccolo  cappello,  la  quale,  lasciata  disseccare,  cuo- 
cesi  in  acqua,  e  mangiasi  condita  col  sugo  come 
le  lasagne,  tagliolini  e  simili. 

O^ppin  s.  m.  Giumella  :  Quanto  cape  nel  con- 
cavo d'ambedue  le  mani,  per  lo  più  accostate 
insieme:  Fa  còppin;  Far  giumella. 

Oòppo  s.  m.  Scodella:  Vaso  cupo  ad  uso  di 
mettervi  dentro  varie  cose,  ma  per  lo  più  mi- 
nesira  con  brodo  V.  Xatta. 
*  Tégola  e  Tégolo  :  Sorta  di  lavoro  di  terra  cotta 
lungo  e  arcato,  che  serve  per  coprire  i  tetti,  ov- 
vero anche  le  sole  congianture  degli  imbrici  V. 
EmJbrexo. 
n  Rezzòla.  Voce  livorn.  e  term.  de'pesc.  Specie  di 
rete  quadrata  e  molto  grande ,  che  ha  nel  sao 
mezzo  una  manica,  detta  borsa  o  colpo;  disten- 
desi  orizzontalmente  da  due  barche  sul  mare,  ed 
aspettando  che  vi  passino  i  pesci  sopra  si  solleva. 
Si  pescano  con  essa  muggini,  sgomberi,  sàragi, 
acciughe,  sardelle  e  altri  pesci. 
S  Da-i  còppi  in  sciù  ;  Dal  tetto  in  sa.  Modo  fìgur. 
che  significa  Per  tutto  ciò  che  non  riguarda  la 
umana  natura,  ma  che  si  riferisce  a  Dio. 

O^polin  V.  Cupolin. 

Ooppùo  add.  Cupo:  Aggiunto  di  vaso  o  simile 
vale  Concavo,  Profondo. 

Ooppùsso  s.  m.  Occipite,  Occipizio  :  La  parte 
posteriore  ed  inferiore  del  cranio;  dicesi  anche 
Coppa,  Collottola,  Nuca. 
S  Avet  i  éuggi  in  tò  coppùsso;  Avere  gli  occhi 
nella  collottola,  vale  Veder  dappertutto,  ed  anche 
in  senso  contr.  per  Non  vedere  le  cose  più  vistose. 

Oópresso  s.  m.  Bompresso,  Compresso.  Term. 
mar.  Quell'albero  della  nave  eh' è  posalo  sulla 
ruota  di  prua,  e  sporge  in  fuori  d'essa. 

Oorag"S"io  s.  m.  Coraggio,  Cuore,  Ardimento, 
Intrepidezza,  Valore, 
n  Coraggio!  Usasi  talvolta  a  mo' d'interjez.  esor- 
tativa, e  vale  Animo,  Su,  Suvvia,  Via,  ecc. 
S  Fa  coraggio  ;  Far  coraggio.  Far  cuore.  Incorag- 
giare, Inanimire. 
S  Fd  perde  o  coraggio  ;  Scoraggiare,  Scorare,  Dis- 
animare, Sgomentare,  Avvilire,  Tórre  il  coraggio. 
S  Fase  coraggio  ;  Farsi  o  Pigliar  coraggio,  Farsi 

cuore,  Prender  animo,  Riconfortarsi. 
%  Perde  5  coraggio;  Scoraggiarsi,  Avvilirsi,  Sbi- 
gottirsi, Sgomentarsi,  ecc. 

Oorag-g-ioso  add.  Coraggioso,  Animoso,  Ar- 
dilo, Ardimentoso,  Intrepido,  Valoroso,  Bravo: 
Che  si  pone  con  animo  intrepido  a  malagevoli 
imprese. 

Oorallo  V.  Codio. 

Oorassa.  s.  f.  Corazza:  Armatura  del  busto  fatta 
di  lama  di  ferro;  allrim.  Corsaletto,  Usbergo, 
Lorica,  Lamiera. 

Oorassà  v.  a.  Corazzare  :  Propriam.  Armar  di 
corazza;  ma  nell'uso  moderno  usasi  comunem. 
per  Fasciar  di  piastre  d'acciajo  una  fortezza,  un 
vascello  o  simile,  perchè  resista  maggiormente 
ai  colpi  d'artiglieria. 

Oox>1>a  s.  f.  Corba,  Cesta:  Arnese  a  modo  di 
gran  paniere,  di  sponde  più  o  meno  rilevate,  di 
forma  ordinariam.  ritonda,  intessuto  per  lo  più 
di  vimini,  salici,  vermene  di  castagno,  e  simili 
meterie;,  da  tenervi  o  da  portarvi  entro  robe. 


n  Corba,  per  La  misura  della  tenuta  di  essa  corba  : 
Unn-a  corba  de  pan,  de  patalte ,  ecc.;  Una 
corba  di  pane,  di  palate,  ecc. 
%  Aveì  ùnn-a  corba  d'anni;  Essere  in  là  cogli 
anni  o  Esser  pieno  d'anni ,  vale  Averne  molli , 
Esser  vecchio. 

Oor*1>à  s.  f.  Corba:  Quanto  può  contenere  una 
corba, 
n  Colpo  di  corba. 

Oorl>elliii  s.  m.  Corbellino.  Dimin.  di  Cor- 
bello: Piccolo  corbello;  altrim.  Ceslellino. 

Oòr"bello  s.  m.  Corbello  :  Vaso  ritondo  tessuto 
di  strisce  di  legno  col  fondo  piano;  altriro.  Cestello. 

Oox*'betta  s.  f.  Cestella,  Cestola,  Cestella:  Pie- 
cola  cesta. 
n  Fattorino  del  foro:  Chiamasi  cosi  da  noi  Quegli 
che  serve  agli  avvocati  col  portare  in  Tribunale 
i  libri  degli  slessi,  necessari  alla  difesa  delle  liti; 
forse  così  detto  perchè  anticamente  usavano  portar 
questi  libri  dentro  una  piccola  corba, 
n  Usasi  anche  da  noi  come  voce  di  disprezzo,  e 
vale  Ignobile,  Plebeo,  Maleducato  e  simili. 

Oox'bettinn-a.  s.  f.  Corbellino,  Cestellina, 
Cestoiina  :  Piccola  cestella. 

Oortoòn  s.  m.  Corbellone:  Acer,  di  Corbello: 
Grossa  corba. 

Oor*l>otto  V.  Còffa  nel  1"  significcto. 

Oòrcetto  s.  m.  Gangherello,  Cangheretto,  Gan- 
gherino: Piccolo  slrum.  di  fil  di  ferro,  rame  od 
ottone,  adunco,  con  due  piegature  da  pie  simili 
al  calcagno  delle  forbici,  che  serve  per  affibbiare 
invece  di  bottone,  entrando  nella  Femminella  o 
Gangherella  (còrcetto  femmina). 
%  Appunta  i  còrcetti;  Aggangherare:  Infilare  i  gan- 
gheretli  d'un  vestilo  o  d'altro  nelle  loro  femmi- 
nelle 0  magliette  per  tenerlo  chiuso;  il  suo  con- 
trario è  Sgangherare. 

Oorda  s.  f.  Corda  :  Nome  generico  che  si  dà  a 
più  fila  di  canapa  o  d'altra  pianta  (talora  anche 
di  metallo  o  d'altra  materia)  rattorle  insieme  in 
vario  numero,  e  in  lunghezza  indeterminata,  a 
uso  di  stringere,  tirare  o  reggere  checchessia; 
dicesi  anche  Fune,  ma  questa  è  per  Io  più  di 
canapa,  e  alquanto  grossa. 
«  Corda,  per  Un  tormento,  che  anlicam.  in  tempi 
meno  civili  e  più  crudeli  si  dava  a' prelesi  rei 
col  tenerli  sospesi  ad  una  fune  colle  braccia  le- 
gate dietro  per  cavar  loro  di  bocca  la  verità; 
allrim.  Fune,  Tortura,  Colla. 
«  —  Dagli  Archil.  e  da'  Geom.  dicesi  La  linea  retta 
che  va  da  un  tratto  all'altro  d'un  arco. 

—  da  cricca;  Corda  del  saliscendo,  dicesi  Quella  che 
sta  appiccata  al  saliscendo  per  aprir  l'uscio  da  via. 

—  da  saera;  Fune  della  sega. 

—  da  taggia;  Fune  della  carrucola. 

—  dell'àncoa;  Grippia  V.  Grùppia. 

—  dS  reléuio;  Catena:  Quella  catenella,  formata  di 
piastrelline  d'acciajo  imperniale  le  une  nelle  altre, 
che  dalla  piramide  d' un  orinolo  si  scarica  sai 
tamburo,  e  finita  di  scaricarsi  lascia  inerte  l'orinolo 
se  non  è  rimontato. 

—  dò  sùnaggin;  Corda  del  campanello:  Funicella, 
della  quale  uno  de'  capi,  legalo  al  campanello  e 
pendente  da  una  girella,  serve  a  tirare  e  suo- 
nare. Questa  parte  della  corda,  quando  è  pen- 
dente dalla  parete  delle  stanze,  sia  essa  tonda  o 
fatta  a  nastro,  chiamasi  Cordone;  se  fuori  della 
porla,  dicesi  Corda. 


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n  d5  tamhùo;  Fune  del  tamburo:   Cordicella 

grossa  a  un  dipresso  quanto  il  dito  mignolo,  !a 
quale  passando  alternalamente  in  fori  di  ciascun 
cerchio,  con  direzione  serpeggiante  a  modo  di 
affibbiatura  di  busto  o  fascetta,  tende  ad  acco- 
stare l'uno  all'altro  i  due  cerchj,  e  crescere  di 
altretlanlo  la  tensione  delle  due  pelli ,  che  così 
diventano,  colla  percossa,  sonanti. 
—  inctóngid;  Corda  impiombata,  Corda  senza  capi, 
e  da'Neologi  Corda  perpetua  o  senza  fine:  Éuna 
corda  di  canapa,  e  talvolta  anche  di  minugia,  i 
cui  due  capi  sono  riuniti  l'uno  all'altro  per  in- 
trecciamento ,  e  perciò  senza  nodi  sensibili.  Si 
adopera  per  far  girare  il  frullone  dell'  arrotino 
(réna  dell' atnmoletta),  il  filatojo  (curio),  lo  spiedo 
(spiddo)  ed  altre  macchine.  Alla  corda  dello  spiedo 
talvolta  si  sostituisce  una  catenella. 

S  Corde  armoniche;  Corde,  e  nell'uso  Corde  ar- 
moniche, diconsi  generalm.  Quelle  fatte  di  mi- 
nugia, di  metallo,  o  di  seta  ravvolta  di  metallo. 
Se  queste  corde  sono  fatte  di  budella  d'agnelli, 
di  castrati  e  simili  animali ,  diconsi  propriam. 
Minuge. 

H  —  da  bastimenti;  Corde,  Canapi,  e  più  comun. 
Cavi  V.  Cavo  nel  1°  significalo. 

n  —  do  collo;  Corde  del  collo,  diconsi  I  due  nervi 
del  collo. 

n  —  d6  panno;  Corde  del  panno:  11  fondo  del- 
l'ordito; onde  quando  il  panno  è  logoro  ed  ha 
perduto  il  pelo  si  dice  Mostrar  tutte  le  corde. 

«I  —  fascia:  d'argento;  Corde  fasciate:  Corde  per 
uso  di  suonare,  di  minugia  o  di  seta,  coperte  di 
filo  di  rame  inargentato,  e  che  servono  pe' bassi 
degli  strum.  da  arco.  Le  corde  fasciate  del  vio- 
lino sono  di  minugia,  quelle  delia  chitarra,  di  seta. 

%  Ballerin  da  corda;  Funambolo:  Ballerino  da 
corda  V.  Ballerin. 

S  Chi  troppo  Via,  a  corda  a  se  streppa;  Chi  troppo 
tira  la  corda,  la  strappa.  Prov.  e  vale  che  Chi 
vuoi  troppo  alla  fine  perde  tutto. 

S  Dà  a  corda;  Dar  la  corda  o  la  fune.  Mettere 
alla  colla.  Collare  V.  sopra  Corda  nel  2°  signif. 

w  —  a  corda  a-o  r elenio;  Caricar  l'orologio,  vale 
Rimetterlo  su,  girando  le  ruote,  sicché  abbia  la 
corda  da  restituirgli  il  movimento. 

S  Daghe  da  corda;  Allungar  la  fune,  metaf.  vale 
Conceder  dilazione.  Metter  tempo  in  mezzo. 

S  Inciòngid  ùnn-a  corda;  Impiombare  una  corda 
T.  mar.  V.  Inciòngid. 

S  Ligd  con  da  corda;  Legar  con,  fune,  Infunare. 

S  Mostra  e  corde;  Mostrare  le  corde,  dicesi  dei 
panni  e  dei  vestili  quando  son  logori  V.  sopra 
Corde  dò  panno. 

S  Tegni  corda;  Tenere  o  Reggere  il  lazzo.  Tener 
bordone,  vagliono  Secondare,  Andar  d'accordo. 
Dire  e  Fare  quel  che  vien  dello  o  fatto  da  altri. 

S  Tid  a  corda;  Tirar  la  corda,  vale  Aprir  la  porta. 
Oox*d.a/iie  s.  m.  Cordajo,  Cordajolo,  Cordaro, 
e  in  Toscana  più  comunem.  Funajo  o  Funajolo; 
quest'ultima  voce  è  meno  usata:  Colui  che  fa  o 
vende  le  corde.  -  Chiamasi  Minugiajo  Colui  che 
fa  le  corde  di  budella  ad  uso  di  suonare. 
Oofdetta  s.  f.  Cordella,  Cordicella,  Cordicina 

V.  Terragninn-a. 
Oordià.  s.  m.  Cordiera:  Striscia  di  legno,  di 
avorio  0  simile,  posta  nell'estrema  superiorità  del 
manico  d'un  violino,  d'una  chitarra,  ecc.,  su  eoi 
posan  Iff  eorde. 


Oord-iale  s.  m.  Cordiale:  Qualunque  bevanda 

che  giovi  a  confortare  il  cuore. 
Oordialitse  s.  f.  Cordialità:  Svisceratezza, 

AlTetlo  cordiale. 
OordLig-g-ià,  s.  f.  Sferzata  con  fune,  Colpo  dato 

con  una  corda. 
Oordin.  s.  m.  Capestro  :  Laccio,  Fune  con  cui 
s' impiccano  gli  uomini. 

n  Cordino  in  aria.  T.  di  giuoco  e  de/^ttso  ;  Quella 
soltil  corda  che  al  giuoco  del  pallone,  quando 
questo  si  fa  tra  scelli  giuocatori,  si  stend'?  in 
alto  affine  di  dividere  per  metà  lo  spazio  dove 
si  giuoca  ;  e  fa  lo  stesso  uffizio  della  linea  che 
comun.  usasi  far  in  terra,  detta  dai  Toscani  Cor- 
dino a  terra,  e  da  noi  Fallo  V.  questa  voce.  Perchè 
il  giuocatore  non  faccia  fallo,  bisogna  che  nel 
mandare  e  rimandare  il  pallone,  lo  faccia  sempre 
passare  al  di  sopra  di  questo  cordino:  Zùgd  a-o 
cordin;  Fare  o  Giuocare  al  cordino  in  aria. 
Oordon.  s.  m.  Cordone  :  Corda  alquanto  grossa, 
0  piuttosto,  secondo  luso  comune,  alquanto  men 
grossa  e  più  gentile  di  quella  che  noi  chiamiamo 
Corda;  suol  essere  di  seta,  di  filaticcio,  di  lana, 
di  cotone,  ecc. 

n  Cordone,  Cingolo  e  Cordiglio  :  Quella  cordicella, 
con  cui  il  prete  si  cinge  sopra  il  càmice. 

ti  —  per  Quella  funicella  piena  di  nodi,  che  i  frati 
di  S.  Francesco  ed  altri  a  loro  somiglianza,  por- 
tano cinta  ai  fianchi;  comunem.  detta  Cordiglio. 

M  —  per  Quello  che  si  adatta  alle  tende  per  aprirle 
0  chiuderle  tirando;  e  talora  anche  per  tenerle 
sollevate,  e  questa  suol  terminare  in  nappa  (fiocco). 

,1  —  per  Quello  che  si  appicca  alle  leve  de'  cam- 
panelli per  sonarli  tirandolo  V.  Corda  dò  sù- 
naggin  nella  voce  Corda. 

ti  —  Presso  gii  Architetti  dicesi  Quel  risalto  a  modo 
di  bastone  o  di  corda  sportante  in  fuori,  con  cui 
si  adornano  e  cingono  d'ordinario  i  bastioni  e 
baluardi,  facendolo  posare  sopra  l'estremità  della 
scarpa  de'  medesimi. 

ti  —  per  Quella  linea  o  Scavazione  di  terreno  fatta 
in  occasione  di  sospetto  di  peste  o  d'altro,  che 
si  guarda  da'soldati,  affinchè  nessuno  la  oltrepassi; 
che  anche  dicesi  Cordone  sanitario. 

—  da  monwa  ;  Cordone  della  moneta,  dicesi  La  cir- 
conferenza 0  contorno  della  moneta,  quando  è 
ricinta  come  d'un  cordone. 

—  da  scurrid;  Cordone  della  frusta:  Ciò  che  pende 
dal  bacchetto  e  serve  a  percuotere;  è  formato  di 
più  fila  di  spago  attorto  o  di  cuojo  intrecciato. 

—  dell'ómbrissallo;  Cordone  ombeilicale  V.  Cavo 
neir8°  significato. 

—  do  can;  Guinzaglio,  Lassa:  Striscia  di  soatlo, 
cordoncino  o  simile  che  s'infila  in  un  anello  del 
collare  de'  cani  per  condurli  o  tenerli  legati. 

g  Cordoin  da  carossa;  Stole.  Voce  dell'uso  fiorenl. 
Cigne  alle  quali  si  attacca  il  cacciatore  o  il  ser- 
vitore che  sta  ritto  sulla  sospesa. 

n  —  de  pria  ;  Cordoni  di  pietra  :  Quelle  pietre 
alquanto  rialle  che  si  pongono  in  testa  de'  padi- 
glioni che  si  fanno  nelle  strade  troppo  ripide, 
per  rattenitivo  de'  piedi. 

S  Gran  cordòn ;  Gran  cordone:  Sorta  di  Titolo 
cavalleresco. 
Oord-onetto  s,  m.  Cordoncino,  Cordoncello, 
Cordellina:  Piccola  corda  di  refe,  seta  o  simile 
materia,  intrecciata,  per  uso  per  lo  più  di  allac- 
ciare le  vestimenta. 


COR 


COR 


MS 


•  Intrecciatura.  T.  delle  ccdzctt.  Lavoro  di  maglie 
scavalcate,  die  forma  l'estremo  orlo  delle  staffe, 
quando  la  calza  si  fa  senza  pedule. 

»  Sponderola  a  forcella.  T.  legnaj.  Sorta  di  spon- 
derola  che  ha  un  piccolo  ferro  col  taglio  concavo, 
cioè  rientrante,  e  serve  per  fare  i  bastoncini  delle 
cornici;  nell'uso  dicesi  anche  Cordonetto. 

w  Pettine  da  notte  V.  Pètminn-a. 
Oòrezza  s.  f.  Coreggia  :  Larga  striscia  di  cuojo, 
che  i  contadini,  carrettieri  e  simili  sogliono  por- 
tare affibbiala  intorno  alla  vita  a  modo  di  cin- 
tola. Se  la  Coreggia  è  doppia,  e  serve  come  tasca 
per  mettervi  dentro  danaro  da  portar  su  di  sé 
in  viaggio,  dicesi  nell'uso  Ventriera  V.  Venlrèa 
nel  1°  significato. 

n  Coreggia  :  Il  suono  di  quel  vento  che  si  manda 
per  le  parli  di  sotto. 

n  Cigna  0  Cinghia:  Quella  larga  striscia  di  cuojo, 
di  cui  si  servono  i  portantini  e  i  seggetlieri  per 
sorreggere  e  portar  con  maggior  comodo  la  bus- 
sola 0  la  lettiga. 

S  Tià  de  carezze;  Scoreggiare,  Coreggiare,  Trullare, 
e  in  m.  b.  Sonar  le  trombe:  Tirar  delle  coregge. 
Córezasà  s.  f.  Cinghiata  :  Colpo  dato  con  cin- 
ghia V.  Carezza  nel  3»  significalo. 
Oòrezzetta   s.  f.  Coreggiuola,  Coreggina. 
Dimin.  di  Coreggia. 

—  di  càsoin;  Codino:  Quel  pezzo  di  panno  o  drappo 
che  si  cuce  saldamente  alla  serra  de'  calzoni  dalla 
parte  di  dietro,  e  a  cui  s'attacca  la  fibbia  per 
affibbiarli  mediante  la  Coda. 

—  dò  razò  da  burba;  Striscia  o  Striscia  da  ap- 
pendere: Pezzo  di  pelle  concia  e  liscia,  sul  quale 
si  raddrizza  il  filo  al  rasojo. 

S  Corezzette  de  scarpe;  Cinturini:  Quella  parte 
delle  scarpe  a  cui  si  attaccano  le  fibbie  per  af- 
fibbiarle. 
Oorezzin  s.  m.  Coreggia,  Coreggina  :  Striscia 
di  sovaltolo  0  cuojo  a  guisa  di  nastro,  con  che 
gli  nomini  si  cingono  i  lombi  per  sostenere  i 
calzoni  invece  delle  bertelle  V.  Bertella. 

—  rficasoin;  Cinturini:  Quella  parte  de' calzoni  curii 
che  si  affibbia  sotto  al  ginocchio,  ossia  Quelle 
due  liste  di  panno,  ciascuna  delle  quali  è  cucita 
al  lembo  inferiore  de'  calzoni,  e  fa  finimento  ai 
medesimi.  -  Chiamasi  Coda  del  cinturino  l'estre- 
mità che  si  prolunga  libera  e  serve  ad  affibbiare 
lo  sparalo  del  ginocchio  dopo  che  si  è  abbotto- 
nato; e  Codetta  la  parte  più  corta,  cioè  quella 
che  sta  a  rincontro  della  Coda,  e  riceve  la  fibbia. 

'*Oórezzóii  s.  m.  Coreggiere,  Scoreggione:  Chi 
ha  per  uso  di  tirar  coregge.  M.  b.  V.  Pe«ez25n. 

Ooi>ista>  s.  m.  Corista:  Colui  che  nelle  opere 
di  musica  canta  ne' cori. 

OSrmo  s.  m.  Colmo,  Colmatura:  La  parte  che 
sopravanza  della  misura. 

—  dò  tcito;  Comìgnolo:  Quello  spigolo  o  linea  nella 
più  alta  parte  del  tetto,  dove  si  uniscono  due 
opposti  pendenti. 

S  Co  conno;  A  colmo  o  Al  colmo.  Posto  avverb. 
vale   A   misura   colma  :  Ghe  n'ho  dceto  ùnn~a 
xaita  co  còrmo;  Gliene  ho  empiuto  una  sco- 
della al  colmo. 
OSrmo  add.  Colmo,  Traboccante,  Sopràbbon- 

dante:  Mezùa  còrma;  Misura  colma. 
Oornà  s.  f.  Cornata,  Cozzata:  Colpo  di  corna. 
8  Dàse  de  cornee;  Fare  a  cozzi.  Cozzare:  Il  per- 
caotersi  degli  animali  cornati  eolle  corna. 


Oornà  s.  ra.  Cornio,  Corniolo,  Corniale,  Cor- 
naro,  Cornaji,  Crognòlo,  Corgnòlo.  T.  boi.  Cornui 
mascula.  Pianta  appartenente  alla  famiglia  delle 
Cornee,  la  qual  si  trova  e  si  coltiva  ne'  giardini 
di  quasi  tutta  l'Europa.  Il  suo  legno  è  durissimo, 
assai  difficile  a  rompersi  e  suscettivo  di  bella 
levigatura.  I  suoi  frulli,  detti  Cornie  o  Corniole, 
sono  grossi  come  una  nocciuola,  di  color  rosso 
e  di  sapore  lazzo  e  afro  ;  si  mangiano  e  servono 
altresì  a  far  composte,  eccellenti  confetti  e  liquori, 
t»  Lentaggine.  T.  botan.  Viburnum  tinus.  Frutice 
sempre  verde,  appartenente  al  genere  Viburno  e 
alla  famiglia  delie  Caprifogliacee.  É  adallo  per 
far  siepi,  ed  usasi  ordinariam.  porre  dove  si  uccella 
colle  ragne.  Chiamasi  anche  Alloro  lino,  Lauro 
lino  0  selvatico,  Laurentina,  Lagro  selvatico,  ecc. 

Oorn.atoùg'g'ia  s.  f.  Origano,  e  comunem. 
Rogamo  0  Rigamo.  T.  botan.  Origanum  vulgare. 
Pianta  comunissima,  e  che  si  coltiva  per  condi- 
mento delle  acciughe  salale  e  di  alcune  insalate. 
Il  suo  odore  è  penetrante  ed  aromatico,  il  sapore 
forte  e  alquanto  acre;  fiorisce  sul  principio  della 
state;  altrim.  Erba  acciuga,  Erba  da  acciughe. 

Oorn.ag'g'etta  s.  f.  Corvetto,  Corvo  de'cam- 
panili  fior,  e  pis.,  Gracchiòla  bienlin.,  Cornac- 
chlola  vecchiano.  T.  ornit.  Corvus  monedula. 
Uccello  del  genere  de'  Corvi,  che  annida  per  Io 
più  in  Lombardia  e  ne'  boschi  lungo  il  Po.  Ha 
il  pileo,  l'ali  e  la  coda  di  color  nero  cangiante 
in  violetto  o  in  turchino  chiaro;  l'occipite,  la 
cervice  e  i  lati  del  cgllo  di  color  cenerino  serìceo; 
il  dorso,  le  scapolari,  il  sopraccoda  e  tulle  le  parti 
inferiori  di  color  cenerognolo,  leggermente  can- 
giante in  turchino;  i  piedi  neri.  Non  ama  mollo 
la  carne;  cibasi  ordinariamente  d'inselli,  di  frutti, 
di  semi.  Nidifica  nelle  fabbriche  elevale  ed  an- 
tiche, e  particolarmente  nelle  torri. 

OoT'iiag'g'ia  s.  f.  Cornacchia  pis.  e  fior.,  Ma- 
lacchia  fior.  T.  ornil.  Corvus  cornix.  Uccello  del 
genere  de' Corvi,  che  ha  il  becco  nero,  colla  estre- 
mità della  mascella  superiore  leggermente  adunca; 
testa,  gola,  parte  media  del  gozzo  e  del  petto, 
ali  e  coda  di  color  nero  cangiante  in  violetto  e 
in  porporino  ;  le  penne  di  tutte  le  parti  del  corpo 
di  color  bigio  collo  stelo  nero;  i  piedi  neri.  Ni- 
difica vicino  a'  torrenti,  sovr'alberi  altissimi  e  ben 
fronzuti;  comunissimo  lungo  la  Trebbia. 

Ooirnetta  s.  f.  Cornicella,  Cornicina.  Dimin. 
di  corno. 
Il  Cornetta:  Slrum.  musicale  da  fiato  fatto  a  guisa 
di  corno,  che  usavasi  nelle  truppe,  ed  a  cui  si 
sostilni  la  trombetta;  oggidì  non  sì  adopera  che 
assai  di  rado  e  quasi  esclusivamente  da'postiglioni. 
ti  —  per  Un  insegna  pìccola  e  di  forma  quadra, 
altre  volte  in  uso  nella  Cavalleria;  ed  anche  Colai 
che  portava  la  cornetta. 
Il  —  In  term.  di  Mar.  è  Una  specie  di  bandiera 
divisa  in  due  punte.  La  Cornetta  è  il  distintivo 
dei  Caposquadra  o  del  Supremo  Comandante  della 
squadra,  e,  secondo  il  luogo  dov'è  issata,  indica 
il  grado  di  chi  comanda  il  vascello,  sia  Ammi- 
raglio 0  Contrammiraglio. 
8  Batte  cornetta;  Batter  cornetta.  T.  mar.  Si  dice 
che  Una  nave  batte  cornetta  d' ammiraglio  o 
simile,  per  dire  che  la  cornetta  che  sventola  in 
cima  all'albero  mostra  tal  grado  di  chi  la  comanda. 

Ooiruetto  s.  m.  Cornetto,  Cornicello,  Cornicino. 
Dimin.  di  Corno:  Piccolo  eorno. 


266 


COR 


*  Chiocciolina  di  mare,  e  nell'uso  comune  Nicchio- 
lino  0  Nicchietto  :  Nome  generico  che  abbraccia 
tulle  le  piccole  conchiglie  formale  a  guisa  di  pic- 
colo corno,  e  Ira  le  quali  sia  rinchiuso  un  in- 
sello marino. 

da  puvee;  Corno  da  polvere:  Corno  enlro  cui  i 

cacciatori  solevano  lener  la  polvere  V.  Fiaschetta. 

—  da  scarpe;  Corno  da  calzare,  e  nell'uso  florenl. 
Cornelio:  Pezzo  di  corno  incavalo  e  ricurvo  con 
cai  si  calzano  le  scarpe;  dicesi  anche  Calzatojo 
e  Calzatoia,  ma  questi  due  vocaboli  valgono  pure 
Una  striscia  di  cuojo  che  serve  allo  slesso  uso 
del  cornetto. 

—  da  sordi;  Cornelio  acustico:  Strura.  in  forma 
di  piccola  tromba  o  corno,  che  si  adopera  da  chi 
ha  l'udito  ingrossalo,  e  lo  ajuta  ad  udire  i  suoni 
coH'accoslarne  la  bocchetta  all'orecchio. 

fS  Cornetti;  Cornetti.  Voce  nostra.  Pezzettini  di 
pasta  allorcigliati  a  modo  di  piccolissimo  corno, 
e  che  da  noi  usansi  per  minestra. 

Oomiòla.  s.  f.  Corniòla  :  Selce  flna  o  Specie 
d'agata  di  color  rosso  sanguigno  o  carneo  pal- 
lido 0  gialliccio.  Trovasi  in  alcune  rocce  in  globi 
0  palle  0  sotto  forma  stalaltilica  ;  è  diafana  e 
prende  un  bellissimo  pulimento. 

Oornixe  s.  f.  Cornice:  Quell'ornamento  di  le- 
gno 0  di  metallo,  per  lo  più  di  figura  quadrata 
0  rotonda,  che  si  mette  alle  tele,  tavole  ecc.  di- 
pinte, agli  specchi  e  simili. 

Oornixón  s.  m.  Cornice,  Cornicione.  T.  di 
archit.  ìJìlìmo  superior  membro  della  trabeazione, 
che  sporge  in  fuori  e  fa  corona  alla  cima  d'un 
palazzo,  d'una  chiesa  o  d'altro  sontuoso  edilìzio. 

—  de  stanse;  Corona:  Quell'orlo  rilevato  che  sporta 
in  fuori  al  di  sopra  delle  pareli  interne. 

Ootuo  s.  m.  Corno,  al  plur.  Corna:  Eminenza 
conica  e  dura,  che  cresce  sopra  la  tesla  d'alcuni 
animali  quadrupedi,  ai  quali  serve  d'arme  offen- 
siva e  difensiva. 
M  Nel  nam.  del  più  diconsi  anche  Quelle  delle  chioc- 
ciole e  delle  lumache ,  che  da'  Naturalisti  chia- 
mansi  Antenne. 

—  da  caccia;  Corno  o  Corno  da  caccia:  Slrum.  a 
fiato  d'ottone  assai  nolo,  che  usano  i  militari  nelle 
bande;  al  piar,  fa  Corni  e  non  Corna. 

—  de  cervo  ;  Corno  di  cervo  :  Sostanza  ossea  e  non 
cornea ,  che  si  rinnova  sul  cranio  de'  cervi.  La 
raschiatura  o  rasura  di  esso,  come  quello  che 
racchiude  molta  gelatina  e  fosfato  di  calce,  usa- 
vasi  già  in  medicina  come  rimedio;  minuzzato 
serviva  a  preparar  bevande  mucilaginose;  calci- 
nato 0  privato  della  gelatina,  fa  parte  del  decotto 
bianco  di  Sydenham,  ed  usasi  anche  dagli  orefici 
per  pulire  l'argento. 

—  dell'abbondansa  ;  Cornuccopia,  dicesi  figurai,  per 
dinotare  Abbondanza  di  tutte  le  cose. 

—  dcll'anchizze  o  da  biscornia;  Corno  dell'incadlne 
0  della  bicornia:  Ciascuna  delle  punte  dell'incu- 
dine 0  della  bicornia  che  si  stendono  oltre  il  piano. 

—  inglcise;  Corno  inglese  od  anche  Voce  umana: 
Slrum.  musicale  da  flato  simile  all'oboe.  Il  dia- 
pason del  Corno  inglese  è  una  quinta  al  di  sotto 
dell'oboe  comune;  quindi  il  suono  più  grave  di 
questo  slrum.  è  il  La;  ed  è  rispetto  all'oboe 

•  quello  che  la  viola  è  al  violino. 

S  Aveì  e  come  in  ta  stacca  e  méttisele  in  testa; 
Aver  le  corna  in  seno  e  mettersele  in  capo,  di- 
cesi Quando  uoo  manifesta  i  suoi  disonori  occaltl. 


COR 


S  Caccia  e  come;  Gettar  le  corna,  dicesi  de' Cervi 
che  le  mettono  ogni  anno. 

S  Chi  ha  de  crave,  ha  de  come;  Chi  ha  capre, 
ha  corna  V.  Crava. 

$  Fd  e  come;  Far  le  corna,  dicesi  Quell'alto  della 
mano  che  si  fa  in  dispregio  altrui  stringendo  il 
pugno,  e  allungando  il  dito  indice  e  il  mignolo 
a  guisa  delle  corna,  che  portano  in  fronte  i  buoi, 
le  capre  e  simili. 

S  Fd  porta  e  come;  Fare  o  Por  le  corna  o  il 
cimiero.  Far  le  fusa  torte,  Far  becco,  vagliono 
Romper  la  fede  al  marito. 

%  Lavata  de  come;  Bravata,  Rabbuffo,  Gridata, 
Rammanzo,  Rammanzina,  Grattacapo,  Lavacapo  : 
Riprensione  che  si  fa  altrui  con  parole  minaccevoli. 

S  N5  stimma  o  No  vaeì  un  corno;  Non  istimare 
0  Non  valere  un  corno  o  un  fico.  Modo  di  vi- 
lipendere checchessia,  e  significa  Non  istimare  o 
Non  valer  nulla;  e  talora  Disprezzare  o  Essere 
da  disprezzare. 

$  0  no  capisce  én  corno  V.  Capi. 

§  Rompi  0  Scciappà  e  come  a  un;  Rompere  o 
Fiaccar  le  corna  ad  alcuno,  vale  Dargli  sul  capo, 
Rompergli  il  capo. 

S  Spunta  e  come;  Metter  le  corna,  Corneggiare, 
dicesi  Quando  ad  una  bestia  cornigera  cominciaDO 
a  spuntar  le  corna. 

S  Sùnnd  5  corno;  Buccinare,  Trombettare,  Metter 
in  grido.  Bandire  o  Bandir  su  pe'  canti,  figurai, 
vale  Divulgare  e  Spargere  alcuna  cosa  ridicen- 
dola per  tutto. 

S  Un  corno  !  Un  corno  !  Un  cavolo  !  Voce  di  sdegno 
che  rispondesi  a  seccatore  indiscreto  in  luogo  di 
altra  parola  più  sconcia. 
Oornùo  add.  Cornuto  :  Che  ha  corna,  o  Che  è 
distinto  a  maniera  di  corno. 

S  Amò  comùo;  Rigaligo,  Fior  cappuccio,  Sprone 
di  cavaliere,  ecc.  V.  Amò  comùo. 

S  Becco  comùo  V.  Becco  contento  nella  voce  Becco. 
Ooronà,  v.  a.  Coronare,  Incoronare  V.  Incorona. 
—  l'opera;  Coronar  l'opera,  figurai,  vale  Perfezio- 
nare, Condurre  a  fine  con  onore,  Dar  lodevole 
compimento,  Dar  l'ultima  mano  ad  una  cosa. 
Ooz*ózLii-a>  f.  s.  Corona:  Propriam.  L'ornamento 
di  cui  si  cingon  la  testa  i  re  ed  altri  personaggi  illu- 
stri in  segno  d'autorità  o  d'onore;  altrim.  Diadema. 

H  Corona,  per  Lo  re  medesimo  o  imperatore:  0 
discorso  da  Corònn-a;  Il  discorso  della  Corona. 

n  —  per  3Iaestà  regia.  Sovranità  ed  il  Regno  stesso: 
Erede  da  Corònn-a;  Erede  della  Corona. 

n  —  per  Serto  o  Ghirlanda  di  foglie,  fiori  o  simili, 
che  si  porla  in  capo  per  ornamento  o  in  segno 
d'allegria  V.  Ghirlanda. 

«  —  per  Quell'ornamento ,  che  per  ragion  de'  ti- 
toli si  pone  sopra  le  armi  o  insegne. 

n  —  Figurai,  dicesi  della  Gloria  che  i  Martiri  acqui- 
stano morendo  per  la  Fede;  che  in  questo  caso 
dicesi  Corona  del  martirio. 

n  —  Per  similit.  dicesi  di  Qualunque  cosa  che 
cinge  0  circonda  un'altra;  e  dicesi  anche  delle 
persone  che  circondan  checchessia. 

u  —  per  La  suprema  parte  dell'unghie  de'cavalli 
e  altre  bestie,  che  confina  coi  peli  delle  gambe. 

"  —  Nella  Musica  dicesi  Un  segno,  chiamato  an- 
cora Fermata,  il  quale  si  pone  sopra  o  sotlo  una 
noia  0  pausa  per  indicare  un  tempo  arbitrario 
di  fermarsi  o  di  fiorire  la  nota,  ove  così  piaccia 
al  cantante  o  al  suonatore. 


COR 


COR 


t67 


—  de  spinn-e;  Corona  di  spine,  chiamasi  per  ec- 
cellenza Quella  che  fu  posta  in  capo  a  Gesù  Cristo. 

—  de  stelle;  Corona  di  stelle:  Quella,  di  cai  i  pit- 
tori cìngono  il  capo  di  Maria  Vergine. 

—  de  sùnetti;  Corona  di  sonetti ,  chiamasi  cosi  Un 
dato  numero  di  sonetti  composti  intorno  ad  un 
medesimo  argomento,  l'ultimo  verso  de' quali 
deve  servir  per  primo  al  sonetto  seguente,  e  così 
via  via  sino  all'ultimo,  il  quale  finisce  col  primo 
verso  del  primo  sonetto. 

—  d5  dente;  Corona  del  dente:  La  sommità  o  l'orlo 
con  cui  termina  il  dente. 

S  Fd  cor5nn-a;  Far  corona,  Accerchiare,  Circon- 
dare. 

$  Réna  a  corònn-a;  Ruota  a  corona,  ed  anche 
assolutam.  Corona,  chiamasi  così  dagli  oriaolaj 
Quella  ruota  orizzontale,  che  imbocca  nella  ser- 
pentina, e  che  annoverasi  fra  i  secondi  mobili 
dell'orinolo  da  tasca. 
OSrpa  V.  Cólpa. 

Oorpa^coià;  s.  f.  Corpacciata,  Scorpacciata,  e 
nell'uso  Gorent.  Strippata,  Mangiatacela:  Abbon- 
dante mangiata  di  checchessia. 

S  Fd  ùnn-a  corpaccio;  Scorpare,  Fare  una  scor- 
pacciata. 
Oor*pa.sso  s.  m.  Corpone.  Acer,  di  Corpo:  Corpo 

grande.  -  Corpaccio,  peggior.  di  Corpo. 
Corpettin  s.  m.  Corpicino,  Corpicello,  Corpic- 
ciuoio.  Dimin.  e  vezzegg.  di  Corpo:  Corpo  piccolo. 

n  Camiciolina,  Camiciolino:  Piccola  camiciuola  da 
bambino. 
Oor*petto  s.  m.  Corpetto  V.  CamixéitOf  Ma- 
riolo. 
Oox*po  s.  m.  Corpo,  al  plur.  Corpi  e  anticam. 
Corpora:  Ogni  sostanza  materiale  dotata  di  lun- 
ghezza, larghezza  e  profondità. 

n  Corpo,  per  La  parte  corporea  dell'animale. 

«  —  Metaf.  per  Forza  e  Vigore  di  certi  liquidi: 
Viti  chi  ha  dò  corpo;  Vino  che  ha  corpo. 

«I  —  per  Consistenza,  Spessezza,  e  dicesi  per  Io 
più  di  tessuti. 

ti  —  per  La  parte  principale  di  alcune  cose  arli- 
ficiaìi,  la  quale  è  come  la  base  di  tutta  l'opera  : 
0  corpo  da  lampa,  ecc.;  Il  corpo  della  làm- 
pana,  ecc. 

n  —  per  Là  principale  sostanza  d'alcuna  cosa  non 
materiale  :  0  trovici  ne-o  corpo  da  lettera'j  Lo 
troverete  nel  corpo  della  lettera. 

M  —  per  Tutta  la  massa  insieme  di  molte  parti 
ridotta  in  una:  Corpo  de  cittce,  Corpo  de  lezzi, 
ecc.;  Corpo  di  città.  Corpo  di  leggi,  ecc. 

»  —  Nella  Milizia,  dicesi  Ogni  Membro  dell'eser- 
cito che  possa  star  da  sé,  come  un  Reggimento, 
Un  battaglione Tutta  la  milizia  degli  arti- 
glieri, tutti  i  soldati  di  fanteria,  della  cavalleria, 
tutti  gli  uffiziali  0  i  sott'uffiziali  d'un  reggim.  ecc. 

«  —  per  Società  o  Compagnia  di  persone  riunite 
insieme:  Gh'èa  5  Magistrato  in  corpo;  C'era 
il  Magistrato  in  corpo. 

—  a  corpo;  A  corpo  a  corpo,  Corpo  a  corpo.  Posto 
avverb.  vale  A  solo  a  solo.  Testa  a  testa,  e  ado- 
prasi  coi  v.  Combattere,  Battersi  e  simili. 

—  d'arma  ;  Corpo  d'esercito  :  Un  numero  di  divi- 
sioni unite  insieme,  che  formano  un  esercito. 

—  da  camixa;  Corpo  o  Vita  della  camicia:  Tutta 
la  camicia  tranne  le  maniche  e  la  goletta. 

—  de  guardia;  Corpo  di  guardia:  Un  numero  de- 
terminato di  soldati  che  fa  la  guardia,  e  il  Lnogo 


stesso  ove  qnesti  soldati  hanno  stanza  per  fare 
la  loro  fazione. 

—  diplomatico;  Corpo  diplomatico:  La  riunione  di 
tutti  i  ministri  esteri  accreditati  presso  una  data 
Corte. 

—  dS  carattere;  Corpo  del  carattere.  T.  degli  stamp. 
La  grossezza  del  carattere  compresa  fra  quelle  due 
facce  del  quadro,  che  corrispondono  una  al  ver- 
tice e  Taltra  alla  base  della  lettera  alfabetica. 

—  dS  delitto  ;  Corpo  del  delitto  :  La  cosa,  il  luogo 
le  circostanze,  ecc.,  con  cui  è  stato  commesso  an 
delitto. 

—  franco;  Corpo  franco.  Dicesi  nella  Milizia  Un 
reggimento,  al  quale  si  mandano  i  cattivi  e  in- 
disciplinati soldati,  che  non  hanno  fatto  buona 
prova  ne' reggimenti,  essendole  leggi  di  questo 
Corpo  severissime. 

—  legislativo;  Corpo  legislativo,  dicesi  in  generale 
Tutta  l'assemblea  nella  quale  risiede  il  potere  di 
formar  le  leggi  d'uno  Stato. 

—  morto;  Corpo  morto,  vale  Cadavere. 

—  santo;  Corpo  santo,  vale  II  corpo  d'un  santo. 
S  Andà  de  corpo;  Andar  di  corpo  V.  Andd. 

S  Aveì  5  corpo  V.  Aveì  a  diarrea  nella  v.  Avel. 
S  ^veì  d  santo  in  corpo  ;  Aver  il  santo  in  f  orpo 

V.  Aveì. 
S  Mette  5  corpo;  Muovere  o  Smuovere  il  corpo, 
dicesi  del  Far  cacare,  Indurre  menagionc  o  fiosso, 
cioè  soccorrenza  di  corpo. 

C5rpo  V.  Cólpo  in  tutti  i  suoi  significati. 

Corporale  s.  m.  Corporale  :  Quel  pannicello 
di  lino  bianco,  sul  quale  posa  il  prete  l'ostia  con* 
sacrata  nel  dir  Messa, 
n  Corporale,  usato  in  forza  d'addiett.,  vale  Appar- 
tenente al  corpo:  Penn-a  corporale,  Bezéugni 
corporali,  ecc.;  Pena  corporale,  Bisogni  corpo- 
rali, ecc. 

Oorporatùa,  s.  f.  Corporatura:  Tutto  il  com- 
posto del  corpo. 

Oorporaziòu  s.  f.  Corporazione.  Voce  d'uso 
comune:  Compagnia  instituitn  con  facoltà  di  chi 
governa,  e  formata  di  più  persone,  le  quali  vi- 
vono sotto  una  regola  o  reggimento  comune,  in 
quanto  riguarda  la  loro  professione. 
S  Corporazioin  religiose;  Corporazioni  religiose: 
Le  comunità  di  frati  o  di  monache,  che  vivono 
ciascuna  sotto  una  separata  regola. 

Oorpùo  add.  Corpacciuto,  Corputo,  Corpolento, 
Corpulento:  Grosso  di  corpo.  Di  gran  corpo. 

Oorpusdomini  ;  Corpo  del  Signore:  La  fe> 
sta  che  si  celebra  in  memoria  dell'istituzione  del 
SS.  Sacramento  dell'altare  dodici  giorni  dopo  la 
Pentecoste. 

Oorré  s.  m.  Corriere  e  Cornerò,  antic.  Cor- 
rere, Correrò:  Colui  che  correndo  la  posta  porla 
i  pubblici  dispacci  e  le  lettere  de'  privati, 
ti  Correnti.  T.  mutai.  Quei  legni  che  nel  formare 
i  ponti  per  le  fabbriche,  si  mettono  per  lo  lungo; 
quelli  che  mettonsi  per  traverso  e  sportano  in 
fuori,  diconsi  Passanti. 

Oorréa  s.  f.  Corriera:  Legno  qualunque  sia,  si 
di  mare  che  di  terra,  che  porla  i  dispacci  e  gli 
avvisi. 

Oorred-à,  v.  a.  Corredare,  Adornare,  Arricchire, 
Guarnire. 

Corredo  s.  ra.  Corredo,  dicesi  comunem.  delle 
Masserizie,  abiti,  biancheria  e  tutto  ciò  che  si  dà 
ad  una  faocialla  quando  si  marita  o  si  fa  monaca. 


968 


COR 


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-  Corredino  suol  dirsi  in  Tose,  di  Tolte  le  bian- 
cherie e  roba  ad  uso  de'  bambini  nati  di  fresco. 
Oorrelazión  s.  f.  Correlazione:  Relazione, 
Attinenza  reciproca,  li  reciproco  riferirsi  d'una 
cosa  ad  un'altra. 
Oorrente  s.  f.  Corrente  :  Movimento  progres- 
sivo che  ha  il  mare  in  varii  luoghi,  il  quale  può 
accelerare  o  ritardare  la  velocità  della  nave,  se- 
condo che  la  direzione  è  quella  stesso  della  nave, 
oppure  è  contraria  o  di  traverso;  e  si  dice  anche 
dell'Acqua  che  corre  e  si  muove  secondo  una  di- 
rezione determinata,  in  fiume,  canale,  lago,  ecc. 

«  Corrente,  metafor.  usasi  per  Opinione  o  Usanza 
comune,  Andazzo,  onde:  Andà  co-a  corrente, 
Seguita  a  corrente;  Andar  colla  corrente,  Se- 
guitar la  corrente,  vagliono  Seguitar  l'opinione, 
la  moda,  ecc. 

M  —  Usato  in  gen.  masch.  vale  Tutto  ciò  che  si  passa, 
che  avviene  alla  giornata,  onde:  Èse  a-o  cor- 
rente de  tutto;  Essere  al  corrente  d'ogni  cosa, 
vaie  Saper  quello  che  si  passa,  le  novità  che 
corrono,  Essere  informato  d'ogni  cosa:  Tegni  a-o 
corrente;  Tener  al  corrente,  vale  Informar  senza 
dimora  di  ciò  che  succede. 

n  Dormiente  o  Pontuale.  T.  mar.  Pezzo  di  costru- 
zione, che  cinge  la  nave  inlernamenle  e  per  lungo, 
ffssato  alle  sue  coste,  e  sul  quale  vanno  ad  inca- 
strarsi ed  appoggiarsi  le  teste  de'  bagli,  a  guisa 
delle  travi  sopra  alla  cornice  d'una  sala. 
—  d'dm;  Corrente  d'aria,  e  nell'uso  tose.  Riscontro: 
Un'apertura  dirimpetto  a  un'altra,  onde  si  fa  una 
corrente  d'aria,  che  non  solo  incomoda,  ma  può 
esser  cagione  di  qualche  malore. 
Oorrente  add.  Corrente:  Che  corre,  e  dicesi 
propriam.  d'acqua,  fiumi  e  simili,  che  vanno  per 
luogo  declive;  allrim.  Corsivo. 

«  Corrente,  aggiunto  di  persona,  vale  Pronto,  Fa- 
cile, Inclinato,  Corsivo;  e  dicesi  per  Io  più  di 
Chi  è  facile  allo  spendere.  Che  non  è  avaro. 

w  —  Aggiunto  di  conto  V.  Cónto. 

*  —  Aggiunto  di  moneta,  dieesi  Quella  che  corre 
comunem.  e  con  prezzo  determinato. 

M  —  Aggiunto  di  giorno,  mese,  anno,  secolo,  che 
anche  si  dice  Corrente  assolutam. ,  vale  Quello 
nel  quale  si  parla ,  o  cui  si  riferisce  il  discorso. 

«  —  Detto  di  versi  e  anche  delle  scritture,  vale 
Facile,  Spontaneo,  Che  mostra  essere  fatto  senza 
sforzo. 

S  Scrive  a  penna  corrente;  Scrivere  a  penna  cor- 
rente, vale  Scrivere  andante,  con  {speditezza. 
Corrente  avv.  Corrente,  Correntemente,  An- 
dante, Con  ispeditezia,  ed  usasi  coi  v.  Scrivere 
0  Leggere  :  0  leze,  0  scrive  corrente;  Egli  legge. 
Egli  scrive  corrente. 
Corretto  s.  m.  Correttore,  Correggitore  :  Che 
corregge. 

»  Correttore  :  Nelle  Stamperie  dicesi  Quegli  che  fa 

ufficio  di  riveder  le  bozze  per  tòme  gli  errori 

V.  Correze  nel  4»  significato. 

Oorreze  v.  a.  Correggere:  Far  ravvedere. 

Emendare,  Ammendare,  Rimettere  sulla  buona  via. 

n  Correggere  per  Riprendere,  Castigare,  Rampo- 
gnare, Sgridare,  Ammonire. 

M  —  Parlando  di  scritture,  deliberazioni  e  simili, 
vale  Purgarle  dagli  errori,  Emendarle,  Rimo- 
derarle. 

»  —  In  terra,  di  Stamp.  dicesi  II  notare  a  penna 
sul  margina  delle  bozze  i  trascorsi  «rrori  di  stampa 


0  certi  altri  difetti,  come  sarebbero  caratteri  guasti 
0  rovesciati  o  scambiati. 

I)  —  per  metaf.  vale  Mitigare,  Purgare,  Toglier  via 
la  malignità  o  qualche  difetto  nelle  cose  naturali. 

S  Correzise  n.  p.  Correggersi,  Ravvedersi,  Emen- 
darsi, Ammendarsi  :  Riconoscere  e  lasciare  i  falli 
commessi  e  i  proprj  difetti. 
Oorrezión.  s.  f.  Correzione,  Correggimento, 
Emendamento ,  Castigo ,  Punizione  ;  ed  anche 
Rimprovero,  Ammonizione,  Lavacapo,  Sgridata, 
Rabbuffo. 

ti  Correzione,  in  term.  di  Stamp.  L'atto  di  coreg- 
gere  le  bozze  per  lòr  via  gli  errori  del  compo- 
sitore; e  Correzioni  (nel  plur.)  diconsi  I  segni 
medesimi  che  si  fanno  in  margine  delle  bozze, 
e  co' quali  si  accennano  le  correzioni  da  farsi. 

S  Casa  de  correziòn;  Casa  di  correzione  o  Erga- 
stolo: Luogo  dove  si  tengono  a  correzione  i  discoli. 
Oorrezzilbilo  add.  Correggibile,  Corregge- 
vole,  Emendabile,  Emendevole:  Atto  ad  essere 
corretto,  Che  può  correggersi  o  emendarsi. 
Oorrx  V.  n.  Correre  :  Andare  con  impeto  ed 
estrema  velocità,  e  dicesi  dell'uomo,  de' cavalli 
0  altri  animali. 

Il  Correre,  dicesi  anche  di  cose  inanimate,  come  la 
luce,  la  palla  del  cannone,  la  carrozza,  ecc.,  ed 
anche  degli  enti  di  ragione,  come  il  pensiero, 
la  fantasia  e  simili. 

Il  —  per  Andar  alla  china,  all' ingiù,  e  dicesi  dei 
fiumi,  de' ruscelli,  del  mare  e  di  qualunque  liquido. 

»  —  Parlando  delle  mode  e  simili,  vale  Essere 
in  voga. 

Il  —  Parlando  di  notizie,  di  scritti  e  simili,  vale 
Circolare,  Andar  attorno. 

H  —  Detto  di  moneta,  vale  Aver  corso,  Essere 
accettata. 

—  addosso  a  un  ;  Correre  addosso  ad  uno ,  vale 
Assalirlo,  Investirlo. 

—  a  gambe;  Andar  di  corsa,  Andar  sollecitamente 
0  a  gran  passi,  Camminar  fortemente. 

—  a  gambe  levce;  Andar  a  furia,  Correr  precipi- 
tosamente, a  slascio.  . 

—  a  paga;  Correr  la  paga,  vale  Essere  dovala  o 
Darsi  semplicemente. 

—  appréuvo  a  un;  Correr  dietro  a  uno.  Rincor- 
rerlo ;  ed  anche  semplic.  Tener  dietro,  Seguitare. 

—  appréuvo  a-e  ricohesse,  a-i  onoì,  ecc.;  Correr 
dietro  alle  ricchezze,  agli  onori,  ecc.,  vale  Esserne 
vago,  Desiderarli  o  Procacciarseli  con  calore. 

—  a  rompicollo  ;  Correre  a  rompicollo,  a  fiaccacollo, 
a  scavezzacollo,  ecc.  V.  Andà. 

—  a  v5xe  o  Corri  wxe  ;  Correr  voce,  vale  Esser 
discorso  tra  le  genti,  Buccinarsi,  Vociferarsi. 

—  burrasca;  Correr  burrasca  o  fortuna.  T.  mar. 
Trovarsi  in  mare  con  burrasca. 

—  in  aggiùtto;  Accorrere,  Venir  in  ajuto. 

—  i  interessi;  Correr  gl'interessi  ne'eambj,  vale 
Esser  dovuti.  Doversi  pagare  dal  debitore. 

—  l'obbligo;  Correr  l'obbligo,  vale  Essere  tenuto, 
obbligato. 

—  rischio;  Correr  rischio,  risico  o  pericolo,  vale 
Esser  in  pericolo  o  Portar  pericolo  o  rischio. 

—'  0  Nò  corri  ùnn-a  moncea  ;  Correre  o  Non  cor- 
rere una  moneta,  dicesi  dell'Essere  o  Non  essere 
ricevuta. 

—  ùnn-a  burrasca;  Correr  una  burrasca,  figurai, 
trovarsi  in  impiccio,  in  guajo  o  simile. 

S  Corrtghe;  Correrei,  Andarci  di   meizo,  vale 


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269 


Provare  il  danno,  il  pregiudizio,  la  pena  di  chec- 
chessia, Pagar  il  fio,  le  spese  e  simili  significali: 
Chi  ghe  core  son  mi;  Chi  ci  corre  o  ci  va  di 
mezzo  son  io. 
w  —  a  vitto,  l'ònó,  ecc.;  Andarci,  Perderci  la  vila, 

l'onore,  ecc. 
S  Fd  corri  a  voxe;  Far  correre  la  voce,  Heller 

voce,  Dar  lingua, 
n  —  corri  da  moncea;  Far  correr  del  denaro,  vale 

Spenderlo. 
S  Fdghe  corri  ùnn-a  pcrsònn-a;  Farci  pensar  uno: 

Fargli  provare  il  danno,  la  pena  e  simile. 
D  —  tutto;  Dissipare,  Dar  fondo  ad  ogni  cosa, 
che  anche  dicesi  CoRsumar  l'asta  e  il  lorchio: 
Dissipare  tulle  le  sue  sostanze. 
S  Lascia  corri;  Lasciar   correre:   Lasciare  che 
una  cosa  continui  a  farsi  in  un  dato  modo,  dis- 
simulando quel  che  c'è  di  male;  o  anche  Non 
risentirsi  e  dissimulare  se  altri  abbia  fatto  cosa 
bruita,  ecc. 
Il  _  corri  0  pescio;  Lasciare  correre  V.  sopra 
Lascia  corri  ;  e  talora  Non   impacciarsi ,  Non 
prendersi  briga  o  impaccio  di  checchessia. 
S  Mettise  a  corri;  Levarsi  a  corsa,  Porsi  o  Cac- 
ciarsi a  correre. 
S  Nò  corri  tanto;  Non  correr  tanto,  si  dice  ad 
Uno  che  troppo  precipitosamente  s'affretta  a  fare 
0  a  pensare  o  a  sentenziare  d'una  data  cosa. 
S  0  core  ch'ò  pd  pugòu;  E'  corre  che  par  unto, 
cioè  Corre  precipitosamente,  in  furia;  tolta  la 
melaf.  delle  carrucole  o  pulegge,  le  quali ,  quando 
son  unte  con  olio  e  sapone  o  altro,  scorrono 
velocemente;  dicesi  anche  E' corre  che  par  s'abbia 
i  birri  dietro. 
S  Zùgd  a  corri;  Fare  a  corri  corri:  Gareggiare 
nel  correre. 
OorridLó  s.  m.  Corridoio,  Corritojo,  Corridore  : 
Andito  tanto  fuori  che  dentro  agli  edifizi,  che 
serve  di  stretto  passaggio  per  andare  da  una  parte 
all'altra. 
N  Corridoio  e  Corritoio,  in  Marin.  dicesi  Un  pas- 
saggio angusto  Ira  gli  scompartimenti  inferiori 
della  nave,  come  il  magazzino  della  polvere,  ecc. 
CorridLó  add.  Corridore:  Che  corre,  e  dicesi 

d'ordinario  di  Cavallo  veloce  al  corso. 
Corrid-òeto  s.  m.  Corridorelto  :  Piccolo  cor- 
ridoio, Stanza  lunga  e  stretta  a  uso  di  passare. 
Oorrispón.d.e  v.  n.  Corrispondere  :  Confarsi, 
Aver  proporzione,  convenienza. 
n  Corrispondere,  detto  di  vocaboli,  vale  Avere  la 

slessa  significazione. 
w  —  per  Render  cambio  per  un  benefizio  ricevuto. 

Compensare,  Contraccambiare. 
Ooririspòndeiisa.  s.  f.  Corrispondenza: 
Relazione,  Rapporto,  Vincolo  d'amicizia  o  d'in- 
teresse fra  due  o  più  persone, 
w  Corrispondenza,  per  Commercio  di  lettere  o  d'af- 
fari tra  persone  lontane  di  domicilio  l'una  dall'altra. 
S  Avei  corrispondensa  con  un;  Aver  corrispon- 
denza 0  Corrispondere  con  uno:  Carteggiare  o 
Tener  commercio  di  lettere  con  altrui. 
OorrispóndLexite  s.  m.  Corrispondente, 
dicesi  presso  i  Mercanti  Quegli  col  quale  sono 
soliti  tener  commercio  di  lettere  o  negoziare  ;  e 
dicesi  anche  di  altri  fuori  di  traffico. 
Oorrolbora  v.  a.  Corroborare:  Fortificare, 
Dar  forza,  vigore,  Rinvigorire;  e  melaf.  Avva- 
lorare, Convalidare,  Confermare. 


Corrolborante  p.  pres.  Corroborante  :  Che 
corrobora.  -  Corroborativo  Che  ha  virtù  di  cor- 
roborare, di  rinfrancare,  di  rinvigorire. 

Corrod-tì  v.  a.  Corrodere  :  Consumar  a  poco 
a  poco. 

CorrSmpe  v.  a.  Corrompere:  Guastare,  Con- 
taminare, Putrefare;  e  figurai,  parlando  di  cose 
morali,  Depravare,  Sviare,  Far  diventar  cattivo 
il  buono. 

—  ùnn-a  personn-a;  Corrompere  alcuno:  Indurlo 
con  donativi  o  con  altri  mezzi  simili  a  fare  a 
tuo  prò  quello  che  non  conviene. 

S  Corrompise  n.  p.  Corrompersi,  Guastarsi  ;  e  dello 
della  favella,  vale  Perdere  la  sua  purità. 

Corroxi-vo  s.  m.  Corrosivo  :  Medicamento  o 
altra  sostanza  che  corrode, 
n  Corrosivo,  usato  in  forza  d'addietl.  vale  Corro- 
dente, Che  corrode  ;  e  si  applica  a  Qualunque  so- 
stanza che  distrugge  le  parti  colle  quali  si  mette 
in  contatto  mercè  l'azione  chimica  che  esercita 
su  di  esse. 
S  Sublimato  corroxivo;  Sublimalo  corrosivo  :  An- 
tico nome  del  Deulo-cloruro  di  mercurio. 

Oorrùttó  s.  m.  Corruttore:  Che  corrompe, 
seduce,  deprava,  ecc. 

Oorrùzion  s.  f.  Corruzione:  Il  corrompere, 
Depravazione,  Corruttela,  Corruzione  di  buoni 
costumi. 

OSrsa  s.  f.  Corsa  :  Movimento  impetuoso  e  breve; 
altrim.  Corrimento. 
n  Corsa,  per  La  gara  dì  più  corridori  a  piedi  o  a 
cavalla  o  su  carri,  per  vincere  il  prèmio  pro- 
posto; che  in  questo  signif.  dicesi  anche  Carriera. 

—  di  cavalli;  Corsa  di  cavalli:  Spettacolo  pubblico 
di  più  cavalli,  che  corrono  a  gara  per  vincere 
il  palio. 

—  in  ti  sacchi;  Palio  de' sacchi:  Corsa  d'uomini 
messo  ciascuno  in  un  sacco,  dal  quale  rimane 
fuori  la  testa  e  un  solo  braccio,  e  così  saltellando 
e  sovente  tombolando,  con  risa  degli  spettatori, 
pervengono  alla  meta  prefissa. 

S  Andd  de  còrsa;  Andar  a  corsa  o  di  corsa  o  di 
corso,  vale  Andar  correndo. 

n  —  de  tutta  còrsa;  Andare  a  lutto  corso  o  di 
lutto  corso,  vale  Camminar  furiosamente  correndo; 
e  parlandosi  di  cavalli,  dicesi  meglio  Andare  a 
tutta  carriera  o  di  tutta  carriera. 

S  Piggid  ùnn-a  còrsa;  Prendere  una  corsa  o  una 
rincorsa,  vale  Mettersi  a  correre  velocemente. 
Corsa  s.  m.  Corsale  e  Corsaro:  Ladrone  di  mare; 
altrim.  Corseggialore,  Pirata. 

u  Corsale  e  Corsaro,  in  Marin.  davasi  prima  d'ora, 
ma  impropriamente,  questo  nome  a  Quel  basti- 
mento mercantile,  il  quale  in  tempo  di  guerra 
era  autorizzalo  da  un  Governo  di  correre  sopra 
i  bastimenti  nemici  e  predarli;  quest'autorizza- 
zione dicevasi  Lettera  di  marca. 
Oorscivo  add.  Corsivo,  Corrivo  e  Corribo: 
Facile  e  disposto  a  credere;  e  talora  anche  allo 
spendere  V.  Corrente  add.  nel  2"  significato. 

S  Carattere  corscivo;  Carattere  corsivo:  Quello  che 
è  più  atto  alla  velocità  dello  scrivere;  e  presso 
gli  Stampai.  Quello  che  è  simile  allo  scritto  a 
difi'erenza  del  tondo. 
Oòrso  s.  m.  Corso:  11  correte,  e  dicesi  comu- 
nem.  del  Moto  e  scorrimento  de' fiumi,  torrenti 
e  simili,  ed  anche  degli  astri. 

N  Corso,  per  Spazio  di  tempo  decorso  o  da  decorrere. 


«70 


COR 


OOS 


n  per  Una  serie  conlinuala  di  lezioni  in  una 

data  scienza;  ed  anche  11  tempo  che  s'impiega 
per  impararla. 

n  —  per  I  diversi  stadii  che  percorre  una  malattia. 

„  —  per  Nome  di  strade  particolari  o  principali 
in  diverse  città. 

—  de  curasse  V.  Carossezzo. 

S  Andd  in  córso;  Andar  in  corso,  Corseggiare  V. 
Corsa  nel  2"  significato. 

^  Fd  ó  so  còrso;  Fare  il  suo  corso,  dicesi  pro- 
priam.  d'una  malattia,  e  vale  Progredire  ordina- 
tamente sino  alla  fine. 

S  Monoea  in  córso  o  fcua  de  córso;  Moneta   in 
corso  0  che  pili  non  corre,  dicesi  Quando  è  ri- 
cevuta 0  non  è  ricevuta  ne' pagamenti. 
Oòx*so  add.  Còrso  :  Aggiunto  d'una  sorla  di  vino 

di  Corsica;  ed  anche  di  Cane  V.  Can. 
05rte  s.  f.  Corte:  Palazzo  de' principi  e  La  fa- 
miglia stessa  del  principe. 

u  Corte,  per  Luogo  dove  si  tiene  ragione,  e  per  Gli 
ministri  ed  esecutori  di  essa. 

H  —  per  Quello  spazio  scoperto  in  mezzo  delie 
case  onde  si  piglia  il  lume. 

—  d'appello;  Corte  d'appello:  Tribunale  superiore, 
cui  è  demandata  la  facoltà  di  confermare,  riformare 
e,  a  seconda  de' casi,  anche  cassare  la  decisione 
del  giudice  o  tribunale  inferiore. 

—  de  cussazión;  Corte  di  Cassazione:  Quel  supremo 
tribunale,  a  cui  è  demandala  la  facoltà  di  annul- 
lare una  sentenza  definitiva  pronunciata  da  un 
Tribunale  d'un  ordine  qualunque,  per  infrazione 
della  legge. 

S  Andd  a  córte;  Andar  a  corte,  sì  dice  di  Chi 
0  per  nobiltà  o  per  grado  sia  ammesso  nelle  Corti 
a  trattamenti  privati  o  solenni  che  danno  i  prin- 
cipi regnanti. 
%  Fd  a  córte;  Far  la  corte;  se  parlasi  di  donna, 
vale  Starle  attorno  servendola ,  e  mostrarsele 
devolo  per  ottenere  il  suo  affetto,  Corteggiarla, 
Vagheggiarla,  Fare  il  galante  con  essa;  se  parlasi 
d'uomo,  si  dice  per  Mostrarglisi  assiduo  servi- 
tore, Adularlo,  ecc.  per  ottener  favore. 

Oorteize  add.  Cortese,  Grazioso,  Affabile,  Com- 
piacente: Che  ha  in  sé  cortesia. 

Oox*texia/  s.  f.  Cortesia:  Disposizione  d'animo 
a  far  benefizio  o  grazia  senz'alcun  proprio  inco- 
modo; e  comunem.  per  AfTabililà,  Gentilezza. 
§  Baxo  in  corlex'ia;  Bacio  alla  francese  V.  Baxo. 
%  Fd  0  Uzd  de  corlex'ie;  Fare  o  Usar  cortesie, 
vale  Prestar  servizio,  e  talora  semplicem.  Usar 
gentilezze. 
S  In  corlex'ia;  In  cortesia  o  Per  cortesia.  Modo 
avverb.  col  quale  preghiamo  allrui  a  farci  alcuna 
grazia;  lo  stesso  che  Di  grazia. 

Ooxrtezzà,  v.  a.  Corteggiare,  Far  corte:  Ac- 
compagnare i  gran  signori,  e  Far  loro  serviti! 
per  onore,  per  debito  o  per  altro. 
«  Corteggiare,  per  simil.  vale  Far  all'amore,  Vagheg- 
giare, Cicisbeare  V.  Fd  a  corte  nella  voce  Corte. 

Oox*tezzo  s.  m.  Corteggio,  Corteggiamento, 
Corteo,  Codazzo,  Coda  V.  Séguito. 

Oortile  s.  m.  Cortile  :  Corte  grande,  che  è  per 
lo  più  ne'  palazzi  e  nelle  case  grandi  V.  Córte 
nel  3»  significato. 

Oortiua.g'g-io  s,  m.  Cortinaggio:  Nome  col- 
lettivo delle  cortine  d' un  letto  e  de'  loro  ac- 
cessoria -  Parato  dicesi  Tutto  l'addobbo,  che 
compone  un  letto  a  cortinaggio. 


—  a  padiggión;  Parato  a  padiglione  :  Paralo,  le  cui 
cortine  sono  sospese  a  una  corona  o  ad  un'asta. 

—  a  sórvegé;  Parato  a  sopraccielo:  Paralo,  le  cui 
cortine  pendono  da  un  sopraccielo,  cioè  da  una 
specie  di  baldacchino  piano  e  quadrangolare. 

OSrvetta  s.  f.  Corvetta:  Specie  di  bastimento 
da  guerra  della  slessa  forma,  a  un  dipresso,  e 
attrazzatura  che  hanno  le  fregate ,  ma  alquanto 
più  piccolo.  Ve  ne  sono  di  due  sorta,  Corvetta 
a  batteria  scoperta,  e  Corvetta  a  batteria  coperta, 
quella  cioè  che  ha  la  batteria  sotto  coperta.  Ge- 
neralmente hanno  da  2iJ  a  24  cannoni. 
f  Oorzetto  s.  m.  Corzetto  o  Corzetto  stampato. 
Voce  nostra.  Specie  di  lasagna  tonda,  su  cui  da 
una  parte  è  impresso  un  rabesco  mediante  una 
slampa  di  legno;  essa  staccasi  dalla  sfoglia  (cròsta) 
col  tagliapaste  di  legno,  che  è  un  disco  alquanto 
incavalo  con  orlo  acconcio  a  tagliar  la  pasta. 

S  Corzetti  lice  co-e  die;  Corzelti  alle  dita.  Voce 
nostra.  Piccoli  e  corti  ruololini  di  pasta  schiac- 
ciati colla  punta  d'ambedue  le  dita  indici,  e  ri- 
dotti quasi  alla  forma  di  un  8.  Fassenc  ancora 
alla  macchina  da'vermicellai,  e  mangiansi  conditi 
al  sugo  come  le  lasagne  q  i  tagliolini.  Tanto  i 
primi  quanto  i  secondi  non  si  usano  in  Toscana. 
Oorzéix  s.  m.  Crogiuolo  e  Coreggiuolo  :  Vasetto 
di  terra  cotta,  entro  cui  si  mettono  i  metalli  per 
fonderli  ;  dicesi  anche  Colalojo. 
Oòsa<  s.  f.  Cosa:  Nome  generalissimo  che  dicesi  di 
Tulio  quello  che  è  in  qualunque  modo,  Ciò  che  è. 

«  Cosa,  per  Fatto,  Negozio,  Affare  e  simili  :  A  cosa 
a  l'è  andceta  cosci;  La  cosa  andò  per  così. 

n  —  per  Roba,  Arnese,  Masserizia  e  simili. 

Il  —  Pulilamenle  si  adopera  per  non  nominare  Lo 
sterco,  la  merda. 

$  Andd  a  fd  ùnn-a  còsa;  Andare  a  zambra,  a 
camera,  al  cesso  V.  Andd. 

n  —  pe  ùnn-a  còsa  ;  Andar  per  una  cosa,  cioè  A 
farla,  a  pigliarla  o  simile. 

S  Brutta  còsa  ;  Cosa  cattiva.  Cosa  brutta.  Cosacela. 

S  Còsa  che  posse;  Cosa  che  possa.  Modo  di  rispon- 
dere a  chi  domanda  un  servigio. 

n  —  cicea  cómmc  o  sa  ;  Cosa  specchiata ,  cioè 
Chiara,  Evidente. 

Il  —  da  ninte;  Cosa  da  niente,  Coserella,  Inezia, 
Ghiarabaldana,  Làppola,  Chiappoleria,  ecc.  :  Cosa 
di  nessuna  importanza. 

«  —  da  nò  daghe  a  mente;  Cosa  non  attendibile, 
cioè  Di  cui  non  si  dee  far  caso. 

ti  —  da  principianti  ;  Imparaticcio. 

n  —  fceta  pe  (orsa,  a  nò  va  ùnn-a  scorsa;  Cosa 
fatta  per  forza  non  vale  una  scorza.  Prov.  chiaro. 

n  —  pe  còsa;  Cosa  per  cosa,  A  cosa  per  cosa, 
Cosa  a  cosa,  vale  Distintamente,  A  una  cosa  per 
volta.  • 

S  Còse  a  man;  Cose  manesche. 

S  Còse  che  no  van  ninte  ;  Cose  che  non  vagliono 
una  lisca,  una  sorba,  un  corno. 

S  Da  còsa  nasce  còsa;  Di  cosa  nasce  cosa,  ovv. 
Di  cosa  nasce  cosa  e  il  tempo  la  governa.  Prov. 
che  vale  II  tempo  aggiusta  molte  cose. 

S  Di  e  so  còse;  Dir  le  sue  orazioni.  Far  le  sue 
preghiere. 

S  Èse  a  stessa  o  a  mcexima  còsa;  Essere  la  stessa 
cosa,  Essere  lo  slesso. 

$  Fd  0  Fce  0  Scià  fagce  ùnn-a  còsa;  Fa,  Fate  o 
Faccia  una  cosa  :  Formola  di  chi  propone  o 
consiglia. 


cos 


cos 


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%  Fa  e  còse  in  sprescia;  Far  le  cose  a  staffetta, 
al  bacchio^  Fare  a  ruffa  raffa,  vale  Farle  solle- 
cilamente,  ma  con  trascuratezza. 

S  Fd  finta  de  fa  ùnn-a  cosa  e  fané  ùnn'atra; 
Accennare  in  coppe  e  dare  in  danari,  si  dice 
proverb.  di  Chi  mostra  di  voler  fare  una  cosa 
e  ne  fa  un'altra. 

3  Gran  còsa;  Gran  cosa,  Molto. 

S  In  còsa  che  pòsse  V.  sopra  Còsa  che  pòsse. 

$  Pe  a  primma  còsa;  La  prima  cosa,  Primiera- 
mente, Prima  di  tulio.  Innanzi  tulio.  Modo  avv. 

S  Pe  nisciùnn-a  còsa;  Per  nulla,  Per  nessuna  cosa, 
Per  cosa  del  mondo.  Modo  avverb. 

S  Poca  còsa;  Poca  cosa.  Poco. 

S  Un  pò  de  quella  còsa!  Un  po' di  discrezione! 
Un  po'  di  prudenza  !  Discrezione  se  ce  n'  è  ! 

S  Unn-a  còsa  per  vòlta;  A  una  cosa  per  volta 
V.  sopra  Còsa  pe  còsa. 
Oosci;  Così,  anlicam.  Cosìe:  Particella  che  ha 
molli  sìgnìGcali,  e  primieramente  In  tal  guisa, 
In  questo  modo,  In  quel  modo:  Chi  v'ha  inse- 
gnóu  a  parla  cosci  f  Chi  vi  ha  insegnalo  a  par- 
lare così? 

n  Così,  per  Tanto:  In  cosci  trista  condigiòn;  In 
così  trista  condizione. 

n  —  Talora  ha  forza  d'esclamazione,  ed  equivale 
^WUtiHam  dei  Latini:  Cosci  fosse  vèo  !  Così 
fosse  vero  ! 

»  —  Seguilo  dalla  pari.  Come,  esprime  similitu- 
dine 0  paragone:  Cosci  voi  camme  le;  Così  voi 
come  lui;  e  talvolta  signiOca  Siccome,  Tal  quale: 
Cosci  camme  ve  dixeivo;  Così  com'io  vi  diceva 

«  —  per  Benché,  Tutto  che.  Quantunque  :  Cosci 
vegio,  ò  g'  ha  ancòn  testa  f  Così  vecchio ,  vi 
pensa  ancora? 

n  —  Talvolta  usa  per  ripieno:  L'ho  dito  cosci  pe 
rie;  L'ho  dello  così  per  ridere. 

M  —  Accompagnalo,  col  gesto  dà  idea  di  grandezza 
0  di  piccolezza,  secondo  esso  gesto  :  0  Cèa  grande 
cosci;  Era  grande  così. 

S  A  l'è  cosci;  Così  è,  Così  la  va,  La  è  così. 

S  Cosci  cosci;  Così  così,  vale  Poco  bene,  Non  mollo 
bene ,  Mediocremente  :  Comme  ti  sta:  f  Cosci 
cosci;  Come  te  la  passi?  Cosi  cosi. 

J  Cosci  che  ;  Così  che.  Tal  che.  Per  modo  che. 

S  De  cosci  ;  Di  così,  lo  stesso  che  Così,  ed  usasi 
per  ripieno:  Ve  diggo  de  cosci  che...  Vi  dico 
di  così  che . . . 

S  E  cosci  ?  E  così  ?  Biodo  di  domandare  il  risul- 
talo di  qualche  ambasciala  mandata  a  fare,  o  di 
chieder  risposta  a  chi  indugia  a  darla. 

S  Li  cosci;  Così  così  V.  sopra  Cosci  cosci.  Ta- 
lora usasi  per  Così,  Circa,  Là  intorno:  Da  chi 
un  anno  o  li  cosci. . .  Da  qui  a  un  anno  o  così... 

S  Pe  cosci;  Per  cosi.  Modo  avverb.  che  serve  a 
indicare  un  gran  numero  di  persone  o  di  cose: 
Ghe  n'èa  pe  cosci  ;  Ce  n'era  per  così,  cioè  Molli. 
Oosciee  s.  m.  plur.  Cosciali.  T.  de'carrad.  Quei 
due  pezzi  di  legno,  che  mettono  in  mezzo  il  ti- 
mone della  carrozza. 

»  Cosce  e  Coscioli.  T.  murat.  Quei  travi  o  legnami, 
su  cui  si  costruiscono  e  posano  gli  scalini  delle 
scale  d'un  edifizio. 
O^sción  s.  m.  Còscio  :  La  coscia  della  bestia 

macellala,  slaccala  dal  corpo  e  spellata. 
OSsciotto  s.  m.  Cosciotto,  CoscettO:  Coscia  di 
castralo,  d'agnello  o  simile,  separala  dal  corpo  per 
esser  colta  arrosto,  tutta  d'un  pezzo  V.  Quartetto. 


Ooscx>ito  s.  m.  Descritto,  e  comun.  Coscritto: 
Ciascuno  de'  giovani  compreso  nella  coscrizione. 
-  Leva  dicesi  II  soldato  di  fresco  levalo ,  ma  si 
adopera  più  frequenlem.  al  plur. 

Ooscriziòn  s.  f.  Descrizione,  e  comunem. 
Coscrizione,  Leva  o  Levata.  Queste  due  voci,  ab- 
benchè  si  adoperino  comunem.  l'nna  per  l'altra, 
pure  differiscono  in  ciò  che  la  Descrizione  o 
Coscrizione  propriam.  è  L'inscrizione  che  si  fa 
nel  ruolo  di  coloro  che  son  chiamali  alla  milizia, 
de'  quali  si  estrae  a  sorte  un  certo  numero  pel 
servizio  militare;  e  la  Leva  o  Levata  al  cou- 
trario  è  La  chiamata,  colla  quale  dal  numero  di 
tulli  i  descritti  si  raccolgono  sotto  l'armi  quelli 
che  son  necessari  al  bisogno   presente. 

Oòsettinn-a^  s.  f.  Cosettina,  Cosolina,  Co- 
serella,  Cosarelia,  Cosettina,  Coselluccia,  Cosel- 
luzza,  Coserellina,  Cosicciuola.  Dim.  di  Coselta: 
e  per  lo  piiì  vale  Cosa  da  nulla. 
Il  Cosettina,  dello  ironicamente  di  Fanciulla,  vale 
Cattivella. 

Oòsin.  cà,o;  Bel  fusto.  Bel  cece,  Bel  cbiae- 
cherino.  Buonalana ,  dicesi  ironicam.  di  Persona 
maliziosa,  cattiva  e  simile. 

Oosinn-a.  s.  f.  Cosina.  Vezzegg.  di  Cosa. 

Coso  s.  m.  Coso.  Voce  bassa,  che  presso  il  volgo 
signiGca  Tutto  ciò  che  si  vuol  dire  ove  non  sov- 
venga il  vero  nome  di  ciò  che  si  bramerebbe 
nominare:  Dcemc  quello  còso;  Datemi  quel  coso. 

—  cào  V.  sopra  Còsin  cào. 

—  fatto  V.  solto  Còso  mollo. 

—  lungo;  Coso  lungo.  Lungone,  Fuseragnolo,  Fa- 
slellaccio,  dicesi  di  Persona  lunga  di  statura. 

—  mollo  ;  Cencio  molle,  Bracone,  Bracalone,  Lonzo, 
Agiato,  dicesi  a  Uno  che  sia  troppo  lento  nel- 
l'operare. 

GossonisgisL  s.  f.  Cocciniglia:  Materia  colla 
quale  si  tinge  in  chermisi  e  in  scarlatto,  che  ci 
viene  dal  ^lessico  in  minuti  granelli,  i  quali  non 
sono  altro  che  certi  inselli  cresciuti  sopra  una 
specie  di  fico  spinoso,  scossi  da  delta  pianta,  im- 
mersi nell'acqua  calda  e  seccati  al  sole  o  fh  forno. 

Oosta.  s.  f.  Costa,  Costola:  Uno  di  quegli  archi 
ossei,  irregolari,  lunghi,  ricurvali  in  se  slessi,  ed 
un  poco  appiattati,  che  si  partono  dalla  spina  e 
vengono  al  petto,  rinchiudono  le  viscere  e  danno 
forma  al  torso  dell'animale, 
n  Costa  e  Costola,  per  La  parte  più  dura  che  è  nel 
mezzo  delle  foglie,  e  regge  il  tenero  di  esse. 

—  da  penna  ;  Costola  della  penna  :  Tutta  quella 
più  lunga  parte  del  fusto,  al  di  sopra  del  can- 
noncello,  e  ne' cui  lati  sono  le  barbe. 

—  de  cotello;  Costola  del  coltello:  La  parte  opposta 
al  taglio;  e  non  che  del  Coltello  dicesi  anche  di 
altro  strum.  per  tagliare  o  da  altre  operazioni. 

—  dò  pètene;  Costola  del  pettine:  La  sua  maggior 
grossezza,  che  è  come  la  base  de'  denti. 

S  Aggiùito  de  costa;  Ajulo  di  costa:  Sovvenzione 
data  altrui  oltre  il  convenuto. 

S  Andd  de  costa;  Andar  di  rosta,  vale  Andar  in- 
torno, ed  anche  Andar  per  fianco,  Non  andare 
di  fronte. 

S  Aveì  sempre  a-e  eoste  ùnn-a  persónn-a  ;  Aver 
una  mosca  culaja  intorno,  Aver  uno  sempre  dietroi» 
da  costa,  a' fianchi. 

8  De  costa;  Di  costa.  Posto  awerb.  vale  D'allato: 
Vegntme  de  costa;  Venitemi  di  costa.  E  par- 
landosi d'armi  da  taglio,  vale  Dalla  parte  della 


vn 


cos 


costa,  cioè  Dalla  parie  opposta  al  taglio  :  O  g'ha 
doeto  de  costa;  Gli  diede  di  costa  o  di  costola. 

S  Fasto  a  costa;  Accostolalo,  Lavorato  a.  costa. 

S  Mangia  ùnn-a  costa  a  ùnn-a  persónn-a;  Man- 
giar una  costola  a  uno,  si  dice  alcune  volte  per 
celia,  e  alcune  volte  per  davvero,  di  Chi  abusi- 
vamente mangia  alle  spalle  d'altri. 

J  Mette  da  gente  a-e  coste  d'ùnn-a  persdnn-a; 
Mettere  i  cani  alle  costole  d'alcuno,  vale  Met- 
tergli persone  attorno  ond'egli  sia  spinto  a  far 
qualche  cosa. 

S  Mette  in  costa;  Raggruzzolare,  Far  gruzzolo,  e 
nell'uso  fior.  Metter  monete  per  ritto,  melaf.  vale 
Metterle  da  parte,  affine  di  tesaurizzare. 

$  Mostra  e  coste;  Mostrar  le  costole,  si  dice  degli 
animali,  e  specialm.  de' cavalli,  buoi  e  simili,  che 
sono  secchi  ed  estenuati. 

S  Resta  in  te  coste;  Rimaner  a  carico,  dicesi  delle 
mercanzie  ed  altre  cose,  che  rimasero  da  vendere. 

S  Std  a-e  coste  d'ùnn-a  personn-a;  Star  alle  co- 
stole 0  a'  fianchi  d'alcuno,  vale  Stargli  intorno; 
e  figur.  Pressarlo  affinchè  e' faccia  alcuna  cosa. 
Oosta.  f.  s.  Costa  r.Luogo  o  Silo  di  terra  che  abbia 
del  pendio;  ed  anche  Confine  della  terra  col  mare. 
Oostà,  V.  a.  Costare:  Valere,  Montare;  ma  non 
si  dice  del  valore  intrinseco,  sì  bene  a  riguardo 
della  compera  e  del  prezzo  che  vi  s'impiega. 

—  6  bcstasso,  Costà  un  diao  e  mezo,  Costà  un 
pesso  de  chéti;  Costare  il  cuore  o  il  cuor  del 
corpo,  Costare  il  cuore  e  gli  occhi,  Costare  o 
Valere  un  occhio,  vagliono  Costar  moltissimo. 

— ;  cào;  Costar  caro,  Costar  salalo  o  amaro  o  sa- 
porito, vagliono  Costar  gran  prezzo;  e  metafor. 
dicesi  del  Riuscir  in  una  impresa  con  molto  danno 
proprio  e  molta  fatica  :  A  m'd  costà  caa;  Mi  è 
costata  cara. 

—  poco  ìinn-a  cosa;  Costar  poco  alcuna, cosa,  figur. 
vale  Averla  a  sua  posta,  a  suo  potere,  a  suo 
arbitrio. 

S  Cào  costa  l'aggio  V.  Aggio. 

Oósta;iixi-a<  s.  f.  Trave  V.  Bordond. 

Oosta^nsa.  s.  f.  Costanza:  Fermezza,  Fortezza 
d'animo,  Stabilità,  Perseveranza. 
S  Tcja  de  Costansu;  Costanza  e  piìl  comnnem. 
Costanzina  o  Tela  coslanzina:  Specie  di  tela  or- 
dinaria ad  uso  d'intelucciare  o  fortificare  le  vesti 
neir  interiore. 

Oosta^to  s.  m.  Costato:  Il  luogo  dove  sono  le 
costole. 
$  Èse  dò  costato;  Esser  de' protetti,  de' favoriti, 
Essere  il  buono  e  il  bello  di  qualcheduno. 

Oostéa>  s.  f.  Costiera,  Costa  :  Spiaggia,  Riviera 
e  Paese  o  Regione  contigua  alla  Riviera. 

Oostèe  s.  f.  pi.  Costiere.  T.  mar.  Pezzi  robusti 
di  legname  fissati  ad  angolo  retto  sulle  traver- 
siere colle  quali  formano  un  sistema  che  chia- 
masi Croccile.  Le  costiere  degli  alberi  maggiori 
appoggiano  sulle  maschelte,  e  quelle  degli  alberi 
di  gabbia  sopra  un  risalto  o  dente  praticato  al- 
l'uopo sull'albero  stesso. 

Oostellaiziòn  s.  f.  Costellazione:  Aggregalo 
di  più  stelle  che  compongono  una  figura  imma- 
ginaria. 

Oostei*xia,  v.  a.  Costernare  e  Consternare  : 
Atterrire,  Sbigottire,  Abbattere,  Sbalordire,  Spa- 
ventare, ecc. 

Oostex^na/Zióu  s.  f.  Costernazione  e  Con- 
»lflrnazioue,  Coslernamento  e  Consternamento  : 


COS 


Abbaltimento,  Avvilimento,  Sbigottimento,  Smar- 
rimento d'animo  commosso. 

Còstetti  s.  m.  pi.  Radicchio  imbiancato:  Talli 
di  radicchio  domestico  che  si  ottengono  col  se- 
minare della  cicoria  (Cicorium  intybusj  in  luogo 
ombroso  ed  umido,  e  frequentemente  inaffiarll. 
Sono  acquosi,  teneri,  ma  quasi  di  nessun  sapore; 
si  mangiano  in  insalata. 

Còstetto  s.  m.  Cespuglietto  :  Piccolo  cespuglio. 

Costezzà,  v.  n.  Costeggiare,  Andar  terra  terra: 
Navigar  lungo  le  coste,  o  senza  perderle  di  vista. 

Oóstig-g-iéu.  s.  m.  Costerella,  Piaggerella, 
Poggelio,  Poggetlino,  Poggiolino:  Piccola  costa, 
piaggia  0  poggio. 

Costig-g-iéna  s.  f.  Costoletta,  Coslolina,  Bra- 
ciuola  V.  Cotelletta. 
S  Costiggiéiie  fall'ie  ;  Costole  false. 
S  Carne  in  te  costiggiéue;  Carne  nelle  costole  0 
nel  costato. 

Oostippase  n.  p.  Infreddare ,  Scalmanarsi , 
Scarmanarsi,  Pigliare  un'infreddatura,  un'imbec- 
cata, un  brezzolone  o  il  mal  del  castrone:  Muo- 
versi per  freddo  patito  alcun  catarro  dalla  lesta, 
per  lo  pili  con  tosse. 

Oostippazión  s.  f.  Costipazione,  Costipa*- 
mento,  Infreddatura,  Scarmana,  Scalmana:  Infer- 
mità cagionata  dui  raffreddarsi  immediatamente 
dopo  essersi  riscaldalo,  accompagnata  da  tosse, 
fiocaggine,  ecc. 
S  Piggid  ùnn-a  costippazión  ;  Pigliar  un'  infred- 
datura V.  Coslippdse. 

Oostippòu.  p.  pass.  Costipato,  Infreddato,  Scal- 
manalo, Scarmanato  V.  Costippàse. 

Costituì  V.  a.  Cosliluire:  Eleggere,  Stabilire 

una  persona  in  qualche  grado  o  uffizio;  altrim. 

Conslituire,  ma  meno  usato. 

n  Costituire,  per  Dar  essere  o  fondamento  o  parte 

inlrinseca  o  essenza,  Comporre,  Far  essere,  ecc. 

—  o  déutta;  Costituir  la  dote.  T.  de'Lcg.  vale  As- 
segnarla, Stabilirla. 
8  Costituìse  n.  p.  Costituirsi,  Constituirsi,  Presen- 
tarsi, Venir  alla  presenza,  Comparire,  e  per  lo 
più  Darsi  prigioniero. 
'I  —  in  prexòn;  Costituirsi  in  prigione,  vale  Pre- 
sentarsi a  chi  vi  li  dee  mettere. 

Costituto  s.  ni.  Costituto.  T.  de'Crim.  L'esame 
e  le  interrogazioni  fatte  al  reo  cosliluito  davanti 
al  giudice  e  le  sue  risposte. 

Costitùzión.  s.  f.  Costituzione  :  Quell'atto  con 
cui  si  modifica  o  si  restringe  rautorità  del  go- 
verno monarchico,  ovv.  Statuto  fondamentale, 
secondo  il  quale  uno  Stato  si  governa. 
«  Costituzione,  per  Legge  che  ordina  e  stabilisce 
il  regolamento  d'una  società  politica  o  d'altro 
modo;  altrim.  Statuto. 
I»  —  per  Complessione,  Abito  di  corpo.  Tempe- 
ramento. 

Costituzionale  add.  Costituzionale  :  Ag- 
giunto di  monarchia  o  governo,  dicesi  Quello  in 
cui  il  Sovrano  governa  secondo  il  dettame  dello 
Statuto  fondamentale  ossia  Costituzione  dello 
Stato. 

Còsto  s.  m.  Costo,  Spesa:  Prezzo  pagato  o  da 

pagarsi. 

$  A  còsto  da  vitla,  de  l'ònó,  ecc.;  A  costo  della 

vita,  dell'onore,  ecc.  vale  Anche  ne  andasse  la 

la  vita,  l'onore,  ecc. 

%  Ad  ogni  costo  o  A  tutti  i  còtti;  Ad  ogni  costo, 


GOS 


COT 


273 


A  tulio  costo.  Posto  avverb.  vale  Non  ostante 
qualunque  danno,  Checché  ne  avvenga. 
S  A-o  còsto  ;  Al  costo  V.  A-o  còsto. 

Oòsto  s.  m.  CpsIo:  Pianta  di  frulice  e  d'erbe, 
e  propriain.  dicesi  di  Quelle  piante  che  sopra  una 
radice  molliplicano  molli  figliuoli  in  un  gruppo; 
allrim.  Cespo,  Cespite. 
S  Fa  ó  còsto;  Cestire,  Accestire:  Fare  il  cesto. 
J5  A  .primm'ccgua  d'agosto  a  rinfresca  5  còsto 
V.  jEcfua. 

Costreito  p.  pass.  Costretto,  Astretto,  Stretto, 
Obbligato,  Sforzato,  Violenlato,  Necessitalo;  e 
talora  seinplicem.  Spinto,  Sollecitato. 

Oostrinze  v.  alt.  Costringere,  Costrignere, 
Astrign-Tc,  Forzare,  Sforzare,  Violen!are:  Verbi 
che  si  usano  freqnenlem.  come  sinonimi,  ma  che 
differiscono  tra  loro  pel  grado  dazione:  Forzare 
è  più  di  Costringere,  e  Violentare  più  di  Forzare. 

Oostx'ùe  v.  a.  Costruire  e  Construire  V.  Fab- 
brica. 
«  Costruire,  presso  i  Gramm.  vale  Far  la  costru- 
zione, Ordinar  le  parti  del  discorso. 

Oostrùto  p.  pass.  Costrutto  V.  Costruì. 
%  Ma  cosirùto;  SI)iIenco  e  Bilenco:  Mal   formalo 
della  persona,  parlandosi  del  corpo. 

Oostrùttò  s.  m.  Costrultjrc:  Che  costruisce; 
e  propriam.  Colui  che  è  pralico  nelKarte  di  co- 
struire le  navi,  o  che  presiede  alla  costruzione 
d'una  nave. 

Oostrùttùa  s.  f.  Costruttura:  Il  modo  e  La 
forma  della  cosa  coslriitta. 

Oosti-ùzion  s.  f.  Costruzione:  L'atto   e  II 
risultalo  dfl  costruire.  L'arte  di  ben  disporre  i 
materiali  nelle  falibriche. 
•1  Costruzione,  in  Slarin.  vale  Fabbricazione  delle 

navi. 
"  —  Presso  i  Grammal.  dicesi  L'ordinamento  del 
discorso  secondo  le  regole  e  l'uso  della  favella; 
allrim.  Coslrultnra,  Costrutto. 

Oostùa,  s.  f.  Costura:  Cncilura  che  fa  cestola. 
In  generale  nell'  arte  de'  cuciti  si  dice  Costura 
Quel  punto  che  si  fa  per  orlare  o  rimboccar  la 
tela,  i  panni,  ecc.,  che  in  alcuni  luoghi  dicesi 
Sotto  punto  0  Suppunto. 

—  averta;  Costura  aperta:  Cucitura  che  si  fa  presso 
i  lembi,  e  parallelamente  agli  stessi. 

—  rcbattùa;  Costura  rivoltata:  Quella  che  si  fa  ri- 
voltando una  parte  sull'allra  resa  più  stretta,  e 
poi  cucendo  a  suppunto. 

S  Ascciannd  e  costùe;  Spianar  le  costure:  Spianar 
col  ferro  il  rilevato  delle  costure;  e  figurai.  Pic- 
chiare, Percuotere,  Bastonare,  che  anche  dicesi 
Ragguagliare  o  Ritrovar  le  costure  a  uno. 
Oostùma  V.  n.  Costumare:  Avere  in  o  per 
costume.  Usare,  Esser  consueto  a  fare. 

$  Costùmàsc  n.  p.  Costumarsi,  Usarsi,  Solere,  Es- 
sere solito  0  Consuelo  a  farsi. 
OostùmirLe  s.  m.  Costume,  Ct>sluman/.a,  Uso, 
Consuetudine;  antic.  Costuma,  Costumo. 

«  Costume,  per  Abito  naturale  o  acquistalo,  per 
cui  l'uomo  procede  bene  o  male  nelle  sue  azioni. 

M  —  per  Maniera  particolare  di  vestirsi  o  d'abbi- 
gliarsi secondo  l'uso  d'una  nazione,  dei  tempi, 
secondo  la  carica,  la  dignità,  il  carattere  delle 
persone. 

—  cattivo;  Abitaccio. 

§  Avcì  5  costumine  o  de  costumine;  Aver  in  00- 
slome,  Esser  solilo. 

Cabacoia,  Dition^rin  Ct<^ììnr,<'.^f.-Jlaliano, 


%  Piggià  5  costumine;  Pigliar  l'uso,  l'assuefazione, 

l'abilo. 
%  Secóndo  ò  costumine;  Secondo  il  costume,  Com'è 

il  costume,  Come  si  suol  costumare. 
Oòtella  s.  f.  Coltellata,  Ferita  di  coltello. 

—  a-o  chèli;  Coltellata,  Trafitta,  Puntura,  metaf.  vale 
Dolor  grande  per  cattiva  nuova  o  per  ingiuria 
che  si  riceva. 

§  Dà  de  còletlce;  Accoltellare,  Dar  coltellate  o  delle 
coltella.  Ferir  di  co'Iello,  Menare  altrui  del  coltello. 

Oòtellaja  s.  f.  Coltelleria:  Luogo  ove  si  fanno 
0  si  vendono  i  coltelli. 

Còtellassi  s.  m.  pi.  Collellacci.  T.  mar.  Vele 
lunghe  e  slrelle,  che  si  aggiungono  ai  due  Iati 
di  qua  e  di  là  sulle  vele  quadre  d'una  nave,  per 
pigliar  maggior  quantità  di  vento,  e  con  ciò  con- 
seguire una  maggior  velocità. 

Oòtellassin  s.  m.  Collelhccino.  T.  mar.  Pic- 
cola vela  che  si  adoper.i  come  i  coltellacci  V. 
sopra   Còtellussi. 

Oòtellasso  s.  m.  Coltellaccio.  Peggior.  di  Col- 
tello: Coltello  cattivo  o  grtinde.  -  Co/<c//one,  ac- 
cresc.  di  Coltello,  Coltello  grande. 

Ootellé  s.  m.  Coltellinajo:  Quegli  che  fa  o  vende 
coltelli,  rasoj,  lancette  e  simili;  allrim.  Collellaro, 
Coltellajo. 

Oòtelletta  s.  f.  Costoletta,  Coslolina,  Braciuola, 
e  nelluso  di  tutta  Italia  Coleletla,  dal  frane.  Cote- 
Ielle:  Fotta  di  carne  aderente  ad  una  delle  co- 
stole dell'animale,  la  quale  per  lo  più  si  cuoce 
sulla  gratella  o  in.  umido  o  nella  carta. 

—  a-i  ((eri  o  in  scià  grixella;  Coslolella  alla  gra- 
tella, cioè  Cotta  sulla  gratella. 

—  all'umido;  Costoletta  in  umido,  cioè  Colla  in  le- 
game con  alquanto  burro,  pomidori  e  altri  ingre- 
dienti. 

—  d  miluncize:  Braciuola  o  Costoletta  alla  milanese, 
ovv.  Braciuola  o  Coslolella  panala  :  Fella  sottile 
di  magro  di  vitella,  panata  e  colla  in  legame  o 
frilla  in  padella  con  poco  burro. 

—  a-o  cartoccio;  Coslolet'a  nella  carta:  Costoletta 
arrostita  dentro  un  pezzo  di  carta  olialo,  in  cui 
è  ravvolta  ;  dicosi  anche  Costoletta  in  papigliotta, 
ma  è  un  francosismo  da  non  imitarsi. 

—  de  porco;  Arroslicciana  :  Fella  di  carne  o  Co- 
slolella di  maj'ale  arrostita  alla  dozzinale.  -  Car- 
bonata dicesi  Una  fella  di  carne  di  porco  insa- 
lala cotta  sui  carboni  o  nella  padella. 

Oò teli  etto  V.  Còtellin. 

O^tellin  s.  m.  Coltellino,  Collellello:  Coltello 

piccolo. 
ostello  s.  m.  Collello,  al  plur.  Collelli,  Coltegli 

e  Coltella:  Slrum.  da  tagliare,  il  qiale  da  un  Iato 

ha  il  taglio  e  dalTaltro  la  costola. 

—  ch'ó  laggiù  còmm'ò  cùxe;  Castraporcelli:  Collello 
di  cattivo  taglio,  Che'  taglia  com'è'  cuce. 

—  rfa  c«e(;/tce;  Trincetto  :  Strnm.  per  tagliar  la  suola, 
0  per  ritagliare  e  raflllar  la  suola  delle  scarpe,  fatto 
a  somiglianza  della  falce,  ma  più  piccolo  e  dritto 
nel  manico;  dicesi  anche  Rafliialojo  e  Falcetto. 

—  da  citxinn-a:  Coltella  da  cncina:  Quello  che  serve 
per  ispezzare  o  tagliar  cose  mangerecce  in  cucina. 

—  da  maxellw;  Squartatoio:  Specie  di  coltella,  colla 
quale  si  tagliano  e  si  appczzano  le  parli  tenere 
delle  bestie, 

—  dameìzoa;  Coltella  della  madia:  Grosso  ccllello 
di  lama  larga  e  sottile  che  serve  a  tagliare  i  ta- 
gliolini. 

i8 


^li 


cot 


cov 


da  dà  ó  faggio   a-o  castagne;  Castrino:  Quel 

piccolo  colleiiuzzo  da  castrar  le  castagne. 

—  da  s'acca;  Coltrilo  da  tasca,  Coltello  da  serrare: 
Quello,  la  cui  lama  è  mobile  e  girevolmente  im- 
perniala  sul  manico,  e  su  di  esso  è  ripiegala 
quando  il  coltello  è  serralo. 

—  fermo  in  lo  màncgo;  Coltello  in  asta  o  innastato; 
Quello,  la  cui  lama  è  ferma  nrl  manico  e  non  si 
ripiega,  come  sono  i  coltelli  da  tavola,  da  cucina 
ed  altri. 

—  multo;  Coltello  senza  punta  o  spuntato. 

—  reverso;  Coltello  da  scarnile,  e  da  taluni  Col- 
tello inglese.  T.  conciai.  Coltellaccio,  col  quale  i 
conciatori  vanno  scemando  la  carne  di  su  le  pelli. 

—  scannwso;  Scannabecco:  Specie  di  coltello  con 
la  punta  ritorta,  con  cui  i  macellari  scannano 
becchi  e  montoni.  -  Scortichino  e  Scorticatojo 
dicesi  Quel  coltello  che  usano  i  beccai  per  buttar 
giij  le  cuoja  e  lavorar  le  bestie  all'ammazzatoio. 

%  lìulancin  do  cutello;  Bìlif'o:  Il  bottone  del  col- 
tello da  tavola  quando  ha  i  lati  sporgenti  in  modo 
che  impediscano  alla  lama  di  toccar  la  tovaglia. 

§  Bòttcn  do  co t elio  ;  Bottone  V.  Bòttòn. 

§  Ccrcetto  do  màncgo  do  còl  elio  ;  Viera,  Ghiera 
V.   Ccrcetto. 

%  Mangia  pan  e  catello  ;  Mangiare  pane  scusso  o 
pane  asciutto,  cioè  Senza  companatico. 

S  Mette  man  a-o  catello;  Metter  mano  al  coltello: 
Impugnare  il  coltello  per  ferire  altrui. 

§  Mon  a  cótello;  Mattone  a  coltello  o  per  coltello, 
diconsi  Que'  mattoni ,  che  nel  costruire  qualche 
mezzana  o  simile  posano  in  terra  non  col  piano 
largo,  ma  col  più  stretto. 

g  Slùccio  dò  cótello  o  da  cótelli;  Coltellesca  e  Col- 
telliera. La  prima  voce  indica  propriam.  La  guaina 
del  coltello;  la  seconda,  la  custodia  di  piti  coltelli. 

§  Td  carne  là  catello;  A  tal  coltello  tal  guaina, 
dicesi  proverb.  Quando  una  cosa  si  avviene  e 
adatta  bene  altrui. 

S  Tesfwn  do  cótello;  Cocchiglia:  Quella  specie  di 
bottone  di  metallo,  con  che  si  guarnisce  da  piede 
il  manico  de'  coltelli. 
Cotellùsso  s.  m.  Coltelluccio ,  Coltelluzzo , 

Castrino:  Coltello  piccolo  e  buono  a  poco. 
Ootog'zio  s.  ni.  Cotogno.  T.  botan.  Cydonia  vul- 
garis  ovv.  Pyrus  cydonia.  Pianta,  i  cui  frutti,  detti 
Cotogne,  sono  molto  odorosi,  di  sapore  costrettivo, 
e  utilissimi  nelle  diarree.  Fassei.e  la  cotognata 
ossia  marmellata,  la  qual  viene  dai  medici  proposta 
contro  la  debolezza  di  stomaco,  e  che  tanto  è 
adoperala  nelle  offellerie.  Se  ne  coltivano  molle 
varietà  e  specie  ne' giardini. 
OotSn  s.  m.  Cotone:  Nome  di  molte  piante  del 
genere  Gossyjtium,  che  producono  una  materia, 
di  cui,  filandola,  si  fa  la  bambagia,  che  chiamasi 
anch'essa  Colone. 

%  Imbottito  de  co/o«;  Imbottito  di  cotone,  Cotonalo. 

$  Teja  de  colon;  Bambagino,  Tela  bambagina  V. 
BamJ)axinn-a. 
Cotoiiinn-a  s  f.  Cotonina:  Tela  grossa  da  vele 
formata  di  solo  coione,  ed  anche  di  filo  di  canapa 
e  cnlone. 

n  Bambagino  V.  Damlmxinn-a. 
Cotoritta  s.  ni.  Parrucchello,  Papagallo.  Voce 

spagnuola. 
Ootta  s.  f.  Cotta  :  Breve  sopravveste  di  panno 
lino,  e  spesso  a  crespe,  bianco,  che  portano  nel- 
l'csercitare  i  divini  uffizi  gli  ccclesiaslici. 


Oottùa  s.  f.  ColUira,  Cocitura:  L'alio  del  cuo- 
cersi 0  del  far  cuocere,  relativamente  all'effetto 
che  ne  risulta,  al  tempo  e  durata  del  cocimento. 

Oòu.  s.  m.  Cavolo.  T.  botan.  Brassica  olcracea. 
Pianla  da  mangiare  che  è  assai  fronzuta  e  ce- 
stula,  e  sunne  di  più  sorte. 

—  bròccolo;  Cavol  romano  e  nel  Lucchese  Cavo! 
broccolo  V.  Bròccolo. 

—  garbùxo;  Cavol  cappuccio  V.  Garbùxo. 

—  lombardo;  Cavol  verzotto.  Sverza  (Brass.  oler, 
sabati  aj:  Sorla  di  cavolo  che  ha  colore  ver- 
dastro, foglie  crespe,  le  esterne  aperte,  le  interne 
serrale  a  palla. 

—  navón;  Cavol  navone  CBr.  oler.  naptisj:  Sorlaiì 
cavolo  colla  radice  grossa  e  carnosa. 

—  neigro;  Cavol  nero  CBr.  oler.  acephalaj:  Sorta 
di  cavolo  di  color  verdastro  assai  cupo,  colle  fo- 
glie aperte  e  mollo  accrespate. 

—  scià  ;  Cavolo  fiore  e  Cavolfiore  fBr.  oler.  botrytis 
.  alba):  Sorla  di  cavolo,  i  cui  numerosi  e  fitti  fio- 
rellini formano  una  bianca  nappa  tondeggiante  o 
palla,  la  guai  cotta  mangiasi  in  insalata  o  in  salsa 
0  altramente. 

—  verdotlo  V.  sopra  Con  lombardo. 

$  Ci  mina  de  còti;  Cesto  di  cavolo,  o  assolut.  Un 
cavolo,  e  per  lo  più  intendiamo  del  Cavolo  cap- 
puccio 0  verzotto. 

S  Giunco  do  còti;  Grùmolo  e  in  Tose.  Grùmolo, 
Garzuolo  V.  Curzcti. 

S  Strùscio  de  con;  Torso  e  Tórsolo:  Il  gambo  o 
fusto  del  cavolo. 

§  Avcìghe  da  fa  còmme  i  coi  a  menda  o  a  me- 
renda; Entrarci  come  i  cavoli  a  merenda,  vale 
Non  addirsi,  Non  esser  a  proposilo,  Esser  cosa 
affatto  disparala. 

§  Èsc  carne  e  coi  con  un;  Esser  carne  e  ugna, 
Esser  pane  e  cacio  con  alcuno  V.  Carne. 

%  I  coi  rescàdce  fan  dot  a  pansa;  Cavolo  riscal- 
dalo non  fu  mai  buono,  flgur.  vale  Che  un'ami- 
cizia rotta  e  poi  riconciliala  non  ritorna  nel  pri- 
miero fervore. 

§  Sarvcl  carne  e  coi;  Salvar  la  capra  e  i  cavoli 
V.  Carne. 

§  Son  coi  a  menda  o  a  merenda;  E' son  cavoli 
a  merenda,  dicesi  di  Cose  fuori  di  proposilo.  I 
Frane,  dicono  Moutarde  après  diner. 
Oòu.  s.  ni.  tloro:  Parie  rifonda  dietro  l'aliar  mag- 
giore delle  chiese,  ossia  Quella  parte  d'una  chiesa, 
d'una  cattedrale,  ecc.  dove  il  clero  ed  i  coristi 
0  cantori  sono  collocali,  che  ordinariam.  è  dietro 
l'aliar  maggiore.  In  Archil.  Abside,  Absida,  Assida. 

Il  Coro,  per  L' obbligazione  che  hanno  i  canonici 
ed  altri  religiosi  d'intervenire  in  coro  pei  sacri 
ufBzi:  A  l'è  l'óa  dò  còu;  È  l'ora  del  coro. 
Ot>"vercetto s.  m.  Coperchiello.  Dimin.  di  Co- 
perchio: Piccolo  coperchio. 
Oo-vercio  s.  m.  Coperchio  e  Coverchio  :  Quello 
con  che  si  cuopre  alcuna  cosa,  come  vaso,  arca, 
cassa  e  simili. 

I»  Parlandosi  di  Vasi  da  cucina,  il  Coperchio  suol 
essere  o  di  rame  o  di  ferro  o  di  terra;  se  è 
di  terra  dicesi  Coperchio  di  terra.  Tèsto,  e  nel 
danese  ed  Aretino  Copertoio;  dicesi  Coperchio 
piano  fCJvercio  cianj  quello  che  si  pone  sem- 
plicemente sulla  bocca  de'  vasi  per  coprirla  in 
tutto  ed  in  parte.  Il  Coperchio  delle  casserole, 
quando  è  di  rame  o  di  ferro,  suole  avere  il 
manico  diritto  terminalo  in  occhio;  quello  delle 


cov 


CtlA 


375 


pentole  o  caldaje  snoie  avere  le  maniglie  ;  se  è  di 
terra,  ha  una  presa  fpòmmoj  nel  centro  invece 
di  maniglie.  Dicesi  Coperchio  da  serrare  fCòvercio 
coU'incrasloJ  quello,  il  cui  manico  è  intorno  in- 
torno ripiegato  a  squadra,  e  calza  bene  alla  bocca 
agguantandola  per  di  fuori,  ovv.  imbocca  in  essa 
giusto  giusto,  se  esso  è  di  rame;  e  lente  e  age- 
vole, se  di  terra  con  battente, 
n  Copertina.  Voce  duso  in  Tose,  e  dicesi  di  Per- 
sona cnd'allri  si  vale  per  coprire  le  sue  azioni 
men  che  oneste,  onde:  Servì  de  còvercio  a  un; 
Servire  per  copertina  ad  uno. 

—  da  scàtoa;  Coperchio  della  tabacchiera:  Il  pezzo 
superiore  di  essa  ;  può  essere  mastiettato  con  cer- 
niera al  fondo  di  essa,  ovvero  totalmente  staccalo. 

—  dS  fortw;  Chiusino  V.  Serraggio. 

—  do  léugo  còmodo;  Coperchio  del  cesso,  allrim. 
Carello  e  Cariello:  Pezzo  circolare  di  grossa  ta- 
vola di  legno  o  di  lavagna  o  di  marmo  bianco, 
il  quale  bene  si  adatta  e  chiude  la  bocca  del  cesso, 
ed  ha  nel  centro  un'impugnatura  per  rimuoverlo 
e  per  riporlo. 

S  0  sòvercio  ò  rompe  ò  còvercio;  li  soperchio 
rompe  il  coperchio.  Prov.  che  significa  Ogni  ec- 
cesso è  dannoso;  ed  è  simile  all'altro  Ogni  troppo 
è  troppo  CO  troppo  ó  spande). 

%  0  diao  lì  fa  e  pùgnatte ,  ma  5  nò  fa  de  co- 
verei: Il  diavolo  insegna  a  rubare,  ma  non  sa 
nascondere,  ovv.  Il  diavolo  le  insegna  faro,  ma 
non  le  sa  disfare  V.  Diao. 
Coverta  s.  f.  Coperta  e  Coverta,  dicesi  in  ge- 
nerale di  Cosa  che  cuopre,  o  con  che  si  cuopre. 

n  Panchina.  T.  murat.  La  coperta  di  pietra  d'un 
parapetto  o  spalletta. 

—  da  cari,  da  mù  ecc.;  Sàrgano,  Sargì.a:  Specie 
di  panno  da  coverte  di  carri,  muli  e  simili. 

—  da  (elio;  Coperta  da  ledo.  Ce  n'è  di  lana  e  di 
cotono.  Dicesi  anche  Coltre,  ma  oggi  questa  voce 
è  poco  in  uso,  se  non  in  poesia  e  nello  slil  grave. 
In  Tose,  si  adopera  solamente  per  signifìc.sre  Quel 
drappo,  con  cui  si  cuopre  la  bara  V.  Drappo. 

—  de  lann-a  ordonàia;  Cdrpìla,  Schiavina:  Panno 
col  pelo  lungo,  e  propriam.  Coperta  da  letto  vil- 
losa, che  si  fa  di  panno  grosso. 

— •  do  bastimento;  Coperta  e  più  comunem.  Coverta. 
T.  mar.  Forte  tavolato  a  modo  di  palco  in  tutta 
l'estensione  superiore  della  nave;  dicesi  anche 
Ponte  e  aniic.  Tolda. 

—  d'un  libbro;  Coperta  V.  Fascia. 

—  d'ùnn-a  porta;  Architrave,  e  volg.  Coperta.  T. 
de'  murat.  Quella  che  posa  sagli  stipiti,  opposta 
alla  soglia. 

—  e  lenséu;  Sliralojo:  Panno  lano  coperto  di  tela 
per  stirarvi  sopra  la  biancheria. 

—  imbotita;  Coltrone  :  Coperta  da  letto  doppia,  cioè 
Fatta  di  due  pannilini,  o  altri,  ma  sempre  sottili, 
fra'  quali  è  trapuntata  bambagia  o  lana. 

S  Buffa  in  coverta;  Esser  in  caldo,  Essere  in  pro- 
spero stato,  ecc.  V.  Buffa. 

Oovertajéxi  s.  m.  Pezza  da  rinvolto,  Soprap- 
pezza:  Un  panno  lino,  lano  o  serico,  più  o  meno 
ornalo,  nel  quale  si  avvolge  il  bambino  fascialo, 
specialmenle  nel  portarlo  attorno. 

Oovertinn-a  s.  f.  Copertina.  Dim.  di  Co- 
perta: Piccola  coperta, 
n  Coverlina,  per  Quell'abbigliamento,  che  si  attacca 
alla  sella  delle  bestie  da  cavalcare,  e  cuopre  loro 
il  dorso. 


—  da  letto;  Coltrino,  Coltretta:  Piccola  coperta  da 
letto. 

Ooverfco  p.  pass.  Coperto  V.  Crwi. 
ti  Coperto,  usato  in  forza  di  sost.  vale  Luogo  co- 
perto, che  ripara  dalle  ingiurie  del  tempo,  del- 
l'aria, ecc..  Riparo,  Ricovero,  onde:  Ése  o  Met- 
tise  a-o  coverto;  Essere  o  Mettersi  a  coperto  o 
al  coperto,  vale  Essere  o  Mettersi  in  luogo  ri- 
parato dall'aria,  dalla  pioggia,  ecc.;  ed  usasi  an- 
che nel  senso  figurato. 
«  —  Alle  volle  usasi  in  forza  d'avv.,  e  vale  Coper- 
tamente, Oscuramente,  e  simili,  onde:  Parla  co- 
verto; Parlar  coperto,  vale  Parlar  oscuro,  am- 
biguo, in  modo  non  intelligibile. 
Il  Coperta.  Nell'uso  dicesi  per  Piatto,  salvietta  e 
posala,  che  si  apparecchia  per  ciascuno  de'  con- 
vitati: Un  disn4  de  dòzze  coverti;  Un  pranzo 
di  dodici  coperte. 

Oovertùa  do  teito  ;  Copertura  del  letto, 
che  anche  dicesi  soslantivam.  il  coperto:  Deno- 
minazione generica  delle  lastre,  tégoli,  embrici, 
paglia  0  altro,  che  si  ponga  sopra  la  travalura, 
a  compimento  del  tetto. 
"Crixia  s.  f.  Capra  V.  Cràvia. 
n  Per  similit.  e  in  modo  lasso  diconsi  da  noi  Le 
gambe:  5  l' ha  e  crdie  lunghe;  Egli  ha  le  gambe 
lunghe. 

Oirajéu.  s.  ni.  Capréolo,  Capriòlo,  e  più  comu- 
nem. Viticcio.  T.  agric.  Quel  rimessiticcio  della 
vite  che  si  avviticchia  inanellandosi  e  fa  che  si 
appicfhi  ai  pali  ed  ai  rami  degli  alberi. 

Crannio  s.  m.  Cranio:  La  riunione  delle  otto 
ossa  del  capo,  le  quali  cunprono  e  rinchiudono 
il  cervello  e  il  cervelletto. 

**ii  Talvolta  in  modo  basso  usasi  per  lo  Capo  in- 
tero: G'han  dieta  ùnn-a  bóttiggia  in  sciò  cran- 
nio; G,'i  percossero  il  capo  con  una  bottiglia. 

Orastà  v.  a.  Castrare:  Tagliare  o  Cavare  i  te- 
sticoli. Parlandosi  d'uomini,  dicesi  meglio  Asset- 
tare, Aggiustare,  Evirare;  se  di  porci,  montoni, 
vitelli,  galli,  ecc..  Sanare,  Conciare,  Governare 
V.  A  eco  mola. 

—  Mu  scrito;  Mozzare,  Mutilare  uno  scritto,  figur. 
vale  Troncargli  alcune  cose. 

Crastòns.  m.  Castrone,  Castrato:  Agnello  grande 
castrato, 
n  Frinzello:  Ricucitura  falla  malamente  e  senz'arte 
veruna  a  vestimento  d'uomo  o  di  donna,  per 
modo  che  fa  più  brutto  vedere  che  avendolo  la- 
scialo stracciato;  Segno  troppo  visibile  di  ram- 
mendatura 0  per  essere  slata  malfalla,  o  per  non 
la  poter  far  meglio. 
"  —  per  Una  cicatrice  sconcia  e  mal  rammarginata, 
-  Gonga  e  Gongola  dicesi  propriam.  La  cica- 
trice che  resta  nei  collo  dopo  che  le  sue  glandule 
enfiate  son  venule  a  suppurazione. 

Orastonettos.  m.  Caslroncino,  Castroncello, 
Casiralino,  Castrino:  Piccolo  castrone. 

Cra^^'a  s.  f.  Capra,  anlic  Zeba:  Femmina  del 
capro  0  becco.  -  Caprile  o  C  tproja,  La  stalla 
delle  capre;  Caprajo  e  Capraro,  Il  custode  o 
guardiano  delle  capre. 

—  sarvoega;  Stambecco:  Capra  salvatica. 

—  zóvena;  Toriccia:  Capra  giovine. 

S  Barba  da  cruva;  Tettola  V.  Barba. 

S  Chi  ha  de  crave  ha  de  come;  Chi  ha  capre 
ha  corna,  ovv.  Chi  ha  polli  ha  pipite.  Prov.  che 
significa  Non  si  ha  utile  senza  fastidio. 


276 


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S  Formaggetta   de  crava  ;  Raviggiuolo   V.  For- 
maggetta. 

Oravetta  s.  f.  Capcclta  e  Cavrelta.  Dimin.  di 
Capra:  P  cco!a  capra 

Ora-vetttt  s.  m.  Agiicllajo  :  Colui  che  uccide 
agnoili,  capretti,  castrati  e  simili,  e  ne  vende  la 
carne.  -  Agnellaio  dicono  piìi  comunom.  i  To- 
scani Il  venditore  di  carne  d'agnello  o  di  capretto 
che  porla  in  giro  la  carne  sopra  un  carrettino, 
e  Macellaio  (hi  la  vende  a  bottega,  perchè  ivi 
nella  stessa  bottega  suol  vendersi  la  carne  bovina, 
pecorina,  caprina  e  anche  porcina,  come  pure  tra 
noi  ne'  paesi.  In  Genova  il  Macellajo  vende  solo 
la  carne  bovina,  e  VAgneHujo  solamente  la  pe- 
corina 0  caprina,  che  la  porcina  Vendesi  da'  piz- 
zicagnoli. 

Oravetto  s.  m.  Capreltg  e  Cavrctlo:  Il  figlio 
della  capra. 

Oravia  s.  f.  Capra:  Macchina  composla  di  tre 
travi  a  piramide,  della  quale  si  fa  uso  per  sol- 
levare verticalmente  oggetti  assai  pesanti. 
§  Cruvie;  Capre  o  Clavie.  T.  mar.  Macchina  por 
alberare,  la  quale  è  drizzata  sulla  covcrla  d'un 
\ascello  per  poter  sospendere  gli  alberi  primarii 
per  collocarli  a  loro  posto  o  pur  levarli.  Le  clavie 
si  sostengono  diritte  mediante  alcuni  paranchini 
detti  Venti,  fermali  nella  lor  lunghezza  tanto  di 
pruavia  che  di  poppavia,  e  lesati  a  certa  distanza 
nel  bordo  del  vascello. 

Crea  v.  a.  Creare,  anlic.  Criare:  Trar  dal  nulla, 

e  in  questo  senso  non  si  dice  fuorché  di  Dio. 

«  Creare,  prr  Ingenerare:  E  chi  o  l' é  chi  v'  ha 

creóu?  Qual  diavolo  v'ha  creato? 
1)  —  per  Costituire,  Eleggere,  Ordinare  novella- 
mente :  Ilan  creóu  ùnn-a  Co inmisciòn  ;  Crearono 
una  Commissione. 
»  —  Inventare,  Immaginare,  Comporre,  e  dicosi 
per  lo*più  d'opere  d'ingogno. 

Oi'eansa  s.  f.  Creanza:  Costume,  Maniera  di 
trattare  o  di  proceder  nel  viver  civile;  e  pren- 
desi in  buona  e  in  mala  parte. 

Creansóix  add.  Creanzato:  Di  buona  creanza, 

Ben  educato;  altrim.  Creanzuto. 
S  Ben  creansóu;  Don  creato, si  dice  di  Chi  è  di  buona 
creanza,  Che  è  di  tratto  gentile,  nobile,  garbalo. 
§  AJd  creansóu;  Mal  creato.  Screanzato,  Rozzo, 
Incivile,  Sgarbalo:  Che  è  di  calliva  creanza. 

Oreatò  s.  m.  Creatore:  Che. crea.  Che  trae  dal 
nulla;  e  propr.  a  Dio  solo  s'attribuisce  tal  nome. 
«  Creatore,  u.-alo  come  add.  vale  Inventore,  Compo- 
sitore, ecc.:  Genio  creato;  Genio  creatore. 

Oreatùa  s.  f.  Creatura:  Ógni  cosa  creala;  però 
dicesi  pili  specialmente  dell'uomo, 
n  Creatura,  por  Bambino  appena  nato:  L'han  fa'ta 
battezza  questa  creatila?  Battezzarono  ancora 
questa  creatura? 
«  —  per  Colui  che  è  sotto  la  disciplina  d'alcuno, 
allevato  ed  educalo  da  lui,  e  da  esso  molto  amato: 
0  l'è  ùnn-a  so  creatùa;  JÌ  una  sua  creatura. 

Creaziòn.  s.  f.  Creazione,  anlic.  Criazione, 
Creamenlo:  Il  creare,  Formazione  dal  nulla. 

Oreclensa  s.  f.  Credenza  e  Credenziera,  dimin. 
Crcdenzelta,  Crrdrnzina:  Armario  o  Tavola  o  si- 
mile, dove  si  ripongono  le  cose  da  mangiare,  e 
vi  si  distendono  sopra  i  piattelli  e  altro  vasel- 
lame per  sirvizio  della  tavola;  e  nelle  case  grandi 
La  stanza  medesima,  dove  le  suddette  cose  si 
ripon{;ono. 


Oredensé  s.  m.  Credenziere:  Colui  che  ha 

cura  della  credenza. 
Oredlde  v.  a.  Credere  :  Prestar  fede  o  credenza, 
x\ver  fede  altrui. 

n  Credere,  in  senso  noul.  vale  Aver  opinione,  Per- 
suadersi, Darsi  ad  intendere,  Pensare,  Reputare 
ed  anche  Slimar  bene. 

Il  —  Dotto  assolutam.  vale  Tener  la  fede  cristiana: 
0  l'è  un  chi  nò  credile;  É  uno  che  non  crede. 

«  —  Nei  lempi  composti  vale  Esser  in  fede.  Aver 
credilo:  Mi  nóson  creddùo ;  Io  non  sono  credulo. 

—  de  sci  0  de  no;  Creder  di  si  o  di  no:  Creder 
che  sia  o  non  sia  una  cosa  che  altri  domanda  : 
0  gh'c  l'avvocalo?  Creddo  de  sci;  C'è  l'avvo- 
calo? Credo  di'si. 

—  in  scià  parulla;  Creder  sulla  parola,  si  dice  del 
Credere  senz' altra  difficoltà  che  della  promessa 
di  parola. 

—  lutto  quello  che  dixan;  Andarsene  alle  grida  o 
presso  le  grida:  Credere  quello  che  si  è  detto 
sen/.a  pensare  ò  cercare  più  in  là. 

§  Fa  credde ;  Far  erodere,   Dar  a  credere,  vale 

Persuadere  per  lo  più  il  falso. 
§  Fd  fìnta  de  creddise  ùnn-a  cosa;  Far  le  visle 

di  credere  una  cosa  o  di  bersela,  dicesi  di  Chi 

appoggia  i  dotti  altrui  por  piaggiarlo  o  per  fare 

che  da  altri  si  credano. 
§  A'ó  credde  scusa  vedde  o  tocca  con  man;  Non 

credere  al  santo  se  non  fa  miracoli,  vale  Non 

credere  che  una  cosa  possa  intervenire,  finché 

non  si  vegga  seguire. 
%  Non  ese  da  credde;  Non  esser  credibile  o  cre- 

devole  o  credilojo. 
§  Se  ti  me  creddi  ;  Se  tu  lo  credi.    É  modo  di 

affermare:  ^e  ti  me  creddi,  a  l'è  cosci;  Se  la 

lo  credi,  la  è  così. 
S  Stenta  a  credde;  Stentare  a  credere,  Fare  il 

Calandrino  o  il  Grasso  legnaiuolo,  dicesi  quiando 

uno  dubita  che  altri  voglia  fargli  credere  una 

cosa  per  un'  allra. 
g  Creddise;  Credere,  Credersi,  Pensare,  Aver  opir 

nione:  0  se  credde  d'Use  un  grand' ommo  ;  Egli 

crede  o  si  crede  d'essere  un  grand'uomo. 
Oréclito  s.  m.  Credilo:  Quello  che  si  ha   ad 

aver  da  altrui,  e  per  Io  più  dicesi  di  moneta; 

contr.  di  Debito. 
Il  Credilo,  figurai,  vale  Buon  nome.  Buona  fama, 

Riputazione,  Slima,  Credenza. 
I)  —  e  figurai,  pure  vale  Credenza,  Fede. 

—  privilegióu;  Credilo  privilegiato:  Credilo  a  cui 
le  leggi  accordano  un  favor  particolare,  in  con- 
fronto del  credito  ordinario. 

—  pùbblico;  Credilo  pubblico,  si  dice  della  Confi- 
denza che  i  capitalisti  o  i  particolari  accordano 
al  Governo,  allorché  esso  incontra  de' debiti  pei 
bisogni  dello  Slato 

g  Avei  (,ò  credito;  Aver  credilo  o  Esser  in  cre- 
dito, vale  Goder  buona  fama,  Essere  in  istima. 

Il  —  poco  credito;  Aver  poco  credilo,  Essere  in 
discredilo,  in  disistima;  e  talora  Non  aver  fede. 
Non  esser  credulo. 

§  Chi  ha  debiti  ha  crediti;  Chi  ha  debili  ha  cre- 
dilo. Prov.  e  vale  che  Chi  si  mostra  zelante  nei 
suoi  doveri,  acquista  slima  e  credilo. 

§  Dd  credito;  Dar  credilo.  Dar  fede:  A'^ò  daggo 
gucei  credito  a-e  so  parotle;  Do  poco  credito 
alle  sue  parole. 

S  Dd  credito  o  Mette  a  credito;  Dar  credito  0 


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Metlpr  in  credito,  presso  i  Commerc.  vale  Scri- 
vere 0  Notare  le  parlile  a'  libri  de'  conti  in  cre- 
dito d'alcuno. 
%  Perde  o  credito;  Perdere  il  credito  o  la  cre- 
denza, Perder  la  slima,  Cader  in  discredilo. 

Credito  s.  ni.  Creditore:  Quegli  a  cui  è  dovuto 
danaro. 

Oredo  s.  m.  Credo:  II  simbolo  degli  Apostoli. 

S  In  t'ùn  credo;  In  un  credo.  Posto  avverb.  vale 

In  tanto  tempo  che  si  reciterebbe  un  credo;  e 

per  estensione  In  un  attimo,  In  un  batlcr  d'occhi. 

Crémexi  s.  m.  Chermisi,  Chermisi,  Crèmisi: 
Nome  di  color  russo  acceso  che  si  fa  col  cher- 
mes; ed  è  uno  de' colori  più  apprezzali  nell'arte 
tintoria,  specialm.  pe' drappi,  i  quali  così  tinti 
diconsi  Tinti  in  grana. 
S  Co  de  crémexi;  Cremesino,  Cremisino,  Cher- 
misino: Di  color  di  chermisi. 

Cremma  s.  f.  Crema,  Fior  di  latte.  Capo  o 
Cavo  di  latte,  e  or  coinunem.  Panna:  La  parte 
pingue  del  latte,  la  quale  col  riposo  si  separa 
dal  latte,  vi  galleggia  sopra,  e  serve  principal- 
mente a  fare  il  burro.  -  Crema  dicesi  pure  Un 
composto  di  crema,  tuorli  d'uova  e  zucchero 
dibatfuli  insieme  e  rappresi  al  fuoco,  equivalente 
al  nostro  Lcele  a  spugnolla. 

Oremòr  de  tàrtaro;  Cremor  di  tar- 
taro; La  parte  piìi  pura  cavata  dalla  gruma  di 
bolle  ppr  uso  di  medicina;  dicesi  anche  Tartrato 
acido  di  1  Glassa  o  Sopra-larlrato  di  polassa. 

Orena  v.  a.  Intaccare,  Far  lacca:  Fare  in  su- 
perficie piccolo  taglio,  Sdrucire  con  ferro. 
8  Crendse  n.  p.  Screpolare,  Screpolarsi,  Crepolare, 
Crettare,  Far  crepolo  o  scrèpolo,  Far  pelo,  Pelarsi, 
dicesi  de'  muri  quando  si  screpolano  o  cacciano 
delle  fenditure  V.  Awendse  nel  2"  significato. 

Oi-enatùa  s.  f.  Crepatura,  Fenditura,  Fessura  : 
Piccola  spaccatura  lunga  nel  legname  o  altra  ma- 
teria dura. 
§  Crenalùa  dc^  mùage  V.  Creppatùa. 

Orenn-a  s.  f.  Tacca,  Intaccatura:  Piccolo  ta- 
glio, e  dicesi  di  Quelli  che  si  fanno  nel  legno 
0  nelle  pietre  per  collegarvi   per   entro   alcuni 
legni  0  pietre, 
n  Crina,  Crino,  Criniera:  La  cresta  de' monti.  Voce 

del  contado. 
S  Crenn-e  de  bànsc;  Tacche:  Intaccature  o  Tagli 
segnali  colla  lima  lungo  lo  stilo,  corrispondenti 
ad  altrettanti  determi na'i  pesi  di  roba,  co' quali 
si  equilibra  il  romano  V.  Roman. 

Crensa  s.  f.  Credenza  :  L'alto  del  credere  o 
fidar  altrui  sul  credito. 
%  Chi  fa  crensa  e  vende  assai,  perde  l'amicizia 
e  i  dinw;  Chi  dà  a  credenza  spaccia  assai,  perde 
l'amico  e  i  danar  non  ha  mai.  Prov.  di  chiaro 
significato. 
$  Chi  fa  crensa,  despensa  V.  sopra  Chi  fa  crensa 

e  vende  assce,  ecc. 
%  Dà  in  crensa  ;  Dar  a  credenza  :  Vendere  senza 

ricevere  il  prezzo  subito. 
S  Fa  crensa;  Far  credenza.  Io  stesso  che  Dar  a 
credenza  V.  sopra  Dà  in  crensa.  Talora  usasi 
anche  da  noi  per  Togliere  o  Pigliar  checchessia 
a  credenza  :  Ho  fceto  crensa;  L'ho  tolto  a  cre- 
denza V.  appresso  Piggid  in  crensa. 
S  Piggid  in  crensa;  Togliere  o  Pigliar  a  credenza, 

vale  Comperare  senza  dare  il  prezzo  subito. 
S  Vende  o  Accattd  in  crensa;  Vendere  o  Com- 


perare a  credenza,  vagliono  Vendere  o  Compe- 
rare senza  ricevere  o  dare  il  prezzo  subito,  ma 
per  riaverlo  o  darlo  in  altro  tempo;  che  anche 
dicesi  Vendere  e  Comp"rare  pe' tempi. 
Creppà  V.  n.  Crepare,  Blorire,  Basire,  Batter 
la  capala. 

—  da  famme;  Arrabbiare  o  Allampanar  dalla  fame. 
Morir  di  fame,  Cascar  di  fame,  Esser  scannato 
dalla  fame,  vagliono  Aver  gran  fame,  Esser  gran- 
demente afTamato. 

—  dà  s(e;  Morire  o  .affogare  o  Ardere  di  sete,  va- 
gìinno  Avere  gran  desiderio  o  bisogno  di  bere. 

-  dall'  invidia:  Creparfi  o  Arrabbiare  d'invidia, 
vagliono  Esserne  preso  fieramente,  Avtr  gran- 
dissima invidia. 

—  de  salute;  Abbondare  di  sanità:  Esser  vegeto, 
robusto,  Goder  perfetta  salute. 

8  Creppe  Vavarizia  !  Muoja  o  Crepi  l'avarizia!  Di- 
cesi  quando  uno,  piuttosto  aviyo  o  restìo  nello 
spendere,  si  mostra  generoso  in  cosa  di  minima 
importanza. 

Oreppaohéix  s.  m.  Crepacuore,  Crepacore, 
Crepamentodi  cuore:  Gran  travaglio  o  cordoglio. 
Dolore  che,  per  così  dire,  fa  crepare  il  cuore. 

Creppapansa  (.i)  V.  A  scciattapansa. 

Oreppatùa  s.  f.  Crepa,  Crepatura,  Screpola- 
tura, Crepolo,  Scrèpolo,  Cretto  (voce  dell'uso): 
Fenditura  che  si  fa  ne"  muri  o  p  r  debolezza  o 
per  antichità.  -  Crepaccio  dicesi  La  fessura  molto 
grande  ;  se  è  piccola,  Crepàcciolo,  Crepacciuoto. 

Oreppo  V.  Creppón. 

Oreppon  s.  m  Schianto  e  Slianto:  Subilo  e 
improvviso  scoppio,  Romore,  Fracasso. 

Cresce  v.  n.  Crescere  :  L'aumenlarsi  di  chec- 
chessia per  qualsivoglia  verso.  Farsi  maggiore  in 
qualità  o  in  quantità.  Prendere  augumenlo. 
n  Crescere,  per  Divenir  grande,  Crescere  in  età. 

—  5  duggio;  Far  due  tanti.  Duplicarsi,  Addoppiarsi, 
Crescere  il  doppio. 

S  Nò  cresce  ciù;  Aver  fallo  il  groppo,  vale  Non 

crescer  più  della  persona. 
S  Pasta  0  Riso  chi  cresce  in  lo  chéuxe;  Pasta  o  Riso 
cresccvole,  rendevole,  alta  a  crescere  cuocendo. 

Crescente  s.  m.  Lievito,  Fermento,  Formento: 
Pasta  soda,  d'odore  acidelto,  che  adoprasi  per  ec- 
citare una  fermentazione  ne'la  pasta  da  fare  il 
pane;  essa  si  stempera  in  acqua  tiepida,  e  si 
unisce  alla  farina  per  comporne  la  pasta. 

Crescentin  s.  m.  Singhiozzo,  e  antic.  Sin- 
gozzo: Moto  espulsivo  del  ventricolo  con  subila 
e  interrotta  convulsione  del  diafragma,  prodotta 
per  consenso  dell'orificio  superiore  delio  stesso 
ventricolo  irritato.  Spesso  il  singhiozzo  è  cagio- 
nato dal  mangiare  ingordamente. 
S  Aveì  5  crescentin;  Aver  il  singhiozzo,  Singhioz- 
zare, antic.  Singhiozzire  e  Singozzare. 
"Cresciansa  s.  f.  Crescenza,  Crescimenlo: 
Lo  accrescersi,  Slato  di  ciò  che  va  crescendo. 

Cresciòn.  s.  m.  Crescione,  Crescione  acqua- 
lieo  0  di  fonte,  Nasturzio  acquatico,  antic.  Cer- 
concello.  T.  hot.  Sisymbrium  nasturtium  o  Si- 
symbrium  aquaticum.  Pianta  che  nasce  per  le 
fosse  attorno  alle  fonti  e  in  tulli  i  luoghi  acquosi. 
Mangiasi  in  insalata,  per  Io  più  crudo  ;  eccita  l'ap- 
petito, fortifica  Io  stomaco,  facilita  il  corso  delle 
orine  e  quello  in  genere  dì  tutti  gli  umori. 

Cresoionetto  s.  m.  Crescionelto,  Erba  can- 
nella, Gargaleslra,  Sedamina  d'acqua.  T.  bot.  Sium 


278 


GRE 


CRI 


nodiflorum.  Pianta  della  famiglia  delle  Ombrelli- 
fero, die  ha  le  foglie  alale,  lanceolate,  appuntale, 
dentale;  i  fiori  bianchi,  disposti  in  ombrelletle 
ascellari,  quasi  sessi!!,  opposte  alle  foglie.  Trovasi 
ne'  ruscelli  e  ne'  terreni  umidi. 

Oresima  s.  f.  Cresima,  e  per  sinc.  Cresma  ;  Il 
sacramento  della  Confermazione j  allrim.  Confer- 
mazione. 
$  Dà,  a  cresima;  Dar  la  cresima,  Cresimare  V. 
Cinesi  ma  nel  !•  significato. 

Cresima  v.  a.  Cresimare:  Conferire  il  sacra- 
mento della  cresima;  allrim.  Confermare. 
M  Cresimare,  metaf.  e  per  ischerzo  vale  Schiaffeg- 
giare', Percuotere  e  simili  :  »  Ed  ecco  che  un  fac- 
chin  pieno  di  stizza  mi  ha  cresimalo  con  una 
panizza  ".  P.  Serra,  Novenviri  liguri. 

Orespo  V.  Crespo. 

Oresta  s.  f.  Cresta:  Quella  carne  rossa  a  mer- 
luzzi che  hanno  sopra  il  capo  il  gallo,  le  gal- 
line ed  alcuni  altri  uccelli. 
H  Cresta,  per  Sommità,  Cima:  In  scià  cresta  dò 
monte,  Sulla  cresta  del  monte. 

—  de  gallo;  Amaranto  a  cresta  o  eresiato,  Fior  di 
velluto,  e  volgarm.  Cresta  di  gallo.  T.  botan.  A  ma- 
ranthus  ceiosia  o  Ceiosia  cristuta.  Pianta  della 
famiglia  delle  Amaranlacee,  così  chiamata  perchè 
i  suoi  fiori  sono  disposti  in  forma  di  cresta,  d'un 
bel  rosso  amaranto  vellutato;  fiorisce  durante  tutta 
l'estate.  Se  ne  coltivano  molte  varietà,  di  color 
più  0  meno  rosso. 

Orestian  s.  m.  Cristiano:  Che  vive  sotto  la 
legge  di  Cristo;  Battezzato,  Fedele,  Credente; 
femm.  Cristiana. 
«  Cristiano,  per  Uomo  semplicf^mente:  0  l' ha  ciù 
giudizio  che  un  crestian  ;  Ha  più  giudizio  di 
un  cristiano. 
S  Da  crestian  baltezzóu;  Da  cristiano,  In  fede 

mia,  SuH'onor  mio:  Sorla  di  giuramento. 
%  Èse  un  bòn  crestian;  Essere  un  buon  cristia- 
naccio,  un  buon  piastricciano,  dicesi  d'Uomo  fa- 
cile e  corrente,  di  buon  naturale,  di  buona  pasta, 
e  simile. 
%  Fd  crestian;  Far  cristiano,  Crislianare,  Cristia- 
nificare.  Battezzare,  Tener  a  battesimo  :  JJetler 
nel  numero  de' cristiani. 
§  Roba  da  crestien;  Cosa  da  cristiani,  vale  Cosa 
buona,  adattata,  convenevole. 

Orestian  add.  Cristiano:  Appartenente  o  Con- 
cernente a  cristiano. 

Ox*estiaiie.i:ìxn.o  s.  m.  Cristianesimo  e  per 
sinc.  Cristianesmo  e  Cristianismo:  Istituzione  o 
Religione  cristiana;  ed  anche  L'universalità  dei 
cristiani,  che  in  questo  senso  dicesi  anche  Cri- 
stianità. 

Oretin  s.  m.  Cretino  :  Nome  che  propriam.  si 
dà  ad  Alcune  persone  mutole,  insensate,  e  con 
gran  gozzo,  che  Irovansi  frequentemente  in  alcuni 
•  paesi  delle  Alpi  ;  da  noi  per  similit.  dicesi  d'Uomo 
materiale  e  goffo  :  Ciofo,  Gnocco,  Gabbiano,  Bu- 
falo, Tanghero,  Bue,  ecc. 

Oréti-viletto  s.  m.  Copertoio  :  Coperta  ampia 
e  lesgera,  la  quale  si  soprappone  alle  lenzuola  e 
le  ricuopre  largamente. 

—  co  farbalà;  Copertojo  colla  balza. 

Oréxi-vimiséia  s.  m.  Paraguai  :  Lo  usa 
spesso  il  popolo  toscano  per  significare  Un'ampia 
veste  da  coprir  quasi  tutta  la  persona,  e  celare 
posi  i  panni  di  sotto  un  po' miseri, 


Orén-vioég-e  s.  m.  Orecchìòlo  :  Ciascuna  di 

quelle  liste  che  hanno  certi  berretti  per  uso  di 

coprire  gli  orecchi. 
Oréuvipè  s.  m.  Coltroncino:  Piccola  coperta 

da  letto,  che  cuopre  solamente  le  gambe  e  i  piedi. 
Crèuza  s.  f.  Traversa  :  Quella  strada  fuori  di 

città,  che  Iraver-ando  dalla  strada  principale  mena 

per  le  ville. 
Oréuzo  da  man  ;  Concavo  della  mano  : 

La  parie  opposta  al  dosso.  Dal  frane.  Creux  de 

la  main. 

—  dò  barcón;  Vano  della  finestra. 

Cria  s.  f.  Grida,  Bando,  Pubblicazione.  Voce  da 

noi  cadu'a  in  disuso,  e  rimasta  nel  contado. 
Cria  V.  n.  Gridare:  Mandar  fuori  la  voce  con 
suono  allo,  forte  e  strepitoso;  Sclamare,  Escla- 
mare, Schiamazzare,  Stridere,  Strillare. 

Il  Gridare,  per  Garrire,  Sgridare,  Riprendere,  Ram- 
pognare, Rimproverare,  Rimbrottare,  Rabbuffare: 
Ho  puia  ch'ó  me  crie;  Temo  ch'e'mi  gridi. 

§  Cria  cómin  ùnn'aquila  ;  Gridar  quanto  se  n"ha 
nella  gola  o  nella  strozza,  Gridar  a  testa  o  quanto 
se  n'ha  in  testa.  Gridar  a  cielo,  vagliono  Gridar 
fortissimo,  a  più  non  posso. 

§  Lascia  ch'ó  crie  (filanto  5  véu;  Gracchi  a  sua 
posta,  Lascialo  gridare. 

§  Ped  a  gallinn-a  sensa  fdla  crid  ;  Pelar  la  gazza 
e  non  farla  stridere ,  Cavar  l' uccello  dal  nido 
senza  ch'egli  strida.  Prov.  che  significa  Far  altrui 
cosa  spiacevole,  ma  bel  bello,  e  in  modo  che 
quasi  non  se  ne  accorga. 
Cricli  s.  m.  Martinello:  Strum.  di  legno  a  guisa 
di  piccola  colonnetta  portatile,  e  cerchiata  di  ferro, 
ed  ha  dentro  di  sé  accomodata  una  vite  lunga, 
dentata,  quasi  per  la  lunghezza  dello  strumento. 
Questa  vite  ha  dalla  parie  superiore  una  gruccia, 
pure  di  ferro,  la  quale  nel  girarsi  a  forza  di  leve, 
messe  in  certi  anelli,  si  va  a  poco  a  poco  al- 
zando fuori  del  legno  all' insù  con  tanta  violenza, 
che  sottomessa  ad  eccedenlissiflii  pesi  gli  alza 
facilmente;  ha  ancora  nel  fondo  appiccata  una 
staffa  di  ferro  come  una  zappa,  destinata  pure 
ad  uso  d'alzar  pesi. 

Il  Cricch  0  Cricche:  Il  suono  del  ghiaccio  o  del  vetro 
0  d'altro  quando  si  .fende;  ed  anche  II  suono  che 
fa  il  cane  dell'acciarino  (fuxinj  quando  si  mette 
a  lutto  punto  o  a  mezzo  punto  o  quando  scalta. 

S  Fd  crich;  Far  cricch  o  cricche.  Criccare,  Cric- 
chiare, Scricchiare. 
Cricca  s.  f.  Saliscendo  e  Saliscendi:  Una  delle 
serrature  deiruscio,  che  è  Una  stanghetta  di  ferro 
fermata  da  un  capo  con  una  vite  all'imposta  del- 
l'uscio, e  dall'altro,  accavalciando  il  monachelle 
0  nasello  faccriccàuj,  serra  l'uscio. 

Il  Saliscendi,  per  Un'altra  specie  di  serratura, che 
usa  mettersi  agli  usci  di  strada,  e  che  consta  di 
due  spranghe  imperniale  nell'imposta.  Tirando  la 
fune  raccomandala  all'occhio,  una  spranga  preme 
d'alto  in  basso  sulTaltra,  e  ne  solleva  l'estremità 
che  è  nel  dente  del  nasello. 

—  do  barcón;  Paletto  a  molla:  Quella  serratura  che 
si  mette  nella  parte  superiore  delle  gelosie,  fi- 
nestre, ecc.,  e  che  si  apre  mediante  un  cordone 
attaccalo  ad  un  occhio  del  medesimo  ;  dicesi  an- 
che Paletto  a  mazzacavallo,  e  comunem.  a  Firenze 
Mazzacavallo. 

S  Ciavéua  a  cricca;  Toppa  o  Serratura  a  colpo 
0  a  sdrucciolo  V-  Ciavéua. 


CRI 


CRO 


279 


M  —  a  cricca  e  stanghetta;  Toppa  o  serratura  a 
colpo  e  maDdala  V.  Ciavéua. 

C^^ricclietto  s.  m.  No: telino.  T.  urìuol.  Stretta 
piaslrellina  d'acciajo,  la  q  ale,  gircvolnifiile  im- 
perniata all'un  de' capi,  imbocca  coli' altro  nei 
denti  curvi  d  I  ruolino  e  fa  che  questa  non  possa 
girare  se  non  in  un  solo  verso. 

Orin  s.  m.  Crine:  Peli  lunghi  che  pendono  al 
cavallo  dal  filo  del  collo  e  dalla  coda. 
H  Parlandosi  del  Crine  morto,  cioè  reciso  dall'ani- 
male, e  concio  in  modo  particolare  per  diversi 
usi,  come  imbottire  cuscini,  materasse,  ecc.,  o 
tessuto  in  s'offa  per  farne  coperte  di  seggiole, 
sgabelli,  canapè,  ecc.,  dicesi  Crino. 

Orina  v.  n.  Screpolare.  T.  vernic.  Quei  fendersi 
che  fanno  le  vernici  sopra  tele  o  tavole  per  di- 
pingere, a  cagione  de' composti  non  adattali  a 
tal  effetto. 

Oriuatùa.  s.  f.  Screpolalara,  Scrèpolo.  T.  ver- 
nic. L'cffelto  dello  screpolare  V.  Crina. 

Orinèa  s.  f.  Criniera,  amie.  Crinaglia  e  Cri- 
nata:  I  crini  che  cuoprono  la  parte  superiore  del 
collo  del  cavallo;  altrim.  Chioma,  Coma,  Giubba 
V.  doma. 
n  Criniera  :  Quei  crini  del  cavallo,  che  si  lasciano 
pendere  dalla  cima  dell'elmo  o  del  caschetto  sul 
dorso  del  soldato  a  cavallo. 

Orinolin.  s.  m.  Crinoline  :  Tessuto,  il  cui  or- 
dito è  di  lino  0  di  fil  di  coione,  e  il  ripieno 
è  di  crino  bianco  a  uso  di  farne  cerla  piccola 
sottana  che,  per  esser  boCTice  ed  elastica,  impe- 
disce che  il  sovrapposto  vestilo  non  istia  mucido 
e  cascante,  ma  gonfio  e  rilevato.  Oggidì  è  caduto 
in  disuso. 

Orinoliiin-a  s.  f.  Crinolina:  Sottana  larghis- 
sima d'un  tessuto  di  crine  di  cavallo,  che  la  por- 
tavano le  donne  sotto  il  vestilo  per  gonfiar  mollo. 
Oggidì  vennero  ad  essa  sostituiti  i  Cerchi  V. 
Cercio  nel  3"  significato. 

Orio  s.  m.  Grido,  al  p!ur.  Gridi  e  Grida  :  Suono 

strepitoso  propriam.  di  voce  umana  mandalo  fuori 

per  varie  cagioni,  come  per  paura,  ira,  ecc.; 

altrim.  Gridata,  Gridìo. 

«  Rabbuffo,  Sgridata,  Rampogna,  Canata,  Sbrigliata, 

Riprensione,  ecc. 
§  Dà  0  crio  a  ùnn-a  persónn-a;  Garrire  ad  uno. 
Riprenderlo,  Rampognarlo  V.  Crìa  nel  2°  signif. 
§  Vende  ùnn-a  cosa  a-o  crio;  Vender  checchessia 
a  grido,  vale  Venderlo  subitamente,  in  un  mo- 
mento. 

Oristallizzà  v.  a.  Cristallizzare.  T.  naturai. 

Ridurre  in  cristallo.  Congelare  a  guisa  di  cristallo. 

S  CristaUizzàse  n.  p.  Cristallizzarsi,  dicesi  di  quei 

corpi  che  diventano  solidi  e  trasparenti  come  il 

cristallo,  e  che  si  riducono  a  concrezione  di  sale. 

Oristallizzaziou  s.  f.  Cristallizzazione. 
T.  chim.  Operazione,  per  via  della  quale  le  partì 
d'un  sale  o  d'una  pietra  sciolte  in  un  fluido  si 
condensano  e  formano  un  solido  di  figura  re- 
golare e  determinata. 

Oristano  s.  m.  Cristallo,  antic.  Crestallo:  Ma- 
teria trasparente  e  chiara  che  si  fa  di  terra  si- 
licea fondu:a  con  alcali,  ossia  Vetro  bianco  mollo 
trasparente  e  di  peso  grave,  nella  cui  composi- 
zione entra  l'ossido  di  piombo. 
M  Cristallo,  per  Lastra  di  cristallo,  che  si  mette  alle 
vetriate,  carrozze  e  simili. 

—  de  ròcca;  Cristallo  di  ròcca,  di  monte  o  dì  mon- 


tagna, Cristallo  gemma:  Pietra  trasparente,  bianca, 
simile  al  diamante,  che  gli  antichi  credevano  for- 
malo di  ghiaccio  pietrificalo. 

—  do  lùmme;  CammineKo:  Tubo  di  vetro  sottile 
e  bianco,  largo  circa  due  dila,  lungo  un  palmo 
0  poco  più,  impiantato  verlicalmenle  intorno  alla 
base  della  fiamma  dun  lucignolo  a  calza,  che  la 
rende  più  vivace  e  ne  dirada  il  fumo  per  l'au- 
mentala rapidità  della  corrente  d'aria. 

—  dò  reléuio;  Cristallo:  Vetro  bianco  circolare,  più 
0  meno  convesso,  incastrato  nell'intaccatura  cir- 
colare della  lunetta;  serve  di  coperchio  traspa- 
rente per  veder  l'ora  senz'aprire  Toriuolo. 

Oritelo  s.  m.  Criterio  :  Norma  e  fondamento 
per  cui  si  forma  un  retto  giudìzio;  Senno,  In- 
tellello.  Buon  senso. 

Oriticà  V.  a.  Criticare:  Giudicare  delle  cose 
altrui  notandone  i  difetti. 

Orivellà  v.  a.  Crivellare  e  poetic.  Cribrare, 
Vagliare  V.  Cerneggid. 
I)  Crivellare,  per  similit.  vale  Bucare  a  mo'  di  cri- 
vello. 

Orivellatùa  s.  f.  Crivellatura,  Vagliatura: 
L'alio  del  vagliare  e  La  mondiglia  che  si  cava 
in  vagliando. 

Orivelletto  s.  m.  Crivelletlo,  Vaglielto:  Pic- 
colo crivello  0  vaglio. 

Ori-vello  s.  ni.  Crivello  e  poetic.  Cribro,  Va- 
■glio  V.  Cerneggio. 

—  da  massachen;  Vaglio,  Crivello:  Piccola  cola  a 
mano  a  foggia  dì  staccio,  con  fondo  a  rete  dì 
fil  di  ferro,  che  adoperano  ì  muratori  per  ìsce- 
verare  le  pielruzze  dalla  calce. 

S  Fabbricante  de  crivelli;  Crivellajo,   Vagliajo: 
Facitore  dì  crivelli  o  di  vagli. 

Orocoa  v.  Crogiolare,  Crogiolarsi  V.  Ciòmà, 
Confèze. 

Oroccante  s.  m.  Croccante.  T.  pasticc.  Sorta 
dì  pasta  dolce  composta  per  la  maggior  parte  di 
màndorle  tosiate,  così  detta  perchè  nel  mangiarla 
scroscia  sotto  i  denti.  Dal  frane.  Croquante. 

Orocco  s.  m.  Stacca,  Borsotlo  Pisi.,  Boccìuolo 
Fior.  :  Arnese  di  cuojo  fallo  a  modo  di  bossolo 
0  calzuolo,  che  metlonsì  dinanzi  coloro  che  nelle 
processioni  portano  la  croce  o  lo  stendardo  (con- 
faònj,  quando  e'son  dì  grossa  mole  e  troppo 
pesanti.  In  questo  boccinolo,  che  è  fermato  al 
petto  con  cinghie,  parimente  dì  cuojo,  e  che  scen- 
dono dalle  spalle  a  guisa  dì  bretelle,  sì  fa  entrare 
il  calcio  della  croce  o  dello  stendardo,  e  serve 
dì  sostegno  per  sorreggerli  più  comodamente. 
11  Crocco.  T.  di  tonnara.  Quel  gancio  inastato,  con 

cui  sì  tirano  i  tonni  nel  paliscalmo. 
S  Serra  5  crocco;  Cessare,  Finire:  Desistere  dal 
fare  un'operazione.  Jlodo  figurato. 

Oròeifìsoiòii  s.  f.  Crocifissione  e  Crucifis- 
sione,  Crucifiggimenlo  :  Il  crocifiggere,  e  anche 
Il  supplizio  della  croce, 
t»  Crocifissione,  pel  Quadro  o  Bassorilievo  o  altra 
opera  d'arte  rappresentante  la  Crocifissione  di 
Cristo. 

Oròcifisso  s.  m.  Crocifisso,  Crucifisso  e  Cro- 
cefisso: Detto  assolut.  L'immagine  di  N.  S.  Gesù 
Cristo  confitto  in  croce, 
n  —  Usato  come  add.,  vale  Confitto  in  croce. 

Orooifizze  v.  a.  Crocifiggere,  Crucifiggere, 
amie.  Crocificcare  :  Conficcare  in  sulla  croce. 

Or  oppa  V.  Gròppa, 


m 


ORO 


CRO 


Croscè  s.  m.  Ago  a  tamburo,  Ago  torto.  Un- 
cinello: Ago  fallo  a  guisa  d'uncino  ed  assicuralo 
in  un  manichello,  adoperalo  pél  ricamo;  il  filo 
è  posto  sotto  l'uncino,  e  l'ag  >  è  tiralo  all'indielro, 
portando  seco  il  filo.  Dal  frane.  Crochet. 

%  Punto  a  croscè;  Punto  ad  ago  torlo  o  ad  ago 
a  tamburo  o  all'uncinoUo  V.  Punto. 

§  Travaggio  (ceto  a-o  croscè;  Lavoro  fatto  all'un- 
cinello 0  all'ago  torto  o  all'ago  a  tamburo. 
Oroscxe  s.  f.  Corsìe.  T.  mar.  File  di  majeri 
0  panconi  di  forti  dimensioni,  che  distendonsi 
dall'avanti  all'indielro  sopra  i  bagli,  per  servire 
agli  stessi  di  legame,  e  formano  i  margini  late- 
rali di  tulle  le  boccaporte.  Oggidì  più  non  si  usano 
facendosi  le  coperte  tulle  uguali. 
Ox*òsta>  s.  f.  Crosta:  Quella  coperta  d'umori 
riseccali,  che  si  genera  naturalmente  sopra  la  pelle 
rolla  e  magagnala;  allrim.  Schianza,  SUanza  e 
dollrinalm.  Èscara. 

M  Crosta,  per  similil.  Tutto  ciò  che  s'indurisce  o 
s'attacca  nella  siipfrflcie  d'alcuna  cosa. 

»  —  Da'Piltori  dicesi  Ciò  che  si  slacca  dalle  pitture. 
**n  Lenzuola,  Lello.  Modo  basso  e  figur,:  0  l'è  ancòn 
sòllo  a-e  cròste;  Egli  è  ancora  a  lello,  cioè  Sotto 
le  lenzuola. 

—  da  rnùagia;  Intonaco,  Inlonico  V.  higurbà. 

—  da  rógna;  Piastra;  Quella  crosta  che  fa  la  rogna. 

—  de  lasagne,  tagglcen,  tórta,  ecc.;  Sfoglia,  dicesi 
Un  pezzo  di  pasta  reso  piano,  largo  e  sottile  per 
mezzo  dello  spianatojo  {cannello  da  meìzoa) , 
intorno  a  cui  s'avvolge,  il  quale  poi,  taglialo  in 
differenti  forme,  serve  per  far  lasagne,  tagliolini, 
corzetti,  torte,  ecc. 

—  dò  formaggio;  Crosta  del  caeio  :  Quella  che  ri- 
copre la  forma  del  cacio.  Se  è  dura  dicesi  anche 
Roccia,  specialmente  quando  è  coperta  di  sudi- 
ciume morchioso;  se  è  tenera  si  dice  Buccia. 

—  dò  pan;  Crosta  o  Corteccia  del  pane  :  La  parte 
esterna  del  pane  indurila  dalla  cottura. 

S  ^à  0  Tid  a  cròsta;  Fare  o  Tirare  la  sfoglia 
V.  sopra  Cròsta  de  lasagne,  ecc. 

S  Leva  u  cròsta.;  Scrostare. 

S  Pin  de  cròste;  Crostoso,  Crostalo:  Pieno  dì  croste. 
Oròstin  s.  m.  pi.  Crostini:  Fettucce  di  pane 
arrostile  sulla  gratella  o  fritte  in  padella,  e  poste 
intorno  all'arrosto,  al  fritto,  ecc. 

M  Crostini,  per  Quelle  fettucce  di  pane  abbrustolile, 
su  cui  si  distendono  ostriche,  ricci  marini  fzinj, 
dàtteri  o  simil  frulla  di  mare.  In  Toscana  chia- 
mansi  pure  così  Quelle  fettucce  di  pane,  su  cui 
si  distende  un  composto  d'  acciughe  e  burro  o 
un  battuto  di  rigaglie,  e  che  si  portano  in  ta- 
vola al  principio  de' desinari. 

—  de  pan;  Orlicelo,  dimin.  Orlicciuzzo,  Orlìccinz- 
zino:  L'estremità  intorno  del  pane. 

Orottón  s.  m.  Carcere,  Prigione:  Stanza  a 
terreno,  in  cai  si  rinchiudono  i  militari  che  com- 
mettono qualche  mancanza. 

Oròvà,  V.  n.  Cascare,  Cadere,  dìcesi  de' capelli, 
de' denti,  delle  foglie  degli  alberi,  degli  abiti  di 
dosso  quando  e'son  laceri  e  d'altro. 
w  —  S  chéu;  Cascare  il  cuore  V,  Chèu. 

OrS-vata  s.f.  Corvatta  e  meglio  Cravatta,  Cro- 
vatla  e  Croatla;  l'ultima  voce  è  disusata:  Pez- 
zuola di  roba  fine,  che  si  porta  intorno  al  collo 
allacciata  sul  davanti,  i  due  canti  opposti  pen- 
denti sul  petto  ovv.  rannodali  in  cappio,  oppure 
in  0OCCO, 


Cró-vi  V.  a.  Coprire,  Cuoprire,  Covrire:  Porre 
una  cosa  sopra  a  checché  sia  che  l'occulti  e  la 
difenda  ;  ed  altresì  Porre  una  cosa  sopra  checché 
sia  in  gran  quantità:  L'han  coverto  d'òu;  Lo 
coprirono  d'oro. 

Il  Coprire,  metaf.  vale  Nascondere,  Occultare,  Ri- 
coprire:  Crovi  i  difetti;  Coprire  i  difetti. 

Il  —  Per  similil.  Congiungersi  il  maschio  colla 
femmina  per  la  generazione,  ma  dicesi  proprio 
delle  bestie;  allrim.  Montare. 

—  co  còvcrcio;  Coperchiare:  Soprapporre  il  coper- 
chio, 

—  5  fèugo;  Coprire  il  fuoco:  Ammucchiar  cenere 
sul  fuoco  rammonlalo;  allrim.  Velare  o  Addor- 
mentare il  fuoco. 

—  un  impiego,  ùnn-a  càrega;  Coprire  un  impiego, 
una  carica,  vale  Esercitare,  Possedere  un  impiego, 
una  carica. 

§  Cròvìse  n.  p.  Coprirsi:  Coprir  se  stesso. 

Il  Coprirsi ,  per  Mettersi  addosso  panni  gravi  per 
ripararsi  dal  freddo,  o  Stringersi  al  petto  quelli 
che  uno  ha. 

it  —  per  Mettersi  in  capo  berretto  o  cappello,  che 
altri  tenga  in  mano  per  alio  di  riverenza. 
Cro'^^o  s.  m.  Corvo  e  Corlio:  Uccello  grosso  e 
di  color  nero,  che  si  pasce  di  carname,  d'insetti 
e  di  friitta.  Ita  il  becco  convesso  e  a  forma  di 
coltello,  le  narici  coperte  con  penne  somiglianti 
alle  setole  e  rivolle  innanzi,  la  lingua  cartilagi- 
nosa e  biforcala.  Ce  n'ha  di  più  specie:  Crovo 
impt'jà.  Corvo  imperiale  (Corvus  coraxj;  Crovo 
de  becco  giano,  Gracchio  (Frcgilus  gruculus); 
Crovo  de  becco  rosso,  Gracchio,  Corvo  corallino 
(Pìrrhocorax pirrhocorax);  Crovo  de  ma  ceneen. 
Berla  maggiore  cPuy^'nMS  cinercus);  Crovo  de  mù 
neigro ,  Fringuello  di  mare  fPu/fìnus  obscurus). 

§  /  crovi  nò  fan  cardcenn-e ;  Il  lupo  non  caca 
agnelli  V.  Cardcenn-a. 

$  Pesato  crovo;  Coracino,  Corbacchio,  Ombrina 
loca,  Ombrina  di  castro.  T.  ill'ol.  Corvina  nigra. 
Specie  di  pesce  che  essendo  coperto  d'un  bel 
nero  fu  dagli  antichi  paragonalo  al  corvo,  da  cui 
ebbe  il  nome. 
Oròxassa  s.  f.  Crocion^.  Accresc.  di  Croce: 
Croce  grande  e  di  gran  peso;  ed  anche  per  Segno 
di  gran  croce. 
Oròxasso  s.  m.  Crocione,  Crosazzo:  Sorla  di 
moneta  d'argento  austriaca,  del  valore  di  lire 
ilal.  cinque  e  cent.  68;  cosi  chiamala  per  aver  in 
una  delle  sue  facce  improntala  una  croce. 
Oróxe  s.  f.  Croce:  Due  legni  attraverso  l'uno 
dell'altro,  per  salito  ad  angoli  retti,  nel  quale  gli 
antichi  uccidevano  i  malfattori,  e  sui  quali  patì 
N.  S.  Gesù  Cristo. 

Il  Croce,  per  Vessillo,  Insegna  de' Cristiani  nelle 
funzioni  ecclesiastiche. 

Il  —  per  Segno  0  Dislinlivo,  in  forma  press' ^  poco 
di  croce,  onde  sono  insigniti  i  membri  d'ordini 
cavallereschi. 

I»  —  per  Ogni  cosa  formala  a  similitudine  di  croce. 

II  —  per  Quella  parte  della  moneta  ov'è  coniata 
l'a-'ma  del  sovrano  o  della  città;  e  chiamasi  così 
da  noi  perchè  anlicam.  nelle  nostre  monete  era 
da  una  parte  coniata  una  croce.  Oggidì  dicesi  più 
comun.  Arma  o  Arme. 

Il  —  Figurai,  vale  Tormento,  Dolore,  Tribolazione, 
Afflizione,  Affanno:  0  se  fa  de  cróxi  perch'Ó 
véu;  E' si  fa  delle  croci  perchè  vuole. 


GRÒ 


cro 


281 


—  dell'àncoa;  Croce  dell'  àncora.  T.  mar.  Quella 
parte  dell'ancora  dove  il  fusto  si  divide  in  due 
0  più  braccia  V.  Brar^i  dell'àncoa  nella  voce 
BrassQ. 

S  A  santa  ciòxe;  La  croce  santa,  dicesi  figurai. 
La  tavola  dell'o  b  e,  perchè  si  usa  stamparvi  una 
croce  da  principio. 

S  Aveì  de  cròxi ;  Aver  delle  croci,  Aver  la  croce 
0  il  crocifisso.  Jlodo  fami!,  tose,  e  vale  Avere 
grandi  pene  e  travagli. 

%  Co-e  bravce  in  cróxc  ;  Colle  braccia  in  croce. 
Posto  coi  V.  Slare,  Pregare  e  simili,  vale  Arre- 
carsi le  braccia  al  potto  a  guisa  di  croce,  in  segno 
di  grande  umiliazione,  di  preghiera,  ecc. 

§  Cria  a  cròxa  addosso  a  ùnn-a  persónn-a;  Ban- 
dire 0  Gridare  la  croce  addosso  a  uno  o  sopra 
uno ,  vale  Cercar  di  danneggiarlo  nella  fama  o 
neir  interesse. 

%  Dà  a  c.óxe;  Dar  la  croce,  vale  Conferire  alcun 
ordine  di  cavalleria. 

S  Dì  due  par  olle  in  cróxe  a  ùnn-a  personn-a; 
Parlar  ad  uno  secco,  forte,  risentito. 

S  Fd  a  cróxe  co  gómmio  a  ùnn-a  cosa  o  a  un 
léugo;  Far  un  crocione  ad  una  cosa  o  ad  un 
luogo.  Darle  la  benedica,  vogliono  Lasciarla  se- 
gnala e  benedetta,  cioè  Con  proposito  di  non  vo- 
lerne saper  altro  o  di  non  tornarvi  mai  più. 

§  Fa  0  Tid  ùnn-a  cróxe  addosso  a  un  debito; 
Far  la  croce  addosso  a  un  debito,  vale  Condo- 
narlo, Cancellarlo. 

S  Fd  ùnn-a  aóxe;  Far  una  croce,  vale  Fare  il 
segno  della  croce,  Segnar  col  segno  della  croce, 
Effigiare  una  croce. 

§  Fase  de  cròxi;  Farsi  delle  croci,  figurai,  vale 
Formarsi,  Crearsi  afflizioni. 

S  Fase  ó  segno  dj,  cròxe  ;  Farsi  il  segno  della 
croce,  vale  Segnarsi  col  segno  delia  croce;  e 
figurai.  Prendersi  maraviglia  d'alcuna  cosa.  Re- 
starne ammirato. 

$  Gran  cròxe;  Gran  croce:  Grado  cavalleresco, 
maggiore  di  quello  di  Commendatore. 

%  Mette  in  cròxe;  Porre  in  croce.  Crocifiggere; 
e  figurai.  Pressare,  Sollecitar  uno  importunamente 
a  far  checchessia. 

S  Nò  saveì  di  due  parolle  in  cróxe;  Non  saper 
accozzar  due  parole. 

S  No  se  péu  canta  e  porta  a  cròxe;  Non  sì  può 
cantare  e  portare  la  croce,  Non  si  può  bere  e 
zufolare.  Maniera  proverb.  che  significa  Nel  me- 
desimo negozio  non  si  può  far  due  parti. 

S  Per  questa  santa  cròxe!  Per  questa  santa  croce! 
Specie  di  giuramento,  anzi  mezza  bestemmia,  che 
usasi  pronunciare  dal  volgo,  incrociando  le  due 
dita  indici  e  baciandole  per  affermare  di  voler 
fare  una  cosa. 

S  Prega  co-e  brache  in  cròxe;  Pregar  colle  braccia 
in  croce  V.  sopra  Co-e  brocce  in  cròxe. 

S  Quello  chi  porta  a  cròxe;  Crocifero:  Colui  che 
porta  la  croce  nelle  processioni. 

g  Segno  da  santa  cròxe;  Segno  di  croce:  Quel 
toccarsi  colla  man  destra  in  fronte,  al  petto  e 
sulle  due  spalle,  che  si  fa  da'  Cristiani  in  prin- 
cipio di  orazione  o  per  altro. 

S  Taggià  in  cróxe;  Tagliar  in  croce,  vale  Tagliare 
in  modo  di  croce,  cioè  Per  lungo  e  per  traverso. 

%  Uà  ùnn-a  cròxe  addosso  a  ùnn-a  cosa;  Far 
la  croce  addosso  a  checchessia,  vale  Cancellarlo 
V.  sopra  Fa  o  Tid  ùnn-a  cròxe,  ecc. 


S  Tutti  han  e  so  cròxi;  Ognuno  ha  le  sue  croci, 
vale  Ciascuno  ha  i  suoi  guai,  le  sue  afflizioni. 

8  Zùgd  a  cróxe  e  a  griffo;  Fare  o  Giocare  a  santi 
e  cappelletto  V.  A  cròxe  e  a  griffo. 
Croxéa  s.  f.  Crociera.  Dicesi  dagli  Artisti  a 
qualsivoglia  pezzo  di  legno,  di  metallo  o  simile 
a  foggia  di  gruccia  (scròssua)  o  di  croce  per 
diversi  usi. 

I)  Crociera,  in  Marin.  dicesi  Quel  paraggio  dove 
uno  0  più  bastimenti  da  guerra  incrocian  il  mare. 

n  —  E  parim.  in  term.  marin.  dicesi  Quel  pezzo 
di  legno  quadro  o  tondo  inchiodato  a  traverso 
de'  macellari  del  castello  verso  la  prua. 

—  da  stampoeì  pp  deslende  i  fcuggi ;  Crociera  e 
più  comun.  Gruccia:  Un'asla  lunga  con  un  legno 

I  in  cima  posto  per  traverso,  della  quale  si  servono 
gli  Stampatori  per  distendere  sulle  corde  e  fare 
asciugare  i  fogli  stampati. 

—  de  stradde;  Crocicchio,  Quadrivio:  Luogo  dove 
fanno  capo  e  quasi  incrocicchiansi  le  strade;  al- 
tri m.  Croce,  Crociala,  Crociale. 

—  dò  tea  do  tordo;  Traversa,  Sbarra.  T.  stamp. 
Spranga  di  ferro  amovibile,  che  divide  per  Io 
mezzo  il  lelajo  del  torchio. 

S  Cróxee  dò  bilancin  dò  relcuio;  Crociere  della 
bilao'ia.  T.  oriuol.  Aslicciuole  formanti  un  solo 
pezzo  colla  ciambella  (bilancin),  disposte  a  mo^di 
raggi  equidistanti,  nella  cui  riunione  centrale  passa 
l'asta  della  bilancia  (usta  dò  tempo). 
Cròxe tta  s.  f.  Crocetta.  Diminuì,  di  Croce: 
Piccola  croce. 
S  Fd  de  cròxette;  Far  delle  crocette  o  de'crocioni. 
Modo  basso  che  significa  Star  a  denti  asciutti, 
Non  aver  da  mangiare;  detto  così  perchè  quando 
si  sbadiglia  per  fame,  da  molti  si  costuma  farsi 
la  croce  col  dito  pollice  incontro  alle  fauci. 
Oroxette  s.  f.  pi.  Crocette.  T.  mar.  Barre  di 
legno,  che  si  dispongono  a  traverso  delle  costiere 
(bare  costèe)  e  pel  verso  della  lunghezza  della 
nave  per  sostenere  la  piallaforma  della  gabbia. 
Oruamme  s.  m.  Corbame.  T.  mar.  Il  com- 
plesso de' legni  e  del  e  coste  che  forma  l'ossa- 
tura dei  bastimenti,  cioè  madieri,  cappezzelle, 
staminali,  forcacci,  ecc. 
Orùdeltse  s.  f.  Crudeltà,  Immanità,  Barbarie, 
Spietatezza,  Tirannia,  Atrocità:  Azione  inumana, 
conlr.  di  Compassione. 
Orùi  s.  m.  pi.  Silici,  e  volg.  Crudi.  T.  murat. 
Chiamansi  così  Quei  mozzi  di  calce  viva,  che 
nello  spegnerla  non  si  ammollano  né  impastano 
per  non  essere  slati  ben  colti  nel'a  fornace. 
Orùo  add.  Crudo  :  Tutto  ciò  che  può  cuocersi 
e  non  è  stagionato  dal  fuoco.  Non  collo, 
n  Crudo:  Aggiunto  di  ferro,  dicesi  Quello  che  fa- 
cilmente si  rompe,  perchè  le  sue  parli  non  sono 
bene  collegale  dal  fuoco,  e  talora  per  non  essere 
stato  ben  affinalo  dal  fuoco  e  purgalo  dalla  scoria. 
"  —  Aggiunto  di  filo,  dicesi  Quello  che  non  è  slato 
bollito,  imbucatalo,  o  che  non  gli  si  è  data  al- 
^  cuna  concia  dopo  la  filatura. 
n  —  Aggiunto  di  seta,  dicesi  Quella  che  non  è 
slata  bollila  con  qualche  ingrediente  per  renderla 
alta  alla  tintura. 
"  —  Aggiunto  di  tela,  dicesi  Quella  che  non  fu 
lavata  e  non  imbiancata  ;  altrim.  Tela  rozza,  Tela 
greggia. 
"  —  Aggiunto  d'inverno,  vale  Rigido,  Freddissimo. 
"  —  Aggiunto  di  parola,  vale  Aspra,  Dura,  Pungente, 


282 


CU 


CU 


„  _  Aggiunto  di  vino,  vale  Aspro,  Non  maturo. 
Non  fililo. 

S  Chi  a  vcu  chéutta  e  chi  a  véu  cràa;  Uno  al- 
lesso la  vuole  e  l'altro  arrosto  V.  Chéatto. 

S  Mezo  crùo;  GnascoUo,  Mezzo  cotto,  ed  anche 
Verdomezzo,  cioè  Tra  cotto  e  crudo. 
Orùzia  V.  a.  Cruciare,  Affliggere,  Tormentare, 
Dar  pena,  dolore,  fastidio  V.  Tormenta. 

$  Crùziàse  n.  p.  Cruciarsi,  Affligersi,  Angustiarsi, 
Accorarsi,  Prendersi  affanno,  tribolazione,  fa- 
slidio,  impiccio ,  briga. 

M  Tormento,  metaf.  vale  Persona  molesta,  nojosa, 
che  tormenta,  che  affligge. 

%  Aveì  di  crùzii  ;  Aver  de' grattacapi,  Aver  degli 

—  aÉfanni,  delle  afflizioni,  Aver  molto  da  pensare. 
Où  s.  m.  Culo.  Voce  poco  onesta  :  Quella   parte 

dei  corpo,  colla  quale  si  siede,  perciò  delta  an- 
che Sedere;  altrim.  Dentano,  Diretano,  Pòdice, 
Preterito,  Natiche,  e  per  ischcrzo  Belvedere,  Bel 
di  Roma,  Culiseo,  Cupola,  Meleto,  Utriiisque,  Ta- 
fanario, Culallario,  Culabria. 

I»  Culo,  per  ^Quella  parie  che  comunem.  dicesi  Ano 
V.  sotto  Euggio  ilo  cu. 

n  —  Per  simil.  Il  fondo  di  checchessia,  come  Culo 
della  pentola,  del  bicchiere,  della  bottiglia,  della 
candela,  ecc. 

—  de  gotto;  Brillo:  Pasta  artificiale  vetrosa,  che 
negli  anelli  o  in  altri  giojelli  contraffù  una  gemma 
0  una  pietra  dura;  Falso  diamante,  Diamante  con- 
traffatto col  vetro. 

—  dell'  articiocca;  Girello  :  Carciofo,  a  cui  siano 
troncate  le  squame  e  il  gambo. 

—  dell'éiivo;  Culo  dell'uovo:  La  parte  dell'uovo  più 
grossa  opposta  alla  punta. 

—  de  Parigli;  Culo  posticcio. 

—  de  sigaro;  Mozzicone  di  sigaro,  e  nell'uso  fio- 
rentino Cicca,  Cicchetto  :  Quel  resto  di  sigaro  già 
fumato  che  si  getta  via. 

—  d5  salamme;  Culatta  o  Culaccino  del  salame: 
L'avanzo  d'una  fila  di  salame. 

—  nùo,  pansa  de  vellùo  ;  Corpo  unto  e  panni  strac- 
ciati. Maniera  prov.  di  chiaro  significato. 

**S  Andà  a-o  cu;  Andar  dietro,  Seguitare.  M.  b. 

«  —  zù  ò  cùa  ùnn-a  còsa;  Sfondarsi,  e  dicesi  par- 
lando di  pentole,  ceste,  bigonce,  ecc.  . 

t»  —  ZÌI  testa  e  cu;  Andar  a  scavezzacollo,  a  fiac- 
cacollo,  a  rompicollo,  a  tómbolo  V.  Andà. 

S  Aveì  a  faccia  camme  o  cà;  Aver  faccia  di  pal- 
lottola Y.  Faccia. 
**ii  —  a  merda  a-o  cu;  Aver  prescia,  pressa,  pre- 
mura, fretta.  Modo  basso  V.  Aveì. 

Il  —  in  cu  ùnn-a  pcrsònn-a  o  ùnn-a  cosa;  Aver 
uno  0  una  cosa  in  culo,  vale  Non  istimare  quella 
tal  cosa,  quella  lai  persona;  che  anche  dicesi  Aver 
nell'anello,  nello  zero,  in  quel  servizio,  in  cupola, 
nel  sedere,  nel  mezzo  del  quaderno,  in  tasca, 
nelle  code,  a  carte  quarantotto,  nella  tacca  dello 
zoccolo,  ecc. 

n  —  5  cti  brutto;  Avere  sporco  il  culo  o  la  ca- 
micia, figurai,  e  in  m.  b.  vale  Essere  in  colpa 
0  in  difetto,  Aver  la  coscienza  macchiata  o  cal- 
ieri la. 

n  —  0  cu  dcpaggia;  Avere  il  cui  di  paglia,  vale 
Essere  sospettoso.  Paventare  il  male  per  qualche 
delitto  commesso. 

I)  —  ó  CM  mollo;  Avere  il  cui  mencio,  floscio,  non 
consistente. 

11—5  féugo  a-o  cu;  Aver  il  fuoco  al  culo.  M.  b. 


e  dicesi  d'Alcuno  cui  preme  molto  alcun  affare, 
Esser  pressato  instantissiraamente;  Camminar  ve- 
locissimamente. 

Il  —  un  spago  o  do  spago  a-o  cu;  Aver  la  tre- 
marella, Far  il  cui  lappe  lappe.  Sudar  di  bel 
gcnnajo,  dicesi  di  Chi  ha  eccessiva  paura. 

Il  —  tanti  anni  in  scio  cà;  Aver  tanti  anni  sul 
culo,  in  sul  gallone,  in  sulle  chiappr»,  vale  Es- 
sere della  tale  età. 

S  DeschéuUi  in  to  cu;  Cantucci  nell'orliccìo. 

g  Chi  ha  ò  cu  de  paggia,  ha  puìa  ch'ò  ghe  pigge 
fèugo;  Chi  ha  il  culo  o  la  coda  di  paglia,  teme 
che  gli  abbruci,  ovv.  Chi  ha  la  coda  di  paglia, 
ha  sempre  paura  che  gli  pigli  fuoco.  Prov.  che 
vale  I  tristi  temono  sempre. 

g  Chi  non  e  assuefceto  a  cavarcd,  5  cu  ghe  spella; 
Chi  non  sa  scorticare,  intacca  la  pelle  V.  Cavarcd. 

*§  Chi  parla  de  mi  dcrré  a-e  mas  spalle,  parla 
co  mw  cu;  Chi  mi  dice  mal  di  dietro,  me  lo 
dice  al  culo.  Modo  basso  V.  Parla. 

S  Dà  do  cu  in  ciappa;  Battere  il  culo  sul  lastrone 
0  in  sul  petrone  V.  Ciappa. 

„  —  de  palle  in  sciò  cu;  Sculacciare,  Dare  delle 
sculacciate  o  degli  sculaccioni.  Dar  delle  mani 
sul  culo;  il  che  fassi  per  lo  piìi  a' bambini. 

§  Daghe  dò  cu;  Dar  del  culo  in  terra,  Battere  una 
culaia,  Cimbellare,  Cimbottolare,  vagliono  Cascare 
dando  del  culo  in  terra. 

g  Dà  un  caso  in  tò  cu  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Dar 
un  pie  nel  culo  a  uno,  Dargli  un  calcio  nel  se- 
dere, metaf.  vale  Licenziarlo  da  un  ufficio  con 
modo  brusco  e  risentito. 

„  —  un  cavallo  in  sciò  cu;  Dar  un  cavallo  V. 
Cavallo. 

g  Ése  dui  cu  in  t'ùn  pd  de  braghe;  Esser  due 
anime  in  un  nòcciolo.  Essere  anima  e  corpo  con 
uno  V.  Braghe. 

it  —  zù  d5  cu;  Essere  a  mal  partilo,  Esser  ri- 
dotto alla  miseria;  ed  anche  Esser  vestito  con 
panni  laceri;  e  talora  anche  Essere  o  Star  male 
in  salute. 

g  Éuggio  do  cu;  Ano,  Culo:  L'orifizio  della  parte 
deretana,  dalla  quale  si  evacuano  gli  escrementi; 
e  per  ischerzo  Cocchiume,  Forame,  Sesso,  Buco 
del  culo. 

g  Fd  vegni  ó  cu  rosso;  Far  altrui  il  cui  rosso, 
Sculacciarlo,  Dargli  delle  sculacciate. 

g  Gratta  ò  cu  a  cigaa;  Grattar  il  corpo  alla  cicala 
V.  Cigaa. 

g  Loccià  0  Scrolla  ò  cu;  Culeggiare,  Sculettare: 
Dimenar  il  culo  camminando.  -  Qulettare  e  Scu- 
lettare dicesi  anche  dal  volgo  fior,  per  Ballare. 
'*%  Mette  0  Pòsa  5  cu  in  t'ùn  /ew^o;  Annidiarsi, 
Appollajarsi,  Appiopparsi  in  qualche  luogo,  Fic- 
care il  capo  in  alcun  luogo. 
'*g  Mette  do  spago  a-o  cu;  Metter  pensiero.  Metter 

in  apprensione,  vagliono  Porre  in  timore. 
'*g  Nò  poeì  legni  ò  cu  in  nisciùn  léugo  ;  Non  poter 
slare  in  alcun  luogo;  e  dicesi  per  lo  più  di  Chi 
mula  spesso  padrone. 

$  0  cu  5  ghe  fa  pisselti;  La  camicia  non  gli  tocca 
il  culo  0  l'anche.  Non  cape  in  se  slesso,  Gongola 
dalla  gioja. 

g  0  l'ha  è  cu  ch'ò  pà  un  vexinato;  Egli  ba  un 
culo  che  pare  un  vicinalo  o  una  badia:  Iperbole 
usitatissima  che  dicesi  a  Colui  che  ha  un  sedere 
estremamente  grande. 

S  Patte  in  sciò  cu;  Sculacciate,  Sculaccioni  V.  PaWo. 


CUB 


CUC 


283 


**S  P>99'<^  l'éuggio  dd  cu  pe  ùnn-a  daga  V.  daga. 
S  Scrovise  ó  cu;  Mostrare   il  culo,  figurai,  e  in 
m.  b.  vale  Palesare  i  propri  fatti. 
**S  Vegni  zù  dd  cu;  Venire  a  mal  termine  o  a  mali 
termini,  Venir  al  di  sotto,  al  basso,  Fare  il  la- 
tino de' deponenti,  Infilar  le  pentole,  figurat.  va- 
gliono  Cadere  di  buono  in  cattivo  stato,  Ridursi 
in  povertà,  Andar  in  rovina;  e  talora  anche  Di- 
magrare, Smagrire,  Disfarai. 
**S   Forjd  5  cu;  Dare  o  Voltar  le  spalle,  Voltar  la 
faccia.  Modo  basso. 
S  Zùgd  a  pissa  cu;  Fare  o  Giocare  a  punta  e 
culo  0  a  punta  e  capocchia  V.  Zùgà. 
Oùa>  s.  f.  Cura  :  Pensiero  accompagnato  da  affetto; 
Sollecitudine,  Premura,  Studio,  Diligenza, 
t)  Cura,  per  Governo  o  Custodia  di  checchessia. 
•1  —  per  Curazione  o  Medicazione  delle  infermità. 
•1  —  pel  nome  del  Luogo  dove,  nel  nostro  Ospedal 

maggiore,  si  curano  i  sifilitici. 
S  Avcì  cita;  Aver  cura,  Curare,  Procurare,  Por 

mente,  Darsi  pensiero,  sollecitudine. 
„  —  cùa  d'iinn-a  còsa;  Avere  o  Tener  cura  d'una 
cosa,  vale  Governarla,  Conservarla,  Tenerla  guar- 
data. Tenerla  in  serbo,  Vegliarla. 
S  AvL'ìse  cùa;  Aversi  cura,  vale  Riguardarsi,  At- 
tendere alla  propria  salute. 
S  Dà  in  cùa;  Dar  in  cura,  cioè  In  custodia. 
S  Ese  sòdo  cùa;  Esser  in  cura  o  sotto  cura,  dicesi 
de'  malati  quando  si  corano  o  si  fanno  curare  per 
qualche  malattia. 
S  Mego  da  cùa;  Medico  della  cara,  Medico  cu- 
rante, e  sempiic.  Curante. 
S  Piggidse  cùa  d'ùnn-a  persSnn-a  o  d'ùnn-a  cosa; 
Prendersi  cura  d'una  persona  o  d'una  cosa,  vale 
Interessarsene,  Averne  pensiero,  sollecitudine. 
Ouà  V.  Cura. 
Ou.ag"etto  V.  Cóagetto. 
Oùa.ssà<  v.  a.  Acculare.  T.  de'  ceraj.  Far  tondo 

il  culo  delle  candele. 
Oua<sso  V.  Còasso. 

Oùa>ta.  s.  f.  Culatta:  Parte  deretana  di  molte  cose. 

I)  Culatta,  pel  Fondo  della  canna  d'ogni  bocca  da 

fuoco,  cioè  La  parte  opposta  alla  bocca;  dicesi 

anche  Culaccio. 

S  Cùuta  de  béu ,  de  vacca ,  ecc.  ;  Culaccio ,  così 

chiamano  i  macellai  La  parie  deretana  delle  bestie 

che  si  macellano  separata  dal  taglio  delle  cosce. 

Oùa<to  V.  Cùratto. 

Où.a>ttà  s.  f.  Culattata,  Culata:  Colpo  di  culo,  o 

Percossa  del  culo  io  cadendo. 

%  Piggià  ùnn-a  cùuttà;  Battere  ona  culata,  vale 

Cascare  dando  del  culo  in  terra;  e  generaloienle 

Cimboltolare,  Dare  un  cimboltolo. 

Oùlblba   s.   f.  Cielo:  La  parte  superiore  della 

carrozza. 
Oulblbìa  s.  f.  Coppia,  Pajo:  Due  persone  o  doe 
cose  insieme.  -  Applicato  ad  animali,  la  Coppia 
non  indica  che  il  numero,  il  Pujo  la  somiglianza. 
E  se  parlasi  di  cavalli  da  tiro,  quando  sono  si- 
mili nel  mantello  e  nella  statura,  dicesi  Pariglia 
V.  Accubbid. 
S  Andd  de  cubbia;  Andar  di  pari,  del  paro  o  di 
pare  V.  Andd. 
OùlbeTbe  s.  m.  Cubèbe  :  Pianta ,  il  cui  frullo 
dicesi  pure  Cubèbe,  ed  è  simile  al  pepe  nero, 
ma  alquanto  più  grosso,  di  sapore  aromatico,  bru- 
ciante e  amarognolo. 
Oùlbx^  5.  f.  plur.  Cubìe.  T.  mar.  Quei  fori  dal- 


l'una e  dall'altra  parte  della  roota  dì  prua,  aperti 
più  in  allo  del  primo  ponte,  per  gli  quali  si  fa 
passare  il  cavo  dell'ancora  quando  si  dà  fondo. 

Oùlbito  s.  m.  Cubito:  Sorta  di  misura  di  lun- 
ghezza, così  chiamata  perchè  piess'a  poco  egua- 
glia la  lunghezza  dell'osso  cubito  o  del  braccio. 

OùTbo  s.  m.  Cubo:  Corpo  regolare  e  solido,  che 
consta  di  sei  facce  quadrate  ed  eguali,  ed  i  cui 
angoli  sono  tulli  retti  e  però  uguali. 

Oùcca  s.  f.  Cocca  :  Piccolo  ingrossamento  nella 
punta  inferiore  del  fuso,  dove  si  fa  la  cocca  del 
filo  consistente  in  una  specie  di  nodo. 
$  Dd  a  cucca;  Accoccare,  Incoccare:  Far  la  cocca 
del  filo  sulla  cocca  del  fuso. 

Ouccetta  s.  f.  Cocchiella.  T.  mar.  Lellicciuolo 
messo  vicino  ai  bordi  della  nave  per  uso  dogli 
ullìciali;  dicesi  anche  Capanna,  e  in  questo  signi- 
ficato s'intendono  Quei  camerini  falli  di  tavole 
molto  stretti,  a  foggia  d'armadio,  praticali  nella 
poppa  e  lungo  i  lati  d'una  nave  ad  uso  di  farvi  dor- 
mire gli  ufficiali  di  marina  o  i  passaggieri.  Dai 
frane.  Couchette. 

Ouccia  s.  m.  Cuccia,  Canile  :  Il  letto  de'  cani.  - 
Cuccia  dicesi  anche  melafor.  per  Lello,  ed  anche 
per  Covacciolo,  Covo,  Nidio,  Ricetto  :  Luogo  dove 
si  sta.  Canile,  parimente  in  senso  metaf.,  per 
Qualunque  letto  cattivo. 
S  A  can  vegio  nò  se  ghe  dixe  cuccio;  Chi  è  stalo 

de'  Consoli,  sa  che  cosa  è  arte  V.  Can. 
S  Andd  a  cuccio;  Andar  a  cuccia,  figurai,  vale 

Andar  a  letto.  Andar  a  dormire. 
S  Cuccio  lì;  Cuccia  li:  Espressione  che  si  usa  per 

comandare  al  cane  che  si  corichi. 
S  Stdsene  a  cuccio;  Cucciare,  figurat.  vale  Giacersi, 

Starsene  in  letto. 
S  Fa  o  cuccio;  Va  a  cuccia,  dicesi  al  cane  per 
dire  Va  nel  luo  letto.  Va  dove  sei  solilo  a  giacere. 

Oiiocio  add.  Quatto:  Cheto,  Senza  muoversi. 

Ou-cco;  Cu  cu  e  Cucù:  Parola  che  accompagnala 
dal  gesto  della  mano  e  dal  suono  della  voce  usasi 
per  significare  che  altri  invano  si  procura  di  vo- 
lerci far  danno  o  inganno,  perchè  siam  pronti 
a  rintuzza. lo,  o  per  significare  che  non  siamo 
mai  per  lasciarci  vincere  alle  parole  di  chi  vor- 
rebbe indurci  a  fare  cosa  spiacevole.  Lo  fanno 
anche  le  mamme  e  le  bàlie  a'  bambini,  n,  scon- 
dendosi dietro  a  qualche  cosa  e  mettendo  fuori 
il  capo  e  rinascondendosi,  aflSne  di  svagarli. 

Oùcco  s.  m.  Cucco,  Cùcùlo,  Cucùle,  Cuculio,  e 
antic.  Cuccuino.  T.  ornil.  Cuculus  cancrtj»-.  Uc- 
cello grosso  quanto  un  piccione,  così  chiamato 
dal  snono  del  suo  verso  eucu  cucu.  Ila  il  becco 
scuro-cenerino  con  gli  angoli  gialli,  le  palpebre 
nude,  gialle,  le  parli  superiori  d'un  bel  colore 
cenerino-piombato,  leali  cenerino-scure,  i  piedi 
gialli.  Annida  ne'  nostri  monti;  emigra  in  set- 
tembre, ritorna  in  maggio. 

Ouccòn  V.  Cóccòn. 

OucuUi  s.  m.  pi.  Galletti,  e  da  taluni  in  Tóse, 
anche  Còccoli:  Frittura  in  pezzi,  fatta  d'altrettante 
cucchiaiate  di  pasta  non  soda,  per  lo  più  di  fa- 
rina di  ceci  0  di  palale,  la  quale  friggendo  sgonfia 
e  riesce  croccante. 

OncuHo  s.  m.  Faloppa:  Nome  che  si  dà  in 
Toscana  al  Bozzolo  incominciato  e  non  terminalo 
dal  baco,  che  morì  nel  lavorare. 

Oucixnxèlla  s.  m.  Spugna,  Spugnòla,  Spugnino: 
Specie  di  fungo  mangereccio  V.  Spunziéua. 


284 


CUG 


CL'R 


Ouciiritta  Y.  Cotoritta. 

Oucurixccù;  Cliiricchi.  Voce  falla  por  espri- 
mere il  caìito  prolungalo  del  gallo. 

OixiTa  V.  C^ffa. 

Ou.ffl.ix  V.  Cò/fin. 

Cug-g-ia  s.  f.  Testicolo  e  Tesliculo,  e  in  term. 
basso  Coglione:  Parie  genitale  dell'animale  ma- 
schio, dove  si  fabbrica  il  seme. 
1)  Fiaba,  Favola,  Frottola,  Vescia,  Vescica,  Bubbola, 
ecc.  :  Cosa  falsa.  Trovalo  non  vero  V.  Balla, 

—  de  bce i  Ciiiffola,  Bazzecola,  Inezia,  Cosa  da  nulla: 
io/i  veinùi  nemixi  pe  ùnn-a  ciig^jia  de  ha:; 
Diventarono  nemici  per  un'inezia,  per  un  nonnulla. 

%  Conta  0  Spara  <lc  cugge;  Sballare,  Panzanare, 
Imbubboliire,  Dare  o  Cacciar  bubbole,  panzane,  ecc. 

S  Dà  in  cugge;  Dare  in  fritture,  in  ceci,  ecc.  V. 
Dà  in  balle  nella  voce  Balla. 
,    S  Rompi  e  cugge;  Infastidire,  Annojare,  Impor- 
tunare, Stuccare,  Moleslare,  Rompere  il   capo. 
Modo  figurai,  e  basso. 

g  Cugge  !  Zucche  !  Zucche  marine  !  Bubbole  !  Giug- 
giole! Frottole!  Interj.  con  cui  si  accenna  di  non 
credere,  di  non  consentire,  ecc. 
•  Oùg"g"ià  s.  m.  Cuccliiajo  e  Cucchiaro:  Slrum. 
noto  di  legno  o  di  metallo,  col  quale  si  piglia 
il  cibo,  specialmente  se  è  liqu.do. 

1)  Cucchiaio,  per  Cucchiaiata,  ossia  Quella  parte  di 
checchessia  che  si  prende  in  una  volta  col  cucchiajo. 

Il  Cucchiaia  e  Cucchiara.  T.  d'anig.  Slrumenlo  di 
ferro  o  di  rame  fatto  a  forma  di  méstola  fsàssoaj, 
di  cui  si  servono  gli  artiglieri  per  tòr  via  la  ca- 
rica dai  cannoni. 

$  Cùggice  di  pòntoin;  Cucchiaie:  Strum.  di  ferro 
per  uso  di  sgomberare  le  materie  dal  fondo  del 
mare  V.  Pòntón. 

%  Còppa  dò  cùggid;  Palla  del  cucchiaio  V.  Còppa. 
.    S  Màncgo   dò   cùggià;  Ccdoio  del   cucchiaio  V. 

Mànego. 
Oùg-g-iaen  s.  m.  Cucchiaino   e  Cucchiarino: 
Piccolo  cucchiajo,  e  inlendesi  per  lo  più  quello 
con  cui  si  pone  io  zucchero  nella  tazza  del  caffè. 
Oùg-g-iarin  V.  sopra  Cùggiwn. 
Cùg-g-iaron  s.  m.  Cncchiaione  e  Cucchiarone: 
Cucchiaio  grande,  e  dicesi  generalm.  Quello  con 
cui  si  tira  su  la  minestra  dalla  zuppiera. 
Oùg-ianco  d.e  tsera;   Culbianco,  Mas- 
sajola,  Pis.  Codibianco.  T.  ornit.  Suxicola  oe- 
nanthc.  Uccello  del  genere  de'  Tordi ,  famiglia 
delle  Maciòle,  che  ha  il  becco  nero,  le  parli  su- 
periori di  color  cenerino-scuro,  le  inferiori   di 
color  cedalo,  le  ali  nere.  Fa  il  nido  negli  spacchi 
de'  massi,  dentro  in  qualche  zolla  o  in  qualche 
buca  del  terreno  con  fili  di  paglia,  radici,  sot- 
tili scorze,  ecc.  grossolanamente  riunite.  Emigra 
in  settembre,  ritorna  in  aprile  e  maggio. 

—  d'aia;  Balestruccio.  T.  ornit.  Ilirundo  tirbica.. 
Uccello  del  genere  delle  Rondini,  che  ha  il  becco 
nero,  il  dorso  e  la  coda  nero-violetti,  il  groppone 
bianco,  i  piedi  coperti  di  piume  fino  alle  unghie; 
nelle  femmine,  la  gola  e  il  petto  son  di  color 
bianco  sudicio.  Annida  ne' borghi  e  paesi  più 
popolati,  e  spesso  sin  dentro  la  Città  sotto  gli 
sporti  del  tetto  de'  palazzi.  Arriva  in  maggio, 
parte  in  settembre. 

Oùg-na  s.  f.  Cognata:  Sorella  della  moglie  o 

Moglie  del  fratello. 
Oùg-nòu.  s.'m.  Cognato:  Marito  della  sorella 

0  Fratello  della  moglie. 


Cuig-as.  f.  Cotenna,  Cótica:  La  pelle  del  majale. 
§  Leva  a  cuiga;  Scotennare:  Levar  via  la  cotenna. 

Ouin  V.   Coin. 

Oujoso  add.  Curioso:  Colui  che  ha  curiosità, 
e  che  bada  a  spiare  i  fatti  altrui;  eltrim.  F.u- 
tafatli,  Fiottone. 
1)  Curioso,  per  Faceto,  Piacevole,  Lepido. 
„  —  per  Particolare,  Strano,  Stravagante:  0  l'ha 

un  vesti  cujoso  ;  Ha  un   abito  curioso. 
Il  —  per  Fra  strano  e  ridicolo:  Ma  ti  ò-soe  che 
li  è  cujoso!  Ma  tu  se' curioso  sai? 

Cuixitee  s.  f.  Curiosità:  Veemente  desiderio 
di  vedere,  d'intendere  d'imparare  cose  nuove, 
pellegrine,  singolari,  ecc.,  ed  anche  di  sapere  i 
fatti  altrui  senza  suo  prò. 
Il  Curiosità,  talvolta  usasi  per  Novità,  Cimelio,  Cosa 
rara,  pellegrina  e  curiosa. 

Cùletto  s.  m.  Culetlo.  T.  de'giojell.  La  parte 
inferiore  del  brillante  opposta  alla  tavola. 

Oùlto  s.  m.  Cullo:  Tributo  d'onore  e  di  vene- 
razione che  si  rende  a  Dio  con  atti  interni  ed 
esterni. 

Ortnnieto  s.  m.  Quadrello.  T.  de' guantaj. 
rezznolo  a  rombo  che  ne' guanti  è  cucito  nel 
biforcamento  delle  dita.   Oggi  più  non  si  usa. 

Cumluìo  s.  m.  Cuneo,  Conio,  Cogno,  Bietta: 
Pezzo  di  legno  o  di  ferro  o  d'altra  materia  soda, 
che  ad  una  estremità  è  grosso,  all'altra  assolli- 
~  gliato.  Si  adopera  a  serrare  o  stringere  insieme 
legni  0  altro;  e  talvolta  a  dividere,  sei>arare  e 
fendere  i  medesimi ,  introducendolo  a  colpi  di 
màglio  nel'a  spaccatura. 

—  da  ciùnassa,  ecc.;  Bietta  V.  Sciònco. 

—  da  mònaca;  Conio:  Slrnm.  di  ferro,  nel  quale 
è  intagliata  la  figura  che  si  ha  da  imprimere  sulle 
monete;  allrim.  Torsello,  Punzone.  Dicesi  anche 
Conio  l'Impronta  stessa  delle  monete. 

§  Ctinnii  da  cannoin;  Cuner  o  Conii:  Quei  pezzi 
di  legno  che  si  ficcano  fra  la  culatta  ed  il  letto 
del  pezzo  per  alzarlo  gradatamente  e  puntarlo. 
1)  —  da  stampoeì;  Biette:  Conii  di  legno  di  varia 
grossezza,  per  islringere  a  colpi  di  martello  gli 
stecconi  intorno  alle  pagine  entro  al  telaio. 
Il  —  pè  lòtti;  Zeppe  :  Qu^i  pezzi  di  legno  che 
pongonsi  tra  i  sedili  (calastre)  e  le  botti  per 
impedire  ad  esse  il  rotolare. 

Oupe  s.  m.  Cupè.  Frances.  dell'uso.  Nelle  grosse 
vetture  chiamate  Dilinenze,  che  son  composte  di 
due  0  tre  gusci,  uniti  gli  uni  agli  altri,  dicesi 
così  H  primo  fondo  dimezzato,  come  a  dire  Car- 
rozza dimezzata.  Mezza  carrozza.  Dal  frane.  Coupé. 

Oùpola  s.  f.  Cupola:  Specie  di  vòlta  di  gran 
rigoglio,  cioè  molto  rialzata,  che  rigirasi  intorno 
a  un  medesimo  centro,  usata  comunem.  per  co- 
perta di  chiese,  di  cappelle,  di  battisteri. 

Cupolin  s.  m.  Berrettino  :  Berretta  piccola 
fatta  a  cupola  e  combaciante  il  capo,;  e  ordina- 
riamente inlendesi  Quello  con  cui  gli  ecclesiastici 
si  cuoprono  la  chierica.  In  Roma  e  in  Napoli 
Scazzelta,  in  altri  luoghi  Solideo,  in  Firenze  Ciiie- 
rica  e  Cupolino;  dicesi  anche  Calotta,  ma  è  frances. 
da  evitarsi. 

—  da  lanternetla;  Cupolina,  Cupolino,  Cupoletta: 
Il  capannuccio  della  lanterna. 

Ou.ppiix  s.  m.  Giumella  V.  Còppin. 
Oùra  v.  a.  Curare:  Medicare  le  infermila  cogli 
opportuni  rimedi. 
S  Céràse  n.  p.  Curarsi  :  Medicar  se  stesso,  Prendere 


cus 


C0r 


385 


gli  opporlnni  medicamenti  per  goarire   da  nna 
maialila. 

Curassò  s.  m.  fnracao:  Sorla  di  liquore  pre- 
libalo, composto  di  spirilo  di  vino,  di  zucchero 
e  di  tiicce  d'arancio  mandarino. 

Oùratto  s.  m.  Curalo,  cliiamasi  da  noi  Qaci 
sacerdote  iippicalo  ad  una  parrocciiia,  cìie  sup- 
plisce il  parroco  nella  cura  delle  anmie.-  Curalo 
in  Toscana  lo  s:esso  die  Parroco. 

Oiircuma  s.  f.  Cùrcuma  o  Cùccuma.  T.  hot 
Curcuma  longa.  Sorla  di  pianta  indiana,  ciie  fa 
le  radici  simili  alla  canna,  dalle  quali  si  estrae 
un  sugo  che  serve  per  miniare,  di  color  giallo. 
Questa  radice  ha  color  di  i:afi'erano,  ed  è  usala 
come  condimenlo  ne'  paesi  ove  cresce.  Ridotta 
in  polvere  chiamasi  Terra  merita. 

Ouria  s.  f.  Curia:  Uflìcio  della  Cancelleria  ve- 
scovile. 

Ourléa  s.  f.  Monaca  rolaja:  Quella  che  è  de- 
pulata  a  slare  alla  nuola  (curio)  per  dare  o  ri- 
cevere roba  da  quebi  di  fuori. 

Cùx'letto  s.  m.  Fiiatojo:  Macchinetta  da  filar 
lana,  lino,  seta  e  simili,  che  ha  una  mola,  colla 
qrale,  girandola,  si  torce  il  filo,  ecc. 

Oùrlo  s.  m.  Rnoia:  Strum.  in  guisa  duna  cas- 
setta rotonda,  che,  girando  su  un  pernio  nella 
apertura  di  muro,  serve  a  dare  e  ricevere  robe 
da  persone  rinchiuse,  come  monache  e  simili. 
«1  Fiiatojo  V.  sopra -Cj/We/Zo. 
%  Melfe  in  tó  curio  un  figgiéu;  Esporre:  Abhan- 
don.ire  un  fanciullo  nato  di  fresco  mettendolo 
nella  ruota-  dello  Spedale  o  altrove,  per  liberarsi 
dal  mantenerlo. 

Oùrto  add.  Corto  e  Curio,  ma  meno  osalo:  Di 
poca  lunghezza.  Tale  che  non  adegua  una  data 
lunghezza,  ma  torna  minore  di  quella. 
«  Corto,  per  Breve,  Che  poco  dura  :  Quest'anno 
0  carlcvd  5  l'è  cùria;  Quest'anno  il  carnevalo 
è  corto. 
S  A-e  cùrie;  Alle  corte.  Posto  avv.  vale  Insomma, 
e  si  usa  generalm.  intimando  ad  alcuno  che  faccia 
nna  cosa  subitamente. 
S  Èse  cùrfo  de  mòncca;  Fsser  corto  a  danari,  vale 
Aver  poco  o  nulla  da  spendere,  tanto  che  a  fa- 
tica basti  per  i  bisogni, 
n  —  curio  de  ifista;  Esser  corto  di  vista,  dicesi 
di  Colui  che  mal  vede  gli  oggetti  alcun  poco  di- 
scosti dagli  occhi. 
S  Tuggid  lùrlo;  Andar  per  le  corte,- nell'uso  co- 
mune vaie  Venir  tosto  alla  conclusione  d'un  di- 
scorso, d'un  trallalo.  Venire  al  fallo  senza  molle 
longaggini. 

Cuscin  s  m.  Cuscino,  ed  anche  Cucino:  Pic- 
colo sacco  ripieno  di  piuma,  di  crino,  di  lana,  ecc  , 
che  ha  sottosopra  la  forma  d'un  guancia'e  (ocgéj, 
e  serve  per  sedervi  sopra  e  per  allri  usi. 

Ouscinetto  s.  m.  Cuscinetto,  Cncinelto,  Guan- 
cialino: Piccolo  cu-cino. 

—  di  puntujéu;  Guancialino  da  spilli,  Torsello:  Pic- 
colo guancialino  o  Sacchetto  di  stoffa,  ripieno  di 
crino  0  anche  di  crusca,  a  uso  di  tenervi  pian- 
lati  spilli  ed  aghi  per  averli  pronl.imente  a  mano. 

—  pe  cùxi;  Guancialetto  o  Guancialino  da  cucire, 
cuccino  :  Specie  di  c;:ssellina  con  sòpravi  una 
imbottitura,  di  cui  sì  servon  le  donne  tenendolo 
sulle  ginocchia,  per  appuntarci  i  lavori  quando 
stanno  cucendoli,  ed  anche  per  riporvi  dentro  i 
vari  arneselti  per  cucire.  Dicesi  Guancialino  a 


vite  quello  che  non  ha  casselli.na,  né  liensi  sui 
ginocchi,  ma  si  ferma  con  vite  ad  una  tavola  o 
altro  luogo. 
§  Cuscinetti  da  sella;  Paniolline.  Voce  dell'uso, 
dal  frane.  Pannvaux:  Quei  due  cuscini  imbottiti, 
posti  a  ciascun  lato  della  sella,  perchè  non  offenda 
il  dosso  del  cavallo. 

*Ctistiòii  V.  Questión. 

Oùstode  s.  m.  Custode,  antìcam.  Cuslodo  e 
Ciis'.odio,  Guardiano:  Persona  che  custodisce  e 
che  ha  in  custodia  o  guardia  checchessia. 

—  de  prexoin  ;  Carceriere  :  Custode  delle  carceri. 
S  Angeo  custode;  Angelo  custode,  Angelo  guardiano: 

Quello  a  cui  è  commesso  il  custodire  gli  uomini; 
e  figurai.  Birro,  Zaffo,  Cagnotto,  Satellite. 
Oixsto<ii  V.  a.  Custodire:  Avere  o  Tenere  in 
in  custodia,  Guardare  o  Slare  a  guardia;  ed  an- 
che per  Conservare.  Tener  cura,  S'orbare,  Curare. 
Oustodia  s.  f.  Custodia  :  Guardia,  Cura,  Go- 
verno. 

n  Custodia,  per  Quell'arnese  fatto  per  custodire  o 
difendere  cose  di  pregio  e  facili  a  guastarsi. 

«  —  per  Ripostiglio  di  cose  sacre. 

§  Dà  in  custodia;  Dar  in  custodia:  Dar  checché 
sia  a  custodire. 

§  Esc  sótto  a  custodia  d'un;  Essere  alla  custodia 
d'uno,  vale  Essergli  affidato  in  educazione. 

$  Tegni  in  custodia;  Tener  in  custodia,  in  serbo, 
in  guardia,  Tener  guardalo,  Guardare,  Custodire. 
Oùxéuja  s.  f.  Sartora  e  comunem.  Sarta,  anlìc. 
Sarlessa  ,  Sarloressa  :  La  moglie  del  sartore ,  o 
Colei  ch3  taglia  e  cuce  i  veslimenti.  -  Sartora 
0  Sarta  da  donna  dicesi  Colei  che,  prezzolala, 
taglia,  cuce,  fa  e  rappezza  le  vesti  donnesche. 
Oùxi  V.  a.  Cucire:  Congiungere  insieme  pezzi  di 
di  panni,  tele,  cuoj  o  altro  con  refe,  seta,  spago 
0  simile,  passato  per  essi  per  via  dell'ago. 

—  drenlo  e  féua;  Impuntare,  Impuntire.  T.  calzai. 
Cucire  con  punti  mollo  filli. 

—  un  tondo,  ecc.;  R'sprangare,  Rabberciare:  Riu- 
nire con  fìl  di  ferro  vasi  rotti. 

S  Aveì  ùnn-a  lengua  ch'a  taggia  e  a  cùxe;  Aver 

una  ling"a  che  taglia  e  cuce  V.  Lengua. 
$  Quella  chi  cùxe;  Cucitrice  e  Cucilora  :   Colei 

che  cuce. 
S  Tuggid  e  cùxi;  Rimpellarc.  T.  de'murat.  Rin- 
novare interamente  o  parzialmente  un  muro,  senza 
demolirlo  tulio  a  un  tratto,  ma  ripigliandone  la 
ricostruzione  a  pezzi  dal  basso  in  alto  V. /?<'/on(^oa. 
%  Cùxìse  a  bocca;  Cucirsi  la  bocca,  figurai,  vale 
Starsi  in  silenzio,  Tacere. 

Ouxiu  s.  m.  Cugino  :  Figlio  di  zio  o  di  zia. 
n  Cugino,  per  Titolo  d'onore  che  i  monarchi  con- 
feriscono a  principi  e  baroni,  che  per  sangue  e 
dignità  son  loro  prossimi. 

Ouxinà  V.  a.  e  q.  Cucinare:  Apparecchiar  le 
vivande  e  stagionarle  col  fuoco. 

Ouxinatto  s.  m,  Cucinajo,  Cucinatore,  Cu- 
niere  e  Cuciniero:  Cuoco  che  cuoce  le  vivande 
0  che  fa  la  cucina;  ma  da  noi  dicesi  per  lo  pili 
del  Frale  che  fa  la  cucina  ne'  conventi, 

Oiixiuatùa  s.  f.  Cucinalura:  L'alio  e  l'effetto 
di  cucinare. 

Onxiné  V.  sopra  Cuxinallo. 

Ouxinéa  s.  f.  Cucinaja,  Cuciniera,  Cucinatrice: 
Donna  di  cucina. 

—  de  móneghe;  Cucinaja:  La  monaca  addetta  al 
servizio  della  cucina. 


286 


t)A 


DA 


Ouxinetta  s.  f.  Cacinetla,  Cocinazza.  Dlmin. 

di  Cucina:  Piccola  cucina. 
Ouxinn-a,  s.  f.  Cucina:  Luogo  dove  la  vivanda 

si  cuoce. 
Il  Cucina,  in  Marin.  è  Una  grossa  cassa  quadra  di 

di  ferro  o  d'allra  nvaleria,  che  serve  di  focolare 

nelle  navi  per  far  la  cucina. 
S  FA  de  cuxinn-a;  Far  la  cucina,  Cucinare, 
Ou-xinn-a,  s.  f.  Cugina:  Figlia  di  zio  o  di  zia. 
Oùxitùa  s.  f.  Cucitura:  Congiuntura  di   due 

cose,  fatta  col  me^zo  dell'ago  o  d'altro  slrura., 

e  con  refe,  seta,  spago  e  simili.  -  Risprangatura 


e  Rabberciatura  dicesi  Quella  che  si  fa  a  vasi 

rotti  con  fil  di  ferro. 

I)  Cucitura,  pel  Modo  particolare  con  cui  una  cosa 

si  cuce:  Cùxilùa  all'ingleize;  Cucitura  all'inglese. 

I)  —  per  La  riunione  delle  ferite  fatta   con  ago 

e  refe. 

—  via  (cela;  Pottiuiccio,  Frinzello  V.  CrastSn  nel 

2»  signilicato. 
Cuxo  s.  m.  Cugino.  Voce  del  contado. 
Oùxòu  s.  m.  Sartore  e  comunem.  Sarto:  Quegli 
che  taglia  i  vestimenti  e  li  cuce. 
S  Pria  da  cùxòu;  Lardile,  Pietra  da  sarti  V.  Pria. 


D 


Da;  Della,  e  iu  verso  anche  De  la:  Prepos.  arile, 
che  si  unisce  col  secondo  caso  di  genere  femm. 
singolare,  e  si  mette  comunem.  dinanzi  a  con- 
sonante: /  comandamenti  da  lezze  de  Dio;  I 
comandamenti  della  legge  di  Dio. 

I)  Da,  prepos.  sempl.  o  segno  del  sesto  caso  sing.  e 
plur.  di  tutte  le  voci  masch.  e  fcmmin.  che  non 
ammettono  articolo. 

Il  —  Davanti  a' verbi,  si  coDgiunge  sempre  con  l'in- 
finito: A  l'è  ròba  da  danze;  Si  n  cose  da  piangere. 

t)  —  Talvolta  usasi  come  avv.,  e  vale  A  modo,  A 
foggia:  O  l'èa  vestìo  da  donna;  Era  vestito  da 
donna. 
II>a;  Dalla,  e  in  verso  anche  Da  la:  Prepos.  arlic. 
che  si  unisce  al  sesto  caso  dei  nomi  di  genere 
femmin.  singoi  che  cominciano  per  consonante: 
Vegno  dà  schéua;  Vengo  dalla  scuola. 

n  Dnlla,  usasi  talvolta  invece  di  Per:  Tremmavo 
dà  futa;  Tremavo  dalla  paura. 

S  Dà  so;  Dalla  sua,  cioè  Dal  suo  partito. 
ll>a  v.  a.  Dare.  Verbo  frequentatissimo  per  la  va- 
rietà dei  significati  che  esprime,  e  per  la  mol- 
tiplicità  delle  maniere  nelle  quali  si  adopera.  Io, 
per  non  essere  soverchio  di  troppo,  ne  nolerò 
le  principili. 

n  Dare,  per  Donare,  Trasferire  una  cosa  da  sé  in 
altrui:  Chi  v'ha  daeto  questo  libbra?  Chi  v'ha 
dato  questo  libro? 

it  —  per  Percuotere:  0  i  scorriva,  5  ghe  dava, 
d  i  ammassava;  Gli  inseguiva,  dava  loro,  gli 
uccideva. 

t)  —  per  Arrivare,  Giungere,  Toccare:  Vmgua  a 
ghe  dava  a-e  zenògge;  L'acqua  gli  dava  alle  gi- 
nocchia. 

n  —  per  Assegnare,  Stabilire  o  Pagare  per  asse- 
gnamento: Quanto  g'han  dcelo  de  déutta?  Qmnio 
le  diedero  di  dote? 

«  —  per  Cogliere,  Colpire:  0  dà  in  t'ùn  gente- 
ximo;  Egli  dà  in  un  centesimo. 
•  Il   —  "per  Conferire:  G'han  daeto  a  cròxe  da  ca- 
valiere; Gli  diedero  la  croce  da  cavaliere. 

n  —  per  Pagare,  Dare  in  pagamento:  0  nò  m'ha 
vosciùo  dà  che  vinti  franchi;  Non  mi  volle  dare 
che  venti  franchi. 

»  —  per  Concedere,  Permettere,  Accordare:  Basta 
nS  daghe  a  confxdensa;  Basta  non  dargli  la  con- 
fidenza. 


I»  —  per  Porgere,  Recare,  Porre  checchessia  in 
altrui  mano,  e  dicesi  di  cosa  presente  o  vicina: 
Dceme  iin  pò  5  libbra  di  conti;  Datemi  un  po' 
il  libro  de'  conti. 

Il  —  per  Vendere,  Contraltare:  Se  me  5  dee  ve 
daggo  un  scùo;  Se  me  lo  date  vi  do  uno  scudo. 

Il  —  per  Attribuire:  Che  dun  tanta  importansa; 
Gli  danno  tanta  importanza. 

«I  —  per  Imporre,  Metter  sopra,  Velare,  Coprire  : 
Dceghe  ùnn-a  man  de  co;  Dategli  una  mano  di 
colore. 

«  —  per  Urlare:  Ho  desto  da  pausa  in  tS  ta- 
valin;  Diedi  della  pancia  nel  tavolino. 

«1  —  Parlandosi  di  fanciulla,  vale  Maritarla:  L'han 
data  a  un  fràvego  ;  La  diedero  ad  un  orefice. 

n  —  Parlandosi  di  sole,  di  lume  o  simili,  vale 
Battere,  Ferire,  Percuotere:  0  lùmme  5  me  dà 
in  ti  éuggi;  Il  lume  mi  dà  negli  occhi. 

n  —  Parlandosi  di  titoli,  vale  Trattare  altrui,  in 
parlando  o  scrivendo,  con  quei  titoli:  G'hò  dcelo 
dell' Eccellensa;  Gli  diedi  dell'Eccellenza.  E  di- 
cesi altresì  vituperando:  M'han  dcelo  dò  laddro; 
Mi  diedero  del  ladro. 

—  à  balla;  Dare  alla  palla  V.  Balla. 

—  o  benedizión  a  ùnn-a  cosa;  Dar  la  benedizione 
0  la  benedica  a  una  cosa  V,  Benedizión. 

—  a  berta,;  Dar  la  berta,  la  ciancia,  la-  soja  V.  Berta. 

—  a  bònnaman;  Dar  la  buonamano,  la  mancia,  la 
benandata  V.  Bónnaman. 

—  o  bàn  patio,  a  bòn  prexa  ;  Dare  a  buon  mer- 
cato, a  buon  prezzo  V.  A  bòn  patta. 

—  a  bulinna;  Picchiare,  Zombare,  Tambussare,  ecc. 
V.  Bulinna. 

—  a  caccia;  Dar  la  caccia,  Cacciare,  Inseguire;  e 
talora  Appostare  V.  Caccia. 

—  o  accomoda  5  cervella;  Dare  a  rimpedulare  le 
cervella  V.  Cervello. 

—  0  cangio;  Dare  a  cambio  V.  Cangio. 

—  a  ciancia;  Dar  la  ciancia,  la  berta,  la  burla,  la 
soja.  Burlare.  Talora  significa  Dar  panzane,  cac- 
cabaldole, baggiane,  pasto,  pastocchie  per  ingan- 
nare 0  per  entrare  in  grazia  di  chicchessia;  ed 
anche  Discorrere  per  non  attendere. 

—  o  cicca;  Dar  un  rabbuffo,  una  sbrigliala,  un  ri- 
piglio, ecc.;  e  talora  anche  Dare  un  carpìccio, 
un  rifrusto,  e  s'intende  di  busse  V.  Cicca  negli 
ultimi  due  significati. 


Ì)A 


DA 


287 


a  coggionèlla;  Dar  la  fanferina  V.  Co^(;ionè//a. 
a  condì'ziòiì,  a  patti;  Dare  a  palli;  Concedere 
con  condizione. 

a  conosce;  Dar  a  conoscere  V.  Conosce, 
a  cónsa;  Dar  il  concio  o  la  concia,  e  dicesi  di 
peli-,  di  vino  o  cose  simili,  e  vale  Acconciarli 
con  vari  modi  proporzionati  per  l'uso. 
a  consolazión,  u  contentcssa  ;  Dar  la  consola- 
zione, Dar  il  contento  o  !a  contenlez/.a,  vagliono 
Consolare,  Dar  piacere,  soddisfazione,  allegrezza. 
a  cónto  ;  Dare  a  conio  o  a  buon  conto  V.  Cónto. 
a  corda  a-o  rcléuio  ;  Caricar  l'orologio  V.  Corda, 
a  cròxe;  Dar  la  croce  V.  Cròxe. 
a  cucca;  Accoccare,  Incoccare  V.  Cucca, 
addosso;  Dar  contro,  Far  contro,  Contrariare, 
Contraddire,  Obbiettare;  e  talora  Pregiudicare, 
Nuocere,  Dar  addosso. 
a  desdita;  Dar  la  disdetta  V.  Desdita, 
ad  intende;  Dar  ad  intendere,  Dar  intendere, 
vale  Persuadere,  Dimostrare. 
ad  intende  che  l'è  sghéitóti  un  aze  ;  Dar  ad  in- 
tendere che  gli  asini  volano  V.  Aze. 
ad  intende  de  micce,  de  verdinn-e,  de  vescighe 
pe  lanterne;  Dar  ad  intendere   lucciole  o   ve- 
sciche per  lanterne.  Dar  finocchi,  vale  Dar  ad 
intendere  altrui  una  cosa  per  un'altra. 
a  discreziòn;  Dare  a  discrezione,  cioè  Secondo 
onestà  ed  equità,  o  Secondo  par  che  convenga; 
fd  anche  talvolta  Ad  arbitrio  o  volontà  altrui. 
a  dived'e;  Dar  a  divedere.  Far  intendere. 
a  dritu;  Dar  la  precedenza.  Dar  la  mano. 
a-e  mósche;  Cacciar  le  mosche,  antic.  M escare. 
a-e  zenógge,  a  góa,  ecc.;  Dare  alle  ginocchia, 
al!a  gola,  ecc.  vale  Arrivare  sino  alle  ginocchia, 
alla  gola  e  simili. 

aggiùtlo;  Dar  ajiito  o  aita,  Ajutare. 
a  grascia;  Far  agio:  Dar  il  gusto,  il   piacere 
ad  una  persona. 

a-i  nervi;  Dare  sui  nervi,  Urlare  il  sistema  ner- 
voso, figurai,  vale  Cagionar  pena,  travaglio,  ecc. 
a  libertce ;  Dare  o  Concedere  la  libertà,  vale 
Far  libero. 

aU'éuggio;  Dare  nell'occhio  V.  Éuggio. 
allogio;  Dar  alloggio.  Dar  albergo.  Alloggiare, 
Albergare,  Ricettare. 

d  lùxe;  Dar  alla  luce  o  in  Ince,  vale  Pubblicare. 
a  mamma;  Dare  a  bàlia  V.  Mamma. 
a  man;  Dar  la  mano,  ora  vale  Cedere  il  luogo. 
Accordare  la  precedenza,  ed  ora  Inipalmare. 
a  mancia;  Dar  la  mancia:  Regalar  altrui   che 
ci  ha  rendulo  un  servigio  o  fatto  cosa  grata. 
a  man  salva;  Dare  a  man  salva  :  Dare  altrui 
colpi  0  simili  senza  ch'e'si  abbia  modo  di  di- 
fendersi 0  d'offendere. 

«  mente;  Por  mente,  l'etler  mente,  Badare  at- 
tentamente. Considerare.  Talvolta  usasi  sempli- 
(  emente  per  Osservare,  Guardare;  e  talvolta  per 
Dare  ascolto.  Dar  retta  V.  sotto  Dà  retta, 
a  mente  in  su  e  in  là;  Sguaraguardare,  voce 
ant.  :  Guardare  in  qua  e  in  là. 
o  nèuvu,  a  notizia;  Dar  la  nuova  o  la  notizia: 
Recare  altrui  notizie  d'alcuna  cosa  o  persona. 
a  nòu;  Dar  a  nolo:  Accordare  per  un  prezzo 
convenuto  il  servizio  d'un  bastimento  per  tras- 
porlo d'effetti  0  mercanzie. 
ansa;  Dar  baldanza,  ardire,  rigoglio,  temerità. 
a-o  consùmmo ;  Dare  al  calo  o  al  consumo  V. 
A-o  consùmmo. 


a-o  mondo;  Dare  al  mondo,  vale  Partorire. 
a  paga;  Dare  il  soldo  o  la  paga;  e  dicesi  dei 
soldati. 

a  punchéutto  e  menuetli ;  Dare  a  spizzico,  a 
spizzicone,  a  spilluzzico,  a  miccino-:  Dar  una  cosa 
poco  per  volta  V.  A  panchéulto  e  menuetli. 
a  punnadùa;  Forbire.  T.  cavali.  V.  Pannadùa. 
a  pasta;  Inlonicare.  T.  murai.  Dare  una  terza 
ed  ultima  copertura  più  liscia  e  più  pulita  alla 
muraglia  arricciata  ({rettassàj,  specialm.  quando 
vi  si  abbia  a  far  dipintura,  sia  a  fresco,  sia  a 
tempera,  sia  a  olio. 

àpréuva  o  in  préuva;  Dare  a  prova,  vale  Dare 
alcuna  cosa  sotto  condizione  di  farne  pruova, 
esperienza  o  cimento. 

o  primma  m^n;  Dar  la  prima  mano,  vale  Dare 
il  primo  principio  ad  alcuna  cosa. 
a  purinn-a;  Accecare  una  falla.  T.  mar.  Ristop- 
parla in  modo  che  si  possa  chiudere  stabilmente. 
argomento;  Dar  argomento,  vale  Somministrar 
tema,  occasione,  materia. 
a  Savoia;  Dar  vn  cappellaccio,  una  canata,  una 
rammanzina,  un  rabbuffo,  una  strigliala,  una  sco- 
patura, ecc.:  Riprender  con  minacce,  con  asprezza 
di  parole  V.  sotto  Dà  ùnn-a  lavata  de  lesta. 
a  scarso  ;  Dare  a  cóttimo,  vale  Dare  nn  lavoro 
da  fare  non  a  giornale,  ma  a  prezzo  fermo. 
a  sciaccadda;  Ballcre,  Percuotere,  Picchiare, 
Zombare,  Tambussare  V.  sopra  Dà  a  bulinn-a. 
a  so  paratia;  Dar  parola  o  la  sua  parola,  vale 
Obbligarsi,  Promettere  con  sicurezza  di  fare. 
a  stiva;  Dar  la  cala:  Specie  di  castigo  che  si 
usa  dare  sopra  i  vascelli  ai  marinai  caduti  in 
qualche  fallo,  e  consiste  nel  legarli  in  capo  di 
un'antenna,  e  così  legati  tuffarli  più  volle  in  mare, 
a  stradda  a  scera;  Allicciar  la  sega  V.  Stradda. 
a  striggia  V.  sotto  Dà  ùnn-a  lavata  de  testa, 
a  là;  Far  la  tara,  fig;ir.  Non  credere  a  tutto 
ciò  che  è  riferito. 

a  td  a  ùnn-a  persónn-a;  Far  la  tara  a  uno, 
figurai,  vale  Calcolarlo  quanto  egli  vale.  Compa- 
tirlo nelle  sue  debolezze.  Soffrir  con  benigna  in- 
dulgenza le  sue  scempiaggini. 
a  legni  ùnn-a  cosa;  Dar  checchessia  a  guardia 
0  in  guardia,  a  serbo,  in  custodia  :  Affidare  alla 
custodia. 

d  testa;  Dare  al  capo,  vale  Offuscare  la  mente, 
e  dicesi  di  vino,  liquori,  carboni  accesi  o  simili. 
a  tra;  Dar  ascollo.  Dar  retta;  e  talvolta  Por 
mente.  Badare.  Voce  del  contado  V.  sotto  Dà  retta, 
audacia  ;  Dar  baldanza  :  Porgere  animo,  ardire, 
temerità. 

a  un  morto;  Dare  a  un  morto,  vale  Gittar  la 
fatica,  Perdere  il  tempo. 
autoritce;  Dare  autorità,  Autorizzare. 
a  vergaida;  Bacchettare  V.   Vergadda. 
a  villa;  Dar  la  vita:  Propriam.  Offrirsi  pronto  a 
spenderla  per  alcuno;  e  figurai.  Apportar  somma 
consolazione,  grandissimo  piacere,  utilità,  ecc. 
bacchce  da  orbi  ;  Dar  bastonale  o  mazzate  o  fra- 
cassate da  ciechi.  Dar  mazzate  sùdice  V.  Bacca, 
bacciccia;  Conciare  pel  dì  delle  feste. 
bón  beive;  Dar  buon  bere,  Dar  gusto  al  bere, 
dicesi  di  cosa  che  mangiandola  ci  si  beva  sa 
volonlieri;  il  suo  contrario  è  Dar  cattivo  bere. 
bòn  conto  da  so  persónn-a;  Dar  buon  conto  di 
sé,  vale  Portarsi  come  si  conviene,  da  uomo 
onesto^  dabbene. 


288 


DA 


DA 


—  bòtte  dà  cheti;  Dar  come  in  terra.  Percuotere 
a  rolla,  forlemrnle,  senza  discrezione. 

—  braccetto;   Dar  il  braccio  V.  Braccetto. 

brcVga;  Dar  briga,  fastidio,  molestia,  travaglio, 

vale  iMolesiare,  Infastidire. 

—  hughexzo;  Dar  noj;i,  molestia  V.  Bughozzo. 

—  cae/in-a; -Dar  carena,  Carenare  V.  Caenn-a. 

—  cumjjQ  a  fa  ùnn-a  cosa;  Dar  campo  o  agio  a 
far  una  cosa:  Porgere  rpporlunilà,  comodo. 

—  capàro ;  ì)nr  caparra:  Sborsare  parte  del  prezzo 
patinilo  p<T  fermare  o  stabilire  il  conlratlo. 

—  cappotto;  Dar  cappotto  V.  Cappotto. 

—  carta  p/anc«  ;  Dar  carta  bianca  o  foglio  in  bianca 
V.  Carta. 

—  carte  V.  sotlo  Dà  e  carte. 

—  cattivo  exempio  ;  Dar  mal  esempio,  cioè  Di  ope- 
razioni caltivo,  Dare  scandalo. 

—  cuuziòn;  Dar  cauzione,  sicurtà,  vale  Assicurare 
con  mallevadore  o  simili. 

—  compimento  ;  Dar  soddisfazione.  Soddisfare,  Pa- 
gare il  debito. 

—  conseggio,  ò  conseggio,  un  conseggio  o  pe  con- 
seggio ;  Dar  consiglio,  il  consiglio,  un  consiglio 
0  per  consiglio,  vogliono  Consigliare,  Far  altri 
avvisalo,  avveduto. 

—  conto  da  so  persónna  V.  sopra  Dà  bón  cónto 
da  so  persónna. 

—  cónto  d'ùnn-a  cosa  ;  Dare  o  Prender  conto  d'una 
cosa,  vale  Render  ragione  dell'operalo. 

—  condro;  Dar  contro,  vaie  Contraddire;  ed  anche 
Opporre  od  Opporsi  ad  alcuna  cosa. 

—  cólpa;  Dar  colpa  o  la  colpa  V.  Cólpa. 

—  da  assóstàsc;  Dar  ricovero,  albergo,  ricetto,  Ri- 
coverare, Albergare,  Ricettare. 

—  da  ùeive;  Dar  da  bere,  Dar  bere  o  a  bere:  Por- 
gere da  bere.  Mescere,  Apprestar  la  bevanda. 

—  da  beive  a-e  bestie;  Abbeverar  le  bestie. 

—  da  beive  a-i  vasi,  a-e  scioi;  Annaffiare,  Innaf- 
fiare i  fiori. 

—  da  beive  a-o  prwvc  che  5  cego  5  l'ha  sa;;  Dà 
bore  al  prete  che  il  chierico  ha  sele  V.  Beive. 

—  da  con/«;  Allungar  la  fune;  mclaforic.  vale  Con- 
ceder dilaziono,  Metter  tempo  in  mezzo. 

—  da  dì;  Bar  da  dire,  Dar  che  dire:  Porgere  al- 
trui occasione  di  mormorare;  e  in  qualche  caso 
Dar  altrui  da  pensare,  Esser  cagione  di  grave 
pensiero;  e  talora  anche  Infastidire,  Dar  molestia, 
travaglio,  disturbo. 

—  da  di  e  da  fa;  Dar  da  dire  e  da  fare:  Occu- 
pare, Tener  impiegato,  per  lo  più  con  affaticar 
e  tribolar  altrui. 

—  da  fa;  Dar  a  fare  o  che  fare:  Occupare,  Tener 
impiegato,  Dar  faccende,  Dar  da  lavorare,  Som- 
ministrare occasione  di  lavorare;  e  talora  figurai. 
Travagliare,  Tribolare. 

—  da  fd  ùnn-a  cosa;  Dar  da  fare  una  cosa,  vale 
Commettere  che  altri  la  faccia. 

—  da  mangia;  Dar  mangiare  o  da  mangiare,  vale 
Porgore  il  cibo  altrui  porche  mangi;  o  anche  Te- 
nerlo a  niangare  senza  ch'egli  spi  nda. 

—  da  mormoà;  Dar  da  mormorare:  Dar  occasione 
0  materia  perchè  si  mormori. 

—  danno;  Dar  danno.  Danneggiare. 

—  da  penna  aldosso  a  un  seri to;  Dar  di  penna, 
Diponiiare,  Cassare,  Cancellare. 

—  da  pensa;  Dar  grallacupi,  Dar  da  pensare  e  da 
vegghiare:  Mettere  in  travaglio. 

—  da  pùa  in  ti  éuggi;  Gettare  o  Bullar  la  polvere 


negli  occhi,  figar.  vale  Usar  mezzi  per  deludere 
altrui. 

da  studia  V.  sopra  Dà  da  pensa. 
■  da  testa;  Dar  di  capo  o  del  capo,  vale  Capitare 
0  Arrivare;  e  figurai.  Ricorrere  o  Appigliarsi  a 
qualunque  parlilo. 

da  testa  in  ta  mùagia;Dn\  del  capo  nel  muro 
0  ne'  muri.  Battere  o  Urlare  il  capo  nel  muro 
0  al  iiuro,  vagliono  Darsi  alla  disperazione. 
da  vixin;  Dar  rasente:  Colpir  vicino  allo  scopo. 
de  baccha;;ì)ar  bastonate.  Bastonare  V.  Bacca, 
de  baccha:  in  te  Vwgua;  Mettere  stoppia  in  aja. 
Postar  l'acqua  nel  morlajo,  Far  acqua  in  un  va- 
glio V.  JEgua,  Bacca. 

de  bónn-e  parolle;  Dar  buone  parole,  Dar  can- 
zoni, bossololli,  erba  trastulla,  vagliono  Discor- 
rere per  non  attendere,  Lusingare  senza  efTello, 
Trattonere  e  non  venire  a'  fatti. 
fie  bòtte;  Dar  busse  o  percosse,  Dar  picchiate, 
Dar  colpi,  ecc.  V.  Bòtta, 
de  curcagnce;  Scalcagnare  V.  Carcagnd. 
de  ciarle;  Dar  chiócchiere,  Dar  parole,  canzoni 
V.   Ciarla. 

de  dcutta;  Dar  di  dote,  vale  Assegnare  o  Pa- 
gare por  dote. 

de  foettw;  Scudisciare,  Scurisciare:  Percuotere 
collo  scuriscio  Y.  Poeto, 
de  lecche ;  Dar  mostacciale,  ceffate,  gelate,  cioè 
Dar  delle  mani  sul  vollo  altrui. 
deirwgua;  Dar  acqua,  Annaffiare,  Irrigare. 
del  'aia  a  ùnn-a  .jtansa,  ecc.;  Dar  aria  ad  una 
camera,  ecc.  V.  Àia. 

dell'aze,  nò  birbo,  dò  la  hlro,  ccc  ;  Dar  dell'asino, 
del  birbone,  dol  ladro  o  simile:  Ingiuriare  altrui 
con  dargli  quei  titoli  ignominiosi. 
dell'éuggio;  Dar  un  occhio,  vale  Osservare,  Star 
allf  nli  a  checchessia  per  conto  altrui  :  Dwme  un 
pi)  dell'éuggio  il  bùtteijo;  Fatemi   il    favore  di 
darmi  un  occhio  alla  bolloga. 
dell'  incenso  ;  Dar  incenso,  propriam.  vale  Incen- 
sare; e  ligurat   Adulare,  l*iaggiare. 
de  lungannie  ;  Menare  per  le  lunghe  o  per   la 
lunga  0  per  lunga  o  a  lungo  o  in  lungo,  Menar 
il  can  per  laja.  Dar  erba  trastulla.  Dar  canzone, 
Tener  a  bada  :  Lusingar  con  isperanze,  ma  senza 
venir  a  conclusione. 

de  man;  Dar  di  mano,  Cacciar  mano,  Dar  di 
pìglio  :  figliare  con  prestezza,  e  con  alcuna  di- 
mostrazione di  forza. 

de  man  a  un  travaggio;  Dar   di    mano  a  un 
lavoro,  vale  Cominciarlo. 
de  moen  in  te  bète;  Dar  nel  cuore  V.  Bela, 
de  parolle  o  de  bónn-e  parolle;  Dar  parole,  Dar 
ciancie,  Pascer  di  parole,  vagliono  Inlerlenere, 
Non  venire  a' falli,  Discorrere  por  non  attenere. 
de  patte  in  sciò  cu;  Seulacciare,  Dare  culac- 
ciale  0  scnlaccioni  V.  Patta, 
de  vantaggio;  Dar  vantaggio  ad  alcuno  nel  cam- 
minare, cioè  Lasciarlo  andar  innanzi  un  tratto 
prima  di  porsi  a  inseguirlo. 
de  zinzannie  V.  sopra  Dà  de  lungannie. 
di  cusci;  Dar  calci:  Trar  calci. 
di  càsci  u-o  vento,  Dà  dì  càsjì  a  ùnn-a  cosa 
V.  Caso. 

di  denti  in  fa  mùagia;  Stare  a  denti  asciutti 
V.  Dente. 

di  fastidii  ;  Dar  fastidii,  cure,  brighe,  molestie, 
Dar  grattacapi.  Infastidire,  Molestare. 


DA 


DA 


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—  di  pugni;  Dar  pagna.  Menar  pugna:  Percuoter 
con  pugna. 

—  di  pugni  in  ce;  Dar  pngna  in  cielo,  Dar  an 
pugno  in  cielo,  dicesi  per  esprimere  rimpossi- 
bililà  d'nna  cosa. 

—  di  punti;  Cucire:  A  l'è  in  casa  ch'a  dà  di  punti; 
Ella  è  in  casa  a  cucire. 

—  di  punti  in  tò  zéugo;  Dar  de' punti:  Nel  giuoco 
del  e  bocce  ed  altri,  vaie  Dare  alla  parte  contraria 
il  vantaggio  di  due,  tre  o  più  punii  sul  numero 
a  cui  si  deve  arrivare  per  vincere  il  giuoco. 

—  dò  cu  in  ciappa;  Battere  il  culo  in  sul  lastrone 
0  in  sul  patrone  V.  Ciappa. 

—  do  l'io  a  bànsa;  Dare  il  tratto  alla  bilancia,  e 
nell'uso  tose.  Dar  ranchetta  alla  bilancia  V.  Bànsa. 

—  do  ino  sotto;  Dar  la  corda  a  uno.  Tirar  su  le 
calze  a  uno,  Scalzarlo:  Usar  artifizio  per  cavargli 
di  bocca  artatamente  un  segreto  ;  e  talora  Aizzare. 
Indiare,  Fomentare,  Stuzzicare,  Instigare. 

—  (ò  figgiéu;  Dare  il  latino,  vale  Trattare  altrui 
da  fanciullo. 

—  do  naso,  Dà  dò  fMSO  dappertutto  \.  Naso. 

—  dò  sacco  a  li  gaggia;  Dar  del  sacco  le  corde 
V.  Ligaggia,  Sacco. 

—  do  sevo;  Dar  del  burro  V.  Sevo. 

—  drito;  Dar  diritto:  Cogliere  per  l'appunto  il  ber- 
saglio. 

—  dò  so  ;  Dar  del  suo  o  il  suo,  vale  Dare  le  cose 
proprie  o  appartenenti  a  chi  le  dà. 

—  dò  ti,  do  voi,  do  le,  ecc.;  Dar  del  tu,  del  voi, 
del  lei,  ecc.,  vale  Usar  parlando  con  alcuno  di 
questi  titoli,  secondo  la  maggiore  o  minore  fa- 
migliarità. 

—  e  bónn-e  feste,  5  bón  cappo  d^anno,  ecc.;  Dar 
le  buone  feste,  il  buon  capo  d'anno,  ecc.,  vale 
Augurare  altrui  felicità  in  tali  congiunture. 

—  e  carte;  Dar  le  carte,  vale  Dispensarle  ai  giuo- 
catori. 

—  e  confittùc  aWaze  V.  Aze. 

—  e  patte  V.  sopra  Dà  de  patte  in  scio  cu. 

—  e  sedie;  Sferzare;  e  intendesi  delle  sferzate  che 
si  davano  una  volta  da' parenti  ed  anche  da  alcuni 
maestri  ai  fanciulli  cattivi,  irrequieti,  negligenti. 

—  e  spalle;  Dar  le  spalle.  Aver  voltate  le  spalle, 
dicesi  dello  Stare  davanti  a  uno  colle  spalle  voltate. 

—  e  tócche  V.  sotto  Dà  i  aitasti. 

—  exempio  ;  Dar  esempio  o  esemplo  :  Essere  il 
primo  a  operare  per  dar  occasione  d'esser  imitato. 

—  exito;  Dare  spaccio  o  esito  a  checchessia. 

—  fastidio  V.  sopra  Dà  breiga. 

—  féua;  Dar  fuora  o  fuori:  riandare  alla  luce  o 
in  luce  V.  sopra  Dà  à  lùxe. 

«  —  Dar  fuori.  T.  scult.  Fare  prima  un  solco  nel 
marmo  con  subbia  o  scarpello ,  di  poi  batterlo 
onde  si  spacchi  da  per  sé. 

—  féugo;  Dar  fuoco,  Appiccare  il  fuoco,  vale  Ar- 
dere, Abbruciare;  e  parlandosi  d'arme  da  fuoco, 
si  dice  dell'Appiccarvi  il  fuoco  per  iscaricarle. 

'  —  féugo  a  bomba  V.  Bómba. 
-,-  fóndo;  Dar  fondo.  Dissipare,  Scialacquare,  Pro- 
fondere, Dilapidare,  Macinare,  Dar  la  balta. 

—  fondo  a  un  bastimento  ;  Dar  fondo,  Fondeggiare. 
T.  mar.  Gettar  l'ancora  per  ormeggiarsi. 

—  grazia;  Dar  grazia,  vale  Aggiunger  vaghezza, 
Conferire  eccellenza. 

—  grosso  0  sótti;  Render  grosso  o  sottile,  dicesi 
della  penna  quando  fa  linee  o  troppo  grosse  o 
troppo  sottili. 

Casaccia,  I>if  tonar  io  Genovese-Italiano. 


i  aitasti;  Dar  i  tasti  o  le  tastale.  Tastare  V. 
Attasto. 

i  bòmòoin;  Dar  i  rintocchi  V.  Bómboin. 
i  bòtti;  Toccheggiare,  dicesl  delle  Campane  delle 
chiese  quando  danno  cenno  degli  uffizi  divini  o 
di  qualche  sacra  fun/Jone  battendo  a  tocchi  e  non 
a  distesa;  altrim.  Rintoccare. 
I  ciocchetti  V.  sopra  Dà  i  bòtti, 
idea;  Dar  idea.  Dar  mostra,  segno,  Mostrare. 
1  fenoggetti  all' aze  V.  Aze. 
imbarasso  ;  Dar  impaccio,  impedimento,  imba- 
razzo, Apportar  briga. 

importansa;  Dar  importanza,  Dar  grido,  Dar 
rilievo. 

in  appalto;  Dar  in  appalto  V.  Appalto, 
in  balle,  in  ciampanelle,  ecc.;  Dar  in  budella, 
in  cenci,  in  ciampanelle,  ecc.  V.  Ballai  Ciam- 
panelle. 

in  bàio;  Dar  in  baratto.  Barattare. 
in  crensa;  Dare  a  credenza  o  a  credito  V.  Crensa. 
inderré;  Dar  addietro,  Cedere,  Piegarsi,  Ritirarsi. 
informazión;  Dar  informazione,  Informare. 
in  fùrie;  Dar  nelle  furie,  ne' lumi,  nelle  scar- 
tate. Entrar  in  valigia,  Montar  in  sulla  bica,  in 
collera,  in  bestia,  in  ismanie.  Infuriarsi,  Adirarsi. 
in  mattèia;  Dar  in  frenesia.  Dar  nelle  girelle. 
Impazzare. 

in  scià  testa;  Dar  in  capo:  Offendere  alla  volta 
del  capo.  Colpire  nel  capo. 
in  scià  vòxe;  Dar  sulla  Voce  o  sulla  bocca,  vale 
Interrompere  l'altrui  discorso.  Far  che  uno  taccia. 
Sgridarlo  acciocché  egli  taccia. 
in  séussia  ;  Dare  a  soccio ,  a  sòccida,  a  capo 
salvo,  dicesi  del  Bestiame  che  si  dà  altrui  a  go- 
vernare a  mezzo  guadagno  e  a  mezza  perdita, 
in  la  góa;  Dar  l'ingoffo.  Imbecherare,  vale 
Subornare  o  Corrompere  altrui  con  donativi;  al- 
trim. Dare  lo  sbruffo. 

in  te  bocce;  Trucciare  le  bocce  o  le  pallottole 
V.  Boccia. 

0  Cazze  in  te  dòte,  in  ti  unge;  Dar  nelle  un- 
ghie. Cascar  nelle  branche,  figurat.  vale  Venire 
in  potere  V.  dota. 

in  te  gambe  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Darla  alle 
gambe  d'alcuno,  figurat.  vale  Attraversargli  i  suoi 
negozi;  e  talora  Diminuire,  Scemare  sul  prezzo. 
in  te  tnoen;  Dar  fra  mano,  per  mano  o  nelle 
mani:  Mettere  in  podestà  o  balìa;  ed  anche  sem- 
plicem.  Metter  in  mano,  Dare,  Consegnare, 
tu  ti  éuggi;  Dar  negli  occhi,  parlandosi  di  lumi 
0  altro  chiarore,  vale  Offender  la  vista, 
in  ti  tacchi;  Bestemmiare,  Adirarsi  V.  Tacchezzd. 
in  tò  genio;  Dar  nel  genio,  nell'umore,  Andar 
a  versi,  a  genio,  Garbare,  Venir  a  grado,  Soddis- 
fare, Piacere. 

IH  Ida;  Dare,  Mettere  o  Portare  in  tavola,  in- 
tendesi del  Porre  i  piatti  delle  vivande  sopra 
la  tavola  apparecchiala. 

tn  tòrattajéu;  Dar  nella  trappola,  nel  calappio, 
nella  ragna:  Rimaner  preso;  e  figurai.  Cader 
negl'inganni.  Rimaner  ingannato. 

■  in  tò  segno;  Dar  in  brocca,  in  brocco  o  nel 
brocco.  Dare  o  Trar  nel  segno,  Imbroccare,  Im- 
berciare: Colpire  nel  mezzo  del  bersaglio.  Usasi 
anche  figurat.  e  vale  Apporsi,  Indovinare  il  se- 
greto d'un  fatto.  Pigliare  il  nerbo  della  cosa. 

-  t  so  recatti  a  un;  Conciar  uno  pel  di  delle 
fesle;  ed  anche  Ucciderlo,  Ammazzarlo. 

19 


è90 


DA 


DA 


—  l'cegua;  Dar  l'acqua  :  Aprire  i  condotti  dove  vipn 
l'acqua. 

l'aggrècco;  Dar  audacia,  baldanza,  Porger  animo, 

ardire. 

—  l'anello;  Dar  l'anello,  vale  Sposare  V.  Anello. 

—  l'anima,  Dà  l'anima  a-o  diao  V.  Anima. 

—  l'animo;  Dar  l'animo  o  il  cuore,  Bastar  l'animo, 
vagliono  Aver  coraggio  o  simile. 

—  l'arbitrio;  Dar  arbitrio,  Concedere  facoltà. 

—  l'assàto;  Dar  assalto  o  l'assalto  :  Assaltare,  As- 
salire. 

-— ^  l'assolùzion ;  Dar  l'assoluzione,  Assolvere. 

—  l'avào;  Dar  la  mossa,  la  spìnta  V.  Avào. 

—  léugo  ;  Dar  luogo,  Dar  occasione  o  causa  :  Som- 
ministrare agio  0  comodità  di  far  qualche  cosa. 

—  léugo  a  raxòn;  Dar  luogo  alla  ragione,  vale 
Capacitarsi,  o  piuttosto  Ravvedersi. 

—  l'éuio  santo  ;  Dar  l'olio  santo,  vale  Amministrare 
il  sacramento  dell'Estrema  unzione. 

—  lezión;  Dar  lezione,  vale  Insegnare. 

—  lesze;  Dar  legge,  Impor  legge. 

—  licensa;  Dar  licenza,  permissione:  Permettere 
che  altri  faccia. 

—  l'ultima  man  a  un  travaggio;  Dar  l'ultima 
mano  a  checchessia,  vale  Finirlo,  Perfezionarlo. 

—  lùxe;  Dar  luce  o  lume,  vale  Illuminare. 

—  majo  0  mar'io;  Dar  marito,  Maritare. 

—  man;  Dar  mano  o  la  mano:  Accompagnar  uno 
lenendolo  per  la  mano;  ed  anche  Dar  di  piglio. 

—  mente;  Badare;  Attendere,  Attentamente  con- 
siderare. Por  cura,  For  mente;  e  talvolta  sem- 
plicem.  Guardare,  Osservare  V.  sopra  Dà  a  mente. 

—  meza  banda;  Dar  mezza  banda.  T.  mar.  Far 
inclinare  alquanto  il  bastimento  da  una  parte  per 
nettarlo  o  spalmarlo. 

—  mòggé;  Dar  moglie,  Ammogliare. 

—  motivo;  Dar  motivo,  argomento,  cagione. 

—  6  balletto;  Dar  pasto  V.  Balletto. 

—  6  battceximo;  Dar  il  battesimo,  Battezzare. 

** —  6  biscontin;  Dar  la  soja,  Sojare  V.  Biscontin. 

—  5  bòccòn;  V.  sopra  Dà  in  ta  góa. 

—  6  bóccòn  a-i  chen;  Dar  il  boccone  a' cani  V. 
Bòccon. 

—  5  bómbón  ;  Dar  pasto  :  Lasciarsi  vincere  artata- 
mente qualche  cosa  per  tirar  su  il  giuocatore, 
e  mostrar  di  non  ne  saper  più  di  lui. 

—  o  bòn  giorno,  5  bdn  viaggio,  ecc.;  Dar  il  buon 
giorno,  il  buon  viaggio,  ecc.,  vale  Augurar  fe- 
licità in  quel  giorno,  nel  viaggio  o  simili. 

—  6  careghin;  Dar  la  soja,  Sojare,  Dar  l'unguento, 
il  giambo,  la  quadra,  le  quelle,  la  monna,  la 
cenciaia,  I,i  baja  V.  Careghin. 

—  òccaxiòn;  Dare,  Porgere,  Somministrare  occa- 
sione, argomento. 

—  6  chcu;  Dare  o  Donare  il  cuore  V.  Chéu. 

—  5  colpo  de  grazia;  Dare  la  stretta  V.  Cólpo. 

—  ó  còmodo;  Dar  il  comodo  o  la  comodità,  vale 
Concedere  opportunità,  agio. 

—  6  consenso;  Dare  o  Prestare  il  consenso,  vale 
Acconsentire. 

—  6  {(Bromorto;  Tirare  il  catenaccio,  il  paletto  e 
simili. 

—  5  fèugo  a  un  bastimento  V.  Féiigo. 

—  S  fi;  Affilare,  Raffilare  V.  A/fìà  nel  1»  significalo. 

—  6  giunco;  Imbiancare,  Scialbare:  Stendere  col 
pennello  il  bianco  sui  muri. 

—  S  gìo;  Dar  l'ambio,  il  puleggio;  e  dicesi  del 
Mandar  via  con  buon  garbo.  Liberarsi  da  persona 


importuna,  facendole  intendere  in  qualche  ma- 
niera che  non  è  gradita, 
ó  Icete;  Dare  il  latte,  Allattare:  Nutrire  col  pro- 
prio lalle. 

o  lardò;  Dare  il  chi  va  là:  Grido  di  guerra, 
del  quale  si  servono  le  sentinelle  per  domandare 
il  nome  di  chi  s'avanza. 
5  lardo  in  guardia  a-i  gatti;  Dar  la  lattuga 
in  guardia  a' paperi:  Dar  in  guardia  alcuna  cosà 
a  persona,  da  cui  appunto  bisogna  guardarla. 
5  lecco  V.  sopra  Dà  o  bombòn. 
5  liamme;  Letamare,  Letaminare,   Concimare 
V.  Alliamà. 

ò  lustro;  Dare  il  lustro,  Lustrare:  Parlando  di 
drappi,  pietre,  scarpe  e  simili,  vale  Farli  più 
lucenti. 

ombra;  Dar  ombra,  Dar  gelosia, 
ò  nòmmc  da-e  feste  a  ùnn-a  pcrsónn-a;  No- 
minare alcuno  pel  suo  nome,  vale  Dirgli  villania. 
5  pattòn;  Dare  il  guasto,  Manomettere,  Spogliare; 
e  nell'uso  Spianare  o  Fare  lo   spiano  in  casa 
d'altri,  cioè  Rilìnire  e  Consumare  quello  che  colui 
ha  di  commestibili  in  casa. 
ordine;  Dar  ordine,  Ordinare,  Imporre. 
o  remórco;  Dare  il  rimorchio  o  il  rimurchio, 
Rimorchiare,  Rimurchiare,  Rimburchiare  V.  Be- 
morcà. 

ò  retto;  Dar  il  riposo,  vale  Dispensare  altri  da 
alcuna  carica  o  uffizio,  con  conservargli  le  mercedi. 
ò  reverso;  Contrariare,  Contraddire,  Opporsi. 
0  riso  co-a  natta  ;ì)are  un  rabbuffo,  una  sbri- 
gliala, una  scopatura,  una  strapazzata,  ecc.;  e  ta- 
lora anche  Percuotere,  Picchiare,  Zombare ,  Dar 
delle  busse, 

5  salàiu;  Dare  il  salario,  Salariare,  Stipendiare. 
0  sangue  dò  chéu  V.  sopra  Dà  o  chéu. 
5  segno;  Dar  il  segno,  il  segnale. 
0  so  conto;  Dare  il  conto  suo  :  Fare  altrui  quello 
che  si  conviene. 

5  straccollo;  Dare  il  tracollo:  Far  perdere  l'equi- 
librio. 

0  strapuntin  V.  Sotto  Dà  un  strapuntin. 
5  faggio  a-e  castagne;  Castrar  le  castagne  V. 
Castagna. 

ò  tettin;  Dar  la  poppa,  la  zinna,  la  mammella, 
Allattare. 

0  fio;  Dare  un  motto,  Fare,  Gittare,  Toccare 
motto  d'alcuna  cosa,  vale  Favellarne  brevemente, 
che  anche  dicesi  Dare  un  tocco  o  il  tocco  V.  T'io. 
5  vaso;  Andar  via.  Modo  basso. 
ò  viavinli  a  ùnn-a  pcrsònn-a;   Dar  il  cencio 
0  l'erba   cassia.  Dar  l'ambio,  il  commiato,  lo 
sfratto,  il  puleggio  :  Mandar  via,  Licenziare, 
ò  zùamento;  Dar  il  giuramento,  vale  Costrin- 
gere a  giurare  altrui,  e  dicesi  più  spesso  quando 
ciòfassi  con  autorità  pubblica. 
parolla;  Dar  parola,  vale  Promettere  per  man- 
tenere. 

parte;  Dar  parte,  avviso,  notizia:  Partecipare, 
Far  consapevole.  Avvisare,  Informare. 
pe  cònseggio;  Dar  per  consiglio.  Consigliare. 
pegno;  Dar  pegno:  Assicurare  altrui  col  metter 
pegno  in  sua  mano. 

pe-o  naso;  Dar  nel  naso,  dicesi  figurat.  del  Sen- 
tirsi da  chicchessia  cosa  che  gli  dispiaccia,  o  gli 
ingeneri  sospetto. 

pe  poco;  Dar  per  poco,  vale  Vendere  per  pic- 
col  prezzo. 


DA 


DA 


291 


—  piaxeì;  Dar  piacere,  diletto,  Dilettare. 

—  préuva;  Dar  prova,  Provare. 

—  princi})io;  Dar  principio  o  cominciamento,  Dar 
capo  a  una  cosa,  vale  Principiarla,  Cominciarla. 

—  qxrnrté;  Dar  quartiere  :  Propriam.  Salvar  la  vita 
ai  vinti;  e  talora  semplitem.  Non  proseguire 
d'incalzar  chicchessia. 

—  querela;  Dare,  Porre  o  Sporgere  querela:  Que- 
relare, Accusare  in  gindizio. 

—  recatto;  Dar  sesto,  Assestare,  flettere  o  Porre 
in  assetto,  Assettare,  Rimettere  in  buon  ordine; 
e  talora  Raccomodare,  Riattare,  ed  anche  Alle- 
stire, Preparare,  Ammannire. 

—  recatlo  a  càrnea,  a  casa;  Far  la  camera  o  la 
casa,  vale  Rimetterla  in  assetto,  in  buon  ordine, 
cioè  Spazzare,  rifare  i  letti,  ecc. 

—  respio;  Dar  Iena,  cioè  Spazio  di  respirare. 

—  retta;  Dar  retta,  Dar  ascolto,  Dar  orecchi,  Dar 
udienza;  e  talora  Por  mente,  Abbadare. 

—  riposo;  Dar  riposo,  sosta,  risquitto  o  resquilto, 
queste  ultime  due  voci  sono  antiquate:  Conceder 
riposo  dopo  la  fatica. 

—  scaccomatto  ;  Dare  scacco  o  scaccomatto:  Nel 
giuoco  degli  scacchi  è  quando  si  vince  il  giuoco 
chiudendo  l'andata  al  re;  e  figurat.  Cagionare  ro- 
vina 0  perdita,  ed  anche  Vincere,  Superare. 

—  tempo;  Dare  spazio,  indugio.  Conceder  tempo. 

—  torto;  Dar  torto:  Giudicare  in  disfavore. 

—  tutti  i  so  titoli  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Svillaneg- 
giare, Ingiuriare  alcuno:  Caricarlo  d'ingiurie,  di 
villanie.  Modo  figur. 

—  ùdiensa;  Dar  udienza  o  andienza,  vale  Udire, 
ed  è  proprio  de'  Gran  Magistrati  o  de'  gran  per- 
sonaggi. 

** —  un  caso  in  lo  cu  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Dar  un 
pie  nel  culo  a  uno,  Dargli  un  calcio  nel  sedere 
V.  Cu. 

—  xin  cavallo  in  sciò  cu  V.  Cavallo. 

—  ÓM  cianto  d'ùnn-a  cosa;  Far  il  pianto  o  un 
pianto  di  checchessia  V.  Cianto. 

—  un  fracco  de  legnce;  Dar  un  flacco,  un  rovescio 
0  una  pastura  di  bastonate,  vale  Dar  di  molle 
bastonate. 

—  un  (jio  ;  Dare  una  giravolta ,  una  corsa  :  Fare 
una  breve  passeggiata.  Andare  alquanto  attorno. 

—  iinn-a  labardà;  Dare  un  manrovescio,  cioè  Un 
colpo  dato  colla  parte  convessa  della  mano.  3Iodo 
figurativo. 

—  ùnn-a  bònn-a  striggia;  Battere  alcuno  forte- 
mente; e  comunem.  al  figur.  Dare  una  buona 
strigliala  V.  srpra  Dà  a  striggia. 

—  ùnn-a  bòtta;  Dar  una  bòtta,  un  colpo,  vale  Fe- 
rire, ed  anche  Uccidere  uno  o  p(r  vendicar  in- 
giurie 0  per  altra  cagione.  Talvolta  vale  Suonare 
0  Cantare  un  pocolino. 

—  ùnn-a  cosa  a-o  còsto;  Dar  una  cosa  pel  capi- 
tale, cioè  Senza  guadagno,  Darla  per  quello  che 
costa  a  colui  che  la  dà. 

—  ùnn-a  cosa  pe-a  cansón  dò  carlevd;  Dar  una 
cosa  per  un  pezzo  di  pane,  e  nell'uso  Bacchet- 
tare 0  Abbacchiare  una  cosa,  vale  Venderla  a 
prezzo  vilissimo  per  bisogno  presente. 

—  ùnn'éuggid;  Dare  uno  sguardo,  un'occhiata. 

—  ùnn-a  lavata  de  festa  o  de  come;  Dar  un  la- 
vacapo, un  grattacapo,  una  risciacquata,  una  slreg- 
ghialura,  una  scopatura,  una  gridata,  una  sbri- 
gliata, una  rincanata,  una  sbarbazzata,  una  ri- 
passata, un  rabbuffo,  un  ripiglio,  una  spelliccialnra, 


una  strigliata,  Cantar  la  solfa  o  la  compieta  o 
il  vespro  a  uno,  Risciaquargli  il  bucato.  Fargli 
un  rivellino,  uno  scapponeo,  vagliono  Fargli  una 
solonne  e  aspra  riprensione. 

•  ùnn-a  man;  Dare  una  mano,  vale  Dar  ajulo, 
Ajutare. 

-  ùnn-a  man  de  co;  Dare  una  volta  di  colore  a 
checchessia. 

-  ùnn-a  mona;  Dare  una  fardata,  un  bottone,  Sbot- 
toneggiare:  Gittare  un  mollo  pungente  verso 
alcuno.  Modo  basso. 

•  ùnn-a  patta  in  icera,  in  ta  mùagia  d'ùnn-a 
cosa;  Lanciare,  Avventare,  Scaraventare:  Scagliar 
con  violenza,  con  impelo;  ed  anche  semplicem. 
Gettare,  Cacciare. 

■  0  Piggià  ùnn-a  patta;  Fare  una  cascata,  una 
caduta.  Dare  uno  stramazzone,  un  cimbottoio, 
Cimbotlolare. 

•  ùnn-a  penna  addosso  a  un  serito  V.  sopra 
Dà  da  penna. 

■  ùnn-a  repassd;  Dare  una  ripassata,  una  rivista, 
vale  Tornare  a  vedere,  a  leggere,  a  considerare, 
ad  esaminare  alcuna  cosa. 

■  un  sciaccadenti ;  Dare  un  sergozzone,  un  sor- 
gozzone,  un  golino  V.  Sciaccadenti. 

■  ùnn-a  sciocca;  Soppressare  alquanto. 

■  ùnn-a  scòi'sa;  Dare  una  scorsa,  una  letturina: 
Leggere  rapidamente  un  libro  o  una  scrittura. 

•  ùnn-a  stoccd  de  chéu;  Dare  una  stoccata:  Ca- 
gionare dolore  acerbissimo,  dispiacere  eccessivo. 

•  un  slrapuntin;  Dare  una  scopatura  a  uno.  Dar- 
gli un  cappello  o  cappellaccio,  Fargli  una  ripas- 
sata 0  simile,  vale  Rimproverarlo,  rinfaccian- 
dogli i  mancamenti  di  lui;  e  per  lo  più  inten- 
diamo Manifestare  sotto  maschera  i  difetti  o 
segreti  di  colui,  a  cui  indirizziamo  la  parola. 

•  un  slreppòn;  Dare  una  strappata,  una  stratta, 
Dare  di  strappo,  e  vale  Tirare  con  violenza  e 
scossa.  -  Strappata  di  briglia  è  II  tratto  violento 
di  essa. 

un  travaggio  da  fd;  Allogare  un  lavoro:  Dare 
un  lavoro  da  farsi  ad  un  artetìce;  e  propriam. 
Assegnare  un  artefice  per  un  dato  lavoro  e  sta- 
bilirne il  prezzo. 

via;  Esitare,  Spacciare,  Smaltire.  Talvolta  signi- 
fica Donare,  Regalare  ;  e  talvolta  Dispensare,  Di- 
stribuire. 

vòlta;  Dar  volta.  Avvolgere,  Annodare,  dicesi 
di  cavo,  fune  o  simile  quando  si  allaccia  intorno 
a  qualche  cosa  ferma  o  stabile.  Parlandosi  di 
vasi,  ed  usalo  in  senso  neutro,  vale  Abbattersi, 
Rovesciarsi;  e  parlandosi  di  carrozze,  dicesi  Ri- 
baltare V.  Ribulld. 

vòlta  a-o  cervello  ;  Dar  la  balta  a!  cervello,  Dar 
la  volta  al  canto.  Dar  nelle  girelle,  ne'  gerùndii, 
vagliono  Uscir  di  sé,  Perder  l'uso  della  ragione. 
Impazzare,  Ammattire. 

zù;  Dar  giiì.  Ridar  giù.  Andar  giù,  figurai.  Far 
calo,  Disvenire,  Declinare,  Dimagrare.  Parlandosi 
de' fiumi,  dicesi  Abbassare  de' fiumi,  dell'acqua; 
parlandosi  delle  fecce  che  fanno  i  liquidi  lasciati 
in  riposo,  dicesi  Posare. 
ZÌI  a  un  travaggio;  Precipitare  un  lavoro,  vale 
Farlo  di  somma  fretta  e  con  pochissima  dili- 
genza ;  che  anche  dicesi  Abborracciarlo,  Strapaz- 
zarlo, Tirario  giù. 

zù  Vinsciaggia;  Disenfiarsi:  Andar  via  l'enfia- 
gione. 


292 


DA 


DAB 


—  zù  ò  so;  Tramontare,  Dar  la  volta  o  la  balta, 
.    Inclinare  all'occidente. 

—  zù  ó  viti  ;  Uscire  il  vino  del  capo,  vale  Cessar 
l'ubbriachezza. 

zù  a  ùnn-a  mercanzia;  Abbacchiare  una  merce, 

vale  Venderla  a  qualunque  prezzo  per  fretta  di 
far  denari. 
§  Daghe  a-o  resto;  Far  del  resto,  Consumar  l'asta 
e  il  torchio  :   Mandar  male   interamente  il  suo 
avere,  Consumar  ogni  cosa;  e  in  term.  di  giuoco, 
Giocare  tutto  il  restante  del  denaro;  e  melafor. 
Arrischiare  il  tutto, 
n  —  cómme  o  sciò  Gicea;  Dar  in  ceci  o  in  cenci, 
Dar  in  piattole,  in  ciampanello,  ecc.  V.  sopra 
Dà  in  balle;  e  talvolta  semplicem.  Sbagliare, 
Prendere  sbaglio,  Dare  in  fallo,  Fallire,  Errare. 
1)  —  de  ciatto;  Tirar  di  lungo,  Indugiare:  Usar 
trascuragginc  o  negligenza,  Non  pigliarsi  cura 
0  pensiero. 
11  —  de  gambe;  Darla  a  gambe.  Farsela  a  gambe 
0  alle  gambe,  Dar  delle  calcagna,  Raltere  il  tac- 
cone, vagliono  Partirsi  in  fretta,  Fuggir   velo- 
cemente. 
11  —  deveje;  Svignare,  Battersela,  Fuggire,  ecc. 
Il  —  dò  stùdióu;  Non  far  caso.  Non  far  conto,  Non 

curare  una  cosa. 
Il  —  do  cu;  Battere  una  culata,  Dar  del  cufo  in 

terra  V.  Cu. 
Il  —  do  naso  ;  Darci  dentro,  Dar  di  cozzo  V.  Naso. 
ti  —  drento;  Darci   dentro:   Mettersi   con   tutto 
l'animo  ad  un'operazione  qualsiasi  per  condurla 
comecchessia  a  compimento.   Parlandosi  di  vi- 
vande, dicesi  comunem.  in  Toscana  Darci  sotto, 
e  vale  Mettersi  a  mangiarle  con  voglia  e  finirle. 
Il  —  là;  Lasciar  correre  due  soldi  per  ventiquattro 
danari,  Lasciar  andare  dodici   denari  al  soldo, 
Far  orecchi  da  mercante.  Non  la  guardar  pel 
sottile,  vagliono  Non  s'inquietare  per  cosa  che 
detta  0  fatta  sia  men  che  bene,  Mostrar  non  co- 
ranza  di  ciò  che  altri  dica. 
§  Dàla  lunga;  Darla  lunga,  Procrastinare,  Trac- 
cheggiare. 
S  Dàle  de  marca  maggio;  Dar   come  in  terra, 
Crosciarle  a  macca,  Darne  altrui  un  rotolo,  va- 
gliono Percuotere  a  rotta,  senza  discrezione. 
%  Ddtie  ùnn-a  cada  e  ùnn-a  freida;  Darne  una 

calda  e  una  fredda  V.  Cado  addiett. 
S  Ddse  n.  p.  Darsi,  Battersi,  Percuotersi  a  vicenda, 

Venir  alle  mani. 
Il  —  o  conosce;  Farsi  conoscere  V.  Conosce. 
Il  —  a  credde,  ad  intende  ;  Darsi  o  Farsi  a  cre- 
dere, vale  Imaginarsi. 
Il  —  a-e  prùxe;  Spulciarsi  V.  Prùxa. 
11  —  a-e  mosche  ;  Levarsi  le  mosche  o  i  moscherini 
dal  naso,  figurai,  vale  Non  si  lasciar  fare  ingiuria. 
11  —  a  man;  Darsi  la  mano,  Impalmarsi. 
Il  —  afa  de  baronate;  Darsi  al  briccone,  al  furfante. 
»  —  àia;  Aver  aria,  Arieggiare,  Rassomigliare 

V.  Àia. 
Il  —  aia  d'importansa  ;  Darsi  aria  d'importanza, 

Darsi  l'aria  d'uom  'da  faccende. 
11  —  a-o  diao;  Darsi  al  diavolo,  al  nemico,  ai 
cani,  alla  versiera,  alle  streghe,  alle  bertucce, 
vale  Disperarsi. 
Il  —  a-o  Segnò;  Darsi  a  Dio:  Dedicarsi  alla  vita 

spirituale. 
11  —  d  slradda;  Gettarsi  alla  strada,  vale  Porsi 
a  far  l'assassino  di  strada. 


Il  —  bon  tempo;  Darsi  buono  o  bel  tempo,  Far 
lemp.  ne,  vagliono  Slare  allegramente,  Passarsela 
in  allegria,  in  divertimenti. 

Il  —  da  sappa  in  svi  pé;  Darsi  della  scure  sui 
pie,  Darsi  la  zappa  su'  piedi,  Rompersi  le  noci 
sul  capo.  Darsi  del  dito  nell'occhio.  Darsi  su  per 
l'unghie  col  martello,  Murarsi  in  un  forno,  Ta- 
gliarsi le  legne  addosso.  Aguzzarsi  il  palo  sulle 
ginocchia,  Tirar  a' suoi  colombi.  Modo  proverb. 
che  vale  Recarsi  pregiudizio  da  se  stesso.  Operare 
a  proprio  svantaggio. 

11  —  dattorno;  Darsi  le  mani  attorno,  vale  Ma- 
neggiarsi, Adoperarsi,  Industriarsi,  Prender  briga 
0  studio  d'avere. 

Il  —  dell' irnportansa ;  Star  in  sul  mille,  Aver 
gran  fava.  Aver  della  chiella:  Riputarsi  d'assai. 

Il  —  l'appuntamento  ;  Darsi  la  posta  o  la  ferma, 
cioè  Fermar  luogo  e  tempo  per  checchessia. 

1)  —  5  caxo;  Darsi  il  caso,  la  combinazione,  Av- 
.venire.  Accadere,  Succedere. 

11  —  0  rossetto;  Darsi  il  bellello,  Imbellettarsi, 
Scialbarsi,  Lisciarsi  V.  Rossetto. 

Il  —  0  vanto;  Darsi  il  vanto,  Vantarsi. 

Il  —  premmùa  d'ùnn-a  cosa;  Darsi  cura,  briga  0 
pensiero  di  checchessia,  Brigarsi  di... 

Il  —  recatto  ;  SFetlersi  in  ordine.  Allestirsi,  Disporsi, 
Apprestarsi,  JMettersi  in  punto;  e  talora  Curarsi 
da  qualche  malallia. 

S  Ddsejjhe  léugo;  Darcisi  motivo,  occasione,  ecc. 

§  Ddseghepaxe;  Darsi  pace,  Appaciarsi,  Quietarsi. 

g  Dwghe  u-o  lo;  Dàili  dalli.  Dagli  dagli:  Ciò  di- 
cesi quandi  sopra  una  persona- vogliamo  addos- 
sare lutto  il  torlo,  vogliamo  incolparla. 

§  Dwghea  dceghca!  Dalli  dalli.  Dagli  dagli,  Dàlie 
dàlie.  Maniera  di  dire  per  incitare  ad  arrestare 
un  ladro,  o  simile,  come  dire:  Arresta  arresta, 
Ammazza  ammazza. 

§  Dceto  ó  caxo;  Dato  il  caso.  Dato  che.  Posto  che. 

g  Dagghe,  tocca  e  busticca;  Batti,  picchia  e  mar- 
tella. Dagli,  picchia  e  mena,  Dùgli  e  tocca.  Ma- 
niera di  dire  per  dinotare  un'azione  continuala. 

g  E  dàgghea  ì  E  dalli  !  Si  dice  con  un  po'  di  stizza, 
allora  che  uno  insiste  o  ripete  parole  o  alti  che 
non  ci  aggradano. 

g  Péu  dòse;  Può  darsi.  Può  essere,  Sarà:  Forma 
dubitativa  che  si  dice  per  ammettere  la  possi- 
bilità d'una  cosa. 

%  Te  5  do  mi;  L'avrai  a  fare  con  me. 
I>£t  amixi  V.  sotto  Da  boin  amixi. 
Da  Tbanda;  Da  banda.   Posto  avverb.  vale 
Da  una  parte  o  In  disparte  V.  Banda. 

—  o  banda;  Da  banda  a  banda,  Da  parte  a  parte, 
Da  una  parte  all'altra. 

g  Mette  0  Mettise  da  banda;  Jleltere  o  Mellersi 
da  banda  V.  Banda. 

g  Passa  da  banda  a  banda;  Passare  da  banda  a 
banda:  Ferire  facendo  passare  la  punta  dell'arme 
dall'altra  parte  del  corpo. 
I>a  Tbasso  avv.  Da  basso.  D'abbasso,  A  basso, 
Al  basso:  In  luogo  basso.  Dalla  parte  inferiore; 
e  talora  per  Di  sotto,  Per  secesso. 

r>albTbeii  add.  Dabbene,  Da  bene,  Probo:  Ag- 
giunto d'uomo,  vale  Onorato,  Pio,  Onesto,  Buono. 
Parlando  di  donna,  oltre  il  proprio  significato, 
vale  anche  Donna  onesta. 

I>a  Iboin  amixi  ;  Da  amico,  Da  amici,  Da 
buoni  amici  V.  Amiga. 

Da  "bon  ;  Da  senno,  In  sul  sodo,  In  sul  serio. 


DAE 


DAM 


293 


Sul  serio,  Per  da  vero,  Da  buon  senno,  Da  voro 
senno.  Posto  avverb.  coi  v.  Fare,  Dire,  Parlare, 
e  simili,  vale  Fare  ecc.  daddovero,  seriamente, 
conlr.  di  Da  beffe,  Da  burla. 

X>ai  Ibravo;  Coraggio,  Animo,  Su  via.  Ma- 
niera d'incitare  altrui  al  lavoro. 

I>a.cca>iito  avv.  Accanto,  Allato,  A  lato.  Ap- 
presso, Vicino. 

I>a>  eappo;  Da  capo  e  Daccapo,  Di  ricapo 
V.  Cappo. 

r>a  capp'a  pé;  Da  capo  a' pie,  Dal  capo 
al  pie,  Dal  capo  a'  piedi  V.  Cappo. 
S  Squaddrd  da  capp'a  pé  ;  Squadrare  da  capo  ai 
piedi  V.  Cappo. 

I>a  simula  a  fiondo  ;  Da  cima  a  fondo. 
Posto  avverb.  vale  Dal  principio  alla  fine. 

I>'aceor<io;  D'accordo,  Di  bel  patto.  Posto 
avverb.  vale  Concordemente,  D'intelligenza,  Di 
comune  consenso, 
g  D'amò  e  d'accordo;  D'amore  e  d'accordo,  A 
buon  C(  ncio.  In  buon  concio,  lo  stesso  che  D'ac- 
cordo, ma  ha  più  efficacia. 
$  Èse  0  Andà  d'accordo;  Essere  o  Andar  d'ac- 
cordo V.  Accordo. 
%  Mette   d'accordo;  Porre  o  Mettere  d'accordo. 

Accordare,  Conciliare,  Pacificare. 
%  Mettise  i'accordo;  Mettersi  d'accordo,  Accor- 
darsi. 

I>a  chi  a  poclxi  g-iorni;  Di  qui  a 
pochi  giorni,  cioè  Fra  breve,  Fra  pochi  giorni, 
Quanto  prima. 

I>a  elii  a  poco  tempo  ;  Di  qui  a  poco. 
Fra  poco,  In  breve,  Fra  non  molto. 

I>a  clxi  in  a>^anti  ;  Da  qui  o  Da  quinci 
innanzi.  Da  questo  tempo  innanzi,  Da  ora  in  poi. 
Da  ora  innanzi.  Da  ora  avanti.  D'ora  in  avanti, 
Da  oggi  avanti,  Da  indi  in  là.  Posto  avverb.  vale 
In  0  Per  l'avvenire.  In  avanti,  In  appresso. 

Da  clxi  in  là  V.  sopra  Da  chi  in  avanti. 

I>a  clii  in  sciù;  Da  indi  in  su,  cioè  Da 
quel  luogo  o  Da  quel  tempo  in  su. 

I>a  chi  in  zù;  Da  indi  in  giù  o  in  giuso, 
cioè  Da  quel  luogo  o  Da  quel  tempo  in  giù. 

I>adLdo  s.  m.  Dado.  T.  mar.  l'ezzo  quadrato 
di  bronzo  che  s'incastra  nel  mezzo  della  rotella 
d'un  bozzello.  Vi  passa  il  pernuzzo  intorno  al 
quale  la  rotella  gira. 

—  da  porta;  Nocella,  Rollino. 

I>'a<ld.osso  ;  Da  dosso.  D'addosso,  Di  dosso. 
Posto  avverb.  vale  Di  sopra  la  persona,  Dalla 
persona,  Dal  corpo. 
S  Levdse  ùnn-a  cosa  o  persònn-a  d'addosso  ;  Le- 
varsi 0  Cavarsi  d'addosso  una  cosa  o  una  per- 
sona, vale  Liberarsene,  Sgravarsene. 

I>à  dlrita;  A  destra,  A  man  destra,  A  man 
ritta.  Posto  avverb.  vale  Dalla  banda  destra. 

X>a-e;  Dalle:  Prepos.  articolata  che  segna  il  sesto 
caso  plur.  femm.  innanzi  a  consonante. 

I>ae  s.  m.  Dado:  Pezzuole  d'osso  o  d'avorio  di 
sei  facce  quadre  eguali,  in  ciascuna  delle  quali 
è  segnalo  un  numero,  cominciando  dall'uno  in- 
flno  al  sei,  e  che  serve  a  diversi  giuochi.  -  Da- 
dajuolo  dicesi  Colui  che  spesso  e  volentieri  giucca 
a  dadi. 
S  Zùgd  a-i  da;;  Dadeggiare,  Giocare  o  Fare  a'  dadi. 

I>8etas.  f.  Data:  Designazione  precisa  del  tempo 
e  del  luogo,  in  cui  si  fece  un  contratto  o  si 
spedì  una  patente,  si  scrisse  una  lettera,  ecc.; 


ed  anche  L'indicazione  del  millesimo  in  cui  fu 
stampato  un  libro. 
«I  Data,  nell'uso  tose,  significa  ancora  II  tempo, 
dal  quale  è  cominciala  alcuna  cosa:  Semmo  amixi 
de  lunga  dccta;  Siamo  amici  di  lunga  data. 
11  Detta.  Voce  dell'uso.  Quella  somma  di  più  che, 
allorché  essendo  slata  falla  una  vendita  all'in- 
canto, e  gli  oggetti  essendo  stali  comprali  in 
società  da  più  individui,  si  aggiunge  da  ciascun 
degli  stessi  all'importo  della  spesa  effettuala,  in 
guisa  che  il  maggior  offerente  ricompera  il  tutto 
da  solo,  e  sborsa  la  della  accresciuta ,  la  qual 
si  divide  in  egual  porzione  fra  tulli  gli  altri  socii. 

I>Eeti  s.  m.  plur.  Dati,  Documenti,  lozioni,  In- 
dizi, Argomenti,  Prove. 

I>aflrse  s.  m.  plur.  Faccende,  Affari,  Negozi. 

Dag-a  s.  f.  Daga  :  Specie  di  spada  corta  e  larga. 

I^ag-aeso  add.  Manesco:  Colui  che  è  incli- 
nalo e  pronto  al  menar  le  mani. 

Dàlia  s.  f.  Dàlia  e  Dàlea.  T.  bolan.  Dahlia  va- 
riabilis  o  Gcorgina  variabilis.  Pianta  importata 
dal  Messico  e  introdotta  in  Francia  nel  1800. 
Ve  ne  sono  di  molte  varietà  e  in  tntte  le  gra- 
dazioni di  colori,  eccettualo  il  turchino;  serve 
d'ornamento  a'  giardini. 

r>a  li  a  poco;  Da  indi  o Da  li  a  poco,  Poco 
dopo,  Poco  stante. 

I>'allòa  che  ;  Da  poi  che.  Dappoiché,  Dopo 
che.  Poscia  che.  Da  quel  tempo  che. 

r>'allóa  in  poi,  O'allòa  in  sa; 
D'allora  in  poi.  D'allora  in  qua.  Da  quella  in 
poi.  Da  indi  innanzi.  D'allora  innanti,  Da  quel 
tempo  in  poi. 

I>à  lontan  avv.  Da  lontano.  Dalla  lontana, 
Alla  lontana.  Dalla  lungi.  Dalla  lunge,  In  lonta- 
nanza. 

X>a  lixnxi  V.  sopra  Dà  lontan. 

I>a  man  a  man  ;  A  mano  a  mano,  A  lesta 
a  testa. 

I>à  mancinn-a;  A  mancina.  Posto  avverb. 
vale  A  mano  sinistra.  Dal  lato  manco. 

I>amàsclxina  s.  f.  Susina  dommaschina  o 
damaschina.  T.  bolan.  Prunus  damascwna.  Sorla 
di  susina  di  gusto  assai  prelibalo,  nominala  cosi 
da  Dommasco,  che  è  corruzione  di  Damasco, 
città  di  Sona,  la  quale  abbonda  di  perfettissime 
prugne,  e  da  cui  ci  furono  portale  le  prime. 

Damasco  s.  m.  Damasco,  Dammasco  e  Dom- 
masco: Drappo  di  seta  fatto  a  opera,  cioè  a  fiori 
e  a  diversi  disegni,  che  anticam.  ci  veniva  da 
Damasco. 

Damerin  s.  m.  Damerino,  comunem.  dtcesi  di 
Chi  è  lezioso  e  nel  vestire  ricercato. 
%  Fd  ò  damerin;  Far' i\  damerino:  Vestirsi  in  gala, 
Conversare  e  Andar  attorno  come  dama. 

Damixanetta  s.  f.  Damigianelta:  Piccola 
damigiana  V.  Damixann-a. 

Damixann-as.  f.  Damigiana:  Vaso  di  vetro 
in  forma  di  grandissimo  fiasco,  vestilo  d'ordi- 
nario con  tessuto  di  vetrici,  per  uso  di  conser-. 
varvi  0  trasportar  vino  o  altri  liquori. 

Damma  s.  f.  Dama,  Gentildonna  :  Donna  di  no- 
bile condizione. 
S  Bócca  de  damma;  Bocca  di  dama  V.  Bocca. 

Damma  s.  f.  Dama:  Una  specie  di  giuoco  che 
si  fa  sullo  scacchiere  (scacchèa)  con  alcune  pic- 
cole girelle  di  legno  tonde,  di  due  colori,  e  sono 
di  numero  dodici  per  ciascun  colore. 


294 


DAP 


DAY 


»  —  per  Quella  pedina  che,  a  detto  giuoco,  arrivala 
nell'ultima  casella  della  tavola,  è  coperta  con 
un'altra,  e  può  andare  innanzi  e  indietro  a  suo 
talento. 
S  Fé  damma;  Far  dama,  dicesi  quando  il  giuo- 
catore  ha  condotto  una  pedina  sino  agli  ultimi 
quadretti  della  scacchiera  alla  parte  opposta,  e 
la  fa  coprire  con  altra  pedina  dell'avversario. 
%  Zùgà  a  damma;  Fare  o  Giocare  a  dama:  Gio- 
care al  detto  giuoco. 

Damma,  v.  a.  Damare  :  Coprire  con  altra  pe- 
dina la  pedina  che  è  giunta  sino  agli  ultimi  qua- 
drelli dello  scacchiere  alla  parie  opposta. 

I>'amò  e  d'accord-O  V.  D'accordo. 

I>'aiiolxéii  avv.  Di  quest'oggi,  Dentr'oggi. 
S  X  giornd  d'anchéu;  Al  dì  d'oggi,  Oggidì,  Og- 
gigiorno V.  Anchéu. 
S  D'anchéu  a  dóman;  Da  oggi  a  domane  o  in 
domane  o  in  domani:  Da  un  giorno  all'altro, 
Fra  non  molto. 
'S  D'anchéu  a  éulto,  a  chinte ,  ecc.;  Da  oggi  a 
olio,  a  quindici,  ecc.,  vale  Di  qui  a  otto,  a  quin- 
dici giorni,  ecc. 

I>aii<Ì0eiis.  m.pl.  Ghianderini.  T.  verviic.  Sorla 
di  pasta  tonda  per  minestra,  fatta  a  forma  di  pic- 
cole ghiande  o  di  piccoli  ditali. 

Danna  v.  a.  Dannare:  Condannare  al  fuoco 
eterno. 
S  Fd  danna  o  Fa  danna  l'anima;  Far  dannare,  o 
Far  dannar  l'anima,  lo  dicono  le  donne  special- 
mente quando  i  fìgliuoli  o  le  figliuole  danno  loro 
spessa  cagione  di  lamento  o  di  dispiacere. 
S  Dannàse  n.  p.  Dannarsi:  Andar  all'inferno  per 
gli  peccati  commessi;  e  figurai.  Arrabbiarsi,  Di- 
sperarsi, Darsi  alle  streghe,  alla  versiera,  al  dia- 
volo. 

Dannaziòn.  s.  f.  Dannazione,  Dannamento: 
Perdizione  eterna;  e  figurai.  Fastidio,  Pena,  Tor- 
mento, Molestia,  Travaglio,  Martirio,  Supplizio. 

I>annezza  v.  a.  Danneggiare,  Dannificare, 
Nuocere:  Dare,  Fare  o  Arrecar  danno,  detri- 
mento, ecc. 

Danno  s.  m.  Danno,  Danneggiamento,  Nocu- 
mento, Pregiudizio,  Discàpito,  Perdita,  Jallura. 
S  Caxond  dò  danno;   Arrecar  danno  V.   sopra 

Dannezzd. 
S  Fd  danno;  Spandere,  Versare ,  dicesi  de"  vasi , 
i  quali  essendo  incrinati  lascian  fuggire  dalle  fes- 
sure il  liquido  che  contengono.  -  Trapelare  al 
contr.  si  riferisce  soltanto  al  liquore  contenuto  nel 
vaso,  e  significa  Lo  scappare  ch'ei  fa  da  questo 
uscendo  per  sottilissime  fessure. 
S  Fdse  dd  danno  ;  Danneggiarsi,  Pregiudicarsi  :  Far 

danno  a  se  stesso. 
S  So  danno;  Suo  danno.  Tanto  peggio  per  lui. 

Dannóu  p. pass.  Dannalo,  Perduto:  Condannalo 
all'inferno. 
8  Anima  dannd;  Anima  dannala,  dicesi  d'Uno 
scellerato. 

Dante rPeWerfe;; Pelle  di  dante:  Pelle  di  daino 
0  cervo  concia  con  olio  V.  Pelle. 

Da-o;  Dal,  Dallo:  Prcpos.  arlicol.  che  segna  il 
sesto  caso^sìng.  masch.  innanzi  a  consonante. 

Da-o  ciù.  a-o  meno  ;  Dal  più  al  meno. 
Poco  presso,  A  un  dipresso,  Poco  più  poco  meno, 
All'incirca,  Circa. 

Da  0  Dà  parte;  Da  parte,  In  disparte,  Se- 
paratamente, 


—  de  Dio;  Grazie  a  Dio,  Alla  fin  fine,  Per  buona 
ventura. 

—  dò  Rè;  Per  parte  del  re,  cioè  D'ordine  del  re. 

—  «ICE,  da  parte  tò,  so,  ecc.;  Da  parte  mia,  tua, 
sua,  ecc.,  vale  Dal  canto  mio,  tuo,  suo,  ecc.;  e 
talvolta  In  nome  mio,  tuo,  suo,  ecc. 

—  a  parte;  Da  parte  a  parte,  Da  banda  a  banda, 
Da  una  parte  all'altra. 

§  Lascia  da  parte;  Lasciare  o  Porre  da  parte, 
vale  Omettere,  Tralasciare  :  Lascemmo  da  parte 
i  complimenti  ;  Lasciamo  da  parte  i  complimenti. 
%  Mette  dà  parte;  Torre  da  parte,  vale  Non  far 
conto, Non  far  capitale:  Metto  dà  parte  l'affronto 
ricevilo;  Pongo  da  parte  l'oltraggio  ricevuto. 
%  Meltise  dà  parte;  Mettersi  o  Porsi   da  parte, 
vale  Avanzare  o  Ammassar  denari  :  O  s'ha  misso 
dà  parte  un  miggid  de  scùi;  Ei  si  mise  da 
parte  un  migliajo  di  scudi. 
S  Sld  dà  parte;  Stare  da  parte,  cioè  Da  sé,  Se- 
parato dagli  altri. 
S  Tid  un  dà  parte;  Tirar  uno  da  parte  o  in  dis- 
parte, Separarlo  dagli  altri. 

Da  poco  in  sa  avv.  Da  poco  in  qua,  Da 
poco  tempo  in  qna,  Di  fresco,  Di  recente.  No- 
vellamente. 

Dappertutto  avv.  Dappertutto,  Da  per  lutto. 
Per  tufo,  In  ogni  parte,  In  tutti  i  luoghi. 

Dappèu.  avv.  Dappoi,  Dippoi,  Da  poi,  Di  poi, 
Poscia,  Dopo. 

Dappresso  avv.  Presso,  Appresso,  Dappresso, 
Vicino,  Accosto,  Da  vicino.  Allato;  ed  usasi  an- 
che come  preposizione. 

D'arente  avv.  Dappresso,  Appresso,  Da  vi- 
cino, Rasente,  In  vicinanza,  Di  poca  o  A  poca 
disianza,  Accosto,  ecc. 

D'arescoso  avv.  Di  soppiatto,  Di  nascosto. 
Occultamente,  Furtivamente,  Alla  celala.  Alla  fug- 
giasca, Alla  macchia,  Copertamente. 

Dàrsena  s.  f.  Darsena  :  La  parte  più  interna 
del  porto,  cinta  per  lo  più  di  muraglie. 

D'assettón  m.  avv.  Stando  a  sedere. 

Dà  testa  a-i  pé;  Da  capo  a  piedi,  Dal 
capo  al  pie.  Modo  avverb.  e  vale  Per  tutta  la 
persona,  Dal  capo  sino  al  piede  della  persona. 

D'àto;  Da  aito,  Dalla  parte  superiore. 
§  Fd  d'àto  in  basso  ;  Far  alto  e  basso,  vale  Fare 

a  suo  senno,  a  suo  arbitrio,  a  suo  modo. 
§  Poeì  fd  d'àto  in  basso  ;  Poter  far  alto  e  basso, 
vale  Aver  facoltà  di  poter  fare  lutto  ciò  che  ri- 
guarda una  data  cosa. 

Dàttao  s.  m.  Dàttero  e  Dàttilo,  antic.  Dàttaro, 
Andàttalo,  Andàltero:  Frutto  della  palma  (Phoe- 
nix dactyliferaj,  che  forma  uno  dei  principali 
alimenti  degli  Orientali.  La  palma  dicesi  anche 
Dàttero  e  Dàttilo. 

—  de  md;  Dàttero  di  mare.  T.  de'  Natur.  Pholades. 
Specie  di  nicchio  bivalve,  di  sapore  squisito,  che 
trafora  gli  scogli,  vi  si  annida  e  vi  cresce,  cosi . 
detto  per  una  certa  somiglianza  col  frutto  della 
palma.  Chiamasi  ancora  dagli  Scrillori  Balano  e 
Folade. 

Dattorno;  Dattorno,  D'attorno,  Da  torno, 
Dintorno,  Intorno. 
§  Dàsc  dattórno;  Darsi  le  mani  attorno;  Pianeg- 
giarsi, Industriarsi,  Prender  briga  o  studio  d'avere. 

D'a^vanso  avv.  D'avanzo,  Davanzo.  Posto  av- 
verb. vale  Più  del  giusto,  Più  del  dovere,  Di 
soprappiù. 


DEB 


DEC 


295 


I>a<v^a>utì  s.  m.  Dinanzi:  La  parte  dinanzi  di 

checchessia. 
S  /  davanti  di  càsoin;  I  dinanzi  de'  ca'zoni:  Le 

due  parli  de*  calzoni  che  coprono  l'una  e  l'allra 

coscia  anteriormente. 
II>a,-va;]iti  prep.  Davanti,  Dinanzi,  Alla  presenza, 

e  si  unisce  coi  5"  e  col  6°  caso. 
S  Sta  davanti  per  un;  Slare  o  Stare  mallevadore 

per  uno,  vale  Promettere  ed  obbligarsi  per  altrui. 
I>a,  vixin  avY.  Da  vicino,  Dappresso,  ecc.  V. 

sopra  D'urente. 
II>awei  avv.  Davvero,  Daddovero,  Da  senno. 

In  verità,  Veramente;  conlr.  di  Da  beffe. 
I>a<zio  s.  m.  Dazio,  Gabella,  Diritto:  Ciò  che 

si  paga  al  governo  per  le  mercanzie  che  si  tras- 
portano 0  s'introducono  nel  paese. 

—  consumino;  Dazio  consumo  o  Dazio  di  consumo 
V.  Consumino. 

I>e;  Di.  Prepos.  sempl.  che  segna  il  secondo  caso 
sing.  e  plur.  de'  nomi  e  pronomi  masch.  e  femm. 
che  cominciano  per  consonante. 
I»  Di,  dinanzi  a' verbi,  si  congiunge  sempre  col- 

l'infinito. 
M  Delle:  È  anche  prepos.  articol.  che  serve  al  se- 
condo caso  dei  nomi  di  gen.  femm.  plur.  che 
cominciano  per  consonante:  0  zéugo  ó  l'è  a 
ròvinn-a  de  famiggc;  Il  giuoco  è  la  rovina  delle 
famiglie. 

I>eTbà  s.  m.  Dibattimento:  Nei  processi  crimi- 
nali è  Quella  parte  dell'istruzione  che  si  fa  pub- 
blicamente, e  che  consiste  nell'alto  d'accusa, 
nell'interrogatorio  che  vien  dato  all'accusato,  nel- 
l'esame dei  testimoni,  tanto  ad  aggravio  che  a 
difesa,  nelle  cause  della  parte  querelante,  nelle 
requisitorie  del  Pubblico  3Iinistero  e  nella  difesa 
dell'avvocato,  e  termina  col  riassunto  del  Pre- 
sidente del  Tribunale.  Dal  frane.  Bébat. 

JDe  'ba.d.d.a.  avv.  Gratis,  Gratuitamente,  Senza 
spesa;  e  talvolta  A  vilissimo  prezzo. 

I>e  loalla,  ("Anddj;  Esser  di  balla  o  di  ballata 
con  alcuno  V.  Balla. 

!De  1ba;Ssa<  inaili;  Di  bassa  mano.  Poslo 
avv.  e  in  forza  d'addiett.  vale  D'amil  condizione, 
Di  basso  lignaggio. 

Delbito  s.  m.  Debito:  Obbligazione  di  pagare 
altrui  qualche  somma  di  danaro. 
1»  Debito,  per  Dovere,  Obbligo  di  fare,  di  dire. 

—  pùbblico;  Debito  pubblico  o  dello  Stato:  Sotto 
questa  denominazione  si  comprendono  I  debiti 
che  contrae  il  Governo,  sia  col  prendere  un  pre- 
stito, sia  per  qualunque  titolo,  col  riconoscersi 
debitore,  sia  verso  i  propri  concittadini,  sia  verso 
Stati  0  cittadini  stranieri. 

S  Accollàse  0  Addossàse  un  debito;  Accollarsi  un 
debito:  Recar  sopra  di  sé  il  debito  d'una  cosa. 

S  Aveì  ciù  debiti  che  a  giustizia;  Aver  pili  de- 
bili che  la  lepre.  Aver  debito  il  flato  e  la  pelle. 
Affogar  ne'  debili.  Modi  che  esprimono  Aver  de- 
bili in  abbondanza. 

S  Cento  pensctei  nò  pàgan  ùnn'dnsa  de  debiti; 
Cento  libbre  di  pensieri  non  ne  pagano  una  di 
debili.  Prov.  di  chiaro  significalo. 

S  Dà  debito  V.  sotto  Mette  a  debito. 
.    S  Ése  càrego  o  pin  de  debiti  V.  sopra  Aveì  ciù 
debiti  che  a  giustizia. 

S  Èse  0  Trovàse  in  debito;  Essere  o  Trovarsi  in 
debito:  Propriam.  Rimanere  indebitato,  e  co- 
monem.  Trovarsi  in  dovere. 


S  Fd  di  debiti;  Fare  o  Contrarre  debiti.  Indebitarsi. 
S  Mette  a  debito;  Dar  debito,  Addebitare:  Descri- 
vere 0  Mettere  in  debito. 
S  Paga  i  debiti;  Pagar  i  debili.  Uscir  di  debiti, 

Sdebitarsi,  vale  Soddisfarli. 
S  Perdona  un  debito;  Perdonare  un  debito:  Non 
voler  esser  più  pagato  o  soddisfatto  di  ciò  che 
altri  era  obbligato, 

I>elbito  add.  Debito,  Dovuto;  e  talora  Conve- 
nevole, Opportuno,  Acconcio. 

I>el»itò  s,  m.  Debitore:  Che  è  obbligato  per 
debito  0  ha  contratto  alcun  debito. 

Delbitùsso  s.  m.  Debiluzzo,  Debituolo  :  Pic- 
colo debito,  Debito  di  poca  entità. 

II>e  Tbòemi-a  (AndàJ  V.  Andà. 

I>e  Ibójm'óa;  A  buon'ora.  Posto  avv.  vale 
Per  tempo,  conlr.  di  Tardi. 

I>e  Ijotto;  Di  botto.  Posto  avverb.  vale  Im- 
mantinente, Di  colpo.  Di  subilo.  Di  balzo.  Di 
lancio.  In  un  subilo,  A  un  tratto.  Subitamente. 

I>el>ù  s.  m.  L'esordire,  dicesi  Quel  primo  salire 
sul  palco  scenico.  Dal  frane.  Début. 

r>eTbùtta  v.  n.  Esordire:  Salire  la  prima  volta 
sul  palco  scenico.  Dal  frane.  Débuter. 

I>eca]i  s.  m.  Decano:  Titolo  di  dignità  eccle- 
siastica; ed  anche  II  capo  o  il  piìl  anziano  di 
diversi  ordini  di  persone. 

Oe  can.cariTbl>a  (Ommo);  Buontempone, 
Uomo  d'allegria,  e  nell'uso  fior.  Uomo  di  conia 
V.   Cancaribba. 

JDecautà  v.  a.  Decantare:  Divulgare  lodando, 
Celebrare,  Predicare,  Lodare,  Encomiare,  ecc. 
«  Decantare,  in  term.  chim.  vale  Travasare  da  un 
vaso  alPallro  leggermente  i  liquori  sicché  la  fec- 
cia non  si  confonda. 

r>e  caso  in  presso  CAnddJ;  Andar  die- 
tro passo  passo,  Andar  dietro  alla  lontana,  Co- 
diare, Pedinare  V.  Andd. 

I>e  ciién  m.  avv.  Di  buon  cuore.  Di  buon  ani- 
mo. Di  buon  grado.  Con  piacere.  Volentieri.  Per 
tutte  le  altre  inflessioni  vedasi  la  voce  Chéu. 

r>e  olii,  II>e  clii  e  die  là,  IDe  olii 
li  V.  Chi  avverbio. 

I>eolxiiiàse  n.  p.  Dicbinarsi,  Umiliarsi,  Ab- 
bassarsi, Avvilirsi. 

r>e  ci  atto  (Daghe)  V.  Ciotto,  Dà. 

Oecidde  v.  n.  Decidere,  Determinare,  Delibe- 
rare, Statuire,  Risolvere. 

—  ùnn-a  question,  ùnn-a  lite,  ecc.;  Decidere  una 
quistione,  una  lite  e  simili,  vale  Risolverla,  Giu- 
dicarla. 
%  Deciddise  n.  p.  Risolversi,  Determinarsi:  Prender 

partito.  Deliberare. 
S  Deciddisea  fra  ùnn-a  personn-a;  Deciderla  coq 
alcuno,  vale  Finir  la  quislione  con  esso. 

Decima  s.  f.  Decima:  Quella  parte  dei  fruiti 
della  terra,  che  in  alcuni  luoghi  si  paga  annual- 
mente alla  Chiesa. 

Oeoimà  v.  a.  Decimare:  Levar  parte  di  chec- 
chessia, Menomare,  Diminnire;  traslato  preso  dal 
lai.  Decimare,  che  appo  i  Romani  valeva  Punire 
i  soldati  colpevoli  uccidendone  d'ogni  dieci  uno. 

Oecimazióu  s.  f.  Decimazione  :  L'atto  e  l'ef- 
fetto del  decimare. 

IDecisiòu  s.  f.  Decisione:  Risolvimento  di  qui- 
stione. Definizione  d'una  cosa  controversa, 
n  Decisione,  per  Risoluzione,  Partilo,  Determina- 
zione ferma  di  dire  o  fare  checchessia. 


296 


DEC 


DEF 


r>'eciso  p.  pass.  Deciso,  Definito,  Giudicato, 
Risolto. 
«  Deciso,  aggiunto  di  persona,  vale  Risoluto,  De- 
liberato, Fermo  a  voler  fare  o  dire. 
I>e  oiù  avv.  Più,  Di  piiì,  Inoltre,  ecc.;  e  tal- 
volta Di  soprappiù,  Sopra  il  dovere,   Sopra  il 
concordato,  e  simili  V.  Ciò. 
Declama/  v.  a.  Declamare:  Recitare  ad  alla 
voce  col  tono  e  col  gestir  conveniente  a  ciò  che 
si  recita, 
n  Declamare,  per  Inveire,  Gridar  contro:  Declama 
contro  i  abùzi,  i  vizii,  ecc.;  Declamar  contro 
gli  abusi,  i  vizj  e  simili. 
Declamazión  s.  f.  Declamazione:  Il  decla- 
mare, 0  L'arte  di  ben  recitare  orazioni,  poesie 
od  altro  in  pubblico,  accompagnandolo  co' gesti 
convenienti. 
Declina  v.  a.  Declinare,  presso  i  Gramm.  vale 
Recitare   per  ordine  i  casi  dei   nomi  coi  loro 
articoli. 
n  Declinare,  nell'uso  dicesi  talvolta  per  Non  voler 
riconoscere:  Declinn-o  l'ond  de...;  Declino  l'o- 
nore di... 
„  _  In  senso  neut.  vale  Abbassarsi,  Calare, 
n  —  Metaf.  e  pure  in  senso  neut.  dicesi  di  Chi 
essendo  in  buono  stato  di  sanila,  di  fortuna,  ecc. 
comincia  a  mancarne. 
11  —  per  Trapassar  del  tempo,  e  di  Chi  dall'età 

virile  viene  a  vecchiezza. 
„  —  Presso  i  Fisici,  parlandosi  dell'Ago  magne- 
tico, vale  11  divergere  di  esso  colla  sua  dire- 
zione per  un  certo  numero  di  gradi  dalla  linea 
del  meridiano  astronomico. 
Declinaziòn.  s.  f.  Declinazione,  presso  i 

Gramm.  vale  Declinare  i  nomi  ecc. 
"  n  Declinazione ,   presso  gli  Aslron.  vale  Abbassa- 
mento, Dilungamenlo,  o  piuttosto  Disianza  d'una 
stella,  del  sole  o  altro  pianeta  dall'equatore  verso 
mezzogiorno  o  tramontana. 
S  Andà  in  declinuzidn  ;  Andare  in  declinazione, 
Declinare,  Calare,  Abbassarsi;  e  dicesi  tanto  in 
senso  proprio  che  figurato. 
DecollazioM.  s.  f.  Decollazione:  Non  si  usa 
generalm.  che  parlando  del.  Martirio  di  S.  Gio- 
vanni Battista,  per  dinotare  la  festa  che  si  ce- 
lebra in  onore  di  questo  santo  Martire. 
Decomponn-e  v.  a.  Decomporre.  T.  chini, 
e  fis.  Sciogliere  un  corpo,  riducendolo  con  mezzi 
chimici   ne' suoi  principii  o  parli  che  lo  com- 
pongono per  farne  l'analisi. 
Decompoxizion  s.  f.  Decomposizione.  T. 
chini,  e  fis.  Il  ridurre  un  corpo   nelle  diverse 
parli  che  il  compongono;  lo  stesso  che  Analisi. 
Decora  v.  a.  Decorare,  Abbellire,  Ornare,  A- 
dornare. 
11  Decorare,  Insignire,  parlando  di  persona,  vale 
Conferirle  le  insegne  di  qualche  ordine  caval- 
leresco. 
Deooirazidn  s.  f.  Decorazione:  Nome  gene- 
rico indicante  Ogni  insegna  d'ordine  cavalleresco, 
di  cui  altri  sia  fregiato. 
%  Decorazioin  de  scena  ;  Decorazioni  teatrali  : 
Tutte  le  parti  che  concorrono  ad  ornare  il  palco 
scenico. 
Decòre  v.  n.  Decorrere:  Passare,  e  dicesì  del 

tempo. 
De  costa  $  Di  costa.  Modo  avvcrb.  V.  Cosla. 
Decotto  5.  m.  Decotto,  Decozione:  Acqua  o 


Altro  liquore,  nel  quale  si  son  fatte  bollire  erbe, 
frutte,  somi,  e  simili,  a  uso  di  bevanda  per  lo 
più  medicinale.  -  Decozione  dicesi  pure  la  sud- 
detta operazione. 
Decòu  s.  m.  Decoro:  Convenienza  d'onore  pro- 
porzionata a  ciascuno  nell'csser  suo. 
Decrepito  add.  Decrepito:  Aggiunto  a  per- 
sona, vale  Di  estrema  vecchiezza:   Vegio  decre- 
pito ;  Vecchio  decrepito. 
Decreta  v.  a.  Decretare:  Ordinare  per  decreto, 
Decrettéur  s.  m.  Luslraslivali,  ed  a  Fir. 
Lustrino:  Colui   che  sta  per   le  vie   facendo  il 
mestiere  di  lustrare  altrui  le  scarpe  e  gli  stivali. 
Dal  frane.  Decrotlcur. 
Decretto  s.  m.  Decreto,  Comandamento,  Or- 
dinazione, Sentenza,  Legge. 
De  cix"lbl>ia  (Andà)  V.  Amia. 
Decrùttà  e  scarpe  ;  Lustrare  le  scarpe 

0  gli  stivali  V.  Lustra. 
Dec^riSn  s.  m.  Decurione:  Nome  cheanticam. 
davasi  a  Ciascuno  dei  60  Talrizi,  che  compo- 
nevano il  Consiglio   Municipale,  che  poscia  si 
cangiò  in  quello  di  Consigliere  municipale. 
II  Decurione,  nelle  scuole  è  detto  così  Quell'allievo, 
che  ha  la  vigilanza  sulla  squadra  di  scolari,  delta 
Decuria. 
De  d-'ato  avv.  Sopra,  Di  sopra  V.  Àio. 
De  derré  avv.  Di  dietro  V.  Derrè. 
Dedica s.  f.  Dedica:  Offerta  falla  altrui  di  cosa^ 
durevole  per  attestalo  d'ossequio.  Parlandosi  poi 
di  Quella  lettera  che  si  mette  avanti  alle  opere 
0  libri,  ad  effetto  di  dedicarli  a  chicchessia,  di- 
cesi meglio  Dedicatoria. 
Dedica  v.  a.  Dedicare:  Sacrare, Offrire  e  Do- 
nare altrui  qualche  opera,  e  particolarm.  chiese, 
libri  0  statue,  ponendovi  il  nome  di  colui  a  cui 
s'intitola  per  onorarlo  e  per  ottenere  la  sua  pro- 
tezione. 
1)  Dedicare,  usasi  anche  semplicem.  per  Donare, 

Offrire. 
§  Deiiicdse  n.  p.  Dedicarsi,  Offerirsi,  Sacrarsi;  ed 
anche  Darsi,  Applicarsi. 
Dedicazión  s.  f.  Dedicazione  :  L'atto  di  con- 
sacrare un  tempio,  un  altare,  una  statua,  un  luogo 
all'onore  della  Divinità. 
Dedùe  v.  a.  Dedurre  e  Didurre  :  Trarre  o  Ri- 
cavare dall'altrui   operazione  o  discorso  alcuna 
noiizia  0  conseguenza. 
Il  Sbattere,  Diffalcare,  Detrarre,  Sottrarre:  Sbattere 
da  un  conto  una  quantità  di  denaro. 
Dedùzión  s.  f.  Deduzione:  Conseguenza  che 
si  deduce  col  discorso;  altrim.  Illazione. 
Il  Nel  Comm.  vale  Sottrazione,  Diffalco,  Diffalca- 
mento,  Defalco. 
Deftjeti  avv.  In  fatto.  In  fatti,  Infatti,  Di  fatti. 
Def*er£  ò  zùamento;  Deferire  il  giu- 
ramento. Tcrm.  for.  Far  giurare  secondo  pre- 
scrive la  legge. 
Defìalcà  V.  Di/Talcd. 
De  féua  avv.  Di  fuori,  Di  fnora,  contr.  di  Dentro: 
Sciorti  de  feua;  Uscite  di  fuori. 
11  Di  fuori,  usasi  anche  per  Da  paese  straniero: 
0  ven  de  féua;  Egli  vien  di  fuori. 
Defeziona  v.  n.  Abbandonare,  Mancare,  La- 
sciare: Abbandonar  la  parte  colla  quale  si  slava 
congiunto  per  dovere  o  per  palli;  Separarsi  1 
sudditi  dal  loro  sovrano,  i  soldati  dal  lor  capi- 
tano, gli  alleali  dalla  lega. 


DEL 


DEL 


297 


I>e  f  xa  ;  Filo  filo,  Alla  sfilata,  Per  filiera  V.  Fia. 

Defila.  V.  n.  Difilare,  Sfilare.  T.  milit.  Marciare 
schieralo  e  a  filo,  cioè  In  difilla  linea,  parlan- 
dosi di  drappelli,  di  compagnie,  di  squadroni  o 
ballaglioni,  i  quali  procedono  gli  uni  dielro  agli 
altri  perfettamente  difilali  e  in  ordine  di  parala. 
Dal  frane.  Défiler. 

r>efilé  s.  m.  Difilamenlo,  Lo  sfilare.  T.  milit. 
Marcia  in  colonna  d'una  truppa  che  difila  davanti 
ad  un  capo.  Dal  frane.  Défilé. 

I>e  filo  avv.  Di  filo  0  Ver  filo,  e  nell'uso  tose. 
Di  riffa.  Accompagnato  coi  v.  Avere,  Fare  e  si- 
mili, vale  Per  forza,  Forzatamente. 
§  De  filo  e  de  potensa;  Per  maledetta  forza. 

IDefini  V.  a.  Definire,  Diflìnire,  Difinire:  Spie- 
gare, Dichiarare,  Dar  la  definizione,  la  spiega- 
zione di  checchessia. 

IDefinitos.  m.  Definilore  e  DiflBnitore.  T.  mon. 
Nome  che  si  dà  a  Colui  che  è  preposto  ad  as- 
sistere al  Generale  o  al  Provinciale  nell'ammi- 
nistrazione degli  affari  dellOrdine. 

iDefiniziGn.  s.  f.  Definizione,  Difinizione,  Dif- 
finizione:  Spiegazione,  D  chiarazione,  Esposizione 
dell'essenza,  della  natura  dei  principii  d'alcuna 
cosa  mostrandone  il  genere  e  la  differenza. 
**I>efizio  s.  m.  Cartiera.  T.  di  Cari.  Edifizio 
dove  si  fabbrica  la  carta. 

ll>e  ftursa,;  Di  forza.  Posto  avverb.  dicesi  dai 
Pittori  II  dipingere  di  maniera  forte. 

I>eftau.dLà  v.  a.  Defraudare:  Tórre  o  Non  dare 
altrui  quel  che  gli  si  deve. 

II>e  ft*esco  ;  Di  fresco.  Posto  avverb.  vale  Di 
recente,  Poco  U,  Poco  avanti,  Novellamente. 

De  fùg-a;  Di  fretta,  A  furia,  In  furia.  Posto 
avverb.  vale  Con  gran  prestezza. 
%  Anid  0  Corri  de  fuga;  Andar  di  foga  o  in  foga 
0  in  furia,  Correre  a  furia,  vale  Correre  cele- 
remenle;  e  figurai.  Operare  sconsideratamente. 
%  Chi  va  de  fuga,  nò  mangia  bòn  rosto  ;  La  ra- 
gna frettolosa  fa  i  canini  ciechi,  ovv.  La  gatta 
frettolosa  fa  i  miccini  ciechi  V.  Fuga. 

Deg-enerà  v.  n.  Degenerare,  Tralignare:  Es- 
ser men  virtaoso  o  men  valente  che  i  genitori; 
e  figurai,  dicesi  delle  Cose  che  mulansi  di  bene 
in  male,  o  di  male  in  peggio,  e  in  particolare 
dei  frulli  e  delle  piante. 

I>eg^if*rà,  v.  a.  Deciferare,  Diciferare,  e  per  sinc. 
Dicifrare  :  Dichiarare  qualsivoglia  cosa  difilcile  ad 
intendersi. 
g  Degif rósela  con  un  ;  Deciderla  con  alcnno  :  Finir 
la  quistione  con  esso. 

II>e  g-iorno  ;  Di  giorno.  Posto  avv,  vaie  Mentre 
è  giorno. 

I>e  g-ir*oiu.ia;  Di  buon  umore.  Posto  avverb. 
co!  V.  Essere,  vale  Essere  allegro,  gioviale. 

IDeg-nàse  n.  p.  Degnarsi  :  Compiacersi  per  be- 
nignità e  cortesia,  Compiacersi  di  far  altrui  grazia 
0  benefizio;  ed  anche  Mostrarsi  di  facile  abbordo. 

Oeg-radlà  V.  Dcsgradd. 
§  Degradàse  n.  p.  Digradarsi ,  figurai,  vale  Ab- 
bassarsi, Avvilirsi,  Umiliarsi. 

I>eg'x*ad.azid]i  s.  f.  Degradazione,  Digra  'a- 
zione:  Pena  infamante  che  nella  Milizia  consiste 
nello  spogliare  alcuno  del  suo  grado,  accompa- 
gnata per  lo  più  da  cerimonie  ignominiose. 

I>e  là  avv.  Di  là,  contr.  di  Qua. 
«»  Di  là,  per  L'altro  mondo,  a  riscontro  Di  qua,  che 
vale  Questo  mondo  :  De  land  se  porta  ninle; 


Di  là  non  si  porta  nulla,  ovv.  L'ultimo  vestilo 
ce  lo  fanno  senza  maniche. 
Il  —  Si  dice  anche  da  chi  è  in  una  stanza  della 
casa  per  accennare  altra  stanza:   Va  un  pò  de 
là  a  piggiàme  e  leztìte;  Va  un  po' di  là  a  pi- 
gliarmi le  cesoje. 
—  da  un  Hugo;  Dì  là  da  un  luogo,  vale  Dall'altra 
parte  di  quel    luogo  :  De  là  da-o  fiamme  ;  Di 
là  dal  fiume. 
§  A-o  de  là  V.  questa  voce  alla  sna  sede  alfab. 
n  —  de  là  di  mónti  ;  Di  là  dai  monti,  Oltremonli. 
n  —  de  là  da-o  ma;  Di  là  dal  mare.  Oltremare. 
%  Èse  ciìi  de  là  che  de  sa;  Esser  più  di  là  che 
di  qua,  suol  dirsi  di  Chi  è  in  agonia. 
I>elal>ré  s.  m.  Sciatto,  Sciamannato,  dicesi  di 
Colui  che  è  male  in  assetto,  cioè  Che  è  sudicio, 
sconcio  e  scomposto  negli  abiti  e  nella  persona  ; 
Bruco,  e  nel  fior.  Tribolato. 
Deleg-à  v.  a.  Delegare:  Mandare  alcuno'con 
facoltà  di  fare,  esaminare,  giudfcare,  ecc.;  ed  in 
genere  Commettere,  Rimettere  in  altrui. 
IDeleg-aziión  s.  f.  Delegazione  :  Commissione 
0  Facoltà  data  al  alcuno  di  poler  esaminare,  sen- 
tenziare, ecc. 
Deleg-óu.  s.  m.  D.^legato  :  Colui  che  con  ispe- 
ziale  commissione  è  mandalo  dal  principe  al  go- 
verno di  qualche  provincia,  o  da  un  corpo  di 
persone  a  trattare  qualche  negozio,  ecc. 
«  Delegato,  è  anche  Titolo  dun  ufllciale  di  pub- 
blica sicurezza;  lo  stesso  che  Commissario  di  po- 
lizia. 
'*I>e  léng-é  avv.  Di  leggiere.  Di  leggieri,  Di 
legg;ero.  Agevolmente,  Facilmente,  Con  facilità. 
Deifin  s.  ni.  Delfino.  T.  ittiol.  Delphinus  del- 
phis.  Grosso  pesce  di  mare,  la  cui  pelle  è  liscia 
e  dura,  il  corpo  allungato,  il  dorso  alquanto  ri- 
curvo, la  bocca  grande,  gli  occhi  grandissimi, 
sebbene  appena  apparenti  a  cagione  d'un'incre- 
spatura  di  pelle  che  li  ricopre. 
n  Delfino,  aniic.  era  un  Titolo  del  primogenito  dei 
re  di  Francia. 
Deliljerà,  v.  n.  Deliberare,  Diliberare  e  per 
sinc.  Delibrare,  Statuire,  Risolvere,  Determinare, 
n  Deliberare,  usalo  attiv.  vale  Concedere,  Accordare 
per  via  di  deliberazione;  ed  anche  per  Allogare 
un  lavoro  ad  alcuno. 
Oeliberazión  s.  f.  Deliberazione,  Dilibera- 
zioìie,  Deliberamento,  Diliberamcnto,  Delibera- 
gione  :  Consultazione  sopra  alcun  partito  da  pren- 
dere. 
n  Deliberazione,  per  Risoluzione,  Volontà  deliberala 

di  far  nna  cosa. 
•1  —  Parlando  di  lavori,  vale  L'atto  di  allogarli  ad 
una  persona. 
Delicatessa  s.  f.  Delicatezza,  Dilicatezza: 
Riservatezza  ne'  tratti  e  nel  discorso;  antic.  De- 
licamenlo. 
Il  Delicatezza,  per  Riguardo, 
n  —  per  Morbidezza. 

„  —  Parlandosi  di  opere  di  mano,  vale  Finitezza, 
Sottigliezza,  Leggiadria  di  lavoro. 
Delicòu.  add.  Delicato  e  Dilicato,   dicesi  ge- 
neral, di  Qualsivoglia  cosa  squisita,  gustosa,  pia- 
cevole, eccellente  nel  suo  genere. 
Il  Delicato  e  Dilicato,  per  Morbido  al  tallo,  contr. 

di  Ruvido. 
i>  —  Parlandosi  dì  cose  che  si  mangiano,  vale  Squi- 
sito, Di  buon  gusto. 


298 


DEM 


DEN 


t,  —  Aggiunto  di  suono,  vale  Dolce,  Armonioso, 

Che  percuote  soavemente  l'orecchio. 
"  —  Aggiunto  di   persona,  vaie  Di  genti!   com- 
plessione, ed  anche  Di  sanitò  poco  costante,  contr. 
di  Robusto. 
„  —  jn  Pittura  dicesi  di  ciò  che  è  contrario  al 
ruvido,  al  forte,  al  gagliardo,  al  risentilo. 

—  de  cònscensa ;  DeVìcalo  di  coscienza,  figurat.  vale 
Scrupoloso. 
%  Èse  un  affare  delicóu  ;  Essere  un  affare  delicato, 
cioè  Pericoloso,  rischioso,  dillìcile. 

I>elig'S'ì^  V.  n.  Franare:  Lo  smuoversi  che 
fa  la  terra  in  luogo  pendìo;  altrim.  Smottare. 

X>eliiieà>  v.  a.  Delineare  ;  da  noi  usasi  figurai, 
nel  senso  di  Descrivere,  Esporre,  Mostrare,  Pi- 
gnere  con  parole. 

IDelira,  v.  n.  Delirare,  Vaneggiare,  Farneticare 
V.  Slralabià. 

13elud.de  v.  a.  Deludere,  Ingannare. 

I>e  lung-o  avv.  Di  lungo,  Sempre,  Continua- 
mente, Di  continuo:  Senza  fermarsi,  Senza  in- 
terruzione. 

I>elù"vià  v.  n.  Dcluviare  :  Piovere  strabocche- 
volmente, a  dirotta,  a  ciel  rovescio. 
Il  Diluviare,  flgur.  e  in  m.  b.  vale  Mangiare  stra- 
bocchevolmente, 
g  Delùvidse  ùnn-a  cosa;  Diluviare  una  cosa,  vale 
Divorarsela,  Mangiarsela  con  prestezza. 

I>elù-vio  s.  m.  Diluvio:  Strabocco  smisuralo  di 
pioggia. 
Il  Diluvio,  per  similit.  usasi  per  Abbondanza  di  cosa, 
it  —  Figur.  per  Lo  strabocchevole  mangiare:  Gh'é 

stceto  un  delùvio;  Ci  fu  un  diluvio, 
I)  Diluvione,  Diluviatore;  figurat.  e  in  m.  b.  vale 
Mangiatore  eccessivo,  Che  diluvia.  Che  divora. 

I>e  iiia>iiiiiia<]i ;  Di  mano  in  mano.  Mano 
mano,  Man  mano.  Alla  mano  alla  mano.  Alla 
volta  alla  volta.  Posto  avverb.  vale  Gradatamente, 
A  misura  che.  Di  persona  in  persona,  Successi- 
vamente, Secondo  l'ordine,  ecc. 

II>eiiia;iiio  s.  m.  Demanio,  dicesi  de'  Beni,  dei 
quali  lo  Stato  ha  ad  un  tempo  stesso  la  proprietà 
e  il  godimento. 

II>einette  v.  a.  Dimettere:  Deporre,  Privar  al- 
cuno d'impiego,  di  carica. 
S  Demettise  n.  p.  IHmeltersI:  Rinunziar  una  ca- 
rica, un  Impiego,  Dare  la  sua  dimissione. 

I>emisciòii  V.  Dimiscion. 

I>eiu.òa<  s.  f.  Balocco:  Ogni  cosa  che  si  dà  in 
mano  a'  bimbi  per  baloccarli,  come  fischietti,  mis- 
sirizi,  figurine,  ecc.;  che  anche  dicesi  Baloccag- 
gine,  Baloccheria,  Ninnolo,  Gingillo,  Trastullo.  - 
Giocattoli  diconsi  Gli  oggetti  di  legno,  di  metallo 
0  d'altra  materia,  i  quali  servon  di  trastullo  ai 
fanciulli,  non  tanto  per  ricreamento  della  vista, 
come  sarebbe  un  semplice  balocco,  quanto  per 
esercizio  di  corpo  e  di  mente,  come  trottole, 
palle,  pallottole,  frullini,  pezzi  di  cartoncino  di- 
pinti per  ricompor  l'intera  figura  d'un  edifizio, 
cavallucci  di  legno,  e  cento  altri  consimili  tra- 
stulli. 
»  Passatempo,  Spasso,  Divertimento,  Sollazzo:  Trat- 
tenimento di  sollazzo  e  di  piacere. 
«  Ciammengola,  Bazzica,  Bazzecola,  Cianciafruscola, 

ecc.,  per  similit.  vale  Cosa  di  poco  momento. 
S  Piggidsc  a  demóa;  Prendersi  lo  spasso,  il  di- 
vertimento, il  trastullo. 

I>euio&  V.  a.  Baloccare,  Trastullare  :  Trattenere 


altrui  con  diletti  vani  e  fanciulleschi;  e  figurat. 
Tener  a  bada:  Son  treì  meixi  ch'5  me  demóa; 
Sono  tre  mesi  ch'e'  mi  balocca,  mi  trastulla. 
Il  Spassare,  Sollazzare,  Trastullare,  Dilettare:  Dare 
spasso,  sollazzo,  diletto,  piacere,  divertimento, 
Intertenere  piacevolmente. 
S  Demoàse  n.  p.  Baloccarsi,  Trastullarsi:  Far  ba- 
gatelle  e  scherzi  da  fanciulli.  -  Gingillare  e  Nin- 
nolare vale  Trastullarsi  con  gingilli,  con  ninnoli, 
e  dicesi  proprio  de'  bambini, 
n  Baloccarsi,  per  Divertirsi,  Spassarsi,  Sollazzarsi, 
Diportarsi,  Prendersi  passatempo,  Passar  il  tempo 
in  piacere, 
g  Stése  a  demod;  Baloccare  e  Baloccarsi:  Perdere 
il  tempo.  Indugiare  con  perdita  di  tempo. 

I>e  moddo  clxe  m.  avv.  Di  modo  che,  In 
maniera  che,  In  guisa  che.  Di  tal  che. 

IDemoellà.  ùnn-a;  pei*sGiiiia;  ;  Ba- 
loccar uno,  figurat.  vale  Tenerlo  a  bada. 

Demoèlo  V.  Demoèlón. 

IDeinoélòn  s.  m.  Bambinone,  Bambolone,  e 
nell'uso  tose.  Daddolone:  Colui  che  si  balocca, 
e  fa  scherzi  e  baje  a  guisa  de'  fanciulli. 

Demolì  V.  a.  Demolire,  Atterrare,  Abbattere 
V.  Caccia  ZÌI  nella  voce  Caccia. 

Oemoralizza  v.  a.  Demoralizzare.  Voce 
dell'uso:  Render  immorale.  Depravare,  Perver- 
tire i  costumi. 

]Z>ei]fiox*a.lìzza/ZÌ^]i  s.  f.  Demoralizzazione, 
Corruttela,  Depravazione.  Voce  d'uso. 

demorde  v.  n.  Desistere,  Cessare;  ed  anche 
Diminuire,  Abbassare,  Ridurre  a  meno  le  pretese 
e  simili.  Nell'uso  dicesi  anche  Demordere,  ma 
è  un  pretto  francesismo  (DemordreJ. 

IDéuà  s.  m.  Natale  o  Pasqua  di  natale.  Voce  del 
contado  V.  Natale. 
§   Va  tanti  agnelli  a  Pasqua  quanti  béu  a  Dènd 
V.  Béu. 

Ojeneg-a  v.  a.  Denegare,  Dinegare,  Negare,  Ri- 
cusare. 

IDenéuvo  avv.  Di  nuovo  e  Dinuovo,  vale  Da 
capo,  Un'altra  volta. 

Denso  add.  Denso,  Spesso  ;  e  dicesi  per  lo  più 
di  liquori. 

Denigra,  v.  a.  Denigrare:  Macchiar  la  fama 
altrui  con  parole;  Diffamare,  Infamare. 

Denta,  s.  f.  Dentata,  Morso,  Morsura,  Morsica- 
■   tura,  Morsecchiatura  :  Colpo  di  dente,  L'addentare, 
•  Il  mordere. 

Il  Morso,  per  La  parte  ferita  col  morso. 
Il  —  per  Quella  quantità  di  cibo  che  si  spicca  in 
una  volta  co' denti:  Unn-a  denta  de  pan;  Un 
morso  di  pane. 
I)  Morsecchiatura,  e  più  comnn.  Jlorsicatura,  Il  se- 
gno che  lascia  il  morso. 
S  Duse  de  dentw;  Fare  a  morsi:  Mordersi  l'un 
l'altro. 

Dentajéu  s.  m.  Licciaiuola.  T.  de'  segai.  Strnra. 
di  ferro  fatto  a  guisa  d'una  bietta,  sfesso  da  una 
delle  testale,  del  quale  i  segatori  di  legname  si 
servono  per  torcere  i  denti  della  sega. 
S  Funzo  dentajéu;  Steccherino  V.  Funzo. 

Dente  s.  m.  Dente  :  Osso  particolare  impiantato 
nelle  mascelle,  e  rivestito  in  parte  delle  gengive 
per  mordere,,  masticare  il  cibo,  regolar  la  voce 
e  bene  articolar  le  parole.  I  denti  si  dividono 
in  tre  ordini:  Incisori,  Canini,  Mascellari  o 
Molari. 


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«  Dente,  per  similit.  dicesi  delle  Parli  di  molli 
stram.,  come  lime,  seghe,  rastrelli,  ruote  di  di- 
verse macchine,  ecc.,  per  averne  una  qualche 
somiglianza. 

—  camuóu,  Dente  guasto,  Dente  pertùzóu  ;  Benle 
carioso  o  carialo,  Dente  tarlalo  o  intarlalo.  Dente 
magagnalo.  Dente  bucherellalo. 

—  chi  fa  >nd;  Dente  che  duole. 

—  chi  loccia  0  chi  erotta;  Dente  smosso,  Dente 
che  crolla,  che  tentenna,  che  vacilla. 

—  chi  temine  0  patisce  ò  freido;  Dente  diaccinolo: 
Dente  che  non  resiste  all'impressione  delle  be- 
vande diacce. 

—  de  can;  Dente  di  cane  o  Calcagnuolo.  T.  degli 
Seuil.  V.  Can. 

—  dell' éuggio;  Dente  occhiale  o  canino  V.  sotto 
Denti  canin. 

—  do  cotello,  do  razó,  ecc.;  Tacca:  Quel  piccolo 
mancamento  che  nasce  nel  filo  de'  ferri  taglienti 
per  ruggine  o  per  qualche  colpo  ricevuto. 

—  dò  giudizio;  Dente  del  giudizio  o  della  sapienza: 
Soglionsi  distinguere  con  questo  nome  I  due  ultimi 
denti  molari,  perchè  son  sempre  gli  ultimi  a  com- 
parire, cioè  dai  18  ai  20  e  più  anni. 

—  rótto;  Dente  scheggialo. 

g  Denti  allighii;  Denti  allegali. 

»  —  canin;  Denti  canini,  e  in  term.  anal.  Denti 
cuspidali:  Denti  di  forma  conica  e  in  numero 
di  quattro,  due  per  mascella,  e  ciascuno  Ira  gli 
incisori  e  i  molari.  Han  radice  semplice,  ma 
che  penetra  mollo  addentro  nella  mascella,  spe- 
cialmente i  due  superiori,  i  quali  diconsi  anche 
Denti  occhiali,  perchè  corrispondono  perpendi- 
colarmente agli  occhi. 

—  da  clave;  Ingegni  V.  Clave. 

—  da  fòrcafcera  ;  Rebbj  o  Denti  della  forca  V.  ap- 
presso Denti  da  fórginn-a. 

—  da  fòrcinn-a;  Punte  della  forchetta  o  Rebbj;  ma 
questa  2*  voce  oggidì  si  adopera  per  dinotare  I 
rami  o  le  punte  della  forca  ffórcafceraj,  dei  for- 
coni e  simili  arno?!  dd  stalla  o  da  villa. 

n  —  da  Icete;  Denti  lattaiuoli:  Denti  che  si  co- 
minciano a  meltere  quando  si  poppa. 

—  da  mxetta  do  fuxln;  Tacche  della  noce.  T.  de- 
gli archib.  Intaccature  dalle  quali  vengono  for- 
mali due  denti  curvi  nella  parte  convessa  e  in- 
feriore della  noce. 

n  — de  ganasce;  Denti  mascellari  o  molari:  Denti 
più  grossi  degli  altri,  che  stanno  dai  iali  delle 
mascelle. 

—  dS  pètene;  Denli  del  pettine:  Le  punte  di  esso. 

—  dò  pètene  da  tesce;  Denti  del  pettine:  Le  slec- 
chine delle  quali  è  formalo  il  pettine  per  tessere. 

—  dò  scartòn  o  dò  scarlasso  ;  Denti  dello  scardasso. 
T.  scardass.  V.  Scartòn. 

n  —  finti;  Denti  posticci. 

1)  —  davanti;  Denli  incisori:  Quegli  otto  denti, 

quattro  per  mascella,  che  hanno  il  lembo  piallo 

e  tagliente  per  incidere  il  cibo. 
I»  —  lunghi  e  rcei/Denli  a  bischeri,  cioè  Lunghi  e  radi. 
H  —  marscl;  Denli  fracidi.  • 
n  —  neigri;  Denli  rugginosi:  Quelli  coperti  di 

materia  putrida,  di  color  simile  alla  ruggine. 
n  —  sberci;  Sopraddenti:  Quelli  che  son  nati  fuor 

dell'ordine  degli  altri. 
%  Cascia  dò  dente;  Alvèolo:  Piccolo   ricettacolo 

nelle  gengive,  nel  quale  sono  incastrale  le  radici 

del  dente;  che  chiamasi  anche  Cassa  del  dente. 


%  Corònn-a  dò  dente;  Corona  del  dente  V.  Co- 
rònn-a. 

S  Dà  de  denti;  Duolo  o  Mal  di  denli. 

^  A  lengua  a  core  dove  ò  dente  ò  déue;  La  lin- 
gua balle  dove  il  dente  duole.  Prov.  che  vale 
Si  discorre  sempre  di  quelle  cose  dove  si  ha  pas- 
sione, 0  che  diiellano  o  disgustano;  altrim.  A 
chi  piace  il  vino  parla  sempre  di  vino. 

g  Allighi  i  denti;  Allegare  i  denli  V.  Allighi. 

g  Armòu  finn'a-i  denti  ;  Armato  fino  ai  denti,  si 
dice  di  Chi  è  armato  di  tulio  punto  da  capo  ai 
piedi. 

g  Arranca  ò  dente;  Sbattere  il  dente,  Ugnere  il 
dente,  figurai,  vale  Mangiare;  e  per  lo  più  a  ufo, 
a  scrocchio. 

„  —  un  dente;  Trarre  o  Cavare  un  dente,  vale 
Svellerlo  dall'alvèolo. 

§  Balla  i  denti  in  bócca;  Battere  i  denli:  Per- 
cuoterli insieme  per  tremilo  di  freddo  o  di  febbre. 

g  Bócca  sensa  denti  o  desdentd;  Bocca  sferrala. 

g  Cangia  o  Scangid  i  denti;  Mutare  o  Rimettere 
i  denli  :  Quel  venir  fuora  i  secondi  denli  in  luogo 
dei  primi,  caduti  o  tratti. 

g  Cavaiier  del  dente  ;  Cavalier  del  dcBle  V.  Ca- 
valiere. 

g  Crovd  i  denti;  Cadere  i  dènti  V.  Crovd. 

g  Dd  di  denti  in  ta  mùagia;  Slare  a  denli  asciutti, 
vale  Non  aver  da  mangiare. 

g  Dot  i  denti;  Dolere  i  denli.  Avere  il  mal  di  denti. 

g  Èse  a-i  denti;  Batoslare,  Bisticciarsi,  Bezzicarsi, 
Altercare,  Contendere.  Modo  figuralo. 

g  Fd  balld  i  denti;  Far  ballare  i  denli.  Sbattere 
il  dente,  Ugnere  il  denle,  Dare  il  portante  a'  denti, 
e  simili:  Modi  volgari  che  vagliono  Mangiare. 

g  Fd  i  denti;  Metterei  denli;  e  parlandosi  di  ca- 
valli, dicesi  Dentare. 

g  Fd  i  denti  a  scera;  Allicciare  V.  Scera, 

g  Frùgdse  in  ti  denti;  Stuzzicare  i  denli. 

g  Guastàse  i  denti;  Cariarsi  i  denli. 

g  Mogògndse  in  ti  denti;  Ridirsi  fra'denti.  Fa- 
vellarsi fra'  denti,  Dirsi  checchessia  fra'  denti,  o 
fra  denle  e  dente,  vagliono  Favellar  in  modo  che 
non  iscappi  fuori  la  voce.  Parlar  con  voce  bassa 
e  oscuramente. 

g  Mostra  i  denti;  Mostrare  i  denti,  figurai,  vale 
Mostrarsi  ardilo  e  coraggioso,  Risentirsi,  e  Rivol- 
tandosi contro  chi  ingiuria  o  molesta ,  mostrargli 
che  non  slam  tali  da  soggiacere  a  prepotenza 
veruna.  Parlandosi  poi  di  cani,  che  nel  ringhiare 
ritirano  le  labbra,  e  mostrano  i  denli,  dicesi  Di- 
grignare. 

g  Nettezza  i  denti;  Bianchire,  Ripulire  i  denti. 

g  Non  èse  carne  pe-i  so  denH;  Non  esser  osso 
de' suoi  denli,  Non  esser  terren  de' suoi  ferri, 
vale  Non  esser  cosa  da  lui. 

g  Nò  toccasene  manco  un  dente  ;  Non  toccar  l'u- 
gola, dicesi  de'  Cibi  troppo  scarsi  a  paragone  del- 
l'appetito. 

g  0  dente  ò  ganascia;  0  dente  o  ganascia,  dicesi 
figurai,  e  significa  La  volontà  deliberata  di  esigere 
da  altrui  una  cosa  quand'anche  debba  soffrirne 
gravissimo  danno,  o  II  voler  continuare  a  fine 
un'opera  incominciata,  se  pur  ne  debba  seguir 
danno. 

g  0  Segnò  ò  manda  ò  pan  a  chi  n'ha  de  denti; 
Il  grano  va  a  chi  non  ha  sacca,  dicesi  proverb. 
Quando  viene  una  buona  ventura  in  tempo  iq 
cui  non  se  ne  può  più  godere. 


300 


DEP 


DEP 


S  Parla  féua  di  denti;  Dir  checchessia  fnor  dei 
denti,  vale  Tarlar  arditamente,  liberamente,  con 
franchezza. 
§  Parldse  in  ti  denti  V.  sopra  Mogógnàse  in  ti 

denti. 
g  Póvee  da  nettezza  i  denti;  Dentifricio:  Polvere 

da  fregare  i  denti  per  ripulirli  ed  assodarli. 
§  Resta  a  denti  secchi;  Rimanere  a  denti  secchi 
0  asciutti,  vale  Rimaner  sen/a  mangiare,  e  dicesi 
fìgurat.  anche  di  altre  cose. 
§  Ruggià  i  denti;  Dirugginare  i  denti,  vale  Ar- 
rotarli e  stropicciarli  insieme  per  segno  d'ira  o 
d'altra  passione. 
%  Sbatte  ò  dente;  Sbattere  il  dente,  Ugnere  il  dente, 

Far  ballare  i  denti,  vagliono  Mangiare. 
§  Tegnila  a-i  denti;  Durarla,  Resistere,  Reggefe; 
ed  anche  Sopportare  una  fatica,  un  male,  ecc  ; 
e  talora  Rivaleggiare,  Slare  a  fronte,  a  petto. 
%  Tegnisela  in  ti  denti  ;  Tenersela  fra  denti  o  in 

sé:  Non  dire  quel  che  si  vorrebbe. 
%  Tià  co-i  denti  ;  Tirarla  cogli  argani  o  colle  funi, 
dicesi  degli  Argomenti  stiracchiati  d'un'applica- 
zione  molto  impropria. 
II>eiitéa.  s.  f.  Dentatura:  L'ordine  de'  denti  di 

ambedue  le  mascelle. 
—  fìnta;  Dentiera:  Quella  rastrelliera  di  denti  po- 
sticci che  si  fa  da  chirurghi-dentisti  per  sovve- 
nire al  difetto  de'  naturali. 
lI>eiitexo  s.  m.  Dentice.  T.  iltiol.  Sparus  den- 
tex  0  Dentex  vulgaris.  Pesce  di  mare  molto  sti- 
malo, simile  all'orala  e  al  fragolino,  ma  il  corpo 
di  lui  è  pili  compresso.  Nel  numero  de'  suoi  denti 
se  ne  distinguono  quattro  canini  più  lunghi  in 
ciascheduna  mascella,  e  da  questo  forse  ha  preso 
il  suo  nome.  Il  corpo  è  bianco  argentino,  e  le 
pinne  natatorie  azzurro-rossicce.  Trovasi  nel  Me- 
diterraneo; suol  divenire  molto  grosso;  appartiene 
alla  famiglia  degli  Acantopterigi. 
'*I>enteza!;à,  V.  Mangia. 
Ineritili  s.  m.  Dentino,  Dentello,  Denticello:  Pic- 
colo dente. 
I3eiitista.  s.  m.  Cavadenti,  e  nell'uso  Dentista 

V.  Cavadenti. 
I>eiiiixizìa,  s.  f.  Denunzia,  Dinunzia,  Dinun- 

ziamento,  Dinunziazione:  Accusa. 
"  Denunzia  e  Dinunzia,  chiamasi  così  da  noi  Quel- 
l'accusa, che  si  fa  dalle  Guardie  a  ciò  destinate, 
innanzi  al  Magistrato  degli  Edili  de'  trasgressori 
agli  ordini  di  esso. 
Denunzia^  v.  a.  Denunziare,  Dinunziare:  Ma- 
nifestare accusando,  Rapportare. 
r>e  peizo;  Di  peso.  Posto  avv.  vale  Tolto  sulle 
braccia.  Alto  da  terra,  e  simile;  e  si  accompagna 
coi  V.  Prendere,  Pigliare,  Portare  e  simili. 
§  Ese  de  pei-zo  a  iinn-a  persònn-a  ;  Esser  di  peso 
ad  uno,  metaf.  vale  Essergli  di  aggravio,  di  ca- 
rico, di  pensiero,  di  noja. 
%  Monwa  de  peizo  ;  Moneta  di  peso,  dicesi  Quella 

che  niente  cala  del  suo  legittimo  peso. 
S  Questa  a  l'è  de  peizo;  Questa  è  marchiana,  Que- 
sta è  maiuscola,  L'avete  detta  grossa,  o  simile. 
I>epelli  V.  a.  D(>pellire.  T.  leg.  .Rigettare,  Ri- 
spingere, Dichiarare  inammissibile  la  domanda 
d'alcuno. 
I>e  pianta  avv.  Di  pianta:  Di  primo  getto. 
Dal  primo  principio,  onde:  Fd  ùnn-a  cosa  de 
pianta;  Far  checchessia  di  pianta,  vale  Farlo  dai 
fondamenti,  lutto  per  intero,  o  simile. 


De  piantòn  ;  A  piuolo.  Posto  avv.  coi  v.  Stare, 
Porre,  Tenere  e  simili,  vale  Stare  o  Far  aspet- 
tare oltre  il  convenevole. 

*I>e  piarda  V.  De  cancarihija. 

De  picca;  A  picca.  Di  picca,  A  gara.  Posto 
avverb.  coi  v.  Andare  o  Fare,  vale  Garegaiare 
a  chi  meglio  o  piìi  presto  fa  una  cosa  ;  e  dicesi 
per  Io  pili  quando  nella  gara  vi  è  un  po'  di  stizza 
0  di  mal  talento. 
§  Mette  de  picca;  Mettere  a  picca,  vale  Far  ga- 
reggiare. 
%  Piggiàse  de  picca;  Entrare  in  picca,  vale  Ga- 
reggiare. 

Depónn-e  v.  a.  Deporre  e  Diporre  :  II  rispon- 
dere che  fanno  coloro  che  sono  esaminati  in  giu- 
dizio, dichiarando  e  attestando  secondo  che  sanno. 
ti  Deporre,  per  Privare  d'una  dignità,  d'una  carica. 
I)  —  Figurai,  per  Abbandonare,  Lasciare,  Dimet- 
tere, Smettere,  Por  giù:  Depónn-e  ò  penscièo; 
Deporre  il  pensiero. 
I)  Posare,  parlandosi  di  vini  o  d'altro  liquore,  vale 
Il  deporre  ch'essi  fanno  nel  fondo  de' vasi  la  parte 
più  grossa. 

Deporta  v.  a.  Deportare:  Dare  la  pena  della 
deportazione  V.  Deportazidn. 

Deportazión  s.  f.  Deportazione:  Pena  al- 
l'esilio perpetuo,  in  luogo  lontanissimo  fuori  dello 
Stato,  con  privazione  de'  diritti  civili. 

De  posta  (Daghe);  Darle  di  posta  o  di  colta: 
Nel  giuoco  della  palla  o  del  pallone,  vale  Darle 
innanzi  ch'ella  tocchi  terra,  o  in  altro  luogo  per- 
cuota, sicché  ancora  non  abbia  fatto  alcun  balzo. 

Depoxità  v.  a.  Depositare  e  Dipositare,  De- 
porre e  Diporre:  Affidare  altrui  una  cosa  sotto 
l'obbligo  di  conservarla  e  restituirla. 

Depoxitàio  s.  m.  Depositario  e  Dipositario: 
Colui  appo  il  quale  si  deposita  alcuna  cosa. 

Depoxito  s.  m.  Deposito:  Quella  somma  di 

danaro  o  altra  cosa  che  si  consegna  o  si  affida 

altrui  perché  la  custodisca,  finché  se  ne  chiegga 

la  restituzione. 

ti  Deposito,  nell'uso  diccsi  II  luogo  ove  si  tengono 

mercanzie  o  altro  in  deposito, 
ti  —  per  Sepolcro,  Urna  o  simile,  ove  si  depositano 
i  cadaveri,  ma  per  lo  più  dicesi  di  Sepolcro  par- 
ticolare. 
§  Aveì  0  Tegnì  in  depoxito ;  Avere,  Pigliare  o 
Tenere  in  deposito:  Ricevere  a  titolo  di  deposito 
per  rendere  secondo  le  pattuite  condizioni. 
§  Mette  in  depoxito  ùnn-a  personn-a;  Porre  uno 
a  piuolo,  vale  Farlo  aspettare  oltre  il  convenevole. 

Depoxizion  s.  f.  Deposizione:  Testimonianza 
0  Attestazione  che  fanno  in  giustizia  i  testimoni, 
ti  Deposizione,  per  Quella  parte  di  materie  solide, 
che  depongono  in  fondo  al  vaso  le  cose  liquide; 
che  comunem.  dicesi  Posatura,  Sedimento,  Fon- 
data, Deposito,  Residenza. 
11  —  In  term.  med.  dicesi  di  Quell'afflusso  o  am- 
masso di  umori  in  qualche  parte  del  corpo;  clie 
anche  dicesi  Sussidenza. 

—  do  Cròxe;  Deposizione  di  croce ,  dicesi  da'  Pit- 
tori una  Tavola  o  Pittura  che  rappresenta  il  modo 
con  cui  Gesù  Cristo  fu  deposto  dalla  croce. 

Depravazión  s.  f.  Depravazione,  Deprava- 
mento.  Corruttela,  Corruzione  di  costumi;  altrim. 
Dipravazione,  Dipravamento. 

Depravòu.  add.  Depravato,  Corrotto,  Goasto, 
Malvagio:  Di  perversa  intenzione. 


BER 


DER 


301 


I>e  pròesca  ;  Di  briccola.  T.  del  giuoco  di 
bigliardo.  Posto  avverb.  coi  v.  Prendere,  Battere, 
Giocare,  vaie  Colpire  la  palla  dellavversario  colla 
propria  che  abbia  prima  tqccato  una  maKonella 
0 sponda;  che  anche  diccsi  Battere  di  calcio,  Far 
mattonella. 

De  prepotensa;  Di  riffa.  Modo  avverb. 
tose.  Così  la  frase  Campar  di  riffa  vale  Pro- 
cedere con  modi  violenti  acciocché  tutto  vada  a 
posta  toa. 

I>e  pirininio  slanso  avv.  Di  primo  lan- 
cio, Subito,  A  prima  giunta. 

I>epixx  prep.  Davanti,  Dinanzi:  0  me  stadepuì; 
Eg'i  mi  sta  davanti, 
w  Dopo,  ma  usato  dalla  plebe  :  Depuì  disnà,  Depuì 

dòman;  Dopo  desincire,  Doman  l'altro, 
w  E  parimente  in  m.  b.  per  Dietro:  Depuì  a-o  canto  ; 
Dietro  il  canto. 

I>e  punto  in.  g-ianco;  Di  punto  in  bianco. 
Modo  avverb.  e  vale  A  un  tratto,  Subitamente. 

ll>e  punta  (Cólpo);  Colpo  di  punta,  Puntala, 
che  anche  dicono  Stoccala:  Colpo  dato  colla  punta 
dellarme. 

II>epùtà  V.  a.  Deputare  e  Dipntare:  Eleggere, 
Delegare,  Cosiituire  una  o  più  persone  con  man- 
dato di  fare  un'ambasciata,  trattare  qualche  ne- 
gozio, eseguire  ordini  o  simili. 

r>epùtazion  s.  f.  Deputazione:  Missione  di 
depulali  con  commissione  speciale  per  trattare, 
complimentare,  ecc.;  ed  anche  I  depuiati  slessi. 

I>epu.tóii  s.  m.  Depuiato:  Colui  che  con  ispe- 
ciale  commissione  è  mandato  dal  Principe  o  da 
un  corpo  di  persone  a  trattare  qualche  negozio, 
a  far  un  complimento  e  simili.' 

—  a-o  Parlamento;  Depuiato  al  Parlamento:  Uno 
dei  membri  eletti  dalla  nazione  a  suo  rappresen- 
tante per  discutere  in  Parlamento  intorno  alle 
pubbliche  bisogne. 

I>e  relbótto  m.  avv.  Di  rimbalzo. 

I>e  rsseo  avv.  Di  rado,  Di  raro.  Radamente,  Ra- 
ramente, Poche  e  rare  volle.  Non  frequentemente. 

IDe  recang-io  m.  avv.  Di  ricambio,  In  con- 
traccambio, A  rincontro.  In  corrispondenza. 

r>e  recatto  ;  Aggiustalo  :  Aggiunto  a  persona, 
vale  Che  si  governa  nelle  sue  azioni  con  misura; 
od  anche  Che  è  tale  da  far  roba  e  mantenerla, 
Che  è  provvida,  di  risparmio,  e  dicesi  tanto  di 
uomo  che  di  donna;  in  lai  significalo  dicesi  Uomo 
0  Donna  di  ricapito,  Buon  massa jo.  Buona  massaja. 

II>e  refesso  ;  Di  traverso,  A  traverso,  In  tra- 
verso. Per  traverso.  Posto  avverb.  vale  Per  il 
iato  delia  larghezza. 

I>e  regratta;  A  gara.  Posto  avv.  coi  v.  An- 
dare 0  Fare,  vale  Gareggiare  V.  Regalia. 

I>erena  v.  a.  Direnare,  Dilombare,  Slombare: 
Sfilar  le  reni,  i  lombi;  e  talvolta  figurai.  Inde- 
bolire. 
S  Derendse  n.  p.  S'ombarsi,  Dilombarsi,  Sfilarsi: 
Sforzare  i  muscoli  lombari,  sicché  dolgano. 

IDerenón  add.  Direnato,  Slombato,  Dilombato, 
Sciancalo,  Sfilalo:  Che  ha  i  lombi  o  i  reni  offesi 
0  sforzati;  e  figurai.  Fiacco,  Debolissimo  della 
persona. 

r>e  rescozón  V.  À  rescozònn-a. 

r>erfin  V.  Delfìn. 

I>erfinèa  s.  f.  Delfiniera:  Sorta  di  fiòcina  da 
pescar  delfini,  balene  ed  altri  pesci  grossi. 

I>e  rimpetto  avv.  Di  rimpelto,  Dirimpetto, 


A  dirimpetto.  In  faccia.  In  prospello.  Dal  lato 
opposto. 

I>erissà  v.  a.  Diricciare,  Sdiriceiare:  Cavar 
le  castagne  dal  riccio. 
S  A  pésta  chi  te  derisse;  Il  canchero  li  pigli  o 
ti  colga.  Ti  venga  il  fistolo.  Sorla  d'imprecazione. 

Deriva  s.  f.  Deriva.  T.  mar.  Il  cammino  di 
fianco  0  scaronzo,  che  fa  sotto  vento  una  nave, 
avanzandosi  con  vento  scarso  verso  tal  rombo; 
dicesi  anche  Scaronzo. 
S  Quanto  gh'é  de  deriva?  Quanto  v'è  di  deriva? 
Domanda  che  si  fa  al  piloto  per  sapere  fa  dif- 
ferenza che  v'è  fra  la  rotta  che  fa  il  bastimento 
effettivamente  e  quella  che  indica  la  prua  di  esso. 

I>erÌT^a  v.  n.  Derivare  e  Dirivare:  fascere. 
Avere  0  Trarre  principio  od  origine;  Procedere, 
Provenire,  Muovere, Discendere, Originarsi,  Ram- 
pollare, 
n  Derivare,  Scaronzare.  T.  mar.  Essere  il  basti- 
mento in  deriva,  Cadere  sotto  vento  alla  rotta 
prefissa,  quando  si  va  con  vento  scarso. 

I>erivazión  s.  f.  Derivazi  ne:  Il  derivare, 
Derivamento,  Origine;  e  se  dicesi  di  parole,  lo 
stesso  che  Etimologia. 

IDerixión  s.  f.  Derisione  e  Dirisione,  Scherno, 
Beffa,  Dileggiamento. 
S  Mette  in  derixión  ;  3Iettere  in  derisione  :  Far 
in  modo  che  uno  diventi  soggetto  deiraltrni  de- 
risione. 
S  Piggid  in  derixión;  Pigliare  in  derisione,  io 
stesso  che  Deridere,  Beffare,  Schernire,  Dileg- 
giare. 

I>erlùio  s.  m.  Piena.  Voce  dei  contado:  So- 
prabbondanza d'acqua  ne"  fiumi  cagionala  da  piog- 
gia 0  da  neve  strutta. 

I>ei*og-a  V.  a.  Derogare:  Togliere  o  Diminuire 
l'autorità,  la  forza  d'una  legge,  d'un  contratto; 
od  Ordinare  alcuna  cosa  in  tutto  o  in  parte  con- 
traria ad  un'altra  già  stabilita. 

I>erolla  v.  a.  Smallare  :  Tòr  via  dalle  noci  il 
mallo  V.  Rolla. 

I>e  ronsa  fAnddJ;  Andar  a  furia,  di  foga,  di 
vela  V.  Andd. 

II>e  ròtolo  (Ande);  Andar  a  ruoto  lo,  Andar 
rotoloni  V.  A  ròtolo. 

I>erré  prep.  Dietro,  contr.  d'Innanzi. 

%  Usasi  anche  spesse  volte  in  forza  d'addiett.  soslant. 

e  vale  L'ultimo:  Mi  san  ó  derré  de  tutti;  Io 

sono   l'ultimo  di  tutti.  0   derré  dell'anno,  lió 

meize,  ecc.;  L'ultimo  dell'anno,  del  mese,  ecc. 

S  E  talvolta  come  sostanf.  e  vale  La  parte  opposta 

a  quella  d'innanzi. 
S  /  derré  di  càsoin;  1  dietrì,  I  didietri  de' cal- 
zoni :  Le  due  parti  de'calzoni,  che  copron  le  cosce 
posteriormente  e  le  natiche, 
n  —  de  scarpe;  I  quartieri:  La  parte  laterale  e' 

posteriore  del  tomajo. 
S  Andd  derré;  Andare  o  Tener  dietro,  A.idar  ap- 
presso, Seguitare  ;  ed  usasi  anche  figurai.  WAndd. 
%  De  rferre;  Dietro,  Di  dietro;  Dalla  parte  posteriore. 

X>errèa  add.  femm.  Ultima:  Mi  són  a derréa; 
Io  sono  l'ultima. 

Derrùa  v.  a.  Atterrare,  Gettar  giù.  Gettar  a 
terra,  Diroccare,  Rovinare. 
«  Diroccare,  Rovinare,  Precipilare,  usalo  in  s»nso 
neal.  vale  Cader  precipitosamente  e  con  impelo 
da  alto  in  basso;  e  talora  semplicem.  Cadere, 
Cascare. 


m 


tm 


DES 


S  Derrùdse  n.  p.  Diroccarsi,  Precipitarsi:  Preci- 
pitar sé  da  alto. 

S  Ghe  derrùa;  E'  v'abbaia  la  volpe,  dicesi  nel- 
l'uso familiare  d'Un  luogo,  dove  non  si  possa  an- 
dare per  qualche  motivo. 
I>errùo  s.  m.  Dirupo,  Dirupamento,  Diripata, 
Precipizio,  Burrone,  Borro,  Scoscendimento,  Sco- 
scio, Balza:  Luogo  scosceso,  dirupalo,  dal  quale  si 
può  facilmente  precipitare. 

—  d'cegua;  Rovescio  d'acqua,  Acquazzone:  Gran 
pioggia,  Pioggia  strabocchevole. 

S  A  (/errwo  m.avv.  A  trabocco,  Trabocchevolmente, 

Senza  ritegno. 
S  Ciéuve  a  derrtio;  Piovere  alla  dirotta,  a  ciel  di- 
rotto, a  scroscio,  a  secchioni,  ecc.  V.  Ciéuve. 

De  sa  ovv.  Di  qua,  Da  questa  parte;  e  talora 
per  Quaggiù,  In  questo  mondo. 
^  De  sa  e  de  /ó;Di  qua  e  di  là.  Qua  e  \h,  Dall'una 
e  dall'altra  parte,  Da  tutte  le  parti. 

I>esalbig-lié  ffnj;  In  abito  negletto,  In  abito 
da  camera:  Sorta  d'abito  succinto  che  le  signore 
portano  in  casa. 

I>esalbitóu  add.  Disabitato  :  Vóto  d'abitatori 
e  d'abitazioni,  Deserto. 

X>esa.iiclia.  v.  a.  Sviare,  Traviare,  figurai,  vale 
Torcere  altrui  dal  diritto  cammino;  Corrompere, 
Sedurre,  Trarre  al  male.  Pervertire;  e  talvolta 
Scioperare,  cioè  Levare  chicchessia  dalle  sue  fac- 
cende, facendogli  perdere  il  tempo. 

Desand-iamento  s.  m.  Traviamento,  Svia- 
mento: Il  traviare  V.  Desandid. 

IDesarlboa  v.  a.  Disalberare,  Disarborare:  Trarre 
l'alberatura  a  un  bastimento.  v 

I!>esai*iii.a  v.  a.  Disarmare:  Tòr  via  le  armi. 
M  Disarmare,  presso  i  Murai.,  Archit.,  ecc.,  vale  Le- 
vare i  sostegni  delle  vòlte,  ragne  e  simili. 

—  e  remine;  Debordare  i  remi:  Levarli  dagli  scalmi 
e  dai  bordi  della  barca  per  metterli  dentro  quando 
non  si  vuole  servirsene. 

—  un  vascello;  Disarmare  un  vascello,  vale  Togliere 
da  un  vascello,  da  una  nave  lutti  i  suoi  attrezzi, 
come  alberi,  vele,  cordami,  munizioni  da  guerra 
e  da  bocca,  e  simili,  licenziandone  inoltre  l'equi- 
paggio. 

II>esarmo  s.  m.  Disarmamento,  e  nell'uso  anche 
Disarmo;  L'alio  di  disarmare  e  Lo  slato  della 
cosa  disarmata. 
•*I>esarta  V.  Diserta. 
•*I>esartó  V.  Disertò. 

I>e«aùg-g"iad<io  V.  Dezaùggiaddo. 

IDesavia  v.  a.  Divezzare,  Disavvezzare,  Disu- 
sare, contr.  d'Avvezzare  V.  Avvia. 
S  Desaviàse  n.  p.  Divezzarsi,  Disusarsi,  Dismetter 
l'uso.  Lasciare,  Perder  l'uso. 

X>eslballà  v.  a.  Sballare:  Aprire  e  Disfare  le 
balle;  contr.  d'Imballare. 

I>eslbaxica  v.  a.  Sbancare  :  Propriam.  si  dice 
di  Chi  a  un  giuoco  dove  si  tiene  banco  vince 
tanto  che  supera  la  somma  del  banco  slesso. 
M  Ripulire,  nell'uso  tose,  dicesi  comunem.  per  Spo- 
gliar uno  di  tutti  i  denari  che  abbia,  o  per  vincila 
fattagli  al  giuoco,  o  per  altro  motivo;  altrim. 
Sbusare,  Far  brullo,  Disertar  uno. 

r>es1>aiidellòu  add.  Scollaccialo,  Spetto- 
ralo, Spelloracciato:  Col  collo  o  col  petto  scoperto. 

I>esi>ai«assa  v.  a.  Sbarazzare,  Disbarazzare, 
Sbrattare:  Tòr  via  gl'imbarazzi,  gl'impedimenti 
ia  un  luogo. 


H  Sgombrare,  Sgomberare,  Disgombrare:  Vuotar  di 
masserizie,  parlandosi  di  stanza  e  simili. 

—  un  pollastro,  ecc.;  Sbuzzare  un  pollo,  dicono  i 
cuochi  del  Levare  a  un  pollo  scannalo  le  inte- 
riora senza  spararlo;  altrim.  Volare.  Se  parlasi 
di  pesci,  dicesi  meglio  Sventrare. 

—  MM  vaso,  ecc.;  Votare  un  vaso,  e  simili. 

§  Desbarassàse  d'ùnn-a  cosa;  Sbrigarsi,  Disbri- 
garsi, Spedirsi,  Spacciarsi  d'una  cosa,  vale  Le- 
varsi d'intorno  qualche  briga,  qualche  impaccio 
che  tiene  occupalo  o  che  dà  fastidio;  e  parlando 
di  persona-,  Congedarla,  Licenziarla. 

I>eslbarca  v.  a.  Sbarcare,  Disbarcare  :  Cavar 

dalla  barca. 

%  Desbarcàse  n.  p.  Sbarcare  e  Sbarcarsi:  Uscir 

dalla  barca.  Smontare  di  nave  in  terra;  e  per 

simil.  Smontare  così  di  barca  come  di  carrorsà. 

I>esl»avca<iò  s.  m.  Sbarcatoio:  Luogo  atto 
a  sbarcare  uomini  o  anche  le  mercanzie,  gli  ar- 
nesi, ecc.,  che  sono  ne' bastimenti;  altrim.  Sca- 
ricatoio. 

Deslbarco  s.  m.  Sbarco:  Lo  sbarcare. 

Delibasti  v.  a.  Disfar  le  baste,  Levar  l'im- 
bastitura V.  Basta. 

IDeslbata  v.  a.  Disfare  il  cambio. 

I>eslbatte  v.  a.  Sbattere,  Abbattere,  Detrarre, 
DifTalcare:  Levar  somma  da  somma. 

I>esTbèla  v.  a.  Sbudellare,  Sventrare:  Propriam. 
Trar  le  budella  di  corpo  a  uno,  o  Ferire  uno 
in  guisa  che  gli  escano  le  budella;  e  talvolta  an- 
che Ammazzare. 

I^eslbélóix  p.  pass.  Sbudellato  V.  DesbSld. 

**i)  Sborrato,  dicesi  per  similit.  e  in  m.  b.  di  palla, 
cuscino,   bardella  e  simile  che  perde  la  borra. 

De  slbiascio  avv.  A  sbieco ,  In  sbieco ,  A 
schiancìo,  Di  schiancìo,  Per  ischiancio,  vagliono 
Non  per  diritto,  Obbliquamente;  e  dicesi  ge- 
neralm.  di  tessuti  di  seta,  di  lino,  ecc. 

DesTbindLa  v.  a.  Sbendare,  Disbendare,  Sfa- 
sciare: Tórre  la  benda. 
§  Desbinddse  n.  p.  Sbendarsi,  Disbendarsi,  Sfa- 
sciarsi. 

Deslbóccóxi  add.  Sboccato,  dicesi  di  persona, 
e  vale  Soverchiamente  libero  e  licenzioso  nel 
parlare. 
S  Parla  desbòccóu ;  Sboccare:  Parlare  licenziosa- 
mente, sboccatamente  o  poco  onestamente. 

Deslbossa  v.  a.  Sbozzare.  T.  mar.  Sciogliere 
la  gomena  o  Levare  le  bozze  che  la  tengono  ferma 
a  qualche  altra  corda  o  a  qualche  altro  oggetto, 
come  alla  grua   di   cappone;  contr.  di  Abboz- 

—  zare. 

Deslbottonà  v.  a.  Sbottonare  :  Sfibbiare  i  bot- 
toni del  vestilo;  altrim.  Sciorinarsi,  e  nell'uso 
Scompannarsi,  cioè  Sciorinarsi  dopo  essersi  ri- 
scaldato. 

Deslbrag"a  v.  a.  Slacciare,  Dilacciare,  contr. 
d'Allacciare.  T.  de'  marin.,  murat.  ed  altri. 
Sciorre  il  laccio. 

DesTbrassàìse  n.  p.  Sbracciarsi,  figurai,  e 
in  m.  b.  Adoperare  in  checchessia  ogni  forza  e 
sapere. 

Deslbrig-a  V.  Sbrigd. 

DesTbi*5g-g-ia  v.  a.  Sbrogliare,  Strigare,  Di- 
strigare, Sviluppare,  Spastoiare,  Sviticchiare,  Di- 
sviticchiare: Levar  gl'imbrogli.  Liberar  dall'in^ 
trigo,  dall'impaccio. 

—  I  cavelli  V.  Desgarbùggid. 


DÈS 


DÈS 


803 


S  Deshroggiàse  d'ùmìr-a  cosa;  Sbrogliarsi,  Spa- 
stoiarsi, Strigarsi,  Scatricchiarsi  da  checchessia, 
vale  Uscirne,  Liberarsene,  Trarsi  d'impaccio. 

I>esca,4le]ià<  v.  a.  Scatenare,  Discatenare: 
Sciorre  altrui  di  catena,  Trar  di  catena. 
5  Descadendse  n.  p.  Scatenarsi,  Discatenarsi:  Sciorsi 
0  Uscir  di  catena  ;  e  figurai.  Sollevarsi  con  furia 
ed  impeto,  e  dicesi  per  Io  più  de' venti,  delle 
tempeste  e  simili. 

I>esca<ieiióix  p.  pass.  Scatenalo,  Discatenalo. 
Dal  V.  Scatenare  V.  sopra  Descadend. 
S  Èse  un  diao  descadenóu  ;  Essere  un  diavolo  sca- 
tenato, dicesi  di  Persona  furibonda,  bestiale,  per- 
versa, indiavolala. 

X>esca.iiii:scòu.  add.  Scamicialo:  Spoglialo  di 

camicia  o  in  camicia  o  coi  soli  calzoni. 
"Descang'ia  v.  a.  Cambiare,  e  dicesi  comun. 
di  moneta:  Cambiare  una  moneta  d'oro  o  d'ar- 
gento in  allreltante  monete,  il  valor  complessivo 
delle  quali  equivalga  a  quello  della  medesima.  - 
Spicciolare  vale  Cangiarla  in  tanti  spiccioli  fme- 
nùaggiaj. 

I>escaiicascia  v.  a.  Sconquassare,  Con- 
quassare, Scassinare,  Scommettere:  Disfare  opere 
di  legname  o  d'altro  commesse  insieme. 
S  Descancasciàse  n.  p.  Sconqnassarsi,  Scassinarsi, 
Scommettersi,  ecc. 

I>escapita  v.  n.  Scapitare,  Discapitare:  Per- 
dere 0  Jleltere  del  capitale  in  un'impresa  ge- 
neralm.  di  mercatura.  Metterci  del  suo,  .Andarne 
col  peggio  ;  ed  usasi  anche  figuralamenle. 

I>escàpito  s.  m.  Scapilo,  Scapilamenlo,  Di- 
scapilo, Danno,  Perdila. 

I>escappellav. a. Scappellare:  Cavare  altrui 
il  cappello  di  capo. 
S  Desvappcllàse  n.  p.  Scappellarsi  :  Cavarsi  il  cap- 
pello per  salutar  alcuno;  che  anche  dicesi  Far 
di  cnppello. 

Descappùssa  v.  a.  Scappucciare  :  Levare 
il  cappuccio. 

Descapri^iàse  n.  p.  Scapriccìrsi,  Scapric- 
ciarsi: Cavarsi  i  capricci,  Saziar  il  desiderio. 
Sbizzarrirsi. 

Descarcag-na  v.  a.  Scalcagnare,  Mandar 
giù,  e  vale  Pestare  o  Calcare  altrui  il  calcagno 
della  scarpa  andandogli  appresso. 

I>escàreg"a  s.  f.  Scarica:  Sparala  di  più  arme 
da  fuoco  in  un  tempo. 

I^escareg-a  v.  a.  Scaricare,  Discaricare,  e  per 
sinc.  Scarcare,  Discarcare:  Levare  il  carico  da 
dosso. 
•1  Scaricare,  in  senso  neul.  e  per  similil.  vale  Por 
giù  da  barroccio  e  da  una  nave  le  mercanzie 
caricatevi  sopra. 

—  a  testa;  Scaricar  la  testa:  Trarne  per  le  narici  o 
altronde  i  soverchi  umori  con  mezzi  a  ciò  adattali. 

—  un  scciéuppo,  ecc.;  Scaricare  un  archibuso  e  si- 
mili, vale  Farne  uscir  la  carica  col  darvi  fuoco 
0  col  trarnela  fuori  col  cavaslracci. 

S  Descaregàse  n.  p.  Scaricarsi,  Discaricarsi,  Sgra-  _ 
varsi:  Sollevarsi  d'alcun  peso,  e  dicesi  lanlo  in 
proprio  che  in  figuralo. 

"  Scaricarsi,  parlandosi  di  fiumi,  vale  Sboccare  le 
acque  loro  in,  altro  fiume  o  nel  mare. 

—  a  conscensa;  Scaricarsi  o  Sgravarsi  la  coscienza, 
vale  Scolparsi,  Giustificarsi. 

X>escàx*egro  s-  ")•  Scarico,  Discarico:  Il  di- 
scaricare 0  L'atto  dì  scaricare  le  navi,  some,  ecc. 


n  Discarico,  per  Giustificazione,  ScoIpamento,ed  an- 
che Quiete  e  Tranquillità. 

—  de  cónscensa  ;  Discarico  o  Sgravio  di  coscienza. 
I>escai*iia  v.  a.  Scarnare,  Discarnare:  Levar 

alquanto  di  carne  superficialmente;  e  presso  i  den- 
tisti Slaccare  con  ferro  a  ciò  adallo  la  gengiva 
dalla  radice  del  dente  per  cavarlo  con  più  facilità. 

Oescàsase  n.  p.  Scalzarsi:  Tòrsi  i  calzari 
di  gamba  o  di  piede.  Voce  del  contado. 

Inescasela  v.  a.  Scassare:  Cavar  dalla  cassa 
le  mercanzie  o  altre  cose  incassale;  conlr.  d'In- 
cassare. 
"  Slegare,  Sciogliere,  Sfasciare,  presso  i  Gioiellieri 
vale  Cavar  la  pieira  dal  castone  o  dalla  cassetta. 

IDeseasina  v.  a.  Scalcinare,  dicono  i  Murat. 
11  togliere  la  calcina  secca  rimasta  attaccata  ai 
mattoni  già  stali  adoperali  per  nuovamente  ser- 
virsi dei  medesimi  nella  più  parte  dei  muramenti. 

X>eseàso  add.  Scalzo,  Discalzo,  Scalzalo:  A  pie' 
scalzi,  Co'  piedi  nudi. 
%  De  marso,  chi  nò  péli  andà  cdsóuvadde  descàso, 
ma  chi  i  ha,  no  e  lascie  in  cà;  Di  marzo,  chi 
non  ha  scarpe  vada  scalzo,  e  chi  le  ha,  le  porti 
un  altro  po'  più  in  là,  ovv.  Di  marzo,  ogni  villan 
va  scalzo,  d'aprile,  va  il  villano  e  il  gentile.  Prov. 
facile  ad  ogni  intelligenza. 

I>èseazze  v.  n.  Scadere,  Discadere:  Declinare, 
Venire  in  peggiore  stalo.  Andare  in  basso. 

—  o  ùnn-a  persònìia  ;  Cascar  di  collo  a  uno,  vale 
Uscirgli  di  grazia. 

^  A-o  descazze  o  In  sciò  descazze;  Sai  finire, 

Verso  la  fine.  Posto  avverb.  coi  v.  Giungere,  Ar- 

"  ri  vare.  Venire  e  simili,  vale  Giungere  ecc.  sul 

finire  del  giorno,  del  pranzo  e  simili. 

S  Luscidse  descazze;  Piegare,  Cedere,  Declinare, 

Acconsentire,  Accondiscendere,  Aderire. 

IDeseeeg-à  v.  n.  Spiegare,  Dispiegare,  Disten- 
dere :  Allargare  le  cose  ristrette  in  pieghe;  conlr. 
di  Ripiegare  V.  Cegd. 
S  Desccegdse  n.  p.  Spiegarsi,  Distendersi,  Sdoppiarsi. 

IDesceetta  v.  a.  Screspare:  Disfar  le  crespe 
d'una  cosa  increspala. 

X>eseeìaiita  v.  a.  Sconficcare,  Schiodare,  Di- 
schiodare :  Cavar  il  chiodo  confitto,  Scommettere 
le  cose  confitte. 

ineseeiava  v.  a.  Dischiavare.  T.  mar.  Trarre 
un  perno  confitto  nel  bastimento  per  cambiarlo  o 
per  altro  motivo. 

I>esceiòd.e  v.  a.  Sturare,  Disturare  V.  De- 
stappd. 

—  I  oègc  a  ùnn-a  persònn-a;  Sturar  gli  orecchi  a 
uno,  vale  Dirgli  il  fallo  suo  apertamente,  Par- 
fargli  arditamente,  risentitamente. 

I>esceión.g-ia  v.  a.  Spiombare,  contr.  d'Im- 
piombare: Cavare  o  Slaccare  il  piombo. 

IDeseIxizLà  s.  f.  China,  Chino,  Scesa,  Discesa  : 
Via  0  Luogo  che  scende  all'ingiù,  contr.  di  Salila. 
$  Andd  in  deschind;  Andar  a  china  o  alla  china, 
a  chino  o  al  chino:  Andare  all'ingiù. 

Deseidia  V.  Arrecuved.  Voce  del  contado. 

I>eseìg-illa  v.  a.  Disigillare,  Dissigillare,  Disug- 
gellare, Dissuggellare:  Rompere  il  sigillo,  aprendo 
ciò  che  è  sigillato. 
S  Descigillàse  n.  p.  Disigillarsi,  Dissigillarsi,  ecc.: 
Aprirsi,  Distaccarsi  per  essere  strutto  o  sciolto 
ciò  che  tenea  sigillalo. 

IDeseiste  v.  n.  Desistere:  Cessar  di  fare,  Far 
sosta.  Rimanersi. 


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DES 


DES 


Desciù  s.  m.  Baldanza,  Campo,  Rigoglio,  So- 
pravvento, Superiorità,  Preminenza,  Maggioranza, 
Autorità. 
§  Aveì  ò  desciù;  Aver  il  sopravvento,  Stare  svan- 
taggio, cioè  Al  di  sopra. 
S  P'99'^  ò  desciù  a  tinn-o  persònn-ft;  Pigliar  bal- 
danza 0  animo  o  campo  addosso  a  uno,  Pigliar 
il  sopravvento,  il  rigoglio  ad  alcuno,  vale  Pigliar 
ardimento  da  checchessia  a  soverchiarlo,  Incu- 
tergli tal  concetto  di  te,  che  non  sia  più  capace 
di  contrastarli. 

IDe  sciù  avv.  Di  sopra,  contr.  a  Di  giù. 

IDescollà  V.  a.  ScolFare,  contr.  d'Incollare:  Stac- 
care d'insieme  le  cose  incollate. 
S  Descolldse   n.  p.  Scollarsi,  Disgiungersi,  Scon- 
nettersi le  parli  d'alcunché  per  il  non  tener  più 
la  colla  che  le  univa. 

r>escollóti  p.  pass.  Scollato.  Dal  v.  Scollare  V. 
sopra  Descolld. 
«  Scollalo,  Discollato,  aggiunto  di  Veste  che  lasci 

il  collo  scoperto;  contr.  d'Accollato. 
1)  Scollaccialo,  Sgolalo,  aggiunto  di  Persona  che 

abbia  il  collo  o  la  gola  scoperta. 
g  Scarpa  descolld  ;  Scarpa  scollata:  Scarpa  che  non 
sale  molto  sul  collo  del  piede. 

IDesconxmette  v.  a.  Scommettere,  Distor- 
cere. T.  mar.  Togliere  il  torcimento  alle  corde 
per  disfarle  e  ridurle  a  fili  o  a  cordoni. 

IDescomoda  v.  a.  Scomodare,  Discoraodare, 
Incomodare,  Disagiare:  Apportar  incomodo  o  di- 
sagio. 
§  Descomoddse  n.  p.  Scomodarsi,  Discomodarsi,  In- 
comodarsi, Disagiarsi:  Pigliarsi  incomodo  o  disagio. 

I>escòinod.o  s.  m.  Scomodo,  Discomodo,  In- 
comodo, Discomodità,  Scomodità,  Disagio. 

I>escòiM.od.o  addi  Scomodo,  Incomodo,  Disa- 
datto, Disutile. 

I>escoinpag"iia,  v.  a.  Scompagnare,  Discom- 
pagnare, Spajare,  Dispaiare:  Guastare  il  p?ijo,  Di- 
sunire 0  Separare  cose  o  persone  appajate. 

IDescompónn-e  v.  a.  Scomporre.  T.slamp. 
Il  disfare  una  forma,  separandone  le  lettere,  e 
disponendole  di  nuovo  nelle  casse,  ciascuna  nel 
suo  proprio  nicchio. 

I>esc«~nsà  v.  a.  Spettinare.  Voce  d'uso  tose: 
Disfare  la  pettinatura.  Guastare  l'acconciatura  del 
capo;  altrim.  Scapigliare,  Scarmigliare,  Arruffare, 
Scarruffare. 

I>escoiiteiita  v.  a.  Scontentare,  Disconten- 
lare  V.  Scontenta. 

Descon tento  àdd".  Scontento,  Discontento 
V.  Scontento. 

IDescorag-grì  v.  a.  Scoraggiare,  Scoraggire, 
Discoraggiare,  Scorare,  Discorare,  Disanimare, 
Sconfortare:  Togliere  altrui  il  coraggio, 
S  Descoragglse  n.  p.  Scoraggiarsi,  Di  scoraggiarsi, 
Scorarsi,  Discorarsi,  Sbigottirsi,  Sconfortarsi,  Sgo- 
mentarsi :  Perdere  il  coraggio.  Smarrirsi  d'animo. 

X>escordLa/  v.  n.  Discordare:  Il  dissonar  delle 
voci  e  degli  strum.  musicali. 
%  Descorddse  n.  p.  Uscire  o  Andar  via  di  padrone, 
dicesi  di  Servitore  che  abbandona  il  servigio  di 
alcuno. 

I>e8Cord[òix  p.  pass.  Scordato,  Discordato:  Ag- 
giunto di  voce  0  slram.  musicale,  vale  Disso- 
nante, Non  accordato. 
»  Fuor  di  padrone,  dicesi  di  Servitore  non  allogato 
in  servigio  d'alcuno. 


IDescòrpa  s.  f.  Scolpa,  Discolpa,  Scolpaniento, 
Discolpamenlo:  Dimostrazione  di  non  essere  in 
.   colpa,  Giustificazione. 

r>esc5rptìse  n.  p. Scolparsi,  Discolparsi:  Mo- 
strar la  propria  innocenza.  Scagionarsi  di  colpa 
attribuita,  Giustificarsi. 

Descostà  V.  a  Scostare,  Discoslare,  Scansare: 
Rimuovere  o  Allontanare  alquanto  la  cosa  dal  suo 
luogo, 
g  Descostdse  n.  p.  Scostarsi,  Discoslarsi,  Scansarsi  : 
Allontanarsi  alquanto. 

Descredita  v.  a.  Screditare,  Discreditare: 
Levar  il  credilo,  la  riputazione,  Porre  in  disistima, 
Denigrare,  Biasimar  pubblicamente,  ecc. 

iDescreclito  s.  m.  Scredito,  Discredito:  Per- 
dila del  credito,  del  concetto,  del  buon  nome. 

Descrive  v.  a.  Descrivere  e  Discrivere:  Rap- 
presentar con  parole.  Porre  sotto  gli  occhi  fa- 
vellando 0  scrivendo. 
I)  Descrivere,  dicesi  anche  della  figura  che  i  pia- 
neti vengono  a  formare  nel  loro  corso  ;  o  di  quella 
linea  che  percorre  per  l'aria  un  corpo  qualunque 
lancialo. 

I>esci*iziióii  s-  f.  Descrizione:  Esposizione  di 
checchessia. 

I>esorovi  v.  a.  Scoprire,  Discoprire  V.  Scrovi. 

I>escuTblbióxx  add.  Scoppiato,  Spajàlo,  Di- 
spaiato, Sparigliato,  dicesi  di  Due  cavalli  accop- 
piali insieme,  che  siano  differenti  di  mantello  e 
di  statura. 

II>escùxì  V.  a.  Scucire,  Scuscire,   Discucire, 
Sdrucire,  Sdruscire:  Disfare  il  cucito, 
g  Descùxise  n.  p.  Scucirsi,  Discucirsi,  Sdrucirsi, 
ecc.  :  Disfarsi  il  cucilo.  - 

IDescùxxo  p.  pass.  Scelto,  ecc.  V.  Descùxi. 
§  Discorso  descùxìo;  Discorso  o  simili  sconnesso, 
cioè  Disunito,  Incongruente. 

IDescùxitùa  s.  f.  Sdrucito,  Sdrucitura,  Sdru- 
cimento,  Sdrucio,  e  nell'uso  Scucitura  :  L'atto  dello 
sdrucire  e  II  luogo  sdrucito. 

r>escla  V.  n.  Disdare,  Dar  giù.  Andar  giù,  di- 
cesi di  Chi  perde  gran  parte  della  freschezza  di 
sanità;  e  più  comunem.  per  Diven  r  magro,  Di- 
magrare, Dimagrire,  Smagrare,  Smagrire,  ecc. 

I>esd.aiiiin.àse  n.  p.  Sdamare.  Voce  dell'uso. 
Nel  giuoco  della  Dama  dicesi  Quando  il  giuoca- 
tore  smuove  una  pedina  dai  primi  quadretti  dello 
scacchiere. 

DesdLaxo  (In)  m.  avv.  Disgraziatamente,  Per 
disgrazia,  Senza  intenzione  d'offendere. 

I^esdleg-no  s.  m.  Disdegno,  Aborrimento,  Av- 
versione, Uggia, 
g  Aveì  0  Piggià  in  desdegno  ùnn-a  persònn-a; 
Aver  0  Prendere  in  uggia  alcuno,  vale  Averlo 
in  odio,  in  fastidio,  a  schifo,  a  sdegno.  Aborrirlo, 
e  simili. 

X>es<leiitòii  add.  Sdentalo:  Dicesi  di  Persona 
che  ha  perduto  i  denti. 

I>es<il  v.  n.  Disdire:  Essere  sconvenevole,  Non 
esser  dicevole.  Non  istar  bene,  Non  addirsi, 
g  Desdise  n.  p.  Disdirsi,  Ridirsi,  Sdirsi,  Ritrat- 
tarsi: Dir  contro  a  quello  che  si  è  dello  prima. 

II>esd.iccia  s.  f.  Disdet'a:  Disgrazia,  Malaven- 
tura nel  giuoco  o  in  altro.    . 

I>esclicci«>vi  add.  Disdicciato,  Sfortunato:  Di- 
sgraziato nel  giuoco  e  in  altre  cose. 

IDesdita  s.  f.  Disdetta:  Quell'alto,  col  quale  il 
proprietario  o  il  principal  locatore  d'una  casa,  o 


DES 


DES 


305 


d'un  fondo  qnalnnqne:  notifica  al  condaltorc  che 
egli  deve  lasciar  libero  il  fondo  locato  nel  ter- 
mine indicalo  in  tal  atto.  Quell'atto  può  essere 
fatto  parimente  dal  conduttore  verso  il  locatore, 
quando  egli  vuol  restituire  la  casa  locatagli. 

I>e  seg-ixito  m.  avv.  Di  seguito,  Successiva- 
mente, L'un  dopo  l'altro;  ed  anche  Continua- 
mente, Senza  interruzione,  Senza  fermarsi,  Di 
lungo,  A  dilungo. 

I>e  semme  in  ^ento;  Di  quando  in 
quando,  Di  tanto  in  tanto,  Alcune  volte.  Talvolta, 
Di  rado,  Delle  mille  una  volta. 

]I>e  semme  in.  semme  ;  Da  quando  a 
quando,  Di  tanto  in  tanto,  A  volta  a  volta.  Al- 
cune volle,  Talvolta,  Di  rado. 

II>eseiiteg^à/  v.  a.  Stirpare,  Estirpare,  Divel- 
lere, Distruggere;  ed  anche  Cacciare,  Scacciare, 
Mandar  via. 

I>esenteria  s.  f.  Disenteria  e  Dissenteria: 
Propriam.  Soluzione  o  Flusso  di  ventre  con  san- 
gue, accompagnato  per  lo  piìi  da  dolori  intestinali. 
Usasi  comunem.  da  noi  per  Qualunque  flusso  di 
ventre  anche  senza  sangue;  Soccorrenza,  Uscita, 
Diarrea. 

I>èser;  Le  frutta:  L'ultimo  servito  della  mensa. 

I>esfa  V.  a.  Disfare,  Sfare  :  Distruggere  il  fatto 
0  la  cosa  fatta;  contr.  di  Fare. 
«  Disfare,  per  Guastare  l'essere  o  la  forma  delle 

cose. 
»  —  per  Dissolvere,  Scioglile,  Stemperare  :  Desfd 
in  io  l'éuio,  in  te  l'axóu,  ecc.;  Disfar  nell'olio^ 
nell'aceto,  ecc. 

—  a  societce;  Disfar  la  società.  T.  comm.  Por  fine 
ad  una  Società,  ad  un  negozio,  sciogliendosi  reci- 
procamente dagl'impegni  presi  per  tirarla  innanzi. 

—  5  letto;  Disfare  o  Sfare  il  letto,  dicesi  Quando 
si  levano  le  lenzuola,  le  coperte,  e  si  alzano  le 
materasse  per  poi  rifarlo;  e  talvolta  anche  Dis- 
ordinarlo V.  Sciata. 

—  ùnn'armd;  Disfare  un'armata,  un  esercito,  vale 
Sconfiggerla,  Metterla  in  rotta;  e  talvolta  Scio- 
glierla, Licenziarla. 

%  Fd  e  desfd  l'è  tutto  travaggid;  Fare  e  disfare 
è  tutto  un  lavorare,  dicesi  proverb.  Quando  al- 
cuno, fatto  un  lavoro,  è  costretto  a  disfarlo. 

S  Desfàse  n.  p.  Disfarsi,  Sfarsi:  Andar  in  pezzi,  in 
isconquasso,  in  rovina;  e  dicesi  delle  cose. 

«  Disfarsi,  per  Struggersi,  Consumarsi;  ed  anche 
Dimagrare. 

w  —  per  Dissolversi,  Sciogliersi,  Struggersi,  Stem- 
perarsi, Spappolarsi:  quest'ultima  voce  si  adopera 
parlando  di  cosa  morbida,  la  quale,  toccandola, 
sì  disfà  tra  le  dita. 

—  da-o  rie;  Disfarsi  o  Smascellarsi  dalle  risa,  vale 
Ridere  smoderatamente.  j 

—  d'ùnn-a  cosa;  Disfarsi  o  Riuscirsi  d'una  cosa,  i 
vale  Alienarla  da  sé.  Venderla. 

—  d'ùnn-a  persònn-a  ;  Disfarsi  d'una  persona,  Sga- 
bellarsene, Liberarsene,  Levarsela  dinanzi. 

I>esfbeto  p.  pass.  Disfatto,  Sfatto.  Dal  v.  di- 
sfare V.  Desfd  in  tutti  i  suoi  significali. 
»  Strutto,  Consunto,  Jlagro,  ecc.  | 

S  Parlandosi  di  vivanda  troppo  cotta,  vale  Sciolto,  j 
Distemperato,  Poltiglioso,  Strutto,  Quasi  liquefatto.   : 
I>esf^&t.cià/  v.  a.  Sfasciare,  Disfasciare,  contr. 
di  Fasciare  :  Levar  le  fasce,  e  per  simil.  Toglier 
via  una  cosa  che  circondi  checchessia,  come  del 
Rovinare  ed  abbatter  le  mura  d'una  terra,  ecc. 

Càsàoou,  Dizionario  Genoveat-Italiano 


S  Desfascidse  n.  p.  Sfasciarsi,  Disfasciarsi:  Levarsi 
via  la  fascia;  e  talora  Disfarsi,  Rompersi. 

I>esfUttoiià,se  n.  p.  Distorcersi,  dicesi  della 
seta,  refe  e  simili,  quando,  essendo  poco  torti,  le 
fila  facilmente  si  dislorcono  e  sdoppiano. 

IDesfterrà  v.  a.  Sferrare,  Disferrare:  Tór  via 
i  ferri  dallo  zoccolo  del  cavallo. 
%  Desfcrràse  n.  p.  Sferrarsi ,  dicesi   de'  cavalli  o 
d'altri  animali  quando  si  distaccano  loro  i  ferri 
da'  piedi. 

I>esfia  V.  a.  Sfilare:  Levare  il  filo  da  un  ago. 
S  Desfìàsc  n.  p.  Sfilarsi:  Uscir  il  filo  dalla  cruna 

dell'ago, 
n  Sfilacciarsi,  Sfilaccicarsi,  Sfilaccicare,  dicesi  del- 
l'Uscir le  fila  da  panno  rotto  o  tagliato  o  slracciato. 

Desfig-ùa  v.  a.  Svisare:  Guastare  il  viso, 
n  Raff^rarc,  Ravvisare,  Riconoscere.  Modo  basso: 
Nò  t'aveivo  manco  desfigùóu;  Non  t'avevo  nep- 
pure ravvisato,  riconosciuto. 

I>esfi.g"ùóiz  add.  Sformato,  Disformato,  e  per 
ischerzo  Abbozzato,  dicesi  d'Uomo  brutto  e  con- 
traffatto. 

I>esfòg-onóix  add.  Sfoconato  :  Che  ha  guasto 
il  focone,  cioè  Quella  parte  nelle  armi  da  fuoco, 
dov'esse  son  forate  per  darvi  fuoco. 
S  Avet  5  cu  desfógonóu;  Essere  avventurato,  ven- 
furalo,  fortunato,  dicesi  in  m.  b.  di  Colui  cui 
sempre  la  fortuna  sorride. 

I>esfx5iidoà  v.  a.  Dissodare.  T.  de'  contad. 
Rompere  e  Lavorare  il  terreno  slato  sin  allora 
sodo,  cioè  inculto;  od  altrim.  Divegliere  per  la 
prima  volla  le  terre  per  ridurle  atte  alla  colti- 
vazione; che  anche  dicesi  Scassare,  Diveltare. 

I3e.sf4ondu.ou.  s.  m.  Divelto,  Scasso.  T.  dei 
contad.  Terreno  lavorato  stato  fin  allora  sodo. 

I>esfómà  v,  a.  Sfornare,  Disfornare:  Cavar 
dal  forno  il  pane  o  altro. 

Desftu'tùnóu  add.  Sfortunato,  Disforlonato, 
Disgraziato,  ecc.;  e  se  nel  giuoco,  Disdiccialo. 

I>esf*rattà.se  n.  p.  Sfratarsi,  Disfratarsi: 
Uscir  dal  chiostro.  Uscir  dagli  Ordini  monastici. 

I>esg'al>ella  v.  a.  Sgabellare,  Sdoganare  :  Li- 
berar di  dogana  gli  effetti,  le  mercanzie,  pagan- 
done la  gabella  o  dazio.  Questi  due  verbi  abbenchè 
frequentemente  si  usino  come  sinonimi,  pur  dif- 
feriscono tra  loro  in  quanto  che  le  merci  si  sdoga- 
nano pagando  la  gabella;  lo  sgabellare  è  il  mezzo 
di  sdoganare;  ma  dove  non  è  dogana  si  sgabella 
e  non  si  sdogana. 

Desg-ag-g-inòu  add.  Scozzonato,  Svelto, 
Sveltito,  Spigliato,  Disinvolto  e  simili. 

I>esg"ail>l>o  s.  m.  Sgarbo,  Disgarbo:  Maniera 
incivile,  disobbligante,  Mala  grazia  nel  trattare  con 
alcuno;  Sgarba(e7za,Sgarbataggine,  Malgarbo,  Sgra- 
ziataggine, Inurbanità,  Increanza,  .Malacreanza,  ec. 

I>esg-ail>lbóu  add.  Sgarbalo,  Disgarbalo,  Sve- 
nevole, Sgraziato:  Senza  garbo,  né  grazia;  e  ta- 
lora Rozzo,  Scorte?e,  Incivile,  Inurbano  e  simili. 

Desg-anascìàse  <ia-o  rie;  Sgana- 
sciarsi, S;:angasciarsi  o  Smascellarsi  dalle  risa: 
Ridere  a  sganascio,  Ridere  smoderatamente. 

Oesg-ancià  v.  a.  Sganciare:  Sciogliere,  Li- 
berare una  cosa  inganciala. 

Oess-arljùg-g-ià  v.  a.  Ravviare  :  Riordinare 
le  cose  avviluppate,  come  capelli,  matasse  e  si- 
mili; altrim.  Sbrogliare,  Strigare,  Distrigare, 
Sviluppare.  Parlandosi  de' capelli,  dicesi  anche 
Scrinare,  e  nel  Pistoiese  Scatricchiare. 
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DES 


Deag^enio  s.  m.  Disgenìo:  Genio  contrario,  An- 
tipatici. 

I>esg-lieviS'S"e  v.  a.  Svolgere,  Disvolgere: 
Distondore  le  cose  rinvolto,  conlr.  d'Avvolgere, 
g  5  fi;  Dipanare,  Dinaspare:  Raccorre  il  filo  Iraen- 
dolo  dalla  matassa  e  formandone  il  gomiiolo  per 
comodila  d'adoperarlo.  -  Sgomitolare  vale  Svol- 
gere il  gomitolo. 
Il  Sgranellare,  figurat.  vale  Dir  varie  cose,  una  dopo 
l'altra  :  Se  me  metto  a  dcsghéugge. ...  Se  mi 
metto  a  sgranellare 

Desg'ia.ssà,  v.  n.  Didiacciare,  Dighiacciare, 
Sdiacciare,  Sghiacciare.  Sgelare,  e  nell'oso  Di- 
moiare: Sciogliersi  che  fa  il  ghiaccio  ed  il  ter- 
reno ghiaccialo. 

—  a  levrc;  Scovar  la  lepre:  Cavarla  dal  suo  gia- 
ciglio. T.  de'  cacciatori. 

Deag-radLclà  v.  a.  Degradare  e  Digradare:  To- 
gliere ignominiosamente  la  dignità  o  il  grado  ad 
un  ufficiale,  sott' ufficiale  o  soldato  in  pena  di  qual- 
che delitto. 
S  Desgraddd  tmn-a  cosa;  Disgradare,  Disgradire, 
usato  in  senso  neut.  vale  Non  essere  a  grado, 
Non  aver  a  grado,  e  usasi  comunem.  colla  partic. 
Non:  A  no  me  desgraclda;  Non  mi  disgrada. 

I>esg'ra<id.azióii  V.  Dcgradazión. 

I>esg-raiia  v.  a.  Sgranare,  Sbaccellare  W.'De- 
stegà. 

—  l'ùga;  Sgranellar  l'uva,  dicesi  Quando  si  slac- 
cano dai  grappoli  colle  mani  o  in  altro  modo  i 
granelli  dell'uva  per  farne  vino;  se  per  mangiarli, 
dicesi  Piluccare  V.  Pitia. 

S  Desgranàse  n.  p.  Sgranellarsi:  Andare  in  pic- 
coli granelli,  e  dicesi  di  marmo,  terra  e  simili; 
Tritarsi,  Stritolarsi,  Sgretolarsi,  Smergolarsi. 

Desg-rascia  v.  a.  Digrassare:  Levar  il  grasso 
0  Spogliar  della  grascia. 

II>e8g:razia  s.  f.  Disgrazia  :  Accidente  infausto, 
Caso  funesto  che  avversa  altrui;  Sventura,  Scia- 
gura, Infortunio,  Disastro,  Sinistro,  Avversità. 
II  Disgrazia,  per  Disfavore  o  Perdita  della  grazia 
0  favore  altrui,  onde  :  Cazze  in  desgrazia  d'ùnn-a 
persónn-a:  Cadere  o  Venire  in  disgrazia  d'uno, 
vale  Perdere  la  sua  grazia,  il  suo  favore,  la  sua 
protezione. 
S  Pe  desgrazia;  Per  disgrazia.  Disgraziatamente, 
Per  isciagura.  Modo  avverb.  e  vale  A  caso,  Per 
caso.  Per  accidente. 

I>esg"i*azióix  add.  Disgraziato,  Sgraziato,  Sfor- 
tunato, Disforlunato ,  Disavventurato,  Sciaurato, 
Sciagurato. 

JDesg-roscia  v.  a.  Sgrossare,  Digrossare,  Di- 
sgrossare: Dar  principio  alla  forma,  per  lo  più 
d'opere  manuali. 

Desg-roisciii  s.  m.  Pialla  da  disgrossare.  T. 
legnai.  Sorta  di  pialla,  più  piccola  del  piallone, 
che  serve  a  disgrossare  i  legnami. 

I^eag-ruppà  v.  a.  Disgroppare:  Disfare  il 
groppo;  Slacciare,  Dislacciare  ,■  Sciogliere,  Stri- 
gare, ecc. 

I^esg-ùscia  V.  a.  Sgusciare,  Disgusciare:  Ca- 
var dal  guscio. 

JDesg-ixeriiì  v.  a.  Sguarnire  e  meglio  Sguer- 
nire, altrim.  Sfornire.  Disfare,  Tòr  via  le  guar- 
nizioni, gli  ornamenti. 
Il  Sguernire,  in  term.  milit.  vale  Sfornire  una  for- 
tezza, nn  camp-^  delle  cose  necessarie  alla  difesa. 

T^ess^stèt  v.  a.  Disgjistare,  Sgustare  :  Appor- 


tare altrui  disgusto.  Dar  dispiacere,  Amareggiare, 
Affliggere,  Attristare. 
S  Desgùstàsc  n.  p.  Disgustarsi:  Prender  disgusto. 
Il  —  con  Mrt/t-ajucrsónn-tt;  Disgustarsi  con  alcuno, 
vale  Alterarsi,  Adirarsi  con  esso. 

Desg-ùstos  m.  Disgusto:  Tutto  ciò  che  a  noi 
0  ad  altri  può  riuscire  disgradevole;  Dispiacere, 
Afflizione. 

I>eslaeca  e  Tbottig-^e;  DisigiHar  le  bot- 
tiglie: Tórre  alle  bottiglie  contenenti  vini  parti- 
colari, rosolii  0  altri  liquori  la  ceralacca,  con  cui 
era  sigillato  il  turacciolo. 

Deslamiuà  v.  a.  Staccare  o  Levar  dall'amo; 
e  dicesi  de'  pesci  quando  e'  vi  restano  presi. 
S  Deslammdse;  Liberarsi  o  Staccarsi  dall'amo. 

I>e  slanso;  Di  lancio,  Di  brocco.  Di  botto, 
Di  colpo,  In  un  attimo,  In  un  baleno.  Posto  avverb. 
vale  Subitamente,  Senza  frammettere  indugio. 

Deslassàse  n.  p.  Slacciarsi,  Dilacciarsi,  Di- 
slacciarsi: Sciogliersi,  Liberarsi  dal  laccio. 

EJeslavóu.  V.  Slavóu. 

IDosleng-ixàse  n.  p.  Liquefarsi,  Dileguarsi, 
Struggersi,  Disfarsi,  Sciogliersi:  Divenir  liquido. 
$  Fa  deslengud;  Liquefare,  Struggere,  Sciogliere, 
ecc.:  Far  divenir  liquido. 

Deslig-a  V.  a.  Slegare,  Dislegare,  Sciogliere, 
Slacciare,  Divincolare,  e  antic.  Divimare,  contr. 
di  Legare:  Disfare  le  legature. 

—  a  lengua  ;  Snodare  la  lingua,  vale  Cominciare  a 
profferir  le  parole,  e  dicesi  de'  bambini. 

—  6  can;  Sguinzagliare  il  cane:  Sciogliere  il  guin- 
zaglio al  cane;  che  anche  dicesi  Far  lassa  al  cane. 

S  Desìi gdse  n.  p.  Slegarsi,  Dislegarsi,  Sciogliersi, 
Slacciarsi,  Divincolarsi:  Liberarsi  dalle  legature. 

IDeslog-ase  n.  p.  Slogarsi,  Dislogarsi,  Scon- 
ciarsi, Dinoccarsi,  Lussarsi,  dicesi  delle  ossa,  al- 
lorché per  alcuno  accidente  si  rimuovono  dalla 
naturale  loro  postura. 

I>eslòg-ia  V.  a.  Sloggiare,  Diloggiare,  Dislog- 
giare. T.  milit.  Cacciar  via  il  nemico  da  un  luogo 
che  occupa.  Forzarlo  a  ritirarsi;  ed  in  signif. 
neut.  Partire,  Abbandonare  il  luogo  occapato,  De- 
campare. 
I)  Vagabondare  di  notte:  Andar  qua  e  là  attorno 
alla  notte  per  ispassarsi,  e  prendesi  per  lo  più  in 
mala  parte.  E  talora  in  signif.  meno  sfavorevole. 
Andar  a  diporto,  a  diletto.  Girellare,  Girandolare, 
ma  sempre  di  notte. 

Deslog-io  s.  m.  Gironajo  notturno,  Nottivago, 
dicesi  di  Chi  nella  notte  invece  di  andar  a  casa  a 
dormire,  va  girellando  qua  e  là,  ma  osasi  sem- 
pre in  cattiva  parte. 

I>eslòg"ion.  V.  Deslògio. 

Desmag-g-ia  v.  a.  Smagliare,  dicesi  da' pe- 
scatori del  Levar  le  acciughe  o  altri  pesci  dalle 
maglie  della  rete,  in  cui  sono  rimasti  attaccati 
pel  collo  nel  loro  passo. 
S  Desmaggidse  n.  p.  Smagliarsi:  Il  liberarsi  che 
fanno  i  pesci  dalle  maglie. 

liesmaiieg-ase  n.  p.  Uscir  del  manico,  Per- 
dere il  manico;  e  dicesi  di  coltelli,  scalpelli  e 
simili  strumenti. 

Desmantella  v.  a.  Smantellare,  Disman- 
tellare, Sfasciare,  Abbattere,  Diroccare,  Rovinare; 
e  dicesi  propriam.  di  mura,  di  fortificazioni,  ecc. 

Xiesmascliera  V.  Smascherd. 

Desinata  v.  n.  Dematare.  T.  mar.  Si  dice  che 
Un  bastimento  ha  dematato  quando  ha  perduto 


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0  rotto  i  suoi  alberi  per  nna  burrasca  o  per  colpi 
di  palle  in  un  combattimento  o  per  una  cattiva 
manovra. 
§  A  desinala  V.  A  desinata  alia  sua  sede  aifab. 

I>esiiieiiteg-à.se  n.  p.  Dimenticarsi,  Scor- 
darsi. Voce  dei  contado  V.  Scorddse. 

Desmette  v.  a.  Smettere,  Dismettere,  Dimet- 
tere, Tralasciare,  Desistere,  Cessar  di  fare;  e  ta- 
lora Porre  da  parte  o  in  disuso:  Desmette  un 
vesti;  Smettere  un  vestilo. 

IDesmolbig-lià,  v.  a.  Smobiliare.  Voce  d'uso: 
Sfornir  di  mobili. 

]I>esiiiolbig-lióu.  add.  Smobil-'ato,  dicesi  di 
quartiere  o  casa  senza  mobili. 

X>esin.òiità,  v.  a.  Smontare,  contr.  di  Montare. 
T.  delle  Arti.  Scommettere  le  parti  d'una  cosa, 
separandole  a  una  a  una  per  ripulirle  o  racco- 
modare alcuna  di  esse  :  Desmóntd  un  reléuio, 
un  scciéuppo ,  ecc.;  Smontare  un  oriuolo,  un 
archibuso,  e  simili. 

—  5  can  dò  scciéuppo;  Levar  da  punto  il  cane. 

—  un  cannón;  Smontare  un  cannone,  vale  Tòrio 
dalla  sud  cassa. 

Desm.ùg'g'ià.  v.  a.  Disgraneilare  :  Dicrescere 
0  Diminuire  i  denari  aggruzzolali;  e  talora  Di- 
sciogliere il  mucchio. 

Desmùo  s.  m.  Bruno:  Veslimenlo  nero  o  d'altro 
colore  riputato  lugubre,  che  si  porla  alcun  tempo 
per  onoranza  di  prossimo  parente  o  d'altra  per- 
sona ragguardevole  morta  di  poco;  altrim.  Lutto. 
S  Ed  anche  Quel  velo  nero  che  si  mette  intorno 
al  cappello  o  al  braccio  per  lo  stesso  motivo. 
S  Mette  sciù  desmùo;  Prendere  il  duolo,  Mettere 
il  bruno. 

]I>esiiià<  v.  a.  Snidare,  Snidiare,  Disnidiare:  Cac- 
ciar dal  nido. 
S  In  senso  neiit.  e  per  Iraslalo  Uscir  dal  proprio 
luogo.  Abbandonerò  forzatamente;  Sloggiare,  Di- 
sloggiare, Diloggiare. 

I>esiiùà  V.  a.  Snodare:  Slaccar  le  giunture. 

Desolaziòn  s.  f.  Desolazione,  Desolamanlo: 
Privazione  o  Mancanza  di  consolazione;  Affanno, 
Cordoglio,  Amarezza,  ecc. 

I>eso]:*ien.tà  V.  Disorienta. 

I>e  sorveciù.  m.  avv.  Di  soprappiù,  Di  più, 
Di  vantaggio,  Per  soprammercato,  Di  soprassello. 
Di  giunta,  Per  giunta.  Inoltre,  Davantaggio. 

IDesotterra  v.  a.  Disolterrare,  Dissotterrare, 
Disseppellire  :  Cavar  di  sotterra,  dalla  sepoltura, 
dal  sepolcro. 

*  S  Figurai.  Trovare,  Rintracciare,  Scoprire  una  per- 
sona 0  cosa  nascosta. 

I>esotteei*a.iii.ox*ti  s.  m.  Poppamillesimi, 
Rasiiarchivi  :  Antiquario,  Facitor  di  genealogie, 
e  si  suol  dire  in  dispregio. 

Desosisà.  V.  a.  Disossare  :  Trarre  le  ossa  della 
carne. 

I>èspa  s.  f.  Caffo:  Numero  dispari  che  non  si 
può  dividere  in  due  parli  uguali  di  numeri  in- 
teri; allrim.  Dispari. 
§  Zùgà  a  pd  dèspa;  Giocare  a  pari  e  caffo  :  Spe- 
cie di  giuoco  che  si  fa  comunem.  in  due,  uno 
de' quali  sceglie  il  numero  pari  e,  laliro  il  dispari, 
e  quindi ,  senza  far  molto ,  alzano  cadurio  una 
mano  con  quante  dita  distese  che  loro  pare,  onde 
ottenere  fra  ambi  un  numero  pari  o  dispari,  giusta 
la  scelta  da  loro  /atta. 
S  Ghe  de  tutto  in  dèspa,  a  irei  nd  gh'arrivan; 


Ogni  cosa  vi  è  in  caffo  e  non   arrivano  a  Ire. 
Modo  scherzev.  per  dire  Non  ce  n'è  che  uno. 

I>e  sotto  ;  Di  sotto,  Sollo,  Dalla  parie  di  sotto. 
S  De  sdito  in  sciù;  Di  sollo  in  su,  dicesi  di  chec- 
chessia posto  in  alto  e  visto  dalla  parie  di  sollo. 

I>e  sottog-amlba  ;  Di  sotto  gamba.  Posto 
avverb.  vale  Con  una  mano  passala  di  sollo  a 
una  gamba. 

I>e  sòtt'  éug-g-io  (Ammià)  V.  Ammid. 

I>espacclietta  v.  a.  Disfare,  Aprire  un  pac- 
chetto, un  piego,  un  fascello  di  checchessia. 

Despseg-io  add.  Disparato,  Dissimile,  Vario, 
Differente, Diverso:  Che  non  ha  la  medesima  forma 
0  la  qualità  medesima.  -  Spajato  dicesi  di  Quelle 
cose  che  si  adoperano  se  non  appajate,  come: 
Guanti  despcegi,  Casette  despccgie,  ecc.;  Guanti 
spajali.  Calze  spajale  e  simili. 

I>e!sparà  v. a. Sparare:  Spogliare  de' paramenti 
alci:n  luogo;  contr.  di  Parare. 
n  Sparare,  per  Disparare,  Disimparare,  Disappren- 
dere V.  Desprcnde. 
S  Despardse  n.  p.  Spararsi,  dicesi  de' Sacerdoti 
quando,  dopo  aver  celebrata  la  messa  o  fatta  qual- 
che altra  funzione  ecclesiastica,  si  tolgono  di  dosso 
i  paramenti  sacerdotali. 

Despascionàse  n.  p.  Spassionarsi:  Pro- 
pnam.  Spogliarsi  d'ogni  passione,  e  figurai.  Spo- 
gliarsi d'ogni  preventivo  partilo  o  interesse  par- 
ticolare, rendendosi  imparziale,  neutrale, 
n  Spassionarsi,  per  Dar  corso  ad  una  passione  od 
affetto  con  l'opera  e  con  atti  esterni;  ed  anche 
per  Isfogare  i  suoi  affanni  confidandoli  altrui, 

Despeàse  n.  p.  Disperarsi  :  Darsi  alla  dispe- 
razione. 
S  Comunem.  usasi  da  noi  per  Lamentarsi  dispera- 
tamente; ed  anche  Arrovellarsi,  Attapinarsi,  Dar 
l'anima  al  nemico,  al  diavolo. 
^  Fd  dcsped  ùnn-a  persònn-a;  Far  disperar  uno, 
vale  Dare  ad  uno  vera  cagione  di  cruccio  e  di 
dispiacere. 

Despeazion  s.  f.  Disperazione,  Desperazione, 
Disperamento ,  Disperalezza  :  Propriam.  Perdi- 
mento di  speranza. 
I)  Disconforlo,  Travaglio  d'animo, 
ti  Miseria,  Indigenza,  Povertà  :  Son  aU'ùrtima  de- 

speaziòn;  Son  all'ultima  miseria. 
S  Alette  à  despeazion  ùnn-a   persònn-a;  Metter 
alla  disperazione.  Far  disperar  uno  V.  Despedse 
nell'ultimo  significato. 

Oespeg-nà  v.  a.  Spegnare,  Dispegnare.  Voci 
d'alluso:  Levar  di  pegno  o  dal  Blonte  di  pietà 
una  cosa  impegnata. 

I>espeig-olla  v.  a.  Spicciolare:  Slaccare  dal 
picciuolo  V.  Peigòllo. 

Despellissouàse  n.  p.  Spollinarsi:  Quello 
scuotersi  e  levarsi  di  dosso  i  pollini  (pellissoin) 
che  faino  i  polli  spiumacciandosi  col  becco. 

I>espelùccà  v.  a.  Spicciolare,  dicesi  de'fiori, 
e  vale  Spiccar  le  loro  foglie;  altrim.  Spicciare. 

I>espeiid.e  v.  a  Abbassare,  Calare  :  Tirar  giù 
a  basso  una  cosa  appesa;  -contr.  d'Appendere. 

X>espeu.sa  s.  f.  Dispensa:  Stanza  e  lalora  Sem- 
plice armadio,  ove  si  tengono  in  serbo  le  cose 
da  mangiare. 
Il  Dispensa,  per  Concessione  o  Privilegio  derogante 
alla  legge,  e  per  lo  più  a  legge  ecclesiastica; 
Dispensazione,  Dispensagione,  Dispensamenlo. 
«  —  Plesso  i  Librai  .dicesi  La  parte  d'unopera  in 


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corso  dì  slampa  che  vien  in  luce  a  tanti  fogli 
per  volta.  Voce  d'uso  comune, 
n  Làscito,  Lascio,  Legalo:  Donativo  lascialo  altrui 
per  testamento,  che  da  quando  a  quando  si  di- 
spensa ad  alcune  famiglie  nominale  nel  medesimo. 
I>espexistt  V.  a.  Dispensare,  Distribuire,  Coni- 
partire. 
))  Dispensare,  per  Esentare,  Fiancare,  Liberare  da 

alcun  obbligo. 
§  Despensàse;  Dispensarsi,  Disobbligarsi,  Esentarsi: 
Liberarsi  dall'obbligo  di  checchessia. 
I>espeiisatò  s.  m.  Dispcnsatore  :  Che  dispensa, 

Che  distribuisce. 
IDespensé  s.  m.  Dispensiere  e  Dispensiero. 
T.  mar.  L'uomo  addetto  al  servizio  della  dispensa. 
I>espeòiz  add.  Disperato,  Povero,  Jliserabile, 

Spiantalo,  Rovinalo. 
I>esperde  v.  a.  Sperdere,  Disperdere,  Smarrire. 
§  Disperdise  n.  p.  Smarrirsi:  Errar  la  strada;  ed 
anche  Perdere,  Consumare  il  tempo  intorno  ad 
una  persona  o  cosa. 
mesperso  p.  pass.  Sperso,  diccsi  di   Chi  si 
trova  in  luogo  sconosciuto. 
Il  Sperso,  dicesi  anche  in  alcuni  luoghi  del  Bam- 
bino riportato  dalla  bàlia,  il  quale,  da  essa  diviso, 
mostrasi  inquieto  e  piagnoloso. 
IDespernàìse  n.  p.  Uscir  de'  perni  :  Perdere 
0  Rompersi  i  perni  che  servono  a  congegnare  varii 
pezzi  dun  lavoro. 
I>espei:*ùccóri  add.  Sparruccato  :  Chi  non  ha 

parrucca  o  A  chi  fu  tolta  la  parrucca. 
I>espessa  v.  a.  Spezzare:  Ridurre  in  pezzi. 
r>espétadLd.o  add.  Dispettoso  e  nella  plebe 
fior.  Cacadispptli:  Che  si  compiace  di  far  dispetti. 
I>espéteiia  v.  a.  Spettinare:  Disfare  la  pet- 
tinatura. Guastare  l'acconciatura  del  capo. 
%  Despetenàse  n.  p.  Spettinarsi. 
I>espéto  s.  m.  Dispetto  :  Offesa  volontaria  fatta 
altrui  affine  di  dispiacergli;  e  talvolta  semplicem. 
per  Ingiuria  scherzevole. 
%  A  despèto  de...  A  dispetto  di,  A  disgrado  dì,  vale 

A  onla  di,  Contro  voglia  di. 
Il  —  di  maligni  o  so  ó  risplende  V.  A  despèto. 
Il  —  di  santi  V.  A  despèto. 
%  A  tò,  A  so  marso  despèto  ;  A  tuo,  A  suo  mar- 
cio dispetto.  Posto  avverb.  vale  Contro  tua  0  sua 
voglia,  In  tua.  In  sua  onta. 
S  Fd  di  despeti;  Far  dispetti,  Dispeltare,  Esser 

dispettoso. 
%  Fa  ùnn-a  cosa  pe  despèto  ;  Far  checchessìa  per 

dispetto  0  in  dispetto,  cioè  Per  far  dispetto. 
S  Nò  se  péu  andd  in  paradiso  a  despèto  di  santi 
V.  A  despèto. 
I>espia."x:ei  s.  m.  Dispiacere,  Disgusto,  Cor- 
doglio, Rammarico,  Afflizione,  Dolore  e  simili. 
S  Dà  di  dcspiaxeì;  Dar  dispiaceri,  Dar  disgusti. 
I>espia.s:eì  v.  n.  Dispiacere,  Spiacere,  contr. 

di  Piacere:  Recar  noja,  fastidio,  disgusto. 
IDespig-òg-g-ia  V.  a.  Spidocchiare:  Levar  via 
i  pidocchi. 
S  Despigòggiàse  n.'  p.  Spidocchiarsi:  Levarsi   di 
capo  0  di  dosso  i  pidocchi. 
I>espig-olti  V.  Desfegd. 
—  5  gran;  Sgranellare,  Disgranel'are:    Cavar  le 

granella  dalle  spighe. 
Despixòutiise  n.  p.  Spigionarsi,  contr.  d'Ap- 
pigionarsi :  Andar  via  i  pigionali  da  una  casa. 
I>eispix:^xi.òu  p.  pass.  Spigionalo. 


S  0  gh'inlra  camme  mezzan  despixdnóu  ;  E'  ci 
enira  quanto  il  cavolo  a  merenda  V.  Mezzan. 

I>espoiM.ellà;  v.  a.  Sbottonare,  Sflbbiare  V. 
Despuntà. 

I^espre lidie  v.  a.  Disimparare,  Disparare,  Spa- 
rare, Disapparare,  Disapprendere:  Scordarsi  o  Di- 
menticar le  cose  imparate,  Perdere  la  cognizione 
di  ciò  che  si  è  appreso. 

t>e  sprescia  m.  avv.  la  fretta,  A  fretta,  Al- 
l'in prescia  V.  Sprescia. 

IDesprevàs©  n.  p.  Spretarsi  :  Deporre  l'abito 
da  prete. 

IDesprexa  v.  a.  Dispregiare,  Schernire,  01- 
irai-'gìare:  tare  scherno  a  diletto,  e   dicesi  di 
persona. 
I)  Avvilire,  Invilire,  parlandosi  di  merce,  vale  Sce- 
marne il  prezzo. 

IDesprexadLcio  add.  Sprezzante,  Maligno, 
Beffardo,  Sprezzatore,  Schernitore. 

I>espreaco  s.  m.  Dispregio,  Scherno,  Onta,  Di- 
spetto, Villania,  Affronto,  Ingiuria,  Oltraggio:  Of- 
fesa volontaria  falla  altrui  afìine  di  dispiacergli. 

Despùg-g-ia  V.  a.  Spogliare,  Dispogliare,  Sve- 
stire: Cavar  i  vestimenti  di  dosso. 
Il  Spogliare,  metaf.  per  Privare,  Svaligiare,  Tòr  via, 

Rubare  e  simili. 
Il  Sbusare,  e  nell'uso  tose.  Ripulire  V.  Arrùxentd 

nel  3»  signif. 
$  Despùggidse  n.  p.  Spogliarsi,  Dispogliarsi,  Sve- 
stirsi: Cavarsi  i  vestimenti. 
§  Parlandosi  degli  alberi,  vale  Sfrondarsi,  Depor 
le  frondi.  Cader  le  foglie:  A  campagna  a  se  de- 
spéuggia;  Gli  alberi  si  dispogliano. 

I>espu.ntà  v.  a.  Sbottonare,  Sfibbiare,  Sgan- 
gherare, Slacciare,  Dilacciare,  Dislacciare:  Scio- 
gliere le  vesti  legate  o  strette  con  bottoni,  con 
fibbie,  con  gangherelli  (corcetti)  o  con  laccio. 
Questi  verbi  però  differiscono  tra  loro.  Si  sbot- 
tona od  anche  si  sfibbia  un  abito  quando  è  unito 
0  stretto  con  bottoni;  si  sfibbiano  i  calzoni,  le 
scarpe  che  hanno  le  fibbie;  si  sganghera  una 
veste  quando  è  unita  o  stretta  con  gangherelli; 
si  slacciano  le  scarpe,  l'abito,  il  busto,  l'elmo 
quando  son  legati  con  laccio. 
S  Despuntàse  n.  p.  Sbottonarsi,  Sfibbiarsi,  ecc.  - 
Sciorinarsi,  Scialarsi,  Spettorarsi ,  significano 
Sfibbiarsi  e  Allargarsi  i  panni  di  dosso  o  per 
troppo  caldo  o  per  altro  motivo. 

IDespuntella  v.  a.  Spuntellare:  Levare  i 

puntelli. 
S  Despuntelldse  n.  p.  Spuntellarsi  :  Cadere  i  pun- 
telli. 

I>espùta  V.  Disputa. 

I>espùta  V.  Disputa. 

IDesquinterna  v.  a.  Sqninternare,  Scom- 
bujare.  Scombussolare,  Sconquassare,  Dissestare, 
Sconciare,  Mandar  sossopra. 

Destaccà  v.  a.  Staccare,  Dislaccare:  Separare, 
Disunire  l'una  dall'altra  due  o  più  cose  attaccate 
insieme;  Spiccare,  Scollegare,  Scommettere,  Di- 
sgiungere. 
Il  Distaccare,  figurai,  usasi  per  Rimuovere  uno  da 
una  <;osa,  da  una  persona  per  cui  egli  è  appas- 
sionato. 

—  e  parolle;  Spiccar  le  parole,  vale  Pronunziarle 
distintamente. 

—  I  cavalli;  Staccar  i  cavalli,  vale  Levarli  dalla 
carrozza. 


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—  un  da  un  léugo;  Distaccar  uno  da  un  luogo, 
vale  Costringerlo  ad  abbandonarlo. 

—  un  picchetto,  ecc.;  Distaccar  un  picchetto,  una 
compagnia  o  simile,  presso  de'  miiit.  vaie  Sepa- 
rarlo dall'esercito  o  da  un  corpo  di  truppe  e  man- 
darlo altrove  per  qualche  particolare  fazione. 

S  Destaccdse  n.  p.  Staccarsi,  Distaccarsi,  Disgiun- 
gersi, Scollegarsi,  ecc. 
«  Scostarsi,  Discostarsi:  Allontanarsi  alquanto. 
S  Parlandosi  di  Colori  nella  pittura  quando  son  bene 
sparliti  talmente  che  si  spicchino  con  vaghezza 
l'uno  dall'altro,  dicesi  Risaltare,  Campeggiare. 
S  Destaccdse  da  ùnn-a  persònn-a  o   da  ùnn-a 
cosa;  Staccarsi  o  Distaccarsi  da  una  persona  o 
da  una  cosa,  figur.  vale  Allontanarsene,  Lasciarla. 
IDestaccamento  s.  m.  Distaccamento.  T. 
milit.  Una  presa  di  soldati  staccata  dal  battaglione, 
dal  reggimento  o  dall'esercito  per  qualche  fa- 
zione particolare. 
IJestacco  s.  m.  Distacco:  L'atto  di  staccare 
e  Lo  slato  della  cosa  distaccala;  allrim.  Distac- 
camento, Staccamento,  Dislaccalura ,  Disgiungi- 
mento,  Separazione, 
n  Distacco,  figurai,  per  Allenamento,  Disamore, 
Abbandono;  e  dicesi   quando  si  divìde  da  una 
persona  o  cosa  a  noi  cara. 
I>estag'iià;  Y.  a.  Levar  la  stagnatura. 
%  Destagnàse  n.  p.  Perdere  la  stagnatura. 
IDestauà  v.  a.  Stanare,  Scovare:  Far  uscir  dalla 
tana  o  dal  covo,  e  dicesi  delle  fiere. 
1)  Scovare,  Scoprire,  Ririvenire:  Investigare,  dopo 
minuta  ricerca. 
Destappa  v.  a.  Sturare,  Dislurare,  Stappare, 
contr.  di  Turare  0  Tappare:  Cavar  il  tappo  dalle 
bottiglie  0  altro  che  sia  turato. 

—  I  oège;  Sturar  gli  orecchi  V.  Oègia. 

%  Destappàse  n.  p.  Sturarsi,  Disturarsi,  Slapparsi. 
I>esteg-à  v.  a.  Sgranare:  Cavar  i  legumi  dal 
baccello  o  guscio;  dicesi  anche  Sbaccellare,  spe- 
cialmente parlando  di  fave. 
S  Deslegd  de  vesce;  Sballare,  Sballar  favole,  Snoc- 
ciolar fiabe,  fandonie,  ecc.:  Contar  cose  lontane 
dal  vero. 
I>esteiza  (ÀJ  V.  À  desteiza. 
I>et9teizo  p.  pass.  Disteso,  Steso  V.  Destende. 
S  Collo  desteizo;  Collo  disteso,  cioè  Ritto. 
S  Lungo  desteizo;  Lungo  disteso:  Colle  membra 

distese  Jn  tutta  la  loro  larghezza. 
S  Std  0  Èse  desteizo;  Stare  o  Essere  disteso  :  Non 
essere  raggruppato,  né  ripiegato,  e  dicesi  delle 
persone  e  delle  cose. 
!Deisteiu.pea  v.  a.  Stemperare,  Stemprare: 

Levar  la  tempera  ai  ferri. 
I>esteude  v.  a.  Distendere,  Stendere:  Allar- 
gare 0  Allungare   una  cosa   ristretta  o  raccolta 
insieme  e  raggricchiata. 

—  t  drappi,  ecc.;  Tendere  i  panni  o  il  bucato,  vale 
Allargarli  perchè  sciughino. 

—  i  fèuggi;  Tendere  i  fogli.  T.  stamp.  Quel  di- 
sporre in  alto,  in  stecche  o  corde,  i  fogli  di  fresco 
stampati,  perchè  s'asciughino. 

—  1»  sce  l'osa;  Inajare:  Mettere  in  aja. 

■ —  ùnn'àncoa;  Allungare  un'ancora.  T.  mar.  Por- 
tare un'ancora  con  un  gherlino  al  largo  del  ba- 
stimento. 

—  ùnn-a  persònn-a  ;  Distendere  uno  o  Stendere  uno 
al  suolo,  Mandarlo  disteso  per  terra,  vagliono 
Ucciderlo. 


—  un  scrito;  Distendere  una  scrittura,  vàie  Com- 
porla,  Stenderla  in  carta. 
§  Destèndise  n.  p.  Distendersi:  Mettersi  comoda- 
mente a  giacere. 
Il  Distendersi,  per  Allargarsi,  Dilatarsi,  Estendersi  : 
Occupare  un  dato  spazio;  e  parlando  di  schiere, 
di  ordinanze  d'esercito,  ecc.,  vale  Allargarsi,  As- 
sottigliarsi in  lungo  per  occupare  maggior  quan- 
tità di  terreno. 
Il  Estendersi:  Favellar  a  lungo.  Allungarsi  in  parole, 
Esser  lungo  nel  ragionare. 

I>estetta  v.  a.  Spoppare,  Slattare,  Svezzare, 
Divezzare:  Tòr  la  poppa  a'  bambini.  Disusare  dal 
lalte  i  bambini. 

I>estillà  v.  a.  Distillare,  Destillare,  Stillare, 
Lambiccare  V.  Lambiccò. 

Postillato  s.  m.  Distillatore,  Stillalore;  Che 
distilla,  cioè  Che  cava  l'umore  di  checchessia  per 
via  di  lambicco. 

JDestillazión  s.  f.  Distillazione,  Destillazione, 
Dislillamento,  Destillamento,  Stillazione,  Stilla- 
mento: Il  distillare. 
Il  Rachitismo:  Specie  di  malattia,  in  cui  le  ossa  si 
rammolliscono,  si  tumefanno  e  si  curvano  in  una 
maniera  viziosa.  >>  vanno  specialmente  affetti  i 
fanciulli  nati  da  parenti  di  guasto  temperamento, 
0  che  hanno  succhiato  il  latte  di  donna  incinta 
0  affetta  di  mal  venereo. 

IDestixi  s.  m.  Destino,  Sorte,  Fato:  Necessità, 
Effetto  che  non  si  può  fuggire  od  impedire;  antic. 
Distino,  Destinata,  Destinalo. 
n  Destino,  nell'uso  dicesi  anche  di  Luogo  o  Im- 
piego 0  simile,  a  cui  uno  è  destinato. 
„  —  per  Indirizzo,  Ricapito:  Manda  ùnn-a  let- 
tera a-o  so  destin;  Mandar  una  lettera  o  altro 
al  suo  destino,  vale  Ricapitarla,  Farla  pervenire 
in  mano  di  chi,  la  debbe  avere. 

IDestiuà  V.  a.  Destinare  e  antic.  Distinare,  De- 
putare, Designare:  Eleggere  alcuno  a  fare. 
§  In  senso  neut.  vale  Statuire,  Determinare,  Deli- 
berare. 

I>estiiiazio]i  s.  f.  Destinazione:  Il  destinare, 
ma  coraunem.  usasi  per  La  cosa  o  II  luogo  de- 
stinato, stabilito. 

I>estìtui  V.  a.  Destituire:  Deporre,  Rimuovere 
altrui  da  un  uffizio ,  senza  provvisione  o  ricom- 
pensa, e  ciò  per  colpe  commesse  esercitandolo. 

IDeistitùziòn. s  f.  Destituzione:  Rimovimento 
dall'ufficio  V.  sopra  Destituì.  ' 

I^estomag-à  v.  a.  Stomacare,  Fare  stomaco, 
Indur  nausea  V.  Angòscid. 

X>estoixiag'Otso  add.  Stomachevole,  Stoma- 
coso: Che  commuove  o  perturba  lo  stomaco;  ed 
usasi  anche  figurai.  V.  Angoscioso. 

r>est5nà  v.  n.  Stonare,  Stuonare  ed  anche  Di- 
stonare, ma  meno  usato  :  Uscir  di  tuono,  Esser 
fuor  di  chiave;  che  anche  dicesi  Cantar  falso. 

Destòuazióu  s.  f.  Stonazione:  Lo  stonare. 

Destórnà  v.  a.  Distrarre,  Distorre,  Distogliere, 
Sviare,  Disviare,  Sconcertare,  Sturbare,  ecc. 

II>e  strang-og-g-ión  avv.  In  fretta;  ed 
usasi  ordinariam.  col  v.  Mangiare,  e  vale  Mangiare 
alla  sfuggita,  con  poro  agio,  e  in  tanta  fretta  da 
rimanerne  quasi  strangolalo;  che  anche  dicesi 
Mangiar  collimbuto.  Mangiar  a  strappabecco. 

I>e  strannio;  Strano,  Insolito,  Stravagante. 
Modo  avverb.  che  usasi  soltanto  in  questo  modo 
di  dire:  Me  pà  de  ttrannio  che....  E'  mi  pare 


310 


DES 


DET 


strano,  E'  parmi  cosa  strana,  insolita,  strava- 
gante. 
r>estrascio  s.  m.  Travaglio,  Briga,  Disturbo, 

Fastidio  e  simili. 
IDestrig-a  v.  a.  Strigare,  Distrigare,  Distri- 
care, Sbrigare,  Disbrigare,  Spacciare,  Spedire,  ecc.: 
Dar  fine  con  prestezza  ad  operazione  che  si  abbia 
fra  mani,  Strigare  una  faccenda,  un  negozio,  ecc. 
•1  Strigare,  per  Sviluppare,  Disciogliere,  Dichiarare. 
—  unn-a  persónn-a;  Spacciar   uno,  figurai,  vale 
Ucciderlo. 
S  Destrigdse  n.  p.  Sbrigarsi,  Affrettarsi,  Solleci- 
tarsi, Spedirsi,  Spacciarsi,  Strigarsi,  Avacciarsi: 
Esser  pronto,  sollecito  nel  far  le  cose,  Uscir  presto 
d'una  cosa, 
S  Destrigàsela  con  un  ;  Strigarsela  con  uno,  vale 
Cavarsi  d'impaccio,  Trattar  con  esso  una  cosa 
malagevole  e  rischiosa. 
Destrùe  V.  Distrùe. 
I>estùrlba  v.  a.  Sturbare,  Disturbare,  Turbare  : 
Apportar  disturbo,  Interrompere  le  azioni,  i  di- 
segni altrui.  Metter  inciampi.  Impacciare,  Impe- 
dire, Sconcertare. 
«  Disturbare,  per  Incomodare,  Disagiare,  Recar  in- 
comodo 0  disagio. 
§  Destùrbàse  n.  p.  Disturbarsi,  Incomodarsi,  ecc. 
r>estùrlbató  s.  m.  Disturbatore,  Slurbatore: 

Che  disturba. 
I>estùrlbo  s.  m.  Disturbo,  Dislurbamento,  Di- 
sturbazione,  Sturbo,  Sturbamento,  Slnrbazione, 
Impedimento,  Imbarazzo,  Impaccio, 
n  Disturbo,  per  Incomodo,  Noja,  Pena,  Fastidio; 
ed  anche  Inq'.ietudine,  Agitazione  di  spirito. 
IDeìSÙmme  v.  n.  Desumere,  Ccn'ietlurare,  Con- 

ghietlurare. 
I>esùiii  V.  a.  Disunire,  contr.  d'Unire,  Disgiun- 
gere, Separare:  Disseparare  ciò  ch'era  unito;  ed 
usasi  tanto  al  proprio  che  al  figurato. 
S  Desùnise  n.  p.  Disunirsi,  Separarsi,  Slaccarsi. 
I>esùn.ión  s.  f.  Disunione,  Separazione;  e  per 

melaf.  Discordia,  Dissensione,  Scissura. 
I>esùrpa   v.  a.  Dissipare,  Scialacquare,  Pro- 
fondere: Sciuparle  sue  facoltà,  Consumare,  Man- 
dar male  il  suo. 
IDesùrpató  s.  m.  Dissipatore,  Scialacquatore, 
Sciupatore,  Sciupone,  Scialonc,  dicesi  di  Chi  pro- 
fonde le  sue  facoitfi,  e  manda  male  il  suo,  che 
fa  diserto  della  roba. 
I>esùrpo  V.  Desùrpató. 
I>esvalixa  v.  a.  Svaligiare:  Spogliare  altrui 
violentemente  delle  cose  proprie,  Spogliare  la  per- 
sona 0  l'abitazfone  altrui  d'ogni  cosa. 
«  Smantellare,  Dismantellare,  Sfasciare,  Rovinare. 
I>esvan.tag'g'io  s.  m.  Disavvantaggio,  Di- 
svantaggio, Svantaggio,  Pregiudizio,  Danno. 
Desventa  v.  a.  Dissuadere,  Distogliere,  Di- 
storre, Storre,  Stornare,  Divertire:  Rimuovere 
alcuno  dall'eseguire  un  disegno. 
**I>es>^eM.teg'a  V.  sopra  Desvcntd. 
I>esverg"iiià  v.  a.  Sverginare,  Disverginare: 
Tórre  altrui  la  verginità,  che  anche  dicesi  Spul- 
cellare,  Spulzellare,  Dispulzellare. 
—  ùnn-a  cosa;  Sverginar  checchessia,  per  similit. 

vale  Incominciar  ad  usarlo. 
I>esvia  V.  a.  Svitare,  contr.  d'Invitare  :  Scom- 
mettere le  cose  fermate  con  viti. 
§  Desviàse  n.  p.  Svitarsi:  Il  disunirsi  delle  cose 
fermate  con  vili. 


IDes-vira  v.  n.  Disvirare,  Stornare.  T.  mar. 
La  gomena  o  il  viradore  o  qualunque  altro  cavo 
disvira  o  storna  dall'argano,  quando  questo  cavo 
retrocede  invece  di  avanzare,  e  l'argano  gira  per 
il  verso  contrario. 
De  tag-g-io  (Cólpo);  Colpo  di  taglio.  Fen- 
dente: Colpo  di  sciabola  o  d'altra  simile  arma, 
vibralo  per  taglio,  in  direzione  verticale  o  poco 
inclinala. 
I>eteg"iiùo  add.  Detenuto,  Dilenuto;  e  dicesi 

per  lo  più  de'  carcerali. 
Deteriora  v.  n.  Detcricrare,  Declinare,  Peg- 
giorare: Andar  in  declinazione,  Farsi  peggiore. 
Deteriorazión  s.  m.  Deteriorazione,  De- 
terioramento, Peggioramento:  11  deteriorare. 
Determixià  v.  a.  Determinare,  Stabilire,  De- 
liberare, Risolvere. 
%  Dctermindsc  n.  p.  Determinarsi,  Risolversi  :  Ap- 
pigliarsi ad  un  parlilo. 
Determinazión  s.  f.  Determinazione,  Ri- 
soluzione, Decisione:  Parlilo  preso. 
Detesta  v.  a.  Detestare,  Abbominare,   Abor- 
rire: Aver  in  odio,  in  orrore,  in  abbominazione. 
De  trceto  in  trseto  m.  avv.  Di  tratto 
in  trailo,  Di  tanto  in  tanto,  Di  quando  in  quando, 
Di  tempo  in  tempo,  A  olla  a  olla.  Talvolta,  A 
diversi   inlervalli. 
Detratto  s.  m.  Deìraltore,  Maldicente,  Calun- 
niatore. 
De  tra^^erso  ;  A,  Di,  Da,  In  o  Per  traverso. 
Modo  avv.  e  vale  Traversalmenle,  Obbliquamente. 
%  Cólpo  (le  traverso;  Colpo  di  traverso  o  Traversone  : 
Colpo  dato  lateralnifnle,  e  quasi  orizzontalmente, 
sia  da  dritta  a  sinistra,  sia  contrariamente. 
De  trinca  (Néuvo);  Nuovo  di  trinca.  Voce 

dell'uso  tose,  e  vale  Nuovo  affatto. 
Detronizza  v.  a.  Spodestare,  e  nell'uso  De- 
tronizzare: Privar  del  potere,  del  trono,  Deporre 
un  sovrano,  Cacciarlo  dal  soglio. 
Detronizzazion  s.  f.  Spodestamento,  e 
nell'uso  Detronizzazione:  Il  detronizzare,  Il  levar 
dal  trono. 
De  trotto;  Di  trotto.  Posto  avverb.  vale  Trot- 
tando; e  figurai.  Prestamente,  Velocemente  V. 
Trotto. 
Detta  V.  a.  Dettare:  Pronunciare  adagio  e  ad 
alta  voce  le  parole  che  allri  dee  scrivere. 
H  Dettare,  alle  volte  si  usa  per  Dottoreggiare,  Ostentar 

dottrina,  Fare  il  saccente, 
ti  —  e  figurai,  per  Voler  imporre  altrui  il  proprio 
volere  ;  che  anche  dicesi  Dettar  legge. 
Dettaglia  v.  a.  Particolareggiare,  Parlicola- 
rizzare,  e  nell'uso  anche  Dettagliare,  ma  è  un 
gallicismo  da  schivarsi  :  Riferire,  Narrare  chec- 
chessia per  la  minuta,  con  tulle  le  più  chiare  e 
precise  circostanze. 
Dettaglio  s.  m.  Particolarità,  e  nell'uso  an- 
che Dellaglio,  ma  è  un  gallicismo  da  schivarsi  : 
Minuto  ragguaglio. 
g  Vende  in  dettaglio;  Vendere  a  e  al  minuto.  Ven- 
dere a  ritaglio,  vale  Vendere  a  libbre,  a  once, 
0  a  braccia.  -   Vendere  a  ritaglio  però  dicesi 
soltanto  di  panni,  drappi  o  simili. 
Dettatna  s.  f.  Dettatura  :  Il  dettare  e  II  det- 
talo slesso. 
S  Scrive  sótto  dettatila;  Slare  o  Scrivere  a  detta- 
tura :  Scrivere  le  parole  che  un  altro  va  dettando. 
De  tutto  punto;  Di  tutto  punto.  Posto 


DEZ 


DI 


311 


avverb.  vale  Compitamente,  Senza  che  nulla  man- 
chi: Éan  vestte  de  tutto  punto;  Erano  vestile 
di  tulio  punto. 

Oéug-g-e  s.  f.  pi.  Doglie:  I  primi  dolori  del  parto. 

I>éutta.  s.  f.  Dole  e  Dola:  Quella  quantità  di 
beni  0  di  denaro  che  il  padre  o  altri  assegna  alla 
donna,  od  ella  a  se  slessa,  quando  va  a  marito, 
per  sostentamento  del  carico  matrimoniale. 
"  Dole,  melaf.  usasi  anche  per  Dono  o  Palrimonio 
dato  altrui  graluilamenle  o  per  benefizio  asse- 
gnalo ad  alcun  luogo,  come  Teatri,  ecc. 

IZ>'évivei;  Giorno  di  lavoro  o  di  fatica  V. Giorno. 

I>éu.via  (Mette  in);  Metter  in  opera,  Adope- 
rare, Far  uso,  Servirsi  ;  e  dicesi  di  persona,  come 
di  cosa. 

I>ènvia  V.  a.  Adoperare,  Adoprare,  Aoperare, 
Usare  :  Heller  in  uso.  Servirsi,  Giovarsi,  Valersi 
di  checchessia. 
%  Déuviàse  n.  p.  Adoperarsi,  Impiegarsi,  Industriarsi, 
Avacciarsi,  Affaccendarsi,  Affaticarsi,  Darsi  le  mani 
allorno.  Darsi  sollecitudine,  Tener  modo  o  ma- 
niera, fletter  sua  opera,  sua  cura  per  venir  a  capo, 
a  fine  di  checchessia. 

I>evasta  v.  n.  Devastare:  Dare  il  guasto.  Ro- 
vinare, Desolare  j  e  dicesi  per  lo  più  di  provincie, 
campagne  e  simili. 

I>eveiità  V.  n.  Divenire,  Diventare,  e  anlìc. 
Dovenire,  Dovenlare:  Venire,  Farsi  diverso  da 
quello  che  si  era  prima. 

I>eT^ia  V.  n.  Deviare:  Uscir  dalla  regola,  dal 
modo,  dall'ordine. 

I>e  "volo  ;  Di  volo  :  Posto  avverb.  vale  In  un 
subilo.  In  un  attimo;  e  talora  Alla  sfuggila,  Di 
passaggio,  Con  prestezza,  Con  poco  àgio  e  quasi 
correndo. 

I>e"volùo  p.  pass.  Devoluto  ;  Ciò  che  è  dovalo 
0  si  è  acquistalo  per  diritto. 

r>e  -vòtte;  aw.  Alle  volle.  Talvolta,  Talora, 
Alcuna  volla.  Alla  fiala. 
%  De  vòtte  sci  e  de  vòtle  nò;  Ora  sì,  ora  no.  Al- 
cune volle  si,  alcune  volle  no,  Di  lanlo  in  tanto, 
Secondo  che. 

I^evoasiòn  V.  Divozidn. 

I>exe;  Dieci,  e  poeiic.  Diece:  Nome  numerale 
e  vale  Dieci  unità. 

I>exeiii1>x*e  s.  m.  Dicembre,  Decembre:  L'ul- 
timo mese  dell'anno. 

Dexemilla;  Diecimila  oDiecemila:  Numero 
comprendente  Dieci  volle  mille. 

I>exeiiii-a>  s.  f.  Decina  e  Diecina  :  Somma  che 
arriva  al  numero  del  Dieci. 

I>©xi<i©à  V.  Dexiderd. 

I>exid.éio  s.  m.  Desiderio,  e  poeiic  Desìo, 
Disio,  Desire  e  Desiro:  Moto  dell'animo  che  non 
posa  finché  la  cosa  a  che  lo  muove  l'inclinazione 
vien  conseguila,  ed  agita  sempre  intorno  le  cose 
che  mancano,  e  col  possesso  di  quelle  s'estingue. 
Se  il  desiderio  è  ardente,  dicesi  Brama,  Appe- 
tito,^ Voglia^  Cupidigia,  Sete. 

]3e:x:id.ei*à.  v.  a.  Desiderare,  e  poetic.  Desiare, 
Disiare:  Accennar  volontà  o  necessità  dì  cosa  che 
è  lontana  o  che  manca.  -  Bramare ,  Anelare , 
Agognare  vagliono  Desiderare  ardentemente. 

X>exidei*oso  add.  Desideroso,  Vago;  e  con 
più  forza  Voglioso,  Avido,  Bramoso,  Cùpido. 

I>eza>ùg'^ia<<l<lo  s.  m.  Scioperone,  Scio- 
perato, Scioperatone:  Amante  dell'ozio,  Che  non 
vuol  darsi  in  alcun  modo  al  lavoro. 


I>eza,3CO  (In)  avv.  In  disagio,  Disagiatamente. 

I>eza.zzùiia.se  n.  p.  Sdigiunarsi,  Rompere 

il  digiano.  Far  lo  sdigiuno:  Pigliar  alquanto  di 

cibo  per  la  prima  volla  nel  giorno. 

I>ezeà;  T.  p.  Sgelare,  conlr.  di  Gelare:  Sciogliersi 

il  gelo  V.  Desgiassd. 
II>ezèu.vio  (A)  V.  A  dezéuvio. 
.I>i;  De',  Dei,  Degli:  Art.  del  2°  caso  plnr.  mascb. 
che  si  mette  avanti  &i  nomi  che  cominciano  tanto 
per  consonante  quanto  per  vocale:  O  l'è  amante 
dilibhri;  Hòpiggióu  di  òxelli;  É  amante  de' li- 
bri; Ho  preso  degli  uccelli. 

n  Usasi  anche  da  noi,  per  facilità  di  pronunzia, 
mettersi  innanzi  ai  nomi  di  gen.  femm.  che  co- 
minciano per  vocale:  O  dixe  di  erexte;  Egli  dice 
delle  eresie. 

n  E  talora  come  riempitivo  :  O  scrive  di  romansi; 
O  l'ha  stampàu  di  sùnetti;  Egli  scrive  romanzi; 
Ha  stampato  de'  sonetti,  ecc. 
I>i  v.  a.  Dire:  Propriam.  Manifestare  il  suo  con- 
cetto colle  parole.  Questo  verbo  ha  inoltre  varii 
significali  e  inflessioni,  delle  quali  ho  notalo  le 
più  comuni. 

ti  Dire,  per  Nominare,  Chiamare:  Gómme  ghe  di- 
xanfCome  gli  dicono?  cioè  Come  lo  chiamano? 

n  —  per  Significare,  Dinotare  :  Nò  so  cose  véugge 
di  che....  Non  so  che  cosa  voglia  dire  che.... 

«  —  per  Mormorare:  Lasciceli  di,  basta  che  ne 
tascianfd;  Lasciateli  dire,  purché  ci  lascino  fare. 

«  —  per  Far  intendere.  Notificare:  0  m'ha  [ceto 
di  pe-a  serva  che...  3Ii  ha  fallo  dire  per  la 
serva  che... 

«  —  per  Riferire,  Ridire  :  Miw  de  n5  dito  a  ni- 
sciùn;  Guardatevi  bene  dal  dirlo  a  chicchessia. 

«■ —  per  Quasi  comandare:  Ve  diggo  che  taxeì; 
Vi  dico  che  stiate  zitto. 

n  —  per  Rispondere  :  Ghe  son  stceto  e  m'han 
dito  che...  Fui  da  loro,  e  mi  dissero  che . . . 

n  —  Figurai,  per  Mostrare  :  Mice  cose  dixe  ò  spe- 
gio;  Vedete  Io  specchio  che  cosa  dice. 

n  —  Alcuna  volta  per  Domandare  o  Parlare  con 
uno:  Mi  nò  diggo  a  voi;  Io  non  dico  a  voi. 

n  —  per  Addirsi,  Affarsi,  Confarsi,  Attagliarsi,  Star 
bene,  ed  anche  Concordar  bene  una  cosa  coll'al- 
tra:  Quella  cappellinn-a  a  ghe  dixe  ben  a  cèa; 
Quel  cappello  le  dice  bene  (cioè  le  sta  bene)  al 
volto. 

«  —  In  lerm.  di  giuoco,  esprime  la  somma  che  si 
intende  di  far  buona  su  una  moneta,  oltre  alla 
quale  non  sì  vuol  esser  tenuto  di  più:  Quanto 
a  dixe  sta  moncca  ?  Quanto  dice  questa  moneta? 

—  a  bócca;  Dire  a  bocca,  vale  Favellare  di  presenza. 

—  addio;  Dire  addio  o  a  Dio,  vale  Licenziare  o 
Licenziarsi;  e  talora  anche  Salutare. 

—  a  lettere  de  scàtoa;  Dire  a  lettere  di  scatola, 
a  lettere  "di  speziale,  di  appigionasi,  di  camera 
di  locanda.  Dire  alla  spianacciata,  cioè  Chiaris- 
simamente, In  forma  d'essere  bene  inteso. 

—  all'incanto;  Dire  all'incanto:  Offerire  sopra  le 
cose  che  si  vendono  all'incanto;  e  trattandosi  di 
altre  vendile,  Fare  parlilo. 

—  a-o  pan  pan;  Dire  al  pan  pane.  Dire  alla  gatta 
galla,  vale  Parlar  chiaro,  liberamente,  senza  di- 
rivieni. Dir  la  cosa  com'è. 

—  a  so;  Dire  la  sua,  vale  Dire  il  suo  parere,  o 
anche  Fare  il  suo  racconto. 

—  a  so  raxón  a-i  sbtri;  Dire  o  Conlare  le  sue 
ragioni  a'  birri:  Gioslificarsi  o  Favellare  con  chi 


B12 


DI 


DI 


non  può  0  non  vuole  ajulare  o  intendere,  Buttar 
le  parole  al  vento. 
avanti;  Dir  prima  o  avanti:  Predire,  Soprac- 
cennare, Accennare  precedentemente. 

—  a  veitw;  Dire  il  vero,  la  verità:  Parlar  secondo 
verità,  senza  mentire. 

—  ben;  Dir  bene,  vale  Parlare  con  fondamenti  di 
ragione  e  di  convenienza. 

—  ben  d'ùnn-a  pers5nn-a;  Dir  bene  d'uno,  vale 
Lodarlo. 

—  cìceo  e  netto  ;  Parlare  schietto  e  tondo,  Spiatel- 
lare,  Spippolare:  Dichiarare  apertamente  e  fran- 
camente le  sue  ragioni,  il  fatto  suo. 

—  citi  dò  bczéugno;  Dire  di  soverchio:  Favellare 
oltre  il  bisogno  e  la  convenienza. 

—  con  grazia;  Dir  pulito,  vale  Parlare  con  orna- 
menti e  con  leggiadria. 

—  da  bòn;  Dire  da  senno.  Dire  in  sul  serio,  Fa- 
vellare davvero  o  sul  sodo. 

—  de  balle,  de  vesce,  ecc.;  Dire  farfalloni,  strafal- 
cioni, scerpelloni,  fiabe,  ecc.:  Dire  cose  grandi 
le  quali  non  abbiano  del  verisimile  o  sieno  fuori 
del  senso  comune. 

—  de  cose  che  no  stan  né  in  ce  né  in  tcera;  Dir 
cose  che  non  le  direbbe  neppure  una  bocca  di 
forno,  Dir  cose  che  non  ne  tengono  o  vendono 
0  hanno  gli  speziali:  Dir  cose  che  abbiano  dello 
strano,  dello  stravagante,  che  non  possono  slare. 

—  de  lungo  a  mcexima  cansòn;  Esser  sempre  alla 
medesima  cantilena,  Dir  la  canzone  dell'uccellino 
V.  Cansòn. 

—  de  nò;  Dir  di  no:  Dissentire,  Negare,  Ricusare. 

—  de  sci;  Dir  di  sì:  Propriani.  Consentire,  Affer- 
mare, contr.  di  Dir  di  no.  Usasi  anche  per  Le- 
garsi in  matrimonio;  e  talora  in  modo  basso  e 
scherzev.  per  Cominciare  ad  addormentarsi,  tolto 
da  quel  movimento  che  fa  la  testa  dell'uomo  .son- 
nacchioso, la  quale  si  piega  verso  il  petto,  come 
quella  di  colui  che  dice  di  sì;  che  altrim.  dicesi 
Inchinare  o  Far  gl'inchini  V.  Tomba  nel  2"  si- 
gnificato. 

—  de  tùlio  a  ùnn-a  persònn-a;  Dire  ad  uno  ogni 
sorta  di  villanie,  di  contumelie.  Svillaneggiarlo. 

—  e  desdì;  Dire  e  disdire.  Essere  banderuola  di 
campanile. 

—  forte;  Dire  forte:  Dire  checchessia  con  voce  alta. 

—  grazie;  Dire  grazie.  Dire  mercè,  vale  Rendere 
grazie,  Ringraziare. 

—  in  confidensa;  Dire  in  confidenza,  vale  Confidare. 

—  in  scio  serio;  Dire  o  Favellare  in  sul  serio  o 
in  sul  sodo,  conlr.  di  Da  beffe  o  Da  burla. 

—  in  tò  so  chèli;  Dire  dentro  di  sé,  vale  Dire  discor- 
rendola nel  suo  interno  senza  pronunziar  parola. 

—  ira  dei  d'ùnn-a  persònn-a;  Dir  ira  di  Dio  o 
ira  dei  d'alcuno,  Dir  corna  d'alcuno,  Dirne  le 
sette  poste,  Levar  i  pezzi  d'alcuno,  Dare  il  cardo 
ad  alcuno,  Dirne  cose  di  fuoco,  vale  Dir  male 
fieramente  d'alcuno. 

—  l'avemaria  da  burrasca;  Dire  il  paternostro  della 
bertuccia,  Dire  della  violina:  Dir  parole  d'im- 
precazione, Borbottare  acerbamente  fra  sé;  e  tal9ra 
Bestemmiare. 

—  md;  Dir  male,  contr.  di  Dir  bene;  e  talvolta 
per  Biasimare. 

—  md  de  tùlio;  Apporre  alle  pandette  o  al  sole, 
vale  Biasimar  qualunque  cosa  per  ottima  ch'ella  sia. 

—  mattùtin,  compieta,  ecc.;  Dire  mattutino,  com- 
pieta, ecc.,  vale  Recitarli, 


md  còmme  de  stracge  d^  ùnn-a  pers5nn-a  V. 
sopra  Di  ira  dei. 

megio;  Dir  meglio:  Volendo  correggere  il  già 
dello  si  usa  talvolta  questo  modo:  Pedi  megio; 
Per  dir  meglio  o  Piuttosto. 
messa;  Dir  messa:  Celebrare  il  sacrifizio  della 
messa. 

5  so  paci;  Dire  il  suo  parere:  Manifestare  Fopl- 
nion  propria. 

ò  so  «rimo  ;  Dir  l'ultima,  Jlangiar  l'ultima,  va- 
gliono  Dire  quanto  si  può. 
pe  burla  o  pe  celia;  Dire  da  burla,  per  ischerzo, 
per  celia,  contr.  di  Dire  da  senno,  in  sul  serio. 
quello  che  vcn  a  bócca;  Dire  ciò  che  viene  sulla 
lingua,  Aprir  la  bocca  e  soffiare,  vagliono  Par- 
lare sconsideratamente,  senza  riguardo  o  ritegno. 
roba  da  dòdi;  Dir  cose  da  chiodi  o  da  fuoco 
V.  dòdo. 

roba  da  féugo;  Dire  cose  di  fuoco  o  da  fuoco: 
Dir  cose  terribili,  di  maraviglia. 
roba  da  pésta;  Dir  villanie.  Svillaneggiare;  e 
talvolta  Garrire  ad  uno.  Rampognarlo,  Sgridarlo. 
sciù;  Dir  su:  Narrare,  Esporre,  Dir  fuora,  Fa- 
vellare; e  talora  per  Cominciare,  Dar  principio 
a  parlare. 

tùlio  in  poche  parolle;  Laconizzare,  Esser  la- 
conico, Usar  laconismi.  Parlar  conciso. 
troppo;  Dir  troppo,  vale  Eccedere  i  limiti  nel 
parlare,  e  prendesi  per  lo  piiì  in  mala  parte. 
tùlio  0  ben  dò  móndo  d'ùnn-a  persònn-a;  Dir 
mille  beni  d'uno.  Levarlo  a  cielo. 
ùnn-a  cosa  a  fin  de  ben;  Dire  alcuna  cosa  per 
bene,  vale  Dirla  a  buon  fine,  per  buon  rispetto. 
tìnn-a  cosa  da  arraggióu;  Dir  checchessia  con 
mal  viso,  vale  Parlare  altrui  con  volto  che  mo- 
stra sdegno  e  rancore. 

ùnn-a  cosa  e  fané  ùnn'atru;  Accennar  in  coppe 
e  dar  in  bastoni,  vale  Dire  una  cosa  e  farne  un'altra. 
ùnn-a  cosa  in  scappando;  Dire  alla  sfuggita. 
Dita  còmm'a  se  ;?ensa,"  Dir  com'ella  s'intende, 
vale  Esporre  liberamente  e  con  sincerità  il  suo 
concetto. 

Dite  grosse  còmm'ùnn-a  casa;  Lanciar  cam- 
panili 0  cantoni  in  aria  :  Spacciar  cose  non  ve- 
risimili,  Sbombardare. 

Dine  tante  che  basta;  N  òtare  il  sacco,  Sciorre 
la  bocca  al  sacco.  Scuotere  il  sacco  pe'  pellicini 
V.  in  Còscio   Vena  o  gòscio. 
Disc;  Dirsi,  Vociferarsi,  Buccinarsi,  Correr  voce, 
Esser  fama:  Se  dixe;  Si  dice. 
Disele;  Bisticciarsi,  Proverbiarsi:  Contrastare 
pertinacemente  con  parole  villane  e  dispettose. 
A  dita  comm'a  l'è;  A  dir  la  cosa  per  l'appunto 
0  com'ella  sta,  A  confessarmi  giusto,  A  confes- 
sare 0  ad  accusare  la  ronfa  giusta. 
A  dita  in  bòn  zeneize  ;  A  dirla  schietta,  A  dirla 
in  buon  linguaggio. 

A  dita  sccetia  ;  A  dirla  schietta,  A  dirla  chiara 
e  tonda. 

A  di  poco;  A  farla  stretta. 
A  ghe  dixe;  La  fortuna  gli  dice  buono  o   gli 
arride,  Ha  la  fortuna  favorevole;  e  si  dice  se- 
gnatamente della  detta  nel  giuoco. 
A  0  Pe  moddo  de  di;  Per  cosi  dire.  Per  modo 
di  dire,  Come  a  dire,  A  cagion  d'esempio. 
A  n'é  manco  da  di;  Le  son  cose  di  ragione, 
Le  son  cose  che  vanno  pe'  lor  piedi ,  Non  oc- 
corre parlarne, 


DI 


DIA 


81S 


S  Avei  bello  di;  Aver  baoo  dire,  vale  Aver  ra- 
gione di  dire  così  rispetto  a  sé  :  Ti  hw  bello  d{ 
ti  che...  Hai  buon  dire  ta  che... 

«  —  da  fd  e  da  di;  Aver  che  ognere  :  Aver  mollo 
da  brigare,  da  pensare,  da  affaticarsi. 

fi  —  sempre  da  trovò  a  di  a  tutto;  Apporre  alle 
pandette  o  al  sole,  Esser  fisicoso.  Appellar  a  ogni 
cosa,  In  ogni  cosa  trovar  a  ridire,  Biasimar  qua- 
lunque cosa  per  ottima  ch'ella  sia. 

S  Chi  tutto  dixc,  ninfe  gh'arresla;  Chi  dice  lutto 
e  niente  serba,  può  andar  con  l'altre  bestie  a  pascer 
l'erba,  ow.  Chi  dice  quel  che  sa  e  dà  quel  che 
ha,  non  gli  resta  nulla.  Modi  prov.  di  chiaro  si- 
gnificato. 

S  Cioè  a  di;  Cioè,  Cioè  a  dire,  Vale  a  dire. 

S  C5mme  saeiva  a  dì;  Come  sarebbe  a  dire,  Po- 
gnam  caso  o  figura,  Verbigrazia. 

S  Cornine  saeiva  a  di?  Che  vorresti  dire  con  ciò? 

S  CStnme  se  ghe  dixe  ?  Come  si  dice  ?  V.  Cómme. 

S  Cose  diàscoa  5  dixe  ?  Che  dic'egli  ?  Che  armeg- 
gia egli?  Che  annaspa  egli? 

S  Dà  da  di;  Dar  briga,  Infastidire;  e  talora  Dar 
altrui  da  pensare,  Esser  cagione  di  grave  pensiero. 

S  Dà  man  a  di  V.  sotto  Mettise  a  di. 

S  Diggo  0  Parlo  a  ti,  scuxoa^  che  ti  m'intendi, 
néua;  Dico  a  te,  o  figiiaola,  perchè  m'inlenda  la 
mia  nuora  V.  Néua. 

S  Fa  di  ùnn-a  personn-a  ;  Far  dir  uno,  osasi  ge- 
neralm.  per  Farlo  inquietare,  Fargli  pigliare  il 
cappello  ma  senza  mal  talento:  L'ho  {veto  ap- 
posta pe  falò  tin  pò  di;  Lo  feci  appositamente 
per  farlo  un  po'  dire. 

S  Fd  di  pe  ùnn-a  persónn-a;  Far  dir  per  uno, 
vale  Far  intendere  :  0  m'ha  fceto  di  pe  so  {ree 
che...  Mi  ha  fatto  dire  per  suo  fratello  che... 

S  L'è  cómìn'a  di;  Che  è  quanto  a  dire,  vale  Che 
significa,  Che  equivale,  ecc. 

S  Mettise  a  di;  Pigliar  a  dire,  Cominciare  a  fa- 
vellare. 

S  Non  èssi  ghe  ninte  da  di;  Non  esser  che  dire. 
Maniera  che  si  usa  quando  si  vuol  affermare  cosa 
che  non  si  può  negare. 

S  N6  std  a  di  quattro  se  ti  n5  l'hcB  in  tò  tacco; 
Non  dir  quattro  finché  non  è  nel  sacco  V.  Sacco. 

S  0  u5  /'Aa  diYo  a  sordi; E' non  l'ha  dello  a' sordi 
0  a  sordo  V.  Sórdo. 

^  0  nò  sa  guelfo  ch'ò  se  dixe;  E'  non  sa  ciò  ch'ei 
s'abbaj. 

S  Piggidse  l'a  di  c'ùnn-a  persdnn-a;  Pigliarla  o 
Pigliarsela  con  alcuno,  vagliono  Adirarsi,  Attaccar 
briga  con  esso. 

S  Scià  digghe?  Dica?  Senta? 

S  Se  dixe;  Si  dice,  Si  buccina,  Si  vocifera. 

%  Sensa  di  né  aze  e  ni  bestia;  Senza  dire  né  ai, 
né  bai,  cioè  Senza  dir  nulla. 

S  Senso  std  a  di  né  un  né  dui;  Senza  metter  tempo 
in  mezzo,  Isso  fatto.  Da  vedere  e  non  vedere. 

S  Torna  a  di;  Ridire,  Ripetere,  Replicare,  Tornar 
a  dire. 

S  Trovd  a  di;  Trovar  a  dire,  Biasimare,  Censu- 
rare, che  i  Senesi  dicono  Dare  il  sentecchio,  e 
i  Fior,  dissero  già  Dare  il  repele.  V.  sopra  Aveì 
sempre  da  trovd  a  di  a  tutto. 

%  Tutti  dixan  a  so;  Ognun  dice  la  sua,  cioè  Ognun 
parla  a  suo  modo. 

S  Vegni  a  di;  Venir  a  dire,  Significare,  Inferire. 

S  Voci  di;  Voler  dire,  lo  stesso  che  Voler  signi- 
fleve. 


Dia.  s.  m.  Anello  da  cucire,  e  comunem.  fuor  di 
Tose.  Ditale:  Strum.  d'ottone,  ferro  o  anche  d'ar- 
gento, fatto  a  foggia  d'una  coppetta,  nella  quale 
si  fa  entrare  la  prima  falange  del  dito  medio  per 
ispingere  l'ago  nel  cucire.  Dicesi  Anello  coperto 
quello  ch'è  chiuso  in  cima,  e  Anello  scoperto 
quello  che  in  cima  è  aperto.  Butteri  diconsi  Quei 
cavetti  tondi,  di  cui  è  coperta  l'esterior  super- 
ficie del  Ditale,  i  quali  rattengono  l'ago  nello 
spingerlo  dentro  la  roba  che  si  cuce. 

I>isi,  s.  f.  Ditata:  Colpo  dato  colle  dita:  0  m'ha 
dceto  ùnn-a  dia  in  t'ùn  éuggio;  Mi  ha  dato  una 
ditata  in  un  occhio. 
«  Dilata,  per  Impronta  lasciata  dalle  dita  o  per  via 
di  pressione  o  per  essere  sucide  :  Unn-a  did  d'in- 
ciostro;  Una  ditata  d'inchiostro, 
n  Alle  volle  usasi  ancora  per  La  quantità  di  chec- 
chessia che  puossi  prendere  con  un  dito,  e  in 
tal  significato  dicesi  nell'uso  Un  dito  :  Unn-a  did 
de  pòrndy  ecc.;  Un  dito  di  pomata  e  simili. 

JDiacolón  s.  m.  Diachilon  e  Diaquilonne.  T. 
farmac.  Sorta  di  cerotto  composto  di  pili  ingre- 
dienti, ma  ordinariam.  d'olio  e  litargirio,  che  serve 
a  guarire  ciccioni  e  simili  posteme. 

r>ia<leiua>  s.  m.  Diadema:  Ogni  corona  reale, 
e  anche  per  Corona  semplicemente. 
S  Per  Quell'ornamento,  per  lo  pili  a  foggia  di  pet- 
tine curvalo  in  arco,  la  cui  costola  è  d'oro  o 
ingiojellata,  e  portasi  in  capo  dalle  signore  vestii» 
in  gala;  che  anche  dicesi  Pettine  di  gala. 

I>iae  s.  m.  plur.  Maltagliati  :  Sorta  di  pasta  da  ver- 
micellajo  per  minestra,  così  da  noi  chiamati,  dalla 
somiglianza  che  hanno  coll'anello  aperto  da  cu- 
cire 0  ditale;  e  sono  Cannelloni  di  diversa  gros- 
sezza tagliati  più  corti  quanto  sono  men  grossi; 
i  più  lunghi  non  sogliono  eccedere  i  due  cen- 
timetri. I  Tose,  dicono  Denti  di  cavallo  Certi 
maltagliati  che  in  grossezza  e  lunghezza  somi- 
gliano appunto  un  dente  di  cavallo. 

Diamante  s.  m.  Diamante,  e  poetic.  e  alla 
latina  Adamante  :  Gioja  nobilissima,  la  più  dura 
che  si  conosca,  in  quanto  che  segna  tutti  gli  allri 
corpi,  e  non  è  intaccata  da  nessuno;  è  bensì  rosa 
dalla  propria  polvere,  mediante  il  celere  sfrega- 
mento sulla  mola  del  lapidario, 
w  Diamante.  Term.  de'  vetrai.  Strumentino  che  da 
un  capo  ha  incastralo  un  piccolo  diamante,  e  del 
quale  si  servono  i  vetrai  per  tagliare  i  vetri. 

—  a  rétixa;  Diamante  a  rosa:  Quello  che  nella  parte 
inferiore  è  piano,  e  nella  superiore  è  a  punta  ot- 
tusa, formata  da  sedici  faccette,  ed  è  inoltre  suf- 
ficientemente aggruppilo. 

—  gmppio;  Diamante  aggruppilo:  Diamante  di  lala 
grossezza,  la  cui  parte  superiore  è  nolabilm.  di- 
stante dall'inferiore. 

—  lasco;  Diamante  lasco,  contr.  di  Aggruppilo,  ed 
è  aggiunto  che  i  Gioiellieri  toscani  danno  al  dia- 
mante sottile,  cioè  che  abbia  poca  grossezza  re- 
lativamente alla  sua  larghezza. 

§  A  punta  de  diamante;  A  punla  di  diamante. 
Term.  esprimente  una  Sorta  particolare  di  figura 
aguzza  a  guisa  di  piramide  quadrangolare. 

Diamantin.  s.  m.  Diamantino  :  Specie  di  co- 
lore simile  a  quello  del  diamante,  cioè  Bianco 
e  leggermente  azzurrino. 

Diàmine  V.  sotto  Diàscoa. 

Diann-a  s.  f.  Diana  :  Aggiunto  che  si  dà  alla 
Stella  che  apparisce  dinanzi  al  sole, 


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DIA 


DIA 


S  Batte  a  diann-a;  Batler  la  diana.  T.  milit.  Suo- 
nar il  tamburo  allo  spuntar  del  giorno  per  risve- 
gliare i  soldati. 

§  Corpo  de  diann-a  !  Sangtie  de  diann-a  !  Per 
diana,  Per  diànora,  Corpo  di  diana  o  di  diànora, 
Poffare  Dio,  Poffare  il  cielo  o  il  mondo  o  il  zio, 
Corpo  del  mondo  e  simili.  Interj.  dinotanti  me- 
raviglia. 

S  ErOoo  de  diann-a;  Albero  di  saturno  V.  Erboo. 
I>ia<o  s.  m.  Diavolo,  antic.  Diabolo,  Diavlo,  Diavle: 
Nome  universale  degli  Angioli  cacciati  dal  para- 
diso; altrim.  Demonio,  Satanasso,  Lucifero,  Bel- 
zebù, Tentennino. 

n  Diavolo,  figurai,  parlandosi  di  persona,  vale  Cat- 
tivo, Perverso. 

I)  —  É  anche  parola  che  si  dice  riempitivamente 
per  modo  di  dispregio  da  chi  è  adirato,  o  per 
meraviglia,  aggiunto  per  altro  a  particelle  am- 
mirative: Ohdiao  l  Oh  diavolo!  Ma  camme  diao 
d  l'ha  (ceto  a..?  Ma  come  diavolo  ha  egli  fatto  a..? 

it  —  Nell'uso  dicesi  Un  arnese  di  cucina  da  accender 
il  fuoco,  fatto  a  foggia  d'un  grosso  imbuto,  di  bocca 
larga  e  bastante  a  coprire  l'apertura  del  fornello, 
con  canna  lunga  due  palmi  circa  e  proporzionata 
aHa  larghezza  della  bocca.  Quest'arnese,  sovrap- 
posto all'apertura  del  fornello,  impedisce  che  l'aria 
vi  circoli  sopra,  e  fa  sì  che  quella  ch'entra  dallo 
sportello  del  medesimo  serva  di  mantice;  il  fuoco 
si  accende  immediatamente,  e  la  cucina  non  si 
empie  di  fumo,  giacché  la  canna  di  esso  diavolo 
lo  porta  dentro  la  cappa  del  fummajolo. 
—  descadenàu;  Diavolo  e  Diavolo  scatenato,  Na- 
bisso,  Fistolo,  Facimale,  dicesi  di  Fanciullo  che 
mai  non  ha  posa  ed  è  vivacissimo. 

S  A  faenn-a  dò  diao  a  diventa  brenna  o  a  va 
tutta  in  brenna;  La  farina  del  diavolo  va  tutta 
in  crusca,  La  farina  del  diavolo  non  fa  pane,  Quel 
che  vien  di  ruffa  in  raffa,  se  ne  va  di  buffa  in 
baffa.  Prov.  che  significano  che  Le  cose  di  mal 
acquisto  vanno  malamente  disperse.  Del  male  ac- 
quistato se  ne  va  poco  innanzi. 

S  A  l'è  un  diao;  È  una  diavola,  una  diavolessa, 
dicesi  a  Donna  insopportabile,  molto  impertinente 
e  riottosa. 

S  Andd  a  casa  dò  diao;  Andare  a  casa  del  dia- 
volo, vale  Dannarsi,  Andar  all'inferno. 

%  Apào  diao  ;  Par  la  befana  o  la  befanaccia.  Detto 
di  Donna  brutta. 

S  Aveì  {ceto  patto  co  diao;  Aver  fatto  il  patto  co! 
diavolo,  dicesi  di  Persona,  cui  ogni  cosa  torni 
propizia. 

S  Aveì  S  diao  addosso;  Aver  il  diavolo  addosso 
0  in  corpo  o  in  testa,  dicesi  di  Persona  viva- 
cissima 0  che  mai  non  posa;  e  talora  Essere  in- 
diavolato, imperversato,  infuriato,  Imperversare, 
Essere  nelle  furie;  che  in  questo  signif.  dicesi 
anche  Aver  il  gran  diavolo  addosso. 

S  Aveì  travaggióu  pe-o  diao;  Aver  fatto  la  pa- 
nata al  diavolo:  Aver  guadagnato  per  altri. 

S  Aveì  un  carattere  dò  diao;  Aver  un  carattere 
indiavolato.  Esser  di  mala  cornatura. 

%  Aveì  un  diao  chi  porte;  Aver  un  diavolo  che 
porti,  vale  Aver  un  protettore. 

S  Aveì  un  diao  pe  cavetto;  Aver  un  diavolo  per 
capello,  vale  Essere  accesissimo  di  sdegno  e  d'ira. 

I»  —  ùnn-a  farsa  d5  diao  ;  Aver  il  diavolo  nelle 
braccia,  vale  Aver  una  forza  straordinaria. 

»  —  ùnn-a  ptita  d5  diao;  Aver  una  grandissima 


0  sgan^heratissima  paura,  Aver  paura  oltr'ogni 
credere. 

Chi  fa  limaxina  a-o  ricco,  5  diao  5  se  ne  rie; 
Chi  fa  del  bene  al  ricco,  fa  la  pappa  al  diavolo. 
Chi  zazzùnn-a  e  atro  ben  no  fa,  a  cà  dò  diao 
drito  ò  ghe  va;  Chi  digiuna  ed  altro  ben  non 
fa,  a  casa  del  diavolo  ritto  se  ne  va.  Proverbio 
facile  ad  ogni  intelligenza. 
Costà  un  diaa  e  mezo  ;  Costare  il  cuore  o  il 
cuore  del  corpo.  Costare  il  cuore  e  gli  occhi,  vale 
Costar  moltissimo. 

Dà  l'anima  a-o  diao;  Dar  l'anima  al  diavolo 
0  al  nemico  V.  appresso  Dàse  a-o  diao. 
Duse  a-a  diao;  Dar  l'anima  al  diavolo  o  al 
nemico,  Darsi  al  diavolo,  alle  bertucce,  alle  stre- 
ghe, a'  cani,  ecc.,  vagliono  Impazientarsi,  Arrab- 
biarsi, Disperarsi. 

E  danne  ne  san  ùnn-a  ciù  che  5  diao;  Le  donne 
hanno  più  un  punto  che  il  diavolo.  Le  donne 
sanno  dove  il  diavolo  tien  la  coda  o  donde  casca 
la  ragia.  Prov.  che  si  dice  per  esprimere  la  sa- 
gace malizia  delle  donne. 
Èse  ò  diaa  chi  tenta;  Essere  il  diavolo  tenten- 
nino. Essere  il  tentatore. 

—  0  Èssi  ghe  un  andd  dd  diao;  Essere  un  mal 
andare,  una  pessima  strada. 

—  un  bòn  diao;  Essere  un  buon  diavolo,  un 
buon  pastaccio,  ecc.  V.  Bònellan. 

—  un  diaa;  Essere  un  diavolo,  vale  Essere  cat- 
tivo, perverso;  e  fìgurat.  vaio  Essere  uomo  di 
gran  sapere,  ingegno,  spirito  o  valore,  che  in 
questo  signif.  dicesi  Esser  un  demonio. 

—  un  diaa  descadenàu;  Essere  un  diavolo  sca- 
tenalo, dicesi  di  Persona  furibonda,  bestiale,  per- 
versa, indiavolala  ;  e  talora  in  senso  meno  cat- 
tivo, dicesi  di  Fanciullo  che  mai  non  ha  posa 
ed  è  vivacissimo,  che  le  donne  fiorenl.  dicono 
anche  Nabisso,  Fistolo,  Facimale. 

Fa  a  sarsa  a-o  diao;  Aver  il  diavulo  nell'am- 
polla, vale  Esser  maestro  d'astuzie  e  trovali. 

—  legne  in  to  basca  dò  diao;  Andar  a  rubare 
a  casa  del  ladro  o  Rubare  a  casa  del  ladro,  va- 
gliono Mettersi  a  ingannare  chi  è  più  tristo  di  sé. 

—  limaxina  a-a  diao;  Dar  del  suo  al  diavolo 
e  mandarlo  via.  Far  limosina  al  diavolo,  dicesi 
prov.  e  vale  Dar  qualche  cosa  del  suo  a'  tristi,  agli 
ingrati,  Far  conto  di  aver  gettalo  il  danaro. 

—  5  diaa;  Fare  il  diavolo  o  il  diavolaccio,  vale 
Imperversare;  e  talvolta  Fare  ogni  sforzo  per  avere 
0  trovare  checchessia. 

—  5  diaa  a  quattro  ;  Far  il  diavolo  a  quattro, 
0  il  diavolo  a  sei.  Far  il  diavolo  e  peggio.  Far 
il  diavolo  in  montagna,  in  un  canneto,  e  simili, 
vagliono  un  po'  più  che  Imperversare,  Entrar  nelle 
furie  maggiori,  Nabissare,  Indiavolare;  e  talvolta 
Fare  ogni  sforzo  per  avere  o  trovare  checchessia. 

—  veddc  5  diaa  in  te  l'ampolletta;  Far  vedere 
altrui  il  diavolo  nell'ampolla  o  la  luna  nel  pozzo, 
vale  Dar  ad  intendere  altrui  una  cosa  per  un'^altra, 
Fargli  veduto  quel  che  non  è. 

Fessa  dò  diao;  Cavezza,  Forca,  Versiera,  dicesi 
a  Ragazzo  malizioso,  fastidioso  e  insolente. 
Furbo  Gómme  5  diao;  Trincalo  come  il  diavolo. 
In  tò  bosco  dò  diao  non  se  ghe  fa  legne;  Non 
si  ruba  a  casa  del  ladro  V.  sopra  Fd  legne  in 
tò  bosco  dò  diao. 

L'è  ben  aveì  di  amixi  fin  a  casa  dò  diao;  Gli 
amici  sono  buoni  in  ogni  piazza  V.  Amiga. 


DIA 


DIE 


815 


%  Manda  a-o  diao;  Mandar  al  diavolo  o  alle  birbe, 
Dare  al  diavolo,  vale  Mandar  via,  Licenziare. 

S  Mcscciàseghe  5  diao;  Entrarci  o  Inlromeltervisi 
il  diavolo,  vale  Nascere  intrigo  in  qualche  cosa 
V.  sotto  O  diao  5  g'ha  tnisso  a  eòa. 

%  Nò  gh'andieiva  manco  5  diao;  Non  ci  andrebbe 
il  diavolo  per  un'anima,  Non  vi  salirebbero  né 
anche  le  capre,  dicesi  di  Luogo  disagioso  e  pe- 
riglioso. 

S  0  diao  0  fa  e  jmgnatte,  ma  o  nò  fa  i  coverei; 
Il  diavolo  insegna  a  fare  le  pentole,  ma  non  i 
coperchi,  Il  diavolo  insegna  rubare,  ma  non  sa 
nascondere,  Il  diavolo  le  insegna  a  fare,  ma  non 
le  insegna  a  disfare.  Prov.  che  dinota  qualmente 
I  delitti  0  tosto  0  tardi  si  vengono  a  scoprire. 

S  O  diao  5  g'ha  misso  a  eòa  V.  Cóa. 

^  0  diao  ó  l'è  sotti  e  5  fìa  grosso;  Il  diavolo  è 
sottile  e  fila  grosso,  significa  che  II  pericolo  è 
maggiore  ch'altri  non  pensa. 

S  0  diao  d  l'ha  perso  ùnn'anima  V.  Aitima. 

S  O  diao  5  se  l'ha  porta  via;  È  andata  al  diavolo, 
dicesi  d'Una  cosa  quando  si  dura  fatica  a  tro- 
varla, e  non  si  può  sapere  dove  sia. 

S  O  diao  5  n'é  tanto  brutto  camme  5  fan;  Il 
diavolo  non  è  brutto  quanto  si  dipinge.  Il  dia- 
volo non  è  sì  brutto  o  nero  come  si  pinge,  Chi 
vede  il  diavolo  daddovero,  il  vede  con  men  corna 
e  meno  nero.  Prov.  che  dicesi  Quando  un  negozio 
non  è  sì  disperato  come  pare. 

S  Oh  diao  fatte  fratte!  Oh  poter  del  diavolo! 
Esclamaz.  di  maraviglia  per  dinotare  Oh  che  mi 
dite!  Oh  che  sento! 

$  O  va  che  5  diao  5  se  5  porta;  E'  va  che  il 
diavolo  lo  porla,  dicesi  d'Uno  che  fugge  velo- 
cissimamente quasi  paja  portato  dal  demonio. 

S  Pelle  de  diao —  Sorta  di  fustagno  assai  flne, 
manganato  e  Incido. 

S  Pòveo  diao  !  Poverino  !  Povero  diavolo  !  Povera 
creatura  !  dicesi  di  Persona  volendola  compatire. 

%  Roba  caccia  o-o  dtao;  Roba  sciupata  o  gettata. 
Modo  figurato. 

S  Santi  in  gexa  e  diai  in  casa;  Santi  per  la  via, 
diavoli  in  masseria  V.  Casa. 

S  Saveine  ùnn-a  ciit  che  5  diao;  Aver  più  un 
punto  che  il  diavolo,  vale  Esser  sagace,  accorto, 
astuto,  Saper  il  conto  suo,  ed  anche  Prevedere 
astutamente  ogni  stratagemma. 

S  Scappa  cdmme  ò  diao  dall'cegua  beneitu;  Odiar 
checchessia  come  il  diavolo  odia  la  croce. 

S  Soli  nò  se  sta  ben  manco  a  casa  dd  diao;  Soli 
non  si  starebbe  bene  neppure  in  paradiso.  Det- 
tato assai  chiaro. 

S  Sunna  5  diao  in  t'ùn  scito;  Suonarci  o  Esserci 
un  diavolìo  o  un  diavoleto,  vale  Esservi  un  gran 
rumore,  un  frastuono  assordante. 

S  Un  diao  scaccia  l'atro;  Un  diavol  caccia  l'altro, 
si  dice  Quando  si  cerca  di  riparar  un  disordine 
con  un  altro. 

S  Un  diao  tenta  l'atro;  Il  diavol  vuoi  tentar  Lu- 
cifero, si  dice  Quando  uno  che  è  triste,  cerca  di 
aggirare  un  altro  più  triste  di  lui. 

S  Va  che  ó  diao  te  porte;  Va  al  diavolo.  Modo 
d' imprecazione. 
I>ia<pa.r'iiiai  s.  m.  Diapalma:  Cerotto  astrin- 
gente, compesto  di  diachilon  semplice  e  di  pe- 
rossido di  ferro  polverizzato. 
I>ia.riTe£t  s.  f.  Diarrea  e  antic.  Diarrìa:  Eva- 
coazione  di  materie  più  o  meno  liquide,  che  fre- 


qnenlem.  segue  dalla  parte  dell'ano:  Soccorrenza, 
Uscita,  Andata,  Stemperamento  di  corpo,  Flusso 
di  ventre. 

]I>iàscoa>  I   Diàscolo  !    Diàscane  !   Diàschignì  ! 
Diamine  !  Diacine  !  Esclam.  di  sorpresa  e  mara- 
viglia che  si  usano  per  ischivare  la  parola  Dia- 
volo nelle  conversazioni. 
S  Cose  diàscòa  5  dixe  ?  Che  dic'egli  ?  Che  armeggia 

egli?  Che  anfana  egli? 
%  Fd  5  diàscoa;  Fare  il  diascolo,  il   diavolo  V. 
Fa  5  diao  nella  voce  Diao. 

]Z>ia,spx*o  s.  m.  Diaspro:  Pietra  dura,  verdiccia, 
di  minor  pregio  tra  le  gioje. 

I>ia<'vola'ja>  s.  f.  Diavoleria,  Diavolesimo:  Cosa 
diabolica,  come  incanii,  sortilegi,  operazioni  ma- 
giche per  via  d'arte  diabolica;  e  dicesi  anche  degli 
Effetti  cattivi,  di  cui  non  si  conosce  la  cagione. 
»  Diavoleria,  metaf.  per  Malizia,  Intrigo  nojoso  e 
dispettoso  ;  ed  Argomento  sottile.  Pretesto,  Scusa 
e  simili. 

lI>iavolotto  s.  m.  Diavolino  e  Diavolone.  T. 
de'  confctt.  Dicesi  più  che  altro  in  plur.  d'Una 
specie  di  zuccherini  di  sapore  acutissimo,  com- 
posti principalmente  collo  spirito  di  cannella, 
menta,  garofani  e  simili. 

r>ibà<ttise  n.  p.  Dibattersi  :  Muoversi,  Agitarsi, 
Dimenarsi  ;  e  talora  Dispulare  in  prò  e  in  contra, 
Contendere,  Contrastare. 

I>iccia<  s.  f.  Detta:  Buona  ventura,  e  principalm. 
nel  giuoco;  il  suo  contr.  è  Disdetta  (Desdiccia). 

I>icoiarà,  v.  a.  Dichiarare:  Manifestare,  Far 
chiaro.  Esporre,  Interpretare, 
n  Dichiarare,  per  Determinare,  Sentenziare. 

—  e  mercanzìe  a  dùgann-a;  Dichiarar  le  merci 
alla  dogana,  vale  Manifestarle. 

—  gucera;  Dichiarar  guerra,  vale  Intimarla. 

—  l'assensa  d'ùnn-a  persònn-a  ;  Dichiarar  l'assenza 
d'uno,  vale  Sentenziarne  la  lontananza,  non  aven- 
dosene da  molto  tempo  notizia  veruna. 

—  nullo  un  matrimonio;  Dichiarar  nullo  un  ma- 
trimonio, vale  Annullarlo,  Cassarlo. 

—  ùnn-a  sùccession,  ùnn'ereditce,  ecc.;  Dichiarare 
una  successione,  un'eredità,  ecc.  vale  Manifestarla. 

S  Dicciardse  n.  p.  Dichiararsi  :  Spiegarsi,  Palesarsi, 
Manifestar  l'animo  suo;  e  talora  per  Protestarsi, 
n  Dichiararsi,  nel  giuoco  delle  carie  vale  Lo  spie- 
garsi che  fa  il  giuocatore,  dietro  interpello  fattogli 
dall'avversario,  di  vincere  tutte  le  bazze. 

]I>iccia;X*arZÌóii  s.  f.  Dichiarazione,  Dichia- 
ramento,  antic.  Dìchiaragione  :  Attestato,  Attesta- 
zione, Fede,  ecc. 
w  Dicesi  anche  nell'uso  per  Quel  manifestare  che 
alcuno  fa  l'amor  suo  ad  una  donna. 

I>icer*ie  s.  f.  pi.  Dicerie,  Ciance  :  Voci  che  cor- 
rono per  le  bocche  della  gente. 

I>icitùa>  s.  f.  Dicitura:  Maniera  di  dire  o  di 
esprimere  i  propri  concetti. 

Dieta,  s.  f.  Dieta  :  Regola  di  villo  durante  la 
malattia  e  la  convalescenza. 
§  Sta  à  dieta;  Far  dieta  o  Stare  a  dieta:  Cibarsi 

più  parcamente  del  consueto. 
S  Tegni  a  dieta;  Tener  a  dieta:  Somministrare 
scarsamente  e  a  slento  il  cibo;  e  dicesi   anche 
di  altre  cose. 

r>iete  s.  f.  plur.  Dìtole.  T.  boi.  Clavaria  co- 
ralloides  ovv.  Fungus  ramosus.  Fungo  mange- 
reccio, che  ha  il  caule  grosso,  carnoso,  a  cespu- 
glio, i  rami  ineguali,  appuntati.  É  comunissimo  nei 


316 


DIF 


DIL 


boschi.  Varia  dal  bianco  al  giallo,  al  rosso.  Dagli 
Aretini  e  da'  Sanesi  sono  dette  Manine,  per  esser 
simili,  con  moltissime  dita,  alla  figura  delle  mani. 

I>iifei25a  s.  f.  Difesa,  Dìfendimento,  Difensione, 

antic.  Difensa,  Difensimento:  Riparo  che  si  fa  alle 

ingiurie,  ai  pericoli,  ai  danni,  agl'incomodi  pro- 

prii  0  d'altrui;  Schermo,  Riparo. 

S  Appaegiàse  o  Prepardse  a  difeiza;  Apprestarsi 

alla  difesa. 
S  Pigola  a  difeiza  d'ùnn-a  persònn-a;  Difender 

alcuno. 
S  Mettisein  difeixa;  Porsi  sulla  difesa,  Difendersi, 
Schermirsi. 

I>if4&ude  V.  a.  Difendere  :  Salvare  e  Guardare 

da'  pericoli  e  dalle  ingiurie,  e  Riparar  dalle  offese 

0  da  altro. 

Il  Difendere,  per  Guardare,  Custodire,  Preservare. 

«>  —  per  Ribattere  con  parole  e  ragioni  le  accuse 

0  imputazioni. 
"  —  Detto  di  ragioni  o  diritti ,  vale  Sostenerli. 
S  Difendise  n.  p.  Difendersi,  Schermirsi. 
S  Èse  dìfeizo  de  fa  ùnn-a  cosa;  Esser  difeso  di 
far  checchessia,  vale  Esser  proibito,  vietato,  ma 
è  pretto  francesismo. 

X>if^uis6  s.  m.  Difensore,  Difenditore:  Che  di- 
fende; e  talora  per  Avvocalo. 

X>ifettà;  v.  n.  Difettare:  Aver  difetto,  Mancare. 

I>ijC*ettoso  add.  Difettoso  e  Difettuoso:  Che  ha 
difetto.  Imperfetto. 

r>iira.loà,  V,  sotto  Diffarcà. 

I>i£fa/lco  V.  sotto  Diffarco. 

DifTa^mà.  v.  a.  Diffamare,  Infamare:  Macchiare  la 
fama  altrui  con  maldicenza;  Disonorare,  Screditare. 

II>iflfa>ma.tò  s.  m.  Diffamatore  :  Colui  che  dif- 
fama. Che  attenta  all'onore  e  riputazione  altrui. 

IZ>i£Paiiiia<aRÌòxL  s.  f.  Diffamazione,  Diffama- 
menlo:  Il  diffamare. 

I>i£fa/i'oa  V.  a.  Diffalcare,  Difalcare,  Sbattere, 
Dedurre  V.  Dedùe. 

.I>iiraroo  s.  m.  Diffalco,  Difalco  :  Il  levare  al- 
cuna quantità  di  quantità  maggiore;  e  dicesi  mas- 
simamente da  coloro  che  fanno  conti, 

I>i£fex*euzià.  v.  n.  Differenziare,  Differire: 
Esser  differente,  Dissimigliare,  Variare. 

I>iflPer'£  V.  a.  Differire:  Rimettere  ad  altro  tempo 
il  fare,  il  venire,  il  decidere. 
S  In  neut.  ass.  vale  Esser  differente,  diverso,  Di- 
versare. 

IDifiOl^ile  add.  Difficile:  Che  non  si  può  fare 
senza  fatica;  Malagevole,  Difficoltoso,  Faticoso, 
Che  ha  in  sé  difficoltà. 
»»  Detto  di  persona,  vale  Che  dilficilmente  s'induce 

a  fare  checchessia. 
S  Tempi  difficili;  Tempi  malagevoli:  Tempi,  in 
cui  è  difficile  vivere  in  pace  e  sicurezza,  o  a 
condursi  in  modo  da  non  incontrar  disturbi  e  ves- 
sazioni. 
%  Parla  difficile;  Parlar  elegante,  studiato.  Voce 
bassa  e  di  conio  moderno,  ma  di  molta  espres- 
sione; che  anche  dicesi  Parlar  in  punta  di  for- 
chetta. 

.IDifEL^iletto  add.  Difficiletto:  Dimin.  di  Difficile. 

I>if&9Ìlisciiiio  add.  Difficilissimo,  Difficil- 
limo:  Superi,  di  Difficile. 

.I>iffi.9ilin.eiite  avv.  Difficilmente,  Disage- 
volmente, Malagevolmente:  Con  difficoltà,  A  stento 
Faticosamente. 

I>ifll«olt«#  s.  f.  piflieoltà  e  Diflieultà.  Aalr.  di 


difficile:  Malagevolezza  od  altro  disagio  che  si 
incontra  a  fare  una  cosa. 
«  Difficoltà,  per  Dubbio,  Ripugnanza  d'acconsentire 
a  checchessia,  onde  :  Che  difficoUcB  gh'eì  7  Che 
difficoltà  ci  avete? 
S  Fa  de  difficoltce;  Fare  difficoltà,  Opporsi;  e  si 
dice  a  Chi  in  ogni  cosa  trova  pretesti  per  non 
fare  e  per  non  lasciar  fare. 
%  Pin  de  difficoltce;  Difficoltoso,  Cacadubbi,  Ca- 
capensieri :  Uomo  che  in  ogni  cosa  mette  difficoltà. 

X>i£Q.d.a  v.  n.  Diffidare  :  Non  aver  fidanza.  Non 

si  fidare,  Dubitar  dell'altrui  fede,  Temer  d'esser 

ingannato  da  persona  che  ben  non  si  conosce, 

Sconfidare. 

S  In  sìgnif.  alt.  vale  Avvertire,  Avvisare,  Preraonìre. 

]I>i£S.d.aiuieu.to  s.  m.  Diffidamento,  Avviso, 
Premonizione;  e  per  lo  pili  si  dice  di  Quell'avviso 
che  s'inserisce  sui  fogli  officiali  affinchè  altri  non 
faccia  pagamenti  di  sorta  o  affidi  roba  a  persona 
sospetta,  quali  pagamenti  o  roba  affidata  sarebbero 
come  non  avvenuti  e  conseguentemente  perduti. 

I>iffi.de]isa  s.  f.  Diffidenza,  Dìffidanza,  Diffida- 
mento: Poca  fede,  Dubbio  d'essere  ingannato, 
Sconfidenza. 

I>iflP5iid.e  v.  a.  Diffondere:  Spargere  largamente, 
e  dicesi  figurat.  delle  cose  morali. 
S  Diffondise  n.  p.  Diffondersi,  figurat.  Parlare  o 
Scrivere  a  lungo  di  checchessia. 

IDig-eri  V.  a.  Digerire  e  Digestire,  ma  meno  usato  : 
Concuocere  il  cibo  nello  stomaco,  cioè  Convertire 
ciò  che  si  mangia  e  bee  in  sostanza. 
%  Facile  a  digerì;  Facile  a  digerirsi.  Di  facile  di- 
gestione. 
S  Stenta  a  digerì  ùnn-a  cosa;  Non  poter  digerire 
una  cosa.  Masticar  male  una  cosa,  vale  Non  po- 
terla sopportare  con  pazienza. 

IDig-estión  s.  f.  Digestione,  Digerimento,  antic. 
Digestizione:  La  triturazione  e  la  concozione  dei 
cibi,  che  si  fa  prima  nella  bocca,  poi  nello  sto- 
maco, e  poi  nelle  altre  vie  digestive,  tanto  che 
essi  cibi  passino  in  nutrimento  del  corpo. 

I>ig-iTesoiòii  s.  f.  Digressione:  Discorso  di 
cosa  aliena  dall'argomento  principale,  di  cui  siasi 
preso  a  parlare. 

Dilapida  v.  a.  Dilapidare,  Scialacquare:  Dar 
fondo.  Mandar  a  male  il  suo. 

I>ilapidaziòxi  s.  f.  Dilapidazione:  Atto  od 
Effetto  del  dilapidare. 

X>ilata  V.  a.  Dilatare,  Allargare,  Ampliare,  In- 
grandire V.  Allarga. 
S  Dilatale  n.p.  Dilatarsi,  Allargarsi,  Occupare  mag- 
giore spazio.  Distendersi;  e  figurat.  Divulgarsi, 
Diffondersi. 

Oilatazions.f.  Dilatazione,  Dilatamento,  antic. 
Dilatanza:  Alto  di  dilatare  o  Stato  della  cosa  di- 
latata. 

I^ilazi^u.  s.  f.  Dilazione,  Indugio,  Ritardo,  So- 
prattieni: Spazio  di  tempo  preso  o  dato  a  far 
checchessia. 

I>ilazioxià  V.  a.  Dilatare,  e  nell'uso  anche  Di- 
lazionare: Indugiare,  Prolungare,  Ritardare,  Pro- 
crastinare, ecc. 

Diletta  V.  a.  Dilettare  :  Apportar  diletto  o  piacere. 
S  Dilettàse  n.  p.  Dilettarsi  :  Prender  diletto,  Aver 

diletto, 
n  —  d'ùnn'arte,  d'ùnn-a  sciensa;  Dilettarsi  di 
un'arte  o  scienza,  vale  Studiarla  con  diletto:  0 
19  dilttta  dt  mùxiea;  E'  si  diletta  di  musica. 


DIM 


m 


317 


Dilettante  s.  m.  Dilettante:  Chi  studia  una 
professione,  o  si  esercita  in  una  delle  belle  arti 

0  simili,  solamente  per  diletto,  non  por  guada- 
gnare, né  per  professarla;  e  più  specialra.  chia- 
mansi  Dilettanti  coloro  die  recitano  commedie 
per  solo  divertimento. 

IDilig'eiisa^  s.  f.  Diligenza  :  Squisita  e  assidua 
cura.  Accuratezza,  Esattezza. 
II  Diligenza,  per  Una  vettura  più  grande  delle  co- 
muni, che  fa  gite  regolari,  a  prezzo  fìsso,  sempre 
da  un  luogo  medesimo  air  altro,  e  con  velocità. 
S  Punti  de  d/Z/^'ensa;  Diligenze,  diconsi  nelle  scuole 

1  punti  di  merito  che  toccano  al  fanciullo  in  pro- 
porzione dell'esattezza  e  precisione  con  cui  ese- 
guisce le  cose  di  scuola. 

Oilig-entà  v.  a.  Diligentare:  Eseguire  con  di- 
ligenza, Render  esatto,  cioè  Impiegare  ogni  mag- 
gior cura  e  sforzo  onde  un  lavoro  o  una  cosa 
qualunque  riesca  finita  e  perfetta  il  più  possibile 
nella  sua  esecuzione. 

Dilucida;  V.  a.  Dilucidare,  Dichiarare  :  Render 
più  chiaro,  più  intf^lligibile  il  significato  delle 
parole  e  delle  idee  d'uno  scrittore. 

I>ilùcida>ziòn.  s.  f.  Dilucidazione:  Il  diluci- 
dare. Spiegazione,  Dichiarazione. 

I>ilu.iig-£ise  n.  p.  Dilungarsi  :  Diffondersi,  Esser 
prolisso  nel  parlare  o  nello  scrìvere. 

Diluvia  V.  Delùvid. 

Dilù."VÌo  V.  Deluvio. 

Dig"ìiit£e  s.  f.  Dignità  :  Nobile  gravità  ne'  tratti, 
nel  contegno,  nelle  parole,  che  sforza  all'ammi- 
razione e  al  rispello. 
1)  Dignità,  per  Posto,  Grado  od  Ufficio  elevato. 
Il  —  per  Aspetto  maestoso  e  signorile. 
%  Parla  con  dignitce;  Parlar  cen  dignità,  cioè  Con 
quella  gravità  e  nobiltà  che  conviene  alle  per- 
sone e  alla  materia  di  che  si  tratta. 

Dimanda  V.  Domanda. 

Dimensciòn  s.  f.  Dimensione  :  Estensione  di 
un  corpo  considerato  come  miserabile. 

Dimette  V.  Demette. 

Dimenticàse  V.  Scordàse. 

Diminuì  v.  a.  Diminuire,  Scemare,  Stremare, 
•Minorare,  Ridurre  a  meno  V.  Ammermà. 

Diminùziòns.f.  Diminuzione,  Diminuimento, 
Sccmamenlo,  Menomamento. 

Dimisción  s.  f.  Dimissione  e  Demissione: 
Rinunzia  spontanea  o  Licenziamento  d'alcuno  da 
alcuna  carica,  da  un  ufficio  e  simili. 

Dimiscionàio  s.  m.  Dimissionario:  Colui 
che  si  è  dimesso  da  qualche  carica  o  uffizio. 

Dimostra  v.  a.  Dimostrare,  Dichiarare,  Pro- 
vare; e  in  materia  di  Scienze,  Provare  la  verità 
d'alcuna  proposizione  in  modo  chiaro  e  convin- 
cente per  via  di  conseguenze  necessarie  derivate 
da  principii  evidenti  e  incontrastabili. 
Il  Dimostrare,  per  Aver  vista,  apparenza  di.  Ap- 
parire, Parere,  Mostrar  d'essere,  d'avere,  ecc.: 
A  dimostra  cinquant'anni  ;  Ella  dimostra  o  mo- 
stra d'avere  cinquanl'anni. 
S  Dimostràse  n.  p.  Dimostrarsi,  Mostrarsi,  Farsi 
vedere,  Apparire. 

Dimostraziòn  s.  f.  Dimostrazione:  Il  di- 
mostrare, e  propriam.  Ragionamento  che  serve 
di  prova  evidente,  irrefragabile  d'una  proposizione; 
,    Dimostragione,  Dimostramenlo,  ani.  Dimostranza. 
w  Dimostrazione.  Voce  dell'uso.  Mostra  pubblica  di 
volontà  popolare. 


Dina  s.  m.  Danaro  e  Denaro:  La  dodicesima 
parte  del  soldo:  altrim.  Danajo,  e  in  fior.  Picciolo. 

Il  Danaro,  per  Sorta  di  peso  conlenente  la  24»  parte 
dell'oncia. 

»»  —  per  Moneta  generalmente,  ma  in  questo  si- 
gnificato usasi  per  lo  più  nel  num.  plur.;  altrim. 
Bezzi,  Soldi,  Moneta. 

S  Dinas;  Danari,  Quadri:  Uno  dei  quattro  semi 
onde  son  dipinte  le  carte. 

—  da  nòxe;  Ceppo:  Mancia  che  si  dà  per  Io  più 
a' fanciulli  nella  solennità  del  Natale:  Dà  ó  dina 
da  nóxe;  Dare  il  ceppo. 

—  morto;  Danaro  morto  o  Danari  morti:  Quelli 
che  si  tengono  in  cassa  senza  farli  fruttare. 

%  A  dinoe  contanti  V.  A  dince  contanti. 

$  Accattdse  de  bcB(,he  a  dince  contanti  V,  Accattd. 

S  Ammùggià  di  dince;  Raggruzzolare  danari  :  Met- 
tere insieme.  Ammassar  danari. 

S  Aveì  irei  dinoe  in  sciùn  sodo;  Esser  11  lì  o  sul 
punto  di  romperla.  Modo  prov.  che  vale  Esser 
corrucciato  con  altra  persona,  quasi  che  poco  vi 
manchi  per  dichiararle  aperta  la  sua  inimicìzia. 

S  Chi  fa  l'arte  e  nò  a  conosce  i  so  dince  diveU' 
tan  mósche  V.  Arte. 

S  Co-i  dina:  s'arrangia  tutto;  1  soldi  fanno  una 
certa  saponata  che  leva  ogni  macchia,  Il  martello 
d'argento  rompe  o  spezza  le  porle  dì  ferro.  Det- 
tato di  chiaro  significato. 

^  Dà  0  Piggid  dince  a  cangio  V.  Cangio. 

S  Fa  dince;  Far  danaro:  Vendere  una  cosa  per 
cavar  danaro.  , 

«  —  dince  in  sciìin  schéuggio;  Far  roba  o  quat- 
trini sull'acqua,  dicesi  d'Uomo  alteulo,  procaccino, 
indus:rioso. 

$  Gu'ignd  i  dince  comme  l'cegua  V.  ^gua. 

S  /  dince  dò  cappellan  cantando  végnan  e  can- 
tando van  V.  Cappellan. 

n  —  d'un  avaròn  van  in  bocca  a  un  strallatldn; 
A  padre  avaro  (o  cùpido)  figliuol  prodigo,  ovv. 
Chi  per  sé  raguna,  altri  per  sé  sparpaglia.  Prov. 
di  chiaro  significato. 

M  —  fan  faccia;  I  denari  fanno  la  piazza.  Dell, 
prov.  e  vale  Le  facoltà  rendono  ardilo  chi  non  è. 

n  —  ghe  brùxan  in  ta  stacca;  I  denari  gli  scot- 
tano in  tasca ,  cioè  Non  ha  un  quatlrino  che 
subito  Io  spende. 

n  —  nò  bàstan,  bezéugna  saveìli  spende;  I  denari 
non  bastano,  bisogna  saperli  spendere.  Dettato 
proverb.  di  chiaro  significalo. 

n  —  sdn  comme  a  rogna,  chi  l'ha  se  a  gratta;  I 
danari  sono  di  chi  gli  ha.  Prov.  chiaro. 

1)  —  san  fceti  pe  spende;  I  denari  son  fallì  per 
ispendere. 

«  —  son  ridndi  e  s'arrigóan;  I  denari  son  tondi 
e  ruzzolano,  cioè  Vanno  via  presto. 

n  —  van  co-i  dince;  L'acqua  va  al  mare. 

S  Non  èssi  ghe  dince  da  poeì  paga  ùnn-a  cosa; 
Non  aver  prezzo.  Modo  figurato. 

S  Nò  pensa  atro  che  a  fa  dince;  Non  attender 
che  a  far  roba  o  quattrini. 

S  Ommo  chi  ha  di  dince;  Uomo  danaroso,  da- 
najoso,  denaroso,  ricco:  Che  ha  quattrini  di  molti. 

S  Paga  Ita,  sodo  e  dina;  Pagar  a  lire,  solii  e 
danari,  Pagar  il  lume  e  i  dadi,  vagliono  Pagar 
del  tulio,  Non  lasciar  addietro  nulla, 

S  Pe-i  dince  ò  faeiva  de  tutto  ;  Per  nn  soldo  ven- 
derebbe l'anima,  cioè  E' farebbe  checchessia  per 
danari. 


did 


DIO 


DIO 


S  Presta  dince  in  sciùnn-a  cosa;  Dare  danari  so- 
pra checchessia,  vaie  Prestar  danari  coi  pegno. 

I>»incanto  avv.  Benissimo,  Egregiamente,  Ot- 
timamente, A  meraviglia. 

I>iiidLaii  s.  m.  Dóndolo:  Sollazzo  che  prendono 
i  fanciulli,  quando  attaccando  una  palla  a  un  capo 
d'una  corda  che  dall'altro  capo  sia  legata  in  alto, 
giuocano  con  quella  palla  battendola  e  ribattendola. 
5  Poveo  figgiéu!  dwghe  ó  dindan;  Povero  bimbo! 
dategli  il  dóndolo,  dategli  la  chicca  o  il  pestel- 
lino  V.  Còalin. 

Tyxn^Aecv^GJi  avv.  Daddovero,  Da  dovero,  Da 
senno,  In  verità  V.  Davveì. 

Diudanà;  v.  a.  Dondolare:  Mandare  qua  e  là 
una  cosa  sospesa. 
S  Dindandse  n.  p.  Dondolarsi  :  Muoversi  qua  e  là 
ciondolando  ;  e  metaf.  Consumar  il  tempo  senza 
far  nulla. 
«  Barcollare  :  Non  poter  star  fermo  in  piedi,  e  pie- 
gare ora  da  una  parte  ora  dall'altra,  come  una 
barca  nell'acqua. 

Dinota.  V.  a.  Dinotare,  Denotare,  Significare  V. 
Scignifìcd. 

I>»iii  pé  m.  avv.  Stando  in  piedi  V.  Pé. 

I>»intaiito  intanto  avv.  Di  tanto  in  tanto, 
A  otta  a  otta,  Di  quando  in  quando,  Di  tempo 
in  tempo,  Talvolta,  A  diversi  intervalli. 

I>io  s.  m.  Dito,  al  plur.  Diti  o  Dita:  Ciascuna 
delle  parti  mobili,  distinte  e  articolate,  con  cui 
terminano  le  mani  e  i  piedi  dell'uomo;  e  dicesi 
pure  d'alcuni  animali.  Le  dita  della  mano  hanno 
ciascuno  il  suo  nome  particolare  :  iì  ì°  dicesi 
Pollice  0  Dito  grosso  COìo  grossoj;  il  2»  Indice 
perchè  e  quello  con  cui  s'indica;  il  5"  Dito  medio 
(Dio  de  mczoj,  perchè  trovasi  in  mezzo  delle 
altre  quattro  dita;  il  i'  Anulare  o  Dito  anulare, 
perch'è  quello  in  cui  comunem.  usasi  portare 
l'anello;  il  b»  Mìgnolo  o  Dito  mìgnolo  fDìo  mar- 
mellin),  perchè  è  il  più  piccolo. 
M  Dito,  per  Misura  della  larghezza  ed  anche  lun- 
ghezza d'un  dito:  Àto  un  dìo,  due  die,  ecc.; 
Alto  un  dito,  due  dita,  ecc. 

—  de  pelle;  Ditale:  Parte  del  guanto  che  copre  le 
dita;  e  per  lo  più  Quello  che  si  ricide  da  un 
guanto  di  pelle  (o  anche  un  dito  di  drappo  nero 
cucito  apposta)  per  vestire  un  dito  della  mano 
che  sia  magagnato,  onde  coprirlo  da  esserne  offeso. 
S  Addentàse  e  die;  Mordersi  le  dita  o  le  mani. 
Mordersi  il  dito,  vale  Pentirsi  con  rabbia  e  con 
dolore  di  non  avere  fatto  checchessia;  e  talora 
Minacciare  di  vendicarsi. 
S  Arrióndd  un  dio;  Troncare,  Mozzare  un  dito, 

vale  Tagliarlo,  Portarlo  via  di  netto. 
S  Avei  ùnn-a  cosa  in  scià  cimma  de  die;  Aver 
alcuna  cosa  su  per  le  dita  o   su  per  le  punte 
delle  dita,  dicesi  del  Saperla  benissimo.  Averla 
a  menadito. 
S  Chi  ha  bezéugno  de  féugo  porze  5  dio  ;  Chi  ha 
bisogno  del  fuoco  paletta  porti,  Chi  abbisogna  non 
abbia  vergogna.  Chi  ha  bisogno  s'arrenda.  Prov. 
di  chiaro  signiflcato. 
S  Chi  se  mesccia  con  di  figgiéu,  s'imbratta  e  die 

de  m...  V.  Figgiéu. 
S  Dà  dò  dio  a  bànsa  ;  Dare  il  tratto  alla  bilancia 

V.  Bànsa. 
S  Dd  dò  dìo  sótto  V.  Dà. 
%  Fa  i  conti  co-C  die;  Contar  sulle  dita:  Noverar 
a  memoria. 


S  Fd  scrosci  e  die;  Far  scricchiolar  le  dita  o  le  nocca. 

S  Leccdse  e  die  d'ùnn-a  cosa;  Leccarsi  le  dita 
d'alcun  cibo  o  d'alcun'allra  cosa,  vale  Trovarlo 
gustosissimo  0  Provar  somma  compiacenza  in 
checchessia  ;  ed  anche  figurai.  Aver  dicatlo  o  di- 
catti, cioè  Reputar  grazia  singolare,  Tenersi  for- 
tunato, Stimar  gran  sorte  il  posseder  checchessia. 

§  L'è  mogio  perde  «n  dio  che  a  man;  É  meglio 
perdere  il  dito  che  la  mano,  É  meglio  perdere 
la  pelle  che  il  vitello,  o  la  sella  che  il  cavallo. 
Dett.  proverb.  che  significa  Tra  due  mali  deb- 
besi  scegliere  il  minore. 

S  Ligdsela  a  un  dio  ;  Legarsela  o  Allacciarsela  al 
dito,  vale  Fissare  nella  memoria  il  torto  rice- 
vuto per  farne  vendetta  a  tempo  opportuno;  che 
anche  dicesi  Cignersela. 

§  Pansetta  de  die;  Polpastrello:  La  carne  della 
parte  di  dentro  del  dito  dnll'ullima  giuntura  in  sa. 

S  Sciaccdse  e  uie  c'ùnn-a  persònn-a;  Contrad- 
dire, Contrariare,  Nimicarsi  V.  Scontrd. 

Il  T—  e  die  pe-i  atri;  Darsi  gl'impacci  del  Rosso: 
Pigliarsi  briga  o  cura  di  ciò  che  non  ci  spetta. 

S  Segnd  a  dìo;  Mostrare  a  dito:  Drizzare  il  dito, 
accennando  verso  alcuno  che  meriti  d'esser  no- 
tato; e  si  piglia  per  lo  più  in  cattiva  parte. 

«  —  co  dìo;  Additare,  Indicare,  Accennare,  Mo- 
strare. 

§  Spelldse  e  die;  Sbucciarsi  le  dita. 

g  Stròsciàse  un  dìo;  Dinoccarsi  un  dito:  Slogarsi 
le  nocca  d'un -dito. 

S  Toccd  ò  ce  co  dio  ;  Toccare  il  ciel  col  dito  V.  Ce. 

§  Tutte  e  die  no  san  p(Bgie  ;  Tutte  le  dita  non 
sono  pari  o  eguali.  Prov.  che  dinota  che  Tutte 
le  nature  non  sono  uguali. 
Oio  s.  m.  Dio,  Iddio:  Sommo  Bene,  Prima  ca- 
gione del  tulio,  Creatore  e  Conservatore  dell'uni- 
verso: L'Onnipotente,  L'Eterno,  L'Ente  Supremo, 
L'Increata  Sapienza,  Il  Santo  dei  Santi,  ecc. 

11  —  Nel  signif.  de'  Gentili,  Divinità,  Deità,  Nume, 
e  al  plur.  Gli  Dei  o  Dii  in  poesia. 

S  À  bònn-a  de  Dio  V.  questa  voce  alla  sua  sede. 

%  Chi  s'aggiùtta,  Dio  l'aggiùlta  V.  Aggiùttd. 

%  Da  largo  partìo  avvardime  Dìo,  Da  chi  me 
fio  m'avvarde  Dio,  da  chi  nò  me  fio  m'qv- 
vardiò  io  V.  Avvardd. 

S  Di  ira  de  Dio  d'ùnn-a  persònn-a;  Dir  core  da 
chiodi  0  da  fuoco  d'una  persona  V.  Di. 

S  Dio  me  n'avvarde  !  Dio  me  ne  liberi!  Guardimi 
Dio!  Tolga  Iddio  !  si  dice  per  attestare  che  non 
si  vuol  avere  o  non  si  è  avuto  parte  in  qualche 
negozio. 

S  Dio  ve  mande  ben;  Dio  vi  mandi  bene,  Dio 
sia  con  voi.  Dio  v'accompagni:  Specie  di  saluto. 

§  Dio  véugge;  Dio  il  voglia,  Piaccia  a  Dio,  Domin 
fallo. 

§  Donna,  sùcca  e  gióula  a  n'é  grazia  de  Dio  V. 
Cióuta. 

g  JEse  ò  so  Dio;  Essere  il  suo  dio,  il  suo  idolo, 
cioè  L'unico  oggetto  de'  suoi  pensieri. 

3  Èssilo  e  conosciseo  o  l'è  un  dòn  de  Dio;  Il 
conoscere  se  slesso  è  un  don  di  Dio. 

§  Fd  0  Dd  ùnn-a  cosa  pe  amo  de  Dio;  Fare  o 
Dari  alcuna  cosa  por  l'amor  di  Dio,  vale  Farla 
0  Darla  per  nulla,  senza  mercede,  e  talora  an- 
che per  elemosina. 

S  Grazio  a  Dio  o  Pe-a  grazia  de  Dio;  Per  gra- 
zia di  Dio,  Per  la  grazia  di  Dio,  Grazie  a  Dio, 
Per  la  Dio  mercè,  La  Dio  mercè,  Mercè  di  Dio: 


mP 


DlS 


319 


Maniere  che  si  frappongono  in  favellando  per  ren- 
dere a  Dio  ossequio. 

S  L'ommo  5  propónn-e  e  Dio  5  disponn-e  ;  L'nomo 
propone  e  Dio  dispone,  L'uomo  pensa  e  Dio  di- 
spensa, L'uomo  ordisce  e  la  fortuna  lesse.  Prov.  che 
signif.  I  progetti  degli  uomini  sovente  riescono 
lutto  all'opposto  di  ciò  che  si  pensava  o  si  credeva. 

§  Nò  se  mèuve  fèuggia  che  Dio  nò  vcugge;  Xon 
si  muove  foglia  che  Dio  non  voglia.  Prov.  di 
chiaro  signiOcato. 

S  Pe  amò  de  Dio;  Per  l'amor  di  Dio:  Formola 
pregaliva;  ed  anche  Senza  pagamento  o  mercede, 
per  limosina  V.  sopra  Fd  o  Dd  ùnn-a  cosa,  ecc. 

S  Quanta  grazia  de  Dio!  Oh  vedi  grazia  di  Dio! 
E  va  come  dire  Oh  vedi  quante  vivande!  Oh  vedi 
quante  belle  donne  ! 

S  Vivcui'lio  !  Viva  Dio  !  Sorla  d'esclamazione  con 
la  quale  si  cerca  di  accrescere  efficacia  o  ad  una 
affermazione  o  al  discorso  in  generale. 
Dipartise  n.  p.  Dipartirsi,  Allontanarsi,  Sco- 
starsi ;  e  dìcesi  tanto  in  signif.  proprio  che  in 
figurato  V.  Descoslàse. 
I>ipeiid.e  V.  n.  Dipendere  e  Dependere:  *A?er 
l'essere  o  il  conservamenlo  dà  altri. 

w  —  Dipendere,  per  Derivare,  Procedere,  Esser 
soggetto,  sottoposto  all'altrui  volere  o  dominio; 
od  Fssere  subordinato  semplicemente. 

—  da  un  de  fd  «7j«-a  cosa;  Restare  per  alcnno 
che  avvenga  o  si  faccia  una  cosa. 

%  Nò  dipende  da  nisciùn;  Dipendere  da  se  slesso, 
Non  dipendere  da  alcuno,  vale  Non  esser  sog- 
getto a  veruno,  Esser  libero. 
I>ipeii<iente  p.  pres.  Dipendente  e  Depen- 
denle:  Che  dipende;  e  anche  in  forza  di  sost. 
dicesi  d'un  Amico  inferiore,  che  abbia  qualche 
dipendenza  da  alcuno. 
I>ipi]ize  V.  a.  Dipìngere  e  Dipignere,  Fingere 
e  Pignere,  Pitturare:  Rappresentare  per  via  di 
colori  la  forma  e  figura  d'alcuna  cosa, 
n  Dipingere,  per  similit.  Rappresentare  e  Figurare 

con  parole, 
n  —  Descrivere  e  Far  perfettamente,  squisitamente 
checchessia. 

—  a  éuio;  Dipingere  a  olio,  cioè  Con  colori  stem- 
perati con  olio. 

—  a  fresco;  Dipingere  a  fresco,  cioè  Sull'intonaco 
non  rasciulto. 

—  all'acquerella;  Dipingere  all'acquerello,  cioè  Con 
colori  stemperati  con  l'acqua. 

—  a  sguasso  o  a  iéinpea;  Dipingere  a  guazzo  o 
a  tempera,  cioè  Con  colori  stemperati  in  colla 
di  limbellucci  o  simili. 

S  0  diao  5  n'é  cosci  brutto  camme  5  dipinzan 

V.  Diao. 
S   Vesti  ch'5  ven  o  ch'ò  pà  dipinto;  Vestilo  di- 
pinto V.   Festi. 

Diploma^  s.  m.  Diploma  :  Alto  emanato  da  un 
Sovrano,  col  quale  si  accorda  ad  ano  un  diritto 
0  privilegio, 
tt  Per  Quella  patente  che  si  rilascia  dalle  Univer- 
sità a  coloro  che  prendono  grado  di  Dottore,  o 
dalle  Accademie  a  coloro  che  si  creano  Accademici. 

II>ipoirtà.se  n.  p.  Diportarsi,  Comportarsi,  Pro- 
cedere: Portarsi  bene  o  male. 

Diporto  fAj;  A  diporto.  Posto  avverb.  col  v. 
Andare,  vale  Andar  attorno  per  solo  diporto,  per 
ispasso,  ecc. 

I>ix*a.dase  n.  p.  Diradarsi  :  Parlandosi  di  nu- 


vole, forno  0  simili,  vale  Disperdersi,  Dissiparsi, 
ed  alquanto  più  Dileguarsi. 

I>ix*aiKia  v.  a.  Diramare  :  Diffondere,  Spargere, 
Divolgare,  Pubblicare;  ed  anche  Distribuire,  Tras- 
mettere. 
S  Diramàse  n.  p.  Diramarsi ,  figur.  Disgiungersi, 
Separarsi  in  piiì  rami  a  guisa  degli  alberi;  e  di- 
cesi non  solamente  de'  fiumi  e  simili,  ma  ancora 
delle  vene,  delle  arterie,  de'  nervi,  ecc. 

I>ix'aru.azióii  s.  f.  Diramazione  :  Il  diramare 
0  11  diramarsi;  e  nell'uso  Divolgazione ,  Diffu- 
sione d'un  ordine,  di  un  decreto  e  simili. 

Oirettò  s.  m.  Direttore,  femm.  Direttrice  e  Di- 
rellora:  Chi  o  (he  dirige,  Che  regola. 

—  spirituale  ;  Direttore  spirituale  :  Confessore  o  Altro 
sacerdote,  sotto  la  cui  direzione  altri  sì  mette 
per  le  cose  dell'anima. 

IDirezion  s.  f .  Direzione,  Indirizzamento  :  Lìnea 
del  cammin  retto, 
n  Direzione,  Regola,  Governo,  Condotta. 
"  —  per  Amministrazione  o  Governo  d'un  ufiBcìo. 
I)  —  per  Uffizio  0  Luogo,  in  cui  risiede  il  cajK) 

0  direttore  di  qualche  Azienda. 
§  Aveì  0  Èse  a  direziòn;  Aver  la  direzione,  Di- 
rigere, Reggere,  Regolare,  Guidare. 

Diirizze  v.  a.  Dirigere,  Indirizzare. 
11  Dirigere,  Roggere,  Governare,  Regolare,  Guidare. 

Z>isa,l>ilità  V.  a.  Interdire.  T.  de'  Giur.  Pri- 
vare alcuno  dell'amministrazione  de'  suoi  beni,  in 
caso  di  demenza,  imbecillità,  prodigalità,  ece. 

I>isa]bitòuL  add,  Disabilalo:  Privo  d'abitatori 
0  d'abitanti ,  e  dicesi  di  città  o  simili. 

I>isappiro"va  v.  a.  Disapprovare,  conlr.  di 
Approvare:  Non  approvare, Riprovare, Biasimare, 
Condannare. 

I>isappr*ovaziòii  s.  f.  Disapprovazione, 
Disapprovamento,  Riprovazione,  Biasimo. 

X>is arnia  V.  Desarmd. 

r>isai*ino  V.  Desarmo. 

Disattenziòn  s.  f.  Disattenzione,  conlr.  di 
Attenzione;  Sbadataggine,  Trascuratezza,  Negli- 
genza. 

II>isceiza  s.  f.  Discesa,  Scesa,  China,  Calata: 
Il  luogo  pel  quale  si  discende. 

r>iscen<ie  v.  n.  Discendere,  Scendere  V.  China. 

Discerne  V.  n.  Discernere,  Scernere:  Distin- 
tamente conoscere;  e  dicesi  così  degli  occhi  del 
corpo,  come  figurai,  dell'inlolletto. 
n  Discernere,  per  Differenziare,  Distinguere. 

Discernimento  s.  m.  Discernimento,  Agar. 
La  facoltà  di  giudicare  sanamente  e  L'atto  me- 
desimo deirintellello,  con  cui  dislingue  le  une  dalle 
altre  idee;  Senno,  Giudizio,  Avvedimento,  Ac- 
corgimento. 

Discijg'illa  V.  Descigilld. 

Discimulà  V.  a.  Dissimulare:  Nascondere  il 
suo  pensiero,  Non  dare  a  divedere  di  sapere  al- 
cuna cosa  0  d'essersi  accorto  di  checchessia.  Far 
vista  d'ignorare  o  di  non  avvedersi  o  simili. 

Discipa  v.a.  Dissipare,  Dilapidare,  Scialacquare, 
Dar  fondo:  Consumare  i  denari  e  l'avere. 
S  Discipàse  n.  p.  Svagarsi,  Dislrarsi. 

Discipatò  s.  m.  Dissipatore,  Sciupatore,  Spre- 
calore.  Scialacquatore  :  Che  spende  a  profusione. 

DiscipaziSns.  f.  Dissipazione,  Dissipamento, 
Scialacquamento,  Sprecamento, 
n  Figurai.  Disattenzione,  Sbadataggine,  Svagamento, 
Distrazione,  Spensieratezza. 


d20 


DIS 


DIS 


I>iisciplinàse  n.  p.  Disciplinarsi:  Percno- 
tcrsi  colla  disciplina  per  allo  di  mortificazione  o 
di  penitenza  V.  Disciplinn-a  nel  1"  signif. 

Disciplinn-a  s.  f.  Disciplina:  Mazzo  di  fu- 
nicelle 0  cose  simili,  coJle  quali  gli  uomini  si 
percuotono  per  atto  di  penitenza. 
Il  Disciplina,  per  Regola,  J!aniera  di  vivere  a  norma 
delle  leggi  e  costumanze  d'una  professione,  d'un 
istituto  e  simile. 

—  militare;  Disciplina  militare:  Ammaestramento 
della  soldatesca,  cioè  Lo  stabilire  e  mantenere 
nell'esercito  l'ordine,  la  subordinazione,  i  costumi, 
il  coraggio  e  l'onore,  col  prevenire  e  castigare 
i  falli  e  i  delitti  ;  vale  anche  La  stessa  arte  mi- 
litare. 

—  ecclesiastica ;'D\sc'\p\im  ecclesiastica:  Quella  parte 
delle  leggi  della  Chiesa,  che  si  riferisce  ai  riti  e 
ad  alcune  prescrizioni,  le  quali  non  riguardano 
propriam.  il  dogma. 

I>isciplinóvi.  add.  Disciplinalo:  Ammaestrato, 
Istrutto;  e  nel  mijit.   Avvezzato  alla  disciplina 
militare. 
I>iscip(^ii  p.  pass.  Dissipato,  ecc.  V.  Discipd. 

"  Svagalo,  Disaltenlo,  Distratto,  Spensierato. 
I>iscolo  add.  Discolo:  Di  costumi  poco  lode- 
voli, Licenzioso,  Dissoluto. 
I>iscorrì  v.  n.  Discorrere:  Ragionare,  Favel- 
lare con  alcuno  conversando. 

5  Nò  ne  sta  a  discorri  ;  Non  ne  parlare,  Non  ne 
favellare,  dicesi  di  persona  o  di  cosa,  di  cui  non 
si  vuol  sentire  a  parlare. 

%  Se  a  discorriemo;  La  discorreremo,  Ci  discor- 
reremo 0  Si  discorrerà.  Modo  di  minacciare. 

5  Evia  discorrindo  ;  Va  discorrendo,  dicesi  quando 
si  tratta  d'una  serie  o  numero  di  cose,  e  se  ne 
tocca  solamente  alcuna,  quasi  comprendendo  le 
altre  nella  detta  espressione. 
Discorscivo  add.  Discorsivo:  Dotalo  della 
facoltà  di  discorrere;  e  piiì  comunem.  Parlantino. 
II>iscrezióMi  s.  f.  Discrezione  e  antic.  Discri- 
zione, Discretezza,  Moderazione,  Temperanza. 

%  A  discrezion;  A  discrezione:  Ad  arbitrio,  A  vo- 
lontà; ed  anche  Secondo  la  discrezione,  Con  one- 
stà, Con  equità. 

J  A  discrezion  a  l'è  a  moce  de  virtù;  La  discre- 
zione è  la  madre  delle  virtù  ovv.  la  madre  degli 
asini,  cioè  Insegna  a  ciascuno  quel  che  conviene. 

S  Andd  in  t'ùnn-a  cosa  scusa  discrezion;  Far 
alcuna  cosa  senza  discrezione:  Eccedere  nel  farla. 

S  Anni  dadiscrczión;  Anni  della  discrezione  :  Quelli 
ne' quali  comincia  l'uomo  a  saper  usare  per  modo 
la  ragione. 

$  Aveì  un  pò  de  discrezion;  Aver  un  po' di  di- 
serezione: Procedere  con  moderazione. 

S  Beati  i  urtimi  se  i  primmi  fian  discrezion; 
Beati  gli  ultimi  se  i  primi  hanno  discrezione.  Prov. 
che  dicesi  per  celia  a  tavola  nel  servirsi  delle 
vivande. 

J  intende  pe  discrezion;  Intendere  per  discrezione: 
Intender  per  proprio  accorgimento  l'altrui  mal 
composto  e  oscuro  discorso. 

S  Rdndise  a  discrezion;  Rendersi  o  Darsi  a  di- 
screzione, dicesi  del  Rimettersi  liberamente  le  sol- 
datesche 0  le  piazze  o  simili ,  alla  discrezione 
del  vincitore,  senz'altri  patti  o  capitoli. 

J  Sta  a  discrezion  d'ùnn-a  pcrsònn-a;  Slare  a  di- 
screzione d'uno:  Esser  sottoposto  all'arbilrio  altrui. 
X>i«oùsoidu  s.  f.  Discussione  :  Esame,  Ricerca 


esatta  nel  trattare  o  ragionare  con  chiarezza  e 
distinzione  in  materia  di  letteratura,  di  scienze, 
di  negozi,  ecc.,  Contesa  di  parole,  Dibattimento. 

I>iscixtte  v.  a.  Discutere  e  anlic.  Discussare  : 
Esaminare  o  considerar  sottilmente  e  diligente- 
mente, 0  da  sé,  0  insieme  con  altri,  dicendo  cia- 
scuno la  sua,  un  affare,  un  dubbio,  un  punto  di 
letteratura,  ecc. 
«  In  term.  leg.  Parlare  alla  presenza  de'  giudici  e 
della  parte  contraria  intorno  alla  causa  che  si 
difende. 

X>iise^iia;  V.  a.  Disegnare:  Imitare  o  Rappre- 
sentare qualche  oggetto  con  la  matita,  con  la  penna, 
0  comecchessia. 

I>iseg-xia.tò  s.  m.  Disegnatore:  Colui  che 
disegna, 
w  Disegnatore:  Colui  che  fa  disegni  di  ricami;  o  I 
disegni,  che  alcuna  donna  vuol  poi  in  ricamo 
eseguire,  riporta,  prepara  sul  panno  o  sulla  tela 
dove  ha  da  esser  fatto  il  lavoro. 

]I>iieeirtà<  v.  n.  Disertare  e  Desertare:  L'abban- 
donare vilmente  la  propria  bandiera  per  recarsi 
nelle  file  del  nemico  o  al  soldo  d' un'altra  po- 
tenza, 0  per  isfuggire  ai  doveri  della  milizia,  tor- 
nando alia  propria  casa. 

liisertaziòn.  s.  f.  Dissertazione:  Ragiona- 
mento sopra  qualche  materia,  Trattalo  intorno 
a  qualche  argomento. 

II>isertò  s  m.  Disertore  e  Deseriore:  Soldato 
che  abbandona  furtivamente  la  milizia. 

II>iserzi5ii  s.  f.  Diserzione  e  Deserzione:  Il 
delitto  del  disertare. 

I>xisette;  Diecisetle  e  meglio  Diciassette:  Nome 
numerale  composto  di  Dieci  e  selle. 

I>isette:xiiu.o;  Diciasettesimo,  Decimo  set- 
timo: Addiett.  numer.  che  comprende  Sette  oltre 
la  decina. 

I>isere<ià,  v.  a.  Diseredare,  Diredare,  anlic. 
Diretare,  Diredifare:  Privare  dell'eredità. 

I>isim.toor*so  s.  m.  Disborso:  Usasi  comunem. 
per  Pagamento  de'  propri  denari  per  doverli  ria- 
vere e  non  ancora  riavuti. 
S  £se  in  disimbòrso  ;  Essere  in  disborso,  vaie  Non 
essere  ancora  stalo  rimborsato  delle  spese  fatte 
per  altrui. 

X^isimpeg-iiav  a.  Disimpegnare:  Levar  d'im- 
pegno, e  talora  d'impiccio. 

—  un  affare;  Adempire,  Eseguire,  Compiere,  Trarre 
a  fine  un  affare. 
S  Disimpegnàse  n.  p.  Disimpegnarsi:  Liberarsi  dal- 
l'impegno; e  pili  comunem.  nell'uso,  Riuscir  bene 
in  una  prova,  e  massimamente  nel  sostenere  qual- 
che parte  e  nel  dare  qualche  esperimento  dinanzi 
al  pubblico. 

I>iisinipieg'òu.  add.  Disimpiegato.  Voce  del- 
l'uso. Tolto  dall'impiego  o  Che  non  ha  verun  im- 
piego od  ufficio. 

JDisinitettà,  V.  a.  Disinfettare:  Purgare  l'aria 
0  con  suffumigi  o  con  altro  dalle  esalazioni  pesti- 
fere, ecc.;  e  dicesi  pure  delle  vesti  e  d'allre  cose. 

I>ising'a.iixià;  v.  a.  Disingannare,  Disgannare, 
Sgannare:  Levar  d'inganno,  Trar  d'errore. 
S  Disingannàse  n.  p.  Disingannarsi,  Disgannarsì, 
Sgannarsi:  Uscir  dinganno,  Mular  la  credenza. 
Ricredersi. 

X>ii9iiitex*essòu  add.  Disinteressato  :  Che 
opera  senza  interesse,  Che  non  cura  il  proprio 
interesse. 


DIS 


DIS 


321 


IDisin-volto  add.  Disinvolto,  Destro,  Sciolto, 

Spedilo,  Franco,  Spigliato. 

X>isi]i>^oltua.  s.  f.  Disinvoltura:  Franchezza, 
Destrezza,  Scioltezza,  Brio, 
n  Disinvoltura,  per  Contegno  franco  e  che  destra- 
mente nasconda  alcuna  passione  o  intenzione  o 
mala  azione  eseguita. 

]I>isnà.  V.  n.  Desinare,  Pranzare,  e  anticam.  e 

alla  lai.  Prèndere:  Mangiare  che  si  fa  per  solilo 

in  sul  mezzodì,  e  da  altri,  massimamente  nelle 

città,  più  0  meno  verso  sera. 

S  Èse  a  disnà  ;  Slare  a  desinare.  Desinare,  Pranzare. 

S  Fd  da  disnà;  Fare  il  desinare  o  da  desinare, 

vale  Apprestare  il  desinare. 
S  Invila  a  disnà;  Invitare  a  pranzo,  a  desinare. 
Ricevere  a'  convito. 

X>isiià>  s.  m.  Desinare,  Pranzo:  li  maggior  dei 
pasti  che  si  fa  nella  giornata  V.  sopra  Disnà  v. 
S  Doppo  disnà;  Dopo  il  desinare,  Dopopranzo. 
S  Fa  da  disnà;  Fare  il  desinare:  Apprestare  il 

desinare. 
g  Guasta  5  disnà  ;  Guastare  il  desinare  :  Mangiare 

avanti  a  segno  che  ne  levi  l'appetito. 
S  Litiga  5  distia  co-a  cenn-a  V.  Cenn-a. 
S  Un  doppo  disnà;  Un  dopo  desinare:  Un  giorno 
qualunque  dopo  il  desinare. 

]I>isii£ieto  s.  m.  Desinarino,  Desinaretlo.'e  nel- 
l'uso anche  Pranzetto,  Pranzellino:  Piccolo  pranzo 
e  gustoso. 

Tyisixa,tsL  s.  f.  Desinala,  Desinare,  antic.  Desineaj 
dicesi  comunem.  d'Un  bel  desinare, 
g  Aveìghe  disnata;  Averci  pranzo,  suol  dirsi  co- 
munem. Quando  in  una  casa  si  fa  straordinario 
convito  a  persone  di  qualche  conto. 

DisoTblblig-aiite  add.  Disobbligante,  Scor- 
tese, Incivile,  Inurbano;  e  comun.  Che  non  ti  ha 
né  grado  né  grazia  di  verun  favore  e  cortesia. 

I>isoccù.póu.  add.  Disoccupato:  Che  non  è 
occupalo;  e  parlandosi  di  persona,  vale  Ozioso, 
Sfaccendalo,  Scioperato. 

I>isòiLÒ  s.  m.  Disonore  e  per  sino.  Disnore,  Di- 
sonoranza, conlr.  d'Onore;  Infamia,  Vergogna, 
Vituperio,  Ignominia,  Sfregio. 
S  Fa  disònó;  Far  disonore,  Disonorare:  Esser  ca- 
gione che  altri  sia  vituperalo,  infamato. 

I>iso]iorà  V.  a.  Disonorare,  antic.  Disonrare, 
Disorrare:  Tórre  l'onore.  Contaminar  la  fama, 
Mettere  in  disistima;  Aontare,  Adontare,  Sver- 
gognare, Sfregiare,  Vituperare,  Infamare. 

I>iisord.ina  V.  n.  Disordinare,  dicesi  comunem. 
dell'Uscir  dell'ordine  dovuto  e  consueto  dando  nel 
troppo,  0  in  mangiare  o  in  qualsivoglia  altra  cosa; 
Far  disordini,  Viver  senza  regola. 

I>isorien.tà  v.  a.  Far  perdere  la  bussola,  la 
tramontana,  la  scherma  o  la  scrima,  figurai,  vale 
Sconcertare,  Turbare,  Confondere,  Levar  di  sesto. 
S  Disorientàse  n.  p.  Smarrire  o  Perdere  la  bus- 
sola, la  tramontana,  la  scherma  o  la  scrima,  di- 
cesi figur.  di  Chi  resta  senz'alcun  indirizzo,  o  di 
chiunque  si  confonda  o  non  sappia  dove  sia  o 
dove  si  vada  o  quel  che  si  faccia. 

r>isossa  v.  a.  Disossare  :  Trar  le  ossa  dalla  carne. 

I^isparitse  s.  f.  Disparità,  Disuguaglianza,  Di- 
versità, Divario,  Differenza,  Dissimiglianza. 

Dispensa  V.  Despensà. 

I>ispera  v.  n.  Disperare:  Perdere  la  speranza. 

I>ispei:*a.zióii  s.  f.  Disperazione  e  Despera- 
zione  V.  Despeazión. 

Ca«àccu,  Dizionario  Genovese- Italiano. 


I>isponilbilitcie  (Mette  in);  Mettere  in  dis- 
ponibilità, dìcesi  d'un  uHìziale,  il  quale  viene 
messo  in  islalo  di  riposo,  salvo  il  richiamarlo, 
0  dopo  un  tempo  determinato,  o  quando  il  prin- 
cipe 0  il  governo  lo  crederà  conveniente,  all'ul- 
terior  disimpegno  delle  proprie  funzioni. 

I>ispóini-e  V.  a.  Disporre:  Mettere  io  buon 
ordine,  in  assetto;  Acconciare,  Accomodare,  Pre- 
parare. 
i>  Disporre,  per  Stabilire,  Determinare,  Deliberare, 
Risolvere;  e  detto  di  leggi,  Statuire,  Prescrivere. 
Il  —  Persuadere,  Preparare  l'animo  d'alcuno,  In- 
durlo a  far  checchessia. 

—  d'ùnn-a  persmn-a  o  d'ùnn-a  cosa;  Disporre  di 
uno  0  d'una  cosa,  cioè  Fare  d'una  persona  o  di 
una  cosa  ciò  che  più  aggrada. 

S  L'ommo  5  propónn-e  e  Dio  o  dispónn-e  V.  Dio. 

§  Poeì  disponn-e  d'ùnn-a  cosa;  Poter  disporre  di 
una  cosa,  vale  Esserne  padrone,  Possederla. 

S  Dispònnise  n.  p.  Disporsi,  Accingersi,  Apparec- 
chiarsi a  qualche  cosa  ;  e  talora  semplicem.  Ac- 
comodarsi a  farla,  Adattarvisi. 
]I>ispo:xizio]i  s.  f.  Disposizione:  Comparti- 
mento ed  ordine  che  si  dà  a  checchessia. 

n  Disposizione,  per  Deliberazione,  Ordine,  Provve- 
dimento: Ho  dceto  tutte  e  dispoxizioin  necessàie; 
Diedi  tutte  le  disposizioni  necessarie. 

n  —  Natura,  Inclinazione  o  Attitudine  a  far  chec- 
chessia. ^ 

n  —  Arbiirio,  Facoltà,  Libertà,  Beneplacito  di  far 
una  cosa  come  si  vuole. 

S  Bdnn-a  o  Cattiva  dispoxizión;  Buona  o  Cattiva 
disposizione:  Nelle  Arti  si  dice  secondo  che  un 
lavoro  sia  bene  o  mal  compartito  e  acconcio  al- 
l'uso che  è  destinato,  e  vi  regni  l'ordine  e  la 
giusta  collocazione  delle  parti. 

§  Ése  d  dispoxizión  d'ùnn-a  personn-a;  Essere 
a  disposizione  o  a  condizione  d'alcuno,  vale  Es- 
sere alia  mercè,  in  arbiirio  d'alcuno;  e  iratlan- 
dosi  di  semplice  profferta,  Essere  a'cenni  d'alcuno. 

§  Mette  ùnn-a  cosa  a  dispoxizión  d^ùnn-a  per- 
sònn-a;  Mettere  una  cosa  a  disposizione  altrui, 
vale  Tenerla  pronta  a  ogni  suo  piacimento. 
Oispùta  s.  f.  Dispula:  L'atto  del  disputare; 
Dispulazione,  Disputamento,  Questione,  Contesa, 
Contenzione,  Contrasto  di  parole. 
IDispùtà  V.  n.  Disputare:  Impugnare  Taltrui 
opinione  e  difender  la  propria;  altrim.  Contendere, 
Contrastare,  Quislionare. 

»i  Dispulare,  in  signif.  alt.  vale  Contrastare  altrui 
il  dominio  d'una  cosa. 

—  ó  vento;  Disputare  il  vento.  T.  mar.  Manovrar 
in  modo  di  guadagnate  il  sopravvento  o  il  van- 
taggio del  vento,  relativamente  ad  una  nave  o 
ad  una  squadra  che  si  ha  in  vista. 

I>isseecà  v.  a.  Disseccare,  Seccare,  Riseccare, 
Risseccare  V.  Secca. 

II>issixad.e  v.  a.  Dissuadere,  conlr.  di  Persua- 
dere, Sconsigliare,  Disconsigliare:  Dislorre  alcuno 
dall'esecuzione  di  qualche  disegno,  Rimuoverlo 
dal  suo  proposito. 

Distilla  V.  Destina. 

Distillato  V.  Destinato. 

Distillazión.  V.  Destillaziòn. 

Disting-ue  V.  a.  Distinguere:  Discernere  per 
mezzo  della  vista  e  degli  altri  sensi;  e  dicesi 
ancora  dell'operazione  della  mente  che  discerne, 
che  riconosce.  ' 

%\ 


322 


DIT 


BIV 


ùnn-a  propoxnidn;  Distinguere  una  proposi- 
zione, nelle  scuole  vale  Specificare  i  diversi  si- 
gnificati in  cui  può  esser  presa. 
S  pan  da-e  prie;  Distinguere  il  fagiano  dalle  lu- 
certole, il  pesco  dal  melarancio,  il  mosto  dall'ac- 
querello, il  pan  da'  sassi,  il  baccel  dai  paterno- 
stri, ecc.:  Dettalo  che  vale  Far  distinzione  di  cose 
assai  diverse  fra  loro. 
§  Distinguise  n.  p.  Distinguersi,  Segnalarsi:  In- 
nalzarsi sopra  gli  altri,  Farsi  ammirare. 
I>istixita>  s.  f.  Distinta.  Voce  dell'uso:   Nola 

chiara,  accurata,  circostanziata. 
I>istiiitivo  s.  m.  Dislinlivo:  Segno  o  Nola 
che  distingue. 
§  Distintivi  d'ònó;  Distintivi  d'onore,  dlconsi  Tutti 
quei  segni  atti  a  dimostrare  il  merito  che  rende 
illustre  una  persona. 
DistinzióiiL  s.   f.   Distinzione  :   Separazione 
delle  cose  secondo  la  loro  proprietà  o  per  altra 
cagione  conceputa  dall'  intelletto. 
I)  Distinzione,  per  Atti  e  Parole  che  dimostrano 
preferenza,  stima,  riguardo,  rispetto  verso  alcuno. 
S  Persónn-a  de  distinziòn;  Persona  distinta,  emi- 
nente, riguardevole,  degna  di  stima. 
r>istra>e  v.  a.  Distrarre,  Svagare:  Distogliere, 
Stornare  altrui  la  mente,  l'attenzione,  il  pensiero, 
g  Dìstràise  n.  p.  Distrarsi,  Svagarsi,  Divagarsi: 
Diviar  l'animo,  Alienar  la  mente  da  ciò  che  si 
opera;  ed  anche  Non  s'applicar  di  continuo  a 
checchessia,  ma  divertirsi  in  altre  operadoni  e 
pensieri. 
V  Distrarsi,  Ricrearsi,  Prendersi  alcun  sollievo,  ecc. 
I>istr£eto  p.  pass.  Distratto,  Strallo,  Astratto, 

Svagato,  Divagato,  Sbadato,  ecc. 
I>istrazión.  s.  f.  Distrazione,  Svagamento, 
Divagaiìflenlo:  Diviamento  d'animo,  Alienazione 
della  mente  da  ciò  che  si  opera, 
n  Dislnazione,  nell'uso  vale  anche  Giuoco,  Spelta- 
colo  0  altra  cosa  simile  che  serva  a  stornar  la 
mente  dalie  usate  gravi  occupazioni,  ecc. 
I>istri"bu.i  V.  a.  Distribuire:  Dare  a  ciascuno 
la  sua  rata,  Dispensare,  Compartire. 
N  Distribuire,  per  Ordinare,  Disporre:  Distribuì  e 
guardie;  Distribuire  le  guardie. 
I>istri1bu.zióii  s.  f.  Distribuzione:  Il  distri- 
buire; Distribuimento,  Compartimento,  Dispensa. 
n  Distribuzione,  in  Archit.  vale  Ordinalo  compar- 
timento delle  diverse  parti  e  membri  che  com- 
pongono il  modello  d'un  edificio. 
I>istriie  V.  a.  Distruggere,  Struggere,  Consu- 
mare, Eslerminare ,  Disfare  :  Ridurre  al  niente. 
§  Distrùise  n.  p.  Distruggersi,  Esterminarsi. 
iSistrùttó  s.  m.  Distruttore,  Distruggitore, 

Slruggitore:  Che  distrugge. 
I>istirùto  p.  pass.  Distrutto  V^  Distrae. 
Il  Distrutto,  aggiunto  a  persona,  vale  Mal  condotto 
di  sanità.  Smunto,  Emaciato,  Consunto. 
Distirùzion  s.  f.  Distruzione:  Il  distruggere 
Rovina,  Disfacin.ento. 
S  Aveì  5  spirilo  da  distrùzion;  Aver  lo  spìrito 
della  distruzione,  dicesi  comunem.  in  Tose,  dei 
fanciulli  che  lutto  sciupano. 
IDistùrlbà,  V.  Deslùrbd. 
II>iistùi*1ba.tó  V.  Destùrbató. 
X>istùt*lbo  V.  Destùrbo. 
I>isu.1b1bid.i  v.  n.  Disobbedire  e  Disabbidire: 

Non  ubbidire.  Trasgredire. 
X>itcif  s.  f.  Della  e  Dello,  o  nel  contado  di  quasi 


tutta  la  Tose.  Ditto  e  Ditlaggio:  La  voce  che 
tra  il  popolo  si  sparge  d'una  tal  cosa. 

§  Secondo  a  d'ita  dò  tale;  A  detta  o  Per  della 
del  tale,  vale  Secondo  il  suo  detto,  Sopra  il  suo 
detto.  Sopra  il  suo  avviso  o  parola. 

S  Stasene  a  d'ita  d'un;  Starsene  a  detta  o  al  dello 
d'uno,  vale  Rimettersi  al  parere  e  credere  al 
dir  di  lui. 
I>xta,  s.  f.  Dilla.  T.  mere.  Società  o  Ragion  di 
negozio  fra  due  o  più  persone  che  hanno  la 
medesima  firma. 

§  A  dita  a  core  sótto  5  nòmme  dò  tale;  La  dilla 
canta  sotto  il  nome  del  tale,  cioè  Sotto  il  suo 
titolo. 

I>xto  s.  m.  Detto,  Parola,  Motto. 

$  Da-o  d'ito  a-o  (ceto  passa  un  gran  troeto;  Dal 
detto  al  fatto  e'  è  un  gran  tratto,  ovv.  Dal  fare 
al  dire  c'è  che  dire.  Prov.  che  signif.  I  discorsi 
ci  vuol  poco  a  farli ,  ma  venire  a'  falli  non  è 
da  tutti. 
§  D'ilo  (ceto  ;  Detto  fatto.  Modo  avverb.  che  vale 
Subitamente,  cioè  Facendo  al  dello  seguitar  su- 
bito il  fatto. 

X>itta;iiio  s.  m.  Dittamo.  T.  botan.  Origanum 
dictamnus  ovv.  Amaricus  dictamnus.  Pianta 
odorosa  e  perenne,  proveniente  da  Candia,  che 
coltivasi  per  lo  più  in  vasi.  Fiorisce  in  luglio  e 
agosto. 

—  gianco;  Frassinella  V.  Frascinella. 

I>ittatò  s.  m.  Dittatore  :  Nome  di  supremo 
grado  nella  Repubbl.  romana,  che  si  creava  in 
tempo  di  pericolo,  ed  aveva  potestà  assoluta  senza 
renderne  a  ninno  ragione. 

I>itta,tu.a<  s.  f.  Dittatura  :  Dignità  del  dittatore. 

HUvag-àuse  V.  Distraise  nel  v.  Distrae. 
1)  Svagarsi,  per  Non  s'applicar  di  continuo  a  chec- 
chessia, ma  divertirsi  in  altre  operazioni  e  pen- 
sieri; che  anche  dicesi  Sciorinarsi  e  Sciorinare 
il  cervello;  e  talora  per  Ricrearsi,  Prendere  al- 
cun sollievo  0  sollazzo. 

I>iva-g-azioii  s.  f.  Svagamento,  Divagamento, 
Distrazione  V.  Distraziòn. 

I!>ivag"òii  p.  pass.  Divagato,  Svagato,  Distratto. 
))  Usato  come  addiett.,  vale  Sbadalo,  Disattento, 
Disapplicato,  ecc. 

r>i-van.  s.  m.  Divano.  T.  legnai.  Diconsi  nel- 
l'uso Quei  canapè  bassi  e  senza  spalliera,  per  lo 
più  di  lusso,  che  soglionsi  mettere  torno  torno 
alle  pareti  di  stanze  alquanto  grandi,  a  somiglianza 
forse  di  quelli,  su' quali  seggono  i  membri  del 
Divano,  cioè  II  Consiglio  dei  bassa  e  ministri 
del  Sultano. 

I>ivecld.e  v.  a.  Divedere:  Vedere,  Mostrare, 
Dimostrare.  Verbo  che  si  usa  solo  preceduto  dal 
v.  Dare  e  dalla  prcpos.  a,  onde:  Dà  a  divedde; 
Dar  a  divedere,  vale  Dar  ad  intendere,  Far  co- 
noscere. 

II>i-ve^il£  V.  Diventa. 

IDiventa  v.  n.  Diventare,  Divenire  :  Venire  a 
stato  diverso  da  quello  che  è  o  era  prima  una 
cosa  0  una  persona,  variando  nella  sostanza  e 
negli  accidenti. 

I>iversoificà  v,  n.  Diversificare,  Variare, 
Svariare,  Differenziare  V.   Varia. 

I>iver8ciòn  s,  f.  Diversione:  Rivolgimento 
altrove. 
«  Diversione,  nel  Milli,  dicesi  L'atto  di  assalire  il 
nemico  in  un  luogo  ov'egli  è  debole  e  sprovveduto 


DIV 


DO 


323 


colla  mira  di  fargli  richiamare  le  sue  forze  da 
un  altro  luogo. 
"Oiverscitse  s.  f.  Diversità,  Differenza,  Di- 
vario, Svario,  Distinzione. 
Diverti  v.  a.  Divertire,  Ricreare,  Spassare, 
Sollazzare:  Dar  divertimento,  spasso,  sollazzo, 
Far  piacere.  Piacevolmente  inlerlenere. 
S  Divertise  n.  p.  Divertirsi,  Spassarsi,  Sollazzarsi, 
Ricrearsi;  Pigliarsi  spasso,  piacere,  divertimento. 
—  a-e  spalle  d'ùnn-a  persònn-a;  Pigliarsi  o  Pren- 
dersi buon  tempo  d'alcuno,  vale  Pigliarsene  giuoco 
0  piacere. 
I>i  ver  ti  mento  s.  m.  Divertimento,  Spasso, 
Sollazzo,  Passatempo:  Trattenimento  piacevole. 
Dividde  v.  a.  Dividere,  Separare,  Spartire: 
Disgiungere  Tana  parte  dall'altra  V.  Separa. 
n  Dividere:  Entrar  di  mezzo  fra  più  persone  ac- 
ciocché cessino  di  fare  zuffa  V.  Spartì. 
n  —  Scompartire,  Distribuire,  Dar  la  porzione,  la 

rata  V.  Spartì. 
n   —  e  in  Tose.  Partire.  T.  d'aritm.  II  modo  di 
vedere  quante  volte  un  numero  entra  in  un  altro. 
§  Dividdise  n.  p.  Dividersi:  Scompartirsi  fra  piiì 

persone  una  cosa  V.  Spartìse. 
ti  —  Me  taf.  dicesi  del  Separarsi  le  persone  o  per 
vivere  ciascuna  da  per  sé  o  per  altra  cagiono. 
r>ivid.eii<io  s.  m.  Dividendo.  T.  d'aritm.  Il 
numero  da  dividersi,  od  allrim.  Il  numero  nel  quale 
si  cerca  quante  volte  sia  contenuto  il  divisore. 
Il  Dividendo,  nel  Commercio  è  L'interesse  del  fondo 
d'una  Compagnia,  che  é  diviso  tra  coloro  che  la 
compongono,  e  proporzionalo  alla  parte  che  cia- 
scuno ha  in  tal  fondo. 
I>iviii  add.  Divino:  Ciò  che  appartiene  a  Divi- 
nità 0  partecipa  di  essa;  e  per  similit.   Singo- 
lare, Eccellente,  Perfetto  nel  suo  genere  ;  Unn'o- 
pera  divinn-a;  Un'opera  divina. 
Tyìrv\rì.\tee>  s.  f.  Divinità:  Essenza  di  Dio;  e 

talvolta  si  usa  per  Dio  medesimo. 
Il  Poeticam.  dicesi  ancora  ed  abusivamente  par- 
lando di  Donna  bellissima. 
Divisa  s.  f.  Divisa  :  Abito,  Vestimento  militare, 
di  foggia  e  di  colore  distinto,  onde  sceverare  i 
propri  soldati  da  quelli  d'un  altro  Slato,  e  quelli 
d'una  milizia  dall'altra  V.  Uniforme. 
X>ivisà  V.  n.  Divisare,  Determinare,  Deliberare, 

Disegnare,  Stabilire. 
Divisò  s.  m.  Divisore,  e  in  Tose.  Parlilore.  T. 
d'aritm.  Quel  numero  che  nell'operazione  chia- 
mata Divisione  è  contenuto  tante  date  volte  nel 
dividendo. 
Divixión.  s.  f.  Divisione:  Separazione  d'una 
quantità  in  parti  ;  allrim.  Dividimento,  Scompar- 
timento. 
M  Divisione,  figurai.  Discordia,  Disunione,  Scissura, 

Dissensione. 
Il  —  In  Arilm.  é  Una  delle  quattro  principali  ope- 
razioni, della  anche  Regola  del  partire  o  Par- 
tizione, 
n  —  Presso  ì  Retorici,  La  distribuzione  che  fa  l'ora- 
tore del  suo  discorso  in  diversi  punti, 
n  —  Nel  Milit.  é  Una  parte  dell'esercito  composta 
di  cavalleria,  di  fanteria,  col  bisognevole  d'ar- 
tiglieria.  I  grandi  eserciti  si  dividono  in  Corpi 
d'armata,  e  questi  in  Divisioni,  le  Divisioni  in 
Brigate.  Una  Divisione  non  é  mai  minore  di  due 
Brigale.  Essa  è  comandata  da  un  tenente  gene- 
rale, detto  Generale  di  divisione. 


n  —  Nella  Marin.  è  Un  certo  numero  di  navi  e 
fregate  che  forma  una  parte  d'un'armata,  com- 
posta d'ordinario  di  tre  squadre. 
Divoi*à  v.  a.  Divorare  :  Mangiar  con  eccessiva 
ingordigia,  a  modo  delle  bestie  rapaci. 

—  o  stradda;  Divorar  la  strada  o  la  via,  fignr.  vale 
Farla  prestissimo.  Camminar  in  somma  fretta. 

—  co-i  éuggi  ùnn-a  cosa;  Divorar  cogli  occhi  noa 
cosà:  Guardare  sì  avidamente  una  cosa,  che  la 
brama  di  quella  apparisca  per  gli  occhi. 

—  i  libbri;  Divorare  i  libri,  figurai,  vale  Leggerli 
prestissimo. 

%  Sentìse  divora  dà  bile,  ecc.;  Divorare  dalla  bile, 
dalla  rabbia,  ecc ,  vale  Essere  acceso  dalla  bile, 
dalla  rabbia  o  da  altra  passione. 
S  Divoràse  n.  p.  Divorarsi,  Mangiarsi,  Inghiottirsi, 
dicesi  scherzev.  di  due   sopraffalli  da  eccessiva 
collera:  Paeiva  che  se  voessan  divora;  Parca 
volessero  divorarsi. 
Divorato  s.  m.  Divoratore,  Diluviatore,  Di- 
luvione,  dicesi  di  iMangialore  eccessivo. 
I»  Divoratore,  DistniUore,  Distruggitore;  Che  con- 
suma. Che  distrugge. 
Divoziòn  s.  f.  Divozione  e  Devozione  :  Pia  af- 
fezione dell'anima  verso  Dio  e  verso  le  cose  sacre. 
Il  Divozione  e  Devozione,  Ossequio,  Affetto  rive- 
rente verso  altrui. 
Il  — -  Nel  num.  del  più,  Orazioni,  Preci. 
^  Fd  e  so  divozioin;  Far  le  sue  divozioni,  vale 
Confessarsi  e  comunicarsi. 
**S  iVó  me  sta  a  rompi  a  divoziòn;  Non  mi  rom- 
pere la  devozione,  m.  b.  che  vale  Non  mi  fra- 
stornare, Xon  mi  rompere  le  lasche. 
Divulg-a  V.  a.  Divolgare  e  Divulgare:  Far  nota 
all'universale  una  cosa  che  non  si  sapeva;  allrim. 
Diffondere,  Disseminare,  Trombettare,  Dir  pei 
canti. 
Dixéutto;  Diciolto:  Nome  numer.  che  com- 

ponesi  di  Dieci  e  otto. 
Dixinéuve;  Diciannove:  Nome  numer.  che 

compcnesi  di  Dieci  e  nove. 
Dixing'axiilà  V.  Disinganna. 
Dixiotteximo ;  Diciottesimo:  Nome  numer. 

ordin.,  che  dicesi  anche  Decimo  ottavo. 
Disinvolto  V.  Disinvolto. 
Dixinvoltùa  V.  Disinvoltùa. 
Diziouàio  s.  m.  Dizionario:  Libro  ove  sian 
raccolte  ed  esposte  per  ordine  alfabetico  le  varie 
dizioni  d'una  o  più  lingue;  allrim.  Vocabolario 
e  Lessico,  ma  quest'ultima  voce  usasi  principalm. 
parlando  di  Dizionari  greci.' 
Il  Dizionario,  dicesi  ancora  di  Varie  raccolte  alfa- 
beticamente ordinate  sopra  materie  d'arti  o  di 
scienze,  ecc. 
Dò  ;  Del,  Dello  :  Prepos.  artic.  che  serve  al  2»  caso 
dei  nomi  di  gen.  niasch.  sing.  che  cominciano  per 
consonante:  0  Creato  dò  mondo;  0  dovei  dò  sca- 
ldo; 11  Creatore  del  mondo,  Il  dovere  dello  scolaro. 
Do  s.  m.  Dolore:  Snnlimento  penoso  e  tormen- 
toso del  corpo  animale,  cagionato  da  ferita,  per- 
cossa e  simili. 
Il  —  Riferendosi  all'animo,  dicesi  Tutto  ciò  che  lo 
affliggo,  lo  affanna,  lo  attrista;  Duolo,  Doglia,  Af- 
flizione, Affanno,  Cordoglio,  Angoscia,  ecc. 
Il  de  chéu  V.  Chéu. 

—  de  testa;  Mal  di  capo.  Dolor  di  capo. 

—  di  pecchce;  Dolore  de'  peccali:   Il  pentimento 
ossia  La  pena  che  si  sente  d'averli  commessi. 


324 


DOG 


DOM 


—  dò  diao;  Dolore  acuto,  vivo,  pungente,  ecc. 

S  Dot  còlici;  Dolori  còlici  o  Còlica:  Dolori  forti 
dell'intcsìina  o  d'altri  visceri  dell'addòmine. 

—  de  pansa;  Dolori  di  corpo. 

1)  de  parto;  Doglie,  Dolori  del  parto  V.  Déugge. 
g  L'è  niegio  un  dà  de  stacca  che  un  dò  de  chéu 

V.  Chèa. 
§  Pe  amò  nò  se  sente  dò  V.  Amò. 
S  Sàtà  un  dò;  Prendersi  o  Pigliarsi  una  doglia, 
vale  Esser  sorpreso  da  qualche  dolóre. 
I>ó  Ibello  V.  Bello  sost. 
I>Ó9e  s.  m.  Dolce,  Dolcezza:  Sapore  che  hanno 
in  sé  le  cose  dolci. 

—  chi  nausea;  Dolce  smaccato:  Dolce  che  muove 
a  nàusea. 

S  Dòsci;  Dolci  V.  Dòsci. 
S  Doppo  5  dòce  ven  l'amào  V.  Amào  Sost. 
%  Nò  gh'é  dòce  sens'amào  V.  Amào  sost. 
%  Sentighe  ò  dòce;  Gustarne  il  dolce:  Metaf.  vale 
Tirar  qualche  profìtto  dal  suo  lavoro. 
IDóge  add.  Dolce:  Aggiunto  di  quelle  cose,  il  cui 
sapore  è  grato  al  gusto  e  non  ha  nulla  d'agro, 
d'amaro  o  di  aspro  o  di  salato, 
u  Dolce,  aggiunto  di  metallo,  come  ferro,  rame,  ecc., 

dicesi  Quello  che  è  agevole  a  lavorare. 
I)  —  Aggiunto  di  pietra  o  sasso,  dicesi  dagli  Scal- 
pellini e  Architetti  Quella  che  si  può  tagliare  con 
facilità  come  il  tufo. 
«I  — Aggiunto  d'aria,  clima  o  simili,  vale  Temperala, 
cioè  Che  non  è  né  troppo  calda,  né  troppo  fredda, 
n  —  Aggiunto  di  salita  o  simili,  vale  Poco  repente. 

Che  non  é  erta.  Che  si  sale  agiatamente. 
S  ^gua  dòce  V.  jEgua. 
S  Aveì  i  pé  dòsci;  Aver  i  pie  teneri  V.  Aveì. 
%  Fa  vegni  dòge;  Addolcire,  Indolcire;  e  figur. 

Appiacevolire,  Lenire,  Disacerbare,  ecc. 
%  Paste  dògi;  Paste  dolci  V.  Pasta. 
IDó^ementeavv.  Dolce,  Dolcemente,  Con  dol- 
cezza. Affabilmente,  Piacevolmente,  Soavemente, 
n  Bel  bello,  Pian  piano,  Adagio,  Placidamente. 
r>ocilitee  s.  f.  Docilità:  Pieghevolezza,  Arren- 
devolezza agli  altrui  consigli,  ammonizioni,  ecc. 
X>ocu.iiie]ità.  V.  a.  Documentare:  Corredare 
di  atti,  scritture,  ecc.  checchessia,  afTine  di  pro- 
varne la  verità. 
I>òg-a<  s.  f.  Doga  :  Una  di  quelle  strisce,  di  che 
si  compone  il  corpo  della  botte  o  di  simili  vasi 
di  legno. 
Il  Cótica,  Cotenna,  dicesi  da  noi  per  ischerzo  e  in 
m.  b.  Quella  carne  grassa  che  apparisce  dietro  nel 
collo  alle  persone  pingui. 
I>S^g-ia.  s.  f.  Piega  V.  Ceiga. 

—  da  camixa;  Doppietta:  Striscia  di  tela  adoperata 
lungo  Io  sparalo  del  petto.  Lungo  la  Doppietta 
scorron  le  pieghe  fcettej. 

—  de  casette;  Rimboccatura:  Giri  rovesci  che  hanno 
le  calze  fatte  al  lelajo. 

n  Duglia.  T.  mar.  Ciascun  giro  d'una  gomena  o 
altro  cavo  raccolto  in  tondo,  perchè  occupi  mi- 
nore spazio. 
I^òg'g'ià  V.  a.  Addoppiare,  Doppiare,  Indoppiarc: 
Crescere  una  cosa  altrettanto  ch'ella  non  è;  e  di- 
cesi più  propriam.  di  (ilo,  di  panno  o  altra  cosa 
quando  se  ne  mettono  due  insieme  o  una  in  se 
medesima  si  sovrappone. 

«  Piegare,  Torcere,  Curvare,  Incurvare  aldina  cosa. 

M  —  Figurai,  per  Isvolgere,  Persuadere,  Far  cam- 
biar pensamento,  risolazione. 


—  e  strapunte;  Abballinar  i  materassi  V.  Strapunta. 

—  5  fi  da  schenn-a;  Lavorare,  Faticare. 

§  Dòggidse  n.  p.  Piegarsi ,  Torcersi  :  O  s'è  dóg- 
giòu  camme  ùnn-a  canna  ;  E'  si  piegò  come  una 
canna. 

Il  Piegarsi,  dicesi  figurai,  di  Chi,  vincendo  la  ri- 
trosia 0  la  svogliatezza,  si  dà  a  un  lavoro  o  pro- 
fessione qualunque. 

—  e  gambe  ;  Non  reggersi  in  gamba  o  sulle  gambe, 
Non  regger  le  gambe,  vagliono  Esser  debolissimo. 

IDóg-g-iatùa  s.  f.  Piegatura,  Curvatura,  Tor- 
cimento. 
Oòg-g-io  s.  m.  Doppio  e  Duplo  V.  Dóppio  sost. 

il  Boccale:  Sorta  di  misura  antica  genovese  di  vino, 
contenente  due  amole;  ed  anche  La  quantità  slessa 
del  vino  contenuta  in  un  boccale. 

w  Orinale  V.  Oinà  (nome). 

S  Battaggià  o  Sunna  e  campann-e  a  dòggio  V. 
A  dóggio. 

'^  Fd  5  dòggio;  Far  il  doppio,  vale  Fare  due  volte 
tanto. 
IDòg'g'io  add.  Doppio,  contr.  di  Scempio. 

n  Doppio,  aggiunto  di  flore,  dicesi  Quello,  i  cui 
petali  sono  raddoppiati,  conlr.  di  Semplice:  Vio- 
vetta  dóggia;  Viola  mammola  doppia. 

§  Anna  dóggia;  Annata  doppia,  dicesi  nell'uso  di 
Annata  fertilissima,  copiosissima. 

§  Ommo  de  nervi  dóggi ;  Nerboroso,  Nerboruto, 

Nerbuto,  Toroso:  Che  ha  grossi  nervi  che  dinotano 

fortezza;  Forzuto,  Robusto  quasi  come  un  toro. 

iDóg'g'ion.  s.  m.  Canavaccio  e  Canovaccio:  Sorla 

di  panno,  per  lo  più  di  canapa,  grosso  e  ruvido. 

§  A-o  ciceo  da  candeja  ò  dòggiòn  5  pà  leja  V- 
Candeja. 
Ì>oi  V.  n.  Dolere  :  Sentire  o  Provar  dolore  in  qual- 
che parte  del  corpo;  e  figurai.  Aver  dispiacere, 
Rincrescere. 

§  Gratta  dóve  ghe  déue;  Dar  dove  gli  duole,  Toc- 
car alcuno  proprio  dove  gli  duole,  Dare  in  quel 
d'alcuno  :  Promuovere  un  discorso  sopra  materia, 
in  cui  altrf  abbia  passione. 

3  Questo  odo  ò  fa  dot  a  testa;  Quest'odore  at- 
tosca, dicesi  d'Odore  forte,  gagliardo. 
Doma  V.  a.  Domare:  Far  mansueti  e  trattabili  gli 
animali;  Addimesticare,  Mansuefare,  Ammansare. 

11  Domare,  figurai,  per  Umiliare,  Sottometlere,  Sog- 
giogare, Vincere. 
I>óin.a,ii;  Dimani  e  Dimane,  Domani  e  Domane: 
Avv.  di  tempo  che  serve  a  dinotare  II  giorno 
vegnente,  cioè  Quello  che  viene  immediatamente 
dopo  il  giorno  che  corre. 

—  a  seja;  Dimani  a  sera,  Diman  da  sera,  Diman- 
dassera,  Domandassera:  La  sera  del  giorno  ven- 
turo 0  Domani  inverso  la  sera. 

—  mattin;  Dimani  mattina  o  Domattina:  La  mat- 
tina del  giorno  vegnente  o  Domani  inverso  la 
mattina. 

S  Da  anchéti  a  dòman  V.  Anchéu. 

%  Da  dòman  a  éutto,  a  chinze,  ecc.;  Domani  a 
otto,  a  quindici,  ecc.,  vale  Trascorsi  otto  o  quin- 
dici giorni  dal  giorno  di  domani. 

%  Manda  da  anchéu  a  dòman;  Mandar  da  oggi 
a  domani,  Dar  erba  trastulla,  vale  Mandar  a  lungo 
una  cosa  a  forza  di  bugie  e  fandonie.  Tener  a 
bada. 
X>oiiia>iid.a<  v.  a.  Domandare,  Dimandare,  Chie- 
dere: Ricercare  altrui  con  parole  d'alcuna  cosa 
0  persona. 


DOM 


DON 


325 


n  Domandare,  per  Chiedere  alimi  una  cosa  che  si 
desidera  ollenere  :  Domanda  perdón;  Domandare, 
Chiedere  perdono. 

n  Chiedere  o  Dimandar  per  Dio,  vale  3Iendicare, 
Chieder  limosina. 

—  ùnn-a  fìggia;  Domandare,  e  più  comunem.  Chie- 
dere una  zitella  in  isposa. 

§  Andò,  a  domanda;  Andar  all'accatto  o  accattando, 
Accattare,  Limosinare,  Mendicare,  Far  accatteria 
0  l'accattone,  e  scherzos.  Andar  all'accattolica: 
Andar  cercando  limosina;  e  se  per  vizio,  Birbo- 
neggiare, Paltoneggiare,  Baronare. 

S  Domanddse  n.  p.  Domandarsi,  Chiamarsi:  Aver 
nome  così  o  così  :  Camme  5  se  domanda  ?  Come 
e'  si  domanda  ? 

§  A  n'é  m.anco  da  domanddse  ;  Non  è  da  doman- 
dare 0  Non  se  ne  domanda,  dicesl  di  Cosa  nota 
per  sé  0  facile  a  immaginarsi. 
I>oin.eiieg"ai  s.  f.  Domenica  :  Giorno  destinalo 
alle  pratiche  religiose  presso  i  cristiani,  e  prin- 
cipio della  settimana. 

—  da  pùgnalta  ;  Domenica  della  pignatta,  chiamasi 
così  da  noi  La  prima  domenica  di  quaresima, 
perchè  in  tal  giorno  usasi  a  riempire  di  dolci  o 
simili  una  pignatta  di  terra  cotta,  la  qnal  poi 
sospesa  in  aria  con  una  corda  si  fa  percuotere 
da  una  persona  bendata  con  un  bastone  fino  a 
che  non  si  spezzi  e  cadano  a  terra  i  dolci  in 
essa  contenuti. 

Domeneg-à  s.  m.  Dominicale.  T.  de'contad. 
Abito  dai  dì  delle  feste. 

I^omesteg-a  s.  f.  Serva,  Fante,  Fantesca,  e 
nell'uso  Domestica  :  Donna  che  sta  a  servigi  altrui, 

IDomesteg"^  V.  Addomestegà. 

Doniesteg'o  s.  m.  Domestico,  Servitore,  Fa- 
miglio; ma  da  noi  usasi  più  comunem.  volendo 
dinotare  Quel  soldato  che  è  addetto  al  servizio 
d'un  ufiiziale. 

I>oiKiesteg-o  add.  Domestico  e  Dimestico: 
Aggiunto  di  animali  fuor  della  specie  dell'uomo, 
s'intende  di  Quelli  che  servono  all'uomo  senza 
aver  bisogno  d'essere  dimesticati. 
'I  Aggiunto  delle  piante  o  frutti,  s' intende  di  Quelli 
che  crescon  per  coltura  a  distinzione  de'salvatichi. 
ti  Aggiunto  di  campo,  terreno,  luogo  o  simili ,  vale 
Coltivato,  ed  anche  Abitalo. 

]I>oxiiiciliàse  n.  p.  Fissare  il  domicilio,  la 
stanza,  l'abitazione. 

I>omlciliòu.  p.  pass.  Domiciliato.  Voce  dell'oso: 
Che  ha  fissato  il  domicilio,  la  stanza;  Stanziato. 

Domina,  v.  a.  Dominare,  Padroneggiare,  Signo- 
reggiare, Donneggiare:  Esser  padrone.  Far  da 
padrone,  e  dicesi  per  lo  più  di  persone. 
«  Dominare,  per  Regolare  a  sua  voglia,  Tenere  in 

sua  potestà  o  balìa,  Governare. 
«  —  In  term.  milit.  vale  Essere  o  Slare  a  cava- 
liere, Soprastare,  Signoreggiare;  e  dicesi  delle 
artiglierie  e  degli  altri  apparati  di  guerra,  che 
colle  loro  offese  impediscono  l'accesso  d^un  luogo 
0  stando  sopra  d'una  città  o  d'un'opera  di  for- 
tificazione e  la  tengono  in  soggezione.  Si  dice 
pure  d'ogni  opera  di  fortificazione  che  signoreggi 
un'altra  opera  od  i  luoghi  adiacenti:  O  Sperón 
6  domina  a  cittae;  Il  forte  dello  Sperone  do- 
mina la  città. 

IDomlnò  s.  m.  Dominò.  Voce  dell'uso.  Legger 
manto  di  seta  nera  o  a  colori,  frangialo,  con 
piccol  cappuccio  ad  oso  di  maschera. 


n  Dominò:  Sorta  di  giuoco  che  si  fa  con  28  tes- 
sere, le  quali  dalla  parte  di  sopra  sono  d'osso 
nero  o  d'ebano,  e  da  quella  di  sotto  d'avorio  o 
d'osso  bianco,  la  faccia  bianca  delle  quali  è  par- 
tila come  in  due  paginetle  da  un  rigo  nero  ver- 
ticale, e  sopra  ciascuna  di  esse  paginetle  è  segnato 
un  punto  fino  a  sei ,  ed  otto  ne  sono  lasciate 
bianche,  per  modo  che  vi  sia,  per  es.  la  tessera 
da  ambe  le  parti  bianca,  detta  Doppia  bianca,  e 
la  Bianca  asso,  Bianca  due,  fino  a  Bianca  sei  ;  e 
cosi  la  Doppia  asso.  Asso  due  ecc.,  per  modo  che 
in  tulio  vi  siano  otto  bianche,  otto  assi,  otto  due 
ecc.  Si  giocano  mettendo  in  tavola  la  maggiore 
e  coprendo  il  numero  col  suo  eguale.  Chi  prima 
finisce  le  tessere  o  resta  con  meno  punti,  vince. 

mommo  s.  m.  Dnomo:  La  chiesa  cattedrale. 

I>oxià,  V.  Regalia. 

I>oiiataio  s.  m.  Donatario  :  Quegli  al  quale  è 
fatta  una  donazione. 

Donato  s.  m.  Donatore  :  Colui  che  fa  ana 
donazione. 

Donazion.  s.  f.  Donazione:  L'azione  del  do- 
nare; e  propriam.  Alienazione  liberale,  cortese 
d'una  casa,  d'un  podere,  di  gioje  e  simili. 

Donna  s.  f.  Donna:  Nome  generico  della  fem- 
mina della  specie  umana;  ma  più  propriam.  di 
Quella  che  abbia  avuto  marito, 
n  Donna,  per  Moglie,  Sposa,  Consorte. 
Il  —  per  Quella  carta  da  giuoco  che  rappresenta 
una  regina. 

—  bònn-a  da  ninte;  Mona  cionna,  Mona  scocca 'I 
fuso.  Mona  poco  fila,  dicesi  per  disprezzo  a  Donna 
da  poco  e  buona  da  nulla. 

—  chi  core  appréuvo  a-i  ommi;  Donna  carnalaccia, 
libidinosa,  lasciva,  lussuriosa,  ecc. 

—  chi  fa  servixi;  Donna  di  servizi:  Donna  che, 
fatte  le  masserizie  in  casa  altrui,  se  ne  torna 
ogni  dì  a  casa  propria. 

—  chi  petena;  Pettinalora,  Pettinatrice. 

—  chi  stia  giancaja;  Stiratora,  Insaldatora:  Colei 
che  per  mestiere  slira  camicie  o  altra  biancheria 

■  da  dosso;  dicesi  anche  Stiratrice,  Insaldatrice , 
ma  meno  usate  in  Toscana. 

—  camme  se  de;  Donna  di  garbo. 

—  da  mòneghe;  Servigiale ,  così  chiamano  le  mo- 
nache le  loro  serventi  per  non  le  chiamar  Serve, 
poiché  come  religiose  sono  tutte  sorelle. 

—  da  poco;  Donnaccia,  Donnacchera:  Donna  vile,  su- 
dicia, sciatta,  sciamannata,  e  di  non  buoni  costumi. 

—  de  mondo;  Donna  o  Femmina  di  mondo  o  di 
partito  0  da  conio  o  comune,  Donna  pubblica, 
Femmina  da  guadagno,  Cortigiana,  Mondana,  ecc. 

—  de  recatto;  Buona  massaja. 

—  e  madonna;  Donna  e  madonna,  presso  i  Notai 
e  Curiali  vale  Padrona  assoluta. 

—  fresca  de  parto;  Donna  di  parto:  Quella  che  ha 
di  fresco  partorito. 

—  reschéussa;  Donna  attempata,  e  per  ischerzo 
Carne  di  giovedì:  Donna  già  avanzata  in  età. 

—  sùcca  e  cióula  a  n'é  manco  grazia  de  Dio 
V.  Cióula. 

S  Donne,  scciùppette  e  libbri,  nò  se  ne  presta  a 
nisciùn;  La  moglie,  lo  schioppo  e  il  cane  non 
s' imprestano  a  nessuno.  Prov.  di  chiaro  signif. 

S  A  ùzo  donna  m.  avv.  Donnescamente:  A  modo 
e  costume  donnesco. 

S  Da  donna;  Donnesco:  Da  donna  o  Conveniente 
a  donna. 


326 


DOP 


DOR 


S  De  néuite  e  donne  sòn  tutte  pwgie;  Al   bnjo 
tutte  le  donne  sono  a  un  modo,  ovv.  A   lame 
spento  è  pari  ogni  bellezza.  Dettato  proverb,  che 
significa  Leva  il  lume,  non  c'è  differenza  dal- 
l'una all'altra  donna. 
§  E  donne  ne  san  ùnn-a  ciù  che  5  diao  V.  Diao. 
§  E  donne  són  lunatiche;  Donna  e  luna,  oggi  se- 
rena, domani  bruna. 
§  /  arme  de  donne  son  a  lengua,  i  unge  e  e  là- 
grime; Le  arme  delle  donne  sono -la  lingua,  le 
ugna  e  le  lagrime. 
§  Làgrime  de  donna,  fóntann-a  de  malizia;  La- 
grime di  donna,  fontana  di  malizia. 
3  Unn-a  donna  a  Ve  l' addrisso    o   ò   descippo 
d'ùnn-a  casa;  La  savia  femmina  rifa  la  casa  e 
la  matta  la  disfà. 
Donna,  s.  ra.  Donnajo,  Donnaiolo  e  Donnajuolo, 
Femminiero:  Colui  che  volentieri  pratica  colle 
donne. 
II>oiiua<ssa>  s.  f.  Donnaccia  ,  Fcmminaccia  : 

Femmina  grande  e  grossa. 
lOoniietta  s.  f.  Donneila,  Donnicina,  Femmi- 
nella. Dimin.  di  Donna  o  di  Femmina. 
M  Donnetta,  usasi  talvolta  in  senso  dispregiativo: 
Donnicciuoia,  Femminella,  Femminiicciola,  cioè 
Donna  vile  e  dappoco. 
S  Ese  un  donnetta;  Esser  femmina  o  un  donnetta, 
parlando  d'uomo,  dicesi  di  Chi  mostrasi  debole, 
timido,  curioso,  leggiero  ecc.  come  le  donne;  o 
Che  s'immischia  nelle  faccende  e  nelle  cure  pro- 
prie delle  donne, 
IDonnettaja  s.  f.  Donnerìa:  Fatto,  Dello  o 
Costume  di  donnetta;  ed  anche  Credulità  sciocca 
da  femminella,  Pregiudizio,  Opinione  falsa,  ecc. 
IDonuin  s.  m.  Donnino.  Vezzegg.  di  Donna. 
n  Donnino,  dicesi  anche  per  vezzo  a  Bambina,  che 

ha  senno  di  donna  falla. 
S  A  l'è  un  bello  donnin;  È  un  bel  donnine,  dicesi 
di  Dònna  piccola,  leggiadra  e  graziosa. 
II>ouniiin-a>  s.  f.  Donnina.  Dimin.   vezzegg. 
di  Donna. 
«    —  Alle  volte  usasi  per  chiamare  una  donna  di 
età  avanzala,  dì  cui  non  sappiasi  il  nome:  Mia;, 
donninn-a  !  Ehi,  donnina  ! 
I>oii]iòii  s.  m.  Donnone:  Donna  grande  e  grossa, 

fresca  di  carnagione  e  di  bella  apparenza. 
I>oiLn.ùssa;  s.f. Donnaccia,  Femminaccia.  Pegg. 
di  Donna,  e  dicesi  per  dispregio  di  Donna  vile, 
sùdicia,  ed  anche  di  pessimi  costumi. 
IDonòu  s.  m.  Donato  e  Donadello:  Nome  d'un 
piccolo  libretto,  Prima  introduzione  della  gram- 
matica Ialina,  dello  così  perchè  autore  di  esso 
libro  fu  Donalo  grammatico. 
ll>òppia  s.  f.  Doppia:  Sorta  di  moneta  d'oro, 
di  vario  valore  secondo  gli  Stati  ;  anlic.  Dobla, 
Dobra  e  Dobbra. 
I>5ppio  s.  m.  Doppio  e  Duplo:  Due  volle  tanto. 
%  Fd  5  dóppio;  Far  il  doppio:  Far  due  volle  tanto. 
l35ppio  add.  Doppio,  conlr.  di  Semplice  V. 
Ddggio  add. 
S  Ommo  doppio;  Uomo  doppio,  figur.  vale  Uomo 
fìnto,  Non  sincero,  Simulato,  Falso. 
I>oppo;  Dopo:  Prepos.  che  serve  comunem.  al 
4,"  caso,  e  dimostra  ordine  di  luogo  e  di  tempo 
e  vale  Di  poi,  Appresso:  Doppo  a  vegnùa  de 
Cristo,  Doppo  a  morte  de  ma;  mow;  Dopo  la 
venuta  di  Cristo,  Dopo  la  morte  di  mia  madre. 
I)  Dopo,  talvolta  col  2°  caso  :  Doppo  de  ti  nò  gh'é 


slasto  ciù  nisciùn;  Dopo  di  te,  non  vi  è  stato 
più  alcuno. 
11  — Trovasi  anche  accompagnalo  coli' infinito  del 
V.  ausiliari  Essere  ed  Avere  e  il  parile,  del  v.: 
Doppo  aveilo  mantegnùo  pe  treì  anni . . .  Dopo 
averlo  mantenuto  tre  anni . . . 
n  —  In  forza  d'avv.  vale  Dietro,  Poi:  Primma 

là,  doppo  ti;  Prima  lui,  dopo  le. 
n  —  Usasi  lalora  nel  signific.  di  Dietro:  Doppo 
i  canonici  vegnìva  l'arcivescovo  ;  Dopo  i  cano- 
nici veniva  l' arcivescovo. 
S  Doppo  che;  Dopo  che,  Dopoché,  vale  Dappoiché, 

Posciachè. 
§  Doppo  un  meize,  ùnn-a  settemann-a,  ecc.;  Dopo 
un  mese,  Dopo  una  settimana,  ecc.  vale  Dopo 
che  fu  passalo  un  mose,  una  settimana,  ecc. 
§  Poco  doppo  ;  Poco  dopo,  Poco  dappoi,  vale  Dopo 
piccolo  spazio  di  tempo. 
Doppodiman  avv.  Posdomani,  Posdomane, 
Dopo  dimani,  Doman  Tallro,  cioè  II  giorno  che 
succede  al  giorno  di  domani. 
I>oppo<iisn.à  V.  Disnd. 
Do  restante  V.  Dò  resto. 
Do  resto;  Del  resto,  Nel  resto.  Posto  avv.  vale 
Quanto  al  resto.  Quanto  quello  che  resta  a  dire. 
Dorin  s.  m.  pi.  Margheritine  dorale. 
Dormi  V.  a.  Dormire  :  Esser  immerso  nel  sonno. 
1)  Dormire:  Detto  di  negozj  o  d'allro,  vale   Non 
trattarsene  al  presente:  Gómme  va  ó  dizionàio? 
0  dorme;  Come  va  il  dizionario?  E'  dorme. 

—  addosso  a  ùnn-a  cosa;  Dormire  su  una  cosa, 
figurai,  vale  Esser  negligente  a  Irallarla,  Non  dar- 
sene cura. 

arrensento;  Dormir  raggruppato,  rannicchialo, 

raggricchiato,  raggruzzato,  cioè  Colle  membra  in- 
feriori raccolte. 

boccùo;  Dormir  boccone  o  bocconi:  Dormir  gia- 
cendo colla  schiena  all'insù. 

—  co-i  éuggi  averti;  Dormir  cogli  occhi  aperti, 
figurai,  vale  Star  cauto  e  vigilante. 

camme  un  sùccón;  Dormire   come  un  lasso  o 

come  un  ghiro.  Aver  legalo  l'asino  e  i  buoi,  va- 
gliono  Dormir  profondamente. 

—  d'appoggióu;  Dormir  a  gomilello:  Dormire  stando 
a  sedere  dinanzi  a  un  tavolino,  e  col  capo  ap- 
poggiato sul  gomito. 

—  de  fianco;  Dormir  da  lato  o  da  fianco:  Dormir 
giacendo  sopra  uno  de'  fianchi. 

—  dcsteizo;  Dormir  disleso,  cioè  Col  corpo  allungalo. 
de  seùnno  duo;  Dormir  sodo,  Dormir  come  un 

ghiro,  cioè  D'un  sonno  grave  e  profondo. 

—  leggiero;  Dormir  leggermente,  cioè  D'un  sonno 
leggero;  Dormigliare,  Dormicchiare,  Sonnacchiare, 
Sonnecchiare,  Sonnifcrare. 

—  sórvin;  Dormir  supino:  Dormir  giacendo  colla 
pancia  all'insù,  conlr.  di  Dormir  boccone. 

—  tutto  d'un  séunno;  Dormire  tutto  d'un  sonno: 
Dormire  un  tempo  determinato,  senza  mai  de- 
siarsi. 

g  Ande  a  dormi  all'óa  de  gallinn-e;  Andar  a  letto 
quando  i  polli  o  all'ora  de' polli,  cioè  Di  buo- 
nissima ora. 

S  Carta  canta  e  villan  dormi;  Carla  canti  e  vil- 
lan  dorma  V.  Canta. 

§  Chi  dorme  co-i  chen,  se  leva  co-eprùxe\.  Can. 

%  Chi  dorme  d'agósto ,  dorme  a  so  còsto  ;  Chi 
dorme  d'agosto,  dorme  a  suo  costo.  Prov.  che  vale 
L'estate  non  è  slagione  da  oziare  pe' contadini. 


DOT 


DOZ 


327 


§  Chi  dorme,  nd  pecca;  Chi  dorme,  non  pecca. 

Prov.  di  chiaro  significato. 
3  Chi  donne,  nò  piggia  pesci;  Chi  dorme,  non 
piglia  pesci.  Prov.  che  vale  Chi  non  è  operoso, 
e  lascia  fuggir  le  occasioni,  non  può  far  fortuna; 
altrim.  Chi  dorme  grassa  mattinata,  va  mendi- 
cando la  giornata. 
§  Levdse  a  coce  o  a  véuggia  de  dormi;  Dormir 

tatti  i  suoi  sonni,  vale  Dormir  quanto  piace. 
§  Nò  dormi  o  Nò  sta  a  dormi;  Non  dormire, 
figurat.  vale  Star  vigilante  e  sull'avviso.  Atten- 
dere con  diligenza  a  quello  che  si  ha  in  mente 
0  per  mano;  e  famigliarm.  Avere  o  Tenere  l'oc- 
chio 0  gli  occhi  a'  mochì. 
§  Veggid  a  lùnn-a  e  dormì  a-o  so,  no  s'acquista 
né  roba,  ne  ònó;  Vegliar  alla  luna  e  dormire  al 
sole  non  fa  né  prò  né  onore  V.  Lùnn-a. 

Dormi  g'g'ioso  add.  Dormiglioso:  Che  dorme 
assai,  Che  non  fa  o  non  sa  far  altro  che  dormire. 

Oormitòio  s.  m.  Dormitorio,  DormitOro  e  Dor- 
mentorio: Luogo  dove  stanno  molti  a  dormire; 
propriam.  dicesi  L'andito  de'  conventi  e  de'  mo- 
nasteri, dove  son  le  celle  de'  religiosi. 

I>orso  d-'ùn  lil>"bro;  Dorso:  Denomina- 
zione che  i  Legatori  da  libri  danno  alla  parte 
posteriore  del  libro,  dopo  che  colla  pressione  della 
mano  e  con  piccoli  colpi  di  mazzuolo  di  legno 
gli  han  fatto  prendere  nello  strettojo  una  forma 
convessa;  alcuni  lo  dicono  abusivam.  Culatta. 

JDose  s.  f.  Dose  e  Dosa:  Quantità  determinata. 

I>ósci  s.  m.  pi.  Dolci:  Collettivo  di  Cose  dolci, 
come  confetti,  paste,  zuccherini  e  simili  com- 
posizioni con  zucchero  e  con  miele. 
%  Spezia  da  dósci;  Confettiere  V.  Spexià. 

Dosso;  Dosso:  Voce  che  da  noi  non  usasi  se 
non  in  questo  significato:  Vesti  (ceto  a  so  dòsso; 
Vestito  fatto  a  suo  dosso,  cioè  Che  torna  bene 
alla  persona,  per  cui  fu  fatto. 

Dosso  "bordosso  avv.  A  rifascio.  All'invi- 
luppata, Sossopra:  Disordinatamente,  ecc. 

Dòsùmme  s.  m.  Dolciume:  Cosa  di  sapor  dolce; 
ma  ordinariam.  dicesi  d'Un  dolce  smaccato  e  nau- 
seante. 

Dota.  V.  a.  Dotare:  Adornare  e  Privilegiare  spe- 
zialmente, ed  è  proprio  di  Dio  e  della  natura, 
come  Dotar  d'ingegno,  di  grazia,  di  bellezza,  ecc. 
»i  Dotare  V.  Addéuttà. 

Dottò  s.  m.  Dottore:  Colui  che  in  un'Univer- 
sità è  stato  onorato  del  grado  e  delle  insegne  del 
Dottorato. 
»  In  senso  ironico,  Salamistro,  Soppolliere,  Ser  polla, 
Ser  saccente,  Ser  tutte  sàlle,  ecc. 

—  de  collegio;  Dottor  collegiato. 

—  de  lite  pèrse;  Dottor  de'  miei  stivali:  Dollore 
da  nulla. 

%  Dottoi  da  Gexa;  Dottori  della  Chiesa  :  Quei  Santi 

Padri,  la  cui  dottrina  fu  dichiarala  degna  di  far 

testo  nella  Chiesa. 
%  Fa  5  dottò  ;  Far  il  dollorello,  il  saputello,  il  ser 

saccente,  il  quamquam:  Dottoreggiare,  Ostentar 

dottrina  e  non  averla. 
S  L'è  megio  un  aze  vivo  che  un  dottò  morto; 

Meglio  vale  un  cervo  vivo  che  un  leon  morto. 

Prov.  di  chiaro  significato. 
%  Mezo  dottò;  Semidotlore;  Che  non  è  dottore  se 

non  a  mezzo. 
%  0  parla  cSmme  un  dottò;  E'  parla  come  una 

sibilla. 


Dottòa.  s.  f.  Dottora,  Dottoressa,  Salamistra,  Sop- 
poltiera^  Salamona,  dicesi  per  disprezzo  a  Donna 
che  vuol  fare  la  sapula  e  metter  la  bocca  in  quel 
che  non  le  tocca. 
Dottoressa  V.  sopra  Doltòa. 
Dottrinn-a  s.  f.  Dottrina,  Scienza,  Sapere, 
Erudizione. 
1)  Dottrina:  Libretto,  in  cui  sieno  dichiarali  i  prin- 
cipali articoli  e  misteri  della  religione  cristiana. 
%  Ande  àdottrinn-a;  Andare  alla  dottrina,  si  dice 
dell'Andare  alla  chiesa  della  parrocchia  ad  udire 
la  spiegazione  che  il  parroco  fa  le  domeniche  dei 
precetti  cristiani. 
%  Fd  a  dottrinn-a;  Far  la  dottrina:  Insegnare  gli 
articoli  e  i  precetti  della  fede. 
Dottrinetta  s.  f.  Dottrina  V.  Dottrinn-a  nel 

2°  significato. 
Dovei  v.  a.  Dovere,  antic.  De  vére:  Esser  de- 
bitore. Esser  obbligato  a  pagare. 
1)  Dovere,  per  Essere  obbligato  a  checchessia  per 
forza  di  legge  o  d'onestà  o  d'uso  o  di  conve- 
nienza: Noi  dovemmo  rispetta  i  mei  stri  ;  Noi 
dobbiamo  rispettare  i  maestri, 
t)  —  per  Esser  possibile,  in  modo  induttivo:  Quello 
lihbro  5  deve   aveì   scr'ito  5  Guerrazzi;  Quel 
libro  lo  dee  avere  scritto  il  Guerrazzi. 
1)  —  In  senso  neul.  per  Bisognare,  Esser  neces- 
sario, Giovare,  Convenire:  Dovei  saveì  che... 
Dovete  sapere  che... 

—  aveì;  Dover  avere,  vale  Esser  creditore. 

—  fd;  Dover  fare,  Aver  a  fare. 

Dovei  s.  m.  Dovere:  Ciò  che  l'uomo  è  dalla 
religione,  dalla  morale,  dalle  leggi,  dalla  sua  con- 
dizione, dalla  civiltà,  ecc.  obbligato  di  fare;  e 
talora  usasi  anche  per  Convenienza. 

I)  Compito  :  Quel  tanto  che  il  maestro  impone  agli 
scolari  da  fare. 

S  A  dovei  m.  avv.  A  dovere,  Doverosamente,  De- 
bitamente, Conforme  al  dovere,  ecc. 

§  De  dovei  ;  Di  dovere.  Doveroso,  Dovuto,  D'ob- 
bligo, Conveniente. 

$  Fd  e  cose  a  dovei  ;  Far  le  cose  a  dovere,  cioè 
Conforme  al  dovere,  Secondo  esige  la  convenienza. 

g  Sta  a  dovei;  Star  a  dovere,  Star  a  segno:  Star 
cheto.  Esser  buono,  bravo. 
Dòssze;  Dodici  e  antic.  Dozzi:  Nome  numer. 

che  contiene  Dieci  e  due. 
Dòzzen  s.  m.  Dodicesimo:  La  dodicesima  parte 

d'un  intero. 
Dòzzeun-a  s.  f.  Dodicìna  e  meglio  Dozzina: 
Quantità  numerata  che  arriva  alla  somma  di  Do- 
dici. Parlandosi  d'uova,  di  pane,  di  pere,  d'agli, 
di  cipolle  e  cose  simili,  nella  Tose,  e  specialm. 
nel  Fior.,  dicesi  Serqua. 

S  Da  dòzzenn-a;  Da  dozzina,  Di  dozzina,  Dozzi- 
nale: Aggiunto  di  cosa,  vale  Dì  .poco  pregio, 
quasi  per  dire  Che  è  del  numero  delle  cose,  che 
vendonsi  a  dozzina,  le  quali  ordinariamente  sono 
delle  più  vili. 

S  Mettise  in  dózzenn-a;  Mettersi  o  Stare  in  doz- 
zina, vale  Mettersi  insieme,  e  per  lo  più  dove 
non  si  conviene. 

^  0  se  véu  mette  in  dózzenn-a  camme  i  éuve 
morse;  Tutti  i  cenci  vogliono  entrar  in  bucato, 
si  dice  d'Un  prosontuoso  che  vuol  intromettersi 
ne'  discorsi  altrui ,  senz'averci  che  fare,  e  dire 
cose  a  lui  non  convenienti. 

§  Travaggio  de  dó^xenn-a;  Lavoro  dozzinale  o 


328 


DEE 


DRI 


da  dozzina,  vale  Lavoro  comunale,  ordinario, 
grossolano,  ecc. 

I>ra/g"aiite  s.  m.  Dragante.  T.  mar.  L'ultimo 
de' bagli  o  l'ultima  iatla  del  vascello  che  serve 
a  tener  salda  tutta  l'opera  della  poppa. 

I^rag-o  s.  m.  Drago,  Draco,  Dragone:  Animai 
favoloso,  e  che  gli  antichi  dicevano  aver  la  vista 
e  l'agilità  dell'aquila  e  la  forza  del  leone. 
%  Co  do  sangue  de  drago;  Color  di  sangue  di  drago: 
Sorta  di  color  rosso  assai  carico,  che  si  avvicina 
al  paonazzo. 

l^rag-ÓML  s.  m.  Dragone:  Soldato  d'una  sorta 
di  milizia  a  cavallo,  che  tiene  il  mezzo  tra  la 
Cavalleria  grave  e  la  leggiera,  tanto  pei  cavalli , 
sui  quali  è  montata,  e  per  le  armi  che  adopera, 
quanto  per  le  fazioni  sue  in  guerra.  Presso  noi 
abusivamente  prendesi  per  Qualunque  soldato  a 
cavallo. 

I^rag-onn-a  s.  f.  Dragona.  T.  milit.  Orna- 
mento di  gallone  o  di  passamano  con  frangia  e 
nappa,  che,  intrecciato  nell'impugnatura  della 
spada  0  delia  sciabola,  viene  usato  per  distintivo 
degli  ulTiziali,  sottufìiziali  o  soldati  scelti.  Gli 
uffiziali  per  altro  l'hanno  di  filo  d'oro. 

I>z*à,ia.  s.  f.  Draglia.  T.  mar.  Corda  fermala  alle 
due  estremità  e  tesa,  sulla  quale  si  fa  scorrere 
alcuna  cosa  che  vi  sia  appesa  con  vari  anelli,  come 
una  cortina  alla  verga  di  ferro,  che  la  sostiene. 

I>rapperie  s.  f.  pi.  Tappezzeria,  e  nell'uso 
Drapperie:  Paramento  da  stanza  che  generalmente 
consiste  in  tessuti  artifiziosi,  pregevolissimo  per 
solidità  e  bellezza,  e  serve  a  parare  le  mura  e 
le  finestre,  le  porte  e  i  mobili  di  stanze  signorili. 

Drappi  s.  m.  pi.  Panni:  Term.  collelt.  di  Panni 
bianchi,  lini,  canapi  e  bambagini,  come  camicie, 
lenzuola,  tovaglie,  ecc.;  dicesi  anche  Biancheria, 
e  Biancherie  al  plur. 

—  brutti;  Panni  sùdici,  Biancheria  siìdicia  :  Quelli 
che  per  essere  slati  sufficientemente,  ed  anche 
molto  adoperati,  si  consegnano  alla  lavandaia  per 
ridonar  loro  la  nettezza. 

—  da  cuxinn-a;  Panni  o  Biancheria  da  cucina. 

—  de  bùgà;  Panni  o  Biancherie  di  bucato,  Bian- 
cheria imbucatala:  Quella  che  non  fu  per  anco 
adoperata  dopo  che  fu  messa  in  bucato. 

^-  ùmidi;  Panni  umidi.  Biancheria  umida:  Quelli 
che  hanno  in  sé  alquanto  d'acqua. 

§  Acchéugge  i  drappi  V.  Acchéugge. 

%  Attacca  i  drappi  V.  Attacca. 

%  Conta  i  drappi  a  bùgaixe  V.  Cónta. 

%  Annotta  o  Nola  i  drappi;  Appuntare  il  bucato: 
Prendere  gli  appunti,  ossia  Pigliar  nota  de'  panni 
che  si  danno  alla  lavandaja. 

S  Rende  i  drappi;  Riportare  i  panni. 
Drappo  <ia  morti  ;  Coltre  o  Coltra  :  Quel 
panno  o  drappo  nero,  con  cui  si  usa  coprire  la 
bara  nel  portare  i  morti  alla  sepoltura. 
Dreuto  avv.  Dentro,  Entro:  Nella  parte  interna. 

11  Dentro,  accompagnato  coi  v.  Essere  o  Mettere, 
vale  Essere  o  Mettere  in  prigione:  0  l'è  drento, 
L'han  misso  drento;  É  dentro,  Lo  hanno  messo 
dentro,  cioè  In  prigione,  in  carcere,  in  chiusa. 

%  Chi  drento  ;  Qua  entro  o  Quaentro:  Dentro  que- 
sto luogo. 

S  Daghe  drento;  Darci  dentro  V.  Dà. 

S  De  drento  ;  Di  dentro,  cioè  Dalla  parte  di  dentro. 

S  Là  drento;  Là  entro  o  Laentro,  Dentrovi,  Ivi 
dentro:  Dentro  quel  luogo. 


Driita  s.  f.  Destra  :  La  parte  che  è  dalla  mano 

destra,  ossia  Lato  destro. 

Il  Destra,  Fianco  destro.  Tribordo.  T.  mar.  Parte 
che  corrisponde  alla  destra  dello  spettatore  che 
guarda  da  poppa  la  prua. 

§  A  ciù  dr'ita;  La  diritta:  La  cosa  migliore.  Il 
miglior  partito:  A  ciiidrìla  a  l'è  d'andàsene; 
La  diritta  è  l'andar  via. 

3  A-a  dr'ita  o  Dà  dr'ita;  A  destra.  Posto  avverb. 
vale  Dalla  banda  destra. 

%  Avet  a  dr'ita;  Aver  la  precedenza.  Aver  la  mano, 
figurai,  vale  Aver  il  diritto  di  prendere  il  posto 
innanzi  agli  altri  o  di  precederlo  in  qualche  pub- 
blica cerimonia. 

%  Dà  a  dr'ita  a  ùnn-a  persónn-a;  Dar  la  diritta 
ad  uno,  vale  Farlo  slare  dalla  tua  parie  destra 
passeggiando  o  sedendo  con  esso,  il  che  è  segno 
d'onoranza;  e  figurai.  Dargli  la  precedenza,  che 
anche  diccsi  Dargli  o  Cedergli  la  mano. 

%  Saveì  a  so  dr'ila;  Saper  il  suo  conto,  il  fatto 
suo,  vale  Esser  accorto. 
r>rÌLti  s.  m.  pi.  Ritti;  diconsi  dagli  Artefici  Tulli 
i  pezzi  di  ferro,  legname  o  altro,  posti  per  di- 
ritto ad  uso  di  reggere  e  collegare  altre   parti. 

—  di  ponti  da  massachen;  Stili:  Fusti  d'alberi 
lunghi  e  rimondi,  di  cui  si  servono  i  muratori 
per  fare  i  ponti  in  luoghi  eminenti  dell'edifizio; 
diconsi  più  comunem.  Abetelle. 

Driito  s.  m.  Drillo,  Diritto:  Qualunque  dazio, 
tassa  0  tributo,  che  si  paga  al  Governo,  al  Co- 
mune, a'  Magistrati  e  simili. 
Il  Diritto,  per  Ragione  che  uno  abbia  sopra  qual- 
che cosa  0  persona. 

—  e  inverso;  Giri  rovesci  o  Giri  a  rovescio:  De- 
nominazione che  si  dà  a  Un  certo  numero  di  giri 
a  maglie  ailernamente  diritte  e  rovesce  nel  lembo 
superiore  della  calza,  aflìnchè  non  si  arrovesci, 
non  s'incartocci. 

§  De  giusto  drito;  Di  giusto  diritto,  Di  giusta 
ragione. 

%  0  pe  dr'ito  ò  pe  traverso;  A  diritto  o  a  tra- 
verso, 0  per  diritto  o  per  tralice,  vale  0  in  una 
maniera  o  nell'altra. 

§  Pc  dr'ito;  A  diritto,  In  piano,  opposto  a  Per 
coltello:  Chi  i  moin  l'è  megio  mettili  pe  dr'ito 
che  pe  coltello;  Qui  i  mattoni  è  meglio  metterli 
a  diritto  che  per  coltello. 

Il  A  diritto,  Per  drillo.  Per  diritto,  vale  anche  Di- 
rittamente, Per  linea  rella:  Taggid  pe  drito; 
Tagliar  per  dirilto. 

S  Pin  de  dr'ili  e  inversci;  Pien  d'arzigogoli,  di 
raggiri,  di  astuzie. 
Orìito  acid.  Diritto,  Dritto,  Rilto:  Per  linea  retta, 
óie  non  piega  da  nessuna  banda,  Che  non  torce. 
I  II  Dirilto,  per  Destro,  contr.  di  Manco  :  Aggiunto 
a  lato  0  banda  o  ad  altra  cosa,  dicesi  della  Parte 
0  Cosa  che  è  dalla  mano  destra  ed  ha  relazione 
a  qaella:  Pé  drtlo,  In  sciò  fianco  drito; 'P'ieie 
diritto.  Sul  fianco  dirilto. 

Il  —  per  Accorto,  Sagace,  Astuto,  Furbo  :  Ommo 
dr'ito;  Uomo  diritto,  Uomo  astuto. 

Il  Erto,  Ritto,  Ripido,  Scosceso:  Monta  drita;  Sa- 
lita ripida.  Scaa  drìta;  Scala  rilla. 

Il  Manrilto  o  Marritto,  ma  meno  usalo,  contr.  di 
Mancino. 

—  cornine  un  fùzo;  Dirilto  come  un  fuso,  si  dice 
di  Persona  o  Cosa  dirittissima. 

—  e  mancin;  Ambidestro:  Che  si  vale  egualmente 


DRU 


DUG 


329 


dell'ana  e  dell'altra  mano,  cioè  della  sinistra  con 
la  facilità  medesima  delia  destra. 
—  in  pé;  Diritto,  Ritto,  Ritto  in  piedi,  opposto  a 
Sedere  e  a  Giacere. 

S  A  man  drita;  A  man  diritta,  A  man  dritta,  ecc. 
V.  A  man  drita. 

%  Andà  drtlo  V.  le  varie  inflessioni  nel  v.  Andd. 

S  Da  drilo;  Da  accorlo,  Da  astuto.  Da  furbo,  Da  ; 
diritto,  cioè  Con  accortezza,  Con  sagacità,  Con  i 
destrezza,  Destramente. 

S  Dà  drtto;  Dar  diritto,  cioè  Per  dirittura:  Co- 
gliere per  l'appunto  il  bersaglio. 

%  Èse  6  brasso  drilo  d''ùnn-a  personn-a  V.  Brasso. 

g  Man  drita;  Mano  ritta,  Manritta,  3Iarritta,  ma 
meno  usalo,  lo  slesso  che  La  destra. 

S  O  careggio  dò  Fi  o  no  va  drito  in  San  Loenso 
V.  Caróggio. 

S  Porta  drita  ùnn-a  cosa;  Portar  diritta  o  pari 
una  cosa  :  Trasferirla  in  modo  che  non  penda  ; 
e  detto  di  Vaso  pieno  di  liquido,  che  non  versi. 

S  Sta  drito;  Star  diritto  o  ritto,  vale  Stare  colla 
persona  diritta  e  col  capo  elevalo. 

S  Stradda  drita;  Via  diritta  :  Quella  che  non  torce. 

S  Tegni  drita  ùnn-a  cosa;  Tener  ritta  o  dritta  o 
diritta  una  cosa  ;  Tenerla  in  modo  che  non  penda. 

S  Tcgnise  drito  a  un  Icugo;  Tener  ritto  per  quel 
luogo,  vale  Avviarsi  seguitando  quel  luogo. 

S  Tegnise  drito  in  pé;  Rimaner  in  piedi,  fìgur.  vale 
Mantenersi  in  essere. 

g  Tid  drito;  Andar  dritto  o  ritto  ritto,  cioè  Senza 
voltarsi,  Senza  fermarsi. 
Driitón  add.  Diriltone,  Diritlaccio,  Furbone,  Fur- 
bacchione, Scalabrino,  Mascagno,  Fagnone,  ecc. 
V.  Aspertón. 
IDx-xtouaja.  s.  f.  Furberia,  Astuzia,  Scaltrezza, 

Scaltrimenlo,  Sagacità.  Accortezza,  ecc. 
I>rog'a  s.  f.  Droga.  Nome  gener.  d'Ogni  sorta 
di  spezierie,  d'aromali  ed  allre  simili  merci,  che 
ci  capitano  specialmente  dai  Levante  e  dalllndie 
orientali. 

Il  In  m.  b  e  spiezzativam.  usasi  talora  da  noi  per 
Anticaglia,  Vecchiume  V.  Antigaggia. 
Drog-allo  s.  m.  Drogallo.  T.  de'  tonnar.  Specie 

di  corda  di  sparto  mollo  fitta. 
IDrog-lxés.  m.  Droghiere  e  Droghiero:  Chi  vende 

droghe;  anlic.  Aromatario. 
IDromedàio  s.  m.  Dromedario  :  Specie  di  cam- 
mello, il  quale  ha  un  solo  scrigno  o  gobba  sul 
dorso  e  il  pelo  rossiccio  grigio.  Quest'animale 
è  capace  a  fare  100  miglia  in  un  giorno. 
]I>i*ùa<  s.  f.  Molletta:  Intestino  o  Budello  polputo 
delle  vitelle  da  latte  o  dallri  piccoli  animali,  che 
assieme  allo  strigolo  si  cuoce  in  vivanda.  La  mol- 
letta ridotta  in  vivanda  si  dice  pure  Lampredotto. 

M  In  m.  b.  e  scherzev.  dicesi  da  noi  anche  per  Gala 
0  Lattughe  V.  Xiabò. 

S  Perde  a  drùa;  Esser  grasso  sbracalo,  m.  b.  e 
scherz.  e  vale  Esser  grassissimo,  quasi  coperto 
di  -grasso,  come  di  brache. 
I>rù.l>etto  s.  m.  Dobletto:  Specie  di  copertina 
da  letto,  scempia,  fatta  di  tela  di  lino  e  di  bam- 
bagia ,  detta  così  da  noi  dal  nome  slesso  della 
tela,  onde  ordinariamente  si  suol  fare. 
"Drùelotte  s.  f.  pi.  Nicci  o  Necci  V.  Tesicele. 
I>r*ùelotto  add.   Grossoccio,  Grossolto:  Al- 
quanto grosso.  Tendente  al  grosso  V.  Drùo. 
Drùéto  add.  Grossetto,  Grosserello.  Dimin.  di 
Grosso  V.  Drùo. 


r>irfì.o  s.  m.  Grosso:  La  parte  maggiore  e  più  forte 
di  qualsivoglia  cosa,  conlr.  a  Sottile:  Mi  a  vor- 
rietvo  in  lo  drùo;  La  vorrei  nel  grosso. 
Orùo  add.  Grosso  :  Aggiunto  di  panno,  tela  e  si- 
mili, è  conlr.  di  Fine;  aggiunto  di  cosa  materiale, 
come  tavole,  muro  e  simili ,  è  conlr.  di  Sottile. 
Il  Grosso  0  Di  grossa  pasta,  melaf.  detto  di  Per- 
sona, vale  Rozzo,  Semplice,  Materiale,  Grossolano, 
Ignorante,  Coticone,  Cotennone,  ecc. 
g  Aveì  i  fianchi  drùi  ;  Essere  ancacciuto,  dicesi 
di  Chi  ha  le  anche  grosse  e  pingui. 
Dùà  v.  n.  Durare  :  Occupare  assai  spazio  di  tempo, 
Andar  in  lungo, 
n  Durare,  Perdurare,  Continuare,  Reggere:  Questa 
vitta  a  no  péu  dùd;  Questa  vita  non  può  durare, 
ti  —  per  Conservarsi,  Mantenersi,  Durare  in  istato, 
in  essere  :  San  peje  che  no  dùan;  Sono  pere  che 
non  durano, 
g  A  fuga  di  Zeneixi  a  dùa  Irei  giorni;  Bando 
di  Ciompi  durava  tre  dì,  Legge  veneziana  dura 
una  settimana,  Gli  ordini  di  Torino  durano  dalla 
sera  al  mattino.  Foga  genovese  dura  ire  di.  Prov. 
di  chiaro  significato, 
g  Chi  a  dùa,  a  vince;  Chi  la  dura  o  Chi  più  la 
dura,  la  vince.  Prov.  e  vale  che  Col  tempo  e 
colla  perseveranza  si  supera  ogni  difficoltà, 
g  Chi  no  se  mezùa,  nò  dùa;  Chi  non  si  misura, 
non  la  dura.  Prov.  il  cui  signific.  è  Chi  non  si 
regola  nello  spendere  impoverisce, 
g  Dùàla  con  un;  Reggere  con  alcuno:  Durare  o 
Star  d'accordo  con  lui,  Non  si  rompere  con  esso, 
g  Trotto  d'aze  poco  dùa  ;  Trotto  d'asino  poco  dori 
V.  Aze. 
I>ua.iiixa<  add.  Duemila  e  Duemilia,  antic.  Damila 
e  Dumilia:  Nome  del  numero  numeralivo  di  Due 
migliaia. 
I>ùa,ta.  s.  f.  Durata,  Duramento,  Durevolezza, 
Durabilità,  antic.  Duranza  :  Il  durare.  Lo  spazio 
di  tempo  che  dura  una  cosa, 
g  De  dùata;  Durabile,  Durevole:  Atto  a  durare, 
g   Vin  de  dùata;  Vino  serbevole:  Vino  che  è  atto 
a  serbarsi  almeno  oltre  l'anno.' 
I>ùa.xa>  add.  Duràcine  e  Duràcino:  Aggiunto  di 
alcune  fruite,  il  cui  nòcciolo  sta  attaccato  alla 
polpa,  da  cui  non  si  spicca. 
I>ùlbita  v.  n.  Dubitare,  Dubbiare  :  Star  In  dubbio. 
Il  Dubitare,  per  Temere,  Aver  paura:  Nd  stce  a 
dubita  de  ninte;  Non  vogliate  dubitar  di  nulla. 
g  No  dubita  de  fa  ùnn-a  cosa;  Non   dubitar  di 
far  checchessia,  vale  Ardire  di  farlo,  benché  vi 
sia  pericolo,  infamia,  ecc. 
g  Scià  nò  dùbite;  Non  dubiti,  si  dice  per  rassi- 
curare la  persona,  colla  quale  parliamo,  che  noi 
faremo  ciò  che  abbiamo  promesso. 
I>ùcca  s.  m.  Duca:  Titolo  di  dignità  e  anche 
di  principato, 
g  Peje  dò  dùcca;  Pere  del  duca,  e  in  Tose.  Pere 
cento-doppie  V.  Pei. 
r>ùcclxin  s.  m.  Duchino:  Figliuolo  di  duca. 
Dùessa  s.  f.  Durezza,  Duro  V.  Duo  sost. 
Dùéto  add.  Duretto,  Duriccio.  Dimin.  di  Duro: 

Alquanto  duro.  Piuttosto  duro  che  no. 

I>ùetto  s.  m.  Duello:  Canto  o  Suono  di  due  voci. 

Dùg-ané  s.  m.  Doganiere,  Gabelliere,  Stradiere: 

Quegli  che  ne'  luoghi  del  dazio  ferma  e  visita  le 

robe,  per  le  quali  dee  pagarsi  la  gabella  V.  Prepóse. 

X>ùg-a]izi-a  s.  f.  Dogana,  che  anche  da  taluni 

si  scrisse  Doana  :  Luogo  dove  si  trasportano, 


330 


E 


EBA 


prima  d' introdurle  in  città ,  le  mercanzie  per 
mosirarle,  gabellarle  e  pagarne  la  gabella. 
I^ùg-o  s.  m.  Gufo  reale.  T.  ornit.  Strix  bubo. 
Uccello  del  genere  delle  Strigi,  e  grosso  quanto 
un'oca,  che  ha  il  becco  nero,  due  ciuffi  lunghi 
sulla  testa,  l'addome  lionato  con  macchie  nere 
longitudinali,  ed  altre  trasversali  più  strette,  i 
diti  coperti  di  folle  pennuzze  lionate,  con  qualche 
macchia  nerastra,  le  unghie  nere.  Egli  fa  caccia 
di  lepri,  di  volpacchiotti,  di  gatti,  d'altri  mediocri 
e  piccoli  quadrupedi,  di  grossi  uccelli,  ed  anche 
di  rettili.  É  uccello  molto  forte  e  coraggioso;  abita 
nelle  boscaglie  de'  monti,  nelle  grotte  e  negli  edi- 
lìzi rovinati;  il  suo  grido,  che  fa  sentire  sol  di 
notte,  è  forte,  rauco  e  spaventoso. 
I>ii.i  add.  Due:  Nome  di  numero,  che  seguita  rm- 
mediatamenle  l'uno,  cioè  Che  è  il  doppio  del- 
l'unità; nel  verso,  e  per  comodo  di -rima,  dicesi 
anche  Duo,  Duoi,  Dui  e  Dua. 

M  Due:  Usasi  pure  in  forza  di  sost.  parlando  del 
Segno,  che  esprime  il  numero  di  Due, 

S  A  dui  a  dui;  A  due  a  due  V.  A  dui  a  dui. 

§  A  dui  cavi,  A  dui  visi  V.  queste  voci  alla  lor 
sede  alfabetica. 
Dulca^iua^r'a.  s.  m.  Dulcamara.  T.  bot.  So- 
lanum  dulcamara.  Pianta  fruticosa,  che  cresce 
ovunque  fra  le  siepi  e  i  cespugli.  Le  sue  radici 
e  stipiti  si  adoperano  in  medicina  come  risol- 
venti, antisifiliiici,  diaforetici,  controstimolanti, 
utili  nelle  malattie  cutanee,  nei  reumatismi,  nelle 
malattie  scrofolose,  in  polvere  e  in  decotto. 
I>uo  s.  m.  Duro,  Durezza,  Sodezza:  La  parte  più 
dura  0  soda  di  checchessia. 

g  Trovàghe  do  duo  ;  Trovarci  o  Trovar  duro,  vale 
Incontrar  difficoltà,  ostacolo,  durezza. 
I>ù.o  add.  Duro,  Sodo:  Che  resiste  al  latto.  Che 
difficilmente  può  essere  intaccato,  penetrato;  contr. 
di  Tenero. 

H  Duro,  per  Aspro,  Faticoso,  Stentalo:  0  l'ha  un 
siile  troppo  dito;  Ila  uno  stile  troppo  duro. 

«  —  per  Difficile  a  capirsi  :  Questo  libbro  per  mi  5 
l'è  troppo  duo;  Questo  libro  per  me  è  troppo  duro. 

fl  —  Aggiunto  di  cuore,  vale  Inflessibile,  Inesora- 
bile, Che  non  sente  compassione. 

"  —  Aggiunto  di  verso,  vale  Che  ha  poca  armonia. 

"  —  Nell'arti  del  Disegno,  vale  Che  manca  di  mor- 
bidezza. 
—  camme  ùnn-a  pria  ;  Impelricato,  Petroso,  Duro 
come  pietra. 


~  de  bócca;  Duro  di  bocca  o  Bocchiduro ,  dicesì 

di  Cavallo  che  non  cura  il  morso. 
—  d'oègia;  Sordastro,  Di  campane  grosse  o  ingros- 
sate, vale  Alquanto  sordo,  Quasi  sordo. 

g  A  l'è  dùa  a  colla;  È  ostica,  É  agra,  È  dura  ad 
inghiottire. 

g  Aveìa  testa  dùa;  Aver  la  testa  o  la  coccia  dura 
0  il  capo  duro.  Esser  capocchio  o  capassone,  Esser 
di  dura  còlica,  vagliono  Non  aver  buona  appren- 

'  siva.  Esser  duro  e  tardo  a  comprendere. 

§  Aveì  i  osse  due;  Aver  le  ossa  dure.  Maniera 
duso,  e  dicesi  di  Chi  essendo  in  età  molto  avan- 
zata vive  ancor  mollo  tempo. 

g  Aveì  un  osso  duo  da  ròziggià;  Tórre  a  rodere 
un  osso  duro,  vale  Aver  a  fare  una  cosa  difficile. 

g  Balla  dùa;  Palla  soda  V.  Balla. 

g  Ciù  duo  che  5  marmo;  Sodo  più  d'un  masso, 
Sodo  come  una  màcina,  figurai,  vale  Irremovi- 
bile, Fermo  nel  suo  proposito. 

g  Éuve  due;  Uova  sode  V.  Éuvo. 

g  Gran  duo;  Grano  duro  V.  Gran.- 

g  0  l'è  un  osso  duo  da  ròziggià;  Egli  è  un  osso 
duro,  ed  anche  assolul.  Egli  è  duro,  dicesi  figurai, 
di  Chi  sa  il  conto  suo  ed  è  difficile  ad  ingannarsi. 

g  Ommo  de  testa  dùa;  Uomo  di  dora  còlica,  di 
capo  duro,  di  coccia  dura  V.  sopra  Aveì  a  testa 
dùa.  E  talvolta  per  Caparbio,  Ostinato,  Cervel- 
loso,  Cervicoso,  Testa  secca,  Uomo  di  dura  cervice. 

%  Marcia  duo;  Andar  intero,  vale  Portar  la  per- 
sona diritta;  e  talvolta  per  Non  degnare.  Andar 
sostenuto. 

%  Sta  0  Tegni  duo;  Tener  duro,  Star  duro.  Star 
fermo  o  sodo,  Star  alla  dura,  vagliono  Persistere 
nella  sua  risoluzione,  né  da  quella  rimuoversi. 
Duplica  V.  a.  Duplicare,  Addoppiare,  Raddop- 
piare. 
Oùplicatùa  s.  f.  Duplicatura  e  Duplicato.  T. 
slamp.  Dicesi  delle  Parole  o  Righe  dal  compo- 
sitore inavverlentemente  ripetute;  contr.  di  La- 
sciato V.  Lasciatùa. 
IDùxe  s.  m.  Doge,  che  gli  antichi  dissero  anche 
Dogio  :  Titolo  di  principato  e  di  Capo  di  repub- 
blica, e  specialmente  di  quella  di  Venezia  e  di 
Genova. 

g  Avvóxceme  che  so  dùxe  V.  Avvòxà. 
iXxxseg-o  s.  m.  Dogalo  :  Dignità  di  doge  e  Tempo 

in  cui  regna. 
I>ùxeiito  add.  Duecento,  Dugento  «  Ducente  : 
Nome  numer.  di  Due  centinaia. 


E 


E  5  Le  :  Arlic.  che  si  prepone  ai  nomi  plur.  di  gen. 
femm.  che  cominciano  per  consonante:  E  stelle, 
e  nùvee,  e  persónn-e;  Le  stelle,  le  nuvole,  le 
persone. 
I)  Le:  Preposto  ad  un  verbo,  fa  le  veci  di  pron. 
di  3*  pers.  del  plur.  di  gen.  femm.,  ed  usasi  sem- 
pre come  complemento  oggetto:  Se  e  vedttesci 
camme  stan  ben  !  Se  le  vedeste  come  stanno 
^    bene  ! 

È*?  É?  Usasi  sempre  in  modo  interrogai.,  e  si- 
gnifica Che  vuoi?  Cbe  dici?  Chi  chiama?  e  si- 


mili; così  uno  chiama  Pietro,  e  quegli  risponde: 
È?  cioè  Che  vuoi?  Che  cosa  dici? 

Elbauista  s.  m.  Ebanista:  Propriam.  Chi  fa 
lavori  d'ebano  o  anche  d'altro  legno  prezioso, 
per  mobili  di  pregio,  come  stipi,  ecc.  Presso  noi 
usasi  comunem.  per  Stipettaio  V.  Scagnetlé. 

Elbauo  s.  m.  Ebano  e  anlic.  Ebeno.  T.  bot. 
Diospyros  ebenum.  Albero  che  nasce  nelle  Indie 
e  altrove,  il  cui  legno  è  dentro  nero,  e  fuori  del 
color  del  bossolo;  sodo,  e  di  maniera  pesante 
cbe  non  galleggia  nell'acqua. 


ECC 


EFF 


331 


El>l>en  ;  Ebbene,  e  nel  contado  fior,  anche  Ebbe: 
Pariicella  che  accenna  risoluzione  a  pigliare  un 
parlilo  :  Ti  nò  véu  lexe  ?  ebhen,  mi  nò  te  daggo 
da  colazióni  Tu  non  vuoi  leggere?  ebbene,  io 
non  ti  do  da  colezione. 
»t  Ebbene  :  Alle  volte  usasi  come  interrog.,  e  vale 
Or  bene?  Via  su?  Conta  su   e  simili:  Ebben, 
cose  gh'é  de  néiwo  ?  Ebbene,  che  ci  è  di  nuovo  ? 
n  —  Usasi  anche  rispondendo  ad  una  persona,  come 
per  es.  se  alcuno  dicesse:  Son  stceto  da~o  tale; 
Sono  stalo  dal  tale,  e  tu  rispondi:  Ebben?  Eb- 
bene? cioè  Che  cosa  ti  ha  dello? 
EJTbete  add.  Ebete:  Che  ha  lingegno  ottuso,  Stu- 
pido, Balordo,  Scemo,  Fatuo. 
Ebreo  s.  m.  Ebreo:  Oitre  il  signif.  proprio  di 
Israelita,  dicesi  figurai,  e  nell'uso  per  Usurajo,  o 
Chi  vende  a  prezzo  esorbitante  le  mercanzie. 
Eccede  v.  n.  Eccedere,  Trascendere:  Passar  i 

dovuti  termini,  Uscir  del  convenevole. 
Eccellensa  s.  f.  Eccellenza  :  Il  maggior  grado 
di  bontà  o  perfezione, 
n  Eccellenza,  per  Titolo  onorifico,  che  si  dà  a  tulli 
quei  signori  che  hanno  altissimi  uflSci,  come  Mi- 
nistri, Governatori,  ecc. 
%  Èse  in  eccellensa;  Esser  brillo.  Detto  scherze- 

volm.  vale  Essere  alquanto  briaco. 
%  Per  eccellensa;  Per  eccellenza.  Posto  avverb,  vale 
Ottimamente,  A  meraviglia. 
Eccesso  s.  m.  Eccesso:  Trapassamenlo  de"  ter- 
mini, Esorbitanza,  Smoderatezza,  Smoderazione. 
%  Dà  in  eccessi;  Dare  o  Prorompere  in  eccessi: 
Fare  o  Dire  cose  stravaganti  ;  e  talora  Eccedere 
i  limiti  della  ragione,  della  convenienza,  del  do- 
vere e  dell'onestà. 
S  Tutti  i  eccessi  són  cattivi;  Tulli  gli  estremi  son 
viziosi,  Il  troppo  e  il  poco  guastano.  Dettato  prov. 
che  significa  Esser  commendabile  la  mediocrità 
e  vizioso  l'eccesso. 
Eccettua  v.  a.  Eccettuare  e  anlic.  Ecceltare  : 
Significare  che  una   persona  o  una  cosa  non  è 
compresa  ne!  numero,  nella  regol»,  in  cui  sem- 
bra che  dovrebbe  trovarsi;  Eseludere,  Non  in- 
cludere. 
Eccezion  s.  f.  Eccezione,  Eccettuazione:  L'ec- 
cettuare. 
S  Fd  eccezion;  Far  eccezione,  Eccettuare. 
S  Féua  d'ogni  eccezion;  Maggior  d'ogni  eccezione, 
dicesi  di  Persona,  circa  il  merito  o  la  fede  o 
l'autorità  della  quale  non  si  può  addurre  ecce- 
zione veruna, 
g  Ogni  regola  a  l'ha  e  so  eccezioin;  Ogni  regola 
ha  la  sua  eccezione  o  patisce  la  sua  eccezione. 
Dettato  di  chiaro  significato. 
S  Sensa  eccezion;  Senza  eccezione,  Senza  riservo, 
Senza  riguardo. 
Eccita  V.  a.  Eccitare,  Cagionare,  Muovere,  Su- 
scitare, Provocare:  0  l'eccita  ò  véumito;  Eccita 
il  vomito, 
n  Eccitare,  per  Far  venir  voglia.  Infervorare,  Sti- 
molare: Spingere  altrui  a  checchessia. 
Ecclissa  V.  a.  Eclissare,  Ecclissare:  L'oscurare 
propriam.  del  Sole  e  della  Luna,  Impedire  per 
interposizione  d'altro  corpo  ch'essi  tramandino  a 
noi  la  loro  luce;  e  si  dice  anche  d'altri  corpi  simili. 
«  Ecclissare,  per  similit.  vale  Oscurare,  Abbujare, 

Ottenebrare,  Offuscare. 
S  Ecclissdse  n.  p.  Eclissarsi,  Ecclissarsi,  si  dice 
de' Corpi  celesti,  e  propriam.  del  Soie  e  della 


Luna,  quando  per  interposizione  d'un  altro  corpo 
non  tramandano  a  noi, la  loro  luce;  e  per  simil. 
Sparire,  Disparire,  Dileguarsi. 

Economizza  v.  n.  Economizzare,  Far  eco- 
nomia: Amministrare  con  economia,  Governarsi 
con  risparmio;  e  talora  per  Risparmiare,  Spa- 
ragnare, Avanzare. 

Ecran  s.  m.  Parafuoco  fisso.  Parafuoco  a  te- 
jajetlo:  Panno,  per  lo  piiì  serico,  teso  sur  un 
telajetto  di  legno,  che  s'incrasta  in  un  piede  a 
due  staggi,  fra  i  quali  scorre  verlicalm.  a  canale, 
e  può  fermarsi  alla  desiderata  altezza,  e  parare 
dal  fuoco  quasi  intera  la  persona.  Questo  parafuoco 
tiensi  ritto  sui  suoi  piedini  e  trasportasi  dove  più 
occorre,  presso  il  caminetto.  Voce  pretta  frane. 

Ed-ificà  V.  a.  Edificare  :  Metaf.  vàie  Dar  buon 
esempio,  Farsi  specchio  di  virtù,  Indurre  buona 
opinione  intorno  a'  costumi  e  santità  di  vita. 
g  Edifìcàse  n.  p.  Edificarsi:  Tórre  buon  esempio. 

Edito  s.  m.  Editore:  Colui  il  quale,  o  co' suoi 
torchi  0  con  quelli  d'altrui,  cura  a  proprie  spese 
la  pubblicazione  d'opera  non  sua. 

Edizión  s.  f.  Edizione  :  Pubblicazione  d'alcuna 
opera  per  via  di  slampa,  in  gran  numero  di  copie 
0  esemplari. 
M  Edizione,  prendesi  talora  in  senso  collettivo  per 
Tutti  quelli  esemplari  d'una  cosa  stampala: -Son 
vinl'anni  che  a  primma  ediziòn  a  ré  esaurta; 
Sono  ventanni  che  la  prima  edizione  fu  esausta, 
cioè  Tutta  venduta. 

Edùca  V.  a.  Educare:  Allevare,  Istruire  e  Co- 
stumare i  fanciulli  e  i  giovinetti. 

EJdùcató  s.  m.  Educatore  :  Chi  educa. 

Edùcazion  s.  f.  Educazione:  Governo  di  fan- 
ciulli e  di  giovinetti,  specialm.  per  ciò  che  si 
appartiene  ai  costumi  ed  all'istruzione. 
11  Educazione,  dicesi  anche  nell'uso  per  Tratto  ci- 
vile, Il  procedere  verso  tutti  con  modi  civilissimi. 
Il  guardarsi  dal  fare  o  dire  cosa  che  ripugni  alla 
civiltà  e  al  buon  garbo:  0  l'è  un  zòveno  pin 
d'edùcazion;  É  iin  giovine  pieno  d'educazione. 

Edùcou  add.  Educalo,  dicesi  di  Chi  procede 
verso  tutti  e  in  ogni  occasione  con  modi  gentili 
e  cortesi,  senza  fare  mai  cosa  che  ripugni  al 
buon  garbo. 

EflFeminóu.  add.  Effeminalo  ed  Effemminato: 
Di  costumi,  di  modi  o  d'animo  femminile. 

Effetti  s.  m.  pi.  Effetti,  Beni,  Averi,  Sostanze,  ec. 

Effettivo  add.  Effettivo:  Che  è  in  effetto. 
S  Mònoea  effettiva;  Moneta  effettiva.  Denaro  effet- 
tivo, Denaro  conlante. 

Effetto  s.  m.  Effetto:  Quello  che  riceve  l'es- 
sere dalla  cagione,  La  cosa  slessa  cagionata, 
n  Effetto,  per  Successo,  Fine,  Scopo,  Termine,  Ese- 
cuzione. 
«1  —  per  Impressione  sui  sensi  o  sull'animo^  Sen- 
sazione. 
§  Dà  effetto;  Dar  effetto,  Abbadare,  Dar  retta: 
0  nò  me  dà  manco  effetto;  E'  non  mi  dà  neppur 
effetto,  cioè  Non  mi  dà  neppur  retta. 
%  Fd  effetto;  Far  effetto,  Operare,  Agire,  e  dicesi 
per  lo  più  delle  medicine.  Talora  dicesi  figurai, 
anche  di  cosa  che  ferma  gli  altrui  sguardi,  l'al- 
trui attenzione. 

Effetton  s.  m.  Effetlone  :  Grande  effetto.  Voce 
d' uso. 

Effettua  V.  a.  Effettuare:  Mandar  ad  effetto, 
ad  esecuzione,  Eseguire. 


332 


ELE 


EME 


Effettùazion  s.  f.  Effettuazione:  L'effettuare, 
L'alio  di  mandare  ad  effallo. 

Effixxioja  s,  f.  Effusione:  Versamento,  Spar- 
gimento d'un  fluido  con  qualche  grado  di  forza; 
e  per  Io  più  si  dice  del  sangue. 

Eg"viag-lia-  V.  a.  Eguagliare,  Uguagliare  V. 
Uguagltd. 

Elastici  s.  m.  pi.  Laccetti  elastici, o  semplicem. 
nell'uso  Elastici:  Sorta  di  cintoli,  fatti  di  pelle 
addoppiata  o  d'altro,  con  entro  più  fila  parallele 
di  saltaleone  o  di  gomma  elastica,  e  servono, 
con  un  solo  giro  sopra  il  ginocchio  e  mediante 
un  fermaglio  metallico,  a  tener  su  le  calze. 

Elasticifcse  s.  f.  Elasticità:  Proprietà  di  certi 
corpi,  per  virtù  della  quale  resistono  più  o  meno  alla 
pressione,  e  si  rimettono  nello  stato  in  cui  erano 
appena  che  la  forza  comprimente  cessa  di  operare. 

Elastico  s.  m.  Saltaleone:  Sorta  di  filo  d'ot- 
tone, sottilissimo,  avvolto  minutissimamente  a 
spire  sopra  se  st-esso,  e  per  conseguenza  elasti- 
cissimo, che  serve  a  vari  «si. 

Elefante  s.  m.  Elefante,  Liofante  e  Lionfante: 
Animale  notissimo,  e  il  maggiore  de' quadrupedi. 
Il  suo  naso,  che  è  fatto  a  guisa  di  tromba,  si 
chiama  Proboscide  o  Tromba;  i  due  gran  denti 
che  gli  sporgon  dalle  mascelle,  diconsi  Sanne  o 
Zanne,  e  sono  la  materia  dell'avorio;  la  sua  voce 
dicesi  Barrito. 

Eiettò  s.  m.  Elettore:  Che  elegge  o  Chiunque 
ha  il  diritto  di  dare  il  suo  voto  per  la  nomina 
di  qualrheduno  ad  una  dignità,  ad  un  uffizio,  ecc. 
Negli  Stati  retti  a  costituzione,  dicesi  Colui  che 
ha  il  diritto  di  eleggere  i  membri  della  rappre- 
sentanza nazionale. 

Elettricità©  s.  f.  Elettricità,  Elettricismo: 
Proprietà  che  hanno  certi  corpi,  quando  sono 
strofinati,  riscaldati,  o  anche  messi  fra  loro  a 
contatto,  di  attirare  a  sé  e  subito  respingere  i 
corpi  leggieri,  di  lanciare  scintille  e  fascetli  di 
raggi  luminosi,  di  operare  certe  decomposizioni 
e  di  far  sentire  certe  commozioni  più  o  men  forti 
al  sistema  nervoso. 

Elettx*izzà  v.  a.  Elettrizzare  :  Propriam.  Co- 
municare la  virtù  elettrica;  figurat.  vale  Eccitare, 
Commuovere,  Accender  l'animo  e  la  fantasia  altrui. 
%  Elettrizzàse  n.  p.  Elettrizzarsi  :  Prender  la  virtù 
elettrica;  e  figurat.  Scuotersi,  Eccitarsi,  Avvivarsi, 
Infiammarsi. 

Elettrizzaziòu  s.  f.  Elettrizzazione,  Elet- 
trizzamento:  L'atto  e  L'effetto  dell'elettrizzare. 

Elevàse  n.  p.  Elevarsi  :  Innalzarsi,  Levarsi  in 
alto;  e  figurat.  Nobilitarsi,  Illustrarsi,  Crescer  di 
grado,  di  dignitii,  di  fama. 

Ele-vazion  s.  f.  Elevazione,  dicesi  comunem. 
L'atto  del  sacerdote,  quando,  celebrando  la  messa, 
innalza  l'ostia  e  il  calice  dopo  la  consacrazione. 

Elevóu  add.  Elevato,  Alto,  Eminente  :  In  léugo 
molto  elevóu;  In  luogo  molto  elevato. 
S  De  mente  eleva,  d'inzegno    elevóu;  Di  mente 
elevala,  d'ingegno  elevalo,  figurah  vale  Di  mente. 
D'ingegno  sublime. 

Eleze  v.  a.  Eleggere  :  Scegliere  fra  più  persone 
quella  che  si  giudica  migliore  per  nominarla  ad 
una  dignità,  ad  un  uffizio,  ecc. 

—  domicilio;  Elegger  domicilio.  T.  far.  Fissare  il 
domicilio  in  qualche  luogo  certo  e  conosciuto  per 
l'esecuzione  d'una  qualche  obbligazione,  o  per  l'in- 
Mmazioi)e  d'uo  atto  e  sinaili. 


Elezlòu  s.  f.  Elezione:  Lo  scegliere.  Scelta, 
Traseelta. 

—  de  domicilio;  Elezione  di  domicilio.  T.  for.  La 
destinazione  d'un  luogo  diverso  dal  domicilio  vero 
e  reale  della  persona  che  lo  destina  per  l'ese- 
cuzione di  certi  atti  ed  affari. 
§  Fd  l'elezión;  Far  l'elezione.  Eleggere. 

ElidLdLe  v.  a.  Elidere;  Rimuovere,  Levar  via. 
Annullare;  e  dicesi  per  lo  più  delle  vocali  che 
si  sottraggono  in  fine  o  in  principio  d'una  pa- 
rola; allrim.  Fognare. 
§  Eliddise  n.  p.  Elidersi.  T.  meco,  archit.  e  gramm. 
Distruggersi  reciprocamente. 

Elimina  v.  a.  Eliminare:  Cacciar  via.  Esclu- 
dere, Allontanare. 

Elixiòn  s.  f.  Elisione.  T.  gramm.  Lo  elidere, 
Sottraimento  di  vocale  che  finisce  o  principia  la 
parola,  incontrandosi  con  altra  vocale,  che  anche 
comincia  e  termina  altra  parola  vicina;  altrim. 
Fognatura. 

Eliiscir  s.  m.  Elisire:  Liquore  spiritoso  o  me- 
dicinale estratto  dal  sugo  di  diversi  vegetabili. 

Elùd-dLe  v.  a.  Eludere  :  Render  vani  i  disegni 
altrui  0  Render  vano  ciò  che  uno  adopera  verso 
0  contro  altri. 

Emana  v.  a.  Emanare  :  Produrre,  Metter  fuori, 
Promulgare,   Pubblicare:  Emana  un  decretto; 
Emanare  un  decreto, 
t)  Emanare,  in  senso  neut.  vale  Trar  sua  origine. 
Esser  generato,  Procedere. 

Emanaziòn  s.  f.  Emanazione:  L'emanare  e 
La  cosa  emanata. 

Emancipa  v.  a.  Emancipare,  antic.  Eman- 
ceppare:  Liberare  che  fa  il  padre  il  figliuolo  dalla 
sua  potestà  dinanzi  al  giudice;  ed  anche  Mettere 
un  minore  in  islato  di  godere  delle  sue  entrate 
all'età  e  secondo  le  forme  determinate  dalla  legge. 
Nel  popolo  tose,  dicesi  comunem.  Manceppare, 
Mancipare. 
S  Emancipàse  daànn-a  cosa;  Disciogliersi  danna 
cosa,  per  similit.  vale  Cavarsene  fuori,  Libe- 
rarsene. 

Eman§ipazión  s.  f.  Emancipazione:  Atto 
legale  per  cui  un  figliuolo  vien  emancipato,  cioè 
Liberato  dalla  patria  potestà. 

Emmans  fAndd  in)  V.  Andà. 

Emlbrion  s.  m.  Embrione:  Feto  che  comin- 
cia a  prender  forma  nell'utero  materno,  Feto  an- 
cora informe, 
n  Embrione,  figurat.  e  nell'uso  si  dice  di  molte  altre 
cose  che  incominciano  a  prender  forma  allora. 

Emlbrexo  s.  m.  Embrice:  Tegola  piana  di  lun- 
ghezza di  due  terzi  di  braccio,  con  un  risalto 
ne'  due  lati  più  lunghi,  che  serve  per  copertura 
de'  letti,  e  si  volta  co'  risalti  all'insù,  sopra  i  quali 
si  pongono  tegole  o  tegolini,  acciocché  non  vi 
trapeli  né  entri  l'acqua  tra  l'uno  e  l'altro;  ma 
questa  tegola  non  si  adopera  da  noi,  usandosi 
coprire  i  nostri  tetti  di  sole  lavagne. 
I)  Tambellone:  Sorla  di  mattone  grande,  che  serve 
principalmente  per  uso  di  ammattonare  i  forni; 
ed  anche  Quella  lastra  di  terra  fermala  a  squadra 
col  piano  del  focolare  contro  il  muro  del  cami- 
netto 0  del  camino,  affine  di  preservarlo  dai  guasti, 
ohe  arrecano  le  legne,  le  molle  o  la  paletta,  ed 
anche  il  calor  del  fuoco,  ecc. 

Emenda  v.  a.  Emendare,  Ammendare:  Cor- 
reggere e  Pargar  dagli  errori. 


EQU 


ERB 


333 


S  Emenclàse  n.  p.  Emendarsi,  Ammendarsi,  Cor- 
reggersi :  Riconoscere  e  Lasciare  i  falli  commessi 
e  i  propri  difetti,  Cangiar  tenore  di  vita,  Rav- 
vedersi. 

Emetico  add.  Emetico:  Che  ha  virili  di  far 
vomitare;  e  si  usa  anche  in  sostantivo. 

Emette  v.  a.  Emettere:  Mandar  fuori. 

Emigra  v.  n.  Emigrare,  Migrare:  Partirsi  dal 
proprio  paese  e  andare  a  stare  in  un  altro. 

Emigrazión  s.  f.  Emigrazione,  Jligrazione: 
L'emigrare. 

Emig-rÒTi  s.  m.  Emigralo:  Colui  che  ha  ab- 
bandonalo lo  Stalo  a  cui  apparteneva  per  andare 
a  stabilirsi  in  paese  straniero.  -  Emigrati  politici 
poi  diconsi  Coloro  che,  complicali  in  affari  po- 
litici, hanno  abbandonala  la  propria  patria,  tras- 
ferendosi in  paese  straniero,  per  sottrarsi  alle 
persecuzioni  e  alle  pene,  in  cui  per  tali  fatti  sa- 
rebbero incorsi. 

Emiseion.  s.  f.  Emissione:  Azione,  mediante 
la  quale  si  manda  fuori  qualche  cosa;  e  dicesi 
nell'uso  per  lo  più  del  sangue. 

Emoziòn  s.  f.  Emozione:  Agitazione  cagionata 
nell'anima  da  qualche  passione. 

Empietse  s.  f.  Empietà,  Empiezza,  Malvagità, 
Scelleratezza  ;  ed  anche  Crudeltà,  Ferità,  Fierezza. 

Emula.  V.  n.  Emulare:  Contendere  con  altri  per 
ottener  checchessia;  Concorrere,  Gareggiare. 

Emulazión.  s.  f.  Emulazione,  Gara  :  Desiderio 
di  eguagliare  o  di  superare  altrui,  per  lo  piiì  in 
alcuna  cosa  lodevole, 

Emùlscion  s.  f.  Emulsione.  T.  farmac.  Be- 
vanda rinfrescali  va  e  purgativa,  composta  di  gomma 
arabica,  dolio  di  màndorle,  di  zucchero  e  d'acqua, 
la  quale  si  adopera  nell'  infiammazione  degli  or- 
gani interni. 

Encomia  V.  Loda. 

Éndego  s.  m.  Indaco:  Materia  colorante  di  co- 
lore fra  turchino  e  azzurro,  solida,  inodora,  insi- 
pida. Si  ricava  dalle  foglie  d'un  arboscello,  che 
nasce  nel  Sud  dell'America,  detto  dai  Botanici 
Indigofera  titictoria ,  assoggettando  le  stesse, 
quando  son  giunte  a  un  certo  grado  di  maturità, 
a  certa  fermentazione;  s'impiega  nelle  tintorie 
^  per  dare  il  colore  turchino  a'  panni. 

EiKiexo  s.  m.  Endice,  Guardanidio:  Uovo  di 
marmo  o  d'altro,  che  si  lascia  nel  nido  delle  gal- 
line, quasi  a  dimostrar  loro  dove  hanno  ad  an- 
j  dare  a  fare  le  nova. 

Enfttxi  s.  f.  Enfasi  :  Forza  ed  energia  nell'espres- 
sione, nellazione,  nel  gesto,  ecc. 

Enor mitae  s.  f.  Enormità,  Enormezza:  Somma 
malvagità,  Eccesso  di  Atrocità;  Nefandezza,  Ne- 
fandilà,  Nefandigia. 

Entitse  s.  f.  Entità:  Importanza,  Conto,  Peso, 
Rilievo,  Valore:  Cosa  de  poca  entitce;  Cosa  di 
poca  entità. 

Eiitù^Eiasma  v.  ii.  Entusiasmare.  Voce  del- 
l'uso: Inspirar  entusiasmo,  Rapire  d'ammirazione, 
Infiammare  e  simili. 
S  Entùxiasmàse  n.  p.  Entusiasmarsi.  Voce  d'uso. 

Entùsiiasmo  s.  m.  Entusiasmo:  Quel  solle- 
vamenlo  di  menle  che  ci  porta  ad  atti  e  a  parole 
di  estrema  maraviglia  per  cosa  generosa,  ec- 
cellente. 

Eq.xxató  s.  m.  Equatore:  Uno  de'  cerchi  massimi 

della  sfera;  dicesi  anche  Linea  equinoziale. 
Equaziòu  s.  f.  Equazione:  In  Algebra  è  La 


formola,  in  cui  si  esprime  l'egualità  esistente  tra 
varie  quantità  diversamente  espresse.  In  Astron. 
è  La  differenza  tra  il  tempo  medio  accennato  dal 
pendolo  e  iHempo  vero  indicato  dall'oriuolo  solare. 

Equililbra  v.  a.  Equilibrare:  Far  equilibrio, 
Metter  in  equilibrio.  Bilicare. 
S  Equilibràse  n.  p.  Equilibrarsi:  Mettersi  in  equilibrio. 

Equipag-g-ià  v.  a.  Equipaggiare  :  Fornir  di 
equipaggio  V.  Equipaggio. 

Equipaggio  s.  m.  Equipaggio  :  Provvisione 
di  ciò  che  ci  abbisogna,  sia  per  trasferire  la  di- 
mora da  un  luogo  all'altro,  sia  per  viaggiare; 
altrim.  Arredo,  Corredo,  Fornimento,  Accompa- 
gnatura, Bagaglio. 
Il  Equipaggio ,  nel  Milli,  vale  Provvedimento  di 
tutto  ciò  che  abbisogna  ad  un  esercito  in  cam- 
mino, tanto  per  le  vettovaglie  che  per  le  imprese 
militari,  a  differenza  del  Bagaglio,  che  non  esprime 
se  non  le  cose  necessarie  a  vestire  ed  a  prov- 
vedere d'ogni  utpnsile  e  masserizia  i  soldati, 
n  —  In  Marin,  sotto  questo  nome  si  comprendono 
Tulli  gli  uomini  che  sono  imbarcali  nel  servizio 
della  nave,  officiali,  cannonieri,  marinai,  mozzi, 
operai,  ecc. 

Eq.uit0e  s.  f.  Equità,  Giustizia,  Dovere,  Retti- 
tudine, Ragione. 

Equivale!  v.  n.  Equivalere  :  Esser  di  pregio 
e  di  valore  eguale. 

Equivoca  v.  n.  Equivocare  :  Sbagliare  nel  si- 
gnific.  delle  parole  e  nella  sostanza  delle  cose. 

Equivoco  s.  m.  Equivoco:  Voce  che  serve 
a  più  cose  che  fra  loro  sono  diverse. 
%  Piggià  un  equivoco;  Prender  un  equivoco.  Pren- 
dere un  granchio  o  un  granchio  a  secco  o  un 
granciporro  o  un  qui  prò  quo  o  un  abbaglio,  va- 
gliono  Ingannarsi,  Sbagliare,  Prendere  una  cosa 
per  un'altra. 

Erl>a  s.  f.  Erba:  Quel  vegetale  tenero,  molle, 
che  nasce  in  foglia  dalla  radice  senza  far  fusto; 
ed  assolutam.  detto,  s'intende  Quello  che  produce 
la  terra  senza  coltura. 

—  amaa  V.  Erba  santamaja. 

—  biscia;  Aro,  Giaro,  ecc.  V.  Téuscego. 

—  bórsa;  Borsa  di  pastore  V.  Bórsa. 

—  calandri nn-a  ;  Camedrio,  Camedrico,  Calaman- 
drea,  Calamandrina,  Erba  d'ogni  mese,  Querciola, 
Trisaggine.  T.  hot.  Chamaedrys  viiìgaris  ovv. 
Teucrium  chamaedrys.  Pianta  perenne  che  ha 
le  foglie  amare  ed  alquanto  aromatiche;  nasce 
spontaneamente  fra  noi  in  luoghi  aspri,  aridi,  sas- 
sosi, nei  boschi,  nelle  coIline.Vien  usala  dai  medici 
nelle  febbri  intermiltenli. 

—  canaenn-a;  Centocchio,  Cenlocchio  rosso,  Pape- 
rina,  Bellichina,  Pizzagallina,  Mordigallina,  Erba 
grisellina,  Alsine  comune,  Anagallide  silvestre. 
T.  hot.  Anagallis  arvensis.  Pianta  assai  comune 
fra  noi,  che  nasce  nei  giardini,  in  luoghi  ombrosi, 
accanto  alle  siepi,  vigne,  strade,  ne' campi  fra  il 
grano  e  quasi  dappertutto.  Ristabilisce  l'appetito 
alle  passere,  canerini  ed  altri  uccelli;  li  nutre, 
li  rinfresca  ed  è  grata  alle  galline. 

—  cànfora;  Canforata.  T.  hot.  Arthemùia  campho- 
rata.  Specie  d'.Arlemisia  così  detta  perchè  tutte 
le  sue  parti  emanano  odor  di  canfora.  Vegeta 
nelle  colline,  sui  terrazzi,  ne'  giardini, 

—  cardaenn-a;  Erba  carderina.  Erba  uccellina,  Car- 
doncello.  Calderugia,  Fior  d'ogni  mese,  Senec- 
cione,  CiIicìoQ«,  T.  bot.  Senecio  vulgaris.  Pianta 


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annua,  avidamente  mangiata  dai  cardellini,  da  cui 
prende  anche  il  nome.  Cresce  naluralm.  dapper- 
tutto, nelle  vigne  non  coltivale,  nelle  muraglie 
vecchie  e  negli  orti,  ai  quali  è  di  sommo  pregiu- 
dizio; verdeggia  tutto  l'anno  ed  ogni  mese  fiorisce. 

—  cetronwa;  Cedronella,  Cedroncella,  Appiastro, 
Èrba  limona,  Erba  limonea.  Limonella,  Melissa, 
Melifillo,  Melofillo,  Melino,  Erba  lupo.  T.  botan. 
Melitlis  melissophillnm.  Pianta  che  ha  odore  di 
cedro  ;  fiorisce  nell'estate,  ed  è  comune  ne'  boschi. 
Le  api  ne  estraggono  da' suoi  fiori  avidamente 
il  miele. 

—  chi  spùssa;  Connina,  Erba  connina,  Ficattola, 
Diacciuola  salvatira,  Puzza  di  baccalà,  Brinajola, 
RugiadeJla.  T.  bolan.  Chcnopodium  vulvaria  o 
Chenopodimn  /"oe/ù/Mm.  Pianta  annuale  che  nasce 
ne'  campi  e  negli  orti.  È  slata  stimata  antislerica 
perchè  fetida. 

—  cocca;  Pugnilopo,  Slrinalopo,  Piccasorci,  Brusco, 
Bruscolo,  Rusco,  Ruschia,  Ipofillo,  Spruneggio, 
Spruneggiolo,  Camemirsine.  T.  boi.  Ruscus  acu- 
leatus.  Pianta  comune  ne'  boschi,  che  fiorisce  dal 
dicembre  al  giugno;  le  sue  radici  si  annoverano 
fra  le  aperitive,  e  si  prescrivono  in  decollo  nel- 
l'idrope. 

n  Chiamasi  pure  da  noi  Erba  cocca  o  Pan  de  bo- 
sco 0  Bardo,  e  in  italiano  Borracina,  Borracino 
e  Adianto  aureo  (Polylricum  communej  un  Mu- 
sco arboreo,  che  nasce  su  per  gli  pedali  degli 
alberi  ne'  boschi  e  che  serve  come  tutti  gli  altri 
muschi  a  mantenere  fresche  le  radici  e  le  piante 
che  si  mandano  da  un  luogo  all'altro.  I  giardi- 
nieri se  ne  servono  por  impedire  che  troppo  si 
riscaldi  o  si  secchi  la  terra  de' vasi. 

—  colombinn-a  V.  sotto  Erba  minscca. 

—  danna  V.  Téuscego. 

—  da  pighéutjgi;  Stafisagra,  Stasifagria,  Stafizzagra, 
Slaflzzecca,  Slafizzera,  Slaflisaria,  Slasiesaria,  Sta- 
fuagria,  Stafusaria,  Slrizzalupo,  Tusano.  T.  boi. 
Delphinium  slaphisagria.  Pianta,  i  cui  semi  hanno 
un  sapore  amaro,  acre,  ardente,  e  sono  adope- 
rali ad  uccidere  i  pidocchi,  donde  trasse  il  nome 
genovese.  Fiorisce  dall'aprile  all'agosto,  ed  è  co- 
mune nelle  parti  meridionali  dell'Europa. 

—  da  pòrrin;  Verrucaria,  Erba  porraja.  Dittamo 
salvatico,  Eliotropio  maggiore.  T.  hot.  Heliotro- 
pium  europwum.  Pianta  annua  che  si  trova  nei 
luoghi  sterili  e  fra'  sassi;  fiorisce  in  maggio;  le 
sue  foglie  furono  credute  efficaci  per  estirpare  i 
porri  e  le  verruche,  donde  trasse  il  nome. 

—  de  san  Giambattista  ;  Erba  sangiovanni.  Caccia- 
diavoli,  Fugademonii,  Perforata,  Ipperico  perfo- 
ralo, Ippericone,  Pilatro.  T.  boi.  flypcricum  per- 
foratum.  Pianta  annua  che  fiorisce  in  osiate,  ed 
è  comune  ne'  campi  intorno  ai  luoghi  freschi  e 
umidi,  e  ne' ciglioni  de' poderi  specialm.  di  col- 
lina. Possiede  qualità  astringenti,  ed  è  ad  un  tempo 
aromatica.  S'infonde  nell'olio  per  uso  medicinale. 

—  dragòn;  Elloboro  nero.  Elabro  nero,  Erba  nocca. 
Pie  di  diavolo.  Fava  di  lupo,  Tortelli  di  lupo. 
T.  boi.  llellcborus  nigcr.  Pianta,  la  cui  radice 
venne  dagli  antichi  adoperala  contro  la  pazzia; 
oggidì  usasi  specialm.  nella  malattia  detta  //  dra- 
gone, che  sopravviene  alle  vacche.  La  sua  radice 
è  nera,  amara  e  di  cattivo  odore.  Nasce  ne' luoghi 
ombrosi  di  montagna. 

—  dragoncea  V.  Astrayòn. 

—  fenóggicea  V.  Fenóggicea. 


—  fùmmajéua;  Sanguinaria,  Sanguinella,  Sanguinella 
maggiore,  Capriola.  T.  boi.  Panicum  sanguinale. 
Specie  di  gramigna  comunissima  ne' campi  e  nei 
luoghi  erbosi ,  cosi  detta  perchè  le  sue  spighe 
introdotte  nelle  narici  producono  l' emorragia. 

"  Chiamasi  pure  da  noi  Erba  fùmmajéua  Una  spe- 
cie di  pianta  erbacea  appartenente  alla  famiglia 
delle  Fumariacee,  comunissima  ne'  campi  e  negli 
orli,  la  qual  fiorisce  dal  maggio  all'agosto,  e  che 
in  Hai.  dicesi  Fumoslerno,  Pie  di  gallo  o  di  gal- 
lina, Erba  calderugia,  Erba  acetina,  Feccia,  Fiele 
della  terra,  Fumaria,  Fumaria  minore  (Fumaria 
officinaiisj. 

—  gatta;  Erba  galla  o  Gattaria,  Menta  de' gatti, 
Ortica  pelosa.  T.  boi.  Nepeta  cataria.  Nome 
volgare  duna  pianta  che  nasce  fralle  rovine  con 
foglie  tomentose  e  spiga  composta  di  verticilli , 
che  stimasi  buona  per  la  Clorosi,  ed  è  così  detta 
perchè  i  gatti  la  amano  quanto  il  Maro.  É  quasi  aro- 
malica  ed  ha  proprietà  cefaliche  ed  anlisteriche. 

—  giassà;  Erba  ghiacciata.  Erba  cristallina,  Crislal- 
lide.  T.  hot.  Mescmbryunt hemum  crystallinum. 
Erba  che  serve  d'ornamento  a' giardini  a  cagione 
d'una  specie  di  ghiaccio  ossia  di  cristallo,  che 
disperso  si  osserva  nei  gambi  e  nelle  foglie;  essa 
non  ha  odoro,  ma  masticala  ci  dà  un  blando  e 
salso  sapore,  il  quale  lascia  alla  bocca  un  piace- 
vole rinfrcscamenlo  acquoso.  Si  semina  in  marzo 
ed  aprile;  fiorisce  in  agosto  e  matura  il  seme  io 
settembre.  É  pianta  annua. 

—  indoà;  Aspleno,  Asplenio,  Cedracela,  Celracca, 
Ceteracca,  Cidracca,  Erba  dorata.  Capelvenere 
doppio,  Erba  ruggine.  Felce  de' muri.  T.  bolan. 
Asplenium  italicum  o  Asplenium  ceterach. 
Pianta,  le  cui  foglie  sono  liscie  e  verdi  al  disopra, 
coperte  al  disotto  di  piccole  scaglie,  tra  le  q\iali 
si  sollevano  dogli  ammassi  di  capsule  sferiche, 
che  contengono  una  polvere  simile  a  quella  delle 
felci,  ma  piiì  cupa,  e  quando  sono  esposte  al  sole 
le  fa  comparire  come  dorate.  Alligna  nei  climi 
caldi,  e  trovasi  abbondantemente  presso  di  noi 
in  luoghi  sassosi  ed  umidi,  ne' muri  vecchi  e  alle 
radici  delle  querce;  cogliesi  in  settembre,  ed  è 
d'uso  medicinale. 

—  liggiwa  V.  Téuscego. 

—  luisa;  Aloisia,  Cedrinola,  Erba  cedriola,  Erba 
cedrina, Erba  limoncina.T.  boi.  Verbena  triphilla. 
Questa  pianta  che  è  d'ornamento  a'  giardini  tanto 
per  l'odore  gralissinio,  quanto  por  la  qualità  di 
crescere  a  guisa  d'alberello  e  d'accomodarsi  a  spal- 
liera, ha  lo  stelo  diritto  ed  i  rami  lisci  a  quattro 
facce;  i  fiori  piccoli,  quasi  bianchi,  in  rada  spiga 
e  terminanti.  Le  sue  foglie  pel  loro  aroma  sono 
impiegate  per  infusioni,  come  si  fa  del  the,  nelle 
tossi  e  ne'  reumi. 

—  marcajéua;  Marcorella,  Mercorella,  Mercuriale. 
T.  boi.  Mercurialis  annua.  Pianta  che  ha  lo  stelo 
diritto,  ramoso,  angolato  ;  le  foglie  opposte,  ovato- 
laiiceolale;  i  fiori  piccoli,  d'un  verde  alquanto 
giallo,  in  spighe  gracili.  Ila  odore  e  sapore  spia- 
cevole e  nauseoso,  ed  è  utile  applicata  esterior- 
mente a  foggia  di  cataplasma  e  di  fomento.  È 
comune  negli  orti. 

—  mcga;  3Iedica,  Erba  medica,  Cedrangola,  Lu- 
cerna, Erba  spagna,  Fieno  d'Ungheria.  T.  bot. 
Medicago  saliva.  Sorla  d'erba  perenno,  che  ha 
gli  steli  erbacei,  diritti,  lisci,  angolati,  ramosi; 
i  fiori  violetti  e  porporini,  che  variano  in  giallo 


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0  in  celeste  pallido,  il  legume  con  dne  o  Ire 
spine,  con  molti  semi  reniformi.  Fiorisce  nel 
luglio,  ed  è  una  delle  erbe  da  pastura  la  più  ec- 
cellente ad  ingrassar  gli  animali,  specialmente  i 
bovini. 

mei;  Àppiolina,  Erba  cotognina,  Camomilla  ro- 
mana. T.  bot.  Anihemis  nubilis.  Sorta  di  pianta 
che  si  coltiva  ne'  vasi  e  tramanda  un  odore  aro- 
matico di  mela  appiola.  Ha  gli  steli  distesi  e  le 
foglie  pennate,  mullifide,  lineari,  acute,  un  poco 
pelose  ;  i  fiori  solitarii,  terminanti  a  raggio  bianco; 
fiorisce  nell'estate. 

minscea;  Erba  sacra.  Erba  colombina.  Bona  bona, 
Verminaca.  T.  bot.  Verbena  officinalis.  Pianta 
da  noi  così  delta  perchè  applicala  esteriormente 
giova  molto  contro  il  male  di  milza.  Nasce  lungo 
le  strade,  intorno  alle  siepi,  alle  muraglie  e  nei 
luoghi  incolti;  è  annua  e  fiorisce  nell'estate. 
peive;  Erba  pepe,  Erba  moslardina,  Peperella. 
T.  bot.  Lepidhnn  latifoUum.  Pianta  annua  che 
si  trova  in  molti  luoghi  acquosi  ;  essa,  e  specialm. 
il  suo  seme,  ha  un  sapore  bruciante;  le  sue  fo- 
glie tritate  si  nsaiio  per  dar  sapore  alle  insalate. 
santamaja;  Erba  santa  maria,  Erba  amara,  Erba 
santa,  Erba  costa,  Erba  di  S.  Pietro,  Salvia  romana, 
Salvia  selvaggia.  Menta  greca.  T.  bot.  Tanacefum 
balsamite.  Pianta  assai  comune,  coltivala  negli 
orti  e  nei  giardini;  ha  le  foglie  più  lunghe  e  più 
larghe  della  salvia,  simili  quasi  a  quelle  della  bet- 
lonica.  É  in  ogni  parte  amara,  costreltiva  e  d'odore 
grave  e  acuto. 

sensitiva;  Erba  sensitiva  o  Mimosa.  T.  botan. 
Mimosa  pudica.  Piccola  pianticella  annua  che  ha 
le  foglie  simili  a  quelle  della  gaggìa.  Ha  colai  pro- 
prietà che  ad  ogni  semplice  toccamento  o  solTio 
riserra  le  foglie  e  rilira  a  sé  i  rami,  ma  dopo 
breve  spazio  nel  primiero  stato  ritorna,  ond'è 
della  an  he  Vergognosa.  Fiorisce  neir  eslate. 
serpentinn-a;  Serpentina,  Lingua  serpentina,  Lin- 
gua di  vipera,  Erba  luccia,  Erba  senza  costa.  T. 
bot.  Ophyoglossum  vulgatiim.  Pianta,  dalle  cui 
radici  sorge  una  coda  alta  come  la  mano,  la  quale 
sostiene  una  foglia  sola  non  dissimile  alia  Pian- 
taggine acquatica,  d'un  gusto  alquanto  dolce  e 
viscoso.  Esce  dall'alto  della  sua  coda  un  frullo, 
il  quale,  per  la  somiglianza  che  ha  colla  lingua 
del  serprote,  diede  il  nome  a  tal  pianta  di  Lin- 
gua serpentina.  Cresce  sponlaneam.  nei  prati, nelle 
paludi  e  in  altri  luoghi  umidi.  Nasce  in  primavera. 

•  serretla;  Cerretta,  Serratola  da  tintori.  T.  bot. 
Serratula  tinctoria.  Pianta  che  ha  i  fusti  e  le 
froncFi  simili  al  lino;  i  suoi  fiori  sono  gialli  o 
porporini,  e  il  seme  chiuso  in  un  baccellello  come 
fa  la  ginestra.  Fiorisce  in  agosto  ed  è  comune 
ne'  boschi.  I  tintori  se  ne  servono  per  tingere 
di  color  verde  o  giallo  i  panni  lani  o  di  coloDe. 

•  sgùa  V.  Còa  d'aze  nella  voce  Aze. 

-  spd;  Aloe  americana.  T.  bot.  Agave  americana. 
Specie  di  pianta, trasportata  dall'America  nellSGl 
ed  ora  quasi  naturalizzata  in  Italia,  nella  Pro- 
venza e  nella  Spagna.  Nasce  spontanea  nella  Li- 
guria occidentale  lungo  il  mare;  si  coltiva  in  altri 
sili  per  formar  siepi  ai  vigneti  ed  ai  giardini. 
Ha  le  foglie  larghe,  robuste,  dentale  ai  margini, 
d'un  tessuto  fibroso,  capaci  a  fornire  una  sorta 
di  canape.  —  Col  nome  d'Erba  spd  chiamansì 
impropriam.  da  noi  molte  altre  piante  che  hanno 
le  foglie  ensiformi. 


—  spaghetto;  Correggiuola,  Centimorbia,  Cenlinodia, 
Poligono.  T.  bot.  Poligonum  majus.  Pianta  vol- 
garissima,  ohe  ha  la  radice  Innga,  tortuosa,  ser- 
peggiante, lo  stelo  erbaceo,  liscio,  nodoso,  disteso; 
le  foglie  lanceolate,  ovate,  strette,  piccole;  i  fiori 
bianco-rossi,  ascellari.  Fiorisce  dal  giugno  all'ago- 
sto, e  nasce  ne'  campi,  negli  orli,  ne'  luoghi  in- 
colti e  secchi  lungo  le  strade. 

—  stella;  Erba  stella,  Corno  di  cervo,  Coronopo. 
T.  bot.  Pianta go  coronopm.  Pianta  che  ha  le 
foglie  lineari,  pennato-dentate,  lo  scapo  e  la  spiga 
gracili.  Fiorisce  in  estate;  trovasi  ne' terreni  ste- 
rili e  renosi,  per  le  strade,  e  principalmente 
vicino  al  mare,  onde  da  taluni  chiamasi  Stella 
marina  (Stella  maris). 

%  Amàndoe  in  erba  V.  Amàndoa. 

S  AnAd  in  erba;  Andarsene  in  rigoglio:  Crescere 
senza  far  frutto. 

S  Carne  con  l'erba;  Carne  che  sa  di  mucido. 

S  Conosce  l'erba;  Conoscre  i  suoi  polli:  Cono- 
scere la  natura  dona  data  persona  e  saper  come 
bisogna  trattarci.  Modo  figuralo. 

S  Crovi  d'erba;  Inerbare:  Coprir  d'erba. 

S  Dottò  in  erba;  Dottore  in  erba,  vale  Dottore 
che  non  ha  ancora  terminati  i  suoi  sludi,  presi 
i  suoi  esami,  ecc.,  Dottore  che  non  sia  ancora 
ridotto  alla  perfezione  ;  tolta  la  metaf.  dal  Grano, 
che  si  dice  Esser  in  erba  avanti  che  faccia  la 
spiga. 

$  E  bónn'erbe  créscian  filo;  La  mal'erba  cresce 
presto,  dicesi  da  noi  ironicam.  per  accennare  un 
Giovine  di  perduta  speranza,  che  venga  su  bello 
e  rigoglioso. 

S  Fd  erba;  Far  erba,  vale  Segarla  per  mangime 
delle  bestie. 

%  Fd  d'ogn'erba  fascio;  Far  fascio  d'ogn'erba.  Far 
d'ogni  lana  peso,  vagliono  Far  ogni  sorta  di  ri- 
balderie, senza  riguardo  veruno. 

§  Faxéu  in  erba  V.  Faxéu. 

S  Fta  d'erba;  Filo  d'erba  V.  Fta. 

S  Gran  in  erba;  Grano  in  erba  V.  Gran. 

%  Leva  I  erbe  inùtili;  Diserbare:  Sarchiare  o  Svel- 
lere le  erbe  inutili  che  crescon  negli  orti  o  fra 
le  biade. 

S  Mamld  e  bestie  all'erba;  Aderbare:  Metter  le 
bestie  a  erba,  Governarle  a  frescume. 

S  Mangia  l'erba;  Addarsi,  Accorgersi,  Capire,  Com- 
prendere, Subodorare.  Modo  figurato. 

§  Nasce  l'erba  in  t'ùn  léugo;  Nascere  l'erba  in 
un  luogo.  Mettervi  l'erba,  dicesi  figurai,  per  Es- 
sere deserto. 

S  Quella  chi  vende  erbe  ;  Erbajnola ,  Erbarola  : 
Colei  che  vende  l'erbe  medicinali. 

§  Senti  nasce  l'erba;  Sentir  nascer  l'erba,  dicesi 

scherzevolm.  e  vale  Aver  sottilissimo  l'udito. 

Erlbag-g-i  s.  m.  pi.  Erbaggi:  Term.  collettivo. 

d'ogni  erba  mangereccia;  altrim.  Camangiari. 
Erlbeg-g-e  s.  f.  pi.  Robiglie:  Sorta  di  legume 
selvatico  simile  a' piselli,  ma  di  colore  scuro. 
Erlbetta  s.  f.  Erbetta,  Erbolina,  Erbicella,  Er- 

Ijjcciuola:  Erba  fina  e  gentile. 
Erlbette  s.  f.  Erbucce,  Erbette,  Erboline.  Chia- 
mansì così  Certe  piccole  erbe  odorifere  e  sa- 
porite, che  si  adoperano  per  condimento,  cioè 
per  dar  savore,  come  il  prezzemolo,  la  borranà 
(buraxa),  l'acetosella  (agretta),  la  menta,  la  ne- 
pitella (noèta),  la  salvia,  il  regamo  (cornabùggia), 
il  timo,  (tùmao),  ecc. 


336 


B!ÈÈ 


ÉRR 


Erlboettin  s.  m.  Alberelluzzo,  Alberelletto, 

Alberellino.  Dimin.  di  Alberello. 
Erlboetto  s,  m.  Alberello,  Alberello,  Alberino, 

Arboscello,  Arbuscello,  Arbucello:  Albero  piccolo. 
•1  Frutice:  Nome  generico  di  Quegli  arbusli,  die 

tengono  il  luogo  di  mezzo  Ira  gli  alberi  e  le  erbe, 

e  che  mellone  molli  rami  dalle  radici. 

—  dell'amicelo;  Aslicciuola  del  nollolino  V.  Andcelo. 
Erlboo  s.  m.  Albero,  Arbore,  antic.  Albero  e 

Albore  :  Nome  generico  di  tulle  le  piante  che 
hanno  un  fusto  ritto,  grosso,  legnoso,  il  quale  nella 
parie  superiore  si  spande  in  rami  a  guisa  di  brac- 
cia 0   in  una  chioma  di  frondi  aperte. 

H  Albero,  in  Marin.  dicesi  Quel  grosso  e  lungo  pezzo 
di  legno,  ordinariam.  d'abete,  di  forma  cilindrica, 
alzalo  sopra  i  bastimenti  per  portare  i  pennoni 
e  le  vele. 

M  —  Nelle  Arti  e  Mestieri  dicesi  Una  grossa  trave, 
la  quale  corredala  di  lieve  o  bocciuoli,  col  mezzo 
d'una  ruota,  mossa  per  Io  più  a  forza  d'acqua, 
serve  a  comunicare  il  moto  a  diversi  ingegni. 

—  allùppóu;  Albero  fradicio:  Quello  che  è  slato 
guasto  dall'umidità. 

—  chi  no  fa  frùto  5  se  taggia;  Alber  che  non  fa 
frutto,  taglia  taglia.  Dettalo  prov.  assai  chiaro. 

—  de  diann-a;  Albero  di  saturno:  Cristallizzazione 
del  piombo  a  maniera  di  vegetazione,  o  piuttosto 
di  lamine  aggruppate,  ottenuta  col  precipitare  que- 
sto metallo  dal  suo  acelalo  per  mezzo  dello  zinco. 

—  de  famiggia;  Albero  o  Albero  genealogico,  dicesi 
per  similil.  alla  Genealogica  descrizione  della  fa- 
miglia posta  per  ordine  di  discendenza. 

—  de  Giùdda;  Albero  di  Giuda,  Albero  di  Giudea, 
Siliquastro.  T.  boi.  Cercis  siliquastrum.  Albero 
che  si  distingue  per  le  foglie  reniformi,  articolale 
0  lisce.  Il  vivace  colore  dei  suoi  fiori  dà  gran 
bellezza  ai  boschetti  arlifiziali,  non  che  alle  foreste; 
il  suo  legno,  venato  di  nero  e  di  verde,  prende 
buon  pulimento.  Nasce  nella  Liguria  confinante 
colia  Toscana,  nelle  maremme  sanese  e  pisana, 
nei  dintorni  di  Roma  e  di  Bologna,  e  nel  ter- 
ritorio napolitano. 

—  dò  franzóu;  Albero  del  frantojo  V.  Franzóu. 

—  dS  fùzo;  Albero  della  piramide.  T.  degli  oriol. 
Pezzo  d'acciajo,  sulla  cui  estremità  quadra  su- 
periore s'impianta  la  chiave  per  caricar  l'orologio. 

—  do  ghìndao  dò  bùgatto  ;  Albero  del  burallello 
V.  Ghìndao. 

—  dò  moin  ;  Fiìsolo  :  Quel  perno  di  legno  che  regge 
la  màcina  del  mulino. 

—  dò  tambùo;  Albero  del  tamburo.  T.  degli  croi. 
Aslicciuola  cilindrica  d'acciajo  con  più  riprese  o 
scalini,  la  quale  attraversa  il  tamburo  nella  dire- 
zione dell'asse  V.  Tambùo  dò  relétiio  nella  voce 
Tambùo. 

S  Briccona  un  erboo ;  Scapezzare,  Scapitozzare, 
Scoronare  V.  BriccoUd. 

S  Dall' erboo  se  conosce  i  fruii;  Gli  asini  si  co- 
noscono al  basto.  Dettato  proverb.  che  vale  Le 
qualità  dell'animo  si  conoscono  dall'esterno. 

8  Fa  l'erboo  ;  Far  quercia  o  querciola  :  Stab  ritto 
col  capo  in  terra  e  co'  piedi  in  aria. 

S  0  nò  tréuva  erboo  da  impiccàse  ;  E'  non  trova 
basto  che  gli  entri,  si  dice  di  Persona  che  non 
si  contenta  mai  di  nulla  ;  che  qualunque  partilo 
gli  si  proponga,  su  tulli  trova  da  ridir  qualcosa; 
0  che,  andando  in  cerca  d'un  oggetto,  noi  trova 
mai  di  qualità  da  mostrarsene  soddisfatta. 


S  Pe  un  colpo  nò  cazze  un  erboo  V.  Colpo. 
§  Bemdndd  un  erboo;  Dibruscare,  Dibrucare  un 
albero,  vale  Tagliarne  i  rami  inutili  e  seccaginosi. 

Erco  s.  m.  Arco  V.  Arco  nel  2°  significato. 
§  Erco  da  mòlla  da  ciavéua;  Calcio:  Ripiegatura 
della  molla  contro  cui  la  chiave  striscia  e  preme, 
e  così  mette  in  libertà  la  stanghetta  mossa  pur 
essa  dalla  chiave. 

Eredita  v.  a.  Ereditare,  Rodare,  e  pochissimo 
usato  Eredare:  Succedere  nell'avere  lascialo  da 
chi  muore,  o  in  vigore  delle  leggi  o  per  dispo- 
sizione del  testatore.  Divenir  erede;  e  dicesi  pure 
di  cose  astratte,  come  Ereditare  la  virtù,  la  gloria,ecc. 

Ered.it«e  s.  f.  Eredità,  Retaggio,  antic.  Redi- 
taggio,  Ereditaggio:  Ciò  che  tocca  ad  altrui  per 
via  di  successione  o  di  lascilo  del  testatore;  e 
dicesi  della  parte  principale  d'un  patrimonio. 

Eredi  tea  s.  f.  Ereditaria:  Colei  che  succede 
nell'eredità  di  chi  muore,  o  se  vive  ancora,  si 
presume  dovergli  succedere. 

Erexia  s.  f.  Eresia:  Dottrina  contraria  al  domma 
e  alla  fede  ortodossa;  e  per  estens.  Dottrina  o 
Massima  contraria  alle  idee  comunem.  ricevute 
ed  approvate. 

Eriziòn  s.  f.  Erezione.  In  fisici,  dicesi  Lo  slato 
d'un  organo  che  di  molle  e  floscio  diventa  rigido, 
duro,  gonfio,  per  accumulazione  di  sangue. 

Erizzise  n.  p.  Erigersi  in,  Atlribuirsi  qualità 
di:  0  s'erizze  a  censo;  E' si  erige  in  censore. 

Erlxa  s.  f.  Uggia:  Avversione,  Ripugnanza  na- 
turale e  istintiva,  Noja,  Inquietezza  d'animo. 
S  Fa  0  Mette  erl'ia;  Fare  o  Metter  uggia.  Uggire: 
Produrre  avversione ,  ripugnanza  e  simili. 

Erziiitag"g-io  s.  m.  Eremitaggio,  Eremo,  Ere- 
mitorio.  Romitaggio,  Romitorio,  Romitoro,  Ro- 
mitojo:  Luogo  solitario  dove  abitano  gli  eremiti. 

Ermitto  s.  m.  Eremiti),  Romito,  Solilario:  Per- 
sona divola,  ritirata  in  una  solitudine  per  atten- 
dere con  più  agio  all'orazione  ed  alla  contem- 
plazione, e  lòrsi  di  mezzo  agli  affari  del  mondo. 
1)  Romito,  usato  come  add.  vale  Solilario,  e  dicesi 
così  di  persona,  come  di  luogo  appartato  e  remoto. 
S  Fa  ùnn-a  viltà  da  ermitto;  Far  una  vita  ro- 
mita 0  eremitica,  ed  anche  Far  vita  romilesca 
ossia  di  romita,  o  secondo  l'uso  de'romiti. 

Ernia  s.  f.  Ernia.  T.  chir.  Sorta  di  malattia  , 
ed  è  rUscire,  e  spezialm.  dalle  intestina,  dal  pro- 
prio luogo  naturale  e  dalla  cavità  che  le  contiene, 
entrando  in  altra  cavità  artificiale  che  fa  prelu- 
beranza  all'esterno. 

Erode  ;  Erode  :  Nome  proprio  che  ha  dato  ori- 
gine alla  frase  Manda  da  Erode  a  Pilalto;  Man- 
dare da  Erode  a  Pilato,  cioè  Mandare  una  cosa 
0  una  persona  da  un  luogo  all'altro,  o  da  un 
giudice  a  un  altro,  senza  che  si  vegga  conclusione 
di  nulla. 

Erpete  s.  f.  Erpete.  T.  chir.  Malattia  cutanea 
mantenuta  da  umori  viziati;  ed  ènne  di  più  sorte. 

Erra  V.  Falli. 

Errò  s.  m.  Errore,  Colpa,  Fallo,  Mancanza,  Tra- 
scorso. 
I)  Errore,  per  Abbaglio,  Sbaglio,  Equivoco,  Inganno. 
Il  —  per  Mancamento,  Difetto  nell'operare  contro 
le  regole  d'un' arte:  Errò  de  slampa,  d'orlo- 
grafia,  de  grammatica,  ecc.;  Error  di  slampa, 
d'ortografia,  di  grammatica,  ecc. 

—  de  penna  ;  Scorso  di  penna  :  Errore  fatto  per 
inavvertenza  nello  scrivere. 


ESC 


ESE 


—  massiscio;  Strafalcione,  Svarione,  Scerpellone, 
Farfallone  :  Error  solenne  commesso  nel  parlare, 
nello  scrivere  e  nell'operare. 

—  no  fa  pagamento;  Error  non  fa  pagamento,  Er- 
rore non  paga  debito.  Dettato  di  chiaro  signif. 

S  Ése  in  errò  o  in  t'ùn  errò;  Essere  in  errore, 

in  inganno:  Prendere  abbaglio,  Ingannarsi. 
S  Salvo  errò;  Salvo  errore,  Se  non  isbaglio,  e  simili. 

Ersci  V.  Redancie. 

Erto  add.  Alto  V.  Àto. 

Erùd-iio  add.  Erudito,  vale  Molto  dotto,  Versalo 
nella  cognizione  delle  storie,  delle  leggi,  dei  poeti,  ec. 

EvùdLizion  s.  f.  Erudizione,  Sapere,  Dottrina. 

Eirùzion  s.  f.  Eruzione.  T.  med.  Uscita  subi- 
tanea di  bollicene  alla  superficie  del  corpo,  pro- 
cedente da  vizio  nel  sangue. 
«  Parlando  de'  Vulcani,  diconsi  Le  impelaose  emis- 
sioni dai  loro  crateri  di  fumo,  di  ceneri,  materie 
fangose,  lava,  ecc.;  in  questo  significalo  dicesi 
anche  Erutlazione. 

Erxo  s.  m.  Leccio,  e  poelic.  Èlice  ed  Elee.  T. 
boi.  Quercus  iles.  Specie  di  pianta  del  genere 
Quercia,  che  ha  il  tronco  che  si  eleva  a  mediocre 
altezza,  mollo  ramoso,  con  la  scorza  screpolala; 
le  foglie^o vaio-bislunghe,  piccole,  coriacee,  tomen- 
tose al  di  sotto,  persistenti,  col  bordo  a  denti  radi  ; 
i  fruiti  simili  a  quelli  della  quercia  comune,  seb- 
bene più  piccoli.  Fiorisce  sul  principio  dell'estate. 

Erze  V.  Alza. 

Ei*ze  s.  m.  Riallo  :  Qualunque  loogo  rilevato  da 
terra;  e  ordinariam,  dicesi  di  Quelle  dolci  pro- 
minenze, che  s'incontrano  talvolta  nella  pianura. 
M  Ciglione,  Argine  :  Quel  terreno  rilevato  sopra  la 
fossa  che  sopraslà  al  campo,  e  si  fa  per  soste- 
nere la  terra,  acciocché  il  suolo  divenga  o  si  con- 
servi pianeggiante  e  non  sia  rovinato  dalle  acque. 
Il  Alzo.  T.  calz.  Una  o  più  strisce  di  cuojo,  che 
si  aggiungono  alla  forma  per  gonfiare  più  o  meno 
il  tomajo  al  collo  del  piede,  e  render  più  alta 
la  scarpa  al  piede  cui  dee  calzare. 

Ex*zùa,  s.  f.  Soprammano:  Colpo  dato  alla  palla 
colla  mano  alzata  più  su  della  spalla. 
§  Fd  ùnn'èrzùa  o  Dà  d'èrzùa  a  balla;  Dare  un 
soprammano  alla  palla. 

Esa.g-eirà,  v.  a.  Esagerare:  Aggrandire  con  pa- 
role. Iperboleggiare. 

Esa,g-ei:*a,ziòii  s.  f.  Esagerazione:  Lo  esa- 
gerare. Discorso  che  esagera  così  in  bene  che  in 
male;  Iperbole. 

Esa;là  V.  a.  Esalare:  Mandar  fuora  disperdendo 
intorno  nell'aria;  e  in  senso  neut.  Uscir  fuori 
salendo  in  alto  e  disperdendosi  nell'aria,  ed  è 
proprio  de' vapori,  degli  odori,  ecc. 

Esa^la/ziòn  s.  f.  Esalazione,  Esalamento:  Lo 
esalare  ;  Evaporamento,  Evaporazione,  Effluvio. 

Esagita;  V.  a.  Esaltare:  Magnificar  con  lodi,  Lo- 
dare grandemente. 

Esa<ltòu.  p.  pass.  Esaltato  V.  Esalta. 
$  Mente,  Spirito  esaltóu;  Mente,  Spirito  esaltalo, 
vale  Menle,  ecc.  entusiasmala,  riscaldata. 

Esa.iu.iiia,  V.  Examind. 

Esaminato  V.  Examinàtò. 

Esaimne  V.  Exammc. 

Esatto  s.  m.  Esattore:  Riscuotitore  delle  pub- 
bliche imposte, 

Esauri  V.  Sciùgd. 

Esci;  Eppure:  Pari,  riemp.  che  aggiunge  nna 
certa  forza  per  maggior  evidenza. 


Esclamazi^ns.  f.  Esclamazione:  Grido,  io 
cui  si  pro«-ompe  per  allegrezza,  per  ammirazione, 
por  dolore,  per  isdegno,  ecc. 
Esclùdde  v.  a.  Escludere,  Eschiudere  :  Eccet- 
tuare, Non  ammetlero. 
Esclùxiòn  s.  f.  Esclusione:  L'alto  di  esclu- 
dere, d'impedire  che  una  cosa  non  s'inframmetta 
con  allra  ;  e  talora  per  Eccezione. 
Esclùxivamente  avv.  Esclusivamente:  In* 
modo  esclusivo,  Escludendo,  Eccettuando,  Non 
ammettendo. 
Esclùxivo  add.  Esclusivo:  Che  esclude,  Alto 

ad  escludere  o  Che  porla  esclusione. 
Eserescensas.  f.  Escrescenza:  Crescimenlo 
sopra  il  piano  solido;  e  presso  i  Chir.  dicesi  di 
Qualunque  cosa  cresca  e  si  a!zi  naluralmeote  o 
,.  per  malattia  sulla  superficie  del  corpo. 
Ese  V.  sost.  Essere:  Aver  essenza  o  esistenza; 
e  propriam.  esprime  l'esistenza  astratta  e  pura- 
mente intellettuale,  a  differenza  del  verbo  Esistere, 
esprìmente  l'esistenza  positiva  e  reale, 
n  Essere,  per  Accadere  :  Cose  gh'é  stmto  ?  Che  c'è 

stato?  cioè  Che  accadde? 
Il  —  Consistere:  A  di/jicoltce  a  l'è...  La  dìRicoltà  è... 
n  —  Costare,  Valere:  Quest'anno  l'éuio  6  l'è  eoo; 

Quest'anno  l'olio  è  caro, 
n  —  Derivare,  Addivenire:  Donde  l'è  che  sei  cosci 

allegri?  Dond'è  che  siete  così  allegri? 
n  —  Esser  vero:  Quello  che  diggo  l'è;  Quanto  dico 

lo  è,  cioè  È  vero. 
«  —  Passar  divario,  differenza:  Dall' un  all'atro 
gh'é  tanto  cònime  da-o  Pappa  a-obòia;  Dal- 
l'uno all'altro  c'è  tanto  quanto  dal  Papa  al  boja. 
n  —  Servire,  Aver  che  fare:  Cose  «ón  a /écen^o/ie.' 
Che  sono  a  lui,  cioè  Che  servono  a  lui  cento  lire? 
»  —  Riuscirti  0  Sembrarli:  Questa  a  m'è  néuva; 

Questa  cosa  mi  è  nuova. 
Il  —  Trovarsi:  Allóa  èo  a  Milan;  Allora  io  eri 

a  Milano. 
Il  —  dello  di  Tempo,  vale  Esser  passato:  San 
quattr'anni  che  nò  beivo  de  viti;  Sono  quattro 
anni  ch'io  non  bevo  vino. 
M  —  detto  di  Vento,  vale  Spirare,  Soffiare:  Gh'é 
un  vento  chi  allòa;  C'è  un  vento  che  stordisce. 

—  a  banchetta;  Essere  alla  màcina  o  in  fondo  o 
per  le  fratte  V.  Banchetta. 

—  d  berlinn~a;  Essere  alla  berlina  V.  Berlinn-a. 

—  a  bón  porto;  Essere  a  buon  porto,  vale  Esser 
vicino  al  punto  di  conseguire  una  cosa  o  di  averla 
compiuta. 

—  a  bdn  segno;  Essere  a  buon  segno  o  a  buon 
punto  V.  nella  voce  B5n  add. 

—  o  cavallo  ;  Essere  o  Slare  a  cavallo  V.  Cavallo. 

—  a  cian;  Esser  saldi  V.  A  cian. 

—  a-e  cànnie;  Essere  agli  sgóccioli  o  alla  callaja 
V.  A-e  cànnie. 

—  a-e  streite;  Essere  alle  strette  o  a  stretta  o  fra 
l'uscio  e  il  muro,  ecc.  V.  A-e  streite. 

—  a-e  streite  dò  sacco;  Essere  al  fondo  del  sacco 
V.  Sacco. 

—  a-e  trasse;  Essere  o  Stare  alle  spalle,  ai  fianchi 
d'alcuno  V.  A-e  trasse. 

—  a  fi;  Essere  o  Stare  a  filo  V.  A  fi. 

—  a  giorno  d'ùnn-a  cosa;  Esserne  chiaro.  Esserne 
consapevole,  Saperla. 

—  a-i  denti;  Star  punta  a  punta,  si  dice  di  Due 
che  stanno  mal  d'accordo  insieme,  e  sempre  con- 
tendono e  contrastano. 


CxtÀOflU,  Dizionario  Oenoveta-Italiano. 


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ESE 


ESE 


—  aWinsalatta;  Essere  all'insalala,  figurai,  vale  Es- 
sere alla  fine  d'una  cosa. 

a-o  cicBo  d'ùnn-a  cosa;  Essere  al  chiaro  d'una 

cosa  V.  Ciceo  s.  m. 

—  aU'cuio;  Essere  in  pernecche,  Esser  ubbriaco; 
e  in  senso  più  mite  Esser  ciùschero,  avvinazzalo, 
alleralo  dal  vino. 

—  a  man  ;  Essere  alla  mano,  dicesi  di  Persona  che 
sia  affabile,  trattabile,  cortese. 

—  a-o  scicuteru;  Essere  al  sicutera  V.  A-o  sci- 
cutera  alla  sua  sede  alfabetica. 

—  u-o  scrvtxo  d'un;  Essere  a  uno,  cioè  Al  ser- 
vizio d'alcuno. 

—  appréuvo  a  fd  ùnn-a  cosa;  Esser  presso  o  dietro 
a  far  alcuna  cosa,  vale  Star  facendola. 

—  o  punto;  Essere  a  punto  o  in  punto,  dicesi  degli 
archibusi  o  altri  ordigni  che  sono  condotti  sullo 
scoccare. 

—  a  scabeccio  in  Vùn  scilo  V.  A  scabeccio. 

.—  a  scotto;  Stare  a  scolto  o  a  dozzina  V.  A  scotto. 

—  a  segno;  Esser  al  punto  o  in  punto,  in  prossima 
disposizione,  vicino,  imminente;  e  talvolta  Essere 
in  0  all'ordine,  in  pronto,  presto,  preparato. 

—  a  tempo;  Essere  in  giorno  in  giorno,  dicesi  delle 
Donne  che  sono  vicinissime  a  partorire. 

-r-  a  tempo  a  fd  ùnn-a  cosa;  Esser  a  tempo  a  far 
checchessia,  vale  Esservi  ancor  tempo  prima  che 
passi  la  congiuntura  del  farla. 

—  a  fio;  Essere  a  tiro  o  al  tiro  o  in  tiro:  Propriam. 
Essere  a  tale  disianza  che  il  tiro  possa  arrivare 
al  punlo  che  si  piglia  di  mira.  -  Essere  a  tiro, 
metaf.  vale  Essere  vicino  alla  conclusione  o  al 
termine  di  checchessia. 

—  a  tòa;  Esser  a  tavola,  vale  Essere  a  mensa  per 
cibarsi. 

—  d  toaletta;  Essere  alla  teletta,  Essere  allo  spec- 
chio, Acconciarsi,  Abbigliarsi. 

—  o  tòcco  e  no  tòcco  ;  Essere  o  Stare  a  tocca  e 
non  tocca,  vale  Esser  vicinissimo,  così  di  luogo, 
come  di  tempo. 

—  a  tarsio;  Essere  o  Slare  a  dóndolo  V.  A  tarsio. 

—  a  tutto;  Accomodarsi,  Acconciarsi  ad  ogni  cosa. 

—  avanti  in  t'ùnn-a  cosa;  Essere  innanzi  in  una 
cosa,  vale  Averla  già  condona  a  buon  punto,  Es- 
sere a  buon  segno  o  a  buon  punlo. 

—  basso  d'aia  ;  Essere  in  basse  acque.  Essere  alle 
*     strette.  Esser  terra  terra  V.  Aia. 

—  carne  e  coi  con  un;  Esser  carne  e  ugna  o  pane 
e  cacio  con  alcuno  V.  Carne. 

—  carta  reale;  Esser  carta  reale:  Quando  si  vuol 
parlar  chiaro  ad  alcuno  e  senza  rispetti  umani, 
si  comincia  a  prevenirlo  cosi  per  dichiararsi  che 
siamo  franchi  e  leali  :  Za  ti  sce  che  mi  son  carta 
reale;  te  diggo  che  ecc.;  Tu  sai  ch'io  son  caria 
reale,  e  li  dico  che  ecc. 

—  chen  e  gatti;  Esser  amici  come  cani  e  galli. 
Star  come  capre  e  coltellacci  V.  Can. 

—  citi  bòn  che  o  pan  ;  Esser  me'  che  il  pane,  Esser 
un  zucchero  V.  Pan. 

—  ciii  de  là  che  de  sa;  Esser  più  morto  che  vivo. 
Modo  figuralo. 

—  citi  d'un  atro;  Esser  da  più  d"un  altro,  vale  Esser 
supcriore  altrui  in  qualsivoglia  cosa. 

—  ciù  grosso  che  l'cegiia  di  maccaroin  V.  ^gua. 

—  ciit  imbroggióu  che  i  pòllin  in  ta  stòppa  ;  Esser 
un  pulcin  nella  sloppa  o  Esser  impaccialo  come 
un  pulcin  nella  sloppa  V.  Pòllin. 

—  co-a  pausa  a  gàa  ;  Esser  col  corpo  a  gola.  Avere 


il  corpo  a  gola  o  agli  occhi,  si  dice  delle  Donne 
gravide  che  son  vicine  al  tempo  del  partorire. 
co-i  pé  in  tu  fossa;  Aver  un  pie  nella  fossa , 
Aver  la  bocca  sulla  bara,  Tenere  il  piede  nel 
sepolcro  V.  Pé. 

camme  i  laddri  de  Pisa,  che  a-o  giorno  se  dan 
e  a  néulte  van  a  arròbd  insemme  ;  Esser  come 
i  ladri  di  Pisa  che  di  giorno  si  leticano,  e  la 
notte  vanno  a  rubare  assieme  V.  Laddro. 
conosciùo  ciù  che  a  bettonica;  Esser  nolo  più 
che  la  mal'erba  V.  Bettonica. 
con  un;  Esser  con  uno,  vale  Abboccarsi  seco: 
Aoa  sòn  con  voi;  Ora  son  con  voi.  E  talora  Esser 
del  suo  partito,  della  sua  opinione:  Mi  sòn  con  le; 
Io  sono  con  lui. 

c'ùn  pé  a  bagno  e  l'atro  in  te  l'cegua  V.  y^gua. 
cùrto  de  moncea;  Esser  corto  a  danari  V.  Cùrto. 
da  coppo;  Esser  da  capo,  da  principio  V.  Coppo, 
d'accordo;  Esser  d'accordo  o  di  bel  patto  V. 
Accordo. 

dceto  pe  speJ'io  du-i  meghi ;  Esser  disperato  dai 
medici,  dicesi  dellliifermo  quando  è  talmente  ag- 
gravalo, che  i  medici  hanno  perduto  la  speranza 
di  sanarlo. 

da  pào;  Star  a  petto,  Agguagliare,  Pareggiare, 
vale  Esser  eguale  nelle  forze  o  in  altro. 
da  reo  ;  Esser  un  nabissn,  un  fistolo,  un  facimale, 
una  cavezzuola,  detto  di  ragazzo,  vale  Tristo, 
Cattivo,  Che  sempre  procuri  di  far  qualche  male; 
detto  di  persona  adulta,  dicesi  Mala  sciarda,  Mala 
lana,  Cavezza,  ecc.  \ .  Pelle  grumma. 
de  bócca  fìnn-a;  Esser  boccuccia  V.  Bócca, 
de  bòn  becco,  de  bònn-a  bócca;  Esser  di  buona 
bocca  0  abboccalo  V.  Becco,  Bócca, 
de  bón  cibbo  V.  Gibbo. 

de  bòn  gusto;  Esser  di  buon  gusto  o  buongu- 
staio V.  Gusto. 

de  bònn-a  fimiggia;  Esser  di  buona  casa  o  di 
buona  famiglia  V.  Famiggia. 
de  bònn-a  lùnn-a;  Essere  in  buona  luna,  vale 
Essere  d'umore  allegro,  gajo,  piacevole,  ecc. 
de  bònn-a  voentce;  Esser  di  buona  voglia  o  di 
buona  volontà  V.   Voentce. 
de  cancaribba;  Esser  buon  lem  pone,  Esser  uomo 
d'allegria,  e  in  Fir.  Esser  di  conia  V.  Cancaribba. 
de  casa  ;  Esser  di  casa  :  Esser  famigliare,  intrinseco. 
de  casa  ciù  che  a  spasso'ia;  Esser  di  casa  più 
che  la  granata  V.  Casa, 
de  casa  e  de  bùttega;  Esservi  a  casa  e  a  bot- 
tega V.  Casa. 

do  due  facce;  Essera  due  facce,  detto  di  Per- 
sona finta  e  usa  a  doppiezze  e  inganni  V.  Faccia, 
de  dui  parlce;  Esser  bilinguo,  dicesi  di  Colai 
che  non  parla  secondo  verità,  ma  ora  in  un  modo, 
ora  in  un  altro. 

de  giromìa;  Esser  di  buon  umore,  Essere  alle- 
gro, gioviale. 

de  leva;  Esser  di  levala,  di  parlila,  di  partenza: 
Esser  per  andarsene. 
de  lùnn-a  V.  sopra  Èse  de  giromìa. 
de  mànega  larga;  Esser  di  manica  larga  o  di 
maniche  larghe  V.  Mànega. 
de  molto  o  de  poco  cibbo;  Esser  di  gran  pasto 
0  di  poco  pasto  V.  Cibbo. 
dui  cu  in  t'ùn  pd  de  braghe;  Esser  due  anime 
in  un  nòcciolo  V.  Braghe, 
féua;  Esser  fuori.  T.  di  giuoco.  Al  giuoco  delle 
Carte  vale  Aver  vinta  la  parlila. 


ESE 


ESE 


339 


féua  de  le;  Esser  fuori  di  sé,  vale  Esser  fuori 
del  senno  o  Aver  la  mente  sopraffalla  per  qual- 
sivoglia cagione;  e  talora  Essere  addoloratissimo, 
Esser  fuori  di  sé  pel  dolore. 
féua  d'ùnn-u  cosa;  Esser  fuori  d'alcuna  cosa, 
vale  Esser  uscito  di  qualche  intrigo. 
fortùnóu  cdmme  i  ihen  in  gexa;  Esser  forlo- 
nato  come  un  cane  in  chiesa  V.  Can. 
fra  5  marco  e  l'anchizze;  Esser  fra  l'incudine 
e  il  martello  V.  Anchizze. 
in  ballo;  Esser  in  ballo  V.  Ballo, 
in  bézeugno  ;  Trovarsi  in  bisogno,  in  istrettezze, 
in  penuria,  in  miseria. 

in  bolletta;  Esser  arso  o  abbrucialo  di  danari 
V.  Bolletta. 

in  bdn  òse;  Essere  in  buon  essere,  vale  Essere 
in  buono  stato,  ben  tenuto,  non  ancor  guasto, 
quasi  nuovo. 

in  bónn-a  con  un;  Essere  in  buona  o  in  buono 
d'alcuno  V.  Bdn  s.  m. 

in  cumpann-a  ;  Tentennare  o  Dimenarsi  nel  ma- 
nico V.  Campann-a. 

in  canleja;  Esser  asciutto  o  secco,  e  dicesi  dei 
tempo;  O  tempo  5  l'è  in  candeja;  Il  tempo  è 
asciutto  0  secco. 

in  carne;  Essere  in  carne  V.  Carne, 
in  cattive  cegue;  Trovarsi  nella  mala  parala  V. 
jEyua. 

in  cimbalis;  Essere  in  cimberli,  vale  Esser  al- 
legro 0  per  vino  o  per  altro. 
inderré  d'ùnn-a  cosa;  Esser  addietro  dona  cosa, 
vaie  Saperne  poco. 

inderré  d'un  travaggio;  Esser  addietro  con  qual- 
che lavoro,  vale  Aver  molto  a  finirlo. 
in  eccellensa  ;  Esser  brillo.  Essere  in  pernecche. 
Modo  basso  V.  Eccellensa. 
in  gamba;  Essere  o  Sentirsi  bene  in  gamba:  Es- 
sere 0  Sentirsi  gagliardo,  forte,  robusto. 
in  gritta  con  un;  Esser  in  ira  con  alcuno. 
in  là;  Esser  in  là,  vale  Essere  avanzalo, 
in  sce  vintitrce  óe  e  Irci  quarti  ;  Essere  al  con- 
filemìni,  Essere  alla  candela  o  al  lumicino,  dìcesi 
deirinfermo  che  sia  vicino  a  spirare, 
tn  sci  pissi  de  fa  ùnn-a  cosa;  Esser  sull'orlo 
0  sul  curro,  Essere  a  un  pelo  di  far  checchessia, 
vale  Esser  in  punto  o  in  procinto,  Esser  vici- 
nissimo, Esser  per  farla  da  un  momento  all'altro. 
in  scio  canJé;  Esser  sul  tavoliere  V.  Candé. 
in  sciò  basso;  Esser  sul  basso  o  Aver  del  Lasso, 
dicesi  del  Vino  allorché  nella  bolle  è  vicino  a 
finire,  ond'è  che  comincia  a  sentir  di  feccia. 
in  sciùnn-a  bònn-a  stradda;  Esser  per  la  buon» 
strada,  figurai,  vale  Esser  ben  indirizzato  in  chec- 
chessia. 

in  sé;  Essere  in  sé,  conlr.  di  Esser  fuori  di  sé, 
e  vale  Esser  sano  di  mente,  Essere  in  cervello 
in  sugo;  Essere  in  succhio  V.  Sugo. 
■  in  ta  bòtte;  Essere  ubbriaco.  .Modo  basso, 
in  te  canne  V.  SOlto  Ése  in  te  sbiyge. 
in  te  l'atro  mondo;  Esser  nell'altro  mondo.  Esser 
altrove,  vale  Esser  astratto  col  pensiero. 
in  te  l'urna;  Esser  sopra  pensieri,  Essere  astrailo, 
in  te  HÙvce ;  Aver  rocchio  a' nugoli,  vale  Es 
sere  astratto.  Non  badare, 
in  te  sbigge;  Esser  perle  fratte  o  alla  màcina. 
Essere  al  verde  o  all'ablativo,  vagliono  Esser  con- 
dotto a  mai  termine  per  la  povertà. 
in  15  ballon;  Essere  ubbriaco.  M.  b.  V.  Ballon. 


in  tò  bón  dell'etce  ;  Esser  ne!  buono  o  sul  buono 
dell'età,  vale  Esser  nel  bello,  nel  colmo,  nel  vigor 
dell'età. 

in  trattato;  Esser  in  pratica,  in  trattalo, Trattarsi, 
in  t'iìnn-a  persònn-a  a  fa  ùnn-a  cosa;  Esser 
in  uno  a  far  checchessia,  Esser  nel  suo  stato, 
ne'  suoi  piedi:  Se  fosse  in  té,  ummòcchieivo;  Se 
io  fossi  in  Ini,  starei  zitto. 
iM  vizio;  Esser  tisico. 

lesto;  Aver  finito,  Aver  terminalo;  e  talora  figur. 
Èsser  morto  o  disperato  della  vita. 
lesto  de  man:  Menar  le  mani  come  un  berret- 
taio, vale  Essere  inclinalo  a  rub-fe. 
ttvóu;  Esser  alzato  di  letto. 
li  per  fa  numero;  Esservi  per  ripieno. 
liso  V.  Liso  ne' suoi  varii  significali. 
mattine;  Esser   buon  levalore,  e  nell'uso  tose. 
Esser  mattiniero:  Alzarsi  la  mattina  per  tem- 
pissimo. 

menóu  pe-o  naso;  Esser  menato  o  pigliato  pel 
naso.  Esser  fatto  fare.  Esser  fallo  messere  o  cor- 
dovano, vagliono  Esser  aggiralo,  uccellalo. 
ò  figgio  da  galUnn-a  giunca;  Essere  il  figliuolo 
dell'oca  bianca  V.  Figgio, 
ommo  de  so  villa;  Esser  alante,  robusto,  co- 
raggioso. Sapersi  parar  le  mosche  dal  naso,  ecc. 
patt'e  paghce;  Esser  lesti,  Esser  pace,  dicesi 
Quando,  nel  giuoco,  uno  de' giuocalori  rimane 
debilor  con  un  altro,  é  poi,  rivincendo,  sconta 
il  debito,  e  vale  :  Tra  me  e  le  non  c'è  pili  de- 
bito; il  quul  modo  per  eslens.  si  trasporta  a  molle 
altre  congiunture. 

per  fa  ùnn-a  cosa;  Esser  per  fare  una  cosa, 
Esser  sul  punto  di  farla. 
per  l'aia;  Essere  o  Slare  per  aria  V.  Aia. 
per  un;  Esser  per  alcuno:  Favorir  le  parti  di 
lui,  Aiutarlo,  Soccorrerlo,  Servirlo,  ecc. 
pesante;  Esser  pesante,  Esser  grave,  uggioso, 
nojoso,  fastidioso,  figurai,  vale  Che  fa  venir  l'uggia, 
la  noja,  ecc.  di  star  seco,  di  conversar  con  lui. 
pin  de  lasci  mesta;  Esser  pieno  di  dàddoli,  di 
smancerie,  di  s.magi,  di  smiaci,  ecc. 
portóu  in  par  ma  de  man;  Esser  portalo  in  palma 
di  mano,  vale  Essere  magnificato  con  lodi,  ac- 
creditato, messo  in  credito,  in  isiima  presso  il 
mondo;  e  talora  anche  Essere  amalo,  proietto, 
ben  visto,  ecc. 

raozo;  Aver  i  bachi  o  le  palarne,  Esser  crojo. 
Sonar  a  mattana  V.  Raozo. 
sottovento  ;  Esser  soltovento  o  sotto  il  vento  V. 
y^ento. 

san  Rocco  e  5  can;  Esser   chiave  e  maleroz- 
zolo,  Esser  manico  e  scure  V.  Can. 
sempre  a-i  denti  ;  Esser  sempre  agli  occhi,  dicesi 
di  Due  0  pili  persone  che  spesso  contendano  in- 
sieme. 

tutto  d'ùnn-a  pcrsònn-a;  Esser  lutto  d'alcuno, 
si  dice  dell  Esser  suo  dipendente  o  intrinseco. 
tùttùn;  Esser  lutl'uno,  vale  Esserla  medesima  cosa. 
tutto  in  t'ùnn'cegua;  Esser  tulio  in  un'acqua  V. 
jEgua. 

tutto  in  t'ùn  tocco  ;  Esser  d'un  pezzo,  cioè  Intero, 
tkn  bandèta  ;  Esser  un  gerbola,  un  arcolajo,  Fare 
l'agno!  di  Bddia  V.  Bandèta  nel  2°  signif. 
ùnn'ceguacod;  Essere  un'acqua  cheta  V.  jEgita. 
tutto  ùnn-a  cosa;  Esser  tutto  una  cosa,  vale 
Non  pensare  ad  altro  che  a  quella  :  0  l'è  lutto 
gexa;  Egli  è  lutto  chiesa. 


340 


ESE 


ESP 


tiitio  un  tale;  Esser  tiiltó  nn  cotale,  vale  Ras- 
somigliarlo perfetlamcnte:  0  l'è  tùUo  so  inoco; 
Egli  è  tulio  sua  madre. 

—  ùnn-a  brulla  copia  d'un;  Scimmiare  malamente 
alcuno.  Modo  figurato. 

—  ùnn-a  pasla  d'òu;  Essere  una  pasta  di  zucchero, 
vale  Esser  di  buona  e  di  eccellente  natura. 

—  un  pe  l'atro;  Fare  a  giova  giova:  Ajutarsi  l'un 
l'altro. 

—  zù  do  cu;  Esser  alla  màcina  o  in  fondo,  Essere 
a  mal  partito  V.  Cu. 

J  Èssighe;  Esserci  o  Esser  lì:  Trovarsi  presente 
ai  fallo.  Uno  per  es.  nega  che  in  un  dato  caso 
si  dovesse  fare  quel  che  un  altro  ha  fatto,  e  un 
terzo  risponde  per  iscusar  questo:  Bezéugnava 
èssighe;  Bisognava  esserci  o  esser  li. 

S  Non  é'se  bòn  a  ninle;  Essere  un  boto  o  voto, 
un  chiurlo,  una  sferra,  ecc.  V.  Bòn  add. 

M  —  èse  bòn  né  pe  séua,  né  pe  tomcea  V.  sopra 
Non  ese  bòn  a  ninte. 

M  —  èse  né  can  né  lo;  Non  essere  né  uti,  né  putì 
V.  Can. 

w  —  ese  in  t5  calendàio  d'ùnn-a  persònn-a;  Non 
essere  nel  calendario  d'uno  V.  Calendàio. 

N  —  èse  lì;  Esser  altrove,  vale  Essere  colla  mente 
in  altre  cose. 

n  —  né  in  ce,  né  in  tccra;  Essere  o  Slare  per 
aria,  figur.  vale  Non  aver  sufficiente  fondamento. 

%  Sa  quello  che  sa;  Sarà  quel  che  sarà,  dicesi  quando 
c'induciamo  a  prendere  un'impresa,  che,  riuscendo 

„  male,  ci  può  tornare  in  grave  danno. 
Ese  s.  m.  Essere:  Forma  e  sostanza  unita  con 
osservanza  de'lermini  naturali  illesa;  Essenza, 
Esistenza. 

«  Essere,  per  Stato,  Condizione:  0  l'è  ancdn  in 
bòn  èse;  È  ancora  in  buon  essere. 

«  —  per  Stanza,  Dimora:  De  stce  in  campagna 
ghe  fa  un  beU'èse;  Di  state  in  Campagna  ci  è 
un  buon  essere. 

S  Dà  l'èse;  Dar  l'essere,  vale  Dar  la  vita,  la  sus- 
sistenza; e  talora  Creare. 
JSseciitò  s.  m.  Esecutore:  Quegli  che  mette  ad 
esecuzione  qualche  progetto,  sentenza  o  giudizio. 

—  de  giustizia;  Esecutore  di  giustizia.  Giustiziere, 
Manigoldo,  Carnefice,  Boja. 

—  testamentario;  Esecutore  testamentario:  Quegli 
che  é  nominato  da  un  testatore  per  dar  esegui- 
mento alle  disposizioni  di  sua  ultima  volontà,  dopo 
la  sua  morte. 

Esecùziòn.  s.f.  Esecuzione,  Eseguimento:  L'e- 
seguire 0  mandare  ad  effetto  il  suo  pensiero  o 
l'altrui  comandamento. 
«  Esecuzione,  da'  Legali  dicesi  Quell'atto  giuridico 
con  cui,  per  via  di  mandato  esecutivo,  si  stag- 
giscono i  Leni  d'un  debitore,  o  si  fa  cattura  della 
persona  per  costringerla  al  pagamento. 
S  Fa  l'esecùziòn  ;  Far  l'esecuzione,  Esecutare:  Stag- 
gire i  beni  d'alcuno,  Eseguire  contr'esso  ciò  che 
ordina  la  legge;  e  dicesi  dei  debitori  che  non 
pagano  il  loro  debito. 

£]seg-ui  V.  a.  Eseguire,  Esseguire,  Asseguire: 
Mettere  in  o  ad  esecuzione,  ad  effetto;  Adem- 
pire, Adempiere,  Effettuare. 

£:iseiiipla,x>itse  s.  f.  Esemplarità:  Bonlà  di 
costumi^  degna  di  servire  d'esempio  agli  altri. 

Esenta,  v.  a.  Esentare,  Esenzioiìare:  Far  esente, 
Liberar  da  qualche  carico,  Dispensare  da  alcuna 
obbligazione. 


S  Esentàse  n.  p.  Esentarsi,  Esimersi,  Dispensarsi. 
EsenziSu  s.  f.  Esenzione:  Privilegio  che  di- 
spensa da  alcuna  obbligazione. 
Esercita  v.  a.  Esercitare,  antic.  Esércere:  Te- 
nere in  esercizio,  Render  abile  a  checchessia  per 
forza  di  esercizio. 
«  Esercitare,  nella  Milìzia  vale  insegnar  gli  eser- 
cizi. Render  abile  alle  armi. 

—  a  memóia;  Esercitar  la  memoria:  Imparar  so- 
vente alcuna  cosa  a  momoria  per  renderla  tenace. 

—  a  paziensa;  Esercitar  la  pazienza,  figurai.  Ci- 
mentare 0  Metter  a  pr-ova  l'altnii  pazienza,  col 
fare  o  dire  cose  capaci  d'impazientarlo. 

—  ùnn-a  càrega,  un  impiego,  ecc.',  Esercitar  una 
carica,  un  impiego,  vale  Esserne  investito,  Am- 
ministrarlo. 

S  Esercitdse  n.  p.  Esercitarsi:  Addestrarsi,  Im- 
pratichirsi in  una  cosa, 
n  Esercitarsi:  Far  del  moto,  .Passeggiare,  Darsi  qual- 
.  che  fatica  per  esercizio  del  corpo. 
Esercizio  s.  m.  Esercizio  :  La  pratica  d'una 
arte  o  d'un  mestiere. 
1)  Esercizio:  Affaticamento,  Moto  della  persona. 
»)  —  Nella  3Iilizia,  La  scuola  pratica  del  soldato 
nel  maneggio  dell'armi  e  nei  movimenti  neces- 
sari 0  utili  in  guerra, 
n  —  In  Marin.  dicesi  degli  Esperimenti  che  si  fanno, 
delle  manovre  o  del  cannone,  per  imparar  ad 
eseguir  bene  quei  movimenti,  che  son  necessari! 
nell'usare  il  cannone  e  nel  manovrare. 
S  Esercizi  spirituali;  Esercizi  spirituali:  Alcune 
meditazioni  e  considerazioni  per  riforma  della 
vita,  e  che  si  fanno  per  lo  spazio  d'alcuni  giorni 
in  luogo  ritirato. 
S  Èse  in  esercizio;  Stare  in  esercizio:  Esercitarsi 

continuamente  in  una  data  cosa. 
S  Èse  fétta  d'esercizio  ;  Esser  fuor  d'esercizio,  si 
dice  del  Non  riuscir  bene  in  una  data  cosa  pel 
lungo  tempo  che  non  l'abbiam  praticata. 
§  Fa  dell'esercizio;  Usare  o  Fare  esercizio:  Cam- 
minare, Passeggiare,  Muoversi,  Agitarsi. 
§  Fa  l'esercizio  ;  Far  l'esercizio,  nella  Milizia  vale 
Fare  la  scuola  pratica  del  soldato. 
Esig-g-e  V.  a.  Esigere,  dicesi  propriam.  del  Ri- 
scuotere che  si  fa  per  la  via  della  giustizia, 
w  Esigere,  comunem.  usasi  per  Richiedere  con  forza 
0  con  autorità  alcuna  cosa,  come  dovuta  o  con- 
venevole; Volere,  Pretendere. 
Esiminise  n.  p.  Esimersi,  Esentarsi,  Sottrarsi. 
Esonera  v.  a.  E  onerare:  Esentare,  Liberare 
da  un  aggravio,  da  una  spesa,  da  un  uffizio,  ecc. 
Esordi  V.  n.  Esordire:  Propriam.  Cominciare, 
Dar  principio;  ma  da  noi  usasi  per  Fare  il  primo 
passo,  e  dicesi  de'  Cantanti  o  Attori,  che  si  pre- 
sentano per  la  prima  volta  in  sulla  scena  V.  Debù. 
Esorta  v.  a.  Esorlare:  Cercar  di  muovere  o 
d'indurre  alcuno  con  esempli  o  con  ragioni  a  far 
quello  che  tu  vorresti. 
EsortaziSn  s  f.  Esortazione:  L'esortare. 
Il  Esortazione,  presso  gli  Ecclesiastici  è  Un  breve 
discorso  cristiano  e  pio,  in  istil  familiare,  per 
eccitare  a  divozione. 
Espansciònde  oliéu.;  Espansione,  Ef- 
fusione di  cuore  :  Nell'uso  s'adopera  per  Larghezza 
d'affetti. 
Esplora  v.  a.  Esplorare,  Perlustrare.  T.  milil. 
Andar  con  cautela  e  riguardo  in  un  luogo,  dove 
si  dubiti  esservi  il  nemico,  o  per  iscoprirlo  o  per 


EST 


EST 


341 


osservarne  le  mosse,  o  se  vi  abbia  teso  qnaicbe 
imboscala,  ecc. 

£]sploxiòii  s.  f.  Esplosione,  Scoppio:  Moto 
siibilaneo,  impetuoso  e  fragoroso,  prodotto  spe- 
cialm.  dalla  polvere  d'artiglieria  o  da  altri  chi- 
mici composti. 

£]spoiiii-e  V.  a.  Esporre  :  Metter  fuori.  Metter 
in  vista, 
w  Esporre  :  Dire  con  parole  ciò  che  si  sente  nell'idea, 
n  —  Dichiarare,  Interpretare,  Manifestare  il  sen- 
timento delle  scritture  o  delle  parole. 

—  a  villa,  e  sostanse,  ecc.;  Esporre  la  vita,  gli 
averi,  ecc.,  vale  Avventurarli  a  pericolo  di  perderli. 

—  in  véiulia;  Esporre  alla  vendila:  Mettere  checches- 
sia alla  vista  del  pubblico  per  invitarci  compratori. 

—  6  Sanlisciìiw  o  ùnn-a  reliquia;  Esporre  il  San- 
tissimo 0  una  reliquia:  Collocarlo  in  luogo  visi- 
bile dove  sia  esposto  alla  pubblica  venerazione. 

—  ùnn-a  persònn-a,  ecc.;  Esporre  uno,  un  eser- 
cito, ecc.,  vale  Avventurarlo,  Arrischiarlo,  Metterlo 
in  pericolo. 

S  Espdnnise  n.  p.  Esporsi,  Avventurarsi  ;  ed  anche 
Sottomettersi,  Offerirsi  a  checchessia. 
Espoxitò  s.  m.  Espositore:  Chi  espone. 
Espoxizion  s.  f.  Esposizione  :  L'atto  di  esporre 
qualunque  cosa  all'aria,  alla  pubblica  vista. 

«  Esposizione,  per  Interpretazione,  Spiegazione,  Di- 
chiarazione. 

n  —  Quella  pubblica  mostra,  che  si  fa  raccogliendo 
in  un  luogo  medesimo  tatti  i  capi  d'arte  o  d'in- 
dustria d'un  popolo. 

—  dS  Sanliscimo  Sacramento  ;  Esposizione  del  San- 
tissimo 0  del  Venerabile  :  Funzione  ecclesiastica, 
in  cui  si  espone  all'adorazione  de'  fedeli  il  San- 
tissimo Sacramento. 

Espresciòn  s.  f.  Espressione:  La  significa- 
zione de' concetti,  mediante  la  favella  o  la  scrittura. 

«  Espressione,  parlandosi  di  parole,  vale  Forza, 
Valore,  Significato. 

ti  —  Nella  Pittura  dicesi  La  rappresentazione  viva 
e  naturale  degli  affetti  e  delle  passioni. 

n  —  Nella  Musica  è  II  modo  di  far  sentire  un  senso 
d'affetto  determinato,  abbellito  dall'arte. 
Espresso  s.  m.  Espresso:  3Iesso  o  Messaggio 
mandato  a  posta  da  un  luogo  all'altro  per  cosa 
d'alta  importanza. 
Esprimine  v.  a.  Esprimere, antic.  Espriemere 
e  Sprimere:  Manifestare  il  suo  concetto  con  chia- 
rezza e  al  vivo. 

«  Esprimere,  per  Significare,  Dar  a  conoscere:  Nd 
posso  esprimmive  6  dispiaxeì  che  ecc.;  Non  posso 
esprimervi  il  dispiacere  che  ecc. 

n  —  In  Pittura,  Scoltura  e  Poesia,  vale  Rappre- 
sentare al  vivo  gli  affetti  e  le  passioni. 

S  Esprimmise  n.  p.  Esprimersi  :  Significare  o  Spie- 
gare i  propri  concetti. 
Espropxrià,  v.  a.  Espropriare  :  Privare  altrui 
delle  cose  proprie  ;  è  dicesi  specialmente  di  beni 
immobili. 
Espx*opr*ia;ZiònL  s.  f.  Espropriazione  :  L'atto 
col  quale  si  priva  altrui  delle  cose  proprie. 

—  forsà;  Espropriazione  forzata,  dicesi  La  vendita 
giudiziaria  dei  beni  immobili  d'un  debitore,  fatta 
sopra  domanda  de'  suoi  creditori. 

Esta>3:i  s.  f.  Estasi  :  Stato  dell'anima  alienata  dai 
sensi,  Sospensione  dell'esercizio  de' sensi  cagio- 
nata da  intensa  contemplazione  d'un  oggetto  stra- 
wdiQario  e  soprannaturale. 


§  Andà  in  estaxi;  Andare  in  estasi.  Estasiare, 

Estasire:  Esser  alzato  o  rapilo  in  estasi. 
M  Andar  in  estasi  o  in  visibilio,  dicesi  del  Rimaner 
sopraffatto  dalla  maraviglia  o  dall'eccesso  del  piacere. 
Estende  v.  a.  Estendere,  Distendere,  Dilatare, 
Spargere,  ecc. 

—  un  comando,  un  ordine,  ecc.;  Estendere  an  co- 
mandamento 0  simile,  vale  Far  ch'esso  obblighi 
e  comprenda  un  maggior  numero  di  persone. 

-  un  scriio;  Distendere  una  scrittura,  vale  Com- 

porla,  Metterla  in  carta. 
S  Eslèndisen.  p.  Estendersi,  Distendersi,  Dilatarsi, 

Spargersi,  ecc. 

—  in  lo  discorso;  Estendersi  a  dire,  vale  Favellar 
a  lungo.  Esser  largo  nel  ragionare. 

Estenseión  s.  f.  Estensione  :  L'atto  di  ciò  che 
sì  stende,  e  La  dimensione  slessa  d'una  cosa  con- 
siderala nelle  sue  misure. 

—  de  paize;  Tratto  di  paese. 

—  de  vòxe;  Estensione  di  voce,  detta  dai  Greci 
Diapason. 

S  Per  estenseión;  Per  estensione.  Modo  avverb., 
e  dicesi  d'alcune  voci  a  significare  che,  oltre  al 
comune,  si  prendono  anche  in  piii  largo  significato. 

Esteusò  s.  m.  Estensore,  dicesi  nell'uso  Colui 
che  scrive  articoli  per  giornali. 

Esteuua^zión  s.  f.  Estenuazione:  Dimagra- 
zione,  Disparutezza,  Macilenza,  Debolezza,  Ab- 
battimento di  forze. 

Esteuiiòu  add.  Estenuato:  Menomato  di  forze, 
di  complessione.  Magro,  Macilento. 

Estex-mixià.  v.  a.  Esterminare:  Mandar  in  ro- 
vina. Distruggere,  Annientare. 

Esterna,  v.  a.  Esternare  :  Manifestare  una  cosa 
che  si  ha  nell'animo,  Far  conoscere  la  propria 
volontà,  desiderio  o  pensiero. 

Estima.  V.  a.  Stimare,  Estimare,  Apprezzare, 
Valutare:  Dar  giudizio  del  valore  d'una  cosa, 
Determinarne  il  prezzo;  e  dicesi  propriam.  di 
case,  poderi  e  simili. 

Estimo  s.  m.  Stima:  Il  giudizio  del  valore  di 
una  cosa,  ossia  Quel  prezzo  che  una  cosa  si  crede 
valere,  e  che  da  un  perito  è  stalo  determinato  j 
altrim.  Perizia. 

Estimòu.  s.  m.  Stimatore,  Estimatore,  Perito: 
Colui  che  fa  professione  di  stimare  case,  poderi, 
mobili  e  simili,  e  ne  fa  relazione. 

Estiiig>iie  V.  a.  Estinguere,  Spegnere,  Annul- 
lare; detto  di  debito,  vale  Pagarlo  o  Per  altra 
via  tòr  di  mezzo  il  diritto  della  riscossione. 
§  Estinguise  n.  p.  Estinguersi  ;  detto  di  famiglia, 
vale  Mancarne  la  successione,  Non  rimanervi  pia 
alcun  discendente. 

Estinziòns.f.  Estinzione, Estinguimento;  dettò 
di  debito,  dicesi  II  pagamento,  per  il  quale  ri- 
mane annullato  esso  debito. 

—  d'ùnn-a  famiggia;  Estinzione  d'una  famiglia,  di 
un  casato,  ecc.,  dicesi  Quando  non  rimane  più 
alcun  discendente  della  medesima. 

Estirpa.  V.  a.  Estirpare,  Stirpare,  Distirpare, 
Svellere,  Disvellere,  Diradicare;  e  metafor.  Di- 
struggere, Dissipare,  Dispergere,  ecc. 
n  Estirpare,  in  Chir.  vale  Fare  l'estirpazione  d'un 
tumore. 
Estirpa,ziòn  s.  f.  Estirpazione,  Estirpamento: 
L'estirpare. 
I)  Estirpazione,  in  Chir.  è  Un'operazione  che  con- 
siste Del  tagliare  attorno  attorno  un  tomore,  che 


342 


ETÀ 


EUG 


sia  nato  in  mezzo  a  parti  sane,  e  portarlo  via 
tntto  affinchè  non  rinasca. 
Estorsción  s.  f.  Estorsione  :  Esazione  ingiu- 
sta, talora  con  inganno,  e  quando  con  violenza. 
Estràe  v.  a.  Eslrarre:  Cavar  fuori. 
I)  Estrarre:  Cavar  fuori  da  un  libro,  da  un  regi- 
stro 0  simili  i  documenti  e  le  cose  più  rimar- 
chevoli che  fanno  al  bisogno. 
«  —  Cavar  alcuna  cosa  da  un  misto  per  mezzo 
della  Chimica. 
Estrseto  s.  m  Estratto  :  Materia  più  eletta  cavata 
fuori,  per  mezzo  d'operazioni  chimiche,  da  altra 
materia. 
«  Estratto:  Ciò  che  si  estrae  da  un  libro  o  da  una 

scrittura  ;  Ristretto,  Sommario. 
n  —  La  vincita  fatta  al  giuoco  del  lotto  sopra  un 
numero  giuocato  spicciolato;  ilqual  numero diccsi 
pure  Estratto. 
Estrag'òn.  V.  Aslragdn. 
Estrazión  s.  f.  Estrazione  :  Lo  estrarre, 
n  Estrazione:  Eiezione  a  sorte. 
I)  —  per  Nascila,  Origine,  Condizione,  Schiatta, 
ma  non  si  dice  se  non  in  senso  qnasi   dispre- 
giativo: Pcrsònn-a  de  bussa  estrazi on  ;  Persona 
di  bassa  estrazione,  cioè  Di  bassa  condizione, 
n  —  Il  tirare  a  sorte  i  numeri  del  lotto;  e  così 
chìamansi  anche  I  cinque  numeri  che  si  tirano 
su  al  giuoco  del  lotto. 
—  de  radici;  Estrazione  delle  radici.  T.  degli  aritm. 
Il  metodo  di  trovar  le  radici  de'  numeri  o  quan- 
tità date. 
Estremi  tee  s.  f  Estremità,  Stremila:  L'estrema 
parte,  La  parte  ove  u:ia  cosa  finisce.  Il  termine 
di  qualsivoglia  cosa. 
«  Estremità,  diconsi  da'  Nolomisti  Le  braccia  e  le 

gambe. 
S  Da  ùnn'estremilce  all'atra  V.  Da  un  estremo 
all'atro  nella  seguente  voce  Estremo. 
Estremo  s.  m.  Estremo,  Stremo:  Il  più  alto 
grado,  L'ultimo  segno  al  quale  una  cosa  possa 
giungere. 
S  Da  un  estremo  all'atro;  Da  stremo  a  stremo, 
Da  una  estremità  all'altra,  0  asso  o  sei,  si  dice  di 
Chi  nelle  cose  non  conosce  mezzo,  ma  va  agli  eccessi. 
S  Èse  a-i  estremi;  Essere  all'estremo  o  in  estremo 
od  anche  latin,  in  extremis,  vale  Essere  agli 
ultimi  momenti  della  vita,  Essor  per  morire, 
n  Essere  agli  estremi,  vale  anche  Essere  in  somma 
calamità,  necessità  o  miseria. 
Eistremo  add.  Estremo,  Stremo,  Ultimo, 
g  Estrema  unzión;  Strema  o  Eslrema  unzione: 
Uno  dei  sette  sacramenti  della  Chiesa,  ed  è  quello 
che  si  amministra  ai  moribondi  coll'olio  santo. 
Etee  s.  f.  Età  :  Nome  generale  che  si  dà  ai  gradi 
del  viver  dell'uomo,  come  all'infanzia,  fanciul- 
lezza, giovinezza,  virilità  e  vecchiaia,  e  vale  Nu- 
mero d'anni,  ecc. 
1)  Età,  nella  Cronologia  e  nell'Antichità  si  dice  d'Un 

determinato  numero  di  secoli. 
S  D'etcB  avansd;  Di  grande  età,  vale  Vecchio. 
S  Da  maxima  elee  ;  Coetaneo,  Coevo:  Che  è  della 

medesima  eia  o  Che  esiste  ad  un  tempo. 
S  De  bdnn'eta;;  Di  bella  età,  vale  D'età  malora, 

ma  fresca  e  robusta. 
%  De  meza  etce  ;  Di  mezza  età  :  Tra  vecchio  e  giovine. 
S  Ése  in  tó  bòn  dcll'ctce;  Esser  nel  buono  o  sul 
buono  dell'età  o  simile,  vale  Esser  nel  bello,  nel 
colmo,  nel  vigore  dell'eia. 


S  Èse  za  d'etce;  Esser  d'età  o  d'elade,  vale  Es- 
sere attempalo. 
§  Maggio  d'etce  ;  Maggiore,  dicesi  da'  Legisti  Colui 
che  ha  l'età  idonea  per  maneggiar  le  cose  sue; 
altrim.  Blaggiorrnne. 
S  Mina  d'etw;  Minore,  diccsi  da' Legisti  Colui  che 
non  è  ancor  giunto  all'età  determinala  dalle  leggi, 
affine  di  p' ter  essere  padrone  di  sé  e  della  sua 
roba;  altrim.  Minorenne. 

Etaxé  s.  m  Servo  muto,  Servitor  di  legno: 
Piccolo  scaffale  o  Tavolino  a  due  o  più  palchi, 
collocato  sul  pavimento,  presso  gli  angoli  della 
tavola,  a  comodo  dei  commensali,  per  cambiarsi 
da  sé  i  tondini,  prendersi  pane  o  altro,  quando 
per  questo  uffizio  non  s'abbian  servidori,  o  non 
si  vogliano  presenti.  Voce  pretta  francese. 

Eterni  tee  s.  f.  Eternila,  Eternalità  :  Misura  in- 
terminabile ed  infinita  di  durazione  che  non  ha 
principio,  né  mezzo,  né  fine;  e  qualche  volta  che 
ha  principio,  ma  non  ha  fine. 
§  .Amia  0  Passò,  all'eternitce ;  Andar  a  vila  eterna. 
Andar  all'altra  vita  o  all'altro  mondo  o  di  là. 
Passar  di  questa  vita,  vagliono  Morire. 

Eternizacà,  v.  a.  Eternare,  Immortalare  :  Far 
eterno,  immortale. 
%  Elernizzdse  n.  p.  Eternarsi,  Farsi  eterno,  Im- 
morlalarsi. 

Etichetta  s.  f.  Etichetla:  L'osservanza  esal- 
tissima di  tulle  le  cerimonie  più  minute  nel  con- 
versare tra  persone  di  qualità. 
t)  Bottello,  Bottellino,  e  nell'uso  anche  Etichetta: 
Quel  cartellino  che  si  soprappone  a  certe  cose, 
come  bottiglie,  alberelli  o  altri  vasi  scrittovi  la 
materia  ch'essi  contengono. 

—  d'un  libbra;  Cartellino  :  Quell'iscrizione  del  titolo 
dell'opera,  intero  od  abbreviato,  solito  apporsi 
sulla  parte  superiore  del  dorso  del  libro,  in 
lettere  a  slampa,  o  anche  impresse  a  mano, 
in  oro. 
§  Sta  in  sce  l'etichetta;  Star  sui  convenevoli  o 
sui  cerimoniali:  Praticar  con  ogni  cura  le  ceri- 
monie e  i  complimenti. 

Etixiia  s.  f.  Elisia  :  Malattia,  i  cui  principali  sin- 
tomi sono  un'emaciazione  di  tutto  il  corpo,  ac- 
compagnata da  febbre  lenta  detta  Etica,  la  qual 
termina  generalmente  colla  morte. 

Eug'g-etto  s.  m.  Occhio:  Una  specie  di  chiodo 

a  punta  o  a  vite  o  ad  ingessatura,  con  un  foro 

in  luogo  di  capocchia  o  cappello.  Se  è  a  vite, 

dicesi  Occhio  a  vite. 

I)  Occhietto.  T.  mar.  Anello  che  si  fa  all'estremità 

d^alcuna  corda. 
§  Éuggetti  da  molla  dò  reléuio;  Occhi  della  molla. 
Due  fori  che  ha  la  molla  dell'orologio  alle  due 
estremità.  Dicesi  Occhio  di  dentro  quello  che  si 
appicca  a  un  dente  che  è  nella  fascia  dell'albero; 
e  Occhio  di  fuori,  quello  por  cui  l'esteriore  estre- 
mità della  molla  si  appicca  a  un  dente,  che  è 
internamente  nella  sponda  del  tamburo. 

Eixg"g"ezza  v.  a.  Adocchiare,  Aocchiare,  Oc- 
chiare, Allumare:  Affissar  lo  sguardo  per  Io  più 
con  desiderio  inverso  checchessia.  Occhieggiare 
vale  Guardare  con  affetto  e  compiacenza. 

Eixg-g-ia  s.  f.  Occhiata:  Sguardo  di  passaggio 
per  vedere  o  esprimere  qua'che  cosa.  -  Occhia- 
taccia dicesi  Quella  sguardata  con  occhio  torvo 
ad  alcuno  che  faccia  cosa  a  noi  spiacevole,  e  ciò 
per  atto  di  rimprovero,  o  per  accenno  che  smetta  ; 


EUG 


EUG 


343 


0  g'ha  dato  gerle  iuggias  che  ecc.;  Gli  diede 

certe  occhiatacce  che  ecc. 

n  Occhiata,  dicosi  anche  assoiatamente  per  Sguardo 
0  L'alto  (lei  guardare. 

Il  —  Pesce  di  mare,  dei  genere  degli  Spari  (Sparus 
melanurusj  mollo  abbondante  nei  Mediterraneo, 
di  colore  argenteo  ai  iati  e  sotto  del  ventre,  strialo 
di  nero  sul  dorso,  e  con  larga  macchia  nerastra 
in  sulla  coda  da  ciascun  laloj  dicesi  anche  Co- 
dinero  e  Meianuro. 

S  Dàùnn'éuggià;  Dare  un'occhiata  o  una  rivista: 
Guardare  di  passaggio  o  aita  sfu^rgila,  e  dicesi 
per  Io  più  di  libro  o  altro  simile. 
•j-§  Va  ciù  ùnn'éuggià  che  cetìto  pdjai...  Prov.  no- 
stro che  non  ha  corrispondenza  ilal.  e  che  da 
noi  usasi  dire  comunemente  e  scherzevolm.  per 
motteggiare  uno  che  dia  occhiatine  amorose,  sen- 
suali, vivaci,  penetranti. 
Éug'g'iadinii-a  s.  f.  Occhialina,  Occhialella, 

Sguardolino:  Sguardo  di  passaggio. 
'Fliig'g-iii  s.  m.  Occhiello,  Occhiolino,  Occhiuzzo: 
Dimin.  e  vezzegg.  d'Occhio. 

S  Fd  l'éuggin;  Far  l'occhietto,  Fare  agli  occhi: 
Dare  sotto  sotto  d^g  i  sguardi  amorosi,  Vagheg- 

^  giare,  Far  all'amore. 

Eag'g'io  s.  m.  Occhio  :  Parte  nobilissima  del- 
l'animale, Organo  delia  vista;  figur.  e  poelic.  Gli 
occhi  diconsi  anche  Ciglia,  Pupille,  Raggi,  Rai, 
Lumi,  Luci,  Guardi. 

I)  Occhio,  per  La  vista  medesima.  Sguardo  :  0  g'ha 
misso  i  éuggi  addosso;  Gli  pose  gli  occhi  addosso. 

n  —  Nel  signific.  di  Persona  che  osserva  gli  an- 
damenti altrui  :  0  l'é'a  in  meso  a  tanti  éuggi; 
Era  in  mezzo  di  tanti  occhi,  cioè  Era  da  molti 
osservato. 

M  —  per  La  Cosa  più  cara  che  l'uomo  abbia:  0 
l'è  i  éuggi  da  so  testa;  È  gli  occhi  del  suo  capo. 

11  —  Melaf.  vale  Intelletto  e  simili:  GAc  voeiva 
un  pò  ciù  d'éuggio;  E'  ci  voleva  un  po'  più 
d'occhio. 

M  —  per  una  Specie  di  Finestra  rotonda  o  ovata, 
che  per  lo  più  si  suol  porre  nelle  facciate  o  nelle 
parti  più  alle  della  chiesa,  e  anche  sopra  le  porte, 
0  nella  più  alta  parte  della  casa. 

«  —  per  Una  delle  parli  dell'ancora. 

«  —  Nell'uso  dicesi  generalm.  di  Qualunque  aper- 
tura che  trovisi  in  una  casa. 

—  da  vigna;  Occhio  della  vite.  Gemma. 

—  de  béu;  Occhio  di  bue.  Voce  del  gergo  e  del- 
l'uso, e  vale  Uno  sculo  d'argenlo. 

—  de  gatto;  Occhio  di  gatta  o  di  gatto.  Bellocchio, 
Asteria:  Gemma  assai  dura,  la  quale  ha  in  sé 
una  certa  luce  a  guisa  delle  pupille  degli  occhi, 
e  getta  fuori  i  suoi  splendori  quando  da  una  e 
quando  da  un'alira  parte, 

—  tic  mósca;  Carattere  microscopico  o  Diamante. 
T.  degli  Sianip.  Il  carattere  più  minuto  che  si 
usi  nelle  stamperie. 

—  rfi  faxéu;  Occhio  o  Viso:  Ne'fagiuoli  nostrani 
dicesi  Quella  parte  nera  e  dura  onde  germogliano. 

—  d5  carattere;  Occhio.  T.  degli  Stamp.  La  gran- 
dezza della  lettera  alfabetica,  non  compresa  l'asta 
ch'essa  avesse.  L'Occhio  può  variare  o  per  la  sola 
altezza,  o  per  la  sola  larghezza,  o  per  ambedue 
i  versi;  così  havvi  l'Occhio  ordinario,  l'Occhio 
grosso,  il  piccolo,  il  grasso  e  il  magro. 

—  dò  cu;  Ano,  Culo  V.  Cu. 

—  dò  martello;  Occhio  del  martello. 


S  Éuggi  abbiforchce;  Occhi  marrani:  Occhi  furbi, 
che  danno  segno  d'astuzia. 

—  affòinoe;  Occhi  grifagni,  Occhi  di  nibbio o  di  falco: 
Occhi  acuti  ed  accorti  alla  preda,  come  quelli  degli 
uccelli  di  rapina. 

—  affusi;  Occhi  affossati  o  infossali  o  incavernati, 
cioè  Affondati,  Rientrati  in  dentro. 

—  bóllce;  Occhi  lividi,  Occhiaje:  Un  certo  lividore 
che  viene  altrui  sotto  gli  occhi. 

—  cotesti;  Occhi  cerulei,  cileslri  o  cilestrini;  e  di- 
cesi Occhi-glauco  a  Chi  ha  gli  occhi  celesti. 

—  che  ammtan  in  ta  settomann-a  passa;  Occhi 
torli  0  loschi  0  guerci.  Occhi  fuor  di  sesto:  Quel 
difetto  degli  occhi,  che  fa  che  guardino  in  di- 
versa direzione. 

—  che  ciànzan;  Occhi  lippi  :  Occhi  che  lagrimano. 

—  che  pertùzan;  Occhi  vivaci.  Occhi  di  ramarro. 
Occhi  assassini  o  che  uccidono:  Occhi  vivaci, 
briosi,  acuti,  serpentini. 

—  che  rtan  ;  Occhi  ridenti  o  sereni  o  allegri  o  pieni 
di  letizia. 

—  cianzocnti  ;  Occhi  imbambolati  o  lagrimosi  o 
piagnolosi  o  pregni  di  lagrime. 

—  da  gatto;  Occhi  cesii  o  di  gallo,  diconsi  Gli  occhi 
azzurrigni  o  Che  tendono  all'azzurro. 

—  de  béu;  Occhi  di  bue  T.  mar.  V.  Béu. 

—  de  forchetto  o  de  fóin  V.  sopra  Éuggi  affóinm. 

—  de  féugo  ;  Occhi  di  fuoco  o  di  bragia  o  abbra- 
giati.  Occhi  ardenti  o  simili,  diconsi  Gli  occhi 
accesi  da  irn  o  da  altra  soverchia  passione. 

—  de  vista  acùtiscima;  Occhi  di  lince  o  lincèi: 
Occhi  di  vista  acutissima  e  perfellissima. 

—  dò  broldo;  Occhi:  Gocciole  di  grasso  o  d'olio 
galleggiante  in  forma  di  maglia  sopra  acqua  o 
altro  liquore;  se  queste  gocciole  son  minutissime 
diciinsi  Scandelle. 

—  fo  Idra?  de  carne  sd;  Occhi  foderati  di  prosciutto, 
diconsi  Quelli  con  le  palpebre  alquanto  rovesciale 
per  malattia. 

—  furbi;  Occhi  furbi,  Occhi  marrani. 

—  inversci;  Occhi  scerpellati,  sciarpellati,  sciarpel- 
lini,  scerpellini,  cerpellini  e  cespellini  :  Occhi  che 
hanno  le  palpebre  arrovesciate. 

—  inveddrce;  Occhi  strabuzzali. 

—  mez'averti;  Occhi  a  sportello,  dicesi  scherzev. 
per  Occhi  mezzo  aperti, 

—  pòrrin;  Occhi  di  pernice,  diconsi  nell'oso  Al- 
cuni piccoli  porri  o  verruche  fibrose  e  dolorose 
che  si  producono  frammezzo  alle  dita  de'  piedi. 
Essi  vengono  così  chiamati  dallo  avere  nel  lor 
centro  esteriore  una  piccola  punta  nera  simile 
alla  pupilla  dell'occhio  della  pernice. 

—  pollini;  Occhi  cispi  o  cisposi  o  caccolosi,  Occhi 
lippi:  Occhi  pieni  di  cispa;  che  scherzevolm.  di- 
consi anche  .Occhi  orlati  di  tonnina  o  di  savore. 

—  scripiliti  V.  sopra  Éuggi  inversci. 

—  smorti;  Occhi  languidi. 

—  stralùnce;  Occhi  stralunati,  Occhi  stravolti. 

%  Acciantd  i  éuggi  addosso  a  fin  V.  sotto  Ciantd 

i  éuggi  ecc. 
S  A  colpo  d'éuggio;  Ad  un'occhiata.  Alla  prima 

occhiala  :  Con  un  solo  girar  d'occhio  ;  dicesi  anche 

nell'uso  A  colpo  d'occhio  o  In  un  colpo  d'occhio, 

ma  son  modi  francesi  da  schivarsi. 
S  A  éuggi  sfreili  V.  sotto  A  streit'éuggi. 
g  A  cuggio;  A  occhio,  A  vista.  Posto  avverb,  vale 

Prendendo  regola  dalla  vista,  Senz'altra  misura 

che  della  considerazione  oculare. 


m 


EUG 


EUG 


S  Ammid  co-a  eòa  dell' éuggio,  Ammià  con  l'éug- 
gio  dd  porco,  Ammid  de  cattivo  éuggio,  Am- 
mid de  sott'éuggio  V.  Ammid. 
%  Anddastreit'éuggi;  Andana  chius'occhi  V.  Andd. 
g  A  quattr'éuggi ;  A  quattr'occhi  V.  A    quattro 

éuggi  alla  sua  sede  alfabetica. 
S  Avvi  i  éuggi;  Aprir  gli  occhi,  oltre  il  signif. 
proprio,  figurai,  vale  Divenir  ravveduto  e  accorto, 
Guardar  bene  il  fatto  suo,  Por  mente,  ecc. 
t)  —  i  éuggi  a  ùnn-a  persónn-a;  Aprir  gli  occhi 
ad  alcuno,  figurat.  vale  Disnebbiarlo,  Illnminarlo, 
Aprirgli  l'intelletto,  Farlo  accorto,  ravveduto, 
Fargli  intendere  la  verità,  Levargli  dal  capo  la 
mal  concelta  opinione. 
S  A  streit'éuggi ;  A  chins'occhi  o  Ad  occhi  chiosi. 
Posto  avverb.  vale  Cogli  occhi  serrati  ;  e  figurat. 
Alla  cieca,  Senza  badare,  Senza  considerazione, 
Con  fiducia, 
S  Aveì  ^ent'éuggi;  Aver  gli  occhi  d'Argo,  vale  Star 

cauto,  vigilante,  oculato, 
n  —  davanti  a-i  éuggi;  Aver  davanti  agli  occhi. 
Aver  sotto  gli  occhi,  vagliono  Aver  in  presenza. 
Aver  esposto  alla  vista. 
«  —  rfe  busche  in  ti  éuggi  V.  Busca. 
n  —  I  éuggi  ancòn  attacchce;  Aver  gli  occhi  tra' 
peli,  vale  Non  veder  bene,  e  dicesi  di  Chi  si  è 
levato  di  fresco,  e  si  mostra  tultor  sonnacchioso, 
n  —  i  éuggi  che  ciànzan  ;  Aver  gli  occhi  che  la- 

grimano  V.  Lagrimazidn. 
»  —  i  éuggi  che  fan  cicebe'le ;  Aver  le  traveg- 
gole. Travedere:  Pigliar  in  guardando  una  cosa 
per  un'altra. 
1)  —  t  éuggi  in  tó  coppùsso;  Aver  gli  occhi  di 
-    dietro  o  nella  collotlr^'a  V.  Coppùsso. 
ili  —  j  éuggi  ròsei;  Aver  gli  occhi  rossi  :  Jlostrare 

segno  d'aver  pianto. 
n  — Véuggio  addosso  a  ùnn-a  persótm-a;  Aver 
l'occhio  addosso  ad  alcuno,  vale  Stare  allento  a 
ciò  che  uno  faccia, 
n  —  l'éuggio  in  sciùnn-a  cosa;  Avere  o  Tener 
l'occhio  a  checchessia,  vale  Applicarvisi  con  at- 
tenzione, Badarvi  bene. 
«  —  sempre  davanti  a-i  éuggi;  Star  fitto  negli 

occhi:  Esser  sempre  presente. 
M  —  un  gran  cdlpo  d'éuggio;  Essere  oculatissimo. 
S  Aveine  ùnn-a  pansd  fìnn-a  a-i  éuggi;  Fasti- 
diare checchessia.  Essere  stucco  o  ristucco  di 
checchessia,  Averne  a  nausea,  ed  anche  Essere 
a  gola  in  checchessia:  Avere  gran  quantità,  copia, 
abbondanza  d'alcuna  cosa. 
S  A  vista  d'éuggio;  A  vista  d'occhio,  cioè  Per 
quanto  veda  lontano  l'occhio.  Alle  volte  significa 
In  modo  rapido  e  manifesto,  e  in  tal  signìfic. 
dicesi  A  occhiate:  0  cresceiva  a  vista  d'éuggio; 
Egli  cresceva  a  occhiale. 
S  Bùttd  0  Caccid  in  éuggio;  Buttare  in  occhio 

0  negli  occhi  o  in  faccia  V.  Bùttd. 
S  Cascia  dell'éuggio  V.  Cascia. 
%  Cavd  i  éuggi;  Cavar  gli  occhi,  e  scherzevolm. 

Disocchiare,  Sdisocchiare. 

$  Cavdse  i  éuggi  ;  Cavarsi  gli  occhi ,  diccsi  figurat. 

di  Due  0  più  insieme  adirali,  che  si  vorrebbero 

fare  il  maggior  male  possibile. 

S  Cazze  sott'éuggio;  Correr  agli  occhi,  Venir  veduto. 

5  Chind  i  éuggi;  Chinare,  Abbattere,  Abbassar 

gli  occhi  0  le  ciglia. 
S  Chi  non  ha  atro  che  un  éuggio  ;  Monocolo, 
%  Ciantd  i  éuggi  ttddosto  a  ùnn-a  per»Snn-a; 


Ficcar  gli  occhi  addosso  a  uno,  Affissarlo:  Guar- 
darlo fissamente. 
§  danze  i  éuggi  ;  Lagrimar  gli  occhi,  Aver  la  la- 

grimazione  V.  Lagrimazión. 
S  Cólpo  d'éuggio;  Colpo  d'occhio,  Occhiata,  Sguardo: 

Rivolta  0  Batter  d'occhio. 
I)  —  Colpo  d'occhio.  Prospello,  Veduta  :  Luogo  onde 

si  veda  molla  campagna  o  simile. 
S  Comensd  a  lùxi  i  éuggi;  Luccicare,   Comin- 
ciare a  far  gli  occhi  luccicanti,  cioè  Quando  per 
tenerezza  o  altro  son  quasi  sul  punto  di  lagrimare. 
S  Còstd  i  éuggi;  Costare  o  Valere  un  occhio  o  il 

cuore,  dicesi  d'una  Cosa  che  costi  carissima. 
S  Dd  aWéuggio;  Dar  nell'occhio,  dicesi  di  Cosa 
vistosa  e  appariscente,  e  vale  Colpire,  Far  im- 
pressione; ed  anche  dicesi  di  Cosa  che,  veduta 
0  udita,  può  far  Cadore  in  sospetto  di  ciò  che 
si  vuol  nascondere  :  Mi  me  n'andieivo,  ma  ho 
puta  de  dd  all'éuggio;  Andere'  via,  ma  ho  paura 
di  dar  nell'occhio. 
S'  Dd  da  pùa  in  ti  éuggi  ;  Battere   o   Gettare  la 
polvere  negli  occhi,  vagliono  Procurar  d'ingan- 
nare con  vane  mostre. 
S  Dd  dell'éuggio;  Dar  un  occhio  V.  in  Dd. 
g  Dd  in  ti  éuggi;  Dar  nell'occhio  o  negli  occhi, 
vale  Offender  la  visla:  O  làmme  5  me  dà  in  ti 
éuggi;  Il  lume  mi  dà  negli  occhi. 
%  Dente  dell'éuggio;  Dente  occhiale  V.  Dente. 
%  Esei  éuggi  da  testa  d'ùnn-a  pcrsónn-a;  Esser 
l'pcchio  0  Esser  l'occhio  dritto  o  destro  d'alcuno, 
ville  Essergli  in  gran  favore. 
S  Èse  tùtt'éuggi;  Aver  gli  occhi  d'Argo  V.  sopra 

Aveì  cento  éuggi.  ^ 

§  Éuve  a  éuggi  de  béu;  Uova  affogate  V.  Èuvo. 
%  Fdla  in  sci  éuggi;  Accoccarla  a  occhi  veggenti. 
§  Fd  l'éuggio  a  ùnn-a  cosa;  Far  l'occhio  a  una 
cosa,  vale  Assuefarci  l'occhio  :  Bezéugna  fdghe 
l'éuggio;  Bisogna  farci  l'occhio, 
g  Fantinetta  dell'éuggio;  Pupilla  V.  Fantinetta. 
g  Fase  brùxd  i  éuggi  de  cióulc  di  atri;  Pigliarsi 
0  Prendersi  gl'impacci  del  Rosso,  vale  Pigliarsi 
briga  0  cura  di  ciò  che  non  ci  spetta, 
g  Fd  segno  co-i  éuggi;  Far  d'occhio.  Dar  d'occhio, 
Ammiccare:  Accennar  cogli  occhi,  sovente  chiu- 
dendone uno. 
g  Fdse  vegnì  ó  pottin  a-i  éuggi  ;  Imbambolare  o 
Imbambolarsi  gli  occhi;  e  si  dice  quando  l'uomo 
li  ricopre  colle  lagrime  senza  mandarle  fuora, 
siccome  accade  per  ogni  minima  cosa  ai  bambini. 
g  Formaggio  co-i  éuggi;  Cacio  cogli  occhi  od  oc- 
chiuto V.  Formaggio. 
g  Frettdse  i  éuggi;  Stropicciarsi,  Soffregarsi  gli  occhi, 
g  Che  lùxan  i  éuggi;  Gli  brillano  gli  occhi,  dicesi 
comunem.  di  Chi  è  alquanto  avvinazzalo  o  cotticelo, 
g  Giunco  dell'éuggio;  Albugine,  Bianco  dell'occhio: 

La  cornea  opaca  dell'occhio, 
g  Imbarlùgd  i  éuggi;  Abbagliare,  Abbarbagliare 

V.  Abbarlùgd  nel  1»  significalo. 
g  Impi  l'éuggio;  Dar  nell'occhio,  e  dicesi  di  cosa 

che  sommamente  piaccia  e  si  desideri, 
g  in  t'ùn  bdttidcuggio  m.  avv.  In  un  batter  d'oc- 
chio, In  un  istante,  In  un  subito, 
g  Lascid  i  éujgi  addosso  a  ùnn-a  cosa;  Lasciar 
gli  occhi  su  una  cosa,  vale  Non  potersi  saziare 
di  guardarla  pel  desiderio  che  se  ne  ha. 
g  L'éuggio  dd  padròn  5  governa  S  cavallo;  L'oc- 
chio del  padrone  o  del  signore  ingrassa  il  ca- 
vallo V.  Cavallo. 


EUG 


EUI 


346 


S  L'éuggio  5  ne  véu  a  so  parte;  L'occhio  vuol 
la  sua  parte,  si  suol  dire  per  significare  che  In 
Dna  cosa  non  è  buono  guardar  solo  alla  sostanza, 
ma  anche  al  buon  aspello  di  fuori. 

S  Levdse  un  d'in  sci  éuggi;  Levarsi  alcuno  dagli 
occhi,  figura!,  vale  Uccidnrio. 

S  Levàse  5  séiinno  da-i  cuggi;  Cavarsi  il  tempo 
dagli  occhi,  figurai,  vaie  Avanzar  tempo,  col  ve- 
gliar più  del  consueto. 

S  Ldnlun  da-i  éuggi,  tóntan  da-o  chéu;  Lontan 
dagli  occhi,  lontan  dal  cuore  V.  Chéu. 

%  Lùxi  i  éuggi;  Sfavillar  gli  occhi,  Luccicar  gli 
occhi,  Aver  gli  occhi  luccicanti. 

S  Md  d'éuggi;  Mal  d'occhi,  e  in  term.  med.  Of- 
talmia, Ofialmite,  Otialmia  e  Ottalmite:  Malattia 
degli  occhi,  ed  è  Infiammazione  d'alcune  parti 
di  essi. 

S  Mangidse  co-i  éuggi  ùnn-a  persónn-a;  5Ian- 
giarsi  uno  cogli  occhi,  vale  Sopraffarlo  con  parole 
0  bravate. 

S  Mangidse  ùnn-a  cosa  co-i  éuggi  ;  Divorar  una 
cosa  cogli  occhi,  vale  Guardare  sì  avidamente  una 
cosa,  che  la  brama  di  quella  apparisca  per  gli 
occhi. 

§  A'd  leva  t  éuggi  d'addosso  a  ùnn-a  cosa  o  per- 
tSnn-a;  Non  islaccar  l'occhio  da  una  cosa  o  per- 
sona, vale  Non  si  saziar  di  mirarla. 

S  Nò  poei  legni  i  éuggi  averli;  Il  sonno  vincer 
gli  occhi:  Slcrire  o  Cascar  di  sonnoi' 

S  No  streme  un  éuggio;  Non  chiuder  occhio,  vale 
Non  dormire. 

%  Pan  co-i  éuggi,  formaggio  sens'éuggi ,  e  vin 
chi  sala  a-i  éuggi  ;  Pane  cogli  occhi,  cacio  senza 
occhi  e  vin  che  salta  agli  occhi  o  che  cava  gli 
occhi.  Prov.  con  cui  si  vuol  dinotare  le  qualità 
che  debbono  avere  queste  tre  cose  per  essere 
eccellenti;  che  in  altra  guisa  dicesi  Pane  allu- 
minato e  cacio  cieco. 

S  Passa  pe  éuggio;  Andar  a  picco,  Sommergersi, 
Colar  a  fondo.  T.  mar.  Dicesl  d'una  Barca  che 
s'affonda  Talora  usasi  per  Perder  d'occhio  o  di 
vista. 

S  Perde  d'éuggio  ;  Perder  d'occhio  o  di  vista  :  Non 
veder  più  una  cosa  veduta  per  qualche  tempo 
innanzi. 

S  Piggid  d'éuggio  ;  Pigliar  di  mira,  vale  Aver  fisso 
l'occhio  e  Taticnzione  a  cosa  particolare;  e  detto 
di  persona,  s'intende  per  lo  più  in  mala  parte, 
cioè  ad  oggetto  di  perseguitarla,  di  nuocerle. 

S  P'gS'ó'  l'éuggio  dd  cu  pe  ùnn-a  daga  ;  Pren- 
dere un  granchio  o  un  granciporro  V.  daga. 

S  Pin  dell'éuggio;  Globo  dell'occhio:  Tutte  insieme 
le  varie  parti  che  compongono  l'occhio,  che  ha 
forma  di  pallottola;  altrim.  Bulbo. 

S  Quattr'  éuggi  ;  Quattrocchi.  Nell'uso  comune  e 
scherzevolm.  si  chiama  così  Chi  porla  gli  occhiali. 

S  Remetlighe  i  éuggi;  Rimettervi  gli  occhi:  Stan- 
car la  vista  senza  profitto. 

S  Rie  sotV éuggio;  Rider  sotto  le  basette:  Sogghi- 
gnar quasi  di  nascosto,  e  per  lo  più  in  segno 
di  disapprovazione  o  di  scherno. 

%  Sàtd  a-i  éuggi;  Avventarsi  o  Lanciarsi  agli  occhi. 

S  Scappd  da-i  éuggi  ùnn-a  cosa;  Uscir  degli  occhi 
alcuna  cosa,  vale  Temere  o  Aver  gran  dispia- 
cere di  doverla  perdere. 

S  Scentd  da-i  éuggi;  Sparire,  Disparire:  Uscir  di 
vista  altrui  in  un  tratto,  Dilegnarsi. 

S  Sehitsà  0  Sciaccd  dell'  éuggio;  Strizzar  rocchio 


0  gli  occhi,  Far  d'occhio,  Dar  d'occhio,  Far  l'oc- 
chiolino, Ammiccare  :  Accennare  vMrm  o  per  farlo 
accorto  di  checchessia  o  per  segno  d'amore,  chiu- 
dendo e  riaprendo  istantaneamente  un  occhio. 

S  Sciórbi  co-i  éuggi  ;  Mangiar  cogli  occhi,  vale  Guar- 
dar fisso  e  con  affetto  sensuale  e  disordinato. 

S  Segna  co-i  éuggi  ;  Dar  d'occhio.  Far  d'occhio, 
Ammiccare  V.  sopra  Fd  segno  co-i  éuggi. 

S  Serrd  i  éuggi;  Chiuder  gli  occhi,  vale  Dormire, 
e  figurai.  Morire. 

n  —  »  éuggi  a  ùnn-a  persònn-a;  Coprire  o  Chiu- 
dere gli  occhi  a  uno,  vale  Assisterlo  in  punto 
di  morte. 

S  Spalancd  i  éuggi;  Sbarrar  gli  occhi:  Spalan- 
carli, Aprirli  largamente  il  più  che  si  può. 

S  Spende  i  éuggi;  Spender  gli  occhi,  figurai,  vale 
Spender  moltissimo. 

g  Slrenze  i  éuggi  V.  sopra  Serra  i  éuggi.  Usasi 
ancora  per  Dissimulare,  Far  finta  di  non  vedere. 

S  Slrenze  un  éuggio;  Chiuder  un  occhio:  Dissi- 
mulare, Finger  di  non  vedere  cosa  che  altri  fac- 
cia; e  dicesi  più  che  altro  quando  un  superiore, 
non  potendo  conceder  cosa  anco  leggera  a  un 
sottoposto,  gliela  lascia  fare,  dissimulandola. 

S  Sld  co-i  éuggi  averti  o  spalanchce;  Star  col- 
l'occhio  leso  0  cogli  occhi  aperti,  Star  a  canna 
badata,  Tener  gli  occhi  aperti  e  simili,  figurai, 
si  dicono  dell'Usar  atlenzione,  Por  mente,  Star 
vigilante. 

S  Slralùnd  i  éuggi;  Stralunar  gli  occhi:  Stravolgere 
in  qua  e  in  là  gli  occhi  aperli  il  più  che  si  può. 

S  Tegni  d'éuggio  ùnn-a  pers5nn-a;  Tener  di  vi- 
sta. Guardar  a  vista  uno,  vale  Fargli  gelosissima 
guardia,  e  quasi  non  gli  levar  gli  occhi  d'addosso 
acciocché  non  fugga,  ecc. 

g  Tegni  i  éuggi  bassi;  Tener  gli  occhi  bassi:  Te- 
nerli vòlti  a  terra  per  timore,  umiltà  e  simiH. 

8  Vedde  ciù  quattr' éuggi  che  dui;  Vedere  più 
quattr'occhi  che  due,  vale  Esser  più  diflScile  che 
altri  s'inganni  e  sia  ingannato  operando  in  com- 
pagnia d'alcuno  che  operando  solo. 

S  Vin  chi  sàta  a-i  éuggi;  Vino  smagliante. 

S  Vedde  de  bón  éuggio;  Veder  di  buon  occhio, 
cioè  Con  affetto,  con  compiacenza,  Voler  bene,  ecc. 

^%Vortd  i  éuggi;  Girar  gli  occhi. 
Éviiamiii.e  s.  m.  Oliarne.  Voce  dell'uso:  Sapore 
d'olio  sgradito,  ed  anche  Odor  d'olio:  Ghe  sa 
troppo  d'éujamme;  Ci  pule  troppo  d'oliarne. 
Éuio  s.  m.  Olio  ed  Ogiio:  Liquore  grasso  e  un- 
tuoso che  si  cava  dalle  ulive  e  da  altre  sostanze 
vegetabili,  o  da  animali.  Ve  n'ha  di  due  generi  : 
l'Olio  fisso  e  l'Olio  volatile.  Il  primo  si  fa  per  via 
della  compressione,  l'altro  per  via  della  distilla- 
zione. Dicendo  Olio  senz'aggiunto,  s' intende  Olio 
d'uliva.  Gli  altri  Olii  si  distinguono  indicando 
qualche  loro  proprietà,  come  Olio  volatile,  essic- 
cativo, ecc.;  0  la  materia  donde  son  tratti,  come 
Olio  di  lino.  Olio  di  noce,  di  ricino,  ecc. 

—  d'amàndoa  dòge;  Olio  di  màndorle  dolci  :  Liquido 
tratto  per  distillazione  dalle  màndorle;  è  quasi 
senza  odore,  di  sapore  dolcigno,  di  colore  gial- 
lognolo, alcuna  volta  verdiccio;  è  ammolliente, 
addolciente,  vermifugo,  purgativo. 

—  da  brùxd;  Olio  da  ardere.  Olio  da  lumi:  Olio 
comune,  cioè  D'infima  qualità. 

—  ch'ò  l'ha  a  lann-a;  Olio  ammuffito,  ammuffalo, 
muffato,  muffilo,  colla  muffa. 

—  de  gdmmio;  Stento  o  Fatica  di  braccia.  Piceli 


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per  ischerzo  di  Lavoro  che  richiegga  fatica  e 
continuo  movimento  di  braccia ,  e  per  lo  più 
Fregarn  pa?;Iiardamente,  Stropicciare  e  simili. 

—  de  Un;  Olio  di  lino  o  di  linsome:  Olio  che  si 
cava  dai  semi  del  lino,  utile  a  molte  arti,  o  per 
tinte  0  vernici. 

—  de  merlùsso;  Olio  di  merluzzo:  Olio  che  si  cava 
dal  frgato  del  merluzzo;  e  fassene  grand'uso  in 
medicina  nelle  ma'atlie  di  petto. 

—  de  tìòxc  ;  Olio  di  noce,  ed  anche  Noce  assolu- 
tamente: L'olio  cavato  dalle  noci,  il  qual  serve 
a' pittori  per  dipingere,  macinando  e  stemperando 
con  esso  i  colori. 

—  de  pesciu;  Olio  di  pesce  :  Olio  che  si  cava  dal 
tonno  0  da  altri  pesci  grossi,  e  serve  ai  concia- 
tori di  pelli  ed  untori  per  ugnere  ed  ingrassare 
le  pelli  e  i  corami.  Usasi  ancora  per  guarire  i 
tagli  ed  altre  ferite. 

—  de  ravisson;  Olio  di  ravizzone,  di  rapaccione  o 
di  rapacelo  :  Olio  cavato  da'  semi  del  ravizzone 
fnapus  sylvestrisj;  il  suo  colore  è  giallo,  il  suo 
odore  non  è  spiacevole,  ed  è  buono  a  man- 
giarsi. 

—  de  ricin;  Olio  di  ricino:  Olio  purgativo  di  grande 
uso  in  medicina,  che  si  estrae  dai  semi  del  ri- 
cino (ricinus  communis);  altrim.  Olio  di  palma 
Christi,  e,  secondo  il  Mattioli,  Olio  di  cìcino. 

—  de  ròvce;  Bastonate,  Legnate.  Modo  figur.  e  scher- 
zevole: Pe  astallàlo  ghe  véu  dell'éuio  de  rovee; 
Per  ridurlo  a  dovere,  ci  vogliono  delle  legnate. 

—  de  sascio;  Olio  di  sasso,  Olio  petroleo,  Nafta  im- 
pura: Liquore  bituminoso  e  infiammabile  che  di- 
stilla da  alcune  rupi,  o  si  raccoglie  alla  super- 
ficie di  alcuni  laghi.  Ha  un  odore  penetrante  e 
nauseante.  Adoperavasi  già  per  le  frizioni,  come 
risolvente,  stimolante,  nei  dolori  e  nella  paralisi. 

—  de  sèsamo;  Olio  di  sesamo  o  di  sisamo  o  di 
giuggiolena  :  Olio  buono  a  mangiarsi,  che  si  cava 
per  via  di  compressione  dai  semi  del  sèsamo. 

—  de  tàncoa;  Olio  di  scorpione,  dicesi  Quello  in 
cui  siasi  fatto  morire  uno  o  più  scorpioni  ;  ed  è 
tenuto  dal  volgo  come  rimedio  alle  morsicature 
degli  scorpioni,  per  guarire  i  tagli  ed  altre  ferite. 

—  d'oiva;  Olio  d'uliva  (comune,  fino,  sopraffino). 

—  santo;  Olio  santo  o  da  infermi.  L'estrema  un- 
zione: Quel  sacramento  della  Chiesa  che  si  som- 
ministra ai  moribondi,  così:  Dà  l'éuio  santo; 
Dar  l'olio  santo,  vale  Amministrare  il  sacramento 
dell'estrema  unzione. 

—  vergine;  Olio  vergine:  Quell'olio  che  si  trae  da 
ulive  non  riscaldale. 

S  Aveì  piggióu  l'éuio;  Esser  di  cattivo  umore, 
Aver  la  luna  a  rovescio,  Esser  crojo,  adirato, 
imbronciato  e  simili.  Modo  basso  e  figurato. 

S  Bottiggette  dell'éuio;  Ampolle  V.  Boccette. 

S  Brittto  d'éuio;  Oliato,  detto  di  fiasco  o  bottiglia, 
vale  Rimasto  untuoso  per  esservi  stato  l'olio. 

S  Cazze  l'éuio  in  scià  fava;  Balzar  la  palla  o 
Balzar  la  palla  in  mano,  si  dice  del  Venir  l'oc- 
casione opportuna  di  far  checchessia  ;  che  anche 
dicesi  Cascar  il  cacio  sui  maccheroni. 

S  Ciaslra  d'éuio;  Frittella  o  Frittello  V.  Ciastra. 

S  Dipinze  a  éuio;  Dipignere  a  olio  V.  Dipinze. 

S  £se  ull'éuio;  Essere  in  pernecche.  Modo  figur. 
e  vale  Esser  ubbriaco. 

Il  — -  mezo  all'éuio  ;  Esser  alticcio,  cotticcìo,  brillo, 
ciùschero:  Esser  alquanto  alterato  per  aver  so- 
verchiamente bealo. 


S  Finché  gh'é  dell'éuio  in  tò  lùmme;  Finché  c'è 

fiato  0  vita.  Modo  figurato. 
§  Md  carmo  comm'éuio;  Mar  zitto  com'olio,  vale 

Jtar  tranquillissimo,  placidissimo. 
§  Manca  l'éuio  in  ta  lanternctta;  Essere  al  lu- 
micino 0  alla  candela,  Essere  la  candela  al  verde, 
dicesi  figurat.  per  Essere  prossimo  a  spirare. 
§  Mette  dell'éuio  in  tò  lùmme;  Rifornir  la  lucerna: 
Rimettervi  dell'olio. 
**S  Moi  sansa  sd  e  sens'éuio;  Morir  senza  confes- 
sarsi e  comunicarsi,  od  anche  Morir  all'improv- 
viso. Modo  bassissimo. 
S  Nòxe  chi  ha  l'éuio;  Noce  oliata  o  oliosa:  Quella 
guastala  in  modo  che  sembra  essere  inzuppala 
nell'olio. 
S  Pelle  d'éuio;  Soggettino,  Cavezza,  Grama  lana, 
dicesi  figur.  d'Uomo  astuto  e  ribaldo;  e  talora 
in  senso  più  mite.  Pigro,  Poltrone,  Infingardo, 
Fuggifatica. 
8  Quello   chi  vende   éuio  ;  Oliandolo  :   Colui  che 
vende  olio  al  minuto;  dicesi  anche  Ogiiaro,  ma 
meno  usitato. 
S   Voci  sta  a  galla  camme  l'éuio  ;  Star  come  l'olio, 
dicesi  figurai,  del  Volere  sempre  soprastare  ed 
essere  a  vantaggio. 
S  Tónno  in  te  l'éuio;  Tonno  sott'olio  V.  Tónno. 
Éuióix  add.  Oliato:  Condito  con  olio. 
Eutto;  Otto:  Nome  numer.  che  segue  imme- 
diatamente dopo  il  Selle. 
§  D'anchéu  a  éutto,  Da  dóman  a  éutto;  Oggi  a 
olio,  Domani  a  otto:  L'ottavo  giorno  dopo  oggi, 
dopo  domani,  ecc. 
Éutto^ento ;  Ottocento:  Nome  numer.  che 

contiene  Otto  volte  cento,  Otto  centinaia. 
Eix-vei  fD'^;  Giorno  di  lavoro  o  di  fatica  V.Gtorno. 
Eu.'vetto  s.  m.  Uovicino,  e  meglio  Ovicino, 

Ovolino:  Piccolo  uovo. 
Eu-vin  V.  sopra  Emetto. 
Évivo  s.  m.  Uovo  e  Ovo,  al  plur.  Uovi,  ma  me- 
glio e  più  comunem.  Uova  ed  Ova:  Parlo  di  di- 
versi animali,  come  di  volatili,  pesci,  serpenti,  ec, 
bisognoso  di  perfezione  eziandio  fuor  del  ventre 
della  madre.  Detto  assolutam.,  s'intende  per  Io 
più  Quello  della  gallina. 

—  aggallóu;  Uovo  gallalo:  Quello  che  è  fatto  da 
gallina  che  abbia  abitato  col  gallo,  cioè  che  ne 
sia  stala  calcata. 

—  chi  tàccia  o  chi  manca;  Uovo  scemo.  Uovo  che 
guazza. 

—  de  dui  rosei;  Uovo  gemino:  Uovo  che  ha  dae 
tuorli. 

—  fresco  ;  Uovo  fresco  :  Quello  che  è  pieno,  e  perciò 
scosso  non  guazza,  perchè  la  gallina  lo  ha  de- 
posto da  poco,  come  a  dire  nello  stesso  giorno 
0  poco  più. 

—  marso;  Uovo  barlacchio  o  barlaccio,  Uovo  bo- 
glio  0  bògliolo  :  Quello  che  scosso  guazza  forte- 
mente, e  rollo  puzza. 

—  pòsóu;  Uovo  stantìo  :  Uovo  nato  da  più  giorni,  che 
ha  perduto  per  evaporazione  una  parte  della  sua 
sostanza  e  un  corrispondente  grado  della  sua  bontà. 

—  scóaggióu;  Uovo  col  panno:  Quello  che  talora  fa 
la  gallina  senza  guscio  e  coperto  dal  solo  panno 
0  membrana  dell'albume.  -  Uovo  nonnato  dicesi 
Quello  che,  senza  guscio,  e  non  per  anco  perfe- 
zionato, è  tolto  dal  ventre  della  gallina  ammazzata. 

§  Éuve  a  balletto  o  a  éuggi  de  béu  V.  sotto  Éuve 
cheitc. 


EUV 


EUV 


347 


w  —  a-0  piatto;  Uova  nel  piatto:  Quelle  che  si 
fanno  cuocere  con  burro  o  con  olio  in  piatto  o 
tondino,  di  quelli  che  reggono  ai  fnoco,  le  une 
accanto  alle  altre,  senza  tramestarle,  sì  che  il  tuorlo 
rimanga  intero  e  scoperlo. 

n  —  a-o  tian  o  a-5  tiancllo  ;  Uova  in  tegame  o 
in  tegamino:  Son  colte  nella  stessa  precedente 
maniera,  ma  dentro  un  tegame  o  tegamino. 

«  —  a-5  tianelto  remescice;  Uova  in  tortino,  che 
anche  dicono  Tortino  d'uova:  Uova  che  nel  te- 
game al  fuoco  si  van  tramestando  fino  a  che  ab- 
biano una  sufficiente  sodezza. 

«  —  ascàrlce  V.  sotto  Éuve  da  sciSrbi. 

n  —  b5g(jtc  V.  solto  Euve  due. 

n  —  cheite ;  Uova  affogale:  Quelle  uova  che  dal 
guscio  scocciato,  cioè  spaccato  in  due,  son  lasciate 
cadere  e  sommergere  in  acqua  bollente,  e  colte 
si  racccolgono  con  mestola,  e  si  condiscono  con 
burro,  erbe  ba'lute  o  altro.  Si  mettono  anche 
sopra  la  zuppa. 

«  —  da  sciwbi;  Uova  a  bere  o  da  bere.  -  Uova 
bazzotte  cbiamansi  Le  uova  da  bere,  ma  un  po'  più 
cotte,  sì  che,  reso  sodo  tulio  l'albume,  rimanga 
tuttora  semifluido  il  tuorlo. 

«  —  de  fumo  rosso;\]o\  oli.  Cocchi  V.  Punzo  rdsso. 

n  —  de  mósche;  Cacchioni  V.  Scagagge. 

ti  —  due;  Uova  sode:  Quelle  che  si  lascian  venire 
pili  dure  delle  bazzotte  {y .so^t^  Euve  da  scidrbi), 
e  che,  sgusciate,  possono  fendersi  in  due,  e  man- 
giarsi coll'insalaia  o  condite  in  pietanza. 

•I  —  frile;  Uova  in  padella.  Uova  affrittellate: 
Quelle  che  soiì  fatte  cuocere  in  padella  con  olio, 
burro  o  strutto,  con  andar  ragunando,  ripiegando, 
e  a  dir  così  rimboccando  la  chiara  sopra  il  luorlo, 
sì  che  questo  ne  rimanga  inieramente  coperto  e 
l'uovo  intero  ridotto  a  forma  di  frittella. 

n  —  in  camixa  V.  sopra  ^Éuve  cheite. 

I»  —  remescice  V.  sopra  Éuve  a-5  tianelto  re- 
mescice. 

«  —  sbattùe;  Uova  sbattute,  dibattute  o  diguazzale 
V.  sotto  Slitte  i  éuve. 

n  —  sccioie;  Uova  sgusciate. 

S  A  primma  gallinn-a  a  canta  a  l'è  quella  chi 
ha  fwto  l'éuvo;  La  gallina  che  schiamazza  è 
quella  che  ha  fatto  l'uovo  V.  Gallinn-a. 

%  Ando  in  sci  éuve;  Andar  su  doglia,  cioè  Con  do- 
lore per  istrettezza  delle  calzamenta,  per  calli,  ecc. 

S  Cerca  5  pei  nell'éuvo;  Cercare  o  Guardare  il 
pel  nell'uovo,  V.  Cerca. 

%  Ciao  d'éuvo;  Chiara,  Albume:  Quella  materia 
semiliquida,  viscosa,  bianco-gialliccia,  trasparente, 
che  involve  il  tuorlo  ossia  rosso,  e  che  nel  cuo- 
cersi diventa  soda,  opaca  e  bianchissima. 

S  Cod  i  éuve;  Covar  le  uova  V^  Cod  verbo. 

S  Dlscorrimmo  d'éuve  che  l'è  chi  Pasqua;  Par- 
liamo d'uova  che  la  Pasqua  è  vicina.  Maniera 
proverb.  e  dell'uso,  e  vale  Parliamo  d'altro,  Mu- 
tiain  discorso. 

8  Èse  camme  a  sciórbi  un  éuvo  fresco;  Essere 
come  a  bere  un  uovo  fresco,  dicesi  di  Cosa  age- 
volissima a  farsi  o  a  riescire. 

S  Fa  l'éuvo;  Far  l'uovo,  vale  Darlo  fuora.  Partorirlo. 

n  —  l'éuvo  de  dui  ròsei;  Far  l'uovo  gemino,  di- 
ccsi  Ggurat.  e  per  ironia  di  Chi  crede  aver  fatto 
cosa  sorprendente,  maravigliosa,  inaspettata. 

n  —  veyni  i  éuve  due;  Assodar  le  uova  :  Farle  cuo- 
cere tanto  che  divengan  sode  V.  sopra  Éuve  due. 

S  Gh'é  scciùppóu  l'éuvo  in  15  féugo  ;  Gli  cascò  il 


cacio  sui  maccheroni,  dicesi  Quando  avvenne  a 
taluno  qualch"  cosa  inaspettata,  e  che  tornò  ap- 
punto in  acconcio  a  ciò  ch'egli  bramava;  che 
anche  dicesi  Gli  venne  la  pasqua  in  domenica. 

S  Giamo  dell'éuvo;  Bianco  dell'uovo:  La  chiara 
dell'uovo  rappresa  V.  sopra  Ciceo  d'éuvo. 

§  L'è  megio  un  éuvo  anchéu  che  ùnn-a  gallinn-a 
dòman;  È  meglio  un  uovo  oggi  che  una  gallina 
domani.  Prov.  che  vale  È  meglio  aver  poco,  ma 
prontamente,  che  molto  con  indugio  di  tempo. 

S  Mette  i  éuve  sótto  a  gallinn-a;  Porre  le  uova: 
Sottoporre  alla  gallina  covaticcia  un  certo  numero 
d'uova  affinchè  essa  le  covi. 

S  Odo  d'éuvo  marso;  Nidore,  Puzzo  nidoroso: 
Odor  simile  a  quello  delle  uova  corrotte. 

%  0  se  véu  mette  in  dózzenn-a  coinme  i  éuve 
viarse;  Tutti  i  cenci  vogliono  entrare  in  bucato 
V.  Dózzenn-a. 

S  Pelle  0  Pelletta  dell'éuvo;  Panno  o  Pannume: 
Quella  pellicina  bianca  e  sottile,  della  quale  è 
ricoperta  immediatamente  la  parte  interna  del 
guscio  dell'uovo. 

§  Pin  cómme  l'éuvo;  Pieno  zeppo,  Pieno  pinzo, 
S'tivato,  Pienissimo. 

%  Port'éuve;  Uovarolo,  Ovajuolo:  Vasetto  di  por- 
cellana, di  cristallo  o  d'altra  materia,  della  forma 
di  mezz'uovo  e  col  suo  piede,  ad  uso  di  tenervi 
l'uovo  <*a  sorbire  per  non  impiastricciarsi,  né  scot- 
tarsi le  mani. 

g  Quello  0  Quella  chi  vende  i  éuve;  Uovajo,  Ovajo, 
Ovajuolo,  e  nel  femm.  Uovaja,  Ovaja,  Ovajuola: 
li  rivenditore  o  a  La  rivenditrice  delle  uova. 

§  Rompi  i  éuve;  Schiacciare  o  Scocciare  le  uova. 

g  Rósso  d'éuvo;  Tuorlo  o  Tòrio,  Rosso  o  Rosso 
d'uovo:  Quella  parte  globosa,  giallo-rossiccia  del- 
l'uovo che  ha  il  suo  seggio  in  mezzo  all'albume. 

S  Sbatte  i  éuve;  Sbattere,  Dibattere  o  Diguazzar 
le  uova:  Quel  rimescolare  la  chiara  e  il  tuorlo, 
dibattendoli  con  forchetta  entro  un  piatto,  tegame 
0  altro  simile  vaso. 

§  Sciórbi  éuve;  Bere  uova,  Sorbirle. 

g  Scorsa  dell'éuvo;  Guscio  dell'uovo. 

S  Spègid  i  éuve;  Sperare  le  uova:  Opporre  le 
uova  al  lume  per  vedere  se  sieno  trasparenti  o 
no,  cioè  se  siano  fresche  o  stantìe. 

§  Sprètnmise  per  fa  l'éuvo;  Ponzare:  Far  forza 
per  mandarlo  fuori. 

S  Sùppa  d'éuve;  Zuppa  all'uova,  cioè  Zuppa  re- 
galala d'uova  affogate. 

S  Trippa  d'éuve;  Frittata  trippata:  Frittata  sotti- 
lissima, che,  ripiegala  più  volte  su  di  sé  in  forma 
bislunga,  si  taglia  a  foggia  di  tagliatelli  e  si  con- 
disce in  diverse  maniere  secondo  gli  usi  parti- 
colari de'  paesi. 
Evacua  v.  n.  Evacuare:  Andar  del  corpo, 
3Iandar  fuori  le  fecce. 

I)  Evacuare,  in  signif.  alt.  dicesi  delle  Milizie,  che 
per  trattato  o  volontariamente  abbandonano  una 
città,  fortezza,  ecc. 
E vacuazión  s.  f.  Evacuazione,  Evacuamento: 
Lo  sgravio  degli  umori  o  escrementi  per  se- 
cesso; altrim.  Egeslione,  ma  poco  usala. 
Evaxion  s.  f.  Evasione:  Il  liberarsi  colla  fuga 
dalla  prigione;  altrim.  Fuga,  Fuggita. 

S  Dà  evaxion  a  un  affare;  Dar  evasione,  Dar 
corso  a  un  affare.  Spedire  un  affare. 
Evaxivo  add.  Evasivo:  Aggiunto  di  risposta, 
dicesi  Quella  risposta  onde  per  mezzo  di  parole 


348 


FA 


FA 


ambigue,  o  generali  o  oscure,  si  tenta  di  sfug- 
gire la  domanda. 

Eventualità©  V.  Casualitce. 

Evita,  V.  a.  Evitare,  Sfuggire,  Scansare  V.  Schiva. 

Evoluzión  s.  f.  Evoluzione,  di;;esi  dei  Mo- 
vimenti che  fanno  gli  eserciti  per  pigliar  nuova 
disposizione. 

Esamina  V.  a.  Esaminare,  Disaminare:  Dili- 
gentemente osservare  e  prudentemente  considerar 
checchessia  per  darne  giudizio;  ed  anche  Discor- 
rere consideratamente,  Discutere,  Ventilare,  Far 
l'esame  d'una  cosa. 
M  Esaminare:  Interrogare  giudizialmente. 
1)  —  Sottoporre  ad  esame  una  persona  per  accer- 
tarsi della  scienza  o  capacità  di  essa  intorno  ad 
una  data  cosa. 

—  a  so  cónscensa;  Esaminarsi,  Esaminar  la  sua  co- 
scienza, Esaminar  se  stesso. 

Esaminato  s.  m.  Esaminatore:  Che  esamina 
(ricerca,  interroga). 

Escamme  s.  m.  Esame,  Esamina,  Esamina- 
raento,  Esaminazione,  Disamina,  Disaminamento, 
Disaminazione  :  Ricerca  minuta  o  Discussione 
esalta  intorno  a  checchessia. 
«  Esame:  Il  rilevare  col  mezzo  di  relative  inter- 
rogazioni 0  quesiti  la  scienza  d'una  persona  od 
anche  la  sua  capacità  intorno  ad  una  data  cosa. 

—  de  cónscensa;  Esame  di  coscienza:  Quel  riandar 
che  si  fa  la  propria  coscienza  per  conoscere  i 
peccati  onde  si  è  resa  rea. 

—  de  testimonii;  Esame  di  testimoni:  Operazione 
d'ascoltare  i  testimoni  in  giudizio. 

S  Piggtd  i  exammi ;  Andar  all'esame,  Subir  gli 
esami:  Soltoporsi  ad  essere  esaminalo  ad  oggetto 
di  conseguire  uffìzi,  dignità,  gradi,  ecc. 
Exaudi  V.  a.  Esaudire,  antic.  Esaldire:  Com- 
piacere altrui  in  ciò  che  domanda. 
Esempio  s.  m.  Esempio,  Esemplo,  antic.  Es- 
se mpio,  Essemplo:  Azione  virtuosa  o  viziosa, 
che  si  para  davanti  per  imitarla  o  sfuggirla. 

»  Esempio,  per  Esemplare,  Modello. 

w  —  Fatto  narrato  a  prova  d'un  argomento  o  a 
edificazione  o  terrore  degli  ascoltanti. 

n  —  I  passi  d'Autori  allegali  da' grammatici  e  vo- 
cabolaristi a  confortar  la  posta  regola  o  la  data 
dichiarazione  d'una  voce  o  frase. 

S  Dà  bòn  0  cattivo  exempio;  Dar  buono  o  mal 
esempio,  vale  Tener  una  vita  da  cui  altri  possa 
apprendere  il  male  o  il  bene. 


8  Dà  l'exempio;  Dar  il  buon  esempio:  Essere  il 
primo  a  fare  alcuna  cosa  buona ,  perchè  altri  la 
imiti. 
S  Èse  portóu  pe  exempio  ;  Andar  in  esempio  :  Esser 

addotto  per  esempio. 
S  Per  exempio;  Per  esempio,  Esempigrazia,  Esem- 
pligrazia, Verbigrazia:  Formola  dichiarativa,  colla 
quale  ci  disponiamo  a  proporre  o  citare   chec- 
chessia come  esempio  da  con.forliire  o  rendere 
più  chiara  un'opinione  o  simile. 
S  Piggid  exempio  da  ùnn-a  pers5nn-a;   Tórre 
esempio  da  altrui,  vale  Imitarlo. 
Exilbi  V.  a.  Esibire,  Offerire,  Profferire,  Presentare. 
S  Exibise  n.  p.  Esibirsi,  Profferirsi,  Mostrarsi  di- 
sposto a. 
Exilbiziòn  s.  f.  Esibizione,  Offerta,  Profferta. 
E:xilia  v.  a.  Esiliare:  Mandar  in  esilio;  altrim. 

Bandire,  Sbandire,  Sbandeggiare,  Proscrivere. 
Exilio  s.  m.  Esilio  ed   Esigilo:  Scacciamento 
dalla  patria,  Sbandeggiamento,  non  infamante,  im- 
posto dall'autorità  sovrana  o  dalla  legge. 
S  Manda  in  exilio;  Mandar  in  esilio,  Esiliare, 
Proscrivere. 
Existe  v.  n.  Esistere:  Esser  attualmente,  Aver 
l'essere, 
n  Esistere,  parlando  di  libri,  quadri  o  simili  cose, 
vale  Aversi,  Trovarsi,  ecc. 
E:sistensa  s.  f.  Esistenza:  L'essere  in  atto, 
Lo  stalo  presente  di  ciò  che  è, 
II  Esistenza,  per  Vita,  onde:  Dà  l'existensa;  Dar 
l'esistenza,  vale  Dar  la  vita. 
Esistente  p.  pres.  Esistente  :  Che  esiste. 
Exita  v.  a.  Esitare  :  Far  esito,  Vendere,  Smer- 
ciare, Spacciare,  dello  generalm.  di  merci, 
n  Esilare,  in  senso  neut.  vale  Star  dubbioso,  irre- 
soluto, perplesso,  Non  risolversi.  Dubitare,  ecc. 
Exito  s.  m. Esito,  Successo,  Evento,  Riuscita,  Fine. 
n  Esito,  parlando  di  merci,  vale  Vendita,  Spaccio, 

Smercio, 
w  —  Parlandosi  di  aria,  vale  Sfogo,  Libero  pas- 
saggio di  essa. 
S  Dà  exito  a  ùnn-a  cosa  ;  Dar  esito  a  una  cosa, 
vale  Finirla,  Compierla,  Spacciarla. 
Exordio  s.  m.  Esordio,  Principio,  Prologo;  e 
dicesi  generalm.  della  Prima  parte  d'un  discorso 
oratorio,  diretta  a  conciliarsi  l'attenzione  degli 
udilori. 
Exoso  add.  Indiscreto,  Incontentabile,  Insazia- 
bile: Che  Don  si  contenta  o  non  ha  discrezione. 


F 


Fa,  V.  a.  Fare.  Il  prototipo  di  tutti  i  verbi,  come 
quello  che  indica  azione  in  generale.  Io  ne  ac- 
cennerò primieramente  alcuni  sentimenti  più  co- 
munali e  precisi,  preso  assolutamente  di  per  sé; 
quindi,  per  ordine  alfabetico,  i  suoi  varii  signi- 
ficali trovandosi  accompagnato  con  altri  vocaboli. 
M  Fare,  per  Accostarsi  o  Scostarsi:  Fceve  in  sa, 
Fave  in  là;  Fatevi  in  qua,  Fatevi  in  là,  cioè 
Avanzatevi  o  Scostatevi, 
n  —  per  Adoperarsi  in  prò  d'alcuno  :  Ho  fato  per 


le  quanto  ho  posciùo;  Feci  per  lai  quanto  potei. 
n  —  per  Adornare,  Dar  ornamento  o  perfezione: 

A  sola  bellessa  a  nò  fa  a  donna;  La  sola  bel» 

lezza  non  fa  la  donna, 
n  —  per  Affacciarsi,  Farsi  vedere:  A  s'è  fata  a-o 

barcòn;  Ella  si  fece  alla  finestra. 
n  —  per  Allignare:  A  vigna  a  fa  dappertutto; 

La  vite  fa  dovunque. 
n  —  per  Apprestare,  Apparecchiare  ^  Fd  da  disnd, 

da  genn-a,  ecc.;  Far  il  desinare,  la  cena  e  simili. 


FA 


FA 


349 


I,  —  per  Bastare  :  Fan  tanto  a  mi  due  Ite,  quanto 
a  voi  un  scào;  Fanno  tanto  a  me  due  lire,  qaanto. 
a  voi  uno  scudo. 

n  —  per  Cangiare,  Trasformare,  Far  divenire:  0 
l'ha  fceto  un  omino;  Lo  fece  un  uomo. 

M  —  per  Comporre:  0  passa  ò  tempo  a  fa  de 
cansonetfe;  E' passa  il  tempo  a  far  canzonette. 

»  —  per  Creare  :  Chi  ha  fceto  5  mondo  ?  CIjì  fece 
il  mondo? 

I»  —  per  Credere,  Giudicare,  Stimare:  Mi  ve  fa- 
rcivo morto;  Io  vi  faceva  morto. 

9  —  per  Dedicare,  Consacrare,  Innalzare:  G'han 
fceto  un  bello  monumento;  Gli  fecero  un  bel 
monumento. 

M  —  per  Descrivere,  Rappresentare  :  Ti  me  5  fa- 
ceivi  cosci  ricco  che  ecc.;  Tu  me'l  facevi  così 
ricco  che  ecc. 

n  —  per  Effigiare,  Figurare,  Scolpire:  O  l'ha  fceto 
un  belliscimo  quaddro,  ùnn-a  belliscima  sta- 
tua, ecc.;  Ha  fatto  un  bellissimo  quadro,  una  bel- 
lissima statua  e  simili. 

N  —  per  Eleggere:  L' han  fasto  prescidente;  Lo 
fecero  presidente. 

«  ■ —  per  Eseguire  :  Ho  fceto  quello  che  m' han 
ordinóu;  Feci  ciò  che  mi  venne  ordinato. 

n  —  per  Essere,  e  dicesi  del  tempo  già  scorso: 
Vint'anni  fa  aveivo  tùtt'atro  pe-a  testa;  Venti 
anni  fa,  mi  frullava  tult'altro  pel  capo. 

n  —  per  Essere  cagione  o  Dar  motivo:  Ammioe 
de  no  falò  arraggià;  Procurate  di  non  farlo 
arrabbiare. 

M  —  per  Esser  utile,  Giovare:  0  l'è  un  libbro 
ch'5  fa  per  tutti;  È  un  libro  che  fa  per  lutti. 

M  —  per  Fabbricare  :  Han  caccióu  zìi  a  gexa,  e 
g'han  fceto  un  teatro  ;  Abbatterono  la  chiesa,  e 
vi  fecero  un  teatro. 

t»  —  per  Formare  :  Stce  allegro  ch'eì  fceto  un  bel- 
l'allievo! Rallegratevi  che  avete  fatto  un  bel- 
l'allievo ! 

n  —  per  Importare:  Cose  fa  a  voi  ch'5  vadde 
0  ch'5  stagghe  ?  Che  fa  a  voi  ch'egli  vada  o  stia  ? 

n  —  per  Nascere,  Apparire,  e  dicesi  della  notte 
e  del  giorno  :  Comensava  a  fa  néutte  ;  Comin- 
ciava a  far  notte. 

»  —  per  Operare  attualmente  :  Cose  stce  chi  a  fàf 
Che  fate  qui? 

«  —  per  Partorire  :  Doppo  tanto  a  l'ha  fcelo  un 
masccio;  Dopo  tanto,  ell'ha  fatto  un  maschio. 

»  —  per  Procurare:  Foe  ch'5  riesce  ben;  Fate  che 
riesca  bene. 

i«  —  per  Produrre:  0  legno  d'ona  5  fa  poca  genie  ; 
lì  legno  d'onlano  fa  poca  cenere. 

"  —  per  Radunare:  Han  fceto  gente;  Fecero 
gente. 

w  —  per  Rappresentare  :  0  fa  a  parte  dell'amo- 
roso; Fa  la  parte  dell'amoroso. 

'n  -s-  per  Servire:  Se  a  nò  ve  fa,  portaila  inderré; 
Se  non  vi  fa,  riportatela  indietro. 

«  —  per  Spendere,  Donare:  A^ó  posso  fa  de  ciit; 
Non  posso  far  di  più. 

«  —  per  Vendere,  Dar  prezzo  :  Quanto  han  fceto 
dell'ùgaf  Quanto  fecero  dell'uva? 

M  —  Accompagnato  col  6»  caso  precedente  a  sost., 

*    vale  Far  cosa  che  non  sia  a  lui  propria:  O  fa 

da  mego;  Egli  fa  da  medico. 
«•  —  Parlandosi  di  professioni ,  arti  e  mestieri , 
vale  Esercitarli:  Mi  fasso  5  meistro;  Io  faccio 
il  maestro. 


n  —  Parlando  della  luna,  vale  Cominciare  alcuno 
de'  suoi  termini  o  delle  sue  variazioni  :  A  l'ha 
fceto  5  primmo  quarto;  Ha  fatto  il  primo  quarto. 

n  —  Parlandosi  di  tempo,  stagione,  giornata  o  si- 
mile, vale  Passar  quella  giornata,  Consumar  quella 
stagione,  Dimorare  in  quel  dato  tempo  in  un 
luogo,  ecc.  :  G'hò  fceto  tutta  a  stce;  Vi  feci  tutta 
ia  state. 

n  —  Parlandosi  di  spazio,  significa  Passare,  Scor- 
rere, Trapassare:  0  fa  troe  miggia  all'óa;  Fa  tre 
miglia  per  ora. 

n  —  Trattandosi  di  numeri,  si  usa  per  significare 
la  somma  prodotta  dalla  moltiplicazione  dell'un 
numero  per  l'altro:  Cinque  via  dòzze  fa  sciù- 
scianta;  b  via  12  fanno  60. 

M  —  Parlandosi  dell'orinolo,  vale  Segnar  l'ora:  0 
m,ce  reléuio  5  fa  quattr'óe  meno  ginque  menùti  ; 
Il  mio  orologio  fa  quattr'ore  meno  cinque  minuti. 

—  a  barba,  Fa  a  barba  a  ùnn-a  pcrsònn-a  V. 
Barba. 

—  a  bella  V.  Bello  add. 

—  a  caccia;  Cacciare,  Dar  la  caccia  V.  Caccia. 

—  a  cagna;  Donzellarsi,  Ninnolarsi,  Garabuliarsi, 
Calameggiare.  Ozieggiare  V.  Cagna. 

—  a  chi  piggia  piggia  o  A  chi  ciappa  ciappa; 
Fare  a  ruffa  rafia,  si  dice  Quando  sono  molti 
intorno  ad  una  medesima  cosa,  che  ognun  cerca 
con  gran  prestezza,  e  senza  ordine  e  modo,  di 
pigliarne  il  piiì  che  si  può. 

—  a  córte;  Far  la  corte,  Corteggiare  V.  Córte. 

—  a  cróxe  co  gòmmio  a  ùnn-a  cosa  o  a  un  léugo 
V.  Cróxe. 

—  addormì;  Addormentare  V.  Addarmi. 

—  addrissd  i  cavelli ;  Far  ricciare  i  capelli,  Far 
rabbrividire. 

—  cegua;  Far  acqua  V.  JEgua. 

—  a  faccia ,  Fa  a  faccia  bònn-a,  a  faccia  franca, 
a  faccia  brusca  V.  Faccia. 

—  a  festa  a  ùnn-a  persónn-a;  Far  la  festa  anno, 
fìgurat.  vale  Ucciderlo. 

—  affla  ùnn-a  persónn-a  V.  Affla. 

—  a  fia;  Filare,  Far  filo  o  le  fila  V.  Fta. 

—  a  fin  de  ben;  Far  per  bene  V.  Ben  s.  m. 

—  a  gatta  morta;  Far  la  galla  moria,  Far  l'ad- 
dormentato, vale  Fare  il  soro,  il  semplice  e  non 
essere. 

—  ala;  Far  ala.  Fare  spalliera  V.  Ala. 

—  all'acca;  Far  a  mezzo,  a  metà,  ecc.  V.  Acca. 

—  alto;  Far  alto,  vale  Fermarsi. 

—  o  lùnn-a;  Farla  luna,  dicesi  del  Rinnovarsi  la  luna. 

—  a  malafin  d'ùnn-a  cosa  ;  Scipare,  Mandar  a  male, 
Guastar  checchessia. 

—  a  meno  d'ùnn-a  cosa;  Farne  di  manco  o  di 
meno,  Farne  senza. 

—  a  minuta;  Far  la  minuta  o  la  bozza  V.  ilfmiifa. 

—  a  mùggio;  Andar  a  monte  V.  A  mùggio. 

—  andà  all'aia;  Metter  a  soqquadro,  Metter  sos- 
sopra  V.  Àia. 

—  andd  de  sórva;  Far  traboccare  V.  Andà  de  sSrva 
nella  voce  Andd. 

—  apposta;  Fare  a  posta,  a  bella  posta,  a  bello 
studio,  ecc.  V.  Apposta. 

—  a  pelle  a  ùnn-a  persónn-a;  Pigliar  la  pelle  a 
uno.  Voce  dell'uso,  vale  Ucciderlo,  Ammazzarlo. 

—  o  pilla;  Far  la  pilata:  Ammonticellare  le  gab- 
bie piene  di  pasta  d'ulive  sulla  lucerna  per  pre- 
merne l'olio. 

—  o  pugni;  Far  alle  pugna  V.  Pugno. 


850 


FA 


FA 


—  a  reutTsa;  Fare  a  0  al  rovescio  0  arrovescio,  alla 
riversa,  a  riiroso,  ecc.,  vale  Operare  in  contrario. 

—  arraggià;  Far  arrabbiare,  Far  montare  il  mo- 
scherino  al  naso. 

—  a  sarsa  a-o  diao  V.  Diao. 

—  asbascià  i  ite  V.  Asbascid. 

—  a  so  moddo  o  a  moddo  di  atri;  Fare  a  suo 
senno  0  a  senno  d'allri,  vale  Operare  secondo 
la  propria  o  Tailrui  volontà. 

—  aspelà;  Far  aspellare,  Far  altendere. 

—  a  spia;  Far  la  pera  o  la  susina  o  la  maracliella. 
Pisciar  nel  conile,  Mangiar  spinaci.  Modi  fur- 
beschi e  vagliono  Far  la  spia. 

—  a  slento;  Fare  a  stenle:  Operar  con  lentezza 
0  fatica. 

—  a  taa;  Far  la  tara,  Tarare  V.  Taa. 

—  a  toalella;  Essere  alla  teletta,  Essere  allo  spec- 
chio, Acconciarsi,  Azziniarsi  V.  Toalelta. 

—  a  tressa;  Far  la  treccia.  Trecciare,  Intrecciare 
V.   Tressa. 

—  a  villa  dò  beato  Ciullo;  Far  la  vita  di  Miche- 
laccio V.   Vitta. 

—  badalùffa;  Far  baruffa  V.  Bailalù/fa. 

—  balla  i  denti;  Far  ballare  i  denti ,  Sbattere  il 
dente  V.  Dente, 

—  banco;  Fare  o  Tener  banco  V.  Banco  nel  S»signif. 

—  bàio;  Far  barallo,  Barattare  V.  Bdto. 

—  beffo;  Far  bocchi.  Far  muso,  ecc.  V.  Beffe. 

—  begùdda;  Far  gozzoviglia  V.  Begùdda. 

—  bello;  Far  bello  V.  Bello. 

—  bèllo  0  briitto  vcdde;  Far  bello  o  brutto  vedere, 
lo  stesso  che  Far  bella  o  bruita  vista* 

—  ben;  Far  bene  V.  Ben  avv. 

—  belili;  Far  i  bauli,  Fur  fagotti  V.  Beùlo. 

—  bòrnbwa  d'ùnn-a  cosa;  Millantarsi  d'una  cosa. 
Farne  gialtanza  V.  Bòmbwa. 

—  bón;  Far  buono  V.  Bon  s.  m. 

—  bònn-a  o  cattiva  cèa  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Far 
buona  o  mala  cera  a  uno  V.  Cea. 

—  bònn-a  vitta;  Far  buona  vita,  vita  magna,  bella 
vila  V.    Fitta. 

—  bón  peizo;  Far  buon  peso  V.  Peizo. 

—  bólle;  Bussarsi,  Percuotersi,  ecc.  V.  Bòtta. 

—  breccia;  Far  breccia  V.  Breccia. 

—  bùgà;  Far  bucalo  o  il  bucalo  V.  Bùgà. 

—  caladda;  Fare  strepito,  scalpore,  schiamazzo  V. 
Caludda. 

—  cammin;  Far  cammino  V.  Catnmin. 

—  campann-a;  Far  campana  V.  Cutnpann-a. 

—  canà;  Far  canale.  T.  mar.  V.  Cand. 

—  canta  ùnn-a  persònn-a  V.  Cantd. 

—  capitale  in  sciinn-a  persònn-a  V.  Capitale  s.  m. 

—  carte;  Far  carte  V.  Carta. 

—  càsci  e  pugni  ;  Far  a  calci  e  a  cazzotti  V.  Caso. 

—  castagna;  Far  camiciuola   V.  Castagna. 

—  castelli  in  àia;  Far  castelli  o  castellucci  in  aria 
V.  Castello. 

—  caxo  de  tutto,  Fd  boxo  d'ùnn-a  cosa,  Fd  ùnn-a 
cosa  a  caxo  V.  Caxo. 

—  celo;  Far  guadagnala  V.  Celo. 

—  c/fcò;  Far  chiaro,  Far  lume  V    Cioeo. 

—  ciocca;  Sgallare  V.  Ciocca  nell'ultimo  signific. 

—  co-e  mòen  e  co-i  pè;  Far  colle  mani  e  co'  piedi, 
vale  Lavorare,  Studiarsi  a  tulfuomo, 

—  colaziòn;  Far  colazione  V.  Colaziòn. 

•A-  camme  Tommóu,  ch'ò  l'andò  pe  minciond  e  ò 
l'è  slceto  mincionón;  Far  come  i  pifferi  di  mon- 
tagna, che  andarono  per  sonare  e  furono  sonati, 


dicesi  di  Chi  brava  e  minàccia  e  fa  l'uomo  ad- 
dosso, e  poi  le  busca,  od  ha  il  danno  e  le  beffe. 
■  complotti;  Macchinare,  Tramare,  Congiurare  V. 
Complottd,  Complotto. 

conto ,  Fd  0  Nò  fd  cónto  d' ùnn-a  cosa ,  Fd 
cónto  che  un  ò  cante  V.  Cónto, 
cioccata;  Far  un  battimano  V  Cioccata, 
conversaziòn,  Fd  conversaziòn  co-i  morti  V. 
Conversaziòn. 

coraggio;  Far  coraggio  V.  Coraggio, 
corri  a  vòxe,  Fd  corri  da  moncea  V.  Corri, 
crensa;  Far  credenza  V.  Crensa. 
crich;  Far  crich  o  cricche  V.  Crich. 
cucco;  Far  cu  cu  o  cuccù  V.  Cucco, 
cuppin;  Far  giumella  V.  Cuppin. 
da  alluóu;  Far  il  bue  alla  capannuccia:  Fingere 
di  non  intendere,  Far  il  minchione. 
da  asperto;VaiT  lo  scaltro,  vale  Presumere  in  astuzia. 
da  beghin;  Far  il  collotorto,  il   pinzochero,  il 
bacchettone,  il  beghino,  ed  anche  Far  le  marie 
V.  Beghin. 

da  bello;  Far  il  bello:  Pavoneggiarsi,  Far  mo- 
stra di  sé. 

da  bòa;  Far  di  buono  V.  Bón  s.  m. 
da  bullo;  Far  l'elegante,  il  bellimbusto,  Sfoggiare 
V.  Bullo  nel  1"  significato. 
da  caladda;  Far  chiasso,  scalpore,  rombazzo. 
da  cenn-a,  da  disnd;  Far  da  cena,  da  desinare: 
Ammannir  la  cena,  il  desinare. 
da  figgiéu;  Far  a' ragazzi  o  a'  fanciulli  V.  Figgiéu. 
da  gallo  V.  sotto  Fd  ò  gallo, 
da  grande;  Far  il  grande  o  del  grande,  Filar 
del  signore,  Far  il  magno,  Grandeggiare,  Sfoggiare, 
vagliono  Affctiar  modi  da  grande,  Far  magnifiche 
spese,  ecc. 

da  lengiia;  Far  chiasso,  schiamazzo,  rombazzo, 
scalpore  V.  sopra  Fd  da  caladda. 
da  messe  V.  sotto  Fd  da  scemmo. 
damma;  Far  dama  V.  Damma, 
da  morto  pe  non  é'se  ammassali;  Far  lo  sciocco 
per  non  pagare  il  sale  o  il  minchione  per  non 
pagare  gabella  V.  Ammassati, 
da  móscio;  Far  del  magno.  Filar  del  signore;  ed 
anche  Star  sul  tirato. 

danno;  Spandere,  Versare  V.  Danno  nel  3"  signif. 
da  pcntemin;  Tener  il  cappon  dentro  e  gli  agli 
fuori  :  Mostrar  d'esser  povero  ed  esser  ricco;  che 
anche  diccsi  Far  marina,  ma  da  non  imitarsi. 
d'arescoso;  Far  di  soppiatto,  di  traforo,  di  na- 
scoso, a  chetichelli,  ecc.  V.  D'arescoso. 
da  scemmo;  Far  il  gnorri,  lo  scemo,  il  nanni, 
il  calandrino,  il  nòferi,  l'indiano,  il  nescio,  il 
fagnone.  Far  il  bue  alla  capannuccia,  vagliono 
Fingersi  malaccorto,  ignorante,  semplice,  goffo,  ec. 
do  scignda;  Far  la  ruota,  e  dicesi  de' tacchini 
(bibbin)  e  pavoni  che  spiegan  la  coda  a  mo'di 
ventaglio,  quasi  per  far  bella  mostra  di  sé. 
da  sciò;  Filar  del  signore,  Far  il  signore:  Tener 
modi  da  signore,  senza  esserlo. 
da  scòrrossòn;  Far  del  grosso,  vale  Star  in  con- 
tegno, Mostrarsi  adirato,  imbronciato,  ecc. 
da  so  persònn-a;  Pompeggiare,  Far  pompa  di 
sé  stesso.  Far  falò  di  sé.  Pavoneggiarsi,  ecc. 
d'alo  in  basso;  Far  allo  e  basso  V.  Àto  avv. 
de  bczèugno;  Far  di  mestieri  o  di  mesliere.  Far 
d'uopo,  di  bisogno  Y.  Bczéngno. 
de  caese;  Far  carezze.  Far  vezzi,  Accarezzare, 
Careggiare  V.  Caesa,  Caezd. 


FA 


FA 


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—  de  ceimonie;  Fare  sloggi  V.  Ceimonia. 

—  de  ciassate;  Far  piazzale  V.  Ciassatu. 

—  de  ciocche;  SLullellare  V.  Ciocca  nel  i"  signif. 

—  de  cróxette  j  Far  delle  croccile  o  de'  crocioni 
V.  Cròxetia. 

—  de  cuxinn-a;  Cucinare,  Far  la  cucina  V.  Cu- 
xinà,  Cuxinn-a. 

—  de  di/ficollce;  Far  difBcoUù,  Opporsi  V.  DifJicoUce. 

—  de  fìygioaje;  Far  bambine  o  delle  bambine,  Far 
bambinaggini,  bambinerie,  ecc.  V.  Figgioaja. 

—  de  frange;  Far  la  frangia,  Cerrarc;  figurai,  vale 
Magnificare  o  Esagerare  una  cosa,  Aggiungere 
alla  narrazione  del  vero  qualche  cosa  di  falso  o 
favoloso;  dicesi  ancora  per  Abbellire,  cioè  Ornare 
un  discorso  di  fronzoli,  onde  riesca  piìi  gradilo. 

—  de  gentilesse;  Fare  o  Usar  cortesie,  Usar  gen- 
lilezze  V.  Cortexìa. 

—  de  legne;  Far  legna,  Far  legne.  Legnare,  e  a 
Lucca  Logneggiare:  Tagliare  o  Raccor  legne. 

—  dell'wgua;  Far  acqua,  vale  Onnare. 

—  dell'aia  V.  sopra  Fd  da  lengua. 

—  de  meno  d'ùnn-a  cosa  ;  Farne  di  meno  o  di 
manco,  Farne  àltrimenli  :  Polerne  far  senza,  Non 
patirne  bisogno. 

—  d^  necescitce  virtù;  Far  delia  necessità  virtù, 
vale  Operar  bene  per  forza  della  necessitò.  Fare 
per  necessità  ciò  che  per  altro  non  si  farebbe, 
Cedere  al  tempo. 

—  de  parolle;  Altercare  e  nell'uso  fior.  Gattigliare: 
Contendere  con  parole  piìi  o  meno  risentile  V. 
Ratlelld. 

—  de  rappe;  Prendere  il  grinze,  Farsi  grinzoso  V. 
Rappa. 

—  de  scappadinn-e  ;  Fare  scappatelle  o  scappatine 
V.  Scappadinn-a. 

—  de  scene;  Far  scene  o  scenate,  Fare  delle  scene: 
11  risentirsi  d"un  affronto,  con  modi  alti  e  parole 
di  rabbia,  di  gelosia  o  simili,  per  forma  da  dare 
altrui  0  scandalo  o  maraviglia. 

—  dcslengud;  Liquefare,  Struggere  V.  Deslcnguà. 

—  de  smorfie;  Fare  le  quelle:  Usare  atti  e  modi 
leziosi  e  smorfiosi;  e  talora  Far  le  melarance,  Far 
delle  smorfie.  Essere  schizzinoso,  smanceroso,  ri- 
Iroso,  ecc. 

—  do  so;  Far  delle  sue  o  Farne  qualcheduna  delle 
sue,  sottintendendosi  Scioccherie,  Debolezze  e 
simili,  cioè  Far  delle  sue  solite  scioccherie,  ecc. 

—  de  testa  ;  Far  di  capriccio,  vale  Operare  secondo 
mena  la  fantasia  o  il  proprio  volere. 

—  de  trezze  ùnze;  Far  ambassi  in  fondo,  vale  Man- 
dar male  il  suo. 

—  di  agili  tee;  Far  cortesie,  Usar  gentilezze,  favori,  ecc. 

—  di  angienette;  Far  moine,  dàddoli,  smiaci,  ecc. 
V.  Angienette. 

—  di  [ceti;  Far  di  falli:  Operare  senza  far  parole. 

—  di  fr exetti  V.  sopra  Fa  de  frange. 

—  dinae  in  sciùn  schéuggio  V.  Dina. 

—  di  pe  ùnn-a  persònn-a;  Far  dir  per  uno  V.  Di. 

—  di  puffi;  Ficcar  chiodi  V.  Puffo. 

—  di  salammelècche  ;  Usar  invenie,  e  nell'uso  per 
ischerzo  Far  de'salamalecche  o  de'salamelecche: 
Usar  atti  e  parole  soverchie  e  leziose;  ed  anche 
Inchinarsi  profondamente. 

—  dò  ben,  Fd  do  ben  a  ùnn-a  persònn-a ^  Fd  dò 
ben  a  chi  nò  se  ò  merita  V.  Ben  s.  m. 

—  do  scialo;  Far  chiasso,  busso,  schiamazzo,  stre- 
pilo, baccano.  Schiamazzare,  Strepitare,  ecc. 

Il  —  Far  chiasso.  Nell'uso  dicesi  anche  di  Opera 


scenica  o  di  qualche  invenzione  che  incontra  il 
genio  universale,  ed  è  sulle  bocche  di  lutti. 

—  dò  sangue  ;  Far  sangue,  Versar  sangue  V.  Sanyue. 

—  due  parti  in  commedia;  Far  il  lecomeco,  e  nel- 
l'uso Far  due  parti  in  commedia,  dicesi  dUomo 
finto  e  doppio,  che  parlando  teco  ilice  male  del 
tuo  avversario   e  all'incontro. 

—  economia;  Far  economia,  Far  masseria:  Usar 
parsimonia  di  checchessia,  Risparmiare,  Avanzare. 

—  e  come;  Far  le  corna  V.  Como. 

—  e  cose  a  reversa;  Far  le  cose  alla  rovescia,  cioè 
All'opposto,  Operare  tutto  al  contrario. 

—  e  cose  ben;  Far  le  cose  a  dovere.  Far  ogni  cosa 
per  l'appunto. 

—  e  cose  in  sprescia  ;  Far  le  cose  a  staffetta  o  al 
bacchio  V.  Coso. 

—  e  cose  sens'ammiàghe  ;  Far  le  cose  al  bujo  o 
alla  balorda  o  all'impazzata,  che  anche  dicesi  Arar 
col  bue  e  coll'asino. 

—  e  desfd  l'è  tutto  Iravaggid  V.  Desfd. 

—  e  fìcche  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Fregarla  a  uno,  vale 
Fargli  qualche  ingiuria  o  con  inganno  o  per  di- 
spetto; nell'uso  dictsi  anche  Far  le  fiche. 

—  e  fosse  pe-a  vigna;  Soggrottare  V.  Fossa. 

—  erl'ia;  Fare  o  Jlettcr  uggia  V.  Eri'ia. 

—  fd;  Far  fare:  Ordinare  che  altri  faccia. 

—  faccende;  Far  faccende  o  delle  faccende,  dicesi 
de'  Mercatanti  e  degli  Artisti,  i  quali  spacciano 
molto  le  loro  mercanzie  e  i  loro  lavori. 

—  faccia;  Far  viso,  vale  Presentarsi. 

—  faccia  tòsta;  Far  faccia  tosta,  vale  Mostrarsi  ar- 
dilo, prosontuoso,  sfacciato. 

* —  fceri  V.  sotto  Fd  fangotti. 

—  fallo;  Far  fallo  V.  Fallo. 

—  fangotti;  Far  fagotto.  Far  fascina,  Far  fardello, 
Affardellare  V.  Fangotto. 

—  farla;  Far  falla  o  diffaìta  V.  Farla. 

—  festa;  Far  festa,  vale  Cessar  di  lavorare. 

• —  festa  a  ùnn-a  persònn-a;  Far  festa  a  uno,  vale 
Fargli  onore,  Fargli  lieta  accoglienza.  Festeggiarlo. 

—  féua;  Trafugare:  Trasportare  nascosamente. 

—  féua  ùnn-a  persònn-a  da  ùnn-a  cosa;  Escludere, 
Rigettare  uno  da  checchessia,  Non  ammetterlo. 

—  féitgo ,  Fd  fèugo  de  so  legne  V.  Féugo. 

—  fià  fi  de  trezze  ùnn-a  persònn-a;  Far  frullar 
uno.  Farlo  filare,  ecc.  V.  Fià. 

—  fiasco;  Fare  fiasco  V.  Fiasco. 

Il  —  Fare  fiasco,  dicesi  anche  d'un'Opera  dram- 
matica o  musicale,  che  non  piaccia  al  pubblico 
e  sia  fischiala. 

—  ficco;  Far  biglia  V.  Ficco. 

—  figgi  e  figgiaslri  ;  Parzialeggiare,  Usar  parzialità. 

—  filecche;  Far  cilecca  V.  Filecche. 

—  finta,  Fd  fìnta  de  nò  vedde,  Fd  finta  de  fd 
ùnn-a  cosa  e  fdne  ùnn'atra  V.  Finta. 

—  filo;  Far  presto:  Affrettarsi,  Sollicilarsi. 

—  fòW.  Fa. 

—  fòghetti  ;  Far  capannelli  V.  Fòghetto. 

—  forsa  de  veje;  Far  forza  di  vele.  T.  mar.  Metter 
fuori  0  Spiegare  quante  vele  è  possibile,  e  che 
il  bastimento  può  portare  per  affrettar  la  marcia 
in  qualche  circostanza  pressante. 

—  frce  ùnn-a  persònn-a;  Far  fare  uno,  Aggirarlo, 
Bararlo,  Giuntarlo,  Mariolarlo,  ecc.  V.  Frce. 

—  freida  ùnn-a  persònn-a  ;  Freddare  uno,  vale  Am- 
mazzarlo. 

—  frónte;  Far  fronte  V.  Frónte. 

—  fugonadda;  Non  fare,  dicesi  dell'armi  da  fuoco. 


86S 


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allorché  nello  scallo  del  fucile  non  acccndesi  che 
la  polvere  messa  nello  scodellino. 

—  fùmme;  Far  fumo,  Mandar  fumo. 

furò;  Far  furore,  dicesi  d'Opera  drammalìca  o 

musicale  che  piace  ed  è  applaudita  nniversalm. 
e  quasi  a  furore. 

—  gambetta;  Dar  il  grmbeUo  o  lo  sgambetto:  At- 
traversare improvvisamente,  alle  gambe  di  chi 
cammina,  un  piede  o  altro,  per  farlo  cadere; 
e  figurai.  Interrompere  con  modo  non  aspettato 
gli  altrui  avanzamenti,  che  in  questo  senso  anche 
dicesi  Far  una  pedina,  una  cavalletta  a  uno. 

—  gazibba  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Giuntare  uno,  Ma- 
ndarlo, Frapparlo,  Barattarlo  V.  Gazibba. 

—  gazzcea;  Far  gazzarra  V.  Gazzosa. 

—  ghignón;  Destar  antipatia,  avversione,  contrag- 
genio; e  talvolta  Far  rabbia  V.  Ghignón. 

—  ghiminn-a;  Macchinare,  Ordire,  Tessere,  Con- 
certare; e  si  dice  sempre  d'insidie  e  simili  cose. 

—  giustizia  co  picosso;  Far  la  giustizia  o  le  ra- 
gioni coll'asce  o  coll'accella,  Dare  asciata.  Dar 
sentenze  all'abbacchiala,  vagliono  Amministrar 
la  giustizia  alla  cieca  o  parzialmente,  cioè  Alla 
peggio. 

—  góa;  Far  gola  V.  Góa. 

—  gòmmio;  Far  gomito,  dicesi  di  muro  quando  fa 
angolo  ottuso. 

—  gorgia;  Far  bordone:  Fare  quel  che  altri   fa. 

—  »  affari  de  casa;  Far  la  masserizia  della  casa 
V.  Affare. 

—  I  aste;  Far  le  aste,  Asteggiare  V.  Asta. 

—  t  Ifcùli;  Far  i  bauli:  Disporsi  a  partire. 

—  »  conti,  Fa  i  conti  con  un  V.  Cónto. 

—  t  denti,  Fa  i  denti  a  scera  V.  Dente. 

—  t  féughi  ;  Far  fuochi  o  i  fuochi  V.  Féugo. 

—  t  fratti;  Intonchiare,  Tonchiare:  L'essere  man- 
gialo 0  roso  da'  tonchi  ;  e  dicesi  propriam.  dei 
legumi,  e  specialm.  delle  fave  secche. 

—  t  gattin;  Vomitare,  Recere,  Rigillare  V.  Revedde. 

—  I  lùmmctti;  Far  l'illuminazione,  Far  la  lurainara 
0  la  luminaria  V.  lUùminazión. 

** —  imbrùmme;  Far  imbarazzo,  Far  impaccio.  M. 
basso  V.  Imbrunirne. 

—  immatti;  Far  ammattire:  Dar  altrui  molle  brighe 
e  molle  noje  da  fargli  quasi  perdere  il  cervello. 

—  i  mitri;  Far  muso  o  musoni,  Far  il  broncio, 
Portar  broncio  V.  Muro. 

—  ingianchi  a  carne;  Fermar  la  carne  V.  Carne. 

—  in  manca  che...  Far  in  guisa  che... 

—  in  menissi;  Far  in  minuzzi  o  in  minuzzoli,  in 
bricioli,  a  tritoli,  Minuzzare,  Minuzzolare,  Smi- 
nuzzolare, Tritare,  Tritolare,  Stritolare. 

—  in  tanti  tocchi;  Fare  a  pezzi,  e  con  maggior 
efficacia  Fare  a  pezzi  a  pezzi  :  Ridurre  in  pezzi. 

—  t  repassi;  Rinverzare,  Sverzare.  T.  mur.  Riem- 
piere con  isverze  o  schegge  di  pietra  il  vano 
che  resta  tra  pietra  e  pietra  nel  murare. 

—  t  sgréuxi  a  inin-a  persónn-a;  Sghignare  uno, 
Beflfnrlo,  Jletlerlo  in  derisione. 

—  i  so  bezéugni;  Fare  i  suoi  agi,  vale  Andar  del 
corpo. 

—  t  spùcti;  Sputacchiare:  Spular  sovente,  ma  poco 
alla  volta. 

—  l'abisso;  Far  il  diavolo  e  peggio  V.  Abisso. 
-—  l'amò,  Fa  l'amò  a  ùnn-a  cosa  V.  Aìiió. 

—  l'argidiao;  Far  il  diavolo  e  peggio,  Far  il  dia- 
volo a  quattro  o  a  sei.  Imperversare. 

—  Varlicehin  V.  Arlicchin. 


l'armoassa  V.  sopra  Armoassa. 
l'arte  dò  Michelasso;  Far  la  vita  di  Miche- 
laccio V.  Arte. 

l'assa;  Ammatassare:  Ridurre  in  matassa. 
l'aze  e  ó  bòia;  Esser  l'asino.  Sfacchinare,  Scor- 
ticarsi, Straziar  la  vita  V.  Aze. 
legne;  Legneggiare:  Far  legna  in  qualche  bosco 
0  macchia. 

legne  in  tò  bosco  dò  diao;  Andar  a  rubare  a 
casa  del  ladro  V.  Diao. 
l'erboo;  Far  quercia  o  querciola  V.  Erboo. 
l'éuggin  ;  Far  l'occhietto,  Fare  agi  i  occhi  V.  Èuggin. 
l'éuvo  de  dui  ròsei;  Far  l'uovo  gemino  V.^muo. 
lichin  lichetta;  Tener  a  bada,  Dar  canzone,  Dar 
erba  trastulla  V.  Dà  de  lungannie  nella  voce  Dà. 
limòxina;  Far  limosina,  Dar  limosina. 
limòxina  a-o  diao  ;  Far  limosina  al  diavolo,  Dar 
del  suo  al  diavolo  V.  Diao. 
lippa;  Traballare,  Barcollare,  dicesi  dì  Cose  che 
non  posano  bene  e  non  istanno  ferme  sui  loro 
sostegni. 

l'indian;  Far  l'indiano:  Dissimulare,  Fingere  di 
non  sapere  una  cosa  che  si  sa,  Mostrarsi  nuovo 
di  cosa  a  noi  ben  nota. 
l'ommo  d'importansa;  Fare  il  quamquam,  l'omac- 
cione, Far  il  grande  o  del  grande:  Star  in  grandi 
pretensioni,  Usar  maniere  gravi  e  portamenti  al- 
tieri, Star  in  gravità  ad  imitazione  de' grandi 
personaggi. 

l'orbo;  Far  la  gatta  di  Masino,  vale  Far  vista  di 
non  vedere,  a  similitudine  di  questa  galla  che 
chiudeva  gli  occhi  quando  i  topi  passavano. 
md;  Far  male:  Operar  malamente;  e  talora  Do- 
lere, Sentir  dolore  in  qualche  parte  del  corpo. 
md  d'ùnn-a  persónn-a  ;  Dolere  di  uno:  Averne 
compassione,  Sentirne  dolore. 
md  i  so  cónti;  Far  male  i  suoi  conti  V.  Cónto, 
macchetto;  Accozzar  le  carie:  Nel  giuoco  delle 
carte,  vale  Unire  insieme  le  carte  maggiori,  e  pi- 
gliarsene destramente  nel  dispensarle,  per  vincere. 
man  bassa;  Far  man  bassa:  Non  dar  quartiere, 
Disfare  inleramenle. 

md  prò  ùnn-a  cosa;  Saper  male  d'alcuna  cosa , 
vale  Averne  dispiacere.  Rincrescerne. 
mette  sciù  ó  chéti;  Accileccare,  Mettere  in  suc- 
chio, in  zorro,  Inuzzolirc,  Far  venire  in  uzzolo 
V.  Chéu. 

móstra  V.  sopra  Fa  fìnta. 
0  becco  all'oca;  Far  il  becco  all'oca  V.  Becco, 
ó  bello  V.  sopra  Fd  da  bello. 
6  bello  davanti  e  ò  treitò  derré;  Ridere  in  bocca 
ed  accoccarla  dietro  V.  Bello  s.  m. 
6  bello  spirito;  Fare  il  bello  spirito  V.  Bello  add. 
6  bernisso  d'ùnn-a  cosa  V.  sotto  Fd  ó  bersaggio. 

5  bersaggio  d'ùnn-a  cosa;  Scipare,  Mandar  a 
male,  Guastare  checchessia. 

6  beùlo  ;  Far  il  baule  :  Disporvi  la  roba  da  por- 
tare in  viaggio. 

6  bócchin;  Far  bocca  d'ucchiello.  Far  bocchino, 
Far  bocca  stretta  V.  Bócchin. 
ó  bóccòn  pe-i  atri;  Far  la  panala  al  diavolo, 
dicesi  di  Chi  fatica  perchè  altri  mangi  il  gua- 
dagno. Lavorare  perchè  altri  goda. 
6  bordello,  Fd  6  bordello  appréuvo   a  ùnn-a 
persónn-a  V.  Bordello, 
ó  bòtto;  Fare  il  bal/.o,  Balzare  V.  Bòtto. 
6  burattin,  Fd  5  buratlin  appréuvo  a  ùnn-a 
persónn-a  V.  Burattin. 


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•  3  callo  a  ùnn-a  cosa;  Fare  il  callo  a  una  cosa, 
iDcallire  V.  Callo. 

■  6  carlevd  V.  sopra  Fd  5  bordello. 

■  ó  carlevd  d' ùnn-a  cosa,  d'ùnn-a  persònn-a  V. 
Carlevd. 

•  5  cattiva;  Fare  il  giorgio,  il  bravo,  lo  sqnarcione, 

10  smargiasso,  lo  sqnarlavento,  ecc.  V.  Cattivo. 

•  5  chéu  lippe  tappe;  Battere  il  cuore,  Palpitare: 

11  muoversi  del  cuore,  allorcliè  per  qualsivoglia 
passione  del  corpo  o  dell'animo  si  fa  più  spesso 
coiai  moto. 

•  6  cmto  sensa  l'oste;  Far  il  conto  senza  l'oste 
V.  Cónto. 

S  còsto;  Fare  il  cesto  V.  Costo. 

5  dezéuvio  d'ùnn-a   cosa  V.  Fd  5  bersaggio. 

5  diao,  Fd  5  diao  a  quattro;  Fare  il  diavolo, 
Fare  il  diavolo  a  quattro,  Cic.  V.  Diao. 

oé'ge  da  mercante:  Far  orecchie  da  mercante. 

6  galletto;  Sgallettare.  Voce  dell'uso:  Far  atti  di 
vivacità  e  di  brio  per  parere  amabile,  spiritoso,  ec. 

•  5  gallo;  Fare  il  gallo,  Fare  il  dodda  \.  Gallo. 
5  landon  d'ùnn-a  cosa  V.  sopra  Fa  5  bersaggio. 
5  letto;  Fare  o  Rifare  il  letto:  Metterlo  o  liimet- 
lerlo  in  assetto. 

ó  marviaggio  d'ùnn-a  cosa;  Far  calze  e  scuf- 
fioni  0  Far  calze  o  scarpe  d'una  cosa  V.  Mar- 
viaggio. 

ómbra;  Far  ombra.  Dar  ombra,  Ombrare  V. 
Ombra. 
5  mòtto  ;  Far  gruzzolo.  Raggruzzolare  V.  Mòtto. 

■  o  nescio  ;  Far  l'indiano,  il  gnorri,  il  nòferi,  il 
nescio:  Fingere  di  non  sapere,  Fingere  ignoranza. 

•  ò  néuvo;  Jlostrarsi  o  Fingersi  nuovo  d'alcuna 
cosa,  vale  Fingere  di  non  saperla.  Maravigliarsene. 
5  nòmme  a-i  mandilli,  a-e  camixc,  ecc.;  Far 
il  puntiscritto  V.  Nòmine. 

0  pan;  Fare  il  pane. 

5  passaggin;  Asolare,  Aliare:  Rigirare  intorno 
ad  un  luogo  frequentemente. 

6  passo  citi  lungo  che  a  gamba  V.  Gamba. 

5  pi-pi  V.  sopra  Fd  a  spia. 

ò  piscin;  Far  la  piscia;  e  dicesi  ai  bambini. 

6  pù(jnetto;  Far  pepe  V,  Pùgnetto. 

5  sutìto  a  ùnn-a  cosa;  Bubbolarla,  Trafugarla: 
Portarla  via  nascostamente.  Se  poi  parlasi  di  per- 
sona, dicesi  Farle  la  festa,  e  vale  Ammazzarla. 
5  sappin;  Far  greppo:  Quel  raggrinzar  delia  bocca 
che  fanno  i  bambini  quando  vogliono  cominciare 
a  piangere. 

5  scemmo;  Fare  il  nanni,  il  fagnone,  il  bue: 
Fingersi  semplice,  goffo,  balordo. 

6  sciò;  Filar  del  signore. 

5  sordo ;¥are  il  sordo,  si  dice  di  Chi  fa  vista  di 
non  udire  o  non  vuole  intrudere. 

ó  squaccin;  Far  l'inchino,  dicesi  per  lo  più  delle 
donne  quando  s' abbassano  con  certa  grazia  per 
riverire  altrui. 

6  trèsto;  Fare  il  diavolo  e  peggio  V.  Trèsto. 
5  verme;  Bacare,  e  dicesi  delle  frutta. 
pandan;  Far  riscontro:  Far  corrispondenza  di 
parti,  e  dicesi  di  Due  cose  simili  per  dimensione 
0  analogia  di  lavoro,  specialmente  parlandosi  di 
quadri,  intagli,  bassirilievi  e  simili. 

pansa  ;  Far  corpo,  parlandosi  delle  muraglie,  vale 
GonGare  e  uscir  della  loro  dirittura. 
paradda;  Far  parata  V.  Paradda. 
parli  d'ùnn-a  cosa  ;  Far  novelle  o  parole  o  rac- 
conti d'una  cosa,  vale  Parlarsene  da  tatti.  Se 


dicesi  di  persona,  Far  gli  encomj,  le  lodi  d'uno, 
Lodarlo,  Encomiarlo,  Esaltarlo,  Predicarne  il  me- 
rito, Levarlo  a  cielo. 

—  parte;  Far  parte,  Partecipare,  Aver  parte. 

—  parte  a  un  d'ùnn-a  cosa;  Far  parte  di  chec- 
chpssia  ad  alcuno,  vale  Far  partecipe  alcuno  di 
una  cosa  Ammetterlo  alla  partecipazione  di  essa. 

—  patta;  Pattare,  Far  pace.  Esser  pace.  Esser  pari, 
Pareggiare,  dicesi  Quando  due  gioocano  insieme, 
e  avendo  già  vinto  l'uno,  l'altro  rivince  e  così 
non  ci  corre  verona  partita. 

—  patto  co  diao;  Far  patto  col  diavolo.  M.  basso 
che  si  dice  di  Coloro,  a'  quali  avvengono  sempre 
successi  favorevoli. 

—  paxe;  Far  pace.  Tornar  a  pace,  Appaciarsi  V. 
Paxe. 

—  pe  burla;  Far  celia,  Celiare,  Burlare,  Non  far 
da  senno. 

—  penezzd  ùnn-a  cosa;  Far  cascar  d'alto  una  cosa, 
vale  Farsi  pregar  molto  a  darla,  a  dirla,  a  farla. 

—  per  ben;  Far  per  bene:  Operare  con  buon  fine. 

—  piaxei  ;  Far  piacere.  Compiacere  ;  e  talora  Ven- 
dere a  buon  mercato. 

—  piggid  a-i  lòi ;  Far  mettere  alle  fischiate. 

—  piggid  ò  brustolto;  Rosolare  V.  Brustolio. 

—  piggid  ò  portante  ;  Far  prendere  il  portante.  Voce 
dell'uso:  Far  partire,  Far  andar  via. 

—  pillo;  Far  fico.  Dar  in  nulla,  Bere  bianco,  vale 
Non  riuscire  in  qualche  impresa,  Andare  senza 
sortir  l'effetto  che  si  sperava.  Parlandosi  poi  di 
armi  da  fuoco  portatili  V.  sotto  Fd  sappa. 

—  pómpa  d'ùnn-a  cosa;  Far  pompa  d'una  cosa: 
Farne  ostentazione,  Menarne  vanto. 

—  porla;  Far  portare.  T.  mar.  Far  che  le  vele  rice- 
vano alquanto  più  di  vento,  quando  si  va  all'orza 
raso,  cioè  Poggiare  un  poco  affinchè  il  vento 
possa  gonfiare  di  più  le  vele. 

—  porta  e  come;  Fare  o  Por  le  corna  o  il  cimiero, 
Far  le  fusa  torte,  Far  becco  V.  Corno. 

—  preiza  ;  Far  presa.  Rappigliarsi,  Assodarsi  ;  e  di- 
cesi propriam.  della  calcina,  del  gesso,  della  colla 
e  di  altre  materie,  che  si  adoperano  liquida,  e 
poi  nell'asciugarsi  o  seccarsi  si  consolidano. 

—  pi'emmùa;  Far  pressa.  Pressare,  Affrettare,  Solle- 
citare, Sollicilare,  Far  fretta. 

—  prende  5  Icpte;  Far  cagliare  o  quagliare  il  latte. 
Accagliare  il  latte. 

—  prò;  Far  prò,  Toccare  il  cuore;  e  dicesi  dei 
Cibi  quando  nel  mangiarli  soddisfano  interamente 
l'appetito;  e  per  similit.  dicesi  di  altre  cose. 

—  rancio  o  gamèlla;  Far  camerata.  T.  m,ar.  Man-» 
giare  insieme. 

—  rèo;  Far  comparila,  dicesi  di  Cose  specialm.  da 
mangiare  e  da  bere,  le  quali  pare  che,  per  man- 
giarne 0  ppr  terne,  non  si  consumino,  e  che 
sieno  più  abbondanti  di  quel  che  sono  veramente. 

n  —  Talvolta  usasi  per  Bastare  semplicemente: 
0  l'è  un  onimo  chi  fa  5  reo  de  dexe ;  Gli  è 
uno  che  basta  per  dieci. 

—  rie  e  gallinn-e;  Far  ridere  le  telline,  dicesi  figor. 
di  Cose  0  persone  ridicole  al  maggior  segno. 

—  roso;  Far  largo,  Far  piazza:  Trarsi  da  banda, 
Ceder  di  luogo. 

—  rotta;  Far  rotta.  T.  mar.  e  vale  Navigare. 

—  sangue;  Far  sangue.  Versar  sangue,  Sanguinare. 

—  santa  nettezzinn-a;  Far  piazza  pulita,  dicesi 
di  Chi  porta  via  tutto  ciò  che  trova  in  un  luogo, 
0  di  Chi  mangia  tatto  ciò  che  è  in  tavola  ;  che 


Casaccia.  Dizionari»  GanovMe-ItaliaHO. 


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dìcesi  anche  Fare  repulisti  o  il  repulisti,  Fare  Io 
spiano,  Fare  del  resto. 

—  sappa;  Far  cicca,  vale  Seatlare  a  vóto,  e  dicesi 
dello  armi  da  fuoco,  allorché  nello  scatto  del 
fucile  la  polvere  non  s'accende. 

—  saveì  ;  Far  sapere,  Far  consapevole,  Rendere  av- 
visato, Far  conoscere.  Informare. 

—  scentd  5  Icete;  Far  cansare  il  latte  V.  Lcete. 

—  scianpradda  ;  Scialare:  Sfoggiare  ad  abiti,  a  pranzi; 
ed  tinche  Far  gozzoviglia  o  stravizzo,  Gozzovi- 
gliare, Straviziare  V.  Ribotta. 

—  sciato  V.  sopra  Fa  dò  sciato. 

—  scignorìa;  Far  servo:  Modo  d'insinuazione  ai 
bimbi,  perchè  salutino  qualcuno;  locchèr  essi  fanno 
collo  stendere  il  braccio  ed  agitarlo  dall'alto  in 
basso  colla  manina  allargata  e  supina;  altrim. 
Fare  santa. 

—  sciorti  d'in  scià  speiza;  Far  agresto  V.  Speiza. 

—  scrosci  e  die;  Far  scricchiolar  le  dita  o  le  nocca. 

—  scuffia;  Far  cappello  V.  Fé  cappello  nella  voce 
Cappello. 

—  scùo;  Far  bujo,  Abbujare  V.  Sem. 

—  servì;  Far  servire.  T.  marin.  Rimettere  il  vento 
nella  vela  che  sbatteva,  ricevendo  il  vento  in 
ralinga.  Un  bastimento  in  panna  fa  servir  le  vele, 
quando  si  rimette  in  corso. 

—  smangia  a  pelle;  Pizzicare,  Far  pizzicare,  Indur 
pizzicore  V.  Smangia. 

—  so  ;  Far  suo,  vale  Appropriarsi. 

—  spalla;  Fare  spalla:  Dare  appoggio;  e  prendesi 
per  lo  più  in  cattivo  significato. 

—  spicco;  Fare  spicco.  Spiccare:  Far  bella  com- 
parsa, Far  bella  vista. 

—  stravedde;  Far  travedere,  Dar  finocchio.  Ciur- 
mare V.  Stravedde. 

—  tanta  tonninn-a;  Far  rocchj,  metaf.  vale  Ta- 
gliare a  pezzi;  e  talora  Uccidere. 

—  tanti  squvexi;  Fare  tanti  squasilli  o  smiaci  o 
moine:  Far  atti  leziosi;  e  comunem.  Muovere 
dubbj,  Far  le  meraviglie  e  simili. 

—  tanti  tòcchi  d'ùnn-a  cosa;  Far  in  pezzi  chec- 
chessia, vale  Mandarlo  a  pezzi. 

—  tela;  Far  filetto  V.  Tela. 

—  tersajéu;  Far  terzaruoli.  T.  mar.  Raccogliere 
un  terzo  delle  vele  e  legarle  all'antennale. 

—  testa;  Far  testa:  Resistere,  Opporsi. 

»)  Far  testa,  Far  capo,  dicesi  anche  Quando  fra 
più  persone  uno  s'assume  l'impegno  di  tutti. 

Il  Far  testa.  T.  mar.  Si  dice  d'un  bastimento,  che 
presenta  direttamente  la  sua  prua  al  vento  o  alla 
corrente,  dopo  aver  dato  fondo,  e  la  sua  gomena 
comincia  a  tesarsi. 

—  toa;  Far  tavola,  Intavolare,  dicesi  nel  giuoco 
degli  scacchi  o  simili,  Quando  i  giuocatori  sono 
ridotti  a  segno  da  non  potersi  superare  l'un  l'altro. 

—  tócca  con  man  ùnn-a  cosa;  Far  toccar  con  mano 
una  cosa,  vale  Farla  chiaramente  conoscere. 

— •  tòppica;  Dar  in  budella.  Dar  in  cenci:  Non  cor- 
rispondere all'espettazione,  Farsi  corbellare. 

—  traghetti;  Tramare,  Ordire,  Macchinare  V.  Tra- 
ghetto. 

—  un  blocco;  Far  un  taccio  V.  Blocco. 

—  un  bordo;  Fare  una  bordata  o  un  bordo.  T.  mar. 
Scorrere  una  delle  linee,  che  si  fanno  bordeggiando. 

—  un  bóUezzo;  Far  una  romanella  V.  Battezzo. 

—  un  cólpo  da  mcistro;  Far  un  colpo  da  mae- 
stro: Operar  con  somma  avvedutezza  e  sagacilà. 

—  un  fascio;  Far  un  fascio. 


un  fattoriso;  Far  un  sorriso,  Sorridere. 
un  giubileo  a' ùnn-a  cosa;  Trombettare,  Strom- 
bettare, Strombazzare  una  cosa,  Bandirla  sa  pei 
canti,  vale   Divulgare  e  Spargere  alcuna  cosa 
ridicendola  per  tutto. 

un  lotto  d'ùnn-a  cosa;  Allottare:  Mettere  una 
cosa  al  lotto,  Farne  un  lotto,  Farne  una  riffa. 
ùnn-a  cavullinn-a  a  un;  Far  una  cavalletta, 
una  pedina,  una  coperchiella  a  uno,  Dar  il  gam- 
betto a  uno:  Interrompere  con  modo  non  aspet- 
tato gli  altrui  avanzamenti. 
ùnn-a  cattiva  figùa;  Far  cattiva  mostra,  cioè 
mala  vista,  Far  trista  figura. 

—  Far  una  figuraccia  V.sotto  Fd  ùnn-a  fotti  figùa. 
ùnn-a  cusa  a  caxo  ;  Far  una  cosa  a  caso  o  a 
casaccio  V.  Caxo. 

ùnn-a  cosa  cómìna   sciòrbì  un  éuvo  fresco  ; 
Bersi  una  coso  come  un  uovo  fresco,  vale  Farla 
speditamente,  colla  massima  facilità. 
ùnn-a  cróxe;  Far  una  croce  V.  Cròxe. 
ùnn-a  fólti  figùa;  Far  una   figuraccia.  Far  una 
trista  figura:  Scomparire,  Far  cose  da  doverne 
arrossire,  Rimaner  con  vergogna. 
mm-a  fr'ità;  Abortire,  Sconciarsi  V.  Abortì. 

—  Dar  in  iiulla,  Ber  bianco  V.  sopra  Fa  pillo, 
ùnn-a  remansinn-a;  Far  una  rammanzina,  un 
rivellino,  una  risciacquala,  ecc.  V.  Remansinn-a. 
ùnn-a  speiza;  Incontrare  una  spesa,  Farla. 
ùnn-a  vitta  d'àngei,  dx  diai ,  d'Òu,  da  prin- 
cipe, regola  V.    Viltà. 

un  pertùzo  in  te  l'wgua;  Far  un  buco  nell'acqua 
V.  jEgua. 

un  sàsetto  d'ùnn-a  cosa;  Abbatuffolare,  Rabba- 
luffolare.  Gualcire  V.  Ammalloccà,  Astrofòggid. 
un  scambelletta  a  ùnn-a  personn-a ;  Far  una 
pedina  a  uno,  Dar  il  gambetto  a  uno,  flgur.  vale 
Interrompere  con  modo  non  aspettato  gli  altrui 
avanzamenti. 

vedde  ;  Far  vedere,  vaie  xMostrare,  Insegnare,  Far 
conoscere. 

vedde  a  lùnn-a  in  tó  posso  V.  Fd  vedde  bi- 
scebaggi. 

vedde  5  diao  in  te  l'am,pólletta  V.  A  mpolletta. 
vedde  biscebaggi ;  Far  travedere.  Dar  finocchio, 
J[ostrar  lucciole  per  lanterne.  Mostrar  la  luna 
nel  pozzo  V.  Biscebaggi. 
vedde  ó  gianco  pe  neigro;  Mostrare  o  Far  ve- 
dere il  bianco  per  nero  o  per  bruno  :  Dare  ad 
intendere  una  cosa  per  un'altra. 
vegnì  a  bócca  àspia;  Allappare,  Aspreggiare  V. 
Bócca. 

vegnì  a  saliva  in  bócca;  Far  venir  l'acqua  sul- 
l'ugola 0  alla  bocca,  Muover  desiderio,  Svegliar 
l'appetito,  Inuzzolire. 

vegnì  a  lesta  comme  ùmi-a  quarta;  Far  altrui 
il  capo  come  un  cestone:  Rompere  il  capo.  Tur- 
bare la  mente  di  esso. 

vegnì  t'àfao;  Far  afa.  Fare  stomaco,  Stomacare, 
Nauseare  V.  Afao. 

vpja;  Far  vela,  Dar  le  vele,  Dar  le  vele  al  vento: 
Distendere  le  vele  e  andar  via  ;  ed  anche  sempli- 
cemente per  Andarsene,  Partirsene.    . 
vento;  Far  vento,  vale  Spirare  o  Soffiar  vento; 
e  talora  in  senso  att.  Muovere  l'aria.  Agitarla. 
vista;  Far  vista  V.  sopra  Fd  finta, 
viltà;  Far  vita,  Menar  vita,  vale  Vivere. 
vola;  Il  far  tutte  le  bazze.  T.  di  giuoco  delle  carte. 
A  nO  fa  e  a  nò  fia;  Non  fa  né  ficca,  si  dice 


FA 


FA 


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di  Cosa  che  non  opera  nulla,  che  non  ha  veruna 
importanza,  ecc. 

S  Avei  da  fd;  Aver  a  fare  o  che  fare:  Aver  fac- 
cende, occupazioni. 

n  —  da  fd  con  un;  Aver  a  fare  con  uno,  vale 
Avere  con  lui  negozio,  interesse,  attinenza,  pa- 
rentela, ecc. 

n  —  da  fd  e  da  di;  Aver  che  ognere  V.  Dì. 

%  Chi  a  fa  l'aspèta;  Chi  la  fa  l'aspetti  V.  Aspèld. 

%  Chi  fa,  fa  a  lo;  Chi  fa  fa  a  sé.  Prov.  di  chiaro 
significato. 

S  Chi  fa  i  conti  sensa  l'oste,  bezéugna  fdli  trce 
volte  V.  Cónto. 

S  Chi  fa  l'arte  e  nò  a  conosce,  i  so  dince  di- 
ventan  mósche  V.  Arte. 

S  Chi  ha  fwto  5  ciù,  péu  fd  5  meno;  Chi  ha  fatto 
il  più,  può  fare  il  meno,  Chi  ha  fatto  trenta,  può 
far  trentuno.  Chi  ha  bevuto  al  mare,  può  bere 
alla  pozza.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  Chi  nò  sa  fd,  nò  sa  comandd  ;  Chi  non  sa  fare, 
non  sa  comandare ,  ovv.  Chi  non  fu  buon  sol- 
dato, non  sarà  buon  capitano.  Altro  prov.  di 
chiaro  significato. 

S  Comensd  a  fd;  Por  mano.  Cominciar  a  fare. 

S  Dd  da  fd;  Dar  a  fare,  da  fare  o  che 'fare:  Oc- 
cupare, Tener  impiegato.  Dar  faccende,  Dar  da 
lavorare.  Apprestare  o  Somministrar  occasione 
di  lavorare. 

S  Paghe  andd  o  corri  a  cascia  e  i  pSleni;  Colt- 
sumar  l'asta  e  il  torchio  V.  Cascia.  ^ 

n  —  cor»'»'  ùnn-a  persónn-a;  Farci  pensar  uno  V. 
Corri. 

S  Fdla  a  un;  Farla  a  uno,  Ficcargliela,  Cigner- 
gliela.  Barbargliela,  Accoccargliela,  Appiccargliela, 
Fischiargliela  :  Fargli  qualche  burla  o  mal  tratto. 

«  —  ben;  Farla  bene  V.  Ben  avv. 

«  —  brùxà  a  un;  Scottar  uno  V.  Brùxd. 

I)  —  de  due;  Battere  o  Fare  due  chiodi  o  due  bol- 
lette a  lina  calda  o  a  un  caldo  :  Far  due  faccende 
a  un  tratto. 

n  —  finta;  Farla  finita:  Cessare  dal  fare  una  cosa; 
ed  usasi  anche  in  un  certo  significato,  che  accenna 
l'ultima  determinazione:  Che  daggo  due  maschce 
e  a  fasso  finta;  Gli  do  due  ceffoni  e  la  faccio 
finita. 

M  —  franca;  Farla  netta:  Uscir  netto  d'una  cosa, 
cioè  Uscirne  senza  rilevar  danno  veruno. 

I)  —  lùxì  a  wm-a  persóMH-o;  Regalar  bene  uno, 
Mostrarsegli  generoso,  pili  liberale  del  dovere j  e 
dicesi  per  lo  più  in  senso  ironico. 

M  —  magra;  Viver  di  bujo  come  le  piattole.  Far 
pentolini  o  dei  pentolini:  Vivere  sottilmente  o 
in  miseria. 

n  —  md;  Farla  male,  vale  Scapitarvi,  Perdervi, 
Rimettervi. 

"  —  paga;  Farla  scontare,  Far  pagare  il  fio,  le 
pene,  lo  scotto  d'alcuna  cosa  V.  Pagd. 

n  —  sciórbi;  Dar  a  bere  una  cosa  a  uno,  vale 
Fargliela  credere  benché  strana  e  non  vera,  gio- 
vandosi della  sua  balordaggine. 

n  —  vedde  a  un;  Farla  vedere  altrui,  Farla  ve- 
dere in  candela:  Condurre  a  fine  una  cosa  a 
dispetto  altrui,  Far  che  succeda  una  cosa  contro 
l'altrui  desiderio;  e  talora  Sopraffare  uno. 

S  Famme  ò  piaxeì  !  Fammi  il  piacere  !  Suol  dirsi 
in  modo  stizzoso  ad  altri:  Famme  ó  piuxei, 
vattene;  Fammi  il  piacere,  va  via.  Ed  anche  a 
modo  di  contraddizione,  e  per  rimbeccare  alcune 


parole  di  millanteria  :  Famme  ò  piaxeì,  nò  e  sta 
a  spara  ciù  grosse;  Oh  fammi  il  piacere!  non 
le  dir  più  grosse. 

§  Fdne  de  quelle;  Farne  di  quelle  o  di  quelle  col- 
l'ulivo,  e  si  sottintende  cose,  burle,  beffe  e  simili. 

Il  —  rfe  so;  Farne  delle  sue  :  Procedere  secondo 
il  suo  solito,  e  intendesi  per  Io  p:ù  di  cose  ri- 
provevoli. 

n  —  de  tutte  e  chéulte  ;  Farne  di  mille  còlte  V. 
Chéutta. 

»»  —  suvei  ó  naso;  Pulire,  Puzzare  V.  Naso. 

I)  —  ùnn-a  grossa;  Fare  una  cesa  coH'ulivo,  Farla 
grossa,  marchiana,  cioè  Eccedente  nel  suo  genere, 

"  —  vegni  coce  fìnn'a-i  morti;  Farne  venir  vo- 
glia ai  morti.  Modo  iperbolico,  e  vale  Indurre 
una  grandissima  voglia  in  checchessia,  Invogliare 
grandemente. 

S  Fa  ti,  Fce  voi;  Fa  tu,  Fate  voi,  io  slesso  che 
Mi  rimetto  in  te,  Mi  rimetto  in  voi. 

S  Fa  ùnn-a  cosa;  Fa  una  cosa.  Modo  di  dire  che 
si  fa  precedere  quando  vogliamo  confortar  altrui 
a  far  checchessia:  Fa  ùnn-a  cosa,  vànnighe  a 
di  che  pe  anchéu  nò  posso  ;  Fa  una  cosa,  vacci 
a  dire  che  per  oggi  non  posso. 

S  Nò  fd  ni  gamba  e  ni  pé  V.  Gamba. 

§  Nò  fd  nisciùn  caxo  o  cónto  de  purolle  ;  Far 
delle  parole  fango:  fiancar  di  parola. 

S  Nò  fd  nisciùn  caxo  o  conio  d'ùnn-a  cosa  ;  Non 
fare  verun  conto  o  caso  di  checchessia,  vale  Non 
averlo  in  prègio,  in  istima. 

S  Nò  guasta  chi  nò  fa  ninte ;  Chi  ne  ferra,  ne 
inchioda.  Chi  non  fa  non  falla.  Chi  fa  falla,  e  chi 
non  fa  sfarfalla.  Prov.  che  significa  Tutti  siamo 
soggetti  a  mancare. 

%  Non  aveìghe  da  fd  ninte;  Non  averci  a  fare 
0  che  fare:  Non  averci  interesse,  e  si  dice  di 
negozi  0  parentela  con  alcuno  ;  od  anche  Non 
aver  la  minima  colpa  in  checchessia. 

$  Nò  poeì  fd  de  ben  d'ùnn-a  persònn-a;  Non  po- 
tere aver  bene  d'uno  V.  Ben. 

%  Nò  voci  fd  ùnn-a  cosa  ;  Non  voler  né  dcmire, 
né  far  la  guardia. 

S  Fase  n.  p.  Farsi ,  Divenire,  Cangiarsi,  Trasfor- 
marsi: Fase  brutto;  Farsi  brutto. 

ti  Farsi,  per  Formarsi,  Acquistar  perfezione  :  0  w 
fii  a  poco  a  poco;  Ei  si  farà  a  poco  a  poco, 
poco  per  volta,  ecc. 

n  —  per  Affacciarsi,  Sporgersi,  Farsi  vedere  :  A 
s'è  fasta  a-o  barcòn;  Si  fece  alla  finestra. 

—  a  barba;  Radersi  la  barba,  vale  Levarsi  il  pelo 
dal  viso  col  rasojo. 

—  avanti;  Farsi  innanzi.  Accostarsi,  Approssimarsi. 

—  beffe  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  beffe  d'alcuna  cosa  V. 
Beffe. 

—  bello,  Fdse  bello  da  roba  di  atri,  Fdse  bello 
d'ùnn-a  cosa  V.  Bello  add. 

—  ben  voci;  Farsi  ben  vedere  V.  Ben  avv. 

—  brùxà  i  éungi  de  cióule  di  airi;  Tòrsi  gl'im- 
pacci del  Rosso  V.  Ci  àula. 

—  bùrld;  Fiirsi  scorgere  V.  Burla. 

—  ciwo;  Farsi  chiaro,  detto  del  cielo,  aria,  tempo 
e  simili,  vale  Farsi  sereno. 

—  coraggio;  Farsi  coraggio  V.  Coraggio. 

—  dd  ó  nómme  da~e  feste;  Farsi  nominar  pei  sa» 
nome  V.  Nómme. 

—  de  cróxi  ;  Farsi  delle  croci  V.  Cròxe. 

—  dò  chéu;  Farsi  cuore:  Pigliar  animo,  ardire. 

—  dò  nómme;  Farsi  nome,  vale  Acquistar  fama^ 


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FAB 


FAC 


—  fresco  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  fresco  o  VPnlo  d'una 
cosa,  Infischiarsene,  Ridersene,  vale  Fare  niun 
conto,  Aver  checchessia  in  non  caie. 

—  giorno;  Farsi  giorno,  Aggiornare,  Aggiornarsi: 
Principiare  il  giorno. 

—  inderré ;  Farsi  o  Tirarsi  indietro:  Arretrarsi, 
Scostarsi,  Ritirarsi. 

—  ma;  Farsi  male:  Restar  offeso. 

—  ma  vedde;  Farsi  mal  vedere:  Farsi  veder  di  mal 
occhio.  Farsi  odiare. 

—  md  voci;  Farsi  malvolere;  Farsi  odiare,  Farsi 
voler  male. 

—  metlc  a-i  loi;  Farsi  dar  l'urlo,  Farsi  sonar  la 
furfantina  V.  Lòu. 

—  mincionnd  V.  sopra  Fase  burla. 

—  5  segno  da  cròxe;  Farsi  il  segno  della  croce 
V.  Cróxe. 

—  piccin;  Appiccinirsi,  Rappiccinirsi,  Appiceolarsi, 
Appicoiolirsi,  Rimpicciolirsi  :  Farsi  piccino. 

—  prceve;  Impretarsi,  Farsi  prete. 

—  raxón;  Farsi  ragione. 

—  roso;  Farsi  largo,  Farsi  piazza. 

—  senti;  Farsi  sentire:  Dire  con  forza  le  sue  ra- 
gioni; e  dicesi  altresì  del  caldo  e  del  freddo, 
quando  sono  in  grado  eccessivo. 

—  stradda;  Farsi  strada,  iìgurat.  Aprirsi  la  strada 
ad  un  impiego  o  simile. 

—  tardi;  Essere  l'ora  già  larda. 

—  ùnn-a  vignetta  in  t'ùnn-a  cosa;  Far  bottega  o 
mercato  sopra  una  cosa,  vale  Trarne  utilità  contro 
il  dovere  e  contro  la  convenienza. 

—  ùnn-a  vignetta  appréuvo  a  un  murotto;  Far 
bottega  sopra  un  infermo,  dicesi  di  Un  medico 
0  d'un  chirurgo  che  si  studia  di  far  allungare  il 
male  per  cavarne  maggior  guadagno. 

—  vegni  o  gòscio;  Sbraitare  V.  Còscio, 

—  vegni  6  pottin  a-i  éuggi  V.  Éuggio. 

S  Fàscia;  Farsela,  Córsela  o  Cogliersela,  Scanto- 
narsela, Battersela,  Svignarsela,  Sgattojarsela,  Net- 
lare  il  pagliuolo,  Sbiettare,  Mucciare,  Sgambar 
via,  e  nell'uso  toscano  Far  tela:  Andarsene  con 
prestezza,  e  per  lo  più  improvvisamente. 

n  —  in  te  braghe  o  in  ti  càsoin  V.  Braghe. 

n  —  sótto;  Farsela  addosso  o  Farsela  sotto,  An- 
dare di  sotto,  dicesi  dello  Sgravare  il  ventre 
nelle  proprie  vesti. 

S  Pàscne  dò  bello;'  Ridersi,  Infischiarsi  di  chec- 
chessia: Non  far  verun  caso  d'alcuna  cosa. 

«  —  dò  moscio  V.  sopra  Pàscne  dò  bello. 

S  Zùgd  a  fàscia;  Fare  a  farsela  o  a  barbarsela, 
Giocare  di  maccatelle:  Fare  suoi  ingegni  o  fin- 
zioni per  beffare  o  ingannare  altrui. 
FèL  s.  m.  Fare,  Usanza,  Costume:  0  l'è  5  mce  fa; 
É  un  mio  fare. 

%  0  Ve  ò  so  fa;  É  un  suo  fare:  Ad  alcuno  che 
faccia  le  meraviglie  sul  contegno  d'una  persona 
che  a  te  preme  difendere  se  l'impressione  che 
ha  fatto  in  altri  è  cattiva,  o  di  crescerle  pregio 
se  è  buona,  rispondi  semplicemente:  0  l'è  ò  so 
fa;  È  un  suo  fare. 

S  0  l'ha  un  certo  fd  chi  nò  me  piaxc;  Egli  ha 
un  certo  fare  che  non  mi  garba,  cioè  Fa  gesti, 
azioni,  atti  che  non  mi  garbano,  che  non  mi 
quadrano  punto. 
Fa,l>torict\  s.  f.  Fabbrica,  dimin.  Fabbrichella, 
Fabbricuccia,  accresc.  Fabbricone  :  Luogo  dove 
si  fabbrica  o  lavora  checchessia,  come  ferro,  seta, 
cera,  lana  e  simili;  altrim.  Opificio,  Officina. 


Fa.l>lbrioà/ V. a. Fabbricare:  Lavorare  intorno 
alle  cose  per  ridurle  alla  forma  ch'esse  debbono 
avere;  e  più  propriani.  dicesi  delle  case,  delle 
navi,  ecc.;  Edificare,  Costruire,  Construire, 
3  Fabbricàse  ùnn-a  cosa;  Fabbricarsi  checchessia, 
figurai,  vale  Immaginarselo,  Inventarselo:  0  s'ha 
fabbricóu  un  móndo  de  balle;  Egli  fabbricossi 
un  ammasso  di  scempiaggini. 

Falblbrieante  s.  m.  Fabbricatore,  e  nell'uso 
Fabbricante:  Chi  fabbrica. 

Falblbricaación  s.  f.  Fabbricazione,  Fabbri- 
camenlo:  L'atto  e  l'effetto  del  fabbricare. 

Falblbricé  s.  m.  Fabbriciere  :  Colui  che  so- 
prantendc  alla  fabbrica,  redditi  ed  arredi  d'una 
chiosa. 

Faccendin  s.  m.  Faccendiere,  Faccendino, 
e  per  ischerzo  Faccendone,  Affannone,  Ser  fac- 
cenda: Impaccioso,  che  fu  faccende,  che  s'inge- 
risce ne' falli  altrui,  e  v-iol  parere  uomo  da  fac- 
cende; nell'uso  fior.  Ciaccino. 

Faccetta  s.  f.  Faccetta:  Lato  di  un  corpo 

tagliato  in  molti  angoli. 

S  A  faccette;  A  faccette.  Posto  avverb.  o  in  forza 

d'aggiunlo,  si  dice  di  Gemma  o  d'altro,  la  cui 

superficie  sia  composta  di  facce  o  piani  diversi. 

Fa9§ettà  V.  A /faccetta. 

Faccliin.  V.  Camallo. 

Faccia  s.  f.  Faccia:  La  parte  anteriore  del- 
l'uomo dalla  sommila  della  fronte  all'oslrcmilà 
del  mento;  Viso,  Volto,  e  per  dispregio  Ceffo, 
Muso,  Mostaccio,  Grifo,  Grugno  V.  Mòro. 
I)  Faccia,  metaf.  per  Vista,  Apparenza,  Aspetto: 
A  faccia  5  pà  un  galantommo ;  Alla  faccia  ei 
pare  un  galantuomo, 
it  —  per  Arditezza,  Sfacciataggine:  0  l'ha  ancón 
a  faccia  de  vignime  davanti  ;  Ha  ancor  la  faccia 
di  venirmi  alla  presenza. 

—  arrappd;  Viso  grinzoso.  Viso  a  saltero. 

—  usbironà;  Viso  da  cialtrona  V.  Asbirond. 

—  bónn~a  V.  solfo  Faccia  tosta. 

—  brusca;  Viso  brusco,  amarognolo.  Viso  dell'arni*. 
Viso  arcigno,  bieco,  torto,  ecc. 

—  brutta;  Viso  da  cembali.  Ceffo  da  Saracino,  Viso 
brutto,  contraffatto. 

—  contenta;  Cera  giojosa,  Cerozza  allegra,  gioviale, 
dilettosa. 

—  da  bregante;  Faccia  da  posali  lì.  Faccia  d'as- 
sassino. 

—  da  imbriwgòn;  Viso  d'ubbriaco,  Viso  bitorzoluto. 

—  delied;  Viso  delicato. 

—  desfìgùà;  Viso  contraffatto,  Viso  abbozzalo. 

—  de  tutto  5  giorno Espressione  che  suole  dirsi 

per  ischerzo,  ed  anche  talvolta  per  dimostrare 
piacere  che  si  risente  alla  vista  d'alcuno. 

—  da  maschvc;  Viso  da  ceffate,  da  ceffoni. 

—  fàsa;  Uomo  infinto,  fognalo,  doppio,  Tecomeco, 
Tamburino. 

—  franca;  Faccia  franca.  Viso  aperto,  cioè  Franco, 
Ardito. 

—  giana;  Viso  pallidti,  giallo,  impolminato;  questa 
ultima  voce  è  poco  usata. 

—  ncuva;  Viso  non  più  visto. 

—  pat'ia;  Viso  allampanato,  Viso  macilente,  magro, 
smunto,  stenualo;  Segrenna. 

—  proibìa;  Viso  da  fariseo,  Viso  di  Longino  o  di 
cagnazzo,  CefTautle,  Faccia  da  scomunicato. 

—  rótta;  Faccia  o  Fronte  invetriata  o  invetrinata 
0  incallita,  Fronte  di  meretrice. 


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—  rùstega;  Viso- arcigno,  lortf),  bieco,  aspro,  acerbo, 

severo. 

—  sciata;  Viso  Inrbuto,  Viso  spiritaticcio. 

—  tid;  Viso  di  stecco,  Viso  segaligno,  dello  per 
beffa  a  Viso  magro  rislecchito;  Segrcnna. 

—  tosta;  Faccia  losla,  cioè  Senza  vergogna. 

§  Atidd  co-C  moen  iti  scià  faccia;  Andare  colie 
mani  sul  viso  ad  uno,  vale  Farglisi  avanti  mi- 
nacciando. 

S  Aveì  a  faccia;  Aver  faccia:  Aver  Tardire,  la 
sfacciataggine. 

n  —  a  faccia  bònn-a;  Aver  la  faccia  franca,  la 
faccia  tosta:  Non  si  smarrire,  Non  temere. 

»  —  o  faccia  camme  a  battùa  ila  balla  o 
cornine  5  cu;  Aver  faccia  da  pallottola,  Aver  la 
fronte  incallita  o  invetriala  o  invelrinata,  dicesi 
di  tbi  per  rimprovero  o  altro  non  muta  colore. 

n  —  a  faccia  de  ut,  de  fa,  ecc.;  Aver  viso  o 
faccia  di  dire,  di  (are,  ecc.,  vale  Esser  tale  da 
reputarsi  capace  di  fare,  di  dire,  ecc.;  ed  ancbe 
Aver  l'ardire,  la  petulanza,  la  baldanza  di  fare, 
di  dire,  ecc. 

»«  —  a  faccia  franca,  a  faccia  tosta;  Aver  fac- 
cia franca.  Aver  faccia  losla. 

»  —  0  Non  avcì  faccia  de  presentdse  ;  Avere  o 
Non  aver  volto  da  comparire ,  da  mostrarsi  e 
simili,  vagliono  Avere  o  Non  avere  ardire,  Es  • 
sere  o  Non  esser  degno  di  farsi  vedere. 

S  Batte  a  faccia  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Dargli  nel 
volto.  Schiaffeggiarlo. 

•t  —  a  faccia  d'ùnn-a  cosa  a  un;  Battere  chec- 
chessia nel  mostaccio,  vale  Darglielo  ingiuriosa- 
mente nel  volto, 

S  Dà  ùnn-a  patta  in  scià  faccia  d'ùnn-a  cosa  a 
ùnn-a  persónn-a;  Battere  checchessia  altrui  nel 
volto  0  nel  mostaccio,  vale  Ingiuriosamente  av- 
ventarglielo. 

S  De  due  facce  ;  Di  due  facce  :  Aggiunto  a  persona, 
vale  Doppio,  Fognato,  Infinto,  Simulato,  Teco- 
meco.  Tamburino. 

S  Di  ùnn-a  cosa  in  scià  faccia;  Dir  checchessia 
in  faccia  o  sul  viso,  vale  Parlar  liberamente  e 
risolutamente  alla  presenza  di  colui  di  cui  si  tratta. 

$  Fd  a  faccia;  Far  faccia,  Mostrare  il  viso,  Pre- 
sentarsi. 

»  —  a  faccia  bònn-a  ;  Far  faccia.  Far  faccia  buona 
0  tosta,  vale  Non  aver  soggezione,  Non  temere. 

"  —  o  faccia  brusca;  Far  il  viso  brusco  o  il  viso 
dell'arme:  Mostrarsi  adirato,  Guardare  a  straccia- 
sacco 0  a  squarciasacco. 

n  —  o  faccia  franca;  Mostrar  il  Viso  od  il  volto: 
Dimostrarsi  ardito  e  coraggioso  nel  rispondere, 
Mostrar  coraggio  e  fermezza. 

«  —  de  facce;  Far  delle  facciacce:  Fare,  costretto 
dal  bisogno,  o  mosso  da  alcuna  passione,  qual- 
che sfacciataggine.  Frase  d'uso. 

S  Faccio  con  faccia;  A  faccia  a  faccia,  A  fronte 
a  fronte,  A  viso  a  viso,  vagliono  In  presenza. 
Riscontro  l'uno  all'altro. 

S  In  faccia;  A  fronte.  Di  fronte,  Rimpetto,  Di- 
rimpetto: In  faccia  a  mi  ghe  sta  o  sciò  N.; 
Rimpetto  a  me  abita  il  signor  N. 

S  Faccia  sensa  co,  o  fàso  o  tradito  V.  Co. 

S  In  faccia  da  Gexa  ;  In  faccia  della  Chiesa  o  di 
Santa  Chiesa,  cioè  Nella  Chiesa,  e  secondp  i  riti 
e  cerimonie  della  Chiesa. 

S  Non  ammid  in  faccia  a  nisciùn  ;  Menar  la  mazza 
tonda  Y.  Ammid. 


%  Non  avei  de  faccia;  Non  aver  faccia,  vale  Non 
si  vergognare. 

S  Nò  gtiàgnà  Vccgua  da  lavdse  a  faccia  V.  jEgua. 

Jj  Nò  poeì  mostra  a  faccia;  Non  poter  mostrare 
il  viso,  vale  Aver  soggezione. 

§  Ommo  de  due  facce  V.  sopra  De  due  facce. 

g  Piggid  ó  vento  in  faccia;  Pigliare  o  Prendere 
il  vento  in  faccia.  '/.  mar.  Dicesi  quando  un  ba- 
stimento con  le  vele  spiegate  presenta  diretta- 
mente la  sua  prua  al  vento. 

g  Poeì  mostra  a  faccia;  Poter  mostrare  il  viso, 
vale  Poter  andare  colla  testa  alta  o  levata,  senza 
verj-'ogna,  rimorso  o  timore  di  checchessia. 

S  Se  ghe  vedde  in  ta  faccia;  Il  viso  lo  dimostra, 
Il  ciuffo  è  nel  ceffo,  cioè  Egli  è  come  apparisce. 

S  Viva  a  so  faccia,  Viva  a  faccia  do...  Viva  la 
su'  faccia,  Viva  la  faccia  del  o  di...  Dicesi  quando 
vuoisi  esaitare  una  persona  per  una  risoluzione 
da  essa  presa,  o  per  un'impresa  ardita  qualunque, 
la  quale  ci  vada  a  genio. 
Facciassa  V.  Facciòn. 
Facciata  s.  f.  Facciata  :  L'aspetto  primo,  e  per 
così  dire  La  fronte  o  la  faccia  di  qualsivoglia 
fabbrica,  ossia  tempio,  ossia  palazzo,  o  altro  ;  e 
dove  per  lo  più  è  entrata. 

Il  Per  ischerzo  e  in  m.  b.  usasi  talora  per  Faccia: 
0  l'ha  ùnn-a  facciata...  Ha  una  faccia... 

—  d'un  libbro;  Faccia,  Facciata,  Pagina:  Ciascuna 
banda  del  foglio. 

Faccin  s.  m.  Visino,  Visetto,  Visuccio,  Visel- 
lino.  Mostaccino.  Dimin.  di  Viso:  Visetto  gen- 
tile e  grazioso. 

—  d'ou;  Musin  d'oro,  dicesi  a  Persona  per  espres- 
sione d'affetto. 

Facciòn  s.  m.  Faccione.  Accresc.  di  Faccia: 
Faccia  grossa. 

Facciùssa  s.  f.  Facciaccia,  Visaccio.  Avvil. 
di  Faccia  :  Viso  contraffatto  e  di  brulla  apparenza. 

Fàccola  s.  f.  Cero,  antic.  Fàcola  e  Fàlcola: 
Cera  lavorata  in  forma  cilindrica  con  istoppino 
nel  mezzo,  ma  più  grossa  della  candela.  I  Ce- 
raiuoli dicono  Candela  Quella  che  arriva  al  peso 
d'una  libbra  circa;  se  lo  sorpassa,  la  chiamano 
Cero  (Fàccola),  e  qiieslo  può  essere  del  peso  di 
più  libbre.  Torcia  e  Torchio  diconsi  Quattro 
candele  unite  in  quadro  l'una  contro  l'altra  V. 
Torcia. 

Facile  add.  Facile,  Agevole,  contr.  di  Difficile. 
I)  Facile,  per  Probabile:  L'è  fagile  che  vadde  a 

Rómma;  È  facile  ch'io  vada  a  Roma. 
„  —  per  Agevole  a  essere  inteso.  Intelligibile:  0 
l'è  un  latin  troppo  facile;  É  un  latino  troppo 
facile. 
„  __  per  Pronto,  Subilo,  Repentino,  Pieghevole: 
0  l'è  facile  a  rie,  a  danze,  ecc.;  É  facile  al 
riso,  al  pianto,  ecc. 

—  a  fase;  Facitojo.  Voce  bassa:  Agevole  a  farsi. 

—  a  impardse;  Apprendevole,  Apprensibile:  Pos- 
sibile ad  apprendersi  dalla  mente. 

g  De  facile  abbordo;  Pi  facile  abbordo  V.  Abbordo. 

Facilità  v.  a.  Facilitare,  Agevolare:  Levarle 

difficoltà,  Render  facile,  agevole.  Dar  modo  di 

poter  operare,  ecc. 

Fa^ilitse  s.  f.  Facilità,  Agevolezza:  Qualità  di 

ciò  che  facile  a  farsi,  conlr.  di  Difficoltà. 

n  Facilità,   nelle  Arti  vale  Prontezza,  Speditezza 

nell'operare,  contr.  di  Stento. 
»  —  per  Modo  facile  con  cai  sembra  fatta  una  cosa. 


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FAE 


FAE 


Fagilitazióii  s.  f.  Facilitazione:  Alleggeri- 
mento 0  Scemamenlo  di  prezzo,  Vantaggio  nella 
compra  che  il  venditore  fa  al  compratore;  altrim. 
Agevolezza. 

JPa^ilmeMLte  aw.  Facilmente,  Di  facile,  Age- 
volmente, Senza  difficoltà,  Di  leggieri,  Di  leg- 
giere, Di  leggiero,  Di  bello, 
ti  Facilmente,  per  Probabilmente:  Facilmente  vaddo 
a  Puriggi;  Facilmente  vado  a  Parigi. 

Facoltse  s.  f.  Facoltà  e  Facultà  :  Autorità,  Di- 
ritto, Permissione  o  Privilegio  di  poter  fare  o 
dire  alcuna  cosa. 
«  Facoltà:  Nome  che  nelle  Università  si  dà  a  Tutti 
insieme  quegli  studi  che  occorrono  ad  imparare 
una  scienza  o  arte  liberale:  Facòltce  de  mei- 
xinn-a;  Facoltà  di  medicina. 

Facoltóso  add.  Facoltoso  e  Facoltoso:  Che  ha 
delle  facoltà,  cioè  delle  ricchezze;  Ricco,  Opu- 
lento, Agiato  di  beni. 

Fada  s.  f.  Falda  :  Quella  parte  del  vestito  che  dalla 
cintura  in  giù  cigne  senza  stringere. 

—  dò  cappello;  Falda  e  più  comiin.  Tesa:  Quella 
parte  del  ciippello  che  si  stende  in  fuori  sotto 
al  cucuzzolo,  e  fa  solecchio. 

Fadette  s.  f.  pi.  Sottana,  Gonnella:  Vestimento 
donnesco  senza  vita,  che  portasi  immediatamente 
sotto  il  vestito,  legato  alla  cintura.  Le  conladine 
fiorentine  la  chiamano  Camiciotto. 

Fa<iig"a  s.  f.  Fatica  e  Fatiga,  e  nel  Senese  Fa- 
diga  e  Fadica:  Affanno,  Pena  che  si  sente  e  si 
patisce  nell'operare. 
M  Fatica,  per  L'operare  e  L' opera  stessa  condotta 

a  fine, 
n  —  per  II  premio  o  fi  ulto  della  fatica. 

—  asgreid  o  caccia  a-o  diao  ;  Fatica  gettata  o  sprecata. 
%  Fa  ùnn-a  fadiga  inùtile;  Lisciar  la  coda  al  dia- 
volo, Pigliar  ad  ammattonare  il  mare,  Mettere 
stoppia  in  oja:  Affaticarsi   senza   prò.  Far  una 
vana  e  inutile  fatica. 

S  Ommo  de  fadiga;  Uomo  da  fatica,  vale  Gagliardo, 
Atto  a  durar  fatica;  altrim.  Faticante,  Affaticante, 
Fatichevole,  Affatichevole. 

Fadlig"à  V.  n.  Faticare  e  Faticare  :  Durar  fatica. 
§  Fadigàse  n.  p.  Faticarsi,  Affaticarsi,  Arrabat- 
tarsi: Durar  fatica,  Darsi  briga  o  fatica. 

Fadig-Iiin  s.  m.  Faticatore:  Che  fatica  molto 
e  di  buon  animo;  dicesi  anche  Fuggiletti,  cioè 
Schivo  di  riposo,  Amator  di  fatica. 

Fadig-òso  add.  Faticoso:  Che  apporta  fatica; 
Duro,  Penoso,  Difficile. 

Fàdin  da  luarscinn-a;  Falde:  Quella 
parte  dell'abito  o  giubba  (marscinn-a)  che  pende 
dalle  tasche  o  dalla  cintura  in  giù;  diccsi  anche 
Quarti. 

Faenn-a  s,  f.  Farina:  Polvere  piùo  meno  bianca, 
morbida  al  latto  che^i  disfà  nell'acqua,  ed  è  ca- 
pace di  fermentazione;  e  si  ottiene  macinando 
le  biade,  i  legumi,  le  castagne  secche,  i  lupini,  ecc. 
n  Farina,  detto  assolutam.  s'intende  Quella  del  grano; 
alle  altre  si  aggiunge  sempre  il  nome  delle  biade, 
come  Farina  di  ceci,  di  formentone,  di  segala,  ecc. 

—  bassa;  Robetta  o  Farina  di  terzo  velo  V.  Bù- 
gattéua. 

—  de  primma  qualitce  0  Sciò  de  faenn-a;  Fior 
di  farina  o  Farina  di  primo  velo,  dicesi  La  fa- 
rina più  fine  e  più  monda,  e  serve  agli  usi  più 
squisiti. 

T-  de  segSnda  gualilw  o  Faenn-a  scgSnda,  o  sem- 


plic.  Fuenn-a;  Farina  andante  o  di  secondo  velo: 
Quella  che  è -meno  fine  e  meno  pura  del  fiore. 

—  dòce;  Farina  dolce,  dicesi  La  farina  di  castagne. 
§  A  faenn-a  do  diao  a  deventa  brenna  V.  Diao. 
3  A  non  é  faenn-a  dò  so  sacco;  Questa   non  è 

erba  del  suo  orto,  Questa  non  è  farina  del  tale. 
vale  Non  è  detto.  Non  è  fatto  di  colui  di  cui 
si  parla,  Non  è  opera  da,  aver  potuto  far  egli. 

f§  De  pczo  faenn-a  s'è  fido  gnocchi;  Di  farin» 
peggior  si  fecer  gjiocchi.  Dettato  prov.  e  nostro 
che  dicesi  quando  vuoisi  scusare  un  lavoro  o  altro 
che  non  sia  fatto  totalmente  a  dovere. 
%  Inciaslro  de  sette  faenn-e;  Impiastro  di  farina 
mischia:  Impiastro  che  si  fa  con  farina  di  grano, 
formentone,  ceci,  lenticchia,  ecc.  Suole  adope- 
rarsi dalle  femminucce  per  guarir  le  risipole,  far 
venire  a  suppurazione  i  paterecci  fpanerizij  e 
simili  malori. 

Fsero  s.  m.  Ferro:  Il  più  duro  ed  utile  d'ogni 
metallo,  quello  che  si  trova  più  abbondantemente 
■sparso  sul  globo,  e  che  ha  maggior  uso  ;  è  mal- 
leabile, di  color  grigio  chiaro  e  splendente  quando 
è  lavorato  e  pulito. 
I)  Ferro:  Nelle  Arti  prendesi  collettivamente  per 
Qualunque  strum.  proprio  d'arte  meccanica;  e 
individualmente  si  dice  di  Molti  arnesi  o  lavori 
di  ferro,  che  non  hanno  nome  proprio. 

—  agro  ;  Ferro  agro,  crudo,  vetrino  :  Ferro  che  non 
è  malleabile,  cioè  Che  non  resiste  al  martello,  e 
facilmente  si  rompe. 

—  da  arrissd  i  cuvelli ;  Ferro  da  ricci,  Calamistro 
V.  Ferretto  nel  5°  significato. 

—  da  barila;  o  da  bòi  tee;  Coltello  a  petto:  Lama 
lunga  circa  un  braccio,  tagliente  da  una  parte 
sola;  a  ciascun  capo  due  manichetti  di  legno,  e 
talvolta  senza.  Il  barilajo  a  cavalcione  sul  caval- 
letto adopra  questo  coltello  con  due  mani,  tiran- 
dolo a  sé  verso  il  petto.  É  usato  anche  dal  For- 
majo  (Formetta)  nel  fare  le  fornie  delle  scarpe. 

—  da  càfatto;  Ferro  di  calafato:  É  uno  scarpello 
di  ferro  che  serve  ai  calafati  per  aprire  i  com- 
menti dei  bastimenti,  e  per  introdurvi  a  forza  e 
cacciar  dentro  le  stoppe.  Di  questi  scarpelli  ne 
sono  di  varie  sorte,  cioè  il  Ferro  piatto  o  Pa- 
letta fPuèluj,  il  quale  nella  sua  estremità  non  è 
tagliente,  ma  smussato,  e  serve  a  cacciar  la  stoppa 
senza  tagliarla;  il  Ferro  tagliente  fFcero  da  tag- 
giàj,  che  serve  per  aprire  i  commenti  e  tagliar 
la  pece;  il  Ferro  doppio  (Fcero  da  candj,  il  quale 
nella  sua  estremità  ha  una  o  più  scanalature,  e 
serve  per  ribattere  le  stoppe  nuove;  il  Becco 
corvino  (Maeùgioj,  che  serve  per  cavar  le  stoppe 
vecchie  dai  commenti,  ed  altri, 

—  da  fa  a  stradda  a  saira;  Licciaiuola:  Strum. 
di  ferro,  a  foggia  d'una  bietta,  sfesso  da  una  delle 
testate,  del  quale  i  segatori  di  legname  si  servono 
per  torcere  i  denti  della  sega,  per  farle  la  strada. 

—  da  peà;  Ferro  da  pelare.  T.  conc.  Ferro  curvo 
quasi  a  mezza  luna,  tagliente  dalla  parte  concava, 
e  serve  a  levare  il  pelo  alle  pelli;  maneggiasi 
con  due  manichi  di  legno. 

-^  da  purga;  Ferro  da  purgare.  T.  conc.  Ferro  di 
forma  quasi  simile  all'antecedente,  e  serve  a  to- 
gliere alle  pelli  ogni  residuo  di  calcina,  passan- 
dolo su  d'esse  primieramente  dalla  parte  del  buccio 
0  fiore ,  poi  nuovamente  da  quella  della  carne. 

—  da  rejìà  i  libbri ;  Ferro:  Specie  di  scalpello  ap- 
puntato, tagliente  dalle  due  parti,  Incassalo  qel 


FÀE 


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piano  inferiore  del  coscialelto  (maschetta)  mo- 
bile del  torcolello,  e  sporgente  da  esso  quanto 
basta  a  raDQIarne  i  fogli  e  separarne  i  trùcioli. 

—  da  scarna;  Coltello  o  Ferro  da  scarnare.  T.  conc. 
Coltellaccio,  di  forma  quasi  simile  a  qnella  del 
Ferro  da  pelare  (V.  sopra  Ftero  da  pcdj,  col 
quale  i  Conciatori  vanno  togliendo  il  carniccio 
alle  pelli  già  dipelate  e  ben  lavale  in  acqua  chiara. 

—  da  sciaccd  i  rissi  ;  Schiacce  o  Sliacce.  T.  de'parr. 
Arnese  a  forma  di  tanaglia  a  bocche  curie  e  piatte, 
tra  le  quali,  sufficientemente  riscaldate,  si  strin- 
gono le  ciambelle  (V.  Ciappellelle  nel  5°  signif.). 

—  do  squaddrd  i  veddri  ;  Grisatojo.  T.  velr.  Strum. 
di  ferro,  col  quale  si  vanno  rodendo  i  vetri  per 
ridurli  a  destinali  contorni  ;  dicesi  anche  Topo. 

—  da  stanghe;  Staffa.  T.  cart.  Grossa  piastra  di  ferro 
triangolare,  di  cuiègneruita  l'estremità  anteriore 
della  stanga,  sporgente  alquanto  oltre  il  mazzo. 

—  da  stia;  Ferro  da  stirare:  Massiccia  lastra  di 
ferro,  della  grandezza  e  della  forma  press'a  poco 
d'an  piede  umano,  ridolta  a  pulimento  nella  parte 
inferiore,  e  con  suo  manico,  che,  riscaldata,  serve 
a  stirare  biancheria  o  altra  roba;  altrim.  Liscia. 

Oltre  il  Ferro  ordinario  ci  è  il  Ferro  a  cassetta, 
ìd  cui  si  mettono  carboni  accesi  per  conservarlo 
caldo;  ha  sponde  rilevale  e  un  coperchio  soste- 
nuìo  da  colonnini  a  una  certa  distanza  tra  i  car- 
boni e  una  maniglia.  Vi  è  pare  il  Ferro  a  anima, 
che  ha  doppio  fondo,  entro  cui  si  pone  un'anima 
0  lastra  di  ferro  infuocata. 

—  dò  ciùnetto;  Ferro  del  pialletto.  -  Dicesi  Ferro 
ingordo  quello  che  sporge  mollo  fuori  del  piano, 
e  porta  via  molto  legno  ad  ogni  piallata. 

—  da  leva  a  braxa  d'in  tò  forno;  Tirabrace.  T. 
forn.  Asta  lunga  di  ferro  ricurva  alla  sua  estre- 
mità, a  uso  di  cavar  la  brace  dal  forno.  Non 
deve  confondersi  col  Frugone  (Lancetta),  che 
serve  a  sbraciare  o  allargare  la  brace  accesa, 
benché  spesso  ne  faccia  le  veci. 

—  in  féuggio;  Ferro  in  lastre. 

—  in  verga;  Ferro  in  verga. 

S  Foeri;  Ferri.  Nel  pi.  dicesi  a  Quei  ceppi  e  anelli 

di  ferro,  entro  i  quali  si  conficcano  le  gambe 

de' soldati  delinquenti, 
w  —  da  cavalli,  da  mù  ;  Ferri  :  Quei  guarnimenti 

di  ferro  che  si  mettono  a' piedi  de' cavalli  e  dei 

giumenti,  conficcandoli  con  chiodi  ribaditi  nel- 
l'unghione, 
w  —  dò  meste;  Armi:  Gli  strumenti  di  ciascuna 

arte  o  professione. 
S  A  calamuia  a  tia  6  [cero;  La  calamita  tira  il 

il  ferro.  Modo  prov.  che  usasi  a  poco  onesto 

proposito. 
S  Aveì  d  chèli  de  [cero;  Avere  il  cuore  di  ferro, 

Esser  di  ferro,  dicesi  figur.  di  Persona  spietata, 

crudele. 
«  —  ùnn-a  memoi a  de  f cero  ;  Aver  una  memoria 

di  ferro,  vale  Aver  la  memoria  tenacissima, 
t»  —  un  stéumago  de  (cero;  Aver  lo  stomaco  di 

ferro,  dicesi  figurai,  di  Chi   digerisce  roba  ad 

altri  grave  e  indigesta. 

—  ùnn-a  testa  de  [cero;  Aver  una  testa  di  ferro. 
Esser  incornalo  più  che  gli  asini ,  figurai,  vale 
Essere  ostinato  al  maggior  segno,  Esser  immu- 
tabile nella  sua  risoluzione. 

S  Batte  5  {cero  ;  Massellare  o  Mazzigare  il  ferro  : 
Batterlo  caldo,  cioè  rovente,  in  sull'incudine,  a 
più  riprese,  ripiegandolo  col  martello,  e  quasi 


impastandolo,  per  piirgarlo,  addensarlo,  stivarlo, 
onde  riesca  atto  ai  particolari  lavori. 

g  Batte  0  {cero  fin  ch'ó  l'è  cado;  Battere  il  ferro 
mentr'egli  è  caldo  V.  Batte. 

%  Bóggi  un  (cero  :  Bollire  un  ferro  V,  Bóggi. 

§  Èse  de  (vero;  Essere  di  ferro,  si  dice  d'Uomo 
robusto,  che  resiste  alle  intemperie  della  stagione, 
alle  fatiche,  ecc. 
"S  Fa  [ceri;  Far  fagotto,  Far  fardello  V.  Fd. 

S  F(Bto  a  fcero  de  cavallo;  Fatto  a  ferro  di  ca- 
vallo V.  A  (cero  de  cavallo. 

$  Mette  a  fcero  e  a  fèugo;  Mettere  a  ferro  e  a  fuoco, 
vale  Fare  strage  e  ardere,  e  dicesi  di  città  o  terre. 

g  Mette  a-i  fceri;  Mettere  in  ferri  o  ne'  ferri  V. 
sopra  Fairi. 

g  0  digerieiva  5  fwro;  E'  digerirebbe  i  coltelli,  si 
dice  di  Chi  mangia  assai  senza  provarne  indi- 
gestione. 

g  0  l'ha  ùnn-a  salute  de  fcero;  Ha  una  salute  di 
ferro,  si  dice  di  Chi  ha  fioritissima  sanità  e  che 
non  si  turba  per  cagioni  che  ad  altri  la  tur- 
berebbero. 

g  Penna  de  fcero;  Penna  metallica  V.  Penna. 

g  Perde  i  fceri;  Sferrarsi:  Il  distaccarsi  de' ferri 
da'  piedi  del  cavallo,  del  mulo,  ecc. 
"S  ^'99'à  a  sporta  e  i  fceri;  Pigliare  l'ambio  o 

l'ambulo.  M.  b.  e  vale  Partirsi,  Andarsene. 
Fseroinorto  s.  m.  Chiavistello,  Chiavaccio, 
Catenaccio,  Catorcio  e  Catorchio,  Perchio ,  e  a 
Siena  Pestìo:  Strum.  di  ferro  lungo  e  tondo,  il 
quale  ficcandosi  dentro  a  certi  anelli  confitti  nelle 
imposte  dell'uscio,  le  lien  congiunte  e  serrate,  ed 
ha  per  lo  più  un  manico  dall'uno  de'  lati  bucato 
e  schiacciato,  nel  quale  mettesi  il  boncinello  fcai- 
nassoj  per  ricevere  la  stanghetta  della  toppa. 

—  ciatto;  Paletto:  Specie  di  chiavistello  che  invece 
del  bastone  od  asta  tonda  ha  un  paletto  od  asta 
piatta,  che  si  fa  correre  dentro  i  piegatelli  fpa- 
stechej  V.  Ferruggid. 

—  con  Clave  desnùd;  Paletto  d'assicurazione. 

S  Dd  6  fceromorto;  Inchiavislellare,  Incatenacciare: 
Tirare  il  catenaccio,  il  paletto  e  simili. 

Fseta  s.  f.  Fatta,  Foggia,  Guisa,  Modo,  Maniera, 
Sorta,  Qualità,  Volume,  Grossezza,  Grandezza, 
Posta:  De  questa  fceta;  Di  questa  fatta,  Di  questa 
misura.  Di  questa  posta,  ecc. 

Fseto  s.  m.  Fallo,  Faccenda,  Affare,  Negozio. 

—  d'arme;  Azione  onorevole  di  guerra,  L'alto  stesso 
del  combattere.  La  battaglia.  Il  combattimento. 

g  Acciappd  in  sciò  fasto;  Coglier  sul  fatto  o  in 
flagranti,  Córre  o  Acchiappare  in  frodo:  Soprag- 
giungere 0  Cogliere  altrui  nell'alto  che  commette 
una  mancanza,  un  delitto  e  simili. 

%  A  fai  fceti  so  nò  ghe  vèu  soggezión  uisciùnn-a; 
A  fare  i  fatti  suoi  non  s'imbrattan  le  mani.  Det- 
tato prov.  chiaro  ad  ogni  intelligenza. 

%  A  fin  di  fceti;  Al  fin  del  fatto,  Alla  fin  fine,  Alla 
fin  delle  fini  V.  A  fin. 

g  Andd  pe-i  fceti  so;  Andar  pe' fatti  suoi,  vale 
Andarsene,  Partirsene  ;  e  talvolta  Andar  raccolto 
senza  dar  fastidio  ad  alcuno. 

g  Assce  parolle  e  pochi  fceti  ;  Assat  parole  e  poche 
lance  rotte,  si  dice  del  Mostrare  di  fare  gran  cose 
e  non  ne  conchiudere  veruna. 

g  Dd  mente  a-i  faeti  so;  Badare  a'  fatti  suoi. 

g  Da-o  dito,  a-o  fceto  passa  un  gran  trceto;  Dal 
detto  al  fatto  v'è  un  gran  tratto  V.  Dito. 

S  De  fosti  avv.  In  fatto,  In  fatti,  Infatti,  Difatti, 


360 


FAI 


FAL 


S  D5  {ceto  so  ognun  péu  fané  quello  eh' 5  véu; 
Ognun  può  far  della  sua  pasta  gnocchi,  vale  che 
A  ciascuno  è  permesso  di  far  del  suo  ciò  che 
più  gli  aggrada. 

S  Ése  un  fasto;  Constare,  Esser  manifesto,  chiaro, 
indubilaio,  certo,  incontestabile. 

S  Fceto  sia;  Fatto  sta,  vale  L'importanza  si  è,  Caso 
è,  In  conclusione  e  simili:  Maniera  di  conclu- 
dere 0  di  esporre  in  breve  la  somma  della  cosa 
0  del  fallo. 

S  Fd  di  fceti;  Fare  di  falli:  Operare  attualmente 
e  con  efficacia;  ed  anche  Operare  senza  far  parole. 

n  —  j  foiii  so;  Fare  i  falli  suoi,  vale  Attendere 
a  sé,  Non  impacciarsi  nelle  cose  altrui. 

V  —  parla  di  fceli  so;  Far  dire  de' fatti  suoi, 
cioè  di  sé,  Dar  occasione  di  parlare  di  lui. 

S  /  fcBli  san  mascci  e  e  yarolle  són  femmine;  1 
falli  sono  maschi  e  le  parole  femmine,  dicesi 
prov.  per  indicare  che  Dove  bisognano  i  fatti  le 
parole  non  bastano, 
'  S  In  fceli  avv.  Iiifalti,  In  conclusione.  In  somma, 
Finalmente. 

S  Mette  a-o  fceto;  Mettere  al  fallo.  Informare. 

S  0  fceto  mce,  0  fceto  so,  ecc.;  Il  fallo  mio,  Il 
fallo  suo,  ecc.,  cioè  Cosa  che  ad  alcuno  appartenga. 

S   Voci  5  fceto  so  fin  a  itn  agòggin  de  slrincu; 
Voler  la  parte  sua  fino  al  finocchio:  Volere  fino 
a  un  puntino  di  quello  che  a  noi  si  perviene. 
F'seto  p.  pass.   Fatto,  dal   v.  Fare,  Eseguilo, 
Adempito. 

»  Fatto,  in  forza  d'add.  vale  Allo,  Acconcio,  Appro- 
priato: Mi  nò  son  fceto  per  gerle  cose;  Io  non 
son  fatto  per  certe  cose. 

»  —  Dicesi  anche  di  Cl:i  è  al  lutto  nello  da  abili 
viziosi:  Mi  nò  so  camme  séggian  fcete  i  oslàie ; 
Io  non  so  come  sian  falle  le  osterie. 

—  a  amandoele  \.  sotto  Fceto  a  mòstaccioli. 

—  a  6j>cm;  Fatto  a  biscia,  a  sghimbescio,  Tortuoso, 
Serpeggiante. 

—  a  denti;  Dentellato:  Tagliato  o  Fatto  a  foggia 
di  denti. 

—  à  fcero  de  cavallo  ;  Fallo  a  ferro  di  cavallo  V. 
A  fcero  de  cavallo. 

—  a  gancio;  Adunco,  Uncinalo. 

—  a  man;  Fatto  a  mano,  Manofallo  e  Manufatto. 

—  a  mòstaccioli;  Mandorlato,  Ammandorlato. 

—  a  ree;  Reticolalo,  Fatto  a  rete. 

—  a  so  dosso  ;  Fallo  al  proprio  dosso,  cioè  Asset- 
talo alla  persona,  e  dicesi  di  vestilo. 

—  a  zig-zag  V.  sopra  Fceto  a  biscia. 

—  co-e  gómmie;  Fatto  colle  gomita,  vale  Fatto  alla 
peggio. 

—  camme;  Fallo  come,  vale  Tale  quale,  Simile  a. 
S  Cavallo  fceto;  Cavallo  fatto,  vale  Cavallo  per- 
fezionato, disciplinalo,  ecc. 

S  Fceto  pasqua,  Fceto  carlevd,  ecc.;  Fatto  pasqua, 
Fatto  carnevale,  ecc.,  cioè  Passalo  o  finito  che 
sia  la  pasqua,  il  carnevale,  ecc. 
S  Ommo  fceto,  Donna  fceta;  Uomo  fallo.  Donna 
fatta,  si  dice  di  Chi  ha  passalo  l'adolescenza,  e 
non  è  ancora  pervenuto  alla  vecchiezza. 

Faetòn  s.  m.  Frullone:  Calesse  scoperto  su  quat- 
tro ruote  e  con  due  sedili. 

Fagrotto  s.  m.  Fagotto:  Sorta  dì  slrum.  mu- 
sicale a  fiato. 

Faina,  s.  f.  Farinata:  Vivanda  di  farina,  ordina- 
riamente di  ceci,  stemperala  nell'acqua,  e  cotta 
nel  forno  o  in  teglia  con  olio. 


Faìnasso  s.  m.  Spolvero,  Friscello,  Fuscello: 
Sollilissima. farina  (he,  ove  si  staccia,  si  abbu- 
ratta 0  si  màcina,  vola  per  aria,  e  si  posa  sol 
corpi  vicini. 

Fainéa  s.  f.  Farinajo  ;  Luogo  ove  si  ripone  e 
si  conserva  la  farina. 

Fainetta  s.  f.  Farinetta.  Voce  dell'uso:  La  fa- 
rina del  grano  duro  abburattala. 

Fainóso  add.  Farinoso:  Che  produce  molta 
farina,  Che  ha  in  sé  molta  farina,  detto  di  biade. 
-  Farinàcciolo,  Che  si  disfà  agevolmente. 

Fainotto  s.  m.  Farinaiuolo:  Propriam.  Colui 
che  vende  farina;  e  siccome  ordinariam.  suole 
vendere  anche  pane,  dicesi  pure  Panatticre  V. 
Rcbùjéu. 

Falampi  s.  m.  Spaccone,  Sbracione,  Faloppa, 
Faloppone,  Millantatore,  e  nel  volgo  fior.  Pot- 
lajone;  dicesi  per  ischerno  di  Chi  fa  gran  vista 
per  parere  ricco  o  di  grand'affare. 

Falla  s.  f.  Chiarella  :  Spezie  di  ragnatura  ne'  tes- 
suti, prodotta  da  alcune  fila  del  ripieno,  o  man- 
canti 0  più  sottili ,  0  non  bene  conformemente 
colpeggiate  colla  cassa;  altrim.  Scacchino,  Tra- 
passelto,  lAIalafatla  e  Malefatta. 
>i  Falla.  T.  mar.  Fenditura,  Buca,  Apertura  acci- 
dentale, che  si  fa  nella  bordatura  del  bastimento 
sotto  0  a  livello  della  linea  dell'acqua,  per  cui 
essa  si  può  introdurre  nell'interno  dello  slesso. 
§  Stagna  ùnn-a  falla;  Stagnare  una  falla,  si  dice 
0  per  significare  che  l'azione  delle  trombe  (pompe) 
basta  per  far  uscire  dal  fondo  del  bastimento 
l'acqua  che  la  falla  lascia  entrare,  o  per  indicare 
che  con  altri  provvedimenti  si  è  impedito  l'in- 
gresso dell'acqua  nel  bastimento. 

"Fallatùtti  s.  m.  Furbaccio,  Furbo  in  cher- 
misi, Furbo  bollalo  o  trincalo. 

Falli  V.  n.  Fallire,  Fallare,  Errare,  Mancare  :  Cora- 
metler  fallo  o  mancamento, 
n  Fallire,  per  Far  fallimento  V.  Rompi. 

—  a  boccia;  Fallire  o  Fallar  la  boccia,  vale  Non 
colpirla,  Non  truccarla. 

—  de  stradda  ;  Fallir  la  via,  vale  Sbagliarla,  Smarrirla. 
~  0  cólpo;  Fallir  il  colpo:  Non  córre  dove  uno  ha 

mirato;  e  figurai.  Condurre  un'impresa  a  vuoto. 
Far  un  buco  nell'acqua.  Far  fico. 

g  Chi  ubbidisce  nò  fallisce;  Chi  ubbidisce  non  falla, 
Chi  serve  non  erra.  Prov.  di  chiaro  significato. 

§  Fallila;  Fallirla,  Sbagliarla:  Ingannarsi  nel  far 
checchessia. 

g  Tutti  poemmo  falli;  Tutti  siamo  fallibili. 
Fallo  s.  m.  Fallo,  Errore,  Mancanza,  Colpa,  Pec- 
calo; amie.  Fallore,  Fallura,  Fallilo,  Falligione, 
Fallanza,  Fallenza,  Fallaggio,  Falla,  Faglia. 

«  Fallo.  Al  giuoco  della  palla  o  simile  ,  dicesi  II 
trasgredimenlo  e  contraffacimenlo  delle  condi- 
zioni del  giuoco,  ed  è  Quando  si  passa  colla  palla 
il  termine  prefìsso,  o  non  si  arriva  al  tetto  del 
giuoco,  0  s'incontra  la  palla  <^\  braccio,  colla 
vita  0  con  altro  fuori  dello  strum.  da  percuoterla. 

—  de  stòppa;  Gomitolo  di  sloppa.  T.  mar.  Sloppa 
ricavala  dalle  corde  vecchie  catramate  e  sfilac- 
ciate, londeggiata  e  allungala  a  mo' di  corda, 
aggomitolata  in  forma  bislunga,  di  cui  servonsi 
i  calafati  per  calafalarc  i  bastimenti. 

g  Fd  fallo;  Far  fallo:  Trasgredire  alle  condizioni 
del  giuoco  della  palla  o  pallone  V.  sopra. 

g  Mette  un  pé  in  fallo;  Mettere  un  piede  in  fallo, 
vale  Inciampare, 


FAM 


FAN 


361 


S  Piggid  0  Acciappà  in  scio  fallo  ùnn-a  per- 
sòtm-u;  Coglier  uno  in  fallo,  vale  Sorprenderlo 
nellalto  del  fallire. 
S  Scusa  fallo;  Senza  fallo.  Poslo  avv.  vale  Senza 
dubbio,  Immanrabilmente,  Infailibilmenle. 

Fallóso  add.  Manchevole:  Che  manca.  Da  non 
fidarsene;  e  dicesi  ordinariam.  de' facili,  pistole 
e  simili. 

Falò  V.  Faóu. 

Falsarig-a  s.  f.  Falsariga:  Foglio  rigalo  che 
si  pone  soilo  quello  su  cui  si  scrive  per  andar 
diritto  colla  mano. 

Falsifica  v.  a.  Falsare  e  Affalsnre,  Falsificare 
e  AfTalsifKare:  CnntrafTare  checchessia  per  ingan- 
nare, ed  anche  Corrompere  la  sincerila  di  chec- 
chessia, colla  mescolanza  di  cattivi  ingredienti; 
che  in  questo  senso  dicesi  anche  Adulterare. 

Falsificato  s.  m.  Falsatore,  Affalsalore,  Fal- 
silìralore:  (  hf^  falsa  o  falsiflca. 

Faisificaziòn  s.  f.  Falsificazione,  Falsifica- 
mento: li  faisilìcare. 

Falsi  tee  s.  f.  Falsità,  anlic.  Folsezza,  Falsìa, 
Falsidia,  Falsnra  :  Menzogna,  Bugia  ;  e  talora  per 
Opinione  o  Sentenza  contraria  al  fatto,  a  ciò  che  è. 

Famig'g'ia  s.  f.  Famiglia:  Figliuoli  che  vivono 
e  stanno  sotto  la  potestà  e  cura  paterna,  com- 
prendendosi anche  mogie,  sorelle  e  nipoti  del 
padre,  se  li  tiene  in  casa. 
»  Famiglia:  Fili  persone  che  vivono  sotto  la  po- 
teslà  d'un  loro  capo,  come  sarebbero  i  frati  in 
nn  convento. 
"  —  per  Ischialla,  Stirpe,  Casato:  Èse  de  bònn-a 
famiggia;  Esser  di  buona  famiglia,  cioè  Di  ca- 
sato orrevole,  nobile,  ecc. 
" —  Nella  St.  Nat.  dicesi  II  complesso  di  generi 

che  hanno  cariilleri  comuni. 
S  A  Sacra  Famiggia;  La  Sacra  Famiglia.  T.pitt. 
Così  appellasi  Un  quadro  che  rappresenta  N.  S.  G.C., 
la  SS.  Vergine,   S.  Giuseppe,  e  qualche   volta 
S.  Giovanni.  ?i  dice  anche  figur.  e  scherz.  al- 
lorché vt  Juiisi  di  brigata  padre,  madre  e  tulli  i  figli. 
S  Viti  de  famig-jia;  Vino  da  famiglia,  vale  \  ino 
di  meno  costo,  e  tale  da  potersi   comprare  da 
chi  ha  molla  famiglia. 
S  Vive  in  famiggia;  Vivere  in  famiglia,  vale  Vi- 
vere co'  parenti. 

Famig-liaritce  s.  f.  Famigliarità,  Familia- 
rità, Dimestichezza,  Intrinsichezza. 

Faiiii^liai*izzàse  n.  p.  Famigliarizzarsi 
e  Familiarizzarsi  :  Prender  dimestichezza,  Addi- 
mesticarsi. 

Famnie  s.  f.  Fame:  Bisogno  e  voglia  di  man- 
giare. È  pili  urgente  dell'Appetito,  ma  più  facile 
a  contentarsi  V.  Appetilto. 
n  Fame,  per  Carestia:  Ne-o  tempo  da  famme;  Nel 

tempo  della  fame. 
S  A  famme  a  fa  fa  de  tutto;  La  fame  caccia  il 
lupo  dal  bosco,  dicesi  in  prov.  e  significa  che  La 
fame  riduce  l'uomo  a  superare  e  a  fare  delle  cose, 
che  per  sua  natura  e'  non  farebbe. 
%  Avet  ùnti'U  famme  da  loì;  Cascar  di  fame.  Ar- 
rabbiar dalla  fame,  Essere  scannato  dalla  fame, 
Allupare  o  Allupar  dalla  fame,  e  dalla  plebe  fior. 
Aver  una  fame  sagratina,  vale  Essere  grande- 
mente affamalo,  Aver  una  fame  da  lupi. 
%  Cazze  da  famme;  Cascar  di  o  dalla  fame.  Morir 

di  fame,  vale  Aver  gran  fame. 
S  Fd  pali  da  famrtie;  Far  piatire  il  pane. 


S  Leva  0  Levàse  a  famme;  Sfamare  o  Sfamarsi, 
va^liono  Tórre  altrui  o  a  se  slesso  la  fame. 

S  Mot  dà  fimme  V.  sopra  Cazze  dà  famme. 

S  Morto  dà  famme;  Morto  di  fame,  vale  Povero  in 
canna,  Jliserabile:  0  nò  s'urregorda  ciù,  guand'O 
Vèa  morto  dà  famme;  Xon  gli  sovviene  più  quando 
era  morto  di  fame,  cioè  Povero,  spiantato,  ecc. 

S  Ho  ùnn-a  famme  che  a  veddo  co-i  éuggi ;  Ho 
una  fiime  che  non  ci  vedo,  o  Veggo  la  fame  in 
aria,  dicesi  per  Avere  una  grandissima  fame. 

%  Pati  da  famme;  Patir  di  fame,  vale  Non  aver 
da  mangiare. 
Faninietta  s.  m.  Morto  di  fame,  Povero  in 

canna.  Miserabile.  4'oce  di  disprezzo. 
Fana  s.  m.  Fanale:  Quella  lanterna,  nella  quale 
si  tiene  il  lume  la  notte  in  sui  navigli,  in  sulle 
torri  de'  portici,  ecc.:  e  dicesi  anche  Fanale  la 
Torre  stessa  del  porto,  sopra  la  quale  è  posala 
la  lanterna. 
—  0  lampiòn  da  carossa;  Fanale  da  carrozza,  e 
nell'uso  anche  Lampione  da  carrozza  V.  LampiSn. 

%  Fanae  da  cominigar,  processione  ecc.;  Fanali  o 
Fanali  sull'asta:  Quelle  lanterne  che  porlansi  in 
cima  d'un' asta  per  accompagnare  il  SS.  Sacra- 
mento 0  a  processione  dalle  compagnie;  allrim. 
Lanternoni. 
Fanatico  add.  Fanatico:  Che  s'immagina  di 
avere  apparizioni,  visioni,  ispirazioni. 

H  Fanatico:  Che  è  mosso  da  un  eccesso  supersti- 
zioso di  religione. 

w  —  Che  si  appassiona  eccessivamente  per  un'opi- 
nione, per  una  setta,  ecc. 
Fanatismo  s.  m.  Fanatismo  e  Fanalicismo: 
questa  2*  voce  rarissimo  usata  :  Entusiasmo  ec- 
cessivo e  superstizioso,  e  spesse  volle  crudele 
per  una  religione. 
Fanatizza  v.  a.  Render  fanatico. 

g  Fanatizzdse  n.  p.  Dar  nel  fanatico. 
Fandonia  s.  f.  Fandonia,  Fiaba,  Fanfaluca, 
Frottola,  Bubbola  e  Bùbula:  Discorso  o  Credenza 
non  vera,  oppure  mista  di  vero  o  di  falso. 
Fanesci  V.   Fascemmi. 
Fanetto  s.  m.  Fanello,  a  Pisa  3Iontanello,  o 
Siena  Gricciolo.  T.  ornil.  Fringilla  cannabina. 
Piccolo  Hccello  della  famiglia  delle  Linarie,  che 
ha  il  becco  turchino-celestognolo,  nerastro  in  cima, 
il  dorso  lionato  fosco  o  castagno,  macchiato  di 
scuro,  la  gola  bianca  macchiala  di  scuro,  la  coda 
forcuta,  i  piedi  neri,  le  unghie  nere;  canta  dol- 
cemente, e  diventa  dimeslichissimo. 
I   —  de  Còrsega;  Sizerino.  T.  ornit.  Fringilla  linaria. 
Uccelletto  dei:a  stessa  famiglia  del  precedente. 
Ha  il  becco  giallo,  nero  alla  punta,  il  dorso  lio- 
nalo-pallido,  macchiato  di  scuro;  la  gola  nera, 
la  coda  forcuta,  i  piedi  scuri. 

«  Cecino,  Buona  lana,  Buona  lanetta,  Tristanzuolo, 
dicesi  figur.  di  Persona  trista  e  maliziosa. 
Fanfara  s.  f.  Fanfara:  Nome  d'una  piccola 
composizione  di  brillante  carattere  per  trombe  e 
timpani,  specialm.  per  servizio  militare. 
FanfVirin  s.  m.  Fanfarino.  T.  mar.  Grosso 
paranco  a  tre  pulegge  per  mettere  in  carena  un 
bastimento  o  per  alzare  grossi  pesi. 
Fanfìirón  s.  m.  Fanfarone.  Voce  dell'uso:  Colai 
che  fa  gran  vantazioni  e  rumorose  senza  pro- 
posito, ed  è  in  fondo  codardo;  altrim.  Arcifàn- 
fano, Spaccone,  Sbracione,  Faloppone,  Smargiasso, 
Millantatore,  ecc 


362 


FAN 


FAR 


Fa.nf^x*ona.ta>  s.  f.  Fanfaronata,  Smargias- 
sata, Millanteria,  Jattanza,  Burbanza. 

Fetuffsi,  s.  ni.  Fanga  e  meglio  Fango,  Melma, 
Mota,  Loto,  Limaccio  V.  Bratta. 

Fang-lietto  s.  m.  Mughetto:  Ulcerelta  bian- 
castra superficiale,  che  viene  nella  membrana 
mucosa  interna  delia  bocca  ai  bambini,  quando 
poppano. 

Fang-o  V.  sopra  Funga. 
S  Piggid  i  fanghi;  Far  i  bagni  a  loto:  Applicare 
il  loto  d'alcune  acque  termali  alle  membra  para- 
litiche 0  indebolite. 

Farig"oso add. Fungoso,  Limaccioso,  Melmoso: 
Pieno  di  fango,  di  limaccio,  di  melma,  ecc. 

Fang-otto  s.  m.  Fagotto,  Fardello:  Ravvolto 
di  panni  o  d'altre  materie  simili. 
%  Fa  fangotti;  Far  fagotto  o  fardello.  Affardellare  : 
Raunar  la  roba  per  portarla  via,  e  andarsi  con 
Dio  con  essa. 
«  Far  fardello,  per  simil.  vale  Partire  da  questa 
vita.  Morire. 

Fang-ottón  s.  m.  Sciatta,  Sciattona,  Sciaman- 
nala, dicesi  per  ischerno  di  Donna  scomposta  e 
che  abbia  gli  abiti  male  adatti  e  aggiustati  indosso. 

Fantastica  v.  n.  Fantasticare,  Fantasiare: 
Andar  vagando  colla  fantasia  per  ritrovare  o  in- 
ventare una  cosa;  che  anche  dicesi  Ghiribizzare, 
Fisicare,  Arzigogolare,  Girandolare,  Mulinare,  Al- 
manaccare. 

Fantastico  adJ.  Fantastico,  al  pi.  Fantastici 

e  Fantastichi  :  Finto,  Imaginario,  Non  vero,  Che 

non  ha  altro  fondamento  che  quello  della  fantasia. 

«  Faniaslico,  per  Spettante  alla  fantasia. 

«  —  Aggiunto  di  Persona,  vale  Stravagante,  Fa- 

lolico,  Intrattabile. 
„  _  Dicesi  pure  d'Ogn'allra  cosa,  che  sia  strava- 
gante e  strana,  fuori  del  consueto. 

Fantasia  s.  f.  Fantasia:  Facoltà  imaginativa 
dell'uomo, 
n  Fantasia,  per  Capriccio,  Bizzarria:  Invenzione 

strana,  Cosa  fantastica, 
ti  —  per  Un  pezzo  di  musica  strumentale  eseguilo 

nel  momento  slesso  che  si  compone. 
%  Travaggio  de  fantax'ia;  Lavoro  fatto  di  fantasia 
0  di  capriccio,  dicesi  da' Pittori,  Scultori,  ecc. 
quando,  senza  modello  o  simili,  vanno  operando 
di  propria  invenzione;  ed  opponesi  al  Ricavare 
0  Fare  dal  naturale." 

Fantàsima  s.  m.  Fantasma  e  Fantasima  (gen. 
com.)  :  Segno  di  false  imagini  e  spaventevoli,  che 
appariscono  talora  altrui  nella  fantasia;  allrim. 
Larva,  Spettro. 

Fante  s.  m.  Fante.  T.  del  giuoco  di  carte  V.  Sbtro. 

%  Schersa  o  Troppa  co-i  fanti  e  lascia  sta  i  santi  ; 

Scherza  co'  fanti  e  lascia  stare  i  santi.  Prov.  che 

vale  Potersi  liberamente  parlare  e  scherzare  delle 

cose  degli  uomini,  ma  non  delle  sacre. 

Fantin  s.  m.  Celibe,  Scàpolo:  Chi  non  è  con- 
giunto in  matrimonio.  -  Nubile  vale  Da  maritarsi, 
e  dicosi  propriam.  di  Fanciulla. 

Fantinaego  s,  m.  Celibato:  Lo  stato  di  colui 
che  è  celibe. 

S  Mcttise  in  fantinaego dicesi  d'  Uomo  o  di 

Donna  attempata  che  per  desiderio  di  collocarsi 
veste  attillato  e  con  soverchia  eleganza, 

Fantinetta  s.  f.  Figurina  :  Piccola  figura  di 

pasta  che  Vendesi  da' cialdonai  (negioB). 
—  deU'4\i^po;  Pupilla:  Quell'apertura  che  sembra 


nera  in  mezzo  dell'occhio,  per  la  quale  passano 
i  raggi  della  luce,  che  dipingono  gli  oggetti  sulla 
rètina. 

Faolo  s.  m.  Granchio.  T.  iltiol.  Cancer  pagurus. 
Crostaceo  di  mare  appartenente  alla  famiglia  dei 
Canceridi.  Il  suo  coperchio  clipaceo  è  duro,  liscio, 
calcare  e  di  color  rosso-scuro  ;  i  suoi  artigli  sono 
grossi,  adunchi,  interiormente  guerniti  di  tuber- 
coli ottusi;  i  suoi  tarsi  sono  tulli  conici.  Abita 
il  littorale ,  e  si  nasconde  fra  gli  scogli  o  nel- 
l'arena delle  spiagge. 

Faòix  s.  m.  Falò:  Fuoco  di  materie  che  levan 
gran  fiamma,  ma  di  breve  durata,  e  suolsi  fare 
in  occasione  d'allegrezza. 
$  Fa  un  faóu  d'ùnn-a  cosa;  Farne  un  falò,  vale 
Abbruciarla,  Darla  alle  fiamme. 

Faraljulan  s.  m.  Millantatore,  Vantatore, 
Arcifànfano,  Spaccone,  e  nella  plebe  fior.  Pot- 
tajone:  Colui  che  si  millanta. 

Farlbalà  s,  m.  Falbalà,  Falpalà,  Balzana:  Guer- 
nizione  della  stessa  o  diversa  roba,  che  si  pone 
esteriormente  verso  il  lembo  del  vestito  delle 
donne,  delle  biancherie  o  simili,  cucita  per  lo  più 
a  crespe,  a  festoni,  a  sgonfietti,  ecc. 

Farete tte  s.  f.  pi.  Falche.  T.  mar.  Tavole 
sottili  che  si  mettono  a  incassatura  sul  bordo  dei 
battelli,  delle  filuche  e  d'altri  piccoli  bastimenti 
a  remi  nel  Mediterraneo  per  rialzare  il  bordo  e 
chiudere  le  aperture  destinate  al  passaggio  dei 
remi,  onde  impedire  che  l'acqua  entri  nel  legno 
quand'è  alla  vela,  ed  i  remi  sono  ritirati  in  barca. 

Farchetto  s.  m.  Gheppio,  Guglia,  Pis.  Pal- 
chetto di  torre,  Sen.  Acerlello.  T.  ornit.  Falco 
tinnunculus.  Uccello  di  rapina  della  famiglia  dei 
Falconi,  che  ha  il  becco  celestognolo  colla  punta 
nera;  le  ali  un  quarto  più  corte  della  coda;  il 
dorso  color  di  nocciòla,  con  macchiette  nere 
triangolari  ;  il  petto,  addome  e  fianchi  isabellini, 
con  macchie  nero-ovale  appuntale;  i  piedi  gialli, 
le  unghie  nere.  Trovasi  in  tutti  i  monti  dirupali, 
sulle  alte  ed  antiche  fabbriche.  Vive  cacciando 
topi,  pipistrelli,  passere  ed  altri  uccelli,  e  in  man- 
canza di  questi,  cibasi  anche  di  rettili  e  d'inselli. 

—  ceneen;  Barletta.  T.  ornit.  Falco  vesperlinus. 
Uccelletto  della  medesima  razza,  che  ha  le  penne 
di  color  cenerino-cupo  con  lo  stelo  nero  ;  quelle 
delle  gambe,  della  regione  anale  e  sottocoda,  di 
color  fulvo-rosso;  le  unghie  giallastre  colla  punta 
nera.  É  di  passaggio  accidentale. 

—  da  oxellelti;  Smerlo,  Smeriglio.  T.  ornit.  Falco 
wsalon.  Altro  uccelletto  della  medesima  famiglia, 
somigliantissimo  nel  manto  al  Gheppio  (V.  sopra), 
ma  di  molto  più  bello.  Egli,  abbenchè  sia  un  Pal- 
chetto de' più  piccoli,  è  dei  più  coraggiosi,  fa  guerra 
a  tulle  le  sorte  d'uccelletti,  e  bene  spesso  le  qua- 
glie e  le  starne  restano  vittime  della  sua  destrezza. 

S  Éug gì  de  f archetto  ;  Occhi  grifagni,  Occhi  di  nib- 
bio 0  di  falco  V.  Euggio. 

Far^ì  V.  a.  Infarcire  e  più  comunem.  Riempiere, 
Riempire.  T.  de' cuochi.  Cacciar  in  corpo  de'  vo- 
latili 0  d'altro  carname  erba,  uova  ed  altri  in- 
gredienti minutamente  tritati  e  conditi. 

Far^io  p  pass.  Infarcito,  e  più  comunem.  Ri- 
pieno: Pollastro  fargia;  Pollo  ripieno. 
Il  Figur.  vale  Ristucco,  Infastidito,  Pieno  di  sover- 
chio, ecc. 

Faroo  fireng-uella;  Sparviere.  T.  ornit. 
Falco  nintu.  Uccello  di  rapina  delia  famiglia  degli 


FAS 


FAS 


363 


Astóri,  che  ha  le  parti  superiori  cinereo-lurchine; 
l'addome  biancastro,  strialo  per  traverso  di  fulvo 
nocciòla  (adulto);  le  parli  superiori  scuro-bige, 
e  addome  biancastro,  strialo  in  traverso  di  scuro 
(giovane);  i  tarsi  sottili;  le  ali  che  giungono  ai 
due  terzi  della  coda,  la  statura  d'una  gazzera 
comune.  Annida  nei  nostri  monti,  ed  è  lo  spa- 
vento e  il  distrattore  dei  piccoli  uccelli;  emigra 
in  autunno,  ritorna  in  primavera. 

—  ceneen;  Albanella.  T.  ornit.  Falco  cyanwus.  Uc- 
cello di  rapina  della  famiglia  de'  Circi.  Ha  il  becco 
nero;  la  testa,  il  collo,  il  petto,  il  dorso,  le  sca- 
polari, le  ciiopritrici  superiori,  le  timoniere  medie, 
cenerine;  l'addome  e  i  fianchi  di  color  bianco  con 
qualche  macchiuzza;  la  coda  cenerina;  i  piedi 
gialli;  le  unghie  nere.  Nidifica  sulla  terra  vicino 
all'acqua. 

Fardo  s.  m.  Fardo.  T.  mere.  Balla  o  Collo  ci- 
lindrico di  pelle  colle  tesiate  rotonde,  entro  cui 
è  chiuso  un  sacco  di  tela  ripieno  d'indaco,  caffè, 
cannella  e  simili. 

Faro  s.  m.  Farro  o  Farre.  T.  bctan.  Trilicum 
spelta.  Pianta  che  differisce  dal  grano  comune 
per  le  spighette  piiì  appuntale  e  sonili,  e  per  le 
valve  più  dure,  i  semi  piiì  grossi  con  la  loppa 
aderente.  Generalmente  non  si  màcina,  ma  si 
mangia  a  quel  modo  per  minestra. 

Farfalla  s.  f  Farfallii  :  Nome  che  si  dà  a  Tutti 
gl'insetti  che  hanno  quattr'ali  membranose,  coperte 
di  minute  squame  a  modo  di  polvere  di  colori 
varii,  secondo  la  specie,  e  talora  vivacissimi. 
•I  Farfallino:  Insetto  volante  che  danneggia  la  farina 
e  il  grano  ammonticchialo  quando  riscalda. 

Farfallinn-a  V.  Parpellelta. 

Farfaniella  s.  f.  Fàrfara,  Fàrfare,  Farfarella. 
T.  boi.  Tussilago  fàrfara.  Erba  che  si  alza  poco 
da  terra,  ed  ha  Io  scapo  bratteato,  cotonoso  con 
un  solo  fiore  giallo,  raggialo;  le  foglie  radicali 
picciolate,  cuoriformi,  angolate,  tomentose  al  di 
sotto.  Fiorisc  da!  marzo  al  maggio,  ed  è  comune 
ne' terreni  argillosi  ed  umidi;  giova  alla  tosse, 
all'asma  ed  alle  vomiche  del  polmone. 

Farsa  s.  f.  Farsa  :  Breve  commediola,  generalra. 
da  ridere,  e  da  recitarsi  dopo  la  commedia. 

Farsetto  s.  m.  Falsetto.  T.  mus.  Piccola  voce 
acuta,  pili  di  testa  che  di  petto;  e  propriamente 
Voce  falsa. 

Farta  s.  f.  Falla,  Difalla,  Mancanza,  Difello, 
Bisogno. 
S  Fa  farta;  Far  falla  o  diffalla,  Daffallare,  Difet- 
tare: Far  mancanza,  difetto. 

Fascettin  s.  m.  Fascettino.  Dim.  di  Fascelto. 

Fascetto  s.  m.  Fascelto,  Fascialello.  Dim.  di 
Fascio:  Piccolo  Fascio. 

Fasceiumi  s.  m.  Lumacone,  Fagnone,  antic. 
Fagno,  e  nell'uso  tose.  Merlo,  dicesi  di  Persona 
scaltra,  astuta,  ma  che  s'infinge  semplice,  o  che 
sa  le  cose  e  mostra  di  non  saperle. 

Fascetta  do  sccìéuppo  V.  Brassadella. 

Fascia  s.  f.  Fascia:  Dicesi  di  Tulle   le  cose 
che  circondano  e  difendono  le  altre. 
»  Porca,  Ajuola:  Quello  spazio  di  terra  nel  campo 
tra  solco  e  solco,  nel  quale  si  gettano  e  si  ri- 
cuoprono  i  semi. 

—  dò  pcegua;  Fòdero:  Guaina  di  tela  o  Astuccio 
di  cuojo,  entro  cui  si  ripone  l'ombrello. 

—  d'un  libbra  ;  Coperta  :  Ciò  che  ne  ricgopre  eslc- 
riornjenle  i  fogli. 


—  d'ùnn-a  lettera;  Coperta  o  Busta  da  lettere,  So- 
praccarta V.  Anvelopp'. 

Fascia  v.  a.  Fasciare:  Circondare  o  Rivestire 

intorno  con  checchessia  per  maggior  forlez/a,  per 

ornamenlo  o  altro.  i 

Il  Fasciare,  per  Cingere  il  barabi::o  con    più  giri 

spirali  di  fascia  (fasciéua)  dalle  spalle  sino  a'piedi. 

—  un  bastimento  ;  Bordare.  T.  mar.  Rivestire  le 
coste  e  bagli  d'un  bastimento  co'majeri  o  gene-  . 
ralmente  col  fasciame. 

—  un  bastimento  de  rammo  o  de  zingo;  Fode- 
rare di  rame  o  di  zinco  una  nave.  T.  mar.  Ri- 
vestir l'opera  viva  della  nave  di  fogli  di  rame 
0  di  zinco  0  qualche  altra  materia  ,  per  impe- 
dire che  le  tavole  della  bordatura  siano  corrose 
dai  vermi  di  mare. 

—  un  cavo,  ùnn-a  gùmena;  Fasciare  un  cavo,  una 
gomena.  T.  mar.  Involgere  o  Ricoprire  le  gomene 
0  altri  cavi  con  vecchia  tela,  con  isfilarze  di  vec- 
chie corde  o  gomene  disfalle,  per  preservarle 
dal  guasto  derivante  dallo  strofinamento  con  altri 
corpi  duri. 

S  Fasciàse  n.  p.  Fasciarsi,  Avvolgersi,  R involgersi, 

Rinvollarsi,  ecc. 
S  Fasciàse  ben;  Soppannarsi  bene,  vale  Vestirsi 

bene  per  difendersi  dal  freddo;  che  in  m.  b.  e 

scherz.  dicesi  iHiche  Fasciare  il  melarancio. 
Fasciamme  s.  m.  Fasciame,  Bordatura.  T. 

marin.  Tulle  le  assi  che  vestono  e  ricuoprono 

l'esterno  del  corpo  o  scafo  di  qualunque  nave. 
Fasciatùa  s.  f.  Fasciatura  :  Il  fasciare  o  La 

cosa  che  fascia. 
Fascicolo  s.  m.  Fascicolo:  Parte  d'un'opera 

in  corso  di  slampa,  che  viene   in  luce  a  tanti 

fogli  per  volta;  altrim.  Dispensa. 
Fasciéua  s.  f.  Fascia  :  Lunga  striscia  di  forte 

pannolino  0  canapino,  col  quale  si  fascia  il  bambino. 

—  travaggid;  Fascia  a  cordcllino:  Fascia  tessuta  a 
lislarelle  formale  dai  fili  del  ripieno  or  grossi, 
or  sottili. 

Fascinn-a  s.  f.  Fascina  o  Fascino  ;  Fascelto 

di  minuti  rami  d'alberi  o  di  sermenti,  legati  con 

ritorta  (tòrtagna),  che  servono  ad  avviare  il  fuoco 

affinchè  facilmente  si  apprenda  a  legne  più  grosse. 

S  Fd  de  fascinn-e;  Fascinare,  Far  fascine. 

Fascinotto  s.  m.  Fascinolto  :  Piccolo  e  corto 
fascelto  composto  di  stipa  e  di  due  o  tre  pez- 
zetti di  legno  grossetto,  che  si  adopera  nei  ca- 
minetti e  nelle  stufe,  acciocché  piglino  fuoco  per 
via  di  esso  i  pezzi  più  grossi. 

Fascio  s.  m.  Fascio:  Qualunque  co^a  avvolta 
insieme  o  legata,  e  di  peso  tale  che  uomo  possa 
portarla;  e  dicesi  specialmente  d'erba  segala  e  _ 
legala  con  ritortola.  '- 

n  Parlandosi  di  legne,  stipa,  paglia  e  simili,  dicesi 
meglio  Fastello. 

—  d'armi;  Fascio  d'armi.  T.  mil.  Tre  fucili  incro- 
cicchiati per  le  baionette,  i  quali,  premendo  da  tre 
parli  l'uno  contro  l'altro,  servono  di  punto  fisso 
a  cui  vengono  tulli  all'intorno  ad  appoggiarsi  in 
un  tempo  gli  altri  fucili  d'un  drappello  di  soldati. 

S  Andd  0  Caccia  in  fascio;  Andare  o  Mandare 
in  fascio,  vale  Andare  o  Mandare  in  conquasso, 
sossopra,  in  confusione,  in  rovina. 

S  Fd  un  fascio;  Affasciare,  Affastellare;  e  metaf. 
Accozzare  alla  rinfusa. 

S  Fd  d'ogni  erba  fascio;  F»»"  d'ogni  erba  un  fa- 
lcio V.  Erba. 


364 


FAT 


FAX 


F&so  s.  m.  Falso,  Falsità  :  Dello  o  Asserto  con- 
trario ai  vero    Ciò  che  non  è  vero. 
S  Èse  0  Posa  in  scio  fuso;  Essere  o  l'osare  in  falso, 
diccsi  de' Membri  d'archilellura  che  stanno  fuori 
del  perpendicolo  e  delle  parti  destinale  a  reggerli. 
Faso  adii.  Falso,  Non  vero,  Corrotio,  Contraf- 
fatto :  Tinta  fusa ,  Monaca  fàsa  ;  Tinta   falsa , 
Moiieta  falsa. 
«  Falso  ;  Aggiunto  di  persona,  vale  Doppie,  Simu- 
lato, Inlinto,  ecc. 
—   camme  ò  verderamvio  ;  Più  doppio  d'una  cipolla, 
dicesi  d"Uomo  non  sincero,  nò  leale. 
%  Batte  moncBa  fàsa;  Falsare  la  moneta  o  il  conio 

V.  Ma  lice  a. 
%  Clave  fusa;  Chiave  falsa,  Conlracchiave:  Chiave 

falsificala,  Chiave  che  contraffa  Tallra. 
§  Colpo  fuso;  Falso.  Nella  scherma  dicesi  di  Colpo 
0  Fendente  accennato  in  un   punto  e  dato  in 
on  altro, 
S  Faccia  fàsa;  Uomo  infinto,  fognato,  doppio,  Te- 

conieco,  Tamburino. 
S  Porta  fàsa;  Porla  falsa  o  Falsaporta:  Porla  se- 
greta, nascosta.  -  Porta  falsa  dicesi  anche  da 
noi  Una  seconda  porla  d'una  casa  medesima,  la, 
quale  abbia  diversa  uscita. 
Fassòu  s.  f.  Modo,  Maniera,  Foggia,  Guisa. 
Dal  frane.  Facon^ 
»i  Garbo,  Fatlezza,  Apparenza  di  qualsivoglia  cosa. 
%  San  fagon  m.  aw  Stanza  cerimonie.  Senza  compli- 
menti, Alla  buona.  Voce  pretta  frane.  Sansfacons. 
Fsistìdià,  V.  a  Fastidire,  Infastidire,  anticam. 
Fastidiare:  Inquietare,  Nojare,  Recar  noja,  fastidio. 
Fa.stid.io  s.  m.  Fastidio,  Tedio,  Noja,  Molestia, 
Importunità,  Ricadìa  o  Recadìa,  ecc. 
w  Fastidio,  per  briga,  Cura,  Pensiero,  Grattacapo. 
M  —  per  Modo  di  procedere  fastidioso. 
S  Dà  di  fastidii;  Dar  de' fastidii  o  dei  grattacapi: 
Dar  delle  brighe  o  cose  da  tenere  in  pensiero  e 
far  grattare  il  capo. 
S  Dà  fastidio;  Dar  fastidio,  molestia,  Molestare, 

Fastidire,  Infastidire,  Ricadiare. 
S  Èse  de  fastidio;  F.ssere  a  fastidio,  Venir  a  fa- 
slidio,  a  noja.  Fare  afa,  Dar  ricadìa,  Ricadiare: 
Essere  stiicclievole,  importuno,  rincrescevole,  ecc. 
S  Èse  pin  de  fastidii  ;  Aver  da  pettinar  lana  sar- 
desca,  o  semplicem.  Aver  da  pettinare,  Aver  da 
grattare,  Aver  de'graltacapi,  vaie  Essere  in  fa- 
stidii, in  grandi  impegni  o  travagli. 
Fastidioso  add.  Fastidioso,  Feccioso,  Nojoso, 
Importuno,  Tedioso,  Rincrescevole,  Stucchevole, 
Ricadioso:  Che  reca  fastidio,  noja,  ecc. 
n  Fastidioso,  per  Sdegnoso,  Stizzoso;  ed  anche 
Incontentabile,  Ritro.so. 
Fatali  s.  m.  plur.  Termine  perentorio.  T.  for. 
Spazio  di  tempo  assegnalo  per  qualche  alto  giu- 
diziale 0  amministrativo,  dopo  il  quale  non  vi  si 
fa  più  luogo. 
Fatalitse  s.  f.  Fatalità  :  Necessità  del  destino. 
Destino  inevitabile;  e  dicesi  d'ordinario  di  cose 
tristi. 
Fattessa  s.  f.  Fattezza,  Forma,  Figura:  Fa- 
zione delle  membra,  ma  sppcialm.  dicesi  de'  li- 
neamenti del  volto;  ed  usasi  più  che  altro  nel 
num.  del  più. 
Fattetto  add.  Dolce  di  sale  :  Non  salalo  ab- 
bastanza V.  Fatto. 
Fattil>ile  add.  Fattibile,  Fattevole  :  Che  può 
farsi,  Possibile  a  farsi. 


Fatto  add.  Sciocco,  dicesi  propriam.  di  Brodo, 
Vivande  o  simili  senza  o  con  poco  sale;  Insi- 
pido, Scipido,  Scipito,  Dolce  di  sale. 
S  Còso  fatto;  Uomo  dolce  di  sale,  vale  Di  poco 
senno,  Scipito,  Baggco;  amie.  Uomo  fatuo. 

Fatto  s.  m.  Fattore,  Castaldo:  Quegli  che  ha  cura 
e  soprantende  ai  negozi  e  alle  possessioni  altrui. 

Fattola  s.  f  Fattoria ,  Castalderia  :  Ministero 
ed  Ulììcio  di  fattore  o  di  castaido  in  una  pos- 
sessione. 

Fattóri  s.  m.  Capitone:  Sorla  di  seta  più  grossa 
e  più  disuguale  dell'altra,  a  uso  comunemente  di 
ricamare. 

Fattoriso  s.  m.  Sorriso:  Il  sorridere,  e  pro- 
priamente Quel  molo  gioviale  che  si  fa  conlraendo 
leggermente  la  bocca  al  riso  nel  vedere  persona 
a  noi  cara  o  un  obbiet'o  di  compiacenza. 

Fattùa  f.  s.  Fattura  :  iperazionc  e  L'opera  stessa. 
I)  Fattura,  per  Manifattira:  Il  lavorare  che  si  fa 
intorno  ad  una  masserizia  o  vestimento  e  simile; 
ed  anche  il  prezzo  del  lavorìo  stesso. 
Il  —  Presso  i  Mercanti  diccsi  La  noia  dei  pesi, 
numeri,  misure,  colori  o  altre  distinzioni  delle 
cose,  ch'essi  commeUono,  mandano  e  ricevono, 
coi  loro  prezzi  descritti. 

Fatuo  add.  Fatuo.  Aggiunto  di  Fuoco  V.  Féugo. 

Faivtò  s.  m.  Fautore,  Favoratore,  Favoreggiatore, 
Proiettore,  Partigiano:  Che  favoreggia,  Che  prende 
parte. 

Fava  s.  f.  Fava  :  Sorta  di  legume  assai  nolo. 
Noi  però  sotto  questo  nome  intendiamo  propriam. 
la  Fava  secca,  che  in  dialetto  diciamo  anche  Ba- 
cillo,  distinguendola  dalla  Fava  fresca,  da  noi 
della  Bazann-a  V.  questa  voce. 
S  Cazze  l'éuio  in  scià  fava;  Balzar  Ja  palla  o 
Balzar  la  palla  in  mano,  Cascar  il  cacio  su'ma- 
cheroni  V.  Èuio. 

FsxrvG  add.  Color  di  fava. 

Fa  vetta  s.  f.  Favella,  Faverella,  Macco:  Vi- 
vanda grossa  di  fave  secche  sgusciale  cotte  nel- 
l'acqua, ammaccale  e  ridotte  in  tenera  pasta. 

Favo  s.  m.  Favore:  Grazia  che  si  conferisce 
altrui.  Dimostrazione  di  benevolenza.  Cosa  pia- 
cevole e  grata  :  Fa^fue  6  favo  de  vegni  a  disnà  da 
mi  ;  Fatemi  il  favore  di  venire  a  pranzo  da  me. 
§  Giudica  in  favo  d'ùnn-a  persònn-a;  Darla  in 
favore:  Presso  i  Legisti  vale  Sentenziàire  favo- 
revolmente. 

Favori  v.  a.  Favorire,  Favorare,  Favoreggiare, 
Secondare,  Esser  propizio;  Assistere,  Ajulare. 
n  Favorire,  per  Far  grazia  o  piacere. 
I)  —  per  Andare  a  far  visita. 
Il  —  per  Accettare  una  cosa  che  viene  profferta. 

Favorjio  p.  pass.  Favorito,  Favoreggiato,  ecc. 
1)  Favorito,  detto  di  Cosa,  vale  Che  è  più  cara  delle 
altre:  A  damma  5  l'è  5  mcc  zcugo   f avorio; 
La  dama  è  il  mio  giuoco  favorito. 

Faxan  s.  m.  Fagiano:  Uccello  salvalico,  che 
frequenta  i  boschi,  di  grandezza  poco  meno  del 
gallo,  di  piuma  varia;  la  sua  carne  è  di  squi- 
sito sapore. 

—  de  montagna  o  neigro;  Fagiano  alpestre  o  nero 
(Tctrao  tetrixj. 

—  da  Cliinn-a;  Fagiano  della  China,  Fagiano  do- 
ralo. Il  maschio  distinguesi  per  la  sorprendente 
bellezza  delle  sue  piume. 

Faxanotto  s.  m.  Fagianotto:  Fagiano  gio- 
vine, Piccolo  fagiano. 


FEC 


FEM 


365 


Faxéu.  s.  m.  Fagioolo  e  Fagiolo:  Civaja  nelis- 
sima,  ed  è  il  seme  della  piaiila  dello  stesso  nome, 
di  cui  si  conoscono  molle  specie  e  varieià. 

—  ballili. . . .  Ctiiamansi  così  da  noi  I  Tagiuoii  o  bian- 
chi 0  rossi  0  grigìolali  che  sono  rotondi  a  guisa 
d3i  pallini. 

—  barbacschi;  Fa^'iuoli  turchi.  Sono  grigiolati  e  nani. 

—  cinquanlin;  Faginoli  cinquantini.  Sono  nani. 

—  da  còsto;  Faginoli  nani:  Fagiuoli  che  poco  si 
alzan  da  torra,  e  perciò  non  s'infrascano. 

—  ria  rum/m/;  Fagiuoli  scandenti  o  rampicanti:  Quelli, 
il  cui  stelo  non  si  regge  da  sé,  ma  abbisogna  di 
un  corpo  vicino  e  alto,  a  cui  possa  attaccarsi  od 
avviticchiarsi  e  salire,  ciò  che  d'ordinario  si  fa 
con  frasche,  onde  dicesi  Infrascare  i  fagiuoli. 

—  deli' éuggiu  nei  grò;  Fagiuoli  dell'occhio:  Quei 
fagiuoli  piccoli  dì  color  giallognolo  e  con  una 
macchietta  nera  che  si  chiama  Occhio  o  Viso. 

—  de  Spagna;  Fagiuoli  della  China  o  d  Egitto. 

—  desteghce;  Fagiuoli  sgranali. 

—  d'India;  Ricino.  T.  hot.  Ricinus  vuìgaris.  l'ianta 
da  cui  si  trae  un  olio  purgativo,  detto  Olio  di 
ricino  V.  Étiio. 

—  di  pollastri;  Fagiuoli,  diconsi  per  ischerzo  1 
testicoli  de'  galletti. 

—  gianchi;  Fagiuoli  bianchi  o  gentili. 

—  gnxi  ;  Fagiuoli  grigiolati. 

—  m  erba;  Fagiuoli  in  erba  V.  Faxolin. 

—  lùmmè...  Fagiuoli  grigiolati  rotondi  o  bislunghi. 
%  Éuggo  dò  fuxèu;  Occhio  o  Viso:  Quella  parte 

nera  e  dura,  onde  il  fagiuolo  germoglia. 
5  0  l'è  un  faxéu  dell'éuggio  nei  grò;  E  un  fiirfan- 
tello,  un  birbautello,  un  facimale,  una  cavezzuola, 
dicesi  di  Fanciullo  svegliato  e  vispo  assai  e  che 
procuri  di  far  sempre  qualche  danno. 

Faxosele  s.  f.  pi  Fagioli  capponi:  Specie  di 
fagiuoli  bianchi  e  piiì  grossi  degli  altri. 

Faxolin  s.  m.  pi.  Fagiolini,  si  dicono  così  I 
fagiuoli  tuttora  in  erba,  che  sogliono  lessarsi  e 
mangiarsi  conditi  a  uso  insalata,  ovv.  si  pongono 
per  guarnizione  de' guazzetti,  eco;  altrim.  Fa- 
giolini in  erba. 

Fazióu  s.  f.  Fazione,  Setta,  Parte:  Unione  di 
persone  che,  per  gara  o  altro  alTelto,  si  forma 
in  uno  Stalo  o  in  una  città  o  in  una  compagnia 
per  sostenersi  o  favorirsi  insieme  contrallri  di 
geni#  e  d'interessi  contrari. 
«  Fazione.  T.  mtl.  Attuai  servizio  d'un  soldato, 

Sentinella. 
%  Èse  de  fuzión;  F.sscre  o  Stare  di  sentinella,  Far 
la  guardia  o  Stare  di  guardia:  e  por  siniil.  di 
Chiunque  stia  in  attenzione  di  checchessia. 

Fazione  s.  m.  Sentin;'lla:  Soldato  in  un  luogo 
per  un  tempo  determinato  che  fa  la  guardia  in 
armi. 

Féa  s.  f.  Fiera:  Gran  mercato  dove  si  portano 
merci  d  ogni  sorta,  e  che  ha  luogo  alcune  volte 
all'anno  in  tempi  determinali. 
S  Piccola  fé'a;  Fierucola  a  Ferucola. 

Feccia  s.  f.  Feccia  :  La  peggior  parte  di  chec- 
chessia 

—  dò  popolo;  Feccia  del  popolo,  Plebaglia,  Borda- 
glia, Canaglia,  l^farmnglia. 

Feccio  s.  m.  Feccio.  Voce  dell'uso  :  Sorla  di 
cassa,  dentro  la  quale  si  manda  a  noi  lo  zncchcro, 
lunga  cinque  palmi  circa  ed  alta  due  e  mezzo. 

Feconda  v.  a.  Fecondare:  Fare  fecondo,  fer- 
tile, abbondante. 


Fecondazion  s.  f.  Fecondazione:  Il  fecon- 
dare, I,a  fecondità  ridotta  in  atto. 
Feconditse  s.  f.  Fecondila,  anlic.  Fecondia: 
Virtù  fecondante:  e  dicosi  così  d'animali,  come 
derLe  e  di  piante. 
Fede  s.  f.  Fede,  e  poetic.  Fé  :  Voce  che  in  ge^ 
nerale  significa  Credenza  ferma  in  alcuna  cosa: 
ma  il  pili  sppsso,  spccialm.  tra  i  cattolici ,  vale 
Quella  virtù  teologale,  por  la  quale  si  credono 
fermamente  le  veriliì  da  Dio  rivelate. 
n  Fede,  per  Religione;  e  propriam.  La  religione 

cri.Uia  :a,  anche  senz'altro  aggiunto, 
n  —  per  Fidanza  o  Fiducia  presa  suirallrnì:  Ho 

fede  in  voi;  Ho  fede  in  voi. 
I»  —  per  Lealtà  o  Promessa  di  lealtà  :  Stcevene  in 

scià  mce  fe!e;  R  posate  sulla  mia  fede. 
«  —  por  Testimonianza  in  iscritto,  Certificato,  At- 
testato: Fede  de  nascila,  (e  povertà;,  ecc.;  Fede 
di  nascita,  di  povertà,  ecc. 
S  Andd  in  bónn-a  fede;  Andare  in  buona   fede, 

cioè  Andar  lealmente,  innocentemente,  ecc. 
«  —  in  scià  bònn-a  fede;  Aiid.:r  sulla  fede,  lo 

stesso  che  Andar  sopra  la  paro'a. 
S  Dà  fé  e;  Dar  fed".  Prestare  fede  o  credenza, 

Aggiustar  fode,  vale  Credere. 
S  Degno  de  fede;  Fededegno,  Degno  di  fede. 
§  Fd  fede;  Var  fede,  testimonianza,  Testificare, 

.Mlcslare. 
S  Tid  a  fede;  Trarre  alla  fode  o  a  D'o,  vale  Ri- 
volgere ui;a  persona  all'osservanza  della  religione 
cristiana.  Convertirla;  e  figurai.  Persuadere,  Far 
persuaso. 
Fedeltse  s.  f.  Fedeltà,  antic.  Fedelità:  Osser- 
vamenlo  di  fede, 
«1  Fedeltà,  por  Leallà,  Sincerità,  Schiettezza,  Esat- 
tezza. 
Felice  add.  Felice,  Benawenlurato:  Che  gode 
felicità,  Che  poss<iede  quanto  può  farlo  contento, 
ti  Felice,  per  Fausto,  Prospero,  Che  presagisce  o 

reca  felicità, 
n  —  Parlandosi  di  Cose  spettanti  all'ingegno  o  ai 
costumi,  vale  Buono,  Eccellente,  Singolare  nella 
sua  specie. 
Felicemente  avv.  Feliccmenle,  Prospera- 
mente, Con  buona  r'uscita.  In  modo  da  esserne 
contento. 
Feli^itse  s.  f.  Felicità:  Bene  perfetto  e  suffi- 
ciente, che  apps^ga,  Piena  contentezza,  Beatitudine 
umana,  Prosperità,  Benavvcnturanza. 
Feli^itàse  V.  Conqralùlàse. 
Feli^itaziòn  s.  f.  Felicitazione,  Congratu- 
lazione. 
Felpan  V.  Boa  nel  2"  significalo. 
Feltro  s.  m.  Feltro.  T.  capp.  Sorta  di  panno 
non  tessuto,  composto  di  lana  compressa  insieme 
in  maniera  particolare,  e  che  dee  la  sua  consi- 
stenza all'umor  tenace,  di  cui  è  imbevuta, 
n  Feltro,  nelle  Cartiere  dicesi  Quel  pezzo  di  panno 
lano,  su  cui  mottesi  ogni  foglio  di  carta,  di  mano 
in  mano  che  si  va  ricavando  dalla  forma;  aUrim. 
Pannello. 
Felùa  s.  f.  Feluca  e  Filuca  :  Piccola   nave   di 
basso  fondo,  che  è  in  uso  sul  Mediterraneo,  e 
che  va  a  vele  e  a  remi, 
n  In  voce  scherz.  e  del  gergo  chiamasi  dalla  no- 
stra plebe  con  tal  nome  II   cappello  arricciato 
(cappello  montóuj. 
Femmina  s.  f.  Femmina.  T.  delle  arti.  Io 


à66 


FER 


vm 


molli  arnesi  e  slrum.  dlcesi  Quello  che  ne  riceve 
un  allro  in  sé. 

dócórcello;  Femminolla,  Gangherella  V.  Córcetto. 

S  Ciave  femmina;  Chiave  femmina,  di  dice  Quella 
che  riceve  in  sé  l'ago  della  loppa  (ciavéua). 

FenamiMiin.  add.  Femminile,  Femminino:  Di 
genere  di  femmina. 

Fen  s.  m.  Fieno:  Erba  segala  da' prali  e  risec- 
cala per  pastura  dei  bestiami. 
%  Barca  de  fen;  Barca,  Bica  V.  Barca. 

Fenéa.  s.  f.  Fienile  e  Fenile:  Luogo  dove  si 
ripone  il  fieno. 

Feneàn  s.  m.  Scioperone:  Amante  dell'ozio, 
Che  non  vuol  darsi  in  niun  modo  al  lavoro; 
altrim.  Ferlone,  Bighellone,  Perdigiorno,  Tempo- 
perdi,  Poltrone,  ecc. 

Fenestra  V.  Barcón. 
S  0  mangia  questa  menestra,  o  sàta  questa  fe- 
neslra;  0  bere  o  alTogare.  Prov.  diretto  a  Chi 
siano  proposti  due  parlili,  e  che  sia  forza  ac- 
cettarne uno. 

Fenóg-getti  s.  m.  pi.  Anicini,  Anacini,  Anici 
in  camicia:  Anaci  confettati. 
%  L'è  cómmc  dà  i  fenòggctti  all'aze  V.  Aze. 

Fenòg-g-ia  s.  m.  Pagliarolo.  T.  ornit.  Sylvia 
aquatica.  Uccello  della  famiglia  de' Forapaglie, 
che  ha  il  becco  nero  superiormente,  giallastro 
inferiormente;  il  dorso  giallo  e  nero,  le  timoniere 
unicolori,  i  piedi  giallo-carnicini.  Si  pasce  d'in- 
setti; è  comunissimo  nell'agosto,  settembre  ed 
anche  ne' primi  d'ottobre;  sparisce  d'inverno. 

—  grixo;  Forapaglie  macchiettato.  T,  ornil.  Sylvia 
locustMa.  Altro  uccelletto  della  medesima  fami- 
glia, e  di  color  olivastro  macchialo  di  nero.  È 
rarissimo. 

Fenoggisea  s.  f.  Finocchiaccio.  T.  hot.  Fe- 
rula nodiflora.  Specie  di  pianta  del  genere  Fe- 
rula, distinto  per  le  foglie  arcicomposte,  colle  la- 
cinie lineari  acute;  il  fusto  è  strialo,  e  contiene 
in  cima  dii  fiori  gialli  disposti  ad  ombrelle  con 
involucro  di  molle  foglioline  lineari  e  frutti  striati. 

Fenòggio  s.  m.  Finocchio.  T.  boi.  Anethum 
fceniciUuni.  Pianta  che  ha  gli  sleli  alti  anche  tre 
braccia,  ramosi,  lisci,  le  foglie  arcicomposte, 
grandi  con  le  divisioni  setacee;  i  fiori  gialli  in 
larghe  ombrelle  terminanti;  il  frullo  ovato, striato, 
senza  membrane.  Fiorisce  sul  principio  dell'estate, 
ed  è  comune  negli  orli,  ove  nasce  anche  spon- 
taneamente. Si  dice  Finocchio  anche  II  seme  di 
questa  pianta. 

—  agro;  Tinocchio  forte. 

—  dorè;  Finocchio  dolce. 

Feo  add.  Fiero  e  Fero,  Efferato,  Bestiale,  Cru- 
dele, Feroce,  Spietato,  ecc. 
n  Fiero,  usasi  talora  per  Cattivo,  Spiacevole,  Nojoso 

in  sommo  grado. 
S  0  l'è  fò'o  camme  l'aggio  V.  Aggio. 

Ferace  s.  f.  Ferraccia.  T.  dorai.  Dicesi  dai 
Dorai,  a  fuoco  Uno  slrum.  di  lamiera  di  ferro, 
tirala  quasi  a  foggia  di  scatolino  senza  coper- 
chio, in  cui  si  pone  l'oro  con  che  si  deve  dorare, 
per  incuocerlo  prima  di  metterlo  nel  crogiuolo. 

Feri  V.  a.  Ferire,  antic.  Férere,  Fiérere  e  Fe- 
dire: Percuotere  con  ferro  o  altro  sino  all'effu- 
sione del  sangue;  e  spesso  usasi  fìgur.  e  vale 
Pungere,  Offendere  con  parole. 
S  Nò  se  sa  dóve  5  vcugge  andd  a  feri;  Non  si 
sa  dov'è' voglia  andar  a  ferire,  dicesi  metaf.  di 


Chi  ambiguamente  discorre,  né  si  conosce  se  il 
discorso  sia  diretto  a  questo  o  a  quel  fine. 
%  Fertse  n.  p.  Ferirsi  :  Ferir  se  stesso. 
Feria  s.  f  Ferita,  antic.  Feruta  e  Fedita;  Per- 
cossa ,  Taglio  0  Squarcio  fallo    nel  corpo  con 
arme  o  con  altro. 

—  mortale;  Ferita  mortale,  dicesi  di  Quella  ferita 
0  percossa  che  reca  morte  a  chi  la  riceve. 

Ferio  p.  pass.  Ferito. 
^  Fra  morti  e  ferii  l'è  cheito  6  berrettin  a  un 
scc/aw;  Mote  parole  e  poche  lance  rotte,  ovv. 
Non  ci  si  é  azzoppata  una  gallina.  Dicesi  in  prov. 
per  indicare  Non  essere  in  effeto  succeduto  a  un 
baloslarsi  di  parole  alcun  guajo  corrispondente. 

Feriòlo  s.  m.  Ferrajuolo  e  Ferrajolo,  Mantello, 
Tabarro:  Ampio  panno  con  bàvero  e  senza  ma- 
niche, che  si  porla  fuori  di  casa  l'inverno  sopra 
ogni  altro  abito,  per  difendersi  dal  freddo;  involge 
tutta  la  persona,  e  pende  dalle  spalle  fin  oltre  il 
ginocchio. 

Ferioletto  s.  m.  Ferrajolino  :  Quella  lista  di 
seta  a  pieghe  o  anche  distesa,  che  i  preti  por- 
tano legata  al  collo,  e  che  loro  scende  lungo  il 
dorso  dal  bàvero  della  giubba  o  della  zimarra 
sino  al  tallone. 

Feria  s.  f.  Barbatella  V.  Bottùa. 
Il  Margotla,  T.  giard.  Quella  parte  della  pianta, 
che  essendo  stata  qualche  tempo  mezzo  tagliata 
e  coperta  di  terra,  acciocché  producesse  radici, 
si  svelle  e  t-apianla. 

Ferma  s.  f.  Ferma  :  Durata  del  servizio  militare. 

Il  Pedana  :  Quella  lista  di  roba  men  fine  che  si  cuce 

intorno  intorno  dalla  banda  interna  e  da  piede 

al  vestito  da  donna  e  alla  sottana  de'  preti  per 

rinforzo  e  preservazione  di  pronto  logoramento. 

—  de  scarpe;  Toppa:  Un  pezzo  che  si  melte  al 
lomajo  rotto  in  qualche  parte;  altrim.  Taccone. 

—  0  Fianchetti  (al  plur.)  Lunette.  T.  calzai.  Due 
pezzi  di  pelle  sottile,  die  ricuoprono  internam., 
da  ambi  i  lati,  la  cucitura  del  lomajo  co' quar- 
tieri, e  fanno  soppanno  anche  ai  becchetti  (oe- 
ginn-e  de  scarpe). 

S  Can  da  ferma;  Cane  da  ferma,  e  più  comunem. 
da  fermo  o  a  fermo:  Quel  cane  che  tracciando 
e  fiutando  trova  l'animale,  e  gli  si  ferma  in  vi- 
cinanza. 

Ferma  v.  a.  Fermare,  Arrestare,  Ritenere: 
Impedire  la  continuazione  d'un  moto,  il  corso, 
il  progresso  di  checchessia. 
S  Ferma!  Ferma!  Grido  d'accorruomo ,  onde  si 

arresti  alcun  delinquente  e  simili. 
S  Fermàse  n.  p.  Fermarsi,  Arrestarsi,  Sostare: 

Cessare  d'andare,  di  muoversi, 
n  —  a  lutti  i  canti  a  discorri;  Far  come  l'asino 
del  penlolajo:  Fermarsi  a  ogni  uscio  o  a  cicalar 
con  lutti. 
Il  —  in  sce  dui  pc;  Arrestarsi  o  Fermarsi  di  bollo 
0  di  colpo. 

Fermacorde  s.  f.  Alleila.  T.  croi.  Quel 
piccolo  pezzo  della  piramide,  che  serve  per  ar- 
restarla, quando  è  finita  di  caricare. 

Fermenta  v.  n.  Fermentare  :  Lo  svolgersi 
della  fermentazione  V.  Fermentazión. 

Fermentaziòn  s.  f.  Fermentazione:  Ebiil- 
lizione  naturale  o  arlifiziale  delle  materie  vege- 
tabili 0  animali,  per  cui  mezzo  le  loro  parli  in- 
terne si  sciolgono  per  formare  come  un  nuovo 
corpo;  altrim.  Fermento. 


FER 


FES 


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Fermentòii  p.  pass.  Fermentato. 
S  Tabacco  fermenlóu;  Rapato  di  quarta  qualità  : 
Tabacco  da  naso  d'infima  qualità. 

Fernainljùcco  s.  m.  Fernambucco.  T.  boi. 
Cwsalpina  echinala.  Pianta  che  ha  lo  stelo  grosso, 
le  foglie  bipennate,  con  le  foglioline  ovale,  ottuse, 
smarginale,  i  fiori  brizzolati  di  giallo  e  di  rosso, 
odorosi;  si  adopra  da' tintori. 

jFernello  s  m  Frenello.  T.  mar.  Fune  di 
cavo  bianco,  di  caojo  o  di  catena,  che  serve  per 
far  agire  la  barra  del  timone. 

Ferpa  s.  f.  Ftlpa :  Drappo  di  seta  col  pelo  più 
lungo  del  velluto. 

Ferra  s.  m.  Fabbro  e  Fabro,  Fabbro-ferrajo : 
Artefice  che  lavora  ferri  all'ingrosso,  come  zappe, 
vanghe,  cerchioni,  ecc  ;  che  se  fabbrica  ferri  di 
lavori  minuti  e  di  piccoli  ingegni,  come  chiavi, 
toppe,  serrami,  ecc.,  allora  dicesi  Magnano. 

Ferra  s.  f.  Ferrata  e  Ferriata,  e  più  comunem. 
Inferrata  o  Inferriata:  Più  pezzi  di  ferro  rotondi 
passati  l'iin  dentro  dell'altro,  parte  verticali  e  parte 
orizzontali,  che  così  congegnali  si  murano  dinanzi 
alle  finestre,  a  cui  facilmente  potrebbe  arrivarsi, 
per  siciirlà  della  casa  o  di  prigioni,  ecc.  Si  fanno 
anche  di  lastre  di  ferro  disposte  al  modo  mede- 
simo; e  si  f,  nno  anche  con  disposizione  diagonale. 

—  inzenòggià;  Inginocchiata:  Riparo  di  ferri  fatto 
in  modo  che  i  ferri  sportino  in  fuori  alle  fine- 
stre, alquanto  ricurvi  innanzi  al  davanzale  di  esse. 

Ferra  v.  a  Ferrare:  Munire  di  ferro  checche- 
sia;  e  parlandosi  di  cavalli,  muli,  ecc.  Confic- 
care loro  i  ferri  ai  piedi. 

Ferrando  s.  ni.  Agarico  lurido,  Porcino  ma- 
lefico. T.  bot.  Boletus  luridus.  Specie  di  fungo 
velenoso,  che  sovente  giunge  ad  un'  enorme  gros- 
sezza; il  suo  colore  ordinario  è  verde  cupo  di 
oliva,  che  in  alcuni  passa  al  color  di  bronzo. 
Nasce  in  autunno  ne'  siti  selvosi,  forse  di  tutta 
l'Italia.  Hannovi  anche  di  qnesta  specie  il  Boletus 
riibeolarius,  da  noi  detto  Ferrando  da  baggi, 
che  ha  il  cappello  rosso  di  sotto,  e  di  sopra  del 
colore  del  rospo,» il  Boletus  papilLsus,  che  ha 
delle  macchie  ner^  sul  cappello,  e  il  Boletus 
mutuans,  Porcinetlo  malefico. 

Ferrassa  s.  f.  Ferraccia.  T.  itliol.  Pastinaca 
marina  aspera.  Specie  di  razza  di  color  gial- 
liccio, la  qnale  ha  sai  ceppo  della  coda  una  langa 
spina  ossea,  cui  i  Pescatori  danno  il  nome  di 
Ferro,  a  cagione  della  sua  gran  durezza. 

Ferratùa  s.  f.  Ferratura:  I/atto  e  II  modo 
del  ferrare  le  bestie  o  d' armare  di  ferro  qual- 
sivoglia manifattura. 

Ferrea  s.  f.  .Magona  :  Luogo  dove  si  lavora  e 
si  serba  il  ferro;  dicesi  anche  Ferriera,  ma  questa 
voce  dinota  piuttosto  II  luogo  dove  il  ferro  si  raffina. 

Ferretto  s.  m.  Paletto,  dira.  Palettino  V.  Per- 
ruggià  nel  1°  significato. 

—  do  cricca;  Monachetto:  Quel  ferro,  nel  quale 
entra  il  saMscendo  e  l'accavalcia  per  serrar  l'uscio. 

—  da  arrissd  i  cuvelli;  Ferro  da  ricci.  Calamistro; 
questa  seconda  voce  ò  latina,  né  si  adopera  che 
in  istile  elevato  :  Quello  strum.  de'  barbieri  che, 
riscaldato,  serve  ad  inanellare  le  basette  o  i  capelli. 

Ferròn.  V.  Ferrando. 

Ferx'óu.  p.  pass.  Ferrato:  Munito  di  ferro. 

S  jEgiia  ferra;  Acqua  ferrata  V.  jEgua. 
Ferru.gfg'ia  s.  m.  Paletto.  T.  de' magnani. 
Str.nm.  di  ferro  che  si  mette  agli  usci  per  lo  stesso 


servizio  dei  chiavistello,  ma  di  forma  schiacciata 
a  guisa  di  regolo. 

—  co-u  truppa;  Paletto:  Piccolo  catenaccio  stiac- 
ciato, con  lunga  asta  di  ferro,  montato  su  d'una 
cartella  parimente  di  ferro,  che  fermasi  vertical- 
mente con  viti  nell'interno  dell'uscio  o  finestra, 
e  si  fa  muovere  spingendolo  per  un  pallino  che 
ha  in  fondo  dell'asta,  la  quale  scorre  liberamente 
sotto  due  piccoli  piegatelli  (pasteche). 

Ferrùzze  s.  f.  Ferraccio:  Massello  di  ferro 
cilindrico  o  prismatico  uscito  dal  forno  nella 
prima  fusione. 
Ferso  s.  m.  Ferzo.  T.  mar.  li  telo  della  vela, 
cioè  Una  di  quelle  liste,  che,  cucite  pei  loro  orli, 
formano  la  vela. 
Fertili tae  s.  f.  Fertilità,  Fertilezza,  Fecondità, 

contr.  di  Sterilità. 
Fertilizza  v.  a.  Fertilizzare,  Fecondare:  Ren- 
dere fertile,  fecondo,  fruttifero. 
Fervo  s.  m.  Fervore.  Usasi  da  noi  per  lo  più 
in  senso  metaf.,  e  vale  Veemenza  di  passione, 
di  zelo,  di  divozione  o  siThile. 
S  Pin  de  fervo;  Infervorato,  Infervorito:  Pieno  di 
fervore,  di  zelo,  d'afTello,  ecc. 
Fessa  do  diao;  Cavezza,  Forca,  Versiera 
V.  Diao. 
%  Fessa  d'iniquitce;  Schiuma  de' ribaldi,  vale  Ri- 
baldissimo. £  parlandosi  di  fanciullo,  Nabisso, 
Fistolo,  Facimale,  cioè  Fanciullo  che  mai  si  fermi 
e  sempre  procacci  di  far  qualche  male. 
Festa  s.  f.  Festa:  Giorno  solenne,  festivo,  e  nel 
quale  non  si  lavora. 
Il  Festa,  per  Giubilo,  Allegrezza. 
t)  —  per  Lieta  e  grata  accoglienza. 
Il  —  per  Apparato  e  Spettacolo  pubblico, 
ti  —  per  Luogo  dove  si  festeggi. 

—  da  ballo;  Festa  di  ballo:  Tialtenimento  serale 
di  ballo;  ed  anche  Veglia,  Veglione,  Festino. 

—  de  precetto;  Festa  di  precetto o  comandata:  Quei 
giorno  in  cui  è  vietato  il  lavorare. 

—  mobile,  e  comunem.  al  pi.  Feste  mobili  ;  Feste 
mobili:  Quelle  che  non  sempre  ricorrono  nei 
medesimo  giorno  d'il'aiino  o  mese,  abbenchè 
sieno  affisse  ad  un  giorno  slesso  della  settimana. 

§  Arrangia  un  da-e  feste;  Conciar  uno  pel  dì 
delle  feste  \.  Arrangia. 

S  Chi  lemme  e  beffe,  nò  vadde  a-e  feste  ;  Chi  non 
vuole  la  festa  levi  1'  alloro.  Modo  prov.  e  vale 
Che  per  iscansar  quello  che  non  si  vorrebbe, 
bisogna  togliere  l'occasione. 

%  Dà  e  bònn-c  feste;  Dir  le  buone  feste;  Augu- 
rare altrui  felicità  nell'occasione  delle  feste,  spe- 
cialm.  di  Natale  e  di  Pasqua, 

S  Dà  festa  o  vacansa;  Dar  festa,  figur.  vale  Li- 
cenziare; e  si  dice  comunem.  dei  lavoranti  dai 
lavoro,  degli  scolari  dalla  scuola  e  simili. 

S  Dà  ò  nomme  da-e  feste;  Nominare  alcuno  pel 
suo  nome  V.  Dà. 

§  Èse  a  festa  d'ùnn-a  persònn-a;  Esser  la  festa 
d'alcuno,  cioè  il  giorno  che  la  Chiesa  festeggia 
il  Santo,  del  cui  nome  quel  tale  è  chiamato. 

^  Fa  a  festa  a  ùnn-a  persònn-u  ;  Far  la  festa  a 
uno,  vale  Ucciderlo. 

J)  Fa  festa;  Fare  festa.  Guardare  la  fesla:  Aste- 
nersi dal  lavorare  per  onorare  il  giorno  festivo; 
e  talora  semplicem.  per  Fare  sciopero.  Prender 
riposo. 

S  Fa  festa  a  ùnn-a  persónn-a;  Far  festa  a  uno, 


m 


^ET 


FEU 


vale  Fargli  onore,  cortesie,  carezze,  Fargli  lieta 
accoglienza,  Fesleggiarlo. 
S  Giorno  Jc  festa;  Giorno  di  fesla  o  festivo,  Festa. 
S  Paga  a  festa;  Pagar  ia  fosla:  Dar  mance,  Far 
regali,  Dar   pranzo  o  simili  in  occasiono  della 
propria  fesla,  ossia  il  giorno  in  cui  ricorre  la 
fesla  del  Santo,  di  cui  si  porta  il  nome. 
5  Secondo  d  santo,  se  ghe  fa  a  festa;  Qual  bal- 
lata, tal  sonala:  Dare  secoi  do  si  riceve. 
S  Tutti  i  giorni  non  e  festa;  Ogni  dì  non  è  festa, 
Tutti  i  mesi  non  son  di  trentuno,  Natnle  viene 
una  sol  volta  l'anno.  Modi  prov.  indicanti  che 
Non  sempre  si  iia  fortuna  o  vanno  le  cose  se- 
condo il  desiderio. 
S  Vesti  da-e  feste;  Vestito  da  festa  o  dal  dì  delle 
feste:  Quel  vestito  migliore  che  alcuni  usano  met- 
tere ne'  dì  festivi,  specialmente  gli  artieri,  I  con- 
tadini, i  braccianti. 
S   Vesti  da-e  feste  ùnn-a  persònn-a;  Dirgli  vil- 
lanie 0  un  carro  di  villanie,  Nominarlo  pel  suo 
nome. 
S  Vestise  da-e  feste;  Vestirsi  da  fesla,  vale  Met- 
tersi il  miglior  vesiito  che  si  abbia,  cioè  quello 
che  usano  portare  ne' dì  festivi  i  contadini  e  gli 
artieri. 
Festecco  s.  m.  Tislacchio:  Nome  d'un  frutto 
che  è  Una  specie  di  màndorla,  il  cui  guscio  è 
vestito  d'una  tunica  rossiccia,  e  il  midollo  è  di 
color  verde  e  di  sapore  dolcigno.  L'albero  CPi- 
atucia  vera)  ha  lo  stesso  nome,  ed  è  indigeno 
nella  Persia,  nella  Siria,  ecc.,  donde  fu  traspor- 
talo neirilalia  per  me/.zo  delPiraperatore  Vitellio. 
S  Co  de  fcstccco;  Festichino,  e  meglio  Color  di 
pistacchio. 
Festetta  s.  f.  Festicciuola,  Festicina.  Dimin.  di 
Festa:  Piccola  festa;  e  intendesi  Quella  di  bal'o. 
Festezzà.  v.  n.  Festeggiare,  Festivare,  Fe- 
slare;  questa. ullima  voce  poco  usata:  Far  feste, 
giuochi,  spettacoli. 
»  Festeggiare,  in  signif.  alt.  vale  Solennizzare,  antic. 

Solenneggiare,  una  festa. 
«  —  per  Far  carezze,  Far  onore. 
«  —  per  Venerare,  Render  culto. 
Festezzórt  s.  m.  Festeggiante,  dicesi  coaiun. 

Colui  che  ticn  fesla  di  balfo. 
Festin  s.  m.  Festino:  Trattenimento  di  ballo, 

per  lo  più  fallo  di  nolle. 
Feìsti-vitse  s.  f.  Festività:  Festa  solenne  che 
celebra  la  Chiesa  in  onore  della   Vergine  o  di 
alcun  santo, 
w  Festività,  per  Eleganza,  Lepore,  così  nelle  parole, 
come  nel  modo  di  porgerle  e  pronunziarle. 
FestoM.  s.  m.  Festone:  Ornamento  da  festa,  e 
propriam.  Fascio  di  ben  ordinati  rami,  frulli  e 
fiori,  0  veri  o  finti,  formati  in  ghirlande,  e  so- 
spesi da  due  lati,  col  quale  si  adornano  le  mura 
e  i  vani  degli  archi  o  porte,  in  occasione  di 
feste  0  apparati. 
«  Festone,  per  accresc.  di  Festa,  non  usasi  se  non 
da  noi,  volendo  indicare  La  vastità  e  magnifi- 
cenza  del  luogo  dove  si  danno  feste  di  ballo  : 
0  festón  du~i  Giùstinien;  Il  Festone  dai  Giu- 
stiniani. 
S  A  fe&tòn;  A  festone.  Posto  avv.  vale  Fatto  a 
festone. 
Festonetfco  s.  m.  Festoncino.  Dimin.  di  Fe- 
stone. 
Fetta,  s.  f.  Fetta:  Particella  di  alcuna  cosa  ta- 


gliata sottilmente  dal  lutto,  come  di  pane,  di 
cacio  e  simili;  allrim.  Calcila,  Taglinolo. 

—  de  mei,  de  pei;  Spicchio  di  mela,  di  pera. 

§  Taggià  a  fette;  Fare  o  Tagliare  a  fette,  Affet- 
tare, Sfeiieggiare:  Tagliare  facendo  in  felle,  Ri- 
durre in  fette. 

Fettiiin-a,  s.  f.  Fettina,  Fettereila,  Fettolìna, 
Fettuccia.  Dimin.  di  Fetta:  Piccola  fella. 

Fetfcòu  s.  m  Fellone.  T.  ve  ter.  La  parte  d^llo 
zoccolo  del  cavallo,  che  sembra  come  un  allun- 
gamento ed  un  ripif'gamento  dei  due  calcagni 
dello  slesso  piede,  che  si  uniscano  e  vadano  a 
terminare  in  un  angolo  acuto  verso  il  mezzo 
■delia  snoia. 

Féixa;  Fuora,  Fuori,  e  poet.  Fuore.  Prep.  e  ivv. 
di  luogo,  ed  è  contr.  di  Dentro. 
Il  Fuori,  per  Eccello,  Ecceltochè,  Fuorché,  Salvo- 
chè, Toltone,  Tranne:  Gh'can  tutti  féua 6 sciò  N.; 
C'erano  tutti  fuori  del  sig.  N. 

—  dell'immaginaziòn  ;  Fuor  d'ogni  credere,  Sopra 
p  Oitre  ogni  credere. 

—  de  man;  Fuor  di  mano,  vale  Lontano  dall'abi- 
tato, Distante  dalla  strada  maestra. 

—  de  mezùu;  A  dismisura,  Fuor  di  misura,  Smi- 
suratamenle,  Ollremodo. 

—  de  moddo;  Fuor  di  modo.  Talvolta  usasi  come 
add.  e  vale  Fm  derato  o  simile:  0  l'è  un  parla 
fèlla  de  moddo;  Egli  è  un  parlare  fuor  di  modo. 
Talvolta  usasi  come  avv.  e  vale  Fuor  di  ma- 
niera. Soprammodo,  Eccedentemente,  Eccessiva- 
mente, Estraordinariamente,  Oltre  misura:  Sòn 
tristo  fèlla  de  moddo  ;  Sono  tristo  fuor  di  modo, 
cioè  Eccessivamente. 

—  d'ordine;  Fuori  d'ordine,  eoe  Fuori  dell'ordi- 
nario, Non  secondo  l'ordine. 

—  de  sperunsa;  Fuori  di  speranza:  Privo  di  spe- 
ranza. 

—  de  stradda;  Fuori  di  strada.  Fuori  di  cammino, 
-vale  Lontano  dalla  comunale  e  batlula  via,  e, 

come  si  dice,  pe'  tragetli. 

—  de  tempo;  Fuor  di  tenipo^  vale  In  tempo  non 
proprio.  Intempestivamente. 

—  d'ùzo,  dell'opinion,  ecc.;  Fuor  dell'uso,  dell'opi- 
nione e  simili,  vale  Diversamente  dall'oso,  dal- 
l'opinione, ecc. 

—  di  denti;  Fuor  de'  denti,  cioè  Con  asseveranza 
e  con  libertà.  Chiaramente,  Senz'ambagi. 

—  via;  Di  fuora  via,  Per  cerbottana,  Indirettamente. 
%  Andd  fèlla,  Andà  fèua  de  cascia,  fèua  de  sé, 

fèua  do  semenóu  V.  Andà. 
S  Aveì  di  dincB  fèua,  Aveì  fènci  ùnn-a parolla,  ecc. 

V.  Aveì. 
S  nùttd  fèua;  Gettare,  Recere,  Vomitare,  Cac- 
ciar fuori  V.    Vomita. 
S  Dà  fèua  V.  Dd. 
$  De  fèua  ;  Fuori,  Di  fuori  :  Sciortì  de  fèua;  Uscite 

fuori. 
%  Èse  fèua,  Ése  fèua  de  sé,  fèua  d'ùnn-a  cosa 

V.  Èse. 
S  Fd  fèua,  Fd  fèua  ùnn-a  pers5nn-a  da  ùnn-a 

cosa  V.  Fd. 
S  In  fèuii;  la  fuori,  contr.  di  In  dentro. 
S  0  de  fèua;  Il  di  fuori:  La  parte  esterna. 
$  Parla  fèua  di   denti;  Dirla  fuor  de'  denti  V. 

Dente. 
^  Sàtà  fèua   V.  snllo  Sciórti  fèua. 
S  Saveì  ùnn-a  cosa  fèua  via;  Intendere  una  cosa 

per  cerbottana,  cioè  Indirettamente. 


FEU 


FEU 


369 


S  Sciorti  féua;  Uscir  fuori:  Presentarsi,  Farsi  ve- 
dere; e  figarat.  Introdurre  nel  discorso  cose  ina- 
spettate e  diverse  da  quello. 
S  Serra  de  féua;  Forchiodere  e  Fuorchiudere  :  Chiu- 
der fuori,  Escludere,  Vietar  l'ingresso. 
S  Tià  féua;  Trarre  o  Tirar   fuori,  Cavar  fuori: 
Tórre  una  cosa  dal  luogo  in  cui  è  riposta;  e 
figurai.  Inventare  e  divulgare,  e  dicesi  di  chiac- 
chierata, ciarla  e  simili. 
S  Tià  féua  di  dince  per  un;  xVetter  fuori  denari 
per  uno,  vale  Sborsarli  per  conto  di  lui,  aspet- 
tando tempo  a  rimborsarsene. 
%  Vegni  féua  V.  sopra  Sciarli  féua  tanto  al  pro- 
prio che  al  figurato. 
Feudatàio  s.  m.  Feudatario:  Che  ha  feudo 

0  Che  è  investito  di  feudo. 
Féug'g-etta  V.  Fùgyetla. 
Féug-g-ettinn-a  V.  FùggeWnn-a. 
Féug-g-ia  s.  f.  Foglia:  Quella  parie  delle  piante 
erbacee  che  le  adorna,  e  che  lor  serve  per  at- 
trarre dall'atmosfera  i  principii  vegetativi.  Quella 
dell'albero,  de'virgulli  o  di  pianta  che  abbia  rami, 
più  propriam.  chiamasi  Fronda, 
•t  Foglia,  senz'altro  aggiunto,  intendesi  Quella  dei 
mori  gelsi,  della  quale  si  nutricano  i  bachi  da  seta, 
n  —  per  similit.  dicesi  di  Molte  cose  ridotte   a 
gran  sottigliezza:  Féuggia  d'òu,  d'argento,  ecc.; 
Foglia  d'oro,  d'argento,  ecc. 

—  da  fa  ò  setto  a-e  caréghe;  Sala:  Sorla  d'erba, 
della  quale,  secca  che  sia,  s' intessono  le  seggiole 
e  si  fanno  le  veste  a' fiaschi. 

—  do  fùmmd;  Foglia  o  Foglietta  da  fumare:  Fo- 
glia di  tabacco,  trinciata  e  acconcia  per  fumare. 

—  da  vigna;  Pàmpano  e  Pàmpino:  La  foglia  della  vite. 
■s-  de  granòn;  Foglia,  Cartocci:   Foglie  secche  e 

spicciolate  del  formentone,  colle  quali  ordinaria- 
mente si  empiono  i  sacconi  de'  letti. 

—  de  navòn;  Erisamo,  Erisimo.  T.  boi.  Erysimum 
vulgare.  Sorta  d'erba  assai  comune,  che  nasce 
nei  luoghi  sassosi,  intorno  alle  mura  vecchie,  nelle 
siepi,  lungo  le  strade,  sulle  piazze  e  negli  altri 
luoghi  incolti,  umidi  e  deserti  abbondantissima- 
mente. Fiorisce  in  maggio  e  giugno  e  la  maggior 
parte  dell'  estate  :  è  adorna  di  piccoli  fiori  con 
quattro  foglie  gialle  disposte  in  croce. 

S  Butta  e  féugge;  Fronzire,  Frondire,  ma  poco 
usato,  Frondeggiare. 

S  Càrego  o  pin  de  féugge  ;  Foglialo,  Foglioso,  Fo- 
gliulo.  Fronzuto:  Pieno  di  foglie  o  di  frondi. 

S  Cròvd  e  féugge;  Cader  le  foglie.  Sfogliarsi,  Sfron- 
darsi: Perder  le  frondi. 

S  E  giastemme  san  camme  e  féugge,  che  chi  e 
caccia  se  i  arrecchéugge  ;  Le  bestemmie  fanno 
come  le  processioni,  cioè  Ritornano  a  quella  chiesa 
d' onde  partirono.  Dettato  proverbiale  di  chiaro 
significalo. 

S  Fcelo  a  féugge;  Fatto  a  foglie,  Fogliato,  Fogliato, 
cioè  A  maniera  di  foglie.  Con  lavoro  che  rap- 
presenti fogliame. 

%  Leva  e  féugge  a  vigna;  Spampanare  le  viti. 

%  No  méscia  manco  ùnn-a  féuggia;  Non  islor- 
Diisce  fronda. 

$  Nd  se  méscia  féuggia  che  Dio  nò  véugge  ;  Non 
si  muove  foglia  che  Dio  non  voglia.  Dell.  prov. 
di  chiara  significazione. 

S  Tremmà  camme  ùnn-a  féuggia  ;  Tremar  come 
una  foglia,  come  un  vetrice,  come  un  giunco  al 
vento,  come  una  bubbola.  Tremare  a  verga  a 

Casaocia,  Bizfrìiinrio  17 'nnv^S'-Tlnh'nno. 


verga  o  come  una  verga:  Tremar  forte  per  paura 
0  per  soverchio  freddo. 
Féiig-g-io  s.  m.  Foglio  :  Pezzo  quadrato  di  carta, 
d'una  data  grandezza,  e  piegato  in  due. 

II  Foglio  0  Foglio  stampato.  T.  tipogr.  L'  unione 
di  tante  pagine  quante  se  ne  hanno  a  slampare 
0  sono  stampale  in  un  intero  foglio  di  carta, 
come  viene  dalla  Cartiera,  il  qual  poi  dev'essere 
ripiegalo  su  di  sé  una  o  più  volte,  secondo  il 
testo  del  libro. 

Il  —  per  Gazzetta,  Giornale,  Diario  o  Qualunque 
foglio  periodico. 

—  de  rammo,  de  lattón,  de  zingo;  Foglio  di  rame, 
d'ottone,  di  zinco:  Rame  ecc.  ridotto  in  sottile 
lamina. 

—  per  féuggio;  A  foglio  a  foglio,  Foglio  per  foglio, 
Distintamente,  Minutamente. 

—  volante;  Foglio  volante:  Foglio  non  congiunto 
ad  altri,  sul  quale  sia  scritta  o  stampata  qual- 
che cosa. 

S  Destende  i  féuggi;  Tendere  i  fogli.  T.  tipogr. 
V.  Destende. 

S  Libbro  in  féuggio;  Libro  in-foglio,  dicesi  dei 
Libri  delia  grandezza  di  mezzo  foglio  o  di  un 
foglio  ripiegato. 

S  Marca  i  numeri  a-i  féuggi;  Cartolare:  Porre 
i  numeri  alle  carte  dei  libri. 

§  T(d  zù  i  féuggi;  Stendere  i  fogli.  Presso  gli 
Stampatori  è  il  coritr.  di  Tendere  (Destende),  cioè 
è  II  raccorre  i  fogli  slati  tesi  e  rasciugali. 
Féng'o  s.  m.  Fuoco:  Fluido  impenetrabile,  for- 
mato di  luce  e  di  calorico,  il  quale  riscalda,  ab- 
brucia, calcina,  ammollisce,  ecc.;  ma  dicesi  spe- 
cialmente del  Fuoco  che  si  fa  con  legne  o  altre 
materie  da  ardere. 

)i  Fuoco,  per  Calore. 

n  —  per  Incendio. 

Il  —  per  Brio,  Vivezza,  Alacrità,  Imaginazione, 
ecc.:  0  l'è  un  zóveno  pin  de  féugo;  É  un  gio- 
vine pieno  di  fuoco. 

«  —  per  L'unione  de'  raggi  refralti  dalle  lenti  di 
vetro. 

%  Fuoco  !  Fuoco  !  Nella  Milizia  e  Marineria  è  pa- 
rola di  comando,  perchè  si  sparino  le  armi  da 
fuoco. 

—  a  martelletto  ;  Fuoco  di  fila.  T.  mil.  Quel  fooco 
continualo  che  fanno  i  soldati  in  battaglia,  quando 
disposti  su  d'una  o  più  righe  sparano  alternati- 
vamente fila  per  fila. 

—  artifìziale  ;  Fuoco  arlifiziato  o  artificiale.  Fuoco 
lavorato,  vale  Fuoco  che  con  artifizio  si  lavora 
per  valersene  in  guerra  o  in  festa. 

—  de  biscia}  Fuoco  sai  valico  rosso,  Boleto  o  Clalro 
da  morii,  Bolel»  fetido,  Puzzola.  T.  boi.  Clathrus 
cancellatus,  C.  ruber,  C.  volvaceus.  Specie  di 
fungo  fetenlissimo  e  velen)so,  composto  di  so- 
stanza carnosa,  reticolala  di  color  rosso  scarlatto. 

—  de  paggio,;  Fuoco  di  paglia,  dicesi  figur.  di  Cosa 
che  poco  duri. 

—  de  Sant'Emo  ;  Fuoco  di  Sant'Elmo.  T.  mar.  Fuo- 
chi elettrici,  che  compariscono  talvolta  nelle  notti 

■  burrascose  sopra  le  cime  degli  alberi  o  sulle  punte 
de'  pennoni.  Gli  amichi  li  chiamavano  Castore  e 
e  Polluce,  ed  aveano  su  questi  fuochi  molte  su- 
perstizioni, che  tra  non  pochi  marini  si  conser- 
vano ancora. 

—  d'inferno;  Fuoco  d'inferno.  Fuoco  di  leone,  vale 
Fuoco  gagliardissimo. 

34 


370 


FEU 


FI 


—  eterno;  Fuoco  eterno:  II  fuoco  dell'inferno. 

fatuo  ;  Fuoco  fatuo  :  Quello  che  in  forma  di  fiam- 
mella si  alza  nelle  nolii,  per  lo  piti  sopra  i  prati, 
le  paludi  e  in  altri  luoghi  umidi  e  grassi. 

—  fresco  ;  Fuoco  fresco,  vale  Fuoco  rinnovalo  con 
carboni  o  legna. 

—  lento;  Fuoco  lento:  Fuoco  non  gagliardo,  pic- 
colo, tenue. 

—  sarvcego;  Fuoco  salvalico,  Fuoco  vago  o  volante: 
Specie  di  malattia  infiammatoria  della  pelle j  al- 
trim.  Empeliggine,  Volatica. 

§  Accende  5  féugo;  Accendere  il  fuoco:  Mettere 

fuoco  a  checchessia. 
§  Ammorta  o  féugo;  Spegnere  il  fuoco  V.  Am- 
morta. 
%  Aììimùggià  5  féugo;  Ammontare  o  Rammentare 
il  fuoco:  Riunire  insieme  la  bragia  e  i  tizzoni, 
quasi  facendone  monte. 
§  Appissàóféugo;  Appicciare  o  Appiccare  il  fuoco, 

vale  Accenderlo. 
S  Alt  issa  5  féugo;  Attizzare  o  Rattizzare  il  fuoco 

V.  Attissd. 
%  Avci  0  féugo  a-o  cu;  Avere  il  fuoco  al  culo  V.  Cu. 
g  Avvia  5  féugo;  Avviare  o  Destare  il  fuoco. 
S  Avviscà  0  Abbiscà  5  féugo  V.  Avviscà. 
§  Azzunze  legne  a-o  féugo;  Gingnere  o  Aggìu- 

gnere  kgna  al  fuoco  V.  Azzunze. 
§  Batte  0  Tra  5  féugo;  Ratiere  il  fuoco,  Ratiere 

l'acciarino  V.  Batte. 
§  Botlón  de  féwjo;  Rottone  di  fuoco  V.  Bottón. 
§  Bùltà  féugo;  Gettar  fuoco  V.  Butta. 
^  Chéiixe  a  féugo  lento,  a  féugo  vivo,  co  féugo 

sótt'e  sórva  V.  Chéuxe. 
3  Chi  ha  bezéugno  de  féugo  forze  5  dìo  :  Chi  ha 

bisogno  del  fuoco  palella  porti  V.  Dìo. 
§  Chi  ha  cu  de  paggia,  ha  paia  ch'5  ghe  pigge  féugo; 
Chi  ha  il  cui  di  paglia  teme  che  gli  abbruci  V.  Cu. 
§  Chi  va  pe  féugo  perde  léugo  ;  Chi  va  al  gioco 
perde  il  loco.  Prov.  e  dicesi  Quando  alzatosi  al- 
cuno da  sedere,  altri  ne  occupa  il  posto,  né  più 
glielo  cede. 
%  Cróvì  5  féugo;  Coprire  il  fuoco,  Velare  o  Ad- 
dormentare il  fuoco  V.  Cròvt. 
%  Dà  féugo,  Dà  féugo  a  bómba  V.  Dà,  Bomba. 
$  Dà  d  féugo  a-i  cavalli;  Dar  il  fuoco.  T.veter. 
Rruciare  cavalli  e  muli  in  quelle  parli  in   cui 
han  doglia, 
ti  —  o  féugo  a  un  bastimento;  Bruscare,  ecc. 
%  Di  roba  da  féugo;  Dir  cose  di  fuoco  o  da  fuoco 

V.  Di. 
§  Dóve  gh'é  stailo  dò  féugo,  gh'é  sempre  da  cenio 
cada;  Dove  è  slato  il  fuoco,  vi  sa  sempre  di 
bruciaticcio. 
S  Èse  a-ò  féugo;  Essere  al  fuoco,  vale  Essere  le 

vivande  al  fuoco  per  cuocere. 
§  Éugrji  de  féugo;  Occhi  di  fuoco  o  infuocali,  Occhi 
di  bragia,  cioè  Infiammati  per  ira  a  guisa  di  fuoco. 
§  Fa  cose  da  fé\igo;  Far  cose  di  fuoco:  Far  cose 
grandi  e  Darsi  gran  premura  per  uscir  in  alcunché. 
Il  —  féugo;  Far  fuoco,  vale  Accendere  il  fuoco; 
e  nella  Milizia,  Tirare  col  cannone  o  colla  mo- 
schelleria,  Sparare. 
»)  —  féugo  de  so  legne;  Volar  da  sé:  Non  aver 
bisogno  di  nessuno;  e  talvolta  Recarsi  pregiudizio 
da  se  slesso.  Operare  a  proprio  svantaggio,  che 
in  lai  signif.  si  direbbe  Aguzzarsi  il  palo  sulle 
ginocchia ,  Tirar  a'  suoi  colombi.  Darsi  la  zappa 
sm\  pie  e  simili. 


§  Fa  i  féughi;  Far  fuochi  o  i  fuochi,  dicesi  Quando 
si  sparano  fuochi  lavorati  in  segno  d'allegrezza 
0  di  festa. 

§  Indoà  a  féugo  ;  Dorare  o  Indorare  a  fuoco,  cioè 
Col  fuoco,  Per  via  di  fuoco. 

S  Mette  a  fcero  e  a  féugo;  Mettere  a  ferro  e  a 
fuoco  V.  Faro. 

Il  —  a-o  féugo;  Mettere  o  Porre  al  fuoco,  vale 
Mettere  le  vivande  al  fuoco  per  cuocerle. 

%  —  troppa  carne  a-o  féugo  V.  Carne. 

%  Non  accende  mai  de  féugo;  Non  mangiar  mai 
di  collo.  Mo(^o  figuralo. 

S  Ogni  cegua  ammorta  féugo  ;  Ogn'acqua  spegne 
il  fuoco,  Ogn'acqua  immolla  V.  Mgua. 

%  Piggià  féugo;  Pigliar  fuoco:  Cominciare  ad  ar- 
dere, Accendersi:  e  figur.  Incollerirsi,  Adirarsi, 
Saltar  sulla  bica ,  Dar  nelle  scartale,  ne'  lumi,  ecc. 

%  Scioà  5  féugo;  Sbraciare:  Allargare  e  Ritirare 
la  bragia  troppo  ammontala  sopra  le  legna,  per- 
chè ardano  meglio  pigliando  piìi  aria. 

§  iS7à  o  ciò  ma  a-o  féugo;  Covare  il  fuoco  o  la 
cenere  V.  Ciòmà. 

%  Tegni  féugo  vivo  ;  Persistere ,  Non  desistere , 
Non  cessare.  Continuare. 

§  Tormenta  5  féugo;  Stuzzicare  il  fuoco:  Scuoter 
colle  molle  le  grosse  legne  per  farne  cadere  la 
parte  più  arsa,  onde  ardano  meglio. 

5  Unn-a  legna  sola  a  fa  poco  féugo  ;  Poca  fiamma 
non  fa  gran  lume.  Una  noce  sola  non  suona  o 
non  fa  rumore  nel  sacco,  Con  un  solo  bue  non 
si  può  far  buon  solco,  Un  bue  solo  mal  tira  il 
carro.  Prov.  che  vagliono  Un  solo  non  può  con- 
durre a  fine  quel  fallo  che  ha  bisogno  di  molli. 
l^^exa,  V.  Frexa. 

Fi  s.  m.  Filo  :  Quello  che  si  irae  filando  da  lana, 
lino,  canapa  e  simili;  allrim.  Accia. 

Il  Filo,  per  simil.  dicesi  ad  Ogni  cosa  che  si  riduca 
a  guisa  di  filo,  come:  Fi  d'òu,  d'argento,  ecc.; 
Filo  d'oro,  d'argento,  ecc. 

n  —  pel  Taglio  della  spada,  coltello,  temperino,  ecc. 

Il  —  Melaf.  La  continuazione  delle  cose:  Repig- 
giando  5  fi  do  discorso,  ecc.;  Ripigliando  il  filo 
del  discorso  ecc. 

—  ben  ùnto;  Filo  agguaglialo. 

—  crùo;  Accia  cruda,  Filo  crudo. 

—  da  cMXi/Refe:  Accia  ritorta  insieme  in  più  doppi, 
per  lo  più  per  uso  di  cucire.  Refajuolo  dicesi 
Chi  vende  il  filo  da  cucire. 

—  da  schenn-a;  Fil  delle  reni  o  della  schiena: 
Quella  serie  d'ossa  delle  Vertebre,  che  si  estende 
dal  capo  fino  all'osso  sacro;  allrim.  Spina  dor- 
sale 0  assolul.  Spina,  e  dagli  anatomici  Colonna 
vertebrale. 

—  de  grann-a;  Filigrana:  Spezie  di  lavoro  fino  in 
oro  0  in  argento, imitante  larabesco;  allrim.  Filo. 

—  desfattonóu;  Filo  distorlo  V.  Desfattonàse. 

—  ferretto;  Filo  di  ferro  V.  Fiferretto. 

'* —  gambe  e  chéusce;  Filo  ineguale  o  disuguale,  cioè 
Filo  che  in  alcune  parli  è  più  grosso  e  in  alcune 
più  sottile. 

—  ingiunchìo;  Filo  curalo. 

—  intortignóu;  Filo  aggrovigliato:  Filo  che  si  ri- 
torce in  sé  per  essere  troppo  torlo. 

—  morto;  Filo  morto.  T.  de'barb.  Il  filo  del  rasojo 
che  non  taglia. 

—  pin  de  gruppi;  Fil  broccoso  o  brocculo:  Filo  che 
ha  molli  brocchi,  ossia  ineguaglianze  nel  filato. 

—  purgati;  Filo  colto. 


FIA 


PIA 


371 


8  A  fi  avv.  A  filo  V.  A  fi. 

3  A  gaggia  de  fi;  Gugliata  di  refe  V.  A  gaggia  noi 
1*^  significato. 

S  Avei  a  lengtia  in  fi;  Aver  la  lingua  affilata,  ta- 
gliente, cioè  Di  molla  forza  sia  in  bene  che  in  male. 

S  Chi  avià  ciù  bello  fi,  fa  ciii  bella  teja;  Chi 
avrà  più  bel  refe,  farà  più  bella  tela,  ovv.  A  chi 
meglio  meglio,  ovv.  Riderà  bene  chi  riderà  l'ul- 
timo. Nell'uso  comune  è  Una  specie  di  minaccia 
di  chi,  gareggiando  con  altri,  sente  in  sé  di  ri- 
manere vincitore. 

S  Dà  (le  fi;  Ferir  di  taglio,  cioè  Colla  parte  ta- 
gliente dell'arma. 

S  Dòggid  d  fi  da  schenn-a;  Lavorare,  Faticare, 
Stentare. 

S  Èse  a  fi;  Essere  o  Slare  a  filo  V.  A  fi. 

%  Fa  fià  fi  d.  ti  ezze  a  ùnn-a  pcì'sònn-a  ;  Fare 
filar  uno  V.  Fià. 

$  Mandino  de  fi,  Teja  de  fi;  Fazzoletto  di  lino, 
Tela  di  lino. 

S  0  caròggio  dò  Fi  5  nò  va  drito  in  San  Loenso 
V.  Caròggio. 

S  Passa  a  fi  de  spd;  Mandare,  Mettere,  Tagliare 
a  fil  di  spada.  Uccidere,  Fare  in  pezzi  ;  e  dicesi 
proprio  dei  paesi  e  delle  popolazioni  dove  dagli 
inimici  sono  interamente  uccisi  tutti  gli  abitami. 

§  Perde  ó  fi  c!5  discorso;  Pigliar  vento,  dicesi 
figur.  dello  Smarrirsi  in  favellando,  Impuntarsi, 
Non  raccapezzar  più  filo  che  conduca  avanti. 

S  P-r  fi;  A  filo,  Per  filo.  Posto  avv.  vale  Dirit- 
lamente  o  Secondo  la  linea  del  filo.  Alle  volte 
usasi  per  Obbliqiiamente,  Di  traverso.  Per  fianco 
e  sim.:  L'ho  visto  per  fi;  Lo  vidi  a  traverso. 

S  Piggid  ó  fi  d'ùnn-a  cosa;  Pigliare  il  filo,  melaf. 
riferito  alle  operazioni,  vale  Trovare  il  modo,  il 
verso. 
Fia  s.  f.  Fila  :  Propriam.  Numero  di  cose  o  per- 
sone ordinate  in  modo  che  l'una  dietro  l'altra 
si  seguitino  per  la  medesima  dirillura  o  per  lo 
slesso  cammino,  o  stieno  a  un  pari.  Parlandosi 
d'alberi,  di  carra,  d'artiglierie  o  d'altre  cose 
inanima. e,  dicesi  Filare. 

»i  Filo,  per  Vezzo  o  Collana  scempia:  Unn-a  col- 
lann-a  de  sei  f'ie;  Una  collana  di  sei  fila. 

—  d-wgua;  Filo  o  Fil  d'acqua  V.  Myua. 

—  da  carne;  Fibra,  Filamento. 

—  de  barcóin:  Fincstrato:  Ordine  di  finestre. 

—  d'erba;  Filo  d'erba:  La  foglia  dolFerba  ne' prati 
perchè  somiglia  a  filo. 

—  de  montagne;  Giogaja:  Continuazione  di  monti. 

—  de  perle,  ecc.;  Filza  :  Più  cose  infilzate  insieme  in 
checchessia,  come  perle,  coralli, margheritine,  ecc. 

—  de  ialamme;  Filo  o  Fila  di  salame.  Voce  dell'uso. 

—  de  spaga;  Filo  di  spago. 

—  di  stanse;  Fuga,  Sfilata,  Riscontro  di  stanze: 
Ordine  di  stanze  in  fila  colla  porta  in  dirillura. 

—  di  legùìiimi;  Filo:  Filamento  che  hanno  i  bac- 
celli di  molli  legumi  lungo  il  congiungimento 
delle  due  parli  onde  sono  composti,  o,  come  di- 
cono i  Botanici,  lungo  la  sutura  dorsale  e  ven- 
trale delle  due  valve. 

—  dò  legno;  Fila  del  legno:  La  direzione  delle 
fibre  del  legno. 

S  Dà  fìa;  Alla  fila,  In  fila.  Posto  avv.  vale  Di 
seguilo,  Successivamente,  Senza  intermissione,  e 
dicesi  ordinariam.  del  tempo:  Quattro  giorni 
dà  fìa;  Quattro  giorni  alla  fila. 

S  De  fìa;  Fil  filo,  Per  filiera.  Posto  avverb.  vale 


Successivamente  l'uno  dietro  l'altro,  e  dicesi  per 
lo  più  di  persone:   Vegnivan  zit  de  fia;  \eni- 
vano  giù  fil  filo  o  per  filiera. 
%  Fd  a  fia;  Filare,  dicesi  del  Cacio  o  d'ogni  altra 

cosa  viscosa  che  faccia  fila. 
§  Taggid  per  fia;  Tagliar  a  filo,  vale  Tagliare  a 
seconda  della  fila. 
Fià,  V.  a.  Filare  :  Ridurre  in  filo  canapa,  lino,  lana, 
(Olone,  seta  o  altro. 

—  drito  ;  Arar  diritto,  Stare  a  martello,  in  cervello, 
a  dovere,  fig.  vale  Proceder  con  giudizio,  Viver 
con  moderazione,  Non  uscir  de'  termini  dovuti. 

—  grosso  o  sotti;  Filar  grosso  o  sottile.  Sono  ter- 
mini relativi  alla  maggiore  o  minor  grossezza  del 
filo,  indipendentemente  dalla  qualità  della  materia. 

%  A  nò  fa  e  a  nò  fia;  Non  fa  né  ficca,  si  dice 
di  Cosa  che  non  opera  nulla,  che  non  ha  veruna 
importanza,  ecc. 

S  Da  da  fid;  Dar  a  filare.  Far  filare:  Dar  altrui 
lino  0  simili,  perchè  lo  fili,  con  mercede. 

%  Fd  fid  drtta  ùnn-a  persònn-a;  Far  filare  o 
frullar  uno,  Farlo  arar  diritto,  Tenerlo  a  freno, 
in  briglia,  a  segno,  cioè  Dentro  dei  limiti  del 
convenevole. 

S  Fa  fid  fi  de  trczze  a  ùnn-a  persònn-a;  Far 
filar  uno.  Farlo  frullare,  Farlo  stare  al  fìlatojo, 
Tenerlo  a  siepe,  vagliono  Farlo  stare  interamente 
a  tuo  senno,  Farlo  star  chelo  per  bella  paura, 
Tenerlo  a  segno,  a  dovere,  ecc. 

S  Ftdne  un  fuso  V.  Fùzo. 

S  Ve  passòu  ò  tempo  che  Berta  a  fìava;  Non  è 
più  il  tempo  che  Berta  filava.  Non  è  più  il  tempo 
di  Bartolomeo  da  Bergamo.  Modo  prov.  che  signif. 
Non  essere  più  i  tempi  grassi  di  una  volta. 

§  Piggid  da  fid;  Tórre  a  filare:  Ricever  lino  o 
altro,  e  filarlo  por  conto  altrui. 
Fià  V.  a.  Fidare:  Commettere  all'altrui  fede.  Dare 
altrui  una  cosa  per  fidanza  ch'e'  ne  faccia  il  tuo 
volere. 

§  Fiàse  n.  p.  Fidarsi  :  Aver  fidanza,  fede,  opinione 
di  non  essere  ingannato,  o  Rimettersi  in  chi 
l'uomo  si  fida. 

§  Da  chi  me  fio  m'avvarde  Dio,  da  chi  nò  me 
fio  m'avvardio  io  \.  Avvanld. 
Fiacca  s.  f.  Sfacciatezza,  Sfacciataggine,  Sfron- 
tatezza, Sfron'ataggine. 
Fiàccola  V.  Fraxclla. 
Fiad.0  s.  m.  Filatojo:  Edifizio  a  uso  di  filar  seta, 
lino,  cotone  e  simili;  quello  della  seta,  dicesi  an- 
che nell'uso  Filanda. 
Fiàg-no  s.  m.  Anguillare  :  Diritto  e  lungo  filare 
di  vili  legale  insieme  con  pali  e  pertiche.  -  Pan- 
cata diconsi  Due  o  più  anguillari  posti   l'uno 
vicino  all'altro. 
Fiamma  s.  f.  Fiamma  V.  Sciamma. 

Il  Fiamma.  T.  mar.  Banderuola  lunghissima  e  molto 
stretta  che  termina  in  punta  ed  è  distintivo  dei 
legni  da  guerra.  Ogni  nazione  ha  la  sua  fiamma 
particolare  che  corrisponde  ai  colori  della  ban- 
diera naz  onaìe.  Questa  fiamma  inalberata  sulla 
cima  dell'albero  di  maeslra  ,  è  il  segno  di  co- 
mando per  gii  uffiziali  che  non  sono  del  grado 
di  generali.  All'occasione  dell'unione  di  più  navi 
da  guerra,  non  v'è  che  il  capitano  più  antico, 
il  quale  inalberi  la  cornetta  (V.  questa  voce); 
tulli  gli  altri  continuano  a  portare  la  fiamma. 
Fiammante  (Néu:o);  Nuovo  di  pezza: 
Nuovo  che  arde  o  che  sfolgora,  Nuovissimo, 


372 


FIA 


FID 


Fiaimueiig'liilla<  s.  f.  Fiamminga,  dimin. 
Fiamminghetla:  Piatto  di  forma  ovale,  ad  uso  di 
porlar  in  tavola  le  vivande. 

Fianca,  s.  f.  Fiancata  e  Sfiancala:  Colpo  di  fianco 

Fianclxetti  s.  m.  piur.  Giro:  Quel  taglio  in 
tondo,  parte  nelle  buste,  parte  negli  schienali, 
al  quale  é  cucita  la  manica. 

Fianeliezasà  v.  a.  Fiancheggiare,  figur.  Fare 
spalla,  Spalleggiare,  Sostenere,  Dar  ajuto.  Pro- 
teggere V.  Spallezzd. 

Fiancliin.  s.  m.  Contraccartella.  T.  archib. 
La  parte  opposta  dell'acciarino  del  fucile,  ossia 
Piastra,  ne' cui  buchi  son  rattenule  le  capocchie 
delle  due  viti  che,  attraversata  la  cassa,  entran 
nella  cartella  fciappa  dò  fuxin)  per  fermarla 
contro  la  cassa. 

Fianco  s.  m.  Fianco:  Quella  parte  del  corpo 
che  è  tra  le  cosce  e  le  costole, 
n  Fianco  :  Regione  del  cavallo  situata  tra  le  coste, 

i  reni  e  le  anche. 
H  —  per  Lato,  Canto,  Banda  di  checchessia:  0  gh'é 

passóu  da  fianco;  Le  passò  da  fianco. 
«  —  Parlando  di  Edifizi  e  Muraglie,  s' intende  Le 
parti  laterali,  cioè  Quelle  che  formano  gli  an- 
goli de' medesimi  edifizi. 
n  —  Nel  Milit.  si  usa  per  modo  d'analogia  per  II 
lato  d'un  battaglione,  d'un  esercito,  ecc.,  a  di- 
stinzione del  termine  Fronte,  Coda. 

—  da  nave;  Fianco  della  nave.  T.  mar.  La  parte 
del  bastimento  che  si  presenta  alla  vista  da  poppa 
a  prua  in  tutta  la  sua  lunghezza. 
S  De  fianco;  Di  o  Per  fianco.  Posto  avverb.  vale 

Lateralmente. 
S  De  fianchi  grosci;  Fiancuto:  Che  ha  gran  fian- 
chi ;  altrim.  Ancacciuto. 
S  Èse  sempre  a-i  fianchi  d'ùnn-a  pcrsónn-a;  Es- 
sere 0  Stare  al  fianco  o  alle  costole  d'alcuno,  vale 
Essergli  indivisibil  compagno;  e  figur.  Rammen- 
targli, Tenergli  ricordata  alcuna  cosa;  e  comun. 
Pressare  alcuno  acciocché  faccia  qualche  cosa. 
S  Per  fianco;  Per  fianco.  Posto  avv.  vale  Dall'uno 
dei  lati,  Dalla  parte  de'  fianchi  d'una  schiera,  di 
un  battaglione,  ecc. 
$  Porla  de  fianco;  Porta  di  fianco:  Quella  che  non 
è  nella  facciata  principale,  ma  dall'uno  de' lati 
d'una  chiesa  o  d'altro  edifizio. 

Fiàrsoe  s.  f.  plur.  Faldella:  Quantità  di  fila 
sfilate,  per  lo  più  di  pannolino  vecchio,  dove  so- 
gliono i  chirurghi  distendere  i  loro  unguenti. 
n  Filaccica,  e  più  comun.  Sfilaccica,  Filaccia  al  plur.: 
Le  fila  che  spicciano  dal  panno  rotto  o  stracciato 
0  taglialo  0  anche  cucito. 
«  Filaccia,  Sfilarze,  Sfilacciatura.  T.  mar.  Fila  di 
vecchie  corde  disfatte  per  far  delle  trinelle,  delle 
trecce,  cigne  e  simili. 

Fiasca  s.  f.  Fiasca  :  Vaso  fatto  a  foggia  di  fiasco, 
ma  più  grande  e  con  veste  più  grossa,  e  di  forma 
schiacciala. 

Fiaschetta  s.  f.  Fiaschetta:  Piccola  fiasca. 
»  Fiaschetta  e  Fiaschino.  T.  caco.  Quel  vaso  d'ot- 
tone, di  latla,  di  corno,  ecc.,  fatto  in  figura  quasi 
di  piccolo  fiasco  o  di  fiaschetta,  dove  i  caccia- 
lori  tengono  la  polvere  da  caccia. 

Fiaschettin.  s.  m.  Fiaschetlino.  Dimin.  di 
Fiaschetto. 

Fiaselietto  s.  m.  Fiaschetto.  Dira,  di  Fiasco: 
Piccolo  fiasco. 

Fia.sco  s.  m.  Fiasco:  Vaso  rotondo,  di  vetro, 


col  collo  slretlo  e  alquanto  Inngo,  senza  piede, 
vestito  di  sala;  e  talora  usando  il  continente  pel 
contenuto,  si  adopera  a  significare  Una  quantità 
di  liquido  uguale  alla  capacità  d'un  fiasco:  Un 
fiasco  (le  vin;  Un  fiasco  di  vino, 
ti  Fiasco.  Voce  dell'uso.  Dàssi  questo  nome  ad  Una 
impresa  qualunque  andata  a  male,  e  di  cui  altri 
sperava  uscirne  con  onore;  e  dicesi  per  lo  più 
de' teatri,  quando  l'opera,  il  ballo  e  gli  attori 
non  corrisposero  alla  comune  aspettazione  o  non 
piacquero  al  pubblico  e  vennero  fischiati. 
§  Fa  fiasco;  Fare  fiasco.  Suole  dirsi  di  tutte  quelle 
cose  che  altri  intenderebbe  di  far  bene,  e  non  fa 
0  fa  malamente,  a  cui  corrispondono  i  seguenti 
mudi  :  Far  un  buco  nell'acqua,  Far  fico.  Pisciarsi 
sotto,  Dar  in  ceci  o  in  tinche  o  in  nulla  o  in  bu- 
della, Dar  del  culo  in  un  cavicchio,  Fiascheggiare, 
Perdere  la  lisciatura.  Ber  bianco.  Dare  un  tuffo. 

Fiata  V.  n.  Alitare,  Fiatare  :  Respirare,  e  pro- 
priam.  riandar  fuori  l'alito  a  bocca  aperta. 

Fiato  s.  m.  Fiato,  Alito  V.  Scióu  in  tutti  i  suoi 
significati  e  modi  di  dire. 
§  Spùssd  0  fiato  ;  Esser  fiatoso,  Aver  la  bocca  fia- 
tosa  0  puzzolente,  e  più  intensam.  Aver  un  fiato 
da  avello  o  che  ammorba. 

Fiatò  s.  m.  Filatore,  Filatojajo,  e  nel  femm.  Fi- 
latrice, Filatera:  Colui  o  Colei  che  fila  a  prezzo 
la  lana,  il  {ino  e  simili. 

Fiatùa  s.  f.  Filatura  :  L'arte  e  l'atto  di  filar  la 
lana,  la  seta,  il  lino,  ecc.,  per  diversi  usi;  ed 
anche  II  filalo  medesimo. 

Ficca  V.  a.  Ficcare,  Figgere  e  Figere:  Mettere, 
Cacciare  o  Introdurre  una  cosa  in  un'altra  con 
qualche  po' di  violenza. 

—  5  ìiaso  dappertutto  ;  Mettere  il  naso  per  tutto, 
e  nell'uso  tose.  Ciocciare,  Fare  il  doccia  o  il 
doccione  :  Cercare  di  spiare  i  fatti  altrui,  Immi- 
schiarsi 0  Ingerirsi  di  cose  che  non  ispettano, 
Voler  tutto  vedere  o  sapere,  ecc. 

S  Ficcala  a  un;  Ficcarla,  Accoccarla,  Barbarla, 
Appiccarla,  Sonarla  ad  alcuno,  vagliono  Dargli  ad 
intendere  cose  false. 
§  Ficcdse  in  t'ùn  léugo;  Ficcarsi,  Intanarsi,  Im- 
bucarsi, Nascondersi,  Accovacciarsi. 
§  Ficcdse  ùnn-a  cosa  in  ta  testa  o  in  te  come; 
Ficcarsi  o  Cacciarsi  in  umore  o  in  capo  una  cosa 
V.  Caccia. 

Ficcanaso  s.  m.  Ficcanaso  (voce  d'uso).  Im- 
paccioso, Fiulafatli,' e  nell'uso  tose.  Cioccla,  Cioc- 
cione,  dicesi  d'Uomo  intrigante  e  curioso  che 
mette  il  naso  per  tutto,  che  s'impaccia  volentieri 
ne'  fatti  altrui,  che  di  tutto  si  vuol  ingerire,  ecc. 

Ficclie  (Fdle  a  ùnn-a  persónn-aj  ;  Fregarla  a 
uno  V.  Fd. 

Ficco  (FdJ;  Far  bilia  o  biglia.  T.  del  gihoco 
del  bigi.  Cacciar  la  palla  in  una  delle  buche. 

Ficcotto  s.  m.  Punzone,  e  in  voce  bassa  Caz- 
zotto: Pugno  dato  forte  sottomano. 

Fidatessa  s.  f.  Fedeltà:  Osservamento  di  fede. 

Fidato  add.  Fidalo:  Aggiunto  di  Domestico, 
vale  Da  potersene  fidare  sicuramente. 

Fide  s.  m.  pi.  Paste,  Vermicelli  ;  ma  con  questa 
differenza  che  la  prima  voce  è  nome  collettivo 
d'Ogni  pasta  da  pastajo  ad  uso  di  minestra,  e  la 
seconda  è  nome  collettivo  di  Diverse  paste  tonde 
fatte  a  somiglianza  di  lunghi  vermicciuoli. 

—  da  fratti  pertùzce;  Vermicelli  forali  o  col  buco 
0  da  oste. 


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373 


—  da  fratti  sensa  pertùzo;  Vermicelli  senza  baco 
V.  Spaghetti. 

—  da  penna;  Penne:  Vermicelli  Innghl ,  forati  e 
grossi  all' incirca  quanto  una  penna 'da  scrivere. 

—  sotti;  Capellini:  Vermicelli  lunghi,  tondi  e  sot- 
tilissimi quasi  capelli. 

—  sotti,  sopra/fin  o  da  éutto;  Capellini  fini  o  fi- 
nissimi ;  e  sono  quelli  che  soglionsi  dare  ai  gra- 
vemente informi. 

—  maen;  Anfitrili.  T.  de'Natur.  Genere  di  vermi 
marini,  che  hanno  il  corpo  teso  e  rotondo,  e  spesso 
i  tentoni  contigui  e  attortigliati,  ora  a  forma  di 
fili  ed  ora  piamosi;  i  piedi  tubercolosi,  e  sono 
mancanti  d'occhi. 

Fidea  s.  m.  Pastajo,  Vermicellajo:  Fabbricante 
e  Venditore  di  paste  o  vermicelli  a  uso  di  mi- 
nestra. Nel  femminile  Vermicellaja. 

Fidùcia  s.  f.  Fiducia  :  Speranza  di  venir  a  capo 
d' una  cosa. 
S  Avei  fidùcia;  Aver  fiducia,  Confidare,  Ripro- 
mettersi. 

Fiettà  V.  a.  Filettare  V.  Filetta. 

Fietti  s.  m.  pi.  Schienale.  T.  macell.  Quell'ani- 
mella bianca,  molle  e  spugnosa  che  si  trova  nelle 
vertebre  che  son  lunghesso  il  dosso  degli  ani- 
mali, che  negli  uomini  si  dice  Midolla  spinale; 
altrim.  Filetti. 

—  di  càsoin,  ecc.;  Pistagnini.  T.  sart.  Quelle  strisce 
della  slessa  stoffa,  le  quali  sono  cucile  a  ciascun 
lembo  laterale  della  toppa  de' calzoni  (portellettoj 
e  a  quello  de'  taschini  del  panciotto. 

Fietto  s.  m.  Filetto  V.  Filetto  nel  1»  signif. 

FiezsEà  V.  n.  Villeggiare,  Sorare.  T.  cacc.  Vo- 
lare a  giuoco;  e  dicesi  degli  uccelli  da  caccia 
quando  vanno  a  spasso  per  l'aria  volando, 
n  Fileggiare.  T.  mar.  Movimento  della  tela  delle 
vele  che  ricevono  il  vento  parallelamente  alla 
loro  superficie  e  che  sono  prossime  a  prendere 
a  collo  od  a  ritornare  in  portare. 

Fifeiretto  s.  m.  Filo  di  ferro:  Ferro  ridotto 
sottilissimo  nel  passarlo  per  la  trafila;  e  serve 
a  molti  usi. 

Fig'aeto  s.  m.  Fegato  :  Organo  secretore  della 
bile,  ed  il  piij  voluminoso  di  tatti  i  vìsceri  del 
corpo  umano. 

—  dò  pollastro,  ecc.;  Coratella,  dim.  Coratellina:  Il  fe- 
gato degli  uccelli,  de'quadrupedi  piccoli  e  de'pesci. 

•j-S  Aveì  sette  chéu  e  sette  figaeti  V.  Aveì. 
S  Chi  patisce  ma  de  figaeto;  Fegatoso:  Chi  pa- 
tisce di  fegato. 

**%  Fa  spende  l'anima  e  d  figaeto;  Fare  spendere 
il  cuore  e  gli  occhi ,  dicesi  comun.  dal  volgo  per 
Fare  spendere  moltissimo. 

Fig'ao  s.  m.  Figaro.  T.  ittiol.  Scia^na  umòra 
0  Chelidopteros  aquila.  Pesce  di  mare,  di  prima 
qualità,  che  abita  nel  3Iedilerraneo  e  giunge  al 
peso  di  50  chilogrammi  e  piìi.  La  sua  carne  è 
d'un  sapore  squisitissimo,  e  forma  la  delizia  delle 
mense  signorili. 

Fig'g'etta  s.  f.  Ragazzetta,  Ragazzina,  Fan- 
ciulletta,  Donzelletta,  Donzellina,  e  in  vari  luoghi 
della  Toscana  Citta  e  Cittola. 

Fig'g'ia  s.  f.  Figlia  e  Figliuola:  Cosi  chiamasi 
la  femmina  della  specie  umana  relativamente  ai 
genitori, 
n  Figlia,  Fanciulla,  Ragazza,  si  dice  semplicem. 
per  dimostrare  il  sesso  femminile  :  A  l'ha  fceto 
ùnn-a  figgia;  Ha  dato  alla  Ince  una  figlia. 


n  Donzella,  Palesila,  Pulzella,  Vitella:  e  dicesi  in 
opposizione  a  Donna  maritata  :  De  trent'anni  a 
i'èa  ancòn  figgia;  Avea  trent'anni  ed  era  an- 
cora zitella. 

—  da  majo;  Zitella  o  Fanciulla  da  marito. 

—  de  casa  V.  Casa. 

—  ma  majd;  Zitella  affogala  o  mal  maritata. 

—  pòsa;  Donzellona,  Pulcellona:  Pulcella  che  in  età 
avanzata  non  abbia  preso  manto. 

§  Dixe  a  figgia  de  Tòrriggia,  chi  véu  tutto  ninfe 
piggia  ;  Chi  tutto  vuole  niente  ha.  Prov.  di  chiaro 
significato. 

S  Fa  da  figgia;  Far«  il  modesto,  il  vergoposo, 
Mostrar  soggezione,  Peritarsi. 

§  Nò  gKé  sabbo  sensa  so,  camme  figgia  sensa 
amò;  Non  v'è  sabato  senza  sole,  non  v'è  donna 
senza  amore,  né  domenica  senza  sapore.  Prov, 
di  chiaro  significato. 
Fig"g"iastro  s.  m.  Figliastro,  e  nel  femm. 
Figliastra:  Figliuolo  o  Figliuola  del  marito  avuto 
da  altra  moglie,  o  della  moglie  da  altro  marito. 
Figliastro  dlcesi  anche  alla  latina  Privigno. 

S  Fd  figgi  e  figgiaslri  V.  Figgiaslro. 
Fig-g-iéix  s,  m.  Fanciullo,  Ragazzo,  Putto,  e  in 
vari  luoghi  della  Tose.  Citto,  Ciltolo  :  Che  è  di 
poca  età.  Che  non  è  ancora  entrato  nel  mondo, 
Che  non  ha  senno  formato. 

n  Figliuolo  e  Fanciullo,  per  term.  relativo  a  padre 
e  madre:  A  l'ha  sei  figgiéu  da  mantegni;  Ha 
sei  figliuoli  da  mantenere. 

n  —  per  denominazione  amorevole  :  Ti  é  ò  mce 
figgiéu;  Tu  se'  il  mi' figliuolo. 

Il  Ragazzo,  dicesi  di  Persona  che  non  abbia  gran 
senno,  e  sia  tanto  o  quanto  scapigliato  :  0  l' é 
un  pò  figgiéu,  ma  poi  5  l'è  bòn;  È  un  po' ra- 
gazzo, ma  poi  è  buono.  E  talora  anche  per  di- 
sprezzo; Sei  sempre  un  figgiéu;  Siete  sempre 
un  ragazzo. 

—  affrascóu;  Bambino  cacheroso,  mimmoso. 

—  da  laete  o  da  nasción;  Bambino,  Bambolo,  Bam- 
boccio, Bimbo,  Infante,  Fanciullino,  Puttino,  Par- 
goletto, Marmocchio. 

—  insolente;  Nabisso,  Fistolo,  Facimale;  e  dicesi 
di  Fanciullo  già  fatto. 

—  sarveghetto;  Bambino  scontrosetto,  salvaticuzzo. 
§  A  moce  pietosa  a  fa  i  figgiéu  tignosi;  La  ma- 
dre pietosa  fa  la  figlia  tignosa.  Prov.  che  signi- 
fica La   madre  troppo  indulgente  verso  i  suoi 
figli,  li  rende  disubbidienti  e  cattivi, 

S  Bòn  figgiéu;  Buon  figliuolo,  Buon  piastricciano, 
Buon  compagno,  Compagnone,  dicesi  d'Uomo  bo- 
nario e  amorevole,  che  sa  convivere  con  tutti 
senza  offendere  nessuno. 

S  Chi  se  mesccia  con  di  figgiéu,  s^  imbratta  e  die 
de  m.  ...;  Chi  sta  col  fanciullo  s'imbratta  la 
camicia.  Prov.  che  significa  Che  avendo  a  fare 
co' ragazzi  le  cose  non  riescono  mai  a  proposito, 
perchè  i  fanciulli  fanno  e  disfanno  i  patti  a  loro 
capriccio;  e  parlando  di  persone  adulte  e  mal- 
vage,  si  direbbe  :  Chi  si  frega  col  ferro  gli  si  ap- 
picca la  ruggine,  Chi  tocca  la  pece  s'imbratta.  Chi 
s'imbarazza  colle  frasche  la  minestra  sa  di  fumo. 

S  Fa  da  figgiéu;  Fare  a' bambini,  a' fanciulli,  a' ra- 
gazzi :  Non  istare  nel  concertato ,  Barattar  le 
parole.  Far  le  cose  senza  proposito,  come  fanno 
i  fanciulli, 

n  —  de  cose  da  figgiéu;  Far  cose  da  bambini, 
FaQcìulleggiare,  Pargoleggiare,  Bamboleggiare. 


374 


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„  _  di  figgìcu;  Menare  o  Far  figliuoli  :  Generar 

figliuoli,  Parlorirli, 
%  Fascia  i  figgièu;  Fasciare  V.  Fascia. 
S  Fin  da  figgicu  m.  avv.  Dalle  fasce,  Ancor  nel 

guscio  0  Infin  nel  guscio. 
S  ^  fiag^^^''  rf^i'f"  parla  quando  e  gallinn-e  pi- 
sciun;  I  ragazzi  debbono  parlar  quando  piscian 
le  galline,  cioè  Devono  stare  sempre  zitli  quando 
conversano  gli  uomini. 
S  Roba  da  fisgiéu;  Bambineria,  Pulteria,  Earaboc- 

ceria,  Fanciullaggine. 
g  Sciammo  de  figgiéu;  Fanciuliaja,  Ragazzame, 
Ragazzaglia,  e  nell'uso  tose.  Ragazzaja:  Moltitu- 
dine di  ragazzi. 
r'ig'g'iéiia  s.  f.  Fanciulla,  Ragazza,  dim.  Fan- 
ciullina,  Ragazzina,  Ragazzelta,  e  in  vari  luoghi 
della  Tose.  Citta  e  Giliola  :  Colei  che  è  di  poca 
eia,  tra  l'infanzia  e  l'adolescenza;  e  talora  an- 
che per  Bambina. 
Fig-gin  s.  m.  Gerbola,  Frinfrino,  Figurino,  Zer- 
bino, e  nell'uso  fior.  Coglia:  Giovine  che  veste 
e  s'acconcia  elegantemente  e  secondo  la  moda. 
^-  da  cappa  V.   Cappotta. 

S  Fa  da  figgin;  Fare  il  coglia.  Frase   fiorentina. 

Fig-g-inetto  V.  sopra  Figgin. 

Figgio  s.  m.  Figlio  e  Figliuolo.  Term.  relativo 

al  padre  e  alia  madre,  rispello  a  coloro  che  da 

essi  son  generati;  ed  usasi  anche  figurai.:  Ivizi 

san  figgi  dell'ozio;  I  vizi  sono  figli  dell'ozio. 

—  adottivo;  Figlio  adottivo:  Quello  che  è  adottai', 
cioè  Eletto  in  figlio  per  adozione. 

—  legittimo;  Figlio  legittimo:  Quello  che  nasce  da 
legittimo  matrimonio. 

—  legittimóu;  Figlio  Icgiilimalo:  Quello  che  si  rese 
legittimo  per  susseguente  matrimonio  o  in  qua- 
lunque altro  modo  permesso  dalla  legge. 

—  naturale;  Figlio  naturale:  Quello  che  nacque  da 
uomo  e  donna  liberi,  ma  non  maritati. 

%  Èse  5  figgio  da  gallinn-a  gianca;  Esser  il  fi- 
gliuolo dell'oca  bianca,  vale  Fsser  fortunato,  Aver 
il  vento  in  poppa,  Aver  ogni  cosa  favorevole  e 
seconda. 

S  Fd  figgi  e  fìggiastri  V.  Figgiastro. 

%  Ognun  é  figgio  de  so  azioin  V.  Azión. 

S  0  l'é  figgio  de  so  pow;  La  scheggia  ritrae  dal 
ceppo,  Il  lupo  non  caca  agnelli,  si  dice  figurai,  di 
Chi  traligna  da'  suoi  genitori,  e  inlendesi  sempre 
in  mala  parte. 
IPig'g'ioaj  a  s.f.  Bambinaggine,  Bambinata,  Bam- 
bineria, Fanciullaggine,  Fanciulleria, Bambocccria, 
Ragazzata,  Monelleria  :  Atti  e  Azioni  da  bambini, 
da  fanciullo,  da  ragazzo,  o  degna  di  ragazzo. 

%  Fd  de  figgioaje;  Far  bambine  o  delle  bambine, 

Fare  bambinaggini,  bambinerie,  fanciullaggini, 

Bamboleggiare,  Fanciulleggiare,  Pargoleggiare: 

Far  scioccherie,  Far  cose  o  azioni  da  fanciullo. 

Fig-gioamme  s.  m.  Ragazzo,  Ragazzaccio, 

Fanciullo  V.  Bardascia. 
Figgioin  s.  m.  Bimbo,  Bambolino,  Bamboluc- 
cio,  Màmmolo,  Naccherino,  Rabacchino,  Rabac- 
chiuolo,  Marmocchino,  Puttino,  dicesi  per  vezzo 
di  Bambino  vezzoso. 
Figgiónn-a  s.   f.  Bambolona,  dicesi  per 
ischerzo  di  Ragazza  sul  fior  dell'età,  ma  con  idea 
di  beltà  e  di  grassezza. 
Figgiosso  s.  m.  Figlioccio  e  nel  femm.  Fi- 
glioccia: Appellazione  data  dal   palrino  e  dalla 
matrJDa  alla  persona  da  essi  tenuta  a  battesimo. 


Figo  s.  m.  Ficaia,  Fico  e  antic.  Figo.  T.  bot. 
Ficus  carica.  Pianta  che  ha  il  tronco  con  la  scorza 
alquanto  grigia,  le  foglie  alterne,  picciolale,  grandi, 
d'un  verde  cupo,  e  che  forale  tramandano  un  sugo 
lattiginoso,  come  pure  le  allre  parti  della  pianta, 
t)  Fico,  pel  Frutto  di  essa  pian!a,  che  è  molle,  assai 
dolce,  salubre  e  nutritivo,  comunera.  della  gros- 
sezza e  forma  de'  peruzzi,  di  cui  si  annoverano 
varie  specie. 

—  arbicvn;  Fico  san-piero,  a  Pescia,  Pistoja  e  Prato 
Fico  curbo,  a  Pisa  Fico  piombinese,  a  Massa  Fico 
nero,  a  Carrara,  Jarzana  e  in  tutta  la  Lunigiana 
Fico  rubicone  :  Fiorone  (Figo  sciò)  grosso,  lungo, 
coperto  d'un'epidermide,  che  nella  maturità  di- 
venta quDsi  nera,  formandocisi  due  o  tre  scre- 
polature longitudinali,  le  quali  lasciano  travedere 
il  bianco  della  membrana  interiore.  Ha  una  polpa 
leggera  e  carnosa,  es  ernamente  bianchiccia,  in- 
ternamente rossa,  delicata  e  dolcigna.  Matura  sul 
principio  di  luglio,  e  conlinu?  in  tutto  il  mese, 
secondo  le  diverse  località. 

Dopo  del  Fiorone,  la  fir'  San-piero  porta  un 
altro  fico  che  matura  in  autunno  ,  e  che  dicesi 
San-piero  seròtino,  il  qual  somiglia  interamente 
al  fiorone,  ma  è  piìi  piccolo. 

—  averto;  Fico  aperto  o  colla  bocca  aperta. 

—  binel'etto;  Fico  binellello  :  Sorta  di  fico  della 
famiglia  de'  Dottati  (Fighe  napolitann-ej,  ma  di 
metà  pili  piccolo  dei  medesimi.  La  sua  forma  è 
ovata,  oblunga  ;  la  sua  buccia  liscia  e  lucente  e 
la  sua  polpa  gialla,  grassa  e  zuccherina.  Matura 
un  po'  più  precocemente  del  Dottalo. 

—  brigiassotto;  Fico  brogiotto  bianco  o  Brogiotto 
genovese.  É  questo  il  re  de' fichi  per  l'abbondanza 
6'  delicatezza  della  sua  polpa  e  pel  sapore  gen- 
tile che  supera  quello  di  qualunque  altro  fruito. 
Si  raccoglie  in  settembre  e  continua  a  maturare 
per  eccellenza  sino  alla  metà  d'ottobre. 

—  buzzo;  Fico  immaturo,  acerbo,  duro. 

—  co-a  lagrima;  Fico  colla  lagrima  o  colla  gomma. 

—  co-a  raxa;  Fico  colla  gruma  V.  Raxa. 

—  coasco;  Fico  dattero  o  Fico  vezzoso:  Fico  non 
molto  pregialo  per  mangiarsi  fresco,  perchè  il 
suo  dolce  è  troppo  mieloso;  è  invece  stimatis- 
simo quand'è  disseccato,  perchè  in  questo  slato 
conserva  una  morbidezza  di  polpa  che  lo  rende 
delicato  e  pastoso,  e  un  zuccherino  che  piace. 
Ve  n'ha  de'  bianchi  e  de'  neri. 

—  d'Adammo  V.  Bonanno. 

—  da  fratti  o  duello;  Fico  duracine. 

—  d'Egitto;  Fico  d'Egitto,  Sicomoro.  T.  boi.  Slelia 
azedurach.  Pianta  che  volgarm.  è  della  Albero 
della  pazienza,  ed  ha  lo  stilo  arboreo,  ramoso 
nella  sommità,  con  la  scorza  nericcia;  i  fiori  di 
un  bianco  mischialo  di  turchino  e  di  violetto  a 
grappoli.  Chiamasi  anche  con  tal  nome  II  frullo 
dello  slesso  albero. 

—  d'India;  Fico  d'India  e  dal  volgo  fior.  Frittella. 
T.  bot.  Cactus  opuntia.  Pianta  la  quale  cresce 
senza  fusto  spuntando  le  sue  foglie  le  une  sopra 
le  allre,  e  sopra  di  esse  il  fruito  assai  insipido, 
di  color  rossiccio,  armalo  di  spine. 

—  fresco;  Fico  fresco,  opposto  di  Fico  secco. 

—  gianchetto  ;  Fico  albo,  a  Napoli  Fico  bianchetto, 
a  Milano  Fico  nioscadello,  a  Bologna  Fico  gen- 
tile, a  Piacenza  Fico  d'oro,  nella  Lunigiana  Fico 
raattaro:  Varietà  di  fico  che  trovasi  tanto  lungo 
le  coste  del  Mediterraneo,  quanto  in  lutto  il  pendio 


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375 


dell'Apennino  lombardo.  Ha  la  polpa  bianca,  in- 
volta in  un  miele  giallognolo,  che  appena  la  vela, 
leggera,  gentile  e  d'un  sapore  grazioso  e  senza 
caustico.  Matura  sul  principio  d'agosto, 

—  napolitan;  Fico  dottato,  e  dal  Mattioli  Fico  gra- 
scello  :  Uno  de'  fichi  più  pregiati  e  più  conosciuti 
in  Italia  per  la  sua  fecondità,  per  la  carnosità  de- 
licata della  sua  polpa  e  per  la  dolcezza  del  miele 
che  chiude;  ma  il  suo  merito  principale  consiste 
nella  facilità  con  cui  si  presta  alla  seccagione, 
e  nella  morbidezza  che  conserva  in  questo  slato. 

—  ncgretlo;  Fico  moro:  Varietà  di  fico  assai  co- 
mune fra  noi.  La  sua  pianta  è  piutloslo  bassa; 
la  buccia  nera  liscia;  il  color  della  polpa  rosso- 
vinato.  Si  coglie  in  agosto  e  continua  a  matu- 
rare sino  a  tutto  il  settembre. 

—  paradiso;  Fico  paradiso:  Fiorone  grosso  e  lungo, 
coperto  d'una  buccia  verde  sottilissima;  ha  la 
polpa  bianca  appena  sfumata  di  rosso,  molle,  de- 
licata, senza  caustico,  ma  di  poco  sapore.  Matura 
in  settembre  e  dura  assai  poco. 

—  passo;  Fico  passo  o  appassito. 

—  pejo  ;  Fico  vieto  o  afalo  o  annebbialo  :  Quello  il 
quale  al  colore  o  tenerezza  par  maturo  e  non  è, 
ma  dalla  nebbia  è  ridotto  a  tale  come  se  fosse 
maturo. 

—  pissulùtto;  Fico  pissalutto  o  Fico  picciohito  (per- 
chè forse  ha  lungo  picciuolo)  :  Il  più  gentile  e 
il  più  leggiero  di  lutti  i  fichi,  del  quale  si  possa 
mangiare  con  più  intemperanza  senza  pericolo. 
Il  colore  della  sua  polpa  è  un  rosso  vinoso,  che 
la  somiglia  alquanto  a  quella  del  Fico  cuore  frà- 
badoj;  il  suo  gusto  è  assai  dolce  e  solletica  gra- 
ziosamente il  palato  senza  irritarlo;  fatto  seccare 
è  un  fico  de'  più  squisiti.  Comincia  a  maturare 
alla  fine  d'agosto  e  continua  lutto  il  settembre. 
Non  si  conosce  in  Toscana, 

—  rùbado;  Fico  cuore:  Fico  mollo  slimalo  come 
frutto  fresco,  ed  è  de'  più  saporiti.  La  sua  polpa 
è  róssa  e  d'un  rosso  vinoso  assai  carico;  il  suo 
gusto  è  dolce,  ma  caustico;  si  presta  alla  secca- 
gione e  riesce  assai  buono.  Matura  gradatamente 
in  agosto  e  settembre. 

—  sarvcego;  Fico  salvatico,  Caprifico:  Ficaja  che 
nasce  spontanea  e  che  è  abbandonata  senza  col- 
tura sulle  strade  o  ne'  muri,  perchè  il  frutto  che 
porla  non  è  proprio  al  nutrimento  dell'uomo. 

—  secco  ;  Fico  secco  e  Ficosecco  :  Il  frutto  del  fico 
seccato  al  sole;  allrim.  Fico  di  barile  o  di  filza. 

—  scioi  al  plur.;  Fioroni,  Fichi  fiori  o  Fichi  pri- 
maticci, diconsi  volgarm,  I  primi  fichi  che  ma- 
turan  nell'estate,  i  quali  sono  più  grossi  dei  set- 
tembrini. 

—  verde  passo  ;  Fico  verdepasso  :  Fico  piriforme, 
ma  compresso  alla  corona  e  con  un  collo  che  non 
è  quasi  sensibile.  Il  verde  della  buccia  degrada 
in  un  verdastro  giallognolo,  e  finisce  per  pren- 
dere il  colore  dei  fichi  colti  dal  sole,  allora  egli 
avvizza,  ma  non  si  screpola.  La  polpa  è  verdo- 
gnola presso  la  buccia  e  giallo-chiara  nel  mezzo; 
è  morbida,  gentile  e  saporitissima. 

%  Lcete  de  fighe;  Latte,  Lanificio  :  Quell'umore  vi- 
scoso e  bianco  come  latte,  che  esce  dal  picciuolo 
del  fico  acerbo,  e  da'  rami  teneri,  e  dal  gambo 
delle  sue  foglie  verdi,  e  da  ogni  altra  parte  della 
pianta  quando  è  in  succo,  non  che  da  tutte  le 
altre  piante  dette  Lattiginose. 

8  L'ommo  de  fighe;  L'amico  o  II  compare:  Usasi 


cosi  chiamare  per  ischerzo  dalla  nostra  plebe  un 
tale  che  non  si  vuol  nominare  pel  proprio  nome, 
e  pigliasi  d'ordinario  in  mala  parte  ;  Mentre  stà- 
vimo  a  discorri,  l'è  capitóu  l'ommo  de  fighe; 
Mentre  stavamo  discorrendo,  capitò  l'amico. 

S  Nò  stimma  o  Nò  vaeì  un  figo  secco  ;  Non  isti- 
mare  o  Non  valere  un  fico  secco,  un  cavolo,  un 
frullo,  un  pelo,  un  bagallino,  una  siringa,  un  pa- 
racucchino,  una  buccia  di  porro,  un  lupino,  va- 
gliono  Disprezzare  o  Essere  da  disprezzarsi  ;  e 
dicesi  di  Qualsivoglia  cosa  vile,  di  poco  pregio. 

S  Sarvd  a  pansa  pe-e  fighe;  Serbar  la  pancia  o 
il  corpo  ai  fichi,  vale  Campar  da  morte;  e  dicesi 
per  ironia  a  Persona  cauta  e  tranquilla  che  fugge 
i  pericoli. 
Fig-ua  s.  f.  Figura  :  Forma,  Aspello,  Sembianza, 
Immagine,  che  risulla  nella  superficie  del  corpo 
dal  concorso  de'  lineamenti,  i  quali  si  scoprono 
in  essa;  ed  in  generale  La  forma  esteriore  duna 
cosa  materiale, 
•  n  Figura,  per  Persona,  ma  dicesi  per  lo  più  in  senso 
ironico  di  Persona  trista  e  maliziosa  che  si  di- 
letta di  burlare  e  gabbare  altrui;  altrim.  Figu- 
relta:  So  che  figùa  5  l'è;  Io  so  che  figura  o 
flgurctta  egli  è,  cioè  Che  arnese.  Che  suggellino, 
e  simili. 

"  —  per  Impronta  o  Immagine  di  qualunque  cosa 
0  scolpita  0  dipinta. 

"  —  per  Comparsa  o  Mostra:  Se  non  atro,  5  fa 
figùa;  Se  non  altro,  egli  fa  figura. 

"  —  per  Misterio  o  Significazione,  che  hanno  in 
sé  copertamente  le  Sacre  Scritture. 

"  —  In  matemat.  Quello  spazio  che  è  circoscritto 
da  una  o  più  linee.  . 

"  —  Dagli  abbachisli  si  dice  II  segno  de'  numeri. 

"  —  Nella  retlorica,  Quella  maniera  di  parlare  la 
quale  si  parte  dal  modo  comune. 

"  —  Parlando  di  carte  da  giuoco,  sono  Quelle  di- 
pinte in  figure,  oltre  il  seme  a  cui  s'accompa- 
gnano; e  sono  tre  per  ogni  seme,  cioè  un  re, 
una  donna  ed  un  fante. 

"  —  Nel  num.  del  più,  I  diversi  movimenti  o  le 
diverse  linee  che  nel  j)allo  si  descrivono  colla 
persona  e  co'  piedi  nel  danzare,  e  la  disposizione 
che  prendon  le  parti  ballando  :  Metteive  in  figùa; 
Mettetevi  in  figura. 

S  Anchéu  in  figùa,  dòman  in  seportùa;  Oggi  in 
figura  e  domani  in  sepoltura,  Oggi  vivo,  domani 
morto.  Dettato  prov.  che  dinota  Essere  incerta 
l'ora  della  morte. 
Fig-ùassa  s.  f.  Figuraccia.  Peggior.  di  figura  : 
Brutta  figura  V.  Fóttifigùa. 

S  Fd  a  figùa  do  ciccolatté  ;  Far  trista  o  calliva 
0  meschina  figura, 

«  —  bella  figùa;  Far  bella  figura,  Far  bella  mo- 
stra, Essere  appariscente,  Far  compariscenza  o 
comparsa. 

„  —  bònn-a  o  cattiva  figùa;  Far  buona  o  trista 
figura:  Essere  in  buona  o  cattiva  condizione,  Go- 
dere buona  o  cattiva  rinomanza. 

n  —  de  primme  figùe  ;  Primeggiare,  Sostenere  il 
primato,  Esser  distinto,  Distinguersi,  e  simili. 

t)  —  de  tristi  figùe;  Far  delle  triste  figure,  vale 
Scomparire,  Far  cose  non  lodevoli,  Rimanere  in 
vergogna. 

«  —  ùnn-a  brutta  figùa;  Far  una  figuraccia,  o 
simile,  vale  Far  trista  figura,  Far  cosa  da  do- 
verne arrossire. 


^76 


FIL 


FIN 


Fig-ùéta  s.  f.  Figuretla,  Figurina.  Dirain.  di 
Figura:  Piccola  figura. 
S  Studia  a  figùa;  Studiar  il  disegno,  vale  Imparar 

l'arte  del  disegnare. 
S  Travaggid  in  figùa  o  de  fgùa;  Figurare,  La- 
vorar di  figura,  vale  Dipignere  in  figure. 
Fig-ura  V.  n.  Figurare:  Far  figura,  comparsa, 
Spiccare,  Risaltare:  ed  anche  Distinguersi,  Esser 
dislinlo,  Esser  in  posto   eminente:  0  figurava 
a-i  tempi  de  Carlo  XII;  Egli  figurava  a'  tempi 
di  Carlo  XII. 
»i  Figurare,  nel  Ballo  vale  Descrivere  danzando  al- 
cuna delle  figure  diverse  del  ballo. 
I)  —  In  signif.  att.  vale  Assomigliare,  Raffigurare, 
Paragonare  :  Mi  ve  figuro  a  un  scemmo  ;  Io  vi 
figuro  ad  un  mentecatto. 
M  —  per  Significare,  Rappresentare:  Abrammo  5 

figurava  a  fede;  Abramo  figurava  la  fede. 
S  Figùrdse  n.  p.  Figurarsi  :  Immaginarsi,  Rappre- 
sentarsi alla  propria  immaginazione. 
S  Figùremmose  che...  Figuriamoci  che...  Pognam 

caso,  Pognam  figura  che... 
S  FigùrcBve,  Figurile  !  Pensate  voi  !  Immaginate 
voi  !  Figuratevi  !  Figurati  !  Oh  pensa  ! 
Fig-ùrante  s.  m.  Figurante,  dicesi  nell'uso 
de' Ballerini,  che  s'inlroduiono  ne'  balletti  teatrali 
per  rappresentare  alcune  parti  necessarie  nel  ballo. 
IF'ig'iìrin.  s.  m.  Figurino  o  Figurino  delle  mode: 
,.    Quella  figura  colorita  d'uomo  o  di  donna  che 
ogni  tanto  mandan  fuori  i  leggldatori  della  moda 
per  norma  del  vestirsi  ed  abbigliarsi. 
«  Figurino,  per  Giovine  vanarello  che  veste  sulle 
mode;  altrim.  Gérbola,  Bellimbusto,  Cacazibetto. 
Fig-ùrinn-a  s.  f.  Figurina,  Figuretla.  Dimin. 
di  Figura  :  Piccola  figura. 

—  de  gesso;  Figurina  o  Figurina  di  gesso:  Certe 
piccole  statuette  formale  di  gesso,  e  per  lo  più 
colorite,  che  i  figurinai  vanno  vendendo  per  le 
strade. 

S  Quello  chi  vende  figérinn-e  de  gesso  ;  Figuri- 
na jo,  Stucchinajo  V.  Cessarono. 
Fig-ùròu  p.  pass.  Figuralo:  Espresso  sotto  fi- 
gura, Misterioso. 

»i  FiguratOjper Assomigliato,  Raffigurato, Paragonalo. 

n  —  In  retlorica  dicesi  del  Discorso  e  dei  Modi 
di  dire  esposti  con  figure  relloriche,  onde:  Stile, 
Parla  figùróu  ;  Stile,  Parlare  figurato,  dicesi  Quel  lo 
dove  ricorrono  figure  grammaticali  o  rettoriche. 
Fila  V.  a.  Filare,  Fileggiare,  Alleggiare,  Calo- 
mare.  T.  mar.  Lasciar  o  Far  scorrere  una  fune 
fciogliendola  se  fosse  legala  o  trattenuta,  ed  aiu- 
tandola 0  frenandola  nel  suo  corso  a  seconda 
de' casi. 

«  Filare,  dicesi  pure  dell'Andare  della  nave  rela- 
tivamente alla  sua  rapidità:  0  bastimento  5  fila 

,  tante  miggia  per  óa;  Il  bastimento  fila  tante 
miglia  per  ora,  vale  Che  la  sua  rapidità  è  di  tante 
miglia  per  ora. 

—  drito;  Andar  alla  sua  via,  Seguitar  la  sua  strada, 
il  suo  cammino:  Andar  via  senza  far  motto. 

—  in  bando;  Filare  in  bando.  T.  mar.  Filare  una 
fune  senz'accompagnarla  né  trattenerla  in  alcun 
modo,  Scioglierla  e  lasciarla  andare.  , 

—  per  éuggio;  Filar  per  occhio.  T.  mar.  Filare  e 
lasciar  perdere  la  cima;  e  dicesi  specialm.  della 
gomena  o  d'altro  cavo  d'ormeggio. 

—  per  man;  Filar  per  mano.  T.  mar.  Filare  una 
faoe  accompagaandola  lentamente  colle  mani. 


—  pe  sequceo;  Filar  per  sequaro.  T.  mar.  Filare 
tenendo  la  fune  avvolta  con  uno  o  due  giri  ad 
una  caviglia,  ad  un  bilione  od  altro  per  poterla 
arrestare  a  volontà. 

S  Filasela;  Farsela,  Battersela,  Córsela,  Scantonar- 
sela, Svignarsela,  Mucciare,  Far  tela,  ecc.:  Andar 
via  con  prestezza  e  per  Io  più  improvvisamente. 

Filarsòn.  s.  m.  Filaccione.  T.  de' pese.  Sorta 
di  lenza  con  amo  aescalo  per  pescare. 

Filastrocca  s.  f.  Filastrocca,  Filaslroccola  : 
Ragionamento  stucchevole  per  la  sua  lunghezza; 
Tiritera,  Tanlafera,  Sciloma,  Agliata,  Cinforniata, 
Lungagnola,  Intemerata,  Filatera,  Filalèria,  Stam- 
pila, Bibbia. 

Filecclxe  (Td^;  Far  cilecca:  Una  certa  burla 
che  si  fa  al  bambino,  mostrandogli  chicca  o  altra 
cosa,  per  invogliamelo,  e  non  gliela  dando  cosi 
presto,  forse  per  accrescergliene  il  desiderio,  forse 
anche  pel  piacere  che  altri  ha  in  vederlo  ani- 
marsi con  istraordinaria  vivezza. 

Filetto  s.  m.  Filetto:  Ornamento  sottile  d'oro 
'  0  d'altro  a  somiglianza  di  filo, 
n  Filetto:  Presso  gii  Orefici,  Collellinai  ed  altri 
dicesi  Un  ornamento  formato  da  una  o  due  pic- 
cole scanalature,  che  per  lo  più  mettono  in  mezzo 
un  picciol  tondo  rilievo  a  guisa  di  sottilissima 
bacchetlina. 
11  —  Da'  Gioiellieri  dicesi  Quel  solili  filo  d'argento 
0  simili,  che  tien  congegnata  la  gemma  al  suo 
castone. 
Il  —  Da' Macellai  dicesi  Quel  taglio  del  culaccio 
che  resta  sotto  la  groppa. 

—  da  lingua;  Filetto,  Filello,  Frenello  della  lingua, 
Scilinguagnolo:  Legamento  membranoso  posto  nel 
mezzo  della  parte  di  sotto  della  lingua,  che  con- 
cilia alla  medesima  forza  o  fermezza,  e  che  si 
taglia  a'  bambini  perchè  alle  volle  impedisce  il 
parlare. 

—  do  cavallo;  Filetto:  Un'imboccatura  di  ferro  con 
due  corde  tirate,  che  tengono  alta  la  testa  del 
cavallo. 

g  Filetti;  Schienale  V.  Fietli  nel  1°  significato. 

—  da  stampoeì;  Linee,  e  nell'uso  anche  Filetti:  Liste 
di  piombo  0  di  ottone  lunghe  e  sottili,  di  cui 
servonsi  gli  stampatori  per  diversi  usi. 

—  de  lettere;  Filetti  delie  lettere,  diconsi  Quei  sot- 
tili tratti  di  penna,  con  cui  si  comincia  a  scri- 
vere le  lettere  in  asta. 

Fillon  s.  m.  Volpone,  Pulla  scodata,  dicesi  di 
Persona  maliziosa,  astuta  e  scaltrita.  Dal  fran- 
cese FiloH. 

Fillònaja  s.  f.  Furberia,  Astuzia:  Azione  da 
furbo. 

Filo  (De)  avv.  Di  rififa. 

Filtra  v.  a.  Feltrare:  Far  passare  un  liquore 
per  panno,  carta  o  bambagia,  affine  di  cavarne 
la  parte  più  sottile;  altrim.  Colare. 
Il  Per simil. Trapelare, Penetrare, Trasudare,  Stillare. 

Filtro  s.  m.  Feltro  e  Filtro:  Pezzo  di  panno, 
di  tela,  di  carta  o  simile,  formato  o  combinato 
a  modo  d'imbuto  che  si  adopera  per  feltrare  o 
passare  i  liquori  ;  altrim.  Colatojo. 

Fin.  s.  e.  Fine:  Quello  che  ha  di  necessità  alcuna 
cosa  innanzi,  né  può  averne  altra  dopo,  opposto 
a  Principio;  Termine. 
«  Fine,  per  Esito,  Successo,  Riuscita. 
Il  —  La  parte  estrema. 
•)  —  Meta,  Segno,  Oggetto,  Quello  a  che  hanno 


FIN 


FIN 


377 


rigaardo  tntte  le  nostre  operazioni  :  Con  che  fin 
eì  {ceto  questo?  Con  qual  flne  avete  fallo  ciò? 

«  —  per  Morte. 

S  A  fin,  A  fin,  À  fin  di  conti,  A  fin  di  [ceti,  ecc. 
V.  A  fin,  A  fin. 

S  Bónn-a  fin  e  tnègio  principio;  Buona  fine  e 
miglior  principio:  Angario  felice  che  ci  sogiiam 
fare  reciprocamente  Tnitimo  giorno  delTanno. 

S  Èse  a  fin;  Toccar  della  fine:  Finire  il  ragiona- 
mento 0  altro. 

S  Fa  bSnn-a  o  cattiva  fin  ;  Far  buona  o  trista  o 
mala  fine,  vaie  Finire  bene  o  male;  ed  anche 
Morir  felicemente  o  malamente. 

»  —  ùnn-a  cosa  per  bònn-a  o  per  cattiva  fin; 
Far  nna  cosa  a  buono  o  a  cattivo  fine,  vale  Far 
una  cosa  con  buona  o  cattiva  intenzione. 

§  In  scià  fin  avv.  Insomma,  Alla  fin  fine,  In  con- 
clusione. 

S  Nò  vedde  né  principio  né  fin  in  t'ùnn-a  cosa; 
Non  ne  veder  segno. 

S  Sansa  fin;  Senza  line:  Usato  come  addietl.  vaie 
Infinito;  come  avv.,  Infinitamente. 

S  Vedde  a  fin  d'ù/in-n  cosa;  Ridursi  o  Esser  al- 
l'ultimo 0  al  verde  di  checchessia. 

S  Vegni  a  fin;  Aver  fine  V.  A  fin. 

%  Vegni  o  IVò  vegni  a  fin  d'ùnn-a  cosa;  Venire 
a  fine  o  a  capo  di  checchessia;  e  in  senso  op- 
posto Non  rifinare,  Non  rifinire  V.  A  fin. 
Fin  add.  Fine,  e  più  comunem.  Fino  :  Che  è  sot- 
tile e  minuto,  contr.  di  Grosso:  Fovee  finn-a; 
Polvere  fina. 

n  Fine  0  Fino:  Di  tutta  bontà,  In  estremo  grado 
d'eccellenza. 

n  —  Aggiunto  ad  oro  od  argento,  vale  Perfetto, 
Puro,  Senza  lega. 

w  —  Aggiunto  a  persona,  vale  Astuto,  Accorto, 
Sagace;  e  talora  Di  nobile  condizione,  contr.  Di 
condizione  bassa  e  plebea. 

%  Aia  finn-a;  Aria  sottile  V.  Aia. 
Fin  prep.  Fino,  'n^no,  Sino,  Insino:  Accompa- 
gnasi coni;;iiom.  col  3"  caso,  e  talora  con  altre 
particelle  di  luogo  e  di  tempo  :  Fin  chi ,  Fin 
d'aoa.  Fin  d'allóa.  Fin  de  vSi.  ecc.;  Fin  qui. 
Fin  d'ora,  Fin  d'allora.  Fin  da  jeri,  ecc. 
Fina^le  s.  m.  Finale:  Pezzo  di  musica  che  chiude 
un  allo  dell'opera  o  un  componimento  di  musica 
strumentale. 

n  Finale,  di  cesi  di  Qualsivoglia  cosa,  con  cui  si  dà 
fine  0  compimento  a  checchessia. 
Fina/Usa^  s.  f.  Finanza:  II  danaro  o  rendita 
delio  Stalo. 

1  Usalo  famigliarmente,  vale  Mezzi,  Facoltà,  So- 
stanze, Fortuna  e  simili  :  E  mce  finanse  nd  me 

permettan  de Le  mie  facoltà,  I  miei  mezzi 

non  mi  permetlono  di 

Fiiia.tta.iito  che;  Finché,  Fin  che.  Sinché 
Sin  che,  Sino  a  che,  Fino  a  che,  Finattanto  che, 
Sino  a  quel  tempo  che. 
Finessa;  s.  f.  Finezza  :  Propriam.  Stato  e  Qua- 
lità di  ciò  che  è  fino,  squisito,  ottimo  nel  suo 
genere. 

n  Finezza  per  Isquisitezza,  Delicatezza  di  lavoro  .• 
Mice  che  finessa  de  travagjio  !  Guardate  che 
finezza  di  lavoro  ! 

M  —  per  Accortezza,  Sagacia,  Sottigliezza. 

«  —  per  Accoglienza ,  Vezzi ,  Carezze  e  simili  : 
M'han  (celo  tante  finesse  che  ecc.;  Mi  fecero  tanlo 
finezze  cbe  ecc. 


w  —  per  Cortesia,  Favore,  Grazia  :  Scià  me  facce 

a  finessa  de  di  a  so  pappa  che  ecc.;  Mi  faccia 

la  finezza  di  dire  al  signor  soo  babbo  che  ecc. 

Fini  V.  a.  Finire:  Condurre  a  fine,  a  termine, 

Terminare,  Dar  compimento. 

n  Finire,  Cessare,.  Restare,  Rimanersi  dal  fare  una 
cosa:  Han  fimo  de  fa  tanto  sciato;  E'  finirono 
di  far  tanlo  chiasso. 

«  —  Uccidere  o  Finir  d'uccidere  chi  è  già  ferito. 

n  —  In  signif.  neut.  Aver  fine  o  termine  :  Quando  a 
finià  questa  vitta?  Quando  la  finirà  questa  vita? 

«  —  In  grammatica.  Avere  la  desinenza,  la  ter- 
minazione. 

—  de  vive,  Fini  i  so  giorni;  Finir  di  vivere,  Fi- 
nire i  suoi  dì  0  i  di  della  sua  vita,  vale  Morire. 

—  d'inipì;  Abboccare:  Empier  fino  alla  bocca. 

—  (/'  impi  e  bòtti gge  ;  Abboccar  le  bottiglie  :  Riem- 
piere a  sufficienza  quelle  ch'erano  slate  empite 
scarsamente. 

%  Finita;  Finirla,  Farla  finita,  si  dice  di  Non  tor- 
nar pili  su  quel  negozio  che  si  trattava,  o  su 
quel  discorso  che  si  faceva,  Venire  alla  risolu- 
zione; che  anche  dicesi  Cavarne  cappa  e  mantello. 

S  Finiscila  !  Finimmola  !  Fintla  un  pò  !  Ti  a 
véu  finita  ?  Finiscila  !  Finiamola  !  Facciamola 
finita!  Oh  via  finitela!  Vuoi  farla  finita  una  volta? 
Espressioni  imperative  che  si  usano  volgendo  il 
discorso  a  chi  alterca  con  altri  o  molesta  toccando, 
ovv.  parla  noiosamente,  per  dimostrargli  che  non 
si  vuole  pili  essere  infastidilo  dalle  sue  parole. 

$  In  sciò  fini;  Sullo  scorcio:  Prossimo  a  finire. 

$  0  nò  a  finisce  mai;  Mai  non  molla.  Mai  non 
fina  0  non  rifina,  Mai  di  ciarlare  non  risia.  Dàlie 
dàlie  dalla  mattina  alla  sera. 

S  Tittti  i  salmi  finiscian  in  gloria;  Ogni  salmo 
finisce  in  gloria,  dicesi  di  Chi  ripete  sempre  la 
cosa  medesima,  o  insiste  sempre  sulla  cosa  me- 
desima, come  quella  che  gli  sia  a  cuore. 
Finimento  s.  m.  Finimento  :  In  generale  nel 
Commercio  e  nelle  Arti  s'intende  Tutto  ciò  che  si 
melte  in  opera  per  corredare  o  abbellir  checchessia. 

n  Finimento.  Parlandosi  d'adornamenti  muliebri  in 
oro,  s' intende  gli  orecchini,  uno  o  due  braccia- 
letti, la  collana,  lo  spillone  da  tenersi  sul  petto  e 
gli  anelli,  tutti  d'una  fattura  medesima. 

—  da  tòa;  Finimento  da  tavola:  Quantità  di  cose  as- 
sortite pel  servizio  generale  o  parziale  della  tavola. 

S  Finimenti;  Finimenti,  parlandosi  di  Cavalli  da 
tiro,  s'intende  Tulio  ciò  che  serve  per  attac- 
carli alle  carrozze,  carrette  ecc.,  come  sono  le 
tirelle,  brache,  reggipetto,  groppiera,  riécontri  ecc.; 
che  anche  dicesi  Fornimenti. 

n  —  Quei  fregi  d'ottone  o  d'altro  che  si  fanno  ai 
fornimenti  dei  cavalli. 
Finiio  p.  pass.  Finito,  Condotto  a  termine. 

Il  Finito  e  Fornito,  Compiuto,  Diligentato,  Condotto 
a  perfezione,  Perfetto:  Travaggio  ben  finto;  La- 
voro fornito  0  ben  finiio,  perfetto,  ecc. 

S  A  l'è  finta;  Ella  è  finita.  Ella  è  decisa,  Ella  è 
battuta.  Non  v'è  più  rimedio. 
Finn-a<;  Fino,  Infìno,  Sino,  Insino  V.  Fm  prep. 

n  Insino,  Per  sino,  Per  fino,  Anche,  Pure:  L'hù 

visto  finn-a  mi;  Lo  vidi  anch'io. 

Finn'aoa/  avv.  Finora,  Fin'ora,  Sinora,  Sin'ora: 

In  sino  a  questo  punto,  Fino  a  qui.  Sino  al  presente. 

Finta,  s.  f.  Finta,  Fintaggine,  Finzione,  Fizìone. 

n  Finta.  Nella  scherma  L'accennare  di  tirare  il  colpo 
in  on  luogo  per  metterlo  in  un  altro. 


378 


FIO 


FIS 


—  davanti  di  càsoin ;  Finta  davanti:  Li-ta  della 
medpsima  stoffa,  che  si  mette  alla  parte  sinistra 
dello  sparato  {sporti ggicuuj  davanti  de' pantaloni. 

—  de  cavelli;  Finta;  Quantità  di  capelli  posticci, 
lunghi,  distosi,  la  base  di  ossi  cucita  su  un  cor- 
tissimo nastro.  Fermasi  con  pettine  nell'accon- 
ciatura del  capo  delle  donne,  e  serve  a  supplire 
alla  corta  capellatura. 

S  Fd  finta;  Far  fìnta  :  Far  visla,  Far  veduta,  Far 

semianza,  vagliono  Fingere,  Simulare. 
1)  —  de  nò  vedde;  Far  la  gatta  di  Masino,  vale 
Far  vista  di  non  vedere,  a  similitudine  di  questa 
gatta,  che  chiudeva  gli  occhi  quando  i  topi  pas- 
savano. 
«  Far  gli  occhi  grossi:  Non  degnare  altrui.  Far  le 

viste  di  non  vedere  per  superbia. 
»  —  finta  de  fd  ùnn-a  cosa  e  fdne   ùnn'dtra; 
Accennar  di  sotto  e  dar  di  sopra,  Accennar  in 
coppe  e  dar  in  bastoni  :  Mostrar  di  far  una  cosa 
e  farne  un'altra. 
Finto  add.  Finto,  Fittizio,  Non  vero. 
»)  Finto:  Aggiunto  di  persona  o  di  costume  o  di 

azione  volontaria,  vale  Simulato,  Falso. 
S  Ricci  finti;  Fintino,  Fintina:  Piccola  finta  per 
formar  ricci,  cascale,  ecc. 
Finze  V.  n.  Fingere,  Infingere,  Infignere,  Far 
vista.  Far  finta:  Proceder  con  finzione,  Andare 
finto;  e  talora  Dissimulare. 
S  Quello  chi  finze;  Fingitore,  Infingitore:  Che  finge, 

Che  s'infinge,  Che  dissimula. 
S  Finzise  n.  p.  Fingersi,  Infingersi,  Infignersi  :  Far 
vista  di  checchessia. 
Finacion  s.  f.  Finzione,  Fizione,  Fingimento, 
Infingimento:  Il  fingere. 
w  Finzione,  per  Simulazione,  Doppiezza. 
%  Ande  con  finsiòn;  Andar  finto.  Procedere  con 
simulazione,  con  doppiezza. 
Fiocca  s.  f.  Panna  montata.  Voce  d'uso  in  tutta 
la  Toscana:  Panna  che,  dibattuta  in  una  catinella, 
si  rigonfia  e  si  converte  come  in  una  spuma  di 
una  certa  consistenza,  e  si  suol  mangiare  coi 
cialdoni. 
Fiocca  V.  n.  Fioccare,  si  dice  propriam.  del 
Cader  la  neve  a  fiocco  a  fiocco  e  in  abbondanza. 
E  per  simil.  si  estende  anche  ad  altre  cose  che 
vengono  in  gran  quantità. 
Fiocco  s.  m.  Nappa,  dimin.  Nappetta,  Nappina: 
Massa  di  più  fila  di  seta,  di  cotone,  di  lana,  ecc. 
pendenti  in  tondo  da  un  gambo  solo,  quasi  come 
le  setole  d' un  pennello.  Le  nappe  servono  per 
ornamento  sia  dell'abbigliamento  d'uomo  che  di 
donna,  sia  d'altre  cose  ad  uso  di  camera.  In  al- 
cuni luoghi  dicesi  anche  Fiocco. 

—  da  spd;  Fiocco  della  spada,  Cicisbeo:  Un  doppio 
cappio  di  nastro,  per  lo  più  riccamente  ricamato, 
con  cui  ornavasi  l' impugnatura  della  spada  civile. 

S  Dà  ùnn~a  lavala  de  testa  co-i  fiocchi;  Far  un 
lavacapo,  una  sbrigliatura,  un  rovescio,  ecc.,  vale 
Fare  una  solenne  riprensione. 

S  Fd  ùnn-a  cosa  co-i  fiocchi  ;  Far  una  cosa  coi 
fiocchi  0  coi  festoni  o  a  scaccafava,  vale  Farla 
alla  grande,  con  sontuosità  o  solennità,  o  sem- 
plicem.  Farla  colla  maggior  perfezione  possibile. 

S  Guernto  de  fiocchi;  Infioccato:  Ornato  di  fiocchi. 

S  Questa  a  ré  co-i  fiocchi  !  Questa  è  col  manico! 
cioè  Qjesta  è  madornale  e  curiosa. 
Wiox'&tn.ixti  (A);  A  fiorami  V.  À  fiorammi 
glia  §U9  sede  alfabelicQ, 


Fiore  s.  m.  Fiore  V.  Sciò. 
I)  Fioro,  Buccio.  T.  cunciat.  Quella  parte  della  pelle 

in  cui  è  piantato  il  pelo, 
it  —  Nel  num.  del  più  Uno  dei  quattro  semi  delle 

carte  da  giocare. 
S  A  fior  d'cBfjua;  A  fior  d'acqua,  cioè  Nella  su- 
perficie dell'acqua. 
S  In  tò  fior  da  zóventù;  Nel  fior  della  giovinezza, 
Nell'aprile  dell'età,  cioè  Nella  più  bella  età  del- 
l'uomo. 
%  Truvaygióu  a  fiori;  Affiorato,  e  dicesi  di  drappo, 
seta  e  simili. 

Fioretto  s.  m.  Fioretto:  Spada  senza  taglio 
e  senza  punta ,  sostituito  a  questa  un  bottone 
coperto  di  pelle  per  non  offendere,  nel  fare  di 
scherma  per  ammaestramento  o  per  giuoco;  al- 
Irim.  Spada  di  marra. 
»  Fioretto,  usato  come  addielt.  e  aggiunto  a  vari 
oggetti,  come  drogherie,  zucchero,  carta,  ecc., 
vaio  Scelto,  Di  prima  qualità. 
S  Fioretti;  Fioretti,  diconsi  nella  Musica  Le  grazie 
e  gli  ornamenti  del  canto;  e  nella  llettorica  I 
fregi  del  bello  e  ornato  parlare. 

Fiorettón  s.  m.  Fioreltone.  Voce  dell'uso. 
Aggiunto  di  salsapariglia  ed  altri  oggetti  di  dro- 
gheria, come  pure  di  carta,  vale  Di  sceltissima 
qualità. 

Fiori  V.  n.  Fiorire  V.  Scioì. 
I)  Fiorire,  metaf.  vale  Essere  in  fiore,  in  eccellenza, 
in  buono  stato,  ed  anche  Divenir  in  fama,  Di- 
venir glorioso. 

Fiorin  s.  m.  Fiorino:  Moneta  antica,  così  d'oro 
come  d'argento,  battuta  nella  città  di  Firenze, 
così  detta  dal  giglio  fiore  impressovi  dentro; 
altrim.  Gigliato. 
"  Fiorino:  Moneta  d'argento  effettiva  della  Ger- 
mania, già  in  corso  in  una  parte  d'Italia,  del 
•  valore  di  lire  tre  austriache,  pari  a  lire  ital.  due 
e  cent.  SS. 

Fioriio  p.  pass.  Fiorilo  V.  Scioio. 
<^  Stile  fiorìo;  Stile    fiorito,  vale  Sommamente 
adorno,  Pieno  di  fregi.  Artificiato. 

Fiorista  s.  f.  Fioraja:  Quella  che  fa  e  vende 
a  bottega  fiori  finti  per  adornamento  e  guarnizioni. 

Fioritùa  s.  f.  Fioritura  e  Fiorita:  Il  fiorire  e 
Il  tempo  in  cui  le  piante  mettono  fuori  i  fiori. 

Fiosella  s.  f.  Filaticcio:  Filato  di  seta  strac- 
ciata; ed  anche  La  tela  fatta  di  simil  filalo:  Unn-a 
roba  de  fiosella;  Una  veste  di  filaticcio. 

Fiosella  s.  m.  Fettucciajo,  e  nell'uso  tose. 
Nastraio  :  Fabbricante  e  Venditore  di  fettucce 
0  di  nastri. 

Fi6ix  s.  m.  Botte:  Così  chiamano  i  Vinattieri 
Una  botte  la  più  grande  di  tutte,  capace  a  con- 
tenere cento  e  più  mezzarole  di  vino. 
Il  Comando,   Aghetto.  T.  mar.  V.  Comando  nel 
5»  significato. 

Firma  s.  f.  Firma:  Sottoscrizione  autentica  di 
una  lettera  o  di  qualunque  altro  scritto  od  atto 
pubblico;  altrim.  Soscrizione,  Sottoscrizione. _ 

Firma  v.  a.  Firmare:  Sottoscrivere  lo  scritto 
per  renderlo  autentico;  altrim.  Segnare,  Sotto- 
scrivere. 

Fiscalezza  v.  n.  Fiscaleggiare:  Far  il  fiscale 
e  propriam.  Sottilizzare  ed  Esaminare  accurata- 
mente, come  i  criminalisli. 

Fisoe  s.  f.  pi.  Marche,  e  nell'uso  Pisce,  ma  voce 
da  schivarsi  :  Quei  seguali  d'avorio,  di  madreperla, 


FIS 


FLE 


379 


d'osso  0  d'altro,  dì  più  fornie,  che  in  alcnnì  giacchi 
servono  per  segnare  i  pnnli. 
Fisciù  s.  m.  Fisciù  :  Specie  di  fazzolello  da  collo, 
ma  scempio,  triangolare,  con  gala  o  altro  goar- 
nimento,  con  cui  le  donne  si  cuoprono  il  seno 
e  le  spalle. 
Fischia,  V.  n.  Fischiare:  Mandar  faori  il  fischio; 
dicesi  anche  Fistiare,  ma  è  idiotismo  fiorentino. 

"  Fischiare,  usasi  comunem.  per  Disapprovare  con 
fischi  0  altri  segni  di  scherno  un'opera  messa  in 
pubblico,  e  dicesi  così  dell'opera  come  dell'au- 
tore; contr.  di  Applaudire. 
Fisclxietto  s.  m.  Fìschìeilo:  Pìccolo  strom. 
che  serve  per  fischiare. 

«  Fischietto  e  Fraschetto.  T.  mar.  Piccolo  strum. 
da  fiato,  che  rende  un  suono  acutissimo  e  serve 
al  capo  dell'equipaggio  per  dare  gli  ordini,  i  quali 
si  comprendono  dai  diversi  intervalli  e  modula- 
zioni del  suono. 
Fischio  s.  m.  Fischio:  Suono  acuto  che  si  fa 
colla  bocca  con  varia  postura  di  labbra  e  di  lingua. 

"  Fischiata  :  L'han  misso  a-i  fischi  ;  Lo  presero 
a  fischiate. 
Fisco  s.  m.  Fisco:  L'uffizio  del  Pubblico  Mini- 
stero, cioè  Quello  dell'avvocato  procuratore  fiscale. 
Fissa,  v.  a.  Affissare,  Affisare,  Fissare,  Fisare: 
Guardar  fisso  o  attentamente,  con  occhio  fermo. 

«  Fissare,  per  Determinare,  Stabilire:  Ha  fissóu 
cosci;  Ho  fissato  così. 

«  —  per  Render  fisso,  Render  sodo.  Fermare, 
Assodare. 

«  —  per  Far  restare  una  cosa  nello  sialo  in  che 
è  e  non  farla  procedere. 

w  —  per  Conchiudere,  Annodare  un  contratto. 

—  t  cavalli,  i  sùnnoeì,  ecc.;  Fermare  i  cavalli,  i 
suonatori,  ecc.:  Pattuirli  per  uso  proprio  o  altrui. 

—  l'óa,  ó  prexo,  ecc.;  Fissar  l'ora,  il  prezzo,  ecc. 

—  ò  giorno;  Aggiornare  o  Aggiornare  il  giorno: 
Assegnare  il  giorno. 

S  Fissàse  n.  p  A!!;ssarsi:  Gnardarsì  fiso  recìpro- 
camente. 

—  m  t'ùnn-a  cosa;  Fissarsi  in  checchessia,  Osti- 
narsi, Aver  fitto  o  fermo  il  chiodo  in  checchessia, 
è  II  perder  la  ragione  non  del  tùlio,  ma  sì  circa 
ad  una  data  cosa. 

Fissazión  s.  f.  Fissazione,  Affiisazione,  Fis- 
sezza: La  passione  derivata  da  travolgimenlo  dì 
mente  intorno  ad  una  data  cosa;  altrim.  Mono- 
manìa. 

•I  Fissazione,  in  Chim.  Operazione,  colla  quale  sì 
combina  un  corpo  gassoso  con  un  corpo  liquido, 
e  dicpsi  in  genere  di  Tutto  ciò  che  dì  sua  na- 
tura è  fluido,  volatile  e  che  resta  fisso  o  consistente. 

»  Oilinazione,  Caponeria,  Caparbieria. 

—  do  giorno;  Aggiornamento,  Assegnazione  del 
giorno. 

Fisso  add.  Fisso,  Fiso .  Intento,  Fermo,  Immo- 
bile a  considerare  o  a  riguardare. 

»  Fisso,  per  Fermo,  Immutabile,  Risoluto,  Ostinalo, 
Cocciuto. 

»»   —  Detto  di  cose,  vale  Fermo,  Stabile. 

«  —  Detto  di  giorno,  vale  Determinato,  Prefìsso.. 

S  Ave'i  ùnn-a  cosa  fissa  in  la  testa,  ecc.;  Aver 
una  cosa  fissa  nel  capo,  nella  mente,  nella  me- 
moria, ecc.,  cioè  Ben  impressa  e  che  mai  non  esce. 

S  Stelle  fìsse;  Stelle  fisse:  Quelle  che  costantem. 
ritengono  la  stessa  posizione  e  distanza,  le  une 
rispello  alle  sltre, 


Fisso  avv.  Fiso,  Fisamente,  cioè  Con  occhio  fisso 
0  fermo  verso  checchessia:  Ammid  fìsso;  Guardar 
fiso,  Affissare  V.  Fissa  nel   I»  significalo. 

Fissù.a<s.  f.  Fessura,  Fissura,  Fesso,  Fenditura  : 
Piccola  spaccatura  o  crepatura  lunga.  -  Spiraglio, 
Fessura  in  mura  o  in  tetto  o  in  imposte  d'usci 
0  di  finestre  o  in  checchessia,  per  la  quale  l'aria 
0  il  lume  trapela. 
S  Tappa  e  fìssùe  ;  Rinverzare:  Riturar  fissare  di 
legname  con  isverze;  e  detto  dì  muri.  Turare  con 
isverze  ossia  schegge  e  con  un  po'  di  calcina  ì 
vani  che  rimangono  nel  muro,  specialmente  quando 
è  costrutto  di  rovinacci  ovv.  di  ciolloli. 

Fistola  s.  f.  Fistola:  Piaga  o  Ulcere  vecchia, 
cancrenosa  e  di  difficile  curazione. 

Fxta  s.  f.  Fitta,  Trafitta:  Dolore  pungente  e  in- 
termittente. 

Fiitaja.  0  A.ffitaia  s.  f.  Concia:  Luogo  ove 
lavorano  i  conciatori  di  pelli. 

Fxto  avv.  Presto,  Prestamente,  Con  prestezza, 
n  Presto,  alle  volte  usasi  per  Fra  poco,  In  breve: 
Vegniò  filo;  Verrò  presto. 

Fittavolo  s.  m.  Fitlajuolo:  Quegli  che  tiene 
le  altrui  possessioni  a  fitto;  altrim.  Affittajuolo, 
AffiUuale,  Affittuario,  Fitluario. 

Fitto  s.  m.  Fitto,  Pigione  V.  Pixòn. 

Fixica  s.  f.  Fisica:  Scienia  delle  cose  naturali, 
de'  loro  fenomeni,  delle  loro  cause  e  de'  loro  ef- 
fetti, ossia  delle  proprietà  naturali  de'  corpi  ;  al- 
trim. Filosofia  naturale. 

Fixicàse  n.  p.  Fisicarsi,  Ghiribizzare,  Fanta- 
sticare: Stillarsi  il  cervello. 

Fixico  s.  m.  Complessione,  Costiluzìone,  Tem- 
peramento: Qualità  e  slulo  del  corpo  umano:  0 
l'ha  un  fìxico  troppo  debole;  Ila  un  tempera- 
mento troppo  debole,  É  dì  troppo  debole  com- 
plessione. 

Flacòn  s.  m.  Boccetta,  Oricanno  :  Vasello  da 
tenervi  acque  odorifere. 

Flag-ellà  v.  a.  Flagellare  :  Percuotere  con  fla- 
gello; Battere,  Frustare,  Sferzare. 

Flagrellazión  s.  f.  Flagellazione,  Flagella- 
mento: Il  flagellare.  Il  castigo  del  flagello. 

—  de  Cristo;  Flagellazione  di  Nostro  Signore:  Il 
supplizio  che  ì  Giudei  fecero  soffrire  a  G.  C. 
flagellandolo  attaccato  ad  una  colonna. 

Flag-ellóix  p.  pass.  Flagellato:  Percosso  col 
flagello,  e  per  estensione  Coperto  dì  ferite. 

Flanella;  s.  f.  Flanella:  Specie  di  pannina  leg- 
giera, tessuta  dì  lana  fina;  se  ne  fa  generalm. 
camiciuole  e  mutande. 

Flato  s.  m.  Flato,  e  comunem  al  plur.  Flati: 
Aria  generala  nel  corpo  dell'animale,  e  propriam. 
Vento  che  si  genera  negl'intestini  da  fermenta- 
zione del  chilo  0  dagli  acidi  soverchi  o  da  altro 
che  sia;  Flaiuosilà,  Flatulenza. 
S  Chi  fa  fa  di  flati;  Flatulento,  Flatulente,  Fla- 
luoso:  Che  genera  flati,  ventosità. 

Flauto  s.  m.  Flauto:  Strum.  musicale  da  fiato, 
ritondo,  diritto,  forato  e  lungo  meno  d'un  braccio. 
S  5ùnndu  (/e /ZaK<o;  Flautino,  Flautista:  Suonatore 
di  flauto. 

Flebòtomo  s.  m.  Flebotomc,  Flebolomisla: 
Nome  che  si  dà  a  Colui  che  fa  salassi  o  cava  sangue. 

Flescitoile  add.  Flessibile,  Pieghevole,  Arren- 
devole: Atto  ad  essere  piegato. 

Flesoibilitse  s.  f.  Flessibilità,  Pìeghevo'ezia, 
ArrendevolezM, 


380 


FOD 


FOG 


FlùsciSn  s.  f.  Flussione.  T.  med.  Malattìa  che 
si  credeva  generata  dal  flusso  ossia  dai  concorso 
in  alcuna  parie  del  corpo  di  qualche  umore,  come 
pituita,  catarro  e  simili;  oggi  Reuma,  Catarro. 

Fò  s.  m.  Faggio.  T.  hot.  Fagtis  sylveslris.  Albero 
che  ha  il  tronco  diritto,  molto  grosso  che  si  eleva 
a  grande  altezza,  molto  ramoso,  con  la  scorza 
unita,  di  colore  grigio,  i  rami  pendenti  nella 
gioventù,  le  foglie  alterne,  appuntate,  acute,  un 
poco  dentale,  ondale,  i  fiori  verso  le  estremità 
de'  rami.  Fiorisce  dall'aprile  al  maggio,  ed  è  in- 
digeno ne'  luoghi  montuosi. 

Fò  s.  m.  Remore:  Suono  disordinato  e  incomposlo, 
indistinto  e  prolungalo,  e  dicesl  comunem.  del 
fracasso  che  fanno  le  mine  scoppiando  e  le  ar- 
tiglierie sparando. 

—  d5  tron;  Schianto. 

S  Fa  fò;  Grillettare,  Friggere,  dicesl  dell'Acuto 
romoreggiare  de'  liquidi  prima  che  sorga  il  bol- 
lore: A  pùgnatta  afa  fò;  La  pentola  grilletta. 
Il  —  Frullare:  Il  romoreggiare  che  fanno  i  vola- 
tili coll'ale  levandosi  da  terra. 

Fòa,  s.  f.  Favola:  Cosa  inventata  o  fìnta  a  simil. 
del  vero  per  ammaestramento  o  per  ricreazione. 
«  Favola,  per  Falsa  narrazione  o  Cosa  falsa,  inven- 
tala per  ingannare  o  per  deridere  alcuno;  Fola, 
Fiaba,  Frottola,  Fandonia,  ecc. 

~  dS  bestenlo;  Favola  o  Canzone  dell'uccellino  V. 
'    Bestento. 
S  Chi  conta  de  foe;  Favolatore,  Favoleggiatore.  - 

FavolonCf  Chi  racconta  fiabe  e  bugie. 
S  CSntd  de  fòe ;  Favolare,  Favoleggiare:  Raccontar 
favole;  e  talora  Dar  parole,  cioè  Trattenere  e 
non  venire  a  fatti.  Lusingare  senz'effetto. 
S  Èse  a  fòa  da  cittce,  ecc.;  Esser  favola  al  po- 
polo. Essersi  reso  la  favola  del  popolo,  della 
città  e  simili,  vale  Esser  l'oggetto  della  derisione, 
dello  scherno,  de' motteggi  del  pubblico. 

Foee  s.  m.  Fata:  Donna  favolosa,  finta  immor- 
tale, di  gran  potenza  e  di  buon  genio,  che  s'in- 
troduce nelle  novelle  da  raccontarsi  a  veglia. 

Foa,xKii]ie  delPag-og-g-ia;  Cruna  del- 
.  l'ago:  Foro  nell' estremità  dell'ago. 

iPoapag-g-e  s.  m.  Forapaglie.  T.  ornit.  Sali- 
cariu  phragmitis.  Uccello  del  genere  delle  Silvie, 
che  ha  il  becco  nerastro,  le  penne  del  pileo 
nere,  marginate  di  lionato-verdastro;  quelle  della 
schiena,  delle  scapolari,  lionato-olivastre,  nera- 
stre sul  mezzo  ;  la  gola,  il  gozzo,  l'addome  e  il 
sottocoda,  di  color  bianco,  leggermente  ceciato; 
i  piedi  cenerino-olivastri.  Abita  sempre  nell'in- 
terno de' giunchi  e  de' paglioni;  molto  comune 
nel  settembre;  parte  ai  primi  d'ottobre  e  non 
ritorna  che  in  aprile. 

FodLcira  s.  f.  Fòdera,  Soppanno:  Quella  tela  o 
drappo  0  altra  simil  materia,  che  si  mette  dalla 
parte  di  dentro  de' vestimenti  per  difesa  o  per 
ornamento.  -  Il  soppanno  propriam.  è  La  parte 
della  fodera  che  guarda  il  petto  e  la  vita,  e  può 
comprendere  anche  l'imbottito;  ma  non  si  direbbe 
mai  soppanno  la  fodera  dappiede  al  vestilo. 

—  do  scàtoa;  Fodera:  Materia  rapportata  onde  son 
rivestite  interiormente  alcune  tabacchiere. 

—  dò  cappello;  Fodera:  Tessuto  per  lo  più  di  seta, 
con  cui  si  copre  internamente  il  cappello. 

Foddra  v.  a.  Foderare,  Soppannare  :  Metter  la 
fodera,  il  soppanno  a  checchessia  per  abbellimento 
0  rinforzo, 


S  Foddràse  n.  p.  Foderarsi,  figur.  e  in  m.  b.  vale 
Impinzarsi,  Empiersi  di  cibo. 
Foddretta  s.  f.  Fèdera:  Sopraccoperta  di 
panno  lino  o  simile,  fatta  a  guisa  di  sacchetto, 
nella  quale  si  mettono  i  guanciali;  dicesi  anche 
Federetla,  ma  è  voce  poco  usata. 
$  Leva  a  foddretla  a-i  oegé ;  Sfederare:  Cavar  le 

federe  dai  guanciali,  conlr.  d'Infederare. 
S  Mette  a  foddretta;  Infederare:  Mettere  i  guan- 
ciali nella  federa. 
Foddrinn-a  s.  f.  Anima:  Tutta  quella  parte 
dell'imposta  che  è  compresa  fra  i  baltitoj  (bat- 
tenti) e  le  spranghe,  siano  questi  due  o  più.  - 
Anima  liscia  dicesi  quella  che  è  calettata  al 
pari,  cioè  tutta  in  un  piano  coll'intelajatura;  Anima 
formellata,  quella  che  fa  risalto  o  incavo,  ri- 
spetto al  piano  dell'intelajalura. 
Foddro  s.  m.  Guaina,  Fodero  e  per  sìnc.  Fedro  : 
Strum.  di  cuojo  o  di  ferro,  entro  il  quale  stanno 
le  lame  della  spada,  della  bajonetla,  ecc. 
Fpddròix  p.  pass.   Foderalo,  Soppannato  V. 
Fuddrd. 
§  Avei  a  góa  fuddrd  de  lamma;  Essere  una  gola 
lastricata,  dicesi  a  Chi  inghiolte  con  ingordigia 
ogni  cosa  ancorché  bollente  senza  mostrarsene 
offeso. 
S  Éuggi  foddrce  de  carnesd;  Occhi  foderati  di  pro- 
sciutto V.  Éiiggio. 
Foesta  V.  Exilià. 
%  Foestàse  n.  p.  Latitare,  Nascondersi,  Celarsi,  e 
per  lo  più  per  qualche  delitto  commesso. 
Foesté  s.  m.  Forestiere  e  Forestiero:  D'altra 
patria,  D'altro  luogo  che  di  quello  dove  un  si 
ritrova;  Straniero. 
Il  Forestiero,  per  Ospite,  cioè  Quegli  che  vien  di 
fuori  di  casa  tua  ad  alloggiare  o  mangiare  teco. 
Foéta  s.  f.  Favoletta:  Favola  breve. 
F5ettà<  s.  f.  Scudisciata  e  Scurisciata  :  Colpo  dato 
collo  scudiscio. 
S  Dà  de  fòettce;  Scudisciare  e  Scurisciare:  Per- 
cuotere collo  scudiscio. 
Fòetto  s.  m.  Frustino  :  Bacchetta  ricoperta  di 
strisce  sottili  di  pelle,  di  cui  si  servono  i  ca- 
valcanti per  toccar  il  cavallo  ;  allrim.  Scudiscio 
e  Scnriscio. 
Il  Palloncino:  Arnese  fatto  di  più  fili  d'ottone,  fer- 
matine i  capi  ad  un  corto  manico  di  legno,  con 
cui  si  sbatte  la  panna  per  farla  montare,  ovv.  a 
diguazzare  le  chiare  d'uova  per  farle  spumeggiare. 
Fog-lietto  s.  m.  Focherello,  Focolino  :  Piccolo 
fuoco. 
Il  Capannella  e  Capannello:  Radunanza  d'aomini 

discorrenti  tra  loro  in  luogo  pubblico, 
g  Fd  fóghetti;  Far  capannelle  o  capannelli:  Radu- 
narsi qua  e  là  uomini  a  discorrere. 
Fòg"lxista  s.  m.  Razzajo  :  Artefice  che  lavora 
razzi  ed  altri  fuochi   artifiziali  ;   dicesi   anche 
Fuochista. 
«  Fuochista:  Colai  che  è  addetto  ad  accendere  e  a 
regolare  il  fuoco  nelle  macchine  de' bastimenti  a 
vapore  e  delle  ferrovie. 
FSg'oa  s.  m.  Focolare  :  Luogo  nelle  case  sotto  il 
cammino,  dove  si  fa  fuoco  per  cuocere  le  vivande, 
F5g"òn  s.  ni.  Focone:  Nell'armi  da  fuoco  è  li 
luogo  dov'elleno  sono  forate  per  dar  loro  fuoco. 
I)  Focone  e  Cucina.  T.  mar.  Grossa  cassa  quadra, 
formata  di  due  pie  dritti  e  cinta  di  forti  tavole, 
che  serve  di  focolare  nelle  navi  per  fare  la  cucini. 


FON 


FON 


381 


Fog-oso  add.  Focoso,  Voemenle,  Impetuoso, 
Siibilano:  D'animo  caldo. 

FSin  s.  m.  Faina.  T.  zool.  ilartes  {dna.  Specie 
d'animale  mammifero  dell'ordme  de' Carnivori  ;  è 
della  grandezza  d'un  gallo  ;  il  suo  pelo  nereggia 
nel  rosso  ed  è  bianco  scilo  la  gola;  freqaenla 
le  abilazioni  e  penelra  ne'pollajc  ne' colombai 
e  mena  gran  strage. 
S  Euggi  de  fòin  o  affóince  V.  Euggio. 

Folletto  (Spirito);  Folletto:  Propriam.  Nomo 
degli  Spiriti,  che  si  credono  da  alcuni  che  sileno 
nell'aria  e  facciano  agli  uomini  degli  scherzi,  ver- 
sando talora  scrosci  di  riso. 
%  Folletti;  Balze:  Chiamansi  così  Le  cortine  che 

pendono  dentro  la  carrozza. 
S  0  l'è  un  folletto  ;  É  un  serpentello,  un  nabisso, 
un  fisltìlo,  un  diavoletto,  dicesi  di  Fanciullo  vivo, 
brioso  ed  astuto. 

Fomenta,  v.  a.  Fomentare,  Incitare,  Promno- 
vere,  Provocare,  Instigare. 

Fónda  v.  a.  Fondare:  Erigere,  Inslitnire  per 
la  prima  volta, 
n  Fondare,  figurai,  per  Fermare,  Collocare,  Stabilire 

su  checchessia  disegni,  speranze  e  simili. 
S  Fònddse  n.  p.  Fondarsi,  figurai.  Far  fondamento, 
disegno,  capitale  ecc.  di  alcuna  cosa  utile,  gio- 
vevole, con  animo  di  valersene. 

Fondamento  s.  m.  Fondamento:  Ciò  che 
serve  di  base  e  di  principale  sostegno;  e  figurai. 
Quello  su  cui  altra  cosa  posa  e  si  fonda;  Motivo, 
Cagione,  Ragione  determinante  ecc.,  onde:  Parla 
con  fondamento  ;  Parlare  con  fondamento  o  fon- 
datamente, cioè  Con  ragione,  ecc. 
n  Usato  nel  num.  del  più  Fondamenti  e  meglio 
Fondamenta:  Quel  muramento  sotterraneo,  sopra 
del  quale  si  posano  e  si  fondano  gli  edifizi. 
S  Fd  I /"cndaHien^/;  Fondamenlare:  Fare  o  Gi Ilare 
le  fondamenta. 

Fondato  s.  m.  Fondatore,  Istitutore  :  Colui  che 
fonda,  che  istituisce  (dà  principio  o  fondamento 
a  una  cosa). 

F^ndaziòn  s.  f.  Fondazione,  Fondamento: 
L'alto  di  fondare  (stabilire),  e  dicesi  di  Stabili- 
mento durevole  e  permanente, 
w  Fondazione,  si  dice  altresì  dell'Erezione  d'un  ospe- 
dale, d'un  canonicato,  d'una  cappellania,  d'un 
collegio  e  simile. 

Fónde  v.  a.  Fondere:  Struggere,  Liquefare  i 
metalli  mediante  il  fuoco. 

Fóndeas.  f.  Fonda  :  Dovizia,  Abbondanza,  Copia, 
Eccesso  di  checchessia;  e  comun.  dicesi  di  frulli 
e  di  fiori. 

Fóndeg-lxé  s.  m.  Vinajolo,  Vinattiere,  Cano- 
vaio :  Quegli  che  tien  bottega  o  magazzino  e  ri- 
vende il  vino  a  minuto. 

Fóndeg-o  s.  m.  Cànova:  Luogo  dove  si  vende 
il  vino  a  minuto.  -  Terzineria  dicono  i  Tose,  la 
Cànova  ove  si  vende  il  vino  a  terzini ,  cioè  a 
fiaschetli  che  han  la  capacità  d'un  terzo  del  fiasco 
comune;  Mescita,  la  Bottega,  ove  si  vende  il  vino 
a  bicchieri,  ed  anche  rosolii,  brodi,  zuppe  e  simili. 

Fonderia  s.  f.  Fonderia  :  Officina  dove  si  fon- 
dano i  metalli. 

Fóndetto  s.  m.  Dipanino,  Anima,  Fondello: 
Viluppelto  di  carta  o  di  cencio,  snl  quale  si  av- 
volge il  filo  per  formare  il  gomitolo. 
»  Fondo.  T.  gioiell.  La  parte  inferiore  del  castone 
quando  la  legatura  non  è  a  giorno. 


Il  Filondente  V.  Ba;tin  nel  2"  significato. 
Fondenr  V.  Fóndita. 
Fóndita  s.  f.  Fusione:  L'atto  o  L'effetto  del 

fonditore,  Liquefazione  di  ciò  che  si  fonde. 
Fónditò  s.  m.  Fonditore:  Colui  che  fonde  i 
metalli  per  farne  monete,  artiglierie,  campane, 
caratteri,  ecc. 
Fóndo  s.  m.  Fondo:  La  parte  inferiore  di  chec- 
chessia, e  specialm.  delle  cose  concave:  Fondo  da 
bette,  da  pùgnatta,  dò  bastimento,  ecc.;  Fondo 
della  botte,  della  pentola,  del  bastimento,  ecc. 

it  Fondo,  per  Centro  o  La  parte  piìi  intima,  la  più 
celata  di  checchessia:  In  tò  fóndo  dò  chèa;  Nel 
fondo  del  cuore. 

«  —  Parlandosi  di  luogo,  dinota  La  parte  più  lon- 
tana, più  remota,  ed  anche  la  meno  frequentala: 
In  fóndo  da  stradda,  In  t'ùn  fóndo  de  prexòn  ; 
In  fondo  alla  strada.  Nel  fondo  d'un  carcere. 

n  —  per  L'essenziale,  Il  capo  principale,  II  punto 
d'un  affare,  d'una  lite,  ecc. 

n  —  Nella  Pittura  dicesi  II  campo  in  cui  sono  gli 
oggetti  d'un  quadro. 

—  da  scàtoa;  Fondo  della  tabacchiera:  Tutla  la 
parte  inferiore  della  scatola,  nella  quale  è  con- 
tenuto il  tabacco.  -  Fóndo  dicesi  anche  il  Disco 
inferiore  della  scatola,  esclusa  la  fascia. 

—  de  cascia;  Fondo  di  cassa:  Danaro  che  si  ha 
in  serbanza  nella  cassa  per  usarne  ne'  bisogni 
straordinarii. 

—  di  diamanti;  Fondo  de' diamanti  :  Quell'appa- 
renza che  sembra  rifletta  la  vista  di  chi  vi  si  af- 
fissa ;  ed  altresì  La  loro  profondila  e  grossezza. 

—  dò  cappello;  Cucuzzolo:  La  parie  superiore  del 
cappello. 

—  dò  ma;  Fondo  del  mare:  La  superficie  della  terra 
sotto  l'acqua  del  mare.  Coll'aggiunto  di  Buono 
0  Cattivo,  serve  a  dinotare  che  la  qualità  della 
terra  sotto  il  mare  è  capace  o  no  di  ritener, 
l'ancora. 

—  dò  sciùscetto;  Fondo  del  manticetto:  Il  palco 
(tòa)  inferiore  dello  stesso. 

%  Fóndi;  Fondi,  Beni  slabili,  Poderi,  Capitali, 
n  —  di  càsoin,  de  braghe,  ecc.;  Fondi  de'  calzoni, 

delle  brache  e  simili  vestimenti,  si  dice  Quella 

parie  che  alla  forcalura  dell'uomo  corrisponde, 
n  —  d'ùnn-a  caso,  d'un  palasso;  Sotterranei,  e 

comunem.  in  Toscana  Fondi  :  Luoghi  sotterranei 

e  molto  interni,  come  cantine,  ecc. 
S  A  fóndo  m.  avv.  A  fondo,  Affondo,  Nel  fondo, 

conlr.  di  A  galla. 
S  Andd  a  o  a-o  fóndo;  Andare  a  fondo  o  al  fondo 

0  a  picco,  vale  Affondare,  Sommergersi, 
n  —  a-o  fóndo  d'ùnn-a  cosa;  Andare  al  fondo  di 

una  cosa,  metaf.  vale  Andarne  alla  radice,  Vo». 

lerne  sapere  il  vero,  Approfondirla. 
S  Da  cimma  a  fóndo  \.  questa  voce  alla  sua 

sede  alfab. 
S  Dà  fóndo;  Dar  fondo,  Fondeggiare,  Gittar  l'an- 
cora. T.  mar.  11  fermarsi  le  navi  sull'ancora. 
§  £se  de  bón  fóndo;  Esser  di  buon'  indole,  di  buon 

carattere. 
S  Manìa  a  fóndo;  Mandare  a  fondo  o  a  picco, 

vale  Affondare,  Sommergere. 
S  Non  aveì  ni  fin  e  ni  fóndo;  Non  aver  né  fine, 

né  fondo,  vale  Essere  immenso,  non  compreso 

da  termine  alcuno. 
S  O  daeiva  fóndo  a  un  Slato;  E'  darebbe  il  fondo 

ad  una  nave  di  sughero.  Dettato  che  dieesi  d'no 


382 


FOÈ 


FOR 


grande  scialacquatore,  cioè  Glie  metterebbe  in 
fondo  una  nave  falla  o  carica  di  sughero  (natta), 
che  por  natura  sta  sempre  a  galla  e  non  può 
affondare. 

§  0  móndo  5  l'è  riòn'o,  chi  no  su  navegà  va  a-o 
fóndo;  Il  mondo  è  un  coso  tondo  che  rullando 
va  da  sé,  e  chi  svia  la  strada  precipita.  Prov. 
facile  ad  ogni  intelligenza. 

§  0  rùxenlà  5  tócca  5  fonilo  ;  II  socchio  rade  il 
fondo  del  pozzo,  La  candela  si  spegne,  Siamo 
al  fondo  del  sacco:  Dettato  prov.  che  vale  Essere 
quasi  in  rovina,  Aver  più  poco  da  spendere. 

§  Savet  ùnn-a  cosa  a  fondo;  Saper  una  cosa  a 
fondo,  figurai,  vale  Saporla  bene,  Averne  perfetta 
nozione. 

§  Sia  a-o  fóndo;  Slare  a  o  al  fondo:  Non  gal- 
leggiare. 

§   Vedde  ó  f'mdo  a  ùnn-a  cosa;  Dar  fondo  a  chec- 
chessia, vale  Dissiparlo,  Mandarlo  a  male,  Finirlo. 
Fond-ua  s.  f.  .  .  Crema  fatta  con  cacio  dolco, 
stemperato  e  cotto  con   acqua  e  tuorli  d'uova; 
delta  dal  Pananti  Cacio  imperio,  e  da'Francesi 
Fondite  o  Crème  au  fromage. 
Fon<iùag',g"ia  s.  f.  Fondigliuolo  e  Fondimo: 
Propriam.  Q^iel  po' di  liquore  che  rimane  in  fondo 
a'  fiaschi,  bicchieri  e  simili,  Rimasuglio  di  cose 
liquide.  -  Posatura,  Sedimento,  Fondata,  Fon- 
daccio, Feccia,  dicosi  Quella  parte  che  depon- 
gono in  fondo  al  vaso  le  cose  liquide.  Capomorto 
presso  i  Chimici  La  materia  che  rimane  ne'  vasi 
dopo  la  distillazione. 
Fontanèlla  s.  f.  F<!ntanella:  Nome  che  si  dà 
alla   Sommità  del  capo  de' bambini,  là  dove  si 
riuniscono  le  suture. 
Fontann-a  s.  f.  Fontana  e  Fonte:  Luogo  dove 

scaturiscono  le  acque. 
Forag-gria  v.  n.  Foraggiare.  T.  milit.  Andare 

al  foraggio  V.  Foraggio. 
Forag-gio  s.  m.  Foraggio.  T.  milit.  Vetto- 
vaglia, e  in  generale  Provvisione  di  paglia,  fieno 
e  simili  ad  uso  di  alimentar  le  bestie. 
Forca  s.  f.  Forca  :  Patibolo  dove  s'impiccano 
por  la  gola  i  malfattori;  e  talvolta  si  usa  Forche 
nel  nnm.  del  più. 

8  Accianlà  e  fórche;  Drizzare,  Rizzare  o  Piantar 
le  forche. 

g  Faccia  de  forca;  Faccia  di  boja,  ^  iso  d'impic- 
cato V.  sotto  Penlin  de  fórche. 

%  Manda  in  scè  fórche;  Mandare,  Raccomandare 
alle  forche:  Va  in  sce  fórche;  Va  alle  forch\ 
Maniera  imprecativa  e  d'abborrimento,  con  cui 
si  licenzia  o  si  discaccia  altrui. 

S  Pcndin  da  fórche;  Forca,  Avanzo  di  forca,  Im- 
piccalojo.  Capestro,  dicosi  di  Giovine  furfante 
che  merita  e  che  è  in  età  d'essere  impiccato. 

S  f  escio  fórca;  Pesce  forca.  T.  ittiol.  Peristedion 
cataphractum.  Pesce  somigliante  moltissimo  al 
Triglo  Capone,  ma  che  ha  il  muso  terminante 
con  due  ossa  lunghe  e  piatte,  ('i  cui  il  complesso 
somiglia  non  poco  ad  una  forca.  Abita  noi  mar 
Mediterraneo  e  in  quello  che  bagna  le  Moiucche. 
Da  alcuni  chiamasi  Pesce  Cornetta. 
Fórca  s.  f.  Forcata:  Tanta  paglia,  fieno  e  sim. 
quanta  sostiene  e  leva  in  un  tratto  una  forca  o 
forcone. 
Fòrcaftjera  s.  f.  Forca,  Bidente.  7".  contad. 
Asta,  in  cima  alla  quale  è  fitto  un  ferro  con  due 
rcbbj  0  denti,  che  si  aguzzano  e  piegano  alquanto 


e  si  adopera  da'  contadini  per  m  ttere  insieme  e 
rammentare  letame,  paglia,  fieno  e  simili  cose. 
Se  un  tale  strum.  ha  tre  rebbj  invece  di  due, 
diccsi  Forcone  o  Tridente. 

Forcella  s.  f.  Crocile.  T.  funaj.  É  un  Palo 
alto  circa  un  uomo,  con  in  cima  una  traversa, 
sulla  cui  parie  superiore  son  piantali  vertical- 
mente, a  eguali  distanze,  alcuni  pinoli  o  anche 
chiodi.  In  ogni  scalo  ove  si  fabbricano  cordaggi 
sono  più  crocili  a  convenienti  distanze,  e  tulli 
servono  a  mantener  separati  e  sollevati  da  terra 
i  fili  da  comporre  poi  i  legnuoli,  ecc. 

Fór^elli-an-a  s.  f.  Forcella  o  Sponderola  a 
forcella.  T.  legnaj.  Sorta  di  pialla  col  ferro  con- 
cavo, cioè  rientrante,  e  simile  incavatura  è  in 
tutta  la  lunghezza  della  faccia  inferiore  del  ceppo; 
serve  per  fare  i  bastoncini  delle  cornici. 

Forchetta  s.  f.  Forcina  o  Forcella  :  Spillo 
doppio,  piegato  a  guisa  di  mollette,  che,  appuntato 
ne'capelli,  serve  a  sostenere  i  ricciolini  alle  donne, 
ti  Forcella  :  Legno  biforcuto  a  uso  di  sostenere  al- 
bori, viti  ed  altre  piante;  altrim.  Broncone. 

—  da  carossa;  Forchetto:  Lungo  pezzo  di  legno 
armato  di  due  punte,  attaccato  alle  stanghe  della 
carrozza,  il  quale  si  manda  giù  nelle  salite,  ac- 
ciocché non  possa  dare  indietro. 

—  dò  guanto;  Linguella  :  Striscetta  cucila  lateral- 
mente a  ciascun  dito  del  guanto,  tranne  il  pollice. 

%  Parla  in  punta  de  forchetta;  Parlare  in  punta 
di  forchetta,  cioè  Leccatamente,  Affettatamente, 
Scegliere  in  parlando  le  voci  e  i  modi  più  squi- 
siti, il  che  rasenta  od  è  affettazione. 

Fòrchin.  s.  m.  Fòrcolo:  Strum.  villereccio,  e 
sembra  dimin.  di  Forca  V.  Fórcafcera. 

Forcina  s.  f.  Forchettata  :  Quanto  si  leva  dal 
piattello   in   una  sola  volta  colla  forchetta  V. 
Fòrcitin-a. 
«  Talora  vale  Colpo  di  forchetta. 

Fòr^inn-a  s.  f.  Forchetta  e  Forcina  :  Quel 
piccolo  strum.  d'argento  o  d'altro  metallo  (e  ta- 
lora di  legno)  con  rebbj,  che  più  comunemente 
diconsi  Punte,  col  quale  s'infilza  la  vivanda,  che 
si  vuole  con  pulitezza  portare  alla  bocca. 
S  Denti  da  fòrcinn-a;  Punte  V.  Dente. 
S  Mdnego  da  fórcinn-a;  Manico  della  forchetta, 
non  già  Còdolo,  come  da  alcuni  viene  erronea- 
mente dello,  essendo  propriam.  questa  la  parte 
del  coltello,  del  forchettone  o  d'altro  strum.  in 
asta,  che  si  ferma  nel  manico. 
§  Stàccio  de  fórginn-e;  Forchettiera. 

Forgino»,  s.  m.  Forchettone:  Quella  forchetta 
grande,  per  lo  più  a  due  sole  punte,  che  serve 
a  tener  fisse  le  grosse  vivande  che  debbon  ta- 
gliarsi col  trinciante. 

FòrfV>a  s.  f.  Fórfora  e  Fórfore  :  Escremento 
secco,  bianco  e  sottile  che  si  genera  nella  cute 
del  capo  sotto  i  capegli;  dicesi  anche  Forforag- 
gine,  ma  è  meno  usato. 

Fórg-lxista  V.  Fóghista  nel  1"  significato. 

FSrg-òn  s.  m.  Forgone.  Voce  dell'uso:  Specie 
di  carro  coperto,  a  due  o  a  quattro  ruote,  che 
si  usa  specialm.  fra  gli  eserciti  per  trasportare 
robe  di  qualche  valore;  allrim.  Carrettone. 

Foi'nia  s.  f.  Forma  :  Strutlura  propria  d'un  corpo, 
n  Forma,  per  Immagine,  Sembianza,  Aspetto,  Fi- 
gura; Regola,  Stile,  Ordine;  Maniera,  Guisa, Modo. 
H  —  Modello,  Archetipo,  Stampa,  Cavo;  e  presso 
ì  Gettatori  Plasma,  cioè  Modello  in  cui  gettasi 


vou 


voti 


383 


qnalche  metallo  o  altra  materia  scorrente  da  in- 
durarsi, modellarsi  e  ricevere  figura. 

—  da  bonetti;  Forma  da  budini,  e  nell'uso  Budiniera. 

—  da  fa  ó  formaggio;  Cascino:  Quel  vaso  o  cer- 
chio di  legno  o  d  altra  materia,  per  lo  piti  ritondo, 
in  cui  si  mette  la  parte  caseosa  del  latte,  perchè 
si  prosciughi  e  prenda  la  consistenza  del  cacio. 

—  da  fa  5  pappe;  Forma.  T.  di  cari.  Cassetta  qua- 
drangolare, lunga  e  larsa  quanto  il  foglio  di  carta 
che  vi  si  vuol  fabbricare. 

—  do  gelatinn-e;  Compostiere  e  Compostiera. 

—  da  gobdletti;  Cappelletto  o  Forma  da  pasticcini. 

—  da  scarpe;  Forma  da  scarpe  :  Pezzo  di  legno 
foggiato  a  modo  di  piede  umano,  e  su  cui  si 
cuce  e  si  lavora  la  scarpa.  Ce  n"ha  d'un  pezzo 
e  di  due  pezzi. 

Forma,  v.  a.  Formare:  Dare  la  forma  o  l'es- 
sere, Creare  o  Fabbricare. 

«  Formare,  per  Comporre,  Ordinare  checchessia. 

„  _  per  Produrre,  Concepir  nella  mente  :  Forma 
un  progetto,  un  disegno;  Formare  un  progetto, 
un  disegno  e  simili. 

S  Formóse  n.  p.  Formarsi,  Generarsi,  Esser  pro- 
dotto; e  talvolta  per  Concepire,  Immaginarsi. 

»  Formarsi ,  figur.  dicesi  del  Corpo  de'  giovanetti 
e  delle  donzelle,  quando  nel  crescere  comincia 
a  prendere  la  forma  dell'età  adulta.. 
Formag-g-etta  s.  f.  Caciuola  :  Cacio  pic- 
colo, ordinariam.  schiacciato  e  di  forma  tonda, 

»  Caciotta:  Sorta  di  gelalo  forte  fatto  a  foggia  di 
una  caciuola. 

«  Pomo  dell'albero.  T.  mar.  Quel  pomo  di  forma 
ritonda  e  schiacciata  che  si  mette  alia  testata 
dell'albero. 

—  fresca  0  mollunn-a;  Cacctlo,  Caciolino:  Piccolo 
cacio  fresco. 

S  Formaggette  de  càusa  da  brùxd  ;  Formelle  :  Son 
Ceiii  panirci  tondi  e  piani  fatti  della  corteccia 
polverizzala  della  quercia  o  del  cerro,  la  quale, 
dopo  che  ha  servito  alla  concia  del  cojame,  e 
tuttora  molle,  vien  ridotta  in  forme,  come  quelle 
del  cacio,  d'un  palmo  di  diametro,  grosse  circa 
due  dita,  le  quali  servono  ad  ardere,  atte  spe- 
cialmente a  conservar  lungamente  il  fuoco. 

Foimiag'g'ia.  s.  f.  Cacio:  Una  grossa  forma 
di  cacio. 

Formag-g-ia  s.  m.  Pizzicàgnolo,  Pizzicajuolo: 
Colui  che  vende  roba  che  pizzica  e  stuzzica,  come 
cacio,  salame,  salume  ed  altri  comangiari;  altrim. 
Pizzicarolo,  Pizzicherolo,  Lardajuolo,  e  nell'uso 
Salumaio.  -  Caciajuolo  dicesi  Colui  che  va  ven- 
dendo cacio  attorno. 

Formaggio  s.  m.  Cacio,  antic.  Cascio  :  II 
latte  delle  pecore,  capre,  bufale  e  vacche,  ca- 
gliato, cotto  e  salato,  preparato  nelle  forme,  per 
lo  che  si  dice  anche  Formaggio. 

—  co-a  tà(jritna;  Cacio  che  fa  la  lagrima,  che  goc- 
ciola: Cacio  che  trasuda  quando  si  affetta,  e  questo 
trasudamento  grasso  è  indizio  di  bontà. 

—  co-t  grilli;  Cacio  inverminato  o  bacalo:  Cacio, 
in  cui  la  fermentazione  ha  fatto  schiuder  molte 
uova  di  moscherini,  donde  uscirono  bacolini  che, 
dai  salti  che  fanno,  da  noi  si  dicono  grilli  e  in 
qualche  paese  sdtceli  (corruz.  di  salterelli). 

—  co-i  éuggi;  Cacio  cogli  occhi  od  occhiuto:  Cacio 
serbevole,  nella  cui  pasta  son  molte  cavità  ton- 
deggianti. 

-—  ch'O  fa  a  f'ta;  Cacio  che  fila  o  che  fa  le  fila  : 


Cacio  che  scaldalo  al  fuoco,  o  posto  grattugiato 
sulle  vivande,  diventa  filamentoso. 

—  co  pessìyo;  Cacio  forte;  Cacio  che  abbia  acqui- 
stato sapor  piccante;  alirim.  Cacio  sappiente. 

—  co  scappin;  Cacio  sfracco  :  Quel  cacio  che  ha 
acquistalo  un  odore  disgustoso  somigliante  al  fe- 
tore che  produce  in  alcuni  il  sudore  de'  piedi. 

—  fresco;  Cacio  alla  stagione,  cioè  Di  fabbricazione 
quasi  recente.  Cacio  verdemezzo. 

—  gruttóu;  "Cacio  grattugialo  o  grattato. 

—  magro;  Cacio  sburrato  o  Cacio  baccellone. 

—  piaxentin;  Cacio  parmigiano  o  lodigiano,  e  da 
taluni  Cacio  piacentino.  E  qui  si  osservi  che  spesso 
il  cacio  trae  la  denominazione  particolare  dalla 
provincia  o  dallo  Slat»  ove  si  fabbrica;  così  di- 
ciamo Cacio  parmigiano  o  lodigiano,  Cacio  di 
Sardegna,  d'Olanda,  di  Chiavari,  ecc. 

—  sbrinso;  Sbrinzo  o  Cacio  sbrinzo:  Cacio  insa'ato 
che  si  fabbrica  a  Brienz  nei  Grigioni. 

—  scciazzo;  Cacio  senz'occhi  o  serralo:  Cacio,  la 
cui  pasta  è  compressa  e  senza  pori. 

—  téneo;  Cacio  tenero. 

S  Amannaìuan  ó  me  (evia  5  formaggio  d'in  scià 
mencstra  !  Oh  forse  ch'egli  rincarerà   il   fi  Ilo  ! 
Modo  di  dire  che  vale  Egli  mi  farà  il  peggio 
che  potrà?  e  usasi  dire  quando  non  si  teme  che 
altri  ci  possa  nuocere. 
S  Cazze  5  formaggio  in  sci  maccaroiìi;  Cascar 
il  cacio  su'  maccheroni,  Piover  lo  zucchero  sulle 
fragole,  Cascar  le  ulive  nel  paniere,  dicesi  prov. 
di  Alcuna  cosa  inaspettata,  sopraggiunta  a  gran- 
d'uopo. 
§  Cresta  do  formaggio  V.  Cròsta. 
5  Pan  co-i  éuggi,  formaggio  sens'éuggi,  vin  chi 

sàta  u-i  éuggi  V.  Éuggio. 
S  Pessd  de  formaggio;  Forma  dì  cacio,  e  anche 

assolutam.  Cacio. 
S  Fesso  de  formaggio;  Taglio   di   cacio:   Pezzo 
piuttosto  grosso  di  cacio  separalo  col  coltello  dalla 
forma.  -  Dicesi  Taglio  fresco  quello  che  fu  ta- 
gliato di  recente. 
S  Promet'u  ctù   formaggio   che  pan;  Frometler 
Roma  e  toma,  o  mari  e  monti,  vale  Prometter 
molte  e  grandi  cose. 
Formalitae  s.  f.  Formalìlà  :  Forma,  Maniera 
formale  espressa  di  procedere  nell'amministrare 
la  giustizia. 
I)  Formalità,  talora  dicesi  per  Cerimonia,  .\tli  di  re- 
gola od  officiosi  che  si  praticano  in  certe  solennità. 
Forma.lizzàse  n.  p.  Formalizzarsi,  Mara- 
vigliarsi, Stupirsi,  ed  anche  Scandalezzarsi. 
Formato  d-'ùn  lil3l>ro;  Sesto  d'un  li- 
bro: La  lunghezza  e  la  larghezza  d'un  libro;  che 
anche  dicesi  Forma  e  Formulo  d'un  libro. 
Forrua-zion  s.  f.  Formazione,  Formamenlo, 

Creazione,  Composizione. 
Formetta,  s.  m.  Formajo:  Artefice  che  fa  in 

legno  forme  da  scarpe  e  gambali  da  stivali. 
Formìgoas.  f.  Formica,  Formicola:  Piccolis- 
simo insetto  che  vive  l'inverno  sotterra  con  quello 
che  con  sollecitudine  raguna  la  state;  i  maschi 
e  le  femmine  hanno  le  ali  ;  le  così  dette  operajc 
ne  son  prive. 
§  Andd  co  passo  da  formìgoa;  Camminare  eoa 

estrema  lentezza. 
5  Ma  da  formìgoa;  Male  dell'asino.  T.veter.  Specie 
di  maialila,  che  viene  talvolta  nel  piede  de' ca- 
valli, ffl(\li,  asini  e  vacdie;  detta  altrim.  Tarlo 


384 


FOR 


FOR 


della  suola  o  deil'ungbia,  e  in  term.  scieuiìfico 
Necrosi  dell'unghia  o  della  suola  del  piede. 
»  .  .  .  .  Ulcere  di  diatesi  erpetica  che  si   ferma 

lentamente  nelle  orecchie  de'  cani. 
S  Tann-a  de  formìgoe;  Cova:  Bucheralfolo  dove 
s'annidan  le  formiche;  altrim.  Nido,  Tana. 

Formig-Oa  v.  n.  Formicolare,  Formicare:  Il 
muoversi  di  innumerevoli  oggetti  viventi  a  guisa 
del  brulicare  delle  formiche;  altrim.  Brulicare. 
Il  Formicolare,  Informicolare:  Il  sentirsi  in  tutta 
la  persona  un  formicolamento  fastidiosissimo  V. 
Formi  goamento, 

—  e  mòen:  Pizzicar  le  mani,  vale  Aver  prurito  di 
battere  o  Sla'-e  per  battere  una  persona. 

Fontiig-oameiito  s.  m.  Formicolio,  For- 
micolamento, Informicolamento,  Formicolazione: 
Sentimento  come  di  formiche,  le  quali  cammi- 
nassero dentro  le  membra. 

Fonnig-oasso  V.  sopra  Formi  goamento. 

Formi g-oinn-a  s.  f.  Formichella,  Formi- 
cuccia,  Formicu/za:  Piccola  formica. 

Forinola  s.  f.  Formola  e  Formula:  Modello 
d'un  atto  o  Modo  di  dire  stabilito  dalla  legge, 
dall'uso,  al  quale  è  d'uopo  o  è  solito  attenersi. 

Formixlàjo  s.  m.  Formolario  o  Formulario: 
Libro  contenente  le  regole  o  modelli  ovv.  certi 
termini  prescritti  e  ordinati  con  autorità  per  la 
maniera  e  forma  d'un  atto  o  di  stendere  un  istru- 
menlo,  come  contralti,  donazioni,  testamenti,  ecc. 

Fòrna  s.  m.  Panicuòcolo:  Quegli  che  per  me- 
stiere cuoce  il  pane  allrui,  cioè  per  ordine  di 
chi  gli  dà  la  pasta.  -  Fornajo  in  Firenze  è  Colui 
che  fa  il  pane  per  venderlo. 
S  Chi  7ion  ha  atro  che  un  pan,  5  fòrnd  ò  ghe 
5  brùxa  V.   Brùxà,  Pan. 

Fòrna  s.  f.  Fornata,  Infornala:  Tanto  pane  o 
allra  materia  quanto  può  in  una  volta  contenere 
il  forno. 

Fòrnacca  s.  f.  Fornello.  T.  contaci.  Specie  di 
capannnccia  fermata  col  terreno  del  campo  per 
ricuocerlo  e  purgarlo  dall'erbacce  mettendovi  il 
fuoco  sotto. 

Fòmaxa  V.  appresso  Fòrnaxe. 

Fórnaxe  s.  f.  Fornace:  Edifizio  murato,  nel 
quale  si  calcinano  le  pietre  e  si  cuocono  mattoni, 
embrici,  stoviglie,  ecc.,  ed  in- alcune,  di  foggia 
alquanto  diversa,  si  fondono  vetri,  metalli  ed  altro. 

—  da  càsinn-a;  Calcara,  e  dottrinalm.  Forno  cal- 
cinatorio. 

—  da  còppi;  Tegolaja. 

—  da  vcddri  ;  Vetraja. 

FSrnaxin  s.  m.  Fornaciaio:  Chi  fa  od  eser- 
cita l'arte  di  cuocer  nella  fornace  le  pietre  da 
calce.-  Mattoniere,  Fornaciaio  da  mattoni  ;  Con- 
^iatur  di  fornace,  Fornaciaio  che  lavora  nelle 
fornaci  del  vetro;  Stovigliajo,  che  fabbrica  o 
cuoce  stoviglie;  Tegolajo,  Fornaciaio  che  fa  tegole. 

Fornello  s.  m.  Fornello  e  comunem.  al  plur. 
Fornelli  :  Quelle  buche  quadrangolari ,  fatte  nel 
focolare,  le  quali  hanno  a  metà  della  parte  iuterna 
f^ssa  una  rote  o  graticola  di  ferro  por  porvi  il 
fuoco,  e  nella  parte  inferiore  rimangono  vuole 
per  ricever  la  cenere  che  casca  e  per  dare  l'aria 
necessaria.  -  Fornelli  dieonsi  anche  Quegli  arnesi 
di  ferro  fuso,  pure  a  quattro  facce  e  con  grati- 
cola di  ferro  che  si  fermano  sulle  dette  buch^. 

Fòrnetto  s.  m.  Fornellino:  Specie  di  vaso  ci- 
h'ndrico,  di  lamiera  di  ferro,  a  tre  «piedi  più  o 


meno  lunghi,  presso  il  cui  fondo  è  una  gratella 
orizzontale  che  regge  i  carboni  accesi,  per  to- 
stare il  caiTè  nel  tamburino  e  per  altri  usi  ;  nella 
fascia  del  fornellino,  tra  il  fondo  e  la  gratella, 
è  uno  sportello  con  usciolino  per  dar  aria  alla 
bragia. 
Fornì  v.  a.  Fornire,  Provvedere,  Munire,  Som- 
ministrare e  sim.:  Mi  l'ho  fòrnìo  de  tutto;  Io 
l'ho  fornito  d'ogni  cosa, 
n  Fornire,  per  Ornare,  Guarnire, 
n  —  per  Tralasciare,  Desistere,  Cessare  V.  Fini. 
S  Fòrnìse  n.  p.  Fornirsi,  Provvedersi,  Prendere 
checchessia   per  proprio  uso:  Me  són  fòrnìo  de 
boin  libbri;  Mi  sono  fornito  di  buoni  libri. 
Fornimento  V.  Finimento  ne'  suoi  vari  si- 
gnificali. 
FSrnitò  s.  m.  Fornitore:  Colui,  cui  per  appalto 
spelta  la  cura  di  provvedere  gli   eserciti  delle 
cose  necessarie  al   loro  mantenimento;  altrim. 
Provveditore,  Abbondanziere. 
FSrnitùa  s.  f.  Fornitura:  Nel  milit.  è  II  for- 
nire e  provvedere  gli  eserciti  delle  cose  neces- 
sarie al  loro  mantenimento,  il  che  si  suol  dare 
in  appalto. 
Forno s.  m.  Forno:  Luogo  di  figura  ritonda  fatto 
in  vòlta  e  con  apertura  semiovale  o  quadra,  che 
si  chiama  Bocca,  per  uso  di  cuocere  il  pane  od 
altro. 
0  Forno,  per  La  bottega  dov'è  il  forno. 
Il  —  Metaf.  e  nell'uso  d'cesi  di  Luogo,  ove  sia  gran- 
dissimo caldo. 
—  de  campagna;  Fornello  da  campagna:  Grossa 
teglia  di  ferro  a  due  palchetti,  con  coperchio  pure 
di  ferro,  da  cuocervi  paste  o  altro  come  in  un 
forno.  Il  fuoco  si  mette  nel  palchetto  di  sotto  e 
sopra  il  coperchio;  e  così  la  roba   da  cuocersi 
rimane  tra  due  fuochi,  e  viene  ben  rosolata. 
S  Ascàdd  0  forno;  Scaldare  il  forno. 
S  Bocca  do  forno;  Bocca  del  forno. 
S  Cian  dò  fórno;  Piano  del  forno. 
S  Fa;ro  dò  forno;  Tirabrace. 
8  Portello  dò  fórno;  Chiusino  V.  Serraggio. 
Forsa  s.  f.  Forza  :  Gagliardia,  Robustezza  di  corpo. 
Vigore,  Lena. 
it  Forza,  per  Potere,  Possanza;  Virili,  Valore, 
n  —  Metaf.  Balìa,  Dominio,  Potestà. 
«  —  per  Violenza. 

•I  —  per  Potenza  di  milizia  e  Potere  assolutamente. 
S  A  forsa  a  vinge  a  raxón;  La  ragione  non  ha 

luogo  contro  la  forza,  non  prevale  alla  forza. 
%  A  viva  forsa  m.  avv.  A  viva  forza,  A  marcia- 
forza,  Di  tutta  forza,  Con  vigore,  Con  tutto  il 
potere. 
S  Con  tutte  e  so  forse;  Coll'arco  e  col  midollo 
dell'osso.  Posto  avv.  vale  Con  tutto  il  potere. 
S  Mancamento  de  forse;  Prostrazione,   Abbatti- 
mento, Decadimento  di  forze. 
§  Perde  e  forse  ;  Smarrir  le  forze,  Mancar  le  forze  : 
Avere  prostrazione  di  forze,  Infralire,  Indebolirsi. 
S  Unn-a   cosa  pe  forsa  a  nò  va  ùnn-a  scorsa; 
Cosa  falla  per  forza  non  vale  una  scorza.  Prov. 
che  denota  Quel  che  è  fallo  per  forza  o  a  con- 
traggenio, non  vale  nulla  e  non  ha  merito  alcuno. 
Forsa  V.  Sforsd. 
Forsad.d.0  s.  m.  Forzato:  Chi  è  condannato 

a' lavori  forzati. 
Forse  s.  m.  Forziere  e  Forziere:  Sorta  di  cassa 
mollo  afforzata  per  custodire  «ose  di  pregio. 


FOR 


FOS 


385 


Forsellùo  add.  Forzalo,  Gagliardo,  Robusto  : 
Che  ha  molla  forza. 

§  Baròn  forsellùu;   Baron  forcellulo,  dicesi   dal 
popolo  fiorenl.  invece  di  Baron  cornuto  o  allra 
voce  men  onesla. 
Forte  s.  m.  Forte:  Il  migliore,  Il  nerbo  della  cosa. 

»)  Forle:  Posto  forlificalo  per  guardare  un  passo, 
un  silo,  una  ciltà. 

S  Èse  5  so  forte;  Essere  il  suo  forle,  si  dice  di 
Quella  cosa  dov'allri  faccia  la  miglior  prova:  A 
mùxica  a  l'è  ó  so  forte;  La  musica  è  il  suo  forte. 

S  In  lo  forte  da  stce,  da  raggia,  ecc.;  Nel  forle 

della  stale,  della  collera,  ecc.,  vale  Nel  maggior 

caldo  della  stale.  Nel  maggior  impeto  della  collera. 

Forte  add.  Forle:  Che  ha  forza j  e  si  eslejide 

così  alle  forze  dell'animo  come  a  quelle  del  corpo. 

it  Forte,  parlandosi  d'oggetti,  vale  Sodo,  Che  ha 
forza  di  poter  resistere. 

n  —  Aggiunto  di  vino  o  simili  liquori,  vale  Ge- 
neroso, Possente,  Gagliardo. 

—  cdmme  un  tran;  Alante  della  persona:  Che  ha 
forte  nerbo.  Forzuto,  Gagliardo,  Balioso. 

S  Spirito  forte;  Spirilo  forle,  dicesi  oggidì  d"Un 

libero  pensatore. 
Forte  avv.  Forte,  Fortemente,  Con  forza:  Quando 

vegnt,  sùnnce  forte;  Quando  venite,  suonale  forte. 
"  Forle,  per  Ad  alta  voce:  Se  no  parlce  ciii  forte, 

nò  v'intendo;  Se  non  parlate  pili  forte,  io  non 

v'  intendo. 
Fortessa  s.  f.  Fortezza,  anlic.  Tortura  :  Virlìl 

che  fa  l'aomo  forte  contro  gli  assalti  delle  av- 
versità. 
1)  Fortezza,  per  Saldezza,  Stabilità,  Fermezza  da 

poter  resistere  :  Fortessa  do  panno,  da  teja,  ecc.; 

Fortezza  del  panno,  della  tela  e  simili. 
M  —  per  Ròcca,  Cittadella,  Propugnacolo  fatto  con 

forle  muraglia  armala  d'artiglierie  per  difendere 

sé  e  per  tener  lontani  i  nemici. 
»  —  Nel  linguaggio  degli  Artisti,  Tntlo  ciò  che 

serve  a  maggiormente  assodare  o  fortificare  una 

cosa  acciò  resista  lungamente  all'uso  ed  agli  sforzi, 

cui  debb'essere  sottoposta. 
»  —  Presso  i  Libraj,  Quella  striscia  di  carta  che 

s' impasta  sopra  un  foglio  stracciato  o  consunto 

sulla  piegatura  per  renderlo  pili  saldo;  che  più 

comunem.  dicesi  Braca. 
Fortifica  v.  a.  Fortificare  :  Fare  maggior  forza; 

Afforzare,  Corroborare. 
n  Nel  iMilil.  vale  Render  forte  una  piazza  od  un 

luogo  qualunque  con  macchine,  opere,  armi,  genti, 

insomma  con  qualsivoglia  difesa. 

—  dsiéumago;  Fortificare,  Corroborare  lo  stomaco, 
Rinforzarlo,  Rinvigorirlo. 

S  Fortificdse  n.  p.  Fortificarsi  :  Divenir  forte  ;  ed 
anche  Munirsi,  Ripararsi,  Afforzarsi,  ecc. 

Fortificaziòu  s.  f.  Fortificazione,  Fortifi- 
camento: Opera  costruita  contro  i  nemici  a  difesa 
delia  città  o  del  campo. 

Fortin  s.  m.  Fortino:  Piccola  fortezza  isolata, 
od  allrim.  Opera  di  fortificazione  di  campagna, 
che  differisce  dal  Ridotto  per  la  maggiore  sua 
elevatezza. 

Fortó  s.  m.  Fortore  e  Forzore:  Sapore  forle, 
come  d'aceto,  d'agrumi,  di  cipolle,  ecc.;  ed  an- 
che Puzzo  che  ha  dell'acre  o  Odore  come  di 
cosa  inacetita. 

Fortùnn-a.  s.  f.  Fortuna  :  £ssere  immaginato 
dal  volgo,  ed  al  quale  esso  volgo  attribuisce  gli 


effetti  e  gli  avvenimenti  improvvisi,  inaspellali , 
contrarj  ancora  all'aspettazione  senza  cagione  ma- 
nifesta; quindi  si  prende  per  Avvenimento  inde- 
terminato, 0,  come  dicono  i  filosofi.  Contingenza, 
Caso,  Avventura,  Sorte. 

Il  Fortuna,  per  Avvenimento  buono  e  felice;  e  io 
senso  opposto  Avvenimento  cattivo,  Caso  avverso, 
Sfortuna,  Disgrazia,  Disavventura,  Infortunio. 

I)  —  per  Beni  di  fortuna.  Facoltà,  Ricchezze,  ma 
usasi  raramente. 

§  À  fortùnn-a;  A  o  Alla  fortuna,  A  o  Alla  sorte, 
A  caso,  A  bandiera. 

%  A  fortùnn-a  a  va  e  a  ven;  La  fortuna  in  an 
punto  e  parte  e  torna.  La  fortuna  fa  dei  saliscendi. 
Fallace  fortuna  dà  e  toglie.  Prov.  di  chiaro  signif. 

g  A  fortùnn-a  se  a  femmo  da  noi;  Ciascuno  è 
fabbro  della  sorte  sua.  Ognuno  a  sé  di  sua  for- 
tuna é  fabbro. 

g  A  sto  mondo  ghe  véu  fortùnn-a;  Fortuna  e 
dormi,  Chi  ha  da  aver  bene,  dormendo  gli  viene, 
L'uomo  ordisce  e  la  fortuna  lesse.  Assai  ben  balla 
cui  fortuna  suona.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  Fd  fortùnn-a;  Far  fortuna.  Guadagnare,  Ar- 
ricchire. 

1»  —  a  fortùnn-a  d'ùnn-a  persónn-a;  Far  la  sorte 
d'uno  0  a  uno:  Dargli  stalo,  Avanzarlo  in  dignità 
0  ricchezza. 

g  Fortùnn-a  che  ;  Fortuna  che ,  Sorte  che ,  Per 
buona  sorte  che,  Buon  per  me. 

g  Portò  fortùnn-a  ;  Avventurare,  Prosperare,  Fe- 
licilare,  Forlunare  (usali  altiv,):  Arrecar  fortuna. 

g  Sensa  un  pò  de  fortùnn-a  no  se  fa  ninte;  Senza 
beneficio  di  fortuna,  e'  non  si  fa  alcuna  cosa  di 
bene;  i  Siciliani  dicono  Ci  vuol  fortuna  sino  a 
friggere  le  uova. 

%  Tegni  a  fortùnn-a  pe-i  cavetti;  Tener  la  for- 
tuna pel  ciuffello,  si  dice  di  Colai  a  cai  tutte  le 
cose  vadan  prospere. 
Fortùnòu.  V.  Afforlùnóu. 
"Fòscia;  Forse,  e  men  comunem.  Porsi.  Avv. 

di  dubbio. 
Fóscina  s.  f.  Fiòcina.  T.  pese.  Slrum.  di  ferrò 
a  guisa  di  tridente,  con  cinque  o  selle  denti  o 
lunghe  punte  d'acciajo,  ciascuna  delle  quali  ha 
una  barbuccia  a  foggia  d'amo,  quale  slrum.  si 
adalla  ad  una  lunga  asta  di  legno  e  serve  a  col- 
,       pire  e  prendere  i  pesci  che  vengono  alla  super- 
ficie del  mare;  dicesi  anche  Peltinella. 
Fòscina  s.  f.  Colpo  di  fiòcina. 
Fossa  s.  f.  Fossa,  Buca:  Luogo  cavalo  o  Aper- 
tura in  checchessia,  comunem.  piìi  profonda  che 
larga  o  lunga. 

1)  Fossa,  per  Sepoltura. 

g  Aveì  i pé  in  tu  fossa;  Avere  il  pie  nella  fossa, 
vale  Essere  presso  a  morie.  ^ 

$  Fd  e  fosse  pe-a  vigna;  SoggroUare:  Lavorar  le 
fosse  per  piantarvi  le  vili,  aggrottando  la  terra, 
lasciandovela  a  ciglione. 
Fossetta  s.  f.  Fossetta,  Fosserella,  Fossicino, 
Bucherella,  Buchetta:  Piccola  fossa  o  buca. 

—  de  inasche;  Pozzetta:  Avvallamento  che  si  fa 
nelle  gote  nell'atto  del  ridere. 

—  do  mento;  Galcsino.  Voce  dell'uso  toscano. 

g  Zùgd-  a-e  fossette;  Fare  alle  buche  o  Giocare 
alle  buchelle:  Giuoco  fanciullesco  che  si  pratica 
facendo  diverse  buche  in  terra,  per  Io  più  in 
numero  di  cinque  o  sette;  quindi  ciascuno  fra 
i  giuocator/  mette  una  somma  eguale  nella  buca 


Casaoou,  Dizionario  Oenovese-Italiano. 


Ufi 


386 


FRA 


FRA 


di  mezzo,  e  da  una  determinata  distanza  lancia 
una  pallottola,  la  quale  se  va  a  fermarsi  nella 
buca  di  mezzo,  vince  tutto  il  denaro  degli  altri; 
se  poi  va  in  Una  delie  buche  laterali,  vince  sol- 
tanto la  somma  sborsata.  Fassi  questo  giuoco  an- 
che con  nòccioli  invece  di  danari. 

Fosso  s,  m.  Fosso:  Fossa  grande, 
I)  Fosso,  nell'Archit.  milit.  dicesi  Lo  scavamento 
di  terreno  che  si  fa  all'intorno  d'una  fortezza 
tra  la  scarpa  e  la  controscarpa,  e  ai  fianchi  e 
sulla*  fronte  d'altre  opere  di  fortificazione  per 
impedire  l'accesso. 
S  Chi  l'ha  dall'osso  o  porta  a-o  fosso;  Il  lupo 

cangia  il  pelo,  ma  non  il  vizio  V.  Osso. 
§  Sia  a  cavallo  do  fosso;  Essere  o  Stare  a  ca- 
vallo del  fosso,  vale  Esser  pronto  a  più  partiti. 

**F'ossoéta,  V.  sopro  Fossetta. 
Fossóu.  s.  m.  Fossato:  Piccolo  torrente. 
§  /  fossoeì  no  s'impan  de  ròzd;  I  pozzi  non  si 
empiono  di  rugiada  V.  Rózd. 

**Fótte  V.  a.  Cacciare,  Balzare,  Ficcare.  Modo 
basso:  L'han  fòtfùo  fcua  de  casa;  Lo  caccia- 
rono fuori  di  casa.  Te  fólto  zù  do  barcón;  Ti 
balzo  giii  dalla  finestra.  Te  fóttiàn  in  prexdn; 
Ti  ficcheranno  in  domo  Petri  (cioè  in  prigione). 

—  6  can  V.  Can. 

—  ùnn-apersònn-a;  Frecciare  :  Richieder  or  questo 
or  quello  che  li  presti  danari,  con  animo  di  non 
lì  rendere,  o  Levar  di  sotto  denari  ad  alcuno  con 
arti  sottili  e  furbesche;  che  anche  dicesi  Dare 
la  freccia. 

§  Fóttise  d'ùnna  cosa  o  persònn-a;  Infischiarsi 

d'una  cosa  o  persona  V.  Imbrignàse. 
%  Follisene;  Farla  bene.  Essere  in  buono  stato, 
Godere:  0  se  ne  fótte;  Egli  gode,  Egli  è  in 
buono  stato. 
§  Vatt'a  fd  fótte;  Va  al  diavolo,  Va  alla  malora. 

FSttezzo  s.  m.  Imbroglio,  Intrigo,  Viluppo. 

n  Bottello.  T.  stamp.  Cosi  chiamano  gli  Stampat. 

Ogni  breve  lavoro  di  composizione  tipografica  che 

non  formi  pagina  intiera ,  e  perciò  sia  da  esser 

impresso  in  un  sol  botto,  cioè  una  sola  tirata. 

Fóttifig-ùa  f.  s.  Figuraccia,  Trista  figura,  onde: 
Fa  ùnn-a  fóllifigùa;  Far  una  figuraccia ,  vale 
Far  cosa  da  arrossire,  da  rimaner  con  vergogna. 

Fóttig-nin  s.  m.  Frùgolo,  Frugolino,  Frugo- 
letto,  dicesi  a  Fanciullo  che  non  istà  mai  fermo, 
e  che  vuole  frugare  e  veder  per  tutto. 

FSttre  I  interj.  Cospetto  !  Capperi  !  Càppita  ! 
Corpo  della  luna  !  Corpo  di  diànora  !  Per  bacco  ! 
Per  dinci! 
1)  Usato  come  sost.,  vale  Niente,  Nulla:  A  nò  va 
un  fòltre;  Non  vale  un  cavolo,  un  lupino,  un 
frullo,  un  fico  secco,  cioè  Niente  affatto. 

Fóix  s.  m.  Falò:  Fuoco  di  stipa  o  d'altra  materia, 
che  faccia  gran  fiamma  e  presta,  e  accendesi  per 
lo  più  in  segno  d'allegrezza;  dicesi  anche  Ca- 
pannuccio. 

Fracassa,  s.  f.  Fricassèa:  Sorla  di  vivanda 
fatta  di  cose  fagliate  a  pezzetti  e  cotta  in  istufato. 

—  de  pugni;  Rifrusto,  Carpicelo  di  pugna,  cioè  Una 
buona  quantità  di  pugna. 

Fracassa  v.  a.  Fracassare,  Sfracassare,  Sfra- 
cellare, Sfragellare:  Rompere  in  molti  pezzi,  cioè 
Quasi  interamente  disfare,  infrangendo. 
%  Fracassdse  un  brasso,  ùnn-a  gamba;  Sciuparsi 
un  braccio,  una  gamba. 
Fracasso  s.  m.  Fracasso,  Rumore,  Strepilo; 


Chiasso,  Baccano,  Schiamazzo;  Rombazzo,  Fra- 
gore, Frastuono. 

Fracandò  V.  FricanJò. 

FracandLoliM.  V.  FricandoUn. 

Fracco  s.  m.  Fiacco,  Rifrusto,  Rovescio,  Carico: 
Buona  quantità,  e  interìdesi  sempre  di  legnale, 
di  bastonate. 

Fraclx  s.  m.  Soprabito  V.  Marscinn-a. 

Fradellansa  s.  f.  Fratellanza,  Affratellanza  : 
Dimestichezza  fralellevole.  Intrinsichezza  quasi 
fraterna. 

FradLellin  s.  m.  Povero:  Che  ha  scarsità  e 
mancamento  delle  cose. 

Frses.  m.  Fratello:  Nome  correlativo  di  maschio 
tra  i  nati  da  un  medesimo  padre  e  da  una  me- 
desima madre;  che  anche  si  dice  Germano  o 
Fratello  carnale. 
Il  Fratello,  per  Compagno,  Amico,  Prossimo:  Frce 
cài,  ve  domando  scùza  se  ecc.;  Cari  fratelli,  vi 
chieggo  scusa  se  ecc. 
I)  —  per  Simile  :  Semmo  tutti  frce  davanti  a  Dio  ; 

Dinanzi  a  Dio  noi  slam  tulli  fratelli. 
"  Fra,  presso  i  Monastici  è  aggiunto  che  si  dà  ai 
laici  0  a  quei  professi  che  ancor  non  sono  or- 
dinali: Frce  Clemente,  Frce  Nicolla;  Fra  Cle- 
mente, Fra  Nicola. 

—  de  Iwte;  Fratello  di  latte.  Collattaneo,  cioè  Che 
fu  allattato  dalla  medesima  nutrice. 

* —  de  legno;  Fratello  uterino:  Quegli  che  sia  nato 
della  medesima  madre  e  di  diverso  padre. 

—  d'un  otojo,  ecc.;  Fratello,  e  più  comunem.  Con- 
fratello :  Ognuno  degli  ascritti  ad  una  slessa  con- 
fraternita 0  società  spirituale. 

—  Piggia;  Unguento  da  cancheri,  dicesì  d'Uno  che 
voglia  sempre  di  quel  d'altrui ,  e  non  mai  dar 
del  suo. 

§  Fd  frce  ùnn-a  persónn-a  V.  in  Fd. 

S  Fdladafrce;  Accoccarla,  Sonarla,  Barbarla,  vale 
Fare  star  uno  a  qualche  partito,  o  Far  qualche 
burla  0  scherzo  cattivo  a  persona  che  non  se 
l'aspetta:  0  me  l'ha  fceta  da  frw ;  E'  me  l'ha 
sonala. 

S  Frce  Piggia  ó  sta  in  convento  e  frw  Dà  5  no 
ghe  sta  drenlo;  Al  pigliar  si  va  a  nozze,  al  pagar 
si  va  al  mortorio.  Prov.  di  chiaro  significalo. 
Frag-ilitae  s.  f.  Fragilità,  Fragilezza,  ma  meno 
usalo,  Fralezza,  dicesi  di  Tutto  ciò  che  è  age- 
vole a  rompersi,  a  frangersi,  o  poco  atto  a  re- 
sistere. 

11  Fragilità,  figurai.  Debolezza  d'aiimo,  Proclività 
a  cader  in  fallo. 
Fraleggila  s.  f.  Arcidiavolo,  Fraggiracolo,  Fras- 
signuolo,  Giracelo,  Giragolo,  Legno  da  racchette, 
Loto  ciriegio,  Spaccasassi,  ecc.  T.  boi.  Celtis 
australis.  Albero  di  prima  grandezza,  con  foglie 
ruvide  e  appuntate.  Nasce  ne' luoghi  montuosi, 
dove  profonda  le  sue  radici  anche  fra  gli  strati 
e  fessure  delle  pietre  e  de'  massi.  Produce  pic- 
coli frutti  a  guisa  di  ciriege,  ma  con  poca  polpa. 
Il  suo  legno  è  tenacissimo  e  i  rami  pieghevoli 
e  resistenti.  Si  torce  bene  in  arco,  e  se  ne  fanno 
cerchi  da  carratelli,  racchette  da  giocare  al  vo- 
lano ed  altro. 
Framlboase  s.  f.  Lamponi:  Frutto  simile  alle 
more,  ma  di  colore  rosso-paonazzo,  prodotto  da 
una  pianta,  chiamata  da'Botan.  Rubus  idaeus, 
della  quale  se  ne  trova  delle  spinose  o  senza  spine; 
il  sapore  è  gratissimo.  Dal  frane.  Framboise. 


FRA 


FRA. 


3à7 


Firama/SS^n  s.  m.  Franmassone  e  Frammas- 
sone, Libero  muratore,  Franco  muratore:  Membro 
d'una  Società  grandemente  estesa,  specialm.  nello 
scorso  secolo,  ed  a  cui  furono  particolarmente 
attribuite  la  piiì  gran  parte  delle  rivoluzioni  che 
scoppiarono  in  Italia  ed  in  Ispagna.  Dal  francese 
Franc-macon. 

Framézo  prep.  Frammezzo,  In  mezzo,  Fra, 
Tra:  Fra  due  o  più  cose. 

Fi*a.iiiezzà  V.  Tramezza. 
S  Framezzàse  n.  p.  Frammettersi,  Frapporsi,  In- 
tromettersi, Interporsi:  Entrare  di  mezzo,  cioè 
Entrar  mediatore  o  mezzano. 

Fran^eize  add.  Francese,  Franzese,  Franco, 
Francesco,  Francioso;  l'ultima  voce  è  anliq.«:  Di 
Francia;  ed  usasi  anche  come  sost. 
%  A  franceize  m.  avv.  Alla  francese,  Francesca- 
mente,  Francesemente. 
S  Md  franceize;  Mal  francese,  Morbo  gallico,  Lue 
celtica. 

Francesismo  s.  ra.  Francesismo,  Gallici- 
smo: Locuzione  o  Voce  che  ritrae  dall'indole 
della  lingua  francese,  e  non  di  quella  in  che  si 
scrive  0  si  parla. 

Franchili  s.  m.  Susina  catalana.  T.  botan. 
Primus  catalanica.  Specie  di  susina  grossa,  ob- 
lunga, ovale  alla  cima  e  degradante  in  un  collo 
quasi  insensibile  verso  il  picciuolo.  La  sua  buccia 
è  coperta  interamente  d'un  verdastro  sudicio  che 
la  rende  opaca,  e  perciò  non  le  dà  aspetto  ben 
grazioso;  e  la  polpa  che  la  distingue  fra  la  mas- 
sima parte  delle  susine,  è  verde,  d'un  tessuto 
molle  e  gentile  e  d"un  sugo  abbondante  e  sapo- 
rito. Solita  maturare  dalla  metà  d'agosto  sino  ai 
primi  d'ottobre. 

Francliixe  s.  f.  Franchigia  :  Esenzione  da 
ogni  imposta  con  soprappiù  regalia  di  lire  due- 
centocinquanta, che  dal  sovrano  accordavasi  al 
padre  di  dodici  figli  viventi,  e  la  nascita  dell'ul- 
timo figlio  era  quella  che  ne  lo  francava. 

Francispag-na  s.  f.  Frangipana:  Sorta  di 
pomata  composta  di  varie  essenze  odorose.  Dal 
frane.  Frangipane. 

Franklin  s.  m.  Franklino  e  anche  Frankiina. 
Voce  d'uso  tose:  Specie  di  caminetto  molto 
sporgente  nella  stanza,  costruito  con  tre  o  quattro 
larghi  tambelloni,  e  fatto  in  modo  che  il  fumo 
ridiscende  e  scalda  prima  d'andarsene  per  un 
condotto  nella  gola  d'un  camino.  Vien  così  dello 
dal  nome  del  suo  inventore  americano. 

Franco  s.  m.  Franco:  3Ioneta  di  Francia,  di 
identico  valore  colla  lira  italiana. 

Franco  add.  Franco,  Sincero,  Schietto,  Inge- 
nuo, Leale. 
«  Franco,  Risoluto,  Ardito,  Coraggioso,  Senza  timore. 
it  —  Libero,  cioè  Esente  da  qualche  ulTìzio,  carica, 
gravezza,  vincolo,  soggezione  o  simili. 

—  de  porlo;  Franco  di  porlo,  dicesi  delle  lettere,  in- 
volli 0  sim.,  quando  sono  francati  da  chi  li  manda. 

—  e  libero;  Franco  e  libero:  Espressione  che  ve- 
desi  ordinariam.  apposta  nei  contralti  di  vendita, 
per  significare  che  i  beni  de'  quali  si  traila  sono 
esenti  da  qualunque  peso  o  ipoteca. 

%  Corpo  franco;  Corpo  franco,  si  dice  dei  Corpi 
di  soldati  formati  per  lo  piiì  deglindisciplinati, 
e  che  non  hanno  fallo  buona  prova  nei  reggi- 
menti, per  rimanervi  a  punizione,  essendo  le 
leggi  di  questo  corpo  severissime. 


S  Fàla  franca;  Farla  nella  V.  in  Fd. 

Francolin  s.  m.  Francolino.  T.  ornit.  Te- 
trao  lagopus.  Uccello  del  genere  de'Tetraoni, 
che  ha  la  piuma  molto  bella,  un  collarino  nota- 
bilissimo di  color  rancio  e  la  sua  grossezza  sor- 
passa alquanto  quella  della  pernice  grigia.  La  fem- 
mina è  un  poco  pili  piccola  del  maschio  e  i  co- 
lori della  sua  piuma  sono  più  deboli  e  più  variali. 
Annida  sulle  alte  montagne  sopra  Albenga,  verso 
il  Colle  di  Tenda,  ov'è  sedentario.  Dicesi  anche 
Pernice  di  montagna  o  alpestre. 

Franella  s.  f.  Flanella  :  Stoffa  di  lana  bianca 
fine  e  morbida  e  che  lien  mollo  caldo;  se  ne  fa 
generalm.  camiciuole  o  mutande;  altrim.  Frenella. 

Frang-ia  s.  f.  Frangia:  Guarnimenlo  all'orlo 
delle  tende  e  delle  vesti.  -  Pènero  dicesi  comu- 
nem.  in  Tose.  Qualunque  tessuto  sfilaccialo  che 
si  riduce  a  guisa  di  frangia,  come  sarebbe  quello 
degli  asciugatoi  (macramè),  de' tovaglioli,  delle 
fasce  de'  bambini,  ecc. 

—  a  vermini  o  a  giandette;  Frangia  a  grillotti  : 
Quella  frangia  che  invece  di  fiocchettini  ha  i  gril- 
lotti (vermini)  od  anche  legnetti  tornili  o  dorali 
ovv.  fasciati  di  fil  di  seta,  qualunque  sia  la  ior 
forma. 
§  Fa  de  frangie  a  un  discorso;  Far  le  frange: 
Aggiungere  al  discorso  cose  inutili  o  favolose; 
che  altrim.  dicesi  Cerrare,  Accerrare. 

Frang-ista  s.  e.  Frangiajo  e  nel  femm.  Fran- 
giaja:  Colui  o  Colei  che  fa  e  vende  frange. 

Franze  v.  a.  Frangere,  Infrangere  :  Macinare, 
Acciaccar  le  ulive  colla  màcina  per  trarne  l'olio. 
Il  Frangere  o  Rompere,  in  senso  neut.  dicesi  del 
mare  che  urta  e  si  rompe  contro  gli  scogli,  secche, 
spiagge  0  contro  se  slesso,  onda  su  onda  o  onda 
conlr'onda,  producendo  spuma,  marosi  e  cavalloni. 

Frangente  s.  m.  Frangente  :  Accidente  diflB- 
colloso  e  travaglioso,  Congiuntura  ardua,  difficile 
ad  uscirne  senza  danno. 
Il  Frangenti  o  Rompenti  al  plur.  T.  m.ar.  Scogli 
a  fior  d'acqua;  ed  anche  Gli  spruzzi  ed  i  marosi 
del  mare  che  vi  frange  sopra  e  che  ne  svelano 
l'esistenza. 
§  Trovàse  in  t'àn  brutto  franzente  ;  Trovarsi  in 
duro  astro,  cioè  In  tristo  o  mal  punto. 

Franzóu  s.  m.  Frantojo,  Infranlojo,  Fraltojo: 
Il  mulino,  con  cui  s'infrangono  le  ulive. 

Fraoxà  v.  a.  Frodare:  Celare  alcuna  cosa  ai 
gabellieri  per  non  pagar  la  gabella. 

Fraoxad.0  s.  m.  Frodatore:  Colui  che  froda; 
altrim.  Contrabbandiere. 

Fraoxo  s.  m.  Frodo:  La  cosa  celata  a' gabellieri 
per  non  pagar  la  gabella  ;  altrim.  Contrabbando. 

Frappino,  v.  a.  Macerare:  Picchiellare  colla 
marlellina  (frappinn-a)  una  pietra  dura  in  guisa 
che  abbia  alcuni  rialti. 

Frappinn-a  s.  f.  3Iartellina:  Sorta  di  mar- 
tello col  taglio  dall'una  e  dall'altra  parte,  inlaccalo 
e  diviso  in  più  punte  a  diamante,  la  quale  serve 
a'  maestri  di  scarpello  per  lavorar  le  pietre  dure 
perchè  macera  la  superficie  smossa  dalla  subbia. 

Frasaio  s.  m.  Frasario  :  Raccolta  di  frasi  (modi 
(li  dire)  ossia  Libro  che  istruisce  intorno  alle 
buone  frasi  d'una  lingua. 

Frasca  s.  f.  Frasca:  Ra  micelio  fronzuto,  per  Io 
più  d'alberi  boscherecci. 
Il  Frasca,  per  Quel  ramo  fronzuto  che  serve  d' in- 
segna a'  tavernai  V.  Ramina. 


388 


FRA 


PRE 


S  Fd  e  frasche;  Far  la  frasca,  vale  Tagliare  e  Rac- 
cogliere ramicelli  fronzuti  per  darli  in  cibo  alle 
bestie.  Quel  che  rimane  dopo  che  furono  sbroc- 
cati si  pone  in  serbo  per  ardere. 

Frasca,  s.  m.  Frascato  :  Quantità  di  rami  colle 
frasche  legati  insieme,  che  in  campagna  si  ado- 
perano a  diversi  usi. 

Frasche  s.  f.  pi.  Moine  :  Specie  di  carezze  di 
femmine  e  di  bambini  a  fine  di  farsi  benevolo 
ed  acquistare  la  grazia  altrui;  e  dicesi  anche  di 
adulti  che  le  facciano  per  ottener  colle  lusinghe 
qualche  intento,  o  per  ricoprire  un  errore,  ecc. 

Fraschetta  s.  f.  Fraschetta,  dicesi  di  Donna 
che  usi  troppi  vezzi;  e  talora  Leggera,  Inclinata 
a  vita  poco  onesta. 
»  Fraschetta.  T.  stamp.  Telajelto  di  ferro  con  varj 
spartimenti  di  carta  o  simile,  che  meltesi  sul  foglio 
da  stampare,  aftinché  ciò  che  ha  da  rimaner  bianco 
non  venga  macchiato. 

Frascinella  s.  f.  Frassinella,  Frassinelle, 
Dittamo  bianco.  Limonella.  T.  hot.  Dictamnus 
albus.  Pianticella  perenne  così  chiamata  per  aver 
le  foglie  simili  a  quelle  del  frassino  (frascio). 
Produce  una  spiga  di  fiori  d'un  bel  roseo  vivo 
0  bianchi  secondo  la  varietà,  assai  belli,  con  forte 
odore  che  si  accosta  a  quello  del  limone.  É  me- 
dicinale, e  si  rinviene  ne' siti  montagnosi  della 
Francia  meridionale. 

Frascio  s.  m.  Frassino,  Frassine,  Còstolo.  T. 
botan.  Fraxinus  excelsior.  Albero  comunissimo 
nelle  nostre  regioni.  Il  suo  legno  è  forte  ed  im- 
piegasi nella  costruzione  di  macchine,  mulini  ed 
altro.  La  sua  foglia  è  buona  per  pastura  de'  be- 
stiami; i  suoi  semi  o  samare,  son  detti  Lingua 
di  passera. 

Frascòso  add.  Daddoloso  :  Chi  fa  o  vuole  che 
gli  sieno  fatti  de'daddoli,  delle  moine;  Mimmoso, 
Cacheroso. 

Frastorna  v.  a.  Infastidire,  Tediare,  Seccare: 
Recar  noja  e  fastidio. 

Fratellansa  V.  Fradellansa. 

Fratello  s.  m.  Fratello,  si  dice  negli  Ordini 
monastici  a'  conversi. 

Fraternità©  s.  f.  Fraternità,  Fratellanza: 
Concordia  e  Unione  da  fratelli. 

Fraternizza  v.  n.  Fraternizzare:  Trattarsi 
da  fratelli;  e  talora  Tirare  ad  affratellarsi. 

Frattasso  s.  m.  Frataccio:  Peggior.  di*"rate: 
e  talora  Fratacchione,  cioè  Frate  paffuto,  carnac- 
ciuto,  e  si  dice  per  disprezzo  e  beffa. 

Frattata  s.  f.  Frateria:  Cosa  o  Azione  da 
frate;  ed  usasi  sempre  in  mala  parte. 

Fratte  s.  m.  Frate  :  Uomo  di  chiostro  e  di  re- 
ligione e  che  soggiace  ad  una  regola;  detto  così 
dal  vivere  in  carità  e  fratellanza. 
H  Frale.  T.  stamp.  Chiamasi  così  Alcuna  parte  di 
di  stampa  che  rimase  quasi  bianca  per  non  aver 
ricevuto  l'inchiostro. 

—  di  bacilli;  Gorgoglione  e  pili  comunem.  Tonchio: 
Baco  ch'entra  nelle  fave,  ne'  piselli  ed  altri  legumi 
e  li  vuota. 
§  Fase  fratte  ;  Farsi  frate  :  Entrare  in  alcun  Or- 
dine religioso.  Farsi  monaco. 

Frattin  s.  m.  Fratino,  Fraticino.  Dimin.  e 
vezzegg,  di  Frate. 

Frattón  s.  m.  Fratone  :  Frate  grasso  e  grosso. 

Fràvego  s.  m.  Orafo  e  più  comun.  Orefice: 
Artefice  che  fa  lavori  in  oro  e  in  argento  e  lega 


altresì  le  gioje.  -  Argentiere  dicesi  Quello  che 
fa  soltanto  lavori  in  argento,  come  posate,  va- 
sellami da  tavola,  candelieri,  ecc. 
§  /  fràvecjhì  conóscian  l'oti;  Gli  orafi  conoscono 
l'oro,  ovv.  Chi  è  dell'arte  ne  può  ragionare.  Prov. 
facile  ad  ogni  intelligenza. 

Fraxella  s.  f.  Fiaccola,  Facella  :  Fusto  di  pino 
0  d'altro  legno  resinoso,  o  di  qualsivoglia  materia 
accensibile  unta  di  cera  o  d'olio  o  di  bitume, 
costrutta  per  far  lume  la  notte. 

Frazzà  v.  a.  Scemare,  Diminuire;  e  talora 
Consumare,  Sciupare. 

Frazzo  s.  m.  Scemo,  Scemamente,  Diminui- 
mento:  Che  manca  in  qualche  parte  della  pie- 
nezza e  grandezza  di  prima. 
)i  Calo  :  La  diminuzione  che  subisce  una  merce,  e 
si  dice  propriam.  de' liquidi  avvenuta  per  vi,:io 
proprio  della  cosa,  per  sua  natura  o  per  fatto 
dell'uomo. 

Frazzoso;  Che  ha  del  calo  o  Che  è  soggetto 
ad  aver  del  calo. 

Freccia  s.  f.  Freccia:  Arma  da  ferire  che  si 
tira  coll'arco. 
1»  Freccia.  T.  mar.  Estremità,  Cima  d'un  alberetto 
allorché  é  mollo  allungata  e  sottile. 

Frecciamme  s.  m.  Minuzzame,  Minuzza- 
glia: Quantità  di  minuzzoli,  di  piccoli  pezzuoli 
di  ferro,  ed  è  lerm.  proprio  degli  artefici  del'  ferro, 
come  fabbri  e  magnani,  che  così  chiamano  i  ri- 
tagli del  ferro:  e  dicesi  anche  di  Qualunque  ferro 
vecchio  0  rotto  che  sia  inservibile;  altrim.  Fer- 
raglia, Sferre. 

Freg-adinn-a  s.  f.  Fregalina,  Fregazion- 
cella:  Leggera  fregazione. 

Freg-atta  s.  f.  Fregata  :  Sorta  di  nave  da 
guerra,  d'alto  bordo,  men  grande  che  il  vascello, 
ma  più  spedita  ài  veleggiare,  che  ha  tre  alberi 
a- coffe  e  tre  gabbie  e  due  batterie  di  cannoni, 
una  coperta  e  l'altra  scoperta. 

Fregaxón  s.  f.  Fregazione  e  Frega  :  Lo  stro- 
picciamento che  si  fa  colla  palma  della  mano  spal- 
mata d'alcuna  sostanza  medicinale  sopra  qualche 
parte  dell'ammalato  per  divertirne  gli  umori, 
onde:  Fd  e  fregaxioin;  Far  le  fregagioni  o  le 
freghe,  vale  Stropicciare  colla  palma  della  mano 
al  detto  effetto. 

Fregòggia  s.  f.  Bricia,  B''iciola,  Briciolo  e 
latinam.  Mica:  Minuzzolo  che  casca  dalle  cose 
che  si  mangiano,  ed  è  per  lo  più  del  pane. 
§  Fd  tante  fregògge  d'ùnn-a  cosa;  Sbriciolare,  Sbriz- 
zare.  Sgretolare,  Sminuzzolare,  Tritare,  Stritolare 
una  cosa,  vale  Ridurla  in  bricioli,  in  minuzzoli. 

Fregoggià  v.  a.  Sbriciolare  :  Ridurre  in 
bricioli. 
S  Fregóggidse  n.  p.  Sgretolarsi,  Stritolarsi,  Tri- 
tarsi, Sminuzzolarsi:  Andar  in  minuzzoli, Disfarsi 
in  minuzzoli. 

Fregòggin  s.  m.  Briciolino,  Briciolelta,  Mi- 
colina,  Micolino.  Dimin.  di  Briciola,  di  Mica. 

Freidessa  s.  f.  Freddezza,  Frigidezza  :  Qua- 
lità di  cosa  che  è  fredda. 
«  Freddezza,  figurat.  per  Indifferenza,  Disappassio- 
natezza,  Svogliatezza,  Lentezza  e  simili. 

Freidetto  s.  m.  Freddarci  lo.  Dim.  di  Freddo. 
n  Freddarello  e  Freddicelo,  usato  come  add.  vale 
Alquanto  freddo. 

Freid.o  s.  m.  Freddo:  Privazione,  Allontana' 
mento  di  calore;  contr.  di  Caldo. 


FBE 


FRE 


389 


«  Freddo,  per  Quella  sensazione  dolorosa  che  in 
noi  sentiamo  per  la  mancan:;a  del  calore. 

»i  —  per  Qualunque  tempo,  in  cui  l'aria  sia  rigida, 
ma  più  specialm.  La  stagione  invernale. 
—  chi  scciappa  e  prie;  Algore,  Stridore,  Gelone, 
Ghiado,  Sido:  Freddo  eccessivo. 

S  Cado  e  freido;  Caldana,  Scalmana,  ecc.  V.  Cado 
sostant. 

S  Fd  freido;  Far  freddo,  vale  Es5er  freddo. 

S  Fd  un  freido  do  diao,  Fd  un  freido  da  restdghe 
secchi;  Far  un  freddo  che  pela.  Far  un  freddo 
marmato,  vaie  Esser  un  gran  freddo. 

S  Fd  vegni  freido  o  Mette  freido;  Rabbrividire, 
Far  venire  i  brividi,  ossia  Quel  tremore  che  scorre 
per  le  ossa  cagionalo  da  ribrezzo  o  da  orrore. 

S  Non  avei  né  cado  né  freido  in  t'tinn-a  cosa 
V.  Cado  sost. 

S  0  cado  e  5  freido  i  ratti  nò  se  5  mangian 
V.  Cado  sost. 

$  Remòndd  dd  freido;  Patir  freddo,  vale  Essere 
tormentato  dal  freddo. 

S  Tremmd  da-o  freido  V.  Batte  stacchette  nella 
voce  Batte. 

S  Zed  da-o  freido;  Agghiadare,  Assiderare  :  Sentir 
freddo  eccessivo. 
Freido  add.  Freddo  e  lalinam.  Frigido:  Di  qua- 
lità e  di  natura  fredda.  Privo  di  calore. 

M  Freddo,  figurat.  per  Disappassionato;  e  talora 
Lento,  Repugnante  a  far  una  cosa. 

')  —  Aggiunto  ad  artista,  dicesi  Quello  che  non 
vede  e  non  sente  quello  che  dee  rappresentare. 

«  —  Aggiunto  a  colorito,  vale  Debole,  Mancante 
di  quella  espressione  che  deve  avere. 

S  A  sangue  freido  V.  A  sangue  cado. 

S  Bezéugna  piggidne  de  cade  e  de  freide  V.  Cado 
addiett. 

%  Ddne  ùnn-a  cada  e  ùnn-a  freida  V.  Cado  add. 

S  /  lenséu  cadi  fan  mangid  e  sùppe  freide  V. 
Cado  addiett. 

S  Mezo  freido;  Freddetto:  Alquanto  freddo. 
Freido  avv.  Freddamente,  Con  freddezza;  e  fig. 
Pigramente,  Lentamente,  Quasi  a  mal  in  corpo. 

S  Risponde  freido  ;  Risponder  freddo,  flgurat.  vale 
Dar  poca  speranza  di  checchessia. 
Freidùa  s.  f.  Freddura  :  Fatto  o  Detto  senza 
spirilo,  brio  o  vivezza.  Insulsaggine,  Scipitaggine, 
Scipitezza,  Sciocchezza;  ed  altresì  Cosa  da  te- 
nerne poco  conto  0  darsene  poco  fastidio. 

M  Freddura,  Infreddatura  V.  Ra-ffreidé. 

%  San  Loenso  gran  càdùa,  Sant'Antogno  gran 
freidùa,  l'ùnn-a  e  l'atra  poco  dùa  V.  Càdùa. 
Fremine  v.  n.  Fremere  :  Figurai.  Esser  com- 
mosso da  una  specie  di  tremore,  per  cagion  di 
orrore,  d'ira  o  d'altra  forte  passione. 
—  d'aveì  ùnn-a  cosa;  Fremire  nell'animo  d'alcuna 
cosa,  cioè  Ardere  di  desiderio,  di  voglia,  Non 
sapersi  tenere  dal  tentarla. 
Fren  s.  m.  Freno,  Morso  V.  Morscio. 

S  Tegni  in  fren  V.  Frena. 
Frena,  v.  a.  Frenare,  Raffrenare,  Tener  a  freno  o 
in  briglia,  Reprimere,  Fare  star  a  segno,  Moderare. 

S  Frendse  n.  p.  Frenarsi,  Raffrenarsi,  Moderarsi,  ec. 
Freuexiìa  s.  f.  Frenesia:  Delirio  continuato 
e  furioso,  prodotto  da  infiammazione  di  cervello. 
Freng-uello  s.  m.  Fringuello,  Filungello, 
Pincione.  T.  ornit.  Fringilla  ccelebs.  Uccelletto 
della  grossezza  d'una  passera,  ma  di  penne  più 
vaghe,  con  una  macchia  bianca  apparente  salla 


nnca,  formata  da  an  nomerò  di  piarne  di  questa 
parte;  il  becco  nel  tempo  degli  amori  è  ceruleo, 
fuori  di  questo,  nerastro.  Annida  fra  noi  comune; 
sedentario  in  inverno,  scende  nelle  vicinanze  del 
mare  in  numerose  truppe. 

—  mdntagnin;  Fringuello  montano  o  montanino,  in 
Tose.  Peppola.  T.  ornit.  Fringilla  montifringilla. 
Sorta  d'uccello  di  passo,  che  ha  il  dosso  come 
lo  stornello.  Annida  di  rado  nelle  vaste  foreste 
e  più  alte  di  faggi.  Arriva  in  gran  numero  nei 
più  rigidi  inverni.  Il  suo  canto  non  è  hiolto  bello, 
con  tutto  ciò  è  capace  di  apprender  anche  quello  di 
altre  specie,  come  del  fringuello,  del  calderino,  ecc. 

Frequenta  v.  a.  Frequentare  :  Tornare  spesso 
ai  medesimi  luoghi,  onde:  Frequenta  e  gexe, 
t  teatri,  e  béttoe,  ecc.;  Frequentar  le  chiese,  i 
teatri,  le  osterie,  ecc.,  vale  Andarvi  sovente.  -  Si 
dice  anche  Bazzicare  o  Praticare,  come  :  Io  baz- 
zico in  quella  casa.  Io  pratico  quella  famiglia,  ecc. 

Frequentaziòn  s.  f.  Frequentazione  : 
L'alto  di  frequentare,  cioè  di  vedere  o  praticare 
alcune  persone,  cose,  ecc. 

Frescante  s.  m.  Frescante  :  Pittore  che  di- 
pinge a  fresco. 

Fresoliessa  s.  f.  Freschezza  :  Astratto  di 
Fresco,  ed  usasi  comunem.  da  noi  per  opposto 
di  Cosa  stantìa. 
«  Freschezza,  figurai,  per  Rigoglio  della  gioventù, 
ti  —  Dìcesi  da'  pittori  del  colore  e  specialm.  della 
carnagione  che  ha  tutta  la  bellezza  delle  carni 
fresche  e  vive;  e  del  colorito,  le  cui  tinte  sono 
vivaci  quanto  l'oggetto  naturale  medesimo. 

Freschettin  V.  Freschetto. 

Freselietto  s.  m.  Frescolino,  e  nell'uso  Fre- 
schino:  Leggera  frescura  dell'aria. 

Fresclxixe  V.  Freschessa. 

Fresco  s.  m.  Fresco,  Frescura:  Freddo  tempe- 
rato, quasi  principio  di  freddo,  Freddo  piacevole 
che  ricrea;  ed  anche  Temperamento  del  caldo 
eccessivo,  o  per  soffiar  di  venti  o  per  luoghi 
dove^non  batta  il  sole. 
S  Dipinze  a  fresco  V.  Dipinze. 
§  Fd  fresco;  Far  fresco,  vale  Esser  fresco,  e  di- 
cesi della  temperatura  dell'aria. 
S  Mette  a-o  fresco;  Mettere  al  fresco,  dicesi  iro- 
nicam.  per  Mettere  in  prigione:  L'han  misto 
a-o  fresco;  Vhanm  messo  al  fresco,  cioè  in  chiusa. 
S  Mette  5  vin  in  fresco;  Mettere  il  vino  in  fresco, 
cioè  Porre  le  bottiglie  piene  di  vino  in  acqua 
fredda  o  diacciata. 
S  Piggid  5  fresco;  Pigliare  o  Prendere  il  fresco, 
vale  Stare  a  passeggiare  in  luogo  fresco  e  arioso, 
in  tempo  d'estate,  affine  di  ricrearsi. 
8  Pittùa  a  /'resco;  Fresco,  vale  Pittura  fatta  a  fresco. 
S  Std  a-o  fresco;  Stare  al  fresco:  Stare  a  godersi 
l'aria  fresca. 

Fresco  add.  Fresco  :  Che  ha  in  sé  freschezza, 
Di  natura  e  qualità  fresca.   ^ 

n  Fresco,  contr.  di  Stantìo:  Euve  fresche;  Uova 
fresche. 

„  —  per  contr.  di  Passo  :  Faxéu  freschi.  Sciai 
fresche;  Fagiuoli  freschi.  Fiori  freschi. 

n  —  Trattandosi  di  persona,  ancorché  di  matura 
età,  vale  Sano,  Gagliardo,  Di  buona  cera,  Vegeto, 
Robusto,  Vigoroso,  Arzillo:  Rósso  e  fresco  camme 
un  mei;  Rosso  e  fresco  come  una  mela. 

«  —  E  talora  per  Non  affaticato  :  G'han  mandóu 
da  truppa  fresca;  \i  spedirono  della  truppa  fresca. 


390 


FRE 


FRE 


—  cdmme  ùnn-a  rèma;  Fresco  come  nna  rosa, 
vale  Freschissimo. 

—  de  malattia;  Convalescente. 

§  Carne  fresca;  Carne  fresca,  cioè  Macellata  di 

poco  tempo  ;  ed  anche  contr.  di  Secca  o  Salala. 

S  De  fresco  ;  Di  fresco.  Posto  avv.  vaie  Di  novello, 

Novellamente,  Poco  avanti,  Poco  fa. 
S  Fase  fresco  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  vento  d'una  cosa, 
vale  Ridersene,  Infìschiarsene ,  Non  farne  conto. 
S  Pan  fresco;  Pane  fresco,  vale  Colto  di  pochis- 
simo tempo,  cioè  Della  stessa  giornata,  raffermalo 
e  raffreddato  che  sia. 
S  Sta  fresco  ;  Star  fresco,  si  dice  famigliarm.  per 
significare  Che  non  si  può  avere  quello  che  si 
vorrebbe  :  0  péu  sta  fresco  che  ó  pàgan  sùbito; 
E' può  star  fresco  che  Io  pagano  di  subito. 
§  Vento  fresco;  Vento  fresco,  dicesi  da'  raarinaj  II 
vento  disleso,  ben  sensibile,  ma  non  ancor  forte. 
Frescùa  s,  f.  Fresco,  Frescura  V.  Fresco  s.  ra. 
Fretta  v.  a.  Fregare,  Strofinare,  Stropicciare  j 
e  dicesi  per  lo  più  delle  cose  che  si  vogliono 
ripulire  o  nettare. 
M  Frettare,  in  term.  marin.  vale  Nettare  colla  fret- 
tazza 0  frenatore  la  parte  immersa  o  carena  del 
bastimento  V.  Frettasso  nel  2°  significato. 
S  Frettdse  con  ùnn-a  pcrsónn-a;  Fregarsi  o  Sof- 
fregarsi  intorno  ad  alcuno,  vale  Andargli  attorno, 
Accostarsegli  raccomandandosi  o  offerendosi. 
n  —  i  éuggi;  Stropicciarsi  gli  occhi:  Fregarsi  le 
palpebre  coli' indice. 
Frettassà,  v.  a.  Piallettare.  T.  murat.  Pareg- 
giare e  lisciare  l'arricciatura  o  l'intonaco  col 
pialletto  V.  Frettasso  nel  i"  significato. 
Frettasso  s.  m.  Pialletto.  T.  murat.  Assicina 
quadra  d'una  spanna  di  lato  o  poco  meno,  at- 
traversata nel  mezzo  d'una  delle  due  facce  da 
un  regoletto  di  legno  a  uso  di  presa.  Il  pialletto, 
menato  circolarmente  sull'intonaco,  serve  a  spia- 
narlo e  lisciarlo, 
n  Frettazza,  Frettazzo,  Frenatore.  T.  mar.  Specie 
di  scopa  di  brugo  legala  o  inchiodata  su  d'  un 
lungo  manico,  colla  quale  si  può  nettare  la  ca- 
rena sino  ad  una  certa  profondità. 
Frettoeli  s.  m.  pi.  Pasterelli:  Quelle  pallot- 
tole di  sudore  appastato  che  spesso  si  formano 
sulla  persona  di  chi  sta  poco  netto ,  massima- 
mente se  porta  camiciuola  di  lana. 
Freva  s.  m.  Febbrajo:  Nome  del  secondo  mese 
dell'anno  volgare,  e  ultimo  dell'astronomico. 
S  Frevd  cùrto  5  l'è  pezo  che  un  turco;  Febbrajo 
corto  (o  Ferrajuzzo)  peggio  di  tutti,  ovv.  Ferrajetto 
è  corto  e  maledetto.  Prov.  di  chiaro  signif. 
Frevassa  s,  f.  Febbrone  ed  anche  Febbricone, 
ma  voce  poco  usata.  Accresc.  di  Febbre:  Gran 
febbre. 
Freve  s.  f.  Febbre  e  Febre  :  Sconcerto  delle 
principali  funzioni  della  vita,  accompagnato  da 
cresciuta  celerità  de'  polsi,  da  calore  a  cui  pre- 
cede talora  il  freddo,  ecc.,  e  ne  sono  di  diverse 
specie  ed  hanno  diversi  nomi,  come  Febbre  acuta, 
Febbre  rossa  o  scarlattina,  Febbre  continua,  ter- 
zana, quartana,  putrida,  maligna,  ecc. 
n  Febbre,  melaf.  vale  Cosa  che  tiene  altrui  in  agi- 
tazione e  in  pena. 
—  da  cavalli  V.  Frevassa. 
S  A  freve  continua  a  l'ammassa   l'ommo;  La 
febbre  continua  ammazza  l'uomo.  Dettato  prov. 
il  quale,  oltre  il  significalo  proprio,  ha  quello 


figurato  esprimante  Che  tutto  ciò  che  nuoce  du- 
revolmente, alla  fine  porta  mina. 
§  Aveì  a  freve;  Febbricitare:  Esser  compreso  o 
travaglialo  da  febbre,  Essere  febbricitante,  feb- 
brante,  febbroso. 
«  -^  a  freve  mangicenn-a;  Aver  la  pelalina  V.^ueì. 
%  Èse  co-a  freve;  Avere  o  Slare  con  la  febbre, 
figurai,  vale  Slare  con  grande  timore  e  ansietà 
per  sapere  qualche  cosa,  che  si  teme  d'esito  tristo. 
§  Fd  vegnì  a  freve;  Far  venire  la  febbre,  yale 
Nojare  alcuno  grandemente. 
Frevetta  s.  f.  Febbretla,  Febbricella,  Febbri- 

cina,  Febbruzza:  Piccola  febbre. 
Frexa  s.  f.  Felce.  T.  bolan.  Pteris  aquilina. 
Pianta  che  cresce  naturalmente  nei  luoghi  sterili 
e  sui  monti,  che  non  produce  fiore  né  frutto,  e 
le  cui  foglie  son  minutamente  tagliuzzate  e  di- 
stese a  guisa  dell'ale  degli  uccelli. 
—  de  bòtte;  Gromma,  Gruma,  Tartaro,  Grcppola: 
Crosta  che  fa  il  vino  dentro  alla  botte.  La  gromma 
della  botte  colla  depurazione  converlesi  in  Cre- 
'  mor  di  tartaro. 
%  Fd  a  frexa;  Grommare. 
Frexettà  s.  m.  Naslrajo  e  nel  femm.  Nastraj'a: 

Colui  0  Colei  che  fa  e  vende  nastri. 
Frexettà  v.  a.  Abbellire,  dicesi  metaf.  dello 
Ornare  un  discorso  di  fronzoli  afiìnchè  riesca  più 
gradito;  altrim.  Cerrarc,  Accerrare. 
Frexetto  s.  m.  Nastro  di  seta.  -  Nastro  è 
parola  generica,  e  vale  Tessuto  di  pochissima 
larghezza  e  di  lunghezza  indeterminata  a  uso  di 
allacciare  o  di  ornare.  Quindi  per  determinare 
la  specifica  qualità  si  dice  Nastro  di  seta,  di  lino, 
di  cotone,  di  lana,  ecc.  A  Siena  per  Nastro  dello 
assolutam.  s' intende  il  solo  Nastro  di  seta  come 
a  Genova;  ogni  altro  nastro,  sia  di  refe  o  d'al- 
tro, dicesi  Trecciòlo  (in  genov.  Piccaggia) ,  ag- 
giungendo per  intelligenza  della  specifica  qualità 
il  nome  della  materia  ond'è  tessuto.  Fettuccia 
più  non  vige  in  Toscana,  ma  sì  nelle  Romagne 
ed  in  Napoli. 
Il  Nastro,  per  Quella  fettuccia  di  nastro  che  portano 
all'occhiello  i  cavalieri  per  segno  del  loro  grado. 
Il  Frónzolo  e  Frangia,  metaf.  vale  Ornamento  che 
fassi  al  discorso  alTinchè  riesca  più  dilettevole 
e  bello,  onde:  Discorso  pin  de  frexetti;  Di- 
scorso pien  di  frónzoli. 
•—  a  ferpa;  Nastro  a  felpa  o  felpato:  Nastro  che 
somiglia  alla  felpa. 

—  arrazzóu;  Nastro  a  raso,  cioè  Liscio  e  lustro. 

—  a  taffettà;  Nastro  alla  mantina,  cioè  Simile  al 
drappo  di  seta  detto  Manlino. 

—  avvellóu  0  sgarzóu;  Nastro  a  velo,  cioè  Finis- 
simo come  il  velo. 

—  co-e  punlette;  Nastro  addentellato. 

—  do  cappello;  Cordone:  Quel  nastro  che  cinge 
esteriorm.  la  base  della  fascia  del  cappello  presso 
la  piega. 

—  liscio  0  andante;  Nastro  liscio. 

Frezza  s.  f.  Saettuzza.  T.  de' magnani,  le- 
gnai, '^'^^-  Ferro  acciajato,  semitondo  e  di  figura 
conica,  tutto  intersecalo  da  linee  spirali,  che  si 
incastra  nell'ingorbialura  del  trapano,  e  serve  ad 
allargare  e  ripulire  i  fori  fatti  col  trapano  in  un 
pezzo  di  metallo. 

Il  Sega  circolare:  Disco  d'acciajo  più  o  meno  grande, 
dentato  lutto  all'  intorno  della  sua  circonferenza, 
il  quafe,  mosso  per  mezzo  d'una  macchina,  serve 


FRI 


FRI 


m 


a  segare  legname  o  altro  in  falde  più  o  meno 
grosse.  I  fabbricanti  di  pettini  se  ne  servono  per 
segar  le  lastre  d'avorio  o  di  corno  ad  uso  dei 
pettini  ed  anche  per  far  la  dentatura  ai  medesimi. 

Fricand-ò  s.  ni.  Stufato  in  umido  o  Stracotto 
a  stufato.  Chiamano  così  i  cuochi  Lo  stracotto 
fragòj  cotto  non  tutto  d'un  pezzo,  ma  a  pezzi  più 
0  meno  grossi. 

Frieand-olin  s.  m.  Braciuola.  T.  de'cuochi. 
Stracotto  fragòj  in  pezzi  affettali  alquanto  sot- 
tilmente. 

Fricoi  s.  m.  Frónzoli:  Nastri  o  altri  vani  or- 
namenti soliti  portarsi  dalle  donne. 

Friccià,  V.  a.  Mugnere.  Voce  del  contado  V. 
Alleitd  nel  1"  significato. 

Frig-g-ia  V.  a.  Fregare,  Strofinare,  Stropicciare 
V.  Fretta. 

Frig-g-ia  s.  f.  Strofinata.  Stropicciala:  L'alto 
dello  stropicciare:  Dà  ùnn-a  friggici;  Dare  una 
strofinata,  una  stropicciata. 

Frigna  v.  n.  Ninnolare:  Perdere  il  tempo, 
Trattenersi  in  cose  di  poco  momento;  e  talora 
Operar  con  lentezza. 

Frignili  s.  m.  Frùgolo,  si  dice  per  lo  più  ai 
Fanciulli  che  non  istanno  mai  fermi. 

Frigògna  v.  n.  Frugacchiare,  Frugolare,  ed 
a  Pistoja  ed  altrove  Fruconare,  Sfruconare  :  Fic- 
care 0  Rificcare  per  il  buco  di  qualche  cavità 
un  palo  0  bacchetta  più  o  meao  grossa ,  o  per 
aprirsi  la  via  nell'interno  se  è  oppiiata,  o  per 
cacciare  animali  se  vi  sieno,  o  per  altra  cagione. 

Frillo  s.  m.  Cartaccia:  Nel  giuoco  delle  carte 
chiamansi  così  Quelle  carte  che  non  hanno  alcun 
valore,  come  il  5,  il  6,  ecc. 

Friscella  s.  f.  Cascino  :  Forma  o  Cerchio  di 
legno,  nel  quale  si  mette  la  pasta  del  cacio,  af- 
finchè pigli  forma  rotonda. 

Frisciévi  s.  m.  Frittella:  Nome  generico  di 
Vivanda  fatta  di  mele,  pere  affettale,  erbe  bat- 
tute od  altro,  intrise  in  pasta  quasi  liquida  e  fritte 
nella  padella  con  olio. 

Friità,  s.  f.  Frittata:  Vivanda  d'uova  dibattute  e 
versate  in  padella  con  poco  olio  o  burro  o  strutto, 
cotte  celeremente,  in  forma  più  o  meno  sottile, 
larga  e  piana;  gli  antichi  la  dissero  anche  Pesce- 
daovo  0  Pesceduova,  forse  perchè  la  ravvolta- 
vano  e  riducevano  in  ruotolo,  e  così  acquistava 
forma  come  di  pesce. 

—  co-i  erbe;  Frittala  in  erbe  o  erbata  o  erbolata 
0  verde  :  Frittata  che  si  fa  aggiungendo  alle  nova 
diguazzate  erbe  battute. 

—  co  xambòn,  lùganega,  mortadella,  ecc.;  Frit- 
tata con  gli  zoccoli  0  Frittata  rognosa:  Quella, 
dentro  cui  si  mette  salciccia,  fette  di  prosciutto 
0  d'altra  carne.  Non  si  usa  in  Genova,  sì  in 
molti  paesi  della  Liguria  orientale.  -  I  Toscani 
dicono  Frittata  in  peduli  o  con  le  fette  Quella 
in  cui  mettono  delle  fette  di  pane. 

S  Fd  ùnn-a  frttd;  Far  una  frittata.  M.  basso  e 
figurato  che  vale  Non  riuscir  per  imprudenza  o 
per  dappocaggine  in  qualche  impresa,  Guastare 
nn  negozio,  ecc. 

n  Abortire,  Sconciarsi,  Sciuparsi,  Disperdersi  V. 
Aborti. 

S  Vortd  a  frttd;  Rivoltar  la  frittata,  oltre  il  si- 
gnif.  proprio,  figurai,  vale  Cambiar  sentimento  o 
modo  di  parlare.  Ridire  in  altro  modo  quello  che 
si  era  detto  altra  volta. 


Fritadinn<-a<  s.  f.  Frittatina.  Dimin.  di  Frit- 
tata. -  Frittata  d'un  foglio,  Frittata  sottile  di 
un  solo  uovo  e  ben  rosolata.  Frittata  avvolta. 
Frittata  sottile  che  si  ripiega  più  volte  sopra  di 
sé  in  forma  bislunga  quando  è  interamente  cotta. 
Frittata  avvolta  o  ripiena,  Frittata  sottile  dentro 
alla  quale  com'è  quasi  interamente  cotta  si  rav- 
volge un  battuto  qualunque,  o  pere  cotte  o  altro. 
Questa  in  dialetto  dicesi  Tòmaxella  de  magro, 

Frito  s,  m.  Fritto:  Vivanda  fritta  in  padella  fa- 
cendola bollire  nell'olio,  nel  burro  o  nello  strutto  ; 
altrim.  Frittura. 

Frxto  p.  pass.  Fritto  dal  v.  Friggere  V.  Frizze. 
»  Fritto,  usato  metaf.  come  addiett.  vale  Rovinato, 
Perduto:  Mi  son  bello  frito;  Io  son  fritto,  cioè 
Rovinato,  ecc. 

—  e  reffito;  Fritto  e  rifritto,  dicesi  di  Cosa  o  No- 
tizia, delta  e  ridetta,  e  della  quale  altri  si  faccia 
bello  come  di  cosa  nuova  e  trovata  da  lui. 

Friitùa  s.  f.  Frittura  :  L'atto  e  La  maniera  de! 
friggere. 
«  Frittura,  per  Vivanda  da  friggere  o  solita  a  frig- 
gersi. -  Dicesi  in  Tose.  Frittura  bianca  Quelle 
sostanze  animali  solite  a  friggersi,  che  sono  di 
colore  naturalm.  bianco,  come  cervello,  granelli 
e  simili.  I  fritti  pigliano  d'ordinario  la  denomi- 
nazione particolare  della  cosa  che  si  frigge,  e 
dicesi  p.  e.  Frittura  di  fegato,  di  pesce,  ecc. 

Fritùmme  s.  m.  Frittume,  lo  stesso  che 
Fritto  0  Frittura,  ma  per  lo  più  vi  si  annette  l'idea 
di  cose  fritte,  cioè  del  gusto,  dell'odore,  ecc.: 
Gh'é  ùnn-a  spiissa  de  fr'itùmme  chi  ecc.;  V'è 
un  odor  di  frittume  che  ecc. 

Frixa  s.  f.  Scigrigna,  dicesi  comunem.  in  Fi- 
renze Quel  segno  che  lascia  sulla  pelle  o  una  fru- 
stala 0  una  slaflìlata  o  un  colpo  di  scopa  dato 
con  forza  o  una  legatura  troppo  stretta.  -  Frego, 
Fregio  e  più  comunem.  Sfregio  vale  Taglio  sul 
viso,  tanto  fresco  quanto  rammarginato. 

Frixa  V.  a.  Sfregiare  e  Fregare  ;  questa  2*  voce 
è  antiq.:  Far  un  taglio  nel  viso  altrui;  altrim. 
Sberleffare. 

Frixion  s.  m.  Frosone,  Frusone  e  Frisone.  T. 
ornit.  Fringilla  coccothraustes.  Uccello  men  poco 
grande  del  tordo,  che  ha  il  becco  alla  base  grosso 
quanto  la  testa,  conico,  rigonfio  lateralmente;  la 
cervice  di  color  cenerino-ametistino;  la  schiena 
e  scapolari  color  scuro,  di  terra  d'ombra  ;  la  gola 
nera  ;  i  lati  del  collo,  il  gozzo,  il  petto  e  l'ad- 
dome, color  carnicino-ametistino  ;  la  coda  pic- 
cola troncata  ;  i  piedi  color  carnicino.  Abita  nei 
boschi  d'alto  fusto,  e  quasi  sta  sempre  sulle  fra- 
sche. Di  passaggio  d'inverno,  qualche  anno  nu- 
merosissimo. Non  si  addomestica  mai. 

Frixo  s.  m.  Fregio,  Guarnizione:  Fornitura  a  guisa 
di  lista  per  adornare  o  arricchire  vesti  e  arnesi, 
n  Fregio,  per  Quel  membro  d'architettura  tra  l'ar- 
chitrave e  la  cornice. 
Il  —  per  Quell'adornamento  o  Larga  lista  d'az- 
zurro cupo  che  si  fa  all'estremità  delle  mura  torno 
torno  alle  stanze. 

—  dò  sciallo;  Balza  dello  scialle:  Quel  lembo  dello 
scialle  fatto  d'altro  lavoro  o  colore. 

n  —  Presso  gli  Stamp.  dicesi  Tutto  ciò  che  nelle 
pagine  s'imprime  per  paro  ornamento. 
Frizze  v.  a.  Friggere:  Cuocere  checchessialin 
padella  con  olio  o  burro  o  strutto;  e  se  parlasi 
d'uova,  Affrittellare. 


392 


PRO 


FRU 


«  Friggere,  in  sìgnif.  neut.  vale  Ribollire,  Comin- 
ciare a  bollire  a  secco.  • 

„  per  Un  certo  rammaricarsi  che  fanno  i  fan- 
ciulli desiderando  checchessia  o  sentendosi  male. 

«  Frizzare  :  Lo  stridere  che  fa  il  ferro  o  altro  me- 
tallo rovente  tuffato  in  qualche  liquido. 

S  Quella  chi  {vizze  ;  Friggitrice  :  Colei  che  per 
mestiere  frigge  e  vende  la  cosa  fritta,  come  pe- 
sci, uova,  panicce  esimili. 
Frò  s.  m.  Fiocco.  T.  mar.  Vela  aurica  (riango- 
lare che  si  stende  a  prora  fra  l'albero  di  trin- 
chetto e  quello  di  bompresso.  I  flocchi  generalm. 
sono  tre,  cioè  Trinchettine,  Fiocco  e  Contro- 
fiocco, e  vengono  inferiti  o  su  draglie  o  diretta- 
mente sugli  stragli  mediante  canestrelli  o  passarini. 
Frollo  add.  Frollo:  Aggiunto  di  carne  da  man- 
giare «"he  abbia  ammollito  il  tiglio  e  sia  diven- 
tala tenera;  contr.  di  Tiglioso. 

n  Frollo,  alle  volle  vale  Debole,  Indebolito,  Stanco, 
Spossato  e  sim.:  Ho  e  gambe  frolle;  Ho  le  gambe 
frolle. 

S  Pasta  frolla;  Pasta  frolla:  Pasta  fatta  con  fa- 
rina, zucchero,  burro  e  uova,  della  quale  si  fa 
la  crosta  a' pasticci,  pasticcini,  ecc. 
FrSnta  s.  m.  Frontale.  T.  de' origliai ,  ca- 
vali, ecc.  Quella  parte  della  briglia  che  è  sotto 
gli  orecchi  del  cavallo  e  passa  per  la  fronte,  e 
per  esso  passa  la  testiera  o  sguancia  e  il  soggólo. 
Frónte  s.  e.  Fronte:  La  parte  anteriore  della 
faccia  sopra  le  ciglia. 

n  Fronte,  in  term.  milit.  La  parte  dinanzi  d'un 
esercito  o  d'una  schiera. 

S  Abbassa  ò  frànte;  Abbassar  la  fronte,  figurai,  vale 
Vergognarsi. 

§  Andà  co  fronte  basso;  Andar  colla  fronte  bassa, 
cioè  Vergognosamente. 

%  Aveì  ó  frànte  netto  o  spassati;  Aver  la  fronte 
netta,  cioè  Non  aver  motivo  di  vergognarsi.  Non 
aver  rimorso  o  timore  di  checchessia. 

S  De  frónte;  Di  fronte.  Posto  avv.  vale  In  faccia, 
Dirimpetto.  * 

S  Fa  frànte  a  speiza;  Durare  alla  spesa. 

w  —  frànte  a-i  so  impegni;  Soddisfare  agli  ob- 
blighi, ai  propri  impegni. 

8  P'99^^  ^^  frànte  unn-a  cosa;  Prender  una  cosa 
di  petto. 

g  Poeì  andà  co  frànte  scàverto;  Poter  andar  colla 
fronte  scoperta.  Poter  tenere  alla  la  fronte,  vale 
Non  aver  rimorso,  timore  o  vergogna  di  chec- 
chessia. 

S  Poei  sta  a  frànte  d'ùnn-a  persànn-a;  Poter  slare 

alla  fronte  d'uno,  vale  Potergli  stare  a  competenza. 

FrSntèa.  s.  f.  Frontiera:  I  confini  d'un  paese 

0  d'uno  Stalo,  in  quanto  lo  separano  da  un  altro 

paese  o  da  un  altro  Stalo. 

«  Cercine  ed  anche  Frontaletto:  Specie  di  guan- 
cialetto 0  di  fascia  imbottila  e  trapuntata,  con 
che  si  cigno  11  capo  dei  bambini,  ovv.  Specie 
di  berrettino  guernilo  intorno  intorno  di  slec- 
chine di  balena  curvale  in  arco,  per  impedire 
che  i  cimbottoli  non  producano  corno  o  pesca 
(borio)  al  loro  capo. 
Fr6ntig:iian  s.  m.  Fronfignano:  Nome  d'una 
qualità  di  vino  che  si  raccoglie  sul  territorio  di 
Fronfignano,  città  della  Francia. 
Fròntiu  s.  m.  Parrucchino,  Toppino:  Mezza 
parrucca  che  copre  solamente  la  parte  anteriore 
del  eapo.  -, 


FrSntón  s.  m.  Frontone:  Ornamento  d'archi- 
tettura fallo  per  lo  più  in  triangolo,  e  che  si 
pone  alla  cima  dell'ingresso  d'un  edifizio,  sopra 
le  porte,  le  finestre,  ecc.  -  Frontespizio  o  Fron- 
tispizio, Membro  d'architettura  fatto  in  forma 
d'arco,  che  si  pone  sopra  porte,  finestre  e  sim. 
per  difenderle  dall'acqua  piovana. 

Frùg"à  V.  a.  Frugare:  Andar  tentando  con  ba- 
stone 0  altro  simile  in  luogo  riposto. 
Il  Rimuginare,  Rovistare,  Rovigliare,  Rifruslare,  ecc. 

V.  Ravattà. 
%  Frùgdse  in  ta  stacca;  Frugarsi  in  saccoccia, 

figurai,  e  nell'uso  vale  Cavarne  denari. 
Il  —  in  ti  denti;  Stuzzicare  i  denti:  Cavar  col  den- 
telliere  le  particelle  di  vivande  rimaste  fra' denti. 

Frùg"a<lenti  s.  m.  Curadenti,  Stecco,  Stec- 
cadente.  Stuzzicadenti,  Dentelliere:  Sottile  e  pic- 
colo fuscello  0  simile  slrum.  con  che  si  cava  il 
cibo  rimaso  fra'  denti. 

Frùg-aoég-e  s.  m.  Stuzzicorecchi  :  Piccolo 
.strum.  d'avorio  o  d'altra  materia,  col  quale  si 
nettano  gli  orecchi. 

Frug-attà  v.  a.  Frugacchiare,  Frugolare:  Fre- 
quenl.  di  Frugare,  ma  il  suo  signif.  diminuisce 
e  dà  l'idea  di  azione  fatta  in  fretta  e  sbadatamente. 

Frunza  o  FruLUzoa  s.  f.  Brocco,  Sbrocco, 
Sprocco:  Rampollo  che  rimette  dal  bosco  ta- 
gliato. -  Varmena,  Sottile  e  giovane  ramoscello 
di  pianta  ;  Marza,  Piccolo  ramicello  che  si  taglia 
ad  un  albero  per  innestarlo  in  un  altro. 

Fruscia  s.  f.  Frussi  e  Frusso.  T.  del  giuoco  di 
Primiera,  e  dicesi  Quando  le  quattro  carte  che 
si  danno  sono  del  medesimo  seme. 

Fruscia  v.  a.  Nojare,  Annojare,  Seccare,  Im- 
portunare, Tediare,  Inquietare,  Frusciare;  que- 
st'ultima voce  poco  usata. 
S  Frtisciàse  n.  p.  Seccarsi,  Annoiarsi,  Tediarsi,  ecc. 

Frusciata  s.  f.  Seccaggine,  Seccatura,  Seccata, 
Noja,  Fastidio,  ecc.,  dicesi  di  Persona  o  Cosa 
che  rechi  noja  o  fastidio. 

Fruscili  s.  m.  Seccatore,  Seccatura,  Seccala, 
dicesi  di  Persona  importuna. 

Fruscio  s.  m.  Mal  di  pondi  :  Male,  in  cui  con 
gli  escrementi  del  ventre  si  manda  anche  fuori 
del  sangue;  dicesi  nell'uso  anche  Flusso. 

Frusta  s.  f.  Frusta  V.  Scurrid. 

Frusta  s.  f.  Frustata  V.  Scuriatld. 

Frusta  V.  a.  Frustare,  Logorare,  Consumare, 
e  dicesi  propriam.  de'  panni,  ed  anche  della  vista. 
I)  Frustare,  per  Battere  o  Percuotere  con  frusta  o 
sferza;  ed  anche  per  Una  specie  di  castigo  in- 
fame che  anticam.  si  faceva  a' malfattori;  che  in 
questo  signif.  dicesi  anche  Scopare  V.  Scàd. 

—  da-e  bòtte;  Picchiare,  Zombare,  Dar  come  in 
terra:  Percuotere  malamente.  Dar  busse  solenni. 
§  0  frùstieiva  o  fcero;  E'  sciuperebbe  il  ferro, 
dicesi  nell'uso  di  Ragazzo  che  in  breve  tempo 
logora  i  vestimenti. 
S  Frùstdse  n.  p.  Frustarsi,  Logorarsi,  Consumarsi  ; 
e  figurai.  Affaticarsi  a  prò  d'uno. 

Frustameli to  s.  m.  Consumo,  Consuma- 
zione, Logoramento,  Logoranza,  Logoraiura. 

Frùstauuìo  s.  m.  Frustagnoe  Fustagno  :  Spe- 
cie di  tela  di  bambagina,  di  colore  per  lo  piiì 
verdeggiante.  Ce  n'ha  col  pelo,  colla  spiga,  ecc. 
»  Sciupone,  dicesi  dalle  nostre  donne  di  Ragazzo 
che  non  ha  cura  delle  vestimenla  e  presto  le  sciupa 
0  le  sgualcisce. 


FRU 


FRU 


393 


ir'x>ùsta>penxielli  s.  e.  Frastapennelli  :  Pit- 
tore 0  Pittrice  dappoco. 
F'rùstaprexoin. Persona  di  mal  af- 
fare che  frequentemente  vien  messo  in  gattabuia 
per  la  sua  cattiva  condotta  :  Gogna,  Forca,  Scam- 
paforca, ecc. 
Frusto  add.  Frusto,  Consumalo,  Logoro,  e  si 
dice  più  comunem.  di  panni. 

ti  Frusto,  si  dice  anche  di  Persona  molto  avanzala 
in  età  0  logorata  dalle  fatiche. 

n  Stanco,  Stracco,  Trafelato. 

S  Medaggia  frusta;  »Iedaglia  frusta,  vale  Medaglia 
consumata  in  modo  che  a  mala  pena  se  ne  pos- 
sano diciferare  i  caratteri. 

8   Vesti  frusto;  Vestito  rifinito  V.   Vesti. 

S  Vista  friista;  Vista  logora,  slanca,  consunta. 
Frùstón  V.  sopra  Frùstannio  nel  2°  signific. 
Frù-ta  s.  f.  Frulla  e  Frullo,  al  plur.  Frulla  e 
Fruite:  Il  prodotto  degli  alberi  e  di  alcune  pian- 
lerelle,  ma  inlendesi  propriam.  de'  frulli  che  pos- 
sono mangiarsi  senz' altra  preparazione,  come  pere, 
mele,  fichi,  uva,  ciliege,  ecc. 

n  Frulla,  nei  Convili  s'intende  pel  Messo  o  Ser- 
vilo delle  frulla,  cioè  L'ultimo  che  si  melle  alla 
mensa. 

—  accdind;  Frulla  guasta  dai  curino  o  dall'ostro 
V.  Cdin. 

—  ammacca  o  attacca;  Frulla  ammaccala:  Quella 
che  presenta  alcune  macchie  livide  o  altro  segno 
cagionato  da  percossa  o  da  caduta. 

—  buzza;  Fruita  acerba:  Quella  che,  immatura,  ha 
.per  lo  più  un  sapore  afro  e  lazzo,  cioè  astrin- 
gente, e  perciò  allappa  la  bocca  e  allega  i  denti. 

—  co  verme;  Frutta  bacata:  Quella  che  fu  rosa  da 
un  interno  baco  o  larva  d'alcun  insetto. 

—  da  sarvd;  Frulla  serbaloja  o  serbevole:  Frulla 
da  potersi  conservare. 

—  d'autunno;  Frulla  autunnale  (f  d'autunno. 

—  d'inverno;  Frulla  vernina  o  da  inverno:  Quella 
che,  maturala  in  autunno  o  anche  d'estate,  è 
lungamente  serbevole  nel  susseguente  inverno, 
come  certe  pere,  quasi  tulle  le  mele,  le  sorbe 
e  le  nespole. 

—  de  stce;  Frutta  estiva  o  slatereccia  o  d'estate. 

—  magnùscà  o  remenà;  Frutta  mantrugiata  o  bran- 
cicala :  Quella  di  buccia  liscia  e  sottile,  la  quale 
per  essere  stata  toccata  e  ritoccata  ha  perduto 
il  naturai  suo  fiore  (raxa),  cioè  quella  polvere 
0  velo  bianchiccio,  di  che  alcune  sono  ricoperte, 
come  le  susine,  i  fichi  e  alcune  uve. 

—  matura;  Frulla  matura,  fatta,  stagionala;  conlr. 
di  Frutta  acerba. 

—  nitsa;  Frutta  mezza  o  ammezzila:  Fruita  che  è 
in  uno  stalo  di  mezzo  tra  il  maturo  e  il  fradicio. 
Alcune  frutte  non  sono  mangiabili  se  non  sono 
in  questo  stato,  come  le  nespole  e  le  sorbe. 

—  passa;  Frutta  passa  o  appassita  o  vizza:  Quella 
che  per  mancanza  d'umore  o  per  eccesso  di  ma- 
turità è  divenula  quasi  rascintta  e  grinza. 

—  peja;  Fruita  afata:  Fruita  guasta  dall'afa,  cioè 
dall'aria  bassa,  calda  e  soffocante;  se  ha  alquanto 
dell'afato,  dicesi  Frutta  afaticcia.  -  Frutta  anneb- 
biata, dicesi  quella  guasta  o  mal  concia  dalla 
nebbia;  Frutta  vuota,  dicesi  delle  noci,  delle 
màndorle,  nocciuole  o  simili  che  son  prive  di 
seme;  Frutta  sfarinata,  Frutta,  la  cui  polpa, 
senza  cangiare  notabilmente  di  colore,  divenla 
rasciatta;  insipida  e  si  disfà  agevolmente. 


—  secca;  Frutta  secca  o  Seccume:  Fratta  seccata 

per  conservarla,  come  fichi,  uva  ed  altro. 

—  staxònd  V.  sopra  Frùta  matura. 

—  tarata;  Frutta  tardiva  o  seròtine,  conlr.  di  Fruita 
primaticcia  nel  suo  doppio  senso  V.  appresso 
Frùta  tempota. 

—  tarata,  frùta  savoia;  Frutta  tardiva,  frutta  sapo- 
rita. Dettalo  prov.  di  chiaro  significato. 

—  tempota;  Frutta  primaticcia  o  di  primavera: 
Quella  che  matura  a  buon'ora,  cioè  al  principio 
della  beila  stagione.  -  Frutta  primaticcia  dicesi 
anche  La  fruita  che  matura  in  qualsiasi  stagione, 
ma  prima  della  sua  congenere. 

S  M6ndà  a  frùta;  Sbucciare  la  frutta,  vale  Le- 
varlene  col  coltello  la  buccia. 

S  Ossetti  da  frùta;  Nocchi  V.  Ossetto. 

S  Pelle  0  Scorsa  da  frùta;  Buccia  V.  Pelle,  Scorta. 

S  Stansa  da  frùta;  Fruita jo:  Stanza  ove  si  con- 
servano le  frutta. 
Frùta  V.  a.  e  n.  Fruttare,  Fruttificare,  antic. 
Frultuare:  Far  frutto.  Render  frutto. 

1)  Frullare,  melaf.  per  Render  buon  effetto,  Dar  pro- 
fitto, Giovare,  Esser  utile.  Recar  qualche  vantaggio. 
Frùtarola  s.  f.  FruUajola  e  Frullajuola  :  Colei 

che  vende  le  frutte. 
Friitéa  s.  f.  Fruttiera  :  Piallo  grande  in  forma 
di  panierina,  o  diverso  comecchessia  da' pialli 
ordinarj,  nel  quale  si  portano  in  tavola  le  frutte. 
Fr  ùto  s.  m.  Frullo,  al  plur.  Frutti  :  Il  prodotlo 
degli  alberi  e  di  alcune  erbe  ;  ed  in  genere  Tutto 
ciò  che  la  terra  produce  per  alimento  e  sostegno 
degli  uomini  e  degli  animali. 

«  Frutto,  per  Utile,  Vantaggio,  Profitto. 

Il  —  per  L' interesse  o  II  merito  che  si  trae  dai 
danari  prestali. 

n  —  Figurai,  per  II  progresso,  Gli  avanzamenti. 
L'intento  di  cosa  sperala  o  desiderata;  ed  anche 
L'effetto  d'una  cagione  buona  o  cattiva. 

—  féua  de  stagión;  Frullo  fuori  di  stagione,  oltre 
il  signif.  proprio,  dicesi  figurai,  di  Cosa  che  si 
faccia  passata  la  opportunità  e  la  convenienza. 

S  Frùti  candii;  Frutte  candite:  Fruite  preparate 
in  lutto  come  quelle  sciloppate  (V.  sotto  Frùti 
in  t5  sciòpo)  eccello  che  si  fan  ricuocere  più  e 
più  volte  nello  sciloppo,  e  da  ultimo  in  sciloppo 
più  denso,  il  quale  vi  s'incorpora,  e  rasciulto 
vi  si  cristallizza. 

n  —  de  ma;  Fruiti  di  mare,  diconsi  Gli  animali 
marini  che  rappresentano  qualche  corpo  terre- 
stre, e  più  comunem.  si  dice  delle  arselle,  telline, 
ostriche  e  simili  produzioni  del  mare  che  son 
buone  a  mangiare. 

n  —  in  te  l'axóu;  Frutti  conci  o  acconciali  in 
aceto,  e  anche  semplicem.  Frutti  conci  o  accon- 
ciati, Fruiti  in  acelo:  Frulli  d'ortaggi  conci  col- 
l'acelo,  come  peperoni,  capperi  (tàppani),  piccoli 
cedrinoli  (chighèumatj,  ecc. 

n  —  in  t5  sciòpo;  Frutte  sciloppate  o  in  dolce, 
diconsi  Quelle  che,  cotte  prima  in  acqua,  poi  nello 
sciloppo, si  conservano  in  altro  sciloppo  rinnovato. 

ti  —  in  tò  spirito  ;  Frutte  in  guazzo  o  assolnlam. 
Guazzi  :  Quelle  che  colle  in  acqaa,  poi  nello  sci- 
loppo, sono  conservate  nello  spirilo  di  vino  op- 
pure nel  rosolio.  Si  mettono  in  guazzo  pesche, 
pere,  susine,  agriotle,  ecc.;  le  sole  ciliege  si  pon- 
gono e  si  conservano  crude  nello  spirito. 

S  Fd  frùto  ;  Fruttare,  Fruttificare  V.  Frùtd  tanto 
nei  signif.  proprio  che  nel  figurato. 


394 


FUG 


FUM 


S  Ogni  frùto  ò  véu  a  so  station  ;  Ogni  fratto  vuole 
la  sna  stagione.  Modo  prov.  che  significa  Doversi 
fare  ciascuna  cosa  quando  è  il  tempo  opportuno 
e  accettabile. 

Fùlblbia  s.  f.  Fibbia:  Strum.  di  metallo  o  di 
osso,  di  figura  quadrata  o  circolare,  sbarrato  da 
una  traversa,  dov'è  alzala  una  o  più  punte  dette 
Ardiglioni  (buggin),  le  quali  si  fanno  passare  in 
un  foro  della  cintura ,  che  è  termine  dov'  altri 
vuol  fermarle  ;  e  si  adopra  a  tener  congiunte  due 
parti  di  cose  flessibili. 

Fùlblbiéta  s.  f.  Fibbietta:  Piccola  fibbia. 

Fùccao  s.  m.  Volpone,  Volpacelo,  Volpacchione, 
Fantino:  Persona  astuta  e  frodolenla;  e  per  estens. 
Imbroglione,  Arruffone,  Frappatore,  Busbo,  Bu- 
sbacco,  Busbaccone,  Gargo,  Aggiratore,  Trafu- 
rello,  Gancio,  ecc. 

Fixcoiàra  s.  f.  Inezia,  Bagatella,  Ciam mon- 
gola, Ghiarabaldana,  Chiappola,  Lappola,  Cian- 
cia, Cianciafruscola,  Bazzica,  Bazzecola,  Bazzi- 
catura: Cosa  da  nulla,  Di  niun  pregio,  Da  non 
farne  conto. 
H  Bazziche,  Bazzecole,  Bazzicature:  Piccole  mas- 
serizie, Coserelle  di  poco  pregio. 

FixflFa  s.  f.  Battisoffia,  Baltisòffiola,  Cosòffiola: 
Paura  e  Gran  rimescolamento,  ma  breve,  che  ca- 
giona frequente  alitare  e  soffiare,  prodotto  da  ap- 
prensione di  qualche  pericolo  o  simile. 

Jfùg-a  s.  f.  Furia:  Gran  fretta. 
M  Fuga.  T.  mus.  Quantità  determinata  di  note  da 
ripigliarsi  nel  suono  o  nel  canto. 

—  de  persónn-e,  de  popolo,  ecc.;  Furia  di  gente, 
di  popolo,  ecc.,  vale  Moltitudine. 

—  de  stanse;  Fuga  di  stanze:  Ordine  di  stanze  in 
fila  colle  porte  in  dirittura. 

S  A  fuga  di  Zeneixi  a  dùa  treì  giorni  V.  Dùd. 

S  Andd  0  Córri  de  fuga  V.  Andà. 

\  Chi  va  de  fuga  no  mangia  bòn  rosto;  La  ca- 
gna frettolosa  fa  i  catellini  ciechi  ovv.  La  gatta 
frettolosa  fa  i  mucini  ciechi,  La  troppa  fretta  fa 
rompere  la  pentola,  Presto  e  bene  non  stanno 
insieme.  Proverb.  che  si  dice  Quando  altri  per 
troppa  fretta  fa  male  alcuna  cosa. 

§  Fa  ùnn-a  cosa  in  fuga  o  de  fuga;  Far  checches- 
sia a  furia  o  in  furia,  vale  Farla  con  gran  fretta. 
Fùg-assa  s.  f.  Focaccia,  e  per  corruz.  Cofaccia, 
Schiacciata  e  Stiacciata:  Pane  schiacciato  e  messo 
a  cuocere  in  forno  o  sotto  le  brage  o  fra  i  testi. 
Se  ne  fanno  delle  impastate  con  olio  o  con  burro, 
con  bucce  d'ulive ,  delle  dolci,  di  quelle  regalate 
con  crema,  con  màndorle,  ecc. 

S  Rende  pan  pe  fùgassa;  Render  pane  per  focac- 
cia, Render  frasche  per  foglie.  Rendere  i  coltel- 
lini, vale  Render  la  pariglia,  Farla  pari  o  mag- 
giore per  un'ingiuria  ricevuta. 
Fùg-assetta  s.  ^.  Focaccetla,  Focacciuola/ 
Focaceina  e  per  corrufz.  Cofaccina,  Schiacciatina, 
Stiaccialina.  Dimin.  di  Focaccia:  Piccola  focaccia. 

—  in  ta  poeta;  Crespello:  Frittella  fatta  di  pasta 
soda  e  stiacciata,  la  quale  mettendola  a  cuocere 
nella  padella  si  raccrespa. 

Fùg-assòuu-a  s.  f.  Schiaccialona  e  Stiaccia- 
tona.  Acer,  di  Schiacciata:  Grande   schiacciata. 

Fùg-g-etta  s.  f.  Foglietta,  Fogliuccia,  Fogliazza. 

Dimin.  di  Foglia:  Piccola  foglia. 

n  Foglietta,  presso  i  Manifatt.  di  tabacco  è  Uno  dei 

generi  di  tabacco  trinciato  da  fumare,  od  anche 

in  polvere  da  naso,  di  cui  sono  varie  qualità. 


Il  —  per  Una  gabella  sopra  le  bevande  fermentale, 

ma  propriara.  sul  vino  che  Vendesi  a  minuto. 

Fùg-g-ettiun-a  s.  f.  Fogliettina,  Fogliolina, 

dimin.  di  Foglietta. 
Fu.g'g'etto  s.  m.  Foglietto.  Dim.  di  Foglio, 
ma  dicesi  per  lo  più  di  un  Mezzo  foglio  che  pre- 
senta  due  facciate  in  un  libro  o  quaderno. 
—  d'avvisi;  Foglietto  d'avvisi  o  Foglietto  assolul.: 
Foglio  0  Fogli  che  si  affiggono  sui  canti   della 
città,  in  cui  s' inseriscono  avvisi  od  annunzi  al 
pubblico. 
Fùg-g-iamine   s.  m.  Fogliame  e  Frondura, 
ma  poco  usata:  Quantità  di  foglie  o  di  frondi. 
Il  Fogliame,  per  similit.  Lavoro  a  foglie,  ed  è  terra. 
usato  in  pittura,  scultura,  orificeria  e  simili;  che 
anche  dicesi  Fogliametto. 
Fu.g'g'iasso  s,  m.  Slracciafoglio  V.  Scartar- 

fascio. 
Fu-g-onad-dla  fFdJ;  Non  fare,  ed  a  Firenze 

Far  cecca  V.  Fa. 
Fùleg-a   s.  f.  Fòlaga.  T.  ornit.   Fuliea  atra. 
Uccello  acquatico  di  piuma  nera,  col  capo  simile 
a  quello  della  gallina  ;  il  suo  becco  è  di  figura 
conica,  e  lateralmente  compresso  ;  la  fronte  calva 
e  coperta  d'una  membrana  callosa  detta  popolarm, 
nel  fiorent.  La  cherica,  e  le  gambe  nell'inferior 
parte  spogliate  di  piume.  Di  passaggio  in  aprile 
e  di  raro  in  settembre,  ottobre  e  novembre. 
Filila  s.  f.  Gualchiera.  T.  de'  lanaj.  Macchina 
che ,  mossa  per  forza  d' acqua ,  pesta  e  soda  i 
panni  lani.  Vi  son  due  sorte  di  Gualchiere,  una 
co'  mazzi  o  magli,  e  l'altra  co'  pestelli. 
Il  Gualchiera,  per  L'edifizio  stesso  che  contiene  una 

0  più  di  codeste  macchine  mosse  dall'acqua. 
Il  Folla:  Nome  che  si  dà  alla  Preparazione,  colla 
quale  i  panni  o  i  tessuti  di  lana  vengono  pannati 
per  mezzo  della  gualchiera,  ad  oggetto  di  dare 
loro  maggiore  uniformità  testile. 
§  ^gua  da  futla;  Folla.  T.  de' cappell.  Certa  par- 
ticolar  acqua,  in  cui  s' immergono  le  falde  di  pelo 
imbastite  da  convertirsi  in  feltro  per  farne  un 
cappello. 
Filila  v.  a.  Gualcare,  Feltrare,  e  più  comunem. 
Sodare.  '/.  de' lanaj.  Sodare  i  panni  alla  gual- 
chiera a  guisa  di  feltro. 
>i  Follare.  T.  de' cappell.  Il  sodare  vieppiù  l'imba- 
stitura mediante  la  simultanea  azione  del  calore, 
del  continuato  brancicare  e  del  frequente  pre- 
mere col  rivolgimento  del   rulletto  frullinj  le 
falde  imbastite,  immerse  di  quando  in   quando 
nella  folla  (cegua  da  fullaj. 
S  Fulldse  a  schéua;  Salare  o  Marinare  la  suola: 
Lasciar  d'andare  alla  scuola.  Andare  a  spassarsi 
invece  che  alla  scuola;  i  ragazzi  nella  Toscana 
dicono  Fare  forca. 
Fullano  s.  m.  Forestiere,  Straniero:  Persona 
che  a  noi  non  appartiene  in  alcun  modo  né  per 
parentela,  né  per  amistade,  e  di  cui  poco  o  nulla 
e'  importa. 
Fu-llòu.  s.  m.  Gualchiera jo  :  Colui  che  soprain- 
tende  alla  gualchiera  per  la  sodatura  dei  panni 
V.  FuUa  nel  1»  signif. 
Fùmelle  s.  f.  pi.  Femminelle.  T.  mar.  Occhi 
di  ferro  stabiliti  nella  ruota  di  poppa,  in  cui  en- 
trano gli  agugliotti  del  timone,  che  lo  tengono 
sospeso. 
Fùmento  s.  m.  Fomento,  Fomentazione  :  Ap- 
plicazione d'una  sostanza  semplice  e  medicata 


FUM 


FUN 


395 


sopra  ona  parie  del  corpo,  con  panni  iani  ìd« 
zuppati  in  essa  sostanza  generalmente  riscaldata 
e  spremuta,  il  cui  effetto  è  di  calmare  il  dolore 
0  recare  alcun  benefizio  ad  essa  parte. 

Fu-iniuà.  V.  n.  Fumare  e  Fummare,  ma  men 
usalo,  Fumicare,  Fumeggiare:  Far  famo.  Man- 
dare fumo. 
«  Fumare,  per  similit.  dicesi  dell'Effetto  dell'ira, 
della  collera,  ecc.:  A  ghe  fùmma;  La  gli  fuma, 
cioè  L'ira  gli  esala, 
n  —  In  signif.  attivo  usasi  per  Inspirare  ed  espi- 
rare il  fumo  del  tabacco  o  d'altra  materia,  cui 
siasi  appiccalo  il  faoco. 

*'n  Bubbolare,  Trafugare,  Rubare,  Portar  via:  M.  b. 
e  del  gergo:  0  vi  ha  fùmmóu  5  mandìllo;  E' 
mi  bubbolò  la  pezzuola. 
S  0  tabacco  5  l'è  montóu  che  i  strònsci  fùmman; 
Tutti  gli  stronzi  fumano  e  però  piove,  o  anche 
Passa  la  lepre,  i  cacherelli  fumano,  dicesi  Quando 
si  vede  un  ragazzo  col  sigaro  o  colla  pipa  in 
bocca,  e  ciò  per  mordere  questo  suo  far  da  uomo 
in  così  tenera  età. 

Fù]Xiiiia.d.dLa>  s.  f.  Fumala:  Segno,  Contras- 
segno, Cenno  fatto  col  fumo;  e  Qualunque  fumo 
sollevalo  per  qualunque  altra  cagione. 

Fùmiiiajéii  s.  m.  Fumajuolo  e  Fummajuolo, 
ma  men  osato  :  Bocca  del  cammino  che  esce  dal 
tetto  per  la  quale  esala  il  fumo;  altrim.  Ròcca, 
Torretta  del  cammino. 

FtÌTtimasci  s.  m.  pi.  Fumi,  Fumèa:  Vapori 
che  manda  lo  stomaco  al  cerebro. 
S  Aveì  0   Vegnì  i  fùmmasci  a  testa  V.   Aveì, 
Vegni. 

Fùmmató  s.  m.  Fumatore,  si  dice  di  Chi 
fuma  il  tabacco. 

Fùmme  s.  m.  Fumo  e  Fummo:  Vapore  che 
esala  per  Io  più  da  materie  che  abbruciano  o 
che  son  calde, 
tt  Fumo,  figurai,  per  Superbia,  Fasto,  Albagia,  Al- 
terigia, onde  :  .1  vcì  dd  fùmmc  ;  Aver  fumo,  Aver 
fava.  Aver  della  chielia,  Essere  albagioso,  altero, 
dicesi  di  Chi  presume  di  sé  piti  che  noi  consente 
la  sua  condizione,  i  suoi  talenti,  i  suoi  mezzi,  ecc. 
S  Andd  in  funivie;  Andare,  Convertirsi, Risolversi 

in  fumo,  vale  Svanirej  Dileguarsi. 
%  Fa  fumine;  Far  fumo.  Mandar  fumo. 
S  Meno  fumine  e  ciù  rosto;  Manco  fumo  6  pili 

brace,  vale  Meno  apparenza  e  più  sostanza. 
S  Neigro  de  fàmme:  Nero  di  fumo  o  Nerofumo: 
Polvere  nera  tratta  dal  fumo  di  legni  resinosi, 
e  più  comnnem.  dal  pino,  che  si  mescola  con  olio 
0  altro  per  tingere  di  nero,  e  per  farne  inchio- 
stro da  stampatori  o  da  incisioni  in  legno.  Esso 
cavasi  pure  dal  fumo  del  carbon  fossile  nelle  mac- 
chine a  vapore  e  da  quello  delle  gole  de'  cam- 
mini, ma  è  mollo  più  ordinario  del  primo. 
%  0  fùmme  ò  non  impe  a  punsa;  Parere  e  non 
essere  è  come  filare  e  non  tessere.  Prov.  e  vale 
Non  basta  l'apparenza  dove  bisognano  gli  effetti. 
S  Pin  de  fùmme;  Pien  di  fumo.  Fumoso,  figur. 
vale  Albagioso,  Vano,  Leggero,  e  dicesi  dX'omo 
che  presume  di  sé  più  che  noi  comporta  la  sua 
condizione  e  il  suo  slato. 
S  Tanto  fùmme  e  poco  rosto  ;  Mollo  fumo  e  poco 
arrosto,  Assai  pampani  e  poc'uva,  vale   Molta 
apparenza  e  poca  sostanza. 

Fnminister'no  s.  m.  Famosterno.  T.  bot. 
Fumaria  officinalis.  Sorta  d'erba  amarissima, 


che  cresce  comunem.  ne'  campi,  e  giova  a  pa- 
rificare il  sangue.  Chiamasi  anche  Pie  di  gallina, 
Erba  calderuccia,  e  da' contadini  Famaslerre. 

Funzéa.  s.  f.  Funga ja:  Luogo  ferace  di  funghi. 

Funziòn  s.  f.  Funzione,  Operazione, 
n  Funzione,  per  Incumbenza,  Carico,  Uffizio,  Mi- 
nistero, 
n  —  In  term.  med.  Azione  de'  differenti  organi  del 
corpo  eseguila  conforme  alla  lor  naturale  desti- 
nazione. 

—  da  morti;  Funzione  funerale.  Pompa  funebre. 

—  sacra;  Funzione  sacra:  Quella  che  si  fa  nelle 
chiese  e  fuori  per  celebrare  uflBzi  divini  o  qual- 
che solennità  ecclesiastica. 

S  Èse  in  funzión;  Essere  in  funzione:  Far  l'uffizio, 
ilanlenere  il  carico,  P incumbenza  e  simili. 

Funziona  v.  a.  Fungere  :  Esercitare  un  uffizio, 
una  carica,  un  ministero. 

Funzionalo  s.  m.  Funzionario:  Chi  è  cosli- 
luito  in  qualche  dignità,  posto,  uffizio,  carica,  ecc., 
Impiegato  pubblico,  Uffiziale. 

Funziona<ssa<  s.  f.  Grande  funzione;  e  ìn- 
tendesi  di  Funzione  sacra. 

Fnnzetto  s.  m.  Pungolino.  Dim.  di  Fungo. 
%  Funzi  a  fumetto  V.  in  Funzo. 

Fmizo  s.  m.  Fungo:  Denominazione  generale 
duna  singolarissima  classe  di  piante  crittogame, 
cioè  a  generazione  nascosta,  basse,  senza  foglie 
e  senza  fiori,  di  polpa  carnosa,  più  o  meno  soda. 
I  funghi  nascon  da  sé,  cioè  senza  esser  seminati, 
in  luoghi  ombrosi;  altri  sono  mangerecci,  altri 
malefici.  Tra  i  mangerecci  le  qualità  più  comuni 
sono  il  Porcino  o  Fungo  nero  e  l'Uovolo  o  Fango 
rosso.  Alcuni  sono  ramosi  come  le  Ditola  (Diete); 
i  più  hanno  un  gambo  (càsiggiòn)  e  un  cappello 
(cappella).  I  funghi  vecchi  per  lo  più  si  seccano; 
i  giovani  si  mangiano  freschi,  si  raellon  sott'olio 
0  in  salamoia,  si  seccano  affettali  soltilmente  od 
anche  interi. 

de  liamme  o  Inciostro  ;  Fungacelo  di  concio, 

Pisciacane.  T.  boi.  Agaricus  extinctorius.  Fango 
bianco  di  mediocre  volume  e  di  specie  cattiva. 

dentajéu;  Steccherino,  Idno  sinuoso.  Dentino  do- 
ralo. T.  boi.  Hydnum  repandum.  Fungo  di  specie 
sospetta,  che  ha  il  cappello  convesso,  largo  circa 
cenlim.  S,  sinuoso  ed  inegualmente  diviso,  d'un 
giallo-arancio  sùcido,  e  imenio  armalo  di  denti 
come  lutti  quei  del  genere.  Trovasi  ne'  boschi, 
e  specialmente  ai  piedi  delle  roveri. 

de  pin;  Agarico  delizioso.  Fungo  delizioso,  La- 

pacendro  buono.  T.  bolan.  Agaricus  deliciosus. 
Fungo  mangereccio  che  nasce  ne'  pineli  ;  ha  il 
color  di  mattone,  immutabile,  e  che  gocciola  un 
liquore  color  di  zafferano.  Se  questo  fungo  è  pi- 
gialo diventa  verde. 

—  de  sarxo  V.  Gabaéu. 

—  de  zìzzoa;  Agarico  color  di  giuggiola.  T.  bot. 
Agaricus  zizyphinus.  Fango  di  mediocri  dimen- 
sioni e  di  specie  sospetta. 

—  lùmassòn;  Fallo  impudico.  T;  bot.  Phallus  im- 
pudicus.  Fungo  munito  di  volva  e  di  cappello 
ovoide  sostenuto  dallo  stipite  intero,  traforato  da 
una  quantità  di  piccoli  forellini,  coperto  da  un 
lattice  scorrente.  È  di  pessima  qualità,  e  quando 
imputridisce  esala  un  odore  fetidissimo  e  insop- 
portabile. 

—  mazzengo;  Prugnolo,  Frugnuolo,  Prunòlo.  T.  bot. 
^l^ortctw  prvmeolus.  Fango  mangereccio,  eh? 


396 


FUR 


FUZ 


cresce  in  mezzo  ai  muschi  al  piede  degli  alberi 
e  si  riconosce  facilmente  ai  piccoli  stipiti,  cilin- 
drici, increspati,  rigati  nella  lor  base,  che  sosten- 
gono de' piccoli  cappelli  globulosi;  è  di  sapore 
gralissimo  e  molto  odoroso. 

—  neigro;  Fungo  néro,  Fungo  porcino  o  assolutam. 
Porcino,  nell'Aretino  Ghezzo  e  nel  Pisano  Mo- 
reccio.  T.  hot.  Boletus  edulis  o  Bolelus  casta- 
netts.  Fungo  mangereccio  che  trovasi  abbondante 
nelle  nostre  riviere  e  nel  Piemonte  in  maggio  e 
giugno  e  nel  principio  dell'autunno.  Ha  lo  stipite 
bianco,  carnoso,  grasso,  il  cappello  convesso  piano, 
largo,  d'un  color  ferruginoso  al  di  sopra,  verde- 
giallastro  al  di  sotto,  la  carne  bianca,  solida  e 
di  aggradevole  odore. 

r-  peivie;  Peperino  lattajolo.  Capra  forte.  T.  botan. 
A garicuspiperatus.  Specie  di  fungo  potentemente 
malefico,  di  sapore  acre  e  pungente  e  d'odor  grave 
e  nauseante.  In  alcuni  vi  si  sente  l'agliaceo,  in 
altri  l'acido  prussico.  Poco  frequente  nella  Liguria. 

—  rósso;  Uovolo,  Ovolo,  Cocco,  Amanita  vera  o 
buona  o  rossa.  Fungo  rosso.  T.  hot.  Agaricus 
aurantiacus.  ovv.  A.  ccesareus  V.  Boéuo. 

—  téuscego;  Fungo  verdone,  e  in  Tose.  Colombina 
verde.  T.  hot.  Agaricus  virescens.  Fungo  ma- 
lefico, che  ha  il  cappello  color  giallo  d' ocra  o 
noccìuola  pallido  o  verde-rame  o  verde-glauco; 
il  gambo  nudo ,  senz'anello,  grosso,  corto,  uguale, 
gradatamente  assottigliato  verso  la  base,  bianco 
opaco,  rugoso,  striato  ;  le  lamelle  rosse,  fragilis- 
sime, bianche',  strette.  Nasce  da  giugno  a  no- 
vembre solitario,  solle  alture  popolate  di  querce 
e  castagni,  all'asciutto. 

S  Funzi  a  funzetto;  Funghi  tartufati,  cioè  Tagliati 
a  fettoline  come  i  tartufi  (triffoli)  e  colti  con 
olio.  Voce  dell'uso. 

»  —  in  addobbo;  Funghi  sott'olio. 

n  —  in  sa;  Funghi  in  salamoja  o  salati. 

n  —  secchi;  Funghi  secchi. 

»  —  velenosi;  Funghi  malefici,  Funghi  di  rischio: 
Funghi  velenosi,  di  malvagia  qualità. 

S  Da  ogni  óa  nasce  funzi;  In  una  notte  o  In 

un'ora  nasce  il  fungo.  Maniera  prov.  dinotante 

Poter  quella  cosa  avvenire  in  breve  tratto. 

Fùrlbajas.  f.  Furberia,  Astuzia  V.  Dritonaja. 

I^ùrlbo  add.  Furbo,  Astuto,  Scaltro;  e  in  senso 

più  mite  Destro,  Accorto,  Sagace,  Avyeduto. 

—  cSmme  5  ma.  do  lampo;  Furbo  in  chermisi, 
Furbo  trincato.  Furbo  alle  mille,  vale  Furbo  in 
estremo  grado.  Accortissimo. 

F'ùrfeòn.  V.  Aspertdn. 

Fùrg-ao  s.  m.  Razzo  :  Sorta  di  fuoco  lavorato, 
che  scorre  ardendo  per  l'aria,  e  si  usa  comunem. 
in  occasione  di  feste  d'allegrezza,  ed  anche  in 
guerra  per  segnali;  è  di  forma  cilindrica,  forte 
legato  dall'an  de'  capi,  stoppinato  dall'altro.  Sotto 
lo  stesso  nome  comprendesi  anche  Qualunque 
altra  specie  di  razzo. 

—  da  pesca;  Delfiniera:  Sorta  di  fiòcina  a  punta 
con  due  aliette  mobili  verso  la  cima,  colla  quale 
si  feriscono  delfìni,  tonni,  balene  ed  altri  pesci 
grossi;  altrim.  Rampone. 

Fùria,  s.  f.  Furia  :  Perturbazione  di  mente  ca- 
gionata da  ira  o  da  altra  passione. 

H  Furia,  per  Impeto,  Veemenza  impetuosa. 

Il  —  per  Fretta  grande.  Prestezza  eccessiva  nel 
far  checchessia. 

H  —  per  Moltitudine,  Grap  quantità,  Calca  di  genU. 


n  —  Per  trasl.  si  dice  di  Donna  pessima  infuriata. 

S  A  fùria  de  popolo  ;  A  furia  di  popolo,  cioè  Con 
impeto,  Con  violenza  di  moltitudine. 

§  Andd  de  fùria  o  còmme  ùnn-a  fùria;  Andar 
in  caccia  e  in  furia,  cioè  Con  fretta  grandissima. 

))  —  in  fùria  o  in  sce  fùrie  V.  Andd. 
Furlancia;  s.  f.  Quarteruolo  e  Quattriolo  :  Un 
pezzetto  d'ottone  ridotto  a  guisa  di  moneta,  ma 
di  niun  valore,  come  sono  i  brincoli  (tanti)  da 
segnare  nel  giuoco  di  tómbola  e  in  altri. 
FuLrlauxi-a  s.  f.  Furlana:  Specie  d'antica  danza 
che,  per  quanto  pare,  trae  il  suo  nome  dal  Friuli, 
dove  fu  inventata. 
Furò  (Fd);  Far  rumore,  vale  Aver  grido,  Dar 
materia  di  discorso. 

it  Far  furore.  Far  fanatismo  V.  Fd. 
Fusto  s.  m.  Botticello,  Botticina,  Botterella:  Pic- 
cola botte  con  cerchj  di  legno. 

tt  Fusto,  per  Pedale,  Stipite,  Tronco  o  Troncone 
degli  alberi,  dal  quale  derivano  tutti  i  rami. 

1»  —  Si  trasferisce  anche  alla  Corporatura  dell'uomo. 

—  da  colonna;  Fusto,  Scapo,  Tronco,  Fuso  della 
colonna,  in  Archit.  diccsi  La  colonna  senza  ca- 
pitello e  senza  zoccolo. 

Fùto  add.  Pallido,  Sbiancato,  Allibbito. 
S  Vegnì  fùto  ;  Allibbire:  Impallidire  per  timore, 
paura,  spavento  o  per  altra  cagione. 

Futta  s.  f.  Bizza,  Bile,  Stizza,  Sdegno,  Collera, 
Cruccio,  Rabbia. 
S  Avei  fatta  con  un;  Aver  il  baco  con  uno  :  Averlo 

a  noja.  Esser  adirato  con  lui. 
S  Sàtd  a  futta;  Saltar  la  mosca  o  Saltar  la  mosca 
al  naso,  Saltare  o  Venire  o  Pigliar  la  stizza,  Mon- 
tar in  bizza.  Andar  in  fisima.  Venire  il  cosso, 
Entrar  in  valigia  o  in  collera.  Incollerirsi,  Stiz- 
zirsi. 

FuttSu  s.  m.  Rabbiaccia:  Gran  rabbia. 

Fuxilla  V.  a.  Fucilare.  Neolog.  milit.  e  vale 
Uccidere  altrui  a  colpi  di  fucile. 

Fixxillaziójx  s.  f.  Fucilazione:  L'alto  e  L'ef- 
fetto del  fucilare.  Esecuzione  della  sentenza  che 
condanna  alcuno  ad  essere  ucciso  a  fucilate. 

Fuxin  s.  m.  Fucile,  Focile,  ed  ora  comunem. 
Acciarino:  Macchinetta  sostituita  sul  finire  del 
secolo  XVII  alla  mìccia  e  alla  ruota  degli  archi- 
bugi, che  aggiustata  alla  cassa  d'ogn'arma  da  fuoco 
portatile,  accanto  al  focone  della  canna,  serve  ad 
accendere  la  carica  mediante  la  pietra  focaja  o 
il  fulminante. 

—  a  fulminante;  Acciarino  a  percussione,  dicesi 
Quello  che  invece  della  martellina  e  dello  scu- 
detto (pmien)  ha  il  luminello  (sciamine). 

Fuxiuii-a  s.  f.  Fucina:  Luogo  dove  i  fabbri 
bollono,  fondono,  colano  e  afiìnano  il  ferro. 

FùxiSn  s.  f.  Fusione:  Propriam.  Struggimento 

0  Liquefazione  di  ciò  che  si  fonde. 

Il  Nell'uso  per  Infusione,  Infondimento:  Lo  infondere. 

S  Mette  in  fùxidn;  Infondere  :  Mettere  checchessia 

dentro  ad  un  liquore,  acciocché  ne  estragga  la 

qualità. 

Fùzàs.  f.Fuso  pieno:  Unn-afùzà;  Un  fuso  pieno. 

Fùzà  s.  m.  Fusajo  :  Colui  che  fa  fasi. 

Fùze  da  carossa  ;  Razze  :  Quei  pezzi  di 
legno  che  nelle  ruote  delle  carrozze  e  dei  carri 
partono  dal  mozzo  (pigna)  ove  sono  impiantati 
e  vanno  a  collegarsi  coi  quarti  (roeli). 

—  dò  bùgatto;  Raggi  :  Quei  legni  che  partono  dall'al- 
bero del  buratello  e  ne  sostengono  i  regoli  (righe). 


GAF 


GAG 


397 


Fùzo  s.  m.  Fuso:  Stram,  noto  di  lepo  per  uso 
di  filare;  la  sua  parte  ingrossata  dicesi  Ventre, 
e  le  due  estremità  diconsi  Punte. 

—  dell'argano;  Anima:  li  pezzo  principale  dell'ar- 
gano, intorno  al  quale  si  avvolge  il  cavo  che 
serve  a  tirare  i  pesi. 

—  dd  cùrlctto;  Fuso  del  filatojo:  Strnm.  fatto  di 
ferro,  non  per  uso  di  filare,  ma  per  infilare  il 
cannello ,  il  rocchetto,  ecc. ,  per  avvolgervi  sopra 
il  filo,  la  lana,  il  cotone  e  simili. 

—  d6  moin;  Fuso  o  Fùsolo  della  màcina: Perno  di 
legno  che  regge  la  macchina  del  molino. 

—  da  re/é«jo  ;  Piramide.  T.  orol.  Largo  cono  d'ot- 


tone, snlle  cui  spire  si  avvolge  la  catennzza,  nel 
caricare  l'oriuolo. 

S  Asà  dó'fùzo  dò  reléuio  V.  Asà. 

S  Drito  camme  un  fùzo  V.  Drtto  add. 

S  Erboo  dò  fùzo  dò  reléuio  V.  Erboo. 

%  Fiàne  un  fùzo;  Mancar  di  parola,  Non  attener 
la  promessa. 

§  Quello  chi  fa  fùzi;  Fosajo. 
Fu-zsò  s.  m.  Fuso  o  Linea  finale,  ^f-  stamp.  Pezzo 
metallico,  con  coi  s'imprime  una  linea  orizzon- 
tale, ingrossata  nel  mezzo  e  assottigliata  ai  due 
capi.  Ponesi  talora  a  modo  di  fregio,  e  per  fioi- 
mento  di  capo,  di  libro  o  d'altra  simile  partizione. 


G 


0-al>a<éu  s.  m.  Lumachino  di  prato.  T.  botan. 
Agaricus  polymices.  Fungo  mangereccio,  che 
nasce  a  folti  cespugli  dalle  radici  o  ceppi  morti 
di  diversi  alberi,  specialm.  di  salici,  gelsi,  olmi. 
Vendesi  sui  mercati  di  Firenze  sotto  il  nome  di 
Famiglia  bianca  leonala,  e  in  quei  di  Pavia  e 
di  iMilano  sotto  il  nome  di  Gabareul. 

Oa.'bà.i'a.  s.  f.  Gabarra.  T.  mar.  Spezie  di  grossa 
barca  destinala  nell'  interno  de'  porli  al  carico  e 
discarico  de' bastimenti  o  a  fare  delle  piccole  tra- 
versale di  mare.  Chiamansi  anche  Gabarre  nei 
porli  di  Ponente  dei  grossi  navigli  da  carico  a 
tre  alberi. 

Oatolba  s.  f.  Salicone:  Specie  di  salcio,  e  pro- 
priam.  quello  dello  Salcio  bianco  o  da  pertiche. 

Oalblbà  V.  a.  Gabbare,  Giuntare,  Aggirare,  Trap- 
polare, Ingannare. 

Cral>1badio  s.  m.  Gabbadeo  e  Gabbaddeo,  Gab- 
basanti, Schiodacrisli,  Graflìasanti,  Bacchettone, 
Ipocrita,  ecc. 

Oalb'baxn.óndLo  s.  m.  Gabbamondo,  Gabba- 
compagno, Gabbaminchioni,  Fraudatore,  Avvilup- 
palore,  Bindolone,  Gabbatore,  ecc. 

Oatolbian  s.  m.  Gabbiano,  Bighellone,  Merlotto, 
Pisellone,  Baggeo,  Babbione,  Badalone,  Pecorac- 
cio,  Bescio,  Gocciolone,  ecc.,  dicesi  per  ischerzo 
ad  Uomo  rozzo  e  zotico. 

Oal>i*iolé  V.  Cabriolè. 

Oaccia  s.  f.  Bocchetla:  Specie  di  stafi'a  che, 
ingessala  nei  muro  o  conficcala  nel  legno,  riceve 
la  stanghetta  che  si  fa  sporgere  dalla  feritoja  della 
loppa  (imboccatùa  da  ciavéua)  nel  serrare. 

Oaèlo  s.  m.  Spicchio:  Una  delle  parti,  in  cui  si 
dividono  le  arance  o  simili  fruite  sbucciate. 

—  de  nóxe;  Gheriglio:  La  polpa  delle  noci  che  sì 
mangia,  ed  anche  Una  delle  quattro  parli  della 
polpa  medesima,  che  pure  dicesi  Spicchio. 

—  dò  tettin;  Zezzolo  e  più  comunem.  Capezzolo: 
Quella  parte  delle  poppe  ond'esce  il  latte. 

S  Gaèli;  Stranguglioni  e  Slrangoglioni  :  Malattia 
delle  glandole  della  gola  dette  Tonsille,  che  porta 
impedimento  all'inghiottire. 
OafiTa  s.  f.  Gaffa.  T.  mar.  Lunga  pertica,  alla 
estremità  della  quale  s' incassa  a  canna  un  ferro 
che  ha  due  rami,  uno  diritto  e  l'altro  a  gancio, 
e  serve  a  un  marinaio  il  quale  sta  in  piedi  sai 


davanti  del  battello,  schifo  o  palischermo,  per 
afferrarsi  a'  luoghi  a  cui  s"  cpproda,  a  rallentare 
la  marcia  della  barca  quand'è  troppo  abbrivala 
e  ad  allontanarsi  da  una  riva  o  da  un  altro  ba- 
stimento. 
Il  Grappa,  Staffa  :  Spranga  di  ferro  ripiegata  da  due 
capi,  che  serve  per  collegar  pietre  o  muraglie. 

CJ-ag"g-é  s.  m.  Gabbiere  e  Gabbiero.  T.  mar. 
Chiamasi  con  questo  nome  II  marinajo  destinato 
a  stare  sulla  coffa  o  gabbia  per  aver  cura  delle  ma- 
novre alle,  esaminare  il  guernimento,  far  la  sen- 
tinella e  dare  avviso  di  ciò  che  scopre  da  lontano. 

Oag'g'etta  s.  f.  Gabbinola,  Gabbiuzza.  Dim. 
di  Gabbia:  Gabbia  piccola. 

Oag-g-ettìnn-a  s.  f.  Gabbiolina.  Dimin.  di 
Gabbinola:  Piccolissima  gabbia. 

O-ag-g-ia  s.  f.  Gabjbia  :  Arnese  portatile  di  varie 
grandezze  e  fogge  per  uso  di  tenervi  dentro  rin- 
chiusi uccelli  vivi.  Le  sue  parli  sono  :  Staggi 
(legnetti)  cioè  Regoletli  di  legno  che  formano 
l'ossatura  della  gabbia;  Grétole  (Bacchetti  o  Fi- 
ferretti);  Posatoi,  Saltatoi,  Ballatoi  (Vèzi);  Bec- 
catoio (Canlièta);  Beverino  CCòppettinJ;  Fondo 
da  scorrere  (Tosta);  Usciolino  (Portelletto). 
n  Gabbia,  dicesi  pure  Ógni  altra  cosa  falla  a  similit. 

per  rinchiudervi  per  lo  più  dentro  animali, 
n  —  Melaf.  dicesi  per  Prigione:  L'han  misso  in 
gaggia;  Lo  misero  in  gabbia,  in  domo  Petri, 
alle  buiose,  cioè  In  prigione. 
«1  —  ed  anche  Coffa,  anlic.  Gaggia.  T.  mar.  Specie 
u'i  piattaforma,  che  ha  nel  suo  mezzo  un'aper- 
tura quadrala,  e  che  è  situata  verso  l'estremità 
di  ciascuno  degli  alberi  bassi  da  essa  circondati, 
formando  come  un  palco,  sul  quale  sta  la  vedetta, 
cioè  l'uomo  che  fa  l'ascolta  V.  Gaggé. 
n  Vetrina  :  Scansia  o  Cassetta  a  vetro,  a  mo'di  scan- 
nello, dove  i  bottegai  tengono  in  pubblica  mostra 
gioie,  minuterie  d'oro  o  d'argento,  libri,  drappi, 
ecc.  -  Bacheca  per  Vetrina  è  andata  in  disuso 
da  più  d'un  secolo,  e  non  se  ne  trova  che  aa 
solo  esempio  nella  Crusca. 

—  dò  pollastro,  ecc.;  Catriosso:  Ossatura  del  cas- 
sero de' polli  0  d'altri  uccellami,  Scusso  di  carne; 
e  con  term.  più  generico  Carcame,  Arcarne. 
S  Gagge;  Cavoli  cappucci  primaticci  :  Sorla  di  cavoi 
cappuccio  che  non  fa  il  cesto  sodo  e  raccolto, 


398 


GAI 


GAL 


ma  colle  foglie  larghe  distese;  altrim.  Cappucci 
bislacchi. 
§  Leva  d'in  ta  gaggia;  Sgabbiare:  Cavare  dalla 

gabbia, 
g  Mette  in  gaggia  ;  Ingabbiare  :  Mettere  in  gabbia  ; 

e  figurai.  Rinchiudere,  Rinserrare. 
§  Testa  gaggia  V.  sotto  Gaggiamatta. 
§  Unn-a  gaggia  de  matti;  Una   gabbiata  o  Una 
nidiata,  Una  manica  o  Una  bella  mano  di  pazzi 
0  di  matti,  dicesi  d'Una  quantità  di  persone  assai 
allegre  radunate  in  un  luogo. 

Oaig'^ià,  s.  f.  Gabbiata  :  Tanta  quantità  d'uccelli 
che  stia  in  una  gabbia. 

d-ag'g'ià  s.  m.  Gabbia jo  :  Facitor  di  gabbie. 

Q-ag'g'iaiixatta,  s.  m.  Cervel  balzano,  Cer- 
vellino, Umorista,  dicesi  di  Persona  incostante, 
varia,  stravagante. 

Q-ag-g-iata  s.  f.  Stravaganza,  Fantasticheria, 
Fantasticaggine:  Operazione  capricciosa  e  che 
tiene  del  pazzo. 

^t^  Fanfaronata,  Smargiassata,  Millanteria. 

Oag-g-iax-clo  add.  Gagliardo,  Forte,  Robusto, 
Possente,  Forzuto. 
S  Vento  gaggiardo;  Vento  gagliardo,  cioè  Forte, 
g  Vin  gaggiardo;  Vino  gagliardo,  cioè  Possente, 
Generoso. 

GJ-agg-ièn  s.  m.  Trabiccolo  :  Arnese  composto 
d'alcuni  legni  curvati  che  si  mette  sopra  il  fuoco 
per  porvi  su  panni  a  scaldare  o  rasciugare. 
1)  Gabbia:  Specie  di  sacchetta  fatta  di  corda  e  a 
maglie,  che  si  adatta  al  capo  a'  giumenti,  e  com- 
prende in  sé  il  loro  muso. 
M  Cavagnuolo:  Il  canestro  che  si  mette  alla  bocca 
delle  bestie  per  impedire  che  mangino  quando 
si  trebbia. 
Il  Condotto  del  comodo  V.  Cannona  nel  2°  signif. 

Oagg-ioà  s.  f.  Ganascino.  Voce  dell'uso:  Atto 
carezzevole,  che  si  fa  per  lo  più  a' fanciulli,  strin- 
gendo loro  mollemente  una  gota  fra  l'indice  e 
il  medio  piegali  iu  dentro. 
«  Comunem.  e  in  m.  b.  vale  Un  pochino:  Me  a 
dee  ùnn-a  gaggiod?  Me  ne  date  un  pochino? 
inlendesi  di  varie  cose;  e  parlandosi  di  sonno:  Me 
n'ho  piggiàu  ùnn-a  gaggiod;  Dermii  un  pochino. 

Oag-g-ión  s.  m.  Gabbione.  Accresc.  di  Gabbia: 
Gabbia  grande,  e  per  io  più  divisa  in  stanzini, 
ove  si  rinchiudono  insieme  più  uccelli. 
«  Gabbione,  dicono  gì'  Ingegneri  ad  Una  macchina 
intessuta  di  vinchi  e  ripiena  di  sassi  o  di  terra 
per  riparo  de'  fiumi,  e  per  alzare  nelle  fortezze 
0  altrove  parapetti,  spalle,  traverse  ed  ogni  altro 
trinceramento,  per  riparo  de'  cannoni. 

O-aì  s.  m.  Gaja  o  piuttosto  Gaje.  T.  mar.  Quel 

'>!  luogo  nella  stiva  che  rimane  naturalm.  da  cia- 
scuna banda  tra  il  bordo  e  la  cassa  delle  trombe. 

Oailbetto  s.  m.  Grazia,  Garbatezza,  Gentilezza, 
Leggiadria  :  A  l'è  ùnn-a  donna  tutta  pinn-a  de 
gaibctti;  È  una  donna  tutta  grazie,  tutta  gar- 
batezze, ecc. 
8  Lezze  dd  Gaihctto;  Legge  del  Garibetto,  così 
chiamavasi  per  ischerzo  anticam.  in  Genova  Una 
legge  fatta  nel  \  S47,  perchè  Andrea  Doria,  che 
ne  fu  il  promotore,  voleva  con  essa  dar  garbo, 
cioè  sesto  0  componimento  alle  cose  pubbliche. 

Oaitoo  s.  m.  Garbo:  Leggiadria,  Grazia,  Avve- 
nentezza,  Bella  maniera,  Modi  convenienti. 
H  Garbo,  per  Foggia  aggraziata,  Forma  acconcia  che 
si  dà  alle  vesti  o  a  qualunque  altra  cosa  artefatta. 


§  Non  aveì  gaibo  a  fd  ùnn-a  cosa;  Non  aver  garbo 

a  fare  una  cosa,  vale  Farla  con  malagrazia. 
§  Ommo  de  gaibo  ;  Uomo  di  garbo,  vale  Onorato, 
Dabbene,  Galantuomo;  e  talora  Uomo  grazioso, 
di  stima,  di  proposito. 

Graitello  s.'  m.  Gavitello.  T.  mar.  Pezzo  di 
legno  0  di  sughero,  o  un  plccìol  barile  vuoto  che 
si  attacca  all'estremità  della  grippia  d'un'àncora 
onde  galleggi  sull'acqua  e  mostri  il  silo  ov'essa 
è  a  fondo. 

Oalaute  s.  m.  Damo,  e  nel  fior.  Ganzo:  L'a- 
mante, L'innamoralo,  Il  vago.  Nel  femm.  Dama, 
Ganza,  Amanza;  quest'ultima  voce  è  antiq. 
^  Fd  5  galante;  Far  il  galante,  Galanteggiare,  cioè 
Far  il  bello,  lo  zerbino,  l' attillato,  Cicisbeare, 
Donneare,  Amoreggiare. 

Gr-alantin  add.Galanlino:  Aggiunto  di  cosa,  vale 
Assai  gentile.  Falla  con  certa  grazia  e  leggiadria. 

O-alantinn-a  s.  f.  Galantina.  Voce  dell'uso. 
Specie  di  mortadella  o  Soppressalo  di  carne  gen- 
tile ed  anche  porcina,  regalata  di  pistacchi,  spezie, 
aromi,  ecc. 

Oalautomìsmo  s.  m.  Galanloraismo.  Voce 
dell'uso:  Qualità  di  chi  è  galantuomo;  Probità, 
Lealtà,  Onestà,  Rettitudine,  Candidezza. 

O-alautomniasso  s.  m.  Galantomone: 
Gran  galantuomo. 

.CralaM.toiiiiM.os.m. Galantuomo:  Uomo  dab- 
'   bene,  di  garbo,  aggiustato,  onoralo. 
S  Da  galantommo ;  Da  galantuomo:  Modo  affer- 
mativo, e  vale  Da  onesl'uomo,  Candidamente, 
Lealmente,  Da  quel  ch'io  dico. 
S  /  galantommi  han  5  pei  in  lo  créiizo  da  man  ; 
Il  galantuomo  ha  peloso  il  palmo  della  mano. 
Dettalo  prov.  che  si  dice  ironicam.  a  Chi  vanta 
troppa  onestà. 
S  O  tempo  ò  l'è  galantommo  ;  Il  tempo  è  galan- 
tuomo. Dettalo  assai  comune  che  vale  11  tempo 
viene  o  11  tempo  che  si  desidera  non  mancherà 
pur  troppo  di  venire. 
S  Rè  di  galantommi;  Galantuomo  di  quel  di  seg- 
gio. Fior  de'galantuomini,  vale  Gran  galantuomo. 

O-aléa  s.  f.  Galea  e  Galera  :  Sorta  di  bastimento 
antico  ad  uso  di  guerra,  di  forma  lunga  e  di 
bordo  assai  basso,  che  andava  a  vele  e  a  remi. 
"  Galera,  per  Quella  spezie  di  pena,  oggidì  detta 
Lavori  forzali,  perchè  non  essendovi  più  galee 
armate,  i  forzati  non  servono  più  a  vogare  nelle 
galee. 

Graliòto  s.  m.  Galeotto,  Forzalo:  Chi  è  con- 
dannalo al  remo;  oggi  ad  ogni  altro  pubblico 
lavoro. 
I)  Galeotto,  dicesi  talvolta  altresì  dal  basso  popolo 
per  ingiuria,  e  vale  Guidone,  Mariuolo,  Furfante, 
Manigoldo  e  simile. 

Gralla  s.  f.  Galluzza  :  Gallozzola  d'una  grandezza 
d'una  ciriegia  prodotta  dalla  quercia  o  da  altri 
alberi  simili,  la  qual'  entra  in  alcune  tinture  ed 
anche  nell'inchiostro;  altrim.  Galla  dìstria. 
1)  Galla.  T.  veter.  Enfiato  che  vien  ne' piedi  a' ca- 
valli, propriam.  allato  all'articolazione  del  piede, 
ed  è  grosso  come  la  metà  d'un  uovo  di  piccione. 
S  A  galla  V.  A  galla  alla  sua  sede  alfabetica. 

GJ-alleria  s.  f.  Galleria:  Stanza  lunga  o  Androne 
da  passeggiarvi,  e  dove  si  tengon  pitture,  statue 
ed  altre  opere  d'arte. 
I)  Galleria:  Strada  coperta  e  sotterranea. 

—  dò  cammin;  Ringhierina.:  Piccola  ringhiera  di 


GAL 


GAL 


ferro,  che  si  tien  davanti  al  caminello  per  im- 
pedire ai  bambini  di  troppo  accostarsi  ai  fuoco 
e  preservar  dalie  fiamme  le  vesti  delle  donne. 
0-a,lletta>  s.  f.  Galletta:  Pane  intero  di  biscotto, 
tondo  0  quadro  e  schiacciato,  ad  uso  per  lo  più 
di  provvista  pei  viaggi  marittimi. 

n  Bozzolo,  e  nell'uso  anche  Galletta:  Quel  gomitolo 
ovato,  dove  si  rinchiude  il  baco  filngello,  facendo 
la  seta. 
Oa^lletto  s.  m.  Galletto:  Piccolo  e  giovane  gallo. 

ti  Frinzello  V.  Crastón  nel  2»  significato. 

—  de  marsu  ;  Bubbola,  San.  Puppola,  Pis.  Galletto 
marzoio  o  Galletto  di  bosco.  T.  ornit.  Upupa 
epops.  Uccello  del  genere  delle  Upupe,  che  ha 
le  penne  del  pileo  lunghe,  disposte  in  due  serie 
e  formanti  un  bel  ciuffo,  che  a  volontà  s'alza 
e  s'abbassa;  queste  penne  son  di  color  lionato- 
cannella,  biancastre  verso  la  cima  e  terminate 
da  una  bella  macchia  nera.  La  testa  e  il  collo 
son  di  color  lionato-pallido,  il  dorso  dello  stesso 
colore,  ma  tendente  al  nerastro.  Quest'uccello  ha 
preso  il  nome  di  bubbola  dal  continuo  suo  grido 
bu  bu  bu,  bu  bu,  che  manda  in  primavera  con 
voce  assai  forte  e  sonora.  Vive  ne' boschi,  ed 
è  di  passaggio  periodico  in  settembre  e  marzo. 
%  Fa  ó  galletto;  Sgallettare:  Far  alti  di  vivacità, 

di  brio,  per  parere  amabile,  spiritoso,  ecc. 
S  Galletti  da  procesción;  Fiori  di  ginestra:  Quei 
fiori  gialli   odorosi   che  comunem.  si  spargono 
allorché  passano  le  processioni. 

Oallezzà.  v.  n.  Galleggiare  e  Gallare,  ma  meno 
osato:  Star  a  galla,  contr.  di  Stare  a  fondo. 

Oallìuà,  s.  m.  Gallinajo:  Luogo  dove  stanno 
le  galline. 

0-a.llixia.sso  s.  m.  Pollina:  Sterco  di  polli. 

Oalliuetta.  s.  f.  Gallinetta,  Gallinella:  Piccola 
0  Giovine  gallina, 
n  Gallinella,  Pis.  Acquatico  e  Merlo  acquatico.  T. 
ornit.  Ralltis  aquaticus.  Uccello  del  genere  dei 
Balli  e  famiglia  de' Porciglioni ,  che  ha  le  sue 
parti  superiori  olivastro-giallognole;  le  penne 
del  sottocoda  bianche;  le  remiganti  scuro-nere; 
i  piedi  scuri.  Di  passaggio  in  aprile  e  settembre. 

—  grixa;  Voltolino  e  Sutro.  T.  ornit,  Rallus  por- 
zana.  Altro  uccello  del  medesimo  genere,  ma 
della  famiglia  delle  Gallinole:  ha  le  parti  supe- 
riori olivastre  e  nere  con  molle  macchie  bianche 
e  bislunghe;  le  penne  del  sottocoda  ceciato-lio- 
nate;  le  remiganti  nero-scuricce;  i  piedi  verdi- 
pisello.  Vive  ne' luoghi  coperti  di  folte  erbe  e 
cespugli,  corre  velocemente  sulla  terra  e  sulle 
piante  galleggianti  ;  nuota  e  si  tuffa  con  gran  de- 
strezza; vola  lentamente  e  con  fatica.  Di  pas- 
saggio in  aprile  e  maggio,  raro  in  settembre. 

—  mezzann-a;  Schiribilla,  Pis.  Puttanella.  T.  ornit. 
Ballus  pusillus.  Uccello  dello  slesso  genere  e 
famiglia  del  precedente,  e  molto  somigliante  allo 
stesso  nel  manto  e  ne'cosinmi.  Di  passaggio  eguale, 
non  mai  in  autunno. 

—  piccinn-a;  Schiribilla  grigiata.  T.  ornit.  Rallus 
Buillonii.  Altra  specie  d'uccello  somigliantissimo 
ai  precedenti. 

"Torpedine  V.  Batlinetta  nel  1°  significato. 

"  Gallinaccio ,  Prunello  bianco.  T.  boi.  Merulius 
undulatus.  Sòrta  di  fungo  mangereccio,  che  esala 
un  odor  fragrantissimo  d'albicocca. 
Oalliun-a.  s.  f.  Gallina:  La  femmina  del  gallo. 
I  contadini  tose,  la  dicono  Biocca. 


—  chi  reciùmma;  Gallina  in  muda  o  che  muda: 
Quella  cui  van  cadendo  successivamente  le  penne 
vecchie,  cacciate  dalle  nuove  che  spuntano. 

—  chi  véu  ciossd;  Gallina  covaticcia:  Quella  che 
col  cessar  del  far  le  uova,  o  per  altri  segni,  si 
mostra  disposta  a  covare  e  a  farsi  chioccia. 

—  d'India;  Gallina  di  Faraone  o  di  Numidia  o  di 
Guinea  :  Sorta  di  particolare  gallina,  che  è  ve- 
nuta dalla  Barberia;  allrim.  Meleagride. 

—  padòann-a;  Gallina  padovana:  Specie  di  gallina 
pili  grossa  dell'ordinaria,  con  poca  cresta,  ma 
circondata  di  penne/con  gran  ciuffo  in  lesta. 

—  piccininn-a ,  a  l'è  vegia  e  a  pà  pollinn-a  OVV. 
Gallinn-a  sarsaneize ,  a  Vha  treni' anni  e  a 
móstra  un  ineize;  Gallina  mugellese  ha  trenta 
anni  e  mostra  un  mese,  dicesi  di  Donna  min- 
gherlina che  mostra  assai  meno  anni  che  non  ha. 

—  vegia  fa  bòn  broddo  V.  Broddo. 

S  A  gaÙinn-a  afa  squaccin;  La  gallina  s'acco- 
vaccia, dicesi  della  Gallina  che  mansuetamente 
s'abbassa,  allargando  le  ale,  quand'allri  la  vuol 
prendere. 

§  Andd  a  dormi  all'óa  de  gallinn-e  V.  Dormi. 

$  A  primma  gallinn-a  a  canta  a  l'ha  fceto  l'éuvo; 
La  gallina  che  schiamazza  ha  fallo  l'uovo.  Modo 
prov.  che  significa  Chi  primo  cerca  di  scusarsi, 
per  lo  pili  si  scopre  colpevole. 

%  Chi  de  gallinn-a  nasce,  in  tcera  rtiapa,  ovv. 
6  nò  pcu  s:d  ch'o  nò  raspe  ;  Chi  di  gallina  nasce 
convien  che  raspi  o  razzoli.  Chi  nasce  mulo, 
bisogna  che  tiri  calci.  Chi  nasce  di  gatta,  piglia 
i  topi  al  bujo,  ovv.  Chi  di  gatta  nasce,  sorci 
piglia  0  graCBa.  Prov.  denotanti  che  I  figliuoli 
somigliano  i  genitori  nel  costume,  e  dicesi  per 
solito  in  mala  parte. 

$  Esc  5  fìggio  da  gallinn-a  gianca  V.  Figgio. 

§  /  figgiéu  dévan  parla  quando  e  gallinn-e  pì- 
scian  V.  Figgiéu, 

S  Laddro  da  gallinn-e;  Gallinajo. 

§  Lcete  de  gallinn-a;  Latte  di  gallina,  dicesi  di 
Cosa  squisita  e  quasi  impossibile  a  trovarsi,  per- 
chè la  gallina  non  ha  latte. 

S  L'è  megio  un  éuvo  anchéu  che  ùnn-a  gallinn-a 
ddman  V.  Éuvo. 

§  Ped  a  gallinn-a  o  l'oca  sensa  fata  cria;  Pelar 
la  gazza  e  non  la  fare  stridere,  dicesi  figurai, 
del  Cavar  altrui  denari  o  altro  senza  strepilo  o 
disputa  alcuna,  usando  destrezza. 

g  Raspa  de  gallinn-e;  Baspare,  Bazzolare:  Quel 
gettare  indietro  che  fanno  i  polli  o  le  galline 
la  terra,  paglia  od  altro  per  iscoprirvi  qualche 
cosa  da  beccare.  -  Sparnazzare,  Sparpagliare, 
Sparnicciare  diccsi  L'effetto  del  razzolare. 

S  Scrive  camme  e  gallinn-e;  Scriver  peggio  delle 
galline ,  vale  Scriver  malissimo  e  con  caratteri 
inintelligibili. 

§  Vegni  a  pelle  de  gallinn-a  ;  Rizzarsi  i  bordoni, 
Venire  i  bordoni,  Raccapricciarsi,  dicesi  del  Sen- 
tire in  sé  un  certo  commovimento  di  sangue  con 
arricciamento  di  peli,  che  per  lo  piìi  viene  dal 
vedere  o  dal  sentire  cose  orribili,  spaventose. 
Oa<lli]iùssa.  s.  f.  Gallinaccia  :  Gallina  vecchia 

0  brulla. 
GS-allo  s.  m.  Gallo  :  Il  maschio  fra  le  specie  delle 
galline.  Esso  è  vestito  di  belle  piume  e  di  di- 
versi colori,  portando  sulla  testa  un'ampia  eresia, 
sotto  la  gola  le  barbe,  comunem.  dette  Bargigli 
0  Bargiglioni,  gli  sproni  ai  piedi,  la  testa  e  la 


400 


GAM 


GAM 


coda  in  alto.  Del  gallo  come  della  gallina  varie 
sono  le  specie,  come  Gallo  cornuto,  calzato,  nano, 
ricciuto,  padovano,  ecc. 

—  de  montagna;  Fagiano  di  monte.  T.  ornit.  Te- 
trao  tetrix.  Uccello  del  genere  de'  Tetraoni  ;  ha 
il  becco  nero,  l'iride  celeslognola  e  un  largo  spazio 
papilloso  rosso  sopra  l'occhio  ;  penne  della  testa, 
collo  e  petto  di  color  nero-violetto;  addome, 
fianchi,  scapolari,  cuopritrici  superiori  dell'ali  e 
delia  coda,  remiganti  e  timoniere,  nere;  due  lar- 
ghe fasce  traversano  l'ali;  coda  larga  forcuta; 
diti  ed  unghie  bruno-neri.  Abita  le  regioni  più 
fredde  delle  alle  montagne,  in  vicinanza  alle  nevi 
perpetue;  non  alligna  in  Toscana,  ed  è  seden- 
tario sulle  alte  montagne  sopra  Albenga,  verso 

,11  Colle  di  Tenda. 

—  md  accappònóu;  Gallìone:  Gallo  mal  capponato. 
$  Fd  5  gallo;  Far  il  gallo  o  il  primasso:  Voler 

primeggiare,  Pretendere  d'imporre  a  tutti  la  legge, 
e  di  mandare,  come  suol  dirsi,  la  musica  se- 
condo la  sua  battuta;  a  Firenze,  Pistoja  ed  al- 
trove dicesi-  Fare  il  dodda. 
S  Uh  bugio  de  gallo  V.  Bugio. 

Oa,lloccia,  s.  f.  Galloccia,  Castagnola  V.  Ca- 
slagnéua  nel  2"  significato. 

Oallon  s.  m.  Gallone:  Sorla  di  guernizione d'oro, 
d'argento  o  di  seta  tessuta  a  mo'di  nastro;  al- 
trim.  Passamano. 
M  Gallone.  T.  mar.  Una  misura  di  liquidi  conte- 
nente quattro  boccali  o  quarti,  che  è  spezialm. 
in  uso  nell'Inghilterra. 
S  Galloin;  Galloni:  Quelle  strisce  che  sulle  ma- 
niche delle  divise  militari  stan  come  distintivi 
in  chi  le  porta,  del  grado  di  caporale,  se  di  co- 
tone, 0  di  sergente,  se  di  tela  d'argento. 

G!-a>llouà,  V.  a.  Gallonare:  Ornar  con  galloni. 

0-a.lloiié  s.  m.  Passamanajo  V.  Passamanté. 

O-a^lloiietto  s.  m.  Galloncino:  Piccolo  gallone. 

Oa^llùscio  s.  m.  Stronzo  e  Stronzolo:  Pezzo 
di  sterco  sodo  e  rotondo. 

Oallùaso  s.  m.  Gallastrone:  Gallo  grande,  ma 
dicesi  per  lo  piìl  in  senso  peggiorativo. 

Oalopp'  s.  f.  Galoppe.  Voce  dell'  uso  :  Specie 
di  ballo  ungherese,  cosi  detto  dall' imitar  quasi 
il  galoppar  del  cavallo. 

Oaloppa.  s.  f.  Galoppata:  Corsa  di  galoppo. 

Oaloppà.  V.  n.  Galoppare  :  Propriam.  Il  correr 
precipitoso  de' cavalli.  Andar  di  galoppo;  ma  di- 
cesi anche  del  cavaliere  che  fa  andar  di  galoppo 
il  destriero  sul  quale  cavalca., 
n  Galoppare,  per  similil.  si  dice  anche  II  correre 
di  chicchessia. 

Galoppin  s.  m.  Cursore,  e  nell'uso  anche 
Galoppino:  Servigiale  che  corre  qua  e  là  a  ser- 
vigio altrui. 

Gt-a.m.'ba,  s.  f.  Gamba  :  La  parte  dell'animale  dal 
ginocchio  al  piede;  e  nell'uso  tose.  Cianca,  Zanca. 

—  de  foero;  Gamba  di  ferro,  dicesi  per  trasl.  di 
Chi  è  instancabile  nel  cammino. 

—  de  legno;  Schiaccia:  Strum.  che  serve  invece  di 
gamba  a  coloro  che  l'hanno  manca  o  stroppiata. 

-^  dell'anchixze ;  Coda  dell'incudine:  Quella  che  è 
opposta  al  piano  e  che  posa  sul  ceppo  e  vi  si 
pianta. 

—  de  scici;  Peduncolo,  Gambo,  Stelo. 

—  d5  gran,  d5  granòn,  ecc.;  Culmo  :  Stelo  o  Gambo 
delle  piante  cereali. 

—  dS  pomello;  Picciuolo,  Gamba  V.  Gambetta. 


§  Gambe;  Gambe,  diconsi  da  molti  Artefici  Le  parti 
di  molti  oggetti  che  hanno  qualche  somiglianza 
alle  gambe  dell'uomo. 

Il  —  d'agno  V.  Agno. 

Il  —  (le  lettere;  Gambe:  Le  aste  delle  lettere,  e 
specialm.  Le  linee  rette  onde  son  formate  le  let- 
tere m  n  u. 

Il  —  de  tenagge;  Branche:  Quelle  due  partì,  per 
le  quali  le  tanaglie  si  tengono  in  mano  per  ado- 
perarle. 

Il  —  in  letto  e  bracce  a-o  collo;  Gamba  a  letto 
e  braccio  al  collo.  Dettato  che  c'insegna  che  i 
malori  delle  braccia  e  delle  gambe  vanno  curati 
col  riposo. 

Il  —  sciarrce;  Gambe  aperte. 

Il  —  sotti;  Gambe  affusate  o  affusolate,  vale  Gambe 
sottili  e  fette  a  guisa  di  fuso. 

«  —  storte;  Gambe  torte  o  storte  o  strambe.  Gambe 
a  balestrucci.  Gambe  a  bilia  o  assolutam.  Bilie. 
Chi  ha  questo  difetto  dicesi  Bilenco  o  Sbilenco. 

S  Andd  0  Corri  a  gambe  levw  V.  A  gambe  levai 
alla  sua  sede  alfabetica. 

§  Aìidd  co-e  gambe  sciarrce;  Andar  largo  o  a 
gambe  allargate  o  aperte.  Andare  a  sciacquaba- 
rili V.  Andd. 

§  Arrecdmanddse  a-e  gambe  V.  Arrecdtnandd. 

$  Arrezise  in  scè  gambe;  Tenersi  sulle  gambe. 

g  Avcì  a  gamba  lesta;  Aver  buona  gamba  o  gamba 
lesta:  Esser  agile  e  presto  nel  camminare. 

Il  —  e  gambe  molle;  Stare  di  male  gambe,  Reg- 
gersi male  sulle  gambe,  vale  Non  essere  nel 
proporzionale  vigor  del  corpo. 

Il  —  e  gambe  rotte;  Aver  tronche  le  gambe,  e 
scherzev.  Star  male  sui  picciuoli. 

%  Chi  n'ha  memòia,  ha  gambe;  Chi  non  ha  lesta, 
ha  gambe  V.  Memdia. 

%  Ddghe  de  gambe;  Darla  a  gambe.  Farsela  a  gambe. 
Levar  le  berze,  ecc.  V.  Dà. 

%  Dd  in  te  gambe  a  ùnn-a  persònn-a  V.  Dd. 

%  De  sotto  gamba;  Di  sotto  gamba.  Posto  avv. 
vale  Con  una  mano  passala  di  sotto  a  una  gamba. 

S  E  bòx'ie  han  e  gambe  cùrte  V.  Bòx'ia. 

S  Èse  in  gamba  V.  sotto  Sentise  in  gamba. 

S  Fd  ùnn-a  cosa  de  sotto  gamba;  Far  una  cosa 
di  sotto  gamba,  vale  Farla  colla  massima  faci- 
lità e  speditezza. 

S  Lamentóse  de  gamba  sann-a  ;  Dolersi  o  Ram- 
maricarsi di  gamba  sana,  Lamentarsi  di  brodo 
grasso.  Nicchiare  a  pan  bianco:  Lamentarsi  di 
buono  stato. 

S  Mescid  e  gambe;  Sgambare,  Sgambettare,  Menar 
le  gambe,  e  scherzev.  Menar  le  seste:  Camminar 
di  fretta. 

S  Mettise  a  eòa  tra  messo  a-e  gambe  V.   Cóa. 

%  Mettise  e  gambe  in  spalla;  Mettersi  le  gambe 
in  capo  (frase  dell'uso).  Mettersi  l'alie,  Mettersi 
l'ali  alle  piante  o  l'ali  al  piede  :  Affrettarsi  gran- 
demente a  correre. 

S  Non  aveì  citt  de  gambe;  Essere  sgambato,  vale 
Essere  stracco  per  soverchio  camminare. 

S  Nò  fd  gamba  e  ni  pé ;  Non  procedere.  Non 
andar  avanti.  Modo  figuralo. 

S  No  s'arreze  in  scè  gambe;  Non  si  reggere  in 
gambe,  vale  Esser  debolissimo. 

$  Piggid  ùnn-a  gambd  ;  Fare  o  Prendersi  una  sgam- 
bata, vale  Fare  una  lunga  corsa  da  un  luogo 
all'altro. 

S  Pórpa  da  gamba;  Polpaccio. 


GAM 


GAN 


401, 


S  Sciarrd  e  gambe;  Aprir  le  gambe. 
8  Sensa  gambe;  Sgambalo:  Senza  gambe. 
3  Sentise  in  gamba;  Sentirsi  bene  in  gamba  o  in 
gambe,  vale  Essere  e  Sentirsi  gagliardo,  forte, 
robusto;  ed  usasi  anche  tìgurat. 
S  Voeì  addrissd  e  gambe  a-i  storti;  Voler  di- 
rizzare le  gambe  ai  cani  V.  Addrissd. 

Oaml^à,  s.  f.  Gambata,  Stincata:  Percossa  di 
gamba,  Percossa  nello  stinco, 
it  Sgambala.  Voce  dell'uso:  Lunga  camminata  pe- 
destre, e  in  genere  Corsa  lunga  e  faticosa. 

Gràmlba^o  s.  m.  Gambero:  Animai  acquatico  del 

genere  de'Testacei,  che,  secondo  l'opinion  volgare, 

dà  i  passi  indietro.  Ce  n'ha  d'acqua  dolce  e  di  mare. 

3  Fd  camme  i  gàmbai  ;  Far  come  il  gambero  o 

Muoversi  come  il  gambero,  vale  Dar  addietro. 

Oamlbéa,  s.  f.  Tromba  e  Gambale:  La  gam- 
biera dello  stivale,  cioè  Quella  parte  che  rile- 
vando sopra  la  scarpa  fascia  la  gamba  fin  sotto 
il  ginocchio.  Chiamasi  Tromba  a  crespe  (Gambèa 
abbragheltdj  quando  si  lascia  la  pelle  floscia,  che 
casca  giù  per  la  gamba  a  cerchj  aggrinzati  ;  se 
poi  è  soppannata  e  forte,  si  dice  Tromba  lesa  ; 
e  se  lo  stivale  ha  in  sommo  la  bocca  una  grossa 
guiggia  di  cuojo  con  due  aliucce  aperte  al  di 
dentro,  domandasi  Stivale  alla  dragona. 
Il  Gambale:  Specie  di  gamba  di  legno,  in  più  pezzi 
separati,  i  quali  si  caccian  dentro  gli  stivali  per- 
chè slian  tesi,  cioè  non  facciano  grinze,  né  si 
ristringano,  ovv.  anche  per  lustrarli  più  comoda- 
mente. I  pezzi  del  Gambale  sono  il  Peduccio  o 
Forma  tronca  (Pessinj,  che  è  nella  pianta;  la 
Gambiera  (Gambèa)  che  è  divisa  nello  Stinco 
(0  davanti)  e  nel  Grosso  (0  de  dietro),  allrim. 
Polpa,  e  nella  Bietta  (Stecca),  che  fa  bene  acco- 
stare le  suddette  tre  parli  allo  stivale. 

Graiiilbe<iùnxi-a  s.  f.  Gambedona.  T.  mar. 
Nome  d'alcune  funi,  che  servono  a  tener  fermi 
gli  alberi  di  coffa. 

Graiiilbelving"lxe  V.  Cighéugna  (uccello). 

Oam-Tbestorte  s.  m.  Bilenco  e  Sbilenco, 
dicesi  di  Chi  ha  le  gambe  torte. 

Oamlbetta  s.  f.  Gambetta,  Gambina.  Dimin. 
e  vezzegg.  di  Gamba. 

—  dò  pomello;  Picciuolo,  Gambo:  Quella  codetta 
metallica  terminata  in  maglietta,  per  cui  il  bot- 
tone è  attaccalo  al  vestito.  Certi  bottoni  non 
hanno  gambo  meiallico,  ma  questo  loro  si  fa  con 
punti  di  cucilo  nell'alto  di  attaccarli  al  vestito. 
S  Fd  gambetta;  Dar  il  gambetto  o  lo  sgambetto 

V.  Fd. 
S  In  gambetta;  Sgambuccialo,  dicesi   di  Chi  sia 
senza  calze,  colle  gambe  nude. 

Oam'biil  V.  Gambetta. 
S  Tid  5  gambin;  Fare,  Dare  o  Tirare  i  tratti, 
Tirar  le  recate,  e  in  m.  b.  Trarre  il  calzino,  le 
calze  0  le  cuoja,  Tirar  l'ajuolo.  Trarre  alle  anatre, 
Ratire,  Boccheggiare,  Basire,  vagliono  Essere  al- 
l'estremo di  sua  vita. 

Gamlbo  dell'anello;  Gambo. 

Graiiil>ùssa  s.  f.  Gambaccia.  Pegg.  di  Gamba: 
Brulla  gamba. 

Oaxnèlla  s.  f.  Gamella.  7.  mar.  Catino  di  latta, 
legno,  ecc.,  in  cui  si  pone  la  minestra,  ecc.,  de- 
stinata per  ciaschedun  dell'equipaggio  sul  mare. 

Gràmisto  s.  m.  Nevischio,  Nevistio,  Nevischia: 
Neve  minuta  e  di  natura  tra  la  neve  e  la  grandine. 

Oàmùstro  V.  sopra  Gàmisto. 

Casiccia,  Dizionario  Genoveso-Italiano. 


Oanascia  s.  f.  Ganascia,  3Iascella:  Osso,  nel 
quale  sono  fìtti  i  denti. 
§  Mangid  a  due  ganasce;  Macinare  o  ScufiBare  a 
due  palmenti,  di  dice  quando  nel  mangiare  si 
empion  tulle  e  due  le  ganasce;  e  figurai.  Gua- 
dagnare nello  slesso  tempo  e  sulla  slessa  cosa 
per  due  versi. 
Il  —  a  quattro  o  a  sette  ganasce;  Scuffiare  o  Spa- 
recchiare per  dieci  o  per  venti,  e  in  m.  b.  Mor- 
fire.  Taffiare,  Pacchiare,  Sbasoffiare,  Strippare: 
Mangiare  assai  e  ingordamente. 
Il  Macinare  a  due  palmenti  o  Sganasciare,  figurai, 
vale  Prender  regali  con  iscapito  del  proprio  do- 
vere; e  parlando  d'Impiegali,  vale  Abusare  della 
podestà  d'uffizio,  Approvecciarsi  d'indebiti  lucri 
olire  allo  stipendio.  Pigliar  l'imbeccata  o  l'ingoffo 
0  il  boccone.  Guadagnar  quel  che  fa  la  penna. 
3  0  dente  o  ganascia  V.  Dente. 

Cranascià  V.  Mangid. 
Il  Sganasciare,  figurai.  Prender  regali  con  iscapito 
del  proprio  dovere. 

Granasoìata  s.  f.  Mangeria ,  Malatolta,  La- 
dronaia: Guadagno,  Utile,  Profitto  illecito. 

Ganaseévia  s.  f.  Ingoffo,  Imbeccata:  Dona- 
tivo, Presente  fallo  altrui  per  subornarlo,  onde  : 
Piggid  a  ganascèua;  Pigliar  l'ingoffo  o  l'im- 
beccata, vale  Lasciarsi  corrompere  da  doni  e 
presenti. 

Oanciaja  V.  appresso  Ganciata. 

Oanciata  s.  f.  Tranello,  Tranelleria,  Trafo- 
reria,  Traforelleria,  Bindoleria,  Maccalella,  Mac- 
catelleria  :  Inganno  malignamente  e  astulamenle 
fabbricato. 

Grancio  s.  m.  Gancio:  Strum.  per  lo  più  di 

ferro  e  adunco  per  afferrare  o  ritener  checchessia. 

Il  Gancio,  per  Volpone,  Volpacchione,  Fantino  V. 

Fitccao. 
n  Bilenco,  Sbilenco,  Gambe  torte  V.  Gambestorte. 

—  dò  posso  ;  Erre  ed  Erro  :  Nome  d'un  ferro  che 
si  tiene  attaccalo  ai  pozzi  per  raccomandarvi 
le  secchie.  Talora  vi  si  sostituisce  un  arpione 
Cgàngao)  od  una  caviglia. 
S  Mette  un  co  gancio  a  góa;  Bletler  la  cavezza 
alla  gola:  Obbligare  con  forza  o  Violentare  al- 
cuno a  far  una  cosa. 

Grand ùg-g-ìa  s.  f.  Glandola.  Voce  del  contado. 

Granellili  s.  m.  Ganellino:  Sorla  di  giuoco 
mollo  simile  ai  tarocchi. 

GranéufTano  s.  m.  Garofano  o  Viola  garo- 
fanata. T.  boi.  Dyanthus  caryophillus.  Pianta  che 
ha  lo  stelo  articolalo,  alto  circa  un  braccio,  le 
foglie  lunghe,  strette,  appuntate,  scanalale  intorno 
alla  base,  opposte,  i  fiori  solitari,  che  variano 
dal  rosso  al  bianco,  al  giallo.  Fiorisce  nel  maggio 
0  Ufi  giugno,  p,  mediante  la  coltura,  anche  in 
tulli  i  mesi  dell'anno.  In  Firenze  e  in  quasi  tutta 
la  Toscana  chiamasi  Viola. 
%  Ganéiifani ;  Garofani:  Fiori  non  dischiusi  d'un 
arboscello  dello  stesso  nome,  indigeno  delle  Mo- 
hicche,  i  quali  hanno  un  sapore  acre  e  piccante, 
odore  aromatico  e  piacevole.  Diconsi  pure  Teste 
0  Bottoni  0  Bullelle  o  Chiodi  di  garofano. 

GS-àng-ano  s.  m.  Gàngamo.  T.  pese.  Specie  di 
relè  della  altresì  Vangaiuola,  la  quale  è  fatta  a 
sacco,  di  maglia  bm  fina,  lunga  circa  16  piedi 
e  larga  in  circonferenza  meno  della  metà  della 
sua  apertura,  dov'è  attaccato  un  mezzo  cerchio  di 
legno  serrato  dalla  sua  corda,  e  sottesa  parimente 

2G 


40^ 


GAR 


GAS 


di  legno,  alla  cui  estremità  è  attaccata  la  fune  che 
serve  a  strascinar  il  gàngamo  dietro  al  bastimento. 
Questo  strnm.  è  atto  a  prendere  de' gamberi. 

O-àug'a.o  s.  m.  Ganghero,  .\rpione:  Ferro  so- 
pra il  quale  si  giran  le  imposte  delle  porte  e 
delle  finestre  ;  talora  anche  si  conficca  in  un  muro 
ad  altri  effetti,  cioè  per  appiccarvi  checchessia. 

Oa/Sn  s.  m.  Gavone.  T.  mar.  Parte  estrema  di 
prora  formata  da  una  paratìa  che  la  separa  dalla 
stiva,  e  serve  di  deposito  delle  legna  da  fuoco, 
carbon  fossile  ed  altri  oggetti  di  poca  importanza. 

0-a.raiti.on.  s.  m.  Garamone.  T.  stamp.  Ca- 
rattere di  mezzo  tra  la  Filosofìa  e  la  Gagliarda 
ossia  Garamoncino. 

Oa.xra<iuSikoìii  s.  m.  Garamoncino.  T.  stamp. 
Carattere  minore  del  Garamone  e  maggiore  del 
Testino. 

Gl-a>x*a<iiti  V.  a.  Garantire,  Garantire,  Giiaranlire, 
Guarentire,  antic.  Guarentare  :  Farsi  mallevadore, 
cioè  Promettere  per  altrui  obbligando  sé  ed  il 
suo  avere. 
S  Garantise  da-o  freido,  da-o  cado;  Difendersi 
dal  freddo,  dal  caldo. 

G^eurTtyeL  (Testa);  Capo  scarico  V.  Testa. 

Oairlbà.  v.  n.  Garbare,  Garbeggiare,  Atlagliare, 
Piacere,  Quadrare. 
Il  Bucare,  Forare.  Voce  del  contado. 

Oa.]:rlba.tessa.  s.  f.  Garbatezza,  Garbo,  Grazia, 
Gentilezza,  Leggiadria:  Bel  modo  di  trattare  colle 
persone  o  di  fare  checchessia. 

Oarlbè  s.  m.  Rigògolo.  T.  ornìt.  Orìolus  gal- 
bula.  Sorta  d'uccello  della  grandezza  d'un  merlo. 
Ha  il  becco  scuro-nerastro;  la  testa,  il  collo  e 
tolte  le  penne  del  tronco,  d'un  bel  color  giallo- 
dorato,  a  riserva  d'un  lineamento  nero  che  va 
dall'occhio  all'angolo  dell'apertura  del  becco;  le 
ali  nere  con  alcune  macchie  gialle  all'estremità  di 
quasi  tutte  le  grandi  penne;  i  piedi  neri.  Mangia 
insetti  e  fruiti,  e  fra  questi  ultimi  le  ciliege  e 
i  fichi  gli  piacion  in  modo  particolare.  Abita  sem- 
pre ne' boschi  o  ne' gruppi  d'alberi  e  macchioni 
che  cingono  i  fiumi.  Di  passaggio  annuale,  qualche 
volta  abbondante  in  aprile  e  maggio,  molto  meno 
comune  in  autunno.  É  uccello  salvatico  e  poco 
socievole. 

Q-àrlbie  s.  f.  pi.  Stecche:  Sottilissime  assicelle, 
per  lo  più  dì  faggio,  che  piegate  in  cerchio  ser- 
vono a  far  cassini  (cerei)  per  vagli ,  slacci,  cri- 
velli e  simili. 

Oarlbo  s.  m.  Foro,  Buco.  Voce  del  contado. 

Oarlbùg-g'io  s.  m.  Garbuglio,  Viluppo,  Ba- 
tuffo.  Batuffolo,  Lecceto,  Matassata,  Imbroglio, 
Impiglio,  Intrigo,  Confusione. 

Gi-a]:*l>Ù3E:o  s.  m.  Cavolo  cappuccio.  T.  botan. 
Brassìca  oleracea  capitata.  Sorta  di  cavolo 
bianco,  che  fa  il  suo  cesto  sodo  e  raccolto  come 
una  palla;  diccsi  anche  Gambugio,  ma  è  voce 
antiquata. 

Oai:*d.eiiia  s.  f.  Gardenia,  ed  irapropriam.  Gel- 
somii:o  del  Maiabar.  T.  boi.  Gardenia  florida 
0  Gardenia  grandiflora.  Pianta  che  appartiene 
alla  famiglia  delle  liubiacee;  ha  le  foglie  persi- 
stenti, ovali,  lanceolato,  lucenti  e  d'un  bel  verde; 
i  fiori  semplici,  scmidoppj  o  doppj,  grandi,  bian- 
chi, di  lunga  durata  e  di  odore  soavissimo.  Fio- 
risce in  giugno  e  luglio.  \  e  n'ha  di  piiì  specie. 

Gt-axrdetto  s.  m.  Garzoncello,  Garzoncino,  Gar- 
zonetto,  Gillo,  Citlolo. 


CJ-ardig-g-ion  s.  m.  Gorgozzule  :  Nelle  bestie 

da  macello  dicesi  II  principio  dell' asperarteria 

presso  la  laringe. 
Oard-O  s.  m.  Cardo.  T.  boi.  Cynara  cardun- 

culus.  Pianta  originaria  della  Barberia,  che  non 

dee  confondersi  col  Carciofo  (Cynara  scolymus). 

Si  mangia  imbianchilo  tra  la  paglia  o  sotterra. 

Il  miglior  cardo  è  bianco,  a  coste  piene,  gigante, 

ed  il  nano  di  Puvis. 

—  santo;  Cardosanto,  Cardo  benedetto.  Erba  turca. 
T.  boi.  Centaurea  benedicta.  Pianta  comunissima 
nelle  siepi,  lungo  gli  stradali  e  nei  terreni  in- 
colti. Fla  i  cauli  pelosi,  deboli,  ramosi,  lunghi 
cent.  39;  le  foglie  oblunghe,  dentate,  pelose,  spi- 
nose; i  fiori  gialli,  terminali,  circondali  da  brat- 
tee. É  buono  a  mangiarsi  crudo  in  insalata,  e 
in  medicina  adoperavasi  come  diaforetico. 

0-ard.6n.  s.  m.  Guardone  e  Guardione.  T.  calz. 
Striscia  di  cuojo  che  si  cuce  in  giro  in  giro  ai 
quartieri  e  al  tomajo  delle  scarpe,  e  alla  quale 
poi  si  congiunge  il  suolo  (séua). 

Grax*g-aiiella  s.  f.  Garganello,  Merlo-oca.  T. 
ornit.  Anas  querquedula.  Uccello  acquatico,  al- 
quanto minore  dell'anitra,  col  becco  piallo  e  den- 
tato, il  quale  vive  di  pesci,  e  perciò  raggirasi 
intorno  ai  laghi  e  ai  fiumi. 

O-arg-arizzà  v.  n.  Gargarizzare  e  Sgarga- 
rìzzare  :  Risciacquarsi  la  canna  della  gola  con 
gargarismo ,  dello  dal  suono  che  si  fa  ritenen- 
dolo perchè  non  passi  nello  stomaco. 

Oarg-otta  s.  f.  Bettola,  Taverna  V.  Bétloa 
nel  1»  significato. 

O-aritta  s.  f.  Casotto:  Piccola  torretta  tonda, 
quadra  o  poligona,  per  lo  più  di  legno,  che  serve 
di  ricovero  ad  una  sentinella;  allrim.  Casino, 
Casello.  Dal  frane.  Guérite. 

GJ-arson  s.  m.  Garzone;  Propriam.  Giovinetto 
in  eia  dai  nove  anni  ai  quattordici, 
n  Garzone  :  Quegli  che   va  a  stare  con  altri  per 
lavorare. 

—  da  massacan;  Manovale:  Quegli  che  serve  al 
muratore  portandogli  le  materie  per  murare.  Se 
è  addetto  specialm.  a  spegnere,  colare  e  intri- 
dere la  calce,  si  dice  più  propriam.  Calcinaio. 

—  de  bùtlega;  Fattorino:  Ragazzo  di  bottega,  di 
cui  si  servono  i  padroni  in  piccoli  minuti  servizi. 

—  de  cuxinn-a;  Gualtero,  Lavascodelle  V.  Lava- 
piatti. 

—  de  stalla;  Mozzo  di  stalla:  Colui  che  fa  le  in- 
fime faccende  della  stalla. 

§  Bòn  garson  V.  Bón  fìggiéu  in  B5n  addiett. 
GJ-arsonanxme  s.  m.  Giovinastro,  Giovana- 

slro,  Giovinazzo,  Fancìullaccio:  Giovane  grande 

di  corpo,  ma  di  poca  età. 
Gl-arsonetto  V.  sopra  Gardetlo. 

—  de  bùttega;  Fattorino  V.  Garson. 

Oax*sóiiii-a  s.  f.  Ragazza,  Zitella. 

Oastsa  s.  f.  Cappio,  dimin.  Cappiello,  Cappio- 
lino  :  Annodamento  che,  tirando  l' un  de' capi, 
si  scioglie.  Fsso  differisce  dal  nodo  (gruppo)  in 
ciò  che  uno  de'  capi  del  nastro  o  allro  entra  non 
scempio,  ma  addoppiato  nel  nodo,  ed  esce  così 
ripiegalo  in  forma  di  staffa. 

ti  Cappio  0  Staffa,  per  La  parte  stessa  addoppiata  del 
detto  annodamento  ch'esce  e  pende  giù  dal  nodo. 

—  dóppia;  Fiocco:  Cappio  a  due  staffe,  cioè  Quello 
in  cui  i  due  capi  si  fanno  passare  addoppiali,  e 
si  scioglie  poi  tirandoli  tatti  e  due  in  nn  tempt. 


GAT 


GÀT 


m 


-  Galam  è  Un  fiocco  di  nastro  di  seta,  ma  a 
quattro  o  più  staffe  e  coi  dae  capi  ugoali  e  carti, 
che  portasi  dalle  donne  nei  cappello  o  sai  vesti- 
mento per  ornamento. 

S  Gasse;  Cappelletti:  Piccole  e  corte  lasagne,  strette 
ancor  fresche  con  due  dita  per  lo  mezzo,  sì  che 
pigliano  apparenza  di  cappj  o  galani.  I  cappel- 
letti che  usano  in  Toscana  sono  più  piccoli  dei 
nostri,  smerlati  e  con  pieghe  alquanto  diverse. 
Oassetta.  s.  f.  Occhiello  :  Quel  piccolo  per- 
tugio, che  si  fa  per  lo  più  nelle  veslimenta,  nel 
quale  entra  il  bottone  che  le  afiSbbia.  -  Asola 
propriam.  è  L'orlo  di  seta  o  d'altro  Alo,  che  si 
fa  nelle  due  estremità  dell'occhiello. 

n  Occhiello,  Buco,  Pertugio,  per  simil.  e  in  modo 
basso  dicesi  di  Ferita  fatta  alimi  nel  ventre  con 
coltello,  stilo  0  simile. 

•I  Girello,  dicesi  da'  Macellai  Quel  taglio  di  carne 

nella  parte  muscolare  delle  cosce,  vicino  alla 

piegatura  delle  gambe:  Carne  in  ta  gasselta; 

Carne  nel  girello. 

G}-a>tt£ii  s.  f.  Gatta,  Micia  :  La  femmina  del  gatto. 

-  Muda  e  Muscia  dicesi  propriam.  Quella  che 
che  è  piacevole  e  mansueta. 

n  Bruco:  Quell'insetto  o  verme  che  rode  la  verzura. 
Il  Ciniglia  :  Nastrino  o  Tessuto  di  seta  vellutato,  a 

foggia  di  bruco,  che  serve  per  guarnizioni  o  per 

ricami. 

—  di  eòi;  Buca,  Eruca,  Ruga:  Verme  di  color  verde 
che  divora  i  cavoli. 

S  Erba  gatta;  Erba  gatta  o  Gattaria  V.  Erba. 
%  Fa  a  gatta  morta;  Far  la  gatta  morta  o  il 

gattone,  Far  l'addormentato  V.  Fa. 
S  Piggiàse  de  gatte  lighce  ;  Darsi  la  gabella  degli 
impacci  :  Pigliarsi  impacci  senza  proposito. 
Grattili  s.  m.  Gattino,  Gattolino,  Gattuccio:  Pic- 
colo gatto;  e  vezzegg.  Muscino,  Mucino,  e  più 
comunem.  Micino. 
S  Fa  i  gattin;  Recere,  Rigittare,  Vomitare  V. 
Vomita.. 
Oa>ttiiin.-a<  s.  f.  Gattina,  Mucina:  Piccola  galla. 
O-atto  s.  m.  Gatto,  e  in  modo  famigliare  Micio: 
Animai  quadrupede  domestico,  che  si  tien  nelle 
case  perchèucci  ia  i  topi. Il  gatto  si  chiama co'haci, 
cioè  colla  voce  che  mandiamo  fuori  facendo  ite- 
rali baci,  e  talvolta  con  Migno  migno  :  Muci  muci. 

—  bardo;  Gatto  soriano  V.  Bardo. 

—  bardo  (pescio)  ;  Gatto  pardo.  T.  ittiol.  Squalus 
ttcllaris.  Nome  che  i  pescatori  danno  ad  Una 
specie  di  pesce  cane  di  pelle  molto  ruvida  e  pio- 
chiellata  di  nero  sul  dorso. 

—  d'angòa;  Gatto  d'angora:  Specie  di  gatto  che 
ritiene  il  nome  del  suo  paese  natio  ;  è  alquanto 
più  grosso  del  nostrale  ed  ha  più  lungo  il  pelo 
e  più  morbido. 

—  de  refettòio;  Gallone,  Gatta  di  Masino,  Gatta 
morta,  Pipistrel  vecchio,  Pulla  scodata,  Fagnone, 
dicesi  di  Persona  astuta  e  scaltra,  ma  per  lo 
più  simulala. 

—  dò  màntcxo;  Animella,  Chiusino:  Pezzo  di  cnojo 
Imbullettalo  ovv.  masticllalo  contro  uno  de' lati 
dello  spiraglio  (éuggèa),  il  quale  or  trovasi  aperto, 
or  chiuso  dal  sollevarsi  od  abbassarsi  dell'animella. 

—  maimòn;  Gattomammone  e  semplicem.  Mam- 
mone: Specie  di  scimmia  che  ha  la  coda,  detta 
da'  Naturalisti  Simia  o  Papio  maimon. 

—  spùsso;  Puzzola.  T.  zoolog.  Mustela  putoriu*. 
Specie  di  mammifero  dell'ordine  de' Carnivori , 


che  ha  la  lesta  grossa  ed  il  muso  acuto  ;  il  pelo 
di  color  di  castagna  bruno;  la  bocca  ed  il  con- 
torno delle  orecchie  di  color  bianco;  è  quasi  si- 
mile alla  faina  (fòinj.  Abita  dentro  le  vecchie 
fabbriche  e  mangia  volentieri  uccelli  e  le  uova; 
tramanda  un  dispiacevole  odore,  da  che  trasse  il 
nome,  onde  la  sua  pelle  non  è  dì  grand'uso. 

S  Accatta  0  lardo  da-i  gatti  V.  Accatta. 

$  Arrissdse  5  pei  a-o  gatto;  Arroncigliarsi,  dicesi 
quando  il  gallo,  o  per  paura  o  per  porsi  in  difesa, 
arriccia  il  pelo. 

S  Cazze  in  pé  camme  i  gatti  V.  Cazze. 

S  Chi  allèuga  allèuga  pc  S  gatto  V.  Allùgd. 

%  De  néutte  i  gatti  s5n  bardi   V.  Bardo. 

S  Ese  comme  chen  e  gatti  V.  Can. 

%  Fa  camme  5  gatto  ch'o  mangia  e  5  rangSgna; 
Far  come  il  gatto  o  come  la  gatta  che  mangia 
e  miagola ,  dicesi  di  Coloro  i  quali ,  benché  si 
trovino  in  buono  stato,  sempre  pigolano  e  si 
dolgono  come  il  gallo,  che  par  si  lamenti  allor- 
ché miagola  mentre  mangia. 

S  Memòia  da  gatti;  Memoria  infedele.  Memoria 
labilissima. 

S  Mette  0  sùnaggin  a-d  gatto;  Appiccare  il  so- 
naglio alla  gatta.  Modo  proverb.  e  dicesi  di  Chi 
per  imprudenza  palesa  cosa  che  star  dovrebbe 
segreta. 

S  0  ragna  dò  gatto;  Gnaulare,  Miagolare:  0  gatto 
ò  ragna;  Il  gatto  gnaula,  miagola. 

S  0  rònfà  dò  gatto;  Far  le  fusa,  Tornire,  dicesi  del 
gatto  quando  se  ne  sta  in  quiete,  e  nel  respirare 
fa  un  certo  rumore  simile  al  ràntolo  o  a  fusa  che 
razzolino:  0  gatto  ò  rònfa;  Il  gallo  fa  le  fusa 
0  tornisce. 

S  Ormezzàse  in  barba  de  gatto;  Ormeggiarsi  a 
due  0  in  barba  di  gatto.  T.  mar.  Gettare  una 
seconda  àncora  quando  ve  ne  sia  una  prima. 

S  Pertùzo  dò  gatto;  Gattaiuola:  Buco  nell'uscio, 
acciocché  il  gallo  possa  passare. 

S  Quando  o  gatto  òpassaggia,  i  ratti  stan  ascósi; 
Quando  la  gatta  é  in  paese,  i  topi  si  celano.  Prov. 
,  che  dicesi  allorquando  la  brigata  sta  queta  per 
avere  intorno  coloro,  de' quali  ella  ha  paura.  E 
in  senso  opposto.  Quando  la  galla  non  é  in  paese, 
i  topi  ballano. 

S  Quattro  gatti;  Quattro  galli,  suol  dirsi  per  Poca 
gente:  fn  quello  convento  ghc  son  restce  quattro 
gatti;  In  quel  convento  ci  son  rimasti  quattro  gatti. 

§  Questa  eòa  a  non  é  dò  mce  gatto  V.  Cóa. 

§  Testa  de  gatto;  Gufo  comune.  T.  ornit,  Strix 
otus.  Uccello  del  genere  delle  Strigi,  che  ha  due 
ciuffetti  di  penne  sulla  lesta  lunghe,  erigibili,  nere, 
biancastre  sul  margine  interno,  lionate  sulla  base; 
il  colore  di  quasi  lutto  il  corpo,  lionato;  le  dita 
coperte  di  penne,  la  statura  d'una  cornacchia. 
Annida  ne' boschi;  si  ciba  d'uccelletti,  topi,  pi- 
pistrelli, inselli ,  ecc.  I  a  notte  grida  con  voce 
forte,  lamentevole.  Emigra  in  settembre,  ritorna 
in  maggio. 

S  Vende  o  Accatta  un  gatto  in  t'ùn  sacco;  Ven- 
dere 0  Comprare  gatta  in  sacco  o  simili,  vale 
Dare  o  Dire  una  cosa  per  un'altra  ad  altrui,  senza 
ch'e' possa  prima  chiarirsi  di  quel  che  vi  sia. 
Oattòn.  s.  m.  Gallone.  Acer,  di  Gatto  :  Gatto 
grosso. 

S  Andd  in  gattòn;  Andar  carpone  V.  Andà. 
'*Oattor"bia  s.  f.  Gallabuja.  Voce  del  gergo,- 
e  vale  Carcere,  Prigione. 


404 


GAZ 


GEN 


O-attùsiSO  s.  m.  Gatlaccio.  Peggior.  di  Gatto. 
I)  Gattuccio,  a  Venezia  Pesce  gatto  e  nel  Romano 
Scorzone.  T.  iltiol.  Squalus  catulus.  Pesce  ma- 
rino della  spezie  de'  Cani ,  che  ha  la  pelle  co- 
lorata e  macchiata  a  guisa  della  vipera. 
**GJ-a"ug"io  V.  Garbùggio. 

O-auso  s.  m.  Bigoncia,  dimin.  Bigonciuolo:  Vaso 
a  doghe,  largo  tre  palmi  circa,  alto  circa  due 
volte  tanto,  per  lo  più  tondo,  cerchiato  di  legno, 
fondo  poco  minore  della  bocca.  Il  prolungamento 
di  due  opposte  doghe,  oltre  l'orlo  della  bocca  con 
un  foro  circolare  per  ciascuna,  tien  luogo  di  ma- 
nico 0  d'orecchie.  Serve  a'  manovali  e  a'  mura- 
tori per  portare  acqua  alle  fabbriche,  ed  usasi 
anche  per  someggiar  l'uva  premutavi  al  tempo 
della  vendemmia. 

G-averna  s.  f.  Gelata  :  Quell'acquerugiola  che 
nell'inverno  si  diaccia  sugli  alberi,  che  per  lo  più 
non  bastando  al  peso  si  squarciano  e  si  rompono. 

Gi-a vetta  s.  f.  Mastello:  Sorta  di  vaso  per  lo 
più  di  legno,  largo  di  corpo  e  più  ancora  di  bocca, 
fatto  in  tondo  di  doghe,  di  cui  fassi  specialmente 
uso  da'  marinai  e  da'  vinaltieri. 
I)  Gavetta.  T.  mar.  Piatto  di  legno  ove  mangiano 
i  marinai  e  soldati  che  sono  in  un  vascello  o 
altra  nave. 

Oavon  s.  m.  Gavone  V.  Gaòn, 

Gi-az  s.  nj.  Gasse,  Gas  e  Gaz:  Denominazione  che 
si  dà  ad  Una  specie  d'aria,  cioè  a  Un  corpo  di- 
sciolló  nel  calorico  o  materia  del  fuoco,  e  for- 
mante con  esso  un  fluido  aeriforme  permanente, 
cioè  da  non  perdere  la  fluidità  né  per  diminuita 
temperatura,  né  per  aumentata  pressione,  come 
accadrebbe  al  vapore  acquoso. 
Il  Per  Quel  vapore  infiammabile,  che  si  adopera 
per  illuminare  le  città  ed  altri  luoghi. 

—  a  compteur  ;  Gas  a  misura. 

—  o  óe;  Gas  a  durata  di  lume. 

g  Becchi  dò  gaz;  Pecchi:  Quei  fori  ond'esce  ed 

arde  il  gas  da  illuminare. 
S  Compteur  dò  gaz;  Misuratore  :  Meccanismo  ond'è 

misurato  il  consumo  del  gas. 
§  Quelli  dò  gaz;  Gassajuoli.  Voce  dell'uso:  Coloro 
che  fanno  i  lavori  necessari  per  la  illuminazione 
a  gas,  come  mettere  tubi,  lanterne,  accenderle,  ec. 

Oazeiis'  s.  f.  Acqua  gasosa,  e  comun.  Casosa. 

Oazilblba  s.  f.  Giunteria,  Tranello,  Trappola, 
Maccatella,  Inganno,  Frode. 
§  Fd  gazibba;  Mariolare,  Frappare,  Barattare,  ecc. 

O-azzalbùg'g'io  s.  m.  Guazzabuglio ,  Pia- 
striccio,  Pasticcio,  Pottiniccio:  Confusione,  Me- 
scuglio  di  cose  materiali  e  anche  non  materiali. 

Oazzeea  s.  f.  Baccano:  Rumore  non  piccolo 
di  gente  che  scherza  e  che  ruzza  o  come  che 
sia  si  trastulla  ;  dall'  ital.  Gazzarra,  che  vale  Stre- 
pito 0  Suono  di  strum.  bellici  fatto  per  allegrezza. 

Oazzanu-a  s.  f.  Ghiandaia.  T.  ornit.  Corvus 
glandarius.  Uccello  del  genere  de'  Corvi,  di  co- 
lore ferrugineo  screziato;  ha  il  becco  diritto,  sub- 
tetragono, nerastro;  la  coda  troncata,  nera;  piedi 
e  unghie  nerastre.  É  uccello  garrulo,  vivacissimo, 
di  carattere  iracondo;  spesso  si  batte  co' suoi 
compagni,  ed  è  il  primo  ad  insultare  il  barba- 
gianni 0  la  civetta  quando  compariscon  nel  giorno. 
Si  ciba  con  frutti,  semi,  insetti,  uccelletti,  piccoli 
mammiferi,  rettili,  ecc.  È  comune  ne'nostri  monti. 

O-azzetté  s.  m.  Gazzettiere:  Colui  che  scrive 
le  gazzette. 


Oazzettìn  s.  m.  Gazzettino  :  Piccola  e  breve 
gazzetta. 

O-azzia  s.  f.  Gaggìa.  T.  bot.  Acacia  farnesiana. 
Pianta  che  ha  lo  stelo  quasi  arboreo,  con  la  scorza 
alquanto  nera,  le  foglie  bipennate,  glandulose,  le 
foglioline  piccole,  strette,  d'un  verde  cupo,  le 
spine  stipular!;  i  fiori  a  capolino,  quasi  sessili, 
gialli,  odorosi.  Fiorisce  verso  la  fine  dell'estate; 
è  indigena  nell'isola  S.  Domingo,  donde  fu  por- 
tata a  Roma  nel  giardino  del  cardinale  Farnese 
nel  i6H.  Chiamasi  anche  con  tal  nome  II  flore 
che  la  pianta  stessa  produce. 

GJ-elatinn-a  s.  f.  Gelatina:  Vivanda  fatta  con 
brodo  rappreso,  nel  quale  siano  stati  per  lo  più 
cotti  piedi,  capo  e  cotenne  di  porco  o  altra  carne 
viscosa,  e  infusovi  dentro  qualche  liquore,  e  po- 
scia congelata. 

O-elato  s.  m.  Gelato,  Pezzo  duro  V.  Giasso 
forte  nella  voce  Giasso. 

Oemello  s.  m.  Gemello  :  Quegli   che  è  nato 
con  altro  in  un  medesimo  parto. 
I)  In  forza  d'add.  vale  Che  è  doppio  o  simile  l'uno 

all'  altro. 
§  Gemelli;  Letti  gemelli:  Due  letticciuoli  in  lutto 
eguali  che,  volendo,  si  possono  riaccostare  me- 
diante le  ruote,  e  comporne  un  solo  a  due  posti. 

Oeuà  V.  a.  Incomodare,  Impacciare,  Molestare, 
Dar  noja,  Tener  a  disagio  ;  ed  anche  Metter  in 
soggezione.  Dal  frane.  Géner. 
§  Gendse  n.  p.  Incomodarsi,  Annoiarsi,  Tenersi  o 
Stare  a  disagio;  Porsi  in  soggezione. 

Oenera  v.  a.  Generare  e  Ingenerare,  Prolifi- 
care: Dar  l'essere  naturalmente, 
ti  Generare,  per  Cagionare,  Produrre,  Far  venire. 

O-enerale  s.  m.  Generale:  Comandante  supe- 
riore d'un  esercito  o  d'una  parte  di  esso  con 
diversi  gradi. 

—  de  brigata  ;  Generale  di  brigata  :  Quello  che  co- 
manda ad  una  brigata,  ossia  a  due  o  più  reg- 
gimenti congiunti  insieme. 

—  de  cavalleria,  infanteria,  ecc.;  GeTierale  di  ca- 
valleria, d'infanteria,  d'artiglieria,  ecc.:  Quello 
che  comanda  a' cavalli,  a' fanti,  al  treno,  ecc. 

—  de  divìxiòn;  Generale  di  divisione:  Quello  che 
comanda  ad  una  divisione,  ossia  a  due  o  più 
brigate, 

—  d'un  Ordine  religioso;  Generale  de' frati:  Capo 
d'un  Ordine  religioso. 

—  in  cappo;  Generale  in  capo:  Quello  che  ha  il 
comando  d'un  esercito  o  d'un  gran  corpo  di  esso. 

Grenerale  (Batte  a);  Sonar  a  raccolta:  Dar 
il  segno  a'  soldati  di  raccogliersi  in  luogo  deter- 
minato ed  anche  ai  quartieri  od  alle  insegne. 

GJ-eiieralisoiino  s.  m.  Generalissimo:  Il 
primo.  Il  supremo  capo  degli  eserciti  d'uno  Stato, 
che  comanda  a  tutti  gli  altri  generali.  D'  ordi- 
nario quest'alta  dignità  si  conferisce  a'  soli  Prin- 
cipi del  sangue. 

Greneiralizza  v.  a.  Generalizzare  :  Render 
generale,  comune  una  cosa. 
§  Gencralizzàse  n.  p.  Generalizzarsi:  Usarsi  ge- 
neralmente, Rendersi  comune  una  cosa;  e  talora 
anche  per  Divulgarsi. 

Oeneraziòn  s,  f.  Generazione:  L'atto  di 
generare. 
Il  Generazione,  per  Bazza,  Stirpe,  Schiatta,  Progenie. 

Gi-eiiex*ositee  s.  f.  Generosità  :  Grandezza  di 
animo,  Liberalità. 


GEX 


GHI 


405 


Generoso  add.  Generoso:  Che  ha  generosità; 

Liberale,  Largo,  Cortese,  Benefico. 
Grenu-a.  s.  f.  Fastidio,  Incomodo,  Noja,  Disàgio; 

ed  anche  Soggezione,  Servitiì, 
Oenóu.  p.  pass.  Molestato,  Impacciato,  Disagiato, 

Posto  in  soggezione. 
GS-enta,g-g-ia.  s.  f.  Gentaglia,  Gentaccia,  Gen- 
tame,  Bruzzaglia,  Bordaglia,  Canaglia,  3Iarmaglia, 
Schiazzamaglia:  Gente  abbietta  e  vile. 
Oentilessa,  s.  f.  Gentilezza:  Nobiltà  d'animo, 
di  tratto ,  Maniera  nobile  di  trattare  ;  Cortesia, 
Civiltà,  Graziosita,  Garbatezza. 
«  Gentilezza,  per  Amorevolezza,  Favore,  ecc. 
Grentilommo  s.  m.  Gentiluomo  :Uom  nobile. 
«  Per  Uomo  appartenente  ad  uffizio    particolare 
presso  la  persona  d'un  principe  o  d'un  cardinale: 
Gentilommo  de  camera;  Gentiluomo  di  camera. 
Oenixflesciòn  s.  f.  Genuflessione,  Inginoc- 
chiazione,  Inginocchiata:  L'atto  d'inginocchiarsi. 
Oenuino  add.  Genuino,  Schietto,  Ingenuo, 

Vero,  Puro,  Naturale. 
Oerlo  s.  m.  Gerla:  Specie  di  gabbia,  composta 
di  mazze,  serrata  superiorm.  con  una  rete,  dove 
portasi  attorno  il  pollame  per  venderlo, 
w  Gerla,  per  Un  altro  arnese,  composto  pure  di 
mazze,  di  figura  conica  o  piramidale,  aperto  nella 
parte  più  larga  che  è  la  superiore,  e  con  due 
cigne  0  simili,  in  cui  i  contadini  fanno  passare 
le  braccia  per  recarsela  in  ispaila  e  portarvi 
della  roba. 
Oessa.i'ollo  s.  m.  Gessajuolo  :  Propriam.  For- 
matore di  statue,  vasi  o  altro  che  si  getta  in 
gesso.  Da  noi  comunem.  chiamasi  con  tal  nome 
Colui  che  va  vendendo  attorno  figurine  di  gesso, 
cera,  ecc.,  che  nell'uso  toscano  dicesi  Figurinaio, 
Stucchinaio. 
Oesso  s.  m.  Gesso,  e  in  term.  chim.  Solfato  di 
calce  :  Combinazione  naturale  dell'acido  solforico 
con  la  calce  che,  ridotta  in  polvere  e  stemperata 
con  acqua,  si  adopera  a  vari  usi  di  cementare, 
di  formare  statuette,  ecc. 
«  Gesso,  per  Ogni  opera  modellata  in  gesso. 
—  da  preiza;  Gesso  da  far  presa  o  da  muratori: 
Quello  che  serve  agli  scultori  e  gettatori  di  me- 
talli per  formare  i  modelli  delle  opere  che  deb- 
bono gettare,  e  per  formare  cose  di  rilievo. 
S  Cómbin  de  gesso  V.  Còmbin. 
GJ-estx  V.  n.  Gestire  :  Far  gesti  o  movimenti  della 
persona  che  accompagnano  un  discorso  o  rap- 
presentano un  concetto. 
Oéxa>  s.  f.  Chiesa  :  Congregazione  de'  fedeli. 
«  Chiesa,  per  Tempio  de' cristiani,  dove  Si  cele- 
bra il  Sacrifizio  e  gli  altri  uffizj  divini. 
%  Andà  in  gèxa;  Andar  in  chiesa,  vale  Andare 

a  far  le  sue  divozioni. 
S  Èse  fortùnóu  cBmme  i  cheti  in  gèxa  V.  Can. 
%  In  {accia  da  gexa  V.  Faccia. 
S  L'ommo  da  gèxa;  Scaccino.  Voce  fior.  V.  Ommo. 
S  Ommo  de  gèxa  :  Chiesolaslro ,  Chiesolastico  : 

Colui  che  frequenta  continuamente  la  chiesa. 
S  Quando  nò  ghe  n'e,  a  gèxa  a  ne  perde;  Quando 
non  ce  n'è,  la  chiesa  ne  perde.  Modo  proverb. 
denotante  che  Niente  si  può  pretendere  da  chi 
è  povero  in  canna  o  da  chi  nulla  possiede. 
%  Santi  in  gèxa  e  diai  in  casa  V.  Casa. 
Oéxà  s.  m.  Chiesa.  Voce  del  contado  :  La  par- 
rocchia del  luogo, 
n  Chiesa  piena,  ma  allora  usasi  da  noi  in  genere 


femm.  :  Gh'èa  ùnn-a  gèxd  de  gente;  La  chiesa 
era  piena  di  persone. 
Oèxetta  s.  f.  Chiesetta,  Chiesina,  Chiesino, 
Chiesuccia,  Chiesuola,  Chiesicciuola.  Dim.  e  vezz. 
di  Chiesa:  Piccola  chiesa  o  rustica  o  povera. 

—  da  fìggiéu;  Altarino:  Quel  piccolo  aliare  che  i 
ragazzi  per  trastullarsi  fanno  per  le  piazze  e  con- 
trade della  città  nella  festa  di  qualche  Santo. 

G}-èxéu.a  s.  f.  Chiesuola  V.  Bitàcola. 

<3-éxù  s.  ra.  Santino:  Immaginetta  divota  stam- 
pata in  legno  o  in  rame. 

Gré:x:ùiii.a,ja<  I  Jesus-Maria!  Gesumaria  !  In- 
terjez.  di  meraviglia. 

GJ-lierlin  s.  m.  Gherlino.  T.  mar.  Cavo  com- 
messo alla  maniera  delle  gomene,  cioè  commesso 
due  volte,  ma  meno  grosso  di  quelle,  e  al  disotto 
di  dodici  pollici  sino  ai  cinque  esclusivamente. 

—  a  eòa  de  ratto;  Gherlino  a  coda  di  ratto,  di- 
cesi di  Gherlino  terminato  in  punta,  onde  poter 
farlo  passare  facilmente  per  qualche  buco  senza 
che  si  disfaccia  per  lo  sfregamento. 

Olxette  s.  f.  Ghette  V.  Bòttinn-e. 

Grliettiiiii-e  s.  f.  pi.  Ghettine,  Mezzeghette  : 
Vestono  la  sola  parte  inferiore  della  gamba. 

GUxetto  s.  m.  Ghetto  :  Raccolto  di  più  case  ove 
abitano  gli  EbTei  in  alcune  città. 
ti  Bisca  :  Luogo  ove  si  tien  giuoco  pubblico  o  altro. 

GHxéuTblbo  V.  Zembo. 
"Grliia  s.  f.  Grazia  :  Avvenentezza  di  operare  che 
diletta:  Ti  nò  g'hce  gaibo  e  ni  ghia;  Tu  non 
ci  hai  garbo,  né  grazia. 
"GUxiase  n.  p.  Gongolare,  Giubbilare,  Godersi 
V.  BeciUàse. 

Gt-Iiidón  s.  m.  Gagliardetto,  Pie  di  gallo.  T. 
mar.  Piccola  e  lunga  banderuola  che  è  divisa  e 
termina  in  due  punte,  portata  sopra  una  piccola 
asta  in  cima  de'  calcesi  delle  golette,  e  serve  di 
ornamento. 

Grlxig'g'ión  s.  m.  Ghiozzo  :  Pesce  di  mare  del 
genere  de'Gobj,  di  cui  si  conoscono  due  specie: 
Il  ghiozzo  di  scoglio  (Gobius  jozzoj,  il  quale  vive 
in  mezzo  agli  scogli.  Ha  il  corpo  poco  compresso, 
la  testa  più  larga  del  corpo,  i  denti  piccoli,  la 
bocca  grande  ;  il  suo  colore  è  bigio  e  punteg- 
giato di  bruno;  e  II  ghiozzo  di  fondo  (Gobius 
capito),  somigliantissimo  al  precedente,  se  non 
che  ha  sul  dorso  una  striscia  longitudinale  nera 
ed  abita  il  fondo  del  mare.  Dicesi  anche  Ghiozzo, 
ed  a  Firenze  e  Livorno  Jozzo. 

Gt-liig'liottìnxi-a  s.  f.  Ghigliottina  :  Istru- 
mento  di  supplizio  inventato  da  un  medico  chia- 
mato Guillotin,  per  troncare  la  testa  mediante 
un'operazione  affatto  meccanica. 

O-Iiig-liottiiià  V.  a.  Ghigliottinare  :  Troncare 

la  testa  per  mezzo  della  ghigliottina. 
**Gi-Iiig'Xia  s.  f.  Ceffo,  Mostaccio,  Luchéra,  Lu- 
chéria:  Aria  del  viso.  Aspetto,  Un  certo  modo 
di  guardare;  altrim.  Piglio. 
§  O  l'ha  ùnn-a  certa  ghigna  ch'a  nd  me  piaxe 
ninte;  Egli  ha  una  certa  luchéra  o  luchéria,  un 
certo  aspetto  che  non  mi  va  a  sangue;  e  più 
intensam.  Egli  ha  un  ceffo  di  tristo,  un  aspetto 
che  ributta,  che  incute  terrore  e  simili. 

Gi-Iilg'iiòii  s.  m.  Avversione,  Ripugnanza,  An- 
•    tipalia.  Contraggenio,  Abborrimento ;  e  talora 

Rabbia,  Stizza,  Bile,  Dispetto. 
S  Fa  0  Mette  ghigndn;  Destar  antipatia.  Recare 
avversione;  e  talvolta  Far  rabbia  V.  Fd. 


406 


GIÀ 


GIÀ 


Oliiminn-a  f^/o;,-  Macchinare,  Ordire,  Con- 
certare, ecc.  V.  Fa. 

Grlxiudà.  V.  a.  Ghindare,  Aghindare.  T.  mar. 
Si  dice  degli  alberi  di  gabbia  e  di  pappafico,  per 
significare  l'azione  d'issarli  e  sollevarli  quant'è 
possibile,  e  per  situarli  nella  posizione  necessaria. 

Obliid.a.o  s.  m.  Arcolajo,  Guìndolo,  Bìndolo  e 
nel  Modenese  Dipanalore:  Strum.  rotondo,  per 

10  più  fatto  di  canne  rifesse  o  di  stecche  di  legno, 
sul  quale  s'adatta  la  matassa  d'accia  o  d'altro 
filato  per  dipanarla  e  farne  gomitoli  (rùmescelli); 
è  infitto  in  uno  stilo  di  ferro  fermato  in  uno  zoc- 
colo di  legno  o  di  marmo,  e  nello  svolgersi  la 
matassa  esso  gira.  Ce  n'  ha  de'  più  gentili  e  leg- 
gieri che  mediante  una  piccola  vite  si  fissano 
dove  torna  comodo. 

—  dff  bùgatlo ;  Burattello,  e  da  taluni  Tómbolo, 
Rocca  (coll'o  stretto),  Frullone  :  Specie  di  cilindro 
cavo,  lungo  poco  men  che  il  fcullone  (bùgatto), 
entro  cui  si  volge  su  due  perni.  La  superficie 
del  burattello  è  formata  da  un  velo  variamente 

^  rado,  per  cui  passa  la  farina  che  si  abburatta, 
volgendo  una  manovella  esteriore. 

GMiiudasso  s.  m.  Ghindazzo,  Ghindaressa. 
T.  mar.  Manovra,  volante  o  Cavo  che  serve  a 
ghindare  o  ad  abbassare  gli  alberi  di  gabbia. 

Gr!faLÌnea<  s.  f.  Ghinea:  Jioneta  d'oro  d'Inghil- 
terra del  valore  di  20  scellini;  detta  altrim.  Lira 
sterlina,  corrispondente  a  fr.  2S  moneta  di  Francia. 

01iix*iii.d.c»ii  s.  m.  Tavolino  da  notte  :  Arnese 
di  legno,  fatto  appunto  come  un  piccolo  tavolino 
che  pareggia  il  letto  in  altezza,  e  tiensi  accanto 
ai  letto  per  tenervi  l'orinale.  -  Comodino  o  Co- 
modino da  notte  diccsi  Quello  che  tiensi  pari- 
mente accanto  al  letto,  e  serve  al  doppio  uso  di 
Tavolino  da  notte  e  di  seggetta. 

OIxii*la<uda>  s.  f.  Ghirlanda,  Serto  :  Cerchietto 
fatto  di  fiori  d'erbe  o  frondi  o  d'altro,  che  si 
pone  in  capo  ad  uso  di  corona. 

—  dell'àncoa;  Cicala.  T.  mar.  Grosso  anello  sta- 
bilito nell'occhio  dell'ancora,  che  si  arma  d'una 
fasciatura  di  cavi,  a  cui  s'ormeggia  la  gomena. 

S  Ghirlande;  Ghirlande,  Gole.  T.  mar.  Pezzi  grossi 
di  legname  corvi  o  centinati,  che  si  dispongono 
a  squadra  sulla  ruota  di  prua,  sopra  o  sotto  le 
ruote  di  cubìe,  per  legare  insieme  le  parti  da- 
vanti delle  navi  e  connettere  i  madieri  e  forcacci. 

Grliisa/  s.  f.  Ferraccio,  Ghisa  :  Ferro  fuso  e  non 
ancora  purificato,  Prodotto  della  prima  fusione 
della  miniera  di  ferro  che  si  dà  nella  magona. 

Oì  s.  m.  Ghiro.  T.  zool.  Myoxus  glis.  Animale 
mammifero  di  colore  e  di  grandezza  simile  al 
topo,  me  di  coda  pannocchiuta ,  il  quale  senza 
mangiare  dorme  tutto  il  verno  e  si  desta  di 
primavera. 

GHa  Y.  n.  Girare:  Rivolgere  o  Muovere  in  giro: 
0  {ava  già  5  bastdn;  E' faceva  girare  la  mazza. 
"  Girare,  per  Volgere:  0  giava  i  éuggi  dapper- 
tutto; E' girava  gli  occhi  da  per  tutto, 
w  —  per  Circondare:  0  ma  o  già  tutta  a  tcera; 

11  mare  gira  tutta  la  terra. 

«  —  per  Aver  tanto  o  tanto  di  circuito:  Zeno  a 

già  néuve  miggia;  Genova  gira  nove  miglia. 
n  —  per  Andare  attorno  ad  un  luogo,  Aggirarsi 

per  esso:  Ho  gióu  tutto  Zeno;  Ho  girato  tutta 

Genova. 
n  —  per  Drirrarcjil  cammino:  Da  che  parte  B 

V4  sióu?  Da  qnal  parte  e|;li  girò? 


tt  —  per  Andare  o  Muoversi  in  giro  :  0  ghe  giava 
d'intorno;  Gli  girava  dattorno. 

—  a  boccia;  Girare  il  boccino  o  i  corbelli  V.  Boccia. 

—  a  testa;  Girare  il  capo,  oltre  il  significato  pro- 
prio, si  dice  Quando  si  vedono  tutte  cose  din- 
torno a  noi  come  girare,  onde  perciò  sovente 
non  possiam  quasi  reggerci  in  gambe. 

—  de  bordo;  Virar  di  bordo.  T.  mar.  V.    Vira. 
"  Girar  largo:  Allontanarsi  da  un  luogo.  Andarsene: 

Appenn-a  l'ho  visto,  ho  gióu  de  bordo;  Appena 
lo  vidi,  girai  largo. 

—  5  canto;  Volgere  o  Voltare  il  canto,  vale  Pie- 
gare il  cammino  verso  un  canto  di  casa. 

1)  Svicolare,  Scantonare:  Entrare  nel  primo  vicolo 
che  li  si  presenta  per  fuggire  una  persona  che 
non  vuoisi  incontrare. 

—  5  cervello;  Girare  il  cervello,  Dar  la  volta  al 
canto  0  al  cervello.  Dar  nelle  girelle  o  nei  ge- 
rundi, vale  Impazzare. 

—  5  so  co-e  stanghe;  Voltare  il  sole  colle  stanghe, 
Voltar  Arno  in  su  V.  Vortd. 

— pe-a  testa  o  in  ta  testa;  Correr  per  lo  capo, 
vale  Andar  per  la  fantasia. 

—  un  arco,  ùnn-a  vòlta;  Girare  un  arco,  una  vòlta, 
dicesi  dagli  Architetti  per  lo  stesso  che  Voltare. 

—  ùnn-a  cambiale;  Girar  una  cambiale.  T.  comm. 
Cedersi  una  cambiale  dal  girante  a  favore  del 
giratario. 

%  Fa  già  ùnn-a  carta,  ecc.;  Far  circolare  una 
carta  o  simile,  vale  Diffonderla,  Pubblicarla.   , 

%  Ghe  gtan;  Gli  girano  o  Gli  gira  i  corbelli,  di- 
cesi d'Uno  che  sia  di  tristissimo  umore,  che  abbia 
grandi  cagioni  di  dolersi  o  sim. 

$  Già  e  regìa  ;  Gira  gira  :  É  modo  che  si  usa  co- 
munem.  per  dire  quel  medesimo  che  Guardata 
la  cosa  per  ogni  verso.  Considerata  ogni  cosa  o 
simile. 

S  Giàse  n.  p.  Girarsi,  Volgersi,  Rivolgersi,  Voltarsi. 

i>  —  a  tutti  i  venti;  Volgersi  ad  ogni  vento, 
figurat.  vale  Non  avere  né  slabilità,  né  fermezza. 

II  —  inderré;  Voltarsi  o  Volgersi  addietro  V.  Vortd. 
Gria>cca>  s.  f.  Biacca  o  Bianco  di  cerussa:  Ma- 
teria di  color  bianco,  cavata  per  forza  d'aceto 
dal  piombo;  altrim.  Carbonato  di  piombo. 
Q-iacelié  s.  m.  Giacchetta  :  Veste  da  uomo 
fatta  di  panno  o  d'altro,  con  maniche  e  con  petti, 
ma  senza  falde,  che  cuopre  il  busto,  e  portasi 
per  lo  più  dalla  plebe. 
<3ria>ccb.etta<  s.  f.  Farsetto,  Giubbetto:  Veste 
consimile  alla  giacchetta  (giacché),  ad  eccezione 
che  ha  per  di  dietro  due  curie  falde. 

—  da  postiggión;  Giacchetta  da  postiglione. 
Gi-ia>cc]iettà>  s.  f.  Colpo  di  giacchetta  o  dato 

colla  giacchetta  V.  Giacché. 

Gt-iaccliettiii  s.  m.  Farsettino,  Giubbetlino, 
Giubberello.  Ha  le  falde  ancora  più  corte  del  far- 
setto (giacchetta). 

O-iacclxettón.  s.  m.  Farsetlone,  Giubbone: 
Abito  da  uomo,  largo,  foderato  e  forte,  per  lo 
più  di  panno,  che  si  usa  in  città ,  e  da'  marinaj 
e  barcaiuoli. 

Gt-ia^into  s.  m.  Giacinto  e  Diacinto.  T.  boi. 
Hyacinthus  orientalis.  rianta  che  ha  il  balbo 
coperto  da  molle  tuniche,  le  foglie  lisce,  i  fiori 
odorosi  di  vario  colore, 
ti  Giacinto,  per  Una  sorta  di  perla  preziosa. 

O-ieea  s.  f.  Ghiaja  e  Chiara  :  Rena  grossa  con  en- 
trovi  mescolati  sassuoli. 


GIÀ 


GIÀ 


407 


n  Frómbola  :  Piccolo  sasso  di  diYcrse  figure  pw- 
talo  da'fiomi  o  torrenti. 

GS-iaea.  s.  f.  Bieta  e  Bietola.  T.  bot.  Beta  cicla. 
Erba  da  mangiare,  di  cui  v'  ha  due  specie  prin- 
cipali, la  bianca  cioè  e  la  rossa  V.  Gicerava. 
S  Daghe  camme  6  sciò  Gicea  Y.  in  Dà. 

Oiaerava  s.  f.  Barbabietola.  T.  bolan.  Bela 
vulgaris.  Varietà  della  bietola  comune,  la  cui 
radice  bulbosa  e  rossa  si  mangia  cotta,  e  contiene 
molte  parti  zuccherine.  La  radice  di  quella  che 
si  coltira  nei  nostri  orti  ha  la  forma  di  rapa; 
in  Tose,  se  ne  coltiva  una  varietà  che  ha  la  ra- 
dice allungata  come  il  navone. 

0-iàla<pa<  V.  Xàlapa. 

Oìa<ma.oco  s.  m.  Giubbone,  Casacca:  Sorta 
di  vestimento  per  lo  più  de'  conladini ,  assai 
grande  e  senza  quarti. 

Gt-iamellai  s.  f.  Hugherino,  Gelsomino  di  Goa, 
Gelsomino  d'Arabia.  T.  bot.  Jasminum  sambac. 
Arboscello  rampicante,  originario  dell'  India,  dove 
elevasi  all'altezza  di  metri  3  SO  a  ^,  e  da  noi 
ben  raramente  a  quella  di  m.  1  SO.  Ha  le  foglie 
cordiformi,  persistenti  ;  durante  l'estate  è  adorno 
di  fiori  numerosi,  semplici,  semìdoppj  o  doppj 
secondo  la  varietà,  bianchi  e  di  soavissimo  odore, 
specialmente  la  sera.  -  Havvene  un'  altra  varietà 
da  noi  delta  Giamella  straddggia,  e  conosciuta 
in  ital.  sotto  il  nome  di  Gelsomino  del  Granduca 
di  Toscana.  I  suoi  fiori  si  aprono  malamente. 

Oiamellotto  s.  m.  Ciambellotto,  Cambellotto, 
Cammellotto,  Cammellino:  Drappo  fatto  antica- 
mente di  pelo  di  cammello,  dal  quale  tolse  il 
nome;  oggi  di  pelo  di  capra. 

Oiamiu  s.  m.  Stento,  Fatica. 

Oiaminà.  v.  n.  Stentare,  Faticare,  Sfacchinare  : 
Durar  fatica. 

O-iamento  de  testa;  Giramento  di 
capo,  Vertigine,  Capogiro,  Capogirlo,  Giracapo. 

Oianoaja  s.  f.  Biancheria:  Ogni  sorta  di  panno' 
lino  0  canapino  o  bambagino,  non  tinto  e  già  cu- 
rato e  ridotto  per  l'uso  della  famiglia.  -  Lingeria 
per  Biancheria  è  voce  registrata  con  esempi  del 
Buonarroti  e  del  Salvini,  ma  è  poco  usata  e  da 
fuggirsi  come  inutile  francesismo. 

—  do  tda;  Biancheria  da  tavola. 

Oianelietti  s.  m.  pi.  Bianchetti,  Tose.  Ava- 
notti,  Nonnali,  Cent'in  bocca.  T.  iltiol.  Aphya 
vera.  Picciolissimi  pesciolini  di  mare,  di  color 
bianchissimo  e  quasi  trasparente,  con  gli  occhi 
come  due  puntini  neri.  Cbiamansi  cosi  da  noi 
dal  color  bianco  che  hanno  quando  e'  sono  lessati. 

1»  Radicchio  imbiancalo  V.  Còstetti. 
Oiancixetto  s.  m.  Bianchetto:  Tinta  chiara 
per  lumeggiare  i  rilievi  della  pittura. 

—  da  dà  a-i  gentùroin  da  sordatti;  Terra  di  Vi- 
cenza: Terra  che  serve  per  imbiancare  le  cinte 
de'  militari. 

—  da  dòse  à  faccia;  Biacca  o  Bianco  di  bismuto: 
Quello  che  usano  le  donne  per  imbellettarsi. 

—  da  pùli  cristalli,  posate,  ecc.;  Terra  di  MedoD, 
e  da  taluni  Bianco  di  Francia:  Sorta  di  terra 
bianca,  la  qual  ridotta  in  polvere  serve  a  pulire 
i  cristalli,  le  posate  e  simili. 

O-ianoo  s.  m.  Bianco  :  Uno  degli  estremi  colóri 
opposto  al  Nero, 
n  Bianco,  per  Quella  materia,  colla  quale  s'imbian- 
cano le  muraglie. 

—  de  bahnn-a;  Bianco  di  balena  V.  Balenn-a. 


—  de  cSu,  séllao,  ecc.;  Grùmolo,  Garznolo:  Le  foglie 
di  dentro  congiunte  insieme  del  cesto  dell'erbe, 
come  di  lattuga,  cavolo,  sèdano  e  sifitatte. 

—  detl'éuggio;  Albugine  o  Bianco  dell'occhio  V. 
Èuggio. 

—  dell' éuvo;  Bianco  dell'uovo  V.  Euvo. 

%  Dà  5  giamo;  Imbiancare,  Scialbare  V.  Dà. 

Il  —  5  gianco  addosso  a  ùnn~a  cosa  ;  Dar  di  bianco, 
vale  Coprire  con  color  bianco. 

3  Lascia  in  gianco;  Lasciar  in  bianco,  vale  La- 
sciare spazio  nelle  scritture  per  potervi  scrivere 
a  suo  tempo. 

S  Mette  5  nei  grò  in  scio  gianco;  Porre  il  nero 
in  sul  bianco,  vale  Scrivere. 

S  Spara  in  gianco  ;  Sparare  a  vuoto,  cioè  Scari- 
care l'arma  da  fuoco  carica  di  sola  polvere. 

S  Tià  a-o  gianco;  Tirare  al  bianco,  Albeggiare: 
Tendere  al  bianco. 

S  Voei  fa  vedde  5  neigro  pe  gianco  ;  Voler  mo- 
strare 0  far  vedere  il  nero  per  bianco  (e  viceversa), 
vale  Dar  ad  intendere  una  cosa  per  un'altra. 
Oianco  add.  Bianco,  e  alla  lat.  Albo.  -  Candid» 
dicesi  per  Bianco  in  supremo  grado. 

n  Bianco,  per  Canuto,  cioè  Bianco  di  pelo  per 
vecchiezza:  0  l'èa  tutto  gianco;  Era  lutto  bianco. 

n  —  Aggiunto  di  volo  o  suffragio,  vale  Favorevole: 
Mi  g'  ho  dcBto  5  vóto  gianco  ;  Io  gli  diedi  il 
voto  bianco. 

S  Cavslli  giunchi;  Capelli  canuti. 

S  Dà  carta  gianca  a  ùnn-a  persdnn-a  V.  Carta. 

S  De  punto  in  gianco  V.  questa  locuzione  alla 
sua  sede  alfabetica. 

%  0  l'è  vegnùo  gianco  cdmme  S  pappe  da  scrive; 
Diventò  bianco  come  un  panno  lavato.  Impallidì, 
Allibbì. 

§  Pan  gianco;  Pan  bianco,  dicesi  II  pane  fine. 
Il  pane  di  tutta  farina. 

S  Vegni  all'arma  gianca  V.  All'arma  gianca. 

S  Vin  gianco;  Vino  bianco,  contr.  di  Vino  ver- 
miglio 0  nero. 
O-iancIxessa  s.  f.  Bianchezza,  antic.  Bian- 
core :  Qualità  di  ciò  che  è  bianco.  -  Candidessa 
vale  Bianchezza  in  supremo  grado. 
Gt-ianclxezzà  v.  n.  Biancheggiare:  Tendere 

al  bianco. 
O-ianoblnastro  add.  Biancastro,  Bianchic- 
cio, Bianchereccio,  Biancolino,  Albiccio,  Albi- 
cante: Tendente  al  bianco. 
O-ianclilxe  V.  sopra  Gianchessa. 
Grianda  s.  f.  Ghianda  :  Fruito  della  quercia,  del 
cerro,  del  leccio  e  simili,  col  quale  s'ingrassano 
i  porci. 

n  Bruco.  T.  de' legai,  da  libri.  L'attaccagnolo  dei 
segnali  che  si  pongono  ne' messali,  breviarj  o  altri 
libri;  altrim.  Portanastri. 
Oiandai'iiie  V.  Xandarme. 
Oiandetta  s.  f.  Nappetla,  Pappina,  diconsi 
Quelle  che  si  mettono  agli  abiti  per  ornamenlo 
e  a  foggia  di  bottoni. 

I)  Ghiandina  :  Quel  vasetto  d'avorio  o  d'argento  in 
forma  di  ghianda  da  serrarsi  a  vile,  nel  quale 
si  mette  un  poco  di  spugna  inzuppata  in  qualche 
essenza  odorosa. 

n  Bruco  V.  Giauda  nel  2"  significato. 

g  Giundette  da  zùgd  all'ambo;  Ghiandine. 
Gt-iandolin  s.  m.  Palèo,  Fattore,  Stornello: 
Strum.  di  legno  di  figura  conica,  che  i  faneioUi 
fanno  girare  so  una  punta  con  una  sferza. 


408 


GIÀ 


GIÀ 


Oiàndolo  V.  sopra  Giandolin. 

Griaiid.òii  (Andò,  in);  Andar  gironi  o  a  zonzo 
V.  Andd. 

Oia-udòua.  v.  n.  Girellare,  Girellonare,  Girol- 
loiare,  Girandolare,  Gironzare,  Andar  gironi  o  a 
girone,  Andar  giostroni,  Andar  a  zonzo,  Zonzare, 
Bighellonare:  Andar  attorno  oziosameule,  Andar 
girando  qua  e  là  senza  proposito,  e  per  passar 
tempo. 

Grianello  s.  m.  Rana  Pescalrice.  T,  itliol.  Lo- 
phius  piscatorius.  Pesce  di  mare  simile  al  Boldrò 
(Bùddego),  ma  che  perviene  a  grandezza  quasi 
doppia;  è  di  carne  meno  bfiona,  e  lessato  si  scio- 
glie quasi  interamente  nell'acqua;  dicesi  anche 
Pesce  giudeo. 

Oiauetta.  s.  f.  Balticoda  o  Cntreltola  gialla, 
Codizinzola  o  Codotrémola  gialla,  Pis.  Striscia- 
jola,  Culti,  Anguinella.  T.  ornit.  Motacilla  flava. 
Uccello  del  genere  delle  Culrettole,  che  ha  il 
becco  nero,  la  testa  di  color  cenerino-cupo,  il 
dorso  di  color  olivastro-giallognolo ,  la  gola 
*  bianca,  il  petto  e  tutte  le  parti  inferiori  di  co- 
lore giallo-canarino  vivacissimo,  i  piedi  neri. 
Frequenta  i  luoghi  ove  son  acque  morte,  pra- 
terie paludose,  gronde  degli  stagni,  ecc.  Cibasi  di 
insetti  che  va  a  prendere  attorno  le  vacche  e 
cavalli.  É  comunissimo  nel  suo  passaggio  di  pri- 
mavera in  marzo,  aprile  e  maggio. 

GrianfSttre  s.  m.  Briccone,  Mala  sciarda, 
Mala  zeppa,  e  simili,  dicesi  di  Persona  trista, 
di  cattivi  costumi. 

Oiano  add.  Giallo:  Di  colore  simile  a  quello  del 
sole,  dell'oro,  del  zafferano. 
«I  Giallo,  per  Pallido,  Smorto. 
%  Tara  giana;  Giallo  di  terra,  Giallo  di  Roma, 
Ocrea  V.  Twra. 

Criappà  V.  n.  Cinguettare,  Gracchiare,  Cornac- 
chiare,  Ciarlare,  Cicalare,  Chiacchierare:  Parlar 
assai,  Parlar  vanamente  e  leggermente. 

Griappì  dò  eau;  Ghiattire  V.  Con. 

Griara  s.  f.  Orcio,  Coppo:  Vaso  di  terra  inve- 
triato, grande  e  alto,  a  bocca  aperta  e  ventre 
rigonfio,  che  serve  specialm.  a  tenervi  olio  per 
la  cucina  e  per  ardere.  -  Giara  in  lingua  ilal. 
è  Sorta  di  vaso  di  cristallo,  senza  piede,  con 
due  manichi,  per  uso  di  bere,  e  la  voce  fu  por- 
lata  in  Italia  dagli  Spagnuoli. 

Oiarda  s.  f.  Giarda.  7'.  veter.  È  un  Tumore 
duro,  che  sì  estende  dalla  parte  posteriore  ed 
inferiore  dell'osso  del  garello  del  cavallo  sino 
alla  parte  superiore  e  posteriore  dell'osso  della 
tibia  sopra  il  tendine  llessorio  del  piede. 

Oiardin  s.  m.  Giardino,  e  alla  lat.  Viridario: 
Luogo  cinto  di  muro  o  di  siepe,  dove  si  colti- 
vano fiori,  alberi,  ecc.,  per  delizia  generalmente 
e  non  per  guadagno. 
"  Giardini  e  Giardinetti  al  pi.  T.  mar.  Quei  cor- 
ridori pensili  ai  lati  del  quadro  di  poppa. 

Oiardiné  s.  m.  Giardiniere,  Giardiniero  e 
Giardinaio;  quest'ultima  voce  pochissimo  usata: 
Quegli  che  ha  cura  del  giardino  e  l'acconcia. 

O-iardiiiéa  s.  f.  Giardiniera:  La  moglie  del 

giardiniere. 
Oiare  tta  s.  f.  Orciuolo,  Orcetto.  Dimin.  d'Orcio: 

Piccolo  orcio. 
Oiarettinn-a  s.  f.  Orcioletto,  Orciolino. 

Dimin.  d' Orciuolo,  d' Orcetto. 
Ct-iarròzi  s.  m.  Grand'  orcio,  Gran  coppo. 


Griascia  v.  a.  Masticare:  Disfar  checchessia 
co' denti,  e  specialm.  il  cibo. 
I)  Per  Mangiare  semplicemente:  O  giascia  tutto  5 
giórno;  E'  mastica  tutto  il  di. 
"il  Mangiare,  Buscare,  Profittare,  Lucrare  e  simili. 
M.  basso:  Gh'é  da  giascid  poco;  Ecci  poco  da 
mangiare. 
it  Sbiasciare  V.  Giasciùgd. 

—  avemarie,  paternostri,  rosài,  ecc.;  Biasciare  o 
Masticar  avemmarie,  paternostri,  rosari  e  sim., 
dicesi  per  similit.  del  Recitar  avemmarie,  ecc. 
con  voce  sommessa,  dimenando  la  bocca  come 
chi  rimastica.  Parlando  di  rosari,  dicesi  anche 
Scoronciare. 

—  a  brilla;  Masticar  la  briglia.  T.  cavali.  Dicesi 
del  cavallo  di  bocca  dolce,  il  quale  prendendo 
gusto  alla  briglia,  da  per  se  stesso  si  alleggerisce 
senza  movimenti  sgarbati. 

—  ben  ùnn-a  cosa;  Masticar  bene  una  cosa,  figurai, 
vale  Esaminarla  bene  seco  medesimo;  e  piti  pro- 

.  •  priam.  Rugumare,  Ruminare. 
§   Fase  giascid  da-e  persónn-e;  Farsi  tagliar   le 
calze  0  il  giubbone,  vale  Far  parlare  malamente 
di  sé,  de'  fatti  suoi. 
3  Giascidse  e  pai-olle;  Biasciare  o  Masticare  o 
Cincischiar  le  parole,  vale  Non  profferirle  chiare 
e  con  scioltezza. 
".^  Se  giascia;  Si  buccina.  Si  bisbiglia.  Corre  voce. 
"GriascialofFe  V.  Babbazzòn. 
Griasciarosài  s.  m,  Biasciarosari,  Bacchet- 
tone, Graffiasanti,  Picchiapetto,  Ipocrita  V.BepAm. 
"Griascio  s.  m.  Cibo,  Vitto:  Il  mangiare  V.  Pitto. 
Griasciùga  v.  a.  Cincischiare  e  Cincistiare, 
Frastagliare  :  Il  tagliar  male  e  disugualmente  come 
fanno  i  ferri  mal  taglienti.  -  Sbiasciare  dicesi 
delle  forbici  che  stringono  senza  tagliare,  o  perchè 
difettose  o  perchè  male  adoperale, 
n  Gualcire,  Sgualcire,  Ingualcire  V.  Aslrofòggid. 
Griaseiùg-lxéuja  s.  f.  Cincischio  e  Cinci- 
stio:  Taglio  mal  fallo  e  disuguale  che  si  fa  con 
forbici  0  altro  ferro  maltagliente. 
Griàseiiiiii  s.  m.  Gelsomino  e  poetic.  Gesmino: 
Arbusto  sermentoso  ,  che  produce  fiori  bianchi 
odorosi;  e  si  prende  anche  pel  Fiore  della  pianta. 

—  de  Spagna;  Gelsomino  a  grandi  fiori,  impro- 
priam.  dello  Gelsomino  doppio.  T.  bot.  Jasmi- 
num  grandi (lorum.  Ha  il  fusto  diritto  a  rami 
lunghi  e  diffusi;  le  foglie  persistenti  a  7  foglielte 
oblunghe,  ottuse;  i  suoi  fiori  grandi,  bianchi,  la- 
vati di  rosso  nella  parte  di  sotto,  sono  di  ag- 
gradevole odore.  Se  ne  coltiva  ne'  giardini  una 
varietà  a  fiori  semidoppj.  Fiorisce  dal  giugno 
all'ottobre. 

—  de  Tùnexi;  Gelsomino  di  Persia,  Gelsomino  di 
Spagna,  Lilac  di  Persia,  Ruvistico  di  Persia,  Ra- 
vistico  di  Levante.  T.  botan.  Syringa  persica. 
Arbusto  di  m.  2,  ramosissimo;  i  suoi  rami  sono 
gracili,  pieghevoli,  sottili  e  divergenti  ;  le  foglie 
lanceolate,  appuntate,  tagliuzzate,  opposte,  d'un 
bel  verde;  i  fiori  d'un  purpureo  dilavalo,  disposti 
a  pannocchie  terminali  ;  si  propaga  per  mezzo 
delle  barbatelle  e  margotte. 

—  sarvcego;  Gelsomino  bianco  comune,  Gelsomino 
delle  officine.  T.  bot.  Jasminum  officinale.  Que-  - 
sta  specie  fu  introdotta  dalle  parli  temperate  del- 
l'Asia, partendo  dal  Caucaso  sino  nella  China. 
Essa  serve  per  innestare  quasi  tulle  le  specie 
di  gelsomino  a  flore  bianco. 


GIÀ 


GIN 


409 


Oiàsò  s.  m.  Girasole,  Tornasole,  Clizia,  Elitro- 
pia,  Elianlo.  T.  boi.  Heliantus  annuus.  Pianta 
alta  più  di  tre  braccia  che  ha  gli  steli  grossi, 
cilindrici,  le  foglie  alterne,  picciolate,  quasi  cuo- 
riformi, scabre,  a  Ire  nervi,  i  fiori  col  raggio 
giallo  molto  grandi,  solitarj,  pendenti,  che  si  vol- 
gono sensibilmente  dietro  il  corso  del  sole.  Fio- 
risce nell'estate,  ed  è  originaria  del  Perù. 

Gt-ia>ssa>  s.  f.  Ghiaccio  e  Diaccio:  Acqua  con- 
^  gelata  dal  freddo;  dicesi  anche  Ghiaccia,  ma  è 

voce  antiq. 
S  Rompi  a  glassa  ;  Rompere  il  diaccio  o  il  guado, 
vale  Essere  il  primo  a  tentar  una  cosa  da  altri 
non  tentala,  o  Parlar  il  primo  d'una  cosa  onde 
altri  non  s'attenta  di  parlare,  o  per  appiccar 
pratiche,  o  per  ravvivare  amicizie,  ecc. 

Oia^ssà.  (Erba);  Erba  ghiacciata  V.  Erba. 

OÌ£i>ssà;  V.  n.  Ghiacciare,  Diacciare,  Gelare:  Il 
congelarsi  dell'acqua  o  d'altra  cosa  liquida  per 
lo  freddo;  Agghiacciarsi,  Aggelarsi,  Congelarsi, 
ti  Usasi  anche  altiv.  e  vale  Far  divenir  ghiacciato: 
A  neive  a  giassa  5  vin  megio  che  5  giasso; 
La  neve  ghiaccia  il  vino  meglio  del  ghiaccio. 

—  e  mòen,  i  denti,  ecc.;  3Iozzar  le  mani,  i  denti 
e  simili,  si  dice  del  Sentimento  che  produce  in 
queste  parti  il  soverchio  freddo  dell'acqua,  del- 
l'aria, de'  cibi  e  delle  bevande  gelate. 

%  Giassàse  ó  sangue  addosso;  Gelarsi  il  sangue 
a  uno:  Provare  esso  tal  dolore  o  spavento  che 
quasi  resti  sospesa  la  circolazione  del  sangue. 

Oìa/Ssèa>  s.  f.  Ghiacciaia  e  Diacciaja  :  Luogo 
da  serbarvi  diaccio  ;  e  per  simil.  Qualunque  luogo 
0  stanza  freddissima. 

G-ia/SSO  s.  m.  Ghiaccio,  Diaccio  V.  Giassa. 
M  Ghiaccio.  T.  cesell.  Quell'appannatura  che  si  la- 
scia ne'  lavori  d'oro  o  d'argento  per  dar  risalto 
alla  brunitura  de'  medesimi. 

—  forte;  Gelato,  Pezzo  duro  :  Specie  di  sorbetto 
interamente  indurito  dal  gelo  e  a  cui  con  forme 
appropriafp  <;'  tlà  una  determinata  figura,  come 
di  pescij,  u  arancia,  di  pera,  di  fichi  o  altro;  e 
si  serve  in  piattino. 

%  Rompi  5  giasso  V.  Giassa. 
0-ia.ssòu.  p.  pass.   Ghiacciato,  Diacciato  V. 
Gia^sà. 

S  ^gua  giassa;  Acqua  gelala  V.  ^gua. 

S  Chéu  giassóu;  Cuore  ghiacciato,  cioè  Crudo, 
Privò  d'amore  ;  e  con  più  forza,  Cuore  indurito, 
fatato,  impenetrabile. 

S  Veddro  o  Cristallo  giassóu;  Vetro  o  cristallo 
diacciato  o  smerigliato,  dicesi  Quello  a  cui  fu 
tolto  il  lustro  con  polvere  dì  smeriglio  od  altra. 
OiaiStemma.  s.  f.  Bestemmia,  antic.  Biastema, 
e  alla  lat.  Blasfema:  Detto  ingiurioso  all'onor  di 
di  Dio  0  contro  le  cose  sante. 

n  Bestemmia,  per  Jlaledizione ,  Imprecazione:  0 
g'hapregóu  mille  giastemme;  GÌ' imprecò  mille 
bestemmie. 

S  Di  de  giastemme  V.  Giastemmà. 

S  E  giastemme  són  c5mme  e  féugge ,  che  chi  e 
caccia  se  ì  arrecchèugge  ;  La  bestemmia  gira 
gira,  torna  addosso  a  chi  la  tira  V.  Féuggia. 
Oia<steiiixiià;  v.  n.  Bestemmiare,  antic.  Bia- 
stemmare  e  Biastemmiare,  alla  lat.  Blasfemare: 
Profferire  bestemmie;  e  scherz.  Dire  o  Cantare 
l'orazione  della  bertuccia,  Attaccarla  a  Dio  e  ai 
Santi,  Attaccarla  al  cielo  del  forno.  Tirar  giù. 

»  Bestemmiare,  usato  altiv.  vale  Imprecare,  Male- 


dire: Giastemmo  l'óa  e  5  memento  che  ecc.; 
Bestemmio  l'ora  e  il  momento  che  ecc. 
Gria>steiiiiiión.  s.  m.  Bestemmiatore,  antic. 
Biastemmalore,  Biastemmiatore,  alla  lat.  Blasfe- 
matore  e  Blasfemo:  Che  bestemmia;  e  in  peggior. 
Bestemmiatoraccio. 
Oiavartlo  s.  m.  Chiavardo.  T.  veter.  Piccolo 
furuncolo   che  viene  o  alla  corona  del  piede  o 
alla  gamba  del  cavallo. 
Griavotta,  s.  f.  Giravolta:  Movimento  in  giro, 

Via  fatta  in  giro. 
Oitoerna  s.  f.  Giberna,  Tasca  delle  cartucce. 
T.  mil.  Si)ecie  di  tasca,  entro  cui  si  tengono  le 
cartucce  (cartatàcce)  per  caricar  l'armi  da  fuoco. 
-  Cartocciere,  Cassetta  di  legno,  con  cui  si  tras- 
portano i  cartocci  nelle  batterie  mobili. 
Griècclxe  s.  m.  Giubbello:  Abito  corto  da  uomo 
di  panno  o  d'altro,  assai  largo,  senza  falde,  e 
con  due  ampie  tasche,  una  per  fianco. 
—  da  caccioeì;  Cacciatora,  Carniera:  Abito  òurto 
da  cacciatori,  generalmente  di  velluto,  largo  e 
con  ampie  tasche  nei  dinanzi  e  un  tascone  che 
ricorre  orizzonla'mente  di  dietro  V.  Cacciéua. 
Griéto  s.  m.  Passeggiatella:  Breve  passeggiata. 
Griffra  s.  f.  Ghirigoro,  Girigògolo,  Giricòcolo  : 
Tratteggio  o  Intrecciatura  di   linee  fatte  a  ca- 
priccio colla  penna. 
S  Lucchetto  a  giffre  V.  Lucchetto. 
%  Zùgd  a  giffra  l'ùn;  Far  a  goffo  e  macào  V.  Zùgà. 
G^xg^Sb  s.  f.  Giga:  Specie  di  ballo  vivo  e  spedito, 
ed  anche  La  sonata  sulla  quale  si  fa  esso  ballo. 
Grig-in  (Andà  a);  Andar  a  mimmi  V.  Andà. 
Grig-lià  (Ràsiga)  V.  Ràsiga. 

S  Carta  giglià  V.  Gilè  nel  2°  significato. 
Gi-i S'Olio  s.  m.  Cosciotto  di  castrato,  e  nel- 
l' uso  Gigotto  :  Coscia  di  castrato  separala  dai 
corpo  per  mangiare. 
«I  Gigotto,  presso  i  Cuochi  tose,  dicesi  Un  pezzo  di 
magro  di  coscio  di  majale  cucinato  agro-dolce. 
Oilè  s.  m.  Corpetto  V.  Gipponetto. 
n  Giulé,  ed  oggi  più  comunem.  Gilè  :  Somiglianza 
di  due  carte  nel  giuoco  della  bazzica. 
Grilecco  s.  m.  Farsetto:  Vestimento  del  busto, 
come  giubbone  o  camiciuola,  e  dicesi  presso  noi 
per  lo  più  da'  contadini.  Vien  dalla  voce  tose. 
Giulecco,  Spezie  di  veste  antica  degli  schiavi  e 
galeotti. 
Grimiclxia  s.  f.  Gran  cosa.  Cosa  sorprendente, 
Prodigio;  ma  dicesi  in  senso  ironico  a  Chi  crede 
d'aver  fatto  cosa  bella,  grande  e  meravi|liosa  : 
Anace  là  eh' eì  [ceto  ùnn-a  gimichìa!  Andate, 
che  avete  fatto  una  gran  cosa,  un  prodigio! 
Oinepro  s.  m.  Ginepro.  T.   boi.   Junipertis 
communis.  Frutice  odoroso  e  sempre  verde  che 
getta  gran  quantità  di  rami,  e  le  cui  bacche  o 
coccole,  grosse  come  piselli ,  sono  d' un  sapore 
piccante,  aromatico,  e  servono  a  profumare  l'ac- 
quavite; fassene  anche  una  conserva  eccellente 
per  fortificare  lo  stomaco. 
—  rósso  ;  Cedro  o  Ginepro  di  Virginia.  T.  boi.  /«- 
niperus  virginiana.  Specie   di    ginepro  che  si 
eleva  sino  a  metri  IS,  di  forma  piramidale,  le 
cui  bacche  sono  azzurrognole;  serve  per  orna- 
mento ne'  giardini. 
Griuestra  s.  f.  Ginestra  e  Ginestre.  T.  boi. 
Spartium  junceum.  Arbusto,  i  cui   rami   sono 
simili  ai  giunchi,  i  suoi  fiori  d'un  bel  giallo, 
assai  grandi  ed  odorosi,  a  grappoli  diritti  fs 


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GIO 


GIO 


terminanti.  Fiorisce  dal  giugno  all'  ottobre ,  ed 
è  comune  ne'  luoghi  sabbiosi  e  montuosi.  I  rami 
della  ginestra  servono  a  legare  come  i  giunchi; 
e  per  mezzo  della  macerazione  danno  un'abbon- 
dante materia  filamentosa,  da  farne  grosse  e 
forti  tele,  dette  comunem.  in  Tose.  Panno  gi- 
nestrino;  i  fiori  poi  si  colgono  per  ispargerli  in 
occasioni  di  solennità  e  processioni. 
Oiio  s.  m.  Giro,  Circuito,  Cerchio,  Accerchiamento. 

it  Giro,  usasi  comunem.  per  Un  viaggio,  Una  cam- 
minata che  si  fa  in  diversi  luoghi. 

»»  —  e  Girata,  dicesi  nel  giuoco  delle  carte,  delle 
minchiate  e  sim.  Il  dare  un  determinato  numero 
di  carte  in  giro  a  ciascuno  de'  giuocatori  :  Femmo 
dui  gii;  Facciamo  due  giri. 

—  0  Tórno  da  casetta;  Giro:  L'interna  serie  di 
maglie,  le  une  accanto  alle  altre,  nel  verso  della 
larghezza  della  calza. 

—  da  ciave;  Mandata:  Tutto  quello  spazio  che  il 
volger  della  chiave  fa  percorrere  in  una  volta 
alla  stanghetta. 

—  de  cavasse;  Corso:  Luogo  pubblico  dove  passeg- 
giano le  carrozze. 

-»  de  corda;  Avvolgimento  di  fune. 

—  de  mane  g  he  ;  Giro:  Quel  taglio  in  tondo,  al 
quale  è  cucita  la  manica. 

—  de  parolle;  Circonlocuzione:  Circuito  di  parole 
per  esprimere  ciò  che  non  si  vuol  dire  coi  vo- 
caboli propri;  altrim.  Perifrasi. 

—  d5  collo  da  caniixa  de  donne;  Scollo. 

S  Andà  in  gio;  Andar  in  giro,  vale  Andar  attorno. 

%  Dà  5  gìo;  Dar  l'ambio,  il  puleggio  V.  Dà. 

S  De  tutto  ven  5  so  gìo  ;  Tutte  le  cose  danno  la 
sua  volta. 

S  Fd  un  gìo;  Dar  una  volta:  Andare  alquanto 
attorno,  Far  una  girata,  una  breve  passeggiata. 

S  In  gìo;  In  giro,  In  cerchio,  A  cerco,  vale  At- 
torno attorno. 

S  Vegni  o  Tócca  ó  so  gio  a  ùnn-a  pers6nn-a  ; 
Toccar  la  sua  volta  ad  alcuno,  è  Quando  nelle  ope- 
razioni alternative,  che  si  hanno  a  fare  determi- 
natamente ora  da  uno  ora  da  un  altro,  s' aspetta 
a  lui  l'operare,  il  dire,  e  talora  anche  il  morire. 
Oiòia>  s.  m.  Gioja,  Gemma:  Pietra  preziosa. 

)i  Gioja,  figurat.  per  Cosa  preziosa. 

ti  —  Usato  nel  num.  del  più,  è  Denominazione 
collettiva  delle  pietre  preziose,  de'  diamanti  e 
delle  perle. 

n  —  Quel  rinforzo  di  metallo  che  circonda  la  bocca 
del  cannone. 

1)  Buona  uscita.  Voce  dell'uso  tose:  Quella  somma 
di  danaro  che  talvolta  si  paga  a  chi  cede  una 
bottega,  un  magazzino  o  simile:  G'han  dceto 
mille  franchi  de  giòia;  Gli  diedero  mille  fran- 
chi di  buona  uscita. 

§  Bella  giòia  !  Bella  gioja  !  dicesi  ad  uomo  ironica- 
mente quasi  tacciandolo  di  malizia  o  di  qualsi- 
voglia altro  vizio  o  mancamento. 

S  M(e  giòia!  Gioja  mia!  Cuor  mio!  dicesi  talora 
per  esprimere  la  svisceratezza  d'affetto. 
Oidóellà.  v.  a.  Gioiellare,  Ingemmare:  Ornare 

di  gioje  0  gemme. 
Oiojellé  s.  m.  Giojelliere:  Quegli  che  conosce 

la  qaalltà  delle  gioje  e  ne  fa  mercanzia. 
Gt-iC(jello  s.  m.  Giojello:  Pìccolo  arnese  ornato 
d'una  0  più  gioje,  da  portarsi  per  ornamento  della 
persona,  o  da  porsi  per  ornamento  in  qualche 
staoza, 


n  Giojello,  si  prende  talvolta  per  La  gioja  stessa, 
per  Lavoro  non  di  gioje,  ma  d'oro. 

"  —  per  Cosa  graziosa  e  di  pregio. 
OiiSn  s.  m.  Girone  e  Giglione.  T.  mar.  Il  ma- 
nico del  remo  ossia  La  parte  del  remo,  sia  tonda 
0  di  quattro  facce,  su  cui  fa  forza  il  rematore, 
perchè  la  pala  faccia  il  suo  effetto. 
0-i5]:*na<  s.  f.  Giornata:  Termine  d'un  giorno, 
ma  più  propriam.  Quello  spazio  di  tempo  che 
trascorre  dal  levarsi  del  letto  al  coricarsi. 

n  Giornata,  pel  Cammino  che  si  fa  in  un  giofno, 

I)  —  per  la  Mercede  che  si  dà  a  un  giornaliero 
per  un  giorno  di  lavoro, 

n  Giorno:  Giornd  scùa,  Giornd  d' cegua  ecc.; 
Giorno  scuro,  piovoso,  ecc. 

S  A  giornd  d'anchéu  ovv.  In  giornd  V,  À  giornd 
d'anchéu  alla  sua  sede  alfab. 

S  Andà  in  giórno;  Andare  a  giornata:  Andare 
alle  case  a  lavorare  di  sua  arte  per  un  tanto  il 
giorno. 

S  Brutta  0  Cattiva  giSrnà;  Giornataccia,  diccsi 
comunem.  Quando  un  dato  giorno  passa  tutto  o 
freddissimo  o  burrascoso;  e  figurat.  Quel  giorno 
nel  quale  ci  avviene  una  grande  sventura  o  si 
corre  grave  pericolo:  Anchéu  ho  passóu  ùnn-u 
brutta  giórnà;  Oggi  per  me  ebbi  una  gran  gior- 
nataccia. 

S  Fd  giórnà;  Far  giornata,  vale  Dondolarsi,  Per- 
dere il  tempo  in  qualche  luogo. 

S  Laoà  0  Travaggià  in  giórnà;  Lavorare  o  Fare 
a  giornata,  vale  Lavorare  per  ricever  la  mercede 
a  un  tanto  il  giorno. 

S  Meltisc  in  giórnà  a  fa  ùnn-a  cosa;  Mettersi 
a  giornata  a  fare  una  cosa ,  vale  Starvi  un  pezzo, 
Starvi  lungamente.  Tirarla  in  lungo. 

S  Tutta  a  santa  giórnà  V.  Tutto  ó  santo  giórno 
nella  voce  Giórno. 
CtiStruekle  s.  m.  Giornale:  Libro,  in  cui  di  per 
di  si  notano  le  partite  de'  negozi,  delle  botteghe 
0  case  per  comodo  di  scrittura. 

n  Giornale,  Diario  :  Foglio  ove  dì  per  di  si  notano 
i  fatti  pubblici. 

ti  —  Oggi  più  comunem.  è  Nome  assai  comune 
delle  novelle  politiche  o  letterarie  o  scientifiche, 
ecc.,  che  si  pubblicano  in  uno  o  più  fogli  perio- 
dicamente a  qualunque  intervallo  di  tempo. 
—  de  bordo;  Giornale  T.  mar.  Registro  diviso  in 
più  colonne,  in  cui  il  piloto  o  altro  uffizìale  prende 
memoria  giorno  per  giorno  e  d'ora  in  ora  di  tutti 
gli  accidenti  che  accadono,  qual  è  il  vento  che 
soffi,  il  corso  della  nave,  la  direzione  che  tiene, 
le  manovre  che  si  vanno  facendo,  la  latitudine 
per  osservazioni,  il  punto  e  simili. 
Gi-iox*iia;listai  s.  m.  Giornalista.  Voce  d'uso: 
Scrittore  di  giornale  politico,  letterario,  scien- 
tifico, ecc. 
Oi Situo  s.  m.  Giorno ,  Dì  :  Quello  spazio  di 
tempo  che  il  sole  sta  sul  nostro  emisfero. 

t)  Giorno,  Dì,  pel  Giorno  naturale  ossia  Lo  spazio 
di  24  ore  in  che  si  comprende  il  giorno  e  la 
notte;  a  differenza  dell'  artificiale,  che  è  quello 
che  si  prende  dal  nascere  al  tramontar  del  sole. 

n  —  pel  Tempo  ossia  Giorno  prefisso  della  morte: 
Quando  vegnià  ó  mce  giórno  ;  Quando  verrà  ii 
mio  giorno. 

I)  —  per  Termine,  Tempo  o  simile:  Fissce  ó  giórno; 
Fermate  il  giorno. 

»i  —  per  Giornata,  cioè  ptr  Lo  cammino  che  si 


GIO 


Gì» 


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fa  in  un  giorno:   Éo  distante   treì  giorni  da 
Tórin;  Io  era  distante  tre  giorni  da  Torino. 
"  —  Usalo  nel  numero  del  piii,  vale  Vita,  cioè  II 
corso  della  vita,  Il  tempo  in  cui  si  vive:  /  tò 
giSrni  sSn  stcBli  brevi;  I  suoi  dì  furono  brevi. 

—  ciit,  giórno  meno;  Giorno  più,  giorno  meno, 
vale  Fra  breve. 

—  de  bSn  aw^jino;  Giorno  fasto,  cioè  Giorno  che 
è  di  felice  augurio. 

—  de  cattivo  augùrio  ;  Giorno  nefasto,  cioè  Giorno 
]li  cattivo  augurio. 

—  d'éuveì;  Giorno  o  Dì  feriale  o  da  lavoro  o  di 
fatica,  Giorno  lavorativo. 

—  de  magro  (al  plur.)j  Giorni  magri  :  Quelli  ne'quali 
la  Chiesa  vieta  mangiar  carne. 

—  e  néutte;  Dì  e  notte,  Giorno  e  notte  o  Di  dì 
e  di  notte,  Sempre. 

S  A  giórni  m.  avv.  A  giorni,  vale  Fra  breve 
tempo,  ed  anche  Quando  sì  e  quando  no. 

S  A  giórno;  A  giorno  V.  A  giórno  alla  sua  sede  alf. 

S  A  giórno  cicso;  A  gran  dì,  Di  chiaro  dì,  A 
giorno  alto:  Già  levato  il  sole  d'un  pezzo. 

S  A-i  mce  giórni,  A-i  tò  giórni,  ecc.;  A' miei 
dì,  A'  tuoi  dì  e  simili,  cioè  A'  miei  tempi,  A' tuoi 
tempi.  Dappoiché  io  sono  nato.  Dacché  tu  sei 
al  mondo. 

S  A-o  fa  dò  giórno,  A-o  spunta  dò  giórno  V. 
sotto  In  sciò  fa  dò  giórno. 

$  A-o  giórno  d'anche u  V.  À  giórno  d'anchéu. 

S  Ciù  un  giórno  che  l'atro;  Pili  l'un  dì  che  l'altro, 
In  un  momento  all'altro,  Fra  breve j  e  talvolta 
Ogni  dì  più:  0  l'è  un  diao  ciù  un  giórno  che 
l'atro;  È  un  nabisso  più  l'un  dì  che  l'altro. 

$  Dà  ó  bón  giórno;  Dare  il  buon  giorno  o  il 
buon  dì,  vale  Augurar  felicità  in  quel  giorno 
(saluto  comunale). 

S  De  giórno;  Di  dì.  Di  giorno:  Mentre  è  giorno. 

§  De  giórno  in  giórno;  Di  dì  in  dì,  Di  giorno 
in  giorno,  Giornalmente;  ed  anche  Fra  giorni, 
Fra  breve. 

%  Èse  a  giórno  d'ùnn-a  cosa  V.  A  giórno  alla 
sua  sede  alfabetica. 

S  Faccia  de  tutti  i  giórni  V.  Faccia. 

^  Fd  de  néutte  giórno;  Far  della  notte  giorno, 
vale  Vegliare  tutta  la  notte  occupato  di  chec- 
chessia; per  contro  a  Far  del  giorno  notte,  che 
vale  Dormire  per  molto  spazio  del  giorno. 

g  Fase  giorno;  Farsi  giorno,  vale  Principiare  il 
giorno.  Nascere  o  Spuntare  il  sole. 

S  Fissa  ó  giórno;  Dare  il  di,  il  giorno  ecc.,  Fer- 
mare la  giornata. 

§  Jncascióu  a  giórno;  Legato  a  giorno,  è  aggiunto 
di  diamante  o  simile,  e  vale  Incastonato  per 
modo  che  vi  passi  la  luce  per  traverso. 

%  In  sciò  fa  0  In  tó  fa  dò  giórno  ;  In  sul  dì  del 
giorno,  Sul  far  del  giorno,  Nell'aprir  del  giorno, 
Allo  spuntar  del  giorno,  All'apparir  dell'alba.  Al 
romper  del  dì.  Al  sorger  del  sole.  In  sul  far 
bruzzo  (nell'aprirsi  il  di). 

S  L'atro  giórno;  L'altro  giorno:  Qualche  giorno 
indietro.  Voce  dell'uso. 

S  Mette  a  giórno  ùnn-a  persónn-a  d'ùnn-a  cosa 
\.  A  giórno  alla  sua  sede  alfabetica. 

S  Mettise  a  giórtio;  Slare  in  giorno,  dicesi  co- 
munem.  dèlio  Studiarsi  di  conoscere  tutto  ciò 
che  alla  giornata  si  fa  o  si  scrive,  ecc. 

$  0  giórno  avanti;  Il  giorno  prima,  Il  giorno 
jpiozi,  La  Yifilia, 


S  0  giórno  di  Santi;  La  ognissanti,  Il  di  d'ognis- 
santi. 

S  0  giórno  doppo;  Il  giorno  dopo.  Il  domani. 

S  Paci  un  giórno;  Parer  un  dì,  cioè  Poco  tempo. 

S  Punto  a  giórno;  Punto  a  giorno  V.  Punto. 

S  Tegni  a  giórno  ùnn-a  persónn-a  d'ùnn-a  cosa 
V.  A  giórno  alia  sua  sede  alfab. 

§  Tutti  i  giórni;  Ognidì,  Ognindì,  Giornalmente. 

S  Tutti  I  giórni  che  fa  Dio;  Ogni  dì  che  cade 
in  terra. 

3  Tutti  i  giórni  ne  passa  un;  Ogni  dì  ne  va  un 
dì.  Ogni  dì  ne  passa  uno,  Ogni  giorno  passa  un 
giorno,  si  dice  proverb.  per  dire  che  II  tempo 
passa  presto,  che  invecchiamo  e  ci  avviciniamo 
alla  morte. 

S  Tutti  i giórni  non  é  festa;  Ogni  dì  non  è  festa, 
Natale  viene  una  sol  volta  l'anno. 

S  Ttitti  i  giórni  nò  son  pcegi;  Tutti  i  di  non 
sono  eguali.  Tutti  i  mesi  non  son  di  trentuno. 

%  Tutto  ó  giórno;  Tutto  il  dì,  Tolto  il  giorno,  vale 
Sempre. 

%  Tétto  ó  santo  giórno;  Tatto  il  nato  dì,  Tutto 
l'intero  dì.  Dall'alba  alle  squille. 

S  Un  giórno  ;  Un  giorno.  Posto  assolai,  si  dice  di 
Un  tempo  indeterminato,  ed  è  VOlim  de' latini: 
Un  giórno  me  són  trovóu  ecc.;  Un  giorno  mi 
trovai  ecc. 

S  Un  giórno  sci  e  l'atro  nó;  Di  due  dì  l'uno, 
cioè  Un  giorno  sì  e  l'altro  no. 

S  Vive  de  giórno  in  giórno  ;  Vivere  dì  per  di  o 
dì  in  dì,  di  giorno  in  giorno,  vale  Non  avere 
assegnamento  né  provvisioni  se  non  per  un  di, 
e  Non  pensare  e  Non  provvedere  anticipatamente 
a  ciò  che  bisogna,  ma  giornalmente. 
OÌL^so  add.  Geloso  :  Travagliato  da  gelosia. 

Il  Geloso,  dicesi  anche  di  Cosa  importante,  cioè  da 
maneggiarsi  o  da  trattarsi  con  diligenza  e  can- 
tela,  onde:  Affare  gióso;  Affare  o  Negozio  ge- 
loso, cioè  dilicato,  importante. 

—  dò  so  ònó;  Geloso,  Tenero,  Curante  dell'onor  suo. 
S   Vegni  gióso;  Ingelosire,  Divenir  geloso. 

Griovà,  V.  n.  Giovare:  Dare  o  Porgere  ajuto, 
Far  utile,  Far  prò. 
3  Giovdse  d'ùnn-a  cosa;  Giovarsi  d'alcuna  cosa, 
vale  Servirsene,  Valersene,  Approfiltarsene. 

Oiòxia.  s.  f.  Gelosia:  Passione  o  Travaglio  di 
animo  degli  amanti  per  timore  che  altri  non  tolga 
loro  le  cose  amate,  e  non  ne  goda;  e  figur.  per 
Qualunque  timore  o  sospetto  semplicemente. 
Il  Gelosia  e  più  comunem.  Persiana:  Specie  di  chiu- 
sura esterna  delle  finestre  formata  di  due  spor- 
telli, attraversati  ciascuno  di  spesse  stecche, 
girevoli  0  fisse ,  i  quali  contengono  altri  due 
sportellini,  uno  per  parte,  da  potersi  alzare  a 
piacimento  per  dar  più  lume  alla  stanza,  o  per 
meglio  vedere  nella  via,  mediante  un  registro  di 
ferro  composto  d'un  gancio  e  scaletta,  a  uso  di 
tenere  più  o  meno  rialzati  gli  sportellini  della 
persiana. 

—  volante  o  a  vento;  Persiana  da  tirare,  si  dice 
Quella  a  stecche  libere,  larghe  e  sottili,  rattenate 
parallele  da  altrettante  staffe  di  trecciolo,  cioè 
nastro  di  grosso  refe,  e  da  potersi  volgere  t 
varia  inclinazione  e  raccogliere  e  alzare  tutte 
insieme  contra  l'architrave,  mediante  funicelle  che 
ricadono  da  lato  contro  gli  stipiti  della  finestra. 
Ora  sono  pressoché  in  disuso,  essendo  sostituita 
a  queste  Una  specie  di  tessuto  di  canne  dlndif 


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GIÙ 


GIÙ 


tagliate  in  sottilissime  stecchine  colorate  e  cucite 
con  refe  le  une  accosto  alle  altre. 
M  Coda  di  volpe  V.  Amaranto. 

Oìppa;  s.  f.  Giubbone,  Giubbetto,  Giubbello,  Giub- 
bercilo  :  Abito  contadinesco. 

O-ipponetto  s.  m.  Corpetto,  Panciotto:  Sot- 
toveste tonda,  cioè  senza  falde,  e  senza  maniche 
e  con  due  taschini  sul  davanti,  che  cuopre  l'im- 
busto e  portasi  immediatamente  sotto  il  vestilo. 

Oix*aj£Pa>  s.  f.  Giraffa.  T.  zool.  Cervus  camelo- 
pardalìs.  Animai  quadrupede  africano  ed  anche 
asiatico,  il  qua!,  sebbene  silvestre,  si  addomestica 
e  si  cavalca.  Ha  le  gambe  dinan/J  lunghissime; 

fe  cresce  alla  statura  d'un  mezzano  camello.  Il  corpo 
è  nericcio,  macchiato  di  strisce  di  color  lionato; 
dicesi  anche  Camelo  pardo. 

Oiranio  s.  m.  Geranio  e  Giranio.  T.  hot.  Pe- 
largonium  odoratissimum.  Pianta  che  ha  gli 
steli  grossi,  curti,  le  foglie  opposte,  cuoriformi, 
rotonde,  dentellate,  vellutate  in  dentro,  d'un  odore 
penetrante,  ma  molto  piacevole;  i  fiori  piccoli, 
bianchi,  in  piccole  ombrelle  sopra  rami  forcati. 
Fiorisce  dalla  primavera  all'autunno,  ed  è  indigena 
del  Capo  di  Buona  Speranza.  Ha  molte  varietà. 

0-ix*£iita/  d' ùnn-a  cambiale  ;  Girata.  T.  mere. 
Cessione  d'una  cambiale  fatta  dal  girante  a  fa- 
vore del  giratario. 

Oix*a>tà;io  s.  m.  Giratario.  T.  mere.  Colui  al 
quale  vien  fatta  la  girata  o  cessione  d'una  cam- 
biale. 

0-i]:>óiii.etta<  (Cansòn  da);  Girometta  e  Giru- 
mella:  Sorta  di  frottola  antichissima  in  lode  di 
tutte  le  parti  del  vestire  d'una.  Il  principio  era 
questo  :  Chi  t'ha  {ceto  quelle  scarpette,  che  te 
stati  sci  ben  ?  Girometta,  che  te  stan  sci  ben  ? 
che  te  stan  sci  ben? 

G-irrSvoiiet,  V.  De  girómta. 

Oirond-à  V.  Giandónà. 

Q-iùTbila  v.n.  Giubilare  e  Giubbilare  V.SctaWdse. 

—  ùnn-a  persdnn-a;  Giubilar  uno,  usato  attiv.  vale 
Dispensar  altrui  da  una  carica  od  impiego,  col  con- 
cedergli una  pensione  o  ricognizione  qualunque. 

Olùlbila^zioii  s.  f.  Giubilazione:  Riposo  o 
Dispensa  dal  servizio  con  pensione. 

O-iùlbileo  s.  m.  Giubileo  e  Giubbileo:  Piena 
remissione  di  tutti  i  peccati,  conceduta  dal  Sommo 
Pontefice  ogni  25  anni,  ed  anche  più  frequente- 
mente secondo  le  occasioni  ed  i  tempi. 
S  Fd  un  giubileo  d'ùnn-a  cosa  V.  Fa. 
S  L'anno  dS  giubileo;  L'anno  santo,  L'anno  del 
giubileo. 

Oiùdeo  s.  m.  Giudeo,  Ebreo,  dicesi  fìgurat.  ad 
un  Usurajo,  o  a  Chi  vende  a  prezzo  esorbitante 
le  mercanzie. 
%  Batte  i  giudei  V.  Batte. 

0-iiid.d.a<  s.  m.  Giuda  (nome  proprio). 
%  Bàxo  de  Giùdda;  Bacio  di  Giuda  V.  Bàxo. 
S  Fàso  c5mme  l'anima  de  Giùdda;  Soppiattone, 
Tecomeco,  Tamburino;  e  in  m.  b.  Doppio  come 
una  cipolla.  Più  bugiardo  d'un  epitaffio. 

Gt-iùdica>  V.  a.  Giudicare  :  Risolvere  e  Deter- 
minare per  via  di  ragione,  dando  sentenza  ;  antic. 
Giuggiare. 
n  In  signif.  neut.  Pensare,  Reputare,  Stimare,  Es- 
sere di  parere,  ecc. 

OiùdLica>tùa>  s.  f.  Giudicatura,  nell'uso  dicesi 
Il  Tribunale  o  Luogo  dove  risiede  il  giudice  a 
tenere  o  render  ragione,  cioè  Ascollare,  Giu- 


dicare le  cause  de' litiganti  ed  amministrare  la 
giustizia. 
Gl-iùd.i§e  s.  m.  Giudice:  Chi  giudica  o  ha  l'au- 
torità di  giudicare, 
n  Giudice,  per  Colui  che  senza  pubblica  autorità  è 
scelto  per  arbitro  per  decidere  fra  due  o  piiì  con- 
tendenti, 0  Colui  che  è  capace  di  giudicare  sa- 
namente di  checchessia;  altrim.  Giudicatore. 

—  de  Mandamento,  de  Prefettùa,  de  Commercio, 
ecc.;  Giudici,  i  quali  giudicano  le  cause- che  son 
di  loro  competenea. 

Griùdizio  s.  m.  Giudizio  e  Giudicio:  L'atto 
di  giudicare ,  Determinazione  del  giusto  e  del- 
l'ingiusto,  Sentenza. 

Il  Giudìzio,  per  Tribunale  o  Luogo  dove  si  giudica. 

Il  —  Parere,  Opinione,  Avviso,  Credenza,  Consiglio. 

Il  —  Senno,  Saviezza,  Prudenza,  Accorgimento; 
Discernimento,  Criterio. 

—  temerario;  Giudizio  temerario:  Opinione  svan- 
taggiosa ed  infondata  che  si  porta  sul  conto  altrui. 

—  universale;  Giudizio  finale:  Quello  che  avrà  luogo 
alla  fine  del  mondo,  appresso  l'universale  risur- 
rezione de'  morti. 

g  A  mce  giudizio;  A  o  Per  mio  giudizio,  vale 
Secondo  il  mio  parere. 

S  Andà  con  giudizio  ;  Andare  col  calzar  del 
piombo.  Adagio  a  ma'  passi. 

§  Avei  i  anni  do  giudizio;  Esser  ormai  adulto  e 
capace  di  ragione. 

«  —  poco  giudizio;  Aver  poca  sessitura,  poco 
senno,  Esser  inconsiderato. 

%  Chi  ha  ciù  giudizio  o  déuvie  ;  Chi  ha  più 
giudizio  più  si  adoperi. 

S  damma  in  giudizio  ;  Menar  a  giudice,  cioè  in 
giudizio;  Richiedere,  Citare,  Chiamar  in  giudizio. 

g  Comparì  in  giudizio  ;  Comparire:  Appresentarsi 
alla  ragione,  cioè  davanti  al  giudice  o  ad  altro 
magistrato,  innanzi  al  quale  si  è  citato. 

g  Con  giudizio  ;  Con  giudizio.  Posto  avverb.  vale 
Giudiziosamente,  Assennatamente,  Saviamente, 
Prudentemente,  Avvedutamente,  Ponderatamente. 

g  Dente  do  giudizio;  Dente  del  giudizio  o  della 
sapienza  V.  Dente. 

g  Fé  mette  giudizio  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Cavare 
ad  uno  il  ruzzo  del  capo,  Aggiustargli  il  maz- 
zocchio. 

g  Formóse  un  cattivo  giudizio  d'ùnn-a  persònn-a; 
Formarsi  nella  mente  un  cattivo  giudizio  o  con- 
cetto d'una  persona  o  d'alcuna  delle  sue  azioni. 

g  Mette  giudizio;  Metter  giudizio.  Far  senno. 

g  0  giorno  do  giudizio;  Il  giorno  del  giudizio: 
Quello  che  avrà  luogo  alla  fine  del  mondo. 

g  Spende  con  giudizio  ;  Spender  con  assegnatezza, 
assegnatamente,  cioè  con  economia,  con  ri- 
sparmio. 
Gl-iùdizioso  add.  Giudicioso  e  Giudizioso  : 
Che  ha  giudizio;  Assennato,  Prodente,  Savio, 
Avveduto. 
O-iùg-o-GJ-iùg-o  s.  m.  Bigia  grossa.  T.  ornil. 
Sylvia  orphea.  Uccello  del  genere  delle  Silvie, 
superiormente  grigio-cenerino;  ha  la  coda  sub- 
troncata,  biancastra  esternamente;  le  penne  ci- 
gliari  cenerino-cupe,  la  seconda  remigante  più 
corta  della  quinta;  i  piedi  cenerino-nerastri;  la 
statura  non  minore  di  quella  del  filungello.  An- 
nida fra  noi  ;  emigra  io  settembre  e  ritorna  in 
maggio. 
Oiùlio  s.  m-  Giulio:  Nonte  di  antica  moneta 


GtlT 


GOA 


4Ì3 


tose,  equivalente  a  Dodici  soldi  genovesi  ossia  a 

Cent.  i8  italiani. 
Oiixiif  ré  s.  f.  Scaldavivande  :  Caldanino  di  terra 

con  bragia. 
Oinnsèlle  s.  f.  pi.  Piegalelli.  T.  fabbro-ferr. 

Staffe  di  ferro  piegale  a  squadra,  dentro  le  quali 

è  sostenuta  e  corre   la  stanghetta  della  toppa 

CciavéuaJ. 
O-iairda^  s.  f.  Fanghiglia,  Mota  V.  Bratta. 

—  dell' éuio;  Blorcia  e  Morchia:  Feccia  dell'olio  ossia 
La  fondata  dell'olio. 

—  in  fóndo  de  robe;  Panziera:  Grande  imbratta- 
mento di  mola  nel  lembo  posteriore  di  vestito 
lungo  e  largo,  come  quello  delle  donne. 

Griùrisdizión  s.  f.  Ginrisdizione,  Giuridi- 
zione  e  Jurisdizione  :  Potere  o  Birillo  di  rendere 
altrui  giustizia,  per  cui  distinguesi  da  Competenza, 
che  è  II  diritto  d'amministrare  la  giurisdizione 
riguardo  a  certe  persone  e  cose. 

n  Giurisdizione,  dicesi  anche  pel  Territorio,  Città, 
Luogo  dipendente  da  nn  tribunale,  ovv.  L'esten- 
sione della  sua  competenza. 
Oiùscello  s.  m.  Brodetto,  Cordiale:  Brodo  da 
bere  con  uova  e  zucchero  stemperati  dentro,  che 
si  dà  alle  puerpere  o  impagliale  fpaggioaj. 
Oiùstessa.  s.  f.  Giustezza:  Qualità  di  ciò  che 
è  giusto. 

ti  Giustezza.  T.  slamp.  La  lunghezza  della  riga, 
determinata  dalla  lunghezza  del  vano  del  com- 
positoio e  terminala  dal  tallone  (castello). 

n  —  In  term.  pure  di  Stamp.  dicesi  Un  pezzo  di 
stecca  metallica,  con  cui  si  regola  l'uniforme  al- 
tezza delle  pagine. 
Oiùstifiea  V.  a  Giustificare:  Provare  o  Mo- 
strare con  ragioni  la  verità  del  fallo. 

S  Giusti ficàse  n.  p.  Giustificarsi,  Scolparsi:  Mo- 
strar la  propria  innocenza. 
OlùstificaziSn  s.  f.  Giustificazione:  Pro- 
vamento  di  ragione,  Scolpamento,  Scusa,  Prova 
che  dimostra  l'innocenza  d'alcnno. 
Oiùstizia  s.  f.  Giustizia  :  Virtù  morale,  per 
la  quale  si  rende  a  ciascuno  ciò  che  gli  è  do- 
vuto, e  per  la  quale  si  rispetta  ogni  diritto  altrui. 

it  Giustizia,  pel  Tribunale  sì  civile  che  criminale. 

n  —  Sbirraglia,  Sbirreria,  Famiglia. 

S  Amministra  a  giustizia;  Amministrar  ragione, 
e  per  eslens.  Rendere  o  Tener  ragione:  Ascol- 
lare e  giudicare  le  cause  de'  litiganti. 

S  Andd pe  giustizia;  Andarsene  alla  ragione,  An- 
dare a  0  alla  giustizia,  cioè  ai  tribunali  ad  effetto 
di  farsi  render  giustizia. 

S  Fd  giustizia;  Far  giustizia:  Amministrarla. 

n  —  giustizia  a-o  merito  ;  Render  giustizia  o  il 
dovuto  al  merito,  Dare  il  dovuto  ad  alcuno:  Trat- 
tare secondo  il  merito  e  il  dovere. 

«  —  giustizia  co  picosso  V.  Fd. 

S  Rende  giustizia  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Fare  o 
Rendere  giustizia  ad  uno  :  Attestare  le  lodi  o  il 
biasimo  che  meritò.  Apprezzare  giustamente  il 
suo  procedere  e  le  sue  qualità. 
Oiùstizià.  V.  a.  Giustiziare:  Eseguire  sopra  i 
condannali  dalia  Giustizia  la  sentenza  che  li  con- 
danna a  morte. 
Oiùsto  s.  m.  Giusto,  Giustizia,  Equità. 

$  Dà  6  so  giusto;  Dare  il   conto  suo  o  il  suo 
giusto  0  il  suo  pieno  o  il  suo  dovere. 
Oiùsto  add.  Giusto:  Aggiunto  a  persona,  vale 
Che  non  si  parte  né  si  piega  dai  precetti  della 


ragione,  Che  opera  con  giustizia-,  Retto,  Leale, 
Equo,  ed  anche  Esatto,  Puntuale, 
n  Giusto,  aggiunto  a  misura,  vale  Che  è  esatto, 

preciso,  né  più  né  meno. 
^  L'è  giìisto  quello  che  vorrieivo ;  Tu   m' invili 

al  mio  giuoco,  Oh  qua  ti  voleva. 
S  Quello  che  le  giusto,  l'è  giusto;  L'onesto  vuol 
la  parte  sua.  Dal  giusto  non  si  ha  a  far  man- 
camento. 

Oiùsto  avv.  Giusto,  lo  stesso  che  Appunto.    . 
g  Andà  giusto;  Andar  giusto,  cioè  con  intera,  con 
scrupolosa  esattezza. 

GiS-la.iid.ola>  s.  f.  Glandola,  Gianduia,  Ghiandola  : 
Corpo  molle,  soffice,  per  lo  più  bianco,  che  io 
più  parli  degli  animali  si  trova. 

Olò  g"lò;  Glo  glo:  Voce  di  niun  significato, 
ma  usala  ad  esprimere  un  rumore  che  fa  un 
fluido  neir  uscir  dalla  strettura  del  collo  di  un 
fiasco  per  passare  al  gorgozzule  di  chi  beve  a 
garganella  fa  catalann-a). 
n  Glo  glo  :  Imitazione  del  vociare  che  fanno  i  tac- 
chini (bibbinj,  che  dicesi  dai  Frane.  Glouglouter 
ed  impropriam.  da  alcuni  scrittori  italiani  Gor- 
gogliare. 

Grloriàse  n.  p.  Gloriarsi ,  Vantarsi  :  Prender 
gloria  di  se  slesso  o  de'  fatti  suoi. 

Olorifica  V.  a.  Glorificare  :  Dar  gloria,  onore 
0  lode  ;  e  dicesi  propriam.  della  gloria  che  « 
rende  a  Dio  e  che  Dio  fa  partecipare  a'  beati. 

GJ-nacclxe'ra,  s.  f.  >'acchera.  T.  zool.  Gran 
nicchio  di  mare  del  genere  de'  Bivalvi,  fallo  in 
cono  tondo  dalla  parte  più  larga  e  più  sonile 
del  guscio,  ed  ottuso  in  punta.  Da  questa  parte 
esce  una  specie  di  cordone  o  fiocco  di  pelo  forte 
come  seta,  dello  Pelo  di  nacchera,  con  cui  l'ani- 
mal  vivente  si  attacca  agli  scogli  per  difendersi 
dalle  ondate  del  mare. 

Grxiseg'iise 5  Fico  lievito,  Fico  lesso;  dicesi 
nell'uso  tose,  di  Persona  che  lutto  fa  svogliata- 
mente, che  anche  nel  parlare  va  lentamente,  come 
a  chi  manca  il  fiato, 
n  Gni  gni  gni  ;  dicesi  per  significare  Uno  che  es- 
sendo impedito  nella  favella,  comincia  a  parlare 
stentatamente  senz'approdar  nulla. 

Ci-nsera  s.  f.  Trullo:  Coreggia  tirata  colla  bocca 
falcando  il  pollice  e  l'indice  della  mano  sul  lab- 
bro superiore. 

Gr]iàg>noa  s.  f.  Mattana,  Noja,  Tedio,  onde: 
Passò  a  gnàgnoa;  Passare  o  Fuggir  mattana, 
Cacciar  le  passere:  Cacciar  la  noja,  il  tedio,  i 
pensieri  nojosi. 

Onàg-noe  s.  f.  pi.  Moine,  Lezj  e  Lezie,  ma 
meno  usato  :  Specie  di  carezze  di  femmine  e  di 
bambini  affine  di  farsi  benevolo  ed  acquistar  la 
grazia  altrui. 
S  Pin  de  gnàgnoe;  Cacheroso,  Mimmoso,  Lezioso, 
Smanceroso,  Smorfioso,  Alloso. 

Onao;  Gnao  e  Gnau,  Miao  e  Miau:  Voce  che 
fa  il  gallo  quando  gnaula  o  miagola. 

Onaog-na  v.  n.  Gnaulare,  Gnagulare,  Miago- 
lare V.  Ragna. 

O-naognà  s.  f.  Ugnata  V.  Granfìgnd  (nome). 
"Oniffra  v.  n.  Biascicare:  Mangiare  svogliata- 
mente, e  con  incivile  svenevolezza  mostrar  ri- 
pugnanza a  mandar  giù  qualche  cosa. 
"OniflFramolla  V.  Gncegnce  nel  1"  signif. 

**Grnisca  V.  Merda. 

Gròa  s.  f.  Gola  :  Il  canale  per  dove  passano  i  cibi 


414 


GOA 


GOM 


e  le  bevande  dalia  bocca  allo  stomaco;  allrim. 
Esofago. 

Il  Gola,  per  La  parte  dinanzi  tra  il  mento  e  il  petto. 

Il  —  per  Golosità ,  Ghiottornia  :  Peccóu  de  góa  ; 
Peccato  di  gola. 

n  —  per  Desiderio,  Avidità  di  checchessia,  Golo- 
sità, Ingordigia:  Co-a  góa  de  piggid  a  bònna- 
man;  Colla  gola  d'aver  la  benandata. 

%  Cóe  ;  Gole.  T.  mar.  Diconsi  da'  Costruttori  na- 
vali 1  bracciuoli  interni  o  grosse  curve ,  che 
incrociano  ad  angolo  retto  la  ruota  di  prua  e 
scalmi  degli  occhi  delle  gomene  dalla  sentina  fino 
al  primo  ponte  a  poppa  e  a  prua. 

—  de  lavello;  Gola  d'acquajo,  dicesi  di  Chi  mangia 
mollo  e  d'ogni  cosa. 

—  de  lidn;  Bocca  di  leone  V.  Bdcca  de  lion  nella 
voce  Bócca. 

—  d'ùnn-a  montagna  ;  Gola,  Sena,  Stretta,  Forra: 
Passo  stretto  nelle  montagne. 

S  Aveì  a  góa  fascia  de  fcero;  Aver  la  gola  fer- 
rata 0  lastricala  V.  Fwro. 

Il  —  a  pansa  a  góa;  Aver  il  corpo  alla  gola  o 
agli  occhi  V.  Aveì. 

S  Cacciàse  lutto  zù  pe-a  góa;  Mettersi,  Ficcarsi, 
Cacciarsi  ogni  cosa  giù  per  la  gola,  vaglion  Spen- 
dere tutto  in  saziar  l'appetito  della  gola. 

S  Canà  da  góa  ;  Gorga  e  Gorgia  :  Canna  della 
gola;  allrim.  Strozza. 

S  Canestrelli  sótto  a  góa  V.  Canestrello. 

$  Dà  0  Piggid  in  ta  góa;  Dare  o  Pigliare  l'in- 
goffo 0  r  imbeccata  o  il  boccone,  vale  Corrom- 
pere altrui  0  Lasciarsi  corrompere  con  donativi. 

S  Èse  in  te  Vasgua  fmn'à  góa;  Esser  nell'acqua 
sino  a  gola  o  alla  gola,  vale  Star  immerso  tutto, 
eccettaato  dalia  gola  in  su. 

%  Fd  góa;  Dar  gola  o  Far  gola,  vagliono  Indurre 
desiderio  o  appetito. 

II  —  tornd  e  parolle  in  góa;  Far  rientrare  in 
corpo.  Romper  le  parole  in  bocca.  Far  pentire 
delle  cose  delle,  Ribadire  le  altrui  parole,  Far 
disdire. 

S  Gruppo  da  góa  V.  Gruppo. 

%  Mette  un  co  gancio  a  góa  V.  Gancio. 

S  Parldse  in  ta  góa;  Parlar  in  gola,  Gorgogliar 
in  gola.  Barbugliare. 

S  Piggid  pe-a  góa;  Pigliare,  Prendere,  Chiappare 
al  boccone,  figurai.  Ingannare  con  allettamenti. 

S  Restd  in  ta  góa;  Restar  a  piedi:  Rimaner  deluso 
nella  speranza  di  ottenere  qualche  bene  che  si 
aspettava. 

$  Sotto  à  góa;  Sotto  il  mento. 

S  Vcgni  a  góa;  Tornare  a  gola,  si  dice  di  Quei 
cibi  che  bene  non  digerendo  lo  stomaco,  per  un 
po' di  tempo  ci  fan  sentire  i  loro  noiosissimi  flati. 
Ooa>  s.  f.  Corvo  maggiore,  Cornacchia  nera.  T. 
ornit.  Corvus  corone.  Uccello  del  genere  de'Corvi, 
che  ha  il  becco  nero ,  nn  po'  rigonfio  e  roton- 
deggiante verso  la  cima;  la  mascella  superiore 
con  la  punta  un  poco  rivolta  in  basso;  latte  le 
penne  di  color  nero  cangiante  in  violetto  o  por- 
porino ;  la  coda  rotondata,  poco  più  lunga  delle  ali  ; 
i^  jiedi  neri.  SI  ciba  d' insetti,  semi,  carogne,  ecc. 
Oóa  s.  f.  Golino:  Colpo  dato  altrui  nella  gola 
col  dito  grosso  e  con  l' indice  aperti  a  modo  di 
forca.  Voce  d'uso. 

Il  Usato  figurai,  vale  Mangiala,  Pappata:  Pe  ùnn-a 
gdd  d  faeiva  de  tutto;  Per  una  mangiata  am- 
mazzerebbe suo  padre. 


Il  Sorso,  Sorsata:  Quantità  di  liquore  che  si  bee 

in  un  tratto  senza  pigliar  fiato. 
S  Beive  a  góce;  Bere  a  gergale  V.  Beive. 

G}-51belletto  V.  Còbellctto. 

GFodLi  V.  a.  Godere  ,  Avere ,  Possedere  :  GSdó 

unn' ottima  salute;  Godo  un'ottima  salute. 

Il  Godere,  in  signif.  nenl.  Pigliarsi  diletto  di  quello 

che  si  possedè. 
Il  —  Giubilare,  Gioire,  Goder  l'animo. 
Il  —  per  Ricevere  utilità,  vantaggio: //janrn  le- 
gnindoli  all'aia  glie  gòdan;  A  tenderli  all'aperto 
i  panni  godono. 
S  Chi  gusta  gode,  chi  tappa  cióde....  Prov.  di 

nessun  significato. 
S  Chi  se  contenta  gode;   Chi   si   conlenta  gode. 
Modo  prov.  che  si  usa  dire  quando  vediamo  che 
alcuno  gode  di  cose  che  non  sarebbero,  secondo 
il  giudizio  nostro,  da  menar  tal   effetto. 
S  Fra  dui  litiganti  5  terso  ò  gode;  Fra  due  li- 
liganti  il  terzo  gode,  ovv.  I  due  contrarli  fan 
che  il  terzo  goda.  Dettato  prov.  che  dicesi   di 
Chi  approfitta   dell'altrui   dissensioni.  Fu  detto 
ancora  Per  noi  fanno  armonia  gli  altrui  sconcerti. 
S  Meschin  chi  gode  tutto  5  so;  Guai  a  chi  gode  tutto. 
S  Gòdtse  n.  p.  Godere  e  Godersi:  Pigliar  gusto, 
diletto,  piacere;  ed  anche  Darsi  buon   tempo, 
Darsi  0  Far  tempone,  Sguazzare,  Trionfare,  Es- 
sere in  gaudeamus. 

—  ùnn-a  casa,  ùnn-a  villa,  ecc.;  Godersi  una  casa, 
una  villa  e  sim.,  vale  Averne  le  rendite  o  Pos- 
sederne Pusufrulto. 
Il  —  ùnn-a  pcrsGnn-a;  Pigliarsi  a  goder  uno,  vale 
Farsene  beffe  tanto  quanto,  fingendo  d'andargli 
a  versi,  e  in  sostanza  canzonandolo  finamente; 
Zimbellarlo,  Corbellarlo,  Dargli  la  soja. 
'  §  A  roba  a  non  é  de  chi  a  fa,  ma  de  chi  se  a 
gode;  La  roba  non  è  di  chi  la  fa,  ma  di  chi  la 
gode.  Prov.  di  chiaro  significalo. 
S  Godisela;  Darsi  buon  tempo,  Far  tempone,  ecc. 

Oòéa  s.  f.  Catenina  di  Venezia  :  Collana  che 
nella  Liguria  suol  portarsi  dalle  contadine. 

O-òeuu-a,  s.  f.  Guaina:  Certa  addoppialura  nei 
panni ,  cucita  in  modo  da  formare  come  un  bu- 
dellino,  entro  cui,  coli' infilacappio,  si  fa  pas- 
sare un  nastro  o  altro  simile,  per  istringere, 
mediante  l'increspamento  di  essa. 

Gt-ofifo  s.  f.  Goffo  e  Goffi:  Sorla  di  giuoco  di  carte. 

Ooflb  add.  Goffo,  Scrocco,  Inetto,  Scimunito. 

Gt-òg^lxiu  (AJ;  Alla  buca  V.  A   gòghin. 

Ooletta,  s.  m.  Goletta  e  Geolella:  Piccolo  ba- 
stimento da  carico,  leggero  e  lesto  alla  marcia, 
molto  usato  dagl'Inglesi  e  nei  porti  degli  Slati 
Uniti  d'America. 

Q-olSsitse  s.  f.  Golosità,  antic.  Gelosia:  Avi- 
dità di  gola. 

Oolóso  add.  Goloso,  Ghiotto:  Che  ha  il  vizio 
della  gola. 

Oòmlbetta  s.  f.  Quarluccio:  Misura  di  legno 
che  contiene  la  64.*  parte  dello  stajo;  si  misu- 
rano comunem.  le  noci  e  simili. 

Opme  s.  f.  pi.  Scrofe,  Scrofole  e  Scrofule,  Gonghe 
e  Gòngole:  Certi  ingrossamenti  delle  glandole 
linfatiche  o  conglobate  delia  parte  inferiore  della 
faccia  e  della  superiore  del  collo.  Sono  lentissimi 
nel  loro  progresso,  per  lungo  tempo  non  dolenti, 
e  vengono  assai  tardi  a  suppurazione,  dopo  la 
quale  si  aprono  piaghe  pertinaci  che  si  chiudono 
tardi  e  con  cicatrice  deforme. 


GOS 


GOT 


415 


»  Gonghe  e  Gòngole,  per  La  cicatrice  che  resta 
nel  collo  dopo  che  le  sue  glandole  enfiate  sono 
venale  a  suppurazione. 

S  Pin  de  gòme;  Gangoloso,  Gavinoso. 
0^miiia>  s.  f.  Gomma  :  Umore  viscoso  che  stilla 
da  alcune  piante,  il  quale  a  differenza  della  resina 
si  scioglie  nell'acqua.  -  Orich'cco  e  Orochicco 
dicesi  La  gomma  che  stilla  da  alcuni  alberi  no- 
strali, come  dal  susino,  ciriegio,  màndorlo  e  sim. 

—  arabica;  Gommarabica  e  Gomma  arabica:  Specie 
di  gomma  di  color  bianco,  che  ha  preso  il  suo 
nome  da  quella  gomma  che  nell'Arabia  esce  dalla 
scorza  dell'albero  detto  Acacia,  e  da'  Sistematici 
Mimosa  nilottica. 

—  copale;  Gomma  copale  d'America:  Specie  di  re- 
sina buona  da  far  vernici. 

—  elastica;  Gomma  elastica:  Specie  di  resina  che 
è  prodotta  dall'albero  detto  in  Botanica  Ncvca 
guianensis,  per  mezzo  d'incisioni  che  penetrano 
sino  al  tronco. 

%  Dà  a  gómma;  Ingommare:  Dar  la  gomma  ai 
pannìlini  per  farli  star  distesi  e  incartati. 
OSmiuià.  s.  f.  Gomitata:  Percossa  del  gomito 

0  che  si  dà  col  gomito. 
Gt-òmmio  s.  m.  Gomito,  al  plur.  Gomiti  e  Go- 
mita: La  congiuntura  e  piegatura  del  braccio  dalla 
parte  di  fuori  ;  dicesi  anche  Gombito,  ma  è  voce 
anliq.  e  propria  de' contadini  toscani. 

n  Gomito,  per  Angolo  ottuso  di  muro,  di  via,  fosso 
0  simile. 

S  Alsd  5  gSmmio;  Alzare  il  gomito.  Bombare, 
Cioncare,  Trincare,  Sbevazzare,  Pecchiare,  Ca- 
ricar l'orza  col  fiasco,  Soflìare  nella  vetriuola: 
Bere  più  del  bisogno  ed  ubbriacarsi. 

S  Dormi  appoggióu  in  scè  gòmmie;  Dormire  a 
gomitello,  cioè  Col  capo  appoggiato  sul  gomito. 

S  Buio  de  gdmmio  V.  Éuio. 

%  Fd  a  cròxe  co  gómmio  a  ùnn-a  cosa  o  a  un 
léugo  V.  Cròxe. 

S  Roba  fwta  co-e  gòmmie;  Cosa  falla  colle  go- 
mita, cioè  Mal  fatta. 

%  Sta  appoggióu  in  scè  gòmmie;  Star  gomilone 
0  gomitoni. 
OSjrtRo  s.  m.  Golfo  :  Parte  di   mare  che  s' in- 
sinua fra  due  terre. 
Oorg-ia  fFàj;  Far  bordone  V.  Fd. 
Oorg-ònzòla  (Formaggio);  Cacio  di  Gor- 
gonzola: Specie  di  formaggio  sfacchino  assai 
squisito  e  rinomatissimo ,  così  detto  dal  nome 
del  paese  ove  si  fabbrica. 
Oòscià.  s.  f.  Gozzaja  :  Raunamenlo  di  materie 
fatto  nel  gozzo. 

S  Ascine  ùnn-a  gòscid  ;  Aver  colmo  o  trabocco 
il  sacco,  Aver  colmo  lo  stajo,  dicesi  figurat.  per 
Aver  voglia  di  parlare  liberamente,  di  vuotar  il 
sacco,  Non  poter  avere  più  sofferenza. 

S  Fdse  de  gòscice  de  rie;  Far  le  risa  grasse:  Ri- 
dere smoderatamente. 
Oòscio  3.  m.  Gozzo  e  Gozza  :  Ripostiglio  a 
guisa  di  vescica  che  hanno  gli  uccelli  a  pie  del 
collo,  dove  si  ferma  il  cibo  eh' e' beccano,  e  di 
quivi  a  poco  a  poco  si  distribuisce  al  ventriglio. 

Il  Gozzo,  per  simil.  dicesi  Quella  malattia  che  con- 
siste in  un  tumore  insaccato  e  indolente,  in  al- 
cuni soggetti  mobile,  senza  cambiamento  di  colore 
alla  pelle,  posto  fra  essa,  la  laringe  e  l'asperar- 
teria ,  formato  coli'  aumento  preternaturale  del 
corpo  tiroide. 


it  Scerpellone,  Strafalcione,  Scempiaggine,  Balor- 
daggine, ecc.:  0  dixe  tanti  gòsci;  E'  dice  tante 
scempiaggini. 
%  Aveì  5  gòscio;  Esser  gozzuto.  Aver  il  gozzo. 
n  —  5  gòscio  pin;  Aver  gozzaja;  e  talora  Aver 
pieno  lo  Stefano,  l'otre,  la  trippa,  la  peccia,  la 
pancia.  Modi  scberz.  che  vagliono  Aver  mangiato. 
S  Fdse  vegni  ò  gòscio  ;  Sgolarsi.  Voce  d'uso  :  Gri- 
dare perchè  altri  intenda  cosi  forte  che  quasi  la 
gola  si  guasti;  Sbraitare. 
S  Impìse  ò  gòscio;  Empiersi  il  gozzo,  la  peccia, 

la  trippa,  vale  Mangiare. 
%  Vèud  ò  gòscio-,  Sciorre  la  bocca  al  sacco,  Pi- 
gliare a  scuotere  il  sacco  pe' pellicini.  Sgocciolare 
il  barletto,  vagliono  Dire  tutto  quello  che  nom 
sa  e  che  ha  a  dire;  ed  anche  Dire  altrui  senza 
ritegno  quello  che  si  sa,  Dir  liberamente  l'animo 
suo,  Sfogarsi. 
OòsoiSu  da.  x>ìe;  Uom  sollazzevole,  pia- 
cevole, ridicolo. 
d-Sssa  s.  f.  Goccia,  Gocciola,  Gocciolo,  Stilla: 
Minima  parte  d'acqua  o  d'altra  materia  liquida, 
simile  a  lagrima,  per  lo  più  cadente  o  in  atto 
di  cadere. 
Il  Gocciola,  per  Poca  quantità.  -  Zinzino  vale  Pic- 
colissima porzione  di  checchessia,  ed  in  parti- 
colare di  vino  0  d'altro  liquore  quanto  ne  sta- 
rebbe nel  fondo  d'un  bicchiere. 
S  Gòsse;  Gocciole:  Nome  generico  di  Quei  giojelli 
in  forma  di  lagrime  o  altri m.  che  si  aggiungono 
ciondolanti  agli  orecchini  per  maggior  ornamento. 
S  A  gòssa  a  gassa;  A  goccia  a  goccia.  Posto  avv. 
vale  Una  gocciola  presso  l'altra. 
Grassetto  s.  m.  Battellelto:  Piccolo  battello. 
G^<l!»sso  s.  m.  Gozzo,  Battello,  Schifo,  Palischermo  : 
Piccola  barchetta  che  si  mena  pei  bisogni   del 
naviglio  grande. 
d-òtazze  s.  f.  pi.  Orecchioni,  Gattoni:  Nome 
volgare  della  malattia ,  che  i  medici  chiamano 
Parotide,   consistente   nell'infiammazione  delle 
glandole  di  questo  nome  collocate  immediata- 
tamene  sotto  gli  orecchi. 
GJ-ottin  s.  m.  Bicchierino,  Bicchieretto,  Bicchie- 
ruolp.  Dimin.  di  Bicchiere:  Piccolo  bicchiere. 

—  daòxelli;  Beverino,  Beriolo,  Abbeveratojo  :  Quel 
vasetto  di  terra  o  di  vetro,  che  si  tiene  agli  uccel- 
lini nelle  gabbie  o  agli  altri  uccelli  ne' serbatoi. 

—  da  rosolio,  ecc.;  Bicchierino,  Calicetto,  Calicino 
da  rosolio,  ecc.  V.  Caliqetto. 

—  dò  ghìndao;  Piattino:  La  parte  superiore  della 
girella  di  sopra  (pigna  de  sòrvaj  dell'arcolajo, 
allargata  a  mo'  di  scodellino  o  di  ciotola ,  per 
comodo  di  porvi  il  gomitolo  quando  occorre  in- 
terrompere l'azione  del  dipanare. 

Ootto  s.  m.  Bicchiere  e  Bicchiero  :  Vaso  per  lo 
più  di  vetro,  per  uso  di  bere.  -  Gotto  in  Toscana 
dicesi  Un  bicchiere  più  grande  dell'ordinario. 
Il  Bicchiere,  per  Quanto  liquore  cape  in  un  bic- 
chiere, pigliandosi  il  contenente  pel  contenuto: 
Un  gotto  d'cegua,  de  vin,  ecc.;  Un  bicchiere  di 
acqua,  di  vino  e  simili. 

—  a  fiorammi;  Bicchiere  martellato,  cioè  Lavoralo 
a  sgusci,  a  fiorami,  ecc. 

—  ammuóu;  Bicchiere  arrotalo. 

—  appannóu;  Bicchiere  diacciato  :  Quello  che  ad  arte 
è  appannato  e  scabro  quasi  a  similit.  di  ghiaccio. 

—  co  pé;  Bicchiere  a  ferrajoolo  o  col  piede,  ed  an- 
che semplicem.  Calice. 


4Ì6 


GRA 


GRA 


— ■  do  bibite;, Gotto  e  comunem.  Bicchierone;  se  ha 
ia  bocca  più  larga  del  fondo,  si  dice  pure  Bic- 
chiere da  acquacedratajo. 

—  da  caccia  .  .  .  Specie  di  piccolissima  navicella 
fatta  di  cuojo,  che  i  cacciatori  si  tengono  in  tasca 
ripiegala,  e  di  cui  si  servono,  aperta  che  l'ab- 
biano, per  cavare  da  una  fonte  o  da  un  rivolo 
acqua  da  dissetarsi.  É  la  Tasse  pliante  de  cuir 
de'  Francesi^  la  Borsa  turca  degli  Spagnuoli,  e 
fors'anco  il  Bicchier  di  cuojo  del  Bino  (nelle 
Rime  del  Berni). 

—  da  pompa;  Mortaletto  della  tromba:  Pezzo  di 
legno  cilindrico  e  vuoto  con  una  valvola  nella 
parte  superiore,  il  quale  vien  messo  quasi  a  mezzo 
dell'anima  della  tromba,  e  serve  per  non  lasciar 
ricadere  a  basso  l'acqua  già  tirala  sa. 

—  da  vin  de  Sciampagna;  Bicchier  da  vino  di 
Sciampagna:  Bicchiere  a  cono  rovescio,  con  un 
disco  per  piede,  usato  per  versarvi  lo  Sciampagna 
onde  più  spumi  e  zampilli. 

—  liscio;  Bicchiere  liscio. 

—  recammóii  in  òu;  Bicchiere  messo  a  oro. 

—  travaggióu;  Bicchiere  lavorato.  Di  siffatti  bic- 
.    chieri   altri   diconsi  lavorati  o  costole,  altri  a 

cantoni,  altri  a  liste,  altri  a  reti  o  reticelle, 
altri  a  nodi,  ed  altri  dipinti,  profilati,  ecc. 

S  Bócca  dò  gotto;  Bocca  del-  bicchiere. 

S  Cu  de  gotto;  Brillo  V.  Cu. 

H  —  dS  gotto;  Culo  o  Fondo  del  bicchiere.  -  Cu- 
laccino è  L'avanzo  di  vino  o  altro  rimasto  in 
fondo  del  bicchiere. 

%  Dùa  ciù  un  gotto  astriìnnóu  che  un  néuvo  V. 
Astrùnnàu. 

S  Fabbricante  da  gotti;  Bicchieraio. 

S  Negd  in  t'iin  gotto  d'aigua  V.  Mgua. 

%  Orlo  dò  gotto;  Labbra  del  bicchiere. 

S  Pansa  dd  gotto;  Mascelle  del  bicchiere. 
GJ-overna  v.  n.  Governare,  Reggere  uno  Stato, 
una  nazione. 

Il  Governare,  per  Mantenere  di  vitto  e  vestilo;  e 
detto  di  cavalli,  polli,  uccelli,  ecc.,  vale  Averne 
cura  dando  loro  mangiare  e  bere. 

S  L'éuggio  dò  padrón  ò  governa  ò  cavallo  V. 
Cavallo. 

S  Governdse  n.  p.  Governarsi,  Regolarsi,  Condursi, 
Aversi  cura,  Conservarsi. 
O-overuante  s.  f.  Governalrice:  Colei  che 
ha  cura  di  provvedere  ai  bisogni  d'una  casa,  e 
ne  ha  in  custodia  le  masserizie. 

Il  Governante,  per  Quella  donna  che  attende  alla 
educazione  di  qualche  nobile  fanciulla  ;  altrim.  Aja. 
GJ-overnatò  s.  m.  Governatore  :  Che  governa, 
e  dicesi  pili  particolarm.  di  Chi  ha  il  governo 
d'uomini  e  di  città. 
GJ-overnatòa  s.  f.  Governalrice  e  Governa- 
tora,  ma  meno  usato:  La  moglie  del  governatore. 
Q-overnatrice  V.  Govematòa. 
**<a-overiiòix  V.  Governato. 
Oradasso  s.  m.  Cospetlone,  Smargiasso,  Bra- 
vaccio, Bravazzo,  Tagliacanloni,  Spaccamontagne, 
Spaccone,  Rodomonte,  Spezzacatenacci,  Ammaz- 
zasette, Spianlamondi  e  simili. 

S  Fdò  gradasso;  Smargiassare,  Braveggiare,  Far 
il  bravo  a  credenza. 
Orad.<ios.m. Grado,  Dignità, Posto,  Condizione. 

if  Grado:  Misura  di  prossimità  o  lontananza  di  pa- 
rentado :  Ctixin  in  terso  graddo;  Cugini  nel  terzo 
grado. 


I)  —  Misura  di  quantità,  come  in  varii  strum.  detti 

barometri,  termometri  e  simili. 
Il  —  Dimensione  astronomica,  ed  è  una  delle  360 

parti,  in  cui  si  divide  il  cerchio. 
S  A  graddo  a  graddo  avv.  Di  grado  in  grado,  A 
grado  a  grado.  Grado  per  grado.  Gradatamente. 
S  Dd  un  graddo;  Graduare:  Conferire  alcun  grado 

0  dignità. 
S  Èse  a-o  graddo  o  in  graddo  de*  fd  ùnn-a  cosa  ; 
Esser  in  grado  di  far   checchessia,  vale  Esser 
idoneo.  Aver  la  possibilità  di  farlo. 
S  Mette  in  graddo;  Mettere  in  grado,  in  istalo, 

al  caso:  Rendere  idoneo,  allo,  capace. 
S  Mónta  de  graddo;  Montare  in  grado:  Crescere 
di  condizione,  di  stalo. 

Grrad-i  V.  Aggradi. 

Oradin  s.  m.  Gradino:  Quell'arnese  fallo  a  guisa 
di  scalino,  che  si  pone  sopra  gli  altari  ad  uso 
di  sostenere  candelieri,  palme  e  simili. 
Il  Gradino  e  Gradina.  T.  scult.  Ferro  piano  a  fog- 
gia di  scalpello  a  due  tacche  alquanto  più  sottile 
del  calcagnuolo  o  dente  di  cane  Cdente  de  can), 
e  serve  per  andar  lavorando  con  gentilezza  le 
statue,  dopo  aver  adoperala  la  subbia  e  il  cal- 
cagnuolo. 

Orad.ua  v.  a.  Graduare  :  Conferire  alcun  grado 
0  dignità. 

G-raduazión  s.  f.  Graduazione:  Il  graduare, 
Il  distinguere  in  gradi  ;  allrim.  Gradazione. 
II  Graduazione,  dicesi  da'  Legali  L'ordine,  in  cui 
ciascuno  dei  creditori  viene  slabililo,  per  la  ma- 
niera ed  il  tempo  del  pagamento  relativamente 
alla  qualità  e  quantità  del  suo  credito. 
%  Giudizio  de  graduaziòn;  Graduatoria.  T.  leg. 
Giudizio  per  la  graduazione  de'  creditori. 

Grradixóu  add.  Graduato,  dicesi  fra  i  militari 
Colui  che  non  è  semplice  soldato,  ma  che  ha  il 
grado  di  caporale  o  caporal  foriere  o  di  sergente 
0  di  sergente  foriere. 
Il  Graduato,  presso  i  legisti,  parlandosi  di  credilo 
0  di  creditore,  vale  Stabilito  secondo  l'ordine  di 
graduazione. 

GJ-rce  s.  f.  Graie,  Graticcio  :  Solajo  di  bastoncelli 
intessuli  o  di  stecche  ove  si  mettono  a  seccare 
le  castagne. 
«  Graticcio,  per  Quell'arnese  fallo  simile  al  prece- 
dente, sul  quale  il  materassaio  scamata  la  lana 
col  camato  (truppa).  Più  comunem.  in  Genova 
i  materassai  diveltan  la  lana  sopra  un  lastricato 
e  usano  il  coreggiato  {verzhUaj. 

Oraffa  s,  f.  Grappa  e  Sgraffa.  '/.  stamp.  Segno 
formalo  da  una  linea  bistorta,  figurata  in  guisa 
di  due  S,  una  sotto  Tallra,  l'una  pos!a  pel  suo 
dritto,  l'altra  rivoltata  lateralmente,  cioè  da  dritta 
a  sinistra,  formanti  un  beccuccio  nel  punto  del 
loro  coniano.  La  sgraffa  si  pone  verticale  e  indica 
unione,  ovv.  una  qualche  comune  condizione  delle 
parole  o  dei  numeri  che  a  destra  ovv.  a  sinistra 
corrispondono  alla  parte  concava  di  tulla  l'altezza 
della  sgraffa. 

GJ-raffl  s.  m.  pi.  Ramponi,  Rampiconi  :  Ferri  che 
si  allacciano  alle  scarpe  per  non  isdrucciolare 
sul  ghiaccio. 

G-i*afIìS"na  V.  Granfignd. 

O-raiHLo  s.  m.  GralTiello.  T.  legnaj.  Arnese  per 
segnare  sul  legno  una  linea  parallela  al  margine 
di  esso,  a  una  determinata  distanza  dal  mede- 
simo. É  composto  d'un'assicella  riquadrata,  lunga 


GRA 


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e  larga  circa  un  palmo,  il  cni  piano  è  trapas- 
sato a  squadra  da  un  regolelto  che  vi  scorre  a 
forza,  in  cima  del  quale  è  piantala  perpendico- 
larm.  nna  pnnta  di  ferro. 

OragE-néiia  s.  f.  Gragnuoia,  Gragnòla,  Gran- 
dine :  Pioggia,  la  quale  rssendo  congelala  in  aria 
dal  freddo,  prodotto  dalle  scariche  elettriche,  cade 
in  forma  di  granelli  più  o  meno  grossi. 
%  Séuxoa  e  néua,  tempesta  e  gragnéua;  Suocera 
e  nuora,  tempesta  e  gragnuoia.  Dettalo  prov.  che 
dicesi  per  dinotare  che  fra  queste  due  persone 
non  può  durare  l'amicizia,  la  pace. 

Giraiu.eg'iia  s.  f.  Gramigna  e  men  comnnera. 
Gremigna.  T.  hot.  Triticum  repens.  Erba  indi- 
gena, comunissima  ne'  campi,  che  mette  molle 
radici,  lunghe,  sottili  e  serpeggianti  ;  ha  le  spighe 
alterne,  sessili,  nude  o  con  veste.  É  nutritiva, 
rinfrescante  e  molto  adoperata  in  decotto.  Chia- 
masi pure  Caprinella,  Dente  di  cane  o  canino; 
e  ce  n'ha  di  varie  specie, 
n  Lebbra  o  Grandine  de'  porci.  T.  veler.  Malattia 
propria  delle  bestie  suine,  consistente  in  una  con- 
gerie più  0  meno  numerosa  di  granelli  vescico- 
lari, della  grossezza  del  miglio,  di  figura  ovale, 
biancastri,  duri,  ora  aggregati  e  talvolta  isolati, 
sparsi  ed  impiantati  sotto  l'epidermide  della  faccia 
interna  della  lingua  e  delle  labbra,  fra  gli  inter- 
stizi 'lei  muscoli  e  i  fascicoli  carnosi  del  cuore. 

Oi*a;nii]io  add.  Gramo,  Malsano,  Bacato,  e  nel- 
l'uso famil.  tose.  Barlaccio,  dicesi  di  Chi  si  sente 
alquanto  indisposto  di  sanità;  e  per  estens.  Spa- 
ruto, Smunto,  Gracile,  Scriato,  Magro,  Macilente, 
Pallido,  ecc. 
<i  Aggiunto  di  cosa,  vale  Di   cattiva  qualità.  Di 

poco  0  niun  valore. 
S  Pelle  ijramma;  Mala  sciarda.  Mala  zeppa.  Mala 
lanuzza.  Cavezza,  dicesi  di  Persona  trista,  mal- 
vagia, di  cattivo  carattere,  di  cattive  intenzioni 
e  simili. 

O-ràmoa.  s.  f.  Gràmola ,  Maciulla  :  Slrum.  di 
due  legni,  l'uno  de' quali  ha  un  canale,  nel  quale 
entra  l'aliro,  e  con  esso  si  dirompe  il  lino  o  la 
canapa  per  nettarli  dalla  materia  legnosa. 

O-ran  s.  m.  Grano:  Pianta,  del  cui  frutto,  che 
pur  dicesi  Grano,  si  fa  comunem.  il  pane;  allrim. 
Frumento,  Fromenlo  e  Formenta.  Le  due  specie 
primitive  del  grano  sono  il  Grano  duro  (Gran 
duo),  cioè  il  forestiero  che  ci  vien  portato  per 
via  di  mare,  e  del  quale  ci  serviamo  per  paste, 
e  il  Grano  o  Frumento  gentile  (Gran  téneo),  da 
coi  dipendono  molte  varietà  distinte  con  diversi 
nomi  dagli  agricoltori. 
«  Grano  per  Sorla  di  peso,  che  è  la  876*  parte 

dell'oncia, 
n  —  per  Quel  granellino  doro  o  d'acciajo,  che  si 
mette  per  rappezzatura  nel  focone  dei  fucili, 
quando  per  l'azione  del  fuoco  si  è  allargato  di 
troppo;  quest'azione  diesi  Fare  il  grano.  Met- 
tere il  grano  ed  anche  Ringranare. 
»)  —  e  Granello,  figurai,  per  Qualsivoglia  minima 
cosa.  Un  minimo  che:  Un  gran  citi,  un  gran 
meno,  l'è  5  stesso;  Un  grano  di  più,  ano  di  manco, 
è  la  medesima  cosa. 

—  abbattilo;  Grano  allettato:  Quello  che  si  trova 
a  terra  abbattuto  dalla  pioggia  o  dal  vento. 

—  chi  ha  5  carbòncio;  Gran  volpato  o  filigginoso: 
Quello  che  è  infetto  da  volpe  o  da  filiggine  V. 
Carbòncio  nel  3»  significato. 

Casaccia,  Dizionario  Genovem-Tialiano. 


—  co  loete;  Grano  in  latte:  Quello,  il  cui  granello 
è  tuttora  pieno  di  liquido  mucoso  e  non  ha  preso 
ancora  veruna  consistenza. 
S  Batte  5  gran;  Battere  il  grano  V.  Batte. 
S  Cerca  5  pan  mègio  che  de  gran;  Cercare  mi- 
glior pane  che  di  grano,  dicesi  proverb.  e  vale 
Non  si  contentar  dell'onesto. 
§  Busca  0  Busco  dd  gran  ;  Lolla ,  Loppa ,  Pala  : 
Il  guscio  del  grano  che  rimane  in  terra  nel  batterlo. 
S  Tara  da  gran;  Terreno  granifero:  Terra  che 

che  produce  o  che  è  alta  a  produr  grano. 
S  Tcera  neigra  fa  bdn  gran;  Terra  nera  fa  buon 
grano.  Modo  prov.  che  usasi  rispondere  dalle 
nostre  donne  a  chi  le  motteggia  d'essere  brune 
nel  volto. 
S  Valla  5  gran  pe  levàghe  a  rùsca;  Spulare  il 
grano. 

G>-x*aiià  s.  m.  Granajo:  Stanza  o  Luogo  dove 
si  ripone  il  grano. 

CrX'anag'g'e  s.  f.  pi.  Biade  e  nell'oso  Granaglie: 
Nome  gener.  del  frutto  dì  tutte  le  piante  frumen- 
lacee,  come  grano,  orzo,  vena  e  sim.già  ricolto. 

Oiranata  s.  f.  Granata  :  Pallottola  di  ferro  vaola, 
la  quale  si  riempiva  di  polvere  e  si  scagliava  a 
mano,  allumando  prima  la  spoletta  ond'era  ar- 
mata; oggidì  tirasi  coli' obice.  Da  questo  nome 
è  derivato  quello  di  Granatiere. 
«  Granata,  per  Quel  pezzo  d'ottone  o  di  tessuto 
rappresentante  la  figura  d'una  granata,  che  messo 
in  varie  parti  del  vestimento  dei  soldati,  serve 
di  distinzione  a'  granatieri. 
„  __  per  Una  gioja  del  colore  del  seme  del  melo- 
grano 0  del  vin  rosso,  ma  poco  brillante;  altrim. 
Granato, 
n  —  per  Uno  di  quegli  orecchini  d'oro,  che  usano 
portare  le  donne  della  plebe  e  le  contadine,  col 
gambo  superiormente  sottile,  e  inferiormente 
molto  ingrossato  e  lavorato  a  varie  fogge,  detto 
così  perchè  talora  tempestato  di  piccoli  granali 
(perle)  e  talora  d'oro  soltanto. 

'  n  Castagnuola  :  Sorta  di  razzo  ossia  Un  involto  di 
carta  grossa,  con  entrovi  polvere  da  schioppo, 
ridotto  in  forma  di  palla,  e  legato  stretto  eoo 
ispago  a  più  doppi  o  a  più  incrociature.  Le  casta- 
gnuole servono  per  farle  scoppiare  dando  lor 
fuoco  in  occasione  di  qualche  gazzarra. 

O-jranaté  s.  m.  Granatiere.  T.  milit.  Soldato 
che  al  tempo  della  sua  istituzione  scagliava  gra- 
nate a  mano.  Oggi  i  Granatieri  sono  soldati  scelti 
per  alla  statura,  tratti  sia  dal  fiore  de' corpi  di 
fanteria  che  dai  contingenti  di  leva  e  formano 
più  reggimenti  ;  e  quindi  per  similitud.  dicesi 
Granatiere  ad  Un  uomo  grande  e  ben  fatto. 

0-i*aiiatiii.  s.  m.  Granaiuolo  e  Granaiolo,  Bia- 
daiuolo: Mercante  che  compra  grano  e  altre  biade 
per  rivenderle;  in  Toscana  comunem.  lo  dicon 
Truccone. 

Gri*anatiiiii-e  s.  f.  plur.  Crocchette  :  Pezzi  di 
roba  pestata  in  mortaio,  carne,  pollo,  palate,  ecc., 
ridotti  in  forma  ovale  o  sferica,  intrisi  in  uovo 
sbattuto,  rivoltali  in  pane  grattato  o  sottilmente 
peste,  e  fritti  in  padella.  -  Somtnòmoli  in  To- 
scana diconsi  Le  crocchette  fatte  con  riso  stra- 
cotto, farina  intrisa  e  nova  dibattale. 

OsTaiKle  s.  m.  Grande:  Titolo  che  si  dà  io 
alcune  corti,  specialm.  in  quella  di  Spagna,  ai 
personaggi  che  per  alcuna  determinata  preroga- 
tiva si  distinguono  dagli  altri. 

»? 


418 


QRÀ 


ORA 


S  Andd  0  Marcia  alla  grande;  Andare  o  Mar- 
ciare alla  grande,  vale  Procedere  con  fasto,  Far 
magnifiche  spese,  ecc. 

S  Fd  da  grande;  Fare  il  grande  o  il  grosso,  Gran- 

•  deggiare,  Grosseggiare,  Filar  del  signore,  Far  il 
magno  :  Mostrarsi  grande  e  non  esserlo. 

S  Fase  grande  ;  Farsi  grande  :  Presumersi,  Repu- 

•  tarsi  da  più  degli  altri;  e  talora  Ostentar  ric- 
chezze, ecc. 

8  In  grande;  In  grande,  vale  Nella  proporzione 

grande,  Nella  proporzione  maggiore:  Un  quaddro 

in  grande;  Un  quadro  in  grande. 
M  Abbondantemente,  In  gran  copia,  A  josa,  A 

isonne,  ecc.:  Da  mangia  ghe  n'é'a  in  grande; 

Da  mangiare  ce  n'era  abbondantemente. 
S  Spende  alla  grande;  Spendere  alla  grande,  cioè 

Spendere  moltissimo  oltre  le  sue  forze. 
S  Vive  alla  grande;  Vivere  o  Stare  alla  grande, 

vale  Trattarsi  con  magnificenza. 
0-ira<]i<lesisa<  s.  f.  Grandezza,  Altezza. 
«)  Grandezza,  Ampiezza,  Capacità,  Vastità, 
n  —  Statura, 
n  —  Altezza,  Nobiltà  di  stato.  Dignità,  Eccellenza. 

—  d'animo;  Grandezza  d'animo.  Nobiltà  d'animo, 

•  Magnanimità,  Grandigia. 
Ox>a<udetto  add.  Grandetto,  Grandicello,  Gran- 

dicciuolo  (meno  usato).  Dimin.  di  Grande,  e  per 
Io  più  dicesi  per  Adulto ,  Cresciuto  negli  anni. 

Ox*a<iidiosit£e  s.  f.  Grandiosità,  Magnificenza, 
Fasto,  Splendidezza,  Pompa,  Generosità. 

Ora^uelli  s.  m.  pi.  Granelli:  I  testicoli  dei 

-  vitelli  0  dei  montoni  eccellenti  a  mangiarsi. 
O'X'a.netta'  s.  f.  Granello  :  Piccolo  grano. 

S  Granette  dell'axinella  d'ùga;  Vinacciuoli  e  Gra- 
nelli: Quei  granelletti  che  si  trovano  entro  gli 
acini  (axinelle)  delle  uve. 
G>-x*a<iifia<  s.  f.  Granfia,  Branca:  Artiglio  d'ani- 
male rapace,  Zampa  armata  d'agnoni;  a  quella 
del  gatto  dicesi  anche  Graffa, 
n  Branca,  per  simil.  dicesi  della  Mano  dell'uomo 

che  afferra  qualche  cosa. 
S  Granfie;  Branche:  Quelle  di  certi  animali  ac- 
quatici, come  polpi,  seppie  e  simili. 
M  Forbici:  Le  bocche  degli  scorpioni  (tàncoe),  dei 
granchi,  dei  gamberi  ed  altri  simili  animali. 
Oxra.nfig'uà.  v.  a.  Graffiare,  Sgraffiare:  Lo 
stracciar  la  pelle  coll'unghie  o  con  altra  cosa  a 
.    somiglianza  di  graffio. 
1)  Graffiare,  Sgraffignare,  Colleppolare,  dicesi  dal 

volgo  per  Rubare,  Portar  via. 
§  Granfignàse  n.  p.  Graffiarsi:  Lacerarsi  la  pelle 
coll'unghie  o  con  altra  cosa. 
<3|-xra.xi£Lg:ii£L  s.  f.  Graffio,  Graffiatura  :  Straccio 
della  pelle  che  fa  il  graffiare,  ed  anche  II  segno 
•.•     lascialo  dalla  graffiatura. 
G'VeLiixtìsxì.òvLSL  V.  sopra  Granfignd  (nome). 
'Oranfio  s.  m.  Granchio:  Ritiramento  o  Con- 
trazione dolorosa  di  muscoli  e  tendini,  che  ta- 
■      lora  sopravviene  al  polpaccio  delle  gambe,  alle 
dita  dei  piedi  o  delle  mani  o  per  freddo  o  per 
pienezza  di  sangue  o  per  disagiata  positura  lan- 
gamente  protratta,  ecc.,  e  cessa  finalmente  col 
fregamento  o  colla  tensione  della  parte. 
C>-x*a.xi.i  V.  n.  Granare  e  Granire  :  Fare  il  gra- 
nello 0  seme  e  maturarlo. 
Oi:a,iiin.  s.  m.  Granello,  Granellino.  Dimin.  di 
Grano;  e  per  similil.  Ogni  minima  particella  di 
fbecchessia. 


d-ra/niio  add.  Granato  e  Granito,  dicesi  di  seme 
0  altro  che  di  simile,  e  vale  Giunto  alla  sua  per- 
fezione. 
Il  Granito,  detto  di  cosa  o  persona,  vale  Gagliardo, 
Forte,  Sodo,:  0  ghe  i  ha  dcete  grame;  Ei  le  gli 
die  granile,  cioè  Lo  percosse  fortemente. 

CticsLJxlto  s.  m.  Granito:  Sorta  di  marmo,  o, 
come  dicono  i  Naturalisti ,  di  roccia  primitiva 
durissima  e  ruvida,  picchiettata  di  nero  e  di  bianco 
e  talvolta  di  rosso.  Ne  sono  di  molle  varietà. 

G-rann-a  s.  f.  Grana  :  Parlandosi  di  metalli , 
pietre  e  simili,  vale  Scabrosità  di  superficie:  0 
l'ha  ùnn-a  grann-a  salti;  Ha  una  grana  fine. 

—  d'aenn-a;  Granello  di  sabbia. 

—  de  caffè,  de  gran,  de  meigrand,  ecc.;  Chicco; 
a  quel  del  grano  dicesi  anche  Granello. 

—  de  puvee;  Granello  di  polvere  (d'archi buso,  can- 
none e  simili). 

—  d'ùga;  Acino  V.  Axinella. 

—  pe  grann-a;  A  grano  a  grano.  Posto  avv.  vale 
Un  granello  dopo  l'altro. 

%  0  l'è  tmn-a  grann-a  de  peivie;  É  di  pepe, 
dicesi  di  Persona  scaltra,  sagace,  maliziosa. 
OranSii  s.  m.  Formentone,  Grano  turco.  Grano 
siciliano  :  Sorta  di  frumento  che  fa  grosse  pan- 
nocchie, con  grani  assai  grossi  di  color  giallo, 
della  cui  farina,  parimente  gialla,  si  fa  polenta 
e  talvolta  anche  pane. 

S  Barba  dò  granón;  Barba  del  formentone,  diconsi 
Quelle  fila  che  sono  attorno  della  pannocchia  del 
grano  turco,  che  anche  dicesi  Chioma  o  Ciuffo. 

S  Féuggia  dò  granon;  Foglia,  Cartocci  V.  Féuggia. 

S  Spigo  do  granón;  Pannocchia  o  Spiga. 

S  Spigod  6  granón;  Spannocchiare:  Sfogliare   le 

pannocchie  del  grano  turco. 

Orappa  s.  f.  Acquavite  di  grappo. 

Orascessa  s.  f.  Grassezza  :  Lo  slato  del  corpo 

animale  che  è  bene  in  carne  ;  altrim.  Pinguedine. 

O-rascia  s.  f.  Grascia,  Grasso:   Materia  nel 

corpo  dell'animale  bianca,  untuosa,  priva  di  senso, 

destinata  a  lubricare  e  a  fomentare  le  altre  parti. 

—  do  rognòn;  Sugnaccio:  Quella  parte  di  grasso 
che  è  intorno  agli  arnioni  (rognoin)  degli  ani- 
mali, e  specialm.  del  porco. 

%  Dd  a  grascia  a  ùnn-a  persónn-a;  Far  agio  a 

uno,  Fargli  il  gusto,  il  piacere, 
n  —  zìi  a  grascia;  Dimagrare. 
S  Scciùppd  dà  grascia;  Non  capire  nella  mostra  : 
Esser  così  grasso  che  paja  volersi  crepar  nella  pelle. 
O-irasciu  s.  m.  Grascino  e  Grassino.  Voce  del- 
l'uso. Chiamavansi  così  da  noi  1  facchini  dell'olio. 
Questa  corporazione,  i  cui  individui  erano  tulli 
nativi  di  Locamo  (Svizzera),  venne  ammessa  in 
Genova  fin  dall'anno  1595,  e  quivi  coslantem. 
mantenuta  atteso  la  sua  buona  condotta  e  fedeltà. 
Oggidì  nella  fusione  generale  del  Facchinaggio, 
avvenuta  teslè  in  Genova,  vennero  confusi  coi 
facchini  degli  altri  scali. 
Orasciùa  s.  f.  Ingrasso,  Concime,  Concio, 
Grassime ,  Governo  :  Tutto  ciò  che  si  adopera 
per  ridare  al  terreno   infiacchito  e  depauperato 
la  fertilità  perduta.  Sotto  lai  nomi  generici  vien 
j        compreso  il  fimo,  il  letame,  lo  stabbio,  lo  stal- 
i        latico,  lo  sterco,  il  guano,  ecc. 
GJ-raseiùmme   s.  m.   Grassume:   Materia 


grassa. 
Gi-z*assaziSii  s.  f. 

fatto  alla  strada. 


Grassazione  :   Assassinio 


GRA 


GRA 


419 


Orasse  s.  m.  Broccato  :  Drappo  grave  di  seta 
tessuto  a  brocchi  o  ricci.  É  per  io  più  lavoralo 
a  rami  e  fiorami  :  e  se  è  tesswto  d'oro  o  d'ar- 
gento, dicesi  Broccato  doro  o  d'argento. 
C}-i*a,sso  s.  m.  Grasso,  Grascia  V.  Grascia. 
«  Grasso,  per  similit.  dicesi  delia  Parte  unlaosa 

di  checchessia. 
»  —  per  Cibi  grassi,  quindi  :  Giórno  de  grasso, 
Fa  de  grasso,  Mangia  de  grasso;  Giorno  di 
grasso,  Fare  di  grasso.  Mangiar  di  grasso,  va- 
gliono  Esser  giorno  in  cui  non  è  vietato  dalla 
Chiesa  il  mangiare  carne,  Cuocere  o  Mangiare 
cibi  grassi. 
—  de  caccàvao;  Burro  o  balirro  di  cacào  V.  Cac- 

càvao. 
0-x*a.sso  add.  Grasso,  si  dice  di  Tatti  i  corpi 
animati,  che  sono  carichi  di  grasso  e  pieni  di 
carne;  allrim.  Pingue,  Adiposo. 
Il  Grasso,  dicesi  anche  di  Tutto 'ciò  che  ha  in  sé 

una  specie  di  untuosità  o  grassezza. 
"  —  per  Utile,  Vantaggioso,   Favorevole:  G'hò 
[ceto  un  grasso  parilo;  Gli  ho  fallo  un  grasso 
partito, 
w  —  Aggiunto  di  campo  o  terreno,  vale  Fertile, 

Ferace,  Fruttifero,  Ubertoso;  allrim.  Pingue. 
«  —  Aggiunto  di  discorso  o  parola,  vale  Discorso 

0  Parola  oscena,  disonesta, 
n  —  É  anche  aggiunto  che  si  dà  all'Ultimo  giovedì 
di  carnovale  e  gli  altri  giorni  che  gli  vengono 
appresso.  Il  Giovedì  grasso  dicesi  anche  Ber- 
lingaccio. 
S  A  séu  de  zéuggia  grassa;  Berlingaccino:  Gio- 
vedì che  precede  al  berlingaccio,  cioè  al  gio- 
vedì grasso. 
S  Fava  grassa;  Fabaria,  Favaria,  Telofio,  Erba 

da  calli,  Erba  di  S.  Giovanni. 
S  L'è  mcgio  un  aggiustamento  magro  che  ùnn-a 

sentensa  grassa  V.  Aggiustamento. 
S  Fd  zéuggia  grassa  ;   Sberlingacciare  :   Andarsi 
sollazzando,  e  specialm.  il  giorno  di  berlingaccio. 
%  0  l'è  grasso  ch'ò  s ce ié lippa  ;  È  grasso  ch'egli 
schiappa,  É  grasso  a  crepapelle. 
Orati   s.  m.  Gratile,  Gradile,  Gralillo.  T.  mar. 
Quel  cavo  che  guernisce  il  fondo  o  piede  della 
vela  quadra. 
Oratiiicà  v,  a.  Gratificare:  Mostrarsi  grato. 

Ricompensare. 
Oratifìcaziòn  s.  f.  Gratificazione:  Il  gra- 
tificare. Donativo.  Fra  gP  impiegati  del  pubblico 
è  Quel  regalo  olire  il  soldo  che  vien  fatto  dalia 
cassa  del  pubblico;  altrim.  Sottomano. 
Orattà  V.  a.  Grattare  :  Stropicciare  o  Fregar 
la  pelle  colfanghie  per  trarne  il  pizzicore. 
•1  Grattare,  talora  usasi  per  Raschiare:  Gratta  ùnn-a 
paratia;  Grattare,  cioè  Raschiare  una  parola. 

—  dóve  smangia;  Grattar  dove  pizzica.  Solleticare 
dove  ne  giova,  si  dice  del  Trattare  delle  raa- 
lerie,  nelle  quali  ha  gusto  o  premura  colui  a 
cui  si  discorre. 

—  5  cu  à  cigaa;  Grattare  il  corpo  alla  cicala  V. 
Cigaa. 

—  5  pan,  5  formaggio,  ecc.;  Grattugiare  e  più 
comunem.  in  Tose.  Grattare  il  pane,  il  cacio  e 
simili,  vale  Sbriciolare  il  pane,  il  cacio,  ecc., 
fregandolo  sulla  grattugia. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Grattar  la  pancia  a  uno.  Dar 
intorno  alle  buche  a  uno.  Tirar  su  le  calze  a 
uno,  Tastarlo,  Scalzarlo,  Subbillarlo  per  indurlo 


a  palesare  un  segreto,  Procurare  di  cavargli  ar- 
tatamente di  bocca  quello  ch'e'  non  vorrebbe  dire. 

—  un  istrùmento;  Grattare  uno  strumento,  vaie 
Sonarlo  malamente. 

S  /  dincc  s5n  camme  a  rógna  che  chi  l'ha  se  a 
gratta  V.  Dina. 

§  Grattàse  n.  p.  Grattarsi. 

w  —  a  testa;  Grattarsi  la  gnucca  o  la  zucca:  Atto 
che  suol  farsi  nello  stare  sopra  pensiero  ed  irre- 
soluto in  una  faccenda;  ed  anche  da  chi  non 
si  ricorda  d'una  cosa. 

S  Stése  a  gratta  a  pansa;  Grattarsi  la  pancia, 
Star  a  grattarsi  il  colo.  M.  b.  e  vale  Starsi  in  ozio. 
Oxrattà  s.  f.  Grattata:  L'azione  del  grattare, 
nella  frase:  Dà  ùnn-a  gratta;  Dare  una  grattata. 
Orattacù  s.  m.  Ballerino,  Grattaculo  :  Quella 
coccola  rossa  che  resta  sulla  rosa  canina  o  sal- 
vatica,  0  rovo  canino,  dopo  cadute  le  foglie. 

S  Vegni  un  ^raWocu;  Diventare  un  canchero.  Voce 
dell'uso:  Figurai,  vale  Perdere  il  brio,  la  Veno- 
sta, la  freschezza. 
Orattaenn-a  s.  f.  Grattugia:  Arnese  fatto 
di  lamiera  o  di  latta,  bucherala,  cui  il  riccio  dei 
buchi ,  chiamali  Occhi ,  ronde  ronchiosa  da  una 
banda,  e  su  questa  banda  si  gratta  cacio,  pane 
0  altro  che  si  voglia  ridurre  in  bricioli.  -  Grat- 
tugino e  Grattugina,  Piccolissima  grattugia  ci- 
lindrica, da  tenersi  in  mano  nel  grattare  su  di 
essa  la  nocemoscada,  la  buccia  di  limone,  d'a- 
rància 0  simile. 

—  dò  confescionàjo ;  Graticcia,  Graticola  V.  Gri- 
xella. 

"Orattinéa  s.  f.  Chiusa.  Gattabuia,  Prigione, 
onde:  Èse  o  Mette  in  grattinSa;  Essere  o  Met- 
tere in  chiusa,  in  gattabuia,  alle  bujose,  in  domo 
Petri,  vale  Essere  o  Mettere  in  prigione.  M.  furb. 

Orattoar  s.  m.  Grattino:  Quello  strumento 
quasi  simile  al  grattino  degl'incisori,  col  quale 
si  raschia  da  una  scrittura  ciò  che  vi  è  di  mal 
fallo,  ecc.  Parola  pretta  frane,  Grattoir. 

Oratton  s.  m.  Crosta  :  Quel  che  resta  delia 
cosa  che  si  è  grattugiata  finché  si  potè  senza 
rischio  d'offender  le  dita  ;  e  suol  dirsi  specialm. 
del  cacio.  Voce  fior. 

Ora'rallòii.  s.  m.  Calabrone  :  Animale  che 
vola  e  ronza  ed  è  simile  alla  vespa,  ma  alquanto 
maggiore,  ed  anche  ne  sono  dei  neri. 

Oravia  add.  Gravida,  Incinta,  Grossa,  diceti 
della  Donna  che  ha  il  parlo  in  corpo.  Dicesi 
anche  Pregna,  ma  solitamente  delle  bestie. 

Oralità  v.  n.  Gravitare ,  Pesare  :  Aggravare 
colla  sua  gravità,  Premere  col  proprio  peso. 

Ora^^itse  s.  f.  Gravità:  La  naturale  tendenza 
de' corpi  verso  un  centro. 
n  Gravità,  figurai.  Autorevole  presenza.  Conlegno 
grave.  Serietà,  Sussiego,  Sostenutezza. 

Ora-vitazioa  s.  f.  Gravitazione  :  Nome  dato 
dai  Fisici  all'Attrazione  che  si  fa  tra'  corpi  a 
grandi  distanze;  eJ  è  la  forza  centrale  conside- 
rala ne'  corpi  che.  ne  risenton  gli  effetti. 

Orazia  s.  f.  Grazia,  antìc.  Graza:  Bellezza  e 
Avvenenlezza  d'operare,  che  alleila  e  rapisce  al- 
trui ad  amare;  Leggiadria,  Vezzo,  Garbo,  Venustà, 
n  Grazia,  per  Amore  o  Benevolenza  del  superiore 
inverso  dell'  inferiore  ;  Favore,  Affetto,  Stima  che 
altri  ha  per  alcuno  a  cagione  delle  sue  buone 
qualità. 
«  —  per  Assoluzione  della  pena  meritala,  Perdono. 


420 


GRE 


GRI 


„  —  ppr  L'ajuto  soprannaturale  che  Dio  dà  al- 
l'uomo per  operare  la  sua  salvezza. 

—  a  Dio  ;  Grazie  a  Dìo,  Grazie  al  Cielo,  Per  grazia 
di  Dio,  Con  la  o  Per  la  Iddio  grazia,  Con  o  Per 
la  grazia  di  Dio,  La  Dio  mercè,  Mercè  di  Dio  : 
Maniere  che  si  frappongono  in  favellando  per 
rendere  a  Dio  ossequio  di  grazia  intorno  a  ciò 
che  allora  si  ragiona. 

—  de  Dio;  Grazia  di  Dio,  dicesi  II  pane,  I  beni 
e  i  favori  temporali. 

—  santificante  ;  Grazia  santificante:  Quella  che  ci 
fa  santi  e  dedicati  a  Dio. 

S  i4  so  bónn-a  grazia;  La  sua  buona  grazia,  lo 
dice  per  cortesia  Chi,  dando  qualcosa  a  uno  e 
dimandato  del  prezzo,  vuol  significare  che  non 
vuole  altro  prezzo  che  la  buona  grazia  di  chi 
la  accetta. 

%  A  grazia  d'ùnn-a  persònn-a;  Grazie  a,  vale 
Per  grazia  di  :  A  grazia  so,  A  grazia  do  tale  ; 
Grazie  a  lui,  Grazie  al  tale,  ecc. 

S  Aveì  bónn-a  o  cattiva  grazia;  Aver  buona  o 
cattiva  grazia,  vale  Essere  manieroso,  garbato, 
cortese,  gentile;  e  in  senso  opposto  Essere  sgar- 
bato, scortese,  malgradito  e  sim. 

n  —  grazia  a  fa  ùnn-u  cosa;  Aver  grazia,  modo, 
verso,  maniera  a  far  checchessia. 

$  Cólpo  de  grazia;  Colpo  di  grazia  V.  Colpo. 

$  Dà  grazia;  Dar  grazia:  Aggiungere  vaghezza. 

S  De  grazia  ?  Di  grazia  ?  Interj.  interrog.  e  vale 
Mi  faccia  la  grazia  o  il  favore  di  dirmi  o  sim. 

S  Di  grazie;  Far  grazie,  Render  grazie,  Ringra- 
ziare, dicesi  de'fanciullini  quando  s'insegna  loro 
dj  ringraziare. 

S  Ese  in  te  grazie  d'énn-a  persònn-a  ;  Essere  in 
grazia  d'uno,  Essere  bene  nella  grazia  d'alcuno. 
Essere  in  detta  d'alcuno,  vale  Possederne  la  be- 
nevolenza, l'affetto. 

$  Fd  a  grazia;  Far  grazia  o  la  grazia.  Graziare, 
trattandosi  di  pene,  vale  Assolvere,  Liberare 
dalla  pena. 

S  Grazie  !  Tante  grazie  !  Mille  grazie  !  Grazie! 
Grazie  tante!  Tante  grazie!  Modo  di  ringrazia- 
mento ;  e  talora  anche  ironicam.  e  detto  con  vi- 
vezza quando  ci  vien  fatto  qualche  scherzo  o 
burla  spiacevole. 

S  Non  aveì  de  grazia;  Essere  sgraziato,  senza 
garbo,  svenevole,  goffo. 

S  Nò  di  manco  grazie;  Non  saper  né  grado,  né 
grazia,  vale  Non  restar  niente  obbligato. 

S  Pe-a  grazia  de  Dio  V.  sopra   Grazie  a  Dio. 

S  Scià  me  facce  a  grazia  de  ecc.;  Mi  faccia   la 

grazia  o  il  favore  di  ecc.  V.  sopra  De  grazia  ? 

dirsLXiia,  V.  a.  Graziare,  Far  grazia  o  la  grazia: 

Assolvere,  Condonare  una  pena. 
G}-x*a<ziéta;  s.  f.  Graziolina,  Graziuccia,  dicesi 

vezzeggiativ.  per  Bel  garbo,  Avvenenlezza. 
Ox*a.ziosit8e   s.    f.   Graziosita,  Gentilezza, 

Amabilità,  Affabilità. 
Orazioso  add.  Grazioso  :  Che  ha  grazia,  Gar- 
bato, Amabile,  Affabile,  Gentile,  Cortese,  Cora- 
piacente  e  simile. 
Orélbano  s.  m.  Tanghero,  Martignone,  Bùfolo, 

Tarpano,  Allobrogo:  Persona  zotica,  villana. 
Oreg-a,  s.  m.  Grecale  e  Greco:  Nome  di  vento 
che  soffia  dalla  parte  di  Grecia  tra   levante  e 
tramontana;  ed  usasi  anche  come  addietlivo. 
Ci-x*eiii.iuio  add.  Gremito,  Spesso,  Follo,  Ri- 
pieno, e  dicesi  propriam.  d'un  albero  pieno  di 


frulli  0  d'Un  luogo  accalcato  dì  gente  e  anche 
pieno  d'uccelli,  mosche  e  simili. 

Oréixppia  s.  f.  Mangiatoia,  Greppia:  Rialto 
con  isponda  di  legno,  lungo  un  de' muri  della 
stalla,  in  cui  sì  mette  il  mangiare  alle  bestie 
bovine  e  cavalline.  11  fieno  per  le  bestie  caval- 
line pili  comunem.  si  mette  sulla  rastrelliera  V. 
Rasteltea. 

Oréuttai  V.  appresso  Gréuttani. 

Oréuttani  s.  m.  pi.  Smilacp.  T.  boi.  Smilax 
aspera.  Pianta  bastantemente  noia  fra  noi ,  la 
quale  nasce  ne' luoghi  rozzi  ed  incolti,  presso 
alle  siepi,  sugli  orli  delle  strade,  sulle  montagne 
e  nelle  valli.  Fiorisce  nella  primavera,  ed  il  suo 
frullo  matura  verso  la  fine  della  stale. 

OriflFo  s.  m.  Grifo,  dicesi  per  ischerzo  o  scherno 
Il  viso  delhiomo. 

fti  Grifo,  chiamasi  da  noi  con  tal  nome  La  parte 

della  moneta,  dov'è  impressa  la  lesta  del  sovrano. 

Il  —  0  Grifone:  Specie  di  fungo  mangereccio  V. 

Berhexin  nel  Z"  significalo. 
§  Zùgd  a  cròxe  e  a  griffa  V.  A  cròxe  e  a  griffa. 

GJ-riflfSn  s.  m.  Grifo  e  Grifone:  Animale  biforme 
e  favoloso,  la  cui  parte  anteriore  è  d'aquila  con 
le  ali,  e  la  posteriore  è  di  leone  con  quattro  piedi. 

GJ-rig-notto  s.  m.  Sgrugno,  Sgrugnone,  Sgrn- 
gnata  V.  Sgrùgnotto. 

Grrig-oa  s.  f.  Lucerla,  Lucertola:  Piccolo  ser- 
pentello oviparo,  di  color  bigio,  che  ha  quattro 
gambe  e  lunga  coda. 
§  Aveì  a  grigoa  de  due  eòe;  Aver  la  lucertola  da 
due  code,  dicesi  comun.  di  Chi  è  molto  fortunato. 

Gi-rig-oéta  s.  f.  Lucerlolina:  Piccola  lucertola. 

GJ-rigoin.  V.  sopra  Grigoèta. 

Orilletto  s.  m.  Grilletto,  Grillolino.  Dira,  dì 
Grillo:  Piccolo  grillo, 
n  Friìgolo,  dìcesi  di  Fanciullo  che  non   istà  mai 
fermo. 

—  da  giòxia;  Nottolino  della  gelosia:  Quel  ferro 
girevole  sopra  una  vile,  o  fallo  in  altra  maniera, 
che  si  mura  fuori  delle  finestre,  e  serve  a  tener 
aperte  e  fermare  le  gelosie  affinchè  non  si  chiu- 
dano 0  si  sballano  quando  soffia  foriera,  il  vento. 

—  pe  l'insalatta;  Insalatiera:  Vassojo  assai  fondo, 
a  raodo  di  catinella,  per  condirvi  e  rivoltarvi 
la  insalala.  Voce  di  uso. 

—  dò  campanin;  Lieva  da  tirare:  Chiaraansi  così 
Certi  ferri  variamente  ripiegati,  imperniati  ne! 
muro,  specialm.  negli  angoli  delle  stanze,  e  da  per 
lutto  dove  la  corda  ha  da  cambiar  direzione  per 
arrivare  al  campanello,  talora  lontano,  cui  è  legalo. 

—  dò  fuxin  V.  Scrticcin. 

Orillo  s.  ra.  Grillo:  Insetto  che  ha  quattro  zanne 
filiforrai,  le  ali  penzole,  i  piedi  di  dietro  sana- 
tori, e  il  suo  verso  stridulo  e  acnlo.  Ne  sono 
di  varie  sorte,  e  cosi  di  colore  corae  di  forma. 

—  contado;  Grillo  canlajuolo:  Insello  che  ha  qual- 
che somiglianza  colla  cicala  e  stride  cora'essa, 
ma  salta  pili  che  non  vola.  Il  suo  colore  è  ne- 
riccio; abita  per  lo  più  ne'boschi  erbosi  ed  asciutti. 

§  Grilli;  Grilli  al  p!ur.  figurai..  Fantasie  e  Ghi- 
ribizzi stravaganti  che  saltano  in  capo,  delti  così 
dal  pazzo  e  curioso  salto  del  grillo. 

§  Andd  a  caccia  di  grilli;  Andar  a  caccia  a' grilli, 
vale  Far  cosa  inutile. 

S  Aveì  i  grilli  pe~a  testa;  Grillare  il  capo  o  il 
cervello,  vale  Averlo  pieno  di  grilli,  di  fantasìe, 
di  ghiribizzi,  Esser  grìlloso.    . 


GRI 


GRÒ 


421 


S  Formaggio  co-i  grilli  V.  Formaggio. 
S  Quando  tòrta  quando  grilli;  0   polli  o  grilli. 
S  Roba  da  fa  rie  i  grilli  ;  Cosa  da  far  ridere  le 
lelliDe,  dicesi  proverb.  di  Cosa  ridicola  al  mag- 
gior seguo. 
S  Schittd  cornine  un  grillo;  Saltabeccare,  Salla- 
bellare,  Salticchiare,  Saltarellare. 

Gririt]ia<dello  s.  m.  Grimaldello  :  Slrum.  di 
ferro  ritorto  dall'un  de'  capi,  che  serve  per  aprir 
le  serrature  senza  la  chiave.  -  Gingillo  è  Un  pic- 
colo grimaldello  proprio  delle  serrature  gentili. 

OrimaiSse  CFd  e);  Far  le  boccacce  o  i  visacci 
0  i  volti,  vale  Contraffare  il  volto  torcendo  la 
bocca,  gli  occhi  e  tutti  i  muscoli  della  faccia 
per  far  ridere.  Dal  frane.  Grimaces. 

Ox*ìirLÌa>  s.  f.  Segrenna ,  dicesi  in  m.  b.  a  Per- 
sona magra,  sparuta  e  di  non  buon  colore;  di- 
cesi anche  Viso  di  stecco,  e  vale  Viso  magro, 
odioso,  ristecchito. 

Orinta  flnj;  A  sdegno,  In  uggia.  Posto  avv. 
coi  V.  Avere  o  Prendere,  vale  Aborrire,  Sdegnare, 
Schifare. 

•*S  Aveì  in  te  grinte,  Cazze  in  te  grinte;  Aver 
nelle  branche.  Cascar  nelle  branche,  vale  Avere 
0  Cascare  in  mano  o  in  potere. 

O-rippe  s.  m.  Grippe.  T.  meJ.  Malattia  com- 
parsa nel  1804  e  ricomparsa  nel  1833,  la  qual 
consiste  in  febbre,  tosse  e  dolori  di  gola  con- 
temporanei. 

G-rippia  s.  f.  Grippia.  T.  mar.  V.  Grùppia. 

0-i*issiii  s.  m.  pi.  Grissini.  Voce  dell'uso  :  S^rta 
di  pane  assai  fine  fallo  a  foggia  di  sottili  ver- 
ghette.  Non  si  conosce  in  Toscana.  Pare  che  si 
potrebbe  chiamarli  Bastoncelli  di  pane  o  Pane  a 
bastoncelli.  Pane  a  bacchette  o  a  verga. 

0-r*itta  s.  f.  Granchio  e  Grancio:  Piccolo  cro- 
staceo a  corpo  rotondato,  stiaccialo,  col  capo  poco 
distinto  dal  corpo. 
S  Èse  in  gritta  con  un;  Essere  in  ira  con  alcuno. 
%  Piggid  in  grilla  un;  Prendere- uno  a  sdegno 
0  in  uggia  V.  Grinta. 

GS-ri-véa  s.  f.  Panlerana.  T.  ornit.  Alauda  ar- 
vensis.  Uccello  del  genere  delle  Allodole,  che  ha 
il  becco  lungo  la  mela  della  testa,  le  penne  delle 
parti  superiori,  lionato-grigiastre  sul  margine, 
nero-scare  nel  mezzo;  quelle  delle  ali,  bruno- 
nere;  il  petto  ceciato  con  macchie  scuro-nere 
bislunghe;  la  coda  mediocre,  un  po' forcuta;  i 
piedi  carnicino-scnricci.  Annida  nei  nostri  monti 
non  in  numero ,  abbondantissima  nelle  pianure 
del  Piemonte.  Di  passaggio  numerosa  in  inverno 
durante  il  tempo  delle  nevi. 
«  Grivera.  Voce  dell'uso  :  Cacio  cosi  delto^da  Gru- 
yères,  villaggio  nel  cantone  di  Friburgo  in  Isviz- 
zera,  dove  principalmente  si  fabbrica;  se  ne  fa 
pure  in  Francia,  Savoja,  Aosta  ed  in  altri  luoghi. 

O-rixella  s.  f.  Graticola,  e  più  comunemente 
nell'uso  Gratella:  Utensile  da  cucina,  composto 
di  varie  spranghette  di  ferro,  intraversate  sopra 
un  telajetto  dello  stesso  metallo,  sopra  il  quale 
si  arrostiscono  carne,  pesce  e  simili  cose  da 
mangiare, 
n  Graticola,  per  similit.  dicesi  in  generale  nelle 
Arti  di  Qualunque  slrum.  o  ordigno  fatto  a  guisa 
delle  graticole  da  cucina. 

—  da  barcóin,  porte,  ecc.;  Graticciata:  Ingratico- 
lato di  61  di  ferro  per  chiosura  di  checchessia 
senza  impedire  la  vista  o  il  passo  all'aria  libera. 


—  da  mSneghe;  Grata:  Quelle  inferriate  dalle  quali 
si  parla  alle  monache  nel  parlatorio. 

—  de  legno  o  de  canne;  Mandorlato  e  Ammandor- 
lato: Ingraticolato  composto  di  legno  o  di  canne, 
i  cui  vani  delti  Màndorle  sono  in  figura  di  rombo. 

—  d5  confescionàio  ;  Graticcia  o  Graticola  del  con- 
fessionario :  Quella  latta  bucherellata  che  è  nelle 
pareti  de' confessionarj ,  tra  il  viso  del  prete  e 
quello  del  penitente  ,  postavi  perchè  si  possano 
ascoltare,  ma  non  veder  l'un  con  l'altro. 

—  do  fornello;  Gratella:  Quella  che  nelle  buche  dei 
fornelli  regge  i  carboni  accesi  per  farvi  cuocere 
le  vivande,  e  ne' fornellini  per  tostare  il  caffè 
V.  Fornello  e  Fornello. 

S  Grixelle  de  sartie;  Griselle.  T.  mar.  Quelle  corde 
disposte  e  legale  orizzontalmente  in  tutta  la  lun- 
ghezza delle  sartie,  le  quali  servono  di  scala  ai 
marinai  per  montare  in  alto. 
«  —  dò  boccaporto;  Carabottini.  T,  mar.  Specie 
di  graticolato,  fallo  di  piccoli  legni  riquadrati  e 
lunghi,  che  s' incrociano  ad  angoli  retti  e  s' in- 
castrano gli  uni  negli  altri  per  la  metà  della  loro 
grossezza,  i  quali  poi  si  dispongono  nei  riquadri 
delle  boccaporte.  e  in  altre  aperture  che  si  pra- 
ticano nei  ponti  e  nei  piani  del  castello  di  poppa 
e  di  prua,  affine  di  chioderie  senza  impedire  il 
passaggio  e  giuoco  dell'aria  tra  i  ponti. 

Q-rixo  add.  Bigio,  Grigio:  Colore  oscuro  ten- 
dente al  cenerognolo,  con  alcuna  mescolanza  di 
bianco,  e  si  dice  per  Io  più  di  pelo  o  di  piume. 
•I  Bigio  e  Grigio,  detto  di  persona,  vale  Che  co- 
mincia a  incanutire;  altrim.  Brinato,  Semicannto. 
»  —  per  Iscrezialo,  Brizzolato,  Grigiolato,  cioè 
Picchiellato  di  macchierelle  di  vario  colore:  Gal' 
linn-a  grixa;  Gallina  brizzolata, 
g  Vegni  grixo;  Imbigiare,  e  figurai.  Incanutire. 

GS-jrixoffeero  add.  Grigioferro  :  Sorta  di  color 
grigio  tendente  al  bruno,  e  dicesi  di  panno. 

Q-rixòn  s.  m.  Sordone.  T.  ornit.  Accentar  alpi- 
ntis.  Uccello  che  ha  il  becco  superiorm.  nero,  infe- 
riorm.  giallo  colla  punta  nera;  le  penne  del  pileo 
e  cervice  grigio-cenerine;  la  gola  di  color  bianco 
macchialo  di  nero;  i  fianchi  fulvi  con  macchie 
bianche;  i  piedi  giallastri,  le  unghie  nere.  Abita 
nelle  regioni  piìi  elevale  delle  montagne;  nidi- 
fica in  terra  o  nello  spacco  d'un  masso  o  nella 
impronta  d'un  piede  di  vacca  o  di  cavallo,  o 
sotto  qualche  cespuglio,  ecc.  Di  passaggio  nel 
massimo  rigore  dell'inverno. 

Gi-ròm.ette  s.  f.  pi.  Orecchione.  T.  mil.  Quelle 
due  strisce  di  cuojo  ricoperte  per  lo  più  di  sca- 
glie 0  fatte  a  catenella ,  le  quali  pendendo  da 
ambi  i  lati  del  caschetlo  o  del  casco  (sciaccòj 
vengono  ad  annodarsi  sotto  il  mento,  e  ricuo- 
prono  le  orecchie  ed  in  parte  le  guance  del  sol- 
dato. Dal  frane.  Gourmeltes. 

O-rónda  s.  f.  Gronda  :  Estremità  del  tetto  che 
esce  fuora  della  parete  della  casa,  perchè  da  essa 
gronda  e  versa  la  pioggia. 
S  Cane  da  gronda  o  dò  teito;  Doccia  V.  Cand. 
S  Foìto  a  gronda;  Fatto  a  gronda,  cioè  a  simi- 
litudine di  gronda,  e  dicesi  ordinariam.  de'  cap- 
pelli, berrette  o  altre  cose  simili. 
S  Tid  zù  e  grónde;  Rizzar  muso,  Aggrondare, 
Far  cipiglio:  Prendere  aria  di  corruccio  o  di 
sdegno  per  cosa  spiacevole  che  ci  sia  detta  o  fatta. 

OrSud-a  v.  n.  Grondare  e  Grondeggiare,  ma 
meno  usato  :  Propriam.  Il  cadere  che  fa  l'acqua 


422 


GRÒ 


GRU 


dalle  gronde.  Nel  senso  Irasl.  (che  diventò  più 
comune  del  proprio)  vale  II  venir  fuori  copio- 
samente qualsiasi  altro  umore,  come  sudore,  la- 
grime, sangue. 

Oi:>óiid.a;iiu-a.  s.  f.  Gronda ja,  antic.  Gron- 
dajo  :  L'acqua  che  gronda  e  II  luogo  ond'ella  cade. 

O-ròppa  s.  f.  Groppa:  La  parte  deretana  del- 
l'animai quadrupede,  e  principalm.  di  quelli  da 
cavalcare,  la  quale  comprende  le  anche  e  la  parte 
superiore  delle  natiche. 
«  Groppa  e  Groppone  :  Quella  parte  che  resta  fra 
le  natiche  e  le  reni,  e  si  dice  di  tutti  gli  ani- 
mali così  quadrupedi  come  bipedi. 

G-rSppé  s.  m.  Groppiere  :  Quegli  che  assiste 
al  banco  de'ginocatori,  riscuote,  paga,  ecc.  II 
Groripier  dei  Francesi. 

Oròppé»;  s.  f .  Groppiera,  Posolatura,  Posolino  : 
Cnojo  attaccato  con  una  fibbia  alla  sella,  al  basto 
od  ai  finimenti,  che  va  per  la  groppa  dell'ani- 
male fino  alla  coda,  la  quale  vien  introdotta  in 
esso  cuojo,  onde  tener  ferma  e  non  iscorra  la 
sella,  il  basto,  ecc. 

Oroscessa.  s.  f.  Grossezza,  antic.  Grossura: 
La  circonferenza,  La  mole  di  ciò  che  è  grosso. 

Orosciolan.  add.  Grossolano  :  Di  grossa  qua- 
lità, Rozzo,  Materiale. 

Ojrossa.  s.  f.  Grossa:  Quantità  determinata  di 
cose  che  equivale  a  Dodici  dozzine. 

Orosso  s.  m.  Grosso  :  La  parte  maggiore  e  più 
forte  di  qualsivoglia  cosa;  ed  anche  La  parte  più 
materiale  e  più  grave  di  checchessia  ,  ed  usasi 
sempre  con  l'articolo. 

—  da  bànsa;  La  portata  maggiore  V.  Bànsa. 

—  dell'arma;  Grosso  dellesercito,  vale  Tutto  l'eser- 
cito 0  La  parte  maggiore  di  esso. 

Gt-x*osso  add.  Grosso  :  Aggiunto  a  cosa  mate- 
riale, vale  Che  ha  molla  circonferenza  e  molto 
volume,  contr.  di  Sottile. 

«  Grosso:  Aggiunto  a  vino,  vale  Che  ha  molto  corpo 
e  forza;  ed  è  pure  contr.  di  Sottile. 

M  —  Agg.  a  voce,  vaie  Grave,  contr.  d'Acuta. 

w  —  Agg.  a  fiume,  vale  Più  pieno  d'acqua  del  so- 
lilo per  le  piove  sopravvenute. 

«  —  Agg.  a  mare,  vale  Gonfio  per  le  iempesle  o 
per  flusso  e  riflusso. 

"  —  Agg.  a  dito,  vale  II  primo  ossia  II  pollice. 

»  —  Agg.  a  esercito,  vale  Numeroso,  In  gran  forza, 
In  buon  numero. 

n  —  Agg.  a  mercante,  vale  Ricco,  Facoltoso,  Che 
negozia  alla  grande. 

"  —  Agg.  di  città,  borgo,  ecc.,  vale  Popolata,  Co- 
piosa di  gente. 

«  —  Agg.  di  campana,  vale  La  maggiore. 

«  —  Talora  vale  Grande,  Copioso  e  simili  :  Grossa 
speiza,  Grosso  salato,  ecc.;  Grossa  spesa,  Grosso 
salario,  ecc. 

5  Dile  0  Sparale  grosse;  Dirle  grosse  o  marchiane; 
Dir  cose  spropositate ,  che  non  solo  vere  non 
sieno,  ma  neanco  verisimili, 

S  Èse  grosso  con  un  ;  Andar  grosso  o  Star  grosso 
con  alcuno,  vale  Mostrarsi  con  esso  imbronciato 
e  non  favellargli. 

S  Èse  di  grosci  in  t'ùn  léiigo  ;  Esser  de'  primati, 
dei  grandi,  vale  Eccedere  gli  altri  in  nobiltà, 
ricchezze,  cariche,  ecc. 

S  Fa  vegni  a  testa  grossa  cSmme  ùnn-a  qwirta; 
Fare  il  capo  come  un  cestone,  vale  Confondere 
altrui  il  cervello. 


S  Questa  a  l'è  grossa  !  Questa  l'è  grossa  !  Quest'è 
col  manico  !  Quest'è  marchiana  o  coll'ulivo  !  Oh 
questa  è  da  infilare  col  palo  di  ferro! 
g   Vegnì  a-e  grosse;  Venir  alle  brusche  V.   A-e 
grosse  alla  sua  sede  alfab. 

Orosso  avv.  Grosso,  Grossamente;  Molto,  Assai. 
§  Beìve  grosso;  Ber  grosso  V.  Beive. 
S  Penna  chi  bèutta  o  dà  grosso;  Penna  che  rende 

0  che  getta  grosso. 
S  Zùgd  de  grosso;  Giuocar  grosso  o  di   grosso, 
cioè  In  grossa  somma. 

GJ-rottin.  s.  m.  Galestro  V.  Mattd. 

Gf-rùa  s.  f.  Gru,  Grua,  Grue,  antic.  Gruga.  T. 
ornit.  Grus  cinerea.  Sorla  d'uccello  grosso,  dal 
collo  lungo,  di  passaggio,  che  vola  molto  alto  e 
va  a  schiere.  Il  suo  corpo  è  grigio  e  le  penne 
remiganti  nere.  É  nolo  pel  dormire  che  fa  reg- 
gendosi sopra  un  sol  piede.  Di  passaggio  in 
aprile  e  ottobre, 
t)  —  Grua  e  Grue,  per  Una  macchina  da  sollevar 

pesi, 
n  —  In  term.  marin.  diconsi  Due  pezzi  grossi 
di  legno  che  sporgono  dall'una  all'altra  parte  del 
castello  dell'ultima  costa  di  prua.  Le  grue  ser- 
vono per  levar  l'ancora  o  leneria  sospesa,  quando 
si  vuol  teneria  pronta  per  dar^  fondo. 

GJ-rùg-ui  v.  n.  Grugnire,  anlic,  Grugnare:  Il 
mandar  fuori  la  voce  che  fa  nalnralmcnte  il  porco. 

GS-rùg-no  s.  m.  Grugno,  Grifo:  Parte  del  capo 
del  porco  dagli  occhi  in  giù;  e  per  traslato  di- 
cesi anche  del  Viso  dell'uomo,  ma  per  derisione 
e  per  ischerno. 

Gl-ru.m.in.0  s.  m.  Bitorzo,  Bitorzolo,  Bernoccolo, 
Brocco:  Piccolo  risalto  o  monlicello  in  snper- 
ficie  d'un  corpo  che  Io  rende  ruvido. 

Grrùppia  delPàncoa;  Grippia  dell'an- 
cora. T.  mar.  Quella  corda,  con  cui  si  lega  il 
gavitello  che  galleggia  e  mostra  il  sito  dov'è 
fondata  l'ancora. 

O-ruppio  (Diamante)  V.  Diamante. 

Grr*vippo  s.  m.  Nodo  :  Speciale  allacciamento 
che  si  fa  con  filo,  nastro,  corda  o  simile,  a  uso 
di  stringere.  I  due  capi  vengono  da  opposte  parti 
ad  incrociarsi,  formando  come  una  maglia,  e  uno 
di  essi,  dopo  fatto  un  intiero  giro  su  dell'altro, 
si  fa  passare  dentro  la  maglia,  e,  tirali  ambedue 
in  senso  contrario,  il  nodo  è  fatto. 
I)  Nodo,  per  Quel  gruppo  che  si  fa  in  fine  della 
agugliata,  affinchè  non  si  perda  il  punto  nel  cu- 
cire e  lo  raffermi. 
I)  Ventricolo,  e  parlando  di  bestie  da  latte,  Quaglio 
V.  Trippin. 

—  da  gàa;  Gorgozzule,  e  in  ischerzo  Nottolino: 
Il  capo  della  trachea  o  aspcrarteria,  che  è  quella 
parte  di  quel  canale  che  fa  apparire  come  un 
nòcciolo  nel  mezzo  del  collo  dalla  parte  davanti, 
maggiore  però  negli  uomini  che  nelle  donne;  che 
volgarm.  si  chiama  Pomo  d'Adamo. 

—  da  teja,  dò  panno,  ecc.;  Brocco,  Sbrocco:  Pic- 
colo gruppo  nella  tela  o  nel  drappo,  prodotto  da 
certe  ineguaglianze  che  Irovansi  nel  filo  e  che 
risultano  nel  tessuto. 

—  de  dince;  Gruppo:  Sacchetto  o  Involto  ben  ser- 
ralo e  pieno  di  moneta. 

—  de  figùe;  Gruppo:  Quella  quantità  di  figure  in- 
sieme e  talmente  disposte  che  l'occhio  le  abbraccia 
tutte  ad  un  tratto.  , 

—  de  genie;  Drappello,  Brigata  di  persone. 


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423 


—  dell'ungia;  Nodo  in  sai  dito:  Maniera  d'anno- 
dare i  capi  dei  fili  che  usano  i  tessitori. 

—  de  roba;  Gruppo,  Involto:  Massa  di  cose  rav- 
volte insieme  sotto  una  medesima  coperta. 

—  de  Salomon;  Nodo  di  Salomone,  dicesi  di  Un 
certo  intreccio  a  guisa  di  nodo,  di  cui  non  ap- 
parisce né  il  capo  né  il  fine. 

—  de  vento;  Gruppo  o  Nodo  di  vento,  vale  Tur- 
bine 0  Quel  giramento  che  fa  talora  in  un  subilo 
il  vento  per  l'aria. 

—  di  erboi;  Nocchio,  Nodo  dell'albero  :  Quella  parte 
più  dura  e  rilevata  del  fusto  degli  alberi,  indu- 
rita e  gonfiata  per  la  pullulazione  dei  rami. 

—  dóppio;  Doppio  nodo:  Un  gruppo  o  Unione  di 
due  nodi  fatti  uno  sopra  l'altro. 

--  mollo;  Nodo  lento,  contr.  di  Tirato. 

—  portali  d'arescòso;  Soffoggiata  V.  Morto. 

§  Dose  un  gruppo  a-o  naso . . .  Dicesi  per  ischerzo 
A  chi  vogliamo  si  abbia  a  risovvenire  a  suo 
tempo  di  checchessia. 

S  Desfd  i  gruppi;  Sgroppare. 

S  Fi  pin  de  gruppi  ;  Fil  broccoso  o  broccuto  V.  Fi. 

S  Md  dd  gruppo  ;  Crup  o  Angina  crupale  :  Ma- 
lattia a  cui  vanno  soggetti  i  fanciulli  tra  il  terzo 
e  decimo  anno^  questa  ha  la  sua  sede  nella  la- 
ringe e  nella  trachea,  ove  sì  forma  ima  mem- 
brana che  coir  impedire  il  passaggio  dell'aria 
produce  quasi  sempre  la  soffocazione  e  la  morte. 

S  Tutti  i  gruppi   restan   attacchce  a-o  pètene; 

Ogni   nodo  viene  al  pettine.  Tutte  le  volpi  si 

riveggono  in  pellicceria.  Modo  prov.  che   vale 

Chi  astutamente  opera  male,  alla  fine  capita  male. 

Oliarci  a^g-nà.  V.  Guàgnà. 

O-ua.d.a/g'iio  V.  Guàgno. 

Gt-uaei  ;  Guari.  Avv.  di  quantità,  di  tempo  e  di 

spazio,  ed  è  posto  comunem.  colla  negazione,  e 

vale  Non  molto,  Poco:  N5  gh'èa  gucei  da  rie; 

Non  c'era  guari  da  ridere.  Da  chi  a  ddman  nd 

gh'é  gucei;  Da  qui  a  domani  non  c'è  guari.  OnS 

m'ha  (ceto  guoei  cea;  Mi  fece  poco  buona  cera. 

n  Talvolta  usasi  come  add.  senza  la  negativa,  e 
vale  Molto,  Assai:  V'ho  da  aspStd  gucei  tempo? 
Deggio  aspettarvi  molto  tempo?  0  gh'é  ttceto 
guai  vòlte;  C'è  stato  egli  più  volte? 

1)  Se  me  ne  fce  gucei ...  Se  mi  mettete  al  ponto 
0  al  curro.  Se  mi  stuzzicate . . .  Modo  di  minac- 
cia di  voler  fare  o  dire  cosa  che  spiaccia  altrui. 
Gixeeira>  s.  f.  Guerra  :  Dissidio  fra  due  o  più 
regni  o  repubbliche,  il  quale,  non  potendosi  de- 
finire per  via  di  giustizia,  si  definisce  per  quella 
delle  armi. 

«  Guerra,  per  similit.  Disensione,  Nimistà,  Discor- 
dia, Contrasto^  Rissa. 

n  —  per  Tutto  ciò  che  ha  sembianza  di  battaglia, 
di  contrasto  così  nelle  cose  morali,  come  nelle 
materiali:  A  nostra  villa  a  l'è  ùnn-a  continua 
gucera;  La  nostra  vita  è  una  continua  guerra. 

—  civile;  Guerra  civile:  Quella  che  si  accende  fra 
cittadini  e  popoli  d'una  stessa  nazione,  divisi 
in  fazioni. 

—  dicciard;  Guerra  rotta,  cioè  Aperta,  Palese. 

—  difensiva;  Guerra  difensiva:  Quella  che  non  in- 
tende che  a  difendere  la  propria  integrità  e  con- 
servazione, respingendo  un  nemico  che  ci  attacca. 

—  offensiva;  Guerra  offensiva:  Quella  che  si  fa  at- 
taccando uno  Stato  che  è  in  pace  con  noi,  al- 
l'oggetto di  consepire  an  nostro  reale  o  preteso 
diritto. 


S  d  gucera  finta;  A  guerra  finita.  Modo  avverb. 

e  vale  Fino  alla  fine  della  guerra;  e  per  similit. 

Sino  all'ultimo  o  alla  fine. 

S  À  gucera  nd  ne  nasce;  Alla  guerra  non  ne  nasce. 

Delt.  prov.  che  dicesi  per  significare  il  pericol» 

di  morte  che  si  corre  in  guerra. 

S  Co-i  Ònoì  da  gucera;  Salvo  gli  onori  militari. 

§  Dicciard  gucera;  Bandire  la  guerra,  Dichiararla, 

Romperla. 
S  Fd  gucera  V.  Guerrezzd. 
n  —  gucera  a  ùnn-a  persónn-Ur  Far   guerra   a 
uno.  Giostrarlo,  figurai,  vale  Perseguitarlo   con 
arie  e  malignità. 
S  In  tempo  de  gucera  ciù  boxte  che  tcera;  À  tempo 
di  guerra  con  bugie  si  governa  V.  Bòxta. 
Gt-uà.g'iià;  V.  a.  Guadagnare,  Lucrare,  Profittare: 
Ottenere  danari  e  ricchezze  con  industria  e  fatica, 
n  Guadagnare,  Acquistare,  Ottenere  qualunque  altra 

cosa  in  qualunque  modo. 
«1  —  Vincere,  Superare,  Aver  vittoria,  Rimanere 
al  di  sopra. 

de  man;  Vincer  la  mano  o  della  mano:  Esser 

prima  dell'altro  a  far  checchessia,  Esser  più  di- 
ligente. Prevenirlo. 

de  man  do  cavallo  ;  Guadagnar  la  mano,  si  dice 

del  cavallo  che  più  non  sente  il  freno:  0  cavallo 
5  g'ha  guàgnóu  de  man;  Il  cavallo  gli  guadagnò 
la  mano. 

i  dince  camme  l'cegua;  Far  denari  a  busso  V. 

/Egua. 

in  to  stùdio;  Guadagnare,  Apprendere,  Imparare. 

5  tempo  perso;  Ristorare  i|  tempo:  Riparare  al 

tempo  perduto,  Riacquistarlo,  Ricuperarlo. 
__  ó  vento;  Guadagnare  il  vento,  dicesi  in  Marin. 
dell'Acquistare  il  vantaggio  del  vento  sopra  un'al- 
tra nave. 
_  pe-i  atri;  Far  la  panata  al  diavolo:  Guadagnare 

per  altri. 
_  tempo;  Guadagnar  tempo:  Avanzar  tempo,  Pre- 
venire. 

terren;  Prender  vantaggio  di  luogo  o  di4ratto, 

sia  per  venire  innanzi,  sia  per  fuggire. 
__  tutti  I  dinae  a  un;  Sbusare  nno,  Ripulirlo:  Vin- 
cere altrui  tutti  i  danari, 
e  Guàgndse  a  viltà  o  da  vive;  Guadagnare  o 
Guadagnarsi  la  vita,  vale  Industriarsi  per  campare. 
„  —  ùnn-a  persónn-a;  Guadagnar   alcuno,  vale 

Farselo  amico.  Tirarlo  dalla  sua. 
C  Nò  guàgnd  l'cegua  da  lavdsc  a  faccia;   Non 
guadagnar  l'acqua  da  lavarsi  le  mani  V.  ^gua. 
e  iVó  guàgnd  né  perde;  Levarla  del  pari,  si  dice 
dell'Uscire  e  venire  a  termine  di  checchessia 
senza  scapito  o  guadagno. 
S  0  guàgnd  5  l'insegna  a  spendè;  Il  guadagnare 
insegna  spendere.  Maniera  prov.  dinotante  l'as- 
sennatezza con  che  dee  spendere  chi  dura  fatica 
in  guadagnare, 
g  Zùgd  a  chi  perde  guàgna;  Fare  o  Gìuocare  a 
vinciperdi  o  a  rovescino  V.  Zùgd. 
O-u.ag'iio  s.  m.  Guadagno,  Lucro,  Utile,  Profitto: 
Quello  propriam.  che  l'uomo  ritrae  dal  traffico, 
da  un'arte,  dalle  sue  fatiche  e  dalla  sua  industria. 
%  Dd  dò  guàgno  ;  Dar  guadagno  o  del  guadagno  : 
Far  guadagnare. 
GJ-uag-no  o  GJ-viàgrnòu  p.  pass.  Guada- 
gnato: Quanto  ò  g'ha  guàgno  T  Quanto  vi   ha 
guadagnato  ? 
Gi-aaì  V.  Guari. 


424 


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Guauté  s.  m.  Gaantajo  e  Guantaro:  Cbi  fa  e 
vende  guanli. 

Ct-ua^xitéa;  s.  f.  Gaantiera:  Piccol  bacino  d'ar- 
gento a  mo'di  vassojo  ("cabaréj,  in  cai  tnlicam. 
si  teneano  guanti  o  altra  cosa  simile. 

Gua>xiti  s.  m.  pi.  Gnanti  :  Vestimento  delle  mani 
che  calza  ciascan  dito  separatamente.  I  guanli 
si  fanno  di  pelle,  di  maglia  o  anche  di  tessuto. 

•^  cór^i;  Guanti  curii:  Guanti  che  veston  la  sola  mano. 

r-  despwgi;  Guanti  spajati  :  Quelli ,  di  cui  fu  smar- 
rito il  compagno. 

—  lunghi;  Guanti  lunghi:  Guanti  che,  oltre  la  mano, 
vestono  anche  in  tutto  o  in  parte  l'avambraccio. 
Portansi  dalle  donne  quando  il  loro  vestito  è  a 
corte  maniche. 

—  strafòce;  Guanti  traforati:  Quelli,  nel  cui  dosso 
sono  lavori  di  traforo,  o  anche  nel  braccio  se 
son  lunghi. 

%  Forchette  di  guanti;  Linguelle  V.  Forchetta. 

^  Dà  6  guanto;  Giltare  il  guanto,  lo  stesso  che 
Disfidare  alcuno  a  duello  ;  come  Accettar  il  guanto 
dinota  Accettar  la  disfida  V.  Sfidila. 

§  Levàse  i  guanti;  Cavarsi  i  guanli. 

§  Mettise  i  guanti;  Mettersi  i  guanti,  Inguantarsi. 
Quindi  Mani  inguantate,  Mani  vestile  di  guanli. 

§  Scàtoa  da  guanti;  Guantiera  :  Cassetlina  a  uso 
di  riporre  i  guanti. 

S  Tatcelletti  di  guanti;  Quadrelli  V.  Tascelletto. 
Gua>o  s.  m.  Guajo,  e  più  comunem.  al  plur. 
Guai:  Avversità,  Disgrazie,  Calamità,  Miserie, 
Tribolazioni,  Afflizioni,  Strettezze,  Malanni. 

«  Guajo,  Impiccio,  Imbroglio  :  0  s'è  trovóu  in  t'ùn 
brutto  guao;  E' si  trovò  in  un  brullo  guajo. 

«  —  Quistione,  Contesa^  Controversia,  Contrasto, 
-;,  Allercazione  e  sim. 

$  Guai  a  ti!  Guai  a  voi!  Guai  a  te!  Guai  a  voi! 
Locuz.  di  minaccia. 
0-ua>iTda<lbosclii  s.  m.  Guardaboschi  o  Guar- 
dia forestale  :  Colui  che  è  preposto  alla  custodia 
dei  boschi. 
0-ua<x*<la>oa<ocia>  s.  m.  Guardacaccia.  Voce 
d'uso:  Colui  che  è  incaricato  di  vegliare  alia 
conservazione  del  selvaggiume  ed  impedire  che 
altri  cacci  entro  l'estensione  del  terreno  aflìdalo 
alla  sua  sorveglianza. 
Oua.i'd.a.oiùx'ine  s.  m.  Agazzino  e  Auzzino: 
Quegli  che  è  destinato  alla  custodia  dei  condan- 
nati ai  lavori  forzati.  Dicesi  anche  nell'uso  Guar- 
daforzali,  e  in  term.  burocratico  Guardiano  nei 
Bagni  marittimi. 
Ou.ax*da<coeite  s.  m.  Guardacoste:  Ciascuno 
di  quella  milizia  che  si  dispone  sulle  coste  nei 
paesi  marittimi  per  difenderle  da  ogni  invasione. 
Ou.a.x>d.a.in.a>ii  s.  m.  Guardamano.  T.  di  varj 
artig.  Arnese  onde  alcuni  lavoranti  si  cuoprono 
la  mano,  acciocché  possano  resistere  alla  conti- 
nuazione del  lavoro.  In  Tose,  più  comunem.  si 
dice  Manòpola. 

—  do  cùxì  e  veje;  Guardamano:  Piastra  d'acciajo 
circolare,  nella  quale  son  fatte  molle  piccole  ca- 
vila, di  cui  i  lavoratori  di  vele  si  servono  per 
ispìnger  l'ago  nel  cucir  le  vele;  questa  piastra 

.  è  fermala  sopra  una  lista  di  cuojo  e  resta  per 
mezzo  della  stessa  attaccata  alla  palma  della  mano, 
sai  dorso  della  quale  s'allaccia. 

—  da  tpà;  Guardamano,  Elsa:  Quella  parte  della 
impagnatura  della  spada  che  è  per  gaardia  e  di- 
fesa della  mano. 


—  dò  sciiéuppo;  Guardamano,  Guardamacchie.  T. 
archib.  Lamina  fermata  contro  la  parte  inferiore 
della  cassa,  la  quale  verso  il  mezzo  ha  un  in- 
curvamento che  fa  riparo  al  grilletto,  e  questo 
incurvamento  è  II  guardamano  propriam.  detto. 
La  denominazione  Guardamano,  benché  non  re- 
gistrata ne'Dizionarj  sotto  un  tal  significato,  è 
più  comune  di  quella  di  Guardamacchie,  che  dal 
Grassi  é  considerala  come  voce  slranam.  composta, 
perchè  naturalm.  suona  Custode  delle  macchie. 

C}^u.a.r*d.a>pippe  s.  m.  Guardapipa.  Voce  del- 
l'uso :  Astuccio  0  Custodia  di  legno  o  di  latta, 
adatto  alla  figura  della  pipa,  entro  cui  si  mette 
la  pipa  per  preservarla  dal  rompersi. 

Oua>x>dLa;poirt5xi  s.  m.  Guardaportone:  Ser- 
vitore che  sta  di  guardia  alle  porle  de'  palazzi 
de'  gran  signori ,  vestito  a  livrea,  con  una  mazza 
in  mano  a  grosso  pomo  o  palla  d'argento,  ar- 
mato di  spada  sospesa  a  larga  tracolla  di  panno. 
Voce  d'uso. 

Grizardarotoe  s.  m.  Armadio  da  guardaroba, 
0  semplic.  Armadio:  Mobile  di  legno,  ora  affìsso, 
ora  semplicem.  accostato  al  muro,  che  chiudesi 
in  avanti  con  uno  o  due  sportelli,  e  serve  a  con- 
servare vestili  sospesi  a  grucce  (cartèlle)  per- 
chè non  prendano  il  grinzo,  ovvero  a  riporre 
biancheria  o  altro;  e  in  questo  caso  l'armadio  è 
diviso  orizzontalmente  da  alcuni  palchetti  o  piani. 
Il  Guardaroba  dicesi  nelle  case  opulente  Quella 
stanza,  nella  quale  si  conservano  le  biancherie, 
i  vestiarj  e  le  suppellettili  di  scorta. 
«  —  Il  custode  della  guardaroba;  e  ne' teatri  Colui 
che  ha  in  custodia  tutti  i  vestiarj  ad  uso  del  teatro. 

OuairdLascig-illi  s.  m.  Guardasigilli:  Cu- 
stode del  sigillo.  Ministro  che  sigilla  le  patenti 
dei  principi  e  le  leggi. 

0-viax*<laspalle  s.  m.  Gagnolio ,  Bravo  : 
Quegli  che,  prezzolato,  assiste  alla  difesa  del  suo 
signore,  ed  è  disposto  a  fare  ogni  rischiosa  e 
trista  cosa  per  esso. 

Gruax*d.ia  s.  f.  Guardia:  L'atto  del  custodire. 
Custodia. 
I)  Guardia:  Persona  che  guarda.  Custode. 
I»  —  Quell'astante  che  nell'ospedale  alle  ore  asse- 
gnate assiste  agi'  infermi. 
H  —  Diciamo  anche  a  Quella  parie  del  morso  che 

non  va  in  bocca. 
n  —  Presso  i  Legatori  di  libri  dicesi  Quel  foglio, 
per  lo  più  bianco,  ripiegalo  in  due  parli  uguali; 
nna  di  esse  è  unita  con  pasta  a  tutta  la  parete 
interna  della  coperta;  l'altra  parte  della  guardia 
è  lasciata  libera  a  maggior  difesa  del  frontispizio 
del  libro. 
«  —  Term.  della  scherma,  e  vale  Positura  o  Alto  di 
difesa,  onde:  Mettise  in  guardia;  Jlettersi  o  Porsi 
in^guardia,  si  dice  del  Prepararsi  alla  difesa. 

—  ape;  Guardia  a  piede:  Quella  parte  della  guardia 
d'un  Principe  che  veglia  alla  sicurezza  del  suo 
palazzo. 

—  campestre;  Guardia  campestre  o  rurale,  Guardia 
comunale  o  comunilativa. 

—  civica;  Guardia  urbana  V.  sotto  Guardia  na- 
zionale. 

—  de  pùbblica  sicùressa;  Guardia  di  pubblica  si- 
curezza: Guardia  incaricata  di  vegliare  alla  si- 
curezza pubblica. 

—  municipale;  Guardia  municipale  V.  Cantone  nel 
2'  significate. 


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—  nazionale;  Guardia  nazionale:  Il  cerpo  di  tatti 
i  cittadini  d'una  nazione  alti  alle  armi,  levato 
per  difenderla  e  assicurarla.  Questa  milizia  venne 
io  pili  luoghi  istituita  per  mantenere  il  buon  or- 
dine nell'interno  del  paese  e  supplire  alle  mi- 
lizie regolari  e  stanziali;  chiamasi  anche  all'armi 
in  grave  e  presente  pericolo  d'invasione.  Quando 
non  si  chiamano  che  i  cittadini  di  questa  o  quella 
città  0  comune,  allora  prende  il  nome  di  Milizia 
cittadina  o  urbana  (Guardia  civica). 

S  Cangia  a  guardia;  Dar  la  mula.  T.  mil.  Cam- 
biar le  guardie. 

S  Corpo  de  guardia;  Corpo  di  guardia  V.  Corpo. 

S  Desmdnld  a  guardia;  Uscir  di  guardia.  T.  mil. 
Terminare  la  fazione  delle  guardie. 

S  Èse  de  guardia;  Essere  di  guardia.  T.  mil.  Esser 
per  un  dato  tempo  a  far  la  guardia  in  un  luogo. 

^  Fa  a  guardia  a  ùnn-a  cosa  o  persónn-a;  Fare 
la  guardia,  Guardare,  Custodire. 

«1  Far  la  guardia,  in  term.  militare  vale  Fare  la 
sentinella. 

S  Piggidse  guardia;  Prender  guardia,  cioè  Aver 
cura,  Pigliarsi  pensiero.  Usar  cautela  :  modo  più 
francese  che  italiano. 

%  Sta  in  guardia;  Stare  in  guardia,  Tenersi  in 
guardia.  Guardarsi. 
Grixa.ird.ia.li  s.  ra.  Guardiano:  Quegli  che  ha  of- 
ficio e  obbligo  di  guardare  o  custodire. 

M  Guardiano:  Il  capo  o  governatore  d"un  convento 
di  religiosi  dell'Ordine  di  S.  Francesco. 

«  —  Presso  gli  Agric.  Colui  che  ha  in  custodia  le 
bestie:  Guardian  de  pègoe,    di  porcài,   ecc.; 
Guardiano  delle  pecore,  dei  porci,  e  sim. 
Oua.irdiarLil-a<  Ancoa  V.  Ancoa. 
0-ua.ri  V.  a.  Guarire,  antic.  Guerire:  Restituire 
la  sanità;  Sanare,  Risanare. 

w  Guarire  ,  usalo  in  senso  neat.  vale  Tornare  in 
salute,  Ricuperare  la  sanità,  Rimettersi. 
Gru.a,r*ix:òii  s.  f.  Guarigione ,  Guarimento , 
antic.  Gn"r-"-  ;i  ;  n  guarire,  Il  ricevere  e  resti- 
tuire la  ^ùill.à,  e  La  slessa  sanità  ricevuta. 
G}-u.a.i*iiixoii  s.  f.  Guarnigione  e  Gnernigione. 
T.  milit.  Quella  quantità  di  soldati  che  sta  per 
guardia  e  difesa  d'una  città,  d'una  fortezza  o 
altri  luoghi  muniti;  altrim.  Presidio. 

"  —  Pel  Luogo  slesso  dove  sta  la  guarnigione. 
Grua.stà.  V.  a.  Guastare:  Togliere  la  forma  e  la 
proporzione  dovuta  alla  cosa,  Ridarre  a  male  o 
io  cattivo  stato. 

w  Guastare,  Depravare,  Corrompere  il  gusto,  i  co- 
stumi, ecc. 

«  —  Sconciare,  Confondere,  Rovinare:  Me  Vhan 
vosciùo  correze  e  l'han  guastòu;  Me  'I  vollero 
correggere  e  lo  guastarono. 
-r-  5  disnà,  a  cenn-a;  Guastare  il  desinare  o  la 
cena,  dicesi  del  3Iangiare  innanzi  il  desinare  o 
la  cena,  per  modo  che  la  cosa  mangiata  levi  l'ap- 
petito; dal  che  ne  viene  il  prov.  Chi  nò  man- 
gia, ha  mangióu;  Chi  non  mangia  a  desco,  ha 
mangiato  di  fresco. 

—  un  affare  in  tò  ciù  bello;  Guastar  la  coda  al 
fagiano,  Guastare  per  poco  o  sul  buono:  Con- 
darre quasi  una  cosa  a  perfezione  e  poi  abban- 
donarla. 

—  un  truvaggio;  Sciattare,  Rovinare  un  lavoro, 
vale  Mandarlo  a  male. 

**%  A  guastando  se  va  imprendando  ;  Guastando  si 
impara.  Dettalo  prov.  del  volgo  che  vale  E'  bi- 


sogna fare,  ancorché  si  faccia  male,  volendo 
imparare. 

S  0  formaggio  5  «5  guasta  i  maccaròin;  For- 
maggio non  guasta  sapore,  ovv.  Lo  zucchero  non 
gnasla  mai  vivanda.  Dettato  prov.  dinotante  che 
Il  buono  non  mai  dispiace.  ,-;, 

§  Un  mei  marso  5  ne  guasta  qìnto;  Una  pera 
fradicia  ne  guasta  un  monte,  Una  pecora  infetta 
ne  ammorba  una  setta.  Modo  prov.  con  cui  si 
mostra  doversi  fuggire  la  pratica  dei  malfattori. 

g  Guastdse  n.  p.  Guastarsi:  Guastar  se  slesso. 

n  Guastarsi,  Infracidare,  Putrefarsi,  si  dice  della 
roba  0  delle  altre  cose. 

—  a  bócca;  Guastarsi  la  bocca:  Sciuparsela  con 
cattivi  sapori  o  vivande. 

—  5  stéumago;  Guastarsi  lo  stomaco,  vale  Far  per- 
dere allo  stomaco  la  buona  condizione  naturale. 

—  5  vin;  Avere  o  Fare  i  pie  gialli,  si  dice  del 
vino  q;>aado  comincia  a  guastarsi. 

3  Comeìisd  a  guastdse;  Cominciare  a  guastarsi, 
a  corrompersi,  a  pulire,  a  puzzare ,  si  dice  pro- 
priamente delle  carni ,  de'  pesci  ed  in  generale 
della  cose  mangerecce. 

Gi-u.a.stad.0  s.  m.  Guastatore.  T.  mil.  Soldato 
impiegalo  a  spianare  le  strade,  aprire  i  passaggi, 
scavare  le  trincee,  empier  fosse  ed  altri  lavori 
di  simil  genere. 

Gi-ua.sta.iu.es té  s.  m.  Guastamestieri,  Gua~ 
stalarle:  Colui  che  si  pone  a  far  l'arte  che  non 
sa;  ed  anche  Colui  che  fa  per  poco  prezzo  i 
lavori  dell'arte  sua,  tanto  che  sconcia  gl'interessi 
degli  altri  artefici. 

GS-ueime  s.  m.  Guaime:  Erba  tenera  che  nasce 
ne'  prati  dopo  la  prima  segatura. 

GJ-uemi  V.  a.  Guernire  e  Guarnire  :  Munire  chec- 
chessia per  fortificarlo, 
ti  Guernire  e  Gaarnire,  per  Corredare,  Provvedere, 

Fornire. 
«  —  Comunera.  usasi  per  Ornare  con  guarnizione. 

Griierniziòii  s.  f.  Guernizione  e  Guarnizione, 
Guernimento  e  Guarnimento:  Adornamento  d'ar- 
nesi e  d'abiti. 

Gt-uerrezzà.  v.  n.  Guerreggiare,  Far  guerra  : 
Operare  ostilmente  contro  un  nemico  in  tempo 
di  guerra;  altrim.  Gaerriare. 

Ghuerrezzé  s.  m.  Guerriero,  Guerriere,  Guer- 
reggiatore :  Uomo  d'arme,  Uomo  di  guerra.  Am- 
maestralo nell'arte  della  guerra. 

Grueirséix  s.  m.  "Voltojo.  T.  bilanc.  Uncino  della 
trulina  (maschetla  da  bànsa) ,  il  gambetto  del 
quale  gira  liberamente  in  essa,  onde  agevolarne 
j  movimenti. 

G^vl.e^so  add.  Monocolo,  Monocchio,  Losco  :  Cieco 
d'un  occhio,  Che  vede  solamente  da  un  occhio.^- 
Guercio  vale  Strambo,  Che  ha  gli  occhi  stra- 
volti, per  cui  guarda  male. 
S  In  taera  d'orbi  i  guersci  sòn  scignori  ;  In  terra 
di  ciechi  beato  chi  ha  un  occhio.  Dettalo  prov. 
che  significa  Chi  sa  poco,  fa  gran  figura  tra  gli 
ignoranti. 

Oug-lié  s.  m.  Sciarpelta:  Curlissimo  boa  che 
cinge  il  collo,  e  s'allaccia  davanti  con   nastrini. 

Gt-uidà.  v.  a.  Guidare:  Accompagnare  alcuno  per 
mostrargli  cammino  a  lui  ignoto, 
n  Guidare,  Condurre,  Menare, 
it  —  Governare,  Reggere,  Maneggiare ,  Regolare. 

—  i  cavalli;  Guidare  i  cavalli  (colle  redini  o  guide). 
Gl-uidda  s.  f.  Guida  :  Quegli  che  scorge  altrui 


426 


IDO 


ILL 


avanti  il  cammino  e  mostra  la  via  che  si  ha  a 
fare;  altrim.  Scorta. 
«  Guida,  metaf.  vale  Consigliere,  Ajo  o  simile, 
n  —  Quel  libro,  ove   sono  indicati  e  descritti  i 

monumenti  e  i  luoghi  principali  d'una  città. 
„  —  Nelle  varie  arti  e  mestieri  è  11  nome  di  varj 
strum.  che  generalm.  servono  di  guida  o  ajulano 
Topera  d'altri  ordigni  e  strumenti,  o  che  servono 
comecchessia  di  norma  agli  artisti. 
S  Guidde;  Guide:  Le  redini  con  cui  si  guidano  i 

cavalli  da  tiro. 
t)  Guide  nel  Milil.  diconsi  I  sergenti  d'ala. 
»  Mensoline:  Due  regoli,  uno  per  parte,  che  si 
muovono  orizzontalm.  nella  grossezza  della  scri- 
vania, e  si  tirano  fuori  a  sostegno  della  riballa 
quando  si  tiene  aperta. 
—  dò  tordo;  Guide.  T.  stamp.  Due  travicelli  di 
legno  sodo,  ovv.  Due  forti  spranghe  di  ferro, 
parallele,  orizzontali,  fermate  all'un  de' capi  al 
mozzo  inferiore,  gli  altri  due  capi  sostenuti  dalla 
capretta. 
Ouidòu  s.  m.  Guidone.  T.  mil.  Quel  piccolo 
stendardo  di  rascia,  di  color  giallo,  rosso,  verde 
0  turchino,  che  portavano  i  sergenti  d'ala  o  le 
guide  generali  del  battaglione,  e  serviva  di  punto 
di  vista,  onde  allineare  le  guide  sulla  linea  pre- 
fissa. Oggi  sono  aboliti. 
Ou.ig'S'io  dò  ca,n.  V.  Cotlaen  nel  1°  signif. 
O-ùmeua.  s.  f.  Gómena,  Gòmona,  anlic.  Gù- 
mina:  La  fune  o  canapo  piiì  grosso  delle  navi, 
a  cui  si  attacca  l'ancora. 
"Q-ùmmav.  n.  Sgobbare:  Lavorare  di  tutta  forza, 

a  tutto  potere.  Affaticarsi  molto,  Sfacchinare. 
GùmiULe  V.  Gueime. 
Oiix*ixiette  V.  GrSmette. 
Oùstà,  V.  a.  Gustare,  Assaporare:  Apprendere 
0  Discernere  per  mezzo  del  gusto  la  qualità  dei 
sapori. 
»  Gustare,  per  Assaggiare  semplicem.,  Delibare. 


«  —  per  Godere. 

I)  —  In  neut.  assol.  Piacere,  Riuscir  gustoso,  Esser 
gradito:  0  viti  gianco  5  nB  me  gusta;  Il  vino 
bianco  non  mi  gusta. 
Q-ù-steive  V.  Gustoso. 
Grùsto  s.  m.  Gusto  :  Uno  dei  cinque  sentimenti, 
per  cui  coraprendonsi  i  sapori. 

<)  Gusio,  si  trasferisce  anche  alia  Parte  inlelletlaale 
ed  a  quella  facoltà  che  prendendo  piacere  del 
buono  e  del  bello,  lo  sa  riconoscere  in  tutte  le 
cose,  onde:  Aveì  bdn  gusto;  Aver  buon  gusto 
od  Essere  di  buon  gusto,  cioè  Assai  intelligente, 
Intendersi  del  buono  e  del  bello. 

tt  —  Diletto,  Piacere,  Gioja. 

»  —  per  Specie,  Qualità,  ecc.:  0  me  n'ha  fasto 
di  atre  in  sce  questo  gusto;  Me  ne  ha  fatto 
delle  altre  su  questo  gusto. 

S  Aveì  gusto  d'ùnn-a  cosa;  Aver  gusto  d'una  tal 
cosa,  vale  Esserti  in  piacere  ch'ella  avvenga: 
Avicivo  proprio  gusto  de  veddive  ecc.;  Avrei 
proprio  gusto  di  vedervi  ecc. 

Il  —  un  gusto  matto  a  ùnn-a  cosa;  Aver  un 
gusto  matto  a  una  cosa:  Farla,  Vederla,  Ascol- 
tarla, ecc.  con  sommo  diletto. 

S  Confàse  a-o  gusto;  Confarsi  al  gusto:  Andar 
a  genio. 

%  Dà  gusto;  Dar  gusto,  Dilettare. 

S  Èse  de  bón  gusto;  Essere  di  buon  gusto  o  buon- 
gustaio, dicesi  del  Saper  riconoscere  e  scegliere 
il  buono  e  il  bello  delle  cose  e  delle  persone. 

S  In  scio  gusto;  Sul  gusto,  Sul  piede.  Sull'andare, 
Simile  a:  Sùnetti  in  sciò  gusto  dd  Petrarca; 
Sonetti  sul  gusto  del  Petrarca. 

S  Ognun  ha  i  so  gusti,  Tutti  i  gusti  n5  sSn 
pcegi;  Ognnno  ha  i  suoi  gusti.  Tutti  i  gusti  son 
gusti,  suol  dirsi  quando  veggiamo  alcuno  prender 
diletto  di  cosa  non  dilettevole  a  nostro  parere. 
Gt-ùstoso  add.  Gustoso,  Gustevole:  Piacevole 
al  gusto,  Di  gusto  soave,  dilettevole. 


I|  I,  Gli:  Arlic.  che  si  prepone  ai  nomi  di  gen. 
mascb.  plur.  che  cominciano  sì  per  consonante 
come  per  vocale:  /  libbri,  I  ommi;  I  libri.  Gli 
uomini. 
S  E  talora  per  facilità  di  pronuncia  anche  ai  nomi 
dì  gen.  femm.  comincianti  per  vocale:  /  éuve, 
I  oive,  I  erexte;  Le  uova,  Le  olive,  Le  eresie. 

Idea  V,  n.  Ideare:  Formar  nella  mente  l'idea  di 

checchessia,  Immaginare;  ed  usasi  anche  attiv. 

S  Idedse^  n.  p.  Idearsi,  Formar  idea,  Immaginarsi. 

IdexLtifioa.  v.  n.  Identificare  :  Comprender  due 
0  più  cose  sotto  una  stessa  idea. 
S  fdentificàse  n.  p.  Identificarsi,  Immedesimarsi: 
Farsi  la  slessa  cosa  con  un'altra. 

Identitee  s.  f.  Identità:  Stato  e  Qualità  d'una 
cosa  che  in  tutto  e  per  tutto  è  uguale  ad  un'altra, 
con  cui  sia  paragonata  ;  altrim.  Medesimilà,  Me- 
desimezza. 

Idolatra,  v.  n.  Idolatrare:  Adorare,  Onorare 
fli  idoli. 


t)  Idolatrare,  figurai,  e  in  sign.  alt.  Amare  perdu- 
tamente e  per  lo  più  con  amore  disordinalo. 

Idropisia,  s.  f.  Idropisia,  Idrope:  Male  con- 
sistente nell'adunamenlo  dell'umore  acqueo  e  sie- 
roso separato  dal  sangue,  e  versato  o  trattenuto 
fuori  de'  proprj  canali  in  qualche  cavità  del  corpo. 
L'idropisia  del  capo  dicesi  Idrocefalo;  del  ventre 
Idropisia  secca  o  Timpanite;  del  basso  ventre 
Ascile;  dell'umbilico  Idronfalo,  ecc. 

Ig'uorà  V,  a.  Ignorare:  Esser  ignaro.  Non  sa- 
pere. Essere  al  bujo  o  digiuno  d'una  cosa. 
»»  Ignorare,  in  sign.  neut.  usasi  talvolta  per  Fingere 
di  non  sapere. 

Ig-norantón  add.Ignorantone,  Ignorantaccio, 
Ignorante  in  cremisi,  Pecorone,  Buaccio,  ecc. 
Accresc.  d'Ignorante. 

Illecito  add.  Illecito,  anlic.  Ulicilo:  Che'non 
è  lecito.  Sconvenevole. 

Illimitòu  add.  Illimitato:  Che  non  è  limilalo, 
Che  è  senza  lermttie  o  confine;  contr.  di  Limitato. 


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427 


niùdde  V.  a.  Illudere,  Deiadere,  Ingannare. 

S  lUùddise  n.  p.  Illadersi  :  Ingannarsi  per  illusione 

0  falso  rappresentamento. 

mùmiuà.  V.  a.  Illuminare  :  Dar  lume  o  lace 

0  splendore  a  checché  si  sia;  allrim.  Alluminare, 

Luminare,  Allumare,  Illumare,  ma  sono  voci  antiq. 

n  Illuminare,  figurai.  Svelare,  Far  chiaro,  Tòr  via 

l'ignoranza  col  mostrare  la  verità  d'una  cosa. 
»  —  e  Lumeggiare.   T.  de' piti.  Segnar  i  chiari 

nel  dipinto. 
S  Illùmindsc  n.  p.  Illuminarsi:  Istruirsi,  Acquistar 
conoscenza  di  checchessia. 
]lllùiiiiiia<zióii  s.  f.  Illuminazione  :  Apparato 
di  lumi,  Quanlilà  di  lumi  accesi, 
n  Illuminazione,  Luminara  e  Luminaria:  Festa  di 
lumi  che  si  fa  dalla  popolazione  sull'imbrunire  in 
occasione  dì  straordinaria  allegrezza  o  solennità. 
niutstirà.  v.  a.  Illustrare  :  Render  illustre^  rino- 
mato, celebre,  Dar  onorata  fama. 
»  Illustrare,  per  Metter  in  chiaro.  Schiarire,  Spiegar 
un  autore  o  qualche  cosa  appartenente  alla  let- 
teratura ed  alle  scienze. 
Illùstx*a.ziòn.  s.f.  Illustrazione,  llluslramento. 
Dichiarazione,  Schiarimento  :  Spiegazione  di  luogo 
d'autore. 
Illùsti'isciiiio  add.  Illustrissimo.  Superi,  di 
Illustre:  Titolo  che  si  dà  alle  persone  riguar- 
devoli  per  nobiltà  o  altro. 
illùxiòn  s.  f.  Illusione  :  Apparenza  fallace,  Rap- 
presentamento falso,  finto  e  ingannevole  prove- 
gnente dalla  propria  immaginazione  o  dall'altrui 
artifizio. 
Iml>a.cùooà>  v.  a.   Imbacuccare,   Incappuc- 
ciare, Incapperucciare,  Impappaflcare:  Mettere 
altrui  il  bacucco,  il  cappuccio,  ecc. 
n  Figurat.  Abbindolare,  Aggirare,  Avvolpacchiare 

V.  Imbroggià. 
%  Imbacùccdse  n.  p.  Imbacuccarsi,  Camuffarsi,  In- 
camuffarsi,  Incappucciarsi,  Incapperucciarsi,  Im- 
pappaficarsl:   Coprirsi  col  bacucco,  cappuccio, 
capperuccìu  o  sim. 
Imlba.g'ià.  v.  a.  Socchiudere  :  Non  interamente 
chiudere,  e  dicesi  di  usci,  finestre,  in  modo  cioè 
che  vi  resti  uno  spiraglio  alla  luce,  all'aria,  ecc. 
A  Pistoja  e  nel  suo  contado  dicesi  Soccallare. 
Imlbàg-iòu  p.  pass.  Socchiuso  V.  Imbàgid. 
IT  Melaf.  detto  di  persona,  Imbalordito,  Abbarba- 
gliato, Stupito,  Baito,  Sbaito,  Attonito  per  lo 
stupore. 
Imlba-llà;  v.  a.  Imballare  :  Metter  in  balle,  J^egar 

in  balle,  Far  balle  di  checchessia;  Abballare. 
Im'ballag'g'io  V.  Imballatùa. 
11X1130.110. tò  s.  m.  Imballatore  V.  Ligaballe. 
Inx'ba.llotùa;  s.  m.  Imballaggio,  Imballatura: 
L'azione  dell'imballare  e  La  spesa  a  ciò  bisognevole. 
Im'bolliiià. .  .  .  Dare  un  colpo  con  facile  da 

caccia  carico  di  pallini. 
Imballòu  (Èsej;  Impanarsi:  Lo  dicono  igiuo- 
catori  di  bigliardo,  quando  tra  la  palla  propria 
e  quella  dell'avversario  ci  sono  i  birilli  (ommettij 
0  altra  palla  o  il  pallino,  per  modo  che  non  la 
può  battere  e  bisogna  che  tiri  di  calcio. 
lixil>a,lloiià;  V.  a.  Fare  i  balloni.  T.  di  cari. 
Il  Ballone  è  Un  collo  di  carta  per  lo  più  com- 
posto di  venti  risme  o  due  balle. 
Iiiail>a;lsa<nio  v.  a.  Imbalsamare:  Vocabolo  che 
altre  volte  significava  Ugnere  con  balsamo  chec- 
cbessie,  ma  che  poscia  applicossi  più  particoiarm. 


alla  conservazione  del  corpo  umano  con  diversi 
metodi  e  ingredienti. 
«  Talora  vale  Gettare,  Rendere,  Spargere  buon  odore. 

—  o  bócca;  Toccare  o  Morder  l'ugola:  Piacere  estre- 
mamente, e  dicesi  ordinariam.  del  vino. 

Iiii1>a.lsa,ixia.tùa>  s.  f.  Imbalsamazione  :  Ope- 
razione che  ha  per  iscopo  di  preservare  i  cada- 
veri dalla  putredine  e  dagl'insetti  preparandoli 
in  particolar  modo  con  balsami. 

Im'ba.iid.iex'o  v.  a.  Imbandierare.  Voce  del- 
l'uso :  Ornar  di  bandiere  un  luogo,  una  città  in 
occasione  di  qualche  festa  o  pubblica  allegrezza, 
n  Imbandierare  o  Pavesare  una  nave  o  un  vascello, 
in  Marin.  vale  Adornarla  di  tutte  le  sue  pave- 
sate, ed  inoltre  guernire  le  estremità  de'  pennoni, 
gli  alberi,  le  sartie  e  tutte  le  sue  parli  che  sono 
più  in  vista  con  un  numero  indefinito  d'ogni 
sorta  di  bandiere,  di  fiamme  e  di  banderuole; 
il  che  si  fa  nelle  occasioni  o  giorni  di  gala. 

Imlosiijrsissa,  v.  a.  Imbarazzare  :  Propriam.  In- 
gombrare una  stanza  o  simile  con  arnesi  ecc.; 
e  più  largamente  in  modo  figurat.  Imbrogliare, 
Impacciare ,  Intralciare ,  Intrigare ,  Disturbare  , 
Dar  briga. 

—  ó  stéumago;  Aggravare,  Caricare,  Imbarazzar 
lo  stomaco. 

g  Imbarassdse  n.  p.  Imbarazzarsi,  Impacciarsi,  In- 
trigarsi, Ingerirsi. 
Iiul>a>ra<sso  s.  m.  Imbarazzo  :  Propriam.  Qua- 
lunque cosa  che  porta  impedimento  ;  Ingombro, 
Intoppo,  Impaccio,  Impiccio,  Inciampo,  Disturbo, 
Fastidio;  e  dicesi  in  senso  proprio  e  figur. 

—  de  stéumago;  Gravezza,  Peso  di  stomaco. 

%  Levàse  dall' imbar asso  ;  Togliersi  d'impaccio  o 

di  mezzo,  Spelagarsi. 
Iiii1ba.x*co,  V.  a.  Imbarcare:  Jletler  nella  barca 

0  nella  nave,  e  dicesi  di  persone  e  di  mercanzie, 
w  Imbarcare:  Mettere  alcuno  in  un'impresa.  Indurlo 

a  pigliarla,  a  farla. 
S  Imbarcàse  n.  p.  Imbarcarsi:  Entrar  nella  nave, 

Montar  sulla  nave  per  navigare, 
ti  Imbarcarsi,  figur.  per  Montar  in  collera.  Adirarsi, 

Stizzirsi  V.  Piggid  barca  nella  voce  Barca. 

—  in  t'ùnn^a  cosa;  Imbarcarsi  in  una  cosa  :  Met- 
tersi talmente  in  un'impresa  da  non  se  ne  poter 
strigare  a  sua  posta. 

—  sensa  beschéutto;  Imbarcarsi  o  Entrar  in  nave 
senza  biscotto  V.  Beschéutto. 

Iiiilba.x*ca<<lex>o  s.  m.  Stazione  :  Queli'edifizio 
ov'è  l'uffizio  della  ferrovia,  e  dove  si  fermano 
i  convogli  a  caricare  o  scaricare  le  merci  ed  i 
passeggeri. 

Iml>a.x*oa;ZÌò]i  s.  f.  Imbarco.'T.  gener.  che 
comprende  Tutte  le  navi  ed  anche  piccoli  legni 
a  uno  0  due  alberi,  destinati  a  imbarcarvi  mer- 
canzie 0  persone. 

Iiiil>a>irco  s.  m.  Imbarco:  L'imbarcare,  Il  met> 
tere  in  barca  persone  o  mercanzie. 

Iiii1>a>i*dellà  v.  a.  Bardellare:  Mettere  la  bar- 
della ad  una  bestia  da  soma. 
%''Jmbardelldse  n.  p.  Imbardarsi,^Imbastarsi,  per 
sìmil.  e  scherzevolm.  dicesi  di  persona,  e  vale 
Mettersi  in  ordine,  in|punto,  in  assetto. 

Xixi1>a/i*ilà.  V.  a.  Metter  dentro  a'  barili. 

Im1>ox'lùg-à>  V.  Abbarlùgd. 

I]iil>a>stà;  V.  a.  Imbastare  :  3Iettere  il  basto. 
$  Èse  un  aze  eattivo  a  imbastd  ;  Essere  ostinato, 
testardo,  lestereccio.  Essere  capone. 


428 


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TwtVfca.ati  V.  a.  Imbastire:  Unire  insieme  i  pezzi 
de'  vestimenti  o  sim.  con  punii  lunghi,  per  po- 
terli acconciamente  cucir  di  sodo;  i  quali  punii 
si  dicono  Baste 
»i  Imbastire,  presso  varii  Artefici  significa  Dare  il 
primo  ordinamento  ai  loro  lavori. 

—  un  affare;  Imbastire,  Ordire,  Intelajare,  Intavo- 
lare un  negozio,  un  trattato  o  sim.,  vale  Dargli 
il  primo  cominciamcnto. 

—  un  cappello;  Imbastire  un  cappello.  T.  cappell. 
Cominciare  a  formarne  la  falda  sulla   catinella. 

—  ùnn-a  bòtte';  Imbastire  una  botte.  T.  boltaj.  Di- 
sporre le  doghe  in  modo  di  ricevere  i  cerchj  che 
la  devono  stringere. 

Imlba^stio  p.  pass.  Imbastito  V.  Imbasti. 
§  Unn-a  pessa  ini  bastìa  a  l'è  meza  cùxìa;  Barba 
bagnata  è   mezza  rasa.  Dettato  prov.  di  facile 
interpretazione. 

Imlba^stitùa/  s.  f.  Imbastitura:  Cucitura  a 
grandi  punti,  colla  quale  si  uniscono  i  pezzi  dei 
vestimenti  p>r  poterli  poi  acconciamente  cucire 
di  buono;  altrim.  Basta,  Ritreppio,  ma  meno  usato. 
I)  Imbastitura,  presso  i  Cappellaj  L'atto  di  dar  forma 
alla  falda  del  cappello. 

luilbàttise  n.  p.  Imbattersi,  Abbattersi,  Incap- 
parsi, Avvenirsi,  Riscontrarsi  :  Dar  in  checchessia. 

Imlba^tto  s.  m.  Riflesso:  Un  muro  bianco  o 
altro  dove  batta  il  sole  e  ofifenda  la  vista  di  chi 
è  dirimpetto. 

Iiii.1be3:*rxissà;  v.  a.  Inzaccherare,  Impìllae- 
cheraro,  Imbrattare  V.  Imbratta. 

Xxii.lbessxo  add.  Lento,  Tardo,  Pigro,  Agiato: 
Aggiunto  di  persona,  vale  Senza  destrezza,  di- 
sinvoltura od  attitudine;  e  sostantiv.  Capocchio, 
Oca  impastoiata.  Pentolone,  Boto,  Stìpite,  Ceppo, 
Moccicone. 

Imlbestiàse  n.  p.  Andare,  Entrare,  Saltar  in 
bestia,  Dar  ne' lumi  o  nelle  scartate:  Andar  in 
gran  collera,  in  ismanie. 

ImTbeviàse  n.  p.  imbeversi,  Imbersi,  Inzup- 
parsi: Impregnarsi  d'umore. 
«  Imbeversi,  figurai.  Impressionarsi,  Prender  ira- 
pressione:  Figgersi  in  capo,  Mettersi  in  capo 
alcuna  cosa. 
%  Lasciàse  imbevici;  Lasciarsi  imbecherare,  infi- 
nocchiare, inzampognare,  imbubbolare. 

Iililbii3.d.à  v.  a.  Bendare,  Abbondare,  Imbendare: 
Avvolgere,  Fasciare  con  benda;  dicesi  di  chec- 
chessia, e  particolara.  del  Coprir  gli  occhi  con 
benda. 

Imlbocoià;  v.  a.  Trucciare,  Truccare,  Truc- 
chiare.  Term.  usato  in  alcuni  giuochi  che  si  fanno 
con  palle,  e  vale  Levar  con  la  sua  la  palla  del- 
l'avversario dal  luogo  dov'era. 
S  Imbocciàla;  Trarre  o  Dare  o  Imberciare  nel  se- 
gno, Imbroccarla,  figurai,  vale  Apporsi,  Pigliare  il 
nerbo  della  cosa:  L'ha  imboccaci;  Colsi  o  Diedi 
nel  segno,  La  imbroccai. 

ItulbScoà.  V.  a.  Imboccare:  Mettere  altrui   il 
cibo  in  bocca. 
»  Imboccare,  figurai.  Mettere  in  bocca  altrui  le  pa- 
role, che  dee  dire  o  Insegnargli  quello  che  dee 
fare,  cosa  per  cosa. 
«  -r-  per  Entrare  o  Sboccare  :  Gh'é  troppa  vento, 
no  se  péu  imbocca;  C'è  troppo  vento,  non  si 
può  imboccare. 
«  Imbeccare:  Mettere  il  cibo  nel  becco  degli  uc- 
celli, che  non  beccano  ancora  da  sé. 


—  ó  vento;  Imboccare  il  vento.  T.  mar.  Cogliere 
il  vento  direttamente. 

—  iinn-a  mùagia  ;  RinzafTare  :  Dare  ai  muri  il 
primo  intonaco  V.  Imboccatila  nell'ultimo  signif. 

Xiii.lb5cca;tùa;  s.  f.  Imboccatura  :  Apertura 
onde  s' imbocca  un  fosso,  valle,  strada,  fiume  o 
checchessia. 

t)  Imboccatura,  per  Ingresso  d'una  baja,  d'un  porto. 

Il  —  Nella  Musica  Quella  parte  d'uno  strum.  da 
fiato,  a  cui  si  applica  la  bocca  per  sonare;  ed 
anche  La  maniera  d'adattarlo  alla  bocca,  onde 
dicesi  Avere  una  buona  o  cattiva   imboccatura. 

n  —  per  Apertura  di  checchessia  fatta  per  rice- 
vervi altre  cose  che  si  abbia  da  incastrare  in 
quella  che  ha  l' imboccatura. 

Il  —  per  Quella  parte  della  briglia  che  va  in  bocca 
al  cavallo. 

—  da  ciavéua  ;  Feritoja  :  Apertura  laterale  della 
toppa  ond'csce  fuori  la  stanghetta  per  entrare 
nella  bocchetta. 

—  dò  ciùnetto  ;  Feritoja.  T.  legnaj.  Stretta  fessura 
trasversale,  da  cui  sporge  alquanto  il  ferro  col- 
locato nella  buca,  il  qual  serve  a  piallare. 

—  d'iìnn-a  mùagia;  Rinzaffo,  Rinzaffalura:  Primo 
intonaco  alquanto  scabro  che  si  fa  con  calcina 
e  rena  grossa  e  scaglie  di  mattoni  per  riempire 
i  vani  delle  commessure. 

Imlbon  s.  m.  Imbono  e  Imbuono.  T.  mar.  Pezzo 
di  legname  che  serve  a  riempire  gì'  intervalli 
tra  le  coste,  tra  i  madieri  o  altri  membri  della 
nave;  dieesi  anche  Pezzo  d' imbuono. 

Iiiil>5iià^  v.  n.  Imbonare  e  Imbuonare.  T.mar. 
Riempire  i  vani  tra  i  membri  d'un  vascello  e 
tra  le  coste  con  legni  di  riempimento. 

'*Ira."b5ra/eciase  n.  p.  Abborracciarsi,  Avvi- 
nazzarsi V.  Iinbrìwgdse. 

Iii).lbox><lellà<  V.  a.  Imbarazzare,  Impacciare, 
Ingombrare;  Imbrogliare,  Scompigliare. 

Iiiilb5i*sà  V.  a.  Imborsare,  Intascare:  Mettere 
in  borsa,  in  tasca. 

Imlbòsà,  V.  a.  Capovolgere,  Capovoltare,  Capi- 
voltare  :  Voltare  a  ritroso,  sossopra;  Rovesciare, 
Arrovesciare. 

'• —  e  lèrfe;  Far  la  bocca  brincia,  dicesi  di  Quell'atto 
che  si  fa  prima  di  piangere. 

—  un  vaso;  Rimboccare  un  vaso,  cioè  Capovolgerlo, 
Volgerlo  sossopra  ossia  colla  bocca  all'  ingiù;  e 
talvolta  semplicem.  Abbatterlo. 

§  Fa  imbòsd  ùnn-a  personn-a  ;  Crucciar  uno, 
vale  Farlo  adirare. 

S  hhbòsase  n.  p.  Capovolgersi,  Rovesciarsi. 

n  Figurai.  Adirarsi,  Crucciarsi,  Montar  la  luna,  ecc.; 
e  talora  per  semplic.  Divenir  di  cattivo  umore. 
Iiiilbosca<id.a  s.  f.  Imboscata,  Imboscamento, 
Agguato,  Insidia. 

.1  Imboscala,  nella  Milizia  II  luogo  ove  stanno  le 
truppe  in  agguato;  ed  anche  L'azione  stessa  del- 
l'imboscarsi. 
Imlboiscàse  n.  p.  Imboscarsi,  nella  Milizia 
vale  Nascondersi,  Appiattarsi  per  offendere  il  ne- 
mico con  inganno  e  vantaggio. 
Imlboso  p.  pass.  Capovolto,  Rovesciato,  ecc. 
V.  Imbosd. 

n  Figur.  vale  Crucciato,  Ingrugnato,  Adirato  e  sim. 

S  Aveì  a  lùnn-a  imbosa;  Aver  la  luna  a  rovescio, 
Aver  i  bachi  o  le  palurne  V.  Aveì. 
Xmloiattà,  v.  a.  Imbottare:  Mettere  il   vin»  e 
altro  liquore  nella  bolle. 


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Iiiil»5tti  V.  a.  Imbonire  :  Trapnnlare  con  ponti 
filli  0  spossi  vestili,  panni,  coliri  e  simili  cose, 
prima  rien  pili  di  bambagia  o  altro.  -  Fntehic- 
ciare.  Fortificare  nna  veste  mettendovi  lelncce 
fra  la  fodera  e  il  panno, 
n  Coppare.  T.  degli  oref.,  stagna],  ecc.;  Ridarre 
l'argento,  il  rame,  la  latta  o  altro  metallo  a  foggia 
di  copra,  ossia  a  forma  concava. 

**S  Imbòllise  n.  p.  Inciuscherarsi,  Avvinazzarsi,  Pi- 
gliar l'orso,  la  scimmia,  la  bertuccia,  la  monna, 
ecc.  Sf.  basso  e  figiir.  V.  Imbncegàse. 
S  Imbódise  ben;  Fasciare  il  melarancio,  dìcesì 
figurai,  e  scherzev.  per  Vestirsi  bene  affine  di 
ripararsi  dal  freddo. 
n  Usasi  anche  per  Mangiare  eccessivamente,  e  di- 
cesi  nello  stil  famigliare  Abbottarsi,  Gonfiar  l'otre, 
Empier  l'epa,  il  buzzo,  Io  Stefano,  Cavar  il  corpo 
di  grinze.  Gonfiarsi  come  la  botta  fbaggioj,  Scor- 
pare.  Strippare,  Ingubbiare,  Inzepparsi ,  Caricar 
la  balestra. 

Imlkottig-g-ia.  v.  a.  Imbottigliare.  Voce  del- 
l'uso :  Jlottrre  il  vino  o  altri  liquori  nelle  bottiglie. 
S  Macchinetta  da  imbóttiggià;  Calcaturaccioli. 

Iml>òttio  p.  pass.  Imbottito  V.  Imbòtti. 

**«  Cinschero,  Avvinazzato,  Ubbriaco  V.  hnbricego. 
%  Coverta  imbótt'ia;  Coltrone  V.  Coverta. 

Imlbòttitùa^  s.  f.  Imbottitura:  Ciò  che  s'im- 
bottisce 0  L'azione  dell' imbottire. 

Ixn.1>ózzoTLÒu.  add.  Incrudelilo,  dicesi  delle 
Civaje  secche,  quando  essendo  messe  a  cuocere, 
sia  per  essere  di  difiicile  cftlura,  sia  per  altra 
cagione,  diventano  dure  e  (oste  senza  prendere 
la  mollezza  che  bisogna  loro  ad  esser  buone  a 
mangiarsi, 
n  Incrudelilo,  Inciprignito,  dicesi  por  de'  malori  che 

induriscono, 
n  Figurai,  vale  Imbroncialo,  Ingrugnato,  Adirato. 

Im.'bi'a.g'à/  v.  a.  Imbracare.  T.  de'mar.,  murai, 
ecc.  Cinger  checchessia  con  una  braca  (V.  Braga 
nel  I"  signif.)  per  applicarvi  cavi,  con  cui  si  ha 
da  far  forza  per  muoverlo. 
•  Imbracare,  presso  gli  Uccellatori  vale  Metter  la 
braca  agli  uccelli  che  devono  servire  per  richiamo, 
n  —  Presso  le  bàlie,  vale  Rivoltare  la  pezza  bianca 
Cpattaelo)  facendone  passare  i  due  canti  inferiori 
tra  le  cosce  del  bambino  affine   di   preservarlo 
dall' incuocersi  0  dal  ricidersi. 
S  Imbragàse  n.  p.  Legarsi:  Cingersi  di  corda  o 
d'altro-,  che  nell'uso  dicesi  anche  Imbracarsi. 

Iiiil>i*a.g'a;tùa<  s.  f.  Imbracatura  :  L'alto  d'im- 
bracare e  Lo  stalo  di  cosa  imbracata. 

Xiiilbx*a.ssa<llàse  n.  p.  Mettersi  il  bracciale 
V.  Drassallo. 

Iiiil>i*a.ttà.  V.  a.  Imbrattare,  Imbrunare,  Soz- 
zare, Insozzare,  Lordare,  Sporcare,  Intridere. 
S  Imbrattdsc  n.  p.  Inzaccherarsi,  Impillaccherarsi: 
Pr.  priam.  Imbrattarsi  di  zacchere  o  pillacchere; 
e  per  eslens.  Imbrattarsi,  Imbruttarsi,  Insozzarsi, 
Lordarsi,  Sporcarsi,  Intridersi,  ecc. 

Inatu'iseg'à  v.  a.  Im  briacare,  l"  bbr  iacare,  Ubria- 
care, Inobbriare,Inciuscherare:  Far  divenir  briaco. 
S  Imbricegase  n.  p.  Imbriacarsi,  Ubbriacarsi,  Ibria- 
carsi,  Inebbriarsi,  Abborracciarsi,  Inciuscherarsi, 
Cuocersi,  Imbromiarsi,  Imbaccarsi,  Pigliar  l'orso, 
la  monna,  la  scimmia,  la  bertuccia.  Perder  l'erre: 
Bere  tanto  vino  che  i  fumi  e  gli  spiriti  salgano 
al  cervello  e  offuschino  rinlellelto. 

Im'briseg-a.tùa.  s.  f.  Imbriacatura,  Ubbria- 


catura,  Briachezza,  Ubbriachezza,  Ebbriachezzà, 
Ebbrezza,  Ebrietà:  L'alto  e  l'abito  d'ubbriacarsi. 
Iniln'iseg'o  s.  m.  Imbrinco,  Ubbriaco,  Ubriaco, 
Briaco,  Ebbro,  Inebbrialo,  Colto,  Cionco:  Chi  ha 
la  mente  turbala  e  l'inlelletlo  offuscalo  dai  vino 
0  da  liquori. 

—  camme  ùnn-a  vacca  0  cSmme  un  porco  ;  Collo 
0  Marcido  come  una  monna,  una  scimmia,  una 
bertuccia.  Sì  colto  che  non  può  ruticarsi,  buci- 
carsi  0  azzicare:  Ubbriaco  alTnltimo  segno. 

S  Ese  sempre   imbricego;  Esser  cece  di  cucina: 

Ubbriacarsi  sovente. 
S  Mezo  imbricego;  Brillo,  Chiaretto,  Colti ccio,  Al- 
terato dal  vino. 
S  Parla  da  imbricego;  Anfanare  a  secco:  Cicalar 
da  briaco  senz'aver  beato. 
Imbriseg-òn  s.  m.  Imbriacone,  Ubbriacone, 
Briacone,  Trincone,  Cinciglione,  Gorgione,  Mo- 
scione, Che  berrebbe  ottobre  e  S.  Martino,  Beone, 
dicesi  d'Uomo  che  spesso  s' imbriaca ,  Che  bee 
mollo  vino. 
%  Faccia  da  imbricegón  V.  Faccia. 
g  Pescio  imbricegón  ;  Imbriacone  o  Pesce  ubbriaco. 
T.  itliol.  Lyra  aldov  o  Trigla  cuculus.  Nome 
volgare  d'nn  pesce  di  color  rosso  simile  all'or- 
gano, ma  più  tondo  di  ccM*po,  con  bocca  e  testa 
più  piccola. 
Iintorig-nàsene  n  p.  Infischiarsene,  Impip- 
parsene,  e  in  m.  b.  Incacarne,  lucacarsene.  Ri- 
dersi, Aver  in  non  cale.  Non  far  conto.  Burlarsi. 
Iml^i*!!!»,  v.  a.  Imbrigliare:  Metter  la  briglia 

al  cavallo. 
Inxtorod.d.à,  v.  a.  Imbrodare  e  comunem.  Im- 
brodolare, Imbrodicchiare:  Intridere  o  Imbrattar 
di  brodo. 
%  Imbroddàse  n.  p.  Imbrodarsi,  Imbrodolarsi,  Im- 
brodicchiarsi  :  Intridersi  di  brodo. 
Im.brog'g'ià,  v.  a.  Imbrogliare,  Confondere, 
Avviluppare, 
n  Impacciare,  Imbarazzare,  Ingombrare. 

—  un  con  de  belle  parolle ;  Ciurmare,  Menare  con 
0  per  parole.  Infinocchiare,  Abbindolare  alcuno. 

—  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  persònn-a;  Imbrogliare 
checchessia  ad  alcuno:  O  l'è  un  libbra  ch'ó  nd 
va  dui  sodi,  ma  ammiò  d'imbroggiàlo  a  qual- 
chedùn;  É  un  libro  che  non  vale  due  soldi,  ma 
procurerò  d'imbrogliarlo  a  qualcheduno. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Abbindolare,  Accalappiare,  Ag- 
girare, Incarrucolare,  Busbaccare,  Trappolare, 
Irretire  o  Inretire,  Avvolpacchiare,  Giuntare,  Ma- 
.riolare  ano,  vale  Ingannarlo  con  bugiarde  e  finte 

invenzioni,  o  Condurlo   con   artifizio  a  far  ciò 
chei  non  vorrebbe. 

—  ùnn-a  veja;  Imbrogliare  una  vela.  T.  mar.  Rac- 
coglierla per  mezzo  di  certe  corde,  detti  Im- 
brogli (V.  Imbroggi),  che  !a  ripiegano  in  allo 
e  ravvicinano  ai  pennoni  il  suo  fondo  ed  i  lati. 

S  Imbroggidse  n.  p.  Imbrogliarsi,  Avvilupparsi, 
Confondersi,  Inlrefolarsi,  Ammelmare  o  Ammem- 
mare.  Impigliarsi,  Armeggiare,  Abbindolarsi,  si 
dice  di  Chi  nell'azione  o  nel  discorso  s'inviluppa 
a  segno  di  non  ritrovare  né  via,  né  verso  di 
riuscire. 

—  5  tempo  ;  Rannuvolare,  Annuvolarsi,  Rabbuffarsi, 
Rabbruscarsi,  Turbarsi,  Intorbidarsi,  Rabbruz- 
zarsi  0  Rabbruzzolarsi,  Offuscarsi,  Farsi  bratto  il 
tempo.  -  Bagnare  si  dice  quando  veggonsi  i  nu- 
voli venirsi  allargando  a  guisa  di  ragna. 


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IMI 


IMM 


S  Chi  s'avvanta  s'ìmbroggia;  Chi  si  loda  s'im- 
broda V.  Amante. 
S  Nò  voeise  imbroggià  in  t'ùnn-a  cosa;  Non  vo- 
lersi imbrogliare  in  checchessia:  Non  volersene 
impacciare,  ingerire,  inlrescare,  impigliare. 
Imlbx'Og'g^i  s.  m.  pi.  Imbrogli.  T.  mar.  Tulle 
le  corde  le  quali  servono  a  ripiegare  le  vele  per 
-,    sospendere  l'azione  o  per  raccoglierle  poi  sui 
loro  pennoni  ;  e  così  chiamansi  altre  corde  della 
nave. 
Iiu.lbx*og-g-io  s.  m.  Imbroglio,  Intrigo,  Impic- 
•     ciò,  Pecoreccio,  Imbrentina,  Viluppo,  Ostacolo, 
.-•■  Briga  e  sim. 
S  Leva  un  da  un  bello  imbroggio;  Cavar  ono  d'un 

gran  fondo:  Liberarlo  da  un  grande  intrigo. 
S  Sciarli  da  un  imbroggio  ;  Uscir  del  fango,  Trarre 
il  cui  del  fango,  Uscir  del  pecoreccio,  Uscir  di 
intrigo,  Trarsi  d'impaccio  o  d'imbroglio:  Venir 
a  capo  di  cosa  intricata. 
ImTbrog-g-iòii  s.  m.  Imbroglione,  Imbroglia- 
tore,  Avviluppalore,  Bindolone,Busbaccone,  Frap- 
palore,  Traforello,  Ciurmatore,  Aggiratore,  Ar- 
ruffamatasse, Arruffone,  Viinppone. 
-  .1»  Imbroglione,  in  senso  più  mite  vale  Appaltone, 
»,s    Mestatore ,  Ciarpiere,  Impiccione,  Impiglialore, 
Intrigante,   Affannone,  Faccendone,   Imbratta- 
mondo,  cioè  Uomo  inquieto,  il  quale  vorrebbe 
,ì.   porre  le  mani  in  ogni  cosa,  senza  che  d'ordi- 
.  t:  nario  gliene  riesca  una,  o  le  faccia  tutte  male. 
Im'brog'g'ióu.  p.  pass.  Imbrogliato,  Avvilup- 
palo, Imbarazzato,  Intrigato,  Impastoiato,  Impi- 
;    glialo,  Inzampagliato;  e  talora  Perplesso,  Am- 
,  0.  biguo,  Irresoluto,  Indeciso. 
S  Ancoa  imbroggià;  Ancora  intrigata  V.  Ancoa. 
%  Ese  ciù  imbroggióu  che  un  pòllin  in  ta  stoppa; 
Essere  più  impacciato  che  un  pulcino  nella  stoppa 
0  Essere  più  intrigato  che  non  è  il  sartore  a 
vestire  un  gobbo,  vale  Non  saper  risolversi,  né 
cavar  le  mani  di  ciò  che  uno  ha  da  fare. 
Imbx'òiicà.  i  penuoiu;  Imbroncare  i 
pennoni.  T.  mar.  Abbassare  il  pennone  di  mae- 
stra 0  di  trinchetto  lungo  il  suo  albero,  sino  a 
toccare  i  bordi  della  nave. 
''Im'bx'ùiunie  s.  m.  Imbarazzo,  Impedimento, 

Ingombro. 
Xiiil»x*ùiiise  V.  n.  Imbrunirsi  e  Imbrunarsi  : 
U'\i  Farsi  bruno,  e  dicesi  per  lo  più  dell'aria. 
M  Annottarsi,  Farsi  notte j   Oscurarsi,  Abbuiarsi, 
Rabbruzzarsi  o  Rabbruzzolarsi,  Farsi  buio. 
Iml3x*ù.ttà<  ùun-a;  cosa.;  Guastare  una 
cosa,  Sconcertarla. 
§  Jmbrùttàse  5  tempo  V.  Imbroggiàse  5  tempo 
nella  voce  Imbroggià. 
Im.'bùo  s.  m.  Pevera  :  Grosso  imbottatoio  di  legno 
per  lo  più  a  bocca  bislunga,  e  tutto  d'un  pezzo, 
con  un  foro  nel  mezzo,  da  cui  scende  un  becco 
0  tubo  metallico,  e  serve  ad  empier  di  vino  le 
botti  e  simili;  dicesi  anche  Imbottatoia,  Imbot- 
tavino, Imbollaina. 
S  Èse  un  imbùo  o  énu'-a  testa  d'imbùo;  Esser 
un  capassone,  un  capo  duro.  Essere  duro,  dicesi 
ad  Uomo  che  non  abbia  buona  apprensiva. 
Imlbùscioà.  V.  a.  Imbossolare:  Metter  nel 
bossolo. 

Im'bùzza.ra.seue  V.  Imlmgnàsene. 

Imita.  V.  a.  Imitare  e  Immìtare:  Fare  a  somi- 
glianza d'altri.  Studiar  di  fare  come  fa  un  altro, 
Prenderlo  ad  esempio;  Contraffare. 


Iiiiita.ziòu  s.  f.  Imitazione  e  Immitazione,  Imi- 
tamento  e  Immitamenlo:  L'atto  d'imitare. 

Imnia.g^iii£i.  v.  n.  Imaginare  e  Immaginare: 
Figurarsi  nella  mente  qualche  concetto,  Formar 
l'idea  di  checchessia.  Ideare:  ed  usasi  anche  atliv. 
S  Immaginàse  n.  p.  Imaginarsi  e  Immaginarsi,  Fi- 
gurarsi, Idearsi,  Darsi  a  credere. 

Imma.g-ina.tiT'a.  s.  f.  Imaginativa  e  Imma- 
ginativa: Potenza  e  Facoltà  dell'anima,  per  cui 
ella  concepisce  e  forma  idee  delle  cose;  allrim. 
Fantasia. 

Irumaig'ixia.zi^ii  s.  f.  Imaginazione  e  Im- 
maginazione: Lo  immaginare, 
n  Immaginazione,  per  Immaginativa. 
"  —  Fantasia,  Concetto,  Pensiero. 

Imma/iieg'à,  ;  Porre  il  manico  a  checchessia, 
it  Concertare,  Ordire,  Tramare:  flgur.  Combinare 
una  cosa,  ma  per  lo  più  con  frode. 

Imiiia.iiettà.  v.  a.  Ammanettare:  Metter  le 
manette  ad  alcuno,  Legargli  le  mani  colle  manette. 

Iixiiii£i.scà,se  n.  p.  Impostarsi:  Spianare  il 
fucile  per  far  fuoco- 

Iin.]iia.scli.ei*à.se  V.  Mascheràse. 

Iiiiiiia,ttx  V.  n.  Immattire,  Ammattire,  Impaz- 
zire 0  Impazzare,  Insanire,  Infollire,  Dar  la  volta 
al  canto,  e  in  m.  b.  Dar  nelle  girelle  o  ne' ge- 
rundi, vale  Divenir  matto.  Perder  l'uso  della 
ragione. 
S  Fa  immani;  Far  ammattire:  Dar  altrui  molte 
brighe,  molle  noie  da  fargli  quasi  perdere  il  cervello. 
S  A  tòa  nò  s'invugisce,  ma  chi  ghe  sta  troppo 
s'immattisce  ;  A  tavola  non  s'invecchia,  chi  vi 
sta  troppo  impazza.  Dettalo  prov.  dinotante  che 
A  tavola  si  sta  allegri,  ma  chi  vi  sta  troppo  corre 
rischio  d'imbriacarsi. 

Imiiia.t  ti  mento  s.  m.  Ammattimento:  Dif- 
ficoltà, Cure  e  Brighe  che  ci  vogliono  a  fare  una 
tal  cosa. 

Imma.g-iua.io  add.  Immaginario:  Che  è  solo 
nell'immaginazione.  Non  reale,  Finto. 

Immedeximase  n.  p.  Immedesimarsi: 
Farsi  una  medesima  cosa;  e  talvolta  nel  senso 
di  Porsi  negli  altrui  panni,  per  dinotare  che  altri 
piglia  parte  ai  piaceri  e  dispiaceri  d'un  tale,  come 
se  fossero  capitali  a  se  stesso. 

Immensitae s.  f. Immensità  Grandezza,Esten- 
sione  immensa. 

Immex*scióxi  s.  f.  Immersione:  L'alto  d'im- 
mergere alcuna  cosa  nell'acqua  o  in  altro  fluido. 

Immolbilitee  s.  f.  Immobilità  :  Lo  slato  di  ciò 
che  è  senza  molo  o  che  non  si  può  muovere. 

Immòudizio  s.  m.  Immondizia,  Immondezza, 
Lordura,  Sporcizia,  Sozzura,  Bruttura;  e  talora 
anche  Spazzatura. 

Immoi*alitee  s.  f.  Immoralità:  Azioni,  Pa- 
role, Costumi  contrari  all'onestà  ed  alla  buona 
morale;  Scoslumatezza. 

Immóx*oxxà.se  n.  p.  Rizzar  muso:  Prendere 
aria  di  cruccio  o  di  sdegno  per  cosa  spiacevole 
che  si  sia  detta  o  fatta;  altrim.  Imbronciare,  In- 
grugnare  e  Ingrognare,  Imbuzzire,  Corrucciarsi, 
Pigliare  il  broncio,  il  grillo.  Entrare  in  cruccio. 

Immoi-talitee  s.  f.  Immortalità:  Qualità  e 
Stalo  di  ciò  che  è  immortale.  Esenzione  da  morie. 
Eternità  di  vita. 

Immortalizzà.  v.  a.  Immortalare  e  Immor- 
talizzare:  Fare  o  Rendere  immortale  nella  me- 
moria degli  uomini;  Eternare,  Perpetuare. 


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S  Immortalizzàse  n.  p.  Immorlalarsi  :  Farsi  im- 
mortale, e  dicesi  generalm.  di  Chi,  per  opere 
famose  o  di  mano  o  dingegno, resta  sempre  vivo 
nella  memoria  degli  uomini. 

Immùiiitse  s.f.  Immunità  :  Esenzione  da  qual- 
che uffizio,  gravezza  e  sim.;  allrim.  Franchigia. 

Impaccliettà  v.  a.  Impacchettare,  Invol- 
tare: Involgere  checchessia  in  carta  o  sim.,  Farne 
un  pacchetto,  nn  piego,  un  rinvolto. 
M  Per  simil.  e  dal  volgo  dicesi  per  Ammanettare 
V.  ìmmanelld. 

Iiu.pa,cciàse  n.  p.  Impacciarsi,  Imbarazzarsi, 
Intrigarsi,  Ingerirsi,  Impicciarsi,  Impigliarsi,  Im- 
pagliarsi: Prendersi  impaccio  od  impiccio,  Met- 
tersi in  qualche  affare,  briga,  ecc. 

Impa^ccio  s.  m.  Impaccio,  Impiccio,  Fastidio, 
Briga,  Noja,  Disturbo,  Intrigo. 

Im.pa.cciùg'à.  v.  a.  Imbrogliare,  Confondere, 
Guazzabugliare,  ecc.  V.  Pacciùgà. 
S  Inipacciùgóse  in  t'ùnn-a  cosa;  Impelagare o Im- 
pelagarsi, figurai,  vale  Intrigarsi,  Imbrogliarsi  o 
Intromettersi  in  checchessia  in  modo  da  non 
potersene  facilmente  liberare. 

Impadronise  n.  p.  Impadronirsi  :  Farsi  pa- 
drone, Occupare,  Appropriarsi,  Impossessarsi,  In- 
signorirsi. 

Impaelà.  v.  a.  Immorsare.  T.  de'  calaf.  Unire 
insieme  due  pezzi  di  legno  sicché  il  maschio  fatto 
nell'estremità  dell'ano  entri  nell'incastro  fatto 
nell'altro,  oppure  il  dente  fatto  nell'uno  sia  rice- 
vuto neirintaglio  fatto  nell'altro. 

Xmpa^g-g-ettà;  v.  a.  Impaglieitare.  T.  mar. 
Alzare  intorno  al  vascello  una  difesa  di  brande, 
vele  ed  altro  sostenuta  da  alcune  reti  di  corde 
destinale  a  tal  effetto,  per  riparare  l'equipaggio 
dalla  moschetteria  del  nemico  in  tempo  di  com- 
battimento. 

Impag-g-ettatùas.  f.  Impaglieitalara:  L'ira- 
pagliellàre  V.  sopra  Impaggetfd. 

Impala  v.  a.  Impalare:  Uccider  gli  uomini  con 
cacciar  loro  nella  parte  posteriore  un  palo  e  farlo 
riuscire  di  sopra  ;  ed  è  supplizio  già  usato  dagli 
Ottomani. 

Impallidì  V.  n.  Impaludare,  Impallidire  :  Di- 
venir pallido,  smorto;  Discolorarsi,  AUibbire. 

Impalóu.  p.  pass.  Impalato  V.  Impalò, 
n  Impalalo,  in  forza  d'addielt.  dicesi  d'Uomo  che 
sta  ritto  e  senza  muoversi;  che  anche  si  dice 
Ritto  impalato  o  Impalalo  come  un  cero. 

Impana  v.  a.  Panare:  Involgere  pezzetti  di 
carne  o  altra  cosa  nel  pan  grattato,  prima  di 
cuocerli. 

Impannata  s.  f.  Impannata  :  Telajo  o  Chiu- 
sura di  legno  che  si  mette  all'apertara  delle  fi- 
nestre per  chiuderle ,  distesovi  su  pannolino  o 
carta  affine  di  difendersi  dall'intemperie  e  dal 
sole  senz'abbnjare  la  stanza. 

Impara  v.  a.  Imparare,  Apparare,  Imprendere: 
Apprendere  coH'inlelletto,  Procacciarsi  cognizione 
nuova  di  checchessia. 

—  a  fa  ùnn-a  cosa;  Imparare  a  fare  aicnna  cosa, 
dicesi  ironicam.  per  Apprendere  a  non  farla: 
Unn'atra  volta  t'imparice  a  fullàte  a  schéua  ; 
Un'altra  volta  imparerai  a  marinar  la  scuola. 

—  a-e  so  speize;  Imparar  a  vivere  o  far  checchessia 
alle  sue  spese,  cioè  Col  proprio  pericolo  o  danno. 

—  d  memòia;  Imparare  o  Imprendere  a  mente, 
cioè  Per  forza  e  ajato  di  memoria. 


Imparentaso  n.  p.  Imparentarsi,  Apparen- 
tarsi :  Divenir  parente.  Congiungersi  in  parentela. 
Far  parentado. 

Impax*zialitae  s.  f.  Imparzialità:  Virtù  e 
Carattere  di  giudicare  senza  prevenzione  e  par- 
zialità, Che  non  pende  che  al  giusto, 
n  Imparzialità,  per  Neutralità. 

Impassi  V.  n.  Appassire,  Appassare  e  Impas- 
sire:  Divenir  passo,  e  dicesi  propriam.  dell'erbe, 
fiori  e  frutti. 

Impasta  r.  n.  Impastare.  Voce  d'uso:  Intri- 
dere la  farina  e  3Ienar  la  pasta  per  fare  il  pane. 
Il  Impastare,  figurai.  Comporre,  Mescolare  più  cose 
insieme,  Far  un  mescuglio. 

Impastettà  v.  a.  Impastare:  Distender  pasta 
(farina  intrisa  con  acqua)  a  guisa  di  colla,  al- 
l'uggello  di  appiccare  insieme  qaalche  cosa,  come 
carta  o  simile. 

Impastissà  v.  a.  Impasticciare:  Fare  chec- 
chessia abborraccialamenle  e  senz'arte. 
I»  Imbrogliare,  Guastare, 
w  Imbrattare,  Lordare,  Insozzare,  Intridere. 

Impastoi!  s.  m.  Calcinaio.  T.  murai.  Mano- 
vale parlicoiarm.  addetto  a  spegner  la  calce,  in- 
triderla e  ridurla  in  calcina  da  murare  ;  opera- 
zione che  il  calcinaio  fa  colla  marra  (sappa). 

Imi>attà  fAncoa)  ;  kncor»  intrigala  V.  Ancoa. 

Impattax*àse  n.  p.  Dispianarsi,  Distendersi, 
Allargarsi  :  Porsi  a  sedere  con  tutta  comodità , 
Stare  in  panciolle. 

Impazienta  v.  a.  Far  perdere  la  pazienza. 
S  Impazientdse  n.  p.  Impazientarsi,  Impazientirsi, 
Spazientarsi,  Spazientirsi:  Perdere  la  pazienza. 
Adirarsi  alquanto. 

Impeatò  V.  Imperato. 

Impedì  V.  a.  Impedire:  Porre  impedimento, 
ostacolo.  Contrariare,  Contrastare,  Opporsi. 
»  Impedire,  per  Impacciare,  Imbarazzare. 

Impedita  add.  Incinta,  Gravida  V.  Incinta. 

Impeg'nà  v.  a.  Impegnare:  Dare  alcuna  cosa 
per  sicurtà  a  chi  ti  presta  danari. 

—  a  parolla;  Impegnare  la  fede,  la  parola,  che  an- 
che dicesi  Impegnarsi  di  parola  o  Impegnarsi 
assolut.,  vale  Promettere,  Obbligarsi  a  fare. 

—  un  a  fa  ùnn-a  cosa;  Impegnar  alcuno,  Metterlo 
nell'obbligo,  Indurlo  a  far  checchessia. 

S  Lasciàse  impegna  ;  Lasciarsi  impegnare,  Lasciarsi 

indurre,  Venir  nel  parere,  nel  volere  altrui. 
S  Impegndse  n.  p.  Impegnarsi,  Obbligarsi,  Pro- 
mettere, Indursi  a  far  cosa. 

Impeig-à  l'sea;  Stabbiare  o  Conciar  l'aja 
V.  ^a. 

Impei:xa  v.  a.  Impeciare,  Impegolare  :  Impia- 
strare di  pece  o  pegola. 

Impellissà  v.  a.  Impiallacciare:  Coprire  i 
lavori  di  legname  dozzinale  con  piallacci.  -  Pial- 
lacci diconsi  Le  sottilissime  assicelle  di  noce, 
d'ebano,  granatiglia  o  altro  legname,  colle  qoaJi 
si  cuopre  altro  legname  più  vile  in  far  casset- 
toni, stipi,  tavole  od  altro. 

Impellissadó  s.  m.  Impiallacciatore:  Chi 
impiallaccia  V.  Impellissà. 

Impellissatùa  s.  f.  Impiallacciatura:  Co- 
pertura de'  lavori  di  legname  dozzinale  fatta  con 
legno  più  nobile  segato  sottilmente. 

Impennàse  n.  p.  Impennarsi,  Inalberarsi,  di- 
cesi del  cavallo  quando  si  regge  sulle  zampe  di 
dietro,  levando  in  aria  quelle  davanti. 


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IMP 


IMP 


Imperato  s.  m.  Imperatore  e  Imperadore: 
Nome  di  suprema  dignità  temporale,  Il  capo,  II 
sovrano  dun  impero. 
S  Pescio  imperalo  o  impeató  ;  Imperatore  o  Pesce 
imperatore.  T.  ittici.  Luvarus  imperialis.  Pesce 
di  gran  tesla,  gnernita  di  minutissime  scaglie,  oc- 
chi grandi,  pupille  nere  e  l'iride  color  d'arancia. 

Imperfteziòn  s.  f.  Imperfezione:  Manca- 
mento, Difello,  contr.  di  Perfezione, 
t)  Imperfezione,  per  Difetto  corporale. 

Iiiipex*ia.le  s.  m.  Imperiale.  T.  carrozz.  Cassa 
0  Cesta  grande,  alta  un  palmo  o  poco  più,  co- 
perta di  corame,  che  sovrapponsi  al  cielo  dei 
legni  da  viaggio,  per  uso  di  chiudervi  panni, 
biancherie  o  altro. 

Im.pex'xià.  v.  a.  Impernare  e  Imperniare:  Porre 
sul  perno.  Mettere  in  perno. 

Impex*ua.tùa.  s.  f.  Impernatura:  Modo  con 
cui  una  cosa  è  imperniala. 

XinpeiTSOuìse  n.  p.  Farsi  impersonato:  Cre- 
scere grande  e  complesso. 

Iruperùccón  add.  Imparruccato:  Che  ha  in 
capo  la  parrucca. 

Impesta  V.  a.  Appestare  e  Impestare,  ma  meno 
usato:  Appiccar  la  peste, 
n  Appestare,  Ammorbare,  Attoscare,  Infettare  V. 
Accòntaggià. 

Impettàse  n.  p.  Pigliar  il  grillo,  il  grugno,  il 
broncio,  Imbronciare:  Entrar  in  cruccio,  Adirarsi. 

Impì  V.  n.  Empiere,  Empire:  Metter  dentro  a 
un  recipiente  tanta  materia  quanta  vi  cape;  Riem- 
piere, Riempire,  Infarcire. 
«  Riempiere.  '/.  de'  cuochi  Cacciare  o  Mettere  il 
ripieno  (pinj  nel  corpo  de'  volatili  o  altro  car- 
name da  cuocersi,  o  in  zucchettini,  carciofi,  ecc. 

• —  l'éuggio;  Dar  nell'occhio  V.  Èuggio. 

—  un  léugo  d'ùmi-a  cosa;  Riempiere  la  piazza,  il 
popolo,  la  città,  ecc.  di  checchessia,  vale  Pub- 
blicarlo per  tutto. 

S  E  paroUe  non  ìmpan  a  pansa;  Le  parole  non 

empiono  il  corpo  V.  ParoUa. 
S  Se  zenà  5  l' impe  e  fosse,  settembre  5  l'impe 

a  bòtte  V.  Bótte. 
%  Impise  n.  p.  Empiersi,  Empirsi,  Riempirsi, 
it  —  a  bócca  a'ùnn-a  cosa  V.  Bócca. 
n  —  de  brìgoe;  Imbollicare:  Empiersi  di  bolle. 
»  —  de  pelùcchi;  Impelarsi  la  veste  o  altro,  vale 

Atlaccarvisi  su  de'  peli. 
«  —  rfepjiyAéMpgi;  Impidocchiarsi,  Impidocchirsi: 

Empiersi  di  pidocchi. 
$  Impisela;   Empiersi,  Empirsi:  Soddisfare  coi 

cibi  all'appetito  della  fame;  Mangiare. 

—  ben  0  tanto  da  scciùppd;  Impinzarsi,  Impip- 
piarsi, Inzepparsi,  Abbottarsi,  Scorpare,  Strippare, 
Ingubbiare,  Gonfiarsi  come  la  botta  (baggio),  Ca- 
ricar la  balestra:  Mangiare  eccessivamente,  a 
crepapancia. 

:S  /  {ossoci  nò  s' ìmpan  de  rozà  V.  Fossóu. 
Impicca  V.  Appicca. 
Impicciale  V.  Impaccidsc. 
Impiccio  V.  Impaccio. 
Impiega  v.  a.  Impiegare,  Porre,  Collocare. 

M  Impiegare,  detto  di  tempo,  vale  Consumarlo, 
Spenderlo,  Occuparlo. 

«  —  dello  di  danaro,  vale  Renderlo  fruttifero. 

—  ùnn-a  pcrsònn-a:  Impiegar  uno,  vale  Collocarlo 
a  qualche  impiego;  e  talora  Occuparlo,  Dargli  da 
fare,  Metterlo  o  Tenerlo  in  opera,  in  faccenda: 


Mi  nò  so  in  cose  impiegdve;  Io  non  so  in  che 
cosa  impiegarvi. 
S  Impicgàse  n.  p.  Impiegarsi:  Entrare  in  qualche 
impiego.  Ottener  qualche  impiego. 
Impieg"0  s.  m.  Impiego,  Uffizio,  Carica,  Mi- 
nistero, Professione. 
3  Andd  all'  impiego  ;  Andare  all'uffizio,  al  telonio 
e  sim.;  questultima  voce  dicesi  solo  per  Iraslato, 
essendo  propriam.  11  telonio  Ufficio  di  esazione 
0  Ricevitoria,  ed  anche  Ranco  di  cambiatore  di 
monete. 
Impieg-ón  s.  m.  Impiegone,   Impiego   colla 

barba  (Fagixjoli,  Rime). 
Impietrito  add.  Impietrito,  Impietralo,  Petrifi- 
cato,  Lapidefado:  Divenuto  pietra  o  come  pietra.  - 
Impetricato  vale  Divenuto  duro  a  guisa  di  pietra. 
Impig-og-g-iàse  n.  p.  Impidocchiarsi  e  Im- 
pidocchirsi: Empirsi  di  pidocchi. 
Impippàse  n.  p.  Infischiarsi,  Ridersi,  Non 
curarsi  di  checchessia:  Aver  checchessia  in  non 
cale  V.  Imbrigndse. 
Implora  v.  a.  Implorare:  Chiedere  umilmente 

e  con  preghiera  ciò  che  si  desidera. 
Impònn-e  v.  a.  Imporre,  Comandare,  Ordinare. 
H  Imporre,  per  Metter  imposizioni  o  imposte.  Porre 

aggravi. 
»)  —  Incutere  col  parlare,  col  conlegno,  coll'aria 
del  viso  in  altrui  temenza  e  rispetto  verso  di 
noi  facendo  o  per  natura  nostra  o  ad  arte  ch'ei 
ci  supponga  da  più  che  non  siamo. 
Impòrpoàse  V.  Imbevidse  nel  1°  signific. 
Importa  v.  n.  Importare,  Rilevare,  Montare, 
Calere,  Interessare,  Ksser  d'interesse,  Premere, 
e  si  unisce  col  3°  caso  espresso  o  sottinteso, 
n  Importare,  per  Ascendere  a  qualche  somma  o 
valuta:  Quanto  ò  l'importa  sto  conto  ?  Qmnlo 
importa  questo  conto?  cioè  A  quanto  ascende? 
S  Nò  me  n'importa  ninte;  Non  me  ne  cale  punto, 
A  me  nulla  monta,  A  me  non  monta  un  frullo, 
A  me  non  frutta  cica,  A  me  non  cale. 
S  Poco  importa;  Monta  poco,  Poco  leva  o  rileva, 
Poco  importa,  Poco  conchiude  e  sim. 
Importausa  s.  f.  Importanza,  Rilievo,  Mo- 
mento, Peso:  Ciò  per  cui  una  cosa  è  di  qual- 
che rilievo,  sia  presa  per  se  stessa,  sia  per  le 
circostanze  che  la  accompagnano  o  sia  per  le 
conseguenze  che  ne  possono  derivare. 
S  Duse  dell' importansa;  Star  in  gota  contegna , 

Star  in  sul  mille.  Far  il  cacasodo  V.  Dà. 
S  De  poca  importansa  ;  Di  poca  levata,  cioè  Di 

poca  importanza. 
S  Ommo  d'importansa ;  Uomo  d'importanza,  vale 
Personaggio  ragguardevole. 
ImportaaRióri.  s.  f.  importazione.  T.  comm. 
Il  portare  mercanzie  dentro  lo  Stalo  o  Lo  intro- 
durre mercanzie  da  paesi  stranieri  ;  contr.   di 
Esportazione. 
Importo  s.  m.  Importo,  Importanza  :  La  somma 

a  che  monta  una  data  cosa. 
Importùn  add.  Importuno,  Importunoso,  No- 
ioso, .Molesto,  Fastidioso. 
Impoi'tùn.a  v.  a.  Importunare  e  Importunire, 
ma  meno  usalo:  Annoiare,  Riuscir  molesto,  rin- 
crescevole,  Infastidire,  Molestare,  e  per  ischerz. 
Stucchevolare. 
I)  Importunare,  per  Domandare  con  importunità, 
Noiar  chiedendo.  Vessare,  Tempestare,  Serpen- 
lare.  Infestar  con  istanze,  con  domande  importune. 


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Imposcilbile  add.  sostant.  Impossibile:  Che 
non  può  essere  in  alcun  modo ,  Che   non  paò 
farsi;  e  per  iperb;  DifiQciiissimo. 
S  Fd  l'imposcibile;  Far  l'impossibile:  Modo  di  dire 
iperb.  comune  a  molli,  e  vale  Fare  in  chec- 
chessia tolto  il  possibile  per  riuscirvi  ;  che  an- 
che dicesi  Colmare  il  sa 'CO,  Dar  il  suo  maggiore. 
S  Pretende  o    Voci  l'imposcibile;  Cavar  l'olio  di 
Romagna,  Essere  come  dare  un  pugno  in  cielo: 
Tentare  o  Volere  alcuna  cosa  impossibile. 
'£mposcil>ilità  v.  a.  Impossibilitare:  Ren- 
dere impossibile. 
Imposciljilitse  s.  f.  Impossibilità:  Nega- 
zione di  Possibilità,  Ciò  che  è  impossibile. 
I>iipossessà,se  V.  Impadrònise. 
Imposi tà  V.  a.  Impostare:  Mettere  a  libro  una 
parlila  di  dare  o  avere. 
n  Impostare.  T.  d'archit.  Posare  o  Appoggiare  so- 
pra alcuna  cosa  gli  archi  o  le  vòlte. 
n  —  Mettere  lettere  o  plichi  alla  Posta. 
—  e  truppe,  ecc.;  Postare  le  schiere,  l'esercito,  i 
soldati,  vale  Collocarle  ne'  loro  posti. 
§  Impostàse  n.  p.  Appostarsi  :  Mettersi  in  qualche 
luogo  appunto  per  osservare  ed  ispiare  chec- 
chessia. 
»  Impostarsi ,  nel  Giuoco  del  biliardo  vale  11  di- 
sporre la  persona  in  modo,  appoggiandosi   alla 
tavola  colla  stecca  in  mano,  che  si  possa  battere 
con  ogni  e  miglior  agio  la  palla  e  far  ogni  giuoco. 
Impostò  s.  m.  Impostore,  Calunniatore:  Che 
imputa  falsamente  altrui  qualche  delitto  o  altra 
biasimevole  cosa. 
n  Impostore,  per  Ipocrita,  cioè  Che  inganna  altrui 
con  false  apparenze  di  religione,  di  saviezza,  di 
probità  per  essere  tenuto  in  gran  conto. 
w  —  per  Ciurmatore,  Cerinolo,  Ingannatore. 
Impostùa.  s.  f.  Impostura,  Calunnia:  Accusa 
falsa. 
M  Ipocrisia:  Finzione  per  mezzo  di  cui  un  uomo 
nequitoso  ostenta  virtù. 
Impòtrónxse  V.  Appótronise. 
*'ljm.pottà  V.  Iinbroggià,  Pacciùgd. 
**  Cmpotto  s.  m.  Imbroglio,  Pasticcio  V.  Pacciùgo. 
**Impottòu.  add.  Imbarazzato,  Impaccialo,  im- 
broglialo; e  talvolta  Lento,  Pigro,  Lonzo. 
Impoxizión.  s.  f.  imposizione,  Imposia,  Ta- 
glia, Tributo,  Gravezza:  Tassa  di  danari  da  pa- 
garsi al  Governo  annualmente. 
Ijnipz*a/tic]xi  v.a.  Impratichire:  Render  pratico. 
S  Impratichise  n.  p.  Impratichirsi  :  Farsi  pratico. 
Xmpxrecarzióii  s.  f.  Imprecazione:  Parole  con 
cui  si  augura  e  si  prega  il  male   contro  chic- 
chessia 0  contro  se  medesimo. 
Ixiipreiza.  s.  f.  Impresa  :  Quello  che  l'uom  pi- 
glia 0  si  mette  a  fare  o  ha  in  animo  di  fare, 
ti  Impresa,  talora  dicesi  per  Appallo. 
V  P'99'à  ùnn'impreiza  ;  Pigliar  checchessia  in  ap- 
palto. Pigliar  l'appallo  di  checchessia. 
§  Piggid  ùnn'iiiipreiza  difficile  a  eseguì;  Tórre 
a  rodere  un  osso  duro  o  a  pettinare  un  riccio: 
Pigliare  a  far  cosa  difficile  o  impossibile. 
Imprencle  V.  Impara. 
Impr*esà.io  s.  m.  Impresario:  Che  imprende, 
Che  assume  qualche  impresa  concernente  il  pub- 
blico, come  de' teatri,  ecc.;  ed  è  anche  specie 
di  Appaltatore. 
Xuipi*esciòii  s.  f.  Impressione:  Azione  per 
coi  una  cosa  applicata  sopra  un'altra  vi  lascia 

Casaooia,  Dizionario  Genovese- Italiano. 


un'impronta,  dei  segni,  ecc.;  ed  anche  L'cfrelto 
prodotto  da  tale  azione, 
n  Impressione,  figurai.  L'effetto  che  una  cosa  qua- 
lunque cagiona  nei  cuore  o  nello  spirito:  A  m'ha 
fwto  troppo  impresción  ;  Mi  fece  troppo  im- 
pressione. 

Impi*esciózià.se  n.  p.  Impressionarsi  : 
I  rendersi  impressione.  Figgersi  in  mente. 

Imprimi  tu  a,  s.  f.  Imprimitura:  Quello  strato 
di  colore  che  si  dà  alla  tela,  al  legno,  al  rame 
ed  altra  materia  sulla  quale  si  vuole  dipingere; 
allrim.  ^lestica. 

Imprimme  v.  a.  Imprimere,  Improntare: 
Formar  impronta  o  effigie. 

Impromette  V.  Promette. 

ImpiTomissa.  s.  f.  Fidanzata:  Fancinlla  che 
è  per  tórre  marito,  Promessa  sposa,  e  dicesi  ri- 
spetto all'uomo  cui  dee  sposare;  antic.  Donna 
giurata. 

Impi*omisso  s.  m.  Sponsali,  Sponsalìzio: 
Promessa  delle  future  nozze,  dopo  il  qua!  atto 
la  persona  promessa  dicesi  Fidanzato. 
S  Fd  l'impromisso;  Far  gli  sponsali,  Fidanzare: 
Promettere  di  dare  o  concedere  in  matrimonio. 
Dar  fede  di  sposo. 

Impi*oiita^  s.  f.  impronta  e  Impronto:  Imma- 
gine impressa  in  qualsivoglia  cosa.  Quella  delle 
medaglie  o  monete  dicesi  anche  Conio. 

Imprónto  s.  m.  Impronto.  Voce  dell'uso: 
Quello  scudo  metallico  o  di  cartone  rappresen- 
tante il  Santo  titolare  d'una  Confraternita,  che 
i  confratelli  della  slessa  portano  attaccato  alia 
cappa  quando  escono  processionalmente. 
ti  Ed  anche  Quella  stampa  che  si  dà  ai  fratelli  di 
una  Congregazione,  in  cui,  oltre  l'effigie  del  Santo 
titolare,  è  rescritto  il  nome  e  cognome  del  con- 
fratello, col  giorno  della  sua  iscrizione. 

Improvvisa  v.  n.  Improvvisare:  Far  versi 
all'improvviso,  e  talvolta  Dire  checchessia  alla 
non  pennata  senza  meditarvi  sopra;  allrim.  Prov- 
visare,  ma  è  voce  pochissimo  usata. 

Impro"V"visata  s.  f.  Improvvisata:  Festa  o 
Convito,  falla  in  onore  altrui  senza  che  esso  o 
ninno  se  Taspelti  ;  od  anche  Lo  andare  a  pranzo 
0  in  villa  di  chi  si  sa  che  ci  desidera,  senza 
ch'esso  se  l'aspetti:  G'hò  fceto  ùnti' improvvisata; 
Gli  feci  un'improvvisata. 

Improvvisato  s.  m.  Improvvisatore:  Colui 
che  fa  versi  all'improvviso;  dicesi  anche  Poeta 
estemporaneo. 

Impùg-na  v.  a.  Impugnare:  Stringer  col  pugno, 
e  propriam.  si  dice  di  spada  o  lancia. 
Il  Impegnare,  per  Contrariare  con  ragioni,  parole, 
ecc.,  il  detto  altrui  ;  Contrariare,  Combattere,  Op- 
pugnare. 

Impùg-natùa  s.  f.  Impugnatura:  L'atto  di 
impugnare  o  La  parte  ove  s'impugna,  cioè  si 
prende  col  pugno  checchessia,  specialm.  spada, 
archibuso,  pistola,  ecc. 

—  (la  lansa;  Resta. 

—  dell'archetto  do  viólin,  ecc.;  Bietta:  Quel  pez- 
zetlo  di  legno  o  d'avorio  che  forma  il  pie  del- 
l'arco da  sonare  il  violino,  viola,  ecc.,  il  quale 
è  tenuto  fermo  da  una  vile,  in  cui  mettono  capo 
le  seloie  dell'arco. 

Impùnitae  s.  f.  Impunità:  Esenzione  da  pena, 
accordata  da  chi  ha  potestà  di  punire. 
S  Piggid  impùnitw;  Pigliar  impunità:  Manifestare 

88 


434 


INA 


INC 


al  Magistrato  i  complici  d'alcun  delitto,  onde 
procurarsi  lo  scampo  della  pena. 
"Imptìrto  s.  m.  Mangione,  Pacchione,  Pappone, 
Pappacchione,  Trippone,  Diluvjone,  Diluviatore; 
e  con  piii  forza  Lurco,  Lurcone,  Fogna:  Man- 
giatore smoderato. 
Imputa.  V.  a.  Imputare,  Incolpare:  Dar  colpa 

altrui  d'alcuna  cosa. 

Imputa ziòn  s.  f.  Imputazione:  Àttribuimento 

di  colpa,  Incolpamento  dato  senza  prova  sufficiente. 

Impùtòu  s.  m.  Imputato:  Colui   che  è  stalo 

accusato  di  qualche   delitto,  ma  di  cui   ancora 

non  si  è  provata  la  reità. 

In  albTba,nd.ori  m.  avv.  In  abbandono  V. 

Abbandòn. 
luag'X'i  V.  Inaspri. 
Inajà  V.  a.  Dicervellare,  Confondere,  Sbalordire: 

Conturbar  la  mente,  Cavar  di  cervello  e  sim. 
Inaio  V.  Invexendo. 

luajòu  add.  Sbadato,  Disattento,  Spensierato, 
Astratto. 
S  Andà  inajóu  V.  Andà. 
Inammiscilbile  add.  Inammissibile. e  In- 

nammissibile:  Che  non  si  può  ammettere. 
Inandia  v.  a.  Avviare,  Incamminare:  Indiriz- 
<zare  a  qualsiasi  arte,  negozio  e  sim. 
«  Avviare,  per  Dar  avviamento,  Dar  principio, 

Indirizzare. 
Il  —  per  Assuefare,  Avvezzare,  Addestrare,  Am- 
maestrare. 
—  ón  da-e  feste;  Conciar   uno  pel  dì  delle  feste 
V.  Arrangia. 
S  Inandidse  n.  p.  Avviarsi,  Incamminarsi,  Pigliar 

le  mosse.  Mettersi  in  via. 
n'Avviarsi, Prender  avviamento, si  dice  nel  Comm. 
di  Colui,  i  cui  affari  vanno  aumentando  con  pro- 
spero successo, 
n  Recarsi  in  concio,  Mettersi  in  ordine,  in  assetto, 
in  punto;  Prepararsi,  Apparecchiarsi. 
Iua]id.ia.mezito  s.  m.  Avviamento,  Incam- 

minamento. 
luandLióu.  p.  pass.  Avviato,  Incamminalo. 
In  apolline;  In  apolline.  Posto  avv.  col  v. 
Stare,  vale  Mangiar  lautamente  e  di  buon  gusto. 
Frase  derivjala  forse  dall'esser  dedicata  ad  Apol- 
line quella  stanza,  nella  quale  Lucullo  faceva  le 
lautissime  cene. 
Inarca  v.  a.  Inarcare,  antic.  Inarcocchiare,  Cur- 
vare: Piegare  in  arco. 
S  Inarcàse  dò  gatto;  Arroncigliarsi,  si  dice  del 
Gatto  che  inarca  la  schiena,  leva  in  allo  la  coda 
e  rabbuffa  il  pelo  mentre  soSìa  minaccioso  e  si 
mette  in  difesa. 
Inax*g-entà.  v.  a.  Inargentare  e  Argentare,  ma 
meno  usalo:  Coprir  checchessia  con  foglia  d'ar- 
genlo,  attaccatavi  sopra  con  fuoco,  bolo  o  mor- 
dente 0  altra  materia  tenace;  il  che  si  dice  anche 
Metter  d'argento. 
Inai:*x*àse  n.  p.  Sgarrarla:  Prendere  sbaglio, 
errore.  Sbagliarla:  Se  nò  m'inàro;  S'io  non  la 
sgarro,  S' io  non  erro.  Se  il  creder  mio  non  erra. 
Inaspa  v.  a.  Annaspare,  Innaspare  :  Avvolgere 

il  filato  sul  naspo  per  formare  la  matassa. 
In  a.spettati-va>ri^«c  e  MettejX. Aspettativa. 
Inaspri  v.  a.  Inasprire,  Inacerbare,  Esacerbare, 
Esasperare:  Provocar  a  sdegno  maggiore,  Irritare. 
S  Inasprise  n.  p.  Inasprirsi,  Inacerbarsi,  Esaspe- 
rarsi: Divenir  aspro.  Irritarsi. 


In  a,sti*£eto  m.  avv.  In  astrailo.  T.  filos.  Se- 
parazione che  fa  lo  intelletto  di  cosa  che  per  sua 
natura  è  inseparabile. 

In  àto  m.  avv.  In  alto,  Ad  alto,  All'insù. 
§  In  àto  ma;  \n  allo  mare  V.  All'ama. 

In  aug-e  fÈsej;  Essere  in  auge.  Essere  nel 
colmo  della  ruota,  cioè  All'apice,  Al  sommo 
grado  della  gloria,  degli  onori,  ecc.,  ed  anche 
Aver  la  fortuna  in  poppa. 

Inaug-ùra  v.  a.  Inaugurare:  Dar  principio 
con  solennità  a  qualche  nuova  istituzione. 

Inaug-urazion  s.  f.  Inaugurazione  :  L'atto 
e  la  cerimonia  dell'inaugurare. 

In  Ibansa,  (Èse  o  TegniJ  V.  Bànsa. 

In  Ibarlùg-ón  (Andà)  V.  Andà.  , 

In  l>en  (Mette  o  Piggiàj  V.  Ben  s.  m. 

In  Ibòlletta,  (ÈseJ  V.  Bolletta. 

In  Ibónn-a  CÈseJ  V.  Bón  s.  m. 

In  l>òn  punto  m.  avv.  In  buon  punto,  A 
buon  punto,  A  tempo,  Opportunamente,  In  buona 
congiuntura. 
i   In  Ibrasso  (Piggià  e  Porta)  V.  Brusso. 
\   Incadenà  v.  a.  Incatenare  e  Catenare  :  Met- 
tere in  catena.  Legare  in  catena. 
Il  Incatenare:   Tirare   una  catena  a  traverso  per 
impedire  il  passo;  e  si  dice  de'  ponti  e  de' fiumi. 

—  e  mùage,  ecc.;  Incatenar  le  muraglie,  le  vòlte 
e  simili,  vale  Forlificarle ,  Legarle  con  catene 
(ciavij. 

'Incag-àseuc  ;  Incacarne  e  Incacarsene,  In- 
fischiarsene  V.  Imbrignàsene ,  Imbùzzaràsene. 

Incag-lia  v.  n.  Incagliare:  Fermarsi  senza  po- 
tersi più  muovere,  e  propriamente  dicesi  di  navi 
che  danno  in  secco;  e  per  Iraslato  si  estende  ad 
altre  cose  già  avviate,  come  negozi,  trattali  e  sim. 

Incag-nise  n.  p.  Incanirsi,  Accanirsi,  Inve- 
lenire: Arrabbiarsi  come  cane,  Inasprirsi,  Adirarsi 
fortemente. 

Incag-nio  p.  pass.  Accanito,  Incanito,  Acca- 
nato, Accancggiato,  Inasprito,  Stizzito,  Invelenito: 
Arrabbiato  come  cane.  Fieramente  adirato. 

—  a-o  travaggio,  a-o  stùdio;  Accanito  al  lavoro, 
allo  studio,  vale  Indefessamente  costretto  al  la- 
voro, allo  studio,  ecc.  dal  proprio  dovere,  o 
stimolato  dalla  propria  volontà. 

Inca>llàse  n.  p.  Osare,  Ardire,  Dar  l'animo. 
Bastare  il  cuore.  Allentarsi,  Arrischiarsi,  Avven- 
turarsi: Aver  faccia  e  coraggio  di  dire  o  fare 
checchessia. 
§  Non  incallàse;  Peritarsi:  Esser  timido.  Non 
aver  ardire  di  far  checchessia,  Provare  un  mislo 
di  temenza,  vergogna  e  rispetto. 

Inca-mera  v.  a.  Incamerare,  Confiscare:  Unire 
i  beni  confiscali  o  d'altra  qualità  alla  regia 
camera. 

In  ca/mixa;  In  camicia:  Colla  sola  camicia 
e  senz'aura  veste.  Per  le  altre  inflessioni  V. 
Camixa. 

In  camixetta.  V.  Camixetta. 

Incammina  v.  a.  Incamminare,  Avviare:  Dar 
avviamento.  Indirizzare;  ed  anche  Dar  principio 
V.  Inandid. 
S  Incamminàsc  n.  p.  Incamminarsi,  Avviarsi:  Met- 
tersi in  via,  in  cammino.  Andar  verso  un  luogo. 
"  Incamminarsi,  figurai,  vale  Prendere  avviamento. 
Il  —  Nell'uso  dicesi  comanem.  per  Far  valere  le 
sue  ragioni  davanti  ai  tribunali. 

Incanorenise  n.  p.  Cancrenare  :  Divenire 


INC 


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0  Farsi  cancrena  ;  altrim.  locancherare,  Incan- 
cherire. 

In  cang-io  avv.  In  cambio.  In  vece. 

Incanna,  v.  a.  Incannare,  Accannellare:  Av- 
volgere il  filo  sopra  i  cannoni  o  rocchetti. 

Incannai:x:e  s.  e.  Incannatore  e  nel  fenam. 
Incannatora.  T.  tessU.  Colui  o  Colei  che  incanna 
il  filo  sopra  i  cannoni  o  rocchetti. 

Incannatùa  s.  f.  Incannatora.  T.  tessit. 
L'alto  e  I!  resultato  dell'incannare. 

Incannellà,  v.  a.  Incanalare:  Ridurre  acque 
scorrenti  in  canale. 

Incanta  v.  a.  Incantare,  Subastare:  Vendere 

all'incanto,  cioè  pubblicamente  a  saon  di  tromba. 

Il  Incantare,  per  Ammaliare,  Stregare,  Affascinare, 

Fare  incanti. 
»  —  Detto  figurat.  Sorprendere,  Abbagliare,  e  quasi 
Sbalordire  per  la  maraviglia;  e  dicesi  per  lo  più 
delle  cose  che  piaciono  in  sommo  grado. 

Incante:!K:inio  s.  m.  Incantesimo,  poet.  In- 
cantesmo,  Incanto,  Incantamento,  Fàscino,  Malìa, 
Stregoneria,  Fattucchieria. 

Incantonàse  n.  p.  Appostarsi  V.  Impóstàse. 

lucantòu.  p.  pass.  Incantato,  Subastato  V.  Tn- 
canld  nel  i"  significato, 
<t  Incantalo,  Ammaliato,  Affascinato,  Affalappiato, 

Indozzato,  Stregato, 
n  Figurat.  3Iogio,  Stupido,  Insensato,  Abbagliato: 
Sorpreso  o  Sbalordito  per  maraviglia. 

Incapace  add.  Incapace,  Inabile,  Inetto,  Non 
idoneo;  e  talora  Che  è  in  tale  disposizione  o 
stato  di  mente  o  di  corpo,  che  non  può  sana- 
mente giudicare  o  liberamene  operare,  come 
Incapace  di  ragione,  di  muoversi,  ecc. 
n  Incapace,  talvolta  si  prende  anche  in  buona  parte 
come  :  Incapace  a  di  de  box'ie ,  a  manca  de 
parolla,  ecc.;  Incapace  di  mentire,  di  mancar 
di  parola,  ecc. 

Incapaci  tee  s.  f.  Incapacità:  Difetto  di  forza, 
di  attitudine;  Inabilità,  Insufficienza. 

Incappella  v.  a.  Incappellare:  Mettere  il 
cappello. 
"  Incappellare,  detto  di  marosi  o  ondate  del  mare, 
vale  Coprire,  Inviluppare,  Rinvolgere  e  simili. 

—  e  sartie,  ecc.;  Incappellare  le  sartie  od  altri  cavi. 
T.  mar.  Passare  o  Abbracciare  con  la  gassa, 
che  è  fatta  all'estremila  di  queste  corde,  la  testa 
dell'albero  per  islabilirle  al  loro  luogo  e  arraz- 
zare il  basamento. 

Incappellag'g'io  V.  Incappellatùa. 

Incappale  V.  Inciampàse. 

Incappellatùa  s.  f.  Incappellalura.  T.mar. 
Luogo  dove  le  sartie  sono  incappellate. 

Incappottòu  add.  Incappottalo.  Voce  del- 
l'uso. Fascialo  nel  cappotto. 

Incappùssase  n.  p.  Incappucciarsi,  Inca- 
maffarsì.  Imbacuccarsi  V.  Imbacùccàse. 

Incapri^ia  v.  a.  Ineapricciare,  Incapriccire: 
Far  venire  ad  alcuno  il  capriccio,  la  voglia  di 
far  una  cosa. 
«  Invaghire,  Innamorare,  Accendere  d'amore. 
S  Incapriciàse  n.  p.  Incapricciarsi  e  Incapriccirsi  : 
Invogliarsi ,  Venir  capriccio,  voglia,  Accendersi 
di  desiderio  di  checchessia, 
n  Incapricciarsi,  Innamorarsi,  Invaghirsi,  Accen- 
dersi d'amore. 

Incaireg'a  v.  a.  Incaricare:  Dar  carico  o  lo 
incarico,  la  cara,  i' incombenza  di  far  una  fac- 


cenda, di  trattare  an  negozio,  di  attendere  ad 
un  ufficio,  ecc. 
S  Incaregdse  n.  p.  Incaricarsi:  Assumersi  l'inca- 
rico, la  cura,  l'incumbenza,  Prendersi  l'assunto. 

In  careg-lietta  d'òu  v.  Cureghelta. 

Incàx*eg"0  s.  m.  Carico,  Incarico,  Cura,  Uf- 
fizio, Incumbenza. 
S  Piggidse  l'incàrego;  Assumersi  il  carico,  l'incom- 
benza. Incaricarsi,  Prendere  o  Prendersi  l'assonlo. 

Incax*i  v.  n.  Rincarire  :  Crescere  di  prezzo. 

Incairnàse  n.  p.  Incarnarsi:  Prendere,  As- 
sumere carne, Farsi  nomo;  e  s'intende  dei  Verbo 
Eterno. 
Il  Incarnarsi,  e  più  propriam.  Incarnirsi,  per  Fic- 
carsi, Penetrar  nella  carne;  e  dicesi  propriam. 
delle  unghie. 

Incai*natto  s.  m.  Incarnato  :  Sorta  di  colore 
simile  alla  carne,  che  è  un  color  misto  tra  rosso 
e  bianco. 
«  Usasi  anche  come  addielt.,  Incarnato,  Incarna- 
tino, Scamatino,  Carnicino,  Imbalconato. 

Incai*naziòn  s.  f.  Incarnazione:  Lo  incar- 
narsi che  fece  il  N.  S.,  Il  mistero  dell'Incarna- 
zione del  Signore. 

Incarog-nise  V.  Appottiffdse. 
Il  Incarognire,  detto  dell»  malattie,  vale  Radicarsi 
profondamente:  Se  ve  a  lascice  incarognì  in  ti 
osse,  ecc.;  Se  fate  che  essa  v'incarognisca  nelle 
ossa,  ecc. 
Il  Anneghittire,  Impoltronire,  Impigrire:  Divenire 
infingardo,  pigro,  neghittoso,  indolente,  trascu- 
ralo, ecc. 

Incai:*tinàse  n.  p.  Incrojarsi:  Aggrinzarsi  e 
indurirsi  come  il  cuojo  bagnato  e  poi   risecco. 

Incai*tinòu  p.  pass.  Incrojato,  dicesi  del  icuojo 
che  per  essere  stalo  presso  al  fuoco  sia  divenuto 
duro,  grinzoso  e  simile  ad  una  cartapecora  ab- 
bruciacchiata. Parlandosi  del  panno,  divenuto  sodo 
per  untumi  e  lordure,  dicesi  meglio  Incorezzato. 

Incartoccia  v.  a.  Incartocciare:  Mettere  nel 
cartoccio. 
S  Incartoccidse  n.  p.  Incartocciarsi  :  Ravvolgersi 

in  guisa  di  cartoccio. 
Il  Accartocciarsi,  in  Archit.  dicesi  L'avvolgersi  che 
fanno  sopra  di  se  medesime  alcune  parti  d'or- 
namento dette  Cartocci. 

Incartona  v.  a.  Incartonare.  T.  delegai,  da 
libri.  Attaccare  il  cartone  ai  libri  cuciti,  che  si 
voglion  legare. 

Incàsà  v.  a.  Rincalzare.  Voce  del  contado: 
Mettere  intorno  a  una  cosa  o  terra  o  altro  per 
fortificarla  e  difenderla  acciocché  si  sostenga  o 
stia  salda;  e  per  lo  più  dicesi  degli  alberi,  del 
formentone,  delle  patate,  ecc. 

Incascia  v.  a.  Incassare:  Mettere  nella  cassa. 
f)  Incassare,  Incastonare,  dicesi  del  Legar  le  gemme 
nel  castone  V.  Castòn. 

—  a  giórno;  Legare  a  giorno:  Stringere  una  pietra 
in  castone  o  in  cassetta  senza  fondo,  si  che  la 
gemma  resli  visibile  anche  dalla  parte  inferiore. 

—  a  néulle;  Legare  a  notte:  Serrare  una  gemma 
in  castone  o  in  cassetta  che  abbia  fondo  metal- 
lico, e  perciò  opaco. 

—  dince;  Incassar  danari:  Esigere,  Riscuotere,  Ri- 
tirar danari;  e  per  estens.  Imborsare,  Intascare, 
Insaccare. 

Incàscià  V.  a.  Imbozzimare  :  Dar  la  bozzima 
all'ordito  delle  tele  V.  Càscia. 


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Incasciatùa  s.  f.  Incassatura:  L'incassare 
e  11  lavoro  che  ne  risnlta.  -  Incastonatura  Lo 
incastonare  e  li  lavoro  che  ne  risulta  V.  Inca- 
scid  nei  2"  significato. 
1)  Incassatura,  per  Serie  di  più  cose  incassate  in- 
sieme, p.  e.  le  vertebre  della  spina  dorsale, 

lucaselo  s.  m.  Incasso:  Ciò  che  s'incassa  di 
danari  a'  teatri  o  altri  pubblici  ritrovi. 

Incasina  v.  a.  Incalcinare:  Coprire  con  cal- 
cina, Intonacare  con  calcina. 
S  Incàsindse  n.  p.  Bruttarsi  di  calcina. 

Incasinóu.  add.  Arso,  Povero  in  canna,  Pien 
di  miseria.  Modo  figur. 

Incassilo  add.  Stizzito,  Stizzalo,  Imbizzito: 
Pieno  di  stizza,  di  bizza. 

Incassise  n.  p.  Slizzare,  Stizzarsi,  Imbizzire: 
Prendere  stizza,  3Iontare  in  bizza. 

Incatrana  v.  a.  Incatramare:  Impiastrare  o 

Impeciar  col  catrame. 
"IncatranóuL  p.  pass.  Incatramato  V.  In- 
catrand. 
«  In  voce  furb.  e  in  forza  d'add.  vale  Ubbriaco 
V.  Catran  nel  2»  signiflcatp. 

Incava  s.  f.  Fiosso:  Quella  parte  laterale  e  più 
ristretta  sì  del  suolo  della  scarpa  presso  al  lacco, 
sì  della  pianta  del  piede  presso  al  calcagno,  spe- 
cialm.  dal  lato  interno,  dove  quella  incavatura 
è  maggiore.  La  scarpa  destra  ha  il  fiosso  a  sinistra, 
e  la  sinistra  lo  ha  alla  destra.  Le  scarpe  col 
fiosso  non  si  cangian  mai  di  piede,  e  diconsi 
Scarpe  a  due  forme. 

Incava  v.  a.  Incavare  :  Far  incavo. 
§  Incavdse  n.  p.  Incavarsi. 

In  cavallin;  A  cavalluccio  V.  A  cavallin. 

Incavatila  s.  f.  Incavatura  :  Stato  e  Qualità 
di  ciò  che  è  incavato,  ed  anche  L'incavo  stesso. 

Inoavig'g'ia  v.  a.  Accavigliare  :  Avvolgere  o 
Distender  seta  o  altre  cose  filate  sulla  caviglia. 

—  un  bastimento;  Incavigliare  un  bastimento.  T. 
mar.  Jlettere  le  caviglie  ne' fianchi  o  fondo  di 
una  nave  per  assicurarne  il  fasciame  V.  Caviggia 
nel  2°  signif. 

Incavig-g-iòu.  s.  ra.  Accaviglialore  :  Colui 

che  accaviglia. 
Incavo  s.  m.  Incavo:  Cosa  incavala.  L'effetto 

dell'incavare. 

—  dò  barcòn;  Strombatura,  Strombo:  Quello  sguan- 
cio nella  grossezza  del  muro  ai  Iati  della  fine- 
stra, per  cui  l'apertura  di  essa  va  allargandosi 
nell'interno  della  stanza.  Ciò  fassi  affinchè  le  im- 
poste meglio  spalancale  dieno  meno  ingombro 
e  più  lume.  La  strombatura  si  fa  talora  anche 
alle  porle. 

S  Travaggio  d'incavo;  Lavoro  d'incavo,  dicesi 
Quello  che  si  fa  per  via  di  ruota  nelle  pietre  dure, 
gemme,  cristalli,  non  di  rilievo,  ma  affondato,  di 
cui  rimane  l'impronta  nella  cera  o  altra  materia. 
In  caxo  C£sej;  Essere  in  caso,  cioè  in  istalo, 
in  grado  di  fare,  di  operare  e  simile. 

—  de  morte;  In  caso  di  morte  d'alcuno  e  simili, 
e  vale  Se  avverrà  ch'egli  muoja. 

Ingeà  V.  a.  Incorare:  Impiastrar^»  con  cera. 

In^ea  (Tejaj;  Incerato:  Tela  incerala  per  di- 
fender checchessia  dalla  pioggia. 

Ingeaclda  s.  f  Incerata.  T.  mar.  Tela  inca- 
tramala, con  cui  si  copron  le  boccaporle,  per 
impedire  che  la  pioggia  o  l'acqua  del  mare  non 
entri  nella  nave. 


Incendia  v. a.  Incendiare,  Incèndere:  Appiccar 
fuoco  a  checchessia  affinchè  levi  incendio. 

In  9eneeta(^.4«(/óyi;AndarindileguoV./4nrftó. 

Incensa  v.  a.  Incensare:  Dar  l'incenso,  cioè 
Spargrre  il  fumo  dell'  incenso,  siccome  fanno  i 
ministri  sacri  verso  le  cose  sacre. 

—  ùnn-a  persònn-a  ;  Incensar  uno,  vale  Adularlo. 
Incensad.d.a  s.  f.  Incensata,  Incensamento, 

Incensazione:  L'incensare. 

"  Incensata,  Incensamelo  e  Incensatura,  figurai. 
vale  Adulazione. 
Incenso  s.  m.  Incenso:  Gomma  resina  che  slilla 
dall'albero  arabico  detto  dai  Botan.  funiperus 
lycia,  e  delia  quale  si  fa  uso  per  arderla  nelle 
cerimonie  ecclesiastiche;  altrim.  Olibano. 

S  Dd  dell'incenso  ;  Dar  incenso,  figurai,  vale  Adu- 
lare, Lusingare,  Piaggiare ,  Lodare  oltre  il  do- 
vere, ecc. 

S  L'è  camme  dd  de  l'incenso  a-i  morti;  Gli  è 
come  dare  l'incenso  ai  morti  o  ai  grilli,  cioè  É 
cosa  che  non  sprve  a  niente,  É  tempo  gettato  via. 

§  Navetta  dell'incenso  ;  Navicella  V.  Navetta. 
Indenta  s.  f.  Insidia,  Agguato,  Imboscata,  Posta, 
Trama. 

§  Ingente;  Incinte  0  Cinte.  T.  mar.  Quelle  file  o 
corsi  di  tavole  esteriori  più  forti  e  più  grosse 
delle  altre  del  fasciame,  che  circondano  il  ba- 
stimento da  un'estremità  all'altra,  sopra  la  linea 
d'acqua  dell'opera  morta. 
Inceppa  CAncoaJ  V.  Ancoa  imbroggid  nella 

voce  Ancoa. 
In^ertessa  s.  f.  Incertezza,  Incertitudine, 

Ambiguità,  Dubbietà,  conlr.  di  Cetlezza. 
Incerto  s.  m.  Incerto:  Ciò  che  non  è  certo. 
La  cosa  che  non  si  può  sapere  se  si  otterrà,  se 
si  avrà,  ecc. 

g  Incerti;  Incerti:  Quei   guadagni   che  si  fanno 
eventualmente  in  un  ufficio,  o  per  regalie  o  per 
diritti  0  per  altro,  sopra  la  provvisione. 
In9erto  add.  Incerto,  Dubbio,  Non  sicuro. 

Il  Incerto,  detto  di  persona,  vale  Dubbioso,  Am- 
biguo, Irresoluto,  Titubante,  Perplesso. 

S  Èse  incerto;  Stare  su' trampoli:  Essere  incerto 
e  dubbioso. 
"Incervellà  v.  a.  Rompere  o  Spaccar  la  fronte 
0  la  lesta:  Ferire  uno  ntl  capo  con  sasso  o  altro 
di  modo  che  faccia  sangue  e  gli  escano  quasi  le 
cervella.  Modo  basso. 
Incetta  s.  f.  Incetta:  Propriam.  Compra  di  mer- 
canzia per  rivenderle  poi  a  più  caro  prezzo;  ma 
da  noi  usasi  comiuiem.  nel  signif.  di  Compra 
falla  con  mollo  profitto  per  occasione  straordi- 
naria che  si  offra. 

"  Incetta,  figurai,  per  Acquisto,  Guadagno:  0  l'ha 
[ceto  ùnn-a  bella  incetta;  l^gli  ha  fatto  una 
buona  incetta. 

g  Accaltd  all'incetta;  Comperare  a  balzello  V. 
Accatta. 
Incetta  v.  a.  Incettare:  Comprare  quanto  più 
uno  può  d'una  mercanzia  per  rivenderla  poi  a 
più  prezzo. 
Incliin  s.  m.  Inchino:  Segno  di  riverenza,  che 
gli  uomini  fanno  piegando  il  capo  o  la  persona, 
e  le  donne  piegando  alcun  poco  le  ginocchia. 
Indxin&^se  n.  p.  Inchinarsi,  Abbassarsi,  Umi- 
liarsi. 

—  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Inchinar  uno  o  Inchinarsi 
a  uno,  vale  Riverirlo. 


INC 


INC 


437 


Inoia,s>à>  v.  a.  Impiagare  nel  capo  V.  Incervelld. 
In  oia/mpa^nelle  (DdJ  V.  Ciampanelle. 
Inciampàse  n.  p.  Inciampare, Inciampicare, 
Incespare,  Incespicare:  Porre  il  piede  in  fallo, 
0  Avviluppare  i  piedi  in  cose  che  impediscooo 
l'andare. 
I]icia.ppellà<  v.  a. Impianellare:  Metterle  pia- 
nelle. Coprir  di  pianelle  V.  Ciappella. 
**Inciarise  n.  p.  Ubbriacarsi.  Voce   furbesca 
V.  Imbriwgàse. 
Inciastrà,  v.  a.  Impiastrare,  Impacciucare  e 
Impacchiacare,  Insudiciare,  Inzavardare  e  Inza- 
fardare:  Imbrattare  di  cosa  sudicia  e  tegnente. 
H  Impiastrare:  Fra  i  pittori  è  modo  spregevole 
per  esprimere  la  poca  grazia  di  coloro  che  nel 
dipingere   non  sanno   maneggiare  il  colore,  né 
collocarlo  a' suoi  luoghi. 
Il  ninzaffare.  T.  murai.  \.  Imbocca  nel  6°signif. 
—  dò  pappe;  Impiastrare  carta,  metaf.  vale  Brut- 
tarla d'inchiostro  scrivendo  inutilmente. 
S  Inciastràse  n.  p.  Impiastrarsi,  Insudiciarsi,  Im- 
pacciucarsi,  Impappolarsi;  Inzavardarsi,  Imbrodo- 
larsi, ecc. 
Iiicia<stz*a.pa>ppés.  m.Impiastrafogli,  Schic- 
cheracarte; dicesi  per  invilìmento  di  Chi  fa  il 
letterato,  e  non  è,  ed  imbratta  la  carta  scara- 
bocchiando 0  scrivendo  cose  inette. 
In.cia.sti*o  s.  m.  Impiastro,  Empiastro,  Cata- 
plasma: Medicamento   composto  o  di  farine  di 
varie  qnalità  o  di  midolla  dì  pane  o  di  polpa 
di  zucca,  0  di  altre  materie,  bollite  nell'acqua, 
nel  latte  o  altro  liquido,  e  ridotte  in  una  pasta 
assai  molle  che  si  distende  su  un  pannolino,  e 
si  applica  sulla  parte  malata,  tenendolo  fisso  con 
una  fascia. 
«  Impiastro,  metaf.  per  Convenzione  o  Patto  con- 
cluso con  imbroglio  o  all'impazzata,  onde:  Fd 
un  inciastro;  Far  un  impiastro,  vale  Condurre 
a  fine  qnalche  trattato  inconsideratamente, 
n  Imbratto,  dicesi  figurat.  di  Cosa  malfatta  o  con- 
fusamente racconcia. 
n  Dicesi  pure  figurat.  di  Persona  senza  vigoria, 

senza  salute  o  da  nulla. 
S  0  l'è  un  inciastro  in  sciùnn-a  gamba  de  legno; 
E'  giova  come  l'incenso  a'  morti,  cioè  Giova  a 
nulla. 
Incia<sti*5n  s.  m.  Brodolone,  dicesi  di  Chi 
nel  mangiare  o  nel  bere  s'imbrodola  tutto. 
•1  Usasi  talvolta  figurat.  per  Imbroglione,  Impic- 
cione, Mestatore,  Ciarpiere,  Imbratlamondi,  ecc., 
cioè  Che  vuol  porre  le  mani  in  ogni  cosa,  né 
mai  gliene  riesce  una,  e  le  fa  per  lo  più  tutte 
male. 
IiiLCia.stx>òxià;  V.  a.  Impiastricciare,  frequentaL 
d'Impiastrare. 
S  InciaslrSndse  n.  p.   Impiastricciarsi,  Insudi- 
ciarsi, ecc. 
Inoim'bx'icoià.se  n.  p.  Cincinnarsi,  Ricin- 
cinnarsi, Rinfronzirsi,  dicesi  delle  donne,  e  vale 
Abbellirsi  ricercatamente,  Ornarsi  di  molti  fron- 
zoli, cioè  di  gale,  nastri  o  altri  fregi  d'abbiglia- 
mento donnesco. 
Incid.de  v.  a.  Incidere,  Intagliare:  Scolpire  in 

rame  o  in  acciajo  o  in  legno  per  istampare. 
In  9imnia>  avv.  Sopra,  Sovra,  Su;  In  cima, 
In  vetta,  In  cocca. 

—  de  casa  V.  nella  voce  Casa. 

—  de  die  o  In  tcià  cimma  de  die  V.  Dìo. 


Incinta,  add.  Incinta:  Aggiunto  a  donna,  vale 
Gravida. 

Inciòd.£L  V.  a.  Inchiodare  e  Inchiovare,  Chio- 
dare e  Chiovarc,  Chiovellare,  antic.  Chiavellare: 
Fermare  o  Conficcare  con  chiodi. 
«  Inchiodare,  Inchiovare  e  Chiovare,  dicesi  de'  ca- 
valli e  simili,  e  vale  Punger  la  loro  unghia  sol 
vivo  quando  si  ferrano. 

—  i  barcòin;  Conficcar  le  imposte  delle  finestre. 

—  un  in  t'ùn  letto;  Inchiodar  altrui  nel  letto: 
Fermare  alcuno  nel  letto,  e  dicesi  delle  malattie. 

—  «n  pesso  d'artiglieria;  Inchiodare,  Chiovare, 
Conficcare  un  pezzo  d'artiglieria:  Renderlo  ina- 
bile ad  essere  adoperato  col  mettere  un  chiodo 
nel  focone. 

Inciòda>tùa>  s.  f.  Inchiodatura  e  Inchiovatara: 
Quella  ferita  che  fa  il  maniscalco  al  cavallo,  mulo, 
asino  e  bue,  allorché  nell'inchiovare  il  ferro  sul 
piede,  invece  di  passarne  soltanto  la  muraglia, 
piinge  e  ferisce  la  carne  viva. 

Incióng-ià  V.  a.  Impiombare:  Fermar  con 
piombo,  come  i  ferri  nelle  muraglie  o  altro. 

—  I  denti;  Impiombarci  denti  :  Incastrare  del  piombo 
0  simile  ne'  denti  cariosi. 

—  t  veddri;  Armare  i  vetri  delle  finestre,  cioè  Com- 
metterli coi  piombi  e  sprangarli  con  bacchette 
di  ferro. 

—  ùnn-a  corda;  Impiombare  una  corda.  T.  mar. 
Unire  insieme  due  estremità  d'una  corda,  intral- 
ciando insieme  e  reciprocamente  i  cordoni  scom- 
messi d'una  tra  i  cordoni  scrati  e  commessi  del- 
l'altra, sipchè  formino  una  commessione  saldissima. 

Inciòng'ia^tùa.  s.  f.  Impiombatura  :  L' im- 
piombare. 

Inciong-inn-as.  f. Bocco impiombato:  Bocce 
forato,  vuotato  e  poi  riempiuto  di  piombo  fuso 
V.  Bòtto. 

Inciostro  s.  m.  Inchiostro:  Materia  liquida, 
comunem.  nera,  colla  quale  si  scrive. 

—  da  stampoeì;  Inchiostro  da  stampa:  Composi- 
zione nera,  pastosa,  colla  quale  si  stampano  libri. 

S  Ammaccid  o  pappe  d' inciostro;  Scorbiare   e 
Sgorbiare:  Lasciar  cadere  l'inchiostro  sulla  carta 
e  macchiarla  o  sia  a  caso  o  sia  a  posta. 
S  Brutta  d'inciostro;  Inchiostrare:  Bruttar  d'in- 
chiostro. 
%  Brutto  d'inciostro;  Inchiostrato,  Inchiostroso. 

Incipria  V.  a.  Incipriare,  Impolverare:  Asper- 
gere i  capelli  di  polvere  di  cipri. 

Incisión  s.  f.  Incisione  :  Lavoro ,  Opera  scol- 
pita sul  rame,  suU'acciajoo  sul  legno  per  istampare. 

Inciso  s.  m.  Incisore  :  Colui  che  incide  figure 
0  altro  sul  rame  o  nell'acciajo  ;  dicesi  anche  In- 
tagliatore. 
"Inciucca  v.  a.  Inciuscherare,  Ubbriacare.  V. 
bassa  e  del  gergo  V.  Imbricegà. 
S  Inciuccdse  n.  p.  Inciuscherarsi,  Imbriacarsi. 

Inci'viltee  s.  f.  Inciviltà,  Inurbanità,  Mala- 
creanza, Scortesia:  Atti  o  Parole  contrari  alla 
civiltà. 

Inclina,  v.  n.  Inclinare:  Aver  altitudine,  genio, 
disposizione  ad  una  cosa. 

Inclinaziòn  s.  f.  Inclinazione:  Naturale  di- 
sposizione a  cosa  particolare;  Propensione,  Ten- 
denza, Attitudine,  Genio. 

Incoccia,  v.  a.  Incocciare,  Inganciare. 

—  ùnn-a  corda,  ecc.;  Incocciare  una  manovra,  una 
corda.  T.  mar.  Attaccare  una  corda  stabilmente 


438 


INC 


INC 


a  qualche  parte  della  nave  o  del  guernimerito. 
-  Incocciare  si  dice  di  quell'estremità  delle  ma- 
novre correnti,  che  rimane  sempre  attaccata  ad 
uno  slesso  punto,  e  non  delle  manovre  che  si 
levano  e  si  rimettono,  nel  qual  caso  si  dice 
Amarrare. 
§  incocciala;  Imbroccarla,  Imberciarla,  Dar  nel 
brocco,  Coglier  nel  segno,  Apporsi,  Pigliar  il  nerbo 
della  cosa:  0  l'ha  incoccia;  E'  l'ha  imbroccata, 
Ei  colse  nel  segno,  ecc. 
S  Incoccidse  n.  p.  Incocciarsi,  Incaparsi,  Intestarsi, 
Ostinarsi,  Incaponire,  Aver  fermo  o  fisso  il  chiodo. 
Entrar  nel  gigante:  Non  si  voler  ricredere  né 
sgannare,  Star  ostinato  nella  sua  opinione. 

Incolla/  V.  a.  Incollare:  Appiccare  insieme  le 
cose  con  la  colla. 
Il  Incollare:  Nelle  Cartiere  vale  Dar  la  colla  alla 
carta,  perchè  sia  atta  a  ben  ricevere  l'inchiostro, 
senza  imbeversene  e  spanderlo. 

Incollatùa  s.  f.  Incollamento:  Appiccamenlo 
di  due  0  più  cose,  fatto  con  la  colla  o  per  via 
d'altro  glutine. 
I»  Incollatura:  Nelle  Cartiere  dicesi  L'operazione 
dell'incollare  la  carta. 

Ineomlbeiisà  V.  Tncaregd. 

IncomensSi,  V.  Comensà. 

Incomeuso  V.  Comcnso. 

Incomoda.  V.  Descomodà. 

In.  comùn  V.  Comùn  s.  m. 

In  comùnitse  V.  Comùnitw. 

In  conclùxion  V.  Conclùxiòn. 

In  consùmmón  (Ande)  V.  Andd. 

In  contemplazion  V.  Contemplaziòn. 

Incontra  v.  a.  luci  entrare.  Rincontrare,  Ri- 
scontrare, Scontrare  :  Abbattersi  in  camminando 
con  chicchessia.  Dicesi  anche  Intoppare,  ma  pren- 
desi per  lo  più  in  mala  parte. 
M  Incontrare,  in  senso  neul.  vale  Incontrare  il  gra- 
dimento, Esser  gradito,  Gradire,  Piacere,  Dare 
nel  genio.  Trattandosi  di  qualche  cantante,  o  sim. 
Riportar  applauso,  Esser  applaudito. 
S  Incontrdse  n.  p.  Incontrarsi,  Rincontrarsi,  Ri- 
scontrarsi, Abbattersi,  Imbattersi,  Dar  in  alcuno. 
«  —  a  caxo;  Incontrarsi  per  abbattimento. 
«  —  de  genio;  Esser  simpatici.  Incontrarsi  nell'idea. 
S  S5n  e  montagne  che  no  s' incontran  ;  Si  scon- 
trano  gli  uomini  e  non  le  montagne,  A  trovarsi 
vanno  gli  uomini  spesso  e  i  monti  fermi  stanno, 
Chi   non   muor  si  rivede.  Dettato  proverb.  di 
chiaro  significato. 

Incorag-g-ì  v.  a.  Incoraggire  e  Incoraggiare, 
Incorare,  Inanimire,  Inanimare  :  Dare  o  Far  animo 
0  cuore  ad  alcuno. 
S  Incoraggìse  n.  p.  Incoraggirsi,  Inanimirsi,  Ina- 
nimarsi: Pigliar  coraggio,  Pigliar  animo. 

Incorlba  v.  a.  Incestare:  Mettere  nelle  ceste. 

Incordase  n.  p.  Incordare  :  Perdere  il  po- 
tersi piegare,  Intirizzire  per  malore  muscolare. 

Incordaziòn  s.  f.  Incordatura  :  Morbosa 
contrazione  di  muscoli. 

Incóre  v.  n.  Incorrere,  Incappare:  Cadere  in 
cose  di  pregiudizio,  di  danno,  di  vergogna,  ecc.; 
e  anche  jn  nisidie,  in  pericoli,  ecc. 

Incor*nix:a  v.  a.  Incorniciare.  Ornar  di  cor- 
nice. Metter  la  cornice. 

Incorona  v.  a.  Incoronare,  Coronare:  Porre 
altrui  la  corona  in  capo/ in  segno  d'onore,  di 
potestà  regia,  ecc. 


Incoronazion  s.  f.  Incoronazione,  Coro- 
nazione:.L'alto  d'incoronare. 
Inc5rpà  v.  a.  Incolpare,  Accolpare,  Accagio-!. 
nare  V.  Accaxonà  nel  1°  significato.  '  "~ 

Incorpora  v.  a.  Incorporare  :   Mescolare  e 
Unire  insieme  più  materie  formandone  un-  sol 
corpo. 
I)  Incorporare,  dicesi  anche  di  paesi,  provincie  e 
simili,  e  vale  Unirlo  ad  altre  come  un  sol  corpo. 
H  —  Nella  Milizia  vale  Unire  diverse  truppe   in 
un  sol  corpo,  ed  anche  Unire  alcune  truppe  di 
un  corpo  ad  un  atro. 
'<  Incorporàse  n.  p.  Incorporarsi:  Il  mescolarsi  e 
confondersi   di   più  corpi   insieme   formandone 
un  solo.  ., 

0  Incorporarsi ,  Trarre  a  sé  checchessia  e  conver- 
tirlo nella  propria  sostanza,  Attrarre  a  sé  una 
sostanza.  Imbeversi. 
Incorporazion  s.  f.  Incorporazione,  In- 
corporamento, Incòrporo:  L'incorporare,  Mistione, 
Unione  di  più  cose  insieme,  o  II  fare  di  più  cose 
un  corpo  solo. 
I)  Incorporazione,  nella  Milizia  L'operazione  d' in- 
corporar le  truppe. 
IncSrrì  V.  lucóre. 

Incrasta  v. a  Incastrare:  Congegnare  o  Com- 
mettere l'una  cosa  dentro  dell'altra;  ed  usasi 
anche  nel  neut.  pass. 
Incrasto  s.  m.  Incastro,  Incastratura,  Cora- 
mettitura,  Commessura:  L'incastrare  e  II  luogo 
stesso  dove  s' incastra. 
Incriccase  V.  Incoccidse  in  Incoccid. 
Incrosta  v.  a.  Incrostare:  Accomodare  sopra 
pietre,  muro  o  simili  cose  marmi  ridotti  in  falde 
sottili  e  simili;  altrim.  Incrostolare. 
Incróxà  v.  a.  Incrociare,  Incrocicchiare:  So- 
prapporre 0  Attraversar  due  cose  a  modo  di  croce, 
1)  Incrociare,  in  term.  mar.  diccsi  delle  navi  ar- 
mate allorché  vanno  e  vengono  senza  discostarsi 
da  un  paraggio  determinato  per  osservare  ciò 
che  vi  si  fa,  e  più  sovente  per  dar  la  caccia  ai 
bastimenti  nemici  e  intercettare  le  loro  spedi- 
zioni e  convogli. 
—  e  razze;  Incrocicchiar  le  razze,  vale  Far  ac- 
coppiar animali  di  eguale  specie,  ma  di  diverse 
razze,  per  ottenerne  di  nuove  e  per  migliorarle. 
S  Incroxdse  n.  p.  Incrociarsi,  Incrocicchiarsi,  In- 
tersecarsi. 
Incróxatùa  s.  f.  Incrociatura  e  Incrocia- 
mento  ,   Incrocicchialura  e    Incrocicchiamento  : 
Attraversamento,  Iniersecazione  o  Intrecciatura 
fatta  a  guisa  di  croce, 
flncróxinn-a  s.  f.  Incrocina.  Voce  nostra 
e  dell'uso:  Specie  di  bordalo  così  detto,  perchè 
tessuto  a  righe  incrociate  di  più  colori, 
Incroxòu.  p.  pass.  Incrociato,  Incrocicchiato: 
Attraversato  a  pisa  di  croce. 
%  Féiigo  incròxóu;  Fuoco  incrociato,  dicesi  Quando 
gli  archibusi  e  le  artiglierie  traggono  da  varie 
parli  in  guisa  che  i  loro  colpi  s'incontrino  ad 
angolo  retto,  sopra  nn  dato  punto  a  mo'di  croce. 
§  Punto  incròxón;  Punto  incrociato  V.  Punto. 
Incrudelì  v  n.  Incrudelire:  Divenir  crudele, 
Usar  crudeilì»;  Inferocire,  Imbestialire,  Infierire, 
Indragarsi. 
.Inculca  V.  a.  Inculcare:  Imprimere  una  cosa 
nella  mente  d'alcuno  a  forza  di  ripeterla,  Re- 
plicarl?  con  veenaenza  affinchè  resti  in  memoria, 


IND 


IND 


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Ind.a.g'à;  v.  a.  Indagare:  Invesligare,  Cercar  di 
conoscere ,  di  scoprire  con  ricerche  materiali 
quanto  con  intellettuali. 
Incletoitóu.  add.  Indebitato  :  Che  ha  debili , 

Gravato  di  debili,  Obbligalo  per  debiti. 
Indebolì  v.  a.  Indebolire,  Debilitare,  Affievo- 
lire, Infievolire,  Affralire:  Tòr  le  forze,  Affiac- 
chire;  allrim.  Indebilire,  Indebolilare,  Affiebolare, 
Affiebolire,  Infievilire,  Infiebolire,  ma  sono  latte 
voci  antiche  e  cadute  in  disuso. 
Indeg-nàse  un  pé,  ùnu-a.  ma<n; 
Dinoccarsi,  Dinoccolarsi  un  piede,  una  mano,  vale 
Slogarsene  le  nocche,  cioè  le  ginnlnre. 
Indeg-nitae  s.  f.  Indegnità:  Cosa  indegna; 

Enormità,  Nefandità. 
Indemonióu  add.  Indemonialo,  Indiavolato, 
Indiascolato,  Insatanassalo,  dicesi  figurai,  di  Chi 
ha  del  diabolico;  Perverso,  Imperversalo,  Infu- 
riato, Bestiale. 
ludennitae  s.  f.  Indennità  :  Quell'alto ,  con 
cui  uno  promette  di  garantire  o  di  mantenere 
illesa  altra  persona  da  qualunque  perdita  o  danno 
che  gli  possa  venire  per  qualche  parlicolar  mo- 
tivo 0  ragione. 
Indennizza  v.  a.  Indennizzare:  Rifar  il  danno, 
Compensare  il  danno  sofferto.  Risarcirlo. 
8  Indennizzàse  n.  p.  Indennizzarsi  :   Rifarsi   del 
danno  sofferto. 
Indennizza^zions.f.  Indennizzazione,  In- 
dennizzamento,  Indennità:  Risarcimento  o  Ri- 
parazione del  danno. 
Indenta,  v.  a.  Indentare.  T.  delle  Arti  e  spe- 
cialm.  de' legna j.  e  costrutt.  Commettere  o  Calet- 
tare due  pezzi  per  mezzo  di  denti  e  d'intaccature. 
Inderré  avv.  Indietro,  Addietro,  e  alla  fior. 
Addreto,  Addrieto,  l'opposto  di  Innanzi. 
S  Anta  inierré;  Dare  addietro,  parlando  di  ani- 
mali, vale  Dimagrare;  detto  di  piante,  Intristire, 
Indozzare,  Imbozzacchire,  Non  attecchire,  Inca- 
torzolire; detto  di  malattie  cutanee,  vale  Scom- 
parire 0  Sminuire  senza  fare  il  suo  corso. 
"  —  inderré  o  inderré  camme  i  gàmbai;  Andar 
all'indietro,  e  scherzev.  Far  come  il  gambero, 
vale  Disimparare,  Scordare  ciò  che  uno  sapeva. 
S  Ciammà  inderré;  Chiamar  indietro,  Richiamare, 

Far  ritornare. 
S  Dà  inierré;  Rendere  o  Tornare  indietro,  Re- 
trocedere, Restituire;  e  talvolta  Dare  il  resto: 
A    m'ha  desto  inderré  trenta  centeximi;  Hi 
tornò  indietro  trenta  centesimi. 
S  Èse  inderré;  Esser  indietro,  figurai,  vale  Veder 

poco.  Intender  poco,  Esser  ignorante, 
"  —  inderré  d'un  secolo;  Esser  addietro  o  indietro 
cenl'usanze  :  Non  aver  tutta  la  cognizione  di  ciò 
che  si  tratta. 
«  —  inderré  con  un  travaggio;  Esser  indietro  o 
addietro  con  un  lavoro,  vale  Averne  fatto  poco, 
Averci  molto  tempo  a  finirlo. 
S  Fase  inderré;  Farsi  indietro,  Arretrarsi,  Riti- 
rarsi, Scostarsi. 
S  Fd  torna  inderré;  Far  tornar  addietro,  figur.  vale 

Rimuovere,  Dissuadere,  Sconsigliare,  Dislorre. 
S  Lascia  inderré  iìnn-a  cosa;  Lasciar  indietro  una 
cosa,  vale  Non  farne  menzione,  Non  parlarne. 
S  Non  andd  né  avanti  né  inderré  ;  Non' progre- 
dire né  recedere:  Starsi,  Rimanere  stazionario. 
S  N8  èse  inderré  de  scrttùa;  Esser  saputo,  Esser 
gavio,  iccorto,  istruito. 


S  Punto  inderré;  Punto  addietro  V.  Punto. 
S  Tegni  interré;  Tener  indietro,  vale  Impedire 
l'avanzamenlo;  così  al  proprio  come  al  figurai. 
%  Tiàse  inderré  V.  sopra  Fase  inderré. 
n  —  inderré  da  fa  iinn-a  cosa;  Tirarsi  indietro 

dal  fare  una  cosa,  vale  Lasciarla  di  fare. 
§  Torna  inderré;  Tornar  indietro  :  Tornare  verso 
il  luogo  ond'altri  prima  s'era  partito;  e  talora 
per  Retrocedere,  Ritirarsi, 
n  —  inderré  ùnn-a  cosa  V.  sopra  Dà  inderré. 
In  desal>ig"liè  V.  Desahiglié. 
In  descliinà  (Andà)  V.  Deschinà. 
In  desda.:s:o  V.  Desdaxo. 
Indeterminòu    add.  Indeterminato:   Che 
non  è  determinato  o  fissato. 
•)  Aggiunto  di  persona,  vale  Irresoluto,  Dubbio, 

Perplesso. 
g  Problema  inct^terminóu  ;  Problema  indetermi- 
nato, dicesi  dai  Geometri  Quello,  di  ciii  si  ponno 
dare  più  soluzioni. 
S  Quantità;  indeterminà  ;  Quantità  indeterminata, 
dicesi  pure  dai  Geometri  Quella  quantità  di  tempo 
0  di  luogo  che  non  ha  limili  certi  e  determinati. 
India>n  fFd  l'J;  Far  l'indiano  V.  Fa. 
Indìa>nn-ai  s.  f.  Indiana  :  Sorta  di  tela  dipinta, 
che  dapprima  ci  capitava  dall'Indie,  e  che  oggidì 
si  fabbrica  anche  in  varii  paesi  dell'Europa;  di- 
cesi anche  Tela  stampata,  Tela  indiana. 
Indiai^volòu.  V.  Indemonióu. 
Indica.  V.  a.  Indicare,   Accennare,   Dinotare, 

Mostrare. 
Indica<tò  s.  m.  Indicatore:  Che  indica. 
Indica.ziòn  s.  f.  Indicazione,  Indicamento: 
L'indicare. 
«  Indicazione,  nell'uso  dicesi  anche  per  Indirizzo. 
Indig'estión  s.  f.  Indigestione  :  Male  di  sto- 
maco 0  dei  primi  intestini,  che  procede  dal  non 
poter  digerire  i  cibi. 
Indig-esto  add.  Indigesto  :  Non  digeribile, 
Difficile  a  digerirsi;  e  dicesi  di  cibo  o  di  be- 
vanda, che  non  si  possa  agevolmente  concuocere 
0  smaltire, 
n  Si  dice  figurai,  di  parole  o  cose  che  non  si  pos- 
sano così  facilmente  inghiottire,  cioè  tollerare: 
Increscevole,  Duro,  Amaro,  Disgradevole. 
i>  Talora  si  usa  parimente  in  senso  figur.  parlando 
di  qualche  passo  d'autore  o  sira.  difficile  a  capire, 
e  vale  Oscuro,  Intricato. 
Indix*issà.  v.  a.  Indirizzare,  Dirigere,  Mostrar 
la  via,  Stradare. 
n  Indirizzare,  parlando  di  lettere,  pacchi,  gruppi, 
ecc.  vale  Inviarli  ad  uno,  scrivendovi  sopra  il 
nome  e  cognome  di  lui,  ed  anche  il  luogo  ove 
si  vuole  che  pervengano. 
S  Indirissdse  n.  p.  Indirizzarsi,  Dirigersi. 
Indix*isso  s.  m.  Indirizzo,  Soprascritta,  So- 
praccarta, Recapilo  V.  Addresso. 
Indisciplinòu  add.  Indisciplinato:  Che  non 

riceve  disciplina.  Avverso  alla  disciplina. 
Indisoreziòn  s.  f.  Indiscrezione  e  Indiscri- 
zione,  Indiscretezza;  Disorbitanza,  Smoderatezza, 
Sragionevolezza,  Sregolatezza,  Eccesso. 
Indispettise  n.  p.  Indispettirsi,  Imbizzirsi, 

Sdegnarsi  V.  Arraggidse. 
Indisposto  add.  Indisposto,  contr.  di  Di- 
spcsto:  Non  apparecchiato. 
n  Indisposto,  Ammalazzato,  Malaticcio,  Infermiccio, 
Bacato:  infermo  di  male  non  grave. 


440 


IND 


INF 


Indiispo:3CÌzÌ45]i  s.  f.  Indisposizione  :  Leg- 
giero incomodo  nella  sanità. 

Indivia  s.  f.  Indivia.  T.  bot.  Cichorium  en- 
divia. Pianta  che  ha  i  fiori  solitari,  gambettati, 
sessili,  le  foglie  intere,  aggrinzale,  intaccate.  Si 
coltiva  negli  orti  per  mangiarsi  in  insalata. 

Iii<li"vi<ivià  V.  a.  Individuare:  Ridurre  all'in- 
dividuo, Singolarizzare,  Particolarizzare. 

Indi vixi bile  add.  Indivisibile,  Inseparabile: 
Che  non  può  dividersi,  separarsi. 

Indoà  V.  a.  Indorare,  Dorare,  e  poet.  Inaurare, 
Inorare:  Distendere  e  Appiccar  l'oro  sulla  super- 
ficie di  checchessia. 

—  a  pilloa;  Indorar  la  pillola  V.  Pilloa. 

'  S  Manco  se  m'imioassan;  Nemmeno  se  mi  riem- 
pissero d'oro,  Né  anche  se  mi  facessero  impe- 
ratore. Maniera  di  negativa. 

Indoatùa  s.  f.  Doratura,  indoratura  :  Il  do- 
rare e  L'oro  stesso  acconcio  in  sulla  cosa  dorata. 

Ind^entóu  add.  Indolito ,  Indolenzito  :  Che 
duole,  Che  risente  dolore.  • 

Indossa,  v.  a.  Indossare,  detto  d'un  abito,  vale 
Metterselo  addosso. 

—  un  libbra;  Far  la  culatta  a  un  libro.  T.  legai. 
da  libri.  L'incollarne,  dopo  che  il  libro  è  cucito, 
i  quaderni  dalla  parte  del  dosso,  e,  disseccata 
l'incollatura,  fargli  prendere  colla  pressione  della 
mano  o  con  piccoli  colpi  di  mazzuolo  di  legno 
una  forma  convessa. 

Indovin  s.  m.  Indovino:  Quegli  che  indovina 
0  che  pretende  d'indovinare  il  futuro;  altrim. 
Indovinatore,  Divino,  Divinatore,  Vate,  Presago, 
Pronosticatore,  Ariolo. 
%  Chi  foise  indovin,  nò  aueiva  mcschin;  Chi  fosse 
indovino,  sarebbe  ricco,  ovv.  Fammi  indovino 
li  farò  ricco.  Prov.  di  chiaro  significato. 

Indovinai  v.  a.  Indovinare:  Predire  il  futuro; 

altrim.  Divinare,  Pronosticare,  Vaticinare. 

«  Indovinare,  in  senso  nent.  Prevedere,  Arrivare 

a  conoscere  che  una  cosa  avverrà ,  per  via  di 

raziocinio,  d'induzione,  ecc. 

»  —  per  Apporsi,  Dire  chi  ha  fatto  una  cosa  senza 

averlo  prima  veduto. 
S  Indovinala;  Coglierla:  Far  checchessia  per  l'ap- 
punto. Riuscire  felicemente  in  qualche  suo  di- 
segno. Aver  felice  esito. 
S  Zùgd  a  indovina;  Fare  ad  apporsi,  Fare  a  in- 
dovinare. 

Indovinello  s.  m.  Indovinello:  Detto  oscuro 
che  si  propone  altrui  per  indovinarne  il  sentimento. 
«  Lucia.  Voce  fior.:  Specie  d'insetto  piccolissimo 
del  genere  delle  Coccinelle,  che  ha  il  corpo  emi- 
sferico, le  ali  assai  dure,  sparse  qua  e  là  di  alcuni 
punti  neri.  Ve  n'ha  di  piiì  specie,  e  dal  vario 
numero  de' punti,  de'quali  è  chiazzata,  variamente 
si  chiama  in  entomologia  :  Coccinella  bispunctata, 
guinquepunctata,  sepiempunctata ,  ecc. 

Iiidx*ento  avv.  Indentro,  Dentro,  Di  dentro. 
Al  di  dentro:  Nella  parte  interna.  Nell'interno. 

Indriito  s.  m.  Ritto:  La  principale  delle  due 

facce  d'una  cosa,  cioè  Quella  che  sta  di  sopra, 

opposto  di  Rovescio. 

S  Ogni  indrìto  S  l'ha  5  so  inverso  ovv.  No  gh'ó 

indrìto  senso  inverso  ;  Ogni  ritto  ha  il  suo  ro- 

roj  yescjo.  Prov.  che  vale  Tutte  le  cose  hanno  il 
loro  contrario. 

Indùe  v.  a.  Indurre;  Muovere  a  fare,  Recare 
ano  a' suoi  voleri. 


§  Indùise  n.  p.  Indursi,  Piegarsi,  Ridursi,  Con- 
dursi :  Muoversi  a  dire,  a  fare  checchessia. 

Indu-òu  s.  m.  Doratore,  Indoratore,  Mettiloro, 
Metlidoro:  Chi  indora,  e  nell'uso  dicesi  anche 
Chi  copre  checchessia  con  foglie  d'argento. 

Indulto  s.  m.  Indulto:  Sorla  di  dispensa  dalla 
legge;  Concessione,  Permissione,  e  più  comi. u. 
Perdono. 

Indùrise  n.  p.  Indurirsi,  Indurire:  Divenir  duro. 

Indùstriàse  n  p.  Industriarsi,  Ingegnarsi: 
Adoperarsi  con  industria  per  arrivare  a  qual- 
che fine. 

Xndùzión  s.  f.  Induzione,  per  Una  specie  di 
argomento,  con  cui  si  prova  una  proposizione  ytv 
via  dell'enumerazione  di  varie  cose. 

Inezia  s.  f.  Inezia,  Bajata,  Cosa  da  nulla,  Ba'ii- 
binata,  Frascheria,  Bagatella,  Fanciullaggino, 
Puerilità. 
'I  Inezie  ni  plur.,  Bagatelle,  Ciammengole,  Ghiara- 
baldane.  Bazzecole,  Lappole,  Chiappole:  Cose  da 
nulla,  di  poco  pregio  o  valore. 

InfKinà,  v.  a.  Infarinare  :  Aspergere  di  farina 
0  Involgere  nella  farina. 
%  Infainàse  n.  p.  Infarinarsi  :  Bruttarsi  di  farina. 

Inj^inòu  p.  pass.  Infarinato:  Asperso  di  fariua. 
0  Infarinato,  dicesi  fi},'urat.  di  Chi  ha  cognizione 

di  checchessia  mediocremente. 
§  Pighéuggio  infainàu;  Pidocchio  riunto  o  rifatto 
0  rilevato.  Asino  risalito,  Villano  rifatto  o  rive- 
stito V.  Pighéuggio. 

luf^mau  V.  Diffama. 

InfUmitae  s.  f.  Infamità,  Nefandità:  Azione.. 
Cosa  infame,  nefanda. 
I)  Ingiuria,  Villania,  Improperio:  0  g'ha  dito  milL' 
infamiti;  Lo  caricò  d'ingiurie,  di  villanie,  di 
improperj. 

Infja,ng-àse  n.  p.  Infangarsi,  Affangarsi  :  Em- 
piersi, Imbrattarsi  di  fango;  e  per  estens.  Im- 
pillaccherarsi, Inzaccherarsi,  Ammelmare,  Imbel- 
lettarsi, Imbrodolarsi. 
it  Impantanarsi,  Infognarsi,  Impelagarsi,  per  simili'., 
vale  Impacciarsi  in  cosa  molesta  o  malagevde, 
da  non  potersene  facilmente  liberare. 

Inftmg-ottà  V.  a.  Infagottare,  Affagottar.', 
Affardellare,  Raffardellare:  Far  fagotto  o  Avvilu;»- 
pare  a  guisa  di  fagotto,  di  fardello. 
§  Infangoltàse  n.  p.  Infagottarsi:  Ravvolgersi  i!i 
una  veste  a  guisa  di  fagotto;  e  talora  Vestirsi 
alla  sciamannata,  disadattamente. 

Infarlà  V.  Stuccò. 

Inf^stidiio  add.  Infastidito,  Annoiato,. VìlLp 
dal  tedio. 

Infatua  v.  a.  Infatuare:  Usasi  comunem.  per 
Preoccupare  uno  in  favore  di  qualche  persona  o 
cosa  che  noi  merita,  e  ciò  sino  a  tal  segno  ch'ei 
non  può  facilmente  venire  disingannato. 
%  hìfalùàse  d'ùnn-a  cosa  o  persónn-a;  Infatuarsi 
d'una  cosa  o  persona:  Andarne  matto  o  Repu- 
tarla bella,  eccellente,  ecc. 

Infedeltà©  s.  f.  Infedeltà,  contr.  di  Fedeltà: 
Mancamento  di  fede,  Dislealtà. 

Infelice  add.  Infelice,  Sventurato,  Sgrazialo, 
Misero,  Meschino,  Non  felice. 

Infelicità©  s.  f.  Infelicità,  contr.  di  Felicitò; 
Miseria,  Disgrazia,  Sventura. 

Inf^i  ùnn-a  veja;  Inferire  o  meglio  In- 
fiorire  una  vela.  T.  mar.  Allacciarla  al  suo  pen- 
none, alla  sua  antenna  o  alla  sua  draglia. 


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441 


Infìenòg-g-ià.  v.  a.  Infinocchiare:  Propriam. 
vale  Aspergere  di  semi  di  finocchio;  metaf.  si  usa 
per  Aggirar  uno,  Dargli  ad  intendere  alcuna  cosa, 
logarabullario,  Incarrucolarlo,  In/.ampognario. 

Inferi  v.  a.  Inferire:  Tirare  una  conseguenza 
da  una  proposizione,  da  un  fatto,  ecc. 

Infterió  add.  Inferiore:  Che  è  al  disotto  d'un 

altro  per  condizione,  dignità,  merito  o  sim. 

"  Inferiore,  per  Men  degno,  Di  minor  pregio  o  stima 

Tnferiollase  n.  p.  ciantellarsi.  Ammantel- 
larsi, Inferrajoiarsi,  :  Coprirsi  col  mantello,  Rin- 
volgersi  nel  mantello,  nel  ferrajolo. 

Infamia ja.  s.  f.  Infprmeria:  Luogo  o  Stanza 
dove  si  curan  gli  infermi.  -  Corsìe  diconsi  negli 
ospedali  Gli  stanzoni  ove  stanno  ordinatamente 
disposti  i  letti  per  i  malati. 

Inferme  s.  m.  Infermiere  :  Colui  che  negli 
spedali  invigila  che  gl'infermi  siano  ben  serviti 
dagli  astanti.  Il  femm.  Infermiera. 

Infòrmitae  V.  Maotlìu. 

Infermo  V.  Murotto. 

Infervoróix  add.  Infervorato ,  Infervorilo  : 
Pieno  di  fervore,  Voglioso,  Ardente,  Desideroso 
di  far  checchessia. 

Infesta  v.  a.  Infestare:  Danneggiare,  Recare 
nocumento,  con  ispessi -assalti  o  scorrerie. 
«  Infestare:  Interrompere  e  Disturbare  il  commercio 
per  mare  con  far  delle  prede  o  altri  danni  a  chi 
naviga,  come  fanno  i  pirati  o  ladri  di  mare. 

InfÌBttà  v.  a.  Infettare:  Indurre  infezione.  Am- 
morbare, Appestare,  Corrompere. 

Infteziòn  s.  f.  Infezione,  Infeltaraento,  Corru- 
zione, Contagione,  Putrescenza,  Contaminazione. 

Infia  V.  a.  Infilare  :  Passare  un  filo  o  altra  cosa 

simile  in  checchessia  che  abbia  foro;  Infilzare. 

w  Introdurre,  Metter  dentro:  Inficeghe  a  man,  5 

boston,  ecc.;  Introducetevi  la  mano,  la  mazza,  ecc. 

—  l'a gaggia;  Infilare  l'ago,  Incrunare:  Introdurre 
nella  cruna  dell'ago  refe  o  simile. 

— :  ùnn-a  jìer.o'rìn  a;  Infilzar  uno,  vale  Trafiggerlo, 
Trapassarlo  da  un  canto  all'altro  ferendo. 

S  Infiàse  n.  p.  Imbucarsi  :  Entrare  in  qualsivoglia 
luogo  :  Dove  diàscoa  5  s'è  infióu  ?  Dove  dia- 
scolo si  è  imbucalo? 

•»  —  in  i'ÙH  caròggio;  Infilar  un  vico.  Voce  di 
uso  :  Introdurvisi,  Entrarvi. 

"  —  ùnn'agòggia,  un  puntajéu  ecc.  in  te  inoen, 
in  te  die,  ecc.;  Infilarsi  un  ago  ecc.  nelle  mani, 
nelle  dita  ecc.,  vale  Forarsi,  Trapassarsi  col- 
Pago  ecc.  le  mani,  le  dita,  ecc. 
Infiamma,  v.  a.  Infiammare:  Propriam.  Ac- 
cendere, Appiccar  fiamma;  ma  comunem.  usasi 
nel  senso  figur.  e  vale  Eccitare,  Risvegliare  qual- 
sivoglia affetto  0  passion  d'animo;  Infervorare, 
Accalorare. 

it  Infiammare,  presso  i  Medici  vale  Cagionare  la 
malattia  dell'infiammazione  :  0  m'ha  infiammóu 
e  zenzìe;  M'infiammò  le  gengive. 

S  Infìammdse  n.  p.  Infiammarsi,  Accalorarsi. 

«  Infiammarsi,  presso  i  Medici  vale  Prodursi  l'in- 
fiammazione. 
Infiammaziòn  s.  f.  Infiammazione  e  In- 
fiammagione:  Quel  genere  di  malattia,  per  la 
quale  una  parte  del  corpo  si  gonfia  alquanto, 
rosseggia,  duole,  si  riscalda,  diviene  pulsante,  ec. 

—  da  pelle;  Dermitide  o  Eritema.  T.  med. 

—  d'arteia;  Arteritide.  T.  med. 

—  de  brónchi  i  Bronchitide.  T.  med. 


—  de  cervello;  Encefalilide.  T.  med. 

—  de  chea;  Carditide.  T.  med. 

—  d'éuggi;  Oftalmia  e  Ollalmia.  T.  med. 

—  de  góa;  Angimi,  Scheranzia  o  Squinanzia.  T.  m. 

—  de  minsa;  Splenitide.  T.  med. 

—  de  polmou;  Pneumonia.  T.  med. 

—  de  ren;  Nefritide.  T.  med. 

—  de  sléumago;  Gastritide.  T.  med. 

—  de  testicoli;  Orchitide.  T.  med. 

—  de  venn-e;  Flebitide.  T.  med. 

—  de  vesciga;  Cislilide.  T.  med. 

—  di  articolazioin;  Artilride.  T.  med. 

—  d'inteslin;  Enteritide.  T.  med. 

—  d'utero;  Metri tide.  T.  med. 
Infiasca  v.  a.  Infiascare  :  Mettere  il  vino  o  altro 

liquore  ne' fiaschi. 

In  fèlla  avv.  In  fnora.  In  fuori,  contr.  di  In- 
dentro. 
«  In  fuori,  talora  vale  Salvo,  Eccetto  :  ì)a  questo 
in  fèua;  Da  questo  in  fuori,  cioè  Salvo,  Eccetto. 

Infierì  v.  n.  Infierire,  Incrudelire. 

Infin  avv.  Alla  fine.  Finalmente,  Insomma. 

Infinitae  s,  f.  Infinità:  Moltitudine  innuraera- 
bile:  Unn'  infinita  de  stelle,  de  pesci,  de  mó- 
sche, ecc.;  Un'infinità  di  stelle,  di  pesci,  di 
mosche,  ecc. 

Infinitesimo  s.  m.  Infinitesimo,  dicesi  dai 
Matematici  per  Quantità  estremamente   piccola. 

Infinito  CAll'j;  All'infinito.  Posto  avverb.  col 
v.  Andare,  vale  Crescere  smisuratamente.  Non 
aver  fine. 

Inflescitoile  add.  Inflessibile,  Non  pieghe- 
vole, ma  usasi  figurat.  per  Rigido,  Inesorabile. 

Inflesci^n  s.  f.  Inflessione,  Piegamento,  ma 
dicesi  per  lo  più  della  voce  per  intendere  Quel 
cambiamento  ch'essa  fa  nell'andare  d'uno  in  al- 
tro tono. 

Influensa  s.  f.  Influenza,  Influsso  :  Infondi- 
menlo  di  sua  qualità  in  checchessia;  e  d'ordi- 
nario s'intende  Quella  qualità,  facoltà  o  virtù 
che  alcuni  pretendono  s' infonda  da'  corpi  celesti 
ne' sublunari. 
M  Influenza,  trattandosi  di  malattie,  diccsi  del  tempo 
che  soglion  dominare  e  corrono  più  dell'usalo; 
altrim.  Andazzo. 
«  —  Si  dice  ancora  figurat.  di  Quel  potere,  che 
una  persona  esercita  talora  su  d'un'altra,  piegan- 
dola a' suoi  desiderj. 

Influensa  v.  n.  Influenzare.  Neolog.  dell'uso: 
Esercitare,  Portare  influenza.  Aver  potere  sul- 
l'animo di  qualcheduno,  Ridurre  o  Far  piegare 
con  arte  alcuno  a'  nostri  desiderj. 

Influi  V.  a.  Influire,  antic.  Influere:  L'operare 
de' corpi  celesti  ne' corpi  inferiori;  e  per  estens. 
L'operar  d'una  cosa  sull'altra;  Conferire,  Con- 
correre, Cooperare. 

InfSnde  v.  a.  Infondere:  fletter  checchessia 
dentro  a  un  liquore  affinchè  ne  estragga  le  qualità, 
n  Infondere,  figurat.  vale  Instillare,  Trasfondere, 
Influire. 

Informa  v.  a.  Informerei  Dar  intera  notizia 
di  checchessia.  Ragguagliare,  Far  consapevole. 
S  Informdse  n.  p.  Informarsi  :  Pigliar  notizia,  Far 
diligenza  di  sapere,  ecc. 

Infòrmag-g-ia  v.  a.  Incaciare  :  Condire  con 
cario  grattugiato  le  vivande.' 

Inf5rmazi5n  s.  f.  Informazione,  Raggua- 
glio: Notizia  intera  di  checchessia. 


442 


ING 


ING 


Inforna  v.  a.  Infornare:  Mettere  in  forno. 
In±*r*anclxx  v.  a.  Francare,  Affrancare:   Far 
franco,  esente,  Liberare. 

—  e  lettere;  Francar  le  lettere,  vale  Esentare  chi 
le  riceve  dalla  spesa  della  Posta,  pagandole  colui 
che  le  manda,  per  parte  o  per  tutto  il  viaggio. 

Infranchì  tua  s.  f.  Francalura:  L'atto  di 
francar  le  lettere. 

InfVazion  s.  f.  Infrazione:  Propriam.  Fran- 
gimeiito.  Rottura;  ma  fìgurat.  e  più  comunem. 
Trasgredimenlo  d'una  legge,  Violazione  di  un 
trattato  o  simili. 

Infucciaràsene  ;  Imbuggerarsene,  e  piti 
onestam.  Imbudellarsene,  vale  Non  curarsi  d'una 
cosa  0  d'una  persona,  Tenerla  per  nulla  e  nulla 
temerne  o  sperarne  :  Me  n'  infucciàro  de  le  e 
di  so  (ìincB;  Me  ne  imbudello  di  lui  e  de' suoi 
danari. 

In  fà-inme  fAndàJ  V.  Andà. 

Infùriase  n.  p.  Infuriare  e  Infuriarsi,  anlic. 
Furibondare,  Dar  nelle  furie,  Montar  sulle  furie 
0  in  bestia.  Dar  ne' lumi,  nelle  scartate,  ecc., 
vale  Stizzirsi  rabbiosamenie. 

Infattàse  n.  p.  Stizzirsi,  Imbizzirsi,  Andar 
in  fìsima,  Montar  in  sulla  bica.  Entrare  o  Mon- 
tare in  bizza,  Entrare  in  valigia,  in  bugnola,  in 
collera,  Levarsi  in  barca.  Imbarcarsi,  Inciprignire 
V.  Arruggidse. 

Infùxion  s.  f.  Infusione:  Lo  infondere  o  an- 
che I!  liquore  dove  sia  slata  infusa  una  cosa. 

Ing-ag-g-ia  v.  a.  Ingabbiare:  Mettere  in  gabbia. 
Il  Assoldare,  Arruolare,  Ingaggiare.  T.  mil.  Impe- 
gnare un  uomo  al  servizio  militare  o  della  ma- 
rina, mediante  alcuni  patti  e  un'anticipazione 
di  danaro. 
%  Ingaggiàse  n.  p.  Assoldarsi,  Arruolarsi,  Ingag- 
giarsi: Porsi  volontariam.  al  soldo  militare.  Farsi 
soldato  mediante  il  gaggio  ossia  l'atto  con  cui 
un  uomo  si  obbliga  di  servir  nella  Jlilizia  per 
un  determinalo  tempo,  con  o  senza  un  corre- 
spettivo  in  danaro. 

In  g-alissoppo  (Amia)  V.  Andà. 

Ing'allùssise  n.  p.  Ingalluzzarsi,  Ingalluz- 
zirsi, Ringalluzzire,  Ingazzullire,  Ingarzullire, 
Ringarzullire:  Mostrare  una  tal  baldanza  che  per 
modi  e  movimenti  assomigli  quella  del  gallo. 

Ing-amlbàse  n.  p.  Inciampare,  anlic.  Ingam- 
bare  V.  Inciampàse. 

In  g-amtoetta  m.  avv.  Sgambucciato  V. 
Gamlietta. 

lug-anciàse  n.  p.  Iiicespare,  Incespicare, 
Inciampare  V.  Inciampàse. 
%  Ingancid  ùnn-a  persònn-a;  Busbaccare,  Giun- 
tare, Abbindolare,  Imbrogliare  uno  Y.  Imbroggià. 

Ing-annà  v.  a.  Ingannare:  Operar  con  inganno 

*.    0  frode.  Mostrare  o  Dire  una  cosa  per  un'altra 

'     affine  d'indurre  alimi  in  inganno  o  in  errore. 
«  Ingannare,  dicesi  anche  delle  cose  che  inducono 
in  qualche  errore  o  inganno:  0  reléuio  ò  m'ha 
ingannali;  L'orologio  mi  ha  ingannato. 

—  in  ta  mezùa;  Fognar  la  misura,  Frodar  la  misura. 

—  5  tempo;  Ingannare  il  tempo,  figurai,  vale  Ri- 
crearsi, Far  checchessia  per  passatempo. 

%  Chi  va  pei-  inganna  resta  ingannóu  V.  Andà. 

S  Ingannàse  n.  p.  Ingannarsi:  Prendere  una  cosa 
per  un'altra. 

11.'— 'rfe  pros5o;  Ingannarsi  a  partito:  Assoluta- 
mente ingannarsi. 


Ing'annatò  s.  m.  Ingannatore:  Che  inganna; 
Giuntatore,  Aggiratore,  Impostore,  Traforello. 

Ing-anno  s.  m.  Inganno,  Frode;  e  per  eslens. 
Trappoleria,  Baratteria,  Trufferia,  Giunteria  ;  Ri- 
giro, Aggiramento,  Tranello,  Cavalletta,  Dop- 
piezza, Decezione. 
"  Inganno,  per  Errore  dell'  intelletto.  Illusione,  Ab- 
bagliamento d'opinione. 
§  Con  inganno  m.  avv.  A,  Ad  o  Con   inganno. 

Ingannevolmente ,  Fraudolentemente. 
§  Con  l'arte  e  con  l'inganno  se  vive  tutto  l'anno, 
con  l'inganno  e  con  l'arte  se  vive  l'atra  parte 
V.  Arte. 

Ing-arlbà  v.  a.  Intonicare,  Intonacare,  Dare 
r  intonico  o  l'intonaco.  T.  mwra<.  Dar  l'ultima 
coperta  di  calcina  sopra  l'arricciato  del  muro. 

Ing-arlbùg-g-ià  v.  a  Ingarbugliare,  Ingara- 
bullare,  Avviluppare,  Intricare,  Confondere,  Di- 
sordinare, Imbrogliare:  Mettere   in   garbuglio, 
.  in  confusione;  Arruffare  dicesi  pili  particolarm. 
di  capelli,  matasse  e  simili. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Aggirar  uno,  Avvolgerlo,  Ga- 
rabullarlo. 

g  fngurbùggiàse  n.  p.  Ingarbugliarsi,  Avvilupparsi, 
Intricarsi,  Imbrogliarsi;  detto  di  capelli,  matasse 
e  sim.,  dicesi  piìi  comuneiH.  Arruffarsi. 
In  g-attón  (Andà)  V.  Andà. 
Ing-aùg-ià  V.  Ingarbùggià. 
Il  Presso  i  contadini,  vale  Avvolgere,  Involgere, 
Rinvolgere,  Involtare,  Rinvoltare  V.  Inghéugge. 

—  de  purolle ;  Ciaramellare,  Tattamellare ,  vale 
Chiacchierar  molto.  Avviluppar  parole  senza  con- 
clusione. 

Ing-entili  v.  a.  Ingentilire,  Aggentilire,  6en- 
lilire  :  Fare  o  Render  gentile,  Nobilitare. 
§  Ingentilìse  n.  p.  Ingentilirsi:  Divenir  gentile, 
Nobilitarsi. 

Ing-ennitse  s.  f.  Ingenuità,  Sincerità,  Schiet- 
tezza, Candidezza. 

Ing-erise  n.  p.  Ingf^rirsi,  Impacciarsi,  intro- 
mettersi. Incruscarsi. 

—  di  affari  di  atri;  Impacciarsi  negli  affari  altrui, 
Porre  o  Metter  la  falce  nella  messe  o  biada  al- 
trui. Ingerirsi  ne' segreti  di  santa  Marta. 

%  No  vocisene  ciù  ingerì;  Non  si  voler  pili  im- 
pacciar di  checchessia.  Lavarsi  le  mani  e  i  pie 
d'alcuna  cosa.  Non  ne  voler  più  sapere. 
§  Voeise  ingerì  d'ogni  cosa;  Voler  metter  le  mani 
in  ogni  intrico  o  porre  naso  ad  ogni  cesso  o 
impacciarsi  d'ogni  cosa. 

Ing-essà  v.  a.  Ingessare:  Fermare  checchessia 
con  gesso. 

Ing-essatùa  s.  f.  Ingessatura  :  L' ingessare 
qualche  cosa  nel  muro  o  sim. 

Ing-lxéug-g-e  v.  a.  Avvolgere,  Involgere,  In- 
voltare: Porre  una  cosa  intorno  ad  un'altra  in 
giro  quasi  cignendola,  ed  è  proprio  di  funi,  fasce 
ed  altre  cose  simili. 
Il  Avvolgolare:  Piegare  come  un  ruotolo.  Avvol- 
gere una  cosa  sopra  se  stessa. 

—  5  fi;  Aggomitolare:  Avvolgere  il  filo  in  gomi- 
toli. -  Raccogliere,  Avvolgere,  Aggirare  sul  fuso 
la  gugliata,  tratta  dal  pennecchio,  o  sopra  altro 
un  filo  qualunque. 

—  0  Tià  scili  e  strapunte  ;  Abballinar  le  mate- 
rasse V.  Strapunta. 

S  Inghéuggise;  n.  p.  Avvolgersi,  Involgersi,  ecc. 
n  Metaf.  dicesi  per  Morire. 


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Ing-Iiig-nonàsé  n.  p.  Inflispeltire  e  Indi- 

speliirsi,  Imbizzirsi,  Montare  ìd  b  zza,  in  istizza, 

Sdegnarsi. 
Ing-liig-nonóu.  p.  pass.  Indispellilo;   Che 

ha  preso  stizza,  sdegno,  ecc. 
Ixig-Ixìx*la.iidà;  V.  a.  Inghirlandare  e  Ghirlan- 

dart»,  ma  poco  n  ato:  Ornare  con  ghirlanda  o  a 

modo  di  ghirlanda;  ed  anche  Coronare  di  fiori. 
IngrisLiK^Iii  V.  a.  Imbiancare,  Imbianchire, 

Bianchire:  Far  divenir  bianco. 
«  Bianchire.  T.  argent.  Ritornar  bianco  l'argento 

stato  in  fornace. 

—  a  carne;  Fermar  la  carne   V.  Carne. 

—  a  seja;  Imbiancare  la  cera:  Farla  divenir  bianca 
esponendola  ridotta  in  garzuolo  fin  sféuggiaj 
all'alternata  azione  della  hicc  e  della  rugiada. 

—  a  teja;  Curare  la  tela,  vaie  Imbianchirla  con  fre- 
quenti lavature,  e  coll'azione  alternata  della  ru- 
giada e  del  sole,  ajutata  talora  da  un  po' di  calce. 
-  Curare  a  mezza  cura,  vale  Imbianchire  tela, 
refe  o  altro,  quasi  per  metà,  cioè  non  intera- 
mente, contentandosi  di  raincre  bianchezza  per 
avere  una  fortezza  maggiore. 

IjiS'ia.n.cliiiiieiito  s.  m.  Imbiancamento, 
Bianchimento:  L'alio  dell'imbiancare. 
«  Bianchimento.   T.  argent.  Materia,   con  cui  si 
bianchisce  l'argento. 

Zn  g-ia>ildó]i  (An'à)  V.  Anià. 

Ing'ia.i'ixià.se  n.  p.  Infagritarsi ,  Abbatuffo- 
larsi: Mettersi  molti  panni  addosso.  Coprirsi  so- 
verchiamente e  senza  gusto. 
•1  Talora  usasi  per  Assettarsi ,  Jleltersi  in  as- 
setto. Acconciarsi,  Raffazzonarsi,  Attillarsi,  Abbi- 
gliarsi, ecc. 

In  g-iórna;  Alla  giornata,  AI  di  d'oggi,  Og- 
gidì, Oggigiorno.  Posto  avv.  vaie  A  questi  tempi. 
Al  tempo  che  corre. 
S  Andà  in  giSrnà,  Mettise  in  giorno  V.  Giòrnd. 

Ing-iotti  Y.  a.  Inghiottire,  ecc.  V.  Colla. 

Ing-iunzi  "il  ?.  f.  Ingiunzione.  Voce  dell'oso: 
Ordine,  Comando  con  cui  s'ingiunge  ad  alcuno 
di  fare  o  non  fare  qualche  cosa,  di  soddisfare  a 
un  dato  pagamento  o  ad  altro  dovere. 

Ingiùria  V.  a.  Ingiuriare  :  Offendere  con  pa- 
role ingiuriose  o  con  ingiuriosi  scritti. 

Ingiustizia,  s.  f.  Ingiustizia  :  Atto  contrario 
alla  giustizia. 

Ingiusto  add.  Ingiusto,  dicesi  di  Tutto  ciò 
che  non  è  conforme  alle  leggi  della  giustizia  e 
dell'equità. 

Ingòa  V.  a.  Ingoiare  :  Cacciar  altrui  checchessia 

giù  per  la  gola. 

«  Dar  l'imbeccala,  Dar  l'ingoffo  o  il  boccone,  figur. 

vale  Corrompere,  Subornare  altrui  con  donativi. 

S  /n^óose  n.  p.  Ingorgiarsi,  Ingorgarsi:  Farsi  nodo 

0  gruppo  nella  gola,  per  eccessiva  voracità  nel 

mangiare. 

"  Ingorgarsi,  Ringorgarsi,  Otturarsi,  Intasarsi,  dicesi 

degli  acquedotti,  canali,  tubi,  ecc.  allorché  per 

qualche  materiale  ostacolo  non  possono  più  aver 

corso  le  arque  che  per  entro  di  essi  decorrono: 

0  lavello  ò  l'è  inguòii;  L'acqnajo  è  ingorgato. 

Ingòlfase  n.  p.  Ingolfarsi,  Immergersi,  Im- 
pelagarsi, Tiiffiirsi,  Profondarsi,  Hgurat.  vale  In- 
ternarsi soverchiamente  in  checchessia,  sovente 
da  non  potersene  liberare;  che  anche  dicesi  Af- 
fogare in  . . . 

Ingp5inl>àse  n.  p.  Imbarcare  e  Imbarcarsi: 


Incurvarsi  nella  larghezza,  e  dicesi  comunem.  di 
assi  0  legni  non  molto  grossi,  che  agevolmente 
senza  spezzarsi  si  piegano  o  volgono  dopo  che' 
sono  messi  in  opera. 
Ingoml3atùa  s.  f.  Imbarco,   Imbarcatura: 

j         L'atto  dell'imbarcarsi  V.  Ingòmbàse. 

!  Ingòmmiàse  n.  p.  Appoggiarsi  col  gomito 

!         0  colle  gomita. 

i  Ingòrdiggia  s.  f.  Ingordigia,  logordezza, 

I        antic.  Ingordìa:  Somma  avidità  di  cibo,  di  be- 

'         Vanda  o  d'altro. 

;  Ingordo  add.  Ingordo:  Avido  in  estremo  grado 
di  qualunque  cosa  che  si  appetisca,  e  specialm. 
di  cibo. 

ì  Ingòscia  V.  a.  Impinzare:  Riempiere  a  so- 

i        prabbondanza ,  e  dicesi  propriam.  del  cibo. 

!     S  fngòscìdse  n.  p.  Impinzarsi,  Inzepparsi,  Empiersi 

I        il  gozzo  a  ribocco:  Mettere  o  Mandare  nel  gozzo 

j        più  cibo  che  non  cape;  e  io  gener.  Affollarsi, 

!         Scuffiare,  Ingubbiare. 

n  Mangiare  coli' imbuto:  Modo  basso  e  vale  Man- 
giare in  fretta  senza  masticare,  come  se  il  cibo 

j        a  guisa  di  bevanda  si  cacciasse   nello  stomaco 

I  per  la  bocca  o  per  le  canne  della  gola  quasi 
come  per  imbuto. 

j  Ingrana  v.  n.  Imboccare,  Incastrare,  e  nel- 

I         l'uso  Ingranare.  T.  di  mecc.  Dicesi  dello  En- 
trare de' denti  d'una  ruota  nell'intervallo  di  queUf 
d'un'altra  o  d'un  rocchetto. 
"  Ringranare  o  Mettere  il  grano.  T.  archib.  Ri- 
fare  il   focone  per  mezzo  del  grano  V.  Gran 

ì         nel  3»  sii'nifìcato. 

j  Ingranaggio  s,  m.  Incastratura,  e  nelPaso 

j  Ingranaggio,  T.  di  mecc.  Imboccatura  de' denti 
d'una  ruota  con  un'  altra. 

;  Ingrandì  v.  a.  Ingrandire,  Aggrandire,  antic. 

'        Grandire:  Far  grande.  Far  divenir  grande,  Àl- 

j         largare.  Ampliare,  Dilatare. 

'     S  Ingrandise  n.  p.  Slargarsi,  Dilatarsi,  Estendersi, 
Ampliarsi:  Divenir  ampio,  Farsi  più  largo. 
Ingrascià  v.  n.  Ingrassare,  Impinguare,  Far 
cotenna:  Divenir  grasso. 
I)  Ingrassare,  usato  attivam.  e  detto  di  terre,  vale 
Letamare,  Alletamare,  Letaminare,  Stabbiare  ecc. 
V.  Alliamà. 
%  Fd  ingrascid  ben,  vitelli,  ecc.;  Sagginare  e  Sa- 

ginare:  Ingrassare  ben  bene  buoi,  vitelli  e  sim. 
n  —  cappoin,  pollastri,  ecc.;  Stiare:  Tenere  io 

,         istìa  (capponea)  il  pollame  per  ingrassarlo. 

;      %  Andd  a  ingrascid  a  taira;  Andar  a  ingrassare 

i        i  cavoli  0  i  petronciani  o  l'orto  del  prete,  m.  b. 
e  vale  Morire  V.  Andd. 
Ingravia  v.  a.  Ingravidare,  Gravidare,  Im- 
pregnare, Ingrossare  :  Render  gravida ,  pregna , 
incinta. 
Ing-i^ediente  s.  m.  Ingrediente  :  Ciò  che 

j         entra  nei  medicamenti,  nelle  vivande  e  sim.  e 

I         li  compone;  e  per  similit.  Qualunque  cosa  che 

;        entra  nella  composizione  di  checchessia. 

!  In  grinta  V.  Grinta. 

I  In  gritta  (Èse  e  PiggidJ  V.  Grilla. 

i  Ingroscia  v.  a.  Ingrossare:  Far  divenir  grosso. 
Il  'Ingrossare,  in  senso  neul.  parlando  di  fiumi  o 

!         sim.  vale  Divenir  grosso,  cioè  più  pieno  d'ac- 

'        qua  del  solilo  per  le  piogge  sopravvenute:  Cre- 
scere, Gonfiare,  Tumefarsi. 
"  —  Detto   degli  umori  e  simili ,  vale  Divenir 

;        più  densi. 


444 


INN 


INP 


—  e  cose;  Ingrandire,  Aggrandire  le  cose:  Magni- 
ficar con  parole.  Esagerare. 

Ing-rùg-nase  n.  p.  Ingrognare  e  Ingrugnarc: 

Pigliar  il  grugno,  il  broncio,  il  grillo  V.  hn- 

mòrondse. 
'*Iiig"ixà  avv.  A  filo.  Voce  del  coni.  V.  A  fi  nel 

1"  significato. 
Ing-uento  s.  m.  Unguento  :  Composto  untuoso 

medicinale. 
5  Metti ghe  a  fessa  e  l'ingucnto  ;  Mettervi  le  pezze 

e  r  unguento,  si  dice  di  Chi  si  affatica  per  altri 
.    e  vi  mette  anche  del  suo. 
Iiii"bi  V.  a.  Inibire,  Proibire,  Vietare  V.  Proibi. 
luilbiziòn.  s.  f.  Inibizione,  Inibita,  Inibitoria: 

Decreto  che  inibisce,  che  proibisce  di  fare  alcune 

cose  ;  allrim.  Divieto. 
Iuiiiiìg-à,se  n.  p.  Inimicarsi:  Divenir  nemico, 

Farsi  nemica  una  persona. 
Iniquitee  s.  f.  Iniquità,  Neqnità,   Nequizia, 

IMalvagilà. 
S  Fessa  d'iniquitoe;  Schiuma  de' ribaldi  V.  Fessa. 
Xuizià;  V.  a.  Iniziare  :   Cominciare  ad   istruire 

alcuno  in  checchessia  e  singolarm.  nei   misteri 

della  religione;  ed  usasi  anche  in  neut.  pass. 
Inizia-ti-va;  s.  f.  Iniziazione  :  L'atto  e  L'effetto 

dell'  iniziare. 
Xiila;ccà,  V.  a.  Sigillar  con  ceralacca. 

—  e  bSttigge;  Sigillar  le  bottiglie. 
XulaixiixLàse  n.  p.  Restar  all'amo,  e  dicesi  dei 

pesci. 
Inlardònase  n.  p.  Imbrodarsi,  comunem. 

Imbrodolarsi:  Lordarsi  di  brodo  o  d'altra  roba 

liquida. 
InlardLònòu.  add.  Allardato,  Unto  e  bisunto, 

Lercio,  Sporco,  Intriso,  Imbrattato. 
lulassa  v.  a.  Allacciare  e  Inlacciare:  Legare 

e  Stringer  con  laccio. 
lulassòu  p.  pass.  Allacciato;  ed  usasi  anche 

metaf.  :  Resta  inlassóu;  Restar  allaccialo  o  in- 

lacciato,  cioè  Colto  nel  laccio. 
In  lontananza  m.  avv.  In  lontananza,  Lon- 
tano, Da  lontano,  Dalla  lontana.  Dalla  lunga.  Da 

lungi. 
In  liing-o  avv.  In  lungo,  In  lunga. 

—  e  in  largo;  Per  lungo  e  per  largo. 
S  Andd  in  lungo  V.  Andà. 

§  Tid  in  lungo;  Menar  in  lungo.  Menar  per  la 
lunga,  Tirare  alla  lunga.  Protrarre,  Procrastinare, 
Prolungare,  ecc.,  vale  Mandar  le  cose  in  lungo. 
I)  — _  in  lungo  un  discorso  ;  Farla  lunga,  vale  Al-, 
lungare  il  discorso,  Far  una  lunga  diceria  da 
non  la  finir  mai  più. 
In  malóa  (Andd)  V.  Andd. 
In  man  m.  avv.  In  mano.  In  pugno;  e  metaf. 
col  v.  Avere,  vale  Avere  in  balìa,  in  dominio, 
in  potestà,  ecc. 
%  Aveì  tanto  in  man  da  poeì  di . . .  Aver  tanto 
in  mano  da  poter  dire...,  cioè  Avere  modi  certi 
di  prova  per  alcuna  cosa. 
S  Cresce  in  man;  Crescere  in  mano. 
S  Portd  in  man;  Portare  in  mano,  cioè  Portare 
palesem.  checchessia  nella  mano  senz'altro  ajuto. 
In  menissetti  V.  A  tocchetti. 
In  menìssi  V.  A  tocchi. 
Innalza  V.  Alsd. 

lunamóà  v.  a.  Innamorare:  Accendere  di 
amore,  Invaghire. 
§  Aveì  un  fa  ch'intiamda;  Innamorare  de' suoi 


modi  cbiunqu».  Invaghire  de'  nostri  modi  altrui  : 
Aver  tratti ,  maniere  che  innamorano,  cioè  no- 
bili, dolci,  gentili,  amabili,  cortesi. 
S  Innamòdse  n.  p.  Innamorarsi,  Invaghirsi:  Ac- 
cendersi 0  Prendersi  amore  per  alcuno. 

—  d'ùnn-a  cosa;  Innamorarsi,  Invaghirsi  d'una 
cosa:  Porre  amore,  affezione  a  checchessia;  ed 
anche  Divenir  vago.  Accendersi  di  desiderio  di 
alcuna  cosa. 

Innamòamento  s.  m.  Innamoramento  : 
Lo  innamorarsi. 

Innemig-àse  V.  sopra  Inimigdse. 

Innerva  v.  a.  Immielare.  T.  mar.  Riempire 
tutto  il  vuoto  che  è  lungo  lo  straglio. 

Innervatùa  s.  f.  Intregnatura.  T.  mar.  Pre- 
parazione che  si  fa  ad  una  corda  prima  di  fasciarla. 

In  netto;  A  buono'.  Posto  avv.  col  v.  Copiare 
e  sim.,  vale  Mettere  al  pulito  una  scrittura,  di- 
segno 0  simili. 

Innova  v.  a.  Innovare,  Rinnovare:  L'introdurre 
novità,  mutazione  nelle  leggi,  negli  usi,  ecc. 

Innovazion  s.  f.  Innovazione,  Rinnovazione: 
Il  fare  o  l'introdurre  cose  nuove. 

In  og'ni  caxo  V.  In  tutti  i  caxi. 

Inoltràse  n.  p.  Inoltrarsi  e  Innoltrarsi:  Andar 
più  oltre,  più  avanti.  Avanzarsi,  Penetrare. 

Inomlbra  v.  a.  Adombrare,  Aombrare,  Om- 
brare, Ombreggiare:  Far  ombra,  Offuscare, 
g  Inómbràse  n.  p.  Adombrarsi,  Ombrare:  Pigliar 
ombra  o  spavento.  Temere  per  cosa  che  paja 
vedersi;  e  dicesi  massimamente  del  cavallo. 
H  Adombrare,  figurat.  vale  Pigliar  sospetto.  Inso- 
spettire. 

Inonda  v.  a.  Inondare  e  Innondare:  Lo  alla- 
gare delle  acque  i  terreni,  uscendo  dei  loro  so- 
liti termini. 
II  Inondare,  per  simil.  dicesi  di  popoli  e  di  qua- 
lunque cosa  che  si  spanda  repente  in  un  paese. 

Inòndaziòn  s.  f.  Inondazione,  Inondamento, 
Allagamento, 
ti  Inondazione,  per  similit.  Incursione ,  Irruzione, 
Scorreria  di  nemici. 

Inorici  V.  a.  Accecare  :  Privar  della  luce  degli 
occhi;  ed  usasi  anche  figurat. 

Inorridì  v.  a.  Inorridire:  Apportare,  Mettere 
orrore.  Desiare  spavento.  Raccapricciare. 
I)  Inorridire,  in  senso  neut.  vale  Prendere  orrore, 
Raccapricciarsi ,  Atterrirsi. 

In  panchéntto  e  nxenùetti  V.  A 
panchéutto  e  menùetti. 

In  parag-òn  m.  avv.  A  o  In  paragone,  A 
paraggio.  In  comparazione,  Comparativamente, 
In  confronto.  Appello. 

In  parma  de  man  (Porla);  Tenere  o 
Portare  alcuno  in  palma  di  mano,  vale  Proteg- 
gerlo, Accreditarlo,  Porlo  in  credilo,  in  istima 
presso  il  mondo. 

In  passando  m.  avv.  In  passando.  Di  pas- 
saggio, Alla  sfuggita.  Incidentemente. 

In  patetta  (Scarpe);  Scarpe  a  cianfa,  cioè 
Non  tirate  su  dietro  le  calcagna;  dicesi  anche 
Scarpe  a  cacajuola. 

In  pé  m.  avv.  In  piedi.  In  pie,  Ritto,  Stante, 
Sustante. 
S  Èse  in  pé;  Essere  in  piede,  vale  Sussistere. 
§  Mette  in  pé;  Intavolare,  Intelaiare:  Cominciare 
a  trattare  ;  e  dicesi  di  negozio,  trattato  e  chec- 
chessia, 


INP 


INS 


Ì4$ 


S  Nò  poeì  sta  in  pé;  Non  poter  reggersi  in  piedi, 
Non  si  regger  diritto,  Non  si  poter  tener  sulle 
gambe;  e  talora  Non  poter  tenere  i  piedi   in 
terra,  Sdrucciolare. 
S  Paeì  a  morie  in  pé  ;  Parer  la  morìa.  Essere 
0  Parere  un  morto.  Parer  morto  in  piedi,  dicesi 
di  Chi  è  scarno,  pallido,  stenualo  da  parere  piut- 
tosto morto  che  vivo. 
S  Sàfd  sciù  in  pé  :  Balzare,  Salire  in  piedi. 
S  Std  in  pé;  Star  in  piedi,  figur.  vale  Sostenersi, 
Mantenersi,  Stare  nel  suo  essere,  Reggersi;  e 
dicesi  di  scritti,  d'opere  e  di  lavori  qnalunqne. 

In  penseiòn  fÈsej;  Stare  a  cottimo  o  a  doz- 
zina, vale  Vivere  con  altri  a  tavola  comune, 
pagando  la  dovuta  mercede;  e  talora  per  Averne 
oltre  il  vitto  l'alloggio. 
S  Tegni  in  penseiòn;  Tenere  a  cottimo  o  a  doz- 
zina: Tenere  altrui  in  casa  sua,  dandogli  il  vitto, 
e  ricevendo  da  esso  nn  tanto  al  mese. 

In  pevsònn-a  m.  avv.  In  persona  o  Di 
persona,  Personalmente,  Da  se  medesimo, 
n  In  persona,  usasi  talvolta  per  dire  che  Altri  ha 
un  vizio  in  estremo  grado,  che  è  p.  e.  Invidio- 
sissimo, Avarissimo  e  sim.:  0  l'è  l'avarizia  in 
persònn-a;  È  l'avarizia  in  persona. 
S  Andd  in  persònn-a;  Andar  di  persona,  Com- 
parir di  presenza. 

In  pessi  0  In  ta^nti  pessi  V.  A  tocchi. 

In  pin  avv.  Pienamente,  Appieno,  Interamente, 
Affatto,  Totalmente. 
S  Piggià  in  pin;  Córre  in  pieno  o  in  piena,  si 
dice  Quando  colpo  o  simile  ferisce  dirittamoite 
0  colla  parte  più  forte  dell'arma  o  d'altro  strum.; 
che  non  andando  per  diritto  si  direbbe  Córre 
scarso. 

In  poche  parolle  m.  avv.  In  poche  pa-- 
role,  In  breve,  Alle  brevi,  Alle  corte.  Per  ab- 
breviarla. Per  conchiudere. 

In  praticai  (Mette);  Porre  o  Mettere  in  pra- 
tica, in  atto  0  in  alto  pratico.  Praticare,  Mettere 
in  effetto. 

In  px*essa  m.  avv.  In  soppressa,  cioè  Sotto 
lo  strettoio. 

In  primma  avv.  In  prima.  Imprima,  Impri- 
mamenle.  In  pria.  Da  primajo,  vale  Primiera- 
mente, Da  principio;  ed  anche  Per  lo  addietro, 
Per  lo  passato. 

In  pi*ininia  man  m.  avv.  Prima  di  tnlli, 
Avanti  d'ogni  altro. 

In  privato  m.  avv.  In  privato.  Privatamente. 
In  particolare. 

In  proporzion  m.  avv.  A  proporzione, 
Proporzionatamente,  A  rata. 

In  pnlblblico  m.  avv.  In  pubblico,  Pubbli- 
camente, In  palese,  Palesemente,  In  presenza  di 
lutti,  A  pien  popolo,  A  bandita. 

In  punta  de  pé  ;  In  punta  di  piedi.  Posto 
avv.  col  v.  Andare,  vale  Andare  senza  posar  le 
piante,  ma  solamente  la  punta;  e  per  estens.  Andar 
cheto  cheto,  chiotto  chiotto,  catellon  catellone, 
quatto  quatto,  a  chetichelli,  cioè  Pian  piano  per 
non  essere  udito. 

In  punto  de  morte;  Fn  sulla  morie.  In 
sul  morire,  In  articolo  o  punto  di  morte,  All'o 
ID  sull'estremo  o  All'ultimo  della  vita  ;  ed  anche 
Al  lumicino,  Al  confitemini. 

In  punto  d'óa  (Vestise);  Andar*  in  gala  : 
Vestirsi  dei  migliori  abili  che  uno  abbia. 


Inquaddra  v.  a.  Incorniciare:  Metter  la  cor- 
nice a  un  quadro,  Armarlo  di  cornice. 

In  quantitce  m.  avv.  In  quantità,  A  dovizia, 
In  buon  dato,  Abbondantemente,  A  bizzeffe,  A 
sbacco.  In  gran  copia,  A  ribocco. 

In  quattro  e  quattr'éutto  avv.  In 
quattro  e  quattr'otlo,  dicesi  nell'uso  d'una  cosa 
fatta  in  brevissimo  spazio. 

Inquieta  v.  a.  Inquietare,  antic.  Inquielire:  Tòr 

la  quiete,  Molestare,  Travagliare,  Tribolare,  ecc. 

§  Inquietdse  n.  p.  Inquietarsi.  Impazientarsi  :  Dar 

nelle  impazienze.  Far  atti  di  stizza,  di  sdegno,  ee. 

Inquilin  s.  m.  Inquilino:  Che  abita  in  casa 
altrui.  Se  uno  avesse  ricevuto  la  casa  a  pigione 
dall'inquilino,  in  allora  direbbesi  Subinquilino. 

Inquixi  V.  a.  Inquisire  :  Processare  i  rei  in 
causa  criminale. 

Inquixiio  s.  m.  Inquisito,  Imputalo  :  Proces- 
salo, od  altrim.  Posto  in  istalo  d'accusa. 

Inquixitó  s.  m.  Inquisitore:  Chi  presiedeva 
al  tribunale  dell'  Inquisizione. 

Inquis:izidn  s.  f.  Inquisizione:  Tribunale  del 
S.  UflBcio  dove  s'inquisivano  i  prelesi  eretici. 

Inrammà  un  Ibastimento;  Imbo- 
scare un  bastimento.  T.  mar.  Costruirne  l'ossa- 
tura principale  e  scheletro  con  i  pezzi  più  grossi, 
per  rivestirlo  poi  della  bordatura  o  fasciame. 

Inrang'lii  v.  a.  Azzoppare:  Far  divenir  zoppo. 

In  rang-o  m.  avv.  In  fila.  In  ordine,  Schie- 
ratamenle. 

Inraozìse  n.  p.  Divenir  uggioso,  scontroso. 
Mettersi  di  malumore  V.  Raozo. 

In  rata  porzion  ra.  avv.  A  proporzione, 
Per  rata,  Pro  rata  :  Secondo  quella  parte  che  ad 
alcuno  tocca  a  pagare  d'una  data  somma. 

In  realts©  m.  avv.  In  realtà,  Realmente,  Ef- 
fettivamente. 

In  rescoson  V.  A  rescosdnn-a. 

Inresta  v.  a.  Mettere  in  resta.  In  filza.  Infil- 
zare; e  se  dicesi  d'aglio,  Intrecciare  V.  Resta. 

In  re"vezzòn  (Andd)  V.  Andd. 

Inricclii  V.  a.  Arricchire:  Far  ricco,  dovizioso. 
«  Arricchire,  usato  in  signif.  neut.  vale  Divenire 
ricco;  che  anche  dicesi  Inricchire  e  Irricchire, 
ma  poco  usati. 

In  riònd.o  m.  avv.  A  o  In  tondo,  A  o  in 
cerchio.  Circolarmente,  In  circonferenza,  In  giro. 

InrSccà  v.  a.  Arroccare,  Appennecchiare  e  più 
comunem.  Inconocchiare:  Mettere  sulla  rocca  o 
conocchia  ciò  che  si  vuol  filare. 

—  5  rè;  Arroccare  il  re:  Nel  giuoco  degli  scacchi 
vale  Porre  il  rocco  (tare)  allato  al  re  e  far  pas- 
sare il  re  dall'altra  parte  accanto  al  rocco. 

In  sa;  In  qua,  contr.  di  In  là.  Avv.  di  luogo, 
e  vale  Verso  questa  parte.  Vicino,  Presso. 
I)  In  qua,  parlandosi  di  tempo,  vale  Insino  a  questo 
lempo,  con  la  comparazione  peraltro  a  un  punto  di 
tempo  già  passato  :  Nò  l'ho  ciit  visto  da  un  meize 
in  sa;  Da  un  mese  in  qua  non  l'ho  più  veduto, 
t)  Alle  volte  usasi  semplicem.  per  Qua  :  Da  in  sa 

quello  libbro;  Date  qua  quel  libro. 
%  Andd  in  sa  e  in  là;  Andar  in  qua  e   in  là, 
vale  Andar  vagando.  Andar  in  volta,  girone,  in 
giro,  attorno,  ecc. 
§  Da  poco  in  sa  V.  questa   locuzione  alla  sua 
sede  alfabetica. 

Insà  V.  a.  Manomettere,  Metter  mano:  Comin- 
ciare a  servirsi  di  quelle  cose  che  a  poco  a  poco 


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INS 


INS 


e  a  parte  a  parie  si  consumano;  altrim.  Incignare: 
tnsà  5  fiasco,  a  bòtte,  5  salammo,  ùnn-a  pessa 
de  panno,  ecc.;  3fanometlere  il  fiasco,  la  bollo, 
il  salame,  una  pezza  di  panno,  ecc. 
g  Insala;  Romperla,  vale  Dar  cominciamenlo  ad 
una  zuffa:  Che  Vinse?  Ch'io  la  rompa? 

Insa^ccà.  v.  a   Insaccare:  Mettere  in  sacco, 
n  Insaccare,  per  Cacciar  la  carne  di  majale  battuta 
e  salala  nelle  budella  per  far  salami,  salcicce  e  si- 
mili; altrim.  Imbudellare, 
n  —  per  Ingoiare,  Metter  dentro:  Mangiar  molto 
e  con  avidità  ;   clic  anche  dicesi  per  ischerzo 
Scuffiare,  Cuffiare,  Ingurgitare,  Ingubbiare,  Ruf- 
folare. 
«  Rinsaccare  (neul.),  Scuotere  e  Rimbalzare  sulla 
sella  andando  a  cavallo  per  la  scomoda  andatura 
del  medesimo  o  per  poca   pratica  di  chi  ci  è 
sopra:  Mia  còmm'ò  l'insaccai  Guarda  com'è' la 
rinsacca  ! 

Imsa>la<tta<  s.  f.  Insalata:  Cibo  di  certe  qua- 
lità d'erbe  che  si  mangiano  condite  con  sale,  acelo 
ed  olio,  e  per  lo^ìiù  erude;  dicesi  anche  Insa- 
lata verde,  perchè  fatta  d'erbe,  a  differenza  di 
quella  che  sia  di  patate  e  d'altro.  Mescolanza 
0  Mescolunzina ,  Insalata  de'  cappuccini,  Mi- 
nutina  o  Minutina  tutti  odori.  Insalata  verde 
di  più  sorta  d'erbucce  crude,  saporite  e  odorose. 
Insalata  sudicia,  chiamasi  per  antifrasi  Quella, 
nella  quale  si  mescolano  torli  d'uovo  spezzati, 
acciughe  e  altre  cose  gustose. 
S  Cerne  l'insalatla;  Mondare  o  Nettare  l'insalala, 

cioè  Tòrie  e  giltare  la  parte  men  buona. 
S  Ése  all' insalai  la  ;  Essere  all'insalata,  figurai. 

vale  Essere  alla  fine  d'una  cosa. 
S  Scuóu  dell' insalatla;  Scotitojo  :  Reticino  o  Vaso 
bucheralo,  entro  cui  si  mette  l' insalata  per  farne 
colar  l'acqua,  scuotendolo. 

lusa/lattéa.  s.  f.  Insalatiera:  Vassojo  assai 
fondo,  a  modo  di  catinella,  in  cui  si  suol  con- 
dire e  porre  in  tavola  V  insalata. 

lusala^ttiun-a.  s.  f.  Insalalina:  Piccola  in- 
salala. Insalata  tenerella. 

Insa;]ig'u.iiióu.  add.  Insanguinato,  Sangui- 
nato, Sanguinoso,  Sanguinenle:  Brnttato  di  sangue. 

InsaiVÒuà.  v.  a.  Insaponare:  Soffregare  una 
cosa  con  sapone,  che  si  va  sciogliendo  nell'ac- 
qua, per  lavare  tal  cosa  e  farla  monda. 

■»-  a  barba;  Insaponar  la  barba:  Bagnar  la  barba 
con  ischiuma  di  sapone  per  ammorbidirla  prima 
di  raderla. 

lusa-vòua/tùa;  s.  f.  Insaponamento:  Lo  in- 
saponare. 

Iiislbx*a;g-g-ìnà/  v.  a.  Sgridare,  Garrire,  e  alla 
lai.  Increpare:  Riprender  con  rumore  di  parole 
e  di  gesti. 

Xu  sca>ppà  (Fa  ùnn-a  cosa);  Far  checchessia 
fuggi  fuggi  0  a  scappa  e  fuggi,  alla  sfuggita, 
fuggiascamente,  correndo,  di  volo,  vale  Farla  in 
fretta,  con  poco  agio,  senza  fermarsi. 

In  scappili  d.e  casetta  (Anddj  V. 
Andd. 

InscexaLini  v.  n.  Infollire,  Ingoffire,  Imbecillire: 
Divenir  folle,  goffo,  imbecille,  scemo  di  senno. 
**Xuscià.  v.  a.  Gonfiare  :  Empiere  di  fiato  o  di 
vento  checchessia.  Far  rilevare  ingrossando. 

—  a  faccia  de  pugni  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Gon- 
fiare il  viso  ad  alcuno ,  vale  Percuoterlo  con 
pugni  nel  volto. 


—  ùnn-a  persónn-a;  Gonfiare  alcuno,  figurai,  vale 
Adularlo,  Blandirlo,  Lisciarlo,  Dargli  incenso, 
Granargli  gli  orecchi. 

§  Insciàse  n.  p.  Gonfiarsi,  Enfiarsi,  Tumefarsi: 
Divenir  gonfio  per  malattia,  e  dicesi  pr(  priam. 
di  carne  di  corpi  animali  e  delle  loro  membra. 

Il  Gonfiarsi,  Enfiarsi,  figurai,  vale  Montar  in  su- 
perbia ,  Insuperbirsi ,  Inorgoglirsi ,   Imbòriarsi , 

.  Tronfiare. 

—  da-o  mangia;  Abbottarsi,  Gonfiarsi  come  la  botta, 
Rimpinzarsi,  Rimpippiarsi,  Empiersi  a  ribocco,  a 
soprabbondanza,  vale  Empirsi  più  che  mai  di  cibo. 

—  da-ò  sbraggià;  Non  far  che  gridare. 

In  scia  ^ixiixua  d.a  leng-ixa  (Aveì 

ùnn-a  cosa)  V.  Aveì. 
In  scia  ^imiua  die  die  (Aveì  ùnr^-a 
cosa)  V.  Dio. 
"Insciiag-g-etta  s.  f.  Enfialino,  Enfialello,  En- 

fialu/zo:  Leggiera  enfiagione. 
"Insciag-g-ia  s.  f.  Enfiagione,  Enfiatura,  En- 
■   fiamenlo.  Enfialo,  Bozza,  Tumore;  Gonfiezza  in 

qualche  parte  del  corpo. 

§  Dà  zù   /'  insciaggia  ;  Disenfiarsi  :   Andar   via 

l'enfiagione. 

Inscidia  v.  a.  Insidiare  :  Porre  o  Tender  insidie. 

Insciuùa   v.  a   Insinuare:  figurai.   Mettere, 

Infondere  nell'animo,  Inslillare,  Indurre  a  fare. 

"  Insinuare  :  Registrare  un  alto,  una  convenzione 

0  sim.  sul  pubblico  'registro  a  ciò  destinato. 
§  Inscinùdse  n.  p.  Insinuarsi,  Introdursi,  Penetrare. 
lusciniiatò  s.  m.  Insinuatore:  Colui  che  regge 
'''l'ufficio  d'Insinuazione  e  che  registra  e  custo- 
disce gli  alti  che  vengono  sottomessi  ali"  insinua- 
zione V.  Inscinuasion  nel  3°  significalo. 
Inscinuaziòn  s.  f.  Insinuazione,  Esorta- 
zione, Persuasione:  A  inscinuaziòn  do  tale;  A 
insinuazione  del  tale. 
"  Insinuazione,  in  retlor.  Ragionamento  fallo  con 
dissimulazione   e   circuizione    per   guadagnarsi 
l'animo  delL'uditore. 
Il  —  Registrazione  o  Trascrizione  in  un  pubblico 
registro  tenuto  nell'uffizio  dello  d'Insinuazione, 
contenente  i  documenti,  le  scritture  e  qualunque 
alto  che  debba  esser  reso  pubblico. 
"Inscio  add.  Gonfio,  Enfio,  Tumido,  Turgido. 
M  Gonfio,  figurai.  Tronfio,  cioè  Gonfio  per  superbia, 
Vano,  Superbo,  Altiero,  Pieno  di  vento. 
In  sciò  far  do  g-iorno,  d.a  seja» 

da  néutte  V.  Giórno,  Seja,  Nétitte. 
In  sciò  fseto;  Sul  fatto  e  alla  lai.  In  flagranti. 

%  Acciappà  in  sciò  feto  V.  Fwto  s.  m. 
In  sciò  tardi  m.  avv.  Al  tardi.  Al  tardo, 
In  sul  tardi,  Ad  ora  tarda,  avanzata. 
§  In  scio  lardi  i  tnùzai  tóccan  V.  Mùzuo. 
Inscipido  add.  Insipido,  Sciocco,  Scipito:  Che 
non  ha  nessun  sapore,  contr.  di  Saporito. 
Il  Insipido,  figurai,  dicesi  anche  delle  persone,  e 
vale  Insulso,  Sciocco,  Fatuo,  Scimunito. 
In  sex  pissi;  Sul  punto.  In  punto.  Posto  avv. 
col  V.  Kssere  in  prossima  disposizione,  A  mo- 
menti. Vicino,  Imminenle  a  far  checchessia. 
Insciste  V.  n.  Insistere,  Instare,  Persistere: 
Star  fermo  e  ostinato  in  alcuna  cosa,  Perseve- 
rare a  domandare,  a  volere  una  cosa. 
Inscistensa  s.  f.  Insistenza,  Pertinacia,  Osti- 
nazione, Fermezza. 
Inscistente  p.  pres.  Insistente:  Che  insiste. 
Pertinace. 


INS 


MS 


-^ 


Jn  sciù  avv.  Insù,  In  su,  In  snso,  In  soso,  So, 
e  poelic.  In  sue,  cioè  Verso  la  parie  superiore, 
conir.  di  In  giù. 
S  Andà  in  sciù;  Insusarsi:  Innalzarsi,  Andar  al- 
l'insù. 

In  sconquascio  m.  avv.  In  conquasso,  A 
soqquadro,  A  sbarag'io,  In  disordine.  In  iscom- 
piglio,  Sossopra  e  Sozzopra. 

Inscorrvissàse  V.  Scorrussàse. 

Inscrive  V.  Scrive. 

Inscx*iziòn  s.  f.  Inscrizione  e  Iscrizione . 
Scrina  posla  sopra  muro  o  scolpila  su  marmo, 
per  conservare  la  memoria  d'una  persona  o  di 
un  fallo,  e  anche  per  indicare  a  che  serve  un 
edifizio,  ecc. 
«  Inscrizione,  per  Epilaffio. 
n  —  Allo  con  cui  si  scrive  o  si  fa  scrivere  un 
nome,  un  dirillo  o  qualche  altra  cosa  sopra  un 
registro  a  lai  uopo  deslinalo. 

—  ipotecaria;  Inscrizione  ipotecaria:  La  registra- 
zione nei  pubblici  registri  delle  ipoteche,  delle 
istanze  (note)  relative  agli  alli  che  portano  ipoteca. 

In  scùg'g'ià,;  Sdrucciolo,  Sdruccioloso,  Sdruc- 
ciolevole: Aggiunto  a  Luogo  o  Sentiero,  vale  Che 
va  alla  china,  dove  con  diiScollà  si  può  andare 
s?nza  sdrucciolare. 
"  Talvolta  vale  semplicem.  A  pendio,  A  scarpa 
V.  A  scarpa. 

Inseg-na.  s.  f.  Cartello:  Scritta  a  grosse  lettere, 
al  di  fuori  della  bottega,  per  indicare  farle  che 
vi  si  esprcila  e  il  genere  di  merce  che  vi  si 
tiene,  aggiuntovi  per  lo  più  il  nome  del  bottegajo. 

Iniseg'nà.  v.  a.  Insegnare:  Dare  altrui  precetti 
intorno  a  qualche  arie  o  scienza  ;  Ammaestrar!', 
Istruire. 
"  Insegnare,  per  Indicare  una  persona  o  una  cosa 
0  il  luogo  dove  una  persona  o  cosa  si  trova; 
Mostrare,  Indicare,  Far  conoscere. 

Inseg-ixi  V.  a.  Inseguire  :  Dar  dietro  a  chi  fugge. 

Insei  V.  a.  Innestare:  Incastrare  o  altrim.  Con- 
giungere marza  o  buccia  duna  pianta  nell'altra 
acciocché  in  essa  s'alligni;  allrim.  Annestare, 
Neslare,  Inserire,  Insertare. 

—  a  bùxo  ;  Annestare  a  bucciuolo  o  a  bacciuoll,  a 
cannello,  a  boncinello,  a  anellolto.  T.  a(,ric.  In- 
nestare eolla  buccia  della  marza  del  frutto  buono, 
tagliala  a  guisa  di  bucciuolo  di  canna  grossa  ap- 
punto come  la  marza  del  frullo  cattivo,  cui  sbuc- 
ciata quanto  basta  si  adatta  in  modo  che  combaci 
bene  per  tutto,  e  si  fascia  ben  bene  perchè  si 
rammargini. 

Insella,  v.  a.  Sellare  :  .Metter  la  sella  al  cavallo, 
e  generic.  Bardarlo. 
S  Inselldse  n.  p.  Insellarsi:  Porsi  in  sella. 

Insemnie  avv.  Insieme,  Insiememente,  As- 
sieme, Unitamente,  Di  compagnia,  Di  conserva, 
Di  brigala.  In  uno.  In  una,  Con  esso. 

—  a  mi,  a  ti,  a  le;  Meco,  Teco,  Seco  insieme. 
S  Atidd  iusevime;  Andar  insieme,  di  conserva, 

di  brigala,  in  compagnia.  Accompagnarsi. 

S  Mangia  insemme;  Pasteggiare,  Mangiare  insieme. 

J5  AAescc/djHsemme;  Commischiare:  Mescolare  in- 
sieme cose  diverse. 

%  Mette  insemme;  Mettere  insieme,  Adunare,  Am- 
massare. 

"  —  insemme  a  poco  a  poco;  Metter  insieme  a 
scarouzzolo,  a  scampoli ,  cioè  a  forza  di  rispar- 
mio, a  piccole  porzioni. 


«  —  insemme  di  </i'n(B;  Far  grnzzo  o  gruzzolo  o 
peculio,  cioè  Raggruzzolare,  Ammassar  danari. 
$  Parli  insemme;  Partir  di  brigala  o  di  conserva, 
cioè  insieme. 
Insemme  s.  m.  Complesso  :"Ciò  che  risalta 
dall'unione  di  differenti  par:i.  Aggregato  di  più 
oggetti  o  cose  concorrenti  a  uno  stesso  fine.  Il 
tutto  insieme:  NeWinsemme  nò  gh'é  ma;  Nel 
complesso  non  ci  è  malaccio. 

Insenscil>ile  add.  Insensibile:  Che  non  sente. 
Che  è  privo^di^senlimento  ;  Apatico,  Spassionato. 

I»  Insensibile,  dicesi  anche  a  Colui  che  non  muo- 
vasi a  compassione  degli  altrui  n;ali. 

"  —  Aggiunto  di  cosa,  che  non  apparisce  al  senso, 
od  in  modo  impercettibile. 

Insensòu.  add  Insensato,  anticam.  Insennalo  : 
Che  non  ha  senso  inlelleltuale;  Stupido,  Stolto, 
Mogio;  e  preso  sostantiv.  Boto,  Beccone,  Castrone. 

Inserì  v.  a.  Inserire:  Mettere  l'una  cosa  nel- 
l'altra. Metter  dentro.  r 

«  Inserire,  parlando  delle  opere  d'intelletto,  con- 
,  tratti,  ecc  ,  vale  Scrivervi,  Innestarvi  ab  una  cosa. 

"  —  per  Introdurre  alcuno  a  parlare  in   qualche 
componimento  o  del  nominarcelo  comecchessia. 

—  un  avviso  in  sciò  giornale;  Inserire  un  avviso 
sul  giornale. 

Inserzion  s.  f.  Inserzione:  L'atto  d'inserire. 

In  setton  m.  avv.  A  sedere  sul  leito,  Mezzo 
ritto  sul  letto. 
§  Sta   0   Sàtd  sciù  in  settón;  Balzare  a  mezza 
vila  dal  capezzale.  Recarsi  a  sedere  sul  letto, 
Levarsi  a  o  in  sedere. 

Inso  p.  pass.  Manomesso,  Incignalo  V.  Insd. 

Insolensa  s.  f.  Insolenza,  anlic.  Insolenzia: 
Qualità  di  ciò  che  è  insolente;  Impertinenza, 
Arroganza,  Tracotanza,  Sfacciatagsine. 

Insolente  add.  Insolente,  Impertinente,  Ar- 
rogante, Tracolante  :  Che  procede  fuori  del  do- 
vuto termine. 

Insolenti  v.  n.  Insolentire,  Insolenteggiare : 
Diveniar  insolente,  arrogante.  Proceder  fuori  del 
dovuto  termine. 
**lM.sòjnà  v.  a.  Sojare,  Berteggiare,  Cuculiare, 
Corbellare,  Canzonare,  Dar  la  soja,  l'unguento, 
la  monna,  la  quadra,  la  giarda. 
S  Insòmàse  n.  p.  Berteggiarsi,  Corbellarsi,  Can- 
zonarsi, Dileggiarsi,  ecc. 

Insordì  v.  a.  Assordare,  Assordire:  Offender 
con  soverchio  rumore  l'udito;  Intronare,  Stordire. 

Insospettise  n.p.  Insospetlire,  Insospettirsi, 
Pigliar  pelo:  Concepir  ombra,  sospetto.     -  -' 

In  sostansa  m.  avv.  In  sosianza.  In  con- 
clusione, Insomma,  Alla  fin  delle  fini.  Alle  corte, 
In  poche  parole. 
11  In  sostanza.  In  realtà.  In  effetto. 

In  spalletta  (Portd);  Portare  a  cavalloc«io 
V.  A  cavullin. 

Inspaximàse  n.  p.  Spaventarsi,  Sperico- 
larsi, Rimescolarsi,  Spaurarsi,  Impaurirsi:  Pi- 
gliarsi spavento,  paura,  rimescolamento.     ^-  » 

Inspaxiuxón  p.  pass.  Spaventalo,  Spaurito, 
Impaurilo.  •        --^  '/  • 

Inspessì  V.  a.  Inspessare,  Spessore,  Spessire, 
Addensare,  Condensare,  RatTitlire;  Fare  spesso, 
denso,  fitto. 
S  Inspessise  n.  p.  Inspessire,  Inspessirsi,  Spessarsi, 
Addensarsi,  Raddensarsi,  Raffittirsi. 

Inspettó  s.  m.  Inspetlore  e  Ispettore:  Quegli 


448 


INS 


INT 


che  ha  la  soprantendenza,  l'ispezione  su  qualche 
cosa,  ovv.  Quegli  che  è  deputato  a  sorvegliare 
a  qiiaicho  si  voglia  ufficio. 
InspeziSn  s.  f.  Inspezione  e  Ispezione:  Uf- 
fizio, Attribuzione.  Giurisdizione  dell'ispettore. 
«  Inspezione,  Appartenenza,  UITlcio:  A  non  e  roha  de 
mce  inspeziòn;  Non  sono  cose  di  mia  inspezione. 
Inspirai  v.  a.  Inspirare  e  Ispirare:  Meller  in 
mente  o  nell'animo  un  disegno,  un  pensiero, 
un  affetto. 

. —  fidùcia;  Inspirare  fiducia. 

I]ispix*a.zióii  s.  f.  Inspirazione  e  lipira- 
zione:  Motivo  interno  della  volontà  che  invita 
a  operare. 

In  sprescia  m.  avv.  A  fretta,  In  fretta,  In 
prescia,  All'iraprescia,  Ircttolosamente,  Con  pre- 
stezza. 

Inspx*it&  V.  Insbraggind. 

Inspriìtòn  add.  Spiritato:  Sopraffatto  da  ec- 
cessiva paura. 

Insta,  v.  n.  Instare  e  Istare:  Fare  istanza,  Insi- 
stere nella  domanda  o  preghiera,  Non  rifinir  di 
chiedere  V.  Insciste. 

Insta.ccà.  v.  a.  Intascare:  Mettere  in  tasca, 
in  saccoccia. 

Installa/  v.  a.  Installare  :  Mettere  in  posses- 
sione. Costituire  in  un  impiego;  .iltrim.  Inse- 
diare, ma  pochissimo  usato. 

Insta.lla>ziòn  s.  f.  Installazione:  L'atto  di 
costituire  in  impiego,  in  possesso;  altrim.  Inse- 
diamento, ma  pochissimo  usato. 

Instecca.  v.  a.  Steccare:  Ficcar  nella  carne 
cime  di  ramerino,  garofani,  spicclij  d'aglio  e  sim. 
-  Lardare  e  Lardellare  vale  Ficcar  lardelli  (pes- 
selti  de  lardo)  nella  carne  traforala  con  un  ferro 
appuntato  che  chiamasi  Lardatoio. 

Inst%(3cli.xo  add.  Intirizzato,  Intirizzito,  Im- 
pettiw,  dicesi  comunem.  di  Chi  sta  troppo  in- 
tero sulla  persona. 
»  Intirizzato  e  Intirizzito,  dicesi  pure  dei  cadaveri 
quando  il  gelo  della  morte  ha  loro  si  irrigidite 
le  membra  che  a  gran  fatica  possono  esser  piegate. 
S  Andà  0  Sta  instecch'io  V.  Andd. 

Instig-a  V.  a.  Instigare  e  Istigare,  antic.  Inzi- 
gare:  Incitare,  Eccitare,  Stimolare,  Inzipillare, 
Subbillare,  Sollecitare  con  istanza  a  far  una  cosa. 

Instig^a.tò  s.  m.  Instigatore  e  Istigatore  :  Che 
istiga;  Eccitatore,  Incitatore,  Sollecitatore. 

Instig-aziòn  s.  f.  Instigazione  e  Istigazione, 
Instigamento  e  Istigamento,  antic.  Inzigamento; 
Incitamento,  Stimolo,  Stimolazione. 

Institui  V.  a.  Instituire  e  Istituire:  Dar  prin- 
cipio. Fondare,  Ordinare,  Stabilire. 

—  erede  ùnn-a  pers5nn-a  ;  Instituire  erede  alcuno, 
vale  Lasciare  ad  alcuno  l'eredità. 

Institùto  s.  m.  Instituto  e  Istituto,  Liceo: 
Scuola  superiore  destinata  all'  insegnamento  di 

•     scienze  e  lettere. 
«  Instituto,  per  Ordine  religioso. 

Institùzi^n  s.  f.  Instituzionc  e  Istituzione  : 
Disposizione,  Ordinazione,  Cominciamento,  Fon- 
dazione. 

Instraddà,  v.  n.  Instradare,  Stradare,  Av- 
viare, Guidare,  Dirigere,  Incamminare,  Addiriz- 
zare ed  usasi  tanto  al  proprio  come  al  figurato. 

In  stramlbaelòn  (Andò.)  V.  Andd. 

In  strang-òg-g-i<3u  V.  De  slrangSggiòti. 

XnstrepSnà,  v.  a.  Imprunare.  Voce  del  cont.: 


Metter  pruni  sopra  checchessia  o  Turare  i  passi 
con  pruni  per  difosa  di  qualsivoglia  cosa. 
Instùcca  V.  a.  Stuccare  :  Riturare  o  Appic- 
care con  istucco. 
Instruì  V.  a.  Instruire  e  Istruire:  Dar  lezioni 
0  precetti  circa  i  costumi,  le  scienze,  ecc.;  Am- 
maestrare, Addottrinare. 
II  Instruire  per  Ragguagliare,  Informare:  Mi  l'ho 
instruìo  de  tùlio;  Io  l'ho  istruito  d'ogni  cosa. 
—  un  processo;  Instruire  un  processo,  vale  Com- 
pilarlo, Formarlo. 
Instrixio  p.  pass.  Instruilo  e  Istruito,  Instrutto, 
Ammaestrato,  Addottrinalo.  Usato  come  addielt., 
Erudito,  Dotto. 
Ins t]:*u. menta  v.  a.  Slrumcnlare.  T.  mus. 
e  dell'uso.  Il  comporre  quella  parte  d'un'opera 
in  musica  che  debbessore  sonala  da  varj  stru- 
menti, e  farlo  per  modo  che  questa  ben  si  con- 
venga con  la  parte  che  debb'essere  cantata. 
Instr'ù.mentazión  s.  f.  Mrumentazione. 
T.  mus.  e  dell'uso.  Tutte  le  parti  scritte  degli 
strumenti,  in  una  qualche  composizione  musicale 
che  servono  d'accompagnamento  e  d'ornamento 
al  canto. 
Instr'ùnientòu  add.  Strumentato:  Aggiunto 
di  canto,  Quello  scritto  colla  strumentazione  ossia 
colla  parte  degli  strumenti. 
Instrùttivo  add.  Inslruttivo  e  Istruttivo:  Che 

istruisce  o  è  Atto  ad  istruire. 
Instrùttò  s.  m.  Inslrutlore  e  Istruttore:  Chi 
insiruisce,  ammaestra,  insegna;  Ammaestratore. 
§  Giùdice  inslrùtló;  Giudice  inslrutlore:  Quello 
che  informa  ossia  che  forma  il  processo  infor- 
mativo. Nelle  cause  criminali  Giudice  inquirente, 
cioè  Quello  che  forma  il  processo  criminale. 
Ins trattoria  s.  f.  T.  leg.  e  di  sempl.  uso. 
L'istruzione  del  giudice   inslrutlore  intorno  a 
qualche  processo  unilamcnle  agli  atti  e  scritture 
dipendenti. 
Insutoord-inazion  s.  f.  Insubordinazione. 
Voce  dell'uso:  La  qualità  di  chi  è  insubordinalo; 
Mancanza  di  subordinazione. 
Insul>or<linòu    add.  Insubordinato.   Voce 
dell'uso:  Che  non  rispelta  né  sta  soggetto  alla 
autorità  di  chi  è  a  lui  superiore. 
Insula.  V.  a.  Inamidare,  Insaldare  e  Saldare: 
Dare  l'amido  o  la  salda  ai  pannilini   prima  dì 
stirarli,  attìn-^hc,  passatovi  sopra   il  ferro  ben 
caldo,  restino  ben  dislesi  e  incartati. 
Insulta  V.  a.  Insultare:  Far  insulti,  Far  ingiurie, 

villanie,  soperchierie,  Oltraggiare. 
Insulto  s.  m.  Insulto,  Oltraggio,  Soperchieria, 

Affronto,  Offesa. 
Insùperlbise  n.  p.  Insuperbire,  Superbire, 
Insuperbirsi,  antic.  Insuperbare  e  Insuperbiare: 
Divenir  superbo,  Menar  orgoglio.  Gonfiarsi,  Inor- 
goglire, Invanire. 
Insùppà  V.  Assùppd. 
Insùppòu  V.  Assùppóu. 
Insùrrezión  s.  f.  insurrezione,  Insorgimento, 
Sollevazione:  Il  levarsi  d'un  popolo  per  far  novità. 
Insuscistensa  s.  f.  Insussistenza  :  Qualità 
e  Stato  di  ciò  che  è  insussistente,  Mancanza  di 
fondamento,  Vanità. 
Insuscistente  add.  Insussistente:  Che  non 

sussiste.  Vano, 
Inteero  s.  m.  Sepoltura,  Seppellimento,  Sep- 
pellizione:  L'atto  del  seppellire  un  morto. 


INT 


INT 


4tt 


TMXtsLfixèt  V.  a.  Ascondere,  Nascondere,  Celare, 
Riporre. 
S  Inlafuàse  V.  Intandse  nel  signif.  figur. 

Inta^g'^ià  V.  a.  ìnlagliare:  Formar  checchessia 
in  legno  o  ailra  maleria  col  taglio  degli  scarpelli, 
subbie,  scorbie  ed  altri  proporzionnli  strumenti. 

**n  Ammascare,  Conoscer  l'imbeccala.  Voce  furbesca 
e  vale  Comprendere:  Tintaggi?  Ammaschi? 
Comprendi?  Capisci? 

luta.g'g'ia.d.ò  s.  m.  Intagliatore,  dicesi  Colui 
che  intaglia  in  legno  fogliami,  cornici  e  simili, 
ma  non  figure,  perchè  quello  che  intagli»  figure 
di  rilievo,  o  di  tutto  rilievo  o  di  basso  rilievo, 
dicesi  Scultore. 

luta^g-g-io  s.  m.  Intaglio:  Lavoro,  Opera  di 
intaglio. 

Intanàse  n.  p.  Intanarsi,  Rintanarsi,  Imba- 
carsi: Propr.  Entrare  o  Nascondersi  nella  tana 
0  nella  buca;  e  figurat.  Incavernarsi,  SolHccarsi, 
Appiattarsi,  Nascondersi  in  qualche  luogo. 

lutairsià.  v.  a.  Intarsiare:  Commettere  insieme 
diversi  pezzuoli  di  legnami  di  piìi  colori  a  di- 
segni d'ornato  ed  anche  di  figure. 

Ixita.i*sia,dó  s.  m.  Intarsiatore:  Che  esercita 
l'arte  dell'  intarsiare. 

Xuta>x*sia,tùai  s.  f.  Intarsiatura:  Commettitura 
a  lavoro  di  tarsia;  Inlarsiamenlo,  Intarsio. 

Intavola  v.  a.  Intavolare:  Nel  giuoco  degli 
scacchi  dicesi  L'ordinare  tutti  i  pezzi  sul  tavo- 
liere in  principio  di  partita. 

—  un  affare,  un  negozio,  ecc.;  Intavolare,  Inte- 
laiare un  negozio,  un  trattalo  o  checchessia,  vale 
Darvi  principio,  Cominciarlo,  Farne  la  pro- 
posizione. 

—  ùnn-a  lite;  Intentare,  Muovere  una  lite:  Co- 
minciare a  litigare. 

Intende  v.  a.  Intendere:  Apprendere  coli' in- 
telletto, Capire  colla  mente  ascoltando  o  leggendo; 
Capire,  Comprendere,  Afferrar  bene  il  punto,  la 
verità. 

n  Intendere,  per  Udire,  Sentire:  Ti  hoe  inteizo 
quello  che  t'ho  dito?  Hai  inteso  Ciò  che  ti  ho 
detto  ? 

«  —  per  Giudicare,  Stimare:  Mi  ve  a  diggo 
cómme  l'intendo;  Io  ve  la  dico  come  l'intendo. 

«  —  per  Aver  intenzione,  pensiero:  M' intendeivo 
de  fa  ben;  Io  intendeva  di  far  bene. 

—  md;  Frantendere:  Non  bene  intendere,  Intendere 
al  contrario  di  quel  che  è  detto. 

S  Chi  l' intende,  chi  nò  l' intende,  chi  nò  a  véu 
intende;  Chi  l'intende,  chi  non  l'intende  e  chi 
non  la  vuol  intendere:  Chi  vuole,  chi  no,  e  chi 
senza  intendere  è  festereccio  e  non  vuole. 

S  Chi  md  intende,  pezo  risponde;  Chi  male  in- 
tende, peggio  risponde.  Dettato  prov.  di  chiaro 
significalo. 

S  Dà  ad  intende;  Dar  ad  intendere,  vale  Persua- 
dere, Dimostrare;  e  talvolta  Dire  alimi  cosa  falsa, 
Infinocchiarlo,  Inzampognarlo. 

n  —  ad  intende  che  l'è  sghèuóu  un  aze  V.  Aze. 

S  Dòse  ad  intende;  Darsi  ad  intendere,  Credere, 
Credersi,  Reputarsi,  Pensarsi ,  Immaginarsi. 

S  Dila  cómme  a  s'intende;  Dirla  come  s'intende, 
vale  Dire  apertamente  la  propria  opinione. 

S  Fa  intende;  Far  intendere,  vale  Significare. 

S  Fase  intende  da  ùnn-a  ptrsònn-a;  Lasciarsi 
intendere  con  alcuno,  vale  Parlargli  chiaro  in- 
torno a  checchessia. 


8  Fntendise  d'ùnn-a  cosa  ;  Intendersi  di  checches- 
sia, vale  Averne  esperienza  e  cognizione;  dicesi 
anche  Conoscersi  accompagn.  col  genit. 

§  Intendisela  con  un;  Intendersela  con  uno,  Darsi 
l'intesa,  Indettarsi:  Accordarsi  segretamente  con 
uno  di  quello  che  si  ha  a  fare. 

S  fntendeivela  fra  voi  atri;  Fatevela  o  Sbriga- 
tela fra  voi. 

S  Non  intendise  de  ninfe;  Avere  studiato  in 
buemme.  Essere  dotto  in  buezio.  Modi  bassi  e 
scherzev.  che  significano  Esser  ignorante,  Non 
aver  cognizione  di  checchessia. 

S  Nò  vocila  intende;  Non  volerla  intendere.  Modo 
famil.  e  dell'uso  che  equivale  a  Non  lasciarsi 
persuadere.  ,  j 

S  S'intende;  S'intende,  Certo,  Appunto,  Sicara- 
menle,  Non  v'è  dubbio,  Senza  dubbio,  Ella  va 
de  plano  e  sim. 

S  Semmo  inteizi;  Ci  siamo  intesi,  usasi  dire  da 
due  nel  separarsi  quando  hanno  fermato  tra  loro 
una  tal  cosa.  : 

^  Te  a  fò  intende  mi;  L'avrai  da  far  con  me. 
Modo  di  minaccia. 
Intenex*x  v.  a.  Intenerire,  figurai,  vale  Toccar  j 
il  cuore.  Far  provar  compassione. 

S  Intenerìsc  n.  p.  Intenerirsi:  Lasciar  la  rigidezza,  i 
Commuoversi,  Provar  compassione.  Impietosirsi. 
"Intentazión  V.  Tentazión. 
Intenziòn  s.  f.  Intenzione,  Intendimento,  Pen-i 
siero,  Voglia,  Divisamento:  Fine  pel  quale  l'uomo 
si  volge  e  si  muove  a  operare. 

S  Fd  con  bónn-a   intenziòn;  Fare  a  buona   in^j 
tenzione.  Operar  con  buon  fine,  per  bene. 
Intenzionòu  add.  Intenzionato  :  Che  ha  in- 
tenzione. Disposto. 

S  Ben  intenzionóu;  Ben  intenzionato:  Favorevole, 
Propizio.  } 

S  Ma  intenzionóu;  Mal  intenzionato:  Avverso, 
Contrario. 
In  te  quello  mentre  avv.  In  quel  men- 
tre, In  quello  stante,  In  quel  subilo,  In  quel  punto, 
In  quello,  in  quella,  In  quel  tanto.  In  quella  volta. 
In  quel  mezzo.  In  quell'atto,  Frattanto. 
Intercede  v.  a.  Intercedere  :  Pregare  peri 

ottenere  qualche  grazia  per  alcuno. 
Intercession  s.  f.  Intercessione  :  Lo  inter- 
cedere, Priego.  ;  V  jf 
Intercesso  s.  m.  Intercessore,  Intercedilore  : 

Che  intercede  per  un  altro.  i 

Intercetta  v.  a.  Intercettare  :  Impedire  il 
corso  di  checchessia.  Fare  ostacolo  ad  una  cosa 
affinchè  non  giunga  al  suo  scopo;  e  dicesi  di; 
lettere  acchiappate  o  dun  corpo  che  impedisca 
la  veduta  di  un  allro,  ecc. 
Interdi  v.  a.  Interdire,  antic.  Interdicere:  Proi- 
bire, Vietare,  Impedire. 

n  Interdire.  T.  de'leg.  Vietare  ad  alcuno  l'ammi- 
nistrazione delie  proprie  sostanze  per  prodigalità 
0  per  incapacità. 
Interdizlòn  s.  f.  Interdizione,  Interdetto, 
Divieto  :  Proibizione  fatta  ad  alcuno  di  far  qual- 
che cosa. 

n  Interdizione ,  presso  i  Legisti  Proibizione  giudi- 
ziale della  facoltà  di  amministrare  i  proprj  beni 
per  imbecilliià,  demenza,  prodigalità  e  sim. 
Interessa  v.  a.  Interessare:  Far  partecipe, 
Chiamare,  3Ietter  a  parte  uno  in  un  affare,  di 
un  negozio  e  sim. 


Gasaocia,  Dizionario  Qenovete-Italiano. 


» 


450 


INT 


mt 


«  Interessare,  Importare,  Premere,  Calere,  Essere 
a  cuore,  Star  a  petto;  Muovere  a  stima;  Ecci- 
tare amore,  affezione,  diietto,  pietà. 
S  Interessàse  per  un;  Interessarsi  per  uno:  Pren- 
dere cura  d'un  interesse  altrui  come  se  a  sé  ap- 
partenesse; ed  anche  Prender  parte  agli  altrui 
infortuni  col  mostrarne  rincrescimento. 

Interesse  s.  m.  Interesse  :  Utile  o  Merito  che 
si  riscuote  dei   danari   prestati  o  si  paga  degli 
accattati  ;  differente  in  questo  dall'Usura,  che  esso 
è  lecito  ed  essa  no. 
«  Interesse,  per  Guadagno,  Utile:  Quando  g'hò  5 
mcB  interesse,  ecc.;  Quando  ci  ho  il  mio  inte- 
resse, ecc. 
1)  —  per  Affare,  Negozio  semplicem;,  onde:  Ac- 
cudì a-i  so  interessi;  Badare  a' suoi  interessi, 
vale  Accudire  a'  fatti  suoi. 
§  Fd  l'interesse  d'ùnn-a  persònn-a;  Far  l'inle- 
resse  o  il  giuoco  d'alcuno,  vale  Far  cosa  che 
torni  in  vantaggio  di  lui. 
S  L'interesse  ó  sia  fra  5  poce  e  5  figgio  ;  L'in- 
teresse sta  tra  '1  ^adre  e  '1  tìglio.  Il  signif.  è  chiaro. 

Interessòu.  add.  Interessato,  Avido,  Cupido, 
e  per  estens.  Arrotino,  Sorbone,  diccsi  di  Chi  cerca 
in  ogni  cosa  il  suo  utile  senz'aver  riguardo  all'alimi. 
n  Interessato,  Cotnpartecipante:  Colui  che  ha  in- 
teresse in  un  negozio  o  in  alcun  affare. 

Interjezión  s.  f.  Interjezione,  Inlerghiezione, 
Interposto.  T.  gramm.  Parte  del  discorso  espri- 
mente qualche  affetto  dell'animo.      , 

Interinti  v.  a.  Interinare:  L'approvare,  Far  re- 
gistrare e  far  eseguire  le  provvidenze  sovrane 
dai  s"premi  Magistrati.  Voce  dell'uso. 

Interinaziòn  s.  f.  Interinazione:  Approva- 
zione che  si  dà  presso  di  noi  da' supremi  Ma- 
gistrali alle  leggi  e  provvidenze  sovrane,  inse- 
-«ndone  copia  ne'  loro  registri. 

Znterlinea  s.  f.  Interlinea.  T.  stamp.  Piccola 
iamina  di  metallo  a  mo'  di  nastro  che  si  usa  porre 
ira  una  riga  e  l'altra  delio  stampato,  onde  riesca 
più  preciso  e  più  comodo  a  leggersi,  per  la  spal- 
leggiatura  che  presta  ai  caratteri. 

Interlinea  v.  a.  Interlineare:  Segnare  con 
linea  o  Scrivere  tra  verso  e  verso. 
II  Interlineare.  T.  stamp.  Porre  le  interlinee  fra  le 
righe  sia  nel  comporre,  sia  dopo  composto. 

Interlocu-tó  s.  m.  Interlocutore  :  Personaggio 
che  paria  ne'  dialoghi  e  nelle  commedie. 

Intermezàse  n.  p.  Interporsi,  Frapporsi, 
Intromettersi  :  Mettersi  o  Entrare  di  mezzo. 

lutermezo  s.  m.  Intermezzo  e  Intermedio: 
Ciò  che  si  canta  o  si  rappresenta  tra  un  alto  e 
l'altro  d'un  dramma,  d'un'opera,  ecc. 

In  termini;  In  termini,  Nei  dovuti  limiti. 
Posto  avv.  col  V.  Stare,  vale  Non  uscir  del  con- 
venevole, delle  convenienze  dovute. 

Interna.se  n.  p.  Internarsi,  Addentrarsi:  Pe- 
netrare nella  parte  interiore. 
«  Internarsi,  parlando  di  terra,  paesi  e  sim.,  vale 
Estendersi  in  un  dato  luogo. 

—  ne-a  parte;  Internarsi  nella  parte,  si  dice  d'un 
attore  che  nella  commedia  o  tragedia  faccia  la 
sua  parte  con  lutto  il  sentimento  possibile,  e 
quasi  senla  i  veri  affetti  della  persona  che  rap- 
presenta. 

Interno  s.  m.  Interno:  Lo  spazio  che  è  den- 
tro; e  figurai.  Il  sentimento  dell'animo  non  pa- 
lesalo cogli  atti  esteriori. 


Interpella  v.  a.  Interpellare:  Nell'uso  Do- 
mandare, Interrogare,  Richiedere. 
1)  Interpellare:  Chiamare  con  alto  giuridico  alcuno 
onde  interrogarlo  od  eccitarlo  a  spiegarsi  sulla 
verità  o  fa'silà  d'un  fatto. 

Interpellansa.  s.  f.  Interpellazione,  Inter- 
pellamontn  ;  Domanda,  Interrogazione, 
it  Interpellazione,  dicesi  di  Una  domanda  fatta  da 
un  gmdiee  o  da  altro  pubblico  ufficiale,  per  es- 
sere informato  o  reso  edotto  di  qualche  cosa. 

Interpetra,  v.  a.  Interpretare  e  Inlerpelrare: 
Esporre,  Spiegare  ciò  che  vha  di  oscuro  o  di 
ambiguo  in  una  scrittura,  in  una  legge,  in  un 
alto;  altrim.  Chiosare. 

Interpetra,zi5n  s.  f.  Interpretazione  e  In- 
terpelrazion'^,  Interpr.elamento  e  Interpetramento: 
L'interpretare;  Esposizione,  Dichiarazione,  Chiosa. 

Interpetre  s.  m.  Interprete  e  Interpetre  : 
Che  interpreta,  Che  spiega  il  senso  delle  parole; 
Espositore,  Commentatore,  Chiosatore. 
it  Interprete,  Turcimanno,  Dragomanno:  Colai  che 
tra  due  che  non  intendono  il  linguaggio  l'uno 
dell'altro  espone  il  colloquio  a  ciascuno  nel  suo. 

Interrog-a  v.  a.  Interrogare:  Fare  una  do- 
manda ad  alcuno  attendendone  la  risposta.  Do- 
mandare ad  uno  di  alcuna  cosa. 

Interrogatolo  s.  m.  Interrogatorio:  Se- 
quela d'interrogazioni, 
ti  Interrogatorio,  pressa  i  Legali  dicesi  Quel  pro- 
cesso, in  cui  si  sono  registrale  le  interrogazioni 
del  giudice  e  le  risposte  dell'accusato,  com'anche 
L'azione  del  giudice  che  interroga  alcuno  così 
per  cause  civili  che  criminali. 

Interrog-aziòn  s.  f.  Interrogazione:  L'in- 
terrogare e  La  domanda  che  si  fa  interrogando. 

Interrompe  v.  a.  Interrompere:  Impedire 
la  continuazione  di  checchessia. 

—  ó  discorso;  Romper  la  parola  o  Rompere  la 
parola  in  bocca,  Attraversare  il  discorso.  Inter- 
rompere il  parlare. 

Interrùación  s.  f.  Interruzione,  Interrompi- 
,    mento:  Lo  interrompere. 

In  tersa  man;  In  deposito,  In  mano  di 
terza  persona.  Posto  avv.  coi  v.  Mettere,  De- 
porre, vale  Affidare  all'altrui  custodia  alcuna  cosa, 
finché  dietro  i  palli  stabiliti  se  ne  cbiegga  la 
restituzione. 

In  terso  m.  avv.  In  terzo,  dicesi  di  Qualunque 
azione  od  operazione  dove  intervengano  tre. 

Intervallo  s.  m.  Intervallo:  Spazio  tra  due 
termini  di  tempo  o  di  luogo. 
"  Intervallo,  nella  Musica  dicesi  delle  distanze  che 
occupano  i  suoni  fra  di  loro,  delle  quali  la  più 
piccola  é  il  comma. 
%  Lùcido  intervallo;  Lucido  inlervallo:  Quello 
spazio  di  tempo,  nel  quale  il  pazzo  ricupera  l'uso 
della  ragione. 

Interveg"nì  v.  n.  Intervenire,  Avvenire,  Ac- 
cadere, Succedere  :  Còse  v'é  intervegnùo  ?  Che 
cosa  v'é  intervenuto? 

—  in  t'ùnn-a  cosa;  Intervenire  in  o  ad  alcuna  cosa, 
vale  Ritrovarvisi  presente,  ed  anche  Avervi  parte. 

iEntervento  s.  m.  Intervento,  Intervenzione: 
Lo  intervenire. 

Intesta  v.  a.  Intestare:  Registrar  in  nome  o  in 
testa  d'alcuno  fondi,  parlile,  luoghi  di  monte,  ecc. 
ti  Intestare.  T.  coslrutt.  Mettere  due  pezzi  a  con- 
trasto colle  loro  testale. 


INT 


ÌNT 


m 


S  Intestale  n.  p.  Intestarsi,  Incocciarsi ,  Incaparsi, 
Incaponirsi,  Incaparbire,  Impuntarsi,  Ostinarsi: 
Stare  fermo  ostinalo  nella  sua  opinione. 

Intesfcardise  n.  p.  Incaparsi,  Incaponirsi, 
Ostinarsi,  Intestarsi,  Incaparbire,  ecc. 

Intestaziòn  s.  f.  Intestazione,  Intitolazione, 
Titolo,  Testa  :  Inscrizione  che  si  pone  in  fronte 
d'un  libro  o  d'altro. 

Intestili  s.  m.  Intestino:  Canale  che  con  varj 
awolgimenli  va  dalla  bocca  dello  stomaco  fino 
al  sedere,  dove  conduce  fuori  gli  escrementi.  Esso 
si  divide  in  più  parli,  ciascuna  delle  quali  ha 
una  particolare  denaminazione. 

ìntima  de  «trapunte  ;  Guscio  :  La 
fodera  del  materasso  o  del  guanciale,  per  lo  piìi 
di  traliccio  o  d'altra  tela,  la  quale  forma  una 
specie  di  sacco  schiacciato,  che  riempiesi  di  lana 
0  crino.  Sopra  il  Guscio  del  guanciale  va  la  fo- 
dera (foddretta  o  sciéunia). 

Xntimà  v.  a.  Intimare,  Indire:  Far  sapere  o 
intendere,  Dichiarare  o  Notificare  con  autorità 
di  superiore  o  di  giudice,  e  nei  modi  dalla  legge 
stabiliti,  di  dover  fare,  pagare,  eseguire  chec- 
chessia sotto  pena  di  esservi  costretto. 

—  a  gucera;  Intimar  la  guerra:  Nella  Milizia  vale 
Dichiarare  i  motivi  per  cui  si  fa  la  guerra,  e 
chiamare  l'inimico  a  patti,  minacciandolo  di  rom- 
pergli guerra. 

—  a  reiza;  Intimar  la  resa,  dicesl  di  piazza  as- 
sediata, che  si  chiama  alla  resa,  minacciandola 
dell'assalto  in  caso  di  rifiuto  o  di  resistenza; 
dicesi  anche  Far  la  chiamata. 

Intixuaación  s.  m.  Intimazione:  Lo  intimare. 

Intimidì  V.  Intimorì. 

Intimorì  v.  a.  Intimorire,  Impaurire:  Recar 
timore,  paura. 
§  Intimorise  n.  p.  Intimorirsi,  Impaurirsi  :  Pigliarsi 
timore,  paura. 

Intirissi  V.  n.  Intirizzire,  Intirizzare:  Perdere 
0  per  freddo  o  per  altra  cagione  il  potersi  piegare. 

Intirissio  p.  pass.  Intirizzilo,  Intirizzato  :  Ina- 
bile al  piegarsi. 

Intitola  V.  a.  Intitolare  e  Intitulare:  Dare  il 
titolo  a  un  libro,  a  una  commedia  o  a  qualun- 
que opera  d'ingegno. 
Il  Intitolare,  per  Dedicare. 
S  Intitoldse  n.  p.  Intitolarsi;  Dare  a  sé  un  titolo. 
Appellarsi. 

Intitolazión  s.   f.   Intitolazione,   Intitola- 
mento.  Titolo:  Inscrizione  d'un  libro  o  simili. 
11  Intitolazione,  per  Dodicazione. 

Inti^ciclii  V.  n.  Intisichire  e  Intisicare,  Inti- 
sichirsi: Divenir  tisico,  e  generalm.  Consumarsi 
per  noja  o  per  altro  lungo  fastidio. 

In  tò  ciù  Ibello  m.  avv.  Sul  bello.  Sul  più 
bello,  ecc.  V.  Bello  s.  m. 

In  to  mentre  avv.  Nel  mentre,  Mentre  che, 
In  quel  mezzo  tempo,  Intanto,  Frattanto. 

Intona  v.  a.  Intonare,  e  per  viziala  scrittura 
Inluonare.  T.  mus.  Dar  principio  al  cauto,  dando 
il  tono  alla  voce  più  alto  o  più  basso. 
«  Intonare:  Dare  il  giusto  tono  alla  nota  da  so- 
narsi 0  da  cantarsi;  contr.  di  Stonare, 
n  —  per  Cantare  semplicemente. 

—  5  stéumago;  Accomodare  lo  stomaco,  vale  Met- 
terlo in  buon  sesto. 

Intonazión  s.  f.  Intonazione  e  Inluonazione, 
la  2»  voce  è  viziata  scrittura,  Intonalura.  T.  mus. 


Proprietà  de'  suoni,  la  quale  fa  si  che  diventino 
toni,  cioè  che  differiscano  dal  grave  all'acuto. 
11  Intonazione  :  Quel  dato  suono  emesso   da  uno 
strum.,  in  cui  risiedono  i  suoni  naturali,  come 
da  un  corno  o  da  un  cembalo  bene  accordato  sul 
corista,  0  da  un  organo,  a  norma  dei  quali  si 
accordano  tutti  gli  altri  strum. 
1»  —  Quel  piccolo  preludio  sull'organo,  il  quale 
serve  ad  indicare  il  tono  del  pezzo  musicale, 
cui  deesi  dar  esecuzione. 
"  —  Una  voce  colla  quale  vien  indicalo  il  canto 
intero  del  versetto  d'un  salmo  o  solo  il  principio. 
Intoppa.  V.  Incontra  nel  1"  signif. 
Intorlbidà  v.  a.  Intorbidare,  Intorbare,  Tor- 
bidare:  Far  divenir  torbido. 
§  Intórbiddse  n.  p.  Intorbidarsi,  Intorbidire:  Di- 
venir torbido. 
Intortig-na  v.  a.  Attorcere,  Attorcigliare, 
Attortigliare,  Inlorticciare  :  Avvolgere  una  cosa 
in  se  stessa,  o  più  cose  insieme,  od  una  ad  altra. 
S  Inlòrtigndse  n.  p.  Attorcigliarsi,  Attortigliarsi,  ec. 
11  Arroncigliarsi,  dicesi  propr.  della  serpe  quando 

percossa  si  ritorce  in  se  stessa. 
Il  —  5  fi  ;  Aggrovigliarsi  :  Ritorcersi  in  sé,  e  di- 
cesi del  filo  che  essendo  stato  troppo  torto,  si 
raggrinza. 
Intòrtig-néua  s.f.  Attorcigliamento:  L'at- 
torcigliarsi e  Lo  slato  della  cosa  attorcigliala. 
"  Grovigliola  :  Quel   rilorcimenio  che  fa  in  sé  il 
filo  quando  è  troppo  torto. 
iJitra  V.  n.  Entrare,  antic.  Intrare  :  Andare  e 
Penetrare  dentro;  contr.  d'Uscire. 
"  Entrare,  talora  usasi  anche  attivam.  alla  Ialina: 

0  l'ha  intróu  e  porte;  Egli  entrò  le  porte. 
»  —  per  Averci  che  fare:  Le  còmm'5  gh' intra? 
Che  c'entra  egli?  Che  v'ha  egli  a  fare? 

—  o  parla  d'ùnn-a  cosa;  Entrare  a  parlare  o  in 
parole  di  checchessia,  vale  Cominciare  a  parlarne. 

—  a  parte;  Entrare  a  parte.  Partecipare. 

—  in  ballo;  Entrare  0  Jlettersi  in  danza  o  in  ballo, 
figurai,  dicosi  Quando  si  ritrova  o  comincia  a 
entrare  in  qualche  maneggio,  negozio  o  impresa. 

—  fra  mezo;  Entrar^  di  mezzo,  parlando  di  con- 
troversie, negozj  0  sim.  vale  Divenirne  mediatore. 

—  in  possesso;  Entrare  in  possesso,  in  possessione, 
in  tenuta,  vale  Prendere  possesso. 

—  in  religión;  Entrar  in  religione,  vale  Farsi  re- 
ligioso. 

—  in  sacris;  Entrare  in  sacris,  vale  Prendere  il 
primo  degli  Ordini  religiosi. 

—  in  sé;  Entrare  in  sé,  vale  Tornare  al  senno. 

—  in  ti  fceti  di  airi;  Entrare  nei  falli  altrui,  vale 
Discorrerne,  Impacciarci  ne' fa'ti  d'alcuno. 

—  ùnn-a  cosa  in  ta  testa  ;  Entrare,  alcuna  cosa  ad 
•uno,  vale  Capirla;  e  il  simile  si  dice  colla  ne- 
gativa per  lo  contrario. 

$  A  no  me  gh' intra;  Qucsla  non  m'entra,  non 

mi  cape,  non  la  gabello. 
S  0  gh' intra  camme  mezzan  despixonóu;  Egli 
c'entra  come  il  cavolo  a  merenda  V.  Mezzan. 
Intra  s.  f.  Entrala,  Rendila,  Reddito:  Provento 
che  si  trae  da'  terreni  o  da  altri  averi. 
S  Secondo  l' intra  se  fa  e  speize  ;  Bisogna  far  la 
la  spesa  secondo  l'entrala,  Bisogna  distendersi 
quanto  il  lenzuolo  è  lungo,  e  in  ni.  b.  Bisogna  far 
il  pelo  secondo  il  buco.  Prov   di  chiaro  signif. 
In  tracolla  V.  A  stracolla. 
Intirapréiza  V.  Imprciza. 


452 


INT 


INV 


Intraprende  v.  a.  Intraprendere,  Impren- 
dere, Assumere:  Pigliar  a  fare. 
Intrata  s.  f.  Entrala,  Enlramento,  Ingresso, 
Aditi:  Luogo  onde  si  entra. 
M  Entrala,  per  L'alto  d'entrare  sempliccm.,  e  talora 
Latto  d'entrare  solennemente  in  un  dato  luogo. 
N  —  per  Rendita,  Reddito  V.  Intra  s.  f. 
n  Entratura,  dicesi  delle  cerimonie  che  si  fanno 
nel  ricevere  in  monastero  una  donzella  che  è 
per  prendere  l'abito  di  monaca. 
M  —  per  Quella  rata  che  si  paga  in  alcun  luogo, 
come  arte,  compagnia  e  sim.,  in  entrando  ad 
esercitar  quell'arie  o  essere  in  tal  compagnia, 
—  e  sdorila;  Entrala  e  uscita,  dicesi  a  Quel  libro 
dove  si  scrivono  le  rendite  e  le  spese. 
S  Aveì  l' mirata  franca;  Aver  l'entrata  spedita, 
cioè  Aver  la  facilità  d' introdursi  in  un  luogo, 
S  Dà  l'intrala;  Dare  l'entrala,  cioè  Concedere 

r  ingresso. 
S  Diritto  d'intrala;  Dazio,  Gabella:  Diritto  d'en- 
trala che  si  paga  per  far  entrare  merci  in  una 
città,  in  un  regno. 
S  Fa  l'intrala;  Fare  l'entrata:  Entrare  solenne- 
mente in  una  città  o  sim, 
S  Paga  l'intrala;  Pagare  l'entratura  o  Dare  la 
bene  entrata,  dicesi  del  Pagare  una  mancia  nel- 
l'entrare in  alcuna  compagnia  o  simile. 
S  Proibì  l'intrala;  Tener  l'entrata,  Vietar  l'ingresso. 
Intrante  add.  Entrante,  Insinuante  :  Aggiunto 
di  persona  che  con  maniera  e  galanteria  s' in- 
troduce'agevolmente  presso  chicchessia, 
Tntreg-o  add.  Intiero  e  Intero:  Che  non  gli 
manca  alcuna  delle  sue  parti, 
S  Cavallo  inlrego  V.  Cavallo. 
Xntressà.  v.  a.  Intrecciare:  Collegare,  Com- 
mettere insieme.  Unire  in  treccia. 
Intressatùa  s.  f.  Intreccio,   Inlrecciatura , 
Intrecciaraenlo  :  Cosa  collegala  e  unita  a  guisa 
di  treccia, 
Intresso  V.  Inlressatùa. 
n  Intreccio  :  Quegli  accidenti  che  intricano  l'azione 
d'una  commedia,   il.  cui   scioglimento  è  dello 
Catastrofe. 
JEntrig-ante  s.  m.  Intrigante  :  Uomo  che  si 
intriga,  che  si  dà  briga  di  avviluppare  altrui  e 
di  sapere  gli  altrui  fatti  in  acconcio  de'proprj; 
Impacci(»ne. 
Intrigàse  n.   p.  Intrigarsi,   Impacciarsi   V, 

Jmpaccidse. 
Intrigrlxin  s.  m.  Faccendino  :  Chn  s' ingerisce 
ne'  falli  altrui,  e  vuol  parere  uomo  da  faccende, 
Intrìg-o  s.  m.  Intrigo,  Intrico,  Intrigamento, 
Intncamento,  Imbarazzo,  Imbroglio,  ecc. 
H  Intrigo,  Raggiro,  Cabala, 
Introdùe  v.  a.  Introdurre  :  Condurre  o  Far 
entrare  in  un  luogo;  Introducere. 
n  Introdurre,  per  Far  favellare  alcuno  in  iscritlura, 

come  in  dialoghi  e  simili  ragionamenti. 
H  —  per  Metiere  in  uso: //«nm/ro(/«i/oMnn'M2rrtnsa 
ridicola;  Hanno  introdotto  un'usanza  chefii  ridere, 
—  ùnn-a  persùnn-a  a  ùnn'atra;  Introdurre   uno 
ad  uno,  vale  Condurglielo  innanzi,  Far  che  sia 
ammesso  appo  lui. 
S  Inlrodùise  n.  p.  Introdursi  :  Farsi  avanti,  Avan- 
zarsi, Penetrare, 
ti  Introdursi,  per  Entrar  in  uso. 
IntrodLùzión  s.  f.  Introduzione,  Introduci-, 
mento:  L'atto  d'introdurre. 


Il  Introduzione,  Principio,  Cominciamcnto. 
Il  —  Parlando  di  libri,  Prologo,  Proemio,  Pream- 
bolo, Prefazione. 
Il  —  Entrala.  '/,  mus.  Breve  pezzo  istrumentale 
che  precede  il  canto. 
*Introg"g"ia  V.  Introita. 
Introita  v.  a.  Far  entrare,  e  s' intende  da- 
naro nella  cassa-.  Esigere,  Riscuotere. 
Introito  s.  m.  Introito,  Riscossione,  Esazione, 

e  dicesi  di  danaro. 
Intromettise  n.  p.  Intromettersi,  Intramet- 
tersi,  Inframmettersi,  Frammettersi,  Interporsi: 
Entrare  o  Mettersi  in  o  di  mezzo;  e  dicesi  di 
persona  che  volentieri  si  frapponga  come  media- 
tore onde  terminare  qualche  lite  o  differenza. 
Intrù-d-ise  n.  p.  Intrudersi:  Cacciarsi  o  Fic- 
carsi in  qualche  ufficio  per  vie  non  lecite. 
Intruso  add.  Intruso,  dicesi  comunem.  di  Chi 
s' introduce  ove  non  dovrebbe,  ovv.  Non  legitti- 
mamente dello, 
Intrùxión  s.  f.  Intrusione:  Non  legittima 

elezione. 
In  t'ùn  amen  V.  Amen. 
In  t'ùn  attimo  V.  Attimo. 
In  t'ùn  Ibattidéug-g-io  V,  Éuggio. 
In  t'ùn  credo  V,  Credo. 
In  t'ùn  momento  V.  Momento. 
In  t'ùn  sato  V.  Sàto. 
In  t'ùn  sción  V.  Sción. 
In  tutti  i  caxi  m.  avv.  In  ogni  caso,  In 
caso  che.  Posto  o  Dato  che.  Qualora,  Ove  mai, 
Ad  ogni  conto.  Comunque  sia,  In  ogni  modo. 
In  tutto  e  per  tutto  m.  avv.  In  tutto 
e  per  tutto,  In  tutto  in  tulio.  Tra  ugioli  e  ba- 
rugioli,  Con  lutti  gli  annessi;  ed  anche  Compu- 
tando ogni  più  piccola  cosa. 
In  ùltimo  avv.  In  o  Nell'ultimo,  Da  ultimo, 
Da  sezzo.  Al  da  sezzo,  Alla  fine.  Alla  fin  fine. 
Finalmente. 
Inumidì  v.  a.  Inumidire,  Umettare,  Fare  umido, 
Ammollare. 
Il  Pillottare:  Far  gocciolare  materia  strutta  sugli 
arrosti  mentre  girano  sugli  spiedi. 
—  a  giancoja;  Inumidir  la   biancheria:   Spruzzar 
acqua  su  essa  onde  umettarla  e  disporla  alla 
stiratura. 
Inùtile  add.  Inutile,  Disutile:  Che  a  nulla  giova, 

Che  non  reca  alcun  vantaggio. 
Inùtilitce  s.  f.  Inutilità,  Disutilità:  Qualità  di 

ciò  che  è  inutile. 
In  ùzo;  In  uso.  Posto  avv.  col  v.  Avere,  vale 

Usare,  Costumare,  Praticare,  Esser  solito, 
Invadde  un  léug-o;  Invadere  un  luogo, 
uno  Stato:  Entrare  per  forza  d'armi  in  un  luogo; 
Assalire  ed  Occupare  armatamente  ed  improv- 
visamente uno  Sialo. 
Invag-lxìse  n.  p.  Invaghire  e  Invaghirsi  :  Di- 
venir vago,  Accendersi  di  desiderio  o  vaghezza 
di  checchessia,  Innamorarsi. 
Invasóu.  add.  Invasalo,  figurai.  Occupalo  da 
affetto,  voglia  o  altra  passione;  Acceso,  Infiam- 
malo, Soprappreso. 
Invaxión  s,  f.  Invasione:  L'invadere  (assalire); 
e  non  che  drgli  uomini  dicesi  anche  delle  bestie. 
Ma  dicesi  per  lo  più  dello  Entrare  d'uomini  ar- 
mati in  paese  altrui  ;  e  figurai,  d'ogni  altra  cosa 
che  arrechi  grave  ed  esteso  danno. 
Inveddràse  n,  p.  Incrislallare,  e  non  dicesi 


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468 


se  non  degli  occhi  qnando  sono  accesi  da  interna 
passione,  e  per  lo  piiì  d'ira. 

Xii'ves'i  V.  n.  Invecchiare  :  Divenir  vecchio. 
S  A   tóa  n5  s'invcgisce,  chi  ghe  sta  troppo  s'im- 
mattisce  V.  Iinmatti. 

Invei  V.  n.  Inveire:  Declamar  contro,  Pur  in- 
vettive, Impugnar  nel  discorso  veementemente, 
Parlar  contro  con  energia. 

In  "veiteo  m.  avv.  In  verità,  In  vero,  Veramente. 

Inveninàse  n.  p.  Invelenirsi,  Accanarsi,  In- 
viperirsi, Sliziirsi. 

Inventa-  v.  a.  Inventare:  Essere  il  primo  au- 
tore di  checchessia,  Trovar  qualche  cosa  di  nuovo, 
d' ingegnoso  per  mezzo  della  propria  immagina- 
zione, del  proprio  ingegno;  trovasi  anche  In- 
venzionare. 
S  Inventàse  de  balle,  de  micce,  ecc.;  Froltolare, 
Contar  frottole.  Carolare,  Piantar  carote:  Inven- 
tarsi, Dar  ad  intendere  cose  false,  stravaganti,  ecc. 

In'veutàio  s.  m.  Inventario:  Scrittura  nella 
quale  son  notati  capo  per  capo  tutti  i  beni  sì 
mobili  che  immobili,  titoli,  carte,  ecc.  apparte- 
nenti ad  ima  persona  o  ad  una  società. 
S  Benefizio  d' inventàio ;  Beneficio  d'inventario. 
r.  leg.  Facoltà  che  ha  l'erede  di  non  pagare  i 
debiti  della  successione  fuorché  fino  alla  somma 
di  ciò  che  è  registrato  nell'inventario,  quando 
innanzi  dichiari  di  accettare  la  detta  eredità  con 
tal  beneficio. 
S  Fa  l' inventàio  V.  Inventarizzà. 

Inventarizzà,  v.  a.  Inventariare  :  Fare  in- 
ventano, Registrar  nell'inventario. 

Inventò  s.  m.  Inventore  e  Inventatore  :  Colui 
che  in  venia. 

Invenzión  s.  f.  Invenzione  :  Scoperta  o  Ri- 
trovamento d'una  cosa  nascosta  e  non  per  anco 
conosciuta  o  da  altri  immaginata, 
n  Invenzione,  per  Facoltà,  Disposizione  dell'inge- 
gno ad  inventare. 
»  —  per  Trovato,  Finzione:  A  l'è  stceta  ùnn-a 

mcB  invenzion;  È  stata  una  mia  invenzione. 
«  —  per  Una  delle  cinque  parti  della  rettorica. 
«  —  per  Una  delle  cinque  parti  della  musica. 

—  da  Santa  Cròxe;  Invenzione  della  Ss.  Croce: 
Quella  festa  che  si  celebra  dalla  Chiesa  il  tre  di 
maggio  sotto  tale  titolo, 

Inverd-ùg-à,  v.  a.  Accalappiare,  Incalappiare, 
Ingalappiare,  Incaccabaldolare:  Irretire  alcuno  per 
via  di  caccabaldole,  di  moine,  Tirarlo  al  proprio 
volere  con  lusinghe,  ecc. 

—  de  balle  V.  Invescigd. 
Inverd-ùg-ón  p.  pass.  Accalappiato,  ecc. 

«  In  forza  d'add.  vale  Azzimato,  cioè  Vestito  con 
pompa  afTettata  che  fa  andar  altrui  pettoruto. 

Invex*na,d.<la.  s.  f.  Invernata,  Vernala,  Verno: 
11  tempo  che  dura  l' inverno. 

Invernila  v.  a.  Inverniciare,  Invernicare: 
Dar  la  vernice,  Impiastrar  sottilmente  checchessia 
di  vernice.  Parlandosi  di  vasi  di  terra,  dicesi 
Invetriare. 

Inverno  s.  m.  Inverno,  Verno:  Quella  delle 
quattro  stagioni  dell'anno,  la  quale  nel  nostro 
emisfero  comprende  il  tempo  impiegato  dal  sole 
per  riternare  dal  tropico  del  capricorno  all'equa- 
tore celeste.  Essa  comincia  il  21  dicembre  e 
finisce  il  20  marzo. 
S  Da  inverno;  Vernale,  Vernereccio,  Jemale:Del 
verno. 


S  Frùta  da  inverno;  Frutta  vernina  o  da  inverno 
V.  Fvàta. 

$  In  tò  chéu  dell'inverno;  Nel  cuor  del  verno, 
Di  fitto  verno,  Nel  fondato  verno,  Di  verno  fon- 
dato, Ne'  maggiori  stridori  del  verno,  Alla  più 
algente  bruma,  Negli  algori  più  stridenti. 

§  Passa  l'inverno  in  t'ùn  posto  ;  Invernare,  Sver- 
nare :  Far  l'invernata  in  un  luogo. 
Inveroscimile  add.  Inverisimile:  Cosa  che 

non  è  verisimile. 
Invex'sà,  v.  a.  Arrovesciare:  Volger  la  cosa 
al  contrario  del  suo  diritto;  Capovolgere,  Capo- 
voltare, Capivoltare. 

—  e  lev  fé;  Far  la  bocca  brincia  V.  Imbòsà. 

—  un  vesti;  Arrovesciare  un  vestito,  vale  Rimet- 
terlo al  nuovo  mettendo  il  rovescio  del  panno 
dalla  parte  di  sopra. 

%  Fa  inversa  ùnn-a  personn-a;  Crucciar  uno,  vale 
Farlo  adirare,  o  semplicem.  Farlo  divenire  di 
cattivo  umore. 

g  Inversàse  n.  p.  Arrovesciarsi,  Rovesciarsi,  Capo- 
volgersi, ecc. 

I)  Figurat.  vale  Crucciarsi,  Adirarsi,  Montar  la  luna, 
ecc.;  e  talora  semplicem.  Divenir  di  cattivo  umore. 
Inverso  s.  m.  Rovescio:  La  parte  contraria 
ossia  La  facciata  che  sta  al  di  sotto  della  prin- 
cipale, opposto  al  Ritto;  e  dicesi  propriam.  dei 
panni,  vesti  ed  altre  cose  che  hanno  due  facce, 
la  men  bella  delle  quali  sta  al  di  sotto;  altrim. 
Riverso  e  antic.  Riverscio. 

§  Dall'  inverso  ;  Da  o  A  rovescio.  Posto  avverb. 
vale  Dalla  parte  contraria  alla  principale,  e  dicesi 
di  panni,  vesti  e  simili. 

§  Non  aveì  né  indrìto  né  inverso  ;  Non  aver  né 
capo  né  coda,  e  dicesi  di  Cosa  sfatta,  sformata, 
disordinala,  che  non  ha  né  principio  né  fine. 

%  Ogni  indr'Ho  o  l'ha  5  so  inverso  V.  Indrìto. 

%  Pin  de  drìti  e  inversci;  Pieno  di   arzigogoli, 
di  raggiri,  di  astuzie. 
Inverso  add.  Crojo,  Adirato,  Di  cattivo  umore. 

S  Aveì  a  lùnn-a  inversa;  Aver  i  bachi  o  le  pa- 
turne.  Aver  la  luna  a  rovescio:  Essere  adirato, 
0  semplicem.  Essere  di  cattivo  umore. 

§  Levàse  co-a  lìinn-a  inversa;  Alzarsi   dal  letto 
colla  luna  a  rovescio.  Levarsi  colle  palurne,  Le- 
varsi di  mal  umore. 
Inversóu.  p.  pass.  Arrovescialo,  Rovesciato, 
Capovolto. 

§  Vestì  inversóu;  Vestito  arrovesciato  V.  Inversa. 
Invertì  v.  a.  Invertire,  Invertere  :  Stravolgere, 
Arrovesciare,  Volger  sossopra,  Scombuiare,  Gua- 
stare l'ordine. 
Invescig-à,  d.e  "balle;  Dar  pastocchie. 
Ficcar  carote.  Carotare,  Infinocchiare,  Inzampo- 
gnare, Far  cornamusa,  vale  Dar  ad  intendere 
cose  non  vere,  stravaganti,  ecc. 
Investi  V.  a.  Investire.  T.  leg.  Concedere   il 
dominio.  Dare  il  possesso  di  Stali,  di   fondi, 
benefici,  ecc. 

t>  Investire.  T.  mar.  Si  dice  d'un  bastimento  qnando 
è  portato  sopra  un  banco  di  sabbia  o  sopra  un 
luogo  vicino  alla  costa,  dove  non  è  bastante  ac- 
qua per  sostenerlo  a  galla. 

—  ùnn-a  cosa;  Ficcarsi  in  umore,  in  lesta,  in  capo 
checchessia,  vale  Ostinarsi  in  esso. 

—  ùnn-a  pers5nn-a;  Bravar  uno,  Increparlo,  Dargli 
una  sbrigliata,  vale  Riprenderlo  acremente.  Mi- 
nacciarlo ailieramente  e  imperiosamente. 


464 


INV 


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—  un  carattere;  Calzar  bene  un  carallere,  Qua- 
drarlo, Tornarlo  bene. 

InT'estig-a  v.  a.  Investigare  :  Diligentemente 
cercare. 

iBivestitua  s.  f.  Investitura,  Invcstigione, 
Investimento:  Concessione  di  dominio,  di  bene- 
fìci, Immissione  in  possesso,  ecc.  fatta  con  certe 
formalità. 

Xnveteròii  add.  Inveteralo,  Radicato,  Invec- 
chiato. 

Invévig'g'ia  s.  f.  Invoglia  e  Invoglio  :  Tela 
grossa  0  cesa  simile,  colla  quale  si  rmvolgono 
balle,  fardelli  o  simili. 

In"vexeii<ia-  v.  a  Confondere:  Rendere  altrui 
incapace  di  pronunziare  parole  bon  articolate,  e 
turbargli  in  modo  l'intendimonto  e  le  idee  ch'elle 
vengano  come  a  mesco'arglisi  nella  lesla  o  per 
impeto  di  violenta  affezione  o  per  altra  cagione, 
»  Figurat.  per  Innamorare,  Invaghire,  Accendere 
d'amore. 

—  a  vista;  Abbagliare  W.Abbarlùgd  noi  2"  signif. 

—  de  yarollc;  Appallar  con  parole  V.  Abbarlùgd. 
3  Invexendàse  n.  p.  Confondersi,  Anfanare,  Anna- 
spare, Armeggiare,  anlic.  Inlrcfolarsi  :  Aggirarsi 
in  parole,  Non  venir  alla  conclusione  del  discorso. 

«  Figurat.  Innamorarsi,  e  in  m.  b.  Imbertonare  e 
Imbertonire. 
rnvexenclo  s.  m.  Barbaglio:  Rimescolamento 
di  persone,  e  propriam.  Qnell'agitarsi  confuso  di 
grande  o  picciol  numero  di  persone  insieme  rac- 
colte e  fra  loro  rimescolantisi  per  qualche  straor- 
dinaria occasione,  come  di  feste  o  spettacoli  o 
di  popoloso  tumulto  V.  Inaio. 
M  Confusione,  per  Quel  tumulto   di   pensieri   che 
producesi  nella  mente  dall' afifollarsi  d'idee,  di 
cure  che  sovraggiungano  iijsieme  ad   occupare 
l'animo  o  a  perturbarlo. 
Il  Batlibiiglio,  Subuglio,  Confusione,  Scompiglio. 
Invexexid.on   s.  m.  Trafelone,   Affannone, 
Faccendone,  Imbroglione:  Uomo  che  opera  senza 
consiglio  e  scompigliatamente. 
«  Appaltone:  Che  appalla  e  sopraffa  colle  parole. 
Invexend-óu.   add.  Infaccendalo,  Affaccen- 
dalo: Che  ha  molte  faccende. 
H  Confuso,  Agitalo,  Perturbalo. 
"  figurai.  Innamoralo,  Invaghilo  d'alcuna  cosa  o 
persona. 
Invia,  v.  a.  Invitare,  dicasi  generalm.  dagli  Ar- 
tefici per  Serrare  o  Stringere  la  vile  fv'iaj,  conlr. 
di  Svitare  (Desvià). 
n  Invitare  V.  Invita. 
Inviaiiescóix  (Cavallo)  V.  Cavallo. 
Invidia  v.  a.  Invidiare  :  Avere  o  Portar   in- 
vidia, Struggersi  di  dispiacere  dell'altrui  bene. 
«  Invidiare,  talora  usasi  in  buona   parte,  e  vale 
Desiderare  un  ben  simile  a  quollo  di  che  altri 
gode  senza  provarne  dolore  :  Mi  invidio  a  so 
sorte;  Invidio  la  sua  sorte. 
§  Invidióse  l'ùn  con  l'atro;  Invidiarsi  con  alcuno: 
Gareggiare  per  invidia  o  gelosia  che  suol  destare 
la  gloria  o  prosperila  altrui. 
Invig-ila  V.  a.  Invigilare,  Vigilare,  Vegliare, 
Tener  l'occhio:  Badare  altenlam.  a  checchessia. 
Invig-orì  V.  n.  Invigorire,  Rinvigorire,  Dar 

vigore;  Rinforzare,  Fortificare,  Avvalorare. 
Invio  s.  m.  Invito,  Invitamenlo,  antic.  Invitanza, 
Invitata:  Lo  invitare. 
»  Invito,  nel  giuoco  di  carte  Quell'invito  che  si 


è  fatto  al  compagno  affinchè  giuochi  una  carta 
maggiore. 
S  Chi  va  a-o  pasto  sensa  invìo,  l'è  ma  visto  e 
ma  Servio  ;  Chi  va  alle  nozze  e  non  è  invitato, 
ben  gli  sfa  se  n' è  cacciato,  ovv.  torna  a  casa 
sconsolato.  Prov.  di  chiaro  significato. 

Inviolalbilitse  s.  f.  Inviolabilità:  Una  delle 
principali  prerogative  della  sovranità,  e  consiste 
nel  rendere  la  persona  del  regnante  giuridicam. 
immune,  nel  piìi  allo  grado,  da  qualsivoglia  lesione. 

Invii>erìse  n.  p.  Inviperare  e  Inviperarsj, 
Inviperire  e  Inviperirsi,  Inasprirsi,  Esacerbarsi, 
Adirarsi,  Stizzirsi,  Arrabbiarsi,  Arrangolarsi,  In- 
velenirsi. 

Inviscà  V.  a.  Invescare,  Inveschiare,  Invischiare, 
Impaniare:  Intridere  o  Imbratiare  di  vischio  o 
pània  alcuna  cosa,  come  ramicelli,  canne,  ecc. 

Invita  V.  a.  Invitare:  Fare  invilo,  cioè  Dire 
0  Far  dire  allrui  che  tu  vorresti  ch'e'  si  ritro- 
vasse leco  0  con  altri  a  checchessia. 
I'  Invitare,  trattandosi  di  giuoco  di  carte  vale  Giuo- 
care  una  carta  e  invitare  con  picchiata  il  com- 
pagno a  giuocare  un'  altra  maggiore. 
I)  —  E  parimente  in  terni,  di  giuoco.  Accennare 
0  Proporre  quella  quantità  di  danaro  che  si  vuol 
giuocare. 

—  a  disnà;  Convitare,  Chiamare  a  convito. 

§  Invitàse  n.  p.  Invitarsi:  Chiamarsi  scambievol- 
menle  a  far  chocchess  a. 

Invito  s.  m.  Convito:  Splendido  desinare  o  cena, 
a  cui  sieno  convitate  più  persone. 

Invitòii  s.  m.  Convitato:  Colui  che  interviene 
od  è  chiamato  al  convito. 

In  vitta  m.  avv.  In  vita ,  Durante  la  vita  , 
Finché  dura  la  vita.  Nel  corso  della  vita. 
•I  Talora  vale  Ritiratevi,  Guardatevi  la  vita  o  sim.; 
ed  è  modo  che  per  Io  più  usano  dire  i  facchini 
alla  gente  per  avvertirla  di  ritirarsi  da  una  parte, 
onde  non  essere  urtata  da  essi  e  lasciare  loro 
libero  il  passo  quando  portano  qualche  grosso 
peso:  In  villa,  scignorii  Signori,  si  ritirino! 
§  Èse,  Mantenni,  Sta,  Tegni  in  villa  V.  Vitta. 

Invixi"bile  add.  Invisibile,  Non  visibile:  Che 
non  può  vedersi  o  Che  non  si  lascia  vedere. 

In  vixinansa  m.  avv.  In  vicinanza,  Vicino, 
A  vicino.  Per  vicino. 

Invoca  V.  a.  Invocare:  Chiamare  in  ajato  pre- 
gando, implorare  l'ajuto  allrui. 
I)  Invocare,  talora  dicesi  per  Allegare,  cioè  Produrre 
la  legge  o  l'altrui  autorità  a  confermazione  e  ad  ap- 
poggio della  nostra  opinione  o  delle  nostre  islanze. 

Invocazión  s.  f.  Invocazione:  L'atto  d'in- 
vocare, cioè  di  chiedere  pietà,  assistenza,  ajulo,  ec. 

Invog-g-ia  V.  a.  Invogliare:  InJur  voglia.  De- 
stare, Accendere  nell'animo  d'uno  il  desiderio 
di  checchessia, 
g  Invoggiàse  n.  p.  Invogliarsi,  Aver  voglia. 

Inzeg-nàse  n.  p.  Ingegnarsi ,  Industriarsi  : 
Affaticarsi  coli' ingegno  e  coli' arte  per  fare  od 
ottenere  una  cosa. 

—  a  bellamegio  ;  Far  del  suo  meglio. 

Inzeg-né  s.  m.  Ingegnere  e  Ingegnerò:  Inge- 
gnoso ritrovalor  d'ingegni  e  di  macchine;  e  più 
spesso  Chi  professa  la  scienza  di  fortificare,  at- 
taccare e  difendere  le  piazze,  e  quella  della 
caslrametazione  degli  eserciti. 

))  Ingegnere,  per  Colui  che,  addottoralo  o  no  in 
matematiche,  fa  professione  d'Architello. 


IPO 


IST 


455 


Inzeg'iiéua.  s.  f.  Gabbia  riirosa  o  assolutam. 
Riirosa  :  Specie  di  gabbia  che  serve  per  l'uccei- 
lazione.coll'enlramenlo  slrello  e  al  di  fuori  am- 
pio, in  guisa  che  all'uccello  che  vi  è  enlralo  vien 
impedilo  l'uscirne,  per  via  delle  punte  aculissime. 
Se  ne  fanno  allre  con  differenti  ingegni. 

Inzég'iio  s,  m.  Ingegno  :  Acutezza  d'inventare 
0  dapprendere  checchessia. 
ti  Ingegno,  per  Strumento  ingegnoso,  Ordigno,  Mac- 
china, ecc. 
S  Bell' inzègno;  Bell'ingegno,  dicesi  d'Uomo,  il 
cui  ingegno  è  ornalo  di  cognizioni  piacevoh  ed 
utili j  ed  anche  dUomo  d'ingegno  svegliato,  acuto. 
S  Oinmo  d'inzègno;  Uomo  d'ingegno. 

Inzeg-nùso  add.  Ingegnoso  :  Dotalo  d'ingegno; 
Industrioso,  Acuto,  Spiritoso,  Perspicace,  Pene- 
trativo. 
M  Ingegnoso ,  talora  dicesi  anche  delle  cose  che 
mostrano  dell'ingegno,  dell'acume,  della  sagacità 
in  chi  le  ha  falle. 

In  zenóg'g'e  V.  In  zenòggiòn. 

Xnzenóg-g-iàse  n.  p.  Inginocchiarsi,  Ginoc- 
chiarsi,  anticam.  A^ginocchiarsi  :  Porsi  in  terra 
colle  ginocchia  per  sommissione  o  per  fare  ora- 
zione ;  Genuflettersi. 

Inzenóg-g-iatòio  s.  m.  Inginocchiatojo  : 
Arnese  di  legno  per  inginocchiarvisi  sa  e  farvi 
orazione;  altrim.  Inginocchialore,  Altarino. 

In  zenòg-g-iSn;  Ginocchione,  Ginocchioni, 
Inginocchione,  Inginocchioni,  A  ginocchio,  In 
ginocchio.  Poslo  avv.  vale  Tosato  sulle  ginoc- 
chia, Colle  ginocchia  in  terra. 

Inzettà.  V.  a.  Coprir  di  sfasciumi,  di  rottami 
V.  Zetlo. 

In  zù  avv.  Giù,  In  giiì,  All' ingiù,  A  basso.  Verso 
la  parte  inferiore;  alla  fìorent.  In  giue. 
%  Andò,  in  sciù  e  in  zù  V.  Andò. 
$  €o-a  testa  in  zù;  Capopiede,  A  rovescio,   AI 

contrario. 
S  Lascici  andd  l'cegua  in  zù  e  d  vento  in  sciù  Y. 
^gua. 

In  zùamento;  Affé,  A  fé.  Posto  avv.  vale 
Con  giuramento. 

Inzuncài  v.  a.  Ingiuncare.  T.  mar.  Serrar  le 
vele  con  giunchi,  e  dicesi  specialm.  delle  vele 
Ialine. 

Inzunca;tùa<  s.  f.  Ingiuncatura.  T.  mar.  L'atto 
d'ingiuncare  e  Lo  stato  della  vela  ingiuncala. 

Ipocrixia  s.  f.  Ipocrisia  e  Ipocresia,  ma  po- 
chissimo usato,  anticam.  Ipocrita:  Simulazione 
di  bontà,  di  virtù  e  di  santità  o  Arte  d'ingan- 
nare sotto  specie  di  virtù,  di  santità,  ecc. 

Ipoteca  s.  f.  Ipoteca:  Quel  diritto  reale,  per 
cui  le  cose  immobili  del  debitore  vengono  par- 
ticclarm.  affette  in  favore  del  creditore  per  mag- 
giore di  lui  sicurezza,  all'effetto  che  non  venendo 
soddisfallo  il  debito  nel  termine  stabilito,  egli 
possa  su  quella,  col  mezzo  della  giustizia,  rea- 
lizzare il  suo  pagamento. 

Ipoteca  V.  a.  ipotecare:  Dare  un  immobile  in 
ipoteca,  ossia  Accordare  sopra  un  immobile  un 
diritto  reale  a  maggiore  sicurezza  dell'adempi- 
mento d'una  obbligazione;  diritto  che  dà  facoltà 
al  creditore,  pel  caso  d' insoddisfacimento  d'essa 
obbligazione,  di  far  vendere  l'immobile  per  im- 
borsarsi sul  prezzo,  in  preferenza  a  tutti  i  cre- 
ditori non  ipotecar]. 

Ipotesi  s.  f.  Ipotesi  :  Supposizione  di  cosa,  sia 


possibile,  sia  impossibile,  dalla  quale  si  deduce 
una  conseguenza. 

Ira  s.  f.  Ira,  Mal  talento,  Sdegno,  Slizza,  Bile, 
Collera  V.  Raggia. 
S  Aveì  in  ira;  Aver  in  ira,  Aver  in  uggia,  Por- 
tare odio. 
S  Di  ira  dei  d'ùnn-a  pcrs5nn-a  V.  Di. 

Irreg-olaritse  s.  f.  Irregolarità,  inregola- 
rilà  :  Mancanza  di  regola. 

Irio  s.  m.  Ghiaggiuolo  e  volgarm.  Giaggiolo:  Fa- 
rina 0  Polvere  odorosa  ricavala  dalle  radici  del 
Giaggiolo  CErba  Spd),  ossìa  Vlris  fiorentina  dei 
Botan.  In  Toscana  si  vende  in  pacchi  (boete). 

Irrita  v.  a.  Irritare  e  Inrilare:  Provocar  a  sdegno, 
n  Irritare,  presso  i  Medici  Produrre  irritazione  V. 

Irritaziòn. 
g  Irritàse  n.  p.  Irritarsi  :  Prendere  sdegno,  Adi- 
rarsi, Incollerirsi,  Scaldarsi  d'ira.  Stizzirsi,  ecc. 

Irritante  add.  Irritante  e  Inritanle.  T.  med. 
Che  ha  virtù  di  produrre  irritazione,  Che  pro- 
duce irritazione. 

Irritaziòn  s.  f.  Irritazione  e  Inritazione,  Ir- 
ritamento e  Inrilamento.  T.  med.  Specie  di  tur- 
bamento delle  funzioni  della  vita,  che  non  è 
propriamente  né  essenzialmente  accompagnalo  da 
eccesso  o  di/ello  di  slimolo  o  di  rigore,  e  che 
dipende  dall'applicazione  al  corpo  di  potenze  che 
operano  chimicamente  o  meccanicamente,  pur- 
gando, stirando,  premendo,  ecc. 

Isa  I  Isa  !  Issa  !  Voce  con  cui  si  eccita  altrui  a 
qualche  movimento  di  forza  e  penoso;  e  dicesi 
massimamente  da  chi  alza  gravi  pesi,  e  nel  mo- 
mento proprio  che  vuol  sia  falla  forza  davvero 
se  specialmente  sono  in  più;  allrim.  Alza!  Mano! 
Forza  !  Su  !  Animo  !  e  sim. 

Isa  Y.  a.  Alzare  V.  Alsd. 
II  Issare,  T.  mar.  Sollevare,  Alzare  un  albero,  una 
vela,  un  pennone,  una  botte  ed  ogni  altra  cosa 
per  mezzo  delle  manovre  e  paranchi  in  una  nave. 

Isalbella  (Cavallo)  V.  Cavallo. 

ìscioa  s.  f.  Visciola  :  Ciriegia  prodotta  dal  ci- 
riegio  visciolo.  Visciolina  è  la  specie  minore  di 
detta  ciriegia;  Visciolona,  la  ciriegia  maggiore 
della  visciola. 

Isoa  s.  f.  Isola  :  Paese  o  Territorio   racchiuso 
d'ogni  intorno  da  acqua,  Terra  circondala  per 
tutte  le  parti  dal  mare. 
tt  Isola  e  Isolato,  per  Un  ceppo  di  case  staccato 
da  ogni  banda  per  mezzo  di  pubbliche  vie. 

Isoà  V.  a.  Isolare.  Voce  d'uso:  Slaccare  chec- 
chessia attorno  attorno  da  qualunque  altro  corpo, 
n  Isodse   n.  p.  Isolarsi ,  nelP  uso  vale  Staccarsi 
dall'  altrui  compagnia  ,  Fuggire  ogni  consorzio , 
Vivere  in  solitudine,  Allontanarsi  dal  mondo. 

Isola  V.  Isod. 

Isolano  add.  Isolano:  Abitatore  d'isola. 

Isopo  s.  m.  Isopo  e  Issopo.  T.  hot.  Hyssopus 
olficinalis.  Pianta'  vivace  aromatica,  medicinale, 
sempre  verde,  che  nasce  spontanea  in  molli  luo- 
ghi. Le  sue  foglie  sono  sessili,  lineari,  lanceolate, 
i  fruiti  violelli  a  spiga.  Fiorisce  nell'estate.  Fra 
le  sue  varietà  è  notabile  quella  a  flori  bianchi, 
e  l'altra  con  le  foglie  di  mortella. 

—  sarvwgo;  Santoreggia  V.  Santorin. 

Istòia  s.  f.  Storia  e  Istoria:  Propriam.  Diffusa 
narrazione  di  cose  seguite;  ed  anche  assolatatn. 
per  Successo,  Avvenimento:  Ve  contiò  l' istòia 
da  mcB  gita;  Narrerowi  l'istoria  della  mia  gita. 


466 


LAG 


LAD 


w  storia,  per  Conto,  Racconto,  Novella,  Favola: 
Narrazione  di  fatti  o  cose  immaginarie,  non 
avvenute, 

n  —  Figurai,  per  Cosa  lunga  e  intricata. 

5  Cónta  (le  istòie  a  ùnn-a  persónn-a;  Menar  uno 
per  parole.  Dar  parole,  chiacchiere  ad  uno,  vale 
Mandare  in  lungo  senza  venir  mai  a  conclusione: 
Nò  me  cdntcB  ciù  de  istòie;  Non  mi  date  più 
chiacchiere. 

3  Fa  sempre  a  mcexima  islòia;  Non  mutar  verso, 
consiglio,  vita,  vale  Non  cangiar  mai  modo  di 
vivere,  di  agire  e  sim. 

%  Fa  mille  istòie;  Far  mille  storie,  Far  un  monte 
di  storie  o  sim.:  Modi  dell'uso  che  valgono  Fare 
il  restìo  0  lo  scontento,  Farsi  pregare. 

S  L'istòia  a  l'è  lunga t  La  è  lunga!  La  va  per 
le  lunghe!  dicesi  allorquando  si  è  annojati  del 
dire  0  fare  lungo  e  nojoso  di  chicchessia. 

S  Sensa  tante  istòje;  Senza  tanti  riguardi,  ceri- 


monie, scrupoli,  obbiezioni,  precauzioni,  maneggi, 
raggiri,  ecc. 

Isuòto  s.  m.  Isolotto,  Isoletta:  Piccola  isola. 

Isuòii  add.  Isolato:  Staccato  da  tutte  le  bande. 
Il  Isolato,  detto  di  persona,  vale  Solitario,  Che  sta_ 
solo. 

Ita<lia/ii  add.  Italiano,  Italo  e  Italico:  D'Italia. 
§  Tradite  o  Parla  italiàn   V.  Italianizza. 

Ita^lia^nizzà.  v.  a.  Italianare:  Fare  italiano, 
Ridurre  all'  iialiano. 
1)  Italianeggiare  (neut.  assol.).  Parlare  italianamente. 

Ittevizia,  s.  L  Itterizia.  T.  mecl.  Malattia  che 
procede  da  spargimento  di  fiele,  che  viene  in- 
dicato da  un  color  giallo  o  da  un  verde  simile 
a  quello  d'una  foglia  morta,  che  primieramente 
manifestasi  alla  membrana  che  involge  rocchio, 
alla  tempia  ed  al  collo,  e  poi  spandesi  in  lutto 
il  corpo.  Talvolta  è  prodotta  tale  malattia  dal 
riflusso  della  bile  nel  sangue. 


L 


ICjalba/i'da.  s.  f.  Labarda  e  Alabarda:  Sorta  di 
arme  in  asta,  guernila  in  cima  d'un  pezzo  di 
ferro  lungo  ed  aguzzo,  attraversato  da  un  altro 
pezzo  di  ferro  fatto  a  foggia  di  mezza  luna. 
§  Appoggia  a  labarda  V.  Appoggia. 

Latoarda  s.  f.  Labardata  e  Alabardata:  Colpo 
di  labarda. 

Lalbard-é  s.  m.  Alabardiere  e  Alabarda;  di- 
cevasi  antic.  Il  soldato  armalo  di  labarda.  Oggi 
dàssi  da  noi  questo  nome  ad  Un  servitore  che 
usano  tenere  alcune  Collegiate,  vestito  a  livrea, 
con  un'alabarda  in  mano  ed  armato  di  spada 
sospesa  a  larga  tracolla  di  panno,  il  quale  è  de- 
stinato alla  guardia  della  chiesa  e  ad  altri  servigi. 
**Xjalblbia  s.  f.  Fame,  Miseria:  A  l'è  labbia;  É 
fame.  Voce  del  volgo. 

ILiaTberiiito  s.  m.  Laberinto  e  Labirinto:  Luogo 
pieno  di  vie  tanto  dubbie  e  tanto  intrigate,  che 
chi  vi  entra  non  trova  modo  ad  uscire. 
w  Laberinto,  metaf.  Imbroglio,  Intrigo,  Inviluppo: 
Confusione  grande  e  malagevole  a  sbrigarsene. 
w  —  Nel  giuoco  dell'Oca,  Quel  sito,  dove  chi  ar- 
riva torna  addietro  tre  punti  e  paga. 

Lalboratòio  s.  m.  Laboratorio:  Luogo  dove 
i  Chimici  tengono  i  loro  fornelli  ed  arnesi  per 
le  loro  operazioni. 

Lalbro  s.  m.  Labbro  e  Labro,  al  plur.  Labbri 
e  Labbra  :  Parte  esterna  e  carnosa  che  circonda 
la  bocca,  cuopre  i  denti  e  coopera  alla  forma- 
zione de'suoni  e  ad  articolar  le  parole. 

Lacca  s.  f.  Lacca:  Ragia  rossa  che  geme  dalla 
scorza  del  Croton  lacciferum ,  bucacchiala  da 
certi  insetti,  la  quale  ridolta  in  lastrette  serve 
per  far  le  vernici  e  la  ceralacca, 
n  Lacca,  per  Una  specie  di  color  rosso  che  ado- 
perano i  dipintori,  e  si  fa  colla  cocciniglia. 

—  da  scigilld;  Ceralacca:  Composizione  di  resina, 
lacca,  spirilo  di  vino  e  vermiglione,  che  si  ri- 
duce in  bacchettine  per  uso  di  sigillare. 
S  Bóllo  de  lacca;  Bacchettina  di  ceralacca. 


Laccetto  s.  m.  Animella:  Una  delle  parli  dèi 
corpo  dell'  animale  bianca  e  di  sostanza  molle 
e  spugnosa,  che  dicesi  pure  alla  lai.  Gianduia. 
I  macellai  distinguono  l'animella  della  lingua, 
della  gola  e  del  cuore. 

—  da  lengua;  Animellata:  Quella  porzione  d'ani- 
melle e  di  carne  che  nel  taglio  resta  attaccata 
alla  lingua. 

—  dò  chéu;  Stomachino:  Specie  d'animella  che  sta 
attaccala  alla  milza  ed  al  fegato. 

Lacche  s.  m.  Lacchè:  Servo  perlopiù  gio- 
vane, che  segue  il  padrone  o  la  padrona  quando 
escon  di  casa.  Antic.  era  Un  servitore  da  corso 
che  correndo  a  piedi  precedeva  la  carrozza  del 
suo  padrone. 

Traccia  s.  f.  Sovvallo:  Cosa  che  viene  senza 
spesa  e  per  lo  più  da  godersi  in  brigala. 

Lacción  s.  m.  Suggellino:  Parlandosi  di  per- 
sona, si  prende  per  ironia  e  in  mala  parte  :  Che 
lacción  !  Che  suggellino  ! 
n  Manfanile  V,  Accion. 

g  A  l'ha  piggióu  5  laccion —  Diciamo  di  sposa 
che  siasi  maritata  a  suo  capriccio  con  uomo 
cattivo  e  che  le  dia  mala  vita. 

Lacùnn-a  s.  f.  Lacuna:  Mancanza  di  qualche 
parola  o  riga  o  periodo  in  un'opera  a  penna  o 
a  slampa. 

Laddretto  s.  m.  Ladroncello,  Ladruccio,  La- 
drino,  ma  pochissimo  usalo.  Dimin.  di  Ladro. 

Laddro  s.  m.  Ladro  :  Colui  che  toglie  la  roba 
altrui  di  nascosto. 
I»  Plagiario  :  Colui  che  ruba  gli  scritti  altrui  e  se 

li  fa  propri), 
t)  Moccaja  e  Moccolaia,  presso  varj  Toscani  chia- 
masi così  Quel  (ilo  di  stoppino  acceso  che  ripie- 
gatosi all' ingiù,  0  slaccatosi,  cade  lungovia  la 
candela  e  la  va  struggendo. 

—  da  bcstiammi;  Abigeo.  T.  leg.  Colui  che  si  rende 
reo  d'abigeato,  cioè  Ladro  di  bestiami. 

—  da  carte;  Baro  da  carte;  Colui  che,  giocando 


LAE 


LAG 


469 


alle  carte ,  fa  il  collo  al  contrario  e  con  frode 
gli  vince  boona  somma  di  danaro. 

—  de  campagna;  Dannajuolo,  Facidanno:  Chi  ru- 
bando danneggia  i  boschi  e  le  terre  altrui. 

—  de  md  ;  Pirata,  Corsale.  Corsaro,  Ladro  di  mare. 
S  Chi  é  boiardo  e  laddro;  Chi  è  bugiardo  è  ladro. 

Prov.  di  chiaro  signif. 
%  Daghe  a-o  laddro  o  a-i  laddri  !  Al  ladro  !  al 

ladro!  Ai  ladri  !  ai  ladri  ! 
S  Da  laddro  a  gallolo  ;  Da  barcaiuolo  a  mari- 
naro, ovv.  Da  galeotto  a  marinaro,  dicesi  co- 
muncm.  di  Due  tristi  o  due  accorti ,  volendo 
dinotare  la  nessuna  differenza  che  passa  da  questo 
a  quello. 
S  Ése  0  Fd  cómme  i  laddri   de   Pisa   che  a-o 
giórno  se    dan  e  a  néutte   van  a  arròbà  in- 
semme;  Essere  o  Fare  come  i  ladri  di  Pisa  che 
di  giorno  si  leticano  e  la  notte  vanno  a  rubare 
assieme;  così  dicesi  di  Coloro  che  fingono  ini- 
micizia per  potere  a  più  bell'agio  commettere 
insieme  azioni  illecite  e  peccaminose. 
%  Fa  ùnn-a  viltà  da  laddri;  Patir  gran  disagi, 

Sopportare  vita  penosissima  e  faticosissima. 
S  L'è  tanto  laddro  chi  arròba  cornine  quello  chi 

piggia  o  chi  ghe  ten  man  V.  Arrobà. 
S  L'òccaxiSn  a  fa  l'omtno  laddro;  La  comodità  o 
L'occasione  fa  l'uomo  ladro,  E'  fassi  all'infornare 
il  pan  goloso,  All'urna  aperta  il  giusto  vi  pecca. 
Dettato  prov.  e  vale  L'occasione  prossima  induce 
sovente  a  pescare. 
S  Mamma  da  laddri;  Racceltalore  e  Ricettatore  : 
Colui  che  nasconde  o  compera  le  cose  rubate. 
S  Strassóu  camme  vn  laddro  ;  Brindellone,  Bren- 
dolone.  Straccione,  Trito:  Che  ha  le  vesti  che 
cascano  a  brani  o  che  non  se  ne  tien  brano. 
!Lj£tddro]iaja<  V.  Laddronisso. 
X^a/ddiTonisso  s.  m.  Ladroneccio ,  Ladro- 
neggio, Latrocinio,  Ruberia,  Furto. 
JLia<ddi*oii  s.  m.  Ladrone.  Accresc.  di  Ladro: 
Ladro  famoso. 
S  Bón  0  Cattivo  laddròn;  Buono  o  cattivo  ladrone, 
diconsi  Que'  due  ladri  che  furono  messi  in  croce 
col  nostro  S.  G.  C. 
Juèh  drento  avv.  Là  entro  o  Laenlro  V.  Drento. 
JLiaete  s.  m.  Latte:  Liquore  bianco,  opaco,  che 
si  forma  nelle  poppe  delle  donne  per  nutrimento 
del  suo  0  dell'altrui  bambino;  e  in  quelle  delle 
femmine  dei  mammiferi  pel  nutrimento  de'  loro 
parti. 

—  de  fighe;  Latte,  Lanificio  V.  Figo. 

—  de  gallinn-a;  Latte  di  gallina  V.  Gallinn-a. 

—  de  pègoa,  de  crava,  de  vacca;  Latte  pecorino, 
caprino,  vaccino. 

—  de  pescio;  Latte  di  pesce,  dieesi  Una  sostanza 
bianca  e  consistente  come  cacio  tenero,  che  si 
trova  ne'  pesci  maschj  al  tempo  della  fregola,  e 
colla  quale  essi  fecondan  le  uova  che  son  get- 
tate dalle  femmine. 

—  de  pólla;  Latte  di  gallina,  chiamansi  I  torli  di 
novo  stemperali  con  acqua  e  zucchero  e  frullati. 

—  de  vegia;  Latte  di  vecchia:  Nome  d'uno  squi- 
sito rosolio. 

—  dóce  0  d  spagnolla  ;  Crema  :  Un  composto  di 
latte,  torli  d'uovo  stemperati  con  acqua  e  zucchero, 
dibattuti  insieme  e  rappresi  al  fuoco. 

—  brutto;  Latte  grosso. 

—  preizo;  Latte  cagliato  o  quagliato,  Latte  rappi- 
gliato, rappreso. 


—  pùo;  Latte  puro,  schietto.  Latte  intero. 

$  Aveì  ancón  6  Icete  in  bócca;  Aver  il  latte  dllt 
bocca,  Non  aver  rasciutti  gli  orchi,  vale  Essere 
troppo  giovane  e  di  poca  esperienza. 

§  Cd  gianco  e  Icete;  Color  bianco  lattato  o  bianco 
latteo,  cioè  Che  somiglia  nel  colore  al  latte. 

^  Dà  ò  laete  ;  Lattare ,  Allattare ,  Dare  il  latte  : 
Nutrire  con  latte  come  fanno  le  madri  e  le  bàlia 
ipiccioli  tìgliaoli. 

%  Ése  in  late;  Essere  in  latte,  dicesi  volgarm.  del 
Grano  quando  è  ancora  ripieno  di  liquido  tras- 
parente e  mucoso,  e  non  ha  preso  ancora  ve- 
runa consistenza. 

%  Fé  prende  5  ta;te;  Far  cag'iare  o  quagliare  il 
latte,  Accagliare  il  latte. 

S  Fd  scentd  5  Icete;  Far  causare  il  latte:  Farlo 
andar  altrove.  Deviarlo  dalle  poppe  per  non  aver 
da  allattar  figliuoli. 

S  Fé  vegni  5  Icete  a-e  zenógge;  Far  venire  il 
latte  alle  ginocchia.  Modo  comunissimo  in  Tose, 
e  vale  Essere  nojoso  e  uggioso;  Ristuccare,  Sa- 
ziare sino  alla  nausea. 

S  Figgiéu  da  Icete  V.  Figgiéu. 

S  Leva  ò  Icete;  Divezzare,  Svezzare,  Spoppare, 
Slattare  V.  Destettd. 

S  Mette  a  prende  ó  Icete;  Porre  il  latte  a  cagliare 
0  a  quagliare. 

S  Piggià  ò  Icete;  Poppare,  Lattare:  Prendere  il  latte. 

S  Prendise  ó  Icete;  Cagliare,  Quagliare,  Quagliarsi 
il  latte:  Rappigliarsi  per  l'azione  del  caglio. 

S  Scciùmma  de  leste;  Crema  battuta  e  or  comunem. 
Panna  montata:  Panna  dibattuta  col  palloncino  o 
colla  frusta,  e  ridotta  in  densa  epuma,  che  si  suol 
mangiare  co'  cialdoni  (cannònetti). 

S  Scciùmmd  ò  Icete;  Spannare,  Sfiorare,  Disfiorare 
il  latte:  Tòr  via  la  panna  al  latte  collo  span- 
natojo,  che  è  una  mestola  bucherata  o  un  ampio 
passatoio. 

%  Scentd  ó  Icete;  Causarsi  il  latte,  dicesi  quando 
alle  donne  non  viene  piiì  il  latte. 

S  Sùccao   de  Icete;  Zucchero  di  latte  V.  Sùccao. 

S  Vitello  da  Icete;  Vitello  di  latte.  Vitella  mon- 
gana:  Vitello  che  ancora  piglia  il  latte;  altrim. 
Lattonzo,  Lattonzolo. 
Hisexiiia;  s.  f.  Lesina:  Ferro  appuntatissimo  e 
sottile,  con  manico  di  legno,  col  quale  per  lo 
più  si  fora  il  cuojo  per  cucirlo. 

«  Lesina,  figurat.  dicesi  dIJomo  sordido  e  avaro; 
Tirchio,  Spilorcio,  Scorticapidocchi,  Pillacchera , 
Mignatta,  Tigna,  Tignamica,  Spizzeca,  Taccagno, 
Taccagnone. 

S  Stùdid  ò  libbro  da  Icexina;  Studiare  il   libro 
della  lesina,  vale  Usare  un  risparmio  eccessivo, 
Spendere  sottilissimamente. 
Z^eescinà.  s.  f.  Colpo  di  lesina. 
"Lsezo  V.  Lavezzo. 

ILia^g'a.sso  s.  m.  Lagaccio.  Peggior.  di  Lago. 
Lag-g'ión  s.  m.  Ghiandone.  T.  itliol.  Labrut 
merula.  Pesce  di  mare  del  genere  dei    Labri, 
che  ha  molta  somiglianza  col  Tordo  (pesce),  da 
noi  detto  Tordo  d'aiga  (t.  ittici.  Labrus  turdus), 
se  non  che  è  più  bislungo  ed  è  screziato  di  co- 
lori più  vivaci,  fra' quali  risplenJooo  alcune  mac- 
chie d'un  rosso  assai  vivo.  Frequenta  gli  scogli. 
Xja^g-lietto  s.  m.  Laghetto:  Piccolo  lago. 
La.g'liéu.  s.   m.  Ramarro  :   Specie   di  lucerla 
verde-chiara  nella  parte  superiore  del  corpo, 
gialla  nell'inferiore;  fugge  rapidamente  ;  li  trova 


458 


LAM 


LAM 


m 


nelle  siepi  e  nelle  vigne,  e  compare  nell'estate 

solamente;  aitrim.  Lncerlolone. 
«  Pesce  scarmo.  T.  itiiol.  Smirus  lucerla.  Pesce 

di  mare  simile  al  Lacerto,  se  non  che  lia  il  corpo 

più  sottile,  la   mascella  inferiore  alquanto  pili 

lunga  della  superiore,  e  varia  nel  colore,  essendo 

esso  cenerognolo  e  punteggiato. 
XjO/g'iia.xisa.  s.  f.  Lamentanza,  Doglianza,  Qje- 

rela.  Querimonia,  Rammarichio,  Richiamo. 
X^a.g'iià.se  n.  p.  Lagnarsi,  Lamentarsi,  Dolersi, 

Rammaricarsi,  Querelarsi. 

—  d'ùnna  persònn-a;  Lamentarsi,  Richiamarsi  di 
uno,  vale  Farne  doglianze  o  richiamo. 

ILta.g'iio  s.  m.  Lagno,  Ansietà,  Cura,  Pensiero, 
Travaglio, 
g  Sta  in  lagno;  Star  con  pensiero,  con  ansietà: 
Aver  l'animo  travagliato. 

I^ag-o  s.  m.  Lago  e  poet,  Laco:  Rannata  grande 
d'acqua  che  mai  non  s'asciuga  ossia  perpetua,  per- 
chè alimentata  per  lo  piiì  da  qualche  fiume  o 
canale  sotterraneo. 
M  Lago,  per  similit.  Gran  quantità  d'umore:  Gh'èa 
un  lago  de  sangue;  C'era  un  lago  di  sangue. 

I^àg'i'inia.  s.  f.  Lagrima  e  Lacrima:  Umore 
che  dislilla  dagli  occhi,  nato  da  soverchio  affetto 
0  di  dolore  o  d'allegrezza  o  anche  da  qualche 
causa  estrinseca. 
tt  Lagrima,  dicesi  la!or.a  per  Gocciola. 

—  CAris.'t;  Lacrima  Christi  o  semplicem.  Lagrima: 
Qualità  di  vino  che  si  fabbrica  nelle  falde  del 
Vesuvio,  che  taluni  credono  meglio  denominarlo 
Erodano. 

§  Làgrime  de  cocodrillo;  Lagrime  di  cocodrillo, 
vale  Lagrime  finte,  simulate,  donde  il  proverbio: 
Làgrime  de  donna,  làgrime  de  cocodrillo;  La- 
grime di  donna,  lagrime  di  cocodrillo. 
Il  —  de  Giobbe;  Lagrime  di  Giob  o  Giobbe.  T. 
bolan.  Lacryma  Jobi.  Pianta   arundinacea  dei 
paesi  caldi,  che  da  noi  coltivasi  negli  orti  a  ca- 
gione del  suo  granello  assai  duro,  liscio,  lucido, 
che  s' impiega  per  far  corone  o  rosarj. 
§  Figo  co-a  làgrima  V.  Figo. 
g  Formaggio  co-a  làgrima  V.  Formaggio. 

I^sti^x'ìnxet  V.  n.  Lagrimare"  e  Lacrimare:  Ver- 
sare lagrime,  ma  comunem.  per  Essere  affetto 
dalla  lacrimazione  V.  Lagrimaziòn. 

IjagrrimaziÓML  s.  f.  Lagrimazione  e  Lacri- 
mazione: Infermità  degli  occhi,  per  la  quale  essi 
lagriraano  senz'alcuna  interruzione. 

JLàBbllsi.  s.  f.  Zia  :  Sorella  del  padre  o  della  ma- 
dre, correlativo  a  Nipote. 

Lamlbardlaii  s.  m.  Lasagnone,  Bietolone, 
Bighellone,  Ghiandone,  Gnoccone,  Ciondolone, 
Tambellone,  ecc.:  Uomo  grande  e  scipito. 

Lamlbieca  v.  a.  Lambiccare  e  Limbiccare: 
Passare  o  Far  uscire  per  lambicco. 
ti  Lambiccare,  metaf.  Esaminare  accuratamente  al- 
cuna cosa,  Ponderarla  bene. 
§  Lambiccàse  5  cervello  V.  Cervello. 

JLtSLTn.ììÌGco  s.  m.  Lambicco  e  Limbicco:  Vaso 
destinato  alla  distillazione  dell'acqua,  spirili  ed 
altri  liquori  chimici. 

Iljamlbx*i]i  s.  m.  Fregio:  Ornamento  di  varie 
lime  fatto  alla  parte  inferiore  dei  muri  e  termi- 
nalo da  linee  rette.  Se  si  forma  dando  prima  un 
colore  uniforme,  e  poi  macchiando  con  isprazzi 
d'altro  colore,  per  similit.  si  dice  Granilo, 

]Liarailbx*occia  V.  4bbct,rloccid. 


H^aznlbùg'g'io  s.  m.  Mazzachera.  T.  pese. 
Slrum.  per  pigliar  le  anguille,  che  si  fa  infilzando 
una  quantità  di  lombrichi  in  un  filo,  il  quale  poi 
abbatuffolato  si  raccomanda  ad  una  lenza  e  si 
getta  in  mare. 

X^amentàse  V.  Lagnàse. 

—  de  gamba  sann-a  V.  Gamba. 

Laminoàr  s.  m.  Laminatoio.  T.  orif.  Mac- 
china per  ridurre  le  verghe  d'oro  o  d'argento  in 
lamine,  o  qm^ste  vicppiiì  assottigliarle,  facendole 
passare  fra  due  cilindri  di  ferro  orizzontali,  vi- 
cinissimi, fatti  volgere  l'uno  sull'altro  in  contrario 
verso  mediante  la  maniglia. 

I^amma  s.  f.  Lama,  Làmina:  Piastra  di  ferro 

0  daltro  melallo, 
I)  Lama:  II.  ferro  d'una  sciabola,  d'una  spada,  d'un 

coltello,  d'un  temperino,  ecc. 
Il  Lama.  T.  iltiol.  Lepidopus  ensiformis.  Pesce  di 

mare  lungo,  largo  e  sottile  come  una  lama   di 

sciabola ,  dond'  ebbe  il  nome.  Il  suo   colore  è 
'  argentato  V.  Argentinn-a. 
Il  Latta:  Lamiera  di  ferro  distesa  in  falda  sottile 

e  coperta  di  stagno  che  si  fabbrica  in  Germania. 

—  da  pilli;  Rasiera.  T.  legna j.  Corta  e  larga  lama 
tagliente,  colla  qujie  si  ripulisce  il  lavoro,  to- 
gliendone le  scabrosità  lasciatevi  dalla  raspa,  così 
pure  spianando  le  coste  e  i  balzi,  cioè  quelle 
ondate  o  inegualità  che  suol  lasciarvi  la  pialla. 

**§  Mangia  a  lamma;  Intendere  il  gergo,  Amma- 
scare  un  discorso.  Aver  l'intesa,  Comprendere 
ov'eila  va  a  battere.  Conoscer  l' imbeccata;  Ad- 
darsi, Accorgersi,  Capire.  Frase  del  volgo. 
§   Vegni  a  meza  lamma  V.  A  meza  lamma. 

Lammetta  s.  f.  Laminetla:  Sottilissima  falda 
d'ottone,  ferro  e  simili. 

Hjammo  s.  ni.  Amo:  Piccolo  strum.  d'acciajo 
da  pigliar  pesci,  uncinato  con  punta  a  guisa  di 
àncora;  legasi  ad  un  filo  o  di  setole  di  cavallo 
0  di  canapa  o  d'altro,  che  si  chiama  Lenza;  in 
esso  s'infilza  l'esca;  venendo  il  pesce  a  ingojarla, 
vi  resta  preso. 
§  Piggid  a-o  Iwmmo,  Resta  a-o  lammo  V.  A-o 
lammo  alla  sua  sede  alfabetica. 

I^ainpa  s.  f.  Làmpada,  Làmpade,  Làmpana, 
e  poet.  Lampa:  Vaso  senza  piede,  nel  quale  sì 
tiene  acceso  lume  a  olio,  e  sospendesi  per  io 
più  innanzi  a  cose  sacre. 

**^  Unn-a  lampa  de  vin;  Un  bicchiere  di  vino. 
Modo  basso. 

Lanipadlaio  s.  ra.  Lumiera:  Nome  che  si 
dà  ora  ad  una  Macchina  per  lo  più  di  ferro, 
guernita  di  vario-fogliati  pezzi  di  cristallo,  a 
più  bracciuoìi,  ove  pongonsi  le  candele,  e  serve 
illuminar  sale,  teatri,  ecc. 

Lampante  (CiwoJ;  Chiaro  e  lampante,  Chiaro 
palpabile.  Chiaro  e  specchialo  com'ambra. 

JLiaxupetta  s.  f.  Lampanetta,  Lampadaccia. 
Dim.  di  Làmpana:  Piccola  làmpana. 
Il  Bicchierino:  Vasetto  di  vetro  simile  ad  un  bic- 
chiere comune,  ma  di  fondo  più  stretto,  entro 
cui  si  mette  olio  e  luminello,  e  serve  per  le 
luminare» 

ILiampezzà  v.  imp.  Balenare,  Lampeggiare: 
Venire  ed  Apparire  il  baleno. 

Xjaiupiòii  s.  m.  Fanale,  e  or  comunem.  Lam- 
pione: Quella  Hanterna,  che  si  mette  alle  canto- 
nate delle  strade,  ne' cortili,  sulle  scale,  ecc.  per 
illuminarle;  ed  anche  Quella  che  si  adalla  alle 


LAN 


LAN 


45» 


carrozze  od  altri  legni  per  far  lame  in  tempo 
di  notte, 
n  Lanterna:  Arnese  a  modo  d!  gabbia  formalo  di 
asticciiio'e  di  ferro,  coperto  di  velo  bianco,  che 
il  servitore  porla  dinanzi  ai  padrone  per  fargli 
lume  quando  va  attorno  di  notte. 

Tja/xanioné  s.  m.  Lampionaio:  Colui  che  ha 
l'ufficio  di  accendere  i  lampioni  delle  vie. 

Xjampioiietti  s.  m.  plur.  Palloncini:  Certi 
piccoli  recipienti  di  foglio,  por  lo  più  colorilo, 
accomodati  in  guisa  da  tenervi  entro  il  lume,  e 
che  si  adoprano  in  occasione  di  pubbliche  lu- 
minarie; altrim.  Lampioncini. 
I^a^mpista.  s.  m.  Lampanaio:  Colui  che  fa  o 
vende  làmpane. 

Uampo  s.  m.  Lampo,  Baleno  :  Quel  chiaro  e 
momentaneo  mostrarsi  della    luce  prodotta  dal 
vapore  elettrico,  che  trapassa  da  una  parte  al- 
l'altra dell' atmosfera  per  meltersi  in  equilibrio. 
»  Lampo:  Baleno  o  Splendore  di  fuoco  rassomi- 
gliante al  baleno. 
S  Lampi  de  cado;  Vampi  di  caldo. 
S  Furbo  còmma  5  ma  dò  lampo  V.  Furbo. 
]§  I/ffùn  lampo;  In  un  baleno,  In  un  bacchio  ba- 
leno. Tosto  avv.  vale  In  un  subito.  In  un  at- 
timo, In  un  bat'er  d'occhio.  Con  somma  prestezza. 
S  Piggid  lampo  camme  a  póvee;  Accendersi,  Pi- 
gliar fuocoj  Incollerirsi,  Adirarsi  subitamente. 
«  —  0  lampo;  Allampare,  Pigliar  vampa:  Alquanto 
più  di  quel  primo  abbruciare  che  fa  il  fuoco  nella 
superficie  ed  estremità  delle  cose,  che  dicesi 
Abbronzare. 

I^a^nà/  s.  f.  Lanata.  T.  mar.  Specie  di  grossa 
scopa  0  pennello,  di  cui  si  fa  uso  per  impeciare 
ed  insegare  i  commenti  e  il  fondo  d'una  nave, 
e  soprallulto  per  isparmarla  e  distendere  sopra  di 
essa  il  pattume  quando  si  dà  la  carena. 

I^SLXL^ettSb  s.  f.  Lancella,  Lancinola,  Saetuzza  : 
Strum.  col  quale  i  Cerusici  cavan  sangue. 

—  d5  reléuio;  Lancella,  Indice:  Quel  ferro  che 
mostra  le  ore  negli  orinoli. 

Hia^ngettà;  s.  f.  Colpo  di  lancetta. 

Ija/Xi^ettoxi  s.  ra.  salasso.  Saetta.  T.  veter. 
Strum.  con  lancetta  da  cavar  sangue  ai  cavalli 
0  ad  altre  bestie. 

JLiSLticìek,  s.  f.  Lancia.  T.  mar.  Schifo,  Barchetta 
al  servizio  delle  grosse  navi  ad  uso  specialmente 
di  comunicarsi  da  nave  a  nave,  o  per  andare 
da  esse  a  terra. 

I^ande  s.  f.  plur.  Lande.  T.  mar.  Spranghe  o 
Catene  che  prendono  le  bigotte,  e  inchiodate  al 
bordo  contrastano  lo  sforzo  delle  sartie  e  dei 
paterazzi. 

]L<a,]id.ò  s.  m.  Landò:  Legno  con  carro  a  coda 
e  a  quattro  ruote,  con  cassa  abbarcata,  sulle  molle, 
a  quattro  luoghi,  con  isportelli  e  fiancate  ante- 
riori, con  sedili  pari  d'ambe  le  parti,  e  con  co- 
perto che  si  può  bipartire  quando  i  sedenti  amano 
slarvi  allo  scoperto. 

UaLndòu  s.  m.  Zimbello,  Trastullo,  Ludibrio 
V.  A-o  landón. 

Xja;ii<lx*a>  V.  Landrònn-a. 

Ija,]idx*óiiii-a<  s.  f.  Landra,  Landrona,  Cial- 
trona: Donna  di  mal  affare.  * 

Ilja<xié  s.  m.  Lanaiuolo:  Artefice  di  lana.  Che 
fabbrica  panni  di  lana.  -  Lanavéndolo,  Vendi- 
tore di  lana. 

X^anetta.  s.  f.  Lanetta:  Sorta  di  pannina,  che 


usasi  a  far  vesti  donnesche,  à  soppannare  e  ad 

altri  usi. 
I^ang-ui  V.  n.  Languire,  antic.  Langueggiare  : 

Mancar  di  forze.  Venir  meno.  Perdere  il  vigore. 

Infievolire. 
]Lia<ng>uidessa;  s.  f.  Languidezza,   Langni- 

mento.  Languore,  antic.  Languidore,  Langòre, 

Langura;  Debolezza,  F'iacchezza,  Lassezza. 

—  rie  stéumago;  Languore  di  stomaco:  Quello  che 
proviene  da  svolazzi  e  ribollimenti  di  bile  ama- 
rissima  dal  d'iodeno  allo  stomaco. 

ILiann-a.  s.  f.  Lana:  Propriam.  Il  pelo  della  pe- 
cora e  del  montone  o  d'altri  simili  animali. - 
Vello  suol  dirsi  La  lana  attaccala  alla  pelle  del- 
l'animale. -  Boldrone,  La  pelle  secca  di  montone 
con  la  pelle  attaccata. 

—  arrissà;  Lana  crespa. 

—  brutta;  Lana  sucida  o  sidicia:  Lana  non  lavata. 

—  d'agnello;  Lana  agnellina:  Quella  che  si  recide 
dagli  agnelli.  Si  adopera  per  mai-;lie,  flanelle  e 
altri  simili  lavori  fini. 

—  de  pègoa  morta;  Lana  morticina:  Quella  di  pe- 
cora morta  da  sé,  di  morte  naturale. 

—  de  Spagna;  Lana  merina:  Quella  che  hanno  le 
pecore  spagnuole,  dette  Merine,  ed  è  di  maggior 
finezza. 

—  d'un  anno;  Lana  di  masserìa:  Lana  che  è  ri- 
masta un  anno  intero  sul.  corpo  dell'animale.  - 
Lana  bistosa,  Quella  che  vi  è  stala  solamente 
sei  mesi. 

—  lava;  Lana  lavata:  Lana  digrassata  nel  lavatoio, 
e  poi  risciacquata  in  acqua  corrente. 

—  lunga;  Lana  alta,  cioè  di  lungo  tiglio. 

—  mazzenga;  Lana  maggese:  Quella  che  si  trae 
dalle  pecore,  tosandole  dal  marzo  al  maggio. 

—  moria;  Lana  rappresa  :  Quella  slata  recisa  da 
pecora  morta.  Siol  essere  granellosa,  ricciuta  e 
men  candida. 

—  nostra;  Lana  ordinaria  :  Quella  delle  pecore 
nostrane. 

—  settembrinn-a ;  Lana  settembrina:  Quella  che  si 
trae  dalle  pecore,  tosandole  da  mezz'agosto  al 
settembre. 

%  Batte  a  lunn-a  V.  Balte. 

Jj  Cerne  a  lann-a  ;  Spelazzare  :   Cernere  la  lana 

buona  dalla  cattiva,  quasi  pelandola. 
S  Éhìo  ch'ò  l'ha  a  lann-a  Y.  Éuio. 
S  Fasciàse  de  lunn-a;  Indossar  soppanni  di  lana. 
§  Gramma  quella  pègoa  ch'a  no  sa  avvardà  a 

so  lann-a  V.  Avvardd. 
S  Quello  chi  batte  a  lann-a;  Scamatino,  Divel- 
tino, Battilano:  Quegli  che  divetta,  che  scamata, 
che  balte  la  lana. 
S  Bòba  de  lann-a  ;  Panno  lano  e  Pannolano. 
X^ansa.  s.  f.  Lancia  :  Strum.  di  legno,  di  lun- 
ghezza intorno  a  cinque  braccia  con  ferro  in  punta 
e  impugnatura  da  pie,  col  quale  i  cavalieri  in 
battaglia  feriscono. 
«  Lancia,  per  Ogni  sorta  d'arme  in  asta, 
it  —  Ogni  ferro  in  asta  o  in  punta,  con  cui  sono 
armali  nell'estremità  superiore  i  cancelli,  le  fer- 
riate e  simili  chiusure. 
Uansà.  s.  f.  Lanciala:  Colpo,  Percossa  o  Ferita 

di  lancia. 
luBLXiSGttet,  V.  Lancetta. 
JLiausettà,  V.  Lancetta. 
Xja>usettc»ii  V.  Lancettòn. 
Iwausòiiii-a  s.  f.  Lancioqe:  Graq  lancia. 


460 


LAP 


LAR 


Hianterna  s,  f.  Lanterna:  Strum.  che  è  in 
parie  di  materia  trasparente,  nel  quale  si  porta 
il  lume  per  difenderlo  dal  vento.  Ce  n'  ba  di 
varie  forme  e  di  vario  congegno. 
»  Lanterna  o  Fanale  del  porto:  Lume  che  si  tiene 
acceso  la  notte  sulle  torri  dei  porli.  -  Faro,  La 
torre  sopra  la  quale  è  posto  il  fanale.  Diconsi 
Fari  a  ecdissi  Quelli  che  hanno  il  fanale  sog- 
getto a  una  periodica  diminuzione  di  luce,  come 
è  quella  del  nostro  faro. 

—  magica;  Lanterna  magica,  dicesi  volgarm.  Una 
macchina  ottica,  colla  quale  per  via  di  refrazìone 
s' ingrandiscono  e  si  fanno  apparire  in  disianza 
figure  dipinte  come  vere. 

%  Dà  ad  intende  vescighi  pe  lanterne  V.  Dà. 

]Lia<iitex*xià  s.  m.  Lanternaio:  Propriam.  Colui 
che  fa  e  vende  lanterne.  Da  noi  però  sotto  tal 
nome  intendesi  generalm.  Colui  che  fa  lavori 
di  latta,  ed  in  tal  signif.  dicesi  Laltajo. 

Xja<ntex*iietta<  s.  f.  Lanleruetta,  Lanternino: 
Piccola  lanterna. 

—  da  laddri  o  da  sbtri;  Lanterna  cieca:  Lanterna 
tonda  di  lamina  di  latta  o  d'ottone,  con  vetro 
davanti,  con  maniglia  pieghevole  che  scuopre  e 
occulta  il  lume  a  piacere  di  chi  la  porta,  il  quale 
può  vedere  senza  essere  veduto. 

—  da  stacca;  Lanternina  da  tasca:  Piccola  lanterna 
che  porta  in  tasca,  per  farsi  lume  da  sé  chi  va 
attorno  la  nolte. 

S  Cupolin  da  lanternetta;  Cupolina. 

$,  Maneggia  da  lanternetta  ;  Maniglia. 
**X^a,OSL  V.  Travaggià. 

S  Chi  laoa  mangia  ùnn'ancióa,  chi  no  laoa  ne 
mangia  due;  Chi  fila  ha  una  camicia,  e  chi  non 
fila  ne  ha  due,  Prov.  che  significa  Molte  volte 
è  rimuneralo  chi  meno  lo  merita;  simile  a  quel- 
l'altro Chi  lavora  fa  le  spese  a  chi  si  sta. 

S  Se,  schenn-a,  ti  nò  laoi,  pansa,  patisci  \.  Chi 
n5  sappa  nò  lappa  nella  voce  Lappa. 
Xjaoaute  s.  m.  Lavorante:  Opera jo  che  lavora 
presso  alcuno  o  a  giornata  o  altrimenti. 

—  da  massacan;  Manovale:  Qiello  che  serve  al 
muratore  portandogli  le  materie  per  murare. 

I^aoeio  s.  m.  Fabbrica:  Luogo  dove  sì  lavo- 
rano oggetti  d'arte,  come  ferro,  argento,  cera, 
seta,  lana,  ecc.;  altrira.  Lavorìo,  Officina. 
**Ijaóu  V.  Travaggio. 

Xjapassa  s.  f.  Lapazza.  T.  mar.  Tavolone  di 
abete  taglialo  ed  incavato  in  forma  di  gorna,  il 
quale  si  applica  per  lungo  e  colla  sua  parte  con- 
cava ad  un  albero  o  ad  un  pennone  psr  forti- 
ficarli, fissandolo  ai  medesimi  mediante  parec- 
chie inshinalure. 

I^apidà  V.  a.  Lapidare  e  Allapidare:  Percuo- 
tere 0  Uccidere  altrui  gettandogli  addosso  sassi. 

Xjapidario  add.  Lapidario:  Appartenente  alla 
Lapidaria  (Scienza  delle  inscrizioni),  onde:  Stile 
lapidario;  Siile  lapidario,  cioè  delle  iscrizioni. 

X^apìdazióu.  s.  f.  Lapidaiiione:  11  lapidare, 
Supplizio  usalo  presso  gli  Ebrei, 
w  Lapidazione,  così  dicesi  degli  Artisti  La  rappre- 
sentazione del  martirio  di  Santo  Stefano. 

Xjapide  s.  f.  Lapide  e  Lapida:  Pietra  posta  su 
d'un  monumento  con  inscrizione;  e  più  propria- 
mente Quella  pietra  che  cuopre  la  sepoltura,  ossia 
Lapide  sepolcrale. 

JLapis  s.  m.  Lapis  :  Pietra  naturale  molto  dura, 
della  quale  si  servono  i  pittori  per  fare  i  disegni 


sui  fogli  lasciandovi  il  suo  colore  che  è  rosso;  chia- 
masi anche  Mutila,  Amatila  e  Cinabro  minerale. 

M  Lapis,  per  Qudle  aslicciuole  di  legno  che  ci 
giungono  d' Inghilterra,  inclusavi  entro  la  piom- 
baggine. 
—  nei  grò  o  scùo  ;  Matita  nera.  Lapis  piombino, 
ailrim.  Piombaggine:  Specie  di  matita  falla  ar- 
tificiosamente, che  tinge  di  color  di  piombo,  e 
serve  per  disegnare. 
ILapislàzzolo  s.  m.  Lapislazuli,  Lapislaz- 
zoli e  Lapisiazzari:  Pietra  preziosa  di  color  az- 
zurro, sparsa  per  lo  piiì  di  vene  color  d'oro; 
solo  la  prima  voce  è  oggi  in  uso,  le  altre  sono 
due  idiotismi. 

Lappai  v.  a.  Lambire  :  Pigliare  o  Attrarre  le 
bevande  colla  lingua  ed  è  proprio  de'  cani, 
de' gatti  e  altri  animali.  -  Lapteggiare  dicesi  per 
indicare  quel  rumore  che  fanno  i  cani  lambendo 
l'acqua. 

11  Figurai,  vale  Andare  a  rilento,  e  dicesi  delle 

navi  in  tempo  di  calma. 
§  Chi  nò  sappa  nò  lappa;  A  voler  che  il  mento 
balli  alla  man  gna  (bisogna)  fare  i  calli.  Prov. 
di  chiaro  significato. 

Lappasùcche  s.  m.  Lavaceci,  Pappaceci, 
Mangiafagiuoli,  Pappalasagne,  dicesi  d'Uomo  di- 
sutilaccio,  buono  da  nulla. 

Lappe  lappe  (Fd  ò  cu);  Far  il  culo  lappe 
lappe.  Detto  plebeo  che  significa  Essere  preso 
da  gran  paura. 

Làppoa  s.  f.  Lappola.  T.  bot.  Caucalis  grandi- 
flora. Pianta  che  ha  lo  stelo  ramoso,  le  foglie 
due  0  tre  volte  alate,  intagliate  finamente,  i  fiorì 
bianchì:  i  frutti  della  quale  sono  armati  d'unci- 
netti che  SI  appiccano  facilmente  agli  abiti  di 
chi  vi  si  accosta.  É  comune  ne'  campi. 
'*I-iar<i0ea  s.  f.  Sciabola.  Voce  del  gergo  V. 
Sciubbra. 

Lardo  s.  m.  Lardo  e  Lardone:  Tutta  quella 
grossa  falda  di  grasso  che  tra  la  cute  e  la  carne 
rìcuopre  la  parte  superiore  laterale  del  corpo 
del  raajale;  ed  anche  Carne  di  porco  grassa  e 
salata. 
Il  Per  similit.  vale  Untume,  Sucìdume,  Sporcizia, 
Lordura:  0  g'ha  in  sciò  colletto  trce  die  de 
lardo;  Egli  ha  sul  bàvero  l'untume  alto  tre  dita. 

—  chi  ha  0  rànsio  ;  Lardo  vieto. 
§  Accatta  ò  lardo  da-i  gatti  V.  Accatta. 

"§  Perde  o  Spande  i  lardi;  Essere  grasso  sbra- 
cato, cioè  Grasso  assai,  Crassissimo. 
S  Pesselto  de  lardo;  Lardello:  Pezzetto  di  lardo 

che  serve  a  lardare  o  lardellare  V.  Insteccd. 
§  Scciappa  de  lardo;  Blezzina  di  lardo:  Ciascuna 
melfi  del  lardo  diviso  in  due  parti  per  lo  lungo. 

Lard-ò;  Chi  va  là?  Grido  di  guerra,  del  quale 
si  servono  le  sentinelle  per  domandare  il  nome 
dì  chi  si  avanza. 
§  Dà  0  tardò;  Dare  if  chi  va  là. 

Lardòn.  s.  m.  Sudicione,  Brodolone,  Guitto, 
Lercio,  Sciatto. 

Larg-lxè  add.  Largo,  Liberale,  Generoso,  contr. 
d'Avaro. 

Larg-lietto  add.  Larghetto:  Largo  anzi  che  no. 

Larg-lxessa  s.  f.  Larghezza,  antic.  Latezza, 

e  alla  lat.  Latitudine  :  Una  delle  tre  dimensioni 

del  corpo  solido. 

11  Lisciatura,  Rimesso  :  Quella  rivoltura  di  roba  che 

nel  cucire  le  veslimenta  si  lascia  libera  dalla 


LAS 


LAS 


461 


banda  interna  pel  caso  occorra  di  slargarle  o 
slungarle. 
Xja.i*g-lxezzà.  v.  n.  Largheggiare  :  Usar  libe- 

raliià  di  donativi  o  d'altro. 
Ija.rg'io  s.  m.  Truogolo  V.  Argio. 
I^a>i*^o  add.  Largo  :  Che  ha  larghezza,  Spaziose, 
Ampio,  Esleso. 

S  Andò,  co-C  gambe  targhe;  Andar  largo  o  a 
gambe  allargate  o  aperte,  Andare  a  sciacquabarili. 

S  Ése  de  mùnega  larga;  Esser  di  manica  larga 
0  di  maniche  larghe  V.  Màncga. 

«  —  largo  de  bocca  e  stretto  do  man;  Esser  largo 
di  cintola  e  stretto  di  mano,  dicesi  di  Chi  pro- 

.  mette  mollo  e  poco  attende,  Largheggiar  di  parole. 

S  In  lungo  e  in  largo  m.  avv.  In  lungo  e  in  largo, 
Per  ogni  parie. 

S  Mette  à  larga  V.  À  larga. 

J5  Sta  dà  targa;  Stare  alla  larga,  vale  Star  lon- 
tano, Non  s' apprc'ssare. 

S  Vento  largo;  Vento  largo  o  Buon  vento,  T.  mar. 
Dicesi  II  venlo  che  viene  da  poppavia  del  tra- 
verso della  nave. 

S  Vesti  largo;  Vestilo  largo  V.  Vesti. 
I^a^sa^g-na.  s.  m.  Lasagnajo,  nel  femm.  Lasa- 

.    gnaja:  Colui  o  Colei  che  fa  e  vende  lasagne. 
I^a.sa.g-ua.ta»  s.  f.  Lasagnata.  Voce  dell'uso: 

Una  bella  quantità  di  lasagne. 
T^&.ssk^gìXG  s.  f.  pi.  Lasagne:  Pezzi  qnadrango- 
lari  di  sottile  sfoglia  di  farina  ai  grano  tenero, 
pili  0  meno  larghi,  che  si  cuociono  per  mine- 
stra asciutla,  e  si  condiscono  o  con  sugo  d'ar- 
rosto 0  di  stracollo  fragòj  o  di  stufato,  o  con 
battuto  (pesto)  o  con  burro,  ecc. 

—  da  fideà;  Maccheroni:  Chiamansi  così  in  Tose. 
Quelle  lunghe  e  sellili  falde  di  pasta  di  grano 
duro,  larghe  sottosopra  tre  o  quattro  eenlimelri, 
che  vendono  i  pasiai  e  che  si  usano  parimente 
per  minestra  asciutla  e  si  condiscono  come  le 
lasagne.  I  nostri  maccheroni  nella  Tose,  diconsi 
Cannelloni  o  Cannoncioni. 

I^asag-nette  s.  f.  pi.  Strisce:  Pasla  da  mi- 
nestra, della  così  per  essere  fatta  a  mo'  di  tanti 
nastri  o  strisce  larghe  un  dito  o  così. 

«  Facciaole:  Q  ielle  due  liste  di  tela  bianca  insal- 
data, che  portano  pendenti  dal  collo  fino  sul  petto 
i  dottori,  gli  avvocali,  ecc.  quando  hanno  la 
toga.  Alcuni  preti  le  usano  portar  nere  attaccate 
al  collare. 
I^ascà  V.  Allascd. 

I^a^scia,  s.  f.  Levriere  e  Levriero,  Veltro,  Can 
da  giungere:  Cane  che  prende  le  lepri  al  corso. 
Ha  pelo  corto,  coda  gracile,  pendente,  inferiorm. 
ricurva,  muso  lungo  acutissimo,  fianchi  scarni, 
gambe  sottili,  lunghe,  corpo  snello;  non  leva  la 
lepre  al  fiuto,  ma  vedutala,  la  insegue  con  ve- 
locissi^m^o  corso,  e,  raggiuntala,  l'addenta. 
Uascià,  v.  a.  Lasciare  :  Non  tórre  e  Non  por- 
tare S(  co,  in  partendosi,  checchessia. 

«  Lasciare,  per  con  ir.  di  Tenere  V.  Molla. 

n  —  per  Abbandonare  affatto. 

II  —  per  Far  erede  o  lasciti  per  teslamento. 

«  —  per  PerniPltere,  Concedere:  Lasciceme  un 
pò  vedde;  Lasciatemi  un  po' vedere. 

«  —  per  Tralasciare:  Lascio  de  di  quante  volte 
ecc.;  Lascio  di  dire  quante  volle  ecc. 

—  o  mez'asta  ùnn-a  cosa  V.  A  mez'asta. 

—  andd,  Lascia  andd  l'cegua  in  zìi  e  5  vento  in 
sciù,  Lascia  andd  un  pugno,  ecc.  V.  Andd. 


andd  d'in  prexón;  Lasciar  di  prigione  o  anche 
assolutam.  Lasciare,  vale  Liberare  dalla  prigione, 
Dare  la  libertà. 

andd  zerbo;  Lasciar  correre  V.  Zerbo. 
che  un  5  canto;  Lasciar  cantar  uno  V.  Canta, 
corri,  Lascid  corri  5  pescio  V.  Corri, 
di,  Lascid  /"à;"  Lasciar  dire,  Lasciar  fare,  vale 
Non  curare  ciò  che  altri  dica  o  faccia,  Non 
darsene  pensiero. 

dito;  Lasciar  dello,  si  usa  in  persona  di  Chi 
parte  da  un  luogo  ed  ordina  che  altri  dica  o 
faccia  per  lui. 

fd  a  ùnn-a  persòun-a;  Lasciar  fare    ad   uno, 
vale  Lasciare  a  lui  la  cura  di  ciò  che  si  parla. 
inderrè;  Lasciar  indietro,  vale  Tralasciare. 
inderré  ùnn-a  cosa  V.  Inderré. 
in  dùbbio;  Lasciare  in,  forse,  cioè  incerto  e 
dubbioso. 

in  giunco;  Lasciar  in  bianco  V.  Cianca  s.  m. 
in  ta  penna-,  Lasciar  nella  penna  o  in  penna, 
vale  Tralasciar  di  scrivere  alcuna  cosa. 
in  te  pèste;  Lasciar  nelle  peste,  vale  Lasciare 
ne'  pericoli  senz'ajuto  o  consiglio. 
6  certo  pe  l'incerto  V.  Certo  s.  m. 
ò  comando;  Gillar  la  bacchetta:  Lasciar  il  co- 
mando o  la  carica. 

sta;  Lasciar  stare,  vale  Lasciar  di  fare  checchessia. 
std  ùnn-a  pcrsónn-a;  Lasciar  Stare  alcuno,  vaie 
Cessar  di  nojarlo. 

Lascidghe  a  carcassa,  i  osse,  ù  pelle;  Lasciarvi 
la  spoglia,  Ggural.  vale  Lasciarvi  la  pelle.  Morire. 
Lasco mmo  e  ceimunie;  Bando  ai  complimenti. 
Lascemmola  lì;  Finiamola,  Tronchiamola,  Non 
ne  facciamo  altre  parole. 
Lascilo  di;  Lascia  ch'ei  gracchi,  ch'e' zufoli  a 
sua  posta,  cioè  Lascia  ch'ei  faccia  o  dica  quel 
che  vuole,  ch'io  non  ne  vo'  far  niente  o  ch'ei 
non  farà  niente  o  che  non  sarà  niente. 
Làscimo  std;  Lasciami  slare,  Non  m'annojare. 
A^ó  lascid  vivo  ;  Non  lasciar  vivere,  vale  Impor- 
tunare, Tempestare,  Molestare,  ecc. 
Lasciàse  n.  p.  Lasciarsi,  Abbandonarsi. 
Lasciarsi,  vale  Ordinare  per  sé  alcuna  cosa  nel 
testamento  dopo  la  morte,  come  messe,  funzioni 
e  simili. 

Slaccarsi,  dicesi  che  II  bambino  si  stacca  quando 
comincia  a  muover  da  sé  i  primi  passi. 
Lascidse  abbatto;  Lasciarsi  abbattere.  Avvilirsi, 
Abbandonarsi,  Disanimarsi,  Mancare  d'animo, 
Sbigottirsi. 

—  andd  zù;  Andar  sciatto  o  sciamannalo,  cioè 
scomposto  0  negligente  negli  abili. 

—  ingravid;  Lasciarsi  ferrare,  figur.  e  in  m.  b. 
Lasciarsi  fare  quello  che  altrf  vuole. 

—  mend  po-5  naso;  Lasciarsi  levare  in  barca, 
.  Lasciarsi  menar  pel  naso  V.  Naso. 

—  pèpiccagge;  Rompere  o  Strappare  la  cavezza 
V.  Piccaggia. 

—  persuado;  Lasciarsi  persuadere,  Lasciarsi 
consigliare. 

—  regold  ;  Lasciarsi  menare,  governare  e  sim., 
vale  Regolarsi  secondo  i  consigli  altrui. 

—  scappa  do  man  ùnn-a  cosa;  Lasciarsi  uscir 
di  mano  alcuna  cosa,  vale  Permettere  che  altri 
se  ne  faccia  padrone  ;  e  talora  Trascurare  o 
Perdere  l'occasione. 

—  scappd  l'òccaxion;  Perdere  l'acconciatura, 
cioè  l'occasione  di  far  ciò  che  altri  erasi  proposto. 


462 


LAT 


LAV 


„  —  vedde  da  ùnn-a  persònn-a;  Lasciarsi  vedere 
ad  alcuno,  vàie  Operare  in  modo  che  quello  li 
vegga,  e  per  io  più  andandolo  a  visitare. 

Lasciatùa  s. f.  lasciato,  Lasciatura.  T. stamp. 
Ommissione  d'una  o  più  parole  o  righe,  fatta 
da!  compositore  per  inavvertenza. 

Lascimesta  CPin  de);  Pien  di  daddoli,  di 
smancerie,  di  scede,  di  cazzuole  V.  Nonne. 
Il  Talora  Pieno  di  lasciami  slare.  Sonare  a  ma- 
lana,  Esser  maninconioso,  di  malavoglia,  mesto, 
taciturno,  per  lo  più  dal  non  saper  che  si  fare. 

Eiàscito  s.  m.  Lascito,  Lascio,  Legalo:  Dona- 
tivo lascialo  altrui  per  testamento. 

Xjasciù;  Lassù,  Là  su  e  poet.  Lassuso.  Avv. 
di  luogo,  così  di  molo  come  dislato,  che  dinota 
Luogo  alto,  conlr.  di  Laggiù. 
S  Quello  de  lasciti;  Iddio. 

Lasco  add.  Lento:  Glie  non  è  tanto  tiralo  o  leso 
0  stretto  quanto  dovrebbe  o  potrebbe  esserlo  ; 
allrim.  Rallentalo,  Rilassato,  Latino;  in  terra, 
marin.  detto  di  Cavo,  dicesi  Lasco. 

ILiasso  s.  m.  Laccio:  Legame  o  Foggia  di  cappio 
che  scorrendo  lega  e  stringe  subitamente,  e  quanto 
più  si  lira  tanto  più  serra. 
Il  Laccio,  metaf.  per  Ogni  e  qualunque  sorta  d'in- 
ganno e  insidia,  la  quale  si  tenda  tanto  all'animo 
quanto  al  corpo. 

—  da  cavalli;  Setone.  T.  veter.  FelUiccia  di  tela 
0  Cordone  di  crini,  di  lana,  di  bambagia  o  di  lino 
per  uso  di  medicare  alcun  malore  de' cavalli  (ed 
anche  de'  buoi);  si  adopera  facendolo  passar  sotto 
la  pelle  e  lasciandovelo  stare  per  eccitarvi  irri- 
tazione e  suppurazione.  Si  fa  alcuna  volta  anche 
all'uomo,  ma  con  nastro  o  fila  di  bambagia. 

—  da  impicca  V.  Corditi  nel   1"  signif. 

—  da  óxelli;  Lacciuolo:  Cappio  scorsojo  fallo  di 
crine  di  cavallo,  con  cui  si  pigliano  gli  uccelli. 

S  Nò  saveise  dà  un  lasso  a-o  collo;  Non  sapere 
accozzare  Ire  pallottole  in  un  bacino,  vale  Non 
sapere  fare  anche  le  cose  facilissime. 

Icàstica  (Gómma)  V.  Gomma. 

Icàstici  s.  m.  pi.  Laccetti  elastici  V.  Elastici. 

I^àstima  s.  f.  Lamentanza,  Lamentazione,  La- 
mentìo, Rammarichio,  ecc. 

HjSLst-va,  s.  f.  Lastra  :  Pietra  non  mollo  grossa 

e  di  superficie  piana,  da  lastricare  e  da  altri  lavori. 

Il  Lastra,  per  similil.  Ogni  làmina  larga  e  non  mollo 

grossa  a  proporzione  della  sua  larghezza;  allrim. 

Làmina,  Piastra. 

—  de  cristallo,  de  veddro ,  de  marmo,  ecc.  V. 
Ciappa  nel  2"  signif. 

Lastreg-à  V.  A  strega. 
Ijastreg-atùa  V.  A  stregatila. 
Ijàstreg"0  V.  Astrego. 
Ijatixi  s.  m.  Latino,  Lingua  latina:  Linguaggio 
una  volta  parlalo  dagi'  Italiani,  e  comune  a  lutto 
il  mondo  conosciuto,  ora  perduto  nell'uso,  e  im- 
paralo soltanto  da  chi  lo  studia. 
Il  Latino,  per  Composizione  tradotta  da  altro  idioma 

nel  latino  per  esercizio  di  scuola. 

g  Parla  latin  camme   ùnn-a   vacca   spagnolla; 

Tirar  le  orecchie  a  Prisciano  :  Parlar  per  latino 

grosso  e  non  osservare  le  regole  della  grammatica. 

X^atin  add.  Latino:  Del  Lazio. 

Il  Laiino,  dello  di  cosa,  usasi  per  Sdrucciolevole, 

Scorrevole,  Facile  a  scorrere, 
n  —  Aggiunto  a  Bastimento  di  piccola  navigazione 
che  porta  vela  triangolare  o  Ialina,  cioè  alla  trina. 


da  cui  per  vecchio  errore  Vela  latina,  sebbene  ì 
Latini  non  abbiano  mai  avuto  vele  triangolari. 

—  de  man;  Laiino  di  mano,  Manesco,  Che  facil- 
mente percuote. 

§  Èse  de  lengua  latinn-a;  Esser  laiino  di  bocca 
0  di  lingua,  vale  Esser  lubrico  o  troppo  libero 
nel  parlare;  Sboccato,  Linguacciuto,  Mordace. 

Xjatiuetto  s.  m.  Latinetto,  Latinuccio:  Com- 
pnsizioncella  scritta  in  laiino  dai  principianti. 

ILtatiniista  s.  m.  Latinista  :  Colui  che  sa  e 
scrive  bene  la  lingua  Ialina. 

Hiatinitae  s.  m.  Latinità:  La  lingua  latina. 

Hiatiuizzà  v.  a.  Latinizzare  :  Dire  in  laiino, 
Tradurre  in  laiino;  od  anche  Usare  latinismi. 

Ijatitùdiiie  s.  f.  Latitudine,  Larghezza,  Esten- 
sione: Ampiezza.  Talora  dicesi  per  Arbitrio,  Li- 
bertà, Facoltà  d'agire. 
Il  Latitudine,  presso  i  Geogr.  L'arco  del  meridiano 
d'un  luogo  tra  e.«so  e  Tequinoziale. 

X^atr*i]in.-a  s.  f.  Latrina:  Luogo  comune  ove 
si  fanno  gli  agi  corporali. 

ILiatte  s.  f.  plur.  Latte.  T.  mar.  Mezzi  bagli. 
Bagli  di  minor  spessore  de' suoi  collaterali,  Bagli 
della  stiva  che  sostengono  il  tavolato  del  corridore. 

I^atticiuii  s.  m.  Lallicinj:  Vivanda  qualun- 
que falla  di  latte. 

ILiattón.  s.  m.  Ottone:  Lega  metallica  compo- 
sta di  rame  e  zinco. 

Hiattoné  s.  m.  Ottonajo  :  Qnegli  che  lavora  in 
ottone;  e  siccome  lOllonajo  fa  anche  canne  di 
piombo  per  i  condotti  e  va  a  metter  su  le  trombe 
da  tirar  acqua  ecc.,  in  tal  signif.  dicesi  Trombajo. 

'Laùg-g-ia  s  f.  Proscia  e  Sbroscia,  dicesi  da 
noi  per  ischprzo  a  Minestra  falla  con  cattivo 
brodo  0  malamente  condita. 

Laurea  v.  a.  Laureare,  Dottorare,  Addotto- 
rare: Conferire  la  laurea  o  il  dottorato,  Porre 
nel  numero  de'  dottori. 
S  Laureàse  n.  p.  Laurearsi,  Dottorarsi,  Addotto- 
rarsi: Prender  la  laurea.  Farsi  dottore. 

Laureóu  add.  Laureato:  Cui  è  slata  conferita 
la  laurea  o  il  dottorato. 

Lauro  ceraso  s.  m.  Lauro  ceraso.  T.  hot. 
Prunus  lauro  cerasus.  Arboscello  originario  di 
Trebisonda,  sulla  costa  del  mar  Nero,  ed  ora 
coltivalo  in  Europa.  I  suoi  fiori  bianchi  a  pira- 
mide hanno  un  odore  assai  grato,  mollo  analogo 
a  quello  delle  màndorle  amare;  adopransi  da  al- 
cuni come  condimento,  però  imprudentemente, 
essendo  creduti  velenosi. 

Lava  V.  a.  Lavare  :  Far  pulita  e  nella  una  cosa, 
levandone  la  sporcizia  con  acqua  o  altro  liquore. 

—  a  faccia  a  ùnn-a  cosa;  Lavar  il  viso,  dicesi 
d'una  pittura  clie  si  lava,  d'un  muro  che  s'im- 
bianca, ecc. 

—  a  faccia  de  ciòngio  V.  Cióngio. 

—  o  testa  all'uze  V.  Aze. 

—  a  testa  a  ùnn-a  persónn-a;  Lavar  il  capo  a 
uno.  Risciacquargli  il  bucato.  Fargli  un  rabbuffo, 
Dargli  una  canata,  ecc.,  vale  Sgridarlo  acremente 
V.  Lavata  de  testa. 

—  i  piatti;  Rigovernar  le  stoviglie:  Lavare  o  Net- 
tare le  stoviglie  imbrattale. 

S  Chi  latta  a  testa  all'aze,  perde  a  Icsc'ia  e  5 
savón  V.  Aze. 

§  Unn-a  man  lava  l'atra;  Una  mano  lava  l'altrav 
Dettato  prov.  che  si  dice  del  Giovarsi  scambie- 
volmente. 


i 


LAV 


LEC 


463 


S  Lavàse  n    p.  Lavarsi:  Lavare  le  parli  del  pro- 
prio corpo. 
«  —  a  becca  ;Vùnn-a  cosa;  Empiersi  la  bocca, 

Vanlarsi  di  checchessia. 
n  — -a  bocca  li'ùnn-a  pcrsóim-o;  Lavarsi  la  bocca 

d'alciino,  vale  Dirne  male,  Siarlarne. 
«  —  <.ò  gitto;  Lisciarsi:  L  gallo  si  liscia  colla 
zampa  che  lecca  trailo  trailo  por  inumidirla  di 
saliva. 
«  —  e  moen  d'ùnn-a  cosa  ;  Lavarsi  le  mani  d'al- 
cuna cosa,  si  dice  del  Non  se  ne  voler  assolu- 
tamente p  ù  impacciare,  Non  ne  voler  saper  aliro. 

Lavadente  s.  m.  Sciacqiiadcnli:  Il  mangiare 
qualche  piccola  cosa  per  bere  con  giislo. 

Lavadó  s.  m.  Pnrificatojo  o  Truogoli  di  sanse  : 
Truogoli  dove  si  lavan  le  sanse ,  trailo  V  olio 
dalle  ulive.  11  Purificalrjo  consta  di  molli  truo- 
goli l'uno  sopra  l'altro,  rispondenti  e  com'inican- 
tisì  per  gorette  dall'alio  al  basso.  Nel  più  alto 
soglionsi  rimescolare  le  sanse  con  una  macchina 
0  allrinienli. 

Ua'vag'g'ia  V.  Lavatùa  nel  2°  sigi.if. 

ILta'vag'xia  s.  f  Lavagna:  Specie  di  pietra  te- 
nera, nericcia  e  per  lo  più  turchina  e  in  lastre, 
sopra  cui  si  disegnano  a'  principianti  le  figure 
geometriche,  le  operazioni  d'aritmetira,  ecc. 

Lavandin  s.  m.  Lavabo:  L'acquajo  ove  nelle 
Comunità  e  nelle  sacrislie  si  lavan  le  mani; 
allrim.  Lavalojo. 

lua'vapiatti  s.  m.  Lavapiatti,  Lavascodelle, 
Gualtero:  Il  garzone  di  cucina,  Quegli  che  lava 
le  scodello. 

Lavata  die  testa  o  de  come  ; 
Risciacquala,  Grattacapo,  Bravala,  Slregghiatura, 
Gridata,  Sbrigliala,  Rincanala,  Sbarbazzata,  Ro- 
vescio, Rabbuffo,  Ripassala,  Ripiglio:  solenne  e 
grave  riprensione. 
S  Dà  0  Fa  ùnn-a  lavata  de  testa  a  ùnn-a  per- 
sdnn-a;  Dar  un  cappello  o  un  cappellaccio  ad 
uno.  Cantargli  la  zolfa  o  la  compieta  o  il  vespro, 
Rasentargli  la  scuffia,  Fargli  un  rivellino.  Dargli 
una  scopatura,  Risciacquargli  il  bucalo  ecc.,  vale 
Fare  ad  uno  una  solenne  sgridala.  Sgridarlo 
acremente. 

Lavativo  s.  m.  Lavativo,  Servizialc,  Crisléo, 
Crislere,  Crislero,  Cristiere,  Cristiero,  Argomento: 
Medicamento  liquido  che  s'introduce  nell'intestino 
retto  mediante  la  canna  de' lavativi  V.  Cannetta 
nel  2°  significalo. 
«  Lavativo,  dicesi  anche  nell'uso  di  Donna  vecchia 
e  bruita  che  altri  prenda  per  moglie,  tirato  dalla 
sete  del  danaro. 
S  Mette  0  Piggid  un  lavativo;  Dare  o  Pigliare 
un  lavativo,  dicesi  comunem.  quando,  o  vendendo 
0  comprando,  si  dà  o  si  prende  roba  molto  in- 
feriore al  prezzo  che  se  ne  sborsa  o  se  ne  riceve. 

Lavatùa  s.  f.  Lavatura,  Lavamenlo,  Lavazione: 
L'azione  del  lavare  o  del  lavarsi. 
M  Lavatura,  per  L'acqua  nella  quale  si  è   lavata 
alcuna  cosa.  -  HI  governatura,  Lavatura  di  sto- 
viglie; Risciacquatura,  L'acqua  in  cui  sì  risciac- 

!     qua  alcuna  cosa  V.  Arrùxenléua. 

Lavello  s.  m.  Acquajo:  Pila  con  suo  condotto 
per  ricevere  la  rigovernatura  e  le  acque,  con  cui 
sono  lavate  le  stoviglie. 
S  Condùto  do  lavello;  Smallilojo:  Condotto  o  Ca- 
nale che  dà  esito  alla  rigovernatura  de'  piatti 
dell'acquajo. 


S  Ciappa  dò  lavello;  Lastrone  V.  Ciappa. 
S  Góa  de  lavello;  Gola  d'acqnajo,  dicesi  figurai, 
di  Chi  mangia  ingordamente  o  d'ogni  sorla  di  cibi. 
S  Pertùzo  dò  lavello;  Ruco  della  pila,  pel  quale 

la  rigovernatura  passa  allo  smaltitoio. 
S  Trèuggio  dò  lavello;  Pila  dell'acqua jo. 

I^avéua  s.  f.  Lavatura  V.  Lavatùa  nei  2"  signif. 

Lavezzo  s.  m.  Laveggio:  Sorla  di  vaso  si- 
mile al  calderotto  (bòlucco),  che  si  usa  dai  con- 
tadini per  cuocervi  dentro  la  vivanda  invece  di 
pentola,  ed  ha  il  manico  come  il  pajuolo. 
%  Grasso  lavezzo,  magro  testamento  ;  Grassa  cu- 
cina 0  Grasso  piallo,  magro  leslamento,  ovv.  A 
grassa  cucina  povertà  è  vicina.  Proverbio  che 
indica  come'  facilmente  trae  in  rovina  il  vizio 
del'a  gola. 

Laxerto  s.  ra.  Sgombro,  a  Ven.  Scombro, 
a  Roma  Macarello,  a  Napoli  Lacerto.  T.  iltiol. 
Scoinber  scombrus.  Pesce  di  mare  che  ha  la 
testa  allungata,  il  corpo  rotondo,  carnoso,  mollo 
assottiglialo  verso  la  coda  che  è  forcuta.  La  sua 
pelle  inferiorm.  è  di  colore  argentato,  superiorm. 
è  coperta  di  tinte  turchine  e  di  verdi  con  alcune 
linee  trasversali  nerastre,  le  une  dirette,  le  altre 
curve  e  lorluo-e. 

Lazzaeto  s.  m.  Lazzaretto  e  Lazzeretto:  Chia- 
mansi  con  questo  nome  Quegli  stabilimenti  de- 
stinati a  guarentigia  della  salute  pubblica  ne' porli 
di  mare,  per  ivi  ritirare  e  guardare  gli  uomini 
e  le  robe  sospette  di  peste. 

Lazzù;  Laggiù  e  poel.  Laggiuso:  Avv.  di  luogo 
che  dinoia  Luogo  basso  e  inferiore  al  luogo 
dov'è  altrui. 

Le  ;  Egli  ed  Ella.  Pron.  pers.  d'ambedue  i  generi 
e  di  terza  persona  del  singol.;  ne' casi  obbliqui 
fa  Lui  e  Lei 

Lealtse  s.  f.  Lealtà,  antic.  Leellà,  Leanza  e 
Lianza:  Fedeltà,  Blanlenimento  di  parola,  Ret- 
litiidiue,  Probiià. 

Lel>ecciadda  s.  f.  Libecciata:  Furia  di 
vento  libeccio. 

Lel>eccio  s.  m.  Libeccio:  Nome  di  vento  che 
soffia  dai  punto  di  mezzo  tra  ponente  e  mezzodì; 
allrim.  Affrico,  Affricone,  Garbino. 

•Lecca  s.  f.  Labbrata  V.  Lerfd. 

Lecca  v.  a.  Laccare  :  Leggermente  fregare  colla 
lingua. 

—  ùnn-a  persónn-a;  Dar  caccabaldole:  Far  moine 
0  per  ingannare  o  per  entrare  in  grazia  d' al- 
cuno. Modo  tìgur. 
S  Chi  nò  se  brutta  nò  se  lecca;  Il  miele  non  si 

ha  senza  pecchie  V.  Brutta. 
S  Leccése  e  die  d'ùnn-a  cosa  V.  Dìo. 

Lecca  s.  f.  Leccata:  L'atto  di  leccare. 
**LeccaTbr'u.iiie  s.  m.  Lecchino. 'Voce  bassa 
j         e  dell'uso.  Dicesi  a  Chi  fa  lo  spasimalo  per  le 
I         donne  e  continuamente  pratica  con  esse.. 
i  Leccaeso  add.  Leccone,  Leccardo,  Ghiotto; 
I         Amante  di  leccornie,  cioè  di  cibi  dìlicali,  squisiti. 

Leccaja  s.  f.  Leccornia,  Lecconeria,  Lecco, 
Leccardia,  Leccume,  Pappalecco,  Gbiotlornia, 
Ghiottoneria,  e  nell'uso  Gbioltume:  Vivanda  da 
lecconi  e  da  ghiotti.  Cosa  appetitosa  da  leccarsene, 
come  suol  dirsi,  le  dita. 
"Leccalùmme  V^  Lerfòn  nel  2»  signif. 

Leccarda  s.  f.  Ghiotta  e  nell'uso  anche  Lec- 
carda: Quell'utensile  di  rame,  ferro  e  simile, 
di  forma  bislungo  che  si  mette  sotto  l'arrosto 


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LEO 


LEN 


infilzato  nello  spiedo,  quando  e' si  gira,  per  rac- 
cogliere il  grasso  che  cola, 
n  Beveratoio,  Abbeveralojo:  Ciòtola  o  Vasetto  che 
si  mette  pieno  d'acqua  nella  stia  aócìoccbè  beano 
i  polli. 

LeccardlSn.  s.  m.  Lecconaccio,  Ghiottone. 
Accresc.  di  Leccone  V.  Leccaeso. 

ILteccIietta,  de  savoa;  Rimasuglio, 
Avanzuglio,  Avanzaticelo  di  sapone:  Pezzettino 
di  sapone,  che  è  l'avanzo  di  maggior  pezzo,  di 
cui  si  è  servili  per  lavare  checchessia. 

Itecela,  s.  f.  Leccia.  T.  ittiol.  Scomber  ancia. 
Pesce  di  mare,  di  color  verdiccio  o  azzurrino, 
come  l'Ombrina,  con  cui  ha  qualche  similitudine, 
se  non  che  è  senza  scaglia,  ed  ha  la  lesta  al- 
quanto più  aguzza.  La  sua  carne  è  bianca,  grassa 
e  d'ottimo  sapore. 

Ijecco  s.  m.  Lecco,  Lecchetto,  Gusto,  onde: 
Piggià  0  lecco  a  ùnn-a  cosa;  Prendere  il  lecco, 

.V  il  gusto  a  checchessia. 

X^egito  add.  Lecito  e  Licito:  Che  è  permesso, 
Che  si  può  fare  con  ragione,  Giusto,  Onesto, 
Convenevole. 

X^egralitse  s.  f.  Legalità:  Qualità  di  ciò  che 
è  legale,  cioè  secondo  la  legge. 

X^eg'alizza  V.  a.  Legalizzare.  T.  far.  Ren- 
dere auienlica  per  autorità  pubblica  una  scrittura 
acciocché  possa  essere  riconosciuta  come  legale 
fuor  del  distretto  della  giurisdizione,  in  cui  fu  fatta. 

ILieg'alizza.zióii  s.  f.  Legalizzazione.  T.for. 
Autenticazione  d'un  alto,  d'una  scrittura,  fatta 
dalla  pubblica  autorità,  da  un  ambasciatore  e  sim. 

Ijegr^^àic»  s.  m.  Legatario.  T.  far.  Quegli  in 
prò  di  cui  è  fallo  il  legato  V.  Legato. 

]L<eg'ato  s.  m.  Legato:  Lascio  o  Donativo  la- 
scialo altrui  per  testamento. 

Ijég-io  add.  Leggero,  Leggiero,  Leggiere  e  Leg- 
gieri: Di  poco  peso,  Che  non  ha  gravità;  contr. 
di  Grave. 
•I  Leggiero,  per  Destro,  Snello,  Veloce, 
n  —  Incostante,  Volubile,  Instabile,  Vario,  Mutabile. 
Il  —  Lieve,  Piccolo,  Di  poco  momento,  Di  poca 

importanza, 
n  —  Parlando  di  cibo,  vale  Facile  a  digerire. 

—  de  gervetlo;  Cervellino  :  Di  poco  cervello  o  senno. 
Leggiero. 

S  Std  légio;  Cibarsi  parcamente,  Non  s'aggravar 
con  cibi.  * 

%  Tegni  légia  ùnn-a  persónn-a;  Tener  in  filetto. 
Tenere  a  stecchetto,  a  crusca,  a  cavoli:  Trat- 
tarlo magramente.  Tenerlo  a  dieta. 

S  Vin  légio;  Vino  leno,  molle,  debole,  fiacco. 
X.deg'ì^ii  s.  f.  Legione:  Corpo  di  soldatesca. 

—  d'ònà  ;  Legion  d'onore  :  Nome  d'un  Ordine  ca- 
valleresco francese,  così  militare  come  civile, 
crealo  da  Napoleone  I,  in  cui  i  commendatori 

'  e  cavalieri  formano  una  legione  e  sono  insigniti 
d'una  stella  così  detta  della  Legion  d'onore. 

I^eg-islatò  s.  m.  Legislatore:  Colui  il  quale 
dà  logiii  0  ordina  o  abroga  le  leggi  d'uno  Stato. 

I^eg-netti  <ia  carég-a  V.  Caréga. 

•^  da  gaggia;  Staggi  V.  Gaggia. 

X^eg-netto  s.  m.  Legneiio:  Piccolo  legno. 

—  da  cappellai;  Gruccia.  T.  cappell.  Arnese  per 
lo  più  di  legno,  a  uso  di  dare  o  di  conservare 
all'imboccatura  del  cappello,  quando  è  nuovo, 
quella  figura  ovale  che  è  appropriala  al  capo. 
La  gruccia  è  composta  di  due  archi,  i  qaali  nel 


mezzo  della  lor  parte  concava  sono  slabilmente 
fermali  a  ciascuna  estremila  d'un  fusto,  formalo 
di  due  pezzi  che  entrano  a  vile,  uno  in  capo 
all'altro,  per  poterlo  all'uopo  allungare  o  rac- 
corciare. 
Leg-no  s.  m. Legno:  La  materia  soda  degli  alberi. 
I)  Legno:  Nome  generico  di  Qualunque  specie  di 
carrozza  e  di  Qualunque  specie  di  bastimento  e 
massimamente  dei  grossi. 

—  allùppóu;  Legno  imporrito  V.  Allùppóu. 

—  qiiassio;  Legno  quassio:  Legno  che  ci  vien  re- 
cato dalla  Gujana  e  da  Surinam.  É  bianco,  leg- 
giero, inodoro  e  di  sapore  amarissimo.  Si  ado- 
pera in  medicina  come  deprimerne  e  anliseltico. 

—  santo;  Legno  santo  e  Guajaco.  T.  boi.  Guaja- 
cum  officinale.  Legno  dell'albero  così  detto,  che 
cresce  nelle  Anlilie.  É  adoperalo  nelle  farmacie 
e  serve  a  curare  il  mal  venereo. 

$  Ogni  legno  5  l'ha  a  so  camoa;  Ogni  legno  ha 
il  suo  tarlo,  dicesi  proverb.  per  dinotare  Non 
esservi  alcun  senza  difetto. 

S  0  l'è  un  inciaslro  in  sciùnn-a  gamba  de  le- 
gno ;  É  lo  slesso  che  lavare  il  viso  al  moro, 
cioè  É  fatica  gettata. 

S  Vin  eh' 5  l'ha  ò  legno;  Vino  che  sa  di  secco, 
dicesi  di  Quel  vino  che  nelle  bolli  ha  preso 
l'odore  della  parie  del  legno  che  resta  asciutto. 
Hjeg'ùmnii  s.  m.  pi.  Legumi,  Civaje:  Nome 
gener.  di  Tulle  quelle  granella  che,  seminale,  si 
riproducono  in  baccelli  e  si  usano  per  cibo  degli 
uomini,  come  ceci,  piselli,  fagiuoli,  ecc. 

—  co  fratte;  Legumi  tonchiosi:  Legumi  che  han 
tonchj.  -  Legumi  intonchiati  o  tonchiaii,  Le- 
gumi ofifesi  dai  tonchj. 

X^eita  s.  m.  Latlajo,  e  nel  femm.  Lallaja  (Lei- 
twaj:  Colui  o  Colei  che  vende  latte,  burro,  siero 
e  sim.  -  Colui  o  Colei  che  vende  unicamente 
burro,  dicesl  più  precisam.  Burrajo  e  Burraja. 

I^eitùg-a  s.  f.  Lattuga.  T.  boi.  Lactuca  saliva. 
Erba  da  insalata  assai  nota  che  si  coltiva  negli 
orli.  Ha  le  foglie  sottili,  lisce  e  un  po' crespe, 
ora  erette  e  dislese,  ora  curve  e  serrate  come 
in  palla. 

—  d  frangeize;  Lattuga  romana:  Specie  meno  de- 
licata della  lattuga  cappuccia;  le  sue  foglie  sono 
allungale  e  le  costole  grosse. 

—  cappùccinn-a  V.  Cappùcginn-a  add. 
Leitiìg-li.etta  s.  f.  Lallughina,  Lallaga  non 

nata:  Lattuga  cappuccia  seminala  folla  e  ancor 
piccola. 

luélloa  s.  f.  Ellera  ed  Edera:  Pianta  sempre 
verde  che,  non  potendosi  sostener  da  se  slessa, 
s'abbarbica  in  terra  o  su  pei  muri  o  per  gli  alberi. 

Lème  s.  m.  Cicerchia.  T.  bot.  Lulhynis  sati- 
vus.  Sorla  di  legume  piccolo,  ineguale,  angoloso, 
simile  al  pisello.  Non  è  salubre  per  gli  uomini, 
ma  è  buono  pe'  colombi. 
Il  Moco.  T.  boi.  Lat/iyrus  cicera.  Pianta  legumi- 
nosa simile  alla  cicerchia  quanto  alla  pianla,  e 
alla  veccia  quanto  al  seme;  ed  è  cibo  proprio 
de'  colombi. 
Il  Lero,  Veggiòlo  ,  e  in  alcuni  luoghi  Capogirlo, 
Moco  salvatico.  T.  bot.  Ervum  eruiia.  Pianta 
simile  al  Moco  quanto  al  seme,  e  alla  lente  quanto 
alla  pianla. 

Xjéudena  s.  f.  Lendine;  Uovo  di  pidocchio. 
S  Figurai,  dicesi  ad  Uomo  spilorcio  V.  Lcndenin 
nel  3°  significato. 


LEN 


LEN 


m 


S  0  tpartieiva  a  léndcna  pe  piggiàghe  ò  pighéug- 
gio;  E' farebbe  a  scorticare  un  pidocchio,  Scor- 
ticherebbe  ana   pulce  per   venderne   la   pelle, 
Scannerebbe  una  cimice  per  beverne  il  sangue, 
Stillerebbe  la  nebbia,  dicesi  di  Chi  è  sommamente 
avaro  o  è  grandemente  avido  di  guadagno. 
S  Piti  de  léndene;  Lendinoso. 
ILendenin  s.  m.  Lendinino,  Lendinina.  Dim. 
di  Lendine. 
«  Lendinelia.  Voce  plebea  :  Specie  di   pettine  a 

denti  fittissimi  per  levar  dal  capo  le  lendini, 
n  Lesina,  Spilorcio,  Pittima,  Taccagno,  ecc.,  dicesi 
Cgurat.  e  in  m.  b.  ad  Uomo  troppo  attaccato  al 
danaro. 
X^eng-é  (De)  avv.  Di  leggiero.  Di  leggieri  ecc. 

V.  De  Icngé. 
X^eng-ósa.  s.  f.  Forcella.  T.  legnaj.  Pialla  col 
taglio  fatto  a  forma  della  lettera  C  per  uso  di 
scorniciare. 
X^eng^ua.  s.  f.  Lingua  :  Membro  che  è  nella 
bocca  degli   animali,  destinato  principalm.  alla 
distinzione  de'  saporì  e  alla  formazione  della  voce. 
«I  Lingua,  per  Idioma,  Linguaggio,  Favella, 
u  —  per  Loquela,  Discorso  (considerata  come  sola 

origine  del  parlare). 
n  Lingua  e  più  comunem.  Sogliola.  T.  ittioi.  Pleu- 
ronutcs  solea.  Sorta  di  delicato  pesce  di  mare, 
cosi  chiamato  dall'essere  molto  stiaccialo  e  dal- 
l'aver  la  figura  d'una  lingua. 

—  brulla;  Lingua  fecciosa,  Linguaccia,  dicesi  di 
Chi  è  sboccato,  disonesto  nel  parlare. 

—  capivo,  sacrilega,  mascarsonn-a ;  Lingua  la- 
bana,  Lingua  fràcida,  nociva,  serpentina,  Mala 
lingia,  dicesi  d'Uomo  maligno  e  maldicente. 

—  de  battòezo;  Lingua  affinata,  aguzza  V.  BattSezo. 

—  de  bò  V.  Lauro  ceraso. 

—  de  can;  Lingua  canina,  Erba  della  Madonna, 
Erba  vellutina,  Pisciacane,  Cinoglossa.  T.  botan. 
Cynoglossum  officinale.  Pianticella  indigena  che 
ha  il  caule  ramoso,  lanuginoso,  elevantesi  circa 
60  centiài.;  le  foglie  larghissime,  lanceolate,  ses- 
sili, ondose,  molli,  dolci  al  tatto,  d'un  verde 
grigio;  i  fiori  piccoli,  rossicci,  peduncolati,  di- 
sposti in  nude  spighe,  pendenti  e  basse.  Tutta 
la  pianta  ha  un  odore  fetido,  e  si  reputa  ano- 
dino nell'uso  medicinale. 

—  de  castagna  o  Lengua  d'erhoo  ;  Lingua  di  ca- 
stagno, Fungo  lingua,  Melina,  Carnesella.  T.  bot. 
Fistulina  hepatica.  Sorta  di  fungo  mangereccio, 
ma  forse  il  più  indigesto.  Nasce  a'  pie'  dei  ca- 
stagni; ha  colore  biancastro,  e  la  sua  forma  è 
simile  alla  Vescia  di  lupo. 

—  de  tcera;  Lingua  di  terra,  dicesi  in  Marin.Ogni 
picciol  tratto  o  altura  di  terra  che  si  prelunga 
sul  mare  e  termina  in  una  stretta  punta. 

S  Addentàse  a  lengua;  Mordersi  la  lingua,  In- 
frenarla. 

S  A  lengua  a  core  dóve  5  dente  d  déue  V.  Dente. 

%  A  lengua  a  n'ha  d'osso,  ma  a  rompe  Fosso; 
La  lingua  non  ha  osso,  ma  rompe  il  dosso.  Prov. 
che  vale  che  La  lingua  talvolta  arreca  dei  gra- 
vissimi danni. 

S  Aslalld  a  lengua;  Tener  la  lingua  a  freno  o 
in  briglia,  Frenare  o  Raffrenar  la  lingua  :  Parlar 
con  riguardo  e  consideratamente. 

S  Avei  a  lengua  affià  o  in  fi;  Aver  la  lingua 
affilata,  tagliente^  cioè  Di  molta  forza  sì  in  bene 
che  in  male. 

Camcou,  DUionario  Genovese-Italiano. 


ti  —  a  lengua  desìi gà;  Aver  la  lingua  snodala  o 
in  balìa.  Aver  la  parlantina,  Aver  buona  ciarla, 
Aver  Io  scilinguagnolo  rotto,  sciolto,  taglialo, 
Non  morire  la  parola  in  bocca  o  tra'  denti,  di- 
cesi di  Chi  ha  eccessiva  loquacità. 

«  —  a  lengua  ligd  ;  Aver  perduto  l'erre,  dlcesi  di 
Chi  per  ebbrezza  o  altro  sia  impedito  del  parlare. 

«  —  a  lengua  lunga;  Aver  la  lingua  lunga,  figur. 
vale  Esser  linguacciuto  o  lingiiardo;  e  talora 
Essere  sgolato,  cioè  Ridire  facilmente  le  cose. 

1)  —  in  scià  lengua  quello  che  s"ha  in  tS  chiù 
V.  Chéu. 

n  —  lascióu  a  lengua  a  casa;  Aver  lasciata  la 
lingua  a  casa  o  al  beccajo,  si  dice  di  Chi  sta 
senza  parlare  in  compagnia  d'altri  oltre  il  dovere. 

n  —  perso  a  lengua  V.  sopra  Avei  lascióu  a 
lengua  a  casa. 

n  —  ùnn-a  cosa  in  scià  cimma  da  lengua;  Avw 
alcuna  cosa  sulla  punta  della  lingua,  si  dice  del- 
l'Essere in  sul  ricordarsene,  ma  non  la  avere 
così  tosto  in  pronto. 

n  —  ùnn-a  lengua  chC  taggia  e  cùze;  Aver  una 
lingua  che  taglia  e  fora  o  che  taglia  e  fende,  si 
dice  duomo  maldicente. 
**S  Cacciàse  a  lengua  derré;  Mettere  la  berta  in 
gabbia,  Cucirsi  la  bocca,  Far  silenzio,  Tacere, 
Ammutolire:  Tralasciar  di  parlare  per  paura  o 
per  altro. 

S  Èse  de  lengua  latinn-a  V.  Latin  add. 

S  Fé  da  lengua;  Far  chiasso,  schiamazzo,  ecc. 
V.  Fd. 

S  Filetto  da  lengua  V.  Fi7e«o. 

%  Che  sua  sotto  a  lengua ...  Si  dice  per  iscberzo 
a  Chi  esagera  le  proprie  fatiche. 

8  /  béu  pe-e  come  e  i  ommi  pe-a  lengua  V.  Biu. 

%  Laccetti  rfq  lengua  V.  Laccetto. 

S  Mette  a  lengua  dappertutto;  Dar  di  becco  in 
ogni  cosa.  Metter  la  lingua  o  il  becco  in  molle: 
Voler  fare  il  salamislro  in  ogni  cosa.  Entrare  in 
discorso  senz'averci  che  fare. 

S  Non  avei  manco  de  cado  sótto  a  lengua  V. 
Cado  s.  m. 

$  Nò  porta  brutto  in  lengua;  Dar  le  carte  alla 
scoperta,  Favellar  senza  barbazzale  :  Dire  il  suo 
parere  liberamente,  senza  riguardo  o  ritegno, 
con  soverchia  libertà. 

§  Nò  se  péu  legni  a  lengua  a  nisciùn;  Non  SÌ 
può  tener  la  lingua  a  nessuno. 

%  Sta  ben  a  lengua  in  bocca;  Aver  buona  ciarla, 
buona  parlantina ,  Essere  buono  o  eloquente 
parlatore. 

S  Tùlio  5  so  forte  5  l'è  in  la  lengua  ;  Ha  il  suo 
in  contanti  nella  lingua. 
I^eug-uag-g-io  s.  m.  Linguaggio:  La  favella 
di  ciascheduna  nazione. 

n  Scilinguagnolo,  Frenello,  Filetto  V.  Filetto  da 
lengua  nella  voce  Filetto:  Bezéugna  taggiàghe 
ó  lenguaggio  perch'ó  lette  ;  Risogna  tagliargli  lo 
scilinguagnolo  porch'e' poppi. 
X^eng'uetta.  s.  f.  Linguetta.  Dim.  di  Lingua; 
e  figurai.  Ciarla,  Parlantina. 

n  Linguetta,  Linguella:  In  genere  si  dice  delle  cose 
naturali,  come  più  spesso  ancora  delle  manufatte, 
le  quali  abbiano  qualche  somiglianza  colla  lingua. 
I  fabbricatori  di  carrozze,  i  sellaj,  i  valigiai,  ecc. 
chiamano  così  p.  e.  Ogni  striscia  di  cuojo  che 
sporti  dalle  varie  parti  de' loro  lavori,  per  ap- 
puntarle e  fermarle;  e  così  altri  artefici. 

•0 


40 


LEN 


,9  Animella,  Valvola:  Ordigno  dentro  a  checchessia, 

'  /   il  quale  facilila  e  impedisce  l'entrata  e  l'uscire 

' '"'  '  dell'aria  o  di  qualche  liquore. 

.  wLingueltaccia,  dicesi  spesso  nell'uso  per  Persona 

, ,     maldicente. 

jj-,  da  lùmea;  Linguetta,  Linguella  della  lucerna. 
^■^  da  sanfornia;  Linguella:  Lastretta  di  ferro  ac- 
.,;  ciajato  fermata  a  un  de'lati  della  ciambella  dello 
gj^V  scacciapensieri  (sanfornia),  che  si  tiene  fra  le 
^j^  le  labbra  appoggiata  contro  la  rastrelliera  dei 
«jj'  denti,  sulla  quale  vibrando  col  polpastrello  d'un 
dito  la  linguella,  e  sopra  questa  spintovi  l'alilo 

jj-  modulalo,  ne  esce  fuori  un  suono  assai  soave. 

'J>^  Lcnguctte  ;  Linguette.  T.  carpcnt.  Conj  di  legno 

V  sonili,  larghi  e  piatti,  che  formano  un  angolo 
acutissimo;  servono  a  vari  usi  cosi  nell'attrazzare 

^,  le  navi,  e  parlicolarm.  nell'operazione  di  vararle. 

^&iaiS^Gt,tiiìxt-SL  s.  f,  Lingnettina.  Dim.  di 
Linjf  nella  :  e  figurai.  Tersoncina  maldicente. 

||L«eug-uiii  s.  m.  Linguino.  Dimin.  di  Lingua, 
-    detto  per  vezzo. 

jLenguista.  s.  m.  Linguista:  Chiamansi  così 

"^  neiruso  Coloro  che,  parlando  per  pratica  più  lin- 
gue, servono  da  interpreti  a  bordo  dei  bastimenti 

.^   stranieri. 

jLeng-ùssa.  s.f.  Linguaccia.  Peggior.  di  Lingua, 

>  ,  e  dicesi  comunem.  per  Mala  lingua,  Maldicente. 

..ICeiiisa.  s.  f.  Lensa  e  Lenza:  Cordellina  fatta  di 
crini  di  cavallo  o  di  seta  o  di  filo  o  di  canapa, 
alla  quale  si  suole  appiccare  l'amo  per  pigliare 

jjv  i  pesci. 

'^*~»  Acqua.  Voce  furbesca,  e  dicesi  per  lo  più  della 

•pr .  Pioggia  che  cade  dal  cielo. 

■  S  In  lensa  m.  aw.  A  filo,  A  dirittura,  Per  l'ap- 
.    punto,  Giustamente. 

.Xienséu  s.  m.  Lenzuolo  e  nel  plur.  Lenzuoli 
e  Lenzuola:  Ciascuno  dei  due  panni  lini  che  si 
tengono  sul  letto,  e  fra  questi  si  giace. 

.  I)  Lenzuolo,  chiamasi  anche  Qualunque  gran  foglio 

,.;     stampato  si  appicchi  alle  cantonate,  o  sia  esso 

32     una  legge,  un  decreto  o  un  avviso  di  qualsivo- 

3'    glia  fatta. 

^  de  due  ieje,  de  trae  leje,  d'énn-a  teja  e  meza; 

^.     Lenzuolo  di  due,  di  tre  teli,  d'un  telo  e  mezzo 

..^l  V.  Teja. 

^;S  /  lenséu  cadi  fan  mangia  e  sùppe  freide  V. 

.-:    Cado  add. 

a^eusiu  s.  m.  Uncino  :  Quel  rametto  secco  a 
forma  d'angolo,  di  cui  un  lalo  è  attaccato  al 

■^,    paniere  e  coli' altro  si  appende  agli  alberi  per 

jg£    comodo  di  riporvi  i  frutti  nell'atto  di  spiccarli; 

^   altrim.  Ranfìone. 

jLeutia.  s.  f.  Lentìa.  T.  mar.  Cavo  destinato 

^;  .  a  trattenere  o  rallentare  il  moto  d'un  oggetto  al 

Q \.  quale  è  attaccato,  ed  impedire  che  sfugga  di  mano 
tratto  dal  proprio  peso  o  dalla  velocità  acquisita. 

I«ienti  da.  'Ì>£L]isa<;  Lenti:  Due  ingrossa- 

57,     menti  che  rendono  il  giogo  della  bilancia  faslaj 

'r  più  forte,  e  fan  sì  che  né  esso  né  l'ago  (om- 
brissallo)  freghino  contro  la  trutina  (maschstta). 

ilLentig-g-ette  s.  f.  plur.  Lentine.  T.  de'pa- 

Q,K    staj.  Sorla  di  pasta  minuta,  di  forma  e  grossezza 

i^:    simile  alle  lenticchie  da  cui  prendono  il  nome,  e 

j,£:   si  mangia  in  minestra. 
jLeutig'g'ia.  s.  f.  Lente,  L^nte  civaja,  Lentic- 
chia, aiitic.  Lenta:  Granello  d'una  pianta  legumi- 
nosa dello  slesso  nome  (Ervum  lensj,  schiacciato 
e  convesso  da  ambe  le  parti,  che  serve  d'alimento. 


ì^tIj^^ 


n  Lentiggine,  Lintigglne,  Litiggine,Lentiglia:  Mac- 
chiette rossastre,  simili  in  colore,  grandezza  e 
figura  a  piccole  lenticchie ,  le  quali  sogliono 
comparire  sulle  parti  del  corpo  esposte  al  sole, 
e  più  rade  su  quelle  parti  che  sono  dagli  abiti 
coperte. 
%  Pin  de  lentiggia  V.  LentiggiSso. 
]L<eutig-g-idso  add.  Lentigginoso,  cioè  Che 
ha  lentiggini  sparse  sulla  persona  V.  Lentiggia 
nel  3°  significato. 
Uteppeg-o  s.  m.  Loja.  Voce  d'uso  tose:  Su- 
diciume mucóso,  che  rende  lubrico  il  corpo  al 
quale  aderisce,  così  dicesi  :  La  loja  della  padella, 
delle  anguille,  delle  lumache,  di  alcuni  scoglj 
sott'acqua,  de' funghi,  ecc.  Tuttavia  parlando  dei 
funghi,  dicono  lojtt  la  mucilagine  de' funghi  crudi 

e  Moccolo  la  mucilagine  che  dan  cocendo.  

Ueppeg'oso  add.  I.ojoso:  Coperto  di  loja, 

Pieno  di  loja,  Moccicoso. 
X^epira.  s.  f.  Lebbra,  Lebra  e  Lepra:  Sozzò  male 
cutaneo,  che  comparisce  in  croste,  quasi  squame 
di  pesce,  su  tulio  il  corpo  o  su  qualche  parte 
di  esso,  accompagnato  da  pizzicore  veemente  e 
da  altri  dolori. 
Lepróso  add.  Lebbroso:  Infetto  di  lebbra. 
**Lerf*a  s.  f.  Labbrata:  Colpo  dato  nelle  labbra 

col  dorso  della  mano. 
"ILierJRo  s.  m.  Labbro  V.  Labro. 
'  §  Lerfe  scinte  ;  Bocca  chiusa,  dicesi  di  Chi  fa  lo 
gnorri  e  non  apre  mai  la  bocca  a  parlare. 
%  Jmbosd  e  lerfe  V.  Imbòsà. 
LerfVSn  s.  m.  Labbrone  e  Labrone,  dicesi  a 
Chi  ha  grosse  labbra. 
Il  Mostaccione,  Ceffalone:  Colpo  di  mano  aperta 
sul  mostaccio. 
Hiesca,  s.  f.  Esca  :  Quella  materia  che  sì  mette 
sulla  pietra  focaja  perchè  vi  si  appicchi  il  fuoco, 
che  se  ne  cava  col  fucile  (assaen),  la  qual  ma- 
teria si  fa  con  un  fungo  arboreo  detto  da'Boian. 
Bolclus  igniarius.  , 

g  Èse  scinto  camme  a  lesca;  Esser  asciutto  come        j 
l'esca  0  Bruciar  come  l'esca,  vale  Non  aver  né        «> 
anco  un  danaro. 
X^escajéu  s.  m.  Escajuolo:  Colui  che  , vende 
l'esca,  i  zolfanelli  e  le  pietre  focaje. 
„  —  per  Quel  panieruzzo,  in  cui  si  tengono  l'esfa, 
la  pietra  focaja  e  il  fucile  per  accendere  il  fuoto. 
ILiescxa.  s.  f.  Lisciva,  Lasciva,  Ranno:  Acqua 
passala  per  la  cenere  o  bollita  con  essa. 
Il  Cenerata:  Bollitura  di  panni  o  altro  in  acqua 

con  alquanto  di  cenere. 
§  Boxardo  c5mme  a  lesela  V.  Boxa/rdQ.   \  ;. 
%  Chi  lava  a  testa  all'aie  perde  a   lescjfaii^  A  5 
savón  V.  Aze.  ,>  ;- 

IL<esci£isso  s.  m.  Fondata  :  La  cenere  che 
resta  nella  caldaja  dopo  che  ne  fu  tratto  il  ran^ 
per  versarlo  sul  bucato. 
Xjesti3ce  s.  f.  Lestezza,  Prontezza,  Speditezza, 
Celerilà,  Sollecitudine.  i.-g-v-ì 

I^esto  add.  Lesto,  Destro,  Presto,  Agile,  Saellò, 
Spedito,  Sollecito:  Che  usa  prestezza  nell'operai^ 
Il  Lesto,  Allestito,  Apparecchialo,  Pronto.  - 

S  Èse  lesto;  Esser  fritto  o  rifinito,  Esser  ito.  Aver 
fatto  il  pane,  figurai,  vale  Esser  rovinato;  e  tf- 
lora  anche  Esser  morto  o  disperalo  della  vìlà. 
N  —  lesto  còmme  un  can  de  marmo  V.  Can. 
n  —  lesto  de  fa  ùnn-a  cosa;  Aver  finito  0  ter- 
minato di  far  checchessia. 


I.ET 


LET 


«W 


«  —  luto  de  man;  Esser  manesco,  cioè  Pronto 
a  menar  le  mani;  ed  anche  Inclinalo  a  rubare. 
S  Lesti  a  vira  !  Lesti  a  girare  !  T.  mar.  Comando 
dato  perchè  i  marinaj  si   rechino   ai   posti  ad 
essi  assegnali  per  girare  di  bordo. 
Z^ettéa>  s.  f.  Barella:  Slrum.  fallo  a  somiglianza 
di  bara,  che  si  porta  a  braccia  da  due  persone 
per  nso  di  trasportare  checchessia. 
il'wettex*a.  s.  f.  Lettera:  Carattere  dell'alfabeto, 
u  Leitera:  Foglio  scritto  che  si  manda  agli  assenti 
0  per  negozio  o  per  ragguaglio;  e  dottrinalm. 
Epistola.  La  prima  che  si  manda  dicesi  missiva 
0  invievole;  qnella  con  cai  si  risponde,  dicesi 
responsiva. 
rt  Lettere  al  piar.,  I  caratteri  di  cui  si  servono  gli 
stampatori. 

—  anonima  V.  sotto  Lettera  orba. 

—  appunta;  Lettera  per  consegna:  Lettera,  ia  cai 
spedizione  si  fa  attestare  nei  registri  della  Posta, 
e  non  si  consegna  se  non  alla  persona,  eoi  è 
indirizzata. 

—  confidenziale;  Lettera  riservata. 

—  d'avviso;  Leitera  d'avviso.  T.  comm.  Lettera,  che 
il  traente  d'ana  cambiale  scrive  al  trattario,  per 
avvertirlo  della  cambiale  che  ha  tratta  sa  di  lai. 

—  de  cangio;  Lettera  di  cambio  o  Cambiale.  T. 
comm.  Chirografo  fornito  delle  forme  prescritte 
dalla  legge,  mediante  il  quale  ana  persona  or- 
dina di  pagare  ad  un'altra,  in  un  luogo  di- 
verso da  quello  in  cai  l'ordine  vien  emesso,  una 
determinata  somma  di  danaro  a  quello  che  è 
indicato  nel  chirografo  o  a  quello  che  sarà  per 
esercitare  i  diritti  di  questo. 

—  de  marca;  Leitera  di  marca  V.  Corta. 

■—  de  raccomandazión  ;  Commendatizia,  Lettera  di 
"  "     raccomandazione. 

—  maiuscola  ;  Leitera  majuscola  :  Lettera  o  Carat- 
tere dell'alfabeto  maggiore  delle  alire. 

—  minuscola;  Lettera  minuscola:  Lettera  o  Carat- 
tere dell'alfabeto  minore  delle  altre;  opposto  di 

.:.    Lettera  majuscola. 

—  orba;  Lettera  cieca  o  anonima,  cioè  senza  il 
nome  di  chi  la  scrive,  senza  soscrizione. 

S  ^  lettere  de  scàtoa  V.  questa  locaz.  alla  sua 

sede  alfabetica. 
■  J  Andd  a  scrive ùnn-a  lettera;  Andare  a  tu  m'in- 
tendi, dicesi  fìgurat.  e  scherzevolm.  per  Andare 

al  cesso. 
S  Belle  lettere;  Belle  lettere,  dicesi  Lo  studio  della 

rettorica,  della  storia,  della  poesia,  che  fanno 

l'uomo  erudito  e  bel  parlatore. 
S  Cegd  ùnn-a  lettera;  Piegar  una  lettera. 
S  Ferma  e  lettere  à  posta  ;  Intercettar  le  lettere. 
S  Gamba  de  lettere  dell'alfabeto;  Asta  delle  lellere. 
S  Infranchì  e  lettere  V.  Infranchì. 
I^etterin  s.  m.  Leggìo:  Arnese  di  legno  o  di 

metallo  sul  quale  si  posa  il  libro  in  leggendo, 

cantando,  ecc. 
lljette]:*iiiii-a>  s.  f.  Letterina,  Letterino,  Lct- 

terella,  Lelleruccia,  Letlernzza.  Dim.  di  Leitera. 
•TLiéttia,  V.  Lettera  nel  2»  signiGcato. 
Iniettili  s.  m.  Lettino,  Leltuccio,  Letticciaolo , 

Letlicello.  Dimin.  di  Letto. 
Xiótto  s.  m.  Letto  :  Arnese  nel  quale  si  dorme 

0  si  riposa,  ordinariam.  composto  d  un  fusto  a 

quattro  gambe  di  legno  o  di  ferro,  sul  quale 

stanno  saccone,  materasse,  capezzale,  lenzuola, 

coltrone,  coperta,  gaanciali,  ecc. 


»t  Letto,  per  Qualunque  luogo  ove  si  mette  a  giacere. 

—  c6  cortinaggio;  Lello  a  cortinaggio,  Letto  cor- 
tinato  0  incortinalo  V.  Cortinaggio. 

—  da  campagna;  Lettiera  pieghevole,  a  libro,  a  ic- 
casse:  Lettiera  che  consiste  in  due  stanghe  lunghe 
qaant'è  lungo  il  letto,  sulle  quali  è  fermamente 
imbullettata  una  grossa  tela  ovvero  molte  cigne 
trasversali,  quella  e  queste  tenenti  luogo  d'asse- 
relle Ctòej.  Ciascuna  delle  due  stanghe  ha  due 
gambe  che  s'incrociano  imperniate  nel  lor  mezzo 
a  foggia  della  lettera  X,  e  si  aprono  regolarmente 
quanto  lo  permettono  le  cigne  o  la  tela. 

—  da  dui  0  da  due  piasse;  Lello  da  due  posti, 
e  con  denominazione  elittica  Lello  a  due:  Letto 
che  ha  la  larghezza  sufficiente  a  dae  persone. 

—  da  spozoeì;  Talamo,  Letto  nuziale. 

—  da  un  0  da  ùnn-a  piassa;  Lello  ad  un  poslo. 

—  da  ùnn-a  picLssa  e  meza;  Letto  ad  un  posto 
e  mezzo. 

—  d'avanso;  Letto  di  compenso  :  Letto  di  soprapptù, 
e  da  servirsene  in  caso  di  straordinario  bisogno. 

—  de  bestie;  Lettiera:  Quello  strame  o  paglia  che 
si  mette  sotto  alle  bestie  da  coricarvisi  ;  altrini. 
Impatto. 

—  dò  ma,  d'un  fiamme;  Letto  del  mare,  di  UQ 
fiume,  dicesi  Quello  ove  si  posano  le  acque. 

S  Andd  in  letto;  Andar  a  letto.  Andarsi  a  posare: 
Mettersi  a  giacere  nel  letto,  Coricarsi  ;  Andar  a 
dormire. 

S  A  scada  d  letto;  Scaldare  il  letto. 

S  Canoe  dd  letto;  Guide  o  anche  Canali  V.  Cand. 

S  Caccidse  in  sciò  letto;  Buttarsi  sul  letto,  vale 
Gettarvisi  sopra  assiso  o  disteso,  ma  coi  panni 
indosso. 

S  Ce  dd  letto;  Sopraccielo  o  Sopralletto  V.  Ce. 

S  Chi  va  in  letto  sensa  cenn-a,  tutta  a  néttfte 
se  remenn-a  V.  Cenn-a. 

%  China  zìi  da-o  l'etto;  Scendere  dal  letto. 

S  Desfd  5  tetto;  Disfare  il  letto,  vale  Togliere  e 
riporre  le  coperte  e  le  lenzuola,  talora  anche  la 
materassa,  o  questa  almeno  rivoltarla  su  di  sé 
quando  il  letto  per  mollo  tempo  non  ha  a  servire. 

;n  Fd  ò  letto;  Fare  o  Rifare  il  letto:  Rimetterlo 
in  assetto,  cioè  Rimcnare  e  Pareggiare  le  foglie 
del  saccone,  sprimacciare  la  collrice  o  la  ma^ 
terassa,  dist-^ndervi  e  acconciarvi  le  lenzuola,  ecc. 

u  Far  letto,  per  simil.  Preparare  o  Acconciare  chec- 
chessia in  modo  da  renderlo  atto  a  tale  o  tale 
uffizio. 

S  Fd  un  pò  de  letto  a  ùnn-a  pcrsónn-a  ;  Far  un 
po'  di  letto  a  uno,  figurai,  vale  Metterlo  in  buona 
voce  e  disporre  in  favor  suo  gli  animi  di  coloro 
presso  ai  quali  dovrà  andare. 

S  Figgio  de  primmo  o  de  segando  letto;  Figlio 
di  primo  o  di  secondo  letto,  cioè  delle  prime  o 
delle  seconde  nozze.  _ 

S  Inciódd  un  in  t'ùn  letto  V.  Inciòdà.  — - 

S  Moi  a  so  letto;  Morire  nel  suo  letto:  Morire 
di  suo  modo,  cioè  di  morie  naturale  o  di  ma- 
lattia che  dia  campo  di  morirsi. 

S  0  péu  piscia  in  letto  e  di  ch'ò  l'ha  sùóu;~Eì 
può  pisciare  nel  lelto  e  dir  che  ha  sudato.  Modo 
proverb.  che  dicesi  quando  si  vuol  dinotare  che. 
uno  è  siffatiamenle  nelle  grazie  d'un  altro,  che 
qualunque  sgarbo  o  mancanza  egli  commetta, 
questa  gli  vien  da  quello  scusata. 

S  Pé  dd  letto;  Piedi  del  letto. 

$  Prepara  0  /e«o;  Preparare,  Acconciare  il  letto, 


468 


LEU 


LEV 


vale  Riabbassarne  la  copfirla,  tirandola  giù  dal 
capezzale,  fare  la  rimboccatura  del  lenzuolo  di 
sopra,  porre  i  guanciali,  i  panni  da  nolle,  in- 
somma quanto  occorre  a  chi  ha  da  entrar  in  letto. 
^  Retnendse  pe-o  letto;  Dar  le  \olte  pel  letto, 
Gii'are  il  letto  :  Quel  dimenarsi  per  ogni  verso 
nel  letto  di  chi  è  agitato  e  non  può  dormire. 
S  Sàtd  ZÌI  da-o  letto;  Gitlarsi  dal  lelto,  Balzare 

dal  lelto. 
S  Scaffo  do  letto;  Lettiera  V.  Scaffb. 
S  Sciàtd  ó  letto;  Disordinare  il  Ietto:  Spostare, 

Metter  sossopra  le  lenzuola  e  le  coperte. 
S  Spallea  dò  lelto;  Spalliera:  La  sponda  da  capo 
della  lettiera  {sca/foj  molto  rilevala,  di  tal  che 
chi  sta  seduto  in  letto  può  appoggiare  le  spalle 
e  il  capo,  postivi  tramezzo  alcuni  guanciali. 
S  Sponda  d5  letto;  Proda,  Sponda  del  lelto:  Lo 

estremo  margine  laterale  di  essa. 
S  Sta  a  ciòmd  in  letto  V.  Cìòmd. 
%  Sta  in  letto;  Guardare  il  letto:  Frase  moderna 
senz'alcun  fondamento  usala  da  alcuni  per  indi- 
care un  malato  che  Ma  costretto  a  stare  a  letto. 
S  Toc  dò  letto;  Asserelle  o  Assereni:  Assi  sotti- 
lissime, sulle  quali  ponesi  il  saccone  del  letto, 
X^ettò  s.  m.  Leltiire,  Leggitore:  Chi  legge, 
n  Lettore,  diersi  anche  a  Dottore  che  legge  in  al- 
cuno studio  0  accademia  o  comunità  religiosa: 
Letta  de  teologia,  ile  filosofia,  ecc.;  Lettore  di 
di  leo'ogia,  di  filosofìa,  ecc. 
I^ettùa.  s.  f.  Lettura:  Il  leggere. 
D  Lettura.  T.  stamp.  Sorta  di  carattere  per  la 
^      stampa,  che  da  molti  dicesi  Filosofìa.. 
"ÌLeùdlo  s.  m.  Liuto.  T.  mar.  Bastimento  di  mi- 
nima grandezza ,  che  pesca  poco  e  serve  per 
fare  delle  brevi  traversate  di  mare.  Si  adopera 
anche  ne' porli  per  lo  scarico  e  carico  dei  ba- 
stimenti  e  per  portare  ad  essi  la  zavorra.  Ve 
n'  ha  di  quelli  senz'alberi  e  senza  vele,  ed  altri 
che  vanno  a  vele.  Dicesi  anche  Libo,  e  in  ter- 
,.,    mine  gener.  Alleggio. 

jLéug-o  s.  m.  Luogo  e  poet.  Loco:  Spazio  oc- 
.>.     cupaio  da  un  corpo;  Silo. 
,5;  Il  Luogo,  per  Parte,  Spiaggia,  Paese,  Possessione, 
Podere. 
■  —  per  Un  posto  determinalo:  Mi  son  stccto 
proprio  in  sciò  léugo  ;  Io  fui  propriamente  sul 
luogo  0  sulla  faccia  del  luogo. 
Il  —  per  Lo  posto  che  altri  tiene  in  qualche  par- 
lila, negozio,  società  e  sim.:  G'hò  cesso  5  mcB 
léugo;  Io  gli  cessi  il  mio  luogo. 
ji.jti  —  per  Impiego:  Che  saeivu  un  léugo  per  mi? 
t".  Vi  sarebbe  un  luogo  per  me? 
—  còmodo;  Luogo  comodo,  Luogo  comune.  Luogo, 
Cesso,  Camerino,  Stanzino,  Privato,  Necessario, 
Agiamento,  Ritirata,  ecc.:  Luogo  ove  deporre  il 
soverchio  peso  del  ventre. 

—  còmodo  all'inglcize;  Luogo  all'inglese. 

—  de  scr'ilùa,  d'auto,  ecc.;  Luogo  di  scritlura,  di 
autore,  vale  Passo,  Tratto  del  lesto  di  quell'opera. 

—  pio;  Luogo  pio:  Isliiuzione  "di  pietà  0  religiosa. 
S  Lèiujhi  santi;  Luoghi  santi:  Chiamansi  contai 
,  nome  Alcuni  lunghi  della  Falestina,  dove  i  pel- 
legrini concorrerlo  da  varie  parti  del  mondo  per 
visitare  i  santi  monumenti  che  in  essi  abbondano; 

JJ-.  diconsi  anche  Luoghi  di  Terra  Santa. 
§  A  tempo  e  a  léugo  V.  A  tempo. 
%  Aveì  léugo;  Aver  luogo,  vale  Aver  effello. 
Venire  ad  effetto,  Effettuarsi,  Riuscire.:  À  de- 


manda a  non  ha  avùo  léugo;  Non  ebbe  luogo 
la  domanda. 

M  Aver  luogo  per  Venire  a  proposito. 

S  Cede  0  léugo  ;  Cedere  il  luogo ,  vale  Dare  ad 
altri  la  precodenza. 

§  Chi  va  pe  féugo,  perde  léugo  V.  Féugo. 

%  Dà  léugo,  Dà  léugo  a  raxón  V.  in  Dà, 

S  Ddseghe  léugo;  Darcisi  motivo,  occasione,  ecc. 

$  In  léugo  m.  avv.  In  luogo,  In  cambio.  In  vece. 

S  No  fase  léugo;  Non  farsi  luogo,  Non  aver  luogo, 
Rigettare,  e  dicesi  di  petizione,  di  domanda  ecc. 

n  Non  farsi  luogo,  in  materia  crimin.  vale  Non 
dar  corso  ad  un  processo,  0  perchè  il  reato  non 
esiste,  0  perchè  l'imputalo  non  è  riconosciulo 
autore  di  esso  reato. 

§  Tegni  e  moen  a  léugo;  Tener  le  mani  a  sé  V.  Man. 
I^éug^oteneii4e  s.  m.  Luogotenente  :  Che 
tiene  il  luogo  d'alcuno  ed  esercita  l' ufficio  in 
sua  vece. 
lUe'va  s.  f.  Leva  e  Lieva:  Strum.  meccanico  a 
foggia  di  stanga,  un'estremità  della  quale  si  sot- 
topone a  corpi  di  gran  peso  per  alzarli  0  muo- 
verli di  luogo. 

11  Capra  :  Specie  di  cavalletto  che  serve  per  lavare 
e  racconciare  le  ruote  delle  carrozze. 

—  da  pompa;  Leva. 

S  Dà  leva;  Mettere  0  Dare  a  leva,  vale  Sollevare 

alquanto  con  leva  checchessia  ad  effetto  di  trarlo 

dal  suo  luogo. 

Leva  s.  f.  Leva,  Levala:  Chiamata   di  soldati 

all'armi  per  servizio  d'uno  Stato  V.  Coscrizidn. 

S  £se  de  leva;  Esser  di  levata,  di  partita,  di 
partenza:  Esser  per  andarsene. 

S  Ma  de  leva;  Mare  di  leva.  T.  mar.  Mare  grosso 
e  lungo  che  viene  dal  largo. 

%  Tito  de  leva;  Tiro  di  leva.  T.  mar.  Tiro  di 
cannone  a  polvere  assieme  al  quale  si  alza  una 
bandiera  speciale  od  un  fiocco,  e  dinota  che  la 
nave  si  apparecchia  a  partire.  Con  esso  si  chia- 
mano a  bordo  le  persone  dell'  equipaggio  che 
fossero  a  terra. 
Leva  V.  a.  Levare,  Tòr  via,  Togliere,  Cavare, 
Rimuovere,  Portar  via;  conlr.  di  Mettere. 

—  o  co(e;  Tórre  0  Cavar  la  voglia. 

—  a  Clicca;  Scoccare,  Disfar  la  cocca  V.  Cucca. 

—  a  famme;  Sfamare,  Disfamare:  Torre,  Cavare 
la  fame. 

—  a  pianta;  Far  la  pianta ,  Levar  la  pianta  d'una 
città,  d'un  edifizio  0  sim.  :  Disegnare,  Descrivere 
colle  proporzioni  aggiustate  d'ediflzj  0  altro. 

—  a ;pMa;  Spolverare:  Levar  via  la  polvere.  Ripulire. 

—  a  repùtaziòn,  l'Ònó,  ò  credito,  ecc.;  Toglier  la 
riputazione,  il  credito,  il  buon  nome,  la  stima 
d'alcuno. 

—  o  rttzze;  Dirugginare,  Dirugginire:  Nettare  il 
ferro  dalla  ruggine. 

—  a  sw;  Dissetare,  Cavar  la  sete,  Estingnere  la  sete. 

—  a  testa  a~i  ancióe;  Scapare  V.  Ancióa. 

—  a  testa  da  léugo,  de  cascia;  Tórre  altrui  il 
cervello,  Cavar  di  cervello.  Cavar  uno  fuor  di  sé. 

—  a  testardaggine;  Scaponire. 

—  o  villa;  Toglier  la  vita  ad  alcuno.  Togliere  al- 
cuno di  vita,  Spegnerlo  0  Spogliarlo  di  vita, 
vagliono  Ucciderlo. 

—  da  mczo  un  conto;  Spegnere  un  conto,  Saldarlo. 

—  da  mezo  ùnn-a  cosa;  Levar  di  mezzo,  Tór  via  : 
LevcB  da  mezo  questa  caréga;  Togliete  via 
questa  seggiola. 


LEV 


LEV 


m 


—  da  mezo  ùnn-a  persònn-a;  Levare  o  Togliere 
dì  iDPZzo  alcuno,  vale  Farlo  morire^  Ucciderlo  ; 
e  talora  anche  Imprigionarlo. 

—  da-o  móndo  ùnn-a  persònn-a;  Levar  nno  di 
terra,  del  mondo  o  sim.,  Affrittellarlo,  Spegnerlo 
di  vita,  Ucciderlo. 

—  da  possesso;  Levar  di  possesso,  vale  Tórre  il 
possesso,  Privar  di  possesso. 

—  de  mun  o  d'in  te  moen  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a 
persònn-a;  Levare  di  mano  nna  cosa  ad  uno, 
vale  Privarlo  di  quello,  Toglierglielo. 

—  de  parto;  Mettere  in  santo;  ed  osasi  anche  flgnr. 

—  de  sótto  ùnn-a  cosa  a  un;  Cavar  di  sotto  chec- 
chessia ad  uno,  vale  Levarglielo  con  forza  o 
con  arliGzio. 

—  de  lòa;  Sparecchiare:  Levar  vìa  le  vivande  e 
le  altre  cose  poste  sopra  la  mensa. 

—  d'in  tó  fórno;  Sfornare,  contr.  d'Infornare: 
Cavar  dal  forno. 

'* —  e  bete  e  mettile  a-o  collo;  Levar  le  budella 
0  Metter  le  budella  in  mano  d'alcuno  V.  Béla. 

—  e  ciùmme  a-i  òxelli;  Spiumare  gli  uccelli  :  Le- 
vare loro  le  piume. 

—  e  macce  ;  Levare  o  Cavar  le  macchie.  Smacchiare. 

—  e  rèsche;  Diliscare,  Levar  le  lische:  Spogliare 
delle  lische. 

—  e  rèsche  a-o  Un;  Scapecchiare:  Nettare  il  lino 
dal  capecchio. 

—  e  scagge  a-i  pesci;  Scagliare  i  pesci:  Levare 
loro  le  scaglie. 

—  e  sckitte  da  bratta;  Spillaccherare. 

—  i  capricii  a  nnn-a  persònn-a  V.  Capricio. 

—  f  pelùcchi  a  ùnn-a  persònn-a;  Far  le  lustre  ad 
alcuno.  Lisciarlo,  Ugnergli  gli  stivali,  vale  Fargli 
finte  dimostrazioni  d'affetto  per  ritrarne  profitto. 

'* — /'anima  d'in  ta  pansa  a  ùnn-a  persònn-a; 
Trar  l'anima  dal  guscio  a  uno.  Modo  basso  e  vale 
Metterlo  a  morte,  Ucciderlo. 

—  l'axillo  V.  Axillo. 

—  l'ordine;  Conlrammandare,  Rivocare  la  com- 
messione. 

—  man;  Levar  mano,  vale  Cessar  di  fare. 

—  6  campo;  Levare  il  campo,  vale  Ritirarsi  gli 
eserciti  dal  luogo  dov'erano  accampati. 

—  ó  chèa  da  ùnn-a  cosa;  Levar  il  cuore  da  chec- 
chessia :  Staccarne  il  pensiero,  Non  applicarvi  piiì. 

—  S  dùbbio;  Levare  il  dubbio  o  sim.,  vale  Farlo 
cessare,  Tòrio  via. 

—  ó  fondo  a  bótte  ;  Sfondare  la  botte,  onde:  Botte 
sfondata  è  Rotte  cui  fa, tolto  uno  dei  fondi,  o 
che  ha  guasto  uno  dei  fondi  o  ambedue. 

—  6  grasso;  Digrassare:  Tórre  il  grasso. 

—  5  Icete;  Spoppare,  Slattare  V.  Lcete. 

—  6  morbin  a  un;  Cavar  il  ruzzo  dal  capo  ad 
alcuno  0  Cavargli  il  ruzzo  semplic,  vale  Farlo 
star  a  segno  e  in  cervello.  Tenerlo  in  timore 
col  castigo. 

—  5  pan  a  ùnn-a  persònn-a;  Togliere  il  pane  altrui, 
vale  Fargli  perdere  ì  mezzi  onde  procurarsi  la 
sussistenza. 

—  5  piano;  Levar  il  piano:  Far  il  disegno  d'un 
edlfizio  0  d'una  piazza  da  guerra  cogli  strum. 
geometrici,  facendone  comprendere  tutte  le  sue 
differenti  parti. 

—  sangue;  Cavare  o  Cacciar  sangue,  Salassare: 
Bucar  la  vena  per  trarre  il  sangue  afiìoe  di  me- 
dicare alcuno. 

—  ùnn-a  cosa  d'in  ta  ttsta  a  (Uin-a  p«r«0fin-a; 


Cavare,  Trarre,  Tórre  alcuna  cosa  del  capo  a 
uno.  Disimprimere  uno  d'alcuna  cosa,  vale  Fargli 
mutar  opinione.  Farlo  ricredere,  Dissuaderlo,  Di- 
singannarlo. 

—  un  de  penn-a,  de  prexòn;  ecc.;  Cavar  ano  di 
pena,  di  carcere,  d'uffanni,  ecc.  vale  LiLerarnelo. 

—  vòlta  a-i  cavi;  Levar  volta  ai  cavi.  T.  mar. 
Sciojiliere  i  cavi. 

S  Levàse  n.  p.  Levarsi,  Alzarsi,  Uscir  di  Ietto, 
Scorcarsi,  Sorgere. 

—  a  barba;  Levarsi  la  barba,  vale  Radersela. 

—  o  bercila,  G  cappello  V.  queste  due  voci  alla 
lor  sede  alfab. 

—  a  cocb;  Cavarsi  la  voglia,  Sbramarsi,  Saziarsi. 

—  o  COCB  0  a  véuggia  de  dormi  V.  Dormi. 

—  a  famme;  Sfamarsi,  Disfamarsi:  Cavarsi  la  fame. 

—  a  maschera;  Cavarsi,  Deporre  la  maschera, 
Smascherarsi,  figur.  Scoprire  il  suo  sentimento 
già  tenuto  nascosto. 

—  a  muffa  da-o  chéti;  Ricrearsi,  Divertirsi,  Pi- 
gliar festa,  Spassarsi:  Prendere  alleggiamento, 
conforto  e  ristoro  alle  fatiche  durate,  agli  stenti,  ec. 

* —  a  razze  da-i  denti  V.  sopra  Levàse  a  famme. 

—  a  sce;  Dissetarsi,  Cavarsi  la  sete. 

* —  a  viltà  0  l'anima  in  Vùn  travaggio;  Lavorare 
a  mazza  e  stanga  :  Lavorare  indefessamente,  eoo 
tutta  forza. 

—  dà  bócca  ùnn-a  cosa;  Cavarsi  alcuna  cosa  dalli 
bocca,  figur.  Risparmiare,  Sparagnare,  privan- 
dosi di  ciò  che  è  necessario. 

—  da  léugo  un  osso,  ùnn-a  spalla,  ecc.;  Lussarsi, 
dicesi  delle  ossa  allorché  per  qualche  accidenta 
escono  dal  loro  sito  naturale. 

—  da-o  chéti  ùnn-a  cosa   V.  Chéu. 

—  da  Ida;  Levarsi  da  tavola  :  Uscir  da  tavola. 

—  da  un  imbroggio,  ecc.;  Spelagarsi,  Uscir  del 
pecoreccio,  del  gineprajo:  Uscir  d'imbroglio,  di 
intrigo.  Venir  a  capo  di  cosa  intrigala. 

—  do  un  léugo;  Levarsi,  Partirsi. 

—  de  bòniscima  óa;  Levarsi  di  bonissim'ora,  per 
tempissimo,  ecc. 

—  de  bònn'óa;  Levarsi  o  Alzarsi  di  buon'ora,  di 
baon  mattino,  cioè  per  tempo;  e  figurai.  Esser 
destro,  avveduto,  scaltro. 

—  de  cappello,  de  bercila  V.  Cappello,  Beretta. 

—  de  parto;  Entrare  in  santo  o  Andare  in  santo, 
dicesi  del  Recarsi  alla  chiesa  la  prima  volta  dopo 
il  parto,  per  ricevervi  la  benedizione  dal  sacerdote. 

—  d'indosso  ùnn-a  cosa;  Levarsi  checchessia  da 
dosso,  vale  Allontanarlo  da  sé. 

—  d'in  ta  testa  ùnn-a  cosa;  Cavarsi  di  capo  al- 
cuna cosa,  Levarsela  dal  pensiero,  Tòrsene  giù, 
Non  vi  pensar  piìi;  ed  anche  Sgannarsi,  Disin- 
gannarsi, Dissuadersi. 

—  I  guanti;  Cavarsi  i  guanti.^ 

—  0  séunuo   da-i  éuggi  V.  Euggio. 

—  ò  so;  Spuntare,  Sorgere  il  sole. 

—  d  vento;  Levarsi  il  vento  :  Cominciare  il  venlo 
a  soffiare. 

—  un  capricio  V.  Capricio. 

—  un  d' in' sci  àuggi  V.   Euggio. 

—  ùnn-a  cote,  Levàse  tulle  e  so  cocB  V.  Coa. 
— '  un   obbligo;   Disobbligarsi:  Liberarsi   da   ogni 

obbligo  di  gratitudine,  di  convenienza. 
S  Andàse  a  fa  leva  de  parto  V.  sopra  Levdt» 

de  parto. 
S  Fdse  leva  iangue;  Cavarsi  sangne.  Farsi  cavar 

sangue. 


470 


LEZ 


LEZ 


^Levile  0  Levate  de  chi;  Levali  o  Levatevi  di 
:   qui ,  Togliti  o  Toglietevi  di  qui.  Modo  imperioso 
di  licenziare  altrui. 
t*eva  V.  n.  Lievitare  e  Levitare:  Il  fermentare 
'''  della  pasta  stata  intrisa  con  lievito  (crescente). 
laevad-ó  add.  Levatojo:  Aggiunto  di  Ponte,  così 
detto  dal  potersi  alzare  ed  abbassare  a  piacimento, 
^'<)nde  dare  o  impedire  il  passaggio  della  porta. 
Zifeva.d.óa>  s.  f,  Levatora.  T.  cari.  Quella  la- 
vorante elle,  dopo  soppressala  la  posta,  ne  separa 
^-'-  \  feltri  da'  fogli ,  ponendo  questi  sulla   prédola 

V.  PrSdoa. 
I^evaeso  add.  Levabile:  Che  si  pnò  levare. 
Hievamacce  s.  m.  Cavamacchie,  Smacchia- 
tore, Macchiajuolo  :  Colui  che  fa  il  mestiere  di 
cavar  le  macchie  da' panni. 
T^iT-a.Titft  s.  m.  Levante,  Oriente:  Quella  parte 
■  -del  cielo,  dalla  quale  si  leva  il  sole;  contr.  di 

Ponente  od  Occidente. 
1»  Levante,  dicesi  specialm.  delle  Regioni,  le  quali, 
ìi  rispetto  a  noi,  sono  dalla  parte  donde  si  leva  il  sole, 
n  —  Nome  altresì  di  vento  che  spira  dalla  parte 

-  ?  di  levante  ;  altrim.  Curo,  ordinariam.  detto  Sci- 
ci lecco  V.  Scioco. 

T^ft-vnittin  s.  m.  Levantina:  Tessuto  di  seta, 
cosi  detto  perchè  ci  venne  prima  di  Levante. 
Ijevéxvja  V.  AUevéua. 
Ijevre  s,  f.  Lepre:  Quadrupede  assai  noto, 

-  paurosissimo  e  velocissimo  al  corso. 

"5  Chi  due  levre  caccittf  ùnn-a  a  fùzze  e  l'atra 
■''■-'  scappa;  Chi  due  lepri  caccia,  l'una  non  piglia 
ii'  e  l'altra  lascia.  Prov.  che  vale  Chi  vuol  essere 
C"  in  più  luoghi  non  è  in  nessuno,  o  Chi  vuol  fare 
-i 'più  cose  ad  un  tratto,  per  lo  più  non  ne  fa  nessuna. 
]ti^"vrotto  s.  Leprotto:  Lepre  giovane;  altrim. 
'    Lepralto,  Leprellino,  Lepricciuolo. 
XjexixL  s.  m.  Lezzino  o  Spago  forzino.  T.  mar. 
■  i  Minuta  cordicella  fatta  di  due  fili  torli,  della  cir- 
6*  conferenza  di  due  linee  e  mezzo  a  tre,  e  di  nuovo 
f*  torli  insieme.  Si  adopera  per  varie  piccole  legature. 
Xjexióu  s.  f.  Lesione:  Danno,  Pregiudizio  che 
'   altri  risente  ne' contratti ,  Perdita  che  si  soffre 
pei  fatto  altrui   o  per  qualche  atto  stipulatosi 
inconsideratamente  o  per  forza  o  per  dolo. 
£ieza  s.  f.  Treggia,  Traino:  Veicolo  rustico  senza 
ruote,  il  quale  si  strascica  da  buoi,  fallo  per  uso 
di  trainare  specialm.  su  per  luoghi  erti. 
X^ezà  s.  f.  Trcggiata,  Traino:  Quanto  in  una 
*     volta  si  trascina  colla  treggia  o  col  traino. 
Ijeze  V.  a.  Leggere:  Scorrere  cogli  occhi  ciò 
'     che  è  scritto  o  stampato,  e  scorrerlo  con  sapere 
il  valore  delle  lettere  e  ricavar  le  parole  dalla 
lor  tessitura,  o  tacitamente  o  pronunziandole. 
*>m  a  vitla  a  un;  Cantare  a  uno  la  zolfa,  lo  stesso 
t'   che  Dare  una  sbrigliata  o  sbriglialura  ad  alcuno. 
-<■   Modo -figur.  e  vale  Riprenderlo,  Dargli  una  ga- 
gliarda rammanzina. 
*s-  corrente;  Legger  corrente,  cioè  con  speditezza 
i  ■   V.  Corrente  avv. 

*-  in  ta  cèa;  Leggere  in  fronte:  Conoscere  a'con- 
-    trassegni.  Penetrar  le  intenzioni  d'alcuno. 

-  in  td  chéu,  in  te  l'anima;  Legger  nel  cuore, 
nel  pensiero,  ecc.,  vale  Conoscere  dall'esterno 

e"-  gli  alTetii  del  cuore. 
8  Manda  un  a  fase  Icze;  Mandar  uno  a  carte 

-  :  '  quaranlanove ,  Fargli  pigliare  il  cencio,  Dargli 

l'ambulo:  Mandarlo  via,  Licenziarlo;  e  con  più 
forza,  Mandarlo  al  diavolo,  alla  malora.     : 


S  iVC  saveì  leze  atro  che  in  tò  so  messa;  esser^ 
come  il  pievano  Arlotto,  il  quale  non  sapea  leg- 
gere  altro  che  nel  suo  libro;  dicesi  ordinariam. 
degli  ignoranti  che  sanno  poco  leggere,  ed  anchc- 
degli  ostinati  nel  loro  proposito. 
S  Nd  saveì  ni  leze  e  ni  scrive;  Esser  illetterato, 

Essere  inalfabeto  o  analfabeto. 
g   Vatt'a  fa  leze;  Va  a   lippa,  lo  dice  spesso  il 
popolo  fior,  per  mandar  uno  in  quel  paese. 

ILiezenda;  s.  f.  Leggenda:  Propriam.  Storiella 
di  poco  pregio  e  per  lo  più  favolosa. 

Uezeud-àio  s.  m.  Leggendario:  Molte  leggende 
raccolte  in  un  volume;  e  dicesi  per  lo  più  Quello 
dei  santi. 

ILtezenn-ai  s.  f.  Pilastro  incassato:  Specie  di 
pilastro  che  a]  parentemente  è  in  gran  parte  in- 
cassato nel  muro,  ma  in  realtà  non  è  che  una 
prominenza  del  muro  stesso;  altrim.  Fascia, 
Contraccolonna. 

Ijiezi^u  s.  f.  Lezione:  Quella  parte  di  scienza 
0  d'arte  insegnala  dal  maestro  volta  per  voltai 
I)  Lezione,  Compito:  Quel  tanto  che  il  maestro 
impone  agli  scolari  di  fare:  Mdstrime  un  pò  a 
leziSn  che  t'ha  dceto  6  meistro;  Famtqi  un  po' ve- 
dere la  lezione  o  il  compito  che  li  diede  il  maestro, 
n  —  Presso  gli  Ecclesiastici  è  Un  breve  capitolo 
tratto  dalle  Scritture  o  da' Santi  Padri,  che  si 
recita  a  mailutino. 

—  dò  semenàio;  Estrazione:  I  cinque  numeri  che 
si  tirano  su  al  giuoco  del  lotto.  T 

S  Dà  leziSn  ;  Dar  lezione,  vale  Insegnare  ad  al- 
trui, Fare  scuola. 

§  Dà  ùnn-a  leziòn;  Dar  una  lezione,  nell'uso  vale 
Castigare,  Riprendere  acremente.  71 

X^ezze  s.  f.  Legge  :  Regola  stabilita  dall'autorità 
divina  ed  umana,  che  obbliga  gli  uomini  ad  al-, 
cune  cose,  e  ne  vieta  loro  alcune  altre  affine  di 
pubblica  utilità;  od  altrim.  L'emanazione  della 
volontà  d'un  superiore,  alla  quale  i  soggetti  deb- 
bono pel  loro  bene  conformare  le  proprie  azioni. 

«  Legge,  per  Lo  studio  della  giurisprudenza. 

«  —  si  prende  anche  figurai,  parlando  per  Le  te-: 
gole  e  per  L'ordine  che  la  natura  ha  posto  nel 
compimento  d'alcune  cose,  onde  dicesi  Le  leggi 
del  moto,  della  refrazione,  ecc. 

—  antiga;  Legge  antica  o  giudaica,  chiamasi  Quella 
legge  che  Mese  diede  agli  Ebrei  dopo  la  fuga 
dall'Egitto,  per  opposizione  a  Quella  di  Gesù 
Cristo,  che  dicesi  Legge  nuova. 

—  divinn-a;  Legge  divina:  Quella  emanata  dal  divin 
Legislatore,  e  che  si  conosce  per  mezzo  della  ri- 
velazione e  della  retta  ragione. 

—  ecclesiastica;  Legge  ecclesiastica  :  Ogni  legge  che 
concerne  la  Chiesa  e  i  suoi  ministri,  o  le  mi^ 
terie  che  hanno  rapporto  colla  Chiesa. 

—  marziale;  Legge  marziale,  così  chiamasi  Quella 
legge  che  ordina  l'uso  della  forza  militare  in  tutti 
quei  casi,  in  cui  la  pubblica  tranquillità  è  com- 
promessa, e  che  l'azione  ordinaria  delle  leggi  è 
troppo  lenta  o  insufficiente  al  bisogno. 

—  naturale;  Legge  naturale:  É  una  regola  che  la 
retta  ragione  addila  agli  uomini  per  dirigere  le 
loro  azioni  e  far  loro  conoscere  ciò  che  è  giusto 
ed  equo,  sìa  ch'essi  vivano  come  particolari,  sia 
ch'essi  formino  parte  d'un  corpo. 

—  néuva;  Legge  nuova,  dicesi  della  Legge  di  Gesù 
Cristo  per  opposizione  a  quella  di  Mosè,  che  ai 
chiama  Legge  antica, 


LIB 


tlB 


471 


-K^^maiux;  Legge  o  Leggi  romane:  Il  complesso 

-jdeHe  leggi,  contenuto  nel  corpo  del  diritto  ci- 

i"TÌle,  fatto  compilare  dall'imperatore  Giustiniano. 

-italica;  Legge  salica:  Soprannome  dato  alle  leggi 

stabilite  nel  regno  di  Francia  dopo  che  i  Francesi 
"  s'impadronirono  delle  Gallie.  Questa  legge,  nei 

paesi  in  cui  è  adottala,  esclude  le  femmine  dalla 

successione  del  trono. 
S  A  necescilcc  a  non  ha  de  lezze;  La  necessità 
'   non  Jia  legge,  dicesi  proverb.  del  Farsi   lecito 

por  necessità  ciò  che  per  legge  è  illecito. 
S  Chi  comanda  fa  lezze;  Chi  comanda  fa  legge, 

-  osasi  dire  comunem.  da  Chi  è  talvolta  costretto 
a  far  checchessia  anche  contro  sua  voglia,  per 

:■"  esser  ciò  stato  imposto  da  persona  che  può,  ed 

alla  quale  egli  è  sottoposto  o  dipendente. 
$  Dà  lezze  a  ùnn-a  persónn-a;   Dar   legge   ad 
.    ODO,  vale  Comandargli. 
S  L'uso  5  fa  lezze;  Uso  fa  legge:  Modo  di  dire  che 

-  vale  Che  la  consuetudine  acquista  forza  di  legge. 
X^ia>  s.  f.  Lira:  Jloneta  d'argento  del  valore  dì 

:   venti  soldi.  Il  valore  dei  soldi  però  è  stato  vario 

?  :sccoDdo  i  tempi,  ed  è  vario  secondo  i  luoghi. 

-*.l»' antica  lira  genovese  corrisponde  oggi  a   80 

"^'centesimi  della  lira  italiana. 

■  -Libbra,  per  Un  peso  comunem.  di  dodici  once. 

S  Paga  Ha,  sodo  e  dina  V.  Dina. 

S  Spende  a  so  Ita  pe  vinti  sòdi;  Spender  la  sna 

'    lira  per  venti  soldi,  vale  Avere  piiì  che  il  conto  suo. 
Ijiamme  s.  m.  Letame:  Paglia  o  Foglie  di 
castagno  o  altra  cosa  simile  infracidata  sotto  le 
bestie  e  mescolata  col  loro  sterco  o  stallatico. 

S  Dà  5  liamme  V.  Alliamà. 
I^ia-mméa.  s.  f.  Letamajo  :  Luogo  dove  si  am- 

:    monta  il  letame. 

JuVosLtt  s.  m.  Libano:  Cordame  di  ginestra  di 
Spagna  o  d'Africa,  che  serve  a  molti  osi  nelle 

-  navi;  altrim.  Stramba. 

T^tlylorèt  s.  m.  Librajo:  Colui  che  vende  libri. 
»  Librajo,  in  Firenze  dicesi  anche  II  legatore  da 
libri. 
]Liil>lbi*aja>  s.  f.  Libreria  e  Libraria:  Stanza  a 
oso  di  tenervi  raccolti  insieme  di    molli  libri, 
-:  disposti  ne'  piani  o  palchetti  degli  scaffali  o  scan- 
sie. Dicesi  anche  con  voce  greca  Biblioteca,  ma 
^'  ftilamente  quando  è  pubblica. 
•»  Libreria,  per  Bottega  dove  si  vendono  libri. 
Xrfil>l>i:*ajetta>  s.  f.  Libreriuccia:  Piccola  li* 

breria  o  Libreria  di  poco  conto. 
X4Ìl>l>x*a.sso  s.  m.  Librone.  Acer,  di  Libro: 

Gran  libro. 
I^ibl>x*ettiii  s.  m.  Librettino,  Libriccino,  Li- 

-  ■  bricciuolo ,  amie.  Libricolo.  Dira,  di  Libretto. 
Iji1>l>x*etto  s.  m.  Libretto.  Dimin.  di  Libro: 

Piccolo  libro, 
il»  Libretto,  per  Qualunque  libriccino,  ordinariam. 
{-bianco,  che  serve  a  vari  usi,  sia  per  iscrivervi 
~  il  ben  servito  rilasciato  ai  servitori,  sia  per  no- 

*  larvi  le  ricevute  del  fitto  pagato,  sia  per  ricordi, 
annotazioni,  ecc.  specificatovi  Puso  a  cui  s'ado- 

*  pera,  come:  Libretto  del  benservito,  del  fitto, 

*  ^i  ricordi ,  ecc. 

'—-da  messa,  de  divozidn;  Libriccino  da  messa, 
di  divozione:  Piccolo  libro,  in  cai  sono  raccolte 
le  preci  da  dirsi  in  tempo  della  messa  ed  altre 

-^^órMioofc  _ 

•a  lieil'apiBrai  Libretto  dell'opera:  li  libro  dell'edera 
e  dei  balli. 


—  d'ou,  d'argento;  Libro,  dicèsi  dai  battilori, la 
riunione  di  foglj  di  carta,  incai  si  pone  l'orò 
e  l'argento  battuti. 

r-iil>l>ro  s.  m.  Libro:  Quantità  di  foglj  cueitt: 

insieme  o  scritti  o  stampati  o  bianchi  ch'egli  sì 

siano,  e  formanti  un  volume,  coperto  o  di  carta; 

0  di  cartoni  o  di  tela,  ecc. 
H  Libro,  pigliasi  anche  per  Un'opera   d'ingegno 

così  in   prosa  come  in  versi,  di  tal  modo  d«^ 

formare  almeno  un  volume, 
n  —  per  Una  delle  parti  principali  in  cui  è  divisa 

Un'opera, 
n  —  per  Registro,  nel  quale  si  scrive  eia  ehe  «: 

riceve  e  si  paga,  ciò  che  si  compra  o  si  vend^ 

—  a  bodoniana;  Libro  alla  bodoniana  V.  À  bo- 
doniana. 

—  arrigóu;  Libro  rigato  :  Libro  bianco  e  col  rigar 

—  co-e  carte  indoce,  marmaesche,  sprùssce;  Libro 
in  carte  dorate,  in  marmo,  spruzzale. 

—  curio;  Libro  cucilo:  Libro,  i  cui  fogli  sono  sem- 
plicemente cuciti  l'un  contro  l'altro,  e  coperti  di 
un  semplice  foglio. 

—  de  cuxinn-a,  de  credensa,  de  cantinn-a;  Qua- 
derno di  cucina,  di  credenza,  di  cantina,  valgono 
Nota  di  carico  e  scarico  del  cuciniere,  del  crr- 
denziere,  del  cantiniere. 

—  de  trenlesei  pagine;  Libro  del  quaranta,  per 
ischerzo  dicesi  del  Mazzo  di  carte  da  giuocarer^ 

—  di  séunni;  Libro  de' sogni:  Libro  simile  ad  un 
piccolo  vocabolario,  dove  a  ciascuna  voce  è  as- 
segnato uno  dei  novanta  numeri  che  si  gioocano 
al  lotto  ;  e  la  gente  credula  e  stolta,  quando  ha 
fatto  alcun  sogno,  va  e  guarda  nel  detto  libro 
che  numeri  sono  apposti  alle  cose  che  ha  so- 
gnalo, e  qnelli  giuoca  al  lotto,  sperando  di  vincerR: 

—  d'òu;  Libro  d'oro:  Chiamavasi  al  tempo  delle 
Repubb.  di  Genova  e  Venezia  Quel  libro  in  cor 
erano  registrale  le  Famiglie  nobili  di  queste  città. 

—  in  brosciùa  ;  Libro  legato  alla  rustica  :  Libro 
legato  senza  raffilarlo  ne'  margini  e  senza  farvi 
ornamenti  di  pelli  o  dorature.  JI 

—  in  gianco;  Libro  bianco:  Libro  di  semplice  carta, 
per  lo  più  rigala,  da  scrivervi  sopra. 

—  in  quarto,  in  ottavo,  in  dózze,  in  texze;  Li- 
bro in  quarto,  in  ottavo,  in  dodicesimo,  in  S€t 
dicesimo:  Libro,  i  cui  foglj  sono  piegali  in  quattro 
parti,  in  otto,  in  dodici,  in  sedici. 

—  interfùggióu;  Libro  interfogli;ilo:  Libro  fra  Fcgi 
foglj  stampati  son  posti  altrettanti  foglj  bianchi  a 
uso  di  privale  giunte,  correzioni,  annotazioni,  ecc. 

— .  meistro;  Libro  maestro,  di'^esi  comunem.  Uno 
dei  libri  principali  nel  tenersi  dei   conti. 

§  Dosso  d5  libbra;  Dorso  e  Dosso:  La  parte  op- 
posta al  davanti.  I  legatori  dicono  Culatta  La 
parte  opposta  al  davanti  nei  libri  legati,  e  Corpo 
La  parte  opposta  al  davanti  nei  libri  cuciti  sola- 
mente e  non  ancora  coperti. 

S  Ligd  un  libbro;  Legare  un  libro,  vale  L'nnire 
insieme  e  cucire  i  fogli  d'un  libro,  e  attaccarli 
tutti  dentro  una  coperta  rigida  di  cartone,  aflBn- 
chè  non  si  raggrinzino  e  il  libro  lungamente  si 
conservi. 

%  Li  gaio  da  libbri;  Legatore  V.  Ligató. 

$  Mette  a  libbio;  Mettere  a  libro,  vale  Scrivere 
al  libro.  Passar  le  parlile.  - 

%  Parla  cdmme  un  libbra  ttampóu;  Parlar  ap- 
pnntato  e  bene.    -  :  ...: 

S  5errd  fi /i66ro;  Ripiegare  ihliiHro* 


472 


LIG 


LIG 


S  Tegnt  i  libbri;  Tener  i  libri,  vale  Scrivere  i 
.  "conti  ai  libri. 
]liil>l>x>ùsso  s.  m.  Libressa:  Libro  sciocco  e 

di  nessun  pregio. 

Xjilborà.  V,  a.  Liberare,  antic.  Scapolare:  Dare 

libertà,  Metter  in  libertà;  Sciogliere,  Prosciogliere. 

»  Liberare,  Scampare,  Trarre  di  pericolo.  Salvare. 

p  —  Francare,  ^  Esentare,  Esimere  da  un  aggravio, 

da  una  spesa,  da  un  incomodo  e  sim. 
S  Liberdse  n.  p.  Liberarsi  :  Porsi  in  libertà,  To- 
gliersi a  un  perìcolo. 
V  —  do  ùnn-a  persdnn-a;  Sgabellarsi  d'alcuno, 
Liberarsene. 
X^i1bex>a<td  s.  m.  Liberatore:  Chi  libera. 
ILiÌlbe]:*tse  s.  f.  Libertà:  Immunità  da  sogge- 
zione, Podestà  di  vivere,  d'operare  a  suo  talento. 
n  Libertà,  parlandosi  d'uno  Stato,  d'una  provincia, 
d'una  città,  si  dice  Quello  che  si  governa  da  sé 
"colle  sue  proprie  leggi,  ed  anche  Lo  stato  dei 
cittadini  che  vivono  in  patria  libera;  contr.  di 
Schiavitù,  Servitù. 
M  —  per  l'opposto  di  Prigionia,  di  Cattività. 
»  —  per  Lo  stato  d'un  cuor  libero,  d'un  cuore 

scevro  da  passione  amorosa. 
n  —  per  Maniera  di  trattar  libera,  familiare,  ardita, 
w  —  per  La  facoltà  di  fare  e  non  fare.  Permesso, 
Concessione. 
—  de  cdnscensa;  Libertà  di  coscienza:  Diritto  che 
altri  ha  di  attenersi  a  quelle  opinioni  religiose 
ch'egli  repula  conformi  alla  verità  senza  poter 
essere  molestato  dall'autorità  pubblica;  il  qual 
diritto  si  concede  in  alcuni  Stati  e  in  altri  no. 
%  A  statua  da  libertm;  La  statua  della  libertà: 
Donna  con  berretto  frigio  e  che  imbraccia  un'asta 
sormontata  dallo  slesso  berretto;  rappresenta  una 
Repubblica. 
%  Dà  a  libertw;  Dar  la  libertà.  Far  libero. 
S  Erboo  da  libertce;  Albero  della  libertà:  Quel- 
l'albero, in  cui  sta  innalzato  nn  berretto  frigio  a 
insegna  di  libertà. 
S  Piggiàse  troppa  libertce;  Usar  con  soverchia 
famigliarità,  Prendersi  alcune  licenze. 
Xjil>ex*tiii  add.  Libertino,  Licenzioso,  Dissoluto, 
Scostumato,  Cianghellino:  Sregolato  ne' costumi 
e  nei  modi,  Uomo  dato  al  libertinaggio. 
Iji§9i  s.  m.  pi.  Licci.  T.  tessit.  Filo  torto  a  uso 
di  spago,  del  quale  si  servono  i  tessitori  per  alzar 
e  abbassare  le  fila  dell'ordito  nel  tesser  le  tele, 
ù  |Liiceiizià<  V.  a.  Licenziare,  Allicenziare,  Ac- 
*  "    commialare,  Dar  commiato,  Congedare  :  Mandar 
a  spasso,  Mandar  via. 
S  Licenzidse  n.  p.  Licenziarsi,  Pigliar  commiato, 
Accommiatarsi,  Congedarsi  :  Andarsene  senza  es- 
.  -"   sere  forzalo  o  cacciato. 
I^icòx*i  s.  m.  pi.  Liquori  e  Licori:  Chiamansi 
con  tal  nome  Tulle  le  bevande  spiritose,  come 
rum,  acquavite,  rosolj,  ecc. 
Xjig^a;  s.  f.  Lega,  Unione,  Collegamento. 
Il  Lega,  Qualità,  ed  è  proprio  de'  metalli,  ma  più 
veramente  si  dice  delle  Mescolanze  loro,  secondo 
diverse  proporzioni,  e  dei  composti  che  risultano 
da  queste  mescolanze. 
S  Fd  liga  con  ùnn-a  pers5nn-a  ;  Far  lega  con  uno, 
vale  Unirsi  ad  esso,  Star  bene  con  esso. 
Iji^à.  V.  a.  Legare  e  Ligare,  ma  pochiss.  usato: 
Stringer  con  fune  o  catena  o  altra  sorta  di  le- 
game checchessia  o  per  conglungerlo  insieme  o 
per  rattenerlo,  opposto  a  Sciorre. 


»  Legare,  figurai,  per  Incatenare  il  cuore,  Catlivarè^ 
Il  —  Usato  in  senso  neut.,  vale  Far  lega.  Star  bene 
insieme.  Andar  d'accordo:  Lìgan  ben  fra  de  lo; 
Legano  assai  bene  fra  loro. 
^  e  bestie  ùnn-a  doppo  l'atra;  Accodare,  dicesi 
delle  bestie  da  soma,  che  nell'andar  molte  insieme 
si  legano  in  maniera  che  la  testa  d'una  sia  vi- 
cina alla  coda  dell'altra. 

—  e  moen  a  ùnn-a  persònn-a;  Legar  altrui  le  mani, 
figur.  vale  Impedirgli  l'operare  in  alcuna  cosa. 

—  e  notte;  Legar  le  note.  T.  mus.  Eseguire  più 
suoni  con  dolce  e  non  interrotto  respiro,  quasi 
leggermente  sdrucciolare  colla  voce  da  una  5I- 
l'altra  nota. 

—  i  cavelli;  Rannodare  i  capelli  V.  Cavello. 

—  j  chen  co-e  sàsisse  Y.  Can. 

—  un  libbra  V.  Libbro. 

—  ùnn-a  pers5nn-a;  Legare,  Obbligare,  Costringere 
uno  a  fare  0  non  fare  checchessia. 

—  ùnn-a  réua  ;  Razzare  una  ruota  :  Impedirle  di 
girare  mediante  una  catena  0  corda  attaccata  al  carro 
e  avvolta  intorno  a  una  delle  razze  d'essa  ruota. 

§  Liga  a  cagna  che  d  can  d  l'è  castigóu  V.  Can. 

g  Liga  l'cize  dóve  véu  0  padròn  V.  Aze. 

§  Ligdse  n.  p.  Legarsi:  Privarsi  della  libertà,  e 

dicesi  generalmente  di  chi  piglia  moglie, 
n  Legarsi,  Vincolarsi  :  Obbligarsi  con  alcuno  0  per 
parole  0  per  iscrittura,  0  per  benefizi  0  per 
cortesia. 
S  Ligdsela  a  un  dìo  V.  D'io. 
Xjig'a.lba.lle  s.  m.  Imballatore  :  Quegli  che  im- 
balla le  mercanzie  che  debbonsi  trasportare. 
Ijig>a.d.ùe  s.  f.  pi.  Legature.  T.  mar.  Passate 
successive,  vicine  e  strette,  fatte  con  un  cavo 
intorno  agli  oggetti  che  si  voglion  legare. 
Hiig-a.g-g'ia.  s.  f.  Legacela,  Legaccio,  Legac- 
ciolo: Qualunque  cosa  con  che  si  legano  balle, 
fastelli  e  simili. 
Il  Calza:  Strjsciolìna  di  panno  cucita  à  una  gamba 

d'un  pollo  vagante  per  contrassegnarlo. 
S  Dd  dd  sacco  a  ligaggia;  Dar  del  sacco  le  corde: 
Dar  altrui  della  cosa  che  gli  spetta  il  minimo 
che  si  può. 
XjiS'aniiii.e  s.  m.  Legaccio,  Legacciolo:  Quello 
con  cui  si  legano  le  cake  cingendo  la  gamba; 
allrim.  Becca. 
luig-a^tò  eia  lil>lbri5  Legatore  e  a  Siena 
Rilegatore:  Colui  che  fa  il  mestiere  di  legar  libri. 
XAssLtixeh  s.  f.  Legatura,  Legamento  :  II  legame 
ed  anche  Quello  spazio  che  è  cinto  dal  legame, 
n  Legatura,  presso  i  libraj  L'atto  di  legare  un  li- 
bro e  La  maniera  ond'egli  è  legato.  Ce  n'ha  di 
più  sorte  come  :  La  legatura  intiera,  in  pelle,  in 
caria  pecora,  alla  bodoniana,  all'olandese,  mezza 
legatura,  ecc. 
Il  —  per  Briga,  Noj'a,  e  meglio  per  Qualunque  cosa 
che  impacci  la  propria  libertà:  Mi  n5  véuggio 
de  queste  ligatùe  ;  lo  non  voglio  siffatte  legature. 
I^ìg-azión  V.  Ligatùa  nell'ultimo  signif. 
Lig-g-ia  s.  f.  Greppo  :  Luogo  dirupato  e  sco- 
sceso; altrim.  Balza,  Dirupo,  Bricca,  Burrone. 
I^ìg>uéu  s.  m.  Legnuolo.  T.  funaj.  Quel  com- 
posto di  più  fila  attorte  con  cui  si  formano  i  cavi 
0  canapi,  che  anche  dicesi  Cordone  e  Tréfolo. 

—  de  cavelli;  Ciocca  di  capelli,  Mucchietto  di  capelli. 

—  de  Un;  Lucìgnolo:  Una  di  quelle  parti  ond'è 
composto  il  mazzo  di  lino. 

"JLiigtiéxLeb  s.  f.  Filo  della  sinopia:  Filo  intinto 


LIM 


LIP 


478 


nella  sinopia  (senéuioj,  col  quale  i  segatori  e  i 
carpentieri  segnano  il  pancone  per  segarlo  o  ta  • 
gliarlo  coH'ascia. 
S  Ommo  de  lignina  ;  Uomo  di  garbo,  di  ricapilo, 
di  buon  conio,  degno  di  stima. 

X^illà.  s.  m.  Siringa,  e  volg.  Lilla.  T.  bot.  Sy~ 
ringa  vulgaris.  Bell'arbusto,  ornamento  de' giar- 
dini, per  l'eleganza  e  la  fragranza  de'  suoi  fiori, 
che  produconsi  dal  maggio  al  luglio.  Havvene 
an'  altra  specie  detta  da  Linneo  Philadelphus 
coronarius. 
%  Co  de  lillà;  Gridellino:  Colore  tra  bigio  e  rosso. 

I^illin  V.  Livio. 

Xrfixnità.  V.  a.  Limitare:  Por  limite,  termine, 
confine,  Circoscrivere,  Rislrignere. 
S  Limitàse  n.  p.  Limitarsi,  Ristrignersi,  Moderarsi, 
n  —  ne-a  speiza  ;  Vivere  assegnato,  Usar  parsi- 

•     monia,  Parcheggiare. 

JLiim.nxeL  s.  f.  Lima:  Slrum.  meccanico  di  verga 
d'acciajo,  dentato  e  di  superficie  aspra,  che  serve 
per  assottigliare  o  pulire  ferro,  marmo,  pietra, 
legno  e  allre  materie  solide.  Ve  n'ha  di  più  qua- 
lità: Lime  piatte,  tonde,  quadre,  triangolari,  a 
sghembo  o  a  coltello,  a  taglio,  a  raspa,  a  tra- 
foro, trapezie,  gentili,  ecc.  Gli  oriuolai  hanno 
anch'essi  le  loro  lime  particolari,  e  per  lo  più  ri- 
tengono in  italiano  lo  stesso  nome  che  nel  dialetto. 
«I  Lima,  dicesi  figurai.  Il  pulire  e  dare  l' ultima 
mano  agli  scritti  proprj. 

—  sórda;  Lima  sorda,  dicesi  Quella  che  sega  senza 
far  romore;  e  figurai,  di  Chi  opera  copertamente 
e  dissimulato. 

Uimuià.  V.  a.  Limare:  Assottigliare  o  Pulire 
"      colla  lima. 
n  Limare,  flgur.  Rodere,  Consumare,  Travagliare, 
Crucciare. 
-  «  —  Pure  metaf.  Elaborare,  Ripulire,  Perfezionare, 
e  dicesi  d'opera  d'ingegno. 

ILinimà.  s.  f.  Colpo  di  lima. 

IjiixLiiia.g'g-ia.  s.  f.  Limatura:  Quella  polvere 
che  Cade  dal  ferro  che  si  lima. 

Xjlmiu.a.tùai  s.  f.  Limatura  :  Il  risaltato  del 
limare. 

X.iixxi.niotto  s.  m.  Limuzza  da  traforo  :  Specie 
di  lima  rotonda  e  appuntata.  Ve  n'ha  delle  grandi 
e  delle  piccole. 

lL«iin.^rL  s.  m.  Limone.  T.  hot.  Citrus  medica. 
Pianta  simile  al  cedro,  che  fa  i  fiori  bianchi  odo- 
rosissimi ;  il  frutto  più  0  meno  bislungo,  appun- 
tato, e  che  pur  dicesi  Limone;  anzi  più  volen- 
tieri dicesi  del  frutto,  cliè  quando  vuoisi  dire  la 
Pianta,  si  dice  p  ù  comunem.  Pianta  di  limone. 

—  dSce;  Lomìa  e  Lumìa,  Lima  :  Specie  di  limone  ber- 
Boccolulo  e  di  molta  scorza,  con  poco  sugo,  ma 
dolce  e  soave  di  sapore.  La  pianta,  detta  Limone  a 
frutto  dolce,  e  dai  Botan.  Citrus  limonum  dulcis, 
è  di  bello  aspetto  e  mollo  produttiva;  i  fiori  sono 
lavali  di  roseo  cupo,  le  foglie  d'un  verde  pallido 
a  lungo  picciuolo,  molto  ottuse  alla  sommità. 

S  Agro  de  limdn;  Agro  di  limone  V.  Agro. 
\  Suga  de  limdn;  Buccia  ed  a  Fir.  Bucchia  V. 
Bùga. 
'  S  Quello  chi  vende  limoih;  Limonajo. 
S  Spremme   i   limoin  :   Strizzare   i    limoni   V. 
Spremme. 
Ijiiii.dna.tai  s.  f.  Limonéa,  ed  or  comuném. 
Limonata:  Sorla  di  bevanda  fatta  con  aeqaa,  eqc- 
ehero  e  agro  di  Unione. 


Xjimonetto  s.  m.  Limonello.  T.  bot.  Citrtu 
limonum  parvus.  Pianta  di  robusta  vegetazione, 
che  riesce  bene  in  spalliera  ed  alto  fusto;  i  suoi 
fruiti,  piccoli,  abbondantissimi  e  ricchi  d'acido. 
I^ixn.ox.iiiSL  s.  f.  Limosina,  Elemosina  :  Ciò  che 
si  dà  ai  poveri  o  alla  Chiesa  per  carità. 

t)  Limosina,  per  II  danaro  che  si  dà  per  la  cele- 
brazione delle  messe. 

S  Andò,  pe  limoxina;  Limosinare,  Elemosinare: 
Andar  cercando  limosina.  Questuare,  Mendicare, 
Andar  accattando  e  all'accatto. 

S  Chi  fa  limoxina  a-o  ricco  5  diao  ò  se  ne  rie 
V.  Diao. 

%  Fa  limoxina;  Far  limosina,  Dar  limosina:  Far 
carità  o  la  carità. 

%  Quello  chi  fa  de  limòxine  V.  Limoxiné  nel 
i"  significato. 

§  Vive  de  limòxine  ;  Viver  di  limosine,  Reggersi 
0  Campare  d'accatto. 
Xjini.o:x:iiié  s.  m.  Limosiiiiere ,   Limosiniero, 
Limosinario:  Che  dà  o  fa  limosine. 

n  Limosiniere  ed  Elemosiniere  :  Nome  di  dignità 
nelle  Corti,  e  dicesi  di  Qaell'ufliziale,  generalm. 
ecclesiastico,  deputato  a  distribuire,  secondo  giu- 
stizia, quella  quantità  di  danaro  che  i  principi 
destinano  per  soccorso  dei  bisognosi. 
XjÌU.  s.  m.  Lino.  T.  bot.  Linum  usitaiissimum. 
Pianta,  dalla  quale,  secca  e  maturata,  si  cava 
materia  alla  a  filarsi  per  far  panni,  detti  per  ciò 
Panni  lini. 
—  sarvcego  ;  Linaria,  e  volgarm.  Lino  salvatico.  T. 
botan.  Anlhyrrinum  linaria.  Pianta  che  ha  gli 
steli  diritti,  le  foglie  strette,  lineari,  ammucchiate, 
i  fiori  d'un  giallo  canarino,  a  spiga.  Fiorisce 
nell'estate  fino  all'autunno,  ed  è  comune  ne' campi 
e  ne'  prati. 

§  Aveì  cìU  poco  Un  in  scià  ròcca  V.  Aveì.^ 

S  Éiiio  de  Un;  Olio  di  lino  odi  linseme  V.  iSuto. 

g  Quello  chi  vende  Un;  Linajuolo. 

S  Semensa  de  Un;  Seme  di   lino.  Lino  seme, 
Linseme. 
Xjìu^iia.  V.  Lengiia. 
IL^ìnòu  s.  m.  Rensa,  Renso,  Tela  di  rensa:  Sorla 

di  tela  di  lino  bianca  e  assai  fine. 
I^ión.  s.  m.  Leone  e  Lione,  la  femm.  Leonessa 
e  Lionessa.  T.  zool.  Felis  /eo. .Quadrupede  della 
famiglia  de' Galli  e  dell'ordine  de' Carnivori,  chia- 
malo comunem.  Re  delle  fiere.  È  animale  for- 
tissimo, coraggiosissimo;  di  aspetto  maestoso  e 
portamento  grave;  rugge  con  voce  terribile;  una 
lunga  chioma,  detta  Giubba,  gli  scende  dalla  testa 
e  dal  collo,  e  gli  cuopre  la  parte  anteriore  del 
corpo.  La  femmina  è  senza  chioma. 

I)  Leone,  è  anche  il  nome  d'Uno  de' segni  celesti, 
ed  è  il  quinto  dello  Zodiaco. 

S  Aveì  un  chèu  da  U5n  V.  Chéu. 

S  Bocca  de  Uon;  Bocca  di  leone  V.  BScca. 

%  Cóa  de  liòn;  Coda  di  leone  V.  Càa. 

S  $ó  in  liòn;  Solleone  e  Sollione:  Il  tempo  in  cui 
il  sole  trovasi  nel  segno  del  leone. 
X^iouf^ute  V.  Elefante. 
Ijiopard.0  s.  m.  Leopardo  e  Liopardo.  T.  zoo!. 
FeUs  leopardtis.  Animale  nel  corso  velocissimo  e 
simile  al  tigre,  di  color  leonino  indanajato  di  nero. 
Xjippa.  s.  f.  Lippa:  Mazzetta  appuntala  da' due 
capi  che  serve  ad  un  giuoco  detto  da'  fanciulli 
a  Firenze  Are  buse;  percaotesi  con  un*  ma??a 
più  lunga  e  si  fa  saltare  in  aria, 


iU 


LIS 


LIV 


$  Vanni  a  zùgà  a  lippa;  Va  a  giocare  a'noc- 
ejoli,  si  dice  per  disprezzo  verso  alcuno,  e  sl- 
.  ?gnifica  :  Tu  non  sai  giocar  punlo  o  vero,  Tu  non 
t:ìm  maggior  giudizio  di  quei  ch'abbia  un  fanciullo. 
%  Zàgd  à  lippa;  Giocare  alia  lippa. 
X>ìq.uidLa<  v.  a.  Liquidare:  Parlandosi  di  cre- 
i;.diio  0  qualsivoglia  altra  cosa,  vale  Metterlo  in 
/dichiaro,  Mostrare  quale  esso  è  in  ciascuna  parte; 
i  che  anche  dicesi  Lucidare. 
— !  a  roba,  i  beni,  ecc.;  Metter  la  roba,  I  beni  al- 
:ii l'asta,  Venderli,  Disfarsene;  nel  senso  per  lo  più 
ed!  Sciupare,  Dar  fondo  a' suoi  averi. 
Xiiq.vLid.a;tò  s.  m.  Liquidatore.  Voce  dell'uso: 
Impiegato  che  accudisce  a  liquidare  crediti   e 
debiti,  assegnandone,  per  via  di  calcolo,  ad  ognuno 
la  giusta  sua  tangente. 
Xjiquida^zìóii  s.  f.  Liquidazione  :  In  generale 
è  L'atto  di  mettere  in  chiaro,  di  determinare 
6i  qualche  cosa.  In  diritto,  dicesi  della  Riduzione 
sylé  fissazione  in  una  certa  somma  o  quantità  di 
una  cosa,  di  cui  il  valore  o  la  quantità  non  era 
stabilito. 
Xjiq.ui<lòii  add.  Liquidato,  dicesi  di  Conto, 

Debito  0  sim.  messo  in  chiaro. 
Xjiq.iiox*ista<  s.  m.  Liquorista.  Voce  d'uso  co- 
mune: Colui  che  fa  e  vende  liquori,  come  rum, 
acquavite,  rosolj,  ecc. 
Xjisca<  s.  f.  Sala:  Pianta  palustre  a  foglie  strette, 
lunghissime,  acute,  lisce,  tenaci ,  le  quali  seccate 
e je  serbate,  poi  all'uopo  inumidite  e  attorte  in 
corde,  si  adoperano  a  impagliar  seggiole  e  a  vestir 
f!)' -fiaschi. 

it:  Carice,  Caretto,  Sala  di  padule:  Altra  specie  di 
sJ'Tpianta,  di  cui  i  boitaj  si  servono  per  meglio  si- 
gillare le  doghe  delle  botti. 
Xjisoià  V.  a.  Lisciare,  Ligiare  :  Stropicciare  una 
cosa  per  farla  pulita  e  bella  e  morbida. 
«cLisciare,  fgur.  Adulare,  Piaggiare,  che  anche  di- 
1  cesi  Ugner  gli  stivali.  Insaponare,  Lisciar  la  coda. 
%iLiscidse  n.  p.  Lisciarsi,  Imbucatarsi,  Ripicchiarsi, 
A  Strebbiarsi,  Allindirsi,  Raffazzonarsi  ;  e  dicesi  per 

lo  più  delle  donne. 
Uisciaitùai  s.  f.  Lisciatura  :   Il  lisciare  o  II 

lisciarsi. 
Itiselo  (Piggià  o);  Pigliar  l'ambio  o  l'ambulo: 
Andarsene. 
%:Fà  piggià  ò  liscio;  Dar  l'ambio  o  l'ambulo: 
Mandar  via. 
Xjìscì^  add.  Liscio,  Morbido,  conlr.  di  Ruvido. 
S  A  non  é  cosci  liscia;  Non  è  così  liscia,  dicesi 
di  Cosa  che  non  sia  schietta,  sincera,  ma  sotto 
cui  si  asconda  malizia  o  frode. 
S  Passasela  liscia;  Passarla  liscia,  vale  Passarsela 
'  jeggermente,  senza  danno  o  castigo. 
ILiiso  add   Mal  lievito  o  Mal  levitato,  e  dicesi 
di  Pane. 
•»  Ragnato:  Aggiunto  a  vestito.  Quello  che  comincia 
ad  esser  logoro  e  spera  (stralùxe)  in  più  luoghi. 
**%  Ese  ancSn  liso;  Essere  ancor  digiuno, Non  aver 

t: ^ancora  mangiato  nulla. 
Xuìsta.  s.  f.  Lista  e  Listra,   ma  meno  usato: 
Striscia  lunga  di  checchessia. 
S  Èse  misso  in  lista;  Andar  in  lista:  Esser  de- 
scritto nella  lista. 
!§  In  coppo  de  lista  ;  A  o  In  capo  di  lista,  cioè 
■  'f-'H  primo  a  far  checchessia. 
S  In  fondo  de  lista;  A  pie  o  A  piede  o  In  fine 
,'::éì  Mb,  cioè  L'ultimo,  - 


^  Fd  a  lista;  Tener  la  lista,  dicesi  nelle  scuole 
del  Tenere  la  nota  degli  scolari  inquieti  e  ne- 
gligenti. CL.Z 
S  Mette  in  lista;  Metter  in  lista:  Numerare,  Bac- 
corre  11  novero. 
X^itig-à;  V.  n.  LUigare,  Liticare,  Liligiare,  Pia- 
tire: Contendere  in  giudizio. 
»  Litigare,  in  genere  vale  Contrastare,  Disputare, 
Contendere.  :  jr 

—  co-a  morte;  Piatire  co'  cimiteri,  Aver  h  bocca 
sulla  bara,  Aver  un  piede  nella  fossa.  Esser  vialà 
vialà  :  Esser  vicino  a  morire. 

—  5  disnd  co-a  genn-a  V.  Cenn-a. 
I.iitig|a<ute  s.  m.  Litigante,  Litigatore:  Colai 

che  litiga. 
S  Fra  dui  litiganti  B  terso  5  gode  V;  Godi,  ■:■ 

ILiitig'li.iii  s.  m.  Litigone,  Piatitore,  Litigi.osc^ 
Lilicoso  :  Uom  vago  di  litigare,  che  volentiecì 
litiga. 

IL4Ìtog'X*a<£a  v.  a.  Litografare.  Voce  d'uso: 
Dipingere  o  Scrivere  sulla  pietra  per  istampare 
e  rendere  i  disegni  e  i  caratteri  sulla  carta. 

Xjitro  s.  m.  Litro:  Unità  delle  misure  decimali 
di  capacità,  ed  è  un  decimetro  cubo;  esso  serve 
ugualmente  per  le  misure  di  capacità  per  te 
materie  asciutte  che  pei  liquidi. 

Xiivellà,  V.  a.  Livellare  :  Misurare  col  livello, 
cioè  Riconoscere  con  esso  se  una  serie  di  punii 
una  linea  o  un  piano  sono  orizzontali  o  qaanU 
ne  sia  l'inclinazione.  :; 

Xjivellaziòn.  s.  f.  Livellazione,  Livellamento: 
L'atto  di  livellare  un  tratto  di  terreno  o  altro 
per  riconoscerne  la  pendenza.  .  ; 

Ijivelletta  s.  f.  Biffa  :  Asta  che  si  con0c(à 
in  terra,  con  in  cima  un  oggetto  o  scopo  bianco, 
come  pezznolo  di  carta  o  simile,  onde  poterlo 
osservare  a  notevole  distanza  per  traguardare, 
levar  di  pianta  o  fare  altre  operazioni  di  livel- 
lazione, di  agrimensura,  ecc. 

Livio  s.  ra.  Mughetto,  Giglio  di  maggio,  Gljgli© 
delle  valli.  T.  bot.  Convallaria  majatis.  Pian- 
ticella comunem.  coltivata  sui  bordi  delle  ajuple. 
É  vivace,  serpeggiante;  ha  le  foglie  radicali,  ovate, 
accartocciate,  appuntate  con  vene  longitudinali; 
i  fiori  pendenti  a  spiga  per  una  parte,  quasi  glor- 
bosi,  peduncolati,  bianchi,  soavemente  odorosi. 
Fiorisce  nella  primavera. 

I-iivoIlo  s.  m.  Livello  :  Piano  orizzontale, 
n  Livello  :  T.  gener.  d'Ogni  strum.  acconcio  a,  far 
conoscere  se  una  linea  o  un  piano  siano  paral- 
leli all'orizzonte,  e  quanta  ne  sia  l'inclinazione. 

—  da  massachen,  ecc.;  Archipènzolo  o  Livello  a 
pendolo  :  Triangolo  di  legno,  dal  cui  vertice  pende 
per  una  funicella  una  pallottoletta  di  piombo,  la 
qual  funicella  col  suo  preciso  adagiarsi  in  una 
fessurina  fatta  a  mezzo  il  lato  di  base  del  trian- 
golo stesso,  addita  ai  muratori,  tagliapietre  e  sim. 
il  piano  0  il  piombo  esatto  nei  loro  lavori. 

S  Èse  a  livello;  Andare,  Stare  o  Essere  a  livello 
cioè  allo  stesso  piano  ;  e  fìgurat.  Andar  del  pari. 

S  Ito  a  livello;  Tiro  a  livello:  Nell'arte  della  guerra 
dicesi  II  tiro  d'artiglieria  parallelo  al  piano  ;  della, 
altrim.  Tiro  di  punlo  in  bianco. 
Livello  s.  m.  Livello.  T.  kg.  Censo  che  si 
paga  al  padrone  diretto  de'  beni  stabili  da  chi 
ne  gode  il  frutto ^  altrim.  Enfiteusi,  Cànone;  .Z 

«  Livello,  dicesi  anche  di  Quel  censi  che  sidpa- 
gano  per  allri  titoli,  come  queHi  ehe  si  danno 


LOA 


LOD 


475 


-  t  monaci  o- monache  dorante  la  loro  vita  per 
loro  uso  particolare. 
XjÒ  s.  m.  Barchetta.  T.  mar.  Qael  settore  circo- 
lare di  legno  che,  attaccato  ad  nna  sàgola  divisa 
in  parli  eguali,  serve  a  misarare  la  velocità  della 

■  nave,  ossia  il  cammino  percorso;  per  estens.  chia- 
masi pure  Barchetta  il  settore,  la  sagola  ed  il  na- 

■  spo  0  molinello- sul  quale  è  avvolta,  presi  insieme. 
1^6  s.  m.  Lopo.  T.  zool.  Canis  lupus.  Quadrupede 

del  genere  e  della  famiglia  de' Cani  e  dell'ordine 
'  de' Carnivori:  Animale  voracissimo  e  assai  destro 
al  predare;  ha  la  coda  coperta  di  lungo  pelo  e 
la  porta  ora  penzoloni,  ora  serrala  tra  le  gambe. 
Il  color  più  comune  del  pelo  è  gialliccio-brano, 
misto  di  bianco  e  grigio. 
S  Andd  in  bócca  a-o  lo  V.  Bócca. 
$  Avei  ùnn-a  famme  da  lai  V.  Famme. 
S  Chi  pSgua  se  fa  d  là  ó  se  a  mangia  ;  Chi  pe- 
cora si  fa,  il  lupo  la  mangia,  ovv.  Chi  canto  si 
fa,  tutti  i  cani  gli  pisciano  addosso.  Prov.  che 
vale  Chi  non  si  risente  delle  ingiurie  piccole  dà 
occasione  che  gliene  sien  fatte  delle  grandi. 
S' Daghe  a-o  16,  ovv.  Dceghe  tutti  ch'6  l'è  5  là 

V.  Dà. 
%  E  pègoe  cdntce  5  lo  S  se  e  mangia  ;  Le  pecore 
conte  0  annoverate  le  mangia  il  lupo,  dicesi  di 
Cose  che  si  contano  e  si  ricontano,  ma  non  si 
custodiscono. 
S  Loffa  de  là  V.  sotto    Vescia  de  lo. 
S  Mangia  cdmme  un  lo;  Abborracciarsi,  Affollarsi, 
t.  Diluviare,  Divorare,  Fare  guasto,  Sbasoffiare,  Scnf- 
'  Care,  Mangiare  a  riciso,  Lupeggiarsi  checchessia. 
S  Non  ese  né  can  né  là  V.  Can. 
%  O  l'ha  visto  S  là  ;  Ha  veduto  il  lupo,  o  Egli  è 
«Citato  veduto  o  guardato  dal  lupo, si  dice  Quando 
e:  Puomo  è  afflocato,  essendo  stato  creduto  da  al- 
'  euni  nei  tempi  d'ignoranza  delle  cose  naturali 
che  chi  è  vedalo  dal  lupo  prima  ch'ei  vegga  lui, 
affiochì. 
%  OlóBnS  mangia  de  lo;  Il  lupo  non  mangia  carne 
-■■  del  lupo,  Cane  non  mangia  cane.  Corvi  con  corvi 
-:  non  si  beccano  gli  occhi.  Prov.  che  valgono  che 
,i  Le  persone  di  eguale  condizione  non  si  recan 
.   danno  fra  loro. 

5  Setto  cSmme  in  bócca  a-o  lo;  Bujocome  in  gola. 
S  Te  chi  5  là  chi  te  mangia;  Ecco  il  lupo,  lo 

dicono  le  mamme  per  far  paura  a'  bambini. 
S  Vescia  de  lo;  Vescia  di  lupo,  Vescia  lupaja. 
:-T.  bot.  Lycoperdon  bovista.  Specie  di  fungo  di 
-'forma  rotondata;  nella  sua  prima  età  è  solido, 
e  mangereccio,  ma  insipido.  Nasce  in  maggio,  ma 
i  più  abbondantemente   in   settembre  e  ottobre; 
ff"  trovasi  nei  boschi  tra  le  erbe  e  specialm.  tra  i 
il  jnuscbj,  riunito  ad  altri  della  sua  specie  in  nn- 
f  r  mero  indeterminato.  Quando  è  maturo  si  fende 
-;  al  vertice,  e  dall'apenura  che  producesi  lancia 
:  fuori  la  polvere  seminale  a  guisa  di  fumo,  la 
qual  diffondesi  immediatamente   nell'atmosfera, 
lasciandone  la  sola  pelle  arida,  vuota  e  fragilis- 
sima ;  questa  polvere  ha  la  proprietà  d'arrestare 
:    le  emorragie. 
Xrfò;  Eglino  od  Elleno:  Pron.  person.  d'ambedue 
1  generi  e  di  terza  pers.  del  plur.  Nei  casi  ob- 
bliqui  fa  Loro,  riferendosi  tanto  al  maschio  che 
alla  femmina. 
XaòebggÌQ  s.  m.  Babbaleo,  Seempione,  Mellone, 
i. Bietolone,  Marzocco,  Pappaceci,  Balogio,  Bescio, 
e.'?  jfcc.,  dieeii  d'Uomo  scimunito  e  goffo. 


IjGa,sso  s.  m.  Lapo  marino,  Tose.  Ragno,  Rom, 
Spigola  e  Lopazzn.  T.  itliol.  Labrax  luptu.  Pe- 
sce di  mare  del  genere  de'Cenlropomi,  che  fre- 
quenta l'Adriatico  e  tulio  il  Mediterraneo;  ama 
le  foci  de'  lìumi  e  delie  larghe  fiumane,  pressò 
cui  depone  le  sue  uova.  Ha  la  carne  delicatissima,^ 
ed  è  perciò  mollo  ricercato  per  le  imbandigioni 
delle  mense;  è  di  color  cileslro,  nericcio  sul  dorso 
ed  una  macchia  nera  gli  si  scorge  sulla  punta 
esteriore  d^gli  opercoli.  È  arditissimo  e  voracis- 
simo, motivo  per  cui  gli  venne  dato  il  nome  di 
Lupo;  nuota  con  frequenza  mollo  a  fior  d'acqua. 
Si  pesca  tutto  l'anno  e  con  varie  sorti  di  reti, 
ma  la  stagione  più  favorevole  per  prenderlo  è 
comunem.  al  terminar  delia  slate. 

l^ol>l>ia.  s.  f.  Arcuccio  :  Arnese  arcato  fatto  di 
strisce  di  legno,  che  si  tiene  sulla  zana  a' bam- 
bini per  tener  sollalzate  le  coperte  che  non  gli 
affoghino,  o  il  zanzariere  per  difenderli  dalle 
zanzare  e  dalle  mosche;  dicesl  anche  Arcocchio 
e  Cassetta. 

—  d'un  barco;  Tenda  :  Riparo  di  tela  che  si  di- 
stende al  disopra  della  coperta  per  difenderla  dati 
raggi  del  sole  o  dalla  pioggia;  perciò  distinguonsi 
le  tele  d'estate  o  pel  sole,  e  le  tende  d'inverno^ 
per  la  pioggia.  Le  tende  delle  lance   chiamansi 
Tendaletti,  come  quella  delie  sentinelle. 

ILiOca^lità  s.  f.  Località,  Posizione,  Situazione.! 

I^oca.tà.io  s.m.  Locatario:  Chi  prende  adaffitlo. 

Locato  s.  m.  Locatore  :  Chi  loca  o  dà  a  fitto 
0  appigiona. 

Location  s.  f.  Locazione:  Contratto,  col  quale 
il  proprietario  di  beni  slabili  concede  altrui  l'uso 
dei  medesimi  per  un  tempo  determinato  mediante 
un  correspellivo. 
«  Locazione,  per  La  scritta  che  contiene  lo  stessC 
contralto. 

ILiOCcià  V.  n.  Tentennare,  Trcballare;  ma  eoa 
questa  differenza,  che  Tentennare  dicesi  propr. 
d'una  cosa  che  non  essendo  ben  fitta  in  un  luogo 
dà  segno  di  muoversi  e  d'uscire;  Traballare  6 
Tentennare  dicesi  di  quelle  cose  che  mal  posano 
e  non  istanno  ferme  sui  loro  sostegni  così  :  Ten-- 
lenna  un  chiodo;  Trabalia  o  Tentenna  una  sedia. 
•1  Tentennare,  Traballare,  Balenare,  Barcollare,  di- 
cesi  figurai,  di  Chi  non  si  può  tener  in  piedi  o 
per  ebbrezza  o  per  altra  cagione:  0  loccia;  E'  ten- 
tenna, trabalia,  ecc. 
n  Guazzare,  dicesi  II  muoversi  che  fanno  i  liquori: 
in  qua  e  in  là  ne'va,-i  scemi,  quando  son  mossi; 
e  parimente  delle  uova  nel  loro  guscio. 

—  in  tó  mànego;  Dimenarsi  o  Diguazzare  o  Ciur- 
lare 0  Girare  nel  manico,  Nicchiare,  Tentennarla, 
dicesi  del  Non  andar  risoiulo  a  far  checchessia, 
Stare  fra  il  sì  e  il  no  di  fare  una  cosa;  e  talorjL 
Esser  incostante,  Non  attener  la  promessa. 

S  Loccióse  n.  p.  Dimenarsi,  Dondolarsi:  Muoversi 

qua  e  là  ciondolando. 
»  —  ó  cu  ncWandà;  Culeggiare,  Sculettare. 
Xjoeeio  add.  Sciocco,  Scipito,  Insipido,  Sepza 
sapore  :  Che  broddo  laccio  !  Che  brodo  insipido! 
Locciòix  add.  Tentennone,  Tempellone,  Cion- 
dolone, dicesi  di  Chi  è  nelle  sue  operazioni  ir- 
resoluto. Che  risolve  adagio  e  conclude  poco. 
«  E  talora   di   Chi  non  è  buono  a  nulla  ,  che  in 
questo  signiflc.  dicesi  Loccio,  Lecco,  Zugo,  Bab- 
biooe,  ece.  V.  BulliboB. 
I.IÒCI&  V.  a.  Lodare  e  Laudare,  Commendare, 


476 


LOM 


LUC 


Encomiare,  e  scherz.  Dar  l'allodola  o  Dar  carne  di 
allodola:  Dar  lode,  Tessere  elogi,  Dir  in  lode 
d'alcuno. 
n  Lodare,  per  Approvare:  Lodo  molto  5  spesso 
ùzo  di  lavativi;  Lodo  molto  il  frequente  uso 
de'  cristei. 
§  Loda  5  ma  e  tegnite  a  icera;  Loda  il  mare  e 
._   lienli  a  terra.  Dettato  prov.  che  significa  Loda 
l'utile  grande  e  pericoloso,  ma  attienti  al  piccolo 
e  sicuro. 
S  Lódàse  n.  p.  Lodarsi:  Lodar  se  stesso. 
»>  —  d'ùnn-a  persùnn-a;  Lodarsi  d'uno,  vale  Chia- 
marsene soddisfatto,  pago,  contento. 
%  No  (asso  pe  lodarne;  Non  fo  per  lodarmi. 
ÌJòdei^e  add.  Lodevole,  Lodabile  e  Laudabile, 

Commendabile,  Degno  di  lode. 
Xjòdoa<  s.  f.  Allodola  e  Lcdola.  T.  ornit.  Alauda. 
Sorta  d'uccello  assai  noto. 

—  co  sùfjfo;  Lodola  cappelluccia.  Cappellaccia,  Grac- 
chiellaccia,  a  Fir.  Allodola  cappellaccia  o  cappel- 
luta. T.  ornit.  Alauda  cristata.  Uccello  del  ge- 
nere delle  Lodole,  che  ha  il  becco  più  corto  della 
testa,  grigiastro,  superiorm.  scuro-corneo;  le  penne 
delle  parti  superiori  di  color  grigio-lionato  ten- 
dente al  rugginoso;  quelle  delle  parti  inferiori, 
color  bianco-ceciato  sudicio;  quelle  del  pileo,  non 
molto  più  lunghe  delle  altre,  nere  con  sottil  mar- 
gine grigio-lionato;  esse  formano  un  ciuffo  eri- 
gibile;  i  piedi  grigio-carnicini.  É  rarissimo  fra 
noi  e  di  passaggio  durante  l'inverno;  comune 
nelle  pianure  d'Albenga. 

XjOeg'S'io  s.  m.  Loglio,  Zizzania.  T.  hot.  Lol- 
liurn  tumulentum.  Pianta  viziosa  bastantemente 
conosciuta  da' contadini.  É  una  specie  di  grami- 
gna, che  dalle  sue  radici  fibrose  getta  fusti  o  canne 

^.^all'altezza  di  tre  o  quattro  piedi,  simili  a  quelle 
del  frumento,  o  un  poco  più  piccole,  con  quattro 
0  cinque  nodi,  ciascheduno  de' quali  produce  una 
foglia,  lunga,  stretta  come  quelle  della  gramigna, 
verde,  grassa,  cannellata,  che  abbraccia  e  ravvolge 
il  fusto  colla  sua  base.  Le  sue  cime  hanno  delle 
spighe  lunghe  un  piede  ed  una  figura  partico- 
lare, imperocché  sono  divise  in  molte  parti,  messe 
alternalam.  in  maniera  che  ciascheduna  rassomi- 
glia ad  una  piccola  spiga  o  ad  un  fascio  com- 
posto d'alcuni  stami  che  escono  da  un  fondo  di 
calice  scaglioso.  Passaci  questi  stami  o  fiori,  na- 
scono de'  frutti  più  minuti  di  quelli  del  frumento 
che  pur  diconsi  Loglio,  poco  farinosi,  di  color 
rossiccio.  É  comune  ne' campi,  specialmente  fra 

';    l'orzo  e  il  grano. 

jLiofTa,  s.  f.  Loffa  e  Loffia ,  Vescia  :  Vento  che 
esce  per  le  parti  da  basso,  ma  senza  rumore. 

—  de  là  V.  Lo. 

8  Tid  de  loffe;  Trar  vescie,  Svesciare. 

luoiròxi  s.  m.  Babbeo,  Babbaleo,  Babbaccio,  Goc- 
ciolone, Lasagnone,  Moccicone,  Martignone,  Sgu- 
scialasagne,  ecc.  V.  Babazzòn. 

Xjòg-ia.  s.  f.  Loggia  :  Edifizio  o  Parte  d'èdifizio 
0  Vòlta,  che  ha  uno  o  più  o  anche  tutti  i  lati 

^,   aperti  e  si  regge  su  pilastri  o  colonne. 
«  Loggia.  Voce  dell'uso:  Nome  che  anticam.  da- 
vasi  alle^  diverse  residenze  de' Frammassoni. 

I-iO^oràse  5  cervello;  Stillarsi  il  cer- 
vello V.  Lambiccàse  5  cervello  nella  V.  Cervello. 

]LiO]]il>ajs-g-iiie  s.  f.  Lombaggine  :  Reuma- 
tismo ne' lombi. 

Xrfftm'bo  5,  m.  Lombo  ;  L'arnion*  CrognSnJ  ve- 


stito co'  suoi  muscoli  e  con  tutti  i  suoi  integu- 
menti. -  Lombata,  Tutta  quella  parte,  da  cai 
contengasi  uno  dei  lombi,  e  dicesì  per  lo  più 
quando  è  staccata  dal  corpo  dell'animale.  Lom- 
butello,  dicono  i  macellai  Ciò  che  divide  il  pol- 
mone dal  fegato,  ed  è  Una  delle  parti  che  si  ca- 
vano dal  taglio  dei  quarti  di  dietro.  '- 

XjòiKirin  V.  Dajetta. 

ILióxi^olba.r'd.o  s.  m.  Astaco,  Lupicante.  T. 
iltiol.  Homurus  vulgaris.  Specie  di  grosso  gran- 
chio simile  all'  aliusta  (aragasta),  di  color  vio- 
lato, con  due  bocche  grandi,  l'una  più  grossa 
dell'altra. 

ILiòuta^ii  add.  Lontano,  Remoto:  Distante  per 
lungo  spazio, 
n  Lontano,  figurai.  Diverso,  Vario,  Differente:  0 
mce  pensa  5  l'è  lòntan  da-o  lo  ;  Il  mio  pensiere 
è  assai  lontano  dal  tuo. 
"  —  per  Alieno  da  far  checchessia. 

—  da-i  éuggi,  lòntan  da-o  chéu  V.  Chéu. 

S  Esine  ciù  lòntan  che  zend  da-e  mute  ;  Esserne 
più  lontano  che  non  è  gennaio  dalle  more,  vale 
Essere  molto  alieno  da  checchessia. 

%  Sia  lòntan  da  unn-a  cosa;  Star  lontano  da  una 
cosa,  figurat.  vale  Astenersi  dall'uso  o  dall'eser- 
cizio della  medesima. 

S  Tegni  lòntan;  Teaer  lontano:  Proibire  che  altri 
s' accosti. 
TjGXtteLTX  avv.  Lontano,  Lungi,  Di  cesso  o  Da 
cesso,  Discostamente, 

§  Da  lòntan;  Di  o  Da  lontano,  Dalla  lontana,  Di 
0  Da  lungi,  Da  parte  lontana. 

§  Sld  dà  lòntan;  Star  di  lungi.  Star  discosto: 
Trattenersi  in  luogo  alquanto  discosto. 

S  Vcdde  da  lòntan;  Vedere  di  o  da  cesso.  Veder 
discosto,  lungi. 

Il  Figurat.  Veder  di  là  da' monti.  Aver  gli  occhi 
nella  collottola:  Essere  accortissimo. 
Ijònza^  s.  f.  Lonza.  T.  macell.  Quell'estremità 
carnosa  che  rimane  attaccala  alle  costole  degli 
animali  grassi  che  si  macellano,  ma  specialm. 
del  porco;  altrim.  Arista. 
Xjottà;  v.  n.  Lottare,  Lotteggiare:  Giocare  o 
Fare  alla  lotta. 

Il  Lottare,  figur.  Cozzare,  Contendere,  Contrastare, 
Disputare. 
Trotto  s.  m.  Lotto  e  nell'uso  Lotteria:  Ginoco 
dove  per  polizze  si  estrae  il  premio. 

n  Lotto,  oggi  propriam.  Quel  pubblico  giuoco,  nel 
quale  i  primi  90  numeri  dell'abbaco  sono  posti 
alla  rinfusa  dentro  un'urna,  donde  poscia  se  ne 
traggono  a  sorte  cinque,  e  colui  è  vincitore,  la 
cui  polizza  contiene  in  parte  o  in  tutto,  secondo 
certe  regole,  i  numeri  usciti. 

^  Fd  d  lotto  d'ùnn-a  cosa;  Allottare  una  cosa: 
Metter  una  cosa  al  lotto,  Farne  un  lotto. 
ILiòu.  s.  m.  Furfantina:  Strano  concerto  di  fischi, 
urli  e  varii  suoni  fatti  colla  bocca,  che  si  fa  da 
ragazzi   per   ischerno   d'  alcuno ,   onde  :  àlett$ 
a-i  Idi  ùnn-a  persònn-a  ;  Sonar  la  furfantina 
ad  alcuno,  vale  Schernirlo  con  questo  mezzo; 
che  anche  dicesi  Dare  altrui  l'urlo. 
'*JuòvL  s.  m.  Lato,  Fianco  V.  Fianco. 
X^ixeL  V.  n.  Urlare  :  Piangere  forte. 

—  dò  can;  Mugolare,  Mnggiolare,  ecc.  V.  Can. 
]Liùoa.]ida.  s.  f.  Locanda,  Albergo:  Luogo  dove 

s'alberga  per  danari. 
]Liùoa.ndé  s.  m.  Locandiere,  Oste,  AIbergator«: 


LUG 


LUM 


A^ 


Colai  che  tiene  albergo,  che  alberga  altrui  per 
danari. 

Ijùcclietto  s.  m.  Lncchctlo  :  Piccolo  serrarne 
amovibile,  che  si  applica  a  un  baule,  a  una  va- 
ligia, ecc.  Havvene  di  più  specie,  Lucchetto  a 
chiave  0  senza,  a  segreto,  a  cifera,  a  lettera,  ecc. 

I^ù^isLim-aj  s.  f.  Papalina:  Sorta  di  berretto 
da  uomo,  che  bene  s'adatla  a  tutto  il  capo,  e 
talora  scende  a  coprire  alcun  poco  gli  orecchi"; 
dicesi  Papalina  perchè  simile  al  Camauro  che  è 
il  berrettino  del  Papa. 
«  Alle  volte  dicesi  per  ischerzo  invece  di  Cuffia: 
A  l'ha  a  lùciann-a  in  testa;  Ha  in  capo  la  cufiQa. 
"Luccio  s.  m.  Ubbriaco.  Voce  bassa. 

Xjùcido  s.  m.  Lucido  :  La  qualità  della  cosa 
che  riluce. 

-—  da  scarpe;  Vernice  da  scarpe. 

Ijùcido  add.  Lucido,  Luccicante,  Risplendente, 
Brillante  :  Aggiunto  di  panni,  le^ni  o  checchessia 
d'altro  che  sia  lustro. 

I^ùcx*oso  add.  Lucroso,  Lucrativo:  Che  reca 
lucro,  profitto  o  guadagno. 

I^ùddria.  s.  f.  Lontra:  Animale  quadrupede, 
rapace,  che  vive  di  pesci,  di  grandezza  simile 
al  gatto,  di  color  volpino,  con  piedi  palmati,  per 
cui  nuota  con  somma  facilità,  e  si  ripara  ne' laghi. 

ILiùd.d.i>o  s.  m.  Diluvione,  Ghiottone,  Lurcone, 
Lupaccio,  dicesi  in  modo  basso  di  Chi  mangia 

'     oltre  misura. 

Ijùg-a.in.  s.  m.  Lucherino  e  Lucarino.  T.  ornìt. 
Frin^illa  spinus.  Uccelletto  della  famiglia  dei 
Filungelli,  che  ha  il  becco  grigio-corneo,  le  penne 
del  pil(0  e  della  gola  nere  con  sottil  margine 
olivastro;  la  cervice,  il  dorso,  le  scapolari  oli- 
vastre, il  groppone  giallo-neraslro-,  il  gozzo,  il 
petto  e  i  lati  del  collo,  d'un  bel  color  giallo, 
ma  leggermente  tendente  all'olivastro;  le  remi- 
ganti nere,  la  coda  forcuta,  i  piedi  scuro-neri. 
É  uccelletto  di  gabbia;  il  suo  canto  è  dilettevole 
e  vario;  di  passaggio  in  truppe  numerose  du- 
rante l'inverno. 

—  còrso;  Fringuello  citrinello.  T.  ornit.  Fringilla 
citrinella.  Uccelletto  che  ha  il  becco  carnicino- 
corneo  alla  base,  nerastro  in  cima;  il  dorso 
piombato-verdastro,  la  gola  verde  gialla,  le  timo- 
niere nerastre,  la  coda  forcuta,  i  piedi  grigio- 
carnicini,  le  unghie  nerastre.  La  femmina  ha  i 
colori  pili  sbiaditi.  É  raro  fra  noi;  di  passaggio 
in  primavera. 

Xrfùg'aneg:^  s.  f.  Salsiccia  e  Salciccia:  Carne 
di  majale  minutissimamente  battuta  e  messa  con 
sale  e  altri  ingredienti  nelle  budella  minute  dello 
stesso  animale.  In  alcuni  dialetti  d'Italia  è  detta 
Lucanica  alla  latina. 

I^ùg-a.iieg-lxiii  s.  m.  Salsicciotto  e  Salcic- 
ciollo:  Grossa  salciccia  serbevole  divisa  in  rocchj 
con  legature  di  spago,  e  fatta  in  gran  parte  con 
scella  cotenna  sminuzzata ,  condita  talora   con 

-  mollo  aglio.  A  Firenze  lo  chiamano  Rocchio  di 
i     salsiccia,  e  nella  Lombardia  Luganeghino. 
lu'ùg-a.o  V.  Lùgain. 

I-*^g"S"ia'  s.  f.  Lupia  e  Lopia.  T.  chir.  Nome  ge- 
nerico di  Que'  tumori  circoscritti  senza  manifesta 
infiammazione,  la  cui  sostanza  è  contenuta  in  un 
involucro  o  sacco  particolare  chiamalo  Cisti  o  Fol- 
licolo; onde  vengono  detti  ancora  Tumori  cistici, 
freddi,  follicolati.  Il  popolo  fior,  la  chiama  Natta, 
n  Figor.  dicesi  per  Carota,  Fandonia,  Frottola,  ecc. 


I-<ùg>g>io  s.  m.  Luglio:  Nome  del  quinto  mes« 
dell'anno  astronomico  e  settimo  dell'anno  volgare 
0  cristiano. 

—  de  castagne;  Peliija:  Buccia  interiore  e  più  sot- 
tile che  riveste  immediatamente  le  castagne.  - 
Sansa  dicesi  Quel  po' di  buccia  che  rimane  sujl« 
castagna  secca  dopo  la  ventilatura  V.  Lurba. 

—  de  ndxe;  Anima  :  Tramezzo  o  Laminetta  legnosa 
e  pieghevole  che  penetra  fra  gli  spicchi  (gaèli) 
del  gheriglio. 

X^ùiiia,ssa<  s.  m.  Chiocciola  :  Mollusco  di  più 
specie,  di  sostanza  molle  e  viscosa,  il  quale  sta 
ritirato  in  un  guscio,  ch'egli  porta  seco  trasci- 
nandosi, e  stende  dalla  sua  testa  due  specie  di 
corna,  ch'egli  ritira  a  piacimento;  altrim.  Lumaca. 

—  bauza;  Lumacone  ignudo  o  Lumaca  semplicem.: 
Verme  simile  alla  chiocciola,  ma  senza  guscio. 
L'aggiunto  bauza  è  corruzione  di  bavosa,  per- 
chè in  esse  lumache  apparisce  maggiormente  che 
nelle  chiocciole  quell'umore  viscoso  che  dicesi 
Sbavatura. 

—  lombarda;  Martinaccio:  Chiocciola  di  maggiore 
grossezza  delle  ordinarie. 

—  poja;  Chiocciola  che  ha  il  panno.  Voce  fior. 

S  Fd  camme  e  lùmasse;  Far  come  le  chiocciole 

vale  Ritirarsi  o  Serrarsi  in  casa. 
S  Scaa  fceta  a  lùmassa  V.  Scaa. 

Hiùmassin  s.  m.  Chiocciolino,  Chiocciolina, 
Chioccioletta  ;  Lun.achino ,  Lumachella  ,  Lnma- 
chetta. 

ILiùma^ssòn.  s.  m.  Lumacone.  Acer,  di  Lumaca: 
Lumaca  grande. 

Lùm©  (Faxéu)  V.  Faxéti. 

Hjùinéa/  s.  f.  Lncerna  o  Lucerna  a  beccucci: 
Denominazione  d'un  Lume,  tutto  d'ottone,  com- 
posto d'un  Piede,  dal  cui  centro  sorge  l'Asta  o 
Fusto,  grosso  come  il  dito  mignolo,  lungo  due  o 
tre  palmi  circa,  nel  quale  sono  girevolmente  in- 
filali, gli  uni  dopo  gli  altri,  i  seguenti  pezzi  :  e 
primamente  il  Pomo  o  Palla  (pignettaj,  che  per 
fregamento  d' interna  molla  può  farsi  scorrere  e 
fermarsi  alla  voluta  altezza,  per  sostenere  la  Coppa 
(pigna)  che  contiene  l'olio  e  il  lucignolo,  mu- 
nita di  uno  a  quattro  Beccucci  curvi  (bóccalin), 
gettati  tutti  d'un  pezzo  colla  coppa;  su  di  questa 
va  il  Coperchio  conico ,  poi  il  Nodo  fcercettoj 
che  è  una  piastrella  da  cui  pendono  le  Catenine, 
cui  sono  raccomandati  le  Smoccolalojne  fmòc- 
cheltej,  lo  Spegnitoio  (campanin)  e  il  Fusellino 
(agògginj  ossia  l'Ago  per  tirare  su  il  lucignolo, 
poi  la  Ventola  (banderolla)  e  finalmente  la  Ma- 
niglia (maneggia). 

—  de  cristallo;  Lumiera:  Grosso  arnese  metallico, 
guernìto  di  pezzi  di  cristallo  variamente  foggiali, 
dal  cui  fusto  si  diramano  più  viticci  (bracci) 
che  sostengono  ne'  loro  boccinoli  (canndnet'ti) 
candele  e  simili. 

X^ùmeà.  s.  f.  Lucernata:  Quella  quantità  d'olio 
che  contiene  la  lucerna. 

Xjùinescello  V.  Remescello. 

I^ùxaéta.  s.  f.  Lucernina,  Lucernetta,  Lucer- 
nuzza:  Piccola  lucerna  V.  LùmSa. 

I^ùmétà.  s.  m.  Lucernaio:  Fabbricante  di  la- 
cerne. 
it  Colpo  di  lucerna. 
«  Lucernata  V.  sopra  Lùmeà. 

Hi  umetto  s.  m.  Lunnelto,.  Lonrioo,^^  LnmigjDQj* 
Piccolo  lume.  ;uv.  -.  i    ^  -.•c^^--^i!-- 


478 


LUN 


LUN 


ria  S  Lùmetti;  Luminara,  Luminaria,  Illuminazione: 

.  '-r    Grande  e  straordinaria  copia  di  lumi  sulle  fine- 
stre 0  fuori  di  esse,  in  segno  di  speciale  ono- 
ranza 0  di  pubblica  esultazione  religiosa  o  civile. 
:  C  Fd  i  lùmetti,  Far  la  luminara  o  l'illuminazione 

;.      V.  Illùminaziòn  nel  2»  signif. 

Xiùzaiu  s.  m.  Lumino,  Lumicino,  Lumettino, 

*v  Lumetto:  Piccolo  lume  portatile;  od  anche  Pic- 
colo lume,  come  di  solili  candeluzza  o  di  lucerna 
con  sottile  lucignolo. 

<iN»  da  néutte;  Lumino  da  notte:  Quello *he  di  notte 
si  tiene  acceso  nella  camera,  specialm.  in  caso 
di  malattia.  Suol  essere  fallo  d'un  piccolissimo 
lucignolo  incerato,  infilalo  perpendicolarm.  nel 
centro  d'un  piccolo  disco  di  caria  o  di  una  gi- 
rellina  di  suvero  (V.  Sexendé),  che  galleggia  su 
d'un  poco  d'olio  dentro  un  bicchiere  o  in  un 
piattino. 

Xtùiuìiiaea.  s.  f.  Nicchio  :  Chiamansi  così  nel- 
ì   l'uso  Quelle  piccole  lucernelle  di  terra  colla  a 

"    tre  punte,  che  si  adoperano  nelle  illuminazioni. 
1»  Nicchio,  per  similit.  e  scherzo  dicesi  11  cappello 
da  prete. 

**«  Frittella,  figurai.  Macchia  d'olio  sul  vestilo. 

Ijùmìnàio  dio  teatro;  Lumajo:  Colui 
che  ha  la  cura  di  accendere  i  lumi  nel  teatro. 

Xjùaiiuazìoii  V.  Illùminaziòn. 

Uùmme  s.  m. Lume:  Splendore  che  nasce  dalle 
cose  che  lucono. 
«  Lume,  per  Ogni  Arnese,  in  cui  una  fiamma  ali- 
mentala da  un  combustibile  dissipa  l'oscurità. 

^.«  —  Figurai,  per  Tulio  ciò  che  illumina  e  guida 

~  lo  spirilo,  Conoscimento,  Sapere:  Secondo  i  mce 
pochi  lùmmi;  Secondo  i  miei  scarsi  lumi.  Questo 
S  l'è  d  secolo  di  lùmmi;  Questo  è  il  secolo  de'Iuml. 

**n  Danaro.  Voce  bassa  e  furbesca  :  Scnsa  lùmme 
n5  se  fa  ninte;  Senza  danari  non  si  riesce  a  nulla. 

—  a  casetta;  Lume  a  calza  o  a  calzetta. 

—  a  corda;  Lume  a  corda. 

—  all'argan;  Lume  argante. 

—  all' ingleize ;  Lume  inglese  o  all'inglese. 

—  o  riverbero;  Lume  a  riverbero. 

—  a  stella;  Lume  a  stella. 

—  da  man;  Lume  a  mano,  Lumino. 

—  da  néutte;  Lumino  da  notte  V.  Lùmin. 
■  S  Ammacca  o  lùmme  V.  Ammòccd. 

S  Ammorta  5  lùmme  V.  Ammortd. 

S  Casetta  da  lùmmi;  Lucignolo  a  calza  o  Calza 

da  lume,  ed  anche  assolulam.  Calza,  se  il  senso 

è  chiaro. 
$  Dà  a  corda  a-o  lùmme;  Caricare  il  lume. 
S  Cappelletto  dò  lùmme  ;  Cappi  Ilo  V.  Cappelletto. 
%  Cristallo  dò  lùmme;  Camminelto  V.  Cristallo. 
U  Éuggice  che  tran  /eimimt';  Occhiale  fiere,  Sguardi 

rabbiosi. 
S  Fd  lùmme;  Far  lume.  Far  chiaro. 
$  Tegnì  ò  lùmme;  Tenere  il  lume,  figurai,  vale 
i»i"  Intervenire  in  qualche  maneggio,  senza  avervi 
*T   utile  0  faccenda,  ma  solo  per  servizio  alimi  V. 

Fd  cicBo  nella  voce  Ciwo  s.  m. 
lL<ùiià.io  s.  m.  Lunario:  Quel  libriccino,  in  cui 

si  descrivono  i  mesi  e  i  giorni  dell'anno  con  le 

variazioni  della  luna,  gli  ecclissi,  ecc.;  altrim. 

Almanacco. 

—  da  balle;  Carotajo,  Parabolano,  ecc.  V.  Còntaballe. 
$  Fd  di  lùnài;  Far  de'lunarj.  Far  almanacchi, 

Almanaccare,  Bischizzare,  Fantasticare,  Fare  ca- 
stelli in  aria. 


Xjùna,tico  add.  Lunatico,  Stravagante,  Bisbe- 
tico, Fantastico,  Uomo  fallo  a  folate,  Variabile, 
Incoslanle. 
ILjù]ia.zióii  s.  f.  Lunazione,  Lunagione,  Lana- 

menlo:  Tempo  del  corso  della  luna. 
**Xjùxiesdi  s.  m.  Lunedi  e  Lunidi:  Il  secondo 

giorno  della  seliimana. 
ILiùnetta.  s.  f.  Ugola  e  Uvola:  Parte  glandu- 
losa  e  spugnosa  all'estremità  del  palato  verso  le 
fauci,  in  forma  conica,  che  pende  più  o  meno  al- 
l'ingiù,  e  si  scorge  quasi  sempre  iiatnralm.  rossa. 
%  Che  ti  pàsci  perde  a  lunetta  !  Che  ti  caschi  l'u- 
gola !  Modo  di  leggera  imprecazione. 
S  Nò  tócca  manco  a  lunetta;  Non  toccar  l'ugola, 
si  dice  di  Quelle  cose,  delle  quali  si  è  mangialo 
scarsamente  o  non  a  sazietà. 
S  Tòccd  a  lunetta;  Andare  a  traverso  o  dì  fra- 
verso,  dicesi  del  Deviar  che  fa  un  briciolo  di 
cibo  0  per  lo  più  un  gocciolo  di  bevanda,  che 
piglia  per  la  trachea  per  la  vìa  de' polmoni,  donde 
si  scaccia  tossendo. 
Ijùuetta.  s.  f.  Lunetta.  T.  d'archit.  Quello  spa- 
zio a  mezzo  cerchio  che  rimane  tra  l'uno  e  l'altro 
peduccio  delle  vòlte,  ove  d'ordinario  praticansi 
finestre. 
I)  Lunetta.  T.  milit.  Opera  posta  rimpetto  alle  facce 
delle  mezze  lune  o  d'un  angolo  rientrarne  della 
strada  coperta, 
n  —  Cerchio  superiore  delle  casse  che  reggono  il 

vetro  degli  oriuoli  da  tasca, 
n  —  Parte  dell'Ostensorio,  cosi  detta  dalla  sua 
forma  di  luna  crescente,  in  cui  s'adatta  l'Ostia 
consacrala;  dicesi  anche  Mezza  lunetta, 
n  Mannaja  a  lunetta:  Ferro  a  foggia  di  semidisco, 
tagliente  dalla  parte  curva,  di  cui  fanno  oso  i 
valigiai,  sellai,  ecc. 
§  Lunette  da  bòtte;  Lunette:  Quei  due  pezzi  di 
fondo  della  bolle,  che  lian  forma  d'un  segmento 
di  circolo,  e  mettono  in  mezzo  la  mezzana  e  le 
conlromezzane,  e  compiscono  il  fondo  delle  botti 
e  de'  tini. 
ILtUUg-a.g'xiòii  s.  m.  Spilungone,  Fuseragnolo, 
dicesi  per  ischerzo  a  Persona  magra  e  di  assai 
alla  stalura. 
XjVLng>a,ii.uia>  s.  f.  Lungàgnola,   Lungheria, 
Lungaja,  Lungaggine:  Discorso  lungo  e  noioso. 
«  Tentennone,  Tempellone,  Ciondolone,  dicesi  di 
Chi  è  lento,  irresoluto,  e  talvolta  pigro  nell'ope- 
rare.  Che  non  si  cava  mai  le  mani  di  nulla. 
S  Dà  de  lungannie  V.  Dà. 
Xjung-Iiessa.  s.  f.  Lunghezza:  Una  delle  tre 

dimensioni  del  corpo  solido. 
I^ung-o  add.  Lungo  :  Che  ba  lunghezza,  contr. 
di  Corto, 
•t  Lungo,  Tardo,  Lento,  e  dicesi  non  solamente  di 
persona,  ma  anche  di  cosa  che  tarda  a  venire. 
„  —  Prolisso,  Diffuso,  dicesi  delle  scritture. 

—  ciò,  che  a  quaresima;  Più  lungo  che  la  quare- 
sima 0  che  la  settimana  santa.  Più  lungo  o  Mag- 
gior che  il  sabato  santo,  dicesi  di  Persona  asiai 
larda  nelle  cose  sue. 

—  féua  de  moddo;  Sperticato:  Lungo  a  dismisura-, 
Sproporzionato  per  soverchia  lunghezza. 

S  À  ciù  lunga,  A  lunga,  A  lung'andd  V.  queste 
voci  alla  lor  sede  alfabetica. 

S  A  Ve  lunga;  La  è  lunga  o  L'è  lunga  la  camicia 
di  Meo,  suol  dirsi  con  accento  d'uggia  e  d'im- 
pazienza quando  altri,  seccandoci  con  chiacchiere 


LlIN 


LUS 


i4W 


,i^r  0  aUrimenli ,  si   vuoi  fargli  intendere  che   la 
5  P  unisca. 

^  Andd  in  lungo;  Andar  in  lungo  o  alle  lunghe 
_/     0  per  le  lunghe  V.  Andd. 

$  Anima  lunga;  Spilungone,  Fuseragnolo  V.  Lim- 
c*.   gagndn. 

S  Brocldo  lungo;  Brodo  lungo  V.  Broddo. 
..  £  De  collo  lungo;  Collilungo:  Che  è  di  lungo  collo. 
^  $  De  lungo  V.  qucsla  voce  alla  sua  sede  alfab. 
,  sS  E  cose  ti(e  in  lungo  «5  van  mai  ben;   V  in- 
,j    dugio  è  vizio. 
.^S  Jn  lungo  V.  questa  voce  alla  sua  sede  àlfab. 

S  In  lungo  e  in  largo  V.  Largo. 
£f^-_  0  nò  a  péu  tid  ciù  gucei  in  lungo  ;  Non   può 
^t;  menarla  pili  a   lungo,  si  dice  d'Uno  die  non 

possa  più  vivere  lungamente. 
.j^  Per  lungo;  Per  lungo  o  Per  Io  lungo:  Per  il 
jl)  ^verso  della  lunghezaa  di  checchessia. 
^  Skiveila  lunga;  Saperla  lunga,  dicesi  di  Persona 
^  socorla,  istruita  e  da  poterla  diOìcilm.  aggirare. 

3  Tid   in  lungo,   Tid  in  lungo  uh  discorso  V. 
,jj>/rt  lungo. 

99 y*^  iu»9o ;  Vino  lungo,  si  dice  II  vino  an- 
IjU^  nacquato. 

JLiùuu-a.  s.  f.  Luna:  Il  pianeta  piiJi  vicino  alla 
j,j-,terra,  e  più  comunem.  Il  satellite  della  mede- 
ijis  sima;  che  anche  dicesi  Minor  pianeta. 
.  m'  Luna,  per  Tutto  il  tempo  del  suo  corso,  cioè 
a  <j  Un.  mese. 

— ;  imbòsa;  Luna  a  rovescio  V.  sotto  Aveì  a  lùnn-a 
i^f  imbòsa. 
gjQ^iiie'uva;  Luna  nuova,  Novilunio:  Il  tempo  della 

luna  nuova;  dicesi  anche  Luna  tenera. 
■^f  tnn-a;  Luna  piena,  Luna  in  quintadecima,  Quin- 
]  Or^decima,  Plenilunio^  dicesi  Quando  la  luna  è  in 

opposizione  al  sole. 
;,fS  A-o  ciceo  da  lùnn-a  V.  A-o  ciceo, 
^,^.Andà  a  lùnn-e;  Essere  a  luna  o  lunatico  V.  Andd. 
i.%  Aveì  a  lùnn-a  imbòsa;  Aver  la  luna  a  rovescio, 

:,  Aver  i  bachi  o  le  palurnie,  vale  Esser  di  mal 
umore  V.  Aveì. 

»  -rr  a  lùnn-a  in  quintadecima;  Aver  le  lune  0 
\%yiìè  paturnie,  vale  Esser  di  mal  umore,  torbido, 

malinconico,  ecc. 
.il — «  mosche  de  lùnn-a;  Parer  una  luna  in  quin- 
loi-  ladecima,  vale  Aver  il  viso  molto  grande  e  rotondo. 
jjS  Cjoj»  de  lùnn-a  V.  Ciceo  s.  m. 
.^,  £se  de  lùnn-a;  Esser  allegro,  di  buon  umore; 
.e  talora  Esser  di  vena,  Essere  in  buona,  cioè 
Aver  certa  disposizione  e  talento  vòlto  a  fare 
j-;   checchessia. 

%  Fd  a  lùnn-a;  Far  la  luna,  dicesi  del  Rinnovarsi 

:i^  della  luna. 

w  —  vedde  a  lùnn-a  in  io  posso  V.  Biscebaggi. 
jìSe  Inversàse  a  lùnn-a;  Montar  la  luna,  vale  Mon- 

:,-  lare  in  collera. 

S  JUd  de  néuve  lùnn-e;  Lallime:  Bolle  con  molte 
.^-;: croste  che  vengono  nel  capo  ed  anche  per  la 
.§   vita  ad  alcuni  bambini  lattanti. 
jB^c^**»  Ivnn-a;  Mezzaluna  o  Lunetta  V.  Meza- 
lùnn-a. 

j^n-  Mezza  luna.  T.  mil.  Un'opera  staccata  di  forti- 
ficazione fatta  a  guisa  di  rivellino,  che  si  col- 

«]:v loca  innanzi  alle  cortina,  ed  è  talvolta  munita 
di  due  aloni  o  fianchi. 

.. S  Non.èse  de  lùnn-a;  Aver  le  lune  o  le  paturnie, 
vale  Esser  torbido,  maninconioso  ;  e  talora  Non 
esser  di  vena. 


S  Trova  un  de  bSnn-a  lùnn-a;  Trovar  uno  in 
buona  luna ,  vale  Trovarlo  di  buon  umore , 
disposto  a  compiacerti. 
S  Veggid  a  lùnn-a  e  dormi  a-o  so,  nS  *'  acqui- 
sta ni  roba,  ni  ònó;  Vegliar  alla  luna  e  dormir 
al  sole,  non  fa  né  prò  né  onore.  Prov.  di  chiaro 
significato. 

1-éTiii.xi  avv.  Lungi,  Lontano,  Discosto  V.  L5n- 
tan  avv. 
S  Da  lunxi;  Da  lungi.  Dalla  lunge.  Dalla  lontana. 
S  Sld  da  lunxi;  Star  di  lungi,  vale  Trattenersi 
in  luogo  alquanto  lontano. 

XjÌio  s.  m.  Mugolo,  Mugolìo,  Gagnolìo,  Giiajo: 
Quella  voce  inarticolata  significante  certo  lamento 
compassionevole  che  fa  il  cane  quando  è  alla 
catena  e  qualche  volta  anche  per  dolore. 
«  Guajo,  Urlo,  per  Quella  voce  altresì  la  quale  si 
manda  fuori  per  tormento  o  dolore,  sospingendo 
impetuosamente  l'alilo  con  suono,  il  quale  si  senta 
da  lungi,  ma  non  vi  si  discerna  articolazione. 
M  Taccolo,  figurai,  per  Cosa  nojosa,  Debito  o  altro: 

Levdse  un  lùo;  Levarsi  un  taccolo. 
»  Metaf.  detto  di  persona,  vale  Seccatore,  Nojosó 
e  sim.  :  Ma  che  lùo  che  set  !  Ma  il  seccatore 
che  siete  !  v 

S  Fa  un  lùo;  Trarre  un  guajo,  Guaire,  vale  La- 
mentarsi, Gridare  con  alta  e  lamentevole  voce. 

ILiùpin  s.  m.  Lupino.  T.  boi.  Lupinus  albus. 
Pianta  leguminosa,  il  cui  stelo  è  ramoso,  cilin- 
drico, le  foglie  pelose,  i  fiori  bianchi,  grandi,  a 
spighe  terminanti;  i  semi  che  pur  diconsi  Lupini 
e  volgarm.  Ganajoli,  rotondi,  compressi.  Sono 
racchiusi  ne'  bacelli  come  le  fave  e  d'un  gusto 
amarissimo.  Fiorisce  dal  maggio  al  giugno.  Questa 
pianta  si  semina  d'ordinario  per  sovesci  da  in- 
grassare il  terreno,  -  Lupinoja,  Campo  coltivato 
a  lupini;  Lupinajo,  Colui  che  vende  lupini. 

I-iùppa,  fJUd  daj;  Jlal  della  lupa:  Infermità  di 
coloro  che  hanno  sempre  fame  ;  altrim.  Fame 
canina. 

ILiùppo  0  Xuùppùu  s.  m.  Lupaccio,  detto 
per  disprezzo  ad  Uomo,  vale  Ingordo,  Ghiottone, 
Diluvione,  Mangione. 

Xjuz>1ba<s.  f.  Sansa:  Frantumi  delle  scorze  e  delle 
peluje  delle  castagne  secche  V.  Leggio  nel  2°  sign. 
Vontolacchio,  Il  tritume  quasi  ridotto  in  polvere 
delle  scorze  prosciugate  e  riarse  delle  castagne, 
e  da  cui  si  ripuliscono  prima  di  ridurle  in  farina. 

**Ijùrcio  add.  Guercio,  Strambo,  Bercilocchio, 
Bircio,  dicesi  dal  volgo  di  Chi  ha  gli  occhi  scom- 
pagnati V.  Strambo. 

luXLSOieL  v.  a.  Abbinare  o  Far  l'abbinatura.  T. 
■  cart.  Operazione  delle  botteghine  (lùsciévje) 
che  consiste  nel  togliere  gli  scarti,  cioè  i  fogli 
rolli  0  altrimente  guasti,  e  nel  pareggiare  i  buoni, 
i  quali  son  mandati  al  maglio  {maggetto  V.  questa 
voce). 

IL<ùseia.dò  s.  m.  Bottega.  T.  cart.  Stanza  nella 
cartiera ,  dove  le  botteghine  fanno  l' abbinatura 
e  r  acquidernatura  dei  fogli  fV.  Acquaternd) , 
quella  avanti,  questa  dopo  l'operazione  del  maglio. 

Xjùsciéuje  s.  f.  pi.  Botteghine.  T.  cart.  Donne 
che  lavorano  nella  bottega  della  cartiera  V.  sopra 
Lùscid  e  Lùsciadó.  , 

X^ùssao  de  una.;  Luccio  di  mare.  T.  ittioi. 
Eaox  sphyrosna.  Pesce  di  mare,  che  vive  nel 
Alediterraneo,  non  meno  che  nell'Oceano  Aliane 
tico.  Ha  denti  piccoli  ed  appuntati,  sparsi  sopra 


480 


LUV 


LtJX 


la  lingua  e  presso  l'esofago.  I  suoi  varj  colori  ven- 
gono rilevali  dallo  splendore  della  linea  laterale, 
la  quale  è  un  poco  curva  in  giù.  È  voracissimo, 
di  rapina,  snellissimo  e  rapido  al  nuoto. 
XjÙsso  s.  m.  Luccio:  Pesce  d'acqua  dolce,  che 
ba  la  testa  superiorm.  alquanto  piatta,  la  mascella 
superiore  piana,  quasi  simile  al  becco  dell'anitra, 
e  più  corta  dell'inferiore;  è  fìerissimo  di  rapina, 
non  la  perdonando  agli  altri  lucci. 

M  Lusso,  Sfoggio,  Sfarzo:  Pompa  soverchia,  Super- 
fluità nel  mangiare,  nel  vestire  e  altro,  quasi  a 
dimostrazione  di  magnificenza. 

S  Carossa  de  lusso,  Vestì  de  lusso;  Carrozza  di 
parata  o  sfarzosa,  Abito  di  gala,  Sfarzoso. 

S  De  tutto  lusso;  Di  gran  parata,  A  lutto  sfarzo. 
I^ùstirà.  V.  a.  Lustrare,  Forbire,  Pulire,  Far  ri- 
lucente, dicesi  di  checchessia  capace  di  prendere 
il  lustro. 

—  e  scarpe,  i  stivoe;  Lustrare  le  scarpe,  gli  stivali  : 
Stendervi  sopra  la  vernice  o  il  nero  da  scarpe, 
e  strofinandole  con  un  setolino  farle  diventar  lustre. 

—  t  vammi;  Renare  i  rami. 

JLiùsti^à.  s.  f.  Lustratura,  Pulimento,  Pulitura: 
L'atto  del  lustrare. 

lLiùgttx*a<pia;iite  s.  m.  Lisciapiante,  T.  calz. 
Pezzo  di  bossolo  bislungo,  quadrangolare,  talora 
un  po'  ingrossalo  ai  due  capi,  che  ha  una  gran 
cocca  con  un  rialto  che  sporge  da  un  lato;  stro- 
picciandolo bene  intorno  alle  labbra  del  suolo  e 
del  guardione  (gardónj  delle  scarpe  o  stivali,  le 
lustra  mirabilmente. 

X^ùstx*ìxi  s.  m.  Lustrino:  Sorla  di  drappo  di  seta. 

ILiùstx*o  s.  m.  Lustro,  Lucentezza,  Lucidezza: 
Qualità  di  ciò  che  è  lucente. 
«I  Lustro,  Spazio  di  cinque  anni. 

—  0  BoUettin  da  dà  a-e  scarpe;  Cera  o  Ceretta 
0  Nero  da  scarpe  o  da  stivali  :  Meslura  nera  e 
consistente ,  colla  quale  si  lustrano  le  scarpe  e 
gli  stivali.  -  Cerettojo,  Chi  fa  e  vende  le  ceretle 
per  lustrare  le  scarpe. 

—  di  panni  néuvi;  Fiore:  Quel  lustro  che  hanno 
i  panni  quando  sono  nuovi. 

H  DA  ó  lustro  a-e  scarpe  o  stivoe  ;  Lustrare  le 

scarpe  o  gli  stivali. 
M  —  5  lustro  a-j/Jonnj;  Incartonare  i  panni.  Dare 

il  cartone,  il  luslro  ai  pannilani ,  Lustrarli, 
n  —  5  lustro  a-o  marmo;  Dar  il  luslro  al  marmo: 

Arenarlo,  Farlo  più  lucente. 
Xjùistx*o  add.  Luslro,  Terso,  Lindo,  Liscio,  Pulito. 

—  cSmme  un  spègio;  Pulito  o  Netto  come  uno  spec- 
chio, cioè  Ben  forbito,  Nellissimo. 

Xdiùistiròu.  s.  m.  Lustratore:  Colui  che  dà  il  lustro 
ai  panni. 
M  Verniciajo,  e  nell'uso  Lustratore:  Colui  che  dà 
il  lustro  ai  mobili  di  legno  con  vernice. 

Hiùtto  s.  m.  Lutto,  Pianto,  Mestizia,  Corrotto, 
Corruccio:  Duolo,  Cordoglio  per  morte  di  persona 
a  noi  cara. 
«  Bruno:  Abito  nero  che  si  porla  alcun  tempo  per 
la  morte  di  parenti,  di  principi,  ecc.  -  Gramaglia 
e  al  plur.  Gramaglie,  Abito  lugubre,  ed  anche 
Quei  panni,  co'  quali  si  velano  i  catafalchi  o  si 
addobban  le  chiese  in  occasione  di  mortorj. 

.  «  —  per  Quel  velo  crespo  di  color  nero  che  si 
mette  al  braccio  o  al  cappello  in  segno  di  lutto. 

Irfùveg-o  add.  Uggioso:  Aggiunto  di  Luogo  fol- 
tamente ombreggiato  da  alberi  e  macchie. 
M  Capo,  Tetro,  Malinconico,  Scuro  e  sim.,  dicesi 


di  Appartamento,  Stanza  o  Qualunque  altro  sito 
che  abbia  poco  lume. 
S  A-o  lùvego;  A  bacìo  V.  questa  voce  alia  sua 
sede  alfab. 

Ijùxe  s.  f.  Luce:  Fluido  imponderabile  che  emana 
dal  sole  e  dalle  stelle  fisse,  il  quale  illumina  gli 
oggetti  e  li  rende  visibili. 
II  Luce ,  per  Levata  del  sole  :  Appenn-a   spunta 

a  liixe;  Appena  spunta  la  luce, 
n  —  Presso  i  Pittori,  La  luce  cadente  a  proposilo 
0  mal  a  proposito  sopra  un'opera  dipinta,  onde 
dicesi  :  Un  quadro  è  in  buona  o  cattiva  luce  o  sim. 
w  —  Dagli  Archil.,  murat.  ecc.  dicesi  il  vano  di 
qualunque  fabbrica,  o  armata  o  architravata,  così 
Luce  dei  ponti,  ecc. 
Il  —  Detto  di  Specchio,  vale  La  sola  lastra  del 
cristallo  che  sia  alquanto  grande,  con  la  sua  fo- 
glia, esclusa  la  cornice  e  ogni  altra  intelajatura. 
%  Dà  à  lùxe;  Dare  o  Mettere  in  luce  o  alla  luce, 
vale  Pubblicare,  e  dicesi  di  libri,  opere,  ecc. 
Parlando  di  persona,  vale  Partorire. 
S  Dà  da  lùxe;  Dar  luce,  vale  Illuminare. 
S  Vegni  ó  lùxe;  Venire  in  o  alla  luce:  Essere 
pubblicalo,  inventato  o  discoperto  novellamente; 
e  parlando  di  persona,  Esser  nato. 

ILiùxéa.  s.  f.  Feritoia.  T.  archit.  Balestriera  o 
Piccola  e  stretta  apertura  falla  maestrevolmente 
nelle  muraglie  di  ròcche,  cittadelle,  torri,  ga- 
relte  ed  altre  simili  fabbriche  da  difesa.  Questa 
è  larga  di  dentro  e  stretta  di  fuori  per  uso  di 
veder  da  lontano  e  trarre  in  occasione  di  guerra. 
Il  Feritoie,  per  simil.  dicesi  anche  a  Quei  piccoli 
buchi  che  son  fatti  nei  capanni  (oxellee),  di  dov? 
rucceìlalore  sta  in  agguato  degli  uccelli  che  passano. 

ILiÙ3cez*iia<  s.  f.  Lucerna.  T.  iltiol.  Polyprion 
cernium.  Pesce  di  mare ,  il  quale  ha  qualche 
somiglianza  col  ragno  (lòasso),  ma  è  più  pan- 
ciuto, e  comunem.  assai  più  grosso,  di  colore 
verdigno  o  piombino.  Ha  due  alette  al  capo  e 
tre  sulla  schiena,  le  quali  sono  corredate  dì  acuti 
e  lunghi  spuntoni;  è  privo  di  denti,  ma  ha  la 
bocca  larga  e  come  una  segheltina.  É  pesce  di 
prima  qualità. 

Xjùxente  add.  Lucente,  Splendente,  Risplen- 
dente: Che  luce.  Che  risplende. 

I.iùxex*iià  s.  m.  Abbaino:  Finestra  sopra  tetto, 
la  quale  si  fa  con  una  certa  alzata  di  muro  co- 
perto per  dar  lume  alle  stanze,  le  quali  per  altro 
modo  non  Io  possono  avere,  ed  anche  per  nscir 
fuori  sopra  i  tedi  medesimi. 
Il  Lucernario:  Specie  di  torrioncino  per  dar  lame 
alle  soltoposle  scale,  quando  esse  non  hanno  luce 
laterale.  Il  lucernario  è  coperto  di  cristalli  tenuti 
a  padiglione  in  un  telaio  di  ferro,  difesi  talora 
da  rete  metallica. 

JLfùx:ì  V.  a.  Lucere,  Rilucere,  Splendere,  Rìsplen- 
dere:  Aver  in  sé  e  mandar  luce.  -  Luccicart 
propriam.  Il  risplendere  delle  cose  lisce  e  lustre, 
come  pietre,  armi  e  sim. 

—  t  éuggi;  Brillare,  Luccicare  gli  occhi,  Aver  gii 
occhi  luccicanti  o  che  luccicano,  dicesi  per  lo 
più  di  Chi  è  avvinazzato  o  colliccio. 
%  A  cavallo  giastemmóii  ghe  lùxe  0  pei;  A  ca- 
vai bestemmiato  gli  luce  il  "pelo  V.  Cavallo. 
S  Aveì  5  pei  chi  ghe  lùxe;  Rilucere  11  pelo,  fi- 
gurai. Comparir  benestante.  Esser  grasso  •  fresco 
e  in  buono  slato. 
S  Chi  lùxe  de  néulte;  Notlilaco. 


MA 


MA 


481 


S  Comcnsd  a  lùxti  éuggi;  Lnccicare  gli  occhi  o  Co- 
minciare a  far  gli  orchi  luccicanti,  dicesi  Quando 
per  tenerezza  o  altro  sono  quasi  sul  punto  di  la- 
grimare. 

S  Fata  lùxi  a  ùnn-a  persònn-a;  Regalar  bene  ono, 
Moslrarsegii  generoso,  più  liberale  del  dovere; 
e  dicesi  per  lo  più  in  senso  ironico. 

%  Tutto  quello  chi  lùxe  d  non  é  òu;  Tutto  ciò 
che  luce,  riluce  o  risplende  non  è  oro.  Prov.  al 
quale  possono  far  seguilo  i  seguenti:  Ogni  luc- 
ciola non  è  fuocOj  La  castagna  è  bella  al  di  fuori 
e  dentro  ha  la  magagna,  cioè  Tutto  ciò  che  ha 
apparenza  di  buono  non  è  sempre  buono. 
luùacingrci'  s.  f.  Lusinga,  Blandimento,  Alletta- 


mento :  Falsa  dolcezza  d'atti  o  di  parole  per  recar 
l'animo  altrui  alle  proprie  volontà  ed  utilità, 
w  Lusinga,  Speranza,  Fiducia. 

Tjùjcixì.gà,  V.  a.  Lusingare  :  Allettare  con  false 
0  tinte  0  dolci  parole  o  con  altro  modo  per  in- 
durre a  sua  volonià  o  in  suo  prò;  e  comunem. 
Far  che  uno  si  pascoli  di  vane  speranze,  Ingan- 
narlo con  fargli  vpIo  alla  verità. 
S  Lùxingàse  n.  p.  Lusingarsi  :  Lasciarsi  prendere 
0  vincere  da  una  mal  fondata  speranza,  da  un 
ingannevole  sentimento,  da  una  falsa  idfa  che  si 
offre  alia  mpnte  con  apparenza  diversa  dalla  verità. 

l4Ù3cing-a,tò  s.  m.  Lusingatore,  Lusinghiero: 
Chi  lusinga. 


M 


ML&.  s.  m.  Male  :  Tutto  ciò  che  nuoce  di  sua  pro- 
pria natura;  rispetto  a  noi  riguardasi  come  male 
Tutto  ciò  che  si  oppone  alla  nostra  felicità  o 
privaci  d'un  q-ialche  bene,  od  è  vòlto  alla  no- 
stra distruzione. 

«  Male,  per  Infermila  corporale:  0  l'è  un  ma  dif- 
ficile a  guari;  É  un  male  difficile  a  guarire. 

"  —  per  Danno,  Disgrazia,  Pericolo:  0  va  in- 
contro a  un  gran  ma;  Egli  va  incontro  ad  an 
jgran  male. 

«  —  per  Rovina,  Guasto,  Scandalo:  Ne  poeiva  na- 
sce itn  gran  ma;  Ne  poteva  nascere  un  gran  male. 

w  —  per  Peccato,  Colpa,  Delitto,  Misfatto,  Scelle- 
ratezza, Pravità:  Èse  assùefceto  a-o  ma;  Esser 
avvezzo  al  male. 

—  attaccaticcio  ;  Male  attaccaticcio  o  appiccaticcio 
0  contagioso. 

—  baggiéu;  Mu?hetto  V.  Fanghetto. 

—  caduto;  Mal  caduco,  3Ial  benedetto  ec.  V.  Caduto. 

—  cAi  s'affvei'a  V.  sopra  Ma  attaccaticcio. 

—  da  'còppa . . .  Malattia  del  garese  del  bue ,  pro- 
dottavi dalla  pressione  del  giogo.  Voce  del  contado. 

—  da  crava ....  Dolori  di  stomaco  svegliati,  se- 
condo la  voJgare  opinione  delle  donnicciuole,  da 
indigestione  di  fichi  freschi  e  vino  nel  medesimo 
pasto. 

—  da  fioretta;  Lombaggine:  Mal  deMombi  che  af- 
fligge le  bestie.  Voce  del  contado. 

—  da  forchetta;  Zoppina.  T.  veter.  Malattia  che  si 
genera  fra  le  unghie  delle  bestie  dal  pie  fesso^ 
e  specialm.  le  bovine  e  le  pecorine. 

—  da  formìgoa;  Male  dell'asino  V.  Formìgoa. 

—  do  lappa;  Mal  della  lupa  V.  Lùppa. 

—  da  moi;  Mal  da  morire,  Male  pericoloso,  Male 
che  il  prete  ne  goda. 

—  da  mósca;  Moscajola.  T.  veter.  Erpete  che  a 
preferenza  affetta  le  gambe  de' cani. 

—  da  mùu;  Pedignone:  Infiammazione  che  per  ca- 
gion  del  freddo  in  tempo  d' inverno  si  genera 
ne'  calcagni. 

—  da  nò  prega  manco  a-e  bestie;  Male  che  il  eie! 
ne  scampi  i  cani. 

—  da  pria;  Mal  di  pietra,  Calcoli  V.  Pria. 

—  da  sitta . . .  Erpete  umido  che  afiligge  i  cani. 

—  rfa  sulla;  Glossan trace.  T.  veter.  Male  carbon- 

Casacou,  Dizionario  Oenovestt-ItaliaHO. 


chioso  che  si  genera  specialm.  sulla  lingaa  dei 
buoi,  e  talvolta  anche  nell'intestino  retto. 
da  tarpa;  Talpa.  T.  veter.  Tumore   d' inJole 
cancrenosa,  che  si  genera  nel!a  regione  cervicale 
degli  animali  equini. 
d'éuggi;  .Mal  d'occhi  V.  Éuggio. 
de  famiggia;  Male  o  Morbo  ereditario  od  or- 
ganico. 

rfe  fegato;  Mal  di  fegato.  -  Fegatoso,  Chi  pa- 
tisce ma!  di  fegato. 

de  góa;  Mal  di  gola,  Angina  V.  Anginn-a. 
dell'erba;  Coriaggine.  T.  veter.  Sinloma  d'alTe- 
zione  reumatica  che  attacca  gli  animali  bovini. 
de  minsa;  Male  di  milza. 
de  moce;  Mal  di  madre,  Mal  di   matrice,  Mal 
della  donna,  iMale  isterico  o  uterino.  Isterismo. 
de  nervi  ;  Mal  di  nervi  :   Malattia   che   attacca 
generalm.   le  persone  impressionabili,   le  quali 
s'agitano  ad  ogni  causa  morale  o  risentono   i 
mutamenti  atmosferici. 
de  néuve  Itìnn-e;  Lattime  V.  Lùnn-a. 
de  pausa;  Mal  di  ventre,  in  terra,  med.  Termini: 
Premili  o  Dolori  del  ventre.  Dolori  negl'intestini. 
Quando  i  premiti  sono  accompagnali  da  evacua- 
zioni alvina  si  chiamano  Dissenteria;  se  invece 
le  evacuaztòni  sono  abbondanti  e  senza  premiti, 
diconsi  Diarrea. 

de  peto;  Mal  di  petto,  in  term.  med.  Pleorisia 
e  Pleurilide. 

rfe  ren;  Lombaggine:  Blal  de' lombi, 
rfe  San  Zane  o  de  S.  Giovanni  V.  3ld  caduto. 
de  S.  Lazzao  ;  Mal  di  S.  Lazzaro  :  Ulcerazione 
generale  della  pelle. 

de  testa;  3Ial  di  testa,  e  dottrinalm.  Cefalalgia. 
de  zunte;  Artrite.  T.  veter.  3Ialatlia  che  attacoa 
a  preferenza  le  giunture  de'  vitelli  da  latte. 
rfó  cervo;  Telano  V.  Tètano, 
dò  gruppo;  Crup  o  Angina  crupale  V.  Gruppo, 
dò  pudrón;  Ipocondria,  Affezione  ipocondriaca: 
Malattia  cronica,  a  cui  vanno  soggetti  gli  nomini. 
dò  pei .  . .  Malattia  che  si  fa  manifesta  nelle 
donne  entro  i  quarmla  giorni  del  puerperio  con 
caldo  e  freddo,  dolori  di  capo  e  febbre,  cagionala 
0  dall'essersi  fortem.  incollerite  o  dall'aver  man- 
giato cibi  ad  esse  nocivi  in  tal  periodo  di  tempo. 

31 


482 


MA 


MA 


—  dd  per  fi;  Menorragia,  Meirorragia:  Emorragia 
uterina. 

—  dd  rospo  ;  Rhgnolo.  T.  veicr.  Malattia  che  si  ge- 
nera sotto  la  lingua  de'cavalii,  muli,  asini  e  vacche. 

—  d5  sciacco  ;  Slrufolo  :  Malattia  delia  pelle  che  si 
manifesta  sul   mento  e  sulle  labbra  de'  fanciulli 

f     in  forma  di  crosta. 

-—  do  scimidn;  Warasmo,  Emaciazione,  Tabe  me- 
senterica: Malattia  propria  de' bambini,  prodotta 
ordinariamente  dall'  avere  avuto  un  cattivo  al- 
lattamento. Essi  diventano  magrissimi;  la  faccia 
prende  aspetto  quasi  d'una  scimmia;  il  ventre  è 
grosso,  tumido;  le  estremità  mostrano  un  note- 
volissimo dimagramento  come  la  faccia;  le  ar- 
ticolazioni sono  pronunziatissime. 

—  dò  verme;  Farcino,  Mal  di  verme  o  Verme  muro. 
T.  veter.  3Ialatiia  del  cavallo  che  ha  per  natura 
tumori  scirrosi,  peduncolati,  ed  è  contagiosa. 

—  ereditalo  V.  sopra  Md  de  famiggia. 

—  franceize;  Mal  francese,  Morbo  gallico  o  celtico, 
Morbo  venereo,  Lue  venerea,  Sifilide. 

—  incurabile;  Male  incurabile,  insanabile,  irrime- 
diabile, senza  rimedio. 

—  porchin  ;'Rnso\ìù  del  majale,  Fuoco  di  S.  Antonio. 
r.    T.  veter.  Grave  eruzione  cutanea  ne'  majali. 
— -  renin  V.  s;  pra  Md  da  fioretta. 

—  rósso  V.  sopra  Md  porchin. 

S  Aveì  md  d'apparloi;  Essere  soprapparto. 

$  Aveise  a  md  o  pe-a  md  ùnn-a  cosa;  Aversi 
a  male.  Recarsi  a  male,  Aver  per  male  una  cosa, 
.     si  dicono  del  Ricevere  con  indignazione  chec- 
r      chessia  V.  Aveì. 

S  Cerrd  5  md  camme  i  meghi  V.  Cerca. 

%  Chi  fa  md,  md  s'aspSle  V.  appresso  Chi  fa  md, 
fjff  s'aspele  ben. 

%  Chi  fa  màf  nò  s' aspete  ben;  Chi  ad  altri  in- 
ganni tesse,  poco  ben  per  sé  ordisce,  ovv.  Chi 
altri  tribola,  sé  non  riposa.  Prov.  di  chiaro  signif. 

S  Chi  ha  fceto  ò  md,  fugge  a  penttensa;  Chi  ha 
fatto  il  male  faccia  la  penitenza.  Chi  ha  fatto  il  pi- 
scio a  letto  lo  rasciughi  ovv.  Chi  piscia  rasciu- 
ghi, Chi  imbratta  spazzi.  Prov.  chiaro. 

S  Chi  me  veti  ben  me  fa  danze,  chi  me  véu  md 
me  fa  rie  V.  Ben  €.  m.  . 

S  Chi  rie  dò  md  di  atri,  5  so  se  gh'approscima 
V.  Approscimd. 

%  Da  un  md  spesso  ne  nasce  un  ben  V.  Ben  s.  m. 

S  Di  md  de  tutto;  Apporre  alle  pandette  o  al 
sole,  vale  Biasimare  qualunque  cosa  per  ottima 
ch'ella  sia. 

$  Fd  dò  md;  Far  del  male,  Commetter  del  male. 
Essere  malfaciente:  Arrerar  danno  in  parole  o 
in  fatti,  Danneggiare,  Offendere. 

S  Fd  md  d'ùnn-a  pcrsónn-a  ;  Dolere  d'uno,  Averne 
compassione.  Sentirne  dolore. 

S  Fase  md;  Farsi  male,  Mestar  offeso. 

M  —  md  da  lo;  Darsi  il  dito  negli  occhi,  Darsi 
la  zappa  sui  piedi,  Tagliarsi  le  legna  sui  ginoc- 
chi, Schiacciarsi  le  noci  sul  capo:  Farsi  pregiu- 
dizio da  sé. 

S  In  tutto  (jh'é  5  so  ben  e  d  so  md;  Ogni  ritto 
hi  il  suo  rovescio,  Ogni  farina  ha  la  crusca. 
Ogni  cattivo  ha  alcun  che  di  buono,  Ogni  buono 
ha  alcun  che  di  cattivo. 

S  Mette  md;  Meiler  male,  Metter  biette,  Seminar 
zizzania,  discordie,  scandali:  Incitare,  Irritare  al- 
trui contro  chicchessia.  E  chi  fa  dett'uffizio  di- 
cesi Commettimale,  Malabietta,  Malazeppa. 


S  A'^5  fd  md  a  nisciùn;  Non  torcere  un  pelo  ad 
alcuno  :  Non  gli  far  torto  o  dispiacere  alcuno 
né  in  detti,  né  in  fatti. 

S  Nò  gh'é  md;  Non  c'è  male:  Più  che  mezzanahi. 

%  0  ben  ó  non  è  mai  md,  0  ben  ò  vince,  e  6 
ma  5  f. .  .  .  i  schéuggi  V.  Ben  s.  m. 

S  0  md  ò  ven  in  carossa  e  ò  se  ne  va  co-e 
scrossue;  Il  male  viene  a  libbre  e  vassene  a 
once,  Il  male  viene  alla  francese  e  se  ne  va  alla 
spagnnola,  cioè  Viene  in  fretta  e  va  via  adagio. 

S  Vegni  md;  Svenirsi,  Venir  meno  alcuno. 
Ma  avv.  Male,  contr.  di  Bene;  Malamente,  Con 
mal  modo,  Iniquamente,  Malvagiamente,  Aspra- 
mente, Con  danno. 

S  Andd  md;  Andar  male:  Andar  fuori  del  diriUo 
e  buon  cammino,  Andar  fuori  del  desiderio,  Riu- 
scire a  mal  fine. 

n  —  md  nnn-a  cosa;  Andar  male  o  a  traverso 
una  cosa,  Ir  male  :  Far  mala  riuscita,  Misvenire, 
Aver  mal  esito. 

Il  —  de  md  in  pezo;  Andar  di  male  in  peggio, 
vale  Aggravar  nelle  disgrazie.  Peggiorare,  Ag- 
giunger male  a  male. 

§  Bùttd  md;  Riuscir  male,  Far  cattiva  riascita 
V.  Bùttd. 

S  Di  md  ;  Dir  male,  contr.  di  Dir  bene  ;  e  talora 
per  Biasimare  V.  Di. 

S  Fdla  md;  Farla  male,  vale  Scapitarvi,  Perdervi, 
Rimettervi. 

S  Fd  md;  Mal  fare,  Misfare:  Commettere  male  o 
mal  fatto,  Operar  malamente;  e  talora  Dolere, 
Sentir  dolore  in  qualche  parte  del  corpo.       i 

M  —  md  I  so  cónti;  Far  male  i  suoi  conti  V.  Cónto. 

Il  —  màpró  ùnn-a  cosa;  Saper  male  d'alcuna 
cosa,  vale  Averne  dispiacere. 

S  Fase  md  vedde,  Fdse  md  voci  V.  Fd. 

S  Md  chéutto  ;  Mal  cotto ,  Guascolto  :  Noa  del 
tutto  cotto. 

S  Md  vestto;  Male  all'ordine,  Male  in  arnése,  vale 
Mal  vestito. 

%  0  ben  0  md;  0  bene  o  male  V.  Ben  avv. 

S  Std  md;  Star  male:  Essere  in  cattiva  sanità  o 
in  cattivo  stato.  Talora  Disdire,  Non  convenirsi; 
e  parlando  d'abiti  o  sim.,  Non  tornar  bene. 
Ma  s.  m.  Mare  :  Universal  congregamento  ddfe 
acque  che  circondan  la  terra  e  che  in  più  luoghi 
la  cuoprono;  e  più  propriam.  Quella  parte  del- 
l'Oceano che  s'interna  nelle  terre;  e  prende  mol- 
tissimi nomi  diversi  secondo  i  paesi  che  bagna. 
I  principali  mari  sono  l'Atlantico,  il  Pacifico,  il 
Glaciale,  il  Baltico,  il  Germanico,  il  Mediterraneo, 
l'Adriatico,  il  Caspio,  il  Rosso,  l'Arabico,  ecc. 

II.  Mare,  per  L'acqua  del  mare  :  0  md  ò  m'ha  tutto 
bagnóu;  Il  mare  mi  ha  bagnato  da  capo  a  piedi. 

Il  —  per  simil.  dicesi  dOgni  grande  abbondanza: 
Md  de  ricchessc,  de  delizie,  ecc.;  Mar  di  ric- 
chezze, di  gaudii,  ecc. 

—  carmo,  Md  carmo  cómm'éuio  V.  Carme,  ÉHtia. 

—  de  leva;  3Iare  di  leva  V.  Leva. 

—  féugo  e  dontia  san  trce  cose  cattive;  Marc,  fuoco 
e  femmina,  tre  male  cose. 

—  grosso;  Mar  grosso,  Mar  truculento,  3Iare  in 
burrasca  o  burrascoso  :  Mar  fremente,  imperver- 
sato, che  spuma  e  ribolle,  Mar  che  frange,  Mare 
abbaruffato. 

—  sensa  fóndo;  Mare  profondigorgo:  Mare  che  in 
sé  involve  gorghi  profondi,  abissi  profondissimi, 
e  dicesi  dell'Oceano. 


MAC 


MAC 


Ì8S 


S  £gua  de  ma;  Acqua  di  mare:  Sorta  di  color 

turctiino  assai  chiaro;  ed  anrhe  Gioja  di  questo 

colore,  che  pur  si  dice  Acqua  marina. 

S  Andà  per  md;  Andar  sopra  mare,  vale  Navigare. 

S  Dùtlà  in  ma,  Bàtta  in  ma  un  bastimento  V. 

Bùltd. 
S  Caccia  in  md  un  in  t'ùn  sacco  c'ùnn-a  pria  a-o 
collo;  Jlazzerare:  Gettare  una  persona  in  mare 
legata  in  un  sacco  con  entrovi  una  gran  pietra. 
S  Cercò  un  pc  md  e  pe  tcera  V.  Cercd. 
%  De  là  da-o  md;  Oltre  mare. 
%  Èsighe  dò  md  ;  Esservi  o  Far  mare,  Incontrare 
0  Avere  del  mare,  e  intendesi  sempre  mare  grosso 
e  molto  agitato. 
.  S  Fliìsso  e  riflusso  do  md  V.  Marea. 
$  Loda  S  md  e  legnile  a  tcera  V.  Lòdd. 
S  0  «IO  5  l'è  in  burrasca;  La  marina  è  turbata 
0  gonfiata,  lo  diciamo  figurai.  Quando  veggiamo 
UDO  in  collera  e  pieno  di  maltalento. 
S  0  md  5  comensa  a  fase  senti;  Il  mare  s'ab- 

.  baruffa,  Comincia  la  burrasca. 
i8  Pati  0  md;  Mareggiare,  dicesì  L'avere  quel 
travaglio  di  stomaco  ch'eccita  il  vomito,  che 
i.,    molti  ricevono  dal  navigare. 

S  Portd  dell' cegua  a-o  md  V.  ^gua. 
<.  %  Spiaggia  dS  md;  Spiaggia,  Lido. 

S  Tùtt'cegua  chi  va  in  md  V.  ^gua. 
^\<$^  Vento  de  md;  Vento  dal  largo:  Quello  che  viene 
dal  mare  verso  la  terra  j  che  anche  dicesi  Vento 
b  i  dì  sotto. 

'%  Viaggid  per  md;  Viaggiare  per  mare. 
TkLetoà,  s.  m.  Macà  o  Macào:  Sorta  di  giuoco  da 
carte  che  fassi  in  due,  e  si  pratica  nel  modo  se- 

-  gaente:  Si  prendono  cinque  carte  per  ognuno, 
e,  non  facendo  verun  conto  delle  figure,  si  con- 
tano soltanto  le  unità  dei  punti  segnate  nelle  al- 
tre, lasciando  a  basso  le  decine.  Un  numero  di 
punti  che  sia  minore  d'otto  vince  un  sol  punto; 

Vin'sc  è  di  otto  ne  vince  due:  di  nove  tre;  di  dieci 

quattro,  e  finalmente  di  undici  vince  cinque  punti, 

che  allora  dicesi  Far  uno.  Si  noti  che  se  le  cinque 

*.  .  carte  date  sono  tutte  figure,  allora  si   vincono 

..£  quattro  punti,  ed  è  lo  stesso  che  Far  dieci,  loc- 

chè  dicesi  Giffra. 
AlIa.ca.cco  s.  m.  Macacco.  T.  st.  nat.  Simia  cyna- 
molgus.  Animale  della  famiglia  delle  scimmie,  e 
la  più  brutta  tra  esse.  Ha  il  pelo  bruno-verdiccio 
nelle  parti  superiori  del  corpo,  grigio-bianchiccio 
. .    nelle  inferiori;  ha  una  macchia  bianchiccia  fra  gli 
'   :  occhi,  e  la  coda  nericcia.  La  femmina  si  distin- 
gue dal  maschio  per  la  faccia  circondata  da  peli 

-  grigi,  e  per  alcuni  peli  che  sulla  sua  testa  formano 
.';-  una  specie  di  ciuffo.  Abita  nell'Africa  meridionale. 

»  Figarat.  Bertuccione,  Babbuino,  Caramogio,  Fi- 
gura da  cembali ,  dicesi  per  improperio  ad  Uomo 
brutto  e  deforme,  e  renda  aria,  per  così  dire, 
al  macacco. 

llfaccaja  s,  f.  Tempo  umido,  Tempo  grasso. 
Aria  umida. 

JtCaccax-óiu  s.  m.  pi.  Maccheroni,  ed  a  Fi- 
renze e  in  altri  luoghi  della  Toscana  Cannelloni: 
Certe  paste  fatte  a  guisa  di  cannelli,  che  si  man- 
giano per  minestra  al  brodo  o  asciutte,  condite 
con  burro  o  sugo  di  carne  e  formaggio.  -  Macche- 
roni si  dicono  a  Firenze  Quei  larghi  tagliatelli 
da  noi  delti  Picagge  V.  questa  voce. 
S  Catze  5  formaggio  in  sci  maccaròin  V.  For- 
maggio. 


S  Èse  ciit  grosso  che  l' cegua  di  maccardin  V. 

^gua. 
S  0  formaggio  5  nò  guasta  i  maccardin;  For- 
maggio non  guasta  sapore  V.  Formaggio. 
$  0  neghieiva  5  pasto  all'oste  co  maccardn  in 
scià  barba;  E' negherebbe  il  pajuolo  in  capo, 
Direbbe  che  il  biscotto  non  ha  crosta  o  che  la 
neve  non  è  bianca,  dicesi  di  Chi  nega  un  fallo 
benché  manifestissimo. 
3£acoetta.  s.  f.  Macchietta,  Macchiuzza.  Dira. 
di  Giacchia;  altrim.  Tecca,  Teccola. 
1)  Bozza.  T.  piti.  Quel  modello  o  quadro  che  con- 
ducono i  pittori  quasi  principio  di  lavoro  di  pit- 
tura, per  poi  farlo  maggiore  nell'opera. 
Miaccettinn-a  s.  f.  Macchiettina,  Macchio- 
lina, Macchierella.  Dim.  di  Macchietta, 
w  Macchierella,  per  Piccolp  abbozzo  o  disegno  V. 
Maccetta  nel  2°  significato. 
Macclxetto  (Aj  V.  A  macchetto. 
S  Fd  macchetto;  Accozzar  le  carte,  Far  maccatella  : 
Mariolare,  Far  frode  nel  giuoco. 
Miacdilnà  v.  a.  Macchinare  :  Ordinare,  Dis- 
porre l'ingegno  e  l'arte  agl'inganni,  Tessere  in- 
sidie, Ordire  frodi.  Insidiare. 
1»  Dicesi  talvolta  semplic.  per  Abbacare,  Mulinare, 
Fantasticare;  ma  usasi  d'ordinario  in  mala  parte. 
ACacclxiuetta  s.  f.   Macchinetta  :  Piccola 
macchina.  .  r.  l 

n  Siringa  V.  Sciringa  nel  2"  signif.  '-  ? 

M!acclxiiiicca  s.  f.  Martinicca.  Voce  d'oso 
fior.  Così  chiamano  i  carrozzai  e  i  cocchieri  Un 
ordigno  di  piìi  maniere,  congegnato  in  modo  che 
quando  il  legno  va  alla  china,  si  viene  a  met- 
tere fra  le  ruote  un  ostacolo  qualunque  per  éui 
non  possono  girar  libere;  e  così  i  viaggiatori 
sono  sicuri  di  non  riballare.  .    * 

]M[accli.iuisiiio  s.  m.  Macchinismo:  Il  com- 
plesso e  il  congegnamento  di  macchine. 
M^accluiiiista  s.  m.  3Iacchinista:  Colai  che 
inventa,  fabbrica  e  fa  muover  le  macchine, 
n  Macchinista:  Artefice  che  provvede  al  buon  an- 
damento delle  macchine,  e  all'uopo  ne  ripara 
alcuni  guasti  accidentali. 
limaccia  s.  f.  Macchia:  Segno  e  Tintura  che 
resta  nella  superficie  de'  corpi  per  qualsivoglia 
accidente,  diverso  dal  loro  proprio  colore. 
M  -Macchia,  figur.  per  Tuttociò  che  offende  comec- 
chessia l'onore,  la  riputazione,  la  coscienza,  e?c. 
n  —  Usato  al  plur.  diconsi  dagli  Astron.   Certe 
parti  oscure  che  si  osservano  col  telescopio  nel 
disco  del  sole,  della  luna  ed  anche  di  qualche 
pianeta. 
I)  Macchia,  per  Selva  spinosa,  intralciata,  folta. 

—  chi  ha  penetróu;  Macchia  rafferma,  cioè  vec- 
chia, penetrata. 

—  chi  nò  va  ciit  via;  Macchia  indelebile.. 

—  chi  ven  in  scià  pelle;  Chiazza,  Chiosa:  Giacchia 
ch'esce  fuori  della  pelle  e  che  viene  altrui  per 
la  vita. 

—  dell'éuvo;  Occhio:  Macchietta  che  è  in  un  punto 
della  superficie  del  tuorlo  e  contiene  l'embrione 
del  pulcino. 

—  d'èuio,  de  grasso;  Frittella  e  Frittello  V.  Ciajstra. 

—  d'inciostro;  Sgorbio  e  Scorbio:  Macchia  d'in- 
chiostro sulla  carta.  .       > 

S  Fd  andd  via  e  macce;  Smacchiare,  Cavar  le 

macchie. 
S  Impise  de  macce;  Sfrittellarsi. 


484 


MA^ 


MAO 


S  Leva  e  macce;  Cavar  le  macchie,  Smacchiare. 
S  Sciorlì  fénn  e  macce;  3Ianifcstarsi ,  Apparire, 

Dare  infuora  le  macchie. 
§  Spùatùa  da  maccia;  Gora:  Quel  segno  circo- 
lare che  rimane  intorno  al  luogo  ov'era  una 
macchia  che  non  sia  stata  ben  levata. 

IWCacco  add.  Denso,  Spesso:  Aggiunto  d'inchio- 
stro, vale  Che  bene  non  iscorre. 

Miacilente  add.  Macilente,  Macilento,  Gracile, 
Slenuato,  Magro,  Smunto. 

M!a.  contento  add.  Malcontento,  Sconlenlo: 
Non  contento,  Non  soddisfallo,  Disgustalo. 

Ma  cordi  s.  m.  Mercoledì,  Mercordi;  Il  quarto 
giorno  della  settimana. 

—  scuoto;  Mercoledì  delle  Ceneri  :  Chiamasi  così 
da  noi  tal  giorno,  perchè  in  questo  sì  puliscono 
fse  scùanj  le  stoviglie  dal  grasso  di  carnevale. 

Macramè  s.  m.  Asciugatoio,  Sciugalojo,  Asciu- 
gamano: Pannolino  tessuto  a  opera  con  pènero 
e  frangia,  per  rasciugarsi  le  mani  e  il  viso  quando 
uno  si  è  lavalo. 

Ma  creanHÒu.  add.  Mal  creato,  Screanzalo, 
Mal  allevato,  Mal  educato:  Persona  senza  creanza, 
rozza  e  villana  nel  procedere. 

Madamina  s.  f.  Madama  :  Nome  d'onore  che 
si  dà  a  Donna  di  grand'afifare. 

•^  pataffla;  BasofBona,  Un  diavol  di  monna  cionna, 
Mastaccona,  dicesi  per  ischerzo  a  Femmina  paf- 
futa e  conlegnosa,  corpulenta,  grassa  e  raggiunta. 

Madonna  s.  f.  Madonna,  dicesi  per  eccellenza 

■     La  Ss.  Vergine. 

-^  da  Candioea;  Candellaja,  Candellara,  Candelora 
V.  CandicBu. 
S  Donna  e  madonna  ;  Donna   e   madonna ,  nei 
contralti  de'  Nolaj  vale  Padrona  assoluta. 

M[adonna"va  s.  f.  Ava,  Avola,  Nonna  :  La  ma- 
dre del  padre  o  della  madre;  quasi  Madonna  ava. 
S  danze  a  madonnava;  Pigolare,  dicesi  propriam. 
di  Coloro  che,  ancorché  abbiano  assai,  sempre 
si  dolgono  e  sempre  chiedono. 

Madonniun-a  s.  f.  Madonnetta,  in  signif. 
d' Imagine  deila  B.  Vergine, 
n  Dicesi  talora  per  complimento.  Angela,  Angiola: 

'    Che  bella  mudonninn-a ;  Oh  viso  angelico  !  Oh 

leggiadra  angiolelta! 
»i  Tignosa,  Bubbola  maggiore:  Sorla  di  fungo  man- 
gereccio V.  Tignosa. 

Maddre  s.  f.  Madre:  Titolo  che  si  dà  per  ve- 
nerazione alle  monache. 
S  3Iadre  Badessa;  Badessa,  Abbadessa,  Madre  ba- 
dessa: Grado  superiore  fra  le  monache. 

Maddreperla  s.  f.  Madreperla.  T.  si.  nat. 
Mylylus  margaritiferus.  Specie  di  conchiglia, 
nella  quale  dicono  generarsi  la  perla.  Viene  dalle 
Indie,  ed  è  come  le  ostriche  composta  di  car- 
bonato di  calce,  con  materia  animale. 

'n  Madreperla:  Materia  bianca  periata  rilucente, 
formata  dagli  strati  interni  dei  gusci  di  nicchj 
marini. 

Maddre^jìa  s.  f.  Madrevite  :  Propriam.  Quel- 
r  arnese  che  i  magnani  adoperano  per  formare 
le  viti. 

«  Cacciavite:  Piccolo  strum.  da  strignere  le  vili  e 
levarle. 

Madrasso  s.  m.  Madras.  Voce  d'uso:  Stoffa, 
il  cui  ordito  è  di  seta  e  il  ripieno  di  coione. 

Mee  s.  m.  Mio:  La  cosa  di  mia  proprietà,  di  mio 
dominio,  11  mio,  Il  fallo  mio  :  Do  mce  ne  véuggio 


fa  quello  che  véuggio;  lo  vo'  fare  del  mio  quel 
che  mi  piace. 
IVIoe;  Mio  e  Mia,  al  plur.  Miei  e  Mie:  Aggplt. 
possess.  che  da  noi  si  usa  indeclinabilm.  senza 
differenza  di  genere  e  di  numero:  Mce  pow,  mce 
mow,  i  mce  frce,  e  mce  séu;  Mio  padre,  mia  ma- 
dre, i  miei  fratelli,  le  mie  sorelle. 

M[a  edùcòu.  V.  Ma  creansóu. 

JMEaen  CF'idéj;  Anfìirili  V.  Ftdé. 
S  Savei  de  muen;  Saper  di  mare,  vale  Aver  odore 
e  sapore  d'acqua  di  mare. 

M:aenn-a  s.  f.  Marina,  Mare,  e  talora  Costa 
di  mare. 
«  Marina:  Nome  che  abbraccia  Tutto  ciò  che  è 
relativo  al  servizio  navale  d'uno  Stalo,  cioè  i 
materiali,  le  persone,  la  loro  amministrazione  e 
la  relativa  contabilità;  la  direzione  e  il  maneggio 
di  tutti  i  mezzi  marittimi;  in  altre  parole  per 
Marina  s' intende  La  somma  delle  cose  marillime 
d'uno  Stato,  e  si  suddivide  in  Marina  da  guerra 
e  Marina  mercantile. 

Miaestse  s.  f.  Jlaestà,  anlic.  Magestà:  Appa- 
renza che  apporti  seco  dignità,  venerazione,  au- 
torità e  rispetto. 
"  Maestà,  per  Titolo  d' imperatore  e  di  re. 

—  divinn-a;  Maestà  divina,  dicesi  per  eccellenza 
Iddio. 
§  Delitto  de  lesa  maestce;  Crimenlese,  Delitto  di 
lesa  maestà. 

Miaèta  s.  f.  Maretta  :  Piccola  conturbazione  del 
mare,  ovv.  Quando  il  mare  non  è  grosso,  ma  fa 
le  onde  spesse  e  spumose  e  travaglia  assai  le  navi. 

Miaeùg-io  s.  m.  Becco  corvino.  Uncino  da 
calafati,  Maguglio  :  Quello  strum.  fatto  a  foggia 
di  gancio,  di  cui  si  servono  i  calafati  per  cavar 
le  stoppie  vecchie  dai  commenti  del  bastimento. 

Mseximo  add.  3Iedesimo,  poetic.  Medesmo, 
Slesso,  Istesso  :  Che  non  è  un  altro.  Che  non  è 
differente. 
§  Alle  volle  usasi  assolulam.  in  senso  neul.  e  vale 
La  medesima  cosa:  Mi  ho  fceto  5  maxima; la 
foci  il  medesimo  o  lo  stesso. 

M:af£eto  add.  Malfallo  :  Fallo  male,  Senza  pro- 
porzione, Fallo  colle  gomita.  -^ 
1»  Malfallo,  dello  di  persona,  vale  Deforme,  Brullo. 

Miàfiaddo  add.  Diffidente,  Maledente,  Sfidalo, 
Sfiduciato:  Che  non  si  fida,  Sospettoso. 

Miag-ag-na  s,  f.  Magagna,  Vizio,  Difetto;  e 
dicesi  così  del  corpo  come  dell'animo. 

Mag-ag-nase  V.  Ammagagnàse. 

Mlagag-nóu  V.  Ammagagnóu. 

M:ag'ara!  avv.  Magari!  Jlagari  Dio!  Dio  il 
volesse!  Così  fosse!  Domine  fallo!  L'utinam 
dei  Latini. 

Miag-azzin  s.  m.  Magazzino:  Stanza  ove  si 
ripongono  le  merci,  le  derrate  e  simili. 

Miag-azzinag-g-io  s.  m.  3Iagazzinaggìo: 
L'uso  del  magazzino  e  Ciò  che  si  paga  per  avere 
un  tal  uso,  che  diccsi  Spesa  di  magazzinaggio. 

Mag-azziné  s.  m.  Magazziniere:  Chi  è  pre- 
posto alla  custodia  dei  magazzini,  o  che,  essen- 
done proprietario,  gli  alliita  altrui,  e  intendesi 
per  lo  più  di  quelli  dove  si  ripongono  le  biade. 

Miag-g-etta  s.  f.  Alzana,  Alzaja,  Maglietta.  T. 
mar.  Cavo  manesco  della  grossezza  di  tre  o 
quattro  pollici  per  lo  più  ad  uso  di  piccoli  ton- 
neggi od  anche  di  rimurchio. 

Mag'g'etto  s.  m.  Maglio.   T.  cari.  Pesante 


MAGI 


MAO 


481 


martello  di  ferro,  a  bocca  piana,  mosso  dall'ac- 
qua, e  sotto  il  qual^  si  battono  e  si  lustrano  i 
quinterni  della  carta. 

S  Fccro  dò  maggetlo;  Boga:  Grossa  fascia  di  ferro 
che  accerchia  la  stanga  del  maglio,  e  da  cui 
sporgono  lateralmente  due  grossi  perni,  che  per 
una  certa  rassomiglianza  son  chiamati  Poppe. 

S  jUàrmao  dò  maggetto;  Pietra  :  Grosso  cubo  di 
marmo,  liscio  e  lustrato  nella  faccia  superiore, 
sulla  quale,  anzi  sulla  sovrapposta  Presa  di  carta, 
cade  e  batte  il  maglio. 
Mag-g-ettòn  s.  m.  Maglieltone.  T.  vmr.  Cavo 
piano  della  grossezza  di  nove  pollici  circa  che 
serve  per  tonneggio  ed  altri  usi. 
I^ag'g'ia.  s.  f.  Maglia:  Piccolissimo  cerchietto 
di  ferro  o  d'altro  metallo,  de' quali  cerchietti 
concatenati  si  formano  le  armature  dette  di  ma- 
glia e  le  catene. 

n  Maglia,  per  similil.  dicesi  Ciascuna  di  quelle  ri- 
piegature di  filo  a  foggia  d'altrellanli  cappietti 
0  staffettine  concatenate  le  une  colle  altre,  col 
mezzo  de'  ferri  da  calze  o  degli  aghi  da  telajo. 

»  —  per  Ciascuno  dei  vani  formali  da  ciascuna 
ripiegatura  nella  calza,  e  dicesi  anche  parlando 
di  reti  sì  metalliche  e  si  da  corda,  di  spaghetto 
e  d'altro. 

—  cheita;  Maglia  scappala  :  Quella  che  per  rottura 
di  filo  trovasi  lenta  e  allargata,  e  non  più  con- 
catenata colle  maglie  vicine. 

S  Fceto  a  maggia  ;  Fatto  a  maglia,  Arretito,  Re- 
ticolato, vale  Fatto  a  anelli,  Fatto  a  guisa  di 
reti,  Che  ha  similit.  colle  reti. 

S  Scappata  da  ùnn-a  maggia  rótta,  e  per  corruz. 
da  ùnn-a  mùàgia  rótta;  Uscire  pel  rotto  della 
cuffia,  dicesi  dell'Aver  commesso  qualche  errore 
e  liberarsene  senza  spesa  o  danno. 

S  Tià  tciù  e  magge  cheite  ;  Riprendere  o  Ripi- 
gliare le  maglie  scappate  è  II  riconcatenarle  le 
une  colle  altre,  le  inferiori  colle  superiori,  fer- 
mandone l'ultima  con  punto  dato  coll'ago. 

S  Travaggi  de  maggia;  Lavori  di  maglia,  diconsi 
Quelli  fatti  di  filo  o  sim.  col   mezzo   di  ferri, 
come  calze,  camiciuole,  ecc. 
Mag-g-iéu.  s.  m.  Magliuolo.  T.  agric.  Sermento 

il  quale  si  spicca  dalla  vite  per  piantarlo. 
Mag-g-io  s.  m.  Jlaglio.  T.  calaf.  Jlartello  grande 
di  legno  che  serve  a  cacciare  i  ferri  da  calafa- 
tare nei  commenti  e  intervalli  della  bordatura 
di  un  bastimento;  i  due  lati  sono  guerniti  di 
di  due  ghiere  di  ferro. 

"  3Iag  io,  per  Altro  martello  di  legno,  di  cui  ser- 
vonsi  i  bottnj  per  battere  i  cerchj  alle  botti. 

«  —  QjelParnese  appartenente  alia  macchina  della 
Berta  o  Castello,  col  quale  si  danno  i  colpi  per 
ficcare  i  pali  nel  fare  le  palafitte. 
Mag-giò  i.  m.  Maggiore.  T.  mit.  Q.iel  grado 
nella  milizia  che  è  tra  il  Luogotenente-colonnello 
ed  il  primo  Capitano  d'un  reggimento,  superiore 
a  questo  ed  inferiore  all'altro,  dal  quale  riceve 
gli  ordini  per  trasmetterli  a  tulle  le  compagnie. 

n  Maggiore,  nel  num.  del  piìi,  Gli  antenati,  Gli  avi. 

n  —  Tutti  quelli  ai  quali  dobbiamo  ubbidienza. 

—  de  piassa;  Maggiore  di  piazza  o  della  piazza: 
Quell'ufficiale  superiore  che  nelle  fortezze  tiene 
il  primo  luogo  dopo  il  Governatore  od  il  Coman- 
dante, per  soprantendere  ad  ogni  particolare  del 
servizio  che  vi  si  fa  dalla  guarnigione. 

—  generale;  Maggior  generale:  Titolo  d'Uffiziale 


generale  negli  eserciti,  il  quale  fa  presso  il  Ge- 
neralissimo quelle  stesse  funzioni  che  il  Maggiore 
d'un  reggimento  presso  il  suo  Colonnello,  rice- 
vendone gli  ordini  e  curandone  l'esecuzione  in 
tutti  i  loro  prticolari. 
IMag-gió  s.  f.  Maggiore  :  Da'  Logici  si  dice  la 
prima  parte  ossia  La  prima  proposizione  d'un 
sillogismo  regolare,  ed  è  chiamala  Maggiore  per- 
chè ha  un  più  ampio  ed  esteso  senso  che  la 
proposizione  minore  come  quella  che  contiene  il 
termine  principale:  A  maggio  a  l'è  insulsa,  a 
minò  temeraria  e  a  consegucnsa  ridicola;  La 
maggiore  è  insulsa,  la  minore  temeraria  e  la 
conseguenza  ridicola. 
Miag-g-ió  add.  Maggiore ,  Più  grande.  Nome 
compar.  che  indica  Superiorità.  In  questo  signif. 
è  stato  ed  è  frequentem.  usato  nella  .Milizia  il 
qualificativo  di  Maggiore,  come  aggiunto  di  grado 
0  carica,  la  superiorità  della  quale  sopra  un'altra 
dello  stesso  nome  si  abbia  a  distinguere  esatta- 
mente ;  quindi  gli  appellativi  di  Sergente  mag- 
giore, di  Ufficiale  maggiore,  di  Cappellano  mag- 
giore, di  Chirurgo  maggiore  ecc.,  che  con  questo 
aggiunto  vengono  indicati  nella  loro  qualità  di 
Superiori  ai  sergenti,  agli  uffiziali,  ai  cappellani, 
ai  chirurghi  ordinar],  ecc.  -  Notisi  che  nella  .Mi- 
lizia ogni  qual  volta  il  titolo  di  Maggiore  viene 
anteposto  al  nome,  viene  consideralo  e  adope- 
ralo come  sosl.  e  viceversa  quand'  è  posposto. 

ti  Maggiore,  per  Colui  che  è  più  d'età. 

«  —  Dai  Legisti  dicesi  Quegli  che  ha  l'età  idonea 
per  maneggiar  le  cose  sue;  altrim.  Maggiorenne 
contr.  di  3Iinorenne. 

—  d'etce;  Maggiornato:  Maggiore  per  conto  di  na- 
scila; altrim.  Primogenito. 

g  Artà  màggio;  Altare  maggiore,  vale  L'altare 

principale. 
S  Stato  maggio;  Stalo  maggiore.  T.  mil.  Un  corpo 
d'uffiziali,  cui<si  affidano  importanti  uffizi  di  guerra 
ed  anche  Ogni  aggregato  di  uffiziali  fuori  delle 
ordinanze  che  sono  destinati  a  vegliare  le  ese- 
cuzioni di  lutti  i  particolari  del  servizio  militare 
in  una  fortezza  o  in  un  quartier  generale. 

Magg-ioransa  s.  f.  Maggioranza,  Maggioria, 
Superiorità,  Preminenza, 
n  Maggiorità  :  La  parte  maggiore  d'un  dato  numero 
di  persone  o  che  sono  in  un  consesso  o  che  di- 
scutono qualche  cosa  o  che  fanno  uno  squitlinio. 

Mag'giordomm.o  s.  m.  31aggiordomo  e 
Majordomo:  Colui  che  nelle  case  de'  grandi  e 
nella  corte  di  Principi  ordina  e  soprantende. 

Mag-g-ioritse  s.  f.  Età  maggiore,  e  nell'uso 
anche  Maggiorità,  dicesi  da'  Legisti  Lo  stalo  di 
uno  che  ha  compito  gli  anni  21  ed  è  reso  ca- 
pace di  tutti  gli  alti  della  vita  civile. 
Il  Maggiorità  V.  Maggioransa  nel  2'  signif. 

—  d'un  reggimento;  Sialo  ciAoimeUo.  T.mil.  Nome 
collettivo  che  comprende  Tutti  quegli  uffiziali  che 
fanno  parte  d'un  reggimento  di  fanteria  o  di 
cavalleria  fuori  delle  compagnie. 

M!ag'istx*ato  s.  m.  Magistrato:  Adunanza  di 
uomini  con  podestà  di  far  eseguire  le  leggi  e  di 
giudicare, 
n  Blagistralo,  si  dice  altresì  di  Ciascuna  delle  per- 
sone che  lo  compongono. 

Mag-isti*atùa  s.  f.  Magistratura:  Nome  col- 
lettivo di  Tutti  i  membri  che  compongono  il  Ma- 
gistrato. 


m 


MAG 


MAI 


«  Magistratura:  UDScio  e  Giurisdizione  del  Ma- 
,  -gislrato. 
ì^[a,g-]ia.  s.  f.  Jlanata  e  Manciata:  Tanta  quan- 
'  tilà  di  materia  quanta  si  può  tenere  o  strignere 
^.  con  una  mano. 
;^  Botta  data  colla  mano. 
%  Mane!Ia,ManelIo,  Manipolo:  Quella  quantità  d'erbe, 
,    jdi  foglie,  di  paglia  d'ogni  sorta  di  cereali  che 
'^.  il  mietitore  può  abbracciare  in  una  brancata  e 
..tagliare  in  un  sol  trailo  colia  falce. 
'  S  .1  magnce  m.  avv.  A  manate,  A  manciate  V. 
,.;  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
%  Dà  ùnn-a  magna  a  ùnn-a  cosa;  Ghermire, 
!•".   Aggrappare,  Carpire:  Il  pigliare  checchessia  con 

destrezza  e  velocità. 
|^a<g-n8ex*ai  s.  m.  Bravaccio,  Cospettone,  Co- 
'    speitaccio,  Snavaldo  e  nell'uso  tose.  Sbarazzino: 
,   Quegli  che  nel  porlamento,  nelle  parole  e  in 
checchessia  procede  sfrontatamente  e  con  maniere 
avventate. 
S  À  magnosra  m.  avv.  Alla  brava,  Alla  sgherra, 
Alla  sbricca,  e  nell'uso  tose.  Alla  biricchina,  Alia 
^^..  sbarazzina. 
S  Fa  da  magncera;  Far  il  bravaccio,  il  cospettone, 
il  cospeltaccio. 
Afa.g'na.u  V.  Magnin. 
iMEa.g'iia/iiixiiitae  s.  f.  Magnanimità:  Gran- 
dezza, Altezza  d'animo,  Generosità. 
M[a;g-ua.uìiiu-a;S.f.  Sterpàgnola,  Magnanina, 
(    Beccafico  di  Provenza.  T.  ornil.  Sylvia  provin- 
cialis.  Uccello  del  genere  delle  Silvie,  che  ha 
p,  il  becco  nerastro  con  la  base  della  mascella  in- 
7;   feriore  gialliccia;  iride  castagno-rossiccia;  margine 
delle  palpebre  nudo  e  rosso;  pileo,  lati  della  lesta, 
^j.  cervice,  dorso,  scapolari  e  sopraccoda,  color  ce- 
.    nerino-cupo;  penne  dell'ali  bruno-nere;  piedi 
giallastri.  Annida  assai  raro  in  Polcevera  nelle 
vallale  fresche  e  fosche  di  Borzoli.  Emigra  in 
settembre  e  ritorna  in  aprile. 
IMagXL&sco  add.  Manesco  :  Inclinalo  e  pronto 

a  menar  le  mani. 
"M.agnesisk  s.  f.  Magnesia,  Ossido  di  magnesia. 
T.  farm.  Terra  alc^ina  bianca,  dolce  al  tatto, 
insipida,  insolubile  nell'acqua,  che  inverdisce  il 
^•'  siroppo  di  viole,  attira  l'acido  carbonico  dell'aria 
l»r  e  non  rinviensi  pura  in  natura. 
IjyCa.g-netizza/  v.  a.  Magnetizzare:  Influenzare 
,j    uno  colla  forza  della  propria  volonià,  ossia  Agire 
"l'    sul  sistema  nervoso  dell'individuo  sottoposto  al- 
terazione d'un  altro. 
Ma.g;*uetta.  s.  f.  Manale.  T.  calz.  Striscia  di 
pelle  che  fascia  la  palma  e  il  dorso  della  mano, 
a  riparo  di  essa  nello  stringere  fortemente  i  punii 
tirando  lo  spago. 
•^  .di  {(Bri  da  stia;  Presa:  Panno  lino  o  altro  tes- 
suto ripiegato  a  più  doppj  per  tenere  in  mano 
j,.    i  caldi  ferri  da  stirare. 

S  Magnettc  co-e  meze  die;  Guanti  a  mezze  dita: 
^f  Specie  di  guanti  di  lana  o  di  pelle,  le  cui  dita, 
j,.  aperte  in  cima,  non  vestono  se  non  la  metà  in- 
_{j„  feriore  delie  dita  della  mano,  le  quali  così  si 
►ot  fflino  libere  per  iscrivere  e  per  altri  esercizi  o 
^^yijavori.  -  Mitléne  o  Mozxettine  diconsi  Quei 
guanti  senza  dita,  lavorali  a  traforo,  che  son 
,■    portati  dalle  donne. 

Miagruifioà,  v.  a.  Magnificare,  Esaltare,  Su- 
blimare; e  per  estens.  Aggrandire  con  pwole, 
Esagerare.  "      '■-■^■■:^\\  ^     , 


Magnifico  s.  m.  Medico.  Voce  nostra  antica 

ed  oggi  caduta  in  disuso. 
AdEag-uin  s.  m.  Conciacaldaje,  Concialavezzi  V^, 

Stagnacassarolle.  -- 

M!ag-iiiscax*cos.  m.  Maniscalco  e  Maliscalco: 
Quegli  che  ferra  i  cavalli;  dicesi  anche  Ferra- 
tore, ma  è  voce  poco  usata. 

Miag'uolia;  s.  f.  Magnolia:  Genere  composto 
d'alberi  e  d'arbusti  a  foglie  persistenti  e  cadu- 
che. Biescono  alberi  grandi  ed  eminentemente 
ornamentali  la  Magnolia  grandiflora  e  le  sue 
varietà,  cioè  Voxoniensis,  la  strida,  h  longi' 
folia,  obtusifolia ,  microphylla  ed  altre;  non 
riescono  che  arbusti  la  Magnolia  fuscata  e  la 
ptimila.  Fioriscono  nell'estate  e  producono  fiori 
grandi ,  bianchi,  odorosi,  imitanti  la  forma  d'un 
tulipano. 

Mag-nùscà,  v.  Brancicare,  Stazzonare,  anlic. 
Mantrugiare:  Bivolgersi  checchessia  per  le  mani, 
malmenandolo  e  quasi  insudiciandolo. 

iMag-uùscóiii  s.  m.  Brancicone  :  Che  branca 
tutto  e  lutto  vuol  toccare.  ' 

Miag-oà  V.  Magnùscd. 

Miag-òn  s.  m.  Crepacuore  :  Gran  travaglio  d'a- 
nimo; Accoramento,  Disgusto,  Patema,  Rancura, 
Afflizione. 

Mag-ro  s.  m.  Magro:  Carne  di  vitella  Q  sim» 
senza  grasso  intorno.  -•>--'a 

it  Magro,  per  Cucinatura  di  cibi,  ne'  quali  non  entri 
carne  di  animali  terrestri  o  d'uccelli:  Mangia 
de  magro,  Fa  de  magro;  Mangiar  di  magro, 
Far  di  magro. 
5;  Giórni  de  magro;  Giorni  magri  V.  Giórno.  - 

Magro  add.  Magro,  contr.  di  Grasso. 
Il  Magro,  figurai.  Piccolo,  Tenue,  Scarso. 

—  cdmme  un  picco  0  cÒmme  un  agùo;  Magro 
allampanato  0  lanternuto.  Magro  strinato.  Viso 
di  stecco,  Secco  come  una  gratella,  e  scberze- 
volm.  Asciutto  e  ben  condizionato,  vale  Magro 
eccessivamente. 
%  Fàla  magra;  Viver  di  bujo  come  le  piattole 

V.  Fd. 
%  Raxdin  magre;  Ragioni  del  venerdì,  Ragioni  di 

pan  caldo,  Ragioni  meschine. 
$  Terren  magro;  Terreno  magro,  arido,  brellq, 

sterile,  infecondo. 
S  Vegni  magro  0  secco;  Immagrire,  Smagrare, 

Dismagrare. 
Il  —  magro  0  secco  all'eccesso;  Diventar  come 
un  graticcio  da  seccar  le  castagne,  Diventar  una 
strega  magra  0  distrutta,  0  come  una  galla  che 
abbia  mangiato  lucertole,  Non  aver  più  che  pelle 
e  ossa,  Diventar  trasparente.  Stecchire. 

MagrSn  s.  m.  Palombaro:  Chi  va  sott'acqua 
per  pescarvi  0  per  cercar  roba  0  per  altra  con- 
simile operazione;  altrim.  Slarangone. 
Il  Marangone  ,  Slergo ,  Smergo  :  Genere  d' uccelli 
acquatici,  dell'ordina  de' Palmipedi,  che  s'im- 
mergono e  nuotano  sovente  sott'acqua  dove  si 
procacciano  il  vitto  cibandosi  di  pesciolini  e  di 
piccoli  animali  acquatici.  Ve  n'  ha  di  più  specie. 

IMCaja  V.  a.  Maritare:  Dar  marito  alle  femmine, 
Congiungerle  in  matrimonio. 
S  Majdse  n.  p.  Maritarsi,  Prender  marito. 

Majagarsòu  s.  f.  Sgualdrinella  V.  Scor- 
lùssoa. 

Maioiù  avv.  Noni  mai,  Non  giammai,  Nofr  miti 
più:  In  nessun  tempo. 


MAL 


MÀM 


487 


MajeuLS.  m.  Madiere.  T.  mar.  Il  pezzo  di  mezzo 
d  ogni  costa  che  forma  il  fondo  del  baslimento 
e  s'incassa  nella  chiglia  ad  angoli  retti. 

BdCajezzo  s.  m.  Matrimonio:  Contratto  fra  nomo 
e  donna  di  vivere  insieme  fino  alla  morte,  Unione 
legittima  dell'uomo  e  della  donna  col  vincolo 
coiìjugale;  altrim.  Maritaggio,  Maritamenlo,  Spo- 
salizio, Connubio,  Nozze. 

]IIaif*a.l>eiie  s.  m.  Facimale,  dicesi  per  lo  più 
di  Fanciullo  che  mai  non  si  fermi  e  procuri 
sempre  di  far  qualche  danno;  Furfantello,  Tri- 
stazzaolo.  Detto  di  persona  adulta,  Furfante,  Mal* 
fattore,  Mascalzone. 

Maimòu  (Gatto)  V.  Gatto. 

McLÌuà;  s.  m.  Marinaro  e  Marinajo:  Colui  che 
fa  professione  di  navigare,  qualunque  sia  il  suo 
grado,  la  sua  classe  e  la  portala  della  barca  con 
cui  si  naviga.  -  Gerarchicamente  dicesi  Marinaro 
0  Marinaro  semplice  Quell'uomo  di  mare  che  non 
ha  gradi  o  dignità. 
S  Mezo  maina  V.  Gaffa  nel  1'  signif. 
S  0  bón  maina  5  se  conosce  a-o  cattivo  tempo; 
Il  buon  marinaro  si  conosce  al  cattivo   tempo. 
,    Prov.  che  vale  L'uomo  coraggioso  si  conosce  al 
,.,  tempo  del  perìcolo. 

S  Voti  da  maina;  Voli  da  marinajo:  Proponimenti 
che  durano  quanto  il  pericolo. 

]kla.iua,esoo  add.  Marinaresco:  Aggiunto  di 
Tulio  ciò  che  è  relativo  ai  marinari,  come  Arte 
marinaresca.  Vita  marinaresca,  Lingua  marina- 
resca, Gente  marinaresca. 
S  À  mainaesca  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfab. 

MEaiuaJa  s.  f.  Marioarìa  e  Marineria:  L'insieme 
di  tutti  i  marinari,  detti  altresì  Gente  marinaresca. 

M!a<iiia,sso  s.  m.  Scirocco  V.  Sciòco. 

A£à,ìii^xo  avv.  Malvolentieri,  Di  mala  voglia, 
Di  mal  cuore,  Di  male  gambe,  A  malincorpo, 
A  malincuore,  contr.  di  Volentieri. 
**M[ado  V.  Mario. 
**IW[a,izia  V.  Malizia. 
**M!a.izìòso  V.  Malizióso. 
**Maleed.i  avv.  Appena  appena,   A  malapena, 
Tosto  che,  ecc.  Voce  del  coni.  V.  A  malapenn-a. 

Hfalafìn  CFd  a);  Scipare,  Mandare  a  male, 
Guastare  checchessia. 

BdCa.lag'X'a.zia;  s.  f.  iMalagrazia,  Sgarbatezza, 

4  , Sgarbo,  Sgraziataggine,  Svenevolezza,  Rozzezza. 

■  n  Detto  di  persona,  vale  Sgraziato,  Sguajalo,  Sgar- 
bato, Spiacevole,  Disavvenevole,  Rozzo,  Incivile, 
Senza  garbo,  Senza  grazia.  Disadatto,  Zotico;  e 
soslanliv.  Tànghero, 

fidala udaeto  add.  Malandato,  dicesì  di  Chi 
per  malattia  ha  perduto  il  colore  e  ha  dato,  come 

,  suol  dirsi,  nelle  vecchie;  altrim.  Grullo,  Pallido, 
Smunto,  Sparuto,  ecc. 

Malanno  s.  m.  Malanno:  Somma  disgrazia, 
n  Malanno,  per  Malattia:  Piggidse  un  malanno; 

Pigliarsi  un  malanno. 
«  —  per  Uomo  tristo,  che  commette  male,  che 
tribola,  molesta,  ecc.:  0  tale  5  l'è  proprio  ttn 
malanno;  Il  tale  è  un  vero  malanno, 
n  —  Si  usa  anche  per  imprecazione  :  Che  te  pigge 
6  malanno;  Malanno  ti  colga.  Malanno  che  ti 
alloggi.  Dio  li  dia  il  malanno,  Canchero  ti  mangi, 
Cacastecchi  li  venga,  Ti  mangi  il  vermocane. 
Gavocciolo  a  te. 

Malapag^a  s.  m.  Mala  piga,  Mala  detta:  Cat- 
tivo pagatore. 


IMCalapenn-a  (A)  V.  A  malapenn-a. 

IMCalattia  V.  Maolita, 

Malaziòn  s.  f.  Trista  o  Cattiva  azione,  Cat^ 
tiveria,  Ribalderia,  Tiro,  Mal  tratto,  Ingiuria; 
Offesa  e  sim. 

Mialedi  v.  a.  Maledire,  Male  dicere.  Imprecare: 
Pregar  male,  Abominare  con  parole,  contr.  di 
Benedire. 

M^aledizióu  s.  f.  3IaIadizione  e  3Ialedizione: 
Preghiera  colla  quale  si  pronuncia  il  male  con- 
tro alcuno,  questo  desiderando  e  imprecando, 
contr.  di  Benedizione. 
S  Èse  a  maledizìBn  in  t'ùnn-a  casa,  ecc.;  Es- 
sere la  maledizione  in  una  casa,  in  un  affare, 
dicesi  dell'Andar  tutte  le  cose  a  traverso  e  non 
riuscir  secondo  il  desiderio. 

IMCalefiziòu  add.  Ossesso,  Indemoniato,  In-* 
diavolato;  ed  asasi  talora  anche  come  sost. 

Malemmo  s.  m.  Malemme,  Cospellone,  Co- 
spellaccio,  Bravaccio,  Tagliacanloni. 

Mialig-nà  v.  n.  Malignare:  Trattare  maligna- 
mente, Tribolare,  Mo  estare,  Travagliare,  Vessare, 
Bistrattare,  Angariare. 
S  Piggid  a  malignò,  ùnn-a  persónn-a  ;  Consumar 

uno,  Malignarlo,  Vessarlo,  Tormentarlo,  ecc. 
S  Muligndse  n.  p.  Malignarsi,  Tribolarsi,  ecc. 

I^alig-nitsos.  f.  Malignità:  Malvagità  d'animò 
disposto  per  propria  natura  a  nuocere  ailroi,  an* 
corchè  non  vi  sia  l'utile  proprio. 

Mializia  s.  f.  Malizia  :  Invenzione  attuale  e  men> 
tale  di  usare  e  pensare  ogni  reità;  Mala  volontà, 
Reo  talento. 
1)  Malizia,  per  Astuzia,  Arte  ed  Attitudine  ad  in- 
gannare, Scaltrimento,  Scaltrezza,  Artificio  ed  In- 
ganno, amie.  Versuzia. 
S  Con  malizia;  A  o  Con  malizia.  Posto  avverb. 
vale  Maliziosamente,  Malizialmente,  Astutamente, 
Artatamente. 
S  Mette  in  malizia;  Metter  la  malizia  dove  non 
è.  Scaltrire  :  Di  rozzo  e  inesperto  far  altrui  astutp 
e  sagace. 

Malizióso  add.  Malizioso  :  Che  ha  malizia , 
Astuto. 

]!^alòa  (Andd  in);  Andar  in  rovina,  Gnastarsi, 
Deperire,  ecc.  V.  Andd. 

Malocco  s.  m.  Balnffo,  Batlnffolo,  Strnffo, 
Struffolo,  Strufolo,  Luffo;  quest'ultima  è  vqC|6 
anliq.:  Qualunque  piccola  massa  di  roba  ravvi- 
luppata e  ravvolta  insieme  malamente  e  senza 
cura;  e  si  dice  di  stoppa,  di  lino,  di  bambagia, 
di  panni  e  simili  cose. 

Maina  s.  f.  Madre,  Mamma;  questa  2»  voce  dì- 
cesi  per  lo  più  da' fanciulli. 

Mani1>i*ùcca  V.  Manbrùcca. 

Mlamma  s.  f.  Bàlia  :  Donna  che,  salariata,  allatta 
ì  figliuoli  altrui;  dicesi  anche  Nutrice,  Allevatrice. 

—  da  laddri;  Ricettatore  V.  Laddro. 
S  Dd  o  mamma;  Dare  a  bàlia,   vale  Dare  ad 

allattare  i  bambini  ad  altrui. 
S  Da  doppo  che  l'ho  da:to  a  mamma  nS  l'ha 
mai  ciù  visto...  Maniera  di  dire  famigliare  che 
vale  Noi  vidi  mai  in  vita  mia  o  Noi  conosco. 
S  Èse  a  mamma;  Essere  a  bàlia,  dicesi  di  fan- 
ciulli che  stanno  in  casa  della  bàlia  per  essere 
quivi  allattati. 
S  Satàio  da  mamma;  Baliàtico:  Prezzo  che  si  dà 

per  allattare  un  fanciullo. 
S  TegnUe  ònn-a  cosa  a  mamma;  Tener  a  bàlia 


488 


MAN 


MAN 


una  cosa,  fignrat.  vale  Indugiare  molCo  a  sbri- 
garla 0  a  rcsliluirla. 

marinma.;  Bomba:  Nel  giuoco  fancinllesco  del 
copanniscondere  fa  scónditlój  è  II  luogo  privi- 

'      legialo  e  dichiarato  immune,  al  quale  chi  Ira  i 

-"    gioocatori  arriva  e  giunge  a  toccarlo  senz'esser 
*'   prima  fermalo  da  chi  è  stato  sotto,  resta  esente 
d'andar  sotto  egli  slesso. 

Ma.maia.g'i'a.nd.e  s.  f.  Nonna,  Àvola,  Ava, 
V.  Madomuiva. 

l!l£a<niiua>lùcco  s.  m.  Mammalucco,  Zugo, 
Baggeo ,  Burbafrianni ,  Sguscialasagne ,  Stolido , 
Sciocco,  Scimunito. 

]|j[a,iiiiiii]i]i-a<  s.  f.  Mammina,  Mammuccia. 
Vezzegg.  di  Mamma,  ed  è  lo  stesso  V.  Marna. 

IMCampà.  V.  Alanpd. 

AJEa^xL  s.  f.  Mano,  antic.  Mana,  nel  plur.  Le  mani: 
Quel  membro  del  corpo  umano  che  è  congiunto 

'"'    all'estremità  del  braccio  e  che  serve  a  varj  usi, 

"■    come  Pigliare,  Toccare,  ecc. 
»  Mano,  figurai,  per  Ajulo:  Nisciùn  m'ha  desto 

-**    man;  Nessuno  mi  diede  mano. 
»  —  per   Forza,   Antoritù:   Ghe  véu  a  man  da 
Giustizia;  Ci  vuole  la  mano  della  Giustizia. 

,*i»  —  per  Potenza  o  Virili:  A  man  de  Dio  apéu 
tùlio;  La  mano  di  Dio  può  ogni  cosa. 

flt|* —  per  Suolo  o  Coperta  di  checchessia:  G'han 

■^*''  dceto  ùnn-a  man  de  co;  Vi  diedero  una  mano 
di  colore. 

«t>ti  —  per  Carattere  o  Scrittura  :  0  l'ha  ùnn-a  bella 

!'''■-'  man;  Egli  ha  una  bella  mano. 

*■'*  —  per  Banda,  Lato,  Farle:  0  l' Sa  dà  man 
dr'ila;  Egli  era  a  man  destra. 

'V  —  per  Qiialilà  o  Condizione:  0  l'è  troppo  de 

^-      bassa  man;  E^ili  è  troppo  di  bassa  mano. 
'<•  Volta,  Fiala:  Ghe  son  stato  due  moen  dàf'ia; 
Vi  fui  due  volle  consecutive. 

'ft-t'  d'o/jero;  Jfano  d'opera:  Lavoro  delle  mani  che 
un  manifattore  pone  nel  fare  una  tal  cosa,  e  mas- 
simamente dicesi  dai  muratori:  A  sola  man 
d'opera  a  cèsta  cento  scùi  ;  La  sola  mano  d'o- 
pera costa  cento  scudi,  cioè  11  puro  lavoro  delle 
mani,  senza  i  materiali  ecc. 

"^"  drìta;  Mano  rilla,  3fanrilta  e  Marritta,  ma  meno 

'^5:^  usato:  La  mano  destra. 

•—  mancinn-a;  Mano  manca,  Mano  stanca,  Mano 

wt  n)ancina  o  Mancina  assolut.  :  La  mano  sinistra. 
%  Accompagna  a  man;  Menar  la  mano,  dicesi  del 

'^  '  Reggerla  che  si  fa  a  chi  mal  sa  o  mal  può  farlo 
per  iscrivere. 

^  S  Alsà  e  moen-;  Alzar  le  mani,  vale  Dare,  Per- 

'■'     enotere:  0  Valsa  continuamente  e  moen  ; 'E,%\\ 
alza  continuamente  le  mani. 
S  A  man,  A  man  arma,  A  man  dr'ita,  A  man 

•'^'  sulva,  A  man  scinistra  V.  A  man  alla  sua 
sede  alfabetica. 

'  $  A  moen  zunte  V.  questa  locuz.  alla  [sua  sede 

f"   alfabetica. 

^''$  Alto  de  man,  troeto  da  uj7/a»;  Gioco  di  mano, 
gioco  di  villano. 

2*  *S'  Aveì  a-e  moen  ùnn-a  cosa,  Avei  a  man,  Aveì 
fii-  &  man  un  lèugo,  ùnn-a  cosa,  ecc.  V.  Aveì. 
»  —  05nn-u  man  in  tùlio,  Aveì  e  moen  in  pasta, 

Aveì  e  moen  lunghe  V.  Avei. 
«  —  bOn  zéugo  in  man;  Avere  o  Tenere  buono 
in  mano,  figurai,  vale  Esser  in  buono  stato  del- 
l'affare 0  della  cosa  di  che  si  parla  (figura  detta 
dal  giuoco  delle  carte).         <:;?;,  -jraìv;;   - 


I)  —  e  moen  lighce;  Aver  le  mani  legate,  figur. 
Non  poter  operare. 

n  —  e  moen  nelle;  Aver  le  mani  vergini  d'una 
cosa  0  Esser  vergine  d'alcuna  cosa,  vale  Non 
avervi  parte. 

1)  —  e  moen  perlàio};  Aver  le  mani  larghe,  vale 
Usar  liberaliià,  ed  anche  Esser  largo  nello  spendere. 

»  —  in  man,  Aveì  in  man  tanto  da.,..  Avei 
in  te  moen  V.  Aveì. 

I)  —  pe-a  man  un  cavallo  ;  Avere  o  Tenere  per 
mano  un  cavallo,  vale  Guidarlo  colla  mano  a  piede. 

«  —  pe-e  mùcn  V.  Aveì. 

t)  —  pe-e  moen  ùnn-a  cosa;  Aver  tra  o  fra  mano 
0  le  mani  una  cosa,  vale  Averla  in  pronto. 

Il  —  sempre  e  moen  all'aia  V.  Aia. 

S  Aveine  quanti  n'ho  in  man;  Essere  alla  ma- 
cina, Non  ne  aver  un  per  medicina.  Esser  po- 
vero in  canna.  Esser  brullo. 

S  Batte  de  moen  V.  Batte. 

S  Baxd  a  man  o  e  moen  a  ùnn-a  persUnn^a  V. 
Baxd. 

%  Capita  in  te  moen;  Venire,  Capitare,  Pervenire 
alle  0  nelle  mani,  vale  Dare  fra  mano. 

S  Cazze  de  man;  Cader  di  mano,  cioè  in  terra. 

I)  —  in  man  d'atri,  Cazze  in  te  moen  V.  Cazze. 

$  Cede  a  man;  Ceder  la  mano,  vale  Dar  la  pre- 
minenza. Cedere  il  luogo. 

§  Chi  ha  in  man  ha  vinto;  Chi  tien  tiene.  Det- 
tato prov.  di  assai  chiaro  significalo. 

§  Ciocca  de  moen;  Batter  le  mani,  vale  Applaudire. 

§  Co-e  moen  scrollando  ;  A  man  vote,  cioè  Senza 
alcuna  cosa  in  mano. 

§  Con  tutte  due  e  moen  ;  Ad  ambe  le  mani ,  A 
due  mani. 

S  Cresce  in  man;  Crescere  in  mano. 

S  Crcuzo  da  man;  Concavo  della  mano:  La  parte 
opposla  al  dosso. 

%  Dà  a  man,  Dà  a  man  salva.  Dà  a  primma 
man,  Dà  de  man,  Dà  man  a  un  Iravaggio, 
Dà  de  moen  in  te  bète.  Dà  in  te  moen,  Dà 
l'ultima  man  a  un  travaggio.  Dà  man  V.  Dà. 

§  Dà  mente  a-e  moen  d'ùnn-a  pers5nn-a;  Aver 
cura  alle  mani  altrui,  vale  Osservare  che  altri 
non  rubi  o  fraudi. 

S  Dòse  man;  Darsi  la  mano,  Impalmarsi. 

S  Dà  ùnn-a  man  a  ùnn-a  pers6nn-a;  Dar  una 
mano  a  uno,  vale  Ajularlo  lauto  o  quanio  in  un 
tal  lavoro. 

n  —  ùnn-a  o  ciù  moen  a  ùnn-a  cosa;  Dar  una 
0  più  mani  a  checchessia,  vale  Tingerlo  o  Co- 
lorirlo 0  Impiastrarlo  una  o  pili  volte. 

S  De  bassa  man;  Di  bassa  mano,  vale  D'umile 
condizione. 

S  De  man  d5  tale;  Di  mano  del  tale,  parlandosi 
di  Quadro  o  Pittura  o  altro,  vale  Dipinto  da  esso. 

S  De  man  in  man  V.  De  maniman. 

§  De  mw,  de  tò,  de  man  d'un  tale;  Di  mano 
mia,  tua  ecc.  di  alcuno,  parlandosi  di  scrittura, 
vale  Scritto  da  me,  da  te,  ecc.,  da  alcuno. 

S  Èso  a  man;  Essere  alla  mano,  dicesi  di  per- 
sona che  sia  affiibile,  trattabile,  cortese;  e  talora 
Esser  comodo,  vicino. 

.,  —  in  te  moen  d'ùnn-a  pers5nn-a  ;  Essere  in 
mano  d'uno,  vale  Essere  in  potere  altrui;  e  ta- 
lora Esser  diretto,  regolato  da  uno. 

1)  —  lesto  de  man;  Menar  le  mani  come  un  ber- 
rettaio: Esser  inclinato  a  rubare. 

n  _  streito  de  man;  Essere  stretto  di  mano,  vale 


I 


MAN 


MAN 


48» 


Essere  avaro;  che  anche  dicesi  Aver  la  golia  o 
ipedignoni  alle  mani,  Aver  le  mani  aggranchiale. 

S  Ése  de  man;  Aver  la  mano:  Nel  giuoco  vale 
Essere  il  primo  a  fare,  a  cominciare  il  giuoco. 

S  Fd  co-e  moen  e  co-i  pé;  Far  colle  mani  e  coi 
piedi:  Adoperare  ogni  maggiore  possibile  sforzo 
in  checchessia. 

S  FcBlo  a  man;  Manofallo  e  Manufalto:  Fallo  a 
mano. 

5  Fa  man  bassa;  Far  man  bassa:  Non  dar  qoar- 
liere,  Disfare  inleramenle. 

S  Féua  de  man;  Fuor  di  mano,  vale  Lonlano  dal- 
i'abilato,  Distante  dalia  strada  maeslra. 

S  Formi goà  e  moen  V.  sotto  Smaìigid  e  moen. 

S  Cuàgnd  de  man;  Antivenire;  Prevenire,  Furar 
le  mosse:  Esser  prima  dell'altro  a  far  checchessia. 

n  —  de  man  ò  cavallo;  Guadagnar  la  mano,  si 

dice  del  cavallo  che  più  non  sente  il  freno. 
'*S  Laod  de  man;  Liivorare  di  mano,  figurai,  e  in 
m.  b.  Rubare. 

S  Lasciàse  scappa  de  man  ùnn-a  cosa  ;  Lasciarsi 
uscir  di  mano  alcuna  cosa,  vale  Permeilere  che 
allri  se  ne  faccia  padrone;  e  talora  Trascurare 
0  Perder  l'occasione. 

$-Lavdse  e  moen  d'ùnn-a  cosa;  Lavarsi  le  mani 

'"di  checchessia,  figurai.  Non  se  ne  impac-iar  più. 

S  L'è  mogio  perde  un  dìo  che  a  man  V.  Dìo. 

S  Leva  man;  Levar  mano,  vale  Cessare  di  fare. 

S  Libbra  a  man;  Libro  a  mano,  vale  Manoscrillo. 

S  i'igà  e  moen  a  ùnn-a  per sònn-a;  Legar  altrui 
te  mani,  Dar  sulle  mani,  figurai,  vale  Impedirgli 
d^operare  in  alcuna  cosa. 

S  Manczzd  e  moen;  Menar  le  mani,  vale  Dare, 
Battere,  Percuotere. 

S  Man  per  man  va.  avv.  Di  mano  in  mano,  Suc- 
cessivamente. 

S  Mescid  e  moen;  Menar  le  mani,  vale  Lavorare, 
■-!■  ed  anche  Affrettarsi  in  far  checchessia. 

S  Mette  a  man  contro  o  pertùzo;  Apporsi  al  vero 
vale  Indovinare. 

1  —  a  man  in  t'ùnn-a  cosa  ;  Metter  la  mano  in 
alcuna  cosa,  vale  Provvedervi,  Rimediarvi. 

n  —  e  moen  addosso  a  un;  Porre  le  mani  ad- 
dosso allrni,  vale  Prendere  uno,  Pigliarlo,  Cat- 
lurarlo,  Impadronirsene:  e  talvolta  Percuoterlo. 

1  —  e  moen  in  t'ìinn-u  cosa;  Metter  le  mani 
ad  una  cosa,  vale  Impiegarvi  l'opera  sua. 

»  —  in  te  moen;  Metter  o  Porre  nelle  mani  o 
tra  le  mani  o  in  mano,  vale  Dare  o  Conse- 
gnare in  potere. 

"  —  man;  Mettere  o  Por  mano,  vale  Comipj;iare, 

«  —  man  a  parla  d'ùnn-a  persónn-a  ;  Jlelter 
mano  in  uno,  vale  Cominciare  a  parlar  d'uno. 
r»  —  man  a  ùnn-a  cosa;  Meller  mano  o  Mano- 
mettere, vale  Principiare  a  servirsi  d'essa  ;  e  ta- 
lora Dar  di  pii;lio:  Han  misso  man  a-e  remme; 
Misero  mano  ai  remi. 

S  Mettise  in  te  moen  d'ùnn-a  persònn-a  ;  Mei- 
tersi  nelle  mani  d'alcuno,  vale  Affidarsi  alla  sja 
•     direzione. 

S  ^'5  saveì  quante  die  s'ha  in  te  moen;  Non 
sapere  quante  dita  si  ha  nelle  mani,  vale  Non 
saper  quello  che  dovrebbe  sapere  ognuno. 

S  A'ó  veddisene  né  in  vian  né  in  bócca;  Finir 
nna  cosa  in  saggiuoli,  vale  Consumarla  a  spil- 
luzzico senza  trarne  utile  alcuno. 

S  Ommo  a  man;  Uomo  alla  mano,  vale  Uomo  tf- 

•;    fabile,  cortese,  gentile,  grazioso. 


S  Parld  co-e  moen;  Favellar  colle  mani,  figurai, 
vale  Dare,  Battere,  Percuotere. 

S  Passd  pe-e  moen  d'ùnn-a  persónn-a;  Passar 
per  le  mani  d'alcuno,  dicesi  dpgli  affari,  negozj, 
ecc.,  che  alcuno  tratta  ;  e  talora  Aver  parte  in 
alcuna  cosa.  Non  potersi  concludere  senza  di  lui. 

S  Perde  a  man  a  ùnn-a  cosa;  Chi  non  usa  disusa. 

S  Per  man;  Per  mano,  cioè  Per  m'zzo. 

S  Piggid  a- man  V.  sopra  Cuàgnd  de  man. 

S  Piggid(,he  a  man;  Far  pratica,  Impratichirsi. 

%  Porld  in  man;  Portare  in  mano,  vale  Portare 
palesemente  colla  mano  e  senz'altro  ajulo. 

n  —  un  in  parma  de  man  ;  Tenere  o  Portare 
uno  in  palma  di  mano,  vale  Proteggerlo,  Accre- 
ditarlo, Porlo  in  credilo,  in  islima  presso  il  mondo, 
Magnificarlo,  Farne  risaltare  le  qualità  e  i  meriti. 

S  Porze  a  man;  Andar  pezzendo  o  accattando, 
Limosinare. 

S  Remettise  in  te  moen  d'ùnn-a  persónn-a;  Ri- 
mettersi nelle  mani  d'alcuno,  vale  Porsi  nell'ar- 
bitrio e  nella  volontà  d'alcuno. 

S  Sbórsd  a  man  ;  Dare  alla  mano,  vale  Dare  al- 
trui di  presente,  e  dicesi  di  danari. 

%  Scappd  de  man;  Uscir  di  mano. 

S  Scrìto  a  man;  Scritto  a  mano.  Manoscritto,  cioè, 
Non  istampato. 

S  Smangid  e  moen;  Pizzicar  le  mani,  fignr.  vale 
Aver  prurito  di  battere  o  Stare  per  battere  ana 
persona. 

S  Std  in  man  o  in  te  moen  d'un  de  fd^o  d* 
no  fd  ùnn-a  cosa;  Essere  o  Slare  in  mano  altrui 
di  fare  o  non  fare  checchessia,  cioè  Stare  in  sua 
facoltà,  in  suo  arbitrio. 

S  Stdsene  co-e  moen  in  man  o  co-e  moen  in 
scià  pansa  ;  Starsi  colle  mani  a  cintola  o  colle 
mani  in  mano  o  spenzolate  o  ciondoloni.  Star  cor- 
tese, vale  Stare  ozioso.  Non  operare. 

S  Tegni  a  man  serva  a  testa;  Tener  la  mano  o 
le  mani  in  capo  ad  alcuno,  vale  Aver  l'occhio 
che  non  erri,  e  dicesi  di  Dio. 

M  —  e  moen  a  posto  o  a  léugo  ;  Tener  le  mani 
a  sé,  vale  Astenersi  di  'occar  checchessia,  ed 
anche  di  Percuotere  alcuno. 

n  —  man;  Tener  mano  o  di  mano:  Esser  com- 
plice 0  consenziente,  Correr  nel  fallo;  che  anche 
dicesi  Reggere  il  lazzo,  Regger  la  gatta. 

S  Tocca  a  man;  Toccar  la  mano,  Dare  o  Tórre 
commiato. 

n  —  Far  santa,  dicesi  de'  bambini  Quando  per 
far  mollo  toccano  la  mano  altrui. 

n  —  Ugner  le  mani  V.  sotto   Vunze  e  moen. 

n  —  con  man;  Toccar  con  mano:  Accertarsi  di 
checchessia  con  dimostrazione  evidentissima. 

Il  —  man;  Dar  la  mano,  Promettere. 

S  Ultima  man;  Ultima  mano,  vale  Compimento, 
Perfezione. 

S  Unn-a  man  lava  l'atra,  e  tutte  due  lavan  a 
faccia;  Una  mano  lava  l'altra  e  due  il  viso. 
Prov.  dinotante  Che  reciprocamente  uno  dee  com- 
piacere e  ajutare  all'altro. 

S  Un  trceto  de  man;  Un  tratto  di  mano,  vale 
Uno  spazio  lunso  quanto  andrebbe  un  projetlo 
tiralo  colla  mano. 

S  Vegni  a-e  moen;  Venire  o  Pervenire  alle  mani 
0  in  mano  o  fra  mano  o  per  le  mani,  vale  Capi- 
tare, Occorrere,  Dar  nelle  mani.  Presentarsi  avanti: 
O  primmo  libbra  che  m'é  vegnùo  a-e  motni 
Il  primo  libro  che  mi  venne  alle  mani.   ^ 


MAN 


MAN 


4  u_  Venir  alle  mani  o  alle  prese,  Azzuffarsi. 

■5  Vunze  e  moen;  Ugner  le  mani,  si  dice  deiPre- 
,.'  senlare  i  giudici  0  altri  ufTiciali  per  corromperli. 

5  Zéugo  de  man;  Giuoco  di  mano,  vale  Ghermi- 
,    Bella,  Artifizio,  Frode,  Inganno, 

3  Zùd  a-e  moen  d'ùnn-a  persSnn-a;  Giurare  nelle 
u^mani  ad  alcuno  0  di  alcuno,  che  abbia  la  pub- 
blica autorità  di  ricevere  il  giuramento. 
^$'^'Zùgd  a  man  a  man;  Giuocare  testa  a  testa, 

vale  Giuocare  a  solo  a  solo. 
^s-^a  man  cada;  Fare  a  scaldamane:  Sorta  di 
in^igiooco  puerile  che  si  fa  accordandosi  in  più  a 

porre  le  mani  a  vicenda  una  sopra  l'altra,  po- 
Mi'àÉta  la  prima  sopra  un  piano  e  traendo  poi  quella 

di  sotto,  porla  sopra  tutte  le  altre,  battendo  forte 
,.»c|)er  riscaldarsele. 
^^  Ztmze  e  moen;  Giunger  le  mani,  Chiader  le  mani, 

vale  Congiungerle,  per  lo  più  in  atto  di  preghiera. 
M!a>]ieea>  s.  f.  Mannaja  :  Coltello  grande,  per  Io 

più  con  due  manichi,  e  particolarm.  Quello  che 
e    osa  il  boja  a  tagliar  la  testa. 
^iiC -Mannaja,  Pestarola:  Quella  larga  e  lunga  lastra 

di  ferro  ben  temperato  ad  acciajo  e  ben  affilala 

dalla  parte  di  sotto,  confitta  in  un  cilindro  di 
A^  légno  tanto  più  lungo  di  essa  lastra  quanto  basti 

per  presentare  due  manichi.  Si  adopera  a  due 
Ci  'mani  e  serve  a  pestare  la  carne  di  majale  da 
sfc  far  salsiccia,  salami,  ecc. 
ld[aina<ma<n.  V.  Amannaman. 
Ma.xia.te  s.  f.  pi.  Manaide.  T.  pescat.  Sorta  di 

rete  da  prscar  le  acciughe. 
"MieiJìlbrùcceb  s.  f.  Gran  carro:  Carrettone  a 
r^    larghe  ruote  e  di  gran  capacità,  tirato  da  più 
n^  '  Cavalli. 

Bfanoà,  v.  n.  Mancare:  Far  mancamento.  Com- 
metter errore,  fallo,  peccato,  Peccare. 
*^i»  Mancare,  per  Non  esser  a  sufficienza:  Ne  manca 

d  tempo;  Ci  manca  il  tempo. 
«il". —  Venir  meno:  G/ie  manca  5  fiato;  Gli  manca 
»  f*il  fiato. 

'flé' —  Venir  meno  della  vita.  Finir  di  vivere,  Ve- 
«y*  Dire  a  morte,  Uscir  di  vita,  Morire  :  L'è  man- 
'I  '  C(Ju  un  bravo  poa:  de  famiggia;  Mancò  un  buon 
««^'?  padre  di  famiglia. 

«a»  —  Venir  meno,  Fallire:  Chi  5  l'è  chi  ghe  manca? 
i^  Chi  è  che  ci  manca? 

«  —  Scemare,  Peggiorare  di  stato,  di  forza,  di 
ex  vigore  e  sim.:    Vaddo  mancando  de  giorno  in 

giorno;  Io  vo  mancando  di  giorno  in  giorno. 
©»  —  Trasandare,  Dimenticare  di  far  qualche  cosa: 
f'5    JV5  manchiò  de  fa  6  «ice  dovei;  Non  mancherò 

di  fare  il  mio  dovere. 
^5«  —  Restar  di  fare.  Desistere,  Cessare:  0  «<J  5 

nS  manca  de   lùxì   dapperlùtlo  ;  Il   sole   non 
elfi  manca  di  splendere  ovunque. 
Bai; —  Essere  assente:  Mancavan  quatlr'ommi; 

Mancavano  qualtr'  uomini. 
iot  —  In  term.  marin.  si  dice  Quando  la  nave  non 
-T.  si  presta  prontamente  alla  maniera  delle  vele  e 
*!*'  all'azion  del  limone  per  virar  di  bordo;  e  par- 
iff".  landosi  di  vento,  vale  Calmarsi. 
A**  a^i  patti;  Mancar  di  fede  0  della  fede,  Romper 
£■-  :  la  fede. 
—  all'appello;  Mancare  alla  chiamata  0  all'appello 

V.  Appello  nel  2»  signif. 
^•0-0  dovei;  Mancar  del  dovere. 
.««■a  tehétia,  a  mesta;  Marinare  la  scaola,  li  messa: 
Tralasciar  d'andarvi,'  di  adirla.  .  iìv^kotìi". 


—  o  se  mceximo  ;  Mancare  a  se  stesso,  vale  Non 
fare  ciò  che  richiederebbe  la  propria  fama,  di- 
gnità, convenienza  e  sim. 

—  de  coraggio;  Mancar  d'animo  0  dell'animo,  vale" 
Perdersi  d'animo. 

—  de  fede;  Mancar  di  fede  0  della  fede  e  anche 
assolutara.  Mancare,  Vegliare,  Romper  la  fede, 
Non  attener  i  patti  e  le  promesse. 

—  de  paratia  ;  Mancar  di  parola  0  della  parola,  e 
anche  assolotam.  Mancare,  vagliono  Non  man- 
tenere ciò  che  si  è  promesso.  >  ,r 

—  de  speransa;  Mancar  di  speranza,  vale  Perder" 
la  speranza,  Diffidare  totalmente.  Disperare.. 

—  de  vitta;  Mancar  di  vita,  vale  Morire.      1 
-r>  d'ùnn-a  cosa  0  d'ùnn-a  persònn-a ;  Mancar  di 

luna  cosa  0  d'una  persona,  vale  Non  averla,  Es- 
serne senza,  Averne  difetto;  Me  munca  a  mf- 
ncea;  Mi  mancano  i  danari.  ,.  ■..^^ 

—  .5  chéti;  Mancar  l'animo,  il  coraggio;  e  taìorif 

Svenire,  Venir  meno,  ecc.  V.  Chéu. 

—  6  colpo;  Mancare,  Fallire  il  colpo,  Andar  a  vuoto. 
S  Da  mi  n5  manca;  Da  me  non  manca,  valfr 

Non  è  colpa  mia  se.  Non  son  cagione  io  sé," 
Da  me  non  procede  se  non.  ^r 

g  L'è  mancali  poco  che;  Poco  mancò,  Poco  restò. 
Restò  da  poco.  Fu  ad  un  pelo  che,  dicesi  per 
dinotare  Fu  vicina  ad  avvenire  una  data  cosa^f 

§  ^5  l'è  mancati  un  ette  che  V.  sopra  L'è  man- 
cóu  poco  che. 

S  N5  manca  chi  facge,  chi  digghe  ùnn-a  cosa; 
Non  mancare  chi  faccia,  dica  0  sim.  una  cosa, 
vale  Esservi  chi  fa,  dice  0  sim.  una  cosa. 

S  N5  manca  ùnn-a  cosa  in  t'ùn  Hugo;  Non  man- 
care checchessia  in  un  luogo,  vale  Èsservi:  Son 
stolto  a  un  disnà  dóve  n5  mancava  ninte;  Fui 
ad  un  pranzo  dove  non  mancava  nulla.      ■ 

S  0  l'ha  pula  che  ghe  manche  a  tcera  sótto  i 
pé;  Teme  che  gli  manchi  il  terreno,  0  il  terreno 
sotto  i  piedi,  dicesi  d'un  Avaro  ansioso  della 
sua  fortuna  e  che  sta  sempre  in  timore  di  per- 

.  dere  il  suo. 
IMEancamento  d.e  ob-éu;   Deli(iuio, 

Sfinimento,  Svenimento,  ecc.  V.  Chéu. 
Miancausa  s.  f.  Mancanza,  Mancamento,  Tra- 
scorso, Colpa,  Fallo,  Errore,  Peccato,   Vizio, 
Difetto. 

tt  Mancan«a,  per  Deficienza,  Penuria,  Difetto,  Scar- 
sità e  simili.  ,      . 

g  In  mancanza  de  cavalli  i  axi  troltan  V.  Aze. 
l^Hancatò  s.  m.  Mancatore:  Che  manca,  e  per 
lo  più  dicesi  di  Chi  manca  di  parola,  di  fede,  ecc, 
Manclxetto  add.  Monco:  Senza  mano  0  Con 
mano  storpiata;  altrim.  Monchino,  Moncherino. 
Miauciu  s.  m.  Mancino  :  Che  adopera  natural- 
mente 0  per  assuefazione  la  sinistra  mano  in 
cambio  della  destra. 

S  Drito  e  manein;  Ambidestro,  Mancino  manritto: 
Che  si  serve  ugualmente  d'ambe  le  mani. 
Mianoin  add.  Mancino,  Sinistro,  contr.  di  Destro. 

S  Dà  mancinn-a;  A  mancina.  Posto  avv.  vale  A 
mano  sinistra,  Dal  lato  manco. 

S  Man  mancinn-a;  Man  mancina  0  sinistra:  La 
mano  opposta  alla  destra. 
**g  Parla  dà  man  mancitin-a;  Abbajare,  Anfanare: 
Favellare  sconsideratamente  e  senza  proposito, 
Dire  spropositi. 
**%  Ruba  fceta  dà  man  mancinn-a;  Lavoro  fatto  a 
bardosso,  a  occhio  e  croce,  alla  peggio. 


MAN 


MAN 


in 


BCan^inà/  V.  Manezzd. 
]M[a;Xiciiia.dd.o  V.  Mancin. 
]M[a<iieiiiii-a<  s.  f.  Mancina  :  Macchina  di  le- 
gname 0  di  ferro  posta  sul  murato  d'una  riva 
di  porlo  0  sopra  una  calata  (V.  Caladda  nel  1° 
significato),  che  serve  a  sollevare  ed  abbassare 
pesi  gravissimi  per  imbarcarli  o  sbarcarli;  come 
pure  serve  a  sollevare  ed  abbassare  gli  alberi  mag- 
giori d'una   nave,  sia  per  collocarli  nelle  loro 
gole,  sia  per  levarli  quando  si  vuol  disarmarle. 
manco  avv.  Meno,  Manco,  ma  usasi  da  noi  sem- 
pre colla   negativa  avanti  :  N5  e  posso  dà  de 
manco  un  centeximo;  Non   le  posso   dare   di 
manco  un  centesimo.  Nò  gh'é  manco  un  prceve 
da  di  messa;  Non  c'è  manco  on  prete  da  dir 
f  la  messa. 

%  A-o  manco  avv.  Almeno,  Almanco,  Per  Io  meno. 
]|£a.ncoiii.à>  avv.  Manco  male,  Meno  male,  Non 
è  poco.  Gran  mercè.  Lodato  sia  Dio  o  simil  cosa. 
I»  Talora  per  Appunto,  Senza  dubbio,  S'intende, 
Sicuramente,  Certamente. 
]|f  anda.  s.  f.  Chiamata  :  Asterisco,  Numero  o  altro 
segno  che  nelle  scrittore  rimanda  a  qualche  ri- 
messa, cioè  a  qualche  aggiunta  o  correzione  o 
annotazione  posta  in  margine  o  a  pie  di  pagina 
^0  in  fine,  e  si  ripete  al  principio  della  rimessa. 
iMtandà^  v.  a.  Mandare:  Comandare  che  si  vada; 
Inviare,  Spedire. 
«  Mandare,  usasi  anche  assolutam.  senza  esprìmere 
'  'la  persona  o  la  cosa  che  si  mnnda:  G'hò  man- 
■'  dóu  a  fé  ùnn-a  vixita;  Mandai   a   fargli   una 

visita,  a  visitarlo. 
»  —  per  Concedere  :  Prego  S  Segnò  ch'5  ve  monde 
fdrtùnn-a;  Prego  il  Signore  ohe  vi  m.ìndi  ventura. 

—  a  balla;  Mandar  la  palla:  Nel  giuoco  delia  palla 
si  dice  del  Tirarla  sul  tetto  o  alla  volta  di  quelli 
con  cui  si  giunca. 

—  a  damma  ùiin-a  personn-a;  Mandar  per  uno, 
'■    vale  Mandarlo  a  chiamare,  Farlo  venire  a  sé. 

—  orf  esecùziSn  ;  Mandare  ad  esecuzione ,  vale 
Eseguire. 

—  o  di',  o  damma,  ecc.;  Mandar  dicendo,  Man- 
dar chiamando  e  sim.,  vagliono  Riandar  a  dire, 

'   Mandar  a  chiamare,  ecc. 
•—  a  fd  Icze  ùnn-a  persònn-a  V.  Leze. 

—  a  fóndo  un  bastimento;  Mandar  a  fondo  o  a 
picco  un  bastimento,  vale  Sommergerlo. 

—  a  legneego;  Jlandar  a  Legnago  (paese  del  Ve- 
"  ronese),  vale  Percuotere  col  bastone.  Bastonare 

V.  Bustina  (verbo). 

—  all'atro  mondo;  Jfandar  all'altro  mondo  aleuno, 
vale  Jfandarlo  all'altra  vita.  Farlo  morire. 

—  a  lùssin  V.  questa  lociiz.  alla  sua  sede  alfab. 
iìi*"  a  picco  V.  sopra  Manda  a  fondo. 

—  o  posta;  Mandare  a  posta,  cioè  Mandare  alcuno 
0  alcima  cosa  per  qualche  determinato  effetto. 

—  a  riveri;  Mandare  raccomandazione,  Mandare  a 
riverire,  a  salutare. 

-^  a  sfiddd;  Mandare  il  guanto,  cioè  il  segno  della 
^  -disfida. 

—  co-e  gambe  all'aia;  Mandar  a  gambe  alzate  o 
■'^'  levate.  Mandar  all'aria,  figurai.  Far  andare  altrui 

in  precipizio.  Rovinarlo. 

•2:  co-i  ciù;  Mandar  tra  i  più,  vale  Far  morire. 

-^  da  Erode  a  Pilatlo;  Mandar  da  Erode  a  Pilato: 
Mandar  alcuno  da  una  persona  ad  un'altra  col- 
l'apparenza  di  giovarle,  ma  senza  concladere. 

—  inderré;  Rimandare,  Mandar  indietro. 


—  in  exilio;  Mandar  in  esilio.  Esiliare,  Proscrivere. 

—  in  fùmme  un  progetto,  ecc.  ;  Mandar  in  fura© 
un  progetto,  un  trattato  e  sim.,  vale  Sventarlo, 
Renderlo  vano.  :.  ^ 

—  in  menissi;  Mandar  in  bricioli,  in  minazzoli; 
Sminuzzolare,  Stritolare.  : 

—  in  paradiso;  Mandar  cogli  angioli  a  cena,  vate 
Uccidere. 

—  in  Piccardia;  Mandare  in  Piccardia,  figur.  Far 
impiccare. 

—  in  rovinn-a;  Mandar  in  rovina,  in  precipizio, 
in  esterrainio,  in  malora,  vale  Rovinare  V.  sopra 
Manda  co-e  gambe  all'aia. 

~  in  SCI  e  in  là;  Mandar  allorno,  vale  Mandare 
or  qua  e  or  là. 

—  in  sce  fórche;  Mandare  al  diavolo,  alle  birbe, 
alle  forche,  Dare  il  cencio,  lo  sfratto  :  Discacciare 
da  sé  con  vilipendio. 

—  un  abito  a  stùdio;  Mandar  un  vestito  o  simv:4t 
leggere,  a  studio,  vale  Impegnarlo. 

—  via;  Mandar  via,  Licenziare,  Congedare,  Dare 
l'erba  cassia,  Dar  il  paleggio,  il  cencio  o  l'ambio 
0  lo  sfratto.  '    t.     ' 

—  via  tn  sce  dui  pé;  Mandar  via  in  lrone0t» 

—  zit;  3Iandar  giù,  Ingojare,  Ingollare,  Inghiottire, 
Trangugiare. 

S  And(B  che  5  Segnò  5  ve  ne  mande;  Andate  in 
pace  0  alla  pace  di  Dio,  Andate  in  buon'ora: 
Modo  di  licenziare  altrui  con  bella  maniera  ,j? 
per  lo  più  i  poveri,  ai  quali  non  si  paò  o  noa 
si  vuol  fiire  elemosina. 
§  Chi  véu  vadde,  chi  nò  véu  mande;  Chi  Vjwrf 
vada  e  chi  non  vuol  mandi.  Chi  va  lecca  e  chi 
non  va  si  secca,  Non  hai  più  bel  messo  che  te 
stesso.  Prov.  dinotanti  che  Chi  vuol  ottenere  OM 
cosa  vada  per  sé. 
%  0  Segnò  5  manda  o  pan  a  chi  non  ha  de 
denti  V.  Dente. 

M;a>xida.r*iii  s.  m.  Arancia  mandarìna:  Specie 
d'arancia  piccola  e  deliziosa',  di  polpa  vinosa  e 
assai  profumata.  L'albero,  chiamato  da'Botan. 
Citriis  aurantium  nobilis,  è  originario  delle 
Indie  orieniali,  ma  da  epoca  antichissima  accli- 
matato in  Italia,  specialmente  a  Malta,  nell'Italia 
meridionale  e  nelle  nostre  riviere.  Esso  fiorisce 
in  maggio  e  giugno,  ed  ha  le  foglie  d'un  bel 
verde  e  assai  lanceolate. 
»  Mandarino,  nell'uso  dicesi  Quegli  che  al  gìaoco 
del  pallone  getta  esso  pallone  al  battitore. 

n!Ca,nda.iiiciito  s.  m.  Distretto,  e  nell'oso 
anche  Mandamento:  Estensione  del  territorio,  in 
cui  un  giudice  esercita  la  sua  ginrisdizione. 

M!a.nda.tàio  s.  m.  Mandatario:  Colui  che  per 
mandamento  d'altri  fa  alcuna  cosa. 
Il  Mandatario,  comunem.  presso  noi  dassi  tal  neme 
a  Colui  che  è  al  servizio  d'una  Congregazione 
0  Confraternita. 

]M[a,iidillà.  s.  ni.  Borsaiuolo,  Tagliaborse:  Colui 
che  si  ficca  nella  folla  ppr  rubare  borse,  fazzo- 
letti, ecc.  Noi  lo  diciamo  Mandillà  da  Mandillo 
(fazzoletto  o  pezzuola),  e  i  Fior.,  anch'essi  come 
noi,  lo  dicono  Pezzajuolo  da  Pezzuola  (mandillo}. 

M!a.ndillà  s.  f.  Pezzolata:  Tanta  roba  quanta 
ne  cape  in  una  pezzuola. 
Il  Pezzolata,  per  Colpo  dato  colla  pezzuola. 

ma.ndilletto  s.  m.  Pezzolina,  Pezzoloccia; 
dicesi  anche  Fazzoletlino,  ma  rarissimo  nsato, 
Dimin.  di  Pezzuola,  di  Faszoletto. 


m 


MAH 


MAN 


'*réa  figgiéu;  Bendacelo:  Piccola  striscia  di  panno 
,  lino  che  si  tiene  appiccata  alia  cintola  dei  bam- 
bini per  soffiarsi  con  essa  il  naso. 
Itfa,ndillitl  V.  Mandilletlo. 
]M[a<nd.illo  s.  ra.  Fazzoletto,  Pezzuola,  Pezztiola 
da  naso:  Pnnnicello  di  lino,  cotone  o  seta,  col 
quale  ci  soffiamo  il  naso;  dicesi  anche  3Iocci- 
'  "''Chino,  ma  siccome  quesia  voce  trae  origine  da 
■!•'  Moccio  (in  genov.  sbróggio),  i  pili  se  ne  aslen- 
t>iigono  come  da  voce  poco  pulita. 
-M^da  collo;  Fazzoletto  o  Pezzuola  da  collo:  Q'iel- 
''''*1' arnese  di  velo,  tela,  drappo  o  altro,  che  le 
'p^donne  si  mettono  al  collo  per  coprirsi  il  petto; 
^té  oggi  dicesi  anche  a  Quello  col  quale  gli  uo- 
'^'mini  si  fasciano  il  collo. 
T^i  do  suo;  Pezzuola  o  Fazzoletto  da  sudore. 
HS^etTO.ilx'stcoio  s.  m.  Mandracchio,  lo  stesso 

che  Darsena. 
Hfand.ra'ppa.  s.  f.  Gualdrappa:  Coperta  che 
stendasi  sulla  sella  del  cavallo  per  riparo  o  per 
^  wnamenlo;  ed  anche  per  Quel  drappo  attaccalo 
'  '  alla  sella,  che  copre  la  groppa  del  cavallo. 
AIaild.x*in.  s.  m.  Allargatojo.  T.  oriuol.,  armaj. 
ed  altri.  Slrum.  d'acciajo  benissimo  temperato, 
.*•  «he  si  adopera  per  allargare  e  ridurre  un  foro 
*■   alla  debita  grandezza  e  liscezza,  col  farvelo  girar 
dentro.  É  quadrilatero,  pentagono,  esagono,  ecc. 
'^^*  secondo  il  bisogno, 

^rda  tomoeì;  Rocchetto:  Cilindro  comunem.  d'ot- 
tone, piantato  orijzontalm.  nei  due  toppi  destro 
'^'.  "e  semplice  del  tornio,  il  quale  per  mezzo  d'una 
t*j' (Corda  che  l'avvolge,  proveniente  da  una  pertica 
0  ruota,  e  che  va  a  legarsi  in  basso  ad  un'asta, 
la  quale,  premula  regolarmente  col  piede,  dà  il 
'- movimento  al  rocchetto  nei  quale  è  piantato  il 

pe^zo  da  tornire. 
^•Putita  d5  mandrin;  Lumaca,  Coda  di  porco: 
Punta  conica  vitata  che  sostiene  ciò  che  si  vuol 
-    tornire. 
])£a<xiéa<  s.  f.  Maniera:  Qualità  e  Modo  di  pro- 

'  cedere  operando-,  Modo,  Cnifa,  Foggia,  ecc. 
^'Maniera:  Qualità  e  Modo  di  procedere  conver- 
^'  aando;  Atto,  Tratto,  Procedere:  O  l'ha  ùnn-a 
^'■•■tnanèa  ch'incanta;  Ha  tal  maniera  che  incanta. 
#'—  Presso  i  Pitt.,  Scult,  e  Archit.  intendesi  Quel 
>  modo  che  regolarm.  tiene,  in  particolare,  qual- 
"*  sivoglia  arteflce  nell'operar  suo. 
'•y  A  tutte  e  manèe;  In  o  Ad  ogni  modo  o  ma- 
^   niera.  Comunque  vada  la  cosa. 
''^  Che  manèa  l'è  questa?  Che  maniera  è  questa? 
*  8i  dice  Quando  ci  si  risente  del  procedere  altrui. 
§  Con  bella  manca;  A  bel  modo,   Gentilmente, 
''■'■'•■  Con  dolci  e  grate  maniere. 
%  De  manèa  che;  Di  maniera  che.  In  guisa  che. 
S  Pin  de  6e//e  manèe;  Manieroso,  Gentile,  Gra- 
zioso, Disinvolto. 
nféLnegra.  s.  f.  Clanica  :  Qi;^lla  parte  del  vestito 
che  copre  il  braccio  fino  alla  mano.  -  Manòpola, 
Quella  specie  di  manica  che  si  scprappone  alla 
manica  dell'abito  per  non  guastarlo,  e  arriva  dal 
polso  fino  alla  piegatura  del  gomito.  Slanicottolo, 
Manica  die  ciondola  appiccala  al  vestire  più  per 
-  ornamento  che  per  altro. 
^da  trSmha;  Manica  della  tromba,  Doccia  della 
^1  tromba.  T.  mar.  Lungo  tubo  di  tela  incatramata, 
^^ ch'essendo  incordala  cogli  orli  della  sua  apertura 
*'  ad  uo  baco  aperto  nel  corpo  o  tubo  della  tromba, 
ebiamato  lumiera  della  tromba,  riceva  l'acqua 


che  si  fa  scendere  per  la  stessa,  e  la  porta  con 
dolce  pendenza  sino  al  di  fuori  della  nave. 

—  da  vento;  Manica  a  vento.  Manica  danese.  T. 
mar.  Spezie  di  vela  a  guisa  d'imbuto,  che  serve 
a  rinnovar  l'aria  nella  stiva  delle  navi;  l'allodi 
questa  manica  è  piìi  ampio  ed  attaccato  ad  un 
piccolo  pennone;  il  basso  è  di  forma  rotonda  e 
più  stretto.  1 

§  De  mànega  larga;  Di  manica  larga  o  Di  ma- 
niche larghe,  figurai,  vale  Largo  di  coscienza,  e 
dicesi  di  Quei  confessori  o  moralisti  che  facil- 
mente assolvono  o  scusano  qualunque  peccato. 

§  Questo  0  l'è  un  atro  pd  de  màneghe:  Questo 
è  un  altro  par  di  maniche,  significa  nell'uso  co- 
mune Questa  è  una  cosa  diversa,  In  questi  ter- 
mini la  cosa  muta  aspetto.  ' 

S  lìeddggid  e  màneijhe;  Rimboccar  le  maniche. 

S  San  ùnn-a  mànega  de  laddri,  d'axi,  ecc.;  E' 
.  sono  una  mano,  un  branco,  una  truppa  di  ladri, 
di  birbanti,  d'asini,  ecc. 
3IIa<iieg-g-ia<  s.  f.  3Ianiglia:  Quei  pezzi  di  le- 
gno, di  ferro  o  di  qualsivoglia  metallo,  che  ser- 
vono per  alzare,  sollevare  una  cassa,  un  baule, 
ecc.;  cosi  Le  maniglie  d'un  cannone,  d'un'urna, 
d'un  vaso,  ecc. 

n  Presa,  Qualunque  risalto  nel  centro  del  coper- 
chio 0  nelle  parti  laterali  d'un  vaso  o  in  che  sia 
altro  per  poterlo  prendere,  e  che  non  sia  né 
manico,  né  maniglia. 

—  da  pompa  o  da  trómba;  Menatojo  :  Grosso  e 
lungo  pezzo  di  ferro,  con  cui  si  dà  moto  al  ti- 
rare delia  tromba  da  attigner  acqua  da  un  pozzo 
0  da  una  conserva,  -  Manubrio,  Quella  parte  in 
fondo  del  menatojo,  falla  a  modo  di  gruccia,  che 
si  piglia  colle  mani,  per  alzare  ed  abbassare  lo 
stesso  menatojo  nell'altigner  acqua.  -^'■'- 

—  dò  cannòn  da  stùffa;  Chiave. 

—  dò  portello  da  bótte;  Staffa. 

—  dò  róman  da  bànsa;  Arpione:  La  parte  supe- 
riore del  romano  assottigliala,  che  si  fa  scorrer 
sulle  tacche  (cram-e)  dello  stilo. 

g  Manegge  de  tezdie;  Anelli:  Quei  fori  delle  for- 
bici, in  cui  entrano  le  dita  per  far  forza  e  tagliare, 
ti  —  da  campann-a;  Trecce. 

IMCa/ueg-Iietta»  s.  f.  Manichetta  o  Manica  di 
■  acqua.  T.  mar.  Lungo  tubo  di  cuojo  o  di  tela 
incatramata,  fatto  alla  maniera  di  budella  aperta 
alle  due  estremila;  si  fa  uso  di  questo  per  con- 
durre l'acqua  nelle  botti  che  sono  disposte  in 
fondo  di  stiva.  I  vinaltieri  la  usano  anche  per 
empire  le  botti  di  vino. 

Ma^iies'Ixiu  3.  m.  pi.  Manichini,  Polsini:  Due 
liste  di  pannolino  o  di  altro  finissimo  tessuto,  o 
semplici  0  ricamale  o  altrimenti  ornale,  le  quali 
fanno  sui  polsi  finimento  esteriore  V.  Munexelti. 

]M[a<iieg-Ixetto  s.  m.  Manichello.  Dimin.  di 
Manico. 

Mlàneg-o  s.  m.  Manico,  antic.  Manitengolo: 
Quella  parte  d'alcuni  strum.  che  serve  per  polerli 
pigliar  con  mano  e  adoperarli;  che  per  estens. 
diciamo  anche  Impugnatura,  Presa. 

—  da  spassata;  Bastone  V.  Bacco. 

—  dò  cùgqid,  da  fòrclnn-a;  Còdolo:  La  parte  di 
un  cucchiajo  o  di  una  forchetta,  con  cui  si  ten- 
gono in  mano  per  adoperarli. 

—  dò  martello;  Manico. 

n  —  co-e  ma/);)e;  Manico  a  piastrelle:  Quello  che 
ba  due  lamine,  le  quali,  ripiegate  a  un'estremità 


MAN 


MAN 


sui  ferro,  allraversan  l'occhio  e  sono  imbullettate 
sul  manico. 

»  —  insleccóu;  Clanico  imbiettato:  Manico,  nella 
cui  testala  fu  conficcata  una  bietta. 

S  Aveì  a  spà  da-o  mùnego;  Aver  la  vanga  pel 
manico,  Aver  la  palla  in  mano,  vale  Essere  in 
bnono  stato  di  cbecchessia. 

S  Loccid  in  tò  mùnego  V.  Loccid. 
Hfanente  s.  m.  Colono:  Colui  cbe  coltiva  il 
campo  altrui,  e  divide  i  fruiti  col  padrone;  e 
comunem.  Contadino  che  serve  ad  anno,  e  che 
abita  nel  podere. 
M!a,iiette  s.  f.  plur.  ^lanette:  Anelli  di  ferro 
stretti  ai  polsi,  e  dei  quali  si  valgono  gli  agenti 
della  forza  pubblica  per  assicurare  i  catturali. 
]|J[a.netto  s.  m.  Gruccia:  Quella  maniglia  cbe 
ha  lo  sportello  della  carrozza,  e  che  serve  ad 
aprirlo  o  serrarlo. 
MAnéu-vra.  s.  f,  Maneggio  :  Mossa  od  evolu- 
zione di  guerra. 

«  Manovra.  T.  mar.  L'operazione  o  le  operazioni 
che  si  eseguiscono  per  dare  alla  nave  un  moto 
progressivo  od  una  direzione  determinata. 

H  —  Chiamansi  egualmente  Quelle  evoluzioni  di 
tattica  navale,  colle  quali  si  dispongon  le  navi 
su  linee  determinate,  per  formarsi  in  tale  o  tal 
altro  ordine  tattico  o  per  cambiarlo. 

u  —  Nome  generico  dei  Cavi  che  guarniscono  la 
alberatura  d'una  nave:  e  distinguesi  la  manovra 
corrente  e  la  manovra  dormente  o  fissa. 

—  d'armi;  Maneggio  d'armi:  L'adoperare,  Il  trat- 
tare bene  le  armi  che  si  portano,  come  il  fucile, 
la  sciabola,  la  lancia. 

S  Dà  vòlta  a  ùnn-a  manétivra;  Amarrare  una 
manovra,  vale  Allacciarla  a  qualche  punto. 
Afa.nexello  s.  m.  Manichino:  Lista  di  pan- 
nolino pili  fine,  increspata  ovvero  di  trina,  che 
si  cuce  per  ornamento  attorno  ai  polsini  della 
camicia. 

D  In  voce  furbesca  e  nel  num.  del  più  dìconsi  Le 
manette:  G'han  misso  i  manexdli;  Gli  misero 
le  manette.  Lo  ammanettarono. 
Jd.st.xi.exxa,  v.  a.  Pianeggiare:  Trattare  o  Toc- 
care culle  mani. 

n  Maneggiare,  per  Regolare,  Dirigere:  Lasciave 

^i^tnanezzd  da  mi;  Lasciatevi  maneggiare  da  me. 

«  —  per  Trattare  assolutamente,  Esercitare:  0 
manczza  mollo  ben  a  meixinn-a;  Egli  ma- 
neggia assai  bene  la  medicina. 

«  —  per  Adoprnre,  Usare  con  arte  uno  strom. , 
un  ingegno,  un'  arme  o  simile  :  0  manezzava 
quello  violin  che  ecc.;  Maneggiava  quel  vio- 
lino che  ecc. 

«  —  Talora  vale  Adoperarsi  per  annodare  o  tirare 
a  fine  qualche  negozio:  0  l'è  un  affare  che  be- 

i,  zéugna  munezzdlo  con  tutta  a  delicalessa;  £ 
una  tale  faccenda,  che  fa  d'uopo  maneggiare  con 
somma  delicatezza. 

—  e  jnoen;  Menar  le  mani  V.  Man. 

—  tin  cavallo;  Maneggiare  un  cavallo,  è  L'ammae- 
strarlo e  l'esercitarlo  che  fa  il  cavalcatore. 

•^  Chi  manezza,  brammezza  ;  Chi  maneggia,  bra- 
meggia.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  Munezzdse  n.  p.  Maneggiarsi ,  Regolarsi  :  Com- 
portarsi con  prudenza  ed  accorgimento. 
]IIa,nezzo  s.  m.  Maneggio,  Negozio,  Traffico, 
Affare. 

^,  Maneggio,  per  Governo,  Amministrazione:  G'han 


dasto  5  manezza  de  tutto;  Gli  diedero  il  ma- 
neggio d'ogni  cosa. 

"  —  per  Trama,  Raggiro,  Disegno  occulto  e  in- 
gannevole: A  farsa  de  manezzi  5  §h'é  arrii 
vóu;  A  forza  di  maneggi  ei  vi  pervenne.    _:, 

n  —  Ammaestramento  ed  Esercizio  de'  cavaUi. 

—  d'armi;  M.meggio  d'armi  V.  Manéuvra. 
M!a<iig-a,iià>  v.  a.  3Ianganare,  Manganeggiare  : 

Dar  il  lustro  alle  tele  col  màngano. 
Miàng-a.no  s.  .ni.  Màngano:  Strum.  fabbricato 
di  pietre  grossissime,  mosso  per  forza  d'argaai, 
sotto  il  quale  si  mettono  le  tele  e  i  drappi  av- 
volti sui  subbj,  per  dar  loro  il  lustro;  e  tali  panni 
e  drappi  così  passati  si  dicono  poi  Manganati. 
]M[a<iig-a,iiòu.  s.  m.  Manganatore  :  Colai  cbe 
mangana.  ._ 

JUa-ug-ià.  v.  a.  Mangiare  :  Pigliare  il  cibo  per 
bocca  e  mandarlo  masticato  allo  stomaco;  ed  oltre 
all'att.  usasi  anche  comunem.  nel  neut.  ;  allrip. 
Magnare,  ma  è  voce  propria  de' Romani  e  d'altri 
popoli  non  toscani,  Manicare  e  poetic.  Manacare, 
voci  antiche;  Digrumare. 

n  Mangiare,  dicesi  anche  per  estens.  di  molle  allr^^ 
cose  inanimate,  che  consumano,  distruggono  a 
poco  a  poco  ;  Se  t  lascice  scoverti,  a  pùa  a  se 
i  mangia;  Se  li  lasciate  scoperti,  la  polvere  li 
mangia. 

it  —  Melaf.  nel  giuoco  della  Dama  e  degli  Scac- 
chi dicesi  dell'Impadronirsi  d'un  pezzo  dell'av- 
versario e  toglierlo  via. 

"  Pii-'liar  l'imbeccata  o  l'ingoffo  o  il  boccone:  Ap- 
provecciarsi  d'indebiti  lucri,  olire  allo  stipendio, 
e  dicesi  degl'impiegati. 

—  adaxo;  Mangiar  consolatamente,  a  tutt'agio. 

—  addosso  a  ùnn-a  cosa  ;  Mangiar  sopra  una  cosa, 
figurat.  vale  Farvi  illecito  guadagno. 

—  a  due  ganasce,  a  quattro  o  a  sette  ganasce 
V.  Ganascia. 

—  o  giubba,  a  uffa;  Mangiare  a  ufo,  a  macca,  a 
bertolotto,  ecc.  V.  A  giubba. 

—  o  lamtnu  V.  Lamma. 

—  a  pasto;  .Mangiare  a  pasto:  .Mangiare  solamente 
nel  tempo  del.'a  colazione,  del  desinare,  della 
cena.  -  Mangiare  o  Fare  a  pasto  nell'osterìa  o 
sim.,  vale  Pagare  un  tanto  per  pasto  senza  con- 
teggiare cosa  per  cosa. 

—  a  scciattapansa;  Mangiare  a  crepapancia,  a  cre- 
papelle, a  crepacorpo,  ecc.  V.  A  scciattapansa. 

—  e  beive  molto;  Asere  il  pettine  e  il  cardo  o 
Pettinare  col  pettine  e  col  cardo,  vale  Mangiare 
e  Bere  assai;  che  anche  dicesi  Essere  al  bere 
infermi  e  al  mangiar  sani. 

—  e  beive  e  nò  pensa  a  ninfe;  Mangiar  col  corpo 
nel  sacco  o  nella  madia,  figur.  vale  Vivere  senza 
prendersi  alcuna  briga  del  mondo. 

—  dòdi,  Mangid  dell'aggio  V.  Ciòdo,  Aggio. 

—  con  ingórdiggia;  3Iangiar  con  ingordigia  o  in-*^ 
gordamente,  e  in  m.  b.  Pacchiare. 

—  co  turlajéu;  Mangiare  coli' imbuto,  vale  AMangiar 
in  fretta,  senza  masticare. 

—  da  due  parti;  Succiar  da  due  poppe:  Pelar  due 
persone  ad  un  tratto. 

—  d'arescdso;  Mangiar  sotto  la  baviera.  Boccheg- 
giare, dicesi  per  ischerzo  di  Chi  mangia  di  na-L 
scosto  e  non  vorrebbe  esser  veduto  dai  circostanti. 

—  da  scciùppd  V.  sopra  Mangid  a  scciattapansa. 

—  de  bón;  Ugnere  il  grifo  o  il  dente:  Mangiare 
.    del  buono. 


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MAN 


MAN 


i^  de  b5n  appetitto;  ^fangiar  saporilamenfe,  Pigliar 
'•    il  pollo  senza  postare  :  Esser  sano  e  mangiare 

*  '  con  grande  appplilo  e  di  voglia. 
^  de  magro  V.  Magro. 

ii-  rfe  repentto;  Mangiare  il  pan  pentito  :  Aver  pen- 
*'■  timenlo  o  rossor  di  checcliessia;  che  anche  di- 
**   cesi  Rodirsi  o  Mordersi  le  mani  o  le  dita  di 

qualche  cosa, 
-i—  de  slrangoggión  V.  De  strangoggión. 

—  d5  so;  Mangiar  del  suo,  Jfangiar  a  suo  costo, 
vale  Farsi  le  spese  da  sé,  Mangiare  non  a  ufo 

^^nh  a  spalle  altrui. 
-iJt.  féua  pasto;  3Iangiar  fra  pasto, 
i—  insemme;  Convivare,  Mangiar  insieme,  Accoz- 
zare i  pentolini,  antic.  Far  tarisca  :  Mettere  e 
■    Mangiar  in  comune  ciò  che  ciascuno  ha  portalo, 
'     Accordarsi  a  far  da  desinare  e  mangiar  insieme. 

—  in  t'ùn  bóccòn  V.  Dòcc5n. 

—  l'anima  a  un  V.  Anima. 

*^  merda  de  siiigao;  Mangiar  merda  di  galletto, 

*'''  dicesi  a  gabbo  di  Chi  pretende  indovinar  le  cose 
folnre. 

'^'^d  pan  a  pettdn;  Mangiare  il^pane  a  tradimento 

^•^  0  di  bando  V.  A  pcttòn. 

•^5  vitello  in  la  pansa  a  vacca;  Mangiarsi  la 
ricolla  0  il  grano  in  erba  V.  Vitello. 

0^  pan  e  cottello;  Mangiare  il  pane  asciutto  o   il 

"''pane  scusso:  Non  aver  nulla  che  il  pane. 

•31' fan  e  spùo;  Stare  a  stecchetto,  Viver  di  lima- 
tura: Viver  industriosamente  con  ogni  poco  di 

-^«^'cosa. 

^«•^jpoco;  Mangiar  sottilmente  o  poco:  Esser  di  poco 
pasto. 

'—  sensa  beive;  Murare  a  secco. 

■*>*•  vn  bdccòn  V.  Bóccòn. 

'*f  Bdn  da  mangia;  Mangereccio,  Mangiativo,  Buono 
a  mangiarsi;  e  dottrinalm.  Esculento. 

i'5'^CAi  ciù  mangia,  meno  mangia;  Poco  si  vive 

*  ^thi  troppo  sparecchia:  Dettato  che  c'insegna  che 
"*^  Il  troppo  mangiar  cagiona  spesso  anticipata  morte. 
^  Chi  erba  mangia  bestia  diventa...  Dicesi  per 
^  «scherzo  a  Chi  usa  mangiare  insalata  cruda. 

*  J  Chi  mangia  tutto,  caga  tutto;  Chi  la  mattina 

mangia  il  tutto,  la  sera  canta  il  cucco.  Chi  mangia 
"*''  la  semenza,  caca  il  pagliajo.  Modo  prov.  di  chiaro 
'*•''  «ignif. 

5  Chi  «5  mangia  ha  mangiàu;  Chi  non  mangia 
®  -t  desco  ha  mangiato  di  fresco,  dicesi  di  Chi 
x'"*  non  mangia  a  tavola  del  suo  consueto  per  aver 

mangiato  avanti. 
^jt  Con  ciù  S  mangia  ó  ven  sempre  ciii  secco;  Il 
W  mangiare  mangia  lui,  dicesi  di  Colui,  che,  man- 
«^^"giando  mollo,  invece  d'ingrassare  assecchisce. 
^*jFd  o  villa  dò  Michelasso,  mangia,  beive  e  andd 
a  spasso;  Far  la  vita  di  Michelaccio  V.  Villa. 

$  Fd  camme  5  gatto  ch'ò  mangia  e  ò  rangògna 
*>I'-  V.  Gatto. 

''S  Mangia  ti  che  mangio  mi;  Mangia  tu,  mangio 
'*^'  io,  e  mangiam  talli  bene  mio  o  con  desio.  Del- 
«^*j  tato  che  si  suol  buttare  in  faccia  agli  ammini- 
*^  alfatori  venali  e  concordi  nelle  ruberie  a  danno 
w--degli  amministrati. 

'•f  Jft'no  s'è  a  tòu  ciù  se  mangia;  Meno  siamo 
t*T'.  a  tavola  e  piti  si  mangia  V.  Toa. 

%  0  lo  5  nò  mangia  de  lo  V.  Lo. 

S  0  mangia  còmme  i  parchi;  Ei  grufola,  dicesi 
di  Chi  mangiando  fa  un  certo  suono  di  bocca 
«ìniile  a  quello  che  fanno  i  porci. 


$  0  mangia  questa  mcncslra  ò  sala  questa  fé- 

neslia  V.  Feneslra. 
S  0  mangi eiva  in  scià  testa  a  un  tignoso;  E' 
mangierebbe  sul   carello,  dicesi  di  Chi  trae  a 
qualunque  piccolo  guadagno. 
S  0  nò  mangia  pe  nò  caga  V.  Caga.  l 

^  0  se  mangieiva  un  béu  co-c  come  e  tutto; 
Jlitngìerebbe  un  diavoi  colto.  Si  papperebbe  il 
ben  di  selle  chiese,  Darebbe  ricetto  ad  on'i^ 
fornata  di  pane.  Mangerebbe  la  fin  del  Credo, 
Non  fa  rosure,  Egli  è  uno  sparapane,  an  Tota« 
madie,  dicesi  d'Un  gran  mangione. 
S  0  pasclo  grosso  ò  mangia  S  piccin;  Il  pesce 
grosso  inghiottisce  il  minuto  o  divora  il  piccolo: 
Dettato  (igur.  che  vale  che  II  piJt  potente  op- 
prime il  meno  potente. 
%  Roba  da  mangia;  Cibaria,  Commestibili,  Robi 

da  mangiare  o  mangereccia. 
S  Mangidse  co-i  éuggi  ùnn-a  per sònn-a,  Mangiasi 

ùnn-a  cosa  co-i  éiiggi  V.  Faggio, 
n  —  e  parolle ;  Mangiarsi   le  parole,  Biasciare, 
Smozzicar  le  parole:  Non  profferirle  distintam., 
ed  anche  Troncarne  una  qualche  parte  talmenli 
che  non  sempre  s'intendono, 
n  —  tutto;  Consumar  l'asta  e  il  torchio,  Far  re- 
pulisti. Mangiar  l'erba  e  la  paglia,  Far  del  resto, 
Ridursi  al  verde.  Rimaner  sul  lastrico.  Essere 
per  le  fratte,  Aver  preso  il  sacco  pe'  pelliccini^ 
Restar  sul  mattonato,  Dar  fondo  a  tatto  il  suo 
patrimonio. 
AJEa^ug-ià.  s.  m.  Mangiare  :  L'alto  del  mangiare, 
ti  Mangiare,  Cibo,  Vivanda,  Alimento. 
"  —  Convito,  Desinare,  Cena.  .1 

Il  Becchime:  Pastura  de' volatili  domestici. 
Il  Mangime:  Voce  colla  quale  i  contadini  dinotano 
Tutto  ciò  che  serve  di  pastura  al  bestiame. .  ..f 
S  0  mangia   ò  l'insegna   5  beive;  Il  mangiare 
insegna  bere.  Modo  prov.  figur.  che  significa  II 
bisogno  insegna  altrui  operare. 
Mia.ug'ia.eiixi-a;  (Freve);  Pelalina  \.  Àveì 

a  freve  mangiaenn-a  nella  voce  Aveì. 
Mang-ia^eso  add.  Mangereccio,  Mangiativo: 

Buono  a  mangiarsi. 
Maug-iaja  s.  f.  Mangeria,  Estorsione,  Mala- 
tolta,  Ladronaia,  Ruberia:  Guadagno,  ytile,  Pro- 
fitto illecito,  ossia  quello  che  malamente  o  in- 
giustamente si  toglie  altrui. 
IMEaug-iapan.  s.  m.  Jlangiapane,  .Mangiai»- 
gnotle,  dicesi  a  Persona  disutile  e  dappoco,  Che 
non  è  buono  che  a  mangiare. 
Mlang-iapolenta   s.    m.    Mangiapolenta, 

Mangiapaliona  :  Uomo  vile  e  dappoco. 
Miaug-iata  s.  f.  Mangiala,  Pappala;  Corpacciata 
JMang-iéuja  s.  f.  Mangiatoia,   Greppia   V. 

Gréajipia. 
Mlang-ión  s.  m.  Jlangione,  Pacchione,  Pap- 
pone, Pappacchione,  Sparecchia,  Diluvione,  Di- 
luviatore: Gran  mangiatore. 
Miaug-ìùssa  v.  a.  Mangiucchiare;  Mangiare 

a  stento  e  svcglialamente. 

HyCang-rannìa  s.  f.  Emicrania  :  Dolor  di  capo. 

1  Zinghinaja:  Abituale  indisposizione  di  chi  non  è 

sempre  maialo,  ma  non  è  mai  ben  sano;  allrim. 

Indisposizione. 

Manieróu.  add.  Manierato  e  Ammanierato. 

T.  pitt.  Aggiunto  che  si  dà  a  Quella  pittura,  io 

cui  r  artefice ,  non   istando  tanto  avviticchialo 

al  naturale  si  scorda  del  tutto  di  ciò  che  ba 


Man 


MAN 


4é5 


osservato  nel  più  bello  della  natura  e  nelle  opere 
dei  più  sublimi  maestri. 

Bf  anifa/ttùa.  s.  f.  Manifattura  :  Opera  di  ma- 
nifattore, Lavoro,  Lavorìo,  Il  lavorare;  ed  anche 
Il  prezzo  del  lavorìo  stesso. 

manifesta,  v.  a.  ^laniTestare,  Far  manifesto, 

^tiioto,  Palesare,  Render  palese;  Dichiarare,  Ri- 

!J  "^velare,  Svelare,  Scoprire. 

SdCa-uifìestiii  s.  ra.   Manifestino.    Dimin.    di 
.  Jlanifeslo  V.  Manifesto  nel  2"  signif. 

HCamif^sto  s.  m.  Manifesto:  Polizza  o  Re- 
lazione di  mercanzie  che  fanno  i  ministri  della 

r:- dogana  o  simili. 
a^cManifeslo:  Scrillara  fatta  da  chicchessia  per  far 

-;  pubbliche  le  sue  ragioni,  ana  sua  impresa,  un 
libro,  ecc. 

UCcLiiijpolà/  v.  a.  3IanipoIare:  Lavorare  con 
mano,  e  dicesi  di  cosa  ov'entrino  molti  ingre- 

»'~4ienlì,  come  latiovarì,  unguenti,  ecc.  Voce  che 

usasi  spesso  nelle  farmacie, 
w  Comnnem.  usasi  per  Fatturare,   Adulterare  V. 
Manipotazión  nel  2°  significato. 

lkIa.nipola>ziò]i  s.  f.  Manipolazione:  Il  ma- 
nipolare V.  Manipola  nel  1"  significato. 
«  Nel  signif.  comune  vale  Adulterazione,  cioè  L'atto 

jy-ii  falsificare  o  corrompere  una  cosa  pura*  con 
'  ■mescolanza  di  cose  improprie. 

Ikfanissa.  s.  f.  3Ianizza,  Manubrio.  T.  stamp. 

^'-'Arnese  di  ferro  rivoltato,  con  manico  di  legno, 
che  serve  a  mandare  il  carro  ed  il  timpano  del 

?^' torchio  tipografico  sotto  il  suo  piano  ogni  volta 
che  si  stampa  un  foglio. 

ma.nle'và.  v.  a.  Liberare,  Affrancare,  Sciogliere, 
Esimere:  L'ho  manlevóu  da  un  impegno;  Lo 
liberai  da  un  impegno. 

"MLanoòlaj  s.  f.  Manovella,  antic.  Manovello: 
Stanga  di  più  maniere,  che  si  caccia  sotto  a  cose 
pesanti  per  sollevarle,  muoverle  in  giro  o  farle 
scorrere. 

-i—  ila  trómba;  Manovella  della  tromba,  Brimbala. 

T.  mar.  Lnngo   manico  sostenuto  a  guisa  di 

vQii'asta  di  bilancia,  ad  un'estremità  del  quale  è 

attaccala  l'asta  della  tromba,  e  all'altro  si  applica 

-5  la  forza  degli  uomini  per  muovere  lo  stanlulTo 
■  'e  trarre  acqua  dal  fondo. 

i—  dò  timòn;  Jlanovella  del  timone,  Barra  del  li- 
mone, Agghiaccio,  Ghiaccio  V.  Agiaxo. 

]M[a.noelà<  s.  f.  Colpo  di  manovella. 

]|fa.noscirito  s.  m.  Manoscritto  e  Manuscritto: 
Libro  scritto  a  mano. 
N  Manoscritto,  usato  come  add.  vale  Non  islam- 
pato,  Scritto  in  penna. 

Bdla.n.o'vr'à,  v.  a.  Manovrare.  T.  mar.  Eseguire 

'■^  delle  manovre,  Far  agire  il  limone,  le  vele,  i 

remi  e  le  macchine  in  modo  da  dare  alla  nave 

-"od  alle  navi  i  movimenti  e  le  posizioni  volute. 

•C  Manovrare,  nella  Milizia  vale  Fare  evoluzioni, 

cioè  tutti  quei  movimenti  ordinati  che  un  eser- 

-■'     «ito  od  uno  0  più  battaglioni  o  reggimenti  pos- 
sono fare  in  battaglia. 
^Figurai,  vale  Far  pratiche.  Brogliare,  Lavorare 

*     sott'acqua  per  riuscire  in  un  affare,  in  un  ne- 
^  gozio;  ma  dicpsi  per  lo  più  in  mala  parte. 

ACanpa,  s.  f.  Scena,  che  in  alcuni  luoghi  fuori 
di  Toscana  chiamano  Paravento:  Arnese  mobile 
da  porsi  ritto  qua  e  là  sul  pavimento  delle  stanze 
per  riparo  dell'aria,  o  presso  a  un  letto  no»  cor- 

^  linaio,  per  toglierne  insieme  coli' aria  la  vista. 


Quest'arnese  è  composto  di  quattro  o  più  spicchi 
cioè  telai  di  legno,  larghi  ciascuno  circa  un  brac- 
cio, alti  più  che  uomo,  sui  quali  è  tesa  stoffa  o 
caria  tinta,  masliettati  per  lo  lungo,  da  potersi 
ripiegare  interamente  l'uno  sull'altro  quando  si 
vuol  riporre,  e  da  potersi  aprire  angolarmente 
in  linea  serpeggiante  perchè  stia  in  piedi  da  sé 
quando  è  allarga'o. 
Il  Muro  a  ventola,  dicesi  dagli  Archit.  e  Murai.  | 
Muro  che  non  regge  nulla,  e  serve  solamente  di 
tramezzo  o#di  divisorio. 

M!anteca,to  s.  m.  .Mantecato,  in  Tose.  Sor- 
betto: Sorta  di  liquido  congelato,  composto  di 
acqua,  sciroppo  e  succo  d'albicocche,  arance  e 
altri  frutti  secondo  i  gusti  che  si  richiede.  I  Tose. 
a  quello  che  noi  diciamo  Sciòrbetto  dicono  Gra- 
gnolata 0  Gramolala,  e  iMantecato  a  quello  che 
da  noi  dicesi  Glasso  farle. 

'M.SLXXtés^^  V.  Arrembaggio. 

B£axiteg:ni  v.  a.  Mantenere  :   Dare  il  vitto. 

Nutrire,  Nutricare,  Alimentare,  Sostentare;  talora 

inlendesi  anche  il  vestire,  l'alloggio  e  sim. 

n  Mantenere,  per  Conservare,  Sostenere,  Sostentare: 

Chi  ne  manlen  in  villa  ?  Chi  ci  mantiene  in  vita? 

—  a  beschéulli;  Tener  in  grasso.  Dar  latte  di  gal- 
lina, Tener  in  panciolle:  Nudrir  lautamente. 

—  a  parolla,  a  promissa;  Mantenere,  Attenere, 
Adempiere,  Osservare  la  promessa,  la  parola  data. 

—  5  zéugo;  Seguire,  Conlinuare  il  giuoco,  contr. 
di  Piantarlo. 

S  Manlegnise  n.  p.  Mantenersi:  Sostentarsi,  Nu- 
trirsi, Farsi  le  spese  per  campare:  Mi  me  man- 
legno  da  mi;  Io  mi  mantengo  da  per  me. 
n  Mantenersi,  Conservarsi,  Reggersi,  Sostentarsi, 
Rimanersi  in  un  certo  stalo:  0  se  manlen  ròsta 
e  fresco  camme  ùnn-a  réuza;  E'  si  manlieue 
rosso  e  fresco  come  rosa. 
n  Parlandosi  di  città,  paesi,  ecc.  vale  Governarsi, 
Conservarsi  in  libertà,  in  indipendenza:  Zena  t 
Venezia  se  són  sempre  manlegnùe  da  lo;  Ge- 
nova e  Venezia  si  mantennero  sempre  sopra  di  jè. 

]M[a>iiteg>iiimeiito  s.  m.  Mantenimento: 
Somministrazione  del  vitto  aduna  personale 
talvolta  quanl' altro  occorra  alla  sussistenza. 

Mantelle tta  s.  f.  Manlelletta  :  Sorta  d'orna- 
mento di  prelati  ecclesiastici  o  d'altra  dignità, 
che  cuopre  le  spalle  e  il  petto. 

Mantelleaeza  v.  a.  Proteggere,  Avere  o 
Tenere  in  protezione.  Difendere,  Dar  favore, 
Assistere,  Sostenere. 

BJCantellìnn-a  da  p]:*£evi;  3Iantellìpi: 
Drappo  sottile  di  seta,  che  i  sacerdoti  portano 
dietro  le  spalle  affibbiato  al  collo  sul  davanti, 
quasi  come  mantello  da  estate  o  meglio  come 
ornamento. 

]M[ante:x:ello  V.  Amanlexello.  ,.  ; 

iMàntexo  s.  m.  3Iantice:  Slrum.  che  per  una 
parte  attrae  Paria  nell'essere  alzato,  e  la  maoda 
poi  fuori  per  una  canna  nell' esser  lascialo  an- 
dare. Serve  agli  artefici  che  maneggiano  fuoco, 
e  particolarmente  a  quei  che  fondono  metalli  e 
lavoran  ferro;  ma  vale  ancora  per  tulle  quelle 
macchine  che  per  via  d'aria  fanno  le  loro  ope- 
razioni, come  sono  per  es.  gli  organi  da  suonare; 
dicesi  anche  Maniaco,  ma  è  voce  antiq. 

—  dò  calesso;  Mantice  del  calesso.  T.  valig.  Quella 
parte  che  serve  di  coperta  al  calesso,  la  quale 
si  alza  e  si  abbassa  per  via  di  certi  ordigni. 


496 


MAR 


MAÈ 


S  Tìà  i  mantexi;  Ronfarp,  Russare  V.  Rònfd. 

M!a.iitij»'lia.  s.  f.  Manliglia:  Specie  d'umerale 
donnesco,  per  lo  più  di  seta  nera,  di  forma  di- 
versa che  scende  alle  ginocchia. 

IMLa^uto  s.  m.  Manto,  Ammanto:  Specie  di  ve- 
slimenlo  quasi  a  foggia  di  mantello,  che  ricopre 
le  spalle  e  scende  in  bn«so  ,  usalo  p°r  lo  più 
da  gran  personaggi;  altrim.  alla  latina  Pallio.  Il 
Manto  talora  è  segno  di  suprema  dignità,  talora 
fa  parte  di  nobile  vestire  in  ambi  i  sessi,  onde: 
Jlanto  papale  o  Pallio,  Slanlo  r«ale  o  Clamide, 
Dama  in  manto. 

—  dò  formaggio;  Roccia:  Sudiciume  aderente  alla 
crosta  del  cacio,  specialm.  del  parmigiano. 

Mantua.nii-a.  s.  f.  Fiore,  Màndorla:  Fregio 
laterale  delle  calze  a  guisa  di  ricamo,  stretto  e 
lungo,  che  viene  dalla  punta  superiore  del  qua- 
derlello  fln  su  a  mezza  gamba,  e  prende  il  nome 
di  màndorla  o  di  fiore,  secondo  la  forma  che 
ha  in  cima  di  rombo  o  di  fiore. 

IMCanua.  s.  m.  Manfanile  V.  Acciòn. 

AdCa^uùtenzióu  s.  f.  Manutenzione:  Mante- 
nimento, Conservazione,  parlandosi  di  strade, 
case,  edifizj,  ecc. 

Mia^nza.  s.  f.  Manza,  Manzotta,  Giovenca  :  Vacca 
giovine,  Vaccherella. 

IbiCanzo  s.  m.  Blanzo,  Giovenco:  Toro  castralo 
che  non  abbia  ancor  passalo  un  anno.  Bue  giovine. 
H  II  cuoco,  lo  scalco,  il  mangiatore  intendono  sem- 
pre per  questa  voce  così  sola,  Il  manzo  lesso. 

]|j[a>ottia.  s.  f.  Malattia  :  Disposizione  del  corpo 
fuori  dell'ordine  della  natura,  per  cui  le  opera- 
zioni di  esso  restano  offese. 
S  L'è  pezo  a  rechcila  che  a  maotlm;  È  peggio 
la  ricaduta  che  la  caduta,  si  dice  delle  Malattie 
recidive,  che  son  pericolose. 

ld[a.Ó3co  s.  ra.  3Iar(So,  Cavallone:  Quel  gonfia- 
mento delle  acque  del  mare  quando,  per  venti 
0  per  crescimento,  si  sollevano  oltre  l'usato. 
S  A  maóxi  m.  avv.  A  fiotti,  A  sciami,  A  torme 
V.  A  muggì  nel  1"  sigiiif. 

Mai>ró  (Fdj;  Dispiacere,  Rincrescere,  Far  rin- 
crescimento, dolore,  ecc. 

Ma.ppa.  s.  f.  Bandella:  Spranga  di  lama  di  ferro 
da  conficcar  nelle  imposte  d'osci  o  di  finestre, 
che  ha  nell'estremiià  un  ane  lo,  il  quale  si  mette 
nell'ago  dell'arpione  che  regge  l'imposta. 

.«  Mastietto:  Una  congegnatura  di  due  .ferri  a  alle, 
cioè  allargali  con  snodatura  iu  mezzo,  conficcati 
l'uno  negli  sportelli,  l'altro  nel  lelajo. 

—  dò  libbra;  Fermaglio. 

IMEappetta  d.ó  vesti;  Fermaglio:  Bor- 
chia che  ticn  fermo  e  affibbia  vestimenti  od  al- 
tro. -  Fermezze,  Fermagli  formati  di  dne  pezzi, 
Uno  dei  quali  entra  nell'altro,  e  vi  resta  fisso 
per  via  d'una  molla.  Servono  a  tenere  uniti  o 
monili  0  braccialeili,  ecc. 

Mlairalbò  s.  m.  MaraLù:  Piuma  mollissima  di 
una  sgarza  africana,  di  cui  si  servon  le  donne 
per  guarnizione  e  acconciatura  o  di  cappelli  o 
di  testa. 

]MCa<reipicca  s.  f.  Piccone  V.  Piccòn. 
n  In  voce  scherzev.  diccsi   il    cappello  arriccialo 
(cappello  m,oiilóuJ. 

Marasso»,  m.  Coltella  da  colpo:  Quello strum. 
di  cui  si  servono  i  macella]  per  fendere  le  ossa 
a  colpi  sul  desco  fgeppoj. 
w  Pappone,  Diluvione,  Arlotto  V.  Mangiòn. 


Marca  S.  f.  Marca  o  Marchio:  Contrassegno 
che  si  appone  alle  mercanzie  ed  alle  opere  degli 
artefici,  ed  anche  a'  cavalli ,  per  distinguerne  il 
luogo  donde  sono,  il  valore,  ecc. 
%  Dàle  0  Schissàle  a  un  de  marca  maggio  ;  Zom- 
bare, Tarn  bussare,  Picchiar  uno  a  tutto  potere 
0  a  più  non  posso,  valgono  Percuoterlo  forte- 
mente, sen/.a  discrezione.    - 
S  Lettere  de  marca  V.  Lettera. 
$  Marche  da  zùgà;  Marche,   Rrincoli,  Gettoni, 
Pisce  V.  Fiscc. 

Marca,  v.  a.  Marcare  e  Marchiare:  Contrasse- 
gnare improntando. 

MEarcajéua  (Erba)  V.  in  Erba. 

Marcantòg-no  s.  m.  Scimmia  di  mare.  T. 
ittiol.  Chimacra  arctica.  Pesce  del  genere  delle 
Chimere,  che  ha  la  bocca  piccola,  gli  occhi  gran- 
dissimi, il  corpo  alquanto  compresso  ne'  lati,  e 
che  va  assottigliando  in  modo  mollo  sensibile  la 
sua  grossezza  dalle  pinne  pettorali  fino  all'estre- 
mità della  coda,  che  termina  come  quella  d'un 
ratto.  La  sua  pelle  è  pieghevole,  liscia  e  nella 
parte  superiore  di  color  cenerino  con  qualche 
macchia  bruna.  Ila  quattro  pinne,  due  pettorali 
e  due  anali,  che  son  fatte  a  guisa  di  falce.  Una 
lunga  giubba,  che  principia  con  un  pungiglione, 
parte  dal  suo  collo  e  va  a  terminare  alla  coda.  É 
pesce  non  buono  a  mangiarsi. 

Marclieìze  s.  m.  Marchese:  Titolo  di  signoria. 
1)  Mestruo,  e  in  modo  basso  Marchese  :  Quella  purga 
di  sangue  che  ogni  mese  hanno  le  donne. 

Miarchexato  s.  m.  Marchesato  :  Stato  e  do- 
minio di  marchese. 

Mardxexin.  s.  m.  Marchesino.  Diminuì,  di 
31archrse:  Jlardiese  di  piccola  statura. 

Miai'^ì  V.  n.  Marcire,  Infracidare,  Infradiciare, 
Infracidire:  Divenir  marcio,  Putrefarsi. 
I)  Talora  usasi  iinche  aitivam.  :  Un  mei  marso  d 
ne  fu  marci  ùnn-a  cascia;  Una  mela  guasta  ne 
infracida  cento. 

—  in  prexòn  ;  3Iarcire  in  prigione ,  vale  Starvi 
grandissimo  tempo. 

%  Fa  marci  ò  sangue;  Far  roder  l'anima. 
Marcia  s.  f.  Marcia  e  Marciata  :  L'azione  del 

marciare,  e  propriam.  dicesi  degli  eserciti  quando 

camminano. 
it  Marcia  e  Marciata,  pel  Suono  delie  bande  o  dei 

tamburi  per  regolare  e  animare  il  passo  degli 

escrcili  che  marciano. 
"  —  per  Cammino,  Viaggio,  Strada. 

—  sforsà;  Marcia  forzata,  raddoppiata. 

S  Marce;  Càlcole  V.  Càrcoa   nel   1»  significalo. 
Marcia  v.  n.  Marciare:  li  muoversi  e  il  cam- 
minare degli  eserciti  e  de' soldati, 
ti  Marciare  per  Andare  semplicemente.  Camminare, 

Far  cammino  V.  Andd. 
Il  —  In  term.  marin.  diccsi  del  molo  con  cui  una 
nave  s'avanza  e  solca  il  mare. 
**$  Eja  marcia  !  Va  via,  e  sim.,  dicesi  talvolta  per 

disapprovare  l'altrui  sentimento. 
Marciapè  s.  m.  Marciapiede.  Voce  dell'uso: 
Quello  spazio  più  alto  a  lato  d'una  strada  o  di 
un  ponte,  dove  può  passare  chi  cammina  a  piedi 
senza  essere  molestato  da  carri,  carrozze  e  sim. 
♦I  Marciapiedi  al  plur.  T.  mar.  Corde  poste  sotto 
i  pennoni,  che  servono  a'  marina]  per  posarvi  i 
piedi  quando  si  tengono  col  ventre  sul  pennone 
per  serrare  o  sciogliere  le  vele,  per  prendere  o 


MAR 


MAR 


4^ 


sciogliere  un  terzeruolo,  per  ispignere  o  ritirare 
i  bultaruori  delle  boDette. 

—  d'ùnn-a  carossa  ;  Pedana  :  Quel  pezzo  di  legno 
sa  cui  posano  i  piedi  del  cocchiere. 

marcimento  de  setug-ue;  Trava- 
glio, Pena,  Affanno;  ed  è  senso  figurativo. 

AfaiTCO  s.  m.  Marchio  e  Marco,  ma  meno  osato: 
Contrassegno,  Impressione  da  marcare  o  mar- 
chiare. 
%  Èse  fra  5  marco  e  l'anchizzé  V.  Anchizze. 

]ICa,x*còu.  s.  ffl.  Marchiatore:  Colai  che  appone 
il  marchio. 

ACàre  dell' àncoa,;  Marre  o  Patte  del- 
l'ancora V.  Patta. 

]|£a,i*ea>  s.  f.  Marea  :  Mare  crescente,  La  corrente 
del  mare  o  Movimento  regolare  o  periodico  delle 
acque  dell'Oceano,  per  cui  il  mare  s'alza  e  si 
abbassa  alternativamente  due  volte  al  giorno,  e 
forma  due  correnti  in  direzione  opposta,  che  si 
nominano  Flusso  e  Riflusso. 

]l!fa.x*éiKifiioa>  s.  f.  Bendina,  Maglia:  Quell'in- 
treccio di  fili  che  si  fa  alla  matassa  affinchè  non 
si  arruffi. 

Marèu  s.  m.  Marinaro,  Marino:  Uomo  di  mare 
V.  Maina  nel  suo  ì"  significato. 

l^a.X'en.g'lilii  V.  appresso  Marengo. 

IkCa.reng'o  s.  m.  iMarengo:  Si  suol  cliiamare  co- 
munem.  in  Italia  Le  monete  d'oro  da  venti  franchi 
perchè  furono  falle  coniare  da  Napoleone  I  dopo 
la  battaglia  di  Marengo. 

M!a,x*f*a<ttò  s.  m.  Malfattore:  Colui  che  misfà  e 

commelte  male. 
"Marfòtton  s,  f.  Sciattona,  antic.  Manimòr- 
cia  :  Donna  sucida ,  sconcia  e  scomposta   negli 
abiti  e  nella  persona. 

Afax'g'aitta  s.  f.  Margherita  e  più  comunem. 
Margheritina,  Pratolina,  Pratellina,  Bottone  d'ar- 
gento. Fior  di  prato,  Fior  di  primavera,  Fior 
gentile,  Fior  di  pasqua.  Primo  fiore,  Bcllide  dei 
prati,  Bellide  minore.  T.  boi.  Bcllis  perennis. 
Sorla  di  fiore  a  raggio  bianco  che  nasce  ne^  prati 
e  ne'  luoghi  erbosi  al  principio  di  primavera.  É 
suscettibile  d'alcune  varietà,  fra  le  quali  la  doppia 
bianca,  o  rossa,  color  di  rosa,  o^isla. 
n  Margherita.  T.  mar.  Specie  di  nodo,  Apparecchio 
funicolare  che  applicasi  all'argano  ed  alla  catena 
per  aumentare  la  potenza  ed  ottenere  maggior 
facilità  a  far  distaccare  un'ancora  dal  fondo. 

]|£ai*g-aittiii  s.  m.  pi.  Jlargheritine:  Quei 
piccoli  globetii  di  vetro,  de'  quali  si  fanno  vezzi 
ed  altri  ornamenti. 

]|£a]:*^alttiii  /^Ce/rón^,- Arancia  forte,  Arancia 
amara,  Melangola,  Cilrangola:  Sorla  di  piccola 
arancia  che  ha  la  polpa  amara;  la  soa  corteccia 
è  odorosissima  e  sorve  a  preparare  il  Curacao. 

M[ax*g-ina  v.  a.  Marginare.  T.  stamp.  Separare 
co'  margini,  enlro  il  lelajo,  le  pagine  della  forma. 

IMCai'g'iiiaziòii  s.  f.  Marginalnra.  T.  stamp. 
L'atto  0  L'effetto  del  marginare, 
w  Marginalnra:  Nome  collettivo  di  Tutti  quei  regoli, 
per  Io  pili  di  lega  metallica,  di  più  grandezze, 
che  si  pongono  fra  le  pagine  della  forma,  e  fra 
esse  e  i  lati  del  lelajo,  onde  nel  foglio  impresso 
restino  i  corrispondenti  margini,  cioè  gli  spazj 
bianchi  intorno  a  ciascuna  pagina. 

mài*g>iiie  s.  m.  Margine:  Quello  spazio  attorno 
alle  pagine  de'  libri  che  non  è  occupato  dalla 
scrittura. 

O&uoaiÀ,  Dizionario  Genov«»e- Italiano. 


n  Margine.  T.  stamp.  Ciascuno  di  quei  regoli  che 

serve  per  marginare  V.  Marginazión  nel  2°  signif. 

H  Figurai.  Campo,  Laogo,   Spazio  o  Tempo,   che 

sopravanza    al  compimento   di  una  operazione 

qualunque. 

Miairg-otta  s.  f.  Margotta  V.  Feria  nel  2°  signif. 

Miairg-ottà  v.  a.  .Margottare.  T.  agric.  Far  uso 
e  governo  della  pianta  a  modo  di  margotta.  Si 
suol  margottare  in  più  maniere. 

M'ai'ià  V.  Maja. 

Miariéla  (Rompi  a);  Guasiar  la  porrata  o  la 
matassa.  Romper  l'uovo  in  bocca,  vale  Esser 
d'impedimento  a  chicchessia,  Guastare  i  disegni 
altrni. 

]M[ax*in.  V.  Marèn. 

]W[arin.ii-a  V.  Maenn-a. 
I)  Marina,  chiamasi  fra  gli  Artisti  Una  pittura  rap- 
presentante La  veduta  d'un  lido  del  mare  o  cose 
marinaresche. 

IWtarxo  s.  m.  Marito,  Consorte:  Uomo  congiunto 
in  matrimonio. 
S  Dà  viario;  Dar  marito.  Maritare. 
$  P'ggià  marto;  Andar  a  marito,  vale  Maritarsi, 
Accasarsi,  Collocarsi  in  matrimonio. 

Miariolo  s.  m.  Camiciuola.  Voce  del  volgo  V. 
Camixéua. 

M[ax>ionetto  s.  m.  Marionetta,  ed  usasi  co- 
munem. al  plur.  Marionette:  Fantocci  interi  di 
legno,  i  quali  rendono  immagine  d'attori  scenici 
su  quei  teatrini  che  da  essi  traggono  il  nome 
V.  Burattin. 
%  A  pa  un  marionetta  ;  Pare  una  marionetta,  di- 
cesi nell'oso  di  Donna  vestila  con  caricatura,  che 
faccia  attucci  e  smancerie. 

31!armà  s.  n^  Marmajo,  Marmista:  Lavoratore 
di  marmo,  ma  per  cose  usuali. 

3£ax*iiiaesco  s.  m.  Marezzo:  Lavoro  fatto  a 
onde,  a  similitudine  del  mare,  ossia  naturalmente 
0  artificiosamente.  Fallo  dalla  natura,  si  vede  in 
alcune  sorte  di  legnami  pieni  di  simili  onde,  seb- 
bene tolte  d'un  medesimo  colore  ;  dall'arte,  ven^ 
gono  tinti  que'  foglj  ripieni  d'onde  di  varj  colori, 
che  perciò  si  dicono  comunem.  Marezzati. 
%  Cd  viarmaesco  ;  A  marezzo.  Posto  avv.  vale 

Marezzalo,  Serpeggiato  a  onde. 
%  Dà  5  marmacsco;  Marezzare,  Amarezzare,  Dare 
il  marezzo. 

]\Xai*mag'g-ia  s.  f.  Ragazzaglia,  Ragazzame, 
Fanciullajn:  Moltitudine  di  ragazzi,  di  fanciulli, 
n  Marmaglia,  Bruzzaglia,  Minutaglia,  Schiazzama- 
glia.  Bordaglia,  Plebaglia,  Canaglia,  i  rozzo:  Quan- 
tità di  gente  vile  ed  abbietta. 

'IMEannella,  v.  n.  Scamottar  le  dita.  Voce  del- 
l'uso. Ne!  giuoco  della  mora  dicesi  Quando  uno 
dei  giuocatori,  non  essendosi  apposto  al  noniero 
delle  dita  alzate  dal  compagno,  cerca  d'ingan- 
narlo 0  alzando  qualche  dito  di  più  o  stringen- 
dolo di  quelle  alzale  da  esso. 

Miai'iiiellata  s.  f.  Cotognata:  Conserva  di 
mele  o  pere  cotogne  colte  con  zucchero  e  ri- 
dotte quasi  in  forma  di  pappa.  Fàssene  anche 
di  altre  frutte,  e  con  un  francesismo  dell'uso, 
adoperato  anche  dal  .Magalotti,  dicesi  Marmellata. 

Miarmellia  (Dìo);  Dito  mignolo  o  Mìgnolo 
assolulam.:  .Nome  del  .Minor  dio  si  del  piede, 
sì  della  mano. 

M!ax*mitta  s.  f.  Ramina  e  Ramino:  Vaso  di 
ferro  fuso  o  di   rame  stagnato  per  di  dentro, 


498 


MAR 

r,  •  .al 


MAR 


a  liso  dì  lessar  carni,  onorervì  la  mlnnslra  o  al- 
^»"  tro.-  Usasi  coimint  ibl'iiIc  dai  Soldati  pi't"  cuocer 
5.      minrstra.  ■ 

J^a.x'iuo  s.  m.  Marmo:  Piclfa  viva  e  durissima, 
s     di  molte  quaiilà  e  colori. 
9^  di  savattin;  S.isso  d.i  b,itlPre:  Pezzo  di  marmo, 
sopra  cui,  Iciitito  sulle  giiioccliia,  i  caizoliij  e  i 
ciaballini  bJliono  col  nuirlelio  le  s  oli;  per  ad- 
densarle e  rassoJarle;  dicesi  anche  JlarnioUo  e 
e  •  Marmotta. 

e  8  Avui  a  testa  dita  còmme  5  marm  o  ;  E^ser  ca- 
«;.  paceio  o  capocchio,  di  cnpo  o  coccia  dura,  Ks- 
i5>.  sere  un  bue  intronalo,  Essere  zucca  ai  vento, 
h-  Aver  cervello  di  gatta  o  d "oca,  vagliono  Essere 
e  di  dura  apprensiva,  smemorato  ed  incapace  della 
»     menoma  istruzione^ 

?^«  —  5  marino;  Fsser  briaco.  Frase  furbesca  ed 
ita  quasi  in  disuso. 
S  Chùu  de  marmo;  Cuor  di  macigno,  di  smalto, 
di  ferro:  Cuor  duro  che  non  si  muove  a  com- 
:    passione. 
.,5  Incroslalùa  de  marmo;  MarmoratO  (sosl):  In- 
r'    x;rosla!ura  di  marmi. 

]M[a.x*iiiotta.  s.  f.  Marmotta  e  Marmolto.  T.  si. 
-:  nat.  Mus  marmola.  Animale  che  ha  la  coda  corta 
-  e  coperta  di  lungo  pelo;  il  poKice  delle  zampe 
f^  anteriori  è  conico;  il  corpo  di  sopra  è  bajo-sciiro, 
di  sotto  gialiiccio-ii'rinio;  sta  per  le  montagne  e 
«  vì*e  Ih  letargo  lui;o  l'inverno.  Fu  detto  anche 
. .  Topo  alpino. 

«  Marmotta  :  Aggiunto  ad  uomo,  vale  Stupido,  In- 

f    sensato,  Tardo  e  da  nulla. 

sj  Sta  lì  cómtn'ùnn-a  marmotta;  Starsene  là  come 

nn  musorno,  cioè  come  uno  stupido  o  insensato. 

]|j[a.rniottón  s.  m.  Pentolone,  Tambellone, 

Scioccone,  Boto,  Piofpo,  ecc.:  Uomo  siupidaccio, 

mogio,  insensato. 

SdEuro  s.  f.  Sfaro.  T.  boi.  Tcttcrittm  maro.  Sorta 

d'erba  aromatica,  la  q  ale  si  assomiglia  alla  Persa 

•  mimila,  bencli'ella  sia  di  minor  cesto  e  di  più 
-'  sottili  fusti  ,  e  di  foglie  minori  e  più  rare,  e  di 

odore  e  sapore  più  ellicace.  Piace  nullo  ai  gatti. 

Maroceliin  s.  m.  Marocchino:  Polle  di  becco 

0  di  caliga  passata  in  sommacco  ossia  in  galla 

■f  e  colorila  sulla  parte  del  liore. 

B£a.i*5]in-a.  s.  f.  Marrone:  Specie  di  castagna 

maggiore  d.-li'ordinaria. 

S£a.]:*on8Ìiii  s.  m.  pi.  Pinocchiali.  Voce  fior. 

Specie  di  bcriciiocoli,  di  forma  per*  Io  più  rom- 

;•  boidale,  falli  di  farina,  miele  e  pinocchi,  che 

'■   vendonsi  attorno  da'cialdondj  (nrgiw)  ai  ragazzi. 

IUsLtrotto  udd.  Maialo,  Ammalalo,  Infermo:  Che 

ha  male;  ed  usasi  anche  come  sost. 
IMLeLirssL  s.  f.  Marcia,  e  in  term.  chir.  Pus:  Umor 

•  ^intrido  che  si  genera  nejjli  rnfliiti  e  nelle  ulceri. 
]M[£ii:*sapa.>i  s.  m.  Marz.rpnne  :  Pasta  falla  di 

màndorle,  di  pistacdij,  di  cioccolatle  e  simili, 
formala  a  forma  di  piccola  sliacciatina. 
]ML£Li*e«ciii)i-fvs  f  Citil)lia,ec(imnn<'m.  in  Tose. 
Abito  0  /Uiilo  da  coiiversa/.ione:  Quel  vrslimenlo 

•  da  nònio  con  pelli  ette  si  sovrappongono  o  le 
cui  falde  ciirprono  snlanieiile  la  parie  posteriore 
dHle  cosce  lin  verso  la  piegaHira  del  ginocchio. 

BCa.t*«o  9.  m.  Marzo:  Ni^me  dei  Terzo  mese  del- 
l'anno V(,!gare  rd  il  primo  dellastronomico. 
S  De  marso,  rhi  no  pcu  amia  ciisàa  vuilde  de- 
'' Meato,  ecc.  \.  Dcscàso. 
^  Se  nO  ciéuv9  de  mano,  nd  ^/tV  hi  feti  e  ni 


atro;  Quando  marzo  va  secco,  Il  gran  fa  cesto, 
il  lin  capecchio.  Irov.  di  chiaro  siiinitìcalo. 
MCarso  s.  m.  Marcio:  La  parie  marcia  di  chcc- 
chissia. 

n  Marcio,  in  term.  di  giuoco,  vale  Fosla  doppia, 
onde:  Perdere  il  giuoco  m;ircio  o  Perderla  marcia 
va'e  P('rdiT  la  posta  doppia;  il  che  avviene  quaiidf) 
non  si  arriva  a  quei  dali  punti  siabilili  dalle  re- 
gole del  giuoco,  0  nou  si  fa  punto  veruno. 

«  Figurai,  vaio  Ruggine,  0  lio.  Sdegno,  Malan-mo: 
Fra  lo  (jh'ca  dò  inurso;  Fra  essi  v'era  deità 
ruggine,  ecc. 

S  Da-o  marso  a  muffa  gh'é  poco  da  leva;  Da 
galeotto  a  marinaro,  Dal  marcio  alla  muffa  c'è 
poco  divario. 
Marso  add.  Marcio,  Marcido,  Fracido,  Putrido, 
Putrefallo,  Corroito. 

n  Marcio,  talora  vale  Solenne,  Sommo,  In  sommo 
grado:  A  l'è  ùnn-u  marsa  verghéugnu;  È  una 
marcia  vergogna. 

^  A  tò,  a  so  711  arso  dcspclo;  A  tao,  a  SUO  marcio 
d  spello  V.  Dcspclo. 

S  Lse  marso  d'ùnii-a  cosa  ;  Esser  fracIdo  d' al- 
cuna cosa,  vale  Esserne  sazio,  annojalo. 

§  Perde  un  scugo  marso  V.  Marso  s.  m.  ueJ 
2"  signif.  ' 

S  Tixico  marso;  Tisico  spolpo,  Fradicio  spolpo, 
suol  dirsi  ad  accennare  che  altri  è  Tisico  proprio 
all'ultimo  grado. 
M!a.i*suiiiiiie  s.  m.  Marciume:  Qualità  di  ciò 
che  è  marcio;  ed  anche  Cose  niarce,  pnlrefatte. 
Marted-ì  s.  m.  Martedì,  anlic.  Martii/ì:  Nonig 
del  Terzo  dì  della  settimana.  ''''' 

Miartella  s.  f.  Martellala:  Colpo  di  martello. 
]MCartellà>  v.  a.  Martellare:  Percuotere  col  mar- 
tello. 

n  Martellare,  figurai,  vale  Turbare,  Agitare,  Tor- 
mentare. 

u  Usalo  in  signif.  nenl.,  dicesi  del  Tormontare  che 
fa  il  dolor  dell'ulcere  quando  genera  la  putredine: 
Ho  questo  dìo  chi  me  martella  fortemente  ;  ilo 
questo  dito  che  mi  martella  follemente. 
Martelletto  s.  m.  MarieLetlo  e  Martellino. 
Dim.  di  Martello. 

%  Fcugo  a  marlillctto;  Fuoco  di  fila  V.  Féugo. 

^  Mnrtdletti  do  piano-forte;  Martelline. 
Mai'tollinix-as.  f.  Martellina  V.  Frappinn-a: 

—  dò  fiixin;  Martellina  V.  Ciuppin. 
Martello  s.  f.  31artcllo:  Strumento  assai  notò 

per  uso  di  battere  e  di  picchiare.  Le  sue  parti 
sono:  Cm/2, Bocca,  con  la  quale  si  balte;  Èuggio, 
Occhio,  nel  quale  s' innasla  il  mànico;  Penna, 
Penna,  che  pur  dicesi  Taglio,  e  se  è  fessa,  Gran- 
chio; onde  chiamasi  Martello  a  penna,  e  se  è 
fessa,  !\'arlelIo  a  dente.  Ve  li' ha  di  più  sorte 
e  per  "so  di  varj  artefici. 

—  da  parta;  Martello,  P.cchiotlo:  Quell'arnese  che 
è  appiccalo  alla  porla  per  uso  di  picchiare. 

§  Sùnnd  cumpnnn-a  a  murtillo;  Sonare  a  maitelio 
0  a  stormo,  Slormeggiare  V.  A  martello. 

S  Tid  a  martello;  Tirar  col  martello  V.  A  mar- 
tello. 
"Martesdì  V.  Martedì. 
Martin  s.  m.  Girarrosto,  Menarresto:  Slriim. 
da  cucina  che  serve  a  far  girare  sopra  di  sé  lo 
spiedo  e  con  esso  la  carne  che  vi  è  infilzata  per 
cuocerla  arrosto.  Havvi  il  Girarrosto  a  peso  e 
il  Girarrosto  a  molla. 


JliAS-^ 


499 


u  Mani  nel  Io  V.  Crich. 

Hdart  in  «ralla,  s.  m.  Mnrlin=:oIn.  T.  cavali. 
Striscia  di  ciirjo  elio  da  un  capo  si  aliacra  alle 
cigne,  e  dall'allro  a!la  m'ismiola  per  incassare 
e  rimpltpr  bella  la  lesla  del  cavallo,  e  parlico- 
larm.  onde  non  s'impenni. 

]M[a.x*tiu  pescòu.  s.  m.  Uccei  di  S.  Maria, 
Fior.  Piombino.  T.  ornit.  Alcedo  hispida.  Uc- 
cello del  genere  delle  Alcrdin',  che  lia  il  becco 
nero,  con  la  base  de  la  mascella  inferiore  giallo- 
carnicina;  pileo,  cervice  e  lati  del  collo,  di  color 
verde-olivaslro,  con  macchie  d'nn  b"!  colore  ce- 
leste-verdaslro  splendente;  una  fascia  giallo-fulva 
parte  dalle  narici  e  va  verso  l'occhio,  un'altra 
dello  jtesso  colore  parte  dall'angolo  del  becco  e 
si  stende  fino  sopra  all'orecchio.  Ha  il  dorso, 
il  groppone  e  il  sopraccoda  verde-celeste  splen- 
dente; scapolari  e  àpalacci  verd'-olivaslri;  gola 
e  gozzo,  bianco-giaraslri  ;  petto,  addome,  fianchi, 
soitocoda,  color  lionato-'-upo;  i  piedi  rosso-ca- 
rnicini. Non  emigra;  ani  ida  lungo  i  torrenti  dac- 
qua  limpida;  si  pasce  di  piccoli  pesci,  cioè  vermi 
ed  iuselti  acquatici.  Cova  nel  maggio,  e  fra  noi 
la  specie  è  piultoslo  scar.«a. 

mài'tio  s.  ni.  JlJirtora  e  Minoro.  T.  st.  nai. 
Mustela  murles.  Piccolo  animale  di  polo  bruno, 
lucentissimo,  che  ha  una  grjn  macchia  di  color 
giallo  alla  go'a,  che  estcndcsi  al  petto.  Abita  nei 
grandi  boschi;  fa  continua  guerra  agli  uccelli, 
agli  scoiattoli,  ghiri,  ecc.  É  simile  alla  faina  ({àinj, 
e  la  sua  pelle  è  ricercatissima. 

]|J[a.i*tix*izzu.  v,  a.  Mirtirizzarc:  Tormentare  o 
Uccidere  quelli  che  non  si  voglion  ribellare  dalla 
fede  di  Cristo. 
••  Martoriare;  Tormentare  i  rei  perchè  confessino 

i  loro  misfatti. 
«  Figurai,  per  Affliggere,  Inquietai,  Cagionar  tra- 
vaglio, Cruciare,  Dare  affanno,  Addogliare,  Tra- 
figgere con  disgusti.  Tribolare. 
S  Martiri zzàsc  n.  p.  Martirizzarsi,  figurai.  Darsi' 
pena,  affanno;  e  talora  Stillarsi  il  cervello,  Arpi- 
carsi: A'ò  ve  slce  a  martirizza  tanto;  Non  vo- 
gliale la  'lo  martirizzarvi. 

]ma.rtùfro  s.  m.  Tanghero,  Bue,  Sfarlignonc, 
Bufolo,  TarpJino:  Persoi.a  zotica  e  villana. 

]|j[a<r"va.xia;  s.  f.  Malvagia ,  Malvasia  e  Gre- 
chetlo  :  Specie  di  vino  assai  delicato. 

AJEat^'viug-g'io  s.  m.  Jlalanno  :  Uomo  tristo, 
furfiiiite,  birbante,  mascalzone,  ecc.:  A  senti 
quello  marviaggio ,  ecc.;  A  sentire  quel  ma- 
lanno, ecc. 
«  Malviaggio!  Alle  volte  usasi  come  esclamazione 
imprecativa,  d  uso  comunissimo,  e  sta  per  Jla- 
ledetto,  che  anche  dicesi  Maladfggio,  3f^lannag>jio: 
Marviaggio  quello  sensd  chi  n'ha  fwlo  di  de  sci  ! 
Malviaggio  il  mezzano  che  trattò  il  nostro  matri- 
monio ! 
S  Fd  5  marviaggio  d'ùnn-a  cosa;  Miindar  per  mal 
viaggio  checchessia,  Far  calze  e  scullirini  o  Far 
calze  e  scarpe  d'una  cosa,  vale  Mandarla  a  male, 
Sciuparla. 

Marze u.  s.  m.  Pavoncella,  Pis.  Fifa.  Scn.  Mi- 
vola.  T.  ornit.  Vuneilus  crislulus.  Uccello  che 
nell'inverno  ha  il  becco  nero,  il  vertice  e  occi- 
pite neri,  leggermente  cangianli  in  verdone  tur- 
chino. Nella  parte  posteriore  dell'occipite  nasce 
un  ciuffo  di  sedici  o  diciotto  penne,  che  sono 
ripiegale  in  allo,  Ire  delle  quali  sono  in  lunghezza 


qnasi  ugnali  al  piede.  Schiena,  scapolari,  remi- 
ganti secondarie  interne,  eli  color  verde,  cangianli 
in  paonazzo;  gola,  gozzo  e  pello  di  color  nero 
cupo  un  poco  can.u'iaiitft  in  violetto;  addome  e 
fianchi,  candidi  ;  cuopiirici  dell'ali,  color  paonazzo 
cangianli  in  verdone;  sopraceoda,  color  fulvo; 
sottocoda,  fnlvo-lionalo;  piedi  ciirnicinc-cenero- 
gnoli;  unghie  nere.  In  primavera  ha  il  ciuffo 
occipitale  p  ù  lungo,  e  le  parti  superiori  ornale 
dì  colori  pili  accesi.  È  abbondantissimo  ogn'aniio 
in  marzo  ed  aprile;  vola  mollo  alto  ed  anche 
per  un  tempo  assai  lungo.  11  s  io  fischio  è  gi  gi; 
si  pasce  di  lombrichi,  ma,  chiuso  in  gabbia,  si 
alimenta  con  budella  tritate  dì  pollo  o  d'agnello. 

—  spilorso;  Pivieressa.  T.  ornit.  Squatarola  hcl- 
velica.  Uccello  di  1  genere  delle  Squatarole,  che 
ha  il  becco  nero,  il  vertice  ed  occipite  neri; 
cervice  cenerina  macchiata  di  nerastro;  penne 
della  schiena,  delle  scapolari  e  del  groppone,  nere 
con  macchie  giallastre  rotondale  sui  lati  e  mar- 
ginale dì  bianco;  fascia  sopraccigliare,  gote, 
tempie,  lati  del  collo,  gozzo  e  petto  biancastri, 
con  macchiette  lengiludinali  nere;  penne  del  so- 
praccoda, le  gnndi  interamente  bianche,  le  pic- 
cole macchieliate  di  cenerino;  piedi  nero-carni- 
cini. Varia  livrea.  Di  passaggio  quasi  annuale  in 
aprile  e  maggio. 

Marzocco  s.  ra.  Jlarzocco  :  Uomo  vile  « 
scimunito;  e  talora  Fastello  mal  legato,  e  dicesi 
di  Persona  disadatta  e  mal  vestita. 

iMasca  s.  f.  Gola,  Guancia:  Ciascuna  delle  dae 
parli  del  viso,  che  mettono  in  Dietzo  la  bocca 
ed  il  naso. 
§  Masche  de  lùnn-a  V.  Lùnn-a. 
Il  —  da  pùgnalla  o  de  sciùsciariso;  Gonfione, 
dicesi  comunem.  in  Tose,  di  Persona  grassa  e 
paffuta  che  pare  gonfi  le  gote. 

Masca  s.  f.  Colata,  Guanciata,  Schaffj,  Stiaffo: 
Colpo  dato  a  mano  aperta  sulla  gota  o  guancia. 
Dicesi  anche  Ceffata' da  Ceffo,  per  Faccia  deforme, 
n  Schiaffo,  por  Iraslalo,  vale  Insulto,  Ingiuria,  Af- 
fronto e  sim  :  Per  mi  a  l'è  stmla  ùnn-a  ma' 
scà;  Ter  me  è  stalo  uno  schiaffo. 

\Mascal>aclo  s.  m.  3Iascavato:  L'infima  qua- 
lità di  zucchero  rossaslro-scuro,  d'un  dolce  tanto 
più  smaccato  quanta  è  n  aggiorc  la  quantilà  di 
nielazzo  che  contiene.  Dallo  spagnuolo  Mosca- 
bado,  che  vale  il  medesimo. 

Mascaesso  s.  m.  Soallo,  Sovatlo,  ed  oggidì 
pù  comunem.  Sovàtlolo:  Specie  di  ciiojo,  del 
quale  si  fanno  cavezze  a  giumenti,  guinzagli  |t 
cani  ed  altro. 
"IMàscao  V.  Maschero.  y-jl 

M^ascai-piii  s.  m.  Mascarpina:  Specie  di  .ri- 
colla 0  meglio  di  cacio  mollo  usato  nel  Mila- 
nese, eh')  si  fa  cagliando  la  sola  panna  del  latte. 

Mascarsón  s.  m.  Mascalzone,  Briccone,  Fur- 
fante, Birbante:  Persona  di  malvagi  cosiumi;.» 
talora  dello  di  fanciullo,  Facimale,  cioè  Che  non 
ìsià  mai  fermo,  e  procura  sempre  di  far  qual- 
che danno. 

Mascarsuuaja  s.  f.  Bricconeria,  Forfan- 
lena.  Ribalderia:  Azione  da  briccone,  da  fur- 
fante, ecc. 

Mascoetto  s.  m.  Bimbo,  Bambolino,  Mam- 
molo, Naccherino,  Rabacchino,  Marmocchio,  dicesi 
per  vezzo  di  Bambino  vezzoso;  e  se  è  tra  IMn- 
fanzia  e  l'atfoiescenza,  Fanciullo,  Ragazzo,  Ciltolò. 


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]|£asocio  s.  m.  Maschio:  Quegli  che  concorre 
■      alla  generazione  colla  femmina. 
M  Maschio  e  Mastio:  Nelle  Arti  dicesi  Ogni  parie 
di  lavoro  o  strumento  solido  di  metallo  o  d'altra 
materia ,  foggialo  in  modo  da  poter  entrare  ed 
esattamente  occupare  un  incavo  di  simile  figura 
.    fatto  in  altro  metallo,  legno  o  altro,  che  chla- 
*t    masi  Femmina,  ed  alcune  volte  3Iortisa. 
^i,^  —  per  Quella  parte  dello  slrum.  dflla  vile  (vti-O) 
^p,  ed  è  Un  cilindro  di  ferro  inacciajato,  in  cui  sono 
^  'intagliali  i  pani  della  vite  maschia  per  invitare 
V    una  madrevite,  un  dado  o  un  galletto, 
n  Linguetta.  T.  legnaj.  Sorla  di  dente  fatto  lungo 
un  legno  coH'incorsatojo,  per  incastrarlo  nella 
incavatura  d'un  altro. 

—  da  cavipann-a;  Maschio  della  campana,  chia- 
mano i  Gettatori  ciò  che  dicesi  Anima  parlandosi 
d'altra  forma;  esso  è  bucalo  nel  mezzo  per  ri- 
cevere la  marlia. 

—  da  carossa;  Mastio.  T.  carrozz.  e  magnani. 
Grossa  chiavarda  di  ferro  che  unisce  lo  parti 
davanti  del  carro  della  carrozza  co!  carrino  e 
serve  a  farlo  girare  e  con  esso  la  carrozza. 

—  dò  brónzin;  Maschio:  Quella  chiave  o  chiavetta, 
che  è  un  pezzo  sodo  d'ottone,  leggermente  co- 
nico, con  un  ampio  foro  trasversale,  cioè  per- 

Y^'   pendicolare  al  suo  asse.  La  chiave  entra  nel  cor- 

'.    rispondente  buco  della  cassa,  nel  quale  benissimo 

j      combacìa  e  vi  può  girare  con  grande  giustezza 

'/;    volgendo  la  gruccia  o  l'anello,  in  che  termina 

h  chiave  slessa.  Fluisce  l'acqua  quando  l'asse  del 

,  ;   foro  della  chiave  e  quello  della  cannella  sono 

nella  slessa  direzione,  e  cessa  l'efflusso  quando 

sono  in  direzione  perpendicolare,  cioè  a  squadra. 

—  dd  timdn;  Maschio  o  Atiima  del  limone.  T.  mar. 
11  pezzo  principale,  alla  cui  testa  sono  i  buchi 
per  le  manovelle. 

1,7-  d'ùnn-a  fortessa;  Maschio  e  3Iaslio  :  La  parte 
più  forte  e  più  elevata  d'un  castello,  falla  per 
io  più  in  forma  di  torre. 
.  S  /  (ceti  s5n  mascci  e  e  parolle  femmine;  I  falli 
sono  maschj  e  le  parole  femmine.  Trov.  che 
significa  Dove  abbisognano  i  falli  sono  inutili  le 
parole. 
]M[a.sccio  add.  Maschio:  Di  sesso  mascolino. 
«  Maschio,  per  Nobile,  Generoso,  Che  ha  del  virile. 
S  Ciave  tnasccìa;  Chiave  maschia,  chiamasi  Quella 
che  non  è  trapanata,  e  per  lo  più  è  terminata 
da  un  pallino  (pòrrin). 
MCa-scciotta.  s.  f.  Masliotta:  Suol  dirsi  a  Una 
ragazza  non  mollo  delicata,  ma   bella  e  gras- 
soccia ;  che,  se  eccede  un  poco,  si  dice  Mastiona. 
:  MCascciùsso  s.  m.  Maschiaccio.  Peggior.  di 

Maschio. 
]Mta.scezzàse    ùxm-a.    cosa.;    Suc- 
^  chiarsi  una  cosa,  vale  Godersela  a  bell'agio. 
.'-r-^  carie;  Succhiellare  le  carie,  si  dice  del  Guar- 
darle sfogliandole  o  tirandole  su  a  poco  a  poco. 
]M[a.scIi.ei*a.  s.  f.  3Iaschera  :  Faccia  fìnta  di 
'"'  coione,  di  tela,  di  cartapesta,  di  cera  o  di  cosa 
,     simile,  che  si  pone  sopra  il  viso  per  nasconderlo; 
allrim.  Larva. 
S  Levàse  a  maschera;  Gilla'"  la  maschera,  Cavarsi 
la  maschera,  Mandar  giù  la  buffa,  figurai,  vale 
Dire  il  suo  parere  alla  libera,  Scoprire  il  suo 
sentimento  già  tenuto  nascoso,  Non  finger  più, 
Parlar  chiaro,  cioè  Lasciar  d'operare  nascosa- 
mente, Operare  a  faccia  scoperta. 


$  Maschera,  te  conoscio !  Mascherina,  ti  conosco! 
Dicesi  a  Persona  che  noi  reputiamo  finta  e  dop- 
pia, per  significarle  che  la  sua  malizia  ci  è  nota. 
5  Quello  chi  vende  maschere  ;  Maschera jo. 

Maschera  v.  a.  Mascherare:  Coprir  con  ma- 
schera; e  figurai.  Fingere,  Coprir  con  arte. .,  . 
S  Mascheràse  n.  p.  Mascherarsi ,  ImmascherarSr, 
Ammascherarsi  :  Vestire  in  carnovale  abiti. di 
vario  carattere,  come  d'Arlecchino,  di  Brigheila, 
di  Marchese,  di  Contadino  e  simili. 

M!ascliei*ata  s.  f.  3Iascherata:  Quantità  di 
persone  in  maschera. 

Miasclxeirìiin-a  s,  f.  Mascherina.  Dimin.e 
vezzegg.  di  Maschera,  e  dicesi  volgarm.  a  DoBria 
leggiadra  e  bellamente  mascherata. 

Maschero  s.  m.  Maschera  :  Colui  che  è  ma- 
scheralo. 

MlasclxeròiiL  s.  m.  Mascherone:  Quella  testa 
maccianghera,  e  per  lo  più  deforme  e  ridicola, 
falla  a  capriccio,  che  si  mette  per  ornamento 
alle  fontane,  ai  pilastri  o  altrove. 

M!asclxetta  s.  f.  Guancia  di  vitella.  T.  maeell. 
Le  parti  carnose  laterali  nella  testa  della  vitella, 
compresa  la  pelle. 
M  Mastielte  e  Maslietti  al  plur,  T.  mar.  Pezzi  di 
rovere  larghi  e  pialli,  che  si  appongono  agli  al- 
beri bassi,  a  livello  della  loro  incappellalura , 
secondo  l'altezza  a  cui  si  vuole  stabilire  la  gab- 
bia, onde  sostengano  le  barre  maestre  della  stessa. 

—  da  bansa;  Trulina.  T.  bilanc.  Sorla  di  graffa 
formala  da  due  spranghelle  di  ferro,  parallele, 
le  quali  prendono  in  mezzo  l'ago  (ómbrissaìlùj 
e  le  lenti  del  giogo  fustaj;  negli  occhi  della 
trulina  è  sostenuto  il  perno  della  bilancia. 

S  Maschelle  dò  can  dò  fuxin;  Mascelle.  T.  archib. 
Quelle  parti  del  cane  dell'acciarino  che  stringono 
e  tengono  ferma  la  pietra  focaja.  Oggidì,  essendo 
gli  archibugi  a  percussione,  non  si  usano  più. 

«  —  dò  morscio  ;  Ganasce.  T.  de'magnani.  Le  due 
pa-li  superiori  della  morsa,  fra  le  quali  si  stringe 
il  lavoro;  una  di  esse  parti  è  immobilmenle 
fermata  al  banco;  l'altra  è  mobile  sull'inferiore 
mastieltalura,  e  stringe  mediante  la  vite. 

I)  —  dò  tordo  da  libbrw  ;  Cosciali.  T.  leg.  libr. 
Due  toppetti  quadrangolari,  orizzontali,  uno  fermo 
l'altro  mobile;  questo  da  potersi  ravvicinare  a 
quello  per  mezzo  di  due  vili.  Il  cosciale  movi- 
bile  è  liberamente  attraversato  da. due  regoli, 
chiamati  Guide,  piantati  nel  cosciale  fermo.  Le 
viti  si  fanno  prima  girare  a  mano,  poi  per  forza 
d"un  bastone  di  ferro,  a  modo  di  leva  piantata 
in  fori  della  testata  cilindrica  di  esse  vili. 
Mascima  s.  f.  Massima  :  Proposizione  che 
serve  di  principio,  di  fondamento  e  di  regola 
in  alcune  arli  o  scienze,  ed  anche  in  materia 
di  costumi,  di  condotta,  ecc.  .    ,.; 

g  Aveì  pe  mascima;  Stimare,  Credere,  e  tiri5(olt« 
Aver  costume,  usanza:  Mi  ho  per  masfcìmn  de 
no  fd  md  a  ìiisciùn;  É  mio  costume,  ovvero 
Ilo  per  massima  di  non  far  male  a  chicchessia. 
Mascimamente  avv.  Massimamente,  Mas- 
sime, Specialmente,  Particolarmente,  Principal- 
mente. 

—  che;  Massimamente  che,  Tanto  più  che. 
Mascinxe  V.  Mascimamenle. 
Masoinio  s.  m.  Massimo:  La  più  gran  parie 

e  coraunem.  per  II  più:  0  mascimo  che  por" 
rieivo  fd  ecc.;  II  massimo  che  potrei  fare  ecc. 


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BCasoimo  add.  Massimo,  Grandissimo. 

IMEa/SOoliu  add.  Mascolino  e  Mascalino,  Ma- 
schile: Di  maschio  sesso. 

HCàsoolo  s.  m.  Maschio,  Mastio,  Morlaletto: 
Strnm.  che  si  carica  di  polvere  e  si  spara  io 
occasione  di  feste. 

HéisLaoì^xì.  s.  m.  Gnancione,  Ceffone:  Guanciata 
gagliarda  e  soda  V.  Mased. 

mascotte  s.  f.  pi.  Pentole,  dicesi  comnnem. 
in  Tose,  per  Guance  grasse;  ed  è  modo  più  che 
altro  amorevole  che  si  usa  coi  bambini  :  Am- 
mta  un  pò  che  belle  mascotte  !  Guarda  che 
belle  pentole  ! 

lM[a>ssa>s.  f.  3Iazza:  Nome  d'un  Grosso  martello  di 
ferro  che  da  una  parte  è  piano  e  dall'altra  grossa- 
mente appuntalo,  ad  uso  per  lo  più  di  spezzar 
massi  e  pietroni. 

^  n  Mazza:  Strum.  in  asta  d'argento  o  d'argento  do- 

. ,    rato  con  figure  simboliche,  qual  insegna  che  por- 

|..  tasi  nelle  pubbliche  funzioni  innanzi  ai  Magistrati 
0  altri  corpi  collegiali  per  distintivo  d'autorità. 
-  Mazziere  dicesi  Quegli  che  porta  la  mazza. 

■ —  da  ferree;  Mazza  o  Martello  da  battere:  Grosso 
martello  da  maneggiarsi  con  due  mani,  e  la  cui 
penna  ha  la  direzione  a  squadra  con  quella  del 

.  manico  :  lo  adopera  il  lavorante  che  in  sull'in- 
cudine batte  il  ferro  rovente,  tenutovi  con  ta- 
naglia da  altro  lavorante  che  gli  sta  di  faccia. 

—  da  maxellce;  Maglio:  Quel  grosso  martello  per 
uso  d'ammazzare  i  buoi  e  le  vacche. 

—  dS  home  ;  Mazza  del  boma  o  del  home  V.  Bome. 
jllassa<  s.  f.  3Iassa,  Monte,  Cumulo:  Quantità 

indeterminata  di  qualsivoglia  materia  ammontata 
insieme, 
n  Massa,  nella  Milizia  Colonna  di  truppe  serrata 

insieme. 
»  —  E  parimente  nella  Milizia,  Somma  di  denaro 
raccolta  per  uso  di  soldatesche,  e  che  viene  am- 
ministrala da  un  Consiglio  d'ufBziali  d'ogni  reg- 
^     gimenlo  per  provvedere  al  soldato  in  quelle  cose 
"^     alle  quali  non  provvede  lo  Slato. 
S  In  massa;  In  massa.  Posto  avverb.  vale  Collet- 
tivamente, Tulli  insieme,  Indistintamente. 
StlekiSasL  s.  m.  Massaro  e  Massajo:   Custode  di 
cose  iiiobili  0  danari  appartenenti  alle  chiese  del 
contado. 
Bd[a/Ssa>1>ecoo  s.  m.  Mazzapicchio:  Sorta  di 
strum.  meccanico  fatto  d'un  legno  colmo,  piano 
nel  fondo,  e  guernito  in  cima  da  due  manichi 
lunghi ,  dì  cui  si  servono  i  manovali  ed  altri  per 
assodare  i  ciottoli,  lastre  e  simili  nelle  lastrica- 
zioni  delle  strade.  Dicesi  anche  Pillone  e  Maz- 
zeranga, ma  questi  variano  nella  forma,  perocché 
invece  di  due  manichi  non  ne  hanno   che  un 
solo  fitto  in  mezzo  a  pendio,  ed  usasi  comane- 
menle  per  assodar  la  terra  nell'alzar  argini,  far 
^.     terrapieni  e  simili. 
^|tfa.ssaca,n  s.  m.  Muratore:  Artefice  che  eser- 
^,     cita  lane  di  costruire  muramenti  d'ogni  maniera, 
g.;    commettendo  insieme  mattoni  o  pietre  con  cal- 
^,'-;  Cina,  gesso  o  altro  cemento. 

j  Garsòn  da  massacan;  Manovale  V.  Garsón. 
Mussa,cr*à/  v.  a.  Trucidare  :  Uccidere  crudel- 
mente con  molle  ferite,  tagliando  a  ppzzi,  ecc.. 
Fare  scempio,  strage,  macello.  Alcuni  usano  il 
verbo  Massacrare ,  ma  è  un  pretto  francesismo 
da  schivarsi, 
n  Figarat.  Acciabattare,  Abborracciare,  Fare  9  stra- 


piazzo:  Far  checchessia  alla  grossa  e  senza  di- 
ligenza: Massacra  un  /cauoiy^jo;  Strapazzare, 
Acciabattare  ecc.  un  lavoro. 

Miassaja.  s.  f.  Masseria:  Congregazione,  Adu- 
nanza, Corpo  di  massari  V.  Masfà. 
n  Masseria,  per  Piccolo  podere. 

Massaiiiòro  V.  Morréua.  ' 

Miassaprseve  s.  m.  Cavalocchio:  Insetto  di 
molte  spezie  e  di  diversi  e  vaghi  colori,  che  per 
lo  più  s'aggira  mollo  intorno  alle  acque.  Il  suo 
petto  è  ampio;  il  capo  e  gli  occhi  grandi  e  gra- 
ticolati; il  ventre  assai  lungo  con  sei  zampe  e 
quattr'ali  forti,  risplendenti  e  quasi  cartilaginee. 
In  Lombardia  chiamasi  Civettone,  e  secondo  i 
diversi  luoghi  è  dello  anche  Caroculo,  Bilancella, 
Perla,  a  cagion  degli  occhi  "che  pajono  perle;  Li- 
bella,  perchè  si  libra  penzolo  in  aria;  Saetta, 
perchè  velocissimo  al  volo  come  saetta  lanciata. 

M!assetta  s.  f.  Mazzetta  :  Sorta  di  martello 
grosso,  per  lo  più  di  legno.  Avvene  ancora  di 
ferro  ad  uso  dei  cesellatori,  ma  di  forma  alquanto 
più  piccola. 

—  da  batticottdn;  Sbattitojo:  Quell'arnese  di  legno 
di  cui  si  servono  i  ballilori  a  corda  per  isca- 
matare  il  cotone. 

—  da  bigliardo;  Mazza  e  Mazzetta:  Specie  di  stecca 
a  culatta  curia,  piana,  ripiegata  ad  angolo  otiaso 
per  comodo  di  farla  strisciare  colla  mano  sul 
prato  del  biliardo  e  spingerla  contro  la  palla 
che  si  vuol  percuotere  perchè  questa  vada  ad 
urtarne  un'altra.  Sogliono  adoperarla  le  signore. 

Massetto  s.  m.  Mazzetto.  Dimin.  di  Mazzo, 
e  quando  si  dice  senz'altro  aggiunto,  s'intende 
di  fiori. 

—  de  drappi;  Mazzetto:  Unione  di  piccoli  panni- 
celli tenuti  insieme  da  un  punto  di  cucito,  e 
formanti  un'  unità  fra  la  roba  che  si  conta  alla 
lavandaia. 

S  Fd  i  massetti  di  drappi;  Appicciare  i  panni  del 
bucato,  cioè  Unirli  col  cucito  per  farne  mazzetti. 
g  Zùgd  a-o  massetto;  Fare  al  mazzolino:  Sorta 
di  giuoco  che  fanno  i  fanciulli  col  prendere  cia- 
scuno d'essi  il  nome  d'un  fiore,  fingendo  volerne 
fare  un  mazzo,  e  chi  non  risponde  subito  quando 
vien  nominalo  il  suo  fiore,  mette  pegno  e  non 
può  riaverlo  se  non  adempie  ciò  che  gli  s'impoiié, 
locchè  dicesi  Far  la  penitenza. 

IkCasséu.  s.  m.  Mazzuolo  :  Quel  martello  di  ferro 
col  quale  gli  scarpellini  e  gli  scultori  lavorano. 

Miasséua  s.  f.  Piazzuola  e  Mazzuolo  di  legno: 
Specie  di  martello  ad  uso  degli  artigiani. 

—  da  fascid;  Mazzuola  da  fasciare.  T.  mar.  Specie 
di  maglietto  o  martello  cilindrico  di  legno  con 
una  scanalatura  lungo  il  sno  lato,  il  quale  Serve 
per  fasciare  i  cavi  con  commando,  con  fiJapci 
od  altro. 

3£assiscio  add.  Massiccio,  dicesi  di  Tolte 
quelle  cose  che,  dal  peso,  mostrano  esser  fatte 
di  materia  stabile,  solida,  e  non  vnote  o  vane. 

Masso  s.  m.  Mazzo  :  Piccola  quantità  d'erbaggi 
0  di  fiori  0  cose  simili  legate  insieme, 
n  Mazzo,  per  Quantità  o  Unione  di  checchessia, 
come  seta,  canapa,  Imo,  ecc.:  Un  masso  de  fin, 
de  càneva,  ecc.;  Un  mazzo  di  lino,  di  canapa,  tcc. 
n  —  0  aiaglio,  nelle  Cartiere,  Gualchiere  (Fullej 
e  sim.  dicesi  Quella  specie  di  grosso  martello, 
per  lo  più  ferrato  nella  testata,  e  talvolta  armato 
di  ponte,  che,  mosso  dalle  Jeye  d'an  albero  o 


602. 


MAS 


MAT 


,  slite,  serve  a  pestar  i  cenci  nelle  pile,  sodar  i 
panni,  ecc. 

—  de  carte  da  :ùgà;  Mazzo  di  carie  da  pinocare; 
Tntia  quella  quaniilà  (li  esse  insieme  die  serve 
per  ginocayp,  che  scherzevolm.  dicesi  Libro  d«l 
;   quaranta,  Libro  o  Libriccino  do!  Paonazzi. 
S  Uassi  da  sUitnpneì;  Mazzi:  Quei  palloncini  di 
pp|le  di  cane,  imliollili  di  lana  o  di  crino,  con 
manico  di  iepno  da  impugnarsi  da!  Lallilore  e 
distendervi   l'inchiostro  dimenandoli   e  stropic- 
ciandoli l'uno  contro  lallro,  per  quindi  spalmarne 
le  pagine.  In  oggi  quasi  generalm  non  sono  più 
in  uso,  essendo  stali  ad  essi  sostituiti  i  rulli, 
che  riescono  di  modo  più  agevole  e  più  efficace. 
S  Cerne  in  tò  masiso;  Ricaparc:  Pigliar   la   mi- 
gliore fra  alcune  cose;  Scegliere,  Trascegliere. 

lÙlassoà.  s.  f.  Mazzata:  Colpo  di  mazza. 

Id[a.ssuccAse  n.  p.  Infreddarsi,  Inlasarsi:  Lo 
tffello  dell' infreddatura  di  lesta,  che  il  naso  seni-^ 
Ira  turalo  dagli  umori  V.  Slassùrco. 

"MLetsaùcoo  s.  m.  Corizza,  Infreddatura  di  lesta. 
Intasatura:  Specie  di  malattia,  nella  quale  vi  è 
intasamento  nel  naso,  o  distillazione  di  moccio 
liquido, 

3£{tssucoóu  p.  pass.  Infreddalo,  Intasato, 

Itfàstice  s.  m.  Màstice:  Nelle  arti  Certa  colla 
che  fanno  i  legnajuoli,  in  più  maniere  e  di 
varie  sorte. 

Mastiu  (Cun);  Mastino  V.  Can. 
»•  U-aio  come  addielt.  e  riferendosi  a  uomo,  vale 
Crudele,  Feroce,  Inumano,  Di  natura  fiera. 

Incastra»  s.  f.  Jlaslra:  Forte  cassa  di  legno  su 
quattro  robusti  piedi,  nella  quale  s'intride  la  fa- 
rina e  si  fa  e  si  rimena  la  pasta  per  farne  pane; 
antic.  Matterà,  Màttora.  Albòne. 
5  Mastre  di  boccaporti;  Mastre  delle  boccaporte. 
T.  mar.  Alcuni  legni  rilevati  sopra  la  coperta 
intorno  alle  boccaporte,  affinchè  l'acqua  che  si 
sparge  in  coperta  -non  caschi  a  basso. 

Mastrello  s.  m.  Banco,  T.  cai  t.  Grosso  le- 
gno 0  pietra  posta  in  piano  sul  suolo  e  serve 
di  base  a  tutta  la  soppressa,  Snl  Banco  vien 
collocala  la  Ponidora  [Ponedéuja  V.  questa  voce). 
«  Ceppo.  T.  oliar.  Quella  pietra  quadrata  su  cui 
preme  il  pancaccio  (tolónj  nell'acciaccar  le  ulive 
per  far  l'olio. 

Mastro  s.  m.  Sussi,  Jlattonccllo :  Pietra  o  Mal- 
tone  che  si  pone  in  terra  per  ritto ,  e  su  cui  si 
mette  danaro  convenuto  gioc;  ndo  al  sussi, 
S  Zùgd  a-o  mnslro;  l'are  o  Giocare  a  mattoncello, 
al  sussi  0  alle  murielle  V.  A-o  mastro  alla  sua 
sede  afab. 

IMCasti-ug-a  v.  a.  Biasciare,  Biascicare:  Ma- 
sticare a  stento  e  male,  ed  è  proprio  II  masticare 
di  chi  non  hii  denti,  che  non  p;iò  rompere  il 
cibo  che  ha  in  bocca;  e  talvolta  Masticacchiare, 
cioè  Masticare  con  isvogliatezza. 

9:£ai9ti*ussa  v.  a.  Imbrogliare,  Confondere, 
Avviluppare  V.  Imhrugnià. 
«  Brancicare,  Mantrugiare,  Stazzonare  V.  Magnùscà. 

Masti'ussé  s.  m.  fniLrojilione,  Imlirojilialore, 
Avviiuppatore,  Viluppone,  Arruffjne,  ArrulTama- 
lasse, 

BXasti*ùsso  s.  m.  Imbroglio,  Intrigo,  Viluppo; 
e  per  cstens,  Bareria,  Giunteria,  Marioleria,  Truf- 
feria e  siin. 

Rfastrùss^n  s.  m.  Brancicone  V.  Masnùte^n, 

Mar«tùjp&  V.  sopra  ifcM/ró^. 


Mataffloin.  s.  m.  pi.  Mataflìnnì ,  Gaschelte. 
T.  mar.  Funicelle  a  treccia  molto  flessibili  che 
servono  per  fare  o  per  annodare  i  terzeruoli. 
Chiamansi  pure  Malalfioni  Le  sàgole  con  cui  le- 
gansi  le  tende  alle  loro  draglie  o  guide  laterali, 

Màtag-g-ise  s.  m.  pi.  Maltagli-ili.  T.  paslnj. 
Cannelloni  di  diversa  grosse.:za,  tagliali  più  curii 
quanto  sono  nien  grossi  ;  :  più  hmi-'hi  non  so- 
gliono eccedere  i  due  centimetri.  I  Tose,  dicono 
Di'ìiti  di  cavallo  Certi  maltagliati  che  in  gros- 
sezza e  in  lunghezza  somigliano  appunto  un  dente 
di  cavallo. 

Mateia  s.  f.  Materia,  Marcia,  Purulenza,  Pus 
V.  Marsa. 
%  Pin  de  mntèia;  Marcioso,  Purulento. 

Matelotte  s.  f.  pi.  Pettine.  T.  sart.  Le  parli 
estreme  dei  petti  dell'abito  (marscinn-a)  dov'è 
labbottonalura  q'iando  son  rapportale,  cioè  fatte 
con  lista  di  panno  cucita  ad  ambi  i  petti  del 
vestito. 

IMCaterialo  s.  m.  Materiale:  Materia  preparata 
per  qua!sivogia  uso;  ed  al  pi.  I  materiali  si  dice 
di  Tutto  ciò  che  raccoglie  o  prepara  uno  scrittore 
a  fine  di  servirsene  componendo  un'opera. 
H  Materiali  al  pi.  iiitendesi  pure  ordinariam.  Quanto 
è  necessario  perula  costnuion:^  di  fabbriche,  edi- 
fizj,ecc, come  mattoni,  tegole,  embrici,  quadrelli, 
pietre,  sabbia,  ca'ce,  ecc. 

Materiale  add.  Materiale,  Grosso,  Grossolano, 
e  dicesi  di  Tutte  le  cose  che  non  sono  raggen- 
tilite e  r. pulite  dall'arte. 
H  Materiale,  ditto  di  persona,  vale  Grossolano, 
Rozzo,  Di  poco  ingegno.  Ignorante;  che  sostan- 
ti vam.  direbbrsi  Mazzamarrone,  Francatrippe. 

M:aterialitse  s.  f.  Materialità,  figurai.  Roz- 
zezza, Ottusità,  Grossezz:!. 

Ma  tratta  v.  a.  Maltrattare,  Bistrattare,  Slra- 
nare.  Strapazzare;  Usar  villanie,  T.attar  male. 
Il  Sgridare, Rabbuffare:  Far  un  rabbuffo,  Riprendere 
coi)  grida  minaccevoli, 

Matrieali  V.  Ma  de  moce  nella  voce  Ma. 

Matrice  s.  f.  5Ialr.ce  e  Madre:  Nelle  Arti  dicesi 
a  Quella  forma  metallica,  nella  quale  si  gettano 
i  caratteri  da  stampa,  ed  anche  Quella  con  cui 
si  coniano  le  monete,  le  medaglie  e  sim, 
«  Matrice,  nell'uso  dicesi  a  Quel  registro  che  negli 
ulfizii  serve  di  madre  agli  altri,  perchè  questi 
si  formano  da  esso  e  ad  esso  si  riferi.^cono. 

Matricola,  v.  a.  Matricolare:  llcgistrare  alla 
Matricola, 

M!atricolou  p  pass.  Matricolalo  V.^l/a/nco/d, 
.1  Slalricolalo,  Bollato:  Aggiunto  ad  un  sost.,  re- 
lativo pure  a  persona,  vale  Tristo,  Da  galera, 
Degno  d'rssef  bollato:  0  l'è  un  furbo,  un  birbo 
r.iatricolòii,  ecc.;  È  un  furbo,  un  birbone  bollai», 
matricolalo,  ecc. 

Matrónn-a  s.  f.  Matrona  :  Donna  autorevole 
prr  età  e  per  iiobiltà. 

Matrimonio  V.  Mcjozzo. 
%  Scusa  da  iinilrivwuj  ;  .Malrimoniajo,    Mezzaro 
di  malrimonj,  ed  anche  Paraninfo;  sebbene  questi 
propriam.  fosse  (  (dui  che  accompagnava  lo  s|0Sp 
allorehò  questi  menava  a  casa  la  nuova  sposa. 

Matta  s.  m.  Calcsiro.  7".  asric.  Specie  di  ter- 
reno magro  che  è  poco  meno  che  sasso  schietto, 
il  quale  aman  le  viti. 

Mattaxnà  s.  m.  Spicchio  di  petto.  T.  m<u>ell. 
Stallo  di  carne  solto  la  spalla. 


ì^^ 


diattéia  s.  f.  Malterìa,  3Taìlezza,  JfaiUa,  ìrf- 
saiiia,  Paaìa,  Demenza,  Follia, 
ti  Manìa ,  Giallezza ,  ecc.:  Cose ,  Azioni ,  Pvole  da 

malto. 
S  Fd  de  mattèie;  razziare,  Pazzeggiare,  Folleg-. 
giare:  Far  pazzrrie  o  mallcrìe  o  pazzie  o  scar- 
tate. Uscir  ilei  seminato. 
3(Ìa.ttcùssos.  m.  M;iiterello,  Mattaccino,  Paz- 
zcrello,  P.i/.zprello,  diersi  di  Chi  si  mostra  cer- 
7  veflino,  capriccioso  o  sim.,  ed  anche  di  Chi  dice 
0  fa  cesa  mcn  chf  ragionevole. 
3.1a.ttill  V.  Miillinn-a. 
^lattina,  s.  f.  Maltinata:  Tolto  Fo  spazio  delia 
mattina,  come  Giornata  si  dice  diTut:o  io  spazio 
del  giorno. 
Mattine  s.  m.  Mattiniero,  dicesi  nelì'nso  Colai 

che  la  mattina  suol  alzarsi  per  tempissimo. 
Matti iin-a.  s.  f.  Mattina  e  3Iattino:  La  parte 
del  giorno  da!  levar  del  sole  sino  al  mfzzodì. 
S  Dà  mallinn-a  a  scja;  Dall'alba  alle  squille,  Dalla 
mattina  alla  s^ra. 
3Xatto  ^d.  Slatto,  Pazzo,  Stolto,  In«ano,  Folle, 
Demente,  Mentecatto;  e  per  bisticcio  Matlcmalico. 
Usasi  anche  talora  come  sost. 
I»  Pazzo,  fignral.  Incostante,  Vario,  Variabile,  Stra- 
vagante, Bislacco. 
Il  Malto,  si  lisa  talora  per  indicare  malattia  di  qual- 
che membro,  ma  specialm.  di  Gamba:  Gumba 
malta;  Gamba  matta. 
»  —  Usato  come  sost.,  per  Carta  da   tarocchi  o 
minchiate,  che  è  Figura  di   conto,  la  quale  si 

■  "confà  con  ogni  caria  e  con  ogni  numero,  e  non 

poò  ammazzare,  né  essere  ammazzala. 

—  da  ligà;  Pazzo  da  catena:  Pazzo  assai  e  che 
per  soverchio  di  pazzia  mprila  d'essere  incate- 
nato; Pazzo  a  liandiera.  Matto  spolpalo,  Matto 

'da  SPtie  cotte,  Pazzacchione. 

—  furioso;  Frenetico,  3Ianiaco. 

§  Avri  ùnn-a  tacca  de  malto;  Avere  o  Sentir 
dello  scemo,  Avere  nu  bel  ramo  di  pazzo  o  una 
vena  di  pazzia. 

§  Chi  nasce  malto  nò  guarisce  mai;  Chi  nasce 
mallo  0  pazzo  non  guarisce  mai,  si  dice  per 
dimostrare  Esser  vnoXo  difficile  il  mutare  i  co- 
slunii  stravagaiili. 

%  Co-i  matti  jAe  véu  5  brugo;  A  popol  pazzo 
prete  spiritalo.  Deilato  prov.  e  figiir.  dinolante 
Doversi  dare  il  castigo  meritato  a  chi  se  lo  cerca 
in  bella  prova,  ed  è  prov.  simile  ai  seguenti: 
A  carne  di  lupo  zanne  di  cane,  Qual  guaina  tal 
"  coltello. 

S  Da  matto  m.  avv.  Da  pazzo,  All'impazzata, 
Pazzamente,  All'avventata. 

S  £sc  multo  camme  un  cavallo  ;  Esser  pili  pazzo 
che  nn  can  da  rete,  dicesi  di  Chi  non  ha  fer- 
mezza, né  siabiliià. 

li  —  f?j(i//o  da-o  piaxeì;  Esser  ebbro  di  gioja, 
Nrn  capire  in  se  slesso  o  nella  pelle. 

»—  matto  e  perso  pe   itiin-a  cosa;  Essere  o 

■  Andar  malto  (ìi  checchessia,  vale  Desiderarlo, 
Amarlo  ardentissimamente. 

i  Fd  veCjHì  mnito;  Trar  di  mente,  Dementare, 

Dlmentare,  Far  •mpazzire. 
S  Cli'è  viisciuo  i  suvii  e  i  matti  per  fàghe  fd  eco  ; 

Ci  vollero  gli  argani,  Ci  volle  del  buono,  cioè 

Abbisognò  di  mollo  prr  far  fare  altrui  una  cosa. 
S  ^ìé'comme  un  malto;  Sbracciarsi  a  ridere,  Sga^ 

Msciarsi,  Smascellarsi,  Scoppiare  dalle  rìsa. 


MAV 


m 


%  Roba  da  fd  tfrgnt  matto;  Cosa  da  far  girar  gli 
arcolai  o  da  fjr  impn/zar  Salomone. 

S  Unn-a  gdfjgia  de  matti;  Una  g.'ibbiata  o  Una" 
nidiata  o  l'na  magica  di  pazzi  o  di  matti.  ' 

%  Vegni  mallo;  Ammanire,  Impazzare,  tnsanfre. 
Dar  la  volta  al  canto,  Uscir  del  suolo,  Dar  aellé 
girelle  o  nei  germidj.  _'     ""'^r"^ 

S    yvt'i  un  tnn  multo  a  firtn-0  J9rt*iffhn-a ;  Yofipre ' 
nn  ben  matto  ail  uno,  vale  Amarro  ardenremenie. 
Miatto  s,  m.  Jlallìii,  Mutezza,  ecc.  V.  Mutldia. 
]Mattr>n  s.  m.  Cavolfiore  bastardo. 
AXattutin  s.  in.  Maitniino:  Qii.  i  s-Imi  e  qnelle 
preci  che  un  tempo  si  dice\ano  la  mattina  in- 
nanzi giorno  da'  sacerdoti,  e  che  tuttora  si  dicono 
in  alcune  chiese. 
Matùrti  V.  n.  Maturare:  Il  venir  de'  frulli  .a 
P'Tfezione. 

n  Maturare^  metaf.  Fare  alcuna  cosa  considerata- 
mente e  con  malurilik  di  consiglio. 

M  —  Si  dice  anche  delie  aposteme,  cecche  sfa»-,- 
vicinano  al  loro  maggiore  aumento,  cioè  a  quello 
stato  di  suppurazione  che  o  si  aprono  da  sé,  o 
abbisognano  di  lieve  puntura  per  iscaricarsi  della 
marcia. 

S  Co  tempo  e  a  paggìa  se  malùran  e  nèspoe;'. 
Col  tempo  e  la  paglia  si   malorano   le  sofbe  o 
le  nespole.   Prov.  che  vale  che  Col  tempo  si 
perfezionan  le  cose. 
Mauma  s.  f.  Prodezza,  Prodigio,  dicesi  per  fó 
più  in  senso  ironico,  e  vale  Un  bel  colpo  riu- 
scito a  caso. 
M[à ved.de  v.  a.  Jlalvedere:  Veder  di  mal  oc- " 
chio,  Odiare,  onde:  Fase  màved.le;  Farsi  mal- 
vedere,  Farsi  vedere  di  mal  occliio,  Farsi  odiare. 
Maveg-gria  s.   f.   Maraviglia   e  Meraviglia; 
Comnjozione  d'animo  sorpreso  da  oggetto  iiisoi* 
lito;  Ammirazione,  Stupore. 

1  Maraviglia,  (Jer  Cosa  meravigliosa,  sorprendente: 
A  lèddìlo  5  l'è  ùun-a  màveggiu;  É  una  me-,, 
raviglia  a  vederlo.  ;'  "  ' 

%  Andd  de  màveggia  ùnn-a  co«/i;  Procedere  a 
meraviglia  chcchessia,  vale  Miccedere  bene;  che 
au'he  dicesi  Andar  di  rondone. 

S  De  màvrggia  m.  avv.  A  maraviglia  o  A  meravi- 
glia, Maravigliosamente,  D'incanto,  .\  pennello, ecc. 

S  £se  iinii-a  màvrg'iia;  Essere  una  meraviglia, 
ciité  Cosa  grande  da  fare  stupore. 

S  E  sette  mavcgge  dò  móndo;  \,p  sette  meraviglie 
del  mondo:  Presso  gli  antichi  erano  Selle  opere 
che  superavano  tulle  le  atre  in  bellezza  e  ma- 
gnificenza, cioè  II  faro  d'Alessandro,  ?,e  piramidi 
d'Egitto,  Le  mira  e  i  giard.ni  di  Fahilonia,  Ur. 
statua  di  Giove  Olimpio,  Il  colosso  di  Rodi,  lì  "~ 
tempio  di  Diana  in  Efeso  e  II  sepolcro  di  Mausolo. 
Alcuni  aggiunsero  L'EsCiiIapio  d'Epidauro,  La 
Minerva  d'Atene,  L'Apollo  di  Delo,  Il  tempio 
d'Adriano  di  Cizico.  ;^ 

S  Fd  màveggia;  Dare,  Apportare  o  Far  méravr-"^ 
glia:  Cagionare  ammirazione,  stupore. 

^  Fase  màvi-gqia  V.  A/àvcggiflse. 
Maveg-griùse  n.  p.  M.iraviprarsi  e  Méràvi- 
gliaisi:  Farsi,  Prendirsi  maraviglia.  Rimaner  at- 
toiito,  Sliij)ire. 
—  fcuii  de  moddo;  Strabiliare,  Slralitlfre^  Traseco- 
lare, Andar  in  visibilio ;'BI.i'avit:1iar.si.ollremodo, 
Uscir  quasi  di  sé,  per,  ni  era  viglia.,  .     ,      . 
IMfa-i^egr&icS.^O  add:  MaravTgntfsÒ  e  Mera'vf-' 
glioso  :  Che  ap{>orta  meravìgìia. 


504 


MAZ 


MEG 


Mà.T^sto  p.  pass.  Malvisto:  Veduto  di  mal 

occhio,  Odiato. 
M'avoentéa  V.  Màinvìo. 
Mavoeì  v.  a.  Malvolere  :  Voler  male,  Odiare, 
onde:  Fàsemavoeì;  Farsi  malvolere,  Farsi  odiare. 
Miaxéa  s.  f.  Maceria,  Macera,  Macìa,  Muro  a 
secco:  Muro  posticcio  a  secco,  fatto  di  pietre  o 
sassi  per  sostenere  la  terra  o  per  altri  usi.  Ma- 
ceria è  più  nobile;  Macìa  più  comune  nella  lingua 
parlata,  e  talvolta  significa  Maro  diroccato  o  Muc- 
'     chio  di  sassi. 

M!a>3cei  v.  a.  Maturare,  dicesi  delle  frotta  ed 
^'  '  osasi  col  V.  Mettere.  Voce  del  contado. 
o^Maxellà  s.  m.  3Iacellajo  e  Macellaro,  Beccajo 
Of  '  e  Beccare  :  quest'ollime  due  voci  di  suono  più 
et  ignobile:  Colui  che  uccide  gli  animali  quadrupedi 
'?*  per  oso  di  mangiare. 
<>^lM[axella  v.  a.  31acellare:  Ammazzar  bestie  per 

venderne  le  carni  alla  macelleria. 
'iUjaxello  s.  m.  Macello,  Macelleria,  a  Firenze 
Beccheria:  Luogo  dove  si  uccidono  le  bestie  e 
si  vende  la  loro  carne  per  mangiare.  -  Scanna- 
tojo  e  Ammazzatoio  indicano  soltanto  II  luogo 
dove  le  bestie  si  macellano. 
«  Macello,  figurai,  vale  Scempio,  Strage,  Uccisione 
''"      grande  d'uomini. 
Bf  a.3cévL  add.  Sfarinato.  Voce  del  coni,  e  dicesi 
propriam.  delle  frutte,  la  cui  polpa  senza  cam- 
biare notabilmente  di  colore,  diventa  rasciutta 
-      e  insipida  e  si  disfà  agevolmente. 
IMEaxiua  s.  f.  Macinazione,  Macinamento:  L'atto 
del  macinare.  -  Macinato   e  Macinatura,   La 
cosa  macinata. 
•^Bdaxiiia  v.  a.   Macinare:  Ridurre  in  polvere 
•^'      checchessia  con  màcine,  e  particolarm.  il  grano 
e  le  biade.  Presso  qualche  scrittore  trovasi  anche 
'  -     Molendare. 

«  Macinare,  dicono  i  Pittori  Lo  stritolare  minatis- 
simamente i  colori  sopra  d'una  pietra  col  ma- 
cinello, e  di  poi  incorporarli  con  acqua  o  con 
olio  di  noce  o  di  lino  per  rendergli  atti  a  poter 
dipingere. 

a  secco;  Macinare  a  secco  o  a  mulino  secco, 
Murare  a  secco,  dicesi  scherzevolm.  del  Mangiare 
senza  bere. 

grosso;  Macinar  alto,  conlr.  di  Macinar  basso 
*'       V.  appresso  Maxind  sdllt. 

—  sótti;  Blacinar  basso,  vale  Macinare  il  grano  o 
le  biade  colla  màcina  di  sopra  fméua  de  sdrvaj, 

'>'       che  i  mugnaj  dicono  Coperchio,  molto  ravvici- 
i'  '     nata  alla  màcina  inferiore,  che  i  mugnaj  dicono 
'f       Fondo,  onde  si  ha  la  farina  più  sottile. 
«'Hfaxiniii  s.  m.  Jlacinello  e  Macinella:  Ogni 
piccolo  strum.  che  serve  a  macinare. 

—  da  caffè;  Macinello,  Macinella,  Macinino:  Mac- 
chinetta per  polverizzare  il  caffè  tostato. 

•  —  da  coi;  Macinello:  Strum.  di  cristallo,  di  por- 
fido, di  marmo,  con  cui  si  macinano  i  colori  sopra 
Dna  pietra  larga,  piana  e  liscia,  detta  Màcina. 

—  da  siampoeì;  Macinella:  Pezzo  di  legno  fatto  a 
^'S'  modo  di  fun?o  o  simile,  di  cui  si  servono  i  tor- 
*•  colieri  per  distendere  e  regolar  Pinchioslro  sulla 
*f      pietra. 

iifl£a>zzeng>o  add.  Attempato:  Che  ha  molto 
<*-      tempo.  Che  si  accosta  alla  vecchiaia;  e  dicesi 

di  persona. 
S  Formaggio  mazxengo;  Cacio  vecchio,  dicesi  del 

Cacio  parmigiano,  e  vale  Della  migliore  qualità;» 


Mazzin  add.  Maggese:  Aggiunto  che  dagli  agri- 
coli, si  usa  per  dinotare  Quelle  cose  che  si  ricavano 
dalla  coltura  nel  mest;  di  maggio,  come:  Ulive 
maggesi.  Lana  maggese,  ecc.  >' 

S  Fimzo  mazzin;  Frugnuolo  o  Prugnolo  nostrale. 
T.  hot.  Agarictis  albellus.  Specie  di  fungo  man- 
gereccio, di  grato  sapore,  die  nasce  in  primavera 
ne'  luoghi  erbosi ,  ed  abbondante  nelle  valli  di 
Trebbia,  di  Seri  via  e  di  Staffora. 

M!azzo  s.  m.  Maggio:  Il  terzo  mese  dell'anno 
secondo  gli  Astronomi ,  e  il  quinto  secondo  l'oso 
comune. 
H  Citiso  delle  Alpi,  Laburno.  T.  bot.  Citisus  la- 
burnum.  Albero  di  terza  grandezza  che  al  mese 
di  maggio  produce  dei  bei  fiori  gialli  a  grappoli, 
che  hanno  on  leggero  e  grato  odore;  volgarm. 
Majo.  Il  Citiso  di  Virgilio  è  la  Medicago  arborea, 
comune  nelle  campagne  partenopee  e  in  altri  luoghi 
meridionali  d'Italia;  volgarm.  Majo,  Majella,  Mag- 
giociondolo. 

—  sciùto,  bón  per  tutto;  Maggio  asciutto,  gran  per 
lutto.  Prov.  contad.  di  chiaro  signif. 

—  ventóso ,  anno  abbondiSso  ;  Maggio  ventoso , 
anno  fruttuoso.  Altro  prov.  contad.  egualm.  dì 
chiaro  signif. 

%  Né  pe  mazzo  ò  pe  mazzdn  w5  levate  5  ptl- 
lissòn;  Né  di  maggio  o  di  maggione  non  ti  levare 
il  pelliccione.  Prov.  che  dinota  Non  doversi  in 
tal  mese  ed  anche  più  in  là  alleggerire  degli  abiti, 
giacché  il  freddo  ordinariamente  suol  ancora 
continuare. 

Medag>g>ia  s.  f.  Medaglia:  Impronta  o  Impréìsa 
d'uomo  illustre  e  di  un  Santo,  fatta  in  oiro,  in 
argento,  in  bronzo  o  in  altro  metallo,  di  forma 
simile  alle  monete  e  di  diverse  grandezze, 
«  Medaglione.  T.  d' Archit.  Ornamento  di  mezzo 
rilievo  e  di  figura  rotonda,  in  cui  sia  effigiato 
il  capo  d'un  principe  o  d'un  altro  personaggio 
illustre  ò  qualche  impresa  memorabile. 

Meda^g-i5ii  V.  Medaggia  nel  2"  signif. 
Il  Picchiapetto:  Quella  medaglia  d'oro  che  usano 
portare  le  donne  della  plebe  o  le  conladine  al  collo 
pendente  sul  petto. 

Mediato  s.  m.  Sensale,  Mediatore,  Mezzano 
V.  Sensà. 

Mediazióu  s.  f.  Senseria,  Mediazione  V. 
Senstija. 

Mediocritse  s.  f.  Mediocrità  :  Slato  e  Qualità 
di  ciò  che  è  mediocre. 

Miedita  v.  a.  Meditare:  Considerare  attentamente 
coll'intellello  alcuna  cosa,  Fermare  la  mente  sopra 
qualsivoglia  materia  speculativa. 

M!editazi5ii  s.  f.  Meditazione,  Medilamcnto: 
Operazione  delia  menle  applicata  alla  ricerca  e 
conoscimento  delle  verità  nascoste  colla  scorta 
della  propria  ragione. 
II  Meditazione,  per  Considerazione  de'  Misteri  e 
delle  grandi  verità  della  Religione  cristiana. 

Mèg-a  (ErbaJ  V.  alla  voce  Erba. 

Még-a  V.  a.  Medicare,  antic.  Mediclnare:  Curare 
le  infermità  con  le  opportune  medicine. 
«  Medicare,  figurai.  Rimediare  ad  alcun  male  o  di- 
sordine: Che  l'han  mSgd  con  da  moniza;  Gliela 
medicarono  a  forza  di  danari. 
S  Mègàse  n.  p.  Medicarsi,  antic.  Medìcinarsi:  Me- 
dicare se  stesso. 

Melassi  s.  m.  pi.  Tórsoli  o  Tùtoli  dì  gran 
ciciliano:  Le  spighe  o  pannocchie  der  grano 


MEG 


MEI 


MS 


ciciliano  o  torco,  toltine  i  granelli.  Servono  a  far 
bragia  da  mettere  ne'  caldani  o  nelle  cassette  da 
piedi. 
Afég'Iietto  s.  m.  Medichino:  Medico  dì  poco 
valore,  e  anche  smilzo  e  piccolo  o  troppo  giovine. 
ACég'io  avv.  compar.  Meglio  ed  anche  Me'  col- 
r apostrofo,  vale  Pili  bene:  Dormiò  megio  sta- 
néuUe;  Dormirò  meglio  quest'altra  notte. 

«I  Meglio  invece  di  Pili:  0  l'è  mègio  edùcou  che 
■   ^,i  airi;  È  meglio  educalo  degli  altri. 

••  —  per  Più,  In  maggior  quantità:  Questa  villa 
a  nh  ve  péu  rende  de  mègio;  Questa  villa  non 
vi  può  rendere  di  meglio. 

«  —  per  Più  facilmente:  E  pe  poeighe  megio  ar- 
rivò ...  E  per  poterci  meglio  arrivare  . .  . 

S  À  bellamègio  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 

%  De  ben  in  mègio;  Di  bene  in  meglio.  Posto  avv. 
■i^..  espone  il  passaggio  d'ana  in  maggior  prosperità. 

S  Fé  mègio;  Far  meglio:  Operare  in  forma  mi- 
gliore :  Chi  5  critica,  facce  mègio;  Chi  lo  critica, 
faccia  meglio. 

$  Sta  mègio;  Star  meglio,  vale  Essere  in  migliore 
stato,  e  comunem.  Esser  guarito  da  ana  malattia: 
Cómmc  sta  5  Sciò  Luigi  ?  0  sta  mègio  ;  Come 
sta  il  Sig.  Luigi?  Sta  meglio. 

M  —  mègio  ùim-a  cosa  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Star 
meglio  una  cosa  a  chicchessia,  va!e  Convenirgli 
maggiorm.:  Quest'impiego  5  sta  mègio  a  voi  che 
a  mi;  Quest'impiego  sta  meglio  a  voi  che  a  me. 

S  Zùgd  a  chi  fa  mègio;  Fare  a  chi  meglio  meglio, 
cioè  Gareggiare  a  chi  può  far  meglio. 
JMEég'io  add.  comp.  Meglio ,  vale  Più  buono,  ed 
è  lu  stesso  che  Migliore:  Sensa  vantarne,  5  mce 
B  l'è  mègio  dò  so;  Senza  vantarmi,  il  mio  è 
meglio  del  suo. 

n  Meglio,  accompagn.  coH'articolo  vale  Ottimo,  II 
migliore:  0  l'è  ó  m^gio  béti  da  stalla;  È  il  mi- 
gliore fra  tutti. 
Még-io  s.  m.  Meglio:  Cosa  migliore,  La  miglior 
cosa  :  0  mègio  5  saeiva  anddsene  tutti;  Il  meglio 
sarebbe  andarsene  vìa  tutti  quanti. 

n  Meglio,  per  La  parte  migliore  d'una  cosa:  0  t'ha 
tegnùo  ò  mègio;  E'  si  tenne  il  meglio. 

S  Fd  5  mègio  d'ùnn-a  persònn-a;  Far  il  meglio 

,  d'uno,  vale  Far  ciò  che  più  gli  torni  a  conto: 
Ho  ammioù  de  fa  6  vostro  mègio;  Procurai 
di  fare  il  vostro  meglio. 

S  L'è  megio  andd  a  casa  c'ùnn-a  raxòn  ma  dita 
che  co-a  testa  rótta  V.  Casa. 

H  —  mègio  cazze  d'un  scaen  che  da  ùnn-a  scaa; 
È  meglio  cader  dal  piede  che  dalla  vetta  ovv.  É 
meglio  cascar  dall'uscio  che  dalla  finestra.  Prov. 
di  piana  intelligenza. 

«  —  mègio  èsc  invtdice  che  compatii;  È  meglio 
esser  invidiati  che  compatiti.  Alodo  proY.  assai 
chiaro. 

n  —  megio  èse  padrBn  d'ùnn-a  sàssoa  che  ca- 
pitannio  d'ùnn-a  nave;  É  meglio  esser  capo  di 
incertola  che  coda  di  dragone,  ovv.  esser  capo 

>  di  gallo  che  coda  di  leone,  ovv.  capo  di  laccio 
che  coda  di  storione.  Prov.  e  vale  È  meglio  esser 
il  primo  a  casa  sua  che  il  secondo  a  casa  d'altri. 

n  —  mégio  èse  soli  che  md  accòmpagnce  \.  Ae- 
cdmpagnd. 
.  n  —  mègio  5  poco  che  ò  ninte;  É  meglio  tal  quale 
che  senza  nulla  slare,  É  meglio  qualche  cosa  che 
nulla,  É  meglio  scàlbatra  che  nulla  pesce.  Prov. 
chiaro. 


tt  —  fnegio  ò  vi'n  cado  che  l'agtta  fresca;  É  meglio 
vin  lorbo  che  acqua  chiara.  Prov.  de'  beoni. 

»  —    mègio  perde  un  dìo  che  a  man  V.  Dio. 

n  —  mègio  tardi  che  mai;  È  meglio  tardi  che 
mai  0  una  volta  che  mai.  Prov.  che  si  applica 
molto  spesso  al  correggersi,  al  rinsavire. 

M  —  mègio  un  aggiustamento  magro  che  ùnn-a 
sentensa  grassa  V.  Aggiustamento. 

n  —  mègio  un  dò  de  stacca  che  un  dò  de  chiù 
V.  Chéu. 

11  —  mègio  un  éuvo  anchéu  che  ùnn-a  gcUlinn-a 
dòman  V.  Éuvo. 

n  —  mègio  un  peccetto  in  man  che  un  tórdo  o 
ùnn-a  pernixe  per  l'aia;  È  meglio  un  uccello 
in  gabbia  che  cento  per  aria.  Un  uccello  in  mano 
ne  vai  due  nel  bosco,  Val  più  sqaincione  in  man 
che  tordo  in  frasca.  Prov.  dinotanti  Che  devesi 
più  far  capitale  sul  poco  e  sicuro  che  sol  molto 
ed  incerto. 

H  —  mègio  vegni  ròsei  che  ncigri;  È  meglio  di- 
ventar rosso  che  livido.  Prov.  che  vale  É  meglio 
nmiliarsi  a  domandare  l'altrui  soccorso  che  morir 
di  fame. 

$  0  faeiva  mègio  a  taxeì;  Farebbe  il  suo  meglio 
a  starsi  zitto. 

S  0  mègio  6  sta  sempre  a-o  fóndo;  I  pesci  grossi 
stanno  al  fondo:  Il  meglio  per  lo  più  viene  in^ne. 

$  Se  ti  nò  g'hcB  de  m^gio  ...  Se  non  hai  di  me- 
glio, e  comicam.  Se  non  hai  altri  moccoli.. . 
IMEeg'ioà.  V.  a.  Migliorare  e  più  comunem.  Mi- 
gliorare: Ridurre  in  migliore  stalo. 

n  Migliorare,  in  signif.  neut.  Acquistar  miglior  essere 
0  miglior  forma,  Prosperare. 

w  —  Ricuperar  le  forze.  Alleggerirsi  dalla  malattia, 
Rimettersi,  Riaversi,  Riprendere  o  Pigliar  forze 
e  vigore. 
I^eg'ioaimento  s.  m.  Meglioramento  e  più 

comunem.  Miglioramento:  Il  migliorare. 
JtS.éso  s.  m.  Medico:  Dottore  in  medicina  e  Quegli 
che  cara  le  infermità. 

—  da  cùa;  Medico  cnranle. 

—  grammo;  Medico  da  succiole,  MedicastroDZolo, 
Medicastro:  Medico  di  poca  scienza  o  valore. 

—  vegio  e  chirurgo  zóveno. . .  Prov.  che  e'  insegna, 
pel  bene  degli  ammalali,  dover  il  medico  esser 
vecchio,  ed  il  chirurgo  giovane,  perchè  più  pronta 
e  sicura  è  la  mano  nella  gioventù,  e  maggiore 
è  l'esperienza  ne'  vecchj. 

S  Cerca  5  md  cómme  i  mèghi  V.  Cercd. 
%  Piscia  cicco  e  incàghite  dò  mègo;  Piscia  chiaro 
e  fatti  beffe  del  medico  ovv.  ed  abbi  in  tasca 
il  medico.  Detto  prov.  che  significa  che  I  sani 
non  hanno  bisogno  del  medico;  e  figurai.  Abbi 
pura  e  nella  la  coscienza  e  non  temere. 

SJCég^o  s.  m.  Assenzio.  T.  bot.  Àrthemisia  absin- 
thium.  Pianta  di  steli  diritti,  ramosi,  biancastri 
nella  gioventù;  i  fiori  piccoli  rotondi,  pendenti, 
giallastri  e  terminali  a  grappoli;  le  foglie  alterne, 
picciolate,  composte,  molto  fesse,  e  adoperate  in 
medicina  come  toniche  e  slimolanti. 

Mei  s.  m.  Mela,  e  nell'oso  comune  Pomo:  Frutto 
del  melo,  detto  dai  Botan.  Pirus  malus.  Ha  la 
forma  per  lo  più  globosa,  talvolta  bislunga,  ma 
sempre  più  grossa  verso  il  picciuolo;  la  boccia 
per  lo  più  liscia,  rilucente;  la  polpa  soda,  poco 
acquosa:  il  picciuolo  piantalo  in  un  avvallamento 
0  pozzetta  conica,  cortissimo,  per  lo  più  sottile; 
le  celiale  dal  tórsolo  (rBzig$%o)  eartilagiRM,  doN 


»Ww* 


MEI 


MEI 


«lasliche.  Havvene  di  più  sprclc  ohe  prendono 

diversi  nomi  dei  paesi  (ive  nascono  e  erescono. 

e  ve  ne  sono  anclie  dei  pn^prj  in  ciascun  luogo. 

.  Io  ne  descriverò  le  principali  e  lepù  noie,  Iraltó 

6  della  Pomona  italiana  del  Conte  GaUesio. 

—  C'irlo;  Mela  caria:  Sorta  di  mo!a  che,  tranne  la 
Renetta,  non  h;i  altra  ciin  la  paregui,  ed  a  hnon 
drillo  si  può  chiamare  la  regina  delle  mele  croc- 

•  cinti.  Essa  è  squisita  ed  unica  che  possa  far  dì 
'.  sé  bf^lla  mostra  sulle  tavole  di  lusso  e  presso  le 

persone  d'oitimo  jjii.sto.  La  liuccia  è  liscia,  hianca, 
,'con  una  macchia  di  bellissimo  porp  rino.  É  man- 

igìabile  dal  momento  in  cui  è  colla  sino  alla 
-rprimavera,  e  in  tulla  questa  stagione  è  sempre 
KS^qnisitissima,  ora  pel  croccante  della  sua  polpa, 
*fora  pel  suo  butirroso,  ora  per  l'aroma  die  profuma 
.'U  palalo,  ora  pel  sapore  che  lo  delizia,  senza  che 
B«fa  facile  a  determinare  in  qual  punto  sia  da  pre- 
"ferirsi.  Col  finir  dell'inverno  perde  le  proprielà 

che  la  rendono  così  preziosa,  e  diventa  insipida. 

—  carpitndù;  ìli'ìa  carpendola  o  curtipéndola:  Surta 
di  mela  delle  più  .'pprezzate  a  polpa  carnosa.  Ha 
una  grossez/.a  media,  è  compressa  alla  base  e  non 

-.Vijevaia  alla  corona  ;  la  sua  forma  è  regolare  se- 
mibf'Tica,  e  pende  da  un  picciuolo  corto  e  sottile. 

ola  buccia  è  verdastro-nigginea ,   qualche   volla 

flfumaia  dì  rosso,  ma  di  rado,  liscia  quando  si 
coglie,  masi  raggrinza  nella  maturità  senza  cangiar 
di  colore;  la  po'pa  è  carnosa,  ma  lina,  tenera, 

^-sdelicata,  dolcissima.  É  molto  apprezzata  nel  Pie- 
monte. 

—  cotogno;  Mela  cotogna:  Sorla  di  mela  grossa, 
lanugirrosa  e  alquanto  lunga,  di  color  gialliccio, 
di  sapore  per  lo  più  afro  e  ;  cetoso,  e  di  odore 
assai  acuto.  Usasi  specialmenie  per  far  le  cotognate 

'■  fmarmellatc). 

—  dall'orto;  Meta  panaja  o  flagellala:  Sorta  di  mela 
grossa,  tondeggiante,  nn  poco  compressa  alle  ilu" 
estremità,  coperta  d'una  buccia  giallastro,  screziala 
più  0  meno  di  rosso  sanguigno  in  liste  confuse 
irregolari,  e  contenente  una  polpa  croccante,  me- 
diocremente fina,  un  poco  acidula  e  d  un  sapore 

,  assai  invaio.  Si  raccoglie  in  ottobre  e  dura  tutto 
l'inverno. 

—  •ginncht'tto;  Mela  bianchclta  :  Porta  di  mela  assai 
1  stimabile  fra  le  crocranli;  essa  è  tonda  e  mollo 

rassomiglianLe  nella  tiiiura  alla  Mela  caria.  La  sua 
} buccia,  verde  a  principio,  diventa  biancn-jiial- 
logiioìa  nella  maiuriià,  ed  ha  sulla  sup"rlìcìe  una 
marchia  di  porporino  sfumato;  la  polpa  è  carnosa 
e  d'un  gusto  Sipiisiio.  Si-  coglie  in  settembre  e 
dura  tutto  l'inverno. 

—  napiolo;  Jlda  appiola:  Sorla  di  mela  mediocre- 
mente Slimata  fra  qnelle  di  polpa  carnosa.  È  d'una 
grossezza  regolare;  la  sna  buccia  è  tinta  d'un  bel 
giallognolo  quando  è  matura;  la  polpa  croccante, 

idura  ed  ha  un  dolce  non  ismaccato.  Non  è  mollo 
sngosa.  Si  coglie  nel  mese  d'agosto. e  dura  a  lutto 
"^étlobre.     * 

—  pipiti;  Mela  pnpina  o  poppina :  Sorla  di  mela 
che  in  Italia  tiene  uno  dei  pnmi  posti  fra  le  mele 
carnose.  La  su;i  forma  varia  fra  il  rotondo  e  il 
turbinato;  la  buccia,  in  principio  verdastra,  si 

*Volg^  in  giallo  nel  maturare,  rd  è  variala  so- 
vntte  da  «n  p  V  di  ruggine  e  da  una  macchia  di 
rósso  spicraniissimo.  La  polpa  è  carnosa,  mor- 
bida e  gftntile,  e  ba  uoa  doicezea  ch«  supera' 
le  altre  senza  essere  smeeeata.  L«  daraW  é  la 


S 

qnaHlà  cfie  la  distingue;  comincia  ad  essere  miin- 
giabiìe  ili  dicembre  e  va  maturando  continuamente 
dal  geunajo  all'aprile. 

—  rùzzeneiìto;  Mela  ruggine  o  roggia:  Sorta  di  mèla 
che  ha  la  buccia  nsjira  al  tatto  e  inelegante  alla 
vista;  quando  si  raccoglie  è  tinta  d'un  verdastn^ 
sudicio,  tigrata  da  un  bruno  chiaro  che  appena 
si  distingue  dal  verde;  in  proporzione  che  avanza 
in  maturazione  il  verde  si  volge  in  un  rosso  por- 
porino vivissimo,  e  il  bruno  che  la  copriva  si  cangi»-' 
in  un  roggi iie()  scuro  che  lascia  traspirate  il  rosso 

(  ve  a  niaccliift  ed  ove  velato,  e  che  ha  l'aspetto 
d'un  marmoralo  grazioso.  In  settembre  è  dura, 
aspra  e  acida  ;  a  poco  a  poco  si  ammorbidisce 
e  diventa  mangiabile.  In  dicembre  è  dolce,  sugosa 
e  gentile. 

Sonovi  inoltre  altre  specie  di  mele,  come  Le 
nane,  Le  ros",  Le  campo.  Le  sampieidarena,  ecc."* 
che  ritenendo  lo  stesso  nome  sì  in  italiano  che 
nel  dialetto,  io  le  tralascio  per  amore  di  brevità 
ed  anche  perchè  non  le  trovai  seguale  nell'opera 
indicata. 

3  Dònn-e  parolle  e  meje  nissc  nS  rdmpan  a  testa 
a  nisciùn  ....  Dettato  prov.  che  non  ha  cor- 
rispondenza italiana.  Vi  si  potrebbe  sostituire  que- 
st'altro tose,  siccome  quello  che  più  lo  ravvicini 
nel  s  gnitìcato,  cioè  Le  buone  parole  acconciano 
i  mal  fatti,  che  vale  Dando  buone  parole  si  mitiga 
altrui  il  dispiacere  d'alcuna  cosa  molesta. 

S  Un  mei  murso  5  ne  guasta  cento;  Una  mela 
guasta  ne  infracida  cento,  Una  pera  fradicia  ne 
guasta  un  mont^,  Una  pecora  marcia  (o  rognosa) 
ne  guasta  un  branco.  Una  pecora  infetta  n'am- 
morba una  sel'a.  Dettato  prov,  dinotante  che  Un 
solo  tristo  è  capace  di  far  venir  tristi  molli,  con- 
versando con  esso. 
'*Meicà<lo  s.  m.  Cilindro  o  Cappello  a  cilindro, 

dicesi  per  iseherzo  dal  volgo. 
]>Iei;ari:*a;iià,  s.  m.  Melagranala  e  più  comnn. 
Melagrana:  Frullo  del  Melagrano,  chiamato  dai 
Bolan.  Punicuin  gi\:nn/uin,  buono  a  mangiare 
che  racchiude  in  sé  molti  granellini  rossi   delti 
Chicchi,  d  visi  da  nna  pellicola  gitila  detta  Cica. 
Havvene  di  più  f;itle,  le  Unici,  le  forti  e  le  vi- 
noxe  dette  in  Toscana  3Jelagrane  vajane. 
]M[eistx*a<  s.  f.  Maestra:  Macslressa  di  scuola, - 
e  ne'  Monasteri  Maestra  delle  novizie. 

n  Jlaestra.  T.  stamp.  Propriam.  non  è  dltro  che  Un 
segno  qualunque  posto  all'un  dei  lati  del  timpano, 
onde  regolare  la  gius  a  impuntatura  dei  fogli  che 
sticcessivameiile  si  stampino,  e  ottenere  in  essi 
l'uniforme  uguaglianza  dei  margini  in  pie  di  pagina, 
e  render  possibile  il  registro. 

—  da  giuncaja;  Cucitora  in  bianco:  Donna  che  cuce 
biancheria. 

—  da  robe  ;  Sarta  da  donne  ;  Colei  che,  prezzolata, 
taglia,  cuce  e  fa  vesti  donnesche. 

§  ErboQ  da  meisira;  Albero  di  mneslra.  T.  mar. 
È  il  maggiore  degli  alberi  d'una  nave;  ed  in  quelli 
di  tre  albiTi  è  il  medio  e  porla  la  vela  di  maestra. 

%   Vcja  di'  meistra;  Maestra  o  Vela  maestra  o  Vela 
dì  maestra.  T.  mar.  É  la  maggiore  delle  vele,  ed 
è  portala  dall'albero  di  nia''Slra. 
Meiisitra,  s.  m.  Maestrale  e  Maestro:  Vento  che  -^ 
spira  tra  la  tramontana  e  il  ponente;  chiamasi 
pure  Nòrd-ovest. 
Meisttraiiaà.  i.  f.  .Maeitrania  :  Propriam.  Mol- 
titudine di  maestri  die  intendano  ad  an  lavorb; 


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e  generalm.  nella  Marineria  e  nella  Milizia  titlte 
.:  le  classi  d'operai  che  presiano  l'opera  loro  negli 
arsenali  o  ne'  lavori  prescelti  dagl'ingegneri  e  in 
.  quelli  dell' arliglieriH,  come  Jlaeslri  d'ascia,  Cala- 
fati, Falegnami,  Fabbri-ferrai,  Muratori  e  sim. 
M!eist]:*etto  s.  m.  Maestrino.  Dimin.  di  Mae- 
stro, ed  è  dello  per  lo  piìi  a  Maestro  giovine, 
-  A/aestronzulo  e  JUucsliùcolo,  Maestro  di  poca 
abilità. 
]l£eìsti*o  s.  m.  Maestro:  Uomo  ammaestrato  e 
dotto  in  qualche  arie  o  scienza, 
n  Maestro,  per  Colui  che  insegua  qnalche  scienza 

od  arte. 
•I  —  e  per  sinc.  Mastro:  Titolo  d'oomo  perito  in 
qnaUhe  arte  o  mestiere. 

—  d'ascia;  Maestro  d ascia:  Quegli  che  lavora  ai 
bastimenti  sulla  marina. 

—  de  camera;  Maestro  di  camera,  dicesi  II  prin- 
cipal  cortigiano  del  principe. 

—  de  coppella;  5Iaestro  di  cappella:  Direttore  dei 
musici  delia  cappella;  ed  anche  Compositore  di 
musica. 

—  de  cuna;  Maestro  di  casa.  Maggiordomo:  Quegli 
che  sopranlenile  all'economia. 

—  de  ceivionie;  Maestro  di  cerimonie:  Colui  che 
sopranlenile  e  regola  le  cerimonie  ecclesiastiche; 
altrim.  Cerimoniere. 

—  de  ihùxica;  Maestro  o  Maestro  di  mnsica:  Com- 
positore di  musica  si  sacra  che   profana,  e  ne 

f  dirige  l'esecHiione. 
—t  de  posta;  Maestro  di  posta,  Postiere:  Colai  che 

:  (tiene  i  cavalli  da  posa. 
—t,4ramonkinn-a;  Maestro-tramontana:  Nome  di 
g^Pflto  che  spira  tra  il  maestro  e  la  tramontana; 

che  pur  dicesi  Nord-nord-ovest. 
5  Cólpo  ila  meislro  ;  Colpo  da  maeslro  o  di  maestro, 

dicesi  Quando  uno  fa  o  dice  qualche  cosa  con 

maestria  e  sagacilà,  Bel  colpo. 
%  Dall' òpea  se  conosce  d  meislro;  L'opera  loda 
•  il  maeslro,  cioè  La  bontà  del  maestro  si  conosce 

dall'opera. 
S  Nisciùn  nasce  mcistro;  Nessuno  nasce  maeslro. 
S  l'oncnle-meislro ;  Ponente-maestro:  Vento  che 

spira  tra  il  ponente  e  il  maestro;  che  anche  di- 
cesi Ovefl-nord-ovest. 
M[eisti*o  add.  3Iaeslro:  Dotto,  Che  sa  operare: 

Truvogijio  fwfo  da  wton  meislra;  Lavoro  fallo 
■  da  mano  maestra. 

n  Maestro  per  principale;  Slradda  mcistra,  Porta 
.  meitlra:  Strada  maestra,  Porta  maestra. 
%  Cavo  meislro:  Cavo  maestro:  Gomena  maestra 

cioè  La  maggiore  di  tulle. 
$  Ciùmme  meislre ;  Penne  maestre:  Le  penne  più 

grandi  e  più  importanti,  Le  principali  dell'ale. 
S  Lihbro  vieistro;  Libro   maestro  o   mastro   V. 

Libbra. 
%  ilùugia  meistra;  Muro  maestro:  Jluro  principale 

d  un  edilìcio. 
S  Réua  meislra  d'in  reléuio;  Ruota   maestra  0 

principale  d'im  orologio. 
S  Fe«/j-a  meislra  ;  Vena  maestra  :  La  vena  prin- 
cipale del  garello  del  cavallo,  del  Lue  o  sim. 
"Meita  V.  ilcrttd. 
IMLejóu  s.  m.  Popone:  Sorta  di  frutto  assai  grosso, 

molto  acquoso  e  di  buon  sapore,  di  buccia  tra 

verde  e  bianca,  reticolata  e  bernoccoluta,  lalvoila 
.  -I  spicchi,  di  color*  al  di  dentro  reesign»  e  Uk 

lora  Ì)ianeo,  a 


I  t 


—  ehi  pa  sùeea;  Poponella:  Popone  vano  il  quale, 
per  essere  insipido  e  spiacevole,  è  detto  anche 
Zucca. 

Miei  tao  s.  f.  3Ielà:  Una  delle  parli  di  checchessia 
tra  loro  eguali,  che  unite  insieme  compongono 
il  tutto, 
g  A  moB  meitce;  La  mia  metà,  dicesi  famigliarm. 
pf'r  Mia  moglie. 

Meiza^nn-a,  s.  f.  31elanzana,  Petronciano  e 
Petonciano.  T.  boi.  SoUmnm  utsanum.  Pianta 
che  si  coltiva  n"gli  orli  ed  ogn'anno  rinasce  dal 
suo  seme.  Produce  un  frutto  grosso  come  una  pera, 
talvolta  bislungo  e  talvolta  cilindrico,  di  color  vio- 
letto, il  qual  mangiasi  collo  in  più  maniere.  Fio- 
risce nell'estate  ed  è  originario  delle  Indie.  -  In 
Firenze  diconsi  per  simil.  Uovoli  Le  petronciane 
bianche,  le  quali  non  si  vedono  sui  nostri  mercati. 

■j-Meiacao  s.  m.  3fésero.  Voce  nostra  che  non 
ha  corrispondenza  italiana:  Q'iella  gran  pezzuola 
di  pnnno  lino  o  di  cotone,  con  campo  stampato 
a  varj  disegni  e  colori ,  che  usano  portare  fra 
noi  le  donne  di  bassa  condizione  e  scende  giù 
per  le  spalle. 

]!^eize  s.  m.  Mese:  Una  delle  dodici  parti  del- 
l'anno, 
n  Mese,  per  Mesata,  ossia  La  paga  od  II  salario 
dun  mese:  Ve  l'hunpagàu  6  meizeì  Ve  l'hanno 
pagalo  il  mese? 
S  0  pnmmo  dò  meize;  Il  capo  mese. 
%  Quanti  n'emmo  dò  meize?  A  quanto  Siam  noi 
del  mese? 

IMCeizia  V.  appresso  ileizoa. 

Meìasoa  s.  f.  Madia  :  Specie  di  Tavola  quadra 
con  rialti  da  tre  sponde  per  uso  d'intridervi  dentro 
la  pasta  da  far  il  pane  od  altro. 

Melas&io  s.  m.  Melazzo:  Sostanza  liquida,  di 
sapor  dolce  smaccato,  non  crisialli^zabile,  che 
trovasi  misto  con  lo  zucchero  quand'è  trailo  dai 
vegetabili,  e  dal  quale  vien  poi  separata  colla  raf- 
finazione. 

Afélo  s.  m.  Fragola  V.  Metello. 

]M[el«>n  V.  Mi'jì^n. 

Meml>r>ann-a  s.  f.  Membrana,  Tunica, 
Buccia,  Pellicola. 
n  Membrana,  in  Anatom.  è  Nome  generico  dato  a 
Certi  tessuti  organici  slesi  largamente  sopra  i 
visceri  o  disposti  a  foggia  di  lunghi  tubi,  che 
stanno  collocati  gli  uni  nell'interno  e  gli  altri 
aTesterno  del  corpo. 

Miemòia  s.  f.  3Ierooria:  Facoltà,  per  mezzo  della 
quale  l'anima  conserva  e  ridesta  in  se  stessa  la 
ricordanza  di  checchessia;  Reminiscenza,  Ricor- 
danza, Rimembranza. 
H  Memoria,  per  Ricordo,  Annotazione,  Istoria  e  sin. 
n  —  per  La  riputazione  buona  o  cattiva  che  dopo 

morte  resta  d'alcuno. 
M  —  per  Cosa  data  o  lasciata  in  contrassegno  di 
checchessia  per  ricordare. 

—  da  galli;  3Iemoria  labile,  infedele:  Alemoria  che 
non  riliene. 

—  debole;  Memoria  debole,  cioè  infievolita  o  in- 
fralita da  malattia  o  ('a  altro. 

—  de  {cero;  3Ienioria  tenacissima. 

S  Aveì  a  memòia;  Aver  a  o  alla  mente  o  alla 
memoria,  vale  Ricordarsi,  Rammemorarsi,  e  di- 
cesi anche  di  scrìtto  che  si  sappia  a  memoria. 

S  BBnn-m  memòia;  Memoria Jedeie,  provala,  felice, 
fipMOi,  viva,  tente».   .s^  r^Mes 


108 


MEN 


MEN 


%  Chi  non  ha  de  memòia  ha  gambe;  Chi  non  ha 

testa  ha  gambe ,  dicesi  prov.  Quando  essendosi 
dimenticata  una  cosa  in  qualche  luogo  da  cui  si 
è  partiti,  bisogna  ritornarvi  per  prenderla. 
§  De  b6nn-a  memòia;  Di  buona,  Di  cara,  Di  fe- 
lice, Di  santa  memoria  e  sim.,  si  dice  per  ono- 
rare la  ricordanza  de'  morti. 
S  Fase  memòia  d'ùnn-a  cosa;  Farsi  memoria  di 
checchessia,  vale  Prenderne  ricordo,  Farsene 
.    noia. 

$  Grattate  a  memòia;  Grattarsi  la  memoria,  Farsi 
g,  risovvenire. 

i  Libbretto  de  memòie;  Libretto  da  ricordi. 
jS  Manca  a  memòia;  Venir  meno,  Scemare,  Fal- 
lire, Mancar  la  memoria. 
^  Mette  in  memòia;  Ricordare,  Rammentare,  Far 
a  sovvenire. 

'^^  3aveìà  memòia;  Saper  a  mente  o  alla  memoria 
^    V.  sopra  Aveì  a  memòia. 
S  Tegni  a  memòia;  Tener  a  mente  o  a  memoria, 
vale  Aver  alla  memoria,  alla  mente.  Ricordarsi, 
Rammemorarsi. 
I^enà.  v.  a.  Menare:  Condurre  da  un  luogo  a  un 
altro;  e  dicesi  tanto  d'uomini  che  di  bestie. 
«  Menare,  parlandosi  di  strada  o  sim.,  vale  che 
1^.  per  essasi  va  al  tal  luogo:  Questo  strazetio  «5 
menn-a  a  gexa;  Questo  tragello  mena  alla  chiesa. 
9f:  a  pasta;  Rimenar  la  pasta,  Dimenarla,  Agitarla. 
9^  a  spasso;  3Ienar  a  spasso:  Condurre  altrui  a  pas- 
seggiare. 
—,  bòn;  Menar  buono:  Approvare,  Concedere,  Far 

buono. 
«^  e  salacche;  Menar  le  gambe  o  le  seste.  Menar 
delle  calcagna,  vale  Camminar  velocissimamente, 
ed  anche  Fuggire. 

—  pe'O  naso  ;  Menar  pel  nase  :  Condurre  uno  a  suo 
talento,  Far  girar  uno  a  suo  modo.  Abbindolare, 
Aggirare  alcuno,  Carrucolarlo. 

<^  ònn-a  vitla  b6nn-a  o  cattiva;  Menar  una  vita 

santa,  onesta,  o  scandalosa,  ecc. 

S  Che  n'é  pe  l'aze  e  pe  chi  5  menn-a  V.  Aze. 

S  Lascidse  mena  pe-o  naso;  Lasciarsi  aggirare 

t   come  un  arcolajo,  Farsi  girare  come  un  palèo, 

Lasciarsi  levar  in  barca,  Lasciarsi  ferrare. 
mènda,  s.  f.  Merenda  :  Il  mangiare  che  si  fa  tra 
•    il  desinare  e  la  cena. 

$  S5n  eòi  a  menda;  Sono  cavoli  a  merenda  V.  Còu. 
BdCéndà.  v.  n.  Merendare:  Mangiare  tra  il  desi- 
nare e  la  cena. 
Atendicà  v.  a.  Mendicare,  Limosinare,  Accat- 
ìb   lare,  Questuare. 

n  Mendicare:  Procacciare ,  Ricercare  con  solleci- 
U    tudine  checchessia  quasi  a  modo  di  chi  supplica, 
come  fanno  i  mendicanti. 

—  de  scùze,  di  pretesti;  Andar  cercando  o  men- 
dicando scuse,  pretesti. 

Bdeudiooo  add.  Mendico:  Quegli  che  è  ne- 
cessitalo ad  andare  accattando  e  limosinando  per 
sostentarsi. 
••  Mendico,  metaf.  Mancante,  Che  scarseggia  di 
checchessia. 

BdCenestra.  s.  f.  Minestra:  Vivanda  composta 
0  di  pasta  o  di  riso  o  di  pane  o  d' erbe  o  di 
legumi  0  di  parecchie  di  queste  cose  mescolate 
insieme  colle  in  mollo  brodo  o  in  acqua  condita; 

}     «llrim.  Micca,  Basina,  Basoffia,  ma  sono  voci 

0',  basse  ed  aoliq. 

—  broddota;  Minestra  brodosa. 


—  co-a  mescciùa  V.  Mcnestrdn. 

—  in  tò  grasso  o  in  15  broddo;  3Iinestra  al  grasso. 
— .  in  tS  magro;  Minestra  di  magro. 

—  sciùta;  Minestra  asciutta. 

—  verde;  Minuto. 

S  A  meneslra  a  l'è  a  biava  dell'ommo  V.  Biava. 
^  0  mangia  questa  mencstra  ò  sàta  questa  fe- 
no.stra  V.  Fenestra. 

I^euestz*à>  s.  m.  Minestraio,  Mangiaminestre: 
Uomo  che  ama  assai  la  minestra. 

3J[enestx*ìiiii-a.  s.  f.  Minestrina.  Diminuì, 
di  Minestra  :  Minestra  leggerissima  che  si  di  a 
mangiare  a'  malati,  onde:  Vive  de  mcnestrinn-e  ; 
Stare  a  minestrine,  dicesi  di  Chi,  essendo  malato, 
non  può,  né  deve  mangiar  altro  che  minestre 
leggerissime. 

]M[eiiesti*ì>ii  s.  m.  Minestra  maritata:  Minestra 
di  pasta  o  dì  riso  cotta  con  mistura  d'erbaggi 
e  di  civaje.  I  toscani  dicono  Minestra  maritata 
a  quella  fatta  di  varie  qualilà  di  paste  mescolate 
fra  loro. 

IMCenissà.  v.  v.  Minuzzare,  Minuzzolare,  Smi- 
nuzzare, Sminuzzolare:  Far  in  minuzzoli,  Ren- 
dere in  piccolissime  parli,  in  minutissimi  pezzi. 

AdCenissetto  s.  m.  Minuzzolo,  Minuzzolino. 
Dimin.  di  3Iinuzzo. 

IMCenissiu  Y.  Menissetto. 

Mieuiseio  s.  m.  Minuzzo,  3Iiuuzzolo,  Tritolo: 
Minutissima  parte  di  checchessia:  e  non  usasi 
che  accompagnato  col  v.  Fare:  Fa  in  menisti; 
Far  in  minuzzoli,  in  tritoli,  in  braffl,  ecc. 

Mienu-a.  s.  f.  3Iena,  Qualità,  Guisa,  Sorta,  Fog- 
gia: Gh'èan  òxcUi  de  diverse  menn-e;  V'erano 
augelli  di  diverse  mene. 

JMCóuoao  s.  f.  Ménola.  T.  iltiol.  Sparus  mcena. 
Pesce  del  genere  degli  Spari,  il  cui  color  generale 
è  biancastro,  con  islrisce  longitudinali  numero- 
sissime, strette  ed  azzurre;  tulle  le  pinne  rosse 
ed  una  gran  macchia  nera  da  ciascliedun  lato, 
a  un  dipresso  sopra  il  pòdice.  La  sua  carne  è 
sovente  magra,  duiu,  :n<:ipida:  nondimeno  quando 
è  ingrassalo,  il  sapore  non  disgrada.  É  pesce 
fecondissimo.  Vive  nel  3Iediterraneo,  annida  nel 
mare  Adriatico  e  particolarm.  presso  Venezia,  dove 
se  ne  piglia  gran  quantità  colla  lenza  e  colla  rete; 
vi  si  vende  a  mucchj  e  salar  si  fa  in  gran  numero. 
'Menóu.  s.  m.  Menalojo.  T.  cart.  Arnese  di  legno 
di  varie  fogge,  a  uso  di  agitare  il  pesto  fpistoj 
nel  tino  per  impedirne  il  sedimento. 

IMCenta,  s.  f.  Menta  :  Genere  di  piante,  della  fa- 
miglia delle  Labbiate,  di  cui  sono  piiì  specie:  le 
principali  sono  La  menta  ortense  e  La  piperilide. 
La  Alenta  ortense,  delta  anche  Menta  volgare, 
Menta  ortolana,  Menta  domestica  (Mentha  viri' 
disj,  ha  gii  steli  numerosi,  lisci,  ramosi;  le  foflie 
sessili,  lanceolate,  appuntate  con  i  denti  radi;  i 
fiori,  alquanto  rossi  a  spighe  gracili,  lunghe.  Fio- 
risce nell'estate  ed  è  comune  negli  orti. 

La  Menta  piperilide,  della  anche  Menta  peperitf, 
Menta  pepe.  Menta  peperina.  Menta  viperina  {Men- 
tha Piperita),  è  una  specie  comune  ne'giardini.  Ha 
l'odore  della  Menla  volgare,  ma  molto  più  forte 
e  di  sapore  bruciante.  Da  essa  si  distilla  un'ac- 
qua e  olio  volatile  utilissimi  per  gli  profumieri 
e  confettieri,  non  che  per  la  medicina.  I  suoi 
cauli  sono  quadrali,  diritti  leggerm.  pelosi,  ele- 
vaniisi  circa  cent.  'iO,  glabri  alla  base  ;  le  foglie 
picciolate,  ovali-oblunghe,  appuntate,  deoUte  in 


MER 


MER 


«HA 


sega;  i  fiorì  alqaanto  rossi,  a  spighe  corte,  ci- 
lindriche, smassaie  in  cima.  É  indigena  dellìn- 
ghillcrra  e  fiorisce  nell'estate. 

]!kIenta<is»o  o  Mientastiro  s.  m.  MelT= 
taslro,  Mentone,  Menta  salvalica,  Incensaria.  T. 

[^  iwl.  Mentha  sylvestris.  Pianta  che  ha  gli  steli 

*'  diritti,  cotonosi,  le  foglie  sessili,  ovato-rotonde, 

grinzose,  grosse,  nn  poco  dentate,  cotonose  al  di 

sotto,  i  fiori  carnicini,  in  spighe  gracili  lunghe. 

Fiorisce  nell'estate  ed  è  comune  ne'  fossi. 

llf  enti  V.  n.  Mentire:  Dir  bugia,  Non  dire  il  vero. 

M!ento  s.  m.  3Ienlo:  Parte  estrema  del  volto 
umano  sotto  la  bocca. 

—  de  cassetta;  Bazza  V.  Cassetta. 

—  dd  cavallo;  Barbozza:  Quella  parte  della  testa 
del  cavallo  dov'è  il  barbazzale. 

ÌMEenùag'g-ia.  s.  f.  Spiccioli  ai  pi.:  Moneta 
piccola  spezzata,  contrapposta  a  Moneta  d'oro  e 
d'argento  :  N5  g  ho  atro  che  ùnpo  de  menùaggia; 
'Non  ci  ho  altro  che  alcuni  spiccioli. 
BCeuzi^ii.  s.  f.  Menzione,  Rammemorazione, 
Rammentazione ,  Nominazione. 
S  Fd  menzión  d'ùnn-a  cosa;  Far   menzione  di 
•'•'.  checchessia,  Nominare,  Mentovare,  Jlenzionare. 
Ikfenùetto  s.  m.  Slinnetto:  Danza  composta 
d'un  solo  passo  rinnovato  sulla  stessa  figura.  Ballo 
semplicissimo  tuttora  usato  fra'  contadini. 
Bfenùo  da.  'bausa.;  Portata  minore  V. 

Bànsa. 
menùo  add.  Minuto:  Che  ha  poco  di  grossezza, 
di  circonferenza  o  dì  volume. 
«  Minuto,  aggiunto  di  persona,  vale  Di  membra 
assai  delicate  e  sottili.  Gracile,  Magro,  Scriato, 
Esile. 
^'#  •—  Aggiunto  dì  popolo,  vale  Minuale,  Di  bassa 

condizione.  Di  plebe. 
"  —  Aggiunto  di  spesa,  vale  Tenue,  Di  poca  im- 
portanza: Questi  sSn  pe-e  speize  menùe;  Questi 
(danari)  sono  per  le  spese  minute. 
»  —  per  Preciso,  Particolare:  G'hò  [ceto  a  de- 
scriziSn  ciù  menùa  de  quanto  l'è  successo  ;  Gli 
feci  la  più  minuta  descrizione  di  quanto  accadde, 
ti  —  Aggiunto  di  danaro,  vale  e  dicesi  Spicciolo, 
Spezzato:  N6  ghe  n'ho  de  menùi;  Non  ho  mo- 
neta spicciola. 
"  —  Aggiunto  di  bestie,  sì  dice  delle  pecore,  capre 
0  sim.,  a  differenza  delle  bestie  grosse,  come 
'>»''■' buoi,  vacche,  ecc. 
S  Pe  menùo;  A  minuto.  Per  minuto  o  Per  Io  mi- 
nuto. Posto  avv.  vale  Minutamente,  Sottilmente; 
e  figurai.  Attentamente,  Diligentemente,  A  parte 
a  parte. 
S  accatta  0   Vende  a  menùo  V.  A  menùo. 
"Mienùto  s.  m.  Jlinuto  V.  Minuto. 
BJCenùzia  s.  f.  Minuzia:  Cosa  dì  poca  Impor- 
tanza-, Bazzecola,  Chiappola,  Bagatella,  Ciammcn- 
gola,  Cianciafrnscola. 
Me  paei  V.  A  me  paeì. 
M!ex*cansia,  s.  f.  Mercanzia ,  Mercalanzia , 

Merce:  Gii  effetti  che  si  trafficano. 

'  «  Mercanzia,  figurat.  dicesi  d'Ogni  sorta  di  cosa, 

ancorché  incorporea:  A  l'è  ùnn-a  certa  mer- 

cans'ia  che  ecc.  ;  É  una  certa  mercanzia  che  ecc. 

S  Fd  mercansta  d'ùnn-a  cosa;  Far  mercanzia  o 

mercato  d'una  cosa,  vale  Trarre  utile  contro  il 

dovere  o  contro  la  convenienza  da  alcune  cose 

sacre  o  reverende,  Farvi  su  illecito  guadagno. 

Mercante  s.  m.  Mercante,  Mercatante,  Mérca- 


danle:  Quegli  che  esercita  la  mercatura,  Traffici- 
tore.  Negoziante. 

—  da  béu  ;  Boattiere  :  Mercante  da  buoi.        ' 

—  da  gran  V.  Granatttn.  * 

—  da  panni  ;  Panniere ,  Pannaiuolo  :  Mercalièp  ÌU 
panni.  ^'^ 

—  da  tosa;  Setaiuolo:  Mercante  dì  seta.       '" 

—  da  stoffe  de  swa;  Drappiere  :  Mercante  di  drappi, 
di  stoffe  dì  seta. 

—  da  teja;  Telaruolo:  Mercante  di  tela,  Che  vénde 
telerie.  •    ' 

S  Fa  oège  da  mercante;  Far  orecchie  dì  mercante. 

Modo  prov.  che  vale  Far  le  viste  di  non  sentire, 

a  gnisa  che  fa  il  mercante  quando  il  prezzo  della 

mercanzia  non  gli  piace. 

Mer^e  s.  f.  Jlerce,  Mercanzia  V.  MercaHsìa. 

—  de  carte;  Seme:  Una  delle  quattro  diverse  serte, 
nelle  quali  son  divise  le  carte  da  giuocare,  cioè 
Cuori  0  Coppe,  Quadri  o  Danari,  Fiori  e  Spade. 

S  Andd  da  mcexima   o  da  mexima  merce;  An- 
dar dello  stesso  piede,  Andar  di  pari  o  del  pari. 
Esser  d'un  pelo  o  d'una   boccia.  Battere  a  un 
segno,  figurat.  valgono  Avere  una  medesima  io^ 
.  clinazione. 
Mercoledì  V.  Màcordì. 
B£ercóti  s.  m.  Mercato:  Luogo  dove  si  tratta 
di  mercanzia,  e  dove  si  compra  e  vende. 
n  Mercato,  dicesì  più  specialm.  nelle  città  o  grosse 
terre  Quella  piazza  dove  si   vendono  lotte   le 
qualità  di  cose  mangerecce;  antic.  Mercatale. 
S  A  bdn  mercdu;  A  buon  mercato.  Posto  avv. 
Per  poco  prezzo,  A  basso  prezzo. 
Mercùio  s.  ra.  Mercurio,  Argento  vivo,  Idrar- 
giro:  Metallo  bianco,  liquido,  col  quale  si  fanno 
molte  preparazioni. 
Mex>da  s.  f.  Merda  :  Escremento  dì  cibo,  sce- 
verato per  concozione  e  digestione,  che  si  manda 
fuori  per  l'ano;  altrim.  Sterco. 
«  Jlerda,  usasi  talora  qoesta  voce  per  dispregio  o 
avvilimento  di  checché  si  tratti. 

—  de  cavallo,  d'aze,  ecc.;  Stallatico.  -   . 

—  de  còmbo;  Colombina.  -»  ^ 

—  de  orava,  de  pègoa;  Caprina,  Pecorina,  Pillàceola. 

—  de  gatlinn-a;  Pollina. 

—  de  vacca,  de  béu;  Bovina  e  Boina  V.  Bèuta. 
S  Brutta,  Imbratta,  Inciastrd  de  merda;  Smer- 
dare, Sconcacare:  Bruttar  di  merda. 

S  Chi  se  mesccia  con  di  /iggiéu  s'imbratta  e  die 

de  merda  V.  Figgiéu. 
**S  Ése  cujoso  camme  a  merda;  Dar  di  naso  per 

tolto.  Modo  basso,  e  vale  Esser  curiosissimo  di 

sapere,  di  vedere,  ecc. 
S  Mangid  merda  de  singao;  Mangiar  merda  di 

galletto  V.  Mangid. 
Merdajén  s.  m.  Jlerdaiuolo.  Voce  dell'uso: 

Colui  che  va  attorno  raccogliendo  escrementi  o 

umani  o  ferini  per  dar  l'ingrasso  agli  orti.  '  ^ 
Mieirdamài  V.  AngSscidso  nel  3»  signif. 
M!ex*dang-^scia  V.  Ang5sci5so  nel 2» signif. 
M!ex*de  tta  s.  m.  Merdelloiie,  dicesi  per  disprezzo 

a  Ragazzo  arroganlello,  prosontuoselto;  che  anche 

direbbesì  Un  po'  di  merda  su  due  fascellini. 
Merdocco  s.  m.  Merdocco:  Unguento  atto  a 

far  cadere  ì  peli;  in  term.  doltrin.  Depilatorio, 

Psilotro,  Dropace. 
Mex*ing-a  s.  f.  Marenga:  Specie  di  marzapane 

formato  di  due  parli  concave,  contenenti  fra  loro 

della  crema.     '^-^'M  A'i^Ai-fiil  ,^%- 


wm 


MER 


ma 


^Jkt,etritiòa  s.  m.  Merinos.  Voce  spapiì.:  Panno 

J      di  lana  di  merino  o  di  merin,'i.  Il  merino  è  un 

montone  di  razza  spagnuola,  e  la  melina  è  la 

perora  della  sussa  ra^za. 
IkdEejrità.  v.  a.  Meritare,  e  per  sinc.  RFerlare,  ma 

usalo  solamente  in  poesia:  Esser  degno  di  bene 

0  di  male  secondo  le  operazioni. 
M  Meritare,  talora  per  Far  meritevole  o  Acquistare 

altrui  una  cosa:  A  so  bónn-u  conriuta  u  g'ha 

merUóu  un  bSn  impiego  ;  l.a  sua  buona  condotta 

gli  meritò  un  impiego  lucroso. 

—  a  penn-a;  Meritare  il  prezzo,  cioè  il  conto,  la 
t-B  pena.  Esser  prezzo  dell'opera:  Frase  poco  dis- 
^.c    simile  dalla  seguente.  • 

—  o  speisa;  Francar  la  spesa,  Tornar  conto,  Esser 
4  ;  utile. 

S  Chi  «5  me  veu,  nd  me  merita;  Chi  non   mi 
S»;  vuol  non  mi  merita,  ovv.  segno  è  che  non  mi 
h.   merita.  Prov.  di  piana  intelligenza. 
T-sg  iferildse  n.  p.  Bierilare. 

J5  0  »e  5  merita;  Ci  sta  a  dovere,  Ben  gli  sia. 
skerliu  s.  m.  Merlino.  T.  mar.  Funicella  di  tre 

—  cordoncini  che  si  adopera  per  le  cuciture  delle 
«'  tende,  per  le  capezziere  delle  brande,  e  simili 
^  usi.  Havvi  il  Merlino  bianco  e  il  catramato  che 
ji>  usasi  per  legature. 

lf;e]:*lo  s.  m.  Jlerlo  e  Merla.  T.  ornit.  Sy'via  me- 

tìi   tuia.  Uccello  del  genere  delle  Silvie,  famiglia  dei 

V-    Tordi,  che  ha  il  becco  e  le  palpebre  gialle,  l'iride 

nera,  lutto  le  penne  d'un  bel  color  nero,  i  piedi 

scuro-neri.  La  femmina  ha  il  becco  scuro-cenerino, 

le  palpebre  scure  ;  tutte  le  parti  superiori  di  colore 

i    scuro-nero-olivastro;  la  gola,  il  gozzo  e  il  petto 

biancastri,  con  macchie  irrego'ari  scure;  l'adilome 

color  cenerino-cupo.  Annida  dappertutto  ne'  nostri 

monti  ;  sedentario  in  molti  luoghi;  emigra  in  gran 

numero  in  ottobre  e  novembre,  ritorna  in  marzo 

e  aprile. 

—  ciappd;  Passera  solitaria.  T.  ornit.  Turdus  rya- 
ncetis.  Uccello  del  genere  delle  Silvie,  famiglia 
di  Tordi  rupestri,  che  ha  il  becco  nero,  l'iride 
scuro-nera;  tulle  le  penne,  ecceiiuale  le  remiganti 
e  le  timoniere,  di  color  lurchino-celeslognolo, 
quelle  della  parte  superiore  della  testa,  delle  gote 
della  góla  e  del  gozzo,  di  color  più  vivace;  penne 
dell'ale,  bruno-nere;  timoniere  di  color  nero,  leg- 
germente tendenti  al  ceruleo.  Annida  ne'  nostri 
monti  nelle  lìssure  deKe  ròcche  o  case  abbandonate 
0  muraglie;  canta  con  voce  soavemente  melan- 
conica e  per  lo  solito  poco  dopo  il  nascer  del 
sole.  Emigra  in  massimo  numero  in  settembre, 
ritorna  in  marzo;  in  qualche  distretto  sedentario. 

—  móntun  V.  Còarossòii. 

—  pescòu;   Merlo    acqiiajolo.     T.    ornit.    Cinclus 
i  :  aquaticus.  Uccello  unico  del  genere  dei  Cincli. 

Ha  il  becco  nerastro,  l'iride  di  color  di  nocciòla 
scuro;  le  parti  siperiori  della  testa  e  cervice, 
color  filiegine;  penne  del  dorso,  del  sopraccoda 

f  e  scapolari,  cenerino-tiirchinicce,  marginale  di 
nero;  gola  e  gozzo  e  petto,  color  bianco-candido; 
addome  casta}; no-rossastro  ;  fianchi,  ali,  coda  e 
piedi,  bruno-cenerini.  I  giovani  differiscono.  An- 
nida ne'  torrenti  de'  monti  alti  che  han  sempre 

.  acque  limpide  e  fresche,  dove  ordinariam.  tuffasi 
per  cercare  gl'insoUi  onde  nutrirsi.  Se  sia  ferito 
si  nasconde  sott'acqua,  ov'è  capace  di  tenersi 
molto  tempo  senza  respirare;  è  sedentario;  non 
viene  mai  alla  pianura. 


Merltìssò  s  ni.  Bacca!à,ì\rer!nz2o  V.  Sacrala. 
$  Èuio  de  merlùssn  ;  Olio  di  merluzzo  \.  Éaio. 

Mefsa,  s.  m.  Merciajo,  ani.  Merciadro:  Colui 
che  tien  bottega  di  merceria.  —  Mcrciajuolo, 
Merciajo  di  poche  merci  e  che  va  attorno  ven- 
dendole. 

IMCeiscciu.  v.  a.  Mescolare:  Confondere,  Mettere 
insieme  cose  diverse;  alirim.  Mecccre,  Meschiare, 
Mischiare,  Mestare. 

—  5  sùccao  rozóu  co-i  bertcèli  V.  Berloeli. 

S  ilAesccidsen.p.  Mescolarsi,  Mischiarsi,  Meschiarsi: 
Confondersi  insieme;  e  talora  Impacciarsi,  Inge- 
rirsi di  checchessia. 

S  Chi  se  mesccia  con  di  figgiéu,  s'inciastra  ecc. 
V.  Figgiéu. 
lUCesccio  add.  Misto,  Mischio,  Mistio,  Meschio, 
Mescolato,  Mischiato,  Mescolato  V.  ihsccià. 

«  Mischio  e  Mistio:  Aggiunto  di  panno,  marmo  e 
sim.,  vale  Di  diversi  colori  V.  Misccio. 
I^escciùa,  s.  f.  Mfslura,  Mistura,  Mischiamento, 
Meschiamento,  M^'SColan/.a,  Mescolamenti,  Mosco- 
lato,  i:nl.MischÌHnza:  li  mescolare  più  cesc  insieme 
e  L'aggrfgato  delle  cose  mescolai?. 

1)  Jlislura  d'erbaggi ,  da  noi  intendesi  Quella  me- 
scolanza di  patate,  cavoli,  fagiuoli,  petronciane, 
zucca ,  navone  ed  altri  che  si  fa  cuocere  con 
pasta  0  riso  per  farne  minestra  V.  MmestrSn. 
M[escli.in  adii.  Meschino,  amie.  Mischino,  Mi- 
sero, Miserello,  Tapino,  Tapinello,  Infelice. 

—  chi  mangia  tutto  5  so;  Guai  a  chi  gode  tutto. 
S  Chi  foise  indcvin,  no  saewa  meschin  V.  In- 

dòvin. 
S  Meschinn-a  quella  cà  che  de  vegio  a  n8  sa; 
Trista  0  grama  quella  cà  che  di  vecchio  iton  sa. 
Prov.  opposto  a  quell'altro  Beala  quella  cà  che 
di  vecchio  sa,  ovv.  Beala  quella  casa  dov'è  carne 
secca.  Prov.  che  vale  che  Nelle  famiglie  dote 
mancano  i  vrcchj,  per  lo  più  manca  il  senno,  la 
prudenza,  il  consiglio. 

M!escliig-firi^  s.  f.  Mistura,  e  presso  i  conta- 
dini tose.  Mi'schiglia;  Il  grano  alterato  per  me- 
scolamento di  biade  d'inferiore  qualità:  Pan  de 
mcschiqgia;  Pan  di  mistura  o  di  meschiglia. 

AJCescola^iisa.  s.  f.  Mescolanza,  Mescolalo, 
Mescuglio,  Miscuglio:  Mescolamenlo  di  più  cose 
iisieme. 
«  Mescolanza,  Blescolanzina:  Più  sorla  d'erbe  me- 
scolate insieme  per  farne  insalata  V.  Insalatta. 
n  Frittura:  Quella  mescolanza  di  pesciolini  di  varie 
qualità  che  si  friggono  per  vivanda. 

Móscia,  s.  f.  Manico  della  zàngola:  Sfazza  o  Ba- 
stone di  legno,  in  fondo  del  quale  sta  conlìlta  una 
rotella  pure  di  legno,  larga  poco  men  che  la 
zàngo'a  (bùrca)  e  bucherata  in  varj  luoghi  per 
dar  passaggio  alla  liquida  panna  ed  all'aria.  11 
manico,  tenuto  verlicalmente  entro  la  z;  ugola, 
passa  liberamente  in  un  fondo  centrale  di-l  co- 
perchio di  essa  e  si  dimena  su  e  giù  entro  la 
massa  che  si  ha  ad  addensare  il  burro. 

—  f/5  Impano;  Saeltu/za:  La  punta  del  trapano 
colla  quale  si  fora  o  pietra  o  metallo  o  legno  dei 
lavori  sentili. 

MiescÌLix  s.  m.  Messia:  Così  vien  chiamalo,  se- 
condo la  legge  vecchia.  Gesù  Cristo,  il  quale  è 
il  mandato  di  Dio,  secondo  le  antiche  promesse 
fatte  a'  palriarchi  ed  a'  profeti. 
S  Aspgfd  0  mescla;  Aspettare  il  messta,  dicesi  di . 
Chi  aspetta  con  d>»iderio  ardentissimo:  Pd  ch'é 


MES 


ME7 


Wi 


l'aspSte  8  mescia  ;  Par  che  aspetti  il  messia^; 

xììf  anche  diersi  Aspptiare  a  gloria. 
j|k£escìrt  V.  a.  Jliiovcrc  e  Movere,  Mescrre,  Dar 
.molo:  Lovare  da  un  lungo  e  poiroin  un  alino. 
'  w  Muovere,  in  si}:iiif.  nrui.  vale  Aver  molo:  Te 

duggo  tunle  huctha: pntitnlo  che  le  vedilo  mescid; 

Ti  do  tante  Lastoiiaic  quanto  io  li  vt'ggia  muovere. 

—  egumhc  ;  Sgambare,  Sj;air.bellare,  Menar  le  {;amLe, 
e  sciierzevolm.  Menar  le  sette:  Camininare  di 
frena.  ' 

%  Mesciàse  n.  p.  Muoversi:  Darsi  o  Pigliar  molo 
Far  mossa,  Dar  segno  di  muoversi,  Bucicaisi, 
Azzicarsi. 
u  Muoversi,  per  Andare,  Camminare:  Animo,  me- 

tciceve  !  Su,  muovetevi  J 
J  N6  mesciàse  d^'  chi  lì  pe  ùnn-a  cosa  ;  Non  si 
muovere  da  qui  a  lì  per  una  cosa,  vale  Non  dar- 
sene briga,  Non  eurar  ciie  sia  Taila  o  no  e  sim. 
S  N6  mescia  ùun-a  fi  uggia ,  I\6  se  mescia  ùnn-a 

féuggia  che  DiO  nò  vèugge  V.  Fèttggia. 
S  Stenla  a  mesciàse;  llulicarsi  :  Muoversi  ienla- 
menie  e  con  fatica. 
Mesciata.  s.  f.  Mossa:  Nel  giuoco  di  dama, 
^^,degli  scacchi  e  sim.  vale  II  muovere  le  pedine, 

""ì  pez/i. 
SJCossa.  s.  f.  Messa:  I!  sacriGcio  dell'altare. 
-rr  bassa  ;  Messa  piana  :  Quella  che  si  dice  senza 
_  -,  cantare,  e  le  cui  preci  solo  son  recitale. 

—  canta;  Messa  cantata:  Quella  cantala  da' coristi 
^jjia  alcune  sue  parti  e  che  si  celebra  con  diacono 

è  suddiacono;  dicesi  anche  Messa  grande. 

—  chi  serve  o  nò  serve;  Messa  valida  o  non  valida. 

—  nfwva;  Messa  novella.  Prima  messa:  La  messa 
^che  si  celebra  la  prima  volta  dal  novello  sacerdote. 

J^.Andd  a  messa  all'aria;  Uscire  la  nessa:  L'an- 

1;  dare  che  fa  il  prete  all'aliare  per  dire  la  messa. 

j  Appltcd  a  messa;  Applicar  la  messa:  Dir  la 
messa  per  l'anima  d'alcuna  data  persona  o  per 
alcuna  data  intenzione. 

S  Canta  messa;  Cantare  messa:  Celebrare  la  messa 
non  piana,  ma  cantala. 

S  Móstra  di  messa  a  Prce  Zane  ;  Menar  i  passeri 
a  ber  l'oche,  Insegnare  n».lare  a  pesci  o  volare 
agli  uccelli,  dicesi  del  Pretendere  di  far  il  dottore 
con  chi  ne  sa  più  di  lui. 

%  Perde  a  messa;  l'erder  la  messa:  Non  interve- 
nire al  sacriticio  delia  messa;  ma  prcpriam.  Non 
giungere  in  tempo  a  sentir  la  messa. 

S  SóH  messe  dite;  È  afTar  frillo,  Eil'è  spacciala. 
Non  v'ha  più  speranza. 
Messa,  s.  m.  Jlessale:  Libro  in  cui  sta  registralo 

%^^iò  che  si  appartiene  al  sacrificio  della  Messa, 

^;  e  lutto  ciò  che  dee  recitarsi  dal  sacerdote  o  sotto 

.jr.yoce  0  a  voce  alla. 

fi  Messale,  nell'uso  dicesi  anche  per  accennare  Un 
r  libro  grande  qualunque. 

%  Nò  suveì  leze  atro  che  in  td  so  messa  V.  Leze. 
Messe  s.  m.  Meritino,  Pippionaecio ,  Colombo 
da  pelare,  Navone,  Mii.cliione,  Babbione. 

^  Chcmessét  Che  snmp'iciiine!  ditto  ironicamente. 

§  Fa  da  missé;  Far  il  iiannì,  il  ea'andrino,  il  nò- 
feri,  il  fagnone,  Far  il  bue    aia  capili  uccia: 

.^Fingersi  ignorante,  semplice,  pr  ff,),  ecc. 

»  —  messe  ùun-a  pirsoun-a;  Giuntare  uno,  Ag- 

,  girarlo,  Bararlo,  Mariolar.'o,  ecc. 
Messia, vo  s.  m.  Avo,  Avolo,  Nonno:  Padre 
del  padre  o  della  madre.  - 

Mesauia  s.  f.  Falce:  SliOm.  di  ferro  corvo 


come  la  zanna  del  cinghiale,  col  quale  si  segaflo 
le  biade  e  l'erba:  alirini.  Falce  messoria  o  da 
mietere.  ,  .a 

3Xessuiu,  s.  f.  Falciala:  X^olpo  di  U\fJtc\q 
M^estè  s.  m.  Mestiere  e  M^stiero:  Eserciriffffi 
opera  manuale,  senza  nessun  soccerso  d'ingegno. 
S  liiùttu  mvsic;  Meslieraccio:  Calli vo  mestiere, 
dov'allri  s'hlTilira  mollo  e  guadagna  poct), 

S  Quello  cht  scangia  de  meste  ogni   momento  ; 
Scopa  mestieri. 

S  Fd  de  meste;  Far  di  mestiere  o  Esser  di  me- 
sliere,  vale  Bisognare.. 

I»  Far  per  mestiere:  Operare  come  se  fosse  suo 
mestiere:  0  l'è  un  chi  5  fa  de  meste;  Gli  è  ano 
che  lo  fa  per  mestiere. 
JMEeta  s.  f.  Tariffa:  Nota  de'  prezzi  assegnati  a 

chi  vende  commestibili  o  combustibili. 
Metafisica  s  f.  Melafisica  :  Scienza  rhe  tratta 
delle  Jacolià  dell  intendimento  umano,  dei  primi 
principi  delle  nostre  cognizioni  e  delle  idee  uni- 
versali. 
Metirag-g-ia  s.  f.  Meiraglia  e  Mitraglia:  Uni 
quantità  di  palline  in  ferro  bailulo,  di  numero  e 
peso  determinalo,  collocate  entro  un  tubo  di  latta 
che  si  sovrappone  al  sacchetto  di  polvere  nelle 
cariche  o  cartocci  delle  artiglierie.  Dicesi  Scaglia, 
allorquando  inveci;  di  palline,  vi  si  supplisce  eòa 
ischrgge  e  rottami  di  ferro,  chiodi  e  sim.  che 
si  pongono  in  un  saccheiio  per  caricare  il  cannone; 
onde  in  questo  caso  dirassi  Caricare  a  scaglia 
invece  di  Caricare  a  mitraglia. 
Metropoli taua«a  add.  Sletropolitcna  : 
Aggiunto  della  chiesa  principale  d'una  cita;  ed 
usasi  talora  come  sost.  ' 

Miette  v.  a.  Jleliere:  Verbo  vario  di  signific«lo 
e  Copioso  di  maniere,  onde  a  maggior  comodità 
se  ne  trarranno  fuori  ordiualamenle  molti  senti- 
menti e  molle  frasi. 

«  Mettere,  per  Porre,  Situare  una  persona  o  un» 
cosa  in  un  luogo  determinato:  Mette  in  prvxón; 
Mettere  in  prigione.  Mette  a  brilla  a-o  cavallo; 
Metter  la  briglia  al  cavallo. 

n  —  per  Proporre  ad  effetto  di  mandar  a  partito: 
Voeivan  mette  a  gabella  in  sci  funzi;  Volevano 
mettere  il  dazio  sui  f-jnghi. 

»  —  per  Impiegare,  Adoperare  :  G'hò  misso  tutta 
a  mce  abiUiw;  Vi  misi  tutta  la  mia  capacità. 

«  —  per  Consumare,  Impiegare:  O  g'ha  misto 
Irei  giorni  a  fd  un  sùneito;  Ei  vi  messe  tre 
giorni  a  comjtorre  un  sonetto. 

w  — per  Misurare.  Paragonare:  Voeì  mette  i votivi 
versci  co-i  so  f  Volete  mettere  i  vostri  versi 
co'  suoi  ?  — 

n  —  per  Conlare,  Annoverare,  Metter  nel  novero: 
3J'han  misso  in  ti  scordce;  Mi  misero  fra  gli 
scordati. 

H  —  per  Iiidiirre,  Far  nascere:  0  m'ha  mistoputa; 
E'  mi  messe  paura. 

n  —  per  Iscomnii nere,  Metter  pegno:  Che  metto 
a  viw  exislcnsii  ;  Vi  meito  la  vita. 

«  —  per  Segnare,  Notare  :  0  lunato  ó  mette  mitiia; 
Il  lunario  mette  miseria. 

n  —  per  Contribuire  a  filmare  una  somma,  ana 
collella  0  simile:  Mi  g'hò  misio  cinque  frundiis 
lo  vi  msi  cinque  franchi.         * 

»  —  Seguilo  dalla  particella  Per,  vale  Imputare, 
Ascrivere:  A'5  metto  pe  delitto  esc  despeàu; 
Non  metto  per  o  a  delitto  resaer  povero. 


S13 


MBT 


MET 


—  Parlandosi  di  vestimenti,  vale  Vestire,  Indos- 
sarli: Metteive  5  feriolo;  Mettetevi  il  ferrajuolo. 

—  per  Affermare,  Dire,  e  si  usa  parlando  di 
qualclie  avvenimento  che  uno  scrittore  assegoa 
piuttosto  a  un  tempo  che  a  un  altro:  A  che  anno 
6  Canlù  5  mette  l' invenzión  da  stampa  ?  A 
che  anno  il  Canlù  mette  l'invenzione  della  stampa? 
a  bagno  V.  A  bagno  alla  sua  sede  alfab. 

a  banda  un  bastimento  V.  A  banda, 
a  bandèa  in  derno;  Mettere   la   bandiera  in 
derno  V.  Bandèa. 

a  lerlinn-a  ;  Mettere  alla  berlina  V.  Berlinn-a. 
a  bócca  dappertutto;  Mettere  o  Por  bocca  ad 
ogni  cosa,  vale  Entrarne  a  parlare  senz'averci 
che  fiire. 

a  brilla  a-o  cavallo;  Metter  la  briglia  al  cavallo, 
Imbrigliarlo. 

a  cangio;  Metter  a  cambio,  a  interesse,  ecc.,  e 
dicesi  di  danari. 

a  cavallo;  Mettere  a  cavallo,  vale  Acconciare 
altrui  sul  cavallo. 
a  Clave  sótto  a  porta  V.  d'ave. 
a  ciù  cavi  5  fi;  Addoppiare  :  Avvolgere  insieme 
sullo  stesso  gomitolo  due  o  più  fili  di  due  o  più 
matasse  o  fusi  o  rocchetti. 
a  corda  a-o  collo;  Metter  la  cavezza  alla  gola 
V.  Collo. 

a  credito;  Dar  credito,  Metter  in  credito  V. 
Credito. 

a  despeaziSn  \^  Despeaxiòn. 
a-e  streite;  Metter  uno  alle  strette  V.  A-e  streite. 
a  foero  e  a  féugo,  Mette  a-i  fceri  V.  Aero. 
U'i  loi  ùnn-a  pers5nn-a  V.  Lou. 
a  léugo  o  a  posto  un  brasso,  ùnn-a  gamba, 
ecc.;  Riporre  un  braccio,  una  gamba,  un  osso 
lussato,  ecc.,  dicesi  Quando  si  rimettono  le  ossa 
slogate  dal  loro  sito  naturale, 
o  libbro;  Mettere  al  libro  V.  Libbra. 
o//'tncan/o;  Metter  all'incanto,  all'asta  o  sotto  l'asta 
Subastare. 

all'ordine;   Metter  a  ordine  o  in  ordine,  vale 
Acconciare,  Mettere  in  assetto. 
a  lùxe;  Dar  fuori,  Mettere  alla  luce,  comunem. 
per  Isiampare,  Pubblicare, 
a  man  contro  5  pertùzo  V.  Man. 
a  mezo;  Mettere  in  campo,  Recar  in  mezzo, 
Cavar  fuori,  Produrre,  Metter  in  proposito. 
a  mùggio;  Mettere  in  mazzo,  a  comune,  vale 
Accomunare. 

a-o  confronto;  Mettere  a  petto,  Porre  al  confronto, 
vale  Confrontare. 
-  a-o  cu;  Mettere  alle  spaile,  dicesi  in  m.  b.  del 
Far  importunare  con  mezzi  o  per  via  d'amicizia: 
M'han  misso  a-o  cu  questo  sciùghin;  Mi  misero 
alle  spalle  questo  seccatore. 
a-o  féugo  ;  Mettere  o  Porre  al  fuoco,  vale  Metter 
le  vivande  al  fuoco  per  cuocerle. 

•  a-o  landdn;  Metter  al  zimbello  V.  Landón. 
a-o  lotto  ;  Mettere  al  lotto  :  Correr  la  sorte  del 
lotto,  pagando  la  somma  dovala  per  tal  effetto. 

■  a-o  móndo;  Mettere  al  mondo.  Partorire ,  Fi- 
gliare, Dare  alla  luce;  ed  anche  Far  nascere. 

•  a-o  passo  ùnn-a  persSnn-a;  Far  filar  uno,  Farlo 
arar  diritto:  Tenerlo  a  segno,  a  dovere,  dantro 
i  limiti  del  convenevole. 

•  a-o  procinto;  Metter  al  o  in  procinto  V.  Procinto. 

■  a-o  punto;  Mettere  al  punto  o  al  curro,  vale 
Aizzare,  Istigare. 


—  a-o  so;  Soleggiare,  Assolinare,  dicesi  del  Porre 
il  grano  o  qualsiasi  altra  cosa  al  sole  ad  oggetto 
di  asciugarla. 

—  a  pansa  pe  tcera  da-o  rie;  Sganasciarsi,  Sma- 
scellarsi, Scompisciarsi,  Scoppiare,  Crepare  dalle 
risa,  Dar  nelle  risa  a  piene  ganasce  esira.,  vagiiono 
Ridere  smoderatamente  o  eccessivamente. 

—  ape;  Mettere  in  terra,  vale  Fare  smontare  ;  Met- 
tere a  piede,  vale  Scavalcare,  Gettar  giù  da  cavallo. 

—  a  perde  o  a  perdiziSn;  Far  dannare  o  Far  dannar 
l'anima  V.  Danna. 

—  a  póvee  in  t5  pSvien;  Innescare:  Porre  nello 
scodellino  la  polvere  che,  accesa  dalle  scintille 
dell'acciarino,  comunica  il  fuoco  alla  carica. 

—  a  prende  0  Icete;  Porre  il  latte  a  cagliare  o  a 
quagliare. 

—  a  préuva;  Mettere  alla  pruova,  vale  Provare, 
Sperimentare. 

—  a  profitto;  Cavare,  Trarre  profitto,  Approfittarsi, 
Vantaggiarsi,  Giovarsi. 

—  a  prua  in  rótta;  Metter  la  prua  in  rotta.  T.  mar. 
È  il  Drizzare  il  corso  che  si  vuol  tenere. 

—  a  rischio;  Mettere  a  ripentaglio,  Porre  a  risico 
0  a  rischio,  vale  Arrischiare. 

—  a  scabeccio;  Marinare  V.  A  scabeccio  alla  sua 
sede  alfab. 

—  a  scód  e  bóttigge;  Mettere  a  sgocciolar  le  bot- 
tiglie V.  Bóttiggia. 

—  a  sella  a-o  cavallo;  Sellare  il  cavallo. 

—  a  sosto;  Mettere  in  prigione,  in  chiosa,  in  gat- 
tabuia, Imprigionare,  Incarcerare. 

—  a  stanga  a  porta;  Stangare  la  porta,  vale  Af- 
forzarla colla  stanga. 

—  a  stecca  V.  Asteccd. 

—  a  stùffòu;  Mettere  a  stufato  V.  Stùffóu. 

—  a  testa  a  cammin,  a  segno,  a  partìo  ;  Metter 
cervello  V.  Testa. 

—  attenzióni  Metter  cura.  Badare,  Por  mente.  Far 
attenzione. 

—  a  ùnn'urte;  Metter  uno  ad  alcun'arte:  Metterlo 
ad  esercitarla. 

—  a  vitta;  Metter  la  vita,  vale  Darla,  Sacrificarla 
per  altrui  prò. 

—  o  zemin;  Mettere  in  zimino  V.  Zemin. 

—  ben;  Mettere  bene,  Far  buon  ufficio.  Cooperare 
in  favore.  Farsi  autore  di  bene,  Rappacificare. 

«  —  Figurat.  detto  anche  delle  persone,  vaie  Far 
buona  riuscita,  Dar  buon  saggio  di  sé,  Manife- 
starsi buono. 

«  —  E  talvolta  Essere  utile.  Tornar  in  acconcio:  0 
zéugo  ó  g'ha  misso  ben;  Il  giuoco  gli  ha  messo 
bene. 

—  casa  a  ùnn-a  persdnn-a;  Metter  casa  a  ano: 
Allestirgli  la  casa. 

—  co-C  spalle  a  mùagia;  Strigner  fra  l'uscio  e  il 
muro,  vale  Violentare  alcuno  a  risolversi,  non 
gli  dando  tempo  a  pensare. 

—  compasción  ;  Metter  compassione,  Muovere  a 
compassione,  Far  pietà. 

—  crescente;  Metter  il  lievito  V.  Crescente. 

—  dà  banda;  Porre  da  parte  o  da  un  canto  o  da 
un  lato.  Mettere  da  banda,  vale  Deporre,  Trala- 
sciare; e  talvolta  Risparmiare,  Avanzare,  Am- 
massar denari. 

—  d'accordio;  Porre  o  Metter  d'accordo,  Accor- 
dare, Conciliare,  Pacificare. 

—  dà  parte  V.  sopra  Mette  dà  banda. 

—  dappresso;  Mettere  appresso,  vale  Paragonare. 


MET 


MET 


513 


davanti;  Mettere  innanzi,  vale  Collocare,  Porre 
innanzi. 

davanti  a-i  éuggi  ;  Mettere  innanzi  agli  occhi, 
cioè  in  vista,  Spiegare, Far  presente,  Rappresentare. 
de  féua  V.  Scarta. 

de  guardia;  Mettere  in  guardia,  Porre  a  gaardia; 
e  presso  i  militari  vale  Gnarnire. 
deU'ofgua;  Far  buon  ufficio,  Sedare  le  dissensioni, 
Metter  bene  tra  alcuni,  Rappacificare  gli  spiriti, 
Spegner  le  ire.  3Iodo  figuralo. 
de  sótto;  Mettere  al  disotto,  vale  Deprimere j 
e  talora  anche  Saltare  addosso. 
de  sótto  ù)in-a  persónn-a;  Mettere  o  Por  piede 
innanzi  a  qualcuno,  vale  Superarlo,  Vincerlo  di 
valore  o  di  virtù. 

de  sótto  un  de  mòncea  ;  Cavar  di  sotto  danari 
a  ano,  vale  Avere  da  uno  artifiziosamente  danari 
ch'egli  per  altro  non  li  darebbe. 
dò  so;  Metter  del  suo,  parlandosi  di  copie,  scrit- 
ture 0  simili,  vale  Porvi,  Innestarvi   parole  di 
sua  testa,  di  suo  capriccio. 
do  spago  in  corpo  ;  Metter  pensiero,  Mettere  in 
apprensione,  vale  Porre  in  timore, 
e  gambe  a  bagno;  Far  il  pediluvio. 
e  manette  ;  Porre  le  manette,  Ammanettare  V. 
Manette. 

e  mócn  addosso  ;  Porre  le  mani  addosso,  vale 
Afferrare  alcuno  per  offenderlo,  Offenderlo  colle 
pugna  0  sim. 

e  veje  in  cà  e  l'atro;  Fare  il  carro  con  la  vela. 
T.  mar.  É  quando  si  fa  passare  T  antenna  da  una 
parte  all'altra  dell'albero. 
féua;  3Ietter  fuori,  Emanare,  Produrre,  Pubblicare. 
futta,  raggia,  ghignón;  Indispettire,  Far  rabbia. 
Desiar  antipatia  V.  queste  tre  voci. 
giudizio;  Metter  cervello,  vale  Cominciare  ad 
usar  prudenza. 

t  denti;  Dentare,  Mettere,  Spuntare,  Nascere  i 
denti. 

I  éuve  sótto  a  gallinn-a;  Porre  le  nova.  Porre 
la  chioccia  V.  Èuvo. 

i  lagci;  Mettere  i  lacci,  vale  Stringere  i  polsi 
con  lacci,  ed  è  proprio  delle  guardie  di  sicurezza 
pubblica,  per  assicurare  i  catturali. 
impegno  a  ùnn-a  cosa;  Porre  impegno. a  una 
cosa,  vale  Applicarvisi  altenlamente. 
in  addòbbo;  Conciare,  Acconciare,  Mettere  in 
concia  V.  Addòbbo. 

in  bócca  e  parolle;  Imboccare,  Imbeccare,  Slet- 
tere in  bocca  le  parole  :  Insegnare  altrui  che 
cosa  debba  dire. 

in  bùgd;  Mettere  in  bucato,  Imbucatare. 
in  cansón  ùnn-a  persónn-a;  Mettere  uno   in 
canzone,  in  baja,  in  favola,  in  novella  V.  Cansón. 
in  coppo  de  lista;  Mettere   in    capo   di    lista: 
Mettere  il  primo  a  far  checchessia. 
in  carta  V.  sotto  Mette  in  scrito. 
■  in  chéu;  Ricordare,  Rammentare.  Far  sovvenire. 
in  ciaio  ùnn-a  cosa;  Mettere  o  Porre  in  chiaro 
alcuna  cosa  V.  Cicco. 

in  Classa  ùnn-a  persónn-a;  Svergognar  uno, 
Disonorarlo  pubblicamente  V.  Ciassa. 
in  compromisso;  Mettere  in  compromesso:  Met- 
tere in  cimento. 

in  comùn;  Mettere  a  o  in  comune.  Mettere  in 
combutta.  Accomunare,  cioè  Servirsi  d'alcuna 
cosa  in  cornane, 
in  cónto;  Mettere  o  Porre  in  conto  V.  Cónto. 

CAtAoau,  JHxionttrio  Oenovtse'Jtaliant. 


—  in  costa;  Raggruzzolare,  Far  gruzzolo  V.  Costa. 

—  in  cróxe  ;  Porre  in  croce  :  Propriam.  vaie  Cro- 
cifiggere; figurai.  Travagliare,  Importunare,  Mo- 
lestare. 

—  in  depoxito  ùnn-a  persónn-a  ;  Porre  uno  t 
piuolo,  vale  Farlo  aspettare  oltre  il  convenevole. 

—  in  derixión;  Porre  o  Mettere  in  deriso,  in  deri- 
sione, in  giuoco,  vale  Deridere,  Beffare,  Schernire. 

—  tn  derótta;  Mettere  in  rotta,  in  volta,  Dare  scoa- 
fitla.  Sconfiggere. 

—  in  desgrazia;  Mettere  o  Porre  in  disgrazia:  Far 
perder  l'altrui  benevolenza  o  favore. 

—  in  déuvia;  Metter  in  opera.  V.  Déuvia. 

—  in  dùbbio;  Recare  in  dubbio.  Addurre  in  forse, 
Metter  in  dubbio.  Tener  sospeso. 

—  in  esecùziòn;  Porre  in  esecuzione,  in  opera, 
in  alto.  Eseguire,  Operare,  Attuare. 

* —  in  gattorbia  V.  sotto  Mette  in  prexón. 

—  in  giasso;  Mettere  in  ghiaccio:  Porre  vino  od 
altro  in  bocce,  bottiglie  e  sim.  dentro  un  recipiente 
ove  sia  ghiaccio  o  neve  per  rinfrescarlo. 

—  in  grazia;  Mettere  in  grazia:  Far  acquistar  la 
benevolenza  o  il  favore  d'alcuno. 

—  in  lista  V.  sotto  Mette  in  notta. 

—  in  mczo;  flettere  in  mezzo:  Porre  fra  due  o  più 
cose;  e  figurai.  Accalappiare,  Giuntare,  Ingannare, 
Marìolare  alcuno. 

—  in  mùxica  ;  Mettere  in  musica,  vaie  Disporre  al 
canto  con  note  musicali. 

—  in  netto  un  scrito  ;  Mettere  al  pulito  o  in  nello 
uno  scritto,  dicesi  del  Ricopiar  per  bene  le  scrii- 
ture,  facendo  che  non  vi  sieno  sgorbj,  correzioni 
e  cancellature. 

—  in  natta;  Mettere  in  nota.  Metter  in  lista,  vale 
Notare,  Descrivere. 

—  in  ordine;  Metter  in  ordine,  Acconciare,  Acco- 
modare, Metter  in  punto,  in  appunto,  in  assetto, 
in  sesto.  Ordinare. 

—  inpaxe;  Jlelter  in  pace,  vale  Acquetare,  Calmare, 
Placare. 

—  inpenn-a;  Mettere  in  affanno:  Dar  pena,  affanno. 

—  in  pratica;  .Metter  in  pratica,  in  alto  o  in  alto 
pratico  :  Principiare  a  fare ,  Praticare ,  Usare , 
Esercitare,  Eseguire. 

—  in  prexón;  Mettere  in  prigione,  in  carcere,  in 
galtabuja.  Imprigionare,  Incarcerare. 

—  in  raxón;  Mettere  in  ragione  o  alla  ragione, 
vale  Fare  stare  a  dovere;  ed  anche  Metter  d'ac- 
cordo. Rappacificare,  Calmare. 

—  in  repùtazión;  Mettere  in  riputazione,  in  credilo, 
in  isiima,  Accreditare. 

—  in  rivolùzión;  Metter  a  soqquadro,  Melter  sos- 
sopra  0  sozzopra  V.  Mette  sóltesórva. 

—  in  sa;  Salare,  Insalare:  Aspergere  checchessia 
di  sale  per  conservarlo. 

—  in  sciò  lotto  V.  sopra  Mette  a-o  lotto. 

—  in  sciùnn-a  bónn-a  stradda  ;  Melter  per  la 
buona  strada  :  Indirizzar  bene  altrui  in  chec- 
chessia. 

—  inserito;  Melter  in  carta,  in  iscritto,  in  iscrittura, 
enti  e.  Incarteggiare,  vale  Scrivere. 

—  in  scùéuja;  Mettere  a  sgocciolare,  a  sgrondare. 

—  internine;  Metter  insiemo.  Accozzare,  Radunare, 
Raccogliere,  Ammassare;  e  detto  di  danari.  Rag- 
gruzzolare. 

t»  —  Mettere  insieme,  Congegnare,  Compaginare: 
Parlandosi  di  legnami,  pietre  e  simili  cose,  vale 
Congiungere  insieme  tulli  i  pezzi,  in  modo  che, 


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MET 


MET 


Bna  volta  riuniti  e  collocati,  tornino  bene  e  com- 
bacino perfettamente. 
i-  tn  soggezióni;  Mettere  in  soggezione  V.  sotto 

■  Mette  in  verghéugna. 

—  i«  speransa;  Mettere  in  speranza,  Fare  sperare. 

—  in  stradda;  Mettere  in  o  per  via,  vale  Blostrare 
?"   il  modo,  il  come  si  possa  aver  checchessia;  ed 

fs"  anche  Avviare,  Incamminare. 

—  in  ta  testa  a  ùnn-a  persònn-a;  Metter  nel  capo 
ad  alcuno,  vale  Farlo  capace  d'alcuna  cosa,  e 
talora  Persuaderlo  :  No  ghe  a  posso  mette  in  ta 
testa;  Non  gliela  posso  metter  nel  capo. 

;—  in  te  moen;  Mettere  o  Dare  nelle  mani,  vale 

—  Dare  o  Consegnare  in  potere. 

;à—  in  tòa;  Metter  in  tavola:  Portar  le  vivande  in 
-^"tavola;  e  figurai.  Metter  in  campo.  Recar  in 
'^    mezzo. 

>—  in  tò  libbra  di  scorda};  Metter  nel  dimenticatojo, 
Porre  in  dimenticanza,  Dimenticare. 

—  in  tordo;  Metter  in  torchio.  T.  stamp.  Collocare 
e  serrare  entro  il  telajo  sul  piano  del  torchio  le 

'o}£?  pagin«  che  hanno  a  comporre  la  forma. 
-u  in  to  sacco;  Mettere  in  sacco,  in  un  calcetto, 
":    tìgurat.  vale  Superare  nel  sapere,  nel  valore;  ed 
anche  Stringere  o  Convincere  altrui  con  gli  argo- 
menti in  forma  ch'e'  non  abbia  o  non  sappia 

■  rispondere. 

—  in  ùzo;  Metter  in  uso.  Usare. 

—  in  verghéugna;  Mettere  in  vergogna:  Far  arros- 
sa Sire  altrui  per  lo  più  collo  scoprire  o  col  rim- 
-Svl-'.proverargli  i  suoi  difetti. 

—  m  vìx'ia;  Metter  in  vedetta.  T.  mar.  Mettere 
»ii<  un  marinajo  sol  più  alto  dell'alberatura  acciocché 

osservi  da  lontano  e  dia  avviso  per   tempo  di 
'-J'-  ciò  che  possa  scorgere  di  rimarcabile. 

—  i  pé;  Metter  piede,  vale  Entrare  in  un  luogo. 
i—  l'aze  a  cavallo  V.  Aze. 

—  ma;  Metter  male,  dicesi  dell'Incitare  altrui  contro 
chicchessia,  Metter  discordie,  Metter  zeppe,  Se- 

""«'  minar  zizzanie.  Soffiar  nel  bossolo;  e  talora  per 
'  '    Non  tornar  utile,  Recar  danno,  conlr.  di  Metter 

bene:  0  séugo  ó  g'ha  misso  ma;  Il  giuoco  gli 

messe  male. 

—  man,  Mette  man  a  botte,  a  ùnn-a  cosa,  a 
parla  d'ùnn-a  persdnn~a,  ecc.  V.  Man. 

v«w«  S  caro  avanti  a-i  béu;  Metter  il  carro  innanzi 
'       a'  buoi  V.  Caro. 

—  5  caxo;  Por  caso,  Supporre,  Presupporre. 

** — 5  CM  in  t'ùn  léugo;  Annidiarsi,   Appollajarsi , 
Appiopparsi  in  qualche  luogo. 
.—  0  formaggio;  Metter  il  cacio,  Incaciare:  Condir 
u  »;  con  cacio  grattugiato  le  vivande. 

—  d  naso  dappertutto  ;  Dar  di  naso  per  tutto.  Metter 
il  naso  per  tutto,  figurai,  vale  Ingerirsi  di  quello 
che  non  si  dovrebbe,  di  quello  che  non  ispetta. 

—  5  pan  de  Natale  in  sciùnn-a  cosa;  Porre  al 
hbro  dell'uscita  alcuna  cosa,  figurai.  Far  conto 

ne;  d'averla  perduta. 

-^  S  pé  in  sciò  collo  a  ùnn-a  persònn-a;  Porre 
•si-}  altrui  il  piede  sul  collo  V.  Collo. 
i**^  6  sòrchetto;  Tender  l'ajuolo  V.  Sòrchetto. 

*—  ò  aùccao;  Inzuccherare  :  Asperger  di  zucchero. 

—  5  sùnaggin  a-o  gatto;  Appiccare  il  sonaglio 
an,..alla  gatta  V.  Gatto. 

—  S  taggiSn;  Bletter  la  taglia:  Prometter  prezzo 
e  rimunerazione  a  chi  ammazza  banditi  e  ribelli. 

—  pe  servito;  Metter  per  servitore:  Porre  alcuno 
al  servizio  altrui. 


-  pietce;  Metter  pietà.  Far  pietà,  compassione. 

-  pina;  Metter  paura,  Far  paura,  Impaurire. 

-  sciù;  Metter  su,  Scommettere;  e  talora  Metter 
fuori  denari  per  giuocare. 

-  sciù  carossa  e  cavalli;  Metter  su  cocchio  e 
cavalli,  vale  Cominciar  ad  usarne. 

-  sciù  casa  ;  Metter  casa.  Metter  su  casa  V.  Casa. 

-  sdii  di  pé  a  ùnn-a  cosa;  Porre  piede  a  chec- 
chessia, vale  Non  farne  più  mollo,  né  caso,  Al- 
lontanarne da  sé  la  memoria ,  Fare  che  non  se 
ne  parli  più. 

-  sciù  lutto;  Vestire  a  lutto,  Metter  la  gramaglia, 
Prender  l'abito  da  doglia. 

-  sciù  naso;  Alzar  le  corna,  la  cresta,  vale  Insu- 
perbire. 

-  sciù  ò  chéu  a  ùnn-a  cosa  ;  Mettere  o  Porre  il 
cuore  in  alcuna  cosa,  vale  Mettervi  l'animo,  il 
pensiero,  l'affetto. 

-  sciù  pansa;  Far  cotenna  o  buona  cotenna,  vale 
Ingrassare,  Impinguare. 

-  sciù  ùnn-a  persònn-a;  Metter  su  alcuno,  vale 
Istigarlo  e  stimolarlo  a  dover  dire  o  fare  alcuna 
ingiuria  o  villania  dicendogli  il  modo  come  debba 
farla  o  dirla.  Talora  pigliasi  in  buona  parte,  e 
vale  Sollecitar  alcuno  a  far  checchessia. 

-  sòttesòrva;  Mettere  o  Mandare  sossopra,  Sgomi- 
nare, Trambustare,  Mettere  a  soqquadro,  in  di- 
sordina, in  iscompiglio,  in  confusione.  • 

-  testa  a  cammm;  Metter  cervello,  Metter  giudizio. 

-  tòa;  Metter  tavola,  vale  Apparecchiare,  Accon- 
ciar la  tavola  per  mangiare. 

-  troppa  carne  a-o  féugo;  Mettere  o  Porre  troppa 
carne  al  fuoco  V.  Carne. 

-  ùnn-a  prùxa  in  te  oSge  ;  Mettere  una  pulce 
nelle  orecchie.  Mettere  una  zanzara  nella  testa, 
un  calabrone  nell'orecchio,  un  cocomero  in  corpo, 
cioè  Dire  cosa  che  ponga  in  confusione,  in  so- 
spetto 0  dia  da  pensare, 

-  un  spago  a-o  cu;  Metter  pensiero,  Mettere  in 
apprensione,  vagliono  Porre  in  timore. 

S  Mettighe;  Metterci,  Consumarvi,  Impiegarvi,  e 
intendesi  di  tempo:  0  g'ha  misso  quattr'óe  a 
veslìse;  E' vi  messe  quatlr'ore  a  vestirsi. 

I)  —  o  passa  e  l'inguento;  Mettervi  le  pezze  e 
l'unguento  V.  Inguento. 

n  —  un  tanto  per  un;  Andare  o  Fare  a  lira  e 
soldo  0  a  bocca  e  borsa  V.  À  sestrinn-a. 

S  Mettise  n.  p.  Mettersi,  Porsi. 

-  ó  cappa;  Mettersi  alla  cappa.  T.  mar.  V.  Cappa. 

-  a  eòa  fra  mezo  a-e  gambe;  Mettersi  la  coda 
fra  le  gambe  V.  Cóa. 

-  a  fa  ùnn-a  cosa;  Mettersi  a  fare  una  cosa, 
vale  Darsi,  Porsi  a  farla,  Imprenderla. 

-  a  fa  ùnn-a  cosa  da  chéu;  Metlervisi  coll'arco 
dell'osso  0  della  schiena,  vale  Mettersi  a  fare 
alcun'operazione  con  tutte  le  sue  forze. 

-  all'impegno  de  fa  ùnn-a  cosa;  Mettersi  in 
impegno  di  far  una  cosa,  vale  Proporsi  di  farla. 

-  o  man  a-o  peto;  Mettersi  la  mano  al  petto, 
figurat.  Giudicar  d'una  cosa  come  se  si  dovesse 
giudicar  di  se  stesso. 

-  a  nevà;  Mettersi  neve,  vale  Cader  dal  cielo  la  neve. 

-  a-o  bon;  Mettersi  al  buono,  detto  del  tempo, 
.  vale  Fiirsi  bello.  Rasserenarsi,  Abbonarsi  l'aere. 

-  a  redosso;  Mettersi  a  ridosso,  a  coperto  V.  A 
redosso. 

-  a  rischio;  Mettersi  a  rischio,  a  repentaglio,  in 
avventura,  Arrischiarsi,  Avventurarsi, 


MEU 


MEZ 


m 


—  a  scappa;  Mettersi  alla  foga,  vale  Fuggire. 

—  a  stradda;  Gettarsi  alla  strada,  Tale  Porsi  a 
far  l'assassino  di  strada. 

—  o  toa;  Porsi  a  tavola. 

—  à  veja;  Jlettersi  a  o  alla  vela,  Dare  o  Com- 
metter le  vele  al  vento,  vagliono  Spiegar  le  vele 
per  far  cammino,  Partire. 

—  con  un;  Mettersi  o  Stare  a  petto  o  a  fronte 
d'uno,  figurai,  vale  Bleltersi  a  paragone  con  lui  : 
Ve  vorriesci  mette  con  le  ?  Vorreste  mettervi  o 
stare  a  petto  di  lui  ? 

—  deU'cegua  sótto  ;  Acconciare  il  fomajo  V.  JSgua. 

—  e  gambe  in  spalla;  Mettersi  le  gambe  in  capo, 
Mettersi  l'alie  V.  Gamba. 

—  j  guanti;  3Ietlersi  i  guanti,  Inguantarsi. 

—  in  ballo;  Mettersi  in  ballo,  figurai,  vale  Mettersi 
a  qualche  maneggio,  negozio,  impresa,  ecc. 

—  in  camixelta;  Porsi  in  maniche  di  camicia, 
Scamicia''si  V.  Camixetta. 

—  in  cavimin;  Mettersi  in  via  o  in  cammino,  vale 
Incamminarsi,  Avviarsi,  Andar  verso  un  luogo. 

—  in  fantincego  V.  Fantincego. 

—  in  guardia  ;  Mettersi  in  guardia  ,  Guardarsi , 
Schermirsi,  Star  all'erta. 

—  in  moto;  Mettersi  in  moto,  Muoversi;  ed  an- 
che Avviarsi. 

—  in  riga  o  de  riga;  Schierarsi,  AflBIarsi,  Met- 
tersi in  fila. 

—  in  sce  l'anima  ùnn-a  persónn-a;  Mettersi  uno 
sull'anima  V.  Anima. 

—  in  sce  l'omino;  Metter  cervello:  Cominciar  ad 
osar  prudenza. 

—  in  scià  negativa;  Porsi,  Mettersi  o  Star  in  solla 
negativa,  vale  Persistere  a  negare.    , 

—  IH  settòn;  Mettersi  a  sedere,  per  lo  più  inten- 
diamo del  Sedersi  in  sol  letto  V.  In  settòn. 

—  in  ta  testa;  Porsi  in  cuore  o  in  animo,  vale 
Proporsi,  Deliberarsi. 

—  in  ta  testa  ùnn-a  cosa  ;  Ficcarsi  o  Cacciarsi 
in  umore  o  in  capo  o  in  tesla  una  cosa,  vale 
Incaponirsi,  Ostinarsi  a  crederla  o  a  volerla  fare. 

—  in  te  brocce  d' ùnn-a  persònn-a  ;  Rimettersi 
nelle  braccia  o  alla  mercè  altrui,  cioè  in  arbi- 
trio 0  alla  disposizione  altrui. 

—  5  vento;  Mettersi  vento,  vale  Cominciare  a  sof- 
fiare 0  tirare  il  vento. 

—  pe  amia  in  t'ùn  lèugo  ;  Mettersi  ad  andare  in 
un  luogo,  vale  Avviarsi  per  esso. 

—  ùnn-a  cosa  sótto  i  pé;  Mettersi  sotto  i  piedi 
alcuna  cosa,  vale  Disprezzarla. 

ACettedò  s.  m.  3Iarcitojo.  T.  cari.  Specie  di 
truogolo  0  vasca  di  mattoni  con  fondo  di  pietra; 
in  esso  si  fa  la  marcitura  de' cenci. 

Miéix  s.  m.  Molo  :  Lavoro  massiccio  di  muramento 
coslroilo  di  grosse  pietre,  fondale  in  mare  o  in 
linea  retta  o  in  arco,  davanti  a  un  porto  per 
mettere  i  bastimenti  al  coperto  dagl'impeti  de\ 
mare.  Si  fa  talvolta  sulla  punta  del  molo  una 
Torre  o  Faro  per  iiiaminare  le  navi  in  tempo 
di  notte. 

M!éua.  s.  f.  Màcine  e  Màcina,  Mola  :  Pielrone  di 
figura  circolare,  piano  di  sotto  e  colmo  di  sopra, 
bucalo  nel  mezzo  per  uso  di  macinare,  che  si 
muove  con  ordigni  adattati,  per  forza  di  vapore 
0  d'acqoa  o  di  giumenti  o  di  vento, 
n  Mola:  La  ruota  da  affilare  e  arrotare  coltelli  e 

simili;  che  anche  dicesi  Ruota, 
n  Mola  e  Pesce  mola.  T.  iUiol.  Tetraodon  mola. 


Pesce,  il  cai  capo  è  tondo  e  molto  maggiore 
del  corpo,  dal  quale  la  sua  larga  coda  si  d;slin- 
goe  appena.  Egli  ha  due  ali  grandissime,  una  di 
sopra  e  l'altra  di  sotto.  Da  alcuni  è  detto  Pesce 
luna,  e  da  altri  Bollazzo  e  Tamburo. 
M!éua<iito  s.  m.  Palombo,  Sbriglio,  Milandro. 
T.  illiol.  Syualus  galcus.  Grosso  pesce  della  fa- 
miglia degli  Squali,  assai  comuae,  e  temuto  nel 
3Iediterraneo.  Il  suo  corpo  è  allungato;  la  saa 
coda  voluminosa  e  robusta;  le  sue  pinne  petto- 
rali sono  di  grandezza  mediocre;  è  di  color 
cinereo  sul  dorso  e  bianiaslro  di  sotto  al  ven- 
tre. Questo  pesce,  detto  anche  Lamiola,  perchè 
(eccello  le  sue  dimensioni  piti  piccole  del  gran 
Lamia,  in  tutto  il  resto  gli  somiglia),  molto  si 
distingue  dagli  altri  generi  per  le  sue  aperture 
brauchiali  assai  larghe  in  numero  di  sei,  e  per 
gli  suoi  denti  triangolari  in  allo  e  deoteliali  a 
sega  in  basso. 

**]Méuja  V.  Matura. 

"Miéujo  y.  Maturo. 
Mieùuo  s.  m.  Abisso  :   Chiamano   con   questo 
nome  i  fabbricatori  di  candele  di  sevo  Una  pie- 
cola  vasca  in  forma  di  madia,  nella  quale  pon- 
gono il  grasso  fuso,  onde  tuffarvi  dentro  i  luci- 
gnoli per  far  candele,  com'essi  dicono,  a  bacchetta. 
Miéuve  V.  Mcscid  in  tulli  i  suoi  significali. 
»i  Muovere,  melaf.  per  Indurre,  Persuadere. 
»  —  per  Commuovere  gli  alTelli. 

—  un  dùbbio,  ùnn-a  questiòn,  ecc.;  Muovere  nn 
dubbio,  una  questione,  ecc.,  vale  Proporre,  Met- 
tere innanzi  dubbj  e  quistionì. 

—  lite  a  ùnn-a  persónn-a;  Muover  lite  ad  ano, 
vale  Cominciare  a  litigar  contro  di  Ini. 

M!é:xiiiii-a.  s.  f.  3Iediciua:  La  scienza  e  Parte 
del  medicare  e  del  conservare  la  sanità. 

n  Medicina,  per  Tutto  quel  che  si  adopera  a  prò 
dell'infermo  per  fargli  ricuperare  la  sanità;  Ri- 
medio, Medicamento. 

«  —  Figurai,  per  Tutto  ciò  che  serve  a  portare 
riparo,  provvedimento  o  compenso  a  qualche 
inconveniente,  a  qualche  sventura  o  simile. 

—  da  cavalli;  Jledicina  da  cavalli,  oltre  il  proprio 
signific.  vale  3Iedicina  forle,  polente. 

M!eza,  s.  f.  Mezzetta,  Metadella:  Vaso  di  terra 
invetriala  che  serviva  per  m  surare  il  vino;  essa 
conteneva  la  metà  d'>^un  boccale,  e  il  soo  peso 
d'acqua  comune  era  di  sedici  once  genovesi. 
Oggidì  è  abolita,  essendo  cangiate  le  misure. 
»  Bocchetta.  T.  magnani.  Specie  di  staffa  che,  fer- 
mata con  viti  ad  una  delle  imposte  dell'uscio, 
serve  a  ricevere  le  stanghette  della  serratura  a 
colpo  0  a  colpo  e  mandata  V.  Ciavéua. 

M!eza.l>a.x*i  s.  f.  Mezzobarile  :  La  metà  di 
qi.anlo  contiene  un  barile  V.  Bari  nel  2»  signif. 

M!eza,ca.iiiia.  s.  f.  Passetto:  Sorla  di  misura 
antica  ch'era  la  mela  della  canna,  equivalente 
a  quattro  palmi  e  mezzo  o  cinque ,  secondo 
l'oggetto  che  si  misurava. 

]M[eza,  casetta,  s.  f.  Blezza  calza  :  Calza  che 
arriva  soltanto  a  mezza  gamba.  -  Calzino,  Calza 
piccola  di  filo  per  lo  più  sottile,  che  copre  non 
più  che  dal  piede  a  mezzo  stinco. 

]!^ezacasséua Dicesi   di   Muratore 

non  totalmente  esperio  nellarte  sua. 

Miéz'àie  s.  f.  pi.  Mezzanini  :  Tutto  quell'ordine 
di  stanze,  che  sono  immediatamente  sopra  al  pian 
terreno,   o  anche  tramezzo  ai  piani   superiori 


MEZ 


MEZ 


quando  esse  stanze  sono  notabilmente  più  basse, 
e  le  corrispondenti  finestre  sono  più  piccole  di 
quelle  dei  piani,  fra  i  quali  si  trovano  i  mez- 
zanini. 

]M[ezajéu.a<  s.  f.  Mezzaruola:  Misura  di  vino 
contenente  due  barili,  ciascuno  de'  quali  è  di  90 
boccali  genovesi,  corrispondenti  a  80  litri. 

Bfeza,  la.iiix]ia>  fAj;  A  mezza  lama,  A  mezza 
spada  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfab. 

]|£eza<la.uu-a<  s.  f.  Mezzalana  :  Panno  fatto  di 
lana  e  di  lino;  altrim.  Accellana. 

]M[eza<lùxiii-a>  s.  f.  Mezzaluna:  Strum.  fatto 
a  cerchio,  a  similitudine  della  luna  falcata;  è  di 
ferro  acciajato  tagliente,  con  manico  da  ambi  i 
Iati,  e  si  maneggia  a  due  mani;  la  usano  i  cuochi 
per  minuzzar  le  carni,  erbucce  e  simili;  dicesi 
anche  Lunetta  e  Coltello  da  minuzzare. 
1)  Mezza  luna.  T.  milit.  V.  Lùnn-a. 

—  tb.  còffa;  Cerchio  di  gabbia.  T.  mar.  Lastra  di 
ferro  piatta  e  sottile,  che  serve  a  guarnire  tutto 
all'intorno  la  gabbia  e  a  formarvi  un  risalto  che 
ricuopre  i  buchi  quadri  pei  quali  passano  le  lande 
di  gabbia. 

IdCezaiiuùza.  s.  f.  Chiurlo  piccolo  V.  Sarapicco. 

!M[eza;Uéutte  s.  f.  Mezzanotte:  Il  punto  della 

metà  della  notte. 
«  Tramontana,  Settentrione,  Nort  e  Norie:  La  plaga 
del  mondo  sottoposta  al  polo  artico,  od  altrim. 
Quella  parte  del  mondo  che  è  opposta  al  mezzodì: 
Campo  ecc.  esposto  a  mezzanotte. 

lkleza<tezita>  s.  f.  Mezzatinta:  Specie  di  colore 
che  è  fra  il  chiaro  e  l'oscuro. 

Bfezeug'óu  s.  m.  Topo  ragno.  T.  coni.  Topo 
di  color  rossiccio  scuro,  cangiante  in  bigio  e 
nero;  la  sua  coda  è  lunga  la  metà  del  suo  corpo 
ed  è  coperta  di  corto  pelo, 

BCezetta.  s.  f.  Mezzeltino.  DimiD.  di  Mezzetta 
V.  Meza. 

Bf  ezetti  s.  m.  pi.  Mezzetti.  T.  cari.  Fogli  or- 
lati, strappati,  ragnati  o  altrimenti  difettosi,  che 
soglionsi  mettere  in  principio  e  in  fine  della  ri- 
sma, quando  questa  si  lega  in  croce  con  spago.  I 
mezzetti  preservano  la  carta  dal  segno  della  lega- 
tura, il  quale  rimane  tutto  su  di  essi.  Oramai 
vanno  in  disuso,  dacché  le  risme,  anzi  che 
legarle,  s'incartano,  cioè  s'involtano  in  foglio 
di  carta  più  grossa. 

IMEezin  Y.  Mezetta. 

Miezo;  Mezzo:  Voce  usata  in  forza  di  sost.  e  ta- 
lora d'add.  come  pure  d'avv.  e  in  diversi  signi- 
ficati, come  dimostreranno  gli  esempj:  La  metà, 
ossia  Una  delle  due  parti  tra  foro  eguali ,  che 
unite  insieme  compongono  il  lutto:  Vorrieivo 
mezo  de  quello  pan;  Vorrei  mezzo  di  quel  pane. 
«  Mezzo,  per  Quel  punto  o  luogo  che  è  egualmente 
distante  da'suoi  estremi  e  dalla  sua  circonferenza, 
La  parte  di  mezzo,  Centro. 
"  —  Figurat.  vale  Potere,  Facoltà  di  fare  una  cosa, 
n  —  per  Ajuto,  Interposizione,  Mediazione. 
"  —  per  Modo,  Maniera,  Via,  Verso  da  riuscire 

ad  un  fine. 
«  —  Adoperato  al  plur.,  vale  Sostanze,  Facoltà,  Ric- 
chezze, Agi,  Danari  e  sim.:  Cdmme  o  fa  a  vive 
sensa  mezi?  Come  fa  a  vivere  privo  di  mezzi? 
n  —  Usato  come  add.,  vale  La  parte  di  mezzo: 
Meza  etce;  Mezza  età.  E  talora  Mediocre:"  0 
l'ea  de  meza  statua;  Era  di  mezza  statura. 
Il  _  Usato  come  avv.  e  posto  innanzi  a  varj  addictl., 


vale  Quasi:  Mezo  imhrioego,  Mezo  matto^ecc; 
Mezz'ubbriaco,  Mezzo  matto  e  sim. 

—  aWèuio;  Cotticelo,  Atticcio,  Brillo,  Ciùschero, 
cioè  Alquanto  alterato  per  aver  soverchiamente 
beuto, 

—  bagno;  Semicupio  V.  Bagno. 

—  brùxóu;  Abbruciaticelo,  Arsicciato:  Alquanto 
arso,  consumato  dal  fuoco. 

—  busto;  Mezzo  busto  e  Mezzobusto  V.  ilfe^oèws^o. 

—  chéutto  e  mezo  crùo;  Verdemezzo:  Tra  cotto 
e  crudo. 

—  co;  Mezzo  colore  e  Mezzocolore  V.  Mezocó. 

—  dò  bigliardo  ;  Corda:  Quella  linea  che  s'imma- 
gina tirata  da  mattonella  a  mattonella  ai  due  quarti 
di  cima  e  di  fondo  del  biliardo,  al  di  qua  della 
qual  linea  dee  stare  chi  s'acchila,  o  chi  s'imposta 
per  battere  la  palla  dell'avversario. 

—  e  mezo  ;  Mezzo  e  mezzo,  Mezzo  mezzo,  A  mezzo 
a  mezzo,  Mezzanamente,  Alquanto,  Né  poco  né 
molto,  Così  così.  Né  bene  né  male,  Tollerabil- 
mente, Passabilmente. 

—  grixo;  Semicanuto. 

—  mandino;  Mezzo  fazzoletto:  La  metà  d'un  faz- 
zoletto tagliato  per  traverso ,  con  cui  le  donne 
usano  coprirsi  il  collo  e  le  spalle. 

—  matto;  Pazziccio,  Mezzo  matto,  Che  non  ha  tutti 
i  suoi  mesi. 

—  morto;  Semivivo,  Mezzo  morto. 

—  nùo;  Semignudo,  Mezzo  nudo. 

—  ommo;  Mezz'uomo,  dicesi  per  ischerzo  d'Uomo 
piccolo;  antic.  Piccinaco,  Piccinàcolo. 

—  panno;  Zefiro  e  Zelfiro  V.  Zefir. 

—  peóu;  Semicalvo. 

—  piatto;  Mezzo  piatto  V.  Piatto. 

—  quarto;  Mezzo  quarto,  Un  ottavo. 

—  secco  ;  Verdesecco,  Mezzo  secco,  Soppasso  :  Quasi 
appassito. 

—  soprano;  Mezzo  soprano  e  Mezzosoprano.  T.  mus. 
Voce  che  sta  di  mezzo  tra  il  contralto  e  il  so- 
prano. 

—  termine;  Mezzo  termine  e  Mezzotermine  V. 
Mezotermine. 

—  tòn;  Mezzo  tuono,  lo  stesso  che  Semituono. 

S  Anddghe  de  mezo;  Andarne  di  mezzo,  vale 
Patirne,  Rilevarne  danno,  pregiudizio  e  sim. 

S  Da-o  mezo  in  «cm,  Da-o  mezo  in  zìi;  Dal 
mezzo  in  su.  Dal  mezzo  in  giù,  vale  Dalla  parte 
di  mezzo  sino  in  cima  o  in  fondo. 

S  De  meza  etce;  Di  mezza  età ,  cioè  Tra  vecchio 
e  giovine,  Che  non  è  né  vecchio  né  giovine. 

$  De  meza  stagidn;  Di  mezzo  tempo,  cioè  Di  pri- 
mavera 0  d'autunno. 

S  Ése  de  mezo  in  t''ùnn-a  cosa;  Esser  di  mezzo 
in  una  cosa,  vale  Esser  mediatore,  Aver  impegno 
che  si  effettui  ciò  di  che  si  tratta. 

ti  —  fra  mezo  a-o  marco  e  l'anchizze  V.  An- 
chizze. 

S  In  mezo;  In  mezzo.  Posto  avv.,  vale  Dentro 
Quasi  nel  centro:  In  mezo  a-o  féugo,  a-i  ne- 
mixi,  ecc.;  In  mezzo  del  o  il  fuoco,  In  mezzo 
dei  0  i  nemici. 

%  In  mezo  a  tutto  questo;  Con  tutto  questo.  Non 
pertanto.  Non  ostante  a  ciò,  Ad  onta  di  questo. 

%  Leva  da  mezo  un  conto,  ùnn-a  cosa,  ùnn-a 
persónn-a  V.  Leva. 

S  Levdse  da  mezo;  Togliersi  di  mezzo,  vale  Tòrsi 
dal  luogo  dove  si  è.  Cessare  d'esservi. 

S  Mette  a  mezo.  Mette  in  mezo  V.  Mette. 


MEZ 


in 


517 


S  N5  di  ùnn-a  meza  parolla;  Non  dire  una  mezza 
parola  o  una  parola,  vale  Non  fiatare,  Non  aprir 
bocca. 
S  Piggid  a  stradda  de  mezo;  Pigliar  la  via  di 

mezzo,  figurai,  vale  Temperare,  Accomodare. 
8  Tegni  a  stradda  de  mezo;  Tener  la  via  di  mezzo, 
figarat.  vale  Star  neutrale.  Non  inclinare  in  al- 
cuna parte. 
S  Tid  a  mezo  ;  Cavare  o  Trar  fuori,  vale  Levare, 
Tórre  una  cosa  dal   luogo  in  cui  è   riposta;  e 
detto  di  chiacchierata,  ciarla  o  sim.,  vale  Inven- 
tare e  divulgare. 
]|£ezol>ùsto  s.  m.  3Iezzo  busto  e  3fezzobnsto: 
Busto  dimezzato,  e  si  dice  delle  Statue  fatte  in 
tal  maniera  tronche  e  senza  braccia. 
fldCezocò  s.  m.  Mezzo  colore  e  Mezzocolore:  Color 
di  mezzo  tra  due  de'  principali  colori,  come  del 
vino,  quello  che  è  tra  il  bianco  e  il  rosso. 
MezofSeixg'g'io  s.  m.  Foglietto.   T.  stamp. 

Un  mezzo  foglio  di  stampa. 
]IIezog-iòx*iio  s.  m.  Mezzogiorno,  Mezzodì: 
Il  punto  che  divide  egualmente  il  giorno  tra  il 
levare  e  il  tramontare  del  sole, 
n  Mezzogiorno  e  Mezzodì,  per  II  batter  dell'orologio 

che  annunzia  tal  punto  di  tempo. 
n  —  per  Una  delle  quattro  regioni  del  mondo,  quella 
che  è  verso  il  polo  antartico,  e  con  voce  olandese 
Sud,  opposto  di  Nord  o  Norte  (settentrione). 
S  A  mezogiSmo  ;  A  mezzogiorno,  A  mezzodì,  Al 
meriggio ,  A  solatìo.  Posto  avv.  vale  Verso  la 
parte  meridionale. 
BCezotermine  s.  m.  Mezzo  termine  e  Mez- 
zotermine :  Ripiego,  3Iodo  scaltro  e  poco  apparente 
da  uscir  da  un  impiccio. 
BCezùa.  s.  f.  Misura:  Distinzione  determinata  di 
quantità,  e  Strum.  col  quale  si  dislingue, 
n  Misura ,  per   Termine ,  Regola ,  Modo ,  Ordine 

prescritto  alle  operazioni  e  alle  cose. 
w  —  per  Mira  :  Han  piggiàu  tutte  e  m£zùe  po- 
tcibili;  Hanno  preso  tutte  le  misure  possibili, 
n  —Parlandosi  di  versi,  si  dice  del  Numero  e  Col- 
locamento de' piedi  o  solamente  delle  sillabe  con- 
venienti a  ciascuna  specie  di  verso;  altrim.  Jlelro. 

—  cSrma;  Misura  colma,  cioè  pienissima,  traboc- 
cante, soprabbondante. 

—  scarsa;  Misura  scarsa  :  Quella  che  è  minore  del 
giusto. 

S  A  mezùa  che,  A  mezùa  de  carb5n  V.  queste 

locuz.  alla  lor  sede  alfab. 
S  Arrobà  in  ta mezùa;  Fognar  la  misura:  Lasciar 

con  arte  del  vóto  nella  misura. 
S  Bònn-a  mezùa;  Buona  misura,  Slisora  ingorda, 

vale  Misura  colma,  piena. 
S  Ése  tutti  taggioB  a  ùnn-a  mezùa;  Esser  tutti 

tagliati  ad  una  misura  o  Esser  tulli  d'una  buccia  : 

Maniera  che  dinoia  egualità  di  costumi;  e  pigliasi 

per  lo  pili  in  mala  parte. 
S  Fd  bònn-a  mezùa  ;  Far  buona  misura,  vale  Esser 

largo  nella  misura,  Dare  le  cose  abbondantemente. 
S  Féua  de  mezùa  ;  Fuor  di  misura.  Olire  misura, 

Senza  misura,  Oltre  modo,  Smisuratamente,  Gran- 

dissimameote. 
S  Piggid  e  so  mezùene-o  fd  ùnn-a  cosa;  VigMdiTe 

0  Prendere  le  sue  misure  in  far  checchessia: 

Provvedere  a'  mezzi  e  pesar  le  proprie  forze. 
BCezùà  n.  a.  Misurare  e  alla  lat.  Mensurare: 

Trovar  la  quantità  ignota  d'una  cosa  per  mezzo 

d'altra  già  nota,  che  chiamasi  Misura. 


n  Misurare,  per  Contrappcsare,  Far  paragone. 

—  I  bóccoin  a  tinfi-a  persónn-a;  Sminuzzare  o 
Tagliare  i  bocconi  a  uno,  vale  Somministrargli 
appena  con  che  sussistere. 

f—  5  ponte  de  Cavignan;  Misurare  il  ponte  di  Ca- 
rignano,  figurai,  vale  Precipitarsi  da  esso. 

—  ùnn-a  scaa;  Misurare  la  scala,  figurai.  Ruzzo- 
lare lutti  i  gradini  della  scala,  Tombolarli. 

—  un  scciaffo,  un  pugno,  ecc.;  Misurare  uno  schiaffo, 
un  pugno  e  sim.,  dicesi  per  Far  l'alto  del  darlo. 

$  Mezùase  n.  p.  Misurarsi  :  Non  ispendere  pia  di 
quello  che  comporta  il  suo  avere  ;  che  anche 
dicesi  Far  il  passo  secondo  le  gambe. 

—  un  vesti  ecc.  ;  Misurarsi  un  vestilo  o  sim. ,  si 
dice  del  Provarlo  che  fa  il  sarto  per  vedere  se 
torni  bene  indosso. 

§  Chi  nò  se  mezùa,  no  dùa;  Chi  non  si  misura 

non  la  dura  V.  Dùd. 
§  /  ommi  nò  se  mezùan  a  parmi;  Gli  aomini 
non  si  misurano  a  canne  o  colle  pertiche.  Dettato 
prov.  che  significa  Dalle  esterne  qualità  non  si 
può  venir  in  cognizione  dell'altrui  abilità  e  talento. 
S  Poeise  mezùd  con  un;  Poter  stare  a  petto  ad 
uno,  figurai,  vale  Essergli  eguale  di  forze. 

HCezùetai  s.  f.  Misurino  :  La  parte  aliquota 
d'una  misura  da  olio,  nominala  Libbretta  V. 
Quartion. 

MEezùòii  s.  m.  Misuratore:  Colui  che  misura: 
Mezùóu  da  gran,  da  carbòn,  ecc.;  Misuratore 
di  grano,  di  carbone  e  sim. 

Mezza<ii  s.  m.  Mezzano:  Una  o  più  stanze  da 
abitarvi  una  o  più  persone,  ossia  Piccolo  appar- 
tamento d'una  casa  che  non  abbia  pian  nobile 
V.  Appartamento,  Mez'àie. 

]|f  ezzane tto  s.  m.  Mezzanetto:  Piccolo  mez- 
zano. 

JHezzaiUiii  s.  m.  Mezzule.  T.  bottaj.  La  parte 
di  mezzo  del  fondo  dinanzi  della  botte,  dove  si 
accomoda  la  cannella  V.  Tempagno. 

SdEezzann-a;  fErboo  de)  ;  Albero  di  mezzana. 
T.  mar.  Quello  che  è  collocalo  più  a  poppa  degli 
altri  due,  nelle  navi  a  tre  alberi. 
S  Veja  de  mezzann-a;  Vela  di  mezzana  o  d'ar- 
timone, ed  anche  assolutam.  Mezzana  :  La  randa 
di  fortuna  o  Piccola  randa  che  si  sostituisce  alla 
randa  ordinaria  allorquando  il  vento  è  molto  im- 
petuoso. 

]|£ì  ;  Io  :  Pron.  person.  e  nominai,  di  prima  pers. 
di  num.  sing.  e  d'ambo  i  generi;  ne' casi  obli- 
qui dicesi  3Ie. 

—  còinm.e  mi;  Io  per  me,  A  me  come  me,  cioè 
Secondo  io  penso,  ed  anco  Per  quanto  da  me 
dipende  :  Mi  còmme  mi  nò  gh'andieivo  ;  Io  per 
me  non  ci  andrei. 

S  Da  mi  a  ti;  Da  me  a  te,  cioè  A  quattr'occhi: 
Te  parliò  da  mi  a  ti;  Ti  parlerò  da  me  a  te. 

S  Fra  mi  o  Fra  de  mi;  Fra  me.  Meco  stesso, 
Jleco  medesimo.  Nel  mio  dentro,  Nel  mio  in- 
terno :  Ho  dito  fra  mi;  Dissi  fra  me. 

§  iVi5  savei  ni  de  mi  e  ni  de  ti;  Essere  sciocco, 
cioè  senza  sapore,  scipito. 

S  Quanto  a  mi;  Quanto  a  me,  Io  per  me,  tal- 
volta vale  Per  quanto  io  giudico;  talvolta  Per 
quanto  da  me  dipende,  e  talvolta  Per  ciò  che 
mi  spetta. 

S  Secóndo  mi;  Nel  mio  me,  Secondo  me,  A  me 
come  me,  A  mio  parere,  A  mio  giudizio,  Secondo 
ciò  ch'io  penso  e  sim. 


518 


MIG 


MIL 


lidia.;  Mila:  Plur.  femm.  del  nome  numer.  Mille, 
che  accompagnasi  sempre  con  altro  numer.  mes- 
sogli avanti,  come:  Duamìa,  Trcemta,  Centomta, 
ecc.;  Duemila,  Tremila,  Centomila,  ecc. 

Mia.  V.  Ammid. 

M!ià.coo  s.  ra.  Jliracolo:  Allo  o  Opera  del  Poter 

divino  fuor  delle  leggi  conosciute  della  natura. 

»  Miracolo,  figurai,  taso  grande,  maraviglioso, 

sorprendente j  Portento,  Prodigio. 
S  Fa  miàcoi;  Far  miracoli:  Far  cose  degne  d'am- 
mirazione. Superare  l'espeltazione:  Cose  s'ha  da 
di?  5  fa  miàcoi;  Che  si  ha  a  dire?  e'  fa  miracoli. 
S  Fase  miàcoo  de  tutto;  Far  miracolo  di  checches- 
sia, dicesi  di  Chi  trova  portento  in  ogni  cosa 
ordinaria  e  naturale,  Maravigliarsi  d'ogni  cosa. 
Attribuir  checchessia  a  miracolo. 
5  Per  mi  5  péu  fé  miàcoi ,  ma  nò  ghe  creddo; 
Per  me  può  far  miracoli,  ma  io  non  gli  credo, 
si  suol  dire  per  significare  che  ad  una  persona 
non  le  abbiamo  né  affetto  né  fiducia  per  qualunque 
cosa  essa  faccia. 
S  Saveì  a  vitta  e  i  miàcoi  d'ùnn-a  persònn-a; 
Conoscere  appieno  i  suoi  polli,  vale  Essere  in 
cognizione  d'ogni  minima  cosa  pertinente  ai  co- 
stumi e  alle  qualità  d'alcuno. 
S  Trova  pe  miàcoo;  Rinvenire  a  caso. 

BJEiàg-nà.  v.  n.  Miagolare,  Gnaulare  V.  Ragna 
nel  2"  signif. 

Miiàg'no  s.  m.  Miagolata,  Gnaulala  V.  Ragno 
nel  2"  signif. 

3J[iao  s.  m.  Miao,  Gnao  V.  Gnao. 

IMEioca;  s.  f.  Filone,  chiamasi  a  Firenze  Un  pane 
che  abbia  forma  bislunga;  Pagnottella, 
n  In  modo  basso  vale  Faccia  tosta,  ardila,  sfron- 
tata, ed  anche  Faccia  brulla.  Ceffo,  Grifo. 

M^icclietta  s.  f.  Filoncino.  Dim.  di  Filone: 
Piccolo  filone  V.  Micca  nel  suo  primo  signif. 

—  ó  franceize;  Panello  alla  francese:  Panetto  bis- 
lungo, di  pasta  soffice  e  salala  che  ha  siiperiorm. 
un  taglio  per  lo  lungo.  Non  si  usa  in  Toscana. 

IMCiccìa/  s.  f.  Miccia:  Corda  di  lino  o  canapa 
concia  col  salnitro  per  dar  fuoco  alle  artiglierie; 
altrim.  Corda  cotta. 
n  Favola,  Fiaba,  Frottola,  Fandonia,  ecc.:  Són  tutte 
micce,  0  nò  cónta  che  micce;  Le  son  tutte  fiabe, 
E'  non  narra  che  fandonie  V.  Balla  sotto  questo 
significato. 
S  Pittò  da  micce;  Pittor  da  chiocciole  o  da  sga- 
belli, Pillor  da  voti,  Pittor  da  taverna,  da  boccali, 
da  fantocci,  Dipinloruzzo,  Piltorello,  Impiastra- 
tore,  dicesi  di  Cattivo  pittore. 

Micco  s.  m.  Micco:  Animale  de!  genere  delle 
scimmie. 

*'»  In  modo  basso,  e  per  dispregio  dicesi  di  Colui 
che  vestendo  da  chierico  presta  il  servizio  in 
qualche  chiesa;  Chericu/.zo,  Chericaslro. 

llficellà  s.  f.  BtifTelto  ed  a  Siena  Boccetlo:  Colpo 
che  si  dà  con  un  dito,  ordinariam.  coll'indice  o 
col  medio,  fallo  scoppiare  di  sotto  al  dito  pollice. 

IMEiclxelasso  s.  m.  Michelaccio:  Nome  proprio 
che  si  usa  in  un  dettato  assai  comune  quando 
si  vuol  parlar  d'trno  che  non  vuol  darsi  altro 
pensiero  che  di  campare  allegramente  e  senza 
fastidi:  Fd  l'arte  do  Michelasso;  Far  la  vita  del 
Michelaccio. 

Migr^^S  Mica  e  Miga,  ma  meno  usala:  Non,  Non 
già:  Particella  riempitiva  che  si  accompagna  colla 
negazione  per  enfasi  dei  discorso  ed  anche  per 


maggior  efficacia  di  negare:  Nò  gh'é  miga  da 
rie;  Non  ci  è  mica  da  ridere. 

]W[ig"g"ià/  s.  m.  Migliaio:  Nome  numer.  di  somma 
che  arriva  al  numero  di  Mille,  e  nel  plur.  ter- 
mina in  aja,  come  Centinaia,  Paia  e  sim.;  dicesi 
anche  Migliaro  e  al  plur.  3figliara,  ma  sono  voci 
antiq,  :  Un  miggid  de  scùi ,  Due  miggiaea  de 
persònn-e ,  ecc.;  Un  migliaio  di  scudi.  Due  mi- 
gliaia di  persone,  ecc. 
11  A  miggicea;  A  migliaia.  Posto  avv.  dinota  Quan- 
tità innumerabile  e  grandissima  :  Ghe  corriva  e 
persònn-e  a  miggicea;  Vi  accorrevano  le  persone 
a  migliaia. 

Mig'g'io  s.  ra.  Miglio  e  nel  plur.  Miglia:  Ogni 
lunghezza  press'a  poco  di  tre  mila  de' nostri  passi: 
e  secondo  la  nuova  misura  metrica  Due  chilom. 
quattrocento  sessanlasei  metri,  ossia  Due  chilom., 
quattro  eltom.,  sei  decam.  e  sei  metri. 

Mig'g'io  s.  m.  Miglio.  T,  bot.  Panicum  mi- 
liaceum.  Pianta  rada,  pendente,  che  ha  i  fiori 
d'un  verde  giallo  o  violetto,  il  seme  piccolo,  ro- 
tondo, lucido,  che  varia  dal  bianco  al  giallo,  al 
nero;  le  foglie  derivanti  da  ciascun  nodo  detto 
stelo,  guainanti,  larghe  da  4  a  8  pollici  con  un 
nervo  bianco  nel  mezzo,  irsute  nella  guaina;  le 
radici  fibrose,  alquanto  bianche,  dalle  quali  escono 
tre  0  quattro  steli  diritti.  É  originaria  dell'India. 

—  sarvcego;  Miglialsole.  T.  bot.  Lilhospermum  of- 
ficinale. Pianta  che  nasce  spontaneamente  in  luo- 
ghi aridi  ed  incolti,  accanto  alle  strade  e  vicino 
ai  fiumi  e  luoghi  umidi.  Havvene  nel  monte  An- 
tera, ne'  luoghi  umidi  della  Casella  ed  altrove. 
I  suoi  semi,  duri,  puliti  e  rilucenti,  simili  nella 
figura  alle  perle,  minuti,  quasi  rotondi  o  ovati, 
e  lisci  al  tatto,  hanno  il  sapore  farinoso,  vi- 
schioso ed  alquanto  astringente.  Fiorisce  in  mag- 
gio e  in  giugno,  ed  è  pianta  perenne. 

Mig-nann-'j.o  Miig-ninn-as.  f.  Muscia, 
Maccia,  Micia,  Muscina,  Micina,  Gattina:  Voce 
con  cui  i  fanciulli  invitano  e  carezzano  la  gatta. 

M!ig-]iiii  s.  m.  Mucino,  Muscino,  Micino:  Voci 
fanciullesche  che  valgono  Piccolo  gatto,  Gallino.        i 

Mlig-uo  s.  m.  Micio:  Voce  bambinesca  che  va!        n 
Gallo. 

—  migno;  Muci  mucì  :  Voce  colla  quale  si  chiama 
il  gatto. 

Mig-nonetto  s.  ra.  Amorino  o  Amorino  d'E- 
gitto. T.  bot.  Reseda  odorata.  Pianta  che  ha  gli 
steli  un  poco  prostrati,  quindi  risorgenti,  appena 
angolati;  le  foglie  semplici,  divise  in  due  o  tre 
lobi  0  intere,  tenere,  lisce,  ottuse  nella  sommità, 
cuoriformi  alla  base;  i  fiori  per  lo  più  con  sei 
petali  biancastri,  con  le  antere  d'un  giallo  aran- 
ciato, i  peduncoli  muniti  alla  base  d'una  brattea 
acuta,  membranosa,  circa  due  terzi  più  corta  di 
essi.  Questa  pianta  si  coltiva  in  tulli  i  giardini  pel 
grato  odore  del  fiore,  che  lo  ha  simile  alla  pesca. 

Mlig'n.oiine  s.  m.  Mignona.  T,  stamp.  Sorta  di 
carattere  di  stamperia,  che  è  tra  la  Nompariglia 
e  il  Testino.  Dal  frane.  Mignonne.  | 

Milan  s.  m.  Nibbio,  Forbicione.  T.  ornit.  Falcus  -|j 
milvus.  Uccello  del  genere  dei  Falchi  e  famiglia 
de'  Milvi,  che  ha  il  becco  nero,  la  cera  gialla, 
le  penne  della  fronte,  gote  e  gola  bianche,  con 
una  nera  striscia  longitudinale;  quelle  del  vertice, 
colloltola  e  lati  del  collo,  acuminate,  fulve  con  una 
stria  nera  longitudinale;  penne  del  dorso  e  sca- 
polari, scoro^nere;  parti  inferiori  «  caoprHrici 


MIN 


MIN 


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dell'ali  fulvo-accese,  macchiate  di  nero:  remiganti 
primarie,  nere,  secondarie,  eslreraamente  cene- 
ricce;  coda  più  lunga  delle  ali,  mollo  forcuta; 
piedi  gialli,  unghie  nere.  É  uccello  comunissimo; 
il  vecchio  è  raro.  Nutresi  d'insetti,  reiliii,  topi, 
uccelletti;  i  pulcini  piaciono  a  lui  moltissimo;  è 
vile  e  si  lascia  battere  per  Qno  da'  corvi  ;  nidifica 
sugli  alberi  molto  alti. 

]l01ia<  add.  Ottimo.  Voce  araba.  0  l'è  un  viti 
milia;  È  un  ottimo  vino. 

ll£ilia>x*d.o  s.  m.  Bilione,  ed  anche  Miliardo  0 
Migliardo.  Voce  pretta  francese:  Mille  milioni, 
Migliajo  di  milioni,  ossia  Dieci  volle  cento  milioni. 

Btlilión  s.  m.  3IilioRe;  Nome  numer.  che  di- 
nota la  Somma  di  mille  migliaja. 
n  Milione,  talora  usasi  per  Numero  indeterminato: 
Ghe  són  stceto  un  tnilión  de  volte;  Vi  fui  un 
milione  di  volte. 

BdCiliouà/io  add.  Milionario.  Voce  dell'uso: 
Ricco  di  milioni,  Ricco  sfondato,  Ricchissimo. 

lUillexinio  s.  m.  Millesimo  e  per  sinc.  Mil- 
lesmu:  Lo  spazio  di  mille  anni, 
n  Millesimo,  per  La  data  apposta  ai  pubblici  mo- 
numenti, sebbene  maggiore  o  minore  di  mille 
anni:  0  milleximo  d  l'è  scassóu;  Il  millesimo 
è  cancellato. 
n  —  Alle  volte  sta  in  forza  d'add.  ed  è  nome  numer. 
ordinai,  di  Mille:  Me  contentieivo  da  tnillexima 
parie;  Io  sarei  contento  della  millesima  parte. 

1d.iixa,  v.  a.  Minare:  Far  mine  (in  signif.  di  Cavo 
0  Buco)  sotto  le  mura  d'una  città,  d'una  fortezza, 
sotto  un'opera  di  fortificazione,  ecc. 
t»  Minare,  figur.  Distruggere  insensibilmente  chec- 
chessia per  via  di  cabale  e  raggiri ,  Lavorar  sot- 
t'acqua 0  di  nascosto  onde  render  vane  le  altrui 
opere,  gli  altrui  progetti  o  sim. 

]M[ina,ocià<  v.  n.  31inacciare:  Promettere  altrui 
0  castigo  0  vendetta  ecc.  con  alto  o  movimento 
severo  di  mano  o  di  testa  o  con  parole  aspre. 
li  Minacciare,  in  senso  figur.  dicesi  altresì  di  Cose 
inanimate,  le  quali  danno  indizio  o  lasciano  scor- 
gere qualche  imminente  disastro, danno o  rovina: 
Quella  casa  a  minaccia  de  vegni  zù;  Quella 
casa  minaccia  rovhia. 

]M[ìna,tò  s.  m.  Minatore:  Colui  che  scava  le  mine, 
Che  lavora  intorno  alle  mine. 

minción  add.  Minchione,  Mestolone,  Squasi- 
modeo.  Uccellacelo,  e  men  modeslam.  Coglione: 
Uomo  balordo,  sciocco,  gaglioffo. 
%  Àveì  ria  fd  con  di  minciùin;  Aver  a  fare  con 
gente  sciocca ,  Aver  da  mangiare  la  zuppa  coi 
ciechi. 
S  Chi  balla  sensa  sdn,  5  l'è  matto  oppù  min- 
ción V.  Balla. 
S  Chi  è  mincidn  se  ne  stagghe  a  casa  V.  Casa. 
S  Chi  foise  cosci  mincidn  !  Chi  fosse  sì  corbellone  ! 
S  Mincióni  !  Minchioni  !  Esclamaz.   di  sorpresa , 
maraviglia  e  sim,,  lo  stesso  che  Capperi  !  Cap- 
pila!  Corbezzole!  Zucche  1  Cospetto! 
S  Non  èse  minción;  Non  esser  uomo  da  uccellare 
a  fave ,  si  dice  dUomo  che  opera  con  riflessione 
e  con  secondo  fine. 
%  Ogni  fedele  mincidn;  Ogni  fedel  minchione, 
vale  nel  comune  uso  Qualunque  persona,  anche 
la  più  semplice  e  da  poco,  ma  che  non  sìa  stu- 
pida affatto. 
S  Tocco  de  mincidn;  Pezzo  d'asino. 

SdCiULoionà;  v.  a.  Minchionare,  Corbellare,  Can- 


zonare, Cuculiare,  Dileggiare,  Deridere,  Burlare^. 
Beffare,  Pigliar  a  gabbo,  Giambare,  Berteggiarè,- 
e  men  modestam.  Coglionare  :  Pigliarsi   giuoco 
d'alcuno,  Burlarsi  di  checchessia. 
"  Pigliasi  anche  per  Tranellare,  Abbindolare,  Ginn-, 
lare,  Far  baratteria,  Trappolare,  Truffare;  ed  in; 
senso  più  mite  Eludere,  Illudere,  Deludere. 
S  Fd  cómme  Tommóu,  cKò  l'andò  pe  mincionà 

e  ó  l'è  stceto  mincionóu  V.  in  Fd. 
S  Fase  mincionà;  Farsi   scorgere  o  corbellare. 
S  Minciondse  n.  p.  Burlarsi,  Cuculiarsi,  Berteg- 
giarsi, ecc. 

Minoionaja;  s.  f.  Minchioneria:  3Iotto,  Detto 
giocoso. 
Il  Minchioneria ,  per  Cosa  da  poco  e  di  ninn  mo- 
mento ;  Bdgatella,  Bajuca,  e  men  modestamente 
Coglioneria. 
I!  —  Errore,  Sproposito,  Corbelleria,  Coglioneria, 
ti  —  Fandonia,  Bubbola,  Frottola,  Fiaba. 

]MCiiiciona>tùa<  s.  f.  Slinchionatura,  Corbel- 
latura, Canzonatura,  Dileggiamento,  Derisione, 
Beffa,  e  men  modestam.  Coglionatura  :  L'atto  del 
minchionare. 

Miuéa^  s.  f.  Miniera:  Luogo  sotterra  dove  gia- 
ciono  e  donde  si  possono  levare  metalli,  mine- 
rali e  certe  pietre  preziose. 
Il  Miniera,  figurai,  per  Luogo  o  Cosa  abbondevole. 

Ikliiiei*a,le  s.  m.  Minerale  :  Materia  qualunque 
che  eslraesi  da  una  miniera. 
Il  Minerale,  usato  in  forza  d'addiett.  vale  Appar- 
tenente a  miniera  o  che  partecipa  della  natura 
dei  minerali. 
S  jEgue  minerali;  Acque  minerali:  Quelle  die 
trovansi  impregnate  d'alcune  sostanze  straniere, 
gasose,  saline,  che  per  ordinario  si  adoperano 
per  medicamento. 

Miìnià.  V.  a.  Miniare:  Dipingere  con  acquerelli 
cose  piccole  in  sulla  cartapecora  ovv.  sull'avorio. 

lMLiiLÌSk.tò  s.  m.  Miniatore:  Colui  che  minia. 

Il£iiiia,tù.a>  s.  f.  Miniatura:  L'arte  del  miniare, 
Genere  di  pittura  in  piccolo,  in  cui  s'impiegano, 
sulla  cartapecora  o  sull'avorio,  colori  stemperati 
nell'acqua  di  gomma,  si  punteggiano  solamente 
le  carni,  e  si  dipingono  a  guazzo  i  fondi  e  i 
panneggiamenti. 
n  Miniatura:  Pittura  miniata  od  Oggetto  dipinto 

in  miniatura. 
$  In  miniatùa;  In  miniatura.  Posto  Hvy.  vale  In 
piccolo. 

M!inin  V.  Mignin. 

IMEiuio  s.  m.  Minio  :  Ossido  di  piombo,  tra  rosso 
e  giallo,  tendente  allo  scamatino,  e  serve  per 
lo  più  per  dipignere. 

Miinno  minno  V.  Migno  migno  in  Migno. 

Mliiiii-a.  s.  f.  Mina  :  Quel  cavo  o  buco  che  si 
fa  nel  terreno,  nelle  mura  o  nel  sasso,  per  em- 
pirlo di  polvere  affine  di  disunire,  rompere  f 
mandar  in  aria  le  indicate  materie. 

Mlii]i«a<  s.  f.  Mina  :  Sorta  di  misura  con  coi  si 
misurano  le  biade,  il  grano,  la  farina,  il  sale  e 
sim.  ;  e  significa  ancora  La  quantità  della  cosa 
misurata. 

Minò  s.  m.  Minore,  presso  i  Legisti  dicesi  Colai 
che  non  è  ancora  giunto  all'età  determinata  dalle 
leggi  da  poter  esser  padrone  di  sé  e  della  sua  roba. 
•I  Minore,  dai  Logici  si  dice  La  seconda  propo- 
sizione d'un  sillogismo  regolare,  ed  è  di  genere 
femm.  V.  Maggio  s.  f. 


S20 


MÌ8 


MOC 


IMQnò  add.  Minore:  Più  piccolo,  contr.  di  Mag- 
giore. 
M  Minore  è  anche  aggionlo  di  Ciascuno  del  primi 
quattr'ordini,  che  dee  ricever  colui  che  vuol  di- 
i  i      ventare  sacerdote. 

«-tìu  d'etw;  Minore  d'età,  Più  giovine,  parlandosi  di 
6  ';    fratello  cadetto. 

iS.ln.osL  s.  m.  Mìnotto  o  Mijollo.  T.  mar.  Si  dà 
4'-      questo  nome  a  Due  legni  collocati  quasi  orizzon- 
talmente, uno  per  parte  dello  sperone,  che  spor- 

*  gono  sul  davanti  della  nave,  ad  un  certo  angolo 
colla  direzione  della  chiglia,  per  procurare  da 
ambedue  i  lati  un  punto  fermo  onde  murarvi  il 

«•'  trinchetto,  la  scotta  del  quale  passa  per  una  ro- 
''■'    Iella  posta  all'estremità  della  gruella. 

IMCinollo  s.  m.  Zavorrante.  Voce  dell'uso:  Chia- 
mansi  così  da  noi  Coloro  che  portano  la  zavorra 
ai  bastimenti. 

]IIiii.ox*a;iisa<  s.  f.  Minorità:  il  numero  minore 

~    tra  più  persone  d'un  consesso,  ecc. 

BCinoritee  s.  f.  Minorila:  Stato  di  chi  non  è 
giunto  all'età  maggiore  V.  Minò  s.  m. 

JkUxLaa,  s.  f.  Milza  :  Viscere  molle,  posto  nell'ipo- 
condrio sinistro  fra  lo  stomaco  e  le  coste  spurie. 
"*'  S  Aveì  md  a  minsa;  Sentir  della  milza,  vale  Aver 
male  alla  milza. 

Miinseea.  (Erba)  V.  la  voce  Erba. 

IMCinsonà  V.  Nomina. 

BCinùtaj  s.  f.  Minuta:  Abbozzo  di  scrittura. 

•  minuto  s.  m.  Minuto:  La  60°'^  parte  d'un'ora, 

e  dicesi  pure  Minuto  primo. 

—  secóndo;  Minuto  secondo:  La  60"*  parte  d'un 
■f-^'    minuto  primo. 

-i'iiij  In  t'ùn  minuto  m.  avv.  In  un  attimo,  In  un  bat- 
ter d'occhio,  In  un  subito. 
B£xòxi  V.  Milión. 

BCìope  s.  m.  Miope:  Colui  che  vede  distintamente 
gli  oggetti  vicini,  ma  confusamente  i  lontani;  il 
contr.  del  Presbite. 
ACisa<nti*opo  s.  m.  Misantropo  :  Uomo  di  cat- 
tivo umore  che  schiva  di  trovarsi  in  società  cogli 
^'1     altri. 
Bffisocio  V.  Mesccìo. 

*^I!M[iscio  add.  Arso,  Asciutto,  Abbruciato  di  da- 
naro. 
'Bfiisoiòn  s.  f.  Missione:  Il  mandare  che  si  fa 
"5-     de'  sacerdoti  a  predicare  la  fede  di  Cristo   tra 
'      i  popoli  barbari  o  ad  istruire  i  cristiani,  onde  : 
-i       Andà  in  misciSn;  Andare  in   missione,  vale 
(,'■>'■■     Andare  a  predicare. 
RCiscioua<io  s.  m.  Missionario  :  Sacerdote  spe- 
dito per  le  missioni. 
B£isé  s.  m.  Momento,  e  dicesi  di  Quel  brevissimo 
V  •     spazio  di  tempo  che  si  occupa  nel   recitare  un 
àAt"     miserere:  No  passa  un  mise  ch'6  no  me  frusce; 
«■'*;'    Non  passa  un  momento  ch'e'  non  mi  tedii. 
'>'Af iséia<  s.  f.  Miseria,  Povertà,  Indigenza,  Bisogno, 
•  *=?•     Necessità. 

n  Miseria,  fìgurat.  per  Cosa  da  nulla,  di  niun  conto 
'"     0  considerazione,  Bagatella,  Inezia,  Frascheria. 
<  ^  Cdntd  de  misèie;  Cantare  delle  sue  miserie. 
Cantare  il  miserere:  Fare  il  miseracelo,  Fare  il 
lamentone,  infingendosi  più  povero  che  un  non 
sia. 
«fl.i'J  Èse  all'ultima  misèia;  Essere  alla  màcina  o 
ia  fondo,  Essere  per  le  fratte.  Essere  ridotto  al 
verde,  in  rovina,  agii  estremi  della  miseria. 

—  proprio  ùnn-a  misSià;  Essere  una  compassione. 


Mispéz>seg'o  s.  m.  Pesealoggia,  Pescamelata, 
Pescaciriegia,  Pescanoce:  Chiamasi  così  Una  va- 
rietà della  pesca  comune.  Ve  n'ha  delle  grosse, 
delle  medie  e  delle  piccole;  altre  hanno  la  buc- 
cia e  la  polpa  gialla,  ed  altre  bianca;  tutte  però 
di  sapore  squisito. 

Missa  s.  f.  Servito,  Mandata,  e  antic.  Messa  e 
Messo:  Muta  di  vivande. 

AdCitig'à.  V.  n.  Mitigare:  Far  mite.  Placare,  Ad- 
dolcire, Temperare,  Disacerbare,  Moderare  V. 
Calma. 
%  Mitigàse  n.  p.  Mitigarsi  :  Deporre  l'ira,  lo  sdegno, 
Calmarsi,  Placarsi,  Abbonacciarsi. 

AJEòa  s.  f.  Blora  :  Donna  nera  V.  Mòu. 

IMCoae  s.  f.  Madre,  antic.  Matre:  Femmina  che  ha 
figliuoli.  Genitrice. 
i>  Bladre,  figurat.  si  dice  di  Tutte  quelle  cose,  dalle 
quali  per  qualunque  si  voglia  modo  si  tragga  ori- 
gine. 

-^  dò  vin;  Bladre:  Il  fondigliuolo.  La  feccia  o  Letto 
del  vino  quando  è  nella  botte;  e  non  che  del  vino 
dicesi  anche  dell'aceto. 
%  A  moce  pietosa  a  fa  i  figgiéu  tignósi  V.  Figgiéu. 
S  Assòmeggiàse  a  moce;  Madreggiare:  Essere  nei 
costumi  simile  alla  madre,  ed  antfae  Somigliar 
la  madre  nelle  fattezze. 
S  Md  de  moce;  Mal  di  madre,  Mal  di  matrice  V. 
Md. 

IMCoaelo  add.  Paonazzo,  Pavonazzo,  Pagonazzo: 
Aggiunto  di  colore  tra  azzurro  e  rosso  j  simile 
a  quello  della  viola  mammola. 

Moaré  add.  Marezzato;  Aggianto  di  panno  e 
drappo  cui  sia  stato  dato  il  marezzo,  ossia,  quel- 
l' ondeggiamento  di  color  variato  prodotto  sui 
drappi  dall'azione  del  màngano. 

JMColblba  s.  f.  Trama,  Inganno,  Marachella. 

—  d'amixi;  Combriccola,  Confrediglia  V.  Cabirda. 

Miolbile  s.  m.  Mobile,  Arredo,  Suppellettile  V. 
Mobilia. 
ti  Mobile,  per  Facoltà  e  Avere  mòvibile,  onde: 
Beni  mobili;  Beni  mobili  diconsi  Quelli  che, 
salva  la  loro  sostanza,  possono  trasportarsi  da 
un  luogo  all'altro  ;  per  opposizione  a'  Beni  im- 
mobili 0  stabili  che  sono  quelli  che  non  possono 
mutar  di  luogo,  come  case,  poderi,  ecc. 
§  Bello  mobile  !  Bel  mobile  !  Bel  cero  !  Bel  cece  ! 
si  dice  ironicamente  ad  Uom  dappoco  o  tristo. 

Miolbile  add.  Mobile,  Mòvibile:  Che  è  atto  a 
muoversi  o  ad  esser  mosso, 
g  Feste  mobili;  Feste  mobili  V.  Festa. 

Mobilia  s.  f.  Mobili;»  :  Tutto  ciò  che  nelle  case 
è  adornamento  di  stanze,  come  sedie,  cassettoni, 
tavole,  armadi,  scansie,  quadri ,  ecc.  -  Tutto  ciò 
che  appartiene  alla  cucina,  alla  cantina,  alla  bot- 
tega, all'agricoltura,  dicesi  Masserizia  di  cucina, 
di  cantina,  ecc.,  ma  più  particolarm.  Arnesi,  Stra- 
menti,  Utensili. 

AJColbilia  V.  a.  Mobiliare,  Ammobiliare  V.  Am- 
mobiglid. 

Moca  s.  f.  Ralla:  Quell'untume  nero  che  si 
forma  dentro  i  mozzi  delle  ruote  delle  carrozze 
per  il  continuo  girare  sui  ferri  della  sala,  ecc. 
Voce  d'uso  comune  in  Toscana. 

M!ocoa  s.  f.  Bigotta  e  comunem.  al  plor.  Bigotte. 
T.  mar.  Pezzi  di  legno  di  forma  sferoidale  con 
tre  0  più  fori  a  gola  in  direzione  dell'asse  mi- 
nore che  fanno  uffizio  di  girelle.  Due  bigotte 
con  un  cavo  che  passa  successivaminta  da  una 


MOD 


MOD 


S^l 


all'altra  pe'suoi  fori  formano  una  specie  di 
paranco,  che  serve  per  tesare  le  sartie,  i  paterazzi 
e  spesso  pure  gli  stragli  V.  Bigotta. 

Alocca^lùmme  s.  m.  Spegnitoio:  Arnese  di 
latta,  fatto  a  foggia  di  campana,  con  un  boccinolo 
laterale  entro  cui  si  ferma  una  pertica  o  canna, 
e  serve  comunem.  nelle  chiese  per  ispegnere  can- 
dele 0  altri  lumi  posti  in  alto.  -  Accenditoio, 
chiamasi  La  pertica  o  canna  quando  ha  in  cima 
un  moccolo  o  stoppino  (mòcchetto)  per  uso  di 
accendere  candele  o  lumi  posti  in  alto  o  discosto. 

MScchiette  s.  f.  pi.  Smoccolatoje  :  Strum.  col 
quale  si  smoccola,  fatto  a  guisa  di  cesoje  con 
due  manichetti  imperniati  insieme,  e  con  una  cas- 
settina  da  capo,  nella  quale  si  chiude  la  smoc- 
colatura. Sogliono  avere  tre  piedini,  e  si  posano 
per  lo  più  sopra  un  piattellino  metallico. 

—  da  lùmea;  Smoccolatojne  V.  Lùmea. 
Mòcclietto  s.  m.  Stoppino,  dicesi  ad  Alcune 

fila  di  bambagia  a  guisa  di  lucìgnolo,  coperte  di 
cera,  delle  quali  altri  si  serve  per  accendere  i 
lumi,  ed  anche  per  far  lume,  specialmente  an- 
dando qua  e  là  per  la  casa;  altrim.  Cerino  V. 
Cerin. 

—  de  candeja  ;  Moccolo  :  Candeletta  sottile,  della 
qnale  sia  arsa  la  maggior  parte;  se  cortissima, 
dicesi  Mozzicone. 

S  Tià(H  mòcchetti;  Gittar  motti,  Motteggiare,  vale 
Pungere,  Incitar  co'  motti. 
B£5coo  s.  m.  Moccolaia:  La  parte  del  lucignolo 
CstóppinJ  da  smoccolarsi  perchè  troppo  incarbo- 
nita. -  Fungo  chiamasi  Quel  bottone  simile  al 
cappello  d'un  fungo,  che  si  genera  nella  sommità 
del  lucignolo  acceso  (V.  Bolla  nel  b'.signif.). - 
Smoccolatura,  Quella  parte  del  lucignolo  o  stop- 
pino acceso,  stata  recisa  colle  smoccolatoje. 

—  de  carbón  ;  Fumajuolo  e  più  comunem.  Fumac- 
chio V.  Carbón. 

3f  od<la<  s.  f.  Moda  :  Usanza  cbe  corre,  passeg- 

giera,  introdotta  dal  gusto  presente  o  dal  capriccio; 

djicesi  del  vestire,  de'  mobili,  dell'acconciarsi,  ecc. 
S  À  modda  ;  Alla  moda.  Posto  avv.  vale  Secondo 

l'usanza  che  corre. 
§  All'ìiltima  modda;  A  tutta  usanza,  All'ultima 

moda. 
S  Èse  de  modda  ;  Essere  andazzo  :  Essere  in  moda 

0  in  usanza,  Usarsi. 
§  Mercante  da  modde;  Modista:  Chi  ha  bottega  di 

robe  di  moda. 
Mioddo  s.  m.  Modo,  Maniera,  Guisa,  Via,  Mezzo. 
•1  Modo,  per  La  maniera  con  cui  si  fa  qualche  cosa  : 

Questo  moddo  de  scrive  6  nò  me  piaxe;  Questo 

modo  di  scrivere  non  mi  piace. 
M  —  per  Rimedio,  Ripiego, 
w  —  per  Volontà,  Piacimento:  0  fa  sempre  a  mce 

moddo;  Egli  fa  sempre  a  mio  modo, 
n  —  Presso  i  Grammatici  si  usa  per  significare  le 

differenti  maniere  di  coniugare  i  verbi  giusta  le 

differenti  azioni  od  affezioni  che  si  hanno  da 

esprimere. 
S  A  moddo  de  ;  A  modo  dì,  vale  Come,  In  gnisa 

dì:  Fceto  a  moddo  de  barchetta;  Fatto  a  modo 

di  barchetta. 
$  Ad  ogtii  moddo;  Ad  ogni  modo,  vale  Tuttavia, 

Per  altro:  Ad  ogni  moddo  6  ghe  guàgna;  Ad 

ogni  modo  egli  vi  guadagna. 
%  Andà,  a  moddo  in  t'ùnn-a  cosa;  Andar  a  modo 

in  una  cosa,  vale  Andarvi  con  moderazione. 


S  A  tutti  i  moddi;  In  ogni  mo'  o  modo,  lo  stesso 
Che  comunque  vada  la  cosa:  A  tutti  i  moddi 
véuggio  veddighe  dentro  ;  In  ogni  modo  io  vo'  ve- 
derci dentro. 

§  i4  ón  moddo;  A  un  modo.  Allo  stesso  modo, 
cioè  Similmente,  A  un  pari,  Egualmente  :  Semmo 
tutti  (ceti  a  un  moddo;  Noi  tutti  siamo  fatti  a 
un  modo. 

S  De  moddo  che;  Di  modo,  che,  vale  lo  stesso 
che  Tal  che.  Sicché,  In  guisa  che. 

$  Fa  a  so  moddo  o  a  moddo  di  atri;  Fare  a 
suo  senno  o  a  senno  d'altrui,  vale  Operare  se- 
condo la  propria  o  l'altrui  volontà. 

S  Féua  de  moddo;  Fuor  di  modo,  di  maniera, 
di  misura,  vale  Grandemente,  Eccessivamente, 
Estraordinariamenle,  Smodatamente. 

%  In  0  A  nisciiìn  moddo;  In  nessan  modo,  A 
patto  nessuno. 

S  In  certo  moddo;  Per  certo  modo.  »i^ 

S  0  vin  piggióu  a  moddo  S  l'è  megio  che  5  broddo 
V.  Broddo. 

S  Pe  moddo  de  di;  A  mo'  di  dire.  Per  modo  di 
dire.  Per  così  dire,  Per  modo  d'esempio.  Esem- 
pigrazia. 

S  Trova  ó  moddo  de...  Veder  via  di...  Trovar  modo 

di,  cioè  la  maniera  di  condurre  a  fine  alcuna  cosa. 

M^odellà,  v.  a.  Modellare.   T.  scult.  Formare 

con  terra  molle  o  cera  il  modello  d'un'opera  che 

si  vuole  eseguire  in  marmo  o  in  altra  materia. 

S  ModellAse  n.  p.  Prendere  a  modello,  a  norma, 
a  regola.  Governarsi,  Regolarsi  secondo  le  altrui 
operazioni,  preso  sempre  in  buona  parte. 
]|fodellatò  s.  m.  Modellatore:  Chi  modella. 
Miodello  s.  m.  Modello  :  Rilievo  in  piccolo  del- 
l'opera che  si  vuol  fare  in  grande. 

"  Modello  e  Mòdano  :  Misura  colla  quale  si  rego- 
lano gli  artefici  in  fare  i  lavori  loro,  ed  è  diverso, 
secondo  le  diverse  loro  professioni. 

n  —  Fig.  Esemplare,  Archetipo. 

n  —  Si  dice  a  Uomo  o  Donna  che,  nell'accademia 
del  disegno,  nudo  o  vestito,  sta  fermo  per  essere 
da'  giovani  studenti  o  da'  maestri  dell'arte  per 
loro  studio  ritratto  al  naturale. 
—  d'un  bastimento  ;  Garbo,  Garbato  o  Sesto  ?  Mo- 
dello che  si  fa  per  la  costruzione  d'un  bastimento. 
Modera,  v.  a.  Moderare:  Ridurre  al  convene- 
vole. Modificare,  Temperare:  Reprimere  gli  ec- 
cessi in  checchessìa. 

%  Moderàse  n.  p.  Moderarsi ,  Temperarsi  :  Repri- 
mere l'impelo  della  collera  o  d'altro  affetto, 
Contenersi  ne'  ristretti  limiti  dell'onesto. 
Ikf  odex*a<ziòii  s.  f.  Moderazione,  Moderanza, 
Moderamento  :  Regola,  Modo  e  Misura  nelle  cose. 
Modestin  s.  m.  Modestina:  Striscia  di  panno 
lino  lunga  un  palmo  o  poco  pia,  con  qualche 
guernizione  nel  lato  superiore,  e  portanla  sopra 
il  seno  le  donne,  specialmente  quando  il  vestito 
è  molto  scollato  o  aperto  sul  davanti;  altrim. 
Scollino. 
Modifica,  v.  a.  Modificare,  Moderare,  Tempe- 
rare: Produrre  cangiamento,  Cambiare  il  modo 
di  essere  d'alcuna  cosa. 

S  Modificàse  n.  p.  Modificarsi. 
Miodificazión  s.  f.  Modificazione:  li  modi- 
ficare, Il  cambiare  tanto  o  quanto  l'essere  d'una 
cosa  0  la  forma  di  essa. 
Modista  s.  f.  Modista.  Voce  dell'oso:  Colei 
che  fa  eappelli,  coffie  e  altre  accooctatare  d« 


tm 


MOI. 


MOI 


£:  donna   secondo  la  moda    corrente;  altrimenti 

.    Crestaia. 

M^exiii-a>  s.  f.  Morena  e  Marena.  T.   ìltiol. 

.y  Jturvena  helena.  Pesce  del  genere  delle  Mure- 

di:  nofidi,  che  ha  molta  somiglianza  ai  serpenti  per 

ohia  sua  forma  quasi  cilindrica  non  meno  che  per 
le  sue  proporzioni   sottili.  É  svelto,  forte,  fles- 

9»t£ibile  nelle  sue  parti,  e  a  guisa  che  ii  colubro 
striscia  e  s'arronciglia  sulla  terra;  egli  nuota  e 

ih  muovesi  in  giro  nell'acqua.  Ha  le  due  mascelle 
fornite  di  denti  acuti  e  lontani  l'uno  dall'altro; 

jR;ba  denti  sul  palato;  il  corpo  e  la  coda  sono  sparsi 

^^v.di  macchie  irregolari,  grandi,  ed  accompagnate 
e  coperte  in  parte  di  macchie  più  piccole.  Un 

t9()4>more  viscoso  e  copiosissimo,  dì  cui  è  intonacata 

.|n£Ìa  pelle,  dà  all'animale  la  facoltà  dì  sdrucciolare 

A    facilmente  in  mezzo  agli  oslacoli,  e  di  non  es- 

ifersere  trattenuto  se  non  con  molta  fatica.  La  sua 
carne  è  grassa,  bianca,  dilicatissima;  cibasi  di 
gratichj  e  di  pesci,  ma  i  polipi  sono  il  suo  pasto 
singolare;  si  pesca  con  nasse  e  con  lenze. 

]l£oesca<  s.  f.  Moresca:  Sorta  di  ballo  antico, 
così  detto  perchè  usato  da'  Mori,  e  da  loro  pas- 
sato a'  nostri  avi,  che  forse  in  qualche  parte 
corrisponde  al  saltare  coli' arme  degli  antichi. 
S  Batte  a  moesca;  Far  la  moresca. 

]M[oéto  add.  Moretto,  Brunetto,  Brunotto,  Bra- 
nazzo  :  Che  ha  alquanto  del  moro,  del  bruno. 

]li!òg'a,ne  s.  m.  Jlogogane,  Mogogon,  e  volgarm. 

"iQ  Mògano:  Albero  americano,  il  cui  legno,  di  color 

ih  fiallo-rossìgno,  è  molto  pregiato,  e  serve  per  far 
mobili  di  riguardo. 

'Sd-H^^G  s.  f.  Moglie,  Consorte:  Femmina  con- 

1^:  giunta  in  matrimonio;  altrim.  Mogliera,  Mogliere, 

no  e  per  idiotismo  fior.  Moglieri. 

!t^  Chi  ha  bella  mòggé,  a  non  é  tutta  a  so  ;  Chi 

io!  ha  bella  moglie,  la  non  è  tutta  sua. 

aiì$  In  compagnia  5  prceve  5  piggia  mòggé  V.  Corn- 
isi'- pagnia, 

ftJiS  Nò  se  péu  avei  a  mòggé  imbricega  e  a  bótte 

j*:"  pinn-a  V.  Bòtte'. 

»  5  Ommo  chi  ha  due  mòggé;  Bigamo. 
S  Piggià  mòggé;  Pigliare  o  Menare  o  Tòr  moglie, 

vagliono  Ammogliarsi. 
S  Se  voeì  astallàlo,  dceghe  mòggé;  Dagli  moglie 

-3  f  ed  halo  giunto,  dicesi  proverb.  per  dinotare  l'in- 
comodo, che  apporta  seco  il  prender  moglie. 

Biloi  V.  n.  Morire  e  Morirsi  :  Uscir  di  vita.  Partir 
di  questo  mondo,  Trapassar  di  questa  vita,  Cessar 

^&i'di  vivere.  Dare  l'ultimo  addio.  Andare  a'  piedi 

Dio,  Serrar  le  pugna.  Render  l'anima  a  Dio;  e 

.  scherzevolm.  Dar  beccare  a'  polli  del  prete,  An- 

.ifer;dare  a  sentir  cantare  i  grilli.  Porre  il  capo  dove 
il  nonno  ha  i  piedi,  Far  gheppio.  Basire,  Crepare, 

,«|r.Tirar  l'ajuolo.  Batter  la  capata, 
n  Morire,  figurat.  Mancare,  Consumarsi, 
fl  —  Finire,  Terminare. 

—  a  so  letto;  Morir  nel  suo  letto.  Morir  di  suo 
CI'  male  o  di  sua  morte:  Morir  di  morte  naturale. 
— -  co-e  scarpe  inpé  ....  Maniera  del  volgo,  e  vale 

Esser  ucciso  o  Morir  di  morte  improvvisa. 
mr-  cSnime  e  mósche;  Esser  grandissima  moria  o 
-e:;  mortalità. 

—  dà  famme;  Morir  di  fame,  Allampanare  dalla 
fame.  Essere  scannato  dalla  fame,  vagliono  Aver 

,^gran  fame;  e  talora  Esser  mendico. 
Jtdà  famme,  dà  sw,  da-o  freido,  da-o  séunno, 
v.  Ì<w.*%Morir  di  fame,  di  sete,  di  freddo,  di  sonno 


e  sin.,  vale  Aver  gran  bisogno  di  cibo,  di  be- 
vanda, di  riposo,  ecc. 

—  dannàu;  Morir  dannato  o  nell'ira  di  Dio,  vale 
Morir  empiamente  da  peccatore. 

—  da-o  cado;  Stillarsi  dal  caldo:  Soffrir  soverchio 
calore. 

—  da-o  rie;  Morir  dalle  risa,  si  dice  del  Ridere 
smoderatamente. 

—  dà  raggia,  dà  futta,  ecc.;  Morir  di  rabbia,  di 
sdegno  o  simili,  si  dice  dell'Essere  da  sifiTatte 
passioni  grandemente  agitato  e  commosso. 

—  de  parto;  Morir  di  parto  o  nel  parto  o  sopra 
parto,  vale  Morire  a  cagione  del  parto. 

—  in  te  so  oegue  ;  Cuocer  nel  suo  brodo  V.  ./Egua. 

—  6  chéu  d'ùnn-a  cosa;  Assevare,  Morir  di  vo- 
glia di  checchessia.  Averne  veemente  desiderio. 

—  santamente;  Morir  in  Dio  o  nell'eterna  pace  di 
Cristo,  cioè  santamente. 

' —  sensa  sd  e  sens' éuio , . . .  Morir  improvvisa- 
mente e  senza  i  conforti  della  religione.  M.  basso. 

—  vergine;  Morir  colla  ghirlanda  o  colla  corona: 
Morir  vergine. 

8  A  còsto  de  moi,  véuggio  falò;  Né  dovessi  io 

morire,  il  vo'  fare. 
§  Chi  ben  vive,  ben  méne  ;  \A  vita  il  fine ,  il  di 

loda  la  sera. 
**S  Chi  vive  sperando  méne  cagando  V.  Caga. 
\  Fa  moi  ùnn-a  persònn-a;  Giustiziare  uno. 
§  Moieiva  ciù  filo   a  vacca   d'ti/i  pòveo  diao; 

Quando  uno  è  nato  per  far  tribolare  non  dilefia 

mai,  I  tristi  non  muojono  mBi. 
§  0  véu  moi;  E'  vuol  morire,  si  dice  Quando  si 

vede  un  avaro  regalare  qualche  cosa  ad  alcuno 

0  fare  qualche  larghezza  contro  la  sua  natura. 
Il  —  Vuol  morire,  dicesi  pure  nell'uso  di  Chi  ha 

una  malattia  mortale. 
S  Quando  s'ha  da  moi,  a  moi  ciù  d'un  md  che 

dell'atro  l'è  5  stesso;  Infine  per  lo  gregge  è 

poi  lo  stesso  esser  preso  dal  lupo  o  dal  custode. 
S  Primma  de  moi   bezéugna  véddine  de  belle; 

Mentr'uno  ha  denti  in  bocca,  e'  non  sa  quel  che 

gli  tocca.  Modo  prov.  die  dicesi  per  dinotare  la 

varietà  della  fortuna. 
S  Se  sa  dóve  se  nasce,  n5  se  sa  dóve  se  méne; 

Ognun  sa  dov'  e'  nasce  o  pasce ,  ma  nessun  sa 

dov'ei  debba  morire. 
Mòieg-ua;  s.  f.  Matrigna  e  Madrigna:  Moglie 

del  padre  di  colui  a  cui  sia  morta  la  madre. 
Moìu  s.  m.  Molino  e  Mulino:  Edifizio  composto 

di  slrumenli  che  serve  per  macinare  le  biade. 

—  a  due,  a  trce  réne;  Molino  a  due  o  tre  pal- 
menti, dicesi  quando  ha  due  o  tre  màcine. 

—  a  vento;  Molino  a  vento  o  da  vento:  Sorta  dì 
mulino  che  va  per  forza  di  ruote  messe  in  moto 
dal  vento. 

S  Chi  é  primmo  a-o  mSin,  màxina;  Chi  è  primo 
al  mulino,  primo  macina.  Modo  prov.  che  vale 
Chi  è  pili  sollecito,  esce  primo  di  briga. 

S  Doppo  cent'anni  l'ccgua  a  torna  a-o  so  mBin; 
In  cent'anni  e  cento  mesi  l'acqua  torna  a'  suoi 
paesi  V.  ^gua. 

%  Erboo  dò  mòin;  Albero  o  Fùsolo. 

S  Tià  l'cegua  a-o  so  mòin  ;  Tirare  o  Recar  l'ac- 
qua al  suo  mulino  V.  .£gua. 
Moina,  s,  m.  Mugnajo:  Quegli  che  esercita  l'arte 
di  ridurre  i  cereali  in  farine;  dicesi  anche  Mo- 
linaro,  Molinajo,  Mulinaro,  .Macinatore. 
Mi^ineUo  s.  m.  Molinello  e  Malinello.  T.  mar. 


MOL 


MOL 


Àrgano  orizzontale  con  cui  si  salpa  l'ancora  ed 
eseguisconsi  altri  lavori  di  forza. 

n  Bùrbera:  Altra  specie  d'argano  orizzontale,  gi- 
revole a' due  capi  su  dae  pernj,  ano  di  questi 
(o  anche  ambidae)  prolungato  e  ripiegato  in  ma- 
novella. Serve  a  tirar  in  alto  pesi  per  le  fabbriche, 
estrarre  il  minerale  dalle  cave ,  attinger  acqoa 
da^  pozzi  e  simili. 

n  Bullo,  e  comunem.  Rulli  al  piar.:  Cilindri  di  legno 
duro,  non  mollo  lunghi,  i  quali  si  mettono  sotto 
alle  pietre  o  ad  altre  cose  di  gran  peso  per  muo- 
verle facilmente  col  rotolarle;  altrim.  Curri,  Ci- 
lindri. 

11  Cilindro,  Rotolo,  Rullo:  Strum.  di  legno  d'un 
sol  pezzo,  liscio  in  forma  di  colonna,  bucato  nel 
mezzo  per  lo  lungo  ove  s'introduce  un  perno  di 
ferro  su  cui  gira  allorché  si  fa  passare  sul  ter- 
reno dopo  «eminato  per  comprimere  la  semente. 

n  —  per  Un  altro  strum.  in  tutto  eguale  al  pre- 
cedente, ma  di  marmo  invece  di  legno,  che  serve 
per  ispianare  e  lisciare  i  pavimenti  alla  veneziana. 

—  da  sbatte  a  ciccolata  ;  Frullino  :  Asticciuola  tonda 
di  legno,  cui  in  basso  è  inserito  nn  ingrossamento 
mazzocchiuto  variamente  intagliato  e  traforato, 
aftinché  nel  suo  molo  vorticoso  molt'aria  si  fra- 
mescoli  colla  cioccolata  nel  frullarla  e  la  renda 
schiumosa. 

—  dò  tordo  da  stampoei;  Rocchellone:  Cilindro  dì 
legno  posto  orizzontalmente  sotto  le  guide,  alla 
sinistra  del  torcoliere,  girevole  sur  un  asse  di 
ferro ,  con  manubrio  da  volgere,  per  far  andare 
il  carro  del  torchio  avanti  e  indietro. 

^  Fa  0  mdinello  ;  Fare  il  mulinello.  T.  degli  scher- 
mii, ed  é  Quella  ruota  che,  per  difendersi,  fanno 
coll'arme  intorno  al  corpo. 

Mióinii-a;  s.  f.  Matrina:  Denominazione  che  dà 
il  baitezzato  a  Colei  che  lo  ha  tenuto  a  battesimo; 
amie.  Sàntola. 

]|fole»tà.  V.  a.  Molestare:  Dar  molestia  V.  Fru- 
sciò. 

AfollO;  s.  f.  Molla  :  Strum,  per  Io  più  d'acciajo, 
che,  fermo  da  una  banda,  si  piega  agevolmente 
dall'altra,  e,  lasciato  libero,  ritorna  nel  suo  primo 
essere  ond'egli  fu  mosso,  e  serve  a  diversi  usi 
di  serratura  e  d'ingegni. 
«  Molla,  figurai,  dicesi  di  Qualsivoglia  cosa  che 
abbia  virtù  di  far  muovere  l'animo. 

—  (i5  reléuio;  3IolIa:  Solili  pezzo  d'acciajo  ben 
battuto  e  temperato,  raggomitolalo  in  un  casset- 
tino  cilindrico  che  con  distendersi  fuori  mette  le 
ruote  e  tutta  la  macchinelta  in  moto. 

Molla.  V.  a.  Lentare,  Allentare,  Rallentare,  Rilas- 
sare: Render  lento,  e  si  applica  alle  cose  che  sono 
susceiiibili  di  tensione  o  di  rilasso,  come  i  fili, 
le  funi  e  simili,  contr.  di  Tendere.  Dicesi  an- 
che Mollare,  ma  è  meno  nobile,  ed  usasi  più 
particolarmenle  in  marineria,  e  vale  Sciogliere, 
Levar  vnlia,  Cessare  di  trattenere,  Disormeggiare, 
Disfare  un  nodo,  ecc. 

"  Usato  in  signif.  nent.  vale  Cedere,  Avvallare: 
0  terrcn  ó  molla;  Il  terreno  cede,  avvalla. 

«Cedere,  dicesi  anche  dello  Sformarsi  d'un  muro 
0  sim.;  Rovinare,  Sfasciarsi. 

—  a  brilla  a-o  cavallo,  a  ùnn-a  persónn-a  V. 
Brilla. 

—  5  con  ;  Lasciare  il  cane:  Scioglierlo  da  guinzaglio. 

—  5  prexo;  Rinviliare,  Dar  giù,  gcenjare  di 
pre^zOi^  i"  —  -^  '■-  -  ^~-'>^y  -j.  -'.  s.^l-[ 


—  d  vesti;  Allentare  il  vestito:  Slacciarlo  onde  sia 
meno  ristretto. 

—  un  pugno,  un  scciaffo,  di  cosci,  ecc.:  AbbrfC*^ 
care,  Appiccare,  Appioppare,  Appostare,  Appog- 
giare, Azzeccare  un  pugno,  ano  schiaffo,  un 
mostaccione.  Sprangar  calci,  ecc.  vale  Lasciarlo 
andare,  Scagliarlo. 

3  Comensd  a  molla  a  scotta  V.  appresso  Molldse 

pe-e  picagge. 
$  Mollàse  n.  p.  Allentarsi:  Farsi  lento,  cootr.  di 

teso, 
n  — pe-e  picagge;  Rompere  o  Strappar  la  cavezza, 
dicesi  di  Colui  che,  perduto  ogni  ritegno  d'onestà, 
comincia  a  fare  mancanze. 

]lk£olla<nixuLe  s.  m.  Mollame:  Parte  carnosa 
che  agevolmente  cede  al  tatto ,  ed  é  propriam. 
quella  che  è  sopra  il  fianco. 

Id[olla>iiii-a>  s.  f.  Fitta:  Terreno  che  sfonda 
e  non  regge  sotto  i  piedi. 
S  Formaggetta   mollann-a;   Cacetto,    Caciolino: 
Piccolo  cacio  fresco  e  tenero. 

Mollette  s.  f.  pi.  Molle,  Molli  e  Mollette:  StrolKi 
di  ferro  da  rattizzare  il  fuoco. 

Molle:xin  add.  Molliccio,  Hollicello:  Alquanto 
molle. 

Mollezza,  v.  n.  Molleggiare:  Essere  arrende- 
vole, Slollemente  piegarsi,  e  dicesi  della  punta 
della  penna  e  delle  dita  che  slringon  la  penna 
mentre  si  scrìve. 

Mollo  add.  Floscio,  Flaccido,  Mencio,  Molle,  Di- 
legine:  Aggiunti  che  si  applicano  a  quei  corpi  di 
natura  fibrosa  o  nervosa,  che  hanno  perduta  la 
naturai  consistenza.  Hanno  però  fra  loro  le  se- 
guenti   distinzioni:   Il  floscio  o  flaccido    è  per 
difetto  di  tensione;  il  mencio  è  quello  che  non 
ha  più  quella  elasticità,  quella  fresca  morbidezza 
che  lo  fa  resistere  al  tatto,  ma,  comprimendolo, 
cede  subito  e  non  ripiglia  la  sua  forma  al  cessare 
della  compressione;  così  un  vestito  che  sia  senza 
salda  sì  dirà  mencio,  non  mai  floscio;  il  molle 
usasi  per  Pieghevole,  Flessibile,  ecc.  come:  Cera 
molle;  dilegine  vale  Dì   poco   nervo.   Facile  a 
piegarsi,  ma  per  lo  più  dicesi  di  carta,  drappi 
e  simili, 
n  Molle,  Vincido,  Mucido  :  Aggiunto  di  quelle  cose 
che  per  umidità  perdono  in  buona  parte  la  du- 
rezza 0  consistenza  naturale. 
„  —  Aggiunto  di  persona,  vale  Debole,  Spossato, 
Floscio,  Lonzo,  Snervalo;  e  talora  Tardo,  Indo- 
lente, Che  non  sa  darsi  partito.  Che  sta  irresoluto; 
Tempellone,  Bracone,  Ser  agio. 
S  Gruppo  mollo;  Nodo  lento,  contr.  di  tirato. 
S  Polenta  molla;  Polenta  tenera,  contr.  di  soda. 
S  Roba  mxilla;  Mollame. 
%  Vin  mollo;  Vino  leno  o  lene:  Vino  debole, 
Mollacelo. 

Moltiplica  Y.  a.  Moltiplicare,  Multiplicare: 
Accrescere  di  numero  e  di  quantità. 
»  Moltiplicare,  pi-esso  gli  Aritm.  vale  Ripetere  nn 
numero  tante  volte  quante  vi  sono  unità  in  un 
altro  dato  numero. 

I^oltiplica^tò  s.  m.  Moltiplicatore.  T.  aritm. 
Quel  numero,  per  via  di  cui  si  fa  la  moltiplica- 
zione ;  che  anche  dicesi  Fattore. 

Moltiplica,zi5ii  s.  f.  Moltiplicazione  e  Mul- 
tipiicazione,  Moltiplico,  Moltiplicamenlo:  Il  mol- 
tiplicare e  La  slessa  quantità  moltiplicata. 
fi  MoIlipHcaxione,  in  Aritm.  Quell'operaaione,  per 


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MON 


MON 


,:,  via  di  cai  un  nomerò  vien  replicato  altrettante 
'.  volte  quante  sono  le  unità  d'un  altro  numero  dato. 
Tlf  f^l  t.i  aoimo  ;   Moltissimo  :  Àvv.  superi,  di 

Mollo. 
B£5n.  s.  m.  Mattone:  Pezzo  di  terra  cotta,  di  forma 

quadrangolare  per  uso  di  murare.  Ha  diversi  nomi 

secondo  le  diverse  forme. 

—  a  cotello;  Mattone  a  coltello  o  per  coltello  V. 
Catello. 

—  ferriéu;  Mattone  inferrigno  o  ferretlato  :  Mattone 
stracotto  nella  fornace,  e  diventato  durissimo  e 

SI  quasi  vetrificato. 
%  Quello  chi  fa  móin;  Mattoniero:   Artefice  che 

fa  i  mattoni,  Fornaciaio  di  mattoni. 
BJCÒxLà/  s.  f.  Colpo  di  mattone. 
8  Dà  ùnn-a  mona;  Dare  una  fardata  o  un  bottone, 

figurai,  vale  Gittare  un  motto  pungente  verso 

alcuno. 
SJCóuaeai  s.  f.  Moneta:  Jlelallo  coniato  per  uso 
mr  di  spendere.  Le  sue  parti  sono:  Faccia  o  Tipo 
:^r    e  Rovescio;  Esergo,  Quello  spazio  diviso  da  una 
U'  linea  che  è  nel  tipo  della  medaglia  o  moneta, 

ove  ponsi  l'inscrizione,  ed  il  Contorno. 

—  abùxiva;  Moneta  abusiva  V.  Abùxivo. 

—  bdnn-a;  Moneta  buona,  Moneta  legale. 

««^  calante;  Moneta  scarsa:  Quella  che  non  è  di 
,  5  '  giusto  peso. 

m.  corrente;  Moneta  corrente:  Quella  che  corre  co- 
.B  •  munemente  e  con  prezzo  determinato. 

—  d'argento  ;  Moneta  d'argento  o  bianca,  a  distin- 
.'    zione  di  quella  di  rame  o  d'oro. 

—  d'ou;  Moneta  d'oro. 

—  de  peizo ;  Moneta  di  peso:  Quella  che  niente 
cala  dal  suo  legittimo  peso. 

*—  de  rammo;  Moneta  di  rame. 
(Nir  effettiva  ;  Moneta  sonante ,  reale ,  effettiva  ,  in 
,/)  contanti. 

iti*  erosa;  Moneta  erosa  (dal  latino  oerosus,  abbon- 
'^  dante  di  rame):  Moneta  allegata  con  rame.  Moneta 

di  biglione,  cioè  Moneta  di  rame,  a  cui  sia  misto 

alquanto  d'argento. 

—  fàsa;  Moneta  falsa  :  Quella  cioè  che  non  è  battuta 
nella  zecca  pubblica,  e  non  sia  di  metalli  e  del 
peso  prescritto  dai  regolamenti  dello  Stato.  - 
Stagnoli  si  dicono  Le  monete  d'argento  falsificate 
con  io  stagno  ;  Incamiciate  o  Bratteate,  le  fal- 
sificate con  lamina  d'oro  o  d'argento. 

—  néuva;  Moneta  ardente,  nuova  di  zecca. 

—  retaggio;  Moneta  tosa  o  tosata:  Quella  che  è 
tagliata  o  limata  sull'estremità  in  giro. 

—  scassa  ;  Moneta  liscia,  Moneta  frusta. 

—  spessa;  Moneta  spezzata,  Moneta  spicciola,  Mo- 
t.    neta  minuta,  e  a  Fir.  Moneta  assolutam.  :  Denari 

spiccioli. 

S  Batte  mòncea;  Battere  o  Coniare  moneta  V. 
Batte. 

n  —  mSncea  fàsa;  Far  moneta  falsa,  Falsare  la 
moneta  o  il  conio,  vale  Fabbricare,  Coniare  mo- 
neta falsa,  Falseggiare. 

S  Non  ho  de  móncea  ;  Non  ho  di  spiccio,  cioè  Non 
ho  di  pìccola  moneta  in  saccoccia. 

S  Paga  da  mcexima  mòncea;  Pagar  uno  di  quella 
moneta  ch'ei  merita,  figur.  vale  Contraccambiare, 
Ricambiare,  Ricevere  tal  misura  quale  si  fece 
li    altrui. 

S  Paga  de  bónn-a  o  de  cattiva  mónwa  ;  Pagar 
di  buona  o  di  mala  moneta:  Maniera  figur.  e 
vale  lo  slesso  che  Corrispondere  o  Non  corri- 


spondere coi  portamenti  a  chi  altri  sia  per  qual- 
che verso  obbligalo. 

S  Paga  de  mòncea  lunga;  Farsi  tirar  per  il  fer- 
rajuolo,  dicesi  di  Chi  si  riduce  a  pagare  piiì  tardi 
ch'e'  può,  e  vantaggiandosi  pili  ch'e'  può. 

§  Remescid  da  mòncoa;  Acciottolar  quattrini,  vale 
Dimenarli,  Farli  suonare,  Armeggiare  con  essi 
come  se  fossero  ciottoli. 
Miòudà.  V.  a.  Mondare:  Tòr  via  col  coltello  ad 
un  frutto  la  buccia,  il  tórsolo  e  in  generale  le 
parti  guaste  o  superflue.  -  Sbucciare  o  Dibuc- 
ciare  valgono  Tòrgli  via  soltanto  la  buccia.  - 
Mondare  un  uovo,  dicesi  del  Levargli  il  guscio 
quando  è  lessato. 
]M[òxi.<la>g'g'ia<  s.  f.  Mondiglia  :  Spazzatura  di 
grano  che  si  dà  per  cibo  alle  galline  ed  uccelli 
grossi  ;  altrim.  Vagliatura. 
Moudiòla.  s.  f.  Bondiola:  Specie  di  salame 
fatto  di  carne  di  majale  non  trita,  insaccala  in 
grosso  budello  di  manzo  o  sim. 
IMEòndo  s.  m.  Mondo:  Il  cielo  e  la  terra  insieme 
a  ciò  che  si  racchiude  in  essi;  Universo. 

»  Mondo,  più  particolarm.  dicesi  II  globo  terrestre, 
cioè  La  terra  sola. 

Il  —  Figurai,  preso,  vale  il  genere  umano,  Tutti 
gli  uomini  in  generale. 

Il  —  La  società  degli  uomini,  con  cui  si  dee  con- 
vivere 0  Parte  di  essa  società. 

Il  —  Gran  numero  di  persone,  ed  altresì  Quantità 
grande  di  checchessia. 
—  néuvo ,  Mondo  nuovo  :  Macchina,  dentro  cui  sono 
adattate  delle  vedute  di  diverse  parti  del  mondo, 
le  quali  sì  veggono  ingrandite  mettendo  l'occhio 
ad  una  lente  che  corrisponde  dalla  parte  di  fuori. 

S  Andà  in  cattivo  mSndo;  Andare  in  mal  mondo, 
cioè  air  inferno. 

n  —  S  móndo  sóttesòrva  ;  Andare  il  mondo  in 
carbonata  o  sottosopra,  Essere  finimondo,  Seguire 
rovina  irreparabile. 

n  —  pe~o  móndo;  Andare  pel  mondo  o  per  Io 
mondo,  vale  Viagg:arp. 

S  A-o  móndo;  AI  mondo:  Modo  dì  dire  che  si 
usa  in  alcune  frasi  per  ripieno,  accrescendone  la 
forza:  Nò  gh'é  ommo  a-o  móndo  chi  ecc.;  Non 
v'è  uomo  al  mondo  che  ecc. 

S  A  st5  móndo  nisciùn  l'è  necessàio;  Nessuno 
al  mondo  è  necessario,  e  vale  Tutti  ci  possiam 
giovare,  ma  ognuno  di  noi  può  fare  di  manco 
dell'altro  a  un  bisogno;  e  Io  diciamo  per  mo- 
strarci noncuranti  d'alcuno,  e  le  piiì  volte  per 
rintuzzarne  l'orgoglio  se  ci  vuol  fare  il  collo, 
reputandosi  che  non  possiam  fare  senza  di  lui. 

S  Conosce  6  móndo  ;  Sapersela,  Non  aver  bisogno 
di  mondualdo,  Aver  pisciato  in  più  d'una  neve: 
Esser  pratico  delle  cose  del  mondo. 

§  Dacché  B  móndo  ó  l'è  móndo  ;  Da  che  il  mondo 
è  mondo,  Da  poi  che  l'acqua  bagna,  Da  poi  che 
il  fuoco  scalda,  Da  poi  che  gira  intorno  il  cielo, 
A  memoria  d'uomo,  A'  dì  de'  nati,  cioè  Dai  tempi 
antichissimi  fino  al  presente. 

S  Dà  a-o  móndo;  Dare  al  mondo  o  alla  luce, 
vale  Partorire. 

§  Derrùe  ó  móndo;  Rovini  il  mondo,  suolsi  dire 
per  mostrare  il  deliberato  proposito  di  far  una 
cosa,  senza  curare  ostacoli  o  pericoli:  Derrùe 
S  móndo,  stasseja  parto  pe  Milan  ;  Rovini  il 
mondo,  stasera  parto  per  Milano. 

S  Di  un  móndo  de  villanie  a  ùnn-a  pert5nn-a; 


m» 


MON 


Dir  altrui  nna  carta  di  villanie,  d'ingiarie  o  sim., 

vale  Dirgli  molle  villanie. 
S  Donna  de  m5ndo;  Donna  di  mondo,  Mondana, 

Meretrice  V.  Donna. 
S  Èse  in  te  l' atro  móndo  o   in    tò   móndo   da 

lùnn-a;  Esser  nell'altro  mondo,  vale  Esser  fuor 

di  sé,  Essere  astratto, 
n  —  pe-o  móndo;  Essere  per  il  mondo,  si  dice 

di  Chi  erra  in  qua  e  in  là  senz'arte  né  parte. 
S  In  cavo  dò  móndo  V.  Cavo. 
%  L'atro  móndo  V.  sotto  0  móndo  de  là. 
%  Lascia  6  móndo  cómm'ó  se  tréuva;  Lasciar  il 

mondo  come  si  trova  :  Lasciare  le  cose  ceme 

stanno  senza  mutarle. 
S  Leva  da-o  móndo  ùnn-a  persónn-a  V.  Leva. 
S  Mette  all'ónó  dò  móndo;  Mettere  all'onore  del 

mondo. 
"  —  a-o  mdndo  V.  Mette. 
S  Nisciùn  l'è  conlento  «  sto  móndo  ;  Ognuno  ha 

il  suo  diavolo  all'uscio.  Quisque  suos  patitur 

manes.  (Virg.) 
%  Nò  conosce  5  mdndo;  Non  conoscer  il  mondo, 

Esser  soro,  inesperto  del  mondo,  novizio. 
S  0  gran  móndo;  Il  gran  mondo,  si  chiama  La 

gente  nobile,  litolata  e  ricca,  che  spende  e  pom- 
peggia. 
S  0  móndo  de  là;  L'altro  mondo  o  II  mondo  di 

là,  vagliono  Paradiso  o  Inferno  o  Luogo  dell'al- 
tra vita. 
S  0  móndo  5  l'è  bello  perché  5  l'è  vario  ;  É  bello 

il  mondo,  perchè  é  pien  capricci  e  gira  tondo. 

Solo  per  variar  natura  è  bella, 
S  0  móndo  ó  l'è  de  chi  se  ó  piggia;  Il  mondo 

é  di  chi  se  lo  piglia,  e  vale  Gli  arditi   otten- 
gono ciò  che  vogliono  o  sim. 
S  0  móndo  5  l'è  {ceto  a  scaa,  chi  mónta  e  chi 

caa;  Questo  mondo  è  fatto  a  scale,  chi  le  scende 

e  chi  le  sale,  ovv.  è  fatto  a  scarpette,  chi  se  le 

cava  e  chi  se  le  mette.  Dettato  prov.  che  vale 

che  A  taluno  è  propizia,  a  taluno  è  contraria 

la  fortuna. 
S  0  móndo  5  l'è  rióndo,  chi  nd  sa  navegd  va 

a-o  fóndo  V.  Fóndo. 
S  Pà  ch'ó  vegne  dall'atro  móndo;  E' si   mostra 

delle  cento  miglia,  Ei  cade  dalle  nuvole,  cioè  Si 

mostra  nuovo  di  checchessia. 
S  Paci  tutto  ó  móndo;  Parere  tutto  il   mondo: 

Parere  un  gran  che. 
S  Pe  tutto  l'òu  dò  mótido;  Per  cosa  del  mondo 

(si  usa  colla  negai.),  e  vale  In  alcun  modo,  In 

nessun  modo  affatto. 
S  Piggid  ó  móndo  cómm'ó  ven;  Pigliar  il  mondo 

come  viene  :  Acconciare  l' animo  via  via  alle 

mutazioni  che  avvengono  senza  darsene  gran 

briga. 
S  Roba  dell'atro  móndo;  Cose  dell'altro  mondo: 

Cose  grandi,  straordinarie,  strepitose. 
S  Savei  sta  o  vive  a-o  móndo;  Saper  del  mondo: 

Conoscere  come  vi  si  deve  regolare. 
S  Sta  in  cavo  dò  mondo;  Stare  in  capo  al  mondo, 

vale  Abitare  in  parte  lontana. 
S  Tutto  ó  móndo  ó  l'è  paize;  Tutto  il  mondo  è 

paese  o  sim.  Prov.  che  vale  che  Per  tutto  si 

può  vivere ,  e  per  tutto  s' incontra  del  bene  e 

del  male. 
8  Vegni  a-o  móndo  ;  Venire  al  mondo,  Nascere. 
BdEòneg-^  s-  ^-  Monaca  :  Religiosa  secolare. 
S  Batte  a  mdnega;  Segar  la  monaca:  Rumore  o 


fracasso  che  alla  metà  della  quaresima  si  usa  fare 
da'  ragazzi  battendo  con  bastoni,  pietre  o  sim.  le 
porte  delle  botteghe  e  delle  case.  Dicesi  così  iit 
Firenze  perchè  quivi  vendevasi  una  stampa  chia- 
mata La  quaresima,  dove  «rano  descritti  tutti  f 
giorni  della  stessa,  ed  alla  metà  di  questa  era  di- 
pinta una  figura  che  rappresentava  una  monaca  con 
una  sega  póstale  a  traverso  del  corpo,  quasi  per 
segarla. 
S  Serva  de  móneghe;  Servigiana:  Donna  secolare 
che  serve  le  monache  ne' loro  affari  del  monastero. 
Mióneg'lietta.  s.  f.  Cincia  bigia  o  Cinciallegra 
cenerina.  T.  ornil.  Parus  palustris.  Uccello  del 
genere  delle  Cince,  che  ha  il  becco  nero;  pileo, 
cervice  e  gola  di  color  nero  ;  collo  e  parti  ini 
feriori  biancastre;  dorso,  scapolari  e  sopraccoda, 
di  color  cenerino,  leggerissimamente  tendenti  al- 
l'olivastro; remiganti  e  timoniere  del  medesimo 
colore  sul  margine,  ma  più  brune  nella  parte 
media  ;  timoniere  esterne  col  margine  esterno 
quasi  bianco;  piedi  cenerino-neri.  Le  femmine 
hanno  il  color  nero  meno  puro.  Abita  i  boschetti 
e  le  macchie  de' monti  d'elevazione  mediocre; 
nidifica  negli  alberi  cavi.  Di  passaggio  in  inverno 
non  in  ogni  anno;  qualche  volta  numeroso. 

—  fàsa;  Monachina  infilzata,  suol  dirsi  a  Chi  si 
mostra  umile  e  rispettoso,  timido  nel  parlare, 
ma  che  sotto  sotto  ha  tanto  o  quanto  di  malizia 
0  gli  se  ne  vuole  attribuire;  Mozzina,  Mammamia, 
Fagnone,  Ipocrita,  ecc. 

S  Móneghette  dò  pappe  brùxòu;  Monachine:  Quelle 
scintille  di  fuoco  che  nell'  incenerirsi  la  carta  a 
poco  a  poco  si  spengono. 

]!k£Òxieg>]iiiixi-a.  s.  f.  Monachina.  T.  ornit. 
Recurviroslra  avocetta.  Uccello,  forse  l'unico  del 
genere  delle  Avocette ,  che  ha  il  becco  nero , 
l'iride  rossa;  pileo,  cervice,  scapolari  interne, 
piccole  e  medie  cuopritrici  e  remiganti  primarie 
nere;  remiganti  secondarie  interne  scaro-nere; 
timoniere  bianco-periate;  tutte  le  altre  penne 
candide;  piedi  cenerino-periati;  le  unghie  nere. 
Vive  in  prossimità  del  mare,  negli  stagni  d'ae- 
que  basse,  alle  bocche  fangose  de' fiumi.  Cibasi 
di  piccoli  insetti,  vermi  ed  uova  di  pesci,  che 
becca  sull'acqua  e  fra  la  mota.  É  uccello  mollo 
agile,  vola  con  forza,  corre  velocemente  e  nuota 
benissimo;  di  passaggio  rarissimo. 

Miòuèlla,  s.  f.  Quadruccio:  Mattone  più  grosso 
degli  altri. 

AdCòuesté  s.  m.  Monastero,  Monasterio,  Moni- 
stero,  Monisterio,  Munistero  e  Munislerio:  Abi- 
Inro  di  monache. 

MEònfterrà  s.  m.  Vino  monferralo:  Sorta  di 
vino  nero,  sciolto,  leggiero,  e  di  cui  si  può  bere 
con  intemperanza  senza  pericolo  (quando  però 
non  sia  adulterato). 

]|I<^iif4Bx*z*i]in-a>  s.  f.  Monferrina.  Voce  del- 
l'uso: Sorta  di  ballo  così  detto  dal  Monferrato, 
donde  se  ne  diffuse  l'usanza. 

Mióntà  s.  f.  Montala,  Salita,  Erta,  Ascesa  :  Laogo 
per  lo  quale  si  va  all'  insiì. 

—  drita;  Salila  o  Montata  acclive,  scoscesa,  ripida. 
Monta.  V.  a.  Montare,  Salire,  Ascendere,  Pog- 
giare: Andare  ad  allo. 

n  Montare,  figurai.  Salire  in  alto  stalo.  Crescer  di 

fortuna, 
n  —  Ammontare,  Importare,  Rilevare,  Formare, 

Ascendere,  dicesi  del  raccolto  o  somma  d'un 


526 


MON 


MOR 


j?"  conto  di  più  partile,  o  del  Costare  o  Valere  di 
1'    checchessia. 

M  —  per  Rincarire,  Crescere  di  prezzo. 

ti  —  Il  congiangersi  degli  animali,  il  maschio  colla 
(i    femmina. 

»  —  Presso  gli  Artefici,  vale  Metter  su.  Mettere 
8(  insieme  le  diverse  parti  di  checchessia,  ed  è 
,,9'i  contr.  di  Smontare. 
<*•  a  cavallo;  Montar  o  Salire  a  cavallo  o  in  sella. 

—  a  guardia  ;  Montare   la   guardia ,   dicesi   dei 
-<    soldati,  e  vale  Andare  a  far  la  fazione  delle 

guardie. 
*>i  o  pix5n;  Rincarare  il  fitto  o  la  pigione. 

—  de  graddo;  Montare  in  grado:  Crescere  di  con- 
dizione, di  stato,  di  dignità. 

^  di  còcchetti;  Andare  o  Salire  alla  frasca  o  al 
bosco,  dicesi  dei  Bachi  da  seta  quando  vanno 
alla  frasca  per  essere  messi  già  in  punto  di  co- 
minciare il  lavoro  del  bozzolo. 
t*  I  cannòin;  Incavalcare  le  artiglierie,  dicesi  quando 
-"'  si  assettano  sulle  loro  casse;  ha  per  contr.  Sca- 
valcare. 

—  in  sci  pé;  Montar  su'  piedi. 

—  tn  aciùnn-a  cosa;  Montare  so  checchessia,  vale 
Salirvi  sopra. 

4^  S  scciéuppo;  Armare  o  Montare  lo  schioppo,  ed 
'  anche  Armare  il  cane,  cioè  Tirar  su  il  cane  del- 
l'acciarino sino  all'ultimo  grado  di  tensione,  al 
tutto  punto  0  sullo  scatto. 

-*  un  diamante;  Incastonare,  Incassare,  Legare  un 
diamante. 

<**  ùnn-a  casa;  Arredare  una  casa  :  Fornirla  d'ar- 

..t  redi  e  d'ogni  altro  occorrente. 

••^  ùnn-a  lamma,  ùnn-a  spà;  Montare  una  lama, 

«"  nna  spada,  vale  Armarla  de' suoi  finimenti. 

—  un  reléuio;  Montare  un  orinolo,  vale  Metterne 
Insieme  le  varie  parti. 

—  un  tià;  Armare  un  telajo. 
IMIozita.g'uà;  s.  m.  Montanaro:  Uomo  di  mon- 
tagna, Che  sta  nelle  montagne. 

]M[oxi.ta;g']liil  (FrengucUo)  V.  Frenguello. 

A£on.ta<uti  s.  m.  pi.  Puntoni.  T.  murai.  Quelle 
travi  d'un  cavalletto,  che  dai  lati  vanno  ad  unirsi 
nel  mezzo,  formando  angolo  acuto. 

Monta^tùa;  s.  f . . . .  Tutte  le  parti  principali 
i^' componenti  un  arnese  qualunque,  come  Mon- 
talùa  d'iin  scciéuppo,  d'ùnn-a  pistolla;  Cassa 
d'un  archibugio,  d'una  pistola.  Mvnlatùa  d'un 
letto;  "Là  lettiera  e  tutto  l'addobbo  che  occorre 
per  renderlo  compiuto;  e  così  dicesi  di  qua- 
lunque altra  cosa. 

mCònte  s.  m.  Monte,  Poggio,  Colle. 

—  de  pietce;  Monte  di  pietà:  Pubblico  presto,  dove, 
mediante  un  pegno,  si  prestano  danari. 

?j  Andd  a  monte,  Manda  a  monte  ùnn-a  cosa 

V.  A  monte  alla  sua  sede  alfabct. 
]M[5iitecIxìnxi-a.  s.  m.  Saliscendi.  Voce  del- 
l'uso: Luogo  montuoso  e  pien  di  scese  e  salite. 
]li[dn. tetti u  s.  m.  Monticcliino,  Monticelletto, 

Poggeltino,  Poggiolino.  Dim.  di  Monticello. 
MiGntetto  s.  m.  Monticello,  Monticino,  Mon- 

liccìuolo,  Poggetto:  Piccolo  monte  o  poggio. 
W- Monticello,  Monticino,  per  simil.  Piccolo  mucchio. 
ACfintón  s.  m.  Montone:  Il  maschio  della  pe- 
"  ecra,  il  qual  serve  per  far  razza. 
n  Montone  e  Montonina,  per  La  pelle  del  montone. 
S  Sàto  dò  mòntSn;  Salto  dei  montone,  dicesi  Quel 
salto  che  fanno  i  cavalli  spiccandosi  in  alto  e 


scalciando  co'  piedi  di  dietro,  piegando  le  reni; 
salto  pericoloso  al  cavaliere. 

Montóu.  p,  pass.  Montato,  Salito,  ecc.  V.  Monta 

in  tutti  i  suoi  signif. 

§  Ben  montón;  Ben  montato,  Ben  corredato;  e 

talora  Attillato ,   Con  acconci  e  ben  composti 

vestimenti. 

S  Cappello  móntóu;  Cappello  arricciato  V.  Cappello. 

M;òxLtùa>  s.  f.  Montura:  Divisa  militare,  o  piut- 
tosto term.  gener.  di  Tutto  ciò  che  serve  a  ve- 
stire ed  a  coprire  il  soldato  dal  capo  alle  piante. 
É  un  pretto  gallicismo,  ma  d'uso  comune. 
S  Meza  montila  ....  T.  mil.  Diccsi  di  Chi  in- 
dossa 0  i  soli  calzoni  o  il  solo  giubbetto  coerente 
all'  intera  divisa. 

]M[oz*a.le  s.  f.  Morale  :  La  Scienza  o  Dottrina 
de'  costumi. 
1)  Morale,  per  Costume  buono  o  cattivo. 
Il  Detto  scherzev.  da  noi  intendesi  per  Danari,  Pe- 
cunia: 0  l'è  ommo  chi  ha  da  morale;  É  uomo 
danaroso,  pecunioso,  ricco. 

Mioiralitae  s.  f.  3Ioralità  :  Costumi  lodevoli. 
Il  Moralità,  pel  Senso  morale  che  è  chiuso  sotto 
il  velame  dell'allegoria  o  della  favola. 

]M[ox*a.lìzzai,  v.  n.  Moralizzare,  Moraleggiare: 
Parlare  di  morale,  Far  riflessioni  morali.  Ridurre 
a  morale. 

Morlbid-essa  s.  f.  Morbidezza  e  Morvidezza, 
Trattabilità,  Dilicatezza:  Qualità  di  ciò  che  è 
manoso  e  dolce  al  tatto. 
Il  Morbidezza,  nella  pittura  L'esser  morbido  e  pa- 
stoso. Pastosità. 

Miorlbido  add.  Morbido  e  Morvido:  Piacevole 
al  tatto.  Manoso,  Dilicato,  Trattabile,  contr.  a 
Ruvido. 

MiorTbin  s.  m.  Zurlo,  Zurro,  Ruzzo. 
§  Levd  0  mòrb  in  a  ùnn-a  personn-a  ;  Cavar  ii 
ruzzo  0  il  zurlo  a  uno,  o  Cavare  il  zurro  o  il 
zurlo  di  capo  a  uno,  vale  Fare  stare  altrui  a 
segno  0  in  cervello,  Tenerlo  in  timore  col 
castigo. 

Mordente  s.  m.  Mordente:  Composto  di  di- 
versi colori  0  altre  materie,  col  quale  si  coprono 
quelle  cose  che  si  vogliono  dorare  o  inargentare 
senza  brunitura  o  lustro. 
II  Mordente.  T.  mus.  Ornamento  della  melodia  che 
si  fa  esprimendo  due  suoni  in  una  nota ,  ma 
all' ingiù,  e  distanti  un  solo  mezzo  tono,  colla 
differenza  che  tale  doppio  suono  non  dee  durare 
per  intia  la  nota,  ma  solo  per  una  parte. 

More  adi  s.  f.  pi.  Emorroidi,  Moroidi,  Morici: 
Enfiamento  delle  vene  dell'ano,  nato  da  super- 
fluità di  sangue,  che  per  infiammazione  concorre 
in  quelle  parti.  Diconsi  cieche  o  chiuse  quelle 
che  non  consistono  che  in  un  gonfiamento  del 
vasi  emorroidali,  e  aperte  quelle  che  colano. 

MorfiuuL-a,  s.  f.  Morfina  :  Estratto  d'oppio.  É 
veleno  potentissimo. 

MiSrinoa,  s.  f.  Mormillo  e  Mòrmilo.  T.  Ittiol. 
Sparus  mormyrus.  Pesce  della  famiglia  de'  Pà- 
gari,  il  quale  si  distingue  dai  medesimi  per  avere 
i  denti  molari  disposti  a  doppio  ordine,  molto 
piccoli  ed  i  suoi  denti  incisivi  più  sottili  e  nu- 
merosi, così  che  il  suo  muso  più  allungato  ofifre 
ben  diversa  fisionomia.  Il  Jlormillo  poi  si  di- 
stingue dalle  altre  sue  specie  più  vicine,  perchè 
ha  delle  strisce  larghe  verticali  nere  sopra  un 
fondo  di  color  d'argento. 


MOB 


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9X9 


]l£óx*inoà  V.  n.  Mormorare:  Dir  male  d'alcnno 
quando  non  è  presente,  Detrarre  alla  fama  di  lui. 

IkIòz*moa.zioii  s.  f.  Mormorazione,  D^'lra- 
zione.  Maldicenza  :  Discorso  che  ha  per  oggetto 
il  disonore  e  la  diffiimazione  del  prossimo. 

MSmiSg-g-io  s.  m.  Bisbiglio  e  Bisbiglìo,  Pas- 
seraio: Bisbigliamento,  Susurro  prodotto  dal  ci- 
caleccio 0  favellamenlo  fatto  piano  da  più  persone. 

Morón  s.  m.  Mora,  3Iorajuo!a,  Gelsa,  ed  anche 
.Moragelsa:  Frullo  del  gelso  o  moro. 

Morréua  s.  f.  Slazzamurro:  Tritume  o  Rot- 
tame di  biscotto  (galletta). 

Morsce  s.  f.  pi.  Morse:  Pietre  o  Mattoni,  i 
quali  sporgono  in  fuori  dai  lati  dei  mori,  lascia- 
tivi aflQne  di  potervi  collegare  nuovo  muro.  La 
intera  serie  delle  morse  dicesi  anche  Addentellalo. 

Morscella  s.  f.  Morsello,  Blorselto:  Quella 
quantità  di  cibo,  ma  per  lo,  più  di  pane,  che  si 
spicca  in  una  volta  co' denti, 
n  Colpo  di  morsello:  Castigo  che  a  bordo  dei  ba- 
stimenti si  dà  a  chi  commette  mancanze  V.  Mor- 
scelli  in  Morscello. 

Morscelletto  s.  m.  Morselletlo.  Dimin.  di 
Morsello:  Bocccncello  Y.Morscelld  nel  1°  signif. 

Morscello  s.  m.  Morsello  :  Bocconcello,  Pez- 
zettino di  pane. 
%  Morscelli  ;  Morselli.  T.  mar.  Pezzi  dì  cavo  tal- 
Yolla  fatti  al  anello,  coi  qnali  fannosi  delle  le- 
gature provvisorie,  specialmente  alla  gomena  od 
alla  catena  per  fissarla  al  cavopiano. 

M!oi*scetto  s.  m.  Morsetto  e  Morsetta.  T. 
delle  arti.  Piccolo  strumento  simile  alla  morsa 
(morscio)  da  tenersi  in  mano  per  lavori  sottili. 

]M[ox*scià>  de  pa.n;  3Ior;o  dì  pane,  vale 
Un  boccone  di  pane. 

AdEorscià.  s.  f.  Morso.  Il  mordere  e  11  segno 
che  lascia  il  morso  ;  Morsura ,  Morsicatura. 

—  de  pan;  Morso  di  pane  osim..  vale  Quella  quantità 
di  pane  ecc.  che  si  spicca  in  una  volta  co'  denti. 

S  Dà  de  morscice;  Dar  di  morso,  vale  Mordere. 
Mioirscio  s.  m.  Morsa  :  Strum.  di  ferro  o  di 
legno  a  guisa  dì  grossa  tanaglia ,  col  quale  i 
fabbri ,  gli  orefici  ed  altri  artefici  stringono  e 
tengon  fermo  il  lavoro  ch'eglino  hanno  tra  mano 
per  lavorarlo. 

—  dò  cavallo;  Jlorso:  Quell'arnese  dì  ferro  che  sì 
mette  in  bocca  ai  cavalli;  allrìm.  Freno.  Esso 
dividesi  in  imboccatura,  che  è  la  parte  là  quale 
va  in  bocca  al  cavallo,  e  in  guardia,  che  è  la 
parte  la  quale  non  va  in  bocca;  dicesi  voltojo 
la  parte  ove  son  le  campanelle,  alle  qoali  sì 
attaccan  le  redini. 

**S  Morsci;  Denti.  Voce  bassa,  e  dicesi  per  lo  più 
dì  Denti  lunghi  e  che  sporgono  all'  infuori. 

M!orta  s.  m.  Mortajo,  dimin.  Morlajello  :  Vaso 
di  metallo,  di  pietra,  di  marmo,  di  legno,  di  vetro, 
entro  il  quale  col  pestello  s'ammaccano,  si  pe- 
stano, si  acciaccano  varie  cose. 

—  da  bómbe;  Morlajo:  Bocca  di  fuoco  in  bronzo, 
che  riposa  sopra  due  orecchioni,  e  che  si  punta 
sotto  un  angolo  più  aperto  di  qnello  del  cannone. 

S  0  morta  5  sa  sempre  d'aggio  V.  Aggio. 
%  Pesta  l'cegua  in  tò  morta  V.  ^gua. 
"M-ortèt  (Peccón);  Peccalo  mortale:  Peccalo  grave 
che  è  cagione  dell'eterna  dannazione  dell'anima. 
M!oi*ta.<lella.  s.  f.  Mortadella  e  Mortadello  : 

Specie  di  salcìcciolto  di  carne  meno  scella. 
MortaJetto  V.  Mùscolo. 


Moirtalitse  s.  f.  Mortalità ,  Morìa ,  dicesi 
Quando  muojono  in  breve  spazio  di  tempo  molti 
viventi. 

Morte  s.  f.  Morie  :  La  cessazione  della  vita  di 
qualunque  animale;  e  parlandosi  dell'uomo,  più 
propriam.  Separazione  dell'anima  dal  corpo. 
1  Morte,  per  La  figura  con  cui  si  rappresenta  la 
morte,  che  è  uno  scheletro  umano  armato  di  falce, 
n  —  Nel  giuoco  dell'oca  Quel  sito  dove  chi  arriva 
paga  e  ricomincia  da  capo. 

—  improvvisa  ;  Morte  subitanea  :  Quella  che  accade 
tutta  ad  un  tratto,  come  d'apoplessia  e  sim. 

—  naturale;  Morte  naturale,  si  dice  di  Chi  è  morto 
di  suo  male,  cioè  d'infermità  o  dì  vecchiaja. 

S  A  morte  a  l'arremedia  a  tutto;  La  morte  pon 
fine  a  talli  ì  guai,  La  morte  medica  tulli  i  mali, 
Chi  muore  esce  d'affanni. 

S  A  morte  a  l'arriva  quando  meno  se  ghe  pensa; 
La  morte  e  l'acqua  vengono  presto. 

S  A  morte  a  non  amvi'ta  in  faccia  a  nisciùn; 
La  morte  è  cieca,  cioè  La  morte  atterra  iodi- 
stintamente  e  giovani  e  vecchi. 

S  Èse  co-a  morte  a  góa;  Essere  colla  morte  in 
bocca  0  Essere  in  bocca  alla  morte ,  cioè  ìq 
grandissimo  pericolo  di  morire. 

n  —  in  pericolo  de  morte;  Tener  l'anima  coi- 
denli  :  Essere  in  pericolo  dì  morte  d  per  infer- 
mità 0  per  decrepitezza. 

n  —  in  punto  de  morte;  Essere  in  punto  o  in 
articolo  di  morte.  Essere  al  lumicino  o  al  con- 
fìtemini,  vale  Essere  in  sull'estremo  della  vita. 

S  Fd  ùnn-a  bònn-a  o  ùnn-a  santa  morte;  Far 
buona  morte:  Morir  bene,  con  sentimento  di  pietà. 

S  Megioamtnto  da  morte;   Miglioramento  della 

'  morte  :  Crisi  larvala  che  spesso  lascia  a  sperare 
riavimento  di  salate  alla  vigilia  di  morire. 

%  Odia  a  morte  ùnn-a  persdnn-a  ;  Odiare  ano  a 
morte,  cioè  ìnfino  alla  morte. 

S  Paeì  a  morte;  Parer  la  morte  o  la  morìa,  di* 
cesi  di  Chi  è  estremamente  estenuato. 

S  Sentensa  de  morte;  Sentenza  dì  morte,  Sen- 
tenza capitale. 
^Mortifica  v.  a.  Mortificare,  Confondere,  Umi- 
liare, Scornare,  Smaccare,  Svergognare,  Avvilire, 
Ferir  nell'amor  proprio  o  sim. 

«  .Mortificare:  Reprimere  gli  appetiti  disordinati 
coll'austerità. 

»i  —  Bintuzzare  il  vigore,  Macerare. 

S  Morti ficàse  n.  p.  Mortificarsi  :  Far  privazioni , 
Praticar  penitenze  corporali.  Macerarsi. 
Mortifìcaziòn  s.  f.  Mortificazione,  Confu- 
sione, Umiliazione,  Smacco,  Scorno,  Affronto. 

«I  Mortificazione  e  Morlincamenlo  :  Rintuzzamento 
della  propria  sensualità,  Asprezza  di  vita,  Peni- 
tenza, Austerità,  Privazione  d'ogni  maniera  onde 
tener  a  freno  le  passioni. 
Mortin.  s.  m.  Mortella,  Mortine,  Mortina,  Mor-' 
line.  Mortelo,  Mirto.  T.  boi.  Myrthus  communis. 
Pianta  che  ha  lo  stelo  legnoso,  ì  rami  naraerosi^. 
flessibili,  drilli,  frondosi,  nella  gioventù  alquanto 
rossi,  quadrangolari,  le  foglie  opposte,  quasi  sesrl 
sili,  lanceoldlo-ovate,  integerrime,  coriacee,  lu- 
cide, i  Cori  bianchi,  peduncolati,  solitarj,  ascel- 
lari, i  frulli  piccoli,  ovoidi,  d'un  colore  porporino,,; 
quasi  nero.  Fiorisce  nell'estate,  ed  è  indigena 
nella  maggior  l'arte  dell'Europa,  nell'Asia  e  nel- 
l'Africa. Ve  n'ha  di  varie  specie. 
Morto  s.  m.  Morto^  Cadavere. 


528 


MOR 


MOS 


n  Morto,  dicesi  di  Chi  è  passato  all'altra  vita,  De- 
funto, Trapassato. 

M  —  Postema,  Gruzzolo^  figarat.  dicesi  di  Danaro 
nascosto,  onde:  Trova  ò  morto;  Trovare  il  morto, 
vale  Trovare  una  borsa  o  gruppo  di  danaro  na- 
scosto. 

H  Soffoggiata  :  Fardello  o  Cosa  simile  che  si  abbia 
sotto  il  braccio,  coperta  dal  mantello,  e  quasi 
nascostamente  si  porti  via. 

S  Accompagna  un  morto;  Andare  al  morto,  vale 
Andare  ad  accompagnare  il  cadavere  dei  morto 
alla  sepoltura. 

S  Fd  conversaxidn  co-i  morti  V.  Conversazidn. 

%  Fd  da  morto  pe  n'èse  ammassóu  V.  Ammassóu. 

S  Fra  morti  e  ferii  l'è  cheito  5  berettin  a  un 
sedavo  V.  Feria. 

S  Mettise  pe  morto  a  fd  ùnn-a  cosa;  Mettersi 
per  morto  a  far  una  cosa,  vale  Forvisi  di  pro- 
posito e  senza  abbandonarla. 

S  0  giUrno  di  morti  ;  Il  di  de'  morti ,  o  anche 
assolutam.  I  morti,  dicesì  Quello,  in  cui  la  Chiesa 
fa  la  commemorazione  di  lutti  i  defunti. 

%  Parla  de  morti  a  tóa;  Ricordare  i  morti  a  ta- 
vola, vale  Dir  cose  non  proporzionate  al  tempo 
e  al  luogo j  ed  usasi  negativamente  a  modo  di 
precetto. 

%  Sciò  da  morto;  Fior  di  morto.  Fior  indiano, 
Puzzola  V.  Sciò. 

%  Sùnnd  da  morto  ;  Sonare  a  morto,  vale  Sonare 
in  maniera  funebre.  Sonare  per  avvisare  al  po- 
polo il  mortorio. 

S  Veggid  un  morto;  Guardare  un  morto,  vale 
Vegliare  in  sua  guardia. 
IMCorto  add.  Morto:  Uscito  di  vita,  Trapassato, 
Defunto. 

w  Morto,  talvolta  vale  Smarrito  d'animo  per  grave 
ed  improvviso  accidente  avvenuto:  Son  restóu 
morto;  Restai  morto. 

§  JSgua  morta;  Acqua  morta,  cioè  ferma,  sta- 
gnante. 

S  Ciceo  morto;  Lume  languido,  morticelo. 

S  Ciassa  morta;  Piazza  morta,  dicesi  La  paga  che 
si  riscuote  da  uno  che  non  sia  in  ufficio. 

S  Dind  morto;  Danaro  morto,  cioè  non  impiegato, 
che  non  frutta. 

S  £se  morto  a-o  mondo  ;  Essere  morto  al  mondo, 
a'  piaceri,  ecc.,  vale  Aver  rinunziato  alle  vanità 
mondane. 

S  Gamba  morta,'  Gamba  mortificata,  cioè  resa  in- 
sensibile. 

S  Lengua  morta;  Lingua  morta ,  dicesi  Quella  che 
più  non  si  parla  dal  volgo,  e  che  si  trova  solo 
ne'  libri. 

S  Mezo  morto;  Semivivo,  Mezzo  morto,  Malvivo. 

8  Morto  dà  sa:,  da-o  freido,  da-o  séunno,  ecc.; 
Morto  di  sete,  di  freddo,  di  sonno,  ecc.,  vale 
Sommamente  travagliato  per  tali  cagioni. 

«  —  dà  famme;  Morto  di  fame  V.  Famme. 

M  —  mi,  m'imbùzaro  de  chi  ghe  resta;  Morto 
io,  arda  il  mondo.  Morto  io,  vada  il  mondo  in 
carbonata,  Morto  io,  la  terra  mischisi  col  fuoco. 
Prov.  di  chiara  significazione. 

8  Opca  morta;  Opera  morta.  T.  mar.  Tutta  la 
banda  delia  nave  dalla  coperta  in  su. 

S  Spùssd  za  de  morto;  Puzzar  di  becchino,  fi- 
gurat.  vale  Essere  al  lumicino,  al  confitemini. 
Avviarsi  per  le  poste. 

S  Voeì  vedde  mwta  ùnn-a  persònn^a;  Voler  uno 


in  gelatina,  cioè  rovinato,  disfatto,  in  rovina, 
in  precipizio:  0  me  vorrieiva  vedde  morto  ;  Ei 
mi  vorrebbe  in  gelatina. 

Afortòio  s.  m.  Mortorio  e  Jlortòro,  Esequie, 
Funerale  :  Onoranza  e  cerimonia  nel  seppellire  i 
morti.  Comunem.  però  da  noi  usasi  per  Catafalco 
V.  Cala  far  co. 
»  Mortorio,  figurat.  e  nell'uso  comune  dicesi  Un 
ritrovo  0  Uno  spettacolo  senz'allegria,  dove  la 
gente  sia  trista  e  tacita  quasi  assistesse  ad  un 
mortorio. 

AdCòscai  s.  f.  Mosca  :  Sorta  di  piccolo  insetto  vo- 
latile, molto  importuno  e  nojoso,  e  molto  cornane 
nella  calda  stagione. 
"  Mosca,  Neo  o  Jlacchia  sul  volto  con  pelo;  e  si 
mettevano  anticam.  anche  posticce  per  ornamento. 

—  azcnìnn-a  o  cagninn-a;  Mosca  cavallina,  Asillo: 
Insetto  alato  maggiore  delle  mosche,  il  quale  si 
attacca  fortemente  alla  pelle  degli  animali,  come 
buoi,  cavalli,  cani,  ecc.,  e  con  un  forte  e  lungo 
pungiglione  li  pugne  succhiandone  il  sangue. 

—  de  Milan;  Mosca  di  Milano:  Pasta  vessicatoria 
che  si  adopera  a  uso  di  medicamento. 

§  Con  l'amé  se  piggia  e  mósche  V.  Amé. 

S  Dd  a-e  mósche;  Cacciar  le  mosche,  antic.  Mo- 

scare. 
'  %  E  mósche  s'attaccan  a-e  carogne  V.  Carogna. 

§  Mot  camme  e  mósche  V.  Moi. 

§  Piggid  e  mósche  per  l'aia  V.  -^«u. 

8  Repàse  e  mósche  da-o  naso;  Levarsi  le  mosche 
0  i  moscherini  dal  naso  o  d'intorno  ai  naso,  fi- 
gurat. vale  Non  si  lasciar  fare  ingiuria. 

8  Scagagge  de  mósca;  Cacchioni  V.  Scagaggia. 

^  Restd  c'ùnn-a  magnd  de  mósche;  Restar  colle 
mani  piene  di  vento,  Restare  smaccato. 
Mioscà;  (Nòxe);  Noce  moscada  V.  Nòxe. 
Mioscàrd-in  s.  m.  Polpo  muschiato.  Seppia 
muschiata.  T.  iltiol.  Swpia  moschata.  Uno  dei 
generi  de'  Molluschi,  delia  classe  dei  Cefalopodf, 
che  ha  una  fila  di  ventose  lungo  ciascun  piede. 
É  comunissimo  nel  Mediterraneo,  ed  è  conosciuto 
principalmente  pel  suo  forte  odore  di  muschio. 

t)  Moscardino,  Zerbino,  Ganimede,  Tulipano,  Mu- 
ghetto: Persona  attillata  per  mostrarsi  inclinata 
agli  amori. 

8  Neigro  dò  moscardin;  Inchiostro  :  Quel  liquore 

fuligginoso  che  i  tòtani,  le  seppie  ed  i   polpi 

spaventati  spandono  per  intorbidar  l'acqua  onde 

non  esser  veduti. 

M:osca,tellai  fUgaJ;  Uva  moscatella  o  mo- 

scadella  V.  Uga. 
IMCosca^tello  fVinJ;  Vino  moscatello  o  mo- 

scadello  V.  Vin. 
MIoscezzà.  v.  n.  Filar  del  signore.  Far  del 
magno,  Grandeggiare;  Largheggiare,  Sguazzare, 
Prodigai  eggiare. 
Miósolxèa.  s.  f.  Moscaiuola  e  Jloscajola:  Specie 
di  cassa  o  d'armadio  pensile,  fatto  di  regoli  in- 
telaiati in  quadro,  impannata  di  tela  rada  o  di 
rete  fitta  di  fil  di  ferro,  con  alcuni  palchetti  al 
di  dentro  per  riporre  carne  o  altro  affine  di  pre- 
servarlo dalle  mosche.  Tiensi  sospeso  in  aria  per 
renderlo  anche  inaccessibile  ai  cani,  gatti,  topi,  ec. 
IMCòsclietta,  s.  f.  Pizzo  :  Quel  ciuffetto  di  pelo 
che  scende  sul  mento;  il  quale  se  è  piccolo, 
dicesi  anche  Moschetta. 

n  Mosca:  Quel  ciuffetto  di  pelo  che  alcuni  si  la- 
sciano crescere  sotto  subito  al  labbro  inferiore. 


MOS 


MOT 


52f 


S  Èse  un  moschetta;  Essere  schifo  o  schifiltose, 
dicesi  figurai,  di  Chi  è  difficile  a  contentarsi, 
specialmente  in  cose  di  gnsto  e  di  sapori. 
IMEòscin.  s.  m.  Moscino,  Moscerino.  Moscherino, 
Moscherelio,  Jloscarino  (poco  usato):  Piccolis- 
simo insetto  volatile. 

—  dò  viri;  Moscione  e  volgarm.  anche  Jloscino: 
Insetto  che  sta  intorno  alle  botti  o  tini^  e  per 
lo  pili  nasce  nelle  tinaje  al  tempo  del  mosto. 

M!5scio  add.  Agiato,  Benestante;  ed  anche  Ben 
pasciuto. 
%  Fa  ò  móscio  V.  Mòscezzd. 
S  Che  véu  dò  móscio;  Ci  vuol  poco,  Non  ci  vuol 

molto. 
S  Me  ne  véuggio  fa  do  móscio;  Poco  m'importa. 
Ikl^scitee  s.  f.  Agiatezza,  Abbondanza,  Opu- 
lenza, Dovizia:  Stato  di  persona  agiata,  bene- 
stante. 
BdCòscòu  s.  m.  Moscone.  Accresc.  di   Mosca  : 

Mosca  grande. 
Mlòsconà.  V.  Mugugna. 
mòsso  V.  Mucciaccio. 
MSstacciolo  s.  m.  Mostacciiiolo  :  Pezzetto 
di  pasta  di  forma  romboidale,  regalata  di  zuc- 
chero, di  droghe  ed  altri  ingredienti,  cotta  nei 
forno. 
M  Maltagliati  (al  plur.)  V.  Màtaggia. 
$  A  mòstaccìolo  V.  questo  modo  alla  sua  sede 
alfabetica. 
BJEòsta/i'dla.  s.  f.  Mostarda,  Sapa,  Defruto:  Mo- 
sto duva,  cotto  e  ridotto  a  due  terzi  mediante 
evaporazione ,  il  quale  resta  condensato ,   della 
consistenza  del  miele,  e  serve  di  condimento. 

—  forte  0  co-a  senapa;  Mostarda  o  Mostarda  forte: 
Mosto  cotto,  nel  quale  s'infonde  seme  di  senapa 
polverizzato,  rinvenuto  in  acelo,  e  ridotto  come 
il  savore  e  la  salsa,  de'  quali  ha  il  medesimo  uso. 

—  de  Cremònn-a;  Mostarda  di  Cremona:  Confe- 
zione più  0  meno  mordace  o  dolcigna,  secondo 
che  ha  in  sé  più  o  meno  senapa  o  zucchero, 
nella  quale  sono  acconce,  o  intere  o  affettate, 
varie  fruite,  come  poponi,  limoncelli,  arancini 
e  bucce  d'agrumi,  cedri,  ecc.  Questa  confezione 
si  fabbrica  a  Cremona,  e  si  ha  generalmente  per 
la  più  squisita. 

S  Aveì  da  mostarda;  Aver  fumo,  superbia,  alte- 
rigia, albagia.  Modo  fignr. 

S  Vasetto  da  mostarda  V.  Móstardèa. 
M[òsta,i*<lea>  s.  f.  Mostardiera  :  Vasetto  coper- 
chiato di  majolica,  porcellana  o  cristallo,  che  si 
mette  in  tavola  con  entro  sapa  o  mostarda.  Di- 
cesi anche  Senapiera,  che  è  Un  vasetto  come 
il  precedente  contenente  senapa  intrisa;  ma  es- 
sendo d'ordinario  due  i  vaselli,  Inno  contenente 
la  sapa  e  l'altro  la  senapa,  confondesi  per  ciò 
sovente  Mostardiera  con  Senapiera. 
IMEòstaiSsà,  s.  f.  Rinfacciamenlo,  Rimproccio, 

Rimprovero,  Smacco,  Rabbuffo;  Affronto. 
M!òsto  s.  m.  Mosto:  Sugo  recente  dell'uva  pi- 
giata 0  spremuta  e  che  non  ha  ancor  bollilo.  - 
Presmone ,  Mosto  colante  dalle  uve  prima  di 
pigiarle;  Crovello,  Mosto  che  si  trae  dalle  uve 
fermentate,  ma  non  ispremule. 

S  Chi  véu  aveì  dò  mósto,  sappe  a  vigna  d'agósto; 
Chi  vuole  aver  del  mosto,  ^appi  le  viti  d'agosto. 
Prov.  di  chiaro  significato. 

S  De  settembre  e  d'agósto,  beivi  6  vin  vegio  e 
lascia  sta  S  mósto;  Di  settembre  e  d'agosto, 

CàMUSOik,  Dizionari»  Oenowte-Italiano. 


bevi  il  vin  vecchio  e  lascia  stare  il  mosto.  Altro 
prov.  chiaro. 
Móstra  s.  f.  Mostra  :  Piccola  parte  che  si  leva 
dall'  intero  per  farne  prova  o  mostra. 

«  Mostra,  Finzione,  Dimostranza. 

"  —  per  Quel  luogo  delle  botteghe  dove  si  ten- 
gono le  mercanzie  perchè  sian  vedute,  e  Le 
mercanzie  stesse  messe  in  mostra  per  tal  cagione. 

«  —  Usato  al  plur.,  diconsi  Quelle  rivolte  di  panno 
che  si  sogliono  fare  a  molte  vesti  si  da  uomo 
e  sì  da  donna,  e  sono  per  lo  più  di  color  dif- 
ferente da  quello  delle  vesti  medesime;  altrim. 
Mostreggiature. 

—  de  vin;  Saggio  e  Sagginolo:  Fiaschetta,  Boccetta 
0  sim.,  in  cui  si  porta  il  vino  o  altro  liquore 
perchè  altri  ne  faccia  il  saggio;  ed  anche  Una 
piccola  parte  di  vino,  d'olio  o  simile,  che  si  dà 
0  si  piglia  per  mostrare  o  per  farne  saggio. 

S  Fd  mostra;  Far  mostra,  Far  finta.  Far  vista  o 
le  viste,  Far  sembianza,  Fingere,  Simulare. 

Il  —  móstra  de  fd  ùnn-a  cosa  e  fané  ùnn'atra; 
Accennar  in  coppe  e  dar  in  bastoni.  Accennar 
di  sotto  e  dar  di  sopra. 

I)  —  móstra  de  ninte  ;  Non  badare,  Non  far  caso. 
Non  risentirsi  d'un  torlo,  d'un  pregiudizio  che 
ti  sia  fatlu;  che  anche  dicesi  Passarsela  in  leg- 
giadrìa. 

—  móstra  de  nò  vedde;  Far  la  gatta  di  Masino: 
Far  la  vista  di  non  s'accorgere  di  checchessia; 
e  talora  Far  gli  occhi  grossi,  cioè  Non  degnare 
altrui.  Far  le  viste  di  non  vedere  per  superbia. 

]\£òstx*à,  T.  a.  Mostrare:  Porre  l'oggetto  dinanzi 
alla  vista. 

Il  Mostrare,  per  Indicare  una  persona  o  una  cosa 
0  il  luogo  dove  una  persona  o  cosa  si  trova. 

Il  —  per  Insegnare,  Istruire,  Dar  altrui  precetti 
intorno  a  qualche  arte  o  scienza. 

n  —  per  Dar  prova.  Provare,  Far  vedere:  G'hò 
mòstróu  co  fceto  ecc.;  Gli  mostrai  col  fatto  ecc. 

II  —  per  Dare  o  Porgere  checchessia  ad  uno  af- 
finchè lo  esamini:  Móstrceme  i  Itbbri,  i  pappe, 
ecc.;  Mostratemi  i  libri,  le  carte,  ecc. 

H  —  Usato  in  signif.  neut.,  vale  Dar  segno,  indizio. 
Far  apparire;  e  talvolta  Fingere,  Far  vista.  Far 
credere  :  0  mostrava  d'èse  allegro  ;  Egli  mo- 
strava d'essere  allegro. 

—  di  messa  a  proe  Zane  V.  Messa. 

—  e  corde;  Mostrar  le  corde,  dicesi  dei  panni  e 
vestiti  quando  sono  logori. 

—  i  denti;  Mostrare  i  denti  V.  Dente. 

—  1  tacchi;  Dar  delle  calcagna,  Battere  il  taccone, 
Levar  le  berze.  Darla  a  gambe,  vagiiono  Partirsi 
in  fretta.  Fuggire  velocemente. 

—  6  cu  ;  Mostrare  il  culo,  e  più  pulitamente  Mo- 
strare il  culiseo,  il  più  bel  di  Roma;  ed  in  altro 
significato  Esser  cencioso.  Cascar  altrui  le  vesti- 
menta  di  dosso. 

S  A'ò  poeì  mostra  a  faccia  V.  Faccia. 

S  Mòstràse  n.  p.  Mostrarsi,  Farsi  vedere,  Apparire. 

Mlóstriu  dio  reg-istro;  Mostrino  del 
registro.  T.  orol.  Porzione  di  disco  o  Semplice 
lamina  in  forma  di  trapezio  dove  sono  le  lettere 
A  ed  R,  iniziali  di  Atmnzare  e  Ritardare,  per 
indicare  la  direzione  in  cui  si  dee  girare  la  lan- 
cetiina  per  accelerare  o  allentare  il  movimento 
dell'orologio. 

Motiva  V.  a.  Dare  i  motivi,  Fare  il  motivo, 
e  nell'uso  anche  Motivare.  T.  de'for.  Addurre  !e 


MUA 


MUà 


ragioni  d'una  sentenza  dala,  Ail<'gare  ragioni  e 
molivi  per  cui  in  una  causa  si  è  agito  p;ù  ad 
una  che  ad  un'  altra  maniera. 
Mottetto  s.  m.  Mottetto.  T.  mvs.  Breve  com- 
posizione in  musica  di  parole  spiriluali  latine. 
IMEotto  s.  m.  Mozzo  (pronunc.  coilO  largo  e  la 
Z  dolce):  Pezzo  d'argento,  terra,  pece,  cera  o 
simile  materia,  spiccalo  dalla  sua  massa. 
.  n  Gruzzo,  Gruzzolo,  Peculio:  Quanlilà  di  danari 
raggranellati  e  radunati  a  poco  a  poco. 

«  Sobbaggiolo:  Qualunque  rialzo  che  si  veda  sopra 
le  vesti  a  cagion  d'altra  roba  che  sia  sotto  d'esse. 

n  Poltiniccio  :  Cucitura  o  Rimendalura  mal  falla. 

«  Svarione,  Scerpellone,  Strafalcione,  Sc^nip  ag- 
gine: Dftlo  spropositato  V.  Còscio,  Sguurròn. 
—  de  sùccao;  Zolletta  di  zucchero. 

S  Motti  da  polenta;  Bozzoli:  Quei  grumoietti  che 
talora  trovansi  nella  polenta  per  non  essere  stata 
ben  rimestata.  I  Lucchesi  li  chiamano  volgarm. 
Bioccoli,  e  per  celia  Pulcinelloni;  ì  Parmigiani 
li  dicono  Farinelli. 

S  Polenta  co-i  motti;  Polenta  bozzolosa. 
IktCòtùa;  s.  f.  Mulenda  e  Molenda  :  Il  prezzo  che 
si  paga  della  macinalura'al  mugnajo  o  in  farina 
0  in  danaro. 
BJEòu.  s.  m.  Moro:  Uomo  nero  d'Etiopia. 

•  Moro,  usalo  in  forza  d'add.  Mauro,  Morato,  Nero. 

S  Testa  de  mòu;  Testa  di  moro.  T.  mar.  Grosso 
pezzo  di  legname  robusto ,  di  forma  sensibil- 
menle  eguale  a  quella  di  un  tamburo  eliltico  e 
mollo  corto,  cerchialo  in  ferro  e  con  due  fori 
od  incastri,  uno  quadralo  e  l'altro  rotondo.  Esso 
serve  a  collegare  un  albero  inferiore  col  supe- 
riore, del  quale  sembra  il  prolungamento. 
Miòula.  s.  f.  Midolla  :  Quella  parte  del  pane  o 
cacio  contenuta  nella  corleccia.  A  quella  del 
pane  dicesi  anche  Mollica,  e  anlicam.  Molsa. 

S  Pin  de  móula;  Midolioso. 
IMEóuletta.  s.  f.  Moliichina,  Midollina.  Vezzegg. 

di  Mollica  e  di  Midolla. 
Sdóulo  s.  m.  Midollo  e  Midolla  :  Grassezza  senza 
senso  contenuta  nella  concavità  dell'osso,  che  più 
comunem.  dicesi,  senz altro  aggiunto,  Midollo. 
Gli  antichi  dissero  anche  Merolia,  Merollo  e  Mi- 
rolla,  voci  che  tiiltora  sono  in  uso  presso  alcuni 
popoli  ddla  Toscana. 
IMEù  s.  m.  Mulo,  antic.  Burdone  :  Animale  nato 
d'asino  e  di  cavalla,  o  di  cavallo  e  d'asina. 

»  Dello  per  metaf.  vale  Caparbio,  Ostinato,  Restio, 
Provano  (poco  usato);  e  sostantivam.  Capone, 
Capaccio,  e  si  dice  ad  Uomo  ostinato,  che  non 
desiste  dalla  sua  opinione. 

—  da  dinoe;  Ricco  sfondalo  o  sfondolato,  Riccone. 
BJEùcL  s.  f.  Mula  :  La  femmina  del  mulo. 

»i  Mura,  Amura,  Centra.  T.  mar.  V.  Amùa. 
Miùa,  V.  a.  Murare:  Commettere  insieme  pietre 

e  mattoni  colla  calcina,  per  far  muri  e  cdifìzj. 
w  Murare,  per  Rinchiudere  con  mura  :  Lhan  mùòu 

in  t'ùnn-a  slansa;  Lo  murarono  in  una  stanza. 
•»  Figurai.  Porre  a  piuolo.  Far  aspellare  uno  in  un 

posto    pili    eh' e' non    convenga:  il/' /um  mùòu 

c/li;  Mi  posero  qui  a  piuuio. 

—  a  secco  ;  Murare  a  secco,  cioè  senza  calcina  o 
altro  cemento, 

—  e  veje;  Murar  le  vele  V.  Amùd. 

—  fl  vm;  Tramutare  il  vino  V.  Slramùà. 

—  itnii-a  porla,  un  barcòn,  ecc.;  Accecare  nna 
porta,  una  finestra  o  sim.,  vale  Turarla  con  maro. 


g  Mìidse  n.  p.  Mutarsi:  Cambiarsi  i  panni.  Voce 
del  contado. 

]W[ùag-etta  s.  f.  Muretto,  Murello,  Muricelo, 
Miiricino,  Muncciuolo  e  Muricciòlo:  Piccolo  muro. 
"  Miiriceiiiolo,  3Iiirello,  dicesi  più  particolarm.  di 
Quelli  che  si  vedono  costrutti  accanto  alla  porta 
d'alcuni  vecchi  palazzi  o  nei  pubblici  passeggi 
per  uso  di  sedervisi  la  gente.  Talora  il  muric- 
ciuolo  è  coperto  d'una  panchina,  cioè  d'una  la- 
stra di  pietra  V.  Coverta  nel  2»  signific. 

M!ùa,g-ia,  s.  f.  Muro,  Muraglia,  Parete  e  Pariete: 
Sessi  o  Mattoni  commessi  insieme  con  calcina 
l'uno  sopra  l'altro.  Debbonsi  però  fare  le  osserva- 
ziimi  seguenti  :  i»  Muro,  al  plur.  fa  Muri  e  Mura, 
ma  non  usato  promiscuamente.  Si  dice  Muri 
se  non  comprendono  l'intero  circuito  d'un  luogo, 
e  A/wm  quando  invece  comprendono  l'intero  cir- 
cuito; così  dirassi  I  muri  della  casa  e  Le  mura 
della  citià  ;  :2»  Muraglia  è.  talvolta  un  edilìzio 
di  per  sé;  si  suppone  più  grossa  del  muro,  e 
fatta  a  difesa,  a  fortificazione;  il  muro  è  soltanto 
a  divisione  o  a  recinto;  5*  Parete  o  Pariete 
suol  dirsi  più  specialm.  dei  muri  interni  delle 
case,  e  non  che  di  pietra  o  di  mattoni,  può  es- 
sere di  stuoja,  d'assi  o  di  graticci. 

—  andante  o  liscia;  Muro  andante:  Quel  muro  che 
non  ha  interruzione  né  di  vani  né  di  risalti  od 
altro  aggetto,  cioè  di  «psa  che  sporti  in  fuori. 

—  a  scarpa;  Muro  a  scarpa,  cioè  a  pendio:  Quello 
che  non  sia  elevalo  in  piombo,  cioè  verlicalm., 
ma  sporga  più  avanti  nella  pianta  che  non  in  cima. 

—  a  schenn-a  d'aze;  Muro  a  cresta  o  a  dorso 
d'asino. 

—  o  secco;  Muro  a  secco,  cioè  Non  collegato  con 
calcina  o  altro  cemento. 

—  avvend;  Muro  che  fa  pelo  V.  Avvenàse,  Av- 
venéaa. 

—  chi  fa  punsa;  Muro  che  fa  corpo,  dicesi  Quando 
è  gonfio  ed  esce  dalla  sua  propria  dirittura. 

—  chi  se  scrosta;  Muro  che  scanica. 

—  de  divixión;  3Iuro  di  divisione  o  divisorio: 
Quello  che  separa  le  case  contigue,  e  suol  es- 
sere comune  fra  i  due  padroni.  In  questo  caso 
ciascuno  di  essi  ha  il  diritto  d'appoggio. 

—  de  moin;  Muro  di  colto:  Muro  di  mattoni,  qua- 
lunque sia  la  sua  grossezza.  -  Muro  soprammat- 
tone, vale  Muro  di  mattoni  grossi  quanto  la  lar- 
ghezza d'un  mattone.  Di  questa  foggia  sono  nelle 
case  alcuni  muri  di  tramezzo. 

—  de  viòin  in  costa;  Muri  di  mattoni  in  coltello 
0  per  coltello:  Muro  di  mattoni  che  posano  so- 
pra un  lato  V.  3J5n  a  catello  nella  voce  Cotello. 

—  de  pria  picca;  Muro  di  pietra  concia,  cioè  di 
pietra  scarpellata  o  spianata. 

—  in  càsinn-a;  Muro  a  calcina. 

—  meistra;  Muro  maestro  :  Il  muro  principale  di 
un  edilìzio. 

%  Citi  duo  che  ùnn-a  mùagia;  Sodo   più   d'un 
masso,  Saldo  come  una  màcina,  figurai,  vale 
Fermo  nel  proposito. 
.  S  Dà  da  testa  in  la  mùagia;  Dar  del  capo   o 
il  capo  nel  muro  V.  Dà. 

S  E  mùuge  pàrlan;  Le  muraglie  stesse  parlano, 
Ogni  parete  ha  un  delatore  nel  seno,  diccsi 
Quando  sono  in  nn  luogo  molli  rapportatori,  che 
spiano  gli  andamenti  alimi  per  riferirli. 

%  Èse  6  stesso  che  parla  co-a  mùagia;  Egli  è  un 
dire  al  muro,  figur.  vale  Parlare  a  chi  non  ci  bada. 


MUG 


MUL 


531 


$  Imbocca  ùnn-a  mùagia;  Rinzaffare  an  moro 

V.  Imbocca. 
S  Slatte  co-e  spalle  a  mùagia  ;  Stringer  fra  Fascio 

e  il  muro  V.  Mette. 
S  Schivala  da  ùnn-a  mùagia  rolla;  Salvarsi  per 
una  gretola  o  pel  rotto  delia  cuflìa,  Essere  stato 
a  un  pelo  di  rimanervi,  vale  Uscir  da  un  pe- 
ricolo senza  danno. 
S  Serra  fra  quattro  mùage;  Chiudere  tra  quattro 
mura,  detto  di  fanciulla,  vale  5fetterla  in  mo- 
nastero. 
S  Te  daggo  ùnn-a  mascd  che  a  mùagia  a  te  ne 
dàùnn'atra;  Ti  do  un  ceffone  ciie  il  muro  te 
ne  rende  un  altro,  cioè  cosi  forte  da  farti  bat- 
tere nel  muro. 

]M!ùa,^ià.  V.  a.  Murare:  Circondar  di  mura. 

>Xùag'ióii  s.  m.  Muraglione:  Grossa  muraglia. 

]|dlùa.ii<le  s.  f.  pi.  MtiiandH:  Specie  di  Brache 
di  panno  Imo,  lana  o  bambagino,  che  porlansi 
sotto  i  calzoni  a  maggior  riparo  dal  freddo  ed 
anche  per  pulitezza;  altrim.  Brache,  Sottocalzoni. 

Mùaté  s.  m.  Mulatiere:  Quegli  che  guida  i  muli. 

mucciaccio  s.  m.  Mozzo  :  Ogni  ragazzo  che 
sulle  navi  serve  il  capitano  ed  altri  ufSziali,  ed  ha 
l'incombenza  di  spazzare  la  coverta,  tener  conto 
delle  sfìlarze,  trincile,  gaschette  ecc.  per  darle  ai 
marinari  quando  ne  hanno  bisogno,  far  insomma 
lutti  i  piccoli  servigi  che  si  richieggono  a  bordo. 

BJEuccin  V.  iluccio. 

**J|  Battise  5  muccin  d' ùnn-a  cosa;  Infischiarsi, 
Impiparsi,  Farsi  vento  di  checchessia,  vale  Ri- 
derseup,  Farsene  beffe,  Non  farne  il  minimo  caso. 

Sfaccio  s,  m.  Mazzocchio  V.  Cdasso. 

JMLucco  add.  Grullo,  vale  Cheto,  Confuso,  e  dicesi 
di  Coloro  che  stanno  pensosi  senz'alzar  la  lesta. 
S  Andò,  via  mucca  mucco;  Andar  via  grullo  grullo. 
Andar  via  mogio  mogio.  Andar  via  o  Partirsi  col 
muso  basso,  ecc.  V.  Andà  via  chéutto  chéullo 
in  Andò. 

Mùdria.  s.  f.  Mutria:  Viso  arcigno,  Viso  di 
chi  vuol  mostrare  stizza  ed  arroganza  ;  e  talora 
per  Faccia  tosta. 

Mlùeto  s.  m.  Muletto:  Piccolo  mulo;  Muletta  è 
la  femmina. 

Scuffia  s.  f.  Muffa  :  Specie  di  vegetazione  che 
nasce  sa  tutte  le  sostanze  vegetali    ed   animali 
che  si  putrefanno,  a  e  li  comunica  un  odore  spia- 
cente, specialmente  sugli  alimenti. 
§  JDa-o  marso  a  muffa  gh' é  poco  da   leva  V. 

Mar  so  s.  m. 
%  Levàse  a  muffa  da-o  chéu ;  Ricrearsi,  Diver- 
tirsi, Spassarsi,  ecc.  V,  Leva. 
%  Odo  de  muffa;  Tanfo:  Fetor  di  mnffa. 
S  Piggià  a  muffa;  Muffare,  Muffire:  Divenir  muf- 
fato, Esser  compreso  da  muffa. 
«  —  Figurai.  Star  pulcelloni,  e  dicesi  delle  Gio- 
vani   che  stanno  senza  marito  oltre  il  tempo 
convenevole. 
S  Suvei  de  muffa;  Avere  o  Sapere  o  Tenere  di 
muffa,  Intanfare,  Pigliar  di  tanfo. 

MiniToa.  s.  f.  Manicotto:  Specie  di  sacchetto, 
lungo  circa  due  palmi,  coperto  esteriormente 
per  lo  piìi  di  pelliccia,  aperto  ai  due  capi,  a  uso 
d' introdurvi  le  mani  quando  si  esce  di  casa, 
p?r  ripararle  dal  freddo;  ed  usanlo  le  signore. 

mug'g'etto  s.  m.  Mucchielto,  Monticino:  Pic- 
colo mucchio. 

BdEùs'g'io  s.  m.  Macchio  :  Quantità  di  cose  o  di 


persone  ristrette  e  accumulate;  Monte,  Ammasso, 
Cumulo,  Bica. 

—  d'ove,  ecc.;  Gomitolo  :  Pecchie  o  sim.  accumulale 
insieme. 

—  de  case;  Coppo  di  case. 

—  de  dincc;  Gruzzo,  Gruzzolo,  Postema. 

—  de  pen/ii/L.  Frolla,  Torma,  Mazzocchio. 

—  de  legne,  de  fen;  Catasta  di  legna,  di  fieno.  . 

—  de  prie;  Mora,  Petra ja. 

S  A  mùggi  V.  questa  locuz.  alia  sua  sede  alfab. 

S  Andò,  a  mùggio  V.  A  mùggio. 

$  Mette  a  mùggio;  Mettere  a  o  in   mazzo  o  io 
monte:  Mettere  in  massa  cogli  altri. 

S  Tutto  fa  mùggio;  Ogni  prun  fa  siepe,  vale  Si 
dee  tener  conto  d'ogni  minimo  che. 
SdEug-no  add.  Musone,  dicesi  a  Chi  sta  cheto  col 
vìsl)  basso,  e  che  dà  segno  di  broncio  o  di  mal- 
conlento. 
SXug-ug>iia<  v.  n.  Brontolare,  dicesi  di  Coloro 
che,  malcontenti  di  ciò  che  non  va  loro  a  verso, 
si  lagnano  con  un  lungo  mormorio  di  parole; 
altrim.  Borbottare  ,  Bofonchiare ,  Bifonchiare , 
Fiottare. 

—  dò  can:  Rugliare,  dicesi  del  Fremito  che  fa  il 
cane,  o  altri  animali,  quando  è  sdegnato  o  mi- 
nacciato. 

$  Mugugndse  n.  p.  Bucinarsi:  Correre  od  Esser 
voce  0  sentore:  Se  mugugna  che  ecc.;  Si  bucina 
che  ecc. 
n  —  in  ti  denti;  Ridirsi  fra'  denti  V.  Dente. 

]M[ug-ug>]iiu  s.  m.  Pigolone  :  Colui  che  sem- 
pre si  duole  dell'aver  poco  ancorché  abbia  assai. 

l^ug-ug-no  s.  m.  Brontolìo:  Rumore  confuso 
di  chi  brontola;  altrim.  BorboUio,  Fiottio. 

Afug-ug-nòn  s.  m.  Brontolone  :  Persona  che 

ha  per  abito  il  brontolare;  altrim.  Borbottone, 

Fioitone. 

B  Brontolone,  dicesi  anche  Colui  che  sempre  trovasi 

malcontento  degli  altri  e  li  riprende  senza  ragione. 

IMCuìa.  s.  f.  Mora,  e  piiì  comunem.  Sfora  prugnola 
0  Jlora  di  siepe:  Frutto  del  rogo. 
S  Èse  ciù  lóntan  che  zend  da-e  mute  V.  Ldntan. 

Miuià,  s.  m.  Slerpazzolina.  T.  ornil.  Sylvia  pas- 
serina. Uccelletto  del  genere  delle  Silvie,  comu- 
nissimo fra  noi,  che  annida  ed  abita  permanen- 
temente; sia  per  lo  piiì  celato  Ira  folli  cespugli. 

M!uieg'iia<  V.  Mòiegna. 

M!uietta<  s.  f.  Lamierina  :  Ferro  assottigliato 
in  lamina  sottile  col   maglio  o  col  laminatoio. 

Mluin  V.  Mòin. 

!M!uiiià,  V.  Moina. 

Miiiinello  V.  Mòinello. 

Mluinii-a.  V.  Móinn-a. 

M!vLla.tto  add.  Mulazzo  e  Molallo,  dicesi  di  Chi 
è  generalo  da  un  Europeo  e  da  una  Mora,  o  da 
un  Moro  e  da  una  donna  bianca,  il  cui  colore 
partecipa  del  nero  e  del  bianco. 

Miùnamia.  s.  f.  Mummia  :  Cadavere  umano  che 
ha  la  carne  appiccata  sulle  ossa,  seccatavi  sopra 
da  balsami,  bitumi  e  aromi, 
n  Mummia  :  Quei  cadaveri  che  si  trovano  seccati 

sotto  la  rena  d'Etiopia, 
n  —  Per  similit.  e  in  ischerzo  dicesi  a  Persona 
estremamente  magra  e  secca. 

Multa,  s.  f.  Multa:  Condannagione,  Pena  di 
danaro. 

M!ùltà  v.  a.  Mallare:  Condannare  a  pagar  ans 
multa. 


532 


MUR 


MUS 


IMEùni  V.  a.  Munire,  Guarnire  :  Provvedere  del 

necessario  a  conservazione  e  difesa  ;  ed  anche 
Fortificare. 
§  Mùnise  n.  p.  Munirsi,  Provvedersi,  Fornirsi:  Mù- 
nive  d'un  passaporto;  Munitevi  d'un  passaporto. 

IMEunizion.  s.  f.  Munizione  :  Provvisione  di 
tulio  ciò  che  è  necessario  ai  soldati  tanto  per 
mangiare  che  per  fare  la  guerra. 
S  Pan  de  munizión;  Pane  di  munizione:  La  pa- 
gnotta che  serve  ad  alimentare  il  soldato  per 
due  giorni. 
S  Scciéuppo  de  munizión;  Fucile  o  Archìbuso  di 
munizione,  cioè  del  calibro  voluto  dai  regola- 
menti militari. 

M!ui*a>  s.  f.  Mora  :  Giuoco  noto  che  si  fa  in  due, 
alzando  le  dita  d'una  delle  mani,  chiamando  il 
numero  e  cercando  di  apporsi  che  numero  siano 
per  alzare  tra  tulle  e  due.  Questo  giuoco  fu  chia- 
malo dal  Pulci  nel  Morganle  Giuoco  delie  corna. 

M!u.i*à;  fPiggid  ùnn-aj;  Battere  il  ceffo,  Dare  il 
ceffo,  il  mostaccio,  il  muso  (in  qualche  luogo): 
Ho  piggiòu  ùnn-a  mura  in  ta  mùagia;  Diedi 
il  cfffo  nel  muro. 

Murag-g-e  s.  f.  pi.  Morsa:  Strum.  col  qnale 
si  piglia  il  labbro  di  sopra  al  cavallo,  e  si  stringe 
perchè  stia  fermo  e  cheto  nel  ferrarlo ,  o  per 
qualche  ailra  operazione. 

Miurcia.  s.  f.  Morchia  e  Morcia ,  e  alla  lat. 
Amurca:  La  feccia  dell'olio. 

Muriaggio  s.  m.  Museruola  e  Musoliera  : 
Arnese  di  cuojo  o  di  filo  metallico,  con  cui  si 
serra  il  muso  ai  cani  perchè  non  mordano  o 
non  mangino. 

M[ux*ixiL  s.  m.  Musino  :  Piccolo  muso,  che  anche 
dicesi  Mostaccino,  Faccetta,  Volticello,  Visino. 

]M[ux*iò]l  V.  sopra  Muriaygio. 

M!iix*o  s.  m.  Muio,  Ceffo:  La  testa  del  cane  dagli 
occhi  all'estremità  delle  labbra;  e  si  dice  anche 
d'altri  animali.  Il  ceffo  del  porco  dlcesi  Grugno 
e  Grifo. 
Il  Muso,  Ceffo,  Grifo,  Grugno,  Mostaccio,  per  si- 
railil.,  ma  per  ischerno  e  disprezzo,  dicesi  an- 
che li  volto  dell'uomo. 

—  brullo;  Viso  da  cembali,  Ceffo  da  Saracino. 

—  da  masc/io};  Viso  da  ceffate,  da  ceffoni. 

—  giano;  Viso  pallido,  giallo,  impolminato. 

—  tióu;  Viso  allampanalo.  Viso  di  stecco.  Viso 
segaligno. 

S  Aveì  d  muro  de  fa,  de  dì,  ecc.;  Aver  viso  di 
fare,  di  dire,  ecc.,  vale  Aver  la  petulanza,  la 
sfacciataggine,  l'ardire  di  fare,  di  dire,  ecc.;  ed 
anche  Esser  cece  di  fare,  di  dire,  ecc.,  cioè  Es- 
sere capace. 

S  Aveì  i  muri;  Aver  il  grugno,  Tener  broncio 
V.  appresso  Fd  i  muri. 

S  Fa  i  muri;  Far  muso,  musone  o  musata.  Pi- 
gliare, Fare,  Portare,  Tener  broncio,  Far  buzzo. 
Andar  grosso  con  alcuno,  Esser  imbroncialo: 
Mostrare  malcontento,  malumore,  dispetto. 

S  Dà  ùnn-a  patta  in  sciò  muro  d'ùnn-a  cosa; 
Battere  checchessia  altrui  nel  ceffo,  nel  mostac- 
cio, vale  Ingiuriosamente  avventarglielo. 

S  Di  ùnn-a  cosa  in  sciò  muro;  Dir  una  cosa  in 
faccia  0  sul  viso,  vale  Parlar  liberamente  e  ri- 
solutamente alia  presenza  di  colui  di  cui  si  tratta. 

S  In  sciò  muro  m.  avv.  Sul  viso,  In  presenza. 

S  Sld  co  muro  duo;  Star  col  viso  fermo,  Star 
in  cagnesco,  Far  viso  arcigno. 


Il  —  co  muro  in  sen;  Star  col  viso  basso,  cioè 
colla  faccia  inclinala  o  per  umiltà  o  per  vergogna. 

IMCuròn.  s.  m.  Moròne,  3!oròna,  Marrone.  T. 
iltiol.  Cenlrolophus  pompilus.  Pesce  di  mare 
assai  raro  e  il  piti  stimalo  della  Liguria.  La  sua 
carne,  bianca  come  il  latte,  è  d'un  gusto  squi- 
sitissimo, somigliante  a  quello  della  crema  la  pili 
delicata.  Il  color  della  sua  pelle  è  di  castagno 
marrone  ;  la  larghezza  del  corpo  si  estende  a 
centim.  21)  e  la  lunghezza  fino  ad  un  metro. 
Pescasi  dai  palamitari  in  primavera  lungi  otta 
0  dieci  miglia  da  terra. 

M!ux*ta ....  Le  foglie  dell'albatro  o  corbezzolo 
(armon),  che  si  adoperano  dai  Conciatori  per 
conciar  le  pelli. 

AJCusco  s.  m.  Muschio,  Moscado  :  Materia  odo- 
rifera, che  è  un  escremento  della  Capra  gazzella 
(Moscus  moschiferus ) ,  che  lo  produce  in  un 
certo  tempo  dell'anno,  intorno  al  bellico,  come 
in  un'  apostema.  Il  muschio  è  una  secrezione 
prima  liquida  e  poi  solida  che  assume  color  bruno 
carico;  è  di  odore  fortissimo,  ma  insipido. 

Afusoolatùa  s.  f.  Muscolatura:  L'aggregalo 
de'  muscoli.  Voce  d'uso  comune, 
n  Muscoleggiamento.  T.  pili,  scull.  ecc.  La  for- 
mazione e  l'ordinamento  dei  muscoli  d'una  per- 
sona 0  d'una  statua. 

Muscolo  s.  m.  Muscolo,  Musculo  e  Mescolo: 
Quelle  parli  del  corpo  degli  animali  che  sono 
composte  di  fibre  dotate  della  facoltà  di  contrarsi, 
e  servono  ad  eseguire  i  suoi  varj  movimenti. 
Il  Muscolo:  Specie  di  Conchiglia  bivalve  apparte- 
nente alla  divisione  de'  molluschi.  Havvene  di 
due  specie:  gli  uni  stanno  attaccati  ai  bastimenti 
e  gli  altri  vivono  nella  sabbia. 

BJEùseo  s.  m.  Museo:  Propriam.  Luogo  dedicato 
alle  muse,  cioè  alle  arti  ed  alle  scienze;  oggidì 
Qualunque  luogo  destinato  a  conservare  cose  in- 
signi e  rare,  relative  alle  arti  ed  alle  scienze; 
altrim.  Galleria. 

IMCussà  V.  n.  Spumeggiare,  Spnmare;  e  con  piiì 
forza,  Brillare,  Schizzare,  Spicciare,  Zampillare: 
Quell'effetto  che  fa  il  vin  generoso  nel  perder  la 
schiuma  schizzando  fuor  del  bicchiere.  Nelle 
tavole  toscane  dicesi  generalm.  Mussare,  ma  è 
un  gallicismo  da  schivarsi. 

I^ussolinn-a  s.  f.  Mussolina  e  Mossolina, 
Mussolino  e  Mossolino,  Mussolo  :  Sorta  di  tela 
sottilissima  di  bambagia,  così  delta  da  Misul  o 
Mossul,  cillà  della  Mesopolamia  sul  Tigri,  donde 
in  prima  fu  portata  in  Europa. 

—  scioà;  Mussolina  velata. 

IMCvistascetti  s.  m.  pi.  Basette  V.  Mustasci. 

iMuNtasci  s.  m.  plur.  Mostacchi  e  Miislacchj, 
Baffi,  Basette:  Quella  parte  diesi  lascia  crescer 
sul  labbro  superiore.  Fra  queste  tre  voci  evvi 
però  questa  differenza  :  le  Basette  sono  meno 
dei  Ba/fi,  e  queste  men  dei  Miislacchj.  Le  prime 
possono  essere  un  velo  di  tenue  lanugine;  i  se- 
condi abbracciano  soltanto  la  parte  superiore  del 
labbro;  i  mustacchi  vanno  più  in  là,  e  son  di 
ordinario  arricciati. 

Mustella  s.  f.  Mostella,  Muccìga,  e  da  tainni 
Pesce  ignudo:  Pesce  mollo  simile  al  nasello,  ma 
di  forma  schiacciata  e  col  capo  assai  deforme. 
Havvene  di  due  specie,  cioè  quella  di  fondo  detta 
dagP  litio!.  Phycis  btennoides,  e  quella  di  sco- 
glio, Phycis  tinca. 


NAB 


NAI 


533 


BtCutilà.  v.a.  Mutilare:  Render  mutilo,  Mozzare, 
Troncare  al  corpo  alcuno  de' suoi  membri,  una 
qualche  lor  parte;  e  figurai,  dicesi  anche  delie 
opere  d'intelletto. 

]IIùtila.ziò]i  s.  f.  Mutilazione,  Matilamento: 
Il  mutilare. 

I^ùta.  s.  f.  Muta  :  Ciò  che  si  tiene  in  serbo  per 
mutare. 

—  de  cavalli;  Muta  di  cavalli  :  I  cavalli  uniti  alla 
carrozza  per  tirarla. 

—  de  diamanti,  de  perle,  de  pomelli,  ecc.;  Muta 
di  diamanti,  di  perle,  di  bottoni  e  simili,  vale 
Finimento,  Fornimento  di  diamanti,  ecc. 

$  Ddse  a  muta;  Darsi  la  muta,  dicesi  dello  Scam- 
biarsi che  fanno  i  soldati  nelle  loro  fazioni. 

SdCutta.  s.  f.  3Iutta.  Voce  dell'uso:  Sorla  d'an- 
tica moneta  piemontese,  oggi  tolta  di  mezzo. 

Blutto  add.  Spuntato  :  Senza  punta,  e  dicesi 
particolarm.  di  coltello. 
S  Canti  multi;  Canti  guasti.  T.  cari.  Chiamasi 
così  Quella  carta,  i  cui  fogli  sono  ragnati  o  guasti 
sui  canti,  a  differenza  della  carta  detta  Mezzetti, 
stracciata  qua  e  là  in  qualunque  parte  del  foglio. 

BCùtto  add.  Muto,  Mutolo:  Che  non  parla  per 

esser  sordo  dal  nascimento  o  impedito  in  altra 

guisa  nella  favella;  ed  usasi  talora  anche  in  forza 

di  sostantivo. 

n  Mutolo,  si  dice  altresì  di  Chi  non  favella  per 

dispetto,  per  vergogna,  per  timore,  ecc. 
S  À  mùtta,  Anddsene  a  multa  V.  À  multa. 
S  Me  l'ha  dito  un  multo;   Me  lo  ha  detto  un 
mutolo.  L'ho  inteso  da  un  mutolo  e  sim.,  dicesi 
per  vezzo  allorché  non  vogliam  palesare  da  chi 
sappiamo  una  tal  cosa,  ovv.  quando  vogliamo 
rimbeccare  altrui  di  qualche  notizia  che  abbia 
dell' inverisimile. 
S  Personaggi  multi;  Persone  mute,  diconsi  dai 
Comici  Quelli  che  intervengono  nella  scena  senza 
parlare. 
%  Ti  é  multo?  Hai  tu  la  pipita?  Hai  tu  lasciato 
la  lingua  al  beceajo  ?  Non  parli  ? 

Mlùtuo  s.  m.  Mutuo  :  Imprestilo  di  danari  a 
merito,  cioè  con  obbligo  d' interesse,  e  con  ob- 
bligo altresì  di  restituzione  alla  scadenza  del 
tempo  stabilito. 
$  Chi  dà  dincB  a  mùtuo;  3Iutuante.  Quello  chi 
I  piggia;  Mutuatario. 

Bd[ùxica>  s.  f.  Musica  :  Scienza  della  proporzione 
della  voce  e  de'  suoni  ;  Arte  di  formar  co'  suoni 
la  melodia  e  l'armonia.  L'Armonia  consiste  nel- 
l'espressione di  più  suoni  in  un  tempo  islesso; 
la  Melodia  consiste  in  più  suoni  espressi  l'un 
dopo  l'altro. 


n  .Musica,  talora  dicesi  figurai,  per  Contrasto,  Con- 
lesa, Discorso  nojoso  e  sim.  :  Finimmo  un  pò 
questa  mùxica;  Finiamo  nn  po' questa  musica. 
S  Canta  ùnn-a  cosa  in  mùxica  V.   Canta. 
S  Mette  in  mùxica;  Mettere  in  musica  :  Disporre 

al  canto  con  note  musicali. 
S   Ve  l'ho  da  canta  in  mùxica  ?  Quante  volte  ho 
io  da  ripetervi  questa  cosa?  La  volete  intender 
una  volta  ? 

M!ù.3cica.iite  s.  m.  Musicante:  Colui  che  fa 
parte  d'un  corpo  di  Musici,  ma  dicesi  propriam. 
di  Chi  suona  qualche  strum.  nella  banda  musi- 
cale de' reggimenti;  altrim.  Suonatore. 

Mùsico  s.  m.  Musico:  Che  sa  o  Che  eseguisce 
la  musica;  Suonatore,  Cantante. 

Mùza.  s.  f.  Musa  :  Propriam.  Xome  di  Deità 
preposta  alla  poesia  e  alla  musica  ed  alle  altre 
arti  liberali, 
ti  Cornamusa,  Piva  :  Strum.  musicale  da  fiato,  com- 
posto d'un  otre  e  di  tre  canne,  una  per  dargli 
flato  e  le  altre  due  per  sonare. 
S  Sta  sciù  co-a  mùza;  Star  in  sul  grave,  sullo 
intonato,  in  sul  duro,  in  conlegno,  vale  Usar 
portamenti  e  maniere  gravi,  Vivere  con  gravità; 
e  talvolta  Essere  imbronciato.  Far  muso. 

Mùza-g-i^^nde  s.  f.  Chiurlo  o  Fischione  mag- 
giore. T.  ornil.  Numenius  arquata.  Uccello  che 
ha  il  becco  nerastro;  penne  del  pileo,  gole,  cer- 
vice. Iati  del  collo,  gozzo  e  petto,  di  color  ceciato- 
fulviccio,  con  una  macchia  nerastra  sullo  stelo; 
penne  della  schiena  e  scapolari,  nere  sui  lati; 
parte  posteriore  delia  schiena  e  groppone  candidi; 
remiganti  nere;  piedi  nero-cenerini;  unghie  ner«. 
Di  passaggio  in  aprile  molto  raro. 

]M[ùza,o  s.  m.  Muggine,  a  Roma  Cefalo,  e  se- 
condo i  moderni  Naturalisti  Cavedine.  T.  illiol. 
Mugil.  Pesce  del  genere  de'  Jluggini,  che  ha  la 
testa  larga ,  benché  compressa  ;  l'apertura  della 
sua  bocca  stretta;  ha  ciascheduna  delle  mascelle 
armata  di  picciolissimi  denti,  la  lingua  ruvida, 
il  fegato  grosso,  lo  stomaco  piccolo,  carnoso  e 
coperto  d'una  membrana  rugosa,  facile  a  stac- 
carsi ;  il  dorso  bruno,  il  ventre  argentino,  ed  il 
color  delie  pinne  azzurriccio.  Abita  quasi  tutti  i 
mari;  si  pesca  colle  reti  e  colla  lenza;  la  sua 
carne  ha  un  gusto  delicato.  Ve  n'ha  di  varie 
specie:  Mùzao  deU'òu;  Jluggine  orifrangio  (Mugil 
auratus);  Mùzao  lùxento  o  dell'éuio;  Muggine 
d'olio  f Mugil  laico);  Mùzao  janpd  ;  Acuccolto 
(Mugil  capito);  Mùzao  masson;  Muggine  ca- 
parello,  e  in  alcani  luoghi  della  Toscana  Pesce 
mazzone  (Mugil  cephalus);  Mùzao  neigro;  Scio- 
rina (Mugil  cheto). 


N 


*Na<;  No.  Avv.  di  negazione,  adoperato  spesso 
dall'  infimo  volgo  :  Ghe  sei  stceto  da-o  tale  ? 
Mi  na  ;  Siete  voi  stalo  dal  tale  ?  Io  no.  Ve 
diggo  de  nò  e  de  na;  Vi  dico  di  no  e  poi  no. 

*Ne&sek,  s.  f.  Natica,  Chiappa,  Mela;  le  ultime 
dne  Yoei  men  nobili  della  prima  V.  Sceiappa. 


Naixai  s.  f.  Nare,  Narice,  e  comanem.  al  piar. 
Nari  e  Narici:  I  meati  e  buchi  del  naso,  per 
cui  gli  nomini  e  parecchi  animali  respirano.  - 
Ali  0  Pinne  del  naso  diconsi  Le  parti  laterali 
di  esso. 
n  Nari  e  Narici  per  Tatto  ciò  che  viene  a  foraare 


534 


NAS 


NAS 


quella  parte  del  naso,  come  le  ali  o  pinne  e  il 
tramezzo  cartilagineo  che  divide  una  nare  dal- 
l'altra. 

—  dB  cavallo  ;  Froge. 

**S  Addrissà  e  naixe;  Rizzar  muso:  Prender  aria 
di  cruccio  0  di  sdegno  per  cosa  spiacevole  che 
sia  della  o  fatta. 
**S  Arruffa  e  naixe;  Arricciare  il  naso,  il  muso, 
le  labbra,  ecc.  V.  Arruffa  6  naso. 
S  Punta  de  naixe  dò  cavallo;  Moccolo:  Punta 
del  naso  del  cavallo. 
'Waixa  V.  Odoà  nel  i'  signif. 

—  tabacco;  Tabaccare.  Voce  dell'uso:  Prender  ta- 
bacco da  naso. 

"IVaixà,  s.  f.  Nasata  V.  Nasa  sost. 

«  Fiuto,  Fintata:  Lascicemene piggià  ùnn-a  naixd; 
Lanciate  che  io  ne  pigli  una  fiutata.  M.  Lasso. 
'*N'aixóii  s.  m.  Naso  a  pozzuolo:  Chi  ha  narici 
larghe  assai. 

»  Tabaccone,  dicesi  per  ischerzo  a  Chi  per  uso 
piglia  mollo  tabacco,  e  ne  ha  lorde  le  narici  e 
le  vesti;  dicesi  anche  Tabacchisla,  ma  è  voce 
poco  usata. 
N'alia. ;  Nanna:  Voce  adoperata  da  chi  sta  nin- 
nando il  bambino  nella  culla  per  farlo  addor- 
mentare, ed  anche  lo  esprimere  sia  il  suo  dor- 
mire, sia  la  culla  slessa,  onde  le  locuzioni  se- 
guenti : 

S  Ande  a  fa  a  nana;  Andare  a  nanna,  vale  An- 
dare a  dormire. 

$  Fd  a  nana;  Far  la  nanna,  vale  Dormire. 

S  Mette  a  fd  a  nana;  Mettere  a  nanna:  Metter 
il  bambino  nella  culla  perchè  e' dorma. 

S  Ndnd   ndnd,  puppòn ;    Ninna  nanna.  Ninna 
nanna:  Cantilena  che  si  va  cantarellando  al  bam- 
bino che  giace  nella  culla  per  addormentarlo  o 
acquetarlo. 
Napolion  s.  m.  Marengo  V.  Marengo. 
Napoli tauu-a.  s.  f.  Napoletana.  Voce  del- 
l'uso: Nel  giuoco  del  treseltc  dicesi  da  noi  L'asso, 
il  tre  e  il  quattro  d'ano  stesso  seme,  che  capi- 
tano riunite  nelle  mani  di  chi  giuoca.  Nella  Tose, 
invece  contasi  l'asso,  il  due  e  il  tre. 
"Nappia  s.  f.  Nasone,  Naso  sperticato,  e  nel- 

uso  tose,  anche  Nappa:  Gran  naso. 
Nasa  s.  f.  Nasata  :  Colpo  di  naso  in  checchessia 
Urto  dato  altrui  col  naso.  . 

n  Fiuto,  Fiutata  V.  sopra  Naixd  nel  2»  signif. 
Nasasso  s.  m.  Nasaccio.  Peggior.   di  Naso: 

Naso  grosso  e  deforme. 
Nasca  s.  f.  Conizza.  T.  hot.  Erigeron  viscosum. 
Pianta  della  famiglia  delle  Corimbifere  che  ha  il 
caule  erbaceo,  peloso,  viscoso;  le  foglie  lanceo- 
late, dentate;  i  peduncoli,  inseriti  nell'assella  delle 
foglie,  portano  un  sol  fiore  giallo;  tutta  la  pianta 
esala  un  odore  nauseante.  Fiorisce  in  agosto  e 
setlembre;  nasce  In  luoghi  sassosi,  incolti,  nel 
letto  del  torrente  Bisagno  e  lungo  le  mura  della 
Cava;  dicesi  anche  Enula. 
Nasce  v.  n.  Nascere:  Venir  al  mondo,  Uscir 
alla  luce  ;  e  non  che  delle  persone,  dicesi  degli 
animali  e  dei  vegetabili. 

n  Nascere,  Sorgere,  Spuntare,  Apparire,  dicesi  del 
giorno  e  de' corpi  celesti  V.  Spuntd. 

n  Avvenire,  Succedere,  Accadere,  Seguire:  Ne  na- 
tciàn  di  scandali;  Ne  nasceranno  degli  scandali. 

«  —  Presentarsi,  Offerirsi  :  Se  naseià  l'dcaxiSn... 
S«  pascerà  l'occasione . . . 


Il  —  Scaturire,  e  dicesi  de'  fiumi  e  delle  fontane  : 
Questo  fiamme  5  nasce  a-i  confin  da  Spagna; 
Questo  fiume  nasce  ai  confini  della  Spagna. 
S  Che  nasce  quello  e' ha  da  nasce;  Accada  che 

vuole  0  che  sa.  Vadane  che  vuole. 
S  Da  ogni  óa  nasce  fumi  ;  In  un'  ora  o  in  ana 

notte  nasce  un  fungo  V.  Fumo. 
§  Fd  nasce  l'idea;  Desiar  l'idea,  Far   nascere 

il  pensiero. 
S  L'è  megio  nasce  affurtùnóu  che  ricco  V.  Af- 

fortùnóu. 
§  Pe  tutto  quello  che  posse  nasce;  Pei  casi  che 
nascer  possono  sempre,  A  cautela,  Per  buon  go- 
verno, Per  buon  rispetto,  A  buon  essere. 
NasciSn  (Figgiéu  da)  V.  Figgién. 
Nascùsso  s.  m.  Piombaggine  o  Erba  Sant'An- 
tonio. T.  boi.  Plumbago  europosa.  Sorla  d'erba 
che  ha  del  caustico. 
Naséa  s.  f.  Museruola:  Quella  parte  della  bri- 
glia, cioè  Quel  cnojo  che  passa  sopra  i  porta- 
morsi  per  la  lesliera  e  la  sguancia. 
Nasello  s.  m.  Nasello,  Asello.  T.  itliol.  Gadus 
mcrlangus.  Pesce  di  mare  tra  i  più  conosciuti 
d'Europa  alle  sue  Unte  brillantissime  color  d'ar- 
gento sotto  al  ventre,  olivastro  sul  dorso  e  ne- 
riccio sulle  pinne  pettorali.  La  sua  carne  è  molto 
bianca,  di  sapore  squisito  e  leggiera  allo  stomaco. 
Nasetto  V.  Nasin  nel  suo  1"  significato. 

—  da  ciavetta  do  reléuio ;  Quadrello:  Cilindretto 
d'acciajo  con  foro  quadro  nel  verso  del  suo  asse 
e  che  forma  la  metà  inferiore  d'ogni  chiave  di 
oriuolo,  che  s'imbocca  nell'albero  della  piramide 
(erbòo  dò  fuso)  per  caricar  l'oriuolo. 

—  da  cricca;  Nasello,  Monachetto  V.  Acriccóu. 
Nasin  s.  m.  Nasino,  Nasetto,  Nasello,  Nasuccio. 

Dim.  di  na.so.  Nasino  è  il  pili  vezzegg.  di  tulli; 
Nasetto  comincia  ad  esprimere  picciolezza  non 
bella;  Nasello  e  Nasuccio,  secondo  il  favellare 
d'oggidì,  indica  piccolezza  inconveniente  e  de- 
forme. 
H  Metaf.  dicesi  di  persona,  e  vale  Superbello,  Su- 
perbuzzo;  e  talora  anche  Schifiltoso,  Schifo  V. 
Moschetta. 
Naso  s.  m.  Naso:  Quella  parie  prominente  del 
volto  che  è  tra  la  fronte  e  la  bocca  e  che  co- 
slitnisce  l'organo  dell'odoralo. 

—  appissùo;  Naso  appuntalo. 

—  aquilin;  Naso  aquilino:  Naso  adunco  a  somi- 
glianza del  becco  dell'aquila. 

—  ben  fceto;  Naso  affilato  o  profilato. 

—  chi  piscia  in  bocca  ;  Naso  che  piscia  in  bocca, 
dicesi  in  m.  b.  di  Naso  aquilino,  perchè  ha  la 
punta  torta  inverso  la  bocca,  e  pare  che  vi  coli 
dentro. 

—  chi  pà  un  pevedn;  Naso  come  un  peperone,  o 
assolutam.  Peperone  :  Naso  grosso  e  d'un  color 
rosso  acceso. 

—  chi  stissa;  Naso  che  gocciola,  Naso  rampollante. 

—  da  papa  gallo  V.  sopra  Naso  chi  piscia  in  bdcca. 

—  da  punscinella;  Naso  da  pulcinella,  cioè  lungo 
oltre  m  S'irà. 

—  grosso;  Nasone,  Nasorre,  Naso  da  fiutar  poponi. 

—  rispettabile  ;  Naso  badiale. 

—  sciaccóu;  Naso  schiacciato,  camoscio,  simo,  rin- 
cagnato. 

S  A  bóx'ia  a  ghe  seda  zit  pe-o  naso  V.  Bdxìa. 
S  Arrùffd  6  naso  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede 
alfabetica. 


NAT 


NAV 


535 


§  Avei  bon  naso;  Aver  buon  naso  o  Aver  naso, 
figurai,  vale  Esser  sagace,  saporilo,  giodiiioso, 
di  fino  accorgimento,  Preveder  le  cose  da  lontano. 
—  5  naso  doso  o  tappóu;  Aver  inlasalo  il  naso, 
vaie  Averlo  stoppato  per  raffreddore. 
S  Dà  dò  naso;  Incappare,  Inciampare,  Cadere,  ecc. 
n  —  dò  naso  in  t'ùn  strùscio;  Dare  in  nna  mela 
fmerdaj;  Maritarsi  male  dopo  aver  preteso  ad 
alto    luogo,  senz'averne  ragionevole  adito,  o 
dopo  aver  farfalleggiato  assai  tempo  senza  prò, 
ricusando  il  bene  per  àmbito  del  meglio." 
n  —  pe-o  naso  ùnn-a  cosa  a  un;  Dar  nel  naso  una 
cosa  a  uno,  dicesi  figurai,  del  Sentirsi  da  chic- 
chessia cosa  che  gli  dispiaccia,  o  che  sia  da  di- 
spiacere 0  gì' ingeneri  sospetto. 
S  Lascidse  menù  pe-o  naso;  Lasciarsi  menar  pel 
naso.  Lasciarsi  levar  in  barca,  figurai,  vale  La- 
sciarsi aggirare. 
S  Mandillo  da  naso  V.  Mandillo. 
S  Menù  pe-o  naso;  Jlenare  pel  naso  V.  Mena. 
S  Mette  ò  naso  dappertutto  V.  Mette, 
n  —  scià  naso;  Alzar  il  viso,  la  cresta;  Levarsi 

in  boria,  in  supprbia.  Insuperbire. 
S  Parlàse  in  td  naso  ;  Parlar  nel  naso  :  Aver 

pronunzia  nasale. 
S  Repdse  e  mósche  da-o  naso  V.  Mosca. 
S  Resta  c'ùn  parmo  de  naso;  Rimanere  o  Restar 
con  un  palmo  di  naso:  Restare  scornato,  deluso 
0  Rimanere  con  danno  e  colle  beffe  di  cosa  de- 
siderata e  non  conseguita. 
S  Taggid  S  naso;  Dinasare,  Snasare. 
N'O'SÓn.  s.  m.  Nasone,  e  per  iscberzo  Nasorre: 

Gran  naso  e  deforme. 
IVassa  s.  f.  Nassa.  T.  pese.  Arnese  ossia  Pic- 
cola cesta  di  vinchi  o  di  guncbi ,  modellala  a 
guisa  di  gabbia  a  ritroso,  coll'aperlura  stretta 
internamente  e  al  di  fuori  larga,  in  guisa  che  al 
pesce  che  vi  è  entralo  viene  impedito  l'uscirne 
per  via  delle  punte  de'  vinchi  che  gli  si  presen- 
tano; dicesi  anche  Bertovello. 
'^IN'a.stùssà.  V.  Anastùssd. 
lNsLtal&  s.  m.  Natale:  La  solennità  del  nasci- 
mento di  Cristo,  ed  II  giorno  ed  il  tempo  in 
coi  cade  tale  solennità;  che  anche  dicesi  Pasqua 
di  natale  o  Pasqua  di  ceppo,  Pasqua  di  natività, 
La  festa  del  Natale. 
—  a-o  burcón  e  Pasqua  a-o  tissòn  V.  BarcSn. 
Nativitse  s.  f.  Natività,  lo  stesso  che  Nascita; 
ma   usasi    principalmente   parlando    dei   santi , 
come  La  natività  dì  S.  Gio.  Ballista,  di  Maria 
Vergine ,  ecc. 
^atta.  s.  f.  Sùghero  e  Sùvero:  Corteccia  d'un 
albero  ghiandifero  che  ha   il  medesimo  nome 
(nel  dialetto  Sùgao);  è   leggerissima,   grossa, 
molle  e  spugnosa,  e  serve  a  tener  a  galla,  a 
turar  bottiglie  e  ad  altri  usi. 
**S  Dà  S  riso  co-a  natta  V.  Dà. 
INeittellQ  s.  m.  Luminello  :  Quell'arnese  di  fil 
di  ferro,  in  cui  s' infila  il  lucignolo,  ed  ha  at- 
torno pezzetti  di  sughero  per  metterlo  a  galla 
nell'olio  delle  làmpane. 
Natùa  s.  f.  Natura  :  Voce  che  abbraccia  tulle 
le  forme  delle  cose,  l'essere  e  le  cagioni;  Tutte 
le  cose  create.  L'universo. 
»  Natura:  Ordine,  per  cui  tutte  le  cose  create 
hanno  principio,  moto,  incremento  e  fine:  ed  in 
più  stretto  significato  dicesi  degli  Effetti  che  ri- 
saltano da  on  tale  ordine,  in  ogni  persona. 


n  —  Proprielà  od  Essenza  particolare  d'alcuna  cosa. 
»  —  Tendenza,  Impulso,  Istinto,  per  cui  l'uomo 

propende  per  le  cose  che  giovano  alla  propria 

conservazione. 
»  —  Complessione,  Temperamento. 

—  divinn-a;  La  natura  divina:  Iddio  creatore  e 
conservaore  dell'universo, 

—  umana;  La  natura  umana:  Il   genere  umano. 
Gli  uomini. 

S  Istinto  de  natùa;  Istinto  di   natura,  lo  stesso 
che  Tendenza,  Impu  so  V.  sopra  nel  i"  signif. 
Naturale  s.  m.  Naiuralp,  io  stesso  che  Na- 
tura, in  signif.  di  Genio,  Indole,  Inclinazione, 
Propensione, 
n  Naturale,  Carattere,  Qualità. 
"  —  Temperamento,  Complessione. 
!Natùx*ale  add.  Naturale:  Di  o  Secondo  natura. 
M  Naturale,  in  signif.  di  Semplice,  Senz'arte, 
n  —  Dicesi  anche  delle  cose  mangerecce,  in  sF- 
gnific.  di  Sincero,  Schietto,  Non  artificiato,  né 
falsificato, 
n  —  Ovvio,  Ordinario,  Consuelo,  Comune,  Usuale, 

Probabile. 
$  Fa  0  Dipinse  a-o  naturale;  Naluraleggiare : 
Fare  o  rappresentare  al  naturale.  Dipingere  o 
Ritrarre  al  naturale. 
IVatùralessa  s.  f.  Naturalezza,  Naturalità: 
Qialiià  di  ciò  che  è  naturale,   conforme  colla 
natura;  Semplicilà,  Schiettezza,  Ingenuità. 
^Naturalista  s.  m.  Naturalista:  Professore 
di  scienze  naturali, 
n  Nituralista,  fra'  Pittori  dicesi  Colui  che  non  si 
applica  che  a  disegnare  dal  naturale. 
IVatùralizza  v.  a.  Naturalizzare  :   Accor- 
date ad  un  forestiero  il  diritto   di   naturalità, 
Far  naturale  del   paese ,  Ammettere  alcuno  a 
compaesano. 
ZVatùralizzazión  s.  f.  Naturalizzazione: 

Diritto  di  naturalità. 
Naixfrag-à  v.  n.  Naufragare:  Far  naufragio, 

Rompere  in  mare. 
IVauseà  V.  Angoscia. 
Navassas.  f.  Navaccia.  Voce  dell'uso:  Grande 
cassa  fatta  a  modo  di  nave,  che  serve  a  tras- 
portar le  uve.  In  Toscana  non  si  usa,  supplen- 
dovi co'  bigonci  (sebbrij. 
Navata  s.  f.  Navata,  dicesi  Qiella  parte  d'an- 
dito di  chiesa  o  d'altro  edifizio  che  è  tra  il  muro 
e  i  pilastri  o  tra  pilastro  e  pilastro;  aitrim.  Nave 
0  Navicella. 

—  de  ìuuzo;  Navata  o  Nave  macgiore  o  di  mezzo. 
N'aveg^a  v.  n.  Navigare  e  Navicare,  ma  meno 

usato  :  Viaggiare  ppr  mare. 
n  Navigare,  figurai.  Governarsi,  Regolarsi. 

—  secóndo  5  vento  ;  Navigare  secondo  i  venti. 
Detto  prov.  vale  Ubbidire  agli  accidenti  e  fare 
della  necessità  virtù. 

§  0  mondo  ò  l'è  riandò ,  chi  nò  sa  navegà  va 
a-o  fóndo  V.  Fóndo. 

Naveg-azión.  s.  f.  Navigazione  e  Navica- 
zione,  ma  meno  usato:  Sotto  questo  nom* s'in- 
tende ordinariam.  Un  viaggio  di  mare,  ed  anche 
la  via  che  la  nive  ha  spguto  ed  il  modo  come 
l'ha  percorsa.  L'arte  di  navigare  dicesi  propriam. 
Nauiica. 

Navetta  s.  f.  Navicella:  Quell'arnese  d'argento 
0  d'ottone,  fatto  a  foggia  di  pìccola  nave,  io  cai 
nelle  chiese  tiensi  l'incenso. 


936 


NEC 


NEG 


Na"vSii  s.  m.  Navone  e  Napo.  T.  boi.  Brassica 

oleracea  nopobrassica.  Sorta  di  rapa  assai  nota. 

S  Féuggia  de  navSn;  Erisamo,  Erisimo  V.  Féuggia. 

Nazarolla.  s.  f.  Lazzcruola,  Lazzarola,  Az- 
zeniola,  Tuberà:  Sorta  di  frutto  tra  agro  e  dolce, 
più  grosso  che  le  ciliege,  di  cui  ha  la  figura,  e 
contiene  tre  nòccioli  assai  dnri.  L'albero  dicesi 
Lazzcruolo ,  Azzeruolo ,  Tubero  fMespilus  aza- 
rolaj. 

^azión  s.  f.  Nazione:  Generazione  d'uomini 
nati  in  una  medesima  regione,  provincia  od 
estensione  di  paese,  che  parlano  la  stessa  lingua 
e  sono  d'ordinario  sotto  un  medesimo  governo. 

IVazionalitse  s.  f.  Nazionalità.  Voce  dell'uso. 
^  Dà  a  nazionalttcB;  Nazionalizzare.  A'oce  del- 
l'uso: Accordare  il  diritto  di  nazionalità, 

Krel>"bia  s.  f.  Nebbia:  Ragunata  di  vapori  ac- 
quosi che  escono  da  stagni  o  simili  luoghi,  più 
■  0  meno  densi,  che  intorbidano  la  trasparenza 
dell'aria  e  non  differiscono  dalle  nubi,  se  non 
perchè  occupano  gli  ultimi  strati  dell'atmosfera, 
cioè  più  prossimi  alla  superficie  del  globo. 
S  Aveì  ùnn-a  nebbia  davanti  a-i  éuggi  ;  Aver 
caligine  di  vista,  Offuscarsi  o  Aver  offuscala  la 
vista:  Lo  alterarsi  degli  umori  degli  occhi,  e 
specialm.  del  cristallino  che  impedisce  il  vedere. 

Nelblbién  s,  m.  Uva  spana,  Uva  nubiola,  e 
volgarm.  Nebbiolo  :  Vitigno  proprio  della  falda 
d'Alpe  che  circonda  il  Piemonte.  I  suoi  grappoli 
variano  di  forma,  ma  la  più  comune  è  la  pira- 
midale; sono  appuntati  nella  cima,  lunghi  alla 
base  e  spesso  alati,  piuttosto  uniti  che  spargoli. 
Gli  acini  sono  tondeggianti,  d'un  nero  cliiaro,  e 
velati  da  un  poline  bianco  che  li  rende  indachini. 
Il  vino,  chiamato  esso  pure  Nebbiolo,  è  vermiglio, 
leggero  e  fragrante,  e  nello  stesso  tempo  asciutto, 
generoso  e  serbatojo,  ma  austero.  Se  è  fatto  coi 
metodi  ordinar]  e  coll'uva  fresca,  è  vino  da  pa- 
steggiare; se  poi  si  sceglie  l'uva,  si  sgrappola  e 
si  mette  della  cura  nella  vinificazione,  riesce  un 
vino  fine  da  darsi  agli  arrosti  e  somiglia  al  Bel- 
letto di  Nizza.  Coltivasi  pure  nei  territori  d'Ivrea 
e  ne'  paesi  viniferi  della  Val  d'Aosta. 

IVecescitae  s.  f  Necessità,  anlic.  Necistà  e 

Nicistà;  Estremo  bisogno  che  violenta.  Tutto  ciò 

che  è  assolutamente  necessario  e  di  cui  non  si 

può  far  senza. 

M  Necessità,  Miseria,  Povertà  estrema. 

S  A  necescitce  a  non  ha  de  lezze;  La  necessità 

non  ha  legge  V.  Lezze. 
S  De  necescilw;  Di  necessità,  Posto  avv.  vale  Ne- 
cessariamente. 
$  Èse  de  necescitce;  Esser  di  necessità,  vale  Essere 

sommamente  necessario, 
n  —  de  necescitce  de  mezo  ;  Essere  di  necessità 
di  mezzo,  diccsi  da'  Teologi  di  Quei  misteri  per 
l'ignoranza  de'  quali  altri,  sebbene  sia  senza  sua 
colpa,  non  può  salvarsi;  a  differenza  di  quelli  di 
precetto,  che  può  salvarsi,  purché  sia  senza  sua 
colpa,  anche  ignorandoli. 
S  Fd  de  necescitce  virtù;  Fare  della  necessità  virtù 

V.  Fd. 
S  Tnivrìse  a  neciscitce  d'ùnn-a  cosa  o  dt-  fd  ùnn-a 
cosii  ;  Es.,ei-ft  in  necessilà  d'nnn  cosa  o  di  fure 
unii  cosa,  vale  Aver  sommo  bisogno  di  averla  o 
di  farla. 

Pfeoessaio  s.  m.  Necessario:  Ciò  cfiéJi  ne- 
cessario per  vivere  e  mantenersi. 


M  Necessario ,  Cesso ,  Agiamenlo ,  Cameretta  V. 
Léugo  còmodo  nella  voce  Lèugo. 
IVecesssàio  add.  Necessario:  Che  è  di  mestieri, 
d'uopo.  Bisognevole,  Di  cui  non  si  può  far  meno, 
Indispensabile. 

—  cdmme  o  ciù  che  o  pan;  Necessarissimo,  Arci- 
chenecessarissimo. 

S   A  sto  móndo  nisciùn  l'è  necessàio  V.  MSndo. 

%  Erede  necessàio;  Erede  necessario.  T.  de' Legisti. 
Quegli  che  succede  necessariamente  nell'eredità 
di  chi  muore. 
IVeg^a  V.  a.  Negare  :  Dire  che  non  è  vero  quello 
che  altri  afferma. 

»  Negare,  per  Non  concedere,  Ricusare,  Dinegare. 

I)  Usato  in  senso  neut.,  vale  e  dicesi  Soffocare,  Sof- 
fogare, Strangolare,  Strozzare  V.  Strangòd. 

—  a  so  voenlce ;  Annegare  se  slesso.  Negare  la  sua 
volontà,  vale  Non  secondarla. 

—  de  fd  ùnn-a  cosa;  Negare  di  far  una  cosa,  vale 
Sottrarsi,  Ricusar  di  farla. 

—  in  fùn  gotto  d'cegua  V.  ^gua. 

—  5  so  de  mezogiòrno;  Negare  il  sole  di  mezzodì, 
vale  Negare  cosa  evidentissima, 

S  Chi  nò  s'aggiùtta  nega  V.  Aggiùtld. 
%  0  neghieiva  5  pasto  all'oste  co  maccarón   in 
scià  barba;  E'  negherebbe  il  pasto  ad  un  oste, 
Negherebbe  col  furto  in  mano  V.  Maccarón. 
IVeg-ativa  s.  f.  Negativa,  Negazione:  Il  negare; 
ed  anche  Rifiuto,  Ripulsa,  Ricusa. 
S  Mettise  0  Sld  in  scià  negativa  ;  Mettersi  0  Stare 
sulla  negativa ,  vagliono  Negare  o  Persistere  a 
negare. 
IVég-ia  s.  f.  Cialda  :  Composizione  di  fior  di  fa- 
rina, la  cui  pasta  fatta  quasi  liquida  si  strìnge 
in  forme  di  ferro  e  cuocesi  sulla  fiamma. 

—  da  scigillà  e  lettere;  Ostia,  nel  Lomb.  Obbiadino, 
%  0  negid  eh' ò  facce  negie  V,  Negid. 

!N"eg'ia  s.  f.  Nebbia,  Voce  dei  contado  V,  Nebbia. 

Neg'ia  s.  m.  Cialdonaio:  Quegli  che  fa  e  vende 
cialde  e  cialdoni;  dicesi  anche  Ciambellaio,  Be- 
ricuocolaio,  perchè  fa  e  vende  ciambelle,  becicuo- 
coli,  pinoccliiati,  confortini  e  simili. 
§  0  l'è  cómme  i  negice;  Egli  è  come  l'alloro,  dicesi 
d'Uomo  che  va  a  tutte  le  feste,  a  tutti  i  trovali, 
S  0  negid  ch'S  facge  negie;  L'offelliere  faccia  of- 
felle.  Al  villano  la  zappa  in  mano,  Prov,  dell'uso 
e  vale  che  Ciascuno  dee  fare  l'arie  sua, 

IN'eg'iasso  s.  m.  Nebbione,  Voce  del  cont. 
Nebbia  folta  e  che  si  estende  a  molta  altezza, 

iNeg'lig'entà  v.  a.  Negligentare  :  Far  con  ne- 
gligenza 0  disattenzione,  Trascurare,  Non  pigliarsi 
cura  0  pensiero,  Trasandare. 

IVeg-lixé  (Inj;  In  abito  negletto,  In  veste  ne- 
glella;  il  contr.  di  Abito  in  parata. 

IN'eg'ozià  V.  a.  Negoziare:  Fare  o  Trattare  af- 
fari mercanteschi  ;  Mercantare,  Trafficare,  Com- 
merciare. 
I)  Negoziare,  dicesi  anche  II  trattare  affari  di  Stalo 
ed  altri  affari  fuor  della  mercatura. 

—  balle  de  fùmme;  Imbottar  la  nebbia,  vale  Ciliare 
il  tempo. 

IVegroziante  s,  m.  Negoziante  :  Chi  negozia; 
Tritlìiciiiilc,  Comuierciaiite. 

ISfc;^-retto  aild,  Nereilo.  Dim.  e  vezzegg.  di 
Nero:  Che  pende  al  nero, 
jj  Figo  negrcllo;  Fico  moro  V.  Figo. 

Negri*»  s,  m.  Livido,  Lividore,  Livideiza.,  Li- 
vidura :  Quella  nerezza  che  fa  il  sangue  venuto 


NER 


NES 


m 


alla  pelle,  cagionato  per  lo  più  da  percosse.  - 
Pesca  e  SigtUo  dicesi  II  lividore  che  resta  sul 
volto  per  percossa;  Calamo j  ed  Occhia je,  Qnei 
lividori  che  vengono  sotto  gli  occhi  per  colpi 
0  altro. 
NfeigTo  s.  m.  Nero:  L'nno  degli  estremi  colori 
opposti  al  Bianco. 
»  Negro,  Moro:  Uomo  nero  d'Etiopia  V.  Mòu. 

—  da,  seppia,  di  móscardin,  ecc.;  Inchiostro  V. 
MSscardin. 

—  d'avorio,  Neigro  de  fùmme  V.  Avorio,  Fàmme. 

—  deU'éuggio;  Iride:  Quel  cerchio  di  varj  colori 
che  circonda  la  pupilla  dell'occhio;  dicesi  anche 
Pupilla,  ma  impropriamente  V.  Fantinelta  del- 
l'éuggio  nella  voce  Fantinelta. 

5  Fa  vedde  ò  neigro  pe  giunco;  Mostrare  altrni 

il  nero  pel  bianco,  vale  Dar  ad  intendere  cose 

false,  Mostrargli  una  cosa  per  on'alira. 
5  Mette  0  neigro  in  sciò  gianco  ;  Por  nero  o  il 

nero  sai  bianco,  nello  stil  famigliare  significa 

Scrivere. 
S  No  stimma  un  neigro  d'ungia;  Non  istimare 

un  fico  secco,  nn  frollo,  un  paracucchino,  vale 

Non  far  conto  alcuno. 
S  Vesti  de  nei^o;  Vestir  di  nero:  Vestir  di  roba 

che  è  di  color  nero;  e  talora  Vestir  a  bruno, 

per  cagion  di  lutto. 
Neigf^^o  add.  Nero  e  Negro:  Aggiunto  di  corpi 

limi,  di  color  nero  o  quasi  nero;  Fosco  Bruno, 

Oscuro. 
Il  Nero,  figurai.  Malvagio,  Iniquo,  Reo,  Empio: 

Anima  neigra  ;   Anima   nera,  cioè   malvagia, 

iniqua,  efferata,  ecc. 
n  —  figurat.  pure  vale  Fortemente  sdegnalo:  0 

l'èa  neigro;  Era  nero. 
5  Èse  neigro  con  quurchedùn;   Esser  nero   con 

alcuno,  nell'oso  comune  vale  Esser  con  esso  cruc- 
cialo forte. 
S  Fdne  de  quelle  nei  gre  :  Farne  di  quelle  nere, 

usasi  per  Far  opere  triste  e  spropositate. 
S  Tià  a-o  neigro;  Nereggiare,  Esser  nericante. 
Pfcive  s.  f.  Neve:  Pioggia  che,   rappresa   dal 

freddo  nell'aria,  cade  in  terra  in  fiocchi  bianchi 

e  leggeri. 

—  menùa;  Nevischio,  Nevislio,  Nevischia:  Neve 
minuta  che  cade  in  poca  quantità. 

S  Chéulta  de  neive;  Stretta  di  neve. 
^  Retid  a  neive;  Spalare  la  neve. 
S  Strassòin  de  neive;  Falde  o  Fiocchi  di  neve. 
S  Tidse  de  ballce  de  neive;  Fare  o  Giocare  alla 
neve,  vale  Trarsi  a  vicenda  della  neve  ridotta 
in  palle. 
N^emig'O  s.  m.  Nemico,  Nimico,  Inimico:  Che 
odia ,  che  disama  o  che  desidera  di  offendere. 
n  Nemico,  Inimico,  al  plur.,  dicesi  di  Coloro  che 
si  fanno  guerra. 
N^emig'o  add.  Nemico,  Nimico,  Contrario,  Av- 
verso; Infausto. 
Neo  s.  m.  Neo:  Piccola  macchia  nericcia,  che 
nasce  naturalmente  sopra  la  pelle  dell'uomo. 
«  Neo,  per  similil.  Piccolo  difetto,  Imperfeiionrella. 
«  —  Nel  nnm.  del  più.  Quei  pezzetti  di  talfflià 
nero  preparato,  che  altre  volle  si  adattavano  le 
donne  sul  volto  e  sul  pelto  ppr  Ur  credere  che 
fosse  un  n'>o  naturale,  e  perchè  più  spiccasse  la 
binnchez7.a  della  lor  carnagioue. 
N'erga,  s.  f.  Nervata  e  Nerbala  :  Colpo  di  nervo. 
Neirretto  s.  m.  Nervetto,  Nerviecioolo,  Ner- 


bicino,  Nervolino,  Nerbolino,  Nervoxzo.  Dimin. 
di  nervo:  Piccolo  nervo. 

Nervettin.  s.  m.  Nerveltino.  Dim.di  xNervctlo. 

^Nervo  s.  m.  Nervo  e  Nerbo  :  Parie  del  corpo 
dell'animale,  simile  a  cordicella,  la  qual  confe- 
risce ai  membri  la  forza  di  muoversi  e  del  sentire, 
n  Nervo ,  figurat.  Forza ,  Importanza  ;  ed  anche 

Pegno  0  Sostegno  principale. 
S  Md  de  nervi;  Mal  di  nervi  V.  Ma. 
S  Ommo  de  nervi  dSggi  V.  Ddggio  add.      tr 

PiTesciaja.  s.  f.  Fagiolata,  Pappolata,  Scemphig- 
gine.  Melensaggine,  Bessaggine ,   Melonaggine, 
Sciocchezza,  Scioccheria,  Baccelleria,  ecc. 
n  Usato  nel  num.  del  più.  Scede,  Daddoli,  Smor- 
fie, Lezj:  Movimenti  sregolati  o  affettali. 

ilVescio  s.  m.  Mocceca,  Moccicone,  Gocciolone, 
Peslapepe,  Baccellone,  ecc. 
S  Fa  5  nescio  ;  Far  il  nesci  o  il  nescio,  l'indiano, 
il  gnorri,  il  nòferi  :  Dissimulare  di  non  sapere, 
Fingere  ignoranza. 

N'escìo  add.  Insulso,  Scipito,  Sciocco:  Discorso 
nescio;  Discorso  insulso. 

Nescio  V.  Nesciaja  nel  1»  signific,  ma  osasi 
comunem.  al  plurale. 

Nèspoa  s.  f.  Nespola,  dimin.  Nespolina:  Fruito 
del  Nespolo  (Mespilus  germanica),  che  ha  in 
sé  cinque  ncccioli  e  il  fiore  a  forma  di  corona. 

—  dò  Giappòn;  Nespola  del  Giappone  o  giapponese. 
S  Co  tempo  e  a  paggia  se   matùran  e  néspoe 

V.  Matura. 
S  Nò  sta  a  mSndd  nèspoe;  Non  mondar  nespole, 
dicesi  che  Altri  fa  checchessia  colla  stessa  ope- 
rosità e  forza,  o  più  che  un  altro  già  nominato. 

IVessa.  s.  f.  Nipote  e  Nepote:  La  figliuola  del 
fratello  o  della  sorella,  o  anche  del  figlinolo  o 
0  della  figliuola.  Trovasi  pur  Nezza,  ma  è  voce 
antiquata. 
%  Chi  alleva  nevi  e  nesse,  ò  so  cu  ò  ghe  pende 
pesse  V.  Alleva. 

Nessetta.  s.  f.  Nipotina  e  Nepotina.  Dimin. 
di  Nipote  :  Nipote  in  tenera  età. 

Nettezza,  v.  a.  Forbire,  Nettare,  Pulire:  Verbi 
che  abosivam.  si  usano  come  sinonimi,  ma  che 
hanno  una  distinzione  fra  loro.  Forbire  propriam. 
è  Levare  le  immondezze  dalle  superficie  de' corpi 
col  mezzo  di  qualche  arredo,  così  :- Forbire  il 
naso  col  moccichino,  Forbire  gli  occhi,  la  fronte, 
la  faccia  col  fazzoletto;  Nettare  ha  significazione 
più  estesa,  ed  è  Far  netta  una  cosa  in  più  modi, 
Astergerla,  Mondarla;  Pulire,  oltre  la  generica 
nozione  di  levar  gl'imbratti,  include  altresì  quella 
di  Rendere  col  mezzo  degli  strofinaloj  le  super- 
ficie de'  corpi  così  nitide  che  diventan  grate  alla 
vista.  Propriam.  parlando  si  può  Nettare  e  non 
Pulire,  cioè  si  può  Nettare  un  corpo  col  togliergli 
il  sudicio  e  nulla  più.  L'azione  del  pulire  non 
si  ferma  a  questo,  ma  fa  che  il  corpo  nettato 
acquisti  una  certa  lucentezza;  altro  è  nettare  le 
scarpe  altro  è  pulirle. 

—  f  denti;  Bianchire,  Ripulire  i  denti. 

—  ùnn-a  persònn-a;  Sbusare,  Ripulire  uno  V.  iir- 
ritxentà  (verbo)  nel  3»  signif. 

—  vn  piatto,  un  tóndo,  ecc.;  Terminare  un  piallo, 
ecc.,  figurai,  dicesi  del  Mangiar  lutto  quanto  in 
es«o  si  trova. 

S  Nettezza  e  n.  p.  N'tiarsi,  Pulirsi,  Ripulirsi. 
Nettezza,  s.  f.  Nellalora  :  L'atto  e  L'eftsUo  dei 
nettare,  dal  pulire. 


sm^ 


NET 


NEV 


IVettixe  s  f.  Nettezza,  Pulitezza. 
Netto  add.  Netto,  Pulito:  Senza  macchia  o  lor- 
dura, contr.  di  Sporco. 

S  Aveì  a  cSnscensa  netta;  Aver  la  coscienza  netta: 
Non  aver  lacche. 

S  A  dita  sccetla  e  netta  ;  A  dirla  schietta,  A  dirla 
chiara  e  tonda. 

%Fdla  netta;  Farla  nftta:  Uscir  netto  d'una  cosa, 
cioè  Uscirne  seaza  rilevar  danno  veruno;  e  tal- 
volta Ingannar  con  destrezza  e  senza  pericolo, 

%  Mette  in  netto;  Porre  al  netto,  Mettere  ai  pà-' 
lilo  V.  Mette, 

S  Peizo  netto  ;  Peso  netto  :  Peso  della  roba  pe- 
data, difTdlcato  quello  di  (ulto  ciò  ond'era  accom- 
pagna'o,  come  corda,  sacco,  canestro,  ecc. 

S  Porla  via  netto;  Portar  via  netto,  cioè  affatto, 
interamente,  in  un  tratto. 
Nettò  V.  Nettixe. 

Néua.  s.  f.  Nuora:  La  moglie  del  figliuolo,  ri- 
guardo ai  genitori  di  lui. 

S  Parlo  a  ti,  séìtxda,  che  ti  m'intendi,  néua; 
Dico  a  te,  o  figliuola,  perchè  m' inlrnda  la  mia 
nuora.  Prov.  che  vale  Chi  ha  da  intendere  intenda. 

S  Séuxoa  e  néua,  tempesta  e  gragnéua  V.  Gra- 
gnéua. 
Néuo  CAJ;  A  nuoto,  A  galla  V.  A  néuo. 
*'n  Talvolta  in  m.  b.  vale  Di  sopra,  cioè  In  cima 
a  tutte  le  altre   cose:  Arv'i  S  guardarobe,  e 
trovici  che  5  cappotto  5  l'è  a  néuo;  Aprite  il 
guardaroba  e  di  sopra  troverete  il  cappotto. 
Neùtx*a.lit8e  s.  f.  Neutralità:  Slato  di  chi  è 
neutrale,  cioè  di  Chi  non  si  dichiara  per  alcuna 
parte;  Indifferenza. 
Néutte  s.  f.  Notte:  Quello  spazio  di  tempo  che 
il  Sole  sta  sotto  l'orizzonte. 

$  A  néutte  avansà;  A  notte  avanzata  o  inoltrata, 
A  notte  ferma,  A  notte  buja,  A  gran  notte,  Di 
notte  profonda,  cioè  fitta,  molto  a  notte. 

S  A  néiitte  a  l'è  a  moce  dò  pensamento;  La  notte 
è  la  madre  de'consiglj.  La  notte  assottiglia  il 
pensiero. 

S  Bdnn-a  néutte  !  Buona  notte  !.  Formola  con  cni 
si  saluta  chi  è  per  andare  a  Ietto  o  ci  si  licenzia 
da  esso  la  sera. 

1»  —  Buona  notte  !  si  dice  anche  per  significare 
che  una  cosa  o  una  persona  è  spacciata. 

^  Dà  a  bSnn-a  néutte;  Augurare,  Dar  la  buona 
notte:  Modo  di  salutar  altrui  nel  tempo  della  notte. 

g  De  néutte  tempo;  Di  notte  tempo  o  Notte  tempo; 
Ne!  tempo  della  notte.  Durante  la  notte. 

S  De  néutte  i  gatti  sòn  bardi;  Al  bujo  tulte  le 
gatte  son  bigie.  Chi  va  di  notte  ha  delle  bolle. 
Dettato  prov.  che  significa  che  II  passeggiar  di 
notte  è  pericoloso. 

S  De  primma  néutte;  Di  prima  notte.  Posto  avv. 
vale  nelle  prime  ore  della  notte. 

S  Fd  de  néutte  giórno  e  Fa  de  giórno  néutte; 
Far  della  notte  giorno  e  Far  del  giorno  notte, 
vagliono  Vegliar  tutta  la  notte,  e  al  contr.  Dor- 
mire per  molto  spazio  del  giorno. 

S  Fase  néutte;  Farsi  notte.  Annottare,  e  propriam. 
Essere  tramontato  il  sole. 

S  In  tò  chdu  da  néutte  ;  Nell'alta  notte,  Nel  CDor 
della  notte,  A  notte  calda  o  ferma  o  ben  avan- 
zata, Di  notte  profonda. 

S  Giorno  e  néutte;  Dì  e  notte.  Posto  aw.  vale 
Continuamente,  Sempre.  ^        '^'1 

Nett^zsinn-a  (Fd  tanta)  y.  Fa. 


Néu-va  s.  f.  Nuova,  Novella,  Avviso,  Notizia. 
%  Oxello  de  cattiva  néuva;  Corvo  o  Corbo  delle 
male  nuove,  diccsi  a  Chi  sempre  suol  presagire 
disgrazie. 
Néu-ve;  Nove:  Nome  nnmer.  indeclin.  che  se- 
gue immediatamente  dopo  l'Otto. 
Néuvegento;  Novecento:  Nome  numerale 
indeclinabile  che  comprende  Nove  volte  il  cento. 
Néuvatuente  avv.  Nuovamente,  Novamente, 
Di  nuovo.  Da  capo,  Un'altra  volta. 
I)  Nuovamente,  usiamo  anche  questa  voce  per  ri- 
salutare alla  breve. 
Néuvo  add.  Nuovo,  e  poetic.  Novo:  Fatto  no- 
vellamente 0  di  fresco, 
n  —  Nuovo,  per  Non  adoperato,  Che  non  è  stato 
ancora  posto  in  uso  :  Cappello  néuvo ,  scarpe 
néuve;  Cappello  nuovo,  scarpe  nuove. 
«  —  per  Inaspettato,  Insolito,  Inusitato,  Non  più 

udito,  Non  più  veduto.  Che  desta  maraviglia, 
w  —  Parlandosi  di  persona,  dicesi  di  Chi  entra  o 
di  fresco  è  entrato  in  un  ufficio,  contr.  di  Vec- 
chio, che  dicesi  di  Chi  ne  è  uscito:  0  néuvo 
Scindico;  Il  nuovo  Sindaco. 
»  —  E  così  dicesi  di  leggi,  ordini,  ecc.  introdotti 
di  fresco:  Man  fasto  iìnn-a  néuva  lezze;  Hanno 
fatto  una  nuova  legge. 
«  —  Parlandosi  di  concetti  o  di  produzioni  del- 
l'ingegno, vale  Non  più  detto,  Non  più  trovato: 
Néuvo  metodo  pe  impara  a  lingua  franceize 
in  dSzze  lezióin;  Nuovo  metodo  per  imparare 
la  lingua  francese  in  dodici  lezioni, 
n  —  Parlandosi  di  passioni  e  d'affetti,  vale  Non  più 
provato.  Non  più  sentito:  Un  néuvo  despiaxei; 
Un  nuovo  dispacere. 

—  de  trinca;  Nuovo  di  trinca,  vale  Nuovo  affatto. 

—  fiammante  V.  Fiammante. 

%  Arriva  néuva  ùnn-a  cosa;  Giunger  nnova  al- 
cuna cosa,  vale  Non  averla  saputa  innanzi. 

S  Ese  néuva  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  persònn-a;  Esser 
nuova  ima  cosa  a  uno,  vale  Non  averla  per  lo 
innanzi  fatta,  provaia,  «enlila  o  sim. 

n  —  néuvo  d' ùnn-a  cosa;  Esser  nuovo  d'una 
cosa,  vale  Esserne  inesperto,  mal  pratico,  ignaro. 

ti  —  in  t'ùn  scagno,  in  t'ùn  impiego,  ecc.;  Es- 
sere nuovo  in  alcuno  studio,  impiego  o  simile, 
vale  Esservi  da  poco  tempo. 

S  Fd  da  néuvo  ;  Mostrarsi  o  Farsi  nuovo  d'alcuna 
cosa,  vale  Fingere  di  non  saperla,  Maravigliarsene. 

S  Lùnn-a  néuva;  Luna  nuova,  dicesi  Quella  che 
ha  fatto  di  fresco.  Che  è  nella  sua  prima  appa- 
renza 0  fase. 

S  Questa  a  l'è  néuva  !  Oh  questa  è  di  nido  !  Oh 
questa  è  nuova  di  zecca!  Dicesi  di  Cosa  nuova 
e  strana. 

S  Vesti  de  néuvo;  Vestir  di  nuovo,  vale  Vestire 
di  roba  nuova,  di  abiti  nuovi. 
Neva  V.  imp.  Nevare,  e  più  comunem.  Nevicare 
e  Nevigare:  Il  csder  che  fa  la  neve  dal  cielo. 

S  Mettise  a  nevd;  Mettersi  la  neve,  vale  Comin- 
ciare a  nevicare. 
Nevad.da  s.  f.  Nevata,  Nevajo,  antic.  Nevazio 
e  Nevazzo:  Il  nevicare  abbondantissimamente,  e 
La  neve  caduta  in  abbondanza. 
IVevéa  s.  f.  Neviera  :  Luogo  da  conservarvi  la 

neve  V.  GiassSa. 
Nevetto  s.  m.  Nipotino,  Nepotino:  Nipote  in 

Nevo  s.  ffl.  Nipote  e  Nepote:  II  figliuolo  del 


NIN 


NIO 


63» 


fralello  e  della  sorella,  o  anche  del  figlinolo  o  della 
figliuola.  Trovasi  anche  Nievo,  ma  è  voce  anliq. 

Pfià,  s.  f.  Nidala  e  Nidiata:  Tanti  uccelli  o  allri 
animalelli  che  faccian  nido,  quanti  nascon  da  una 
covala. 

**]N"il>l»a  ;  Niente,  Nulla.  Voce  siciliana ,  e  presso 
noi  usala,  ma  raramente,  dall' inMrao  volgo: 
Quanto  a  te  còsta  sta  pippaf  Nibba;  Quanto 
ti  costa  questa  pipa  ?  Nulla. 

Xil>'bio  ca.ppÙ99ixi  ;  Falco  di  padule.  T. 
ornit.  Fulco  rufus.  Uceelio  del  genere  de'  Falchi, 
famiglia  de' Circi,  che  ha  il  becco  nero,  l'iride 
giallo-nerastra,  la  cera  giallo-verdastra;  penne 
del  vertice,  del  collo  e  del  petto,  giallo-lionate 
con  ana  macchia  net  mezzo  scuro-nera,  longitu- 
dinale, acuminala;  quelle  dell'addome,  de' fianchi 
e  delle  gambe,  dipinte  nel  modo  stesso,  ma  di 
color  fuivo-cannella;  quelle  dei  d)rso,  scapolari 
e  piccole  cuopriirici  delle  ali,  colore  scuro-cioc- 
colata, molte  delle  quali  hanno  il  margine  mac- 
chiato di  fulvo;  l'angolo  delle  ali  è  macchiato  di 
lionato;  coda  appena  ritondata,  eguale  alle  ali; 
piedi  gialli,  unghie  nere.  Varia  di  colore.  S;a  po- 
salo sovra  i  pali  o  cespugli;  è  co'^aggioso,  assale 
gli  Dccelli  acquatici  e  qualche  volta  anche  piccoli 
leprotti.  Di  passaggio  da  noi  accidentale. 

Niccia  V.  iS'tccto. 

Niccio  s.  m.  Nicchia:  Q'iel  vóto  o  incavatara 
che  si  fa  nelle  muraglie  o  altrove  ad  effetto  di 
mettervi  statue  o  simili. 
S  Tid  i  nicci;  Tirar  i  capelli,  e  intendesi  per  Io 
più  di  quelli  che  scendono  delle  tempia.  Modo 
sfherzev. 

N^ìccetto  s.  m.  Nicchietta.  Dimin.  di  Nicchia 
V.  Nìccio. 

Nieolo  s.  m.  Niccolo:  Pietra  a  falde  o  strali  di 
colore  diverso  onde  si  fanno  cammei. 

N'inna;  s.  f.  Ninna,  Bimba,  Mimma  :  Termini  di 
yeiii  e  di  carezze,  che  si  usano  colle  fanciulle, 
qnasi  dimin.  dì  Bambina. 
"Pupa.  Tola,  Citta  V.  Ciallann-a. 

Ninna  v,  a.  Ninnare  e  Cullare:  Verbi  che  si 
usano  frequentemente  ppr  sinonimi,  ma  che  hanno 
distinzione  fra  loro.  Il  Ninnare  propriam.  signi- 
fica Conciliare  il  sonno  a'  bambini  col  canto  o 
col  cullarli  o  col  dondolarli  sulle  ginocchia  ov- 
vero tra  le  braccia;  il  Cullare  poi  soltanto  si- 
gnifica Dimenar  la  culla  sopra  gli  arcioni.  Si  può 
Cullare  senza  Ninnare,  e  a  vicenda. 
S  Ninnàse  in  le  l'andd;  Gingellarsi.  Voce  dell'uso. 
Jj  Stdse  a  ninna  in  t'ùnn-a  cosa;  Nmnarla,  Ten- 
tennarla, Dondolarsela  :  St.)re  irresoluto  tra  il  sì 
e  il  no,  Non  sapersi  risolvere.  Far  molto  adagio. 

N'inno  s.  m.  Nino:  Voce  vezzegg.,  forse  accor- 
ciata da  Carino. 
"  Naccherino,  Cecino  V.  Ciallan. 

IVinte  5  Niente,  Nulla,  Punto,  Fiore,  Cica,  Boc- 
cicata,  e  con  voce  bassa  Non  covelle:  Voce  che 
dinota  privazione  o  negazione, 
n  Niente,  .Nulla:  Quando  si  usa  per  via  di  doman- 
dare 0  di  ricevere  o  anche  di  dubitare  ha  senso 
affermativo,  e  talora  vale  Alcuna  cosa:  A/ice  un 
pò  se  in  ta  slacca  gh'avesci  ninte  ?  Vedete  un 
po'  se  aveste  niente  in  saccoccia .' 

—  afficeto  ;  Niente  affatto,  Niente  del  lutto,  Né  punto 
oè  poco,  Nientissimo. 

—  ninfe  che...;  Nulla  Dalla  che...  Niente  che... 
S  Oimme  ae  niiUe  fette;  A  ficeia  fresca. 


S  Da  ninte  ;  Da  niente.  Da  nulla,  usato  in  forw 
d'addiett.  vale  Che  non  è  buono  a  niente,  Che 
non  vale  niente:  0  l'è  un  ommo  da  ninte;  Egli 
è  un  nomo  da  niente. 

S  Dixe  a  figgia  de  TSrriggia,  chi  véu  tutto  ninte 
piggia  V.  Figgia. 

$  Jn  t'ùn  ninte;  In  un  attimo.  In  no  momento, 
In  un  baller  d'occhio.  Di  subilo  :  Vaddo  e  vegno 
in  t'ììn  ninte;  Vo  e  ritorno  in  un  attimo. 

%  N5  capi  ninte;  Non  intender  boccicala,  Non 
intender  nulla;  e  talora  Non  aver  comprendimento. 

l  Nò  conclùdde  ninte;  Dar  in  nulla  o  in  nonnulla. 
Non  conchiuder  niente. 

S  Nò  cSntà  a  ninte  ;  Esserci  per  niente.  Tale  Non 
contar  nulla.  Non  avere  alcuna  autorità:  Le  6 
nò  cónta  a  ninfe;  Egli  ci  è  per  niente. 

S  Non  èse  bSn  a  ninte;  Esser  rapace  a  nolla. 

S  Nò  fd  do  ninte  d'iinn-a  cosa;  Non  far  nnlla  dì 
checchessia ,  vale  Lasciar  andar  checchessia  • 
vuoto.  Non  farlo. 

S  Nò  fa  ninte;  Non  imporla,  Non  serve. 

%  N5  fd  0  Nò  fdse  ninte  ;  Non  fare  o  Non  farsi 
fiato.  T.  dei  botteg.,  mercanti  ecc.  e  vale  Non 
vendere,  Far  poche  faccende:  A  l'è  ùnn~a  ùùt- 
tega  chi  nò  fa  ninte:  È  una  bottega  che  non 
ha  fiato.  N6  se  fa  ninte;  Non  fassi  fiato. 

S  Nò  servi  a  ninte;  Non  servire  a  niente,  a  nulla, 
vale  Non  giovare,  Esser  inolile:  /  vostri  conseggi 
nd  me  servan  a  ninte;  I  vostri  consiglj  non 
mi  servono  a  niente. 

»  —  Talora  Non  bastare,  Non  esser  sufficiente: 
Un  franco  a-o  giorno  ó  nò  me  serve  a  ninte; 
Un  franco  al  giorno  non  mi  serve  a  niente,  cioè 
Non  mi  basta. 

•  —  Ed  anche  per  Non  importare.  Non  montare, 
Non  rilevare:  Nò  serve  a  ninte  ch'6  cric;  Niente 
sprve  0  monia  ch'ei  gridi. 

S  Nò  se  ne  fd  ninte  d'ùnn-a  cosa  o  pers5nn-a; 
Non  se  ne  curare,  Non  se  ne  importare. 

§  Nò  saveì  ninte  d  ùnn-a  cosa;  Non  ne  saper 
punto,  Non  ne  saper  e  ca. 

S  Nò  legni  per  ninte  ùnn-a  cota  o  pertSnn-a; 
Tener  per  nulla  una  cosa  o  persona,  vale  Non 
la  stimar  nulla. 

S  Nò  vaei  ninte;  Non  valere  un  Inpino,  un  fico 
secco  e  sim.,  vale  Non  essere  in  vernn  pregio. 

S  0  l'è  vegnùo  sdii  da-o  ninte;  Egli  è  venuto  sa 
dal  nulla,  dicesi  di  Persona  che  di  bassissimo 
sialo  è  salita  in  grado  e  riputiziooe. 

S  0  ninte  ò  l'è  bònpe-i  éuggi;  Il  niente  è  buono 
per  gli  octhi. 

S  Per  ninte;  Per  niente,  Per  nulla.  Modo  aw. 
che  vale  In  nessun  modo  ;  e  talora  per  Pochis- 
simo prezzo,  ed  anche  Gralnilamenie. 

%  Se  ninte  ninte...  Se  niente.  Se  nulla  nulla,  Se 
alcun  poco:  Se  ninte  ninte  m'accorzo  che  ecc., 
Se  nulla  nnlla  m'accorgo  che  ecc. 

S  Sensa  di  ninte;  Senza  far  motto,  Senza  far  zitto. 
Senza  dir  nulla. 
Nio  s.  m.  Nido  e  Nidìo:  Piccolo  covacciolo  di 
diverse  materie  fatto  dagli  uccelli  e  da  altri  pic- 
coli animaletti  da  covarvi  dentro  le  loro  nova 
e  allevarvi  ì  figliuoli. 

n  Nido,  dicesi  anche  degli  Uccelletti  che  stanno  nel 
nido. 

«  •—  Figurai,  per  Luogo  o  Stanza  dove  posarsi  ;  e 
per  sìmilit.  li  letto. 
—  dt  rcUti;  Topaja. 


540 


NOB 


NOM 


S  Ogni  oxello  ainma  6  so  nto;  Tristo  a  quell'uc- 
cello che  nasce  in  cattiva  valle.  Sentenza  prov. 
■la  qiiain  viene  a  dire  L'amor  del  luogo  natio, 
ancorché  vi  si  stia  male,  non  ci  lascia  partirne 
affine  di  migliorare  stato. 
]VisciCLn  pron.  Nessuno,  Nissuno,  Niuno,  Nenno 
(poco  usai»),  Veruno,  antic.  Gnuno,  Ignuno:  Né 
.     per  uno.  Non  si  usa  al  plur. 

M  Nessuno,  usasi  anche  come  addiett. :  IVisciùn 
ommo,  Nisciùn  amigo;  Nessun  uomo,  Nessun 
amico. 

M  —  per  Alcuno,  allorché  si  adopera  per  modo 
di  dubitare  o  di  domandare  :  Gh'é  stceto  nisciùn  f 
Ci  è  stato  nessuno? 

S  Chi  serve  5  comùn,  nS  serve  nisciùn  V.  Comùn. 

S  Ruba  ii5  comùn,  roba  de  nisciùn  V.  Comùn. 

S  Un  pò  per  un  no  fa  ma  a  n  sciùn  ;  Un  po'  per 
uno  non  fa  male  a  nessuno. 
Nissa  V.  a.  Ammaccare,  tìgurat.  vale  Far  con- 
tusione percuotendo  fortemente  una  persona  : 
G'han  nissóu  a  faccia  da-i  pugni  ;  Gli  ammac- 
carono il  viso  colle  pugna. 

S  IVissdse  n.  p.  Ammezzare,  Ammezzire,  Immez- 
zire: Essere  tra  il  maturo  e  il  fradicio,  e  dicesì 
propriam.  delle  fruite. 

M  —  Ammaccarsi,  per  similit.  dicesi  di  persona 
allorquando  cadendo  si  fa  contusione:  Nissdse  e 
scciappe;  Ammaccarsi  le  natiche. 
IVisséuai  s.  f.  Avellana,  Nocciuola,  Nocciòla, 
a  Siena  Nicciuola ,  e  in  alcuni  luoghi  della 
Tose.  Nocella:  Frutto  del  Nocciuolo  o  Avellano 
(Corylus  avellana),  che  é  come  una  piccola  noce, 
tonda  0  bislunga,  contenente  una  màndorla  che 
si  lascia  dividere  in  due  parti  eguali,  coperta  da 
una  roccia  (pelle)  da  non  potersi  agevolmente 
levare  se  non  a  pezzi. 

—  sarvcega;  Nocciuola  salvatica,  Bacuccola. 

—  verde;  Nocchia:  La  nocciuola  quando  é  ancor 
verde,  ed  è  rinchiusa  nello  scoglio  (sguscia), 
cioè  quel  ricettacolo  verde,  erbaceo,  caliciforme, 
a  bocca  fimbriata,  cioè  frastagliata. 

S  Nisséue  brustol'ie;  Nocciuole  tostate. 

%  Resta  de  nisséue;  Filza,  Resta,  e  da  taluni  an- 
che Corona. 

S  Tempo  de  nisséue;  Mese  de'  cipollini,  chiamano 

così  in  Firenze  gli  operaj  Quella  stagione  che 

offre  ad  essi  minor  copia  di  lavoro;  e  per  Iras- 

lalo  in  tulle  le  Arti  dìcesi  II  tempo  in  cui  hanno 

s:      esse  meno  da  fare. 

IViisséua.  s.  f.  Nocciuolo ,  Nocciòlo.  T.  iltiol. 
Squalus  muslelus.  Pesce  assai  comune  nel  Me- 
diterraneo, della  famiglia  degli  Squali,  di  cui  si 
conoscono  due  specie,  ma  d'entrambi  la  carne 
assai  molle  e  poco  saporita. 
»f9ia&o  add.  Mezzo  (pronunc.  colla  Z  aspra  e  coll'E 
stretta),  Ammezzilo,  dicesi  delle  Frutte  che  sono 
in  uno  stato  di  mezzo  tra  il  maturo  e  il  fradicio: 
Pei  nitso;  Pera  mezza.  -  Frutte  maculate  o 
ammaccate  diconsi  Quelle  alquanto  guaste  al  di 
fuori  per  caduta,  colpo,  grandine  o  altro. 
"Nitri  v.  n.  Nitrire,  Annitrire,  Anitrire:  Il  mandar 

fuori  della  voce  che  fa  il  cavallo. 
N'ol>iltae  s.  f.  Nobiltà,  antic.  Nobilezza,  Nobollà: 
Chiarezza  e  splendore  anticato  nelle  famiglie  per 
ricchezza  o  per  dignilà. 

«  Nobiltà,  per  Unione  o  ìJniversilà  di  nobili:  Gh'èa 
tutta  a  nobiltà  de  Zeno;  V'era  tutl«  la  nobiltà 

di  G«D0T8. 


n  —  per  Virtù  dell'animo  propenso  ad  azioni  no- 
bili 0  virtuose.  Generosità,  Genlilezza. 
»»  —   per  Eccellenza  o  Valore  di  qualunque  si 
voglia  cosa:  Nobiltce  de  coslùmmi;  Nobiltà  di 
costumi. 

—  de  concetti,  de  pensciei;  Nobiltà  di  concetti,  dì 
pensieri,  dicesi  di  Quell'eccellenza  e  dignità  che 
si  vede  espressa  nelle  opere  di  pittura,  di  scul- 
tura e  d'architettura. 

]>irol>ilita>  V.  a.  Nobilitare  :  Far  nobile,  Anno- 
bilire. 
Il  Nobilitare,  Annobilire,  figurai.  Illustrare,  Render 
illustre,  dignitoso,  rinomato,  celebre,  Dare  ono- 
rata fama;  Ingentilire. 
S  Nubiliidse  n.  p.  Nobilitarsi:  Rendersi  chiaro  o 
per  dignilà  o  per  titoli  o  per  azioni  nobili. 

IVoéla  s.  f.  Nepitella.  T.  boi.  Melissa  nepcta. 
Erba  odorifera  e  di  sapore  pungente,  che  nasce 
spontaneamente  in  luoghi  incolti,  lungo  le  vie 
pubbliche,  appresso  alle  siepi  e  ne'  luogiii  sassosi 
e  montani.  Fiorisce  all'  estate  e  continua  nel- 
l'autunno. É  stomatica,  incisiva,  risolvente,  e 
praticasi  tanto  internamente  quanto  esternamente. 
Chiamasi  anche  Nepela  e  Calamento. 

Noèlo  add.  Novello  :  Recentemente  nato,  sorlo, 
apparito  e  sim.:  Insalalta  noela,  Pollastro  noèlo, 
ecc.;  Insalata  novella.  Pollo  novello  e  sim. 

INoetto  s.  m.  Nodello:  Congiuntura  delle  ossa, 
Articolazione. 

—  de  die;  Nocca  V.  Zunchelto. 

%  Cazze  i  noetti;  Venir  il  casco,  Cascar  l'ovaja 
V.  Cazze. 

Noézà  V.  a.  Noleggiare:  Prendere  o  Dare  in 
affilio  un  bastimento  per  certo  tempo  o  viaggio 
a  un  prezzo  convenuto. 

IVoézatò  s.  m.  Noleggiatore:  Quegli  che  no- 
leagia  un  bastiniento. 

IVoézo  s.  m.  Noleggio:  Il  noleggiare;  e  talora 
Il  prezzo  che  si  paga  per  il  noleggiare  V.  Nòu. 

Noi;  Noi.  Voce  del  maggior  numero  del  pron. 
Io  nel  caso  retto  e  negli  obliqui  d'ambedue  i 
generi. 
S  A  dita  chi  tra  noi;  A  dirla  qui  fra  noi. 
S  A  noi  !  A  noi  !  Su  via  !  Su  presto  !  Animo  I 
Specie  d'elissi,  ed  è  come  dire  Tocca  a  noi, 
Facciam  cuore,  Facciamo  animo;  locuzione  ec- 
citante se  slessi  e  i  compagni. 

N"ojà  V.  Annojd. 
*']Voitse  s.  f.  pi.  Scede,  Lezj,  Smancerie  V.  Nonne. 

INomeiiclatùa  s.  f.  Nomenclatura:  Nomi- 
nazione ed  ordine  o  serie  di  vocaboli;  ma  per 
.  lo  più  Collezione  di  parole  o  termini  parlicolari 
d'una  scienza  o  d'un'arle. 
"Nomiag-grio  s.  m.  Soprannome.  Voce  del 
contado  V.  Sorvcndmme. 

INTomina  s.  f.  Nomina:  Nominazione  o  Presen- 
tazione a  qualche  grado  o  dignità. 

Pl'oixLinà  V.  a.  Nominare,  Nomare,  Mentovare  : 
Fare  il  nome  d'alcuno, 
n  Nominare,  Dar  la  nomina:  Proporre  uno  per  es- 
sere assunto  a  qualche  grado  di  dignità,  o  per 
essere  ammesso  in  qualche  luogo. 

INomiuata  s.  f.  Nominanza,  Nomèa,  Nome, 
Fama ,  ed  usasi  così  in  buona  come  in  cattiva 
parte,  onde:  Aveì  bónn-a  o  cattiva  nominata; 
Aver  buona  o  rea  nominanza,  vale  Aver  buona 
0  mala  fama. 

Ndnune  s.  m.  Nome:  Vocabolo,  col  quale  lì 


NOS 


NOT 


541 


appella  alcuna  cosa  o  persona;  Appellazione, 
Donominazione. 

n  Nome,  presso  i  Gramm.  Quella  parte  dell'ora- 
zione che  ammelle  numero  e  genere. 

»  —  per  Faina,  Gricto,  Rinomanza. 

n  —  per  Vece,  Cambio,  Parte:  A  mw,  a  tò,  a  so 
ndmme,  A  nòmine  do  tale,  ecc.:  A  mio,  a  Ino, 
a  suo  nome,  A  nome  del  tale  e  sim.,  vale  Da 
parte  mia,  tua,  sua,  ecc. 

—  de  buttaximo  ;  Nome  dì  battesimo  :  Quello  che 
s'impone  a'  cristiani  nel  battesimo. 

—  de  camixe,  di  mandillì,  ecc.;  Puntiscritto  e  Pon- 
tiscritto  (quasi  scritto  con  punti):  Quelle  leUere 
iniziali,  che  con  filo  d|  colore,  per  lo  più  rosso 
0  torchino,  si  fanno  in  qualche  parte  delle  ca- 
micie e  in  generale  alle  biancherie  per  conoscerne 
il  padrone. 

—  fàso;  Pseudonimo. 

—  pe  nomme;  A  nome  per  nome,  Nominalamenle, 
cioè  A  uno  per  uno  preso  per  nome. 

—  proprio;  Nome  proprio:  Nome  che  appartiene 
solo  aglindividui,  come  Antonio,  Tevere,  Genova. 

S  Avei  bSn  nomme;  Aver  buon  nome,  vale  Aver 
buona  fama. 

»  —  cattivo  nómmc  ;  Portar  mal  nome  di  sua 
persona,  vale  Aver  mala  voce,  mala  fama. 

S  Chi  ha  5  stesso  nomme;  Omonimo:  Che  ha  un 
medesimo  nome;  e  talora  Che  importa  lo  stesso. 

S  Ciammd  e  cose  pe-o  so  nómme ;  Chiamar  la 
gatta  gatta  o  il  pan  pane,  vai  Dir  le  cose  come 
stanno  senza  reticenza  o  riguardo. 

§  Dà  6  nòmme  da-e  feste  V.  Dà. 

S  Fase  d5  nòmme;  Farsi  nome:  Acquistar  fama. 

S  0  giórno  Vs  so  nòmme;  Giorno  onomastico. 

S  Piggid  5  nómme  da  ùnn-a  cosa  o  persònn-a; 
Pigliar  il  nome  da  una  cosa  o  da  una  persona, 
vale  Nominarsi  da  quella. 

S  Sensa  nòmme;  Anonimo. 

S  Spende  ò  nòmme  d'ùnn-a  persònn-a;  Spendere 
il  nome  d'alcuno,  vale  Affermare,  Promettere 
checchessia  a  nome  di  quello. 

S  Va  ciit  un  bòH  nòìnme  che  tutti  t  dince  d6 
móndo;  Molto  meglio  è  un  buon  nome  che  una 
mala  ricchetza. 
lyonne  s.  f.  pi.  Lezj,  Scede,  Smancerie,  Smiaci, 
Daddoli,  Cazzuole;  Smorfie  sciocche,  Modi  pieni 
di  mollezza  ed  affettazione  usali  da  donna  per 
parer  graziosa,  o  da  fanciulli  usi  ad  esser  vez- 
zeggiati. 

S  danze  a  nonna  o  a  madonnava  V.  danze. 
Nfiiipa<i*is'lia>  s.  m.  Nompariglia.  T.  stamp. 
Nome  d'un  Carattere  da  stampa  più  piccolo  del 
Mi!:nnna. 
Noscigfnor,  ISoscigrioi'a  ;  No  si- 
gnore ,  No  signora  :  Maniera  di  negativa  verso 
persone  civili. 
iNosse  s.  f.  pi.  Nozze:  Propriam.  Matrimonio, 
Maritaggio,  Sposalizio;  ma  più  comuoem.  usasi 
per  Gli  conviti  che  si  fanno  nella  solennità  degli 
sposalizi. 

S  Òhe  pà  d'andd  a  nasse;  G\ì  pare  d'andar  a 
nozze,  dicesi  fìgnrat.  di  Chi  prova  sommo  pia- 
cere nel  far  checchessia. 

S  Passa  a-e  secónde  nosse;  Passare  alle  seconde 

nozze,  vale  Rimaritarsi  o  Riammogliarsi. 

N'ostrà  add.  Nostrale  e  Nostrano  :  Persona  o 

Roba  della  nostra  città  o  paese,  eontr.  di  Straniero. 

Nostx*ommo  s.  m.  Nostromo.  7.  «mr.-II 


primo  fra  i  marinaj  che  comanda  all'equipaggio 
e  sopranlenileagli  attrezzi  -  Nelle  navi  da  guerra 
dicesi  più  propriam.  Nocchiero  e  Nocchiere,  ed 
è  II  primo  basso  ufficiale  che  reca  all'equipaggio 
gli  ordini  delluffiziale  comandante  e  veglia  alla 
loro  esecuzione  e  la  dirige.  Comanda  colla  voc€ 
e  col  zufolo;  l'attrezzatura  del  vascello  j:li  è  spe- 
cialm.  affidala.  11  suo  grado  militare  corrisponde 
a  quello  di  Maresciallo  del  corpo  de'  Reali 
Carabinieri. 
IXotà,  V.  a.  Notare:  Comunem.  osasi  per  Iscri- 
vere, Registrare  :  Nota  a  libbra;  Notare  a  libro. 
«  Notare,  per  Por  mente,  Avvertire,  Considerare  : 
NotcB  ben  quanto  ve  diggo;  Notale  bene  quanlo 
io  vi  dico.  i 

—  i  drappi  ;  Appuntare  il  bucato  V.  Drappi.  ^ 

—  ùnn-u  cosa;  Notare  una  cosa,  vale  Prenderne 
nota  0  ricordo:  Notce  ò  giórno  che  san  vegnùo; 
Notate  il  giorno  eh'  io  venni. 

IVotificà,  V.  a.  Notificare,  Far  noto,  Significare. 

n  Notificare,  presso  i  Legali  dicesi  Quel  presen- 
tare per  mezzo  del  cursore  un   atto  qualunque 
alle  parti  interessate  V.  Scigni  fica. 
]SotiflcaiaKióii  s.  f.  Notificazione,  Notifica- 
gione,  Notificamento:  Il  notificare. 

Il  Notificazione,  si  prende  opgi  comunem.  per  Bando 
0  Decreto  di  pubblici  Magistrati  che  si  affigge 
per  le  vie  a  notizia  di  tutti. 
Notta,  s.  f.  Nota,  Ricordo,   Scritto:  Ho  fcetò 
natta  de  tutto;  Presi  nota  d'ogni  cosa. 

»  Nota,  per  Annotazione  fatta  sopra  un  testo  af- 
fine d'illustrarne  o  criticarne  alcuna  parte:  Ac- 
cattcemc  un  Orazio  co-e  notte  dò  Massùcco; 
Compratemi  un  Orazio  colle  note  del  Massùcco. 

n  —  per  Osservazione,  Considerazione  semplice- 
mente: Chi  in  fondo  gh'é  ùnn-a  natta;  Qui 
in  calce  evvi  una  nota. 

n  —  per  Sunto  espresso  con  brevità  :  Fceve  dà 
l'Accinelli  e  piggioe  natta  da  giuera  dò  46; 
Fatevi  consegnare  l' Accinelli  e  prendete  nota 
della  guerra  del  1746. 

1»  —  per  Registro,  Indice,  Catalogo,  Lista  :  Dceme 
a  natta  de  tutti  i  sodi;  Datemi  la  nota  di  tutti 
i  socj. 

S  Notte  de  mùxica;  Note:  Quei  caratteri  con  che 
i  Musici  notano  e  scrivono  le  forme  del  canto 
e  del  suono. 

S  Aveì  in  natta  ùnn-a  persònn-a;  Aver  ano  sol 
libro  verde,  vale  Averlo  in  nota,  cioè  Averne 
mal  concetto. 

S  Mette  in  natta;  Mettere  in  nota,  Notare,  De- 
scrivere. 
N'ottetta.  s.  f,  Noterella.  Dimin.  di  Nota. 
Pfottòa,]!  s.  m.  Ortolano.  T.  ornit.  Emberiza 
hartulana.  Uccello  del  genere  delle  Zie,  che  ba 
il  becco  carnicino;  pilco,  cervice  e  tempie,  di 
color  giallo-olivastro,  finamente  strisciato  di  nero; 
penne  cigliari  e  fascia  sopraccigliare,  di  colore 
giallo;  dorso  e  scapolari,  coler  castagno-giallo- 
gnolo, con  grandi  macchie  bislunghe  nerastre; 
groppone,  castagno-giallognolo  ma  senza  macchie; 
gola  e  lati  del  collo,  gialli  ;  gozzo,  color  d'oliva-^ 
giallastro;  l'addome,  i  fianchi  e  le  penne  del 
sottocoda,  dello  stesso  colore,  ma  più  tendente  ai 
giallo;  piedi  carnicini.  La  femmina  ha  i  colori 
più  pallidi  ed  è  più  piccola.  Annida  ne' nostri 
monti;  emigra  in  agosto  e  ritorna  in  maggio. 
Il  bnon  sapore  della  carne  e  la  facilità  che 


mn 


NOX 


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ba   d' ingrassare  rendono  quest'  occello  ricer- 
catissimo. 

NottSann-a  s.  f.  Nottata  e  Nottolata:  Lo 
spazio  intiero  d'una  notte. 
S  Aveì  ùnn-a  bónn-a  o  cultiva  nottòann-a ;  Aver 
una  buona  o  cattiva  nottata  o  nottolata,  vale  Pas- 
sare la  notte  con  bnona  o  con  rea  ventura. 

JNTòu.  s.  m.  Nolo  :  Propriam.  Il  pagamento  del 
porto  delle  mercanzie  ed  altre  cose  condotte  da 
naviglj  ;  ma  si  dice  anche  del  Pagamento  che  si 
fa  per  l'uso  conceduto  d'alcuna  cosa.  Nel  primo 
significato  dicesi  anche  Naulo  e  Nàvolo. 

N'ovantenn-a  s.  f.  Novantena:  Quantità 
numerata  che  arriva  al  numero  di  novanta.  - 
Dicesi  anche  Novantina  e  più  comunem. ,  ma 
accenna  il  numero  di  novanta  a  un  bel  circa: 
Mi  diggo  che  5  Pippo  5  l'ha  ùnn-a  novantenn-a 
d'anni;  Io  dico  che  il  Giuseppe  ha  una  novan- 
tina d'anni. 

IVovantézxiiiio;  Novantesimo:  Nome  nùm. 
ordinat.,  L'ultimo  in  ordine  di  novanta. 

N'oveun-a  s.  f.  Novena:  Lo  spazio  di  nove 
giorni  consecutivi,  nei  quali  si  fa  delle  preghiere 
a  onore  del  Signore  e  della  Vergine,  o  di  qual- 
che Santo  per  impetrare  il  suo  soccorso;  e  No- 
vena si  dicono  anche  Le  orazioni  che  si  reci- 
tano in  que' giorni. 

Novità©  s.  f.  Novità:  Cosa  nuova,  insolita  e 
che  avviene  improvvisamrnte. 

NSsce  s.  f.  Noce  :  Il  frutto  dell'albero  Noce  (Juglans 
regia),  chiuso  in  nn  guscio  o  nòcciolo  coperto 
da  una  scor/a  detta  Mallo  (rolla). 

—  becca;  Noce  malescia:  Noce  di  peggior  qualità, 
i  tramezzi  della  quale  sono  così  legnosi  e  ade- 
renti al  guscio  duro  che  non  si  può  cavarne  il 
seme  se  non  a  pezzetti. 

—  cAt  ha  l'éuio;  Noce  oliala  o  oleosa  V.  Éuio. 

—  fresca;  Noce  fresca,  Noce  recente. 

—  grosscea;  Noce  madornale,  Noce  campana:  Noce 
grossissima,  di  guscio  grinzoso,  che  oitiensi  dal- 
l'albero Juglans  regia  fruclu  maximo. 

—  mósca;  Noce  moscada  o  Nocemosrada:  Fruito 
simile  alla  nostra  noce,  prodotto  da  un  albero 
delle  Molucche  chiamato  collo  stesso  nome,  e  da 
Linneo  Myrislica  moscata.  Fra  il  mallo  e  la 
noce  si  trova  una  spoglia  reticolata,  mollo  aro- 
matica e  di  sapore  acre,  della  Mace  o  Jlacis,  che 
Vendesi  in  commercio  separata  dal  fruito,  e  sotto 
la  forma  di  sacchetti  intagliali  a  maglia.  Colla 
distillazione  di  essa  ottiensi  un  olio  essenziale. 

—  ppja;  Noce  vuota. 

—  tciaccacla;  Noce  gentile  o  premice  o  sllaccia- 
mane  :  Quella,  il  cui  guscio  si  stiaccia  facilmente 
comprimendolo  colle  mani. 

—  véumica;  Noce  vomica:  Frutto  o  piulloslo  Seme 
dello  Slricnos  nux,  che  cresce  nelle  isole  del- 
l'Arcipelago indiano.  I  Botan.  la  dicono  pure  Noce 
canina,  perchè  fu  già  usata  per  avvelenare  i  cani. 

S  Balte  e  nòxe;  Abbacchiar  le  noci  V.  Batte. 
8  Derollà  e  nóxe  ;  Smallar  le  noci  :  Tòr  via  dalle 

noci  il  mallo  V.  Rotta. 
S  D^ind  da  nSxe;  Ceppo  V.  Dina. 
S  Éuio  de  ncxe;^0\io  di  noce   od  anche  Noce 

assohitam.  V.  Éuio. 
S  Gdèlo  de  nóxe;  Gheriglio  V.  Gaèlo. 
%  Lùggio  da  nóxe;  Anima  V.  Lùggio. 
%  Mi  ho  e  vóxe  e  i  atri  han  e  nóxe;  Io  ho  le 

voci  e  an  altro  ha  le  noci,  Io  sono  il  trinca  e  gli 


altri  beono.  Modo  prov.  che  significa  Io  ho  la 
cosa  in  parole,  in  voce,  ed  altri  in  effelto. 

§  Mónda  0  Desgùscià  e  nóxe;  Mondare  o  Sgusciare 
0  Disgiisciar  le  noci:  Tòme  il  gheriglio  dal  guscio. 

S  Pan  e  nóxe,  mangia  da  spose Dettalo  in- 
dicante quanto  siano  saporite  le  noci  accompa- 
gnale col  pane.  I  Tose,  hanno  invece  Cacio,  pane 
e  pere,  cibo  da  cavaliere. 

S  Pelle  da  nóxe;  Pellicina,  Cica  :  Pellicina  o  Buccia 
ond'è  coperto  il  gheriglio,  dal  quale  facilmente 
si  stacca  quando  è  fresco. 

S  Rolla  de  nóxe;  Mallo  V.  Rolla. 

g  Sciaccd  e  nóxe;  Schiacciare  o  Stiacciare,  Ac- 
ciaccar le  noci,  cioè  Romperne  il  guscio  per 
tramo  il  i^heriglio. 

S  Scorsa  o  Sguscia  da  nóxe;  Guscio. 

j;  Zùyd  a-e  nóxe;  Fare  a  nocino  V.  Zùgà. 
]N"óxse>a  o  ]Noxèlla  V.  Fruscinella. 
IVóxetta  d.5  pé  ;  Noce  o  Noce  del  piede, 
e  diigli  Anatom.  Malleolo  esterno:  Quell'osso  che 
spunta  in  fuori  dall'inferiore  estremila  della  fi- 
bula (caviggia);  Noce  o  Noce  del  piede  o  Mal- 
leolo interno,  Q'>c'lo  che  spunta  in  fuori  dalla 
estremità  inferiore  della  tibia  (schinco). 

—  dò  fuxin;  Noce.  T.  archib.  Quella  parte  interna 
dell'acciarino  che  fa  scattare  il  cane. 

!Nù§L  v.  n.  Nuotare  e  Notare:  L'agitarsi  che  fanno 
gli  animali  nell'acqua  per  andare  e  reggersi  a 
galla, 
n  Nuotare,  per  semplic.  Star  a  galla. 

—  cómme  un  pescio  ;  Nuotar  bènissimo. 

—  in  ta  roba;  Nuotar  nell'unto,  nel  grasso,  nel 
lardo  0  nelle  lasagne,  figurai,  vale  Abbondar  di 
tulio. 

Nùcca  s.  f.  Nuca:  Parte  posteriore  del  collo, 
ossia  La  parte  supcriore  della  collottola. 
I)  Nuca;  L'estremila  superiore  della  testa  del  ca- 
vallo, dietro  le  orecchie. 
Nuddo  s.  m.  Nudo.  T.  piti.  Dipintura  o  Scul- 
tura rappresentante  una  figura  ignuda. 
S  Schéua  do  nùddo;  Scuola  del  nudo:  Quella  ove 
s'impara  a  disegnare  i  corpi  nudi,  standovi  a 
modello  la  persona  ignuda. 
Numera  v.  a.  Numerare  V.  Cónta  nel  fsign. 
Nùmerazioii  s.  f.  Numerazione:  11  nume- 
rare e  il  Porre  i  numeri  alle  pagine. 
3VÙO  add.  Nudo,  Ignudo  :  Quegli  che  non  ha  ve- 
stimento addosso  che  gli  ricopra  le  carni. 
1)  Nudo,  per  simil.  dicesi  di  Qualunque  cosa  che 
sia  svestita  de'suoì  arredi,  orniimenti,  coperte,  ec. 
„  _  Figurai,  per  Semplice,  Schietto,  Sincero  :  Ecco 

a  veitae  nùa;  Ecco  la  nuda  verità. 
Il  —  Parlandosi  di  ferro  o  d'arme,  vale  Fuori  del 
fodero:  Co-a  sciabbra  nùa;  Colla  sciabola  nuda 
0  ignuda. 

—  cómme  ó  Segnò  5  l'ha  (ceto;  Ignudo  nato  o 
Ignudo  come  Dio  l'ha  fallo,  cioè  Nudo  afTallo 
come  si  esce  dal  corpo  della  madre. 

—  e  cvùo;  Nudo  affatto,  ma  usasi  per  lo  più  figur. 

Nùvea  e  Nu-via  s.  f.  Nuvola,  Nuvolo,  Nu- 
gola, Nugolo  e  poet.  Nube:  Una  quiinliià  insieme 
di  vapori  innalzali  nell'aria,  cui  adombrano,  e 
che  per  lo  più  si  risolvono  in  pioggia. 

Il  Nuvolo  e  Nugolo,  figurai,  per  Subbisso  ossia 
Quanlilà  grande  di  checchessia,  e  propriam.  di 
volatili,  che  in  questo  senso  diccsi  meglio  an- 
cora Folata  0  Stormo  d'uccelli. 

«  Nuvolo  e  Nuvolame,  per  sintii.  si  dice  di  Quello 


OA 


OBB 


ìHS] 


intorbidamento  che  si  genera   ne'  liquori   per 
qualunque  cagione. 

"  —  ppr  Quell'annebbiamento  che  discende  dalla 
pupilla  nell'occhio  e  ne  ofTnsca  la  vista,  che  più 
propriam.  dicesi  Bagliore. 
*n  In  no.  b.  e  del  gergo  dicesi  per  Pastrano,  Fer- 
rajuolo,  Mantello:  Anchéu  5  s'ha  viisto  a  nùvia; 
Oggi  s'è  messo  il  mantello. 

S  Cazze  da-e  nùvie;  Cascar  dalle  nuvole,  dicesi 
figurat.  per  dinotare  gran  meraviglia  di  cosa  av- 
venuta contr'ogni  nostra  espettazione. 

S  Èse  in  te  nùvie;  Aver  l'occhio  a'  nugoli,  Ogur. 
vale  Essere  astmlto,  Non  badare. 

S  Quando  e  nùvie  van  a-o  ma,  piggia  a  sappa 
e  va  a  sappd  ;  quando  e  nìivie  van  a-o  bosco, 
piggia  5  cabban  e  caccitelo  addosso;  Quando  i 
nuvoli  ovv.  Quando  l'oche  vanno  al  mare,  to' 
ona  vanga  e  va  a  vangare;  quando  i  nuvoli 
vanno  in  su,  to' una  seggiola  e  siedi  sa.  Prov. 


confad.  che  vale  Le  nuvole  spinte  dai  venti  al 
mare  sono  presagio  di  serenila ,  e   viceversa 
quando  vengono  spinte  verso  i  monti. 
S  Quantità;  de  nùi^ie;  Nuvolaglia. 
Nùviassa,  s.  f.  Nuvolone,  Nugolone,  e  in  senso 

pecgKir.  Nuvolaccia:  Nuvolo  grande. 
N'ùviétO;  s.  f.  Nuvoletta,  Nuvolelto,  Nugoiptta, 
Nugoleito,  NuvolU2Zo,  Nugoluzzo.  Dimiuat.  di 
Nuvola. 
IVùvio  add.  Navolo,  Nuvoloso,  Nubiloso,  An- 
nuvolato :  Pieno  di  nuvoli,  Oscurato  e  ricoperto 
da'  nuvoli,  e  dicesi  di  tempo,  di  cielo,  ecc. 
$  Fase  nùvio;  Annuvolarsi,  Rannuvolarsi  il  tempo, 

il  cielo,  ecc. 
$  L'è  niivio  ;  È  nuvolo  o  nugolo  :  Il  tempo  è  nu- 
voloso, Il  cielo  è  coperto  di  nubi. 
§  Duppo  5  uùvio  ven  ó  sin;  Dopo  la  pioggia  torna 
il  ciel  sereno,  figurai,  vale  Dopo  il  cattivo  viene 
il  buono. 


0 


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òa.  s.  r.  Ora:  Ciascuna  delle  2i  parti,  in  che  è 
diviso  il  giorno  naturale. 
n  Ora,  talvolta  si  prende  per  Un  determinato  tempo 
del  corso  del  giorno,  della  vita  umana  e  sim.: 
In  te  l'óa  dò  disnà;  Nell'ora  del  pranzo. 

—  brùxà;  Ora  bruciata,  dicesi  Quella  in  cui  si  ha 
pochissimo  0  nulla  a  fare,  ed  auche  Quella,  io 
cui  per  fare  una  cosa  è  passato  il  tempo  op- 
portuno 0  ha  dell'inusitato  il  farla  in  un  dato 
tempo. 

—  da  cagna;  Ora  del  dormicchiare  V.  Cagna. 

—  d5  pitto;  Ora  della  buccolica  o  boccolica,  dicesi 
in  gergo  L'ora  del  mangiare. 

—  fissa;  Ora  appuntata. 

S  A  bònh'òa  o  De  bònn'óa;  A  buon'ora.  Di  buon'ora. 

Posti  avv.  vagliono  Per  tempo,  La  mattina  presto. 
S  À  mcexima  óa;  Ad  un'ora.  Alla  stess'ora.  Posto 

avv.  vale  A  un  tempo,  In  un  punto,  In  un  me- 
desimo tempo. 
S  Atidd  a  dormi  all'óa  de  gallinn^e  V.  Dormi. 
%  A  so  óa;  La  sua  ora,  vale  II  punto  della  morte: 

Quando  ven  a  so  óa;  Quando  viene  la  sua  ora, 

cioè  La  morte  o  II  punto  della  morte. 
S  A  ùnh'óa;  All'una,  Al  tocco,  vale  All'un'ora  dopo 

il  mezzodì  o  dopo  la  mezzanotte. 
S  A  ùnn'óa  de  néutle;  All'un'ora  o  All'ordinotte, 

dicesi  in  Tose,  per  antonomasia  La  prima  ora 

di  notte. 
S  Da  ùnn'óa  all'atra;  Da  un'ora  all'altra,  vale 

D'ora  in  ora  :  Da  ùnn'óa  all'atra  5  péu  mot; 

Da  un'ora  all'altra  e'  può  morire. 
$  Èse  in  scè  vintitrce  òe  e  tret  quarti  V.  Èse. 
^  Féua  d'óa;  A  contrattempo,  A  pazza  ora,  A  ora 

strana,  A  ore  rotte,  In  ore  spostate. 
S  Fissa  l'óa;  Appuntar  l'ora. 
S  fu  punto  de  trce,  de  quattro  óe;  Al  tocco  delle 

tre,  delle  quattro  ore,  ecc. 
S  L'ùltim'óa;  L'ultima  ora,  s'iutende  II  punto  della 

morte. 
S  ^ó  vtdde  l'óa  e  5  momento  ;  Non  veder  l'ora 


-'V5 
0  Parer  un'ora  mille,  vale  Aspellare  con  grande 

ans  età  ed  impazienza  l'avvenimento. 

%  Saeiva  l'óa...  Sarebbe  ora.  Mi  parrebbe  ora.... 

suol  dirsi  Quando  una  cosa  incomincia  a  inTasli- 

dirci  e  vorremmo  che  cessasse:  Saeiva  óa  che  ti 

a  terminasci;  Mi  parrebbe  ora  che  tu  smettessi. 

S  Sànnd  i  óe;  Battere  o  Scoccare  o  Sonar  l'ore. 

S  Ùnn'óa  de  relcuio;  Un'ora  d'oriolo,  usasi  per 

dire  che  In  una  cosa  ci  va  spesa  o  ci  è  stata 

un'ora  intiera:  G'hò  misso  ùnn'óa  de  relcuio  ; 

Ci  ho  messo  un'ora  d'oriolo. 

Oà>  s.  f.  Orata.  T.  ittiol.  Sparus  aurata.  Specie 
di  pesce  del  genere  degli  Spari,  eslimata  in  fra 
tutte  la  migliore  dagli  antichi  e  da'  modrroi.  Vive 
in  tulli  i  mari  e  perfino  nelle  acque  dolci.  I  Ro- 
mani la  conservavano  nei  loro  laghi  interni,  e 
specialmente  nel  famoso  lago  Lucrino.  La  deno- 
minavano Ciysophris  (Sopracciglio  d  oro)  a  mo- 
tivo d'una  benda  di  color  d'oro,  ebe  si  estende 
da  un  occhio  all'altro. 

Osea.  s.  f.  Ovaja:  Organo  in  cui  sono  rinchiuse 
le  uova  nella  femmina  degli  animali  ovipari;  e 
parlandosi  della  femmina  de'  mammiferi  significa 
Ciascuno  di  quei  due  corpi  glandulosi  posti  presso 
le  reni,  al  di  sopra  dell'utero,  e  che  si  suppone 
facciano  le  medesime  funzioni. 
%  Cazze  l'ocea  ;  Cascar  l'ovaja,  figurat.  si  dice  di 
Chi  si  perde  d'animo  o  s'abbatte  o  rimane  sba- 
lordito V.  Noelto. 

01>l>ed£  V.  Ubbidi. 

Obl>iezioii  s.  f.  Obbiezione  o  Obiezione  :  Op- 
posizione che  si  fa  all'altrui  opinione  o  ragione. 

Ofeljlig-a  V.  a.  Obbligare  e  Obligare  :  Astrin- 
gere, Costringere,  Mettere  in  obbligazione, 
n  Obbligare:  Legare  l'animo  altrui  o  per  parole  o 
0  per  iscrittura  o  per  benefizi  o  per  cortesia, 
Rpuder  obbligato, 
n  Impegnare,  Eccitare,  Indurre,  Jfuovere. 
S  Obbligàse  n.  p.  Obbligarsi  e  Obligarsi:  Addos- 
sarsi un'obbligazione. 


544 


OCA 


OCH 


H  —  IH  parolle;  Dar  parola,  Promettere,  Obbligarsi. 

tt  —  in  solido;  Obbligarsi  in  solido,  cioè  ciascuno 
per  l'intero;  e  si  dice  ancora  di  debitori  ob- 
bligali insieme  egualmente. 
Ob'blig'a.nte  add.  Obbligante,  Cortese,  Ser- 
vizievole, OflBcioso,  Gentile,  Di  modi  cortesi. 
O'b'blig'aizióxi.  s.  f.  Obbliga/Jone,  Obbliga- 
gione,  Obbligo,  Debito,  Dovere:  L'atto  con  cui 
nna  persona  si  obbliga  o  è  obbligata  da  un'altra 
a  far  checchessia. 

Il  Obbligazione,  nel  signiT.  legale  Quell'atto  privato 
con  cui  uno  si  obbliga  di  pagare  ad  un  altro 
denaro,  o  di  dargli  oggetti  di  valore,  ecc. 

n  —  Riconoscenza,  Gratitudine. 

%  Avei  di  obhligaziòin  a  ùnn-a  persònn-a;  Aver 
obblighi,  obbligazioni,  Esser  in  obbligo  ad  alcuno 
vale  Esser  tenuto,  obbligato  ad  alcuno  per  be- 
nefìzi ricevuti. 
Ol>l>lis:o  V.  Obbligaziòn. 

%  Avet  l'obbligo;  Incombere,  Spettare,  Appartenere. 
Oblblig-ón  p.  pass.  Obbligato  V.  Obbliga  nei 
suoi  varj  significati. 

%  Aja  obbliga;  Aria  obbligata.  T.  mus.  Qnella, 
in  cui  il  cantante  è  obbligalo  a  seguire  il  suono. 

S  Parte  obbliga;  Parte  obbligata.  T.  mus.  Quella, 
la  quale  è  necessaria  alla  composizione  e  sostenta 
nn  pezzo  principale. 
Olbioe  s.  m.  Obice,  Obizo.  T.  artigl.  Specie  di 
cannone  corto,  incamerato  e  largo  di  bocca,  che 
si  carica  a  granate  reali,  e  fa  parte  delle  bat- 
terie di  campagna. 
Olboe  s.  m.  Oboe,  e  con  nome  antico  Dolzaina: 

Strum.  musicale  da  fiato  nolissimo. 
Oca^  s.  f.  Oca  :  Specie  d' uccello  acquatico  piiì 
grosso  dell'anatra.  Ve  n'ha  di  più  nomi  e  spe- 
cie, cioè:  Oca  ciappwa;  Gabbiano  reale;  Oca 
de  md;  Mugnaiaccio;  Oca  domestega;  Oca  do- 
mestica, uno  de' più  utili  uccelli;  Oca  de  spalle 
neigre;  Mugnajo,  Martinaccio;  Oca  mezzann-a; 
Zafferano  o  Gavino;  Oca  sarvcega;  Oca  gra- 
naiola. É  grigia  cenerina  nella  parie  superiore 
del  corpo,  di  sotto  più  pallida,  e  al  collo  è  se- 
gnata di  strisele. 

N  Oca  0  Giuoco  dell'oca:  Sorta  di  giuoco  che  si 
fa  con  due  dadi  sopra  una  tavola  dipinta  in  63 
caselle  in  giro  a  spirale,  in  parecchie  delle  quali 
sono  dipinte  alcune  figure,  come  Ponte,  Oca, 
Osteria,  Pozzo,  Laberinto,  Prigione,  Morte. 
Passi  con  diverse  leggi  e  pagamenti. 

S  Èse  anc5n  in  15  próu  di  oche  ;  Essere  in  mente 
Dei  0  nella  mente  di  Dio  !  Modo  scherzev.  che 
vale  Non  essere  ancora  nato. 
^%  Mappa  a  collo  d'oca;  Bandella  a  sdrucciolo. 
Oca>xi5]i  s.  f.  Occasione:  Idonea  opportunità 
di  fare  o  non  fare  checchessia;  Congiuntura, 
Agio,  Comodità,  Destro. 
—  proscima  de  peccóu  ;  Occasione  prossima   di 
peccato,  0  assolulam.  Occasione  prossima,  dicono 
i  Teologi  Quella  che  è  presente  o  che  facil- 
mente può  indurre  altrui  a  peccare. 

S  Bezéugna  leva  l'òcaxiòn;  Chi  non  vuol  la  festa 
levi  l'alloro,  Bisogna  levare  il  vino  a'  fiaschi  o 
da' fiaschi,  cioè  Per  iscansar  quello  che  non  si 
vorrebbe,  conviene  togliere  l'occasione. 

S  L'òcaxiòn  a  fa  l'ommo  laddr,o  V.  Laddro. 

%  Ogni  minima  ocaxiòn;  Ogni  occasioncella. 

S  Presentdse  l'òcaxiòn;  Venir  il  destro,  cioè  il 
comodo,  l'opportunità. 


S  Servise  o  Vaeise  deW ocaxiòn;  Usar  l'occasione, 
Valersi  dell'occasione.  Profittarne. 
Occialetto  s.  m.  Occhialino  ,  Occhialelto  : 
Lente  o  Cristallo  di  forma  rotonda  o  quadrata , 
incastrato  in  oro,  argento,  tartaruga  e  sim.,  che 
portasi  per  lo  più  appeso  al  collo  con  nastro  o 
cordellina,  e  serve  ad  ajutar  la  vista  debole. 
Occiali  s.  m.  Occhiali:  Strum.  composto  di  dae 
cristalli  0  vetri  legati  in  filo  d'argento,  ottone  o 
altro  metallo  incastrati  in  cerchietti  di  tartaruga 
0  simili,  che  tengonsi  sul  naso  davanti  agli  oc- 
chi, per  aiutar  la  vista  o  confortarla  quando  è 
disgregala  o  affaticata.  -  Occhiali  di  conserva 
sono  Quelli  muniti  di  lenti  piane  colorite  di  verde. 

"  Occhiali  7".  pese,  e  de'  tonnarolli.  Nome  che  si 
dà  alla  Gota  o  Guancia  del  tonno,  la  quale  è 
unita  al  contorno  dell'occhio,  e  si  sala. 

I)  Paraocchi.  T.  cavali.  Ciò  che  si  mette  a'  cavalli 
per  riparo  degli  occhi. 

Il  Bruciaculo.  Voce  fior.:  Quell'incallimento  che  sì 
fa  alle  natiche  di  coloro  che  sogliono  andare  fre- 
quentemente a  cavallo. 
Occialin  V.  Occialetto. 
Occòre  0  Occorri  v.  n.  Occorrere,  Ac- 
cadere, Avvenire,  Succedere  :  Cose  l'è  occórso  T 
Che  è  egli  occorso? 

I)  Occorrere  per  Bisognare,  Far  d'uopo.  Far  me- 
stieri 0  di  mestieri  :  Non  occòre  che  ghe  tòme  ; 
Non  occorre  ch'io  vi  torni. 

S  Occorrindo;  Occorrendo,  Ove  occorra.  Per  caso 
che.  Qualora  che,  Al  bisogno,  In  caso  di  bisogno, 
Ad  uopo. 

S  Pe  tutto  quello  che  posse  occòre;  A  ben  essere. 
Posto  avv.  vale  Per  abbondante  cautela. 
Occupa  V.  a.  Occupare:  Illegitlimamente  usur- 
pare l'altrui,  mettendosene  al  possesso;  e  talora 
Impadronirsi  legittimamente  o  Prender  quello  che 
non  appartiene  ad  alcuno. 

1)  Occupare,  per  Impiegare,  Dar  lavoro.  Tenere 
occupato:  Occupalo  a  scrive  de  lettere  ;  Occu- 
palo a  scriver  lettere. 

I)  —  per  Sottentrare  in  luogo  d'un  altro  :  0  l'oc- 
cupa ò  posto  de  so  poce;  Egli  occupa  il  posto 
di  suo  padre. 

II  —  Parlando  di  cariche,  uffizi  e  sim.,  vale  Averle, 
Esercitarle. 

«  —  Detto  di  tempo,  vale  Spenderlo,  Impiegarlo, 
Consumarlo. 

Il  —  Detto  di  spazio,  vale  Ingombrare,  Tener  luogo. 

—  ùnn-a  casa;  Occupare  una  casa,  vale  Abitarvi. 
S  Occùpdse  n.  p.  Occuparsi,  Impiegarsi,  Attendere, 

Dar  opera. 
OccùpaziSn  s.  f.  Occupazione  :  Ciò  in  che 

si  occupa  alcuno;  Impiego,  Lavoro,  Faccenda, 
„   Briga. 
Ochin  s.  m.  Papero,  Paperino,  Paperello:  Oca 

giovine. 

—  de  ma;  Gabbiano:  Uccello  acquatico  volgar- 
mente detto  Mugnaio,  il  quale  in  tempo  dì 
tempeste  si  vede  frequentare  le  spiagge  e  gli 
stagni  marittimi.  Ve  n'  ha  dei  bianchi  e  de'  ce- 
nerini, e  secondo  le  diverse  specie  e  varietà  son 
chiamati  con  diversi  nomi ,  come  : 

—  cappùgqin;  Gabbiano  mezzano. 

—  geneen;  Gabbiano  gavina. 

—  de  md  mezzan;  Gabbiano  mezzamosca. 

—  fratlin;  Gabbiano  morella. 

—  gianco;  Gabbiano  terragnolo. 


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OEG 


545 


—  grosso  de  spalle  nei  gre;  Gabbiano   goairo. 
^  —  testaneiyra;  Gabbiano  corallino. 

Oclxiiietto  s.  m.  Gcibbicineiio:  Uccello  del  ge- 
nere dei  Giil'liiani,  che  si  irova  sui  iajihi  all'im- 
boccaliira  de' fiumi.  Fra  noi  di  passaggio  raro. 
Odia.  V.  a.  Odiare:  Aver  in  odio,  rollar  odio, 
Aver  in  n?Kia  o  a  uggia  j  e  più  inlensani.  De- 
leslare,  Abbominare,  Abborrire. 
8  Odiàse  n.  p.  Odiarsi. 

n  —  a  morte;  Odiarsi  a  morte,  cioè  altamente, 
implacabilmente ,  irreconciliabilmente. 
Odiositae  s.  f.  Odiosità,  Odievolezza,  Astio: 

Qualità  di  ciò  che  è  odioso. 
Odiòu.  p.  pass.  Odiato:  Avuto  in  odio,  .Malveduto. 
S  Èse  odtóti  (la  tutti;  Esser  fuggilo  più  che   la 
„   mal  erba. 

Odo  s.  m.  Odore:  Esalazione  di  sottilissime  parti 
de' corpi,  le  quali  esercithno  una  particolare  azione 
piacevole  o  d  spiacevole  sul  senso  dell'odorato. 
«  Odore,  per  La  sttssa  materia  odorosa. 

—  de  òrùxóu;  Odor  di  bruciato  \.  Brùxóu  s.  m. 

—  de  serróu;  Sito  di  rinserralo,  Puzzo  di  rinchiuso. 
8  Aveì  di   òdui   addosso;  Esser   profumato   con 

acque  odorose  o  con  manteche  odorifere. 

S  Bòn  duo;  Odor  buono,  soave,  Fragranza,  Olezzo, 
e  scherzev.  Odorone. 

S  Bòltiggefla  da  Òdoi  V.  Bdltiggetta. 

%  Cattivo  odo;  Fetore,  Pu/.zo,  Malodore. 

S  Cuscinetto  da  òdoi;  Polviglio:  Gubncialello  ri- 
pieno di  spigo  0  d'altri  odori,  per  tenersi  sui 
tavolini  da  lavoro  delle  donne ,  e  appuntarvi 
spilli,  ecc. 

%  Dà  l'odo;  Inodorare,  Dar  odore. 

S  Manda  òiió;  Dar  odore.  Olezzare:  Rendere, 
Spirare,  Esalare  odore.  Odorare. 

S  Ròha  chi  manda  un  cattivo  odo;  Roba  grave- 
olenle. 

Il  —  chi    manda    un  odo    troppo   forte  ;   Roba 

grav  espirante. 
,,S  Sinsa  odo;  Inodorifcro,  cioè  Privo  d'odore. 
Odoà  V.  a.  OJorare,  Annasare,  Fiutare:  Attrarre 
l'odore  delle  cose  col  naso.  -  Fiutare  dicesi  più 
propriam.  delle  bestie,  e,  detto  d'uomo,  ha  nn 
non  so  che  di  spregio  e  di  scherzo. 

w  Odorare,  usato  in  senso  neutro,  vale  Spargere, 
Spirare ,  Esalare  odore.  -  Olezzare ,  Spargere 
grato  odore. 
Odor-in  s.  m.  Ghiandina  V.  Giandetta  nel  2' 

significato. 
Oég-é  s.  m.  Guanciale,  Capezzale,  Origliere:  Nomi 
che  abusivam.  si  adoperano  per  sinonimi ,  ma 
che  mollQ  diffiTiscono  tra  loro.  Il  Guanciale  è 
Un  piccolo  cuscino,  per  lo  più  quadrato,  ripieno 
di  lana  o  d'altro,  che  si  mette  in  capo  del  letto 
e  su  cui  si  posa  la  guancia  per  dormire;  il  Ca- 
pezzale è  Un  cuscino  simile  al  guanciale,  ma  di 
forma  più  lunga,  ed  occupa  tutta  la  larghezza  del 
letto;  l'Origliere  poi  è  Quel  guanciale  o  cuscino 
di  cuojo  0  d'altro  che  usasi  tenere  ne'  lettucci 
per  le  camere  (canapé J  ov' altri  s'adagia  o  si 
distende  il  giorno  senza  spogliarsi. 
Oèg-ia;  s.  f.  Orecchia,  Orecchio:  Organo  del- 
l'udito collocato  in  ciascun  lato  della  testa.  Si 
divide  in  esterno  ed  interno.  L'orecchio  esterno 
dicesi  anche  Padiglione,  e  termina  inf'^riormpnle 
nel  Lobo  [Pèxm  V.  sotto);  l'orecchio  interno 
è  quella  parte  dell'orecchio  che  consta  del  Meato 
uditorio  (Pertùzo  dell'oègiaj,  della  cavità  del 

Gasaoou,  Dizionario  Genovese-Italiano. 


timpano  e  del  lahcrinfn,  il  quale  ultimo  sola- 
mente è  da  alcuni  chiamalo  Orecchio  inferno. 
w  Orecchio,  per  similit.  si  dice  alla  Parte  promi- 
nente di  molte  cose,  p;  p  le  quali  s'impugnano, 
si  appendono,  s'infilzano,  ecc. 
—  d'aze;  Orecchio  d'a-ino  V.  Aze. 
S  Oé'ge  de  crava;  Pclracciuola,  Piantaggine.  T.  hot. 
Plantugo  major.  Pianta  coraanissima  che  fa  nei 
luoghi  erbosi,  e  il  cui  stelo  produce  una  spiga 
copiosa  di  piccoli  semi;  fiorisce  in  maggio. 
"  —  deU'àncoa;  Orecchie  dell'ancora.  T.  mar. 
Sono  Le  parti  più  larghe  delle  marre  dell'ancora, 
ed  ogni  marra  ha  due  orecchie. 
»  —  d'orso;  Trecchie  d'orso.  T.  boi.  Primttla 
alpina.  Pianta  alpina  che  coltivasi  ne'  giardini 
all'ombra  come  la  primavera  (fiore)  per  la  bel- 
lezza e  varietà  dei  fiori,  i  quali  compariscono 
in  febbrajo  e  marzo. 
Il  —  di  pesci;  Branchie:  Aperture  branchiali  vicine 
al  capo,  che  nei  pesci  sono  organi  della  respp 
razione. 
Il  —  dò  sacco;  Pellicini:  Quei  quallro,  come  quasi 
orecchi  d'asino,  che  si  lasciano  o  cuciono  nell'e- 
stremità dei  canti  delle  balle,  due  da  ogni  parie, 
affin   ch'elle  si    possano  meglio  pigliare  o  più 
agevolmente  maneggia*  e. 
S  Affìd  i  oege;  Appuntar  gli  orecchi  V.  A/jià. 
$  Avei  l'oègia  ìnarsa;  Aver  indizio,  fumo,  sen- 
tore: Aver  avviso  di  qualche  cosa  quasi  di  na- 
scosto 0  non  ben  certo. 
I)  —  bón  oègio;  Aver  gli  orecchi  armonici,  Aver 
buon  orecchio;  e  cosi  il  suo  contr.  Aver  orec- 
chi disarmonici,  Aver  poco  orecchio. 
n  —  l'oègia  finn-a  ;  Esser  d'acuto  sentire,  antic. 

Esser  senlacchio  o  sentacchioso. 
%  Canta  d'oiyio;  Cantare  a  orecchio  V.  Confà. 
S  Ciccioà  in  ti  oege;  Sufolare,  Zufolare  o  Soffiar 

negli  orecchi  V.  Ciccioà. 
%  Descciòde  o  Destappd  i  oège  a  ùnn-a  persònn-a 

V.  Descciòde. 
S  Di  ùnn-a  cosa  in  te  l'oègia  ;  Dire    una  cosa 
all'orecchio  o  all'orecchie  o  negli  orecchi,  vale 
Dirla  sottovoce,  accostando  la  bocca  all'orecchio 
dj  colui  a  cui  si  parla;  e  fìgur.  Dirla  in  segreto. 
3  Èse  f/iio  d'oèyia;  Aver  le  campane  grosse  o  in- 
grossate. Aver  male  campane:  Essere  alquanto 
sordo. 
S  Fa  oège  da  mercante;  Far   orecchi   da   mer- 
cante: Far  le  viste  dì  non  intendere. 
5  Mette  ùnn-u  prùxa  in  ti  oège  ;   Mettere   nna 
pulce  nell'orechio:  Mettere  in  apprensione  o  so- 
spetto per  cosa  che  si  dica  o  s  ascolti. 
3  0  pessu  Citi  grosso  5  l'è  iinn'oèyia  ;  Il  pezzo 
più  grosso  ha  da   essere   nn   orecchio  ,  sì  dice 
comunem.  per  modo  di  fiera  minaccia  ed  iper- 
bolica, quasi  inferendo  che  si  vuol  trucidare  un 
tale  e  farne  come  polpette. 
S  Pertùzo  dell'vègiu;  Tromba  o  Meato  uditorio, 
S  Pèxin  dell'oègia ;  Lobo  o  Lobulo:  La  parie  in- 
feriore esterna  delle  orecchie,  che  alle  bambine 
si  suol  perforare  per  introdurvi  orecchini  e  sim. 
S  Porcaja  di  oège;  Cerume. 
$  Sfigod  i  oège;  Comare  o  Fischiare  gif  orecchi, 
dicesi  del  Sentirsi  dentro  alcun  sufolamento  o 
fischio;  e  si  suol  dire  per  baja,  che  ciò  avviene 
quando  altri  dice  male  di  quel  tale. 
S  Tid  I  oège  a  ùnn-a  pci-sónn-a;  Tirar  gli  orecchi 
ad  uno,  vale  Tirarglieli  per  castigo  o  per  ricordo. 

35 


546 


OFF 


OFF 


S  Twta  d'oèfje;  Orecchiala,  e  nell'uso  tose.  Oroc- 

chiaè'nolo:  Tirata  d'orecchi. 
S   Veynì  a-i  oeye;  Giungere,  Venire  o  Pervenire 
agli  orecchi  o  all'orecchie,  vale  Sentir  dire. 
OéS'iMn-a  (Tid  l'J:  Tirar  gii  orecchi  o  Tirar 
.     gii  orecchi  al  diavolo,  vale  Giocare  alle  carte. 
Oég'i'i^"®  de  scarpe;  Bccheiti,  e  a 
Fir.  Orecchioli  :  Due  lingnelle  che  sono  in  molle 
scarpe  all'eslremilà  dei  quartieri,  e  si  allacciano 
co'  legaccioli  che  attraversano  i  buchi  falli  colla 
£     stampa  (sgorbia)  o  con  altro,  e  rafforzali  per  lo 
i     più  con  campanelline  fandleltij  riballiite  da  ambe 
le  parti.  -  Cinturini,  Lingue  o  Alette  più  lunghe 
de'  becchelli  che  servono  ad  alTibbiare  le  scarpe 
V.  Corezzetta. 
OégióMi  (Std  in);  Star  in  orecchio,  Stare  cogli 
h    orecchi  levali  o  lesi,  vale  Slare  inlentissimo  per 
e    sentire. 

Oéiiu-a>  s.  f.  Orina  e  Urina:  Liquore  escre- 
i  menloso,  per  lo  pù  di  color  citrino,  fallo  dalle 
reni,  e  che  da  queste  per  due  canali  membra- 
nosi, detti  Ureteri,  si  trasfonde  nella  vescica,  e 
di  là  viene  spinto  fuori  ad  intervalli  più  o  meno 
lunghi.  Dicesi  anche  Piscio  e  Piscia,  ma  sono 
%     voci  non  mollo  oneste. 

!t-^  Rilcnsciòn  d'oenn-a;  Slranguria.  Dissuria :  Dif- 
ficoltà e  frequente  incitamento  d'orinare  j  Riten- 
zione d'orina. 
S  Aveì  rilensción  d'oènn-a;  Slranguriare :  Patire 
di  slranguria. 
Oèta  s.  f.  Oretta.  Dim.  d'Ora:  Ho  dormìo  un 

pd  d'oéle;  Dormii  un  par  d'orette. 
Oéta  s.  f.  Ovatta  :  Colone  allargalo  in   falde  e 
,1     spalmalo  con  chiara  duovo,  che  si  pone  ira  il 
panno  e  la  fodera  in  alcuni  vestiti,  acciocché  il 

—  verno  lengan  più  caldo. 

Oéta  V.  a.  Ovattare  :  3Ieller  l'ovatta  ne' vestili 

,      V.  sopra  Oèta. 

OéxixL  s.  m.  Orlo:  Lembo  di  tela,  panno,  ecc. 
rivoltato  in  tondo  sopra  di  sé,  poi  cucilo  a  sop- 
punto  (punto  a  pessu)  per  impedire  alla  tela, 
al  panni),  ecc.  lo  sfilacciare.  -  Rimbocco,  Specie 
d'orlo  mollò  largo  e  piano. 

—  de  pan;  Orliccio  e  Orlicela,  ma  meno  usalo: 
LVslrema  corteccia  del  pane  intorno  intorno,  o 
anche  Un  pezzo  di  esso.  A  Roma  dicesi  Crostino. 
-  Cantuccio,  L'estremità  o  cnlatla  d'un  pane 
bislungo. 

Oéxinetto  <ie  pan.;  Orllciuzzo,  Orli- 
cello,  Orliciuzzino.  -  Cantuccino,  dimin.  di  Can- 

„   luccio  Y.  sopra.  Oexin. 

Oféug-g-io  s.  m.  Alloro  e  poeti*.  Lauro:  Al- 
bero sempre  verde  che  produce  una  bacca  nera, 
amara  e  quasi  simile  all'oliva. 

—  spinoso;  Lauro  rosso  o  Lauro  spinoso  V.  Ba- 
xaprcBve. 

S  Bulle  d'òféuggio;  Bacche,  Orbacche,  Coccole, 
Oflfeiza  s.  f.  Offesa,  anlic.  Offensa,  (  ffensione^ 
OlTesanza:  Oltraggio  di  falli  o  di  parole;  Af- 
fronto, Danno,  Ingiuria,  Aggravio,  Torlo. 

—  fceta  a  Dio;  OfTrsa  fatta  a  Dio,  Colpa,  Peccato. 
OfTeude  v.  a.  OfTondere:  Far  ingiuria,  onta, 

oltraggio,  Ollraggiare;  ed  anche  Pungere,  Mor- 
dere, Far  torto,  Toccar  sul  vivo.  Far  villania. 
«  Offendere,  Far  male,  Far  danno,  Nuocere. 

—  Dio;  Offendere  Dio,  Peccare. 

S  Offendise  n.  p.  Offendersi,  Recarsi  a  male.  Re- 
carsi ad  ingiuria,  Adontarsi,  Tenersi  offeso. 


Offerta  s.  f.  Offerta,  Profferta,  Esibizione;  L'of- 
ferire, Ciò  che  si  cffi^risce  in  pagamento  d'una 
cosa  che  si  vuol  comprare. 
"  Offerta,  Oblazione:  Quella  specialmente  che  si  fa 
a  Dio,  alla  Chiesa,  ecc. 

OlTertòio  s.  m.  Offertorio:  Quella  parie  della 
messa,  nella  quale  il  sacerdole  fa  l'offerta  a  Dio 
del  pane  e  del  vino  prima  di  consacrarlo. 
»)  Offertorio:  Antifona  recitata  dal  sacerdole  o  can- 
tata dal  coro,  che  precede  immediatamente  l'of- 

„   feria  nella  messa. 

Ofiizià  v.  a.  Officiare,  Ofiìziare,  Ufficiare  e 
Uficiare,  UHiziare  e  Ufiziare:  Celebrare  nelle 
chiese  i  divini  ulììzj. 

Ofiiziale  s.  m.  Officiale ,  Oficiale  ,  Ofiziale  , 
Ufficiale  e  Uficiale,  UlTìziale  e  Uliziale:  Chi  ha  o 
esercita  uffizio  in  servigio  altrui. 
))  Uffiziale,  nella  .Milizia  è  Nome  generico  d'Ogni 
persona  graduala  dal  sottotenente  in  su;  e  perciò 
i  sollolenenti,  i  luogotenenti,  i  capitani,  i  mag- 
giori, i  tenenti-colonnelli,  i  colonnelli,  i  gene- 
rali sono  tulli  uffiziali,  con  quest'avvertenza  per 
altro  che  tulli  i  graduati  dal  grado  di  generale 
d'armala  sino  a  quello  di  maggior  generale,  chia- 
mansi  Ufflziali  (jenerali;  tulli  gli  altri  dal  co- 
lonnello sino  al  maggiore,  U/fiziaii  superiori,  ed 
Uffizinli  inferiori  quelli  che  sono  dal  capitano 
al  solloienenle. 
S  Buss'offiziale.  ;  Basso  nffiziale  :  Nome  generico 
degli  Ultimi  fra  i  gradi  e  le  cariche  della  mi- 
lizia, immediatamente  inferiori  a  quello  d'uffizialc. 

OjQazialìtee  s.  f.  Gli  uffiziali,  ossia  II  corpo 
d'-gli  ulliziali  militari. 

0£a.ziatùa  s.  f  Ufficialura  e  Uficialura,  Uf- 
tìzialiira  e  Ulìzialura  :  L'uffiziare  V.  Offizià. 
f  Òflaziéu Quel  cerino  raggomitolalo  o  for- 
malo a  guisa  d  un  uffiziuolo  o  libriccino  da  di- 
vozione, che  suolsi  abbruciare  nel  dì  de' morii, 
ppr  lo  più  da'  ragazzi. 

OfiOLzio  s.  m.  Officio  o  Oficio,- Ufficio  e  Utìcio, 
Uffizio  e  Ufizio  :  Quello  che  a  ciascuno  si  aspella 
di  fare  secondo  il  proprio  impiego  o  grado;  Do- 
vere, Obbligo,  Carico,  Cura,  Impiego,  ecc. 
1)  Uffizio,  ecc.,  per  Ministero,  Dicastero,  ecc.:  Luogo 

ove  Irallansi  e  spedisconsi  pubblici  affari. 
it  —  per  Le  ore  canoniche  che  si  cantano  in  chiesa 
0  altramente  si  dicono  dagli  ecclpsiaslici  ;  e  I 
sacri  e  i  divini  uffizj  sono  Le  sacre  funzioni 
della  Chiesa  slessa. 
I)  —  per  Libro  contenente  salmi,  inni  ed  altre 
preci  in  onore  di  Dio  e  della  Beala  Vergine  e 
dei  Santi.  * 

—  da   morti  ;   Uffìzio   de'  morti ,   diconsi    Gerle 
preghiere  della  Chiesa  in  commemorazione  dei 
defunti. 
S  Di  l'uffizio  ;  Dire  Io  ore  o  le  sue  ore  o  le  ore 
canoniche. 

^S  Sant'uffizio;  Santo  Uffizio,  così  chiamavasi  Un 
tribunale  che  giudicava  gli  eretici;  alirim.  In- 
quisizione V.  Inqnixiziòn. 

OlTri  v.  a.  Offerire,  Offrire,  anlic.  Offerere  e  Of- 
ferare  :  Presentare  o  Proporre  una  cosa  ad  al- 
cuno affinché  l'accetti;  alirim.  Esibire,  ProlTerire. 
n  Offerire,  per  Dare  o  Dedicare  a  Dio;  ed  è  voce 
di  religione;  V'o/ferisc'O,  Segnò,  giusta  pre- 
ghea;  lo  v'offro,  o  Signore,  questa  preghiera. 
S  Offrisc  n.  p.  Offerirsi,  Profferirsi,  Esibirsi:  Of- 
ferire se  slesso. 


0MB 


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«  —  de  fa;  OfTerirsi  di  fare,  vale  Prender  l' im- 
pegno, Promellere. 

Os'iiùn;  Ognauo,  Ciascuno,  Ciascheduno:  Pron. 

di  generaiilà. 
—  pense  per  sé;  O.inun  per  sé  e  Dio  per  tulli, 
vale  Ciascuno  pensi  per  sé  senza  ingerirsi  dei 
fatti  allrui;  e  si  dice  anche  per  significare  Che 
non  si  vuole  star  in  compagnia  d'altrui,  ma  si 
vuol  fare  vita  da^sè. 
O^^Gxxò,  \.  Éuggezzd. 

Og-g-ià  V.  Éitggid. 

OJiu  I  Ehi!  Modo  di  chiamare  alcuno,  di  cui 
non  si  sa  il  nome ,  e  solo  direbbesi  verso  per- 
sona di  bassa  mano. 

Oinà,  s.  m.  Orinale  e  Urinale:  Vaso  tondo,  per 
lo  più  di  majolica,  con  una  presa  che  fa  le  veci 
di  manico,  che  serve  alle  necessilà  corporali,  e 
ordinariam.  a  quella  sola  d'orinare. 

Oinà.  V.  n.  Orinare  e  Urinare:  Mandar  fuTi  la 
urina;  allrim.  Far  acqua,  e  volgarm.  Pisciare, 
ma  è  voce  non  molto  onesta. 

Oiva.  s.  f.  Oliva  e  Uliva:  Coccola  verdiccia,  ma 
che  nel  miilurare  nereggia,  e  dalla  quale,  m.iln- 
raia,  cavasi  l'olio.  L'albero  dicesi  Olivo  e  Ulivo 
fOlea  europoBo). 
%  Oive  co  vrrine;  Ulive  abbechile  V.  Abbegóu. 
it  —  de  Spagna;  Ulive  orfane:  Sorla  d'ulive  più 
grosse  delle  comuni ,  non  da  far  olio  ,   ma  da 
mangiare  acconce  in  salamoja. 
n  —  in  sarmoia;  Ulive  conc^  o  acconce:  Ulive 
tuttora   verdi,   cioè  rmmaiure,   tonile  quache 
tempo  nel  ranno  o  nell'acqua  di  calce  per  in- 
dolcirle, poi  in  acqua  frequentemente  rinnovala, 
quindi  conservale  in  salamoja. 
n  —  secche;  Ulive  salale:  Ulive  raccolte  quando 

son  vaje,  salate  e  disseccate. 
%  Franze  o  Mnxinà  i  oive;  Frangere,  Infrangere, 
.Macinare:  Acciaccar  le  ulive  colla  màcina.  -  Di- 
cesi Infrantojata  e  anrhe  Macinala  Quella  quan- 
tità d'ulive  che  s' infrange  in  una  volla. 
S  Pastòn  d'oive;  Paslo,  Pastone:  Ulive  macinate 

e  ridolle  come  io  pasta. 
S  Verme  di  oive;  Beco:  Piccolo  verme  che  rode 
e  guasta  le  ulive. 

Oiva  s.  m.  Fallojo,  Trappelo:  Luogo  dove  si 
fabbrica  l'olio.  Le  su>  parli  sono  il  Frantojo, 
che  è  il  Mulino  in  cui  s'infrangono  le  ulive; 
Io  Sliettojo,  che  è  un  Torchio  fatto  a  vile  per 
islringere  le  ulive  infrante  e  cavarne  il  sugo; 
il  Palco,  che  è  un  Tavolalo,  su  cui  si  pone  la 
infranloJHta  prima  di  macinarla;  il  Cammino, 
che  è  una  Buca  in  forma  di  pozzo  ove  ripon- 
gonsi  le  ulive  e  serbansi  per  quindi  macinarle. 

Olonn-a  s.  f.  Olona:  Tela  di  canape  forle  e 
grossa,  di  cui  si  fanno  le  vele. 

Oltrepassa,  v.  n.  Oltrepassare:  Passar  oltre, 

^    Avanzarsi,  Ollrarsi,  Inoltrarsi. 

Oml>z*ella  s.  f.  Ombrellino  :  Quello  che  si 
porla  celle  sacre  cerimonie  per  servire  al  Sacra- 

^   menlo  quando  si  trasporta  da  luogo  a  luogo. 

Oin.l>rezzà  v.  a.  Ombreggiare.  T.  pili.  Far 

•  quei  lavori  ch'essi  chiamano  ombre,  cioè  colori 
più  0  mt>no  scuri  per  dare  alla  pill"ra  il  dovuto 

^   rilievo;  dicesi  anche^  Ombrare. 

Onibrezzatùa  s.  f.  Ombreggiatura:  L'alio 

.   e  TrlTeito  dell'ombreggiare. 

Otubrezzo  V.  Ombrezzatùa. 

Óiubrig-o  s.  m.  Lombrico:  Genere  di  vermi 


ane'idi,  dell'ordine  degli  Àbrachi.  La  specie  più 
comune  è  il  verme  terrestre,  di  color  rossastro 
lucente,  semi-lrasparenle,  che  vive  entro  la  terra, 
di  cui  si  pasce. 

Oiiil>r*ii].se  s.  m.  pi.  Ombrinali.  T.  mar.  Fori 
0  Aperture  dalle  bande  della  nave  per  dove  si 
vuota  l'acqua  che  si  raccoglie  sopra  i  ponti  per 
le  ondate  o  per  la  pioggia. 

Om.l>riiin-a  s.  f.  Ombrina.  T.  illiol.  Um- 
brtna  cirrosa.  Pesce  di  dilicato  sapore  che  ha 
la  testa  corta  e  tutta  scagliosa  ;  la  membrana 
branchiale  con  sei  raggi;  il  dorso  con  una  cavità 
in  che  è  contenala  l'aletta  dorsale.  Trovasi  nel 
Mediterraneo. 

Omlkirissallo  s.  m.  Bellico,  Ombcllìco,  Om- 
bilico,  Umbilico  :  Quella  parte  del  corpo  che  nella 
maggior  parie  degli  animali  è  nel  mezzo  del 
ventre,  e  per  cui  il  feto  nel  seno  della  madre 
riceve  il  nutrimento. 

—  da  bansa;  Ago:  Quel  ferro  della  stadera  die 
stante  a  piombo  mostra  l'equilibrio. 

—  da  ciislagna;  Bellico:  Quella  parie  della  baccia, 
per  cui  la  castagna  sta  iitiaccala  al  riccio. 

—  da  ciavéua;  Ago:  .Aslicciuola  chp,  parteiido  dal- 
l' interno  della  toppa ,  entra  nella  canna  delia 
chiave  femmina.  Dicesi  Ayo  fermo  qoel  che  è 
tondo  e  non  gira;  Ago  mobile,  quello  che  è  an- 
goloso, e  gira  insieme  colla  chiave  in  cui  entra. 

—  damsséun;  Bellico:  Quella  parte  della  nncciuola, 
per  cui  è  aderente  al  fondo  dello  scoglio,  ossia 
del  calice  erbaceo  che  l'abbraccia. 

Omette  v.  a.  Omettere  e  Ommellere  V.  Tra- 
lascia. 
Oaxisciòn  s.  f.  Omissione,  Ommissione  ed 
anchf  Ommessione,  ma  meno  usalo:  L'alto  del- 
l' omptlere  ed  anche  La  cosa  omessa  j  Trala- 
sciampnto. 

S  Peccóu  (t'omisción;  Peccalo  d'ommissione,  presso 
i  Teologi  Qticl  peccato  che  consiste  nel  non  fare 
ciò  che  è  comanda'o. 
Ommetto  s.  m  Omino,  Ometto,  Omettolo, 
Omicciuolo ,  Omicialio,  Omiciattolo,  Omicello. 
Dimin.  d'Uomo:  Uomo  piccolo. 

S  Ometti  da  uppen  e  i  vesti;  Beccatelli:  Quei 
pioletti  di  legno  che  son  infissi  ne' cappeilìnaj 
per  uso  d'attaccarvi  panni. 

"  —  dò  bigliardo  ;  Birilli  :  Cinque  piccoli  rulli  di 
legno  0  d'avorio,  falli  al  tornio,  ritti  nel  mezzo 
del  biliardo,  pnsli  in  quadralo,  ano  di  essi  nel 
centro,  a  tal  d. stanza  che  appena  la  palla  ci  passi 
tra  Inno  e  l'altro.  Giocando  si  dà  ne'  birilli,  ma 
non  colla  palla  propria,  e  per  la  caduta  di  uno 
0  più,  si  conta  un  certo  numero  di  punti. 
Ommo  s.  m.  Uomo,  anlic.  Omo:  Animale  do- 
talo di  ragione  e  dì  favella,  fallo  ad  immagine 
e  somiglianza  di  Dio. 

«  Uomo,  per  Ciascuno  :  G'han  dceto  un  franco 
pe  ommo;  Diedero  loro  un  franco   per  nomo. 

w  —  per  Marito  :  £>  visto  6  moe  ommo  ?  Avete 
visto  il  mi'  uomo? 

n   —  per  Drudo,  Bertone. 

tt  —  per  Agente  o  Colui  che  fa  i  fatti  e  che  tratta 
i  negozj  di  qualcuno. 

n  —  per  Soldato. 

n  —  per  L'immagine  dell'uomo,  Figura  rappresen- 
lante  un  nomo:  Un  ommo  de  tcera,  de  legno, 
de  ceju,  ecc.:  Un  nomo  di  terra,  di  legno,  ecc. 

—  a  cavallo;  Uomo  a  cavallo,  Soldato  a  cavallo. 


548 

'■ni*<: 


OMM 


OMM 


—  a  cavallo,  sepdrtùa  averla;  Uomo  a  cavallo, 
sppollura  aperta,  ovv.  Chi  corre  in  posla,  scherza 
colla  morte.  Prov.  .dinotarne  Essere  cosa  peri- 
colosa lo  andare  a  cavallo. 

—  à  man;  Uomo  alia  mano,  vale  Uomo  corlese, 
affiibde. 

i—  asperto  ;  Uomo  raffinalo,  vale  Sagace,  Accorto. 

—  avvisóu  mezo  salvóu  V.  Avvisóu. 

—  bón  a  ninte;  Pan  perduto,  dicesi  d'Uomo  che 
~     sia  buono  a  nulla. 

—  brillio  camme  5  peccóu;  Bertaccione  :  Uomo 
'     brutto  e  contraffatto. 
*^  capage  a  fa  de  tutto  V.   Capace. 

—  cattivo;  Uomo  di  mal  affare,  vale  Scellerato, 
Malvagio. 

■ —  che  ghe  piaxe  ò  divertìse  ;  Uomo  de' suoi  piaceri. 
— •  chi  fa  poche  parolle  V.  Ommo  de  poche  parolle. 

—  chi  ha  da  testa  ;  Uomo  di  buona  lesta ,  vale 
Persona  di  consiglio  e  prudenza. 

—  chi  ha  do  chéu;  Uomo  di  petto,  si  dice  ad  Uno 
che  sia  costante,  prode,  coraggioso,  ed  atto  a 
sostenere  qualsivoglia  difficile  impresa  ed  a  riu- 
scirne con  onore. 

—  ehi  se  ne  va  a  bónn-a;  Uomo  alla  buona,  dicesi 
d'Uomo  schietto,  senza  malizia  e  senza  cerimonie, 
nemico  del  lusso  e  delle  borie. 

—  ehi  se  ne  va  ull'anliga;  Zazzerone:  Uomo  di 
costumi  all'antica. 

—  camme  se  de;  Uomo  aggiustato,  savio,  regolalo, 
ammodato,  prudente,  discreto,  considerato. 

ii-  d'ahlitw;  Uomo  di  recapito,  cioè  d'abilità  e  di 
ripuiaz.,  Capace  di  ben  eseguire  qualunque  cosa. 

—  da  appende  i  vesti;  Attaccapanni,  Attaccavesiiti, 
Servitore,  Cappellinajo.  In  Firenze  dicesi  comun. 
Servitore  l'Atiaccapanni  che  è  formato  di  grucce 
(cartelle)  conficcale  in  un'asta  che  si  regge  su 
tre  0  quadro  piedi  j  e  CuppelUnajo  r.Allaccapanni 
che  si  affigge  al  muro  ed  è  munito  di  pinoli  ed 
anche  di  grucce,  cui  s'appendono  i  cappelli  o 

,     i  vestiti. 

^  da  cùxoeì;  Uomo  da  sarti:  Macchina  di  legno 
in  figura  quasi  d'uomo,  su  cui  i  sarti  provano 
così  alla  gressa  gli  abili  da  uomo. 

—  da  gexa;  Scaccino:  Chi  per  le  chiese  è  depu- 
tato a  spazzarle,  aprirle  e  serrarle,  tenere  in 
ordine  le  panche,  scacciar  cani  (da  che  prende 
il  nome)  e  far  altri  minuti  servigi.  Voce  d'uso 

^      toscana. 

"<—  de  bón  chéu}  Uomo  di  buon  cuore,  vale  Som- 
mamente buono,  ed  anche  Liberale, conlr.  d'Avaro. 

—  de  bdn  fóndo;  Uomo  di  buon'indole. 

—  de  bónn-a  pasta;  Uomo  di  buona  pasta.  Uomo 
d"Iee:  Che  è  di  benigna  e  docile  naiura. 

—  de  bónn-a  testa;  Uomo  di   buona  testa,   vale 
r     Persona  d' ingegno. 

—  de  bau  naso;  Uomo  che  ha  buon  naso  o  che 
ha  naso  :  Uomo  sagace  che  prevede  le  cose  da 
lontano. 

—  de  cartapesta;  Rasliapavimenti,  Spulcialetti,  Sac- 
cardello,  Spolveramura:  Uomo  vile  e  dappoco. 

—  de  cònsccnsa ;  Uomo  di  buona  coscienza,  vale 
.      Uomo  retto,  coscienzioso,  dabbene. 

2—  de  consriderozión ;  Uomo  di  considerazione,  di 
Slima,  di  rijjnardo,  di  rispetto. 

—  de  conio;  Uomo  dì  conto,  Uomo  di  pezza,  vale 
Uomo  da  farne  stima.  Persona  autorevole, 

—  de  due  facce;  Tecomeco,  Tamburino,  Uomo  di 
du3  facce  V.  Faccia. 


—  de  elee;  Uomo  d'età,  Uomo  attempato,  cioè  Che 
si  accosta  alla  vecchiezza,  Longevo,  Mollilustre. 

—  de  fcero;  Uomo  di  ferro,  vale  Uomo  di  natura 
gagliarda  e  robusta.  Uomo  instancabile. 

—  de  gaibo;  Uomo  di  garbo  V.  Gaibo. 

—  de  gexa;  Chiesolastro,  thiesolaslrico :  Colui  che 
frequenta  continuamente  le  chiese;  altrim,  San- 
tése,  Luslrapredelle, 

—  de  gran  chéu;  Cuor  dì  Cesare,  vale  Splendido, 
Generoso. 

—  de  lignéua  ;  Uomo  assestalo,  aggiustato,  di  garbo, 
di  buon  conto,  di  recapito,  ecc. 

—  de  ma;  Uomo  di  mare,  vale  Che  è  usato  a  na- 
vigare. 

—  de  mondo;  Uomo  di  mondo  o  scaltrito;  e  co- 
munem.  Persona  conversativa,  Uomo  di  lieta  vita. 

—  de  montagna;  Uomo  di  montagna,  Montanaro. 

—  de  nervi  dóggi  V.  DSggio  add. 

—  d'ònó;  Uomo  d'onore, 

—  de  paggio;  Uomo  di  paglia,  propriam.  Uomo 
che  non  è  in  sostanza,  ma  che  vien  finto;  figar. 
dicesi  di  Uomo  da  nulla,  che  anche  dicesi  Uomo 
di  fieno,  Uomo  di  stucco  o  di  vetro.  Barba  di 
capecchio. 

—  de  paratia;  Uomo  della  sua  parola,-  vale  Che 
mantiene  la  sua  promessa. 

—  de  paxe;  Uomo  di  pace,  vale  Uomo  pacifiw), 
quieto,  amator  della  pace. 

—  de  poche  paratie  ;  Uom  cheto ,  Uom  di  poche 
parole,  cioè  che  favella  poco.  - 

—  de  reeatto;  Uomo  aggiusiato,  d  cesi  dì  Qà  si 
governa  nelle  sue  azioni  con  misura  e  senno, 
Uomo  regolato. 

—  de  so  vitto;  Uomo  di  sua  vita,  cioè  robusto, 
coraggioso,  che  sa  pararsi  le  mosche  dal  naso. 

•—  de  testa  cada;  Uomo  rotto,  impetuoso,  vale  Pre- 
cipitoso e  sìibito  nell'ira. 

—  de  testa  quaddra  V.  sopra  Ommo  chi  ha  da 
testa. 

—  de  villa;  Uomo  di  contado,  Contadino. 

—  fceto;  Uomo  fatto,  cioè  che  ha  passalo  l'adole- 
scenza, ma  non  è  giunto  alla  vecchiezza. 

—  lindo;  Uomo  schietto,  vale  sincero,  leale,  non 
finto,  ingenuo,  aperto,  libero,  candido,  semplice, 
senza  simulazione,  ecc.  * 

—  mezo  matto;  Uomo  aromatico,  cioè  fantastico, 
stravagante. 

—  regaggio;  Uomo  prosperoso  V.  Regaggio. 

—  regulóu;  Uomo  assestalo,  Uomo  ammisurato. 

—  retióu;  Uomo  ritiralo,  cioè  che  conversa  e  usa 
poco  cogli  altri, 

—  sarvcego;  Sornione:  Uomo  aspro,  ruvido,  e  poco 
inclinato  a  fare  servizj. 

n  —  Uomo  salvalico  :  Scimmione  grosso  e  che 
molto  va  su  ritto  come  l'uomo. 

—  sccetto  V.  sopra  Ommo  lindo. 

—  testardo;  Uomo  di  testa,  Uom  testercccio,  l«- 
stacciuto,  cocciuto,  ostinato,  caparbio. 

—  traverso;  Uomo  atticciato,  tarchiato,  fatticcio, 
vale  Di  grosse  membra.  Ben  complesso. 

S  Bell'ommo  !  Buon  uomo  !  Modo  di  chiamare  qqq 

di  cui  non  si  sappia  il  nome. 
S  Dòn  ommo  !  Buon  uomo,  vale  Uomo  dabbene; 

e  talora  per  ironia  dicesi  ad  Uomo  scipito,  di 

poco  senno,  che  anche  si  dice  Uomo  dolce  o 

dolce  di  sale, 
S  Cimma  d'ommo;  Cima  d'nomfi  V,  Cimma. 
S  Èse  un  ommo;  Essere  nn  uomo:  Esser  persona 


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di  stima  o  di  conto,  Esser  eccellente,  Aver  molta 
abilità. 
$  Fd  da  ommo;  Fare  da  nomo,  vale  Operare 

virilmente. 
S  Fa  un  ommo  ;  Far  nn  uomo ,  vale   Condarre 

ano  alia  perfezione. 
S  Fase  ommo;  Farsi  nomo,  vale  Diventar  uomo;  e 
talora  incarnarsi.  Prender  la  natura  umana,  e  di- 
cesi più  spesso  della  Seconda  Persona  della  Trinità, 
w  —  un  ommo;  Farsi  un  uomo,  vale  Diventare 

uomo  di  conto,  savio,  esperto,  valoroso,  ecc. 
S  /  omini  nd  se  mezùan  a  parmi  V.  Mezùd. 
%  l  béu  pe-e  come  e  i  ommi  pe-a  lengua  V.  Béu. 
S  L' ommo  e  o  porco   5  se   peiza  quand'd  l' é 

morto Prov.  che  non  ba  corrispondenza 

ilal.,  e  che  osasi  dire  Quando  una  persona  cre- 
duta ricca  in  vita,  allor  che  è  morta  si  viene  a 
conoscere  l'opposto:  Al  batter  del  martello  si 
scuopre  la  magagna.  Il  fine  dimostra  la  cosa. 
.$  Meltise  in  sce  l'ommo  ;  Metter   cervello,  vale 
e     Cominciare  ad  usar  prudenza. 
rS  Mez'ommo;  Semi -uomo  ;  e  talora  Piccinaco. 
$  So  gh'é  nisciùn  ommo  a-o   mondo  chi  ecc.; 
Non  avvi  uomo  nato  che  ecc. ,  cioè  Non  avvi 
nessuno. 
%  O  l'  é  un  ommo  da  nò  fané  capitale  ;  Non  è 
terreno  da  porci  vigna,  cioè  Non  è  uomo  da 
farne  capitale. 
$  Perla  d'ommo;  Perla  d'uomo  o  Perla  di  ga- 
lantuomo (oso  tose).  Uomo  specchialo.   Uomo 
quadralo. 
^%Tùtt'ommo;  Tutt'uomo,  Ciascuno,  Chicchessia. 
Oxk.Sk  s.  f.  Ontano.  T.  boi.  Alnus  glutinosa.  Pianta 
che  ha  lo  stelo  diritto,  arboreo,  ramoso,  con  la 
scorza  liscia,  le  foglioline  glutinose,  quasi  rotonde, 
smarginate  nella  sommità,  con  le  ascelle  delle 
vene  pelose,  i  peduncoli  ramosi.  Fiorisce  nel 
luglio,  ed  è  comune  lungo  i  torrenti.  Il  suo  legno, 
per  essere  incorruttibile  nell'acqua,  slimasi  assai 
proprio  per  le  fondamenta  degli  ediiìzj  che  nelle 
acq'ie  si  fanno;  la  scorza  tinge  la  lana  di  colur 
bigio  e  nero;  e  adnpransi  la  scorza  e  le  foglie 
per  tingere  il  cuojo  in  nero. 
Ondezzà,  v.  n.  Flollnare,  Mareggiare:  Muo- 
versi in  onde,  cioè  gonfiandosi  e  ritirandosi  come 
fanno  i  liquidi  nel  muoversi. 
Ondezzòii  add.  Marezzato  :  Serpeggiato  come 
le  onde  del   mare;  e  dicesi   de'  drappi,  delle 
t.     stoffe  di  seta  e  sim.  V.  Moaré. 
Onestse  s.  f.  Onestà:  Virtù,  per  la  quale  ci 
guardiamo  da  tulle  quelle  azioni  o  parole  che 
sono  contrarie  al  dovere  e  all'onore;  e  più  co- 
manem.  si  usa  a  significare  La  virtù  delia  pudicizia, 
ti  Onestà ,   per  Convenevolezza  ,  Ragionevolezza , 
Discrezione,  Equità. 
Onestili  s.  m.   Soggólo:  Quel   velo  o  panno 
che  per  lo  più  le  monache  portano  sotto  la  gola 
o  intorno  ad  essa. 
Onó  s.  m.  Onore  :  Rendimento  di  riverenza  in 
..  .  testimonianza  di  virtù  e  in  riconoscimento  di 
maggioranza  e  dignità;  Ossequio,  Rispetto, 
n  Onore,  per  Istima,  Fama  che  altri  gode  nel  mondo: 

Ghe  core  dò  iìub  onó  ;  Ci  va  del  mio  onore, 
n  —  per  Grado,  Dignità,  Titolo  onorifico,  ecc.: 
Doppo  e  ricchesse  se  ^ercan  i  ònoi;  Dopo  le 
ricchezze  sj  ambiscono  gli  onori. 
»  —  per  Gloria  e  Lode  :  QìteiC  opera  a  me  fa 
onó;  Quest'opera  mi  ti  onore. 


n  —  Parlando  di  donna,  vale  Pudicizia,  Onestà. 

n  —  Parlandosi  di  Divinità,  vale  Cullo,  Venera- 
zione: Rende  gloria  e  onó  a  Dio;  Rendere 
gloria  e  onore  a  Do. 

S  Onoi  de  gucera;  Onori  di  guerra:  Tutte  quelle 
pompe,  colle  quali  si  concede  ai  vinto  di  sgom- 
brare da  un  paese,  da  una  piazza,  ecc. 

n  —  militari;  Onori  militari:  Dimostrazioni  che 
si  fanno  dai  soldati  alle  persone  poste  in  dignità 
secondo  il  grado  loro. 

%  Aveì  Vónó  de  Jà  ùnn-a  cosa;  Avere  l'onore, 
Onorarsi  di  fare  checchessia,  vale  Pregiarsi, 
Vantarsi. 

S  Èse  l'ònó  d'ùnn'arte,  d'un  paise,  ecc.;  Esser 
l'onore  d'nn'arle,  d'un  paese  e  sim.,  vale  Esserne 
il  pregio,  l'ornamento. 

S  Fd  onó;  Far  onore,  Onorare.  ^^ 

n  —  onó  a  un  ne-o  riceivilo;  Far  onore  nel  tri» 
cevere  un  personaggio,  vale  Andargli  magnifi- 
camente incontro  e  festeggiarlo  con  qualche  sin- 
golare apparato. 

S  Fase  ònó;  Farsi  onore:  Acquistar  lode  in  chec- 
chessia. 

n  —  Farsi  onore,  si  dice  di  Chi  tratta  splendida- 
mente; e  parlandosi  di  mensa,  vale  Mangiare 
tanto  a  tavola  senza  soggezione  o  riguardo. 

S  Levd  l'ònó;  Disonorare,  Disonestare. 

S  L'ònó  ò  l'è  de  chi  se  ò  fa;  L'onore  è  di  chi 
sei  fa.  Dettato  prov.  di  chiara  signficazione. 

S  Mette  all'ònó  dò  móndo;  Mettere  all'onore  del 
mondo,  vale  Sollevar  di  grado.  Innalzare,  Ran- 
nobilir chicchessia. 

S  Omino  d'ònó;  Uomo  d'onore,  vale  Uomo  ono- 
rato, onesto. 

S  Parolla  d'ònó;  Parola  d'onore:  Modo  di  giurar 
sull'onore:  Ve  daggo  a  moB  parolla  d'ònó  ;  \ì 
do  la  mia  parola  d'onore. 

S  Pe  ònó  da  firma;  Per  onor  di  lettera. 

S  Perde  l'ònó;  Disonorarsi,  Disonestarsi. 

S  Punto  d'ònó;  Punto  d'onore:  Ciò  che  si  repatt 
riguardante  l'onore.  Ciò  che  si  (iene  come  cosa 
da  cui  dipenda  l'onore. 

§  Retuie  ònó;  Render  onore:  Onorare  con  dimo- 
strazioni estrinseche. 

S  Restituì  l'ònó  ;  Render  l'onore  :  Dar  la  soddisfa- 
zione opportuna  per  risarcir  l' altrui  offesa  ri- 
putazione. 

S  Sciòrtine  con  ònó;  Uscire  o  Riuscire  a  onore 
d'alcuna  cosa," vale  Condurla  a  fine  onorevolm. 
Onora,  v.  a.  Onorare,  alla  lai.  Ooor-ifieare,  antic. 
Onrare:  Fare  o  Rendere  onore.  Riverire,  Osse- 
quiare; ed  è  propriam.  Un  atto  di  rispello  del 
minore  verso  il  maggiore. 

«  Onorare,  usasi  anche  per  Quell'atto  di  cortesia 
che  il  maggiore  usa  verso  il  minore:  Se  scià 
m'onora  da  so  presensa;  Se  ella  degna  ono- 
rarmi della  sua  presenza. 

S  Onordse  n.  p.  Onorarsi,  Pregiarsi,  Vantarsi,  Glo- 
riarsi: Reputarsi  a  onore. 
Onsa<  s.  f.  Oncia:  La  duodicesima  parte  della 
libbra  nostrale. 

n  Oncia,  per  Sorla  di  misura  che  comprende  tanto 
spazio  di  lunghezza  quanto  è  l'ultima  falange  del 
dito  grosso  della  mano. 

S  Va  citi  ùnn'òiisa  de  pratica  che  ùnn-^  Ita  de 
sciensa;  Val  più  un'oncia  di  pratica  che  una 
libbra  di  scienza.  Prov.  chiaro. 

»  —  ciU  ùnn'dnsa  de  repiUagidn  che  un  rùbbo 


650 


OPÌ 


ORA 


d'òu;  Vili  più  un'oncia  di  ripalazione  che  mille 
libbre  fl'oro.  Prov.  chiaro. 
it  —  ciù  ùnn'ónsn  de  sòn  sòn  che  cento  Vie  d'èa 
ia;  Dimmi  chi  sono  e  non  mi  dir  chi  ero.  Prov. 
tose,  quasi  consimile  ai  nostro,  e  di  chiaro  signif. 
M  —  ciù   ùnn'  onsa   de  sorte   che   cento   Ite  de 
■     saveì;  Val  più  un'oncia  di  fortuna  che  una  lib- 
bra 0  cento  libbre  di  sapere.  Prov.  che  signif. 
La  fortuna  giova  talora  più  del  senno. 
Opà.le  s.  f.  Opale  e  Opalo:  Pietra  preziosa,  il 
cui   colore   ordinario   è  il    bianco   azzurrognolo 
latteo,  ma,  guardata  solfe  diffennli  aspetti,  pre- 
stMita  i  colori  più  belli  e  più  vivi  dell'inde. 
òpea<  V.  Opera  nel  X"  significato, 
i—  viva,  Open  morta;  Oppra  viva.  Opera  morta. 
^     T.  mar.  Chiamasi  Opera  viva  Tutta  la   carena 
e  parte  del  fianco  del  vascello  sino  al  suolo  della 
baltpria  inferiore,  ed  Opera  morta  Tutta  la  parte 
superiore. 
S  Opee  pie;  Opere  pie  V.  Opera. 
S  Dall'òpea  se  conosce  5  metslro  V.  Meistro. 
Opera,  s.  f.  Opera  e  poetic.  Opra  :   Vocabolo 
generico  dO^'ni  operazione  dell'uomo;  Azione, 
"'Fatto,  Lavoro,  Esercizio. 

«  Opera,  per  Cosa  fatta  dall'operante,  come  scrit- 
''-'''    tura,  pittura,  fabbrica,  edific  o  e  sim. 

M  —  per  Rappresentazione  teatrale,  per  Io  più  in 
"'''.  musica. 
%  Cappo  d'opera;  Capo  d'opera,  Capolavoro:  Opera 

insigne,  eccellente,  perfetta. 
S  Fd  opera;  Far  operazione,  in  term.  med.  Il  far 

evacuare  il  corpo,  e  si  dice  de'  purganti. 
S  Man  d'opera;  Mano  d'opera  V.  Man. 
§  Opere  pie;  Opere  pie:  Gli  stabilimenti  creati  o 

eretti  ad  uso  di  soccorrere  i  poveri. 
S  Pe  cBmpi  l'opera;  A  coronar  l'opera,  A  colmar 
Io  slajo.  Per  ristoro;  ma  dicesi  in  senso  ironico. 
Opera,  v.  a.  Operare  e  poetic.  Oprare:  Impie- 
gare il  sapere,  la  fatica  e  l'esercizio   in  chec- 
chessia, 
w  Operare,  Far  operazione;  dicesi  delle  medicine 
V.  Operazidn  nel  2*  signif. 

—  ben  0  md;  Operar  bene  o  male,  vale  Tenere 
buona  o  cattiva  vita. 

Operàio,  s.  m.  Operajo  :  Quegli  che  lavora 
per  opera;  Artigiano,  Lavorante. 

Operato  s.  m.  Operatore,  dicesi  per  antono- 
masia Il  chirurgo  dato  alla  pratica  delle  opera- 
zioni di  chirurgia. 

OperasBÌon  s.  f.  Operazione,  Operagìone  (men 
osato),  Operamento,  Operato  :  L'operare  e  L'opera 
che  resta  fatta. 
«  Operazion'',  in  Medicina  dicesi  dell'Azione  e  del- 
l'Effetto d'un  rimedio. 

—  chirùrgica;  Operazione  chirurgica:  Qualsivoglia 
taglio  0  qualsivoglia  altro  effetto  che  i  chirurgi 
producono  colla  mano  e  con  ferri  sul  corpo  degli 
infermi. 

S  Fa  operaziSn;  Far  operazione,  Operare;  Il  far 
evacuare  il  corpo,  e  si  dice  de'  purganti. 

Operositse  s.  f.  Operosità:  Qualità  di  ciò  che 
è  operoso,  Diligenza,  Assiduità  uell'operare.  At- 
tivila. 

Opin»,  V.  n.  Opinare,  Pensare,  Immaginarsi. 

Opini^in.  s.  f.  Opinione  e  Oppinione:  Accon- 
sentinieiilo  dell' iiiiclicito  infoi  no  alle  cose  dub- 
bie, mosso  da  alcuna  apparente  ragione, 
t»  Opinione,  Parere,  Avviso,  Giudiiio,  Sentimento. 


§  Avnì  b5nn-a  o  cattiva  opinidn  d'ùnn-a  per- 
sònn-a;  Aver  buona  o  cattiva  opinione  d'alcuno, 
vale  Averne  grande  stima,  o  Pensarne  male. 
11  —  troppa  opinion  de  sé  stesso;  Aver  grande 
opinione  di  sé.  Sentir  dì  sé  altamente,  sì  dice 
d'i  Chi  presume  assai. 
S  Ése  d'opinion;  Essere  d'opinione,  Portar  opi- 
nione, vale  Credere,  Stimare,  Opinare. 

Oppio  s.  m.  Oppi-^  e  Qpio.  T.  farmac.  Sacco 
Citncrelo  e  resinoso  che  si  ottiene  dalla  pianta 
Papavcr  somni forum;  od  aitrim.  Specie  di  son- 
nifero che  si  estrae  dal  sugo  dei  capi  o  delle 
foglie  del  papavero  bianco. 

Oppónn-e  v.  a.  Opporre:  Addurre  incontro. 
Contrapporre,  Obbiettare. 
S  Oppònise  n.  p.  Opporsi,  Contrastare,  Contrariare, 
Contraddire. 

Opportùnitae  s.  f.  Opportunità,  Occasione, 
Taglio:  Punto,  Congiuntura  idonea  ad  operare 
checchessia. 

Oppoxito  s.  m.  Oppositore:  Che  oppone.  Con- 
tradditore, Impugnatore. 

Oppoxizión  s.  f.  Opposizione,  Opponimento, 
OlijeAJóne,  Contraddizione,  Impugnazione. 
1)  Opposizione,  per  Atto  giuridico,  in  vigore  del 
quale  si  frappone  ostacolo  a  qtialche  cosa. 

Oppresciòn.  s.  f.  Oppressione,  Oppressura: 
li  opprimere  e  L'essere  oppresso;  Angariamento, 
Aggravio,  Tirannia,  ecc. 

—  de  siéunugo;  Oppressione,  Ambascia,  Aggrava- 
mento di  petto:  Sentimento  di  peso  doloroso  al 
'    petto,  nei  quale  stato  la  respirazione  patisce  mo- 
lestia, e  si  fa  penosamente. 

Oppresso  s.  m.  Oppressore:  Che  opprime, 
aggrava,  tiranneggia. 

Opprimine   v.   a.  Opprimere,   Oppressare: 
Aggravare  con  superiorità  di  forze  gì'  inferiori,    » 
e  impedir  loro  il  poter  risorgere  ;  Aggravare, 
Angariare,  Tiranneggiare. 
S  Scntise  opprimme  ;  Sentirsi  solTocare. 

Orag-an  s.  m.  Uragano  e  Uracano:  Tempesta 
orribile  e  violenta,  Colpo  di  vento  pericolosis- 
simo, accompagnalo  d'ordinario  da  piogge  forti 
e  continue,  che  a  certe  epoche  dell'anno  suc- 
cede in  alcuni  paraggi,  parlicolarm.  in  quelli 
che  sono  posti  fra  i  tropici  od  in  vicinanza  agli 
slessi.  I  temporali  di  quesa  sorte  non  sono  di 
lunga  durala,  ma  estremam.  pericolosi  per  le  navi. 

Orang-òtàn  s.  m.  Orang-oulang.  T.  zoolog. 
Grossa  scimmia,  che  ha  alquanto  di  rassomig''>nza 
all'uomo,  per  la  sua  organizzazione  interna  )0i 
suoi  caratteri  esteriori;  aitrim.  Uomo  sai".  :  lo. 

Orato  s.  ra.  Oratore,  Dicitore,  Arring*  'e: 
Quegli  che  ammaestrato  nell'arte  del  dire  fi.  :  ib- 
blici  discorsi. 

Oraacion  s.  f.  Orazione:  Preghiera  indili.,  ata 
a  Dio  0  alla  Vergine  o  a' Santi  affine  di  of     3re 
qualche  grazia. 
«  Orazione,  dicesi  anche  La  scriltura,  nellu     mie 

si  contenga  quello  che  si  dee  dire  oraiid. 
«  Orazione  delle  /«O  ore,  dicesi  I/esposizic;.e  che 
si  fa  del  .Ss.  Sacramento  ogni  40  ore,  ora  in  una 
ora  in  altra  chiesa  della  cillà,  secondo  vien  de- 
signato dairOidiiiario. 
Il  Orazione,  Ragionanienlo  secondo  i  precetti  della 

relorica, 
n  _  Presso  i  Grammatici  vale  Lo  favellare  sem- 
plicemente, Il  discorso  :  0  nJmwic  6  l'è  ùnn-a 


ORD 


ORD 


m 


parte   dell' oraziSn ,  chi  ha  generi,  nùmeri  e 

taxi  ;  li  nomp  è  una  parte  dell'orazione,  che  ha 

generi,  numeri  e  oasi. 
—  menlalo;  Orazione    mentale:  Quella  che  si   fa 

colia  menle  contemplando. 
%  Fa  0  Sld  in  orazión;  Fare  orazione,  Stare  in 

orazione,  ecc.:  Star  ginocchione  orando,  Orare, 

Pregare,  Raccomandarsi  a  Dio. 
Ox'l>etto  fAU'j  \.  questa  locuz.  alla  sua  sede 

alfalietica. 
Orljin.  s.  m.  Ciecoiino.  Dim.  di  Cieco,  e  dicesi 

di  Piccolo  giovinetto  privo  della  vista. 
Orbixan   s.  m.  Losco  e  Lusco,  Balnsante, 

Bircio,  Bornio,  quest'ultima  voce  è  antiq.:  Q'iegli 

che  per  sua  natura  non  può  vedere  se  non  le 

cose  dappresso  e  guardando  rislrigne  e  aggrotta 

le  ciglia. 
Oi*l>o  s.  m.  Cieco  :  Colui  che  è  privo  del  vedere; 

alirira.  Orbo. 
^  A  fa  canld  un  orbo  ghe  véu  un  sodo  ecc.  V. 

Canta. 
S  Avei  da  fd   con  di  orbi;  Aver  da  fare  co' 

ciechi,  figurai,  vale  Aver  a  tratiare  con  balordi. 
§  Bacchce  da  orbi;  Mazzate  da  ciechi  V.  Baccd. 
8  Fd  l'orbo;  Far  la  gatta  di  Masino  V.  Fd. 
S  In  (cera  d'orbi  i  guersci  san  scignori  V.  Guerso. 
§  Non  avet  da  fd  con  orbi  o  Non  aveì  da  mòndd 

nèspoe  con  orbi;  Non  aver  a  fare  con  orbi  o 

Non  aver  a  mangiare  cavoli  co' ciechi,  flgnrat. 

vale  Aver  da  fare  con  gente  accenta  e  difficile 

ad  ingannarsi. 
Orbo  add.  Cieco,  Accecato, 
w  Cieco,  figurai,  vale  Preso  da  eccessivo  aiTelto  che 

non  permette  di  veder  ragione. 
S  Lettera  orba;  Lederà  cieca  o  anonima. 
^  Me$té  orbo;  Mesl'ere  cieco   o   coperto,   dicesi 

Quello  che  rende  un  guadagno  maggiore  di  quello 

che  apparenlemf'nle  dimostri. 
Órca  s.  f.  Orca.  T.  mar.  Specie  di  baslimenlo 

olandese  da  madieri  pialli,  grosso  ventre  e  poppa 

tonda.  Ha  un  albero  di  maestra  a  pible,  con  due 

e  talvolta  con  tre  vele  quadre;  un  altro  albero 

di  mezzana  con  una  vela  a  ghisso  ed  un  paro- 

cbello  di  fuga,  nn  bompresso  assai  lungo,  una 

vela  di  civada  e  Ire  o  quattro  fiocchi. 
Oroliesta  s.  f.  Orchestra  :  Luogo  ne'  teatri  od 

altrove ,   ove  sono  collocali  i  suonatori.   Nelle 

chiese  dicesi  Tribuna, 
n  Orchestra,  dicesi  pure  di  Tutti  i  suonatori  presi 

insieme  che  suonano  in  un  teatro. 
Ordenàio  s.  m.  Ordinario:  Ciò  che  si  fa  per 

l'ordinario,  continuamente,  Cosa  solita,  consueta. 
n  Razione:  Quella   porzione  di  viveri   che  si  di- 
stribuisce giornalmente  a'  soldati  e  marinari. 
S  D'ordcnàio;  D'ordinario  o  Per  ordinario.  Modo 

avv.  e  vale  Ordinariamente,  Comunemente. 
Ordeuaio  add.  Ordinario,  Solilo ,  Consueto , 

Usiialo,  Comune,  Ovvio, 
tt  Ordinario,  aggiunto  a  persona  vale  Di  bassa  qua- 
lità, di  vii  condizione.  Dozzinale,  Triviale  e  sim. 
"  —  aggiunto  a  panno,  tela  e  simile,  vale  Grosso, 

Rozzo,  Materiale,  conlr.  di  Fine. 
»  —  aggiunto  di  pelle,  vale   Rovida ,  conlr.  di 

Morbid3,  Dilicata.  Liscia. 
N  —  aggiunì.0  a  lavoro,  vale  Grossolano,  Dozzinale, 

Materiale,  Rozzo. 
Ordéu-vre  s.  f.  pi.  Antipasto,  in  Tose.  Principi 

e  dal  volgo  Cominci  o  Cominciari  Y.  Antipatto. 


Orcli  v.  a.  Ordire:  Distendere  e  Mpttere  in  or- 
(I  nft  le  fila  sull'ordilojo  per  fabbricarne  la  tela. 

«  Ordire,  figurai.  Macchinare,  Tramare,  Ordiuarfi, 
e  si  dice  sempre  d'insidie  e  simili  cose. 
Ordina,  v.  a.  Ordinare:   Disporre  le  cose  di- 
stintamente a  suo  luogo  e  per  ordine. 

»  Ordinare  ,  per  Imporre,  Comandare,  Decretare 
V.  Comanda. 

«  —  per  Commettere,  Comandare  un  lavoro  o  sim. 

"  —  per  Dare  gli  ordini  ecclesiastici.  -%. 

S  Ordinàse  n.  p.  Ordinarsi  :  Prendere  gli  ordini 
ecclesiastici. 
Ordiuansa  s.  f.  Ordinnnza,  Ordine,  Ordina- 
mento, Deliberazione,  Statuto,  Bando,  Editto. 

«  Ordinanza:  Decreto  giudiziale,  e  si  dice  perjó 
più  di  quelli  dati  per  l' istruitoria  d'una  eausa. 

n  —  Nella  Milizia,  dicesi  Quel  snidato  di  fanteria 
0  di  cavalleria  che  porta  gli  ordini,  le  lettere, 
i  pieghi,  o  che  si  man'la  ad  un  generale  per 
diirgli  avviso  delle  operazioni  dp|  nemico. 

%  Compagnia  d'ordinansa;  Compagnia  dista'cata: 
Compagnia  che  non  fa  parie  d'alcun  reggimento. 

S  Truppa  d'ordinansa;  Milizia  d'ordinanza,  dicesi 
Quella  regolar*»,  stabile  o  stanziale,  per  distin- 
guerla da  quella  provinciale  o  collettizia. 

S  Vesti  d'ordinansa;  Assisa  de'  soldati  e  degli 
ufficiali. 
Ordinaziòn  s.  f.  Ordinazione.  T.  eccles.  Am- 
ministrazione 0  Ricevimento  degli^  ordini  eccle- 
siaslici. 
Ordine  s.  m.  Ordine:  Disposizione  e  Colloca- 
mento delle  cose  a  loro  luogo;  Regola,  Modo, 
Sesto,  3lisnra. 

n  Ordine,  Commissione,  Comando. 

»  —  Sfera,  Classe,  Categoria. 

n  —  In  Architeli.  Quella  proporzionata  disposi- 
zione, che  dà  l'artefice  alle  parli  dell' edifizio, 
mediante  la  qcale  ciascheduna  ritiene  il  suo  silo 
in  quella  grandezza  che  si  richiede.  Gli  ordini 
di  Archileiiura  sono  diversi,  e  oggidì  sono  cinque 
approvali  e  posti  in  uso,  cioè  il  Toscano  o  Ru- 
stico, il  Dorico  e  il  Jonico,  il  Corintio  ed  il 
Composilo  0  Composto,  dello  ancora  da  taluni 
Italico  0  Latino. 

n  —  Uno  dei  selle  Sacramenti  della  Chiesa,  Quello 
cioè  che  costituisce  la  facoltà  di  fare  le  funzioni 
ecclesiastiche. 

n  —  Congregazione  di  religiosi,  che  anche  dicesi 
Regola. 

S  Ordini  sacri;  Ordini  sacri,  diconsi  I!  sacerdozio, 
il  diaconato  e  suddiaconato,  a  dilTerenza  degli 
ordini  minori. 

S  Dd  ordine;  Dar  ordine,  Ordinare,  Comandare, 
Commettere. 

S  De  volte  da  un  disordine  ne  nasce  un  ordine; 
Talvolta  d'un  disordine  ne  nasce  un  ordine.  Da 
uno  sconcio  nasce  un  acconcio,  cioè  D'un  danno 
altri  talora  ne  trae  insegnamento  per  meglio 
governarsi  ;  Dai  mali  costumi  nascono  le  buone 

leggi. 

S  Èsc  all'ordine;  Essere  in  o  all'ordine,  in  punto, 
in  appunto,  in  concio,  a  filo,  in  grossima  dispo- 
sizione, cioè  pronto,  apparccchiblo  per  far  chec- 
chessia. 

Il  —  all'ordine  d5  giórno;  Esser  di  moda,  in  oso, 
in  vigore,  in  fiore. 

g  Leva  l'ordine;  Conlrammandare:  Rivocar  la 
commessìone. 


662 


ORI 


ORR 


S  Mede  in  ordine;  Mettere  in  o  a  ordine:  Met- 
tere in  punto,  in  acconcio,  in  asselto. 
„  —  in  ordine  i  so  affari;  Rincavallarsi  :  Rimet- 
tere in  buon  ordine  i  suoi  affari.  Rimettersi  in 
buon  sesto,  Riordinar  le  cose  sue. 
S  Mettise  in  ordine;   Mt-ltersi  in  ordine,  in  ap- 
punto, iu  arnese,  cioè  Ordinarsi,  Allestirsi,  Ap- 
:       parecchiarsi,  Disporsi. 

•;>   %  Pe-o  bòn  ordine;  Per   l'ordine,  Per  comune 
*'•      quiete  e  sicurezza. 
-i  %  Sta  a-i  ordini;  Stare  agli  ordini,  ai  comandi, 

Ubbidire. 
**Ord.io  s.  m.  Orzo.  Voce  della  plebe. 
Ox*<iio  s.  m.  Ordito:  Unione  di  più  fili  distesi 
sul  telajo,  di  Inuiibezza  corrispondente  a  quella 
che  si  vuol  dar  alla  tela  o  altra  pezza  di  panno 
0  drappo. 
Oi*<liòa   s.    m.   Orditnjo:   Quello   strum.   sul 
quale  si  ordisce,  ed  è  Una  specie  d'aspo  posato 
verticalmente,  il  quale  serve  a  formare  le  pajuole 
dell'ordito;  altrim.  Cannajo. 
Ojcditùa.  s.  f.  Orditura,  Ordimento:  Il  disten- 
dere e  mettere  in  ordine  le  fila  suU'orditojo  per 
s      tessere  la  tela  o  altro. 
-   w  Orditura,  per  similit.  Unione  ordinata  di   più 
t"      cose  insieme. 

Ordixe  (L'J  s.  e.  Orditore,  e  nel   femra.  Or- 
ditore: Colui  0  Colei  che  ordi.'ce. 
Oi'g'a.ud.izze  s.  f.  Organdise.  Voce   pretta 
frane:  Sorta  di  mussolina  di  tessuto  assai  raro. 
Ox*g"an.etto  s.  m.  Organrtlo:  Piccolo  organo 
portatile ,  the  si  suona  per  mezzo  di  una  ma- 
j.      novella,  cui  alcuni  poverelli  o  scioperali  portano 
SI       attorno  per  la  città,  suonando  con  esso ,  onde 
.*      procacciarsi  la  vita. 

Ot—  de  canne;  Fistola,  Siringa:  Strum.  simile  ad  un 
piccolo  organo  o  ala  di  uccello,  composto  di  sette 
0  più  canne  di  diverse  lunghezze  e  grossezze, 
»       congiunte  insieme  con  cpra  e  lino,  che  si  suona 
É:     ponendoselo  a  bocca  e  soflìando  d'antro  alle  canne. 
'Org-tinismo  V.  Oiffnnizzaziòn. 
Oj:*g'£Liiist£i.  s.  m.  0  ganisla:  Suonator  d'or- 
ge no. 
Ox>^a>ii.izz;&  v.  a.  Organizzare:  Formare  gli 
organi  del  corpo  dell'animale. 
«  Organizzare  e  Organare:  Metaf.  Ordinare,  Sta- 
bilire 0  Regolare  l'interno  d'un  corpo  politico, 
d'un'  amministrazione,  ecc. 
Ox'g'aiiiizza.zióii  s.  f.  Organizzazione,  Or- 
,'. .    ganizzamenlo,  Organamento,  Organismo  :  Forma- 
zione degli  organi  del  corpo  dell'animale  o  La 
maniera,  con  cui  un  corpo  è  organizzato:  e  per 
estens.  dicesi  anche  della  Tessitura  delle  piante, 
tt  Organizzazione,  nell'uso  Riordinamento,  Oidine, 
Disposizione. 
Org-ano  s.  m.  Organo:  Complicalo   ed  inge- 
gnosissimo strum.  musicnle,  il  cui  snono  è  pro- 
dotto da  canne  di  varie  materie  e  di  diffi'rente 
diamttro  e  lunghezza;  serve  principalm.  e  quasi 
esclnsivam.  per  le  chiese  caltoliohe.  Le  sue  parti 
principali  sono:  Canne,  Canne  o  Tubi;  Manlcxo, 
Mctnlice;  Condùltó  deWàia,  Poi  invento;  Regi- 
stri, Registri;  Pedali,  Pedali;  Tastèa,  Tastiera; 
Ciiscia  deWiirgano,  Armadio. 
«  Organo,  T.  illiol.  Tryjla  lyra.  Specie  di  pesce 
di  mare,  di  color  rosso,  in  tutto  simile  al  pesce 
Cappone,  ma  più  piccolo. 
Ox*igrinà<  V.  a.  Originare:  Dar  origine;  ma  più 


comunem.  usasi  in  signif.  neut.  e  vale  Prender 
origine. 

Orig'in.ale  s.  m.  Originale,  si  dice  a  Quella 
scrittura  od  Opera  di  pittura,  scultura  o  simile, 
che  è  la  prima  ad  esser  fatta  e  dalla  quale  ven- 
gono le  copie. 
«  Originale,  detto  d'uomo,  vale  Uomo  singolare, 
strano,  bizzarro,  stravagante,  fantastico,  saivatico. 

Or*izzoiitàse  n.  p.  Raccappezzarsi  :  Kicono- 
scersi ,  Trovar  il  tìlo  di  checchessia.  Tornar  in 
cervello. 

Orla  v.  a.  Orlare:  Far  l'orlo..-  Riorlare,  Rifar 
r  orlo. 

Orlatùa  s.  f.  Orlatura  :  L'orlare  e  L'orlo  stesso. 

Orlo  s.  m.  Orlo:  Qualsivoglia  estremità  general- 
mente; Lembo.  Falda,  Sponda,  Margine,  Proda. 
I)  O.lo:  L'esiremità  di  qualunque  panno  cucito. 

—  de  parcelle;  Nepilello  :  L'orlo  delle  palpebre 
dell'occhio. 

;—  de  scarpe;  Orlo,  Orlalura:  Pelle  sottile  o  Nastro 
cucito  in  modo  che  ricopra  l'estremo  lembo  del 
soppanno,  del  tomajo  e  dei  quartieri. 

Òrma  s.  f.  Orma,  Pedata,  Traccia  :  Impressione 
che  in  andando  si  fa  col  piede. 
S  Trova  l'orma;  Chiappar  l'orma,  dicesi  de'  cani 
che  annusando  si  scorgono  della  traccia   della 
lepre  o  daltra  cacciagione. 

Òr  mezza  v.  a.  Ormare,  Ormeggiare:  Pro- 
priam.  Seguire  le  orme  altrui, 
t)  Ormare  :  Andare  i  cacciatori  dietro  all'orma  della 

fiera  per  rintracciarla, 
n  Ormeggiare,  in  term.   marin.  Dare  fondo  due 
0  più  àncore;  ed  anche  Arrestare  la  nave  colle 
àncore  e  con  ormeggi  legati  a  terra  per  resi- 
stere ai  venti  ed  alle  correnti  V.  Amarra. 
%  Ormezzàse  in  barba  de  gallo  ;  Ormeggiarsi  in 
barba,  o  in  barba  di  gatto,  Ormeggiarsi  a  due. 
Afforcare  V.  Afforsd. 
Il  —  in  quarto;  Ormeggiarsi  in  quarto:  Ormeg- 
giarsi con  due  àncore  da  prora  e  due  poppesi 
a  terra. 

Òrmezzo  s.  m.  Ormeggio.  T.  mar.  Astratto 
di  Ormeggiare,  Modo  cui  una  nave  è  ormeggiata; 
Oppra/.ioni  che  si  fanno  per  ormeggiarsi;  Fune 
0  Catena  che  serve  ad  ormeggiarsi. 
S  Ormezzi;  Ormeggi:  Tutti  gii  attrezzi  necessari 
che  servono  per  ormeggiarsi,  come  gomene, 
àncore,  ecc. 
«  —  Ormeggi,  presso  i  Tonnarotti  diconsi  Quei 
cavi  che  da  un  capo  sono  attaccati  alla  tonnara, 
e  dall'altro  alle  àncore  che  la  tengono  ferma  ai 
suo  luogo. 

Ormo  s.  m.  Olmo.  T.  hot.  Alnus  campestris. 
Pianta  che  ha  la  scorza  grinzosa,  i  rami  nume- 
rosi, le  foglie  alterne,  ovate,  scabre,  seghettate, 
ineguali  nella  base,  picciolnte,  i  fiori  lungo  i  rami 
scagliosi ,  in  gruppi  sessili,  d'un  colore  alquanto 
bianco.  Fiorisce  nell'aprile  prima  della  comparsa 
delle  foglie.  Essa  serve  di  sostegno  alle  viti,  e 
talora  d'ornamento  lungo  le  strade  e  nei  pub- 
blici passeggi. 

Orrò  s.  m.  Orrore:  Certo  ribrezzo,   che   altri 

sente  alla  vista  o  narrazione  di  cose  orrende, 

crudeli,  spaventevoli,  ecc.;  altrim.  Raccapriccio, 

Ribrezzo,  Riprrzzo. 

Il  Orrore,  per  [spavento   o  Eccessiva  paura  che 

nasce  da  male  che  sia  quasi  presente. 
$  A  fa  orró;  È  un  orrore,  si  dice  d'Una  persona 


OSM 


oss 


553 


sommitmente  bratta  o  sozza,  o  d'una  cosa  som- 
m.i  mente  deforme  o  difettosa  nel  suo  genere. 
Ox*S£t>  s.  f.  Orza.  T.  mar.  Quella  corda  che  si 
lega  nel  capo  dell'antenna  del  navilio  da  man 
sinistra  quando  noi  siamo  colla  nostra  faccia 
verso  la  prua. 

—  d  banla!  Orza  alla  banda!  Comando  per  co- 
minciare la  manovra  di  girare  di  bordo  in  prora. 

—  tutto!  Orza  tutto!  tornando  dato  al  timoniere 
perchè  spinga  la  barra  dei  timone  tutta  sotto- 
vento, quanto  può  andare. 

S  Andd  all'orsa;  Andare  all'orza  o  a  orza,  Or- 
zare, Orzeggiare  V.  All'orsa. 

Órso  s.  m.  Orso,  dim.  Orsacchio,  Orsalto,  Or- 
setto, Orsicdlo,  Orsacchiotto:  Quadrupede  peloso, 
carnivoro  e  molto  feroce,  assai  nolo,  che  abita 
nelle  alte  montagne  dell'Europa  e  dell'Asia.  Ve 
n'ha  di  due  specie, 
n  Sornione,  Susornione,  dicesi  figur.  dIJorao  scor- 
tese, intrattabile  e  che  tiene  in  sé  i  suoi  pen- 
sieri, né  si  lascia  intendere. 
S  Piggid  l'orso;  Pigliar  il  grillo.  Pigliar  lo  gnocco, 
Imbronciare,  figurai,  vai  .Arrabbiarsi,  Stizzirsi. 

Ortag-g-i  e  Ortag-g-ia;  Ortaglia,  Or- 
taggio, Erbaggi  :  Le  erbe  che  si  coltivano  negli 
orli  ad  uso  di  camangiari. 

Ortiga  s.  f.  Ortica.  T.  botan.  Urtiea  virens. 
Pianta  che  ha  lo  stelo  corto,  quasi  strisciante, 
ramoso,  le  foglie  opposte,  ovato  lanceolate,  se- 
ghettate, i  fiori  in  spiga  bislunga.  Fiorisce  nel- 
l'estate, ed  é  comune  ne' luoghi  incolli.  Questa 
pianta,  pungendo  colle  sne  piccolissime  e  acutis- 
sime spine,  depone  un  liquore  velenoso  che  ca- 
giona dolore  e  coccinola  ("ciocca). 

Ortiggèu  s.  m.  Orticino:  Striscia  d'orto  vi- 
cino al  muro,  cinto  d'una  piccola  muraglia  poco 
elevata  per  sostenere  la  terra,  in  cui  possono 
allevcirsi  le  primizie  e  gli  oriaggi  più  delicati. 

Orto  s.  m.  Orlo:  Campo  chiuso  da  muro  o  siepe, 
nel  quale  si  coltivano  erbe  mangerecce  e  piante 
da  frulla. 
S  0  pé  dell'ortoan  ò  nò  guasta  l'orlo  V.  OriSan. 

Ortòan  s.  m.  Ortolano  :  Quegli  che  lavora  e 
coltiva  e  custodisce  l'orlo. 
S  0  pé  dell'ortoan  5  n5  guasta  l'orto;  Il  piede 
dell'ortolano  non  guasta  l'orto.  Prov.  che  vale 
Chi  sa  operare,  opera  saggiamente  e  senza  suo 
danno. 

Orza  s.  f.  Lattata  e  comnnem.  Orzala:  Bevanda 
fatta  con  màndorle  dolci  o  semi  di  popone 
pesli,  stemperali  con  acqua  e  colati,  e  zucchero; 
a  Roma  dicesi  Semata. 

Orzéu.  s.  m.  Orzajuoio:  Bollicina  che  viene  tra 
i  nepitelli  degli  occhi  Corti  de  parpelle). 

Osca  9.  f.  Calefalma.  T.  legn«j.  e  sim.  Quella 
conimetiiiura  che  si  fa  con  uno  o  pili  df-nli  a 
squadra  internati  nella  femmina  che  li  riceve. 

Osca  V.  a.  Calettare.  T.  legno j.  e  sim.  Com- 
mnltere  il  legname  a  dente  o  altrim ,  sicché  tulli 
i  pezzi  che  separati  son  fuor  di  squadra ,  riu- 
niti insieme  tornino  bene  e  sieno  al  pari. 

Oscenitae  s.  f  Oscenità,  Disonestà,  Lascivia; 
„  ed  anche  Azione  oscena. 
"Osci;  Si:  Avv.  d'affi'rmazione  :  Ti  gh'é  stceto 
a  schéua  ?  Osci  ;  Sei  stalo  alla  scuola  ?  S  V.  Sci. 

Oscia;  0-<sia,  Ovvero,  0:  Panie,  separativa. 

Osaié  s.  m.  Oisimele:  Liquore  composto  d'aceto, 
mele  e  acqua. 


Ospitali tae  s.  f.  0<:pitalità:  Liberalità   nel 
ricevere  i  forestieri,  coll'ilbergarli  o  provvederli 
di  q'ianlo  possa  loro  occorrere. 
Ossatùa  s.  f.  Ossatura:  Ordine  e  Componi- 
mento delle  ossa. 

1)  Ossatura ,  per  simil.  dicesi  anche  di  altre  cose, 
e  vale  Ordine,  Componimento  di  checchessia. 

»  —  Nelle  Arti  .  Tutto  quel  legname  che  forma 
soslanzialm.  un'  iitiposla,  il  piano  d'nna  tavola  o 
altro,  sia  che  esso  si  mostri  lutto  andante,  sia 
che  le  sue  parli  estreme  in  allo,  in  basso  e  la- 
teralmente sieno  coperte  d'armatura. 

—  d'un  bastimento;  Ossatura  di  un  bastimento: 
Unione  robusta  di  grosso  legname  che  forma  il 
corpo  d'un  bastimento. 

Osserva  v.  a  Osservare  :  Notare,  Por  mente, 

Dilig'ntemente  considerare. 
«  Osservare,  .Mantenere  quel  che  nomo  promette, 
n  —  Spiare  gli  altrui  andameuti. 
n  —  Parlandosi  di  leggi ,  precelti  e  simili ,  vale 

Obbedire,  Non  trasgredire. 
Osservaziòn  s.  f.  Osservazione,  Osserva- 

gione,  Osservamento:  Allenta  considerazione  che 

si  pone  neir esaminare  una  cosa  fisica  o  morale. 
Il  Osservazione,  per  Esame  di  cose  letterarie,  Ri- 

sullamento  di  tal  esame  e  Lo  scritto  che  si  fa 

per  significarla  altrui. 
S  Fd  0  Nò  fd  osservazión  ;  Fare  o  Non  far  caso^ 

Osservare  o  Non  osservare,  Fare  o  Non  fare 

osservazione  a  checchessia. 
Ossetto  s.  m.  Ossetlo,  Ossicello,  Ossicino,  Os- 

sicolo,  O.sserello:  Dimin.  d'Osso. 
S  Ossetti  da  (ruta;  Nocchj:  Certi  quasi  osserelli 

che  si  generan  nelle  frutte  e  che  le  rendono  in 

quelle  parli  più  dure  e  men  piacevoli  a  mangiare. 
Ossidàse  n.  p.  Ossidarsi,  dicesi  d'un  corpo 

semplice,  il  quale  rimane  combinalo  coll'ossigeno; 

e  dell'azione  per  cui  si  opera  siffatta  combinazione. 
Osso  s.  m.  Osso,  al  pinr.  Ossi  e  Ossa  :   Parte 

solidissima  del  corpo  dell'animale,  bianca  e  priva 

di  senso,  che  serve  a  unire  e  sostenere  tutte  le 

parli  del  corpo, 
n  Osso.  T.  dc'pettin.  Sotto  questo  nome  si  com- 
prendono Le  corna,  l'avorio  o  simili,  di  cai  sì 

formano  i  peilini. 

—  da  chéuscia;  Fèmore,  Osso  della  coscia:  L'osso 
il  più  grande  fra  tutti  quelli  del  corpo,  ed  è  con- 
giunto coir  ìschio  e  colla  tibia. 

—  dafrùta;  Osso  e  più  comunem.  Nòcciolo:  Quel- 
l'osso che  si  genera  nelle  frutte,  come  pesche, 
albicocche,  ciliege,  susine  e  sim.,  dentro  al  quale 
si  conserva  l'anima  o  il  seme  onde  nasce  l'al- 
bero; che  se  parlasi  del  seme  che  è  rinchiaso 
dentro  a  questo  nòcciolo,  dicesi  Anima. 

—  de  seppia  ;  Osso  di  seppia  :  Osso  che  ha  la  sep- 
pia, e  che  viene  adoperalo  dagli  orefici  per  gel- 
tare  le  minuterie  de'  loro  lavori. 

—  dò  brasso;  Focile,  Osso  del  braccio;  ed  evvi  il 
maggiore  e  il  minore.  Il  maggiore  vien  chiamalo 
Ulna,  ed  il  minore  Radio;  vdci  ora  poco  usale. 

—  do  collo;  Nodo  del  rollo:  La  congiuntura  del 
capo  col  collo;  altrim.  Catena  del   collo. 

—  dò  condióu;  Osso  del  conditojo  V.  Condióu. 

—  dò  fianco;  0>so  scio,  Ischio. 

—  dò  prscetto;  Cannella.  T.  ?/i(ice//.  Quell'osso  pien 
di  midollo  che  è  attaccalo  alla  polpa  della  co- 
scia e  della  spalla.  Ma  quei  della  spalla  dai  ma- 
cella] genov.  è  detto  0$so  da  ciave  da  spalla. 


554 


OST 


OTA 


•—  dò  peto  0  dS  stéurnago  ;  Sterno  :  Osso  piano  o 
piuttosto  Colonna  ossea,  in  cui  s' inseriscono  le 
sette  coste  superiori,  alle  quali  serve  di  punto 

'     d'appoggio. 

—  sacro;  Osso  sacro;  Osso  di  forma  triangolare, 
ripiegalo  in  avanti  e  situato  alla  base  della  spina 

■    dorsale. 

J  A  lengua  a  n'ha  d'osso,  ma  a  rSmpe  l'osso 
•ì.l  V.  Lengua. 

1%  Aveì  a  pótronoja  in  ti  osse;  Aver  l'osso  del 
poltrone,  vale  Esser  di  natura  pigro,  infingardo. 
M  —  t  osse  uùe;  Aver  le  ossa  dure,  dicesi  di  Chi, 
essendo  in  età  molto  avanzata,  vive  ancor  molto 
tempo;  e  talora  Essere  di  buon  osso,  cioè  Ga- 
.   glìarao.  Robusto. 
=-3  —  ùnn-a  cosa  in  ti  osse;  Avere  alcuna  cosa 
'-  nelle  ossa,  vale  Essersi  in  uno  convertilo  in  na- 
tura qualche  vizio:  0  l'ha  in  ti  osse;  E' l'ha 
j      nell'ossa. 

3iii  —  un  osso  dito  da  roziggià;  Tórre  a  rodere 

,5;-  un  osso  duro,  Tórre  a  pettinare  un  riccio.  Aver 

'7    da  pellinar  lana  sardesca,  figurai,  vale  Pigliare  a 

r  fare  una  cosa  difficile  e  pericolosa;  e  relativam. 

ad  Uomo,  vale  Aver  da  fare  con  chi  sa  il  conto 

.     suo,  che  è  potente  e  difficile  a  superarsi. 

-^J  Chi  l'ha  dall'osso,  ò  porta  a-o   fosso;  Vizio 

J^:  per  natura  fino  alla  fossa  dura.  Chi  da  giovine 

isL  ba  un  vizio,  in  vecchiaia  fa  quell'uffizio,  Il  lupo 

cangia  il  pelo,  ma  non  il  vìzio  o  il  vezzo.  Prov. 

.'<;  che  significa  Che  l'uomo  abitualo  nel  vizio,  per 

«.ir   qualsivoglia  muiazione  eh" e' si  faccia,   difficil- 

i^hi-  mente  se  ne  rimane, 

■■-'-:%  Èse  pelle  e  osso;  Essere  ossa  e  pelle,  dicesi  di 
:';   Persona  che  sia  magrissima. 
'5  Che   zéugo  l'osso  dò  collo  se  a  non  é  còsci; 
•   A  rifarci  del  mio  se  non  la  è  così. 
^r%  Leva  i  osse  dà  carne;  Disossare. 
i  %  Lt'vàse  un  osso  da  léugo  ;  Lussarsi ,  Slogarsi 
«f'^  un  osso. 

-0$  Rompi  i  osse;  Fiaccar  le  ossa,  figurai,  vale 
^f    Bastonar  a  mal  modo. 
S  Ròmpise  l'osso  dò  collo;  Fiaccarsi  il  collo. 
S  Sentise  i  osse  rótte;  Aver  frangi  mento  d'ossa. 
,.    Modo  figurato. 

-  $  Un  sacco  d'osse;  Ossaccia  senza  polpe. 
Osta.  s.  f.  Osta.  T.  mar.  È  una  fune,  che  s' al- 
laccia ai  bracotli  della  penna  della  vela;  serve  a 

/.;     tirare  qua  e  là  l'antenna  più  o  meno  verso  poppa. 
S  Bragotlu  dell'osta;  Bracollo  o  Bragollo  dell'osta: 
La  fune  addoppiata  cui  s'allaccia  l'osta. 
Ossoscxrosso  s.  m.  Ossncrozio,  T.  farmac. 
Sorta  di  cerotto  composto  dì  più  e  diverse  ma- 
terie, che  anticamente  stimavasi   buono  a  ossa 
'■:'.'■  dislogale  e  a  siffatti   mali.   Oggi  è  andato  in 

disuso. 
(Ostaja.  8.  f.  Osteria  :  Luogo  dove  si  mangia  e 
'iti     si  alloggia  con  pagamento. 
*■  S  fa  òstaja;  Fare  o  Tenere  osteria:  Esercitare 
-C   l'arte  dell'oste. 

Ostajetta.  s.  f.  Ostorietta.  Dimin.  d'Osterìa. 

Ostajussa.  s.  f.  Osteria  a  mal  tempo,  cioè 

Osteria  puvera,  mal  agiata,  e  da  non  vi  capitare 

se  non  per  pura  e  pretta  necessità. 

[sOste  s.  m.  Oste:  Quegli  che  dà  bere  e  mangiare 

e  alberga  altrui   per   danari;  altrim.  Ostiere  e 

••      Ostiero. 

%  Chi  fa  5  cónto  sensa  l'oste,  bezéugna  falò  IroB 
VOtU  y.  Cónto. 


S  O  ncghieiva  ò  pasto  aWoste  ed  maccaròn  in 

scià  barba   V.   Marcarón. 
S  Zàgà  all'oste;  Fare  al  paga  l'oste  V.  All'oste. 
Ostensòio  s.  m.   Ostensorio:  Arredo  sacro, 
con  cui  si  fa  l'esposizione  del  Ss.  Sacramento. 
Ostenta,  v.  n.  Ostentare:  Mostrare  con  osten- 
tazione. Far  pompa. 
Ostentazióu  s.  f.  Ostentazione:  Ambiziosa 

dimostrazione,  Pomposa  mos  ra. 
Ostilitae  s  f.  Ostilità:  Alo  ostile,  da  nemico, 
n  Ostilità,  nella  Milizia  L'azione  della  guerra  ed  i 
fatti  ed  ì  combattimenti,  co' quali  essa  guerra 
s' incomincia. 
Ostiurtse  n.  p.  Ostinarsi,  Perfidiare:  Diven- 
tare ostinalo.  Stare  ostinato. 
Ostinazión  s.  f.  Ostinazione:  Fermezza  nel 
suo  pruprio  sentimento;  Pertinacia,  Caiparbielà, 
Pervicacia. 
Ostinoli  add   Ostinato,  Pertinace,  Perfidioso, 
Protervo:  Chi*  sta  troppo  pertinacemente  nel  suo 
proposito,  Che  non  si  muta;  e  si  dice  non  che 
delle  persone,  degli  affetti  dell'animo,  de'  morbi 
e  simili. 
Ostreg-a  s.  f.  Ostrica,  antic.  Croccia  :  Genere 
di  miil.usco  acefalo  contenuto  in  un  guscio   bi- 
valve, che  comprende  molte  specie. 
Il  O'irica.  dicesi  anche  famigliarm.  per  Sornacchìo, 
Scaracchio,  Ciabattino,  ossia   Sputo  catarroso, 
dalla  similitudine  che  questi  hanno  colla  polpa 
delle  ostriche  V.  Scràccao. 
Ostreg-ante  s.  m.  Ostricaio:  Colui  che  va 
a  pescare  ostriche  o  che  le  vende. 
H  Ostraiega  o  Beccaccia  di  mare.  T.  ornil.  Hac' 
mafopus  ostralegus.  Uccello  di  ripa  che  ha  il 
beoco  rosso-arancione,  contorno  degli  occhi  nudo 
e  di  questo  slesso  colore;  iride  rossa  ;  lesta,  collo, 
petto,  schiena,  scapolari ,  piccole  e  medie  cuo- 
prilrici  dell'ali,  di  color  nero  cangiante  in  vio- 
letto; sollo  l'occhio  una  piccola  macchia  bianca; 
piedi  rosso-arancion',  unshie  nere.  Ab. la  quasi 
di  continuo  sulle  rive  del  mare,  sugli   scoglj, 
sulla  spiaggia  lasciala  scoperta  dalla  marea  calante. 
Cibasi  di  piccoli  crostacei,  di  molluschi  nudi  e 
di  molluschi  bivalvi,  i  eoi  gnsci  apre  facilmente 
introducendo  nella  fessura,  che  li  separa,  la  punta 
del  suo  becco.  É  uccello  mollo  comune  in  To- 
scana e  rarissimo  fra  noi. 
Ostruzion  s.  f.  Ostruzione  :  Nome   dì   ona 
malattia  che  viene  al  fegato,  alla  milza  e  a  qual- 
che gianduia,  colla  quale  essi  visceri  ingrossano 
e  fauno  male  le  loro  funzioni.  Si  dice  pure  di 
un  vaso,  d'un  canale  o  cavità  organica,  la  cui 
apertura  o  capacità  è  riserrata  da  qualsivoglia 
cagione. 
Otarda  s.  f.  Otarda  o  Starda  maggiore.  T.  orn. 
Oiis  tarda.  Uccello  della  statura  d'un'oca,  che 
ha  il  becco  nero-celeslognolo  ;  due  penne  lunghe 
e  sottili  alla  base  della  mascella  inferiore  ;  testa, 
allo  del  collo,  gozzo,  alto  del  petto,  angolo  del- 
l'ala, color  cenerino;  dorso  «  scapolari,  nere  con 
strie  trasversali  ceciato-lionate;  basi  del  petto  e 
addome,  bianche,  leggermente  tendenti  al  cene- 
rino; coda  color  dì  nocciòla,  striala  trasversal- 
mente di  nero,  bianca  in  cima;  remiganti  nere; 
piedi  grigio-carnicini.  È  uccello  rarissimo,  corre 
velocemente  e  molto  basso. 
Otard.inu-a  s.  f.  Gallina  pratajola  o  Fagia- 
nella. T.  ornit.  Otit  tetrax.  Uccello  non  più 


ou 


OXE 


555 


grosso  d'un  fagiano,  che  ha  il  becco  grigio- 
sniro;  pcnn'?  del  pileo  nere  con  una  stria  lio- 
nata sullo  stelo;  dorso  ornato  elegantemente  di 
lineette  angolose,  le  une  nere,  le  aitre  fulvo- 
rossicce;  lati  della  testa  e  gola,  di  color  fnlvo- 
bianchiccio  ;  parte  superiore  del  collo  nera; 
addome  bianco;  coda  corta,  composta  di  dieci 
timoniere;  penne  delle  gambe  bianche;  piedi 
grigio-scuri.  É  uccello  raro ,  molto  comune   in 

,,    Sardegna. 

Otòio  s.  m.  Oratorio:  Luogo  sacro  dove  si  fa  ora- 
zione, Edilìzio  o  Slan.a  destinata  a  far  orazione. 

Otta.ate  s.  m.  Quante.  T.  mar.  htrumenlo  a 
rifli'ssione  per  misurare  la  distanza  angolare  degli 
astri  dall'orizzonic  o  tra  di  loro. 

Ottanteiiii-a.  s.  f.  Ottantina:  Qnantilà  nu- 
merala che  arriva  al  numero  d'ottanta. 

Otta^ntexiiiio  add.  Ottantesimo,  antic.  Ot- 
taiitagesimo:  L'ultimo  in  numero  d'ottanta. 

Ottsfvstio  s.  m.  Oliavano  :  Spazio  di  olio 
giorni  consecutivi  dopo  una  festa,  ne' quali  si 
fanno  delle  preghiere  a  onore  del  Santo  celebrato 
nella  festa  medesima. 

Otta.vin  s.  m.  0:tavino,  Flautino:  Strumento 
simile  ai  flauto,  ma  più  corto  ed  accordato  una 
ottava  più  aita  di  esso  flauto. 

Ou.  s.  m.  Oro:  Il  più  nobile  e  il  più  prezioso  dei 

metalli,  ed  il  pù  duttile  e  pesante  di  lutti. 

H  Oro,  per  Moneta  d'oro,  Oio   coniato:   O  l'ha 

pagòu  in  UuiC'òu  ;  Lo  ha  pagalo  in  tanl'oro,  cioè 

io  tanta  moneta  d'oro. 

9  —  Figurai,   vale  Ricchezza:  0  l'è  in  te  l'du 

finn'a-i  éuggi ;  E"  sia  nell'oro  tino  alla  gola. 
n  —  Dicesi  altresì  II  filo  d'argento  dorato,  del 
quale  si  fanno  gnlloni,  frange,  cordoni,  drappi  e 
simili:  Teja  d'òii,  Cullón  ci'òu,  ecc.;  Tela  doro, 
Gallone  doro  e  sim. 
S  Oi;  Ori  (al  i,\\ìr):  Denominazione  collettiva  degli 
Abbigliamenti  d'oro,  come  collane,  smaniglie,  ecc. 
-  Orerie,  Più  Cose  d'oro  lavoralo. 

—  basso;  O'o  basso:  L'oro  dai  venti  ai  dieci  ca- 
rati; e  talora  Oo  bianco,  cioè  Oro  legalo  in 
in  gnm  parte  coll'argento. 

—  de  cupellu  ;  Oro  di  coppella.  Oro  di  paragone, 
0;"o  di  a  cdraii,  vale  Oro  sopraffino,  Oro  pu- 
rissimo e  senza  lega  d'altri  metalli. 

—  de  secchiti;  Oro  di  (lucalo  V.  sopra  Ou  de  eopella. 
— -  fuso;  Orpello,  Similoro  V.  Scitnilòit. 

—  in  ffuggia;  0"o  in  foglia,  dicesi  L'oro  balluto 
lanio  sotiilmenie  che  è  ridotto  in  foglia  come  di 
tarla,  e  s^rve  per  dorare  soffine,  cornici  di  qua- 
dri, suppellettili,  ecc. 

—  massiscio;  Oro  sodo,  vale  Oro  massiccio. 

S  £se  giusto  cornine  Vòu;  Essere  d'oro  in  oro, 
figurai,  vale  Essere  integerrimo,  giustissimo. 

n  —  in  te  l'òu  finn'a-i  éuggi;  Essere  o  Stare 
nell'oro  a  gola,  figurai,  vale  Aver  grande  abbon- 
danza d'ogni  cosa,  Essere  danaroso,  opulento, 
Ricco  sfondalo. 

«  —  ùtin-a  pasta  d'òu  ;  Essere  una  pasta  di  zuc- 
chero, vale  Esser  di  buona  e  di  eccelienle  natura. 

S  Eia'  dell'ott:  Eia  dell'oro.  Aurea  età.  Secolo  d'oro, 
propriamente  dicesi  II  favoloso  secolo  di  Saturno; 
e  figurai,  sì  prende  per  Tempo  felicissimo,  sic- 
come Eia  di  ferro  o  del  ferro,  per  Tempo  ca- 
lamitoso, iniquo,  infelicissimo. 

S  Fase  d'òu;  Farsi  d'oro.  Voce  d'uso:  Guadagnare 
inoltissimo  in  un'  impresa  qualunque. 


S  /  fràveghi  cnnóscian  l'du  V.  Fràvego. 
^  Lihbro  d'ou;  Libro  d'oro  V.  Libbra. 
S  0  ré  òu  rótto;  È  oro  rotto,  £  oro  sodo,  di- 
cesi parlando  di  qualche  cosa,  di  cui  si  può  aver 
danaro  contante  quando  che  sìa;  Danaro  sicuro. 
S  0  l'è  ùnn-a  còppa  d'òu  V.  Coppa. 
\  0  va  tant'  òu  quanto  5  peiza  ;  E'  vai  lant'oro 
quanto  pesa.  E' vale  cento  ceoli,  E'  vale  un  tesoro. 
S  Pe  tutto  l'òu  do  móndo  o  Pe  tutto  l'òu  che 
uscàda  a-o  sa;  Per  cosa  del  mondo  W.  Móndo. 
S  Porta  in  cari-ghetta  d'òu  V.  Careghetta. 
S  Tutto  quello  chi  lùxe  5  non  é  òu   V.  Lùxt. 

Oiicco  s.  m.  Gufo  selvalieo  o  Allocco  comune. 
T.  ornit.  Slrix  aluco.  Uccello  del  genere  delle 
Strigi  che  ha  il  becco  biancastro-verdognolo  ; 
l'iride  nera-turchiniccia;  faccia  cenerina,  mac- 
chiala di  nerastro;  penne  del  vertice,  dorso, 
scapolari  e  cuoprilrici  superiori,  bianco-cenerine, 
con  leggera  sfumatura  in  varj  punti;  una  fascia 
nero-cenerina  longitudinale  nel  mezzo  ;  penne 
delle  parti  inferiori,  bianche;  remiganti  primarie, 
scuro-nere,  macchiale  di  biancastro;  coda  roton- 
data, grigio-nerastra;  p^nne  che  ricoprono  i  tarsi 
e  i  diti,  bianche,  macchiate  di  cenerino  nerastro; 
unghie  nere.  Abita  sempre  i  boschi,  e  specialra. 
ne'  tronchi  forati  degli  alberi  di  vecchio  casta- 
gno. Si  citia  dì  topi,  uccelli,  ecc.,  ma  dei  primi, 
e  particolarmente  dì  quei  di  campagna  e  dei 
leltajoli,  fa  grandi  stragi. 

—  giunco;  Barbagianni  o  Allocco  bianco.  T.  ornit. 
Stnx  flaniììiea.  Uccello  dello  stesso  genere  del 
precedi'ntp.  Ha  il  becco  bianco-gialliccio;  l'iride 
nera;  la  fronte  bianca;  parli  superiori,  giallo- 
lionate,  con  macchiette  nerastre  rotondate  sparse; 
parti  inferiori,  bianco-nivee  o  bianco-ceciate, 
ordìnariam  asperse  di  macchiette  nerastre,  ro- 
tondale; coda  lionata,  macchiettata  di  cenerino 
verso  la  cima;  i  diti  coperti  da  setole  sonili  e 
rade;  le  unghie  color  di  carne.  Spessissimo  gridi 
nella  notte  ;  la  sua  voce  è  fioca  e  debole,  e  pro- 
duce per  lo  più  un  rumore  simile  a  quello  che 
fa  un  uomo  russando  fortemente.  Dimora  nello 
buche  0  nelle  crepe  delle  falibriche  semidirule, 
nelle  soffitte  o  fra  le  travi  degli  antichi  edifizj. 
Annida  nelle  pianure  della  Lombardia,  in  To- 
scana, in  Romagna.  Di  passaggio  fra  noi  acci- 
dentale. 

Òxellà.  V.  a.  Uccellare:  Tendere  insidie  agli 

^    uccfjii  per  prenderli. 

0:xella.iiiiue  s.  m.  Uccellame:  Quantità  di 
uccelli  insieme,  e  per  lo  più  s' intende  d'uccelli 

,,   morti. 

0:xella,sso  s.  m.  Uccellacelo.  Peggior.  d'Uc- 
cello; e  dicesi  propriam.  d'Uccelli  che  si  pascono 

„    dì  carogne. 

Ojcelléa.  s.  f.  Capanno,  diminuì.  Capannello, 
Capannuccio  :  Capanna  falla  dì  frasche  o  di 
paglia  dove  si  nasconde  l'uccellatore  per  pigliare 
gli  uccelli  al  parelajo  o  colle  reti  aperte.  -  Uc- 
celliera  dìcesì  jJroprìam.  Il  luogo  dove  si  COB- 
„    servano  vivi  gli  nccelli. 

Ojcelletto  s.  m.  Uccelletto,  Uccellino,  Augel- 
leito,  Augellino.  Dimin.  dì  Uccello. 
S    Vitella  a  Òxelletto  S.A  òxeltetto  alla  sua  sede] 
alfabetica. 

Oacello  s.  m.  Uccello  e  poetic.  Augello:  Nome 
geDerico  di  Tutti  gli  animali  aerei  e  pennuti: 
e  quantunque  si  dica  nel  gen.  mascb.  luto  al 


«66 


PAC 


PAD 


maschio  quanto  alla  femmina,  pnre  trovasi  usato 
alcuna  volta  colla  terminazione  femminile:  u  E 
prendo  assempro  a  quella  savia  uccella  Che  vide 
l'erba  leiieretla  e  bella.  Fav.  Esop.  n 

—  da  zéugo;  Zimbello:  Uccello  legato  alla  Ileva 
della  iimbelliera  (trappdloj,  colla  quale,  tirata 
con  uno  spago,  si  fa  svolazzare  per  allettare  gli 
altri  uccelli  a  calarsi. 

—  de  becco  fin;  Uccello  di  becco  gentile  o  fine. 

—  de  bosco;  Uccello  silvano  o  boschereccio. 

—  de  cattiva  néuva;  Corbo  o  Corvo  delle  male  nuove, 
dìcesi  a  Chi  sempre  suol  presagire  disgrazie. 

—  de  passaggio;  Uccello  di  passo,  dicesi  Quello 
£bi<ebe  passa  in  certe  determinale  stagioni. 

—  deposto;  Uccello  statino  o  fermicelo  o  sedentario: 
Quello  che  vive  permanentemente  in  an  paese. 


—  de  reciamtno;  Uccello  cantajolo  o  cantajnolo, 
dicesi  di  Quegli  uccelli  che  si  tengono  in  gabbia 
per  cantare  ed  allettare  gli  altri  uccelli ,  acciò 
si  calino  all'uccellaja,  al  paretajo  o  sim. 

S  Disegno  fcpto  a  vista  d'òxello;  Disegno  a  ve- 
duta d'uccello,  cioè  veduto  d'alto  in  basso. 

J  Ogrii  oxello  5  conosce  d  so  nto  V.  Nìo. 

S  Tutti  i  òxelli  nò  conòscian  a  scaggiéua  ;  Tutti 
gli  uccelli  non  conoscono  il  grano.  Dettato  prov. 
che  significa  il  buono  non  è  conosciuto  da  lutti. 
Os^ellou.  s.  m.  Uccellone,  Uccellacelo,  figurai, 
dicesi  di  Uomo  scempiato,  semplice,  scìqcco, 
minchione. 
Òxellòu  s.  m.  Uccellatore  :  Colui  che  fa  pro- 
fessione di  prendere  uccelli;  ed  anche  Colai  che 
vende  accelli. 


I*a  s.  m.  Pajo  e  Paro,  al  plur.  Paja  e  Para  :  Due 
d'nna  cosa  sola. 
"  Pajo,  dicesi  anche  a  Una  cosa  non  divisibile, 
ma  composta  di  due  pezzi  nniti  insipme:  Unpà 
de  tezoie,  de  bànse,  ecc.;  Un  pajo  di  forbici, 
un  pajo  di  stadere,  ecc. 

**S  £se  dui  cà  in  t'ùn  pà  de  càsSin;  Esser  due 
anime  in  nn  nòcciolo,  e  in  m.  b  Kssere  una  pe- 
verada,  si  dice  di  Dne  inirinsechissimi  amici,  e 
eh*'  sien  come  una  medesima  cosa. 
S  Zùgà  a  pà  e  dèspa  ;  Giocare  a  pari  e  caffo 
V.  Dèspa. 

Pa.a<  s.  f.  Pala:  Strum.  maneggevole ,  di  ferro  o 
di  legno,  che  finisce  in  un  piano,  e  che  serve 
particolarm,  per  tramutar  le  cose  minute  e  che 
si  tengono  insieme,  come  rena,  biade,  terra,  npve 
e  simili.  Serve  anche  per  infornare  e  sfornare  il 
pane,  che  in  tal  senso  dicesi  pnre  Infornapane. 
«  Pala  :  La  parte  appianata  e  allargata  del  remo, 
colla  quale  si  spinge  l'acqua  nella  direzione  op- 
posta a  quella  del  cammino  della  scialuppa,  bat- 
tello e  simili. 
»  —  Quella  parte  della  ruota  che  fa  volgere  il 

mulino, 
n  Palata  :  Tanta  quantità  di  roba  quanta  cape  sulla 

pala. 
»  —  Colpo  di  pala  del  remo  nell'acqua. 

—  d6  tinión;  Pala  del  timone:  Parte  poppiera  del 
timone,  Il  timone  stesso  considerato  nella  sua 
dimensione  nel  senso  della  chiglia. 

I*al>or<ii  s.  m.  pi.  Parabordi.  T.  mar.  Difese 
che  si  fanno  al  corpo  del  bastimento  per  di 
fuori,  affinchè  gli  urli,  che  riceve  dall'accostarsi 
d'altre  barche,  non  lo  danneggino. 

Paoclietto  s.  m.  Pacchetto.  Dim.  di  Pacco; 
Involtino,  Invogliello,  Invogliuzzo. 
S  Tempia  a  pacchetto;  Tempra  a  cartoccio. 

I*a,cciòn.  s.  m.  Pastricciano,  Buon  pastricciano, 
Buon  uomo,  Uomo  di  buona  pasta  :  Uomo  bo- 
naccio  0  bonario  o  alla  mano,  di  natura  beni- 
gna, docile  e  semplice. 

Pa,cciox*uia,  s.  f.  Flemma,  Tardità,  Lentezza, 
e  nell'uso  tose,  Fiaccon»  :  Agiamenlo  nel  fare  e 
Bel  dire, 


Pa.coiùg>à,  V.  a.  Imbrogliare,  Intrugliare,  Gaaz- 
zabugliare  :  Far  gnazzabuglj ,  inlruglj. 
n  Impasticciare  :  Acconciare  o  Far  checchessia  ab- 
borracciatamente,  alla  grossa  e  senz'arte  ;  Abbor- 
racciare, Arrocchiare,  Acciabattare,  Acciarpare, 
Arramacciare. 

I*a.cciu.gra  s.  f.  Rinzaffattura,  Rinzaffo  V.  fm- 
6acca<ua  nell'ultimo  significato. 

Paooiùgp'O  s.  m.  Intruglio,  Imbratto,  Imbro- 
glio, Garbuglio,  Guazzabuglio:  Strana  mescolanza 
di  cose  diverse;  e  metaf.  trasportasi  ad  Affare 
maliziosamente  imbroglialo,  perchè  non  si  ritrovi 
il  capo,  0  a  cose  simili. 
M  Intruglio,  Pacchiuco,  Pasticcio:  'Vivanda  mal  cu- 
cinata, falla  alla  peggio. 

I^acoìùg-on  s.  m.  Intruglione,  Imbroglione, 
Imp'gliatore,  Imbrallamondo  V.  Imbroggión. 

Pacoiiira  V.  sopra  Pacciornia. 

I*acoo  s.  m.  Pacco,  Involto  :  Massa  di  cose 
ravvolte  insieme  sotto  una  medesima  coperta. 

I^accotig-g-ia  s.  f.  Paccotiglia.  T.  mar.  Una 
certa  quantità  di  mercanzia  imbarcata  da  uh 
passaggero  o  qualche  altro  per  farne  commercio 
per  proprio  conto,  o  per  metà  con  quello  che 
gliel'ha  affidala. 

I»aofòii Composizione  metallica,  che  imita 

alla  grossa  l'argento,  riuscendo  però  di  color  ros- 
signo,  e  della  quale  si  fanno  posate,  guantiere 
e  simili.  } 

Pacifica  v.  a.  Pacificare,  Appaciare,  Metter 
pace,  Acchetare,  Placare,  Riconciliare,  Rappat- 
tumare. 

Pad-clre  s.  m.  Padre:  Titolo  che  si  dà  per  ve- 
nerazione ai  religiosi  claustrali,  e  specialmente 
ai  loro  superiori:  Paddre  Provincia,  Paddrt 
Guardian,  ecc.;  Padre  Provinciale,  Padre  Guar- 
diano, ecc. 

—  nobile;  Padre  nobile,  si  chiama  nelle  Compagnie 
comiche  Colui  che  suol  fare  le  parli  di  vecchio 
grave  e  dignitoso. 

Padèlle tta  s.  f.  Visiera:  Quel  pezzo  di  tesa 
di  cnojo  0  dalira  materia  rigida,  di  forma  semi- 
lunare  sulla  parie  anteriore  del  caschelto  (be- 
retta)  che  fa  solecchio  e  riparo  agli  occhi. 


PAE 


557 


—  dd  candé;  Padellina:  Scodellino  di   cristallo  o 
d'altro  per  ricevere  la  cera  che  sgocciola  da  tor- 
cetti e  sim. 
S  Padellctte  de  stacche;  Finte:   Liste  di   panno 
cucile  poco  sopra  Taperlnra  delle  tasche  a  copri- 
primenlo  di  quelle,  quando  sono  lateralm.  nelle 
falde.  Talora  le  finte  si   pongono   ivi   per  sola 
apparenza,  e  la  vera  apertura  delia  tasca  è  po- 
steriormente fra  la  piega  longitudinale  delle  faide. 
Pa.dis'griòn   s.   m.   Padiglione:    Arnese  di 
panno,  drappo  o  simili,  che,  appiccato  nelle  ca- 
mere al  palco,  cala  sopra  il  letto  e  circondalo, 
n  Padiglione,  nella  Milizia  è  Una  specie  di  tenda 
qaaflrata,  sotto  la  quale  stanno  ne'  campi  ì  capi 
supremi  dell'esercito. 
%  A  padiggidn  V.  questo  modo  alla  sna  sede  alfab. 
Padig-liSn  V.  Padiggidn. 
I*a<iiTiii  s.  m.  Padrino,  Padricello.  Dim.  e  vezz. 
di  Padre,  in  significato  di  Religioso,  claustrale  e 
si  usa  comanem.  parlando  di  Religioso  giovine, 
di  bassa  statara, 
n  Padrino  e  Patrino:  Quegli  che  mette  io  campo 
il  cavaliere  nel  duello  ed  assistelo. 
Pa.<Lróii  s.  m.  Padrone  :  Chi  ha  dominio  e  pro- 
pri* tà  di  qualche  cosa, 
n  Padrone,  nella  Marina  mercantile  è  il  titolo  del 
Capitano  duna  barca  o  navicella  che  esercita  la 
navigazione  costiera,  ed  il  suo  grado  è  imme- 
diatamente inferiore  a  quello  di  Capitano  di  se- 
conda classe. 
S  Ese  padròn  de  fa  e  desfd;  Poter  far  alto  e  basso 

a  suo  senno.  Aver  carta  bianca. 
S  Fàla  da  padrSn;  Padroneggiare  e  nell'uso  Spa- 
droneggiare :  Far  da  padrone  in  un  luogo  senza 
averne  il  diritto. 
S  Fate  padròn;  Impadronirsi,  Insignorirsi. 
S  L'è  mggio  èse  padrón  d'ùnn-a  sàssoa  che  ca- 

pilannio  d'ùnn-a  nave  V.  Mègio. 
5  L'éuggio  d5  padròn   5  governa  ò  cavallo   V. 

Cavallo. 
S  Ligd  l'aze  dóve  véu  5  padròn  V.  Aze. 
S  Md  dò  padròn;  Ipocondria  Y.  Md. 
S  A'ow  èse  padròn  de  fd  vnn-a  cosa;  Non  esser 
signore  di  poter  fare  alcuna  cosa,  vaie  Non  aver 
libertà  o  possanza  di  farla. 
Pa.<lx*ona.iisa.  s.  f.  Padronanza,  Padronaggio, 
Padronato,  Dominio,  Signoria,  Superiorità;  antic. 
Padronìa. 
n  Padronanza,  per  Arroganza,  Tracotanza  compor- 
tabile solo  in  chi  è  padrone. 
Padronetto  s.  m.  Padroncino,  e  nel  femm. 
Pddroncina.  Dimin.  e  vezzegg.  di  Padrone  e  Pa- 
drona ;  e  talora  pel  Figlio  o  Figlia  del  padrone. 
!|^a.d.ròxiii-a,  s.  f.  Padrona:  Signora  e  Fem- 
^   mina  del  padione. 

S  Pala  da  padrònn-a  ;  Donneggiare  :  Far  da  pa- 
drona in  un  luogo  senz'averne  il  diritto. 
Padù  s.  m.  Limaccio:  Mota,  Melma,  Fanghiglia, 

e  Quella  porcheria  che  generano  le  paludi. 
Paeg-io  add.  Pari,  Eguale,  dicesi  di  Cose  che, 
paragonate  fra  loro,  risultino  non  essere  differenti 
in  natura  o  in  qualità  o  in  quantità;  dicesi  an- 
che Parecchio,  ma  è  voce  antiquata. 
%  Tutte  e  die  nò  san  pcege  V.  Dìo. 
S  Tutti  i  giorni  nò  san  paegi  V.  Giórno. 
Paeg-ua,  s.  m.  Ombrello,  e  in  alcune  provincie 
Paracqua  e  Parapioggia:  Arnese  da  potersi  allar- 
gare in  forma  di  cupolelta,  coperto  di  drappo 


di  seta,  e  presso  i  contadini  di  tela  di  cotone  o 
incerata,  rafforzata  con  islecche,  e  portatile  in 
mano  con  una  maz^ia  fermata  nel  centro  a  uso 
di  pararsi  la  pioggia,  la  neve  ed  anche  il  sole. 
Le  sue  parli  sono  :  Asta  o  Canna  (Asta),  Ma- 
nico (Mànego),  Puntale  (Punta),  Molleltine 
(Molle),  Ghiera  o  Viera  (Cuppellelta),  Nodo 
(Pigna),  Stecche  (Cannette),  Puntali  delle  stecche 
(Puntinn-e),  Conlrostecche  (Vòrpette),  Cannello 
(Cannonetto),  Nodo  (Pignòn),  Spoglia  (Veste), 
Spicchi  (Tascelli),  Cappelletto  (Cappelletto)  e 
Fodero  (Fascia). 

uà  s.  m.  Ombrellaio  :  Facitore  o  Vendi- 
tore d'ombrelli. 
Paegaa,  s.  f.  Ombrellata  :  Colpo  dato  con  nn 
ombrello  chiuso,  e  anche  aperto,  se  per  caso  con 
la  punta  d'una  stecca  si  urti  dovecchessia. 
Psteì  s.  m.  Parere,  Opinione,  Avviso.  Sentimento, 
Giudizio;  e  talora  per  Consiglio:  Pj^jicb  6  mcB 
paeì;  Prendete  il  mio  parere. 
S  A  me  paei  V.  questa  locaz.  alla  sua  sede  alfab. 
S  Ése  de  paeì  ;  Esser  di  parere,  d'avviso,  di  sen- 
timento, d'opinione,  vale  Slimare,  Pensare,  Cre- 
dere, Esser  di  credere:   Mi   són   de  paei  che 
l'wgua  a  faqce  ben;  Io  son  di  parere  che  l'ac- 
qua sia  salutevole. 
S  Secondo  o  mcB,  o  lo,  5  so  paei;  A  o  Al  mio, 
al  tuo,  al  suo  parere,  Al  parer  mio,  tao,  ecc., 
vale  Per  quello  che  ne  pare  a  me,  a  te  e  sim. 
Paei  V.  n.  Parere,  Sembrare,  Apparire,  Avere 
apparenza ,  aspptto ,  sembianza,   ecc.:  Paeivan 
tanti  laddri;  E' parevano  tanti  ladri. 
«  Parere,  Giudicare,  Stimare:  Te  pà  d'avei  (ceto 
ùnn-a  bell'azióni  Parli  egli  d'aver   falla  una 
bell'azione  ? 
«  —  per  Giudicare  opportuno,  Creder  conveniente: 
Se  ve  pà  de  piggid  moggé,  piggicela;  Se  vi  par 
di  menar  moglie,  menatela,  ammogliati  vi. 
n  Sembrare,  Somigliare,  Rassomigliare,  Aver  somi- 
glianza :  0  paetva  tutto  so  frae  ;   E'  sembrava 
tulio  suo  fratello. 

—  e  non  èse,  sòn  due  cose  diverse;  Parere  e  non 
essere  è  come  filare  e  non  tessere,  si  dice  pro- 
verbialm.  per  dinotare  Che  l'apparenza  non  basta 
dove  bisognano  gli  effetti. 

—  imposcibtle;  Parer  impossibile:  Credersi  che  non 
possa  essere,  che  non  possa  darsi. 

—  mtll'anni  che  nò  succede  ùnn-a  cosa;  Parer 
milP  anni  o  ogn'  ora  mille  che  segua  alcuna 
cosa,  vale  Aspettare  con  grande  ansietà  d'im- 
pazienza l'esito  d'alcuna  cosa.  Non  veder  l'ora 
eh'  ella  sia. 

—  tutto  ó  móndo;  Parere  tulio  il  mondo:  Parere 
un  gran  che. 

—  un  atro  ;  Parere  un  altro,  suol  dirsi  di  Chi  es- 
sendo molto  miglioralo  nella  sua  condizione  o 
fisica  0  morale,  ha  come  mutato  natura,  dive- 
nendo lieto  e  fiorito,  di  triste  ed  abbattuto  ch'era. 

—  un  tniàcoo;  Parere  un  miracolo:  Apparire  una 
cosa  miracolosa. 

§  Fd  paei  ùnn-a  cosa  pe  ùnn'atra;  Far  parere 
una  cosa  per  un'altra,  vale  Ingannare  col  mo- 
strare e  dare  alle  cose  apparenza  diversa  dal 
vero  esser  loro. 

S  Pe  nò  paeì;  Per  non  parere.  Posto  aw.  vale 
Dissimulando. 
Paela  s.  f.  Paletta,  Ferro  piatto.  T.  calaf.  Ferro 
il  quale  nella  sna  estremità  non  è  tagliente^  ma 


tèB 


PAG 


PAG 


smnssato,  e  di  cui  si  servono  i  calafati  pT  cac- 
ciare la  stoppa  ne'  com menti  senza  ta^'llarla. 
**3Paentèlla  V.  Parentela. 
**I*a©iltóu.  V.  Parenióu. 
Paeta.  s.  f.  Paletta  :  Piccola  pala  di  ferro,  con 
che  si  tramula  cenere,  brace,  carbone,  e  si  ado- 
pera nel  focolare. 
n  Paletta  o  Mestichino.  T.  stamp.  Slrum.  di  ferro 
f    a  guisa  di  piccola  pala,  con  cui  si  prende  i'in- 
^~  chiostro  da'  barili  e  si  mette  nel  calamajo  dei 
torchj. 

—  de  spalle;  Paletta,  chiamasi  volgarm.  Quell'oss» 
della  spalla  che  da'  Notomisti  è  detto  Scapula. 

S  Paete  di  aste  do  tempo;  Palette  delle  aste.  T. 
oriol.  Le  aliette  che  formano  la  .«quadra   sopra 
un  fusto  cilindrico  per  imboccare  ne'  denti  della 
serpentina. 
Paeta  s.  f.  Palettata  :  Tanta  brace  o  tanto  fuoco 
0  simile  quanto  ne  sta  nella  paletta. 
»i  Palettata,  per  Colpo  dato  colla  paletta. 
Paetiiin-a  s.  f.  Palettina.  Dimin.  di  Paletta: 
Paletta  piccola. 

—  da  stia;  Cucchiaja:  Slrum.  che  serve  a  stirare 
gale,  cannoncini,  sgonfielti  e  increspature  dei 
vestiti  da  donna. 

Paezà.  v.  a.  Paleggiare:  Tramutare  con  pala, 
Sventare  o  Rivolgere  il  grano  o  altre  biade  colla 
paia  affinchè  non  riscaldi  o  patisca;  a:trim.  Spalare. 
Paeacóu  s.  m.  Paleggiatore,  dicesi  nell'uso  Quegli 
'    che  rivolge  il  grano  colla  pala;  allrim.  Spalatore. 
Pafsero  s.  m.  Palo  o  Palo  di  ferro  |   Slrum, 
/'    di  ferro  in  fondo  sottile  e  in  cima  più  grosso, 
'*    con   alquanto   di  testa  augnala,  e  serve  a  varj 
usi,  come  forare  il  terreno,  percuoter  massi, 
muover  pesi  o  altro. 
S  Semend    agògge    pe    arrechéugge    pàfceri    V. 
A  gaggia. 
Paferrin  s.  m.  Piccolo  palo  di  ferro. 
Pag-a-  s.  f.  Paga:  Quantità  determinata  in  mo- 
neta da  darsi  in  mercede  a  chi  serve;  e  propriam. 
Ciò  che  si  dà  ai  soldati  per  mercede,  Soldo. 
S  Da-e  cattive  paghe  bezèugna  sciortine  cornine 
se  péu;  Dal  mal  p;igatore  o  aceto  o  cercone,  si- 
gnilica  che  Dai  cattivi  pagatori  bisogna  aspettarsi 
di  vedersi  dare,  invece  di  danaro,  merce  o  trista 
0  guiisla,  ed  è  meglio  pigliar  quella  che  niente. 
%  Mala  paga  ;  Mala  paga  :  Tristo  pagatore. 
S  Tid  a  paga;  Tirar  la  paga,  vale  R  cevere  una 
data  provvisione  per  ruffi/.io  che  si  presta. 
Pag-à,  V.  a.  Pagare:  Dare  il  prezzo  di  quel  che 
ad  altri  si  è  tenuto,  U.>cir  di  debito, 
n  Pagare,  dicesi  anrhf^  delle  persone  o  cose  che 
sono  soggette  a  qualche  imposta  :  Quanto  pàgan 
i  pesci  de  gabella  ?  Quanto  pagano  i  pesci  di 
gabella? 
—  da  mccxima  moncea,  Paga  de  bdnn-a  o  de  cat- 
tiva moncea,  Pugà  de  moncea  lunga  Vj  Moncea. 
-*  d'ingratitudine;  Far  come  l'asino  al  corbello, 
che  quando   ha   mangiato   lo  strame  gli  dà  un 
■  calcio.  Pagar  di  mala  moneta:  Mostrarsi  ingrato 
ai  benetì^j  ricevuti. 
— -  /fa,  sodo  e  dina  V.  Dina. 
„5  A  paga  e  a  moi  gh^é  sempre  tempo;  Alla  morte 
'    e  al  pagamento  indugia  quanto  puoi. 
S  Chi  comanda  paga  V.   Comanià. 
S  Chi  paga  avanti  l'è  ma  Servio   inderré;   Chi 
"vuol  lavoro  mal  fatto  lo  paghi  innanzi   Iralto, 
•TV.  Chi  paga  innanzi  è  servito  dòpo. 


§  Chi  rompe  paga  ovv.  In   casa   do   barba   chi 

r'mpe  paga;  Chi  rompe  paga  V.  Barba. 
$  Chi  va  de  testa  paga  de  bórsa;  Chi  giuocà  dì 
pie  paga  di  borsa.  Prov.  e  vale  Che  spesso  vo- 
lendo soddisfare  i  proprj  capricci  si  scapita  e  si 
procura  male  a  se  stesso. 
S  Fdla  paga;  Far  pagare  il  fio,  la  pena,  io  scotto 
d'alcuna  cosa,  vale  Soffrire  il  danno,  la  pena 
meritata  per  quella. 
8  Nò  èssighe  dincc  dn  pneì  paga   ùnn-a   cosa; 
Non  aver  pago  o  prezzo,  Non  esservi  danari  da 
pagare  checchessia ,  dicesi  di  Cosa  rarissima  e 
che  non  abbia  prezzo  che  eqnivaglia  al  suo  valore. 
S  0  piggià  5  l'è  dóce  e  ó  paga  5  l'è  am,ào  V. 

A  man  add. 

S  0  Segnò  5  nò  paga  a-o  sabba,  ma  5  paga  a-i  so 

tempi;  Domenedio   non    paga   il   sabato.  Modo 

prov.  significante  Che  benché  il  peccato  indugi 

talvolta  la  punizione,  non  pertanto  può  fuggirla. 

%  Pagàia;   Scontarla;  Pagare  il  fio  o  la  pena  di 

alcuna  cosa,  e  scherzosam.  in  modo  figur.  Cacar 

le  lische  dopo  aver  mangiato  i  pesci. 

S  Ti  me  a  pughice;  Te  la  vo' far  pagare,  Ella 

t'ha  a  costar  cara. 
S  Uun-a  a-e  paga  tutte;  Una  le  paga  tutte,  ovv. 

Una  ne  paga  cento. 
S   Voeì   ese  pagóu   fin    all'ultimo    dina;  Voler 

la  parte  sua  fino  al  finocchio. 
S  Pagàse  n.  p.  Pagarsi  :  Prendere   da  sé  quello 
che  altri  dee  dare. 
Pag-ad-ó  s.  m.  Pagatore:  Colui  che  paga. 
Jj  0/fiziale  pagadó;  Ufficiale  pagatore:  Colui  che 
dà  le  paghe  ai  soldati. 
Pagrao  s.  m.  Pàrago.  T.  ittiol.  Pageltus  ery^ 
thrinus.  Pesce  di  mare  che  vive  nel   Mediter- 
raneo ed  anche  nell'Oceano.  Ha  gli  occhi  grossi, 
la  nuca  larga  e  rotonda ,  il  color  generale  del 
corpo  rossastro  mescolato  con  giallo,  il  ventre 
argentino,  e  ci:;scnn  fianco  strisciato  di  giallo  per 
lo"lun.s)!o.  Si  pasce  d'animali  conchilli.    ^ 
§    Va  ciii  ùnn'éuggid  che  cento  pagai  V.  Euggid. 
Paggetta  s.  f.  Pagliuzza,  Pagliuca,  Pagliu- 
coia:  Un  pezzolino  di  paglia. 
S  Ziigd  a-e  paggette  o  a-e  busche;  Giocare  alle 
bruschette  o  alle  buschetle  V.  Zùfld. 
Pag-getto  s.  m.  Primaccino:  Quel  ravvolto 
di  panno,  cuojo  o  altro,  pieno  di  paglia  o  sim., 
che  mettasi  sulle  spalle  da  chi  porta   dei   pesi, 
per  salvarle  djllofffsa  del  pfso.  Il  vocabolo  ge- 
novese viene  da  paglia  (paggio),  il   vocabolo 
italiano  da  piuma,  che  Piimaccino  è  corruzione 
di  Pinniaccino.  -  Cercine  è  Un  ravvolto  di  panno 
a  foggia  di  cerchio  usato  da  chi  porla  dei  pesi 
in  capo  V.  Sótlesto. 
1)  Paglietto,  T.  mar.  Largo  tessuto  a  guisa  di  trec- 
cia, del  genre  delle  cinghie,  fatto  di  commando 
0  di  trefoli  di  vecchi  cavi,  che  u^asi  per  difen- 
dere i  cavi  dagli  effetti  dello  sfregamento. 

—  de  gSsso,  lancia,  ecc.;  Paglietto:  Specie  di  cer- 
cine 0  di  guanciale,  fatto  di  grossi  cenci  o  di 
vecchie  corde,  che  ponesi  esleriormenle  in  una 
0  in  ambedue  le  estremità  dui  a  barchetta  a  ri- 
paro dell'urto  di  essa- contro  lo  sbarcatoio  o  di 
allri  corpi  duri. 

Pag-gia  s.  f.  Paglia:  Filo  o  Fusto  di  grano 
0  d  altre  biade,  da  che  cominciano  ad  esser  da 
mietere  o  sono  mietute. 

—  da  fa  eappelli;  Cascola:  Grano  di  due  specie 


PAG 


che  si  semina  per  lo  più  a  cagione  della  paglia 
da  far  cappelli.  La  cascola  bianca  produce  la  pa- 
glia più  sullile,  lucente  e  bianca;  la  rossa  è  di 
granello  e  fusto  p  ù  grosso  e  più  rossiccio. 

—  da  fa  eurèyhe;  Sala:  Pianta  palustre,  a  foglie 
ensiformi,  cioè  strette,  lunghissime,  acute,  lisce, 
tenaci,  le  quali  seccale  e  serbate  poi  all'uopo, 
inumidite  e  attorte  in  corda ,  si  adoperano  ad 
impagliar  seggiole  e  vestir  fiaschi.  Le  seggiole  si 
impagliano  pure  con  foglie  di  Ci^nna. 

tntnùa;  Pagiiccio  :  Paglia  minuta;  Pagliaccio, 

Paglia  trita  ;  Pagliariccio,  Tritume  di  paglia. 

—  pogge  da  varèya  ;  Corde:  Foglie  di  sala  o  di 
canna,  raitorte  spiralmente  a  mano  in  numero 
di  due,  tre  o  più,  aggiuntene  sm cssivamente 
delle  altre,  per  una  Innghe/.za  indelerminala,  onde 
impagliare  le  seggiole  o  il  lelajno  di  esse. 

S  Aveì  5  CM  rfe  poggia  V.  Cu. 

n   —  poggia  tn  becco  V.  Becco. 

S  Cuppelh  de  poggia;  Cappello  di   paglia   o   di 

treccia. 
%  Carighe  de  pagaia;  Seggiole  di  paglia. 
S  Casa  de  pugyta;  Casa  pagliaresca. 
S  Chi  ha  cu  de  poggia  ha  puta  ch'5  ghe  pigge 

féugo  V.  Cu. 
S  Co  de  poggia  V.  Paggicèn. 
§  60  tempo  e  a  poggia  se  matùran  e  nèspoe; 
Col  tempo  e  colla  paglia  si  maturan  le  nespole 
%  Durmi  in  scio  poggia;  Dormire  a  pagliajo,  cioè 

sulla  paglia. 
S  Féugu  de  poggia;  Fuoco  di  paglia,  si  dice  di 

Cosa  che  duri  poco, 
g  Omino  de  poggia;  IJoma  di  paglia  V.  Ommo. 
IPag'g'ia  s.  m.  Pagliajo  :  Gran  massa  di  paglia 
ammontala  a  guisa  di  cupola  e  sorretta  nel  mezzo 
da  uno  stile,  che  chiamasi  Stollo. 
Pa.g'g'isBii  add.  Pagliato:  Del  color  della  paglia. 
I*a-g:»'^s®^*'^  S-  ^-  Pagliacciata.  Voce  del- 
l'uso :  Allo  0  .Mollo  inconvenienlemenle    buffo- 
nesco ;  alirim.  Zannala ,  B  iffoneria,  Baccf  lleria. 
rag'gri^sso  s.  m.  Saccone,  Pagliericcio  e 
Pagliaccio  V.  Succòn. 
<•  Pagliaccio,  Buffone. 

S  Brùxà  5  paggiusso  ;  Bruciare  0  Abbruciare  l'al- 
loggìamenio ,  e  nell'  uso  anche  Bruciare  il  pa- 
gliaccio V.  Brùxà. 
I^ag-g"-^"-  s.  m.  Cordonala:  Certo  sdrucciolo 
a  pendio,  talora  semicircolare,  talora  rettilineo, 
a  due  spigoli  e  ire  padiglioni,  senza  scalini,  ser- 
vendo in  luogo  di  quelli  alcuni  cordoni  di  pietra 
per  raltenitivo  de'  pipdi  di  chi  vi  sale  e  scende. 
Questa  cordonata  è  frequente  avanti  le  porle  di 
strada  in  molle  città  iialiane.  £  chiamala  anche 
Bramantesca,  perchè  crcdesi  che  il  Bramante  ne 
sia  stalo  l' inventore, 
■j-rt  Pagliòlo.  Voce  nostra:  Quel  mattonato  che  già 
da  noi  si  faceva  dinanzi  alle  soglie  delle  botteghe 
0  simili.  Credesi  che  questa  voce  possa  derivare 
dall'uso  antico  di  tener  foglie  0  paglia  dinanzi 
alle  porte  di  strada  quando  le  vie  non  erano 
ancora  selciate, 
n  Faglinoli  (al  plur.).  T.  mar.  Tavolati  a  piani  co- 
strulli  d'ordinario  di  legno  di  pino  0  d'abete, 
sostenuti  da  bagli,  travi  e  Iravicelli  de\o  stesso 
legname,  per  servire  alle  diverse  distribuzioni  di 
eff»'iii  e  di  viveri  nella  stiva  delle  navi. 
«  Pagliuolaio.  T.  mar.  Suolo  della  sentina  formalo 
da  tavoloni  posti  gli  uni  accanto  agli  altri;  ed 


PAL 


anche  Qneì  tavolalo  mobile  che  si  fa  nel  fondu 
del  battello. 
S  Fa  pasid  e  paggiéu;  Dar  l'ambio  0  l'ambulOj  ■■ 
figurai,  vale  Mandar  via.  £-* 

%  Pana  6  paggiéu;  Pigliar  l'ambio  0  l'ambolo^ 

figurai,  vale  Andar  via. 
§  Sburassà  6  paggiéu;  Nettare  il  pagliuolo,  Yale 
Levarsi  via,  Fuggire. 
Fas^ìosl  s.  f.  Donna  di  parto.  Puerpera:  Donna 
rhe  è  n*>l  puerperio.  Dicesi  anche  in  alcuni  luoghi 
Impagliala. 
I>ag'iiotta,  s.  f.  Pagnotta  :  Pane  (ondo.,;j  __ 

n  Pane  di  munizione  V.  fìeziòn  nel  2"  signlf. 
I»aì  v.  a.  Digerire.  Smaltire.  Voce  della  plebe  e 

del  contado  V.  Digerì. 
I*ajo  p.  pass.  Digerito,  Smaltito, 
g  Lìtinassa  puja  ;  Chiocciola   che  ha  il  panno. 
Voce  fior. 
I*aisag:g:io  s.  m.  Paesaggio  e  Paese.  T.pitt. 
Quadro  che   rappresenta   una  campagna    aperta 
con  alberi,  fiumi,  monti  e  pianure  e  altre  cose 
da  campagna  e  villaggio 
I*aìsag'g'ista  s.  m.  Paesista.  T.  più.  Pit- 
tore (he  dipinge  paesi  e  vedute  di  campagna; 
dicpsi  anche  Paesanle. 
I*aisan  s.  m.  Contadino,  Paesano,  Villano,  Cam- 
pagnuolo,  Forese  :  Colui  che  lavora  la  terra,  che 
abita  il  contado,  la  villa,  la  campagna, 
n  Villano,  usalo  in  forza  d'addiett. ,  vale  Zotico, 
Scortese,  Di  rozzi  costumi;   che   anche  dicesi 
Conladino. 
Paisanata  s.  f.  Sgarbo,  Sgarbatezza,  Villania, 
Malacreanza,  Inciviltà:  Atto  0  Parola  scortese  e 
propria  d'un  villano. 
Paisanetta  s.  f.   Contadinella ,  Villanella, 
Foresella,  Foresozza,  Forosella.  Voci  vezzegg.  dì 
Contadina,  ecc. 
Paisanetto  s.  m.  Conladinello,  Villanello^ 

Foresozzo,  Forosello. 
Paisann-a  s.  f.  Contadina,  Villana:  II  femm. 

di  Ctmladino,  di  Villano. 
Paisanotto  s.  m.  Conladinollo:  Contadino 
di  bella  statura  e  di  bell'età,  0  di  belli  corpo- 
ratura. 
Paisanùsso  s.  m.  Conladinaccio,  Villanzone, 
Villanaccio  :  Peggior.  di  Contadino,  di  Villano. 
Paise  s.  m.  Paese,  Regione,  Provincia;  e  talora 
assolutam.  anche  per  Patria. 
%  In  che  paise  li  vte,  ùza  camme  ti  tremi  ;  Paese 
che  vai,  usanza  che  iniovi.  Maniera  prov.  che 
si  usa  per  ammonire  che  Ciascuno  dee  accomo- 
darsi all'usanza  e  a'  costumi  de'  luoghi  dove  va 
0  dimora. 
%  Paixi  bassi;  Paesi  bassi,  diconsi  per  onestà  Le 

parti  pudende. 
S  Tùlio  ò  mondo  5  l'è  paise  V.  Móndo. 
Paisettin.  V.  Paiseito. 
Paisetto  s.  m.  Paisello,  Paesino,  Paesello. 

D  min.  di  Paese:  Piccolo  paese. 
Paisotto  s.  m.  Paesolto.  Modific.  di  Paese: 

Paese  di  mediocre  grandezza. 
Paisùsso  s.  ro.  i'aesuccio:  Paese   piccolo   e. 

di  poca  importanza  0  bellezza. 
Palanca  s.  f.  Soldo:  3Ioneta  di  rame,  ed  è 

La  ventesima  parte  della  lira  italiana. 
Palassinu-a  s.  f.  Palazzina:  Bella  casa  che 
tenga  come  il  mezzo  tra  un  palazzo  e  una  mo* 
desta  casa. 


560 


PAM 


PAN 


I*a.lasso  V.  Palazio. 
I*a-la-to  s.  m.  Palalo:  Propriam,  Il  cielo  della 
b(icca;  figurai,  usasi  per  Gusto  o  Senso  del  gusle. 
§  Aveì  0  pulufo  fin  ;  Essere  buon  suslnjo. 
n  —  5  palato  cattivo;  Aver  il  palale»  corrotto. 
S  Non  aveì  de  palalo;  Non  gustare,  Non  com- 
prendere i  sapori. 
Pa.la.ziai  s.  m.  Sbracione,  Spaccone,  Arcifàn- 
fano, Miilantalore,  e  nel  volgo  fior.  Poilajone 
V,  Falampi. 
Palaziata  s.  f.  Sbraciata,  Spacconata ,  Mil- 
lanteria, e  nel  volg.  fior.  Pollata  :  Alto  o  Detto 
di  persona  che  vuoi  pare  re  da  più  di  quei  che  è. 
Palazio  s.  m.  Palazzo  e  Palagio,  accr.  Palaz- 
zone, dim.  Palazzello,  Palazzino,  Palagello,  pegg. 
Palazzaccio:  Grande  e  niagnilica  casa,  generalm. 
isolala ,  falla  per  principi  o  gran  personaggi  o 
ricchi  signori,  o  per  ulTìzj. 
Palolietto  V.  -Parchetlo. 
Palco  V.  Parco. 

Palesa,  v.  a  Palesare,  Manifestare,  Scoprire,  ecc. 
Palestiuu-a  s,  f.  Palestina.  T.  stamp.  Sorla 
di  carattere  grosso  che  è  fra  il  Testo  e  il  Can- 
noncino. 
Palinodia  s.  f.  Scilòma,  Tiritera,  Lunghiera, 
Liiii»càgnoia,  Stampila:  Stravagante  lunghezza  di 
ragionamento. 
Pallia  V.  a.  Palliare:  Ricoprire  ingegnosamente 
una  cosa  malvagia,  Cercar  di  scusarla  dandole 
un'apparenza,   un  color  favorevole;  Colorare, 
Mascherare,  Velare,  Orpellare,  Inorpellare, 
w  Palliare,  presso  i  Medici  vale  Addolcire  il  male 
senza  curarlo,  Guarire  in  apparenza. 
Palliativo  add.  Palliativo:  Aggiunto  di  cura, 
dicesi  Quella  che  addolcisce  il  male,  ma  non  lo  sana. 
Pallio  s.  m.  Paliollo  :  Quel    pezzo   di  drappo 
di  vario  colore  ,  secondo  il  tempo  delle   eccle- 
siastiche solennità,  che  copre  il  dinanzi  dell'altare 
e  che  è  cinto  da  cornice;  dicesi  anche  Palio  e 
Frontale. 
Palpa,  e  renarne;  Palpare.  T.  mar.  Di- 
cesi de'  remi,  ed  è  L'azione  di  tenerli  fermi  col 
girone  alzato  e.  colla  pala  di  taglio  ed  immersa 
in. mare;  il  che  si  fa  quando  si  vuol  trattenere 
la   lancia  o  sim.  che  non  cammini. 
Palpita  v.  n.  Palpitare:  Frequentemente  muo- 
versi, ed  è  proprio  Qjel  battere  che  fa  il  cuore 
per  qualche  passione. 
Palpitaziòn  s.  f.  Palpitazione:  Moto  vio- 
lento, sconcertato,  frequente  e  convulsivo  del 
caore,  accompagnato  da  oppressione,  da  diflicollà 
di  respiro,  da  abbattimento  di  forze  e  di  deliquio. 
Pa.mag"S"ìo  s.  m.  Pomerio  :   Fosso  che   ri- 
cigiie  la  città,  ed  è  bpazio  fra  il  terrapieno  e 
le  abitazioni. 
Pamenta  s.  m.  Tappezziere  :  Colui  che  ad- 
dobba le  stanze  con  tappezzerie,  mette  parali  ai 
letti,  ricuopre  mobili,  mette  su  le  tende,  fa  e 
riballe  materasse,  ecc. 
Pamezzà  s.  m.  Paramezzale.  T.  mar.  Pezzo 
'    di  coslnrzione  per  forma  e  dimensione  presso- 
ché eguale  alla  chiglia  stessa  e  che  slrigne  fra 
sé  ed  essa  tulle  le  piane  o  matere  ;  dicesi  an- 
che Carlinga,  ma  è  lerm.  frane. 
Pàtuiia  s.  f.  Palamita.  T.  illiol.  Pelamis  sarda. 
Pesce  dì  mare  del  genere  dogli  Sgomberi,  quasi 
simile  al  tonno,  ma  molto  più  piccolo,  di  color 
turchino  cupo  e  rigato. 


Pamiti  s.  m.  plnr.  Palamite.  T.  pese.  Lunga 
funicella  detta  Trave,  a  cui  sono  annodale  molle 
funicelle  p  ù  corte  delle  BracciuoU,  ciascheduno 
dei  quali  è  armalo  di  forte  amo  con  esca,  e  che, 
gettato  in  mare  la  notte,  si  rilira  la  mattina  coi 
pesci  che  vi  sono  presi. 

Pampalùg-o  s.  m.  Pascibietole,  Pacchiano, 
Palamidone,  Pincone,  Mocceca,  .Moccicone,  Sgu- 
scialasagiie,  ecc.,  dicesi  d  Uomo  sciocco,  capace 
a  nulla  V.  Bezùgo  nel  2»  signi f. 

Pàmpano  s.  m.  Pompano  :  La  foglia  della  vile. 

n  Fànfano,  T.  illiol.  Naucrates  ductor.  Pesce  dì 
mare  che  ha  la  pelle  listata  all'  intorno  del  corpo 
di  bianco  e  turchino. 
%  Zvugo  dò  pampano  ;  La  settimana  :  Sorta  di 
Giuoco  fanciullesco,  che  si  va  delineando  in  terra 
una  figura  quadrilunga  con  semicircolo  in  cima, 
e  divisa  in  tante  caselle  quanti  sono  i  giorni 
della  settimana,  ognuna  delle  quali  ha  il  nome 

.  di  lunedì,  martedì,  ecc.,  ovv.  di  uno,  due  e  tre 
e  via  discorrendo  sino  al  sette,  che  è  la  Dome- 
nica. I  ragazzi  che  giuocano  vanno  tra  loro  alla 
sorte  a  chi  debba  cominciare  il  giuoco,  che  si 
pratica  così:  Colui,  cui  spelta  ad  essere  il  primo, 
lancia  nn  sassolino  nella  prima  cassila,  e,  lanciato 
che  l'ha,  deve  a  pie  zoppo  fin  galissoppoj  e  colla 
punta  del  piede  farlo  passare  ordinatam.  per  tulle 
le  altre  caselle,  procurando  di  non  toccare  col 
piede  le  righe,  o  di  far  sì  che  sulle  stesse  non 
abbia  a  fermarsi  il  sassolino  ch'egli  spinge  ;  se 
manca  a  queste  due  condizioni ,  s'  arresta  dal 
giuoco,  e  allora  comincia  a  far  lo  slesso  il  com- 
pagno; che  se  pur  egli  fallisce  ne' due  casi  sud- 
detti, libera  il  primo  che  seguita  a  giuocare. 
Pampanotto  V.  Lùxerna. 
Pan  s.  m.  Pane:  Alimento  fatto  di  farina  di  grano 
0  d'altre  biade,  impastala,  fermentata,  divisa  in 
pezzi  di  varie  forme  e  cotta  in  forno. 

Il  Pane,  per  Ciascuno  dei  diversi  ammassi  in  che 
suole  partirsi  la  farina  ridotta  in  pasta  per  farne 
pane,  e  in  questo  senso  acompagnasi  coi  nume- 
rali, e  dicesi  Uno,  due,  tre  pani,  ecc. 

Il  —  Dello  assolutam.  s'intende  per  Tutta  la  vet- 
tovaglia, e  per  Lo  vitto  necessario:  Me  guàyno 
do  pan;  3Ii  guadagno  del  pane,  cioè  da  vivere. 

Il  —  per  Una  certa  quantità  di  zucchero,  di  burro, 
di  pece,  d'argento,  di  piombo  e  d'altre  cose 
sifTalie. 

—  abbeschéultou  ;  Vane  biscottato,  cioè  Cane  cotto 
due  volle. 

—  a  canvslrelln ;  Pane  a  ciambella,  o  assolutam. 
Ciambella:  Pane  di  forma  circolare  e  forato  nel 
mezzo  a  guisa  d'  anello  da  potersi  infilare  con 
una  corda,  con  le  braccia  o  altro,  secondo  la 
grandezza  dei  pani.  Si  dice  anche  Pan  francese 
0  alla  Lorencse,  forse  perchè  persone  di  là  ve- 
nute l' introdussero  in  Toscana. 

—  affuòu;  Pane  avvampato,  Pane  arrabbiato.  Pane 
ripreso  dal  forno  V.  Affuòu. 

—  a  fi'unceize  V.  sopra  Pan  a  canestrello. 

—  o  muretti  o  a  cornetti  ;  Pane  a  cantucci  o 
canlu'ciato. 

—  ben  levòu;  Pane  ben  lievitalo  o  ben  lievito. 

—  bruslulìo;  Pane  abbrustolilo. 

—  brùxòu;  Pane  brucialo  V.  Brùxóu. 

—  buffi-Ito;  Pan  bufTctto,  vale  Pane  sopraffine. 

—  cado;  Pan  caldo:  Quello  che,  di  poco  cavalo 
dal  forno,  ne  ritiene  tuttavia  il  calore. 


PAN 


PAN 


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chéullo;  Pan  collo,  Pan  bollito  V.  Panchéullo. 
co-a  sd;  Pan  salalo.  In  Tose.  Pan  francese. 
co  crescente;  Pan  lievito:  Pane  di  pasta  lievi- 
tata V.  Crescente. 

co-i  éuggi;  Pane  alluminato,  bucalo,  bucherato, 
cogli  occhi,  cioè  rigonflo,  spugnoso  e  pieno  di 
cavila,  che  è  il  caraltere  del  buon  pane. 
co-I  éuggi,  formaggio  sens'éuggi,  viti  chi  sàta 
a-i  éuggi  V.  Euggio. 

co-i  rebighi;  Pane  a  pizzicoUi  :  Pane  con   cui 
si  pizzicò  la  superficie  prima  di  cuocerlo. 
da  tràpola;  Pane  de' forni  pubblici. 
de  bosco  V.  Erba  cocca  nella  voce  Erba, 
de  bùliro;  Pane  di  burro  o  di  butirro  V.  Bùliro. 
de  casa;  Pane  casalingo,  cioè  fatto  in  casa;  ed 
usasi  pure  figurat.  per  dinotare  Una  cosa  buona, 
eccellente. 

de  mescciùa;  Pane  mescolo,  Pane  mischio  o 
mislio;  Quello  che  è  fatto  con  farina  di  frumento 
mescolata  con  quella  di  ségale  o  altra. 
de  munizión;  Pane  di  munizione  V.  Rezi5n. 
de  pasta  molla;  Pane  di  pasta  molle. 
de  pasta  soda:  Pane  mas^iccio. 
de  revi'zzéu;  Pan  di  cruschello  o  di  tritello  V. 
Revezzéu. 

de  sciò  (le  faenn-a;  Pane  a  burallello.  Pane  di 
fior  di  farina. 

de  Spagna;  Pane  di  Spagna  :  Pasta  falla  con 
zucchero,  rossi  d'uovo,  farina,  ogni  cosa  mestata 
insieme  e  che  poi  si  unisce  alle  chiare  d'uova 
fatte  spumeggiare,  o,  come  dicono,  montare.  É 
lo  slesso  che  La  pasta  reale,  con  questa  differenza 
che  e&so  è  formalo  a  pani  grandi  o  alti  o  lunghi, 
per  dispensarsi  taglialo  a  felle  per  lo  più  tra  ì 
dolci  alla  fine  delle  mense. 
de  tuUa  pasta;  Pat.e  a  tutto  slaccio.  -  Pan 
inferigno .  dicesi  al  Pane  fatto  di  farina  mesco- 
lala con  istacciatura  e  cruschello. 
de  sùccao;  Pane  di  zucchpro:  Zucchero  rafiSnato 
e  assodalo  e  ridotto  in  forma  di  cono. 
dòge;  Pan  dolce  alla  genovese  o  Pan  di  Natale: 
Sorla  di  Pane  che  comunem.  presso  di  noi  si 
mangia  nelle  feste  del  ^S.  Natale,  e  s'impasta 
con  burro,  farina,  acqua  nanfa,  zucchero,  pi- 
nocchi, uva  di  Corinto  fù(jhettaj  e  talora  col 
zibibbo. 

e  nòxe,  mangia  da  spose  V.  Nóxe.  . 
fatto  co-i  pé;  Pan  calcialo. 
fresco  ;  Pan  fresco  :  Pane  colto  di  poche  ore  o 
di  un  dì,  raffermato  e  raffreddato  che  sia. 
giancu  ;  Pan  bianco ,  dicesi  Quello  che  è  fatto 
di  sola  farina. 

grattóu;  Pan  grattalo,  vale  Pano  ridotto  per 
mezzo  della  grattugia  a  somiglianza  del  semo- 
lino, e  collo  in  brodo. 

inso  ;  Pane  manomesso  :   Pane   che    non  è  piìi 
intero,  e  di  cui  si  è  già  tagliato  qualche  ppzzo. 
-  Pane  sbocconcellato  è  aggiunto  di  pane  o  di 
altra  vivanda,  da  cui  sia  stalo  spiccato  co' denl: 
0  altrimenti  qualche  boccone. 
liso;  Pane  mal  lievitato  o  mal  lievito. 
ma  levòu  V.  sopra  Pan  liso, 
neigro;  Pan  nero  o  bii-io  o  bruno. 
purchin;  Pan  porcino.  T.  boi.  Cyclamcn  curo- 
pceum.  Sorla  d'erba  che  produce  radici  grosse 
e  tonde  come  cipolle,  e  foglie  simili   a  quelle 
dell'ellera;  dicesi  anche  Pan  terreno. 
poso  0  pòsòu;  Pane  raffermo,  vale  colto  da  più 

Casaoou,  Dizionario  Genovese-Italiano. 


d'un  giorno;  se  collo  da  più  giorni,  dicasi  Pane 
stracco,  Pane  stantìo. 

—  riandò;  Pan  tondo,  cioè  di  forma  rotonda. 

—  santo;  Pan  santo,  Pan  doralo:  Piccole  fettncee 
di  pane  intinte  nei  brodo,  rinvolte  nelle  oova 
sbailnte  e  poi  fritte. 

—  sciocco;  Pane  scilo  o  sòflBce,  vale  Pane  leggero, 
morbido. 

—  sciùto;  Pane  asciutto.  Pane  arido,  Pane  scusso, 
cioè  Pane  mangiato  senza  companatico. 

—  sensa  crescente;  Pane  azzimo,  Pane  senza  lievito. 
$  Aveì  0  Dà  ùnn-a  cosa  pe  un  bòccòn  de  pati; 

Avere  o  Dare  checchessia  per  un  pezzo  o  tozzo 
di  pane  V.  Bòccòn. 

S  Ce  fwto  a  pan;  Cielo  a  pecorelle  V.  Ce. 

^  Chi  non  ha  atro  che  un  pan,  o  fornà  ò  ghe  d 
brùxa;  A  chi  è  disgraziato  gli  tempesta  il  forno. 
Prov.  che  vale  Le  disgrazie  seguono  le  disgrazie. 

S  Cròsta  dò  pan;  Crosta,  Corteccia. 

§  Dì  a-o  pan  pan;  Dire  al  pan  pane  V.  Di. 

S  Èse  a  pan;  Esser  acconcialo,  impiegalo,  Esser 
al  servizio  d'alcuno. 

n  —  ci'ù  bòn  che  5  pan  ;  Esser  me'  che  il  pane. 
Essere  ano  zucchero,  dicesi  di  Persona  eccellente 
e  di  buon'indole. 

$  Fd  ò  pan  ;  Fare  il  pane,  vale  Impastar  la  farina 
ad  effetto  di  ridurla  in  pane  per  cuocerlo. 

S  Fetta  de  pan  rost'io;  Crostino. 

^  Frcgògge  de  pan;  Bricie,  Briciole,  Miche. 

%  Mangiò,  ò  pan  a  pettòn,  Mangia  pan  e  cotello. 
Mangia  pan  e  spùo  V.  Mangia. 

S  Mette  ò  pan  de  Natale  in  sciùnn'a  cosa  V.  Mette. 

g  Mòula  de  pan;  Mollica,  Midolla. 

%  Nò  distingue  ò  pan  da-e  prie  V.  Distingue. 

S  Oexin  de  pan;  Orlicelo. 

§  0  pan  di  atri  ò  l'ha  sette  eròste,  chi  no  mangia 
nò  conosce;  11  pane  degli  altri  ha  sette  croste 
ovv.  Il  pane  degli  altri  è  troppo  salalo.  ProT. 
di  chiaro  significalo. 

§  0  Segnò  5  manda  ò  pan  a  chi  n'ha  de  denti; 
Chi  ha  denti,  non  ha  pane,  ecc.  Y.  Dente. 

S  Panèa  dò  pan;  Paniera  del   pane  V.  Panca. 

S  Quando  6  ce  6  l'è  fasto  a  pan,  se  nò  ciéuve 
anchéu  ciéuve  dòmun  V.  Cp. 

S  Rende  pan  pe  fùgassa  V.  Fùgassa. 

S  Resta  de  pan;  Fil  di  pane:  Tre  o  più  pani 
nniti  insieme  in  linea  retta.  -  Filare  (s.  m.)  di- 
cesi in  Tose,  di  Più  pani  insieme  attaccati  per 
linea  retta,  i  quali,  secondo  l'abbondanza  o  la 
carestia,  sono  di  maggiore  o  minor  peso,  ma 
sempre  d"un  prezzo  costante;  e  quei  filari  che 
sono  il  doppio  di  peso  e  di  prezzo,  diconsi  Fi- 
toni.  -  Piccia,  dicesi  di  Due  o  più  file  di  pane 
atlaccale  insieme  per  Iato ,  o  di  p.ù  pani ,  di 
qualsivoglia  ragione,  attaccati  insieme  qualunque 
siane  il  modo. 

S  Resta  a  pan  dòmandóu;  Restar  in  sull'ammat- 
tonato  0  sul  lastrico,  vale  Rimaner  povero,  senza 
niente,  o  anche  Esser  ridoito  a  vivere  d'accatto. 

$  Toccàseghe  ò  pan;  Esser  di  peggio  in  checchessia. 
Scapitarci. 

$  Tùlio  é  sùppa  còmme  pan  bagnòli;  Tutto  è 
zuppa  come  pan  molle,  É  tutta  fava.  Modo  prov. 
che  vale  É  tutta  una  medesima  cosa. 

8   Vive  a  pan  e  cegua;  Cibarsi  di  solo  pane  ed 
acqua. 
Pa,]ia,tté  s.  m.  Panaltiere:  Quegli  che  fa  o 
vende  o  ha  io  custodia  il  pane. 


m 


PAN 


PAt? 


g  lìùlleqa  da  panatté;  Panalleria. 
I*aiiclxéiitto  s.  m.  Tappa,  Pan  collo^  Pan 
bollito  :  Minestra  di  pane  sminuzzalo  e  collo  ne! 
brodo  0  nell'acqua. 
S  A  panchéutto  e  menùetti  V.  questa  iocoz.  alia 

sua  sede  alfabetica. 
Panco  V.  Paranco. 

Paridàii  s.  m.  Riscontro:  Corrispondenza   di 
parli ,  e  propriam.   dicesi    di  Due    cose   simili 
per  dimensione  o  analogia  di  lavoro,  specialm. 
parlandosi  di  quadri,  intagli,  bassirìlievi  e  sim. 
Dal  frane.  Pendant. 
S  lìurcóH  chi  fa  pandàn;  Finestra  che  fa  risconlro. 
Pane  s.  m.  Paniere:  Arnese  nolo,  fallo  di  vin- 
chi 0  di  vetrici  di  varie  grandezze,  per  Io  pù 
di  forma  rotonda,  e  colle  sponde  poco  rilevale; 
allrim.  Canestro  V.  Cavagno. 
I)  Sedere  :  Voce  che  si  usa  oneslamenle  per  dino- 
tare il  Deretano. 

—  co  còvercio  ;  Paniere  coperto. 

**S  Scrovise  5  pane  ;  Mostrare  il  culo,  figurai,  e  In 

ni.  b.  Palesare  i  proprj  fatti. 
I*anéa  s.  f  Paniera:  Arnese  uguale  in  tutto  al 

paniere,  se  non  ohe  è  di  forma  bislunga  od  ovale. 

-  Spasu  dicesi  Quella  cesia  piana  e  assai  larga 

per  uso  di  sostener  robe  da  comparsa. 

—  de  Ifgne;  Piniera  delle  legna,  Paniera  da  cam- 
minello:  Arnese  o  Recipiente  di  vimini,  di  ve- 
trici 0  di  vinchi  sbucciali,  profondo,  assai  più 
lungo  che  alto,  ad  uso  di  tenervi  ogni  sorla  di 
roba  da  ardere. 

—  dò  pan;  Paniera  del  pane.  -  Panaltiera,  Vaso 
in  che  alla  mensa  de' grandi  si  pone  il  pane  per 
loro  uso;  e  presso  i  pastori  toscani  La  lasca  in 
cu  ripongono  il  pane. 

I*aiiea  s.  m.  Panieraio  e  Panerajo:  Artefice  che 
lavora  e  vende  paniere,  canestri,  ceste  e  sim. 

Panella  s.  f.  Castagnaccio  :  Intriso  di  farina 
di  castagna  che  si  cuoce  in  forno  entro  legghia, 
e  viene  come  una  stiacciala. 

Smanerà  s.  f.  Panna,  Crema,  Fior  di  latte  V. 
Cremma. 

I*anei*isso  s.  m.  Panereccio  e  più  comuncm. 
Patereccio  e  Palei écciolo:  Malore  che  viene  al- 
trui alle  estremità  delle  dita  o  alla  radice  delle 
unghie;  ed  è  un'  infiammaz.  del  tessuto  cellulare. 

I*aiiéta  s.  f.  Panierina  e  Panerina.  Dimin.  di 
Paniera:  Piccola  paniera. 

I*aiiétiii  s.  m.  Panieruzzo,  Panieruzzolo  e  Pa- 
neruziolo.  Dimin  di  Panierino. 

I*auéto  s.  m.  Panierino  e  Panerino,  Panieretto. 
.Dim.  di  Paniere:  Piccolo  paniere. 

I*aiietta  s.  f.  Pènero  e  Penerala:  Quella  parie 
dell'ordito  che  rimane  senza  esser  tessuto. 

I*ariettiML  s.  m.  Panellino,  Panatello:  Picco- 
lissimo pane. 

^Panetto  s.  m.  Panello  :  Piccolo  pane. 
S  Panetti  de  S.  iVicolla ,  de  Sant'Antonio,  ecc.; 
Panellini  benedetti.  Se  ne  fanno  delle  picce  (V. 
Resta)  e  si  distribuiscono  per  le  feste  de' Santi 
in  alcuni  luoghi  a  lor  dedicali. 

Panìg'o  s.  m.  Panico.  T.  boi.  Panicum  ita- 
licum.  Pianta  che  ha  la  spiga  composta  di  spi- 
gheitine  aggruppale,  mescolale  con  sétole  o  reste, 
i  peduncoli  irsuti,  le  foglie  simili  a  quelle  della 
canna,  lisce,  lanuginose  nell'ingrasso  della  guaina, 
la  radice  librosa,  il  culmo  diritto,  i  semi  lisci, 
che  variano  di  colore  dal  bianco  al  giallo,  al 


giallo-rancia  lo,  allo  scuro.  Si  coltiva  principal- 
mente per  alimento  degli  uccelli  canterini. 

Fanissa  s.  f.  Panicela:  Polenta  di  farina  di  ceci, 
che  si  mangia  calda  condita  con  olio  e  pepe,  o, 
ridotta  in  punicei  e  freddata,  si  taglia  in  fette 
per  condirla  come  l'insalata  o  per  friggerla  o 
per  conciarla  con  soffritto. 

Panissà  s.  m.  Mocceca,  Moccicóne,  Coticone, 
ecc.,  dicesi  d'Uomo  slordilo  e  incapace  a  far 
nulla;  e  talora  d'Uomo  lento,  pigro,  lardo,  ecc. 

Panna  s.  f.  Panna.  T.  mar.  Posizione  d'una 
nave,  le  cui  vele  sono  disposte  in  modo  ch'essa 
non  avanza  né  retrocede  ,  ma  soltanto  deriva 
lentamente  pel  suo  Irsverso,  onde:  Èse  o  Mette 
in  panna  un  bastimento;  Essere  o  Mettere  in 
panna  un  bastimento,  vagliono  Essere  o  Mellere 
il  bastimento  in  della  posizione. 

*Pann-a  s.  f.  Pacca:  Colpo  dato  colla  mano 
aperta.  Voce  della  plebe. 

Pannadùa  fDàla  a  un  cavallo)  ;  Forbire  an 
cavallo.  T.  cavali.  Lisciare  il  cavallo  con  un 
pezzo  di  panno  lano,  dopo  averlo  stregghialo  e 
ripulito  colla  brusca  o  bussola  (brùstia). 

Panno  s.  m.  Panno,  Panno  lano,  Tela  di  lana. 
H  Panno  nel  numero  del  più  dicesi  per  Veslimenli 
di  qualunque  materia  si  sieno;  ma  é  voce  usala 
nel  contado. 

—  arrigóu;  Vergalo:  Panno  vergato,  cioè  a  liste 
di  diversi  colori. 

—  arrazzóu;  Panno  cimalo. 

—  ben  fullóu;  Panno  sodalo,  ben  feltrato. 

—  camuóu;  Panno  tarlato,  tarmalo  o  intignato. 

—  de  Sedàn;  Pagnone:  Aggiunto  di  Panno  finis- 
simo di  Francia,  che  si  fabbrica  a  Sedano,  dal 
nome  dfl  suo  antico  fabbricatore. 

—  incartonio  da-o  bruttò  ;  Panno  incorazzalo  : 
Panno  divenuto  sodo  per  untume  e  lordura. 

—  pastóso;  Panno  manoso,  morbido. 

—  scciazzo;  Panno  fitto,  contr,  di  rado. 

—  scùo;  Panno  bujo. 

—  taggióu  aoa  dà  pessa;  Panno  levato  della  pezza, 
cioè  nuovo. 

—  tento  in  lann-a;  Panno  tinlilano  o  linlillano: 
Panno  tinto  in  lana. 

—  tento  in  pessa;  Panno  tinto  di  pezza. 

—  ùzóu;  Panno  domo  o  domalo. 
S  Aveì  panno  e  tezo'ie  V.  Aveì. 

%  Cimòssa  d6  panno;  Cimossa,  Vivagno. 

S  Falla  dò  panno;  Scacchino,  Chiarella,  Trapas- 
selto.  Malafatta  V.  Falla. 

§  Mettise  in  ti  panni  d'un  atro;  Vestirsi  i  panni 
altrui.  Mettersi  ne' panni  o  ne' piedi  d'alcuno, 
figurai,  vale  Mettersi  nella  sua  condizione,  nel 
suo  stato. 

§  Mezo  panno;  Panno  sottile. 

§  Nò  vorrieivo  èse  in  ti  so  panni;  Non  vorrei 
essere  ne'  suoi  panni,  cioè  nella  sua  condizione. 

S  Pessa  de  panno;  Pannina:  Ogni  sorta  di  panno 
lano  in  pezza. 

S  Stasene  in  ti  so  panni  o  in  te  so  stracce; 
Starsi  ne'  suoi  panni  o  ne'  suoi  cenci,  figurai,  si 
dice  dello  Starsi  da  sé  con  quello  che  l'uomo  ha, 
senza  cercar  di  cosa  alcuna  o  dar  fastidio  a  veruno. 
Panna  s.  f.  Pancia  e  Panza  :  Parie  del  corpo 
dalla  bocca  dello  stomaco  al  petiignone ,  nella 
quale  si  rinch  udono  gì'  intestini;  allrim.  Ventre, 
Epa,  e  nello  stile  famigliare  e  bernesco  Buzzo, 
Feccia,  Cagno,  Stefano,  Trippa,  Valigia. 


PAN 


l>At» 


563 


n  Pancia,  per  La  pelle  delia  pancia  ;  e  si  dice  co- 
mtinem.  delle  Pelli  degli  animali,  le  quali  si  ado- 
perano per  fodere. 

—  de  strùsso;  Ventre  di  struzzolo,  si  dice  in  m.  b. 
di  Persona  che  mangi  assai  e  d'ogni  qualità  di  cibi. 

—  (le  sùcca;  Midollone,  Buzzo:  Il  midollo  intimo, 
La  parte  spugnosa  delle  Ciiciirbitacee,  della  quale 
si  fa  getto,  come  di  parte  poco  buona. 

—  d'ùnn'àmoa,  d'una  brocca,  d'un  vaso,  ecc.; 
Ventre. 

—  molla;  Pancia  smilza  o  Trippa  guizza,  cioè  flo- 
scia, molle,  cascante. 

—  pinn-a  a  véu  riposo;  Corpo  satollo,  anima  con- 
solata, si  dice  di  Chi  appena  mangiato  si  batta 
giù  a  dormire. 

S  A  pansa  piiin-a  a  no  compatisce  a  véna;  Corpo 
satollo,  pieno  o  sim.  non  crede  al  digiuno.  Det- 
talo prov.  che  significa  Chi  è  nell'abbondanza 
non  crede  alla  miseria. 

S  Andà  co-a  pansa  pe  tcera;  Correre  a  carriera 
0  di  tutta  carriera,  a  tutta  briglia,  a  briglia  sciolta, 
a  redini  abbandonate,  a  tulio  corso,  ecc. 

S  Avet  a  pausa;  Esser  incinta,  ed  in  ischerzo 
Aver  la  valigia,  dicesi  parlando  di  donne. 

ti  —  a  pansa  pinn-a  ;  Aver  pieno  lo  Stefano. 
SI.  b.  e  vale  Aver  la  pancia  piena. 

S  Bòggì  a  pansa;  Gorgogliare  il  corpo  V.  Bòggi. 

S  Co-a  pansa  all'aia;  A  pancia  all'aria,  vale 
Sdrajato  quanl'uno  è  lungo,  e  supino,  e  dicesi 
generalm.  di  Chi  sta  così  per  ozio  o  per  diletto. 

%  E  parvlle  non  tmpan  a  pansa  ;  Le  parole  non 
empiono  il  corpo  V.  Parolla. 

§  Ése  co-a  pansa  a  goa;  Essere  col  corpo  a  gola, 
Avere  il  corpo  a  gola  o  agli  occhi,  si  dice  delle 
donne  che  sono  vicine  al  tempo  di  partorire. 

S  Fd  pansa;  Far  corpo,  dicesi  delle  muraglie 
quando  gonfiano  ed  escono  dalla  lor  propria  di- 
rittura. Parlandosi  d  assi  o  d'altro  legname,  che 
per  l'umidità  e  la  siccità  si  piegano,  dicesi  Im- 
barcarsi, Far  ventre,  Ingonibare  V.  Ingòmbàse. 

%  Impise  a  pansa;  Empiersi  lo  Stefano,  Gonfiar 
Tolre,  Caricar  l'orza,  Alzare  il  tianco,  Abbottarsi: 
Blangiare  e  bere  abbondantemente. 

S  ilelle  sciù  pansa;  Far  cotenna  o  buona  co- 
tenna, vale  ingrassare.  Impinguare. 

S  Sana  a  piinsa  pc-e  fighe;  Salvar  la  pancia  o 
il  corpo  a'  fichi  V.  Ftgo. 

^  Se  a  schenn-a  a  nò  laoa,  a  pansa  a  patisce 
V.  Laoà. 

S  Stése  a  gratta  a  pansa  ;  Grattarsi  la  pancia  o 
starsi  a  graitar  la  pancia,  vale  Starsi  in  ozio. 

S  Stasene  cv-e  vioen  in  scià  pansa;  Star  colle 
mani  a  cintola  o  colle  mani  in  mano  o  spen- 
zolate 0  ciondoloni,  Star  cortese,  vagliono  Starsi 
ozioso,  Non  operare. 
Pausa,  s.  f.  Spanciata,  Sventrala,  Corpacciata, 
scorpacciata.  Strippata:  Grossa, Abbondante  man- 
giata di  checchessia,  ed  anche  duna  cosa  sola: 
M'ho  fccto  vnn-a  pansé  de  fighe;  Mi  son  fatta 
una  corpacciata  di  fichi.  Dicesi  anche  Satolla, 
ma  è  alquanto  meno  di  Spanciata,  Sventrata,  ec, 
giacché  essa  non  significa  che  Tanta  quantità  di 
cibo  che  saiolli. 

n  Spanciata,  Sventrala,  per  Colpo  dato  colla  pancia, 
Caduta  fatta  in  avanti  battendo  la  pancia. 

S  Avcine  ùnn-a  pansé;  E-^sere  stucco,  ristucco, 
stuccato  di  checchessia,  figurai,  vale  Esserne  an- 
nojalo,  infastidito,  Non  poterne  più. 


$  Dà  0  Picca  ònn-a  pansé;  Rimpecciare,  Dare 
di  petto.  Batter  la  pancia,  vale  Urtar  colla  pancia. 

S  Fase  ùnn-a  pansé  d'ùiin-a  cosa;  Fare  o  Pren- 
dere una  buona  satolla.  Fare  una  corpacciata  di 
alcuna  cosa,  valr  Mangiarne  in  quantità;  e  per 
simil.  Cavarsi  la  voglia,  Sfogarsi  in  checchessia, 
come  quando  altri  canta,  giuoca  o  fa  altra  cosa 
abbondantemente. 
I  IP a^n salotto  s.  m.  Mora,  Gelsa  :  Fratto  del 
gelso  0  moro  (Morus  alba)  V.  MòrSn. 
Pausetta.  s.  f.  Pancetta  e  Panzetta  :  Pìccola 
pancia. 

—  de  die;  Polpastrello:  La  carne  della  parte  di 
dentro  dei  dito  dall'ultima  giuntura  in  sa. 

Pansin.  s.  m.  Ventricolo:  Quel  viscere  mem- 
branoso in  forma  di  sacco  o  di  cornamusa,  che 
è  situato  obliquamente  nell'  ipocondrio  sinistro 
sotto  del  diafragma  tra  il  fegato  e  la  milza,  in 
cui  discende  per  l'esofago  il  cibo  e  la  bevanda. 
%  Tremmà  ó  pansin  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Aver 
la  tremarella,  Tremare  i  pippioni  ad  alcuno,  di- 
cesi del  Vivere  con  paura,  Aver  timore  che  suc- 
ceda qualche  cosa  pericolosa. 

Panson  s.  m.  Pancione,  Trippone,  Bazzone: 
Uomo  che  ha  gran  pancia. 

Pansùssa  s.  f.  Ventraccio,  Epaccia.  Peggior. 
di  Ventre. 

Pantaloiu  s.  m.  pi.  Calzoni,  Calzoni  lunghi, 
e  neiruso  anche  Pantaloni  V.  Braghe,  Càsoin. 

—  co-a  sportiggiéua  ;  Calzoni  a  sparato. 

—  co  portellctto  davanti;  Calzoni  a  toppino. 

—  co-i  tianti;  Calzoni  colle  staffe. 
PantalóxL  s.  m.  Pantalone:  Specie  di   ma- 
schera rappresentante  il  Veneziano. 

Pautoiiiiiiii-a  s.  f.  Pantomima:  Azione  sce- 
nica, dove  ogni  cosa  si  rappresenta  per  via  di  gesti, 
n  Pantomima,  dicesi  anche  nell'uso  per  Una  cosa 
fatta  simulatamente  per  ingannare  altrui  o  per 
celare  la  propria  intenzione:  A  l'è  staeta  ùnn-a 
pantom.inn-a;  Essa  fu  una  pantomima. 

PantùfToa  s.  f.  Pantòfola  e  Pantùfola:  Cal- 
zatura di  piedi  che  si  tien  per  casa  l'inverno, 
ed  è  fatta  di  striscioline  di  panno  lano,  intes- 
sute sur  una  forma.  Nella  paniufola  si  appuntano 
bioccoli  di  lana,  perchè  tengan  caldo  al  piede, 
e  la  pianta  di  essa  si  rafforza  con  sottile  suolo. 
-  Pianella,  Calzamento  sottile  da  tener  per  casa. 
Le  pianelle  soglitm  essere  di  pelle  tinta  o  an- 
che di  stoffa  operata  o  ricamata;  sono  senza  fib- 
bie, senza  laccetti  e  senza  tacco  elevalo. 

Pào  fAj;  A  paro,  A  par.  Al  pari  V.  A  pào. 
S  Ande  da  pào;  Andar  di  pari  o  del  pari  V.  Andd. 
$  ise  da  pào  ;  E;ser  pari  o  del  pari,  Star  a  petto. 
Agguagliare  V.  Ése. 

Papà  s.  m.  Padre:  Voce  colla  quale  le  persone 
civili  chiamano  il  padre  loro.  Dicesi  anche  Babbo, 
ma  per  lo  più  da'  bambini. 

—  grande;  Avo,  Avolo  e  familiarm.  Nonno:  Il  pa- 
dre del  padre  o  della  madre. 

Papàveo  s.  m.  Papavero,  volg.  Pappardolo, 
aniic.  Pappardo.  T.  hot.  Pupaver  somniferum. 
Pianta  che  fa  gran  fiori  di  quattro  pelali,  ed  il 
cui  sugo  ha  virtù  sonnifera. 

—  sarvwgv:  Rosolaccio.  T.  bolan.  Papaver  rhceas. 
Pianta  che  nasce  per  lo  più  ne' campi  fra  le  biade, 
cosi  delia  perchè  fa  il  fiore  di  color  simile  alla 
rosa  vermiglia;  dicesi  anche  Papavero  erratica 
0  salvalico,  e  dottrinalm.  Heas. 


504 


PAP 


PAP 


I*apeto  s.  m.  Tarapplto:  Quella  muraglia,  per 
lo  pù  meno  alla  della  slalura  deH'nomo,  che  si 
fa  lungo  l'alveo  de'  tinmi  dall'uno  allallro  canto 
dei  ponti,  ai  terrazzi,  ai  ballatoj,  pozzi,  (ìnesire 
e  simili;  e  dicesi  così  perchè  sulla  sponda  si 
appoggia  i!  petto. 
Il  Parapetto.  T.  fortif.  Difesa  e  coperta  sull'estremo 
del  ramparo  o  d'altra  opera,  che  serve  a  coprire 
i  soldati  ed  il  cannone  dal  fuoco  dell'inimico. 

I*apig'liotti  s.  m.  piar.  Diavoletti  :  Quelle 
ciocchette  o  Que' ricci  de'  loro  capelli,  che  le 
donne  la  notte  avvoltano  in  certe  cartucce,  per- 
chè conservino  la  loro  piega. 

I*appa,  s.  m.  Papa:  Sonniio  Pontefice  de' cat- 
tolici ;  altrim.  Pontefice,  Sommo  Pontefice,  Vi- 
cario di  Cristo  in  terra,  Capo  visibile  della  Chiesa 
cattolica,  Sommo  Sacerdote,  Santo  Padre,  Bea- 
tissimo Padre,  Sua  Santità. 
S  Andà  a  Rómma  scnsa  vedde  5  pappa;  Andar 
a  Roma  e  non  vedere  il  papa:  Maniera  usita- 
tissima  a   dinotare  Che  d'una  cosa  si  è  trala- 
sciato 0  non  si  è  potuto  ottenere  ciò  che  più 
imporla. 
S  Morto  un  pappa,  se  fa  un  pappa  e  un  cardi- 
nale; Dopo  un  papa  se  ne  fa  un  altro. 
§  Sordatlo  dò  pappa;  Soldato  da  chiocciole  o  del 
Tinca,  di  cui  volevansi  trenlasei  a  cavare  una 
rapa,  cioè  Soldato  di  poco  o  di  nessun  valore. 
S  Sta  camme  un  pappa;  Star  come  un  papa.  Modo 
familiare  e  vale  Stare  ottimamente  e  da  non  po- 
tare desiderare  di  meglio;  Star  in  apolline  o  in 
apollo,  Starsi  alla  pasciona. 

Pappa,  s.  f.  Pappolata:  Farina  intrisa  con  ac- 
qua e  zucchero,  che  si  fa  pe'  bambini  quando  le 
madri  non  hanno  latte  da  nutrirli. 

Pappa  V.  n.  Mangiare  :  Voce  che  da  noi  dicesi 
solo  da' pìccoli  fanciulli  e  ancor  balbuzienti,  e 
da  coloro  che  con  essi  favellano. 

Pappag-allo  s.  m.  Pappagallo,  femm.  Pap- 
pagallessa.  T.  ornil.  Psiltucus  severus.  Uccello 
assai  noto  delle  Indie,  ed  è  di  più  colori  e  gran- 
dezze e  impara  a  imitar  la  favella  umana. 

—  da  oind;  Slorta,  ed  in  alcuni  paesi  d'Italia  Pap- 
pagallo: Vaso  di  vetro,  di  corpo  triedro,  cioè 
di  tre  facce,  non  mollo  grande,  fondo  rientrante 
che  gli  serve  come  di  base,  collo  storto,  ripie- 
galo quasi  a  modo  della  slorta  da  stillare.  Serve 
a  certi  malati,  cui  riesce  incomodo  l'uso  del- 
l'orinale ordinario. 
S  Parla  camme  i  pappagalli  ;  Favellare  come  i 
pappagalli  :  Parlare  sen/.a  che  chi  parla  sappia 
egli  medesimo  quel  che  si  dica;  Anfanare,  Cia- 
ramellare, Abbajare. 

Pappafig'o  s.  m.  Pappafico.  T.  mar.  La  più 
alla  delle  tre  parti  che  formano  l'altezza  del- 
l'alberatura d'una  nave. 

Pappajéu.  s  m.  Cartoccino:  Piccolo  recipiente 
fatto  di  caria  ravvolta  in  forma  di  cono. 

PappamÒHclie  s.  ra.  Ragno  vagabondo,  e 
in  Fir.  Salterello.  T.  zool.  Aracnea  venntrix. 
Bellissima  specie  e  fra  tutte  le  altre  agilissima 
delle  Aracnidi,  che  non  fa  tela,  né  aspella  fissa 
nella  sua  dimora  la  preda,  ma  ne  va  in  traccia 
notte  e  giorno,  e  la  ghermisce  saltandole  sopra 
sii' improvviso. 

Pappardella  s.  f.  Passio;  Fogliaccio  scritto 
lungo  e  nojuso;  altrim.  Stampila,  Lungheria,  Lun- 
gbiera,  Lungàgnola. 


Pappata  s.  m.  Pappata,  Mangiala;  e  per  estens. 

Spanciala,  Scorpacciala. 
Pappe  s.  m.  Carta  :  Composto  per  lo  più   di 
cenci  macerali  in  acqua,  ridotto  in  foglia  sotti- 
lissima per  diversi  usi,  e  principalm.  di  scrivervi 
sopra  e  stamparvi. 

Il  Carta,  talvolta  usasi  per  Scrittura  d'obbligo  o 
pubblica  0  privala;  Memoria,  Titolo,  Documento: 
Fceve  fa  un  pappe;  Fatevi  rilasciare  una  caria. 

Il  —  E  talvolta  anche  nel  num.  del  più  per  Cer- 
tificati necessari  a  chi  viaggia,  ecc.  V.  Carta  nel 
i"  significato. 

—  a  due  teje;  Carta  a  filone.  T.  cart.  Quella,  in 
cui  rimangono  visìbili  i  segni  dei  filoni  e  delle 
vergelle  delle  forme. 

—  d  macchina;  Carla  alla  macchina  ó  senza  fine: 
Quella  che  si  fabbrica  d'ogni  grande  voluta  lar- 
ghezza, ma  d'una  lunghezza  indeterminata,  me- 
diante un  meccanismo  mosso  dall'acqua  corrente 
0  dal  vapore. 

—  a  man  o  fcelo  a  man;  Carla  alla  forma,  cioè 
fabbricata  in  forme  manesche,  e  colle  stesse  di- 
mensioni che  debbono  conservare  i  foglj  negli 
usi  ordinarj. 

—  a  velèn;  Carla  velala,  e  in  alcune  provincie  con 
voce  frane.  Carla  velina.  T.  cari.  Specie  di  carta 
finissima  fatta  colle  forme  coperte  superiormente 
con  tela  0  velo  d'ottone;  riesce  lìscissima  e  senza 
impronta  di  vergelle. 

—  chi  spùa  ;  Carla  che  succia  o  suga  :  Carla,  sulla 
quale  non  si  può  scrivere  per  essere  senza  colla. 

—  con  colla;  Carla  incollata. 

—  corrente  ;  Carla  corrente  :  Carla  di  terza  qualità. 

—  da  fasciò;  Carla  da  invoglj. 

—  da  filtra;  Carla  emporetica  ,  Carla  da  feltrare. 

—  da  formaggice;  Fogliacci:  Quella  carta,  o  scritta 
0  stampata,  che  non  è  buona  ad  allr'uso,  che 
per  involgere  cacio,  salame  e  sira. 

—  da  quatlorze;  Carla  da  protocollo  o  da  1^  lib- 
bre (peso  della  risma).  T.  di  cartiera. 

—  da  60  He;  Realone  o  Carta  da  60  libbre  (peso 
della  risma).  T.  di  cartiera. 

—  de  segònda;  Carla  di  seconda,  cioè  di  seconda 
qualità.  T.  di  cartiera. 

—  de  strassa;  Carta  straccia:  Qualità  di  carta  cat- 
tiva e  senza  colla,  fatta  di  cenci  i  più  ordinarj 
0  d'ogni  fibra  vegetale,  che  non  è  acconcia  a 
scrivervi,  ma  si  a  fare  viluppi. 

—  fleto  0  fioretto;  Carla  fioretta:  Carta  di  prima 
qualità.  T.  di  cartiera. 

—  impejd  0  da  100  Ite;  Carla  imperiale  o  da 
cento  libbre  (peso  della  risma).  T.  di  cart. 

—  marmaesco;  Carla  marezzala  o  amarezzala:  Sorla 
di  carta  tinta  a  onde  con  fiele  di  bue,  da  una  banda 
sola,  e  serve  per  coprir  libri  o  altro. 

—  mezzun  o  da  30  He;  Carla  mezzana  o  da  trenta 
libbre  (peso  del'a  risma).  T.  di  cari. 

—  mollo;  Carta  dilegine:  Carla  floscia,  di  poco 
nervo,  facile  a  piegarsi. 

—  ordenàìo;  Carta  ordinaria  :  Carta  d' infima  qualità. 

—  protocollo  V.  sopra  Carta  da  quatlorze. 

—  rea  o,  da  50  Ite;  Carla  reale  o  da  cinquanta 
libbre  (peso  della  risma).  T.  di  cart. 

"  —  bastardo;  Carla  reale  bastarda:  Carla  alquanto 
più  piccola  della  reale,  e  del  peso  di  40  libbre 
la  risma.  T.  di  cart. 

—  rcalòn  V.  sopra  Carta  da  60  Ite. 

—  sensa  colla;  Carta  senza  colla. 


PAR 


PAR 


565 


—  smeriglióu;  Carta  da  brunire. 
S  Avel  I  pappe  netti  o  in  regola;  Esser  nello, 

figurai.  Non  aver  colpa. 
Il  —  1  pappe  brutti;  Aver   la  camicia  sudicia, 
figur.  vale  Esser  reo  o  complice  di  qualche  reato. 

i*a<ppea  s.  m.  Carlajo:  Colui  che  fabbrica  carta, 
^'ollsi  che  in  term.  di  cartiera  II  carlajo  nel 
dial.  chiamasi  Fabbricante,  e  Pappeà  II  lavo- 
rante di  cartiera. 

PAppétin  s.  m.  Carlicella,  Cartina,  Cartuccia, 
Cariuzza:  Pezzuolo  di  carta,  in  cui  sia  avvolto 
checchessia. 

Pappéto  V.  sopra  Pappètin. 

Pa.ppeta.xi  ....  Specie  di  zanzara  che  punge 
senza  ronzare, 
n  Pappataci,  si  dice  in  m.  b.  a  Chi   soffre  cose 
vituperevoli  e  tace,  perchè  mangia  o  ne  cava  il 
suo  comodo. 

Paracadute  s.  m.  Paracadute:  Macchina  o 
Siruro.  adottato  dagli  areonauti,  che  serve  per 
sostenersi  nelle  discese. 

Paracalli  s.  m.  Paracalli:  Anelletto  formato 
di  bambagia  e  coperto  nella  parte  inferiore  di 
taffetà,  il  quale,  applicalo  sulla  parte  dov'è  il 
callo,  serve  a  ripararlo  o  renderlo  men  doloroso 
nel  cammina'"e. 

Paracammiii  s.  m.  Paracamminello,  e  nel- 
l'uso tose.  Paravento  :  Quella  specie  di  quadro  o 
arnese  di  tela  dipinta  o  sim.,  con  cui  chiudesi 
stabilmente  l'apertura  o  bocca  del  camminetto 
che  guarda  nella  stanza,  allorché  non  vi  si  fa  fuoco. 

Paracàro  s.  m.  Paracarro,  e  in  Tose,  scherz. 
Pisciacani  :  Specie  dì  Pinoli  di  pietra,  piantati  a 
regolare  distanza  presso  i  margini  delle  strade 
ordinarie  fuor  di  città,  a  preservazione  di  essi 
contro  il  guasto  delle  ruote  de'  carri.  -  Pinoli, 
Quei  coloniiini  dì  pietra  che  si  mettono  all'in- 
torno delle  piazze  o  alle  porte  o  alle  cantonate 
de' palazzi,  affinchè  non  siano  danneggiati  dalle 
vetture. 

Para^enie  s.  m.  Paracenere:  Quella  parte  del 
cammineiio  che  serve  a  tener  raccolta  la  cenere. 

Paradda  s.  f.  Parata,  Mostra:  Comparsa  di 
soldati  in  arredo  per  far  onore  al  principe  od 
a  qualche  ragguardevole  personaggio  o  per  fe- 
steggiare qualche  giorno  solenne, 
w  Parata:  Voce  della  scherma,  ed  indica  L'azione 
colla  quale  si  oppone  il  ferro  a  quello  dell'av- 
versario che  assalta,  per  distogliere  il  colpo;  quindi 
Pursi  in  parata  vale  flettersi  in  atto  di  difesa. 

Paradiso  s.  m.  Paradiso:  Soggiorno  de' beati, 
chiamalo  dal  Dante  Beato  chiostro, 
n  Paradiso,  fi^.  Qualunque  luogo  ameno  e  delizioso. 

—  terrestre;  Paradiso  terrestre:  Il  luogo  delizioso 

dove  primamente  Iddio  collocò  Adamo  ed  Eva. 

$  Nd  se  péu  andd  in  paradiso  a  despèto  di  Santi 

V.  A  despèto. 
S  Oxello  de  paradiso;  Uccello  di  paradiso.  Delle 
penne  di  quest'uccello  si  fanno  pennacchi  de' più 
pregiati,  ed  ognuno  di  essi  è  formalo  dì  quasi 
intero  l'uccello. 

Paraeg-ua  V.  Pcegua. 

Parafa  v.  a.  Parafare:  Voce  d'uso  in  alcune 
farli  d'Italia:  Firmarsi  con  cifra  o  ghirigoro, 
ed  è  proprio  de'  Nolari  quando  appongono  la 
propria  firma  ai  loro  atti. 

Paraf^ng-o  s-  ^-  Parafango  :  Quel  cuojo  che 
cuopre  la  parte  davanti  d'an  calesse  o  altro  si- 


mil  legno,  per  difender  dal  fango  e  dalla  pioggia 
le  persone  che  vi  sono  dentro. 

Parafèug-o  s.  m.  Parafuoco  V.  Rràn. 

—  u  man;  Ventola:  Quel  parafuoco  a  mano,  per 
lo  più  di  cartone,  coperto  di  carta  tinta,  munito 
d'un  soltil  manichetlo  per  pararsi  il  fuoco  chi 
sta  presso  il  camminetto.  I  Veneziani  con  voce 
più  propria  lo  dicono  Paraviso. 

Parafrasa  v.  a.  Parafrasare  :  Ridurre  in 
parafrasi,  ossia  Spiegare  od  Interpretare  on  lesto 
in  termini  più  chiari  e  più  ampj. 

Pai-afulmine  s.  (.  Parafulmine:  Strum.  in- 
ventalo da  Franklin  per  difendere  gli  edifizj  dai 
fulmini;  altrim.  Palo  elettrico. 

Parag-ón.  s.  m.  Paragone,  Comparazione:  Con- 
fronto che  si  fa  d'una  cosa  con  un'altra  per  co- 
noscerne il  divario. 
S  Fd  paragón  V.  Paragona. 
S  In  paragón;  In  o  A  paragone.  Comparativamente; 

ed  in  forza  di  prepos.  A  confronto. 
S  Mcttise  0  Sta  a  paragón;  Sjltoporsi  al  paragone; 

e  talora  Stare  a  petto. 
§  Pria  dò  paragón;  Pietra  di  o  del  paragone,  o 
anche  Paragone  assointam.:  Sorta  di  pietra,  su 
cui  fregando  si  dà  prova  all'oro  o  all'argento  per 
distinguerne  la  qualità. 

Paragona  v.  a.  Paragonare:  Far  paragone. 
Comparare,  Confrontare  una  cosa  coli' altra. 
S  Puragondse  n.  p.  Paragonarsi  :  Porsi  a  paragone, 
a  confronto. 

Paràlixi  s.  f.  Paralisi  e  Paralisìa  :  Sorla  dì 
malattia,  nella  quale  alcuna  parte  del  corpo  perde 
il  spnsoo  il  moto,  e  talvolta  l'uno  e  l'altro  eziandio. 

Paralizza  v.  a.  Render  paralitico;  e  figurai. 
Render  vano,  inuli.e,  infruUuoso,  irrito,  inva- 
lido, nullo. 

Paraman  s.  m.  Manòpola,  e  nell'uso  anche 
Paramano  :  Quella  lista  trasversale ,  che  è  fini- 
mento rivoltalo  delle  maniche  in  tutti  i  vestili. 
Ove  il  Paramano  fosse  d'altro  colore  del  vestito, 
direbbesi  Mosireggiatura.  -  Sopraggirello ,  Una 
specie  dì  Mostreggialura  bianca  alle  maniche  di 
vestilo  nero  in  segno  di  bruno  grave  e  solenne. 

Paramento  s.  m.  Paramento:  Tutte  le  vesti 
che  dal  sacerdote  e  dagli  altri  ministri  della 
Chiesa  si  adoperano  nelle  funzioni  sacre;  fra  le 
altre  la  pianeta,  le  dalmatiche,  i  piviali,  ecc. 

Paramosclie  s.  m.  Scacciamosche  o  Cac- 
ciamosche  ed  anche  Rosta  a  mazza:  Tiuciolini 
di  legno  bianco  o  Listerelle  di  foglio  legate  in 
cima  di  soltil  mazza,  che  si  dimena  e  si  fa  sven- 
tolare sulla  mensa  per  cacciarne  le  mosche. 
"  Parainosche  o  Moscaiuola  da  mensa:  Specie  di 
coperchio  emisferico  od  ovale,  fatto  di  rete  me- 
tallica, il  quale  sovrapponesi  a  ciascun  piatto  di  vi- 
vanda servila  in  tavola  per  ripararla  dalle  mosche. 

Paranco  s.  m.  Paranco.  T.  mar.  Unione  di 
due  taglie  ad  uno  o  più  raggi  ordite  con  corde  e 
vette,  che  servono  a  formare  una  potenza  mec- 
canica 0  in  alcune  parti  delle  manovre  o  per 
innalzare  dei  pesi. 

Parangón  s.  m.  Parangone.  T.  sfamp.  Ca- 
rattere di  m<^zzo  tra  l' Ascendonica  e  il  Testo. 

Paransèlla  s.  f.  Paranzella.  T.  mar.  Na- 
vicella «on  vele  latine,  in  uso  snile  coste  del- 
l'Italia  meridionale,  e  specialmente  nel  Tirreno 
e  nell'Eolio. 

Para.pi^S'^a   s.  m.   Parapiglia  :  Sùbita   e 


566 


PAR 


PAR 


nomerosa  confasione  di  persone;  Disordine,  Tu- 
multo, Tafferuglio,  Chiassala,  Trambusto  e  ^im. 

I*ai:*ascito  s.  m.  Parasite  e  Parassito:  Colui 
che  mangia  il  più  spesso  che  può  alla  mensa 
altrui;  alirim.  Beccapranzi,  Cavaiier  del  dente. 

Parasó  s.  m.  Parasole,  Ombrellino:  Arnese 
come  l'ombrella  fpceguaj,  ma  alquanto  piiì  pic- 
colo e  più  leggero,  che  portano  le  signore  per 
pararsi  il  sole. 

I*a,i:a,txe  s,  f.  plur.  Paratìe.  T.  mar.  Separa- 
zione di  tavole  o  di  tela  a  poppa  o  a  prua  sotto 
coperta  per  riporvi  i  cordami  e  simili  arredi,  o 
per  comodo  de'  marinaj. 

I*arolietto  s.  ra.  Palchetto  e  Palco:  Nome 
di  ciascuno  di  Quegli  stanzini  o  logge  a  più  or- 
dini d'un  teatro,  ne' quali  si  stanuo  a  veder  gli 
spettacoli. 

Parco  s.  m.  Palco  :  Tavolato  posticcio  per 
islarvi  sopra  a  vedere  gli  spettacoli  o  altro. 

—  da  Coronn-a  o  dò  Re;  Palco  reale:  11  maggior 
palco  de'  teatri,  Il  palco  regio  che  per  solito  sta 
di  fronte  al  palco  scenico. 

—  scènico;  Scena,  Palco  scenico  :  La  parte  del  teatro, 
dove  gli  attori  agiscono  dinanzi  al  pubblico. 

I*ar*eritela  s.  f.  Parentela,  Parentado,  antic. 
Parentaggio:  Stirpe  o  Legnaggio;  Congiunzione 
'  per  consanguinità  o  per  affinità. 
M  Parentado,  per  Nome  collettivo  di  Tutti  i  parenti. 

Pai*ig'iuii-a  s.  m.  Parigéno.  T.  stamp.  Un 
de'  più  piccoli  caratteri  da  stampa ,  il  quale  è 
minore  di  un  punto  del  Nomparìglia. 

I*aKÌ8séua  s.  f.  Cinciallegra,  Cingallegra,  a 
Fir.  Cincinpòlola,  a  Siena  Cingallina  e  Perlonza. 
T.  ornit.  Puras  major.  Uccello  del  genere  delle 
Cince,  che  ha  il  becco  nero,  l'iride  nera;  pileo, 
collo,  parte  media  del  petto  e  dell'adome,  d'un 
bel  color  nero  lucido,  leggermente  cangiante  in 
violetto;  regione  dell'orecchio,  di  color  bianco 
purissimo;  nuca  bianca,  cervice  giallastra;  penne 
del  dorso  e  scapolari,  verde-olivastre;  groppone 
cenerino  con  qualche  sfumatura  verdiccia;  lati 
del  petto,  fianchi  e  lati  dell'addome,  d'un  bel 
color  giallo;  remiganti  bruno-cenerine,  un  poco 
tendenti  al  celestognolo,  col  margine  più  chiaro; 
penne  del  sopraccoda,  cenerino-celestognole.  La 
femmina  ha  i  colori  m?no  vivaci.  É  uccello  co- 
munissimo in  tutti  i  siti  e  in  tutte  le  stagioni. 
Annida  nei  fori  de' vecchi  alberi;  è  molto  pre- 
coce nella  propagazione.  Si  pasce  d'aragni,  e  se 
nna  persona  ha  l'inavvertenza  di  lasciare  sulla 
finestra  una  caciaola  (formaggetta),  è  sicura  di 
farne  parte  alle  cinciallegre  delle  vicinanze. 

Parissoin.  s.  m.  Cinciallegra  minore.  T.  orn. 
Parus  ater.  Uccello  del  medesimo  genere  che 
l'antecedente.  Ha  il  becco  nero;  cervice,  gola, 
gozzo  e  petto,  dì  color  nero  tendente  al  violetto; 
le  tempie  e  le  gote,  bianche;  una  larga  macchia 
bianca  sulla  cervice;  le  parti  inferiori,  bianco- 
sùdice;  i  piedi  nero-violetti.  La  femmina  diffe- 
risce dal  maschio  solo  per  aver  la  macchia  nera 
del  gozzo  e  le  bianche  dei  Iati  del  collo  meno 
estese.  Annida  ne' fori  degli  alberi  nelle  selve  di 
faggi  delle  alle  montagne;  alquanto  raro. 

—  c6a  lunga;  Codibùgnolo,  a  Pisa  Cincia  codone, 
a  Siena  Paglianculo,  Codilungo.  T.  ornit.  Partis 
eaudalus.  Uccello  dello  stesso  genere  del  primo, 
e  della  famiglia  de' Codoni.  Ha  il  becco  nero; 
ie  penne  del  plico,  della  gola,  del  gozzo  e  del- 


l'addome, color  bianco  sùdice,  debolmente  mac- 
chiato di  scuriccio;  le  tempie  color  del  pileo, 
ma  striale  di  nerastro;  nuca  e  lati  del  collo,  neri; 
schiena  e  scapolari,  color  cenerino-piombato,  con 
qualche  macchia  ameiislina;  groppone,  fianchi  e 
sottocoda,  color  amelistino-carnicino;  cuopritrici 
dell'ali,  nere;  piedi  neri.  Annida  ne' nostri  monti; 
ne' rigidi  inverni  discende  negli  oliveti  verso  il 
mare.  É  piuttosto  raro. 
Parità©  s.  f.  Parità:  Egualità,  Relazione  Ira 
due  cose  pari. 

Il  Parità,  per  Paragone  :  0  l'ha  portóu  ùnn-a  pa- 
rifce;  Addusse  una  parità. 
Parla  s,  m.  Parlare:  L'atto   di   parlare  e  La 
parola  stossa.  Nel  plur.  dicesi  I  parlari. 

S  Ése  do  dui  puri(s;  Esser  di  due  lingue,  dicesi 
figurai,  di  Chi  parla  ora  in  un  modo,  ora  in 
un  altro. 
Parla  v.  n.  Parlare,  Favellare:  Profferir  parole, 
Jlanifeslare  ad  alcuno  i  concetti  dell'animo  me- 
diante le  parole. 

Il  Parlare,  vale  anche  Manifestare  i  proprj  pensieri 
in  iscritto:  0  me  parlava  in  ta  lettera  de  certe 
cose  che  aoa  nò  me  sovvegnan ;  Ei  mi  parlava 
nella  lettera  di  certe  cose,  che  ora  non  ricordo. 

Il  —  Dicesi  figurai,  di  Qualunque  cosa  chf  ha  o 
sembra  avere  una  specie  di  lingua  :  A  l'è  ùnn-a 
statua  ch'a  parla;  É  una  statua  che  paria. 

Il  —  Talvolta  per  Trattare:  De  cose  ò  parla  sto 
libbra  ?  Di  che  parla  questo  libro? 

'I  —  Usasi  talora  anche  atliv.  :  0  parla  molto 
ben  a  linijua  tedesca;  Egli  paria  assai  bene  la 
lingua  tedesca. 

—  a  bocca;  Parlar  a  bocca  o  a  viva  voce,  vale 
Parlar  di  presenza. 

—  a  bracce,  abbrettio,  a  caxo  ;  Favellar  a  caso 
0  a  casaccio,  a  fata,  al  bacchio,  a  bandiera,  a 
vanvera,  a  gangheri,  alla  burchia,  alla  carlona: 
Parlar  senza  considerazione.  Dirla  com'ella  viene 
e  non  pensare  a  quello  che  si  favella. 

—  adaxo  e  poco;  Parlar  a  miccino,  a  spillozzico, 
a  spicchio,  e  iu  m.  b.  Parlar  cacatamente:  Fa- 
vellar adagio  e  quasi  a  scosse. 

—  a  mùagia  o  co-a  mùagia;  Predicare  a' porri  o 
tra'  porri.  Dire  al  muro,  metaf.  vale  Favellar  a 
chi  non  intende  o  s'infinge  di  non  intendere. 

—  a  quattr'éuggi  ;  Parlar  a  quattr'occhi ,  cioè  da 
solo  a  solo,  segretamente. 

—  a  stramesci  o  camme  e  prie  da  batte  o  lùmme 
V.  A  stramesci. 

—  a  tocchelti;  Favellar  rotto,  cincischiato,  adden- 
tellato, smozzicato,  vale  Parlar  a  pezzi. 

—  ben;  Parlar  bene,  cioè  pulilamenle,  ornatamente. 

—  ciceo,  Parla  ciceo  e  netto  V.  Ciwo  avv. 

—  ciannin  \.  sotto  Parla  sdltovSxe. 

—  co-a  bocca  streita  V.  Bócca. 

—  co-a  foddra;  Battologizzare,  Usar  battologia:  Ri- 
petere alla  fine  la  prima  o  le  due  prime  parole 
già  dette:  T'ho  dito  che  ti  stagghi  savio,  t'ho 
dito;  T'ho  detto  di  star  cheto,  t'ho  detto. 

—  co-e  moen;  Favellar  colle  mani,  figurat.  vale 
Dare,  Battere,  Percuotere. 

—  comme  i  pappagalli  V.  Pappagallo. 

—  cómme  un  dottò;  Parlar  cujusso,  Salamistrare, 
Favellare  in  sul  quamquam. 

—  camme  un  libbra  stampòu;  Parlare  come  OD 
libro  stampato  :  Parlar  saggiamente  e  appuntato. 

—  con  bella  mané'a;  Parlar  in  bel  modo. 


PAR 


PAR 


567 


—  con  gravilce  ;  Parlar  in  sol  grave  o  con  gravila, 
Favellare  in  sul  quamquam,  Prosare.  i 

—  da  arraggióu  V.  sollo  Parlò  riscntto. 

—  d'atro;  Entrar  in  altro,  vale  .Muiar  ragionamento, 

—  da  bòli  V.  sollo  Parla  in  sciò  serio. 

—  da  lo;  Parlare  da  per  sé  o  seco:  Parlare  da 
sé  senza  dirigere  ad  alcuno  il  discorso. 

—  da  matto  o  da  imbricego;  Anfanare  a  secco, 
Aprir  la  Locca  e  sofiBare,  Bociar  in  fallo,  Parlar 
senza  considerazione,  Cicalare  da  briaco  senza 
aver  bealo. 

—  da  omino;  Parlar  assennalamenle. 

—  difficile;  Favellar  in  gramatica  o  in  gramuffa, 
vaie  Parlar  quasi  in  modo  da  non  voler  essere 
inleso  allro  cbe  da  genie  dolta;  e  talora  Parlar 
elegante,  studialo,  in  punta  di  forchetta. 

—  d'ùnn~a  cosa  o  persònn-a;  Parlar  d"una  cosa  o 
d'una  persona,  vale  Ragionare,  Tener  discorso 
intorno  ad  una  cosa  o  persona. 

—  féua  de  propoxito;  Annestar  in  sul  secco,  figur. 
vale  Favellar  a  sproposito  o  fuor  di  proposito. 

—  féua  di  denti;  Dir  checchessia  fuor  dei  denti 
V.  Dente. 

—  fraticeise,  ingleise,  tedesco^  ecc.;  Parlar  fran- 
cese, inglese,  tedesco,  ecc.,  vale  Parlar  la  lingua 
del  popolo  francese,  inglese,  tedesco,  ecc. 

—  franco;  Parlar  a  sicurtà.  Parlar  con  franchezza. 

—  in  punta  de  forchetta;  Parlar  in  pania  di  for- 
chetta V.  Forchetta. 

—  in  sciò  serio  ;  Dire  o  Favellare  in  sul  sodo.  Dir 
da  senno,  cioè  daddovero,  contr,  di  da  scherzo. 

—  in  ti  oige  ;  Favellar  all'orecchio.  Dir  pianamente 
all'orecchio. 

—  latin  cómtne  ùnn-a  vacca  spagnolla  V.  Latin. 

—  md ;  Parlar  laido  o  sihifoso  :  Parlar  contro 
l'onestà  del  costume,  Essere  sboccalo. 

—  md  d'ùnn-a  persònn-a;  Tagliar  le  legna  ad- 
dosso altrui ,  Sonar  le  tabelle  o  le  campanelle 
dietro  ad  alcano,  Cardarlo,  Cardeggiarlo. 

—  pe  aveì  a  lengua  in  bócca  V.  Bócca. 

—  risenlìo;  Parlar  risentilo.  Parlar  forte,  Dirla  fuor 
fuori,  vale  Parlar  con  risentimento. 

—  risei vóu;  Parlar  riserbato,  cioè  circospetto  e 
cautamente. 

—  sbòccóu;  Parlare  sboccalo,  Esser  largo  di  bocca, 
vale  Parlare  senza  riguardo  e  rispetto. 

—  sccetto  ;  Parlar  alla  libera ,  vale  Dire  la  cosa 
come  sta. 

—  sens'avet  riguardo  a  nisciùn;  Dar  nel  fango 
come  nella  mota:  Favellar  senza  distinzione  e 
senza  riguardo,  così  degli  uomini  grandi  come 
de'  piccoli. 

—  iSttovòxe;  Parlar  sottovoce.  Parlar  basso  o  piano 
0  sotl'eco,  vale  Parlare  con  voce  bassa,  sommessa. 

—  unn-a  lengua  de  pésta;  Cianciugliare,  Ciangot- 
tare una  lingua,  vale  Parlarla  malam<'nle 

—  zer'jo;  Parlar  in  gergo  o  gergone,  Parlar  furbesco, 
vale  Parlare  oscuramente  in  guisa  cbe  non  s'in- 
tenda se  non  fra  quelli  cbe  son  convenuti  fra  loro. 

**S  ^'*'  po'"'»  d^  mi  derré  a-e  mas  spalle,  parla 
co  mce  cu;  Chi  mi  dice  mal  di  dietro,  me  lo 
dice  al  culo.  Modo  basso  di  chiaro  signiGcato. 

S  Con  chi  parlo?  A  chi  dich'io?  Parlo  io  al  vento? 
Intendete  il  parlar  volgare  ?  Dico  a  le  sai  ?  Ma- 
niere che  si  usano  specialm.  co'  fanciulli  allor- 
quando non  obbediscon  ai  nostri  ordini  alla  prima. 

%  È  mùagie  parlan  V.  Màagia. 

%  Fa  farla  de  lo;  Far  parlare  di  sé,  vale  Dar 


occasione  cb'e'si  parli  di  sé,  e  pigliasi  per  Io 
Io  più  in  mala  parte. 

S  f  fijS'^^  dévan  parla  quando  e  gallinn-e  pi- 
sciali V.  Ftggièu. 

%  L'è  cómme  parla  co-a  mùagia  V.  Màagia. 

S  Moralmente  parlando  m.  avv.  Di  ragione,  Se- 
condo ragione. 

S  A'ò  ne  parlemmo  citi;  Non  se  ne  parli  pili, 
Metiavìsi  il  pie  su  per  sempre,  Sia  dimenticato. 

S  Nò  ne  voet  senti  parla;  Non  volerne  intender 
sonata  o  Non  ne  voler  saper  bricia. 

S  Nò  parla  a  cuxo  ;  Non  parlare  al  bacohio.  Parlar 
nnn  sine  qnare,  Parlar  non  senza  ragione. 

S  Nò  parla  con  un;  Non  favellar  ad  uno,  vale 
Esser  adiralo  secolai. 

S  O  non  ha  purlóu  con  sórdi;  E' non  l'ha  detto 
a  sordi  0  a  sordo  V.  S'ardo. 

S  0  parla  perchè  ò  l'ha  ò  scióu;  E'  favella  come 
i  pappagalli. 

S  Parldse  n.  p.  Parlarsi  vicendevolmente,  cioè 
l'uno  coH'altro. 

w  —  in  ta  góa  V.  Góa. 

n   —  in  ti  denti  V.  Dente. 

«   —  in  tó  naso  V.  Naso. 

S  Parlemmo  d'éuve  che  l'è  chi  Pasqua;  Ragio- 
niamo d'Orlando  o  della  madre  d  O^'lando,  dicesi 
Quando  le  cose,  delle  quali  si  parla,  non  ci  pia- 
ciono  0  sono  pericolose,  però  desideriamo  che 
si  muti  ragionamento. 

S  Parli  me  da  crestian;  Parlami  cristiano,  cioè 
nella  mia  lingua  se  vuoi  ch'io  l'intenda. 

S  Parlo  a  ti,  s^uxoa,  perché  ti  m'intendi,  néiM 
V.  Néua. 

g  Parlo  miga  tedesca  f  Parlo  io  tedesco  ?  Favello 
io  greco?  dicesi  Quando  altri  non  ci  dà  retta 
0  tìnge  di  non  intendere. 

§  Questo  sci  ch'ó  se  damma  parla  !  Questo  è 
parlare  da  nomo  di  garbo! 

§  Se  n'é  parlóu  dappertutto  ;  Ne  fu  an  gran  dire 
0  Ne  fu  un  dire  per  ogni  dove. 

S  Tale  quale  parlai  voi,  parlo  mi;  A  botta,  ri- 
sposta. 
I*ai*lameiitaio  s.  m.  Parlamentario:  Colai 
che   va   a  parlamentare.   Nome   dato  a'  nostri 
tempi  a  Quel  messaggero  militare  che  sotto  pub- 
blica fede  viene  inviato  da'  suoi  capi  ai  capi  della 
parte  avversaria  per  proporre,  traiiare  o  fermare 
qualche  patto  o  accordo  fra  le  due  parli. 
Parlata,  s.  f.  Parlala,  Discorso. 
—  da  solo;  Soliloquio:  Parlala  che  uno  fa  da  sé 

solo;  allrim.  con  v.  gr.  3Ionologo. 
Parlato  s.  m  Parlatore,  Parladore  :  Chi  parla 

mollo;  ed  anche  per  Dicitore,  Oratore. 
Parlatolo  s.  m.  Parlatorio:  Luogo  dove  si 

favella  alle  monache,  a'  carcerali  od  altri. 
Parli  (Fd  parli  d'ùnn-a  cosa  o  d'ùnn-a  per- 

sónn-aj  V.  Fd. 
Parma  s.  f.  Pa'ma.  T.  boi.  Phoenix  dac/yli- 
fera.  Pianta  che  ha  il  tronco  allo  anco  1 3  brac- 
cia e  pili,  coperto  di  squame,  avanzi  delle  foglie 
antiche  già  cadute,  con  un  ampio  fascio  di  foglie 
nella  sommità,  le  quali  sono  della  lunghezza  di 
cinque  braccia  per  lo  meno,  pennate,  con  molte 
foglioline  spadiformi,  acute,  ripiegate,  i  flori  a 
pannocchia,  piccoli,  sessili.  È  indigena  dì  ter- 
reni sabbionosi  dei  climi  caldi,  come  nella  Spagna, 
nel  Levante,  nelle  Indie  Orientali,  ecc. 

n  Palma,  si  prende  anche  per  Vittoria,  Onere  o 


568 


PAR 


PAR 


Gloria  guadagnala  in  bene  operare,  perchè  le  sue 
foglie  davansi  aiiticam.  a'  vincitori  in  segno  di 
vittoria  e  d'onore:  Chi  ha  avùo  a  parmu  ?  Chi 
riportò  la  palma? 
S  Porta  un  in  parma  de  man  V.  Man. 

rarmé  s.  m.  Palmizio:  Ramo  dj  palma  lavo- 
rato, ossia  Lavoro  fallo  di  foglie  di  palma  va- 
riamente intrecciale,  che  si  benedice  la  Domenica 
dell'Ulivo,  e  si  tiene  per  devozione  appeso  ac- 
canto al  letto  0  altrove. 

Pa;j:*iiièlla>  s.  f.  Scaramella.  T.  pellaj.  Slrum. 
di  legno  o  di  metallo,  lungo  circa  un  piede  e 
largo  sei  pollici,  piano  da  una  parte  e  riiondo 

*  dall'altra,  traversalo  nella  sua  superficie  rotonda, 
nella  sua  lunghezza,  da  scanalature  parallele, 
che  formano  una  specie  di  denti  lunghi,  e  guer- 
nito  nella  sua  parte  piatta  da  una  manizza  di 
cuojo.  Se  ne  servono  i  pellaj  per  dar  la  granitura 
alle  pelli. 

Pa,i*ixi8ea<  s.  f.  Cavo.  T.  mar.  Fune  che  lega 
il  battello  a  terra. 
S  Accianld  in  scià  parmosa  V.  Acciantà. 

I*a.mio  s.  m.  Palmo:  Spazio  di  quanto  si  può 
distendere  la  mano  dall'eslremilà  del  dito  grosso 
a  quella  del  mìgnolo;  Spanna. 
S  /  ommi  no  se  mezùan  a  parmi  V.  Ommo. 

Pa<x*iiiùsso  da>  )u.a>ix;  La  palma  della 
mano  vicina  al  nodello. 

I*a,rolla  s.  f.  Parola  :  Voce  articolata  d'una  o 
piiì  sillabe  che  esprime  un  concello;  Voce,  Vo- 
cabolo, Verbo,  Dizione,  poel.  Accento. 
M  Parola,  per  La  facollà  naturale  di  parlare,  Loquela. 
n  —  per  Nome ,  Jlolto  che  si  dà  negli  eserciti  per 
.    riconoscersi  V.  Santo. 

'  Il  —  per  Molto  o  Risposta  :  Unn-a  sola  parolla 
ch'ó  me  digghe  ecc.;  Una  sola  parola  ch'egli  mi 
dica  ecc. 
n  —  per  Fede:    Ve  B  zùo  in  scià  mce  parolla; 

Ve  lo  giuro  sulla  mia  parola, 
w  —  per  Promessa  :  G'hò  desto  parolla  ;  Gli  diedi 
parola. 

—  da  n5  fidsene;  Parola  da  non  se  ne  fidare,  poco 
attendibile,  da  non  se  la  veder  mantenuta. 

—  de  Dio;  Parola  di  Dio,  divina  e  sim.,  si  dicono 
I  discorsi,  Le  prediche  che  si  fanno  per  ispiegare 
la  Sacra  Scrittura. 

—  d'onó,  da  Rè,  ecc.;  Parola  d'onore.  Parola  da 
Re  e  sim.,  vale  Parola  da  osservarsi  senz'alcuna 
eccezione. 

—  pe  parolla;  Parola  per  parola,  A  parola  a  pa- 
rola, vale  Una  parola  dopo  l'altra;  e  parlandosi 
di  tradizioni,  significa  Secondo  il  senso  di  cia- 
scuna parola. 

—  pnnzente;  Parola,  Motto  pungente. 

S  Purolle  !  Parole  t  A  modo  d'inlerjez.  lo  slesso 
che  Ciance! 

t»  —  affetloe  ;  Parole  affetlale,  appuntale,  ricercale. 

n  —  inscie;  Parole  gonfie,  ampollose,  sesquipedali. 
Parolone. 

«I  —  inùtili;  Parole  oziose,  vane,  inutili. 

»  —  rótte;  Parole  rotte,  addentellale,  cioè  inter- 
rotte e  non  continuale. 

n  —  tronche  ;  Parole  tronche,  cioè  non  del  tulio 
intelligibili. 

n  —  lurchinn-e;  Parole  turchine:  Parole  segrete 
che  abbiano  grandissima  cfiìcacia  e  viriù;  e  suoi 
dirsi  ordinariamente  quando  vogliamo  per  burla 
parlare  d'incanlesimi  o  di  prodigi,  ecc. 


%  Abbrevia  e  parolle;  Abbreviar  le  parole,  Recar 
le  molle  parole  in  una,  Conchiudere  il  discorso. 

g  Ammassa  e  parolle;  Ammazzar  le  parole,  vale 
Non  terminar  di  profferirle. 

§  A  ndd  in  scià  parolla  d'ùnn-a  persònn-a  ;  An- 
dar sopra  la  parola  d'alcuno,  vale  Assicurarsi  sotto 
l'altrui  fede  di  non  dover  essere  offeso,  Fidarsi 
sopra  la  promessa. 

§  Arranca  e  parolle  co  tirabùsciòn  ;  Cavar  di 
bocca  le  parole  colle  tanaglie. 

%  Ascàddsc  de  parolle;  Riscaldarsi  di  parole,  vale 
Venir  a  parole. 

S  AsscB  parolle  e  pachi  fasti  V.  Faito  s.  m. 

g  Altuccdse  a-e  parolle;  Pigliar  in  parole  o  sim., 
vale  Attaccarsi  a  una  parola  del  parlar  d'alcuno, 
stravolgendo  il  senso  di  sua  intenzione,  o  abu- 
sandosi indiscretamente  dell'altrui  sincero  e  di- 
screto discorso  per  tenerlo  obbligalo. 

§  Avuì  de  parolle  con  un;  Aver  parole  con  al- 
cuno, vale  Contender  seco. 

S  Bónn-e  parolle  e  mcje  nisse  nò  rompan  a 
testa  a  nisciùn  V.  Mei. 

%  Caccia  via  e  parolle;  Perder  le  parole,.  Celiar 
le  parole  al  vento  e  Gettarle  assolulam.,  vagliono 
Parlare  invano. 

%  Con  de  belle  parolle  ;  Cm  belle  parole,  vale  Con 
parole  lusinghiere,  Bellamente,  Ingannevolmente. 

%  Dà  de  purolle  o  de  bónn-e  parolle;  Dar  parole. 
Dar  ciance.  Pascer  di  paro'e,  vagliono  Non  ve- 
nire a'  falli,  Discorrere  per  non  attenere. 

S  Dà  parolla  o  a  so  parolla;  Dar  parola  o  la 
sua  parola,  vale  Obbligare,  Promettere  con  sicu- 
rezza di  fare. 

§  Dì  dice  parolle  ;  Far  quallro  parole,  vale  Fare 
un  breve  discorso. 

§  Dìse  de  cattive  parolle;  Proverbiarsi,  Ingiuriarsi: 
Dirsi  villanie  o  parole  torte. 

%  E  parolle  non  ìmpan  a  pausa;  Le  parole  non 
empiono  il  corpo  V.  Pausa. 

%  Èse  citi  de  parolle  che  de  (ceti;  Esser  pili  di 
parole  che  di  falli,  si  dicp  di  Chi  molto  discorre 
e  opera  poco;  Assai  pampani  e  pocuva. 

%  Èse  de  parolla;  Esser  |;li  parola,  vale  Mantener 
la  promessa. 

%  Fa  parolle  o  de  parolle;  Venir  a  parole,  vale 
Venir  a  rissa,  a  conlesa  di  parole. 

ti  —  parolla  *d' ùnn-a  cosa;  Far  parola  d'una 
cosa,  vale  Trattarne,  Discorrerne  brevemente. 

%  Giuscià  e  parolle  ;  Biasciar  le  parole,  vale  Ten- 
tennare a  profferirle. 

§  /  fwti  sòn  muscci  e  e  parolle  són  femmine  ; 
I  falli  sono  maschi  e  le  parole  femm  ne  V.  FwJo. 

§  hnbroggià  un  con  de  parolle;  Menar  per  parole 
0  con  parole,  vale  Aggirare,  Indurre  altrui  nella 
propria  opinione. 

§  Inàirissà  a  parolla  a  ùnn'U  persònn-a;  Ri- 
volger la  parola  a  uno,  cioè  il  discorso. 

%  In  parolle  ;  A  parole,  A  voce,  si  suol  dire  a  Uno 
che  millanta  per  significare  Che  a'  falli  non  riu- 
scirebbe. 

S  ìnvexendd  de  parolle;  Stordire  con  parole,  vale 
Far  rimanere  sbalordito  a  forza  di  parole. 

S  Manca  de  parolla;  Mancar  di  o  della  parola, 
Venir  meno  della  parola,  vale  Non  attener  la 
promessa. 

%  Mancato  de  parolla;  Mancalor  di  fede,  della 
promessa,  della  parola. 

S  Mangiate  a  parolla;  Sdire,  Disdire. 


PAR 


PAR 


«  —  e  parolle;  Mangiarsi  le  parole  V.  Mangia. 

S  Mette  in  bócca  e  purulle  V.  Mette. 

»  —  ùnn-a paratia  in  ben;  Interporsi  per  lo  Itfne, 

Frammellersi,  Intercedere. 
%  Moi  a  parulla  in  bócca  ;  Morir  la   parola   ira 
i  denti,  si  dice  di  Chi  o  per  timidità  o  per  igno- 
ranza non  sa  comiDciare  o  terminare  il  discorso 
cominciato. 
S  iVó  di  ùnn-a  parolla  o  ùnn-a  mesa  paratia; 
Non  dire  ana  parola  o  una  mezza  parola,  vale 
Non  fiatare,  Non  aprir  bocca. 
S  Nò  fa  purolla  d'ii/m-a  cosa;  Non  batter  parola 

di  checchpssia,  vale  Non  dirne  nulla. 
S  N6  mantegni  a  parolla;  Non  mantener  la  pa- 
rola, la  promessa. 
S  A'ó  savci  di  due  parolle  in  cròxe;  Non  saper 
accozzar  due  parole. 

S  A'5  stimma  ninte  a  paratia;  Far  delle  parole 
fango,  \ale  Non  attener  la  promessa. 

S  Omino  de  parolla;  Uomo  di  sua  parola  V.  Ommo. 

S  l'ussà  a  parvità;  Fassar  la  parola,  Pur  parte- 
cipe; ed  anche  Dar  lingua,  Dare  o  Mettere  voce 
di  checchessia. 

n  Passar  la  parola,  in  lerm.  milit.  Far  sapere  un 
ordine  del  comandante  supremo  a  tutto  l'esercito 
con  dirla  s"ecessivamenle  l'uno  all'altro  senza 
rumor  di  voci  o  mutar  posto. 

n  —  ùnn-a  purolla  pe  ùnn-a  persónn-a;  S\)('li<ier 
parole  per  alcuno,  vale  Parlare  in  prò  di  lui. 

S  Pesa  e  paratie;  Pesare,  Misurare  le  parole, 
Parlare  per  filo  della  sinopia.  Parlare  a  punto, 
vagliono  Parlare  con  gran  cautela. 

S  Piggid  a  parolla;  Pigliar  la  parola,  si  usa  in 
sentimento  di  Rispondere  o  Dire  il  proprio  pa- 
rere in  un'assemblea  dopo  che  altri  si  è  taciuto. 

Il  —  e  paratie  in  bócca  a  ùnn-a  persónn-a  ;  Pen- 
dere dal  viso  0  dalla  bocca  d'alcuno,  vale  Slare 
attento  ai  movimenti  o  al  parlare  d'alcuno. 

«  —  in  parolla;  Prender  in  parola,  vale  Fissar 
nn  negozio  sulla  parola  altrui. 

S  Piggirìse  de  paratie;  Prgliar  parole  Y.  sopra 
Fd  parolle  0  de  parolle. 

%  Pronunzia  ben  e  parolle;  .Articolare,  Scolpir  le 
parole,  vale  Pronunziarle  distintamente. 

S  Qucstión  de  parolle;  Questione  di  parole  o  slm., 
si  dice  di  Controversia  o  d'altro,  che  solo  con- 
siste nella  formalità  delle  parole  e  non  nella 
sostanza  del  negozio. 

S  Schiva  e  paratie;  Fuggir  le  parole,  vale  Scansar 
d'abboccarsi,  di  ragionare  o  di  coniendere. 

S  Spende  a  parolla  d'un;  Spacciar  la  parola  d'al- 
cuno: Parlare  o  Promettere  a  prò  d'alcuno. 

S  Tutte  belle  parolle;  Tutte  caccabaldole,  Tutta 
soja,  Tutto  lecchPt!o  o  lecchetlino,  Tutte  cacherie. 
Tutte  parole  lisciate,  melate,  leccdle,  ecc. 

S  Tutte  e  purolle  no  véuan  o  nò  nurilan  risposta  ; 
Ogni  parola  non  vuole  risposta,  cioè  Non  bisogna 
tener  conto  o  levarsi  in  collera  d'ogni  minima 
cosa  che  li  sia  detta. 

S  Unn-a  parolla;  Una  parola,  suol  dirsi  cosi  elil- 
licamente  ad  alcuno  invece  di  Ascoltale  alcuna 
cosa  ch'io  voglio  dirvi  e  sim. 

S  Unn-a  paratia  a  tia  l'atra;  Una  parola  lira 
l'altra,  vale  che  II  discorrere  fa  discorrere;  ma 
si  dice  p  ù  propriam.  del  Proverbiarsi  con  in- 
giurie scambievoli. 

S  Zùgd  in  scià  parolla:  Giocar  sulla  parola,  cioè 
sulla  fede. 


P*arolletta,  V.  appresso  Parollinn-a. 
I*a,rolliiin.-a  s.  f.  Parolina,  Parolelta,  Pa- 

roluccia,  Paroiuzza.  Dim.  di  Parola. 
I*a,roù.  s.  m.  Parone.  T.  peitign.  Slrnm.  a  due 

taglj  e  due  manichi  per  disgrossar  le  ossa  e  le 

corna  da  fare  i  pettini. 
Pax'pa.g'js^iéua,  s.  f.  Parpajola:  Antica  moneta 

genovese  che  valeva  due  soldi.  . 
§  Dà  ò  resto  da  parpaggiéua;  Dar  ad  alcuno  il 

resto  0  il  suo  resto.  Dare  il  resto  del  carlino, 

figurai,  vale  Cantar  la  zolfa,  Dare  una  gridata, 

un  rabbi^ffo  ad  alcuno. 
I*arpagj"g"ióii  s.  m.  Farfallone,  Papilione, 

aiilic.  Parpaglione:  Con   questa   denominazione 

generica  s' indicano  Tutte  le  specie  di  farfalle  e 

di  falene,  purché  grandi. 

—  da  mùà;  Grappa  o  Chiodo  a  zampa:  Sorla  di 
Chiodo,  che  nella  parte  della  capocchia  è  stiac- 
ciato a  forma  di  zampa  ovv.  a  triangolo,  con 
coda  dall'un  degli  angoli,  che  si  conficca  nelle 
muraglie,  e  serve  a  tener  fissi  scaffali,  guarda- 
robe  e  simili. 

Parpella  s.  f.  Palpebra,  anlic.  Palpebro:  La 
pelle  eh'  copre  l'occhio. 

—  dò  scòpetlo;  Bottone:  Risallo  che  limila  l'en- 
trata del  còd  Io  dello  scalpello  nel  manico. 

S  Orli  de  par  pel  te;  N<'pitelli. 

S  Pei  de  purpelte;  Làppole:  I  peli  che  sono  sugli 

orli   delle   palpebre.  Voce  comune  a  Lucca,  a 

Pistoja  ed  altrove. 
IParpella  v.  n.  Battere  gli  occhi,  dicesi  Quello 

spesso    percuotere   delle   palpebre   che  si  fa  in 

serrarli  od  aprirli, 
n  Bollicare,  Sobbollire,  Grillare:  Bollir  leggermente, 

Levar  un  bollorino. 
I»  Brillare,  dicesi  dellUccelIo  quando,  non  volendo 

volare  a  dilungo,  ma  reggersi  fermo  sulle  ali, 

le  muove  frequentissimamente. 
S  A'ò  parpelld;  Non  batter  occhio,  Non  muover 

ciglio. 
Parpelletta  s.  f.  Farfallina,  Farfalletla,  Far- 
fallino. Dimin.  di  Farfalla. 
Parroclvetto  s.  f.  Parochetto.  T.  mar.  L'al- 
bero della  gabbia  di  trinchetto,  ed  anche  La  vela 

che  si  adatta  allo  slesso. 
JE*ar*r*occli.ian  s.  m.  Parrocchiano  e  comun. 

al  plur.  Parrocchiani  :  Le  persone  e  il  popolo  della 

parrocchia. 
Parte  s.  f.  Parte:  Quello  di  che  è  composto  il 

tntio,  0  nel  quale  il  tulio  si  può  dividere. 
«  Parte,  per  Membro  o  Luogo  del  corpo:  Me  fa 

md  da  tutte  e  parti;  Mi  duole  da  ogni  parte, 
n  —  per  Lato  o  Banda:  Andae  dall'atra  parte; 

Andate  dall'altra  parte. 
»  —  ppF  Luogo  0  Regione:  fn  che  parte  dS  m4mdo 

ó  se  tréuva  f  In  qual  parie  del  mondo  egli  si 

trova  ? 
n  _  per  Via:  Fceto  passa  da  ùnn'atra  parte; 

Fatelo  passare  da  un'altra  parte. 
Il  —  per  Fazione  o  Setta  V.  Partio. 
n  —  per  Luogo  o  Articolo  d'un  libro:  Ho  tòsto 

tetto  a  segónda  parte;  Ho  quasi  letto  la  seconda 

parte. 
n  —  per  L'uno   dei  due  litiganti,  combattenti  o 

sim.:  Emma  fccto  cttd  a  parte  contràia;  Ab- 
biamo fatto  citare  la  parte  avversa, 
n  —  per  Officio,  Obbligo,  Doveft  :  Mi  ho  fceto  (f 

nue  parte;  Io  feci  la  mia  parte. 


$70 


PAR 


PAR 


„  —  per  Partilo  o  Risoluzione  :  N5  so  che  parte 
piggià;  Non  so  a  qua!  parie  appiglia-rni  V.  Purlìo. 

„  —  por  Stregua  ossia  Qieila  raia  cbe  tocca  al- 
trui nel  pagar  la  cena,  il  desinare  o  simili  alire 
spese  falle  in  comune:  Mi  pago  a  mw  parie  ; 
Io  pago  la  mia  parie. 

w  —  Usato  senza  l'artic.  o  coll'arlic.  indetermin. 
Una,  vale  Alcuni,  Un  numero,  Una  quantità  in- 
determinata :  Patte  san  anlceli  a  Milan,  parte 
a  TSrin;  Parie  andarono  a  Milano,  parie  a  Tonno. 

—  istrùmcntale  ;  Parie  islrumeutaie.  T.  rnus.  Quella 
parte  che  eseguisce  un  suonatore. 

—  vocale  ;  Parte  vocale.  T.  inus.  Quella  che  ese- 
guisce un  cantante. 

S  A  ciù  parte;  La  più  parte,  vale  I  più. 

S  A  mve  parte;  La  mia  parte.  Posto  avv,  vale 
Mollo:  Mi  ho  viaggiali  a  mce  parte;  Io  viag- 
giai la  mia  parte. 

§  A  parte;  A  parte.  Posto  avv.  vaio  Separata- 
mente: Scrivcime  ùnn-a  lettera  a  parte  ;  Sci'i- 
vetemi  una  lettera  a  parte. 

S  Dall'atra  parte;  Dall'altra  parte,  Dall'altro  canto, 
D'altronde. 

S  Dà  parte;  Da  parte,  vale  In  disparte:  Vegni 
dà  parte;  Venite  da  parte. 

S  Da  parte  a  parte;  Da  parte  a  parie.  Posto  avv. 
vale  Da  una  banda  all'altra. 

S  Da  parte  mce,  Da  parte  tò,  so;  Da  parte  mia, 
tua,  sua,  ecc.,  vale  Da  canto  mio,  tuo,  suo. 

§  Dà  parte  d'ùnn-a  persònn-a;  Da  parte  o  Per 
parte  d'alcuno,  vale  In  nome,  Per  ordine,  Per 
commissione. 

S  Dà  parte;  Dar  parte,  vale  Dar  avviso,  Dar  no- 
tizie, Partecipare,  Far  consapevole, 

S  Da  tutte  e  parti;  In  ogni  parie,  D'ogn' intorno, 
Per  tutto. 

S  Dividde  iti  due  parti  ;  Scommezzare  :  Dividere 
pel  mezzo. 

M  —  in  irce  parti;  Sterzare:  Dividere  in  terzo. 

$  £se  à  parte.;  Essere  al!a  parte.  T.  mar.  Si  usa 
quesl'  espressione  Quando  il  capitano  e  i  pro- 
prietarj  del  bastimento  son  convenuti  coi  ma- 
rinai ch'essi  abbiano  parte  del  guadagno  dei 
viaggio,  la  quale  debba  servir  loro  di  paga. 

n  —  a  parte  con  un;  Fare  a  parte  con  uno,  vale 
Far  società  per  dividersi  gli  utili. 

M  —  a  parte  d'ùnn-a  cosa;  Essere  a  parte  d'ai- 
cuna  cosa,  vale  Esserne  conscio,  consapevole. 

%  Fd  a  so  parte;  Far  la  sua  parte,  vale  Fare  il 
suo  debito,  Operare  come  si  conviene  a  ciascuno. 

M  —  bónn-a  o  cattiva  parte  d'ùnn-a  persónn-a 
presso  ùnn'atra;  Far  buona  o  cattiva  parte  di 
uno  appo  altri,  vale  Dirne  bene  o  male. 

«   —  due  parli  in  commedia  V.  Fd. 

w  —  e  parli  ;  Far  le  parli,  vale  Dividere  per  di- 
stribuire 0  Distribuire  le  porzioni  divise. 

»i  —  e  parli  d'ùnn-a  persònn-a;  Far  le  parli  di 
alcuno,  vale  Operare  per  lui,  Essere  in  sua  vece. 

M  —  parte  a  un  d'ùnn-a  cosa;  Far  parte  di  chec- 
chessia ad^  alcuno,  vale  Ammetterlo  alla  parte- 
cipazione di  essa. 

S  Gran  parte;  Gran  parie.  In  gran  parte.  In  boona 
parte  e  sim.  Posto  avv.  vale  In  quantità,  Per 
lo  più,  Mollo:  Gran  parte  l'ho  cnpióu  da-o 
Petrarca;  Gran  parte  lo  copiai  dal  Petrarca. 

S  In  parte;  In  parte.  Posto  avverb.  vale  Non  in- 
teramente, bi  qualche  parte:  In  parte  ó  l' ha 
raaSn;  Io  parte  e^li  ha  ra|;ioDe, 


S  L'éuggio  S  ne  véu  a  so  parte  V.  Èuggio. 

§  Melte  a  parte;  Mettere  a  parte:  Parlecipare , 
Far  partecipo.  Comunicare  con  alcuno  checchessia; 
"e  talora  Significare,  Render  nolo. 

Il  —  dà  parie;  Porre  da  parte,  vale  Non  far  conto, 
Non  far  capitale. 

S  Mettise  dà  parte;  Mettersi  da  parte  o  da  banda, 
parlandosi  di  danari,  vale  Avanzare  danari. 

3  N5  saveì  da  che  parte  vortàse  ;  Essere  impac- 
ciato in  gravissimi  debiti  o  in  brighe  assai  pe- 
ricolose. Non  sapere  come  uscir  di  guai. 

S  P'!J9'<i  parte  o  e  parti  d'ùnn-a  pirs'nn-a; 
Pigliar  Irf  parte  d'alcuno,  vale  D. fenderlo,  Scusarlo. 

n  —  in  bònn-a  o  in  cattiva  parte  ùnn-a  cosa; 
Pigliare  o  Recarsi  una  cosa  in  buona  o  in  mala 
parte,  vale  Prenderla  in  bene  o  in  male. 

it  —  parte;  Pigliar  parte  o  parlilo,  vale  Parteg- 
giare, Dichiararsi  per  l'uno  o  per  l'altro  dei 
contendenti. 

S  Sta  dà  parie;  Star  da  parte,  cioè  Stare  da  sé, 
separato  dagli  altri. 

S  Ttd  dà  parte;  Tirare  da  parte,  cioè  in  disparte, 
separalo  dagli  altri. 
I*a.i'te§ipà,  v.  n.  Partecipare  o  Participare  : 
Aver  parte  o  porzione  in  checchessia. 

Il  Partecipare,  usalo  altivam.  vale  Far  partecipe, 
Notificare,  Dar  avviso,  Comunicare  ad  alcuno 
checchessia. 

—  d'ùnn-a  cosa;  Partecipare  di  checchessia,  vale 
Tener  della  natura  di  checchessia. 

I*arti  V.  n.  Partire  e  Partirsi:  Andar  via. 

—  da  questa  viltà;  Partirsi  di  questa  vita,  del 
nondo  e  sim.,  vale  Morire. 

I*artxa  s.  f.  Partita:  Quantità  di  cose  o  persone. 

Il  Partita,  presso  i  Negoz.  Quantità  più  o  meno 
granile  di  certa  merc.nzia  :  G  ho  ùnn-a  partia 
d'éuio;  Ci  ho  una  parila  d'olio. 

n  —  Nola  0  Memoria  che  si  fa  di  debito  o  cre- 
dilo in  sui  libri  de'  conti. 

Il  —  Talvolta  è  lerm.  di  i-''"noo,  onde:  Fa  ùnn-a 
partia;  Far  una  partila,  U.c  s.  ;1'1  Giocare  alle 
carte,  al  pallone,  alla  palla  o  a  simili  altri  giuo- 
chi ,  ne'  quali  abbisogna  un  tal  determinato  nu- 
mero di  persone ,  che  in  alcuni  giuochi  sono 
tanti  per  parte. 

n  —  per  Lo  giuoco  stesso  :  Vince  ùnn-a  o  due 
parile,  ecc.;  Vincere  una,  due  ecc.  partile,  vale 
Vincere  uno,  due  o  più  giuochi. 

—  d'amixi ;  Brigata  d'amici. 

S  £se  a  so  parità  ;  Esser  la  sua  parlila,  nell'uso 
vale  Esser  quel  ramo  d'arte  o  scienza  che  altri 
conosce  a  menadito  o  per  eccellenza. 

g  Fd  meza  partia;  Fare  bazzicotto.  Nel  giucco 
della  Bazzica  dicesi  Quando  uno  dei  giuocalori 
al  principio  della  posta  ha  in  mimo  tre  carte 
eguali,  cioè  tre  assi,  ire  due,  tre  tre,  tre  re,  ecc.,  o 
solamente  due  eguali  e  la  carta  maUa  fpóncinj;  con 
queste  carte  si  vince  la  metà  de'  punii  del  giuoco. 

H  —  partia;  Vincer  la  partila. 

•I  —  ùnn-a  partita  ;  Far  una  partila  :  Porsi  a  giuo- 
care  un  tal  determinato  numero  di  persone. 

S  Zùgd  in  parità;  Fare  in  partiti. 
Particola,  s  f.  Conìunichino,  Parlicnla  :  Quel- 
l'ostia onde  si  amministra  ai  fedeli  il  Sacramento 
dell'Encaiislia. 
I>articola  s.  m.  Particolare:  Individuo,  Per- 
sona privata,  a  differenza  di  Persona  pubblica  e 
di  alto  grado. 


PAR 


PAS 


571 


r 


Particola  add.  Parlìcolare  e  Particolare,  Pe- 
culiare, Speciale  :  C+ie  apparlien''  ad  un  solo, 
conlr,  di  Comune,  di  Generale,  d'Universale. 

•I  Privato,  conlr.  di  Pubblico:  Schcua  particola; 
Scuola  privala. 

S  In  particola  m.  avv.  In  parlìcolare,  Particolar- 
menle.  Segnatamente,  Specialmente. 

S   Vili  particola;  Vino  scelto. 
Particolari  tee  s.  f.  Particolarità  e  Parti- 
cularilà  :  Ciò  che  è  proprio  e  particolare  d'al- 
cuno; Sin«folariià,  Specialità,  Proprietà. 
Particolarizza   v.  a.   Pariicolarizzare , 
Particularizzare,   Paiticolareggiare  :   Distinguere 
con  particolarità;  Specializzare,  Circostanziare, 
Dettagliare,  ^'arrar  minutamente  con  tutte  le  più 
prerise  circostanze. 
iPartiio  s.  m.  Partilo,  Via,  Modo,  Mezzo,  Guisa; 
Ripiego,  Spediente,  Rimedio. 

n  Partilo,  Patto,  Condizione,  Accordo:  0  m'ha 
(telo  un  bònpartìo;  Egli  mi  fece  itn  buon  partilo. 

»  Risoluzione ,  Determinazione  :  Piggice  quello 
purlio  che  tnegio  ve  piaxe;  Prendete  il  partito 
che  meglio  vi  asgrada. 

n  —  Stalo,  Termine,  Condizione;  0  m'ha  misso 
a-o  parlìo  de  bàltilo  ;  Ei  mi  pose  al  partito 
di  batterlo. 

n  —  Occasione  o  Trattato  di  matrimonio:  0  l'è 
un  parlìo  da  nò  lasciàse  scappa;  È  un  par- 
tito du  non  lasciarsi  sfuggire. 

«  —  Fazione,  Sella,  Parte:  De  che  parlìo  set? 
Di  qual  partito  siete  voi  ? 

n  —  É  anche  term.  di  Giuoco,  e  vale  Accordo 
che  si  fa  quand'uno,  benché  al  disopra,  non  sia 
sicuro  di  vincere. 

S  Cerca  de  fase  dò  parità;  Brogliare,  Far  bro- 
glio :  Andar  attorno  onde  procurarsi  favore. 

§  Da  largo  parlìo  avvurdime  Dio  V.  Awardd. 

S  £se  0  Trovdse  a  cattivo  partto;  Essere  a  mal 
parlilo,  Trovarsi  a  tristo  partito,  vale  Essere  in 
grave  perifolo. 

S  Fa  parlìo;  Far  partilo,  in  term.  di  Giuoco, 
vale  Accordarsi  ad  alcuna  condizione.  Proporre 
accordo,  Venir  a  patti:  0  g'ha  (ceto  un  bello 
parlìo;  Gli  fece  un  bel  partilo. 

S  Piggid  5  partto  ;  Pigliar  punito.  Prender  per 
parlilo,  Risolvere,  Deliberare. 

§  Tid  parlìo  da  ùnn-a  cosa;  Cavar  costrutto  d'al- 
cuna cosa,  vale  Ricavarne  vantaggio,  prolìllo. 
I*artion  s.  m.  Parlilone.  Accrcsc.  di  partita 
di  giuoco. 

«  Bazzicotione:  Nei  giuoco  della  Bazzica  è  Quando 
l'uno' de"  due  giuocatori  ha  in  mano  quattro  carte 
eguali,  cioè  quattr'assi,  quattro  due,  quattro  tre, 
ecc.,  ad  eccezione  delle  figure  quando  coniano 
dieci  punti  per  ognuna,  ovv.  ne  ha  solamente 
Ire  eguali  e  la  carta  malia  (pòncinj;  allora  vince 
la  partita. 
Parto  s.  m.  Parlo  :  Il  partorire  e  La  creatura 
partorita. 

■  Parlo,  figurai,  dicesi  di  Qualunque  produzione 
0  azione  dell'uomo. 

S  Fresca  o  Ténea  de  parto;  Tenera  di  parlo, 
dicesi  di  Donna  che  di  fres:o  ha  partorito,  dot- 
Irinalm.  Puerpera. 

$  Levdse  de  parlo  V.  Levò. 

%  3Joi  de  parto;  Morir  di  parto  o  sopra  parto: 
Morire  io  cagione  del  parto. 

S  Tempo  dò  parlo;  Puerperio. 


Parzialitae  s.  f.  Parzialità:  Lo  slato  e  li 
qiialilà  di  chi  è  parziale,  Quella  passione  che  fa 
piegar  l'i.nimo  più  in  una  parte  che  in  un'altra, 
benché  forse  giusta  non  sia  né  convenevole. 

S  Fa  de  parzialitce;  Parzialeggiare:  Esser  parziale, 
Mostrar  parzialità. 
Pàsartie  s.  m.  pi.  Parasartie.  T.  mar.  Chia- 
mansi  con  questo  nome  Certi  lunghi  e  grossi 
tavoloni  posti  orizzontalmente  fuori  del  bordo  e 
destinali  a  far  quartiere  alle  sartie,  appoggian- 
dosi ad  essi  le  bande,  a  cui  sono  attaccate  le 
bigotte  e  perciò  le  sartie  slesse.  Sonovi  due  pa- 
rasartie per  ogni  albero,  uno  a  dritta  e  l'altro 
a  sinistra,  e  si  chiamano  i  parasartie  di  trin- 
chello,  di  maestra  e  di  mezzana.  I  parasartie, 
chiamansi  pure  Bancacce. 
Pasce  V.  a.  Pascere,  Nutrire  :  Dar  da  mangiare. 

§  Pàscise  n.  p.  Pascersi,  Nutrirsi. 

,1  —  d'aia;  Pascersi  d'aria,  di  vento,  ecc.  W.  Àia. 
Pascio  s.  m.  Passio  (v.  lai.):  La  passione  scritta 
di  G.  C;  ed  anche  Quella  parte  dall'Evangelio 
in  cui  si  narra  la  passione  di  G.  C. 

Il  Passio,  dicesi  nell'uso  di  Una  lettera  o  altra 
scrittura,  lunga  e  uggiosa. 
Pascioll  0  Pasciolin  s.  m.  Pasciolì. 
T.  boi.  Pogostemon  patchouly.  Pianta  apparte- 
nenle  alla  famiglia  delle  Labiale,  assai  rimar- 
chevole pel  suo  fiore,  d'un  color  violetto  pallido, 
interessante  per  l'olio  essenziale,  soavemente  odo- 
roso, che  contengono  le  sue  foglie,  le  quali  si 
impiegano  come  profumi.  É  originaria  dell'lndo- 
China. 
Pasciòn  s.  f.  Passione:  Affetto  dell'animo  com- 
mosso da  qualche  oggetto;  Inclinazione  partico- 
lare per  alcuna  cosa. 

n  Passione,  per  Opinione  favorevole  o  disfavore- 
vole d'alcuno:  0  parla  pe  pasciòn;  Egli  parla 
a  passione,  cioè  Sopr' animo  e  lasciandosi  vin- 
cere dalla  passione. 

Il  —  diesi  De' patimenti  e  travagli  sofferti  daG.  C. 
per  redimere  il  genere  umano;  ed  anche  La  pre- 
dica che  si  fa  comunem.  il  dì  del  Venerdì  Santo 
sopra  il  mistero  di  q'iel  giorno. 

it  Fior  di  passione.  Passiflora,  Granadiglia.  T.  boi. 
Passiflora  ccerulea.  Pianta  che  ha  la  radice 
traccianle,  lo  stelo  sarmenloso,  quasi  semplice, 
capreolato,  le  foglie  alterne,  picciolale,  a  cinque 
digitazioni  ovaio-bislunghe,  intere,  d'un  verde 
cupo;  i  fiori  solilarj,  peduncolati,  ascellari,  glan- 
dulosi,  bianchi,  con  una  corona  frangiala,  celeste 
nell'eslremità,  porporina  alla  base,  con  un  cer- 
chio biai.'co  nel  mezzo;  il  frullo  d'un  colore  aran- 
ciaio, della  grandezza  d'un  uovo.  Fiorisce  nel- 
l'estaie.  I  suoi  tralci  sono  acconci  a  coprir  pergole 
e  cupole  in  poco  tempo. 

S  Aveì  0  Piggià  pasctòn  a  ùnn-a  cosa;  Avere 
0  Prendere  passione  a  una  cosa,   vale  Avervi 
affetto  0  inclinazion  naturale. 
Pasción  s.  m.  Palo:  Legno  rotondo  e  lungo, 
che  per  lo  più  serve  per^sostenere  de'  frulli  e 
delle  vili. 
Pascionéa  s.  f.  Semenzaio  e  Piantonaio.  Nel 
S'^menzaio  si  serj.inann  le  piante,  le  quali  quando 
sono  grandicelle  si  trapiantano  in  altro   luogo, 
dove  son  poste  rade  e  cun  qualche  regolarità; 
e  questo  è  il  Piantonaio. 
Pasci^itse  s.  f.  Passività:  Qualità  e  Slato 
di  ciò  che  è  passivo. 


672 


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I*ascivo  add.  Passivo,  conlp.  d'Attivo  :  Ag- 
giunto per  io  più  di  patrimonio,  i  cui  debiti 
superano  i  crediti. 

n  Passivo:  Che  non  agisce,  ma  sente  passione  e 
divien  paziente,  vale  a  dire  è  oggetto  dell'al- 
trui azione. 

S  Aveì  voxe  attiva  e  pasciva;  Aver  voce  attiva 
e  passiva,  vale  Aver  diritto  o  facoltà  di  eleggere 
0  di  esspre  eletto. 
Pascola.  V.  n.  Pascere,  Pascolare:  Il  tagliare 
che  fanno  le  bestie  co'  denti  l'erba  o  altra  ver- 
zura  per  mangiare. 

n  Pascere,  Pascolare  :  Guidare  al  pascolo  le  bestie. 
Pasqualinu-a.  (Torta);  Torta  Pasqualina. 
Voce  nostra  e  dell'uso  :  Specie  di  Torta  cosi  chia- 
mata da  noi,  perchè  ordinariam.  si  usa  mangiare 
nella  Pasqua  maggiore. 
Pasquèta/  s.  f.  Epifania.  Voce  greca  che  si- 
gnifica Apparizione:  Giorno  festivo,  la  cui   so- 
lennità si  celebra  a'  6  di  gonnajo  in  commemo- 
razione dell'apparizione  miracolosa   delia   stella 
che  guidò  i  Re  magi  dall'Oriente  al  presepe  di 
Gesii  bambino.  Dicesi  anche  corrottam.  Befania, 
e  presso  gli  antichi  Pifania. 
Pa,ssà.  v.  n.  Passare  :  Verbo  che  dinota  moto 
per  luogo. 

11  Passare,  per  semplicem.  Andare  o  Andare  in- 
nanzi: De  chi  nò  se  passa;  Di  qua  non  sì  passa. 

»  —  per  Entrare:  Fcelo  passa;  Fate  ch'ai  passi, 
Fatelo  entrare. 

N  —  per  Cessare,  Finire,  Svanire:  0  l'è  un  dò 
chi  passa  filo;  È  un  dolore  che  passa  presto. 

M  —  per  Decorrere,  Trascorrere,  e  dicesi  di  tempo. 

n  —  Parlandosi  di  fiume  o  sim.  vale  Scorrere. 

M  —  per  Promuovere  :  0  l'è passóu  tenente;  Passò 
tenente,  Fu  promosso  tenente. 

M  —  Figurai,  per  Superare:  Uò  passóu  tante  di- 
sgrazie ecc.;  Ho  passato  tante  disgrazie  ecc.;  e 
figurai.  Avanzare,  Esser  maggiore  d'un  altro. 

n  —  Dicesi  anche  delle  cose  liquide  che  si  fanno 
colare  a  traverso  d'nn  panno,  d'uno  staccio  o  sim. 

M  —  Parlandosi  di  divario,  vale  Essere. 

n  Far  passo,  in  lerm.  di  ginoco,  vale  Non  voler 
per  allora  legar  la  posta,  Non  tener  la  posta. 

—  addosso  o  sòrva  imn-a  cosa;  Passar  sopra  una 
cosa,  vale  Non  giudicarla  severamente  come  si 
meriterebbe.  Dissimularla,  Non  badarvi. 

—  o  gnàgnoa,  a  malinconia,  ecc.;  Passar  la  mal- 
tana,  la  nnja,  la  malinconia,  vale  Addormentarla, 
Rintuzzarla,  Scacciarla. 

—  a  néuo,  a  cavallo,  ecc.;  Passar  a  nuoto,  a  ca- 
vallo ecc,  vale  Pasrar  nuotando,  cavalcando  e  sim. 

■—  a  néulte,  a  giorno,  ecc.^  Passare  la  notte,  la 
giornata  e  sim.,  vale  Consumarla,  Terminarla. 

—  a  parolla;  Passar  la  parola  V.  Paratia. 

—  a  revista;  Passare  la  rivista.  T.  milit.  Lo  esa- 
minare che  si  fa  da'  colonnelli,  dai  maggiori  e 
dagli  ajutanti  maggiori,  dei  soldati  che  debbonsi 
mandare  ad  una  fazione,  ad  una  guardia,  ad  una 
parata,  per  vedere  se  nulla  manca  al  loro  ve- 
stimento ed  al  loro  armamento. 

—  avanti;  Precorrere,  Passare  innanzi,  Dipassare; 
e  figurai.  Avanzare,  Superare,  Esser  maggiore, 
M(  ttere  o  Por  piede  innanzi  ad  alcuno. 

—  a  viltà;  Passar  la  vila,  vale  Vivere:  0  passa 
ùnn-a  vittu  (elice;  Egli  passa  una  vita  felice, 
cioè  Vive  felicemente. 

■-  da  ùnn-a  parte  all'atra  V.  Parte. 


—  da  ùnn-a  viltà  all'atra;  Passare  di  vita  o  a 
miglior  vita.  Passar  di  questo  mondo  o  di  questo 

«  secolo,  Passare  a  Cristo  o  al  Signore,  vagliono 
Morire. 

—  de  talento,  de  bellessa,  ecc.;  Passar  di  sapere, 
di  bellezza  o  in  sapore  e  in  bellezza,  e  anche 
Passare  assoiutam.,  vale  Avanzare,  Superare. 

—  dottò;  Addottorare,  vale  Promuovere  al  grado 
dottorale;  e  in  signif.  neul.  Esser  promosso  al 
grado  dottorale. 

—  i  limili;  Passare  i  termini,  vale  Non  si  con- 
tentare del  dovere.  Uscir  del  convenevole. 

—  l'anima,  5  chéu;  Passar  l'anima  o  il  cuore, 
figurai,  vale  Dar  eccessivo  dolore. 

—  5  dò,  ò  magón,  ecc.;  Passare  il  duolo,  il  ram- 
marico e  sim.,  vale  Cessare  il  duolo,  ecc. 

—  5  tempo;  Passare  il  tempo,  vale  Consumarlo 
con  qualche  diletto  o  in  qualche  occupazione. 

—  pe-a  testa;  Passar  per  la  mente,  Venir  in  mente. 
Andar  per  la  memoria, 

—  pe-e  bacchette  V.  Bacchetta. 

—  pc-i  arme;  Passar  per  l'armi  V.  Arma. 

—  pe  ricco,  pe  dotto,  pe  poeta,  ecc.  ;  Passar  per 
ricco,  jer  dotto,  per  poeta  e  sim.,  vale  Aver 
fama  di  ricco,  di  dotto,  ecc. 

—  pe  iin  Icugo  o  da  un  léitgo;  Passare  per  nn 
luogo  0  da  un  luogo,  vale  Andar  per  un  luogo 
senza  fermarsi  per  arrivare  a  un  altro:  Andando 
a  Cavi,  semmo  passce  dà  Bocchetta;  Andando 
a  Gavi,  passammo  per  la  Bocchetta. 

—  sotto  silenzio  iiiin-a  cosa;  Passar  tacitamente 
una  cosa  :  Non  farne  motto. 

—  un  fìùinm.e,  ùnn-a  stradda,  ecc.;  Passare  un 
fiume,  una  strada  e  simili,  vale  Andar  da  ana 
banda  allaltra  di  essi. 

—  ùnn-u  cosa  ;  Passar  alcuna  cosa,  vale  Concederla 
senza  conlraddire:  Pe  aoa  scià  me  a  passe; 
Per  ora  me  la  passi  ;  e  dicesi  anche  delle  Leggi 
autorizzale,  ecc. 

—  un  razó  in  scià  pria;  AfTìlare  nn  rasojo,  Dargli 
il  filo. 

—  ùnn-a  somma  o  atro  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Pas- 
sare una  somma  o  altra  cosa  a  uno,  vale  Dar- 
gliela 0  Somministrargliela  del  proprio:  So  frce 
5  ghe  passa  SO  franchi  a-o  meize;  Suo  fra- 
tello gli  passa  SO  franchi  al  mese. 

S  A  péu  passa  ;  Può  passare ,  dicesi  nell'  uso  di 
una  cosa  tollerabile. 

S  Fd  passa  l'axillo;  Cavare  il  ruzzo  o  il  zurlo 
del  capo  V.  Axillo. 

n  —  passa  ó  pagglèu  V.  Paggiéu. 

S  In  passando  m.  avv.  In  passando,  Di  passaggio, 
Di  volo,  In  fretta. 

S  Passa;  Passa,  quando  si  ragiona  di  quantità  di- 
screte, vale  Più  che.  Anche  più:  0  gh'uvià perso 
dùxento  passa  He;  Ci  avrà  perduto  passa  due- 
cento lire. 

1)  —  via;  Passa  via,  dicesi  per  cacciar  da  sé  un  cane. 

S  Passasela;  Passarsela,  vale  Vivere,  Star  di  sa- 
lute, di  mezzi,  ecc.  :  Camme  ve  a  passce  f  Come 
ve  la  passate? 

n  —  ben;  Farla  0  Passarla  bene,  vale  Vivere 
agiatamente. 

„  —  in  complimenti;  Passarsela  in  complimenti: 
Perdere  II  tempo  in  vane  cerimonie  senza  toc- 
care la  soslan/.a  del  negozio. 

n  —  liscia;  Passarla  liscia  V.  Liscio  add. 

S  Tutti  i  giorni  ne  patta  un  V.  Giórno. 


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!Passal>a,lle  s.  m.  Passapalle.  T.  mil.  Cer- 
chio di  ferro  pel  quale  si  fanno  passare  le  palle 
da  cannone  per  esperi menlare  la  loro  grossezza. 

Pa.ssa.g-g'é  s.  m.  Passaggiero,  Passegjiiero, 
Passeggiere:  Che  è  di  passo,  Non  isianzialo. 
"  Passeggiere,  in  Marin.  dicesi  Ogni  individuo  che 
viaggia  per  mare  senza  far  parte  dell'equipaggio 
0  dell'armo  d'una  nave. 

Pa.ssa.g-^ià,  v.  n.  Passeggiare:  Andar  a  pian 
passo  per  diporto  o  per  far  del  moto  ;  aitrim. 
Spasseggiare. 

Pa,ssa.g-g-ixi. . . .  Sorta  dì  giaoco  fanciullesco 
non  usato  in  Toscana,  e  che  si  fa  col  mejlprsi 
molti  ragazzi  in  fila,  con  qualche  distanza  fra 
l'uno  e  l'altro,  e  saltando  sorpassarsi  vicende- 
volmente colle  gambe  larghe. 
%  Fa  5  possaggin  inturno  a  un  léugo;  Asolare, 
Aliare:  Rigirare  intorno  ad  un  luogo  freqnenlem. 

Pa.ssa.g'g-io  s.  m.  Passaggio,  Passata,  Pas- 
samenio  :  li  passare  da  un  luogo  ad  un   altro; 
aitrim.  Transito,  Tragitto. 
n  Passaggio,  in  Marin.  Nolo  che  paga  nn  passeg- 
giere per  aver  passaggio  in  una  nave. 

—  di  oxelli;  Passo:  Il  passare  degli  uccelli  emi- 
granti. Dicesi  Venula  La  loro  prima  annuale  appa- 
rizione; Ripasso,  La  seconda  venula  per  tornare 
alle  regioni,  da  cui  s'rran  primamente  partiti. 

Pa.ssa,lizio  s.  m.  Passaggio,  Passo:  Luogo 
dove  si  passa. 

Passa, aia.li té  s.  m.  Passamanajo:  Colui  che 
fa  e  vende  passamani,  galloni,  frange,  spinette, 
cordoncini,  fiocchi,  ghiande,  cinture  ecc.;  aitrim. 
Spineltaio. 

Passante  s.  m.  Bottoni  gemelli  :  Due  bot- 
toni fermati  in  un  gambo  comune  destinati  ad 
affibbiare  due  opposti  ucchielli  (gassetle). 
n  Passanti  al  plur.  T.  valig.  ecc.  Sottili  strisce  di 
cuojo  ,  nelle  quali  si  rimettono  gli  avanzi  dei 
cuoj  che  passan  per  le  fìbbie. 
«  Traverse  ai  plur.  T.  mnrat.  Legni  che  cntran 
dall'un  dei  capi  ne'  buchi  del  muro,  oppure  son 
sostenuti  dagli  stili  (drttij,  sottopostivi  talora 
gli  ascialoni  fsciònchij,  che  son  pezzi  dì  legno 
a  foggia  di  mensola,  inchiodati  negli  stili. 

Passéa  s.  f.  Passatojo:  Qualunque  argomento 
da  passar  fossati  o  fiumicc Ili,  e  specialmente  Quel 
filare  di  grossi  ciottoli  che  si  pongono  a  traverso 
la  corrente  per  mettervi  su  i  piedi  e  non  s'im- 
mollare valicandola.  -  Palàncola,  Tavolone  o 
Pancone  o  anche  Una  trave  spianata  di  sopra, 
posta  a  traverso  d'una  gora  o  d'altro  simile  ca- 
nale d'acqiia  per  passarvi  i  pedoni. 

Passetto  s.  m.  Fioretto,  Spada  di  marra  V. 
Fioretto. 

Passeg-g-iata  s.  f.  Passeggiala,  Spasseggiata. 

Passin  s.  m.  Colabrodo,  Colino:  Vaso  di  rame 
stagnalo  o  di  latta,  a  fondo  bucheralo,  ovv.  fa'to 
di  reticella  di  filo  di  ferro  o  d'ottone  o  anche 
di  tela  metallica;  serve  a  colare  brodo  o  sugo 
per  separarne  ossicini,  ciccioli  o  altre  cose  sim. 

Passo  s.  m.  Passo:  Quel  moto  de' piedi  che  si 
fa  in  andando  dal  posar  dell'uno  al  levar  del- 
l'altro; e  pigliasi   anche  per  Spazio  compreso 
dall'uno  all'altro  piede  in  andando, 
n  Passo:  Il  luogo  dove  sì  passa  e  L'alto  stesso 

del  passare. 
»  —  per  Misura,  e  più  propriam.  Lo  spazio  tra 
i  due  piedi  delPaomo  che  cammina. 


n  —  É  ancbe  term.  di  ballo,  ed  ha  diversi  ag- 
giunii,  come  Passo  andante,  semplice,  piegato,  ecc. 
n  —  É  anch'  termine  di  giuoco. 

—  de  càrega;  Passo  di  carica  V.  Càrega. 

—  ordenàio;  Passo  ordinario. 

—  passo;  Passo  passo.  Passo  innanzi  passo,   Di 
passo.  Adagio. 

S  ^^//HfijAi  a yasso;  Allungare  il  passo:  Affrettarsi, 
Correre. 

$  Andd  a  fa  dui  passi;  Andare  a  far  due  passi, 
Andar  a  pigliar  un  po' d'asolo,  vale  Andar  un 
poco  a  diporto  dopo  essere  sialo  occupato. 

n  —  a  piccoli  passi  ;  Andare  a  pian  passo,  cioè 
a  corto  passo,  lentamente;  ed  usasi  anche  figur. 

n  —  co  passo  da  formìgoa  ;  Camminare  con 
estrema  lentezza. 

«  —  de  passo,  Andd  de  passo  arrancóu  V.  Andd. 

S  Còjitd  I  passi;  Annoverare  i  passi,  figurai,  vale 
Camminare  assai  lentamente. 

^  Dd  5  passo;  Dare  il  passo:  Concedere  facoltà 
i\\  passare. 

S  Ése  de  passo  lungo;  Aver  buon  passo,  Fare 
passi  lunghi  da  natura;  e  parlando  di  cavalli, 
Andar  di  trapasso. 

S  fa  dui  passi  in  sciùn  man  ;  Far  due  passi  sur 
un  mattone,  dicesì  di  Chi  cammina  lentissimam. 

n  —  1  passi  necessài  pe  ottegni  ùnn-a  cosa; 
Far  le  pratiche:  Maneggiarsi  o  Raccomandarsi 
per  conseguir  checchessia. 

n  —  5  passo  citi  lungo  che  a  gamba;  Far  il  passo 
pili  lungo  del  piede  o  della  gamba,  Distendersi 
più  che  non  è  lungo  il  lenzuolo,  figurai.  Tentar 
cose  oltre  le  proprie  forze.  Far  cosa  superiore 
a' nostri  mezzi  o  Spender  più  che  l'uomo  non  può. 

n  —  passi  da  gigante;  Camminar  a  passi  da  gi- 
gante, figurai,  vale  Fare  grandi  progressi. 

n  —  5  passo  adatlóu  a  gamba;  Fare  il  passo 
secondo  la  gamba. 

t»  —  un  passo  avanti  e  dui  inderré;  Far  no  passo 
avanti  e  due  indietro. 

n  —  un  passo  fàso  ;  Far  un  passo  falso,  fignrat. 
Dare  in  fallo,  e  dicesi  di  Chi  piglia  male  le  sue 
misure  in  far  qualche  cosa. 

^  L'ultimo  passo;  L'ultimo  passo,  figurai,  vale 
La  morte. 

S  itetle  a-o  passo  ùnn-a  persònn-a  V.  Mette. 

S  0  ciù  cattivo  passo  5  l'è  ò  primmo  ;   Il    più 

duro  passo  è  quello  dell'uscio  o  della  soglia.  Prov. 

e  vale  che  La  diflìcolià  sta  nel  cominciare. 

"S  Ogni  caso  in  tò  cu  5  fa  andd  un  passo  avanti; 

Ogni  prun  fa  siepe,  Poco  rampollo  fa  fiume. 

S  Sbaglid  6  primmo  passo  ;  Dar  male  i  primi 
passi:  Sbagliare  di  prima,  Fallare  il  primo  passo. 

S  Tornd  un  passo  inderré;  Tornar  addietro  un 
passo,  figurai,  vale  Interrompere  il  filo  del  di- 
scorso per  annestarvi  le  cose  pretermesse. 

S  Un  passo  doppo  l'atro  se  va  avanti;  Un  passo 
alla  volta  si  va  a  Roma. 
Passo  add.  Passo,  si  dice  dell'erbe  e  delle  frutte, 
quando  per  mancamento  d'umore  hanno  comin- 
ciato a  degradare  e  a  venir  grinze;  aitrim.  \  izzo. 
Pàssoa  s.  f.  Passera,  Passere  e  Passero  :  Sorta 
d'uccello  assai  noto,  di  color  grigio,  che  annida 
fra  noi  nei  fori  degli  edifi/j,  nei  campanili,  nei 
cammini;  comune,  abbondantissimo  e  sedentario 
dappertnlto;  e  ve  n'ha  di  più  spezie,  come: 

—  de  passaggio;  Pàssera  oltramontana  fPcuser 
domesticusj  ; 


574 


PAS 


PAS 


—  mdntagninn-a;  Passera  famposlre,  Passera  mat- 
Ingia  0  mallenigja  o  migliariiia,  a  Fir.  Passera 
minuta ,  Passerello ,  Passera  sarciria  (Passer 
monttmus)  ; 

—  nSsird;  Passera  grossa,  Passera  reale  (Passer 
cisalfinus)  ; 

—  sarda,  Passera  sarda  (Passer  salicarius). 
Pa.ssoéta<  s.  f.  Passerella,  Passerina.  Diniin. 

di  Passera. 
Pa.eisoin  s.  m.  Grillello.  7'.  archib.  Neirarmi 
da  fuoco  dicesì  Quel  ferrello  che,   toccalo,  fa 
scattare  il  fucile. 
I*»ssu.òn.  s.  m.  Passera   lagia  o  alpestre.  T. 
ormi.  Passar  petrunia.  Uccello  che  ha  le  penne 
della  schiena  grigio-cenerine  dal  lato   esterno, 
nerastre  dal  lato  interno,  bianco-sùdice  in  cima; 
sui  gozzo  nna  larga  macchia  giallo-canarina  ;  ti- 
moniere nerastre,  con  soltil  margine  grigio-bian- 
castro, ed  una  larga  macchia  rotonda,  bianca- 
stra dal  lato  interno;  coda  piccola,  subtroncala; 
piedi  grigio-carnicini;  unghie  nerastre.  Di  pas- 
saggio in  inverno. 
I*assu.òto  s.  m.  Passerotto:  Passera  giovane 
che  non  esca  di  nido  o  che  sia  uscita  di  poco. 
JE*eLStsL  s.  f.  Pasta:  Farina  intrisa  coli' acqua  e 
resa  soda  e  duttile  col  rimenarla. 

«  Paste  (al  plur):  Tutte  quelle  che  si  fanno  dai 
pastaj  (fìdicej  a  uso  di  minestra,  le  quali  si  di- 
vidono in  tonde,  in  pialle  e  in  tagliate.  Nelle 
paste  tonde  si  comprendono  i  cannelloni  (mac- 
caroin),  le  penne  (jidé  da  penna),  i  tronchetti 
(bricchetti),  i  mallagliati  (màtuygio'J,  i  vermi- 
celli forali  (fide  da  fi  atti),  i  vermicelli  senza  buco 
(spaghetti),  i  capellini  (fide  sotti),  ecc.  Nelle 
piatte  si  comprendono  i  niiiccheroni  (lasagne  da 
fideàj,  le  strisce  (tasagnctle),  i  iiaslrinì  (regi- 
nette), le  siringhe  (ircnelte),  le  slringhelte  (ba- 
vette), ecc.  Nelle  paste  tagliale  si  comprendcno 
ì  paternostri,  le  avemmarie,  le  lenline  (lenlig- 
gettej,  la  grandine  (poisceitt),  le  puntine  (pun- 
tene), i  semini  (armellette),  le  campanplline 
(roète),  le  stelline  (stellette),  ecc.  Le  paste  tonde 
0  sono  piene  o  forale,  col  zafferano  o  senza  ;  come 
pure  sono  col  zafferano  o  senza  alcune  altre  delle 
piatte.  Le  pasle  senza  zafferano  se  sono  fine  di- 
consi  Paste  bianche;  se  ordinarie.  Paste  nere, 

n  Pasta.  T.  giojell.  Mistura,  colla  quale  si  con- 
traffanno le  gioje  e  le  pietre  dure. 

Il  Grassello.  T.  murai.  Calce  spenta  e  colata,  ma 
senza  mistura  di  rena. 

—  da  sféugyi;  Pasta  sfoglia  o  a  sfoglia  :  Pasla  de- 
licatissima falla  con  farina,  burro,  uova  e  zuc- 
chero da  manipolarsi  a  falde  soililissime  sovrap- 
posta l'una  all'altra,  e  da  cuocersi  in  forno. 

—  frolla;  Pasta  frolla:  Pasla  falla  con  farina,  zuc- 
chero, burro  e  uova,  della  quale  si  fa  la  crosta 
a  pasticci,  pasticcini,  ecc. 

—  red;  Pasta  reale  e  Pastareale  V.  Pasfareà. 

—  sciringa;  Pasta  siringa:  Pasta  di  farina,  zuc- 
chero, chiare  d'uova,  ecc.,  ben  manipolata  e 
leggiera;  così  detta  perchè  si  spinge  fuori  d'una 
siringa  nella  padella  dove  si  frigge. 

S  Paste  dòp  ;  Paste  dolci.  Terra,  gener.  di  Varie 
composizioni  fatte  con  farina,  burro,  zucchero, 
uova  e  diverse  droghe  o  ingredienti  ad  uso  di 
confettura. 

S  Aveì  e  moen  in  pasta;  Aver  le  mani  in  pasla: 
Ingerirsi  nel  negozio  di  che  si  tratta. 


$  Dda  pasta  a  ùnn-a  mùagia;  Intonicare  V.  Dà. 
S  £se  de  bònn-a  pasla;  Esser  di    buona   pasta, 
figurai,  vale  Esser  di  benigna  e  buona  natura, 
indole,  carnllere,  e  dicesi  di  persona, 
n  —  tùiti  d'ùnn-a  mwxima  pasta;  Esser    lutti 
d'un  pelo,  d  una  buccia,  della  medesima  pannina, 
vale  Essere  de' medesimi  costumi  o  natura,  e 
pigliasi  per  Io  più  in  mala  parte. 
Il  —  ùnn-a  pasta  d'òu;  Essere  una  pasta  di  zuc- 
chero, vale  Esser  di  buona  e  di  eccellente  natura. 

I*astarea  s.  f.  Pasla  reale  e  Pastareale  :  Cibo 
fallo  con  farina,  zucchero  e  uova;  e  per  lo  p.ù 
si  taglia  in  fette. 

JE*asté  s.  m.  Pasliere.  T.  mar.  Pezzo  di  legno 

inchiodalo  alla  sua  mela  entro  la  murala  o  sulla 

coperta ,  il  quale  serve  come  caviglia  p^r  dare 

volta  ai  cavi;  esso  ha  la  forma  di  due  piccole 

,  corna  di  bue  unite  insieme  alfoccipite. 

I*a-steca  s.  f.  Pasleca.  T.  mar.  Una  taglia,  la 
cassa  di-Ila  quale  è  aperta  da  una  delle  sue  fac- 
ciate, sicché  si  può  levare  dal  di  sopra  della 
ruota  la  corda  ond'è  guernila,  senza  elle  sia  ne- 
cessario ripassar  questa  corda  sino  alla  sua  estre- 
mità. Questa  taglia  serve  essenzialm.  nelle  navi 
alle  grandi  boline;  è  anche  d'uso  nell'interno 
de'  porli. 

—  da  cricca;  Staffa:  Quel  ferro  piatto  piegato  in 
quadro,  enlro  cui  sia  la  sprangheiia  del  saliscendo, 
e  ne  regola  e  limila  il  movimento. 
S  Pasleche  dò  fairomorto  ;  Anelli  :  Quei  ferri 
piegali  in  tondo  e  confitti  nelle  due  imposte 
dell'uscio,  enlro  i  quali  scorre  il  bastone  del 
chiavistello. 

I*asteco  s.  m.  Pace,  dicesi  Una  tavoletta,  con 
enlrovi  qualche  sacra  imagine ,  che  si  porge  a 
baciare  nelle  chiese  cattoliche. 
S  lìaxà  0  Fa  baxd  ò  pasleco ;  Dar  la  pace:  Fun- 
zione ecclesiastica  che  si  fa  o  col  far  segno  di  ba- 
ciarsi, 0  col  porgere  a  baciare  una  tavoletta  sacra. 

Pastello  s.  m.  ."astello,  diconsi  da' pi  tori  Quei 
rocchielli  di  colori  rassodali,  co' quali,  senza  ado- 
perar materia  liquida,  coloriscono  e  dipingono 
sulla  carta  le  figure. 

Pastenà,  v.  a.  Pastinare.  T.  conlad.  Rivoltar 
la  terra  prcfondamenle,  Diveglierla. 

Pastetta  s.  f.  Pasta:  Un  intriso  d'acqua  e  di 
farina  di  grano,  o  d'acqua  e  amido,  fallo  bollire 
finché  divenga  ben  tegnente;  e  se  ne  servono  i 
libraj  per  tenere  uniti  foglj  Ira  loro,  e  altri  arlefici 
per  unire  tra  loro  varie  cose  secondo  il  bisogno. 

Pastezza  v.  n.  Pasteggiare  :  Far  pasto. 
S   Um  da  pastezza  ;  Vino  da  pasteggiare,  si  dice 
Il  vino  non  tanto  grave,  uè  scelto,  tale  insomma 
da  poterlo  bever  lulla  la  famiglia  tra  '1  pasto. 

Pasti^^é  V.  Rùsciolàio. 

Pasticceria  s.  f.  Pasticceria:  Bottega  del 
pasticciere,  ove  si  vende  ogni  sorta  di  pasle 
dolci  e  confetture. 

Pasticcile  0  Pastig-lie  s.  f.  plur.  Pa- 
stiglie, Pasticche  e  Pasticcili:  Piccola  porzione 
di  pasta  di  varie  forme,  composta  di  zucchero  e 
d'aromi,  che  si  tengono  in  bocca  (>  per  dilettare 
il  gusto  0  per  rendere  odoroso  l'alilo. 

Pastissa  V.  Impuslissd   nel  1»  e  2°  signif. 

Pastisso  s.  m.  l'asliccio:  Vivanda  colla  enlro 
a  rinvolto  di  pasta. 
Il  Pasticcio,  per  Vivanda  mal  cucinala  o  falla  alla 
peggio;  allrim.  Pacchiuco,  Intruglio. 


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PAT 


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n  —  per  Opera  fatta  alla  peggio  o  per  ignoranza 

0  per  malizia. 
«  —  Figurai,  per  Imbroglio,  Intrigo,  Avviloppa- 

mento,  Cagno,  Raggiro. 

—  pe-e  slradde;  Moliccliio  V.  Bernisso. 

%  Fa  di  pasticci;  Far  de' pasticci,  figarat.  vale 
Far  un  gran*  miscuglio  e  guazzabuglio  di  molte 
cose  insieme;  e  parlandosi  di  giuoco,  di  contralti 
e  sim.  s'  fnlende  Far  dfgl'  imbrogli,  che  per  lo 
più  sogliono  essere  iniffcrie. 
§  Un  pastisso  de  discorso;  Una  tantafera,  Una 
rbiucrhinriaja,  una  salsiccia. 

Pastissón  s.  m.  Pasticcione,  Armeggione, 
Imbroglione  V.  Imbroi.gìon. 

Pa,sto  s.  m.  Paslo:  Desinare,  Cena  o  Altro  qua- 
lunque cibo  0  alimento,  di  cui  uno  si  pasca  e 
basti  a  saziar  l'appetito. 

—  de  «osse;*  Pranzo  nuziale. 

S  Chi  va  a-o  pasto  sensa  invìo,  l'è  md  visto  e 

md  Servio  V.  Invìo. 
S  Mani,id  a  pasto;  Servare  i  pasti:  Non  mangiare 
in  allr'ora  che  in  quella  destinata  ai  singoli  pnsli. 
S  0  neyhieiva  ò  pusto  all'oste  co   maccarón  in 
scià  barba  V.  Aluccaroiu. 
Pasto  s.  m.  Pastore:  Colui  che  cnstodisce  greggi  e 
armenti;  Caprajo,  Pecora jo,  Mandriano,  Mandriale. 
M  Pastore,  metaf.  vale  Pontefice,  Vescovo. 
Pa.st6a;  s.  f.  Pastora:  Il  gen.  femm.  di  Pastore: 

Donna  che  custodisce  i  greggi. 
Pastón  s.  m.  Pastone  :  Pezzo  grande  dì  pasta 
stuccala  dalla  massa,  dalla  quale  si  impiccano  poi 
altri  pezzetti  di  pasta  per  formare  il  pane. 

—  di  oive;  Pastone  e  Pasta  :  Ulive  macinale  e  ri- 
dotte come  in  pasta. 

—  pe-i  óxelli;  Pastone,  Pastello  da  ingrassare,  di- 
cesi Un  rocchio  di  pasta  fatto  per  lo  pili  di  semo- 
lino di  giano  turco,  il  quale  grattaio  si  dà  per 
lo  più  agli  uccelli  icnuiroslri,  cioè  di  becco  tenero. 

Pastoi*ale  s.  m.  Pastorale,  anlic.  Pasturale, 
e  più  ccmunem.  Baston  pastorale  o  vescovile, 
altrim.  Rocco:  Bistone  ritorto  in  rima  usato  dai 
vescovi,  ed  è  una  delle  loro  insecne. 

Pastorella,  s.  f.  Pastorale  e  Pastorella  :  So- 
nata che  suol  farsi  coll'organo  in  (hifsa  per  le 
novene  del  Santo  Natale,  e  per  la  .Messa  della 
mattina  di  essa  Festività. 

Pastoso  add.  Pastoso:   Morbido  e  Trattabile 
come  pasta. 
■  Pasioso,  nella  pittura  dicesi  di  Qnel  colorito  che 
è  lontano  da  ogni  crudezza  o  durezza;  altrim. 
Morbido,  Carnoso. 

Pastùa  s.  f.  Pastura:  Laogo  erboso,  dove  le 
bestie  si  pascono  e  II  pasto  slesso, 
n  Pastoja.  T.  cavali.  Quella  fune  che  si  mette  ai 
piedi  delle  bestie  da  cavalcare  per  far  loro  ap- 
prendere l'ambio,  e  perchè  non  possano  cam- 
minare a  loro  talento. 
n  Impastura  e  Pasturale:  Quella  parte  del  pie  del 
cavallo,  dove  si  legano  le  pastoje,  ed  è  tra  lo 
stinco  e  la  corona  della  gamba. 

Pataccon  s.  m.  Pataccone  :  Moneta  d'argento 
ameiicana  del  valore  effetl.  di  Lire  5,  20  ital. 

Patan.  s.  m.  Pantano,  Fango,  Loto,  Luto,  Bel- 
letta: Voci  che  sebbene  si  adoperino  come  si- 
nonimi, pure  differiscono  alquanto  nel  loro  si- 
gnificato. Il  pantano  è  il  luogo  pien  d'acqua 
ferma  e  di  fango;  il  fango  o  loto  è  la  terra 
inteDerila   dall'acqua;  la  belletta  o  melletta  è 


terra  molle  e  fangosa  lasciata  dai  fiumi  alle  rive, 
quando  dopo  le  piene  si  ritirano  nel  loro  ordi- 
nario letto ,  che  poi  si  prende  per  lo  Fango"; 
Luto  è  la  terra  molle,  di  cui  si  servono  gli  scul- 
tori e  i  vasaj  per  i  loro  lavori ,  ed  anche  i  chi- 
mici per  turar  vasi. 

Patai:*asci  s.  m.  pi.  Paterassi  e  Paterazzi. 
T.  mar.  Funi  che  scendono  dagl'incappellaggi 
delle  gabbie  e  dei  velacci  sino  ai  parasartie  e 
servono  a  trattenere  l'alberatura  verso  poppa  e 
lateralmente. 

Patai:*assa  s.  f.  Patarasso.  T.  calaf.  Specie 
di  scalpello  che  serve  ai  calafati  per  cacciare  a 
forza  la  sloppa  nei  commenti  delle  navi. 
'*Patasci  V.  sopra  Palarasci. 

Patatta  s.  f.  Palata.  T.  boi.  Solanum  tuhe- 
rosum.  l'ianla  che  si  coltiva  per  la  sua  radice 
tuberosa,  la  quale  si  mangia  cotta,  e,  ridotta  in 
farina,  se  ne  fa  pane  ed  amido.  É  originaria  della 
\  irginia,  paese  dell'America  seltentrionale;  dicesi 
anche  Pomo  di  terra,  ma  è  un  francesismo. 

Patatucco  s.  m.  Babbaccio,  Minchione,  Pac- 
chiano, Balordo,  Allocco,  Fagiuolo,  Montone,  Pi- 
sellaccio,  Caprone,  Corbellone,  Moccolone,  Bab- 
bione,  ecc.,  dicesi  per  disprezzo  d'Uomo  gonzo, 
roz/.o,  e  per  lo  più  a  forese  o  conladino. 

Pateca  s.  f.  Cocomero.  T.  boi.  Cucurbita  ci- 
tru  lus.  Specie  di  Grosso  mellone  acquoso,  di 
buccia  verde  e  liscia,  e  di  sapore  dolcigno,  che 
si  mangia  nella  st^^gion  calda  per  rinfrescarsi;  ha 
la  polpa  rossa  e  '1  seme  nero.  In  molti  luoghi 
d'Furopa  chiamasi  Anguria.  É  Indigeno  nella  Si- 
cilia, nella  Calabria,  ecc.,  e  generalm.  coltivalo 
nella  maggior  parte  dai  paesi  meridionali  del- 
l'Kuropa. 

Patefjroa  a.  m.  Pasticcio  freddo.  Voce  pretta 
frane.  Pàtc-froide. 

Patella  s.  f.  Palella:  Nicchio  univalve  che  sta 
appccalo  agli  scogj  come  una  lastra  squamosa 
di  sasso,  e  perciò  dai  Greci  dello  Lépade,  quasi 
Squama. 

Patèna  s.  f.  Falèna  :  Vaso  sacro  a  somiglianza 
di  piattello,  che  serve  a  coprire  il  calice,  e  sul 
quale  si  tiene  l'Osi  ia  che  serve  al  sacrificio. 

Patentà  v.  a.  Dare  o  Accordare  una  patente: 
Dare  una  qualche  carica  o  privilegio  con  lettere 
patemi. 

Patentóu.  s.  m.  Patentato:. Colui  che  ha  una 
patente  o  licenza  scritta  da  poter  fare  checchessia. 

Paternale  o  Paternata  s.  f.  Pater- 
nale: Grave  ed  ac(rba  rampogna  falla  a  persona 
di  minore  età  o  grado,  come  un  padre  potrebbe 
farla  a  un  figlinolo;  Rammanzo,  Sgridata,  Ri- 
sciacquala, Lavacapo,  Rabbuffo. 

Patemi  tee  s.  f.  Paternità:  Lo  stalo  e  qua- 
liià  di  padre. 
n  Paternità,  per  Titolo  che  si  dà  a'  religiosi  clan- 
strali,  e  propriam.  al  Padre  Provinciale. 

Paternostri  s.  m.  plur.  Paternostri:  Spe- 
cie di  pasta  da  paslajo  tagliata,  che  usasi  per 
minestra  ,  detta  così  perchè  somiglia  ai  grani 
d'una  coroncina. 
I!  l'alernoslri  o  Berlocci.  T.  mar.  Pallottole  di  legno 
infilzale  nelle  trozze  a  modo  de'  palernostri  d'un 
rosario,  le  quali  facilitano  l'ascesa  e  la  discesa 
de'  pennoni  lungo  gli  alberi. 
Patesciò  s.  m.  Pasticcio  caldo.  Voce  pretti 
frane.  Pdte-chaude. 


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PAT 


I*a,tetta  Clnj  m.  avv.  A  cìanla,  e  nel  contado 
fiorent.  anche  A  cacajiiola,  e  dicpsi  delle  scarpe 
quando  nel  portarle  non  sono  tirate  su  dietro 
le  calcagna. 
Pati  V.  n.  Patire:  Soffrire,  Provar  afflizione,  do- 
lore, molestia,  rincrescimento. 

11  Patire,  dicesi  anche  di  Checchessia  che  riceva 
patimento  e  danno  in  se  stesso  :  A  campagna, 
5  gran,  a  mùayia  a  l'ha  putto;  La  campagna, 
il  grano,  il  muro  ha  patito. 

«  —  Per  Essere  o  Andare  soggetto  :  Questa  re- 
gola a  nò  patisce  eccezion;  Questa  regola  non 
paté  eccezione. 

•I  Guastarsi,  e  dicesì  di  vivande  e  simili.  Parlan- 
dosi di  carne,  Immezzire,  Immezzare,  Invietire, 
Invietare:  Divenir  vieto,  rancido,  stantìo. 

—  d'un  ma;  Patir  d'un  qualche  male,  come  di 
stomaco,  di  renella,  di  malcaduco,  ecc.,  vale  Es- 
sere sottoposto  ad  una  di  quosle  malattie. 

—  5  chéu  de  fd  ùnn-a  cosa;  Star  sul  cuore  di  far 
checchessia,  vale  Averne  pensiero  grandssimo. 

—  5  freido,  ò  cado,  a  famnie,  a  sw,  o  séunno; 
Patir  il  freddo,  il  caldo,  la  fame,  la  sete,  il 
sonno  e  simili,  vale  Essere  afflitto  e  incomo- 
dalo da  essi. 

—  per  ma;  Mareggiare,  dicesi  d'Aver  quel  trava- 
glio di  stomaco,  che  molti  ricevono  dal  navigare. 

%  Chi  ghe  patisce  se  fugce  china  in  taira;  Chi 

l'ha  per  mal  si  scinga  V.  China. 
S  Patìghe;  Aver  a  male  o  per  male,  vale  Rice- 
vere con  indignazione  checchessia,  Averne  di 
spiacere. 
S  Vegni  da  pati;  Venir  meno,  Svenire:  Smar- 
rire gli  spiriti. 
I*atx  s.  m.  Slìnimento,  Svenimento:  Smarrimento 
di  spiriti,  Abbandonamento  di  forze. 
"I*atie  V.  Paratìe. 

Pa.tio  p.  pass.  Patito,  Sofferto,  ecc.  V.  Pati  v. 
S  Faccia  pat'ia;  Viso  asciutto,  allampana:o,  ecc. 
V.  Faccia. 
Patimento  s.  m.  Patimento,  Sofforimenlo: 
L'atto  del  patire;  Pena,  Male,  Dolore,  Travaglio, 
Tormento. 
Patiretto  s.  m.  Languore  :  Mancamento  di 
fur^a.  Afflizione  cagionata  da  infermità,   Sflni- 
mento  leggero. 
'*Pa tiscimiiii  s.  m .  Permaloso.  Voce  del  volgo: 
Che  s'adonta  d'ogni  minima  cosa  V.  Peamaoso. 
Patito  s.  m.  Damo,  e  nel  volgo  fior,  anche 

Patito,  vale  Amante. 
Pati*ioto  s.  m.  Patriotlo:  Amante  della  patria. 
Il  Patriotlo,   Compatriota,  Compalriolla,  Compa- 
Iriotto,  Compaesano:  Di  una  medesima  patria, 
D'un  medesimo  paese. 
Patrocina  v.  a.  Patrocinare:  Difendere  le 
altrui  cafise  davanti  ai  giudici  o  contro  chiunque. 
Patta  s.  f.  Cimbollo  e  Cimboitolo  :  Colpo  che 
si  dà  in  terra  cascando;  a  Livorno  Pallone. 
«  —  Talora  usasi  per  Zampa  o  Piede  d'alcuni  ani- 
mali :  Damme  la  patta;  Dammi  la  zampa. 
S  Patte  in  sciò  cu;  Scnlacciale,  Sculaccioni:  Per- 
cosse che  SI  danno  colla  mano  aperta  sul  sedere; 
e  fassi  per  lo  più  a'  bambini, 
n  —  de  bulinn-a;  Palle  o  Branche  di  bolina.  T. 
mar.  Alcune  cordicelle  stabilite  in  alcune  bose 
0  maglie  della  rilinga,  e  disposte  in  maniera  che, 
tesata  la  bolina,  corda  legala  a  queste  patte,  si 
viene  a  tesare  quasi  il  terzo  della  rilinga  verso 


la  bngna  che,  senza  l'artifizio  di  dette  palle,  non 
potrebbe  tesarsi  se  non  con  piiì  corde. 
11  —  dell'dncoa;  Palle  dell'ancora.  T.  mar.  Due 
pezzi  di  grossa  lamina  di  ferro,  di  figura  trian- 
golare, annesso  uno  a  ciascuna  estremità  delle 
marre. 
S  Dà  de  patte  in  sciò  cu  ;  Sculacciare  :  Battere 

sul  sedere  colla  mano  aperta. 
11   —  ùnn-a  putta  pe  tcera  o  in  ta  mangia  d'ùnn-a 
cosa;  Lanciare,  Avventare,  Scaraventare:  Sca- 
gliar con  violenza,  con  impeto;  ed  anche  sem- 
plicemente Gettare,  Cacciare. 
S  Èsc  patt'e  paghce;  Esser  lesti,  Esser  pace  V.  Èse. 
S  Fd  putta;  Pattare,  Impattare,  Far  palla  o  pace 

V.  Fd. 
$  Piggid  énn-a  patta;  Cimbo(lo!are,  Cimbellare, 
Dare  un  cimbotlolo  per  terra. 
Patta  s.  m.  Magnale,  Primate:   Che  sopraslà 

agli  altri. 
—  dòpaise;  Maggiorente,  e  per  ischerzo  Primasso: 

Il  principale  d«'l  villaggio. 
Pattaèlo  s.  m.  Pezza  bianca:  Panno  lino  qua- 
drangolare, in  cui  si  rinvolge  il  bambino  prima 
di  fasciarlo.  -  Pezza  è  denominazione  d'Ogni 
panno,  lino  o  lano,  in  cui  si  rinvolgono  i  bam- 
bini in  fasce. 
Pattamine  s.  m.  Panconcelli:  Assi  sottili,  colle 
quali  cuopronsi  le  impalcature,  e  fansi  altri  lavori. 
Patte  s.  m.  Pannaiuolo,  Panniere:  Mercatante 

di  panni. 
Pattiu  s.  m.  pi.  Pattini  :  Certe  scarpe  o  galosce 
armate  per  di  sotto  d'una  spranghotla  di  ferro 
longitudinale  e  rilevata  a  uso  di   sdrucciolarsi 
sul  ghiaccio. 
Patto  s.  m.  Patio:   Convenzione  particolare, 
Contratto,  Accordo. 
S  A  bòn  patto;  A  buon  mercato,  A  buon  prezzo, 

A  gran  derrata,  Per  poco  prezzo. 
S  A  nisciùn  patto;  A  patto  nessuno,  in  nessun  modo. 
g  Con  patto  che;  Con  o  A  palio  che,  A  condizione 

che.  Purché. 
S  Fd  i  patti  avanti;  Far  i  palli  innanzi:  Patteg- 
giare avanti  di  concludere. 
1»  —  i  patti  cicei;  Far  i  patti  chiari:  Palleggiar 

chiaramente, 
n  —  putto  co  diào;  Far  palio  col  diavolo  V.Fd. 
11  —  patto  de  nò  fd  ciù  ùnn-a  cosa;  Stabilire, 

Determinare,  Fermare. 
S  Manca  a-i  putti;  Rompere  i  palli:  Contravve- 
nire alle  condizioni  pattuite. 
%  Patti  ciwi,  amicizia  lunga  V.  Amicizia. 
%  Sta  a-i  putti;  Slare  ai   patti,  Servare  i  patti, 
Tenere  il  patto:  Mantener  la  parola,  la  fede  data. 
Pattòn.  s.  m.  Spiumacciala  :  Colpo  dato  colla 
mano  aperta,  ma  che  faccia  rumore  a  gui^a  di 
quelli   che  si   danno  in   sulla  coltrice  o  in  sul 
pr  maccio  ;  che  anche  dicesi  Sprimacciata. 
^  Dà  ò  putión;  Dar  il  guasto.  Manomettere,  Spo- 
gliare, Fare  lo  spiano  V.  Dà. 
Pattòun-a  s.  f.  Fattoria:  Specie  di  panicela 
soda  falla  di  farina  di  castagne;  alirim.  Polenda. 
Pattuì  v.  n.  Pattuire,  Pattovire,  Palleggiare: 

Far  p:illo,  Convenire,  Accordarsi. 
Pattùmme  s.  m.  Pattume.  T.  mar.  Mestura 
di  sego,  zolfo,  cerussa  o  biacca,  ragia  o  calrame, 
olio  di  pesce,  ecc.,  che  si  distende  e  si  spalma 
solla  parte  della  nave,  che  dcbbe  stare  immersa, 
quando  le  si  dà  carena. 


PAX 


PE 


«77 


Pavimento  s.  m.  Pavimpnlo:  Nome  gene- 
rico d'Ogni  sorla  di  coperta  fatta  soda  o  stabile 
9  sopra  i  paìchi  o  sopra  le  vòlte  o  sul  terreno, 
per  poter  camminare  comodamente,  o  nelle  stanze 
0  nelle  vie  V.  Astrego. 
1*3,^011  s.  m.  Pavone,  Paone  e  Pagone.  T.  orn. 
Puvo  crisiaius.  Uccello  assai  grande  e  bello,  a 
noi  venuto  dalle  Indie  orientali.  Ha  lungo  il  collo, 
la  testa  picco'a  con  suvvi  un  pennacchio;  le  penne 
della  coda  lunghe  ed  occhiute  che  si  spiegano 
a  guisa  di  ventaglio,  quando  egli  fa  la  ruota 
(ó  fa  da  scignòa). 
Pavonezzàse  n.  p.  Pavoneggiarsi  e  Pago- 
neggiarsi:  Il  mostrarsi  o  rimirarsi  con  piacere, 
come  fa  il  pavone. 

n  Pavoneggiarsi ,  melaf.  Gloriarsi,  Boriarsi,  Com- 
piacersi di  se  stesso. 
I*a,xe  s.  f.  Pace:  Stalo  tranquillo  d'un  regno, 
d'una  repubblica  o  d'un  popolo,  che  non  si  trova 
In  guerra  con  alcun  nemico,  conlr.  di  Guerra. 

»i  Pace,  per  Tranquillità  interna  d'una  famiglia  e 
sim.,  conlr.  di  Discordia. 

I)  —  per  Tranquillila  di  spirilo,  conlr.  d' Inquie- 
tudine, dAffanno. 

Il  —  per  Trattalo  di  pace;  e  coll'agginnlo  di  citlà, 
si  esprime  II  luogo,  in  cui  è  stalo  conch  uso  il 
Irailalo  di  pace,  come  La  pace  di  Weslfalia, 
La  pace  d  Utrecht,  ecc. 

%  Cun  so  puxe;  Con  sua  pace,  cioè  Con  sua  grazia, 
Con  sua  soddisfazione. 

S  Dàseghe  paxe  ;  Darsi  pace,  Aver  pazienza,  ecc. 

S  Fd  paxe;  Far  pace,  Rifar  la  pare,  Tornar  a 
pace.  Rappaciarsi,  Rappacifìcarsi,  Rappattumarsi  : 
Deporre  l'inimicizia,  Tornar  in  concordia. 

II  Far  pace  o  patta,  in  term.  di  giuoco  vale  Pat- 
tare, Esser  patta  o  pace  o  del  pari. 

S  Fd  fd  paxe;  Rappaciare,  Rappacificare,  Rap- 
pattumare: Ridurre  in  concordia  uno  con  un 
altro.  Far  loro  smettere  l'inimicizia. 

S  A'ó  poeiseghe  dà  paxe;  Non  ci  si  saper  dar  pace. 

S  Omino  de  paxe;  Uomo  pacifico,  Uomo  della  pace. 

S  Piggidse  ùnn-u  cosa  in  santa  paxe;  Pigliare 
0  Portare  alcuna  cosa  in  pace  o  in  santa  pace, 
vale  Sopportar  checchessia  senza  rammarico  o 
risentimento. 

§  Tanto  pe  godi  a  paxe;  Per  amor  di  pace.  Per 
la  pace.  Per  aver  la  pace  di  casa.  Per  essere  o 
Per  islare  in  pace. 
Paxe  add.  Mansueto:  Aggiunto  d'animale,  vale 
Docile,  Maniero,  conlr.  di  Selvaggio  e  Feroce 
fPàxetto  s.  m.  Palazzetto.  Chiamavasi  cosi 
aiilicain.  da  noi  Qa^'l  pa'azzo  laterale  al  Palazzo 
Ducale,  dove  si  radunava  la  Ruota  e  si  condan- 
navano i  rei.  Da  ciò  ebbe  origine  la  frase:  Avei 
5  pàxetlo  in  corpo;  Aver  la  tremarella.  Tre- 
mare i  pippioni  ad  alcuno,  e  in  m.  b.  Fargli  il 
cui  lappo  lappe,  cioè  Aver  gran  paura  the  non 
gli  succida  qualche  cosa  pericolosa;  come  appunto 
dovevano  averla  i  colpevoli  tradotti  in  quel  luogo. 
■j-Pàxo  s.  m.  Palazzo,  dicesi  per  anlonom.  Il  pa- 
lazzo, dove  anticamente  abitava  il  Doge  e  con- 
venivano i  capi  della  Repubblica  :  oggidì  sede 
della  primaria  Autorità  governativa  in  Genova. 

%  Talora  osasi  anche  per  Corte,  dal  tenersi  in  que- 
sto palazzo  ragione  e  amministrarvisì  la  giustizia. 

S  Gente  de  Puxu ;  Genie  di  corte  o  del  foro, 
ÌDlendonsi  I  forensi,  ma  dicesi  per  Io  pia  in 
disprezzo. 

CjLSkaoiA,  JHziomtn'o  Genovtte-Italiano. 


Pàzetta  s.  f.  Paraso  e  Parazzo.  T.  iUiol.  Clu- 
pea  lululus.  Pesciolino  di  mare  assai  piccolo , 
di  carne  delicata  e  poco  grassa. 
Pé  s.  m.  Piede  e  sincop.  Pie  :  La  parte  del  corpo 
dellanimale  congiunta  coli'estremilà  della  gamta, 
che  gli  serve  a  reggersi  e  a  camminare. 

I)  Piede,  per  Estremità  o  Radice  di  monte  :  /  pé 
d'ùnn-a  montagna;  I   pie  d'un  monte. 

Il  —  ppp  Sostegno,  Base,  ed  anche  La  parte  in- 
feriore di  checchessia  :  0  pé  a'ùn  calice,  d'ùnn-a 
lùmèa,  ecc.;  Il  pie  d'un  ca'ice,  d'una  lucerna,  ecc. 

n  —  per  Sorta  di  misura,  che  è  diversa  nei  di- 
versi paesi. 

ti  —  per  Misura  de' versi,  composta  di  due,  tre, 
quattro  o  pili  sillabe  lunghe  e  brevi. 

>i  —  Figurai,  per  Tenore,  Regola,  Andamento. 

—  da  chmn-a;  Arcioni  V.   Chinn-a. 

—  (le  gallo;  Pie  di  gallo,  P'è  d'oca,  Balrachio.  T.  boi. 
Gera.vuin  molle.  Pianla  che  ha  gli  steli  ramosi, 
sottili,  alti  poco  più  d'un  palmo;  le  foglie  radi- 
cali numerose,  pelose,  rotonde;  i  fiori  porporini. 

—  de  montòn;  Stira  e  volgarm.  Pie  di  montone. 
T.  conciai.  Slrum.  di  ferro,  che  serve  a  levar 
via  la  grana  alle  pelli. 

—  de  póllo:  Pie  di  pollo.  T.  mar.  Bottone  che  si 
fa  all'estremità  d  una  fune,  dislorcendo  i  suoi 
legnuoli  per  ripiegarli  e  innestarli  tra  quelli  che 
son  commessi,  serrandoli  poscia  con  una  legatara. 

—  de  porco;  Pie  di  porco:  Palo  di  ferro,  che  da 
una  parte  si  ripiega  a  guisa  di  zampa,  e  che, 
introdotto  fra  grosse  pietre,  serve  a  rimuoverle 
dal  loro  sito. 

—  dò  baci  ;  Lavamane  e  Lavamani,  Portabacile, 
Rpggicalinella  V.  Portataci. 

—  dò  letto;  Piedi  del  letto. 

—  d'ortoan  nò  guasta  l'orto  V.  Ortoan. 

—  d'un  busto,  d'ùnn-a  statua;  Peduccio:  Piccola 
base  lunga,  quadrata  o  tonda,  in  isminuimento  con 
modanatura,  che  serve  a  sostenere  un  basto  o  sim. 

S  Acciantd  in  sce  tuipé;  .abbandonar  in  tronco, 
Lasciar  in  asso.  Piantar  di  botto. 

S  ^-1  pé;  A  piede,  Appiede,  A  pie,  Appiè:  Dalla 
parte  inferiore,  Da  ultimo,  Infine:  A-i  pé  da 
cróxe ,  dò  letto,  da  mónta,  ecc.;  Appiè  della 
croce,  del  letto,  della  salila,  ecc. 

S  Alsdse  in  pé  ;  Levarsi  o  Recarsi  in  piedi,  va- 
glion  Rizzarsi,  Sollevarsi  colla  persona  in  so' piedi. 

S  Ammìdse  a-i  pé;  Guardarsi  a' piedi ,  figurai. 
Esaminar  prima  bene  la  sua  coscienza  avanti 
che  si  biasimi  altrui. 

S  Anild  a  pé;  Andar  a  piedi  o  co' suoi  piedi.  Pe- 
dovare, vaie  Non  e.^ser  condotto  o  portato  da  altri. 

Il   —  co-i  pé  de  ciòngio  in  V ùnn-u  cosa  V.  Andd. 

n  —  dò  ntcBximo  pé;  Andar  dello  stesso  piede, 
vale  Aver  una  stessa  inclinazione,  Esser  di  co- 
stumi eguali,  e  pigliasi  per  lo  piiì  in  mala  parte. 

Il  —  in  punta  de  pé  Y.  Andd. 

Il  —  pe-i  so  pé  ùnn-a  cosa;  Andare  o  Cammi- 
nare pe'  suoi  pirdi  ch'cchessia,  dicesi  delle  cose 
che  vadano  secondo  l'ordine  della  giustizia  o 
delia  convenienza  ,  Progredire  secondo  la  sua 
natura,  Non  uscir  del  dovuto  e  del  consueto. 

S  A  pé,  A  pé  nifi,  A  pé  sciùti,  A  pé  zunti  V. 
A  pé  alla  sua  sede  alfabet. 

§  Attrnvd  o  Truvd  scarpa  da  so  pé  ;  Trovare 
carne  pe'suoi  denti,  e  in  m.  b.  Trovar  culo  al  suo 
naso,  vale  Trovar  chi  resista  e  non  abbia  paura 
di  bravate. 


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PE 


P^k 


g  Aveì  i  pé  in  ta  fossa;  Aver  il  pie  nella  fossa, 
Tenere  il  piede  nel  sepolcro,  Aver  la  bocca  sulla 
bara,  dicesi  di  Chi  per  vecchiaia  o  malsania  par 
che  non  possa  andar  mollo  in  là. 

M  —  i  pé  dòsci,  Aveì  i  pé  zece  V.  Aveì. 

n  —  puta  che  manche  a  twra  sotto  i  pé;  Te- 
mere che  manchi  il  terreno  solto  i  piedi,  vale 
Temere  che  manchi  il  necessario,  e  dicesi  per 
lo  più  d'un  avaro  ansioso  della  sua  fortuna, 
e  che  sta  sempre  in  timore  di  perdere  il  suo. 
'*S  Aveilo  in  t'ùn  pé  ;  Averlo  nel  fagotto  S.Aveì. 

S  Baxà  i  pé;  Baciare  i  piedi:  Atto  di  riverenza, 
con  che  si  venera  il  Pontefice  romano  o  altro 
grandissimo  personaggio. 

S  Cacciàse  a-i  pé  d'ùnn-a  persònn-a ;  Cadere  ai 
piedi  ad  uno,  vale  Prostrarsegli  davanti  ginoc- 
chioni. 

S  Cazze  in  pé  comme  i  gatti  V.  Cazze. 

S  Chi  va  a  pé:  Pedestre,  Pedone. 

S  Collo  dò  pé;  Collo  del  piede  V.  Collo. 

S  Conosce  de  che  pé  sòppega  ùnn-a  persónn-a; 
Conoscere  da  qual  piede  uno  zoppichi,  cioè  qual 
sia  P  inclinazione  e  i  difetti  d'alcuno. 

%  Da  capp'a  pé  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

S  Dà  di  pé;  Dar  de' piedi,  vale  Percuotere  col 
piedi. 

n  —  dd  pé  a  ùnn-a  scaa;  Inclinare  alquanto  una 
scala ,  per  renderla  più  agevole  a  salirla  e  a 
scenderla. 

n  —  in  ti  pé;  Avvenirsi,  Abbattersi  in  uno. 

S  Dàse  da  sappa  in  sci  pé;  Darsi  la  scure  o  la 
zappa  sui  piedi  V.  Dà. 

%  Dà  testa  a-i  pé;  Dal  capo  al  pie,  Da  capo  a 
piedi  V.  Da  capp'a  pé. 

S  Èse  in  pé;  Essere  in  pie  o  in  piedi,  vale  Ri- 
trovarsi nel  suo  essere,  intiero  e  non  distrutto. 
Parlandosi  di  quistioni,  di  contrasti,  di  liti,  ecc. 
dicesi  di  quelle  che  non  sono  ancor  terminate, 
non  ancor  definite. 

n  —  in  pé  de  bònn'óa;  Essere  ÌD  pie  a  buon'ora, 
vale  Levarsi  per  tempo. 

%  Fd  co-e  moen  e  co-i  pé;  Far  colle  mani  e  coi 
piedi  :  Adoperare  ogni  maggiore  possibile  sforzo 
in  checchessia. 

S  Fermo  in  sce  dui  pé;  A  pie  fermo,  Di  pie  fermo. 

S  Gente  a  pé;  Genie  a  piede  e  sim.,  vale  Fanteria, 
Soldati  pedestri,  Pedoni. 

S  In  pé;  In  piede  o  In  pie,  usato  in  forza  d'ag- 
giunto vale  Ritto. 

S  In  punta  de  pé;  In  punta  di  piedi,  vale  Senza 
posar  la  pianta,  ma  solamente  la  punta. 

g  In  sce  dui  pé;  Su  due  piedi.  Maniera  dinotante 
All'improvviso,  Subito. 

§  Isàse  in  pé  V.  sopra  Alsdse  in  pé. 

S  Lascia  in  pé  ;  Lasciar  in  piedi,  trattandosi  di 
edifizj,  vale  Non  li  rovinare. 

g  Manda  via  in  sce  dui  pé  ;  Mandar  via  in  tronco. 

g  Marca  oò  pé;  Orma,  Pedata:  Impressione  che 
in  andando  si  fa  col  piede. 

g  Mette  i  pé  a  bagno;  Far  un  pediluvio. 

M  —  i  pé  in  t'ùn  Icugo  ;  Mettere  o  Porre  piede 
in  un  luogo,  vale  Entrarvi. 

w  —  pe-i  pé;  Metter  tra'  i  piedi,  vale  Proporre, 
Porre  innunzi. 

n  —  sciii  di  pé  a  ùnn-a  cosa;  Porre  piede  a 
checchessia  V.  Mette. 

S  Mettise  ùnn-a  cosa  sótto  i  pé;  Mettersi  alcuna 
cosa  solto  i  piedi,  vale  Dìsprezzarla. 


**g  Moi  co-e  scarpe  in  pé  V.  Moi. 

g  Nò  fd  né  gamba  e  né  pé  ;  Non  procedere,  Non 
andar  avanti. 

g  Nò  poeì  sta  in  pé  ;  Non  reggersi  ritto  o  in 
piedi  0  Non  reggersi  assolutam.,  Non  si  poter 
tener  sulle  gambe,  vale  Essere  spossato,  ecc. 

g  Nòxotta  dò  pé  V.  questa  voce  alla  sua  sede 
alfabetica. 

g  Pesta  di  pé  ;  Battere  i  piedi  o  de' piedi,  oltre 
al  sentimento  letterale,  vale  anche  Dare  in  gran- 
dissima escandescenza,  Dar  segni  di  eccessiva 
collera  e  dispiacere. 

g  Pianta  di  pé;  Pianta  del  piede,  anlic.  Piota: 

Tutta  la  parte  inferiore  del  piede. 

'*g  Piggid  a  pé  in  tò  cu;  Pigliar  a  calci  o  Pigliar 

a  calci  nel  deretano,  e  in  gergo  Mandar  a  cal- 

cinaja,  vale  Scacciar  uno  percuotendolo  col  piede. 

n  —  ò  pé  addosso  a  ùnn-a  persònn-a;  Pigliare 

■     baldanza  o  campo  addosso  a  uno  V.  Desciii. 

n  —  pé;  Pigliare  o  Prender  piede,  vale  Assodarsi, 
Fortificarsi,  Pigliar  forza,  Invigorire. 

g  Rastellà  di  pé  pe  tcera;  Scalpicciare,  Camminare 
striscioni,  cioè  stropicciando  e  fregando  il  ter- 
reno nel  camminare. 

g  Resta  a  pé  ;  Rimaner  a  piedi,  si  dice  del  Non 
essere  in  tempo  a  farsi  trasportare  in  dato  luogo 
da  carrozza  o  diligenza  o  sim. 

"  —  Restar  a  piedi,  figurai,  vale  Rimaner  deluso 
nella  speranza  d'ottenere  qualche  bene  o  impiego 
che  si  aspettava. 

g  Scciannd  ò  pé  ;  Pareggiare  il  piede  o   l'ugna. 
T.  manisc.  Operazione  di  mascalcìa,    la  quale 
consiste  nell' assottigliare   il   snolo  coli' incastro      ; 
(butta)  per  preparare   il  piede   del  cavallo  ad 
esser  ferrato. 

g  Sciarti  a  pé  sciùti  da  unn-a  cosa;  Cavarsela 
netta,  Andar  netto,  Uscir  netto  d'alcuna  cosa,  vale 
Andarne  illeso. 

g  Spìtssd  i  pé  ;  Puzzare  i  piedi. 

g  Squaddrd  da  capp'a  pé;  Squadrare  da  capo  a 
piedi  V.  Squaddrd. 

g  Sta  in  pé;  Star  in  piedi,  vale  Star  ritto,  Esser 
ritto,  Non  giacere,  contr.  di  Sedere. 

Il  Figurai,  vale  Reggersi,  Stare  nel  suo  essere, 
Mantenersi. 

g  Taggid  l'erba  sótto  i  pé  ;  Rompere  o  Guastare 
l'uovo  0  l'uovo  in  bocca,  figurai,  vale  Guastare 
i  disegni  altrui,  Nuocere  ad  alcuno  con  cattivi 
ufiìcj.  Dicesi  anche  Dare  il  gambetto  per  Inter- 
rompere con  modo  inaspellalo  gli  altrui  avan- 
zamenti, e  talora  Dare  la  gambata,  cioè  Esclu- 
dere alcuno  dal  matrimonio  col  sostituirvi  an 
altro,  Soppiantare  alcuno. 

g  Tegnt  in  pé  ;  Tener  in  pie  o  in  piede,  vale 
Reggere,  Conservare,  Mantenere  in  isiato,  in  es- 
sere, Non  distruggere j  e  talora  Mantener  in  vita. 

n  —  ò  pé  in  due  scarpe;  Tenere  il  pie  in  due 
0  più  slafTe ,  vale  Star  preparato  a  due  o  più 
parlili ,  Tener  in  un  medesimo  negozio  pratica 
doppia,  per  terminarlo  con  più  vantaggio.  Atten- 
dere a  due  fini  diversi.  Star  a  cavallo  del  fosso. 

g  Tornd  a  mette  i  pé  in  t'ùn  léugo ;  Riportare 
il  piede  in  un  luogo,  vale  Ritornarvi. 

g  Vegni  in  ti  pé;  Cader  tra' piedi  alcuna   cosa, 
vale  Abbattersi  in  checchessia;  e  dicesi  anche 
di  persona. 
I*eà  s.  f.  Mondina  V.  Pia  (nome). 
Peà,  v.  a.  Pelare,  Spelare:  Levare,  Svellere  il  pelo. 


PEC 


PEG 


ano 


n  Pelare:  Togliere  le  penne  ai  volatili  per  cuocerli; 
allrim.  Spiumare,  Spennare. 

n  —  Dicpsi  parimenle  Quando  l'acqua  o  ranno 
scolla  assai,  che  leva  via  il  polo,  facendolo  ca- 
dere senza  svellerlo  da  per  sé;  così  si  peiano 
le  lesiicciuole,  i  peducci  e  altre  pelli  d'animali, 
tuffandole  in  acqua  bollente. 

n  —  Metaf.  vale  rsufrnlluare  e  Trarre  dalie  per- 
sone il  più  che  si  può  e  senza  riguardo. 

—  e  castagne;  Sbucciar  le  castagne. 

I*eag:allo  s.  m.  Grongo,  e  nel  Napol.  Capi- 
tone. T.  ittici.  Conger  verus.  Pesce  di  mare 
che  ha  molla  somiglianza  col  vero  Grongo,  ma 
di  color  bianco  V.  Rrònco. 

I*eaiiiaoso  add.  Permaloso:  Che  ha  per  male 
ogni  cosa,  die  piglia  per  male  gli  altrui  d»^tti,  ecc. 

I*ecca  V.  n.  Peccare:  Commettere  peccato. 
Trasgredire  la  legge  di  Dio  e  della  Chiesa. 

—  da  ùnn-a  parte;  Zoppicare  da  nn  lato,  da  una 
parte,  Da  un  piede,  ecc.  vale  Mancare  da  quella. 

S  Chi  dorme  nò  pecca;  Chi   dorme   non    pecca. 

Prov.  di  chiaro  significato. 
S  O  giusto  ò  pecca  sette  volte   a-o   giorno  ;   Il 
giusto  cade  sette  volle  al  giorno.  Prov.  dinotante 
che  Tutti  siamo  soggetti  a  peccare,  a  fallire. 

Pecca  tasso  s.  m.  Peccalac?io.  Peggior.  di 
Peccalo:  Peccalo  gravissimo.  Colpa  enorme. 

Peccato  s.  m.  Peccatore  :  Chi  pecca  o  ha 
ppceato. 

Peccatóa  s.  f.  Peccatrice:  Che  pecca  o  ba 
peccalo. 

I*eocetto  s.  m.  Pettirosso,  Piltirosso  e  nel 
Sanese  Pelliere.  T.  ornit.  Lusciola  rubecula.  Uc- 
celletto del  genere  delle  Silvie,  che  ha  il  becco 
scuro,  gli  occhi  grandi  e  neri;  pileo,  cervice  e 
dorso  olivastri;  ali  e  coda  dello  stesso  colore, 
ma  meno  tendente  al  verde;  fronte,  gote,  gola, 
gozzo,  petto  ed  anche  nna  porzione  dell'addome, 
d'un  bel  colore  arancione  vivace,  tenderne  al 
rosso;  fianchi  tinli  leggermente  di  verdastro; 
addome  e  sottocoda,  bianchi;  piedi  scuro-rossa- 
stri. Annida  nelle  siepi. 

I*ecciàse  n.  p.  Pizzicarsi,  Bezzicarsi,  Bistic- 
ciarsi, e  dicesi  di  persone  che  sempre  garriscono 
e  conlendono  fra  loro. 

I*eccóii  s.  m.  Peccato:  Trasgressione   volon- 
taria della  legge  di  Dio  e  della  Chiesa;  Colpa, 
Offesa  di  Dio. 
«  Peccato,  Mancamento,  Errore. 

—  confessóu,  mezo  perdonò»;  Peccalo  confessato, 
mezzo  perdonato,  vale  Che  il  peccato  riconosciuto 
e  confessato  merita  più  perdono  che  il  tenuto 
occulto. 

—  d'omisciòn;  Peccato  d'ommissione  V.  Omisciòn. 

—  morta;  Peccato  mortale:  Quel  peccato  più  grave 
che  è  cagione  dell'eterna  dannazione  delTanima. 

—  originale;  Peccato  originale:  Peccato  col  quale 
tulli  nasciamo. 

—  vegio,  penitensa  neum  ;  Peccato  vecchio,  peni- 
lenza  nuova,  k  colpa  vecchia,  pena  nuova.  Prov. 
che  si  dice  del  Portar  la  pena  di  peccato  che 
sì  credeva  fosse  andato  in  dimenticanza. 

—  veniale;  Peccato  veniale,  cioè  che  facilmente 
oltiene  perdono,  non  togliendo  l'amicizia  fra 
l'uomo  e  Dio. 

S  A  torto  e  a  prccóu  m.  aw.  A  gran  torto,  Con 

gran  torlo  e  ingiustizia.  Ingiustissimamente. 
S  Brutto  cornine  5  peccóu;  Bruito  quanto  o  come 


il  peccato.  Più  brutto  del  peccato  mortale,  vale 
Brunissimo. 
S  £se  peccóu  a  fa  ùnn-a  cosa;  Esser  peccato  a 
far  checchessia,  olire  al  seniimenlo  proprio,  si 
usa  anche  per  dinotare  sconvenienza  o  disordine 
in  fare  alcuna  cosa. 
"  —  un  peccati;  Essere  un  peccato,  si  dice  Quando 
una  cosa  o  persona  bella  e  buona  soffre  detri- 
mento, per  mostrarne  dispiacere;  e  dìcesì  tn- 
che   per  esclamazione  :  Peccóu  !  Peccato  !  Che 
peccalo  ! 
S  Fd  peccóu;  Far  peccato,  vale  Peccare. 

Pecontro  s.  m.  Perconlra.  T.  mar.  Pezzo  di 
costruiione,  sol  quale  vanno  ad  appoggiare  tutte 
le  t<  sie  de'  baglj  che  vi  sono  incastrate  ed  in- 
chiodale con  grosso  perno.  Le  perconire  chia- 
mansi  pure  Pontuali  e  Dormienti. 

I*e  contro  avv.  Rimpeito ,  Di  rimpetto. 
"I*e  da  l>oii  m.  aw.  Da  senno,  Sul   serio, 
coiilr   di  Per  burla.  Per  ischerzo:  Ma  6  dì  pe 
da  bòn  ?  Ma  lo  dite  sul  serio  ? 

Pedann-a  s.  f.  Pedana:  Quella  specie  di  cas« 
sella  di  legno  falla  a  riballa  che  si  suol  porre 
solio  la  scrivania  per  posarvi  i  piedi. 

^ —  da  carossa;  Bottino:  Quella  specie  di  cassetta 
nelle  carrozze  da  viaggio  fermata  alla  pianta 
della  assa,  che  chiudesi  con  boccaporto  o  spor- 
tello, sopra  cui  posano  ì  piedi  coloro  che  sono 
dentro  alla  carrozza. 

—  da  sóttann-a;  Pedana  :  Quella  lista  di  roba  meno 
fine,  che  si  cuce  intorno  la  soltana  de' preti  per 
rinforzo  e  preservazione  di  pronto  logoramento; 
alirim.  Orlo  finto,  Rimbocco  finto. 

Pédestallo  s.  m.  Piedestallo,  Pìedisfallo, 
Piedistilo:  Quella  pietra  quadrata  con  base  e 
cornice,  che  srstiene  la  colonna,  e  che  è  diffe- 
rente nei  diversi  ordini  d'Arcbitettnra;  allrim. 
Dado  0  Stereobate, 
n  Piedestallo,  dìcesì  pare  Quello  che  sostiene  statue 
0  altro. 

Pedilùvio  s.  m.  Pediluvio:  Bagno  de' piedi, 
e  per  lo  più  in  acqua  carica  di  qualche  sostanza 
medicamentosa. 
**Pediniia  (FdJ;  Far  noja,  ubbìa,  vale  Recare 
fastidio,  nausea  e  sim. 

Pediun-a  s.  f.  Pedina  e  Pedona  :  Uno  di  quei 

pezzi  che  nel  giuoco  degli  scacchi  si  collocano 

nel  loro  ordine  innanzi  agli  altri ,  ed  è  il  più 

piccolo  di  tulli. 

Il  —  Pedina,  per  Una  di  quelle  girelline,  con  cai 

si  giuoca  a  dama  o  a  filetto  ftelaj. 
n  —  Dicesi  per  ischerzo  a  Donna  di  bassa  con- 
dizione, in  contrapposizione  di  Dama. 
$  Aveì  0  Mette  ùnn-a  pe.dinn-a  a-o  pane;  Avere 
0  Mettere  un  astóre  intorno.  Modo  fior,  e  vale 
Avere  o  Mettere  attorno  una  persona  che  faccia 
girare  il  capo. 
%  Buffò,  Mangia  ùnn-a  pedinn-a  V.  Buffa,  Mangia 
nel  3"  significato. 

Pedòn  s.  m.  Procaccio  e  Procaccino  :  Colai 
che  porta  lettere  o  altro,  da  luogo  a  luogo,  fa- 
cendo la  strada  per  lo  più  a  piedi. 

Pedré  s.  m.  Petriero.  T.  artigl.  Nome  parti- 
colare d'Un  morlajo,  del  quale  si  faceva  uso  per 
iscagliar  pietre;  allrim.  Periera. 

Peg"a  v.  a.  Imbrumare.  T.  ìuar.  Dare  alcune 
leggiere  pennellale  di  pece  sulle  tavole  del  bordo 
del  bastimento  prima  dì  dar  la  brusca. 


580 


PEI 


Pfil 


I*eg'oa,  s.  f.  Pecora  :  Animale  lanuto,  ed  è  La 
fmimma  del  nionloiie. 

—  segna;  Gallo  marchialo,  dicesi  figurai,  di  Per- 
sona trisla  0  maliziosa. 

S  Chi  pègoa  se  fa  ò  lo  5  se  a  mangia  V.  Lo. 
%  Conosce  e  so  pègoe  ;  Conoscere   i   sii'i   polli, 

fifiural.  vale  Conoscere  con. chi  si  ba  a  fare,  e 

inlendcsi  sempre  in  mala  parte. 
S  Grununa  0  Mi  schiun-a  quella  pègna  chi  n5  sa 

avvorud  u  so  luiin-a   \.  Avvardà. 
S  0  l'è  ùnn-a  hònn-a  pè'(;oa;  Euli  è  una  buona 

lamella,  un  bel  tomo,  dicesi  di  Persona  scaltra, 

maliziosa  e  sim. 
I^eg-oa  s.  m.  Pecora jo  e  Pecoraro,  ma  meno 

usalo:  Guardiano  di  pecore. 
«  Pecorone,  figiir.  dicesi  d  Uomo  scimunito,  sciocco. 
I*eg-oétta  s.  f.  Pecorella,  Pecorella,  Pecorina. 

Dim.  di  l'ecora. 
n  Soggettino,  parlandosi  di  persona  si  prende  per 

ironia  in  mala  parte,  e  vale  Uomo  tristo  o  da 

tristi  falli. 

—  dò  md;  Pecorelle:  Piccoli  marosi  spumarti  e 
bianchi  che  ciioprono  il  mare,  che  somiglia  un 
prato  coperto  da  pecore  bianche. 

i>es'oiiiii-a  (Àj  V.  questa   locuz.  alla  sua 

s<de  alfabetica. 
I*ei  s.  m.  Pelo:  Ciascuno  di  q-ei  filamenti  sot- 
tilissimi che  germogliano  e  crescono  sul  a  cute 
degli  animali  e  in  diverse  parli  del  corpo  umano. 

n  Pelo,  usasi  anche  colleiiivamente  per  accennare 
Tulli  i  peli  d'un  animale:  0  l'ha  un  can  co  pei 
lungo;  Ila  un  cane  col  pelo  luni^o. 

n  —  per  Capigliatura  e  Barba  dell'uomo:  0  l'è 
de  pei  rosso;  È  rosso  di  pelo. 

n  —  per  Quella  peluria  che  hanno  i  panni  lani 
ed  i  velimi. 

n  Peluria:  Il  pelo  che  rimane  sulla  carne  degli 
uccelli  pelali,  ed  anche  La  prima  lanugine  che 
spunta  negli  animali  nel  metter  le  penne  o  i  peli. 

—  de  gnàcchcra;  Pelo  di  nàcchera  V.  Gnàcchera. 

—  gatttn;  Cangine  e  Caluggine,  Lanugine  e  La- 
nuggine:  Quei  peli  morb  di  che  cominciano  ad 
apparire  ai  giovani  sulle  guance. 

g  Aveì  6  chéu  con  tanto  de  pei;  Aver  il  cuore 
con  tanto  di  pelo  o  col  pelo  allo  sei  dita,  Aver 
il  pelo  sulla  Coscienza,  figurai,  vale  F.ss'T  infles- 
sibile, inesorabile,  implacabile,  crudele  e  sim. 

v  —  6  pei  stcco;  Aver  sete.  Modo  scherz.  e  fig. 

§  A  cavallo  giaslemmòu  ghe  lùxe  5  pei  V.  Cavallo. 

§  A  vòì-pe  a  cangia  5  pei,  ma  i  vizii  mai  V. 
Cangia. 

S  De  pei  rosso  manco  hònn-a  vitella;  Rosso,  mal 
pelo.  Dellato  prov.  che  dicesi  per  dispregio  di 
Persona  di  capelli  e  di  peli  rossi  ;  n.)n  è  però 
sempre  vero. 

§  Cmd  ò  pei  in  te  l'éuvo  V.   C-rcd. 

§  Lùxi  5  pel;  Rilucere  il  pelo,  si  dice  dell'Es- 
sere grasso  e  fresco  e  in  bucno  stato 

S  Aon  èse  ciù  dò  primmu  pi-i  ;  Non  fsser  più 
di  primo  pelo,  vale  Essere  alquanto  avanzato  in 
età,  Non  esser  più  giovine. 

%  Nò  m'addenta  can  ch'ò  no  me  meghe  dò  so 
pei  V.   Can. 

%  Pi'je  de  parpelle;  Nepitelli. 

g  Prrde  ò  piì  ;  Spelarsi  :  Perdere  il  pelo, 
.  S   Villào  a  Irti  pn  ;  Velluto  a  tre  peli  V.  Vellùo. 
X*eì  s.  m.  Pera.  Frullo  del  Pero  ( Ptrus  com- 
tntmisj,  mollo  buono  a  mangiare,  per  lo  più  di 


figura  oblunga  e  che  va  diminuendo  verso  il 
gambo.  Ve  n'ha  di  molle  e  varie  regioni  e  sorte. 
Io  ne  descriverò  le  spezie  principali  e  le  più 
note  fra  noi,  tratte  dalla  Pomona  italiana  dei 
Conte  Gallesio. 

angelico;  Pera  angelica,  nel  Faentino  Pera  li- 
mona, e  in  vari  altri  luoghi  Pera  fico.  La  sua 
bnccia  è  giallognola  nella  maturile,  ma  sfumata 
d'un  rosso  vinoso,  ch*^  nel  lalo  del  Sole  si  spiega 
in  tante  macchiette  rotonde  punteggiate  di  grigio, 
che  risaltano  singolarmente  e  che  la  distinguono 
da  liille  le  altre  pere  conosciute.  La  polpa  è  bianca, 
gentile,  butirrosa  insieme  e  croccante  e  piena  di 
nn  sugo  abbondante  e  saporito  che  la  rende  gra- 
ziosa e  la  fa  gareggiare  colle  pere  più  squisite. 
Comincia  a  maturare  sul  finir  di  settembre,  con- 
tinua tutto  Tottobre,  e  qualche  volta  ancora  al(| 
meà  Hi  novembre. 

brùtt'e  hòn;  Pera  bugiarda:  Una  delle  migliori 
pere  eslive  del  clima  italiano.  Ha  la  buccia  ver- 
dastra ma  d'un  verde  sudicio,  che  va  diventando 
più  scuro  in  proporzione  che  s'avviMna  alla  ma- 
turile^. La  polpa  è  giallognola,  composta  d'una 
pasta  morbida  e  fina  e  piena  d'un  sugo  dolcis- 
simo, che  si  scioglie  in  bocca  e  il  cui  sapore 
ha  più  zuccherino  di  qualunque  pera  di  estate, 
e  non  la  cede  in  ciò  che  alla  Pera  angelica. 
É  mollo  soggetta  ad  ammezzire  e  non  resiste 
mollo  ai  trasporti.  I  Lombardi  la  dicono  Pera 
gnocca,  i  Romani  P.  brutt'e  buona,  e  i  Napole- 
Rlni  P.  mal  vestita.  Non  si  conosce  in  Piemonte. 
bùrrè;  Pera  butirra  o  Butirra  estiva,  in  Fir. 
Pera  burrona  :  La  regina  delle  pere,  che  colti- 
vasi a  preferenza  d'ogni  altra  in  tutta  l'Europa. 
Ha  la  buccia  verde-grigia  sino  a  che  è  acerba, 
diventa  giallognola  nel  maturare,  ma  d'un  giallo 
canarino  assai  grazioso,  che  si  carica  un  poco 
nella  m<tssima  maturità,  e  che  è  rollo  sovente 
da  un  numero  indeterminato  di  macchie  rugginee 
più  0  meno  grandi,  più  o  meno  brune,  secondo 
i  diversi  individui.  La  sua  polpa  è  un  vero  bu- 
tirro; bianca  delicata  e  gentile,  essa  si  scioglie 
in  bocca  in  una  pasta  morbidissima  mista  ad  un 
sugo  abbondante  e  grazioso,  che  vince  anche  in 
sapore  quello  di  qualunque  altra  pera.  Non  an- 
nebl  ia  mai;  matura  sulla  pianta,  ma  si  perfe- 
ziona meglio  nella  dispensa  e  vi  sviluppa  più  sugo. 
Avvi  anche  La  pera  butirra  grigia  o  Butirra 
d'aMtunno  o  Butirra  invernale.  Ha  la  buccia  grezza, 
verde-scura  quando  si  coglie,  e  d'un  verde  mislo 
al  rosso  e  al  bruno  nella  maturità.  La  sua  polpa 
è  dun  bianco  verdognolo,  finissima,  liquescente 
e  ripiena  d'un  sugo  grazioso,  sebbene  acidoio; 
si  coglie  in  settembre  e  matura  nella  dispensa. 
cainòggm;  Pera  perla,  nel  Lucchese  Pera  ca- 
moglina  Sorta  di  pera  delle  razze  più  preziose 
che  si  coltivino  nel  suolo  italiano.  Il  frutto  è  di 
una  grossezza  mezzana  e  fallo  a  zucchetta,  ovale 
alla  base,  con  collo  un  poco  allungalo  e  confor- 
milo con  regolarità  e  con  grazia.  La  buccia,  che 
è  liscia  e  come  lucente,  ha  il  fondo  d'un  color 
canarino  chiaro,  rilevato  talvolta  da  una  sfuma- 
tura di  rosso  leggero,  che  si  sviluppa  dalla  parte 
del  sole  quando  vi  è  ben  esposto.  La  polpa  è 
bianca,  più  croccante  che  morbida,  ma  gentile, 
sugosa  e  d'un  gusto  dolce  e  gagliardo.  Matura 
sul  principio  di  luglio  e  succede  immediata- 
mente alle  Pere  moscate  e  alle  Pere  bianchette. 


PEI 


PEI 


m 


da  inverno;  Pera  vernina.  Nume  generico  delie 
Pere  clie  maturano  in  inverno.  La  più  connsciuia 
Ira  noi  è  la  Pera  sjn-germana  o  Pera  spadona 
vernina.  Ha  la  buccia  d'un  verde  grigio,  inter- 
fono da  diverse  macchie  rugginee,  più  o  meno 
dense,  e  sempre  più  cariche  verso  la  corona  e 
presso  il  picciuolo,  che  nel  corpo  del  frutto.  Si 
conserva  in  questo  stato  tutto  il  mese  ili  no- 
vembre, mese  in  cui  si  comincia  a  mangiarne 
delle  mature  ;  esse  sono  nella  loro  pi-rfe^ione 
in  dicembre  e  gennajo,  e  se  ne  mangiano  delle 
baone  ancora  al  febbrajo.  Quando  è  matura,  la 
buccia  si  rischiara  e  volge  al  gia!lo;  la  polpa  si 
intenerisce  e  diventa  morbida  e  liquescente,  sic- 
ché nel  mangiarsi  si  scioglie  in  un  sugo  acidulo, 
ma  grazioso,  che  -punge  il  palato  senz'offenderlo, 
e  che  vi  lascia  una  sensazione  piacevulìssima. 
d6  Dùcca;  Pera  del  Duca  e  in  Tose.  Pera  '•enlo- 
doppie.  Ha  la  buccia  rozza,  aspra  al  tallo  e  coperta 
d'un  verdastro  tigrato  di  bruno.  Nell'avvicinarsi 
alia  maturità  il  verde  si  cangia  in  giallo  e  il 
bruno  si  schiarisce  e  prende  un  impasto  di  ros- 
siccio scuro,  che  lo  assomiglia  alla  rliggine.  La 
polpa  è  bianca,  aspra  sino  a  mezza  maturità, 
croccante  e  gentile  nella  maturità  compaia,  senza 
acido,  e  ricca  d'un  sugo  abbondante.  Difficilmente 
riesce  ad  acquistare  questo  punto  di  pt-rfezione; 
per  lo  più  s'avvizza  senza  maturare  e  resta  dura  e 
aspra,  o  ammezza,  e  diventa  dolciastra  e  nauseosa. 
gianchetto;  Pera  bianchetta:  Sorla  di  p^ra^pic- 
cola,  tondeggiante  alla  corona,  poi  rilevata  rego- 
larmente e  degradante  con  grazia  in  un  collo 
allungato,  in  cui  è  impiantato  il  picciuolo.  La 
buccia  è  liscia  e  d'un  color  bianchi-giallognolo; 
la  polpa  è  croccante,  d'nna  fibra  grossolana  e 
mediocremente  gustosa,  ftlalura  in  giugno  e  dura 
sino  ai  primi  di  luglio. 

limouin;  Pera  virgolala:  Sorla  dì  pera  campa- 
niforme, la  cui  buccia  è  liscia,  verdastra  qiaiido 
si  coglie,  e  si  cangia  nel  maturare  in  un  giallo 
citrino  generale  e  senza  velatura  veruna  ;  la  pò  pa 
è  bianca,  fina,  gentile,  butirrosa  e  piena  dì  un 
sugo  acidulo,  ma  grazioso  che  la  rende  gratis- 
sima.  Si  coglie  sul  principio  di  ottobre,  e  tiensi 
a  maturare  nella  dispensa  sino  al  gennajo. 
murtin  ;  Pera  martin-spcco  :  Una  delle  poche 
varietà  di  pere  che  possano  figurare  egualmente 
tra  la  frutta  da  coltello  e  fra  q  iella  da  compo- 
sta. La  sua  buccia  è  gre/.za,  coperta  d'un  rosso 
impastato  d'un  ruggineo  chiaro  che  lo  rende  p  ù 
0  meno  opaco  in  propor/,ione  che  vi  domina. 
La  polpa  è  bianca  quando  si  apre,  ma  cangia 
di  tìnta  al  contatto  dell'aria,  e  prende  un  livido 
opaco  che  la  rende  come  sudicia.  É  croccante, 
granellosa  e  un  poco  aspra,  ma  sugosa  e  sapo- 
rita. Sbucciata  e  messa  a  cuocere  con  un  pnco  di 
acqua  e  di  vino,  diventa  rossa  come  la  buccia, 
e  prende  ona  morbidezza  particolare,  ed  il  suo 
sugo  condensato  coll'umìdo  che  vi  si  unisce  forma 
un  siroppo  rossiccio  e  dolce  che  lo  rende  come 
giulebbato.  Matura  nell'inverno. 
pasciàn;  Pera  spina  o  spinosa,  e  in  Lomb.  Pera 
spina-carpi  :  Sorta  di  pera  assai  grossa ,  molto 
pregiata  nel  Genovesaio,  e  delle  migliori  fra  le 
pere  vernine.  É  depressa  sulla  corona,  decre- 
scente verso  il  peduncolo ,  e  si  può  dire  fatta 
a  campana,  ma  con  la  superfìcie  irregolare.  La 
buccia,  aspra  al  latto,  verdastra  quando  si  co- 


glie, e  qualche  volta  velata  da  un  Iato,  si  tin^e 
nella  muiurità  d'un  gia!!o  sparuto.  La  polpa  non 
ha  la  morbidezza  delle  Pere  burrone  fbùrréj, 
né  il  croccante  delle  Pere  campane  fsùccottej, 
ma  é  dolce,  dilicata  e  senza  la  minima  appa- 
renza d'acido.  Il  tempo  della  sua  raccolta  si  può 
stabilire  fra  il  fkiir  di  settembre  e  il  cominciar 
d'ottobre.  É  di  molta  durata. 

—  red;  Pera  reale:  Una  delle  migliori  fra  le  pere 
estive  dell'Italia.  È  d'una  grossezza  mezzana, 
ovata  dalla  parie  della  corona,  più  grossa  nel 
centro  e  degradante  verso  il  picciuolo  La  buccia, 
a  principio  verdastra,  si  colorisce  nella  massima 
maturità  d'un  giallo  sparuto ,  che  è  coperto  dà 
un  lato  da  una  sfumatura  di  ros.so  leggero  e  pun- 
teggiato da  una  quantità  di  macchiette  giallo- 
cineree,  circondate  da  una  areola  rossa,  che  le 
danno  della  somitilianza  colla  Pera  angelica.  La 
polpa  è  bianchissima  e  d'un  tessuto  croccante 
che  si  frange  sotto  i  deuli  come  il  ghiaccio  e 
che  sviluppa  nel  rompersi  un  sugo  abbondante 
e  fresco,  che  non  è  senza  sapore,  ma  che  manca 
di  rilievo.  Matura  sul  principio  di  luglio;  not 
regge  a  trasporti ,  pprchè  ammezza  facilmente. 
É  una  delle  migliori  pere  a  mangiarsi  colta  di 
fresco,  ed  una  delle  più  belle  per  ornar  le  tavole. 

—  spadòn;  Pera  spadona.  Varietà  di  pera  estiva 
che  dura  stno  all'autunno.  È  di  figura  oblunga, 
ovale  alla  corona,  poi  rilevala  e  finita  in  seguito 
da  un  collo  graduato  che  s'  attacca  ad  un  pic- 
ciuolo mediocre.  La  buccia  è  verde  anche  nella 
maturità;  ma  se  è  in  l^iogo  aprico  si  vela  dal 
lato  del  sole  duna  macchia  di  rosso  roseo,  che 
le  dà  del  risalto.  Ln  sua  p  Ipa  è  bianca,  d'una 
grana  finissima,  gentile  e  liquescente.  il  sugo,  in 
cui  si  scioglie,  è  piacevole  senz'essere  rilevato, 
e  non  ha  acidità,  come  non  ha  aromato.  Nei 
paesi  vicini  al  mare  si  stacca  sul  finir  della  state 
e  nialura  nella  dispensa,  ove  si  conserva  lutto 
il  mese  d'asjoslo  e  talora  anche  in  settembre; 
alla  montagna  essa  rilarda  la  sua  maturazione, 
e  dura  fino  all'ottobre. 

—  sùccotto;  Pfra  campana  e  a  Bologna  Pera  bat- 
locrhia  :  Sorla  di  pera  molto  grossa  ne'  paesi 
meridionali  e  un  poco  meno  nei  paesi  freddi. 
La  sua  b  ccia,  sempre  liscia  e  giallognola,  è  in-, 
terrotta  sovente  da  una  g:ande  macchia  di  rosso, 
che  ne' luoghi  aprichi  viene  vivissimo  e  che  ne 
ciiopre  qualche  volta  quasi  la  metà.  La  polpa  è 
croccante,  d'una  fibra  grossolana,  ma  gustosa,  e 
che  abbonda  nella  m  iturità  d'un  sugo  saporitis- 
simo. Non  matura  che  al  declinare  della  state. 
É  fruito  di  s  rbo,  dura  mollo  nel  magazzino  e 
regge  ai  trasporti. 

§  Bónn-e  parolle  e  peje  (o  tnrje)  nisse  nff  rompati 
a  testa  a  umciùn  V.  Mei, 

I*eì  9ervin  s.  m.  Spin  cervino.  T.  botan. 
Rhnmnus  inficlorius.  Pianta  che  ha  il  (ronco 
liscio,  diritto,  coi  rami  irregolari,  spinosi  Snella 
sommità;  le  foglie  picciolate,  ovato-rotonde,  se- 
ghettate, lisce,  con  molti  nervi  paralleli  ;  i  fiori 
piccoli ,  alquanto  bianchi,  in  ciocche  ascellari,  la 
bacca  nera  con  quattro  semi.  Fiorisce  nel  mag- 
gio, ed  é  comune  ne'  boschi ,  ne'  luoghi  incolti 
e  fra  le  siepi. 

I*eja  s.  f.  Pipita:  Filamento  cutaneo,  che^si  slacca 
da  quella  parte  deila  cute  che  confina  colle  QO* 
ghie  delle  dita  delle  mani. 


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PEI 


PBt 


M  Pipila  :  Pellicella  biancastra,  callosa  e  morta,  che 
talora  copre  la  punta  della  lingua  de' polli  egli 
impedisce  di  bere,  di  mangiare  e  di  cantare. 
Curasi  con  istrapparnela. 
••I^eigr**  s.  m.  Pericolo.  Voce  bassa  e  per  lo  più 
del  contado,  ed  usasi  in  questo  significato:  Nò 
gh'é  peigo  che  ecc.;  Non  c'^  pericolo  che  ecc., 
cioè  Non  c'è  il  caso,  Non  è  probabile. 

I*eig'oléa  s.  f.  Pegoliera.  T.  calaf.  Specie  di 
Barca  vecchia,  nel  mezzo  della  quale  ewi  un 
luogo  adatto  a  mettervi  un  fornello  per  farvi 
cuocere  e  riscaldare  la  pece  ed  altre  materie 
servibili  a  dar  carena  ai  bastimenti. 

I*eig:óllo  s.  m.  Picciuolo:  Quella  parte  assot- 
tigliala, or  legnosa,  ora  erbacea,  per  cui  le  frutte 
sono  attaccate  ai  rami  delle  piante;  altrim.  Gambo. 

—  do  teiga  de  buzunn-e ,  fuxéu,  ecc.;  Gambo: 
Quella  parte  per  cui  i  baccelli  (teighe)  delle 
fave,  de' fagiuoli  e  simili  civaje  sono  attaccate 

•    alla  pianta. 

—  de  sexe;  Grappa. 

%  Leva  6  peigòUo;  Spicciolare. 

I*eào  add.  Annebbialo,  dicesi  delle  Fruite  e  delle 
biade  che  offese  dalla  nebbia  riardono  e  non  al- 
legano. Che  se  parlasi  di  Fruiti  col  guscio,  come 
noci,  nocciòle,  màndorle  e  sim.,  dicesi  Vuoto  : 
Nóxc  peja;  Noce  vuota. 

I*ei"vie  s.  m.  Pepe:  Picciol  seme  disseccalo, 
grosso  quanto  un  pisello  medio,  rivestilo  d'una 
corteccia  nera  o  bruna,  alquanto  dura  e  compstla, 
il  quale,  polverizzato,  si  adopera  per  aromatiz- 
zare le  vivande.  Ci  vien  portato  dalle  Indie. 
§  Èse  co  peivie;  Esser  di  pepe,  parlandosi  di  per- 
sona, vale  Essere  scaltro,  lesto,  malizioso. 
S  0  l'è  ùnn-a  grann-a  ile  peivie  che  ecc.;  Egli 
è  un  tal  cece  che  ecc.,  dicesi  pure  di  Pt^rsona 
scaltra,  maliziosa  e  chp  abbia  alquanto  del  Insto. 

I*eixe  s.  f.  Pece,  l'égola:  Sostanza  molle,  re- 
sinosa, d(  tla  anche  Rngia  di  pino,  che  si  ottiene 
abbruciando  i  legni  de' pini,  e  parlicoiarm.  del 
Ptnus  picea,  alla  quale  si  dà  poscia,  mediante 
la  cozione,  una  conveniente  consistenza.  Non 
differisce  dal  Catrame  se  non  perchè  questo  con- 
serva la  fluidità,  cui  possiede  nell'istante  che 
scorre  dal  fornello. 

—  grega;  Pece  greca  o  Colofonia;  Pece  secca  che 
rimane  dalla  distillazione  della  trementina  co- 
mune. La  pece  liquida  e  grassa,  stillala,  dà  per 
prodotto  l'acqua  di  ragia  e  lo  spirito  di  tremen- 
tina; il  residuo  è  la  Colofonia,  la  qual  si  adopra 
a  varj  usi,  e  i  suonatori  di  slrnmenli  d'arco  se 
ne  servono  per  fregare  le  fila  o  crini  dell'archello. 

—  neigra  o  da  savuttin;  Pece  nera:  Resina  nera, 
lucente,  friabile  quando  sia  mollo  secca,  ed  alta 
a  rammollirsi  colia  mano. 

S  Avei  a  pcìxe  a-i  (lince,  a  stacca  V.  Avei. 
S  Mette  in  peixe  ;  Mettere  in  pece.  T.  cesell.  Fare 
un  letto  di  pece  alle  piastre  che  si  debbono  ce- 
sellare (punsonà). 

Peiza.  s.  f.  Peso  e  più^comunem.  al  plur.  Pesi  : 
Pezzi  metallici  legalmente  marchiali,  i  quali  si 
contrappongono  in  uno  dei  gusci  della  bilancia 
alla  roba  da  pesarsi  posta  nell'altro  guscio. 

Peiz£Lf ùmme  s.  f.  Uom  fisicoso  :  Colui  che 
va  troppo  pel  sonile  in  checchessia,  e  per  lo  più 
in  cose  da  nulla;  alirim.  Cacadubbj,  Cacapensieri. 

Peizo  s.  m.  Peso:  Proprietà  de' corpi,  per  cui 
tendono  al  centro;  Gravità,  Gravezza, 


Il  Peso,  per  La  cosa  stessa  che  pesa.  Carico,  Fa- 
scio, Soma:  Arrese,  Porta  un  peizo;  Sostenere, 
Portare  un  peso. 

n  —  Figurai,  per  Aggravio ,  Gravame ,  Gravezza 
di  cura,  di  pensiero. 

Il  —  per  Imposta,  Dazio,  Balzello;  ed  anche  Ob- 
bligo, Condizione  onerosa. 

t)  —  por  Importanza:  Nò  ghe  stce  a  dà  tanto 
peizo;  Non  gli  date  tanto  peso. 

—  brutto;  Peso  brullo  V.  Brutto  add. 

—  de  legne;  Peso  di  legna:  Sorla  d'antico  peso 
genovese  che  equivaleva  a  cinque  canlara. 

—  d'ùnn-a  porta;  Contrappeso  o  Pendaglio  da  porla: 
Peso  che  pende  da  una  funicella,  il  cui  capo  è 
racccrpandato  all'architrave,  dopo  d'esser  passato 
su  d'una  girella  infissa  nell'alto  dell'imposta,  o 
in  un  foro  fatto  in  casa;  il  qual  peso,  gravitando 
sulla  cordellina  a  cui  è  attaccalo,  fa  chiudere 
l'uscio  da  sé  senza  ostacolo. 

—  metrico  o  decimale;  Peso  metrico  o  decimale. 

—  netto;  Peso  nello  V.  Netto  add. 

g  A  peizo,  A  peizo  brutto,  A  peizo  d'òu,  A  peizo 
netto  V.  A  peizo  alla  sua  sede  alfabetica. 

5  Ese  de  peizo;  Esser  di  peso,  figurai.  Dar  pen- 
siero, Dar  noja,  cura,  molestia;  ed  anche  Esser 
d'aggravio,  di  carico  o  sim. 

S  Fa  bón  peizo;  Far  buon  peso,  si  dice  Quando 
coloro  che  vendono  cose  a  peso  fanno  il  peso 
vantaggiato,  cioè  quando,  dopo  aver  pesata  la 
cosa,  ce  ne  mettono  un  poco  di  più. 

S  Moncea  de  peizo;  Moneta  di  peso  V.  Moncea. 

S  Piggid  0  Porta  de  peizo;  Pigliare  o  Portare 
di  peso,  vale  Pigliare  o  Portare  checchessia  sol- 
levalo da  terra. 
Pella  s.  m.  Conciatore,  Pelacane,  ed  a  Firenze 

Ppjlajo  :  Colui  che  concia  le  p'  Ili. 
Pellamine  s.  m.  Pellame:  Quantità  di  pelli. 

Il  Pellagione:  Colore  e  qualità  della  pelle,  Carna- 
gione V.  Curnaxòn. 
Pellandroii  s.  m.  Scioperone,  Ciondolone, 
Badalone,  Fuggifatica,  Carnaccia,  si  dice  di  Chi 
è  indolente  e  trascurato  in  ogni  sua  cosa,  di  Chi 
è  sciolto  e  scomposto  nella  sua  persona  e  che 
di  nulla  vuol  occuparsi. 
Pellandlrona  v.  n.  Vagabondare,  Ciondo- 
lare, Andar  a  zonzo:  Andar   attorno   senza  un 
fln«  e  senza  saper  dove  come  fanno  gli  scioperali. 
Pellandrónii-a  s.  f.  Berghinella,   Ciam- 
mengola,   Cianghella,   Landra,  Baldracca,   Bul- 
driana:  Donna  vile  e  di  mal  affare. 
Péllànteg-a  s.  f.  Pelle,  e  per  maggiore  svi- 
limento Pellaccia ,  dicesi  comunem.  da  noi  della 
Carne  da  mangiare,  quando  questa  è  smilza  di 
polpa  e  rassomiglia  quasi  a  pelle. 
Pelle  s.  f.  Pelle:   Membrana  che  avviluppa  e 
copre  esteriormente  tutte  le  parti  del  corpo  umano 
e  degli  animali. 

1)  Pelle,  pei  Cuojo  concio  degli  animali,  che  si 
adopera  a  varj  usi. 

„  _  per  Vita:  Gh'é  ò  rischio  da  pelle;  C'è  il 
rischio  della  pelle. 

—  da  biscia;  Scoglia  e  Scoglio:  La  pelle  che  getta 
ogni  anno  la  serpe. 

—  da  {ruta;  Buccia:  La  parie  sottile  che  copre  la 
polpa  d'alcune  frutte.  Parlando  di  Fichi,  a  Fir. 
sogliono  dir  ««(Cui  quella  de'fichi  freschi  e  Pelle 
quella  de'fichi  secchi. 

—  d<i  niiséuà;  Roccia  V.  Nisséua. 


PEL 


PEN 


583 


—  da  ndxe;  Pellicìna,  Cica  V.  N5xe. 

—  da  passa  i  razòi;  Striscia:  Banda  di  pelle  concia 
e  liscia,  sulla  quale  il  parrucchiere  raddrizza  il 
filo  a'  rasoj.  Dicesi  Cojetto,  quando  questa  pelle 
è  distesa  e  incollata  sopra  una  tavoletta  di  legno 
e  concia  con  alcuni  ingredienti  terrosi. 

—  da  vin,  da  éuio  ;  Otre  e  Otro  :  Pelle  tratta  in- 
tera dall'animale,  e  per  Io  più  di  becchi  o  di 
capre,  che  serve  per  portarvi  dentro  olio,  vino 
e  altri  liquori. 

—  de  dante  ;  Pelle  di  dante  :  Pelle  di  daino  o  cervo 
concia  con  olio. 

—  de  diào Sorla  di  fustagno  assai  fitto,  man- 
ganato e  lucido. 

—  dcll'éuvo  ;  Panno  V.  Euvo. 

—  0  Beretta  deU'ùga;  Fiòcine  V.  Bercila. 

—  de  squceo;  Sagrì  o  Zigrino:  Pelle  ruvida  e  gra- 
nulosa de'  pesci  cani,  la  quale  serve  a  pulire  il 
legno  e  l'avorio;  alirim.  Pelle  di  pesce. 

—  gramma;  3]ala  lana,  Mala  sciarda,  Fante  della 
cappellina,  dicesi  d'uomo,  e  vale  Astuto  e  ribaldo; 
e  con  più  forza,  Capresto,  Inopiccatojo,  Ghiotto 
di  forche,  Capo  da  sassale. 

S  Arvìse  a  pelle  ;  Ricidersi  la  pelle  V,  Avvi  v. 

S  Ése  pelle  e  osso  ;  Essere  ossa  e  pelle  V.  Osso. 

%  Fd  a  pelle  a  ùnn-a  persònn-a;  Pigliar  la  pelle 
a  uno,  nell'uso  vale  Ucciderlo. 

S  Lascia  a  pelle  in  t'ùnn-a  cosa;  Lasciar  la  pelle 
0  la  vita  in  checchessia,  vale  Morire  per  quella 
tal  cosa. 

S  No  pueì  sta  in  ta  pelle;  Non  capire  o  Non 
potere  slare  nella  pelle,  dicesi  di  Chi  mostra 
eccessiva  allegrezza  per  qualche  fortunato  acci- 
dente sopravvenuto. 

S  Piggid  a  pelle  a  ùnn-a  pers5nn-a  V.  sopra 
Fd  a  pelle  ecc. 

%  Sarvà  a  pelle;  Scampare  o  Salvare  la  pelle, 
vale  Liberare  o  Liberarsi  da  pericolo  di  morte. 

5  Tra  carne  e  pelle  V.   Carne. 

S   Vegnt  a  pelle  de  gallinn-a   V.  Gallinn-a. 
I*elleg'i*in s  m.  Pellegrino o  Peregrino:  Colui 
che  va  per  divozione  alla  visita  de'  luoghi  santi. 
.  S  Bastòn  da  pellegrin;  Bordone. 
I^elleg-rinà,  v.  n.  Pellegrinare  e  Peregrinare: 

Andar  per  gli  altrui  paesi.  Correre  il  mondo. 
■PellegTinag'g'io  fAndd  in);  Andare  in 
pellegrinaggio:  Andar  a  visitare   i  luoghi  santi. 
I*elleg"riini-a  s.  f.  Pellegrina  :  Bàvero  che 
cuopre  largamente  le  spalle  e  anche  le  braccia 
e  il  petto,  di  figura  simile  al  sarrocchino,  cioè 
a  quel  vestimento  di  tela  incerata,  senza  maniche, 
che  si  porta  da'  pellegrini  per  coprir  le  spalle. 
P*elleild.óll  V.  Pellandrnti. 
Pelietta,  s.  f.  Pelletta,  Pellolina,  Pellicola,  Pel- 
licina,  Pelluzza.  Dim.  di  Pelle:  Pelle  piccola  e 
sottile. 
Pelléua.  s.  f.  Fischietto,  Richiamo  ed  a  Fir. 
anche  Pispola:  Piccolo  strum.,  per  lo  più  d'ot- 
tone 0  di  latta,  della  forma  d'un  bottone  cavo, 
piatto  da  un  lato  e  convesso  dall'altro,  il  quale  si 
tiene  in  bocca  da'  cacciatori  per  imitare  la  voce 
d' alcuni  uccelli.  Quello  che  si  adopera  per  le 
quaglie  è  dì   forma  alquanto  diversa,  e  dicesi 
Quagliere  e  Quaglieri. 
Pellican  s.  m.  Pellicano:  Uccello  bianco  che 
nasce  nell' Egitto.  E  di  due  specie:   l'una   usa 
alle  riviere  e  vìve  di  pesci;  l'altra  ai  boschi  ed 
ai  campi,  pascendosi  di  lacertole  e  di  serpi.  Per 


un'  apertura  o  falso  esofago,  che  ha  nell'inferior 
parte  del  collo  tra  le  clavicole,  cava  fuori  dallo 
stonilo  i  cibi  quasi  digeriti,  e  di  questi  alimenta 
i  suoi  nati;  il  che  ha  dato  origine  (Ira  le  altre 
favole  che  di  lui  si  narrano)  a  quella  la  qual 
dice  ch'egli  si  ferisce  il  petto  e  pasce  delle  sue 
carni  i  proprj  figliuoli,  e  per  la  quale  esso  pe- 
licano  è  il  simbolo  dell'  amor  paterno. 

Pellissa;  s.  f.  Pelliccia:  Pelle  d'animale,  come 

di  pecore,  capre,  màrtore,  vaj  e  sim.,  che  abbia 

lungo  pelo,  la  qual,  concia,  serve  a  molti  usi  e 

fassene  anche  veslimenti. 

S  Lasciàghe  a  pellissa;  Lasciarvi  la  pelle,  cioè 

la  viia,  Morire. 
S  0  l'è  ùnn-a  bella  pellissa;  Egli  è  una    buona 
lana,  dicesi  ironicam.di  Persona  scaltra,  maliziosa. 
<J  Sarvà  a  pellissa  V.  Sarvd  a  pelle  in  Pelle. 

IPelIissà  s.  m.  Pellicciaio,  Pellicciare,  Pellic- 
ciajuolo.  Pellicciere  :  Chi  prepara  e  vende  pellicce. 

Pellissaja.  s.  f.  Pellicceria  :  Luogo  dove  si 
vendono  le  pelli  e  La  strada  dove  stanno  i  pellicciai. 

Pellissou  s.  m.  Pelliccione:  Pelliccia  grande 
e  di  lungo  pelo. 
S  Né  pe  mazzo  o  pe  mazz^n  nd   levate  5  pel- 
lissSn  V.  Mazzo. 

I*ellissc>n  s.  m.  Pollino:  11  pidocchio  degli 
animali  volatili, 
g  Faenn-a  co  pellissdn;  Farina  stantìa,  vieta,  che 

sa  di  rancidume. 
S  Scrolldse  i  pellissòin;  Spollinarsi, 

P*elloiiil-a  V.  Pellandr6nn-a. 

I*elottòii  s.  m.  Plotone.  T.  mil.  Drappello 
di  soldati  d'un  determinato  numero,  minore  della 
Compagnia. 

I*elù.ccà  v.  a.  Piluccare:  Levar  pochissimo 
da  alcuna  cosa  pianamente  e  con  gran  riguardo; 
alirim.  Spiluzzicare. 
tj  Piluccare,  per  Mangiare  a  poco  a  poco, 
n  —  Andar  attorno  e  darsi  da  fare  per  aver  qual- 
che cosa  da  mangiare  da  questo  e  da  quello;  e 
melaf.  Cavare  o  Tórre  guadagno  di  qua  e  dì  là. 

I*elùcco  s.  m.  Pelo,  Peluzzo:  Pezzettino  di 
sfilaccico,  pènero  o  altro  che  aderisce  ai  panni. 
S  Impi  de  pelacchi;  Impelare  l'abito  o  la  veste, 
g  Impise  de  pelacchi;  Impelarsi  l'abito  o  la  veste, 
g  Leva  i  pelùcchi  a  ùnn-a  persónn-a  V.  Levd. 
g  Pin  de  pelùcchi;  Tuli' impelato. 

Pelùsso  s.  m.  Peluzzo:  Sorla  di  panno  gros- 
sissirao  con  lungo  pelo.  -  Pelone,  Panno  simile 
al  peluzzo,  ma  con  pelo  più  lungo. 

Pena  v.  n.  Penare:  Patir  pene. 

I*enacca  V.  Pennaccd. 

I*eiiaoclxetta  V.  Pennacchetta. 

I*©iiaccin  V.  Pennaccin. 

I*©iiacco  V.  Pennacco. 

I*©n.<iag'^io  V.  Pendalocco. 

I*en.<ias'g'iòn.  s.  m.  Ciondolone,  dicesi  per 
ischerno  di  Chi  è  sciatto  nel  tener  le  cose  sue; 
0  talora  anche  per  Scioperone,  cioè  Amante  del- 
l'ozio, Che  non  vuol  darsi  in  nessun  modo  al 
lavoro, 

I*©n<ialocco  s.  m.  Pendagliaje  Pendaglio, 
Pendolo,  Penzolo,'Ciondolo  :  Cosache  pende  o 
ciondola, 
g  Pundalocchi  dS  reléuio;  Berlocchi  S.Battaggi. 

[Pende  v.  n.  Pendere,  Penzolare,  Spenzolare, 
Penziglìare:  Star  sospeso  o  pendente  in  aria;  cl^e 
anche  dicesi  Ciondolare  ò  Dondolare. 


PEN 


PETT 


ti  Pendere,  per  Non  islar  dirilto  torcendosi  dalla 

situazione  in  cui  si  trova, 
w  —  Parlandosi  di  lite  o  di  questione,  vale  Non 

essere  ancor  decisa, 
w  —  Parlandosi  di  colore,  vale  Tenere  dei  colore 

di  cui  si  parla,  Essere  quasi  di  quel  colore. 

—  verso  ùnn-a  cosa;  Pendere  inverso  alcuna  cosa 
0  sim.,  vale  Essere  \ò.to,  Inchinare,  Avvicinarsi 
a  quella  o  parteciparne. 

Pendili  ,s.  m.  Orecchino,  e  più  comnncm.  al 
pliir.  Orecchini  :  Quell'ornamento  che  per  lo  più 
le  donne  portano  appeso  all'orecchio;  dicesi  an- 
cora Pendenti. 

—  (la  fórche;  Forca,  Milera,  Impiccalojo,  Capestro, 
Avanzo  di  forca  V.  Forca.     * 

—  di  cravetii;  Bargiglioni:  Quella  carne  a  similit. 
di  testicoli  che  pende  sotto  il  gozzo  ai  becchi. 

Pèndola,  s.  f.  Orologio  a  pendolo:  Orologio 
a  peso  0  a  molla,  il  quale  abbia  per  regolatore 
un  pendolo  ossia  una  verga  metallica  munila 
verso  il  fondo  d'un  poso  che  dalla  forma  dicesi 
Lente.  Quanto  p:ù  s'alza  o  s'abbassa  la  lente, 
tanto  più  si  fa  camminare  o  tardar  l'orologio. 

I*eildù  s.  m.  pliir;  Penzoli.  T.  mar.  Pezzi  di 
cavo  (issi  e  pendenti  dagl'  incapellaggi  degli  al- 
beri maggiori,  dai  langoni  o  dal  bordo,  termi- 
nati al  capo  inferiore  con  un  occhio  o  radancia, 
nel  quale  si  può  incocciare  un  paranco,  cucire 
un  allr'occhio  o  legare  la  ba' beltà  d'una  lancia. 

I*en.eize  s.  m.  Penese.  T.  mar.  Chiamansi 
così  Quei  marinari  che  nelle  navi  da  guerra  sono 
ÌDcaric.iti  dt  coadjuvare  un  bass' iiflBziale  nella 
custodia  e  ordinamento  dei  principali  depositi  o 
magazzini  d'una  nave;  tali  sono  quelli  del  noc- 
chiere, del  capo  cannoniere,  del  capo  stiva  ed 
altri.  A  bordo  de'  bastimenti  mercantili  il  Penese 
è  considerato  come  un  secondo  Nostromo. 

Penella  V.  Pennella. 

Peuellessa.  V.  Pennellessa. 

Penelletto  V.  Pennellctto. 

Perielio  V.  Pennello. 

Penetra  v.  a.  Penetrare:  Passare  addentro 
alle  parli  interiori, 
n  Penetrare,  figurai.  Entrar,  Passar  per  ogni  dove. 
«  —  figurat.  pure  per  Comprendere,  Arrivare  a 
conoscere. 

PenetraasiSn  s.  f.  P*^netrazione:  Il  pene- 
trare; ma  usasi  (ignrat.  nel  solo  sigriif.  di  Facoltà 
e  Attitudine  che  uno  abbia  a  conoscere  il  vero 
senso  nascosto  delle  cose. 

Penezza  (Fa  penezzd  vnn-a  cosa);  Far  ca- 
scar d  allo  una  cosa,  vale  Farsi  pregar  molto  a 
darla,  a  dirla,  a  farla. 

Penisoa  s.  f.  Penisola  :  Luogo  quasi  in  isola. 
Ampiezza  di  terra  circondala  da  Ire  parti  dal- 
l'acqua e  da  una  attaccala  al  conlinenle  per  mezzo 
dell'istmo;  d;i?li  antichi  fu  delta  Chersoneso. 

Penitenziàio  s.  m.  Penitenziario:  Luogo 
di  pena  per  i  condannali  alla  reclusione,  dove 
si  fanno  lavorare  in  varie  arti. 

Penitenzié  s.  m.  Penitenziere  e  Penilenziero: 
Confessore  e  propriam.  Quello  che  ha  autorità  di 
assolvere  da  casi  riservali. 

Penna  s.  f.  Penna:  Strumento  col  quale  si 
scrive,  0  sia  penna  d'uccello  o  d'allro. 

-^  agra;  Penna  vetrina:  Penna  che  scn  scia  sotto 
la  lama  del  temperino  e  il  cui  spacco  non  vien 
diritto. 


—  eh' a  schitta  o  a  fa  i  schittetti;  Penna  che 
schizza:  Penna  mal  temperala,  che  ha  troppo 
lungo  0  troppo  sottile  e  acuto  alcuno  dei  baffi, 
e  questo  geiia  spnizzetti  sulla  carta. 

—  de  fcero;  Penna  metallica. 

—  dò  martello;  Penna  o  Coda:  La  parte  assotti- 
gliata del  martello,  opposta  alla  bocca.  Le  penne 
del  martello  hanno  diversi  aggiunti  secondo  le 
diverse  forme,  p.  e.  se  è  leggermente  incurvata, 
dicesi  Penna  dolce;  so  volge  largamente  e  con 
crudezza,  dicesi  Penna  grossa;  se  tondeggia, 
dicesi  Penna  tonda  ;  se  è  rifessa  e  alquanto 
curva,  dicesi  Penna  a  granchio,  ecc. 

—  dùa;  Penna  dura, 

—  molla;  Penna  morbida. 
S  A  penna;  A  penna,   detto  di  Libro  o  Testo, 

vale  Scrino  a  mano,  Non  islampato. 

S  A  piinna  corrente;  A  penna  corrente:  A  tutto 
correre  di  penna. 

%  Aveì  ùnn-a  bònn-a  penna  V.  sotto  Manezzd 
ben  a  penna. 

§  Bònn-a  penna;  Bncna  penna,  dicesi  metaf.  per 
Valente  scrittore:  0  l'è  ùnn-a  bènna  penna;  É 
una  buona  penna. 

S  Bùlfà  da  penna;  Celiare  o  Rendere,  cioè  Ren- 

,  der  l'inchiostro  per  formare  i  caratteri:  A  penna 
a  no  bèulta;  La  penna  non  getta. 

%  Cannón  da  penna;  Cannoncello  V.  CannSn, 

%  Cané^nelto  da  penna  V.  Cannónetto. 

$  Costa  da  penna;  Costola:  Tutta  quella  più  lunga 
parte  del  fusto,  al  di  supra  del  cannoncello,  e 
ne'  cui  lati  sono  le  barbe  (ciùmmej. 

S  Dcuvid  0  Manezzà  a  penna;  .Menar  la  penna. 

§  Enó  de  penna;  Scorso  di  penna  :  Errore  fatto 
per  inavvertenza  nello  scrivere. 

§  Ése  ùnn-a  bònn-a  penna  V.  sopra  Bònn-a 
penna. 

S  Lascia  in  ta  penna;  Lasciar  nella  penna  o  in 
penna ,  vale  Tralasciar  di  scrivere  alcuna  cosa, 
Passar  solo  silenzio. 

%  Manezzà  ben  a  penna;  Esser  bravo  per  la  penna, 
dicesi  di  Persona  che  esercita  valentemente  l'uf- 
ficio 0  di  scrittore  o  di  computista. 

S  Mollezza  da  penna;  Molleggiare  (v.  n.):  Quel- 
l'agevole piegarsi  del  becco  della  penna,  a  se- 
conda della  pressione  impressa  da  chi  l'adopera. 

S  Oinmo  de  penna;  Uomo  di  penna:  Uomo  che 
esercita  professione,  in  cui  si  richiede  lo  scrivere, 

§  Piggià  a  penna  o  a  penna  in  te  moen  ;  Dar 
di  piglio  alla  penna,  vale  Mettersi  a  scrivere. 

S  Punta  da  penna;  Punta  della  penna.  Se  è  di- 
visa in  due  collo  spacco  (taggetto)  dicesi  anche 
Becco. 

S  Ritocca  a  penna;  Ritoccare  la  penna:  Raggin- 
stare  alcune  parti  della  temperatura  senza  rin- 
novarla interamente. 

§  Schissà  a  penna  in  td  scrive;  Pigiare  la  penna: 
Premer  troppo  la  penna  in  scrivendo. 

S  Taggetto  da  penna  ;  Spacco,  Fesso  :  Taglio  che 
divide  in  due  la  punta  della  penna. 

§  Taggetto  pe  fa  S  taggetto  a  penna;  Taglieretto: 
Strum.  di  varie  materie  per  uso  di  spaccarvi 
sopra  la  penna  e  troncarne  la  punta. 

S  Taggià  a  punta  a  penna;  Spuntare  la  penna: 
Riccorciarne  la  punia  ne'  giusti  limiti. 

§  Tuggio  da  penna;  Taglio. 

Il  —  a  smusso;  Taglio  a  smusso:  Quel  lungo  e    : 
largo  taglio,  un  poco  sbieco,  con  cui  si  recide 


PEN 


PEN 


MS 


la  parie  snppriore  del  cannnnHIo ,  qoasi  nella 
stessa  (liri^iioni  d'^l  suo  asse  Talora  al  laghn  a 
smusso  si  fii  precedere  il  Truncameitlo  o  Taglio 
di  troncamento ,  che  è  In  taglio  obliquo  con 
cui  si  inmca  la  p'iuta  del  cani-onoello. 

«  —  de  fianco;  Tiiglio  di  lalo  o  laterale  o  a 
scarpa.  Dicesi  Scur/ja  La  forma  risuilanle  dai 
due  tagli  laterali.  L->  p'iiiie  con  molta  o  lunga 
scarpa  ries'on  più  aeconce  al  molleggiare. 

%  Temped  a  pi-nna  ;  Temperare  la  penna. 

S  Tócca  a  penna  in  te  l'tnciuslro;  Intingere  la 
penna  nell'inchiosiro. 
Peuii-a<  s.  f.  Pena:  Castigo  di  misfatti,  Sup- 
pluio,  punizione. 

«  Pena,  per  AtBiiinne,  Affanno,  Cordoglio,  Dolore,  ec. 

•I  Sincope  V.  A>cidente  nel  sio  primo  sgn  f, 

—  a  villa;  Pena  la  vita  o  Sotto  pena  deila  vita 
0  della  lesta,  vale  Cnsliluila  la  pena  della  lesta, 
del'a  vita  a  chi  non  fa  la  cosa  di  cui  si  parla. 

—  de  tista  ;  Mal  di  capo,  Dolor  di  capo. 

S  Amhuscintò  nò  porta  penn-a  V.  A rnhascintó. 
S  E  peiin-e  dell'inferno,  il5  pùrgatcuio  ;  Le  pene 

dell'. nferiio,  del  pnr^ialorio,  presso  i  Teologi  vale 

Ciò   che  1  daiincii    paiiscr.no   nell'inferno  e  le 

anime  elette  nel  purgai  rio. 
S  Nò  merita  a  penn-a;  Non  valer  la  pena,  Non 

meritare  il  prezzo.  Non  tornar  conto,  Non  francar 

la  spesa.  Non  esser  prezzo  dell'opera. 
5  Oh  Dio  che  penn-ul  (th  Dm  che  siriiggimenlo  ! 

the  noja  !  Che  pena!  Espressione  d'impazienza, 

di  tedio  e  sim. 
S  Paga  e  penn-e;  Portar  la  pena  o  le  pene,  Pagare 

il  fio,  vale   -coniare  il  castigo. 
§  Piygirìse  a  penn-a  de  fu  ùnn-a  cosa;  Darsi  la 

pena  o  Preielersi   la  pena  di  far  alcuna   cosa, 

vale  Darsi  cnra  o  briga. 
§  Sta  in  penn-a;   S-lar  in  pena   o  in  pensiero, 

vale  Sture  in  affanno,  in  angoscia,  per  timore  di 

danno  a  cosa  o  p'TSona  a  noi  cara, 
n  —  1»  penn-a  u'ùnna  cosa;  Slar  con    pena   di 

alcuna  cosa,  vale  Esserne  in   pensiero,  Averne 

so  lecitndine. 
g  Tutto  ghe  i!à  penn-a;  Tutto  gli  dà  fastidio. 
Penna,  s.  f.  Pennata  e  Imp'^niiata:  Tctnlo  in- 

chicslro  qnanlo  ne  può  conlenere  una  penna. 
«  Pennata,  per  Colpo  dato  colla  penna. 
S  Ttd  de  pennw ;  Scrivere. 
^  Tid  sciti    ùnn-a   penna  a  un  ser'ito;    Dar  di 

penna ,  Cassare  :   Cancellare  una  scrittura  colla 

penna. 
Penna^coA;  s.  f.  Colpo  di  pennato  V.  Pen- 

IIIICCO. 

Pennacclietta  s.  f.  Pennalella,  Róncola: 
Sm  la  di  picco  o  p<  nnalo  /^pennnccoj  o  coltello 
adunco  da  tasca  ad  uso  d  asricolliira. 

Penuaccin  s.  m.  Bnllafuori  dall'albero  di 
bompresso.  T.  ninr.  L'mga  pertica  che  incoc- 
ciala alla  cima  del  bompresso,  ca'a  da  esso  per- 
pendicolarmenlej  e  serve  ad  airidare  il  bastone 
di  fiocco. 

Pennacco  s.  m.  Pennato:  Slrum.  di  ferro 
adunco  e  tagliente,  il  quale  serve  p'^r  potar  le 
vili  e  tagliare  agli  alberi  i  rami  inutili  e  dan- 
nosi :  ailrim.  Sé-'olo. 
n  'lan.L'hern,  Tarpano,  dicesi  per  dispregio  a  Per- 
«Jona  sro^Sitiana  e  rustica. 

Pennella,  s.  f.  Pennellala,  Penneiiatura  :  Ti- 
rala 0  Colpo  di  penneiio. 


Pennellessa  s  f.  Pennellessa.  T.  dorai.  E 
un  p"iiii"llo  di  pelo  di  màrtora,  fallo  a  mo'  di 
paletta ,  poslo  sopra  la  ciin:i  di  dite  pezzi  di 
cartone  o  incastralo  nella  latta,  di  cui  si  ser- 
vono i  doratori  per  prender  la  foglia  d'oro  onde 
applicarla  sulle  cose  che  vogliono  dorare. 

Pennelletto  s.  m.  Pennellello,  Pennellino. 
Dini.  di  P'n  lello. 

Pennellin  V.  sopra  Pennelletto. 

Pennello  s.  m.  Pennello:  Slrum.  setoloso 
che  adoprano  i  pittori  a  dipignere,  gl'imbian- 
catori a  imbiancare  e  sim. 
Il  Pennacchio  T.  mar.  Specie  di  Girandola  com- 
posta diin  bastone,  nell'alto  del  qnale  è  allac- 
calo  un  filo,  che  attraversa  a  distanze  eguali 
a'cnni  tagliuoli  di  sughero  (natta),  alle  circon- 
ferenze de'  quali  sono  pianiate  delle  piume  leg- 
giere. Il  bastone  inferiorm.  è  quadro  e  si  pianta 
al  bordo  del  bastimento  assicuralo  da  due  ganci 
di  ferro  filli  nella  bordatura  inferiore  del  cas- 
sero. Il  filo  gira  secondo  il  vento,  e  serve  al 
timoniere  e  al  'ufficiale  di  quarto  per  vederne  la 
direzione  quando  la  vista  delle  banderuole  ò 
impedita  dalle  vele,  specialm.  nelle  grosse  navi 
da  guerra. 

—  da  inassacnn;  Pennellone  o  Pennello  inastato: 
Grosso  pennello,  di  cui  si  servono  gl'imbianca- 
tori per  dar  il  bianco  alle  pareti  e  ai  muri,  ecc. 

—  do  insavònà  a  liarba;  Pennello  da  barba. 

S  Ancoa  a  pennello;  Ancora  a  pennello.  T.  mar. 
Dicesi  q-iando  1'  àncora  è  capponala  e  sospesa 
al  a  -gme  di  cappone  e  le  marre  pendono  in  mare. 

S  Fd  ùnn-a  cosa  a  pennello  ;  Fave  alcuna  cosa 
a  pennello  V.  A  pennello  nel  Di/.ion. 

S  Tegni  l'éuggio  a  pennello  ;  Avere  o  Tener  l'oc- 
chio al  pennello  o  alla  penna,  figurai,  vale  Slar 
ca"to.  Guardarsi,  Badare  allenlamenle. 
Pennoaele  s.  f.  pi.  Pennole,  Anlennelle.  T. 

mar.  Peiinoncini  delle  vele  delle  lance. 
Pennòn  s.  m.  Pennone.  T.  mar.  Lunga  trave 
rotonda  e  ras  remala  ad  ambi  i  suoi  capi,  ed 
assicurala  per  la  sua  metà  all'albero  mediante 
la  trozza  e  sostenuta  dalle  drizze  e  dai  mantigli. 
Sui  pennoni  vengono  infiorile  le  vele. 
Pensa  v.  n.  Pensare:  Rivolgere  la  mente  a  più 
idee  0  a  più  cose  per  conoscere  quello  che  sia 
più  conveniente  a  un  divisato  fine. 

»  Pensare,  Slimare,  Immaginarsi,  Avvisarsi,  Darsi 
ad  intendere,  Credere:  Me  pensavo  che  fàsci 
morto;  lo  pensava  che  foste  morto. 

n  —  per  Determinare,  Stabilire:  Ho  pensóu  de  fd 
cosci  ;  Ho  pensalo  di  far  così. 

—  all'anima  o  pell'anima  V.  Anima. 

—  a-i  cuxt  so;  Badare  a  sé.  Guardarsi  a'  ptedi. 

—  a  ùnn-a  cosa;  Pensare  in  alcuna  cosa,  vale 
Averci  desiderio,  come  Intendere  in  donna:  L'è 
dò  bello  che  penso  a  voi;  È  già  molto  lempo 
che  p'nso  a  voi. 

S  Chi  g'ha  da  fd,  ghe  pcnse;  Chi  ci  ha  a  pensar 
ci  pensi,  dicesi  Quando  si  fa  checchessia  senza 
pensale  alle  conseguenze,  e  quando  la  cosa  tocca 
più  altri  che  noi. 

%  Chi  rnd  fa,  ma  pensa,  e  Chi  md  nd  fa,  ma 
nò  pensa;  Chi  m;il  fa,  mal  pensa,  e  in  senso 
opposto  Chi  mal  non  fa,  mal  non  pensa.  Prov. 
di  chiaro  signif. 

S  Dd  da  pensd;  Dar  da  pensare.  Mettere  o  Porre 
jfl  pensiero,  Dar  che  pensare,  Ficcare  o  Metter? 


686 


PEN 


PER 


nel  pensatoio:  Indurre  la  mente  in  apprensione, 
Wellere  in  sosppllo  di  male,  Mettere  in  travaglio. 

S  Nò  pensa  cìù  a  ùnn-u  cosa;  Far  fuoco  d'una 
cosa,  vale  Perderne  la  speranza,  Tòme  il  pen- 
siero, Non  pensarvi  più. 

3  Ognun  pensa  a  so  moddo;  D'opinioni  e  di  sassi 
ognun  può  caricarsi. 

S  Ognun  pensa  per  sé  \.  Ognun. 

^  0  pensa  ó  ven  da-o  poco  savei . . .  Prov.  chiaro, 
ma  che  non  ha  precisa  corrispondenza  italiana. 

S  Sensa  pcnsàghe;   Senza   guardar  pili  là  o  pili 
avanti.  Senz'entrar  in  altro  riguardamento;  Sba- 
datamente, Inconsideratamente,  A  caso. 
I*eM.sam.ento  s.  m.  Pensamento,  Pensiero, 
amie.  Pensalo  V.  Penscieo  nel  4°  signif. 

S  A  nèutle  a  l'è  a  moce  dò  pensamento  V.  Néutte. 
I*eiisciéo  s.  m.  Pensiero  e  Pensiere,  antic. 
Penserò:  L'atto  particolare,  con  cui  l'anima  per- 
cepisce, considera,  riflette,  osserva,   immagina, 
si  ricorda,  giudica,  ragiona. 

»  Pensiero,  per  Quella  lieta  o  trista  affezione  di 
animo  che  nasce  dal  pensare. 

!)  —  Cura,  Diligenza,  Affetto  dell'animo  inteso  a 
checchessia. 

Il  —  Inquietudine  d'animo.  Affanno,  Pena,  Solle- 
citudine. 

n  —  Prima  idea,  Schizzo,  Disegno  d'una  compo- 
sizione, ecc. 

«  Orecchino  V.  Pendin. 

n  Viola  del  pensiero,  Viola  di  tre  colori  o  trico- 
lorata,  Fior  di  Giove,  Minuti  pensieri.  Suocera 
e  nuora.  T.  hot.  Viola  tricolor.  Pianta,  la  cui 
radice  è  fibrosa  ;  manda  delle  foglie  che  nel  na- 
scere sono  tonde  e  dentate  come  quelle  dell'edera 
terrestre,  che  nel  crescer  poi  s'allungano;  ha  i 
fusti  serpeggianti  triangolari  e  di  dentro  concavi, 
ne' quali  per  intervallo  sono  alcuni  nodi,  dalla 
cui  concavità  escono  i  ramoscelli  che  producono 
i  fiori  somiglianti  alla  Viola  mammola,  composti 
egualmente  di  cinque  foglie  di  tre  colori ,  cioè 
turchino ,  porporino  e  bianco-giallo  ;  essi  non 
hanno  odore.  É  pianta  annua. 

S  Cangia  penscieo;  31alar  pensiero:  Rompere  il 
proponimento. 

S  Cento  l'ie  de  pensciei  nd  pàgan  ùnn'  ónsa  de 
debiti;  Cento  libbre  di  pensieri  non  ne  pagano 
una  di  debili.  Prov.  chiaro. 

5  Depònn-e  ò  penscieo  a'ùnn-a  cosa;  Levarsi  dal 
pensiero  una  cosa,  Farne  fuoco.  Non  ci  pensar  piìi. 

§  Èse  sórva  penscieo  ;  Essere  o  Stare  sopra  pen- 
siero 0  appensalo:  Profondarsi  soverchiamente 
ne' suoi  pensieri.  Essere  assorto,  immerso  nei 
medesimi. 

5  /  pensciei  fan  vegni  vegi  avanti  5  tempo;  I 
troppi  pensieri  fanno  mettere  il  pel  canuio,  Ac- 
celeran  la  vecchiaia  i  rei  travagli.  Abbreviasi 
la  vita  negli  affanni. 

§  Levàse  da-o  penscieo  ùnn-a  cosa  o  persSnn-a 
V.  qui  avanti  Depònn-e  ò  penscieo  ecc. 
iPenscieroso  add.  Pensieroso ,  Pensoso , 
Appensato,  Impensierito,  Cogitabondo:  Assorto 
in  gran  pensieri. 
PeusciÒu  s.  f.  Pensione:  Stipendio,  Salario 
0  simili,  che  si  dà  ad  alcuno  che  ha  servito 
per  più  anni. 

n  Retta  :  Il  prezzo  che  altri  paga  per  islare  in  casa 
altrui  ad  abitare  e  pascersi. 

%  Èse  in  pensciSn;  Stare  in  retta  o  a  dozzina, 


vale  Stare  in  casa  altrui  mobiliata,  ricevendo  da 
essa  il  vitto  e  pagando  un  tanto  al  mese. 
§  Tegnì  in  penscidn;  Tenere  a  dozzina,  a  cottimo, 
in  retta:  Tenere  altrui  in  sua  casa,  dandogli  il 
vitto  e  ricevendo  un  tanto  al  mese. 

I*ensciouà  v.  a.  Pensionare:  Dare  una  pen- 
sione a  chi  ha  servito  per  più  anni. 

Peusciona^ute  s.  m.  Dozzinante:  Colui  che 
sta  a  dozzina  in  una  casa. 

I*enscionóu  s.  m.  Pensionarlo,  e  nell'uso 
Pensionalo  :  Colui  che  gode  pensione. 

I*©MLSO  s.  m.  Imposto,  Compito.  T,  di  scuola. 
Aumento  di  lavoro  che  si  esige  da  uno  scolaro 
per  sua  punizione. 

I*ent©miii  s.  m.  Pittima,  Avaro,  Taccagno, 
CacbSlecchi ,  Petecchia. 
%  Fa  da  pentemin;  Tenere  il  cappon  dentro  e  gli 
agli  fuori  :  Mostrar  d'esser  povero  ed  esser  ricco. 

I*©ntìs©  v.  n.  Pentirsi  e  Péntersi  :  Aver  vero 
dolore,  vero  rincrescimento  d'av<r  faflo  o  non 
aver  fatto  checchessia  ;  e  singolarmente  dicesi 
dei  peccati  che  uno  ha  commesso. 
H  Pentirsi:  Mutar  d'opinione,  di  volontà,  Rimuo- 
vere da  sé  il  proponimento  di  fare,  ecc. 

I*er  "bacco I  Per  bacco!  Per  bacco  e  bac- 
chissimo  !  Corpo  di  bacco  !  Corpo  di  diànora  ! 
Cospetto  !  Interi,  di  meraviglia. 

I*©rd.©   V.  a.  Perdere:  Restar   privo   d'alcuna 
cosa  già  posseduta;  dicesi  anche  Smarrire,  ma 
nel  senso  di  Perdere  non  sen/.a  speranza  di  riavere. 
n  Perdere,  per  contr.  di  Vincere:  Restar  perdente, 
e  s'intende  tanto  del  giuoco  quanto  di  qualun- 
que altra  cosa  che  si  faccia  a  concorrenza, 
n  —  per  contr.  di  Guadagnare,  quando  si   parla 
di  traffichi  e  mercanzie,  cioè  Mettervi  del  ca- 
pitale, Scapi  larvi, 
n  —  per  Consumare  invano,  Gettar  via:  Ho  perso 
5  tempo,  a  fadiga,  i  passi,  ecc.;  Ho  perso  il 
tempo,  la  fatica,  i  passi  e  sim. 

—  a  breiga  e  ò  scióu;  Gdii.r  i!  tempo  e  la  fatica. 
a  bùscioa;  Perder  la  bussola  o  la   tramontana 

V.  Bùscioa. 

—  a  memoia;  Smeraorare'(n.  assol.). 

—  a  messa;  Perder  la  messa  V.  Messa. 

—  o  testa;  Perder  il  cervello  o  le  staffe  del  cer- 
vello: Perdere  il  senno  per  soverchio  conturba- 
mento; ma  dicesi  più  propriam.  per  Perdere  il 
senno.  Impazzare. 

—  a  verghèugna;  Aver  mandato  giù  la  buffa:  Per- 
dere la  vergogna,  il  rossore,  Aver  posto  da  banda 
ogni  riguardo  e  rispetto,  Divenire  sfacciato. 

—  dà  spinn-a  e  da-o  tappo  ....  Aver  danno  da 
tutte  le  parti. 

—  de  vista;  Perder  di  vista  o  d'occhio:  Non  veder 
più  una  cosa  veduta  per  qualche  tempo  innanzi. 

—  e  staffe;  Perdere  la  staffa,  Siaffeggiare,  dicesi 
Q laudo  a  chi  cavalca  esce  il  pie  dalla  staffa;  e 
fii;urat.  Uscir  di  sé. 

—  fnn-a  a  camixa;  Far  a  perdere  colle  tasche 
rotte:  Straperdere  in  giuoco. 

—  l'appetitto;  Perder  l'appelito,  il  cibo,  il  mangiare. 

—  l'ùzo;  Divezzarsi,  Perdere  il  vezzo:  Lasciare 
l'uso.  Mutare  il  costume  preso. 

—  6  fi  dò  discorso  V.  fi. 

—  6  rispetto  a  ùnn-a  pvrsònn-a;  Perdere  il  ri- 
spetto ad  alcuno,  vale  N  )n  aver  per  ini  il  dovuto 
riguardo,  la  dovuta  stima,  Offenderlo  incivilmente 
con  atti  e  con  parole. 


PER 


PER 


587 


—  6  scigod;  Perdere  l'urlo,  fignrat.  vale  Non  esser 
più  nello  slato  di  prima.  Essere  a  mal  termine. 

—  ò  tempo  inùl il  melile  ;  Imbollar  nebbia,  figurai. 
Perdere  o  Consumare  inulilmcnle  i|  tempo,  Ope- 
rare invano. 

—  0  tempo  appréuvo  a  de  inezie;  Chicchirillare, 
Fare  a  te  le  :  Trattenersi  perdendo  il  tempo  in- 
torno a  cosa  di  niuna  conclusione. 

S  A  vòrpe  a  perde  ó  pei  ma  i  vizit  mai  V.  Cangia. 

S  Chi  lava  a  testa  all' use  perde  a  lescta  e  6 
savÒH  V.   Aze. 

%  Lascia  perde;  Lasciar  andare,  metaf  Mettere  in 
non  cale.  Negligere,  Trascurare,  Non  dar  rella, 
Nt'U  far  caso,  Non  avvertire. 

S  L'è  mèyio  perde  5  poco  che  l'assce  ovv.  L'è 
mSgio  perde  un  dio  che  a  man  V.  Dio. 

S  L'è  mègio  perdilo  che  ut  trovalo;  È  meglio  per- 
derlo che  trovarlo,  Egli  è  un  tale  arnese  che  è 
meglio  anche  lontan  che  in  paese ,  si  dice  di 
Persona  dappoco  e  con  la  quale  non  c'è,  come 
suol  dirsi,  da  fare  un  posto  buono. 

S  Mette  a  perde;  Far  dannare  o  Far  dannar  l'anima 
V.  Danna. 

%  Pe  un  punto  Martin  5  t'ha  perso  l'aze  V.  Aze. 

8  Pertse  lì.  p.  P<M'dersi,  Sparire. 

«  —  Perdersi,  i-marrirsi,  Errare  la  strada. 

«  —   Naufragare,  Far  naufragio. 

n  —  Perdersi,  al  giuoco  del  bigliardo  vaie  Cac- 
ciare la  propria  biglia  o  palla  in  una  delle  buche 
ovv.  Farla  saltar  fuori  del  bigliardo,  o  finalm. 
Abbattere  con  essa  i  birilli  (ometti). 

—  appréuvo  a  ùnn-a  cosa;  Perdersi  in  fare  chec- 
cht'ssia,  vale  Consumare  il  tempo  oltre  il  dovere 
nel  far  checchessia. 

—  appréuvo  a  ùnn-a  persónn-a;  Perdersi  con  al- 
cuno: Amarlo  fieramente. 

I*èx*<iia  s.  f.  Perdila.  Perdimento:  Il  perdere. 
Avvenimento  sfavorevole  avuto  in  qualche  im- 
presa, Danno,  Scapilo, 
n  Perdila,  d  cesi  singolarm.  parlando  delle  persone 
ond'allri  è  resiaio  privo  per  morte. 

I*er*d.il>rag'lie  s.  m.  Brachlone:  Quegli  a 
cui  ricascali  le  brache.  Il  popolo  tose,  quando 
vede  uno  a  cui  penzolan  le  brache  o  i  calzoni, 
dice  per  btffa:  Il  tempo  fa  cu'aja,  doman  piove. 
Il  Bracalone,  Bracone,  Cencio  molle,  Mocceca, 
Barbalacchio,  ecc.,  dicesi  talora  per  ischerno  ad 
Uomo  da  nulla. 

l'ei'd.i^inge  s.  m.  Brindellone  e  Brendolone, 
diccsi  (1  Uomo  malvestito  o  lacero,  Straccione. 

I*erd.iel  Perdinci  !  Perdicoli  !  Esclamazione  di 
sdegno  per  non  dire  Perdio  ! 

I*ei:*d.iesaiiii-a  V."  sopra  PerJte. 

I*erd.ig-iorrii  s.  m.  Perdigiorno,  Perdigior- 
naia,  l'erione,  Fruslamatloni,  vale  Ozioso,  Scio- 
perato. 

P^erdig-iorni  s.  m.  Sgarza,  Airone  e  Aghi- 
rone.  T.  ornit.  Ardea.  l  ccello  acquatico  che  ha 
il  becco  lungo,  aguzzo  e  tagliente,  il  collo  lun- 
ghissimo, come  pure  le  gambe,  che  ora  sono 
interamente  nude  nella  metà  inferiore,  ora  solo 
nel  tarso,  ora  inleramenle  coperte  di  penne;  le 
unghie  lunghe,  ardale,  appuntale;  quelle  del  dito 
medio  seghcitale  dal  Iato  inferno;  le  ali  piuttosto 
grandi.  Si  ciba  di  pesci,  di  rettili,  d  inselli  ac- 
quatici ed  anche  di  picc  li  mammiferi;  ha  la  voce 
forte,  rauca  e  monotona;  nidificai  sugli  alberi  ove 
3la  a  pollajo  facilaieole  e  stabilmente  in  grazia 


delle  lunghe  sue  dita.  Ve  n'ha  de' bianchi,  dei 
cenerini,  de' neri,  de' b.gi,  de' gialli,  e  secondo 
le  diverse  spezie  e  varietà  son  chiamali  con 
diversi  nomi ,  co  ne  : 

—  ceneen  ;  Sgnrza  cenerina ,  a  Pisa  Nonna  ,  nel 
Vecchiano  B"rta  grossa  (Ardea  cinerea); 

—  giunco;  Sgarza  bianca  o  Airone  maggiore  ^i4r- 
rfeu  alba); 

—  grixo;  Tarabuso,  Tarabugio,  a  Fir.  e  Siena  Cap- 
pon  di  pódule  o  Capponaccio  (Ardea  stellar is); 

—  neiyro;  Nitticora  o  Nonna  col  ciuffo,  a  Pisa 
Pavoncella  di  palude  (Ardea  nycticorax) ; 

—  paggKBn;  Sgarza  ciuff-'tlo  (Ardea  cornata); 

—  piccin;  Tarabugino,  Nonnollo,  nel  Vecchiano 
Cannajola,  nel  Bienl.  Pennacchino,  Guacco  (Ar- 
dea minuta); 

—  7'òsso  ;  Rinocchiaja,  Granocchiaja,  Becca  ranoc- 
chie, Ni^nna  rossa,  Berta  rossa  (Ardeà  purpurea). 

I^erding-olinn-a  I   Per  bacco  !  Per  dià- 
nora!  Cospetto!  Iiilerj.  di  maraviglia  e  di  sdegno. 
I?erd.isTbr*og-g-io  s.  m.  Moccolone,  Mocci- 
cone, Mocceca:  Uomo  dappoco,   quasi   non  si 
sappia  nettare  il  naso  da'  mocci. 
Perditempo  s.  m.  Perditempo:  Vano  im- 
piego del  tempo,  Tempo  mal  consumato. 
P*erdizioii  s.  f.  Perdizione,  Danno,  Rovina. 
•1  Perdizione,  per  Dannazione. 
%  Mette  a  perdiziòn;  Far  dannare  o  Far  dannar 
l'anima  V.  Dannò. 
I*erdon  s.  m.  Perdono,  Perdonanza,  anlicam. 
Perdonazione:  Remissione  dell'offesa  ricevuta  o 
della  pena  che  si  merita  per  la  colpa. 
Il  Perdono  e  Perdonanza,  per  Indulgenza  conce- 
duta da' Sommi  Pontefici  a  chi  visita  luoghi  pii: 
All' UspicBto  gh'è   5  perdòn;   Allo   Spedai   dei 
cronici  v'è  il  perdono  o  la  perdonanza. 
n  Perdono,  per  Breve  preghiera  che  si  fa  entrando 
in  chiesa,  onde:  Andd  a  piggid  ó  perdòn;  An- 
dare a  prendere  il  perdono,  vale  Andare  in  qual- 
che chiesa  per  farvi  una  breve  preghiera. 
»  —  per  Scusa:  Ghe  domanlo  perdòn;  Le  chieggo 
perdono,  compalimenio,  .Mi  perdoni.  Mi  scasi. 

—  0  Con  perdòn;  Mi  perdoni,  La  mi  perdoni,  La 
mi  scusi,  dicesi  in  m.  avv.  per  civiltà  a  chi  per 
alto  0  movimento  che  si  fa,  si  teme  d'incomo- 
dare 0  d'aver  incomodalo. 

Perdona  v.  a.  Perdonare:  Dar  perdonanza  o 
perdono,  Condonare:  R  metter  la  colpa.  Assolvere 
dalla  pena,  Riporre  in  grazia  obbliando  le  offese, 
it  Perdonare,  per  Risparmiare:  A  morte  a  nd  a 
perdónn-a  a  nisciùn;  La  morte  non  la  perdona 
a  nessuno. 

—  un  debito;  Rimettere  un  debito,  Perdonarlo, 
Rilasciarlo. 

S  A  primma  a  se  perdónn-a,  a  secSnda  a  se 
liastònn-a  V.  Bastona  (verbo). 

§  Perdonceme,  Scià  perdònn-e,  ma Perdona- 
temi, Mi  perdoni,  ma....  Modo  di  contraddire 
altrui  dolcemente  e  con  urbanità. 

S  Scià  perdònn-e  !  Perdoni  !  Scusi  !  3Iodo  urbano 
che  comunem.  si  usa  premettere  nel  chiedere 
altrui  notizia  di  qualche  cosa  o  persona. 

S  Segnò,  p.-rdonceme  ;  Dio  me  la  perdoni,  dicesi 
dasl' ipocriti  quasi  chiedendo  in  certo  modo  li- 
cenza a  Dio  di  fare  un  peccato  impunemente. 
Perffezion  s.  f.  Perfezione  :  Lo  stalo  e  la 
qualità  d'una  cosa  perfetta j  e  in  grado  supremo 
Ecceilen^. 


588 


PEfi 


PER 


»  Perfezione,  per  Fine,  Compimnnlo:  Porla  à  per- 
fezión  ùnn-a  cosa;  R'Ciire  a  pei fe/.iotip,  a  (ine 
una  cosa,  vale  Finirla,  T  rminaila,  Pi-rfi-zionaria. 

I*erf*e2SÌoiià  v.  a.  Pt^rfczionare:  Uidurre   a 

perfezione,  Dar  perfezione,  Recare  al  sommo^ 

S  Perfezionàse  n.  p.  Perfezionarsi  :  Comniiemenle 

usasi  per  Rendersi  esporlo,  abile  in  checchessia. 

I*eri  V.  n.  Perire,  Morire,  Jjan  are,  Capitar  male, 

IPericola  v.  n.  Pericolare:  Correr  pericolo, 
rischio 

I*ei*ifrasà  v.  a.  Perifrasare  :  Spiegare  con 
circonlocuzione. 

i^erigrordiii ....  Sorla  d'Antico  ballo  dal 
Périgurd  in  Francia. 

I*erin tende  v.  n.  Sentir  bncinare,  Pervenire 
all'orecchio,  Aver  seniore:  Intendere  vagamente. 

IPerito  s.  m.  Perito:  Colui  che.  essndoaciò 
matricolato^,  si  sceglie  dal  tribunale  o  dalle  parti 
per  istimare  alcune  cose  o  beni,  e  farne  la  sua 
relazione,  da  servire  di  base  a'Ia  sentenza. 

I*erizia  s.  f.  Periza  V.  Estimo. 

Perizia  v.  a.  Slimare,  Eslimare,  ec.  V.  Estima. 

I*erla.  s.  f.  Perla  e  alla  lai.  Margarita  :  Concre- 
zione calcarea,  d'ordinario  tonda,  che  si  forma 
nella  faccia  interna  d'alcune  conchiglie. 
n  Perla,  figurai,  vale  Cosa  pregiala  e  ottima. 

—  patta;  Perla  morta:  Perla  che  per  natura  o  per 
mala  conservazione  è  ingiallila  e  non  ha  bella 
perlagione, 

—  scaraìnassn ;  Perla  scaramazza:  Perla  che  non 
è  ben  tonda  e  non  ha  bella  pprlairlone. 

—  viva;  Perla  viva:  Perla  che  rifrangp  profonda- 
mente e  riflette  vivamente  una  bella  luce. 

S  Collie  de  perle;  Vezzo  di  perle. 

S  Èse  ùnn-a  perla;  Essere  una  perla  o  un  giojello, 
dicesi  di  Persona  illibata,  integra,  specchiala,  cui 
non  s'abbia  a  rimproverar  nulla 

5  Tutto  guernio  de  perle;  Imperlato  :  Adornato 
di  perle, 
I*erleccàse  n.  p.  Leccarsi:  e  pia  comnnem. 
Leccarsi  le  labbra,  i  baffi,  i  mustacchi  d'alcun 
cibo,  si  dice  Quando  piace  estremamente  in  guisa 
che  se  ne  leccano  e  rileccano  le  labbra  dopo 
averlo  mangialo, 

»t  Fignr.  vale  Compiacersi,  Prendere,  Sentir  sommo 
gusto  e  compiacenza  nelle  cose  o  nelle  azioni 
proprie. 
I*erleiig"ua  v  a.  Affascinare,  AfTaiurare,  Af- 
fatappiare,  Ingozzare,  Stregare:  Q 'el  nuocere  che 
il  volgo  ignorante  un  dì  credeva  che  le  stresihe 
con  visla  invidiosa  e  nociva  facessero  a' bambini. 

S  Perlengudse  n,  p.  Consumarsi,  Struggersi.  An- 
dar in  dileguo,  in  consumo.  Dimagrare,  Smagrire. 
I*erlisciase  n.  p.  Strebbiarsi,  Rinfronzirsi, 
Azzimarsi,  Aiiinciirsi,  Raffusnlarsi ,  Hipicchiarsi , 
Cincinnarsi,  Ri^incinnarsi:  Tulli  verbi  che  piti 
0  meno  signitìiano  Abbigliarsi,  Adornarsi,  Ab- 
bellirsi ricercatamente,  e  dicesi  per  lo  più  delle 
donne, 
Penuesso  s.  m.  Permesso:  Voce  adottata  in 
quasi  tutta  l'Italia,  e  intendesi  Quella  permissione 
di  vacanza  o  di  assenza  temporanea,  che  dà  un 
capo  ufficio  a' suoi  impiegali,  ovv,  un  colonnel.o 
0  nn  generale  ai  soldati  del  suo  reggimento  o 
corpo,  onde:  Anià  in  permesso;  Andare  in 
permesso,  dicono  i  militari  l/andare  alle  proprie 
case,  con  un  congedo  dalle  insegne  per  a  lerapo. 
Permette  t.  a.  Pertnelicre,  Concedere:  La- 


sciar fare,  Dar  facoltà,  licen  'a,  arbitrio  di  fare, 
ecc  ;  Acconsentire,  Co'idiscendere, 
§  Periueltise  de  fu,  ùnn-a  cosa:  Prendersi  la  li- 
bertà, la  facoltà,  l'aibilrio  di  far  checchessìa, 

I*er*inisoi5n  V,  sotto  Pcrmisso. 

PermiHiàO  s,  m.  Permisso,  Permissione,  Per- 
messione  :  Il  permettere,  Concessione,  Licenza, 
Facoltà, 

Pernixe  s.  f.  Pernice:  Sorla  d'uccello  grosso 
qnanto  un  piccitme,  e  mollo  ricercato  per  la 
bontà  della  sua  carne.  Ve  n'ha  di  p.iì  specie, 
ma  da  noi  non  se  ne  conoscono  che  due  so'a- 
menle ,  cioè  La  coturnice  o  Pernice  maggiore 
(Permxe  com'iceuj.  Ha  il  becco  rosso,  tulle  le 
parti  superiori  di  color  cenerino-celesiognolo;  la 
gola  bianca,  cinta  da  ogni  lalo  da  una  fa^^ia  nera 
che  si  estende  attraverso  l'occhio  fino  al  becco, 
e  ne  ricopre  la  parte  superiore;  i  piedi  rossi, 
le  unghie  nere.  É  assai  rara  nelle  nostre  vici- 
nanze; trovasi  Sulle  montagne  verso  l'Altare  e 
sopra  Albenga,  non  che  sulle  scoscese  velie  del 
Bracco,  che  fan  spoi  da  al  mare.  É  sedentaria. 
-  L'altra  specie,  che  è  La  pernice  comune  (Per- 
nixe  de  gnmhe  rósse),  ha  il  beco  TOSSO,  il  cuQ- 
lorno  degli  occhi  nudo  e  di  color  rosso;  fronte 
cenerognola;  vertice,  occipiie,  schiena  e  spalle, 
color  marrone  eh  aro,  tendente  al  porporino;  gola 
bianca,  marginata  di  nero;  pptto,  cenerino-ame- 
tistino,  macchiato  di  nero;  remigami,  bruno-nere 
col  margine  esterno  lionato;  piedi  rossi,  unghie 
color  di  carne.  É  comine  nelle  nostre  montagne, 
più  abbonilanle  sulle  coste  niarillime. 

I*emixotto  s,  m,  Perniciollo  e  Pernìcone: 
Pernice  giovane, 

I*emixóu  (Vin);  Vin  di  mezzo  colore  V.  Vin. 

I*ei*q[uixizión  s  f  Perquisizione:  Ricerca 
minuta,  diligente,  fatta  ordinariamente  da  giu- 
dici nell'altrui  domicilio  od  altrove,  per  trovarvi 
qualche  persona  o  cosa. 

I*errùcca  s.  f.  Perni  fi  e  più  comnnem,  e 
t(scanam.  Parrucca  :  Zuzera  u  Chioma  fìnta, 

**n  In  m.  b.  dicesi  talvolta  per  Parrucchiere  o  Bar- 
biere: Cera  perrùccu,  aggi  paziensa . . .  Barbier 
mio.  abbi  pazienza. 
H  Figurai,  usasi  pure  per  Solenne  e  grave  ripren- 
sione V.  L  ivnfa  de  lesta  nel  Dizion, 

I*er'i*ùccliè  s.  m  Parrucchiere:  Propriam. 
Colili  che  la  parrucche,  ma  usasi  anche  per  Bar- 
biere, perchè  Colui  che  rade  e  accomoda  la  barba, 
tonda  pure  e  acconcia  i  capelli.  Parrucchiere  è 
più  generico;  Barbiere  è  da  uomo.  Parrucchiere 
è  da  uomo  e  da  donna.  In  Firenze  buona  parte 
di  Barbieri  e  P.irrncchieri  si  trasformarono  in 
Frisnri  (dal  frane.  Friseur) 
S  Bfìttega  (la  perrùcché;  Barberia  e  Barbierìa. 

r*errùcclxetta  s.  f,  Parrucchelta  e  Par- 
rucchino.   i)im    di  Parrucca. 

Perrùecòn.  s.  m  Parruccone:  Gran  parrucca. 
n  Parruccone,  dicesi  in  «enso  fìgur.  per  Uomo  grave 
e  d'alta  dignità,  B.irbassoro. 

I»ersa  s.  f.  l'ersa.  Persia,  Maggiorana,  Majorana, 
Sjnsnco,  T.  boi.  Onganum  mnjoruna.  Pianta 
che  ha  gli  steli  numerosi,  diritti,  deboli,  le  fo- 
glie p  croie,  ovate,  iniesterrime,  i  fiori  bianchi  a 
spighe  rotonde,  compatte,  pub  scenli.  Si  e  liijva 
ne' g  aldini  per  l'odore  soave  che  tramanda,  e 
si  adopera  per  condimento.  Fiorisce  dal  giugno 
al  luglio,  ed  è  indigena  del  Portogallo. 


PEH 


PER 


589 


I*ei'soiaiiin  s.  m.  rrrs'anino,  Tulipano  spI- 
valiro.  T  l»"l  Tui'pa  sy  Visir  1.1.  Fiorp  di  non 
comune  bellezza  dellu  raniigiia  de' Tulipani;  fio- 
risce noi  mese  di  marzo  e  dunrile,  e  serve  a 
mairnifico  urnamenlo  all'epoca  del  S.  Sepolcro 
nelle  chiese  di  nio  «altolico;  a  Verona  io  dicono 
Tuli  pan  de  persia. 

I*ei*ssciste  V.  n.  Persistere,  Insistere:  Dnrace, 
Continuare  e  >slai.temente  e  quùsi  oslinalamente 
in  un  proposito,  iii  nn  desiderio,  ecc. 

I*erscistensa  s.  f.  Persistenza,  Insistenza, 
Perseveran/.a:  Il  continuare  a  star  (ìss>  in  una 
idea,  in  un  ponsiero,  e  non  volersene  rimuovere 

I*ei*secutA  s.  m.  Persemtore  :  Che  perseguita. 

P*ei'6seeuaEÌoii  s.  f  P-rsecnzione  e  Perse- 
guigioue,  ma  p:>chis«imn  nsaia,  Persegnitamento, 
Persepnitazione ,  Pciséi^uilo:  Il  perseguitare;  e 
dicesi  de' travagli  e  angherie  con  che  sì  tribola 
chicrh';ssia. 

I*ersegliin  add.  Persichino:  Del  colore  del 
fior  di   peoico. 

I*èreieg"Q  s.  m  Persica  e  or  comanem.  Pesca: 
Siria  di  grosso  fruito  assai  sugoso  e  gustoso, 
ed  ha  un  nòcciolo,  in  cui  è  •  busa  una  màndorla 
per  lo  più  amara.  \  e  ne  sono  di  molte  specie, 
cioè  le  Rrali,  qupl'e  della  .Mad(lalen<i ,  russe  e 
bianehe,  dì  S  Martino,  Lucchesi,  Francesi,  ecc. 
L'albero  dicesi  Pesco-  e  Persico  (Amygdulus 
per  Si  cu). 

—  bàscin;  .Maddalena  bianca:  Sorta  di  Pesca  spic- 
cagnola (spnrtilvsso)  duna  grossezza  mez  .ana  e 
di  figura  irregolare,  inravala  alla  base,  ovata 
verso  la  cima,  dove  finisce  in  ana  m^mm  lletta 
appuntata.  La  bnccia  è  sodile  e  da  una  parie 
marcata  d'pn  rosso  freschissimo  sopra  un  fondo 
di  bianco  ingiallilo  che  le  dà  ^el  rilievo  e  ri- 
ceve delia  morbidezza  dalla  lanugine  finissima, 
che  la  fa  comparire  come  velintala  La  polpa  è 
bianca,  gentile,  sugosa  e  odorosissima;  ha  un  poco 
d'acid'ito,  come  tutte  le  pesche  a  po'pa  bianca, 
ma  questo  è  grazioso  e  non  seve  che  a  rile- 
varne il  sapore.  Se  si  cerca  d'aprirla  si  scioglie 
in  un  sugo  Hbl)oiidante  e  si  disfà  tra  le  mani. 
Il  suo  nccciolo  è  bislungo,  pia. lo,  fragilissimo, 
e  quasi  sempre  spaccato. 

■—  muscalcUo  ;  Pesca  colugnn,  volgarm.  Pesca  mo- 
scadeila  :  Altra  surta  di  Pesca  d'una  grossezza 
ordiiiariam.  mezzana,  che  ha  la  buccia  coperta 
d  un  bei  giallo  chiaro,  sfumata  dalla  parte  del 
sole  d'un  rosso  leggoro  che  si  carica  un  poco 
nella  maturità;  la  sua  po'pa.  parimente  di  cuior 
giallo,  è  compatta  e  carnosa,  ma  fine  e  sapori- 
tissima, e  mollo  aderente  al  nòcciolo. 

—  spurlilosso;  Pesca  spiccagnola  o  spiccatoja  o 
pariiioja,  dicesi  comunem.  Quella  cLe  si  apre 
facilmente  in  dae  colla  mano. 

—  tuccalosso;  Pes<'a  duraene:  Pesca,  la  coi  polpa 
non  si  spicca  dj:llosso. 

S  Osso  (le  pìrsi-gu  ;  N  '  (dolo  ed  anche  0>so,  il  quale 
contiene  la  màndorla  o  sia  il  seme  del  persico. 

Perseg-'Jitu,  v.  a.  Perseguitare  e  Perseguire: 
Cercar  di  nuocere  altrui  con  fatti  o  con  parole; 
Tribolare,  M  «leslare. 
"  Persegli  ilare,  per  Far  ricerca  d'nn  malfattore  per 
caliurario  e  sotlo|<orio  alla  giustizia. 

I*e**jséllo  s.  ni.  Spina.  T.  ùoitoj.  Specie  di 
corto  e  glosso  scalpello,  senza  taglio,  col  quale 
a  colpi  di  mazzo  fmaggiqj  si   cacciano  a  vanii 


i  cerebj  di  ferro  della  bolle,  barile  o  altro,  af- 
finchè stringano  fortemente. 

lE*er*severa  v.  n.  Perseverare,  Perdurare: 
Continuare.  Proseguire  costantem.  in  ch'^cchessia. 

Persiann-a,  s.  f.  Persiana  da  tirare  V.  Giòxim 
nel  3°  significato. 

I*er80  p.  pass.  Perduto,  Perso,  Smarrito. 

—  pe  perso...  dicesi  di  Chi  vedendo  la  malapa- 
rata prende  Qualche  risoluzione  disperata. 

^  Dòse  pe  perso;  Navigare  o  Camminare  per  per- 
duto, si  dice  di  Chi  essendo  in  estremo  pericolo 
0  ridotto  alla  disperazione  si  rimette  interamente 
alla  fortuna. 

S  Èse  matto  perso  d'ùnn-a  personn-a;  Essere 
perso  0  perduto  d'alcuna  persona,  vale  Esserne 
fieramente  innamorato. 

§  Tutti  i  lascìfp  són'persci ;  Ogni  lasciata  è  persa 
0  pei  d'Ita,  Tulle  le  lasciate  son  perdute:  Modo 
usiiatissimo  di  significare  che  non  bisogna  rifia- 
tare doni  o  lasciar  passare  l'occasione  che  ci  si 
offre  d'avvantaggiarsi. 
Per-sonaliti»  s  f.  Personalità:  Persecuzione 
personale  o  Detto  mordace,  ingiurioso  od  amaro 
diretto  contro  una  persona  in  particolare.  Voce 
dell'uso. 
I*er*sònii-a  s.  f.  Persona:  Nome  generico  che 
comprende  tanlo  l'uomo  quanto  la  donna. 

n  Pers(»na,  per  Corpo  umano,  ed  anche  per  Cor- 
poratura. 

n  —  Presso  i  Gramm.  dicesi  Colui  che  parla  o 
Quegli  al  quale  o  del  quale  si  paria. 

—  privata;  Persona  privata,  dicesi  di  Qualunque 
persona  a  differenza  di  chi  ba  le  prime  dignità 
dnno  Stato. 

§  E  persònn-'i  da  Santiscima  Trinitee;  Le  per- 
sone della  S:intissima  Trinità,  diconsi  dai  Teol. 
Il  Padre,  if  F  gliuolo  e  lo  Spirito  Santo,  cbe  sono 
tre  persone  in  un  solo  Dio. 
%  Fa  da  so  persònn-a;  Far  il   bello,  Star   sulla 

vita,  Andar  mio,  sudo,  duro  e  sim. 
%  in  persònn-a;  In  persona.  Posto  avv.  vale  Per- 
sonalmenlp,  Di  presenza. 
Personifica  v   a.  Personificare:  Attribuire 
ad  una  cosa  la  figura,  i  sentimenti,  il  favellare 
d'una  p  rsoiia. 
Persuade  v.  a.  Persuadere,  Convincere:  In- 
durre alimi  con  parole  a  credere  o  a  fare  chec- 
chessia, Trarre  nella  propria  opinione  quella  di 
altrui. 
J  Persùadise:  Persuadersi,  Convincersi,  Credere. 
Persuasiva  s    f.  Persuasiva:   La   facoltà, 

La  fiTza  d'I  persuadere. 
Persuasivo  add.  Persuasivo  :  Atto  a  per- 
suadere. 
Per  teg'a  s.  f.  Pertica  :  Bastone  lungo  cbe  serve 
a  varj  usi. 
n  Pertica,  in  Agric.  Il  bastone  che  serve  per  aV 
bacchiar  i  frulli  che  hanno  mallo  o  guscio,  come 
noci,  màndorle,  nocciole,  castagne,  ecc.,  che 
dicesi  più  propriam.  Bacchio  o  Batacchio. 
»  —  ed  Archetto.  T.  tormuj.  Lunga  maz/.a  ela- 
stica al  laccala  al  solajo  della  bottega  del  torni- 
tore e  che  fa  molla ,  cioè  a  dire  che  si  rialza 
per  sé  quando  si  lira  per  quella  parte  che  non 
è  iitlacrata;  (ìalla  qnal  pende  una  corda,  la  qual 
avvolta   al   cilindro   del   tornio  fa  ch'esso  giri, 
quando  vien  mossa  la  calcola  per  di  sotto. 
))  —  per  Sorta  di  misura  di  terreno. 


590 


PES 


ì>Éè 


Il  —  Diccsi  talora  in  ischerzo  ad  Uomo  molto  alto 
e  non  grosso;  allrim.  Spilungone,  Fuseràgnolo. 

I*erteg'òn  V.  Pc.rlega  nell'ullimo  signif. 

I*ertr>ccà.  v.   imp.  Spettare ,   Appartenere. 

I*er*tùxelli  s.  m.  pi.  Bischi,  Bucolini  :  Quei 
molti  foTi  che  sono  ne' due  margini  verticali  del 
busto  0  fascclla  a  uso  di  allacciar'a  coll'aghetto 
(strinca).  I  bucolini  si  fauno  col  punteruolo,  cioè 
con  un  ferro  appuntato,  poi  se  ne  cuciono  i  lembi 
con  punti  a  ucchiello,  eccetto  che  alla  ccilura 
vi  si  supplisse  colle  magliette  o  campanelline 
(anelletti  a  macchina). 

I*ertùza,  v.  a.  Pertugiare,  anlicàm.  Perlusare, 
Bucare,  Bucherare,  Forare:  Far  pertugi,  buchi, 
fori  con  checchessia. 

— •  co-a  verinn-a;  Succhiellare,  Succhiellinare. 

—  da  ùnn-a  parte  all'atra  ;  Traforare,  Straforare. 
I*ertÙ5Betto  V.  Perlùzin. 
I*ertùsBÌn.  s.  m.  Pertugeito,  Bucolino,  Buchino, 

Buchetlino,  Bucherello,  Bucherallolo,  Forellino, 
Forametlo:  Piccolo  buco  o  foro. 
I*ertùzo  s.  m.  Pertugio,  antic.  Pertuso,  Buco, 
Foro  :  Apertura  che  ha  del  rotondo  e  non  mollo 
larga, 
n  Buco,  per  Luogo  nascosto.  Ripostiglio,  Nascon- 
diglio, Bugigattolo,  Latibolo. 

—  che  lascia  e  càmoe;  Intignatura. 

—  da  bótte;  Cocchiume:  La  buca  della  botte. 

—  da  ciave  o  da  ciuvéua;  Buco  della  chiave,  della 
serratura,  dell'uscio:  Buco  per  cui  entra  la  chiave 
nella  toppa. 

—  da  mette  e  lettere  a  posta;  Buca  della  posta: 
Buca  in  cui  s' introducon  le  lettere  che  si  met- 
tono in  posla. 

—  dell'agòggia;  Cruna  V.  Foamme. 

—  di  oèye  ;  Tromba  o  Meato  uditorio. 

—  dò  gatto;  Gatlajiiola  e  Gatlajola  :  Buca  che  si  fa 
da  basso  nell'  imposta  d'alcuni  usci  acciocché  il 
gatto  abbia  sempre  libero  il  passaggio  per  an- 
dare a  caccia  de'  topi 

—  dò  portello  da  botte  ;  Fecciaja  :  Buco  nel  fondo 
del  mezzule,  dove  si  mette  la  cannella  alla  botte, 
e  per  la  quale  si  può  trar  la  feccia. 

—  dò  sciùscetlo ;  Spiraglio:  Quel  buco  che  è  nel 
palco  inferiore  del  suHìeito,  per  cui  entra  l'aria 
esterna,  sollevando  raiiimella  (gatto),  la  quale 
da  varj  artieri  è  della  Chiusino. 

%  Pertùxi  dò  naso  ;  Buchi ,  Cavernetle. 

t)  —  di  pònti  da  massachin ;  Covili:  Quelle  bu- 
che che  si  vedon  negli  edifìzj  non  ancora  into- 
nacati ,  nelle  q^ali  slavano  ficcati  i  travicelli 
reggenti  il  tavola'o  de'  ponti.  ^ 

S  A  mmià  da  un  pertùzo  ;  Guardare  per  un  fesso. 

S  Fé  un  pertùzo  in  te  l'oeijiia   V.  jEgùa. 

%  Mette  a  man  contro  5  pertùzo  V.  Alan. 

S  Tappa  un  pertùzo;  Turare  una  buca,  figurai, 
vale  Pagare  un  debilo. 

S  Vìxitd  liuti  i  pertùxi;  Cercare  ogni  buco,  cioè 
dapporlulto,  minulam*'nte. 
I*esà,  V.  a.  Pesare:  Cercare  il  peso   dei   corpi 
mediante  la  stadera  o  bilancia. 

«  Pesare,  metaf.  Considerare  minutamente. 

n  —  Usalo  in  signif.  neut.  vale  Esercitar  la  forza 
del  proprio  peso,  Premere  col  proprio  peso, 
Gravitare. 

M  —  Figurai.  Esser  grave,  molesto,  fastidioso, 
increscevole ,  ecc.  :  Se  savesci  quanto  ò  me 
peisa...  Se  voi  sapeste  quant'egli  mi  pesa... 


—  e  paratie;  Pesar  le  parole  V.  Parolla. 

—  i  atini  :  Esser  grave  d'anni,  d'(là,  Esser  vecchio. 
§  Savcì  quanto  peisa    ùnn-a  persnnn-a  ;   Saper 

quanto  pesa  uno  o  quanto  corra  il  cavallo  d'uno, 
vale  Conoscere  a  fondo  quanto  si  estenda  la  soa 
abilità,  quanto  vaglia,  che  anche  dicesi  Cono- 
scerlo intus  et  in  cute. 
I*esa  s.  f.  Pesata.  Voce  dell'uso:  L'atto  del  pe- 
sare, ed  usasi  col  v.  Dare:  Dceghe  ùnn-a  pesa; 
Dategli  una  pesata. 
DPesaixe  s.  f.  Accapp'atura  :  Fune   che  ha  in 
cima  un  cappio  scnrsojo,  e  si  appicca  alla  sta- 
dera legando  ciò  che  si  vuol  ppsare. 
Spesante  add.  Pesante,  e  nell'uso  tose.  Peso: 
Che  pesa.  Grave. 

"  Pesante,  metaf.  detto  di  Persona,  vale  Uggioso, 
Nojoso,  Molesto  o  sim. 
I*esca  V.  a.  Pescare:  Tendere  insidie  a' pesci 
0  con  reti  o  con  ami  o  con  altro  per  pigliarli. 

t)  Pescare,  per  similit.  si  dice  di  tutto  ciò  che  si 
cava  dalle  acque. 

I)  —  É  anche  Term.  marin.,  ed  è  Quella  linea  di 
immersione  più  o  meno  alla  che  segna  la  nave 
nell'acqua,  misurata  verticalmente  dalla  fnccia 
inferiore  della  chiglia  in  su  Così  dicesi  che  La 
tal  nave  pesca  tanti  piedi  o  tanti  metri  per  in- 
dicare che  di  tanti  è  immersa  nell'acqua. 

—  ò  rùxentd  tn  tò  posso;  Ripescar  la  secchia  nel 
pozzo. 

S  Amld  a  pesca  d'in  casa;  Andare  a  bastonare 
i  pesci,  vale  Andare  in  galera. 

I*escettixi  s.  m.  Pesciolino,  Pesciatello,  Pc- 
sciarello.  Dira,  di  Pesce:  Piccolo  pesce. 

IPeselièa  s.  f.  Peschiera:  Ricetto  di  acqua  per 
tenervi  dentro  de'  pesci  ;  allrim.  Pescina. 

I*esciajéix  s.  m.  Pesciaiuolo,  Pescivéndolo: 
Colui  che  vende  pesci. 

I*e8cièa  s.  f.  Tagliapesce,  Mestola  da  pesce: 
Specie  dì  coltello,  per  !o  più  d'argento,  a  lama 
corta,  larghissima,  alquanto  concava,  a  uso  di 
tagliare  il  grosso  pi'sco. 

PesciiULamexite  avv.  Pessimamente:  Più 
chp  malameiile. 

IPescimo  add.  Pessimo,  Cattivissimo:  Addielt. 
superi,  di  Malvagio,  e  dicesi  delle  cose  e  delle 

*      persone. 
11  Pessimo,  aggiunto  di  vita,  vale  Disgraziatissima, 
Infplicissima. 

I*e8Cio  s.  m.  Pesce,  anlìc.  Pescio.  Nome  gene- 
rico di  Tulli  gli  animali  verlebniti  a  sangue  rosso 
e  freddo  che  nascono  e  vivono  nell'acqua,  vi 
respirau')  per  mezzo  di  branchie  e  si  muovono 
col  mezzo  delle  pinne, 
t)  Pesce.  T.  siump.  li  lasciare  che  il  compositore 
fa  d'una  qualche  parola. 

—  a  buriddu;  Pesce  in   tocchello  V.  Buridda. 

—  a  scubeccio;  Pesce  carpionato  V.  A  scubeccio. 

—  angeo;  Pesce  angelo  V.  Angeo. 

—  can;  Pesce  cane  V.  Con. 

—  d'cegua  dòge;  Pesce  d'acqua  dolce:  Quello  che 
vive  in  acqua  non  salsa. 

—  de  ma;  Pesce  di  mare:  Quello  che  vive  nel  mare. 

—  disseccóu  ;  Pesce  secco  :  Pesce  seccato  come  lo 
sloccofisso;  0  salalo  e  seccalo  come  il  baccalà; 
0  salalo  e  seccato  al  fumo,  come  l'aringa. 

—  dò  brasso;  Pesce,  chiamano  così  11  muscolo  bl- 
cip  le  del  braccio. 

—  fresco;  Pesce  fresco:  Pesce  pescalo  di  poco. 


PES 


PES 


m 


—  impeató  o  imperato:  Imperatore  o  Pesce  im- 
peralore  V.  Imperai ò. 

—  in  èuio;  Pesce  sottolio:  Pesce  di  mare,  colto, 
salalo  e  riposto  in  barili,  infusovi  olio. 

—  porco;  Pesce  porco  V.  Porco. 

—  ratio;  Pesce  bandiera,  in  Napoli  Pesce  banniera, 
a  Roma  Pesce  sorcio,  a  Venezia  Volpe  di  mare 
V.  Ratto. 

—  razó;  Pesce  rasojo  V.  Razó. 

—  rè;  Pesce  re  V.  Rè. 

—  sampé ;  Pesce  san  Piero  V.  Satnpé. 

—  saóu;  Pesce  salalo:  Acciuga  o  Sardella  conser- 
vala nel  sale,  che  serve  di  cibo  e  di  condimento. 

—  spd;  Pesce  spada  V.  Spà. 

—  vacca;  Pesce  vacca  V.  Vacca. 

S  Ae  dò  pescio;  Alette,  Alleile,  Pinne. 

%  Che  pesci  piggevinio?  Che  pesci  pigliamo  noi? 
dicesi  per  dire  Che  si  pensa  di  fare?  Che  fac- 
ciamo? e  sim. 

S  Chi  dorme  no  piggia  pesci  V.  Dormi. 

S  Èse  san  cornine  un  pescio;  Esser  sano  come 
un  pesce,  vale  Essere  sanissimo,  Godere  nna 
perfetta  sanità. 

S  Éuio  de  pescio;  Olio  di  pesce  V.  Buio. 

S  LcBle  de  pescio;  Latte  di  pesce  V.  Lcete. 

S  Lascia  córri  ò  pescio  ;  Lasciar  correre  V.  Corri. 

S  Le  ago  pin  de  pesci  ;  L'Jogo  pesci  oso  o  pescoso 
0  piscoso:  Luogo  che  abbonda  di  pesci. 

S  Nò  saveì  che  pesci  piggid;  Non  sapere  che 
pesci  pigliarsi,  dicesi  Quando  ci  si  trova  imbro- 
gliali e  sopruffaili  per  modo  che  non  sappiamo 
a  quel  partilo  appigliarsi'. 

S  iVo;i  èse  né  carne  né  pescio,  Nd  saveì  se  ùnn-a 
cosa  a  l'è  carne  o  pescio  V.   Carne. 

S  ^'ùd  camme  un  pesdo;  Nuotar  come  un  pesce, 
cioè  benissimo. 

S  Oège  di  pesci  ;  Branchie,  Gargie  V.  Oigia. 

S  0  pescio  grosso  ó  mangia  ò  piccinS . Mangiò. 

%   Voeì  mostra  a  nùà  a-i  pesci;  Voler  insegnar 
notar  a' pesci,  vale  Preieiidore  d'istruire  alcuno 
di  cosa  di  cui  sìa  già  esperto. 
I*esciòix  s.  m.  l  escioue.  Acer,  di  Pesce:  Pesce 

grande. 
Pescionéa.  s.  f.  Pesciaiuola  :    Vaso    lungo , 
strelio  e  profondo,  da  lessarvi  un  pesce.  Questo 
talora  è  collocalo  in  sulla  navicella,  che  è  Una 
lamina  traforata  (he  compie  la   pesciaiuola,    in 
cui  s' introduce,  e  cavasi  poi,  mediante  due  ma- 
gliette 0  pnse  onde  levarne  il  pesce  lessato  senza 
che  si  rompa. 
Pesci ùsso  s.  m.  Pesciaccio.  Peag.  di  Pesce. 
Pesco u  s.  m.  Pescatore:  Che  pesca.  Che  eser- 
cita l'arte  di  pescare. 

—  dell' àncoa;  Pescatore.  T.  mar.  Grosso  gancio 
in  ferro  con  redancia  o  impiombalo  cavo  pro- 
porzionato, e  serve  per  incocciar  làncora  nelle 
palle  per  attraversarie. 

S  Martin  pescòu  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfab. 

Pesetta,  s.  m.  l'esetio.  Dim.  di  Pi  so:  Piccolo 
peso,  e  dicesi  comunem.  di  quelli  che  si  met- 
tono nelle  bilance  di  poca  portala. 

Peson  s.  m.  Incubo:  Quell'oppressione  o  sof- 
foca/ione che  talvolta  si  prova  durante  il  sonno, 
in  maniera  che  ci  sembra  d'avere  un  gran  peso 
sullo  stomaco,  ma  che  cessa  come  prima  l'uomo 
si  sveglia.  I  conladini  tose,  lo  dicono  Pesarolo. 

—  de  testa;  Accapacciamento ,  Pesa;  Gravezza  al 
capo. 


S  Fd  pesòn  ;   Aggravarsi ,    Gravitare  :   Rendersi 
grave  col  proprio  peso. 
Pesòn  add    Pesante:  che  pesa,  Grave. 
Pesóu.  s.  ni.  Pesatore  pubblico:  Colui  che  ha 

dal  pubblico  l'incarico  di  pesare. 
Pessa  s.  r  Pezza:  Un  poco  di  pannicello. 
Il  Pezza  :  Ciascuno  di  quei  pezzi  di  tela,  su'  quali 
si  distende  unguento,  o  che  si  mettono  per  poi 
fare  la  fasciatura  da  chi  cura  piaghe  o  ferite, 
n  —  La  tela  intera  di  qualunque  materia  tessuta: 
Unn-a  pessa  de  ttja,  de  panno,  ecc.;  Una  pezza 
di  tela,  di  panno  e  sim. 
w  —  e  meglio  Toppa  :  Pezzo  di  panno  lino,  lano 
0  altro  che  si  cuce  in  sulla  rottura  d'un  vesti- 
mento 0  checchessia  d'allro  di  simile  stoffa. 

—  de  formafigio;  Forma  di  cacio  o  assolutam.  Cacio. 

—  de  Levante;  Pezzetta  o  Pezzetta  di  Levante: 
Pezzo  di  panno,  per  lo  più  bambagino,  che  sof- 
fregato  tinge  in  rosso,  e  serve  per  liscio,  e  viene 
di  Levante. 

§  Mette  de  pesse;  Rappezzare,  Rattoppare  V.  Pessd. 

S  Metti ghe  a  pessa  e  l'in;,uento  V.  Inguento, 

S  Unn-a  pessa  imbastia  a  Ce  meza  cùxtu;  Barba 
bagnala  è  mezza  rasa.  Dettato  prov.  che  signi- 
fica Chi  comincia  ha  mezzo  fatto. 
Pessa  V.  a.  Ralloppare,  Rappezzare:  Mettere 
delle  toppe  e  pezze  a  panno  o  altro  che  sia  rotto. 

n  Rattoppare,  figurai,  per  Rimediare,  Riparare. 

—  ùnn-a  maottia  ;  Rabberciare  o  Restaurare  una 
malattia,  vale  Rimeltere  un  ammalalo  in  suffi- 
ciente sanità,  ma  non  guarirlo  totalmente. 

Pessa  s.  f   Pedata:  Colpo  dato  col  piede. 
Pessamme  s.  m.  Pezzame:  Quantità  di  pezzi. 

Rollarne. 

Pessetta  s.  f.  Pezzetta:  Piccola  pezza. 

I)  Pezzetta,  per  Ciascun  di  quei  pezzetti  di  tela, 

sui  quali  si  distende  unguento  o  che  si  mettono 

sopra  le  fila  per  far  la  fasciatura  a  piaghe  o  ferite. 

II  —  per  Una  sorta  di  Blonda  antica  genovese  del 

valore  di  sei  soidi,  corrispondenti  a  cent.  2^  ital. 

—  da  nettezzd  o  razó  da  barba  ;  Barbino  V. 
Straccelta. 

—  pe  vesyhéugge  ò  fi;  Struscia  o  Striscialojo  V. 
Striggtdjéua. 

Pessettiii  s.  m.  Pezzettino.  Dim.  di  Pezzetto. 
*  Pessetto  s.  m.  Pezzetto.  Dimin.   di   Pezzo: 
Piccolo  pezzo, 
n  Pezzetto,  parlandosi  di  tempo  o  di  luogo,  vale 
Un  qualche  spazio  di  tempo  o  di  luogo. 

—  de  lardo;  Lardello:  Pezzuolo  di  lardo  che  serve 
a  lardare  o  lardellare  (msteccà). 

—  d'òu;  Pezzetto  d'oro:  Sorta  di  antica  piccola 
moneta  d'oro  spagn.  del  valore  di  lire  sei  e  soldi 
12  g^nov.,  corrispondenti  a  lire  a  e  20  cent.  ital. 

Pessig-a  V.  a.  Appinzare,  p.nzare.  Pungere, 
Punzecchiare:  Il  ferire  che  fanno  certi  insetti, 
come  api,  vespe,  tafani  e  sim.  col  pungiglione. 

—  dò  formaggio;  Piccare,  Pizzicare,  Aver  il  forte, 
dicesi  del  Pungere  e  mordere  che  fa  il  cacio 
piccante  nel  mangiarlo. 

—  dò  vin;  Frizzare,  Piccare,  dicesi  pure  del  Pu- 
gnere  e  mordere  che  fa  il  vino  piccante  nel  berlo. 

Pessig-o  s.  m.  Mordioamenlo,  Mordicazione: 
L'f  ffetio  che  alcune  materie,  per  una  certa  pro- 
prietà vellicante,  producono  al  palato. 

n  3Iorso;  Quel  picco  che  ha  il  vino,  che  nel  berlo 
par  che  dolcemente  morda  la  lingua. 

S  Formaggio  ce  pessigo;  Cacio  forte  V.  Formagsio. 


692 


PES 


PÈ8 


I*essiii  s.  m.  Piedino,  Pedtipcio  :  Piccolo  piede. 

—  da  gamhè'a  di  stivai;  Peduccio  V.  Gainbea  nel 
2°  significato. 

—  de  bce,  de  travetto,  de  pnrco^  ecc.;  Peduccio: 
Tuila  quella  parie  dal  ginocchio  in  giù  del  mon- 
tone, porco,  agnello  e  caprello,  la  qnal  non  si 
dice  Peduccio  se  non  ispiccala  dall'animale. 

—  de  vitella;  Zampa. 

^  Fa  ò  pessin;  Far  il  pii'dino,  dicesi  nell'uso  del 
Mostrare  d'avere  i  piedi  piccoli,  calzandoli  con 
iscarpe  assai  stretle. 
Pesso  s.  m.  Pezzo,  Tocco  (coll'o  larga):  Farle 
di  cosa  solida,  come  un  pezzo  di  legna,  di  pane, 
di  cacio  e  simili;  parlandosi  di  pane,  dicesi 
meglio  Tozzo. 

n  Pezzo,  dicesi  di  Composizione  musicale  isolata, 
come:  Un  bello  ptssu  da  niuxica.  Fesso  con- 
certóu,  ecc.;  Un  bel  pezzo  di  musica,  Pezzo 
concertalo  e  sim. 

H  Pezzi,  al  plur.  diconsi  Le  diverse  parli  che  com- 
pongono una  maectuna. 

»  Colonnato:  Sorla  di  Moneta  spagnuola  del  valore 
di  ital.  lire  cinque  e  ceni.  2). 

—  d'artiglieria;  Pezzo  d'artiglieria,  Pez'o  di  bronzo 
ed  anche  Pezzo  assolutamente  dicesi  L'artiglieria 

-  medesima. 

—  da  scìùsciantu;  Pezzo  da  sessanta,  si  dice,  lolla 
la  metaf.  dairarliglieria,  ad  Una  persona,  e  donna 
massimamente,  che  sia  ratiiccia  e  bella 

«  Pezzo  da  sessanta,  dicesi  anche  nell'uso  a  Persona 
scaltra,  accoria,  maliziosa. 

—  d'aze.  ne  muscursòn,  ecc.;  Pezzo  d'asino,  di  ri- 
baldo e  sim.,  si  direno  altrui  per  modo  di  villania. 

—  de  dominò;  Tessera  V.  Dominò  nel  2°  sijjnif. 

—  de  formaggio;  Taglio  di  cacio  V.  Formaggio. 

—  de  legna;  Pezzo  di  lejina  I  T<sc.  dicono  Pezzo 
di  legna  da  catasta  Quello  che  ha  la  lunghezza 
della  legna  da  catasta  (pilla  de.  Icgnej. 

—  de  mezo  di  fóndi  da  bólle;  Pezzo  di  mezzo, 
Mezzana,  iMezzanoj  se  son  due,  Pezzi  di  mezzo; 
se  tre,  Mezzana  o  Mezzano  il  Pezzn  di  mezzo, 
Conliamezzane  o  Contramezzani  i  Due  pezzi  che 
sono  tra  la  mezzana  e  le  lunette. 

—  grosso;  Pezzo  grosso,  dicesi  familiarm.  per  Uomo 
di  grande  autorità,  di  gran  sapienza,  ecc. 

—  pe  pesso  m.  avv.  Lapo  per  capo. 

g  A  pessi  m.  avv.  A  pezzi,  A  brani  V.  A  lochi. 

%  Bello  pesso  d'omino,  de  donna;  Bel  pez/.o  o 
Bella  lacca  d'uomo  o  di  donna,  si  dice  d'Uomo 
alto  e  bello  e  ben  formalo,  di  donna  alla  e  fresca 
e  di  bella  persona;  e  quando  la  bellezza  non  è 
così  gentile  si  dice  Bel  pc/zo  di   Marcantonia. 

S  Cazze  a  pessi;  Cascar  a  brani  V.  Cazze. 

S  Èse  tutto  tn  l'ùn  posso  ;  Esser  d'un  pezzo,  cioè 
intero,  e  dicesi  duna  statua  o  altro  di  pietra, 
di  legno  o  sim.  che  non  è  fallo  di   più   pezzi. 

n  Essere  d'un  pezzo,  dello  di  perscna,  vale  Che 
non  si  piega.  Che  è  come  inlirizziio. 

S  Taggid  a  pessi;  Tagliare  o  Fare  a  pezzi:  Ta- 
gliare in  parli,  e  talora  Uccidere 
Pesso  s.  m.  Pezzo  :  Quantità  di  luogo  e  di 
tempo ,  come  :  Un  pesso ,  Un  Ijòn  pesso ,  Un 
fesso  {a.  Un  pesso  primma,  Pe  un  hello  pesso; 
Un  pezzo.  Un  bimn  pezzo.  Un  gran  pezzo.  Un 
pezzo  fa,  Un  p-zzo  prima,  che  anche  dicesi  A 
pezza,  Buona  pe?za.  Gran  pezza,  Pezza  fa  e  sim. 
Pesso  add.  Nessuno:  Na  ghe  n'ho  pesso;  Non 
se  l'ho  nessuno. 


Pessòn  s.  m.  Toppnne,  diconsi  Più  p"zzi  di 
panno  lino  soprapposti  l'uno  all'allro  cucili  in- 
sieme ed  impuntili  a  guisa  d:  cnltroncino.  Codesto 
loppone  meiiesi  sotto  ai  bambini  per  fdir  rilegno 
alle  orine,  a  preservazione  del  letto. 
fPessofcto  s.  m.  Pezzotlo.  Voce  nostra  che 
non  ha  corrispondenza  ita'iana:  Quel  velo  bianco 
e  leggero,  che  portano  in  capo  le  donne  litfuri  e 
scende  loro  sulle  spalle  e  davanti  fin  verso  il 
ginocehio. 
Pésta  s.  f.  Peste.  Pestilenza,  antic.  Pestilenzia 
e  Pisiolenza  :  Influenza  di  male  contagioso  o 
epidemico. 

1)  Talora  usasi  per  riempitivo,  ma  accompatrnata 
sempre  col!' interroga'.:  Per  chi  pèsla  n' han 
piygióu?  Per  chi  mai  ci  hanno  presi?  Cose  pésta 
6  !  h'dvciva  Ila  fa  ?  che  diavolo  ci  avea  a  far  egli? 

S  De  pésta  m.  avv.  Malissimamente,  Pessimamenle: 
Parla  ùnn-a  len(,ua  de  pésta  ;  PdtlSir  una  lin- 
gua malissimnmenle. 

§  Dì  ruba  (la  pésta;  Svillaneggiare,  Dir  villanie; 
e  talora  Garrire  a  uno,  Rampognarlo,  Sgridarlo. 

S  Fd  a  pésta:  Far  il  diavolo  o  il  diavo  accio  o  il 
diavolo  a  qnatiro,  vale  Imperversare.  Tempestare. 

§  Sovi't  da  pésta:  Aver  un  eaitivissimo  gusto,  e 
dicesi  di  cose  che  si  riferiscono  ni  pa'alo. 

Il    -    de  pésta  in  l'ùn  scito;  Putirvi  fieramente. 
Pesta,  v.  a.  restare:  Ammaccare  una  cosa  per- 
cuotendola per  ridurla  in  pulvere  o  per  rafliiiarla. 

II  Pestare,  figur.  Battere  o  Dare  altrui  delle  sconce 
busse. 

—  di  pé  in  te  Vanda;  Ca'pestare,  Scalpitare:  Pe- 
stare 0  calcare  co'  piedi  in  andando. 

—  di  pé  m  twra:  Biltere  i  pi' di,  vale  Dare  in 
grandissima  escandescenza,  Dar  segno  di  ecces- 
siva collera. 

—  e  castagne  ;  Battere  le  castagne  :  Mondar  dalla 
scor/a  e  dalla  peliija  (lùggwj  le  castagne  secche 
battendole  sopra  un  ceppo  dentro  un  sacco  sliello 
anzi  che  no. 

—  l'wguit  in  lo  morta;  Pestar  l'acqua  nel  morlajo 
V.  J^gua. 

—  l'ùya;  Pigiar  l'uva  V.  in  Sciocca  (verbo). 

§  Non  aveì  ni  de  pesti  e  ni  da  pesià  V.  Aveì. 

Pestìi,  s.  f.  Peslaia  :  L'alio  del  pestare. 
.  Pesteg-addal  capperi!  càppi/.zi!  Céppita! 
Caglia!   Miiu'h  Olii  !   Kscìàm.  di  maraviglia. 

^Pestellà/  di  pé;  Scalpitare,  Caipi slare: 
Pestar'  o  Caleare  co  pedi  in  ;<iidando. 

Pestelletto  . . . .  Scria  d  Orecchino  fatto  a 
mo"  di  piecolo  pestello. 

Pes^tellin  s.  m.  Pestellino  V.  Coalin. 

Pestello  s.  m.  Pestello:  Sirum.  col  quale  si 
pesia  CI  eech"ssia  nel  morlajo  o  in  aliro  simile 
vaso;  ed  è  di  ferro,  di  veiro  o  di  legno;  allrim. 
Pesiaiijo. 

Pestissà/  V.  a.  Spiaccicare  V.  Bernissd. 

f Pésto Voce  nostra   che   non   ha   precisa 

coriisp-  ndenza  ital.,  ed  è  Una  sp'cic  di  saisa  o 
condimento  che  si  fa  alla  minesira,  e  si  com- 
pone di  basilico  o  maf!giorana  o  prezzemolo,  di 
aglio  e  cacio,  pestati  insieme  nel  mjrlajo  e  seiolti 
con  olio  e  con  acqua  in  cui  fu  coita  la  mine- 
stra che  si  vunl  condire.  In  Tose,  non  si  usa. 

—  rì'oive:  Pasta,  Pastone  V    Pusión. 
Pestóu  s.  m.  (.raticcio:  Stnim.  d'asse  foralo 

che  SI  adalla  sulla  bocca  del  lino  e  sopra  cui 
si  pigia  l'uva. 


PET 


PET 


593 


Pestùmmiil  V.  Pestùmmo. 

I*estùiiiriio  s.  m.  Bliccino,  Mìcolino,  Mìcci- 
chino,  Pocolino,  vale  Alquanto,  Un  poco:  Dceme 
un  péslùmmo  de  pan;  Datemi  un  micolioo  di 
pane. 
«  Dello  di  tempo,  vale  Un  momento,  Un  brevis- 
simo spazio  di  tempo  :  Aspètceme  un  pestùmmo; 
Attendetemi  un  momento, 
n  Talora  dicesi  per  vezzo  a  Giovine  leggiadra  e 
di  belle  maniere,  e  dicesi  Pupa,  Tota,  Citta:  A 
l'è  un  bello  pestùmmo;  È  una  bella  pupa. 
S  Pestùmmi;  Tritumi,  Frantumi:  Frammenti  delle 
castagne  e  d'altre  cose. 

I*etacca  s.  f.  Patacca  e  Palacco:  Moneta  vile 
antica,  il  cui  nome  usasi  per  esprimere  Cosa  di 
poco  0  niun  valore. 
S  A'ó  capi  ùnn-a  petacca  d'ùnn-a  cosa;  Non  ne 
sapere  o  Non  ne  intender  boccieata,  dicesi  Quando 
d'alcuna  cosa  non  se  ne  sa  niente;  il  che  diciamo 
anche  Non  ne  saper  straccio. 
%  Nò  vaeì  ùnn-a  petacca;  Non  valere  una  pa- 
tacca, un  lupino,  uno  straccio,  cica,  nulla,  un 
fico  secco,  un  frullo,  ecc.  :  Valer  poco  o  niente. 

I*etacch.iim-»  s.  f.  Fardata,  Zaffata  V. 
Battùa  nel  5"  signif. 

I*e taccia  s.  f.  Guardaporto.  T.  mar.  Basti- 
mento che  si  tiene  in  un  porto  vicino  al  luogo 
dello  sbarco,  nel  quale  si  tengono  alcune  guardie 
per  vegliare  alla  tranquillità  e  sicurezza  del  porto, 
segnatamente  in  tempo  di  notte;  dicesi  anche 
Palasela,  e  nell'uso  Pelacela. 

I*etecce  s.  f.  plur.  Petecchie  :  Marchielte  rosse 
0  nere  che  accompagnano  alcune  malattie,  e  per 
lo  pili  le  febbri  maligne, 

P*éten.a  v.  a.  Pettinare:  Ravviare,  Riordinare 
i  capelli  avviluppali  e  ripulire  il  capo  col  pettine, 
n  Pellinare,  s'intende  altresì  L'acconciar  la  capel- 
latura riducendola  in  trecce,  ricci,  staffe  e  sim. 
secondo  l'uso  e  la  moda  che  corre. 

—  a  lann-a;  Carminare  la  lana,  vale  Pettinarla, 
Cardarla. 

—  ó  Un,  a  càneva;  Pettinare  il  lino,  la  canepa  o 
sim.  si  dice  del  Separare  col  pettine  la  loro  parte 
più  grossa  dalla  fine. 

—  ùnn-a  persónn-a;  Pettinare  uno,  figurai,  vale 
Fargli  lina  buona  risciacquala;  e  talora  GralBarlo, 
Conciarlo  male. 

S  A  l'è  roba  da  pètend  co-i  sasci;  É   cosa   da 

prendere  o  da  mettere  a  sassale. 
I*éteixà  s.  m.  Pettinàgnolo,  Petlinajuolo  :  Quegli 

che  fabbrica  i  pettini. 
Pètenà  s.  f.  Hettinala:  L'atto  del  pettinare;  e 

dicesi  sì  de'  capelli  come  del  lino,  delia  canepa 

e  simili. 
Pétenadò  s.  m.  Accappatoio  :  Manto  di  panno 

lino  che  è  ìncnspalo  da  capo  e  cuopre  tutta  o 

parte  della  persona;  serve  per  lo  più  ad  uso  dì 

sopravveste,  e  specìalm.  per  non  insudiciarsi  i 

panni  nel  pettinarsi. 
Pétenatùa  s.  f.  Pettinatura:  In  genere  L'atto 

e  L'effelto  dei  pellinare,  e  dicesi  dei  capelli,  del 

lino,  della  lana  e  sim. 
n  Pettinatura,  parlando  solo  di  capelli,  si  dice  più 

propriam.  L'acconciatura  del  capo,  cioè  L'assetto 

de' capelli  e  degli  ornamenti  che  vi  si  sogliono 

nnire. 
Pétene  s.  m.  Pettine:  Sottil  lamina  a  più  punte 

a  uso  di  pettinare  capelli,  tenerli  in  sesto  o  an- 

Cabaooià,  Dixionario  Oenovue-Italimno. 


che  ornarne  il  capo.  Ce  n'è  di  corno,  di  tar- 
taruga, d'avorio,  di  bossolo  e  dì  varj  metalli. 
DicoDsi  Denti  Le  punte  del  pettine;  Dentatura, 
La  fila  de' denti  ;  Mascelle,  Le  parli  più  grosse 
e  più  larghe  alle  due  estremità  della  dentatura; 
Costola,  La  parte  del  pettine,  la  quale  non  è 
segata  in  denti. 

—  da  donna;  Pettine  da  donna:  Quello  che  por- 
tano in  capo  le  donne,  sì  per  ritener  le  trecce 
e  sì  per  ornamento.  Ha  denti  lunghi  e  radi,  co- 
stola larghissima,  or  liscia  e  pienn,  or  traforata, 
frastagliala  o  smerlata  Codesto  pettine  è  curvato 
in  arco,  corrispondenle  al  garbo  della  lesta. 

—  da  Un,  da  càneva;  Pettine  da  lino,  da  canape: 
Slrum.  di  legno,  lungo  circa  due  palmi,  nella 
cui  lunghezza  sono  piantati  moltissimi  spanzoni 
dì  ferro  appuntati,  acutissimi,  cim  la  punta  volta 
air  insù,  e  sopra  il  quale  i  lannjaoli  e  canapa] 
passano  le  manate  del  lino  o  canape  pigiando  e 
tirando  a  sé,  peV  nettarle  e  lasciarle  bene. 

—  da  tescioei;  Pettine  da  tessitori:  Arnese  formato 
dì  qualche  centinaio  di  slecchine,  per  lo  più  di 
buccia  di  canna,  sottili  e  vicinissime,  fra  cia- 
scuna delle  quali  passa  uno  dei  fili  dell'ordito 
Cordtoj.  L'ufficio  dì  questo  pattine  è  di  tenere 
divisi  ì  fili  dell'ordito  e  di  serrar  contro  il  tes- 
suto ciasonn  successivo  filo  del  ripieno  (bùttóu). 

—  r(eo;  Pettine  rado,  Penine  strigatojo:  Quello  che 
ha  ì  denti  radi  e  grossetli  e  serve  per  istrigare 
0  ravviare  i  capelli. 

—  spesso;  Petiine  fitto,  Pettinella,  e  con  voce  forse 
troppo  plebea  anche  Leiidinella:  Quello  che  ha 
i  denti  fìlli  da  ambo  ì  lati  della  costola,  larga 
e  piana,  e  qnattro  mascelle.  Serve  a  tórre  dal 
capo  la  fórfora  o  altro  che  si  fosse  annidalo 
fra'  capelli. 

—  spesso  e  rceo ;  Pettine  fitto-rado:  Pettine  che  ha 
i  denti,  filli  da  una  parte  della  costola  e  radi 
dall'altra. 

§  Fàghe  andd  a  cascia  e  i  pèteni  V.  Cascia. 

%  Tutti  i  gruppi  arrèstan  attacchm  a-o  pitene 
V.  Gruppo. 
Pétenin  s.  m.  Peltinino  :  Pìccolissimo  pettine, 
alquanto  fitto,  pochissimo  curvo.  Ne  portano  in 
capo  le  donne  uno,  due  o  p,ù,  per  tenersi  in 
sesto  vane  minute  parti  dell'acconcialnra. 
*Pèteiiinn-a  s.  f.  Penine  lungo:  Pettine  più 
lungo  che  largo,  mezzo  fitto  e  mezzo  rado,  con 
costola  tonda. 

ti  Pettine  a  fusellino  o  Pettine  da  parrucchiere: 
Petiine  di  forma  eguale  al  Pettine  lungo,  ma 
una  delle  sue  estremità,  quella  che  corrisponde 
alia  parte  filta,  si  prolunga  a  punta,  la  quale  il 
parrucchiere  va  cacciando  dentro  i  capelli  pre- 
ceiientemenle  arruffati,  dove  occorra  rialzarli  e 
pareiigiare  la  rassetialiira. 

11  Saracco  a  cósiola.  T.  legnaj.  Sorta  di  sega  a 
lama  larga  e  assai  sottile,  e  col  lato  opposto  alla 
dentatura  rafforzato  con  una  costola,  cioè  una 
lista  di  ferro  o  d'ottone  fermatavi  con  viti  o  altro, 
locchc  rende  inflessibile  la  lama  sottilissima,  e  la 
impedisce  così  di  brandire  e  d'incarvarsì  nello 
adoperarla. 
Peti  V.  n.  Crepitare,  Scoppiettare,  dicesi  propriam. 
di  Quello  strepito  o  scoppiellìo  prodotto  da  car- 
boni accesi  0  da  legne  ardenti ,  ed  anche  dai 
sali  esposti  sul  fuoco. 

—  dò  lùmme;  Friggere,  dicesi  Quando  il  lame,  o 

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594 


1>ET 


PEV 


per  poco  olio  che  sia  nella  Incerna,  o  per  essere 
ii  Iiicii-iiolo  bagnalo  con  acqua,  romoreggia, 
mandando  q'-a  e  là  piccole  favillui/.e:  O  lùmme 
ó  pi'tisce;  Il  lume  frigge. 

Petizión  s.  f.  Petizione,  Supplica:  Memoriale 
0  Sciiltura,  con  cui  si  supplicano  i  superiori  di 
qualche  grazia. 

I?éto  s.  m.  Pollo:  La  parte  dinanzi  dell'animale 

dalla  fontanella  della  gola  a  quella  dello  stomaco. 

n  Fello,  parlandosi  di  donna,  vale  anche  11  seno, 

Le  poppe, 
n   —  per  Animo,  Coraggio;  0  l'è  un  ommo  chi 
ha  dò  peto;  È  un  uomo  di  petto,  cioè  corag- 
gioso, fermo,  ardito,  animoso. 
I)  —  Talora  pigliasi  per  L' interno,^cioè  par  Anima 

0  Pensiero. 
11  —  Pettorale,  Peltiera.  T.  vaiig.  Striscia  di  cuojo 
0  d'altro  che  si  tiene  davanti  al  petto  del  ca- 
vallo, appiccata  alla  sella  da  una  banda  e  affib- 
biata dailaltra,  acciocché  in  andando  all'erta  la 
tenga  chessa  non  cali  all'  indietro. 

—  a  peto;  Fello  a  petto,  A  fronti*  a  fronte. 

—  in  ti  osselle;  Falda.  7'.  macell.  Taglio  di  carne 
nell'estremità  anteriore  della  costa. 

S  A  peto,  Aveì  un  figgtéu  a  peto  V.  A  peto  alia 
sua  sede  alfabetica. 

S  Bàitise  5  peto;  BatlcTsi  il  petto:  Picchiarselo 
in  segno  di  compunzione. 

S  £se  uttaccòu  de  peto;  Esser  tisico.  Esser  infetto 
di  tisichezza,  Patir  di  lisicume. 

%  Mcttise  ùnn-a  man  u-o  peto  ;  Porsi  o  Mettersi 
la  mano  al  petto,  figurai,  vale  Giudicare  d'una 
cosa  come  se  si  dovesse  giudicar  di  se  stesso. 

S  Mónta  a  peto„Piggiàsela  a  peto,  Piggidsela 
a  peto  per  un,  Scaa  a  peto  V.  A  peto. 

S  Peti  da  inurs.cinn-a,  dd  gipponctto,  ecc.;  Pelli, 
così  chiamano  i  sarti  Quelle  due  parli  laterali 
d'un  abito,  d'un  corpetto,  d'una  camiciuola  o 
sim.,  che  si  soprappongono  e  si  allacciano  e  si 
abbottonano  dalle  due  parli.  Rannosi  ancora  dei 
corpetti,  caraiciuole  o  sim.  ad  un  petto  solo  e 
ad  una  sola  abbottonatura. 

Il   —  de  Scarpe;  Mezze  piantelle.  T.  calzol.  Quella 
suola  della  scar-pa  che,  cominciando  dalla  punta 
del  piede  sino  alla  metà  di  esso,  si  rimette  nuova . 
in  ricambio  della  già  vecchia  e  logora. 

S  Sta  a  peto  con  un  ;  Stare  ja  petto  o  appello  a  uno, 
va'e  Stargli  a  fronte,  in  confronto,  a  compelenaa, 
in  gara,  a  lu  per  tu,  Essergli  ugnale  di  forze. 
I*ètòiiin-a  s.  f.  Pellorina  e  Petlurina  :  Pezzo 
triangolare  di  drappo  impuntito  e  fortemente  or- 
lato, il  quale  colla  punta  in  giù  si  pongono  le 
donne  sul  petto  sotto  al  busto,  allorché  questo 
s'allaccia  per  davanti  e  lascia  un  intervallo  che 
resta  appunto  occupato  e  coperto  dalla  pettorina. 

1»  Pollina:  Quel  pezzo  aggiunlo  al  grembiale  dei 
cuochi,  de'ralzolaj  ed  altri,  che  copre  il  petto. 
I^etronella  s.  f.  Maitolina,  Lodoiicchio,  Co- 
livelio,  Tottavilla.  T.  ornit.  Alauda  arborea. 
Uccello  del  genere  delle  Lodole,  che  ha  il  becco 
subeguale  alla  metà  della  testa,  superiormente 
scuro-corneo,  inferiormente  di  color  piiì  chiaro; 
penne  del  pileo,  rotondate  nella  cima  e  mollo 
lunghe  così  che  formano  un  ciuffo;  groppone  e 
cuopnlrici  della  coda,  cenerino-lionate;  le  parli  , 
inferiori ,  bianco-ceciate  ;  coda  poco  pili  larga 
delle  ali;  piedi  grigio-carnicini.  Abita  ne' luoghi 
sparsi  d'alberi  e  vestiti  di  macchioni;  quasi  sem- 


pre sta  sulla  terra  come  le  altre  Lodole,  ma  qual- 
che volta  vedesi  ancora  posato  sui  rami.  Annida 
ne' nostri  monti;  sedentario  in  molli  luoghi. 
**I*otta  V.  n.  Batter  la  capala.  Tirar  le  cuoja, 
Dar  beccare  a'  polii  del  prete,  modi   bassi  che 
vagliono  Morire. 
jPetteg'olezzo   s.   m.  Pettegolezzo.  Voce 
dell'uso  e  comune  a  tutta  l' Italia  :  Discorsi  fatti 
da  pili  persone  insieme  e  propriam.  delle  azioni 
ed  interessi  altrui  con  impostura  di  male  o  di 
-  bone;  e  per  lo  più  s'intende  di  Cicalamenti  fatti 
da  donnicciuole  o  da  viziosi  novellieri. 
I*ettelèa,  s.  f.  Pettegola:  Femmina  vile  e  ciar- 
liera che  s'occupa  a  ridire  i  falli  e   le  parole 
altrui ,  Seminatrice  di  discordie  e  di  scandali. 
F*ettévi  s.  m.  Piscialletto,  Pisciacchera ,  dicesi 
per  dispregio, a" Fanciullo  che  faccia  l'arroganteilo: 
Mia;  che  brutto  pctlcu  !    Ve'  che  insolente  pi- 
sciiicchera  !  , 
Inettezza,  v.  n.  Spotezzare,  Scoreggiare,  Sbora- 
bardaro,  Trullare  :  Trar  pela.  Spesseggiare  le  pela  ; 
e  parlandosi  di  buoi,  pornare,  Corneggiare. 
Pettezzou  s.  m  Petardo,  Spetezzatore,  Co- 
reggione:  Che  lira  peli  e  coregge. 
Il  Talvolta  usasi  per  Uorrto  scimunito  e  goffo  V. 
Babazzòn. 
I*étto  s.  m.  Pelo  e  al  piar.  I  peti  e  Le  pela: 
Quel  rumore  che  fa  il  vento  ch'esce  dalle  parli 
di  sotto;  allrim.  Coreggia,  Trullo. 
Il  Pelo,  per  La  minima  cosa,  onde:  Conta  tutti  i 
petti  che  se  Via;  Ridir  lutti  i  poti  che  fa  uno, 
Ridir  le  brache  o  le  brachine  (Tommaseo,  Giunte 
in  Mutande):  Essere  un-rinvesciardo,  un  riporta 
novelle. 
II  Scoppio,  dimin.  Scoppietto:  Strepilo  improvviso 
che  fan  le  legna  che  ardono,  prodotto  da  esplo- 
sione d'aria  o  di  vapore,  onde  sono  talora  lan- 
ciali con  impeto  de' frantumi  di  jegno  o  di  bragia. 
§  Nò  se  péu  tià  un  petto  smsa  ch'ò  vadde  sù- 
bito a  cónta;  Non  si  può  trarre  un  pelo  ch'ei 
noi  ricolga,  dicesi  di  Chi  ascolla  attentamente  le 
alimi  parole  per  riferirle  subitaniente. 
S  Petti  de  mòncga;  Galletti.   7'.  cuochi.  Frittura 
in  pozzi  falli  d'altrettante  cucchiaiate    di   pasta 
fra  soda  e  tenera,  composta  di  farina,  uova  e 
zucchero,  la  qual  friggendo  ricresce,  si  fa  rilevala 
e  tondeggiante,  ed  é  graia  al  guslo. 
S  Pi(jgià  ó  péiio;  Pigliar  il  grillo,  il  grugno,  il 

broncio,  Imbronciare  V.  Impettàse. 
%  Tià   l'ultimo  petto  o  Tià   5  petto   glorióso; 
Andar  a  babboriveggoli,  Tirar  le  ciioja  o  le  calze, 
Batter  la  capala.  Andare  a  far  terra  da  cavolini, 
Fare  i  traili,  Andar  a  Buda  o  a  Volterra,  Dar 
le  barbe  al  sole,  Far  fagotto  o  gheppio,  figurai, 
vagliono  Tirar  l'ultimo  fiato.  Morire. 
I*ett<'>ii  (Aj  V.  A  pettón  alla  sua  sede  aifab. 
r*eùro  s.  m.  Nobiltà ,  ma  detto  per  ironia. 

S  Sld  m  scio  pcùro;  Affettar  nobiltà  di  natali. 
I*eùxo  s.  m.  Bìlico,  Pernio:  Pezzo  di  ferro,  di 
bronzo  o  altro  che  si  ferma  di  sotto  o  sopra  gli 
angoli  delle  imposte  delle  porte,  massime  di  quelle 
che  sono  molto  }.'ravi,  per  muoverle  agevolmente 
senza  far  molla  forza  nei  loro  cardini  o  stipili, 
g  Peùvi  da  campann-a;  Bilichi    della    campana. 
S  Porta  a  peùxi  ;  Uscio  a  bilico  V.  Porta. 
F»evé  s.  m.  Cipolla  :  Il  ventriglio  de'  polli. 
I*eviéa,  s.  f.  Pepajuola  :  Vasetto  dove  si  tiene 
il  pepe. 


PIA 


PIA 


S95 


Pevion  s.  m.  Peperone.  T.  botan.  Capsicutn 
annuum.  Pianta  che  produce  una  bacca  appun- 
tala, coriacea,  d'un  bel  rosso  o  anche  giallo  nella 
Dialur'là  ;  di  color  verde  lucido'  quando  è  im- 
malura;  di  sapore  piccante  quasi  come  pepe.  I 
peperoni  mangiansi  verdi  e  cridi,  intinti  in  olio, 
ma  per  Io  più  si  conservano  in  aceto,  e  chia- 
mansi  Peperoni  acconciati  o  conci, 
n  Peperone,  dicesi  nell'uso  e  per  ischerzo  di  Naso 
grosso  e  d'un  color  rosso  acceso. 

Pevionetti  s.  m.  plur.  Peperoncini:  Peperoni 
non  ancor  finiti  di  crescere.  Si  sogliono  metter 
sotto  l'aceto. 

I*éx;iii  dell' oég"ia  ;  Lobo  e  Lobulo  V. 
Oègia. 

I*eaEo;  Peggio,  Peggiore  e  Piggiore:  Nome  com- 
parai, e  vale  Più  cattivo. 

—  per  mi,  per  ti,  per  le,  ecc.;  Peggio  per  me, 
per  te,  per  lai  e  sim,,  modi  che  dinotano  11 
peggio  sarà  per  me,. per  le,  ecc. 

%  AnAà  de  ma  in  pezo;  Andar  di  male  in  peggio 

V.  Andà.  \ 

S  A-0  pezo  andà  V.  questa  locnz.  alla  sua  sede  alf. 
S  A-o  pezo  di  pezi;  AI  peggio  de' peggi,  vale  Al 

peggio  che  possa  succedere.  . 
S  À  pezo;  Alla  peggio,  Al   peggio:  Nel  peggior 

modo  possibile. 
Pezo  ;  Peggio  :  Usato  come  avv.  vale  Più  male. 

—  che  mai  ;  Peggio  che  mai,  vale  Per  assai  peggio 
di  ciò  che  èssi  del'o  innanzi  e  di  ciò  che  è  pre- 
sentemente; che  anche  dicesi  Peggio  che  peggio. 

—  che  pezo;  Peggio  che  peggio,  vale  Più  che  più. 
Pezoà,  V.  n.  Peggiorare   e  Piggiorare:   Andar 

di  cattivo  stato  in  peggiore,  Andar  in  declina- 
zione ,  Cader  in  male  più  grave  ;  e  parlandosi 
di  maiali,  vale  Aggravarsi  nell'infermità. 

Pezoa.i]ieuto  s.  m.  Peggioramento:  II  peg- 
giorare. 

Pia  s.  f.  biondina:  Castagna  verde  sbucciata  e 
lessata  in  acqua  con  sale  e  finocchio. 

Pia.  v.  n.  Pigolare,  alla  lai.  Pipilare,  antic.  Piare: 
II  mandar  fuori  della  voce  che  fanno  i  pulcini 
e  gli  aliri  piccoli  uccelli  che  s'imboccano  per 
lor  medesimi. 

PiafTà  v.  n.  Fare  la  ciambella.  T.  cavali.  Il 
muoversi  del  cavallo  regolalamenie  nello  stesso 
luogo  senz'andare  innanzi,  né  tornare  indietro. 
Dal  frane.  Pìuffcr. 

Piag'a  s.  f.  Piaga  V.  daga. 

Pianèlla  s.  f.  Pianella  V.  la  voce  Paniuffoa. 

Pianeta  s.  f.  Pianeta  V.  Cianwa. 

Pialletta  s.  f.  Pianella.  T.  pettiyn.  Strum.  di 
ferro  addentellato,  con  cui  s' appnnlanoi  i  denti 
del  penine,  si  pareggiano  gli  spa^j  tra  dente  e 
e  deiiie  e  si  ripulisce  r intero  pilline. 

PiaiiofV>i:*te  s.  m.  Pianoforte:  Sirum.  a  tasti 
assai  liuto. 

Pianta  s.  f.  Pianta  V.  Cianfa. 
«  Pianta.  T.  archit.  Disegno  che  si  fa  sopra  carte 
0  altro  d'una  città,  d'un  giardino  e  sim.,  rap- 
presmlante  la  posizione  e  le  proporzioni  relative 
alle  sue  diffcrenii  parti. 

—  dd  pé;  Pianta  del  pif de:  Tutta  la  parte  inferiore 
del  piede;  allrim.  Piota. 
%  De  pianta;  Di  pianta.  Posto  avv.  vale  Di. primo 

getto 
S  Fu  ùnn-a  cosa  de  pianta;  Far  checchessia  dì 
pianta,  vale  Cominciarlo  dal  suo  primo  principio. 


?  Sótto  a  pianta  di  ;)e;  Sotto  le  piante. 
Piantòn  s.  m.  Piantone.  T.  mil.  Soldato  che 
si  ponf  senz'archi  buso,  fìsso  in  un  luogo  o  per 
guardar  che  niuiio  ci  vada  o  per  altro  motivo. 

n  Base.  T.  magn.  Così  chiamano  i  fabbri-ferraj  Quei 
pilastrini  di  ferro,  lisci  o  lavorati,  posti  nelle  scale 
in  capo  ad  ogni  pezzo  di  ringhiera,  i  quali  servono 
a  collegare  e  rendere  stabile  la  ringhiera  stessa. 

$  De  piantòn;  A  pinolo  e  nell'uso  anche  Di  pian* 
tone  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfabetica. 
Piassa  s.  f.  Piazza,  Luogo,  Posto,  Sito;  e  ta- 
lora anche  Carica,  Impiego. 

n  Piazza,  in  term.  militare  Q'iel  loogo  dove  nelle 
città  risiede  il  comando  dciIa  piazza,  da  cai  di- 
pendono cioè  tatti  i  soldati  che  giorno  per  giorno 
sono  fuori  delle  caserme.  Dopo  la  nuova  orga- 
nizzazione miliiare  la  Piazza  venne  abolita  e  le 
sue  altribazioni  furono  affidate  ai  Distretti  milit. 

—  d'arme;  Piazza  d'armi  V.  Classa. 
Piassà  V.  a.  Collocare:  Porre  in  nn  luogo  o 

a  suo  luogo;  Situare,  Accomodare,  Pestare. 

Piastra  s.  f.  Piasira:  Moneta  d'argento  che, 
secondo  gli  Slati  a  cui  appartiene,  ha  più o meno 
valore. 

Piastrelle  (Zùgà  a-ej;  Gaocare  alle  pia- 
sirelli',  alle  murielle,  alle  lastrucce  V.  Zùyd. 

Plastron  s.  m.  Petto.  T.  ili  scherma.  Guan- 
cialino di  pelle  imbottito  di  ci  ino,  con  coi  il 
Maestro  di  scherma  suol  coprirsi  il  petto  per 
ricevervi  senza  nocumento  i  colpì  di  fioretto, 
che  sì  fa  dare  dagli  scolari  cui  dà  le/.ione. 

Piatto  s.  m.  Piallo:  Vaso  per  lo  p.ù  di  maio- 
lica 0  porcellana,  p;ù  o  men  largo,  più  o  men 
concavo,  sopra  cui  si  portano  in  tavola  le  vivande. 
Il  Piatto,  per  La  vivanda  slessa  conlenuia  nel  piallo; 
e  usato  nel  plur.  diconsi  Le  pietanze  stesse  in 
relazione  alla  loro  vaiieià  e  al  lor  numero:  Un 
disnà  con  vieitestra,  buygto  e  trei  piatti;  Un 
desinare  composto  di  minestra,  lesso  e  Ire  pialli. 

—  da  frùfa;  Frultiefa  V.  Frùièa. 

g  Piatti  da  banda;  Piatti  o  Piatti  turchi:  Doe 
dischi  d'ottone  o'bronzo,  d'un  palmo  circa  di 
diametro,  con  un  incavo  fondo  nel  mezzo  e  dae 
prese  centrali  e  girevoli,  die,  picchiati  Tono 
contro  l'altro  alternamente  all'insù  e  all'ingià, 
mandano  un  sui>no  stridulo  e  forte  tintinnìo;  si 
usano  nelle  bande, musicali  e  si  battono  alla  slessa 
battuta  della  gran  cassa;  allrim.  tatube,  Cem- 
maneile. 

n  —  freuli;  Freddi:  Cibi  preparali  a  bella  posta 
per  essere  mangiati  freddi;  il  che  si  suoi  fare 
subito  dopo  la  minestra. 

S  Éuve  a-o  piatto;  Uova  nel  piatto  'V.  Emo. 
Piaxei  s.  m.  Piacere:  Giocondità  d'animo  nata 
da    occasione  di  ben  presente;  Diletto,  Gusto, 
Contento,  Gioja,  Allegrezza,  Consolazione,  Sod- 
dii-fazìoi.e.  Compiacenza. 

n  Piacere,  per  Volontà,  Noglia,  Arbitrio:  Fd  a  ad 
piaxeì  ;  Fare  il  soo  piacere,  vale  Operare  a  soa 
voglia. 

w  —  per  Servigio,  Favore  :  G'hò  sempre  (ceto  di 

piaxeì;  Gli  ffci  continuamente  dei  piaceri. 

—  sci,  ma  crensa  nò;  Piacere  e  non  credenza, 

vale  the  è  più  utile  il  vendere  a  poco  prezzo 

e  a  dinari  contanti  che  a  molto  e  a  ^^edenza. 

§  A  piaxeì;  A  piacere,  Secondo  il  piacere. 

S  Avei  piuxei;  Aver  piacere,  Goder  l'animo,  ed 
anche  semplicem.  Godere. 


506 


PIO 


PTC 


S  Dà  piaxiii;  Dar  piacere,  Arrecar  piacere. 

%  Èse  un  piaxeì;  lissere  un  piacere  j  dicesi  di 
Cosa  perfeila  nel  suo  genon',  e  die  rechi  altrui 
gran  diletto  :  0  leze  tanto  lien  che  l'd  un  piaxeì 
a  sentilo;  Ei  legge  cosi  bene  che  è  un  piacére 
a  udirlo. 

$  Famme  5  piaxeì!  Oh  fammi  il  piacere!  Suol 
dirsi  altrui  a  modo  di  contraddizione  e  per  rim- 
beccare alcune  parole  di  millanteria;  e  talora 
anche  stizzosamente  :  Famme  5  piaxeì,  vattene; 
Fammi  il  piacere,  vattene. 

S  Fa  piaxeì;  Far  piacere,  si  dice  del  Vendere 
una  cosa  a  buon  mercato. 

S  Mi  n'ho  piaxeì;  L'ho  caro,  Ne  godo,  Ci  ho 
piacere. 

%  Pe  piaxeì;  Di  grazia,  In  cortesia,  Se  vi  piace: 
Modo  di  pregare  altrui  di  qualche  cosa. 
I*iaxeì  V.  n.  Piacere:  Esser  grato.  Aggradire, 
Soddisfare,  Dilettare,  Attalentare,  Garbare,  Gar- 
beggiare. 

—  a  un  de  fa  ùnn-a  cosa;  Aver  piacere  di   far 
checchessia,  vale  Compiacersene. 

§  A  Dio  piuxendo;  Dio  piacente.  Piacendo  a  Dio, 
Se  così  piace  a  Dio. 

§  Fd  camme  pà  e  piaxe;  Far  il  SUO  piacere,  vale 
Operare  a  sua  voglia. 

Il  —  edmme  piaxe  a-i  atri;  Fare  il 'piacere  al- 
trui, vale  Recarsi  all'altrui  voglia,  Ubbidire. 

S  No  l'è  bello  quello  chi  è  bello ,  ma  l'è  bello 
quello  chi  piaxe  V.  Bello  add. 

S  0  bello  6  piaxe  a  tutti  V.  Bello  s.  m. 
'    S  Se  ve  piaxe;  Se  vi  piace:  Formola   di  civiltà 
con  cui  s' invita  altrui  a  far  checchessia,  e  vale 
Di  grazia.  Per  cortesia. 
Pilb'bre   (Erboo  a);  Albero  a  piple.  T.  mar. 
Si  dà  questo  nome  agli  Alberi  che  sono  di  un 
solo  pezzo,  0  che  sono   innestati   l'uno  sopra 
Pailro  a*  formano  un  albero  continuato  senza  in- 
terruzione di  gabbia. 
Picca,  (Andà  de);  Andar  di  picca.  Andar  a  gara, 
Gareggiare:  Contendere  con  altri  per  eguagliarlo 
0  superarlo  in  checchessia. 
■  %  Piggiàse  de  picca;  Fare  a  picca:  Fare  a  gara 
a  chi  meglio  e  più  presto  fa  una  cosa,  e  dicesi 
quando  nella  gara  ci  é  un  poco  di  stizza  o  dJ 
mal  talento. 
'I*icca  V.  a.  Picchiare:  Propriam.  dicesi  del  Bat- 
tere agli  usci  per  farsi  aprire;  altrim.  Battere, 
Bussare;  e  gpneralm.  diersi  d'ogni  altra  cosa 
che  si  percuota  e  renda  suono. 

n  Picchiare,  si  dice  anche  per  Percuotere  altrui. 
Dar  delle  busse. 

n  Bussare,  nel  Giuoco  delle  carte,  vale  Batter  la 
carta  sulla  tavola  per  invitare  il  compagnoa 
dar  giij  la  carta  majigiore. 

fl  Parlandosi  del  vino,  dicesi  Piccare,  Frizzare  V. 
Pessigà. 

—  all'orbetto;  alenare  o  Zombare  a  mosca  cieca, 
vale  Dare  senza  discrezione. 

—  5  sé  in  t'ùn  scita;  Battere  il  sole  in  un  luogo, 
vale  Percuotervi  co'  suoi  raggi. 

$  Picrdse  n.  p.  Piccarsi  :  Offendersi ,  Slimarsi 
ingiuriato. 

«  —  d'ùun-a  cosa;  Piccarsi  d'alcuna  cosa,  vale 
Pretendere  di  saper  bene  in  essa  riuscire,  Per- 
suadersi 0  Darsi  a  credere  d'essere  eccellente 
in  quella:  0  se  picca  de  mùxica;  Egli  si  picca 
di  musica. 


P^iccag-g-e  s.  f.  plur.  Tagliatelle,  Tagliatelli, 
Tagliatini:  Paste  tagliate  in  piccole  strisce,  che 
comunem.si  usano  per  minestra  e  si  fanno  in  casa. 

I*iccag-g-etta  s.  f.  Sciugamano,  Asciuga- 
mano, Sciugfetojo,  Asciugatoio:  Panno  lino,  pili 
p  nien  lungo,  a  uso  di  asciugarsi  le  mani  e  il 
viso  quando  uno  si  è  lavato.  -  Quelli  che  pen- 
dono da  un  legno  cilindrico  e  girevole  nelle  sa- 
cristie  e  presso  i  refettori  delle  comunità,  diconsi 
Bandinelle. 

I^iccag-g-ia,  s.  f.  Nastro,  Fettuccia:  Tessuto 
di  filo,  di  cotone  o  di  filaticcio  (fiosella),  poco 
largo  e  di  lunghezza  indeterminata  V.  Caviggèa, 
Frexetto. 
ti  Caviglione,  Strega  V.  Caviggèa  nel  2"  signif. 
§  Molldse  pe  piccagge;  Rompere  o  Strappar  la 
cavezza  V.  Molla. 

I*iccag'g-iii  s.  m.  Nastrino:  Nastro  assai  stretto. 

I*iccamento  s.  m.  Muro  di  pietra  concia 
0  scarpellata. 

Piccante  add.  Piccante:  Che  picca  (pugne), 
Raz/.enle,  Frizzante,  Mordicante;  e  dicesi  par- 
ticolarm.  del  vino,  ed  anche  di  salse  e  d'altre  cose. 
S  Parolle  piccanti;  Parole  piccanti,  mordaci,  pun- 
genti, aspre.  ' 

Piccasse  s.  f.  pi.  C^ppi.  T.  tornii.  Quei  zocco- 
letti,  in  cui  son  fermale  le  punte  che  reggono  il 
lavoro  nel  tornire. 

Piccassin  s.  m.  Scarpellino,  Tagliapietre, 
Piccapietre,  Laslraiuolo:  Artefice  che  lavora  in- 
torno alle  pietre,  alle  lastre. 

Piccatùa.  s.  f.  Picca,  Puntiglio. 

Picclie  s.  m.  Picco.  T.  mar.  Un  mezzo  pen- 
none tenuto  all'albero  da  una  gola,  trozza  e 
drizze,  disposto  nel  piano  longitudinale  della 
nave,  e  sul  quale  viene  infiorita  una  randa. 

Picchè  s  m.  Coltroncino  d'Inghilterra  o  Ba- 
sino trapunto:  Specie  di  bambagino  simile  al 
fruslagno,  ma  piiì  fine  e  pili  forte  che  è  tessuto 
a  fòggia  di  trapunto. 

Picclxetta  s.  f.  Martellina  e  nell'uso  Piccuzzo: 
Sorta  dì  martello  ad  uso  de'  muratori ,  che  da 
una  parte  ha  la  bocca  piana,  e  dall'altra,  cioè 
al  luogo  della  penna,  una  coda  allungata,  quadra 
0  rotonda,  leggermente  incurvata,  che  finisce 
in  punta. 

Picchetta  s.  f.  Colpo  di  martellina. 

Picchetta  V.  a.  Smerlare:  Quel  frastagliare 
che  si  fa  sui  lembi  d'un  nastro,  d'un  drappo  o 
simili,  a  guisa  di  smerlo  (raviéu). 
' —  ùnn-a  «itia^m ....  Togliere  colla  martellina  lo 
intonaco  vecchio  ad  un  muro  per  rinzaffarlo  a 
nuovo. 

Picchetto  s.  m.  Picchetto:  Sorta  di  giuoco 
tra  due  persone  con  32  carie  solamente. 
H  Picchetto,  presso  i  Milii.  dicesi  Uno  staccamento 
di  soldati  che  serve  di  rinforzo,  occorrendo,  a 
quelli  che  sono  postati  di  guardia. 
1)  Martello  da  tasso.  T.  calderaj.  Sorta  di  martello 
grosso  dalla  testa,  e  piano  al  luogo  della  penna, 
che  serve  a  battere  il  rame. 

Picchezzo  V.  Piccatùa. 

Piccin  s.  m.  Piccolo,  Parvolo,  Bambino,  Citlo. 
g  Da-o  grande  a-o  piccin;  Dal  grande  al  piccolo, 

cioè  Dal  mollo  al  poco. 
S  Fin  da  piccin;  Fin  dall'infanzia. 
S  fn  piccin  m.  avv.  In  piccolo,  cioè  In  piccola 
quantità  o  forma. 


Pie 


PIG 


597 


S  Ne-o  mce,  Ne-o  so  piccin;  Nel  mio  o  Nel  suo 
piccolo,  cioè  Secondo  la  mia  o  sua  condizione, 
che  non  è  ricca  e  grand':  Ne-o  mce  piccin  vivo 
camme  un  rè;  Nel  mio  piccolo  vivo  come  un  re. 

I*iocin  add.  Piccino,  Piccolo,  Picciolo:  Di  poca 
quantità,  conlr.  a  Grande, 
n  Piccolo,  per  Di  bassa  statura. 
«  —  per  Di  poca  età. 
n  —  per  Angusto,  Stretto:  Un  scito  troppo  piccin; 

Un  silo  troppo  piccolo. 
II  Gretto,  Meschino,  Spilorcio,  e  dicesi  di  persona 
e  di  cosa:  Ése  piccin;  Essere  spilorcio.  Aveì 
l'animo  piccin;  Aver  l'animo  gretto  o  meschino. 
Regallo  piccin;  Regalo  misero  o  meschino. 
S  0  l'è  piccin,  ma  o  l'è  da  rèo;  É  piccino,  ma 
c'è  tutto,  si  dice  comunem.  di  Persona  piccola 
di  corpo,  ma  di  gran  cuore,  o  di  mente  sottile 
0  mali^iosa  o  scaltra  e  sim. 

I*icoiiietto  add.  Picciolino,  Piccolino,  Pic- 
cioletlo.  Piccoletto.  Dim.  di  Piccolo. 

Picoinn-a.  s.  f.  Bambina,  Ragazzina,  Citta. 
H  Usalo  come  add.,  Piccina,  Piccola,  Picciola  V. 
Piccin  add. 

I*iocion  s.  m.  Pippione  e  Piccione  :-  Colombo 
giovane  di  nido. 

Piccionetto  ?.  m.  Pippioncino,  Piccioncino, 
Piccioncello:  Piccolo  pippione  o  piccione. 

Piccirillo  V.  Piccin  s.  m. 

Piccon  s.  m.  Piccone:  Slrum.  di  ferro  con 
punte  quadre  a  guisa  di  subbia,  e  munito  d'un 
mànico  come  h  zappa,  il  quale  serve  a  rom- 
pere e  smuovere  sassi,  terreno  molto  indurito,  ec. 

Picconsin  s.  m.  Picchio  miiiore  o  piccolo. 
T.  ornih  Picus  minor.  Uccello  del  genere  dei 
Picchj,  che  ha  le  penne  della  fronte  biancastre, 
quelle  del  vertice  rosse  in  cima,  poi  bianche, 
alla  base  nerastre;  una  fascia  nera  scende  sul 
mezzo  della  cervice;  un'altra  fascia  simile,  dalla 
parte  inferiore  dell'orecchio  cala  sui  fianchi;  la 
parie  superiore  del  dosso  e  il  sopraccoda,  di 
color  nero  puro;  dorso,  scapolari  e  sottocda, 
bianchi,  con  fascie  e  macchie  nere  trasverse; 
parli  inferiori,  bianco-sudice;  piedi  cenerino-neri. 
Annida  ne'  fori  degli  alberi  vecchj:  piuttosto  raro. 

—  de  mùagia;-  Picchio  murHJolo.  T.  ornit.  Ticho- 
droma  muraria  o  phoemcoptera.  Uccello  dello 
stesso  genere  del  precedente,  che  ha  il  becco 
nero,  iride  nera,  pileo  di  color  cenerino;  ad- 
dome, fianchi  e  sopraccoda,  color  cenerino-cupo; 
gola  e  gozzo,  di  color  nero  puro;  le  ali  nere  e 
rosse;  i  piedi  neri.  Si  ciba  parlicolarm.  di  ragni, 
che  va  a  cercare  sopra  i  muri  e  sopra  i  massi, 
e  qualche  volta  sulle  scorze  degli  alberi.  Annida 
raro  negli  scoglj  delle  più  elevate  nostre  mon- 
tagne; di  passaggio  in  novembre  e  in  aprile. 

Piccónso  s.  m.  Picchio,  a  Fir.  Picchio  rosso, 
a  Siena  Picchio  mezzano.  T.  ornit.  Picus  major. 
Uccello  così  detto  dal  picchiare  ch'e'fa  col  becco 
negli  alberi  per  farne  uscir  fuori  le  formiche.  Ha 
il  becco  celeslognolo-nerastro,  l'iride  rossastra; 
fronte  bianco-rugginosa;  penne  dell'occipite  nere 
alla  base,  rosso-vivacissime  in  cima;  p.ir  e  supe- 
riore e  laterale  di^l  collo.dorso  e  sopraccoda,  di  color 
nero  leggerissimamente  cangiante  in  paonazzo  ; 
regione  anale  e  sottocoda,  di  color  rosso  focato; 
remiganti  nere,  macchiate  di  bianco  sopra  i  loro 
margini;  piedi  nero-cenerini.  Nidifica  ne'  tronchi 
degli  alberi  scavandovi  il  oido  a  colpì  di  becco. 


—  neigro;  Picchio  nero  (Picus  martiusj, 

—  verde  V.  sotto  Pigòn  vacca. 
Piccossa  s.  f.  Scure:  Slrum.  ad  oso  di  spaccar 

legna;  altrim.  Piccozza  V.  Piccosso. 
Piccossiu.  s.  m.  Piccozzino  :  Piccola  scure, 
di  cui  si  servono  i  falegnami,  i  tornitori  ed  altri 
per  isbozzare  i  piccoli  pezzi  di  legname,  che 
tengono  con  una  mano  mentre  coll'altra  li  fog- 
giano adoperando  esso  arnese;  altrim.  Seurella, 
Scnricella. 

—  de  putita  e  taggio ;  Ascia  d'armi,  Piccozza  di 
punta  e  di  taglio:  Specie  d'accetta,  di  cui  s'ar- 
mano i  marinaj  nel  caso  d'abbordaggio. 

Piccossa^  s.  f.  Colpo  di  scure  V.  Piccosso. 

Piccosso  s.  m.  Scare:  Ferro  tagliente,  di 
forma  quasi  triangolare;  taglio  or  retto  or  curvo; 
lungo  manico  da  maneggiarsi,  anzi  vibrarsi  con 
ambe  le  mani,  a  uso  di  atterrar  alberi,  accon- 
ciarne e  riquadrarne  i  toppi,  spaccar  cioppi, 
cepperelli,  ecc.;  dicesi  anche  Scura. 

Pietà©  s.  f.  Pietà:  Nobile  disposizione  d'animo 
apparecchialo  di  ricevere  amore,  misericordia  e 
altre  caritative  passioni. 

n  Pietà,  per  Compassione  V.  Compasción. 

n  —  per  Cosa  o  Fatto  compassionevole  o  simile  : 
0  i'é  tanto  secco  ch'ó  fa  pietce  a  vèddilo;  È 
così  magro  che  fa  pietà  a  vederlo. 

n  —  per  Devozione,  Religione. 

n  —  Da'  Pittori  e  Scultori  dicesi  a  Pittura  e  Scol- 
tura rappresentante  il  Corpo  di  Cristo  Signor 
Nostro  in  grembo  alla  sua  santa  Madre  o  sedente 
sopra  il  sepolcro. 

S  Fd_  pietce;  Far  pietà.  Muovere  a  compassione. 

S  Mdnfe  de  pietce;  3Tnnte  di  pietà  V.   Monte. 

S  Nò  gh'é  pietce  chi  tegne;  Non  esservi  quartiere. 
Pietrifica  v.  a.  Pietrificare  e  Petrificare:  Far 

divenir  pietra.  Indurire  V.  Pietrificazión. 
Pietrificazión  s.  f.  Pietrificazione  e  Pe- 
triflcazione:  Effetto  naturale  o  artificiale,  per  cui 
alcune  sostanze  vegetali  o  animali  si  cambiano 
in  isialo  lapìdeo,  conservando  tuttora  la  sua 
prima  forma.  * 

Pig-g-ia  V.  a.  Pigliare,  Prendere:  Ridurre  in 
sua  potestà  o  con  violenza  o  senza. 

Il  Pigliare,  per  Acchiappare,  Cogliere,  Arrestare. 
•«  —  per  Eleggere  :  Nò  so    che  parl'io   piggid  ; 
Non  so  qua!  partito  pigliare. 

Il  Prendere,  per  Caparrare,  Fermare. 

n  —  per  Occupare  tanto  spazio  :  Quello  palasso 
5  piggia  meza  ciassa;  Quel  palazzo  prende 
mezza  la  piazza. 

•I  —  per  Ammogliarsi  o  Maritarsi  :  Vostra  riessa 
chi  a  l'ha  piggióu  ?  Vostra  nipote  chi  ha  preso  ? 

Il  —  In  term.  milit.  vale  Impadronirsi  d'una  cosa: 
Piggid  ùnn-a  cittce,  ùnn-a  fortessa,  ecc.;  Pren- 
dere una  città,  una  fortezza  e  sim. 

Il  —  In  signif.  neut.  dello  dì  legne,  vale  Accen- 
dersi, Prender  fuoco. 

Il  —  NelI'Agric.  lo  slesso  che  Radicare,  Allignare, 
Attecchire:  Appigliarsi  alla  terra  colle   radici. 

n  —  Parlandosi  di  malattia,  vale  Venire,  Inco- 
gliere, Sopravvenire,  ed  usasi  col  dal.:  L'ha 
piggióu  a  freve;  Gli  prese  la  febbre. 

Il  —  Parlandosi  d'armi  da  fuoco,  dicesi  Fare  e 
Non  fare,  ed  è  quando  volendole  sparare  si  ac- 
cendono 0  no. 

—  o  bagna;  Esser  bagnalo. 

—  a  balla  a-o  bòtto  i  Pigliar  la  palla  al  balzo. 


598 


PIG 


PIG 


—  o  benefizia Dicesi  in  senso  ironico  di  Colui, 

a  cui  sia  slata  falla  una  bravala  o  tagliala. 

—  a  braccetto;  Prendere  a  braccio  V.  A  braccetto. 

—  a  bughcB  ;  Mettere  a  biicciate  V.  Bugd. 

—  a  càsci  ùnn-a  persónn-a  V.  Caso. 

—  a  ganascièiia ;  Figliar  l'ingoffo  V.  Ganasciéua. 

—  a-i  tòt;  Far  le  fischiate  V.  Lòu.  * 

—  a  lann-a;  Ammnflìre,  Ammuffare,  Pigliare  la 
muffa,  e  dicesi  dell'olio. 

—  a  maligna  ùnn-a  persónn-a  V.  Maligna. 

•• —  a-o  caga;  Consumar  uno,  Malignarlo  V.  Cogiti. 

—  a-o  consumino,  Piggid  a-o  consùmmo  ùnn-a 
persónn-a  V.  A-o  consùmmo. 

—  a-o  tammo;  P.gliar  a  mazzacchera  o  a!  boc- 
cone V.  Lammo. 

—  a-o  laniión;  Mettere  o  Prendere  al  zimbello,  in 
ludibrio,  in  biffe  V.  Landón. 

—  o  nów;  Pigliar  a  nolo,  Noleggiare  V.  N5u. 

—  a  par  olla;  Pigliar  la  parola  V.  Parolla. 

—  a  pixSn;  Pigliar  a  pigione,  Pigliare  a  lìlto  o  in 
affilio  V.  Pixón. 

** —  a  scerà  d'òze  ;  Pigliare  il  p-ileggio,  Truccar  via, 
vale  Partirsi,  Andarsene.  Modo  basso. 

—  a  sascice;  Prendere  o  Mettere  a  sassate. 

—  o  scaa;  Rotolare,  R'izzolare  la  scala,  Andar  ro- 
tolone giù  per  la  scala:  Precipitare  dalla  cima 
in  fondo  della  scala. 

—  a  scarso;  Pigliare  a  o  in  collimo  V.  A  scarso. 

—  a  sciammo;  Levar  la  fiamma,  Levar   fiamma, 

—  a  sporta  e  i  (ceri  ;  Pigliar  l'ambio  o  l'ambulo, 
vale  Partirsi,  Andarsene. 

—  baciccia;  Esser  conciato  pel  dì  delle  feste. 

—  barca;  Imbarcarsi,  Stizzirsi,  Imbizzirsi,  Incolle- 
rirsi, Andar  in  collera,  in  bizza,  ecc. 

—  campo;  Pigliar  campo,  vale  Pigliar  forza,  In- 
vigorire, Estendersi;  e  talora  Pigliar  rigoglio, 
baldanza  e  sim. 

—  cappotto;  Pigliar  cappotto,  nel  Giuoco  delle  carie 
vale  Perdere  la  parlila  senza  far  verun   punto. 

—  co-e  b6nn-e  o  da-e  bónn-e  ùnn-a  persònn-a 
V.  B5n  s.  m. 

—  co-e  cattive;  Pigliar  colle  cattive,  cioè  con  modi 
severi  e  minacciosi. 

—  copia;  Pigliar  copia,  Copiare,  Trascrivere. 

—  de  bòtte;  Toccar  delle  busse:  Essere  battuto  ; 
picchiato,  percosso. 

—  dell'aia;  Piuliare  o  Prender  aria,  Asolare,  Pi- 
gliar àsolo  V.  Àia. 

—  de  spónda;  Prendere  di  calcio,  al  Giuoco  del 
bigliardo  vale  Colpire  la  pilla  dell  avversario 
facendo  prima  toccare  alla  propria  una  mattonella. 

—  e  cose  in  puxe  o  in  santa  pnxe;  P  gliare  in 
in  pace  li-  cose:  Sopportare  senza  rammarico. 
Soffrire  senza  risentirsi. 

—  e  dìs'anse,  ecc.;  Pigliar  le  distanze,  gli  angoli, 
i  numeri  e  sim.:  Termini  proprj  significanti  II 
notar  le  distanze,  gli  angoli,  ecc. 

—  e  mosche  per  l'aia  V.  Àia, 

—  e  paratie  d'in  bócca  a  ùnn-a  pers5nn-a  V. 
Parolla. 

—  e  parti  d'ùnn-a  persónn-a;  Pigliarla  per  uno; 
Essere  a  suo  favore,  Proteggerlo,  Ajutarlo. 

—  féuyo;  Pigliar  fuoco  V.  Fcugo. 

—  gusto;  Pigliar  diletto,  Dilettarsi,  Compiacersi. 

—  t  bugni;  Tare  i  bagni  :  B;tgiiarsi  per  dei  giorni 
alla  tila. 

—  in  brasso;  Prendere  nelle  braccia,  Levar  sulle 
l)rwcia,  Recarsi  in  braccio. 


—  in  castagna;  Cogliere  in  flagranti,  Trovare  in 
fallo. 

—  in  grinta  o  in  gritta;  Prendere  in  uggia,  in 
avversione,  a  sdegno. 

—  in  parolla;  Prender  in  parola  V.  Parolla. 

—  inpin;  Córre  in  pieno  o  in  piena  V.  Pin  s.  m. 

—  in  ta  góa;  Pigliar  l'ingoffo  o  l'imbeccata  o  il 
boccone,  vale  Lasciarsi  corrompere  con  donativi. 

—  l'abbrivo;  Pigliar  l'abbrivo  V.  Abbrivo. 

—  l'asbrìo;  Prendere  la  rincorsa  V.  Asbrto. 

—  l'axóu;  Acetire,  Inacetire,  Inacetare,  Infortire, 
Inforzare  V.  Axóu. 

—  l'éuggio  dò  cu  pe  ùnn-a  daga  V.  daga. 

—  l'orso;  Pigliar  il  grillo,  il  broncio,  lo  gnocco, 
Imbronciare,  Corrucciarsi,  Ridursi  a  mal  umore. 

—  morto  0  móggé;  Pigliar  marito  o  moglie,  vale 
Maritarsi,  Ammogliarsi. 

—  8  boccón  V.  sopra  Piggid  in  ta  góa. 

—  d  brignón;  Pigliar  lo  gnocco,  Impennarsi,  Inal- 
berarsi, Corrucciarsi. 

_  5  brùxàu  ;  Pigliar  il  bruciato  V.  Brùxóu  s.  m. 

—  5  buhù;  Bombare.  Voce  fanciull.  che  vale  Bere. 

—  5  desciù  a  ùnn-a  persónn-a  V.  Desciù. 

—  6  legno;  Pigliar  il  secco,  e  dicesi  del  vino. 

—  5  liscio;  Pigliar  l'ambio  o  l'ambulo:  Andarsene. 

—  6  móndo  cóm.m'ó  ven  V.  Móndo. 

—  5  paggiéu;  Andar  via.  Battersela,  Svignare,  Pi- 
gliare il  puleggio.  Truccar  via. 

—  5  pellissòn;  Pigliare  il  rancidume.  Divenir  vieto, 
e  dicesi  della  farina  quando  ha  acquistato  cat- 
tivo odore  e  sapore  per  essere  macinala  da 
molto  tempo. 

—  5  petto;  Pigliar  il  grillo,  il  grugno,  il  broncio, 
Imbronciare  V.  Impetlàse. 

—  5  pòrpo;  Infradiciarsi  V.  Pòrpo. 

—  ó  portante;  Pigliar  l'ambio,  melaf.  vale  Partirsi. 

—  5  punto;  Pigliar  la  punta  o  il  fuoco,  si  dice 
dell'  Incominciare  a  inacetire  il  vino. 

—  5  punto  avanti;  Metter  le  mani  innanzi  per  non 
cadere,  si  dice  di  Chi  accusa  alimi  d'un  manca- 
mento, del  quale  egli  non  è  men  reo  dell'accusalo. 

5  ràncio;  Inrancidire:  Divenir  rancido. 

—  5  r<vérso;  Adontarsi,  Imbronciarsi,  Pigliare  il 
il  broncio,  il  grillo:  Intendere  sinistramente  e 
rimanerne  offeso. 

Il  —  Dar  la  volta,  parlandosi  del  vino,  dicesi 
Quando  e'  divien  cercone. 

—  5  scotizzo;  Pigliare  il  rifritto  V.  Scotizzo. 

—  5  scunno,  a  freve,  ecc.;  Pigliar  il  sonno,  la  feb- 
bre e  sim.,  vale  Cominciar  la  febbre,  il  sonno,  ec. 

—  5  tempo;  Pigliare  il  tempo,  vaie  Valersi  della 
opportunità. 

—  6  tempo  cómm'ó  ven;  Adattarsi  a' tempi,  vale 
Pigliar  le  cose  come  vengono. 

—  0  vattene  V.  sopra  Piggid  a  scora  d'Òze. 

—  pé;  Pigliar  piede  V.  Pé. 

—  pe-o  so  verso;  Pigliare  il  panno  pel  verso  o 
Pigliare  il  mondo  o  alcuna  cosa  pel  suo  verso, 

•  vagliono  Pigliare  il  vero  modo  di  far  checchessia. 

—  porto;  Pigliar  porto,  vale  Entrare  nel  porto: 

—  risolùzion;  Pigliar  partito,  vale  Risolvere,  De- 
liberare. 

—  scióu;  Pigliar  fiato.  Respirare:  e  figurai.  Ripo- 
sarsi.  Cessare  alquanto  dalle  fatiche,  Riaversi, 
Rinfrancarsi. 

—  tcpra;  Prendere  o  Pigliar  terra,  in  Marin.  Ac- 
costare il  naviglio  alla  riva,  Smontare,  Scen- 
dere a  terra. 


PIG 


PI» 


599 


—  tempo;  Pigliar  tempo, Temporeggiare:  Indugiare 
per  maggior  comodo. 

—  un  bagno;  Far  an  bagno. 

—  ùnn' abitùdine;  Contrarre  un'abiladinc. 

—  ùnn-a  eiucca:  Fare  o  Prendere  una  sbornia, 
neiruso  vaie  L'bbriacarsi. 

—  ùnn-u  cùattd;  Battere  una  culata  :  Cascare  dando 
del  sedere  in  terra. 

—  ùnn-a  determinaziòn;  Pigliar  parlilo,  Delibe- 
rare, Risolvere. 

—  ùnn-a  gamba;  Fare  o  Prendersi  una  sgambala. 
Voce  dell'uso,  e  vale  Fare  una  lunga  corsa  da 
un  luogo  all'altro 

—  ùnn-a  ;ja/<o /-Cimbottolare,  Cimbellare,  Dare  un 
cirabottolo  per  terra. 

—  un  puntapé;  Inciampare  V.  Puntapé. 

—  un  qui  prò  quo;  Pigliar  un  equivoco. 
S  Aveì  piggióu  l'éuio  V.  Éuio. 

J  Bezéugna  piggiàne  de  cade  e  de  freide  V.  Cado 
addiet. 

S  Che  pesci  piggemmo  ?  V.  P escio. 

%  De  chi  ré  se  a  pigge;  Bazza  a  chi  tocca. 

%  Dixe  a  figgia  de  Tórriggia,  chi  véu  tutto  ninte 
piggia;  chi  tutto  vuole  niente  ha. 

S  Fa  piggid  ò  co  a  carne;  Rosolar  la  carne  V.  Cd. 

S  Lasciàse  piggid  5  hercttin  V.  BerctUn. 

S  Piggidla  cómm'a  ven;  Pigliar  il  mondo  com'è' 
viene,  vale  Non  darsi  maninconia  d'alcuna  cosa. 

M  —  in  te  schenn-e  o  in  te  spalle;  Pigliarla  o 
Averla  nel  fagotto.  Modo  basso  che  significa 
Andare  una  cosa  contraria  a' nostri  desiderj;  e 
comunem.  Perder  una  lite. 

S  Pig()iàse  n.  p.  Pigliarsi ,  Sposarsi  :  Unirsi  in 
matrimonio. 

n  —  anscieice;  Mettersi  affanno,  vale  Darsi  cara, 
briga,  pensiero. 

n  —  da  di  con  un;  Pigliarla  o  Pigliarsela  con 
alcuno,  vale  Adirarsi,  Attaccar  briga  con  esso. 

n  —  de  natte  lighce;  Darsi  la  gabella  degl'im- 
pacci: Pigliarsi  impacci  senza  propjsito. 

n  —  de-parolle;  Venire  a  parole,  vale  Venir  a 
rissa,  a  contesa  di  parole. 

n  —  fastidio  d'ùnn-a  cosa  V.  Piggidse  penn-a. 

«I   —  5  ìud  dò  Rosso  cartd  V.   Curtd. 

n  —  penn-a  d'ùnn-a  cosa;  Pigliarsi  pena.  Darsi 
pena  o  pensiero  di  checchessia,  vale  Darsene 
fastidio. 

n  —  spazio;  Pigliarsi  diporto,  Pigliarsi  diverti- 
mento, vale  Diportarsi,  Spassarsi. 

S  Piggiàsela  a-o  chèu  V.  Chéu. 

n  —  a  peto,  Piggiàsela  a  p€to  per  un  V.  Pélo. 

n   —  con  còmodo;  Pigliarsela  consolala  V.  Còmodo. 

n   —  con  un  V.  sopra    Piggidse  da  di  con  un. 

n  —  per  un;  Pigliarla  per  uno,  \-a\e  Esser  a  suo 
favore,  Proteggerlo,  Ajuiarlo,  Difenderlo. 

S  Un  0  tia  sciù  a  ciajpa  e  l'atro  5 piggia  l'an- 
<)hilla  V.  Anghilla. 
'PigSÌeLJ]a.òsclx&  s.  m.  Pigliamosche,  Boc- 
calepre.  T.  ornit.  Muscicapa  grisola.  Uccello 
del  genere  de' Pigliamosche,  che  ha  il  becco 
scuro-nero  ;  pileo  bruno-cenerino  ,  leggermente 
strialo  di  biancastro;  cervice,  dorso,  sopraccoda 
e  scapolari,  cenerino-rossicci;  gola,  addome  e 
sottocoda,  bianchi;  ali  e  coda,  bruno-cenorine; 
piedi  neri.  Fa  il  nido  nella  biforcatura  de' grossi 
rami,  all'altezza  di  quattro  o  cinque  braccia.  Di 
passaggio  annuale,  arriva  in  aprile  e  maggio, 
emigra  in  agosto. 


Pig-g-iòa.  s.  m.  Ricevitore  del  Lotto. 
S  Banchi  da  piggióu;  Br>l[cghìm.  diconsi  in  Toscana 
Q.ii^i  luoghi  destinati  dal  Governo  u  giocare  al 
Lotlo,  che  si  chiaman  più  propriam.  Ricevitorìe 
0  Prenditorìe. 

I*ig'li.èug"g'io  s.  m.  Pidocchio:  Insetto  che 
nasce  addosso  agli  animali,  e  spe-'ialin.  in  capo 
a' fanci'ilii  e  alle  persone  sùdice;  per  giuoco  di- 
cesi anche  Pellegrino, 
w  Pidocchio,  per  simil.  dicesi  anche  di  Certi  insetti 
simili  ai  pidocchi,  che  infestano  l'erbe  e  i  fiori. 

—  infainóu;  Pidocchio  rinnto,  Pidocchio  rifatto, 
Villano  rifatto  o  rivestilo,  dicesi  per  dispregio  a 
Chi  di  vilissima  condiiione  è  salilo,  per  favore 
della  fortuiia,  in  ricchezze  e  dignità. 

§  0  sparlieiva   a   léndena  pe  piggidghe   5  pi- 

ghéuggio  V.  Léndena. 
g  Sta  a  portopighéuggio  V.   A  portopighèuggio. 

pig-na  s.  f.  Pina  e  Pigna:  Il  frullo  del   pino. 
N  Figurai,  dicesi  d'Uomo  avaro  V.  Pignaverde. 

da  fd  e  corde;  Pigna:  Cono  tronco  di    legno, 

per  lo  pù  d'olmo,  di  varie  grossezze,  il  quale 
ha  tre  o  quattro  canali  lungo  la  sua  superGcie, 
posti  a  eguale  distanza,  in  ciascuno  de'  quali  si 
alloga  e  scorre  un  legnuolo  o  un  cavo  o  un  cor- 
done di  gomena,  insomma  una  delle  tre  o  quattro 
parti  che  compongono  una  maggior  fune.  A  mi- 
sura che  gira  la  manovella  per  torcere,  la  pigna 
sì  avanza  e  i  cordoni  si   commettono. 

da  lùmèa;  Coppa  V.  Lùmèa. 

da  réua  de   carosse  ;  Mozzo  :  Quel   pezzo   di 

legno  nel  mezzo  delle  ruote  dove  son  fitte  le 
razze  ffùzej. 

_  de  cancB;  Pigna,  flir'^si  comunem.  nfll' oso  a 
Quella  lastra  di  piombo  o  d'altro,  che,  convessa 
e  tutia  foracchiata ,  si  mette  a  capo  de'  canali 
dell'acqua,  onde  impedire  che  questi  non  vengano 
turali  da  altre  materie. 

do  maxinin  da  caffè;  Pigna  ed  anche   Noce: 

Pezzo  massiccio  di  ferro,  di  figura  tra  l'ovale 
e  la  conica,  la  cui  superficie  è  solcala  da  sca- 
nalature spirali  a  spìgoli  inclinali  e  quasi  taglienti. 
La  pigna  per  mezzo  d'una  piccola  manovella  è 
falla  girare  su  di  sé,  e  i  frapposti  granelli  dei 
caffè,  stretti  tra  le  spire  della  pigna  e  le  intac- 
cature della  campana,  e  spinti  all' ingiù  in  spazio 
successivamente  più  angusto,  vengono  infranti , 
stritolati  e  ridotti  in  polvere,  la  quale  cade  in 
sottoposta  cassetta  (cantiSta). 

—  dò  pcegun  ;  Nodo  V.  Pwguu. 

—  dò  stagnón;  Mela,  Cipolla,  Fungo:  Specie  di 
palla  stiacciala  e  foracchiala  che  spande  minu- 
tamente l'acqua  con  che  s'inaffia. 

§  Pigne  dò  ghindao ;  Girelle:  Due  pezzi  di  legno 
falli  al  tornio,  della  grossezza  e  della  forma  di 
una  mela  un  po'  schiacciata,  con  intaccature  o 
canali,  entro  cui  sono  incastrali- i  capi  delle  stec- 
che (cannette),  tenutivi  come  imperniati  da  un 
filo  di  ferro  che  gli  attraversa  e  rigira  intorno 
aJle  due  girelle,  la  superiore  e  l'inferiore. 

I*ig'iia'vei*d.e  s.  m.  Pittima,  Pillacchera, 
^pizzeca,  .Mignatta,  Mignella,  Barbino,  ecc.,  di- 
cesi figurai.  d'Uomo  sordido,  avaro,  troppo  at- 
taccalo al  danaro. 

Pialletta,  da  lùméa;  Pomo,  Palla  V. 
Lùmèa. 

Pig-néu.  s.  m.  Pignòlo  e  Pinocchio:  Frutto  o 
seme  della  pina, 


600 


PIL 


PIN 


—  sci  accheti  ;  Pinocchi  prèmici  o  stiacciamane  , 
diconsi  Qielli,  il  cui  guscio  si  può  stiacciare 
colie  sole  dita. 

S  Savei  de  pignéu;  Avere  un  sapore  squisito, 
eccellente. 
I*iS'ii.ón.  s.  m.  Rocchetto.  T.  di  varj  artefici. 
Specie  di  rotellina  cilindrica,  i  cui  denti  imboc- 
cano in  quelli  d'una  ruota  maggiore. 

—  da  réna  de  curasse;  Mozzo  V.  Pigna. 

—  de  lancette  d6  reléuio\  Calza.  T.  oriol.  Roc- 
chetto d'acciajo  con  fusto  longiludinalm.  vuoto, 
in  cui  entra  a  forza  il  fusto  dell'  interna  ruota 
di  centro,  e  ambedue  i  fusti,  calzati  l'nn  nell'al- 
Iro,  atlravfrsan  la  mosira  (quadrante).  Il  fusto 
esterno  porta  la  lancetta  dei  minuti. 

—  do  pcegtia;  Nodo  V.  Pagua. 
DPig-og-g-iaja  s.  f.  Pidocchipria,  metaf.  vale 

Tapinila,  Grettezza,  Estrema  avarizia,  Maniera 
sucida,  avara,  gretta. 

I*ig-og'S'iM.  s.  m.  Pittima,  Pillacchera,  Spiz- 
zeca,  Alignatta,  Petecchia,  ecc.,  dicesi  d'Uomo 
che  usa  somma  strettezza  nello  spendere. 

I*ig'og"g"ióso  add.  Pidocchioso  :  Che  ha  dei 
pidocchi;  e  figurai.  Tapino,  Gretto,  Avaro,  Spi- 
lorcio, Tirchio,  Taccagno. 

I*ig'óii  -vacca;  Picchio  gallinaccio,  a  Siena 
Picchio  galletto.  T.  ornit.  Picus  viridis.  Uccello 
del  genere  de' Picchj,  che,  adulto,  ha  il  jjecco 
celeslognolo,  l'iride  bianca;  penne  del  pileo  nella 
cima,  di  color  rosso  vivacissimo,  nel  rimanente 
cenerine;  cervice,  schiena,  scapolari  e  cuopri- 
Irici  delle  ali.  color  verde-giallo;  groppone  e 
sopraccoda ,  giallo-acceso,  un  poco  tendente  al 
verdastro;  parti  inferiori,  bianco-grigio-verdastre; 
timoniere,  grigio-verdastre,  con  macchie  ondulate 
nerastre;  piedi  grigio-cenerini.  Abita  in  lutti  i 
boschi  tanto  di  monte  che  di  piano,  e  quasi  di 
continuo  ne  turba  la  quiete,  o  con  i  suoi  urli 
forti  ka  ka,  ka  ka  ka,  che  ripete  volando,  o  con 
il  rumor  risonante  del  becco,  che  va  battendo 
negli  alberi.  Qualche  volta  si  vede  posato  a  terra 
cercando  formiche  o  altri  insetti. 

I*ilastirà,  s.  m.  Stipile  e  Stipilo:  Chiamansi  1 
due  membri  della  porta  che  posano  in  sulla  so- 
glia e  reggono  l'architrave. 

Pilastro  s.  m.   Pilastro  :  Specie   di  colonna 
quadrata  sulla  quale  si  reggono  gli  archi  degli 
edifìzj. 
S  Fuga  0  Quantitce  di  pitastri;  Pilastrata  :  Quan- 
tità di  pilastri.  Serie  di  pilastri. 

l^i latto  s.  ra.  Pilato:  Nome  proprio  notissimo, 
che  ha  dato  luogo  alla  frase:  Manila  da  Erode 
a  Pilutto;  Mandar  da  Erode  a  Pilato  V.  MundU. 

I*illa  s.  f.  Catasta,  dicesi   in   generale  d'Ogni 
massa  o  mucchio;  Jlonle,  Massa. 
"  Pila,  T.  cart.  Ogni  gran  recipiente,  in  cui,  entro 
l'acqua,  son  triturati  i  cenci  e  ridotti  in  pasta 
liquida  da  farne  carta. 

—  da  cingi;  Pila  a  cenci  o  Prima  pila.  T.  cart. 
Quella  che  serve  al  solo  uso  di  pestare  i  cenci. 
Suol  essere  di  pietra  col  fondo  di  ferro  o  di 
bronzo,  contro  cui  i  cenci  sono  pestati  da  tre  o 
più  mazzi,  l'uno  accanto  all'altro. 

—  da  refióu;  Pila  a  sfiorato.  T.  cart.  Q-iella,  nella 
quale  il  ripesto  della  seconda  pila  viemmeglio  si 
stempera,  s'assottiglia  e  s' incorpora,  bene  squas- 
sato da  mazzi  non  ferrati. 

—  da  repisto;  Pila  a  ripesto  o  Seconda  pila.  T. 


cart.  Quella,  nella  quale  si  pone  il  pesto  cavato 
dalla  prima  pila. 

—  de  legne;  Catasta,  e  in  alcuni  luoghi  della  Tose. 
Legnajo:  Massa  di  legne,  di  quercioli  rifessi  o 
d'altro  legname  d'altezza  e  lunghezza  determi- 
nata secondo  i  luoghi. 

—  dd  franzóu  di  oive;  Pila:  Specie  di  vaso,  in 
cui  si  pongon  le  ulive  per  infrangerle,  volendo 
cavarne  l'olio. 

^  Fa  a  pilla;  Far  la  pilata  V.  Fa. 

Pillo  fFdJ  V.  Fa. 

I*illoa  s.  f.  Pillola,  anfic.  Pillora:  Piccola  pal- 
lottolina medicinale  .composta  d'uno  o  più  in- 
gredienti. 
11  Pillola,  si  dice  comunem.  per  Cosa  che  altrui 
sia  ostica  e  grave  da  sopportarsi:  A  l'è  ùnn-a 
pìlloa  cattiva  a  colla;  É  una  pillola  cattiva  a 
inghiottire. 

.§  Intlud  a  pìlloa;  Indorare  o  Indolcir  la  pillola: 
Tìender  meno  dolorosa  una  notizia,  una  data  cosa, 

Pilloetta  s.  f.  Pilloletla,  Pìllolina.  Dimin.  di 
Pillola. 

Pillòn  s.  m.  Pila:  Pilastro  de'  ponti,  sul  quale 
posano  i  fianchi  degli  archi. 

Pilottiu  s.  m.  Pilotino:  Nome  che  sì  dava 
altre  volte  ai  Giovani,  i  quali  s'imbarcavano  nelle 
navi  da  guerra  perchè  s' istruissero  nel  pilotaggio 
e  divenissero  atti  all'uffizio  di  Capitano  dei  ba- 
stimenti mercantili. 

I*ilotto  s.  m.  Pilota  e  Piloto:  Quegli  che  guida 
la  nave,  Uomo  instrutto  e  pratico  nell'arte  del 
pilotaggio. 
»i  Piloto  locale  o  Locatiere  o  Piloto  di  porto:  Colui 
che  fa  professione  di  conoscere  le  difficoltà  ap- 
parenti 0  celale  dell'entrata  d'un  porto,  d'una 
rada  o  d'un  canale  per  guidarvi  le  navi  che  ap- 
prodano e  che  non  avessero  sufficiente  cognizione 
di  quelle  località. 

Pimpinella  s.  f.  Pimpinella,  Salvastrella.  T. 
botan.  Poterium  sanguisorba.  Erba  di  più  spe- 
zie, che  nasce  in  luoghi  selvatici,  e  mangiasi  in 
insalata. 

Pin  s.  m.  Pino.  T.  bot.  Pinus  sylvestris.  Pianta 
che  ha  il  tronco  diritto,  che  si  eleva  molto  e 
diviene  assai  grosso;  i  rami  numerosi,  forti,  per 
la  massima  parte  frondosi,  le  foglie  dure,  molto 
strette,  lunghe  circa  tre  dita,  nn  poco  scanalate, 
contenute  a  due  a  due  in  una  guaina  corta  e 
cilindrica,  i  coni  ovaio-bislunghi,  della  lunghezza 
delle  foglie,  rotondati  alla  base,  per  lo  più  ac- 
coppiati. É  indigena  ne' paesi  freddi  dell'Europa. 

Pin  s.  m.  Pieno,  Ripieno:  Tutta  quella  materia 
che  serve  per  riempiere  qualunque  cosa  vuota. 
Il  Ripieno,  dicesi  da' Cuochi  Una  mescolanza  di 
diverse  carni  o  solamente  d'erbe,  uova  ed  altri 
ingredienti,  minutamente  tritati  e  conditi  che  si 
caccia  in  corpo  de'  volatili  o  d'  altro  carname 
da  cuocersi. 

—  de  casa;  Masserizia:  Denominazione  collettiva 
di  Tutti  quegli  arnesi  che  occorrono  in  una  casa 
abitabile,  come  letti,  seggiole,  tavole,  cassettoni, 
ecc.;  dicesi  anche  Suppellettile.  Con  varj  aggiunti 
Masserizia  assume  più  speciali  significazioni, 
come:  Masserizia  di  cucina,  di  cantina,  di 
bottega',  d'agricoltura,  ecc.- Arredo  e  per  Io 
più  Arredi  talora  lo  stesso  che  Masserizia,  Sup- 
pellettile. , 

—  dell' éuggio;  Globo  dell'occhio  V.  Eu^$io, 


PIN 


PIR 


601 


—  d6  reléuio;  Castello  dell'orinolo  V.  Castello. 

—  d'ùnn' amandoli ,  d'un  osso,  ecc.;  Ànima:  Il 
some  de' frulli  che  è  rinchiuso  dentro  al  nòcciolo, 
dal  quale  escon  le  piante. 

I^in.  add.  Pieno,  contr.  di  Vóto,  si  dice  del  Con- 
tinente occupalo  dal  contenuto  in  maniera  che 
non  v'enlri  più  cos;i  alcuna. 

n  Pieno,  usasi  anche  figurai.  :  Pin  de  ganciaje,  de 
malizie,  eco  ;  Pieno  di  tranelli,  di  malizie,  ecc. 

n  —  per  Sazio,  Salollo. 

n  —  Gremito,  Stivato,  dicesj  di  chiese,  di  teatri, 
d'alberghi,  ecc. 

w  Parlando  di  colore,  si  dice  di  Seta,  Lana  o  sim. 
che  abbia  incorporata  molta  tintura;  che  anche 
diciamo  Carico. 

—  cómme  l'éuvo  ;  Pieno  zeppo,  Pieno  pinzo,  Sti- 
valo, Pienissimo. 

—  de  caize ;  Fuligginoso,  Filigginoso. 

—  de  debili;  Carico  di  debili. 

—  de  fùmme;  Picn  di  fumo  V.  Fùmme. 

—  de  làscimestd  V.  La.icintestd  nel  Dizion. 

—  de  pighèuggi;  Impidocchilo:  Riempiuto  di  pi- 
docchi ;  e  talora  semplicem.  Pidocchioso,  Che  ha 
pidocclij. 

—  de  pùa  ;  Tulio  polveroso.  Tulio  bianco  di  polvere. 

—  de  rèsche;  Liscoso:  Pieno  di  lische,  Cbe  ha 
molle  lische. 

—  de  sé  stesso;  Levafore  di  se  slesso,  Vanaglorioso, 
Superbiante,  Enfialo. 

—  finn' all' or  lo;  Abboccato,  Rabboccalo:  Pieno  fino 
alla  bocca,  e  dicesi  di  sacco,  vaso  o  sim. 

—  stivòu;  Pieno  zfppo,  vale  Pienissimo,  Pieno  in 
modo  da  non  entrarvi  più  altro. 

%  Avet  a  pansa  pinn-a;  Aver  pieno  lo  Stefano, 

Aver  gonfiato  l'ulre  :  Modi  bassi  e  del  gergo  che 

vagliono  Aver  mangialo  e  beulo  abbondantemente, 

lautamente. 

%  Aveine  a  testa  0    e  stacche  pinn-e ;   Esserne 

pieno,  Averne  colmo  o  trabocco  il  sacco  o  lo 

slajo,  figurai,  vale  Aver  tollerato  quanto  si  potea. 

%  Ese  pin  ó  paize  d'ùnn-a  cosa  ;  Esser  pieno  il 

paesp  d'alcuna  novella  o  sim.  vale  Sapersi  per  tutto. 

S  Piggid  in  pm;  Córre  in  pieno  o  in  piena,  cioè 

diriiiamenle,  nel  bel  mezzo. 

Pineea,  s.  f.  Pineta,  Pinete  e  Pigneto  :  Selva 
di  pini. 

I*iiioo  s.  m.  Pinco.  T.  mar.  Sorla  di  Bastimento 
mercantile  a  vele  latine.  Il  suo  scafo  ha  un'ampia 
carena  e  a  fondo  piallo.  D'ordinario  ha  tre  al- 
beri con  antenne,  e  se  ne  fa  uso  nel  Mediterraneo. 

I*iiietti  V.  Lin  sarvcego  nella  voce  Liu. 

PinfUo  s.  m.  Piffero  e  Pifaro:  Slrom.  da  fiato, 
simile  all'otlavino,  di  suono  acuto,  aperto  nella 
estremila,  e  che  si  snona  per  traverso,  soffiando 
in  un'apertura  vicina  all'uno  de' suoi  capi.  Usa- 
vasi  per  l'addietro  nella  milizia  di  fanteria,  ora 
smesso  dappertutto. 

Pinse  s.  f.  Mollette.  T.  stamp.  Arneselto  d'ac- 
ciajo,  a  gambe  elastiche,  appuntate  in  cima,  di 
cui  si  serve  il  compositore  per  cavare  e  riporre 
nelle  pagine  i  caratteri,  che  egli  spinge  ai  loro 
luogo  col  calcagno  di  esse  mollette  terminato 
in  punta,  chiamala  Ago. 

Pinsette  s.  f.  pi.  Pinzette.  Voce  di  varj  artef. 
Nome  generico  duno  Slrum.  di  ferro  o  d'acciajo 
che  si  allarga  e  si  stringe  a  piacimento,  per  col- 
locare alcuna  cosa  io  un  luogo  dove  non  si  po- 
irebbe  colle  dita,  Ve  cbj  le  chiama  Mollette. 


Pinta,  s.  f.  Pinta.  l)al  frane.  Finte.  Misura  pei 
liquidi,  che  contiene  due  libbre  francesi,  cioè 
32  once. 

Pio  s.  m.  Pio  :  Voce  che  mandan  fuori  i  pulcini, 
ed  anche  II  canto  di  certi  uccelli. 
S  Un  pio  de  esilio;  Un  momento,  Un  brevissimo 
spazio  di  tempo  V.  Bàgio, 

Pionnia,  s.  f.  Peonia:  iGenere  di  pianta  della 
famiglia  delle  Ranuncolacee  dedicato  a  Peone, 
medico  greco,  il  quale  guarì  Plutone  con  una 
delle  sue  specie.  Questo  genere  contiene  circa 
dodici  specie  di  fogliame  elegante  e  di  bellissimi 
fiori,  la  maggior  parte  ornamento  de' giardini. 
La  nostra  Peonia  (Pceonia  officinalis)  dopo  la 
sna  coltivazione  in  Europa  diede  origine  a  mol- 
tissime varietà;  la  più  comune  è  quella,  le  cui 
foglie  sono  ailerne,  peziolale,  frastagliale,  a  fo- 
glietle  ovali,  bilernate  alla  base  e  ternate  alla 
estremità.  I  fiori,  che  schiudonsi  in  maggio,  sono 
grandi  e  divengono  facilmente  doppj,  di  bel  color 
porporino,  di  odore  spiacevole. 

Pi-pi  s.  m.  Corra  curra,  al  plur.  Curre  cnrre, 
Billi  billi,  Bilie  bilie:  Voce  colla  quale  si  chiama 
a  sé  una  o  più  galline. 
S  Fd  6  pi-pi;  Far  la  pera,  Far  la  susina,  Pisciar 
nel  cortile,  Soffiare,  Rifilare:  Modi  bassi  e  del 
gergo  che  vagliono  Far  la  spia. 

Pipinéa  s.  f.  Fungaja,  Fonda.  Dal  frane.  Pe- 
pinière. Usasi  figurai,  da  noi  per  Abbondanza, 
Copia  grandissima  di  checchessia. 

Pipirita,  (Menta):  Menta  peperila  \.  Menta. 

Pippa  s.  f.  Pipa:  Arnese  di  varie  forme  e  ma- 
terie, col  q'iale  si  fuma  il  tabacco.  Le  pipe  co- 
muni si  fanno  con  una  terra  argillosa  a  grana 
fina  ed  un  poco  silicea,  ado;)erata  spesso  nella 
fabbrica  delle  stuviglie  e  della  Terra  da  pipe. 
Le  pipe  più  stimale  sono  di  magnesite  ,  detta 
Spuma  di  mare  fScciùmma  de  ma). 
n  Pipa,  dicesi  anche  giocosamente  per  Naso  lungo  e 
grosso  :  Ammice  un  pò  che  pippa  ha  5  Scià  N.! 
Guardate  un  po' che  pipa  ha  il  sig.  N.  ! 
S  Campann-a  da  pippa;   Camminelto   V.   Cam- 

pann-a. 
S  Cannetta  da  pippa;  Cannello   e  Cannella  V, 

Cannetta. 
S  Caregd  a  pippa;  Empier  la  pipa. 

Pippa  s.  f.  Pipa.  7.  bottoj  e  dell'uso.  Sorta 
di  Carratello  o  botticella  bislunga,  che  suol  con- 
tenere dieci  0  dodici  mezzarole. 

Pippà  v.  n.  Pipare:  Trarre  col  mezzo  della 
pipa  per  bocca  il  fumo  del  tabacco  o  d'altra  cosa 
combustibile. 

Pippà  s.  f.  Pipa  ;  Quella  quantità  di  labacco  che 
contiene  una  pipa  o  con  cui  si  pipa  una  volta: 
Me  a  dee  ùnn-a  pippà  de  tabacco  f  Me  la  fa- 
vorite una  pipa  di  tabacco?  3fe  n'ho  fùmmóu 
due  pippce;  Me  ne  fumai  due  pipe. 

Pippetta  s.  f.  Pipina:  Piccola  pipa. 

Pippi  s.  m.  Uccello,  Uccellino,  Uccelletto:  Voce 
che  dicesi  da'  piccoli  fancinlli  e  ancor  balbuzienti 
e  da  coloro  che  con  essi  favellano. 
S  Fd  5  pippi;  Far  la  piscia:  Modo  usalo  dalle 
donne  coi  bambini  ancor  balbuzienti  invece  di 
Piscia  V.  Piscin. 

Pirléuja  s.  f  Tòria:  Movimento  comunicato 
al  fuso  colle  dita  o  colle  palme  per  farlo  girare 
sa  di  sé. 

Piroletta  s.  f.  Ciurlo,  Giravolta.  T.  di  baltg, 


602 


PIS 


PIT 


Giro  intero  che  si  fa  di  Inllo  il  corpo,  sosle- 
nondosi  sulla  punta  d'un  piede  solo.  Dal  frane. 
Pirouette. 

I*irolli  s.  m.  pi.  Pironi:  Quei  ferri  che  si  con- 
ficcano ne'  pianoforti,  clavicembali,  arpe  e  sim. 
per  avvoltarvi  alterno  le  corde. 

I*ir5M.  s.  m.  Pirrone.  T.  sfamp.  Piccolo  dado 
*    d'acciajo,  sopra  cui  gira  la  vite  del  torchio. 

I*isoaro  V.  Gardello. 

Pisa<g'^ia<  s.  f.  Pisolo,  Pisolino:  Sonno  leg- 
gerissimo. 

Pisa<g-g-ià>  V.  n.  Dormicchiare,  Dormigliare, 
Sonnacchiare,  Sonnecchiare,  Sonniferare,  ed  a 
Pisloja  e  altrove  Pisolare:  Dormir  leggerissimam. 

I*iscià,  'v.  n.  Pisciare,  Orinare  V.  Oind  (verbo). 
«  Pisciare,  talvolta  usasi  anche  atliv.  :  Ho  piscióu 

sangue  pe  trei  giorni;  Pisciai  sangue  tre  di. 
S  Chi  véli  sta  san,  pisele  spesso   camme  5  can 

V.   Can. 
S  /  figgiéu  dévan  parla  quando  e  gallinn-e  pì- 

scian  \.  Figgiéu. 
S  A^ò  dà  manco  tanto  tempo  da  piscia;  Non  dar 

tanto  tempo  da  raccorre  il  fiato. 
S  0  péu  piscia  in  letto  e  di  ch'ó  l'ha  sùàu  V.  Letto. 
%  Piscia  cicBO  e  incàghite  dò  mègo  V.  Ciceo  avv. 
S  Piscidse  in  te  braghe  da-o  rie:  Scompisciarsi, 
Sganasciarsi,  Smascellarsi,  Scoppiar  dalle  risa: 
Ridere  eccessivamente. 
S  Roba  chi  fa  piscia;  Urinativo,  Diuretico:  Che 
provoca  e  promuove  le  urine. 

Piscia<ca>ii  s.  m.  Bucherella,  Spongino.  Spu- 
gnola, Spugnolo,  Trippolto,  Morella,  Morilla,  T. 
hot.  Morchella  escuenta.  Fungo  mangereccio, 
di  color  giallo-ocrato;  ha  la  forma  alquanto  elit- 
tica,  lo  stipile  corto,  disuso,  fistoloso;  il  cappello 
coperto  di  alveoli  profondi  e  regolari.  In  Lom- 
bardia chiamasi  Spengi gnéulao  Pissacan. 

Piscia^ta,  s.  f.  Pisciata:  L'atto  del  pisciare,  Il 
pisciare. 

Pisciatoio  s.  m.  Piseiatojo:  Luogo  lungo  le 
vie  della  cuià  e  contro  i  muri  da  pisciarvi.  Suol 
essere  Una  specie  di  nicchia  ad  angolo  ottuso 
0  semitonda,  per  lo  più  di  marmo  o  di  pietra, 
e  l'orina  per  un  foro  inferiore  passa  sotto  il 
pavimento. 

Piscetta  (Vin);  Pisciancio  ePisciancia:  Vino^ 
debole,  buono  pili  a  far  pisciare  che  altrimenti.^ 

Piscide  s.  f.  Pisside:  Quel  vaso,  nel  quale  si 
conserva  il  SS.  Sacramento  dell'altare. 

Piscin.  s.  f.  r^iscio  e  Piscia:  Fa  5  piscin;  Far 
la  pìscia,  Pisciare,  dicesi  a'  bambini  dell'età  d'un 
anno  circa. 

Pìscióuu-a  s.  f.  Piscialletto:  Bambina  par- 
torita di  fresco:  Cose  a  l'ha  f(pto?  Unn-a  pi- 
sciònn-a;  Che  cosa  ha  fatto?  Una  piscialletto, 
n  Piscialletto,  Pisciacchera,  dicesi  anche  per  di- 
spregio a  Fanciulla,  quasi  vogliasi  dire  che  pi- 
scia ancora  a  letto. 

Pissa  s.  f.  Punta:  L'estremità  d'una  cosa  tanto 
acuta  che  no. 

Pissafròn  s,  m.  Briccone,  Furfante,  Furfan- 
tacelo V.  Mascarson. 

Pissalùtto  fFigoJ  V.  Figo. 

Pissetto  s.  m.  Pizzo,  Merletto,  Merlo,  Mer- 
luzzo (ma  poco  usato),  Dentello:  Certa  fornitura 
di  refe  o  di  seta  per  ornamento  d'abili. 
8  Ballon  da  fd  pissetti  ;  Tómbolo  V.  Ballon. 
§  0  pane  0  ghe  fa  pissetti;  La  camicia  non  gli 


tocca  il  culo  0  le  anche,  Non  cape  in  se  slesso, 
Gong)la  dalla  gioja. 

Pisso  s.  m.  Cocca:  Le  cantonate  ed  angoli  dei 
panni,  fazzoletti  e  simili. 
S  In  sci  pissi  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

Pista  s.  f.  Sbornia:  Fdsene  ùnn-a  pista;  Pi- 
gliare la  sbornia,  Prendere  la  bertuccia,  la  monna, 
la  scimmia,  vagliono  Avvinazzarsi,  Ubbriacarsi. 

Pisto  s.  m.  Pesto,  T.  cart.  Quella  molle  pasta, 
in  che  si  risolvono  i  cenci  pestati  con  acqua  per 
pili  ore  nella  priisa  pila;  chiamasi  anche  Pasta 
greggia. 

PistoleisB©  s.  ra.  Pislnlese:  Sorta  d'arma 
bianca  anti<'a.  Oagidì  chiamasi  con  tal  nome 
Q'iel  legno  fatto  a  foggia  di  brando  che  portano 
a  fianco  in  carnevale  le  maschere  d'Arlecchino. 

Pistolla  s.  f.  Pistola:  La  piìi  corta  delle  armi 
da  fuoco. 

-—.  d'arsnn;  Pistola  da  fonda:  Quelle  che  si  portano 
da  chi  viaggia  a  cavallo' 

—  proilita;  Terzelta :  Pistola  di  corta  misura. 
Pistolletta  s.  f.  Pistolettata:  Colpo  di  pistola. 
Pistón,  s.  m.  Boccione:  Grande  boccia  o  Bot- 
tiglia <li  vetro,  in  cui  mettesi  vino. 

—  da  pómpa;  Stantuffo:  Cilindro  di  legno,  di  me- 
tallo, ecc.  che  rìfmpie  esattamente  una  porzione 
trasversale  del  corpo  d'una  tromba  (pómpa), 
entro  il  quale  sale  e  disct^nde  mediarne  un'asta, 
e  con  questo  movimento  esso  attrae  e  re.'ipinge 
il  liquido;  in  marin.  diresi  anche  Pistone. 

Pistorin  s.  m.  Bistorì:  Strum.  chirurgico  di 
più  sp"cie,  il  quale  serve  a  fare  incisioni. 

Pitocca  V.  a  Pitoccare,  Mendicare:  Fare  il 
pitoceo;  ed  alquanto  meno.  Fingersi  povero, 
Pigolare. 

Pitoccala  s.  f.  Pitoccheria,  Pidocchieria.  Spi- 
loreeria,  Tycragneria:  Azione  da  pitocco,  da  spi- 
lorcio, da  taccagno. 

Pitocco  s.  m.  Pitocco,  M'indico;  ma  usasi  per 
lo  più  in  senso  di  Personi  a\.i''i.  spilorcia,  tac- 
cagna, e  dicesi  Mignella,  Spizzeca,  Pillacchera, ecc. 

Pitta  V.  a.  Beccare:  Pigliar  il  cibo  col  becco, 
il  che  è  proprio  degli  uccelli  e  dei  polli, 
ti  Metafor.  usasi  per  Mangiare:  Che  n'ea  da  pittai 

Ce  n'era  da  mangiare? 
ti  E  parimente  per  melaf.  Guadagnare:  G'hò  pittdu 
genio  franchi;  Gli  guadagnai  cento  franchi. 

—  l'ùga;  Piluccare,  dicesi  dello  Spiccare  a  poco  a 
poco  i  granelli  dell'uva  dal  grappolo  per  man- 
giarseli. 

Pitt'aerni  V.  Piccónsin  da  mùagia. 

Pittaformig-ue  s.  m.  Torcicollo,  a  Fir. 
Girasole,  a  Siena  Collotorlo.  T.  orn.  Yunx  tor- 
quUla.  Specie  d'uccello  che  ha  il  becco  cenerino- 
corneo;  l'iride  castasno-gialliccia;  penne  delle 
parti  superiori,  cenerine,  macchiettale  delicala- 
mente  di  nero,  in  diversi  luoghi  variegate  di 
bianco,  di  giallastro  e  di  scuro  ;  la  gola,  il  gozzo, 
i  lati  del  collo,  il  petto  e  il  sottocoda,  di  color 
ceciato,  dipinto  vagamente  da  linee  trasverse 
arcuate,  nere;  addome  e  fianchi,  binnco-giallastri 
con  macchie  nere  a  dardo;  coda,  del  medesimo 
color  della  schiena,  ma  con  fascie  a  zi.'  zag  nere 
e  biancastre;  piedi  cenerini.  Annida  ne' fori  degli 
alberi;  è  comunissimo.  Emigra  in  settembre, 
ritorna  in  maggio. 

Pittaiu.5soiu  s.  m.  Beccamoschino,  a  Pisa 
Timi.  T.  ornil.  Salicaria  ciiticola.  Uccelletto 


PIT 


PLE 


603 


del  genere  dplle  Si'vìe  e  famiglia  de' Forapaglie, 
che  ha  il  becco  bruno-nero  di  sopra,  giallastro 
di  sotto;  penne  d-M  piieo  nn  poco  pili  lunghe 
delle  altre;  quelle  della  schiena,  le  cuopritrici 
delle  ali  e  del  sopraccoda  son  nere  nel  mezzo, 
col  raargne  giallo-lionato;  cervice,  giallo-lionata 
scuriccia;  gola,  gozzo  e  parte  media  dell'addome,  | 
bianco-candida  ;  petto,  giallo-lionato  chiaro;  grop- 
pone, lionato;  piedi  giallo-carnicini  chiari.  Abita 
in  tutti  i  luoghi  palustri,  coperti  di  giuochi  e  di 
erbe  alte,  fra  le  quali  usa  nascondersi;  il  suo 
fischio  si  può  facilmente  imitare  colla  sillaba 
czin,  facendo  appena  sentire  la  prima  lettera  e 
e  l'ultima  n  nel  pronunziarla. 
"I>ittamix  V.  Pittima. 

Pittaiisa,  s.  f.  Pietanza:  Ogni  vivanda  ser- 
vita a  mt'Dsa,  tranne  la  minestra. 

Pitta,nsetta>  s.  f.  Pieianzina  Dim.  di  Pietanza. 

I*ittette  s.  f.  pi.  Spruzzoli,  Spruzzetli,  Briz- 
zolature: Macchiette  piccolissime  come  di  spruzzi. 

I*ittettòu  add.  Picchiato,  Picchiettato,  Pic- 
chiolato, Brizzolato,  Biliottato,  Indaniijato,  vale 
Asperso  di  macchie  a  guisa  di  gocciole.  Mac- 
chiato naluralm.  di  macchie  piccole  e  tonde. 

Pittima,  s.  m.  Mignella,  Mignatta,  Spìzzeca, 
Pittima,  Pillacchera,  dicesi  d'Uomo  avaro,  sor- 
dido, spilorcio,  taccagno. 

Pittin  s.  m.  Pochino.  Dim.  di  Poco  ;  altr.  Miccino, 
n  Pochino,  usato  come  avv. :  Taxei  un  pittin; 

Tacete  un  pochino, 
n  Talvolta   usasi  a  signiflcare  grandezza  e  qnasi 
eccesso  della  cosa  nominata,  e  dicesi  Po'  po':  Con 
quello  pittin  de  naso  ecc.;  Con  quei  po'  po'  di 
naso  ecc. 
S  A  pittin  a  pittin  V.  questa  loc.  alla  sua  sede  alfab 
%  Oyni  pittin;  Ogni  po'  po',  Ogni  momento,  Spes- 
sissimo. 

Pittinin  s  m.  Pocolino,  Poch»tlino,  Micolino, 
Miccichino.  Dim.  di  Pocliinr»,  di  Miccino. 

Pitto  s.  m.  Pacchio,  Paffa:  Cibo  in  genere,  Ciò 
che  si  mangia.  Voci  basse. 

**S  In  m.  b.  e  del  gergo  vale  Pidocchio:  Oh  quanti 
pitti!  Oh  quanti  pidorchj!  Oh  quanti  pellegrini! 

Pittò  s.  m.  Pittore,  Dpiniore,  anlic.  Pintore: 
Colui  che  esercita  larte  della  pittura. 

—  a  fresco;  Frescante. 

—  da  teatro;  Pittore  scenografo  0  da  scene. 

—  de  figùa:  Figurista. 

—  d'ornato;  Ornatista. 

—  de  paisaggi;  Paf'sista 

—  de  prospettiva  ;  Prospettivista  e,  secondo  il  Che- 
rubini, Prosppltista. 

S  Grammo  pittò;  Pillor  da  chiocciole  o  da  sga- 
belli, Pittor  da  voti,  Pitior  da  taverna  da  boccali, 
da  fantocci,  dicesi  in  disprezzo  d'un  Cattivo  pittore. 

Pìttòa,  s.  f.  Pittrice,  femm.  di  Pittore;  altrim. 
Dipiniora,  Dìpintoressa,  Dipinlrice. 

Pittón  s.  m.  Nasetto.  T.  oriol.  Pezzo  d'ottone 
ficcato  a  forza  nella  cartella  inferiore  del  Ca- 
stello deironoolo  fplalinn-a  de  sótto  dd  pin  dò 
reléuio).  I:i  esso  è  un  forellino  trasversale,  entro 
cui  è  fermato  il  capo  esterno  delio  spirale. 

Pittòuiso  de  montag-na.  s.  m.  Pic- 
chiotto 0  Picchio  muratore,  a  Siena  Murajnolo, 
nel  PiSano  Dottore.  T.  ornil.  Sitla  furopwa.  Uc- 
cel  0  del  genere  delle  Sitte,  che  ha  il  becco  su- 
periorm.  nerastro,  inferiorm.  celeslognolo ;  iride, 
di  color  castagno;  parti  superiori,  celestogiiolo- 


cenerìne;  gola  e  gote,  biancastre;  ali  cenerino- 
celes'ognole  cupe;  piedi  cenerino-giallastri;  un- 
ghie nere.  Abita  i  boschi  di  alberi  alti;  nidifica 
nelle  buche  naturali  degli  alberi  e  ne'  nidi  ab- 
bandonali dai  Picchj,  e  quando  l'apertura  ne  è 
troppo  grande,  la  ristringe  con  mota  o  sterco 
di  cavallo.  É  sedentario. 

Pittùa,  s.  f.  Pittura,  Pintura,  Dipintura:  L'arte 
del  dipingere,  e  La  cosa  dipinta,  che  in  questo 
caso  dicesi  anche  ripinto. 

Pittuóu  add  Butterato,  Pieno  di  butteri,  di- 
cesi del  Volto  dell'uomo,  nel  quale  siano  rima- 
ste le  margini  del  vajnolo. 

Pittura,  v.  a.  Pitturare  V.  Dipinze. 

Pittùssà  v.  a.  Buscare,  Buscacchiare :  Pro- 
cacciarsi od  Ottener  checchessia  con  industria. 

Pivetto'V.   Gardettu. 

Pixón  s.  f.  Pigione:  Prezzo,  che  altri  paga  al 
padrone,  per  aver  l'uso  d'una  casa  o  d"una  parte 
di  essa  o  d'altro  sito  fabbricato  ;  allr.  Fitto. 
S  Monta  a  pixòn  ;  Rincarar  la  pigione  o  il  fitto: 
L'accrescere  che  fa  il  padrone  il  prezzo  della  casa 
appigionata, 
g  Pigyid  a  pixòn;  Prendere  b  Tórre  a  pigione, 
vale  Acquistar  l'uso  di  cosa  che  li  venga  appi- 
gionala. 

Pixònante  s.  m.  Pigionale,  Pigionante,  In- 
quilino: Colui  che  piglia,  che  tiene  casa  a  pi- 
gione, Che  sta  a  pigione. 

Placa  V.  a.  Placare,  Ca'mare,  Quietare. 
S  Pliicdse  n.  p    Plaearsi,  Calmarsi,  Appaciarsi. 

Placca  s.  f.  Piastra:  Ferro  o  Metallo  ridotto 
asotiigliezza,eservea  varj  usi.  Dal  frane.  Plaque. 
n  Spillone,  Spilletlone,  Spillo  da  petto:  Spillo  che 
ha  una  piastra  o  una  borchia,  e  serve  alle  signore 
per  appuntarsi  sul  davanti  del  petto  lo  scialle. 
S  Placche;  Piaslre:  Quelle  che  si  mettono  alle 
maniglie  de'  canterani  (comò)  o  simili.  Se  sono 
colme  diconsi  Borchie,  e  nel  dial.  Rosette. 

Pla.ncia  s.  f.  Slampa:  Carta,  sulla  quale  sono 
impresse  immagini  od  altre  figure  incise  sopra 
lastre  di  rame  od  intagliate  sul  legno  o  sulla 
pietra.  Dal  frane.  Planchc. 

Platinn-a  s.  f.  Platina.  T.  mar.  Pezzo  di 
tavola  0  lastra  di  piombo  quadrata  che,  in  oc- 
casione di  qualche  falla  nella  carena  d'un  l>asti- 
menlo,  s'inchioda  sovr'essa  falla,  mettendo  tra 
la  falla  e  il  bordo  sloppa,  cotone  o  altro,  acciò 
con  pili  probabilità  si  possa  stagnare,  ossia  fer- 
mar l'acqua  che  s'introdurrebbe. 
S  Platinn-e;  Platine.  T.  calzetl.  Lame  di  ferro 
sottilmente  ballato,  che  sono  tagliate  seguendo 
una  forma  regolare;  esse  hanno  una  lesta,  un 
becco,  una  gola,  un  venire  e  una  coda.  Ilavvene 
di  due  specie:  Platine  a  onde  e  Platine  a  piombo. 
«  —  dò  reléuio;  Cartelle.  T.  oriol.  Quei  due  di- 
schi d'ottone,  Ira  i  quali  è  fermalo  il  Castello 
dell'orinolo  (Pin  d3  reléuio),  e  che  sono  tenuti 
in  sesto  da  tre  o  quattro  colonnini. 

Plauxibile  add.  Plausibile  e  Applausibile: 
Che  ha  l'apparenza  di  pregevole,  di  buono,  Che 
par  degno  di  plauso. 

Plebaja  s.  f.  Plebaglia,  Plebaccia,  Gentaglia, 
Bordaglia':  La  feccia  della  plebe 

Plenipotenziàio  s.  m.  Plenipotenziario: 
Quegli  che  ha  piena  facoltà  di  trattare  ed  ulti- 
mare qualche  affare,  e  per  lo  piìi  la  ha  da  qualche 
Sovrano  io  cose  di  grande  importanza. 


604 


POE 


POL 


I^lùralits©  s.  f.  Pluralità,  Maggioranza  :  Il  nu- 
mero maggiore. 

I>ò  s.  m.  Poco  e  per  sino.  Po',  il  contr,  di  Molto, 

ed  usasi  col  2"  caso  dopo  di  sé:  Un  pò  de  pan, 

de  iiin,  ecc.;  Un  poco  di  pane,  di  vino,  di  sale,  ecc. 

n  Poco,  usasi  anche  in  forza  d'avv.;  ed  unito  col- 

l'accompagnanorae  Uno,  vale  Alquanto:  Vorrieivo 

un  pò  parlavo  de...  Vorrei  un  po'  parlarvi  di... 

M  —  Unito   ad  alcuni   verbi,   mostra  una  certa 

prontezza  o  volontà  deliberata  di  fare  l'azione 

significala:   Véuggio  un  pò  vedde  se....  Voglio 

un  po'  vedere  se.... 

«  —  É  anche  modo  esortativo  :  Pensee  iin  pò  a-i 

caxi  vostri;  Pensate  un  po'  ai  casi  vostri. 
%  Pe  un  pò;  Per  un  po'.  Posto   avv.   vale  Per 
qualche  tempo. 

I*òa  s.  f.  Pdnnello:  Ciascuno  di  q'uei  pezzettini 
di  panno  lino  o  sim.  che  nel  trapuntare  le  ma- 
terasse si  mettono  ad  ogni  spago  del  trapunto, 
perch'esso  non  logori  il  guscio  della  materassa. 

I*oà>  v.  a.  Potare:  Tagliare  alle  viti  e  agli  alberi 
i  rami  inutili  e  dannosi. 

**M  Bubbolare,  in  gergo  vale  Portar  via  con  inganno 
checchessia. 

**S  Podsela;  Svignarsela,  Scantonarsela,  Truccar 
via.  Modo  basso. 

I*o»e  s.  m.  Padre:  Nome  che  piglia  l'uomo  al- 
lorché abbia  generalo  uno  o  più  figliuoli. 
M  Padre,  dicesi  melaf.  a  Chi  ha  operato  e  opera 
per  la  prosperità  e  gloria  d'un  popolo  o  d'una 
classe  di  persone. 

PoEtssa.  s.  f.  Sarmento  e  Sermento:  Ramo  secco 
della  vite. 

I*oco  de  "bòn.  s.  m.  Mal  bigatto,  Mal  Tar- 
tufo, Mascalzone,  Malemme:  Uomo  bigio,  mal- 
vagio, tristo. 

Podlx'a.g'S^  s.  f.  Goffa  :  Specie  d'infiammazione 
che  cade  altrui  nelle  ginnture,  propriam.  de'  piedi 
0  delle  mani,  e  ne  impedisce  il  moto.  Se  nelle 
njani  dicesi  Chiragra,  se  ne'  piedi  Podagra,  e  se 
nelle  ginocchia  Goniagra,ed  impropriam.Gonagra. 

I*oéa  s.  f.  Potatoio:  Specie  di  coltello  ad  uso 
di  poture  le  vili  od  altre  piante,;  altrim.  Falci- 
nello e  Falcino. 

I*oei  V.  n.  Potere  :  Aver  possanza,  forza,  facollà, 
valore  di  far  checchessia, 

—  èse  ;  Poter  essere,  vale  Esser  possibile. 

—-  6  so,  5  vento  in  qualche  léugo  ;  Potere  il  sole, 
il  vento  e  sim.  in  alcun  luogo,  vale  Arrivarvi, 
Battervi:    Chi  6  vento  5  no  ghe  péli;   Qua  il 
vento  non  ci  può. 
S  Nò  ne  poeì  ciii;  Non  ne  poter  piìi,  vale  Aver 
perduto  tutte  le  forze.  Esser  rifinito;  e  talora 
Struggersi  di  fare,  dire,  ecc. 
S  Nò  poetla  con  un  ;  Non  si  potere  o  Non  ne  potere 
con  alcuno,  vale  Non  poter  competere  con  esso  lui. 
S  Nò  poeì  sta  in  pé;  Non  poter  la  vita  o  le  po- 
lizze, vale  Non  si  reggere  in  piedi,  Essere  spos- 
sato, debolissimo. 
%  Nò  se  péu  canta  e  porta  a  crdxe  V.  Canta, 
S  Se  péu?  Si  può?  Elissi  comuniss.  per  Se  péu 
intra?  Si  può  entrare?  Si   puoi   passare?  Coi 
quali  modi  chiediamo  permissione  d'entrare  in 
alcun  luogo. 

JE*oéla  s.  f.  Padella:  Vaso  di  rame  stagnato  o 
anche  di  ferro,  largo,  poco  cupo,  con  lungo 
manico  di  ferro,  a  oso  di  farvi  la  frittata  o  di 
lrij(!gervi  altre  vivande. 


t»  Padella:  Vaso  di  terra  cotta  o  di  rame,  di  forma 
alquanto  ampia  e  stiacciata,  che  si  sottopone  ai 
maiali,  perchè  in  letto  facciano  i  loro  agi. 

—  da  rosile;  Padella  da  bruciate:  È  di  ferro  ed 
ha  il  fondo  tutto  foracchiato  a  uso  di  arrostire 
le  castagne. 

S  Cazze  dà  poeta  in  te  braxe  V.  Braxa. 

Poélà  s.  f.  Padellata:  Tutta  quella  quantità  di 
roba  che  in  una  volta  si  cuoce  nella  padella. 

I*oélin.  s.  m.  Padelletta  e  Padellino.  Din»,  di 
Padella. 

I*òeta  s.  f.  Primavera  o  Fior  di  primavera.  T. 
boi.  Primula  veris.  Pianta  bassa  e  vivace  che 
si  coltiva  ne'  nostri  giardini  ppr  la  varietà  e  bel- 
lezza de'  suoi  fiori,  che  somigliano  molto  alle 
margheritine  de'  prati,  se  non  che  sono  più  pic- 
coli. Chiamasi  con  tal  nome  perchè  è  il  primo  fiore 
che  suole  spintare  nella  stagione  di  primavera. 

Poetezzà  v.  n.  Poetare,  Poeteggiare,  Poetez- 
zare,  Poetizzare,  antic.  Poeticare:  Comporre 
poemi  e  poesie. 

I*oex:xa  s.  f.  Poesia  :  L'arte  del  poeta  ;  ed  an- 
che Componimento  poetico. 

I*og"g'iòio  s.  m.  Terrazzino:  Piano  che  di- 
nanzi ad  una  finestra  senza   parapetto  aggetta' 
ossia  sporge  in  fuori  dalla  dirittura  del   muro, 
sostenuto  da  mensole  o  altrimenti,  ed  è  recinto 
da  balaustri  o  da  una  ringhiera. 

iPSieg-no  s.  m.  Patrigno:  Marito  della  madre 
di  colui  a  chi  sia  morto  il  padre. 

I*oiii  s.  m.  Padrino,  Palrino,  Sàntolo:  Quegli 
che  tiene  altrui  a  battesimo  o  a  cresima,  e  di- 
cesi in  rispptto  al  battezzato  o  cresimato. 

I*oiscetti  s.  m.  pi.  Gragnuola,  Grandine.  T. 
pastaj.  Pasta  bianca  e  assai  lina  ad  "so  di  mi- 
nestra, così  detta  per  essere  in  chicchi  simili  a 
quei  della  grandine. 
S  Èse  tùlio  póiseetti;  Essere  mormieroso,  sman- 
ceroso, smorfioso,  cioè  Cascante  di  vezzi  e  di 
lezj,  Essere  svenevole,  P.  lu  di  smorfie,  di 
smancerie. 

I*6iscio  s.  m.  Pisello  ePesello,  ma  poco  usato: 
Legume  notissimo,  ed  é  di  due  sorte,  bianco 
e  verde. 
$  Campo  de  puisci;  Pisellajo  e  Pisellaja:  Luogo 
in  cui  coltivansi  e  s^ermogliano  i  piselli. 

I*òi8tce  s.  m.  Podestà:  Nome  d'Antico  Magi- 
strato civile  che  esercitava  a  tempo  la  suprema 
autorità  giudiziaria  e  politica  in  molle  città  d'Italia. 
Il  Podeslà:  Pubblico  uflìziale  che  esercitava  in  un 
piccol  distretto  l'ultimo  grado  di  giurisdizione 
civile  e  criminale,  carica  corrispondenle  ai  no- 
stri Giudici  di  mandamento  ed  ai  Juges  de  paix 
dei  Francesi. 

I*òleiia  s.  f.  Polena  e  Pulena.  T.  mar.  Chia- 
masi con  questo  nome  La  figura,  il  lione,  ecc. 
l'ornamento  che  termina  la  parte -anteriore  della 
nave,  ed  anche  la  totalità  degli  ornati  e  legnami 
che  sostentano  la  figura. 

Polenta  s.  f.  Polenta,  e  comunem.  in  Tose. 
Polenda:  Intriso  di  farina  di  formentone  o  me- 
liga, colto  in  acqua,  e  dimenalo  fortemente  col 
mestone  (cauncllo)  finché  sia  ridotto  a  consi- 
stenza della  pasta. 

—  molla;  Polenta  tenera. 

—  soda;  Polenta  soda  o  dura. 

—  co-i  motti;  Polenta  co' bozzoli  o  bozzolosa. 
Polenta,  s,  m,  Gran  mangiator  di  polenta. 


POM 


PON 


601 


I>olitipax'  s.  m.  Politipo.  T.  stamp.  Fregio 
composto  d'un  ppz^o,  rappresenlaiite  figure  di- 
verse, come  fiori,  pqesi,  tombe,  ruine,  animali, 
emblemi  di  scienza  o  d'arie,  o  consimili. 

Pólla,  s.  f.  Pollastra  :  Gallina  giovine. 

n  Corda:  Sorta  di  Giuoco  di  biliardo,  che  si  fa  da 

molli  giuocatori    insieme,  i  quali  tutti  portaDO 

un  numero  progressivo  e  tirano  la  loro  palla  un 

dopo  laltro,  e  continuano  così  fintantoché  avendo 

lutti  perduti  i  punti  convenuti  da  prima,  l'ultimo 

rimane  vincitore  di  tutta  la  posta.  Si  fa  anche 

questo  giuoco  da  più  insieme  e  con  due  sole  palle. 

8  Fa  ùnn-a  pdlta;  Fare  una  corda  (uso  fior.)  cioè 

Fare  una  partita  al  giuoco  così  detto  dpila  Corda. 

S  Lcpte  de  pólla;  Latte  di  gallina  V.  Lcete. 

I*òllas.  ra.  Pollajn:  Luogo  dove  si  tengono  i  poIH. 

I*òllaja  s.  f.  Pollame:  Quantità  di  polli. 

I*ollajéu.  s.  m.  Pollajuolo,  Pollajolo,  anlicam. 
Pollinaro:  Mercante  di  polli. 
S  Bùttega  da  pòltajéu;  Polleria:  Luogo  dove  sì 

tengono  e  si  vendono  i  polli. 
<5  /  pòllin  véuon  fólle  5  pòllojéu  V.  Polliti: 

Pollanca  s.  f.  Pollastra  ingrassata.  -  Cappo- 
nessa e  Pollanca,  Gallina,  cui  fu  tolta  la  rosa 
0  l'ovaja.  -  Pollanca  in  lingua  ital.  vale  pare 
Taf-china  giovine  (Bibbinotta). 

Pòllastretto  s.  m.  Pollaslrino,  Pollastrello. 
Dim.  di  Pollastro. 

Pollastro  s.  m.  Pollastro:  Pollo  giovine. 
**Pòllezza  v.  n.  Covare  il  Ietto  o  Covarsi  in 
letto,  dicesi  di  Quel  poltrire  buona   pezza  nel 
letto  senza  piiì  dormire,  dopo  aver  ben  dormito 
tutta  la  notte. 
"Pòllezzo  (Sta  a-oj  V.  Pollezzd. 

PSllin  s.  m.  Pulcino,  si  dice  a  Quello  che  nasce 
dalla  gallina  in  fino  che  va  dietro  alla  chioccia. 

—  veslto  ;  Pulcino  pennuto. 
S  Ése  imbroggtóu  aù  che  «n  pòllin  in  tu  stòppa; 
Essere  un  pulcin  nella  stoppa  o  Impacciato  come 
un  pulcin  nella  stoppa,  vale  Non  saper  risolversi, 
né  cavar  le  mani  da  ciò  che  uno  ha  da  fare. 
S  /  pòllin  véuan  fòlle  ò  pòllojéu;  I  granchj  vo- 
glion  mordere  le  balene,  dieesi  Quando  uno  de- 
bole vuol  misurarsi  e  offendere  un  potentissimo. 

Pòllinn-a  s.  f.  Pollaslrina.  Dim.  di  Pollastra 
V.  Pólla  nel  1"  signif. 

Póllo  (Pè  de);  Pie  di  pollo  V.  Pé. 

Polmòn  s.  m.  Polmone:  Quell'ampio  viscere 
spongioso,  e  diviso  in  due  parti,  che  riempie 
quasi  la  cavità  del  petto,  ed  è  l'organo  princi- 
pale della  respirazione. 

Polverizza  v.  a.  Polverizzare,  Spolveriz- 
zare :  Ridurre  in  polvere.  Far  polvere  di  chec- 
chessia. 

Póma  s.  f.  Pomata,  Manteca:  Unguento  fallo 
di  grasso  di  porco  o  strutto  profumato  con  es- 
senze, di  ctH  si  fa  uso  specialm.  dalle  donne  per 
tener  morbidi  e  profumati  i  capelli.  Ve  n'  ha  di 
pili  qualità. 

Pómele  (Canj;  Can  volpino  opomeranoV.  Can. 

Pòmellà  s.  m.  Bottonaio:  Colui  che  fa  e  vende 
i  bottoni. 

Pòmelléa  s.  f.  Abbottonatura  e  Boltonatura: 
La  serie  de  bottoni  messi  in  opera  per  abbot- 
tonare ed  ornare  un  vestilo. 

Pómelletto  s.  m.  Bottoncino,  BotloDcello: 
Piccolo  Lettone. 

Pómellin  Y.  Pòmelletto. 


Pomello  s.  m.  Bottone:  Piccolo  disco  di  me- 
tallo, d'avorio  o  d'altro,  piano  o  convesso,  talora 
anche  in  forma  di  globetto,  che  si   applica   ai 
vestimenti  per  abbottonarsi. 
%  Animella   dò   pomello;   Anima,   Fondello   V. 

Animella. 
%  Gambetta  dò  pomello;  Picciuolo. 

Pòmmin.  s.  m.  Naccherino,  Cecino,  dìcesi  per 
vezzo  a  Fanciullo  vezzoso. 

Pònxino  s.  m.  Pomo,  dicesi  ad  Ogni  corpo  ro- 
tondo a  guisa  di  palla  o  di  mela,  come  il  pomo 
della  mazza  (bastón),  della  spada  e  sim. 

—  da  cricca;  Pallino:  Quello  che  serve  di  presa 
per  tirar  su  la  staniiheila  del  saliscendo. 

—  d'Adammo;  Pomo  d'Adamo  :  Quella  protuberanza 
che  si  osserva  nella  parte  dinanzi  della  gola, 
particolarmente  gli  uomini  Y.  Gruppo  da  gda 
nella  voce  Gàa. 

—  da  porla;  Palla,  Pallino:  Pomo  metallico  con- 
ficcato nell'imposta  delle  porte,  che  serve  per 
tirarle  a  he  e  chiuderle. 

—  de  cànlie ;  Pallino:  Quell'arnese  o  rotondo  o 
anche  di  figura  rotonda  e  schiacciata,  per  lo  più 
dottone,  che,  conlìcc^to  ne' cassellini  (cànlie), 
fa  le  veci  della  maniglia. 

-:-  de  scioi;  l^.ottone:  La  boccia  d'alcuni  fiori,  come 
di  rose  e  simili;  altrim.  Boccia. 

—  dò  bastón;  Pomo:  Orn.imento  che  sì  mette  in 
cima  alla  mazza  a  modo  d' impugnatura  o  an- 
che di  palla,  e  fassi  di  metallo,  d'avorio,  dì  legno 
col  tornio.  xMolte  mazze  invece  del  pomo  haano 
la  gruccia  (mànego  fato  a  scròssua). 

—  dò  còvercio  de  tcera;  Presa. 

—  dóreléuw;  Gambo:  Cilindretto  saldato  alla  cassa 
e  munito  in  cima  di  maglia,  a  -cui  s'attacca  la 
catenella  o  il  cordoncino.  Negli  orologi  a  ripe- 
tizione il  gambo  è  capace  di  depressione  per 
fare  scattare  la  soneria;  negli  orologi  che  non 
hanno  coperchio  (savónet(e)  ha  un'  anima,  la  cai 
depressione  rimove  il  dente  che  trattiene  la  molla, 
affinché  questa  spinga  ed  apra  il  coperchio. 

Pómpa  s.  m.  Tromba,  e  nell'uso  anche  Pompa; 
Sorta  di  macchina  con  varie  parti  ad  essa  at- 
tenenti che  fa  salir  l'acqua  sopra  il  suo  livello 
naturale,  e  serve  a  molti  usi,  e  particolarm.  per 
isppgnere  gì'  incendj.  Dal  frane.  Pompe. 
%  Fa  piggid  a  pómpa;  Caricar  la  tromba. 
%  Maneggia  da  pómpa;  Menalojo. 

Pómpa  v.  a.  Trombare,  e  nell'uso  anche  Pom- 
pare: Adoperar  la  tromba  per  eslrarre  o  alzare 
l'acqua  o  altro  liquore. 

Pompe  s.  m.  Guardia  de!  fuoco  :  Corpo  sotto 
divisa  militare,  istituito  dal  Governo  o  dal  Ma- 
nie pio,  destinalo  a  spegnere  gì'  incendj.  Nell'uso 
dicesi  anche  Pompiere. 

Pompon  s.  m  Nappa  :  Ornamento  di  lana  co- 
lorata, di  forma  tonda  o  bislunga,  che  si  sovrap- 
pone all'orlo  superiore  del  quasco  (sciaccò)  del 
soldato  dalla  parte  davanti,  il  quale,  secondo  il 
colore  e  numero,  serve  a  indicare  il  reggimento 
di  cui  fa  parte. 

Póucìn  s.  m.  Matta:  Carta  determinata  la  quale 
a  certi  giuochi  di  carte,  come  quello  di  Bazzica, 
si  fa  contare  quanto  un  vuole  insino  in  dieci. 
Per  lo  piCi  é  II  selle  de'  quadri  ovv.  I  due  fanti, 
cioè  quello  di  quadri  e  quello  di  cuori. 

Pondera  y.  a.  Ponderare  :  Pesare,  Riflettere, 
Considerare,  Esaminare  diligentemente. 


606 


PON 


POB 


I*oiiedléuja,  s.  f.  Ponilora.  T.  cari.  Grossa 
asie  quadrangolare,  piana  di  sotto,  alquanto  con- 
vessa di  sopra,  con  due  maniglie  ai  due  capi, 
per  comodità  di  trasporto,  .'■u  di  essa  il  Ponitore 
va  successivamente  dispoiien<lo  i  fogli  alternali 
con  altri  tlanti  feltri,  che  sono  pannelli  di  lana, 
di  grandezza  uguale,  anzi  un  po'  maggiore  di 
quella  dei  foglj. 

I*onedLó  s.  m.  Ponitore.  T.  cari.  Quel  lavo- 
rante che  mette  succi  ssivamenle  i  fogli  sulla  Po- 
nitora,  lasciata  alquanto  sgocciolare  la  forma  sul 
burattino. 

Ponsò  s.  m.  Ponsò:  Specie  di  color  rosso  vi- 
vissimo, Colore  come  di  fuoro. 

I*òiite  s.  m.  Ponte:  Cosiru-.ione  falla  con  pietre, 
ferro  o  legname,  per  lo  più  arcala,  che  si  ap- 
poggia sopra  l'una  e  lalira  sponda, d'un  fiume,  di 
un  fossato,  ecc.  per  poterli  valicare. 
I)  Ponte,  dicesi  anche  ad  un  Tavolato  posticcio, 
sopra  i  quali  stanno  i  muratori  a  murare,  i  pit- 
tori a  dipingere ,  gli  stuccatori  a  lavorare  di 
stucco  in  alto,  ecc.  -  Bertesca  è  Un  palco  fallo 
speditamente  con  due  o  tre  tavole  posate  su  due 
trespoli  0  capre  (cuvuUtlti),  per  salirvi  il  mu- 
ratore quando  l'altezza  del  lavoro  comincia  a 
superare  la  sua  statura. 
"  —  In  Marin.  si  dice  a  Ciascun  piano  d'una  nave. 
Il  ponte  superiore  o  scoperto  chiamasi  Coperta, 
cnticam.  Tolda. 

**!'  In  voce  bassa  e  del  gergo  vale  Moneta,  Danaro: 
0  Ve  oinmo  chi  ha  do  ponte;  È  uomo  danaroso. 

—  da  càfalti;  Zattera  e  Zatla:  Una  piattaforma  di 
tavole  q:;adrilunga  galleggiante,  che  serve  nel- 
r  interno  dei  porli  a  sostenere  operaj  o  mai  inaj 
che  lavorano  p  r  diverse  opera^ioui  ui  raddobbo 
al  di  fuori  delle  navi. 

—  de  barche;  Ponte  di  barche:  Ponte  composto 
su  battelli  o  su  pontooi  ricoperti  di  tavole. 

—  levacló;  Ponte  levatojo:  Ponte  composto  di  bol- 
zoni, contrappeso,  traverse,  colonne  e  tavole  fer- 
rate, da  potersi  alzare  ed  abbassare  a  piacimento 
onde  dare  od  impedire  il  passaggio  della  porla. 

—  volante;  Grillo,  dicesi  da' muratori  Un  ponte 
pendente  dall'alto  dun  cdiflzio,  dove  non  si  pos- 
sono far  buchi  per  istabilirvi  i  ponti. 

n  — -  Pone  volante  o  attaccatojo,  in  Marin.  dicesi 
Un  ponte  d'assi  congegnale,  che  si  fttacca  ai 
flanchi  della  nave  che  si  vuol  calafatare. 

I*ón.tetto  s.  m.  l'onticello,  Ponlicino.  Dim. 
di  Ponte. 

I*óntezztt  V.  a.  Impalcare:  Jletlere  o  Fare 
il  palco.  Formare  i  ponti  dei  muratori. 

**n  In  voce  bassa  e  del  gergo  vale  Aver  danari, 
Esser  ricco:  O  l'è  ommo  chi  pòntezza;  È  uomo 
ricco,  danaroso. 

I*ònte5«zóvi  s,  m.  Impalcatore,  e  nell'uso  Fon- 
ia jo;  Colui  che  fa  i  ponti  da  muratore. 

I*ojitifl.ca  V.  IV  Pontificare  :   Fare  le  sacre 
funzioni  secondo  i  riti  e  colle  cerimonie  ed  ap- 
•    paralo  che  si  convengono  al  Papa  ed  ai  vescovi, 
volute  dal  pontificale. 

I*òiiton  s.  m.  Pontone.  T.  mar.  Grosso  edi- 
fizio  galleggiante  di  forma  parallelopipeda  con 
solida  coperta.  Esso  serve  ne'  porli  e  negli  ar- 
senali per  trasportare  gravi  pesi  e  por  eseguire 
od  ajutare  varie  manovre  di  forza  in  servizio 
delle  navi. 
Il  Curaporli,  Cavafango.  T.  mar.  Una  gran  barca 


piatta  0  un  pontone,  sulla  tolda  o  coperta  del 
quale  è  la  costruzi-tne  di  legnami  necessaria  per 
sostenere  e  muovere  due  grandi  ciicchiaje  ni  ferro, 
armale  di  lungo  manico  di  legno,  che  servono 
a  sgomberare  le  iiiaierie  dal  fondo  del  mare, 
quali,  vuoiate  in  un  battello,  vengono  trasportate 
altrove. 
§  Zùgd  a-opóntòn;  Fare  alle  cozzate:  Specie  di 
giuoco  puerile  che  si  fa  in  due  ragazzi  a  questa 
maniera:  Uno  di  questi  congiunge  insieme  le 
mani  e  incrocicchiando  le  dita  ne  forma  un 
pugno;  quindi  allungando  orizzontalmente  le  brac- 
cia, il  comp.ij-'uo  gli  va  dietro  le  spalle  e  si  ap- 
pende al  pugno  di  costui,  il  quale  va  cozzando 
0  urtando  i  compagni  che  gli  si  parano  davanti. 

I*opolà,  Y.  a.  Popolare:  Metter  popolo  in  luogo 
che  l'abili  o  Andare  il  popolo  ad  abitarvi. 

I*opolasso  s.  m.  Popolaccio  e  Popolazzo: 
Peggior.  di  Popolo;  Plebe,  Volgo. 

I*opolazioii  s.  f.  Popolazione:  La  totalità 
delle  persone  che  abitano  una  città,  un  paese, 
un  luogo.  Gli  abitanti. 

I^orcà  s.  m.  Porca jo  e  Porcaro:  Guardiano  di 
porci. 

l'oi'cacciòn  s.  m.  Forcone,  Porcaceio,  Por- 
conaccio,  dicesi  ad  Uomo  sucido  o  che  fa  cose 
schifose;  Sudxione,  Lezzone. 

I*or«aJa  s.  f.  Porcheria:  Cosa  da  porco,  Spor- 
cizia. 
"  Porcheria,  per  Azione  da  uomo  disonesto. 
•I  —  I  er  Parola  oscena. 
Il  —  per  Qualunque  cosa  brulla  o  mal  fatta  nel 

suo  genere. 
«  —  Dicesi  anche  di  Roba  non  più  in  flore,  e  che 

ha  perduto  la  forma,  il  colore,  ecc. 
§  Di  (le  porco  jo;  Dire  delle  porcherie:  Dire  delle 
parole  sozze  ed  oscene. 

I*or§ellan.ii.-a  s.  f.  Porcellana  :  Terra  com- 
posta, della  quale  si  fanno  stoviglie  di  mollo  pregio. 
Il  Pozzolana:  Sorta  di  cemento,  in  cui  alla  rena 
si  sostituisce  una  sosianza  minerale  vulcanica, 
chiamala  essa  pure  Pozzolana,  dal  nome  di  Poz- 
zuoli, città  presso  Napoli,  do\e  trovasi  in  gran 
copia. 
§  Erba  porcellann-a  ;  Porcellana.  T.  boi.  Iberis 
scmpirflorens.  Pianta  che  ha  gli  steli  e  i  rami 
a  cespuglio,  le  foglie  sparse,  spatolate,  lisce,  in- 
tegerrime, ottuse,  carnose,  i  fiori  bianchi,  por- 
cellanei,  a  corimbo  terminante.  Fiorisce  nel  di- 
cembre al  marzo;  praticasi  assai  nell'insalata 
fresca,  e  fassene  conserva  in  acelo. 

I*or9elletta  ;  A/.zurro  dilavalo:  Specie  dì 
colore  turchino,  che  è  tra  l'acqua  e  l'aria. 

I*orclxettiM.  s.  m.  Porcellino.  Dim.  di  Por- 
cheito. 

I*orclietto  s.  m.  Porchelto,  Porcello. 

—  d'India;  Porcellino  d'India.  T,  zool.  Mus  por- 
cellus.  Animaielto  nolo  venutoci  dal  Brasi  e,  più 
piccolo  de'  conigli  e  che  prolifica  com'essi. 

I*or*cos.  m.  Porco:  Animale  domestico  notissimo 
e  comunissimo  fra  noi;  allrim.  Ciacco.  -  Verro 
dicesi  II  porco  non  casirato;  Mnjale  II  porco  ca- 
stralo da  ingrassare  per  ammazzarlo  e  mangiarlo. 
Il  Porco,  si  dice  figurai,  a  Persona  di  porchi  co- 
slumi  e  che  dica  d''ile  parole  sozze  ed  oscene. 

—  co-u  gramignu  ;  Pireo  grandinato  o  che  ha  la 
grandine  V-  Gramcyua  nel  2"  signif. 

—  tarvcego;  Porco  saivalico.  Cignale. 


POR 


POR 


607 


—  spin  ;  Porco  spino ,  Porco  spinoso ,  Riccio  V. 
Rissèu  (bestiii). 

S  Anumà  con  l'èugijio  dd  porco  V.  Atnmid. 

^  Fd  a  Villa  dò  bealo  parco;  Fare  la  vila  del 
bo.'ìlo  porco,  suol  dirsi  di  Chi  pensa  solo  a  ca- 
varsi lulte  le  veglie  e  dà  bando  ad  ogni  pen- 
siero, mangiando  e  bevendo  allegramente. 

S  Pescio  porco;  Pesce  porco,  Spinarolo.  T.  idiol. 
Cmlrinu  Salviuui.  Sorla  di  pesce  cosi  dello 
per  qnalciie  sim  Illudine  della  sua  bocca  con 
quella  del  porco;  è  triangolare,  corlo,  nero  dai 
due  iaii,  colla  pancia  bianca.  Esso  cava  la  lerra 
di  sodo  l'acqua  per  cercare  do\'egli  viva,  così 
come  fan!:o  i  porci  lerreslri.  Dal  suo  fegalo  si 
cava  un  olio  che  si  adopera  come  balsamo  da  ferite. 
i*orco  add.  Porco,  sporco.  Sudicio,  Sozzo,  Ler- 
cio, Schifo,  Guiilo:  Aggiunto  di  chi  è  sucido  sìa 
negli  abiti  die  nella  persona. 

ti  Porco,  talora  dicesi  altrui  per  ingiuria:  M'é  ve- 
gnùo  davand  quello  porco  zembo  ecc.;  Hi  si 
presentò  quel  porco  gobbo  ecc. 
I*òro  s.  m.  Porro.  T.  bot.  AlUumporrum.  Pianta 
die  ha  il  buibo  membranoso,  bislungo,  lo  scapo 
diritto,  coiisisienie,  vuoto,  le  foglie  piane,  i  fiori 
alquanto  bianchi,  a  omLella  grande,  rotonda  in 
cima  dello  scapo,  gli  stami  a  tre  ponte.  Ha  il 
sapore  della  cipolla,  ma  meno  forte ^  ed  usasi 
lauto  per  alimento  quanto  per  medicina. 

—  sarvcego;  Porro  selvatico,  Porrandello.  É  mollo 
più  acuto  del  domestico,  e  si  mette  qualche  volta 
dai  contadini  e  dai  lavoratori  nell'insalata  in  cam- 
bio d'aglio  fresco. 

I*órpa  s.  f.  Polpa:  Carne  senz'osso  e  senza  grasso. 

li  Poipa,  per  similil.  dicesi  a  Quella  mangiabile  delle 

fruite,  che  è  solto  la  buccia;  altrim.  Carne. 

—  da  gamba;  Polpaccio:  La  parie  deretana  e  piò 
carnosa  della  tamba. 

—  de  càxa,  (e  Utmurindi,  ecc.;  Polpa  di  cassia, 
di  tamarindi,  ecc. 

S  Porpe  d'oiva;  Bucce  d'oliva:  Le  bucce  o  pelli  delle 
ulive  spremute.  Talora  i  contadini  le  mettono 
nelle  stiacciate  (fugasse). 

I*òrpette  s.  f.  pi.  Polpeile:  Vivanda  di  carne 
battuta  con  uova,  cacio,  ecc.,  e  ridotta  in  pezzi 
tondegb'ianli  che  cuocionsi  per  lo  pili  in  umido. 

I*Srpettoii  s.  m.  Polpettone:  Specie  di  Torla 
composta  per  lo  più  di  fagiuoli,  o  melanzane  o 
patate  o  cipolle,  latte  rappreso  (presciuséua),  o\\o 
e  pan  grailugia'o  addosso  invece  di  crosta. 
'*I*orpea!;zà,  v.  a.  Stazionare:  Toccare  lasci- 
vamente. 

I*órpo  s    m.  Polpo  e  Polipo:  Genere  di  Mollu- 
schi di  mare,  con-  molle  branchie  o  granfie,  come 
dicono  i  pescatori,  colle  quali  s'Httaccano  tena- 
cemente agli  scogli  e  a  qualunque  altra  cosa. 
<?  Pigyià  ò  pòrpo;  Infradiciarsi  V.  Ptggìà. 

I*òi*rin  s.  m.  Porro:  Quella  piccola  escrescenza 
dura,  ritonda  e  priva  di  dolore,  che  nasce  per  lo 
più  nelle  mani. 

—  0  Ziugo  da  ci  ave  ;  Pallino  V.  Ciuve.^ 

S  Euggi  pórrin;  Cechi  di  pernice  V.  Éuggio. 
Porsemmo  s.  m.  Prezzemolo.  T.  bot.  Apiiim 
ptirosiliuuvi.  Erba  odorosa  che  adoprasi  per 
condimento,  cioè  per  dar  sapore,  ed  ha  le  foglie 
simili  a  quelle  del  cerfoglio;  dicesi  anche  Pe- 
irosèniolo,  Fetrosello,  ptlrosillo,  Pelrosellino. 

—  de  Macedonia;  Prezzemolo  di  Macedonia.  T.  boi. 
Petrotdinum  macedonicum.  Specie  di  prezze- 


molo assai  simile  al  nostro  volgare,  a  differenza 
che  le  sue  foglie  sono  più  ampie,  il  seme  mollo 
più  minuto,  più  bislungo,  fatto  in  punta,  e  più 
acre  aromatico.  Cresce  ab  ondanlemente  in  Ma- 
cedonia, ed  ama  un  terren  sassoso  e  sabbionoso. 
I*orta,  s.  f.  Porta:  L'apertura  per  donde  si  entra 
e  si  esce  nelle  città  o  terre  murate,  nelle  chiese, 
ne'  palazzi  ed  in  altri  edifìzj.  Quelle  minori  di 
casa  0  di  camera  diconsi  Uscio. 
n  Porta,  Uscio,  Imposta,  pel  Legname  commesso 
in  piano  e  che  girevole  sui  cardini  chiude  la 
apertura  di  porta  o  d  uscio  V.  Arva. 

—  a  conlruppeizo ;  l'scio  a  contrappcso:  Uscio  che 
si  chiude  da  sé  per  efiftUo  d'un  peso  legalo  ad 
ona  funicella. 

—  a  peùxi ;  Uscio  a  bilico:  Uscio  sostenuto  infe- 
riorm.  su  d'un  pernio  a  bilico  (peùxoj  girevole 
sopra  un  rallino  o  dado  metallico  fermalo  a  piano 
del  pavimento,  e  avente  nella  parte  superiore 
una  spranga  di  ferro  che  gira  in  un  anello  o  in 
una  nocella,  cosi  detta  dalla  forma  globosa. 

—  arca;  Porta  arcata:  Quella  che  in  allo  ha  Tarco 
invece  dell'architrave. 

—  co-a  mappa  a  cullo  d'oca;  Uscio  a  sdrucciolo. 

—  co-o  veddrata;  Uscio  a  vetri. 

—  co  raslello;  Porla  cancellala. 

—  de  casa  ;  Porla  di  casa ,  Uscio  di  casa. 

—  de  stradda;  Porta  di  via,  Uscio  da  via:  Quella 
che  riesce  sulla  via. 

—  finta;  l'scio  fìnto:  Uscio  apparente  o  dipinto.  - 
Uscio  in  muro,  Uscio,  la  cui  imposta  è  pareg- 
giata al  muro,  e  d'ordinario  è  tinta  o  dipinta 
come  la  parete. 

—  inierna;  Uscio:  Porta  che  nell'interno  della  casa 
dà  adito  da  una  stanza  ad  un'altra. 

—  meisira;  Porta  maesira ,  cioè  La  principale  se 
ve  n  ha  più  d'una. 

—  quaddra;  Porta  quadra:  Quella  che  in  allo  ha 
l'architrave. 

—  seijretta;  Porti  o  Uscio  secreto  o  falso. 

S  Appunlelid  a  porta;  Barrare,  Stangare,  Pun- 
tellar l'uscio. 

S  Architrave  0  Coverta  da  porta   V.  Coverta. 

S  Battente  da  porla  V.  Baltenle  nel  1°  e  3°  signif. 

S  Erco  da  porta;  Arco. 

55  Fronlòn  da  porta;  Frontone  V.  Frontòn. 

S  A'ó  se  scerà  mai  ùnn-a  porta  che  uà   s' arve 
unn-a  porta  e  un  barcòn  V.  Arvì  (verbo). 

%  Imbàgià  a  porta;  Socchiuder  l'uscio  V.  Imbàgià. 

S  Piggìàaporta;  Baciare  il  chiavistello,  Andarsene. 

S  Pilustroe  da  porta;  Stipili  V.  Pilaslrd. 

§  Serra  a  porla  in  la  faccia;  Dar  del  mostaccio 
neirimp(Sta,  Serrar  la  porla  o  l'uscio  in  faccia. 

Il  —  féua  da  porta;  Serrar  l'uscio  sulle  calcagna: 
Serrar  alcuno  fuori  delia  porla,  Mandarlo  via. 

S  Tidse  a  porla  appréuvo;  Tiiar  a  sé  la  porta, 
l'uscio  0  sim.:  Ch  uderla  per  di  fuori. 
I*oi*tà  s.  m.  Portone  :  La  porta  per  lo  più  d'una 
villa,  d'un  giardino,  ma  assai  grande,  per  dove 
s'introduce  in  un  viale,  in  un  giardino,  ecc., 
prima  di  arrivare  al  palazzo  o  casa  di  esso.  - 
Porla  rustica.  Quella  donde  passano  bestie  da 
soma  e  carri,  che  non  si  possono  o  non  si  vo- 
gliono far  passare  per  la  porta  civile. 

—  pè  procescioin ;  Arco:  Quei  legni  messi  a  foggia 
d'arco,  che  si  parano  con  damaschi,  seta  o  altro 
in  segno  di  festa  quando  le  processioni  vanno 
per  la  cillà. 


608 


t»OR 


POR 


Porta  s.  f.  Servito,  Messa,  Mpsso,  Blandala: 
Mula  di  vivande,  cioè  La  qnanlilà  di  vivande 
che  si  pone  in  nna  volta  sopra  la  mensa  V.  Missa. 
Il  Portata,  per  L'estensione,  La  capacità  dell'intel- 
letto: 0  non  é  a  so  porla;  Non  è  della  sua 
portata,  cioè  Non  corrispondente  alla  sua  capa- 
cità, ai  sno  ingegno. 

—  da  bànsa;  Portata  della  stadera  V.  Bànsa. 

—  d'un  bastimento;  Portata  :  La  capacità  della  nave 
va'ntata  in  tonnellate  di  mille  chilogrammi  ognuna. 

—  d'un  cannòn;  Portata  d'un  cannone  o  sim.,  vale 
Il  peso  della  palla  che  un  cannone  o  sim.  può 
tirare. 

§  Èse  à  porta  de...  Essor  in  grado  di... 
DPortà  V.  a.  Portare:   Trasierire  una  cosa  da 
luogo  a  luogo,  reggendola,    tenendola  e  soste- 
nendola; dicesi  anche  Reciire,  tosi  nel  proprio 
come  nel  figur.,  sebbene  vi  sia  qualche  differenza. 

Il  Portare,  per  Addurre,  Allegare:  0  Galileo  5 
porta  l'autoritce  d'Archimede;  Il  Galileo  porla 
l'autorità  d'Archimede. 

„  —  per  Condurre:  Questa  stradda  a  porta  a 
fìòmma;  Questa  strada  porla  a  Roma. 

Il  —  per  Esigere,  RichieJere,  Addirsi,  Convenire, 
Esser  di  natura  o  proprietà:  Secondo  che  porta 
a  slagión:  Secondo  che  porta  (richiede)  la  stagione. 

H  —  per  Indurre,  Muovere,  Incitare:  Se  me  porta 
a  voentce...  Se  mi  porta  la  volontà... 

n  —  per  Tenere,  Avere:  Mia:  còmm'ò  porta  i 
éuggi  bassi  !  Vedete  com'è'  porta  gli  occhi  bassi  ! 

Il  —  per  Cagionare:  0  sèunno  5  porta  a  pigrizia; 
Il  sonno  porta  la  pigrizia. 

—  a  meza  mónta;  Mettere  al  mezzo  punto,  dicesi 
del  Portare  il  cane  dell'acciarino  (fuxin)  in  po- 
sizione di  riposo,  cioè  in  posizione  dalla  quale 
non  può  essere  mosso  toccando  il  grilletto. 

—  a  sarvamento  un  parto;  Condurre  a  bene  un 
parto, 

—  o  stracòlla  ;  Portare  a  armacollo  V.  A  stracòlla. 

—  ben  a  so  parte;  Portar  bene  la  sua  parte,  si 
dice  de'  Commedianti  che  sanno  rappresentare  a 
dovere  i  personaggi  della  commedia. 

—  ben  a  vòxe;  Portar  bene  la  voce,  vale  Mode- 
rarla con  arte  nel  cantare. 

—  ben  i  anni;  Portar  bene  gli  anni,  vale  Esser 
prosperoso  in  età  avanzata. 

—  de  peizo;  Portar  di  peso,  vale  Portare  alcuna 
cosa  sostenendola  in  maniera  che  non  tocchi  terra. 

—  di  arme;  Portar  arme,  vale  Esser  armato  o  per 
difesa  propria  o  per  offesa  altrui. 

—  dò  danno;  Recar  danno,  Danneggiare,  Nuocere, 
Pregiudicare. 

—  drita  ùnn-a  cosa  ;  Portar  pari,  vale  Trasferire 
una  cosa  in  maniera  che  non  penda. 

** —  e  scarpe;  Chiamarsi,  Nominarsi.  Modo  basso: 
Còmm'ò  porta  e  scarpe  ?  Come  si  chiama  ? 

—  in  bócca  camme  i  chen;  Rifilare.  Voce  del  po- 
polo tose:  Riportare  una  cosa  con  diinno  di  chi 
l'ha  detta  o  fatta,  Fare  la  spia. 

—  in  brasso;  Portare  in  braccio,  Portar  in  collo. 

—  in  careghettu  d'òu  V.  Careyhetta. 

—  in  cavallin;  Portare  a  cavalluccio,  vale  Portare 
altrui  sulle  spalle  con  una  gamba  in  qua  e  una 
di  là  dal  collo. 

—  I»  par  ma  de  man  V.  Man. 

—  in  scè  spalle;  Portar  in  collo,  vale  Portar  sulte 
spalle,  addosso. 

—  in  spalletta;  Portar  uno  a  pentole  o  a  pentoline, 


vale  Portar  uno  con  farlosi  sedere  sul  collo  e 
fargli  passare  le  gambe  davanti  al  petto. 

—  in  tóa;  Portare  o  Dare  in  tavola:  Porre  i  pialli 
delle  vivande  sopra  la  tavola  apparecchiata.  - 
Imbandir  le  vivande  è  Metterle  in  assetto  per 
portarle  in  tavola;  e  per  lo  piti  dicesi  d'appa- 
recchio fatto  con  una  certa  lautezza;  Imbandir 
la  tavola  o  la  mensa  è  Apparecchiarla  e  for- 
nirla di  vivande. 

—  legne  a-o'  bosco;  Portar  alberi  alla  selva  o  i 
frasconi  a  Vallombrosa,  Portar  acqua  al  mare, 
Portar  il  cavolo  a  Legnaja,  vagliono  Portar  una 
cosa  dove  rie  sia  abbondan/.a  maggiore. 

—  odio,  affeziòn,  ecc.;  Portiir  odio,  affezione  e  sim., 
vagliono  Odiare,  Aver  aff'^zione,  ecc. 

—  6  lutto;  Portar  bruno:  Essere  vestilo  a  bruno. 
Essere  in  gramaglia. 

—  ùnn-a  persònn-a  ;  Portar  uno,  figurai,  vale  Pro- 
teggerlo, Favorirlo,  Ajutarlo. 

—  ùnn-a  scarpa  in  patella  ;  Portar  una  scarpa  a 
ciabatta,  Andar  con  un  piede  in  ciabatta. 

—  via;  Portar  via,  vale  Levare  alcuna  cosa  dal 
luogo  dov'era  con  violenza  e  prestezza;  e  talora 
Involare,  Rapire;  e  talora  anche  Levar  dal  mondo: 
0  cholera  ò  n'ha  porlòu  via  di  belli;  11  cho- 
lera  ne  portò  via  molli. 

—  via  a  roba  de  casa;  Sgombrare,  Sgomberare, 
Far  lo  sgombero:  Portar  via  masserizie  da  luogo 
a  luogo  per  mutar  domicilio. 

S  Portàse  n.  p.  Portarsi,  Rpcarsi. 

Il  —  ben  0  md;  Portarsi  bene  o  male,  vale  Pro- 
cedere bene  o  malamente,  Fnr  bene  o  male  le 
cose  sue,  Farsi  o  Non  farsi  onore,  ecc. 

S  A  lezze  a  porta...  La  legge  contiene,  prescrive, 
ordina,  ingiunge,  vieta  e  sim. 

S  Ddjjhene  tante  fin  ch'ó  ne  posse  porta  ;  Basto- 
nar uno  a  mazza  e  stanga ,  Darne  quante  ne 
porta  un  cieco. 

S  In  casa  néuva,  chi  nò  ghe  ne  porta  nò  ghe 
n'attréuva  V.   Casa. 

<|  Nò  porta  brutto  in  Icngua  V.  Lengua. 
Pòrtaja.  s.  f.  Porteria;  Specie  di  ricetto  che 

si  pratica  alle  porte  d'alcuni  conventi. 
I^orta'bacclxetta  s  f.  Cannelli.  T.  armaj. 
Due  boccinoli  o  corlj  tubi  di  metallo,  i  quali  sal- 
dati lungo  la  canna  dell'arehibuso  danno  passaggio 
e  fanno  sostegno  alla  bacchetta  posta  nel  canale. 
Portalba^i  s.  m.  Lavamane  e  meglio  Lava- 
mani, Portabacile,  Roggicaiinella:  Arnese  di  le- 
gno 0  di  ferro,  composto  di  aste  verticali  ritte 
su  tre  piedi,  terminate  in  allo  da  un  cerchio  da 
posarvi  la  catinella  per  lavarsi  le  mani. 
I*ortal>is*g"©tti  s.  m.  Portabiglietli:  Arnese 
di  pelle  0  d  altro,  in.  forma  d  un  piccolo  libric- 
cino,  da  mettervi  i  biglietti  ossia  la  carta  mo- 
netata. É  un  neologismo  sostituito  alla  voce  Por- 
tamoneta  V.  Portumonwa. 
PortalbSttig-g-e  s.  m.  Portabottiglie:  Pa- 
niera 0  simile  strum.  a  più  scompartimenti,  per 
uso  speciale  di  portare  le  bottiglie. 

II  Porlabottiglie,  dicesi  anche  Una  specie  di  piallino 
con  sponde  rilevate,  su  cui  si  tengono  a  mensa 
le  bottiglie  per  non  macchiar  di  vino  la  tovaglia. 
I*oi*ta§er*ÌM.  s.  m.  Stoppiniera:  Arnese  da 
adattarvi  gli  stoppini  affine  di  farsi  lume  allo 
oscuro.  Ve  n'ha  di  varie  sorte,  come  La  stop- 
piniera a  vasetto.  La  stoppiniera  a  cassetta,  La 
stoppiniera  in  asta. 


POR 


POR 


609 


I 


rortacòa  s.  m.  Codione  e  Codrione  :  Pro- 
minenza, in  cui  sono  impiantale  le  penne  che 
forman  la  coda  de'  volatili. 

I*ortad.ósci  s.  m.  Confelliera,  e  nell'aso  an- 
-  che  Portadolci  :  Arnese  fatto  di  varie  fogge  da 
portar  dolci  e  confelli. 

I?orta-éuios.m. Oliera,  Portampolle:  Arnese 
di  metallo  o  di  cristallo  o  di  legno  o  d'altro, 
da  tenervi  come  incastrate  due  ampolle  di  cri- 
stallo, una  per  l'olio,  l'altra  per  l'aceto,  da  porsi 
sulla  mensa,  per  condir  l'insalata  o  altro. 

I-*or*ta-éii.ve  s.  m.  Uovarolo:  Vasetto  di  por- 
cellana, di  cristallo  o  altra  materia,  su  cui  len- 
gonsi  le  uova  colle  col  guscio  nel  mangiarle, 
acciò  non  iscoilino  le  mani. 

I^ortafìeng'g'ios.  m.  Portafogli  e  Portafoglio: 
Arnese  per  lo  piiì  di  pelle,  in  forma  di  libro, 
legatovi  dentro  un  quadernoccio  di  carta  da  ap- 
puntarvi checchessia,  e  diviso  pur  nella  parte  di 
dentro  in  due  o  più  tasche  da  mettervi  scrit- 
ture, lettere  o  sim.,  per  poterle  portare  senza 
smarrirle  e  guastarle;  e  si  chiude  infilando  una 
lìngua  che  sporge  da  una  delle  due  parli,  in  una 
staffa  che  è  nell'altra  parte. 

rortag-otti  s.  m.  Portabicchieri,  Vassoino 
da  bicchieri  :  Piattino  alquanto  minore  di  quello 
delle  bottiglie  (V.  Portabòttigge  nel  2?  signif.) 
ed  al  medesimo  oso. 

[Portalapis  s.  m.  Matitatoio:  Slrum.  piccolo 
fatto  a  guisa  di  penna  da  scrivere,  nel  quale  si 
mette  la  matita  per  oso  del  disegnare  o  per 
iscrivere  per  mezzo  d'una  punta  di  lapis  piombino; 
dicesi  anche  Toccalapis. 

Tortale ttere  s.  m.  Portalellere  V.  Cantal- 
letto  ila  posta. 

l'ortaltì  mme  s.  m.  Tondo,  Soltolame,  Po- 
sjlume:  Pezzo  circolare  o  quadrangolare,  di  pelle, 
di  panno,  d'incerala  o  anche  di  metallo,  sul 
quale  si  posa  il  lume  da  conversazione  o  altra 
simile  lucerna  a  olio,  alDnchè  non  ne  resti  per 
avventura  insudiciata  la  tavola.  -  Giardiniera , 
Sorta  di  largo  sottolume,  per  lo  più  ricamato,  e 
guernilo  di  foglie  e  fiori  artefalli  di  lana  varia- 
mente colorata  o  di  cinigia. 

Portamantello  s.  m.  Porlamantello:  Spe 
eie  di  valigia  o  sacca  tonda  da  rinvolgervi  il 
mantello  o  altri  arnesi  viaggiando  a  cavallo,  le- 
gandola dietro  alla  sella;  altrim.  Portacappe. 

I*oi*tamiccia  s.  f.  Accenditoio,  Buttafuoco: 
Mazza  di  legno  con  miccia  accesa  per  dar  fuoco 
al  cannone,  tenendosi  a  conveniente  distanza. 

rortamonsea  s.  m.  Portamonela.  Voce 
dell'uso:  Piccola  bor.^a  di  pelle  con  fermaglio 
ad  uso  di  tenervi  il  danaro  che  uno  porla  ad- 
dosso nelle  tasche.  Essendo  oggidì  sostituita  alla 
moneta  la  carta  ossia  i  biglietti,  invece  del  Por- 
tamonela usasi  il  Porlabiglielli  V.  Portahiggetli 

X*ortaa3Lor*scio  s.  m.  Porlamorso:  Pezzuol 
di  cuoio  che  regge  il  morso  del  cavallo,  ed  è  in 
due  parti,  una  attaccata  alla  sguancia  e  l'altra 
olla  If'stiera. 

rortante  s.  m.  Ambio,  Ambiatura,  Portante; 
Andatura  di  cavallo  a  passi  corti  e  veloci  mossi 
in  contrattempo. 
S  Piggià  ò  portante;  Pigliar  l'ambio  e  il  portante, 
mdaf.  vale  Andarsene. 

Portantinii-a  V.  Bùscioa  nel  1»  signif. 

Portapseg-xia  o  I*ox*tapar©eg'ua; 

Casaoou,  Dizionario  G«novet9-Jtaliano. 


Posaombrelli  :  Arnese  di  metallo,  per  Io  più  di 
ferraccio  Cghisaj,  composto  d'un  ritto  imperniato 
in  on  fondo  o  piattello  assai  largo,  con  sòpravi 
un  cerchio  o  altro  appoggiatoio,  nel  quale  si  po- 
sano capovolti  gli  ombrelli  bagnali,  perchè  non 
isgocciolino  sui  pavimenti  delle  stanze. 

iPor.tapenne  s.  m.  Pennaiuolo  :  Slrum.  a 
guisa  di  bossolo,  da  tenervi  le  penne  da  scrivere. 

P»  or  tapis  tolle  s.  m.  Fonda:  Arnese  fallo 
per  custodia  delle  pistole. 

I*ortasig'àri  s.  m.  Portasigari:  Custodia  o 
Astuccio  ove  si  ripone  un  certo  numero  di  si- 
gari da  portare  in  lasca. 

Portastang'b.e  s.  m.  Portastanghe.  T.  sel- 
laj.  Cigna  di  cucio  assai  larga  che  appoggia  sul 
tasto  0  sellino,  per  tener  ferme  sopra  la  groppa 
del  cavallo  le  stanghe  del  barroccio,  calessino 
0  altro  simil  legno. 

I*ortastecclxi  s.  m.  Porlastecchi:  Arneselto, 
in  cui  si  pongono  gli  sleccadenti. 

PortastaflPe  s.  m.  Stallile:  Striscia  di  cuoio, 
alla  quale  sta  appiccata  la  staffa. 

I*ortavóxe  s.  m.  Portavoce  o  Tromba  ma- 
nna. T.  mar.  Grande  imbuto  metallico  fallo  a 
modo  di  tromba,  del  quale  si  fa  uso  per  parlare 
da  lontano  o  in  mezzo  al  rumore  del  vento  e 
del  mare. 

I*orté  s.  m.  Portiere,  Portinaio,  Portioaro  e 
Porliniero;  quest'ultima  voce  è  disusala:  11  cu- 
stode 0  guardiano  della  porla. 

I*ortéa  s.  f.  Portiera  e  Portinaia  :  Colei  che 
ha  in  guardia  la  porta  di  casa,  ovv.  La  moglie 
del  portinaio. 
I)  Portiera,  per  Quella  tenda,  di  materia  più  grave, 
che  ponesi  alle  porle  negli  appartamenti,  per  pa- 
rar l'aria,  la  vista  o  anche  per  ornamento. 

—  da  carossa  ;  Sportello. 

—  de  ciusse;  Portatrice:  Colei  che  alla  maUioa 
dallar  piazza  del  mercato  porta  a  pago  in  capo 
gli  ortaggi  e  le  frutta  alle  botteghe  dell'erbaiole 
e  frutlarole. 

F^òrtcg-o  s.  m.  Portico:  Luogo  coperto  e  so- 
stenuto da  colonne  o  da  pilastri  nel  lato  aperto, 
che  circonda  o  fiancheggia  cortili,  piazze  o  vie. 
w  Vestibolo:  Specie  di  portico  che  è  avanti  la  mag- 
gior porta  d'un  edilizio,  o  immedialamente  dopo 
di  esso,  e  che  mette  alla  corte,  alla  scala  o  altre 
parti  della  casa. 

I*ortelletto  s.  m.  Sportellello  e  Sportellino: 
Piccolo  oscetto  in  alcune  porle  grandi  ;  ed  anche 
Quella  piccola  imposta  che  serve  per  chiuderlo 
ed  aprirlo. 

—  da  gaggia  ;  Sportello  od  Usciolino  della  gabbia. 

—  da  porla  de  casa  ;  Spia  :  Piccola  apertura,  qua- 
dra 0  tond.'i,  ne  :'uscio  di  casa,  attraversata  da 
spranghette  di  ferro,  per  veder  la  persona  che 
picchia  0  suona,  e  darle  libero  accesso  in  casa. 
La  spia  talora  è  nel  muro. 

—  di  càsoiu;  Toppa,  Toppino,  Brachetta:  Pezzo 
quadro  sul  davanti  de'  calzoni,  il  quale  si  apre 
abbassandolo  e  si  chiude  rialzandolo,  ed  abbot- 
tonasi alle  serre.  Or  comunem.  i  calzoni  non 
si  fanno  a  '.  jppino,  ma  a  sparato  CcoU'avertùa 
davanti). 

— .  dd  fornello;  Sportellello  e  più  comanem.  Spor- 
tellino. 
S  Portelletli  da  carossa;  Sporlellelli,  Sportellini: 
Quelle  aperture  della  carrozza  che  si  sogliono 


610 


POR 


POS 


chiudere  con  cristalli  per  difendersi  dall'  aria  e 
dalla  polvere. 
I>ortello  s.  ni.  Sportello:  L'entrala  delle  bot- 
teghe tra  l'iin  muricciuolo  e  l'altro,  ed  anche 
Quell'imposta  che  talvolta  vi  si  mette, 
n  Sportello,  dicesi  pure  d'Altre  imposte,  come  quella 
d'un  armadio,  d'una  carrozza,  d'un  pance  di  bot- 
tega e  sim. 

—  da  bótte;  Mezzule  :  Larga  apertura  fatta  in  uno 
dei  fondi  della  bolle  per  poterla  meglio  ripu- 
lire. Essa  chiudasi  con  un  pezzo  d'asse  adattalo, 
fhiamato  Sportello,  mediante  una  chiave  (sian- 
ghettaj  che  si  caccia  a  forza  nella  staffa  fma- 
neggia  do  portelloj. 

—  do  soà  li'ùmi-a  bùttega,  ecc.;  Caloralta,  Bòtola 
e  or  comiuiem.  Bòdola:  Buca  per  lo  più  quadra, 
che  in  alcune  botteghe  o  in  povere  case  è  nel 
palco  0  soflìlto  a  uso  di  dare  con  scala,  per  lo 
più  a  pinoli,  una  comunicazione  diretta  tra  due 
stanze,  l'una  sopra  l'altra,  e  chiudesi  con  ribalta. 

%  Portelli;  Portelli,  in  Marin.  diconsi  Le  aperture 
di  forma  quadra  che  si  fanno  nei  fianchi  delle 
navi,  per  ognuna  delle  quali  esce  la  volala  o  bocca 
d'un  cannone.  -  Mantdletti  de'  portelli  diconsi 
Quei  battenti  o  imposte  che  chiudono  e  otturano 
esattamente  i  portelli  delle  navi. 

—  d'un  quaddro;  Portelli:  Quelle  imposte  d'assi 
sottili  che  servono  a  coprire  e  difendere  la  pit- 
tura d'una  tavola,  d'un  quadro. 

I*orto  s.  m.  Porto:  Luogo  nel  lido  del  mare, 
ben  riparato  da'  venti  fortunali,  dove  le  navi  ap- 
prodano, vi  trovano  ricovero,  vi  fanno  le  loro 
operazioni  commerciali,  vi  si  raddobbano,  vi  si 
approvvigionano  e  vi  soggiornano  quando  non 
hanno  occasione  di  navigare. 
«  Porto,  metaf.  Lungo  sicuro  da  rifugiarsi,  Rifu- 
gio, Asilo,  Ricovero, 
tt  —  per  Portatura,  Condotta,  La  spesa  per  pagare 
il  porto  d'una  cosa. 

—  d'arme;  Porto  d'armi  :  Licenza  di  portar  armi. 

—  /'ranco;  Porto  franco,  dicesi  nel  commercio  Quello 
ove  i  mercatanti  di  tulle  le  nazioni  possono  ca- 
ricare 0  scaricare  i  loro  vascelli  senza  pagar  da- 
zio 0  gabella. 

S  Ése  a  hòn  porto;  Essere  a  buon  porto  V.  Èse. 

Pox*tog-Iieize  s.  f  Portoghese.  T.  mar.  spe- 
cie d'inghinaiura,  colla  quale  si  legano  le  due 
estremità  superiori  d'una  biga  o  quella  d'un  ago, 
con  un  albero. 

I*ortOii  s.  m.  Portone.  Acer,  di  Porta:  Porla 
assai  grande  donde  passa  anche  una  carrozza,  e 
diconsi  generalm.  Quelle  dei  gran  palazzi,  de'pub- 
blici  edifizj,  ecc. 

I*oirtòu.  s.  m.  Portatore:  Che  porta:  0  l'ea  un 
bullo  pori óu  da  Cristi;  Egli  era  nn  valente  por- 
tatore di  Cristi. 

I*ortóa  p.  pass.  Portalo  V.  Porta  (verbo). 
«  Portato,  Inclinato,  Propenso,  Acclino,  Dedito,  Af- 
fezionato e  sim. 

Portùg-à  s.  m.  Arancia  di  Portogallo,  e  abusiv. 
Arancia,  Melarancia. 

I*orze  v.  a.  Porgere:  Approssimare  checchessia 
tanto  a  uno  che  possa  arrivsrlo. 
n  Adoperato  rn  sf-nso  neui.,  e  dello  d'usci,  di  fine- 
stre 0  .simili,  vale  Esser  vòlto  o  Aver  esito,  e 
dicasi  Riuscire,  Rispondere:  Questo  barcdn  S 
porze  in  stradda;  Questa  finestra  riesce  o  ri- 
sponde sulla  strada. 


—  o  man;  Limosinare,  Mendicare,  Andar  pezzendo, 
accanando,  cercando  limosina. 
%  Chi  ha  bezéugno  dò  fcugo  porze  5  dìo  V.  D'io. 
Porzion  s.  f.  Porzione:  Parte  d'un  tutto  di- 
viso e  considerato  come  tale. 
»  Porzione,  per  Ciò  che  tocca  compartendosi  al- 
cuna cosa;  allrim.  Parte,  Stregua,  Rata. 
«  —  Parlando  di  cibi,  vale  La  quantità  di  vivande 

che  si  suol?  servire  a  ciascuna  persona. 
$  Fd  e  porzioin;  Far  le  parli:  Dividere  per  di- 
stribuire 0  Distribuire  le  porzioni  divise. 
<;  InrataporziòaN  (\w%\.ii  locuz.  alla  sua  s«de  alf. 
P*Ò8a  s.  f.  Posa,  Pausa,  Fermata,  Sosta;  Riposo. 
I*òsà,  V.  a.  Posare:  Por  giù  il  peso  o  la  cosa 
che  l'uom  porta. 
1)  Posare,  in  signif.  neut.  dicesi  di  Cose  che  si  ap- 
poggiano ed  hanno  lor  fondamento  e  sostegno 
sopra  altre, 
n  —  Lo  dicono  gli  Scultori  e  Pittori  delle  figure 
che  fanno  Quando  hanno  queir atllludìne,  in  cui 
naluralmenle  si  reggerebbero. 
§  Pòsàse  n.  p.  Posarsi,  Riposarsi,  Fermarsi,  Quie- 
tarsi ;  e  talora.  Assidersi,  Star  seduto. 
I*òsaciàri  V.  Posapiano. 
Posamolle  s.  ra.  Posamolle:  Arnese  da  po- 
sarvi le  mo.le  del  camminetlo. 
I*òsapé  s.  m.  Soppedaneo  :   Piccolo   tavolato 

di  legno,  su  cui  si  posano  i  piedi. 
Posapiano  s.  m.  Posapiano:  Sogno  che  così 
espresso  trovasi  sovente  sopra  casse,  cassette  o 
sim.,  che  si  mandano  per  vetiura  o  sui  naviglj, 
siccome,  indizio  che  contengono  cose  fragili,  ac- 
ciocché vengano   posate  piano  e  con  riguardo. 
"  Posapiano,  dicesi  per  ischerzo  di  Chi  è  tardo 
e  lento  ne'  suoi  movimenti  e  nelle  sue  opera- 
zioni; altrim.  Sant'Agio. 
Posata  s.  f.  Posata:  I  tre  slrum.,  forchetta, 
cucchiaio  e  coltello,  che  si  pongono  alla  mensa 
davanti  a  ciascuno  per  uso  di  prendere  e  par- 
lire  le  vivande. 
S  Slùccio  de  posate;  Astuccio  o  Sluccio  da  posale. 
Spesso  metlonsi  in  astucci   diversi   i   cucchiai, 
le  forchette,  i  coltelli;  in  tal  caso  dicesi  Cucchia- 
jera  l'astuccio  de' cucchiai;  Forchettiera  quello 
delle  forchelle;  Coltelliera  l'astuccio  dei  coltelli. 
Poscilbile  add.  Possibile,  ante.  Possevole: 
Quel  che  può  essere,  Quel  che  può  farsi. 
S  Fd  5  puscibile;  Far  il  possibile:  Fare  di  lutto. 

Fare  ogni  sforzo. 
S  Poscibile!  Possibile!  É  egli  vcrol  Può  egli  darsi 
0  farsi!  Esclamaz.  di  maraviglia. 
Poscilbilitee  s.  f.  Possibilità   e  Possibillà: 
Astr.  di  Possibile:  Il  potere,  Possa,  Possanza, 
Ciò  che  si  può  fare  da  alcuno. 
M  Possibilità,  per  Facoltà,  Averi,  Beni  di  Fortuna. 
Poscidente  s.  m.  Possidente:  Colni  che  ha 

poderi  e  possessioni. 
"Poscitése  s.  m.  Damo,  Cicisbeo,  Vago:  O 

ré  ó  mcB  poscilese;  É  il  mio  damo. 
Pòse  (Sùnnàle);  Sonar  a  morto,  vale  Sonare 
in  maniera  funebre,  Sonare  per  avvisare  al  po- 
polo il  mortorio. 
Poso  0  Pòsóvi  add.  Raffermo  :   Pan  poso 
0  posóu  ;  Pane  raffermo,  cioè  colto  da  più  d'un 
giorno.  Dicesi  anche  di  altri  commestibili  quando 
non  sono  più  freschi,  Vieto. 
Poso  s.  m.  Polso  :  3Ioto  delle  arterie  che  si  sente 
mediante  il  tallo,  e  talvolta  L'arteria  medesima. 


POS 


POS 


«11 


n  Polso,  per  Quel  luogo,  dove  la  mano  si  conginnge 
al  braccio,  cui  comuripm.  toccano  i  medici  per 
comprendere  il  moto  dell'arteria;  altrim.  Carpo. 

H  Tempia,  per  Quella  parte  posta  fra  l'occhio  e 
l'orecchio;  e  ciò  perchè  ivi  senlesi  la  pulsazione 
de  l'arteria. 

S  Pósi;  Pollici.  T.  cahelt.  Pezzi  di  ferro,  su  cui 
applicandosi  la  mano  delPartigiano,  si  abbassano 
e  sollevano  le  platine. 

—  debole  ;  Polso  debole  :  Quello  che  debolmente 
balte  contro  le  dita. 

—  duo;  Polso  duro:  Quello  nel- quale  l'arteria  re- 
siste, e  comanica  un  orto  insolito  al  polpastrello 
delle  dita. 

—  eguale;  Polso  eguale:  Quello,  le  cai  pulsazioni 
si  somiglano  perfettamente  in  ogni  loro  intervallo. 

—  frequente;  Polso  frequente:  Quello,  le  cui  pul- 
sazioni sono  frequenti. 

—  intermittente  ;  Polso  intermittente:  Quello  che 
per  due,  tre  od  anche  piiì  battute  si  ferma,  poi 
ricomincia  a  battere. 

—  irregolare;  Polso  irregolare  od  ineguale:  Quello, 
le  cui  pulsa2:ioni  ritornano  ad  intervalli  ii  eguali 
0  non  unilurmi  sotto  qualsiasi  aspetto. 

—  lento;  Polso  lento:  Quello,  le  cui  battute  sono 
al  disotto  di  n.  56  o  5i  per  ogni  minuto  primo. 

—  naturale  V.  sotto  Poso  regolare. 

—  profondo;  Polso  profondo:  Quello  che  non  si 
sente  che  con  pena  calcando  fortemente  il  dito. 

—  regolare;  Polso  naturale  o  normale:  Quello  che 
è  eguale,  regolare,  non  frequente  né  tardo,  mo- 
derato nella  forza  e  nella  celerità,  elastico  senza 
durezza,  e  le  cui  battute  sono  dalle  58  alle  62 
ogni  minuto  primo. 

—  teizo  ;  Polso  teso  :  Quello,  nel  quale  l'arteria  pare 
nna  corda  tesa. 

S  Avei  dò  poso;  Aver  buon  polso,  flgurat.  vale 

Esser  ricco,  facoltoso. 
S  Batte  5  poso;  Battere  il  polso,  dicesi  di  Quel 

moto  all' infuori  che  fanno  le  arterie  scorrendovi 

dentro  il  sangue. 
S  Battila  de  poso  ;  Polseggiamento  :  Battuta  o 

Battimento  del  polso. 
S  Omino  chi  ha  do  poso;  Uomo  di  polso,  dicesi 

generalmente  di  Chi  è  ricco  e  facoltoso. 
S  Tocca  ó péso;  Toccare,  Tastare,  Cercare  il  polso. 
I*ospoiiii-e  V.  a.  Posporre:  Mettere  dopo, 

conlr.  di  Anteporre, 
ti  Posporre,  in  term.  tipogr.  è  Un  errore  nel. com- 
porre, che  consiste  nel  mettere  dopo   ciò  che 

dovea  andare  innanzi. 
I*ospoxiziòn  s.  f.  Posposizione:  Il  posporre. 
"  Posposizione,  in  term.  tipogr.  L'atto  del  posporre 

e  Le  parole  posposte. 
I*c>ssa  s.  f.  Poiza:  Luogo  concavo  e  piccolo, 

pieno  d'acqua  ferma, 
n  Bottino,  Pozzo  nero  :  Fossa  coperta,  nella  quale 

si  scarican  le  fecce  umane  per  ridurle  a  cessino. 

Chiusino  dicesi  II  coperchio  di  pietra  con   cui 

serrasi  il  bottino. 

—  do  liamme;  Palude  o  Buca  del  letame:  Piccola 
fossa,  nella  quale  si  raduna  il  sugo  proveniente 
dal  letame.  Con  questo  sugo,  che  anche  dicesi 
Liquor  del  letame,  s' inaflQa  di  tempo  in  tempo 
il  letamaio  per  maturarlo. 

I*ossecle  v.  a.  Possedere:  Aver  in  sua  potestà 
0  potere,  Tenere  il  possesso  d'alcuna  cosa,  Es- 
sere signore,  padrone. 


Possesso  s.  ra.  Possessore,  Posseditore:  Che 

pus-iede 
Posso  s.  w.  Pozzo:  Buca  tonda,  per  Io  più 
murala,  scavala  in  terra  a  conveniente  profon- 
dila, perchè  VI  sccitiiriseano  e  vi  si  conservino 
acque  sotterranee  da  attingere  per  bere  e  per 
altri  usi  domestici. 

n  Pozzo,  per  similit.  si  dice  anche  d'altre  cose: 
Posso  de  dinas,  de  féugo,  ecc.;  Pozzo  di  danaro, 
di  fuoco  e  sim. 

"  —  Nel  giuoco  dell'Oca  è  Quel  sito,  dove  chi 
arriva,  paga,  e  vi  sta  a  tanto  che  un  altro  lo  cavi. 
—  artesian;  Pozzo  artesiano:  Pozzo  d'acqua  viva,  , 
ma  saliente,  cioè  ascendente  alla  superficie  dei 
suolo,  ora  più  ora  meno. 

§  A  seggia  a  va  tante  volte  a-o  pdsso  che  a  fin 
a  gh' arresta  o  a  se  rdmpe  V.  Seggia. 

S  Bócca  d5  posso;  Bocca  del  pozzo:  L'apertura 
superiore  del  pozzo. 

S  Èse  cómme  5  pòssa  de  San  Patrizio;  Essere 
come  il  pozzo  di  S.  Patrizio,  vale  Non  conten- 
tarsi mai.  Non  empiersi  mai  ;  che  anche  dicesi 
Essere -come  il  calderone  d'AHopascio. 

§  Fd  velde  a  limn-a  tn  tò  posso  V.  Lùnn-a. 

S  Pdpèlo  dò  posso  ;  Parapetto  del  pozzo  :  Qìiella 
parte  del  pozzo  che  snprasla  al  suolo.  -  Sponda 
0  Orlo  del  puzzo  dicesi  La  parte  superiore  dei 
parapelto,  sovra  cui  si  appoggia  la  secchia. 

%  Taggia  dò  posso;  Carrucola. 

S  Tramezann-a  dò  posso;  Vela:  Muro  verticale 
che  per  alcune  braccia  divide  in  due  il  vano 
del  pozzo,  quando  questo  è  comune  tra  due  case 
contigue. 
Posta,  s.  f.  Posta:  Luogo  dove  si  danno  e  si 
portano  le  lettere. 

n  Posta  :  Luogo  dove ,  in  correndo  la  posta ,  si 
mutano  i  cavalli. 

n  —  Il  luogo  destinato  nelle  stalle  a  ciascun  cavallo. 

n  ^-  In  term.  di  caccia,  Quel  luogo  o  parte  della 
selva,  dove  si  suol  metter  il  cacciatore  atundendo 
che  passino  le  fiere  cacciHle,  che  vuol  pigliare. 

"  —  Quella  somma  di  danaro ,  che  i  giuocalori 
concordano  che  corra  vollii  per  volta  nel  giuoco. 

ti  —  Nelle  Cartiere  diconsi  Tanti  foglj  e  feltri, 
alternalamente  ammontati  sulla  ponitora  (pone- 
dévjaj  quanti  ne  debbono  andare  in  una  volta 
sotto  la  soppressa. 

S  Andd  a  posta;  Andare  alla  posta.  T.  de'cacciat. 
V.  Andà. 

S  Camalletto  da  posta  V.  questa  voce  nel  Diz. 

S  Dà  a  bulla  de  posta  V.  Balla. 

S  De  questa  posta;  Di  questa  posta.  Si  dice  per 
dinotare  La  grossezza  o  la  grandezza  d'alcuna 
cosa,  ma  s' intende  che  questa  frase  venga  ac- 
compagnata da  un  gesto. 

S  Meistro  de  posta;  Maestro  di  posta,  Postiere, 
Poslemastro:  Quello  che  tiene  i  cavalli  della  posta. 

%  Pertùzo  da  pos'a  de  lettere;  Buca  della  posta. 

S  Viaggia  in  posta  ;  Andare  o  Viaggiare  in  pesta 
0  per  le  poste,  Posteggiare:  Viaggiare  mutando 
i  cavalli  ad  ogni  posta. 
Posta,  V.  a.  Postare  :  Propriam.  Collocare  le 
schiere,  i  soldati,  le  sentinelle  ne' loro  posti;  e 
talora  semplicem.  per  situare,  Collocare,  ecc. 

S  Postdse  n.  p.  Postarsi,  Collocarsi,  Mettersi  id 
un  luogo. 

»»  —  Appostarsi  :  Mettersi  in  un  qualche  luogo 
appunto  per  osservare  od  ispiare  checchessia. 


612 


POT 


POV 


Postema  s.  m.  Postema,  Apostema  :  Tumore 
cagionalo  da  materia  umorale  e  marciosa  raccolta 
in  qualche  parte  del  corpo  animale;  altrim.  Ascesso. 

I*osterit0©  s.  f.  Posterità,  Discendenza:  1 
posteri,  I  discendenti. 

I*ostig'g'ióii  s.  m.  Postiglione:  Colui  che 
guida  i  cavalli  della  posta,  cavalcandone  uno. 

I*ostig'g'iónM.-a   (ÀJ;  Alla   maniera,   A 
modo  dei  postiglioni. 
S  Stivce  a  postigyiònn-a;  Stivali  duri,  Stivali  da 
postiglioni  V.  Stiva. 

Postilla  s.  f.  Postilla:  Qnelle  parole  brevi  e 
succinte  che  si  pongono  in  margine  ai  libri  in 
dichiarazione  del  tosto. 
S  Fd  de  postille;  Postillare:  Far  postille  al  mar- 
gine di  qualche  libro  o  scrittura. 

Postlsso  add.  Posticcio:  Aggiunto  di  Cosa  che 
non  è  naturalmente  in  suo  luogo,   ma   postavi 
dall'arte  o  dall'accidente. 
S  A  postisso  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 

Posto  s.  m.  Posto,  Luogo,  ed  anche  Piazza, 
Sito:  Spazio  che  si  occupa  o  Termine  conle- 
nente i  corpi. 
«  Posto,  per  Piazza,  Uffizio,  Impiego,  Carica:  Aveì 
un  bello  posto;  Avere  un  bel  posto  o  un  posto 
luminoso  e  lucroso. 
M  —  Nella  Milizia,  Luogo  occupato  da  un  corpo 
di  soldati,  e  II  luogo  altresì  assegnato  a  ciascun 
soldato. 

—  avunsòu;  Posto  o  Guardia  avanzata.  T.  milit. 
Luogo  occupato  da  una  guardia  sull'estremità  più 
vicina  al  nemico. 

—  davanti  0  derré  da  carossa;  Posto  anteriore  o 
posteriore  nella  carrozza. 

%  Aveì  0  primmo  posto;  Tenere  il  primojluogo  : 
Precedere  altrui. 

S  Cede  ò  posto;  Cedere  il  luogo:  Dare  altrui  la 
precedenza. 

S  £se  a  so  posto;  Essere  nella  sua  piscina,  figur. 
vale  Essere  in  quello  stato  che  più  sì  avviene. 

§  Fd  dò  posto  ;  Far  posto,  Far  luogo. 

S  Levd  da  posto;  Spostare,  Slogare. 

§  Mette  a  posto;  Allogare:  Collocare  la  cosa  dove 
richiede  l'ordine  e  il  luogo  ad  essa  destinato, 
Mettere  in  assetto. 

«  —  a  posto  un  brasso,  ùnn-a  gamba,  ecc.;  Ri- 
porre un  braccio,  una  gamba,  un  osso,  ecc.  V. 
Mette. 

S  Mettise  a-o  posto  d'un  atro;  Mettersi  in  luogo, 
in  vece  o  nelle  veci  d'un  altro. 

S  Occùpd  un  posto  ;  Tenere  il  luogo  :  Occupare 
alcun  posto. 

S  Perde  6  posto  0  l'impiego;  Rimaner  fuori  di 
impiego. 
Potassa  s.lf.  Potassa.  T.  chim.  Sostanza  sa- 
lina composta,  che   oltiensi  calcinando  diverse 
specie  di  legno  e  liscivando  quindi  le  ceneri. 
Potensa  s.  f.  Potenza,  Possanza,  Potere. 

»  Potenza,  per  Stato,  Nazione. 

—  dò  reléuio;  Potenza.  T.  oriuol.  Pezzo  fermato 
con  viti  sulla  faccia  interna  della  cartella  infe- 
riore. L:i  potenza  riceve  uno  de'  pe.-nj  della  bi- 
lancia fhilancinj,  laltro  pernio  gira  nel  brac- 
ci nolo  (cocco). 

^  Braccetto  da  potensa  d6  reléujo;  Andòne.  Pia- 
strella d'ottone  scorrevole  in  una  incanalatura 
della  potenza.  Nell'andòne  gira  quel  pernio  della 
serpentina  che  è  dalla  parte  più  corta  detrasse. 


%  De  filo  e  de  potensa  m.  avv.  Per  maledetta  forza. 

Pòtrón  add.  Poltrone  :  Che   poltroneggia ,   A 
cui  piace  il  poltrire;  Poltro,  Pigro,  Neghittoso, 
Infingardo,  Fuggifatica, 
S  Èse  un  pòtrón  finto;  Aver  l'osso  del  poltrone: 

Esser  di  natura  pigro,  infingardo. 
%  Fd  5  patron;  Poltroneggiare,  Poltrire:  Vivere 
poltronescamente,  in  ozio  vizioso. 

Pòtronaja  s.  f.  Poltroneria,  antic.  Poltronìa: 
Lentezza  o  Tedio  nell'ojìerare:  Infigardaggine, 
Infingardia,  Inlìngardezza,  Pigrizia,  Neghillaggine, 
Anneghittimcnto. 
§  Ddse  à  pòironuja;  Darsi  alla  mandra,  cioè  alla 
vita  poltronesca  ed  oziosa. 

Pòtronasso  add.  Pollronaccio.  Peggior.  di 
Poltrone;  Poltroncione,  Infingardaccio,  Sciope- 
rone, Fantonaccio,  Pezzaccio  di  poltrone. 

Pòtronn-a,  s.  f.  Poltrona  :  Gran  seggiolone 
a  bracciuoli,  imbonito,  sul  quale  uno  si  può  ada- 
giare per  riposarsi,  e,  se  occorre,  anche  dormire. 

Pòttoli  s.  m.  pi.  Cernecchi,  Cerfugli  :  Ciocche 
di  capelli  separate  dal  resto  della  capellatura, 
pendenti  dalle  tempie  alle  orecchie. 

Pòttig-g-io  s.  m.  Poltiglia:  Qualunque  imbratto 
od  intriso  di  materie  ridotte  ad  uno  stato  quasi 
liquido;  Fanghiglia. 

Pòttin  (Avello  a-i  éiiggij  V.  tuggio. 

Pòttini  (Èaggi);  Occhi  cispi  o  cisposi  V.J^h5,i7jo. 

Póvee  0  Pó-vie  s.  f.  Polvere  o  Polve;  la 
2*  voce  è  per  lo  più  poetica  :  Terra  arida  o 
Altra  sostanza  qualunque  ridotta  in  particelle 
finissime,  da  poter  essere  mosse,  sollevate  o  tras- 
portale dal  vento  V.  Pàa. 
»t  Polvere,  per  Quella  composizione  di  salnitro, 
zolfo  e  carbone,  colla  quale  si  carican  le  armi 
da  fuoco;  e  dividesi  in  Polvere  da  cuccia  o  da 
schioppo,  che  è  di  granello  assai  fine;  in  Pol- 
vere da  cannone,  di  granello  mezzano,  e  in 
Polvere  da  mina,  di  granello  assai  grosso. 

—  da  nettezza  i  denti;  Dentifricio:  Polvere  da 
fregare  i  denti  per  ripulirli. 

—  de  Cipri;  Polvere  di  Cipri  o  Cipria:  Specie  di 
polvere,  compnsla  per  lo  più  d'amido,  talvolta 
odorosa,  di  cui  si  fa  uso  per  impolverare  i  capelli. 

—  de  marmo;  Polvere  di  marmo:  Si  adopera  per 
segale  i  marmi  e  per  altri  usi. 

%  Non  èse  quello  chi  ha  inventóu  a  pòvee;  Non 
esser  l'inveiilor  della  polvere,  vale  Non  essere 
il  primo  de' sapienti,  cioè  Avere  una  capacità 
assai  limitata. 
S  Qwllo  chi  fa  a  pòvee  da  spara;  Polverisla: 
Colui  che  fabbrica  la  polvere  delle  armi  da  fuoco. 

Pó-viéa  s.  f.  Polveriera:  Edilìzio  nel  quale  si 
fabbrica  o  si  conserva  la  polvere  per  le  armi 
da  fuoco. 

Povien  s.  m.  Scudetto  e  Scudellino  :  Slrum. 
di  ferro  o  d'ottone  fallo  a  guisa  di  piccola  coppa 
ed  incastralo  nella  cartella  delle  armi  da  fuoco 
portatili ,  posto  sotto  il  focone  della  canna  per 
ricevere  il  polverino  deli'innescatura.  -  Focone, 
che  anche  in  dialetto  dicesi  Pòvicn,  Quel  pic- 
colo buco  nell'estremo  d'ogn'arma  o  bocca  da 
fuoco,  che  dalla  superficie  esteriore  della  canna 
va  sino  all'anima,  e  nel  quale  s'introduce  la 
polvere  o  lo  stoppino  per  dar  fuoco  alla  carica 
chiusa  nella  camera. 
S  Mette  a  pòvee  in  scio  pdvien;  Innescare,  Cibare. 

Pò-veo  add.  (usasi  anche  in  forza  di  sost.) 


PR^ 


PRE 


613 


Povero,  Mendico,  Pezzente,  Accattapane,  Accat- 
tone, Accattatozzi, 
n  Povero,  per  Chi  ha  mancamento  o  scarsità  delle 
cose  che  gli  bisognano,  contr.  di  Ricco;  Biso- 
gnoso, Necessitoso,  Indigente, 
n  —  iMeschino,  Gretto,  Angnslo,  Jlisero. 

—  diao;  Poveraccio,  Poverino,  Povero  diavolo,  Po- 
vera creatura,  dicesi  di  Persona  volendola  com- 
patire. 
5  De  ricco  diventa  pdveo  ;  Di  buona  badìa  esser 
a  cattiva  cappella,  dicesi  di  Chi  essendo   ricco 
vieno  in  povero  stato. 
S  Diventò  pòveo;  Impoverire  (neut.  ass):  Divenir 
povero,  Venir  a  povertà,  Cader  in  bassa  fortuna. 
S  Oh  pòveo  mi  !   Povero  me  !    Oh  me  tapino  ! 

Ahi  lasso!  Ohimè! 
S  Quando  5  pòveo  5  fa   limòxina   a-o   ricco  d 
diào  0  se  ne  rie;  Chi  fa  limosina  al  ricco,  fa 
la  pappa  al  diavolo. 

Ir*overts©  s.  f.  Povertà:  Scarsità  o  Mancanza 
delle  cose  che  bisognano  ;  Bisogno,  Inopia,  Bli- 
seria.  Indigenza. 

roxitivamente  avv.  Positivamente,  In- 
dubitatamente, Senza  fallo,  Certamente,  Per  certo, 
Sicuramente. 

Ir»oxiti-vo  add.  Positivo,  Reale,  Effettivo. 
»  Positivo,  Fuor  d'ogni  dubbio.  Indubitato,  incon- 
trastabile. Certo,  Sicuro. 

i^oxitùa  s.  f.  Positura,  Giacitura,  Atteggia- 
mento: Modo  con  cui  la  persona  oMa  cosa  è 
posata  0  atteggiata. 

I»oxizión  s.  f.  Posizione,  Positura  V.  Poxitùa. 
»  Posizione,  Situazione:  Positura  di  luogo, 
n  —  Nella  Milizia,  Situazione  d'un  campo,  d'una 

linea,  d'una  battaglia,  d'una  fortezza,  ecc. 
n  Situa/Jone:  Condizione  morale,  Grado,  Stato  di 

una  persona. 
S  Èse  in  cattiva  poxizidn;  Essere  in  dura  o  pe- 
nosa contingenza.  Biodo  figur. 

X^rsa  s.  m.  Prete,  ma  usasi  per  lo  più  da  noi  a 
modo  di  titolo  messo  innanzi  al  nome  proprio: 
Prce  Gioanin,  Prcc  Antògno,  ecc.;  Prete  Gio- 
vanni, Prete  Antonio,  ecc. 

l*i'eelévi  s.  m.  Pratajuolo,  Prelajuoio,  Pratolino. 
T.  bot.  Agaricus  campestris.  Fungo  eccellente, 
che  nasce  ora  solo,  ora  a  torme,  ora  cespitoso, 
ma  sempre  in  forma  d'uovo.  Sbucciato  che  sia, 
ha  il  gambo  cilindrico,  bulboso,  ottuso  alla  base, 
liscio,  cosparso  alla  cima  di  fiocchetti  bianchi. 
È  bianco  come  la  sua  carne  che,  esposta  all'aria, 
si  tinge  in  ocraceo-carnicino.  Il  cappello  dap- 
prima è  globoso  ;  crescendo  consersva  lungamente 
i  margini  ripiegati,  indi  si  fa  convesso,  e  final- 
mente piano;  la  sua  superficie  è  asciutta,  seri- 
cea, screpolala,  sporgente  al  margine,  dov'è  sot- 
tile come  una  membrana;  le  lamine  sono  spesse 
e  di  colore  tra  il  carnicino  e  il  porporino;  in- 
vecchiando divengono  nere.  Ve  n'hanno  7  varietà. 

l*reeve  s.  m.  Prete:  Quegli  che  ha  ricevuto 
l'ordine  e  il  carattere  del  presbiterato;  e  comu- 
nemente intendesi  per  Sacerdote  secolare  a  di- 
stinzione di  regolare, 
ti  Prete,  nell'uso  dicesi  Quell'arnese  di  legno  in- 
telaialo, a  cui  s'appicca  uno  scaldino  con  brace, 
e  si  mette  nel  letto  per  iscaldarlo;  altrim.  Tra- 
biccolo da  letto. 
S  Dee  da  beive  a-o  prceve  che  5  cego  5  l'ha  sob 
V.  Cego. 


S  O  prcBve  in  campa gniad pi ggia  ec.  V.  Compagnia. 

%  Pescio  pro've;  Pesce  prete,  Ragana.  T.  iltiol. 
IJ^runoscopus  scaber.  ppscetlino  di  mare  con 
lesta  tonda  quasi  come  il  ghiozzo  CghiggionJ, 
ma  pili  grosso. 

S  Sbaglia  finn-a  5  prceve  aU'artd;  Egli  erra  il 
prete  all'altare  V.  Artd. 

S  Son  ciù  i  sbìri  che  i  preevi  ;  Son  più  i  birri 
che  i  preti,  dicesi  comunem.  Quando  venendo  a 
morte  un  lale  che  in  vita  era  reputato  ricco,  si 
viene  a  conoscere  aver  lui  lasciali  tanli  debiti  che 
il  suo  patrimonio  basti  a  mala  fatica  per  pagarli. 
I*ra©vin  s.  m.  Pretino,  Dim.  vezz.  di  Prete; 

e  per  lo  più  si  dice  di  Prete  giovane. 
I*raeùsso  s.  m.  Pretazzuolo.  Peggior.  dì  Prete; 
e  si  dice  quasi  per  mostrare  la  bassezza  o  poca 
perizia  d'alcuno  che  sia  prete. 
JPratica  s.  f.  Pratica:  Uso  o  facil.tà  in  fare 
checfliessia,  acquistata  col  mollo  operare. 

«  Pratica,  Negozio,  Trattato,  Maneggio. 

n  —  Tirocinio,  Noviziato,  Scuola  da  cui  s'apprende 
un'  arte. 

li  —  La  persona,  colla  quale  abitualmente  si  pra- 
tica 0  si  conversa. 

n  —  Amor  disonesto  ed  anche  La  persona  che  è 
così  amata. 

%  Da  pratica;  Dar  pratica.  T.  mar.  Permettere 
a  coloro  che  giungono  da  paesi  sospetti  di  peste 
0  d'altra  malattia  contagiosa  d'aver  commercio 
libero  cogli  abitanti  del  porlo  o  della  città  a  cui 
arrivano,  dopo  aver  fatta  la  quarantena  prescritta 
dalle  autorità  sanitaria  del  luogo. 

%  Fd  a  pratica;  "Far  la  pratica,  vale  Acquistare 
pratica.  Esercitarsi  per  acquistar  la  pratica. 

it  Far  la  pratica  o  le  pratiche,  si  dice  anche  dei 
Giovani  dottori  o  di  medicina  o  di  legge  che 
stanno  per  un  dato  tempo  a  esercitarsi  nella  loro 
scienza  sotto  maesiri  o  pi'rsone  già  abilitate,  per 
poi  avere  anch'essi  facoltà  di  esercitar  pubbli- 
camente la  loro  professione. 

^  Fd  e  pratiche  nerrssàie  pe  ottegni  ùnn-a  cosa; 
Far  le  pratiche  :  Maneggiarsi  o  Raccomandarsi 
per  ottener  checchessia. 

$  Stette  in  pratica;  Porre  o  flettere  in  pratica. 
Praticare,  Mettere  in  effi-tto. 

S  Teuni  viva  ùnn-a  pratica;  Trattener  una  pra- 
tica: Tener  vivo  il  trattato, 

S   Va  citi  a  pratica  che  a  sciensa;  Val   più   la 
pratica  che  la  grammatica,  cioè  L'esperienza  è 
più  utile  del  sapere. 
I*ratiea  v.  a.  Praticare:  Frequentare,  Conver- 
sare, Aver  commercio. 

t)  Usato  in  signif.  neut.  vale  Usare ,  Costumare, 
Esser  consueto  a  fare. 
—  in  t'ùn  scito;  Praticare  in  un  luogo,  vale  An- 
darvi spesso,  Frequentarlo. 

S  Praticàse  n.  p.  Praticarsi,  Esser  in  uso.  Usarsi, 
Costumarsi. 

n  —  Frequentarsi,  Aver  commercio,   Conversare 

insieme. 

Praticante  s.  m.  Praticante  :  Quegli  che  fa 

pratica  in  una  scienza  sotto  maestri  o  persone 

già  abilitate. 

I^retoSg-g-i  V.  a.  Bislessare  :  Lessare  alquanto, 

che  anrh    di'-esi  Dare  un  bollore. 
•{•I*rel>óg'g'xe  s.  f.  pi.  Castagne  lesse:  Castagne 
secche  e  bianche,  cioè  mondate  dalla  scorza  e 
peluja  (lùggioj,  colle  nell'acqua. 


614 


PRE 


PRE 


•J-I>i-eTb5g'g"ión. . . .  Mazzo  d'ortaggi,  composto 
di  biele,  di  cavoli  cappucci  primaticci  (gngge), 
prezzemolo  ed  altri  camangiari,  che  usasi  comu- 
nemente da  noi  cuocere  col  riso  per  minestra, 
ft  Figurai,  vale  Guazzabuglio,  Piastriccio,  Potli- 
mccio  V.  Gazzabùggio. 

I*i*ecacciii  s.  m.  Procaccino  o  Buon  procac- 
cino: Colui  che  s'ingegna  per  ogni  modo  di 
guadagnare. 

I*reca,uzi5n  s.  f.  Precauzione:  Stadio  della 
mente,  pel  quale  divisiamo  i  mezzi  per  evitare 
a!can  male  o  di  procacciare  alcun  bene;  altrim. 
Cautela. 

I*reoed.e  v.  a.  Precedere  :  Andar  avanti,  Antì- 
andare,  Antecedere. 

I*reoettà  v.  a.  Precettare:  Mandar  il  precetto 
per  adempiere  a  qualche  pubblico  carico,  ed  an- 
che per  pajjare  o  per  comparire  in  giudizio  o  sim. 

I*x*e§ipita,  V.  n.  Precipitare:  Cadere  rovino- 
samente, come  Precipitare  (fa  una  rupe  e  sim. 
n  Precipitare,  presso  i  Chimici  dicesi  L'andare  a 
fondo  le  materie  già  dissolute  in  alcuni  liquori, 
quand'allri  vi  se  ne  mescolano  di  contraria  natura. 

—  ila  corda  da  loggia;  Scarrucolare,  dicesi  del 
libero  e  precipitoso  scorrere  della  corda  sulla 
girella  della  carrucola. 

«  Scarrucolare,  parlando  dell'orologio,  dicesi  del- 
l'Impetuoso e  subilo  girar  delle  ruote,  quando 
vien  tolto  l'asse  della  bilancfa  o  alcuni  pezzi 
dello  scappamento,  che  frenavan  la  forza  mo- 
trice prodotta  da  molla  e  da  contrappeso. 

—  tìnn-a  cosa;  Precipitar  alcuna  cosa:  Accelerar 
ad  eseguirla,  Farla  frettolosamente  e  male. 

S  Precipitàse  ù    p.  Precipitarsi  :  Andar  incontro 
a  chpcchf'ssia  temerariam.  e  senza  considerazione. 
I^re^ipitazión.  s.  f.  Precipitazione,  Preci- 
pilamenlo:  Il  precipitare. 

n  Precipitazione  :  Soverchia  fretta  e  imprudenza 
nell'operare. 
I*r05ipizio  s.  m.  Precipizio  :  Luogo  dirupato, 
dal  quale  si  può  agevolmente  precipitare;  Balza, 
Dirupo,  Scoscio. 

S  Andd  0  Mandò  in  precipizio;  Andare  o  Man- 
dare in  precipizio,  diciamo  dell'Andare  o  Man- 
dare in  perdizione,  in  rovina;  e  si  dice  di  roba, 
d'onore,  di  persone  e  sim. 

S  A  precipizio;  A  precipizio.  Posto av  v.  vale  Con 
modo  precipitoso,  Precipitatamente,  Precipitosa- 
mente, A  fracasso. 
I*recisa,  v.  a.  Determinar  con  precisione,  Pre- 
figgere, Statuire. 

—  d  giorno;  Indicare  il  giorno  preciso. 
I*jpeoisiòn  s.  f.  Precisione,  Esattezza,  Accu- 
ratezza. 

I*reolsfìa.  V.  Preci  si  ón. 

I*reou.r'só  s.  m.  Precursore:  Titolo  d'onore 
che  per  antonomasia  si  dà  a  S.  Giovanni  Bat- 
tista, per  aver  preceduto  il  Redentore. 

I*i:*e<ièlla  s.  f.  Predella:  Quello  scaglione  di 
legno  a  pie  degli  altari ,  sopra  il  quale  sta  il 
sacerdote  quando  celebra  la  messa. 

—  dò  cammin;   Pedana  V.   Bardella. 

Pre.dcstina  v.  a.  Prrdrsl,niire:  Statuire,  De- 
liberare, Destinare  avanti;  e  diersi  partieolarm. 
della  Scella  fatta  ab  eterno  da  Dio  di  alcune  per- 
sone per  operar  cose  grandi. 

«Predestinare,  si  dice  anche  del  Prevedere  che 
fa  Iddio  la  salute  degli  uomini. 


Predestinaziòn  s.  f.  Predestinazione, 
Predestino:  Decreto  eterno  di  Dio,  per  cui  al- 
cuno è  predestinalo  alla  gloria  del  cielo. 
Predi  V.  a.  Predire:  Dire  avanti.  Annunziare 
quello  che  ha  da  essere;  Profetare,  Vaticinare. 
Predica  s.  f.  Predica  :  Annunzio  fatto  al  po- 
polo della  parola  di  Dio. 

"  Predica,  per  Riprensione  o  Avvertimento. 

S  Fd  ùnn-a  predica  a  un;  Far  una  predica  o  un 
scilòma  ad  alcuno:  Parlargli  lungamente  o  per 
avvertirlo  d'alcun  errore  o  per  persuaderlo  a 
dover  fare  o  non  fare  alcuna  cosa. 
Predica  v.  a.  Predicare:  Annunziare  o  Di- 
chiarare pubblicamente  il  Vangelo  al  popolo  e 
riprenderlo  ne'  vizj. 

»i  Predicare,  per  Pubblicare  semplicemente,  Divul- 
gare, Far  noto. 

1»  —  per  Discorrer  ad  alla  voce  e  quasi  declamando. 

Il  Garrire,  Sgridare,  Riprendere:  0  n5  fa  atro 
che  predica  tùlio  ò  giorno;  E'  non  fa  altro  che 
garrire  tutto  'I  di. 

—  «  bragce  ;  Predicare  a  braccia  V.  A  bracge. 

—  a-o  deserto;  Predicare  a' porri  o  tra'  porri, 
Predicare  nel  deserto,  vale  Gettare  il  tempo  con 
favellare  a  chi  non  vuole  intendere. 

Predicato  s.  m.  Predicatore:  Colui  che  pre- 
dica; e  propriam.  Quegli  che  predica  o  annunzia 
le  verità  crisiiane  ;  e  per  estens.  Apostolo,  Ban- 
ditor  del  Vangelo,  Oralor  sacro.  Nunzio  di  Dio. 
ti  Predicatore,  nel  num.  del  più  Titolo  de' Frati 
di  S  Domenico. 

Predilezión.  s.  f.  Predilezione  :  Amore  par- 
ticolare che  si  porta  a  persona  o  cosa  piii  che 
ad  un'  altra. 

Predizion  s.  f.  Predizione,  Predicimento, 
Vaticinio,  Profezia. 

Prédoa  s.  f.  Prédola.  T.  cart.  Asse  alquanto 
inclinala,  sulla  quale  il  levatore  (levadò)  pone 
gli  uni  sopra  gli  altri  i  fogli  soppressati  della 
carta,  toltine  i  feltri,  e  quei  foglj  poi  sono  por- 
tati nello  spanditojo  fspandiój. 
Il  Prédola,  chiamasi  pure  nelle  Cartiere  Un  tavolo 
rustico,  su  cui  salgono  le  lavoranti  per  tendere 
sulle  corde  i  foglj  ad  asciugare  o  per  raccoglierli 
asciutti. 

Predomina  v.  a.  Predominare:  Aver  pre- 
dominio, Prevalere,  Signoreggiare. 

Prefazión  s.  f.  Prefazione:  Quel  discorso  che 
si  pone  innanzi  a  un'opera  per  dich  arare  lo 
scopo  dello  scrittore  o  l'importanza  dell'opera 
stessa;  altrim.  Proemio,  Preambolo,  Prologo. 

Preferì  v.  a.  Preferire:  Fare  scelta  d'una  per- 
sona 0  d'una  cosa  piuttosto  che  d'un'allra;  Pre- 
porre, Anteporre. 

Prefettùa  s.  f.  Prefettura:  Uffizio  e  Dignità 
di  prefetto.  . 
•I  Prefeliura:  Tribunale  di  prima  cognizione  com- 
posto di  diversi  membri  o  giudici,  cui  presiede 
un  Prefetto  stabile  per  amministrare  la  giustizia 
in  primo  grado  in  ogni  ciilà  capoluogo  di  pro- 
vincia; ed  anche  11  luogo  o  palazzo  ove  riseg- 
gono i  giudici  per  render  ragione. 

Prefizze  v.  n.  Profìggere,  Determinare,  Sta- 
tuire, Fermare,  Stabilire. 
§  Prefìzzisc  de  fa  0  nò  fd  ùnn-a  cosa  ;  Prefig- 
gersi di  fare  o  non  fare  checchessia,  vale  3Iet- 
lersi  nell'animo.  Porsi  in  capo  di  fare  o  non 
fare  quella  tal  cosa. 


PRE 


PR^ 


616 


I*reg'à»  V.  a.  Pregare  e  alla  lat.  Precare:  Do- 
mandare umilmente  ad  aicano  quello  che  si  de- 
sidera da  lui;  Supplicare,  Porger  preghiera, 
Chiedere  di  o  In  grazia. 

n  Pregare,  Orare,  Far  proghiera,  Far  orazione. 
Raccomandarsi  a  Dio. 

»  —  per  Imprecare,  Desiderare  il  male  contro 
chicchessia  o  contro  se  stesso. 

S  Fase  prega;  Farsi  tirar  per  le  calze,  Farsi 
correr  dietro:  Lasciarsi  pregare  alcun  poco. 

S  No  se  fa  troppo  prega;  Non  si  fare  stracciare 
i  panni  o  la  cappa:  Non  si  far  pregare  troppo. 
Non  si  far  molto  dire. 

S  Voei  èse  pregóu;  Aspettare  il  baldacchino,  di- 
dicesi  di  Chi  aspetta  molti  preghi  ed  invili  in- 
nanzi che'  si  muova. 
I*reg'liéa  s.  f.  Preghiera,  Prego,  Priego,  poel. 
Prece,  anlic.  Pregarla,  Pregheria,  Preghiero, 
Priega  :  Richiesta  che  si  fa  altrui  di  checchessia 
per  grazia  o  per  favore;  se  molto  calda,  dicesi 
Scongiuro. 

»  Preghiera,  Prece,  Orazione:  L'atto  di  religione 
di  chi  sì  rivolge  a  Dio  ne'  suoi  bisogni  si  spi- 
rituali che  temporali  ;  ed  anche  Quel  tributo  che 
offeriamo  a  Dio  d'adorazione  e  di  lode. 
I*ireg-ià.se  n.  p.  Pregiarsi,  Vantarsi,  Farsi 
gloria. 

^     I*r*eg-iùdicà   v.  a.    Pregiudicare  :    Arrecar 
K-  pregiudizio.  Danneggiare,  Dannificare,  Nuocere, 

^  Recar  danno. 

P^reg-iùdizio  s.  m.  Pregiudizio,  Discapilo, 
Danno,  Nocumpnto. 

n  Pregiudizio:  Opinione  precedente  da  inconside- 
rati 0  falsi  giiidizj. 

S  Pin  de  pregiùdizii;  Tutto  opinionacce:  Pieno 
d'opinioni  superstiziose. 

S  Porla  pregiudizio  V.  Pregiudica. 
Preiza.  s.  f.  Presa:  L'atto  di  prendere  e  La 
cosa  che  si  prende. 

«  Presa  ,  parlandosi  di  medicine ,  Quella  quantità 
di  esse  che  si  piglia  in  una  volta. 

«  —  In  term.  di  Cartiera,  L'unione  di  tre  o  quat- 
tro coppie  V.  Chéuppia. 

—  deWcegua;  Presa  dell'acqua.  T.  idratd.  Il  luogo 
d'onde  si  deriva  l'acqua  d'un  fiume  o  torrente, 
mediante  un  incile  in  un  canale.  -  Incile  o  Emis- 
sario, nomi  che  si  danno  generalm.  alle  aper- 
ture natarali  o  artitìziali,  d'onde  i  laghi  o  i  canali 
mandan  fuori  le  loro  acque.  Gli  emissarj  artitì- 
ziali prendono  pure  il  nome  di  Scaricatojo,  Tra- 
bocco,  Rifiuto,  trattandosi  d'acque  superflue. 

—  de  tabacco;  Presa  di  tabacco:  Quella  quantità  di 
tabacco  in  polvere  che  si  prende  in  una  volta 
da  una  scatola  fra  i  polpas:relli  dell'indice  e  del 

r  pollice  per  tirarlo  su  per  il  naso. 

S  Botta  reiza  «5  fa  preiza  V.  Botta. 
S  Fa  preiza;  Far  presa,  vàie  Altaccarsj,   Appi- 
gliarsi, Assodarsi  ;  e  si  dice  propriam.  della  cal- 
f  Cina,  del  gesso,  dello  stucco,  della  colla  e  d'altre 

materie  che  si  adoperano  liquide,  poi  nell'ascin- 
garsi  0  seccarsi  sì  consolidano,  e  questo  cotale 
assodamento  è  pur  dotto  Presa. 
«  —  ùnn-a  bònn-a  preiza  a  caccia,  pesca,  ecc.; 
Far  buona  presa,  dicesi  di  Tuita  quella  quantità 
dì  preda  che  si  piglia  cacciando,  uccellando  o 
pescando. 
8  Gasso  da  preiza  V.  Gesso. 
I*rela>tùa>  s.  f.  Prelatura  :  Dignità  de'  prelati. 


I^releva  v.  a.  Prelevare.  Voce  dell'oso:  Torre 
avanti  alcune  parti  di  somma,  di  contanti  o  chec- 
chessia d'altro;  altrim.  Detrarre. 
Premedita  v.  a.  Premedifare:  Meditare  una 

cosa  prima  di  eseguirla,  Pensarvi  avanti. 
Premeditai ión  s.  f.  Premeditazione:  Il 

prem»'ditare,  e  dicesi  per  lo  più  di  delitti. 
Premette  v.  a.  Premettere:  Mettere  innanzi, 
Anteporre,  Dire,  Osservare  avanti  ogni  altra  cosa. 
Premia  v.  a.  Premiare,  Guiderdonare,  Rimu- 
nerare, Rimeritare,  Dar  premio  :  Ricompensare 
altrui  delie  sue  opere  buone. 

Premme  v.  n.  Premere,  Importare,  Calere, 
Essere  o  Star  a  cuore. 
Il  Premere,   per    Esser   urgente,   necessario:  N5 
premine  che  vu/fannw  tanto;  Non  preme  che 
VI  affanniate  siffattamente. 

Premùa  s.  f.  Premura:  Gran  desiderio,  sol- 
lecitudine di  chi  è  ansioso  di  fare  o  d' ottener 
checchessia;  e  più  intensamente  Ansia,  Ansietà. 
«  Premura,  Prescia,  Pressa,  Fretta  V.  Sprescia. 
S  Chi  ha  premùa  vadde  adaxo  ;  Chi  ha  fretta 
indugi  ovv.  Se  hai  fretta  siedi.  Prov.  che  signi- 
fica Chi  vuole  riuscir  bene  nelle  cose  bisogna 
che  operi  pacatamente  e  con  maturo  giudizio. 

Préndìse  n.  p.  Rappigliarsi,  Rapprendersi, 
Coagularsi:  Addensarsi,  Farsi  sodo,  e  dicesi  ge- 
neralmente di  cosa  liquida  che  s' inspessisca  e 
non  sia  più  fluida.  Parlando  del  latte,  dicesi  più 
propriam.  Cagliare,  Quagliare,  Quagliarsi,  Acca- 
gliare, Accagliarsi,  cioè  Rappigliarsi  per  l'azione 
del  caglio  Cprezùj;  parlandosi  del  sego,  del  brodo 
gra.sso,  del  burro  o  altri  liquori  grassi ,  dicesi 
Asse  vare  e  meglio  Rassegare;  parlandosi  del 
sangue.  Aggrumarsi. 
S  Fa  prende  ò  Iwte;  Far  cagliare  o  quagliare  il 
latte.  Accagliare  il  latte. 

Preoccùpòu.  add.  Preoccupato  :  Che  ha 
l'animo  occupalo  da  profondi  ed  importanti  pen- 
sieri; Astrailo,  Cogitabondo,  Impensierito. 

Prepara  V.  Appuegià. 
«1  Preparare,  presso  i  Medici  si  dice  del  Rendere 
alcune  sostanze  medicamentose  in  tale  stato , 
forma,  ecc.  che  siano  atte  all'uso  degl'infermi; 
presso  i  Chir.,  del  Collocare  gl'infermi  nella  po- 
situra più  opportuna  all'eseguimento  d'un'opera- 
zione  chirurgica;  presso  gli  Anatomisti,  del  Met- 
tere allo  scoperto,  separare,  ecc.  una  parte  qua- 
lunque del  cadavere  per  servire  alla  descrizione 
della  medesima. 
S  Preparàse  n.  p.  Prepararsi,  Apparecchiarsi,  Ap- 
prontarsi, ecc. 

Preparazion  s.  f.  Preparazione,  Prepara- 
mouto:  Il  preparare. 

—  da  messa;  Preparazione  della  messa:  Preci 
preparatorie  ossia  Preci  che  si  recitano  dal  Sa- 
cerdote prima  di  celebrare  la  messa. 

Prepose  V.  Preposto. 

Preposto  s.  m.  Gabelliere,  Stradiere:  Colai 
che  a'  luughi  del  dazio  ferma  le  robe,  per  le 
quali  dee  pagarsi  la  gabella. 

Prepotensa  s.  f.  Prepotenza,  Soverchieria: 
Abuso  di  potere. 
S  De  prepotensa;  Di  riffa.  Posto  avv.  vale  Per 
forza,  Violentemente. 

Prepoxizion  s.  f.  Preposizione:  Partic.  in- 
decl.  chi>,  premessa  ad  altre  parti  del  discorso, 
ne  determina  il  caso  e  il  significalo. 


m^ 


PRE 


PRE 


I»réscide  s.  m.  Preside:  Colui  che  ha  in- 
combenza di  presiedere;  carica  simile  a  qaella 
di  Presidente,  ma  dassi  un  tal  titolo  per  lo  più 
nelle  Università,  Scuole,  Istituti  e  sira. 

I*x*esoi<ieiisa s.  f.  Presidenza:  li  presiedere 
ad  una  adunanza,  L'atto  o  l'ufficio  del  presiedere. 

I*resci<ieiite  s.  m.  Presidente:  Chi  presiede 
0  è  capo  d'un'adunanza,  e  dicesi  per  lo  più  dei 
Magistrati. 

I*resoied.e  v.  n.  Presiedere  e  Presedére,  So- 
prantenilere,  Soprastare;  od  altrim.  Aver  mag- 
gioranza, autorità,  governo  e  presidenza  in  un 
consiglio,  in  un'adunanza  o  sim. 

!l*re scinde  v.  n.   Prescindere:   Lasciar  da 

parte,  Tralasciare,  Ommettere. 
fl*resciiiséu.a...  Latte  rappreso  e  inacidito 
che,  separalo  dal  siero  (schéuggia),  si  mette  dai 
Genovesi  ne'  ripieffi,  nelle  torte  e  in  molte  altre 
vivande.  Non  ha  termine  proprio  italiano,  per- 
chè generalmente  in  Italia  non  si  usa,  ma  si 
adopera  in  sua  vece  la  ricotta. 

I*resciòn.  s.  f.  Pressione:  Il  premere,  Passura, 
Compressione, 
n  Pressura,  per  Oppressura,  Oppressione. 

I*rescx*i"ve  v.  a.  Prescrivere:  Limitare  e  Rin- 
chiudere in  un  cerio  termine. 
Il  Prescrivere,  per  Ordinare,  Decretare,  Stabilire, 
Statuire. 

I*rescrizioii  s.  f.  Prescrizione.  T.  leg.  Ra- 
gione acquistata  per  trascorso  di  tempo. 

Preseiisa  s.  f.  Presenza:  L'esser  presente, 
Cospeito. 
n  Presenza,  per  Aspello,  Apparenza,  Mostra,  'Vista. 

—  de  spirito  ;  Prontezza  di  spirilo.  Acutezza  d'in- 
gegno ;  Imperturbabilità,  Sangue  freddo,  Intre- 
pidezza. 

%  De  presensa  m.  avv.  Di  presènza.  In  persona. 

S  Omino  de  bella  presensa;  Uomo  di  bella  pre- 
senza, cioè  di  bell'aspetto. 
I*reseiità  v.  a.  Presentare,  Dare,  Porgere. 

n  Presentare,  per  Condurre  alla  presenza. 

Il  —  per  Accostare:  Quando  5  fùmma,  presen- 
tceghe  a  candeja;  Quand'esso  fuma,  presentategli 
la  candela. 

—  t  arme;  Presentar  le  armi:  Nella  Milizia,  Onore 
che  rende  il  soldato  portando  il  fucile  innanzi 

.    a  sé. 

S  Presenfdse  n.  p.  Presentarsi  :  Condursi  alla  pre- 
senza. Comparire  dinanzi  a  uno. 
n  —  l'òccaxión;  Presentarsi  l'occasione,  vale  Ve- 
nir loccasione. 

I*reseiiti  v.  n.  Presentire:  Aver  alcuna  no- 
tizia 0  sentore  d'una  cosa  avanti  ch'ella  segua. 

iPresenzia  v.  a.  Stare  o  Essere  presente. 

Presepio  s.  m.  Presepio,  Capannuccia:  Quello 
che  si  fa  nelle  case  o  nelle  chiese  per  la  so- 
lennità del  Natale,  a  imitazione  della  capanna 
dove  nacque  Gesù  Cristo. 

I*i*eser"va  v.  a.  Preservare,  Guardare,  Ser- 
vare, Conservare,  Difendere:  Sottrarre  da  un 
male  imminente  o  futuro. 

IPrespapie  s.  m.  Calcaleltere,  Calcafoglj,  Cai- 
chino,  e  in  alcuni  luoghi  della  Toscana  Fattorino: 
Formella  di  marmo  o  metallo,  per  lo  più  con 
impugnatura,  che  si  posa  sopra  le  lettere  o  carte 
che  siano  su  una  tavola,  perchè  non  ìsvolazzino 
e  si  smarriscano. 

Pjressa  s.  f.  Soppressa  :  Strum.  da  soppressare 


composto  di  due  assi,  tra  le  quali  si  pone  una 
cosa  che  si  vuol  soppressare,  caricandole  di  pesi 
0  stringendole  con  vite. 

Il  Soppressa  ed  anche  Pressa.  T.  stamp.  Strettoio, 
con  cui  si  soppressano  i  foglj  stampati,  framez- 
zati  da  altrettanti  cartoni  ben  lisci,  acciocché 
vengano  ben  tesi  e  di  migliore  apparenza. 

S  Mette  in  pressa;  Mettere  in  soppressa,  Sop- 
pressare. 
Presta  v.  a.  Prestare,   Imprestare,   Dare  in 
prestilo  0  in  presto  o  in  prestanza:  Dare  altrui 
una  cosa  con  animo  e  patto  ch'e'  le  la  renda. 

Il  Prestare,  per  Concedere:  Se  5  Segnò  5  ine  pre- 
sta salute  ecc.;  Se  il  Signore  mi  presta  sa- 
lute ecc. 

—  cautidn;  Dar  malleveria,  sicurtà. 

—  fede;  Prestar  fede.  Aggiustar  fede.  Credere,  Aver 
credenza. 

~r-  ùbbidiensa;  Prestare  o  Rendere  ubbidienza,  Ob- 
bedire. 
S  Prcstdse  n.  p.  Prestarsi ,  figurai,  vale  Accon- 
sentire,  Accondiscendere,   Assecondare,    Esser 
indulgente. 
Il  Prestarsi,  parlandosi  di  materie,  vale  Arrendersi, 

Cedere  in  leccandole  o  premendole. 
3  Donne,  scciùppette  e  libbri,  no  se  ne  presta  a 
nisciùn  V.  Donna. 

Prestanòmme  s.  m.  Prestanome:  Chi  pro- 
metie  o  contratta  invece  d'un  altro  che  voglia 
rimaner  celato. 

Presùmine  v.  n.  Presumere,  Presummere  e 
Presumere:  Pretendere  oltre  il  convenevole,  Pro- 
mettersi di  se  stesso,  del  suo  merito,  delle  sue 
forze  più  di  quello  che  ragion  voglia. 
S  Presùmmise  n.  p.  Presumersi,  Congetturarsi, 
Supporsi,  Presupporsi. 

Presùmi  s.  ra.  Presunzione,  Presonzione, 
Prosontuosità,  anlic.  Presumenza:  Pretensione 
temeraria.  Baldanza,  Arroganza,  Tracotanza. 
S  Piggid  ó  presùmi  addosso  a  ùnn-a  persònn-a; 
Pigliar  baldanza  o  campo  o  animo  addosso  a 
uno,  vale  Pigliar  ardimento  da  checchessia  a 
soverchiarlo. 

Presùnzion  'V.  Presùmi. 
Il  Presunzione,  per  Giudizio  fondato  sopra 
renza  o  sopra  indizj,  Presupposizione, 
ghietlura. 

Presuppònn-e  V.  Suppònn-e. 

PresuppoxÌ5BÌón.  V.  SuppoxiziSn. 

Preteisa  s.  f.  Pretesa,  Pretensione  V. 
tensciòn. 

Pretende  v.  n.  Pretendere:  Credere  o  Tenere 
d'aver  ragione  su  checchessia  e  chiederlo;  Vo- 
lere aver  ragione  di  fare  o  di  conseguire  alcuna 
cosa;  Aver  pretensione.  Slimare  d'aver  diritto  a 
un  posto,  a  una  dignità,  ecc.;  e  talora  sem- 
plicem  per  Aspirare  a  una  cosa. 
Il  Pretendere,  per  Asserire,  Sostenere  affermativa- 
mente: Mi  pretendo  che  se  digghe  a  questa 
manèa;  Io  pretendo  che  si  dica  a  questo  modo. 

—  d'èse  bella,  virtuosa;  Pretendere  di  bella,  di 
virtuosa. 

S  Pretendise  n.  p.  Credersi,  Reputarsi:  Se  pre- 
tende c/i'ò  segge  le;  Si  pretende  che  sia  egli. 
Pretensción  s.  f.  Pretensione,  Pretendenia, 
Pretesa  :  Diritto  o  Ragione  che  altri  ha  o  credo 
d'avere  sopra  alcuna  cosa,  o  d'operare  o  d'aste- 
nersi d'operare  alcuna  cosa. 


appa- 
Con- 


Pre- 


Pf« 


PRE 


617 


Preterì  v.  n.  Preterire:  Mancar  d'effello:  I 
giùdizii  de  Dio  nò  prelériscian  mai;  I  giadizj 
di  Dio  non  preteriscono  mai. 

«  Preterire,  usato  attiv.  val«  Lasciare,  Tralasciare 
V.   Tralascia. 
Preterito  s.  m.  Preterito,  presso  i  Gramm. 
Il  tempo  passato. 

«  Preterito,  in  m.  b.  La  parte  deretana  del  corpo 
omnnn,  Il  di  dietro,  li  deretano,  il  culo. 
I*retós.  m.  Pretore:  Titolo  di  Magistrato  presso 
ì  Romani  che  rendeva  ragione;  oggi  tra  noi  ri- 
messo su  in  luogo  di  Giudice. 
Pretùa  s.  f.  Pretura,  Pretoria:  UflBzio  e  Giu- 
risdizione del  Pretore. 
I*reiiva  s.  f.  Prova  e  Pruova,  antic.  Provenza  : 
Esperimento,  Cimento;  dicesi  anche  Provazione 
e  Provagione,  ma  sono  voci  pochissimo  usate. 

w  Prova,  per  Ragione  confermativa.  Testimonianza, 
e  Colui  che  testimonia. 

«  —  In  Aritm.  e  Algeb.  L'operazione,  per  cui  si 
verifica  se  un  calcolo  sìa  ben  fatto. 

«  —  Nella  milizia,  L'esperimento  delle  rispettive 
forze  e  qualità  delle  bocche  da  fuoco,  delle  armi, 
della  polvere,  ecc. 

«  —  Da'  Mnsici  e  Commedianti  dicesi  L'esecu- 
zione d'un  concerto,  d'una  commedia  prima  di 
esporsi  al  pubblico. 

•  Bozza.  T.  slawp.  Quel  primo  foglio  che  si 
stampa  per  prova,  e  che  serve  al  correttore  ed 
al  proto  per  le  correzioni  da  farsi;  dicasi  anche 
nel  plur.  Stampine  e  Slamponi. 

S  A  préuva  de  bomba  ;  A  botta  di  bomba  V.  que- 
sta locnz.  alla  sua  sede  alfab. 

S  A  préuva  se  conosce  i  onimi ;  Alla  prova  si 
scortica  l'asino,  vale  Al  cimento  si  conosce 
l'uomo,  e  dicesi  ordinariam.  Quando  uno  si  mil- 
lanta, per  significare  che  i  fatti  proveranno  se 
i  suoi  millanti  sono  veri. 

S  Dà  à  préuva:  Dare  a  prova  o  alla  prova,  vale 
Dare  checchessia  altrui  perchè  ne  faccia  espe- 
rimento. 

n  —  préuva;  Dar  prova,  vaie  Provare:  O  g'ha 
dwto  préuva  da  so  abililce;  Gli  diede  [prova 
della  sua  abilità. 

%  Fd  a  préuva  d'ùnn-a  cosa;  Far  la  prova  o  la 
pruova  d  una  cosa,  vale  Farne  esperimento. 

S  Mette  a  préuva,  Piggid  à  préuva  V.  À  préuva 
alla  sua  sede  alfab. 

S  Resciste  a  préuva;  Reggere  alla  prova,  dicesi 
d'Ogni  cosa  che  si  conservi  la  medesima,  senza 
alterazione  nel  far  prova  delle  su*>  buone  qualità. 

n  —  Figurat.  Reggersi  o  Star  forte  o  Tenersi  al 

martello  o  a    martello.    Star  forte   al'a   jruova 

(tolta  la  metaf.  da'  metalli],  cioè  Sotloporsi  ad 

ogni  pili  rigoroso  esame. 

Préuxa,  s.  f.  Porca,  Ajuoia.  Voce  del  contado 

V.  Fascia  nel  2"  signif. 
I*revalex  v.  n.  Prevalere:  Valere  maggiorm. 
che,  Avanzare,  Superare,  Esser  superiore. 

S  Prevàlise  lì.  p.  Prevalersi,  Approfittarsi,  Trar 
vantaggio,  Cavar  utile. 
Prevarica  v.  n.  Prevaricare:  Uscir  de' pre- 
cetti e  de'  comandamenti;  e  per  lo  piìi  Operare 
contro  i  doveri  del  proprio  ministero. 
Pre"varica25Ìoii  s.  f.  Prevaricazione,  Pre- 
varicamento: Trasgressione  o  mancanza  de'  pub- 
blici impiegati  che  abusano  del  loro  ufficio  per 
colludere  colle  parti  o  per  trarne  profitto: 


Prevedile  v.  a.  Prevedere,  Antivedere:  Ve- 
der avanti. 
Preveg-ni  v.  a.  Prevenire,  Anticipare,  Anti- 
venire: Venir  avanti. 
Il  Prevenire,  figurat.  Far  una  cosa  avanti  che  altri 
prima  avesse  in  pensiero  di  fare;  che  anche  si 
dice  Rubare  o  Furare  le  mosse.  Romper  l'uovo 
in  bocca.  Vincerla  della  mano. 
Preveuziòn.   s.    f.   Prevenzione:   Giudizio 
prestabilito.    Opinione  favorevole  o  sfavorevole 
formala  prima  d'esser  in  grado  di  farne  giudizio. 
Prevosto  s.  m.  Prevosto,  Preposto,  Proposto: 
Titolo  di  digni'à  ecclesiastica  che  antic.  davasi 
al  Capo  d'un  Capitolo  di  canonici,  il  qua!  però 
j         avea  cura  d  anime  ossia  parrocchia;  oggidì  questo 
ì         titolo  è  rimasto  a  quei  Parroci  delle  chiese  dove 
I         prima  esistevano  tali  Capitoli,  a  differenza   dei 
semplice  Parroco. 
"  Prevosto,  nella  .Milizia  Sala  di  disciplina.  Prigione. 
Prexo  s.  m.  Prezzo,  Valore,  Valuta,  Valsente, 
Costo:  Ciò  che  vale  o  costa  una  cosa. 

—  corrente;  Prezzo   corrente:    Quello    che  hanno 
comimem.  le  derrate  in  ima  piazza. 

—  d'uffczión;  Prezzo  d'affezione  V.  Afjfezión. 

—  fìsso;  Prezzo  fermo.  Prezzo  fatto. 

—  onesto;  Prezzo  onesto,  equo,  cioè  giusto,  con- 
venevole. 

S  A   bón  prexo  V.  A  bón  patto. 

S  A  prexo,  A  prexo  fisso  V.  A  prexo  alla  sua 
sede  alfab. 

S  Chmd  de  prexo;  Rinviliare:  Scemare  il  prezzo, 
Venire  a  miglior  mercato. 

n  —  ó  prexo;  Diminuire,  Calare  il  prezzo. 

§  Fissa  0  Stabili  ó  prexo  a  ùnn-a  mercanzia  ; 
Rompere  il  prezzo  a  una  mercanzia:  Fermare, 
Stabilire  quello  che  essa  dee  vendersi. 

S  Uòntà  de  prexo;  Salir  di  prezzo,  Rincarare, 
Rincarire,  Incarare. 

S  Jid  in  tò  prexo;  Stiracchiare  il  prezzo:  Disputar 
con  sottigliezza,  per  crescerlo  o  diminuirlo. 
Prexòn  s.  f.  Prigione:  Luogo  pubblico  dove 
si  tengono  serrali  i  rei  o  coloro  che  sono  cre- 
duti tali;  altrim.  Carcere,  e  scherzev.  Domo  pe- 
tri.  Catorbia,  e  nel  gergo  Bujosa. 

S  Ése  in  prexòn;  Essere  in  carcere,  e  scherzev. 
Essere  in  domo  petri,  Vedere  il  sole  a  scacchi. 

%  Marci  in  prexòn;  Marcire  in  prigione,  vale 
Starvi  grandissimo  tempo. 

S  Mette  in  prexòn;  Carcerare,  Incarcerare,  Cat- 
turare, Imprigionare,  Mettere  in  prigione,  e 
scherzev.  Aggraligliare,  Ineatorbiare  ,  Mettere  in 
catorbia,  in  chiusa,  in  gabbia,  in  gattabuja. 

S  Né  pe  torto  o  pe  ruxòn  nò  te  fd  mette  in 
prexòn;  Né  a  torto  né  a  ragione  non  ti  lasdar 
mettere  in  prigione.  Modo  prov.  usato  per  di- 
notare che  Non  dee  uno  fidarsi  troppo  della  sua 
innocenAa  ov'ella  possa  essere  messa  in  dubbio. 
Prexonè  s.  m.  Pr  gione,  Prigioniere,  Prigio- 
niero, Carcerato:  Quegli  ch'è  in  carcere. 

n  Prigione  e  Prigioniero:  Quegli  che  vinto  in  guerra 
è  in  potere  del  nemico. 
Prezù  s.  m  Caglio:  Materia  acida  che  si  ri- 
cava dalle  piante  e  dagli  animali,  e  con  cui  si 
fa  cagliare  il  latte.  Il  caglio  degli  animali  quando 
è  preparato  e  salato,  si  chiama  Presame,  Pre- 
sura, ed  anche  Caglio  e  Gaglio. 
PresBÙtto  s.  m.  Presciutto  e  Prosciutto:  Co- 
scia di  majale  insalala  e  prosciugata  o  secca. 


618 


PRI 


PRI 


]Pi»xai  s.  f.  Pietra,  e  per  idiotismo  Priela:  Con- 
crezione di  materia  terrestre,  per  la  quale  si 
producono  in  varie  maniere  corpi  di  diversa  du- 
rezza, i  q;;aii*si  possono  spezzare,  ma  non  li- 
rare  a  martello  a  guisa  di  metalli;  altr.  Sasso. 
M  Pietra  :  Denominazione  presso  i  Giojell.  delle 
pietre  dure  e  delle  pietre  preziose;  altr.  Gemma. 

—  consacra;  Reconditorio.  T.  eccles.  Piccolo  chiu- 
sino di  marmo  o  di  pietra ,  situato  nel  mezzo 
della  mensa  dell'altare,  ben  fermato  con  istucco 
0  gesso,  sotto  del  quale  stanno  riposte  le  reli- 
quie de'  santi. 

—  cotellinn-a;  Sasso  coltellino.  T.  murat.  Sorta 
di  sasso  elle  serve  per  fabbricare,  più  tenero 
dell'albanese  (ffia  d'aegoj.  Fla  una  scorza  al- 
quanto gialliccia  e  il  di  dentro  ancora  ppnde  in 
giallo.  Nel  cuocersi  si  spezza  in  falde  sottilissime 
e  taglienti,  che  pajono  coltelli,  d'onde  ha  avuto 
il  nome  di  Sasso  coltellino.  Non  è  buono  a  far 
calcina,  né  lavori  di  scarpello. 

—  d'aego;  Sasso  albano  o  albanese:  Sorta  di  pietra 
dura,  colla  grana  alquanto  grossa,  vergata  d'al- 
cune righe  azzurricce  e  venata  di  marmo.  Serve 
per  murare  solamente. 

—  da  balte  5  lùmme;  Pietra  focaja:  Quella  pietra, 
da  cui  battendosi  col  fucile  (assaen)  esce  il 
fuoco.  Nello  stile  grave  e  poet.  dicesi  anche  Selce. 

—  da  cdsi«n-a;  Pietra  calcinaja  o  colombina  o 
calcarea  o  calcarla  o  da  calce:  Pietra  atta  ad 
essere  convertita,  coll'azione  del  fuoco,  in  calce. 

—  do  cuxocì;  Lardile,  Steatite,  e  comunem.  Pietra 
da  sarti. 

—  da  dà  0  fi  a-e  messine,  ecc.;  Cote  V.  Coèta. 

—  dada  ó  fi  a-i  faeri  de  varii  artisti;  Frassinella: 
Specie  di  pietra  arenaria,  tenera,  tagliata  a  foggia 
di  ceselletlo,  di  cui  gli  orefici,  argentieri  o  sim. 
adoprano  per  affilare  i  loro  ferri  ;  e  serve  an- 
che per  assottigliare  lo  smalto. 

•r-  da  lustra;  Pietra  da  dorare:  Pietra  di  paragone 
0  di  calcedonia  o  focaja,  incassala  in  un  manico, 
di  cui  servonsi  i  doratori  per  pulire  i  loro  lavori. 

—  da  razoi;  Pietra  a  olio:  Specie  di  pietra  are- 
naria, di  color  giallìccio,  piana  e  liscia,  non 
molto  dura,  a  grana  finissima,  sulla  quale,  sparse 
poche  gocce  d'olio,  si  passa  e  ripassa  la  lama 
del  rasojo,  del  temperino  o  altri  simili  ferri,  per 
dare  ad  essi  il  filo  e  raddolcirne  il  taglio. 

—  dòparagón;  Pietra  di  o  del  paragone  V.  Paragòn. 

—  dò  scandalo;  Pietra  dello  scandalo:  Espressione 
figur.  tolta  dal  Vangelo,  e  vale  Cagion  di  scandalo. 

—  dùa;  Pietra  dura.  T.  giojell  Denominazione  di 
Pietre  molto  diverse  nel  colore,  nella  trasparenza, 
nella  composizione,  ma  tutte  dure  e  capaci  di 
bel  pulimento,  quali  sarebbero  làgata,  la  corniola, 
il  diaspro,  il  lapislàzulì. 

—  incisa;  Pietra  in  rilievo.  T.  giojell.  Pietra,  in 
coi  è  intagliata  una  figura  che  risalta  dal  fondo. 

—  infernale;  Pietra  infernale,  e  dottrinalm.  Nitrato 
d'argento:  Nome  col  quale  s'indicano  Alcuni  ci- 
lindri di  nitrato  d'argento  fuso,  che  pongonsi  in 
una  specie  di  matitatoio,  perchè  riescano  ma- 
neggevoli senza  danno  del  chirurgo,  il  quale  se 
ne  serve  per  praticare  alcune  cauterizzazioni  su- 
perficiali. 

—  liscia;  Pietra  liscia.  T.  giojell.  Pietra  legala  in 
castone  ^V.  Custón)  o  incassata  altrove,  piana 
0  rotondala,  ma  non  isfaccellata,  né  lavorata  di 
incavo  0  di  rilievo. 


—  picca;  Pietra  scarpellata  o  concia  o  lavorata. 

—  prìmixa;  Pietra  pómice  o  assolutam.  Pómice: 
Pietra  leggerissima,  spugnosa,  piena  tutta  di  pori 
rotondi  o  ovali,  ruvida  al  tatto,  facile  a  rom- ■ 
persi,  eppure  atta  a  sfregiare  il  vetro  più  duro 
ed  anche  l'accìajo,  d'una  tessitura  fibrosa,  d'or- 
dinario bianco-grigia  o  periata,  e  talvolta  anche 
rossa.  Serve  per  pulire  e  lisciare  diversi  lavori 
sì  in  ferro  che  in  legno;  viene  gettata  fuori  dai 
Vulcani. 

S  A  sant'Andrìa  l'inverno  ò  scciappa  a  pria.... 
Prov.  assai  comune  fra  noi  denotante  che  sul 
finir  di  novembre  l'inverno  comincia  già  a  far 
le  sue  prove. 

§  Aveì  un  chéu  de  pria;  Avere  un  cuore  di  sasso 
0  di  macigno,  figurai,  vale  Avere  un  cuor  duro, 
insensibile. 

g  Èse  a  pria  dò  scandalo;  Esser  la  pietra  dello 
scandalo,  figurai,  dicesi  di  Chi  è  cagione  che 
una  cosa  ben  avviala  si  guasti  e  vada  a  finir  male. 

3  Fd  sciarti  sangue  da  ùnn-a  pria;  Trarre  0 
Cavare  dalla  rapa  sangue,  Trarre  o  Cavar  san- 
gue da  un  sasso ,  figurai,  dicesi  del  Far  cosa 
impossibile  o  Voler  da  uno  quello  che  non  ha  o 
che  faccia  quel  che  non  può. 

S  Ma  da  pria;  Mal  di  pietra,  o  semplic.  Pietra: 
Quella  rena  petrificata  che  si  genera  ne'  reni,  e 
specialm.  nella  vescica,  ed  rnche  in  altra  parte 
degli  ammali;  altrim.  Calcoli,  e  dottrinalm.  Litìasi. 

%  Mette  a  primrna  pria;  Far  l'imposizione  della 
prima  pietra,  dicesi  del  Porre  la  prima  pietra 
nel  gitlare  i  fondamenti  d'una  fabbrica. 

§  Roba  da  fd  danze  e  prie;  Cosa  da  far  piangere 
le  pietre,  dicesi  di  Cosa  compassionevolissima. 
Primixà  v.  a.  Pomiciare,  Appomiciare:  Li- 
sciare, Pulire  colla  pómice. 
I*rim.izie  s.  f.  pi.  Primizie,  Premizie,  Novel- 
lizie,  diccsi   de' fiori  e  de' fruiti   che   vengono 
prima  del  tempo,  Fiori  e  frulli  primaticci. 
I*rimiiiia.;  Prima  e  poet.  Pria;  Avv.  che  di- 
nota tempo  antecedente.  Primieramente,  In  prima. 
Da  prima,  In  principio,  Per  lo  paissato. 

n  Prima,  usasi  anche  in  forza  di  prepos..  Avanti, 
Innanzi:  Primma  da  vegnùa  de  Cristo;  Prima 
della  venuta  di  Cristo. 

—  de  tutto;  Avanti  ogni  cosa,  Prima  di  lutto,  In 
primo  lungo. 

I*rim»aajéiia  add.  Piimajaola,  parlando  di 

pecore  e  sim.,  diconsi  Quelle  die  si  congiungono 

nella  primavera. 
I*riiiima.veja  s.  f.   Primavera:   Una   delle 

quattro  st;igioni,  nella  quale  rinverdisce  la  terra 

e  si  rinnova  l'anno. 
Primmo  add.  e  s.  m.  Primo:  Principio  di  num. 

ordin.  al  quale  segue  Secondo,  Terzo,  ecc. 
.)  Primo,  per  Principale,  Più  importante,  Più  no- 
bile, ecc. 
„  _  per  Maggiore,  Che  è  più  di  età. 
S  A  primma,  A  prim'aspetto,  A  primma  vista 

V.  queste  locuz.  alla  lor  sede  alfab. 
S  A  primma  a  se  perdónn-a,  a  secónda   a  te 

bastónn-a  V.  Bastona. 
g  Beati  i  urtimi  se  i  primmi   han   discrezidn 

V.  Discrezidn. 
§  Chi  é  primnio  a-o  mòin  màxina  V.  Moin. 
S  Chi  guàgna  6  primmo,  perde   l'ultimo;  Chi 

vince  da  prima,  perde  da  sezzo. 
S  De  primma  seja;  Nelle  prime  ore  della  notte. 


PEI 


PRO 


619 


$  De  primmo  slamo;  Di  primo  lancio,  Sabito j 

A  prima  gionta. 
$  Èseòprimmu;  Essere  il  primo,  figaral.  vale  Ri- 
portar la  palma,  Porlar  la  corona,  cioè  la  pre- 
cedenza 0  il  primo  vaalo  fra  trilli  i  concorreoti. 
S  0  primmo  do  meize;  Il  capomese,  cbe  i  Latini 
dicono  Calenlae. 

Piriiniiiogreiiito  s.  m. Primogenito:  Primo 
generalo,  Pnmo  figliuolo. 

I*riniinos"eiiitùa,  s.  f.  Primogenilora  : 
Sialo  e  Condizione  del  Primogenito;  ed  anche 
per  Riigione  di  succedere  negli  Stali  o  negli  ef- 
fflli  che  porla  seco  l'esser  primogenito. 

I^rin^ipà,  s.  m.  Principale:  Titolo  che  i  gar- 
zoni delle  botteghe  o  fattorini  de'negozj  usano 
dare  al  loro  padrone. 
«  Cliente:  Colui,  per  cui  l'avvocalo  o  procuratore 
agita  le  cause  o  altro  negozio. 

I*rixi9ipa  add.  Principale:  Il  maggiore,  Il 
pnmo,  li  più  importante:  0  cappa  piincipà  6 
l'è  de  ecc  ;  Il  capo  principale  è  di  ecc. 

Principalmente  avv.  Principalmente , 
Particolarmente,  Specialmente,  Segnalatamente. 

Principato  s.  m.  Principato:  Titolo  del 
dominio  e  grado  del  Principe. 

Principe  s.  m.  Principe  e  poet.  Prence:  Ti- 
tolo di  Chi  ha  Stalo  o  signoria  grande. 
«»  Principe,  per  Titolo  che  si  dà  ai  figli  e  con- 
giunti de'  monarchi. 

—  de. sangue;  Principe  di  o  dei  sangue,  così  chia- 
mansi  I  discendenti  di  famiglia  reale  per  via  di 
maschj. 

—  di  Apostoli  ;  Principe  degli  Apostoli,  S.  Pietro. 
S  Àia  da  principe;  Aria  principesca. 

§  Vive  da  principe:   Vivere   da   principe,   cioè 
splendidamente  con  tulli  gli  agi  e  comodi  cbe 
sogliono  vedersi  in  casa  de'  principi. 
Principessa  s.  f.  Priurjppssa,  anfc.  Prenza: 

Consorte,  figlia  o  congiunta  di  Principe. 
Principia  v.  a.  Principiare,  Cominciare,  In- 
cominciare, Dar  principio,   cominciamenlo  V. 
Cumensà. 
Principiante   p.  pres.  Principiante:  Che 
principia;  ma  per  lo  più   usasi   come  snst.  di 
Chi  è  nuovo  o  non  per  anche  bene   istruito  o 
pratico  nell'arte,  mestiere  o  nell'esercizio  che 
prende  a  fare;  altrim.  Novizio,  Tirone. 
%  Roba  da  pringipianti;  Imparaticcio,  cioè  Opera 
informe,  eseguita  da  un  principiante. 
Principin  s.  m.  Principino:  Principe  bam- 
bino o  giovanetto. 
Principio  s.  m.  Principio:  Cominciamento 
d'alcuna  cosa. 
"  Principio,  per  Ciò  da  cui  una  cosa  ha  l'essere; 

Cagione,  Origine. 
S  Aveì  di  boin  principii ;  Aver  de'  buoni  prin- 
cipi, Aver  buone  massime  (e  s'intende  di  quelle 
che  riguardano  i  cosinmi). 
%  Da-o  principio  o  fin;  Dall'A  alla  Z,  Dall'alfa 
all'omega,  Dall'uovo  alje  frutta.  Dal   palio  alle 
mosse:  Dal  principio  alia  fine. 
S  Ao  /rotò  né  principio  né  fin;  Non  trovare  o 
Non   rinvenire  né  capo  né  coda,   né   principio 
né  fine  di  checchessia;  e  figurai.   Non  trovar 
modo,  né  via,  né  verso  di  riuscire  in  checchessia. 
S  Tutti  i  prtncipii  son  cattivi  ;  Il  peggio  passo 
è  quel  della  soglia.  Dettato  prov.  che  significa 
Nelle  imprese  la  cosa  più  ardua  è  il  cominciare. 


Principotto  s.  m.  Principollo:  Principe  di 
piccolo  Stalo. 

Prinn-a  s.  f.  Brina  V.  Brinn-a. 

Prió  s.  m.  Priore  :  Il  Capo  duna  prioria,  d'una 
religione  claustrale  e  sim. 

Prióa  s.  f.  Priora  e  Prioressa:  Donna  che  pre- 
siede ad  una  confraternita,  ad  una  compagnia 
e  sim. 

—  d'un  relto  de  figge;  Direttrice,  antic.  Mammana: 
Donna  posta  al  governo  delle  zitelle  ed  altri  con- 
servatorj  di  donzelle. 

Prionnà  s.  f.  Sassata:  Colpo  di  sasso. 

Priva  V.  a.  Privare:  Far  rimaner  senza,  To- 
gliere ad  uno  ciò  ch'egli  ha;  Spogliare,  Dispogliare, 
Orbare,  Spropriare. 
S  Privàse  d'ùnn-a  cosa;  Privarsi  d'una  cosa,  vale 
Darla  via  o  per  dono  o  per  vendita;  e  talora 
Astenersi  dal  farla. 

Privativa  s.  f.  Privativa:  Privilegio  esclu- 
sivo, Diritto  e  Facoltà  di  godere  dun  dato  be- 
nefizio qualunque  che  esclude  ogn'altro  dal  go- 
dimento dello  stesso  diritto. 

Privazion  s.  f.  Privazione,  Privamento,  ed 
anche  Privagione,  ma  poco  usalo:  Mancanza  di 
una  cosa  in  soggetto  che  comunem.  è  allo  ad 
averla,  ed  anche  L'esserne  privato. 
S  Fa  de  privazioin;  Privarsi  volontariamente  di 
cose  delle  quali  si  potrebbe  godere,  Astenersene. 

Privileg-ia  v.  a.  Privilegiare,  antic.  Brivile- 
giare:  Accordare  ad  altri  un  privilegio,  Far  par- 
ticolar  grazia  o  esenzione  a  luogo  o  a  persona. 

Privileg-ióu.  add.  Privilegiato,  antic.  Bri- 
vilegiato:  Persona  o  Luogo  che  gode  privilegio, 
particolar  grazia  o  esenzione;  Immune. 

Pro  s.  m.  Pro:  Buona  digestione  dopo  il  pasto. 

Pi'oanà  V.  a  Propagginare  V.  Approand. 

Proann-a  s.  f.  Propaggine  e  Propagine.  T. 
ugric.  Ramo  «Iella  vite  piegalo  e  coricato  sot- 
terra, acciocch'egli  per  se  stesso  divenga  pianta. 

Probafeilitae  s.  f.  Probabilità:  Verisimi- 
glianza,  Apparenza  di  venia. 

Profeitae  s.  f.  Probità:  Bontà  di  costume  per 
principi  ossia  per  coscienza  e  persuasione  del 
buono  come  quello  che  è  onesto  naturalmente; 
Lealtà. 

Prol>òsci<ie  s.  f.  Proboscide:  Quell'enorme 
allungamento  d-^l  muso  dell'elefante  che  gli  serve 
a  molti  usi  ;  altrim.  Tromba. 

Procaccia  V.  Procùd. 

Procaccin  V.  Precaccin. 

Procede  v.  n.  Procedere:  Continuare,  Segui- 
tare avanti,  Proseguire, 
n  Procedere,  per  Derivare,  Nascere,  Venire:  Ed 
Spirito  Santo  da  chi  6  procede  ?  E  lo  Spirilo 
Santo  da  chi  procede? 
"  —  p  r  Usar  termini  e  costumi  convenevoli  o 
sconvenevoli,  Trattare,  Portarsi  bene  o  male. 

—  contro  ùnn-a  persónn-a;  Procedere  contro  al- 
cuno, vale  Proseguire  il  giudizio  intentalo  con- 
tro di  Ini. 

Procede  s.  m.  Procedimento:  Il  procedere, 
ed  usasi  pel  Modo  di  governarsi  bene  o  male, 
usando  maniere  convenevoli  o  sconvenevoli:  al- 
Irim'  Trailo,  Maniera. 

Proeedùa  s.  f.  Procedura.  T.  leg.  Il  tempo 
e  il  modo,  col  quale  si  conduce  un  processo. 

Procesoion  s.  f.  Processione,  antic.  Pro- 
cissione:  L'andare  che  fanno  per  Io  pia  gli 


PRO 


PRO 


Ecclesiastici  attorno,   in   ordinanza,   cantando 
salmi  e  altre  orazioni  in  lode  di  Dio. 

I*rocessà  v.  a.  Processare:  Procedere  giu- 
dizialmente contro  un  inquisito,  cioè  contro  chi 
siasi  messo  in  istato  d'accusa. 

JPjcooessòix  add.  Processalo:  Chi  ha  subito 
uu  procosso  criminale. 

Proclama  v.  a.  Proclamare:  Propriam.  Pub- 
blicare ad  alta  voce,  Promulgare,  Divulgare, 
n  Acclamare;  Proclamare  con  acclamazioni. 

I*i*ooiia  s.  f.  Procura  e  Proccura:  Slrum.  di 
scrittura  fatto  per  pubblica  persona,  col  quale  si 
dà  altrui  auioriià  di  operare  in  nome  e  in  vece 
di  se  medesimo. 

3E*rocùa  v.  n.  Procurare  e  Proccurare:  Cercare, 
Procacciare,  Mettere  studio,  Adoprarsi,  Ingegnarsi 
d'avere,  Trovar  maniera  di  conseguire,  ecc. 
«  Procurare,  per  Aver  cura,  Dar  opera.  Badare: 
Procùw  de  sia  savii,  de  slùUà,  ecc.;  Procurate 
di  star  cheti,  di  dar  opera  allo  studio  e  sim. 
S  Procùàse  n.  p.  Procurarsi:  Ingegnarsi  d'avere. 

I*rocù.óu.  s.  m.  Procuratore,  Causidico:  Quegli 
che  ti'atta,  agita  o  in  qualsivoglia  modo  difende 
cause  giudiziali. 

I^rocu-xin.  s.  m.  Pr«cuginp  o  Cugino  in  se- 
condo grado;  Figliuolo  del  cugino. 

I*rocuaciiin.-a  s.  f.  Procugina  o  Cugina  in 
secondo  grado:  Figliuola  del  cugino. 

I*rod.ùe  v.  a.  Produrre  e  Producere:  Far  na- 
scere. Cagionare. 
1)  Produrre,   per  Addurre,  Allegare,  Mettere  in 

campo.  Metter  fuori.  Presentare. 
S  Prodùise  n.  p.  Prodursi:  Far  manifesta  la  pro- 
pria abilità  con  qualche  produzione. 

I*rod.u.to  s.   m.   Prodotto,   Frutto,   Rendita, 
Raccolta, 
w  Prodotto,  in  term.  arilm.  Quel  numero  che  ri- 
sulta d.i  due  0  più  numeri  moltiplicali  insieme. 

I*rod.ùaBÌ<5ii  s.  f.  Produzione:  Il  produrrre, 
e  dicesi  per  lo  piti  del  Parto  della  mente. 

E*i*of*aria  v.  a.  Profanare:  Violare,  Contami- 
nare, e  propriam.  dicesi  dell'  Applicare  le  cose 
sacre  e  dedicate  al  culto  di  Dio  in  servigi  tem- 
porali e  secolareschi. 
«  Profanare,  per  Far  cattivo  uso  d'una  cosa  rara, 
preziosa,  meritevole  di  riguardo,  Trattarla  con 
poco  rispetto. 

Px>oftLua2sìòii  s.  f.  Profanazione,  Profana- 
mento: Violazione,  Contaminazione  delle  cose 
sacre,  Riducimento  dal  sacro  al  profano. 

)Protì3ri  V.  a.  Proferire  e  Profiferire  V.  Pro- 
nunzia. 

I*i*ofte8CÌon  s.  f.  Professione,  Mestiere,  Arte: 
Esercizio,  cui  uno  imprende  a  fare. 
M  Professione,  per  Solenne  promessa  d'osservanza, 
che  fanno  i  regolari  dopo  il  termine  del  Novi- 
ziato; ed  altrim.  Voti  solenni,  con  cui  una  per- 
sona si  lega,  si  consacra,  si  sposa  a  Dio. 

—  de  fede;  Professione  di  fede:  Confessione  pub- 
blica della  propria  credenza  in  materia  di  re- 
ligione. 
%  Fd  profesciSn;  Far  professione,  Professare,  cioè 
Legarsi  con  voti  solenni  in  religione  approvata. 

I*rof*essà  v.  a.  Professare:  Palesemente  mo- 
strare 0  Confessare  d'avere  un'opinione,  un  sen- 
limenlo,  un  costume  o  simili:  Mi  professo  a 
religiSn  cristiann-a;  Io  professo  la  religione 
cristiana. 


ti  Professare,  per  Far  voli  solenni  in  religione  ap- 
provata. Obbligarsi  con  voti. 

—  ùnn'arte,  un  meste;  Professare  un'arte,  un  me- 
stiere, vale  Esercitarsi  in  quello. 

Professò  s.  f.  Professore  ;  Colui  che  conosce 

a  fondo  un'arte  o  una  scienza  e  può  in  quella 

sentenziare. 

H  Professore,  per  Colui  che  insegna  pubblicamente 

alcun'arte  o  scienza;  Cattedrante,  Cattedratico. 

Professòa  s.  f.  Professora  :  Il  gen.  femm.  di 
Professore. 

Profetizza  v.  a.  Profetare,  Profetizzare, 
Profeteggiare:  Predire,  Antivedere,  Annunziare 
il  futuro,  Vaticinare. 

Profi  s.  m.  Profilo  e  ProflQlo:  Nella  pittura  Ve- 
duta por  parte  (banda). 
1)  Profilo,  in  term.  d'archit.  Il  disegno  della  gros- 
,  sezza  e  projetto  dell'edifìzio  sopra  la  sua  pianta, 
che  è  Una  delle  tre  parti  fatte  dall'artefice  per 
prima  dimostrazione  dell'opera,  le  quali  sono 
Pianta,  Profilo  e  Faccia. 
I)  —  per  La  linea  della  faccia  che  scende  per  una 
giusta  metà  dalla  sommila  della  fronte  per  mozzo 
il  naso,  per  mezzo  la  bocca,  per  mezzo  il  mento, 
ecc.,  onde:  Ritrarre  in  profilo  vale  Ritrarre  da 
una  sola  parte  dol  viso,  a  diffor.  di  Ritrarre  in 
faccia,  che  vale  Ritrarre  tutto  il  viso. 

Profióu.  s.  m.  Profilatoio  e  ProlTilatojo.  T. 
argenl.,  otlonaj  ed  altri.  Strum.  usato  por  ce- 
sellare, e  ve  ne  sono  di  più  sorte,  cioè  diritti, 
torti,  a  ugnella,  ossia  cavali  da  una  parie  e  torli 
dall'altra. 

Profitta  V.  n.  Profittare,  Approfittare  V.  Ap- 
profilld. 
ti  Profittare,  usato  attiv.  e  col  3»  caso,  vale  Recar 
profitto,  Esser  utile:  Quell'opera  a  g'ha  pro- 
filtóu  poco;  Queir opora  gli  profittò  poco. 
S  Prufittdse  n.  p.  Profittare,  Approfittarsi,  Valersi, 
Giovarsi,  ecc.  V.  ApprofiUà. 

Profónda  V.  Sprofonda. 

Profònditse  s.  f.  Profondità:  Una  delle  Ire 
dimensioni  del  corpo  solido,  Altezza  da  sommo 
ad  imo. 
Il  Profondità,  dicesi  figurai.  dell'Estensione  della 
scienza  d'alcuna  persona. 

Profùmma  v.  a.  Profumare:  Dare  odor  di 
profumo. 
S  Profùmmdse  n.  p.  Profuma: si:    Spargersi   con 
profumi  le  vesti  o  la  pelle. 

Profumine  s.  m.  Profumiere  e  Profumiero: 
Colui  che  fa  e  vende  profumi,  acque,  pomate, 
unguenti  odorosi  ed  ogni  sorta  di  cosmetici  ; 
antic.  Unguentario.  Dicesi  Profumeria  L'officina 
dol  Profumiere;  Profumiera  e  Profumino,  11 
vaso  de'  profumi. 

Profùmmo  s.  m.  Profumo:  Tutto  quello  che 
per  delizia  o  medicina  si  abbrucia  o  si  fa  bol- 
lire per  aver  odore  dal  suo  fumo,  il  quale  an- 
cora si  dice  Profumo;  e  generalm.  Qualunque 
cosa,  0  semplice  o  composta,  alta  in  qualunque 
modo  a  render  buon  odore;  antic.  Profumico. 

Profiaxiòn.  s.  f.  Profusione:  Eccessiva  libe- 
ralità, Prodigalità. 

Prog-ettà  V.  a.  Progettare.  Voce  dell'uso:  Far 
progotto.  Proporre,  Esibire;  ed  anche  Intavolare, 
Porre  sul  tappeto. 

Prog-redi  v.  n.  Progredire:  Andar  avanti, 
Far  progresso,  avanzamento,  Avanzarsi. 


PRO 


PRO 


621 


Proil»!  V.  n.  Proibire,  Vietare,  Difendere,  Ini- 
bire: Comandare,  Ordinare  e  Impedire  che  non 
si  faccia. 

I^roibizión  s.  f.  Proibizione,  Divieto,  Divie- 
lazione,  Vielaracnto:  li  proibire,  Il  vietare. 

Prolissi  tee  s.  f.  Prolissità:  Soverchia  Inn- 
ghfzza  nei  favellare. 

I*r'oluiig'à  v.  a.  Prolungare  e  Prolongare, 
Allungare,  Differire,  Prorogare:  Mandare  in  lungo, 
Protrarre,  Far  durare. 

IProlving-aziòn  s.  f.  Prolungazione,  Pro- 
rogazione, Proroga,  Dilazione,  Rèmora. 

I*rolùxion  s.  f.  Prolusione:  Composizione  o 
altro  elle  serve  come  il  preludio  ad  un'opera. 

F*x*oraé  prep.  Rimpetlo,  A  rimpetto,  Dirimpetto, 
Di  rinipetio.  Vdce  dei  contado. 

I*roméa  s.  f.  Primiera:   Sorta  di   giuoco  di 
carte  che  si  fa  in  più  persone;  altrim.  Frussi  e 
Fnisso,  Flussi  e  Flusso. 
«  Primiera,  dieonsi  anche  Le  carte  di  quattro  semi: 
Ho  (ceto  promèa;  Ilo  fatto  primiera. 

Promette  v.  a.  Promettere:  Obbligare  altrui 
la  sua  fede  di  fare  alcuna  cosa,  Dar  parola.  Im- 
pegnarsi di  parola. 
Il  Promettere,  per  Accertare,  Affermare:  Te  pro- 
metto ch'u  l'è  cosci;  Ti  prometto  che  la  è  così. 

—  ben;  Prometter  bene,  parlando  di  persona,  vale 
Esser  di  bella  aspettazione,  Far  bene  sperare  di 
sé;  parlando  di  terre,  vale  Aver  bella  apparenza, 
Prometter  copiosa  ricolta. 

—  ùnn-a  zòvena;  Prometter  una  fanciulla,  vale 
Promettere  di  darla  in  isposa. 

S  A  chi  5  e  dà,  a  chi  5  e  promette;  A  chi  ne 
dà  e  a  chi  ne  promette  (detto  di  busse),  si  vuol 
dinotare  Una  persona  a  cui  pizzican  facilmente 
le  mani  e  di  carattere  impetuoso  e  collerico. 
IProménve  v.  a.  Promuovere  e  Promovere: 
Conferir  grado  o  dignità  maggiore  ad  alcuno. 

»i  Promuovere,  per  Dar  moto,  cominciamento  a 
checchessia. 

«  —  per  Ajulare,  Proteggere,  Favorire  :  Proméuve 

I  stndii,  e  sciense ,  ecc.;  Promuover  gli  studj, 
le  scienze  e  sim. 

Promiscui  tee  s.  f.  Promiscuità:  Stalo  dì 
ciò  chrt  è  promiscuo,  Mescolanza   confusa,  ecc. 

Promissa.  s.  f.  Promessa,  Promessione  e  Pro- 
missione: Lo  assicurare  a  bocca  o  per  iscritto 
di  fare  o  dire  una  cosa;  ed  anche  per  Quello 
che  si  è  promesso. 
S  Nò  mantegni  apromissa;  Romper  la  promessa. 
Non  osservarla. 

Promotò  s.  m.  Promotore:  Colui  che  pro- 
muove, che  dà  moto,  eccitamento  ad  un'impresa 
0  a  checchessia  d'altro. 

Promozión  s.  f.  Promozione,  Premovimento; 

II  promuovere,  Elevazione,  Innalzamento,  Avan- 
zamento di  grado  a  chi  è  già  in  carica. 

Promùlg-a  v.  a.  Promulgare:  Pubblicar  una 
legge  colle  necessarie  formalità;  e  per  eslens. 
Divolgare  qualunque  altra  cosa. 

Pronessa  s.  f.  Pronipote  e  Pronepote:  Fi- 
gliuola del  nipote. 

Pronevo  s.  m.  Pronipote  e  Pronepote:  Fi- 
glinolo del  nipote. 

Pronomme  s.  m.  Pronome,  presso  i  Gram- 
mat.  Una  delle  parli  del  discorso,  così  chiamata 
perchè  si  adopera  invece  del  nome,  come  Io, 
Tu,  Egli,  ecc. 


Pronostica  v.  a.  Pronosticare,  antic.  Pro- 
gnosticare: Far  pronostici,  Prevedere,  Annun- 
ziare il  futuro. 

Pronunzia  v.  a.  Pronunziare  e  Pronunciare, 
Proferire  e  Profferire,  e  presso  gli  antichi  Prof- 
férere  e  Profferare:  Mandar  fuori  le  parole. 
i>  Pronunziare,  per  Dichiarare,  Pubblicare:  Han 
pronunzióu  a  sentensa  ;  Hanno  pronunziato  lì 
sentenza. 

Propag-a  v.  a.  Propagare,  Allargare,  Dilatare, 
Stendere,  Distendere;  Moltiplicare,  Ampliare. 
1)  Propagare,  figurai.  Divulgare,  Pubblicare,  Far 

nolo;  Diffondere. 
§  Propagàse  n.  p.  Propagarsi,  dicono  i  Filosofi  della 
luce  che  si  diffonde,  si  dilata,  e  così  il  suono. 

Propag-azión  s.  f.  Propagazione:  Moltipli- 
cazione ppr  via  di  generazione. 
I)  Propagazione,  Dilatamento,  Distensione,  Allar- 
gamento, 
n  —  Presso  i  Filosofi  La  diffusione  della  luce  e 
del  suono. 

—  da  Fede;  Propagazione  della  Fede,  dicesi  per 
dire  I  progressi  e  la  dilatazione  della  Fede  nei 
paesi  degl'infedeli. 

Propala  v.  a.  Propalare:  Far  nolo,  palese, 
Mamftslare,  Divulgare. 

Propende  v.  n.  Propendere,  Inclinare,  In- 
chinare, Aver  propensione,  inclinazione,  dispo- 
sizione naturale  per  una  cosa  piuttosto  che  per 
un'altra. 

Propensción  s.  f.  Propensione:  Inclina- 
zione, Tendenza  dell'anima  verso  alcuna  cosa. 

Proponn-e  v.  a.  Proporre  e  alla  lat.  Propo- 
nere:  Jlettf^re  in  campo  il  soggetto,  del  quale 
si  vuol  discorrere  e  ragionare  o  in  alcun' altra 
maniera  servirsi. 
S  L'ommo  6  propònn-e  e  Dio  5  dispónn-e  V.  Dio. 
S  Prop6nnìse;¥aT  proposilo.  Prefìggersi,  Stabilire, 
Porsi  in  cuore,  Fermare:  Proporre  in  se  stesso 
con  deliberazione  di  eseguire. 

Proporzión  s.  f.  Proporzione:  Convenienza 
e  relazione  delle  cose  tra  loro;  Analogia,  Com- 
parenza.  Proporzionalità. 
I)  Proporzione,  presso  i  Matem.  sì  chiama  Quella 
scambievole  relazione  o  ragione  che  hanno  in- 
sieme due  grandezze  omogenee  terminate,  per 
quanto  s'appartiene  alla  loro  quantità,  o  conlinoa 
0  disgiunta. 
S  A  propoizión  m.  avv.  A  proporzione,  A  misura 
che,  Di  mano  in  mano. 

Proporziona  v.  a.  Proporzionare:  Ridurre 
una  cosa  in  forma  che  abbia  debita  corrispon- 
denza con  un'altra;  Paragonare,  Comparare,  Rag- 
guagliare. 

Proporzionòu  add.  Proporzionato:  Fatto 
con  proporzione,  Che  ha  proporzione,  conve- 
nienza con  altro;  Adattalo. 

Proposito  s.  m.  Proposito,  Proposto,  Pro- 
ponimento, De'iberazione:  Ho  cangión  de  pro- 
poxtlo;  Cangiai  proposito, 
n  Proposito,  per  Soggetto, Tema,  Argomento:  Tor- 
nando a-o  nostro  propoxito;  Tornando  al  no- 
stro proposito. 
S  A  propvxiio  !  A  proposito  !  Oh  appunto  I  Ora 

che  mi  risovviene  V.  A  propoxito. 
S  A  tuia  féua  de  propoxito;  Uscir  di  proposilo, 

di  tema,  di  tuono,  del  seminato. 
S  Cazze  0  Fe^n»  o  fropo»j7o  ;  Arrivare,  Cadere, 


622 


PUÒ 


Venire  a  proposito  una  cosa,  vale  Venire  in  ac- 
concio, in  taglio,    acconciamente,   opportuna- 
mente, ecc. 
S  Féua  de  propoxito  0  Mal  a  proposito;   Fuor 
di  proposito,  Mai  a  proposito,  A  sproposito,  A 
contrattempo,  Fuor  di  luogo,  Non  a  dovere. 
S  Parla  0  Risponde  a  propoxito  V.  A  propoxito. 
S  Sta  in  propoxito;  Star  nei  proposito:  Non  uscir 
de'  termini  proposti. 

Propoxiziòn  s.  f.  Proposizione:  Quello  che 
si  propone  di  trattare  o  da  approvarsi}  Assunto, 
Argomento,  Proposta.  > 

1)  Proposizione,  per  Deliberazione,  Proposito,  Pro- 
ponimento: Tutte  e  mce  propoxizioin  san  an- 
doete  in  fùmme;  Tutte  le  mie  proposizioni  si 
dileguarono. 
„  —  per  Detto  comunem.  approvalo.  Massima:  A 
l'è  ùnn-a  propoxisión  condanna;  É  una  pro- 
posizione condannata. 

I*i*oprietso  s.  f.  Proprietà  e  Propietà:  Qua- 
lità, Particolarità  propria  di  checchessia:  Que- 
st'erba a  l'ha  a  proprietw  de  fa  guari;  Que- 
st'erba ha  la  proprietà  di  guarire. 
H  Proprietà:  Il   possedere  o  avere  in  proprio,  Il 

diritto,  per  cui  una  cosa  appartiene  ad  altrui. 
H  Pulitezza,  Nettezza,  Acconcezza,  Decenza. 

I*x*orog-a  V.  a.  Prorogare:  Allungare  il  tempo. 

I*roprietaio  s.  m.  Proprielario  e  Propie- 
tano:  Colui  che  tiene  in  proprietà.  Dicesi  an- 
cora per  Possessore,  Che  possiede. 

I*x*osciiiiits©  s.  f.  Prossimità,  Vicinità,  Pro- 
pinquità, antic.  Prossimanza. 

I*rosciiMLO  s.  m.  Prossimo,  dicesi  di  Ciascun 
uomo  relativamente  all'altro. 

I*rosciino  add.  Prossimo,  Prossimano,  Vici- 
nissimo, Accosto. 
S  Parente  proscimo  ;  Prossimo,  Prossimano,  Con- 
giunto di  sangue.  Parente. 

I*roseg"ui  V.  n.  Proseguire,  Proseguitare,  Se- 
guitare avanti,  Continuare. 

I*rosopopea,  s.  f.  Prosopopea:  Gravità  so- 
verchiamente affettata;  ed  anche  Orgoglio,  Boria, 
Albagia. 
S  Aveì  da  gran  prosopopea;  Aver  gran  proso- 
popea, dicesi  di  Chi  mostra  un  aspetto  grave 
e  simile. 
S  Parla  con  prosopopea;  Prosare:  Favellar  molto 
adagio  e  con  presunzione. 

I*x*osperà  v.  a.  Prosperare,  Felicitare:  Man- 
dar di  bene  in  meglio  :  Che  5  Segnò  ò  ve  pro- 
spere; Dio  vi  prosperi, 
n  Prosperare,  in  signif.  neut.  Andar  di  bene  in 
meglio,  Avanzarsi  in  felicità:  0  prospera  de 
giórno  in  giórno;  Egli  prospera  di  dì  in  di. 

r*rosperits©  s.  f.  Prosperità:  Stato  o  Av- 
venimento felice,  Felicità. 

I*i*ostitixì  v.  a.  Prostituire:  Esporre  a  mal  uso. 
S  Prostituise  n.  p.  Prostituirsi,  Abbassarsi,  Av- 
vilirsi; e  detto  di  donna,  anche  Pubblicarsi. 

X*]:*oi8titùzioii  s.  f.  Prostituzione:  Il  pro- 
stituire; Avvilimento,  Abbassamento,  Imbratta- 
mento. 

I*rotestà,  v.  n.  Protestare:  Denunziare  o  Fare 
intendere  a  uno  che  faccia  o  non  faccia  chec- 
chessia; e  per  Io  più  in  forma  giuridica. 

—  de  nùllilce;  Protestare  giuridicamente  di  nullità, 
d'incompetenza,  vale  Dichiarare  che  si  ha  per 
nulla  la  presa  deliberazioae. 


PRO 


—  e  speize,  i  danni  e  i  interessi;  Protestare  per 
via  giuridica  le  spese,  danni  e  interessi,  cioè 
Dichiarare  che  la  parte  avversaria  sia  tenuta  ai 
danni,  spf^se  e  interessi. 

—  ùnn-a  cambiale;  Protestare  una  cambiale:  Far 
un  protesto  giurìdico,  per  cui  si  dichiara  a  colui 
al  quale  si  è  fatto  tratta  di  una  cambiale,  che, 
per  difetto  d'accettazione  o  di  pagamento  al 
termine  prefìsso,  egli  e  il  suo  corrispondente  sa- 
ranno tenuti  a  lutti  i  danni,  ai  quali  il  porta- 
tore della  lettera  potrà  soggiacere. 

%  Protestàse  n.  p.  Protestarsi.  Dichiararsi,  Con- 
fessare di  essere  tale  ecc.,  di  voler  fare,  ecc. 

I*rotettó  s.  m.  Protettore,  Proteggilore  :  Colui 
che  protegge,  Difensore. 
§  Aveì  qualche  santo  protetto  ;  Aver  qualche  santo 
0  qnalche  santo  in  paradiso,  dicesi  metaf.  del- 
l'Avere una  qualche  persona  autorevole  che  spal- 
leggi 0  protegga. 

I*i*otettóa  s.  f.  Protettrice,  Proleggitrice:  Co- 
lei che  protegge. 

I*roteze  v.  a.  Protpggere:  Avere  o  Tenere 
in  protezione;  Caldeggiare,  Tutelare,  Difendere, 
Dar  favore. 

Protezion  s.  f.  Protezione:  Il  tener  cura  di 
aieuno  assistendogli  nelle  sue  occorrenze;  Appog- 
gio, Assistenza,  Cura,  Custodia,  Difesa. 
S  Piggià  sotto  a  so  protezión;  Pigliar  a  proteg- 
gere, ad  assistere  alcuno.  Prenderlo  sotto  la  sua 
protezione,  sotto  il  suo  patrocinio,  sotto  la  sua 
tutela. 

I*róvi  s.  m.  Prato:  Propriam.  Quel  campo,  il 
quale,  non  lavorato,  serve  per  produrre  erba  da 
pascolare  bestiami  e  da  dar  fieno. 

I*ro'v"à.  V.  a.  Provare  e  Priiovare:  Far  prova 
0  saggio,  Sperimentare,  Cimentare,  Saggiare, 
n  Provare,  per  ìMoslrare  con  ragioni  e  autorità, 
Recyr  in  fede  del  suo  dello  ragioni,  testimonianze, 
ecc. ,  Mettere  in  aperta  luce  la  verità  per  via 
di  ragioni, 
t)  —  Dicesi  anche  delle  robe  che  altri  melle  in- 
dosso a  checchessia ,  per  vedere  se  gli  stanno 
bene,  e  corregger  difetti  se  ce  ne  ha. 

—  un  bastimento  s'ó  l'è  stagno  ;  Abbeverare  una 
nave:  Gettarvi  sopra  tant' acqua  allorché  ella  è 
fabbricata  di  tutto  punto,  per  provare  se  sia  ri- 
stoppata a  dovere. 

S  Chi  nò  préuva  no  creddé  ;   Non   apprende  il 
male  altrui  chi  non  lo  prova. 

S  0  prova  5  l'è  ninte  ;  Il  tentar  non  nuoce. 

S  Provdse  n.  p.  Provarsi:  Mettersi  alla  prova;  e 
talora  Esercitarsi. 

u  —  afa  ùnn-a  cosa;  Provarsi  dì  fare.  Studiarsi, 
Dar  opera  di  fare. 

Il  —  un  vesti;  Provarsi  un  abito:  Metterselo  ad- 
dosso per  vedere  se  sta  bene. 

g  Préuvite.  !  Préuvite  un  pò  !  Provati  !  Provati 
un  po'  !  Specie  di  minaccia  che  si  fa  altrui  quando 
e' si  vanta  di  voler  fare  una  data  cosa,  e  noi 
vogliam  significargli  che,  facendola,  lo  faremo 
pentire. 
I*rovedl<ie  v.  a.  Provvedere  e  Prj^vedere:  Pro- 
cacciare, Dare,  Somministrare  altrui  quello  che 
è  di  bisogno;  Fornire,  Rifornire. 

Il  Provvedere:  Prender  provvedimento.  Porre  ri- 
medio, riparo  a  male  che  si  teme  possa  accadere. 

—  a  ùnn-a  persónn-a;  Collocare,  Stabilire,  Dar 
provvedimento  a  una  persona,  Darle  un  impiego. 


I 


PRU 


PVU 


6^3 


—  (le  viveri  ùnn-a  fortessa;  Vettovagliare  nna 
fortezza. 
S  Proveddise  n.  p.  Provvedersi,  Fornirsi. 
S  Scià   se  provedde  ;  Provvedasi  o   Proveggasi, 
dice  il  servitore  al  padrone,  allorché  se  ne  li- 
ceni^ia  spontaneo. 

I*ro"ve<iitó  s.  m.  Provveditore  e  Proveditore: 
Che  provvede  o  procaccia  le  cose  necessarie. 

ProVeg-ni  v.  n.  Provenire,  Deriv:;re,  Procedere. 

I*ro"venda  s.  f.  Profenda  e  Prebenda,  ma  poco 
usato:  Quella  quantità  di  biada  che  si  dà  in  nna 
volta  a'  cavalli.  Più  comunem.  in  Genova  per 
Provenda  s' intende  Un  cibo  di  crusca  e  di 
carrube. 

I*rovian.<ia  s.  f.  Provianda:  Provvigione, 
3lunizione  da  bocca,  Vettovaglia,  \iveri  per 
l'esprcito.  Dicesi  talora  per  Gli  uflìziali  ed  ini- 
piegi>li  della  provianda;  ed  anche  I  carri,  le 
vetture  e  sim.  attenenti  alla  provianda. 

I*rovin  s.  m.  Pesaliquori  e  vclg.  Prova.  T.  di- 
stili. Piccolo  strum.  di  vetro,  dì  cui  i  dislilla- 
lori  da  rosoìj  si  servono  per  conoscere  il  numero 
de'  gradi  che  ha  lo  spirito  di  vino. 

Provincia s.  f  Provincia:  Estensione  dì  paese 

che  fa  parie  d'uno  Stato  e  comprende  città,  terre, 

ecc.  sotto  uno  stesso  Prefetto  u  Governatore,  ecc. 

«  Provincia,   dicesi  in  genere  d'Ogni  luogo  dello 

Stato,  per  contrapposto  alla  Capitale. 

Provincia  s.  m.  Provinciale,  si  dice  da'  frali 
a  Quello  che  tra  loro  è  il  capo  di  tutte  le  case 
religiose  del  suo  Ordine,  che  sono  nella  provìncia. 

I*ro"vixioii  s.  f.  Provvisione  e  Provisione, 
Provvii:ione,  e  Provigione,  antic.  Providigione: 
Quantità  di  cose  necessarie,  utili  o  indispensabili 
per  la  sussistenza  e  mantenimento  d'una  casa, 
d'una  ciità,  d'un  paese. 
«  Provvisione,  per  Assegnamento  o  Stipendio,  ma 
propriam:  s'iniende  di  Quella  che  danno  ai  pub- 
blici uffiziali  ì  principi  e  le  repubbliche, 
n  —  Nel  Commercio  vale  Emolumento  che  si  paga 
ad  un  negoziante  per  danaro  sborsato  o  per  opera 
prestala  a  favore  d'un  altro. 

I*i*0"vÌ3t:ion.a  V.  Approwìxiond. 

I*rovoca  s.  f.  Provocazione.  T.  scolasi,  e 
dell'  uso.  Gara  fra  due  scolari ,  l' uno  de'  quali 
provoca  Tallro  a  dar  saggio  del  proprio  sapere, 
a  fine  di  conseguire,  il  miglior  di  essi,  alcuna 
distinzione  scolastica,  e  per  lo  più  il  posto  di 
colui  che  fu  provocato  ed  è  perdente. 

I*i*ovoca  v.  a.  Piovocare:  Muovere,  Concitare, 
Incitare  a  .checchessia, 
n  Provocare,  Invitare,  Sfidare;  e  in  terra,  scolasi. 

Far  a  gara,  Gareggiare  V.  Provoca. 
«  —  Cagionare:    Provoca  a  tossa,  6  sud,  ecc.; 
Provocare  la  tosse,  il  sudore,  ecc. 

I*rovocató  s.  m.  Provocatore:  Chi  provoca 
V.  Provoca. 

I*rua  s.  f  Prora,  Proda,  Prua:  La  parte  dinanzi 
del  naviglio,  colla  quale  si  fende  l'acqua,  opposta 
alla  Poppa. 

I*ruezza  v.  n.  Prueggiare,  Prodeggiare.  T. 
mar.  Maneggiare,  Governare  la  prua  ;  ed  anche 
Schf^rmirsi  con  la  prora  dal  vento  contrario. 

I*ruezzo  s.  m.  Frueggio.  T.  mar.  Il  maneggio 
e  sehermo  della  prua  per  ischivare  qualche  pericolo. 

I*r*ùg'ixéix  s.  m.  Frugnuolo,  Prugnolo,  Calca- 
Irepola,  Mugnaino.  T.  boi.  Agaricus  prunulus. 
Specie  di  fungo  che  nasce  ora  solo,  ora  a  ce- 


spugli di  due  a  quattro.  Ha  il  gambo  ora  diritto, 
ora  curvo,  ma  sempre  cilindrico,  nudo,  fibroso, 
compatto,  rigido,  bianco-niveo;  il  cappello,  ora 
tortuoso,  ora  fesso,  ora  eccentrico,  in  giovenlù 
emisferico,  coll'aiidar  del  tempo  depresso  al  cen- 
tro e  ripiegato  ai  margini,  di  superficie  liscia, 
asciutta,  cenerognolo-slavata  ;  la  sua  carne  biau- 
chissima,  tenera  e  fragile.  Ha  odore  di  farina 
fresca  e  sapore  assai  grato. 

I*ù  ;  Pure:  Pari,  riempitiva  che  aggiunge  una  certa 
forza  per  maggiore  evidenza,  come  il  lai.  Qui- 
dem  :  E  pù  a  cosa  a  l'è  andceta  cosci  ;  Pure 
la  cosa  andò  cosi. 
«  Pure,  talvolta  usasi  per  Nondimeno,  Non  per- 
tanto: Ma  pù  osltnóu  de  so  fa...  Ma  pure  ca- 
parbio per  carattere... 
ti  —  Congiunto  colla  pari.  Se,  vale  Posto  che  :  Sepk 
d  non  é  vegnùo  matto  ;  Se  pure  non  è  impazzito. 

P*ùa  s.  f.  Polverìo:  Quella  quantità  di  polvere  che 
si  leva  in  aria,  agitala  dal  vento  o  da  altra  cosa. 
Dicesi  anche  Polvere,  ma  allora  intendesi  Quella 
che  è  posata  sopra  un  oggetto.  -  Polverone, 
Gran  quantità  di  polvere  sollevata  dal  vento  o 
da  gran  gente  che  cammini  o  da  cavalli  o  da 
carri  in  moto. 

—  de  castagna;  Ventolacchio:  Tritume  quasi  ridotto 

in  polvere  delle  scorze  prosciugale  o  riarse  delle 

castagne,  e  da  cui  si  ripuliscono  prima  di  ridurle 

in  farina. 

S  Batte  a  pùa  ;  Dar  le   pacche.  Modo  fior,  che 

vale  Vincere,  Sopravanzare,  Esser  superiore. 
S  Dà  da  pùa  tn  ti  éuggt  ;  Battere  (i  Gettare  la 

polvere  negli  oechi  V.  Éugyio. 
S  Leva  a  pùa;  Spolverare:  Levar  via  la  polvere. 

Ripulire. 
S  Scrolla  a  pùa  a  ùnn-a  pérs5nn-a;  Scuotere  la 
polvere  ad  alcuno,  meiaf.  vale  Bastonarlo  o  Stra- 
pazzarlo con  falli  e  con  parole. 
%  Strassòn  da  leva  a  pùa;  Canavaccio,  Canovaccio, 
Spolveraccio  V.  Strassòn. 

I*ùl>l>lica  V.  a.  l'ubblicare  e  Pnblicare:  Pob- 
blicameule  manifestare.  Far  sapere  a  latti.  Ren- 
der pubblico  e  notorio.  Divolgare. 
«  Pubblicare,  per  Render  pubblico  colla  slampa; 
che  anche  dicesi  Pubblicar  colle  slampe.  Dare  alle 
siarape,  Far  di  pubblica  ragione.  Dare  o  Met- 
tere alla  luce  o  in  luce. 

Pvibblicaziòn  s.  f.  Pubblicazione  e  Puhlì- 
cai^ione,  Pubblicamento :  Il  pubblicare,  Palesa- 
mento. 

Pù1>1>licitee  s.  f.  Pubblicità:  Qualità  di  ciò 

che  é  pubblico. 

S  Fd  ùnn-a  pùbblicitce  d'ùnn-u  cosa  ;  Trombettar 

checchessia,  vale  Divolgare  e  Spargere  alcuna 

cosa  ridicendola  per  tutto;  altr.  Farne  una  piazzala. 

Pùddno  add.  Nauseato,  Stomacalo,  Slacco, 
Ristucco. 

I*vieta  V.  Poeta. 

Pùeta  s.  f.  Polvere:  Tulio  ciò  che  si  sparge 
sulla  scrittura  fresca  per  rasciugarla  più  presto, 
come  rena  finissima,  limatura  di  ferro,  smalto 
sottilmente  pesto,  minuta  segatura  di  legno  o  altra 
simile  cosa;  dicesi  anche  Polverino. 

I*ùetéa  s.  f.  Polverino:  Vasetto  a  coperchio 
sforacchiato  o  a  ciotola,  dove  si  tiene  la  polvere 
per  mettere  sulla  scriuura  fresca. 

Puéza  s.  f.  Puleggia.  T.  mar.  Disco  di  legno 
0  di  metallo,  scanalato  nella  sua  circonferenza 


624 


PUI 


PUN 


per  adallarvi  una  fané,  il  quale  gira  intorno  ad 
un  pernio  od  asse  d'un  bozzello  o  d'una  pasloca. 
FiilTo  s.  m.  Chiodo,  dicesi  comunem,  per  De- 
bito che  si  lascia  a  una  bottega  o  sim.  ;  nell'uso 
tose,  dicesi  anche  Griccia. 
S  Fa  di  puffi;  Far  de'  chiodi,  Ficcar  chiodi,  vale 
Far  debili. 
Pùg*^^  s.  f.  Pagnella.  T.  cappell.  Arnese  di 
cenci  impuntiti,  con  cui   i  Cappellai  prendono 
per  non  iscottarsi  il  ferro  da  spianare. 
Pù^na.tta<  s.  f.  Pentola  e  Pentolo,  Pignatta  e 
Pignatlo:  Vaso  cupo  di  terra  colla,  di  rame  o 
anche  di  ghisa,  nel  quale,  posto  al  fuoco  pieno 
d'acqua,  si  cuocono  le  vivande. 
S  Domenega  da  pùgnatta  V.  Domenega. 
3  E  bellesse   in  ta  pùgnatta  no  se   ghe   méttan 

V.  Bellessa. 
S  0  diao  ò  fa  e  pùgnatle,  ma  coverei  ò  n5  ne 
fa  V.  Diao. 
I*ùg'iiatta  s.  f.  Pentolata:  Quanto  può  capire 

una  pentola;  ed  anche  Colpo  di  pentola. 
Pùg-na^ttin  s.  m.  Pentolino,  Pignatlino,  Pi- 

gnallello.  Dim.  di  Pentolo,  di  Pignalto. 
I*ùs-n.a.ttiiiii-a  s.  f.  .Pentolina,  Penlolella. 

Uim.  di  Pentola, 
f  S  Pùgnattinn-e...  Specie  di  scodelline  emisferiche 
con  due  prese  o  manichelti,  nelle  quali  le  donne 
del  contado  mettono  a  rappigliare  il  latte,  e  cosi 
piene  le  portano  in  città  per  venderle.  Ni'n  si 
usa  in  Toscana. 
Pùg-natton  s,  ra.  Penlolona  e   Pentolone. 

Acer,  di  Pentola. 
I*-ftg'netto  s.  m.  Pugnello,  Pugnerdlo,  Pu- 
gnetto,   Pugnuolo:   Quella  quantità  di  materia 
che  può  contenere  la  mano. 
%  Fd  5  pùgnelto;  Far  pepe,  vale  Accozzare  in- 
sieme tutti  e  cinque  i  polpastrelli,  cioè  la  som- 
mità delle  dita,  il  che,  quando  di  verno  è  gran 
freddo,  molti  per  lo  ghiado  non  possono  fare. 
I*ug-iio  s.  m.  Pugno,  e  nel  plur.  Pugni  e  Pu- 
gna :  La  mano  serrata, 
n  Pugno,  per  La  percossa  data  colla  mano  serrata. 
n  —  per  Quella  quantità  di  materia,  che  può  con- 
tenere la  mano  serrata. 
M  —  per  Mano,  in  signif.  di  Carattere  o  Scrittura: 
O  l'ha  scrita  de  so  pugno;  L'ha  scritta  di  suo 
pugno. 
—  dceto  sotto  man;  Cazzotto:  Pugno   forte   dato 
sotto  mano. 
S  Asbrià  0  Molla  un  pugno  V.  Asbrià,  Molla. 
%  Dà  di  pugni;  Dar   de'  pugni  o  delle   pugna, 

Menar  pugni  o  pugna:  Percuoter  con  pugni. 
S  Dàse  di  pugni  ;  Darsi  de'  pugni,  Far  a  cazzotti, 
dicesi  di  Due  o  più  persone  che  tra  di  loro  si 
diano  de'  pugni. 
S  Fd  pugni  V.  sopra  Dàse  di  pugni. 
$  Fd  a  cosci,  e  pugni;  Far  a  calci  o  Far  a  calci 

e  cazzotti  V.  Caso. 
S  L'è  camme  dà  di  pugni  in  ce  V.  Ce. 
S  Zùgd  a  pugni;  Giocare  o  Fare  alle   pugna  o 
a  pugni,  vale  Combattere  a  pugni. 
l?uia.  s.  f.  Paura:  Perturbazione  d'animo  cagio- 
nata da  immaginazione  di  futuro  male  j  Timore, 
Tema  (femm.).  Temenza^  Pavento.  ■ 
S  Aveì  pu'ia;  Aver  paura.  Paventare,  Temere,  ed 
in  ischerzo  Mangiar  bietole,  Aver  i  coniglj  in  corpo. 
S  Mette  pitta;  Fare  o  Metter  paura,  vale  Impaurire, 
n  _  puia  0  un  pò  de  puia  a  ùnn-a  persónn-a; 


Far  paura  o  un  po'  di  paura  a  uno,  vale  Bra- 
varlo, Minacciarlo  garrendolo. 
§  Mot  da  puia;  Morir  di  paura,  vale  Aver  ec- 
cessiva paura. 
S  Morto  dà  puia;   Morto  dalla   paura:   Somma- 
mente travaglialo  dalla  paura. 
S  Non  avei  pula;  Non  aver  paura,  vale  E^^ser  co- 
raggioso, impavido,  intrepido;  e  talora  Non  te- 
mere il  confronto:  Mi  non  ho  puta  de  le;  Io 
di  lui  non  ho  paura. 
§  0  travaggio  5  nò  me   mette   puta;   li  lavoro 

non  mi  dà  nnja,  non  mi  dà  fiiSiidio. 
§  Passa  0  Sccnld  a  puia;  Pisciar  la  paora;  Ri- 
pigliar animo  da  paura  prima  avuta. 
S  Spella  da  puta;  Aver  la  tremarella,  Tremar  i 
pippioni.  Far  il  cui  lappe  lappc:  Aver  una  sgan- 
gheralissima  paura. 
§  Trovdse  puta;  Farsi  paura,  Prender  timore. 
Spaventarsi,  Sbigottirsi. 
I*uie»-iio  V.  Pòiegno. 
I*uj6u.  s.  m.  Pajuolo:  Vaso  cilindrico  di  metallo 
con  orlo  tondo  internamente  rafforzato  con  una 
anima   di    ferro,   mànico   arcalo  e   girevole.  É 
strnm.  da  cucina  e  serve  per  bollirvi  checchessia. 
—  dell'évjà;  Caldaja. 
Puin  V.  Pòin. 
I*uiscetti  V.  Pòiscetti. 
I*xxiseio  V.  Pòiscio. 

F*iiléo  s.  m.  Puledro,  si  dice  al  cavallo,  all'asino 
e  al  mulo  dalla  nascita  al  domarsi,   sebbene  è 
più  proprio  del  cavallo;  allrim.  Pollracchio. 
I*ùlì  v.  a.  Pulire  e  Polire  V.  Nettezza. 
I)  Pulire,  comunem.  usasi  per  Lustrare,  Levigare, 
Far  liscio:  Dar  il  lustro  a'  marmi  ed  a'  metalli, 
n —  Presso  i  Legnaj.  e  sim.  vale  Ripulir  il  le- 
gname, Lisciarlo  semplicem.  con  pialla  o  sm. 
anche  senza  lustrarlo. 
I*ulicaxi  V.  Butican.  * 

,  Pulito  add.  Pulito  e  Polito,   Netto,  conlr.  di 
Sporco. 
it  Pulito,  per  Creanzato,  Civile,  Compilo,  Gentile, 

Obbligante,  Cortese,  Grazioso. 
§  Fd  pulito;  Far  pulito,  vale  Far  bene,  a  dovere. 
§  Tegnise  pulito  ;  Tenersi  pulito,  vale  Serbar  pu- 
litezza nella  persona  o  nciili  abiti. 
Pixlitùa  s.  f.  Pulitura,  Pulimento:  L'atto  del 

pulire  e  L'effetto  che  ne  risulta. 
I*u.iicin.  V.  Pòncin. 

I*vincio  s.  m.  Punch  e  Punce:  Bevanda  spiri- 
tosa, che  suol  farsi  con  acqua  calda,  sugo  di  li- 
mone, zucchero  e  rum. 
I*ùni  V.  a.  Punire,  Castigare  V.  Castiga. 
I*ùniziòii  s.  f.  Punizione,  anlic.   Puuigione, 

Punimento,  Castigo  V.  Castigo. 
I*u.usòii  s.  m.  Punzone:  Ferro  temperalo  ovv. 
Acciajo  per  uso  d'imprimere  le  impronte  delle 
monete,  de' caratteri  e  simili, 
n  Cesello:  Slrum.  d'acciajo  da  cesellare  o  intagliare 
i  metalli,  fatto  come  uno  scai  pelletto,  ma  senza 
taglio, 
«t  Spillo:  Ferro  lungo  un  palmo  e  acuto  a  guisa  di 
punteruolo,  col  quale  si  riapre  il  foro  turato  con 
cera  o  simile  nel  fondo  delle  botti   per   assag- 
giarne il  vino,  il  che  dicesi  Spillare  (Spinùellà). 
Il  PuTiteruolo:  Ferro  appuntato  e  sottile,  più  grosso 
della  lesinia,  per  uso  di  forar  cnrta,  panno  o  sim. 
"  Spina,  chiamano  i  Fabbri -ferrai  Un  conio  di  ferro, 
col  quale  bucano  i  ferri  infocali. 


PUN 


PUN 


m 


b 


Punsonà,  v.  a.  Cesellare:  Lavorare  con  ce- 
sello Ogure  d'argento,  d'oro  o  d'altro  metallo 
ridotto  in  piastra. 

Punsona^tùa.  s.  f.  Cesellatura,  Cesellamenlo: 
Lavoro,  Opera  di  cesello. 

Punsonetto  s.  m.  Cesellino,  Ceselletlo.  Dira, 
di  Cesello. 
it  Punzonelto,   Pnnzcncino.   Dim.  di   Punzone  V. 
Punsòn  nel  1°  signif. 

—  da  mede  in  testa;  Punzonelto  o  Spillone,  si 
chiamano  così  Certi  strum.  d'argento,  fatti  a  foggia 
di  piccoli  stili,  0  in  altra  forma,  de'  quali  le 
contadine  sogliono  adornarsi  i  capelli. 

Punsonóu  s.  ni.  Cesellatore:  Colui  che  la- 
vora di  cesello. 

Punta,  s.  f.  Punta:  L'estremità  acuta  di  qualunque 
cosa,  latinam.  Cuspide. 
"  Punta,  diccsi  altresì  L'estremità  d'alcune  cose, 
quantunque  non  acute,  come  La  punta  del  naso, 
del  piede  e  simili. 

—  da  bacchetta  ciò  scciéuppo;  Punta:  L'estremila 
assottigliata  della  bacchetta  dell' archibuso,  che 
talora  termina  in  mastio  di  vile  a  cui  s'annesta 
0  s'invita  il  cavastracci. 

—  da  penna;  Punta  delia  penna  V.  Penna. 

—  dell'aa;  Sòmmolo:  Punta  dell'ala. 

—  de  peto;  Spicchio  di  pello.  T.  macell.  Il  mezzo 
del  pillo  degli  animali  che  si  macellano,  stac- 
calo per  lo  lungo  dalle  costole. 

—  ile  tcera  o  de  ma;  Punta  di  terra  o  di  more, 
si  dice  Quella  che  avanza  e  sporge  in  fuori  pili 
del  rìmaiienle  a  guisa  di  punta. 

S  A  punta  de  diamante  V.  Diamante. 

$  Aveì  ùnn-a  cosa  in  scià  cimma  o  in  scià 
punta  da  leti  gnu  V.  Lengua. 

S  Chi  finisce  in  punta;  Acuminato. 

S  Cólpo  de  punta  V.  De  punta  nel  Dizion. 

S  Dà  de  punta;  Dare,  Ferir  di  punta. 

55  De  punta  e  taggio;  Di  punta  e  taglio,  vale  Colla 
punta  e  col  taglio  dHlarmc. 

%  Fa  a  punta;  Far  la  pui  la,  Appuntare,  Aguzzare. 

S  fn  punta  de  pé  ;  In  punta  di  piedi  V.  Pé. 

S  Picossin  de  punta  e  taggio  V.  Piccossin. 

S  Punta!  Punta!  Puntale  le  armi!  T.  miltt.  Co- 
mando, con  ci:i  si  ordina  al  soldato  di  abbassare 
il  fucile  e  dirizzare  la  bocca  a  quel  punto,  nel 
quale  deve  colpire. 

%  Punte  de  Pariggi;  Punte  di  Parigi,  si  dà  gene- 
ralm.  nell'uso  questo  nome  a  Certe  bullette  cilin- 
driche di  fìl  di  ferro,  d'ogni  grossezza  e  lunghezza, 
che  diconsi  pili  particolarmente  Bullette  spille. 

S  Senso  punta;  Spuntato,  Senza  punta. 

S  Taggià  a  punta  a  penna  V.  Penna. 
Punta   s.  m.  Puntale:   Fornimento   appuntato 
che  si  mette  all'estremila  d'alcune  cose,   come 
foderi  di  spade,  di  sciabole",  di  hajonette  e  sim. 

—  dò  boston;  Calza,  Calzuolo,  Gorbia:  Pezzo  di 
ferro  o  d'ollone  rotondo,  nel  cui  vano  si  mette 
il  pie  della  mazza  o  bastone,  come  in  una  calza. 
Dicesi  anche  Puntale,  sebbene  iropropriam.,  poi- 
ché questo  è  una  punta  di  ferro  che  si  suol 
aggiungere  al  calzuolo,  a  cui  fa  finimento  per 
maggior  forza  e  saldezza. 

—  dò  fwgua;  Puntale:  Finimento  metallico  ap- 
puntato, con  cui  termina  l'eslremità  dell'asta  che 
regge  l'ombrello. 

Punta s.  f.  Puntata:  Colpo  di  punta  o  di  puntale. 
Puntse  s.  f.  pi.  Piédiche.  T.  segat.  Quello  strum. 

Casaocia,  Dizionario  Genovesa- Italiano. 


fatto  a  similitudine  di  seste,  del  quale  si  servono 
i  segatori  a  tener  sollevali  i  legni  e  acconci  per 
poterli  segare, 
't  Puntali.  T.  mar.  Colonnette  di  ferro  o  di  legno 
^che  sostengono  i  bagij  alla  loro  metà  tra  i  varj 
ponti  d'una  nave. 

Puntajéu  s.  m.  Spillo,  Spillello:  Solili  filo 
di  rame  o  d'altro  metallo,  coito  e  acuto  di  ona 
estremità  a  guisa  d'ago,  e  dailuilra  con  un  poco 
di  capo  rotondo,  del  quale  le  donne  si  servono 
per  fermarsi  i  veli  in  testa  o  per  altri  osi  sim. 
S  Cuscinetto  da  puntajéu;  Torsello. 
S  Testa  dò  puntajéu;  Caperozzolo. 

Puntapé  s.  m.  Inciampo:  La  peicossa  che  in 
camminando  si  dà  colla  punta  de'  piedi  in  qual- 
che sasso  0  simile. 
S  Piggià  un  puntapé;  Inciampare,  Inciampicare: 
Percuotere  il  piede  in  alcuna  cosa  nel  camminare. 

Puntella  V.  Appuntella. 

Puntello  s.  m.  Puntello,  e  più  comunem.  al 
p!ur.  Puntelli:  Armatura  di  travi  per  pania, 
con  cui  si  puntella  e  si  sostiene  «n  muro  che 
minaccia  sfasciamento,  si  voglia  o  non  si  voglit 
por  mano  a  risarcirlo. 

Puntette  s.  f.  plur.  Puntine.  T.  pattaj.  Una 
qualità  dì  pastume  da  minestra  in  forma  di  pie- 
cole  punte. 

Puntezzà  v.  a.  Puntare,  Punteggiare:  Porre 
i  punti  e  le  virgole  nella  scrittura. 

PunteKzatùa.s.  f.  Funialura,  Punteggiatura, 
Punteggiamenlo:  Il  punteggiar  le  scritture. 

Puntin  s.  m.  Puntino.  Dim.  di  Punto. 

—  da  scciùppctta;  Puntino.  T.  archib.  Quel  segno 
che  si  mette  in  cima  della  canna  dell'archiboso, 
nel  quale  s'affissa  l'occhio  per  aggiustare  il  colpo 
al  bersaglio.  Anticam.  invece  di  questo  usavasi 
porre  la  mira  vicino  alla  culatta. 

Puntinn-e  dò  psog'ua;  Puntali  delle 

stecche  V.  Pcegua. 
Punto  s.  m.  Punto:  Quel  brevissimo  spazio  che 

occupa  il  cucito  che  si  fa  in  una  tirata  d'ago. 

—  a  bastetla;  Punto  a  filza:  Punto  così  dello  per- 
chè si  fan  più  punti  in  una  volta;  maniera  di 
cucire  nelle  cose  di  poco  pregio,  e  nel  fare  le 
crespe  alle  camìcie  e  simili. 

—  a  biònda  ;  Punto  a  blonda  o  a  pizzo  V.  BlBnda. 

—  a  brega folla;  Punto  a  strega:  Punto  obèliquo 
traversato  da  un  altro  punto,  così  che  di  poi 
lutti  insieme  pigliano  la  forma  d'un  piccolo  can- 
cello 0  croce,  e  si  fa  por  lo  più  in  stoffa  di  lana. 

—  a  cudcnetta;  Punto  a  catenella:  Punto  che  forma 
un  certo  ornamento  o  ricamo  a  guisa  di  catena. 

—  a  cartolin;  Punto  passalo:  Punlo  di  ricamo  che 
rileva  da  ambe  le  parti. 

—  a  croscè;  Punto  ad  ago  torlo  o  all'uncinetto;  e 
si  usa  per  fare  oggetti  d'ornamento. 

—  a  felpa  0  a  vellùo ;  Punto  a  felpa:  Punto  che 
si  fa  per  eseguire  ricami  in  lana. 

—  a  gassctta;  Punlo  a  occhiello  o  a  accbiello  o 
Punlo  allaccialo  :  Punlo  con  cui  sì  forman  le 
àsole  degli  ucchielli. 

—  a  giórno;  Punlo  a  giorno.  Si  tirano  e  levano 
alcune  fila  alla  tela  ove  si  fa  e  resta  trasparente. 

—  d  greca;  Punlo  a  occhiolino  a  doe  ritti  V.  sotto 
'  Punto  a  quaddretti. 

—  a  oexin;  Punto  a  orlo.  Si  fa  voltando  la  punta 
dell'ago  in  direzione  opposta  al  Soppunto  Y.  ap- 
presso Punto  a  pesta. 

40 


626 


PUN 


PUN 


a  pessa;  Soppunto:  Cacitnra  che  si  fa  negli  orli, 

in  cui  l'ago  si  pianta  nel  panno  fuori  d<'ll'orlo, 
ma  presso  al  medesimo,  e  si  cava  nel  margine 
rimboccalo  dello  stesso.  Nel  far  questo  punto  si 
volta  la  punta  dell'ago  verso  chi  cuce.       * 

—  a  quaddrettt;  Punto  a  occhiolini  a  un  ritto:  Punto 
che  si  fa  per  la  marca  dei  nomi  in  sulle  cami- 
cie, ed  ha  dal  ritto  quattro  angoletli  a  cornice, 
dall'altra  parte  è  incrociato.  Se  ha  dae  ritti,  in 
dialetto  dicesi  Punto  a  greca. 

—  a  rcepunto;  Punto  incrunalo:  Specie  d'impun- 
tura quando  si  ripassa  il  Glo  per  la  stessa  cruna 
0  buco. 

—  a  raviéu;  Punto  a  smerlo,  simile  al  Punto  a 
occhiello  (Punto  a  gassettaj ,  passando  invece 
il  filo  sotto  l'ago. 

—  a  rióso  0  inverso;  Rovescino.  T.  calzett.  Ma- 
glia rovescia  nelle  calze  che  abbraccia  due  giri. 
Dall'unione  dei  rovescini  risulla  la  costura  (ri- 
ghettaj. 

—  a  tarsitùa;  Punto  a  rimendo:  Punto  che  si  fa 
per  fortificare  i  panni  già  logori. 

—  a  sórveman;  Punto  a  sopraggitto:  Forte  cuci- 
tura, nella  quale  il  filo  a  ogni  tirata  d'ago  ac- 
cavalcia i  due  lembi  de'  panni  che  non  ispiccino 
(nò  se  sftanj,  come  i  vivagni  dei  teli  delle  ca- 
micie, delle  lenzuola,  ecc. 

—  a  strapunti;  Punto  a  stiioja:  Punto  che  s'inca- 
valca e  intesse,  e  quando  è  fallo  non  si  vede  il  filo. 

—  a  svenn-a;  Punto  a  libca  o  a  spina:  Punto  così 
chiamalo,  perchè  i  punti,  incrociandosi  verso  la 
fine  aliernatamente  a  destra  e  a  sinistra,  formano 
una  linea  serpeggiante  simile  alla  spina  o  lisca 
(rèsca  de  mezoj  de'  pesci. 

— .  cheito;  Maglia  scappata.  7.  calzett.  Maglia  che 
allenta  per  rottura  di  filo. 

—  de  nomme;  Puntiscritto  V.  sotto  Punto  incróxóu. 

—  imbàstto; Punto  molle  o  lento:  Nome  che  danno 
i  Sarti  ad  Una  maniera  di  punti  che  formano 
una  cucitura  preparatoria  per  tenere  uniti  i  pezzi 
di  panno  o  altro,  che  poi  si  hanno  a  congiun- 
gere con  ferma  cucitura. 

—  in  costa;  Puuto  torto,  così  detto  dalla  sua  forma. 
Si  pianta  l'ago  un  po'  più  aito  di  dove  è  uscito 
il  filo  e  piiì  a  sinistra  di  chi  cuce. 

—  incróxóu;  Punto  a  croce  o  in  croce  o  incrociato: 
Punto  che  serve  a  fare  il  puniiscritto  ossia  le 
lettere  iniziali  d'un  nome  sui  panni  per  dinotare 
il  loro  padrone. 

—  indietro  ;  Punto  indietro  o  addietro  :  Cucitura 
che  si  fa  piantando  l'ago  nella  giusta  metà  del 
punto  precedente,  e  cavandolo  altrettanto  di  là 
dal  luogo  onde  fu  precedentemente  cavato. 

—  in  fianco  V.  sopra  Punto  tn  costa. 

«—  ingleize;  Punto  a  due  ritti  :  Quello  che  somi- 
glia a  una  croce  da  rovescio  e  ritto. 

—  morto;  Punto  cieco:  Punto  simile  al  Punto  in- 
dietro se  non  che  l'ago  si  ripianta  pochissimo 
indietro,  anche  d'un  solo  filo  del  panno. 

Vi  sono  inoltre  allri  Punti,  come  il  Punto 
Salomone,  che  è  a  nodi;  il  Punto  siidicio,  che 
ha  dal  ritto  il  pun'o  a  croce  e  di  sotto  nodi, 
fermature,  ecc.;  il  Punto  pulito,  che  dal  rovescio 
non  ha  nodi  e  confusioni,  ma  una  certa  rego- 
larità; il  iPun^o  a  rosellina,  che  è  quando  si 
cuce  in  giro  al  centro  come  una  stelluzza;  il 
Punto  a  filucchio,  a  trapunto,  di  Francia,  a 
passatino,  unghero,  ad  arme,  ecc. 


1 


S  Dd  di  punti;  Cucire:  A  l'è  in  casa  ch'a  dà 
di  punti;  Ella  è  in  casa  a  cucire. 

S  Tià  scili  i  punti;  Riprendere  o  Ripigliar  le 
maglie,  presso  le  Calzettaie  vale  Riconcalenare 
le  maglie  scappate  fermandone  l'ultima  con  un 
punto  dato  coll'ago. 
Punto  s.  m.  Punto:  Il  confine  della  linea  ma- 
tematica. 

Il  Punto,  pel  Segno  materiale  che  si  fa  colla  penna 
0  con  altro  islrum.  in  carta  o  in  qualsivoglia 
superficie  per  indicare  il  punto  matematico. 

«  -    Parlandosi  di  tempo,  vale  Istante,  Attimo, 
Momento  di  tempo. 
^  M  —  per  Condizione  o  Stato  delle  cose:  A   che 
punto  l'è  0  vostro  Dizionàio  f  A  che  punto  si 
trova  il  vostro  Dizionario  ? 

Il  —  per  Segno  di  posa  nelle  scritture  al  fin  del 
periodo,  che  anche  dicesi  Punto  fermo. 

Il  —  per  Capitolo  o  Parte  di  discorso,  di  medi- 
tazione, ecc. 

Il  —  Nel  giuoco,  Unità  numerale,  e  si  usa  nei 
giuochi  che  vanno  per  via  di  numero,  e  si  prende 
anche  pel  Numero  slesso:  Quanti  punti  5  l'a- 
veiva?  Quanti  punti  aveva  egli  ? 

—  da  lùnn-a,  de  stelle,  ecc.;  Punto  della  luna, 
delle  stelle  e  sim.,  vale  Un  determinalo  aspetto 
e  positura  della  luna,  delle  stelle  o  sim. 

—  d'esclamaziòn;  Punto  ammirativo,  dicesi  Quel 
segno  0  punto  (!)  che  si  pone  dopo  qualche  in- 
terjez.  ammirativa. 

—  de  stimma;  Punto  di  stima  o  Punto  stimalo. 
T.  mar.  Operazione,  colla  quale  si  determina  la 
posizione  del  bastimento,  la  latitudine  e  la  lon- 
gitudine del  luogo,  in  cui  si  trova  il  bastimento. 
Quest'operazione  debb' essere  effettuata  dal  cal- 
colo, ma  assai  spesso  si  fa  coll'ajuto  di  mezzi 
grafici,  e  fra  gli  allri  servendosi  del  Quartiere 
di  riduzione. 

—  d'interrogazión;  Punto  interrogativo  (?):  Segno 
che  si  pone  in  fondo  d'un  periodo  che  conchiude 
interrogando. 

—  d'ònó;  Punto,  Sentimento,  Puntiglio  d'onore. 

—  pe  punto;  Punto  per  punto,  Di  punto  in  punto, 
Capo  per  capo,  A  parte  a  parte,  Minutamente. 

S  Accusa  i  punti;  Accusare  i  punii.  T.  di  giuoco 

V.  Accitsd. 
S  Dd  di  punti  in  tò  zéugo;  Dar  de'  punti  V.  Dd. 
S  De  punto  in  giunco;  Di  punto   in   bianco  V. 

questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
§  De  tutto  punto  ;  Di  tutto  punto.  Posto  avv.  vale 

Compiutamente,  Senza  che  nulla  manchi;  e  par- 
landosi di  Vestire,  vale  Vestire  in  gran  gala. 
S  Èse  a  punto;  Essere  a  o  in  punto,  di  cesi  degli 

archibusi  o  d'altri  ordigni  che  son  condotti  sullo 

scattare. 
S  In  bòn  punto  e  in  bònn'óa;  In  buon  punto,  A 

buon  punto,  vale  In  buona  congiuntura,  A  tempo 

opportuno. 
S  In  cattivo  punto;  In  cattivo  punto,  vale  In 

cattiva  congiuntura, 
g  In  punto  de  morte  V.  questa  locuz.  alla  sua 

sede  alfabetica. 
S  JUarcd  o  Segna  i  punti;  Segnar  i  punti,   nel 

giuoco  vale  Notare  i  punti,  le  cacce  e  sim. 
S  Mette  a-o  punto;  Mettere  al  punto  o  al  curro 

V.  Mette. 
g  Ommo  de  punto;  Uomo  dì  punto,  vale  Uomo 

d'onore. 


Ptjp 


PUR 


GTf 


S  Pe  nn  punto  Martin  5  l'ha  perso  l'aze  V.  Aze. 

%  Piggià  5  punto,  Piggid  5  punto  avanti  V.  Piggid. 

$  Punti;  Punti,  Registri.  T.  slamp.  Due  piccole 
linguette  di  ferro,  che  da  una  delle  loro  estre- 
mità si  fermano  con  viti  ai  due  lati  del  timpano, 
e  propriam.  verso  il  mezzo.  Esse  servono  a  re- 
gistrare le  facce  stampate  già  da  una  banda,  in 
maoiera  che  esaminando  un  foglio  ì'tampato,  non 
si  possa  scoprire  una  pagina  sopravanzare  quella 
che  è  dietro,  sia  per  la  lunghezza  delie  righe 
che  f  er  l'altezza  delle  pagine. 

»  —  cardinali;  Punti  cardinali,  si  dicono  I  quattro 
punti  principali  del  Zodiaco;  i  Punti  intermedi 
diconsi  Collaterali. 

S  Servi  in  punto  e  virgola;  Servir  dall' amico, 
Servire  appuntino;  e  detto  ironicam.  Conciare 
pe!  dì  delle  feste. 

S  Vegni  a-o punto;  Recarsi  al  punto.  Determinarsi. 
Puntùa,  s.  f.  Puntura,  Pontura,  Pugnitura:  Fe- 
rita che  fa  la  punta. 

■  Punta,  Mal  di  pnntn,  e  in  term.  med.  Pleurite: 
Infiammazione  della  plegra,  nella  quale  spesso  si 
manifesta  un  dolore  pungente  a  lato  dei  petto. 
Punze  V.  a.  Pungere  e  Pugnere:  Leggermente 
forare  con  qualche  strum.  acuto  e  appuntato. 
Parlandosi  di  vespe,  scorpioni,  pecchie  e  simili, 
dicesi  anche  Pinzare,  Appinzare  V.  Assagòggid. 

n  Pungere  e  Pugnere,  metaf.  Offendere  altrui  mor- 
dendo con  parole;  Sboltoneggiare. 

S  Punzise  n.  p.  Pungersi,  Pugnersi. 
Punzig-g^ià.  V.  a.  Punzecchiare,  Punzellare, 

frequentai,  di  Pungere:  Leggermente  pungere. 
Pixiizig-g-ià,  s.  f.  Puntura  V.  Puntila  nel  1» 
signif.  Dello  di  vespe,  pecchie,  zanzare  o  sim., 
dicesi  anche  Pinzo  V.  Sagòg^id  (nome). 

n  Puntura,  metaf.  Travaglio,  Afflizione, Tribolazione. 
I^unzig-g-iòn.  s.  m.  Pungiglione,  Ago,  Spina, 
Aculeo:  Quella  piccolissima  spina  che  hanno  nella 
coda  le  vespe,  gli  scorpioni,  le  pecchie,  i  cala- 
broni, le  zanzare  e  simili  animaluzzi,  colla  quale 
pungono. 

n  Pungolo,  Stimolo:  Bastoncello  che  ha  infitta  dal- 
l'nn  de'  capi  una  punta,  e  del  quale  si  servono 
per  lo  più  i  bifolchi  per  pungere  i  buoi  e  farli 
camminare;  altrim.  Pungetto  e  Pugneito. 

S  Piinziggioin;  Cali.  T.  bot.  Salsosa  kali.  Erba 
che  volentieri  cresce  nelle  nostre  spiagge,  ed 
bavvene  in  abbondanza  in  quelle  di  Cornigliano, 
Sestri  ed  altrove.  Il  suo  nome  viene  dalla  pa- 
rola araba  Cali  che  altro  non  significa  che  Sale; 
e  infatti  lulia  l'erba  ha  un  gusto  salso  come  il 
Crilmo  e  il  Finocchio  marino;  delle  sue  ceneri 
si  fa  la  soda  e  la  roechelta.  Dal  3Iattioli  è 
della  Trago. 

»  —  Pruno:  Nome   generico  di  Tutti   i  frutici 
spinosi,  di  cui  si  forman  le  siepi,  come  rogo, 
prun  boccio,  prun  bianco,  marruca  e  sim. 
Punzila-nza,  (Zùgd  a);  Fare  o  Giocare  a 

guancialin  d'oro  V.  Zùgd. 
I*ùo  add.  Puro,  Pretto,  Mero,  Schietto:  Che  non 
ha  in  sé  miscuglio  di  cosa  che  Io  renda  meno 
sincero  e  perfetto. 

«  Puro,  metaf.  ]Von  macchialo  di  vizj  o  colpa 
contro  Tonestà;  Illibato,  incorrotto,  Incontami- 
nato, Casto,  Innocente,  ecc. 
I*ùpillo  s.  m.  Pupillo:  Colui  che  rimane,  dopo 
la  morte  del  padre,  minore  di  21  anno,  sotto 
la  latela  altrui. 


Il  Pentolino,  si  dice  ne' giuochi  di  carte  che  si 
fanno  in  più  persone  Q'iei  danari  che  si  mettono 
da  parte  partita  per  partita  in  ciascuna  giuocala, 
e  Cu'  quali  poi  a  lìn  di  siagione  si  suol  fare  per 
lo^  più  un  pranzo  fra  tulli  i  giuocalori.        ' 

I*uppon.  s.  m.  Fantoccino,  Fantoccio:  Voce 
puerile,  colla  quale  si  chiama  Una  figurina  Te- 
stila da  uomo;  e  dicesi  solo  da' piccoli  fanciallì 
e  ancor  balbuzienti  e  da  coloro  che  con  essi 
favellano.  Essa  viene  dal  lat.  Pupus  e  Pupulus, 
che  significa  Bambino,  Bambinello. 

Puppònn-a.  s.  f.  Bàmbola,  Pupatta,  Pupazzi. 
D.il  lat.  Pupa  V.  Bàgatta. 

Pùi*é  s.  m.  Macco:  Poltiglia  fatta  di  patate,  di 
legumi  e  d'altre  simili  cose,  lessate,  pestate  e 
passale  al  passaiojo  o  colino  per  disfarle  e  le- 
varne le  bucce  ;  ridoite  cosi  in  pasta  tenera,  più 
0  meno  liquida,  si  fanno  cuocere  in  brodo  o  in 
acqua  per  minestra,  o  assodare  in  piatto  a  modo 
di  tortino  per  pietanza.  In  Tose,  dicesi  Patate 
passale,  Fagiuoti  passali,  Ceci  passati,  ecc.,  ma 
anche  colà  si  va  iulroducebdo  la  voce  straniera 
Purè  0  Purea. 

Pùi*g-a.  s.  f.  Purga,  Purgante  (in  forza  di  sost.): 
Medicamento  purgativo,  cioè  che  promuove  le 
evacuazioni  intestinali. 
S  Purghe;  Lochi:  Purgazioni  onde  si  sgravano  le 
donne  dopo  essersi  sgravate  del  parto  e  delia 
seconda. 

Pùi*g>à>  V.  a.  Purgare:  Dar  medicamenti  pargatirL 
I)  Purgare,  per  Tòr  via  l'immondezza  e  la  trat- 
tura, il  cattivo,  li  superfluo;  Nettare,  Pulire, 
Purificare, 
n  —  Metaf.  Toglier  la  colpa,  la  macchia  del  peccalo. 
n  Parlandosi  di  piaghe  e  simili,  Suppurare,  Venire 

a  suppurazione;  ed  alquanto  più  Stillare. 
S  Pùri,àse  n.  p.  Purgarsi  :   Pigliar  medicamenti 
purgativi. 

Pùrg-atéuio  s.  m.  Purgatorio  :  Luogo  doTe 
le  anime  patiscono  pena  temporale  per  purgarsi 
de' loro  peccali,  e  andar  poscia  all'eterna  gloria 
del  Paradiso.  Gli  antichi  dissero  anche  Purgaioro. 

Pù.x'g'a.tta,  V.  a.  Purgare  leggermente:  Dare, 
Somiiiiiiistrar altrui  leggeri  medicamenti  purgativi. 

PÙJTg-lietta.  s.  f.  Purghetta:  Piccola  poifa 
e  leggiera. 

Pùrgro  s.  m.  Fogna,  Chiavica,  Smaltitoio:  Con- 
dotto sotterraneo  per  raccoglier  e  menar  fuori 
dell'  abitato  le  acque  piovane  e  le  immondizie. 

Purifica,  V.  a.  Puriticare:  Far  puro,  mondo, 
nello,  Purgare  da  ogni  macchia  e  da  ogni  vizio. 
S  Pùrificdse  n.  p.  Purificarsi:  Divenir  puro. 

Purificato  s.  m.  Purificalojo:  Pannicello  lino, 
col  quale  il  Sacerdote  nella  e  pulisce  il  calice 
e  la  patena. 

Pùritìcaziòn.  s.  f.  Purificazione,  PariGca- 
mento:  L'hUo  di  purificare. 

Purinn-a,  (Da  a);  Accecare  una  falla.  T.  vMor. 
Stagnare  l'acqua  mediante  letame  o  altro  in  na- 
vigazione. 

Puriscinella,  s.  m.  Pulcinella:  Personaggio 
ridicolo,  introdotto  da'  Napoletani  nella  comme- 
dia, come  da' Bergamaschi  s'introdusse  l'Arlec- 
chino, da' Veneziani  il  Pantalone,  da' Piemontesi 
il  Gìandoja,  da'  Milanesi  il  Meneghino,  ecc. 

Pùritse  s.  f.  Purità:  Incontaminazione,  Inno- 
cenza del  cuore.  Candore. 

Pùxrpito  s.  m.  Pulpito,  Pergamo,  antic.  Ptrbio: 


628 


QUA 


QUA 


Luogo  elevHlo  fatto  di  legname  o  di  pietra  per 

oso  di  predicaro. 
—  de  legno;  Puipilino:  Pulpito  portatile. 
Pustola,  s.  f.  Pustola  e  Piislula  :  Ciascuna  di 

quelle  enfiature  o  bollicine  che  vengono  alla  pelle 

e  si  rien)piono  di  pus  ossia  marcia. 
I*uta.  s.  f.  Folta:  Polenta  tenera. 
I*ùtad.l  avv.  Puta,  Pula  caso,  Puta  il  caso,  cioè 

Per  esempio,  A  modo  d'esempio,  Vale  a  dire, 

Come  sarebbe  e  simili. 


Putamolla  s.  m.  Sanlagio,  dicesi  per  dispre- 

cio  a  P'Tsona  agiata  e  tarda  nell'oprrare. 
I*ùtvefase  n.  p.  Putrefarsi:  Corrompersi  per 

putredine,  Imputridire,  Infracidarsi,  Venir  a  cor- 

ruiione-. 
I*u.tref*aziòii  s.   f.  Putrefazione  ^  anticam. 

Putrescenza,  Corruzione. 
I*uvie  V.  Pòvee. 
I*u.viéa  V.  Póviea. 
I*vivien  V.  Póvien. 


Q 


Quaccio  add.  Quatto  :  Chinato  e  basso  per 
celarsi  e  nascondersi  all'altrui  vista. 

ti  Cheto,  Chiotto,  Zitto,  Tacito,  Muto:  Che  non  fa 
rumore  o  che  non  parla. 

S  Andd  quaccio;  Andar  picciolino  V.  Amia. 

n  —  via  quaccio,  quaccio;  Andarsene  cheto  cheto, 
cheton  chetone,  alla  sorda,  a  chetichelli,  cioè 
zitto  zitto,  chetissimamente,  e  talora  nascosamente, 
di  soppiatto. 

S  Std  quaccio  ;  Star  cheto  o  chiotto  o  zitto,  Te- 
nere la  voce.  Non  far  motto. 
Quaddra  v.  n.  Quadrare  :  Comunem.  usasi  per 
Soddisfare,  Piacere,  Garbare,  Accomodarsi,  An- 
dare a  genio. 

n  Quadrare,  per  Adaltansi,  Convenire:  Quest'exem- 
pio  5  quudilra  a-o  nostro  prvpoxito  ;  Questo 
esempio  quadra  al  nostro  proposito. 
Quaddrettiu  s.  m.  Quadretiino.  Dimin.  di 

Quadretto:  Piccola  pittura  in  quadro. 
Quaddretto  s.  m.  Quadretto.  Dim.  di  qua- 
dro :  Piccolo  quadro. 

ti  Quadrello,  Quadruccio:  Sorla  di  maltone  di  forma 
quadrata  per  ammattonare  il  piano  delle  stanze. 
-  Ambrogetta,  e  per  lo  più  al  plur.  Ambrogette, 
diconsi  Certi  quadrelli  di  marmo  di  varj  colori 
per  uso  di  pavimenti,  ed  anche  Quadrelli  di 
terra  cotta  invetriata. 

M  Quadretti,  al  plur.,  per  Quei  6-4  scompartimenti, 
detti  anche  Scacchi  o  Case ,  che  formano  la 
scacchiera. 

S  Veride  d  sa  a  quaddretti  ;  Vedere  il  sole  a 
scacchi,  vale  lìssere  in  prigione. 
Quaddx*o  s.  m.  Quadro:  Pittura  in  tela  o  in 
legname,  accomodata  in  telaj'i  di  forma  quadrala 
ed  anche  ovale  od  altra;  se  è  dipinta  sul  legno 
dicesi  anche  Tavola. 

ti  Quadro,  per  Slampa  stirata  sa  vetro  e  incorniciata. 

Il  —  Figura  quadrata  d'angoli  uguali. 

H  —  Figurai.  Ritratto,  Pittura,  Descrizione  natu- 
rale ed  al  vivo  fatta  a  voce  o  per  iscritto  di 
una  persona  o  cosa. 
—  de  póppa;  Quadro  di  poppa.  T.  mar.  Parte  della 
poppa  compresa  tra  l'arcacela  ed  il  coronamento. 
Questa  parte,  che  suole  essere  ancora  alquanto 
ornala,  era  in  altri  tempi  un  capolavoro  di  scul- 
tura e  (ii  pittura.  Quivi  campoggiano  le  armi 
della  nazione  o  del  sovrano  con  trofei  ed  em- 
blemi navali. 

$  Quello  chi  vende  quaddri;  Quadrano. 


Quaddro  add.  Quadro:  Di  figura  quadra. 
%  Carta  quaddra;  Carla  quddra,  chiamano  i  gio- 
catori Ciascuna  di  quelle  che  hanno  disposti  i 
semi  in  quadro,  come  il  quattro,  il  cinque,  ecc., 
a  differenza  di  quelle  che  gli  hanno  disposti  in 
lungo,  come  il  due  e  il  tre,  che  si  chiamano  Stili. 
S  Chcu  quaddro;  Cuor  insensibile,  duro,  che  non 

sr'nte. 
%  Ommo  de  festa  quaddra;  Uomo  di  buona  testa, 
cioè  Uomo  di  consiglio  e  prudenza,  assennato. 
S  Vóxe  quaddra;  Voce  quadrala,   cioè  maschile, 
forte,  piena,  robusta. 
QuiaderJio  s.  m.  Quaderno:  Propriam.  Al- 
quanti fogli  di  carta  uniti  insieme  per  iscrivervi 
dentro  conti,  memorie,  spoglj,    minute  o  simili 
cose  V.  Scurtafuscio, 
»  Quinterno  V.  Quinterno. 
Quadrante  s.  m.  Mostra,  ed  abusiv.  anche 
Quadrante.  T.  oriuol.  Disco  di  sottil  lamina  di 
rame,  coperta  ordinariam.  di  smallo  bianco,  su 
cui  sono  segnate  le  ore  e  i  minuti. 
Quadratili  s.  m.  Quadratino.  T.  stamp.  Quel 
pezzetto  quadrato,  il  cui  piano  superiore  è  la 
metà  del  quadrato  tondo,  sicché  due  quadratini 
approssimati  formano  un   quadralo  perfetto  V. 
Qualrato  nel  2'  signif.  e  Quadratila  nel  3.» 
Quadrato  s.  m.  Quadrato:   Figura  piana  di 
quadro  lati  eguali.  J 

Il  Quadrato  od  anche  Quadralo  tondo.  T.  stamp.  I 
Pezzo  di  metallo  della  stessa  qualità  de'  carat- 
teri di  forma  quadra,  pili  basso  delle  lettere.  - 
Quadrati  da  due,  da  tre,  da  quattro  diconsi 
Quelli  de'  quali  un  lato  è  eguale  a  quello  d'un 
quadrato  tondo,  e  il  lato  contiguo  è  lungo  due,  j 
tre,  quattro  volte  tanto.  1 

Il  —  Nella  3Iilizia,  Battaglione  o  Colonna  di  sol- 
dati in  ordine  quadrangolare,  facendo  fronte  da 
tutti  i  quattro  lati  all'inimico. 
Quadratùa  s.  f.  Quadratura,  Quadramente: 
li  quadrare,  cioè  Ridurre  in  forma  quadra  o  in 
quadralo. 
Il  Quadratura:  Una  delle   facciate  d'un  corpo  so- 
lido quadrangolare,  o  Uno  de'  lati  di  una  figura 
piana  di  quattro  lati. 
Il  —  In  term.  di  stamp.,  Tutti  i  quadrati  e  i  qua- 
dralini   che  si   mettono   in   continuazione  delle 
righe  non  piene  e  di  altri  luoghi  della  pagina, 
che  nella  stampa  hanno  a  rimaner  bianchi. 
Il  -~  Presso   gli   Oriuol.   diconsi   Tatti   i  pezzi 


QUA 


QUA 


629 


deli'oriuolo  a  ripelizionc  che  sono  contennli  tra 
la  cartella  e  la  mostra  (quadrante). 
Quadi:*ello  s.  m.  Ago  da  vele.  T.  mar.  Sorta 
d'ago  con  punta  triangolare ,  di  cui  si  servono 
i  marinaj  per  cncire  le  vele. 
Qua.cli*ìg-liòii  add.  Scaccalo,  s'caccnf^ggiato, 
A  scacchi,   dicesi   di  Stoffa  o  sim.;  a  Firenze 
Yolgarm.  A  dama,  A  quadrelli. 
Qua.di*ùplioa>  v.  a.  Quadruplicare:   Molti- 
plicare per  quattro. 
Qu.ce;  Quale:  Pron.   relat.  a   persona  e  a  cosa 
d'ambo  i  generi,  che   non  si   trova  quasi   mai 
senz'articolo, 
n  Quale,  pron.  domandativo  o  dubitativo,  ed  al- 
lora usasi  senz^rt.:  Quce  l'è  ò  tncgio  di  dui  ? 
Qiial'è  dei  due  il  migliore? 
Quaea.  (Veja);  Vela  quadra.  T.  mar.  Vela  di 

figura  quadrangolare  V.   Veja. 
Queeixitna/  V.  Quarexima. 
**Qu£eIa  V.  Querela. 
**Qusexi  avv.  Quasi  V.  Squwxi. 
Quàg-etto  V.  Coagelto. 
Quàg-ia  s.  f.  Quaglia.  T.  ornit.  Pordrix  co- 
turnix.  Uccello   del  genere    delle  Pernici.   La 
specie  più  comune  ha  il  corpo  gialliccio-grigio 
e  macchiato  a  strisce;  ì  sopraccigij  bianchi,  e 
le  penne  della  coda  con  macchie  ed  un  orlo  di 
color  ferrigno.  É  uccello  di  passaggio;  muta  le 
penne  due  volte  all'anno,  cioè  alla  fine  dell'in- 
verno e  dell'estate,  e  in  quattro  mesi  se  ne  ri- 
veste compiutamente.  Traltiensi  nelle  campagne, 
ne'  prati,  di  rado  ne'  boschi,  né  mai   sugli  al- 
beri.  Vive  appena  quattr'anni.  Abbonda  nelle 
pianare  del  Piemonte;  emigra  in  settembre,  ri- 
.  torna  in  maggio. 
Quàg-ià  in  letto  V.  Sta  a  coli  l'éuvo  in 

Iella  nella  voce  Coà. 
Qualifica,  v.  a.   Qualificare,  Caratterizzare, 
Specificare,  Distinguere. 
»)  Qualificare,  Dar  qualità,  cioè  Dare  o  Attribuire 
un  titolo,  una  qualità  a  una  persona. 
Qtialificazion  s.  f.  Qualificazione:  Il  qua- 
lificare, L'attribuire  ad  alcuno  una  q^ialilà. 
Qualità^  s.  f.  Qualità:  Grado  determinante  la 
maggiore  o  minor  perfezione  delle  cose  nel  ge- 
nere loro, 
n  Qualità,  per  Natura,  Carattere,  Condizione, 
n  —  Specie,  Sorta,  Guisa,  Maniera. 
S  Pers5nn-a  de  qualilce;  Uomo  di  qualità,  cioè 
di  gran  condizione. 
Quàutén . . .  Cbiamavansi  così  antic.  Coloro  che 
imprestano  a  pagamento  i  sacchi  da  mettervi  grano, 
riso,  ecc. 
Quàntenaio  s.  m.  Guardia  sanitaria  o  Guar- 
dia della  quarantena. 
"Quantenn-a  V.  Quarantenn-a. 
Quantitse  s.  f.  Quantità:  Misura  di  numero 
0  d'estensione. 
Il  Quantità,  prendesi  sovente  per  Abbondanza,  Buon 

dato,  Assai,  3Iolto,  Moltitudine. 
S  In  quanlilce  m.  avv.  In  quantità,  A  dovizia,  In 
buon  dato.  Abbondantemente;  A  bizzeffe,  A  sbacco, 
In  gran  copia,  A  ribocco. 
Quaranta  s.  m.  Quaranta  :  Numero  di  quattro 

decine. 
Quarantenn-a  s.  f.  Quarantena,  Quaran- 
tina e  Quarentina:  Serie  di  quaranta  cose, 
n  Quarantena:  Tempo  di  prova  e  di  rincbiadimeoto 


che  si  fa  passare  alle  persone,  alle  mercanzie 
ed  ai  bastimenti,  i  quali  provengono  da  luoghi 
sospetti  di  pe.'te,  per  prevenire  la  comunica- 
zione di  tal  contagio.  Questo  tempo  a  rigore  è 
di  quaranta  giorni,  ma  secondi-  il  più  o  il  meno 
di  sospetto,  e  secondo  gli  avvisi  dai  luoghi,  dai 
quali  proviene  il  bastimento,  e  constatando  della 
perfetta  salute  di  tulio  l'iquipaggio,  è  abbrevialo 
sovente  più  della  metà,  e  ciò  in  conseguenza  delle 
relazioni  dei  medici,  e  secondo  la  decisione  del- 
l'Uffizio di  Sanità. 

Quai'anteximo  arld.  Quarantesimo:  Nome 
niimer.  ordin.  che  comprende  Quattro  decine. 

Quax'antóe  s.  f.  pi.  Quarantorc  e  Quaran- 
t'ore.  T.  eccles.  Una  delle  solenni  esposizioni 
del  ^s.  Sacramento,  che  gira  di  chiesa  in  chiesa 
nel  corso  dell'anno. 

Quarelie  add.  Qualche,  Alcuno,  Qualcuno. 

—  volta;  Q  laiche  fiala  o  volta.  Alcuna  volta,  Tal- 
volta, Talora. 

Quareliedùn  pron.  Qaalcheduno, Qialcnno; 
Alcuno  tra  molli. 

Quax-còsa  s.  f.  Qualche  cosa,  Alcuna  cosa, 
Un  non  so  che.  ' 

Quarexima  s.  f.  Quaresima  e  Quadragesima: 
Digiuno  di  quarantasei  giorni,  il  quale  ha  luogo 
tra'  cattolici,  cioè  dal  primo  giorno  dopo  il  car- 
novale alla  Pasqua. 
n  Quaresima,  figurai.  Langa  privazione  od  asti- 
nenza di  checchessia. 
f  %  Èse  ciit  lungo  che  a  quarexima;  Essere  più 
lungo  0  maggiore  che  il  sabato  santo  o  che  la 
quaresima,  dicesi  d'Uno  che  sia  assai  tardo  nelle 
cose  sue,  cioè  ne'  suoi  movimenti,  nelle  sue  ri- 
soluzioni 0  nelle  sue  operazioni. 

Quaresimale  s.  m.  Quaresimale  :  Corso 
di  predictie  per  tutto  il  tempo  della  quaresima. 
§  0  l'è  ò  so  quareximale:  È  il  suo  quaresimale, 
usasi  dire  per  significare  Che  un  artista  qualunque 
in  una  data  parte  dell'arte  sua,  come  per  es.  un 
cantante  in  un  di)  pezzo  di  musica,  riesce 
maestrevolmente  più  che  in  qualunque  altro. 

Quarta  s.  f.  Quarta  e  Q'iarto:  Sorta  di  misura 
che  equivale  ad  un  ottavo  della  mina. 

—  de  vento;  Quarta  0  Rombo  di  vento.  T.  mar. 
La  quarta  parte  d'un  vento  o  la  trentaduesima 
parte  della  rosa  dei  venti,  ossia  quindici  gradi 
e  quindici  secondi. 

Quartale  s.  m.  Quartale.  T.  teatr.  Una  delle 
quattro  rate,  nelle  quali  vengon  pagate  ai  cantanti, 
ai  ballerini  ed  altri   di  teatro  le  proprie  scritte. 

Quartann-a  s.  f.  Quartana  o  Febbre  quar- 
tana: Febbre  la  più  comune  fra  le  intermittenti, 
il  cui  accesso  ritorna  ogni  terzo  giorno;  ed  è 
così  detta  perchè  si  contano  i  due  giorni  mor- 
bosi, i  quali  coi  due  intcmfltenti  fanno  quattro. 
É  nna  febbre  assai  tenace  e  persiste  lungo  tempo. 

Quarte  s.  m.  Quartiere:  Parte  di  città,  di 
paese  o  simile. 
Il  Sleccone.  T.  conlad.,  giardin.  e  altri.  Legno 
piano,  alto  circa  tre  braccia  e  largo  nn  quarto 
di  palmo  circa,  per  uso  di  fare  sleccati,  stec- 
conati, palancali  e  chiudende. 

—  de  riduzión;  Quartiere  di  riduzione.  T.  mar. 
Figura  geometrica  tracciala  sopra  un  foglio  ret- 
tangolare di  cartone  bianco,  la  qual  serve  a  ri- 
solvere, graficamente,  tatti  i  problemi  della  ri- 
dazione  delle  rotte  d'un  bastimento. 


690 


QUA 


QUE 


—  di  boccaporti;  Qnartieri  delle  hoccaporle.  T.  mar. 
Coperchi  di  tavoloni,  coi  quali  chiudonsi  le  boc- 
ca porte. 

S  Fd  quarte;  Far  quartiere.  T.  mar.  Allargare, 
Tener  allargalo,  Aumentare  l' angolo  che  fanno 
le  sartie  di  dritta  con  quelle  di  sinistra  od  altri 
cavi  che  agiscono  ad  angolo  fra  loro. 
Qaa<rtè  s.  m.  Quartiere:  Luogo  occupato  dai 
soldati,  così  alla  campagna  come  nelle  città  e 
terre  per  accamparvi  ed  alloggiarvi. 

—  de  sta:  o  d'inverno;  Quartiere  da  sfate  o  Quar- 
tiere d'inverno  :  Stanze  o  Luoghi,  ne'  quali  i  sol- 
dati passano  la  stagione  d'estate  o  svernano. 

—  generale;  Qiiarlier  generale:  Il  luogo  ove  di- 
mora il  Capitano  generale  ed  ogni  Generale  che 
comanda  un  corpo  d'esercito  in  tempo  di  guerra. 

$  Atidd  a  quarlé;  Andar  a  quartiere,  dicesi  II 
ritirarsi  della  soldatesca  ne'  luoghi  assegnati  por 
loro  quartiere. 

S  Ciantà  i  quarlé;  Piantar  i  quartieri:  Porre  i 
quartieri  in  luogo  slabile  e  per  un  certo  spazio 
di  tempo,  onde  farvi  dimora, 

S  Consegna  a  o  in  quar/é;  Consegnare  a  quar- 
tiere, vale  Proibire  ai  soldati  d'uscirne,  pronti 
agli  ordini;  e  talvolta  Relegarli  in  quartiere  per 
punizione. 

S  Dà  quarte;  Dar  quartiere:  Propriam.  Salvar  la 
vita  ai  vinti;  e  talora  semplic.  Non  proseguire 
d'incalzar  checchessia. 
Qiia<x*téiiieistx*o  s.  m.  Quartiermastro.  T. 
marin.  Uffiziale  marino  di  manovra  in  secondo 
ai  capo,  al  secondo  capo  e  al  controquartier- 
mastro nelle  loro  funzioni.  Egli  è  incaricato  d'or- 
dinario a  chiamar  gli  uomini  d'equipaggio  per 
fare  il  quarto  (guardia),  per  prendere  e  scio- 
gliere i  terzaruoli  delle  vele,  per  invigilare  alla 
esattezza  della  nave,  sul  servizio  delle  trombe, 
e  sulla  condotta  'e  servizio  dei  marinari. 
Qua.rtetto  s.  m.  Quarto:  La  quarta  parte 
delle  bestie  minute  da  macello,  come  agnelli, 
capretti  e  sim.,  separata  dalle  altre. 

w  Quartetto,  nella  Musica  è  Un  pezzo  musicale  a 
quattro  voci  o  a  quattro  strumenti. 
Qua.x*tiii  s.  m.  Qnarlicello.  Dimin.  di  Quarto, 
in  signìf.  di  Quarta  parte. 

w  Stsjo:  Vaso  di  legno,  col  quale  misurasi  il  grano 
e  le  biade;  esso  capisce  la  metà  d'una  mina. 

—  de  vin;  Quartino  di  vino,  vale  La  quarta  parte 
d'un  boccale  V.  Avioa. 

Qu.a;X*ti]iii-a<  s.  f.  Quartina  o  Quadernario  : 

Strofa  0  Stanza  di  quattro  versi. 
fQuartiòn  s.  m.  Quarterone.  Voce  nostra  e 
dell'uso.  Sorla  di  misura  da  olio,  fatta  di  latta, 
equivalente  alla  32»  parte  del  quarto  del  barile. 
Qua.x*to  s.  m.  Quarto  :  La  quarta  parte  di  chec- 
chessia. 

w  Quarto,  detto  assol.  nell'uso,  vale  Un  quarto  d'ora. 

M  —  La  quarta  parte  delle  bestie  da  macello.  Le 
bestie  da  macello  soglionsi  dividere  in  quattro 
parli,  cioè  nei  due  quarti  di  dietro,  e  nei  due 
quarti  davanti. 

«  —  per  l'na  certa  misura  da  olio,  che  è  La  4* 
parte  d'un  barile,  equivalente  a  28  qnarteroni. 

«  —  per  Una  certa  misura  da  vino,  che  è  la  quarta 
parie  d'un  boccale  V.  Quurtin  nell'ultimo  signif. 

—  de  cappòn;  Quarto  di  cappone.  I  quarti  di  cap- 
pone e  di  polli  sono  quattro,  due  davanti,  cioè 
Tale,  e  doe  di  dietro,  cioè  le  cosce. 


n 


—  de  lùnn-a;  Quarto  di  luna,  dicesì  Ognuna  delle 
quallro  parli  o  fasi,  in  che  si  divide  una  luna* 
zione,  onde:  Luna  nuova.  Primo  quarto.  Lana       M 
piena,  Ultimo  quarto.  _  ■ 

§  Ése  in  scé  vinti trce  óe  e  treì  quarti  V.  Èse. 
§  In  quarto;  In  quarto,  dicono  gli  Stampai,  e  Li- 
braj  a  Quella  forma  di  libri,  i  cui   foglj  sono 
piegali  in  quattro  parti. 
%  Pesa  i  qtiarti;  Pesar  gli  anni,  Essere  in  là  cogli 
anni,  vale  Esser  già  vecchio.  Aver  molli  anni. 
Quarto;  Quarto:  Add.  num.  ordin.  di  Quallro. 
Quaterno  s.  m.  Qualerno  e  Quaderna:  Estra- 
zione di  quattro  numeri  al  lotto,  pari  a  quelli 
stali  giocali  da  qualche  persona. 
tt  Qualerno  e  Quaderna,  nel  gitloco  della  Tómbola 
(Ambo)  diconsi  Quattro  numeri  disposti  orizzon- 
talm.  e  sopra  una  cartella  l'uno  accanto  dell'altro. 
§  Èse  a  quaterna,  Mette  a  quaterna  ùnn-a  per- 
sónn-a  V.  A  quaterna  alla  sua  sede   alfab. 
Qixattorze;  Quattordici:  Nome  numer.  in- 
declinab.  che  comprende  Quallro  e  dieci. 
S  Ammassa  sette  e  stréuppia  quattorze  \.  questa 
locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
Quattr'oug-g"!  s.  m.  Quattr'occhi,  nell'uso 
comune  si  chiama  così  Chi  porta  gli  occhiali. 
S  A  quattr'éuggi  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede 
alfabetica. 
Quattrin  s,  m.  Quattrino  :  Piccolissima  ed 
infima  moneta  di  rame,  che  ora  più  non  si  usa. 
Quattro;  Quattro:  Nome  numer.  contenente 
in  sé  due  volle  il  numero  Due. 
Il  Quallro,  dinota  anche  Un  picciol  numero  di  chec- 
chessia :  Fd  quattro  passi  ;  Far  quattro   passi. 

—  pugni  in  regola;  Un  rifrustello  di  pugna,  cioè 
Un  buon  numero  di  pugna. 

—  témpoe;  Quallro  tempora  V.   Témpoe. 

—  volte  tanto;  Quadruplo,  Quallro  volte  maggiore, 
g  A  l'è  camme  dui  via  dui  fa  quattro;  Egli  è 

come  due  e  due  fanno  quattro,  cioè  Ella  è  cosa 

chiara,  manifesta,  patente,  fuor  di  dubbio,  ecc. 

S  Andd  a  quattro  gambe;  Andar  in  quattro,  cioè 

carponi,  colle  mani  per  terra. 
$  A  quattr'éuggi  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede 

alfabetica, 
g  Fa  5  diuo  a  quattro  V.  Diao. 
g  Fd  quattro  paralle  ;  Far  quattro  parole:  Far  un 

breve  discorso,  Ragionar  un  poco, 
g  In  quattro  e  quattr'éutlo  ;  In  quattro  e  qual- 
tr'otto,  si  dice  d'Una  cosa  fatta  in  brevissimo 
spazio  di  tempo, 
g  Nò  sta  a  di  quattro  se  li  non  hce  in  15  sacco; 
Non  dir  quattro  se  tu  non  hai  nel  sacco.  Modo 
prov.  che  vale  che  Tu  non  dèi  far  capitale  di 
alcuna  cosa  infinchè  non  l'hai  in  tua  balìa. 
Quattrocento;  Quattrocento  :  Nome  num. 

che  vale  Quattro  centinaja. 
Quattromia;  Quattromila:  Nome   numer. 

che  vale  Quattro  migliaja. 
Querela  s.  f.  Querela:  Notificazione  dei  mi- 
sfalli  d'alcuno  alla  Corte  ed  istanza  contro   il 
medesimo, 
g  Dà  querela;  Porre  o  Dar  querela,  Querelare; 
Accusare  in  giudizio. 
Querela  v.  a.  Querelare  V.  sopra  Dà  querela. 
"Quèrno  V.  Quinterno. 
Questiou  s.  f.  Questione  e  Quistione,  Con- 
troversia, Disputa,  Lile,  Dissenzione,  Contrasto, 
Riotta. 


RAD 


RAD 


631 


n  Questione  e  Qaistione,  per  Dnbbio  o  Proposta 
intorno  alla  qaale  si  dee  dispotare. 

—  de  paratie;  Questione  di  parole,  dicesi  di  Con- 
troversia 0  d'altro  che  solo  consiste  nella  for- 
malità delle  parole  e  non  nella  sostanza  dplla  cosa. 
S  In  guestiòn;  In  questione:  Maniera  di  dire  che 
serve  come  d'addiett.  e  vale  Che  è  in  dispula, 
Di  cui  si  disputa. 

Questiona,  v.  n.  Questionare,  Quistionare, 
Quisiioneggiare:  Contrastare,  Altercare,  Conten- 
dere, Dispulare. 

Questo  s.  m.  Questore:  Titolo  che  oggidì  si  dà 
al  Capo  della  Pubblica  Sicurezza  d'una  Provincia. 

Questua,  s.  f.  Questura  :  L'uffizio  e  La  residenza 
del  Questore. 

Quétà.  V.  n.  Quetare,  Quietare,  Riposare  :  Ces- 
sare dalla  fatica  e  dall'operare,  Prender  riposo, 
quiete;  e  talora  anche  per  Dormire. 

Quesito  s.  m.  Quesito  :  Domanda  che  si  pro- 
pone di  sciogliere;  altrim.  Quistione. 

Quinta,  s.  f.  Quinta.  7.  mus.  Una  delle  con- 
sonanze musicali;  altrim.  con  voce  greca  Diapente. 


N  Quinta.  T.  scolati.  Quinta  classe,  cioè  Quella 
in  cui  nelle  basse  scuole  s'insegna  i  primi  ru- 
dimenti d^lla  grammatica. 

"il  Pressa,  Prescia,  Fretta,  Premura.  Voce  del  con- 
tado V.  Sprescia. 

Quinta,  V.  n.  Correr  rischio,  Andar  a  rischio 
0  pericolo,  Pericolare  e  sim. 

Quinte  s.  f.  pi.  Scene.  T.  teatr.  Le  tele  conr 
Gite  sopra  telaj  di  legno  e  dipinte  per  rappre- 
sentare il  luogo  finto  da'  Comici. 

Quinta.lo  s.  m.  Quintale  :  Peso  di  cento  chi- 
logrammi. 

Quinterno  s.  m.  Quinterno:  Unione  di  cin- 
que fogij  di  carta,  l'uno  immpsso  nell'altro. 

Quintinn-a,  s.  f  Cinquina:  Quantità  nume- 
rata che  comprende  il  numero  di  Cinque, 
n  Cinquina:  I  cinque  numeri   che  si  giuocano  o 

che  escono  dal  lotlo  tutti  in  una  volta, 
n  Nel  giuoco  delia  Tómbola  (Ambo)  dicesi  Fare 
cinquina,  allorché  in  uua  cartella   si  vincono 
tutti  i  cinque  numeri,  in  ordine  l'un  dopo  l'altro. 


R 


Ral>l>in  s.  m.  Rabbino  e  Rabino:  Dottore  della 
legge  ebraica  e  giudice  in  materie  dì  religione 
e  talvolta  anche  in  materie  civili;  predica,  ri- 
prende e  scomunica  ì  disubbidienti. 
n  Rabino,  nell'uso  vale  Uomo  stizzoso,  rabbioso, 
collerico,  che  di  nulla  monta  in  ira  :  Mìa  che 
rabbini  Ve' che  rabino! 

I^acoa;  Nulla,  Niente:  Nò  gh'é  rocca  da  dt; 
Non  c'è  che  ridire. 

Ra.ccapessà,  v.  a.  Raccapezzare  :   Mettere 
insieme  cosa  per  cosa  e  con  diligenza;  e  talora 
anche  Assestare,  Acconciare. 
S  Raccapestdse  n.  p.  Raccapezzarsi  :  Trovare   il 
bàndolo  d'una  data  cosa  V.  Orizzontàse. 

Ra,cclxetta  s.  f.  Racchetta  e  Lacchetta,  ma 
meno  usata:  Strum.  a  cerchio  coli' interno  tessuto 
a  rete  con  corde  di  minugia  e  manico,  col  quale 
si  giuoca  al  volano  (ciùmmin)  ed  anche  alla  palla. 

!Ra.coonia,ndà.  V.  Arrecomandà  nei  suoi 
varj  significati. 

I^a,ccoma.n<la.ziònV.i4n-ecoman(^aztSn. 

Racclxéug'g'e  V.  Arrecchéugge. 

Ràocola.  s.  f.  Chiappoleria,  Bagalella,  Zacchera, 

Minuzia,  Inezia:  Cosa  frivola  e  di  poco  pregio. 

n  Detto  di  persona,  vale  Importuno,  Increscioso  e 

sim.,  e  dicesi  Seccatore,  Seccaggine,  Seccafistole, 

-  Mignatta,  Zecca,  Mosca  culaja. 

n  Detto  pure  di  persona,  vale  anche  Di  poca  salute. 

Malescio,  Cagionevole,  Infermiccio,  Afato,  Bacato; 

e  sostantivam.  Segrenna. 

Racconta.  V.  Conta  nel  S»  significato, 

I^a,d.<la.  s.  f.  Rada.  T.  mar.  Spazio  di  mare  al 
coperto  fra  le  terre  e  i  contorni  delle  coste,  dove 
le  navi  possono  gettar  l'ancora  e  restar  in  si- 
curezza. 
S  jèse  in  radda;  Essere  in  rada,  vale  Essere  an- 
corato alia  rada. 


Ha,dd.5g-g^ià,  v.  a.  Raddoppiare,  Addoppiare, 

Duplicare  :  Crescere  al  doppio.  Crescere  una  cosa 
altrettanto  ch'ella  non  è;  e  talora  per  Crescere  e 
Moltiplicare  indeterminatamente:  Emmo  raddSg- 
gióu  ò  capitale;  Abbiamo  raddoppiato  il  capitale. 

Raddrissàse  n.  p.  Rimpannucciarsi,  Rin- 
cavallarsi,  Rinferrarsi,  figurat.  vale  Rimettersi 
in  arnese,  in  buono  slato.  Migliorar  le  condizioni. 

Radia,  v.  a.  Radiar^,  Cassare,  Cancellare. 

Radicetta.  s.  f  Radicchiella,  Radicella  :  Ra- 
dicchio seminato  più  Otto,  le  cai  foglie  si  tagliano 
ancor  piccole,  e  si  mangiano  in  insalata  condite 
con  olio,  aceto  e  sale. 

—  sarvcega;  Radicchiella  o  Radicella  salvatica;  nel 
fior,  dicesì  anche  Radicchio  a  cesti. 

Ra.diocia.  s.  f.  Radicchio,  Radice:  La  radica 
del  radicchio  o  cicoria  che,  lessata  e  condita 
con  olio,  aceto  e  sale,  mangiasi  in  insalata. 
S  Anima  de  radicce;  Anima:  Parte  legnosa  cen- 
trale nella  radica  della  cicoria. 
»  Altra  volta  per  ischerzo  dicevasi  alla  Coda,  ossia 
a  Quella  parte  di  capelli  che  si  portava  in  pas- 
salo dagli  uomini,  raccolti  di  dietro  e  ristretti 
insieme  per  mezzo  d'un  nastro:  Scià  se  tagge 
a  radiccia;  Si  levi  la  coda  V.  Cóa  nel  2«  sign, 

Ra.dicciÒn  s.  m.  Cicoria,  Cicorea,  Radicchio. 
T.  boi.  Cichorium  inthybus.  Pianta  notissima, 
che  si  mangia  cotta  o  cruda  in  insalata.  Si  di- 
stingue la  domestica  e  la  salvatica  (Cichorium. 
sylvestrej;  quella  si  coltiva  negli  orti,  questa  è 
comune  lungo  i  fossi  e  ne'  contorni  de' campi. 
Fiorisce  nell'estate,  e  la  sua  radice  torrefatta, 
pesta  e  polverizzata,  fu  vantala  come  succedaneo 
al  raffè. 

Ra,dùnà.  v.  a.  Radunare,  Raunarc,  Raganare, 
Adunare:  Congrefare,  Unire,  Raccogliere,  Met- 
tere insieme. 


«32 


RAE 


RAG 


S  Badùndie  n.  p.  Radanarsi,  Raiinarsi,  Rigu.iarsi: 
Congregarsi,  Dar  capo  in  un  luogo,  Adunarsi. 

Ttee  s.  f.  R-^te:  Strum.  di  fune  o  di  filo  tessuto 
a  maglia  per  pigliar  fiere ,  jjesci  e  uccelli  ;  ne 
sono  di  diverse  maniere,  e  secondo  quelle  diver- 
sificano il  nome. 
«  Rete,  per  similit.  Qualunque  intrecciatura  sì  di 
fune,  come  anchj  di  Mio  di  ferro ,  di   rame   e 
slm.,  per  lo  più  usata  per  riparo  di  checchessia. 
I)  —  per  Sorla  di  cuffia  o  meglio  di  berrettina  tes- 
suta a  larghe  maglie.  È  mollo  in  uso  fra  le  con- 
tadine della  Liguria  orientale  olire  Chiavari. 
»  —  Figarat.  vaie  Inganno,  Insidia,  Agguato:  0 
l'è  cheifo  in  ta  ree;  Egli  die  nella  rete  o  nella 
ragna,  cioè  Rimase  collo,  preso,  ingannalo. 
S  Bùltà  0  Caccia  a  rw  in  ma;  Calare  la  rete, 
vale  Metter  la  rete  in  mare,  per  dar  principio 
alia  pesca. 
S  Fato  a  ìcb;  Retalo,  Reticolato:  Intrecciato  a 
goisa  di  rete. 

Raeg'io  s.  m.  Rete,  e  in  tcrm.  anatom.  Omento: 
Quel  pannicolo  o  membrana,  qua  e  là  coperta  di 
grasso,  che  è  situala  nella  parte  anteriore  del- 
l'addome e  posta  immedialam.  sopra  le  budella. 

lesena,  s.  f.  Rana:  Genere  d'animali  anfibii  aventi 
sotto  di  sé  molte  specie.  Questi  animali  hanno 
il  corpo  nudo  e  quattro  piedi,  i  posteriori  dei 
quali  sono  più  lunghi. 
H  Raganella,  chiamano  i  fanciulli  Ino  strum.  fatto 
di  canna  con  una  girella  a  denti ,  che  girando 
sopra  un  pezzo  mobile  rende  un  suono  simile 
ad  una  rana. 
it  Saltamartino  V.  Sàtamurlin  nel  1"  signif. 

Raenetta<  s.  f.  Ranella,  Ranocchia,  Ranocchio: 
Dim.  di  Rana. 

Uraeuettìuii-a/  s.  f,  Ranocchiella,  Ranoc- 
chietto:  Dimin.  di  Ranocchia,  di  Rinocchio. 

Reeo  s.  m.  Chiarella  :  Spezie  di  ragnatura  dei 
tessuti ,  prodotta  da  alcune  fila  del  ripieno  o 
mancanti  o  più  sottili  o  non  bene  colpeggiate 
nel  tessere. 

!t^eeo  add.  Rado,  conlr.  di  Fitto,  di  Denso  e  di 
Spesso,  e  dicesi  di  Q  lei  composti,  le  parti  dei 
quali  non  sono  in  maniera  congiunte  che  si  toc- 
chino 0  si  stringano  insieme  per  ogni  verso;  e 
si  dice  anchfi  delle  Cose  poche  di  numero,  o 
che  son  poste  in  qualche  distanza  Tuna  dall'a'- 
tra,  come  Case  rade,  Alberi  radi  e  simili;  e  di 
Quelle  ancora  che  si  fanno  o  accadono  raramente. 
S  De  rcBo  V.  questa  locuz.  alla  sua  side  alfab. 
%  Rase  volle;  lo  stesso  che  De  rwo  V.  questa  loc. 

iFtaepuuto  s.  m.  Impuntura:  Sorla  particolare 
di  cucito,  che  si  fa  rimettendo  l'ago  indietro  nel 
buco  ove  finisce  il  punto  preeedente, 

iRaetin  s.  m.  Scriccio  o  Scricciolo,  a  Fir.  Ri 
di  macchia  o  Recacco,  a  Siena  Foramacchie  e 
Forasiepe.  T.  ornit.  Motacilla  troglody'cs.  Pic- 
colissimo uccelletto  del  genere  delle  Silvie,  che 
ha  il  becco  diritto,  di  color  bruno-carnicino; 
tutte  le  parti  superiori  di  color  castagno  più  o 
meno  ross;islro,  ondulate  di  nero;  la  gola,  il 
gozzo,  il  petto  e  l'addome,  color  bianco  sudicio; 
i  piedi  carnieini.  È  comunissimo,  in  inverno 
abita  la  pianura  e  le  sponde,  del  mare,  ma  nel- 
l'estate si  ritira  ne' cupi  boschi  de' monti,  dove 
svìluj^pa  una  voce  sonora  e  piacevole;  tiene  sem- 
pre alta  la  coda;  il  suo  nido  è  artificiosissimo, 
e  forse  uno  de' più  belh. 


^ 


H  Filondente:  Sorta  di  tela  rada  e  gròssa,  atta  ai 
ricami. 
IRrsetiné  s.  ra.  pi.  Guide  de'  pellegrini.  Voce 
nostra  cho  non  ha  corrispondenza  italiana.  Chia- 
mansi  così  da  noi  Coloro  chi  neJle  Casacce  (V. 
Casassa)  dirigono  una  schiera  di  piccoli  ragazzi 
vestiti  a  foggia  de' pellegrini,  la  quale  tien  dietro 
immediatamente  alio  Stendardo  (Confaòn),  can- 
tanilo  lodi  in  onore  del  Santo  protettore  della 
Casaccia.  -  Ramarri  diconsi  in  Tose.  Coloro 
che  hanno  cura  chi  le  p."ocessioni  vadano  con 
ordine. 

TÌ>u.fPebtSkjSSi  s.  m.  pi.  Frattaglie  :  Quantità 
grande  di  cose  piccole  e  futili  ;  e  comunem.  Avan- 
zagli, Avanzaticci,  Rimasugli. 
1)  Franagli  e  Frattaglie:  Ripuliture  di   macelleria. 
Il  Miscea,  Baziicalure,  Bazzecole,  Ciarpe:   Masse- 
rizie vili,  di  poco  prezzo  o  vecchie  V.  Ravatto. 

RàfTeg-a  s.  f.  Ràffica,  Réfolo,  Folata:  Soffio 
di  vento  impetuoso  che  vien"e  ad  un  tratto,  ma 
cessa  poco  dopo. 

Haffl-tia.  v.  a.  Raffinare  e  Affinare,  Parificare, 
Purgare,;  e  dicesi  dell'oro,  dell'argento,  dello 
zucchero,  del  salnitro  e  di  varie  altre  coSe, 
S  Ra/Jlnàse  n.  p.  Raffinarsi,  Affinarsi  :  Farsi  più 
fine,  Diventar  più  perfetto,  iVrfezionarsi  in  qual- 
che studio  0  cognizione. 
I)  —  Ingentilirsi  :  D 'porre  la  rozzezza,  Acquistar 
gentilezza,  maniere  civili,  Nobilitarsi. 

RafFreid-à,  V.  Refreidd. 

Raffreiclo  V.  Rtfreidó. 

R-affreidòu.  V.  Rcfrcidóu. 

Piag'assata  s.  f.  Ragazzata  :  A/Jone  o  Cosa 
da  radazzo,  da  fanciullo,  o  degna  di  ragazzo  o 
di  fanciullo;  Fanciullaggine, *Fanciulleria,  Pueri- 
lità, Frascheria. 

Rag-g-ia  s.  f.  Rabbia:  Eccesso  di  furore,  d'ira 
e  appetito  di  vendetta;  Stizza,  Veleno,  Rovello. 
it  Rabbia,  Idrofobia:  31alaltia  crudelissima  e  con- 
tagiosa che  in  breve  tempo,  tra  gli  spasimi  e 
convulsioni,  porta  l'uomo  che  n' è  affetto  alla 
tomba.  Si  comunica  pel  morso  d'un  gatto,  d'un 
lupo,  ma  più  sovente  d'  un  cane  arrabbiato.  Il 
principale  suo  sintomo  è  un'  insuperabile  avver- 
sione all'acqua,  all'aria,  alla  luce,  ecc. 
S  Creppd  dà  raggia;  Avvampare,  fiorire  o  Scop- 
piare di  rabbia,  Stritolarsi  o  Mangiarsi  il  cuor 
dalla  saetta. 

Ragna  s.  f.  Ragnuola  :  Ragna  piccola  e  por- 
tatile V.  Ròculo. 

Riagnà  v.  n.  Ragghiare  e  Ragliare:  Il  mindar 
fuori  che  fa  l'asino  la  voce. 
I)  Gnaulare,  Gnagulare,  Miagolare:  li  mandar  fuori 
che  fa  il  gatto  la  sua  voce. 

Rag-neea  s.  f.  R.-gnaja  :  Luogo  acconcio  e  de- 
stinato per  uccellarvi  colla  ragna  o  per  tendervi 
la  ragna  frócoloj. 

liag-no  s.  m.  Raglio  e  Ragghio:  La  voce  che 
manda  fuori  l'asino. 
))  Miàgolo,  .Miagolata,  Gnaulata:  Il  mandar   fuori 

che  fa  il  gallo  la  sua  voce. 
§  Ragno  d'aze  nò  va  in  gè  V.  Aze. 

Ragnèlla  s.  m.  Bambino  piagnoloso  o  pian- 
goloso, cioè  Che  piange  sovente. 

Ttsbgò  s.  m.  Stracotto:  Carne  in  umido,  tutta 
d'un  pezzo  e  cotta  più  lungamente. 

Rag-g-uag-lià  v.  a.  Ragguagliare:  Far  con- 
sapevole alcuno  d'alcuna  cosa,  Riferirgli  a  bocca 


RAM 


RAN 


633 


k 


0  per  iscritto  Mio  quello  eh?  si  sia  fatto  o  dello 
in  alcuna  faccenda  che  si  maneggi. 

**Raixo  s  m.  Spizzica,  Pillacchera,  Taccagno, 
Migiiolia,  ecc.:  Uomo  sordido,  avaro. 

Ralleg-ràse  V.  ScinUdse. 

R>a>nia.ddaii  s.  m.  Frasiuooo,  Fracasso,  Ri- 
niore,  Baccano,  Trambusto   Diavoleto. 

Ha.nia.ssa  V.  Arramassd. 

Ratninn-a  V.  Hannìiinn-a. 

ISramnia  s.  f.  Rama.  Li  rama  non  dee  con- 
fondersi col  ramo.  Il  ramo  è  braccio  dell'albero 
che  vien  dal  pedale;  la  rama  è  picciol  fusto  che 
sorge  sul  ram  >  stesso.  Fionscon  le  rame  e  non 
i  rami;  le  frutte  nascono  e  malnrano  sulle  rame  e 
non  sui  rami;  i  rami  danni  nuirimento  alle  rame, 
w  Frasca:  Qualunqu'^  ramiceilo  fronzuto,  p?r  Io  più 
d'alberi  boscherecci,  che  talora  usasi  per  cacciar 
le  mosche,  specalm.  in  camp.igna. 
»  --  per  Quel  ramo  fronzuto  che  serve  d'insegna 

ai  lavernaj. 
n  Mìndjrla,  Fiore  V.  Muntuann-a. 
%  Ramine;  Frasconi:  Vettoni  di  qierciuoli,  d'on- 
tani, di  castagni,  che  si  tagliano  per  abbruciare, 
e  per  lo  più  usandone  prima  a  sostegno  de'  pi- 
selli, de'  fagiuoli  e  simili. 
S  Anià  0  Sàtd  de  ramma  in  sambùgo ;   Saltar 
di  palo  in  frasca,  Pdssar  d'Arno  in  Bac  bilione, 
Andare  o  Saltar  di  trasto  in  sentina ,  vagliono 
Non  islar  in  proposito,  Uscir  di  tema,  Andare 
d'una  cosa  in  altra  senz'ordine  e  proposilo. 
S  0  vln  bòn  5  non  ha  bezcugno  de  ramma;  Il 
bnon  vino  non  ha  bisogno  di  frasca.  Dell.  prov. 
che  signitìca  II  buono  non  ha  di  mestieri  d"  ino- 
lili adoriiam'^nii. 

Hammà  d.'seg"ua;  Scossa,  dim.  Scossnlta, 
Scossetiina:  Subila  ed  impetuosa  pioggia  di  breve 
durala,  ma  gagliarda,  e  che  non  piglia  gran  paese; 
dicesi  anche  Sfuriala,  ma  è  Scossa  più  impetuosa 
e  più  breve. 

Ramtiisea  s.  f.  Frasconaia,  Uccella-e,  Uccel- 
laia, Uccellalojo  Y.  Boschetto. 

!Raainietta  s.  f.  Ramicella,  Ramella,  Fra- 
schetta. Dim.  di  Rama,  di  Frasca  V.  Ramma. 

Ramminii-a  s.  f.  Rimino:  vaso  di  rame, 
e  talora  anche  di  latta,  panciuto,  bocca  alqiftnto 
minore  del  fondo,  e  da  chiudersi  con  coperchio 
entrante,  manico  arcalo,  ora  girevole,  ora  fermo, 
beccuccio  nella  direzione  del  manico.  Serve  a 
scaldar  acqua  e  trasportarla. 

Raninio  s.  m.  Ramo  :  Parte  dell'albero  che 
deriva  dal  pedale  e  si  dilata  a  guisa  di  braccio, 
e  propr.  Braccio  dell'albero  che  vien  dal  pedale. 
"  Ramo,  per  Una  delle  parli  in  cui  si  divide  l'al- 
veo dun  fiume,  purché  non  perda  il  suo  nome; 
locchè  accadendo  in  forza  della  molliplicità  delle 
diramazioni,  diconsi  Rivi  o  Rivoli. 
n  —  per  Schiatta,  Discendenza.  * 

—  secco;  Frusco,  Fruscolo:  Quei  fuscelli  secchi  che 
sono  su  per  gli  alberi. 

Rammo  s  m.  Rnme,  e  presso  gli  antichi  anche 
Rumo:  MetHllodultil!Ssimo,d'n!i  color  giallo-rosso, 
ed  il  più  sonoro  di  lulli  i  metalli;  ci  viene  dalla 
Svezia,  dnlln  Russia  e  dall' Inghilterra.  Si  sp"- 
disce  d'ordinario  in  bande,  iti  filo,  in  lastre,  in 
pani,  in  ruoioli  e  in  verghe.  La  scoria  che  il 
rame  lascia  nel  fondersi,  dicesi  Difrige.  La  sca- 
glia che  ne  scappa  via  allorché  il  calderajò  lo 
rinfocola  per  lavorarlo,  si  denomina  Ramina. 


V  Rame,  talvolta  usasi  per  Moneta,  onde:  Saveì 
de  ramnio;  Sapore  o  Puzziire  di  rame,  dicesi 
per  ischerzo  di  Cosa  ch3  costa  o  costa  assai. 

n  Rami  (al  p'.ur.)  ^'intende  II  complesso  dei  vasi 
ed  altri  utensili  di  cucina  fatti  di  lai  raelallo, 
alla  slessa  maniera  che  si  dice  Argenti,  Stagni. 

«  Incisione,  intaglio,  dicesi  delle  Figure  intagliale 
sopra  lastre  di  rame. 

S  Inciso  da  rammi  ;  Calcografo  :  I.ilagUatore   in    * 
rame. 

S  Scùd  i  rammi;  Arrenare  o  Pulire  i  rami. 
X^animetto  s.  m.  Rametto,  Ramicello,  Rami- 

sceilo.  Ramoscello.  Dim   di  Rimo. 
RammoiLa  s.  f.  Libt>ia:  Frasca  d'u'ivo  potalo. 

n  Rama  benedetta:  Quella  ra;i)a  d'ulivo  che  si  fa 
benedire  da'  fedeli  la  Domenica  delle  Palme. 
Rampa  s.  f.  Rampa.  T.  di  fortif.  Una  dolce 
salila  di  terra  falla   nella  scarpa  de'  terrapieni 
per  salire  sopra  i  medesimi. 

«  Talvolta  p^r  s  milit.  vale  s:>mp'icem.  Qualunque 
salila  leggiera,  e  dicesi  Pendìo,  Erta,  Ascesa. 
R.anipeg'liiii  s.  m.  Abbriccagnolo,  Rampi- 
chino, a  Siena  Scorzajola.  T.  ornit.  Cerlhla  fa- 
miliaris.  Uccelletto  del  genere  degli  Abbricca- 
gnoli,  che  ha  il  becco  superiormei  le  sciiro-ncro, 
inferiorm.  tendente  al  carnicino;  l'iride  color  di 
nocciòla  ;  pileo,  cervice,  dorso,  scapolari  e  cuo- 
prilrici  delle  ali,  di  color  scoro-nero  con  mac- 
chie bislunghe  bianche;  le  parli  inferiori,  bian- 
castre; la  gola  candida;  i  piedi  grigio-carnicini. 
Annida  nelle  foreste  de' nostri  monti  ne'fori  che 
va  a  scolpirsi  ne' vecchi  alberi;  in  inverno  di- 
scende dalie  montagne,  e  passa  la  stagione  rigida 
ne'  dislrelli  temperati  vicino  al  mare. 
Rampeg'liiii  (Ganèufano) ;  Violina  o  Garo- 
foletto:  Sorla  di  garofano  assai  piccolo,  che  ha 
cinque  foglie  so'tanlo,  e  che  tiensi  per  lo  più 
ne' vasi  alle  finestre.  Dicesi  così  perchè  la  sua 
pianta  getta  i  tralci  assai  lunghi,  i  quali  si  ar- 
rampicano a  guisa  della  Passiflora.  • 
iRanipin  s.  m.  pi.  Ramponi.  Graflì,  Raffi  e  più 
comunem.  Uncini  :  Sirum.  di  ferro  a  più  bran- 
che variamente  ancinale,  col  quale,  legato  a  una 
fune,  poter  ricercare,  afferrare  e  cavar  fuori  del 
pozzo  la  secchia  che  vi  sia  rimasta. 

n  Fignr.  usasi  per  Appicco,  Cavillo,  Preteslo. 
Ramponso  s.   m.   Raperonzolo,   Raponzo, 
Raponzolo.  T.  botan.  Campanula   rapunculus. 
■     Pianta  che  ha  la  radice  fusiforme,  carnosa,  bianca, 
gli  steli  angolosi,  semplici,  le  foglie  radicali,  lan- 
ceolate, ovali,  seghetlale,  le  foglie  cauline,  appun- 
tale, sessili,  pelose,  ondose,  i  fiori  celesti,  in 
pannocchia  rada  terminante.  Fiorisce  neirestat*, 
ed  è  comune  ne' prati  asciutti  e  ne' monti  erbosi. 
Quest'erba  si  mangia  in  insalala,  ed  è  forse  cosi 
detta  per  aver  la  sua  barba  di  figura   alquanto 
simile  alla  rapa. 
Kancio  s.  m.  Rancio.  T.  mar.  Lello,  di  cui 
si  servono  i  marinaj,  ed  è  Un  quadrilungo  for- 
malo di  quattro  sode  liste  di  legno  e  guernito 
di  tela,  ovv.  tessuto  nel  mezzo  con  funicelle  per 
ripnrvi  un  maicra^o.  Diffrisce  dalla  Branda,  la 
qnale  altro  non  è  che  Un  p'zzo  di  tela  forte,  lungo 
sei  piedi  e  largo  quattro,  che  si  sospende  p'^r  le 
sue  estremità  con  corde  attaccale  a'bag  j  del  ponte, 
"  Rancio,  pel  Pasto  de' soldati  e  marinaj. 
§  Fd  rancio  o  gamella;  Far  camerata.  T.  mar. 
Mangiar  insieme. 


634 


RAO 


RAP 


Ràncio  s.  m.  Rancidezza,  Rancidità:  Specie  di 
corruzione  putrida  che  compete  alle  cose  oleose  e 
grasse  quando  per  vecchiezza  si  guastano;  e  di- 
cesi per  lo  pia  di  carne  salata,  sugna,  noci, 
màndorle  e  simili. 
S  Aveì  5  ràncio;  Esser  rancido  o  rancio,  Saper 

di  rancido. 
S  Piggid  5  ràncio;  Inrancidire. 
Ràncio  add.' Rancio,  Rancido,  Rancico:  Che 

ha  rancidezza;  altrim.  Vieto,  Stantìo. 

Randa  s.  f.  Randa.  T.  mar.  Vela  aurica  o  di 

taglio  in  forma  di  quadrilatero  irregolare;  essa 

viene  infiorita  ad  un  picco  per  l'antennale  e  ad 

on'asta  verticale  addossata  all'albero  di  mezzana 

pei  gratile  prodiero.  La  sua  scotta  si  borda  in 

cima  del  home. 

n  Rande,  chiamansi  pure  Due  vele  simili  guarnite 

agli  altri  due  alberi  maggiori,  e  si  dicono  Randa 

di   prora  o  di  trinchetto,  e  Randa  di  maestra. 

S  A  randa  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede   alfab. 

!Ra>iigrl>-6tto  add.  Zoppetto,  Zoppettino.  Dim. 

di  Zoppo. 
Ra>ug-ii-ezzà,  V.  n.  Rancare,  Ranchettare, 
Zoppicare,  Zoppeggiare,  Andar  zoppicone  o  an- 
cajone,  Andar  rancando  o  ranchettando,  dicesi 
dello  Storto  andare  degli  zoppi  o  sciancati,  ag- 
gravandosi più  sull'una  che  sull'altra  anca. 
Ra-ng^o  add.  Ranco,  Zoppo,  Sciancato:  Impe- 
dito nelle  gambe  o  nelle  anche,  o  Che  ha  una 
gamba  più  corta  dell'altra,  per  cai  non  può  cam- 
minare diritto  0  sciolto. 
S  Andà  rango  o  ranghezzando  V.  Ranghezzà. 
%  Chi  va  c'ùn  rango,  a-o  cavo  dell'anno  5  di- 
venta rango  e  soppo  V.  Andd. 
Rang^o  s.  m.  Grado,  Condizione,  Stato,  Carat- 
tere; trovasi  osato  anche  Rango,  ma  è  un  pretto 
francesismo, 
w  Ordine,  Fila,  Riga.  T.  mil.  Disposizione  de' sol- 
dati l'un  dietro  all'altro  per  la  medesima  dirittura. 
^  De  primmo  rango;  Di  primo  ordine.  Di  prima 

portata.  Di  prima  riga. 
S  PersSnn-a  d'alto  rango;  Persona  d'alto  parag- 
gio,  di  carattere  distinto,  di  grado  sublime,  ecc. 
Ran^òg-ua  v.  a.  Rampognare:  Mordere  con 
parole. 
«  Rampognare,  Rimbrottare,  Rinfacciar  borbottando: 
O  me  rangògna  quello  pò  de  pan;  E' mi  rim- 
brotta quel  po'  di  pane. 
N  Talora  in  significato  neut.  usasi  per  Rorbottare, 

Brontolare  V.  Mugugna. 
tt  Lamentarsi,  Querelarsi. 
—  dS  can;  Rugliare  V.  Mugugna. 
$  0  fa  cSmme  5  gatto  ch'S  mangia  e  5  rangd- 
gna  V.  Gatto. 
Rang-^STUO  s.  m.  Brontolìo,  Borbottio,  Fiottìo, 

Lamento. 
Rang-5g>ii5n.  s.  m.  Rrontolone,  Borbottone, 

Fiottone  V,  MugugnBn. 
Rànteg-a  s.  f.  Ranto  e  comunem.   Ràntolo: 
Ansamento  frequente  e  molesto  con  risonante 
stridore  del  petto. 
RantegìSao  add.  Rantoloso:  Che  ha  ràntolo. 
S   Vegio  rantegSso;  Vecchio   rantoloso,    Vecchio 
squarquoio,  vale  Molto  vecchio  e  cascatojo. 
Raoxia  s.  f.  Rancore,  Dissensione,  Discordia: 
Disunione  d'animo. 
%  Mette  de  raoxìe;  Seminar  liti,  discordie,  disa- 
oioBi  d'animo,  Metter  biette. 


Raozo  add.  Accigliato,  Di  mal  amore. 
%  Èse  raozo;  Aver  i  bachi,  i  cacchioni,  le  pa- 
tnrne,  e  a  Fir.  le  lubégine,  Aver  la  luna  a  ro- 
vescio, vale  Esser  tristo,  Di  mal  umore. 

Rapi  V.  a.  Rapire:  Tórre  con  violenza, 
n  Rapire,  Incantare  :  Tórre  alcuno  dei   sensi   per 
eccesso  di  piacere. 

Rapidi tse  s.  f.  Rapidità,  Celerità,  Velocità, 
Prestezza. 

Rapido  add.  Ripido:  Malagevole  a  salire  ed 
a  discendere. 

Rapinn-a  s.  f.  Rapina,  antic.  Rapinamento: 
Il  raoire.  Il  tórre  altrui  checchessia  con  violenza. 
§  Bestia  de  rupinn-a;  Animale  di  o  da  rapina  o 
di  ratto,  si  dice  Quello  che  rapisce  gli  altri  per 
cibarsene.  Parlandosi  de' volatili,  dicesi  più  co- 
munem. Uccello  ramàce  (perchè  tali  nccelli  vanno 
di  ramo  in  ramo),  benché  si  dica  anche  Rapace 
0  di  preda. 

Rappa  s.  f.  Grinza:  Brutta  piega  del  panno  o 
d'ogni  altra  cosa  raggrinzata. 
Il  Grinza,  per  Increspamento  della  pelle,  specialm. 

nella  faccia;  Ruga,  Crespa. 

§  A  nò  fa  manco  ùnn-a  rappa;  Non  fa  una  grinza, 

dicesi  generalm.  d'una  cosa  che  sia  per  l'appnnto 

tale  quale  è  stata  designata  o  quale  debb'essere. 

%  Fd  rappe;  Prendere  il  grinzo:  Farsi  grinzoso. 

Rappa  0  .^^g-ua^itta  de  rappa; 
Acquavite  di  grappo.  Voce  dell'uso. 

Rappattuma  v.  a.  Rappattumare,  Appa- 
ciare.  Pacificare,  Riconciliare:  Far  far  pace, 
Mettene  in  pace.  Mettere  d'accordo,  Far  tornar 
amico. 
%  Rappattùmdse  n.  p.  Rappattumarsi,  Rappaciarsi, 
ecc.:  Tornare  amico. 

Rappe ttin  V.  Ruppetfo. 

!Rappetto  s.  m.  Grs^ppoletto,  Grappolino,  Gra- 
spellino,  Grappoluccio,  R»cimoletto,  Racimoìuzzo. 
D  min.  di  Grappolo,  di  Racimolo. 

Rappo  s.  m.  Grappo  e  comunem.  Grappolo, 
Racimolo  e  alla  lat.  Racemo:  Ramicello  del  tral- 
cio, sul  quale  stanno  appitxati  gli  acini  dell'uva. 
Dicesi  anche  Raspo,  ma  meno  propriam.,  inten- 
dendosi per  lo  più  quello  spogliato  degli  acini 
V.  Rappùsso  nel  1»  signif. 

Rà.ppoa  s.  f.  Mignola,  Mignolo,  e  comunem. 
al  pi.  Mignoli:  Le  boccidlino  che  gli  ulivi  man- 
dano fuori  in  sul  fiorire  conivi  tanti  grappoletti. 

Rappresenta  v.  a.  Rappresentare  :   Mo- 
strare, Significare,  Esporre. 
Il  Rappresentare,  Dimostrare,  Descrivere,  Figurare, 

Formar  la  figura  d'alcuna  cosa, 
n  —  Imitare  negli  spettacoli  le  persone  o  le  azioni 
di  qualche  favola  o  storia. 

—  ànn-a  commedia;  Rappresentare  una  commedia, 
vale  Recitarla. 

■*-  ùnn-a  persdnn-a;  Rappresentare  uno:  Tenere 
le  veci  .0  il  luogo  di  lui  :  0  rappresenta  a  per- 
sdnn-a dd  Rè;  Egli  rappresenta  la  persona  del  Re. 

Rappi*esentazi<Sn   s.  f.   Rappresenta- 
zione, Rappresentagione,  Rapprcsentamento,  Rap- 
presentanza: Il  rappresentare. 
Il  Rappresentazione:  Quell'azione,  per  cui  si  rap- 
presenta un'opera,  una  commedia  o  sim.  in  teatro. 

Rappuaggia  s.  f.  Raspollo:  Raci moiette 
d'uva  scampalo  dalle  mani  del  vendemmiatore. 

Rappiiag-gia  v.  a.  Raspollare:  Andar  cer- 
cando i  raspolli  V.  Rappuaggia. 


RAS 


RAS 


6d6 


Ra.ppùsso  s.  m.  Graspo  e  Raspo:  Il  grap- 
polo dal  quale  è  spicciolata,  piluccala  o  levala 
via  l'uva, 
n  Vinaccia:  Tulli  quei  graspi  con  fiocini  e  vinac- 
cioli,  che  rimangono  nei  tino  dopo  la  svinatura, 
e  che  servono  per  far  l'aceto  e  l'acquavite  della 
di  grappo,  o  anche  per  Tar  bagni  o  fomenti  cor- 
roboranti. 

Ra.i*a.  s.  f.  Arara.  T.  ornit.  Psitucns  macao. 
Uccello  del  Brasile,  del  genere  del  Pappagallo, 
e  di  colore  quasi  lutto  rosso.  Le  ali  sono  di 
color  cileslro,  altre  gialle  ed  altre  rosse;  le  guance 
nude  e  raggrinzate;  la  coda  lunga  e  cuneala. 
Viene  grande  come  un  fagiano.  Le  sue  penne 
sono  d'un  gran  pregio  presso  gl'Indiani,  i  quali 
se  ne  servono  per  ornare  le  loro  berrette  e  ci- 
mieri ,  e  per  compnire  bellissimi  arazzi. 

!Ra,x*itee  s.  f.  Rnrilà  :  Cosa  rara,  singolare. 

IRasccetta.  s.  f.  Radimadia:  Piccolo  strnm. 
di  ferro,  col  quale  si  rade  o  raschia  la  pasta 
che  rimane  attaccata  alla  madia. 

—  Raschietta.  T.  mar.  Slrum.  di  ferro  con  manico 
di  legno,  col  quale  si  raschiano  le  bordature  del 
bastimento  quando  si  voglion  nettarle  per  catra- 
marle di  nuovo. 

Ra^sccia.  s.  f.  Chiappola,  Chiappoleria,  Baz- 
zecola, Bagatella:  Cosa  di  poco  o  niun  conio. 
M  Detto  di  persona,  vale  Seccatore,  Seccafistole, 

Importuno,  Mignatta,  Zecca,  Mosca  culaja. 
$  0  u6  va  ùnn-a  rasccia:  E' non  vale  un  frullo, 
nn  lupino,  un'acca,  un  fico,  cica,  niente,  ecc. 

Rasccià;  v.  a.  Raschiare  e  Raslìare:  Levare 
la  superficie  di  checchessia  con  ferro  o  altra 
cosa  tagliente. 

Ra>socia,sca.x*pe  s.  m.  Ferro  da  piede: 
Lastra  dì  ferro  confida  verticalmente  sopra  nna 
pietra  o  altrove  a  uso  di  tòrsi  il  fango  dai  cal- 
zari prima  d'entrare  in  casa  o  salire  le  scale. 
Dicesi  pure  Stu/fa  dalla  forma,  e  con  terra,  ge- 
nerico Nettati'jo. 

!Ra>scoia,tùa>  s.  f.  Raschiatura  e  Rastiatara  : 
Il  raschiare  e  La  materia  che  si  leva  in  raschiando; 
ed  anchp  II  luoao  dov'è  slata  lolla  la  cosa  raschiala. 
**JFfcasociéu.ja  V.  Rascciatùa. 

Rasccin  s.  m.  Grattino,  Raschietto  V.  Gratloàr. 
n  Raschiatoio,  Rasiialojo:  Ogni  slrum.  che  serve  a 
raschiare,  abbcnché  fallo  di  forme  diverse. 

X^asetto  V.  Razetto. 

I^aso  \.  Razo. 

Rasò  V.  Razó. 

Rasoà  V.  Razod. 

R>asóia  V.  Razdia. 

Rason  V.  Razòn. 

Raspa  s.  f.  Raspa,  delta  anche  Scuffina  :  Specie 
di  lima,  falla  aspra  e  ronchiala  da  piccole  nu- 
merose scagliette  acute  e  rilevate,  le  quali  rodono 
il  legno  quando  lo  strumento  vi  è  passato  sopra 
a  modo  d'una  pialla.  Dicesi  Raspa  ingordina 
Quella  che,  per  avere  i  denti  nn  po'  più  grossi, 
rode  piiì  profondamente  il  legno  a  ogni  tratta. 
H  Raspa:  Altra  specie  di  lima,  di  cui  si  servono 
gli  Scultori  per  levare  i  colpi  dello  scalppllo  alle 
statue  di  legno  o  marmo;  e  se  ne  fanno  di  più 
corte  e  di  più  grandezze,  a  coltello,  mezze  tonde, 
a  figgia  dun  dito  della  mano,  ecc. 

Raspa  v.  a.  Raspare:  Propriam.  Adoperare  la 
raspa,  Polire  colla  raspa. 
«  Baspare:  Qael  frizzare  che  provasi  nella  lingua 


per  effetto  del  vino,  che  perciò  dicesl  raspante^ 
n  —  Portar  via,  Rubare,  che  anche  dicesi  Raspollare. 
«  Razzolare,  per  Certare  con  curiosità.  Frugare  in 

diversi  luoghi:  0  va  a  raspa  dappertutto;  E' 

va  razzolando  in  ogni  luogo. 

—  de  gallinn-e,  ecc.;  Razzolare:  Il  raspare  de' polli 
0  d'altri  uccelli  che  hanno  per  oso  di  scavare 
co'  pie  la  terra. 

—  dò  cavallo;  Raspare,  Razzare,  Zappare:  Qoel 
percuotere  che  i  cavalli  fanno  la  terra  coi  pie 
dinanzi  quasi  zappandola. 

—  in  ta  góa;  Raspar  nella  gola,  ed  a  Fir.  e  Pisi. 
Fare  rancico  o  raschio  :  Quell'  irritamento  che 
fanno  alla  goli  le  vivande  colle  con  olio  o  con- 
dite con  burro  vieto,  per  cui  l'uomo  è  forzato 
ogni  tanto  a  far  come  de'  ringhj. 

Raspante  CVin  co);  Vino  raspante,  vale 
Vino  frizzante,  piccante. 

Raspa/tua.  s  f.  Raspatura  e  Rasura  :  La  cosa 
raspata  o  rasa:  Raspatùa  de  corno;  Rasura  o 
Raspatura  di  corno. 

X^aspiu  s.  m.  Raspino.  T.  archib.  Strum.  di 
ferro  rotondo  e  alquanto  piegato  nell'estremità, 
del  quale  si  servono  anche  gli  argentieri,  i  ce- 
sellatori, ecc.,  e  ve  n'ha  di  più  sorte. 

Raspùssà  V.  a.  Buscacchiare  :  Ottener  chec- 
chessia con  industria;  e  talora  anche  Rapinare, 
Rapnare,  Raspollare,  Rastrellare,  Portar  via, 
Rubare. 

Rasseg-nàse  n.  p.  Rassegnarsi:  Pigliare  al- 
cun male  con  rassegnazione,  Uniformarsi,  Ac- 
conciarsi a  checchessia, 
n  Rassegnarsi,  Sottoscriversi,  Dichiararsi  obbligato, 
servitore,  ecc.:  Mndo  con  cai  ordinariam.  si  suole 
terminare  una  lettera. 

Rasseg-naziòn.  s.  f.  "Rassegnazione  :  II 
rassegnarsi,  Conformazione  alla  volontà  di  Dio. 

Rastellà.  v.  a.  Ra.strellare:  Adoperare  il  ra- 
strello V.  Rastrello  nel  2'  signif. 

—  dell'àncoa  ;  Arare.  T.  mar.  Azione  dell'ancora, 
allorché  scorre  sul  fondo  del  mare  senza  farri 
presa,  quasi  vomere  che  ara  un  terreno. 

—  di  pé  pe  tosra;  Scalpicciare,  Camminare  stri- 
scioni, cioè  Stropicciando  e  fregando  il  terreno 
nel  oamminare. 

]Rastellà,  s.  f.  Rastrellata  :  Quella  quantità  di 
paglia  0  fieno  che  si  piglia  in  nna  volta  col  rastrello. 

Rastelléa  s.  f.  Rastrelliera:  Strum.  dì  legno 
fallo  a  guisa  di  scala  a  pinoli,  che  si  conficca 
nel  muro  per  traverso  sopra  la  mangiatoia  per 
gettarvi  sopra  lo  strame  che  si  dà  alle  bestie, 
n  Rastrelliera  e  Rastrello  :  Uno  zoccolo  a  basso  con 
tacche  per  ricevervi  i  calci  dei  fucili  ed  una  rin- 
ghiera parallela  al  zoccolo  con  incavi  per  appog- 
giarvi le  canne  dei  fucili  slessi  presso  alla  bocca. 

—  Parlandosi  di  denti,  vale  L'ordine  e  disposizione 
di  essi  in  ciascuna  delle  mascelle. 

«  Talvolta  usasi  per  Ogni  ordinata  moltitudine  di 
cose  0  di  persone;  se  è  di  cose,  dicesi  Filza  o 
Rf>sla;  se  di  persone,  più  comunem.  Schiera. 
Rastello  s.  ro.  Rastrello,  Cancello:  Imposta 
di  porta  fatta  per  lo  più  di  ferro  o  di  regoli  di 
legno  commessi  con  qualche  distanza  l'uno  dal- 
l'altro. 

Il  Rastrello  e  Raslro:  Strum.  dentato,  sì  di  ferro,^ 
sì  di  legno,  col  quale  si  sceverano  i  sassi  dalla 
terra  e  la  paglia  dalle  biade  e  sim. 

—  da  schenn-a  V.  Fi  da  schenn-a  nella  Toee  Fi. 


636 


RAT 


RAV 


—  dò  relcvjo;  Rastrello:  Arco  circolare  d'ottone, 
minore  del  semicerchio,  dentalo  nella  parte  con- 
vessa dove  imbocca  col  ruolino  fréua  dò  reiji- 
slroj;  nel  mezzo  della  parte  concava  è  un  den- 
tino a  forcella,  fra  le  cui  punte  ha  lo  spirale 
uno  scorrevole  punto  d'appoggio  quando  è  più 
0  meno  accorciato  per  diminuire  più  o  meno 
l'ampiezza  e  la  durala  delle  oscillazioni. 

Ha<ta.fia.  s.  f.  Ritafìà.  Voce  dell'uso:  Specie 
di  vino  0  meglio  rosolio  che  si  fa  con  le  ciliege 
ed  anche  con  albicocche  ed  altre  fruite. 

Ra.tifi.oa  V.  a.  Ratificare  :  Confermare,  Appro- 
vare quello  che  altri  abbia  per  noi  promesso. 

Ura/tifica^zion  s.  f.  Raliircazione,  Ratitìca-" 
mento:  Confermazione,  Approvazione  di  ciò  che 
altri  abbia  fatto. 

!Rra.tiKLii-a;  s.  f.  Panno  accotonato,  e  nell'uso 
anche  Ratina,  voce  però  da  alcuni  rimproverata, 
perchè  pretto  francesismo:  Panno  non  cimato, 
a  pelo  lunghetto  e  ricciuto. 
^  Fd  a  ratinn-a;  Accotonare  V.  Ratina. 

!Ra<tiuà<  v.  a.  Accotonare,  e  nell'Uso  anche  Ra- 
tinare, ma  voce  da  schivarsi,  perchè  pretto  fran- 
cesismo: Arricciare  con  una  particolare  maniera 
di  garzare  il  pelo  al  panno  lano,  che  non  si  cima 
V.  Ratinn-a. 

Ratta jéu.  s.  m.  Trappola:  Ordigno  da  pren- 
dere i  topi.  Sonne  di  più  maniere;  quella  più 
comunem.  usala  chiamasi  Trappola  a  cateratta. 
I)  Trappola,  figurai,  vale  Insidia,  Trama:  0  l'è 

rcstóH  in  to  rattajéu;  Ei  die  nella   trappola. 
S  Attende  5  rattojcu;  Tender  la  trappola. 
S  Pertùzo  dò  ratlujèu;  Cateratta  :  L'apertura  della 
trappola,  che  si  copre  e  si  serra  con  nn'assicina 
incanalala,  della,  anche  Cateratta. 

Katta,leg'ua<  s.  f.  Terracrépolo.  T.  botan. 
Sanchus  picroidcs  o  Apargia  crocea.  Sorta  di 
pianta  che  nasce  in  luoghi  erbosi  ed  incolti.  Le 
sue  foglie  somigliano  molto  a  quelle  dell'  Indl- 
vioncino,  e  si  mangia  in  insalala. 

Ita^ttsLtvLxsk,  s.  f.  Carabazzata:  Vivanda  d'un 
mescuglio  di  varie  cose;  e  più  comunem.  Avan- 
zuglj,  Avanzaticci,  Rimasuglj. 

Rattèlla.  s.  f.  Allerco,  Altercazione:  Contesa 
di  parole  tra  due  o  più  persone. 

Rattellà,  V.  n.  Altercare:  Contendere  con  pa- 
role più  0  men  risentite. 

Rattelloso  add.  Litigioso,  Garoso,  Riottoso: 
Che  cerca  le  liti,  le  brighe.  Un  pizzica  questioni. 

ftrEtttiu  s.  m.  Topolino,  Topicello.  Dim.  di  Topo. 
Il  Talora  dicesi  per  vezzo  a  Fanciullino,  e   vale 
Cecino,  Naccherino  :  Che  bello  ratttn  !  Che  bel 
naccherino  ! 

Ha<tto  s.  m.  Topo  ed  anche  Rado,  ma  raram. 
osato  in  poesia  per  la  rima.  T.  zool.  Mus  rattus. 
Animale  che  per  lo  più  vive  sotterra  in  tane  o 
fessure,  alcuno  nell'acqua,  e  gira  massimamente 
di  notte;  è  timido,  corre  velocemente,  si  arram- 
pica ed  alcuno  nuota.  Il  suo  nutrimento  consiste 
in  semi,  frulli  e  radici  di  piante:  mangia  però 
anche  diverse  sostanze  animali.  Danneggia  le 
biade  e  i  mobili  delle  case,  si  moltiplica  pre- 
stamente, od  alcune  specie  emigrano  da  un  luogo 
all'altro.  Noi  però  sotto  il  semplice  nome  di  Topo 
intendiamo  II  topo  casalingo. 

—  d'wgua;  Topo  acquajuolo  (Mus  amphibius )  : . 
Topo  che  abita  nelle  bucherallole  de'  fossi. 

—  de  campagna',  Topo  lerragnuolo  (Mus  arvaUsJ. 


—  de  còntggio;  Topo  di  fogna  (Mus  decumanusj: 
È  così  dello  perchè  fa  la  sua  dimora  nelle  fogne. 

—  de  tciti;  Topo  lellajuolo  (Mm  tecforumj:  Specie 
di  topo  che  per  l'ordinario  nidifica  ne' comignoli 
delle  case. 

—  giunco;  Topo  salvòtico:  Varietà  del  ilus  mu- 
sciUtis,  tuita  bianca  e  spesso  Cogli  occhi  rossigni. 

—  pennùgo  V.  Rallopennùgo. 

S  Cóajle  ratto;  Coda  di   topo  V.  Cóa. 
g  pi  io  de  rutti;  Topaja,  Sorciaja. 
%  Pertùzo  di  ratti;  Topinara. 
S  Pescio  ratto;  Pesce  topi,  Pesce  sorcio,  Pesce 
bandiera,   a  Venezia   Volpe  di   mare.  T.  itliol. 
Allopias  vulpes.  Pesce  così  detto  per  la  sua  so- 
miglianza  col  topo  terrestre,  e  specialm.  nella 
bocca  e  ne' denti.  Egli  è  corto  e  schiacciato,  la 
sua  pelle  è  durissima,  e  del  color   della   rena. 
Ha  sulla  schiena  due  piccoli  spuntoni ,  uno  più 
lungo  dell'altro,  che  s'alza  e  si  abbassa  come 
una  molletta. 
§  Pin  de  ratti;  Atlopato:  Pieno  di  topi. 
§  Quando  5  gatto  ò  passaggia  i  ratti  stan  ascósi; 
Quando  la  galla  è  in  paese,  i  topi  si  celano  V. 
Gatto. 
S  Scagagge  de  ratti;  Cach^'relli. 
]ESra.ttoxi  s.  m.  Sorcione,  Topaccio,  ed  anche 

Topone.  Acer,  di  Topo:  Topo  grosso. 
Rattopennùg-o  s.   m.  Pipistrello,  Vipi- 
strello, Vispistrello,  Nottola,  Noltolo:  Animaletto 
volatile  notturno,  di  mezzana  specie  tra  l'uccello 
e  il  topo;  detto  da' poeti  L'uccello  di  Jlinerva. 
Rattùsso  s.  m,  Topaccio.  Peggior.  di  Topo. 
Rra^a.  s.  f,  Rapa:  Radice  bulbosa  d'una  pianta 
notissima,  della  di  Linneo  Drassica  rapa,  buona 
a  mangiarsi. 

—  casca;  Rapa  tigliosa,  legnosa,  asciulla. 
Rava-oòu  s.  m.  Cavol  rapa.  T.  boi.  Drassica 

oleracea  gonyylodcs.  Sorta  di  cavolo,  il  cui  fusto 
è  presso  alia  radice  grosso  e  tondo  come  una  rapa. 

Ravanetto  s.  ra.  Ravanello,  T.  botan.  Ra- 
phanus  sativus.  Pianta  che  ha  la  radice  carnosa, 
bianca,  bislunga  e  rotonda,  che  si  mangia  d'ordi- 
nario al  pinzimonio,  come  i  ramolacci  CarmoasseJ. 

Ravang-à  v.  a.  Razzolare,  Rifrustare,  Rovi- 
giiarc.  Rovistare:  Cercar  con  curiosità,  Svolgere 
ogni  cosa  per  vedere  ciò  che  vi  è. 

Riavattà  v.  a.  Rovisii  e:  Andar  perla  casa 
trascinando  e  movendo  le  niuss-  rizie  da  luogo  a 
luogo,  quando  si  cerca  di  checchessia;  che  anche 
dicesi  "rrambustare,  Rifruslare. 

Ravatto  s.  m.  Ciarpa,  Miscea,  Bazzicatura, 
Bazzecola  :  Masseriziuola  ed  Arnese  vecchio  di 
poco  prezzo. 

Raviéu.  s.  m.  plur.  Raviuoii,  Ravioli  :  La  più 
squisita  fra  tutte  le  minestre  del  mondo,  inven- 
tata da  un  cuoco  genovese,  ed  ormai  per  l'ec- 
cellente suo  gusto  generalizzata.  Essa  è  composta 
di  borragini  bislessate ,  tritate  e  impastale  con 
uova,  latte  rappreso  (prescinséua  o  sàso),  carne 
di  vitella,  salsiccia,  animelle  (fieti)  ed  altri  in- 
gredienti, le  quali  chiuse  in  sottilissima  sfoglia 
di  farina  di  grano,  quindi  tagliato  in  piccoli  pez- 
zetti quadri,  si  cuocono  in  molt'acqua,  e  final- 
mente si  condiscono  con  eccellente  cacio  lodi- 
giano  e  miglior  intinto  d'arrosto  di  vitella. 

Raviéu  s.  m.  Smerlo:  Sorta  di  lavoro  don- 
nesco che  si  fa  per  ornamento  ad  alcune  vesti 
muliebri,  come  gonnelle,  fazzoletti  e  simili. 


ttkt 


UAZ 


637 


X^a.viola.ta.  s.  f.  Raviolala.  Voce  dell'  uso. 
Qiiiintiià  (Il  ravioli  ed  Kccel'eiiie  mangiala  di  essi. 

!Ra.^issuxL  s.  m.  Raviz/.one,  Rapaccione,  Ra- 
paccio:  Pianta  che  si  coliiva  annaalmenle  pei 
suoi  semi,  da'  quali  si  cava  un  olio  grasso,  che 
si  sostituisce  all'olio  d'oliva  ed  agii  altri  olii 
grassi,  buono  a  varj  usi.  £  una  varieià  della 
Brassica  napus. 

Ra.wed.dise  n.  p.  Ravvedersi  :  Riconoscere 
i  suoi  errori  e  averne  pentimento;  Emendarsi, 
Correggersi,  Pentirsi. 

Ravviva,  V.  a.  Ravvivare,  Avvivare,  figurai. 
Dar  vigore,  Rinvigorire. 

Rasa  s.  f.  Fiore  :  Polverina  bianca  che  è  sopra 
certe  frutte  prima  ch'elle  sian  brancicate.  I  con- 
tadini tose,  la  chiamano  Rugiada,  e  i  Botao.  Cera. 
•  Muffa  V.  Muffa. 

—  de  fiijhc  secche  ;  Gruma  :  Polvere  bianca  che  si 
forma  intorno  ai  fichi  secchi. 

S  JEgua  de  raxa;  Acqua  di  ragia  V.  JEgua. 
■*Raxosele   s.  f.  pi.  Ragionacce,   Ragioni  di 
pan  caldo.  Ragioni  magre  o  del  venerdì,  cioè 
Ragioni  frivole,  deboli,  inconcludenti. 
Raxòn  s.  f. Ragione:  Quella  potenza  dell'anima, 
per  cui  ella  discerne,  giudica  e  argomenta. 

H  Ragione,  per  Pruova,  Argomento,  Cagione,  Mo- 
tivo, Il  perchè. 

«  —  per  Parola  sempiicem.:  Basta  dighe  quallro 
raxóìn  in  cròxe;  Basta  dirgli  quadro  secche 
ragioni. 

Il  —  per  Diritto,  Dovere,  Il  giusto,  Il  convenevole. 

I»  —  per  Pretensione,  Azione.  Giurisdizione,  Diritto. 

—  chi  capacita;  Ragione  appagante  o  soddisfacente. 

—  de  Sialo;  Ragione  di  Stato,  Politica,  cioè  Diritto 
de' Principi  o  di  chi  governa  conforme  alla  pub- 
blica utilità. 

—  dò  c/ù  furie;  Diritto  del  più  forte,  dicesi  im- 
propriam.  Quel  sopruso  di  diritto  dipendente 
dalja  facoltà  tìsica,  di  far  qiit'llo  che  colla  forza 
può  eseguirsi,  non  avuto  riguardo  a' diritti  altrui. 

S  Addùe  a  raxdn;  Dare  la  ragione:  Addurre  il 
motivo  d'una  cosa. 

S  A  raxòndc  tanto  per  cento  ;  A  ragione  di  tanto 
per  cento,  vale  A  tanto  per  cento. 

S  Aveì  raxón:  Aver  ragione  o  la  ragione,  vale 
Aver  il  giusto  o  la  verità  dalla  sua. 

«  —  de  ruxoin  da  venie;  Aver  ragioni  da  ven- 
dere, vale  Aver  ragioni  sovrabbondanti. 

S  Con  raxón;  A  ragione,  A  gran  ragione.  Giu- 
stamente, A  giuslo  diritto.  Meritamente. 

S  Dà  raxón;  Dar  ragione,  vale  Approvare,  Con- 
fessare che  altri  abbia  ragione. 

n  —  léugo  a  raxòn;  Dar  luogo  alla  ragione:  Ca- 
pacitarsi 0  piuttosto  Ravvedersi. 

S  De  raxón;  Di  ragione,  Secondo  che  porla  la 
ragione. 

S  Di  a  so  raxón  a-i  shìri  ;  Dire  o  Contare  le 
sue  ragioni  a"  birri  Modo  prov.  che  vale  Giu- 
stificarsi 0  Faxellare  con  chi  non  può  o  non  vuole 
ajutare  o  intendere,  Bnliar  le  parole  al  vento. 

S  Domandò  raxòn;  Chieder  o  Richieder  ragione, 
vale  Domandare  alirui  conto  o  intera  notizia  di 
checchessia. 

S  Fase  raxón:  Farsi  ragione.  Pretendere  d'aver 
ragione  quendo  per  Io  più  si  ha  torlo. 

$  Féua  de  raxón;  Senza  ragione.  Ingiustamente, 
Foor  d'equità. 

S  h  raxón  de...  In  ragione  di . . .  vale  Per  rispetto. 


§  Mette  in  raxòn;  flettere.  Ridurre  alia  ragione, 
vale  Riduri'e  al  dovere.  Scaponire. 

S  A'e  pe  torti)  ò  pe  raxòn  nò  te  fd  inette  in 
prcxòn  V.  Prexón. 

S  i\ò  gh'é  raxòn  chi  tegne;  Non  c'è  pancia  che 
tenga.  Non  c'è  giustificazione  che  basti,  Non  c'è 
ragione  in  contrario. 

S  Nò  voeì  senti  de  i-axòn;  Entrare  nel  gigante 

(frase  caduta  in  disusò),  dicesi  d  Uno  che  quanto 

più  si  cerca  di  sgannarlo,  tanto  più  vi  si  ostina; 

Incocciarsi,  Ostinarsi. 

Raxonà  v.  n.  Ragionare:  Favellare  insieme. 

1»  Ragionare,  per  Filosofare,  Giudicare,  Argomen- 
tare, Dimostrare  con  sodi  ragionamenti. 

—  da  bestie  ;  Dire  spropositi  da  cavallo.  Ragionar 
come  uno  stivale." 

R>axòiiam.en.to  s.  m.  Ragionamento:  Il 
ragionare  a  lungo  ordinatamente  sopra  alcuna 
materia  ;  Favellameiito,  Discorso. 

Raxonevole  add.  Ragionevole:  Che  ha  in 
sé  ragione. 

ICaxóiLÒn  p.  pass.  Ragionalo  V.  Raxónd. 
Il  Ragionevole,  per  Discreto,  Giusto  :  0  l'è  un  prexo 
raxónàu;  Egli  è  un  prezzo  ragionevole. 

Rassetto  s.  ni.  Raselto  o  Mezzo  raso.  Voce 
dell'uso:  Raso  assai  semplice  e  meno  fitto  del 
comune. 

Razion  s.  f.  Razione:  Quella  porzione  di  vi- 
veri che  si  distribuisce  a  ciascun  soldato  ó  ma- 
rinaio per  la  sua  sussistenza. 

!Razo  s.  m.  Raso:  Una  sorla  di  drappo  di  seta 
sì  liscio  eh' e' lustri. 

Razò  s.  ni.  Rasojo:  Lama  taglientissima  adat- 
tata ad  un  manico  mobile,  colla  quale  si  rade 
la  barba. 
1»  Usasi  anche  per  Coltello  da  tasca,  dello  anche 
Coltello  da  serrare  e  nell'uso  Coltello  serrama- 
nico: Quello,  la  cui  lama  è  girevolmente  imper- 
niata sul  manico,  e  su  di  esso  è  ripiegala  quando 
il  coltello  è  serrato. 

!Razoa  s.  f.  Coltellata:  Colpo  di  coltello. 

Razoiia  s.  f.  Rasiera,  dicesi  Un  piccol  bastone 
rotondo,  di  lunghezza  d'un  braccio,  per  uso  di 
levar  via  dallo  stajo  il  colmo  che  sopravanza 
alla  misura. 

Razòn  s.  m.  Rasone.  Voce  de'l'uso:  Sorla  di 
raso  assai  fitto. 

R.azza  s.  f.  Razza,  Schiatta,  Stirpe,  Prosapia, 
Genera/.ione.  Razza,  parlando  di  persone,  dicesì 
soltanto  in  senso  dispregiativo, 
ti  Razza  :  La  mandria  delle  femmine  e  de'  maschj 
di  cavalli  e  d"altri  animali  che  si  tiene  per  averne 
la  figliatura. 

—  de  can;  Bagagiione,  Mascalzone,  Bolla  acquajola, 
dicesi  per  improperio  ad  uomo. 

—  incróxd;  Razza  mista. 

S  Che  razza  de  gente  !  Che  razza  de  versoi  ! 
Che  razza  di  gente  1  Che  razza  di  versi  !  Suol 
dirsi  per  mostrare  la  pessima  qualità  della  genie, 
de' versi,  ecc. 

§  Èse  de  bónn-a  o  de  cattiva  razza;  Esser  di 
buona  o  di  cattiva  razza.  Esser  buono  o  cattivo 
di  nidio.  Esser  buono  o  tristo  fin  dal  guscio, 
n  —  tutti  d'ùnn-a  maxima  razza;  Esser  della 
medesima  pannina,  d'un  pelame,  d'una  bnccia. 
Esser  come  i  poponi  di  Chioggia,  tutti  d'una 
buccia,  Essere  della  stessa  cornatura,  vagliono 
Esser  talli  d'una  falla. 


6^ 


REO 


%  Fda  razza;  Far  la  ra/za,  vale  Generare,  Figliare. 
"RsLXXBL  s.  f.  Razza:  Nome  generico  d'un  Ordine 

di  pesci  di  mare,  dì  cui  si  distinguono  varie 

specie,  cioè  : 
m-  bramante;  Bramante  o  Razza  pietrosa.  T.  Ittiol. 

Laeviroja   bramante.   Arriva  fino  al  peso  di 

venti  rubbi; 

—  cappùgcinn-a  ;  Razza  cappuccina.  T.  ittiol.  Lae- 
viroja macrorhyncus.  Havvene  un'altra  specie 
chiamata  da  noi  con  tal  nome,  e  in  ital.  Morò- 
raora  o  Razza  moròmora.  T.  ittiol.  Laevìraja 
oxyrhyncus,  molto  simile  alia  Razza  cappuccina, 
ma  alquanto  men  bianca; 

—  ròtcinn-a;  Razza  d'arena,  Arzilla  Tossina  e  a 
Roma  Arzilla  comune  o  di  rena.  T.  ittiol.  Da- 
zyhatis  asterias; 

—  tféuggicBnn-a  ;  Baràcola  CRaja  miraletus);  ed 
Un'altra  specie,  chiamata  da  noi  con  egual  nome,  e 
in  ital.  Razza  quattr'occhi  (Ruja  quadrimaculataj; 

—  storgicóa;  Pastinaca  (Raja  faisnvelaj; 

—  veaxa  0  spinósa;  Razza  spinosa  o  di  scoglio 
(Dasyhatis  clavalaj. 

Ra,zzéa>  s.  f.  Cova  e  Covo:  Nido,  Gabbia  o 
Stanzino,  dovQ  si  mettono  o  stanno  gli  uccelletti, 
e  principalm.  i  canerini,  a  covar  le  uova. 

Rea.  s.  m.  Reale  :  Sorla  dì  moneta  spagnuola , 
che  corrisponde  all'incìrca  ad  un  quarto  di  franco. 

Rea.  (Carta  o  PappéJ;  Carla  reale  V.  Pappe. 
S  Pei  rea;  Pera  reale  V.  Pei. 

Realizza  v.  a.  Realizzare:  Propriam.  Render 
reale  ed  eflettivo  ciò  che  non  era  in  sulle  prime 
che  in  progetto. 

—  5  fato  so;  Arrtcarsi  in  contanti,  Ridursi  in  da- 
nari, cioè  Ridurre  il  suo  avere  in  danaro. 

S  Rcalizzàse  n.  p.  Avverarsi,  Effettuarsi. 
Rea>loxi.  (Pappe);  Realone  V.  Pappe. 
Realteo  s.  f.  Realtà  :  Qualità  di  ciò  che  è  reale, 
Sostanza. 
S  In  realtce;  In  realtà.  Posto  avverb.  vale  In  ef- 
fetto, Realmente,  coiitr.  di  Apparentemente. 
Re1>atte  v.  a.  Ribattere  :  Battere  di  nuovo  : 
L' han  battùo  e  rebattùo;  Lo  hanno  battuto  e 
ribattuto. 

—  a  balla  ;  Rimbeccare  la  palla,  vale  Ripercuoterla 
dopo  che  le  ha  dato  l'avversario. 

—  e  raxoin;  Ribatter  le  ragioni  o  Ribattere  asso- 
lulam.,  vale  Confutarle,  Rimbeccarle,  Rintuzzarle. 

—  I  àe;  Ribatter  le  ore:  Il  risuonar  della  campana 
che  batte  !e  ore. 

—  un  dodo;  Ribadire  un  chiodo,  vale  Ritorcere 
la  punta  e  ribatterla  verso  il  suo  capo  nella  ma- 
teria confìtta,  acciocché  non  possa  allentare,  ma 
stringa  piti  forte. 

S  A  farsa  de  balte  e  rebatte,  ghe  l'ho  fceta  ac- 
eapi;  A  furia  di  dire  e  ridire,  gliel'ho  fatta  in- 
tendere. 

Rea,g-i  V.  n.  Reagire.  Voce  dell'uso:  Si  dice  del 
corpo  che  agisce  su  quello  che  ha  provalo  l'azione. 

ReaziSn  s.  f.  Reazione.  Voce  dell'uso  :  Resi- 
stenza d'un  corpo  colpito  o  percosso  all'azione 
del  corpo  che  lo  colpisce  o  percuote. 
S  In  Viin  Stato  bezéugna  lemme  a  reazidn  di 
partii;  Conviene  in  uno  Stato  temere  le  vendette 
delle  fazioni. 

Rel>attùa  s.  f.  Rimessa,  Rimando,  dicesi  della 

palla  0  pallone,  ed  è  L'azione  del  rimandarla  o 

ripercuoterla  dopo  che  le  ha  dato  l'avversario. 

n  Ribaltata:  AI  giuoco  della  palla  o  palloie  La 


parte  contraria  a  quella  da  cai  si  batte  o  manda 
la  palla  o  il  pallone. 
"  Ribaditura:  La  parte  del  chiodo  ribadito. 

Relbeecliiio  add.  Arriccialo,  Rivolto  in  sa, 
e  dicesi  comunem.  di  Naso. 

Rel>ecùcco  s.  m.  Terzavo,  Terzavolo,  Tri- 
tavolo,  Trisavolo,  Arcavolo  :  Il  padre  del  bisavolo. 

Relbollà  V.  a.  Trascinare,  Strascinare,  Stra- 
scicare: Trarsi  dietro  alcuna  cosa  senza  solle- 
varla da  terra. 
Il  Trascinare  e  Strascinare:  Condurre  per  forza. 

—  I  pé  pe  toera;  Scalpicciare,  Camminar  striscioni 
V.  in  Raslellà  (verbo). 

—  un  vesti;  Sciupinarlo,  Strapazzarlo. 

%  Rebellàse  n.  p.  Strascinarsi  :  Andare  strasciconi  e 
a  stento. 

Rel>elléa<  s.  f.  Yetturaccia:  Carrozza  mal  in 
arnese,  che  per  maggior  disprezzo  dicesi  anche 
Treggia. 

Rel>elló]i  s.  m.  Brindellone,  Brendolone,  Strac- 
cione, dicesi  d'Uomo  mal  vestito  e  lacero. 

Relblg-o  s.  m.  Ghirigoro,  Girigògolo:  Intrec- 
ciatura di  linee  fatte  a  capriccio  colla  penna, 
w  Svolazzo.  T.  calligr.  Carattere  arlifiziato  che  si 
forma  eoo  gran  tratti  di  penna  maestrevolmente 
condotti. 
H  Frónzoli  (al  pl"r.):  Gale  ed  altri  varj  ornamenti 
soliti  portarsi  dalle  donne. 

Rrebócco  (Aj;  A  ribocco  V.  A  balucco. 

Rebólla.  s.  f.  Cappello  e  Capocchia,  dicesi  Là 
parte  superiore  del  chiodo  schiacciata  quasi  a 
guisa  di  cappello. 

**n  In  modo  basso  dicesi  anche  per  Marchio,  Bollo, 
Impronta  del  sigillo:  Unn-a  patente  con  tanto 
de  reliólla;  Una  patente  con  tanto  di  bollo. 

Rebottéur  s.  m.  Bagordatore,  Crapulone:  Chi 
è  dedito  a'  bagordi,  alle  crapule,  alle  gozzoviglie. 

!Relb5tto  s.  m.  Rimbalzo:  Il  risaltare  di  qual- 
sivoglia cosa  che,  nel  muoversi  trovando  intoppo, 
rimbalzi  e  faccia  moto  diverso  dalla  prima  di- 
rezione, 
n  Rimbalzo,  nel  giuoco  della  palla  o  pallone  dicesi 
Il  balzo  duplicalo  o  secondo  balzo  che  fa  la  palla 
percuotendo  in  terra. 

RrelbùfTo  s.  m.  Rebnffo.  T.  mar.  Prender  una 
cima  od  un  ormeggio  di  rebuffo,  vuol  dire  Le- 
garne da  prima  un'estremità  al  punto  in  cui  si 
desidera  e  poi  portarne  l'altra  a  bordo.  Questa 
operazione  si  eseguisce  mediante  una  lancia,  nella 
quale  s'imbarca  tutto  il  cavo  od  ormeggio.  -  In 
generale  Invertir  l'ordine  con  cui  suolsi  eseguire 
abitualmente  un'operazione. 

Re1>ujéu  s.  m.  Farinajuolo  V.  Fainolto. 

Rebùtfco  s..  m.  Sferra.  T.  manisc.  Ferro  rotto 
0  vecchio,  che  si  leva  dal  piede  del  cavallo. 

R^ecala  un  ertooo  ;  Abbassare  un  albero. 
T.  mar.  È  il  contrario  di  Ghindare  V.  Ghinda. 

Rrecàmea  s.  f.  Retrocamera.  Camera  segreta. 
Luogo  di  ritiro  dì  là  della  oamera. 

R>ecaiiiiiia  v.  a.  Ricamare:  Fare  in  su' panni, 
drappi  e  simili  materie  varj  lavori  coli' ago' a 
disegno. 

Recammadò  s.  m.  Ricamatore:  Quegli  che 
rirama. 

Recammadlóa  s.  f.  Ricamatrice,  Ricama- 
tora:  Colei  che  ricama. 

Recaiunno  s.  f.  Ricamo,  Ricamatura  :  L'opera 
ricamata. 


REC 


REC 


639 


S  Canevasso  da  recammo;  Filondente  V.  Raitin 
n«»l  2»  signif. 

S  Tea  (la  recammo;  Telajo  da  ricamo. 
Reca.ng'ià.  v.  a.  Ricambiare,  Contraccambiare, 
Compensare:  Corrispondere  altrui  ne'  medesimi 
modi,  npiie  medesime  forme, 
IRecangrio  s.  m.  Ricambio.  T.  eomm.  Cambio 
sopra  cambio. 

■  Ricambio,  Contraccambio,  Compenso. 

S  Corde  de  recangio;  Funi  di  ricambio,  dicesi  di 
Quelle  che  si  tengono  di  riserva  per  cambiarle 
e  porle  a  un  bisogno  in  luogo  delle  altre. 

(;  De  recangio  V.  questa  locnz.  alla  sua  s^de  alfab. 
Recaniìsso  s.  m.  Regolizia,  Legorizia,  Liqui- 
rizia. T.  boi.  Glycyrrhiza   echinata  o  glabra. 
Pianta,  la  cui  radice  zuccherina  e  dolcificante 
serve  in  medicina  a  varj  usi;  ed  è  comune  nel- 
l'Italia e  nella  Spagna. 
Reca.nto  s.  m.  Canio,  Cantuccio:  Ogni  angolo 
che  vada  indentro,  e  dicesi  particolarm.  di  quelli 
delle  case. 
Xleca-pità  v.  a.  Recapitare,  Ricapitare,  Dar 
ricapilo  :  Indirizzare  al  suo  luogo,  Consegnare  o 
Far   pervenire  alcuna   cosa  in  mano  di  chi  la 
debbe  avere. 
Recapitola,  v.  a.  Recapitolare,  Ricapitolare 
e  Rirapiinlnre:  Ridire  in  succinto.  Riepilogare. 
Recapìtolaziòn  s.  f.  Ricapitolaziune  e 
Rerapitolazione:  Sommaria  ripetizione  di  ciò  che 
si  è  detto  0  scritto. 
Reca  sa  v.  a.  Ricalzare  e  Rincalzare.  T.  agi'ic. 
Metter  attorno  a  una  cosa  o  terra  o  altro  per  fortifi- 
carla 0  difenderla,  acciocché  si  sostenga  più  salda. 
Recatto  s.  m.  Sesto,  Ordine,  Assetto. 

S  Dà  i  so  recatti  a  ùnn-a  pers6nn-a;  Conciar 
uno  pel  di  delle  feste;  ed  anche  Dargli  la  stretta, 
Ucciderlo. 

H  —  recatto  à  casa;  Far  la  casa,  vale  Rimetterla 
in  assetto,  in  buon  ordine,  cioè  Spazzare,  Rifare 
i  letti,  ecc. 

»  —  recatto  a  ùnn-a  cosa;  Dar  sesto,  Assestare, 
Assettare,  Mettere  o  Porre  in  assetto  checchessia, 
vale  Rimetterlo  in  bnon  ordine;  e  talora  Rac- 
conciare, Raccomodare,  Rialiare  checchessia. 

»  —  recatto  a  tutto;  Far  piazza  pulita.  Fare  lo 
spiano,  dicesi  ironicam.  per  Consumar  tulio,  Man- 
giar tutto  e  sim. 

S  Dàse  recatto;  Mettersi  in  ordine,  Allestirsi,  Di- 
sporsi, Apprestarsi,  Mettersi  in  punto;  e  talora 
Curarsi  da  qualche  malattia. 

S  Mette  in  recatto  ùnn-a  persònn-a;  Acconciar 
uno,  Allogarlo,  Collocarlo  in  qualche  impiego. 

S  Ommo  de  recatto  ;  Uomo  aggiustalo  V.  Ommo. 

S  Trova  recatto  a  fa  ùnn-a  cosa;  Trovar  modo, 
verso,  ripiego  a  far  una  cosa,  vale  Trovar  la 
maniera  di  condurre  a  fine  alcuna  cosa. 
Recazze  v.  n.  Ricadere,   Ricascare:  Cader 
di  nuovo. 

—  in  peccóu;  Ricadere  nel  peccalo:   Tornar  di 
nuovo  a  p'-ccare. 

Recheita  s.  f.  Ricaduta,  Ricascata,  Recidiva, 
Ricadìa  :  Il  ricadere  in  una  malattia  dopo  esserne 
miglioralo. 
S  ^'^  pczo  a  recheila  che  a  maottia  V.  Maottta. 

RecHéutto  s.  m.  Ricolla:  Fior  di  latte  ca- 
valo dal  siero  per  mezzo  del  fuoco. 

—  di  éuggi;  Cispa,  Caccole:  Quell'umore  che  cola 
dagli  occhi  e  si  risecca  intorno  alle  palpebre. 


S  Éuggi  pin  de  rechéutto;  Occhi  cisposi  o  cispi, 
Occhi  caccolosi,  cioè  pieni  di  cispa,  di  caccole. 
S  Quello  chi  vende  rcchéutti;  Ricollajo. 

Reclxéuxe  v.  a.  Ricuocere:  Cuocer  di  nuovo. 
Il  Ricuocere,  presso  gli  Anelici  dicesi  del  Rimellere 
al  fuoco  alcun'opera  di  metallo  o  d'altro,  afiìncbè 
divenga  più  malleabile  e  duttile  e  acquisii  per- 
fezione per  via  del  fuoco. 

Reoiammà,  v.  a.  Richiamare:  Chiamar  di 
nuovo. 

—  in  vitta;  Richiamare  alla  vita:  Far  tornar  in  vita. 
§  Reciammàse  a  viemòia;  Richiamare  alla  me- 
moria, Rammemoriarsi,  Rappresentarsi  alla  me- 
moria. 

Recia^mmo  s.  m.  Richiamo  :  Uccello  adope- 
ralo nella  caccia  per  chiamare  o  allettare  col 
canto  altri  uccelli  della  sua  specie.  Diconsi  Uc- 
celli cantojuoli  o  cantatoli  o  allettajuoli  Gli 
uccelli  che  si  tengono  in  gabbia  per  cantare  o 
per  richiami.  Dotto  di  Tordo,  dicesi  Schiamazzo 
0  Zirlo;  se  di  Starna,  Canterella. 
0  Richiamo,  per  Qualunque  ailetlamenlo,  al  quale 
si  gelian  per  natura  gii  uccelli;  ed  usasi  anche 
figurai,  per  Ogni  sorla  d'allettamento  o  invito 
lusinghiero. 

Recillàse  n.  p.  Gongolare,  Collepollarsi,  Ral- 
legrarsi, Giubilare:  Commuoversi  per  una  certa 
interna  allegrezza. 

Reciocco  s.  m.  Sentore,  Indizio:  Avviso  di 
qualche  cosa  accaduta  o  che  sia  per  accadere, 
avuto  quasi  dì  nascosto  e  non  ben  certo. 

Recita  s.  f.  Recita:  L'alto  di  recitare  in  teatro, 
Rappresentazione. 

Recita,  V.  a.  Recitare:  Dire  a  mente  ciò  cbe 
si  è  imparato, 
n  Recitare  :  Lo  esporre  cbe  fanno  f  Comici  la  parie 
loro  sulle  scene. 

X^e^itati-vo  s.  m.  Recitativo:  Composizione 
musicale  di  stile  andante  non  obbligalo  a  ritmo, 
che  si  usa  nelle  poesie  narrative,  ad  imitazione 
del  recitare  nelle  commedie. 

IReciùmmà  v.  n.  Mutare  e  Madare,  si  dice 
propriam.  degli  uccelli  quando  rinnovan  le  penne. 

Reelùso  s.  ro.  Recluso:  Condannalo  alla  re- 
cluàinne.  Che  subisce  la  pena  della  reclusione. 

Recluta,  s.  f.  Recluta:  Soldato  novellamente 
arrolaio,  ed  anche  Cerna.  Notisi  che  Cerna  pro- 
priam. è  II  giovine  descritto  soltanto  ne'  ruoli 
della  Milizia;  ma  una  volta  vestilo  di  divisa, 
armato  ed  incorporalo,  piglia  il  nome  di  Recluta; 
terminala  poi  la  sua  istruzione  nel  maneggio 
delle  armi,  assume  quello  di  Soldato. 

Recluta.  V.  a.  Reclutare:  3Iellere  o  Arrotare 
nuovi  soldati  in  luogo  dei  mancanti. 

Reelùsiòn  s.  f.  Reclusione:  Pena  infamante 
che  si  dà  ai  delinquenti,  rinchiudendoli  per  nn 
tempo  determinalo  in  una  casa  di  forza. 

Recoag'S'ìo  V.  Requaggio. 

Recòmpensà.  V.  Ricompensa. 

R>ecopià  V.  a.  Ricopiare:  Trascrivere  di  nuovo; 
ed  anche  Copiare  semplicemente. 

Recrea^zión  s.  f.  Recreazione  e  Ricreazione: 
Riposo  che  si  prende  dopo  gli  affanni  o  le  fa- 
tiche durale. 

Recùlà.  V.  n.  Rinc]}|are,  antic.  Reculare:  Ar- 
retrarsi, Farsi  0  Tirarsi  indietro  senza  voltarsi; 
allrim.  Dietreggiare,  Indietreggiare,  Dar  addietro. 

Reoavea.  V.  Arrecuved. 


640 


RED 


REF 


RiCcùveo  s.  m.  Conforto,  Sollievo,  Ristoro, 

Refrigerio. 
Hedaiicia  s.  f.  Radancia  e  Rpdancia.  T.mar. 
Specie  di  rivf stiinenlo  anulare  di  metallo ,  col 
quale  si  gnernisce  internamente  un  occhio  di 
cavo,  ordinariam.  quegli  degli  stroppi  dei  bozzelli, 
le  brancarelle  e  quello  dell'estremità  dei  penzoli. 

I£eda<ssa.  s.  f.  Radazza.  T.  mar.  Fascio  di 
tìli  di  vecchie  corde,  legali  assieme  ad  una  delle 
estremità,  col  quale  si  asciugano  i  ponti  dopo 
averli  lavati.  -  Radazza  a  manico,  Specie  di 
radazza  legata  ad  un  manico  di  legno. 

ICedassa  v.  a.  Radazzare.  T.  mar.  Asciugare 
0  Nettare  il  bastimento  colla  radazza. 

!E£e<l£tttó  s.  m.  Compilatore,  e  nell'uso  anche 
Redattore:  Colui  che  compila  un  giornale  rac- 
cogliendo la   materia  di  qua   e  di  là. 

rtedazión  s.  f.  Compilazione,  e  nell'uso  an- 
che Re('azioDe:  Il  compilare  e  Le  cose  compilale 
in  un  giornale. 

Réddeno  add.  Intirizzalo:  Che  ha  in  sé  ri- 
gidezza, Che  non  può  piegarsi;  Rigido,  Duro, 
Inflessi  bile;  e  nonché  delle  persone,  dicesi  anche 
delle  robe  rigide  con  colla  ed  altro. 
Il  Intirizzato,  Intirizzito  V.  Instecchìo  nel  2°  signif. 
I)  —  Incamalato,  Incamalilo,  Impalalo,  per  Troppo 
intero  sulla  persona. 

—  da-ofreìdo;  Assideralo,  Agghiadato,  Aggrezzato, 
Aggrezzito,  Intirizzito:  Preso  da  eccessivo  freddo: 
Són  rcddeno  da-o  freido  ;  Sono  intirizzilo  dal 
freddo. 

R.ed.d.ito  s.  m.  Rendita,  Entrata,  Provento: 
Frullo  che  si  trae  dai  terreni,  da' capitali  posti 
a  IralTìco  o  da  altri  averi;  nell'uso  anche  Reddito, 
voce  però  da  schivarsi. 

liéd-ena  s.  f.  Rédina  e  Rèdine,  al  plur.  Ré- 
dine  e  Rèdini:  Quelle  strisce  di  cuojo  o  sim., 
più  0  mene  lunghe,  che  sono  attaccale  al  morso 
del  eavallo,  colle  quali  si  regge  e  si  guida. 

Redentò  s.  m.  Redentore:  the  redime  (ri- 
scaliiì,  libera).  Oggidì  per  antonomasia  dicesi  a 
Gesù  Cristo  Nostro  Signore. 

Redeiiisióix  s.  f.  Itedenzione,  Liberazione, 
R scatto;  e  dicesi  propriam.  di  Quella,  per  cui 
Nostro  Signor  Gesù  Cristo  ha  ricomperato  gli 
uomini  col  suo  sangue. 

Redig-g-e  v.  a.  Compilare,  Distendere,  e  nel- 
l'uso Redigere:  Raccogliere,  Mettere  insieme, 
Ridurre  in  ordine  checchessia,  distendendolo  in 
iscritto;  e  dicesi  degli  Scriltori. 

Iifcediairiae  v.  a.  Redimere:  Riccmperiare,  Ri- 
scaiiare,  Liberare. 

R^edingrotto  s.  m.  Pastrano:  Specie  di  fer- 
rajuolo  con  maniche  da  imbracciarsi,  pistagna 
(coUello)  e  uno  o  più  bàveri  (labarrinj;  dalla 
voce  inglese  Rcding-eoat. 

Redóg-g-ia  s.  f.  Rimboccatura:  L'atto  del 
rimboccare  e  La  cosa  slessa  rimboccala;  e  pro- 
priam. si  dice  di  Quella  parte  del  lenzuolo  che 
si  rovescia  sopra  la  coperta  nell'ammannire  il  letto 
prima  d'andare  a  dormire.  -  Parlando  di  sacca, 
calze  e  simili,  dicesi  anche,  e  forse  preferibil- 
mente, Rimbocchetlo. 
11  Rinciilzntura:  L'alto  di  rincalzare  e  La  cosa  slessa 
rincalzata  V.  Redoggid  nel  2»  significato. 

Redóggia,  v.  a.  'Rimboccare:  Arrovesciare 
l'estremità  ovv.  la  bocca  d'alcuna  cosa,  come  di 
sacchi,  di  maniche,  dì  lenzuola  o  allra  cosa  sin. 


n  Rincalzare:  Ficcare  i  lembi  delle  lenzuola  e  co- 
perte sotto  la  materassa,  acciochè  chi  è  dentro 
non  caschi  rivoltandosi. 

S  Redògoidso  e  màneghe  da  camixa;  Rimboccar 
le  maniche,  e  comunem.  Sbracciarsi  :  Nudarsi  le 
braccia  rimboccando  le  maniche  della  camicia  o 
altro  pel  caldo  o  per  essere  più  spedilo  al  lavoro. 
Quindi  Sbracciato  vale  Che  ha  le  maniche  rim- 
boccate fino  al  gómito  e  nudata  quella  parie  del 
braccio. 
Redosso  s.  m.  Ridosso  :  Luogo  da  potervi 
stare  al  coperto  dal  vento. 

S  A  redosso  V.  questa  voce  alla  sua  sede  alfab. 
Redùe  V.  Ridùe. 

Ref^  v.  a.  Rifare:  Tornar  di  nuovo  a  fare  la 
stessa  cosa. 

Il  Rifare,  per  Rimettere  nello  stato  di  prima. 

Il  Dar  in  cambio  o  in  contraccambio,  Contraccam- 
biare: 0  m'ha  refcelo  in  tanti  libbri ;  Mi  diede 
in  cambio  tanti  libri. 

—  e  strapunte;  Ribatter  le  materasse, 

—  ùnn-a  casa;  Rifare  una  casa  o  sim.,  vale  Rie- 
dificarla, Rifabbricarla 

S  Rcfdse  n.  p.  Rifarsi:  Ristorarsi  d'alcun  danno 

sofferto. 
Il  —  Rifarsi,  parlando  di  giuoco,  vale  Rivincere 
il  perduto.  Ricattarsi,  Riscattarsi,  Rivalersi. 

R.e:ft3eta  s.  f.  Rifacimento,  Compenso,  Risarci- 
mento, Indennizzazione,  Contraccambio;  e  d'or- 
dinario Quella  giunta  o  Quel  soprappiù  che  si 
aggiunge  ad  una  cosa  che  si  cambia  con  un'altra, 
per  pareggiare  il  cambio,  il  baratto,  la  permuta. 

Uef^scia  v.  a.  Rifasciare:  Fasciar  di  nuovo, 
dopo  d'avere  sfasciato. 

Reftesso  s.  m.  Schiancìo  e  Stiancìo:  Che  par- 
tecipa del  lungo  e  del  largo,  siccome  fa  la  dia- 
gonale del  quadro;  altrim.  detto  Sehianciana. 
S  De  refesso  0  Pe  refesso;  Di  schiancìo  o  Per 
ischiancìo,  A  sghembo,  A  sghimbescio,  A  schisa, 
In  tralice,  Di  traverso,  A  traverso,  Per  traverso. 

Itefettòio  s.  m.  Refettorio:  Luogo,  dove  i  re- 
ligiosi claustrali  si  riducono  insieme  a  mangiare. 

Reffeziòn.  s.  f.  Refezione,  Rifezione,  Ristoro; 
e  per  lo  più  Piccolo  o  leggero  pasto. 

Xtefià  v.  a.  Ralli.are:  Tagliar  l'ettremilà  d'al- 
cune cose  per  pareggiarla,  come  us:ìsì  da'  librai, 
dai  sarti,  da'  calzolai  ed  altri  artefici  colle  forbici 
0  col  raffilalojo  i  loro  lavori 

Refiaggia  s.  f.  Raffilatura:  Quello  che  si 
leva  nel  raffilare,  come  di  panno,  tela,  carta  e 
simili.  Parlando  delle  Raffilature  delle  scarpe, 
dicesi  anche  Coiattoli  e  Cejazzoli. 

Refiu  s.  m.  Coglirtta:  Laia  sopraffine  e  per  lo  più 
quella  del  dosso  dell'animale;  la  migliore  è  quella 
di  Tunisi. 

Refòcilla  v.  n.  Refocilare  e  Rifocillare,  Re- 
frigerare: Ristorare  specialm.  col  cibo. 
§  Rcfocillàsc  ;  n.  p.   Refocillarsi,  Rifocillarsi,  Re- 
frigerarsi, Reflziarsi,  Ristorarsi. 

R.efónde  v.  a.  Rifondere;  Di  nuovo  fondere. 

RpefV>ndoa  v.  a.  Rimpeilare.  T.  mur.  Rin- 
novare interamente  o  parzialmente  un  muro  senza 
demolirlo  tutto  ad  un  trailo,  ma  ripigliandone 
la  costruzione  a  pezzi  dal  basso  in  allo. 

ICefjrattaio  s.  m.  Refrallario:  Voce  dell'uso 
adoperata  frequentemente  nella  moderna  milizia: 
Quel  coscritto  che  si  sottrae  illegalmente  all'ob- 
bligo del  servizio  mililare;  allrim.  Contumace. 


REO 


REO 


641 


Ref!ra,ziòii  s.  f.  Refrazione.  T.  fìs.  Cambia- 
mento di  direzione  a  cui  soggiace  la  luce,  al- 
lorché cade  obliquamente  da  un  centro  in  un 
altro  di  diversa  densità,  e  che  si  allontana  o  si 
avvicina  dalia  perpendicolare  secondo  che  l'ul- 
timo centro  è  pili  o  meno  denso  del  primo. 

ReCreidà,  v.  a.  Raffreddare,  Freddare,  Affred- 
dare:  Far  divenir  freddo. 
3  Nò  lascia  refreidd  ùnn-a  cosa;  Non   lasciar 
freddare  alcuna    cosa,   vale  Fare  con  celerilà 
quella  tal  cosa. 
$  Refreidàse  n.  p.  Raffreddarsi,  Affreddarsi,  Fred- 
darsi: Divenir  freddo. 
»  —  Raffreddarsi,  Affreddarsi,  melaf.  vale  Rattie- 
pidirsi nel  fervore,  cioè  Scemare  il  fervore  nel- 
l'operazione e  nell'affetto. 
n  —  Raffreddarsi,  per  Infreddare,  Pigliare  un'in- 
freddatura, un'imbeccata,  un   brezzolone  o  il 
mal  del  castrone  V.  Costippàse. 

Refreid-ó  s.  m.  Imbeccata,  Infreddatura,  Raf- 
freddore, Infreddazione.  Imbeccata  è  più  familiare; 
Infreddatura  di  lutti  gli  stili:  Imbeccala  si  ac- 
coppia col  verbo  Pigliare  e  simili  nell'uso  co- 
mune ;  né  si  direbbe  assolulam.  Stagione  da 
imbeccate,  come  dicesi  da  infreddature;  Infred- 
dazione,  più  raro,  per  L'atto  d'infreddare, 
piuttosto  che  il  male  slesso;  il  Raffreddore  par 
più  forte  0  più  durevole  :  l' Infreddatura  può 
essere  breve  e  leggiera  :  dal  Raffreddore  si 
passa  all'attacco  di  petto;  da  questo  al  mal  dì 
petto,  alia  tisi. 

Refìreidóu.  p.  pass.  Raffreddato,  Affreddalo 
V.  Refreidd  nel  1"  signif. 
n  Raffreddato,  Infreddalo,  Costipato:  Che  ha  preso 
un'imbeccata,  un'infreddatura. 

Refrescùmme  s.  m.  Lezzo:  Certo  spia- 
cente odore  che  mandano  i  piatti  e  le  tazze  e 
i  bicchieri  o  mal  lavati  o  non  bene  sciaguattati 
in  acqua  chiara,  specialmente  quando  in  essi  sia 
stalo  0  abbiano  toccato  pesce,  cacio,  uova  o  latte: 
Questo  gotto  5  sa  de  refrescùmme  ;  Questo 
bicchiere  sa  di  lezzo. 

Refuà  V.  a.  Rifiutare,  Ricusare:  Non  volere. 
Non  accettare,  Rigettare. 
«  Fagliare,  presso  i  Giuocalori  di  carte  II  ricusare 
0  rifiutare  di  rispondere  del  seme  giuocalo,  tut- 
toché se  n'abbia  in  mano  mostrando  di  non 
averne,  o  non  averne  realmente. 

—  Vercdttos;  Rifiutar  l'eredità,  vale  Ricusarla, 
Ripudiarla. 

Refù^g^iàse  V.  RIfùgidse. 

Ifiefullo  s.  m.  Scóvolo.  T.  arligl.  Un'asta 
lunga  con  un  cilindro  di  legno  in  cima  guernito 
latto  all'intorno  ed  in  punta  di  setole  di  cinghiale 
a  foggia  di  brusca  onde  formare  una  grossezza 
proporzionata  al  calibro  del  cannone.  Serve  ai 
cannonieri  per  nettare  l'interno  ossia  l'anima  del 
cannone  dopo  ogpi  tiro  e  per  rinfrescarlo.  Da 
molli  scrittori  è  chiamalo  Lanata. 

Refùo  s.  m.  Rifiuto,  R  fiulamenlo,  Rifintazione, 
Ricusa,  Negativa,  Repulsa,  Rigoitamento. 
n  Rifiuto,  presso  i  Giuocalori  da  carte  è  II  non  ri- 
spondere al  seme  giocalo  tullochè  se  n'abbia  in 
mano;  altrim.  Faglio. 

Refuso  s.  ni.  Refuso.  T.  stamp.  Lettera  che 
si  é  scambiata  nel  comporre  o  che  si  è  posta 
nella  cassetta  dun'altra  lettera  nello  scomporre. 

Reg'a/g-g-xo  add.  Rubizzo:  Che  è   in  buono 

Casaoou,  Dizionario  Genovtso'Italiano. 


slato  di  salute;  Fresco,  Florido,  Prosperoso,  e 
per  lo  più  si  dice  de'  vecchi. 

Reg-a,!!»,  v.  a.  Regalare,  Donare:  Far  regali; 
dicesi  anche  Presentare,  ma  soltanto  quando  si 
,  regalano  cose  mobili. 

Reg-a.lletto  s.  m.  Regaluccio.  Dim.  di  Re- 
gaio :  Piccolo  regalo. 

Reg'a.llia.  V.  Regailo. 

R.eg-allo  s.  m.  Regalo,  Dono,  Donativo,  Presente. 
%  Roba  da  regallo;  Cosa  di  regalo,  cioè  squisita, 
eccellente. 

XSeg'àsà.  V.  a.  Rinferrare.  T.  de'  magnani. 
Rinnovar  la  punta  ai  ferri  per  uso  de'  muratori 
0  di  villa;  ed  anche  Rassettare  alcun  ferro  che 
sia  rotto  0  consumato. 

Reg-àsà.se  n.  p.  Sbracciarsi.  Voce  del  con- 
tado \.  Redòggidse  e  màneghe  da  camixa  nella 
voce  Redòggià. 

I^eg-atta,  s.  f.  Regata  :  Spettacolo  festevole  sol 
mare  o  nei  fiumi,  e  consiste  in  una  corsa  a  gara 
di  barche  per  arrivare  al  termine  prefisso  e  gua- 
dagnar de'  premj. 
S  Andò  de  regatta;  Gareggiare,  Andar  a  gara, 
Compelere,  Andar  di  competenza.  Jlodo  figur. 

Rreg-atta  V.  sopra  Andd  de  rega'ta. 

Re^^a-ttonn-a.  s.  f.  Trecca,  Treccola,  Ri- 
vendajnoìa,  Rivendugliola:  Che  rivende  frutta, 
erbe  e  simili;  da  noi  però  dicesi  Colei  che  ri- 
vende unicamente  fruita. 

Re^iàse  n.  p.  Ingegnarsi,  Industriarsi,  Ado- 
perarsi, Aguzzarsi,  Arrabattarsi:  Adoperar  ogni 
suo  mezzo,  industria  ed  opera  onde  mantenersi 
e  campare. 

—  t  <^tn(e  ;  Rigirarsi  i  danari,  o  assolotam.  Rigirarsi, 
dicesi  comunem.  di  Chi  si  studia  d'utilizzare  per 
ogni  onesto  modo  un  picciol  corpo  di  danari  per 
guadagnar  la  vita. 

§  Regidsela;  Rigirarsela,  si  dice  per  Passare  la 
vita  e  mantenersi  assai  onestamente. 
iReg-ìnette  s.  f.  plnr.  Naslrini.  T.  paslaj. 
Paste  per  minestra,  strette,  bislunghe,  in  forma 
di  nastro.  I  Tose,  dicono  Bigherine  i  naslrini  che 
da  un  lato  hanno  il  crespo,  come  i  maccberoDÌ 
(lasagne  da  fidcd)  de'  paslaj  genovesi. 
f^eg-inii-ai  s.  f.  Regina,  Reina:  Moglie  del  re 
0  Signora  di  regno. 

n  Regina,  per  similil.  dicesi  di  Cose  che  sorpas- 
sano le  allre  in  eccellenza:  \4  réuza  a  l'è  a 
reginn-a  de  scioi;  La  rosa  è  la  regina  de'  fiori. 

Il  —  per  Una  delle  figure  o  pezzi  del  giuoco  degli 
scacchi,  ed  è  il  primo  dopo  il  re;  dicesi  anche 
Donna. 

S  jEgun  (la  reginn-a  ;  Acqua  della  regina  V.  ^gua. 
Reg-iio  s.  fn.  Raggiro,  Industria,  Maneggio,  Arte, 
IngCiino,  Traffico,  Studio,  Cura. 

Il  Raggiro,  per  Pratica  segreta^  Negoziato  coperto 
a  fine  di  checchessia. 

—  de  parolle;  Raggiro,  Rigiro,  Involgimento  di 
parole. 

S  Ommo  de  regio  ;  Uomo  industrioso,  ingegnoso, 
diligente,  destro,  solerle.     ^ 

Registra,  v.  a.  Registrare:  Scrivere,  Porre 
al  registro. 

R^eg'isti'azióii  s.  f.  Registrazione,  Registra- 
tura :  L'alio  di  registrare,  specialm.  ne'  pubblici 
registri,  un  alio,  una  scrittura  qualunque  per  ac- 
certarne la  data  o  l'integrila  del  contenuto. 

Registro  s.  m.  Registro:  Libro  dove  sono 

41 


«4è 


REG 


ÈEL 


scritti  e  registrali  gli  alti  pubblici  ;  ed  anche  II 
libro  dove  si  scrivono  i  negozj  di  ciascun  giorno 
per  serbarne  memoria. 
»  Registro ,  presso  gli  Oriolaj  dicesi  Quella  parte 
dell'oriuolo  che  serve  ad  accelerarne  o  rilardarne 
il  molo. 
M  —  Presso  gli  Stamp.  La  perfetta  coincidenza  delle 
pagine  nelle  due  parti  del  foglio,  cioè  Bianca  e 
Volta. 
«  —  Nel  num.  del  piti  chiamansi  negli  strnm.  mu- 
sicali Gli  ordini  delle  corde  o  delle  canne  che 
corrispondono  tutti  alla  medesima  tastatura,  per 
suonar  tulli  insieme,  e  suonano  anche  separata- 
mente, levando  loro  o  rendendo  il  suono  per 
mezzo  di  piccoli  ordigni,  o  di  legno  o  di  ferro, 
i  quali  similm.  si  dicono  Registri. 
S  Mostriti  dò  registro  V.  questa   locuz.  alla  sua 
sede  alfab. 
I^eg-ittà,  V.  a.  Rigitlare,  Recere  V.  Vomita. 
Iteg'iià;  v.  n.  Regnare:  Governare   uno  Stato 
con  titolo  di  re. 
H  Regnare,  figurai.  Dominare,  Imperare,  Tener  il 
dominio,  Signoreggiare,  Prevalere,  Predominare. 
Reg-noceo  s.  m.  Bitorzo,  Bitorzolo,  Bernoc- 
colo :  Quel  rialto  che  scappa  talora  sopra  la  na- 
turai superfìcie  delle  cose. 
. Keg-noecoli  s.  m.  pi.  Fronzoli:  Gale  e  Modi 

caricali  ed  eccessivi  nel  vestire  delle  donne. 
!Reg-ola>  s.  f.  Regola,  Norma,  Guida,  Modo, 
Modello:  Dimostrazione  della  via  d'operare, 
n  Regola,  per  Misura. 

«  —  per  Gli  statuti  che  i  religiosi  d'un  Ordine 
son  tenuti  d'osservare. 

—  dò  trai;  Regola  del  tre  o  Regola  aurea,  nel- 
l'Aritm.  dicesi  Quella  che  serve  per  trovare  il 
quarto  numero  proporzionale. 

S  Féua  de  regola  ;  Fuor  di  regola,  Fuor  di  modo, 

di  misura. 
S  In  regola;  Di  santa  ragione,  Copiosamente,  In 
abbondanza:  0  ghe  i  ha  date  in  regota;  Lo 
picchiò,  lo  battè,  lo  percosse  di  santa  ragione. 
S  Per  bònn-a  regola;  A  cautela. 
S  Servi  in  regola;  Servir  dall'amico,  e  dicesi  iro- 
nicamente. 
J  Sta  in  regola;  Stare  a  regola,  vale  Osservare 
la  regola,  e  specialm.  nel  vitto. 
Reg"ola  V.  a.  Regolare:  Dar  regola,  Prescriver 
modo,  misura,  ecc.  d'operare;  Ordinare,  Mode- 
rare, Guidare,  Dirizzare. 
S  Regoldse  n.  p.  Regolarsi,  Condursi,  Governarsi, 
Guidarsi,  Dirigersi. 
Reg-olaritce  s.  f.  Regolarità  :  Qualità  di  ciò 
che  è  regolare. 
«  Regolarità,  per  Ordine,  Aggiustatezza,  Esaltezza, 
Puntualità  nell'osservare  le  regole. 
Reg'ola.i-izza.  v.  a.  Render  regolare:  Dare 

della  reg(^larità.  Aggiustare. 
Regrola^tò  s.  m.  Regolatore:  Chi  regola. 

—  ild  reléuiu;  Regolatore:  Ingegno  per  frenare,  re- 
golare e  render  il  moto  disgiunto  in  parti.  Negli 
orologi  da  lascail  Regolatore  è  la  Bilancia,  la  quale 
reagisce  per  elasticità;  negli  orologi  a  pendolo  è 
il  Pendolo  sto.sso,  il  quale  reagisce  per  gravila. 

Reg-olóu  p.  pass.  Regolato  V.  Reuold. 
«I  Regolato,  in  forza  d'addiell.  vale  Che  procede 
con  regola. 

—  in  tò  spende;  Uomo  assegnato,  cioè  Che  spende 
con  regola  e  misura. 


S  Póse  regolóu  V.  Poso. 

Iteg-órdàse  V.  Arreg'rdàse. 

ISreigua,  s.  f.  Barbatella:  Ramicello  di  vite,  il 
quale  si  conficca  nella  terra  curvandolo  e  pie- 
gandolo dalla  pianta  madre,  per  reciderlo  e  tra- 
pianlaVlo,  barbicalo  che  sia. 

-Reixe  s.  f.  Radice  e  Radica:  La  parte,  per  mezzo 
della  quale  gli  alberi  e  le  altre  piante  si  appi- 
gliano alla  terra  e  ne  traggono  il  lor  principal 
nutrimento;  diccsi  anche  Barba,  ma  essa  è  de- 
stinata ad  indicare  tulle  le  fibre  mobili  e  pen- 
denti delle  piante,  la  lanugine  dell'erbe  e  de'  fiori. 
La  rosa,  l'ellera,  ecc.  hanno  le  barbe;  il  rovero, 
il  corro,  il  frassino,  l'olmo,  ecc.  hanno  le  radici. 
n  Badice,  dicesi  anche  per  similit.  della  Parte  in- 
feriore di  più  cose,  come  La  radice  de' denti, 
delle  unghie,  de'  capelli  e  sim. 
Il  —  Figurai,  per  Origine,  Principio,  Cagione:  À 
reixe  dò  ma;  La  radice,  l'origine  del  male. 

—  de  Sant'Apollonia;  Pilatro:  Radice  che  viene 
di  Levante,  di  qualità  caldissima,  che  si  usa  te- 
nere in  bocca  per  mitigare  il  dolor  dei  denti; 
dicesi  anche  Radice  di  Sant'Apollonia. 

—  meistra;  Fittone:  Radice  maestra  della  pianta, 
cioè  Quella  parte  del  fusto  discendente  che  pe- 
netra nella  terra,  per  lo  più  fusiforme. 

%  Comensd  a  caccia  e  reixe;  Far  le  barbe.  Bar- 
bicare; e  inforzandosi  la  pianta,  Far  radice.  Ra- 
dicare. 

S  Taggid  e  reixe;  Dare  alla  radice,  figurai,  vale 
Levare  ogni  occasione  di  proseguire  alcun  negozio. 
Reix:etta>  s.  f.  Radicella,  Radicelta,  Barbicella, 
B-irbicciuola,  Barbicina:  Piccola  radice  o  barba. 
I&eizeg'O  s.  m.  Risico,  Rischio,  Pericolo,  Re- 
pentaglio: Cimento  di  buono  o  cattivo  esito  in 
checchessia. 

S  A  reizego  m.  avv.  A  repentaglio,  A  rischio,  A 
pericolo. 

%  Andd  a  reizego;  Andare  a  rischio,  Correr  ri- 
schio 0  pericolo:  Mancar  poco  che  non  accada 
un  male. 
Reizeg-óso  add.  Risicoso,  Arrisicoso,  Peri- 
coloso: Pieno  di  rischio  o  pericolo  o  Che  porta 
risico. 

n  Arrischievole,  Risicato,  Arrisicato,  Avventato  ;  e 
dicesi  di  Persona  che  volentieri  o  senza  consi- 
derazione s'arrisica,  Audace. 
Heiza/  s.  f.  Resa:  Soilomissione  volontaria  al 
nemico  d'una  città  assediata  o  dun  esercito  vinto 
sotto  stabilite  condizioni;  altrim.  Arrendimento, 
Dedizione. 
R>éla>  s.  f.  Matassa:  Quel  viluppo  o  gruppo  di 
veriiìicelli,  nastrini  o  capellini,  avvolti  a  guisa 
di  matassa;  altrim.  GuelTa. 

—  de  pescio;  Rocchio:  Fetta  di  pesce. 

—  do  fùzo;  Fusajolo  e  Fusajuolo:  Quel  piccolo 
striim.  di  terra  cotta,  d'alabastro  o  d'altro,  ro- 
tondo, bucato  nel  mezzo,  il  quale  si  mette  nel 
fuso,  acciocché  aggravato  giri  più  unitamente  e 
meglio. 

Helascià  Y.  Rilascia. 

Xte lascio  s.  m.  Rilascio:  Il  rilasciare,  Il  ri- 
mettere in  libertà,  e  per  lo  più  s'mlende  dalla 
prigione. 

—  de  .sangue  ;  Emorragia  :  ProRuvio  di  sangue  da 
qualsiasi  parte  del  corpo. 

Relatà,  V.  Ri  feri  nel  i"  significato. 
Relatò  s.  m.  Relatore:  Chi  riferisce,  ed  è 


I 
1 


ItìBL 


BEH 


943 


ancora  ^orla  d'officio  presso  i  Consiglj  o  Tribunali, 

e  dicesi  di  Colui  che  riferisce  in  iscrillo  i  fatti 

e  le  ragioni  della  causa  che  si  traila. 
Rela<aEÌ5n  s.  f.  Relazione,  Rapporto,  Riporto, 

Raegnaglio. 
Releg-à.  V.  a.  Relegare  e  Rilegare:  Confinare, 

iMandare  in  esilio  in  luogo  particolare. 
Heleg'aziòn  s.    f.   Relegazione:   Esilio   in 

luogo  particolare^  altrim.  Confine. 
Relento  s.  m.  Sito^  Pozzo  dì  rinchiuso:  Quel 

puzzo  che  acquista  una  stanza  o  altro  luogo  per 

essere  stato  lungo  tempo  chiuso. 
n  Detto  di  farina,   biade,  legumi  e  sim.  che,  per 

essere  stati   parimente   lungo    tempo  rinchiusi, 

acquistano  un  cattivo  odore,  dicesi  Tanfo. 
I^életts^  s.  f.  Malassina  V.  Rèla  nel  1°  signif. 
iReléuia.  s.  m.  Oriolajn,  Orologiere:   Maestro 

d'orinoli,  Che  fa  o  raccomoda  gli  orinoli. 
Reléuietto  s.  m.  Orioletto.  Dim.  d'Orìuolo: 

Piccolo  orinolo. 
Reléuio  s.   m.   Orinolo  e   Oriolo,   Orologio: 

Strum.   che   mostra  e  misura  le  ore,  e  ve  ne 

sono  di  diverse  specie. 

—  a  cegna;  Orologio  ad  acqua,  e  con  voce  greca 
Clessidra:  Strum.  per  misurare  il  tempo  colla 
caduta  di  certa  quantità  d'acqua  che  cola  a  tra- 
verso d'un  piccolo  buco  che  v'è. 

—  o  molla;  Orologio  a  molla:  Quello,  la  cai  forza 
motrice  è  prodotta  da  una  molla. 

—  a  peizo;  Orologio  a  peso  o  a  contrappeso:  Quello, 
la  cui  forza  motrice  è  prodotta  da  no  peso  pen- 
dente da  una  corda  o  catenella. 

—  a  pèndolo  V.  Pèndola. 

—  a  pòvee;  Orinolo  a  polvere  o  Polverino:  Mac- 
chinetta composta  di  due  eguali  ampolline  di 
vetro,  coniche,  coperte  in  cima,  abboccale  l'una 
sull'altra,  cioè  soprapposte  bocca  a  bocca;  una 
delle  ampolline,  la  superiore,  contenente  una  de- 
terminala quantità  di  minuta  polvere  arida  o  di 
sabbia  finissima,  la  quale,  per  un  forellino  d'un 
interposto  disco  metallico,  cade,  poco  per  volta 
e  senza  interruzione,  nell'ampollina  inferiore,  in 
un  determinato  tempo,  come  di  mezz'oia,  d'un'ora, 
ecc.  Rivoltando  ossia  capovolgendo  la  macchi- 
netta, ricomincia  la  caduta  della  polvere  ed  il 
misuramento  dell'anzidetta  durata. 

—  a  repetizión  Y.  Repetiziòn  nel  2"  signif. 

—  a  so;  Orologio  solare  o  3Ieridiana,  è  Un  piano, 
sul  quale  sono  tirate  parecchie  linee  rappresen- 
tanti le  ore  diurne  del  tempo  vero,  le  quali  linee, 
splendendo  il  sole,  vengono  successivamente  in- 
dicale dall'ombra  d'una  bacchetta  di  ferro,  chia- 
mata Stilo  e  con  voce  greca  Gnomone. 

—  da  campanin;  Orologio  di  o  da  torre. 

—  da  stacca;  Orologio  da  tasca. 

—  co  resveggin;  Orologio  a  sveglia  o  a  destatojo: 
Quello  in  cui,  a  ora  precedentemente  stabilita, 
scoppia  un  tintinnìo  prolungato  allo  a  destare; 
dicesi  anche  Sveglia  e  Svegliarino. 

^  Aveì  5  rcléuio  in  ta  testa;  Aver  l'orinolo  negli 
orecchi:  Indovinar  le  ore. 

%  Dà  a  corda  a-o  reléuio;  Caricar  l'orologio  V. 
Corda. 

S  Mónta  0  Smonta  un  reléuio;  Montare  o  Smon- 
tare un  orologio,  vale  Metterne  insieme  o  Scom- 
meiterne  le  parli. 
Relig>ioii  s.  f.   Religione:  Il   complesso   dei 
dogmi  e  de'  precetti  insegnati  da  Dio  agli  aomini 


0  per  rivelazione,  o,  come  i  Deisti  opinano,  per 
mezzo  della  ragione. 
)i  Religione,  piiì  particolarm.  Qnel  sistema  speciale 
di  fede  e  di  cullo,  che  è  stabilito  in  questo  o 
in  quel  pai'se,  in  questa  o  in  quella  setta,  ecc.; 
e  io  questo  senso  dicesi  La  religione  cristiana, 
riformata,  maomettana,  ecc. 
»  —  Talvolta  si  prende  assoluL  per  Credenza,  Fede. 
1)  —  per  Ordine  o  Regola  di  religiosi,  ed  anche 
Il  monastero  de'  medesimi. 

Relìncà,  s.  f.  Urto,  Urlata,  Urtamento,  Urta- 
tura. Voce  del  contado. 

fteling-a.  s.  f.  Ralinga  e  Rilinga.  T.  mar.  Sono 
Corde  cucite  tutto  intorno  all'orlo  delle  vele,  per 
fortificarle  ed  impedire  che  non  si  lacerino;  ed 
ancora  perckè  possano  resistere  allo  sforzo  delle 
manovre  che  sono  allacciate  alle  stesse  vele. 

I^eling'à'  V.  a.  Ralingare.  T.  mar.  Cucire  le 
ralinghe  ad  una  vela  V.  sopra  Relinga. 

R>eliquà.io  s.  m.  Reliquiario  o  Reliqaiere: 
Vaso  0  altra  custodia,  dove  si  tengono  e  con- 
servano le  reliquie. 

!Reiiia,ccià,  un.  perno;  Ribattere  no 
perno.  T.  calaf.  Rintuzzare  a  colpi  di  martello 
l'estremità  sporgente  d'un  perno  conficcato  da 
banda  a  banda,  sicché  la  parie  ribattuta  diventi 
quasi  una  capocchia. 

IRemaJàse  n.  p.  Rimaritarsi,  Riammogliarsi: 
Maritarsi  o  Ammogliarsi  di  nuovo,  cioè  Ritòr 
mitrilo.  Ripigliar  donna. 

!Rem£insinn-£i  s.  f.  Ramanzina,  Rammanzina, 
Rammanzo,  Rabbuffo,  Ripassata,  Gridala,  e  nel- 
l'oso del  popolo  tose.  Diatriba  :  Riprensione  che 
si  fa  altrui  con  parole  minaccevole 

Ttemet^insk,  v.  a.  Rimacinare:  Macinare  di 
nuovo. 

Remàxino  s.  m.  Semoletto:  Semola  OYe 
lullor  sia  rimasta  assai  farina  ;  così  detta  da  noi, 
perchè  si  macina  la  seconda  volta. 

IRema^zùg-g-io  s.  m.  Rimasuglio,  Avanza- 
ticelo: La  pìccola  o  peggior  parte  di  qnel  che 
avanza. 

Remedià.  v.  a.  Rimediare  :  Por  rimedio  o  ri- 
paro a  qualunque  male,  a  qualsivoglia  inconve- 
niente e  disordine;  Provvedere,  Riparare. 

Hemeciio  s.  m.   Rim  dio  e  Remedio:  Tutto 
ciò  che  è  alto  a  riparare  un  male;  Provvedi- 
mento, Riparo, 
n  Rimedio,  per  Bledìcina,  Medicamento,  Farmaco. 
S  Gh'é  remedio  a  tutto  féua  che  a  morte;  Tutto 
ha  il  suo  rimedio  fuorché  il  collo  dinoccolato, 
•A  tutto  si  può  rimediare  finché  l'uomo  è  in  vita. 
§  Non  èssi  glie  ciò,  remedio;  Non  esservi  pili  caso, 
né  via,  né  verso:  Essere  irremediabile. 

ICemeg'à.  V.  Rùmegà. 

liemenà.  v.  a.  Brancicare,  Stazzonare,  Mal- 
menare, Mantrugiare  V.  Slagnùscd. 
n  Rimasticare:   Ripetere   piìi  volle  annodando   la 

cosa  stessa, 
g  Remcnàse  n.  p.  Dimenarsi,  Rimenarsì,  Muoversi, 

Agitarsi. 
§  Chi  va  in  letto  sensa  cenn-a,  tutta  a  néutte 
se  remenn-a  V.  Cenn-a. 

Remenài  s.  f.  Branco,  Frotta,  Turma,  Truppa: 
Moltitudine  di  persone. 

Remenóu  p.   pass.  Brancicato,   Slazzonato, 
Mantrugiato,  ecc. 
n  Detto  e  ridetto:  Ripetuto  più  volte  a  sazietà. 


644 


REM 


REM 


^  E  cose  remente  spùssan;  Le  cose  ripetute  nau- 
seano. Dettalo  prov.  di  ciiiaro  signitìcato. 
JESemescello  s.  m.  Gomitolo:  Filo  avvolto 
su  di  sé  a  mo'  di  i:alla. 

S  Cavo  (io  remcsccllo;  Capo  del  gomitolo;  L'estre- 
mità del  filo  con  che  termina  il  gomitolo. 

S  Fondello  dò  remenccllo  V.  Fondello. 

%  Trova  5  caoo  dò  remesoello  V.  Cavo. 
Xt^emescià.  v.  a.  Mestare,  Rimestare,  Trame- 
stare, Rimescolare,  Tramenare:  Agitare  con  me- 
stola 0  con  mano,  e  si  dice  di  cose   liquide  o 
che  tendano  al  liquido. 

n  Usalo  in  signif.  neut.  vale  Sentir  muovere  in 
qualche  luogo. 

—  e  bele;  Rimescolare  il  sangue  V.  Bela. 

—  e  carie;  Scozzare  o  Mescolar  le  carte,  dicesi 
delle  Carte  da  giocare  quando  si  rimescolano, 
levandole  dall'ordine  loro. 

—  5  féugo;  Sbraciare:  Allargar  la  bragia  affinchè 
meglio  s'accenda,  o  l'accesa  mandi  più  calore. 

—  6  taccón;  Smuovere  il  saccone:  Agitarne  e  sol- 
levarne colle  mani  le  foglie  rimaste  pigiale  e  cal- 
cale dal  peso  della  persona,  affinchè  il  saccone 
ritorni  ad  esser  soffi"ce. 

S  Sentise  tùlio  remescià;  Sentirsi  tutto  rimesco- 
lare, vale  Prender  rimescolamento,  Impaurirsi,  e 
dicesi  volendo  esprimere  Quell'agitazione  o  tur- 
bamento, che  produce  nel  sangue  un'improvvisa 
cagione  di  spavento. 

S  Sia  a  remescià  pe-a  casa;  Gingillare  o  Gingil- 
lare per  casa,  vale  Andar  aggirandosi  per  la  casa, 
occupati  in  più  coserelle,  tanto  per  far  l'ora. 
IRemesciii  s.  m.  Frugolo,  Frugolino,  si  dice 
per  lo  più  a'fanciullini  che  non  istanno  mai  fermi. 
iReiuescio  s.  m.  Rimescolamento:  L'alto  di 
mescolare  insieme  due  o  più  cose. 

w  Rimescolamento  e  Rimescolala,  figurai,  per  Quel 
terrore  che  ci  viene  da  sùbita  paura  o  dolore. 

n  —  per  Confusione,  Disordine,  e  per  lo  più  Quello 
che  nasce  da  repentina  rivoluzione  in  uno  Slato 
0  città;  Ammutinamento,  Sollevazione,  Tumulto. 
Remèsto  V.  liegoggìo.  Voce  del  contado. 
Remette  v.  a.  Rimettere:  Pro.priam.  Mettere 
di  nuovo,  Riporre  le  cose  dov'cran  prima  o  dove 
siano  state  qualche  volta. 

Il  Rimettere,  per  Isminuire,  Perdere,  Aver  danno 
0  perdila:  0  g'ha  remisso  d'ònò  e  de  slacca; 
Vi  rimise  d'onore  e  di  borsa. 

«»  —  per  Dar  in  mano.  Consegnare. 

H  —  per  Commettere,  Far  arbitro  uno, d'una  cosa: 
L'han  remissa  in  te  mce  moen;  La  rimisero  in 
me  0  nelle  mie  mani. 

Il  —  Parlandosi  di  Giudizj,  vale  Destinare  a  un 
tribunale:  L'han  remissa  a  Prefetlùa;  La  ri- 
misero alla  Prefettura. 

Il  —  É  anche  term.  mercant.  e  si  dice  del  Man- 
dare i  denari  per  via  di  lellere  di  cambio. 

Il  Piegare',  Convertire,  Vincere:  Nò  l'han  posciùo 
remelle;  Noi  poterono  piegare. 

—  m  t'ùiin-a  impreiza;  Rimettere  in  un'impresa, 
vale  Scapitarci  un  tanto  del  suo  anzi  che  gua- 
dagnarci. 

S  Remeliise  n.  p.  Rimettersi,  Riferirsi,  Rapportarsi; 
ed  ancTie  Lasciare  altrui  il  giudizio  d'una  cosa. 

Il  —  Rimettersi,  per  Acquistare  le  forze  e  la  sa- 
nità dopo  una  malattia. 

Il  Rendersi,  Arrendersi,  Convertirsi, Piegarsi: Z)o;>po 
tanto  0  s'è  remisso;  Finalmente  si  piegò. 


Réme:xa;  s.  f.  Rómice,  Bómbice,  Lapazio.  T. 
hot.  Ritmex  crispus.  Pianta  assai  noia  che  cresce 
ne'  luoghi  umidi,  e  specialm.  ne'  prati,  danno- 
sissima alle  piante  vicine  e  difficile  ad  estirparsi 
per  le  profonde  ed  eslese  sue  radici  che  ripul- 
lulano conlinuamenle.  Le  sue  foglie  sono  simili 
a  quelle  dell'  acetosa,  ma  più  lunghe.  Fiorisce 
neir  eslate. 

Reuiisciou  s.  f.  Remissione  e  Rimessione, 
Condono,  Perdono:  Scancellamento  d'errore,  di 
colpa,  d'offesa. 
%  No  gh'é  de  remisción;  Non  c'è  via,  né  verso, 
Non  c'è  pània  che  tenga,  Non  c'è  caso,  Non  è 
possibile. 
S  Sensa  remisción;  Senza  pietà,  Senza  compas- 
sione, Irremissibilmente.. 

Remissa.  s.  f.  Rimessa:  Stanzone  al  terreno, 
dove  si  ripongono  le  carrozze. 
II  Rimessa,  talora  è  term.  mercant.  e  dicesi  di  Qua- 
lunque cosa  altrui  mandala  o  spedila,  come  da- 
nari, ecc. 

Remmà  v.  n.  Remare,  Remigare,  Vogare: 
Spigner  il  baltello  per  l'acqua  co'  remi. 

R^emiuà;  s.  f.  Remala,  Vogala:  Spinta  data  al 
battello  co'  remr. 
•I  Remata,  per  Percossa  data  col  remo. 

Remino  s.  m.  Remo:  Slrum.   di   legno,   col 
quale  i  remalori,  scalzando  l'acqua  di  sotto  al  na- 
viglio, fanno  si  ch'esso  vada  innanzi  e  faccia 
viaggio. 
S  Mànego  d5  remmo  V.  Giòn. 
S  Palpa  e  remme;  Palpare  i  remi  V.  Palpa. 

R^emmoà,  s.  m.  Remajo:  Colui  che  fa  i  remi. 

!Remmòu.  s.  m.  Remalore,  Vogatore:  Colui 
che  rema  o  voga. 

Rremoiu  s.  m.  Remolino.  T.  mar.  Vento  ver- 
licoso  come  un  turbine  o  ciclone,  ma  si  suole 
specificare  con  questo  nome  Quelli  della  Costa 
d'Africa  occidentale;  altrim.  Turbine,  Ciclone, 
Scione,  Scionata. 
Il  Mulinello;  Il  mulinare  o  II  rigiro  de' venti,  delle 
acque  e  sim.,  agilalissimo  e  circolare. 

RremòiKlà.  un  erlboo;  Rimondare,  Di- 
brucare, Dibruscare  un  albero,  vale  Tagliargli  i 
rami  inutili,  seccaginosi  e  dannosi. 

—  dd  freido;  Patir  freddo  V.  Freido. 
Rremònta^  v.  a.  Rimontare.  T.  di  varj  artisti. 

Guernire  di  nuovo  o  Rimettere  in  sesto  alcuni 
ordigni, 
n  Ricontare,  Risalire:  Andar  più  su.  Ripigliare  le 
cose  da  lontano,  Risalire  all'origine,  alla  sorgente. 

—  w«  pà  de  stiva;;  Rimpedulare  un  pajo  di  stivali, 
vale  Farvi  il  piede  con  nuovo  lomajo  e  nuova 
solctlalura. 

f Remoxita/tùa< ....  Il   rimettere    a   nuovo 

checchessia. 
Remórca  v.  a.  Rimorchiare.  T.  mar.  Trarre 
0  Trascinare  un  bastimento  mediante  un  altro 
0  con  imbarcazioni  attaccate  alla  sua  prora  con 
cavi,  che  chiamansi  Rimorchj;  altrim.  Rimur- 
chiare,  Rimburchiare. 
Remórco  s.  m.  Rimorchio,  Rimorchio  e  Rim- 
burchio  :  Il  rimorchiare  ;  ed  anche  Quel  battello 
che  si  trae  dietro  altra  barca  maggiore,  a  cui 
è  altaccala  con  fune,  la  quel  fune  chiamasi  an- 
ch'essa Rimorchio. 
S  Avcì  a  remòrco;  Avere  a  rimorchio,  vuol  dire 
Star  rimorchiando  qualche  galleggiante,  Avere 


BEN 


REP 


645 


attaccato  da  poppa  ana  nave,  una  lancia  od  altro 

e  trarlo  con  sé. 
Retxior*de  v.  d.  Rimordere,  dicosi  della  co- 
scienza, e  vale  Provar  pentimento  e  dolore  dei 

fatti  commessi. 
Reraùa.  v.  a.  Rimnovere,  Diseoslare,  Scansare: 

Allontanare  alquanto:  Remùce  un  pò  quella  pria; 

Scansate  un  po' quella  pietra, 
n  Trapianlare,   Traspiantare,   trasporre:  Cavar  la 

pianta  da  un  luogo  e  piantarla  in  nn  altro. 
"Remùscoio  s.  m.  Ciamroengola,  Berghineila, 

Baldracca,  ecc.  Voce  della  plebe,  e  diccsi  per 

dispregio  di  Donna  vile  e  di  cattiva  fama. 
Ren  s.  m.  pi.  Rene,  Reni:  Parti   laterali   della 

colonna  spinale  fra  le  due  vertebre  dorsali  e  le 

due  prime  lombali.  Si  usano  tanto  nel   masch. 

quanto  nel  femm.  dicendosi  1  reni  e  Le  reni; 

ma  nel  signif.  mascb.  intendesi  Ciascuno  dei  due 

organi  secretorj  delle  orine,  che  sono  glandolo 

silnate  nella  regione  de'  lombi,  allrim.  Arnione 

CRógnònJ. 
S  Md  de  reti;  Mal  de' lombi,  Lombaggine,  e  in 

term.  mcd.  Nefritide:  Inflammazione  di  reni. 
I€eua<sce  v.  n. «Rinascere:  Nascer  di  nuovo, 

Rivivere,  Tornar  in  vita,  Risorgere. 
Renasciùo  p.  pass.  Rinato  V.  Renasce. 
S  Ale  pà  d'ese  renasciùo;  Mi  pare  d'esser  rinato, 

si  dice  Quando  ci  sentiamo  sollevati  da  qualche 

noja  0  dolore. 
**Reiicio  V.  Réddeno  nei  due  primi  signif. 
Rende  v.  a.  Rendere:  Dar  nelle  mani  altrui 

quel  che  gli  si  è  tolto  o  si  è  avuto  da  lui  io 

prestito  0  in  consegna;  Restituire. 
11  Rendere,  Fruttare,  e  dicesi  di  poderi,  di  case, 

di  censi,  d'usure,  d'impieghi  e  sim. 
«  —  Parlando  di  fortezze,  città  e  sim.,  vale  Con- 
segnarle, Darne  il  dominio,  il  possesso, 
n  —  per  Ispiegare,  Tradurre  :  Rendeilo  in  tanto 

italian;  Rendetelo  in  tanta  lingua  italiana. 
«  —  per  Far  diventare:  0  Icete  d  rende  molli; 

Il  latte  rende  molli. 

—  a  pariglia  V.  sotto  Rende  pan  pe  fùgassa. 

—  ben  per  tnà;  Render  ben  per  male  o  di  male 
bene:  Giovare  a  chi  nuoce 

—  cónto;  Render  conto  V.  Cónto. 

—  1  drappi;  Riportare  i  panni. 

—  l'anima  a  Dio;  Render  l'anima  o  lo  spirito, 
vale  Trapassare,  Uscir  di  vita,  Morire. 

—  l'ònó,  a  rspùtazidn;  Render  l'onore,  la  riputa- 
zione :  Dare  le  soddisfazioni  opportune  per  ri- 
sarcire l'allrni  offesa  riputazione. 

—  5  salùo;  Rendere  il  saluto:  Corrispondere  coi 
salato. 

—  pan  pe  fùgassa;  Rendere  pane  per  focaccia, 
Render  frasche  per  foglie,  ecc.  V.  Fùgassa. 

S  A  bón  rende;  A  buon  rendere,  si  dice  comun. 
Quando  altri  o  ci  fa  un  beneficio  o  ci  accomoda 
di  qualche  cosa,  e  vuol  significare  non  solo  il 
grato  animo  nostro,  ma  anche  la  volontà  di  ren- 
dere il  contraccambio. 
S  Réndise  n.  p.  Rendersi,  Arrendersi:  Darsi   in 

mano  al  nemico,  Confessarsi  per  vinto. 
«  Rendersi,  Arrendersi,  per  similit.  Cedere,  Pie- 
garsi: 0  nò  se  voeiva  rende  a  nisciùn  cónto; 
E'  non  si  voleva  rendere  a  nessun  patto. 
«  —  a  discrezión  V.  Discrezión. 
Réndia,  V.  Reddito. 
Reneg'à'  v.  a.  Rinnegare,  Rinegare,  Rinie- 


gare:  Levarsi  dall'obbedienza  e  divozione.  Ri- 
bellarsi da  uno  per  aderire  a  un  altro;  e  per 
lo  più  si  dice  dì  religione  e  di  setta, 
n  Imprecare,  Maledire,  Bestemmiare. 

—  a  fede;  Apostatare:  Rinnegar  la  fede.  Partirsi 
dalla  sua  reli&:ione. 

Reneg'a.ddo  s.  m.  Rinnegato  :  Quegli  che 
ha  rinunziato  alia  sua  religione  per  abbracciarne 
un'  altra. 

Renova  v.  a.  Rinnovare  e  Rinovare,  fìinno- 
vellare  e  Rinoveliare:  Tornare  a  far  di  nuovo, 

—  un  abito,  ecc.;  Rinnovare  un  abito,  un  cappello 
e  sim.,  vale  Metterselo  la  prima  volta,  essendo 
fatto  di  nuovo.  In  alcuni  luoghi  della  Tose,  di- 
cesi anche  Incignare  un  abito. 

S  Renovàse  n.  p.  Rinnovarsi,  Rinovarsi,  Rinno- 
vellarsi. 

Reno'va.seiòu  s.  f.  Rinnovazione  e  Rinova- 
zione, Rinnovamento  :  Il  rinnovare. 

''Renùà,  V.  sopra  Renava. 

Renuncolo  s.  m.  Ranuncolo  e  Ranuncolo. 
T.  hot.  Ranunculus  asiaticus.  Pianta  che  ha  la 
radice  tuberosa,  affastellata,  alquanto  nera;  lo 
stelo  ramoso,  inferiormente  rotondo,  peloso  ;  le 
foglie  inferiori  semplici  <«  lobate,  iniasliate,  acute, 
pelose  al  di  sotto;  i  fiori  rossi,  bianchi,  gialli, 
ecc.,  inodori,  col  calice  non  ricurvo.  È  origi- 
naria dell'Asia;  fiorisce  al  principio  di  primavera. 

Renunzià.  v.  a.  Rinunziare,  Renunziare,  Ri- 
nunciare, Reiiunciare,  Risegnare  :  Cedere  o  Ri- 
fiutare spontaneamente  la  propria  ragione  o  do- 
minio sopra  checchessia. 

Rèo  fAj,  Èse  da  rèo,  Fa  rèo  V.  queste  ioCOZ. 
alla  lor  sede  alfabetica. 

!Reo1>à<r*l>a.o  s.  m.  Rabàrbaro  e  Reobàrbaro. 
T.  hot.  Bheum  palmatum.  Radica  medicinale 
purgativa,  di  sostanza  fungosa  e  di  color  gial- 
liccio, la  quale,  secca,  è  a  noi  portata  dalla  China, 
dalla  Persia  e  dalla  Moscovia,  dove  nasce  sulle 
rive  del  Wolga.  Negli  antichi  si  trova  anche 
Rabàrbero,  Ribàrbem.  Riobàrbero  e  Reubàrbaro. 

Repa.i*à,  v.  a.  Riparare,  Difendere:  G'hò  re- 
paróu  e  botte,  l'cegua,  ecc.;  Gli  riparai  le  basse, 
l'acqua,  ecc. 
S  Repardse  o  fìepdse  n.  p.  Ripararsi,  Difendersi, 
n   —  e  mósche  da-o  naso  V.  Mosca. 

Repa.x*pà.  v.  a.  Riconfortare,   Rinvigorire, 
Sollevare,  Ristorare,  Rifocillare. 
S  Reparpdse  n.  p.  Riconfortarsi,  Riaversi,  Rinfran- 
carsi, Sollevarsi,  ecc. 

Repa^scimento  CFd  oj;  Rinverzare,  Sver- 
zare. T.  murat.  Turare  con  isverze,  ossia 
schegge,  e  con  un  po'  di  calcina  i  vani  che  ri- 
mangono nel  muro. 

Repcissà.  V.  n.  Ripassare:  Passar  da  un  laogo 
la  seconda  volta  od  anche  più  volte. 
Il  Ripassare,  Rivedere,  Rileggere,  Esaminare   di 
nuovo,  e  talora  Ricorreggere. 

—  j  cónti;  Rivedere  i  conti:  Riscontrarli  per  ve- 
dere se  sono  in  regola. 

—  t  dincB  ;  Riscontrar  la  moneta  :  Ricontarla  per 
veder  se  (orna. 

—  ùnn-a  pittùu;  Ripassar  nna  pittara,  vale  Ritoc- 
carla, Correggerla. 

—  un  razó;  Affilare  o  Raffilare  an  rasojo:  Rac- 
conciargli il  filo. 

—  un  travaggio;  Ripassare  an  lavoro,  vale  Ril- 
toccarlo,  Rivederlo,  Dargli  l'altima  maoo. 


646 


REP 


REP 


—  un  vesti:  Racconciare,  Rassettare  un  vestito. 
Repassa,  s.  f.  Rip;jssata,  usasi  figurai,  col  v. 

Dare,  e  vale  II  rileggere,  Il  rivedere  scritti  o 
altro;  e  genericam.  Nuovo  esame  d'una  cosa; 
Rivista,  Ritocco. 
S  Dà  ùnn-a  ripassa  co  (cero;  H^re  una  stiratina. 

Repa.sso  s.  m.  Soffritto,  e  nell'uso  anche  Ri- 
passo. T.  de'  cuochi.  Apparecchio  che  si  fa  con 
cipolla  tagliata  a  fette,  aglio,  prezzemolo,  ecc., 
soffritti  in  casseruola  con  grascia  e  burro  od  olio, 
per  cuocervi  poscia  carne  o  pesce. 

Repeusà  v.  n.  Ripensare:  Di  nuovo  e  dili- 
gentemente pensare,  Riconsiderare. 

—  ùnn-a  cosa;  Ripensare  una  cosa  o  ad  una  cosa: 
Riandarla  colla  mente,  Pensarvi  sopra.  Rimu- 
ginarla. 

Repentio  (Mangia  do);  Mangiare  il  pan 
pentito  V.  Mangia. 

Repertòio  s.  m.  Repertorio:  Indice  o  Tavola 
di'i  libri  0  delle  scritture,  per  mezzo  di  cui  si 
possono  ritrovare  le  cose  in  esse  contenute. 

Repessà,  v.  a.  Rappezzare,  Ripezzare,  Rattop- 
pare, Rabberciare:  Racconciare  una  cosa  rotta, 
mettendovi  il  pezzo  che  vi  manca.  Voci  che  si 
usano  per  sinonimi,  ma  che  hanno  una  distin- 
zione fra  loro.  Il  Rappezzare  o  Rattoppare  di- 
cesi solamente  de' panni;  parlandosi  delle  scarpe, 
dicesi  propriam.  Rattoppare  ;  il  Rabberciare  poi 
significa  Aggiungere  pezzi  a  cose  rotte  ;  e  presso 
gli  Artefici  Racconciare  una  cosa  malandata  af- 
fatto, come  si  può  e  non  del  tutto,  che  anche 
si  può  dire  Raffazzonare,  Rinfronzire. 

Repessa>tùa>  s.  f.  Rappezzatura,  Ripezzatura, 
Rappezzamento:  Il  rappezzare  e  La  cosa  rap~ 
pezzata. 

Repessi  s.  m.  pi.  Rappezzi.  T.  stamp.  Quella 
quantità  di  carattere  che  si  ordina  al  compimesto 
d'una  partita  di  carattere  già  ricevuto;  od  an- 
che Quel  carattere  che,  per  sovrabbondanza  non 
potendo  più  contenersi  ne'  cassettini ,  si  mette  a 
parte  fasciato  in  cartocci,  per  servirsene  al  bisogno. 

Repessiu  s.  m.  Rigattiere:  Rivenditore  di 
vestimenti  e  di  masserizie  usate.  -  Ferravecchio, 
Colui  che  compera  e  rivende  sferre  e  altre  cose 
vecchie  V.  Slraccé. 

Repeti tò  s.  m.  Ripetitore  ed  anche  Repeti- 
tore:  Che  ripete;  e  comunem.  dicesi  di  Colui 
che   ripete  privatamente  le  lezioni  agli  scolari. 

RepetiziÒn  s.  f.  Ripetizione  e  Repetizione, 
Ripetimento:  Il  ripetere. 
n  Ripetizione,  per  Quella  scuola  che  si  fa  priva- 
tamente ripetendo  le  lezioni  agli  scolari. 
»  —  Orologio  a  ripetizione  od  anche  Orologio  a 
squilla:  Quell'orologio  da  tasca,  in  cui  l'ora  indi- 
cata dalla  lancetta  è  a  volontà  altrui  fatta  sentir 
all'orecchio  con  altrettanti  tocchi  di  squilla,  cioè  di 
campana,  nell'orologio  stesso  collocata.  Questo 
orologio  giova  a  saper  l'ora  quando  si  è  al  bujo 
od  anche  a  chi  è  privo  della  vista. 

Repicoo  s.  m.  Ripicco  e  Ripicchio  :  Riperco- 
timento di  colpo  contro  colpo. 
n  Rimpallo,  nel  giuoco  del  Bigliardo  così  chiamano 
Una  certa  combinazione,  per  cui  la  biglia  d'un 
giuocalore,  dopo  aver  dato  in  quella  dell'avver- 
sario, venga,  nel  girare,  ad  incontrarsi  nuovam. 
con  essa,  e  per  l'urto  a  deviare  dond'era  diretta. 
S  De  repicco  m.  avv.  Di  ripicco,  Di  rimando;  e 
nel  giuoco  del  Bigliardo,  Di  rimpallo. 


S  Schiva  repicco;  Sfuggir  lo  scontro,  l'intoppo, 
vale  Scansar  l'importunità,  l'occasione  importuna. 
Repig'S'i^  V.  a.  Ripigliare,  Riprendere:  Pi- 
gliare 0  Prender  di  nuovo;  Ricuperare,  Riac- 
quistare. 
Il  Ripigliare,  Rimettere,  per  Tornare  a  fare  nna 
cosa  tralasciata:  Ho  repiggióu  5  zazzùn;  Ho 
rimesso  il  digiuno. 

—  5  fi  dò  discorso;  Ripigliare  il  filo  del  discorso. 
Rannodare  il  discorso,  Tornare  a  bomba  o  alla 
callaja. 

g  Repiggiàse  n.  p.  Riaversi,  Rimettersi,  Rinfran- 
carsi, Rivalersi,  Risanarsi:  Rimettersi  in  forze. 
Tornar  in  buono  stato  di  salute. 
)»  —  Ripigliarsi,  dicesi  di  Chi,  parlando  o  dicendo 
a  memoria,  perde  il  filo,  e  ripete  parole  già 
dette,  per  veder  di  riappiccarlo. 
Il  —  Riprendersi,  Recedere,  Ritrattarsi,  Disdirsi. 
Repig'g'ia.ta.  s.  f.  Rimessa,  nel  giuoco  del 
Treseiie  vale  II  ritornare  a  giuocare  un   seme 
qualunque. 
Repiu  add.  Pinzo,  Pieno  pinzo,  Arcipieno,  Pie- 
nissimo, Ristucco;  e  dices^  per  lo  più  dell'aver 
mangialo  assai. 
Repiuessa<  s.   (.  Ripienezza,    Replezione: 
Riempimento  soverchio;  e  s'intende  comunem. 
per  La  soverchia  abbondanza  d'umori,  di  sangue, 
di  cibi,  di  bevande. 
Repisto  s.  m.  Ripesto.  T.  cart.  Il  pesto  della 

seconda  pila  V.  Pisto. 
Replica,  s.  f.  Replica,  Replicazione,  Replica- 
menlo:  li  replicare. 
H  Replica,  per  Risposta. 

n  —  per  La  ripetizione  d' un'  opera  drammatica 
piaciuta  al  pubblico. 
Replica;  v.  a.  Replicare:  Tornar  di  nuovo  a 
fare  o  a  dire  la  medesima  cosa;  Reiterare. 
Il  Replicare,  si  dice  talora  in  significalo  di  Con- 
traddire 0  semplicemente  Rispondere. 
Repli«a,tùai  s.  f.  Duplicato,  Duplicatura.  T. 
stamp.  Ciò  che  il  compositore  inavvertentem. 
raddoppia ,  contr.  di  Lascialo  (Lasciatùaj. 
R.eposté  s.  m.  Credenziere:  Colui  che  ha  cura 
della  credenza;  e  generalmente  Colui  che  fab- 
brica dolci  e  gelati,  che  nell'uso  dicesi  anche 
Ripostiere. 
Reprimine   v.   a.   Reprimere,    Raffrenare, 
Infrenare:  Tener  a  segno,  a   freno;  ed   anche 
semplicem.  Temperare,  Rattemperare,  Moderare. 
IiKepù.lbl>lioa,  s.  f.  Repubblica  e  Repubblica  : 
Qualsivoglia  Stato  civile,  nel  quale  il  potere  sa- 
premo è  ripartito  fra  molti. 
Il  Repubblica,  si  dice  pure  della  Nazione  che  si 
'  regge  in  tal  modo. 

—  aristocratica;  Repubblica  aristocratica:  Quella      ■ 
dove  governano  i  soli  nobili.  ■ 

—  democratica;  Repubblica  democratica:  Qaella,      ■ 
in  cui  governano  molti,  tratti  a  sorte  o   eletti 
dalle  diverse  condizioni  del  popolo. 

—  letteraria;  Repubblica  lelleraria,  si  dice  in  modo 
collettivo  L'intiero  corpo  degli  studiosi  e  letterati. 

Repùd-ia  v.  a.  Repudiare  e  Ripudiare:  Il  ri- 
gettare da  sé  cosa  che  s'appartenga,  e  più  co- 
munem. dicesi  della  moglie  sciogliendo  il  ma- 
trimonio. 

Repùgruà,   v.  n.  Ripugnare  e  Repugnare: 
Ostare,  Contraddire,  Opporsi. 
i>  Fare  stomaco,  Muovere  a  sdegno  V.  Ributta. 


RES 


RES 


647 


Repuntà.  V.  Sarci. 

!Repùta>zióii.  s.  f.  Repatazione  e  Ripatazione, 
amie.  Riputanza:  Slima;  Onore,  Credilo,  Buon 
nome. 
S   Va  ciù  ùnn'ònsa  de  rcyùtazìòti  che  un  rùbbo 
d'òu  V.  Onsa. 

X^eqaa.g-g'io  s.  m.  Re  di  qnagfle.  Fior.  Re 
quaglione.  T.  ornil.  Crex  pratensis  o  GulUnuta 
crex.  Uccello  forse  così  dello,  perchè  supera  tulle 
le  altre  quaglie  in  grandezza,  e  perchè  piiì  della 
quaglia  è  delicato  a  mangiare. 

iRequixito  s.  m.  Requisito  :  Term.  che  si 
osa  per  esprimere  La  condizione  necessaria  e 
lolle  le  circostanze  richieste  ad  ottenere  od  es- 
sere checchessia. 

Requixiziòn  s.  f.  Tolta:  Nella  Milizia,  Gra- 
vezza per  lo  più  di  viveri,  di  cavalli  e  d'ar- 
nesi, che  gli  eserciti  impongono  colla  forza  agli 
abitanti  d'un  paese. 
n  Dicesi  anche  per  Leva,  cioè  Chiamala  di  soldati 
all'armi  per  servizio  dello  Slato  V.  Coscriziòn. 

Resa,cca.  s.  f   Risacca.    T.  mar.  Movimento 

delle  onde  ripercosse  dalla  spiaggia,  dagli  scoglj, 

dalle  rive  del  mare  o  da  altro  ostacolo,  contro 

■   al  quale  sono  spinte  dal  vento  o  da  un  molo 

acquisito. 

Iftesa.^g'ià.  s.  f.  Giacchiata,  Retata:  Una  presa 
di  pesci  falla  col  giacchio  V.  Resaggio. 
n  Giacchiala  e  Retala,  raetaf.  dicesi  d'altre  cose, 
e  propr.  dell'Arrestare  più  persone  a  un  trailo: 
N'han  {ceto  ùnn-a  resaggià  ;  Ne  fecero  una 
giacchiata,  una  retala. 

—  de  pugni,  de  bacchce ,  ecc.;  Un  rifrusto,  Un 
carpicelo  di  pugna,  di  bastonate  e  simili,  vale 
Una  gran  quantità  di  pugna,  di  bastonate,  ecc. 

Resa.g-g'io  s.  m.  Giacchio  :  Rete  tonda ,  la 
quale,  geliala  nell'acqua  dal  pescatore,  si  apre, 
e  avvicinandosi  al  fondo  si  riserra,  e  caopre  e 
rinchiude  i  pesci;  allrim.  Ritrécine. 

Resa,x*9Ì  V.  Indennizza. 

!Resa.tà,  v.  n.  Riscuotersi,  Rimescolarsi:  Tre- 
mare, Commuoversi  per  sùbita  ed  improvvisa 
paura, 
n  Risaltare,  Spiccare,  Fare  spicco  o  mostra  :  Com- 
parir bene  tra  le  altre  cose  ;  e  parlandosi  di 
colori,  Campeggiare,  e  dicesi  quando  sono  spar- 
titi in  guisa  che  spicchino  con  vaghezza  uno 
dall'altro. 

Resàto  s.  m.  Scossa,  Rimescolamento,  Balzo- 
iala  e  Baisoiata:  Agitazione,  Palpitazione  violenta 
per  sùbita  paura  o  notizia  lieta  o  funesta  che 
giunge  improvvisa.  -  Sussulto,  Vibrazione  o 
Scossa  improvvisa  de'  tendini  per  contrazione 
convulsiva. 
S  Addescidse  in  resalo;  Svegliarsi,  Destarsi  in 
sussulto:  Destarsi  improvvisamente,  in  sorpresa, 
si  che  si  trovi  sgomentalo,  rimescolalo  e  tolto 
spa  tirato. 
S  Fd  piggid  un  resàio  a  ònn-a  persdnn-a  ;  Dare 
ona  balzolala  a  uno:  Fargli  cosa  per  cui  il  cuore 
gli  b<)lzi,  gli  si  rimescoli  dalla  paura. 

^Bèsca>  s.  f.  Lisca  :  Nome  generico  di  Quell§ 
piccole  spine  che  si  trovano  ne'  pesci,  come  tanti 
ossicini,  acoli  e  flessibili.  -  Resta,  Spina  ed  an- 
che Lisca  chiamasi  Quella  che,  partendo  dal  capo 
del  pesce,  va  insino  alla  coda,  e  che  noi  nei 
dialetto  diciamo  Rèsca  de  mezo. 
n  Lisca,  per  Quella  materia  legnosa  che  cade  dal 


lino  0  dalla  canapa,  quando  si  maciolla,  si  pet- 
tina e  si  scòtola;  altrim.  Scotolatura. 
—  d5  gran  ;  Resta  o  Arista  :  Quel  soltilissimo  filo 
simile  alla  sétola  appiccalo  alla  prima^  spoglia 
del  granello,  ed  è  proprio  del  grano  e  di  al- 
cune biade. 

S  Colla  ùnn-a  rèsca;  Inghiottire  una  lisca. 

S  Levd  e  rèsche;  Diliscare:  Tòr  le  lische. 

S  Pin  (le  rèìL-he;  Liscoso  :  Che  ha  di  molle  lische. 
Resc:ìd.à,  v.  a.  R scaldare:  Rendere  a   cosa 
rciffreddata  il  calore  che  prima  aveva. 

)i  Riscaldare,  in  signif.  neut.  Cagionare  riscalda- 
mento: 0  peivie  0  rescdda;  Il   pepe    riscalda. 

S  Rescàddse  n.  p.  Riscaldarsi,  dicesi  dell'Aumen- 
tarsi che  fa  il  calore  del  sangue  per  la  fatica 
che  altri  dura  o  per  altre  cagioni. 

Il  Riscaldarsi,  parlandosi  delle  granaglie,  vale  Pa- 
tire; e  parlandosi  di  farina,  formaggio,  frutta  e 
sim.,  Guastarsi,  Alterarsi,  Corrompersi,  Ribollire. 
Resca.da.iii.en.to  s.  m.  Riscaldamento:  Ri- 
bollimento di  sangue  o  Effeito  del  soverchio  molo 
che  induce  sudore. 

n  Riscaldamento,  dicesi  pure  a  Quelle  bollicine 
minute  o  rosse  che   vengono  nella  pelle  per 
troppo  calore. 
IRescàdòu.  p.  pass.  Riscaldato  V.  Rescàdd. 

Il  Ribollito,  dicesi  alla  Vivanda  che,  per  essere 
Slata  riscaldala,  si  è  guasta,  onde:  Suveì  de  re- 
scàdóu;  Saper  di  ribollito:  Mandare  quell'odore 
che  fanno  le  cose  guaste  per  essere  state  fatte 
ribollire. 

<(  I  coi  rescdda  fan  dot  a  pansa  V.  Còu, 
l^esc£i>ttà.  V.  Riscatta. 
Riesclxéu.ssa>  s.  f.  Incanalatura  :  Piccolo  in- 
cavo formato  nella  grossezza  don  pezzo  di  legno, 
dì  pietra  o  di  metallo  per  cacciarvi  o  commet- 
tervi un  allro  pezzo. 
"!Rescli.éusso  add.  Fatto.  Voce  del  volgo, 
e  dicesi  d'Uomo  o  di   Donna  che  ha  passalo 
l'adolescenza  e  non  è  ancor  pervennlo  alla  vec- 
chiezza. Parlandosi  di  donna  già  avanzata  in  età, 
dicesi  per  isrherzo  Carne  di  giovedì. 
Pfcescciaei  V.  Ascciueì  ne'  suoi  varj  signif. 
Rescidensa.  s.  f.  Residenza,  ed  all'ant.  Re- 
sidenzia:  Il  risiedere  e  II  luogo  dove  si  risiede. 
Resciduo  s.  m.  Residuo,  Resto,  Rimanente, 

Avanzo:  Quel  che  resta. 
Rescioàse  n.  p.  Sciorinarsi,  Scialarsi  :  Aprirsi, 
Allargarsi ,  Sfibbiarsi  i  panni  pel  gran   caldo  o 
l'Cr  altra  cagione. 

n  Metaf.  vale  Asolarsi,  Andare  a  pigliar  nn  po' 
d'asolo,  a  ricrearsi,  a  respirare  nn  po'  d'aria. 

»  E  talora  anche  Sfogarsi,  Dirla  fuor  fuori.  Man- 
dar fuori  quello  che  s'ha  nel  petto. 
Resciòu  s.  m.  Asolo,  Ristoro,  Conforto,  Sol- 
lievo, Scianto:  Spasso  o  Riposo  dopo  l'ufiBzio  e 
il  lavoro. 

n  Sfiato  :  Quell'apertura  falla  accanto  al  getto  onde 
l'aria  possa  sfiatare. 
Resciste  v.  n.  Resistere:  Star  forte  contro 
alla  forza  e  violenza  di  checchessia,  senza  lasciarsi 
superare,  né  abbattere;  Far  fronte,  Far  lesta, 
Non  ceder  punto. 

Il  Resistere,  flgiir.  per  R°ffgere,  Soffrire:  Ho  resci- 
stiu  tanto  che  basta;  Resistelli  tanto  che  non  più. 

S  Co  chi  resciste;  Colore  che  regge,  dicesi  di 
Quello  che  non  si  perde,  ma  sì  mantiene  alle, 
ingìarie  del  tempo. 


648 


RES 


BES 


!Resoistensa>  s.  f.  Resistenza  ed  all'anlic. 
Resislenzia:  Il  resistere;  Contrasto,  Riluttanza, 
Pertinacia, 
n  Resistenza,  per  Difesa  e  Opposizione  contro  chi 
assale. 
Rescosòu  s.  m.  Soffoggiata  :  Fardello  o  cosa 
simile  che  si  abbia  sotto  il  braccio,  coperta  dal 
mantello  e  quasi  nascostamente  si  porli  via. 
n  Nei  nam.  del  più,  Ciambelline  alla  niscosta,  Io 
dice  la  gente   del  volgo  fiorent.  per  significare 
Cose  fatte  di  sotterfugio  e  celatamenle. 
S  Fa  ùnn-a  cosa  de  o   in  rescosón;  Far  chec- 
chessia diavolo,   di  nascosto,  di  soppiatto  V. 
Ar  escòso. 
!Rescx*i-ve  v.  a.  Rescrivere  e  Riscrivere:  Scri- 
vere un'  altra  volta. 
Reseoóudà.  v.  n.  Tornare,  Ritornare,  Ri- 
toccare: Avvenire  di  nuovo  ciò  che  fu  innanzi. 
Resoluto  add.  Risoluto:  Aggiunto  di  Persona, 
vale  Deliberato  di  fare,  ecc.,  Pronto  ad  impren- 
dere, Che  ha  stabilito,  fermato  seco  stesso  di 
voler  fare,  dire,  ecc.  non  ostante  gì'  intoppi,  le 
difficoltà,  le  contraddizioni. 
Resolùziou   s.  f.  Risoluzione:  Determina- 
zione, Deliberazione  a  fare. 
Respià.  v.  n.  Respirare:  L'attrarre  che  fanno 
gli  animali  l'aria  esterna  introducendola  ne' pol- 
moni ,  e  fuori  di  essi  con  moto  contrario  riman- 
dandola. 
M  Respirare,  per  Vivere:  Finn'aoa  respìo;  Finora 

respiro, 
n  —  Rifiatare,  Pigliar  lena,  riposo  e  ristoro,  Ces- 
sare alquanto  dalle  fatiche:  Lasciceme  un  pò 
resptd;   Lasciatemi    un   po' respirare ,   Datemi 
un  po' di  tempo  a  rifiatare. 
Respio  s.  m.  Respiro,  Alito,  Fiato:  L'azione 
d'attrarre  l'aria  ne'  polmoni  e  di  rimandarla. 
n  Respiro,  Pausa,  Riposo:  Piggià  rcsp'to;  Pren- 
der respiro. 
M  —  Dilazione  di  pagamento;  Soprattieni. 
S  Dà  0  Vende  a  respìo  ;  Dare  a  respiro  V.  A  respto. 
S  Mancamento  de  respto;  Ambascia. 
S  Passa  5  respto;  Sfiatare,  Svaporare:  Mandare 

fuori  il  fiato. 
S  Sentise  manca  ò  respto  ;  Ambasciare:  Respirare 
con  difficoltà,  con  affonno. 
Respiuzo  v.  a.  Respingere,  Respignere,  Ri- 
spigncre;  Spingere  addietro,  Ributtare,  Ricacciare. 
Respousòio  s.  m.  Responsorio  :  Parole  or- 
dinariam.  tratte  dalla  Sacra  Scrittura,  che  si  di- 
cono 0  si  cantano  nell'uffizio  della  Chiesa  dopo 
le  lezioni  e  dopo  i  capitoli,  e  che  si  ripetono 
0  intere  o  in  parte. 
Ressia<ssà>  v.  a.  Ristacciare  :   Stacciare   di 
nuovo,  Far  la  seconda  stacciatura  della  farina. 
Rèsta,  s.  f.  Resta  :  Certa  quantità  d'aglj  o  ci- 
polle 0  sim.  intrecciati   insieme  per  il  gambo  j 
altrim.  Rezza. 
I)  Resta,  Filza,  e  da  taluni  anche  Corona,  dicesi 
de' fichi,   funghi,  castagne,  nocciuole  ed  altro 
infilzati  con  refe  o  spago. 
—  de  pan  V.  Pan. 
S  A  rèste;  A  picce  V.  questa  locuz.  nei  Dizion. 
S  PiQgià  ùnn-a  boccia  cianta  o  de  rèsta;  Truccar 
in  pieno  o  di  colta  una  pallottola  o  boccia  V. 
Cianlà. 
Resta  v.  n.  Restare,  Rimanere,  Avanzare. 
»  Restare,  Rimanere,  per  Fermarsi  a  stare:  Scià 


reste  a  disnd  con  mi;  Resti  o  Rimanga  a  pranzo 
con  me. 

—  a  denti  secchi  V.  Dente. 

—  a  pan  domandóu  V.  Pan. 

—  bòxardo;  Toccar  una  smentita. 

—  chéulto ;  Rimaner  colto,  mutolo,  senza  parole; 
Allibbire,  Cagliare,  Baire,  Sbaire. 

—  c'ùnn-a  magna  de  mósche  V.  Mósca, 

—  c'ùn  panno  de  naso  V.  Naso. 

—  d'accordio;  Restar  d'accordo,  Restar  in  appun- 
tamento: Accordarsi,  Concertarsi.  Ove  si  tratti 
d'accordo  segreto,  dicesi  Indettarsi. 

—  de  d'dto  0  de  sótto;  Rimaner  al  di  sopra  o  al 
di  sotto,  vale  figurai.  Ottener  vittoria  o  Ripor- 
tare perdita. 

-■■  de  stucco;  Rimaner  di  sasso.  Impietrire:  Restar 
stordito,  sbalordito,  sopraffatto  da  eccessivo  stu- 
pore 0  maraviglia. 

—  in  camixa  V.  Camixa. 

■—  in  credito;  Restar  ad  avere,  Rimaner  creditore. 

—  indeciso;  Rimaner  in  pendente,  cioè  indeciso, 
Essere  in  dubbio. 

--  inderré;  Restar  indietro,  figurai,  vale  Non  pro- 
gredire. Non  avanzare,  Non  acquistare. 

—  in  sce  l'àstrego  V.  Astrego. 

—  in  sciò  colpo;  Rimaner  morto  sul  fatto,  Morir 
di  subito. 

—  in  ta  góa  V.  Góa. 

—  in  tó  rattajéu,  in  tó  sacco /Rimaner  alla  stiaccia 
0  schiaccia.  Dar  nella  trappola,  figurai,  vale  Es- 
sere colto  nelle  insidio. 

—  mincionóu;  Restar  l'uccello,  Restare  al  falli- 
mento, Restar  brutto,  figurai,  vale  Restar  burlalo 
0  defraudato  nelle  sue  speranze. 

—  sensa  sangue  addosso;  Rimaner  senza  sangue, 
Non  rimaner  sangue  addosso,  vagliono  Avere 
grande  spavento. 

§  Morto  mi,  m' imbùzaro  de  chi  ghe  resta  V. 
Morto. 

g  Restdghe;  Rimanerci,  vale  Rimaner  morto  in  on 
fatto  qualunque;  e  talora  Rimaner  schernito,  bur- 
lalo 0  colto  in  qualche  chiapparello. 
Restituì  V.  a.  Restituire,  Rendere  V.  Rende 

nel  1°  significalo. 
Restitùzióu  s.  f.  Restituzione,  Rendimento: 

Il  restituire. 
Rrèsto  s.  m.  Resto,  Restante,  Rimanente,  Avanzo, 
Residuo. 

t)  Resto,  per  Quel  che  avanza  del  denaro  sopra 
una  spesa  fatta. 

S  A  chi  s'accatta  questo  rèsto;  Al  mi' resto,  so- 
gliono dire  i  Venditori  di  certe  derrate  per  in- 
vitare la  gente  a  comperare  quel  tanto  che  loro 
rimane  da  vendere  di  essa  derrata. 

g  Daghe  a-o  rèsto;  Far  del  resto  V.  Dà. 

g  Dà  0  rèsto  d5  carlin  V.  Carlin. 

tt  —  ó  50  rèsto  a  ùnn-a  persónn-a;  Dar  ad  al- 
cuno il  suo  resi»,  vale  Fargli  quel  che  merita, 
Dargli  il  suo  conto  appuntino ,  e  dicesi  per  lo 
più  ironicamente. 

S  Do  rèsto;  Del  resto.  Nel  resto.  Del  restante, 

.    Del  0  Nel  rimanente.  Posto  avv.  vale   Per  ciò 

che  spetta  alle  altre  cose.  Quanto  a  quello  che 

resta  a  dire. 

X^estirinze  v.  a.  Restrìngere ,  Restrignere , 

Ridurre  a  meno.  Abbreviare,  Compendiare,  ecc. 

g  fìestrinxise  a  fa  ùnn-a  cosa;  Ristringersi  a  far 
nna  cosa,  vale  Non  voler  estendersi  a  far  che  quella. 


RET 


REtr 


U^ 


n  —  in  ^5  spende;  Ristrignersi  nello  spendere, 
Moderarsi  nelle  spese,  Cominciare  a  spender  poco. 
Restugrg'io  s.  m.  Ristoppio.  Voce  del  con- 
tado: Quella  parte  della  paglia  bailuta,che,  es- 
sendo tratto  il  frutto,  resta  in  siill'aja,  nella  quale 
riman  sempre  qualche  granello;  dicesi  anche 
Paiiliuolo  e  Viglinolo. 
Resùz*i*ezioii  s.  f.  Resurrezione  e  Risur- 
rezione: li  risorgere. 

S  Giorno  da  fìesùrreziSn;  Dì  della  Resurrezione, 
vale  La  Pasqua  maggiore,  ossia  II  giorno  in  cai 
è  risorto  il  Nostro  Redentore. 
!R>esùscità,  V.  a.  Risuscitare ,  Resuscitare , 
anlic.  Resncilare:  Render  la  vita  o  in  vita,  Ri- 
chiamar alla  vita,  Far  rivivere. 

«  Risuscitare,  figurai.  Far  risorgere,  Rimettere  in 
essere.  Far  ritornare  nel  primo  stato. 

n  —  In  signif.  neut.  Risorgere,  Ritornare  in  vita. 
Sorger  da  morte  a  vita. 

«  —  Figurai,  dicesi  di  Chi  caduto  in  miseria,  in 
peccato  0  in  {svilimento,  si  solleva  e  ritorna 
nello  stalo  di  prima. 
I^esveg'g'ià  V.  Addescid. 
Res'vegrS'ii^.  s.  m.  Sveglia:  La  squilla  degli 
orinoli  die  suona  a  tempo  determinato  per  {sve- 
gliare; dicesi  anche  Deslatojo.  Gli  oriuoli  che 
hanno  questa  sqnilla  diconsi  Orinoli  sonanti  o 
a  sveglia,  ed  anche  Sveglie  o  Svegliarini. 

fUetacco Canna  d'archibuso  spagnuola, 

così  forse  chiamata  perchè  composta  di  varj  pezzi 
uniti  insieme. 
Ttetass^^  V.  a.  Ritagliare:  Tagliare  a  pic- 
coli pezzetti,  Trinciare. 

n  Ritagliare,  metaf.  Tagliar  via,  Levare,  Sbattere, 
Diminuire,  Scemare  sul  prezzo. 
Retsig'g-io  s.  m.  Ritaglio:  Piccolo  pezzo  che 
si  leva  dalla  pezza,  da  nn  taglio,  o  avanzalo  nel 
tagliar  abiti  o  altro. 

S  Retaggi  de  pappe;  Trucioli:  Quelle  liste  di 
carta  a  modo  di  nastri  che  si  recidono  col  ferro 
(fwro  da  refidj  del  torcoletto  (caslellettoj  nel 
raffilare  ì  libri. 

«  —  de  pelle;  Limbelli,  Limbellucci:  Ritaglj  di 
pelle  falli  da' conciatori,  guantaj,  ecc.,  e  che 
ordinariam.  si  adoperano  per  far  colla. 
Retenze  v.  a.  Ritingere,  Rilignere:  Tingere 
di  nuovo  cosa  che  per  lungo  uso  o  per  altra 
cagione  abbia  perduto  il  suo  colore,  dandole  lo 
stesso  0  un  altro  colore. 
Retià  V.  a.  Ritirare ,  Ricettare ,  Raccogliere  : 
Dar  ricetto,  ricovero. 

w  Ritirare,  Ritrarre,  per  Tirar  in  dentro:  A  lù- 
massa  a  l'ha  retióu  e  come;  La  lumaca  ri- 
tirò le  corna. 

n  —  per  Tirare  indietro,  Scostare,  Allontanare. 

n  —  per  Ritogliere  checchessia  da  un  luogo  dove 
era  stato  esposto,  o  di  mano  a  coloro  cui  era 
slato  consegnato. 

Il  —  Parlandosi  di  danari,  vale  Riscuoterli,  che 
anche  dicesi  Arritirare. 

«  —  .Melaf.  vale  Fw  desistere,  Rimuovere,  Fare 
mutar  voglia,  pensiero,  ecc. 

—  a  neive;  Spalar  la  neve  (da  pala). 

—  a  so  parolla;  Disimpegnarsi  della  parola. 

—  e  truppe;  Ritirar  l'esercito:  Farlo  tornare  in- 
dietro dal  luogo  dov'è. 

—  t  dince  da-o  zéugo  ;  Dar   beccare  alla  putta  : 
Riporre,  in  gìnocando,  parte  di  qne' denari  che 


son  destinati  a  stare  in  giuoco,  o  per  non  ri- 
perderli,  0  per  fingere  d'aver  vinto  meno. 
S  Retiàse  n.  p.  Ritirarsi,  Ritrarsi  :  Tirarsi  indietro, 

Scostarsi,  Allontanarsi;  e  talora  Andarsene, 
n  —  per  Tornare  indietro,  Retrocedere:  L'arma^ 
visto  ó  nemigo^  a  s'è  rvtid;  L'armata,  visto  il 
nemico,  si  ritirò, 
n  —  per  Mutar  di  pensiero,  Pentirsi,  Rimnoversi 
da  un  -proposito.  Desistere  da  quello  che  l'uomo 
ha  cominciato  o  promesso. 
•1  —  Parlandosi  di  panno,  pelle,  tela,  ecc.,  vale 

Ristringersi,  Raccontarsi,  Rientrare  in  sé. 
I)  Parlandosi  di  nervi,  vale  Raccorciarsi,  Ritrarsi, 
Rattrappire. 

Retio  s.  m.  Ritiro:  Luogo  solitario  e  appartato. 
M  Ritiro,  per  Luogo  dove  si  mettono  le  fanciulle 
che  non  vogliono  far  la  volontà  de'  loro  genitori. 
S  Dd  ó  retto  a  un  iìnpiegóii  V.  Dd. 

Ketióix  p.  pass.  Ritirato,  da  Ritirare  V.  Retid. 
S  Ommo  retióu;  Uomo  ritiralo,  vale  Uomo  che 

conversa  o  usa  poco  cogli  altri. 
S  Sid  retióu;  Star  ritirato.  Star  in  sul  noce,  di- 
cesi di  Coloro,  che,  temendo  di  essere  presi  per 
debiti  0  per  altra  paura,  non  ardiscono  di  uscire, 
di  capitare  in  piazza. 
S  Vitta  retid;  Vita  ritirata,  vale  Vita  solitaria, 
appartata. 

Pie  tocca  V.  Ritoccd. 

Hetràbio  s.  m.  Ritravio.  T.  cari.  Arnese 
composto  d'un  pezzo  d'assicella,  nel  cui  mezzo 
è  perpendicolarmente  piantato  un  lungo  manico. 
Col  rilravio  si  va  agitando  e  rimestando  nelle 
secchie  il  pesto  nell'atto  di  farlo  passare  nel  lino. 

!Reti*il>ui  V.  a.  Retribuire  e  Ritribuire:  Ren- 
dere la  mercede,  il  contraccambio;  Ricoinpen- 
sare,  Rimeritare,  Contraccambiare  benefizj. 

Retiribùzion  s.  f.  Retribuzione  e  Ritribu- 
zione,  Retribuimento,  Mercede,  Ricompensa, 
Compensazione,  Contraccambio,  Guiderdone. 

Retrocede  v.  n.  Retrocedere:  Tornare  in- 
dietro. Indietreggiare,  Ritirarsi. 

-Retrocessiòn  s.  f.  Retrocessione,  Retro- 
cedimenio: Il  retrocedere;  ed  anche  Resliluzione 
(s'intende  di  ciò  ch'era  slato  ceduto). 

I^ettificà  V.  a.  Rettificare:  Riordinare,  Ag- 
giustare, Correggere,  Emendare. 

Rettificazioii  s.  f.  Rettificazione,  Rettifi- 
camento:  Il  rettificare;  Emendazione,  Correzione. 

Retto  s.  m.  Rettore:  Colui  che  regge,  Direttore. 
«  Rettore,  per  Ecclesastico  beneficiato  che  regge 
una  Rettorìa;  quasi  lo  slesso  che  Parroco. 

Rettola;  s.  f.  Rettorìa:  Governo,  Ufficio  del 
Rettore. 
n  Rettoria,  dicesi  anche  per  Chiesa  parrocchiale  o 
beneficiale. 

Réua  s.  f.  Ruota  :  Slrum.  ritondo  di  più  sorte, 
il  quale  volgendosi  in  giro  serve  a  moltissimi 
usi  in  tutte  le  arti  meccaniche.  Sonvi  Ruote  a 
denti  0  dentate,  Ruote  a  sega.  Ruote  a  stella, 
idrauliche,  a  cassetta,  a  pale,  ecc. 

Nel  congegno  degli  orologi  si  distinguono  le 
seguenti ,  delle  quali  non  accenno  che  il  nome, 
tralasciandone  la  descrizione  :  Primma  réua , 
Prima  ruota  o  Ruota  della  piramide;  Réua  dp 
mezo,  Ruota  di  centro  o  seconda;  Terza  rewa. 
Ruota  terza;  Réua  corSnn-a,  Ruota  corona  o 
Ruota  quarta;  Réua  de  lancette  di  óe,  Ruota 
cannona  o  Ruota  delle  ore;  Réua  de  rimando^ 


«50 


REU 


REU 


Ruota  di  scambio  ;  Réua  dS  cricchetto,  Ruolino 
delia  caricatura;  Réua  cl5  registro,  Ruota  del 
registro. 

»  Ruota.  T.  mar:  Chiamansi  così  Due  pezzi  di 
costruzione  che  formano  una  parte  del  castello 
sia  di  poppa  che  di  prora.  Quel  di  poppa,  detto 
Ruota  di  poppa  o  Dritto  di  poppa,  è  Un  pezzo 
rettilineo  che  si  pianta  sull'estremità  poppiera 
della  chiglia,  ed  al  quale  va  incardinato  il  timone; 
Quel  di  prora,  detto  Ruota  di  prora,  è  Un  pezzo 
alquanto  curvo  che  piantasi  sull'estremiià  pro- 
diera della  chiglia,  della  quale  è  come  una  con- 
tinuazione che  volge  all'  insiì  e  forma  la  prua 
della  nave. 

n  Girandola.  T.  pirotecn.  Ruota  di  fuochi  artifi- 
ziali  che,  appiccandovi  il  fuoco,  gira. 

—  da  fortùnn-u;  Ruota  della  fortuna,  metaf.  per 
Ciò  che  si  attribuisce  alla  fortuna. 

—  da  taggia;  Girella  della  carrucola   V.  Taggia. 

—  de  carosse,  cari,  ecc.;  Ruota,  e  comunem.  al 
plur.  Ruote.  Le  ruote  davanti  della  carrozza, 
molto  più  piccole  che  quelle  di  dietro,  (fioonsi 
Rotini. 

—  dò  cùrletto;  Ruota  del  filatojo  V.  Cùrletto. 

—  dò  letto;  Ruote  semplici  (al  plur".):  Quattro  pic- 
cole girelle  di  legno  duro  ovv.  d'ottone,  incas- 
sale per  coltello  e  imperniate  da  ciascun  lato 
de'  quattro  piedi  della  lettiera  (scaffo  dS  letto); 
esse  non  hanno  se  non  un  moto  rettilineo  e 
girano  sulle  guide  o  canali  (cannce).  -  Ruote 
matte  o  Ruote  pazze  diconsi  Quelle  imperniate 
egualmente  in  ciascuno  de'  piedi  del  letto,  d'un 
seggiolone,  d'un  tavolino,  ecc.,  ma  che  possono 
volgersi  egualmente  in  ogni  verso. 

—  dò  spóu;  Ruota  del  frullino  V.  Spóu. 

—  dò  timón;  Riota  del  timone.  T.  mar.  Tornio 
orizzontale,  al  cui  asse  si  avvolge  il  freno  del 
limone,  che  vien  mosso  coli' applicazione  della 
forza  delle  mani  alle  caviglie  piantate  intorno 
alla  circonferenza  della  ruota  del  tornio  slesso. 

%  A  so  lengua  a  l'è  ùnn-a  réua  de  moin;  Egli 
ha  più  paiole  che  m  leggìo,  Favella  sine  fine 
dicentes,  Gracchia,  Cinguetta,  Tatlamella. 
%  Con  trce  rène  5  caro  ò  nò  péu  andd  ;  II  carro 

non  va  con  cinque  ruote.  Prov.  assai   chiaro. 
S  Pignon  da  réua  de  carosse;  Mozzo  V.  Pignòn. 
Reùdo  add.  Intirizzalo.  Voce  del  contado  V. 

Réddeno  nel  1°  e  3°  significato. 
Reuma,  s.  m.  Reuma.  T.  nied.  e  nosol.  Genere 
di  malattia  che  si  distingue  per  dolori  vaganti 
da  una  parte  all'altra,  dipendente  per  lo  più  da 
raffreddamento. 
Reùnia^tisnio  s.  m.  Reumatismo.  T.  med. 
e  nosol.  Sorla  di  malattia  che  consiste   in   un 
dolore  continuo  nelle  articolazioni  e  ne'  muscoli. 
Reno  s.  m.  Cerchio,  Circolo,  Giro. 
t)  Cerchio  e  con  v.  gr.  Enciclio:   Quello   che  fa 
l'acqua  gettandovi  on  sasso. 

—  de persònn-c ;  Cerchio,  Circolo,  Capannello:  Adu- 
nanza di  più  persone  discorrenti  insieme. 

Retktà.  V.  n.  Ruttare,  Eruttare,  Trar  rulli,  Ar- 
corcggiare:  Mandar  fuori  per  la  bocca  il  vento 
che  è  nello  sloaxaiCO.  -  Rat teggiare.  Il  rullare 
frequentemente. 

Iteùto  s.  m.  Rutto  :  Vento  che  dallo  stomaco 
si  manda  fuori  per  la  bocca  con  isconcio  suono. 

l^iévLxa,  s.  f.  Rosa.  T.  boi.  Rosa  centifolia.  Fiore 
odoroso  conosciulissimo ,  ordìnariam.  di  colore 


vermiglio  poco  carico,  che  nasce  sopra  un  ar- 
busto armalo  di  spine,  detto  Rosajo.  Havvene 
di  più  specie  e  di  più  colori,  come  bianche, 
rosse,  gialle,  ecc.,  di  Francia,  d'ogni  mese,  sal- 
vai iche,  ecc. 

—  bansiana ....  T.  boi.  Rosa  bancksiana.  Specie 
di  rosa  rampicante,  i  cui  piccoli  fiori  sono  dis- 
posli  lungo  i  rami  a  piccoli  mazzetti;  i  colori 
più  comuni  sono  o  bianco  o  giallo.  Havvi  altra  spe- 
cie congenere  a  fiori  rossi  della  Rosa  multi  flora. 

—  da  teppa  0  muscósa;  Rosa  borraccina.  T.  boi. 
Rosa  muscósa.  Varietà  della  flosci  centifolia, 
così  chiamala  perchè  ricoperta  di  quel  musco, 
che  i  Tose,  dicono  volgarm.  Borraccina. 

—  d'India;  Altea  rossa,  Malva  rosea,  Malva  rosoni, 
Malvone,  ecc.  V.  Altea  nel  "2"  significato. 

—  dò  Bengalla;  Rosa  sempre  florida:  La  Rosa 
bengalensis  di  Persoon. 

—  gianca;  Rosa  bianca,  detta  da' Sistematici  Rosa 
alba. 

—  incarnatta;  Rosa  imbalconata  o  incarnata:  Rosa 
bianca  tinta  di  rosso  o  rosa  di  color  rosso  pal- 
lido. Fu  detta  Rosa  imbalconala,  perchè  quando 
giunsero  tali  sorte  di  rose  ne'  nostri  paesi,  eran 
tenute  in  tanto  pregio  che  chi  ne  aveva  mette - 
vale  su' bafconi  qual  cosa  rara. 

—  móscajatta;  Rosa  dammaschina  o  damascena  : 
La  Rosa  moschata  de'  Botanici. 

—  sarvcega;  Rosa  canina  o  Rosa  salvalica,  Rosa 
di  macchia,  Roselline  di  macchia.  Roselline  di 
pruno.  T,  hot.  Rosa  agrestis.  Pianta  che  ha  gli 
steli  lisci,  con  pungiglioni  ricurvi,  lunghi,  spesso 
opposti;  le  foglie  ovate,  d'un  verde  lucido,  lisce; 
i  fiori  bianchi,  poco  odorosi,  scempj.  Fiorisce 
in  primavera ,  e  rinviensi  nelle  campagne  in 
luoghi  incoiti.   È  comunissima. 

—  té;  Rosa  Ihe.  T.  boi.  Rosa  indica.  Specie  di 
rosa  particolare  introdotta  da  non  molti  anni  in 
Europa. 

S  JSgua  de  réuza;  Acqua  rosa  o  rosata:  Acqua 
tratta  per  distillazione  dalle  rose. 

S  Co  de  réuza  ;  Roseo,  Rosaceo,  Rosalo  :  Di  color 
della  rosa. 

3  Ése  rósso  e  fresco  camme  ùnn-a  réuza;  Es- 
sere latte  e  sangue,  Esser  fresco  come  rosa, 
dicesi  di  Persona  avvistala  e  di  bel  colore. 

g  Mei  réuza;  Mela  rosa:  Una  varietà  della  mela. 

S  Nò  gh'é  réuza  sensa  spinn-c  ;  Non  v'è  rosa 
senza  spine  ovv.  Ogni  rosa  ha  le  sue  spine.  Prov. 
che  vaie  Non  potersi  aver  il  bene  senza  pena 
e  senza  mistura  di  male. 

S  Pommo  de  réuza;  Bottone:  La  rosa  non  an- 
cora aperta. 

§  Sciapo  de  réuza;  Sciroppo  rosato,  cioè  fatto 
con  infusione  di  rose. 

g  Se  saan  réuze  scioiàn;  S'ella  è  rosa  fiorirà, 
s'ella  è  spina  pugnerà,  ovv.  S'ella  è  rosa  deve 
fiorire  avanti  giugno.  Prov.  che  vale  Dall'esito 
si  conoscerà  la  cosa. 
Réuza,  s.  f.  Rosa.  T.  milit.  e  dell'uso.  Quel 
numero  più  o  meno  grande  di  nomi  di  persone 
presentate  ad  un  tal  grado  militare,  e  tra' quali 
quegli  cui  spella  sceglie. 

—  di  venti;  Rosa  de' venti.  T.  mar.  È  un  Carton- 
cino circolare  che  si  adatta  e  si  ferma  sopra 
l'ago  della  bussola,  nel  quale  sono  segnate  alla 
circonferenza  le  iniziali  de'  nomi  de'  venti. 

—  d'óu;  Rosa  d'oro:  Quel  fior  d'oro  in  forma  di 


REV 


REZ 


651 


rosa  che  il  Papa  benedice  la  qoarta  domenica 
di  quaresima  per  mandare  ai  principi. 
Revedde  v.  a.  Rivedere,  Ripassare,  Rileg- 
gere, Esaminar  di  nuovo. 
B  Rivedere,  figar.  per  Recere,  Vomitare  V.  Vomita. 

—  i  cónti;  Rivedere  i  conli,  le  ragioni  o  le  par- 
tile V.  Repassd. 

—  un  scrilo,  un  Ubbro,  ecc.  ;  Rivedere  una  scrit- 
tura, un  libro,  ecc.,  vale  Considerarlo  pe"*  la  cor- 
rezione, ed  anche  Esaminarlo  per  veder  se  pecca 
contro  la  religione,  il  governo  o  i  buoni  costumi. 

Iteveg-ui  V.  Rinvegni. 

!Re'veise  (^Aj;  A  rivederci.  Modo  di  saluto 
che  si  fa  partendo  da  una  persona. 

X^e-v-endaJ^éua,  s.  f.  Trecca,  Treccola  V. 
Begattònn-a. 

I^evende  v.  a.  Rivendere  :  Di  nuovo  vendere. 

Reventa  v.  n.  Stentare,  Faticare,  Affacchi- 
narsi :  Durar  fatica ,  Consumarsi  per  soverchio 
lavoro.  Dallo  spagn.  Revenlar. 

I^e>^ei*d.ixe  s.  f.  Luppolo.  T.  bot.  Humulus 
lupulus.  Pianta  rampicante  che  nasce  nelle  siepi, 
lungo  le  strade  e  sugli  orli  de'  ruscelli  ;  fiorisce 
dal  giugno  all'agosto.  Il  suo  frutto  serve  alla 
composizione  d>>lla  birra;  e  nella  sua  radice  si 
sperimentano  tutte  le  viriti  che  si  attribuiscono 
alla  Salsapariglia  che  ci  vi6n  portata  dalle  Indie 
occidentali. 

Reversà  v.  a.  Rovesciare:  Comunem.  usasi 
da  noi  per  Distendere  in  terra,  in  letto  e  sim. 
S  Reversàse  V.  Arreversàse. 

Reverso  s.  m.  Rovescio,  Saja  rovescia:  Specie 
di  pannolano  che  ha  il  pelo  lungo  da  rovescio. 

—  dò  timón;  Rovescio  del  timone  V.  Ttmon. 

%  Batte  5  reverso;  Contrariare,  Opporsi,  Contrad- 
dire, Avversare  V.  Batte. 
S  Piggid  S  reverso;  Adontarsi  V.  Piggià. 

I^eversòn  s.  m.  Rovescione  V.  Siòldn. 

Rrevèrteg-a  s.  f.  Collarino:  Striscia  di  tela 
azzurra  che  si  porta  al  collare  de' preti. 

Revertegràse  n.  p.  Sbracciarsi,  Rimboc- 
carsi le  mnmche  della  camicia  o  del  sovrapposto 
vestito.  Voce  del  contado. 

Revezzéu  s.  m.  Crusca,  Semola:  Le  parti 
della  buccia  del  grano  macinato  sceverate  da 
quasi  tutta  la  farina.  In  molti  paesi  della  Liguria 
dicesi  Revezzéu  il  cruschello  (  bùgatléua  V. 
questa  voce  al  '2°  significato). 

Re'vezzou  (AnJà  in);  Andar  in  dileguo  V. 
Amia. 

Revià  v.  n.  Rinvitare.  T.  del  giuoco  di  carte. 
Far  un  secondo  invilo,  ossia  Invitare  a  giocare 
una  posta  maggiore  di  quella  proposta  dagli 
altri  ginocatori. 

Revinoita  s.  f.  Rivincita:  lu  terra,  di  giuoco 
è  La  seconda  parlila  che  il  giuocatore  accorda 
al  suo  avversario,  onde  riscattarsi  da  quolla  per- 
duta; allrim.  Ricatto  e  Riscatto, 
n  Ricatto  e  Riscatto,  per  Pariglia,  Vende-la,  cioè 

Il  contraccambio  deiroff"sa  ricevuta. 
S  Dà  a  revincita  a  un;  Dar  la  rivincila  a  ano, 
si  dice  comunem.  per  Seguitare  a  giuocarj  avendo 
egli  pprdiilo,  affinchè  possa  aver  agio  li  rivin- 
cere; e  figurai.  Ricattarsi,  Render  la  pariglia. 
Vendicarsi  d'un'  ingiuria  patita. 
$  Domanda  a  revincita;  Chiamara  il  ricallo  o 
la  rivincila:  Il  cercare  di  rivincere  al  giuoco, 
facendo  una  seconda  parlila. 


S  Voeì  a  revincita;  Voler  la  rivincita:  Volere 
chi  ha  perduto  giuocare  un'  altra  volta  per  ri- 
cattarsi. 

Itevio  s.  m.  Rinvilo.  T.  del  giuoco  di  carte. 
Secondo  invito  ossia  Accrescimento  di  posta  su 
quella  a  cui  invitarono  gli  altri  ginocatori. 

Revira  v.  n.  Rivirare.  T.  mar.  Virar  di  bordo 
una  seconda  volta  e  rimettersi  sul  bordo,  sul 
qiale  si  era  avanti  di  virare  la  prima  volta. 

Revisò  s.  m.  Revisore,  Censore:  Colui  che 
è  destinalo  a  rivedere  ed  esaminare  ciò  che  dee 
stamparsi  o  rappresentarsi  e  che  ne  dà  licenza 
quando  lo  meriti. 

—  di  cónti;  Ragioniere:  Chi  ha  l'nflSzio  di  rive- 
dere i  conli. 

Revista  s.  f.  Rivista,  Rassegna,  dicesi  nella 
Milizia  L'esame  che  si  fa  de' soldati,  per  vedere 
se  nulla  manca  alla  loro  montura  ed  al  loro 
armamento,  ed  anche  se  tutti  si  trovino  nel 
luogo  assegnato. 
S  Passa  a  revista  ;  Passare  a  rassegna,  nella  Mi- 
lizia vale  Portarsi  al  luogo  della  rassegna ,  ed 
essere  rassegnato  dall' ispettore. 

Re  vi  ve  V.   n.   Rivivere  :   Tornare  a   vivere , 
Risorgere. 
S  Fàrevivc  ùnn-a  cosa;  Far  rivivere  alcuna  cosa, 
vale  Farla  tornare  sul  suo  primo  stato.  Ravvi- 
varla, Rivocarla  a  vita. 

Revixión  s.  f.  Revisione,  Rivedimcnto,  Di- 
samina. 

—  d'ÙH  libbra,  d'ùnn-a  stampa,  ecc.;  Revisione  di 
un  libro,  d'una  stampa,  d'una  scrittura  e  sim., 
dicesi  L'esame  che  se  ne  fa  dalle  Autorità  prima 
di  permetterne  la  stampa,  la  vendita,  ecc;  ed 
anche  L'uffizio  in  cui  si  rivedono  le  scritture,  le 
slampe,  ecc.  prima  di  stamparle  o  rappresentarle. 

Revolùzión.  V.  Rivolìiziòn. 
Rexinn-a  s.  f.  Ragia  e  alla  lai.  Resina:  Umor 
viscoso  ch'esce  del  pino,  dell'abeto,  dell'arcipresso 
e  di  simili  alberi  resinosi. 
Resinóso  add.  Ragioso  e  alla  lat.  Resinoso  : 

Che  produce  ragia  e  che  ne  contiene. 

Reze  v.  a.  Reggere  V.  Arreze  ne'  suoi  varj  signif. 

11  Reggere,  per  Governare,  Regolare,  Guidare. 

n  —  In  sisnif.  neutro  per  Sofferire,  Comportare: 

Mi  nò  ghc  posso  reze;  Io  non  posso  reggervi. 

Il  —  per  Durare  semplicemente:  Questo  governo 

d  nò  péu  reze;  Questo  governo  non  può  reggere. 

—  u-o  martello;  Reggere  al  martello,  si  dice  dei 
metalli  che  col  batterli  si  distendono  senza 
romperli. 

—  a  préuva;  Reggere  alla  prova,  ecc.  V.  Resciste. 

—  à  veja;  Reggere  alla  vela.  T.  mar.  Si  dice  di 
Un  bastimento,  che  può  sostenere,  senza  sbandare 
soverchiam.,  molla  forza  di  vele  spiegale;  il  che 
dipende  dalla  costruzione,  dallo  stivag^^io  e  dalla 
proporzione  nell'  altezza  e  ampiezza  delle  vele. 

S  Co  chi  reze;  Color  che  regge  V.  Resciste. 
S  Rézise  n.  p.  Reggersi,  Sostenersi;  talora   vale 
Mantenersi,  Nutrirsi,  è  talora   Trattarsi    nobil- 
mente. Star  sulle  sue. 
Il  Reggersi ,  usasi  anche  per   Durar  resistendo   a 

checchessia,  da  cui  sia  malagevole  ripararsi. 
I)  —  Per  gli  altri  significali  V.  Arrézise  in  Arreze. 
Rezegrà  V.  Arrezegà. 
I^ezeg'oso  V.  Reizegòso. 
Rezidoi  s.  m.  pi.  Arreggidon.  T.  tnar.  Rarili 
vuoti  che  si  legano  fortemente  alla  gomena  di 


652 


RIB 


RIO 


tratto  in  trailo  per  sostenerla  galleggiante  sicché 
non  tocchi  il  fondo;  e  se  questo  è  di  roccia  o 
di  corallo,  non  vi  sia  logorata  o  tagliata. 

Heziòu  s.  f.  Pane  di  munizione;  La  pagnotta 
che  serve  ad  alimentare  il  soldato  per  uno  o 
due  giorni. 

Rezìpéto  s.  m.  Reggipetto  V.  Sórvecollo. 

R>ezitiéle  s.  m.  Reggiiirelle.  T.  sella].  Ma- 
glie di  cuojo,  entro  cui  passano  le  tirelle  delle 
vellure,  e  servono  a  sorreggerle  V.  Tiele. 

Iibezxinze  v.  a.  Ricongiungere  :  Di  nuovo  con- 
giangere. 

Ria.  s.  m.  Fossatello,  Rigagno,  Rigàgnolo,  antic. 
Riale:  Piccolo  rivo  d'acqua. 

Hia^mmette  v.  a.  Riammettere:  Ammetter 
di  nuovo. 

Riaioquistà/  v.  a.  Riacquistare,  Racquislare: 
Recuperare  la  cosa  che  prima  si  possedeva,  sia 
essa  stata  perduta  o  tolta. 

niàn.  s.  m.  Rio,  Rivo,  Ruscello:  Piccola  cor- 
rente d'acqua. 

Rianetto  s.  m.  Rivoletto,  Rnscelletlo,  Ruscel- 
lino, Riiscelleltino.  Dimin.  di  Rivo,  di  Ruscello. 

Ril>a.lta>  s.  f.  Riballa:  Piano  della  scrivania, 
sul  quale  si  scrive,  e  che  è  mobile  su  maslielli 
per  poterlo  abbassare,  rialzar  e  chiudere  a  chiave. 
«  Riballa,  per  Quell'asse  infisso  co' gangheri  per  lo 
più  al  parapetto  d'una  finestra,  e  che  si  alza  e 
si  tiene  orizzontale  con  uno  o  due  contrafforti. 
«  —  per  Quell'asse  girevole  su  pernielli  che  si 
adatta  lungo  la  batteria  dei  lumi  d'un  teatro,  e 
che  si  alza  quando  sulla  scena  dee  comparire 
notte,  essendo  appunto  ordinata  a  impedire  che 
la  luce  si  getti  in  sul  palco. 
«  —  Parlandosi  di  Coperta  di  libro,  è  Un  pezzo, 
per  lo  più  triangolare,  della  pelle  o  della  carta- 
pecora che  si  fa  sopravanzare  da  una  delle  due 
parti  anteriori,  per  ripiegarla  sull'altra,  e  vi  si 
tiene  a  segno  mediante  uno  o  due  giri  di  un 
annesso  nastrino,  afiìnchè  il  libro,  massimamente 
se  è  da  portarsi  in  tasca,  non  sj  apra  da  sé,  e 
ne  rimangano  guasti  i  foglj. 

Ri1>a<ltà.  V.  n.  Ribaltare  e  Ribaltarsi:  Andare 
sossopra.  Rovesciarsi;  e  dicesi  specialmente  dei 
carri,  carrozze,  ecc. 

Rilbassà  v.  a.  Ribassare,  Rinviliare:  Scemare 
il  prezzo. 
Il  Ribassare,  Rinviliare,  detto  di  merci,  ed  usato 
in  signif.  neut. ,  vale  Scemare  di  prezzo,  cioè 
Vendersi  a  minor  prezzo  di  quello  onde  sono 
state  vendute  per  addietro. 

Rilbasso  s.  m. Ribasso,  Rin villo:  Scemamenlo 
di  prezzo:  0  gran  5  l'è  in  ribasso;  Il  grano 
è  in  ribasso,  in  rinvilio. 

Ii>il>a,ttezzà<  v.  a.  Ribattezzare:  Di  nuovo 
battezzare. 

Ribellasse  n.  p.  Ribellarsi  :  Partirsi  dall'obbe- 
dienza, Rivolgersi  contro,  Sollevarsi,  Tumultuare. 

Ri1:>elliò]i  s.  f.  Ribellione,  Ribellazione,  Ri- 
bellamento.  Rivolta,  Ammutinamento,  Sedizione, 
Sollevazione. 

Ril>es  s.  m.  Ribes:  Fruito  acido-dolce  notis- 
simo, fallo  a  grappolelli  come  l'uva,  prodotto 
da  una  pianta  dello  stesso  nome,  chiamala  dai 
Botanici  Ribes  robrum.  Ilavvi  anche  il  Ribes 
bianco  o  perlaio  (Ribes  album),  simile  al  Ribes 
rosso  0  comune,  ma  meno  saporito;  ed  il  Ribes 
nero  (Ribes  nigrumj,  ma  poco  conosciuto. 


Ri1>otta^  s.  f.  Gozzoviglia,  Gozzoviglio,  e  nel- 
l'uso anche  Ribolla:  Lieto  convito  di  più  amici 
insieme. 
$  Fa  ribolla;  Far  ribolla,  dicesi  nell'oso  dell'An- 
dare più  amici  a  far  lieto  e  grasso  convito  con 
allri  spassi  da  giovani. 
!Ril>otta  v.  n.  Goz/-ovigliare:  Far  gozzoviglia, 

Star  in  gozzoviglia  V.  Ribolla. 
Ributta  v.  n.  Ributtare,  Repugnare,  Ristuc- 
care, Nauseare  :  Fare  stomaco  o  schifo. 
Rica; va.  v.  a.  Ricavare,  Cavare,  Trarre,  Ri- 
trarre; e  comunem.  dicesi  delle  cose,  dalle  quali 
è  prodotto  qualche  utile. 
M  Ricavare,  figurai.  Rilevare,  Dedurre,  Desumere. 
"  —  per  Ricopiare  disegnando  o  dipingendo. 
Iticavo  s.  m.  Prodotto:  L'utile  che  si  ritrae 

da  qualche  cosa. 
Ricco  add.  e  sosl.  Ricco:  Che  ha   ricchezze; 
Dovizioso,  Benestante,  Agiato  di  beni  di  fortuna, 
di  rendila,  ecc. 
II  Ricco,  figurai,  per  Abbondante,  Copioso  di  chec- 
chessia. 
Il  —  Parlandosi  d'abito  o  vestito,  vale  Di  mollo 
pregio  e  valuta. 

—  c5mme    5  ma  ;   Ricco   sfondato   o   sfondolato. 
§  /  ricchi  e  i  sanli  s5n  fwti  ;  I  ricchi  e  i  santi 

sono  falli.  Dettalo  prov.  che  usasi  dire  per  di- 
notare Essere  al  giorno  d'  oggi  cosa  difficili»   il 
diventare  ricco. 
S  Nò  se  ven  ricchi  in  l'ùn  momenlo  ;  Il  fiume 
non  rigonfia  d'acqua  chiara,  dicesi  proverb.  di 
Coloro  che  presto  arricchiscono ,  perchè  si  so- 
spetta che  le  sùbite  ricchezze  non  vengano  per 
via  rolla. 
Rriccón.  s.  m.  Riccone,  Ricco  sfondalo  o  sfon- 
dolato. Acer,  di  Ricco. 
Riceg-à  V.  a.  Ripiegare:  Piegar  di  nuovo. 
Ri^eive  v.  a.  Ricevere:  Pigliare  e  accettare, 
0  per  amore  o  per  forza,  quello  che  è  dato  o 
presentalo. 
II  Ricevere,  per  Accogliere,  Ricettare,  Dar  ricetto. 
II  —  Dello  di  Compagnie,  Ordini^  ecc.,  vale  Am- 
mettere in  alcuno  di  essi. 
II  —  per  Dar  udienza,  Ammettere  a  sé:  Anchéu 
5  nò  ri^cive  nisciùn;  Oggi  non  riceve  nessuno. 

—  ben  nnn-a  persònn-a;  Accoglier  bene,  Far  buona 
accoglienza,  Far  lieto  vis^:  Ricevere  con  dimo- 
strazioni d'affclto,  Usar  cortesia. 

—  freido;  Accoglier  freddamente,  Far  freddo  ac- 
coglimpnlo. 

RÌ9ex>oa  s.  f.  Ricerca,  Ricercala,  Ricercamento, 
Cerca:  Il  ricercare;  Indagine,  Inquisizione,  Per- 
quisizione, ecc. 

Ri^eroatessa  s.  f.  Ricercatezza,  Aflfetta- 
zione  V.  A/fellazión. 

Ri^eroóa  add.  Ricercalo,  Affettalo,  Studialo, 
dicesi  di  Chi  usa  troppo  squisitezza  nel  vestire 
e  nel  parlare. 

I^i^etta  s.  f.  Ricella:  Esposizione  grafica  delle 
sostanze  che  debbono  entrare  in  un  medicamento; 
della  dose  in  cui  va  somministrala  caduna  di 
esse:  della  forma,  che  convien  dare  al  composto; 
del  modo,  col  quale  va  adoperato. 
Il  Ricelta,  si  dice  anche  II  pezzo  di  carta,  su  cui 
sta  scritta  l'ordinazione  del  medico. 

Ri^ettàse  ùnn-a  cosa,;  Riaccettarsi 
una  cosa:  Di  nuovo  accettarla,  Riprenderla  in- 
dietro. 


Rie 


RID 


653 


RÌ9e^ìinen.to  s.  m.  Ricevimento:  L'atto 
di  ricevere. 
"  Ricevimento,  per  Maniera  di  ricevere;  Accogli- 
mento, Accoglienza. 

R-igevitò  s.  m.  Ricevitore:  Chi  ha  carico  di 
ricevere. 

—  de  gabelle;  Recevitorc  della  gabella:  Titolo  di 
impiego  pubblico  di  Colui  che  è  preposto  a  da- 
ziare le  merci  che  passano  e  riscuoterne  il  dazio 
per  conto  della  finanza. 

—  dS lotto;  Ricevitore  e  Prenditore  del  lotto:  Colui 
che  dà  le  polizze  del  lotto  e  ne  riscuote  l'im- 
porto V.  Piggiòu. 

—  generale;  Ricevitore  generale,  altrim.  Tesoriere 
generale:  Quello,  nella  cui  cassa  tutti  i  ricevi- 
tori provinciali  versano  i  denari  riscossi  dagli 
esattori. 

Ri^e'vùa,  s.  f.  Ricevuta:  Confessione  che  si 
fa  per  via  di  scrittura  d'aver  ricevuto  una  cosa; 
Q'iìtanza. 

Hidiiédise  n.  p.  Richiedersi,  Cercarsi,  Do- 
mandarsi :  A'ò  se  richiede  che  inti-a  bònn-a 
voentce;  Non  si  richiede  che  una  buona  volontà. 
M  Richiedersi,  per  Esser  bisogno,  Occorrere,  Vo- 
lerci: Quante  cose  se  richiedan  pe..f  Quante 
cose  si  richieggono  per ...  ? 

Ilricin.  s.  m.  Rìcino.  T.  bot.  Ricinus  communis. 
Pianta  originaria  delle  Indie  «orientali ,  dal  cui 
seme  si  ricava  un  olio  antelmintico  e  purgativo, 
di  grand'uso  in  medicina;  altrim.  Palma  Christi. 

Ricla>iiia.  V.  n.  lìeclamare,  I{ichiamarsi:  Que- 
relarsi di  torto  ricevuto, 
it  Talvolta  usasi   per   Ripetere,  Domandare,  Esi- 
gere: Riclammo  ò  (celo  mce ;  Ripeto  il  fallo  mio. 

Rìcoa  s.  f.  Ruca,  lUichetta.  T.  bot.  Br astica 
ruca.  Pianta  erbacea,  di  sapore  acuto,  che  si 
coltiva  negli  orti  e  si  mangia  per  insalata.  Fio- 
risce da!  maggio  al  giugno. 

IRìcog'iiiziòii  s.  f.  Ricognizione,  Riconosci- 
mento: li  riconoscere,  Verificazione. 

Ricomensa.  v.  a.  Ricominciare.  Rincomin- 
ciare, Riprincipiare:  Cominciare  o  Principiar  di 
nuovo,  Ripigliare  a  fare  ciò  che  si  era  già  fatto, 
Ripigliare  il  lavoro,  ecc. 

Ricompa^x*!  v.  n.  Ricomparire,  Riapparire: 
Di  nuovo  comparire  o  apparire. 

Ricompensa,  v.  a.  Ricompensare:  Dare  o 
Rendere  la  ricompensa  o  la  mercede  meritala; 
Rimunerare,  Rimeritare,  Guiderdonare,  Premiare, 
Retribuire. 

Ricoiicilia.se  n.  p.  Riconciliarsi,  Raccon- 
ciliafsi:  Tornare  amico.  Rappacificarsi,  Rappat- 
tumarsi, 
n  Riconciliarsi,  per  Ricevere  il  sagramenlo  della 
confessione,  ma  propriam.  si  dice  della  confes- 
sione de'  peccati  leggieri. 

R^iconciliaziòns.  f.  Riconciliazione,  Ri- 
conciliamento:  Amicizia  rifatta.  Parificazione. 

Riconosce  v.  a.  Riconoscere  e  Reconoscere, 
anticam.  Rrcognoscere:  Revocare  alla  memoria 
l'idea,  l'immagine  d'una  cosa  o  persona  già  co- 
nosciuta; Ravvisare,  Rnffignrare. 
n  Riconoscere,  per  Vedere,  Osservare,  Conoscere, 
Riscontrare:  Vegnt  a  riconósce  a  vostra  roba; 
Venite  a  riconoscere  la  roba  vostra. 
«  —  In  Marin.  vale  Prender  conoscenza  d'un'isola, 
d'una  terra  o  d'una  nave,  avvicinandovisi  più  o 
meno  per  riconoscere  la  loro  entità. 


—  che  ùnn-a  cosa  a  veti  da  un  ;  Conoscere  o  Ri- 
conoscere una  cosa  da  uno,  vale  Confessare  di 
averla  o  che  venga  da  lui  o  mediante   Ini. 

—  un  errò,  un  peccóu.  ecc.;  Riconoscere  an  fallo, 
un  peccato  e  sim.,  vale  Confessarlo. 

—  ùnn-a  persònn-a  d'un  servixo  faelo;  Ricono- 
scere alcuno,  vale  Moslrarsegli  grato  della  fatica 
e  dell'opera  sua  con  qualche  premio;  Contrac- 
cambiarlo, Ricompensarlo,  Rimunerarlo,  Guider- 
donarlo. 

—  un  paise,  ùnn-a  forlessa,  ecc.;  Riconoscere  un 
paese,  una  fortezza,  una  batteria  e  sim.,  nel- 
l'Arte milit.  vale  Andare  a  vedere  in  che  stato 
e  termini  si  trovino. 

—  un  pe  sùpejò,  ecc.;  Riconoscere  alcuno  per  su- 
periore, per  signore  e  simili,  vale  Accettarlo, 
Sottoporglisi. 

—  un  principe,  un  Stato,  ecc.;  Riconoscere  un 
principe,  uno  Stato,  ecc.,  in  politica  vale  Di- 
chiarare che  si  reputa  essere  dirittamente  tale 
quale  esso  s'intitola,  e  consentire  di  trattarci 
per  via  diplomatica. 

Ricopia.  V.  Recopià. 

Ricorri  v.  n.  Ricorrere  :  Andare  a  chiedere 
ajuto,  prolezione,  appoggio,  sostegno,  consiglio 
ad  alcuno.  Indirizzarsi  ad  alcuno  per  ottenere 
alcuna  cosa, 
n  Ricorrere,  si  dice  anche  dell'Aver  ricorso  alle 
cose  che  ci  possono  giovare  o  porger  qualche 
lume  0  ajuto  nel  bisogno, 
n  —  per  Richiamarsi  presso  i  Tribunali,  perchè 
ci  sia  falla  giustizia. 

Rrioovera  v.  a.  Ricoverare  e  per  sinc.  Rico- 
vrare,  Ricettare,  Raccettare:  Dar  ricetto,  ricovero. 
S  Ricoveràse  n.  p.  Ricoverarsi,  Ricovrarsi,  Rifu- 
giarsi, Ripararsi. 

Ricrea  v.  a.  Ricreare,  Refrigerare,  Confortare: 
Dar  sollievo,  refrigerio,  conforto;  e  talora  Dar 
divertimento,  Sollazzare,  Trattenere  piacevolra. 
%  Ricreàse  n.  p.  Ricrearsi:  Prender  ristoro  dalle 
fatiche.  Riconfortarsi,  Prender  lena.  Sollevarsi, 
n  Ricrearsi,  Sollazzarsi,  Spassarsi,  Passar  noja,  Far 
diporto,  D  portarsi. 

Ricreazión  V.  Rccreaziòn. 

Rioùa  0  Pfcecùa  s.  f.  Ricurone.  T.  petlign. 
Spezie  di  lima  a  piramide,  con  doppia  denta- 
tura per  limare  il  pettine  daHa  parte  del  fino. 
Usano  questa  anche  i  Torniaj  in  legno,  ed  bav- 
vene  pure  delle  tonde. 

Ricupera  v.  a.  Ricuperare  e  Recuperare: 
Ritornare  in  possesso  della  cosa  perduta,  tolta 
0  alienala;  Racquistare. 

I^icùsà  v.  a.  Ricusare  e  Recusare,  Rifiutare 
V.  Refùd. 

I^idà  V.  a.  Dar  indietro,  Restituire,  Ritornare 
V.  Restituì. 

Ridonda  v.  n.  Ridondare,  Risultare,  Derivare, 
Procedere,  Venir  per  conseguenza. 

—  in  pregiìidizio ,  in  ònà,  in  vantaggio  d'un; 
Ridondare  in  pregiudizio,  in  onore,  in  vantaggio 
duno,  vale  Tornare  in  pregiudizio,  onore,  van- 
taggio ecc.  di  lui. 

Xlidùe  V.  a.  Ridurre  e  Riducere  :  Ricondurre, 
Far  ritornare:  Ho  fceto  tanto  che  l'ho  ridùto 
a  casa;  Tanto  operai  che  lo  ridussi  a  casa, 
n  Ridurre,  per  Mutare,  Tramutare,  Trasformare, 
Convertire:  Ridùe  un  regno  in  repuW/ica;  Ri- 
darre un  regno  in  repubblica. 


654 


{tifi 


RIF 


I»  —  Costringere,  Obbligare,  Sforzare:  L'han  ri- 
dùto  a-o  Silenzio;  L'hanno  ridotto  al  silenzio. 

n  —  per  Diminuire,  Sminuire,  Minorare,  cioè  Ri- 
durre il  grande  in  piccolo,  il  mollo  in  poco: 
A  compagnia  de  cent'ommi  l'han  l'idùta  a 
cinquanta;  Hanno  ridotto  la  compagnia  di  cento 
uomini  a  cinquanta. 

11  Muovere,  Piegare,  Indurre,  Disporre:  Ammice 
de  poeilo  ridùe;  Procurate  di  muoverlo. 

—  a  dispeazión;  Ridurre  alla  disperazione:  Render 
disperato. 

—  in  cattivo  stato  ùnn-a  cosa;  Far  mal  governo 
d'una  cosa:  Ridurla  in  pessimo  stato. 

—  in  scc  ràstrego;  Porre  uno  al  sole,  Ridarlo  al 
verde,  in  sul  lastrico,  in  sull'ammattonato,  va- 
gliono  Ridurlo  in  estrema  necessità.  Rovinarlo, 
Mandarlo  in  precipizio. 

—  un  cavallo;  Domare  un  cavallo. 

—  un  pesso  de  mùxica  pe  vioiin,  pe  chitàra,  ecc.; 
Ridurre  un  pezzo  di  musica  per  violino,  per 
chitarra  e  sim.,  vale  Adattarlo  a  tali  strumenti. 

S  Ridùise  n.  p.  Ridursi,  Limitarsi,  Ristringersi. 

Il  Ridursi,  per  Arrivare,  Sommare,  Giungere:  In 
tutti  se  ridùeivan  a  cento;  Fra  tutti  si  ridu- 
cevano a  cento. 

—  o  n«i»/e;  Risolversi,  Riuscire,  Ridursi  a  niente. 
litìdùto  s.  m.  Ridotto  e  Ridutto  :  Luogo  dove 

più  persone  si  riducono  (adunano)  per  conver- 
sare, giuocare  e  simili;  anticam.  Casa  o  Luogo 
pubblico  ad  uso  di  giuocare  a  giuochi  di  rischio; 
aitrim.  Bisca. 
Ridùasiòu  s.  f.  Riduzione,  Riducimento  :  Il 
ridurre. 

S  Quarte  de  ridùziòn  V.  Quarte. 
Riie  V.  n.  Ridere  :  Far  risa,  Mostrare  gioja,  al- 
legrezza. 

II  Ridere,  per  Rallegrarsi  :  N5  bezèugna  rie  dò  ma 
di  atri;  Non  bisogna  ridere  del  male  altrui. 

11  —  Metaf.  per  Far  bella  e  allegra  vista.  Render 
aspetto  ameno:  Rieiva  5  ce,  rieiva  a  tara  e 
l'universo  ;  Rideano  il  ciel,  la  terra  e  l'universo. 

11  —  per  Arridere,  Favorire  :  Fintanto  che  a  for- 
tùnn-a  a  ghe  rie;  Fintanto  che  la  sorte  gli  ride. 

11  —  Parlando  di  vesti,  vale  Incominciare  a  rom- 
persi 0  Essere  sdruscite  e  rotte  :  Questo  cappotto 
5  comenca  a  rie;  Questo  cappotto  comincia  a 
ridere. 

—  appréuvo  a  un;  Irridere,  Deridere,  Beffare, 
Schernire. 

—  ben  chi  rie  l'ùrtimo;  Ride  bene  chi  ride  l'ultimo. 
: —  camme  i  scemmi;  Ridere  agli  àgnoli,  vale  Ri- 
dere e  non  sapere  di  che. 

—  camme  un  matto;  Far  le  grasse  risa:  Ridere 
smoderatamente. 

-—  de  ninfe;  Far  quattrinaie  di  riso,  vale  Ridere 
per  poco  0  per  nulla. 

—  forte;  Ridere  squacqueratamente:  Ridere  con 
grande  strepito ,  sconciamente  e  colla  bocca 
spalancata. 

—  in  faccia  a  ùnn-a  persònn-a  ;  Ridere  ad  alcuno 
0  in  bocca  ad  alcnno,  dicesi  del  Mostrarsegli 
amico  per  ingannarlo. 

-~  in  scià  faccia;  RidT  sul  viso  0  in  faccia  altrui. 

—  sòtt'éuggio;  Rider  sotto  le  basette  o  sotto  I  baffi 
0  sotto  vento  o  sott'occhi  V.  Èuggio. 

%  Chi  me  véu  ben  me  fa  danze  e  chi  me  véu 

md  me  fa  rie  V.  Ben  (sost.). 
S  Chi  rie  de  venardì,  danze  in  domenega  \. danze. 


S  Chi  rie  dò  md  di  atri,  5  so  se  gh'approsdma 
V.  Approscimdse. 

S  Fd  rie;  Far  ridere:  Dar  cagione  di  riso. 

%  Fd  0  Di  M«M-a  cosa  pe  rie;  Fare  o  Dire  chec- 
chessia per  giuoco,  per  baja,  per  burla. 

S  Méttise  a  rie;  Mettersi  a  ridere  o  semplicem. 
Ridere. 

S  Piggidsela  in  rie;  Pigliar  in  giuoco,  in  burla 
0  a  gabbo  checchessia,  Far  dosso  dì  buffone. 

S  Ròba  da  fa  rie  i  pòllin;  Cosa  da  far  ridere  le 
telline  o  i  ranocchi  o  i  piedi  del  letto.  Cosa  da 
far  ridere  il  pianto,  dicesi  di  Cosa  o  Detto  in- 
sulso, degno  di  scherno,  mal  appropriato  e  sim. 

11  —  da  rie;  Cose  da  recarsele  in  baja,  da  non 
farne  il  minimo  caso. 

S  Vegnì  da  rie;  Mettersi  a  ridere. 

S  Riise  n.  p.  Ridersi,  Burlarsi,  Farsi  beffe:  Chi 
se  rie  de  mi,  mi  me  rio  de  lo;  Chi  si  ride 
di  me,  io  mi  rido  di  loro. 

Il  —  d' tinn-.i  cosa  ;  Metter  in  non  cale,  Non  far 
conto  di  checchessia,  Non  temer  grattaticelo. 

S  Riisene;  Ridersela,  dicesi  comunem.  da  chi  è 
sicuro  del  fatto  suo  e  non  teme  minaccia  o  al- 
tro; ed  anche  Quando,  accennatasi  qualche  cosa 
come  grave,  noi  vogliam  significare  che  non  ci 
dà  pensiero  nessuno:  Me  ne  rio;  Me  la  rido. 
Rie  3.  m,  Riso,  al  pi.  Risa,  ma  trovasi  anche 
Risi:  Molo  di  compiacenza,  d'allegria,  di  gio- 
vialità che  si  fa  colla  bocca. 

—  chi  non  arriva  manco  in  ta  góa;  Riso  che  non 
passa  dal  gozzo  in  giù,  cioè  Riso  di  complimenlo, 
a  cui  non  acconsente  il  cuore. 

—  sardonico;  Riso  sardonico:  Riso  sforzato,  amaro, 
dispettoso. 

S  Mette  a  pansa  pe  tcera  da-o  rie,  Piscidse  in 
ti  càsoin  da-o  rie,  Scciùppd  da-o  rie,  Sga- 
nascidse  da-o  rie;  Scompisciarsi,  Sbellicarsi, 
Smascellarsi,  Scoppiare,  Crepare,  Disfarsi  delle 
0  dalle  risa,  vagliono  Ridere  smoderalamente, 
sgangheratamente,  a  croscio,  all'abbandonata,  a 
risa  scarrucolale. 

S  Scappd  5  rie  ;  Entrar  nelle  risa,  Meltersi  a  ridere. 

S  Scciùppòn  de  rie;  Scoppio  o  Scroscio  di  risa. 
Riedifica,  v.  a.  Rieditìcare  e  Reditìcare,  Ri- 
fabbricare, Ricostruire. 
!Riepilos-à.  V.  a.  Riepilogare:  Ripigliare,  o 
Ricapitolare  con  brevità  le  cose  dette;  Epilogare, 
Far  epilogo. 
Riesci  V.  Riùsci. 

JECiferì  v.  à.  Riferire  e  Referire,  Riportare,  Rap- 
portare :  Ridire  quello  che  si  è  udito  o  visto. 

S  Andd  a  riferì  in  t'ùn  léugo;  Far  capo  o  Mei-      , 
lere  capo  in  un  luogo,  vale  Riuscirvi,  Rispon- 
dervi,  Sboccarvi,  e  dicesi  di  vie,  di   fiumi  e 
sim.  Dello  di  persone,  vale  Andarvi. 

S  Riferise  n.  p.  Riferirsi,  Aver  relazione,  Attenere. 

11  Riferirsi,  Rapportarsi:  Rimettersi  a  ciò  che  altri 
è  per  dire  o  per  fare. 
I^iffe  e  Ptaflfe  CTraj  ;  Dì  ruffa  in  raffa. 
Posto  avv.  col  V.  Guadagnare,  vale  Guadagnare 
ìnKiustamenle,  con  male  arti. 
Riflesción  s.  f.  R  flessione,  Reflessione:  Quel- 
l'operazione della  mente  che  riflette,  che  consi- 
dera, che  medita  attentamente  sopra  qualche  cosa. 

11  Riflessione,  dicesi  altresì  de' Pensieri,  delle  Con- 
siderazioni che  procedono  da  tale  operazione  della 
mente:  Riftescwin  morali,  dotte,  giusti scime , 
ecc.;  Riflessioni  morali,  dotte,  giustissime,  ecc. 


BIG 


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655 


—  da  lùxe;  Riflesso,  Reflessione,  Riflessione,  River- 
bero, Riverberazione:  Ritatlinienlo  della  Ince 
V.  Riflette  nel  2*  significato. 

Ii>ìflette  V.  n.  R.fleiiere  e  Reflellcre:  Recare 
Patienzione  da  óna  in  un'altra  idea  o  concetto, 
Considerare  diligentemente,  Ponderare. 

«  Riflptlere  e  Rpflettere,  Riverberare  e  Reverbe- 
rare:  Rimandare  o  Ritornar  indietro,  e  diccsi 
de' raggi,  quando,  ribattuti  da  un  corpo  pulito 
e  terso,  ritornano  o  sono  rimandati  indietro. 
Rif)>i*iiiLa,  v.  a.  Riformare:  Dar  nuova  o  mi- 
glior forma;  Riordinare,  Rifare,  Ricomporre. 

•  Riformare,  per  Emendare,  Correggere,  Ristabi- 
lire checchossia  nell'ordine  dovalo. 

n  —  Nella  Milizia,  Dare  nuova  e  miglior  forma 
ad  un  esercito,  ad  nn  reggimento,  ad  an  corpo 
di  soldati ,  licenziandone  una  parte. 

—  un  sordatto;  Riformare  un  soldato,  vale  Con- 
gedarlo, Mandarlo  a  casa  per  essere  inabile 
al  servizio  per  difetti  corporali  o  per  altra 
casione. 

I&ifV>z*ma.tó  s.  ni.  Riformatore:  Chi  dà  nnova 
forma  ad  una  cosa  o  ne  corregge  i  difetti.  Par- 
landosi di  qualche  Stabilimento  o  sim..  Chi  lo 
riordina  o  ne  emenda  gli  abusi. 

—  di  stìidii  ;  Riformatore  degli  sludj  :  Pubblico 
nflìziale  destinato  al  regolamento  degli  studj. 

I%ifV>x*iiióu.  p.  pass.  Riformato,  Riordinato. 

H  Riformalo,  nella  Milizia  dicesi  Queir  ofllziale  o 
soldato  che  per  malattia  o  altro  è  stato  conge- 
dato dal  servizio. 

n  —  Nel  num.  del  più  chiamansi  Uo  ordine  di 
frali  franciscani. 
Rifùg-iàse    n.   p.   Rifugiarsi ,    Ricoverarsi , 

Ripararsi. 
Hig-a.  s.  f.  Linea:  Tratto  semplice  che  ha  lun- 
ghezza senza  larghezza. 

n  Linea,  Riga,  Verso:  Quel  tanto  di  scritto  che 
compie  una  linea  del  foglio. 

n  —  0  Rigo:  Linea  retta  tirata  con  matita  o  altro 
sulla  caria. 

«  Riga:  Fila  di  più  cose  ana  accanto  all'altra: 
Riga  de  moin,  de  risséu,  ecc.;  Riga  di  mattoni, 
di  ciottoli ,  ecc. 

—  ciàlta  da  arrigà  d  pappe  ;  Riga,  Regolo  :  Quello 
stram,  di  legno  o  di  metallo,  di  soperGcie  piana, 
riquadrala  e  sottile,  che  serve  di  guida  al  lapis 
0  matita,  al  tiralinee  o  alla  penna  per  tirar  li- 
nee rette  sulla  caria  o  altrove. 

—  che  fa  rccftua  corrindo;  Stroscia  o  Troscia. 

—  che  fa  un  bastimento  in  te  l'cegua;  Scia  V.  Scia. 

—  da  massachen;  Regolo:  Lista  di  legno  lunga, 
riquadrata,  diritta  e  di  sufficiente  grossezza,  per- 
chè si  mantenga  inflessibile;  con  essa  il  mura- 
tore regola  ogni  suo  lavoro  rettilineo. 

«  Regolo,  è  anche  Term.  usato  da  varj  Artefici 
per  esprimere  Qualunque  lista  di  legno,  la  quale 
si  mette  a  coniatio  delle  costure  per  ispianarle. 

—  0  Sparlitùa  di  cavelli  V.   Cavello. 

S  Righe;  Righe  (al  plur):  Quelle  strisele  o  liste 
che  si  scorgono  sul'a  pelle  di  diversi  animali  o 
sulle  pietre,  e  che  formansi  ai  panni  e  drapppi 
nel  fabbricarli. 

«  —  da  carta  de  mùxica;  Righi:  Qnel  complesso 
di  cinque  linee  parallele,  sulle  quali  o  ne' cui 
vani,  detti  Spazj,  si  segnano  le  note  musicali. 

«  —  da  man;  Righe  o  Linee:  Quei  lineamenti 
a  goisa  di  taglio  che  son  formati  nella  piegatura 


della  mano,  la  principale  delle  quali  in  Chiro- 
manzia è  delta  Linea  della  vita. 

n  —  dò  ghìndao  dò  bùgatlo;  Regoli:  Sei  liste  di 
legno  longitudinali  al  burattello  sostenute,  da  sei 
raggi,  sulle  quali  è  imbullettato  il  velo,  che  a 
guisa  di  staccio  abburatta  la  farina. 

n  —  rio  sód;  Regolini  V.  Sód  (nome). 

S  Andò  féua  de  riga;  Andar  fnori  di  linea  0  di 
riga,  figor.  vale  Non  operar  come  si  conviene; 
e  talora  Uscir  del  seminalo,  Uscir  di  proposilo. 

$  A  nò  sta  né  in  riga  né  in  spazio  ;  Qoesta  non 
islà  né  in  riga  né  in  spazio,  dicesi  di  Cosa  spro- 
positata, che  non  solo  vera  non  sia,  ma  nem- 
meo  verisimile. 

S  Sparti  a  riga  a-i  cavelli;  Far  la  dirizzatura, 
la  seriniinitura:  Spartire  in  due  parti  i  capelli. 

S  Sta  in  riga;  Andar  pel  Alo  della  sinopia,  Tener 
la  linea  diritta,  figurai,  vale  Operar  direttamente 
e  con  esattezza. 

§  Tid  ùnn-a  riga  addosso  a  un  serito;  Dipen- 
narlo.  Cancellarlo. 
Rig-enerà,  v.  a.  Rigenerare  :  Di  nuovo  ge- 
nerare; e  dicesi  così  nel  fisico  come  nel  morale. 
Rig-etta,  V.  a.  Rigettare,  Ributtare,  Rifiutare, 

Escludere. 
Rig-betta.  s.  f.  Righetta,  Lineetta:   Piccola 
riga  0  linea. 

—  da  arrigd  ó  pappe;  Regoletlo  ed  a  Firenie 
Quadrello: Quello  slrum.  di  legno  o  dì  metallo, 
di  quattro  fasce  quadrangolari,  che  serve  di  guida 
al  lapis  0  matita,  al  tiralinee  o  alla  penna  per 
tirar  linee  sulla  carta  o  altrove. 

—  de  casette;  Costura;  Riga  che  scorre  lungo  la 
parte  di  dietro  della  calza  fatta  co'  ferri ,  ed  è 
formata  dal  complesso  de'  rovesciai  (Punti  in- 
versci  0  a  riòsoj. 

R>ig>]xettà,  s.  f.  Rigata  :  Colpo  dato  colla  riga, 
n  Rigata:  Colpo  che  i  maestri  solevano,  ed  alcuni 
sogliono  ancora,  dar  sulle  nocche  agli   scolari 
che  fallano. 

Rig>]iiii  s.  m.  Rigatino  :  Tessuto  di  cotone 
vergato  ossìa  a  liste  di  colore  diverso;  altrim. 
Vergatino, 
ti  Righino.  T.  stamp.  Riga  di  composizione  non 
intera,  con  cui  finisce  un  capitolo,  un  perìodo, 
ecc.,  nel  mezzo  o  nel  fine  d'ana  pagina  ;  dìcesi 
anche  Riga  rotta. 
S  Zàgd  a-o  righin;  Fare  o  Giocare  al  fessurino 
V.  A-o  righin  alla  sua  sede  alfab. 

iRìg-liina.S'g'ia.  s.  f.  Fila:  Numero  di  per- 
sone 0  cose  che  l'una  dietro  l'altra  sì  seguitino 
per  la  medesima  dirittura^  come  Fila  di  soldati. 
Fila  d'alberi,  ere;  altrim.  Filatessa,  Filatéria. 
Parlandosi  d'alberi  e  d'altre  cose  inanimate  di- 
cesi  più  propriamente  Filare. 

Rig-ò  s.  m.  Rigore,  Rigorosità,  Rigidezza,  Se- 
verità, Asprezza,  Austerità. 
S  De  tutto  rigò  ;  A  tutto  rigore.  Posto  aw.  vale 

Secondo  le  strette  leggi  del  rigore. 
8  A  rigò  m.  aw.  A  rigore,  A  stretto  rigore.  Se- 
condo ragione. 

Rrig-orosita©  s.  f.  Rigorosità  V.  Rigò. 

Rig-ua.i'dà,  V.  Risguardd. 

!Rig-ua,z*d.o  s.  m.  Riguardo,  Considerazione, 
Rispello, 
n  Riguardo,  per  Avvertenza,  Attenzione. 

—  a  mi;  In  quanto  a  me,  Per  quel  che  concerne, 
che  riguarda  me. 


666 


ftiL 


miL 


—  a  quell'affare;  In  quanto  a  quell'affare  o  Sul- 
l'oggetto di  quell'affare,  Per  quel  che  riguarda 
0  concerne  quell'affare. 
S  Aveise  riguardo;  Aversi  riguardo,  suol  dirsi  a 
chi  è  leggermente  indisposto,  e  vale  Aver  cura 
delia  propria  sanità. 
§  Persònn-a  de  riguardo;  Persona  di  riguardo, 
ragguardevole,  distinta,  importante,  d'alto  merito. 
S  Pe  tutti  i  boin  riguardi;  A  buon  riguardo,  A 
ogni   buon  riguardo.  Posto   avv.  vale  A  buona 
cautela,  Per  buon  rispetto,  A  buon  essere. 
S  Sensa  riijuardo  m.  avv.  Senza  riguardo,  Senza 
rispetto  0  considerazione,  Senza  riserbo. 
!Rig-ua.x*do  s.  m.  Conlranello  :  Cerchietto  che 
va  giusto  al  dito  in  cui  s'infila  contro  un  anello 
propriamente  detto,  per  impedire  ch'esca  dal  dito, 
specialmente  se  è  larghetto.  *^ 

Rila/SOià,  V.  a.  Rilasciare  :  Mandar  libero,  Li- 
berare, Rimettere  in  libertà,  Scarcerare. 
H  Rilasciare,  per  Dare,  Concedere:  G'han  rilascióu 
ò  passaporto;  Gli  rilasciarono  il  passaporto. 
RilEtscio  V.  lielascio. 
Rileva  V.  a.  Rilevare,  Dedurre,  Desumere, 
Inferire. 
1)  Rilevare,  per  Notare,  Rimarcare,  Osservare,  Av- 
vertire :  G'hò  rilcvóu  quattr'erroi ;  Vi   rilevai 
quattr'errori. 
»  —  In  signif.  neut.  Importare,  Montare,  Giovare: 
Nò  rileva  ninte  che  ve  5  dig§he;  Nulla  rileva 
ch'io  vel  dica. 
•1  —  per  Sporgere  o  Sportare  in  fuori  le  cose  dal 
piano  ove  sono  adisse:  0  rileva  trae  die;  Esso 
rileva  tre  dita. 
Il  —  per  Risaltare,  Spiccare. 
Il  —  0  Aver  rilievo,  presso  i  Pittori   vale  Rin- 
nalzare,  Tondeggiare,  e  si  dice  di  Pittura  che 
a  forza  di  ben  aggiustali  lumi  ed  ombre  sembra 
esser  rilevata  dal  piano. 
Il  —  In  term.  marin.  vale  Traguardare  un  oggetto 
co'  traguardi  d'una  bussola  e  marcare  il  rombo, 
pel  quale  rimane  l'oggetto  stesso. 

—  o  sentinella;  Cambiar  la  sentinella. 

—  un;  Sostituire,  Surrogare:  Metter  uno  in  luogo 
d'un  altro;  e  talora  Sottentrare,  Succedere  ad 
un  altro. 

—  un  bastimento,  unn-a  squadra,  ecc.;  Rilevare 
un  bastimento,  una  squadra,  ecc ,  vale  Vederlo 
in  certa  distanza,  Riconoscerlo. 

—  un  negozio;  Sottenlrare  ad  alcuno  in  un  nego- 
zio, in  una  bottega  o  sim.  Nell'uso  dicesi  anche 
Rilevare  un  negozio,  ecc.,  ma  non  .è  voce  ital. 

Rilevatalo  s.  m.  Rilevatario.  Voce  dell'uso, 
quantunque  non  italiana  :  Chi  sottentra  per  altri 
a  rilevare  un  negozio,  un  fondaco,  una  merce, 
ecc.)  e  per  approssimazione,  Sostitutore,  Sur- 
rogatore. 
Rilievo  s.  m.  Rilievo  e  Rilevo:  La  parte  che 
rileva  o  sporta  in  fuori,  e  generalm.  per  Tutto 
quello  che  s' alza  dal  suo  piano. 

Il  Rilievo,  per  Ogni  lavoro  di  rilievo,  come  sono  le 
opere  di  scoltura,  di  getto,  i  lavori  di  cesello,  eec. 

Il  —  Figurai,  per  Osservazione,  Annotazione,  Nota, 
Considerazione. 

Il  —  Nel  num.  del  più  in  term,  di  Marin.  diconsi 
Gli  oggetti  rilevati  (V.  Rileva  nel  7»  signif.)  e 
la  direzione  nella  quale  restavano  al  momento, 
in  cui  venivano  rilevati. 

$  Basso  rilievo  V.  Bassorilievo  alla  sua  sede  alfab. 


S  Dà  dò  rilevo;  Dar  rilievo,  figurai,  vale  Aggiun- 
gere forza,  vigore,  risalto,  lustro,  importanza,  ecc. 
S  Mezo  rilievo;  Mezzo  rilievo:  Quella  sorta  di 
scoitura,  che  non  contiene  alcuna  figura  intera- 
mente tonda,  ma  in  qnalcTie  parte  solamente, 
rimanendo  il  restante  appiccato  al  piano,  sul 
quale  essa  è  intagliata ,  ed  è  un  certo  che  di 
mezzo  tra  il  basso  rilievo  e  le  figure  tonde,  che 
si  dicono  Di  tutto  rilievo. 
§  Piatto  de  rilievo;  Rilevo:  Quel  piatto  che  si 

sostituisce  ad  un  altro  nella  mensa. 
S  Roba  de  rilievo;  Cosa  di  rilievo  o  di  momento, 
figurai,  vale  Cosa  d' importanza,  di  riguardo,  di 
considerazione. 
Rituan<là  v.  a.  Rimandare  :  Far  ritornare, 
Inviar  di  nuovo. 
Il  Rimandare,  Rinviare,  Mandar  indietro,  Restituire. 
H  —  Parlandosi  de' raggi,  vale  Ribattere,  Riflet- 
tere, Riverberare  V.  Ri/lette  nel  T  significato. 
Il  —  Parlandosi  di  tempo,  vale  Differire,  Riman- 
dare ad  altro  tempo  V.  Aggiorna. 
TtimsLX'ost  V.  n.  Rimarcare,  Notare,  Osservare, 

Considerare,  Por  mente  e  sim. 
Rituai*g-iiià>  V.  a.  Rimarginare,  Rimmargi- 
nare,  Rammarginare,  Aramarginare:  Ricongiun- 
gere insieme  le  parti  disgiunte  per  ferite  o  laglj 
ne' corpi  degli  animali;  altrim.  Cicatrizzare. 
S  Rimar ginàse  n.  p.  Rimarginarsi,  Cicatrizzarsi: 
Far  la  cicatrice. 
Riiiit>aiiil>i  V.  n.  Rimbambire:  Tornar  quasi 
bambino,  Perdere  il  senno  e  il  giudizio  virile 
per  la  troppa  vecchiezza;  Imbarbogire,  Rimbar- 
bogìre,  Rinfantocciare,  Rinfanciullire. 
Riiii1>ox*sà  V.  a.  Rimborsare  :  Pagare  o  Re- 
stituire il  danaro  a  chi  l'ha  speso  per  noi  od 
a  chi  ce  lo  ha  imprestalo. 
§  RimbSrsàse  n.  p.  Rimborsarsi  :  Riprendere  i 
danari  spesi  per  altri. 
liti  media  V.  Remedid. 
Rimedio  V.  Remedio. 
Rrimette  V.  Remette. 
Riméuve  v.  a.  Rimuovere  e  Rimovere:  Di- 
storre, Dissuadere  uno  da  un  suo  proponimento. 
•I  —  per  Allontanare,  Licenziare,  Destituire. 
Rimixa  V.  Rémexa. 
Rpimma  s.  f.  Rima  :  Consonanza  o  Armonia 
procedente  dalla  medesima  desinenza  o  termina- 
zione di  parola  nel  fine  di  due  o  più  versi. 
Il  Rima,  nel  num.  del  più  osasi  anche  per  Versi 
0  Componimenti  in  versi:  ^n'mme  rio  Petrarca, 
dd  Chiabrera,  ecc.;  Le  rime  del  Petrarca,  del 
Chiabrera,  ecc. 
S  Risponde  pe  rimme;  Rispondere  per  le  rime, 
metaf.  vale  Rispondere  con  maggiore  acerbità  e 
vivezza  a  chi  acerbamente  ha  scritto  o  dello 
contro  di  te. 
Rimmà  v.  n.  Rimare:  Terminare  i  versi  con 
parole,  le  cui  ultime  sillabe  siano  simili  e  ren- 
dano il  medesimo  suono. 
Rimmàio  s.  m.  Rimario:  Vocabolario  ove 
son  poste  in  ischiera  le  voci  aventi  simil  de- 
sinenza, nel  qual  riesce  facile  il  ritrovamento 
delle  rime. 
Rimoderna  v.  a.  Rimodernare,  Ammoder- 
nare: Ridurre  all'uso  moderno;  Riformare,  Raf- 
fazzonare, Rifare. 
Rimorde  V.  Remorde. 
Rimorsolo  s.  m.  Rimorso,  Rimordimenlo, 


RIN 


RIO 


«57 


Sinderesi:  Grido  della  coscienza  rea,  Conoscenza 
vergognosa  del  fa'lo,  Conflillo  interno  della  ra- 
gione contro  il  vizio. 

Riiripa,tx>ià  v.  n.  Impatriare,  Rimpatriare  e 
Rìpatriare:  Tornare  stabilmente 'Sila  patria  dopo 
longhi  viaggi  o  langbe  assenze. 

I^impiaissà,  v.  a.  Surrogare,  Sostituire:  Met- 
tere una  persona  o  noa  cosa  in  luogo  d'un'altra 
che  sia  mancante;  dicesi  anche  Rimpiazzare,  ma 
è  voce  dell'oso  ed  ignobile,  necessaria  però  io 
molli  particolari  della  Milizia. 

!Rifiipia.sso  s.  m.  Surrogante:  Nella  Milizia 
dicesi  Coiai  che  entra  in  luogo  d'un  altro  co- 
scritto; nell'uso  dieesi  anche  Rimpiazzo. 

Himprovera  v.  a.  Rimproverare  :  Ripren- 
dere 0  Redarguire  uno  de'proprj  vizj,  Anamo- 
nirlo  biasimandolo, 
n  Rimproverare,  usasi  talora  per  Ricordare  o  Rin- 
Tacciare  altrui  i  benefizj  fattigli  o  per  tacciarlo 
d'ingratitudine  o  per  propria  lode. 

Rina^sce  V.  Renasce. 

Ri]3.ca.i*cà<  un  fe&TO  ;  Ingrossare  un 
ferro.  T.  de'rnagn.  Battere  un  ferro  rovente  per 
condensarlo  e  renderlo  più  grosso  in  quella  parte 
che  richiede  il  lavoro. 

Rincresce  v.  n.  Rincrescere,  Increscere: 
Sentir  rammarico,  Provar  dispiacere:  Me  rin- 
cresce che  ve  seggeì  fcelo  md;  Mi  rincresce  che 
vi  abbiate  fatto  male, 
n  Rincrescere  ed  Increscere,  per  Venire  a  noja, 
a  tedio,  a  fastidio:  Che  rincresce  a  fadiga; 
Gli  rincresce  la  fatica. 

!Riiici*esciiiiento  s.  m.  Rincrescimento, 
Incresci mento,  Rammarico,  Dispiacere,  Disgusto. 

Riucrescioso  add.  Pigro,  Tardo,.  Lento, 
Infingardo:  A  cui  rincresce  la  fatica. 

HìnfeLcciù,  V.  a.  Rinfacciare,  Raffacciare,  Rin- 
cefiTare:  Buttar  in  occhio  o  in  faccia  alcuna  cosa; 
Rimproverare,  Rimprocciare. 

Riii:l^ccià,  s.  f.  Rinfacciamento,  Raffaccia- 
mento,  Rimprovero,  Rimproccio:  Il  rinfacciare. 

Riiif)>i*sà.  V.  a.  Rinforzare,  Rafforzare,  Affor- 
zare: Aggiungere  o  Crescere  forze,  Far  più  forte. 
II  Rinforzare,  nella  Milizia  vale  Aggiungere  o  Ac- 
crescere truppe  ad  una  parte  dell'esercito  tra- 
vagliata più  delle  altre  dall'inimico. 
S  Rinforsàse  n.  p.  Rinforzarsi,  Rafforzarsi,  Affor- 
zarsi: Farsi  più  forte, 
n  —  un  brasso ,  ùnn-a  man,  ecc.;  Dinoccarsi , 
Dinoccolarsi  un  braccio,  una  mano  V.  Indegndse. 

'Riixfox'seLjn.Gnto  s.  m.  Contrammuro.  T. 
murat.  Picciol  muro  che  si  fa  contro  un  altro 
muro  per  fortificarlo,  alTinchè  il  vicino  non  soffra 
alcun  danno  né  incomodo  per  la  costruzione  che 
gli  si  fa  accanto. 

Rìnf\>i*so  s.  m.  Rinforzo ,  Rinforzamento  : 
Accrescimento  di  forze;  Ajulo,  Sussidio, 
n  Rinforzo,  nella  Milizia  Quel  drappello  o  schiera 
di  soldati  che  si  manda  ad  ingrossare  altre  mal 
suflìcienti  al  bisogno. 

Rin:foi:>sóu  p.  pass.  Rinforzalo  V.  Rinforsd. 
S  Brasso,  Man  ritifursd;  Braccio  dinoccato,  Blano 

dinoccala  o  dinoccolata. 
S   Vin  rinforsón;  Vino    sforzato:  Vino   fatto  in 
vaso  fortemenle  chiuso,  sicché  ne  siano  rattenali 
i  prodotti  aeriformi  della  fermentazione. 

-Rinfirescà  v.  a.  Rinfrescare:  Fare  fresco 
qdelle  che  é  caldo. 

CASAoau,  JHzionario  Oenovete-Ilaliano. 


it  Rinfrescare,  per  Ristorare,  Ricreare,  Refrigerare, 
n  —  per  Rinnovare:  Rinfresca  l'amicizia  ;  Ria' 
frescare  Tamicizia. 

—  a  memoia;  Rinfrescar  la  memoria:  Richiamare 
alla  memoria,  alla  mente,  Rammemorare. 

S  Rinfrescdse  n.  p.  Rinfrescarsi  :  Prender  qualche 

refrigerativo, 
')  Rinfrescarsi ,  parlandosi  di  viaggiatori,  vaie  Fer- 
marsi ad  an  luogo  per  qualche  ora  tanto  che  i 
cavalli  e  i  viaggiatori  si  ristorino  col  cibo  e 
col  riposo, 
n  —  per  Bere  semplicemente  :    Vegnìve  a  rinr- 

frescd;  Venite  a  rinfrescarvi. 
S  0  venlo  5  se  rinfresca;  Il  vento  affresca  o  rio- 
fresca,  dicesì  in  term.  marin.  Qjando  comincia 
a  soflìare  con  alquanto  maggior  forza. 

Rinf ji^esco  s.  m.  Rinfresco:  Apparecchiamento 
0  di  bevande  congelale  o  di  confetti  o  d'altri 
commestibili,  che  si  fa  in  occasione  di  qualche 
fesla  0  allegria  fuor  dell'ore  de'  pasti  ordinarj. 
Il  Rinfresco,  in  Marin.  Nuova  provvisione  di  vi- 
veri 0  necessarj  o  di  piacere. 

FSiitkfCxxsL  (ÀJ  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

P£in.g-liéa  s.  f.  Ringhiera:  Parapetto  traforato, 
fatto  per  lo  più  con  bacchette  di  ferro  comprese 
tra  due  sbarre  parallele,  delle  quali  l'inferiore 
dicesi  Base  (Slazza  de  sdito),  la  superiore  Ci- 
masa (Slazza  de  d'alo). 

!Rixig-ira.zìà  v.  a.  Ringraziare,  Render  grazie: 
Riconoscere  con  umili  parole  i  benefizi  ricevuti, 
mostrandosene  grato. 

Rinomòix  add.  Rinomato,  Noto  per  fama,  Fa- 
moso, liecantalo,  Celebre. 

Ptinovà,  V.  Renuvà. 

R-inovazión.  V.  Renovazion. 

TSiinunasià  V.  Renunzid. 

Riin.veg'iii  v.  n.  Rinvenire,  si  dice  dell'Am- 
mollarsi le  cose  secche  e  di  1  rigonfiare  le  passe, 
messe  che  siano  in  acqua  od  anche  ai  calore 
del  fuoco. 
Il  Rinvenire,  per  Ricuperar  gli  spirili.  Ritornare 
in  sé,  Riaversi  dopo  uno  svenimento  o  simili; 
altrira.  Risensare. 

—  Rinvenirsi,  Disingannarsi,  Ricredersi. 
Rinverdii  v.  n.  Riverdire,  Rinverdire:   Ri- 
tornar verde. 

I6invig"orx  v.  a.  Rinvigorire:  Dar   vigore. 
Rinforzare,  Allenare,  Animare. 
Il  Rinvigorire,  in  signif.  neut.  Riprender  vigore, 
Ringagliardire. 
Rinzóveni  v.  n.  Ringiovanire,  Ringiovenire: 

Ritornar  giovane 
Rionda  s.  f.  Tonda.  Voce  fiorent.:  Specie  di 
divertimento  puerile,  che  si  fa  prendendosi  molti 
fanciulli  per  mano  e  danzar  intorno  cantando. 
X^iòndin  s.  m.  Tondello,  Ritondetto.  Dimin. 
di  Tondo,  di  Rilondo;  Cerchietto. 
1'  Portapialti,  Cercine  V.  Cerceltò. 
R.iónd.o  s.  m.  Tondo,  Circolo,  Cerchio,  Cir- 
conferenza. 
Rfióndo  add.  Tondo,  Rilondo,  Rotondo:  Di 
figura  circolare  o  sferica. 
S  A  riandò;  A  tondo.  Posio  avv.  vale  Circolar- 
mente, In  giro.  In  circonferenza. 
**5  Èse  riandò;  Essere  in  bernecche  o  in  pernec- 
che.  31.  b.  e  vale  Esser  ubbriaco. 
S  /  dince  san  riòndi  e  s'arrigòan  V.  Dina. 
$  Pan  riandò;  Pan  tondo,  cioè  di  forma  rotonda. 

4» 


668 


mp 


tilS 


S  Spvd  n'ondo;  Sputar  tondo,  vale  Star  in  sul 
grande,  Ostentare  gravila,  Parlar  grave  e  sen- 
tenziosamente, 
%  Tià  fl-o  rióndo;  l'ondeggiare,  Rotondeggiare: 
Inclinare  al  rotondo,  Avere  tanto  o  quanto  di 
rotondità. 

K>ioi*diu£i>  V.  a.  Riordinare:  Rimettere  in  as- 
setto 0  in  ordine  cosa  scomposta,  Rassettare. 

Kiorg-anizzà,  v.  a.  Riorganare,  Riorganiz- 
zare, Riordinare. 

Riotta'  s.  f.  Panziera  V.  Giurda  nel  3"  signif. 

Riporrà  V.  a.  Riparare,  Riparare:  Porre  riparo, 
Rimediare  a  un  male  acciò  non  accada  di  peggio, 
it  Riparare,  Restaurare:  Rifare  a  una  cosa  le  parli 
guaste. 

—  l'onó,  a  repùtazion;  Far  riparazione  d'onore: 
Dar  la  debita  soddisfazione  per  un"  ir\|^iuria  o 
torlo  fatto  altrui. 

—  ó  tempo  perso;  Riparar  la  perdita  del  tempo. 
§  Ripurdsc  a.  p.  Ripararsi,  Ricoverarsi. 

Itriparaziòn  s.  f.  Riparazione,  Riparo,  Re- 
staurazione, Rifacimento. 
Hiparti  V.  n.  Ripar:ire:  Andarsene  di  nuovo. 
«  Ripartire ,  usato  allivam.  Distribuire   le   parti , 
Dividere,  Dar  la  porzione. 
Riparto  s.  m.  Ripartizione,  Riparligione,  Ri- 

partimfnto.  Scompartimento. 
[Ripassa  V.  Repassà  (verbo). 
R>ipassà  V.  Repassà  (nome). 
Ripete  V.  a.  Ripetere  e  Repeiere:  Tornare  a 
dire  0  a  fare,  Replicare, 
n  Ripetere,  presso  i  Curiali  Domandare  in  giudizio 
ciò  che  si  crede  da  altri  ingiustamente  occupato. 
Riipetitó  V.  Repetitó. 
Rìpetiziòn  V.  Repetizión. 
Riporta   V.  a.  Riportare  e   Rapportare:   Di 
nuovo  portare  o  Ritornare  le  cose  a  suo  luogo, 
ti  Riportare  e  Rapportare,  per  Riferire,  Ridire  con 
leggerezza  o  per  malizia  le  male  cose  che  si 
sono  udite  da  altrui, 
t)  —  per  Acquistare:  0  l'ha  riport^u  ò  premio  ; 

Ha  riportalo  il  premio. 
«  —  Presso  gli  Archif.  e  Scult.  Aggiungere   una 
cosa  ad  un'altra.  Aggiungere  alcun   pezzo  di 
pietra  o  legno  che  manchi  a   quello   donde  si 
cava  la  figura  o  altro. 
n  —  Presso  i  Pittori  Tirar  la  rete   per  copiare 

una  pittura  o  disegno  piccolo  in  grande, 
n  —  Presso  le  Ricamatr.  Quel  trasferire  un  ricamo 
da  tela  ov'era  già  in  un'altra;  Rapportare. 
Riporto  s.  m.  Riporto:  Specie  di  ricamo  di 
oro  e  d'argento  che  si  può  riportare  a  qualsi- 
voglia veste  0  altro. 
Il  Riporlo,  in  Aritm.  Il  numero  che  si  porta  da 
una  colonna  all'altra  nell'addizione  e  ne' sommati; 
altrim.  Rapporto. 
Riposa  V.  n.  Riposare:  Prender  riposo,  Dormire. 

—  tu  sciùnn-a  persónn-a;  Riposare  sopra  uno, 
figurai.  Lasciargli  la  cura,  il  pensiero  d'alcuna 
cosa.  Riporre  ogni  sua  fiducia  in  esso. 

«•S  Lascia  riposa  i  cavalli;  Riposare  i  cavalli. 
S  Riposóse  n.  p.  Riposarsi:  Pigliare  o  Darsi  ri- 
poso, Rinfrancarsi  dalla  stanchezza.  Cessar  dalla 
fatica,  dall'operare,  l'rendere  un  po' di  sollievo. 

Ripòso  s.  m.  Riposo,  Riposamento,  Riposala, 
Posa,  Fermala:  Tregua  dalle  fatiche,  Cessazione 
dal  lavoro;  Requie,  Quiete,  Giòlito,  Rilassamento, 
Respiro,  Sollievo. 


§  Dà  un  pò  de  riposo;  Dar  riposo:  Concedere 

intervallo  al  lavoro  per  ripigliar  vigore. 
g  Giórno  de  ripòso;  Giorno  di  riposo,  opposto  di 

Giorno  di  lavoro. 
§  Mette  in  ripòso;  Dar  il  riposo,  Giubilare:  Di- 
spensare uno  dai  doveri  d'una  carica,  conser- 
vandogli le  mercedi,  se  non  tulle,  in  parie. 

Riprende  v.  a.  Riprendere:  Ammonir  bia- 
simando, Sgridare,  Garrire. 

Riprenscion  s.  f.  Riprensione,  Riprendi- 
mento.  Ripresa,  Sgridala,  Correzione,  ecc. 

Riprodùe    v.   a.   Riprodurre  :   Produrre  di 
nuovo. 
S  Riprodùise  n.  p.  Riprodursi,  Rigenerarsi. 

Riprodùziòn  s.  f.  Riproduzione:  L'alto 
con  cui  una  cosa  è  di  nuovo  prodotta  o  cresce 
una  seconda  volta. 

[Riprova  v.  a.  Riprovare:  Non  approvare, 

■     Disapprovare. 
I)  Riprovare,  per  Rigettare,  Condannare. 

Riprovaziòn  s.  f.  Riprovazione,  Disap- 
provazione. 

[Ripudia  V.  Repudia. 

Rripù^na  V.  Repugnd. 

Rripùtazìou  V.  Rtpàtazión. 

R,isà  s.  m.  Venditore  di  riso. 

Ris£ea  s.  f.  Risaja  :  Luogo  dove  si  semina  il  riso. 

R^isata  s.  f.  Risata:  11  ridere  smoderatamente, 
e  particolarmente  per  beffe;  Sghignazzamento, 
Sgh'gnazzata,  Ghignata. 

R>isàta  V.  Res4d  nel  2"  significalo. 

Riscatta  v.  a.  Riscattare:  Ricomperare  o  Ri- 
cuperare per  convenzione  cosa  stala  tolta,  per- 
duta 0  venduta;  e  si  dice  più  comuuem.  degli 
schiavi  e  dei  prigionieri  di  guerra. 

Riscia  s.  f.  Rissa:  Privata  conlesa  tra  due  o 
più  persone  che  vengono  a  vie  di  fatto;  altrim. 
Zuffa,  Mischia,  Sciarra,  Riolta, 

Riscontra  v.  a.  Riscontrare:  Accertarsi  per 
via  di  riscontro  se  una  tal  cosa  è  veramente 
quale  si  crede  o  quale  ci  è  dala  a  credere;  Con- 
frontare, Riconoscere. 

—  un  auto  ;  Riscontrare  un  autore  :  Cercare  il  luogo 
e  le  parole,  che  di  esso  si  citano,  per  vedere 
se  eitansi  bene. 

—  «in  scrivo,  ecc.;  Riscontrare  una  scrittura  o  sim., 
vale  Legger  la  copia  a  confronto  dell'originale 
per  vedere  s' ella  è  ben  copiala  ;  che  anche  di- 
cesi Collazionare  V.  Collaziond.  _ 

R.iseiitise  n.  p.  Risentirsi:  Offendersi,  Sen-  ■ 
tirsi  punto  d'un  qualche  detto  altrui,  Non  sop-  ■ 
portarlo.  Farne  richiamo  o  risentimento. 

Riserva  s.  f.  Riserva:  Nome  che  nella  Mi- 
lizia si  dà  a  Quei  corpi  militari  che  si  lengon 
in  serbo  per  rinforzare  gli  altri  ed  accorrere 
dove  maggiore  è  il  bisogno. 

Riservàse  n.  p.  Riservarsi  e  Riserbarsi: 
Differire  a  dire  o  a  fare  :  Me  riservo  a  fave  i 
moR  ringraziamenti  ;  Mi  riserbo  a  farvi  i  miei 
ringraziamenti. 

Riserv^u  add.  Riservalo,  Cauto,  Circospello, 
g  Cuxo  0  Peccóu  riservati  ;  Caso  o  Peccalo  riser- 
vato, dicesi  Quando  il  superiore  ne  riserva  a  sé 
l'assoluzione. 

I^i setta  s.  f.  Mezzo  riso.  Riso  infranto,  Rot- 
tame V.  Riso. 

I^isg-uarda  v.  n.  Riguardare,  Risguardare, 
Ragguardare,  Spellare,  Appartenere,  Concernere. 


RIS 


MS 


85» 


Risg>ua>i*die  d'un  lil>l>ro;  Guardie, 
T.  Itgat.  da  libri.  Que'due  fogli  di  caria,  bianchi 
0  colorili,  che  nel  rilegare  i  libri  si  niellono, 
per  eleganza  e  proprietà,  nno  davanti  al  fronti- 
spizio e  i'allro  alia  fine  del  libro. 

Risipolai  s.  f.  Risìpola:  Infiammazione  acuta, 
superficiale,  cutanea,  accompagnala  da  cocente 
calore,  e  laivolla  da  piccole  vescichelle  piene  di 
sierosità  giallastra,  le  quali  si  risolvono  per  Io 
più  in  isquamc  farinacee,  che  poi  svaniscono, 
senza  lasciare  traccia  verona  sulla  pelle. 

Risma,  s.  f.  Risma.  T.  cari.  Unione  di  qua- 
derni di  carta  in  numero  vario  ne'varj  paesi. 
Presso  noi  sono  otlantacinque  per  le  carte  da 
scrivere,  e  cento  per  quelle  da  stampa. 

I^iso  s.  m.  Riso.  T.  bot.  Oriza  saliva.  Pianta 
che  si  coltiva  ne'  luoghi  umidi  e  paludosi  dei 
paesi  caldi,  il  cui  frullo,  dello  pur  Riso,  for- 
mato a  chicchi  come  il  grano,  se  non  che  è  bianco 
lattato,  si  mangia  in  minestra  e  in  altre  guise. 

—  carolinn-a;  Puglia  e  volgarm.  Carolina:  Sorla 
di  riso  più  rossiccio  del  comune. 

—  giappóneise;  Riso  del  Giappone:  Sorta  di  riso 
più  rilondalo  nel  mezzo,  daddove  sporge  nna  pic- 
cola punta  bianca.  Esso  venne  a  noi  portato  dal 
Giappone,  e  da  più  anni  si  coltiva  in  Europa 
con  esito  felice. 

—  vesito;  Riso  loppato  o  lopposo  o  vestito,  cioè 
Che  è  coperto  del  suo  guscio,  dalla  loppa. 

S  Cerne  5  riso;  Mondare  il  riso. 
$  Dà  5  riso  co-a  natta  V.  Dà. 
$  Pilla  5  riso;  Brillare  il  riso  :  Spogliare,  con  mac- 
china da  ciò,  detta  Brillatojn,  il  riso  dfl  suo  guscio. 
S  Veste  do  riso;  Loppa,  Lolla,  Pala:  Guscio  del 
riso  e  delle  altre  biade. 

Risoluto  V.  Resolùto. 

Hisolùzióu  V.  Resolùzion. 

Risolve   V.  n.  Risolvere,  Deliberare,  Deter- 
minare, Statuire. 
S  Risòlvise  n.  p.  Risolversi:  Prender  risoluzione. 

IRisoii  s.  m.  Riso  fiore  :  Il  rìso  più  grosso  e 
migliore,  sguscialo  che  sia. 

Risotto  SL  x]i.ila.n.eize  ;  Riso  alla  mi- 
lanese, e  nell'uso  Risolto.  T.  de'cuochi.  Riso  per 
minestra,  che  si  cucina  nella  seguente  maniera: 
Soffrillo  che  tu  abbia  nel  burro  alquanto  midollo 
di  manzo  e  una  cipo'lina  trita,  vi  metti  il  riso; 
un  po'  abbronzato  che  sia,  tu  lo  inondi  di  buon 
brodo,  indi  lo  regali  di  cervellata  e  di  cacio 
lodigiano  grattato;  lo  lasci  cuocere  e  imbeversi 
tutto  il  brodo;  dopo  di  che  lo  ingialli  con  una 
preserella  di  znfferano,  ed  avrai  il  Risolto. 

R>ispa.x*i]iià  V.  a.  Risparmiare,  Sparagnare, 
Far  masserizia:  Astenersi  dalie  soverchie  spese; 
Avanzare.  Accumulare. 

Rispetta.  V.  a.  Rispettare:  Portar  rispetto, 
Aver  in  venerazione.  Trattar  con  liveranza,  Usare 
0  Aver  riguardo  a  uno  o  verso  uno. 
S  Bezéugna  rispetta  pe  èse  rispellóu  ;  Chi  vuole 

rispetto  usi  rispello. 
S  Rispeildse  n.  p.  Rispellarsi  :  Rispellar  se  stesso, 
Osservar  il  decoro,  la  decenza. 

Rispetto  s.  m.  Rispetto,  antic.  Respitlo,  Ri- 
guardo, Considerazione,  Riverenza. 

—  umano;  Rispetto  umano:  Timore  che  altri  ha 
del  giudizio  o  dei  discorsi  del  pubblico,  se  fa 
0  Don  fa  checchessia,  e  che  per  esso  va  conlro 
al  proprio  dovere  o  al  proprio  desiderio. 


S  Ancoa  de  rispello  \.  Ancoa  da  speransa. 

§  Con  rispetto  parlando;  Con  buon  rispetto,  Con 
rispello  parlando,  Con  permissione,  Sia  dello  con 
licenza,  Con  buona  grazia  di  chi  m'ascolta.  Modi 
tulli  che  si  usano  dire  per  chiedere  scusa  o  li- 
cenza avanti  di  nominare  cosa   schifa  o  sozza. 

S  De  rispetto;  Di  rispetto:  Chiamansi  con  questo 
aggiunto  in  Marin.  Tutti  gli  oggetti  che  s'im- 
b.ircano  a  bordo  d'una  nave  per  supplire  a  quelli 
che  possono  venir  guastali,  rotti  o  perduti. 

S  /  m(B  rispetti;  Il  mio  rispetto.  Riodo  elittico 
di  salutare,  come  se  si  dicesse:  Io  le  ris^egoo 
il  mio  rispetto  o  l'omaggio  del  mio  rispetto. 

S  Omino  sensa  rispetto;  Irriverente:  Persona  che 
non  usa  rispetto  ad  alcuno. 

S  Pe  rispetto  ile...  Per  rispetto  di ... ,  cioè  Per 
cagione.  Per  amore.  Per  riguardo  di... 

S  Perde  6  rispello  a  un  ;  Perdere  il  rispetto  ad 
uno,  vale  Offenderlo  con  alti  e  con  parole. 

j5  Porta  rispetto;  Portar  rispetto,  Rispettare. 
Risplende  V.  Lùxì. 
Risponde  v.  a.  Rispondere  e  raram.  Respon- 
dere:  Dare  risposta  a  voce  o  in  iscritto. 

0  Rispondere,  per  simiiil.  vale  Fare  la  stessa  cosa 
che  altri  abbia  fatta,  e  di  cui  sia  convenuto  e 
che  sia  a  dovere:  A  cince  a  g'ha  risposto  con 
vintùn  Ito;  La  città  gli  rispose  con  ventan  tiro. 

n  --  per  Opporsi,  Tener  fronte:  Nò  son  abile 
a  poeighe  rispónde;  Io  non  sono  abile  a  ri- 
spondergli. 

"  —  per  Riuscire,  e  dicesi  di  vie,  porte,  finestre, 
ecc.  che  s'ano  dirette  od  aperte  verso  un  luogo. 

»  —  Nei  giuochi  di  data  vale  Giuocare  le  carie 
del  medesimo  seme  che  altri  ha  giuocato  ;  e  ta- 
lora Giuocare  scmplicem.  la  carta  dopo  che  altri 
abbia  giuocato  la  sua. 

—  a  tòn;  Rispondere  a  tuono,  cioè  a  proposito 
delle  domande  fatte  e  aggiustatamente  ;  e  in  senso 
conlr.  Non  rispondere  a  tuono,  vale  Uscir  dalla 
materia  o  dal  proposilo. 

—  pe-e  rimine;  Rispondere  per  le  rime  V.  Rimma. 

—  per  un;  Rispondere  per  alcuno,  vale  Farsi  mal- 
levadore per  lui,  Mallevarlo. 

—  un  bello  no;  Rispondere  un  no  spiattellato.  Dar 
cartacce. 

^  Chi  ind  intende  pezo  risponde  V.  Intende. 

Risponsa1>ilit£e  s.  f.  Risponsabilità  e  Re- 
spotisabililà.  Voci  dell'uso:  Mallevadoria,  Obbli- 
gazione, Obbligo,  Gravezza,  Condizione  onerosa. 

Rissa,  s.  f.  Riccio  :  La  scorza  spinosa  delle  ca- 
stagno. Nel  Pistoiese  lo  dicon  Cardo. 
S  Leva  e  castagne  d' in  fa  rissa  V.  Derissd. 

Risse  s.  f.  pi.  Rizze.  T.  mar.  Forti  legature 
che  si  fanno  per  assicurare  gli  oggetti  mobili 
conlro  gli  effetti  del  rollio  e  del  beccheggio, 
specialm.  le  lancie  che  sono  al  centro  d'una  nave. 

Rissetto  s.  m.  Ricciolina  o  Lattuga  crespa. 
T.  boi.  Lactuca  crispa.  Una  varietà  della  Lac' 
luca  saliva  (Lei(ùga),  che  mangiasi  in  insalata, 
dotta  cosi  dalla  crespezza  delle  sue  foglie.  Questa 
non  fa  il  cesio  serralo. 

Rissetto  s.  m.  Stoppino  bianco.  T.  ceraj.  Quel 
sottilissimo  stoppino  di  cera  bianca  onde  i  Ce- 
raiuoli soglion  fregiare  le  candele  che  si  bene- 
dicono il  dì  della  Candellaja. 

Ricetto  s.  m.  Ricciolino.  Dimin.  di  Riccio: 
Piccola  ciocca  di  capelli  arricciata  artificiosam. 
%  A  rissetti  V.  A  Riggetti  alla  sua  sede  alfal». 


660 


RIT 


RIV 


I^isséii  s.  m.  Ciotto  e  Ciottolo  :  Piccolo  sasso 
roton'iato  dalle  acque  che  Io  rotolano, 
§  A  strega  de  l'isséu;  Ciottolare,  Acciottolare. 
5  i44<re,9o  (/e  rméw;  Ciottolato,  Acciottolato:  Ter- 
reno iastricalo  con  ciottoli. 

R>isséu  s,  m.  Riccio,  Spinoso.  T.  znol.  Herina- 
ceus  europceus.  Animaletto  della  figura  d' un 
porco,  che  invece  di  setole  ha  il  dorso  ricoperto 
dì  spine  fitte  e  diritte.  É  comuniss.  ne'  boschi 
e  nelle  siepi;  passa  l'inverno  nella  sua  tana  e 
n'esce  alla  primavera.  Cibasi  di  vermi  e  d' in- 
setti ;  e  taluni  lo  tengono  nelle  cucine  per  far 
dare  la  caccia  alle  blatte  fbagóinj. 

Riisséua<  s.  f.  Rezzuola:  Sorta  di  rete  da  pi- 
gliar pesci. 

Risso  s.  m.  Riccio  e  nell'uso   tose.   Rìcciolo: 
Ciocca  di  capelli  inanellati;  se  è  pendente  dalle 
tempia  agli  orecchi,  dicesi  Cernecchio. 
g  Rissi  a  pioggia;  Cascate:  Ricci  a  spire  lunghe 

pendenti  dalle  tempia, 
n  —  do  banchce  ;  Rrùcioli ,   Trùcioli    ed    anche 
Piallature:  Quelle  sottili  falde  che  trae  la  pialla 
iu  ripulire  il  legname. 

Rrissoà/  s.  f.  Ciottolata  :  Colpo  di  ciottolo,  Sassata. 
§  Mette  0  Piggià  a  rissow  ;  Ciottolare  :  Tirare 
altrui  de'  ciottoli,  Dare  delle  ciottolate. 

Ifcissóso  V.  Arrissòso. 

JEtìstsiìyìlì  V.  a.  Ristabilire:  Di  nuovo  stabilire, 
cioè  Rimetter  una  cosa  nello  stato  in  cui  era  prima. 
§  Ristabiiise  n.  p.  Risanare:  Rimettersi  in  sanità, 
Ripigliar  le  forze,  Guarire. 

!ECrista<iii.p£t  V.  a.  Ristampare  :  Di  nuovo  stam- 
pare ed  anche  Pubblicar  nuovamente  colle  stampe 
alcun' opera,  alcun  libre;  altrim.  Rimprimere. 

X^ìstorà  v.  a.  Ristaurare,  Restaurare,  Risto- 
rare: Rifare  a  una  cosa  le  parti  guaste  e  quelle  che 
mancano  o  per  vecchiezza  o  per  altro  accidente. 
f»  Ristorare,  per  Riconfortare,  Refocillare,  Refri- 
gerare, Sollevare  e  simili. 
S  Ristoràse  n.  p.  Ristorarsi,  Riconfortarsi,  ecc. 

Histrenz©  V.  Restrinze. 

I^isùlta.  v.  n.  Risultare,  Resultare,  Provenire, 
Derivare,  Venir  per  conseguenza. 

Rita,i*dà<  v.  n.  Rilardare,* Tardare,  Indugiare: 
Metter  tempo  in  mezzo,  Jletter  indugio, 
n  Ritardare,  usato  attivam.  Trarre  in  lungo,  Pro- 
crastinare :  M'han  ritardóu  ò  pagamento;  Mi 
ritardarono  il  pagamento. 

Riteg-nì  V.  n.  Ritenere:  Tenere  a  mente,  a 
memoria. 
Il  Ritenere,  per  Vedere,  Stimare,  Avere  o  Tener 

per  fermo,  per  certo.  Portar  opinione. 
"  —  per  Trattenere  V.  Traltegni. 

Riteg-niio  add.  Ritenuto,  Rattenulo,  Guar- 
dingo, Riguardoso,  Cauto,  Circospetto:  Chi  pro- 
cede con  riguardo  e  avvedutezza. 

Riteniscióii  s.  f.  Ritenzione,  Retenzione, 
Ritenuta,  Ritenimento:  Quel  tanto  che  si  ritiene 
sul  pagamento  per  diversi  motivi. 

—  d'oènn-a  V.  Oenn-a. 

iRiteuti-va.  s.  f.  Retentiva,  Ratleniliva,  Rite- 
nitiva, Ritegno  :  Facoltà  di  ritenere  a  memoria. 

Ritix*a,ta.  s.  f.  Ritirala:  Il  ritirarsi,  e  dicesi 
propriam.  d'un  esercito  quando  si  ritira  da  un 
posto,  da  una  buttai^lia,  da  un  assedio,  ecc. 
«  Ritirata,  per  Suono  di  tamburo  o  di  tromba,  che 
richiama  all'entrar  della  notte  ai  quartieri  i  sol- 
dati che  ne  son  fuori  per  diporto. 


S  Ratte  a  ritirata;  Batter  la  ritirata,  Sonar  la 
ritraila  o  a  ritraila:  Dare  il  segno  col  tamburo 
0  altro  ai  soldati  che  debbon  ritirarsi. 

t)  Batter  la  ritirala,  figur.  Allontanarsi  da  un  luogo 
dove  non  si  creda  più  conveniente  lo  stare. 
Riitòcca  V.  a.  Ritoccnre,  presso  gli  Artisti  vale 
Aggiungere  ad  un'opera  qualche  cosa,  Lavorarvi 
sopra  di  nuovo.  Emendarla,  Ricorreggerla,  Darvi 
l'ultima  mano,  Ripulirla. 

—  a  penna;  Ritoccar  la  penna  V.  Penna. 

R.Ì tocco  s.  m.  Ritocco,  Ritoccamento,  Ritoc- 
catura: Il  ritoccare  o  correggere  alcnn'opera. 
Ritóx*nà<  V.  n.  Ritornare,  Tornare  V.  'lornd. 
"  Ritornare,  in  signif.  alt.  vale  Restituire,  Rimettere. 
Ritx-a^e  V,  a.  Ritrarre,  comunom.  per  Riportare 
in  tela  o  Scolpire  in  marmo  e  sini.  l'efligie  di 
qualcheduno,  Dipingere  o  Scolpire  alcuna  cosa, 
rappresentandola  ai  naturale. 
R>itx*8etiii  s.  m.  Ritrattino:  Piccolo   ritratto. 
R.ìti>£eto  s.  m.  Ritratto:  Figura  umana  dipinta 
0  scolpita  somigliante  alcuna  particolar  persona. 
M  Ritratto,  figurai,  per  Somiglianza  di  due  cose  o 
persone:  0  l'è  tutto  ò  ritroeto  de  so  pow;  Egli 
è  tutto  il  ritratto  di  suo  padre, 
n  —  Figurai,  per  Descrizione,  Racconto  storico  di 
qualche  fatto. 
!Ritx*9eto  s.  m.  Sinighella.  T.  setaj.  Specie  di 
seta  d'infima  qualità,  che  si  trae  dai  bacacci. 
Xliti*a.ttà,  V.  a.  Ritrattare  :  Fare  il  ritratto  ad 
alcuno. 
S  Ritrattdse  n.  p.  Ritrattarsi,  Disdirsi:  Dir  contro 
a  quello  che  si  è  detto  avanti  e  Protestare  di 
aver  detto  male. 
lEtì.trreLtteL^KXìjrì.  s.  f.  Ritrattazione:  Il  disdire, 
0  privatamente  o  pubblicamente,  ciò  che  innanzi 
si  è  detto  0  creduto,  confessando  il  proprio  errore. 
^Ritrovato  s.  m.  Trovala  e  Trovato,  Ritro- 
vata e  Ritrovato,  Ritrovamento,   Invenzione, 
Scoperta. 
Il  Metaf.  Scasa,  Pretesto:  Ragion  falsa  e  mendicala. 
Riùni  v.  a.  Riunire:  Unire  di  nuovo. 
Il  Riunire,  parlandosi  di  persone,  vale  Riconciliare, 

Metter  d'accordo. 
%  Riunise  n.  p.  Riunirsi:  Unirsi  di  nuovo;  e  ta- 
lora Adunarsi,  Radunarsi,  Assembrarsi." 
R-iùnioii  s.  f.  Riunione:  Propriam.  Il  riunire. 
Il  Riunione,  comunem.  per  Adunanza,  Radunanza, 
Congregazione,  Assembramento  di  persone  per 
abboccarsi  insieme  o  trattar  alcun  affare. 
Riuscì  V.  n.  Riuscire  e  Riescire:  Sortire,  Aver 
buon  effetto.  Aver  buon  esito.  Venir  all' inten- 
dimento, Conseguir  l'intento,  Ottener  cosa  ambita. 
Il  Riuscire  e  Riescire,  Venir  fatto  :  Spero  de  riuscì 
a  savei lo  ;  Spero  che  mi  verrà  fatto  di  saperlo. 

—  ben  0  md;  Riuscir  bene  o  male:  Far  buona  o 
cattiva  riuscita.  Aver  prospero  o  contrario  esito, 

§  Nò  riusci  a  ninle;  Non  approdar  a  nulla. 
I^iùscia;  s.  f.  Riuscita,  Successo,  Esito,  Evento, 
Termine,  Fine. 
§  Fd  bónn-a  o  cattiva  riùscta;  Far  buona  o  mala 
riuscita  :  Manifestarsi  colla  prova  buono  o  mal- 
vagio. 
Riva  dLó  ma;  Lito,  Lido,  Spiaggia,  Piaggia: 
Terra  contigua  al  mare. 
S  A  riva  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
Rrivalitae  s.  f.  Rivalità,  Gara,  Emulazione. 
Rivea  s.  f.  Riviera  :  Paese  o  Regione  contigua 
alla  riva  del  mare. 


ROB 


ROC 


661 


Ri'vea.soo  add.  Delia  Riviera:  Aggiunto  di 
persona  che  abita  la  riviera;  e  tra  noi  Che  non 
è  della  nostra  città. 

Ri^edde  V.  Revedde. 

Ri  "vela.  V.  a.  Rivelare  e  Revelare  :  Manifestare, 
Far  sapere  cosa  ignota  o  segreta. 

Ri^ela^zión  s.  f.  Rivelazione  o  Revelazione, 

Rivelamento:  Manifestazione  di  cosa  occulta. 

n  Rivelazione,  per  Inspirazione  soprannaturale,  con 

cui  Dio  ha  manifestato  ai  santi,  ai  profeti,  alla 

sua  chiesa  la  sua  volontà,  i  divini  misteri,  ecc. 

Rivendica  v.  a.  Rivendicare,  nell'uso  vale 
Ripetere  la  cosa  usurpata. 
n  Rivendicdse  n.  p.  Rivendicarsi:  Render  la  pa- 
riglia dell'ingiuria.  Ricattarsi. 

Ri-v-ertoera  v.  n.  Riverberare  o  Reverberare, 
Rinverberare  :  Ripercuotere  indietro  i  raggi  del 
sole  0  di  luce. 

Ri'F'ertoero  s.  ra.  Riverbero  e  Reverbero, 
Riverberazione  e  Reverberazione:  Ripercussione 
de'  raggi  ;  altrim.  L'alto  d'un  corpo  che  respinge 
e  riflette  un  altro  da  cui  è  percosso,  e  dicesi 
specialm.  de'  raggi  solari. 
«  Riverbero,  per  Un  pezzo  di  latta  o  d'altro  me- 
tallo piegato  in  modo  da  riflettere  la  luce. 

!Ri"verx  v.  a.  Riverire  e  Reverire:  Far  rive- 
renza e  onore;  e  talora  per  semplicem.  Salutare. 

Rievoca  V.  a.  Rivocare  e  Revocare:  Ritrattar 
ordini,  Annullar  leggi,  ecc. 

Ri-volta  V.  Rivolùziòn. 
n  Rivolta  0  Mostra.  T.  sart.  Quella  piccola  parte 
di  veste,  di  panno  o  tela  che  si  piega  o  si  rivolta. 

Rivolta  V.   Vortà. 
S  RivoUàse  n.  p.  Rivoltarsi,  Ribellarsi,  Sollevarsi, 

Abbottinarsi. 
n  —  a  un;  Rivoltarsi  ad  alcuno:  Rispondere  con 
parole  o  con  fatti  a  chi  t'abbia  provocato. 

X^ivolùzion  s.  f.  Rivoluzione,  Ribellione, 
Rivolta  :  Sollevazione  di  popolo  o  Qualunque 
mutazione  nello  stato  politico  d'una  monar- 
chia 0  d'una  repubblica. 

!Rivòlzise  n.  p.  Farsi  ad  uno:  Rivolgersi, 
Ricorrere  ad  esso. 

R>ì:s:iiiia  V.  Risma. 

Ròan  f  Cavallo J;  Cavallo  rovano  o  roano  V. 
Cavallo. 

Róasso  s.  m.  Rotone.  Accresc.  di  Ruota  :  Chia- 
mano così  i  Pastaj  La  maggior  ruota  del  tornio 
che  serve  ad  impastare  la  semola  per  farne  le 
paste. 

Riòba  s.  f.  Roba:  Voce  gener.  che  comprende  beni 
mobili  e  immobili,   merci,  grasce,  viveri  e  sim. 

—  calliva;  Roba  da  mal  tempo  o  a  mal  tempo. 

—  chi  se  frusta;  Roba  consuntibile. 

—  da  ninte;  Cose  di  poca  levata. 

—  da  principianti  ;  Imparaticci. 

—  dò  comùn,  ròba  de  nisciùn  V.  Comùn  s.  m. 

—  fa  roba;  La  roba  va  alla  roba,  Ogn' acqua  va 
al  mare. 

—  gr anima;  Robaccia. 

—  in  te  l'axóu;  Acetini:  Sorta  di  composta  di 
pia  cose  conservate  in  aceto,  come  peperoncini, 
piccolissimi  cedrinoli,  capperi  o  sim.  Mangiansi 
specialm.  col  lesso  per  condimento  e  per  aguz- 
zare l'appetito. 

—  mangiativa;  Roba  mangereccia  o  commestibile. 
%  A  l' é  ròba  da  rie;  EU' è  da  ridere,  Le  son 

cose  da  ridere. 


$  A  pd  ròba  arròbd;  Sembra  roba  di  rubello, 
si  suol  dire  Quando  altri  malmena  la  tua  roba. 

%  A  ròba  a  non  é  de  chi  a  fa,  ma  de  chi  se 
a  godi  V.  Godi. 

%  Aveì  da  ròba  in  sciò  stéumago;  Aver  crudezza 
0  gravezza  di  stomaco. 

S  Chi  n'arròba,  n'ha  de  ròba  V.  Arròbd. 

^  Chi  ròba  ha,  mercante  aspèta;  A  roba  fatta 
non  manca  compratore. 

S  Chi  s-  veste  da  ròba  di  atri, presto  se  spéuggia; 
Chi  de'  panni  altrui  sì  vesie,  presto  si  spoglia. 

S  Di  ròba  da  dodi,  ròba  da  féugo,  da  pésta  V.  Di. 
R>ò1>a  s.  f.  Roba:  11  vestito  donnesco,  che  com- 
prende vita,  maniche  e  sotlana,  ed  anche  sola- 
mente la  soltana;  altrim.  Veste,  Vesta,  Vestito. 

—  accolla;  Vestilo  accollalo. 

—  a  sciallo;  Vestilo  a  Ascili:  Vestito  che  da  ambe 
le  spalle  scende  ad  unirsi  ad  angolo  acuto  sul  petto. 

—  d  vergininn-a  ;  Vestilo  a  mezzo  scollo  o  alla 
vergine  :  Vestito  tagliato  come  vedesi  nelle  Ma- 
donne di  Raffaello. 

—  averto  davanti;  Vestito  aperto  davanti. 

—  averto  de  dietro;  Vestito  aperto  di  dietro. 

—  da  càrnea;  Veste  da  camera:  Vestito  largo,  a 
crespe  fermale  allo  scollato,  e  lasciato  scendere 
sciolto.  Ha  però  un  cinturino  per  serrarlo  alla 
vita,  e  si  suol  portare  in  casa  dalle  signore  nel- 
l'estate immediatamente  sopra  la  fascetta  (busto). 

—  desmissa;  Vestilo  dismesso. 

—  fceta  a  bùstin;  Vestito  a  bustino:  Vestito,  la  coi 
vita  è  fatta  a  busto,  e  nella  parte  inferiore  ter- 
mina in  punta  non  unita  alla  sotlana. 

—  fceta  a  cappotto;  Vestilo  a  vestina.  É  aperto 
davanti  nella  vita  e  nella  soltana. 

S  Tiàse  scìù  a  ròba;  Accincignar  la  veste,  vale 
Succignerla  o  Avvoltolarla,  quando  è  lunga  per 
tenerla  aita  da  terra. 

Ròbetta  s.  f.  Robetta,  Robina.  Dim.  di  Roba, 
in  sìgnif.  di  Veste,  che  per  lo  più  non  arriva 
che  a  mezzo  la  coscia. 

!Ròl>©ttin  V.  R(i')etlinn-a. 

!Rol>ettixi]i-a  s.  f.  Robetlina,  Robicciuola, 
Gonnelluccia,  Gonnellina.  Dim.  di  Robetta. 

Robin  s.  m.  Gonnellino,  Vestitino:  Quell'eslerior 
vestimento  bianco  o  di  colore,  di  varia  stofifa,  e 
che  si  pone  sopra  il  camiciolino  a'  bambini, 
senza  distinzione  di  sesso. 

Rò1>ou  s.  m.  Robone  e  Robbone:  Veste  si- 
gnorile usala  già  da  cavalieri,  dottori,  magistrati 
e  simili. 

Ròcca  V.  Rucca. 

R-occa  V.  Ruccà. 

R>òcolxetto  s.  ra.  Rocchetto  e  Roccetto:  Ve- 
ste clericale  di  tela  bianca,  ed  è  Una  cotta  più 
lunga  delle  ordinarie,  colle  maniche  che  arrivano 
sino  ai  polsi,  indossata  da'  prelati  e  canonici 
nelle  funzioni  ecclesiastiche. 

—  da  carossa;  Frullino:  Specie  di  mulinello  at- 
taccato agli  sportelli  delle  carrozze  che  gira  per 
comodo  del  passamano  del  cristallo. 

—  da  incanna;  Rocchetto  e  Rocchella:  Piccolo  ci- 
lindro di  legno  foralo,  con  rotelle  fisse  alle  due 
estremità  ad  uso  d'incannare  seta  o  altro. 

Ròccliettiii  s.  m.  pi.  Roccheltìni,  chiamansi 
cosi  nell'uso  I  canonici  di  S.  Giovanni  Laterano, 
perchè  usano  portare  il  rocchetto. 

Rocco  s.  m.  Rocco:  Una  di  quelle  figure,  colle 
quali  si  giacca  agli  scacchi,  detto  cosi  perchè  è 


«62 


ROG 


ROL 


fatto  a  guisa  di  ròcca,  e  sta  in  sulla  frontiera 
dello  scacchiere,  quasi  a  difesa  degli  altri  pezzi. 

§  Tià  5  rocco;  Frecciare,  Dar  la  freccia,  figurai. 
Tentare  una  richiesta  di  danaro  o  d'altro. 
Hiòccolo  s.  m.  Ragna:  Rete,  colla  quale  sì 
prendono  gli  uccelli.  La  ragna  ha  tre  panni, 
quello  di  mez/.o  grande  e  molto  fìtto,  quelli  di 
fuori,  minori  e  radi.  Quand'è  legata  alle  pertiche 
per  uccellare  e  ben  tirata,  i  panni  di  fuori  stan 
molto  distesi,  e  quel  di  mezzo  molto  lento;  e 
qaella  lentezza  si  raccoglie  su  tra  i  due  panni 
di  fuori  ;  e  quando  l'uccello  volando  vi  percuote, 
trapassa  ambedue  i  panni  radi,  e  nel  mezzano 
s'avvolge  e  in  quello  quasi  in  un  sacco  pende. 
Diconsi  Armature  i  due  panni  che  son  di  fuori; 
Maestruzze,  le  due  funicelle 'che  son  da  capo 
e  servono  per  distender  la  ragna;  Maestra,  la 
fune  principale  che  la  regge;  Filetti^ qaeWe  funi- 
celle che  si  legan  da  basso  per  tenerla  tirata; 
e  quel  legare  dicesi  Allettare.  Quella  parte  del 
panno  dove  riman  preso  l'uccello  si  dice  Sacco; 
il  tirar  su  il  detto  panno  per  farne  i  sacchi 
nelle  maglie  dell'armatura  si  dice  Appannare; 
e  Spannare  il  mandarlo  giù.  Dicesi  Ragnaja 
il  luogo  acconcio  e  destinalo  per  uccellarvi  colla 
ragna. 
Ròco  add.  Roco  e  Rauco:  Aggiunto  che  si  dà 
a  Chi  ha  la  voce  non  chiara,  ma  fioca.  Che  ha 
raucedine;  dicesi  anche  Fioco,  ma  indica  piut- 
tosto debilità  di  voce,  mentre  Rauco  esprime 
voce  aspra  e  disgustosa.  Una  voce  grossa,  ar- 
rantolata  ed  aspra  dicesi  roca;  una  voce  piut- 
tosto esile,  sorda  ed  .abbattuta,  la  diremo  fioca. 

g  Vegnìròco;  Allocare  e  Affiochire;  Divenir  fioco, 
Perder  la  voce  per  raucedine. 
Rode  V.  a.  Rodere:  Tagliare  e  Stritolare  coi 
denti  checchessia. 

w  Rodere,  per  similil.  Consumare  a  poco  a  poco, 
Distruggere,  Disfare,  Limare. 

S  Ròdise  n.  p.  Rodersi,  Consumarsi  di  rabbia. 
Rodimento  s*.  m.  Rodimento:  Il  rodere. 

—  de  chéu;  Rodimento  di  cuore  V.  Chéu. 
R(Seta<  s.  f.  Rotella:  Piccola  ruota. 

—  da  corda  dò  reléuio;  Ruolino  della  forza.  T. 
oriol.  Piccolo  disco  d' accia jo  dentato  a  sega, 
con  un  buco  quadrilo  nel  centro,  in  cui  entra 
l'eslremità  dell'albero  del  tamburo. 

—  da  fa  i  punti  finti  a-e  scarpe,  ecc.;  Girellini. 
Quei  ferri  con  rotelle  dentate,  che  improntano 
i  segni  del  punto  finto  sulle  scarpe  o  sim. 

—  da  fd  i  raviéu;  Sprone:  Piccola  ruota  d'ottone, 
dentellata  nella  sua  circonferenza,  girevole  fra 
le  due  branche  d'un  manichelto,  colla  quale  si 
recidono  i  lembi  dei  ravioli,  dei  tortelletti  e 
d'altre  paste,  sì  che  rimangano  frastagliati. 

—  dS  sperdn;  Spronella:  La  stella  dello  sperone. 
R<Sete  s.  f.  pi.  Campanelline.  T.  pastaj.  Paste 

da  minestra  in  forma  d'un  cerchietto,  simile  alle 
campanelle  che  portano  le  donne  agli  orecchi. 

Rùeti  s.  m.  pi.  Quarti.  T.  carrozz.  Quei  pezzi 
di  legno  ad  arco  di  circolo  onde  formata  la 
circonferenza  d'una  ruota  di  carro  o  carrozza; 
detti  così  forse  pen  he  in  antico  erano  quattro, 
ma  ora,  benché  ritengano  il  nome  di  Quirti, 
d'ordinario  son  più,  e  ad  ogni  quarto  sogliono 
corrispondere  due  razze  (fùzej. 

Ro£rà.  V.  a.  Rogare.  T.  leg.  Il  distendere  e  sot- 
toscrivere che  fanno  i  Notaj  i  contratti  o  testa- 


menti, come  persone  pubbliche   per  l'autorità 
conceduta  loro. 

Rog'a^zioiii  s.  f.  pi.  Rogazioni  :  Processioni 
che  si  fanno  tre  dì  anteriori  ali  Ascensione  per 
impetrare  da  Dio  buona  ricolta. 

Róg-g-io  d'seg'ua  s.  m.  Sgorgo  d'acqua. 

Róg-iia,  s.  f.  Rogna:  ^lale  cutaneo,  contagioso, 
assai   noto ,  che  consiste  in  moltissime  piccole 
bollicine,  che  cagionano  un  prurito  e  un  piz- 
zicore incomodissimo, 
n  Metaf,  vale  Ruggine,  Odio,  Sdegno,  3Ial  animo 

V.  Razze  nel  2°  significato. 
3  Chi  ha  a  rógna  se  a  gratte  ;  Chi  ha  la  rogna 
se  la  gratti,  ovv.  A  chi  duole  il  dente  se  lo 
cavi,  dicesi  Quando  si  è  fallo  checchessia  senza 
aver  prima  pensato  alle  conseguenze,  e  quando 
la  cosa  tocca  più  altri  che  noi. 
§  /  dince-  són  camme  a  rógna,  che  chi  l'ha  se 
a  gratta;  I  denari  sono  di  chi  gli  ha. 

Ròg-nón  s.  m.  Arnione,  Argnone,  Rognone: 
Parte  carnosa  dell'animale,  situata  nella  regione 
dei  lombi,  e  destinata  a  purgar  le  vene   dalla 
sierosità, 
t)  Midollo,  figurai.  La  parte  migliore  di  checches- 
sia :  Aoa  semmo  in  tó  rógnón;  Ora  siamo   al 
midollo,  cioè  nel  più  bello,  nel  buono  della  cosa, 
S  Avel  i  rògnoin  grosci;  Esser  ricco  sordo  o  sfon- 
dato, dicesi  di  Persona  doviziosa,  opulenta,  ecc. 
S  Si'rvi  in  tó  róytión;  Servir  nel  coscetlo,  dicesi 
per  Servire  nel  miglior  modo  possibile;  ma  da 
noi  dicesi  per  lo  più  in  senso  ironico. 

Rpòg'iionà.  s.  f.  Sugnaccio:  Quella  parte  di 
grasso  che  è  intorno  ai  rognoni. 

Róg-nóso  add.  Rognoso  :  Infetto  di  rogna , 
Fieno  di  rosna. 

Inolia,  s.  f.  Mallo:  Corteccia  verde  che  copre  il 
guscio  delle  noci. 

Inolia.  V.  n.  Rollare  e  Rullare.  T.  mar.  Il  muo- 
versi della  nave  oscillando  lateralmente  a- destra 
e  a  sinistra  quando  naviga  in  un  mare  agitalo 
e  che  le  onde  la  prendono  di  traverso  e  di  fiasco. 
Il  Rullare  e  Rotolare.  T.  stamp.  Passare  il  rullo 
inzuppato  d' inchiostro  sopra  la  composizione  in 
torchio  per  fare  l'impressione. 
Il  Figurai,  usasi  anche  da  noi  per  Arrabattarsi, 
Sforzarsi,  Ingegnarsi  d'avere,  d'operare,  ecc. 
Sgobbare. 

]E&olla.tò  s.  m.  Rullatore.  T.  stamp.  Lavorante 
che  spalma  d'inchiostro  la  composizione  in  tor- 
chio co'  rulli  V.  Rollo  nel  3"  signif. 

R-òlletto  s.  m.  Rullelto.  T.  cappell.  RastoDC 
sottile  ai  due  capi,  ingrossato  nel  mezzo  quasi 
a  modo  di  fuso,  che  adoprano  i  Cappella]  per 
comprimere  le  falde  nella  follatura,  rivolgendo- 
velo  sopra  e  dimenandolo,  come  si  farebbe  dei 
foglj  di  pasta  col  matterello  o  spianatoio  (cannello). 
Il  Rullelto.  T.  stamp.  Cilindro  di  legno  grosso 
circa  un  palmo,  lungo  alquanto  più,  ricoperto  di 
panno  lano,  e  il  cui  asse,  prolungalo  al  di  fuori 
dalle  due  bande,  serve  come  di  manubrio  gire- 
vole per  far  rotolare  il  rullelto  sulle  pagine  onde 
levarne  le  bozze. 

Rolli  0  RroHln  s.  m.  Rullìo  e  Rollìo.  T. 
mar.  Moto  oscillatorio  d'una  nave  da  un  fianco 
all'altro,  ossia  nel  senso  trasversale. 

Rollo  s.  m.  Ruolo:  Catalogo  di  nomi  d'uomini 
propriam.  destinati  per  uso  della  Milizia  e  della 
Marineria,    coi   loro  gradi    e  occupazioni    di 


ROM 


ROM 


663 


dovere;  e  si  dice  d'Ogni  altro  catalogo  somi- 
gliante; Registro,  Catalogo,  Lista,  Elenco,  Indice. 

M  Ruolo,  è  anche  lerm.  leg.  e  vale  Stato  o  Lisia 
delle  cause  che  gi  debbono  discutere  nanti  i  Tri- 
bunali, onde:  Passa  o  Mette  ùnn-a  causa  a 
rollo;  Passare  o  Mettere  una  causa  a  ruolo,  vale 
Metterla  in  lista;  e  presso  i  Tribunali  di  Com- 
mercio Assegnarla  per  quel  giorno. 

"  Rnllo  e  Hnololo.  T.  slamp.  Cilindro  di  legno 
con  sua  maniglia  e  ricoperto  all'intorno  d'una 
mistura  densa,  cedevole,  che  rassodata  diviene 
elastica,  ed  è  fatta  di  colla  e  di  miele.  Coi  rulli, 
rotolati  prima  sulla  tavoletta,  poi  sulle  pagine, 
si  spalmano  esse  d' inchiostro. 

—  de  scritùa;  Ruolo.  T.  forense.  Due  facce  scritte 
di  un  foglio. 

S  A  rollo  a  rollo  V.  A  rollo  alla  sua  sed^  alfab. 
Rolò  s.  m.  Ruotolo  e  Rotolo:  Volume  di  chec- 
chessia che  si  avvolga  insieme  ugualmente  da 
due  capi. 

—  do  sofà;  Rulli:  Specie  di  guanciali  di  forma 
cilindrica,  che  si  mettono,  uno  per  parie,  alla 
base  di  ciascuna  testata  del  sofà. 

Roloè  s.  m.  Subbiello.  T.  tessit.  Specie  di  subbio 
nella  parte  anteriore  e  inferiore  del  telajo.  Col 
subbiello  si  va  mano  a  mano  avvolgendo  il  tes- 
suto; dicesi  anche  da  taluni  Cartella  e  Ruotulatore. 

Roiiia.li  s.  m.  Romano:  Quel  contrappeso  che 
è  infilato  nell'ago  della  stadera,  e  che  serve  a 
indicare  ove  arriva  la  cosa  che  vuoisi  pesare. 

Ròiiia;iiìa>ta.  s.  f.  Popone,  3Iellone  V.  Mejdn. 

I^óma/Xiin.  s.  m.  Rosmarino ,  Romarino ,  e 
comunem.  Ramerino.  T.  hot.  Rosmarimis  offi- 
cinaiis.  Arbusto  generalm.  noto  pel  suo  odore 
aromatico,  delle  cui  cime  si  fa  frequente  uso 
nelle  cucine  steccandone  gli  arrosti  di  manzo, 
i  quarti  di  castrato  o  simili. 

Róiiil>o  s.  m.  Rombo.  T.  itliol.  Rhombus 
maximus.  Pesce  di  mare  assaissimo  ricercato 
per  la  squisitezza  del  suo  sapore  e  per  la  sua 
carne  tosta.  Ha  il  dorso  coperto  di  prominenze 
a  guisa  di  capocchia  di  chiodo,  per  cui  vien 
detto  anche  Rombo  chiodato.  É  ghiottissimo; 
cibasi  di  pesci  giovani.  Abita  nel  Mediterraneo, 
nel  mar  Nero,  nel  Baltico;  copiosissimo  sulle 
coste  della  Svezia,  dell'Inghilterra  e  della  Francia. 

—  bastardo  ;  Rombo  bastardo  (Pleuronectes  podasj. 

—  bastardo  o  d'aenn-a;  Rombo  passero  (Bothus 
rhomboides). 

—  de  fóndo,;  Rombo  liscio  o  comune  (Rhombus 
barbatus).  Tutte  specie  di  prima  qualità. 

Ròmlbo  s.  m.  Rombo.  T.  mar.  La  trentadue- 
sima parte  della  rosa  dei  venti,  ossia  la  quarta 
parte  d'un  vento  della  bussola,  cioè  un  angolo 
di  li  gradi  e  15  minuti. 

tt  Rombo,  dicesi  egualm.  in  terra,  marin.  Un  pezzo 
d'asse  per  rimetlere  qualche  parte  di  majere 
dannitìcata. 

H  —  In  Geom.  dicesi  Una  figura  rettilinea ,  qua- 
drilatera e  equilatera,  ma  non  rettangola. 
Rompi  V.  a.  Rompere,  Spezzare:  Ridurre   in 
pezzi  una  cosa  intera  ;  Frangere,  Infrangere. 

I)  Fallire,  Far  fallimento:  Il  cessare  che  il  mer- 
cante fa  de' suoi  pagamenti  per  accidenti  so- 
praggiunligli  o  per  perdite  ch'egli   abbia  fatto. 

—  o  faccia;  Mandare  o  Tirar  giù  la  buffa  o  la 
visiera,  fìgurat.  vale  Non  aver  vergogna,  né  faccia. 

—  o  faccia  a  un;  Rompere  il  mostaccio,  ii  muso, 


il  ceffo  ad  alcuno,  vale  Rompergli  il  viso  per- 
cuotendolo. 

—  a  grassa;  Rompere  il   diaccio  V.  Giassa. 

—  a  mariela;  Guastar  la  porrata  o  la  matassa, 
Romper  l'uovo  in  bocca  V.  Mariela. 

—  o  testa;  Rompere,  Spezzare  o  Tórre  la  testa  o 
il  capo,  fìgurat.  vale  Infastidire,  Nojare,  Impor- 
tunare e  simili. 

—  e  come  a  un;  Rompere  o  Fiaccar  le  corna  ad 
alcnnn,  vale  Dargli  sul  capo.  Rompergli  il  capo. 

—  e  scàtoe,  e  tavernetle;  Romper  le  tasche,  le 
tavernelle,  i  corbelli,  fìgurat.  e  nell'uso  vale  Dar 
briga,  noja,  Infastidire,  Nojare,  Importunare,  ecc. 

—  i  éuve;  Schiacciare  o  Scocciare  le  uova:  Rom- 
pere il  gnscio  alle  uova  che  si  voglion  adope- 
rare per  cibo. 

—  l'amicizia;  Romper  il  fuscellino,  figur.  vale  Rom- 
per l'anrcizia  con  uno,  Cessare  d'essergli  amico. 

—  0  cavagna  in  te  vendegne  V.  Cavagna. 

—  6  collo  a  ùnn-a  mercanzia ,  5  collo  a  ùnn-a 
zóvena  V.  Collo. 

—  6  disnày  a  cenn-a;  Rompere  il  pranzo  o  la 
cena,  vale  Guastarlo  mangiando  poco  avanti  dì 
pranzare,  di  cenare. 

—  ó  putto,  e  lezzi,  ecc.;  Rompere  il  patto,  le  leggi, 
gli  statuti,  gli  ordini,  ecc.,  vale  Trasgredirli, 
Non  osservarli. 

—  5  proponimento  ;  Rompere  il  proponimento,  vale 
Mutar  pensiero 

—  ó  séunno;  Rompere  il  sonno,  vale  Far  destare, 
Far  cessare  il  sonno,  Guastare  il  sonno. 

—  ò  silenzio;  Rompere  il  silenzio:  Cominciare  a 
parlare. 

—  5  zazzùn;  Rompere  il  digiuno:  Violar  il  digiuno 
prescritto  dalla  Chiesa. 

—  ùnn'armd,  ecc.;  Rompere  un'armata,  un  esercito, 
vale  Vincerli,  Fugarli. 

—  ùnn'opera;  Scompletar  un'opera,  detto  di  libri, 
vale  Render  un'opera  incompleta. 

S  Rompila  con  un;  Romperla  con  alcuno,  vale 
Lasciarne  l'amicizin. 

S  Ròmpìse  n.  p.  Rompersi,  Spezzarsi,  Andare  in 
pezzi. 

"  —  a  testa;  Rompersi  il  capo,  oltre  il  proprio 
signif.,  figurai,  vale  Infastidirsi,  Inquietarsi;  e 
talora  anche  Usar  soverchia  applicazione,  che  in 
tal  senso  dicesi  pure  Stillarsi  o  Beccarsi  il  cervello. 

')  —  6  collo  0  l'osso  d5  collo  ;  Rompersi  o  Fiac- 
carsi il  collo  V.  Collo. 

Il  —  ùnn-a  venn-a  in  peto;  Rompersi  una  vena 
dello  stomaco,  Rompersi  il  sangue,  Vomitare 
sangue. 

S  A  lengua  a  n'ha  d'osso,  ma  a  rompe  l'osso; 
La  lingua  non  ha  osso,  ma  rompe  il  dosso, 
f  S  C/tJ  nò  rompe  scrósce . . .  Prov.  nostro  che  non 
ha  precisa  corrispondenza  ital.  ed  usasi  figurai, 
per  dinotare  Che  per  un  verso  o  per  l'altro  lutti 
andiamo  soggetti  a  qualche  peripezia. 

S  In  casa  dò  barba  chi  rompe  paga;  Chi  rompe 
paga.  Prov.  di  chiaro  significato. 

S  Nò  me  sta  a  rompi 'a  divozión;  Non  mi  rom- 
per la  divozione,  m.  b.  e  vale  Non  mi  frastornare. 

S  Nò  me  rompi  quello  che  ti  nò  m'  hce  fato  ; 
Non  mi  rompere  quello  che  non  m'hai  f»llo, 
dicpsi  nell'uso  per  Non  frastornarmi,  Non  mi 
romper  le  tasche,  i  corbelli,  la  divozione,  ecc. 

S  Zùgà  fi  rórwpf;  Giuocare  a  scoccetta  Y.  Zù^d. 
!RdzKipilba>lle  V.  Ròmpitesta. 


664 


RON 


ROS 


Uòmpìcollo  s.  m.  Rompicollo,  si  dice  di 

Persona  cattiva,  alta  a  far  altrui  capitar  male. 

S  A  rSmpicollo  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

ItSmpifteste  V.  Ròmpitesta. 

XCòiupiix&eiito  de  testa;  ;  Rompicapo, 
Rompimento  di  capo  :  Fastidio,  Noja,  Travaglio, 
Cura,  Fatica  che  ti  riesca  grave  e  molesta. 

ICómpìscàtoe  V.  Ròmpitesta. 

Rompi  testa,  s.  m.  Rompicapo,  Rompimento, 
Rompistivali,  Frangicapo,  Frangicupola,  Frangi- 
sedere,  si  dice  di  Persona  fastidiosa,  importuna, 
che  viene  a  frastornarci  dall'opera,  a  cui  s'attende. 

Ròuoa  s.  f.  Gancio.  Voce  fior.  Quell'asta  lunga 
di  legno,  armata  in  cima  d'un  gancio  di  ferro 
0  di  due  rebbj  uncinati,  della  quale  si  servono 
i  bottegai  per  appendere  varj  ogggetti  alle  loro 
botteghe. 

Xitónoà  s.  f.  Ganciata:  Colpo  dato  col  gancio 
V.  Ronca. 

Ronda;  s.  f.  Ronda.  T.  miiit.  Giro  che  si  fa 
in  tempo  di  notte  dagli  nfSziali,  sotl'uffiziali  e 
soldati,  espressamente  comandati,  tutt' intorno  al 
recinto  d'una  piazza,  ed  a  lutti  i  corpi  di  guardia 
di  essa,  per  visitar  le  sentinelle,  le  ascolte  e 
veder  se  vegliano  e  se  fanno  l'uffizio  loro, 
n  Ronda,  per  Gli  uifiziali,  sotl'uflìziali  e  soldati 

che  fanno  la  ronda. 
S  Fd  a  ròrida;  Far  la  ronda.  Andare  in  ronda, 
Rondare. 

Ròuda>na  V.  Ròndaninn-a  (pesce). 

Ròndauiu  s.  m.  Rondinino.  T.  ittiol.  Bruma 
Ray.  Pesce  nob'le,  gentilissimo  a  mangiare,  tondo 
di  sopra  e  spianalo  di  corpo,  con  testa  piccola, 
coda  larga  ed  una  sola  lisca  nel  mezzo.  Abita 
nel  Mediterraneo. 

RSnda^uinu-a;  s.  f.  Rondino  e  Rondinella. 
T.  ornil.  Hirundo  rustica.  Piccolo  uccello  che 
ha  il  becco  nero,  l'iride  scuro-nera;  fronte  e 
gola,  color  caslagno-acceso  ;  tutte  le  parli  supe- 
riori e  il  petto  di  color  nero-violetto  j  la  coda 
forcuta  con  macchie  bianche;  i  piedi  nero-ca- 
stagni. É  uccello  migratore  che  viene  a  noi  in 
primavera  a  passar  la  stagione  calda;  anzi  ai 
21  di  marzo,  festa  di  S.  Renedetto,  è  già  arri- 
vato, e  ne  corre  perciò  un  antichissimo  proverbio 
tose.  Per  San  Benedetto  la  rondine  è  sul  tetto, 
che  corrisponde  al  nostro  genovese  Ròndaninn-a 
tetto  a  teito  a  porta  l' éuio  a  San  Bcncito. 
É  socievole,  non  timoroso  dell'uomo  e  afTezio- 
natissimo  al  luogo  che  lo  vide  nascere.  Annida 
nelle  capanne  e  piccoli  villaggi  dentro  terra,  e 
comunem.  sotto  le  grondaie,  qualche  volta  fin 
dentro  le  case.  Parte  in  settembre. 
•»  Rondine,  Rondine  di  mare.  Muggine  alalo  o  vo- 
lante. T.  itliol.  Exocaetns  exsiliens.  Pesce  di 
mare  di  color  simile  allo  Sgombro  (Laxertoj 
meno  le  linee  trasversali  del  dorso.  Ha  due  pinne 
pettorali  abbastanza  eslese  per  indicarle  col  nome 
d'a/e;  con  esse  egli  vola  fuori  del  mare  quando 
è  perseguitalo  da  grossi  pesci  che  cercano  di- 
vorarlo. La  sua  carne  è  grassa  e  delicata.  Vive 
nel  Mediterraneo,  dove  si  nutrisce  di  piccoli 
vermi  e  di  sostanze  vegetali. 

lindezza  v.  n.  Aliare:  Aggirarsi  più  volte 
più  del  solito  intorno  a  qualche  cosa.  É  tratto 
dagli  uccelli  di  rapina  che  quando  vedono  la  preda 
preparata,  le  fanno  la  ruota  sqpra  per  cogliere 
il  tempo  comodo  di  calarsi  e  ciuiTarla. 


!Ròiidò  s.  m.  Rondò.  Francesismo  da  Rondeau. 
Quella  composizione  musicale,  che  si  ripete  ri- 
tornando più  volte  sopra  se  slessa;  ed  è  ordi- 
nariamente l'aria  principale  d'un' opera  della 
prima  donna. 

Rondon  s.  m.  Rondone  di  padule,  Rondone 
grosso,  Rondone  bianco.  T.  orn.  Cipsclus  melha. 
Uccello  che  ha  il  becco  nero;  l'iride,  color  di 
nocciuola  cupo;  tutte  le  parli  superiori,  i  lati 
del  collo,  il  pedo,  i  fianchi,  il  sottocoda  e  le 
penne  che  coprono  i  tarsi,  di  color  grigio-bruno; 
gola  e  addome,  bianchi;  zampe  scuro-nere.  La 
femmina  è  di  color  più  chiaro.  Fa  il  nido  nello 
spacco  de' massi.  Fra  noi  di  passaggio  acciden- 
tale raro  con  venti  forti  di  mare  nelle  giornale 
di  primavera,  non  mai  in  altra  stagione. 

Rònfa,  V.  Runfd. 

Itonfo  V.  Runfo. 

ffiousa.  fAndd  de);  Andar  di  furia  V.  Ande. 

Honseg'g'io  s.  m.  Cangillo,  a  Napoli  Scan- 
gillo,  in  Sicilia  Boccone:  Sorta  di  chiocciolino 
di  mare,  alquanto  più  grosso  del  Cornetto,  il 
quale  si  mangia  colto  in  varie  maniere. 
Il  Segrenna,  metaf.  dicesi  di  Persona  magra,  spa- 
ruta e  di  non  buon  colore  V.  Grimia. 

Ròusóu  s.  m.  Spintone,  Urlone  :  Spinta  grande, 
Urto  grande. 

X^osà  s.  f.  Rugiada,  antic.  Rosata:  Umore  che 
cade  la  notte  e  sull'alba  dal  cielo  ne' tempi  se- 
reni nella  stagione  temperala  e  nella  calda;  altrim. 
Melata.  -  Guazza  vale  Rugiada  copiosa. 
§  /  fossoeì  nò  s' ìmpan  de  rósa;  I  pozzi  non  si 
empion  di  rugiada,  dicesi  proverb.  parlando  di 
persona  che,  essendo  prosperosa  e  grassa,  appa- 
rentemente intìnge  di  mangiar  pochissimo  o  quasi 
nulla,  ma  nascostamente  mangia  e  bee  a  pre- 
ferenza di  chicchessia. 

Rosaio  s.  m.  Rosario:  Serie  ordinala  d'avem- 
marie e  paternostri  in  numero  di  quindici  decine 
se  intero,  e  di  sole  cinque  se  la  sola  terza  parte, 
tramezzala  ogni  decina  da  un  paternostro,  che 
si  recitano  ad  onore  delia  Ss.  Vergine.  Così  chia- 
masi pure  L' islrumento  che  si  tiene  in  mano 
per  coniarli,  dello  più  comunem.  Corona,  Coron- 
cina  V.  Cònetta.  „ 

§  Destegà  ò  rosàio;  Sfilar  la  corona,  si  dice  co-      jl 
munera.  per  Palesare  lutto  ciò  che  si  sa  di  qual-      " 
che  persona,  e  ciò  con  fine  di  nuocerle;  od  an- 
che per  Dire  apertamente  a  chicchessia  tutto  il 
nostro  pensiero,  di  punto  in  punto  e  senza  timore. 

R>òs1bi£fe  s.  m.  Rosbiff.  T.  de'cuochi.  Parola 
pretta  inglese  che  si  scrive  Rost  beef,  e  signi- 
fica Bue  arrostito  sulla  gratella,  e  talvolta  roso- 
lalo sotto  testo. 

Rróscetto  s.  m.  Rossetto  o  Rossino,  e  coraun. 
al  plur.  Rosselli  o  Rossini.  T.  ittiol.  Gubius 
ap/iya.  Pesci  minutissimi,  i  quali  pescati  non 
sembrano  altro  che  carnume  o  gelatina,  tendente 
al  rosso ,  ma  lessati  sono  ben  conformali ,  e 
mollo  dilicali  a  mangiare, 
t)  Rossorelli:  Due  macchie  di  color  rosso  acceso 
che  spargonsi  per  le  guance. 

Roscig-néu.  s.  m.  Usignuolo,  Rosignuolo, 
Rusignuolo,  Lusignuolo  e  Luscignuolo,  e  presso 
i  poeti  anche  Filomela  e  Filomena.  T.  ornil. 
Lusciola  luscinia.  Uccello  del  genere  delle  Silvie 
e  famiglia  de'  Beccafichi,  che  ha  il  becco  bruno- 
nero;  le  parti  superiori,  di  color  marrone-chiaro; 


BOS 


KOS 


666 


la  coda  dello  slesso  colore,  ma  più  tendente  al 
fulvo;  gola  e  parte  media  dell'addome,  bianche; 
parti  laterali  del  collo,  gozzo,  petto  e  fianchi, 
cenerino-scuricci;  piedi  scuro-carnicini.  Annida 
nelle  vicinanze  de'  canneti  e  ne'  fossi  ove  sono 
delle  sorgenti  d'acqua;  emigra  in  settembre,  ri- 
torna sulla  fine  di  aprile  e  di  maggio. 

—  da  canne;  Beccafico  di  padule.  T.  orn.  Salica- 
ria  arundinaceu.  Uccelletto  dello  stesso  genere 
che  il  primo,  ma  della  famiglia  de'JIacroranfì. 
Ha  le  parti  superiori  grigio-olivastre-rugginose; 
le  inferiori,  di  color  bianco  tendente  leggermente 
al  lionato;  penne  cigliari,  de' fianchi  e  sottocod;i, 
color  bianco-lionato  ;  piedi  cenerino-giallastri. 
Vive  nel  più  folto  delle  canne,  de' salci  e  dei 
macchioni  prossimi  all'acqua.  Alla  fine  di  set- 
tembre sparisce  per  ritornare  in  primavera. 

—  lombardo;  Cannajuola,  Cannareccione.  T.  ornit. 
Salìcaria  turdina.  Uccello  dello  stesso  genere 
e  famiglia  che  il  Beccafico  di  padule  (V.  sopra 
Roscignéii  da  canne],  che  ha  il  becco  grosso, 
scuro-nero  in  cima,  giallastro  alla  base  della 
mascella  inferiore;  le  parti  superiori  grigio-oli- 
vastre-rugginose; il  groppone,  di  colore  un  poco 
più  vivace;  le  parti  inferiori  e  fascia  sopracci- 
gliare ,  color  bianco-ceciato  sudicio  ;  i  piedi 
cenerino-olivastri.  Di  passaggio  in  aprile  nelle 
giornate  più  piovose;  piuttosto  raro,  rarissimo 
in  autunno. 

!Rosciii  s.  m.  Matta  V.  Pòncin. 
S  Zùgdsela  co  ròscin;  Stare  o  Essere  a  cavallo 
del  fosso,  vale  Esser  pronto  a  più  partiti. 

Ròseiun-a;  s.  f.  Doppia,  Doblone.  Voce  del 
volgo  che  applicavasi  a  Qualunque  moneta  d'oro 
che  avea  il  valore  di  lire  cento  circa,  come  La 
doppia  di  Genova,  di  Spagna  e  sim.  ;  e  ciò  per 
similit.  dal  color  giallo  o  rosso  che  avea  la  mo- 
neta di  questo  metallo, 
ti  Generalm.  dicesi  anche  per  Danari,  Moneta,  Pe- 
cunia: 0  l'è  un  ommo  chi  ha  de  rdscinn-e; 
Egli  è  persona  che  ha  danari,  cioè  ricca,  doviziosa. 

R-osettai  s.  f.  Rosetta.  T.  giojeU.  Anello  od 
anche  Orecchino  cosi  detto  per  essere  di  dia- 
manti incastonati  in  tondo  a  foggia  di  rosa. 

P&osipilla;  V.  Risìpola. 

Roso  (Fa);  Far  luogo,  Far  piazza:  Trarsi  da 
banda.  Ceder  di  luogo. 

Rosolio  s.  m.  Rosolio,  antic.  Rosoli:  Sorta 
di  liquore  composto  d'acquavite,  zucchero  e 
droghe  od  essenze,  dalla  diversità  delle  quali 
prende  sapore  e  nome,  come  Rosolio  di  menta. 
Rosolio  di  cannella,  ecc.  É  così  detto  perchè  l'olio 
di  rosa  fu  sulle  prime  adoperalo  più  che  altra 
essenza  nella  formazione  di  questo  liquore. 

Rosòn  s.  m.  Rosone:  Specie  di  guarnizione  di 
metallo,  così  delta  perchè  è  fatta  a  rose. 
Il  Rosoni  e  Fioroni  (al  plur):  Alcuni  ornamenti 
d'Archit.  fatti  a  fogcia  di  fiori  ;  hanno  luogo 
per  lo  più  nelle  soffitte  e  sotto  i  gocciolatoj 
delle  cornici. 

R.ospo  V.  Raggio. 

!Róssa.zze  s.  f.  pi.  Rosellìa  e  più  comunem. 
Rosolia:  Una  delle  malattie  cutanee  che  si  ap- 
prende ordinariam.  ai  bambini,  per  la  quale  si 
cuopre  la  pelle  di  piccole  macchie  rosse,  simili 
alle  morsicature  delle  pulci,  ma  più  larghe,  che 
poscia  si  elevano,  e  finalmente  disseccate  si  stac- 
cano in  forma  di  sottilissime  scaglie. 


Xlossetto  s.  m.  Belletto,  Liscio,  e  nell'uso 
tose,  anche  Rossetto  :  Materia  rossa,  con  la  quale 
alcune  donne  sogliono  tingersi  le  guance  per 
apparire  di  bella  carnagione. 
S  Dòse  5  rossetto;  Imbellettarsi,  Lisciarsi,  Darsi 
il  belletto,  e  nell'uso  to.sc.  Darsi  il  rossetto. 

Rossetto  s.  m.  Fitolacca,  e  volgarm.  Uva 
turca.  Uva  salvatica,  Uva  di  Spagna.  T.  botan.  - 
Solatrum  racemostim.  Pianta  a  noi  trasportala 
dalla  Virginia,  che  spontaneamente  cresce  nei 
giardini,  intorno  alle  case  di  campagna  ed  altrove, 
soffrendo  facilmente  il  freddo  dell'inverno.  Ha  il 
calice  cinquepartito,  il  numero  degli  stami  va- 
riabile e  la  bacca  di  otto  o  dieci  loculi  mono- 
spermi. Chiamasi  così  a  cagione  dei  grappoli 
dei  loro  frutti  d'un  bel  purpureo  colore  che 
ricorda  quello  della  lacca. 

Rosso  s.  m.  Rosso:  Color  rosso;  od  allrim. 
Nome  dato  a  parecchie  sostanze  e  composizioni, 
perchè  hanno  tale  colore. 

—  d'éuvo;  Rosso  d'uovo  o  semplicem.  Rosso,  Tuorlo 
e  Torlo:  Quella  parte  globosa  giallo-rossiccia  del- 
l'uovo, che  ha  il  suo  seggio  in  mezzo  all'albume; 
essa  è  situata  verso  l'estremità  più  ottusa  dell'uovo. 

—  ingleize  ;  Rosso  d' Inghilterra  o  Rosso  inglese 
(Perossido  di  ferro):  Serve  a  pulire  i  metalli. 

R>osso  add.  Rosso:  Aggiunto  di  colore  simile 
a  quello  del  sangue  o  della  porpora. 
Il  Rosso,  aggiunto  di  pelo,  Che  è  di  colore  tra  il 
giallo  e  il  rosso. 

—  incarnatto;  Vermiglio:  Rosso  acceso  del  color 
del  chermisi. 

—  scarlatto;  Rosso  scarlaltino. 

—  scùo;  Rosso  cupo. 

g  Chi  tìa  a-o  rosso;  Rosseggiante,  Rossigno,  Ros- 
siccio, Rossastro. 
S  De  pei  rósso,  manco  bdnn-a  a  vitella  V.  Pei. 
g  L'è  megio   vegnì  ròsei   che  neigri  ;  É  meglio 

arrossire  che  impallidire,  É  meglio  diventar  rosso 

che  livido  V.  Megio. 
%  Tcera  róssa  ;  Terra  rossa,  Ocrea  rossa  V.  Ttera. 
5  Tempo  rósso,  ò  che  ciéuve  ò  che  buffo  V.  Ruff'd. 
g   Vegni  rósso  cómme  a  braxa;  Diventar   rosso 

peggio  d'un  tacchino  :  Divenir  acceso  o  infocalo 

in  viso. 
Rosso  s.  m.  Rossore,  figurai.  Onta  o  Vergogna 

0  Indizio  d'essa,  spargendosi  sul  volto  una  certa 

rossezza. 
S  Fa  rósso;  Dar  rossore,  Recar  vergogna. 
Ròssua.  s.  f.  Rozza:  Cavallo  vecchio  e  pieno 

di  magagne;  allrim.  Brenna,  e  per  ischerzo  Scuc- 

comedra  e  Scuccumedra. 
11  Segrenna,  figurai,  dicesi  di  Persona  malsana, 

sparuta,  ecc.;  allrim.  Conca  fessa. 
Ròstì  Y.  a.  Arrostire:  Cuocere  senz'ajulo  d'ac- 
qua, come  in  iscbidione,  in  tegame,  sulla  gra> 

Iella  e  simili. 
Il  Arrostire,  per  similit.  dicesi  dell'Effetto  del  sole 

che  riarde. 
Il  Far  agresto  o  l'agresto,  si  dice  dell'Avanzare  per 

sé  nello  spendere  per  altrui  ;  Approvecciarsi,  Far 

vendemmia  anticipata. 
Rostxa>  s.  f.  Bruciata:  Castagna  cotta  arrosto, 

e  per  lo  più  in  padella  bucherata  ;  trovasi  anche 

Caldarrosta. 
Riòstiio  p.  pass.  Arrostito^  da  Arrostire  V.  Róstt, 

—  da-ó  so;  Abbronzalo,  e  dicesi  della  pelle  del- 
l'uomo. 


666 


ROV 


RUB 


S  Pan  rósilo;  Pane  arrostilo,  si  dice  alle  Felle  di 
pane  rasciulle  ed  alquanto  abbronzate  al  fuoco. 
Rosto  s.  m.  Arrosto:  Vivanda  di  carne  arrostita. 
S  A  rosto  V.  qiiesla  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
S  Sciò  de  rosto;  Volpone,  Putta  scodata,  Gallone, 
si  dice  figurai,  e  per  disprezzo  di  Uomo  scaltro, 
malizioso. 
S  Tanto  fàmme  e  poco  rosto;  Molto  fumo  e  poco 
arrosto,  si  dice  di  Chi  fa  gran  mostra  e  ha  po- 
che facoltà. 
!Rotà  V.  a.  Rotare   e   Arrotare  :  Uccidere   col 

supplizio  della  ruota.  Supplizio  antico. 
!Rotin.n-a.  s.  f.  Uso,  Pratica,  Andamento:  Ca- 
pacità acquistata  per  abituazione  o  lunga  pratica, 
anziché  col  soccorso  dello  studio  e  delle  regole, 
od  altrim.  Modo  pratico  e  consueto  di  procedere 
in  checchessia;  il   Trantran  dcs  affaires   dei 
Francesi. 
Rotola,  s.  f.  Rotella  :  Quel  piccolo  osso  rotondo, 
che  è  soprapposto  all'articolazione  del  ginocchio. 
Ròtolo  s.  m.  Ruololo  e  Ròtolo  V.  Rolò. 
n  Ròtolo:  Sorta  di  peso  che   presso  i  Genovesi, 
prima  del  peso  decimale,  equivaleva  ad  once  18; 
e  in  Napoli,  Sicilia  e  Malta  ad  once  33  e  un  terzo. 
%  Ande  a  ròtolo;  Andare  a   ròlolb   o   rotolone. 
T.  del  giuoco  delle  bocce  V.  A  ròtolo. 
Tt^tt&.wxxmi  s.  m.  pi.  Rottami  :  Quantità  di 

rimasugli  o  cose  rotte. 
Rótti  s.  m.  pi.  Rolli,  parlandosi  d'una  somma 
di  danaro,  si  dicono  Quelle  parli  d'una  moneta 
che  non  arrivano  a  fare  un  intero. 
11  Rotti,  presso  gli  Arilm.  si  dicono  Quelle  parti 
0  aliquote  o  aliquanle  che  avanzano  nel  partire 
un  numero  per  un  altro,  o  più  speditam.  Quel 
numero  che  esprime  parie  dell'unità. 
!Ròtto  add.  Rotto,  Spezzato,  Infranto  V.  R5mpi, 
"  Rotto,  Spossato,  Affievolito. 
Il  —  Allentato,  Crepato,  Sbonzolalo,  Ernioso  V. 
Asseutìo. 
Rottùa.  s.  f.  Rottura:  Qualità  e  Stato  di  ciò 
che  è  rotto. 
n  Rottura,  Rotto:  Apertura,  Fessura  o  Parte  dove 

è  rotto. 
«  —  Figurai,  per  Nimistà,  Inimicizia,  Discordia, 

Dissensione. 
«  Fallimento  V.  Bancaròtta. 
Ròuxia.  V.  Raox'ia. 
Ròuzo  V.  Raozo. 

Rò-vee  s,  f.  Rovere,  Rovere,  Quercia.  T.  hot. 
Quercus  robur.  Albero  ghiandifero,  uno  dei  mi- 
gliori ornamenti  dei  nostri  boschi,  per  ^altezza, 
il  maestoso  e  la  bellezza  del  denso  fogliame.  Se 
ne  adopera  il  legno  per  le  costruzioni  navali  e 
per  le  civili,  non  che  pe'  lavori  de'  legnaiuoli, 
dei  carradori  e  sim.,  ed  è  poi   eccellente   per 
ardere.  La  corteccia  pestala  e  polverizzata  som- 
ministra la  miglior  concia  per  la  preparazione 
delle  pelli.  I  frutti  di  tale  pianta,  ossia  le  ghiande, 
sono  un  eccellente  ingrasso   pei  porci  ed  altri 
animali, 
g  Èuio  de  rovee;  Rastonale,  Legnate  V.  Éuio.     . 
§  Suvòn  de  ròvee;  Méstolo,  detto  metaf.  e  per 
ischerzo  V.  Dattòezo. 
Rovina,  V.  a.  Rovinare  e  Ruinare:  Guastare, 
Mettere  a  soqquadro.    Atterrare,  Distruggere, 
Dare  il  guasto,  Sterminare. 
«  Rovinare,  figurai.  Impoverire,  Mandar  in  ma- 
lora, in  rovina,  in  precipizio. 


Il  —  In  senso  iieut.  Cadore  precipitosamente  d'alto 

in  basso. 
%  Ròvinàse  n.  p.  Rovinarsi  e  Ruinarsi:  Andare  in 

rovina,  in  precipizio. 
I)  —  a  salute;  Rovinarsi   la  sanità:   Ridursi   in 
cattivo  sialo  di  salute. 

Ròviau-a.  s.  f.  Rovina  e  Ruina:  Il  rovinare 

e  La  cosa  rovina  a:  E  ròvinn-e  de  Tròia,  de 

Cartagine,  d'un  palasso ,  ecc. ;  Le  rovine  di 

Troja,  di  Cartagine,  d'un  palazzo  e  sim. 

1)  Rovina,  mei.  p»r  Danno,  Nocumento,  Pregiudizio. 

g  Andò,  in  róvinn-a;  Andare  o  Cadere  in  rovina, 

Rovinarsi,  figur.  Andar  in  malora,  in  precipizio. 

g  Caccia  in  ròvinn-a  V.  Rovina  nel  2^  signif, 

Rovinóu  add.  Rovinato,  Ruinato,  Rollo,  Fra- 
cassalo, Conquassato,  Diroccalo,  Subbissalo,  Sfa- 
scialo, Smantellato,  ecc. 
t)  Rovinalo,  Perduto,  Ridotto  in  tativo  stato. 
n  —  Povero,  Spiantato. 

Roziia.  s  f.  Sciamilo:  Specie  di  drappo  di  color 
rosso,  dello  così  dalla  sua  similitudine  con  la 
superficie  esterna  del  fiore  sciamilo. 

[Rozi^g'ià;  v.  a.  Rosicchiare ,  Rosecchìare , 
Rosicare  :  Rodere  leggermente  e  a  poco  a  poco, 
ed  é  proprio  de'  topi. 
1)  Rodere,  Tarlare,  Brucare,  proprio  de'  tarli  e  dei 

bruchi. 
1)  Talvolta  dicesi  metaf.  degli  impiegati,  allorché 
abusano  delia  podestà  d'ufficio  V.  Ganascia. 

I^ozig-g-io  s.  m.  Torso  e  Tórsolo;  Ciò  che 
rimane  delle  pere,  mele  e  simili  frutte,  dopo 
averne  levalo  intorno  la  polpa. 

Rua>  s.  f.  Ruta.  T.  boi.  Ruta  graveolens.  Pianta 
che  ha  gli  steli  ramosi,  lisci,  alquanto  grigi,  a 
cespugli;  le  foglie  picciolate,  arcicomposle;  le 
foglioline  un  poco  carnose,  lisce,  bisluiighe,  ovale, 
incavate  alla  base;  i  fiori  d'un  giallo  chiaro,  pe- 
duncolati. Ha  un  odore  acutissimo  e  un  sapore 
amaro  e  spiacevole;  è  medicinale.  Coltivasi  per 
tutto  ne'  giardini,  e  nasce  spontanea  ne'  luoghi 
secchi  ed  esposti  al  sole. 

Ru1>ax*izio  s.  m.  Ruberia,  Ladroneccio,  Furto. 

Rùlbitttoi).  (A);  Rotolone  e  Rotoloni;  A  fiac- 
cacollo,  A  scavezzacollo,  ecc.  V.  questa  locuz. 
alla  sua  sede  alfabetica. 

Rùl>l>a<  s.  f.  Bariletto,  Barletto,  e  nell'uso  an- 
che Riibba:  Specie  di  piccolo  barile,  composto 
di  doghe,  ad  uso  di  mettervi  vioi  di  prima 
qualità  od  altri  liquori. 

R>ùt>1>o  s.  m.  Rubbo:  Peso  di  25  libbre  ge- 
novesi, ed  é  La  sesta  parte  d'un  cantaro. 

Rùl>lbia<  s.  f.  Robbia.  T.  boi.  Rubia  tinctorum. 
Pianta  perenne,  la  cui  radice  si  adopera  per  tin- 
ger i  lini,  i  cotoni  e  le  lane  d'un  bel  rosso  e 
durevole,  che  coll'alcali  si  eslrae  più  vivace,  e 
coH'acido  fassi  più  cupo,  per  la  qual  proprietà 
si  coltiva  in  molti  paesi  dell'Europa. 

X^ù'bin.  s.  m.  Rubino:  Gemma  di  color  rosso, 
più  0  meno  carico,  detta  anche  Carbonchio  V. 
Carbòncio. 

Dicpsi  Rubino  di  rócca, una  specie  di  Gra- 
nato assai  duro  e  di  color  rosso  mollo  scuro  e 
turchiniccio.  Ad  altre  pietre  si  dà  pure,  ma  im- 
propriamente, questo  nome;  e  dicesi  Rubino  del 
Brasile  il  Topazio  rosso,  Rubino  di  Boemia  il 
Granalo  piropo.  Rubino  di  Siberia  la  Torma- 
lina rossa  0  Siberite. 

Rùlbiuetto  s,  m.  Cannella  V.  BrSnzin. 


RUM 


RUZ 


667 


Ru.ooa>  s.  f.  Rocca  (coll'O  chiuso  o  stretto  ): 

Sirum.  di  canna  o  simile,  sdì  quale  le  donne 

pongono  lana,  lino  o  altra  materia  da  filarsi^ 

altrìm.  Connocchia. 

S  Aveì  ciù  poco  Un  in  scià  rdvca;   Essere  alle 

ventitré,  Piatire  co'  cimiteri,  ecc.  V.  Aveì. 
§  Leynelti  ila  rucca;  Grétole:  Ciascuno  di  qnei 
pezzetti  di  canna  o  altro  che   servono  a  tener 
aperte  le  costole  delle  rocche  da  filare. 
S  Cappelletto  da  rucca;  Pergamena  e  Pergamina 
V.   Cappelletto. 

Ruccà.  s.  f.  Roccala,  Connocchia,  Pennecchio: 
Quella  quantità  di  lino,  lana,  ecc.  che  si  mette 
in  una  volta  sulla  rocca  per  filare. 
Il  Roccata,  per  Colpo  dato  colla  rocca. 

Rucoli.éa<  s.  f.  Roche;!.  T.  hot.  Rocheu  fal- 
cata. Pianta  aita  circa  tre  piedi,  il  cui  tiglio 
cilindrico  si  divide  in  alcuni  rami  con  foglie 
opposte  in  croce ,  riunite  alla  lor  base ,  piti 
chiuse  nella  sommità.  Fiorisce  nella  primavera 
ed  ha  i  fiori  brillanti  e  scarlatti.  Uavvene  di 
più  specie. 

RùdLdeg-o  add.  Ruvido,  si  dice  di  Cosa  che 
non  abbia  la  saperficie  liscia  e  pulita;  Rozzo, 
Scabro,  Ronchioso,  Ispido. 

I^ùg-a^  s.  f.  Ruga,  Grinza,  dicesi  particolarm. 
quella  della  pelle,  specialm.  della  faccia. 
S  Rughe  de  ròbe,  de  camixe,  ecc.;  Crespe. 
''fCug'^ia.  V.  Ròziggià. 

—  «  dtnii;  Dirngg  nare  i  denti  V.  Dente. 
S  Ruggidla;  Rodere  i  chiavistelli.  Rodere  il  freno, 
Ingojar  la  stizza.  Rodersi,  Schiacciare,  Rugumare. 

Kug'ni  V.  Grugni. 

nulle  s.  f.  pi.  Daddoli ,  Smancerie,  Scede, 
Smiaci,  Cazzuole  V.  Nonne. 

!Ruiii.  s.  m.  Rum  e  Rhum.  Voce  inglese.  Specie 
d'acquavite  rafiìnata  infiammabile,  tratta  colla 
distillazione  dalle  canne  di  zucchero  e  da  altre 
sostanze. 

Rù.meg'à  v.  n.  Ruminare,  Rngumare,  Digru- 
mare: Far  ritornare  alla  bocca  il  cibo  mandato 
nello  stomaco  non  masticalo  per  masticarlo;  ed 
è  proprio  degli  animali  bisulchi  o  di  pie  fesso 
0  ruminanti.  I  fior,  dicono  Rumare. 

Rumenta,  s.  f.  Spa/.zatura:  Ciò  che  si  toglie 
via  in  spaizando;  altrim.  Pattume,  Scoviglia. 
S  Canto  da  rumenta;  Ruca  della  spazzatura. 

I^ùmentà  s.  ni.  Spazzatnrajo,  e  nell'uso  tose*. 
Pattumajo:  Colui  che  raccoglie  le  spazzature  e 
pattume  per  le  case. 

Rùmeiiteea,  s.  f.  Cassetta  della  spazzatura: 
Recipiente  quadrangolare  di  legno  o  di  latta,  a 
tre  sole  sponde  basse,  verticali;  a  quella  di  mezzo 
è  fermalo  verticalmente  un  lungo  manico  di  le- 
gno. Colla  granata  vi  si  fa  entrare  la  spazzatura 
di  una  o  pili  stanze,  per  trasportarla  altrove.  A 
Lucca  dicesi  Pattumiera,  nella  Romagna  Porla- 
immondezze,  a  Bologna  Puscarola. 

Rùmescello  V.  Remescello. 

Rùmexa,  V.  Rémexa. 

'RuTXì.m.Si,  v.  n.  Grifolare,  Grufolare,  Grufare: 
Propriam.  li  razzolare  che  fanno  i  porci  col  grifo. 
Il  Brancicare,  Slazzonare  V.  Magnùscà. 
«  Raizolare,  Frugare,  Frugacchiare,  Rovistare,  Ro- 
vistolare;  Basta  ch'ó  rùmme  dappertutto  ;  Ba- 
sta ch'e'  razzoli  ovunque. 

"w  Presso  la  plebe,  Sgobbare,  Sfacchinare,  Stentare. 

Rumò  s.  m.  Rumore  e  Remore:  Suono  indi- 


stinto, incomposlo  e  disordinalo;  Strepilo,  Fra- 
casso, Clamore,  Seniore. 

—  d'cegua  ;  Scroscio  e  Croscio  :  li  rumore  che  fa 
la  pioggia  quando  cade  rovinosam''nle. 

Runfà  V.  n.  Russare:  Rumoreggiare  che  si  fa 
nell'alilare  dormendo.  In  più  luoghi  della  Toscana 
dicesi  anche  Ronfare  e  Ronfiare, 

—  d5  gatto;  Far  le  fusa.  Tornire,  dicesi  del  gatto 
quando  se  ne  sta  in  quiete  e  nel  respirare  fa 
un  certo  rumore  simile  al  ràntolo  o  a  fusa  che 
ruzzolino  per  terra;  od  anche  Quando  gli  si 
liscia  il  capo  e  il  corpo  per  fargli  carezze. 

S  0  runfa  ch'ó  pà  un  porco  o  cSmme  un  porco; 
Russa  che  pare  un  ghiro  o  un  orso. 
I^unft»  s.  m.  Russo:  Il  russare. 
f Ruo ....  Concio  macero  e  mescolato  con  terra. 

Voce  del  contado. 
Rù^ca.  s.  f.   Polvere  di   concia:   Corteccia  di 
rovere  o  di  cerro  macinala,  con  la  quale  si  con- 
ciano i  cnoj. 
n  Cruscone:  La  parte  più  grossa  della  crusca, 
n  Lisca,  Scotolatura  V.  Rèsca  nel  2*  significalo. 
"•I  In  m.  b.  e  del  gergo  Fame. 
**S  Aveì  ùnn-a  riìsca  dò  diao;  Cascar  di  o  dalla 

fame,  Morir  dì  fame.  3Iodo  basso. 
**S  Levàse  a  ròsea;  Sfamarsi. 
Ruspo  s.  m.  Rusco,  Ruscbia,  Brusco,  Pugni- 
topo,  ecc.  V.  Erba  cocca. 
n  Usato  come  add.  vale  Magro,  Secco,  e  dlcesi  per 
ischerzo  di  gallina,  di  pollo  o  sim. 
Rùsteg-o  add.  Ruvido,  ecc.  V.  Rùddego. 
Il  Ruvido,   metaf.  si   dice  delle  persone,  e  vale 
Scortese,  Disobbligante,  Rozzo,  Salvalico;  e  ta- 
lora Burbero,  Rigido,  Aspro,  Austero,  ecc. 
S  A  rùstega;  Alla  rustica  o  In  rustico  V.  questa 
locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
ICù:xeiità  s.  m.  Secchio:  Vaso  cupo  di  rame, 
col  quale  SI  attinge  l'acqua;  esso  ha  un  manico 
ricurvo,  per  lo  più  di   ferro,   volubile   in  due 
orecchie,  poste  all'orlo  del  vaso  slesso;  altrim. 
Allignilojo. 
S  0  rùxentà  5  tócca  5  fóndo;  Il  secchio  rade  il 
fondo  del  pozzo,  Siamo  al  fondo  del  sacco  V.  Fóndo. 
Rù:x:entà,  V.  Arrùxentd. 
Rùzase  s.  f.  Ruggine,  Ferruggine:'  Quella  ma- 
ter.a  di  color  giuggiolino  che  si  genera  sul  ferro 
e  che  lo  consuma. 
»  Ruggine,  metaf.  Odio,  Sdegno,  Rancore,  Screzio, 
Malanimo,  Dissapore:  Fra  16  gh'é  da  rùzze; 
Fra  loro  v'ha  della  ruggine. 
«  Gora:  Segno  di  sudiciume  su  per  il  collo  o  sa 
per  la  persona:  O  l'ha  a  rùzze  in  tó  collo; 
Ha  le  gore  nel  collo. 
S  Co  da  rùzze;  Color  roggio:  Color  somigliante 

alla  ruggine. 
%  Fd  0  Piggià  a  rùzze;  Arrugginire,  Irrngginire, 
Inrugginire:  Divenir  rugginoso,  Prender  rugirine. 
%  Leva  a  rùzze;  Dirugginare,  Dirugginire,  Srug- 
ginire: Nettare  il  ferro  dalla  ruggine. 
"h  —  o  rùzze  a-i  denti;  Tòr  dai  denti  la  ruggine, 

in  m.  !..  vale  Sfamarsi,  Cavarsi  la  fame. 
Rikzzeiieiito  add.  Rugginoso,  Rugginente: 
Che  ha  ruggine. 
$  Denti  rùzzenenti;  Denti  rugginosi  :  Denti  coperti 

di  materia  putrida  simile  alla  ruggine. 
S  Mei  rùzzenento;  Mela  ruggine  o  roggia  V.  Mei. 
Ruzzo  e  l>uzzo$  Buono  e  cattivo:  Modo 
di  dire  che  si  adopera  coi  verbi  Dare  e  Pigliare. 


668 


SAB 


SAC 


s 


ISàr  s.  f.  Sale,  detto  così  assolutam.,  e  parlando 
di  condimenti,  inlendesi  Quel  corpo  bianchiccio, 
solubile  e  molto  sapido,  che  separasi  artificial- 
mente 0  per  evaporazione  dall'acqua  del  mare, 
e  chiamasi  Sai  marino  o  Sai  dì  cucina;  ovv. 
scavasi  fossile  in  alcune  miniere,  e  dicesi  Sai 
gemma  o  Salgemma,  e  serve  ai  medesimi  usi, 
cioè  di  condire  gli  alimenti  o  di  conservarli 
molto  tempo  senza  che  si  guastino. 

—  d' Inghtltceru ;  Sai  d'Inghilterra,  Sai  catartico, 
Sai  d'Epsom,  Solfato  di  magnesia:  Spezie  di  sale 
che  s'adopera  in  medicina  come  purgante  blando. 

S  Amào  de  sa  V.  Savoto  nel  2°  signif. 
S  Cascetia  da  sa  V.  Cascetta. 
S  Chi  va  ben  de  sa;  Giusto  di  sale. 
S  Fd  un  viaggio  a  sa;  Zappar  in  o  nella  rena, 
Seminar  in  sabbia,  vale  Operar  indarno  a  una 
cosa  senza  frutto,  Perdere  il  tempo  e  la  fatica. 
S  Mette  a  sa;  Salare,  Insalare:  Asperger  chec- 
chessia di  sale  per  dargli  sapore. 
n  —  in  sa;  Salare,  Insalare:  Asperger  checchessia 
di  sale  per  conservarlo. 
**S  Mot  scusa  sd  e  scns'éuio  V.  Moi. 

S  Pesld  a  sd;  Tritare  il  sale. 
!Sà  V.  Sald. 

{Sa>l>a<lij^g-ia<  s.  f.  Sabadiglia  e  Sabatiglia.  T. 
bot.   Verutium  sabadilla.  Pianta  che  ha  il  ra- 
cemo 0  spiga  semplice;  i  fiori  di  sei  pelali  ovali, 
lutti  votati  per  una  parte,  gambettati,  quasi  pen- 
denti; è  indigena  della  Cina;  il  seme  di  essa 
promuove  forti  e  reiterati  starnuti, 
«  Zappariglia:  Sorta  di  tabacco  in  polvere,  me- 
scolatavi dentro  radice  di  sabadiglia,  che  eccita 
frequenti  starnuti,  perciò  detto  anche  Starnutiglia. 
Sa"bajoii  s.  m.  Zabajone  e  Zabaglione:  Com- 
posto di  rossi  d'uovo,  di  vino  di  31alaga,  di  Ma- 
dera 0  sim.,  zucchero  e  qualche  aroma,  che  si 
fa  in  un  vaso  da  cioccolata,  sbattendo  continua- 
mente col  frullino,  e  quando  è  convenientemente 
spessito  e  spumeggiante  si  versa  in  bicchieri  o 
tazze  per  sorbirlo  a  quel  modo,  o  se  ne  fa  ri- 
pieno di  torte,  pasticci,  ecc. 
Sa>l>'lba.tiu]i-a<  s.  f.  Sabatina.  Voce  d'uso. 
Disputa  che  si  fa  nelle  scuole  al  sabato  sulle 
lezioni  della  settimana  scadente. 
ISa'b'bia  s.  f.  Sabbia  :  Rena  mescolata  con  terra, 
n  Sabbia,  dicesi  anche  Quella  rena  finissima  che 
si  sparge  sullo  scritto  ancor  fresco,  perchè  vol- 
tando la  faccia  o  piegando  il  foglio  non  si  fac- 
ciano scorbj;  altrim.  Polvere  e  Polverino  S.Pùeta. 
Sal>l>i5ii.  s.  m.  Sabbione  :  Sabbia  più  grossa. 
Sal>t>o  s.  m.  Sabato:  Nome  del  settimo  dì  della 
settimana.  In  taluni  trovasi  anche  scritto  Sabbato. 

—  santo;  Sabato  santo,  diciamo  per  eccellenza  a 
Quello  avanti  la  domenica  di  Risurrezione. 

%  NS  gh'ó  sabbo  sensa  so,  camme  figgia  sensa 

amò  V.  Amò. 
S  0  Segnò  3  n5  paga  a-o  sabbo  ecc.  V.  Paga. 
Salbinn-a  s.  f.  Sabina  e  Savina.  T.  botan. 


Juniperus  sabina.  Pianta  medicinale  simile  al 
ginepro,  che  ha  lo  stelo  diritto,  mollo  ramoso, 
elevantesi  da  tre  a  sei  braccia;  le  foglie  picco- 
lissime, ovate  e  appuntale  a  guisa  di  quelle  del 
cipresso,  di  odore  penetrante,  e  le  bacche  d'un 
turchino  alquanto  nero.  É  indigena  dell'Italia. 

Saooanò  s.  m.  Borsa  :  Sorla  di  lasca  elegante, 
che  si  serra  a  guaina  (gòenn-a)  o  con  ferma- 
glio metallico,  a  foggia  di  due  ganasce  masliet- 
tale,  ed  è  pendente  da  nastri ,  da  cordelline  o 
da  catenelle,  colle  quali  portasi  in  mano  o  ap- 
pesa al  braccio  dalle  signore,  cui  tien  luogo  di  j 
lasca  da  riporvi  il  fazzoletto,  il  libriccino  di  divo-  I 
zione,  la  borsetta  pe'  danari  e  simili  cose. 

Saocixetta  s.  f.  Sacchetta.  Voce  d'uso.  Chia- 
masi così  Una  piccola  borsa  di  tela,  fustagno  o 
simile,  fermala  in  capo  ad  un'  asta  lunga  di  le- 
gno, con  cui  nelle  chiese  si  vanno  a  raccorrò 
le  limosine. 

Sacchetto  s.  m.  Sacchetto:  Piccolo  sacco, 
altrim.  Sàccolo,  Saccarello. 
%  Cónti  a  sacchetto  ;  Conti  alla  grossa,  al  digrosso, 
a  occhio  e  croce  V.  A  sacchetto. 

Sacca  s.  f.  Pieno  un  sacco,  Quanto  può  con- 
tenere un  sacco. 

Saccaja  ...  Un  numero  di  sacchi  messi  den- 
tro altro  sacco. 

Sacclxezzà  v.  a.  Saccheggiare,  Dar  il  sacco, 
Porre  a  sacco.  Far  il  sacco,  Mettere  a  bollino, 
Abbotlinare:  Fare  spoglio  violento  di  tutto  ciò 
che  si  trova  in  un  paese,  in  una  città,  in  una 
casa  ;  e  dicesi  di  eserciti  che  depredano  in  paesi 
nemici, 
tt  Sacchellare  :  Percuotere  alcuno  con  sacchetti 
pieni  di  rena. 

Sacchezzo  s.  m.  Sacco,  Saccheggio,  Sac- 
clieggiamenlo,  Saccomanno:  Depredazione  intera 
d'una  città,  d'una  lenii,  falla  per  lo  più  da 
gente  armata. 

Sacco  s.  m.  Sacco  e  al  plur.  Sacchi  e  Sacca: 
Recipiente  di  tela  cucita  ai  due  lati  e  ad  una 
delle  testale,  che  serve  per  mettervi  dentro  cose 
da  trasportarsi  da  luogo  a  luogo.  Le  sue  parti 
sono  Bocca,  Fondo  e  Pellicini  (Oege). 
Il  Sacco,  per  Specie  di  panno  rozzo,  cui  anlicam. 
portavasi  per  abito  di  penitenza. 

"il  Per  similil.  e  in  m.  b.  vale  Pancia,  Peccia,  Ca- 
gno, Stefano,  Trippa,  Valigia:  Basta  impi  S 
sacco;  Purcìiè  si  empia  Io  Stefano. 

—  da  né'tte  o  da  viaggio;  Sacca  da  notte.  Sacca 
da  viaggio:  Tasca,  in  cui  chi  viaggia  ripone 
qualche  biancheria  o  altro,  specialmente  per  uso 
da  notte,  e  per  averla  prontamente  alla  mano. 

*—  da  vili;  Ubbriacone  V.  Imbriagón. 

—  d'osse;  Ossa  e  pelle.  Ossacela  senza  polpa,  Tristo 
fascio  d' ossa ,  dicesi  per  ischerzo  di  Persona 
soverchiamente  magra. 

%  Andd  co-a  testa  in  tó  sacco  V.  Andd. 
S  A  non  e  faenn-a  d5  so  sacco  V.  Faem-a. 


SAÉ 


BkS 


M^ 


S  Ése  a-e  strette  dd  succo  ;  Essere  al  fondo  del 
sacco,  figurai.  Essere  al  fine,  Essere  al  verde 
di  danari.  Trovarsi  in  difficili  circostanze/ 

§  Leva  d'in  tò  sacco;  Disaccare:  Levar  dal  sacco. 

S  mette  in  td  sacco  V.  Biette. 

S  Nò  sta  a  di  quattro  se  ti  nò  l'hce  in  tò  sacco 
V.   Quattro. 

S  Oège  do  sacco;  Pellicini  V.  Oigia. 

S  0  sacco  ò  va  de  serva;  II  sacco  trabocca,  figtir. 
vale  Non  ve  ne  cape  più,  Non  si  può  avere 
più  pazienza. 

S  Restò  in  tò  sacco  ;  Restar  nella  schiaccia  o 
stiaccia,  Rimaner  alle  reti,  figurat.  Esser  cólto  o 
Entrar  nelle  insidie,  Esser  trappolato,  avvilup- 
pato, imbrogliato,  ecc. 

S  Sacco  véuo  nò  péu  sta  in  pé;  Sacco  vólo  non 
può  stare  in  piedi.  Modo  prov.  che  significa  Chi 
non  mangia  non  può  slare  in  piedi ,  ncn  può 
lavorare. 

S  Tornò  co-e  pive  in  tò  sacco;  Tornare  o  Ve- 
nire colle  trombe  nel  sacco,  vale  Tornare  da 
alcuna  impresa  senza  profitto  o  Andarsene  senza 
ch'ella  sia  riuscita. 

S  Vende  o  Accattò  un  gatto  in  t'ùn  sacco  V. 
Gatto. 

S  Véuò  6  sacco  V.  Véuà  ò  gòscio  nella  v.  Còscio. 
Sa-ccon  s.  m.  Saccone,  Pagliericcio:  Specie  di 
sacco  di  tela  lungo  e  largo  quanto  il  lelto,  il 
quale,  ripieno  di  paglia  o  di  foglie  secche  di 
formentone,  posa  sugli  asserelli  della  lettiera 
(scaffo  dò  letto)  sotto  la  materassa. 

—  elastico;  Saccone  elastico:  Quello,  in  cui  alle  fo- 
glie son  sostituite  varie  molle,  fatte  con  grosso 
fil  di  ferro  o  di  rame,  ravvolte  spiralmente  in 
forma  di  doppio  cono,  le  basi  all' infuori. 

%  Remesciò  ò  saccòn  V.  Remescià. 

Sa,ccouetto  s.  m.  Sacconcino,  Sacconcello. 
Dim.  di  Saccone. 

{Sacramenta,  v.  a.  Sacramentare  e  Sagra- 
mentare:  Amministrare  i  Sacramenti,  e  dicesi 
specialmente  dei  malati. 

Sacrifica,  v.  a.  Sacrificare  e  Sagrificare:  Of- 
ferire in  sacrifizio,  Immolare, 
n  Sacrificare,  figurat.   per  Reprimere,  Togliere, 
Rimuovere,  Abbandonare  e  sim. 

—  a  vitta  pe  quarchedùn;  Sacrificar  la  sua  vita 
per  qnalcheduno,  vaie  Esporla  a  cimento  per  di 
lui  servizio. 

—  5  fceto  sé;  Sacrificare  il  fallo  suo:  Consumare 
il  proprio. 

—  5  tempo  in  quarche  cosa;  Sacrificare  il  tempo 
in  qualche  cosa,  vale  Impiegarlo,  Consumarlo 
lutto  attorno  ad  essa. 

—  ùnn-a  figgia;  Affogar  una  fanciulla,  dicesi  del 
Maritarla  male. 

S  Sacri ficàse  pe-i  atri;  Sacrificar  se  medesimi 

in  vantaggio  altrni. 
Ss©  s.  f.  Sete  :  Appetito  o  Desiderio  di  bere. 

«  Sete,  per  simiiil.  fu  esteso  anche  alle  cose  ina- 
nimate, le  quali  talora  hanno  bisogno  d'umido: 
Questi  vasi  han  sce;  Questi  vasi  hanno  sete. 

S  Dee  da  beive  a-o  prceve  che  6  cègo  ò  l'ha  soe 
V.  Cego. 

S  Levò  0  Levdse  a  soe  ;  Trarre  o  Trarsi  la  sete, 
vale  Dissetare  o  Dissetarsi. 

S  Moi  dà  scb;  Morir  di  sete.  Affogar  di  sete  e 
sim.,  vale  Aver  intensissimo  desiderio  e  gran- 
dissimo bisogno  di  bere. 


Ssea  s.  f.  Seta  :  Specie  di  filo  prezioso  prodotto 
da  alcuni  vermi,  voigarm.  chiamati  Bachi  da  seta 
0  Filugelli, 
n  Seta ,  pel  Drappo  medesimo  fallo   di  seta  :  A 
l'èa  veslia  de  swa;  Era  vestita  di  seta. 

—  da  cùxi  ;  Seta  da  cucire  :  Seta  filala  e  torta  ad 
uso  di  cucire. 

—  da  siassi  ;  Buratto,  Velo. 

—  sarvwga;  Vincitossico,  Bozzoli,  Erba  seta  sel- 
vatica, Asclepiade.  T.  bolan.  Ascetepias  vinceto- 
xicum.  Piccolo  arbusto,  nelle  cui  bacche  con- 
liensi  una  materia  che  somiglia  alla  seta. 

S  Sae  da  caeghce;  Sétole:  Il  pelo  che  ha  in  sol 
filo  della  schiena  il  porco,  di  cui  nel  cucire  le 
scarpe  o  stivali  servonsi  i  Calzolai  P^r  far  pas- 
sare lo  spago  ne'  punti  delle  medesime, 
n  —  dell'archetto  dò  violi»,  ecc.;  Sétole. 
Scera.  s.  f.  Sega  :  Nome  generico  d'uno  slrum. 
d'acciajo  dentato  da  dividere  i  legnami. 

—  a  man;  Sega  a  mano:  La  sega  ordinaria  ma- 
neggiabile da  un  uomo  solo,  talora  con  una  sola 
mano,  più  frequentemente  con  ambedue. 

—  da  reléujce;  Sega  ad  archetto:  Specie  di  sega 
armata  ad  archetto  che  usano  gli  oriaolaj. 

—  da  serra  e  prie;  Sega  da  pietre:  Slrum.  sim. 
alla  sega  da  legno,  ma  senza  denti,  fatto  di  la- 
miera di  ferro*  grossa  e  sottile,  lunga  e  corta, 
a  proporzione  delle  pietre  che  debbono  segarsi. 

—  da  serroeì;  Sega  intelajata:  Sorta  di  sega  atta 
a  recidere  per  lo  lungo  travi  per  farne  assi, 
piane,  panconi  e  sim.,  ed  è  menata  da  due  uo- 
mini, uno  in  basso  ed  uno  in  alto  sulla  piedica. 

—  da  taggià  i  erboi  ;  Segone  :  Lunga  e  grossa 
lama  dentata,  munita  alle  due  eslremità  di  un 
occhio,  entro  i  quali  si  piantano  due  diritti  a 
corti  manichetli  verticali.  Il  segone  è  senza  le- 
lajo;  è  menato  orizzonlalmente  da  due  uomini 
e  serve  a  segare  trasversalmente  un  fusto  d'al- 
bero per  farne  un  toppo  (ceppo)  o  per  dividere 
il  toppo  in  fiocchi. 

—  da  vòze  o  da  òze  ;  Sega  da  volgere.  T.  legnaj. 
Sega  stretta,  la  quale,  con  facilità  segando,  si 
volta  in  giro  o  altrimenti. 

^  Fa  a  stradda  a  swra  ;  Allicciare  la  sega  :  Far 
la  strada  ai  denti  della  sega  colla  chiave,  delUi 
Licciajnola. 
S  Fcero   da  fò   a  stradda   a  scera;  Licciajaola 
V.  Fcero. 

**S  Pigq^à  a  scera  d'òze  ;  Segarsela  ,  Battersela , 
Córsela:  Andarsene  via.  Modo  basso. 

Seei*a  s.  f.  Serra  :  Luogo  chiuso  con  vetri,  ove 
nell'inverno  si  custodiscono  piante  di  specie  di- 
licata,  che  non  potrebbero  resistere  ai  rigori 
della  temperatura  in  piena  aria. 

Ssex*a  (Pescio)  ;  Pesce  sega.  T.  illiol.  Squalus 
pristis.  Pesce  del  genere  degli  Squali,  che  ha  il 
muso  prolungato  d'un  osso  durissimo  a  forma 
di  sega,  con  ambedue  i  lati  pieni  d'un  numero 
considerabile  di  denti.  É  di  color  bigio,  presso- 
ché negro;  quello  dei  due  lati  è  più  chiaro,  e 
la  parte  inferiore  bianchiccia;  la  lesla  e  la  parte 
anteriore  del  corpo  sono  stiacciate.  Pugna  colla 
balena,  con  cui  incontrandosi  attacca  un  ostinalo 
combattimento,  immergendole  nei  dosso  la  den- 
tellata sua  spada.  Vive  nell'Oceano  sellenlrionale 
delle  coste  d'Africa. 

Ssero  s.  m.  Cerro.  T.  botan.  Quercua  cerris. 
Albero  simile  alla  qaercia ,  col  quale  si  faaoo 


670 


SAG 


SAI» 


molli  lavori,  specialm.  cerchj  da  lino  e  ollimo 
carbone. 

Sebèta,  s.  f.  Saetta:  Violenta  scarica  d'elettricità, 
la  quale  si  fa  dalle  nuvole  alla  terra  e  dalla  terra 
alle  nuvole;  allrim.  Folgore,  Fulmine. 
3  Che  te  vegne  ùnn-a  saèla;  Che  ti  venga  o  che 

ti  piglj  una  saetta.  Modo  d'imprecazione. 

S  Andò,  0  Corri  cótnme  ùnn-a  saèla  V.  Anrìd. 

S  0  l'è  ùnn-a  saèla;  È  una  saetla,  dicesi  nell'uso 

d'Cn  ragazzo  troppo  vivace  e  fiero  o  troppo  tristo. 

S  Unn-a  saèla;  Una  saetta,  usasi  comunem.  per 

Nulla:  No  te  crecldo  ùnn-a  saèla;  Non  li  credo 

una  saetta. 

Saexiiiiio  s.  m.  Senno,  Cervello,  Assennatezza, 
Giudizio,  Saviezza,  Inlelletlo  e  sim.  Voce  del 
contado. 
S  Èse  hi  swximo;  Essere  in  buon  senno,  Essere 

in  cervello:  Saper  bene  ciò  che  si  fa. 
S  Fd  perde  ò  swximo  ;  Trarre  del  senno,  Cavare 

0  Tórre  di  cervello,  Far  impazzare. 
§  Perde  5  saximo;  Perdere  il  senno,  il  cervello, 
vale  Confondersi,  Divenire  colla  mente  mollo 
sopraffatto  per  qualsiasi  cagiotie. 

Seexiun-a^  s.  f.  Saracinesca:  Sorta  di  toppa; 
allrim.  Toppa  saracinesca. 

Sa<£ri*a,u  s.  m.  Zafferano  o  Zaffarano,  Croco  o 
Gruogo  domestico.  T.  boi.  Crocus  salivus.  Pianta 
che  ha  la  radice  membranosa,  compressa,  che  ha 
origine  da  un  altro  bulbo  che  perisce  nel  darle 
alimento;  le  foglie  radicali,  strette,  lineari,  con  un 
nervo  bianco  longitudinale,  guainanti  alla  base; 
i  fiori  radicali,  ordinariamente  violetti-carnicini. 
«  Zafferano,  diconsi  anche  1  fileni  di  color  rosso 
che  si  trovano  nel  croco.  Hanno  un  odor  mollo 
penetrante;  polverizzali,  servono  alla  medicina 
nelle  coliche  uterine  e  nelle  affezioni  isteriche, 
non  che  per  dar  gusto  ai  formaggi,  alle  vivande, 
ecc.  Il  migliore  è  quello  che  ci  vien  portato 
dalla  Spagna. 

Sa<£Px*a.u.óii  s.  m.  Gruogo  salvatico,  Zafferano 
salvatico  o  saracinesco.  T.  botan.  Carthamus 
tinclorius.  Pianta  perenne  bulbosa,  che  si  vede 
in  autunno  ne'  prati ,  i  cui  fiori  sono  detti  Zuf- 
fronc,  e  si  adoperano  per  le  tinture. 

Sà.g'a.o  s.  m.  Sàrago  e  Sargo.  T.  illiol.  Sparus 
sargus  Pesce  di  mare  del  genere  degli  Spari, 
il  cui  colore,  generalmente  argentalo,  è  fallo 
risaltare  da  un  gran  numero  di  strisce  longitu- 
dinali dorate  o  gialle  o  di  color  d'arancio,  non 
che  da  una  linea  laterale  composta  di  piccoli 
tratti  neri.  La  sua  carne  è  tenera  e  delicata. 
Vive  nel  Mediterraneo  e  s'incontra  eziandio  nel- 
l'Oceano, nel  mar  Rosso  e  nel  Nilo. 

Sag'ii.a>  s.  f.  Giunco  da  sluoje,  Giunco  de' fossi. 
Giunco  di  padule,  Nocéo.  T.  botan.  Scirpus  la- 
cnslris.  Pianta  che  riuviensi  negli  stagni  e  nelle 
umide  fosse.  I  suoi  cauli,  che  si  elevano  sino  a 
metri  cinque,  sono  nudi,  midoliosi  e  grossi; 
secchi,  vengono  adoperali  da'Bottaj  per  meglio 
commettere  le  doghe  delle  bolli,  frametlendone 
varie  fila  in  ciascuna  delle  doghe  medesime. 

Sei^^oa^  s.  f.  Sàgola.  T.  mar.  Funicella  che  serve 
ad  alzare  la  bandiera  e  le  fiamme;  ed  in  ge- 
nerale Fune  sottile  di  cavo  bianco. 

—  dò  tò;  Sàgola  della  barchetta.  T.  mar.  Funicella 
misurata  e  segnala  con  nodi  rappresentanti  le 
diverse  disianze,  attaccata  alla  barchetta  per  mi- 
surare il  cammino  della  nave  V.  Là. 


—  dò  scandaggio  ;  Sàgola  dello  scandaglio.  T,  mar. 
Funicella,  a  cui  è  attaccato  il  piombino  che  serve 
a  scandagliare  e  misurare  la  profondità  del  mare. 

Sag'Og'g'ia  V.  Assagòggià. 

Sag"óg-g-io  V.  Punziggiòn  nel  i"  signif. 

Sàg-oma.  s.  f.  Sàgoma,  Mòdano:  Pezzo  di  le- 
gno 0  di  metallo  che  rappresenta  il  profilo  di 
un  lavoro,  e  per  lo  più  di  cornice  o  d'allro 
ornalo  d'architettura. 
Il  Mòdano  :  Misura  o  Modello,  col  quale  si  regolano 
gli  artefici  in  fare  i  loro  lavori ,  ed  è  diverso 
secondo  le  diverse  professioni. 

Sag-órrà  s.  m.  Sagorrà.  Voce  dell'uso.  Sorla 
di  panno  rozzo  con  pelo  assai  lungo. 

Sagrì  s.  m.  Sagrì  :  Pelle  di  pesce  che,  conciata 
e  raffinata,  serve  per  formar  buste  (stùccij,  co- 
perte di  libri  e  sim. 

Sagrinà  v.  a.  Accorare,  Affliggere,  Tormen- 
tare, Affannare,  Travagliare,  Angustiare,  Cruciare. 
g  Sagrindse  n.  p.  Accorarsi,  Affliggersi,  Affannarsi, 
Tormentarsi,  Darsi  affanno,  travaglio,  tormento. 

Sag-tiegg-ia  s.  f.  Angue.  T.  di  si.  nat.  An- 
guis  frugtlis.  Serpente  che  ha  lutto  il  corpo 
sopra  e  sotto  coperto  di  squame,  il  colore  per 
lo  più  bruno  e  gli  occhi  assai  piccoli. 

Sajou  s.  m.  Sa  Jone.  T.  sctaj.  Drappo  di  seta 
molto  fitto  e  spigalo. 

Sala  s.  f.  Sala:  Stanza  principale,  la  maggiore 
della  casa  e  la  più  comune. 

—  da  ballo;  Sala  da  ballo:  Sala  grande  e  decorata 
dove  si  danno  feste  da  ballo. 

—  da  ballo;  Sala  ballo:  Q  iella  sala,  in  casa  del 
Maestro  da  ballo,  dove  s'insegna  a  ballare. 

—  d'arme;  Sala  d'armi  o  dell'armi  o  Armeria: 
Edifizio,  nel  quale  si  lengon  riposte  le  armi  por- 
tatili e  da  tiro  d'ogni  maniera.  D'ordinario  questa 
sala  fa  parte  dell'Arsenale. 

—  d'arme;  Sala  d'arme,  dicesi  anche  nell'uso  Quella 
sala  dove  s' insegna  l'arto  della  scherma. 

—  de  conversazión ;  Sala  da  veglia  o  da  conver- 
sazione. 

—  de  discipiinn-a ;  Sala  di  disciplina:  La  prigionia 
disciplinare  de'  sull'nfflciali. 

—  de  ricevimento  ;  Sala  d'udienza,  di  ricevimento. 

—  manxé;  Sala  da  pranzo,  Stanza  da  pranzo  o  da 
mangiare. 

Sala  V.  a.  Salare,  Insalare  :  Porre  in  un  alimento 
alquanto  sale  per  condirlo,  o  porvene  mollo  per 
conservarlo. 

Salacca  s.  f.  Salacca.  T.  iltiol.  Clupea  aiosa 
0  Clupea  communis.  Pesce  di  mare,  del  genere 
delle  Clupee,  che  abita  non  solo  nell'Oceano  atlan- 
tico settentrionale,  ma  bensì  nel  Mediterraneo  e 
nel  mar  Caspio.  Ha  la  testa  piccola,  come  pure 
piccioli  i  denti,  di  cui  è  fornito  l'orlo  della  ma- 
scella superiore;  è  schiacciato  ne' fianchi;  ha  un 
colore  argenteo  intorno  al  corpo  e  alla  coda;  il 
il  dorso  giallo-verdastro.  Nutresi  di  vermi,  d'in- 
setti e  di  pesciolini.  In  parecchi  luoghi  dell'Eu- 
ropa, e  specialm.  in  Oanda  e  nella  Svezia,  se 
ne  sala  un  gran  numero,  e  se  ne  fa  un  estesis- 
simo commercio. 
1)  Salacca,  metaf.  e  per  ischerzo  dicesi  anche  La 

sciabola. 
it  Spalmale  (al  piar.):  Sferzale,  che  barbaramente 
si  davano  una  volta  sulle  mani  ai  fanciulli. 

Salaja  v.  a.  Salariare,  Stipendiare:  Dar  salario 
0  stipendio. 


SAL 


SAM 


671 


Sa.lajo  s.  m.  Salario:  Mercede  paltuita  che  si 
ah  a  chi  serve.  Quello  che  si  dà  alle  bàlie  per 
allatlare  il  faociullo,  dicosì  Baliàtico. 
"  Cerchiaja.  T.  pese.  Specie  di  rete  fermata  sopra 
un'asta  lunga  che  teriniiia  a  modo  di  circolo  o 
di  semicircolo. 

Sa.lajòii.  add.  Salarialo:  Che  ha  salario  o  prov- 
visione, Provvisionato,  Stipendiato. 

SalamiULe  s.  m.  Salame:  Carne  di  porco  ta- 
gliuzzata, accoDcia  con  sale  e  pepe  e  insaccala 
in  budello  legato  ai  due  capi  con  spago.  Se  ne 
fa  pure  di  carne  d'ora,  che  s'insacca  nella 
pelle  della  coscia  dell'oca  stessa;  ma  questa  vi- 
vanda è  per  lo  pili  degli  Ebrei,  essendo  loro 
vietato  il  mangiar  carne  porcina.  -  Salamajo, 
Quegli  che  fa  salami, 
n  Salame,  dicesi  per  ìscherno  di  Chiunque  manca 
di  sveltezza  ed  è  zotico;  Méstola,  Mestolone. 
Gocciolone,  Mellone,  Barbacheppo,  Marzocco,  ec. 

Salammelècclie  ;  Salamaleche,  Salame- 
lacche  :  Voce  scherzev.  formata  dall'  ebraico  e 
arabo  Salem  lecha  (La  pace  sia  con  te),  e  che 
si  usa  per  Cerimonioso  saluto,  Riverenza  pro- 
fonda e  simili. 
^  Fd  di  salammelècche  ;  Far  de' salamaleche  o  dei 
salamelecche,  vale  Far  complimenti,  salutazioni, 
alti  di  riverenza,  ecc. 

Salda,  v.  a.  Saldare  V.  AssarJd. 

—  I  cónti;  Saldar  i  conti  o  le  ragioni:  Vedere  il 
debito  e  credito,  Pareggiarlo;  ed  anche  Far  saldo, 
Spegnere  i  conti. 

Saldatùa  s.  f.  Saldatura  V.  Assardatùa. 
Salin  s.  m.  Saliera  :  Vasetto  tondo  od  ovale  da 

tenervi  sale  trito  ad  uso  della  mensa.  -  Saliere 

(p!ur.)  diconsi  poi  Due  vasetti  simili  al  prece- 

dpnte,  uno  de'qnnli  conlien  il  sale  e  l'altro  il  pepe. 
Salin  add.  Salino  :  Appartenente  al  sale  o  che 

ha  del  sale. 
Salinn-a  s.  f.  Salina:  Luogo  dove  si  cava  e 

si  raffina  il  sale. 
Sali'va  s.  f.  Saliva,  Scialiva  e  Sciliva:  Liquido 

somministrato  dalle  glandnle  salivari,  che  umetta 

del  contìnuo  la  bocca  e  fluisce  specialmente  in 

copia  durante  la  masticazione. 
5  CoUd  a  saliva  V.   Colla. 
Sali^azión  s.  f.  Salivazione,  Scialivazionc: 

L'azione  del  salivare. 
Salnitro  s.  m.  Salnitro  o  Nitrato  di  potassa  : 

Specie  di  sale  sulfureo  e   infiammabile,   prima 

base  della  polvere  da  schioppo. 
Salón  s.  m.  Salone.  Acer,  di  Sala:  Sala  grande. 
Salotto  s.  m.  Salotto.  Dim.  di  Sala  :  Piccola 

sala,  e  dicesi  di  Quella  stanza  della  casa,  per 

10  piiì  addobbala  meglio  delle  altre,  nella  quale 
si  dà  udienza  o  si  fa  conversazione. 

Salsaparig-lia^s.  f.  Salsapariglia.  T.  hot. 
Smilax  sul  su  par  Illa.  Pianta  americana,  delle  cui 
radici  si  fa  mollo  uso  in  medicina,  siccome  po- 
tente sudorifero. 

—  nòstra;  Smilace  V.  Gréuitai. 
Sai  uà  V.  Salùtd. 

Salùxné  s.  m.  Salumajo:  Negoziante  di  salumi. 

Salùixiiii.i  s.  m.  pi.  Salumi  e  anche  Salsumi, 
ma  è  voce  poco  usata  :  Tulli  i  camangiari  che 
si  conservano  col  sale,  come  il  lardo,  le  acciu- 
ghe, il  baccalà,  le  sardelle  ecc. 

Salùo  s.  m.  Saluto^  Saiutamenlo,  Salutazione: 

11  salutare;  Riverenza,  Inchino. 


n  Saluto,  dicesi  anche  a  Quello  che  gli  Schermitori 
fanno  coll'armi  prima  di  cominciare  l'assalto. 

—  de  ma;  Saiuto  di  mare,  dicesi  delle  Cannonate 
che  si  sparano  da  una  nave  per  salutarne  un'al- 
tra, 0  una  cillà  o  Un  santuario,  ecc. 

—  secco;  Saluto  secco,  cioè  Saluto  fallo  con  piglio 
burbero  e  austero. 

$  Leva  0  salùo;  Tener  favella  a  uno:  Cessar  di 

salutarlo. 
S  Rende  6  salùo;  Rendere  il  saluto,  Risalutare. 
Saluta  V.  a.  Salutare,  Riverire. 
•I  Salutare,  in  Marin.  Far  gli  onori  prescritti  dai 
regolamenti  ad  una  nave,  ad  una  fortezza,  ad 
una  città,  ad  un  personaggio,  ecc.,  i  quali  onori 
consistono  in  un  delerminato  numero  di  tiri  di 
cannone  ad  intervalli  di  tempo  eguali.  Si  suole 
pure  salutare  talvolta  ammainando  la  bandiera 
od  una  o  piiì  ve  e,  e  ordinariamente  i  velacci. 
Salute  s.  f.  Salute,  Sanità:  Coslilnzione  di  corpo 
senza  dolore  e  senza  impedimento  d'operazione. 
"  Salute,  per  Salvazione,  Felicità  eterna. 
S  A  salute  do...  A  so  salute;  Alla  salute  di... 
Alla  sua  salute.  Modi  di   dire  Quando  bevendo 
intendiamo  di  bere  ad  onore  d'alcuno,  auguran- 
dogli felicità,  Far  un  brindisi  ad  alcuno. 
$  Aveì  da  salute  da  vende;  Essere  verde  come 
un  aglio:  Essere  in  istato  di  perfettissima  salute. 
I»  —  ùnn-a  salute  de  fccro;  Aver  una  sanità  er- 
culea, cioè  Essere  robustissimo. 
S  Creppd  dà  salute;  Star  bene,  benone,  benissimo; 

e  dicesi  scherzevolmente. 
§  Fd  ben  a  salute;  Ksser  salutifero  o  salutare  o 

salutevole  o  salubre. 
§  Quando  gh'é  a  salute,  gh'é  tùlio;  Chi  è  sano 
è  ricco,  Chi  ha  sanità  è  ricco  e  non  lo  sa:  La 
maggior  ricchezza  che  sia  è  la  sanità. 
Salva  V.  Sarvd. 
Salvag-ente  V.  Sarvagente. 
Salvamento  V.  Sarvamento. 
Salvato  V.  Sarvató. 
Salvaziòn  N'.  Sarvazión. 
Salve  s.  f.  Salva.  T.  mìl.  ecc.  Lo  sparo  che  si 
fa  ad  un  tempo  di  molti  archibnsi  o  pezzi  d'ar- 
tiglierìa in  segno  di  saluto  o  di  gìoja. 
Salvocond-ùto  V.  Sarvocondùto. 
f  Samar^tta . . .  Nome  che  da  noi  si  dà  per 
dispregio  a  Signora  pov.  ra,  che  vesta  abiti  pro- 
prj  delia  sua  condizione,  ma  indicanti  miseria. 
Saixi.1>ajóu  V.  Sabojón. 
**Saiiil>ùeco  s.  f.  Sepoltura.  Voce  della  plebe. 
Sambùg-o  s.  m.  Sambuco  e  Zambuco.  T.  boi. 
Sambucus  nigra.  Pianta,  il  cui  fusto  e  rami  sono 
pieghevoli  e  midoliosi;  le  foglie  opposte,  pen- 
nate, dispari,  senza  stipale,  con  cinque  o  sette 
fogiioline  ovaio-lanceolate,  appuntate,  seghettate, 
sessili;  i  Gori  bianchi,  in  ombelle  a  corimbo;  le 
bacche  alquanto  rosse,  quindi  nere.  Fiorisce  oel 
maggio,  ed  è  comune  ne'  luoghi  paludosi  e  om- 
brosi. I  s'ioi  fiori  e  le  foglie  sono  medicinali. 
Sampa  s.  f.  Zampa:  Piede  comunem.  d'animale 
quaiirupede;  e  dicesi  ancora  d'altri  animali. 
§  lUette  a  so  sampa  in  t' ùnn-a  cosa;   Mpllere 
lo  zampino  in  checchessia ,  vale   Intromettersi 
con  arte  in  cose  che  non  ci  spetterebbero. 
Sampa  s.  f.  Zampata  :  Colpo  di  zampa. 
Sampé  (Pescioj;  Pesce  san   Piero.  T.  iltiol. 
Zeus  {aber.  Pesce  di  mare  di  prima  qualità,  la 
cui  testa  è  mollo  grossa,  la  bocca  larga,  il  corpo 


61^ 


skn 


SAN 


piano,  con  lische  lunghe  e  grosse  sopra  la  schiena, 
e  si  distingue  speciaimenle  per  due  segni  neri 
come  due  occhi ,  i  quali  il  vulgo  de'  pescatori 
crede  che  derivino  dall'impressione  delle  dita 
di  San  Pietro  nel  prenderlo. 

Sa.iiix>6tta>  s.  f.  Zampetta,  Zampino.  Dim.  di 
Zampa. 

Sa/mpin.  V.  Sampetta. 

—  de  Modena;  Zampone:  La  zampa  del  majale 
disossata  e  riempita  con  battuto  di  carne  dello 
stesso  majale,  salata  e  mescolata  con  droghe. 

—  de  vitella;  Zampa,  Zampetto:  La  parte  dal  gi- 
nocchio in  giù  della  vitella  macellata. 

—  de  porco,  de  boe,  ecc.;  Peduccio:  Tutta  quella 
parie  dal  ginocchio  in  giù  del  porco,  dell'agnello, 
del  montone  e  capretto,  la  qual  non  si  dice 
Peduccio,  se  non  è  spiccata  dall'animale. 

San  add.  Sano:  Che  ha  sanità,  .Senza  malattia, 

Prosperoso,  Robusto;  conlr.  di  Ammalato. 
»i  Sano,  per  Salutifero,  Salubre,  Che  conferisce  alla 

sanità:  Àia  sann-a,  Gibbo  san,  ecc.;  Aria  sana, 

Cibo  sano  e  sim. 
♦>  —  Figurat.  per  Senza  magagna,  Senza  difetto: 

A  vigna  a  ré  sann-a;  La  vigna  è  sana. 
Il  —  per  Senza  rottura  od  apertura  :  E  mùage 

sin  sann-e  ;  I  muri  sono  sani, 
w  —  per  Retto,  Giusto  :  Giudizio  san,  Dottrinn-a 

sann-a;  Giudìzio  sano,  Dottrina  sana. 

—  de  mente;  Sano  di  mente,  vale  Savio,  Giudizioso. 

—  e  sarvo;  Sano  e  salvo,  cioè  Senza  danno  o  pericolo. 
S  Chi  va  cian  va  san  V.  Cian  avv. 

S  Chi  véu  sta  san,  piscie  spesso  camme  5  can 

y.  Con. 
S  Èse  san  camme  un  pescio  ;  Esser  sano  come 
una  lasca,  Esser  sano  più  che  pesce  o  più  sano 
che  pesce,  si  dice  di  Chi  gode  sanità  perfetta. 

San  ;  San  :  Voce  accorciata  da  Santo,  che  si  usa 
quando  precede  un  nome  che  comincia  da  con- 
sonante: Sun  Luigi,  San  Miche;  San  Luigi, 
San  Michele  V.  Santo. 

San  !Bin  (L'anno  de)  V.  Bin. 

Sanoósto  W.Erba  canaenn-a  nella  voce  Erba. 

Sanci*a,u  s.  m.  Cavoli  salati.  T.  de'cuochi. 
Voce  proveniente  dal  tedesco  Sauer  Kraut,  cioè 
da  Kraut  che  significa  Cavolo  e  da  ^uer,  Salare. 

Sànda/li  s.  m.  pi.  Sandali:  Pianelle  molto  ric- 
che, fatte  di  seta,  di  tessuti  d'oro  o  d'altre  stoffe 
preziose,  già  in  uso  presso  le  donne  greche  e 
romane,  ed  oggidì  portale  dai  vescovi  ed  altri 
prelati  quando  veston  gli  abiti  pontificali. 

Sand.i*acca  s.  f.  Sandracca  e  Sandaracca: 
Resina  che  si  trova  nel  commercio,  in  piccoli 
pezzi  trasparenti  ;  ha  l' odore  ed  il  sapore 
della  resina  dei  pini,  né  sembra  differire  dalla 
terebentina  se  non  per  esser  solida.  Fluisce  dalla 
Thuya  articulata.  Le  arti  se  ne  valgono  per 
molle  belle  vernici.  Ridotta  in  polvere,  serve 
agli  ammanuensi  per  fregare  la  carta  ove  sia 
sibta  raschiata,  affinchè  la  nuova  scrittura  non 
venga  imbevuta  da  essa  e  non  si  spanda. 

Sandùcco  da  pómpa;  Stantuffo  della 
tromba  V.  Stantuffo. 

Sàndule  s.  f.  Sàndali:  Calzari  consistenti  in 
puro  suolo  di  cuojo  allacciati  al  piede  con  nna 
0  più  strisce  di  pelle,  e  usati  per  lo  più  dai 
frati  mendicanti. 
n  Sàndali,  per  Quella  specie  di  pianelle  che  usansi 
ne' bagni  ed  hanno  il  suolo  dì  legno.. 


SaufV>x*nia.  s.  f.  Scacciapensieri  :  Piccolo 
strum.  di  ferro  fallo  a  guisa  darpa,  che  si  suona 
applicandolo  fra  le  labbra  e  percuotendo  la  lin- 
gueila  0  grilletto  (piccola  molla  che  lo  traversa 
interiormente  nella  sua  lunghezza),  che  molleg- 
giando rende  suono;  allrim.  Ribeba  o  Ribeca. 
§  Conta  de  sanfornie  ;  Dare  o  Dire  canzoni', 
figurai.  Dar  parole  invece  di  falli;  e  talvolta  Nar- 
rar fole,  fanfaluche,  fandonie  V.  Balla. 

Sang-alletto  s.  m.  Sangallelto.  Voce  d' oso. 
Sorta  di  nastro  o  fettuccia  assai  stretta ,  e  di 
colore  rosso,  colla  quale  si  legano  per  eleganza 
pacchetti ,  pieghi ,  biancherie  ed  altre  cose. 

Sang-ue  s.  m.  Sangue:  Quell'umor  vermiglio 

che  scorre  nelle  vene  e  nelle  arterie  degli  animali. 

Il  Sangue,    per  L'emissione  o  cavata  di  sangue: 

Doppo  5  sangue  ghe  véu  i  fùmenti  ;   Dopo  il 

sangue  ci  vogliono  i  fomenti. 

Il  —  Figur.  per  Stirpe,  Progcnde,  Origine,  Schiatta: 

0  l'è  de  sangue  nobile  ;  É  di  sangue  nobile. 
Il  —  per  Lo  avere,  Le  sostanze  e  sim.  :  Doppo  che 
n'han  sùssóii  tutto  5  sangue  ecc.  ;  Dopo  averci 
succhialo  lutto  il  sangue,  cioè  Dopo  che  ci  tol- 
sero tutte  le  nostre  sostanze. 

—  bléu;  Sangue  nobilissimo  V.  sotto  Avei  5  san- 
gue bléu. 

—  cattivo;  Sanguaccio:  Sangue  di  pessima  qualità. 

—  de  drago  ;  Sangue  di  drago  o  di  dragone  :  Sago 
gommoso  congelato,  ma  facile  a  stritolarsi,  di 
color  rosso,  che  si  trae  per  via  d'incisione  da 
un  albero  delle  Indie  chiamato  Draco. 

—  de  porco;  Dolcia  e  Dolce:  Il  sangue  del  porco 
raccolto  insieme,  del  quale  si  fanno  i  sangui- 
nacci (berodi). 

%  Andò,  sangue;  Aver  il  flusso  di  sangue.  Aver 

la  dissenteria. 
S  A  sangue   cado,  A    sangue   freido  V.    queste 

locuz.  alla  lor  sede  alfab. 
S  Ascàddse  5  sangue;  Montare,  Salire  o  Venire 

il  moscherino,  Venir  la  mosca  al  naso,  figurai. 

vale  Adirarsi. 
S  Assottiggià  6  sangue;  Assottigliare  il  sangue, 

vale  Renderlo  più  scorrevole,  e  si  dice  di  ma- 
terie medicinali, 
g  Avei  0  sangue  bléu;  Venir  dalla  o  Esser  della 

costola  d'Adamo,  dicèsi  scherzevolm.  per  Essere 

d'antichissima  nobiltà. 
%  Bàttise  all'ultimo  sangue;  Duellare,  Far  duello, 

Combattere  a  corpo  a  corpo  all'ultimo  sangue, 

cioè  a  morte. 
S  Bòggi  0  sangue;  Bollire  il  sangue  X.  Bòggi. 
$  Cào  camme  sangue;  Caro  come  sangue,  dicesi 

di  Cosa  che  costa  carissimo  prezzo,  che   vale 

un  occhio. 
§  Cavata  de  sangue  V.  Cavata. 
S  Cd  de  sangue;  Sanguineo,  Sanguigno. 
§  Fé,  marci  o  sangue;  Far  roder  l'anima. 
S  Fd  sangue;  Far  sangue,  vale  Celiar  sangue:  0 

fa  sangue  da-o  naso;  E'  fa  sangue  per  le  narici. 
S  Fd  sciorti  sangue  da  ùnn-a  pria  V.  Pria. 
g  Glassa   5   sangue  in   te   venn-e  o  Fd  giussd 

ò  sangue  addosso  V.  Giassd. 
S  Leva  sangue;  Cavare,  Tirare  o  Trar  sangue: 

Bucar  la  vena  per  trarne  il  sangue  aflSne  di  me- 
dicare; Salassare. 
S  Nò  resta  de  sangue  addosso;  Rimaner   senza 

sangue,  Non  rimaner  sangue  addosso;  e  figurai. 

vale  Aver  grande  spavento,  Sgomentarsi,  Atterrirsi. 


J 


SAN 


SAN 


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S  Nò  se  sta  a  ascàdd  5  sangue;  Pigliarsela  con- 
solata, Pigliarla  a  un  qaattrìn  la  calata  :  Proceder 
lentamente,  Esser  tardo  nelle  sue  faccende. 
S  0  r ha  in  tò  sangue;  Lo  ha  nelle  ossa,  É  così 
fatto  da  natura,  e  scherzev.  É  di  tal  cornatura. 
S  0  sangue  5  nò  diventa  mai  cegua  V.  Mgua. 
8  0  sangue  5  tìa;  Il  sangue  tira,  dicesi  del  Ri- 
svegliarsi alcuna  inclinazione  o  altro  sentimento 
da  naturai  simpatia,  somiglianza  e  congiunzione 
di  sangue. 
S  Paghieivo  patto  ùnn-a  Ita  de  sangue  ;  Pagherei 

un  occhio,  l'avere,  l'ottenere,  ecc. 
S  Piggid  0  Acciappd  a  sangue  freido;  Cogliere 

ad  animo  riposato. 
S  Principe  de  sangue  o  de  sangue  reale;  Prin- 
cipe di  sangue  o  di  sangue  reale. 
S  Sangue  de  bacco  !  Corpo  di  bacco  !  Corpo  del 
mondo  o  del  diavolo  !  Sangue  del  turco  !  Per- 
dinci! Esclam.  di  sdegno. 
%  Sbócco  de  sangue;  Sbocco  o  Sgorgo  di  sangue, 

od  anche  Trabocco  di  sangue. 
S  Sciorti,  0  sangue  da-o  naso  ;  Rompersi  il  sangue 

dal  naso,  Uscir  il  sangue  dal  naso. 
S  Sud  sangue;  Sudar  sangue,  figurai.  Fare  ogni 

sforzo  possibile,  Soffrire,  Penar  molto. 
S  Vomild  sangue;  Rompersi  il  sangue  o  lo  sto- 
maco ad  uno:  Uscirgli  il  sangue.  Vomitarlo. 
2Sa.iig>u.etta<  s.  f.  Mignatta,  Sanguisuga  e  per 
contraz.  Sansuga.  T.  st.  nat.  Hirudo  medicinalis. 
Verme  nericcio  bislungo,  che  nasce  nelle  paludi, 
e  si  usa  in  medicina  per  attaccarlo  a  varie  parli 
del  corpo  umano,  da  cui  succhia  il  sangue,  non 
istaccandosi  se  non  quando  è  pieno  zeppo  d'esso, 
ti  Mignatta,   dicesi  per  simil.  ad  Uomo   nojoso  e 
che  non  ci  si  può  levare  d'attorno. 
Sa;ng>uin.  V.  Fumo  de  pin  nella  voce  Fumo. 
Sa,iiit£e  s.  f.  Salute,  Sanità  V.  Salttte. 
n  Sanità  o  Magistrato  della  Sanità  :  Magistrato  che 
ha  l'incombenza  di  vegliare  alla  salute  del  pub- 
blico, prevenendo  e  riparando  con  saggi  e  pronti 
provvedimenti  lutto  quanto  potesse  recarle  no- 
cumento. 
Sa-usa,  s.  f.  Sansa:  Ulive  infrante,  trattone  l'olio. 
Sa<nta,1bà;Z>lboa<  s.  f.  Santabarbara.  T.  mar. 
Stanza  o  Compartimento  interno,  il  pili  poppiero, 
del  corridore  d'una  fregata  o  d'un  vascello.  Ora 
chiamasi  Santabarbara  II  deposito  o  magazzino 
delle  polveri. 
Sa<iit'A.g>ostiii  s.  m.  Silvio.  T.  stamp.  V, 

Silvio. 
Sautamaja.  (Erba);  Erba  santa  maria,  Erba 
amara,  Erba  santa,  Erba  costa,  ecc.  V.  Erba. 
S  Oxelto  santamaja;  Uccel  Santamaria  :  Un  uccel- 
letto di  penne  verdi,  che  sta  per  lo  più  nell'acque. 
Sant'Emo  fFéugo  de)  V.  Féugo. 
Santetto  add.  Santarello  e  Santerello.  Dim. 
di  Santo,  in  signif.  di  Persona  pia,  mollo  reli- 
giosa e  divota. 
Santifica  v,  a.  Santificare:  Ascrivere  nel  nu- 
mero de'  santi,  Canonizzare  :  Alto   solenne  che 
fa  il  Pontefice,  dichiarando  un  defunto  degno  di 
essere  annoveralo  tra  i  santi. 
—  e  fette;  Santificare,  Guardar  le  feste:  Onorare  i 
giorni  festivi  col  frequentar  la  chiesa,  con  opere 
di  pietà  e  coll'aslenersi  dal  lavorare. 
SantificazióxL  s.  f.  Santificazione,  Santifi- 
camento:  Il  santificare,  Il  canonizzare.  L'anno- 
verare tra  i  santi. 

Casaoou,  Dizionario  Oenoveto-IMiano. 


Sa.ntisoiiao  add.  Santissimo,  superi,  di  Santo. 

%  0  Santiscimo;  Il  Santissimo,  osato  come  sost. 
vale  II  Santissimo  Sacramento. 
Santitae  s.  f.  Santità  e  alla  lai.  Santimonia  : 
Astrailo  di  Santo ,  Qualità  di  ciò  che  è  santo. 

S  So  Santitw;  Sua  Santità:  Titolo  che  si  dà   al 
Sommo  Pontefice. 
Santo  s.  m.  Santo:  Quegli  il  quale  è  eletto  da 
Dio  nel  numero  de'  Beati,  e  dalla  Chiesa  cano- 
nizzato per  tale. 

I)  Santo,  per  Pittura  o  Statua  rappresentante  l'ef- 
figie d'un  Santo. 

ti  —  Nell'uso  dicesi  ad  Alcune  persone,  che  me- 
nano una  vita  mollo  esemplare:  0  l'è  un  santo; 
Egli  è  un  santo. 

I)  Nome.  T.  mil.  Mollo  d'una  o  due  parole  che 
si  dà  a' soldati  d'una  stessa  parte  per  riconoscersi, 
alle  guardie  onde  riconoscano  chi  si  avvicina  loro, 
alle  pattuglie,  alle  ronde;  dicesi  anche  Motto. 

S  A  despèto  di  santi;  A  dispetto  di  mare  e  di  vento. 

$  Aveì  quarche  santo  chi  ne  proteze ;  Aver  qual- 
che santo  0  buon  santo  in  paradiso  o  dalla  saa, 
vale  Aver  chi  ci  protegga. 

^  Fd  5  santo  a  ùnn-a  cosa  o  persònn-a  V.  Fd. 

§  Nò  se  péli  andd  in  paradiso  a  despèto  di 
santi  V.  A  despèto. 

%  0  giorno  di  Santi;  La  Ognissanti:  La  fesla  di 
tutti  i  Santi. 

§  Quarche  santo  ò  n'aggiùttid;  Qualche  santo 
ci  ajuterà  o  sim.,  lo  stesso  che  II  tempo  ci  darà 
consiglio. 

g  Santi  in  gexa  e  diai  in  casa  V.  Casa. 

§  Secondo  ò  santo  se  ghe  fa  l\offerta;  A  tale 
santo  tale  offerta  o  tal  candela  o  tal  festa,  A  tali 
labbra,  tal  lattuga.  Modo  prov.  che  dicesi  per 
far  intendere  che  Secondo  la  qualità  de' soggetti 
si  accomodan  le  cose  che  a  lor  convengono. 

%  Treppa  co-i  fanti  e  lascia  std  i  santi;  Scherza 

co'  fanti  e  lascia  stare  i  santi.  Maniera  proverb. 

colla  quale  si  avverte  a  non  porre  in  derisione 

le  cose  sacre. 

Santo  add.  Santo:  Aggiunto  di  chi  è  santificato. 

Il  Santo,  dieesi  di  Tutte  quelle  cose  che  riguardano 
a  Dio,  e  che  da  lui  derivano:  A  Santa  Maddre 
Gexa;  La  Santa  Madre  Chiesa. 

Il  —  per  Pio,  Religioso,  Divoto  :  0  l'èa  un  san- 
t'ommo;  Egli  era  un  sant'uomo. 

%  Éuio  santo;  Olio  santo  o  da  infermi  V.  Éuio. 

S  Legno  santo;  Legno  santo  V.  Legno. 

S  In  santa  paxe;  In  pace  o  In  santa  pace.  Posto 
avverb.  vale  Senza  rammarico  o  risentimento. 

§  Tutto  5  santo  giórno  V.  Giórno. 
Santajéu  s.  m.  Croce.  T.  funaj.  Legno  con 
traversa  in  cima  a  modo  di  croce  piantato  in 
terra  alla  distanza  d'un  braccio  circa  dalla  ruota, 
sul  quale  sono  le  raggine  (cùrie),  e  a  un  gancio 
girevole,  che  è  a  ciascuna  di  esse,  appiccano  il 
principio  del  loro  ti  lo  altrettanti  filatori. 
Santoninn-a>  s.  f.  Santonico,  Santolina,  Se- 
mensanto,  Semencontro.  T.  bot.  Artemisia  san- 
tonica  0  Artemisia  judaica.  Pianta  che  cresce 
nelle  montagne  dell'Europa.  I  suoi  fiori,  giallo- 
verdastri,  hanno  un  odore  fortemente  aromatico 
che  somiglia  a  quello  dell'anici,  ed  un  sapore 
acre  ed  amaro,  e  contengono  olio  volatile,  resina, 
estrattivo  e  santonine. 

II  Santonina.  T.  farm.  È  un  Glocoside  che  cristal- 
lizza in  prismi  esagoni,  allungati  e  brillanti,  che 


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SAlt 


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ingialliscono  all'aria.  É  insipida,  inodora,  volatile, 
appena  solubile  nell'acqua  fredda,  solubile  nella 
essenza  di  trementina.  Si  adopera  in  medicina 
come  vermifugo  mollo  efficace. 

Sa<iitox*iii  s.  m.  Sanioreggia  e  volgarm.  Cu- 
nella.  T.  boi.  Saturpja  hortensis.  Pianta  annuale, 
che  ha  lo  stelo  ramoso,  alto  appena  un  palmo; 
le  foglie  lanceolate,  piccole;  i  fiori  piccoli,  al- 
quanto rossi  0  bianchi  e  ascellari,  due  assieme 
sullo  stesso  peduncolo.  Fiorisce  per  tutta  l'estate, 
ed  è  indigena  in  molti  luoghi  dell'Italia,  nella 
Germania,  ecc.  Quest'erba,  odorifera  e  appetitosa, 
agevola  la  digestione,  ed  è  perciò  molto  usata 
negl'intingoli. 

Santuàio  s.  m.  Santuario:  Chiesa  assai  fre- 
quentala dai  fedeli,  e  dove  comunem.  si  con- 
servano le  reliquie  di  maggior  pregio  o  vene- 
razione; diccsi  anche  Sanluaria,  ma  è  poco  usalo. 

Sa^uzióu  s.  f.  Sanzione  :  Firma  autorevole,  per 
cui  un  alto  diventa  legale  ed  autentico;  Con- 
fermazione, Ratificazione. 

Sa.iizióua.  v.  a.  Ratificare  :  Confermar  quello 
che  altri  ha  promesso  per  alcuno. 
"Saolo  add..  Satollo:  Sazio  di  cibo. 
"Saola  V,  a.  Satollare:  Saziare  col  cibo. 

Sapéixr  s.  m.  Zappatore.  T,  milit.  Chiamansi 
con  tal  nome  Qud  soldati  scelli  che  precedono 
ogni  battaglione  di  fanteria,  armati  d'ascia,  affine 
di  spianare  la  via,  abbattendo  alberi,  ecc. 

Saponaria  s.  f.  Saponaria.  T.  boi.  Saponaria 
o/jtanalis.  Pianta  vivace,  erbacea,  con  fiori  por- 
porini a  mazzi,  la  cui  radice,  posta  nell'acqua, 
la  rende  spumosa  al  pari  d'una  soluzione  di  sa- 
pone. Quest'erba  si  usa  per  lavare  le  robe  di 
color  geloso,  perchè  non  ismonli. 

Sappa  s.  f.  Zappa:  Strum.  di  ferro  notissimo, 
con  manico  lungo  di  legno,  per  uso  di  lavorar 
la  terra  non  sassosa. 

—  da  càsinn-a;  B!arra  :  Quello  strum.  che  adope- 
rano i  manovali  a  far  la  calcina. 
S  Dàse  da  sappa  in  sci  pé  V.  Dà. 
8  Fa  sappa;  Far  cicca  V.  Fd. 

Sappà  s.  f.  Zappala:  Colpo  di  zappa. 

Sappa  v.  a.  Zappare:  Lavorar  la   terra  colla 
zappa 
$  Chi  nò  sappa  no  lappa  V.  Lappa. 

Sappelli  s.  m.  plur.  Inciampi,  Intoppi  :  Pietre 
0  Ciottoli  che  impediscono  il  camminare.  Voce 
del  contado. 

Sappetta  s.  f.  Zappetta,  Zappella.  Dim.  di 
Zappa:  Zappa  piccola. 

Sappettà  v.  a.  Zappettare  :  Muover  la  terra 
colla  zappetta ,  Leggermente  zappare. 
«I  Scalpitare:  Pestare  o  Calcar  co' piedi  in  andando. 

Sappettinu-a  s.  f.  Zappctlina.  Dimin.  di 
Zappetta. 

Sappiu  (Fd  5J;  Far  greppo  V.  Fd. 

SappoxL  s.  m.  Zappone,  Reccaslrino  :  Sorta  di 
xappa  stretta  e  grossa,  la  quale  serve  per  isca- 
vare  e  lavorare  la  terra  compatta  e  soda ,  ed 
trt^ke  per  cavar  sassi. 

Sappòu.  s.  m.  Zappatore,  Zappadore,  Zappa- 
terra: Colui  che  lavora  la  terra  colla  zappa. 
H  Allo  volte  metaf.  dicesi  per  ischerno  ad  Uomo, 
e  vale  Zotico,  Tanghero,  Villano. 

Saputello  add.  Saptiiello,  Saccentino,  Saccen- 
luzzo,  Sciolo,  Doltorello,  Dottorino. 

Sarag'lietta  s.  f.  Casacca  :  Vestimento  che 


cuopre  il  busto  come  il  Giubbone,  se  non  che 
ha  di  più  i  quarti  o  le  falde,  ma  assai  corte. 

Sarapicco  s.  m.  Chiurlo  piccolo,  a  Pisa  Ciur- 
lotto  piccolo,  nel  Vecchiano  Lupelta.  T.  ornit. 
Numenius  phaepus.  Uccello  di  ripa,  che  ha  li 
becco  nerastro,  con  la  base  della  mascella  infe- 
riore grigio-carnicina  ;  il  pileo  nerastro  con  due 
lunghe  fasce  nerastre  longitudinali;  penne  della 
schiena,  scapolari,  medie  e  grandi  cuopritrici 
dell'ali,  cenerino-nerastre;  groppone  candido; 
gola  candida;  lati  del  collo,  gozzo  e  petto,  di 
color  ceciato -sudicio  con  macchie  bislunghe  ce- 
nerino-nerastre, sfumate  sul  margine;  piedi  car- 
nicino-neraslri;  unghie  nere.  Di  passaggio  an- 
nuale, comunem.  in  aprile  e  maggio.  É  molto 
sospettoso. 

Sarcrau.  V.  Sancrau. 

Sai*deu.£ea  s.  f.  Sardellala  :  Schiacciata  di 
farina  con  suvvi  pezzelli  di  pomi  d'oro,  d'ac- 
ciughe salate,  ulive  in  salamoja  senz'osso,  cap- 
peri, sale  ed  olio.  Cuocesi  in  forno. 

Sa]:*d.exiii-a  s.  f.  Sardella  e  Sardina.  T.  iti. 
Clupea  sardina.  Pesce  di  mare  del  genere  delle 
CInpee,  che  ha  la  testa  appuntata,  sufficientem. 
grossa,  sovente  dorala,  la  fronte  nericcia,  gli 
occhi  grossi,  le  scaglie  tenere,  larghe  e  facili  a 
staccarsi;  le  pinne  piccole  e  grigie,  i  fianchi 
argentini,  il  corpo  azzurriccio.  Si  rinviene  nel- 
l'Oceano atlantico  boreale,  nel  Baltico,  nel  Me- 
diterraneo, e  parlicolarm.  nelle  vicinanze  della 
Sardegna,  da  cui  trae  il  nome.  Si  mangia  fresca 
0  salala  o  fumata.  La  sardella  quando  è  piccola 
a  Genova  si  chiama  Cianchetto,  un  po' più  grande 
Pdzctlu,  adulta  Sardenn-a. 

Sarg-eute  s.  m.  Sergente.  T.  mil.  Grado  e 
nome  di  sotfuffiziale  ne' reggimenti  d'infanteria 
e  di  cavalleria.  11  sergente  è  inferiore  al  sotto- 
tenente e  superiore  al  caporale. 
n  Sergente,  così  chiamava?!  anticam.  da  noi  Colui 
che  oggidì  è  dello  Guardia  di  pubblica  sicurezza. 

—  maggio  ;  Sergente  maggiore ,  oggidì  Furiere 
maggiore. 

Sarg-ente  s.  m.  Sergente.  T.  legnaj.  Specie 
di  morsetto,  ed  è  Un'  asta  assai  lunga  quadran- 
golare con  un  breve  bracciuolo  all'un  de' capi, 
al  cui  altro  capo  è  il  movevole  ascialone,  fra  il 
quale  e  il  bracciuolo,  mediante  una  vite  che  gira 
in  questo,  si  stringono  lunghi  legnami  incollali. 

Sarg-entinn-a  s.  f.  Sergentina:  Propriam. 
Una  sorla  d'arme  in  asta,  a  guisa  di  labarda, 
della  quale  andavano  anticam.  armali  gli  ufflziali 
della  fanteria  e  quindi  i  sergenti.  Da  noi  chia- 
mavasi  con  tal  nome,  nel  tempo  ch'erano  per- 
messe le  Casacce,  Quell'asta  avente  in  cima  il 
titolo  di  ciascuna  Compagnia,  e  che  portavasi 
dalle  guide  di  essa  Compagnia. 

Sai*iiiaxa  add.  Amaro  di  sale,  dicesi  di  Vi- 
vanda entro  cui  sia  stalo  messo  troppo  sale. 

Sarmoia  s.  m.  Salamoja:  Acqua  insalata  per 
uso  di  conservarvi  entro  pesci,  ulive  e  simili; 
dicesi  anche  Mùria. 

Sar*pa  s.  f.  Salpa.  T.  ittiol.  Sparus  salpa  o  Bex 
salpa.  Pesce  di  mare  del  genere  degli  Spari, 
che  ha  il  dorso  nericcio,  i  fianchi  ed  il  ventre 
argentini,  le  pinne  grigie  ed  orlale  di  bruniccio. 
La  sua  carne  è  poco  pregiata  essendo  molle  e 
difficile  a  digerirsi,  ed  inoltre  mandando  sovente 
un  odore  spiacevole.  S'incontra  frequentemente 


SAR 


SAS 


67S^ 


sopra  i  bassi  fondi,  ov'  è  attrailo  dalle  piante 
marine,  di  cui  ama  nutrirsi,  e  verisimilmente 
dai  molluschi,  che  infonder  in  lui  devono  l'odore 
fetido  che  esala. 

Sa>x*pà.  V.  n.  Salpare  e  Sarpare.  T.  mar.  Levar 
l'ancora  dal  mare  e  tirarla  nella  nave. 
«  Salpare,  figurai.  Slellersi  alia  vela  per  partire; 
e  rispetto  ai  bastimenti  pescarecci  significa  Tirar 
Su  le  reti  che  si  sono  calate  in  mare. 

Sax*sa>  s.  f.  Salsa:  Specie  di  condimento  semi- 
iiquido,  preparato  per  lo  più  separatamente  e  che 
si  versa  caldo  sopra  una  vivanda  colta  per  mi- 
gliorarne 0  per  variarne  il  gusto.  -  Salsa,  Sa- 
vore e  Savoretto,  Specie  di  salsa  sàpida,  appe- 
titosa, che  si  serve  fredda  nella  salsiera  o  in  un 
piattino,  affinchè  ciascuno  se  ne  prenda  ad  ar- 
bitrio nel  proprio  tondo  per  intingervi  i  bocconi 
del  lesso,  dell'arrosto  o  d'altro.  Alle  varie  salse 
si  danno  varj  nomi  derivanti  dal  colore,  dalle 
materie  onde  sono  composle  o  anche  dal  ca- 
priccio dei  cuochi. 

—  agredóce  ;  Salsa  agrodolco  :  Quella,  in  cui  l'agro 
dì  limone  o  l'aceto  e  lo  zucchero  sono  insieme 
contemperali. 

—  brusca;  Salsa  forte  o  piccante:  Quella,  in  cui 
son  capperi,  peperoni,  senapa  o  allre  cose  che 
pizzicano  o  mordicnno  più  o  meno  la  lingna. 

—  de  Icete;  Salsa  al  latte. 

—  de  pescio  saóu;  Acciugata  (da  acciuga). 

—  de  tornate;  Salsa  di  pomi  d'oro  o  di  pomodori. 

—  gianca;  Salsa  bianca:  Quella  che  è  falla  con 
farina  e  con  tuorli  d'uova. 

—  verde;  Quella,  in  cui  entrano  erbe  battute  ed 
altri  ingredienti  secondo  i  gnsli. 

%  Fd  a  sarsa  a-o  diao  V.  Diao. 
S   Vasetto  da  sarsa  V.  Sai'sè'a. 
$   Va  citi  a  sarsa  che  S  pescio;  Essere    più   la 
salsa  che  la  lampreda.  Essere  più  la  giunta  che 
la  derrata,  si  dice  proverb.  e  vale  Essere  più 
l'accessorio  che  il  principale. 

Sarsaparig-lia  V.  Salsapariglia. 

Sai*sèa  s.  f.  Salsiera:  Vasello  di  majolica  o 
anche  di  cristallo  o  d'altro,  per  lo  più  di  forma 
bislunga  o  a  navicella,  con  maniglia  ricurva  e 
ferma,  a  uso  di  tenervi  di  quelle  salse  che  si 
servono  separate,  come  savore,  senapa,  agliata, 
accingala  e  sira. 

Sai*si  V.  a.  Rimendare:  Ricucire  in  maniera  le 
rotture  che  non  si  scorga  quel  mancamento. 

Safsitùa  s.  f.  Rimendatura,  Rimendo:  Il  ri- 
mendare e  La  parie  rimendata. 

Sarso  s.  m.  Salso.  Voce  dell'uso:  Malattia  che 
si  attribuisce  ad  alterazione  o  discrasìa  umorale, 
e  che  si  manifesta  alla  pelle  sotto  varie  forme 
erpetiche. 

Sai*tià  V.  a.  Sarliare.  T.  mar.  Far  correre  un 
cavo  nelle  pulegge,  per  le  quali  passa  in  senso 
inverso  all'azione  che  deve  esercitare,  aiutandolo 
cioè  a  svolgersi  e  vincere  1'  attrito  opposto  da 
esse  e  dalla  sua  rigidità. 

Sartie  s.  f.  pi.  Sarchie,  Sartie  e  Sarte.  T.  mar. 
Grosse  funi  che  trattengono  a  dritta  e  a  sinistra 
gli  alberi  d'una  nave,  e  che  si  oppongono  in 
parte  agli  effetti  del  rullìo  su  di  essi,  essendo  in- 
cappellate fortemente  alle  tesiate  dei  medesimi  ed 
avendo  i  loro  punti  fermi  ai  due  bordi  della  nave. 

Sarvà  v.  a.  Salvare:  Trar  di  pericolo,  Scam- 
pare, Liberare,  Dar  salute. 


it  Salvare  per  Serbare,  Riserbare,  Lasciare  come 
per  riserva. 

I)  —  In  term.  di  Marin.  vale  Ricuperare ,  cioè 
Ritirare  dall'acqua  un  uomo  in  pericolo  d'affo- 
gare, 0  merci  od  altri  oggetti  in  balìa  delle  onde, 
od  anche  una  nave  naufragata. 

—  a  pausa  pe-e  fighe  V.  Figo. 

—  carne  e  coi  V.  Carne. 

$  Fd  a  sarvd;  Far  a  salvare.  Far  a  salvo.  T.di 
giuoco  e  vale  Pattuire  con  un  altro  di  non  esi- 
gere scambievolmente  il  danaro  della  vincita. 
$  Sarvàse  n.  p.  Salvarsi  :  Campare  da  un  pericolo. 
"  Salvarsi,  dicesi  comunem.  per  Iscampare  dalle 
pene  infernali,  Andare  in  luogo  di  salvamento. 
Ascendere  all'eterna  gloria. 
S  Chi  se  péu  sarvd  se  sarve;  Chi  si  può  salvare 
si  salvi.  Chi  ha  spago  aggomitoli. 
Sarvaeg-o  s.  m.  Salvatico  :  Luogo  pieno  di 

alberi  da  far  ombra;  opposto  a  Domestico. 
Sarvaeg-o  add.  Salvatico,  Selvatico,  Selvaggio, 
Silvestre:  Di  selva,  Non  domestico. 
I)  Salvatico,  aggiunto  di  luogo,  via  o  simile,  vale 

Aspro,  Non  frequentato, 
n  —  Aggiunto  d'uomo,  ecc.,  vale  Scortese,  Rozzo, 

Inumano,  contr.  di  Affabile  e  di  Gentile. 
tt  —  Aggiunto  a  fiera,  bestia  o  simile,  vale  Che 
vive  in  selva  o  alla  foresta;  ed  anche  opposto 
a  Domestico. 
»  —  Aggiunto  di  pianta  o  frutto,  vale  Che  viene 
naturalmente,  senza  che  altri  la  coltivi. 
Sarvag-ente  s.  m.   Salvagente,    T.  mar. 
Corpo  galleggiante  di  sùghero  (natta)  o  di  la- 
miera metallica,  di  forme  molto  svariate,  che  si 
getta  in  mare  perchè  vi  s'agguanti  qualcuno  cbe, 
caduto  in  acqua,  pericola  d'affogare  se  non  trova 
un  punto  d'appoggio  che  l'ajuti. 
Sarvamento  CAmId  o  Arrivd  a);  Andare 
0  Arrivare  a  salvamento,  cioè  senza  danno,  sano 
e  salvo. 
Sarvató  s.  m.  Salvatore:  Che  salva. 
"  Salvatore,  posto  antonomasticamente ,  s' intende 
propriam.  Nostro  Signor  Gesù  Cristo. 
Sarvaziòn  s.  f.  Salvazione,  Salvagione,  Sal- 
vamento, Salvezza,  intendesi  comunem.  per  La 
salute  dell'anima. 
Sàrvia  s.  f.  Salvia.  T.  boi.  Salvia  ofjicinalis. 
Pianta  aromatica  assai  nota ,  che  usasi  in  me- 
dicina e  anche  per  la  cucina. 
Sarvietta  s.  f.  Salvietta  V.  Tovaggiéu. 
Sarvo  s.  m.  Salvo:  Luogo  di  sicurezza,  onde: 
Mette  in  sarvo  ;  Mettere  o  Porre  in  salvo,  cioè 
in  sicuro. 
Sarvo  add.  Salvo  :  Che  è  fuor  di  pericolo,  Sicuro. 
§  A  man  sarva;  A  man  salva,  A  salvamano.  Posto 

avv.  vale  Sicuramente,  Senza  pericolo. 
§  San  e  sarvo;  Sano  e  salvo,  Incolume. 
S  Sarvo  ò  veo;  Salvo  il  vero,  dicesi  nel  raccon- 
tare checchessia,  ^quando  si  può  dubitare  che  il 
fatto  possa  star  altramente,  e  vale  II  vero  stia 
sempre  in  piedi  o  abbia  sempre  il  suo  luogo. 
Sarvooondùto  s.  m.  Salvocondotto:  Si- 
curtà che  danno  i  Principi  o   le  Repubbliche, 
perchè  altri  ne'  loro  Slati  non  sia  molestato  o 
nella  persona  o  nella  roba. 
Sascettin  s.  m.  Sassellino,  Sassatello,  Sasso- 

linelio,  Sassicello.  Dim.  di  Sassetto. 
Sascetto  s.  m.  Sassetto,  Sassuolo,  Sasseilo, 
Sassolino.  Dim.  di  Sasso. 


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SAT 


SAT 


Sascià.  s.  f.  Sassata:  Colpo  di  sasso. 
S  IMeite  0  Piggid  a  sascice;  Meltere  o  Prendere 
a  sassale  o  a  ciolloiale,  Ciollolare,  Acciottolare. 
Sascio  s.  m.  Sasso:  Propriam.  Pietra  di  tale 
grandezza  da  poterla  scagliar  con  manoj  ed  an- 
che nome  generico  d'Ogni  sorta  di  pietra  di  qua- 
lunque grandezza. 
§  il  i'é  roba  da  pètend  co-i  sasci  V.  Pè'tend. 
S  Éuio  de  sascio;  Olio  petroleo  V.  Éuio. 
S  Tid  5  sascio  e  ascónde  5  brasso  V.  Brasso. 
**Sasetto  s.  m.  Moccichino,  dicesi  per  ischerzo 
della  Pezzuola  da  soffiarsi  il  naso  V.  Mandillo 
nel  1°  signif. 
%  Fa  0  sàsetto  d'ùnn-a  cosa  V.  Fd. 
Sàsìssa^  s.  f.  Salsìccia  e  Salciccia  V.  Lùganega. 
^  Ligà  i  chen  co-e  sdsisse  in  t'ùn  téugo;  Legar 
le  vigne  colle  salciccie  in  alcun  luogo,  si  dice 
del  Vivervisi  con  gran  dovizia  e  in  ampia  fortuna. 
§  Fd  tanla  sàsissa  d'ùnn-a  pers5nn-a;  Fa  cìc- 
cioli d'alcuno,  vale  Tagliarlo  a  pezzi. 
Sà^sissotto  s.  m.  Salsicciotto  e  Salcicciolto 

V.  Lùganeghin. 
Sàsio  s.  m.  Ricoltone:  Latte  cotto  e  rappreso, 
quindi  rimestato  e  spremuto  colle  mani  perchè 
n'  esca  il  siero  ;  fassi  a  forma  di  pani  e  Vendesi 
per  lo  più  dalle  contadine. 
Sassafjraseio  s.  m.  Sassafras,  Sassafrasso 
e  Sassofrasso.  T.  boi.  Laurus  sassafras.  Specie 
di  lauro  che  cresce  nell'America  settentrionale, 
il  cui  legno  è  usato  come  sudorifero.  Esso  è 
leggero,  poco  compatto,  grigiastro,  rossigno,  gial- 
liccio, segnato  di  vene  concentriche,  di  pochis- 
simo sapore  alquanto  acre,  di  odore  aromatico, 
tendente  a  quello  del  finocchio   e  degli  anici. 
Viene  a  noi   in   pezzi   grossi,   e  si   preferisce 
quello  della  Florida  e  delle  provincie  meridio- 
nali dell'Unione,  perchè  l'aroma  ne  è  più  ma- 
nifesto; in   medicina  si   antepone  quello  della 
radice  o  prossimo  alla  radice.  Quest'albero  dagli 
Indiani  è  chiamalo  Pavame. 
Sàssoa  s.  f.  Méstola  :  Strumento  a  foggia  di 
grosso  cucchiaio ,  con  cui  si   prendono  farina , 
biade  e  altre  cose  minute  che  non  si   tengono 
insieme.  1  marinaj  la  dicon  Sàssola,  Golazzuola, 
Gotazza  o  Gotazza  a  mano,  e  se  ne  servono 
per  agotlar  l'acqua  che  è  entrata  nelle  barche. 
I  barcaiuoli  in  Tose,  usano  spasso  invece  della 
Gotazza  il  guscio,  o,  a  dir  meglio,  il  dosso  di 
una  tartaruga,  e  addomandan  questa  specie  di 
méstola  Tartaruga  od.  Osso  di  tartaruga. 
S  L'è  megio  esc  padrón  d'ùnn-a  sàssoa  che  ca- 
pitannio  d'ùnn-a  nave  V.  Megio. 
Sassoà  s.  f.  Mestolata:  Colpo  di  méstola. 
Il  Mestolata,  per  Quanta  materia  si  può  prendere 
colla  méstola. 
Sàia  V.  n.  Saltare:  Levarsi  con  tutta  la  vita  da 
terra  ricadendo  nel  luogo  slesso,   o  gettandosi 
di  nello  da  una  parte  all'altra  senza  toccare  lo 
spazio  di  mezzo;  Biilzare. 
I)  Saltare,  per  Trapassare,  Vagare:  E  salando  da 
ùnn-a  cosa  all'atra;  E   d'una   cosa   in   altra 
saltando. 
«  ~  per  Trapassar  da  un  lato  all'altro  con  prestezza, 
it  —  per  similit.  Lasciar  di   mezzo,   Ommettere 
alcuna  cosa  leggendo  o  scrivendo,  ecc.:  0  l'ha 
sàtóu  quattro  righe;  Ha  saltato  quattro  righe. 
"  —  per  Ballare.  Se  si  danza  con  regolata  misura, 
propriam.  dicesi  Salleggiare;  se  invece  si  balla 


senz'ordine  o  regola,  dicesi  Ballonzare,  Ballon- 
zolare, Salterellare. 
•1  Figurai.  Pigliar  fuoco,  Adirarsi. 

—  a  caua//o;  Saltare,  Salire  a  cavallo:  Montarvi 
sopra. 

—  a-i  éuggi;  Avventarsi  o  Lanciarsi  agli  occhi. 

—  a  bùstica,  a  futta;  Saltar  la  mosca,  il  moscherino, 
il  grillo,  Enirar  in  collera.  Montar  in  bizza,  ecc. 

—  all'aia;  Saltar  in  aria,  dicesi  di  Tutte  quelle 
cose  che  per  polvere  accesa  si  smagliano  e  si 
disperdono  in  molle  parti. 

■—  a-o  collo  ;  Saltare  al  collo,  vale  Abbracciare  al- 
cuno di  slancio. 

—  de  palo  in  frasca  V.  Frasca. 

—  dall'allegrìa;  Scambiettare  o  Fare  uno  scam- 
bietto per  allegrezza. 

—  féua;  Uscir  fuori,  figurai.  Introdurre  nel  di- 
scorso cose  inaspettale  e  diverse  da  quello. 

—  in  bestia;  Bar  ne' lumi  o  nelle  scartate.  Andar 
0  Entrare  in  bùgnola,  vale  Andar  in  gran  col- 
lera, in  ismanie. 

—  i  scrìpixi;  Saltar  in  capo  i  grilli  V.  Scrìpixi. 

—  5  sghiribisso;  Venir  la  bizzarria,  il  ticchio,  il 
capriccio. 

—  0  fosso...  Perder  l'impiego,  la  carica,  ecc. 

—  sciù;  Interloquire,  Prorompere:  Uscir  fuori  con 
impeto.  Non  potersi  più  contenere. 

—  zù  da-o  letto;  Gittarsi  dal  letto,  Balzare  dal  letto. 
§  Fdghe  sàtd  tutto;  Dare  fondo  a  checchessia. 
§  Fd  sàtd  ùnn-a  persónn-a;  Sbalzar  uno,  melaf. 

vale  Levarlo  d'un  posto  o  d'una  carica. 

Sàta1bùscag-g-ia  (Aj;  A  salincerbio  e  volg. 
A  salta  il  cervio  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

Sataiii.ax*tixL  s.  m.  Saltamartino  :  Pezzo  di 
legno  in  forma  di  ranocchio  od  anche  Guscio 
di  noce,  che  ha  di  sotto  un  fuscello  rigirato  in- 
torno a  una  minugia  addoppiala  o  sim.  Si  porta 
forzatamente  il  capo  libero  del  fuscello  all'estre- 
mità posteriore  del  ranocchio  o  del  guscio  di 
noce,  dov'è  posta  un  poco  di  cera  che  ve  lo 
tiene  appiccato  per  qualche  momento,  dopo  di 
che  il  fuscello  si  stacca,  e  scattando  fa  saltare 
il  ranocchio  o  il  guscio, 
n  Missirizzi  e  Misirizzi  (sing.):  Trastallo  di  fan- 
ciulli fallo  d'un  boccinolo  di  saggina,  allo  ire 
centrimelri  o  così,  con  un  piccolo  piombo  na- 
scosto nella  parte  inferiore,  e  con  una  piccola 
penna  fitta  nell'altra,  sicché  in  qualunque  modo 
si  getti  resta  sempre  diritto  dalla  parte  che  gravita, 
n  Saltamindosso:  Voce  falla  in  ischerzo  per  signi- 
\  ficare  Un  vestimento  misero  e  scarso  per  ogni 
verso,  che  quasi  sparisca  di^dosso  alla  persona 
per  non  potersi  facilmente  accomodare. 

Sàtéio  s.  m.  Salterio:  Piccolo  libretto,  su  cui 
i  fanciulli  imparano  a  leggere,  il  quale  contiene 
alcuni  salmi. 

Satetto  s.  m.  Saltello,  Salterello,  Sallerino, 
Balzello:  Piccolo  salto. 
§  Andd  a  sàtetti  V.  Andd. 

Satii*izzà  V.  a.  Satirizzare ,  Satireggiare  : 
Mordere,  Pungere  con  satire;  e  talora  Sbottoneg- 
giare,  cioè  Motteggiar  alcuno  con  parole  pungenti. 

Sàto  s.  m.  Salto:  li  saltare;  Lancio,  Sbalzo. 
11  Salto,  melaf.  per  Velocità,  e  talora  per  Movi- 
mento  celere:  In  quattro  sàti  ghc  vaddo;  Ci 
vado  in  quattro  salti, 
ti  —  Nella  Musica,  vale  Passaggio  da  un  tuono 
all'altro  per  gradi  disgiunti. 


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SAV 


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—  dò  móntón  V.  Mòntòn. 

—  mortale;  Salto  mortale,  si  dice  da' Saltatori  Quel 
loro  voltar  la  persona  sottosopra  saltando  senza 
toccar  terra  colle  mani  o  con  altro. 

%  Fa  un  salo;  Far  nn  salto,  vale  Saltare;  e  flgurat. 
Trapassare  con  innalzamento  da  una  carica 
all'  altra. 

Saturno  add.  Saturno,  aggiunto  d'Uomo,  vale 
Taciturno,  Malinconico,  Cupo. 

Sa.ux*a>  s.  f.  Savorra  e  Zavorra.  Si  dà  qaesto 
nome  alle  3faterie  pesanti,  quali  sono  le  pietre, 
i  ciottoli,  la  gbiaja,  la  sabbia,  il  piombo,  il  ferro, 
ecc.  che  si  mettono  pel  fondo  della  stiva  d'una 
nave  per  farla  immergere  nell'acqua  e  abbassare 
il  suo  centro  di  gravità,  onde  acquisti  la  stabi- 
lità necessaria,  facendo  equilibrio  con  lo  sforzo 
del  vento  nelle  vele.  Serve  principalmente  di 
contrappeso  alle  antenne  ed  agli  alberi,  i  quali 
essendo  elevati  fuor  della  nave,  le  farebbero  far 
cappotto  al  menomo  rotamento. 

Sa.ixx*à<  v.  a.  Savorrare  e  Zavorrare  :  Imbarcar 
la  zavorra,  Collocar  la  zavorra  al  suo  posto. 

Sa.'va.ttai  s.  f.  Ciabatta  V.  Sciarbèlla. 
^  Dà  a  savatta;  Dar  la  ciabatta.  T.  milit.  Pa- 
nire  un  soldato  col  farlo  distendere  boccone  sur 
ana  panca  e  percuoterlo  quindi  sulle  natiche  nude 
da'  soldati  con  colpi  di  ciabatta.  Il  numero  dei 
colpi  è  accresciuto  o  diminuito  secondo  la  gra- 
vezza 0  leggerezza  del  delitto;  dicesi  anche  Dar 
il  soatto  0  il  sovalto. 

Sa'vattiii  s.  m.  Ciabattino,  Ciabattaio,  Ciabat- 
tiere,  e  per  dispregio  Ciaba:  Quegli  che  raccon- 
cia, ricuce  e  rattaccona  le  ciabatte  e  le  scarpe  rotte, 
n  Ciabattino,  dicesi  metafor.  di  Colui  che  in  qua- 
lunque arte  è  poco  perito  e  abborraccia;  Cia- 
battone, Acciarpatore  V.  Scciappin. 

Sauro  (Cavallo);  Cavallo  sauro  V.  Cavallo. 

Saiveì  V.  a.  e  neul.  Sapere,  antic.  Savere:  Aver 
certa  cognizione  d'alcuna  cosa  per  via  di  ragione 
0  d'esperienza  o  d'altrui  relazione. 
♦I  Sapere,  per  Aver  sapore  ed  anche  Aver  odore: 
A  sa  de  patatta,  A  saveiva  de  mòsco;  Sa  di 
patata,  Sapeva  di  muschio, 
fl  —  Provarsi,  Veder  modo.  Tentare,  Informarsi: 
Sacciwme  di  s'ò  gh'é  slceto;  Sappiatemi  dire  se 
vi  è  stato. 
M  —  Metaf.  per  Avere  un  cerio  che  di  checches- 
sia :  0  sa  troppo  d'antigo;  E'  sa  troppo  d'antico. 
«  —  per  Accorgersi  :  Se  so  che  ti  vaddi  in  quello 
scilo...  S'io  so  che  tu  vada  in  quel  luogo... 

—  a  mente,  a  memòia;  Saper  a  mente,  vale  Aver 
impressa  alcuna  cosa  nella  memoria  in  maniera 
che  si  possa  ridire. 

—  a  so  drita;  Saper  il  suo  conto  o  il  fatto  soo, 
Sapersela,  vale  Essere  accorto. 

—  a  fóndo  ùnn-a  cosa;  Saper  una  cosa  a  fondo, 
vale  Saperla  bene,  Averne  perfetta  nozione. 

—  de  rammo;  Costar  danari.  Costar  caro;  detto 
per  ischerzo. 

—  dóve  6  diao  ò  l'ha  a  eòa  V.  Cóa. 

—  d'ùnn-a  persdnn-a;  Saper  d'uno,  cioè  Sapere 
che  sia  di  lui  :  Ti  scs  ninte  dò  tale  ?  Sai  nulla 
de!  tale? 

—  fd  ;  Saper  fare  :  Usar  modi  industriosi  per  arri- 
vare a'  suoi  fini. 

—  ùnn-a  cosa  da  bòn  cand;  Saper  alcuna  cosa 
di  buon  luogo:  Averne  certa  e  chiara  notizia. 

—  ùnn-^  cosa  Zeneixi  e  foesté;  Essere  scritta  aDa 


cosa  in  su'  borali  di  Monlelupo,  Saperla  infino 

i  pesciolini,  vale  Esser  notissima  a  tutti. 
—  vive  ;  Saper  vivere,  vale  Saper  vivere  in  società 

senza  nuocere  a  se  stesso  o  agli  altri;  Avere 

prudenza. 
%  A  no  sa  né  de  mi  né  de  ti;  Non  sa  né  di  me 

né  di  te,  dicesi  nell'uso  d'Una  cosa  che  abbia 

poco  sapore,  d'uno  scritto  senza  gusto  e  senza 

forza,  d'una  persona  fredda  e  senza  vivacità. 
§  AvLÌ  da  saveì  o  Dovei  saveì;  Dover   sapere: 

Ti  ha;  da  saveì  che...  Tu  dèi  sapere  che... 
S  Chi  de  vinti  non  ha,  de  trenta  nò  sa,  maiciù 

5  n'ha  avùo  e  maiciù  ò  n'avià  V.  Avei. 
%  Chi  nò  sa  fd,  nò  sa  comanda  V.  Fd. 
%  E  donne  ne  san  ùnn-a  ciù  che  o  diao  V.  Diao. 
$  Fa  saveì  ;  Far  sapere  o  assapere  :  Far  consape- 
vole. Far  conoscere.  Render  avvisato,  informato. 
§  Ghe  sa  de  relento,   de   serròu;   Vi    puzza   di 

rinchiuso,   dicesi  di  quel   tanfo  o  odor  cattivo 

che  suole  sentirsi  nelle  stanze,  state  lungamente 

chiuse,  e  specialmente  nella  camera  dove  si  è 

dormito. 
%  Ne  so  meno  che  primjna  o  Ne  so  tanta  cSmme 

primma;  Tanto  io   me  ne  so  quanto    io  me 

ne  sapeva,  Tanto  me  lo  so  come  prima.  Ne  so 

meno  che  mai. 
3  Nò  saveì  atro  che  sbraggià,  ecc.;  Non  saper 

altro  che  gridare,  ecc.  vale  Non  far  mai  altro  che 

gridare  o  sim. 
3  Nò  saveì  cónta  trae  bari  in  sciùn  aze;  Non 

saper  accozzare  tre  palle  in  un  bacino ,  dicesi 

di  Chi  per  sua  dappocaggine  né  anche  le  cose 

facilissime  sappia  fare. 
S  Nò  saveì  cose  fd  o  cose  di;  Non  saper  che  si 

fare  o  che  si  dire,  vale  Esser  irresoluto. 
S  A^ó  saveì  cose  fòghe  ;  Non  saper  che  farci  :  Non 

ci  trovar  rimedio. 
S  Nò  saveì  ninte  d'ùnn-a  cosa;  Non  ne  sapere 

punto,  Non  ne  saper  cica:  Non  saper  nalla  di 

un  tal  fatto. 
%  Nò  saveì  fd  un  0  c'ùn  canndn  de  canna  V. 

Canna. 
8  Nò  saveì  quante  die  s' ha  in  te  móen  V.  Man. 
S  Nò  saveì  quello  che  un  6  se  fagce;  Non  saper 

quello  che  uom  si  peschi,  vale  Non  saper  quello 

ch'e'  si  faccia. 
§  Nò  saveine  né  5  perchè  né  5  per  cdmme  ;  Non 

sapere  né  perchè,  né  per  come,  o  né  che  né 

come,  vale  Essere  affatto  all'oscoro  del  motivo 

di  qualche  occorso  accidente. 
§  Nò  saveise  dà  ùnn-a  volta  a-o  collo  V.  Colto. 
S  Saveila  lunga;  Aver  l'arco  lungo.  Avere  sco- 
pato più  d'un  cero,  Sapersela,  vale  Essere  astuto, 

accorto. 
S  Saveine  poca;  Saperne  poca,  vale  Non  essere 

valente  in  checchessia. 
S  Saveise  dà  a-e  mósche  o  Saveise  repd  e  mSsche 

da-o  naso;  Sapersi  levare  i  moscherini  dal  naso, 

vale  Non  si  lasciar  fare  ingiuria. 
§  So  quello  c/te  diggo;  So  quel  che  dico  qnando 

dico  torta. 
Sa/^eì  s.  m.  Sapere:  Certa  cognizione;  Scienza, 

Dottrina,  Senno. 
%   Va  ciù  ùnn'ónsa  de  sorte   che   cento   lìe  de 

saveì;  Val   piiì  un'oncia  di  fortuna  che  una 

libbra  di  sapere  V.  Onsa. 
Sa-vinn-a.  s.  f.  Sabina  V.  Sabinn-a. 
&arvò  s.  m.  Sapore  e  anticam.  Savore:  Quella 


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SBA 


SBA 


sensazione  che  prodacono  stilla  lingaa  le  cose 
che  si  gustano,  e  comunem.  Quella  virtù  che  è 
nelle  cose  di  produrre  tale  sensazione. 

—  piccante;  Sapore  arguto,  piccante. 

S  Aveì  bón  o  cattivo  savó;  Saper  buono  o  cat- 
tivo: Aver  buono  o  cattivo  sapore. 

Savoì  s.  m.  p!ur.  Erbucce  ed  Erbucci:  Quelle 
piccole  erbe  odorifere  e  saporite,  che  si  adope- 
rano per  condimento,  cioè  per  dar  sapore  ad 
altri  cibi,  come  il  prezzemolo,  il  basilico,  la  persa, 
la  borrana,  l'acetosella,  il  cerfoglio,  la  menta,  la 
nepitella,  la  salvia,  il  régamo,  il  timo,  la  santo- 
reggia e  pili  altre. 

Savoia,  (Dà  a);  Dar  un  cappellaccio,  una  ram- 

manzina,  un  rabbuffo,  una  strigliata,  ecc.  V.  Dà. 

S  Piggià  a  Savoia;  Ricevere   un   rabbuffo,   un 

cappellaccio,  una  sbrigliata,  una  scopatura,  ecc. 

Savoxo  add.  Saporito:  Che  ha  sapore.  Che  è 

di  buon  sapore;  Gustoso,  Saporoso. 

S  Usasi  anche  comunem.  da  noi  per  Amaro  di  sale, 

Troppo  salato  :  Questa  menestra  a  l'  é  un  po' 

Savoia;  Questa  minestra  è  un  po' troppo  salala. 

Sa'von  s.  m.  Sapone:  Sostanza  artifiziale  com- 
posta d'olio,  calcina  e  soda,  che  si  adopera  per 
lavare  e  purgare  i  panni  da  bucato,  e  per  am- 
mollir la  barba  prima  di  raderla. 

—  de  róvee;  Colpi  di  mestolo  V.  Battoezo. 

§  Chi  lava  a  testa  all'aze  perde  a  lesc'ia  e  5 

savón  V.  Aze. 
%  Fabbrica  de  savón;  Saponeria. 
S  Fabbricante  de  savón;  Saponajo:  Fabbricante 
e  Venditore  di  sapone. 

Sa'vonadda  s.  f.  Saponata:  Quella  schiuma 
che  fa  l'acqua,  in  cui  sia  stato  sciolto  sapone  se 
venga  agitato. 

Saponetta  s.  f.  Saponello  e  Saponetta,  si 
prende  comunem.  per  Sapone  piti  gentile  e  odo- 
roso, ridotto  per  lo  più  in  forma  di  palla. 

fu  Savonetta.  Voce  dell'uso.  Sorla  d'orinolo  a  mo- 
stra, e  per  lo  più  d'argento,  il  cui  castello  è 
ricoperto  dall' incassalura  sopra  e  sotto. 

Sàs:o  s.  m.  Salice,  Salce  e  Salcio:  Albero  di  più 
specie  che  presto  cresce  e  vien  più  vigoroso  nei 
luoghi  umidi  e  paludosi,  il  più  comune  è  II 
salcio  da  legare  o  Vinco  comune  (Salix  vimi- 
nalisj:  Specie  di  salcio,  che  si  pianta  lungo  le 
fosse  vicino  all'acqua,  e  si  coltiva  a  capitozza, 
tagliando  i  virgulti  che  produce,  i  quali  si  fen- 
dono, e  servono  per  legare  viti,  i  cerchj  delle 
botti  ed  altro,  e  per  fumé  ceste,  graticci  e  sim. 
S  Troppe  de  saxo;  Salciòli:  Vermene  di  salcio, 
con  cui  si  legano  le  vili  a' pali,  le  innestature,  ecc. 

Sas:ozi.ò\x  V.  Slagionóii. 

Sazia  V.  a.  Saziare:  Soddisfare  interamente,  e 
si  dice  per  lo  più  dell'appetito  e  de' sensi  ;  altrim. 
Satollare. 
S  Sazidse  n.  p.  Saziarsi:  Prendersi  piena  soddis- 
fazione di  checchessia;  Satollarsi. 

Sazietee  s.  f.  Sazietà:  Intero  soddisfacimento, 
e  si  usa  propr.  parlando  dell'appetito  o  dei  sensi. 

Sazio  add.  Sazio:  Che  ha  contentato  l'appetito; 
Satollo. 

S1>8ex*o  s.  m.  Cerfuglio,  Cerfuglione  :  Ciocca  di 
capelli  lunghi  e  disordinati.  Voce  del  contado. 

Sl>ag-lia   V.  n.  Sbagliare:   Prendere  sbaglio. 
Dare  in  fallo,  Sfallire,  Errare. 
n  Sbagliare,   usato  attivam.  per  Scambiare:   Ho 
sbaglióu  de  ilradda;  Sbagliai  nel  cammino. 


S  Sbaglia  finn-a  B  prceve  all' artà  V.  Aria. 
%  Sbagliala;  Non  la  córre.  Non  riuscir  bene. 

Sballa  V.  n.  Sballare,  Aver  lo  spallo.  T.  del 
giuoco  di  bazzica,  e  dicesi  Quando  uno  piglia 
tante  carie  ,  che  col  contare  passino  il  numero 
di  31  punto.  Allora  e'  perde  lutti  i  punti  già 
fatti  nella  partita  o  altro  che  siasi  convenuto. 

Slballòu  p.  pass.  Sballato  e  Spallato,  al  giuoco 
di  bazzica  si  dice  Colui  che  ha  avuto  lo  spallo 
V.  sopra  Sballa. 

Slbaloz*di  V.  a.  Sbalordire,  Stordire:  Far  per- 
dere il  sentimenlo.  Privar  de' sensi  e  del  moto 
per  colpo  0  percossa. 
»  Sbalordire,  Stordire,  per  Far  rimanere  attonito, 

stupefatto  per  la  maraviglia, 
n  —  In  signif.  neut.  Perdere  il  sentimento,  Ri- 
maner attonito,  Sbigotlirsi,  Atterrirsi. 

St>a]ioa  V.  Dcsbancà. 
.  Sbandane  n.  p.  Sbandarsi,  Sparpagliarsi,  ecc. 

Sbandello u  V.  Desbaniellòu. 

Sbarassa  V.  Desbarassà. 

Sbarba  v.  a.  Far  la  barba,  Rader  la  barba  : 
Levar  la  barba  col  rasojo. 

Sbàrbao  s.  m.  Barbio  e  Barbo,  dim.  Barbino: 
Specie  di  pesce  spinoso  appartenente  al  genere 
Ciprino,  così  dello  perchè  ha  quattro  fili  o  cirri 
intorno  alla  bocca  in  guisa  di  barbetta;  ha  inoltre 
la  mascella  superiore  più  lunga  dell'inferiore. 
La  sua  carne  è  mollo  saporita.  Vive  nelle  acque 
dolci  delle  parti  medie  dell'  Europa. 

Sbarca  V.  Desbarcd. 

Sbax-dellòu  add.  Sbardellalo:  Voce  bassa, 
e  vale  Disorbitante,  Grandissimo,  Immenso. 

Sbatte  V.  a.  Sbattere:  Spessamente    battere, 
Scuotere,  Agitare;  Dibattere. 
Il  Sbattere,  in  senso  neut.  vale  Esser  agitato.  Es- 
sere mosso,  e  dicesi  del  mare,  delle  vele  d'un 
bastimento,  delle  imposte  degli  usci ,  delle  fine- 
stre e  simili. 
Il  —  per  Dar  di  capo  o  del  capo,  Capitare,  Ar- 
rivare, Esser  gettato. 
Il  Sbattersi,  detto  di  persona,  vale  Agitarsi,  Com- 
muoversi veementemente  per  passioni  d'animo 
0  per  dolor  di  corpo:  Lascicelo  sbatte  quanto 
6  véu;  Lasciale  ch'e' si  sballa  a  suo  talento. 

—  a  ciccolata;  Frullar  la  cioccolata:  Agitarla  col 
frullino  (móincllo)  per  istemperarla. 

—  a  forma;  Sbattere  la  forma.  T.  stamp.  Quel 
picchiare  che  si  fa  sulle  pagine  in  torchio  con 
mazzuolo  di  legno,  interpostavi  la  sbatliloja  (sbat- 
tidój,  affine  di  conguagliarne  le  lettere,  sicché 
le  une  non  rimangano  più  alte  delle  altre,  e  ne 
venga  con  ciò  bene  l'impressione. 

—  a  pùu;  Scamatare:  Battere  con  camàto  o  scamato 
ftrappetta)  panni  od  allro  per  trarne  la  polvere. 

—  da  bócca;  Batter  la  bocca  o  le  labbra;  e  per 
lo  più  in  segno  di  dispiacere  o  di  corruccio. 

Il  —  Biasciare:  Dimenar  la  bocca  come  chi  ri- 
mastica, Far  sentire  nel  mangiare  un  certo  ac- 
qiiacchiato  suono  colla  bocca.  Chi  mangia  in 
questo  modo  dicesi  Biascione. 

—  i  de;  Battere  o  Dibatter  l'ali  V.  Aa. 

—  i  éuve;  Sbattere  o  Dibatter  le  nova  :  Quel  ri- 
mescolare le  chiare  e  i  tuorli  delle  uova,  dibat- 
tendoli con  forchetta  entro  un  piatto,  legame  o 
altro  simile  vaso. 

—  ó  dente;  Sbattere  o  Sbattere  il  dente,  Ugnere  il 
dente,  e  iu  gergo  Smorfire ,  vagliono  Mangiare. 


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—  ùnn-a  persònn-a  pe  tcera;  Sbatacchiare:  Bat- 
tere allrai  violentemente  in  terra  o  contro  il 
muro;  e  più  propriam.  Stramazzare,  cioè  Cil- 
iare alcuno  importuosamente  a  terra. 

§  Sbattise  da  gallinn-a;  Starnazzare:  Il  gitlarsi 
addosso  la  terra  razzolando  colle  zampe,  dibat- 
tendosi le  ali  che  fanno  le  galline. 

fSt>a.tti<lò  s.  m.  Batiitoja  e  Sbatlitoja.  T.  statnp. 
Pezzo  di  legno  quadro  e  spianalo,  che  si  fa  scor- 
rere successivamente  sulle  varie  parli  della  pa- 
gina, picchiandovi  sopra  leggermente  col  maz- 
zuolo onde  pareggiarne  le  lettere,  cioè  abbassar 
quelle  che  si  trovassero  rialzate;  e  ciò  perchè 
venga  bene  l' impressione. 

Sl>a>ttòu  s.  m.  Slestatojo:  Strnm.  con  cui  si  mesta. 

tSlba.ttùg'g-ià.  V.  n.  Sbattere,  dicesi  in  terni, 
marin.  delio  Scuotimento  della  tela  delle  vele 
che  è  percossa  dal  vento  lungo  la  sua  superficie, 
e  che  perciò  non  è  né  a  collo  né  in  portare. 

Sl>£t^a.tùa;  s.  f.  Sbavatura:  Quella  peluria  che 
circonda  esternamente  i  bozzoli  de' vermi  da 
seta  ;  ed  anche  La  peluria  della  lana  mal  filata. 

S'bai'vezza.  v.  n.  Doppieggiare.  T.  statnp. 
Imprimpre  raddoppiate  le  parole  o  le  linee,  il 
qnal  difetto  dicesi  Doppieggiatura  V.  appresso 
Sbavezzatùa. 

Sl>a.'vezza.tua/  s.  f.  Doppieggiatura.  T.stamp. 
Doppia  e  difettosa  impressione  delle  stesse  pa- 
role 0  righe,  le  une  accanto  alle  altre,  per  effetto 
d'un  secondo  botto  mal  replicato  dai  torcoliere. 

Sl>élà  V.  Desbèlà. 

Sbercio  add.  Storto:  Aggiunto  di  dente,  vale 
Mal  composto,  Non  diritto.  -  Sopraddenti  dl- 
consi  Que' denti  che  son  nati  fuor  dell'ordine 
degli  altri. 

S1bei*etta.ta>  s.  f.  Sberrettata:  L'atto  di  ca- 
varsi la  berretta  di  capo  per  riverenza  a  chic- 
chessia. 

Sl>ia,scio  (De  0  In)  V.  De'sbiascio  alla  sua 
spde  alfabetica. 

SbiflFà  v.  a.  Cassare,  Annullare,  Render  nullo. 

Sbiffera  V.  Spifferd. 

Sbìg'g'is^  s.  f.  Rullo  e  Rulla:  Ciascuno  di  quei 
legni  che  si  mettono  ritti  in  terra  per  farli  ca- 
dere con  una  pallottola  o  con  un  rocchetto  che 
s[  getta  contro  di  essi;  da  taluni  diconsi  Birillli. 
S  Èse  in  te  sbigge;  Essere  nelle  secche  a  gola, 
metaf.  vale  Esser  rovinato,  Essere  al  verde, 
Trovarsi  in  grave  impiccio. 
S  Zùgd  a-e  sbigge  ;  Fare  a'  rulli. 

Sbì^nàsela  V.  Svignasela. 

Sbirag-g-ia  s.  f.  Birraglia,  Birreria,  Berro- 
vaglia:  Tutto  il  corpo  degli  sbirri;  e  nell'uso 
talora  Satellizio,  e  scherzev.  L'onorata  famiglia. 

Sbiro  s.  m.  Birro,  Sbirro,  Zaffo,  Famiglio,  Ber- 
roviere  e  Birroviere,  antic.  Sgariglio  e  Sgheri- 
glio, e  in  gergo  Ciaffero,  Bracco:  Sergente  della 
Corte  che  arrestava  la  gente  di  mal  affare  per 
ordine  della  Giustizia, 
n  Sbirro,  dicesi  da' pescatori  e  marina]  Un  pezzo 
di  canapo  impiombato  nelle  due  estremità,  che 
serve  ad  imbarcare  qualunque  cosa  per  traspor- 
tarsi altrove  o  levarla  in  alto. 
«  Rondóne  o  Rondine  maggiore  V.  Barbóuto. 

—  de  carte;  Fante:  La  minor  figura  di  ciascun 
seme  (merce)  rappresentata  in  forma  di  servitore. 

%  Cónta  camme  5  sbìro  a  goffo  V.  Cónta. 
%  IH  a  tò  raxón  a-i  sbìri  V.  Rax5n. 


S  Èse  per  l'aia  camme  l'anima  di  sbìri;  Esser 

come  uccello  sulla  frasca:  Non  aver  terraferma 

0  tetto,  Viver  ramingo.  Non  aver  piede  fermo. 

S  Pà  ch'ò  l'agge  i  s'/iri  a-o  pane;  Par  che  abbia 

i  birri  dietro,  si  dice  di  Chi  va  velocissimam. 

S  Són  ciò  i  shiri  che  i  prcevi  V.  Prceve. 

Sbocca  v.  n.  Sboccare:  Far  capo  o  fletter  foce  i 
fiumi  od  altre  acque  sim.  in  mare  o  in  altro  fiume, 
n  Sboccare,  in  Jlarin.  vale  Ujcir  da  un  canale,  o 
da  un  mare  ristretto  o  dalla  bocca  d'un  porto; 
e  nella  Milizia  L'uscir  fuori  da  una  piazza,  da 
una  trincea,  o  Entrare  sul  campo  di  battaglia 
con  impeto  militare:  /  Franceixi  son  sbScchas 
da  tutte  e  parti  ;  I  Francesi  sboccarono  da 
tntte  le  parti. 

Sbócco  de  sang-ue;  Trabocco  di  san- 
gue V.  Sangue. 

Sbòccola  s.  f.  Boccaglia.  T.  pettin.  Là  parte 
del  corno  dell'animale  opposta  alla  punta,  cioè 
quella  che  è  attaccata  alla  testa. 

Sboccóu.  V.  Desbóccóu. 
$  Cavallo  sboccóu;  Cavallo  sboccato  V.  Cavallo. 

Sborsa  V.  a.  Sborsare:  Cavar  dalla  bqrsa,  e 
comunem.  Pagar  di  contanti. 

Sbórso  (Cavallo);  Cavallo  bolso  V.  Cavallo. 

Sbóssà  V.  a.  Sbozzare.  T.  degli  artisti.  Dare 
una  prima  forma  a  ciò  che  si  vuole  mettere 
in  opera. 

Sbósso  s.  m.  Sbozzo,  Bozzo,  Bozza,  Abbozzo 
V.  Abbasso. 

Sbotta  V.  n.  Sbottare:  Dir  contro  altrui  parole 
di  risentimento  o  di  sdegno. 

Sbrag-g'ià  v.  n.  Gridare:   Mandar  fuori  la 
voce  con  suono  alto,  forte,  strepitoso, 
n  Gridare,  Sgridare,  Garrire,  Riprendere,   Rab- 
buffare. 

—  aggiùtto;  Gridar  accorruomo,  vale  Domandare 
ajuto  con  grida. 

Sbrag-g'io  s.  m.  Grido,  Gridata:  Suono  stre- 
pitoso propriam.  con  voce  umana,  mandata  fuori 
per  varie  cagioni  come  per  paura,  ecc.  V.  Crio. 
n  Gridata    Canata,  Rabbuffo,  Riprensione. 

Sbrag-g-ión  s.  m.  Gridatore:  Che  grida. 

Sbrana  v.  a.  Sbranare:   Rompere   in   brani. 
Far  a  brani,  Lacerare,  Dilaniare. 
S  Sbrandse  n.  p.  Sbranarsi,  Dilaniarsi:  Straziarsi 
quasi  come  fanno  i  cani  e  le  bestie  feroci. 

Sbratta  v.  a.  Sfrattare:  Mandar  via. 
n  Sfrattare  e  Sbrattare,  usato  in  senso  neuU  An- 
dare via  da  un  luogo. 

Sbratto  s.  m.  Sfratto:  Lo  sfrattare. 
$  Dà  6  sbratto  a  tinn-a  pers5nn-a;  Dar  io  sfratto 
a  uno,  vale  Farlo  sfrattare,  Mandarlo  via. 

Sbràzzoa  s.  f.  Civetta,  Coccoveggia  V.  Civetta. 

Sbrig-à  V.  a.  Sbrigare  :  Dar  fine  con  prestezza 
a  checchessia;  Spedire,  Terminare,  Spacciare, 
Strigar  presto  una  faccenda,  un  negozio,  ecc. 
S  Sbrigdse  n.  p.  Sbrigarsi,  Affrettarsi,  Sollecitare, 
Spedirsi,  Avacciarsi  :  Uscir  presto  d'una  cosa, 
Affrettar  l'operazione. 

SbrifiTà  s.  f.  Sbruffata,  Sbraffo:  Spruzzo  colla 
bocca  di  vino  o  altro  liquore. 

Sbrinso  (Formaggio);  Cacio  sbrinzo  V.  for- 
maggio. 

Sbrixo  add.  Sbricio:  Meschino,  Co' panni  laceri. 

Sbróg-g^io  s.  m.  Moccio:  Escremento  ch'esce 
dal  naso.  I  Pistojesi  e  gli  Aretini  dicono  coma- 
nemente  Moccico. 


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SOA 


S  Perde  6  soleggio;  Moccicare,  Smoccicare:  La- 
sciarsi cadere  i  mocci  dal  naso. 

JSljróg-g-ióso  add.  Moccioso  e  Moccicoso: 
Imbrattalo  di  mocci. 

S1>irùzsEÌ  V.  n.  Muggire  e  Mugghiare:  I!  man- 
dar fuori  della  voce  che  fa  il  bestiame  bovino. 

Slbrùzzo  s.  m.  Mugghio,  Jluggito:  Suono  della 
voce  del  bestiame  bovino.  Voce  del  contado. 

SlbufiPà.  V.  n.  Sbuffare:  Mandar  fuori  l'alito  con 
impelo  e  a  scosse,  per  lo  più  a  cagion  d'ira, 
n  Sbuffare,  dicesi  anche  II  soffiare  impetuoso  e  a 
scosse  del  cavaMo. 

Soà.  s.  m.  Scalo.  T.  mar.  Piano  inclinato  co- 
strutto in  muratura  o  con  tavoloni  inlelajati,  sul 
quale  si  costruiscono  le  navi  e  dal  quale  si  fanno 
scendere  in  mare  per  mezzo  dell'invasatura  che 
vi  scorre  sopra  portando  la  nave. 
%  Èse  in  sciò  scd;  Essere  in  curro,  figur.  Essere 
in  islalo  di  essere  promosso. 

Sca.a<  s.  f.  Scala:  Tutto  ciò  che  è  fallo  acconcio 
al  salire  ed  allo  scendere  per  distinti  gradi  af- 
fine di  posarvi  alternamente  l' un  piede  dopo 
l'altro.  -  Scalone  è  Scala  molto  grande  e  nobile; 
Scalena  è  Scala  molto  lunga;  Scaletta  dimin. 
di  Scala, 
n  Scala,  per  similit.  Ordine  dì  checchessia  che  vada 

gradatamente  crescendo  o  scemando, 
n  —  Metaf.  per  Tutto  ciò  che  da  una  cosa  con- 
duce ad  an' altra. 

—  a  càgollo  V.  sotto  Scaa  fccta  a  lùmassa. 

—  a  peto;  Scala  erta  o  ripida:  Scala  che  ha  poca 
pianta  in  proporzione  dell'altezza. 

—  da  azzunze;  Scala  da  annestare:  Scala  a  piuoli 
acconcia  ad  esser  fermala  in  capo  ad  un'altra  sim. 

—  da  lampe;  Scalèo:  Scala  doppia  con  gli  staggi 
masliellati  in  cima  per  potersi  le  due  scale  aprire 
regolarmente  e  reggersi  su  di  sé  senz'altro  ap- 
poggio. Talora  ad  una  di  queste  scale  si  sosti- 
tuisce un  legno  che  serve  all'altra  d'appoggio. 

—  da  man;  Scala  a  piuoli  o  portatile:  Scala  di 
legno  formala  di  due  correnti  o  staggi,  ne' quali 
di  distanza  in  distanza  son  confìccati  bastoni, 
0  incastrati  e  inchiodali  regoli  che  forman  gli 
scalini,  e  in  ambi  i  casi  si  dicono  Piuoli. 

—  da  parmi  ;  Scala  da  palmi.  T.  scult.  Lista  d' 
legno  divisa  in  palmi,  e  questi  in  once,  di  cui 
si  servono  gli  Scultori  per  mettere  in  grande  i 
loro  piccoli  modelli ,  misurandone  la  disianza 
delie  parli. 

—  de  legno;  Scaia  da  mugnajo  :  Quella  che  ha 
larghi  fianchi,  nei  quali  sono  incalellale  le  assi 
che  formai!  gli  scalini  larghi  e  piani.  Una  scala 
consimile  serve  per  le  Biblioteche,  e  suol  dirsi 
semplicemente  Scala. 

—  ddggia;  Scala  doppia:  Scala  che,  conducendo  ad 
an  medesimo  piano,  si  divide  in  due  braccia 
conformi  di  grandezza  e  d'architettura. 

—  drita;  Scala  diritta  o  dislesa:  Scala  che  non  è 
divisa  in  branche  nella  slessa  direzione;  e  talora 
per  Scala  erta  o  ripida  V.  sopra  Scaa  a  peto. 

—  fwfa  a  lùmassa;  Scala  a  chiocciola  :  Scala  che 
rigirando  sopra  se  slessa  si  volge  attorno  ad 
una  colonna  o  sim.,  che  dicesi  Ànima.  Talora 
questa  scala  è  isolala  all'intorno,  e  gli  scalini 
sono  sorretti  unicamente  dall'anima;  talora  è  a 
chiocciola  e  a  collo,  cioè  Scaia,  i  cui  scalini  sono 
incastrati  nel  muro  da  una  parte,  e  sono  in  ag- 
getto dall'altra,  e  perciò  non  ha  l'anima. 


—  in  cdlissa  ;  Scala  da  scorrere  :  Scala,  i  cui  pinoli 
imperniali  negli  staggi  posson  nascondersi  nella 
grossezza  di  quésti,  accostando  obbliquamenle  gli 
staggi.  ^ 

—  sansa  lùxe  o  sensa  barcòin;  Scala  cieca:  Quella 
che  non  ha  finestre  da  prender  lume. 

§  Arrùbattàse  zù  da  scaa;  Ruzzolar  la  scala. 
Ruzzolar  giìi  delia  scala  :  Cader  rovinosamente 
da  essa,  come  addiviene  a  chi  gli  smuccia  il 
piede,  specialm.  scendendo  una  scala  slabile. 

§  Bezéugna  anddghe  co-e  scae  de  scea  ;  Bisogna 
indurvelo  colla  pazienza  e  colla  dolcezza. 

S  Derrùd  zù  da  scaa;  Cascar  giù  della  scala. 

S  Èse  l'ultimo  scacn  da  scaa;  Essere  l'ultimo 
scaglione  della  scala ,  dicesi  per  disprezzo  di 
Persona  che  poco  conti  ovv.  sia  l'ultima  di  lutti 
in  una  famiglia,  in  un  impiego  e  sim. 

^  Fd  a  so  scaa;  Far  la  sua  scala,  vale  Far  il 
suo  corso,  la  sua  carriera,  Percorrere  un  dopo 
l'altro  i  gradi  d'un  impiego  o  sim. 

S  In  cimma  da  scaa;  In  capo  alla  scala. 

§  In  fondo  da  scaa;  Appiè  della  scala. 

S  0  móndo  5  l'è  fallo  a  scaa,  chi  mónta  e  chi 
caa  V.  Móndo. 

%  Piggid  a  scaa  V.  sopra  Arrubattdse  zù  da  scaa. 
**Scalb"bio  s.  m.  Vino.  Voce  del  gergo  V.  Vin. 
ScaTbeeeio  (Piscio  a);  Pesce  carpionato  o 
marinalo  V.  A  scabeccio. 

%  Èse  a  scabeccio,  Mette  a  scabecctoV .  A  scabeccio. 
Scalbeccio  s.  m.  Scolaruccio,  Scolaretto,  Sco- 
larino,  dicesi  per  ischerzo  e  talora  per  disprezzo 
agli  alunni  delle  scuole  inferiori. 
Scacclièa  s.  f.  Scacchiere  o  Scacchiero:  Ta- 
vola quadra  divisa  in  Qi  quadrelli,  mezzi  d'un 
colore  e  mezzi  d'un  altro,  chiamali  Scacchi,  sopra 
la  quale  si  giuoca  agli  scacchi  ed  anche  a  dama. 
Scaccia  v.  a.  Scacciare,  Discacciare,  Cacciare: 
Mandar  via. 

—  a-o  zéugo  dell'oca;  Trucciare  e  Truccare,  nel 
giuoco  deirOca  dicesi  dell'Esser  levalo  uno  da 
una  casa  per  esservi  sopraggiunto  un  altro. 

%  Un  diao  scaccia  l'atro  V.  Diao. 
f  Scacciano!  s.  m.  pi.  Scaccianoi.  Voce  del- 
l'uso, che  per  ischerzo  dicesi  di  Fanciulli,  vo- 
lendosi dinotare  ch'essi  crescendo  in  età  suben- 
trano a  noi  nel  mondo  quasi  scacciandone. 
Scacco  s.  m.  Scacco:  Uno  di  quei  quadretti 
che  si  vedono  dipinti  o  falli  d'intarsio,  l'uno 
accanto  all'altro,  nelle  insegne  e  nelle  divise  e 
negli  scacchieri  con  differenti  colori. 

«  —  Nel  num.  del  più  prendonsi  comunem.  per 
Il  giuoco  che  si  fa  sullo  scacchiere  e  per  Le  pie- 
cole  figure  di  esso  giuoco,  fatte  per  lo  più  di 
legno,  rappresentanti  più  cose  diverse,  divise  in 
due  parli,  sedici  per  parte,  l'una  d'nn  colore  e 
l'altra  d'un  altro.  ■ 

S  Dd  scaccomatto;  Dare  scacco  o  scaccomatto 
V.  Dà. 

S  Travaggio  fceto  a  scacchi;  Lavoro  a  scacchi  o 
scaccato  o  scaccheggiato,  cioè  fatto  a  forma  di 
scacchi,  di  quadrelli. 

S  Zùgà  a  scacchi;  Giocare  a  scacchi. 
Scàdaletto  s.  m.  Scaldaletto:  Vaso  di  rame 
a  forma  di  padella,  con  coperchio  traforato,  den- 
tro il  quale  si  mette  brace  accesa,  e  con  essa 
si  scalda  il  letto. 

Il  Talvolta  per  similit.  e  detto  scherzevolm.  dicesi 
l'Orinolo  da  tasca. 


SOA 


SCA 


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Soà;d.a>^iva>nd.e  s.  m.  Scaldavivande:  Vaso 
di  latta  0  di  ferro,  per  lo  più  traforato,  dentro 
al  quale  si  mette  fuoco  per  tener  calde  le  vi- 
vande ne'  piattelli  che  vi  si  chiudono;  e  fèssene 
di  più  fogge.. 

SocLdexià.se  V.  Descadenàse  in  Descadend. 

Soàdin  s.  m.  Scaldino,  Caldanino,  Veggio,  La- 
veggio  V.  Cavagnin  nel  2"  significato. 

Scaen  s.  m.  Scalino,  Scaglioae,  Gradino,  Grado: 
Ciascuno  di  quei  piccoli  piani,  fatti  di  pietra  o 
di  legno  o  d'altra  materia  solida,  che  si  pongono 
immediatamente  l'uno  sopra  l'altro,  e  sui  quali 
si  mettono  aiternalamente  i  piedi  nel  salire  e 
nello  scendere  le  scale.  Notisi  però  che  fra  que- 
ste voci  passano  le  seguenti  differenze:  Scalino, 
quello  d'una  scala  qualunque,  ma  per  lo  più  di 
scala  povera;  Gradino  dicesi  quello  delle  scale 
maestose,  come  d'un  tempio,  d'una  reggia,  ecc.; 
Scaglione  è  scalino  di  pietra  o  di  marmo  più 
grosso  degli  ordinarj;  Grado  e  comunem.  Gra- 
dino, quello  ove  posano  i  candelieri  ecc.  sugli 

,     altari  V.  Gradin  nel  1°  signif. 

—  da  carossa;  Staffa,  Staffone,  e  con  term.  gener. 
Montatoio  :  Quella  parte  della  carrozza  che  serve 
per  montarvi  so. 

l  Allessa  dB  scaen;  Alzata  dello  scalino,  cioè  La 
sua  altezza  e  la  distanza  verticale  da  uno  sca- 
lino all'altro. 

g  Gian  dò  scaen;  Pedata  o  Pianta. 

S  Èse  l'ultimo  scaen  da  scaa  V.  Scaa. 

Scaèta.  s.  f.  Scaletta,  Scalina:  Piccola  scala. 

Sca<ff)a  s.  f.  Scassa.  T.  mar.  L'incastro   dove 

va  a   piantarsi  il  '  dado  od  il   maschio  che  sta 

sotto  al  piede  d'an  albero  di  bastimento,  od  II 

suo  piede  stesso  quando  è  tagliato  senza  maschio. 

—  dell'argano;  Minchia  o  Scassa  dell'argano.  T. 
mar.  Pezzo  di  legno  stabilito  sopra  due  baglj 
del  ponte  per  ricevere  il  piede  del  grande  o  del 
piccolo  argano. 

Sca.fl)ax*otti  s.  m.  Scarponcelli.'  T.  calzol. 
Scarpe  alquanto  più  grosse  dell'ordinario  con 
tomajo  e  suolo  più  alto,  simili  in  tutto  a  quelle 
che  noi  diciamo  Drocchin,  colla  differenza  che 
questi  non  hanno  orecchj  (oeginn-e),  e  perciò 
non  s'allacciano  sul  davanti  con  stringhe  o  cor- 
delline. 

lSca.flfex*la;to  s.  m.  Scafferlalo:  Sorta  di  ta- 
bacco trinciato  da  fumare,  di  bassa  qualità,  og- 
gidì caduto  in  disuso. 

Sca,£retta>  s.  f.  Scaffetta,  Ripostiglio.  T.  mar. 
Piccolo  compartimento  di  tavole  fatto  contro  il 
bordo  della  nave  o  contro  le  paratìe  nelle  camere, 
che  serve  'a  contenere  diversi  minuti  effetti. 

Sca.fl'o  d.'  un  lba.stiiuento  ;  Scafo  : 
Guscio  0  Corpo  della  nave,  e  propriam.  La 
nave  stessa  o  qualsiasi  imbarcazione,  ma  consi- 
derata all'infuori  della  sua  alberatura,  delle  sue 
vele  e  d'altri  attrezzi. 

—  da  carossa;  Cassa,  Cnna:  Quella  parte  d'una 
carrozza  o  sim.,  dentro  cui  siede  c'hi  si  fa  por- 
tare, ed  è  retta  da'  cignoni  o  dalle  molle.  La 
sua  parte  superiore  dicesi  Cielo  o  Fondo  di  so- 
pra (\.  Cùbba);  l'inferiore ,  Fondo  di  sotto  o 
Pianta,  e  l'inferiore  di  dietro  Culatta. 

—  dò  letto;  Lettiera:  Intelajatura  del  letto  di  legno 
0  di  ferro,  entro  la  quale  son  collocati  per  tra- 
verso gii  assereni  (tòe  do  letto)  o  le  spranghe 
di  ferro  che  sostengono  il  pagliericcio,  ecc.  Se 


la  lettiera  è  di   legno,  e  colle  sponde  intorno 
rialzale,   dicpsì  anche  Cassa  o  Cassa  del   letto. 

—  dò  fcpgua...  Tutte  le  parti  che  compongono  l'os- 
satura d'un  ombrello,  eccettuatane  la  spoglia 
fvesle)  V.  Pcegua. 

Scag-atoòg-g-ia  s.  f.  Battisoffia,  BaltisòflSola, 
Cosòffiola:  Paura  e  gran  rimescolamento,  ma 
breve  ,  che  cagiona  battimento  di  cuore  e  fre- 
quente alitare  e  soffiare. 
Scag'ag'g'e  s.  f.  pi.  Cacature:  L'escremento 
delle  mosche,  delle  pulci  e  d'altri  inselli  che 
lasciano  ove  si  posano.  -  Cacchioni  propriam. 
diconsi  le  uova,  che  generano  le  mosche  o  nella 
carne  o  nel  pesce,  e  che  diventano  poi  vermic- 
cinoli. 

—  de  rutto;  Cacherelli. 

Scag-ag-g-ià.  v.  a.  Scacazzare:  Empier  di  ca- 
cature; e  dicesi  particolarm.  delle  mosche  e  delle 
pulci. 

Scagg-ia  s.  f.  Scaglia,  e  comunem.  al  plur. 
Scaglie:  Quelle  piastrette  dure,  per  lo  più  lisce 
e  trasparenti,  le  quali  a  modo  d'embrici  copron 
la  pelle  della  più  parte  de'  pesci  e  dei  rettili; 
altrim.  Squame. 

I)  Scaglia,  per  Quel  piccolo  pezzuolo  che  si  leva 
da'  marmi  o  da  altre  pietre  in  lavorando  collo 
scarpello. 

I,  —  Ciò  che  cade  da  alcuni  metalli  affocati, 
quando  son  percossi  col  martello;  se  son  di 
rame,  diconsi  da'  caldera]  Ramine. 

Il  Sverza  o  Scheggia  :  Piccolo  frammento  di  pietra 
0  di  mattone  a  uso  di  rinverzare  o  sverzare 
(Fa  6  repascimentoj  V.  Repascimento. 

«  Parpajola  V.  Parpaggiéua. 

%  Aveì  de  scagge;  Aver  danari.  Esser  ricco: 
Ommo  chi  ha  de  scagge;  Uomo  ricco,  danaroso. 

S  Leva  a  scaggia  a-i  pesci;  Scagliare:  Levar  le 
scaglie  0  squame  ai  pesci. 
Scagg-ia  s.  f.  Macìa:  Massa  o  Monte  di  sassi. 

Voce  del  contado. 
Scag-g-iàse  n.   p.   Sverzarsi  ,    Scheggiarsi  : 
Uscire  0  Spiccarsi  sverze  o  schegge. 

n  Sfaldarsi  :  Dividersi  in  falde. 
Scaggiéua  s.  f.  Scaglinola.  T.  bot.  Phalaris 
canariensis.  Pianta  della  famiglia  delle  Grami- 
nacee, che  fa  la  spiga,  in  cui  si  racchiude  il  seme 
detto  parimente  Scaglinola,  del  quale  si  nutriscon 
le  passere  di  Canaria  ossia  canerini,  e  una  gran 
parte  d'uccelli  di  becco  duro. 

it  Scaglinola  e  Scaglinolo:  Sorta  di  pietra  tenera 
simile  al  talco,  detta  altrim.  Specchio  d'asino, 
della  quale  si  fa  il  gesso  da  doratori,  chiamato 
Gesso- scaglinola. 

I)  Metaf.  e  in  m.  b.  dicesi  da  noi  per  Moneta, 
Danari:  A  salute  a  gh'é,  manca  ascaggiéua; 
La  salute  c'è,  mancano  i  danari. 

%  Tutti  i  òxelli  nò  conòscian  a  scaggiéua;  Tutti 
gli  nccelli  non  conoscono  il  grano  V.  Oxello. 
Scagliette  s.  m.  Stipettaio:  Colui  che  fa  stipi 
(segretèr),  stipetli  e  altri  simili  lavori.  -  Eba- 
nista, Chi  fa  lavori  d'ebano  o  anche  d'altro  le- 
gno prezioso  per  mobili  di  pregio,  come  stipi,  ecc. 
Scagnetto  s.  m.  Studiolo.  Dim.  di  Studio 
V.  Scagno  nel  i"  signif. 

11  Scannello:  Una  cassetta  quadra,  da  capo  più  alla 
che  da  pie,  coperta  il  più  di  panno  verde,  per 
uso  di  scrivervi  più  comodamente,  e  con  una 
ribalta  da  alzarsi  per  ripòrvi  entro  le  scritture. 


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SOA 


SOA 


Lo  scannello  tiensi  sul  piano  stesso  della  scri- 
vanìa 0  sopra  altra  tavola  a  oso  di  scrivere. 
N  Siipello:  Piccolo  armadio  colla  fronte  e  parti  di 
fuora  ornate  per  conservar  cose  minute  di  pregio 
e  d'importanza  V.  Scapparalo. 

—  dò  violini  Ponticello:  Quel  legnetto  posto  nel 
mezzo  della  parte  superiore  del  violino,  che 
serve  a  tenerne  sollevate  le  corde. 

Sca/g'iio  s.   m.   Studio:  Il  luogo  o  la  stanza 

dove  gli  avvocati,  i  procuratori  e  i  notaj  stanno 

.  a  ricevere  i  clienti,  a  studiar  le  loro  cause, 

scrivere  i  loro  atti,  ecc. 
n  Banco:  Il  luogo  dove  stanno  i  mercanti  a  coniar 
danari  e  scrivere  i  loro  conti,  e  dove  i  ban- 
chieri custodiscono  i  denari  ed  esercitano  la  loro 
professione. 
w  Scrittoio,  ne'  magazzini,  ne'  fondachi  e  sim.  di- 
cesi Uno  spazio  ricinto  da  un  assito  più  o  meno 
atto  a  uso  di  scrittoio. 

Scadili  V.  Scaen. 

Scaglila;  s.  f.  Scalinata:  Ordine  di  più  scalini 
avanti  a  una  chiesa  o  altro  edilìzio.  -  Gradinata 
fa  già  lo  stesso  che  Scalinata;  ora  usasi  in  si- 
gnificato più  nobile,  e  inlendesi  più  comunem. 
Quella  che  nelle  chiese  è  tra  la  balaustrata  e 
l'altare  elevalo. 

—  dSppia;  Scalèa  e  più  comunem.  al  plur.  Scalèe: 
Doppia  scalinata  o  Due  scalinate  che  mettono 
amendiie  in  uno  stesso  luogo. 

Soa.iiietto  s.  m.  Piccolo  scalino. 

—  dd  messa;  Leggio:  Arnese  di  legno  che  si  tiene 
sull'altare  per  posarvi  il  messale  quando  il  sa- 
cerdote celebra  il  sacrifizio  della  messa. 

S  Seainetli;  Scale:  Le  ineguaglianze  che  riman- 
gono sul  capo  di  chi  si  taglia  i  capelli  da  un 
barbiere  che  sa  poco  adoperare  le  forbici. 

Scalandròn  s.  m.  Scalandrone.  T.  mar. 
Parte  d'uno  scalo  prolungato  in  mare  per  faci- 
litare il  varo  dei  bastimenti.  Alcuni  scali  hanno 
lo  scalandrone  fisso,  e  questo  chiamasi  più  pro- 
priam.  Antiscalo  ;  ed  a  quelli  che  non  l'hanno  si 
coslruisce  al  momento  del  bisogno  e  poi  si  ritira. 
«  Ponte  volante:  Sorla  di  pancone  che  serve  di  ponte 
per  andare  a  bordo  dei  bastimenti  vicini  a  terra. 

Soa.la.ta.  (Dà  aj;  Scalare,  Dar  la  scalala.  T. 
milit.  Salir  colle  scale  per  sorpresa  o  di  viva 
forza  sulle  mura  nemiche,  sul  parapetto  di  un  ■ 
forte,  ecc. 

Sca.letta.  s.  f.  Scalèo  :  Scala  di  legno  con  po- 
chi scalini  che  si  regge  sulla  propria  base, 
n  Scala,  nella  Musica  è  La  gradazione  dei  tuoni 
per  salire  dal  grave  all'acuto  o  per  discendere 
dall'acuto  al  grave. 

—  dS  spiddo;  Fattorino:  Arnese  di  ferro  ritto  su 
Ire  piedi,  con  parecchi  rampini  a  scaletta,  per 
sostegno  della  punta  dello  spiedo. 

Soa.nilbelletto  s.  m.  Sgabelletto,  Sgabellino. 
Dim.  di  Sgabello  V.  ScambèUo. 

—  da  pòsdghe  i  pé;  Predellino:  Piccolo  arnese  da 
posarvi  il  piede. 

—  0  Treipé;  Deschetto:  Arnese  da  sedere  che  con- 
siste in  un  piano  circolare  su  tre  piedi. 

S  Fa  un  scambellelto  a  ùnn-a  persònn-a;  Dar 
il  gambetto  a  uno,  figurai,  vale  Interrompere 
con  modo  non  aspettabile  gli  altrui  avanzamenti. 
Sca.iii1>èllo  s.  m.  Sgabello  e  Scabello,  ma 
meno  usato:  Arnese  di  legno  di  varia  altezza, 
senza  spalliera  a  uso  di  sedervisi  una  persona. 


Scaiiièlla<  s.  f.  Scalamìla.  T.  macell.  Quel 
taglio  di  carne  di  bue  o  di  manzo  che  seguita 
immediatamente  alle  costole. 

Sca.iiioiiea  s.  f.  Scamonea:  Nome  d'un  succo 
concreto  gomnio-resinoso,  eminentemente  pur- 
gante, che  si  esirae  dalla  radice  della  pianta  che 
porta  lo  slesso  nome,  detta  da' Botan.  Convol- 
vatus  scamrnonia.  indigena  della  Siria  e  d'allre 
Provincie  del  Levante. 

Sca.mottà.  v.  a.  Fare  sparire,  Giocar  di  mano: 
Togliere,  Cangiare,  Fare  sparire  una  cosa  con 
destrezza  di  mano  senza  che  altri  se  n'accorga, 
it  Per  similit.  vale  Trafugar  di  soppiatto,  con  de- 
strezza e  con  inganno  alcuna  cosa,  e  dicesi  Bub- 
bolare, Trafurare,  Espilare,  Mandar  in  maschera. 

Scamottéur  s.  m.  Bagalelliere,  Giocolatore: 
Che  giuoca  di  mano;  e  talora  Espilalore,  Tra- 
furello. 

Sca,iu.pà.  V.  n.  Campare,  Vivere  V.   Vive. 
S  Chi  scampa  s'alleva;  Chi  muore  giace  e  chi 
vive  si  dà  pace.  Prov.  di  chiaro  significalo. 

Scaiu.pa.iia.ta.  s.  f.  Scampanala  :  L'atto  dello 
scampanare.  -  Scampanìo,  Lo  scampanare  lungo 
ed  uggioso. 

Soamuròu  add.  Sbocconcellato:  Aggiunto  di 
piatto,  scodella,  bicchiere  e  sim.,  vale  Sverniciato 
intorno  all'orlo,  Mancante  d'alcuni  pezzettini. 

Scandag'S'i^  v.  a.  Scandagliare:  Propriam. 
Misurare  la   profondità  del  mare   mediante  lo 
scandaglio, 
n  Scandagliare,  metaf.  Tastare,  Investigare,  Esa- 
minar per  la  minuta.  Fare  lo  scandaglio. 

—  5  terren;  Tentare  il  guado,  figurai.  Tentare 
l'animo  d'alcuno,  Cercar  di  scoprire  il  pensiero, 
r  intenzione  di  lui. 

Scaudag-g-io  s.  m.  Scandaglio  :  Piombino 
attaccato  ad  una  lunga  sàgola  marcala  in  metri  od 
in  passi ,  col  quale  si  misura  la  profondità  del 
mare.  Oltre  a  questo  vi  sono  Scandagli  di  varie 
forme  per  misurare  le  profondità  massime,  e  por- 
tano i  nomi  dei  loro  inventori,  come  quello  di 
Leon  Ballista  degli  Alberti,  riprodotto  dall'atìe- 
ricano  Brooke. 

11  Scandagli  al  plur.,  diconsi  anche  Le  profondità 
osservale  nel  mare,  notate  nelle  carie  marine  e 
d'ordinario  espresse  per  braccia  o  passi. 

Il  Piombino:  Sirum.  di  ferro,  tondo,  grosso  anzi 
che  no,  terminato  inferiormente  in  punta  ottusa 
e  superiormente  a  occhio.  Raccomandato  a  una 
fune,  si  cala  ne'  doccioni  del  cesso,  perchè  col 
suo  peso  cacci  giù  le  immondezze  che  vi  si 
fermarono. 
_  da  trómba;  Scandaglio  di  tromba.  T.  mar.  E 
Una  verga  di  ferro  pialla,  che  ne' suoi  lati  è  se- 
gnata a  pollici,  la  cui  estremità  superiore  si  può 
attaccare  a  una  corda,  mediante  la  quale  essa 
si  cala  per  un  buco,  che  corrisponde  al  pozzo 
della  tromba,  aperto  nel  ponte,  sino  al  fondo 
della  sentina,  onde  conoscere  il  numero  di  pol- 
lici d'acqua  che  vi  è,  tanto  per  sapere  che  la 
nave  non  faccia  acqua,  quanto  per  sapere  qual 
effetto  facciano  le  trombe  a  confronto  delle  falle 
0  vie  d'acqua. 

—  dd  gran;  Scandaglio,  si  dice  a  Una  porzione  di 
grano  o  d" altra  roba  stata  caricata  a  rifuso,  la 
quale  si  trasmette  da  chi  carica  al  ricevitore  di 
esso  carico,  ben  custodita  in  un  involto  o  cassa 
ben   sigillala  e  bollata,  per  fare  il  riscontro 


SCA 


SCA 


683 


coli' intiero  carico,  che  ha  ragguaglio  della  qua- 
lità e  quantità  di  esso. 

Scem.€LsLlizx,SL  v.  a.  Scandalizzare,  Scanda- 
lezzare,  Scandolezzare,  Scandaleggiare;  qa^st'ul- 
tima  voce  poco  usata:  Dare  scandalo,  Guastare 
l'innocenza,  i  buoni  costumi  altrui  con  isconci 
parlari,  con  perversi  consigli,  mali  esempi,  ecc. 
§  Scandalizzàse  n  p.  Scandalizzarsi,  Scandalez- 
zarsi,  Scandolezzarsi  :  Pigliare  scandalo. 

Sca>XLd.a.lo  s.  m.  Scandalo,  Scandolo,  Scanda- 
iezzo:  Qualunque  mal   esempio   che   dia   altrui 
occasione  di  cadimento  in  errore  o  io  peccato. 
S  Dà  scandalo;  Dare  scandalo  o  scandolo,  Scan- 
dalizzare. 
S  Èse  a  pria  dò  scandalo  V.  Pria. 

Soa.n<la.lóso  add.  Scandaloso,  antic.  Scanda- 
Jizioso:  Che  commette  o  dà  scandalo  od  è  ca- 
gione di  scandalo. 

Soandèlla^  s.  f.  Scandella,  Orzòla  e  Orznola. 
T.  bot.  Hordeum  distichon.  Pianta  che  ha  la 
spiga  stretta,  appianata,  a  due  ordini,  con  lunghe 
reste,  i  fiori  maschi  per  un  lato,  diresiati,  i  semi 
angolati,  embricati,  con  l'epidermide  sottile. 

Sca^ndi  v.  a.  Scandire  e  Scéndere,  dicesi  dei 
versi  latini,  e  vale  3Iisurarli,  Coniarne  e  fii- 
sconlrarne  i  piedi. 

Soàndole  s.  f.  pi.  Schegge  :  Pezzetti  di  legno 
spiccati  por  lo  lungo  dal  legno  che  si  spacca, 
si  rompe,  si  fiacca:  0  l'è  andceto  in  tante 
scàndole;  Andò  in  tante  schegge. 

Sca>uellà.  v.  a.  Scanalare:  Incavar  legno  o 
pietra  o  simil  cosa  per  ridurla  a  guisa  di  pìc- 
ciol  canale. 

Sca.nella;tùa.  s.   f.   Scanalatura  :  V  atto  e 
Leffetto  dello  scanalare;  allrim.  Scanncllamento, 
Scannellatura. 
"Scànfio  s.  m.  Tempo,  Agio,  Comodo,  Comodità. 

Sca/iig-ià  V.   Cangia. 

Scauig-g-ia.  s.  m.  Fuseràgnolo:  Soprannome 
di  disprezzo,  e  vale  Lungo  e  magro  come  un  fuso. 
■  Bozzacchio  e  Bozzacchione:  Quella  susina  che 
sull'allegare  è  guasta  dagl'insetti  per  avervi  de- 
poste le  loro  uova,  che  però  intisichisce,  e,  in- 
grossando fuor  del  consueto,  divien  vana  ed 
insipida. 

Scanna,  v.  a.  Scannare,  Sgozzare:  Tagliar  la 
canna  della  gola. 

Soannal»ecco  s.  m.  Scornabecco,  Calca- 
treppo,  Calcalreppolo,  Ruggioolo.  T  bot.  Spar- 
tium  scoparium.  Frutice  sempre  verde  che  nasce 
ne'  boschi  e  per  gli  scopeti ,  con  rami  solcali 
e  sottili.  Serve  per  far  granate  da  spazzare  e 
per  fastelli  da  fuoco.  I  carbonai  Fadoprano  per 
coprire  e  chiudere  la  carbonigia  ne"  sacchi ,  che 
perciò  è  anche  detto  Ginestra  de'  carbonai. 

Scannaeso  (Cotello)  V.  Catello. 

Scannapappé  s.  m.  Cavalocchio,  Mozzo- 
recchi, Azzeccagarbugli:  Nome  che  per  disprezzo 
si  dà  a  Procuratorello  disonesto,  di  mala  fede, 
imbroglione. 

Scannapescio  s.  m.  Traliccio:  Sorla  di 
bordato  assai  forte,  lessalo  di  color  turchino  e 
giallo,  confusi  insieme,  che  serve  a  far  pantaloni 
da  marinai,  guanciali  ed  altro. 

Scannón  p.  pass.  Scannalo,  Sgozzalo. 
S   Voxe  scannò;  Canna  fessa,  Voce  di  canna  fessa. 

Scansa;  v.  a.  Scansare ,  Causare ,  Schivare. 

Scanso  ^i^  m.  avv.  A  scanso,  A  scansameoto, 


A  evitazione,  A  risparmio,  A  fine  di  scansare 
0  sfuggire. 
Scantina   v.   n.  Forviare ,   Traviare ,   Fare 

scappata:  Errar  leggermente. 
'*Scaola  V.  ScaroUa. 
Scapestravi  add.  Scapestrato  e  Scaprestalo, 

Dissoluto,  Sfrenalo,  Licenzioso. 
Scapita  V.  n.  Scapitare:  Rimetterci   del  suo. 
Scappa  V.  n.  Scappare,   Fuggire:  Andar   via 
con  velocità ,  con  astuzia  o  con  violenza  ;  e  si 
dice  propriam.  di  cosa  o  persona  che  sia  rilenpla. 
n  Fuggire,  per  Rifuggire,  Ripararsi,  Ridursi  a  luogo 
sicuro:  0  tempo  5  minaccia,  scappo  a  casa; 
Il  tempo  minaccia,  faggo  a  casa, 
n  —  per  Evitare,  Scansare  un  pericolo  qualunque, 
n  —  per  Mancare  o  Venir   meno:    Uicb  che  nd 
ve  scappe  ó  tempo;  Guardate  che  non  vi  fugga 
il  tempo, 
n  Schizzare,  Spicciare,  per  Lo  scappar  il  liquore 
dal  vaso  o  simile  che  lo  contiene. 

—  o  paziensa,  a  fatta,  ecc.;  Scappar  la  pazienza, 
la  rabbia  e  sim..  Uscir  di  flemma,  Entrar  in 
collera,  Montar  in  bizza,  ecc. 

—  camme  S  diao  ;  Scamoiare,  Fuggir  via  come 
nn  lampo. 

—  da-i  càsoin  V.   Càsoin. 

—  dà  memoia;  Uscir  di  mente.  Dimenticarsi,  Scor- 
darsi, e  scherz.  Cader  di  cinioia  il  calendario. 

—  de  bócca  ùnn-a  cosa  V.  Bócca. 

—  d'in  man;  Scorrere,  Fuggir  di  mano. 

—  5  rie;  Scappar  da  ridere:  Mettersi  a  ridere. 

—  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  persònn-a;  Scappar  al- 
cuna cosa  ad  alcuno,  vale  Lasciarsi  andare  a 
farla,  quasi  non  volendo  e  dopo  essersene  asle- 
niilo:  Gh'é  scappóu  ùnn-a  carezza;  Gli  scappò 
una  coreggia. 

S  Chi  due  Icvre  caccia,  ùnn-a  a  {uzze  e  l'atra 

a  scappa  V.  Levre. 
%  In  scappa  m.  avv.  Alla  sfuggita  V.  In  scappa 
alla  sua  sede  alfab. 

Scappadinn-a  s.  f.  Scappatella,  Scappa- 
tina, Scorserella,  Giterella,  suol  usarsi  comunem. 
per  Andar  in  un  luogo,  ma  per  tratteoervisi  poco 
e  tornarsene. 
•)  Scappatella,  figurai,  per  Trascorso,  Errore,  Fallo 
leggiero,  per  lo  più  di  gioventù. 

Scappamento  s.  m.  Scappamento.  T.  oriuol. 
Meccanismo  od  ordigno  che  mette  in  comuni- 
cazione il  regolatore  coll'ullima  mota.  Ce  n'ha 
di  più  maniere,  come  Scappamento  a  retrocedi- 
menio, a  riposi,  ad  asta,  a  serpentina,  a  palelle, 
ad  àncora,  a  cavicchio,  a  cilindro,  a  vibrazioni 
libere,  a  forza  costante,  a  coma,  ecc. 

Scappax*ato  s.  m.  Stipo:  Sorla  di  piccolo 
armadio  elegante,  di  ebano  o  di  mògano  o  d'altro 
legno  nobile,  a  uso  di  riporvi  scritture  impor- 
tanti 0  minute  cose  preziose. 

Scappax*òn  s.  m.  Scampolo,  dimin  Scam- 
poleito,  Scampolino:  Pezzo  di  panno,  di  duco 
tre  braccia  al  più,  che  rimane  l'Ultimo  della 
pezza,  Avanzo  di  pezza. 

Scappatoia  s.  f.  Grétola,  Scappatoia,  e  nel- 
luso  tose.  Scappavia:  Parlilo  ingegnoso  per  uscir 
d'impiccio. 

Scappascin  da  gòa  g-ianca;  Mo- 
nachella 0  .Massaiola  bianca.  T.  ornil.  Saxicola 
uurita.  Uccello  del  genere  delle  Silvie  e  fami- 
glia delle  Maciòle  o  Sassicole,  che  ha  il  becco 


684 


SCA 


SOA 


nero,  le  penne  scapolari  e  delle  ali,  di  color  nero 
morato,  ma  con  margine  lionato;  timoniere  bian- 
che verso  la  base,  nere  in  cima;  groppone,  so- 
praccoda e  sottocoda,  bianchi  ;  schiena,  petto  e 
addome,  lionati;  piedi  neri.  Annida  fra  r>oi  nei 
monti  aridi  vicino  al  mare;  emigra  in  settem- 
bre, ritorca  in  maggio. 

—  da  góa  neigra;  Monachella  gola  nera.  T.  ornit. 
Saxicola  stapazina.  Uccello  del  genere  e  fami- 
glia del  precedente.  Ha  il  becco  egualmente  nero; 
.pileo,  cervice,  dorso,  di  color  ceciato  chiaro; 
fronte,  gozzo,  petto,  addome,  bianchi;  soprac- 
coda e  sottocoda,  di  color  bianco;  Iati  della  testa, 
gola  ed  ali,  nere;  timoniere  bianche  e  nere; 
piedi  neri.  Annida  come  la  specie  precedente. 

Sca>ppella.ta<  s.  f.  Scappellata.  Voce  d'uso: 
Saluto,  Levala  di  cappello. 

Sca^ppiu  s.  m.  Scappino,  Pedule:  Piede  della 
calza  tutto  d'un  pezzo  con  essa.  -  Soletta,  Piede 
della  calza  fatto  separatamente,  e  cucito  poi  alle 
staffe  e  ai  quaderletli;  consta  del  Calcagno  ove 
principia;  della  Staffa,  che  è  la  parte  piana  tra 
il  calcagno  e  il  cappelletto,  e  del  Cappelletto, 
che  è  la  parte  che  fascia  le  dita   del   piede  e 
termina  in   punta.  -  Calcetto,   Calzamento   di 
lana  o  di   lino  o  sim.  a  foggia   di   scarpa.   Si 
mette  addosso  al  piede  o  alla  soletta  a  maggior 
riparo  del  freddo  o  dell'umido. 
S  Andd  in  scappiti  de  casetta  V.  Andd. 
^  Fa  5  scuppin  a-e  casette  V.  Scappìnà. 
S  Formaggio  co  scappiti  V.  Formaggio. 

Soa^ppiuà.  V.  a.  Rimpedulare:  Rifare  il  pedule; 
altrim.  Riscappinare. 

Sca;ppo  add.  Scàpolo,  T.  mar.  Libefo,  Sciolto, 
Non  impacciato.  Fuori  di  pericolo  d'urtare  o  di 
impegnarsi  in  ostacoli. 

Sca^ppólla;  s.  f.  Corbelleria ,  Minchioneria , 
Sproposito:  Error  grande.  Voce  nostra  antica. 

ISoa,ppùssà>  V.  n.  Scappucciare,  dicesi  propr. 
de'  cavalli  i  quali,  per  essere  deboli  nelle  gambe 
davanti,  spesso  s'inciampano;  Incappare,  In- 
ciampare. 

Soa.ppùsiso  s.  m.  Scappuccio:  Lo  scappucciare. 

Sca.i*a.lba.scio  s.  m.  Solano  ortense  o  vol- 
gare, Erba  morella.  Erba  puzza.  T.  boi.  Sola- 
rium hortense.  Pianta  assai  nota,  di  sapore  er- 
baceo e  di  odore  ributtante,  che,  fregala  fra  le 
dita,  sa  alquanto  di  muschio  ;  il  frutto  è  grosso 
come  una  coccola  di  ginepro,  rotondo,  verde 
sol  principio,  ma  che  maturando  diventa  moscio, 
nero  e  ripieno  di  sugo.  Nasce  facilmente  lungo 
le  strade  e  le  siepi,  ne'  giardini,  intorno  alle 
muraglie  degli  edifizj.  Fiorisce  alla  fine  dell'estate, 
ed  è  pianta  annua. 

Soa<z*a>lboccià;  v.  n.  Scarabocchiare,  Schic- 
cherare: Imbrattar  foglj  nell'imparare  a  scrivere 
0  a  disegnare.  -  Scombiccherare,  Scrivere  male 
e  non  pulitamente. 
n  Talvolta  usasi  per  Componicchiare,  cioè  Com- 
porre poco  e  a  slento. 

Searaboccin  s.  m.  Uomo  greco,  Levantino. 

Scara.'boccio  s.  m.  Scarabocchio:  Segno  di 
imperfetto  scrivere  o  disegnare,  lascialo  sulla 
caria  da  un  principiante;  altrim.  Schiccheratura. 

Soax*al>occioii  s.  m.  Scarabocchialore,  Sca- 
rabocchino, Schiccherafogli,  Imbratlafoglj ,  Im- 
piaslrafoglj:  Che  imbratta  molta  carta  per  cose 
da  nulla. 


Scarag'Iiéix  s.  m.  Marlinaccio  :  Sorta  di 
chiocciola  di  maggior  grandezza  delle  ordinarie. 

Scaramuccia  v.  n.  Badaluccare  :  Far  delle 
piccole  battaglie. 

Scai*lbassa  s.  m.  Cestone:  Specie  di  cesta 
per  someggiare,  fatta  di  vincigli  di  castagno  o 
albero  inlessuli,  che  si  adatta  e  ferma  sul  basto 
colle  funi. 
Il  Poipetlone.  Voce  dell'uso  V.  Scciattamàio. 
S  Vegio  scardassa;  Vecchio  squarquoio  :  Uomo  vec- 
chio, ma  si  usa  per  lo  piìi  in  cattivo  sentimento. 

Scarl>oncio  V.  Carbóncio  nel  2°  e  3"  signi  f. 

Scarlbònciio  add.  Imporrato  e  Imporrito: 
Aggiunto  di  panni  lini  o  d'altre  cose,  vale  Guasto 
per  l'umido  che  vi  sia  rimasa  dentro  facendo 
la  muffa. 
M  Detto  di  grano,  dicesi  Grano  volpato  o  filiggi- 
noso  V.  Carbóncio  nel  3"  signif. 

Scarcag"iià  V.  Descarcagnà. 

ScardLùssà  v.  a.  Butterare:  Nel  giuoco  della 
tròttola  fziàrdoaj  dicesi  da'  ragazzi  11  percuotere 
ch'essi  fanno  col  pernetlo  della  lor  Iròtlola  quella 
del  compagno,  lasciandovi  sopra  impressi  molti 
butteri  o  segni  falli  dal  pernetlo  medesimo. 

fScai*d.ùsso  fZùgà  a-oj;  Fare  a  butlerarsi  la 
tròttola  V.  sopra  Scardùssà. 

Scàreg^a  V.  Descàrega. 

©careg-à  V.  Descaregd. 

Scareg-albari  (Aj  V.  questa  locuz.  alla  sua 
sede  alfab. 

Scareg-ad-ò  s.  m.  Scaricatoio:  Luogo  dove 
si  scarica, 
n  Scaricatoio:  Apertura,  per  la  quale  si  dà  sfogo 
0  scarico  all'acque. 

Scairegameuto  s.  m.  Scaricamento,  Sca- 
ricazione, Scarico:  Lo  scaricare. 

Scax*lassà>  v.  a.  Scardassare:  Raffinar  la  lana 
cogli  scardassi;  altrim.  Cardare,  Cardeggiare, 
Carminare. 
1)  Scardassare,  figurai.  Dir  male,  Fieramente  spar- 
lare d'uno  che  non  sia  presente  ;  Cardare,  dar- 
deggiare, 
n  Talvolta  vale  Zombare,  Battere,  Percuotere,  Dar 
delle  busse,  ecc. 

Scax*lassiii  s.  m.  Scardassino,  Scardassiere: 
Colui  che  esercita  l'arte  dello  scardassare  ;  alirim. 
Ciompo,  Cardatore, 

Scax*Ìasso  s.  m.  Scardasso:  Slrum,  nolo  con 
denti  di  fil  di  ferro  uncinali,  col  quale  si  raffina 
la  lana;  altrim.  Cardo. 

Scairlattiuu-a  s.  f.  Scarlattina.  T.  med. 
Flemmasia  della  cute,  caratterizzata  da  larghe 
macchie  di  colore  scarlatto,  d'ordinario  accom- 
pagnala dall'angina,  spesso  dalla  gastritide.  Se- 
condo molli  autori  è  contagiosa. 

Scarlatto  s.  m.  Scarlatto,  Scarlatlino:  Pan- 
nolano  rosso  di  nobilissima  tintura, 
t)  Scarlatto,  in  forza  d'aggiunto  del  panno  slesso  e 
d'ogni  altra  cosa  di  vivissimo  color  rosso. 

Scarma  s.  f.  Sete  ardentissima.  Voce  del  coni. 

Scarméa  s.  f.  Scalmiera.  T.  mar.  Intaglio 
semicircoinre  sulle  falchette  delle  lance  per  po- 
sarvi e  tenervi  fissi  i  remi  per  vogare. 

Scanno  s.  m.  Scalrno  o  Scarmo.  T.  mar.  Ca- 
vigliella  di  legno  o  di  metallo  piantata  sull'orlo 
laterale  d'una  lancia  e  corrispondente  ad  ogni 
banco,  a  cui  s'attacca  on  remo  mediante  uno 
stroppo. 


SCA 


SCA 


685 


Soa,x*motto  s.  m.  Schermotto  e  Scalmo.  T. 
mar.  Pezzo  di  costruzione  che  fa  parie  delle 
coste  d'una  nave  in  prolungamento  legli  staminali. 

Scaimà.  v.  a.  Scarnare:  Levar  la  carnej  Scar- 
nificare V.  Descarnà. 

Scarnùccio  V.  Carnùccio. 

Soa<r*olla.  s.  f.  Scariola,  Scheruola  e  Sclarola. 
T.  boi.  Scariola  vulgaris.  Nome  dell'Indivia  mi- 
nore, che  comunera.  mangiasi  colla  o  cruda  in 
insalala.  Si  coltiva  negli  orli,  fiorisce  in  giugno, 
e  quando  il  seme  è  maturo  la  radice  muore. 

Sca,x*pa^  s.  f.  Scarpa:  Calzamenlo  del  piede, 
fallo  per  Io  più  di  pelle  concia,  alla  parte  di 
sopra  del  quale  dicesi  Tomajo,  e  a  quella  che 
sta  di  sotto  alla  pianta  Suolo. 

—  accolla;  Scarpa  accollala:  Quella  che  sale  mollo 
sul  dorso  del  piede. 

—  accomoda;  Scarpa  acconciala. 

—  adatta  a-o  pé;  Scarpa  che  si  affa  al  piede. 

—  aggruppa;  Scarpa  allaccialu. 

—  co-a  natta;  Scarpa  sugherala:  Quella,  in  cui,  a 
maggior  preservazione  dall'umidità,  si  aggiunge 
una  lamina  di  sùghero  (natta)  che  serve  d'anima. 

—  ch'n  scappa  d'in  pé;  Scarpa  sformala:  Scarpa 
che  si  è  allargala  di  troppo  e  non  calza  più  bene. 

—  ch'a  va  ben;  Scarpa  che  calza  o  che  calza  bene. 

—  comoda;  Scarpa  agiata. 

—  co  scròscio;  Scarpa  che  sgrigiola,  Scarpa  collo 
sgrigiolo. 

—  da  ballo;  Calcetto  o  Scarpetlina  da  ballo. 

—  descarcagnd;  Scarpa  abbassala:  Scarpa  col  quar- 
tiere abbassato  di  dentro. 

—  descolld;  Scarpa  scollala:  Scarpa  che  ^noo  sale 
mollo  sul  collo  del  piede. 

—  in  patella;  Scarpa  a  ciabatta.  Scarpa  a  pianta 
0  a  cianla,  a  ciantella,  a  pianella,  a  zoppellello, 
e  in  m.  b.  Scarpa  a  cacajola:  Modi  promiscua- 
mente adoperali  per  dire  Una  scarpa  non  inte- 
ramente calzata,  cioè  non  tirala  sui  quartieri 
contro  il  calcagno. 

—  pessà;  Scarpa  rattoppata. 

S  Scarpe  a  due  fórme;  Scarpe  a  due  forme,  Scarpe 
col  fiosso  (incava),  cioè  falle  una  sulla  forma 
dritta,  l'altra  sulla  forma  sinistra,  le  quali  non 
si  cangiano  di  piede. 

n  —  o  ùnn-a  forma  ;  Scarpe  a  una  forma  :  Scarpe 
senza  fiosso  che  si  posson  mutar  di  piede. 

n  —  de  cimòssa;  Scarpe  di  cimossa:  Scarpe  in- 
trecciate di  cimossa,  cioè  del  vivagno  del  panno, 
cucitavi  sopra  una  soletta. 

n  —  gioB  a-o  bòtto;  Scarpe  a  suolo  rovescialo: 
Scarpette  di  sommacco,  di  capretto,  di  seta, 
ecc.,  che,  cucite  a  suolo,  tomajo  e  quartieri  ro- 
vesciali, perchè  non  si  veggan  le  impunture, 
poi  si  raddrizzano  come  un  guanto,  spingendole 
per  la  pimla  verso  il  calcagno. 

«  —  sòw;  Scarpe  risolale:  Scarpe,  alle  quali  si 
cangiò  liitia  o  in  parie  la  suola. 

S  Andò,  e' ùnn-a  scarpa  sci  e  l'atra  nò,  Andà 
co-e  scarpe  in  patella  V.  Andà. 

S  Altrovd  0  Trova  scarpa  da  so  pé  V.  Pé. 

S  Cangia  a  scarpa  a-i  stivce ;  Riscappinar  gli 
stivali  :  Cangiar  la  scarpa  agli  stivali. 

S  Cómm'ò  porta  e  scarpe  ?  Di  chi  porla  le  scarpe  ? 
Dicesi  comunem.  Quando  si  vuol  domandare  chi 
è  una  persona,  della  quale  si  ode  raccontare  cose 
poco  lodevoli,  per  non  dire  apertamente  Chi 
è  egli? 


S  /  savattin  pèrdan  e  scarpe  d'in  pé  o  han  e 
scarpe  sguarrw;  I  ciabattini  fan  come  l'asino  che 
porta  il  vino  e  bee  l'acqua:  D'ordinario  gli  ar- 
tefici sono  mal  provveduti  per  se  stessi  di  quegli 
oggetti,  de'  quali  sono  manifattori  per  gli  altri. 
S  iVvi  co-e  scarpe  in  pé  S.  Pé. 
S  Mi  ò  stimma  cómme  a  séua  de  mce  scarpe  ; 
Io  l'ho  per  le  due  coppe.  Lo  stimo  come  il  teTZO 
piede  ,  Mi  cale  di  lui  quanto  d  un  fico  secco. 
S  Perde  e  scarpe  d'in  pé  ;  Essere  uno.  scalzo  0 
uno  scalzacane  o  un  tritone:  Essere  affatto  po- 
vero, Esser  cencioso. 

Scarpa  s.  f.  Scarpa:  Quel   pendìo  che  si  dà 

ad  un  muro  o  ad  un   terrapieno,   per  il  quale 

viene  a  sporgere  in  fuori  più  al  piede  che  alla 

cima. 

%  A  scarpa  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 

Scarpa  e  comunem.  Scarpe  da  mù; 
Ferri:  Quei  guarnimenli  di  ferro  che  si  met- 
tono ai  piedi  delle  bestie  da  soma. 

Scarpa  dell'àncoa;  Scarpa  dell'ancora. 
T.  mar.  Un  pezzo  di  legno  duro  faglialo  a  conio 
con  un  buco  nell'estremità  più  acuta,  onde  pas- 
sarvi una  corda,  per  mezzo  della  quale  resta 
sospesa  fuor  del  bordo  verso  prua.  Il  suo  uso  è 
di  ricevere  il  becco  dell'ancora  onde  non  dan- 
neggi il  bordo  collo  sfregamento  quando  è  al  suo 
posto,  pei  moti  che  può  ricevere,  o  quando  si 
dà  fondo. 

—  de  réue  da  carossa,  ecc.  ;  Scarpa  :  Quel  ferro 
incurvato  che  si  adatta  sotto  le.  mole  d'una  car- 
rozza 0  sìm.,  perchè  non  girino  precipitosamente 
nella  discesa. 

Scarpa  ?.  m.  Scarpeltiere,  Scarpinello,  Cal- 
zolaio V.  Caegà. 

Scarpa  s.  f.  Scarpala.  Voce  dell'uso:  Colpo 
di  scarpa. 

Scarpassa  s.  f.  Scarpaccia.  Pegg.  di  Scarpa. 

Scarpentà  v.  a.  Graffiare,  Sgraffiare:  Strac- 
ciar la  pelle  coll'unghie. 
S  Scarpenlàse   n.  p.  Scarmigliarsi  ,    Rabbuffarsi: 
Azzuffarsi  graffiandosi   e  disordinandosi  abili  e 
capelli. 

Scarpette  s.  f.  pi.  Scarpa  della  Madonna, 
Scarpa  di  Venere.  T.  boi.  Cypripedium  calceolus. 
Pianta  che  ordinariamente  si  trova  in  quasi  tutte 
le  montagne  marittime  dell'Europa.  Ha  le  foglie 
ovato-lanceolale,  appuntate,  inguainanti  alla  loro 
base;  lo  scapo,  di  centim.  50,  foglioso,  alquanto 
in  zig-zag;  da  maggio  a  giugno  è  coperto  di 
fiori,  a  divisioni  lunghissime,  spianati,  di  color 
porporino  bruno,  che  hanno  l'odore  di  fior  d'aran- 
cio; il  labello  d'un  bel  giallo. 

Scarpettinn-e  s.  f.  pi.  Scarpine,  Scarpi- 
cine,  Scarpeltine:  Piccole  scarpe  da  bambini. 

Scarpin  s.  m.  Scarpino:  Scarpa  a  tomajo  basso 
e  sonile,  ad  un  suolo  solo  senza  guardione  e 
assai  scollata. 

Scarpon  s.  m.  Scarpone:  Scarpa  formata  di 
maggior  consistenza  per  resistere  all'acqua. 

Scarsella ....  T.  mar.  Fasciare  con  tela  e 
legare  assieme  due  ormeggi  incrociati  per  im- 
pedire di  logorarsi. 

Scarseaszà  v.  n.  Scarseggiare:  Avere  scar- 
sità d'alcuna  cosa.  Patirne  difello. 
I)  Scarseggiare:  Andare  a  rilento  nello  spendere, 

Misurar  la  spesa,  Usar  parcità,  Parcheggiare, 
n  —  In  term.  marin.  dicesi  che  II  vento  scarseggia, 


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SCA 


SCA 


allorché  diviene  contrario  o  più  contrario  alla 
direzione  che  aveva  da  prima. 
Scarsitse  s.  f.  Scarsità,  Scarsezza:  Un  cerio 
che  di  mancanza,  Pochezza,  opposto  ad  Abbon- 
danza. 
Sca<r*so  add.  Scarso:  Alquanto  manchevole: 
Scarso  de  monoea;  Scarso  di  moneta. 

Il  Scarso,  aggiunto  di  persona,  vale  Avaro,  Tac- 
cagno, Tenace,  Renitente  allo  spendere  e  al  donare. 

I)  —  Aggiunt.  di  misura,  dicesi  Quella  che  è  mi- 
'nore  del  giusto. 

n  -  Aggiunto  di  colpo,  dicesi  Quello  che  non  è 
dato  in  pieno. 

„  —  Aggiunto  di  vento,  in  terra,  mar.  vale  Vento 
che  spira  contrario  e  precisamente  a  meno  di 
sei  quarte  dalla  direzione  che  si  vuol  seguire. 

%  Andà  scarso  in  t'ùnn-a  cosa;  Scarseggiare, 
Usar  parsimonia  e  spilorceria  in  checchessia  V. 
Scarsezza  nei  2"  signif. 

S  Z>d  0  Piggìd  un  travuggio  a  scarso,  Travag- 
già  a  scarso  V.  A  scarso  alla  sua  sede  aifib. 

S  Piggià  scarso  ;  Cogliere  scarso,  si  dice  Quando 
colpo  0  sim.  ferisce  obbliquamente  o  colla  parte 
più  debole  dell'arme. 
Scarta  v.  a.  Scartare:  Gettare,  in  giocando,  a 
monte  le  carte  che  altri  non  vuole  o  che  si 
hanno  di  più. 

I)  Scartare,  per  Ricusare,  Rifiutare,  Rigettare. 

»)  Porre  da  parte,  Porre  in  un  canto. 

S  Scartdse  «.  p.  Scostarsi,  Appartarsi,  Allontanarsi. 
Scartalbella  v.  a.  Scartabellare,  Squader- 
nare: Volgere  e  rivolgere  minutamente  le  carte 
de'  libri  o  delle  scritture. 
Scartafasoio  s.  m.  Scartafaccio:  Quaderno 
che  tiensi  suilo  scrittoio  a  uso  di  farvi  alla  sfug- 
gita bozze  di  conti,  e  notarvi  appunti,  ricordi,  ecc.; 
altrim.  Quadernaccio ,  Stracciafoglio,  Scartabello. 
Scarto  s.  m.  Scarto.  T.  del  giuoco.  Lo  scar- 
tare che  si  fa  delle  carte  e  Le  carte  che  gio- 
cando si  scartano. 

»  Scario,  per  simil.  si  dice  di  Cosa  rigettata  dopo 
sceltone  il  meglio,  che  goneralm.  dicesi  in  plur. 
Gli  scarti;  altrim.  Scellume,  Sceglitura,  Marame, 
Rifiuto. 
Scartoccio  s.  m.  Cartoccio  e  volgarm.  an- 
che Scartoccio:  Recipiente,  più  o  meno  elegante,, 
fatto  di  carta  ravvolta  in  forma  di  cono,  di  cilin- 
dro, ecc.,  a  uso  di  porvi  dentro  confetti ,  ani- 
cini e  sim. 

n  Lanternoni  (al  plur.):  Quei  lumi  che  nascosi  in 
foglj  dipinti  si  mettono  alle  finestre  o  in  altre 
parli  esteriori  degli  edifizj,  in  occasione  di  pub- 
blica esultazione  religiosa  o  civile.  Quando  poi 
essi  sono  separali  dal  lume,  diconsi  Fanali  di 
carta. 

§  Mette  un  pollastro  in  td  scartoccio;  Affagia- 
nare,  vale  Arrostire  un  cappone ,  un  fagiano  o 
sim.  in  carta  unta. 

S  Témpea  a  scartoccio;  Tempera  coperta  o  a 
scartoccio,  T.  delle  arti.  Maniera  particolare  di 
dar  la  tempera  all'acciajo  o  al  ferro  che  si  vuol 
temperare  con  diligenza. 

S  Travaggio  a  scartoccio;  Lavoro  a  cartoccio.  T. 
archib.,  magn.  ed  altri.  Sorla  di  lavoro  di  ferro 
ripiegato  in  giro. 
Scassa  v.  a.  Cassare,  Cancellare:  Annullare 
una  scrittura  o  un  disegno  colla  penna,  pen- 
nello od  altrimenti. 


"  Cassare,  per  similil.  vale  Annullare,  Toglier  vi- 
gore ed  autorità. 

—  ùnn-a  persònn-a ,  un  sor  (latto ,  ecc.  ;  Cassare 
0  Radiare  uno,  un  soldato  e  sim.,  vale  Levarlo 
dal  ruolo. 

Scassatùa  s.  f.  Cassatura,  Cancellatura:  Il 

segno  che  apparisce  sulla  cosa  cancellata. 
Scassón.    V.  Scassatùa. 
Scatarà  v.  n.  Scatarrare:  Spurgare  il  catarro, 

Far  forza  per  mandar  fuori  il  catarro  dal  petto; 

altrim.  Sornaccbiare. 
Scatarata  s.  f.  Scatarrata  :  Spurgo  di  catarro. 
Scatai'o  s.  m.  Farda,  Sornacchio,  Farfallone: 

Spurgo  catarroso  che  si  eslrae  fuori  dal   pello. 
Scatig-g-ioin.  s.  m.  pi.  Bordoni:  Le  penne 

degli  uccelli  quando  cominciano  a  spuntur  fuori. 
Scàtoa  s.  f.  Scatola:  Cassetta  con  coperchio, 

falla  di   sottilissime  assicelle  o  di  cartone ,  in 

varie  fogge,  per  riporvi  dentro  oggetti  diversi. 

—  da  con^^^Mc;  Scatola  da  confetti. 

—  da  tabacco;  Tabacchiera,  Scatola  da  tabacco,  ed 
anche  assolnlam.  Sca'ola:  Scatoletta  tascabile,  di 
metallo,  di  tartaruga,  d'avorio,  di  cartapesta,  di 
legno,  nella  quale  si  mette  il  tabacco  in  polvere 
da  tirar  su  pel  naso.  Ve  ne  sono  delle  tonde, 
cioè  quelle  che  son  composte  di  due  pezzi  che  si 
separano  interamente  l'uno  dall'altro  nell'aprirle, 
e  di  quelle  a  bauletto,  le  quali  hanno  il  coper- 
chio unito  al  fondo  con  una  mastiettatura. 

—  de  spezie;  Bòssolo  delle  spezie,  Pepajuola. 

—  dt  bricchetti;  Scatola  de' fiammiferi,  Fosfc/riera. 
S  A  lettere  de  scalva  V.  questa  locuz.  alla  sua 

sede  alfab. 
S  Rompi  e  scàtoe  V.  Rompi. 
Scatoa  s.  f.  Scalolajo  e  Scatolicre,  ma  meno 

usato:  Colui  che  fa  e  vende  scatole. 
Scatoa  s.  f.  Scatola  piena:  Tania  roba  quanta 

ne  può  capire  una  scatola. 
Il  Colpo  di  scatola:  0  g' ha  dcelo  ùnn-a  scatoa  in 

scià  testa;  Gli  diede  un  colpo  di  scatola  sul  capo. 
Scatoassa  s.  f.  Scatolone  e  Scatoloua:  Sca- 
tola grande. 
Scatoèta  s.  f.  Scatoletta:  Piccola  scatola. 
Scatoin.  s.  m.  Scaloliuo:  Piccola  scatola. 
Scafciion  s.  m.  Scatolone  V.  Scatoassa. 
Scaturì  V.  n.  Scaturire:  Il  primo  scappare  o 

uscir  dell'acque   dalla  terra  o  da' massi. 
Scava  V.  a.  Scavare:  Cavar  sotto.  Affondare, 

Far  buca. 
Il  Scavare,  figurai.  Cavar  di  bocca  una  cosa  o  Farla 

dire  altrui  ;  altrim.  Scalzar  uno,  Cavargli  i  calcetti. 

—  i  fondamenti;  Sterrare,  Fare  lo  sterro:  Cavar 
la  fossa  per  gettarvi  le  fondamenta. 

Scavalca  V.  a.  Scavalcare  e  Scavallare:  Pro- 
priam.  Fare  scendere  o  Gettare  da  cavallo;  e 
figurai.  Far  cadere  uno  di  grazia  o  di  grado, 
soitentrando  in  suo  luogo. 

—  un  punto  de  casetta  ;  Scavalcare  una  maglia  : 
Prender  con  un  de'  ferri  fugogge  da  casetta) 
la  seconda  maglia  dell'altro,  farla  passare  sopra 
la  prima,  e  lavorarla  facendo  così  una  specie  di 
stretto. 

Scavamorti  V.  Desottceramorti. 
Scavasso  s.  m.  Ciarpa,  Miscéa:  Masserizia 

vile,  di  poco  prezzo  o  vecchia;  ed   usasi  co- 

munem.  nel  num.  del  più. 
Scavenn-a  s.  f.  Sverza:  Minima  particella 

di   legno   spiccata  dal  sao   fusto  o   da  altra 


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materia  divisa  da  altra  maggior  porzione;  e  dicesi 
parlicnlarm.  di  Quelle  schegge  sellili  ed  acute, 
che  facilmente  si  cacciano  nella  spessezza  della 
pelle  e  vi  producono  dolor  gagliardo  e  forte 
irritazione;  altrim.  Scheggia. 

Scavissa  V.  a.  Scheggiare  :  Rompere  iu 
ischegge  in  tritoli,  in  piccoli  pezzi;  allrim.  Sca- 
vezzare ,  Infrangere,  Spezzare. 

Soavisso  s.  m.  Serpentello,  Farfantello,  Dia- 
voletto,  Fistolo,  Nabisso,  Facimale,  Cavezza: 
Fanciullo  discoio,  scorretto,  sfrenalo,  insolente,  ec. 
n  Scavizzo.  T.  archib.  Sorta  d'archi  buso  che  per 
mezzo  d'una  molla  si  piega  in  fondo  della  canna. 

Scavo  s.  m.  Scavamento,  Scavatura,  Scavazione, 
Sterro,  Sterramento:  L'azione  delio  scavare  o 
sterrare  e  Lo  stato  della  cosa  scavala.  -  Sterro 
chiamasi  anche  La  cosa  scavata  e  ammonticchiala 
presso  l'orlo  dflla  fossa. 

Scazze  V.  n.  Scadere,  Occorrere,  Accadere,  ecc. 
n  Scadere,  in  term.  mere,  dicesi  del  Tempo  pre- 
fisso, in  che  si  ha  da  fare  un  pagamento,  o  di 
certe  cosp  che  si  hanno  a  fare  in  un  dato  termine, 
n  Ricorrere  ed  anche  Cadere,  dicesi  delle  Feste  o 
Solennità  ecclesiastiche,  le  quali  sogliono  cele- 
brarsi nel  corso  dell'anno:  Anchéu  scazze  a  so 
festa;  Oggi  ricorre  o  cade  la  sua  festa. 
Il  Calzare,  Quadrare,  Tornar  bene:  Questa  a  ghe 
scazze  ben;  Questa  ci  calza,  ci  torna  bene. 

Sccettamente  avv.  Schiettamente,  Con 
ischieltezza. 

Sccettessa  s.  f.  Schiettezza,  Ggurat.  Siuce- 
rità,  Candidezza,  Furila. 

Sccetto  add.  Schietto,  Puro,  Non  mischiato. 
n  Schietto,  per  Sincero,  Leale,  Senza  velo  o  mistero. 
S  A  dita  sccetla  e  netta;  A  dirla  schietta,  A  dirla 

chiara  e  tonda. 
S  Andà  sccetto;  Andare  schietto,  vale  Procedere 

con  sincerità. 
%  Ommo  sccetto;  Uomo  schietto,  vale  Uomo  sincero. 
S  Parla  sccetto;  Parlare  schietto,  vale  Parlare  con 
{schiettezza,  alia  libera,  Dire  la  cosa  come  sta. 
S  Vtn  sccetto;  Vino  schietto,  vale  Vino  non  me- 
scolato con  acqua. 

Scciafifezzà  v.  a.  Schiaffeggiare  e  Schiaffare: 
Dare  schiaffi. 

ScciafFo  s.  m.  Schiaffo  e  Stiaffo  (idiotismo  fior.): 
Co'po  dato  nel  viso  con  mano  aperta. 
»  Schiaffo,  nel  linguaggio  famil.  per  Insulto,  Ingiu- 
ria, Affronto  V.  Mascd. 

Scciamiiro  s.  m.  Cimurro  V.  Ciamùro. 

Sccianca  s.  f.  Piantone  :  Pollone  spicealo  dal 
ceppo  della  pianta  per  trapiantare,  e  per  lo  più 
si  dice  degli  ulivi. 

Scciancà  v.  a.  Stracciare:  Propriam.  Squar- 
ciare i  panni,  carta  e  simili; altrim.  Slampanare, 
Lacerare. 

"—  d'in  man  ;  Strappare,  Schiantare  :  Tórre  di  mano 
con  violenza. 

—  6  chéu  ;  Squarciare  le  viscere,  il  cuore,  figaral. 
Lacerar  l'anima  per  compassione. 
%  Scciancàse  n.  p.  Stracciarsi,  Lacerarsi. 

"n  —  I  cuvelli;  Strapparsi  i  capelli,  figurai,  vale 
Rodersi  di  veleno,  di  rabbia  e  sim. 

Sccianclxetto  d.'ùg-a;  Racimolello  V. 
Sccianco. 

Sccianco  s.  m.  Racimolo:  Ciascuna  di  quelle 
ciocchelte  di  chicchi  d'ava  onde  si  compone  il 
grappolo. 


Scciappa  s.  f.  Schiappa  e  Stiappa  (idiot.  fior.): 
La  metà  o  parte  d'una  cosa  schiappata  o  spac- 
cala per  lo  lungo,  come  di  legna,  di  sloccofisso, 
d'acciuga,  ecc. 

—  de  lardo;  Mezzina  di  lardo  V.  Lardo. 

%  Scciappe;  Natiche,  Chiappe,  Mele:  Q^iella  parte 
carnosa  e  deretana  del  corpo  ira  la  cintura  e 
l'appiccatura  delle  cosce,  e  su  di  cui  si  siede. 
Scciappà  v.  a.  Spaccare,  Fendere,  Sfendere: 
Divider  per  lo  lungo.  Si  dice  anche  Schiappare, 
ma  per  lo  piiì  per  Fare  schegge. 

1)  Detto  del  vino  o  d'altri  liquori,  quando  uno  si 
mescola  con  un  altro,  dicesi  Tagliare. 

—  a  testa,  e  come  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Romper 
il  capo  0  la  testa  ad  uno,  vale  Spaccarglielo  con 
percosse. 

S  Scciappóse  lì.  p.  Spaccarsi,  Fendersi,  Aprirsi. 

Scciappacasse  V.  sotto  Scciappin. 

Scoiappévia  s.  f.  Spaccatura,  Fenditura,  Fes- 
sura ,  Fesso ,  Schiappaiura  :  Lo  stalo  della  cosa 
spaccata  o  fessa  o  schiappata. 
S  Scciappéue  de  móen,  di  labri,  ecc.;  Sétole,  e 
in  varj  luoghi  della  Tose.  Scoppiature  V.  Arsùa 
nel  5*  significalo. 

Scciappin  s.  m.  Ciabattino,  Ciabattone,  Ci- 
batione:  Colui  che  in  qualunque  arte  è  poco 
perito  e  abborraccia  V.  Ciappùsso. 

ScciappÒTx  s.  m.  Spaccalegna  e  Spaccalegne: 
Operajo  che  a  prezzo  spacca  legne  da  ardere 
con  accetta  ecc.  da  far  catasta  ecc.  -  Taglia- 
legna 0  Taglialegne,  Quegli  che  taglia  la  legna 
nei  boschi. 

Scciappòu  s.  m.  Spaccherello.  T.  panier. 
Piccolo  cono  tronco  di  ferro,  quasi  a  modo  di 
nn  frullino,  con  tre  o  quattro  sole  scanalature 
verso  l'estremità  più  stretta.  Serve  a  spaccare 
i  vimini,  in  capo  ai  quali  siane  stato  avviato  il 
taglio  col  coltello. 

Scciatta  v,  n.  Schiattare:  Crepare  per  non 
potersi  contenere. 

Scciattamàio  s.  m.  Polpettone:  Specie  di 
vivanda  composta  di  fagiuoli  in  erba  o  di  me- 
lanzane 0  di  patate  o  di  cipolle,  prima  bislessate 
e  tritate,  mescola  e  con  latte  rappreso  (prrscin- 
séuaj,  olio,  cacio  grattato,  quindi  dislese  in 
.  legghia  0  tegame  e  spolverizzale  al  disopra  con 
pane  grattalo  ;  si  cuoce  in  forno  o  tra  due  fuochi. 

Scciattapansa  (Aj  V.  questa  locnz.  alla 
sua  sedp  alfabetica. 

Sciattellà  v.  a.  Spiaitellare:  Dire  la  cosa 
sp'atieliat.imente  com'ella  sta.  Modo  basso. 

Scciattelloù  add.  Screpolato,  Crepolato: 
Fesso  minutamente  in  più  luoghi. 

Sccia-vinn-a  s.  f.  Schiavina:  Specie  di  panno 
assai  grosso  tessuto  di  crine  di  cammello,  entro 
a  cui  coraunem.  ci  vengono  spedite  le  balle  di 
cotone;  dello  forse  così  perchè  tal  panno  anti- 
camente serviva  a  farne  vesti  agli  schiavi,  e 
adoperavanlo  anche  i  pellegrini  e  i  romiti  per 
penitenza. 

Scciavitù  s.  m.  Schiavitù  e  Sliavilù  (idiot. 
fior.),  anticam.  Schiaviiudine,  poelic.  Servaggio: 
Stato  e  condizione  di  schiavo. 
II  Schiavitiì,  Obbligo,  Legame,  Servitù. 

Sedavo  s.  ra.  Schiavo  e  Sliavo:  Quegli  che, 
perduta  la  libertà,  è  in  intera  podestà  altrui, 
n  Schiavo,  figurai.  Dipendente  dal  volere  d'uno, 
Ligio  ad  esso. 


scc 


SCE 


S  £se  sedavo;  Essere  schiavo,  cioè  in  schiavitù. 
§  Fa  sedavo  ;  Fare  schiavo  :  Ridurre  in  ischiaviiù. 
Sccia^zzo  add.  Fitto:  Aggiunto  di  drappo  tes- 
suto,  vale  Sposso,  Deoìo,   Compatto:    Fellùo 
scduzzo  ;  Velluto  fitto. 
Scciéuppo  s.  m.  Schioppo,  Stioppo,  Archi- 
buso,  Archibugio,  Arcobugio,  ed  oggi  comunem. 
Focile,  presa  la  parte  pel  tutto  V.  Archebùxo. 

—  a  cavalletto;  Archibuso  da  forcella. 

—  o  fulminante;  Fucile  a  percussione  o  a  ful- 
minante: Quello,  il  cui  acciarino,  invece  dello 
scodellino  e  martellina,  ha  un  luminello  o  cam- 
minetto,  sul  quale  posto  il  cappellotto  capovolto* 
e  percosso  dal  cane  fatto  a  forma  corrispondente 
ed  incavato  in  cima,  fa  esplodere  il  cappellotto. 

—  a  pria;  Fucile  a  pietra  o  a  pietra  focaja. 

^  A  un  tto  de  scdéuppo;  Ad  un  tiro  di  fucile. 

^  Caregd  o  scdéuppo;  Caricar  il  fucile. 

S  Desmóntd  5  scdéuppo;  Smontare  il  fucile. 

$  Mette  puiu  co  scdéuppo  véuo;  Bravare  a  cre- 
denza, Far  degli  scoppietti  colle  fave  fresche, 

S  Monta,  5  scdéuppo;  Armare  o  Montare  lo 
schioppo,  ed  anche  Armare  il  cane,  cioè  Tirar 
su  il  cane  dell'acciarino  sino  all'ultimo  grado 
di  tensione  a  tutto  punto  o  sullo  scatto. 

§  Sta  co  scdéuppo  all'éuggio;  Stare  a  canna  ba- 
data: Star  vigilante,  Por  mente,  attenzione  e  sim. 
Sccioi  v.  n.  Schiudere,  Sgusciare,  Nascere,  Venir 
alla  luce,  dicesi  del  Nascere  degli  animali  ovipari. 

—  sangue;  Filar  sangue:  Uscire  o  Versare  il  sangue 
non  a  gocciole,  ma  distesamente  e  sottilmente. 

Scciùmiua.  s.  f.  Schiuma,  e  corrottam.  Stiuma: 
Quell'aggregato  d'infinite  bollicene  ripiene  d'aria 
che  si  producono  nelle  cose  liquide  o  per  bol- 
lore 0  per  agitazione  veemente.  Dicesi  anche 
Spuma,  ma  questa  è  piti  gentile.  La  spuma  della 
cioccolata  e  del  vin  generoso  non  si  direbbe 
schiuma;  quindi  vino  spumoso  e  non  schiu- 
moso. Nella  lingua  parlata  dicesi  Slumia  e 
Stummia  Quell'escremento  che  nel  bollire  manda 
alla  superficie  una  pentola  con  carne  dentro  o  sim. 

—  de  [cero,  ecc.;  Scoria,  Rosticci:  Materia  che  si 
separa  dal  ferro  o  altri  metalli  nelle  fornaci 
quando  si  fondono. 

—  de  lede;  Panna  montata  V.  Lwte. 

—  de  md;  Spuma  di  mare:  Sorta  di  terra  bian- 
chissima da  far  pipe. 

—  di  birbanti;  Schiuma  de'  sciagurati,  de'  ribaldi, 
de'  bricconi. 

S  Fó'a  scciùmma;  Schiumare,  Spumare,  Spu- 
meggiare: Fare  o  Generare  schiuma  o  spuma. 
Scoiuiuiua/  v.  a.  Schiumare,  Dischiumare,  e 
presso  i  Fior.  Slummiare:  Tór  via  la  schiuma. 

Il  Schiumare,  in  neut.  ass.  Fare  o  Generare  schiuma. 

I)  Disfiorare,  Sfiorare  (alliv.):  Trascegliere  il  meglio 
di  checchessia ,  e  scherzevolm.  Smoccolar  la 
pignatta.  Trarre  o  Cavar  gli  occhi  alia  pentola. 

—  ó  broddo;  Digrassare  il  brodo  V.  Broddo. 

—  5  Icete;  Spannare  il  latte  V.  Lede. 
Scciùmmaea.  V.  Sciùmmcea. 
ScciuLniiiia,sso  s.  m.  Bava:  Umor  viscoso 

che  esce  per  se  medesimo  come  schiuma  dalla 
bocca  degli  animali;  altrim.  Sbavatura. 
S  Vegni  6  sccmmasso  a  fjócca;  Venir  la  schiuma 
alla  bocca,  figurat.  vale  Adirarsi. 
Scoiùppa.  V.  n.  Scoppiare,  Crepare:  Aprirsi 
violentemente  e  con  strepilo  un  vaso  o  altro  o 
per  troppa  pienezza  o  per  soverchio  calore,  ecc. 


Il  Scoppiare,  parlandosi  d'archibusi  e  sim.,  dicesi 
del  Rompersi  la  canna  nell'atto  dello  scaricarsi. 

Il  Schiattare,  vale  Aver  gran  desiderio  di  chec- 
chessia, Non  potersi  pili  contenere:  Se  nò  ghe 
ò  diggo,  scdéuppo;  Se  non  gliel  dico,  io  schiatto. 

ti  —  per  Essere  soverchiamente  pieno  di  cibo: 
Ho  mangióu  tanto  che  scdéuppo;  Ho  mangiato 
tanto  che  scoppio. 

Il  —  per  Morire,  Crepare,  ma  dicesi  per  dispregio 
0  per  ischerzo. 

Il  —  Usato  attiv.  vale  Far  crepare  stringendo:  Se 
ò  strinzieì  tanto,  o  scciéuppiet;  Se  lo  stringe- 
rete troppo,  lo  scoppierete. 

—  da-o  danze,  da-o  rie  ;  Scoppiare  o  Crepar  dal 
pianto,  dalle  risa  o  sim.,  vale  Piangere  e  Ridere 
smoderatamente. 

—  6  chéu  a  ùnn-a  persónna  ;  Crepare,  Scoppiare, 
Spezzarsi  il  cuore,  vagliono  Patir  sommo  dispìa- 
cere  e  dolore. 

—  dà  grascezza;  Non  capir  nella  mostra:  Essere 
cosi  grasso  che  paja  volersi  crepar  la  pelle. 

—  de  saltile;  Abbondare  di  sanità:  Esser  vegeto, 
robusto,  Goder  perfetta  salute. 

—  un  cavallo;  Crepare  un  cavallo;  Affaticarlo 
troppo.  Farlo  morire. 

§  Gh  é  scciiippóu  l'éuvo  in   tò   féugo  V.  Euvo. 

$  0  l'è  grasso  ch'ò  scdéappa;  È  grasso  ch'egli 

schiappa,  dicesi  Quando  si  vuol  dinotare  alcon 

essere  grassissimo. 

Scciùppa^sci  s.  m.  pi.  Schiattoni.  Voce  lomb. 

Sorta  di  garofani  doppj. 
Sccìùppetta.  ?.  f.  Fucile  da  caccia:  Sorla 
d' archibuso  per  andare  a  caccia. 

—  a  due  canne;  Fucile  a  due  canne.  Gli  schioppi 
a  due  canne  hanno  doppio  fucile  (fuxin);  le  canne 
sono  saldate  insieme  ai  due  margini  del  nastrino, 
che  è  una  lista  di  ferro  frapposta  alle  due  canne. 

Scciùppettà,  s.  f.  Archibugiata,  e  nell'uso 
Scbioppetlala:  Colpo  di  fucile. 

g  Fd  scciùppettw ;  Fare  alle  schioppettate,  si  dice 
di  pili  persone  che  combattono  fra  loro  con  gli 
schioppi;  e  anche  del  Combattere  in  guerra  ar- 
mato di  schioppo. 
•Scoiùppetto  s.  m.  Saltarello:  Un  pezzo  di 
carta  avvolta  e  legala  strettissimamente,  dentro 
la  quale  sia  rinchiusa  polvere  d'archibuso,  così 
dello  perchè,  pigliando  fuoco  e  scoppiando,  saltella. 

Il  Diavoletti  (al  plur.)  chiamano  le  donne  Quelle 
ciocche  dei  loro  capelli  o  quei  ricci  ch'esse  la  notte 
avvoltano  in  certe  carluccine  perchè  conservino  la 
piega;  dicesi  anche  nell'oso  Papigliotli,  ma  è  un 
pretto  gallicismo. 
Scciùppòn  de  danze;  Scoppio  di  pianto. 

—  de  rie;  Scroscio  o  Croscio  di  risa. 
Scèg-lie  V.  Cerne. 
Scemmaja,  s.  f.  Scempiaggine,  Scempiatag- 

gine,  Goffiiggine,  Gofferia,  Scioccheria,  Scioc- 
chezza, Balordaggine,  Scimunitaggine,  Melensag- 
gine, Baccplleri^  Mocciconeria,  ecc.:. Allo  o  pa- 
rola da  goffo,  da  scimunito,  da  melenso. 

Sceiiimstta;  V.  Scemmaja. 

Scemmella,!!.  s.  m.  Scioccone,  Babbione, 
Bomberò,  Bacchinone,  Bietolone,  Melenso,  Arsa- 
falto,  Barbandrocco,  ecc. 

Scemino  add.  Scemo,  Grullo,  Sciocco,  Balordo, 
Scimunito,  Scempio,  Melenso,  Scìpido,  Dolce  di 
sale,  ecc.,  vale  Di  poco  senno. 
Il  Detto  di  brodo  o  vivanda,  Insipido,  Scìpido, 


SCH 


SCH 


Scipito:  Senza  savore.  Differisce  da  Sciocco 
(Fatto),  giacché  può  una  vivanda  non  essere 
sciocca,  quando  sia  giusta  di  sale,  sì  bene  sci- 
pita quando  o  per  mancanza  di  condimento  o 
per  qualità  della  roba  stessa  non  abbia  quel  sa- 
pore che  la  rende  grata  al  palato. 

%  Fa  ò  scemino;  Fare  il  nanni,  il  fagnone,  il  bue, 
il  gallone:  Far  vista  di  non  capire,  di  non  ve- 
dere, di  non  conoscere. 

S  Rie  còmme  i  scemmi ,  Ridere  agii  àgnoli  V.  Rie. 

Scena,  s.  f.  Scena,  oltre  il  proprio  signifìc.  di 

Cosa  appartenenle  al   teatro,  nel  num.  del  più 

noi   intendiamo   Smorfie,  Frascherie,  Daddoli, 

Scede,  Smancerie. 

S  Fd  de  scene;  Fare  scene  o  scenale  V.  Fa. 
Scenàio  s.  m.  Scenario,  e  comunem.  al  plur. 
Scenarj,  diconsi  Le  scene  stesse  dipinte  e  rap- 
presentanti cose  relative  alla  commedia  o  sim. 
che  si  recita;  aUrim.  Scena. 
Scentà,  v.  n    Dileguarsi,  Allontanarsi,  Spuiez- 
zare,  Spuleggiare  :  Fuggire  con  gran  prestezza 
e  quasi  sparire. 
—  5  late;  Causarsi  il  latte  V.  Lcete. 
fScento...  Parola  che  indica  estrema  velocità 
nel  camminare,  e  che  da  noi  non  usasi  se  non 
col  V.  Andare  in  questo   modo:  0  va  camme 
5  scento  ;  Egli  va  come  una  freccia,  come  una 
saetta,  come  il  fulmine,  cioè  velocissimamente. 
Scerba  v.  a.  Arroncare.   Voce  del  cont.  Svel- 
lere le  radici  dell'erbe  cattive  che   sono   nelle 
biade  ancora  in  erba. 
Scei*p£k  s.  f.  Cassetta  :  Quella  parte  della  car- 
rozza dove  siede  il  cocchiere  per  guidare  i  ca- 
valli; dicesi  nell'oso  tose,  anche  Serpe,  benché 
da  taluni  sia  criticato  come  gallicismo. 
Scevròn.  s.  m.  Scaglione.  T.  mil.  Due   liste 
di  passamano  unite  insieme  da  un  capo,  poste 
sul  braccio  deliro  del  soldato,  colla  punta  rivolta 
verso  la  spalla.  Gli  scaglioni  indicavano  gli  anni 
del  servizio   nella  milizia.  Dal  frane.  Chevron. 
Schena.  s.  m.  Schienale:  L'unione  delle  ver- 
tebre che  compongono  la  schiena  delle  bestie 
da  macello. 
Schena  s.  f.  Colpo  di  schiena. 
Sdienn-a.  s.  f.  Schiena  e  Stiena,  Dosso,  Dorso, 
Tergo:  La  parie  deretana  dell'uomo  dalle  spalle 
alla  cintura.  Nei  quadrupedi  si  dice  Schiena  La 
parte  dalie  spalle  alla  groppa;  nei  pesci  e  sim. 
La  parte  di  sopra  tra  il  capo  e  la  coda. 

n  Schiena ,  Dosso,  per  similit.  La  parie  posteriore 
di  checchessia;  ed  anche  La  parte  piìi  elevata 
delle  montagne. 

I)  —  Da'  Cuojaj  e  Pellicciai  dicesi  Quella  parte  o 
cuojo  dell'animale  che  cuopre  la  schiena,  e  pro- 
priamente il  mezzo  di  essa. 

S  A  schenn-a  d'aze,  A  schenn-a  nùa  V.  queste 
locuz.  alla  lor  sede  alfabetica. 

S  Avello   0  Piggidlo   in  te  schenn-e  V.  Piggià. 

S  Cappello  de  schenn-a;  Cappello  di  schiera.  T. 
cappell.  Cappello  più  fine  degli  altri,  perché  fallo 
di  schiena  di  lepre,  che  ne  è  la  parte  migliore. 

S  Dòggià  ò  fi  da  schenn-a  ;  Lavorare,  Faticare,  ec. 

$  Fi  da  schenn-a;  Fil  deila  schiena  o  delle  reni 
V.  Fi. 

%  Se,  schenn-a,  ti  nò  laoi,  pansa,  patisci  V.  Laod. 

S  Trdvaggio  de  schenn-a;  Lavoro  di  schiena,  y^le 
Lavoro  fatto  a  forza  di  sola  applicazione  sen7.a 
che  r  ingegno  o  la  fantasia  vi  entri,  o  per  poco. 

CàBAGOU,  Dizionario  Genovese-Italiano. 


Scli.enn-a,d.i*ita.  s.  m.  Foggifatìca,  Sctnsft- 

falicbe,  Scbifnnoja:  Uomo  pigro,  poltrone,  che 

non  ha  voglia  di  lavorare. 
Sclxermise  n.  p.  Schermirsi,  anllc  Scrimirsi, 

D  fendersi. 
Sclxersà,  v.  a.  Scherzare,  Burlare  \.  Rùrlà. 
Sclxéua.  s.  f.  Scuola:  Luogo  dove  s'insegna  o 

s  impara  arte  o  scienza, 
n  Scuola,  per  Adunanza  di  scolari. 
n  —  Figurai,  per  Ammaestramento,  fnsegnamento, 

Massime:  0  l'ha  avùo  ùnn-a  cattiva  schéua; 

Egli  ebbe  una  cattiva  scuola, 
n  —  Iq  Pittura  chiamasi  La  particolar  maniera  di 

dipingere  de' pittori  d'un  dato  paese ,  dicendosi 

Scuola  romana,  veneziana,  fiamminga,  ecc. 

—  normale;  Scuola  elementare,  e  nell'uso  Scuola 
normale,  cioè  Scuola,  in  cui  s'insegnano  soltaoto 
i  primi  elementi  o  rudimenti  d'on'arte,  d'una 
scienza. 

—  tecnica;  Scuola  tecnica  :  Q'iella  destinata  alla  spe- 
ciale istruzione  di  chi  intende  dedicarsi  alle  arti. 

$  Andd  a  schéua;  Andare  alla  scuola,  vale  An- 
dare dove  si  lien  scuola  ad  effetto  di  apprendere. 
S  Fa  schéua  ;  Fare  scuola  :  Dar  lezione,  Insegnare. 
S  Fnlldse  a  s-^héua  V.  Fulld. 
Seliéug-g^ia>  s.  f.  Siero  e  Siere:  Parte  ac- 
quosa del  latte ,  quella  che  rimane  liquida  quando 
il  latte  si  apprende  dopo  che  è  munto,  ed  è  ca- 
rica di  cacio  disciolto  e  d'un  acido  sovrabbon- 
dante. -  Siero  del  latte,  Il  siero  che  scola  dal 
latte  quagliato.  -  Scotta  dicesi  11  siero  che  avanza 
alla  ricotta  (rechéutto). 
Scliéug-g-io  s.  m.  Scoglio  :  Masso  in  ripa  aJ 
mare  o  dentro  nel  mare  ;  e  per  Qualunque  masso 
eminente  in  qualsivoglia  luogo. 
%  A  barca  a  Ve  in  ti  schèuggi  ;  La  barca  è  negli 
scoglj,  dicesi  figurai,  per  dire  La  faccenda  i 
perduta  o  rovinata. 
S  Fd  dince  in  sciàn  schéuggio  V.  Dina. 
%  Fin  de  schèuggi;  Scoglioso. 
Scliéussa.  s.  f.  Pascolo,  Pastura.  Voce  del  eont. 
Prato  0  Luogo  erboso,  dove  le  bestie  si  pascono. 
Sclxéu«si  s.  m.  pi.  Cocci,  Greppi  V.  Ciappi. 
Sclxèuve  V.  a.  Riscuotere:  Ricevere  il  paga- 
gamenlo  d'una  somma  data. 
1)  Pascolare,  Pasturare.  Voce  del  coni.:  Porta  a 
schéuvc  e  pegoe;  Menar  le  agnelle  in  pastora 
0  a  pasturare. 
Scliiera  v.  a.  Schierare:  Mettere  in  ischiera, 
in  ordinanza. 
%  Schitràse  n.  p.  Schierarsi  :  Mellersì  in  ischiera. 
Scliiff'ì  V.  n.  Schippire,  Scapolare:  Scappare  con 
astuzia,  con  ingegno  e  con  destrezza. 
«  Usato  atti  vara,  vale  Callerire,  Scalficcare,  Scal- 
fire :  Slaccare  a  poco  a  poco  qualche  parte  di 
cbecchrssia. 
N  Ritagliare:  A'Iargare  qualche  parte  d'un  vestito, 
cnnlr.  di  Strellire. 
Scliifiitùa.  s.  f.  Scollo:  Quel   taglio  o  aper- 
tura nel  vestito  delle  donne,  che  lascia  scoperto 
il  collo  0  parte  del  petto. 
n  Scollo,  per  Ampia  apertura  superiore  nelle  ca- 
micie da  donna. 
Sclxillente  add.  Limpido,  Chiaro,  Sereno: 
Aggiunto  di  CielO;  vaie  Senza  nube  veruna. 
n  Squillante,  detto  di  voce,  vale  Acuta,  Chiara, 
Risonante. 
Sdiillidonla.  V.  Celidonia. 


m 


SCH 


SCI 


ScIiSncà.  s.  f.  Stincata  e  Slincalara  :  Percossa 
nfllo  slinco. 

Sohincamiiro  s.  m.  Muso,  Broncio:  Se- 
gno (li  cruccio. 
3  Fa  I  schincamùri ;  Far  muso,  Tener  broncio: 
Mostrarsi  cruccioso  o  sdegnoso  con  alcuno. 

tSdiinoa^pé  V.  Puntapé. 

Scbinco  s.  m.  Slinco,  Osso  delia  gamba.  Fu- 
cile maggiore,  Fùsolo:  Osso  collocato  tra  il  fe- 
more e  il  tarso  nella  parie  anteriore  ed  interna, 
^e  che,  ajutalo  dalla  fibula  fcaviggiaj,  forma  il 
sostegno  principale  della  gamba. 

Seliinfio  s.  m.  Schifo,  Schiflità,  Nausea ,  Sto- 
macaggine. 
S  Mette  sihinfio ;  Fare  stomaco.  Stomacare,  Muo- 
vere a  schifo,  a  nausea,  Nauseare. 

SolLÌnfióso  add  Schifiltoso:  Difficile  a  con- 
ipniarsi,  specialmente  in  cose  di  gusto  o  di  sapori. 

Sclxissia.  V.  a.  Calcare,  Premere,  Pigiare. 

**«  In  modo  basso  e  parlando  di  danari,  vale  Dare, 
Lasciar  correre:  Quanto  6  v'ha  schissóu  ?  Quanto 
vi  diede? 

•—  a  carcassa  o  i  cerei  a  ùnn-a  persdnn-a  ;  Pic- 
chiar uno.  Zombarlo,  Tambussarlo,  Percuoterlo, 
Dargli  un  bel  carpicelo  di  busse, 

—  a  penna;  Pigiar  la  penna:  Premer  la  penna  in 
scrivendo, 

—  deU'éuggio;  Strisciar  l'occhio,  ecc.  V.  Éuggio. 
$  L' cegua  a  schissa  ;  L'  acqua   stroscia ,   si  dice 

quando  piove  gagliardamente. 
S  O  sd  0  schissa;  Il  sole  arde  o  cuoce,  cioè  manda 

un  eccessivo  calore. 
S  Schissdle  a  un  V.  sopra  Schissd  a  carcassa, 

i  cerei,  ecc. 
S  Schissdsele  ;  Battersi,  Picchiarsi,  Percuotersi  vi- 
cendevolmente. 

Schissa.  s.  f.  Zaffata:  Colpo  o  Spruzzo  im- 
provviso che  danno  talora  i  liquori  uscendo  in 
furia  e  rn  gran  copia  dai  loro  vasi;  e  si  dice 
anche  degli  odori. 
1)  Zaffala,  dicesi  pure  Quel  getto  o  spruzzo  di  vino 
che  salta  addosso  e  intorno  a  chi  tura  la  botte 
0  sim.  quando  n'esce  forte  il  vino. 

Schissetta  v.  a.  Schizzettare:  Far  uscir  con 
forza  l'acqua  collo  schizzetto  per  farla  entrare 
dovecchessia. 

Sclxissetta  s.  f.  Schizzettala:  L'atto  e  L'ef- 
felto  dello  schizzettare. 

Sclxissetto  s.  m.  Schizzetto:  Piccolo  schiz- 
zatojo,  Strum.  per  io  p  ù  di  slagno  o  d'ottone, 
col  quale  si  attrae  o  schizza  aria  o  liquore  per 
diverse  operazioni;  e  specialmente  per  gonfiare 
i  palloni  da  giuoco. 

Scliisso  s.  m.  Schizzo.  T.  pitt.  Specie  di  dise- 
gno senz'ombra  e  non  terminalo. 
«  Schizzo,  per  similit.  Piccolo  saggio  o  mostra  di 
checchessia. 

!Scli.itta  s.  f.  Balzo,  Salto  V.  Schitto  nel  se- 
condo significalo. 

—  de  bratta;  Zacchera,  Pillacchera,  ed  usasi  or- 
dinariam.  al  plur.  :  Schizzi  di  fango  che  altri  si 
getta  in  andando  su  per  gli  abiti.  Zacchere  e  Pil- 
lacchere %\  usan  come  sinonimi,  ma  la  pillacchera 
è  più  minuta  e  piiì  rada.  Chi  mette  i  piedi  nella 
mota  ne  è  inzaccherato,  ma  non  impillaccherato. 

—  de  gallinn-c;  Schizzo,. Schizzata:  Que'  cache- 
rozzoli  che  le  galline  schizzano  qua  e  là;  in  tcrm. 
gener.  Pollina. 


§  Leva  e  schilte  da  bratta;  Spillaccherare. 
Scili tta  v.  n.  Scattare  :  Lo  scappare  che  fanno 
le  cose  lese  da  quelle  che  le  ritengono,  come 
archi,  molle  e  sim. 

Il  Balzare,  Saltare:  0  schittava  dall'  alle  gr  essa; 
E'  saltava  per  la  gioja. 

Il  Schizzare,  ditesi  di  liquori  quando  scaluriscono 
per  piccoli  zampilli  con  impelo,  o  quando  per- 
cossi scappan  fuori  con  violenza:  Gh'é  schittóu 
tutto  5  vin  in  ta  faccia;  Gli   schizzò  tutto  il 

'vino  nel  volto. 
Scili ttacan  s.  m.  Scoppietto:  Balocco  da 
fanciulli,  ed  è  Un  pezzo  di  legno  di  figura  ci- 
linririca,  lungo  quasi  un  palmo  e  forato  per  lo 
lungo  a  guisa  de'  rocchelli,  nel  cui  vólo  inlro- 
doUe  due  pallotloline  di  carta  bagnata  o  di  stoppa, 
una  dopo  l'allra,  ed  incalzale  con  una  bacchetta, 
vanno  scoppiettando,  trovandosi  la  prima  sfor- 
zata a  sprigionarsi  per  effetto  dell'aria  compressa 
dalla  seconda.  Se  ne  fanno  anche  di  bucciuoli  di 
sambuco  votati  d'anima  ossia  del  midollo. 
Scliittetto  s.  m.  Balzello,  Salluzzo,  Salterello  : 

Piccolo  balzo  o  salto. 
Schitto  s.  m.  Scallo:  Lo  scallare  V.  Schitld 
nel  1°  signif. 

"  Balzo,  Salto:  Il  balzare.  Il  saltare. 

§  A  schitti  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alfab. 
Sclii-và  V.  a.  Schivare,   Schifare,  Scansare, 
Sfuggire,  Evitare. 

S  Schivala  da  ùnn-a  mùagia  rótta  V.  Mùagia. 
ScIii'F'asappe  V.  Schenn-adrita. 
Sci;  Sì:  Avv.  iifferm.  contr.  di  No. 

Il  Sì  !  Esclam.  di  marav.  e  vale  E  come  !  É  egli  vero  ! 

g  Che  sci  che  te  pesto  !  Che  sì  ch'io  ti  picchio  ! 
Dicesi  in  tuono  minaccioso.    . 

%  Di  de  sci;  Dir  di  sì  V.  Di. 

$  Èse  tra  6  sci  e  5  nò;  Stare  tra  '1  sì  e  '1  no, 
Essere  o  Stare  fra  due  acque,  Ondeggiare. 

§  Fd  segno  de  sci  co-a  testa;  Chinar  la  lesta, 
Accennar  di  sì  col  capo, 

S  Me  pà  de  set;  Mi  pare.  Mi  sembra  che  sì. 

S  No  di  né  de  sci,  né  de  nò;  Non  dir  di  sì,  né 
dir  di  no:  Non  affermare  e  non  negare,  Non  as- 
sentire, né  dissentire. 

S  0  «ci  d  nò;  0  sì  o  no,  0  dentro  o  fuori,  0 
guasto  0  fatto. 

Ij  Un  anno  sci  e  l'atro  nò;  Un  anno  sì  e  l'altro 
no,  Di  due  anni  l'uno,  Di  terzo  in  lerz'anno. 
Ogni  tre  anni;  e  lo  stesso  dicasi  di  mese,  di 
settimana,  di  giorno. 

§  Va  tanto  5  so  sci  quanto  ò  mce  nò;  Tanto 
vale  il  mio  no,  quanto  il  suo  sì,  lo  diciamo 
allorché  per  difetto  di  prove  irrefragabili  la  cosa 
non  sia  chiarita  né  dall'affermativa  altrui,  né 
dalla  negativa  nostra. 
ScÌL  (In);  Su  i.  Sui,  Su  gli,  Sugli:  Prep.  arlic. 

che  vale  Sopra  i.  Sopra  gli. 
Scia  s.  f.  Scia  o  Rèmora.   T.  m.  Traccia  la- 
I       sciata  dalla  nave  nel  fendere  il  mare  nel  suo 

moto  progressivo. 
Scià;  Vossignoria,  Vostra  Signoria:  Titolo  che 
si  dà  altrui  per  rispetto,  ed  usasi  sempre  da  noi 
nel  caso  retto  in  ambedue  i  generi.  Dicesi  an- 
che Ella,  e  nello  slil.  famil.  Lei,  per  non  ripe- 
terlo tante  volte  in  un  discorso. 
Scià  add.  Signora:  Voce  che  si  fa  precedere  ai 
nome  di  donna  di  civil  condizione  o  parlaodo 
di  essa  o  rivolgendole  il  discorso  :  A  scid  Réuza, 


SCI 


SCI 


691 


A  scià  Manin;  La  signora  Rosa,  La  signora 
Maddalena. 

Sciìà.  V.  n.  Sciare,  Fare  scia.  T.  mar.  Vogare 
a  riiroso  e  ali' indietro,  tirando  il  manico  del 
remo  verso  la  poppa  e  spingendo  l'acqua  con 
la  pala  verso  il  davanti  del  bastimento. 

**ii  In  m.  b.  vale  Andarsene,  Dar  la  volta,  Partirsi, 
Scantonare:  Appenn-a  6  m'ha  visto  ò  l'ha  scìóu; 
E?li  appena  mi  vide  se  n'andò. 

Scià,  (fnj;  Sa  la,  Sulla:  Prepos.  artic.  che  vale 
Sopra  la. 

Soial>l>ra,  s.  f.  Sciabola  e  Scia  bla  :  'Arma 
bianca  da  taglio,  assai  longa,  appuntata,  p:ù  o 
meno  curva;  la  convessità  dalla  parte  del  taglio, 
la  concaviià  dalla  parte  della  costola. 

Scia."bl>rà  s.  f.  Sciabolata.  Voce  d'uso  :  Colpo 
di  sciabola. 
g  Dà  de  sciabbrce;  Dar  sciabolale,  Dare  o  Menar 
colpi  di  sciabola. 

Sciabljra  v.  n.  Sfoggiare,  Scialare  a  abili: 
Vestire  sontuosamente:  Mice  còmm'a  sciabbra! 
Guardate  com'ella  sfoggia,  com'ella  sciala  a  abili! 

Sciabecco  s.  m.  Sciabecco,  Stambecco  e  Zam- 
becco:  Specie  di  bastimento  del  Jledilerraneo , 
somigliantissimo  al  Pinco,  ma  di  costruzione  più 
fine,  e  perciò  alto  a  marciare  con  molto  pm 
velocità.  Esso  va  a  vele  e  a  remi;  ha  tre  al- 
beri con  antenne;  non  ha  sperone  né  bompresso, 
ma  sul  davanti  della  ruota  di  prua  è  una  freccia 
delta  Dittalo,  che  serve  alla  manovra, 
w  Storto,  Sbilenco,  Bilenco,  dicesi  per  disprezzo  a 
chi  ha  le  gambe  torte  V.  Gambestorle. 

Sciàbeg-a  s.  f.  Sciàbica  :  Sorla  di  relè  da 
pescare, 
ti  Talora  si  chiama  da  noi  con  tal  nome  Lo  scia- 
becco V.  sopra  Sciabecco. 

Sciaccà  v.  a.  Schiacciare  e  Stiacciare  :  Rom- 
pere 0  Infrangere,  ed  è  proprio  piìi  che  d altro 
delle  cose  che  hanno  guscio,  come  noci,  noc- 
ciuole,  nòccioli,  màndorle  e  sim. 

—  dell' éuggio;  Strizzar  l'occhio  V.  Euggio. 

—  l'ùga;  Pigiar  l'uva:  Calcare  o  Premere  l'ova 
per  farne  il  vino. 

—  5  pan;  Spianare  il  pane:  Ridurre  la  massa  della 
pasta  in  pani. 

S  Sciaccdfjhe;  Andar  ancajone:  Aggravarsi  nello 
andare  più  sull'una  che  saH'altr'anca. 

S  Sciaccdse  e  die  con  ùnn-a  persònn-a;  Con- 
traddire, Contrariare,  Nimicarsi  V.  Scontra. 

»  —  e  die  pe-i  atri;  Pigliarsi  gl'impacci  del 
Rosso,  Darsi  agi'  impacci  del  Rosso  :  Pigliarsi 
briga  e  cura  di  ciò  che  non  ci  spella. 

S  A  mùagia  a  l'ha  sciaccóu;  Il  muro   cedette, 
cioè  si  è  sformalo. 
Sciaccadda  fDà  a);  Picchiare,  Zombare, 

Tambiissare.  Percuotere  V.  liulinn-a. 
Sciaccadente  s.  m.  v*^ergozzone  e  Sorgoz- 
zone:  Colpo  che  si  dà  nella  gola  a  man  chiusa 
all'  insù. 

iSciaccaela    (Fàj Dicesi  da'  fanciulli 

Quando  ei  giocand»  alle  caselle  (càllaij,  un  ra- 
gazzo senza  che  altri  se  n'  accorga  prende  un 
sasso  0  mattono  o  sim.,  e  lasciatolo  cadere  sulle 
castelline,  schiaccia  con  esso  tulli  i  nòccioli 
del  giuoco. 
Sciaccaelo  add.  Mattaccino,  Maltacciuolo , 
Matlerullo,  Matterugio,  Matterùgiolo:  Uomo  sce- 
mo, Di  poco  senno,  Quasi  mallo. 


g  Atnàndoa  sciaccaela;  Màndorla  prémice  o  sliac- 
ciamane ,  e  nell'  uso  Màndorla  spaccarella  V. 
A  mànrioa. 

Sciaccanòxe  s.  m.  Sliaccianoci  :  Piccolo 
coniipsno  che  serve  a  stiacciar  le  noci. 

Sciacclxetrà  s.  m.  Mosto,  Vino  vergine: 
Quello  che  non  ha  bollilo  nel  Iìdo,  ma  appena 
l'uva  è  pigiata  si  trae. 

Sciacco  s.  m.  Vessicaria,  Alchechengi,  Pallon- 
cini, Ciliegine,  Corrucci,  Vilucchio  forasliero.  T. 
boi.  Phisalis  alkehengi.  Pianta  perenne  che  ka 
la  radice  bianca,  fibrosa  e  strisciante  per  terra, 
da  cui  getta  molli  fusti  all'altezza  d'un  piede  e 
mezzo  circa,  sottili,  rotondi,  rossicci,  e  che  si 
dividono  in  molli  piccoli  rami.  Le  foglie  sono 
simili  a  quelle  del  Solano  ortense  (Scarabascio), 
ma  più  lunghe,  più  ferme,  ruvidelle  e  meno 
nereggianti;  i  fiori  ascellari,  solitari,  alquanto 
bianchi;  la  bacca  rossa  come  il  calice,  da  cui 
è  ricoperta.  Fiorisce  nell'estate,  ed  è  cornane 
nelle  vigne,  nelle  siepi  e  nei  canneti  in  luoghi 
ombrosi;  coltivasi  anche  negli  orti,  ove  si  pro- 
paga facilmente. 

Sciaccò  s.  m.  Quasco.  T.  tnilit.  Nome  par- 
ticolare d'una  coperta  del  capo  del  soldato,  falla 
comunemente  di  feltro,  col  piallo  dela  testa  di 
cuojo,  una  volta  lotta  propria  degli  usseri  d'Un- 
gheria ,  poscia  venula  in  uso  nei  varj  eserciti 
d'Europa,  così  per  le  fanterie  come  per  alcune 
cavallerie  leggiere.  La  sua  forma  talora  si  va 
restringendo  come  un  cono  verso  l'estremila  su- 
periore, e  talora  per  lo  contrario  si  allarga  alla 
cima  come  un  cono  rovescio,  sporgendo  in  fuori 
dalia  parte  davanti  ed  all'estremità  inferiore  di 
essa  un  frontale  di  cuojo  (visiera).  Oggidì  venne 
adottata  pel  nostro  esercito  la  forma  cilindrica 
con  due  tese  parimente  di  cuojo,  alquanto  con- 
vesse, runa  posta  nella  parte  anteriore  e  l'altra 
nella  posteriore  del  quasco. 

Sciaccóu  s.  m.  Crantliio  a  secco  rQnel  san- 
gue che  viene  in  pelle,  allorché  si  stringe  un 
dito  0  altra  parte  tra  due  cose,  come  tra  legno 
e  legno,  sasso  e  sasso  e  simili, 
n  Vessica,  e  in  term.  chirurg.  Suggellazione  :  Quel 
gonfiamento  di  pelle  che  viene  nella  pianta  dei 
piedi  per  aver  troppo  camminato. 

Sciag-ag-nòu.  add.  Malescio,  Bacalo,  Baca- 
ticcio,  Infermiccio,  Malaticcio,  drcesi  di  Chi  è 
leggermente  indisposto  o  che  é  soggetto  ogni 
poco  ad  aver  male. 

Scialacqua  v.  a.  Scialacquare ,  Spendere 
profusamente.  Dissipare  le  sue  facoltà;  Prodiga- 
lizzare, Sprecare,  Sciupare. 

Scialacquato  s.  m.  Scialacquatore,  Sciu- 
pone, Sciupatore,  Dissipatore,  Scialonc,  Spreca- 
lore,  Prodigo. 

Sciallal  scialla!  Allegri!  Evviva!  Viva 

vivai  Esciam.  d'allegrezza. 
Scialiate  n.  p.  Rallegrarsi,  Gioire,  Gongolare, 
Giubilare:  Provar  gusto.  Sentir  piacere,  Com- 
muoversi per  una  certa  interna  allegrezza. 
1  Dissipare,  Consumare,  Scialacquare,  Macinare: 
0  s' ha  sciallóu  tutto  ;  Egli  dissipò  ogni  cosa. 
Sciallinn-a  s.  f.  Sciailina.  Voce  d'uso:  Scialle 
-che  invece  di  essere  quadrato  è  di  figura  bislunga 
V.  Sciullo. 
Sciallo  8.  m.  Scialle  e  Sciallo,  dim.  Sciallelto, 
Sciallino:  Drappo  quadro,  più  o  meno  fine,  di 


6&2 


SCI 


SCI 


grandezza  varia,  che  le  donne  portano  sulle 
spalle,  generalm.  addoppialo  in  forma  di  trian- 
golo, e  copre  loro  quasi  la  persona.  Voce  frane., 
ma  opttimai  d'uso  comune. 

Scia:lotta.  s.  f.  Scalogno.  T.  botan.  Allium 
ascoliinicttm.  Specie  d'agrume  poco  dissimile 
dalla  cipolla,  la  cui  radice  o  bulbo  ha  l'odore 
ed  il  sapore  dell'aglio. 

^Sciamine  s.  m.  Luminello.  T.  archib.  Quel 
piccolo  cannellino,  d'acciajo  che  serve  negli 
schioppi  a  percussione  a  porvi  il  fulminante,  e 
pel  quale  appunto  sì  comunica  alla  polvere,  che 
è  dentro  il  focone,  la  scintilla  di  esso  fulminante, 
stiacciato  dai  cane. 

Scia<iiii)ia<  s.  f.  Fiamma:  La  parte  più  lumi- 
nosa e  più  sottile  del  fuoco,  quella  che  esce 
dalle  cose  che  ardono. 
§  Andà  in  sciamme;  Fiammare,  Fiammeggiare: 

Convertirsi,  in  fiamma,  Ardere. 
S  Comensà  a  fa  sciuìnma;  Levar  fiamma:  Co- 
minciare a  far  fiamma. 

Scia;mnia.dda.  s.  f.  Fiammata:  Fiamma  di 
poca  durata,  Fiamma  che  fanno  cose  lievi  bru- 
ciate, come  paalia,  stipa,  carta,  ecc. 

lScia.nima.dda>  V.  Falampi. 

Sciamiuetta  s.  f.  Fiammetta,  Fiammella, 
Piccola  fiamma. 

Soiamiuettiiiii-a  s.  f.  Fiammolina,  Fiam- 
micella  :  Piccolissima  fiamma. 

tSciaituno  s,  m.  Sciame  o  Sciamo  :  Quella 
quantità  e  moltitudine  di  pecchie  che  abitano  e 
vivono  insieme, 
n  Sciame  e  Sciamo,  per  similit.  dicesi  anche  di 
Moltitudine  di  genie  adunala  insieme:  Gh' èa 
tin  sciammo  de  figgiéu;  C'era  uno  sciame  di 
ragazzi. 

—  d'òxelli;  Stormo  d'uccelli:  Molli  uccelli  adunati 
insieme. 

—  d'òxelli  che  arrivati  o  che  pàssan;  Folata: 
Quantità  d'uccelli  che  vengono  in  un  tratto  e 
passano  tosto. 

Soianipradda  s.  f  Stravizzo:  Convito  fatto 
fra  colleghi  per  islare  allegramente  e  con  qual- 
che mags:iore  lautezza  e  libertà  del  solito;  allrim. 
Gozzoviglia,  e  nell'uso  anche  Ribotta. 
S  Fa  de  sciampradde ;  Straviziare,  Gozzovigliare, 
e  nell'uso  anche  Ribottare:  Fare  stravizzi,  goz- 
zoviglie, ribolle. 
"Soiancà  s.  f.  Fiancata,  Sfiancata:  Colpo  dato 
altrui  nel  fianco.  Voce  della  plebe. 
"  Corpacciata ,  Scorpacciata  :  Mangiata  eccedente 
■di  checchessia:  JU'ho  [ceto   ùnn-a  scianca  de 
lasagne;  Feci  una  scorpacciata  di  lasagne.  Voce 
della  plebe. 

"Scianco  s.  m.  Fianco  V.  Fianco. 

Sciancòu.  add.  Sciancato  :  Che  ha  rolla  o 
guasta  l'anca. 

Sciautig-liòìn  s.  m.  pi.  Pizzi:  Quella  parte 
di  bari  a  cho  scende  dalle  tempia  giù  lungo  le 
gote.  Nella  Tose,  volgarm.  si  chiamano  Fedine. 

Sciàpatòu  (Andà);  Andar  a  sciacquabarili, 
e  dicesi  di  Quegli  zoppi  che  vanno  a  gambe 
larghe  ,  e  pare  che  vogliano  con  un  piede  an- 
dare in  un  luogo,  coll'altro  in  un  altro  ;  e  fanno 
così  lo  slesso  moto  colla  persona  che  fa  uno 
che  sciacqui  un  barile. 

tSoiaradda  s.  f.  Sciarada:  Piccola  composi- 
zioncelia  a  gaisa  d'enigma,  che  per  farla  si  sce- 


glie una  parola  da  potersi  dividere  in  altre  dne 
0  più  che  abbiano  un  significato;  e  fatta  una 
perifrasi  pf elica  di  ciascuna  di  esse  parole,  e 
(li  quella  che  è  la  principale,  si  propone  ad 
indovinare. 
"Sciar-appo  s.  m.  Vino.  Voce  del  gergo  V.  Vin. 
Sciarlbèlla  s.  f.  Ciabatta:  Scarpa  vecchia  e 
logora,  cui  fu  tolto  il  quartiere. 

"  Figurai,  vale  Donna  di  mnla  vita,  Baldracca, 
Mandracchia,  Donna  di  partilo  o  da  conio,  Fem- 
mina da  guadagno. 
Sciàr-lbellà.  v.  n.  Girellare,  Bighellonare, 
Andar  giostroni,  a  zonzo,  Zonzare,  ecc.,  vale 
Andare  attorno  oziosamente  e  scioperatamente 
V.  Giandònà. 
Sciarboa  s.  f.  Vitalba.  T.  hot.  Clematis  vi- 
talba. Pianta  che  ha  i  fusti  angolati,  sarmentosi, 
ramosi,  le  foglie  composte  di  cinque  foglioline, 
cuoriformi ,  appuntale ,  più  o  meno  denteile;  i 
fiori  bianchi,  setosi,  persistenti.  É  comune  fra 
le  siepi. 
Sciardiio  add.  Crepolato,  Crepacciato,  Fesso, 
dicpsi  del  legno  che  neJ  disseccare  ha  geliate 
delle  screpolature  o  fessure;  delle  botti  che  ge- 
mono il  liquido  dalle  commessure  delle  doghe; 
dei  battelli  slati  lungamente  all'asciutto  e  al  sole 
e  d'allre  simili  cose. 
Sciarpa  s.  f.  Sciarpa  e  Ciarpa:  Fascia  di  seta 
tessuta  0  d'altro  che  si  cinge  alla  vita  o  ad  ar- 
macollo dagli  uffiziali  militari  e  da  altri  funzio- 
nar] civili,  come  sindaci,  ispettori  di  sicurezza 
pubblica,  ecc. 

1)  Sciarpa  e  Ciarpa,  dicesi  anche  Quella  striscia 
di  panno  serico,  di  velo  o  d'altra  reba  leggera, 
talora  anche  di  maglia,  che  le  signore  portano  so- 
pra le  spalle  raccolta  su  di  sé  e  come  a'Iucigno- 
lata,  e  le  cui  estremità  discendono  sul  davanti. 

»  Golettone:  Grossa  e  lunga  striscia  di  maglia  di 
lana  a  più  colori,  che  portasi  l'inverno  avvolta 
al  collo  invece  di  croatta. 
Sciarrà.  e  gamlbe;  Aprir  le  gambe. 
Sciarx-óix  (Andàj;  Andar  largo,  Andare  a 
gambe  allargate  o  a  gambe  aperte,  vale  Cam- 
minar colle  gambe  larghe. 

%  Andà  co-e  gambe  sciarrce,  lo  slesso  che  Andà 
sciarróu. 

§  Aveì  e  gambe  sciarrce;  Aver  le  gambe  larghe 
0  aporie. 
Sciata  v.  a.  Rovistare,  Rovisliare,  Trambustare, 
Scombinare,  Scombuiare,  Scombussolare,  Sosso- 
prare.  Metter  sossopra  :  Metter  le  cose  fuor  di 
luogo,  Disordinarle. 

it  Inquietare,  Turbare,  Agitare:  Porre  alcuno  in 
pensiero,  affanno,  pena,  sollecitutiine. 

M  Scombuiare,  detto  de'  polli  e  degli  insetti,  vale 
Intimidirli. 

§  Sciotdse  n.  p.  Turbarsi,  Alterarsi,  Rimescolarsi, 
Commuoversi,  Agitarsi. 
Sciata.g'allinii-e  V.  Sciàtdn. 
Sciàtica  s.  f.  Sciatica:  Infiammazione  di  qual- 
che parie  dol  nervo  o  dolla  membrana  che  copre 
il  nervo  ischiatico  e  produce- asprissimo  dolore. 
Sciato  s.  m.  Chiasso,  Chiassala,  Busso,  Schia- 
mazzo, Frastuono,  Rnm bazze.  Strepilo,  Rumore. 

%  Fd  dò  scialo;  Far  chiasso,  ecc.  V.  Fd. 

S  iVó  gh'é  da  fa  sciati;  Non  ci  è  sfoggi.   Non 
ci  è  sciali. 
Soiàtòn  s.  m.  Sparpaglione,  si  dice  a  Chi  nei 


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moti  e  nelle  parole  è  assai  sregolato;  tratta  la 
metafora  dalla  farfalla  che  si  raggira  senz'ordine, 
la  qnale  si  chiama  Parpaglione. 

Sciàtòu.  p.  pass.  Rovistato,  Trambustato,  ecc. 
V.  Sciata  ne'  suoi  varj  significali. 
S  Aveì  a  lesta  sciala;  Essere  fuor  di  cervello, 
vale  Essere  colla  mente  molto  sopraffatta   per 
qualsiasi  cagione. 
S  Cdvelli  sciàtce;  Capegli  arruffati,  scarmigliati. 

Scibljeii;  Sebbene,  Se  bene,  lo  stesso  che 
Benché,  Quantunque,  Ancorché,  e  serve  all'  in- 
dicativo e  al  soggiuntivo. 

tSoil>illa>  s.  f.  Sibilla:  Nome  delle  dieci  ce- 
lebri donne,  alle  quali  gli  antichi  attribuivano 
conoscenza  del  futuro  e  virtii  di  predirlo. 

Soica<xia.ta;  s.  f.  Astuzia,  Furberia,  Ghermi- 
nella, Tranello,  Tranelleria,  Giunteria,  Baratteria, 
Frode,  Inganno,  ecc.  Dal  frane.  Chicane. 

Soica.r*io  s.  m.  Sicario:  Chi  per  commissione 
altrui  uccide  uomini  ingiustamente,  e  per  lo  piìt 
a  tradimento. 

ISoioclié;  Sicché,  Laonde,  Per  la  qual  cosa. 
«  Sicché?  usalo  interrogativam.  vale  Dunque?  Eb- 
bene? E  così? 

Scioòmme  ;  Siccome,  Essendoché. 

Scici! tera  (Èse  a-oj  V.  A-o  seicutera  nel 
Dizionario. 

Scéunia,  s.  f.  Fèdera  V.  Foddretla. 

Scifòeto  add.  Cotale,  Sì  fatto,  Simile:  Di  qaesto 
modo,  Di  tale  o  tal  qualità. 

Scig'illà.  V.  a.  Sigillare  e  Suggellare:  Impron- 
tare con  suggello,  e  prendesi  generalm.  per  chiu- 
dere lettere  o  pacchi  di  carte,  con  ceralacca  o 
con  ostie. 
«  Srgillare  e  Suggellare,  per  Turar  bene,  Comba- 
ciare; ed  usasi  tanto  attivam.  che  in  signif.  neut. 

—  er melicamente;  Sigillare  ermeticamente,  dicesi 
nell'uso  del  Chiudere  una  cosa  qualunque,  senza 
lasciare  alciu  fesso,  e  che  l'aria  né  anco  possa 
penetrare. 

Scig-illo  s.  m.  Sigillo  e  Suggello:  Pezzo  piano 
di  m'alano  o  di  pietra  dura,  con  manico,  in  cui 
è  incisa  arme  gentilizia  o  altra  impronta,  ovv. 
una  0  pili  lettere  iniziali,  talora  separate,  pili 
comunem.  addossate  in  forma  di  cifera,  per  farne 
l'impronta,  che  pur  si  chiama  Sigillo,  sia  essa 
falla  in  ostia  o  in  ceralacca. 

—  0  Bóllo  a  secco;  Sigillo  o  Bollo  a  secco:  Quello 
che  s' impronta  sulla  carta  senza  alcnn  letto  di 
di  cera  o  d'altro. 

—  da  confescidn;  Sigillo  di  confessione:  La  se- 
gretezza, alla  qnale  è  tenuto  il  confessore. 

S  Scigilli  dò  reléuio;  Berlocchi  V.  Baltaggi. 

S  Mette  i  scigilli;  Suggellare  o  Porre  i  suggelli 
0  bolli  per  pubblica  autorità,  affine  d'impedire 
che  gli  oggetti  contenuti  ne'  locali  posti  sotto 
sigillo  vengano  trafugati. 
Sci^nifioà,  V.  a.  Significare,  Esprimere,  Di- 
nolare. 

n  Significare,  per  Far  intendere,  Mandar  a  dire, 
Avvisare. 

n  —  Detto  di  voci  e  locuzioni ,  Esprimere  il  va- 
lore e  la  forza  ch'esse  hanno  da  sé. 

n  —  In  term.  for.  vale  Notificare  nn  alto  ginri- 
dico  alla  parte  contraria. 
Soig>]iifi.ca,iite  p.  pres.  Significante,  Dino- 
tante, Esprimente. 

n  Signihcante,  per  Importante,  Rilevante. 


Scig'iiifi.ca./o  s.  m.  Significato,  Significanza, 
Significazione I  Ciò  che  una  cosa  significa;  ed 
anche  Concetto  racchiuso  nelle  parole  o  cose 
significanti. 

Sig-iiifica.zìòii  s.  f.  Significazione:  Ciò  ebe 
una  cosa  significa. 
Il  Significazione,  in  legge  Notificazione  d'un  atto 
giuridico  alla  parte  contraria. 

Scig-nòa,  s.  f.  e  add.  Signora,  anticam.  Signo- 
ressa:  Padrona, 
n  Signora,  per  Titolo  di  riverenza,  civiltà  e  con- 
venienza che  si  dà  a  donna  di  civil  condizione, 
n  Dicesi  anche  per  Donna  di  mondo:  A  s'è  missa 
a  fa  a  scignóa;  Si  è  buttata  a  far  la  signora. 
^  Fd  da  scignóa;  Far  la  ruota  V.  Fa. 
S  Questo   figgio  d'ùnn-a  scignóa;   Questo   bric- 
cone. Questo  sciagurato. 
§  Pescio  scignóa;  Pesce  signora.  T.  itliot.  Ophy- 
dium  barbatum.  Pesce  di  mare  di  nessun  pre- 
gio, che  è  una  specie  d'anguilla,  ma  di  corpo 
compresso,  di  color  cenerino-rossiccio,  e  talora 
sparso  da  gran  numero  di  macchiette. 

Scig'iioetta.  s.  f.  Signorina,  ma  dicesi  ordi- 
nariam.  per  compassione  o  dispregio,  di  Signora 
povera  e  già  avanzata  in  età. 

Seìg'nox*  s.  m.  Signore:  Titolo  di  maggioranza 
e  di  riverenza, 
n  Signore,  per  Uomo  generoso,  liberale,  magnifico, 

ricco,  ecc. 
S  Tratta  da  sci  gnor;  Trattare,  Agire  da  signore, 
cioè   nobilmente,  signorilmente,   in   modo  si- 
gnorile. 

Soig'iiox'a.sso  s.  m.  Signoraccio  e  Signo- 
razzo:  Signor  grande,  Signor  d'alto  affare;  e 
dicpsi  altresì  per  Riccone,  cioè  Uomo  molto  fa- 
coltoso. 

Soig-noria.  s.  f.  Signoria:  Titolo  che  si  dà 
scrivendo  o  parlando  a  persona  di  condizione 
civile  0  d'alto  affare, 
n  Signoria,  per  Qualità  o  Stato  di  signore;  e  tal- 
volta per  Contegno.  Burbanza. 
S  Scignoria!  A  rivederla.  La  riverisco.  Poslo 
assolutam.  è  Una  specie  di  saluto,  che  si  fa  a 
persona  di  rispetto  partendosi  da  essa. 

Scig-norile  add.  Signorile,  Signoresco:  Di 
0  Da  signore,  Che  ha  del  signore  o  del  grande. 

Scig-norilmente  avv.  Signorilmente,  Si- 
gnorevolmente,  In  modo  signorile.  Nobilmente, 
Splendidamente,  ecc. 

Scig'iiorin,  Scig-nofinn-a.;  Signo- 
rino e  Signorina,  dicesi  a  Giovinetti  (ragazzo  e 
ragazza)  per  vezzo  o  per  ironia. 

Soignorón  V.  Scignorasso. 
n  ì  ignone:  La  parte  deretana  de' capelli  delle  donne, 
g  Rompi  ó  sciguoròn;  Rompere  il  capo,  le  tasche, 
le  tavernelle,  i  corbelli,  figurai,  e  nell'uso  vale 
Infastidire,  Nojare,  Importunare  e  sim. 

Soig-oa.  s.  f.  Sampngna  e  Zampogna  :  Stram, 
rusticano  musicale  da  fiato,  ed  è  propr.  Quella 
specie  di  pifferi  che  i  contadini  soglion  far  nella 
primavera  con  la  scorza  de'  polloni  di  pioppo  o 
di  castagno. 

Scig-oà  V.  n.  Sufolare,  Zufolare,  antie.  Safilare: 
Mandar  fuori  suono  acuto  simile  al  canto  degli 
accelli,  che  si  fa  colla  bocca,  con  varie  posture 
di  labbra  e  di  lingaa. 
n  Fischiare,  dicesi  del  vento,  qaando  spirando  fa 
rofflore;  allrim.  Frollare. 


694 


sei 


SOI 


n  Frollare,  dicesi  di  sasso  o  dualità  cosa  che  fa 
sibilo  rompendo  l'aria  con  vilocità. 

—  i  oege;  Fischiare  o  Cornar  gli  orecchi  V.  Oegia 
§  L'è  hello  scigoà  quando  i  béu  nò  véuan  beive 

V.  Béu. 
%  N6  se  péli  canta  e  scigoà  V.  Nò  se  pru  canta 

e  porta  a  crcxe  nella  voce  Canta  (verbo). 
S  Perde  5  scigoà;  Perder  l'urlo:  Non  esser  più 

buono  a  nulla  V.  Perde. 
S  Ti  péu  scigoà;  Tu  puoi  zufolare,  cioè  Tu  puoi 
dire  quel  che  tu  vuoi  ch'io  non  ne  vo'far  niente. 
Sci^óeletto  s.  m  Zufolino,  Zufoletlo.  Dim. 

di  Zufolo  :  Piccolo  zufolo. 
Sci 3*001111  V.  Scigóeletto. 
Sclg-oelo  s.  m.  Zìifolo:  Strura.  ruslicale   da 

fiato  fatto  a  guisa  di  flauto. 
Soig'So  s.  m.  Zùfolo  e  Sùfolo,  antic.   Sùfllo: 
Il  zufolare. 

—  di  oege;  Bucinamento,  Cornamento,  Fischiamento, 
Sufolamenlo  degli  orecchi, 

Soi^U-ón.  s.  m.  Ciuffolotto.  T.  ornit.  Pyrrhula 
vulgaris.  Uccello  del  genere  delle  Pirrule,  che 
ha  iLbecco  nero;  pileo,  gola  e  gote,  di  color 
nero-violetto;  cervice,  schiena,  scapolari,  e  pic- 
cole e  medie  cuopritricì  dell'ale,  color  cenerino- 
piombato  ;  sopraccoda  e  coda,  di  color  nero- 
violetto;  piedi  scuro-neri,  unghie  nere.  Le  fem- 
mine variano.  Annida  nelle  nostre  foreste  d'ontani 
e  di  faggi  de' monti  più  alti  vicino  alle  sorgenti; 
discende  all'inverno  vicino  alle  sponde 'del  mare. 
La  specie  è  rara. 
Soileuzio  s.  m.  Silenzio,  antic.  Silenzo,  Ta- 
citurnità: Lo  star  cheto,  Il  non  parlare,  Io  slato 
di  persona  che  tace.  Giova  però  osservare  che 
tra  Silenzio  e  Taciturnità  passa  la  seguente 
distinzione  :  Il  Silenzio  è  degli  uomini  e  delle 
cose;  la  Taciturnità  degli  uomini  soltanto,  per- 
chè si  può  tacere  e  non  far  silenzio,  cioè  far 
rumore  altrimenti. 

»  Silenzio,  per  CesFazione  d'ogni  snono,  rumore 
0  strepito. 

«  —  Dicesi  talvolta  assolutam.  per  Tacete,  Zitto, 
Cheti,  Zitto  là,  Cheli  là. 

§  Fd  scilenzio;  Far  silenzio,  vale  Tacere  o  Co- 
mandare che  altri  taccia. 

%  Fa  fa  scilenzio  ;  Porre  o  Imporre  silenzio  :  Far 
si  che  altri  non  parli. 

%  Passa  sótto  scilenzio  ùnn-a  cosa;  Passar  sotto 
silenzio  alcuna  cosa,  cioè  Non  dir  quello  che  si 
potrebbe  o  si  vorrebbe,  Non  far  menzione. 

S  Rompi  5  scilenzio;  Rompere  il  silenzio:  Co- 
minciare a  parlare. 

S  Sta  in  scilenzio;  Star  in  silenzio,   vale  Non 
parlare,  Osservare  il  silenzio. 
lSoilla^1ba<  s.  f.  Sillaba:  Aggregato  di  più  let- 
tere, dove  s' include  di  necessità  la"  vocale  e  che 
si  può  pronunciare  con  una  sola  emissione  di 
fiato;  ed  anche  Una  sola  vocale  senza  compa- 
gnia di  consonante. 
Scilla,l>à;  V.  a.  Sillabare,  Sillabicare:  Pronun- 
ciare senza  compitare  e  giuslamenle  dislaccando 
le  sillabe,  di  cui  son  composle  le  parole. 
Scilla,1>à.io  s.  m.  Abbici,  Abbecedario  e  vol- 

garra.  anche  Sillabario  V.  Abbecedàio. 
Solile  s.  f.  plur.  Scilacche,  nell'uso  tose,  propr. 
dicesi  di  Picchiale  con  frusta,  coreggia  o  sim.; 
da  noi  intendesi  per  Busse,  Picchiate,  Battiture 
in  genere. 


g  Dà  0  Piggià  e  sciite;  Dare  o  Prendere  busse, 
baltii'jre,  ecc.,  vale  Battere  o  Esser  battuto. 

Scilliii  s.  m.  Scellino:  Moneta  inglese  d'argento 
che  vale  una  lira  e  20  xentes.  di  moneta  ilal. 

Scillog-ismo  s.  m.  Sillogismo  e  Silogismo: 
Argomeulazione,  da  cui,  in  virtù  di  cose  ante- 
poste e  specilicate  ordinatamente,  ne  segue  una 
conseguenza. 

Scilvestro  s.  m.  Salamandra:  Sorta  di  rettile 
somigiiantissimo  alla  lucerla  fgrigoaJ,se  non  che 
ha  il  corpo  bruno,  picchiettalo  di  nero  e  ceru- 
leo, e  la  coda  schiacciata.  Vive  presso  le  paludi. 

Scilvio  s.  m.  Silvio.  T.  stamp.  Sorla  di'  ca- 
rattere da  stamperia  minore  del  Testo.  Ha  la 
forza  di  14-  punti. 

Scimlbolo  s.  m.  Simbolo:  Significanza  di  cose 
morali,  mediante  l'immagine  e  proprietà  di  cose 
naturali;  Figura  o  Immagine  c^ie  serve  a  signi- 
ficare qualche  cosa  per  mezzo  della  pittura, 
scultura  o  del  discorso  medesimo. 

—  rfi'aj^os^o/j;  Simbolo  degli  apostoli:  Regole  della 
nostra  santa  fede,  delle  volgarm.  Il  credo. 

Sciiiietx*JLa<  s.  f.  Simmetria  e  Simelria:  Ordine 
e  proporzione  d'eguaglianza  o  di  somiglianza, 
che  le  parli  d'un  corpo  hanno  fra  loro  o  col 
loro  tutto. 

Scimìa;  s.  f.  Scimmia,  Scimia,  Simia,  Bertuccia: 
Animale  noto,  di  più  specie,  il  quale  imita  fa- 
cilmente ciò  che  vede  fare  dalle  persone. 
$  Fa  a  scimia;  Far  la  scimmia,  Scimmiottare, 
Scimieggiare:  Far  come  la  scimmia,  cioè  Imi- 
tare quello  che  fanno  gli  altri  materialmente. 
S  Sturo  de  scimia;  Bertuccione,  dicesi  d'Uomo 
brullo  e  contraffatto. 

Scimile  s.  m.  Simile:  Cosa  o  Persona  della 
medesima  qualità  d'un'alira. 
$  Ogni  scimile  amma  ó  so  scimile;  Ogni  simile 
ama  o  appetisce  il  suo  simile. 

Scimìle  add.  Simile:  Che  ha  somiglianza  o 
similitudine;  Simiglievole,  Simigliante,  Conforme, 
Eguale,  Pari,  Pariforme. 

Sci milit Udine  s.   f.  Similitudine:   Somi- 
glianza, Conformità  di  fattezze,  di   qualità,  di 
natura,  ecc. 
Il  Similitudine,  per  Immagine,  Figura.  . 
«  —  Da  noi  dicesi  nell'uso  Quella   rappresenta- 
zione drammatica  che  si  fa  della  Passione  di 
N.  S.  G.  C. 
g  A  scimilitùdim  m.  avv.  A  similitudine,  A  so- 
miglianza. Come. 

Scituilòu  s.  m.  Similoro:  Lega  di  zinco  e 
di  rame  che  piglia  apparenza  d'oro. 

Scimióu.  s.  m.  Scimmione,  Bertuccione:  Scim- 
mia grande, 
g  Ma  dò  scimmiòn;  Marasmo  V.  Ma. 

Scimiottà  v.  a.  Scimmiottare,  Far  la  scim- 
mia: Imitare,  Contraffare  come  fanno  le  scimmie. 

Scimixa.  s.  f.  Cimice:  Insetto  di  color  ros- 
sìgno  fosco  e  di  pessimo  odore,  che  nasce  e 
annida  specialmente  ne'  letti;  ce  n'è  anche  delle 
verdi  e  fanno  in  certe  erbe  e  negli  alberi.  - 
Cimici  a jo,  Arnese  ad  uso  che  vi  si  raccolgano 
le  cimici  per  poi  sterminarle,  e  Lello  o  Luogo 
od  altro  pieno  di  cimici. 
"Scxmixo  s.  m.  Soldato.  Voce  bassa  e  del  gergo. 

Scimòuia.  s.  f.  Simonìa  :  Traffico  di  cose  sacre 
e  spirituali,  così  denominato  da  Simone  il  Maga^ 
che  fu  il  primo  ad  esercitarlo. 


SCI 


SCI 


695 


Soi]iipa>tia.  s.  f.  Simpatia,  contr.  d'Antipatia: 

Impulso  naturale  che  ci  porta  ad  amare  e  veder  di 

buon  occhio  alcuna  persona,  Mutua  inclinazione 

di  genio,  di  voleri,  d'affetto. 

n  Capriccio,  Grillo,  Ghiribizzo:  O  l'ha  de  scim- 

patìe  pe-a  (està;  Egli  ha  de'  grilli  pel  capo. 
S  Aveì  scimpalia  per  un  V,  Scimpatizzd. 

(Scifiipa>tico  add.  Simpatico:  Che  desta  sim- 
patia e  inclinazione.  Appartenente  alla  cagione 
e  agli  effetti  della  simpatia. 

Soimpatizzà,  v.  n.  Simpatizzare:  Provar 
sìmpiiiia,  Sentir  inclinazione  per  nna  persona 
0  cosa. 

Soimulà.  Y.  a.  e  n.  Simulare  :  Mostrare  il 
contrario  di  quello  che  si  ha  nell'animo;  Fin- 
gere, Far  finta. 

Soimula^ziòn.  s.  f.  Simulazione,  Simula- 
menlo:  Arte  usata  con  astuzia  dall'uomo  in 
mostrare  n^gli  atti  e  nelle  parole  lutto  il  con- 
trario di  ciò  che  ha  nel  pensiero  o  di  bene  o 
di  male;  Finzione,  Doppiezza. 

Scin  ;  Sino,  Insino,  Fino,  Infino  V.  Fin  (prep.). 

Soiiia.g'Og'a.  s.  f.  Sinagoga:  Scuola  o  Altro 
luogo  ove  gli  Ebrei  convengono  per  fare  gli  of- 
ficj  della  lor  religione. 

Soincope  s.  f.  Sincope  e  Sincopa:  Sùbita  di- 
minuzione delle  azioni  vitali,  prodotta  dalla  in- 
termissione del  movimento  del  cuore;  Sfinimento 
e  Smarrimento  di  spiriti;  Svenimento. 

I  Sincope.  T.  gramm.  Figura  che  consiste  nello 
scemamento  di  lettera  o  di  sillaba  in  mezzo 
della  parola,  come  per  es.  Sgombro,  Scevro, 
Raunare,  per  Sgombero,  Scevero,  Radunare. 

II  —  Presso  i  Musici,  Figura,  per  cui  il  valore 
d'una  nota  si  divide  per  metà  tra  la  nota  pre- 
cedente e  la  susseguente. 

Soiiida,ca;to  s.  m.  Sindacato:  Carica  e  Uffizio 
di  Sindaco  ;  altrim.  Sindicberìa. 

Soincla,co  V.  Scindico. 

^oindicà.  v.  a.  Sindicare  e  Sindacare:  Scrn- 
tinare,  cioè  Ricercare,  Esaminare  minutamente 
le  cose  altroi  per  farne  la  critica;  Censurare, 
Biasimare. 

Soindicatò  s.  m.  Censore,  Critico:  Chi  cen- 
sura 0  critica. 

Scindioo  s.  m.  Sindaco:  Fonzionario  pub- 
blico che  in  ogni  comune  è  capo  dell'  autorità 
polilico-amministr^^tiva. 
n  Sindaco,  per  Colui  che  è  deputato  a  riveder  le 
ragioni  di  un  mercante  fallito,  per  renderne  conto 
ai  creditori,  che  dicesi  Sindaco  del  fallimento. 
»  —  per  Colui  che  è  eletto  ad  aver  cura  degli 
affari  d'un  monastero  o  convento. 

SoinedJtrio  s.  m.  Sinedrio:  Presso  gli  Ebrei 
era  Un  consiglio  di  70  o  72  seniori  che  costi- 
tuiva il  principal  tribunale. 
»  Sinedrio,  nell'uso  comune  vale  a  significare 
Crocchio,  Concistoro,  cioè  Adunanza  di  persone 
messesi  insieme  per  discorrere.  Dieesi  pur  anco 
Conciliabolo,  Combriccola,  ossia  Raunamento  di 
alcuni  in  segreto  per  motivi  illeciti. 

Scinfbnia.  s.  f.  Sinfonia:  Armonia  e  Concerto 
di  pili  strumenti  musicali, 
n  Sinfonia,  per  Quel  pezzo  di  mnsica  che   serve 
come  di  preludio  alle  opere  di  mnsica,  sonato 
da  tutti  ì  sonatori  dell'orchestra. 

Soin^ola.re  add.  Singolare  e  Sioguiare: 
Raro,  Unico,  Eccellente. 


n  Singolare,  presso  i  Gramm.  dicesi  di  Quel  nu- 
mero che  infjporla  una  persona  o  cosa  sola,  a 
distinzione  del  Plurale,  che  importa  due  o  più 
cose  0  persone. 

Scins-ola.x*izz£ise  n.  p.  Sine;olarizzarsi, 
Singniarizzarsi ,  Singolareggiarsi:  Farsi  o  Ren- 
dersi singo'are,  Uscir  della  comune. 

Scing'ola.irxtieiite  avv.  Singolarmente  e 
Singuiarmcnie,  Particolarmente,  Specialmente, 
Prccii'  :anit>nte. 

Scing'ùlto  s.  m.  Singulto,  Singhiozzo:  Ge- 
milo, Pianto  con  affanno. 

Scinistro  s.  m.  Sinistro:  Disgrazia,  Acci- 
dente infausto:  Nò  gh'é  successo  nisciùn  sci- 
nistro;  Non  gli  successe  alcun  sinistro. 

Scinistro  add.   Sinistro,   Manco,   Mancino, 
contr.  di  Destro. 
S  .4  scinistra  m.  avv.  A  sinistra,  A  mancina,  A 
mano  manca  o  slanca,  cioè  Dalla  banda  sinistra. 
»  A  0  In  sinistro,  Sinistramente.  Posto  avv.  col 
V.  Andare  o  sim.,  vale  A  male,  .Malamente,  Di 
mala  maniera:  Tutte  e  cose  ghe  vati  à  scinistra; 
Tulle  le  cose  gli  vanno  a  sinistro. 
S  Dà  scinistra  V.  sopra  À  scinistra  nel  1°  signif. 
%  Man  scinistra;  31an  sinistra,  Mano  manca  o 
slanca,  3Iano   mancina:  La  mano  opposta   alia 
destra. 

Scinodo  s.  m.  Sinodo:  Congresso  degli' Ec- 
clesiastici d'una  diocesi,  sotto  la  presidenza  del 
Diocesano,  per  trattare  gli  affari  che  la  concer- 
nono, per  l'estirpazione  degli  abusi  e  supersti- 
zioni, por  l'introduzione  delle  sue  pratiche,  ecc. 

Soinouìnio  s  m.  Sinonimo:  Parola  che  ha  con 
nn'al  ra  parola  qualche  convenienza  di  significalo. 

Sciiitomo  s.  m.  Sintoma  e  Sintomo:  Segno, 
Apparenza  od  Unione  d'apparenze  in  una  ma- 
lallja,  dalle  quali  ne  viene  indicala  la  natura  e 
la  qualità,  e  da  cui  può  giudicarsi  dell'esto. 
n  Sintomo  e  Sintoma,  per  Accidente  o  Circostanza 
che  accompagni  qualsivoglia  altra  cosa;  Indizio. 

Sciò;  Sciò:  Voce  monosillaba  che  si  usa  per 
ìscacciare  i  polli. 

Sciò  (Inj;  Sul,  Sullo,  Su  lo:  Prepos.  art.  che 
vale  Sopra  il. 

Sciò  add.  e  s.  m.  Signore:  Titolo  di  rispetto 
e  di  maggioranza,  e  si  usa  per  lo  più  mettersi 
avanti,  al  nome  proprio:  0  sciò  Carlo,  0  sciò 
Pippo;  Il  signor  Carlo,  Il  signor  Giuseppe, 
n  Frequentemente  dalle  donne  del  volgo  usasi  per 
Marito:  Quando  vegnià  6  mce  sciò  ecc.;  Quando 
verrà  mio  marito  ecc. 
§  Fd  da  sciò;  Filar  del  signore:  Tener  modo  da 
signore,  senza  esserlo. 

Sciò  s.  f.  Fiore:  Produzione  di  vegetali,  per  lo 
più  colorala  e  generalmente  odorosa  e  che  porta 
gli  organi  della  riproduzione,  Una  parte   delle 
piante,  nella  quale  è  il  sesso  delle  medesime,  e 
vi  si  feconda  e  forma  il  frutto. 
Il  Fiore,  per  Quella  parte  delle  frutte,  come  di 
pere,  mele,  ecc.,  dalla  q'iale  cade  il  fiore  quando 
ella  è  allegata;  che  dicesi  anche  Bellico  e  Co- 
rona del  frullo. 
Il  —  Figurai,  per  La  parte  più  nobile,  più  squi- 
sita e  più  scelta  dì  checcht'S>ia. 
n  —  per  Uno   dei  quattro  semi   delle  carte  da 
giuocare;  ma  si  usa  sempre  al  plurale. 

—  da  morto;  Fior  da  morto  o  di  morto,  Puzzola, 
Fiore  indiano,  Garofano  indiano.  T.  bot.  Tag$tts 


696 


SC5I 


ereda.  Pianta  annuale  del  Messico,  che  Ita  il 
fusto  diritto  ed  elevalo;  le  fo,%lie  pennate,  d'un 
verde  cupo,  segnale  da  punti  quasi  trasparenti. 
Da  luglio  a  ottobre  è  adorna  di  fiori  grandi  a 
capolino,  di  color  giallo,  pagliato  o  giallo  d'oro, 
secondo  le  varietà.  Anche  la  Tagetes  patula  e 
la  Tageles  fumila  son  conosciute  col  nome  im- 
proprio di  Fior  da  morto.   - 

—  de  getrdn;  Fior  d'arancio,  Fior  citrino. 

—  de  faenn-a;  Fior  di  farina  o  Farina  di  primo 
velo  V.  Faenn-a. 

—  de  gran;  Fior  di  grano.  T.  boi.  Chrysanthe- 
mum  scgeium.  Erba  che  trovasi  ne'  campi  fra 
il  grano.  Ha  le  foglie  biancastre  e  delicate;  nel- 
l'inverno, quando  è  tenera,  si  mangia  dalla  gente 
di  campagna;  quando  è  in  fiore,  si  svelle  per 
pulire  i  grani  e  dessi  ai  bestiami. 

—  de  Uete;  Fiore  o  Capo  di  latte,  Crema  e  co- 
munem.  Panna:  La  parte  più  gentile  del  latte. 

—  de  mazzo  V.  Livio. 

—  de  rosi»;  Volpone,  Putta  scodata,  ecc.  V.  Rosto. 

—  de  solfo;  Fior  di  zolfo  o  Zolfo  sublimalo. 

—  di  cappùccin;  Grande  cappuccina,  Crescione  del 
Perii  0  del  Messico.  T.  bot.  Tiopceolum  mnjtis. 
Pianta  che  ha  il  fusto  succulento,  rampicante; 
le  foglie  peliate,  orbicolari,  a  S  lobi  ottusi.  In 
tutta  l'estate  mostra  i  suoi  fiori  ascellari,  d'un 
giallo-arancio,  irregolari,  barbuti  all'interno.  I 
suoi  bottoni  e  fiori  non  ancora  sbacciati,  come 
pare  i  semi  raccoKi  verdi,  possono  supplire  i 
capperi  da  conservarsi  in  aceto.  Se  ne  coltivano 
molte  varietà. 

—  dS  meigranà;  Balaastra,  Balausto  e  Balaustro: 
Fior  del  melograno. 

—  finta;  Fiore  finto  o  artefatto. 

%  Bottdn  da  scià;  Boccia,  Bottone  e  dotlr.  Calice. 

$.  Dilettante  de  scioi  ;  Fiorista  :  Dilettante  e  Col- 
tivatore di  fiori. 

S  Èse  in  sciò;  Essere  in  fiore,  parlando  di  pianta, 
si  dice  Quando  è  tutta  coperta  di  fiori  al  tempo 
della  fioritura. 

%  Féugge  da  sciò;  Labbra  del  fiore  o  Pelali. 

S  Fighe  scioi;  Fioroni,  Fichi  fiori  V.  Ftgo. 

S  Gamba  da  scià;  Gambo,  Pedicciuoio,  Pedun- 
colo; e  se  è  mollo  lungo,  Stelo. 

S  Gitemi  de  scioi;  Infiorare,  Infiorire  :  Ornar  di  fiori. 

$  Perde  a  sciò;  Sfiorire:  Perdere  il  fiore. 

S  Quello  0  Quella  chi  vende  scioi  Y.  Scioé,  ScioSa. 

S  Umì'U  scià  a  n5  fa  mazzo;  Un  fior  non  fa 
primavera  o  non  fa  ghirlanda.  Una  rondine  non 
fa  primavera,  Un  demonio  non  fa  inferno.  Una 
(Canestra  non  fa  vendemmia.  Modi  prov.  che 
valgono  Un  esempio  solo  non  istabilisce  la  regola. 
Soioà.  V.  a.  Sciorinare:  Spiegare  all'aria,  e  si 
dice  per  lo  più  de'  panni,  pelli  e  sim.,  quando 
si  cavano  faori  neMempi  asciutti  e  si  distendono 
per  farli  pigliar  aria,  e,  scamatandoli,  per  ca- 
varne la  polvere  e  liberarli  dalle  tignuole, 

«  Sfiatare,  in  signif.  neut.  Perdere  il  (iato,  Passar 
l'aria  pi>r  qualche  spiraglio,  e  dieesi  di  Quelle 
cose  che  o  p^r  non  essere  ben  commesse  fra  di 
loro  0  per  qualche  altra  cagione  perdono  il  fiato; 
che  anche  dicesi  Respirare. 

«  Soffreddarsi:  Divenir  alquanto  freddo:  A  mene- 
atra  a  sciòa;  La  minestra  si  soffredda. 

n  Talvolta  dicesi  da  noi  scherzevolm.  per  Dar  del 
lei,  del  Vossignoria:  Scià  nS  me  sciòe;  Non 
mi  dia  del  lei,  del  vossignoria. 


—  a  càsinn-a;  Spegner  la  calce,  vale  Gettarvi  sopra 
alquanto  d'acqua  nel  truogolo  per  farla  lievitare. 

—  6  f tingo;  Sbraciare:  Allargare  o  Ritirar  la  bragia 
troppo  ammontata  sotto  le  legne,  perchè  ardano 
meglio  pigliando  aria. 

S  Scioàse  n.  p.  Sciorinarsi  V.  Resciodse  nel  1°  sign. 
f  Sciocca, ....  Vivanda  particolare  della  plebe 
genovese,  falla  di  farina  di  ceci  stemperala  nel- 
l'acqua con  un  po'  di  lievito,  che  poi  versata  in 
una  teglia  e  regalata  superiormente  di  molt'olio 
e  di  cipolla  sottilmente  affettala,  si  fa  cuocere 
in  forno  a  guisa  della  farinata. 

Sciocco  add.  Sòffice:  Morbido,  Trattabile,  che 
compresso  cede  soavemente;  e  dicesi  propriam. 
di  materasse,  guanciali,  cuscini  e  simili. 
S  Neive  sciocca;  Neve  sèlla,  dicesi  quand' ella 

fiocca  0  avanti  dell'agghiacciare. 
S  Pan  sciocco;  Pan  sollo  o  sòffice:  Pane  leggero, 
morbido. 

Sciòco  s.  m.  Scilocco ,  Scirocco  e  Sirocco  : 
Vento  che  spira  tra  levante  e  l'oslro,  chiamalo 
pure  Sud-est. 

Scioé  e  Sciòea;  Fiora jo  e  Fioraja:  Colui 
0  Colei  che  vende  i  fiori. 

Scioetta,  s.  f.  Fioretto  e  Fiorello,  ma  meno 
usalo.  Dimin.  di  Fiore. 

Scioettiuu-a  s.  f.  Fiorellino.  Dimin.  di 
Fiorello. 

Scioetto  s.  m.  Signorelto.  Dim.  di  Signore, 
ma  dicesi  per  ischerzo. 

Scioettòu  add.  Fiorato,  Affiorato:  Lavorato 
a  fiori,  e  dicesi  di  drappo  e  sim. 

Scioi  V.  n.  Fiorare,  Fiorire,  Far  fiori,  Produr  fiori. 
I)  Fiorire,  per  similit.  Buttar  fuori  una  fioritura:  in 
sciò  rammo  bagnóu  d'axóu  ghe  scioisce  5  ver- 
derammo;  Sul  rame  bagnato  d'aceto  fiorisce  il 
verderame. 
ti  Imporrare  e  Imporrire,  parlando  di  panni  di  seta, 
lino,  ecc.  dicesi  quando  scolorano  per  l'umido 
che  vi  sia  rimaso  denlro. 
S  Se  saan  réuze,  scioiàn  V.  Réuza. 

Scioin  s.  m.  Sciorino,  Sciorinamento.  T.  mar.        M 
Lo  sciorinare  che  si  fa  delle  merci  in  quaran-        ^ 
lena  o  nel  lazzaretto  esponendole  all'aria  affinchè 
non  imporrino. 
%  Fd  5  scioin;  Sciorinare. 

Scioiio  p.  pass.  Fiorilo,  ec.  V.  Fiorì  ne'suoi  sign. 
11  Fiorito,  per  Incanutito,  Coi  capegli  imbiancali. 

Sciollaja  s.  f.  Sciocchezza,  Scioccheria,  Scioc- 
caggine, Bessaggine,  Besseria,  Balordaggine,  Scem-       M 
piaggine  :  Atto  o  parola  da  sciocco.  Cosa  sciocca.       ^ 
S  Fd  de  scioUaje  ;   Scioccheggiare ,   Fare    delle 
sciocchezze  :  Far  cose  da  sciocchi. 

Sciollata  V.  Sciollaja. 

Sciollo  add.  Sciocco,  Besso,  Scempiato,  Stor- 
dito, Scimunito,  ecc. 

Sciònco  s.  m.  Granchio.  T.  legnoj.  Quel  ferro 
piegato,  forcuto,  dentato,  il  gambo  del  quale  è 
conficcato  nel  pancone  da  piallare  il  legname, 
e  serve  per  appuntellare  il  legno,  perchè  e'  non 
iscorra  mentre  si  vuole  lisciarlo  o  assottigliarlo 
colla  pialla. 
Il  Fionco.  '/,  mar.  Corda  che  passa  per  le  pulegge 
della  taglia  di  maestra  e  del  taglione,  sulla  quale 
fanno  forza  i  marìnaj  per  issare  i  pennoni  e  le 
antenne;  altrim.  Drizza. 

—  da  ciùnassa;  Bietta:  Quel  legno  che  tien  saldo 
il  ferro  nella  buca  della  pialla. 


SCI 


SCI 


evi 


Soiòpo' s.  m.  Sciloppo,  Sciroppo  e  Siroppo: 
Zacliero  sciolto  nell'acqua  e  ridotto  per  via  di 
bollore  a  Qua  colale  dpnsilà ,  unitivi  poi  sughi 
di  frutte  e  d'altre  sostanze;  altrim.  Giulebbe  e 
Giulebbo. 

Soiòppixo  add.  Debole,  Fievole,  Fiacco,  Di 
poca  f'ir/.a.  Voce  del  contado. 

Sciòi*l>etté  s.  m.  Sorbeltiere:  Colui  che  vende 
sorbetti  od  altre  vivande  da  rinfrescare;  Acqua- 
cedratajo. 

Soióx*ì>etto  s.  m.  Gramolata  e  Gragnolata, 
ma  meno  usato,  ed  a  Firenze  e  in  varj  luoghi 
della  Toscana  Granita:  Acqua  concia  con  zuc- 
chero, sugo  di  limone,  cedrato  o  simile,  e  con- 
gelala in  modo  che  venga  granellosa  e  più  sciolta 
del  sorbetto  (mantecato)  V.  Mantecato. 

Soiòrbi  v.  a.  Sorbire  :   Prendere  i   liquidi  a 

sorsi  a  sorsi,  stringendo  le  labbra  e  succiando. 

M  Assorbire,  dicesi  per  simil.  dell'arco  baleno,  della 

saetia,  dell'acqua,  della  terra. 
n  —  L'attrarre  che  fa  un  corpo,  introducendo  fluidi 
esterni  ne'  pori  o  vuoti  qualunque  della  propria 
sostanza;  Imbevere,  Succhiare,  Succiare,  Suggere. 

—  éuve;  Bere  uova,  vale  Sorbirle. 

%  Èse  cSrnme  a  sciórbi  un  éuvo  fresco  V.  Èuvo. 

S  Fd  sciórbi  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  pers5nn-a; 
Dar  a  bere  una  cosa  a  uno,  vale  Fargliela  cre- 
dere, benché  strana  e  non  vera,  giovandosi  della 
sua  balordaggine. 

S  Sciòrbise  n,  p.  Sorbirsi:  Prendersi  in  un  sorso; 
e  per  similit.  Assorbire  V.  sopra  Scimrbi  nei 
primi  due  significati. 

"  —  un  affronto  ;  Inghiottirsi ,  Succhiarsi  un'  in- 
giuria 0  sim.,  vale  Sofferirla  con  pazienza,  Pas- 
sarsela senza  farne  risentimento. 

n  —  ùnn-a  cosa;  Bersi  una  cosa,  Ingozzarla,  vale 
Crederla  quand'olia  è  detta,  ancorché  non  sia  vera. 

»i  —  ùnn-a  cosa  co-i  éttggi;  Mangiarsi  checchessia 
cogli  occhi,  vale  Guardarlo  fisso  e  con  affetto 
sensuale  e  disordinato. 

ti  —  ùnn-a  persònn-a;  Sfangiarsi  uno,  vale  So- 
praffiirlo  con  parole  o  bravate. 
lSoiòr1>oa,  s.  f.  Sorba:  Fruito  del  Sorbo  do- 
mestico (Sorbus  domestica),  piriforme,  di  color 
rosso,  quindi  oscuro,  di  sapore  acido,  che  si 
pone  a  maturare  o  appiccato  in  mazzi  per  aria 
0  posto  sulla  paglia. 
Soiòrti  v.  n.  Uscire,  Escire:  Andare  fuori, 
Venir  fuori,  coìitr.  d'Entrare,  Trovasi  anche 
usalo  Sortire,  ma  è  frances.  da  non  imitarsi. 

ti  Uscire,  detto  de' liquidi,  vale  Scaturire,  Sgorgare: 
Ghc  sciòrtiva  5  sangue  da-o  naso;  Gli  usciva 
il  sangue  dal  naso. 

"  —  per  Riuscire,  Divenire,  Venir  ad  essere:  Ghe 
sdn  sciortii  di  bòin  allievi;  Vi  uscirono  dei 
buoni  allievi. 

ti  Sortire,  nella  Milizia  vale  Uscir  con  impeto  dei 
ripari  o  delle  piazze  assediale,  per  assaltare  il 
nemico;  altrim.  Far  soriita. 

"  —  per  Esser  eletto  a  sorte:  Chi  tciortià  Scin- 
daco?  Chi  sortirà  Sindaco? 

—  a  messa;  Uscir  la  messa,  dicesi  dell'Andare  che 
fa  il  prete  all'aliare  per  dir  la  messa. 

—  a  mezo  V.  sotto  Sciarti  féua. 

—  a  pé  sciùti  da  ùnn-a  cosa  V.  Pé. 

—  ben  0  con  ònó  da  ùnn-a  cosa;  Uscire  o  Riu- 
scir bene  o  a  onore  d'alcuna  cosa:  Terminarla 
0  Effettuarla  bene,  felicemente,  senza  impedi- 


menti ,  pericoli  0  disturbi  ;  che  anche  si  dice 
Cavarne  buort  viso. 

—  da  di  pasticci;  Uscir  del  pecoreccio.  Uscir  del 
fango,  e  in  m.  b.  Trarre  il  culo  del  fango:  Uscir 
degl'intrighi,  Sbrigarsene. 

—  do  pansa  ;  Uscir  del  ventre  :  Nascere. 

—  da  un;  Uscir  da  uno,  cioè  dalla  casa  dov'altri 
fu  con  alcuno. 

—  da  ùnn-a  cosa;  Uscir  d'alcuna  cosa,  Cavar  le 
mani  di  checchessia,  Cavarsela,  vale  Spedirsene, 
Sbrigarsene. 

—  d'in  ti  fratti;  Uscir  de' frati:  Sfratarsi. 

—  féua;  Uscir  fuori  o  fuora  o  fuore:  Presentarsi 
Venire  innanzi,  Farsi  vedere;  e  figurat.  Intro- 
durre nel  discorso  cose  inaspettate  e  diverse  da 
quello. 

—  in  féua  ;  Uscir  in  fuori ,  dicesi  di  cosa  che  sporga 
in  fuori;  in  Archilett.  Aggettare. 

—  un  libbro,  ùnn-a  stampa,  ecc.;  Uscire  o  Uscir 
fuori  un  libro,  una  stampa  e  sim.,  dicesi  subito 
che  sono  stampati  o  si  pubblicano. 

S  Fa  sciarti  sangue  da  ùnn-ii  pria  V.  Pria. 

S  N5  sciarti  de  bócca;  Non  uscir  di  bocca,  Te- 
ner segreto. 
Soiói*txa.  s.  f.  Uscita  ed  Escila:  L'escire,  conlr. 
d'Entrala. 

II  Uscita,  per  Apertura  da  uscire:  In  td  giardin 
ghe  sdn  trce  sciortte  ;  Nel  giardino  vi  sono  Ire 
uscite. 

Il  —  per  Ispesa,  conlr.  d'Entrata  (Rendita). 

n  Sortila  :  L'uscir  fuori  che  fanno  i  soldati  da'  loro 
ripari  per  assalire  i  nemici. 

Il  —  Apertura  munita  di  cancello  o  rastrello  che 
si  fa  ne'  baluardi  o  in  altre  parli  della  fortifi- 
cazione d'una  piazza  per  poter  ad  un  bisogno 
sortire. 

«  Trovata,  Trovato,  Discorso  nuovo,  inaspellalo, 
curioso. 

—  da-o  Stato  di  prodùti  naturali  o  artifitiali; 
Esportazione  o  Asportazione:  Il  portar  fuori  di 
uno  Stalo  i  suoi  prodotti  naturali  o  quelli  dell'arte. 

Scióu  s.  m.  Fiato:  Aria  respirata  ch'esce  dalla 
bocca  degli  animali;  altrim.  Alito. 

n  Fiato,  per  Voce,  Parola,  Favella  :  Ilo  tòsto  perso 
6  scióu  pe  fdghela  intende;  Non  ho  quasi  più 
di  fiato  per  fargliela  capire. 

«  —  per  Forza,  Vigore,  Lena:  Finché  avi5  dò 
scióu,  ecc.;  Finché  avrò  fiato  ecc. 

S  Caccia  via  ó  scióu;  Predicar  a' porri,  Appiccar 
brevi,  Dire  o  Contare  le  sue  ragioni  a' birri, 
Perdere  il  fiato  e  il  tempo:  Buttare  o  Gittare  le 
parole  al  vento.  Sfiatarsi  senza  prò, 

S  Finché  gh'é  do  scióu  gh'é  da  speransa;  Fin- 
ché c'è  fiato  c'è  speranza,  dicesi  per  significare 
che  Un  maialo,  anche  gravissimo,  può  campare 
da  morte. 

S  In  sciò  scióu;  Sull'aria.  Posto  avv.  coi  verbi 
Comperare,  Negoziare,  Imprestare,  vale  Com- 
prare, ecc.  senza  danari,  ma  a  credito. 

S  In  t'ùn  scióu;  In  un  succio.  In  un  sorso,  A  un 
fiato.  Tutto  in  un  fiato.  Posto  avv.  col  v.  Bere, 
vale  Bere  tutto  in  un  tratto,  senza  prender  ri- 
poso, senza  interruzione. 

§  Lascia  piggià  scióu  ;  Dar  fiato ,  Dar  tempo  a 
rifiatare:  Dar  respiro,  riposo. 

S  Levd  d  scióu;  Jlozzare  il  fiato,  Tórre  il  respiro, 
dicesi  dell'Impedire  che  fa  il  vento  impetuoso 
il  respiro  ;  ed  anche  di  salita  o  sim.  troppo  ripida. 


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SCI 


SCI 


S  Manca  S  scióu;  Andare  o  Mancare  il  fiato,  Tra- 

felare,  Languire,  Venir  meno,  Svenire. 
S  Perde  a  breiga  e  5  scióu  V.  Dreiga. 
%  Perde  5  scióu  ;  Sfiatare  V.  Scioà  nel  2»  signif. 
g  Pigyià  scióti;  Pigliar  fiato,  Pigliar  lena  o  re- 
spiro, Respirare,  figurat.  vale  Cessare  alquanto 
dalle  fatiche,  Riposarsi,  Riaversi. 
S  Sensa  piggid  scóu;  Senza  batter  polso.  Subi- 
tamente, In  un  attimo;  e  talora  Continuamente, 
Senza  interruzione. 
S  Spiissd  5  scióu;  Esser  fiatoso,  Aver  la   bocca 
fiatosa  0  puzzolente;  e  più  iatensam.  Aver  un 
fiato  da  avello. 
Il  Figurat.  vale  Costar  salato,  Costar  carissimo. 
S  Tegni  o  scióu;  Ritener  l'alito,  Non  respirare. 
S  Un  scióu  de  vin,  d'cegua,  ecc.  ;  Uo   sorso    di 
vino,  d'acqua  e  sim.,  dicesi  Quella  quantità  di 
liquore  ehe  si  beve  in  un  tratto  senza  raceorre 
ij  fiato. 
Soióu  add.  Sfilato,  Slombato,  Dilombato,  Dire- 
nato. Sciancato  V.  Derenóu. 
Soipà^io  s.  m.  Sipario:  Tenda   che  si  alza  e 
si  cala  innanzi  alla  bocca  del   palcoscenico,  o 
per  iscoprir  la  scena  quando  si  alza,  o  per  na- 
sconderla quando  si  cala. 
lScir*ìng-a.  s.  f.  Siringa,  Sciringa  e  corrottam. 
Scilinga:  Strum.  chirurgico  che  serve  per  inie- 
zioni 0  per  estrarre  l'orina  dalla  vescica,  ecc. 
«  Siringa  o  Sciringa:  Arnese  per  lo  più  di  stagno, 
da  cui  per  compressione  si  caccia  fuori  il  burro, 
figurato  in  piccol  cilindro  variamente   scanalato 
da  servire  in  tavola.  Quest'arnese  è  simile  alla 
canna  da  serviziale,  se  non  che  al   cannello  è 
sostituito  un  disco   traforato  in  figura  di  stella 
0  altra  consimile. 
Scii*iiig-à.  V.  a.  Siringare:  Far  injezioni,  In- 
trodurre altrui  la  siringa  nella  vescica,  ecc. 
Soiscia.  s.  f.  Testa,  Capo.  Voce  turca  e  da  noi 
adoperata  per  ischerzo:  G'han  taggióu  a  sci- 
scìa;  Gli  tagliarono  il  capo. 
S  Alle  volte  per  figura  di  sinedoche  usasi  invece 
di  Capegli  :  E  scappava  5  Turco  via,  arran- 
candose  a  scisela;  Ed  il  Turco  fuggiva,  strap- 
pandosi i  capegli. 
(Soissùa.  s.  f.  Scissura  :  Voce  lat.  usata  metaf. 
in  significalo  di  Discordia,  Disunione,  Dissen- 
sione d'animi. 
Soistema.  s.  m.  Sistema:  Aggregato  di  pro- 
posizioni, vere  o  false,  sulle  quali  si  fonda  una 
dottrina. 
M  Scistema  :  Metodo  che  si  tiene  nel  trattare  ma- 
terie di  scienze,  d'erudizione  e  sim.;  come  an- 
che nel  maneggio,  nell'ordine  e  nell'esercizio  di 
nn'arte,  mestiere  o  sim. 
—  de  villa;  Tenore,  Regola  di  vita. 
S  Ridile  a  scistema;  Sistematizzare:  Ridurre  a 
sistema. 
Soistemà  v.  a.  Sistemare:  Ordinare,  Riordi- 
nare, Porre  in  ordine.  Regolare,  Dar  metodo, 
sesto,  Assestare,  Disporre,  Stabilire. 
Scistema/tico  add.  Sistematico:  Che  appar- 
tiene ad  un  sistema  o  Che  segue  un  sistema. 
Soistemazióu  s.  f.  Sistemazioue ,  Ordina- 
mento, Disposi/Jone,  Assestamento. 
Soito  s.  II).  Sito,  Luogo,  Posto. 
n  Silo,  per  Posizione  di  luogo, 
n  —  per  Abitazione, 
tt  —  per  Ispazio. 


S  Bello  scilo;  Sito  piacevole,  delizioso,  ameno. 
Sci  tua  V.  a.  Situare:  Porre  in  silo,  Collocare. 
Scituaziòu  s.  f.  Situazione,  Situagione,  Sito, 

Posizione:  Positura  di  luogo. 
Scituòu  p.  pass.  Situato,  Posto,  Collocato. 
Sciù  avv.  Su,  che  gli  antichi  scrissero  anche  Sue, 
Suso  e  Soso,  contr.  di  Giù. 

S  De  sciù;  Di  SU,  Di  sopra,  contr.  di  Giù. 

§  In  sciù;  In  su,  antic.  In  sue,  In  suso,  Id  soso: 
In  alto.  Verso  la  parte  superiore. 

3  Mette  sciù,  Mette  sciù  casa,  Mette  sciù  di  pé 
a  ùnn-a  cosa,  Mette  sdii  lùtlo,  naso,  ó  chéu 
a  ùnn-a  cosa,  pansa,  Mette  sciù  ùnn-a  per- 
s5nn-a  V.  Mette. 

S  Nò  peeì  andò,  ciù  in  sciù;  Non  poter  andar  più 
oltre,  vale  Non  poter  crescere  più  in  gloria,  in 
onori  e  simili. 

§  Sta  sciù;  Star  su,  vale  Star  ritto;  ed  anche 
Levarsi,  Alzarsi  in  piedi. 
'  n  —  sciù  co-a  mùza  N.  Mùza. 

I)  —  sciù  de  d'àtò;  Star  di  sopra  o  nella  parie 
superiore. 

S  Tegnìse  sciù;  Star  sostenuto  o  in  sul  mille. 

S  Ttd  sciù;  Tirar  su.  Alzare. 

1)  Tirar  su,  figurat.  vale  Nutrire,  Allevare;  ed  an- 
che Promuovere  alcuno  a  qualche  grado  o  Am- 
maestrarlo in  qualche  arte  o  scienza. 

I)  —  in  sciò  semenàio;  Estrarre  i  numeri  del  lotto. 

§  Veijni  seiù;  Venir  su,  vale  Crescere,  Allignare; 
e  figurai.  Sorgere,  Rilevarsi,  Innalzarsi  a  onore 
e  riputazione. 
Sciupa  V.  a.  Asciugare,  Rasciugare,  Sciugare, 
Prosciugare,  Prosciultare,  Rasciuttare:  Rendere 
asciutto.  Levar  l'umido  alle  cose  molli. 

1)  Usato  in  signif.  neul.  Rasciugarsi,  Rasciullarsi, 
Prosciugarsi  :  Divenir  secco,  asciutto.  Disseccare. 

—  6  chéu,  e  scàtoe,  l'anima  a  ùnn-a  persónn-a; 
Infracidar  uno,  vale  Venirgli  a  fastidio,  Seccarlo, 
Importunarlo. 

—  fin»'  amoa ,  un  fiasco ,  ùnn-a  bòtte  de  vin  ; 
Asciugare  un  boccale,  un  fiasco,  una  bolle  di 
vino,  vale  fiere  il  vino  che  contiene. 

S  Fd  sciùgd  a-o  so,  Mette  a  sciùgd   a-o   sé; 
Soleggiare,  Assolinare  :  Porre  checchessia  al  sole 
perchè  si  asciughi. 
S  Fòntann-a   chi  n5  sciùga  mai;  Fontana  pe- 
renne, che  non  secca  mai 
$  O  e  sciùghieiva  a  Nettùnno  ;  E'  seccherebbe  una 
pescaj.i,  dicesi  di  Chi  non  rifinisce  mai  di  cicalare. 
%  Scingale  a  ùnn-a  persdnn-a  V.  sopra  Sciùgd 

5  chéu,  ecc. 
S  Sciùgdse  n.  p.  Asciugarsi  ^  Rasciugarsi, 
n  —  e  làgrime;  Rasciugar  le  lagrime,  e  poelic. 

Terger  le  luci. 
I)  —  i  polmóin;  Sfiatarsi,  Seccarsi  la  gola. 
Sciù^a1>éle  s.  m.  Seccafistole,  Seccaggine, 

Seccatore:  Persona  importuna,  molesta,  ecc. 
Sciùg-aclxéu  V.  Sciùgabèle. 
Sciù^amau  V.  Piccaggctta. 
Soiùg-ante  s.  m.  Sciugalojo,  dimin.  Sciuga- 
lojuolo:  Luogo  dove  si  tende  checchessia  per- 
chè asciughi. 
Soiùg'ante  V.  Sciùgabèle. 
Soiug-ata  s.  f.  Seccala,  Seccaggine,  Seccatura, 

Uggia,  Noja,  Fastidio,  Importunità. 
Soiùg-l^^^  s.  f.  Asciullore,  Seccore,  Secchezza, 
Seccareccia:  Stato  dell'atmosfera  che  asciuga,  spi- 
rando la  tramontana  o  altro  vento  asciutto. 


SCI 


SCO 


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Soiùg'Ii.in.  V.  Sciùgabele. 

Soiùnviue  s.  m  Fiume:  Grande  adunanza  di 
acqua  dolce,  che  continaameote  corre,  e  che 
dalla  sergente  va  a  sboccare  nel  mare,  in  un 
fìnme  od  in  nn  lago. 

Sciùminaea.  s.  f.  Fiomana  e  Fiamara:  Corso 
largo  d'acque. 

Soiunza.  s.  f.  Sugna  e  Songia:  Grasso  di  porco 
che  serve  per  ungere  corami,  ruote  e  simili; 
usalo  anehe  nelle  farmacie. 

fSoiùscetto  s.  m.  Manticetto,  e  men  coma- 
nememe  Soffietto:  Slnim.  col  quale,  spingendosi 
l'aria,  si  genera  vento  per  far  bene  accendere 
carbone  o  per  far  mandar  fiamma  a  legna  non 
bene  accese  o  sim.  È  composto  di  due  palchi 
Cloe  0  fóndi J  nella  grossezza  de'qnali  è  imbul- 
lettala una  pelle.  Il  palco  superiore  ftòa  de  cim- 
maj  dicesi  Coperchio,  e  Fondo  l' inferiore.  Am- 
bedae  hanno  da  una  parte  un  3Ianicbetto  per 
dimenarlo,  e  dall'altra  hanno  annesso  il  Mozzo 
0  Porlacanna  (testuj,  in  cai  è  impiantata  la  Canna 
(cannonetto).  Nel  mezzo  del  fondo  o  palco  in- 
feriore lo  Spiraglio  (fertùzo) ,  per  cui  l'aria 
esterna  entra  nel  manticello  sollevando  un'Ani- 
mella (valvola  0  gallo),  la  quale  dagli  artieri  è 
detta  Chiusino.  Dicesi  Manticello  doppio  quello 
che,  diviso  in  due  parti  da  un  terzo  palco,  soffia 
senza  interruzione. 

—  da  carcssa;  3làntice'  Tettuccio  o  Coperta  del 
calesse,  di  pelle  o  di  cnojo,  sorretta  da  archicelli, 
che  s'alza  o  s'abbassa  a  piacimento  per  via  di 
certi  ordigni,  ecc. 

—  de  canna;  Soffione:  Canna  traforata  da  soffiar 
nel  fuoco. 

—  di  càsoin;  Chiave:  Gherone  o  Pezzo  triango- 
lare tiella  medesima  slofTa  de' calzoni  che  si  enee 
in  mezzo  alle  serre  di  dietro  per  allargarle. 

Sciuscià.  Y.  n.  Soffiare:  Spingere  l'arJa  vio- 
lentemente col  iìato,  stringendo  e  aguzzando  le 
labbra. 

••  Soffiare,  più  comnnem.  dicesi  dello  Spinger  l'aria 
sul  fuoco  col  manticetto  (sciùscetto). 

"  —  In  modo  basso,  Fare  la  spia,  che  anche  di- 
cesi scherzosam.  Giocare  a  soffino. 

"  —  Talora  dicesi  per  ischerzo  di  persona  che  sia 
entrala  nell'età  di  sessanl'anni  :  Quanli  anni 
avià  5  late  ?  Creddo  ch'ò  sciùsce;  Quanti  anni 
avrà  il  tale  ?  Credo  ch'e'  soffi. 

"  —  Usato  attivam.  Spinger  checchessia  colla  forza 
del  fiato:  O  m'ha  sciùscióu  lùlla  afaenn-a  in  la 
faccia;  E'  m'ha  soffialo  tutta  la  farina  nel  volto. 

—  in  ti  oège;  Zufolare  o  Soffiar  negli  orecchi  ad 
alcuno  :  Dargli  alcuna  notizia  o  avvertimento 
segretamente;  e  talora  Andarlo  continuamente 
istigando. 

S  Siiùsciàse  ò  naso;  Soffiarsi  il  naso,  vale  Trarne 
fuori  i  mocci  mettendosi  il  fazzoletto  al  naso. 

Sciuscià  s.  f.  ioffiala:  L'alto  del  soffiare. 

Sciùscia.iita< ;  Sessanta:  Nome  numer.  che 
coni  iene  Sei  decine. 
S  Pesso   da  sciùscianta  ;  Pezzo  da  sessanta  V. 
Fesso. 

Sciùscia-ntenn-a.  s.  f.  Sessantina:  Quan- 
tità 0  Serie  di  sessanta  cose. 

Sciùscin  s.-m.  Soffino:  Giuoco  da  ragazzi  che 
consiste  nel  fare  rivoltar  faccia  a  una  piccola 
moneta  con  un  soffio. 

iSoiùsoio  s.  m.  So/fio:  Il  soffiare. 


%  la  t'ùn  sciùscio;  In  un  soffio.  Posto  avv.  vale 

Subitamente,  In  un  attimo. 

Sciusciòn  s.  m.  Soffione,  in  m.  b.  vale  Spia. 

Sciato  add.  Ascinlto,  Rascinito,  contr  di  Molle. 

Il  Asciutto,  aggiunto  ad  uomo  o  altro  animale,  vale 

Magro,  Macilente,  Scarno, 
n  —  Aggiunto  pure  ad  uomo,  vale  Senza  danari. 
Il  —  Aggiuntoapane,  vale  Solo  e  senza  companatico. 
Il  —  Aggiunto  ad  occhi,  vale  Senza  lagrime. 
"  —  Aggiunto  a  tempo,  vale  Senza  pioggia. 
Il  —  Aggiunto   a  vento,   vale   Vento  che  porla 

asciuttore  (sciùghèa). 
**g  Lerfe  sciate;  Bocca  chiosa  V.  Lerfo. 
Scivernà  v.  n.  Svernare  :  Tenere  checchessia 
in  alcun  luogo  o  Slarvi  nel  tempo  dell'inverno. 
E  presso  i  nostri  contadini  II  dare  a  nutrire  e 
mantenere  vacche,  pecore,  capre  e  sim.  durante 
r  inverno. 
S  Comunem.  da  noi  usasi  per  Mantenere,  Nutrire. 
S  Scivernàse  a.  p.  Mantenersi,  Nutrirsi,  Procurarsi 
da  vivere. 
Sciverto  s.  m.  Siverlo.  T.  di  coslrvz.  Giro 
0  Curvatura  che  si  dà  artificialmente  ad  un  pezzo 
di  costruzione  per  fargli  prendere  la  forma  ir- 
regolare voluta  dai  cartaboni. 
Scixerlboa,  s.  f.  Cicerbita,  Grespignolo,  Gri- 
spignolo.  T.  boi.  Sonchus  oleraceus.  Pianta  che 
ha  "la  radice  fibrosa,  lo  stelo  ramoso,  angolato, 
vnolo,  tenero,   le  foglie  amplessicuali ,  liralo- 
sbrandellate,  coronate  da  cigli  o  piccole  spine; 
i  fiori  gialli  co'  calici  lisci.  Jlangiasi  in  insalata 
e  piace  mollo  ai  coniglj.  Fiorisce  nell'estate  ed 
è  comune  nei  prati  e  nei  campi. 
Scixerboetta  s.  f.  Sgualdrinella.  Dim.  di 

Sgudlilrina. 
Scóà  V.  n.  Scolare,  si  dice  dell'Andare  in  giù 
0  Cader  a  basso  a  poco  a  poco  i  liquori  o  altre 
malarie  liquide  o  il  residuo  loro, 
n  Scolare,  usato  attivam.  vale  Fare  scolare,  Tenere 
nna  cosa  in  modo  che  scoli:  AmmicB  de  scód 
ben  e  bótti gge;  Procurate  di  scolare  bene  le 
bottiglie, 
n  Bagnare  da  capo  a  piedi:  M'han  tutto  scnóu; 

M'hanno  bagnalo  da  capo  a  piedi. 
Il  Scopare:  Percuotere  con  iscope:  Sorla   di  ca- 
stigo infame  che  anlicam.  davasi  a'  malfattori  ;. 
quasi  il  medesimo  di  Frustare. 
—  de  voti  neigri  ùnn-a  persónn-a;  Imbiancar  ano, 

Dargli  tulli  i  voli  contrarj  ne'  partiti. 
Scóag-ia  s.   f.  Abbeverato ,  Abbeveraticelo  : 
Quel  rimanente  del  liquore  lascialo  nel  vaso  da 
chi  ha  beulo  prima. 
Il  Per  similit.  Avanzo,  Avanzuglio,  Avanzaticelo. 
S  Èse  a-i  ùltime  scóage;  Essere  alla  callaja,  cioè 
al  fine,  al  termine. 
ScSag-isen  s.  m.  Scotitoio:  Vaso  di  latta  o 
di  rame  bucheralo,  nel  qual  si  mette  l'insalata 
sciaguattata  e  grondante,  per  farne  colar  l'acqua 
scotendo. 
Scoag-ióu  CÉuvoJ  ;  Uovo  col  panno  V.  Éuvo. 
Scòasso  s.  m.  Spazzaforno,  Spazzatojo:  Arnese 

per  ispazzar  il  forno. 
Scocca  da  cai*ossa;  Cassa,  Cuna: 
Quella  parte  della  carro/za  che  posa  sulle  stan- 
ghe, dentro  cui  siede  chi  si  fa  portare,  ed  è 
retta  da' cignoni  e  dalle  molle. 
Soòig'g'io  s.  m.  Guattero,  Lavascodelle  :  Gar- 
zone del  cocco.  Colui  che  lava  i  piatti  in  cucina. 


700 


SCO 


SCO 


fSoolèi/O  s.  m.  Scolare,  Scolaro  e  Scolajo:  (^negli 
che  va  a  scuola,  che  va  ad  imparare  o  scienza 
od  allra  disciplina. 

Scollsitùa.  s.  f.  Scollo  V.  Schiffltùa. 

Scollòu.  add.  Scollalo:  Aggiunto  di  veste  che 
lasci  il  collo  scoperto,  conlr.  di  Accollalo.  - 
Scollaccialo,  aggiunto  di  persona,  specialra.  di 
donna  che  abbia  il  collo  non  coperto  da  fazzo- 
letto 0  sim.,  e  le  vesti  poco  accollale;  dicesi 
anche  Sgolato. 

Scolori  V.  n.  Scolorare,  Scolorire,  Discolorare, 
Discolorire:  Perdere  il  colore. 

Scolpi  V.  a  Scolpire:  Fabbricare  immagini  o 
Figure  in  materia  solida  per  via  d'intaglio. 
«  Scolpire,  metaf.  dicesi  di  Cosa  che  faccia  grande 
impressione  al  cuore,  alla  memoria  e  sim. 

Scoiiil>à,ttise  n.  p.  Dibattersi,  Quistionare: 
Disputare  in  prò  e  in  contro. 

Scomìnig'a.  s.  f.  Scomunica,  Scomunicazione, 
Scomunicaj?ione,  e  con  voce  greca  Anatema:  Pena 
imposta  dalla  Chiesa  per  correzione,  che  priva 
della  partecipazione  de' sacramenti  e  del  com- 
mercio de'  fedeli. 

Scominigrà.  v.  a.  Scomunicare,  Anatema- 
tizzare: Imporre  scomunica  o  anatema. 

Soomiixiette  v.  a.  Scommettere:  Giocare  per 
mantenimento  di  sua  opinione,  pattuito  quel  che 
si  debba  vincere  o  perdere. 

Scotnmissa  s.  f.  Scommessa:  Patto  che  si 
debba  vincere  o  perdere  sotto  alcuna  determi- 
nata condizione. 
S  Fd  scommissa;  Fare  scommessa,  vale  Scom- 
mettere. 

Scomoda.  V.  Descomodd. 

Scompa.g'inà  v.  a.  Scompaginare  :  Turbare 
la  simmetria.  Confonder  l'ordine, 
n  Scompaginare.  7'.  stamp.  Disfare  la  pagina  fatta 
per  aggiungervi  o  togliervi  materia  o  per  altro 
motivo. 

Scompa/i*i  v.  n.  Scomparire:  Perder  di  pregio 
0  di  bellezza  alcuna  cosa  posta  a  confronto  o  a 
paragone  con  un'altra  più  pregevole. 
S  Fa  scompari  ùnn-a  personn-a;  Smaccare  al- 
cuno: Fargli  far  trista  o  brutta  figura;  e  talora 
Vincerlo  al  paragone,  Sgararlo. 

Sootnpa.i*ti  v.  a.  Scompartire,  Compartire, 
Dividere,  Distribuire. 
S  Scompartise  n.  p.  Scompartirsi ,  Compartirsi , 
Dividersi. 

Scoixipa>x*tiiiiento  s.  m.  Scompartimento: 
Lo  scompartire;  e  dicesi  anche  delle  Divisioni  o 
Separazioni  di  terreno  che  s'usano  fare. 
$  Scompartimenti  de  sganste,  armai,  ecc.;  Pal- 
chetti: Ciascuna  asse  che  si  pone  a  traverso 
negli  armadj,  scafTali  e  simili. 

Sconipa>8sà,  v.  a.  Trapassare ,  Trasalire  : 
Varcare  un  oggetto  d'un  salto,  Saltarlo  da  una 
parte  all'altra, 
n  Figurai.  Superare,  Sorpassare,  Esser  da  più, 
Passar  sopra,  Sopravanzare. 

Scòmpi  V.  a.  Scompletare,  detto  d'un' opera, 
vale  Perderne  un  volume  o  più,  o  non  esserti 
restituito  dopo  averlo  prestalo. 

Scotnpio  add.  Scompleto,  dicesi  di  Quel  libro 
a  cui  manca  quache  pagina,  o  di  Quell'opera,  a 
cai  manca  qualche  volume. 

Soòmpisoià;  v.  a.  Scompisciare:  Pisciare 
addosso  o  Bagnar  di  piscio  checchessia. 


§  Scómpiscidse  da-o  ne;  Scompisciarsi  dalle  risa 
0  per  le  risa,  vale  Ridere  smoderatamente. 

Scómpóun-e  v.  a.  Scomporre:  Guastare  il 
composto. 
ti  Scomporre,  presso  gli  Stampatori  vale  II  disfare 
una  forma  separandone  le  lettere,  disponendole 
di  nuovo  nelle  casse,  ciascuna  nel  suo  proprio 
nicchio. 

Soòucab^à,  V.  a.  Sconcacare:  Bruttar  di  merda. 

Sconcerta  v.  a.  Sconcertare,  figurai,  vale 
Disordinare, 
n  Far  perdere  la  bùssola,  la  tramontana,  la  scherma 
0  la  scrima,  Turbare,  Confondere,  Levar  di  sesto. 
S  Sconcertàse  n.  p.  Sconcertarsi,  figur.  Smarrire 
0  Perdere  la  bussola,  la  tramontana,  la  scherma 
0  la  scrima,  dicesi  di  chiunque  si  confonda  o 
non  sappia  qtiel  ch'e'  si  faccia. 

Scoudillò  (A)  V.  A  scondilló. 

Scòuosciùo  add.  Sconosciuto:  Non  cono- 
sciuto. Incognito. 

Sc5uqua;scià<  v.  a.    Sconquassare,  Scassi- 
nare: Rompere,  Guastare. 
%  Sconquascidse  n.  p.  Sconquassarsi,  Conquassarsi, 
Scassinarsi. 

Scòuqua.scio  s.  m.  Sconquasso,  Conquasso, 
Conquussamento,  Conquassazione:  Il  conquassare. 
Rovina,  Sbattimento. 

Sconta.  V.  a.  Scontare:  Diminuire  il  debito 
compensandolo  con  cose  od  opere  di  corrispon- 
dente valore. 

—  d  so  peccóu;  Scontare  il  suo  peccalo,  figurai. 
Pagarne  il  fio ,  Aver  la  pena  meritata  de'  saoi 
falli. 

—  ùnn-a  cambiale  ;  Scontare  una  cambiale  o  sim., 
vale  Pagarne  la  valuta  al  possessore  prima  della 
scadenza,  facendosi  far  la  gira  in  favore,  e  pi- 
gliando un  tanto  per  cento  a  titolo  di  mercede 
per  l'anticipato  pagamento. 

Scontenta  v.  a.  Scontentare  :  Rendere 
scontento. 

Sconto  s.  m.  Sconto:  Diminuzione  di  debito 
che  fa  il  creditore  al  debitore  per  l'anticipalo  pa- 
gamento 0  per  altra  cagione, 
n  Sconto,  nel  Commercio  Ribasso  d'un  tanto  per 
cento  sul  prezzo  di  mercanzie  comperate  a  cre- 
dito, ad  ogni  rata  che  sia  pagala  prima  de'  ter- 
mini pattuiti. 

Scontòr^ise  n.  p.  Contorcersi,  Scontorcersi, 
parlando  di  cose  animale ,  vale  Travolgere  le 
proprie  membra  o  per  dolore  che  si  senta ,  o 
per  vedere  o  avere  a  fare  cosa  che  dispiaccia. 

Scontra,  v.  a.  Scontrare,  Riscontrare,  incon- 
trare V.  Incontra  nel  1°  signif. 
n  Urtare,  Dar  di  cozzo  in  checchessia:  Ho  scon- 

tr&u  in  t'ùnn-a  caréga;  Urlai  in  una  sedia. 
„  —  Figurai,  vale  Contraddire,  Venir  in  contro- 
versia con  qualcheduno:  Meschin  chi  ghe  scon- 
tra! G'iai  per  chi  uria  con  lui! 

Scòntrin  s.  m.  Contrammarca  :  Quel  secondo 
biglietto  d'entrala  che  il  portinaio  del  teatro, 
d'una  festa  da  ballo  e  sim.  distribuisce  a  chi 
esce  per  rientrare  poco  dopo. 

Scóntro  s.  m.  Scontro:  Combattimento  di  due 
persone  o  di  due  schiere  che  s'incontrino. 
«  Scontro,  Disgrazia,  Disavventura. 

—  dò  rcléuio  ;  Guardacoste.  T.  oriuol.  Pezzo  del- 
l'orinolo da  lasca  che  serve  a  far  sentire  il  fine 
della  catena  fcordaj  quando  è  finita  di  caricare. 


I 


SCO 


SCO 


701 


S  Srdnlri  o  Zéugki  de  ciavéua;  Ingegni  (  della 
toppa):  Lastretiine  disposte  in  modo  dentro  la 
loppa,  che  cnlrano  n;lle  corrispondenti  tacche 
delia  «biave,  le  quali  pnr  si  dicono  Ingegni. 

Sconzùà,  V.  a.  Scongiurare:  Ricercare  alcuno 
slrelianiente  di  checchessia,  per  amor  di  qualche 
cosa  ch'egli  abhia  cara,  Instanlpmentp  pregare, 
n  Scongiurare,  per  Invocare  il  nome  di  Dio  contro 
il  demonio,  Esorcizzrve;  e  talora  Violentare  i 
demonj  a  uscir  d'addosso  a  chi  ne  è  invaso. 

Soonzùo  s.  m.  Scongiuro:  Prego  caldissimo 
e  inslantissimo. 

Scòo  add.  Molle,  Bagnato. 

—  da  torce;  Fradicio:  Eccedentemente  molle. 

Scópsissón  s.  m.  Scapezzone^  Capessata, 
Snsurno:  Colpo  dato  sulla  testa  colla  mano  aperta. 

Scòpella  V.  a.  Scalpellare,  e  Scarpcilare:  La- 
vorar le  pietre  colio  scarpello, 
ti  Scalpellare,  per  Guastare  o  Tòr  via  collo  scar- 
pello sculture  e  simili. 

Scòpella  s.  f.  Scarpellata:  Colpo  di  scarpello. 

Scòpelletto  s.  m.  Scarpolletto  e  Scalpelleito, 
Scarpellino  e  Scalpellino:  Piccolo  scarpello. 

Scòpellin  s.  m.  Scarpellino:  Quegli  che  la- 
vora le  pietre  collo  scalpello  ;  altrim.  Tagliapietre. 

Scòpello  s.  m.  Scarpello:  Strum.  di  ferro  ta- 
gliente in  cima  conficcai*  in  un  manico  di  legno, 
col  quale  si  lavorano  legni,  pietre  e  metalli;  e 
ce  n'ha  di  pm  sorte  e  nomi  n«lle  varie  arti. 

Soópellotto  s.  m.  Scappellotto  :  Colpo  dato 
nella  parte  deretana  del  capo  colla  mano  aperta. 
S  Dà    di    scópellotti   o   Piggià    a   scdpellotti  ; 
Scappellottare:  Dare  degli  scappellotti. 

Scòpola<  V.  Scópellotto. 

Scorag-g"!  V.  Descoraggi. 

Scói*atta  V.  n.  Scorrazzare:  Correre  qua  e  là 
iuterroltamente,  e  talora  per  giuoco. 
S  Comunem.  usasi  per  Andare  a  zonzo,  ecc.  V. 
Giandond. 

Scorbuto  s.  m.  Scorbuto:  Malattia  comnnis- 
sima  nella  gente  di  mare.,  ma  non  rara  eziaodio 
sulla  terra.  I  suoi  caratteri  sono  turgescenza  delle 
gengive,  macchie  sulla  pelle,  emorragia  dalle 
membrane  muccose. 

Scordale  n.  p.  Scordarsi,  Dimenticarsi. 

Scòriserve  s.  ra.  Fanlajo  :  Amator  delle 
fantesche. 

Scoirlussoa  s.  f.  Sgualdrinella,  dicesi  per 
dispregio  a  Fanciulla  troppo  sfacciata,  e  che  vada 
qua  e  là  scorrazzando  quasi  a  rincorrere  le  lucciole. 

Scornùo  add.  Scornalo,  Sbeffato,  Svergognalo: 
Battito  e  scornilo;  Confuso  e  scornato. 

tScòi*peua  s.  f.  Scorpena,  Suòrfìna,  Scròfano. 
T.  ittici.  Scorpaena  porcus.  Pesce  di  mare  che 
ha  il  corpo  grosso,  gli  occhi  grandi  e  vicinis- 
simi, l'iride  dorata  e  rossa,  l'apertura  della 
bocca  larghissima;  ciascuna  mascella  irta,  al  pari 
del  palalo,  di  parecchi  ordini  di  denti  piccoli 
ed  acuti;  la  lingua  corta  e  liscia;  l'opercolo 
branchiale  monito  di  pungiglioni  e  di  barbette, 
e  la  parte  anteriore  della  pinna  dorsale  soste- 
nuta da  dodici  aguglioni  forlissimi  ed  incurvati 
indietro,  con  cui  fa  crudeli  ferite,  che  producono 
un  acutissimo  dolore.  Il  colore  della  parte  su- 
periore è  bruno  con  alcune  macchiette  nere;  un 
bianco  misto  col  rossiccio  è  sparso  solla  sua 
parte  inferiore;  le  pinne  son  rosse  o  di  color 
giallo,  languido  e  macchialo  di  brano. 


ti  Figurat.  dicesi  per  disprezzo  di  Uomo  avaro  e 
taccagno,  Pillacchera,  Pittima,  Mignolla ,  Bar- 
bino, ecc. 

Scorpión  s.  m.  Taràntola;  Serpentello  simile 

alla  lucertola  fgrìgoaj ,   di   color   bianchiccio, 

chiazzato  quasi  come  di  lentiggine.  Trovasi  per 

lo  più  nelle  stanze  terrene  ed  umide  delle  case. 

n  Scorpione,  per  Uno  dei  dodici  segni  del  zodiaco. 

Soorrezión  s.  f.  Scorrezione:  Errore  di 
scrittura. 

Scorri  V.  a.  Rincorrere,  Inseguire:  Correr  dietro 
ad  uno  che  fugge. 

Scorrussàse  n.  p.  Corrucciarsi,  Crucciarsi, 
Scorrubbiarsi,  Imbronciare,  Ingrognare,  Ingro- 
gnare: Pigliar  il  broncio,  il  grugno.  Entrar  in 
corruccio. 

Scorsa  s.  f.  Scorza,  Corteccia,  Boccia  :  Nomi 
che  generalmente  si  usano  come  sinonimi,  ma  che, 
precisamente  parlando,  hanno  la  seguente  distin- 
zione :  Scorza  e  Corteccia  dicesi  propriamente 
Qiella  materia  legr>osa  e  dura  che  serve  q'iasi 
di  pelle  agli  alberi;  Buccia  è  La  pelle  sottile 
che  copre  la  polpa  d'alcune  fruite,  come  mele, 
pere,  fichi,  ecc.  ;  come  pur  quella  de'  rami  sot- 
tili de'  virgulti  e  sim.  La  scorza  è  più  grossa 
e  più  scabra;  la  corteccia  lo  è  meno,  e  meno 
ancora  della  corteccia  la  buccia. 

—  da  castagna;  Scorza  o  Buccia  della  castagna. 

—  dell' éuvo;  Guscio  dell'uovo. 

—  dò  mei  grand;  Malicòrio:  Scorza  della  melagrana, 
che  si  adopera  in  Medicina  come  astringente. 

S  Leva  a  scorsa;  Scorzare,  Scortecciare,  Sboc- 
ciare: Levar  la  scorza,- la  corteccia,  la  buccia. 
S  Unn-a  cosa  fccta  pe  farsa  a  nò  va  ùnn-a  scorsa; 
Cosa  falla  per  forza  non  vale  ona  scorza,  ovv. 
Per  forza  non  è  buon  altro  che  l'aceto  (Tomm. 
Giunte)  V.  Forsa. 

Scòrsa  s.  f.  Scorsa  :  Lo  scorrere  ;  e  da  noi 
non  usasi  per  lo  più  che  in  questo  significato: 
Dà  ùnn-a  scórsa  a  un  libbra,  a  un  scrilo,  ecc.; 
Dare  una  scorsa  a  un  libro,  a  una  scrittura  e 
sim.,  vale  Leggerlo,  Rivederlo  con  prestezza. 

Scòrsajéu  s.  m.  Scorciatoia,  Tragetto:  Pic- 
colo Sentiero  che  traversa  per  abbreviare  il 
cammino. 

Scorsonsea  s.  f.  Scorzonera.  T.  hot.  Scor^ 
zonera  htspanica.  Pianta  che  ha  il  caule  di  circa 
un  metro,  scanalalo,  liscio,  carnoso  ;  le  foglie  am- 
plessicauli,  intere,  ondate,  addentellate;  i  fiori 
gialli.  Fiorisce  nell'estate  e  mangiasi  in  insalata. 

Scorta  V.  a.  Scortare  :  Fare  la  scorta,  Accom- 
paguare  checchessia  per  maggior  sicurezza. 

Scorteg-à  V.  Spella. 

Scorteize  add.  Scorlese,  Inurbano,  Incivile: 
Di  tratti  rozzi  ed  inurbani. 

Scorte:xxa  s.  f.  Scortesia,  Inurbanità,  Inciviltà, 
Mala  creanza:  Atti  o  parole  da  scorlese. 

Scòsà  s.  f.  Grembiale  e  pù  comunem.  Grem- 
biule: Pezzo  di  panno  lino,  lane,  serico  o  altro, 
che  tengono  cinto  sul  dinanzi  le  donne  e  pende 
loro  insino  al  ginocchio  o  più  giù;  da.i.'li  Aretini 
detto  Pannacela,  dai  Perugini  Pancetta,  e  dai 
Romani  Zinnale.  Il  grembiale  o  grembiule  è  usato 
anche  da  varj  artieri  per  non  lordarsi  gli  abiti, 
ma  è  di  materia  più  grossa  e  durevole,  e  talora 
anche  di  pelle.  Il  pezzo  che  talora  si  aggiunge 
al  grembiale  e  che  cuopre  il  petto,  dicesi  Pettino 
e  Pettina. 


10 


SCO 


SOR 


—  da  cdffa;  Ballicoffa.  T.  mar.  V.  BafticSffa. 

—  da  carossin;  Grembialino  da  calesse:  Ribalta 
che  si  alza  e  si  abbassa  per  coprir  le  gambe 
di  chi  è  in  calesse. 

Scòsà  s.  f.  Grembialata,  Grembiala:  Tanta  roba 
quanta  può  capire  nel  grembiale.  -  Grembiala, 
Quanta  roba  può  capire  nel  grembo,  in  seno 
V.  Scòso. 

Scòsa^eu  s.  m.  Grembiulelto ,  Grembiulino, 
Grembialino:  Piccolo  grembiule. 

Soòso  s.  m.  Grembo  :  Quella  parte  del  corpo 
umano  dal  bellico  infino  alla  metà  delle  cosce, 
in  quanto  la  persona  sia  seduta  o  accoccollata  : 
Un  bambino  dorme  in  grembo  alla  mamma.  E 
siccome  nella  suddetta  positura  il  grembo  è  fatto 
più  capace  e  più  comodo  dalle  vesti  femminee 
che  fanno  sacca,  così  Grembo  si  suole  più  co- 
munem.  riferire  a  donna. 

Scossa,  s.  f.  Scossa,  Scothnento,  Scrollo:  Mo- 
vimento violento  e  rapido  che  si  dà  o  si  riceve. 

—  de  terremoto;  Scossa  di  terremoto:  Quel  su- 
bito tremito  gagliardo,  che  ir  terremoto  comu- 
nica alle  fabbriche,  alle  persone,  ecc. 

—  elettrica;  Scossa  elettrica:  Scossa  più  o  meno 
violenta  data  dall'elettricità  ad  un  essere  dotato 
di  sensibilità. 

Sootizzo  s.  m.  Fritto  e  Rifritto  :  Quel  mal 
odore  e  sapore  che  pigliano  le  vivande  cotte  in 
vasi  unti  e  mal  puliti,  e  che  vien  dato  ad  esse 
dal  rifrigger  che  per  il  caldo  fa  quell'untume, 
onde:  Aveì  d  scotizzo;  Saper  di  fritto  o  di 
rifritto. 
1)  Per  similit.  dicesi  di  Donna  sudicia,  Sciattona, 

Siidicìona,  e  talora  di  cattiva  condotta. 
1)  Metaf.  dicesi  di  Persona  di  poca  età  che  voglia 
affettar  senno  superiore  agli  anni,  Prosontuosello, 
Arroganiuccio,  Saccentino. 

Scotta,  s.  f.  Scotta,  e  comunem.  al  piar.  Scotte. 
T.  mar.  Cavi  legati  alle  bugne  o  agli  inferiori  di 
ogni  vela,  per  tirarla  e  tenerla  obbligata  all' ingiù. 

Scotta,  V,  a.  Scottare:  Offendere  con  fuoco  o 
con  materia  caldissima  la  cute. 
n  Scottare,  per  Essere  eccessivamente  caldo. 

—  0  Inyianchi  a  carne;  Fermar  la  carne  V.  Carne. 
S  Scottàse  n.  p.  Scottarsi,  Bruciarsi. 

I)  —  di  figgiéu;  Incuocersi,  dicesi  del  Rosseg- 
giare ai  bambini  la  pelle  fra  le  cosce  per  effetto 
di  leggera  infiammazione  cagionata  dalle  loro 
orine.  -•  Ricidersi,  Il  rompersi  la  pelle  incotta 
specialmente  ne'  bambini  grassocci. 

Scotta,ute  s.  m.  Dozzinante.  Voce  dell'  uso 
tose:  Colui  che  sta  a  dozzina  in  casa  altrui  ri- 
cevendone il  vitto  e  pagando  un  tanto  al  mese. 

Scottatua,  s.  f.  Scottatura:  Lo  scottarsi  e  La 
parte  scollata. 
«  intertrigine.  T.  chir.  Scorticatura  della  pelle, 
cagionala  dal  camminare  o  dal  fregarsi  l'un 
membro  coll'altro;  e  detto  di  bambini,  Quella 
specie  di  lieve  eritema  che  suol  succedere  sulle 
loro  cosce  e  nel  perineo,  per  causa  della  lunga 
dimora  dell'orina  a  conlatto  di  quelle  parti,  op- 
pure a  motivo  di  sua  soverchia  acrezza,  del 
troppo  strofinamento  de'  pannilani  e  sira. 

Scotto  s.  m.  Scotto:  Pagamento  che  si  fa  del 
pranzo,  cena  o  sim.  negli  alberghi  o  sim. 
%  Ése  0  Tegni  a  scollo  V.  A  scollo. 

Scotto  s.  m.  Sajetta:  Sorta  di  leggiera  saja 
che  io  commercio  dicesi  pure  Scolto. 


Scottònn-a,  s.  f.  Manzotta,  Giovenca:  Gio- 
vine vacca  che  non  ha  ancora  portato. 

Scoverta,  s.  f.  Scoperta  e  Seoverta:  Trova- 
mento  di  cosa  a  tutti  ignola,  come  La  scoperta 
dell'America,  La  scoperta  dell'Indie,  ecc. 

Scoverto  fA-oJ  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede 
alfabetica. 

Seòxi  v.  a.  Svergognare,  Sonar  le  tabelle  dietro 
ad  alcuno:  Dirne  male.  Beffarlo. 
S  Fase  scoxi;  Farsi  scorgere:  Dar  altrui  cagione 
di  beffare,  Far  trista  comparsa  o  trista  prova. 

Scra,ccà,  v.  n.  Sornacchiare,  e  nell'uso  Sca- 
racchiare: Sputar  sornacchj  con  quel  suono  eh' è 
proprio  di  tal  azione. 

Scraccaeli  s.  m.  pi.  Sonaglj  V.  Straccaeli. 

Scràecao  s.  m.  Sornacchio,  antic.  Sarnacchiq, 
e  nell'uso  Scaracchio:  Catarro  grosso  che  tos- 
sendo si  trae  dal  petto;  dicesi  anche  Farda  e 
Farfallone. 

Scràpoe  s.  f.  pi.  Cispa,  Càccole:  Quell'umore 
che  cola  dagli  occhi  e  si  risecca  intorno  alle  pal- 
pebre. 

Sera, va,  v.  a.  Sfrondare  :  Levar  via  le  fronde. 
Voce  del  contado. 

Scritoaccin  s.  m.  Copistuzzo,  Menante:  Voce 
di  dispregio  che  si  dà  a  Chi  dà  opera  a  copiare 
per  altri.  * 

Scrilbassa  v.  a.  Scrivacchiare:  Scrivere  molto 
e  malamente  e  talora  inutilm.  -  Scrivucchiare, 
Scrivere  cose  di  poca  importanza  e  più  per 
passatempo  che  per  altro. 

Scricchi  v.  n.  Crescere:  Spingersi  innanzi 
colla  persona, 
g  N5  poeì  scricchi;  Venir  su  a  stento,  Crescere 
a  stento,  Essere  scriato,  dicesi  de'  bambini  che 
sono  di  poca  carne  e  deboli  ;  se  parlasi^  di  piante, 
dicesi  Stremenzire. 

Sorig-na,  v.  a.  Sghignare,  Schernire,  Burlare, 
Farsi  beffe. 

Scrig-uo  s.  m.  Scrigno:  Forziere  per  conservar 
danari,  ori,  gemme,  ecc. 

''Scripilita,  s.  f,  Farinata.  Voce  deF  gergo  V. 
Faina. 

Scripiliti  (Èuggi)  V.  Èuggio. 

Scripixi  s.  m.  pi.  Grilli,  Bizzarrie:  Ghiribizzi 
stravaganti. 
§  Aveì  0  Sàia  i  scripixi  V.  Aveì,  Sàtd. 

Scrii to  s.  m.  Scritto:  Scrittura  qualunque. 
S  Rivedde  un  scrtto,  ecc.;  Rivedere  uno  scritto, 
un  libro,  ecc..  Considerarlo  per  la  correzione. 

ScrJito  p.  pass.  Scritto  V.  Scrive. 

—  a  man;  Scritto  a  penna,  Manoscritto. 
§  Meile  in  seri  lo  ;  Recar  in  iscrittura,  Stendere 
in  carta. 

Scritto  s.  m.  Scrittore:  Autore  d'opere  scritte. 

Scrittura,  v.  a.  Scritturare:  Presso  gl'Impre- 
sarj  da  teatro  dicesi  del  Fare  un  contratto  con 
un  cantante,  un  ballerino,  ecc.,  obbligandosi  que- 
sti ad  esercitare  sua  arte  per  un  determinato 
tempo  e  l'Impresario  di  dargli  in  pagamento  la  M 
tale  0  tal'  altra  somma.  ■ 

Scritturale  s.m.  Scritturale,  Scrivano,  Com- 
putista: Colui  che  esercita  Tarte  di  tener  conti 
e  ragioi.i,  e  far  computi. 

Scriitùa,  s.  f.  Scrittura,  Carattere. 
"  Scrittura,  per  La  cosa  scritta. 
„  _  0  Scritta  :  Contratto  fra  più  persone,  o  pri- 
vato 0  pubblico,  per  man  di  notajo. 


SCR 


SCR 


70S 


«  ~  Nel  linguaggio  leairale  1'  contralto  che  si  fa 
Ira  l'impresario  e  il  cantante  o  ballerino  V. 
Scrittura. 

n  —  per  II  libro  d'una  ragione  mercantile;  e  par- 
ticolarm.  si  dice  per  Ciò  che  si  scrive  ne'  libri 
e  qnaderni  de' conti,  onde:  Tegni  a  scrtlùa; 
Tener  la  scrittura,  vale  Scrivere,  Registrare 
conti,  ecc. 

S  L'è  aze  de  tiatùa  chi  nò  sa  leze  ne-a  so  scrt- 
lùa; Asin  di  natura  chi  non  sa  leggfre  nella 
sua  scrittura,  dicesi  di  Chi  trova  difiBcoltà  per- 
sino nel  leggere  i  proprj  scritti. 

S  N^on  é'se  inderré  de  scrtlùa  ;  Esser  saputo,  Es- 
sere savio,  accorto,  istruito. 

S  Sacra  Scrtlùa;  Sacra  Scrittura  o  Scrittura 
assolutamente  intendesi  La  Sacra  Bibbia,  o  11 
liliro  stesso,  incui  si  contiene  la  Sacra  Scrittura. 
Scrivan  s.  m.  Noiaro  e  Xotajo,  aniìc.  No- 
tarlo: Quegli  che  pubblicamente  e  anteniicamente 
distende  in  forma  pubblica  e  autentica  istrumenti 
riguardanti  altrui  negozj. 

n  Scrivano  o  Secondo,  chiamasi  in  Marin.  Il  se- 
condo capitano  d'una  nave  di  commercio,  perchè 
è  incaricato  della  contabilità  del'a  nave,  allorché 
non  ci  è  a  bordo  persona  speciale  a  quest'uopo. 
Sorivanla  s.  f.  Scrivania:  Tavola  o  Tavo- 
lino fatto  in  diverse  maniere  ad  uso  di  scrivere. 

»  Scrivania,  per  Certa  cassetta  quadra,  da  capo 
più  alta  che  da  pie,  per  uso  di  scrivervi  como- 
damente, e  per  riporvi  entro  le  scritture  ed  altre 
cose  minute  e  gelose. 
Scrive  V.  a.  e  n.  Scrivere:  Significare  in  carta 
le  parole  con  lettere  dell'aifabcto,  detto  parimente 
Vergare,  ma  più  propriam.  Vergare  la  carta. 

n  Scrivere,  per  Comporre,  Far  componimenti. 

n  —  per  Ascrivere ,  Registrare  :  O  l'è  scrtlo  a 
Compagnia  de  Cinque  Piaghe;  È  scritto  alla 
Compagnia  delle  Cinque  Piaghe. 

H  —  per  Notare. 

—  abbrevióu;  Scrivere  per  abbreviatura  od  in  cifera. 

—  o  penna  corrente;  Scrivere  alla  corrente,  cioè 
a  penna  corrente,  con  prestezza  e  senza  gran 
considerazione. 

—  ma;  Scombiccherare,  Scrivacchiare. 

—  scorretto  ;  Caccgrafizzare  :  Commettere  errori 
nello  scrivere. 

— :  sdito  detlatùa  V.  Detlafùa. 
g  Chi  nò  sa  scrive;  Agrafo:  Nome  che  si  dà  a 
Coloro  che  non  sanno  scrivere. 

Scrocca  v.  a.  Scroccare:  Procacciarsi  chec- 
chessia a  spese  altrui ,  non  senza  qualche  arti- 
fizio 0  indiscrezione,  e  dicesi  per  lo  più  del 
mangiare. 

Scroccala  s.  f.  Scrocco:  Lo  scroccare. 

Scròccià  V.  a  Sgrillettare:  Far  scoccare  lo 
scatto  del  grilletto  d'un' arma  da  fuoco. 

Scròccin  s.  m.  Grilletto  V.  Passoin. 

Scroccon  s.  m.  Scroccone ,  Scroccatore , 
Scncco,  e  per  ischerzo  Scrocchino:  Che  scrocca 
volentieri. 

ScròfV>le  V.  Come. 

Scrolla  V.  a.  Crollare,  .'•"crollare  :  Muovere  di- 
menando in  qua  e  in  là:  e  non  che  nel  signif. 
attivo,  usasi  anche  in  neutro  :  L'è  scrollóu  tulle 
e  case;  Crollarono  tutte  te  case. 

—  0  Loccid  a  eòa;  Scodinzolare:  Dimenar  la  coda, 
e  dicesi  de' cani. 

—  a  pùa  a  ùnn-a  personn-a  V.  Pùa. 


—  a  lesta;  Crollar  il  capo,  Scuoter  la  lesta:  Mo- 
vimento che  fassi  talora  in  segno  di  negativa, 
di  confutazione  e  di  disapprovazione. 

—  de  spalle;  Scuotere  o  Alzar  le  spalle,  e  nell'oso 
Far  una  spallucciata:  Alzar  le  spaile  con  isdegno 
e  stiz/.a,  per  significare  che  non  ci  cale  di  cosa 
0  dettaci  o  fattaci  contro;  o  che  alcuno  ci  ha 
seccalo  e  non  si  vuol  più  saper  altro  de'  fatti  suoi; 
ovv.  per  mostrarsi  renitente  a  un  comando,  ecc. 

—  e  botte,  e  bacchw.  ecc.  ;  Scuoter  le  busse,  le  ba- 
stonale e  sim  ,  vale  Non  curarle.  Non  farne  caso. 

—  e  stracce;  Stracciare  ì  cenci.  T.  cari.  Quello 
squarciarsi,  anzi  tagliarsi  che  si  fa  nelle  Cartiere, 
per  leviir  gli  orli  e  ogni  grossume  dai  cenci,  e 
nel  medesimo  tempo  separarne  le  diverse  qualità. 

—  0  Loccid  ò  cu;  Sculettare,  Culeggiare  V.  Cu. 

5  Scrollale  a  ùmi-a  persónn-a;  Zombare,  Tam- 

bussare.  Picchiare,  Percuotere  uno. 
S  Scrolldse  n.  p.  Scrollarsi,  Crollarsi,  Dimenarsi. 
»)  —  in  le  l'amia;  Gingellarsi. 
n  —  i  pellissòin;  Spollinarsi  V.  Pellissdn  . 

Scrolla  s.  f.  Crollala,  CroIIamento,  Crollo:  Il 
crollare. 
S  Dà  t'tnn-a  scrolla  de  spalle;  Dar  una  stretta  di 
spalle  V.  Scrolla  de  spalle  nel  v.  Scrolla. 

Scrollalo  s.  m.  Lupinella,  Cedràngola,  Tri- 
foglia,  Fieno  sacro.  Fieno  santo,  Onobricchio. 
T.  bolan.  Hedisarum  onobrychis.  Pianta  che  fa 
i  fiori  rossi.  I  giumenti  e  tulli  i  bestiami  la 
cercano  con  avidità.  Se  ne  fanno  praterie  arti- 
ficiali ne'  terreni  magri,  calcarci. 

Scrollili  fZàgd  a-oj  V.  A-o  scròllin. 

Scrollo  s.  m.  Crollo,  Crollata,  Crollamenlo, 
Scrollo,  Scossa,  Scotimento:  Il  crollare, 
ti  Crollo,  figurai,  per  Tracollo,  Disgrazia,  Danno: 
Se  ò  piggià  de  questi  scrolli,  ecc.;  S'egli  pren- 
derà di  siffatti  crolli  ecc. 
S  Dà  l'ultimo  scrollo;  Dar  l'altimo  crollo,  vale 
•  Morire. 

Scrollóu  V.  Sa-ollo. 

Scrosci  v.  n.  Scrosciare,  si  dice  del  Formar 
quel  suono  che  esce  dal  pan  fresco  o  da  altra 
cosa  frangibile  nel  masticarla;  e  Quello  che  fa 
la  terra  o  simil  cosa  in  vivanda  non  ben  lavata, 
che  in  questo  senso  dicesi  anche  Sgrigliolare. - 
Scricchiare,  Scricchiolare  e  Sgncchiulare  dicesi 
di  qualsivoglia  cosa  dura  e  consistente,  la  quale 
renda  suono  acuto  nell'essere  sforzata  e  nello 
schiantarsi.  Surigiolare  e  Sgrigliotare  dicesi  del 
rumore  che  fanno  le  scarpe  nuove  in  andando, 
ed  anche  la  seggiola  sotto  chi  siede,  ecc.  Stan- 
gheggiare,  in  terra,  marin.  dicesi  II  rumore  che 
fanno  i  bastimenti  prodotto  dal  rullìo. 
S  Fa  scrosci  e  die;  Fare  scricchiolar  le  dita. 
S  Scrosciijhe;  Scapitarvi;  od  anche  semplicemente 
Pagare. 

Scroscio  s.  m.  Crosciala,  da  Crosciare;  Scric- 
chio, da  Scricchiare;  Scricchiolata,  da  Scricchio- 
lare; Sgrigiolo,  da  Sgrigio'are;  Sgrigliolo,  da 
Sgriglio'are;  Stahgheggio,  da  Siangheggiare  V. 
sopra  Scrosci  nelle  sue  varie  differenze. 

Scròssua  s.  f.  Gruccia  e  comunem.  in  Tose. 
Griccia,  Stampella:  Bastone  di  lunghezza  tale  che 
giunge  alla  spalla  deiruomo,  in  capo  al  quale  è 
infitto  0  commesso  un  pezzo  di  legno  di  lun- 
ghezza di  un  palmo,  incavalo  a  guisa  di  luna 
nuova  per  inforcarvi  le  ascelle  da  chi  non  si 
può  reggere  solle  gambe. 


704 


scu 


scu 


S  Andd  co-e  scròssue;  Andar  a  grucce  o  a  gruccia: 
Essere  storpiato,  Andar  appoggiandosi  alla  gruc- 
cia, Aver  bisogno  delie  grucce  per  camminare. 
S  Pescio  scròssua;  Pesce  martello,  Pesce  balista, 
nel  romano  Ciamlietta.  T.  itliol.  Squalus  zigaena. 
Pesce  di  mare  del  genere  degli  Squali,  che  ha 
la  testa  assaissimo  larga,  la  quale  si  stende  da 
ciascun  lato  in  guisa  che  raffigura  un  martello, 
di  cui  il  corpo,  per  essere  alquanto  stretto,  sa- 
rebbe il  manico.  Ha  gli  occhi  grossi  prominenti, 
le  mascelle  guernile  di  tre  o  quattro  ordini  di 
denti  larghi,  aguzzi,  risegatì  nel!' inlati;  la  lin- 
gua larga,  grossa  e  simile  non  poco  alla  lingua 
umana;  le  pinne  bigie,  negre  alla  lor  base,  ed 
alquanto  con  forma  di  mezza  luna  nel  loro  mar- 
gine posteriore.  É  ardito,  voracissimo  e  pieno 
d'ardore.  Vive  in  tutti  i  mari. 

Sor*óstà>  V.  a.  Scrostare:  Levar  la  crosta. 
S  Scróstàse  ùnn-a  mùagia;  Scrostarsi,  Seanicare 
e  Scanicarsi,  dicesi  de'  muri,  allorché  da  essi  si 
spiccano  e  cadono  a  terra  gì'  intonachi. 

Soròvi  V.  a.  Scoprire  e  Scovrire,  contr,  dì 
Coprire. 
M  Scoprire,  per  Vedere  o  Far  vedere  quello  che 

non  si  vedeva  prima, 
n  —  per  Trovare. viaggiando  regioni  ignote. 
M  —  In  Marm.  Guardare  da  lungi  all'orizzonte  per 
iscorgere  navi  o  terre  lontane  od  oggetti  gal- 
leggianti, 
n  —  per  Venire  a  sapere  un  trattato  che  passi 
segreto  o  altro:  Han  scoverto  ùnn-a  congiura; 
Hanno  scoperto  una  congiura. 
"  —  per  Manifestare,  Palesare. 

—  e  magagne  ecc.  rf'ùnn-o  jaersónn-a;  Scoprir  gli 
altari  :  Palesare  le  altrui  magagne  e  male  opere. 
S  Scrovise  n.  p.  Scoprirsi:  Dare  a  conoscere  i 
proprj  pensieri  o  i  proprj  disegni. 

**n  —  ò  cu;  Mostrare  il  culo  V.  Cu. 

Scrupolo  s.  m.  Scrupolo  e  Scnipulo:  Dubbio 
che  perturba  la  mente;  ed  è  più  proprio  delle 
cose  attenenti  alla  coscienza  che  d'alrro. 
n  Scrupolo,  in  term.  farmac.  Misura  di  ppso  equi- 
valente a  20  grani,  cioè  una  gramma  e  7  cenligr. 
S  Fase  scrupolo;  Farsi  scrupolo:  Pensare  che  una 
cosa  sia  malfatta,  Farsi  un  dovere  di  evitarla, 
Farsi  coscienza. 
S  PiH  de  scrupoli;  Tutto  scrupoli. 

Scrutina,  v.  a.  Scrutinare  e  Scruttinare:  Fare 
scrutinio,  esame,  ricercamento;  Indagare,  Inve- 
stigare diligentemente. 

Soùà  V.  a.  Pulire:  Render  col  mezzo  di  strofi- 
nacci 0  altro  la  superfìcie  de' corpi  così  nitida 
che,  acquistando  una  certa  lucentezza,  divengano 
grati  alla  vista.  Dello  delle  stoviglie,  più  propr. 
Rigovernare. 

fScuag>ia.  V.  Scdagia. 

Soua;g-Ì8eil  V.  Scóuggiccn. 

Scua,g-ióu  V.  Scdagióu. 

Scua.HSO  V.  Scòusso. 

fSculb1>a;iuà.  s.  m.  pl<ir.  Scopamari.  T.  mar. 
Vele  addizionali  o  di  caccia  che  si  alzano  lale- 
ralm.  al  trinchetto  d'ambedue  le  parti. 

Scucuzzù  s.  m.  Gragnuola:  Sorta  di  pasta 
per  minestra,  composta  di  pezzetti,  quasi  tondi 
a  mo'  di  grandine.  -  Curcussii  e  Scnrcussii  di- 
cesi in  Toscana  La  farina  un  po'  più  grossa  dei 
semolino  V.  Semuòn. 

Soùddo  s.  m.  Scudo  :  Arme  difensiva,  di  forma 


ovata  0  quadrata  oblunga,  che  tenevano  infilata 
nel  braccio  manco  i  guerrieri  antichi, 
n  Scudo,  nell'Araldica  Quell'aovalo  o  tondo  dello 
scudo  dove  son  dipinte  le  insegne  delle  famiglie, 
così  detto  perchè  negli  scudi  dei  guerrieri  erano 
pur  dipinte  tali  insegne, 
ti  —  Metaf.  vale  Difesa,  Riparo:  Ghe  son  servìo        1 
de  scùddo;  Gli  servii  di  scudo.  1 

Scùdélla;  s.  f.  Scodella,  Scodella  di  Francia: 
Vasetto  cupo  di  terra  tinta  in  nero  o  in  rosso, 
pochissimo  usato  in  Toscana. 

Scuderia,  s.  f.  Scuderia:  Stalla  magnìflcamente 
architettata,  ove  tengonsi  numerosi  cavalli,  e 
propriam.  Stalla  ne' palazzi  de' principi;  e  non 
solo  dicesi  delle  stalle  ove  stanno  cavalli  pro- 
prio, ma  di  tutte  le  altre  stanze  contigue  ove 
si  tengono  carrozze,  fornimenti,  ecc. 

ScufiTa  s.  f.  Madrevite  :  Parte  della  soppressa  o 
slreltojo,  ed  è  Un  grosso  pezzo  di  legno  fermato 
in  allo  orizzontalmante  fra  i  cosciali  fchéuscej 
della  soppressa,  con  un  foro  nel  mezzo  scavalo 
internamente  a  chiocciola  per  ricevere  la  vite. 
Usasi  nelle  Cartiere,  nelle  Stamperie,  ne'  Frantoj 
delle  ulive,  ecc. 

Scu£3.a  s.  f.  CuflSa  e  Scuffia,  accresc.  Coffiona, 
Scuffi'ona,  peggior.  Cuffiaccia  e  Scuffiacela,  dim. 
Cnffielta,  Scutlìetta  e  Cuffina:  Quella  copertura 
del  capo  femminile,  fatta  di  roba  leggiera,  va- 
riamente ornala  di  gale  o  di  cannoncini  o  dì 
trine  o  d'altro,  la  quale  per  lo  più  si  lega  con 
due  nastri. 

—  da  néutte;  Cuffia  da  notte,  e  più  comunem. 
Berrella  o  Berrettino  da  notte  V.  Bando. 

%  Fé  scuffia;  Far  cappello.  T.  mar.  V.  Fa  cap- 
pello nella  voce  Cappello. 

•I  Rovesciarsi,  e  dicesi  dell'ombrello  quando  viene 
rovesciato  dal  vento. 

%  Fa  ùnn-a  scuffia  da  chilàra,  do  violin,  ecc.; 
Far  una  cuffia  della  chitarra,  del  violino  e  sim., 
vaie  Batterlo  sulla  lesta  e  schiacciarlo  in  guisa 
che  v'entri  la  lesta  come  in  una  cuffia. 

%  Va  ciù  ùnn-a  bercila  che  cento  scuffie  V.  Beretta. 
Scu£B.etta  s.  f.  Cuffiet'ta,  Scuffietla,  Cuffina. 
Dimin.  di  Cuffia. 

—  da  figgiéu;  Berrettino:  Copertura  ordinaria  per 
capo  dei  bambini  ;  allacciasi  lento  alla  gola  con 
naslrini. 

Scufliun-a  s.  f.  Scuffina.  T.  pettinagn.  Specie 
di  lima,  che  in  nna  sola  delle  facce,  l'inferiore, 
ha  un  solo  ordine  di  solchi  orizzontali  paralleli, 
scavati  nel  ferro  sì  che  ne  risaltano  canti  vivi 
e  taglienti,  co'qua'i  i  peltinagnoli,  quasi  a  modo 
di  pialla,  assottigliano  e  lisciano  le  lastre  di 
corno  per  farne  i  pettini.  É  in  lutto  simile  alla 
Pianella,  se  non  che  questa  è  ritta,  quando  invece 
la  scuffina  ripiega  all' indietro  nel  manico  che  le 
serve  di  presa. 

Scùéuja  s.  f.  Colatura,  Sgocciolatura:  Lo  sgoc- 
ciolare. 
%  Mille  in  scùéuja;  Mettere  a  sgocciolare,  e  per 
lo  più  dicesì  de'  piatti  rigovernati. 

Scùg-g-ià  V.  n.  Sdrucciolare,  Smucciare,-e  nel- 
l'uso Scivolare:  Scorrere  senza  ritegno,  e  dicesi 
propriam.  del  piede  di  chi  cammina,  allorquando, 
posando  sopra  cosa  lubrica,  non  può  sostenere 
l'equilibrio  della  persona,  e  traballa  o  cade;  e 
dicesi  anche  di  cavalli,  muli,  ecc.,  e  generalm. 
d'ogni  altra  cosa  che  a  quella  similitadine  scorra. 


m 


scu 


SEC 


Til^ 


«  Metaf.  vale  Morire:  0  gh'é  seùggióu  le  asci; 
Mori  egli  pore. 

—  d'in  man;  Scorrere,  Fuggir  di  mano;  e  sedi 
pesci,  Sguizzare. 

S  Lascia  scùggid  da  monaca;  Far  correre  danari, 
e  dicesi  per  lo  più  colio  scopo  di  riuscire  in 
qualche  intento. 

Scùg-g-ià  (In)  m.  avv.  Sdrucciolone,  Sdruccio- 
lando, la  maniera  sdrucciolevole;  e  talvolta 
semplicemente  A  o  In  pendio. 

Scùg-g-éa,  s.  f.  Scogliera:  Quantità,  Maccbio 
di  scoglj  nudi. 

Scug-g-iaela/  s.  f.  Sdrucciolo,  nell'uso  Scivo- 
lala: L'atto  dello  sdrucciolare  o  scivolare, 
n  Sdrucciolo:  Sentiero  che  va  alla   china,  dove 
camminando  si  può  facilmente  sdrucciolare. 

Soùi  s.  m.  plur.  Imposte  della  finestra:  Imposte 
che  si  mettono  dalla  parie  di  dentro  delia  fine- 
stra per  impedire  che  la  luce  penetri  nella  stanza. 

Scùltó  s.  m.  Scultore  :  Quegli  che  scolpisce  o 
esercita  l'arte  della  scultura. 

Scùltùa,  s.  f.  Scultura  e  Scoitnra:  L'arte  delio 
scolpire,  ed  anche  La  cosa  scolpita. 

Scùo  s.  m.  Scudo:  Sorta  di  moneta  per  lo  pili 
d'argento,  che  secondo  i  diversi  Stali  ha  piti  o 
meno  valore.  Presso  di  noi  vale  Lire  cinque, 
pari  a  Franchi  cinque,  moneta  di  Francia. 

Scùo  s.  m.  Scuro,  Oscuro,  Scurità,  Bujo:  Pri- 
vazione di  luce,  Tenebre. 

—  cornine  in  bócca  a-o  lo;  Bujo  come  in   gola. 
S  A-o  scùo,  Ese  a-o  scùo  d'ùnn-a  cosa,  Fa  e 

cose  a-o  scùo,  Tegni  a-o  scùo.  Vive  a-o  scùo, 
V.  A-o  scùo. 

%  Fase  scùo;  Farsi  bujo,  Abbujarsi,  Rabbnjarsi, 
Rabbruzzarsi  :  Oscurarsi  il  cielo;  e  talora  An- 
nottare, Farsi  notte. 
Scùo  add.  Scuro,  Oscuro,  Bujo,  Tenebroso:  Privo 
di  luce. 

n  Scuro,  Oscuro,  Bujo,  aggiunto  di  colore,  vale 

•  Vicino  a!  nero. 

n  —  Figurai,  per  DilBcile,  3Ialagevole  ad  inten- 
dersi, conlr.  di  Chiaro. 
Scuoto  fUàcordìJ;  Il  giorno  delle  Ceneri:  Il 
primo  giorno  di  quaresima.  Chiamasi  così  da  noi 
figurai,  questo  giorno,  perchè  in  esso  si  puliscono 
fscùanj  le  stoviglie  dal  grasso  di  carnevale. 
Scurrià,  s.  f.  Scuriada  e  Scuriala,  ed  or  co- 
munem.  Frusta:  Sferza,  colla  quale  si  frustano 
per  lo  piò  i  cavalli. 

g  Ciocca  a  scurrià  V.  Ciocca. 
Scur*i*ia.ttai  s.  f.  Falce  fienale  o  fienaja:  Quella 
falce  con  manico  lungo  di  legno,  colla  qiale  i 
contadini,  stando  ritti  in  piedi,  segano  il  fieno. 
Scur*x*ia.tta.  s.  f.  Frustata:  Colpo  di  frusta. 

n  Falciata:  Colpo  dato  colla  falce  fienaja. 
Scusa,  s.  f.  Scusa,  Sensazione,  anlic.  Scusanza 
e  Scusala:  Ragione  che  si  allega  per   iscusarsi 
0  per  iscusare  alcuno. 

I)  Scusa,  Discolpa  di  fallo  leggiero,  Giustificazione. 

n  —  per  Pretesto ,  Afferratojo ,  Sotterfugio  per 
ischi  vare  di  fare  o  dire  checchessia. 

S  Cò-a  scusa  de ...  Sotto  scusa  di . . . 

S  Domanda  scusa;  Chiedere  scusa,  vale  Doman- 
dare perdono.  Chiedere  alimi  che  ti  voglia  scu- 
sare di  quiilcbe  mancaiiza  commessa  contro  di  lui. 

^  Fd  e  so  scuse  ;  Far  le  sue  scuse,  vale  Scusarsi. 

S  Trova  sempre  qualche  scusa;  Chi  il  suo  cane 
ha  da  ammazzare,  qualche  scasa  ha  da  trovare: 

GASAoau,  Dizionario  Oenoveso-Jtaliano. 


Prov.  che  vale  che  A  colui  che  cerca  discolparsi 
non  mancano  mai  scuse  e  pretesti  per  giustificarsi. 

Scusa,  v.  a.  Scusare,  Escusare,  Scagionare:  Pro- 
curar di  scolpare  con  addurre  ragioni  favorevoli. 
Il  Scusare,  parlandosi  di  debito  o  di  danaro,  vaie 

Pagarlo,  Soddisfarlo. 
S  Scià  scuse  !  Scusi  !  dicesi  Quando  altri  ha  com- 
messo involontariamente  un  atto  di  noja  o  di 
scortesia  verso  alcuno,  egli  ne  domanda  perdono; 
e  si  dice  anche  Quando  per  necessità  siamo  co- 
stretti a  sconciare  altrui  o  a  passargli  dinanzi,  ecc. 
S  Scùsdse  n.  p.  Scusarsi,  Escusarsi  :  Cercare  di 
scolparsi ,  di  giustificarsi. 

Sdrajàse  V.  Arreversdse. 

Scassa.  V.  Siassd. 

Scassetto  V.  Siassetlo. 

Scasso  V.  Siasso. 

Scaté  s.  m.  Setajuolo:  Mercante  di  seta,  Faci- 
tore e  Venditore  di  lavori  di  seta. 

Sel>l>ro  s.  m.  Bigoncia:  Vaso  di  legno  senza 
coperchio,  composto  di  doghe;  si  usa  principal- 
mente per  someggiar  Tuva  premutavi  al  tempo 
della  vendemmia  Y.  Causo. 

Secca,  s.  f.  Zecca  :  Luogo  dove  si  battono  le 
monete. 
Il  Zecca.  T.  entom.  Acarus  ricinu*.  Specie  d'ani- 
maluzm  fatto  a  mo'  di  cimice,  che  ha  otto  piedi, 
due  occhi  laterali,  il  serbatojo  piccolo.  Si  attacca 
ai  cani,  alle  volpi  e  ad  altri  animali  ed  ingrossa 
succiando  ad  essi  il  sangue. 
«  Secca.  T.  mar.  Scoglio  o  Banco  di  sabbia  a  fior 
d*acqua  o  poco  immerso. 

Secca  V.  a.  Seccare,  Disseccare  :  Render  secco, 

Privar  dell'umore. 

n  Seccare,  per  Importunare,  Infastidire,  Annojare, 

Stufare,  Frusciare;  quest'ultima  voce  poco  usata. 

«  —  Usato  in  signif.  neut.  Divenir  secco,  arido. 

—  da-o  {reido;  Intirizzare,  Intirizzire. 
%  Mette  ùnn-a  cosa  a  seccò  a-o  so;  Assolinare, 
Soleggiare:  Porre  checchessia  al  sole  affinchè 
si  asciughi. 
S  Seccàse  n.  p.  Seccarsi,  Annojarsi,  Infastidirsi. 

Seccaèso  s.  m.  Seccatojn,  e  in  molti  luoghi 
della  Tose.  .Melato:  Stanza  costrutta  di  pietre  o 
di  mattoni,  in  vicinanza  del  castagneto,  nella 
quale  si  fanno  seccare  col  fuoco  le  castagne. 

Seccante  add.  Seccalojo,  Nojoso,  Importuno: 
Che  secca,  Che  annoja,  Che  dà  seccaggine. 

Seccante  add.  Disseccante:  In  Medicina  è 
aggiunto  di  Qualunque  rimedio  atto  a  disseccare, 
ad  asciugare  le  parti  impiagate;  presso  i  Colo- 
risti, di  Qualunque  materia  che  si  mette  nei 
colori  perchè  presto  si  asciughino.  • 

Seccata  s.  f.  Seccala,  Seccaggine,  Seccatura, 
Noja,  Fastidio,  Tedio,  Molestia,  Importunità, 
n  Seccaggine,  Seccatura,  Seccafistole,  per  Persona 
che  secchi  e  importuni. 

Seccato  s.  m.  Seccatore,  Seccaggine:  Che 
secca,  Che  importuna. 

Seccatùa,  V.  Seccata. 

Secclxéa,  V.  SciùyhSa. 

Seccliiii  s.  m.  Zecchino:  Moneta  d'oro  antica 
che  coniavasi  in  molli  paesi,  fra  i  quali  in 
Ungheria,  in  Veneiia,  in  Firenze,  del  valore  di 
circa  lire  dodici  italiane, 
g  Ou  de  secchin;  Oro  di  ducato  V.  Ou. 

Secclxinctta,  s.  f.  Toppa:  Giuoco  di  carte 
rovinosissimo,  che  fassi  a  questo  modo:  Uno  fa 


706 


SEC 


SEG 


banco  e  dà  una  caria  scoperla  a  ciascuno  del 
giuocalori,  sulla  quale  essi  puntano,  ed  una  ne 
tiene  per  sé;  quindi  sfoglia  il  mazzo  delle  carte, 
e  se  vien  prima  la  sua  deve  pagare  tutte  le  somme 
puntate  dai  giuocalori;  se  invece  vien  prima  la 
carta  degli  allri,  egli  vince  e  rilira  i  danari 
puntati  £u  quella. 
Secco  s.  m.  Secco  :  Stato  o  Qualità  di  ciò  che 
è  secco:  L'è  secco  dappertutto  ;  È  secco  dap- 
pertutto. 

«1  Secco,  in  term.  marin.  chiamasi  II  fondo  d'un 
mare  poco  profondo,  p.  es.  :  Da  prua  yh'é  secco; 
Da  prora  c'è  secco  o  si  vede  secco,  vale  a  dire 
che  ci  è  poco  fondo. 

§  A  secco,  Maxinà  a  secco,  Mùd  a  secco,  Mùagia 
a  secco,  Resta  a  secco,  Terno  o  Quaterna  a 
secco  V.  A  secco  alla  sua  sede  alfabetica. 
Secco  add.  Secco:  Privo  d'umore. 

11  Secco, per  simil.  Mancato,  Cessalo:  Ho  a  v.enn-a 
secca;  Ilo  la  vena  secca. 

w  —  per  Magro,  Scarno,  Asciutto,  Segaligno. 

n  —  Figurai,  per  Riciso,  Tronco. 

«  —  Parlandosi  di  pittura,  scultura  e  composi- 
zione, vale  Stentalo,  Senza  morbidezza,  o  in  cui 
non  apparisca  soverchia  e  minuta  diligenza. 

—  camme  un  agùo  ;  Secco  allampanalo,  Secco  ar- 
rabbialo, Secco  spento,  Secco  come  un  uscio, 
dicesi  di  Chi  è  mollo  secco. 

—  da-o  freiilo;  Intirizzato,  Intirizzito. 

S  Alezo  secco  ;  Verde  mezzo  :  Mezzo  secco.  Quasi 

appassito. 
%  Resta  secco;  Restar  secco,  vale  Morire. 
^  Tossa  secca;  Tosse  secca:   Quella   che  non  è 

accompagnala  da  spurgo. 
S  Vegni  secco;  Assecchire,  vale  Diventar  secco 
nel  corpo. 

Secco  avv.  Secco,  Seccamente;  e  figurai.  Au- 
steramente, Ruvidamente:  Parla  o  Risponde 
secco;  Parlare  o  Rispondere  secco. 

Seccia  s.  m.  Secolare:  Quegli  che  vive  al  se- 
colo, e  non  milita  sotto  religion  claustrale, 
tt  Secolare,  dicesi  anche  di  Chi  non  è  fatto  abile 
a  maneggiar  le  cose  sacre;  conlr.  di  Sacerdote. 

SecolairizsEà  V.  a.  Secolarizzare:  Sciorrc 
dai  voli  monastici  un  religioso  o  una  monaca. 
S  Secolarizzàse  n.  p.  Secolarizzarsi  :  Farsi  seco- 
lare, Ridursi  a  secolare. 

Secola.i*ìzza.zio]i  s.  f.  Secolarizzazione: 
La  cerimonia  e  L'effetto  del  secolarizzare. 

Secónda  v-  a.  Secondare,  Assecondare:  An- 
dar dietro  sì  nel  pensare,  sì  nel  parlare,  come 
nel  molo. 
«  Secondare,  metaf.  Andar  alla  seconda,  Compia- 
cere, Condiscendere,  Operare  a  genio,  a  modo, 
a  senno  alimi;  ed  alquanto  più,  Placentare  al- 
cuno, Tener  bordone  ad  alcuno. 

Secondili  s.  m.  Carceriere,  e  nell'uso  tose, 
anche  Secondino  :  Guardia  deputala  alle  carceri. 

SecSndo  V.  Segando. 

Secrestan  s.  m.  Sagrestano:  Chi  «;  proposto 
alle  cure  della  sagrestia. 

Secrestia  s.  f.  Sagrestia,  e  latin.  Sacristia: 
Luogo,  nel  quale  si  ripongono  e  guardano  le 
cose  sacre  e  gli  arredi  della  chiesa. 

SecresBiSn  s.  f.  Secrezione ,  cosi  chiamasi 
dai  medici  La  separazione  d'un  nuovo  umore 
dal  sangue,  la  quale  si  fa  per  opera  o  delle  glan- 
dnle  0  delle  estremità  de' vasi  sanguigni. 


Seda  V.  a.  Sedare,  Quietare,  Calmare. 

Sedentàio  add.  Sedentario:  Aggiunto  di  vita, 
cioè  Chi  siede  mollo  e  poco  si  adopera  negli 
esercizi  del  corpo. 

Sedia  s.  f.  Sterzo,  e  nell'uso  anche  Sedia:  Sorta 
di  calessino  aperto,  a  due  ruote  e  capace  di  due 
persone,  e  però  guidalo  da  chi  siede  dentro. 

Sedile  s.  m.  Sedile:  Sedia  rozza  e  senz'arti- 
ficio; ma  comunem.  si  dice  di  Qualunque  ar- 
nese, sia  di  marmo,  sia  di  pietra  o  di  ferro,  che 
si  mette  nelle  pubbliche  passeggiale  per  sedervi 
più  persone. 

Sedue  v.  a.  Sedurre:  Distorre  altrui  con  in- 
ganno dal  bene  e  trascinarlo  al  male;  Sviare, 
Sovvertire,  Subbillare,  Subornare,  Corrompere. 

Sédula  s.  f.  Spazzola  di  stamperia.  T.  stamp. 
Quella  spazzola  che  serve  a  lavar  la  forma  nella 
lisciva  prima  di  metterla  sotto  impressione,  e 
dopo  che  è  terminato  il  lavoro.  Questa  è  assai 
grande  e  di  forma  quadrala,  ed  è  di  pelo  di  porco. 

Sedula  v.  a.  Spazzolare.  T.  stamp.  Lavar  la 
forma  nella  lisciva  prima  di  metterla  sotto  im- 
pressione, e  dopo  che  è  terminato  il  lavoro  V. 
sopra  Seduta. 

Seduta  s.  f.  Tornata,  e  nell'uso  comune  anche 
Sedula:  Adunanza  di  Magistrati,  d'Accademie, 
di  Compagnie  e  sim. ,  solita  a  farsi  in  certi 
delermmali  giorni. 
§  Teyni  seduta;  Tener  udienza  o  tribunale,  ed 
anche  semplicemente  Sedere. 

Sedùttò  s.   ni.  Seduttore:  Che  sedace. 

Sedùzión  s.  f.  Seduzione,  Seducimento:  Indu- 
cimenlo  al  mal  fare  con  ingannevole  allettamento. 

Segra  V.  a.  Segare,  Falciare:  Segar  l'erba  colia 
falce  fienaja. 

**§  Segasela;  Battersela,  Svignarsela,  Scappucchiar- 
sela.  Battere  il  taccone,  la  calcosa.  Modi  bassi 
che  vagliono  Andarsene  ,  Partirsi  in  fretta , 
Fuggir  via. 

Se^g-ello  s.  m.  Secchiello:  Piccolo  secchip. 

—  dà  ulleitd  5  Icete;  Secchio:  Quel  vaso,  entro 
il  quale  si  raccoglie  il  latte  nel  mugnere. 

Seg"g"ia  s.  f.  Secchia:  Vaso  cupo  di  rame,  ma 
per  lo  più  di  legno  a  doghe,  entro  il  quale  si 
tiene  acqua  o  altro  liquore. 

it  Secchia,  nelle  Cartiere  è  Una  specie  di  truogolo 
destinalo  a  ricevere  ben  condi/Jonato  il  Pesto 
CPistoj  uscente  da  sé  o  cavalo  col  tozzo  dalle  pile. 

«  Secchiata:  Quanto  contiene  una  secchia:  Unn-a 
seggia  d'wgua;  Una  secchiata  d'acqua. 

—  da  allcità  ò  Icete  V.  Seggello  nel  2°  signif. 

S  4,  seggia  a  va  tanto  a-o  posso  ch'a  ghe  lascia 
5  màiiego;  Tanto  al  pozzo  va  la  secchia  clie 
ella  vi  lascia  il  manico  o  l'orecchia,  ovv.  Tanto 
torna  la  galla  al  lardo  ch'ella  vi  lascia  la  zampa. 
Prov.  denotante  che  Nel  tornare  a  mettersi  tante 
volte  in  pericolo,  alla  fine  vi  si  rimane. 

5  Manegge  da  seggia;  Orecchi,  Orecchie. 

S  Vegni  su  l'wgua  a  segge;  Piovere  a  secchj  o 
a  secchioni,  a  bigonci,  a  catinelle,  Piovere  a 
dirollo  0  a  ciel  dirotto  o  a  ciel  rovescio,  Pio- 
vere a  flagello,  Venir  giù  l'acqua  a  cateratte 
aperte,  vagliono  Piovere  strabocchevolmente. 
Seg-g-iòn  s.  m.  Bigoncia  V.  Sebbro. 
Seg-na  v.  a.  Segnare,  Contrassegnare,  Notare: 
Far  qualche  segno  per  riconoscere,  per  ritrovare 
0  simili. 

—  a  dio;  Mostrare  a  dito  V.  Dio. 


SEG 


SEG 


707 


Segrna,là,  V.  a.  Segnalare:  Render  segnalato, 
chiaro,  famoso. 

S  Segnaldse  n.  p.  Segnalarsi:  Rendersi   illustre, 
glorioso,  Acquistarsi  fama,  gloria;  e  talora  Si n- 
golarizzflrsi,  Distinguersi. 
Seg-iia.le  s.  m.  Segnale:  Segno  o  Contrassegno 
arbitrario"  che  avverte  da  lontano. 

n  Segnale,  per  Augurio:  Questo  6  l'è  un  hSn  «e- 
gnale;  Questo  è  un  buon  segnale. 

n  —  In  Mariu.  Oggetto  molto  visibile,  come  mo- 
lino, terra,  gavitello,  campanile  e  sim.,  che  solo 
0  in  congiunzione  con  altri  serve  di  rilevamento 
per  guidare  la  nave  ne'  passi  difficili  dei  canali, 
lungo  le  coste  o  nell'  entrata  de'  porti. 

V  —  Nel  num.  del  più,  e  parim.  in  Jlarin.  di- 
consi  Le  bandiere  di  varj  colori,  le  quali ,  me- 
diante prestabilite  combinazioni,  servono  di  te- 
legrafo tra  le  navi  o  tra  queste  e  la  terra. 

—  d'aggiùtto;  Segnale  d'ajuto,  dicesi  pure  in  Marin. 
Il  segno  fatto  d'una  nave  che  trovasi  in  urgente 
bisogno  di  soccorso,  al  quale  uopo  sogiionsi  ti- 
rare dei  colpi  di  cannone  o  de' fuochi  d'artifizio, 
tenendo  la  bandiera  nazionale  in  derno,  o  aliando 
ed  ammainando  successivamente  e  rapidamente 
più  volte  una  bandiera  qualunque  od  altro  drappo 
ben  visibile. 

SGSneLca.:x^o  s.  m.  Segnacaso.   T.  gramm. 

Parola  monosillaba   indeclinabile  ritrovala  per 

supplire  al  difetto  di  alcuni  casi. 

Seg-no  s.  m.  Segno  :  Ciò  che  serve  naturalmente 

a  far  conoscere  o  a  dar  indizio  di  checchessia. 

w  Segno,  per  Cenno  o  Gesto  per  farsi  intendere 
senza  parlare. 

»  —  per  Bersaglio,  Scopo. 

"  —  per  Augurio,  Annunzio,  Indizio,  Pronostico, 
Presagio  di  cosa  futura. 

»i  —  per  Slacchia,  Lividore,  Cicatrice  o  altra  si- 
mile sorta  di  vestigi. 

—  chi  se  ììitllc  in  li  libbri;  Segnale,  Segnàcolo: 
Qualunque  pezzo  di  carta  o  simile  che  sì  pone 
ne' libri  tra  foglio  e  foglio  per  annotazione,  me- 
moria 0  ricordo.  -  Segnalelli  diconsi  Quei  curii 
Ificcelti  di  nastro  o  d'altro  che  han  le  due  estre- 
mità attaccate  con  pasta  al  lembo  di  due  opposte 
pagine  dello  stpsso  foglio.  Si  appiccano  special- 
mente ai  foglj  de'  messali  ov'è  il  canone.  -  Bruco 
0  Porlanastri  dicesi  L'attaccagnolo  de' segnali 
che  si  pongono  ne' messali,  breviarj,  ecc. 

—  de  San  Giambal lista;  Neo:  Piccola  macchia 
nericcia  che  nasce  naturalmente  sopra  la  pelle 
del  corpo  umano. 

S  Segni  che  se  méllan  a-i  bastardi;  Crepunde: 
Segnali  che  si  mettono  nelle  fasce  ai  bambi.ii 
esposti  onde  poterli  riconoscer  quando  che  sia. 

«  —  dò  zodiaco  ;  Segni  del  zodiaco  o  celesti , 
diconsi  Le  costellazioni  che  in  esso  o  vicino  ad 
esso  si  trovano,  ed  anche  Le  dodici  parli,  nelle 
quali  SI  divide  l' eclittica. 

S  A  segno,  A  segno  che,  Aveì  a  lesta  a  segno 
Y.  A  signo  alla  sua  sede  alfabeiica. 

S  Dà  in  tò  segno  V.  Dà. 

%  Dà  segno;  Dar  segno,.  Dimostrare,  Dinotare, 
Dar  a  divedere. 

S  Èse  a  segno  V.  Èse. 

$  Fa  segno  ;  Far  segno  o  gesto  per  farsi  intender 
senza  parlare. 

I)  —  segno  co-i  éuggi  ;  Ammiccare,  Far  occhio  o 
d'occhio.  Accennar  cogli  occhi. 


n  —  segnp  de  sci  o  de  n5;  Accennar  di  sì  o  di  no. 

1)  —  sta  a  segno  ;  Fare  stare  o  Tenere  a  segno, 
vagliono  Costringere  a  ubbidire,  Tener  a  dovere. 

S  Fase  5  segno  da  cròxe  Y.   Cròxe. 

§  Tid  da  segno;  Tirar  da  segno,  Stare  a  segno 
0  in  tuono,  vale  Slare  dentro  i  termini  del  do- 
vere e  del  convenevole,  Regolarsi  bene,  Pro- 
ceder bene.  Non  ismagare. 
Seg-nó  s.  m.  Signore:  Detto  assolutam.  e  per 
eccellenza ,  s' intende  d' Iddio,  e  più  particolar- 
mente di  Gesù  Cristo. 

§  Andce  che  5  Segnò  5  ve  ne  ìnande;  Andate  col 
nome  di  Dio  :  ^laniera  cortese,  con  cui  si  con- 
geda un  povero,  cui  non  si  possa  far  limosina. 
Seg"òti<ia  s.  f  Seconda  :  Membrane,  nelle  quali 
sta  rinchiuso  il  feto  nell'utero  e  che  escono  di 
corpo  alla  partoriente  dopo  l'uscita  del  feto,  quasi 
un  secondo  parto,  che  anche  si  dicono  Secondine. 
Seg'ón.d.o  s.  m.  Secondo.  T.  mar.  Nome  dato 
a  b(.rdo  delle  navi  di  commercio  all'ufficiale  che 
segue  immediatamente  al  grado  di  capitano  V. 
Scrivan  nel  2°  signif. 
Seg-óncio  add.  Secondo:  Ciò   che  viene  im- 
mediatamente dopo  il  Primo. 

S  In  segando  léugo  ;  In  secondo  loogo.  Posto  avY. 
vale  Secondariamente. 

%  Minuto  segdndo;   Minuto  secondo,  ed  anche 
semplicem.  Secondo:  La  60°*  parte  d'un  mi- 
nuto primo. 
Seg-óiido;  Secondo.  Prepos.  ed  avverbio. 

n  Secondo,  si  adopera  spesso  a  modo  di  relicenza, 
e  vale  Secondo  le  circostanze,  Secondo  l'amore. 

—  n  lùnn-a  a  ghe  fende;  Secondo  la  gli  fmlla. 

—  mi;  A  parer  mio,  A  mio  giudizio.  Secondo  la 
mia  opinione. 

—  5  solilo;  Al  solilo,  Secondo  il  solilo.  All'osato: 
Nella  maniera  solita  o  consueta. 

Seg-óu  s.  m.  Falciatore:  Chi  sega  colla  falce. 

Segretaio  s.  m.  Segretario,  Segretaro,  Se- 
cretarlo: Colui  che  si  adopera  negli  affari  se- 
greti, e  scrive  lettere  pel  suo  signore. 

•  n  Segretario,  per  Colui  che  mette  in  carta  le  de- 
liberazioni di  qualche  adunanza  o  accademia. 
M  Cancelliere  V.  Camelie. 

Segretessa.  s.  f.  Segretezza:  Il  tener  segreto. 

Seggetta  s.  f.  Berretta:  Quella  copertura  del 
capo  che  sogliono  portare  i  preti  ed  alcuni  Or- 
dini religiosi  e  i  dottori  di  Collegio,  per  lo  più 
in  qualche  loro  funzione.  Essa  è  formata  di  quat- 
tro facce  che  formano  quatlr'angoli,  tre  de'  quali 
hanno  per  ciascuno  un'aia  saliente,  ed  il  quarto 
ne  è  privo;  quella  dei  dottori  le  ha  tutte  e 
quattro.  Passi  di  cartone  coperto  di  seta  o  si- 
mile stoffa  tinta  a  nero;  quella  che  portano  i 
cardinali  è  coperta  di  seta  di  color  rosso. 

Segretto  s.  m.  Segreto  e  Secreto:  Cosa  oc- 
culta 0  tenuta  occulta;  Arcano. 
"  Segreto,  per  La  parte  inlima  del   cuor  nostro, 
L'intrinseco  dell'animo:  /  mce  segrelti  nd  i  sa 
nisciùn;  Nessuno  sa  i  miei  segreti. 
Il  —  per  Ricetta  o  Modo  saputo  da  pochi  di  far 

checchessia, 
n  —  Nelle  Arti  fabbrili  dicesi  d'Ogni  ingegno  o 
congegno,  il  quale  divieti  a  chi  noi  sa  l'uso  dei 
serrami  e  sim. 
S  In  segretto;  In  segreto,  Di  segreto  e  sim.  Poslo 
avY.  vale  lo  stesso  che  Segretamente  :  0  me  l'ha 
dito  in  segretto;  Me  lo  disse  in  segreto. 


70i8 


SEG 


SEL 


S  Tegni  5  segrelto ;  Tener  il  segreto:  Non  mà- 
nifesfar  !e  cose  occiilie  e  confidate. 
Segretto  s.  m.  Segreta  e  Segrete  (al  plur.): 
Carcere  ove  non  si  concede  a'  rei  di  vedere  o 
parlare  con  chicchessia:  L'han  misso  in  se- 
gretto;  Lo  chiusero  in  segreta. 
Seg-retto  add.  Segreto  e  Secreto:  Nascosto, 

Recondito,  contr.  di  Palese. 
—  camme  5  tran;  Spgrelo  come  il  tuono  o  come 
un  dado,  dicesi  nell'nso  di  Chi  si  (ascia  facil- 
mente scoprire  un  segreto,  detto  così  perchè  il 
tuono  quando  scoppia  fa  un  gran  frogore,  e  il 
dado  scuopre  sempre  qualche  numero. 

S  Ommo  segretlo;  Uomo  segreto,  cioè  che  con- 
serva gelosamente  il  segreto. 
Seg-ùessa.  s.  f.  Sicurezza,  Sicurtà,  Secnrilà: 
Lontananza  d'ogni  pericolo. 

«  Sicurezza,  per  Riparo:  Pe  megio  segùcssa  g'han 
fwto  un  mùagiòn;  Per  migliore  sicurezza  vi 
fecero  un  muraglione. 

11  —  per  Franchezza. 
Se^ui  V.  a.  Seguire,  Seguitare  V.  Seguita. 

Il  Seguire ,  usalo  in  senso  neut.  Accadere,  Succe- 
dere, Avvenire:  Cose  n'é  seguìo  dò  tale?  Che 
ne  avvenne  del  tale? 

n  _  per  Venire  in  conseguenza. 
Sejaruita.  v.  a.  Seguitare,  Seguire:  Andare  o 
Venir  dietro,  e  diersi  tanto  del  corpo  quanto 
dell'animo  e  di  altre  cose. 

II  Seguitare,  Seguire,  Proseguire,  Continuare. 

Il  —  per  Ripigliare  il  ragionamento. 
Ség'uito  s.  m.  Séguito,  Continuazione,  Prose- 
guimento. 

•I  Séguito,  Accompagnamento,  Comitiva,  Cortèo, 
Corteggio,  Codazzo:  Accompagnatura  di  molle 
persone.  -  Cortèo  propriam.  è  Codazzo  di  per- 
sone che  accompagnan  la  sposa  quando  va  a 
marito,  o  un  bambino  portalo  a  battezzare.  Cor- 
teggio e  Codazzo,  Séguito  di  persone  che  vanno 
dietro  a  gran  personaggi  per  cerimonia  o  per 
dimostrazione  d'onore  o  d'ossequio  o  di  stima. 
Seg-ùo  add.  Sicuro:  Fuor  di  pericolo,  di  so- 
spetto, Certo  di  sua  salvezza,  Fuor  d'ogni  timore. 

Il  Sicuro,  prr  Certo,  Chiaro,  Vero,  Immancabile. 

w  —  per  Colui  che  può  assicurarii  di  suo  sapere 
0  di  suo  potere. 

S  Andd  a-o  seguo  o  in  sciò  seguo;  Andar  sicuro, 
al  sicuro  0  sul  sicuro  o  alla  sicura,  vale  Andar 
con  sicurezza,  senza  paura;  e  fìggrat.  Mettersi 
a  far  qualche  cosa  con  sicurezza  ch'ella  riesca 
facilmente. 

S  Do  seguo  m.  avv.  Di  sicuro,  Sicuramente. 

S  Ése  a-o  seguo  o  in  seguo;  Star  al  sicuro  o 
nel  sicuro  o  sul  sicuro,  vale  Non  correr  rischio. 

n  —  seguo;  Star  sicuro,  vale  Non  correr  rischio. 
Esser  fuor  di  pericolo;  e  talora  Slare  o  Tener 
sicuro  0  per  sicuro  o  per  certo,  Aver  certa 
opinione,  Non  dubitare. 

§  Fase  pc  segua  ùnn-a  cosa;  Aver  una  cosa  nel 
carniere,  dicesi  Quando  uno  crede  d'averla  si- 
curamente. 

S  Mette  in  seguo  ;  Porre  o  Mettere  in  sicuro  o 
al  sicuro,  cioè  Porre  checchessia  in  istato  di  si- 
curezza, togliendo  l'occasione  di  poterlo  perdere. 

Il  —  in  seguo  ùnn-a  figgia;  Mettere  in  serbo 
una  fanciulla,  cioè  in  un  ritiro,  in  educazione. 

S  IVe  tdn  seguo  ciù  che  de  mot;  Ne  son  più 
certo  che  della  morte,  cioè  Ne  son  certissimo. 


S  Sfa  seguo;  Star  sicuro,  vale  Esser  certo,  Non 
dubitare. 

Seg-ùo  avv.  Sicuro,  Sicuramente,  Certamente, 
Di  certo.  Senza  fallo.  Per  fermo.  Senza  dubbio. 

Seg-ùrtso  s.  f.  Sicurtà,  Malleveria,  Malleva- 
doria, Fidejussione,  Cauzione,  Pieggeria,  Prege- 
ria:  L'addossarsi  che  fa  alcuno  l'altrui  obbliga- 
zione ond'è  che  è  chiamato  per  rispondere  in 
suo  nome. 
Il  Sicurtà,  Malleveria,  Mallevadore,  Fidejas.«ore : 
Colui  che  promette  per  altrui  obbligando  sé  e  il 
suo  avere. 
%  Fa  segùrtce  0  Sld  pe  segùrtce;  Far  sicurtà.  Star 
in  sicurtà.  Entrar  in  sicurtà,  yagliono  Assicurare, 
Essere  o  Entrare  per  mallevadore. 

Se^a  s.  f.  Sera:  L'estrema  parte  del  giorno  e 

la  prima  della  notte. 

Il  Sera,  per  Notte:  Questa  sija  ferma-ve  a  dormi 

con  mi  ;  Questa  sera  fermatevi  a  dormire  con  me. 

$  Dà  a  bònn-a  seja  ;  Dar  la  buona  sera  :  Salutare 

altrui  nel  tempo  della  sera. 
S  De  primma  seja;  Di  prima   sera,  cioè   Sulla 

sera  appena  cominciata. 
S  De  seja;  DI  sera:  In  tempo  di  sera. 
S  Fase  seja;  Fare  o  Farsi  sera:  Imbrunire,  Venir 

la  sera. 
S  In  scio  fd  da  seja;  Sull' abbassar  del  giorno, 
Sull'imbrunir  del  giorno. 

SeóS'Uxi-a^  s.  f.  Serata:  Lo  spazio  della  sera 
in  cui  si  veglia. 

Sei^euti^ta.  s.  m.  Secentista:  Scrittore  del 
secolo  decimosettimo,  in  cui  lo  stile  fu  guastato 
dalle  strane  e  frequenti  metafore  che  s'intro- 
dussero; ed  anche  Colui  che  usa  un  tale  stile. 

Seicento;  Seicento  e  Secento:  Nome  nume- 
rale che  contiene  Sei  centinaia. 

Seig-a  s.  f.  Segala,  Ségale  e  Ségola:  9J)ecie  di 
biada  piiì  minuta,  più  lunga  e  di  color  più 
fosco  del  grano. 

Seig-lie  s.  f.  pi.  Sétole:  Nome  che  si  dà  a 
Certe  piccole  scoppiature  o  fessure,  che  si  pro- 
ducono spezialmente  ne'  capezzoli  delle  poppe 
delle  donne  lattanti  e  cagionano  una  dolorosa 
lacerazione. 

Seimia;  Seimila:  Nome  numerale  che  com- 
prende Sei  migliaja. 

Seittro  V.  Ceitlro. 

Seixao  V.  Ceixao. 

Selcia  V.  a.*  Selciare,  Inselciare,  Inseliciare: 
Lastricare  con  lastre  di  selce  V.  Astregd. 

Selcia  tua  s.  f.  Selciato  e  Seliciato:  Pavi- 
mento 0  Strada  lastricata  di  selci  V.  Astrego^. 

Celidonia  V.  Celidonia. 

Selissón  V.  Erba  cardaenn-a  nella  voce  £'r6o. 

Sella  s.  f.  Sella  :  Arnese  che  si  pone  sopra  alla 
schiena  del  cavallo  per  poterlo  acconciamente 
cavalcare. 

—  all'inglcize ;  Sella  inglese:  Sella,  il  cui  arcione 
rileva  pochissimo. 

—  da  donna;  Sella  da  donna. 

S  Cavallo  sensa  sella;  Cavallo  disellato. 

%  Quando  nò  se  péa  batte  5  cavallo  se  batte  a 

sella  ovv.  Se  batte  a  sella  pe  nò  poeì   batte 

B  cavallo  V.  Cavallo. 
Sella,  s.  m.  Sella jo:  Colui  che  fa  le  selle  e  le 

altre  parli  de'  finimenti  da  cavalli,  non  che  tutte 

le  barde  necessarie  per  adoperare  i  cavalli  da 

sella  e  da  tiro. 


SEM 


SEN 


709 


Sella.  V.  a.  Sellare  V.  Insella. 

Sélla<o  s.  m.  Sèdano,  e  dotlrinalm.  Appio  o 
Apio.  T.  boi.  Apium  graveolens.  Pianta  cUe 
si  coltiva  negli  orli  per  oso  delle  cucine,  e  la 
cai  radice  ingrossata  e  inabiancata  mangiasi  cruda 
e  colla  in  diverse  maniere.  Fn  Roma  e  in  Lom- 
bardia volgarm.  chiamasi  Sellerò. 

Sellili  s.  m.  Sellino.  Dimin.  di  Sella,  e  pro- 
priam.  dicesi  Quello  del  cavallo  per  trainare. 

Semena.  v.  a.  Seminare  :  Spargere  il  seme  sopra 
terreno  a  ciò  preparato  o  sopra  allra   materia 
alla  a  prodarre. 
•1  Seminare,  Disseminare,  Spargere,  e  fig.  Divolgare. 

—  agdgge  pe  arrechéugge  pàfceri  .V.  Agóggia. 

—  o  zizzania;  Seminar  la  zizzania,  figurai.  Se- 
minar la  discordia,  Metter  male  fra  le  persone. 

S  Chi  nd  semenn-a  non   arrechéugge  ;   Chi    non 
semina  non  rteogiie.  Prov.  chiaro. 

%  Morso  seiùto  e  Arvì  bagnóu,  beato  quello  chi 
ha  semenàu  V.  Arvi  (nome). 
Semellaio  s.  m.  Seminario  V.  Seminàio. 

§  Zéugo  dò  semenàio;  Giuoco  del  lotto:  Quel 
giuoco,  nel  quale  i  primi  90  numeri  dell'abbaco 
sono  riposti  alla  rinfusa  dentro  un'urna,  d'onde 
poscia  se  ne  traggono  a  sorte  cinque.  Colui  è 
vincitore,  la  cui  polizza  contiene  in  parte  o  in 
tolto,  secondo  certe  regole,  i  numeri  sortiti. 
Semenòu  s.  m.  Seminato  :  Luogo  dov'è  sparsa 
la  semente  ossia  II  terreno  sementalo. 

S  Atidd  féua  dò  semenòu  V.  Andà. 
Semensa  s.  f.  Semenza,  Semente,  Sementa, 
Seme:  Sostanza  nella  quale  è  virtù  di  riprodurre 
cosa  simile  al  suo  subbielto. 

«  Seme,  Principio,  Origine,  Cagione. 

n  —  Stirpe,  Razza,  Discendenza. 

—  de  càneva;  Canapuccia. 

—  de  Un;  Linseme,  Seme  di  lino. 

S  Andà  in  semensa;  Tallire  V.  Andà. 

Sexnensetta  s.  f.  Semenzina,  Seme  santo: 
Semi  d'un'erba  della  da  bolan.  Artemisia  ju- 
daiea,  i  quali  coperti  di  zucchero,  e  fattone 
minala  confettura,* si  danno  ai  bambini  o  fan- 
ciallini  tormentati  da'  vermi. 

Sementili  s.  m.  Sementino.  T.  boi.  Agaricus 
sementinus.  Sorta  di  fungo  che  nasce  a  grappi 
in  alcuni  poggi  e  ciocche  d'alberi  nel  tempo 
della  semente,  donde  gli  è  venato  il  nome.  É 
grato  al  gusto  e  all'odorato;  rarissime  volle  è 
portalo  sul  mercato  di  Genova. 

Seminàio  s.  m.  Seminario:  Luogo  dove  si 
educano  i  giovanetti  iniziati  allo  stalo  ecclesiastico. 

Seminarista  s.  m.  Seminarista.  Colai  che 
è  in  educazione  nel  seminario. 

Semme;  Una  volta:  Ghe  son  stoeto  semme; 
Vi  sono  stalo  una  volta.  Voce  del  contado,  dal 
lai.  Semel. 

Sempiterno  s.  m.  Solfino,  Erba  zolfina, 
Amaranto  giallo.  Elicriso,  Gnafalio,  Perpetaino. 
T.  boi.  Gnaphalium  orientale.  Pianta  della  fa- 
miglia delle  Composte,  che  produce  molti  fusti 
vestili  di  foglie  colonose,  terminanti  con  maz- 
zetti di  fiori  composti,  le  coi  squamme  sono  di 
un  giallo  di  zolfo,  lucide,  e  mantengono  un  tal 
colore  anche  disseccale. 

—  sarvcego;  Solfino  salvalico,  Stecade  citrina  V. 
Stcccadéu. 

Semplioitae  s.  f.  Semplicità,  Sempiicezza: 
QaaJilà  e  Slato  di  ciò  cbe  è  semplice. 


I)  Semplicità,  Schiettezza,   Sincerità,  Ingenaità, 

conlr.  di  Malizia, 
n  —  Inesperienza,  contr.  d'Accortezza, 
n  —  Naturalezza,  contr.  d'Affetlazione. 

Semprevivo  s.  m.  Semprevivo,  S"mpreviva, 
Barba  di  Giove,  Erba  da  letti,  Orchiells,  Guarda 
case.  Semprevivo  de'  muri,  Sopravvivolo  mag- 
giore. T.  boi.  Sempervivum  tectorum.  Pianta 
che  nasce  sopra  i  vecchj  muri,  sui  letti,  sulle 
colline  .-assose,  in  luoghi  esposti  al  sole.  I  suoi 
fiori  sono  di  color  roseo  e  porporino,  un  po'  vel- 
lutati; le  sue  figlie,  succose,  spesse,  carnose, 
bislunghe,  puniate  e  sempre  verdi,  esalano  un 
odore  appena  sensibile  e  rinchiudono  una  quan- 
tità grande  di  sugo  acquoso,  opaco,  acidulo,  il  ' 
quale  contiene  molta  sostanza  calcica,  di  sapore 
acre,  astringente,  e  come  salso. 

Havvene  un'altra  varietà,  chiamala  Sedum 
acre,  e  volgarm.  Semprevivo  minore  o  Vermi- 
cellaria,  che  ha  gli  stessi  caratteri  del  Sempre- 
vivo maggiore. 

Semnón  s.  m.  Curcnssù,  dicesi  nella  Toscana 
La  farina  più  grossa  del  semolino  (sémoa). 

Sen  s.  m.  Seno:  Quella  parte  del  corpo  amano 
che  è  tra  la  fontanella  della  gola  e  il  bellico. 

—  d'Abrammo;  Seno  d'Abramo.  t\  di  st.  sacra. 
Luogo  di  riposo  dov'erano  le  anime  degli  eletti 
prima  della  venuta  di  N.  S.  G.  C. 
§  Mette  in  sen;  Mettere  in  seno,  vale  Metter  chec- 
chessia nella  parte  del  vestimento  che  copre  il  seno. 

Sen  s.  m.  Sereno,  Serenila:  Chiarezza  del  cielo 
e  dell'aria,  pura  e  senza  nuvoli;  contr.  d'Oscu- 
rità e  di  Torbidezzi. 
S  Doppo  ò  nùvio  ven  5  sèn  V.  Nùvio. 
S  Fase  sèn;  Serenarsi,  Rasserenarsi  :  Farsi,  Divenir 
sereno  (proprio  del  cielo). 

Sèn  add.  Sereno,  Chiaro:  Che  ha  serenità. 
$  0  tempo  ò  se  fa  sèn;  Il  tempo  affina,  dicesi 
in  Marin.  per  dire  si  rischiara,  si  rasserena. 

Sènapa  s.  f.  Senapa  e  Senape:  Semi  d'una 
pianta  dello  slesso  noni'',  detta  dai  bolan.  Sinapis 
uigra.  Sono  d'acutissimo  sapore,  e  servono  a  far 
mostarda,  senapismi,  ecc. 

Senapiximo  s.  m.  Senapismo:  Sorta  d'im- 
piastro irritante  folto  di  senapa,  lievilb  ed  acelo. 

Senato  s.  m.  Se'nato  :  Il  secondo  dei  tre  grandi 
poteri  dello  Stalo,  che  nnìtamente  alla  Camera 
dei  Deputati  costituisce  il  Parlamento  nazionale 
(salva  la  Reale  sanzione  giusta  il  disposto  dello 
Statuto,  largito  nel  18i8  dal  Re  Carlo  Alberto 
a'  suoi  popoli),  al  quale  è  affidato  il  potere  le- 
gislativo. Onde  il  primo  potere  consiste  nella 
persona  del  Re,  il  secondo  nel  Senato  ed  il  terzo 
nella  Camera  de'  Deputati. 

Senato  s.  m.  Senatore:  Membro  del  Senato. 

Sencioadd.  Scempio,  Semplice;  contr.  di  Doppio. 

Seneento  s.  ni.  Topino,  Balestruccio,  Darda- 
nello.  Rondine  di  riva.  T.  ornit.  Hirundo  ripa- 
ria. Uccello  del  genere  delle  Rondini,  che  ha  il 
becco  nero,  l'iride  scuro-nera,  tutte  le  parti  su- 
periori e  il  petto,  color  grigio-cenerino;  gola, 
gozzo  e  addome,  bianchi  ;  fianchi  bianchi,  mac- 
chiati longitudinalmente  di  cenerino;  ali  e  coda, 
bruno-grigie;  coda  forcuta;  piedi  nudi,  nero- 
rossastri.  Arriva  in  aprile;  annida  lungo  i  fiumi 
n^lle  fessure  degli  alti  dirupi  cbe  vi  si  trovano. 
Ingrossa  mollo,  e  non  è  cattivo  a  mangiarsi. 

Seneent5n  s.  m.  Rondine  montano.  T.  ornit. 


710 


SEN 


SEN 


Hirundo  rupestris.  Uccello  dello  slesso  genere 
del  precrdenle.  Ha  il  becco  bruno-nfiro,  l'iride 
giallo-rossiccia;  tulle  le  parli  superiori  di  color 
bigio  nnìforme;  gola,  gozzo  e  petto,  bianchi, 
leggermente  ceciati;  i  fianchi  bruno-grigi;  sot- 
tocoda bruno-nera;  coda  troncala  con  macchie 
bianche;  piedi  grigio-nerastri.  Annida  ne' dirupi 
lungo  i  fiumi  come  il  precedente;  comune  lungo 
la  Trebbia  verso  Bobbio.  Arriva  ai  primi  di 
marzo,  emigra  in  settembre. 

fSeniia<  s.  f.  Sena.  T.  boi.  Sena  orientalis,  ovv. 
Cassia  orientalis.  Nome  officinale  delle  foglie 
d'alcune  piante  del  genere  della  Cassia,  che  cre- 
scono nell'Egitto  e  ne'  paesi  circonvicini.  L'odore 
e  il  sapore  di  queste  foglie  è  nauseoso  e  de'  più 
ributtanti.  La  decozione  di  esse  è  molto  usata 
in  medicina  siccome  purgativo. 

Sénn-a.  s.  f.  Gruccione,  a  Pisa  Tordo  marino 
0  Gorgoglione,  a  Siena  Grottajone  e  Barbiglione. 
T.  orn.  àferops  apiasler.  Uccello  del  genere  delle 
Meropi,che  ha  il  becco  nero,  l'iride  rossa;  penne 
della  fronte  bianche  e  verdi;  quelle  poste  sulla 
base  del  becco,  interamente  bianche;  vertice,  oc- 
cipite e  parte  superiore  della  schiena,  color  ca- 
stagno vivaee,  quelle  del  groppone,  di  color 
verde-mare  ;  la  coda  troncala.  Di  passaggio 
annuale  in  aprile  e  maggio.  Viaggia  in  branchi 
e  sempre  molto  alto  nell'aria,  mandando  conti- 
nuamente una  voce  rauca,  che  si  può  esprimere 
col  gra  gra  gru,  pronunziato  con  suono  gulln- 
ralc.  Abita  i  luoghi  ove  il  terreno  è  arenoso; 
cibasi  d'insetti;  scava  il  yido  nell'arena;  si  prende 
facilmente  a  volo  coi  fucile  o  tendendo  de'  lacci 
all'apertura  del  suo  nido. 

Senéuio  s.  m.  Sinopia  e  Senopia:  Specie  di 
terra  di  color  rosso  che  serve  a  varj  usi. 

Sensa.;  Senza,  antic.  Sanza:  Prepos.  separai, 
che  indica  mancanza  d'alcuna  cosa. 

—  atro  ;  Senz'altro,  Senza  dubbio.  Certamente,  As- 
solutamente. 

—  complimenti;  Senza  cerimonie,  Senza  compli- 
menti, Alla  buona. 

—  dùbbio;  Senza  dubbio,  Certamente,  Sicuramente. 

—  grazia;  Senza  garbo,  Svenevole,  Sgraziato,  Dis- 
adatto. 

Sentsà,  s.  m.  Sensale:  Quegli  che  s'inlromelie 
nelle  contrattazioni  di  compre  e  vendite  per' 
agevolarne  la  conclusione. 

—  da  cavalli;  Cozzone. 

—  da  matrimonii  V.  Matrimonio. 
Sensaja.  s.  f.  Senseria:  La  mercede  dovuta  al 

sensale  per  l'opera  sua. 
fSensa-zion  s.  f.  Sensazione  :  Impressione  che 
l'anima  riceve  per  mezzo  de'  sensi. 
8  Fd  sensaziòn;  Far  sensazione,  Ferire,  Toccare, 
Commuovere. 
Sensoibile  add.  Sensibile:  Atto  a  compren- 
dersi col  mezzo  dei  sensi. 
M  Sensibile,  per  Facile  a  ricevere  sensazione;  al- 

trim.  Sensitivo,  antic.  Sensivo. 
w  —  Aggiufito  a  dolore,  dispiacere  e  simili,  vale 
Che  commuove  assai.  Che  riesce  molto  disgu- 
stoso e  grave. 
S  Chéu  senscibile;  Cuor  sensibile,  cioè  compas- 
sionevole. 
Seii80il>ilitae  s.  f.  Sensibilità  :  Qualità  per 
coi  gli  animali  e  le  piante  sono  atti  a  ricevere 
le  impressioni  dei  sensi. 


H  Sensibilità:  Senso  d'umanità,  Compassione,  Te- 
nerezza di  cuore. 
Senscil>iliriente  avv.  Sensibilmente,  Sen- 
sibilemente,  Sens;vamenle,  Con  senso.  In  modo 
chfi  cade  sotto  i  sensi. 
Sensiti-va.  (Erba)  V.  Erba. 
SensuELlì  tee  s.  f.  Sensualità  :  Stimolo  del  senso. 
Sente  s.  ni.  Senliere'e  Sentiero,  Viottola:  Pic- 
cola via  praticabile,  fatta  ne'  campi. 
Seuteusa.  s.  f.  Sentenza  e  Sentenzia  :  Deci- 
sione di  lite  pronunziata  dal  giudice. 
H  Sentenza,  per  Condanna. 
I)  —  Motto  breve  e  arguto  approvato  comunemente 
per  vero. 

—  interloculota;  Sentenza  interlocutoria,  dicesi  di 
Un  giudizio  che  non  è  definitivo,  cioè  che  non 
decide  la  q  leslione,  ma  ordina,  soltanto  qualche 
cosa  per  l'istruzione  od  il  rischiarimento  della 
controversia. 

—  sommaria;  Giudizio  pettorale:  Specie  di  giudizio 
che  si  dà  da'  Magistrali  sommariamente  e  anche 
senz'obblighi  di  motivo. 

g  L'è  mogio  un  aggiustamento  magro  che  ùnn-a 
sentensa  grassa  V.  Aggiustamento. 

S  Motiva  ùnn-a  sentensa;  Allegare  o  Dare  i  mo- 
livi d'una  sentenza  V.  Motiva. 

S  Spùd  sentense;  Sputar  sentenze:  Profferir  sen- 
tenze 0  detti  sentenziosi  per  lo  più  con  affettazione 
e  dove  non  occorre,  Affeitar  gravità  di  doitrina. 
Sentenzia,  v.  a.  Sentenziare:  Dar  sentenza, 
Giudicare. 

M  Sentenziare;  Condannare  per  sentenza. 
Senti  V.  a.  e  neut.  Sentire:  Ricevere  le  impres- 
sioni che  si  produ'^ono  nel  corpo  dagli  oggetti 
esterni  sensibili  o  nell'animo  dalle  interne  pas- 
sioni: Sunto  a  bile  chi  me  rode;  Sento  la  bile 
che  mi  rode. 

"  Sentire,  per  Udire,  Ricevere  l'impressione  del 
suono  coll'orecchio:  Stw  a  sentì  cose  5  dixe; 
Stale  a  sentire  che  cosa  egli  dice. 

«  —  per  Odorare,  Attrarre  l'odore:  Senti  che 
bdn  oda;  Senti  come  olezza  soave. 

'I  —  per  Gustare,  cioè  Apprendere  o  Discernere 
per  mezzo  del  gusto  la  qualità  de' sapori:  Scià 
sente  un  pò  che  savó  cattivo  !  Senta  un  po'  qual 
pessimo  sapore  ! 

«  —  per  Tastare,  cioè  Riconoscere  col  tatto  :  Senti  ■ 
che  moen  freide  ?  Sentite  che  mani  fredde  ? 

«  —  per  Aver  sapore:  Quello  vin  osante  un  pò 
de  muffa;  Quel  vino  sente  un  pocolino  di  muffa. 

it  —  per  Sapere,  Aver  notizia:  Ho  senlio  di  che 
ecc.  ;  Ilo  sentito  dire  che  ecc. 

—  ben  0  ma  ùnn-a  cosa;  Sentir  bene  o  male  al- 
cuna cosa,  vale  Averne  piacere  o  dispiacere. 

—  d'ùnn-a  cosa;  Sentirsi  d'alcuna  cosa,  vale  Aver 
occasione  di  ricordarsene  per  danno  o  dispiacere 
ricevutone:  0  ne  sentià  pe  un  pesto;  Egli  se    ^ 
ne  sentirà  per  nn  pezzo.  ■ 

g  Fa  senti;  Far  sentire:  Far  intendere.  Avvisare.    ■ 

S  Nò  voci  senti  parla  d'ùnn-a  cosa;  Non  voler 
sentir  niente  d'una  cosa.  Non  ne  voler  sonata, 
Non  ne  voler  sapere,  né  sentirne  parlare. 

S  Sld  a  senti  d'arescSso;  Origliare:  Lo  stare  di 
nascoso  ad  ascoltare  quello  che  alcuni  insieme 
favellino  di  segreto. 

S  Sentise  n.  p.  Sentirsi,  parlando  della  sanità  cor- 
porale, vale  Passarsela,  e  corrisponde  al  lai. 
Valere:  Cdmme  ti  te  senti?  Come  li  senti? 


SEQ 


SER 


711 


B  Sentirsi,  per  Essere  disposto,  Stimar  bene:  Se 
li  te  senti  d'andàghe  ecc.;  Se  la  ti  senti  d'an- 
darvi ecc. 
n  —  pe'-  Udirsi  :  0  parla  tanto  ciannin  ch'6  n5 
se  sente;  E'  parìa  così  sottovoce  che  non  si  sente. 
S  Sentise  ben  o  md  ;  Sentirsi  bene  o  male,  vale 

Esser  san©  o  infermo, 
n  —  0  jVò  sentise  de  fd  ùnn-a  cosa;  Sentirsi  o 
Non  sentirsi  di  fare  una  cosa,  vaie  Averne  o 
Non  averne  volontà  ;  ed  anche  Sentirsi  o  no  ca- 
pace, acconcio,  disposto  ad  essa. 
«  —  in  t'ùnn-a  casa,  ecc.;  Sentirsi  in  una  casa,  in 
un  luogo  e  sim.,  vale  Senlirvisi  rumore:  A  l'è 
ùnn-a  casa  dóve  se  ghe  sente;  Eli'è  una  casa 
dove  ci  si  sente. 
«I  —  remescid  5  sangue,  e  bète;  Sentirsi  rime- 
scolare il  sangue  o  sempiicem.  Sentirsi  rimesco- 
lare: Prender  rimescolamento,  agitazione  e  sim. 
«  —  tutto  r5//o ;  S-ntirsi  pesto,  affranto,  fiacco, 
sbattuto,  dicesi  dì  Chi  ha  faticato  molto,  o  di 
Chi  è  stanco  d'un  lungo  viaggio  e  sim. 
n  —  un  dò  in  gualche  léugo  ;  Sentirsi  un  dolore 
e  sim.  in  qualche  parte  o  membro  del  corpo,  vale 
Aver  qualche  parte  o  membro  del  corpo  alte- 
rata da  infermità.  Sentir  dolore:  Cose  ti  te  senti 
a-o  brasso  ?  Che  ti  senti  al  braccio  ? 
S  Cose  che  nò  se  san  mai  sentie;  Cose  inadite 

0  inaudite. 
S  Fase  senti;  Farsi  sentire,  vale  Dir  con  forza 
le  sne  ragioni. 
Sentinn-a.  s.  f.  Sentina  :  La  parte  più  profonda 
della  nave,  nella  quale  scolano   tutte  it  acque 
che  penetrano ,  coperta  da  un  tavolato   mobile 
che  chiamasi  Tagliuolo  o  Costrato. 
w  Sentina,  metaf.  dicesi  d'Ogni   ricettacolo  sì  di 
brutt  ire  materiali,  come  di  scelleratezze. 
Sento  s.  m.  i^entore:  Indizio,  Avviso  di  qualche 
cosa,  avuto  quasi  di  nascoso  e  non  ben  certo. 
Separa.  V.  a.  Separare,  Disseparare,  Disgiun- 
gere, Distaccare,  Sceverare,  Dividere. 
S  Separàse  n.  p.  Separarsi,  Dividersi. 
tSeparazion  s.  f.  Separazione,  Separamento, 
n  Separazione,  per  La  risoluzione  che  fanno  due 
coniugati  di  vivere  separatamente  l'uno  dall'altro 
0  per  accordo  o  per  alto  legale. 
Seportùa  s.  f.  Sepoltura,  Sepoltura,  Sepolcro, 
S^'pulcro:  Luogo  ove  si   seppelliscono  i  morti; 
Tomba,  Fossa,  Tumulo,  Avello. 
S  Anchéu  in  figùa,   dòman   in  seportùa;  Oggi 
vivo,  domani  morto  V.  Figùa. 
Seppelli  V.  a.  Seppellire,  Sotterrare,  Interrare 

V.  Assotterrd. 
Seppia,  s.  f.  Seppia.  T.  ittiol.  Sepia  officinalis. 
Specie  di  pesce,  il  maschio  della  quale  si  chiama 
.  Calamaio  da  un  certo  umor  nero  a  guisa  d'in- 
chiostro che  in  sé  racchiude.  Ha  le  branche  quasi 
simili  a  quelle  del  polpo,  ed  un  certo  osso  bianco 
che  vien  adoperato  dagli  orefici  per  gettare  le 
minuterie  de'  loro  lavori. 
Seq.uadcl]:*£i,  v.  a.  Stringere,  Serrare,  Com- 
primere, Coartare. 
SequaddiTO  s.  m.  Chiave,  Serraglio.  T.  mu- 
rat.  Ultima  pietra  nel  mezzo  dun  arco  o  d'una 
vòlta,  più  acota  nella  parte  interiore  che  nella 
superiore,  affine  di  chiudere  cosi  e  tener  ferme 
lotte  le  altre  pietre. 
Seq,ii£eo  s.  m.  Seqaaro.  T.  marin.  Mezzo  con 
cai  si  siringe  o  si  comprime,  Ponto  in  coi  si 


tiene  saldo  un  cavo,  Estremità  d'ao  cavo  che 
si  tiene  stretta. 
%  Mette  a-o  sequceo  ùnn-a  persdnn-a;  Metter 
uno  alle  strette,  Stringerlo  fra  l'uscivi  e  il  muro. 
Serrargli  il  basto  addosso,  vagliono  Violentare 
alcuno  a  risolversi  senza  dargli  tempo  a  pensare 
0  replicare. 

Sequestra,  v.  a.  Sequestrare.  T.  leg.  Porre 
il  sequestro  sui  beni  mobili  o  immobili;  allrim. 
Staggire,  Fare  staggina, 
n  Sequestrare,  gsasi  anche  per  Obbligare  una  per- 
sona a  non  uscire  d'alcun  luogo:  L' oegua  a 
m'ha  sequestrali  in  casa;  L'acqua  mi  seque- 
strò in  casa. 

Sequestro  s.  m.  Sequestro,  Staggina:  Ordine 
della  Giustizia  per  fermare  effetti  del  debitore 
ad  istanza  del  creditore. 

Serafiu  s.  m.  Serafino  (voce  ebrea  che  signi- 
fica Ardente):  Nome  degli  spìriti  celesti  della 
prima  gerarchia,  così  detti  dall'ardente  amore 
di  Dio  onde  sono  accesi. 

Sera^ta  s.  f.  Serata  :  Nel  linguaggio  teatr.  dicesi 
La  rappresentazione  d'un'opera  data  nella  sera 
a  benefizio  d'un  attore  o  d'un  cantante;  altrim. 
Beneficiata  e  Benefiziata. 

Seren.  V.  Sèn. 

Serenata  s.  f.  Serenala:  Qoe'  concerti  che 
si  danno  la  notte  al  sereno  presso  alcuna  casa 
0  in  occasione  di  matrimonio  o  per  alcun  par- 
ticolare festeggiamento. 

Sereniscimo  add.  Serenissimo:  Tìtolo  che 
sì  dà  a'  principi»  che  non  sono  di  sangue  reale, 
e  che  si  dava  anticamente  alle  Repubbliche  di 
Genova  e  di  Venezia. 

Serenitae  s.  f.  Serenità  :  Qoiete,  Tranquillila, 
Giovialità  dì  volto. 
ti  Serenità,  per  Astratto  di  Serenissimo:  So  Se- 
renitce;  Sua  Serenità. 

Serenn-a.  V.  Sènn-a. 

Serietse  s.  f.  Serietà  :  Contegno  grave,  e  Lo 
star  senza  rìdere. 

Serio  s.  m.  Serio,  Serietà  V.  Serietce. 
S  Jn  sciò  serio  m.  avv.  In  sul  serio  o  Sul  serio, 

Sul  sodo,  Da  senno.  Seriamente,  Con  serietà, 
g  Piggid  ùnn-a  cosa  in  scio  serio;  Prendere  una 
cosa  sul  serio,  vale  Offendersene,  Aversene  per 
offeso. 

Serio  add.  Serio  :  Che  osa  ne'  suoi  modi  gravità; 
e  Che  sta  senza  ridere, 
n  Serio,  dìcesi  anche  di  Discorso  e  d'altre  cose, 
e  vale  Grave,  Considerato,  Importante  e  sim. 

Seirpètn  s.  ra.  Serpentone;  Strum.  musicale 
d'ottone  ritorto,  di  voce  assai  bassa,  così  dello 
dalla  sua  forma  come  dì  mezzo  serpente. 

Serpentinn-a.  s.  f.  Serpentina  o  Ruota  ser- 
pentina. T.  orimi.  Quella  ruota  che  serve  a  di- 
videre il  tempo. 
S  Erba  serpentinn-a  V.  Erba. 

Serpezzà.  v.  n.  Serpeggiare  e  poelic.  Serpere: 
Andar  torto  a  guisa  dì  serpe. 

Serra  v.  a.  Serrare,  Chiodere:  Opporre  sd 
apertura  qualunque  Io  strum.  suo  proprio  per 
chiuderla  acciò  non  entri  od  esca  cosa  alcuna, 
però  colle  differenze  seguenti  :  Serrare  è  Porre 
un  ostacolo  maggiore  al  passaggio  d'una  cosa 
per  mezzo  di  toppa  o  chiave,  catenaccio  e  sim.; 
Chiudere  propriam.  significa  Coprire  un'aperlora 
0  altra  cosa  patente  con  un  corpo  che  la  renda 


712 


SER 


SER 


inaccessa  al  piede,  alla  mano  e  anche  alla  sem- 
plice vista.  Si  chiude  un  uscio,  un'imposta,  una 
finestra  coi  vetri  e  con  le  imposte;  un  armadio 
con  gli  sportelli;  una  cassa,  un  baule,  una  sca- 
tola col  coperchio  ecc.;  si  chiude  un  campo  con 
siepi;  né  quello  è  Serrare;  si  chiude  una  porta 
colla  semplice  imposta,  ma  si  serra  con  la  chiave 
(Tommaseo,  Sinon.). 

V  Serrare,  per  Stringere,  Comprimere. 

«  —  per  Terminare,  Finire,  Conchiudere. 

n  —  In  neut.  assol.  Pareggiare  il  dente,  e  dicesì 
de'  cavalli  ed  anche  delle  hovihe  quando  avendo 
messo  fuori  tutti  i  denti,  ed  essendo  giunti  alla 
loro  naturale  grossezza,  non  si  conosce  più  l'età  loro. 

»  Nel  giuoco  della  dama,  vaie  Aver  fatto  il  pieno, 
e  si  dice  Quando  tutte  le  tavolette  sono  impo- 
state in  modo  che  l'avversario  non  può  allogarvi 
le  sue;  e  così  dicesi  d'altri  giuochi,  come  del 
filetto  ClelaJ,  domino,  ecc. 

«  Chiudere,  per  Circondare  un, luogo  di  mura,  di 
siepi,  ecc.:  Han  serróii  tutta  a  villa  de  seze; 
Hanno  chiuso  tutta  la  villa  di  pruni. 

w  —  In  signific.  neut.  per  Combaciare,  Sigillare, 
Turar  bene:  Mice  che  quella  scàloa  a  scere  ben; 
Procurate  che  quella  scatola  chiuda  bene. 

—  a  porta  in  ta  faccia  V.  Porta. 

—  a  stalla  quando  i  béu  són  scappce  V.  Béu. 

—  a  vittu;  Serrare  alla  vita,  dicesi  delie  vesti 
strette  che  combaciano  alla  persona. 

—  co-o  ciave;  Serrare  o  Serrare  a  chiave.  Chiavare. 

—  de  féua;  Serrar  fuora,  Fiiorchiudere  V.  Féita. 

—  drento;  Chiudere,  Rinchiudere,  ed  anche  Serrar 
dentro. 

—  e  veje;  Serrar  le  vele,  vale  Piegarle,  Accoglierle 
sul  pennone  e  legarle  dopo  averle  primieramente 
imbrogliate. 

—  féua  da  porta  V.  Porta. 

—  »  éuggi,  Serra  i  éuggi  a  ùnn-a  persónn-a  V. 
Éuggio. 

—  S  barcon  in  ta  faccia  V.  Barcdn. 

—  5  crocco;  Cessare,  Finire  V.  Crocco. 

—  un  in  t'ùn  léugo;  Chiudere  alcuno  in  un  luogo: 
Porlo  in  luogo  donde  non  si  può  uscire. 

—  un  libbro;  Chiudere  (e  non  Serrare)  un  libro. 

—  ùnn-a  lettera;  Serrar  una  lettera,  vale  Sigil- 
larla; e  anche  Terminarla,  Finirla. 

—  ànn-a  persònn-a  fra  quattro  mùage;  Chiuder 
uno  fra  quattro  mura,  vale  Imprigionarlo. 

—  ùnn-a  procesciòn,  un  convoglio,  ecc.;  Chiudere 
una  processione,  una  schiera,  un  convoglio  o 
sim.,  vale  Andar  dietro  a  tutti. 

S  Chi  ben  scerà,  ben  arve  ;  Chi  ben  serra,  ben 
apre  o  ben  trova  V.  Arvi  (verbo). 

%  Un  continuo  arvi  e  scera  V.  Arvt  (verbo). 

%  Serrdse  n.  p.  Chiudersi,  Serrarsi  dentro. 

n  Parlandosi  di  piaghe  o  sim.,  Rimarginarsi,  Ram- 
marginarsi,  Saldarsi,  Cicatrizzarsi. 

S  Serrdse  in  casa;  Chiudersi  in  casa:  Non  uscirne. 

M  —  in  t'ùn  mónesté,  ecc.;  Chiudersi  in  un  chio- 
stro, in  un  monastero  e  sim.,  vale  Farsi  reli- 
gioso, claustrale. 

»  —  un  d'io  tramezo  a  ùnn-a  /)oWa;  Pigliare  o 
Farsi  un  granchio  a  secco,  si  dice  dello  Strin- 
gersi un  dito  tra  due  cose,  per  la  quale  strin- 
gitura  il  sangue  ne  viene  in  pelle. 
Serra  v,  a.  Segare:  Recidere  con  sega. 
fSerra^lbosse  s.  m.  Serrabozze.  T.  mar.  Un 
grosso  cavo  che  serve  a  tener  fermo  al  bordo 


del  castello  di  prua  la  marra  d'un'àncora,  messa 
al  suo  posto  nel  tempo  della  navigazione . 

Serrag-g-ia,  s.  f.  Chiusino.  T.  fornnj.  Quella 
piastra  di  metallo,  e  per  lo  più  di  ferro,  con 
che  i  fornaj  chiudono  la  bocca  del  forno. 

Serrag-g-io  s.  m.  Serraglio  :  Castello  con 
giardini,  sempre  chiuso  e  custodito,  ove  i  prin- 
cipi orientali  tengono  chiuse  le  loro  femmine; 
altrim.  Harem. 
it  Serraglio,  per  Luogo  dove  sì  chiudono  le  fiere 
ed  altri  animali  venuti  da  paesi  stranieri  per 
esporli  soventi  alla  pubblica  curiosità. 

Senrapennoin  s.  m.  Serrapennoni  o  Im- 
broglj  di  bolina.  T.  mar.  Nella  vela  di  maestra 
sono  Q'iallro  corde,  due  a  ciascun  lato  della 
vela;  servono  a  raccogliere  le  vele  ai  loro  pennoni. 

Serratùa  V.  Ciuvéua. 

Sorretta  s.  f.  Seghetta:  Piccola  sega. 

Serrotte  s.  f.  pi.  Serrette.  T.  mar.  Tavole 
del  fasciame  o  bordalo  che  riveste  inlernamenle 
il  fondo  ed  il  fianco  della  carena ,  inchiodale 
sulla  faccia  interna  delle  coste. 

Serrèua  s.  f.  Segatura  :  Quella  parte  del  legno 
che,  ridotta  quasi  in  polvere,  casca  in  terra  in 
segando, 
it  Segatura,  per  La  divisione  o  fessura  che  fa  la, 
sega. 

Serréua  s.  f.  Merlone  e  volg.  Serriola.  T. 
ittiol.  Lischia  glnycos.  Posce  di  mare,  di  prima 
qnalilà,  molto  somigliante  alla  Leccia,  se  non 
che  è  più  compresso  nel  corpo.  Il  suo  colore  è 
snifdosso  turchino,  e  bianco  nelle  parti  inferiori. 

Serròu  s.  m.  Segatore:  Colui  che  sega  il  le- 
gname; altrim.  Segarino. 

Serróu  p.  pass.  Serrato,  Chiuso  V.  Serra. 
I)  Serrato,  Unito,  Fitto;  contr.  di  Rado. 
§  Aveì  0  chéu  serróu;  Avere  il  cuore  oppresso. 
§  Èse  un  chéu  serróu;  Essere  un  golpone,  un 

lumacone,  un  soppiattone, 
g  Trotto  serróu;  Trotto  chiuso  o  serrato  V.  Trotto. 

Sersa  s.  f.  Gelso,  Moro.  T.  hot.  Morus  alba. 
Albero  nolo,  la  cui  foglia  si  dà  in  cibo  a  quei 
bachi  che  fanno  la  seta. 

Servezia  V.  Lavativo. 

Serva  s.  f.  Serva,  Fante,  Fantesca:  Donna  che 
sta  a  servigi  altrui. 
I)  Laccetto.  T.  filatr.  Cappio  o  simile  che,  fermato 
alla  spalla  della  filatrice,  serve  a  meglio  soste- 
nere la  rocca,  la  cui  estremità  inferiore  è  rat- 
tenuta nell'allacciatura  della  vita. 

Serva  o  Servaèlo  V.  Funzo  neigro 
nella  voce  Funzo. 

Servi  V.  a.  Servire:  Impiegar  l'opera  sua  nei 
servigi  altrui;  ed  usasi  col  5°  e  col  4'  caso, 
n  Servire,  usato  col  S»  caso,  vale  Imprestare  ad 
uno  0  Provvedere  uno,  e  dicesi  di  danari  e 
sim.:  De  quanto  posso  servive  ?  Di  quanto 
posso  servirvi  ? 
t)  —  per  Dipendere  dalla  potestà  d'un  altro:  Mi 

nd  servo  nisciùn;  lo  non  servo  nessuno. 
Il  —  Detto  assolutam..  Slare  con  altrui  e  prestargli 
il  suo  servizio  per  mercede:   De  scignòa  ch'a 
l'ea ,  gh'é  toccóu  d'andd  a  sorvi;  Di  signora 
ch'ella  era,  le  toccò  a  andare  a  servire.  M 

—  a  ùnn-u  cosa;  Servire  a  una  cosa,  cioè  Usarla,    ■ 
Adoperarla  a  questo,  Aver  facoltà  a  questo:  O 
féugo  5  serve  a  ascàdd;  Il  fuoco  serve  a  scaldare. 

—  da  amigo;  Servir  da  amico  o  dall'amico;  ed 


ed     ■ 

J 


SEB 


SEU 


713 


ironicam.  Servir  di  coppa  e  di  coltello,  Servir 
proprio  bene  :  0  t'ha  proprio  servìo  da  amigo  i 
E'  li  ha  proprio  servilo  di  coppa  e  di  coliello  ! 
E'  l'ha  proprio  servilo  bene  ! 

—  da  canJé  V.  Candé. 

—  da  comoditi;  Servir  per  Incerniere  od  anche 
Servir  per  ripieno,  si  dice  di  Persona  che  non 
è  adoperala  se  non  a  riempire  il  vaolo  che  ri- 
manga accìdenlalmenle. 

—  iw  tutto  e  per  tittto  ùnn-a  persdnn-a;  Servir 
aicoDO  di  coppa  e  di  coliello,  vale  Fare  a  uno 
ogni  sorla  di  servizio  o  Servirlo  di  lulto  panlo. 

—  de  badda;  Servire  graluilamenle,  cioè  senza  sti- 
pendio 0  salario. 

—  in  tòa;  Servir  la  tavola,  dicesi  de'  famigliari 
che  servono  i  padroni  a  mensa. 

—  «n  marotto;  Aver  cura  d'un  ammalato:  Servirlo 
ed  Assisterlo  attentamente. 

—  ùnn-a  persònn-a  de  barba  e  de  perrùcca  V. 
Burba. 

—  in  tò  rògndn;  Servir  nel  coscelto  V.  Rdgnòn. 
S  Chi  serve  ó  comùn,  nò  serve  nisciùn  V.  Co- 

mùn  (s.  m  ). 
S  Cose  serve?  A  che  prò?  Che  rileva?  Che  fa? 

Che  importa? 
§  In  che  cosa  posso  servila  ?  In  che  cosa  poss'io 

servirla,  ubbidirla? 
S  Nò  se  péu  servi  a  dui  padroin  ;  A  due  signori 

non  si  può  servire.  Prov.  nsitatissimo  per  dire 

che  Non  si  può  seguir  insieme  la  virtù  ed  il  vizio. 
%  Servise  D.  p.  Servirsi,  Valersi,  Giovarsi,  Usare, 

Adoperarsi,  Far  uso. 
«  -^  da  un;  Servirsi  da  uno,  nell'oso  tose,  vale 

Essere  avventore  di  quello:  0  se  serve  da  mi; 

Egli  si  serve  da  me, 
n  —  d'ùnn-a  cosa  ;  Servirsi  di  checchessia  :  Ap- 
profittarsene :  Me  s5n  Servio  dell' ocaxidn;  Mi 

son  servito  dell'occasione. 
Servili tse  s.  f.  Servilità:  Atto  servile. 
Servito  s.  m.   Servitore,  Servidore,  Servo, 

Famigliare,  Famiglio,  Fante,  ed  in   islile  più 

elevato  Donzello:  Quegli  che  serve,  Che  sta  a 

posta  d'altri,  ecc. 
ti  Servitore,  per  Persona  dipendente. 
n  —  Ligio,  Affezionalo,  Dedito. 

—  de  Classa;  Cicerone  \.  Cicerdn. 

—  dell' ùspid;  Servigiale,  Spedalingo;  dicesi  anche 
bassamente  Pappino,  dal  portar  le  zuppe  agli 
ammalali. 

S  Accurdd  o  Accordàse  pe  servilo;  Acconciare  o 
Acconciarsi  per  servitore,  vale  5Jetler  o  Andare 
a  stare  per  servitore  con  altri. 
Servixetto  s.  m.  Servigelto,  Servigiuizo, 

Servigiuolo:  Piccolo  servizio. 
Servixo  s.  m.  Servigio  e  Servizio:  Il  prestare 
l'opera  sua  ad  un  padrone  in  cambio  di  pattuita 
mercede;  aitrim.  Servitù. 

»»  Servizio  e  Servigio,  per  Favore,  Piacere,  Bene- 
fizio: O  m'ha  reizo  un  gran  servixo;  Hi  ha 
fallo  nn  gran  servigio. 

n  —  Il  servire  nella  Milizia. 

n  —  Nome  collettivo  de'  Servitori  che  servono 
attualmente  una  persona. 

Il  —  Tutto  il  vasellame  di  tavola:  Tutto  5  ser- 
vixo ò  l'èa  d'argento;  Tutto  il  servizio  era 
d'argento. 

S  Donna  chi  fa  servixi;  Donna  di  servizj  V.  Donna. 

S  Diiata  dd  servixo  militare;  Durata  della  ferma. 


S  Rende  di  servixi  a  patria;  Servire  alia  patria 

0  Ben  meritare  della  patria. 
Servixoso  add.  Servigiato,  Servigiale,  Ser- 
vizievole: Che  volentieri  fa  servizio,  Pronto  a 

far  servizio. 
Sessia.  s.  f.  Siccità,  contr.  d'I'midità:  Aridità 

della  stagione  quando  per  molto  tempo  non  piove, 

e  del  terreno  quando  patisse  difetto  d'umidità; 

aitrim.  Seccore,  Secchezza,  antic.  Secchila. 
Sessión  s.  f.  Sessione,  Congresso:  Unione  di 

più  persone  per  consultare,  deliberare  e  gindi- 

care  checchessia;  e  si  dice  anche  dello  Spazio 

di  tempo  impiegato  dai  Forensi  a  dar  consulto 

a'  litiganti  e  sim. 
Sesta,  s.  f.  Mòdano,   Modulo,  Forma:   Misura 

0  Modello,  còl  quale  si  regolano  gli  artefici  in 

fare  i  lavori  loro,  ed  è  differente  secondo  le 

diverse  professioni. 
Il  Sesta.  T.  scolasi.  La  sesta  classe  d'una  scada: 

0  Pippo  5  l'è  in  sesta  ;  Il  Giuseppe  è  in  sesta. 
Sestiiin-a  s.  f.  Sestina:  Stanza  di  sei  versi 

d'undici  sillabe  per  ognuno,  i  quali  per  lo  più 

rimano  il  primo  coi  terzo,  il  secondo  col  quarto 

e  gli  altri  due  assieme. 
Settantenu-a.  s.  f.  Settantina:  Serie  di 

settanta  cose. 
Settanteximo;  Settantesimo!  Nome  no- 

mer.  ordin.:  L'uno  o  l'ultimo  di  settanta. 
Settecento  s.  ni.  Settecento:  Nome  numer. 

che  contiene  Sette  cenlinaja. 
Settemanu-a  s.  f.   Settimana:  Spazio  di 

sette  giorni,  cominciando  dalla  domenica  sino 

al  sabato. 

—  santa;  Settimana  santa:  L'ultima  settimana  della 
quadragesima. 

S  Ammid  in  ta  settemann-a  passa  V.  Ammià. 

S  Ése  de  settemann-a;  Essere  di  settimana,  cioè 

Cader  il  suo  turno  in  quella  settimana  (ricorri- 

mento  dell'alternativa  nell'esercizio  di  qualche 

oRìzio). 

Set  te  migrili  add.  Settembrino:  Di  settembre, 
Appartenente  a  settembre. 

Setteniiia;  Settemila:  Nome  numer.  che  com- 
prende Sette  misliaja. 

Settén;  Settimo,  Setlimano:  Nome  numer.  ord. 
che  segue  dopo  il  Sesto. 

Settentrion  s.  m.  Settentrione  :  La  piaga 
del  mondo  sottoposta  al  polo  artico,  od  aitrim. 
Quella  parte  del  Inondo  che  è  opposta  al  mez- 
zodì; Tramontana,  Norl  e  Norie. 

Setto  da  earégra;  Sedere  o  Piano  della 
seggiola:  Q'iella  parte  della  sedia  so  coi  si  siede. 
Se  il  Piano  è  mipagliato  i  Fior,  lo  dicono  pure 
Impagliatura;  e  benché  Impagliatura  venga  da 
paglia,  sotto  il  cui  nome  comprendon  la  sala, 
tuttavia  dicon  pure  Impagliatura  di  velrice,  di 
canna,  ecc.,  secondo  che  è  di  vetrice,  di  canna 
d'India,  ecc.  Spesso  11  sedere  è  Un  lelarino  CteàJ 
impagliato  e  mobile  che  entra  neil' intelajatora 
della  seggiola. 

—  dd  léugo  còmodo;  Sedile  dei  còmodo:  Quella 
grossa  tavola  fermala  al  muro  con  apertura 
tonda  nel  mezzo,  sulla  quale  ono  s'adagia  per 
andar  del  corpo.  Il  sedile  comunem.  è  dì  marmo 
bianco  o  di  lavagna,  e  talora  anche  di  legno; 
se  è  di  legno  dicesi  Asse  del  còmodo. 

Settòn  (Inj  V.  in  setlSn  alla  sua  sede  alfab. 
Séu  s.  f.  Sorella  :  Nome  correlativo  di  femmina 


714 


SEU 


SEX 


Ira  i  nati  dallo  stesso  padre  e  dalla  stessa  madre; 
e  dieesi  anche  di  Quella  nata  solamente  dal  me- 
desimo padre  o  solamente  dalla  medesima  madre. 
Difesi  anche  suora,  Sirocchia  e  Soròre,  ma  la 
prima  è  voce  poet.;  la  scenda  antica,  né  og- 
gidì si  userebbe  se  non  in  istile  giotroso:  l'ul- 
tima poi  è  prettamente  latina. 

n  Sorella  è  più  particolarm.  Suora,  per  Monaca; 
e  si  usa  anche  come  aggiunto  a  nome  di  monaca^ 
troncando  sovente  Pultima  lettera:  Séti  Ciaia, 
Séu   Violante;  Suor  Chiara,  Suor  Violante. 

M  —  per  Compagna,  Amica  intrinseca  :  Séu,  così 
ti  dixi?  Che  dici,  sorella? 

n  Nel  parlar  famigliare  si  usa  anche  per  Consi- 
mile: A  mw  chitàra  a  pà  a  séu  da  vostra; 
La  mia  chitarra  è  consimile  alla  vostra 

—  ile  Idsie;  Sorella  collattanea,  Sorella  di  latte, 
ossia  allattata  dalla  medesima  bàlia. 

—  de  zéuggia  grassa;  Berlingaccino  V.  Grasso  (add.). 
Séu  s.  m.  Suolo:  Ordine  di  cose  poste  dislesa- 
mente l'una  sull'altra. 

—  pe  séu;  A  suolo  a  snolo.  Posto  avverb.  vale 
Distesamente,  Per  ordine,  L'uno  sull'altro. 

Séuai  s.  f.  Suola:  Quel  cuojo  grosso  e  sodo, 
che  ordinariam.  si  adopera  per  far  la  pianta 
alle  scarpe.  -  Suolo  e  al  plur.  Suola  (femm.) 
dicesi  propriam.  La  parte  della  scarpa  che  posa 
in  terra.  I  Dizionari  confondono  erroneamente 
l'una  voce  coll'altra. 

S  Canyià  a  sé  uà  a-e  scarpe  V.  Sod  (verbo). 

S  Non  èse  b5n  né  pe  séua  né  pe  tomcea  V.  N5n 
èse  bòn  a  ninle  nella  voce  Bòn. 

S  0  vorrieiva  assomeggiàseghc  a  séua  de  scarpe; 
E'  vorrebbe  esser  degno  di  portargli  le  suola , 
dicesi  per  dinotate  la  grande  inferiorità  cheuno 
abbia  rimpelto  ad  un  altro. 
tSéuooa.i  s.  m.  pi.  Zoccoli:  Calzari  simili  alle 
pianelle,  ma  colla  pianta  di  legno  intaccata  nel 
mezzo  della  parte  che  posa  in  terra.  " 

"  Scroj:  Sorta  di  zoccoli  a  tomajo,  quartieri  e 
pianta  di  legno,  ossia  Scarponi  di  legno  che 
usansi  da'  marina],  da'  montanari,  conciatori  di 
pelle  ed  altri,  cui  occorre  di  stare  luugamente 
sall'umido  od  esposti  al  freddo.  I  Napol.  dicono 
Scrocchi  e  i  Frane.  Sahols. 
tSéuoca^o  s.  m.  Zoccolo  e  Zocco.  T.  archit. 
La  parte  inferiore  e  più  larga  del  piedestallo. 

»  Zoccolo  e  Zocco,  dicesi^aliresì  Quella  grossa 
tavola  quadrata,  per  lo  più  di  pietra,  sopra  la 
quale,  come  sopra  un  piedestallo,  posano  colonne, 
statue,  vasi,  urne,  ecc.;  altrim.  Plinto,  Dado. 

n  Ceppo,  Ciocco  V.  Ceppo  da  brùxd  in  Ceppo. 
Séu-uno  s.  m.  Sonno,  dimin.  Sonnetto,  Sonna- 
reilo,  Sonnerello,  Sonnellino:  Riposo  dalle  ope- 
razioni esterne  per  assopimento  del  sensorio  co- 
mune, dato  dalla  natura  per  ristorar  le  forze 
degli  animali. 

M  Sonnolenza:  Quella  gravezza  d'orchi  e  di  testa 
che  assale  chi  ha  bisogno  di  dormire,  ossia 
Grande  voglia  di  dormire. 

S  Cazze  du-o  srunno;  Cascar  dal  sonno  o  Morir 
di  sonno,  vale  Aver  voglia  grandissima  di  dormire. 

S  Dormi  de  séunno  duo,  Dormi  lutto  d'un  séunno 
V.  Dormi. 

8  Fa  un  séunno;  Schiacciare  an  sonno,  Far  un 
sonno.  Dormir  un  sonno. 

S  Fd  vegni  séunno;  Conciliare  il  sonno,  Indur 
sonno,  Assonnare. 


S  In  tò  CIÒ  bdn  dò  séunno;  Nel  più  bel  dormire. 

S  fn  15  primmo  séunno;  In  sul  primo  sonno, 
cioè  Nel  principio  del  dormire. 

S  Mette  séunno  V.  sopra  Fd  vegni  séunno. 

g  Piggid  5  séunno;  Pigliare  o  Prendere  il  sonno, 
vale  Essere  assalito  o  vinto  dal  sonno:  M'ha 
piggiòu  6  séunno  ;  I\Ii  pigliò  il  sonno. 

§  Hótitpi  5  séunno;  Rompere  il  sonno:  Guastare 
il  sonno,  Far  cessare  il  sonno. 
Séunno  s.  m.  Sogno,  Insogno '(voce  inusitata): 
Idee  che,  durante  il  sonno,  vengono  all'animo, 
il  più  delle  volte  in  modo  strano  collegate.  Im- 
magini del  giorno  ritenute  dalla  mente  e  ripro- 
dotte confusamente  nel  s(»nno. 

I)  Sogno,  Iflsogno,  per  Chimera  e  Vana  immagi- 
nazione. 

g  Brutto  séunno;  Sognacelo:  Sogno  triste,  terribile, 
funesto,  Brullo  sogno. 

S  Camme  un  séunno;  Ceme  per  sogno,  cioè  di 
passaggio. 

g  Da  mente  a-i  séunni  ;  Andar  dietro  a'  sogni. 

§  Fd  di  séunni;  Sognarsi,  Insognarsi:  Far  sogni 
V.  Assùnnàse. 

S  Paci  un  séunno;   Sembrare  nn  sogno:  Parer 
incredibile,  Non  se  ne  poter  persuadere. 
Séussia.  s.  f.  Soccio,  Sòccida  e  Sòccila.  Voce 
del  ront.  Accomàndita   di   bestiame   che  si   dà 
altrai   perchè  il  custodisca  e  governi  a   mezzo 
guadagno  e  a  mezza  perdita  o  sotto  altre  con- 
dizioni che  si  stimi  di   pattuire,  ed  usasi  co- 
mnnem.  coi  v.  Dare  e  Pigliare,  onde:    Dd  o 
Piggid  in  séussìa;  Dare  o  Pigliare  a  soccio. 
Séuttro  V.  Ceittro. 
Séuxoa;  s.  f.* Suocera:  La  madre  della  moglie 
0  del  marito. 

—  chéutta;  Unguento  di  cerasa  o  di  cerussa':  Un- 
guento che  si  fa  con  biacca  ed  olio,  ed  usasi 
in  medicina  come  disseccativo. 

—  e  néua,  tempesta  e  gragnéua  V.  Gragnéua. 

S  Parlo  a  ti,  séuxoa ,  che  ti  m'intendi,  néua 
V.  Néua. 

Séuxoo  s.  m.  Suo^cero:  Il  padre  della  moglie 
0  del  marito. 

Severità©  s.  f.  Severità,  Rigore,  Rigidezza; 
e  alquanto  più  Asprezza. 

Sevo  s.  m.  Sevo  e  Sego:  Grasso  d'alcuni  ani- 
mali che  serve  per  far  caiiii;  le. 
g  Dddó  sevo;  Piaggiare,  Adulare,  Lisciare,  Lisciar 
la  coda,  Ugner  gli  stivali.  Grattar  gli  orecchi, 
Dar  roselline,  e  nell'uso  tose.  Dar  del  burro, 
vagliono  Lodare  soverchiamente  per  secondo  fine. 

Sevolla,  V.  Cióula. 

Séxa.  s.  f.  Ciriegia,  Ciliegia  ed  anche  Cerasa, 
ma  poco  usato:  Frullo  del  ciliegio  (Prunus  ce- 
rasus)  assai  noto.  Ve  n'ha  di  varie  specie  e  dì 
diversi  soprannomi,  di  cui  io  noterò  le  princi- 
gali  e  più  conosciute  fra  noi. 

—  amacna  o  amarena;  Amarina,  a  Firenze  Vi' 
sciolina,  nelln  Lombardia  Amarasca,  nel  Piemonte" 
Agriolta:  Ciliegia  piccola,  sferica,  coperta  d'una 
bnccia  sottilissima  che  si  stacca  facilmente  dalla 
polpa  e  che  è  sempre  tinta  d'un  rosso  vivo,  ma 
opaco,  che  per  altro  non  mai  tende  al  nero. 
La  polpa,  rossa  come  la  buccia,  è  molle,  piena 
di  sugo,  fortemente  subacido,  che  la  rende  in- 
grata nella  mezza  maiurità,  ma  che  si  modifica 
in  seguito,  e  che  riesce  graziosa  e  d'un  gusto 
aromatico.  Essa  non  può  gareggiare  colle  Visciole, 


SEX 


SEZ 


716 


né  colle  razze  intermedie,  ma  è  superiore  a 
qualunque  ciliegia  per  le  conserve  e  i  gelati, 
e  ancora  pili  per  gli  siroppi ,  nei  quali  spiega 
un  giiSlo  tnllo  proprio  e  un  cerio  aroma  che 
lo  rende  gralissimo.  Matura  in  agosto.  É  co- 
mune in  tiiiia  l'Italia,  in  nessun  luogo  però 
come  fra  noi. 

camógginn-a ;  Ciliegia  marchiana:  Sorta  dì  ci- 
liegia mollo  gentile  e  saporita,  che  pende  da  nn 
piccinolo  lungo  e  flessibile,  e  nasce  per  lo  più 
riunita  a  piccoli  gruppi  sulla  lesta  dei  rami- 
celli  ;  la  sua  figura  è  irregolare ,  più  alla  che 
larga,  e  come  cordata,  mediante  una  satura  poco 
sensibile  che  la  taglia  dalla  base  alla  cima;  la 
buccia  è  fina,  liscia,  brillante,  giallognola  prima 
della  maturità,  e  poi  colorila  d'un  rosso  vivis- 
simo, che  lascia  appena  travedere  da  un  lalo  il 
giallo  del  fondo;  la  sua  polpa,  genoralmenle  gial- 
lognola, è  rolla  spesso  alla  buccia  da  molle  vene 
di  rosso,  che  si  sviluppano  principalmente  nel 
lato  più  ballulo  dal  sole;  essa  è  soda,  d'un 
gusto  assai  squisito  e  moltissimo  ricercata  nelle 
mense.  Varia  in  cento  modificazioni  diverse  che 
ne  formano  molle  razze  secondarie,  le  quali^i- 
versificano  tutte  in  grossezza,  in  grado  di  colo- 
rito, in  epoca  di  maturità,  in  delicatezza  ed  in 
sugo;  quindi  ne  vengono  i  nomi  di  Graffione 
rosso,  di  Popencino,  di  Cocomerina,  di  Sel- 
valicu,  ecc. 

de  Spagna;  Ciliegia  susina:  Frutto  che  ha  la 
forma  d'una  ciliegia,  ma  ha  la  grossezza  d'una 
piccola  albicocca.  Esso  è  dì  figura  tonda  e  mar- 
cato da  un  lalo  con  nn  rudimento  di  snlùra  ap- 
pena visibile;  ha  il  peduncolo  corto  come  quello 
delle  susine  (brignoin);  la  sua  buccia  è  glabra 
e  trasparente,  ed  il  rosso,  di  coi  si  copre,  è  più 
carico  che  nelle  Duracine  e  meno  nero  che  nelle 
Viscide;  la  polpa  è  rosso-giallognola,  non  molto 
acquosa,  ed  è  composta  d'un  tessuto  di  filamenti 
fibrosi,  che  le  è  particolare;  il  suo  gusto  ha 
poco  rilievo  e  sente  più  della  snsina  che  della 
ciliegia,  motivo  per  cui  mcita  pochissimo,  fa- 
cendosi soltanto  figurare  sopra  le  mense  pel  suo 
colore  vìvo  e  rilevato. 

giunca;  Ciliegia  moscadella;  Ciliegia  che  ha  il 
frutto  di  mezzana  grossezza;  la  sua  buccia  è 
liscia  e  d'un  giallo  bianchiccio,  che  nel  colmo 
della  maturità  diventa  più  carico  e  prende  come 
ana  tinta  di  livido;  la  polpa,  costantemente  gialla, 
è  soda  e  gentile;  nella  media  maturità  essa  con- 
serva un  poco  d'asprezza,  senza  però  avere  l'acì- 
dulo delle  altre  ciliegie,  e  la  perde  affatto  al- 
lorché si  perfeziona  sull'albero,  acquistando  allora 
un  dolce  così  vìvo  che  alcuni  lo  trovano  smaccato. 
Matura  nel  mese  dì  luglio.  É  pregevole  per  la 
sua  dolcezza  e  per  la  sua  singolarità.  Comunis- 
sima  nel  Pistoiese  e  nel  Pescialino,  é  rara  nel 
resto  della  Toscana,  e  in  Genova  non  sì  conosce 
che  da  pochi  anni,  e  sì  pretende  che  vi  sia 
Slata  introdotta  dal  march.  Gerolamo  Durazzo. 
gruffiònn-a  ;  Ciliegia  graffione  V.  sopra  Sèxa 
catiiógginn-a. 

iscioa;  Visciola  e  Visciolone:  Ciliegia  di  polpa 
tenera,  carnosa,  delicata,  colorita,  e  d'un  sugo 
come  sanguigno,  senz'acido,  ma  con  un  amaro- 
gnolo grato  che,  misto  al  dolce  che  la  caratterizza, 
forma  nn  composto  che  la  rende  squisita.  Essa 
è  (onda,  compressa  all'inserzione  del  piccinolo, 


rilevata  alla  cima,  più  larga  che  alla,  ed  eguaglia 
nella  grossezza  quelle  più  scelle  delle  Duracine. 
La  sna  buccia,  a  principio  rossa  come  nelle  Ama- 
resche,  si  carica  nella  maturila,  e  prende  un 
nero  purpureo,  che  spicca  singolarmente  nel  lu- 
cido della  sua  superticie.  Non  c'è  varietà  che 
la  egnaglj  conservala  nello  spirilo,  ed  è  la  sola 
chfe  riesca  in  islato  di  fruito  secco,  specialmente 
se  è  passata  nel  stroppo.  Matura  in  giugno;  nei 
paesi  però  montuosi  è  più  tardiva,  ma  ivi  è  più 
feconda  che  nei  climi  marini. 

Havvene  un'altra  varietà,  che  ha  la  buccia  di 
color  rosso  un  po'  più  carico  delle  Amarasche, 
e  meno  nero  delle  Visciolone;  la  sua  polpa  è 
anch'essa  d'una  sostanza  gentile,  e  quantunque 
il  suo  sugo  sia  un  po'  acidulo,  pare  ha  un  sa- 
pore assai  grazioso  e  tutto  proprio.  Il  Visciolone 
tra  noi  si  distingue  col  nome  d'Asci'oa  veaxa,  e 
la  Visciola  con  quella  d'Iscioa  semplicemente. 

—  neigra;  Ciliegia  nera:  Sorta  di  ciliegia  grossa, 
appartenente  alle  duracine,  di  figura  non  ton- 
deggiante, formata  d'una  buccia  liscia  e  diafana, 
che  nella  maturità  sì  tinge  d'un  rosso  assai  nero, 
e  che  cuopre  una  polpa  carnosa,  d'un  colore 
sanguigno-;,ero  e  pien  di  sugo.  Matura  in  luglio 
e  dura  sino  a  tutto  il  mese  d'agosto.  L'albero 
è  proprio  delle  montagne,  e  non  si  vede  guari 
ne'  luoghi  domestici  e  nelle  pianure. 

—  pisciojèua  0  piscicela;  Ciliegia  acquajuola  o  ac- 
quaiola: Ciliegia  piccola,  d'un  colore  di  rosa 
sfumato,  che  si  carica  in  proporzione  che  aumenta 
la  maturità  ;  ha  la  polpa  scarsa,  acquosa,  di  poco 
gusto,  ed  é  perciò  di  poco  pregio.  Essa  è  la 
prima  a  maturare,  e  dagli  Agronomi  è  conside- 
•raia  come  il  tipo  delle  ciliegie  a  polpa  molle. 
Trovasi  in  tatti  i  paesi  d'Europa.  In  Italia  riceve 
i  nomi  di  Primaticcia,  di  Custrina,  di  Mol- 
letta,  di  Tenerina  selvatica,  ecc. 

Sé:xà,  s.  m.  Ciriegeto  e  Ciregeto  :  Il  luogo  àoxe 
son  molti  ciriegi. 

Séxe  s.  f.  pi.  Incotti,  Vacche:  Quei  lividori  che 
vengono  talora  alle  donne  nelle  cosce  quando 
tengono  il  fuoco  sotto  la  gonnella  per  iscaldarsi 
in  tempo  di  verno. 

Seixendé  s.  m.  Luminello,  in  Tose.  Sogherino: 
Pezzpllo  di  snghero  (natta)  taglialo  a  foggia 
d'un'anima  di  bottone  (unimetta)  con  carta  so- 
vra,)posla  da  una  parte,  e  un  bucolino  nel  mezzo, 
entro  cui  s'infila  un  pezzetto  di  moccoletto,  per 
mettersi  a  galla  nell'olio  delle  lampade.  Dal  lat. 
Cicindela,  che  significa  Lucciola. 

Séxetta.  s.  f.  Ciriegia  secca;  Cirìegia  in  guazzo; 
Ciriegia  candita. 

Sexi  V.  a.  Staggire,  Fare  staggina,  Sequestrare 
V.  Sequestrò. 

Sexiia.  s.  f.  Staggina,  Sequestro  V.  Sequestro. 

Séze  s.  f.  pi.  Pruni:  Nome  gener.  dì  Tutti  i 
frnticì,  de'  quali  si  vagliono  i  contadini  per  for- 
mar le  siepi. 

Sezion  s.  f.  Sezione,  Divisione;  ed  osasi  co- 
munera.  a  dinotare  Una  delle  varie  parti,  nelle 
qiali  è  diviso  un  dicastero,  un  ufficio  e  sim. 
it  Sezione,  Specie  di  divisione  e  suddivisione  d'un 
libro,  d'un'opera,  d'un  trattato,  ecc. 

—  de  cadavere;  Sezione  di  cadavere,  presso  gli 
Anatom.  dicesì  L'apertura  d'un  cadavere  affine 
d'investigare  la  vera  cagione  della  morte  con 
l'esame  de'  varj  visceri. 


716 


SFI 


SFR 


Sezze  ;  Sedici  :  Nome  namer.  composto  di  Sei 
e  dieci. 

**n  Taivoila  in  modo  basso  dicesi  per  Ano,  Culo: 
Ghe  brùxa  6  sezze;  Gli  brucia  l'ano. 

Sezzeii  s.  m.  Sedicesimo^  Sedécimo:  La  de- 
cima sesia  parte  d'un  intiero. 

JSfìicciadlcio  add.  Sfacciato,  Sfrontato,  Im- 
pudente, Malardito,  Temerario,  Petulante,  Arro- 
gante, ecc.  :  Senza  faccia  e  vergogna ,  Non  cu- 
rante di  vergogna. 

Sfk.ccia.ta.g'g'ìue  s.  f.  Sfacciataggine,  Sfac- 
ciatezza, Sfrontataggine,  Sfrontatezza,  Impudenza, 
Arroganza,  Tracotanza,  Temerità,  ecc. 

Sf^cciòu  V.  Sfacciaddo. 

Sf*a.i*so  s.  m.  Sfarzo,  Pompa,  Gala,  Magnificenza. 

Sfascia,  V.  Desfascià. 

Sfterrad.ò  (Vento);  Vento  sferratojo:  Vento 
violentissimo,  Vento  che  porta  via. 

tSi^ug-g'ia  s.  f.  Sfoglia:  Falda  sottilissima  di 
checchessia, 
n  Sfaldatura,  in  term.  di  Magona  Quella  piccolis- 
sima sfoglia  che  getta  il  ferro  o  sim.  quando 
non  è  stato  ben  fabbricato. 

—  dell'anello;  Foglia:  Faldellina  metallica  e  lucen- 
tissima,  che  si  mette  nel  fondo  del  castone  per 
far  meglio  brillare  la  pietra  sovrapposta.  La  fo- 
glia del  diamante  è  d'argento;  alle  altre  si  suol 
dare  la  tinta  simile  al  colore  della  pietra.  Dicesi 
Specchietto  Un  pezzetto  di  vetro  cristallino  tinto 
da  una  banda  che  si  mette  nel  fondo  d'una  gioja, 
la  quale  per  soverchia  sottigliezza  non  possa  reg- 
gere alla  tinta. 

—  do  spSgio;  Foglia:  Quello  stagno  unito  con  ar- 
gento vivo  che  si  pone  dietro  agli  sppccbj  di 
vetro  perchè  rappresentinogli  oggetti  che  si  af- 
faccian  loro. 

SfòuigS^ia,  v.  a.  Sfogliare,  Disfogliare,  Sfron- 
dare: Levar  le  foglie,  le  frondi. 

—  tirt  libbra;  Sfogliare  un  libro,  vale  Guardarlo, 
Cercarlo  a  foglio  a  foglio. 

Sf^èug-g-iatella  s.  f.  Sfogliatina:  Pasiiccino 
di  pasta  sfoglia  V.  Pasta  da  sfnuggi  nella  voce 
Sféuggio.  -  Sfogliata,  Specie  di  torta  fatta  di 
sfoglie  di  pasta. 

lSf4Bug>g>io  V.  Sféuggiatella. 
S  Pasta  da  sféuggi;  Pasta  sfoglia  o  a  sfoglia  :  Pasta 
delicatissima  fatta  con  farina,  burro,  uova  e  zuc- 
chero da  manipolarsi  a  falde  sottilissime,  sovrap- 
poste l'una  all'altra,  e  da  cuocersi  in  forno. 

Sféug-o  s.  m.  Sfogo,  Sfogamento,  Uscita,  Esito, 
n  Sfogo,  metaf.  vale  Alleggerimento  delie  passioni 

dell'animo  coH'appagarle  o  manifestarle. 
n  —  Dicesi  nell'uso  a  Quelle  pustulette  e  scorti- 
cature che  van  serpeggiando  per  la  pelle  delle 
persone.  I  Chirurgi  con  term.  gener.  lo  chia- 
mano Erpete,  e  poi  secondo  la  qualità  della  ma- 
lattia lo  dividono  in  Empetiggine,  Migliare,  ecc. 
S  Dà  sféugo  V.  Sfoga. 

Sfia,x*soàse  n.  p.  Sfilacciare,  Sfllaccicare,  Sfi- 
.  lacciarsi  ;  L'uscire  che  fanno  le  fila  dal  taglio  o 
straccio  de'  panni.     « 

tSflatase  n.  p.  Sfiatarsi:  Perdere  il  fiato  per 
soverchio  parlare  o  gridare. 

Sfidda  s.  f.  Sfida,  Disfida,  Sfidamento,  antic. 
Disfidanza  :  Chiamata  dell'avversario  a  battaglia, 
a  una  prova,  ecc. 

Sfld.d.a  V.  a.  SGdare,  Disfidare:  Invitare  o  Chia- 
mare l'avversario  a  battaglia  o  altra  contesa. 


S  S/ìddo  mi;  Sfido  io:  Modo  usilatissimo  che  si 

usa  sposso  a  dire  per  dimostrare  l'impossibilità 

d'una  cosa:  Sfiddo  mi  a  leze  dóve  non  é  scrito; 

Sfido  io  a  leggere  dove  non  è  scritto. 
§  S/ìkìàse  n.  p.  Sfidarsi,  Disfidarsi:   Chiamarsi  a 

duello,  a  battaglia.  Provocarsi. 
Sfiuxo  add.  Fiacco,  Spossato,  Snervato,  Stracco. 
Sft>ddira  v.  a.   Sfoderare,   Sguainare:   Cavar 

dal  fodero,  dalla  guaina. 
Sfo^st  V.  a.  Sfogare,  detto  d'una  passione  o  d'un 

affetto,  vale  Darle  corso  con  l'opera  o  con  atti 

esterni  :  Lasciceghe  sfoga  a  bile;  Lasciale  ch'egli 

sfoghi  la  bile. 
Il  Sfogare,  in  signif.   neut.   parlandosi   di   piaghe 

e  sim.  vale  Purgarsi. 
%  Sfogàse  n.  p.  Sfogarsi,  Dirla  fuor  fuori,  Mandar 

fuori  quello  che  sha  nel  pptto. 
SdRag-g-ia  V.  Sciabbrà  (verbo),  Squassa. 
—.  e  carte;  Sfogliar  le  carte:  Distendersele  in  mano 

scostandole  l'una  dall'altra  o  II  Tirarle  su  ad 

una  ad  una  per  vedere  di  che  seme  sono. 
Sft>g"Oilòu  V.  Desfngonóu. 
Sftur-tunn-a  s.  f.  Sfortuna,  Disdetta,  Mala  sorte. 
Sjfortunóu.  V.  Desfortùnòu. 
Sfbirsà  V.  a.  Sforzare,  Forzare:  Obbligar  per 

forza.  Costringere. 

—  a  porta;  Forzar  l'uscio:  Aprirlo  rompendo  chec- 
chessia che  il  ritenga  serralo. 

—  ùnn-a  ciavéua;  Forzar  una  serratura,  un  chia- 
vistello e  sim.:  Aprir  di  sua  forza,  rompendo, 
falsando  gl'ingegni. 

S  Sfjrsàse  n.  p.  Sforzarsi,  Ingegnarsi,  Affaticarsi. 
n  —  a  fa  i  so  bezéugni  ;  Ponzare  V.  Spremmise 
nella  voce  Spremmc 

Sfbx-so  s.  m.  Sforzo:  Ogni  maggior  forza  e  pos- 
sibilità. 
S  Con  tutti  i  sforsci;  A  tutt'nomo,  A  tutta  pos- 
sanza, A  tutto  potere,  Quanto  può  uomo. 
S  Fd  l'ultimo  sforso;  Far  l'ultimo  sforzo  o  l'e- 
stremo di  sua  possa.  Dar  il  suo  maggiore, 
g  Fd  tutti  i  so  sforsci;  Far  le  sue   lolle,  Far 
una  cosa  co'  piedi  e  colle  mani,  coll'arco  o  col 
midollo  dell'osso:  Far  ogni  sforzo  possibile  per 
mandar  checchessia  ad  effetto. 
%  Fa  un  sforso  de  natùa....  Uscir  del  mànico  o 
del  consueto  o  del  suo  nalurale. 

Sfratta  v.  n.  Sfrattare,  Slieilare:  Andar  via 
con  prestezza. 

Sfratta  se  V.  Desfr attése. 

Sfratto  s.  m.  Sfratto,  Espulsione,  Cacciata. 
S  Dà  ò  sfratto  a  ttnn-a  persónn-a;  Dar   altrui 
lo  sfratto  0  lo  sbalzo,  Dar  il  cencio,  l'erba  cassia, 
il  puleggio  ad  uno,  vale  Licenziarlo,  Mandarlo 
via.  Cacciarlo. 

Sfrenóu  add.  Sfrenato,  Impetuoso,  Precipitoso, 
Scapestrato;  e  talora  per  Licenzioso,  Dissoluto. 

SfVexos.  m.  Sfregio,  Villania,  Infamia,  Disonore. 

Sfrezza  s.  f.  Accecatoio:  Specie  di  saetta  da 
trapano,  che  ha  la  sua  estremità  tronca  a  linea  | 
retta  e  tagliente,  alla  ad  incavare  un  foro  onde 
possa  ricevere  la  capocchia  d'un  chiodo,  d'una 
vite  0  altro,  sicché  spiani  e  non  risalti. 

Sfrczza  v.  a.  Accecare:  Incavar  buchi  coll'ac- 
cccatojo  0  in  siffatto  modo  che  possano  ricevere 
le  teste  delle  vili,  affinchè  non  risaltino  in  fuori. 

Sfrezzatùa  s.  f.  Accecatura:  Piccola  inca- 
vatura a  somiglianza  di  cono  fatta  in  un  pezzo 
di  metallo  con  saetta  da  tre  o  quattro  facce. 


SOfl 


SGtJ 


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Sfìróntatessa  V.  Sfacciataggine. 

Sfróntóu  V.  Sfacciaddo. 

Sfróuxa  V.  Fraoxd. 

Sjfrouxa,d.6  V.  Fraoxadó. 

Sfr^uxo  V.  Fraoxo. 

Sfùl>bià,  V.  a.  Sfibbiare,  conlr.  d'Affibbiare. 

Sfùmnià.  V.  a.  Sfumare:  Nella  pillura  Digra- 
dar i  colori  confoDdendo  delicatamente  il  chiaro 
collo  scuro. 

SS'a.l>ella.  V.  Desgabellà. 

Sg'ag-g'inòu  V.  Desgagginóu. 

Sg-^'"^®**'^  ^-  "  Sgambare:  Menar  le  gambe, 
Camminar  di  fretta;  ma  comunem.  Correre  di 
qua  e  di  là  con  incomodo  e  fatica,  e  dicesi  per 
lo  più  di  persona  affaccendala  e  che  mostra  qual- 
che premura  in  eseguire  alcune  sue  incombenze. 

Sg-ampi  s.  m.  pi.  Tràmpoli  e  Tràmpali:  Due 
bastoni  lunghi ,  nel  mozzo  dei  quali  è  confitto 
on  legnetto,  sul  quale  chi  gii  adopera  posa  il 
piede,  legandosi  la  parte  di  sopra  alla  coscia, 
e  servono  per  passare  acqua  e  fanghi  senza  im- 
mollarsi 0  infangarsi. 
S  Andò  in  sci  sgampi ;  Trampolare  e  Trampalare. 

Sganasciàse  da-o  ne  ;  Sganasciar 
dalle  risa  o  per  le  risa,  Rdere  a  sganascio,  Sma- 
scellarsi ,  Sbellicarsi  delle  o  dalle  risa  e  sim. , 
vagliono  Ridere  smoderatamente  e  sì  forte  che 
la  ganascia  si  sforzi. 

Sganziia  s.  f.  Scansìa,  Scancìa,  Scaffale,  antic. 
Ciscranno:  Strum.  per  lo  più  di  legno  fatto  a 
palchetti  per  uso  di  tenervi  libri,  scrillure,  o 
simile  altro. 

Sg-arbà  V.  Garba  nel  2»  signif. 

Sg-ar bella  v.  a.  Scalfire,  Sealfiggere:  Levar 
a;quanto  di  pelle  penetrando  leggermente  nel  vivo. 
S  Sijarbelldse  n.  p.  Scalfirsi,  Scalfiggersi. 

Sg-arbellatùa  V.  Sgarbelléua. 

Sgarbelléua  s.  f.  Scalfittura,  Scalfitto:  La 
lesione  che  fa  lo  scalfire.  -  Leccatura,  Leggieira 
ferita  in  pelle. 

Sg"àr*l>ie  V.  Gàrbie. 

Sg-ai*i*àla;  Sgarrarla:  Prendere  errore»©  sba- 
glio. Sbagliarla,  Fallirla. 

Sgairza  s.  f.  Velo  da  stacci:  Quella  tela  di  seta 
che,  legala  fra  due  cerchj  detti  Cassini,  serve  a 
separar  la  farina  dalla  crusca.  -  Tela  di  crine 
■  0  di  crino  dicesi  Quella  tela  rada,  fatta  di  crine 
di  cavallo,  che  si  adopera  negli  stacci  radi  da 
passar  brodo,  farina  di  formentone,  polpa  di 
pomidoro,  conserve  e  simili. 

Sg-aiTzà  v.  a.  Garzare  e  Cardare.  T.  ianaj. 
Dare  al  panno  varj  traili  di  cardo  per  trarne 
fuori  il  pelo. 

^garzo  s.  m.  Garzo,  Cardo  da  garzare  o  da 
cardare,  Cardo  da  lanaiuoli:  Quella  specie  di 
cardo  che  ha  una  pannocchia  o  lesta  spinosa, 
di  cui  i  lanajnoli  si  servono  per  cavar  fuori  il 
pelo  a'  panni, 

Sg^arzòtt  s.  m.  Garzatore,  Cardatore,  Carda  juolo: 
Colui  che  carda  o  garia  V.  Sgarzà. 

Sgravaizzi  s.  m.  pi.  Chiappole,  Chiappoierie, 
Carabattole,  Bazzicature:  Masserizie  vili,  di  poco 
prezzo  e  vecchie. 

Sg-liéuà  V.  n.  Volare:  Andare,  Alzarsi  o  Le- 
varsi per  l'aria  a  volo;  e  propriam.  Il  trascor- 
rere per  l'aria  che  fanno  gli  uccelli  o  altri  aoi- 
luali  alati,  agitando  le  ali. 
«*  Volare,  per  Passare  con  gran  velocità:  0  tempo 


ò  sghéua;  lì  tempo  vola,  cioè  trascorre  velo- 
cemente. 

n  —  Figurai,  dicesi  per  Camminare  in  fretta  :0 
nò  corriva,  ò  sghéuava;  Ei  non  correva,  volava. 
Sg'lxéuo  s.  m.  Volo:  Il  volare;  Volala,  Volalo. 
Sg-liindà  v.  n.  Smucciare,  Sdrucciolare,  Scor- 
rere, Sfuggire. 

Il  Schippire:  Scappare  con  astuzia,  con  ingegno  e 
destrezza. 

Il  Sappucciare,  Fare  scappata.  Forviare  V.  Scantina. 

—  1  éuggi;  Correr  gli  occhi,  vale  Vedere  alla  fag- 
giliva,  quasi  accitientalmente  e  senza  volere. 

—  ó  colpo;  Causare,  Riparare  il  colpo  che  lira  il 
nemico. 

Sgliixribisso  s.  m.  Ghiribizzo,  Sohiribizzo, 

Capriccio,  Gricciolo,  Bizzarria  :  Pensier  fantastico, 

stravagante. 
Sgiassà  a  levre  V.  Desgiassd. 
Sg-onientàse  n.  p.  Sgomentarsi,  ShigoUirsL 
Sgórbia  s.  f.  Sgorbia  e  Gorbia:  Scalpello  col 

ferro  a  taglio  fallo  a  doccia  ;  serve  a  fare  sgusci 

e  canali. 

—  da  caeghcB;  Stampa:  Quello  strnm.,  con  cui  si 
fanno  i  buchi  ai  becchetti  (oeginn-e)  delle  scarpe 
per  infilarvi  i  legaccioli  per  allacciarle. 

Sgorbia  s.  f.  Colpo  di  sgorbia. 

Sgorbìettas.  f.  Sgorbiolina:  Piccola  sgorbia. 

Sgrana  V.  Desgrunà. 
"  Sgranocchiare:  Mangiar  con  ingordigia  cose  che 
masticandole  sgretolino. 

Sg-ranfigna  V.  Granfignà  (verbo  e  nome). 

SgraT^àse  n.  p.  Sgravarsi,  Alleggerirsi,  Al- 
leviarsi, 
n  Sgravarsi,  parlandosi  di  donna,  Partorire. 

Sgréu3co  s.  m.  Scornacchiata,  Beffa,  Derisione, 
Dileggio.  Sghigno. 
S  Fd  i  sgréuxi  a  ùnn-a   persdnn-a;   Scornare, 
Scornacchiare,  Sghignare  uno,  Sbeffarlo,  Svergo- 
gnarlo, Fargli  le  fischiate. 
"Sgréixzzo  V.  Sgrezzo. 
n  Detto  di  persona,  vale  Ruvido,  Rozzo,  Scortese, 
Villano.  Voce  della  plebe. 

Sg-rezzo  add.  Grezzo  e  Greggio  :  Che  non  ha 
la  superficie  pulita  e  liscia.  Che  non  ha  avuto 
la  sua  perfezione;  e  dicesi  di  legno,  pietra,  muro, 
ecc.;  allnm.  Ruvido,  Scabro,  Ronchioso. 
Il  Grezzo  e  Greggio,  aggiunto  de'  metalli  e  delle 
pietre  preziose ,  significa  ch'e'  son  tali  quali  si 
son  ritrovati  nella  miniera,  e  vale  Non   pulito, 
Rozzo. 
Il  —  Aggiunto  di  lana,  vale  Lana  soda  e  sudicia. 
•I  —  Aggiunto  di  panno,  dicesi  Quello,  a  cui  non 
è  stala  fatta  la  solita  conciatura,  come  di  tin- 
gere, cimare,  mondare,  ecc. 

Sgrog-riotto  s.  m.  Sgrugno,  Sgrugnala,  Sgrn- 
gnone:  Colpo  dato  nel  viso  colla  mano  serrata. 

Sg'rùzzo  s.  m.  Ciarpame,  Miscéa,  Conceria, 
Stracci,  Sferre:  Qualunque  ammasso  di  cose 
vili  e  di  niun  valore. 

Sguajòu.  V.  Sviijóu. 

Sguarà  v.  a.  Stracciare,  Lacerare; te  dicesi 
propriam.  di  panni,  di  foglj  e  sim. 

Sguardà  s.  f.  Sguardala:  L'atto  di  guardare, 
e  vale  alcun  che  più  d'Occhiala,  che  una  soia 
occhiala  non  basta  a  dare  una  sguardata. 

Sguàro  s.  ra.  Straccio:  La  buca  o  rottura  che 
resta  nella  cosa  stracciata  ;  che  anche  dicesi 
Stracciatura. 


118 


SIA 


SIA 


Sg^uaròu  s.  m.  Svarione,  Scerpellone,  Stra- 
falcione, Farfallone:  Dello  spropositalo. 

S^astss^  V.  n.  Diguazzare,  Sciaguattare,  Scia- 
bordare: Battere  con  forza  un  panno  o  simile 
in  un  truogolo  o  altro  per  levargli  il  ranno,  il 
sapone  o  il  soverchio  colore  che  avesse  contratto 
V.  Arrùxentà  nel  1"  signif. 
it  Scialare,  in  signif.  neut.  Darsi  bel  tempo  sfog- 
giando ad  abiti,  a  pranzi  e  facendo  spese  d'ogni 
sorla;  Profondere,  Prodigaleggiare,  Sguazzare. 

Sgr^^sso  s.  m.  Sfoggio:  Usanza   sontuosa  di 

yestimenti  e  di  suppellettili,  Splendidezza   fuor 

del  consueto  in  ogni  genere;  altrimenti  Scialo, 

.  Sfarzo,  Pompa,  Magnificenza. 

S  A  sguasso ,  Dipinze  a  sguassu  V.  A  sguasso 

alla  sua  sede  aifab. 
S  Nò  gk'é  da  fd   sguassi;  Non    c'è  sciali,  Non 
c'è  sfoggi:  Espressione  famigliare  che  si  usa  lal- 
volta  ironicam.  per  dire  Non  v'è  gran  cosa.  Non 
v'è  gran  fallo. 

Sg^ua-ssòn  s.  m.  Acquazzone:  Rovescio  o 
Veemenza  d'acqua  piovente. 

tSg-ua.ssòso  add.  Sfarzoso,  Splendido,  Ma- 
gnifico. 

Sg^ulblbà.  V.  n.  Sfacchinare,  Stentare:  Lavorare 
affaticandosi. 
S  Fa  syubbd  ùnn-a  persSnn-a;  Far  frullar  uno, 
vale  Violentemente  spingerlo  a  operare,  Farlo 
faticare. 

Sg:na.udiriun-a.  s.  f.  Sgualdrina:  Vile  donna 
di  mondo. 

Sgruatinn-e  (Vujéuej  ;  Varicella  ,  Vajuolo 
spurio  V.   Vtijéue. 

Sguàttero  V.  Lavapiatti. 

Sg-uerséu.  V.  Guerséu. 

Sg^uerso  add.  Imbarcato,  dicesi   di  Asse  o 
Legno  non  mollo  grosso,   che  agevolmente  e 
senza  spezzarsi  si   piega  e  volge  dopo  che  è 
'  stalo  messo  in  opera. 

Sg^ùsoia<  s.  f.  Guscio  :  Scorza  o  Corteccia,  ed 
è  proprio  come  di  noci,  di   nocciuole,  di  màn- 
dorle, di  pinocchi,  di  pistacchi,  ecc. 
n  Guscio,  dicesi  anche  Quello,  in  cui  si  rinchiudono 

le  testuggini,  le  conchiglie,  le  lumache,  ecc. 
"  —  In  Àrchit.  Incavatura  longitudinale  in  forma 
dì  canale,  e  il  cui  prodilo  o  sezione  è  un  quarto 
di  circolo, 
ti  Sguscio.  T.  ceselL,  legnaj.  e  altri.  Specie  di  ferro 
incavalo,  con  cui  si  fanno  gl'incavi  a  varj  lavori, 
i  quali  incavi  diconsi  parimente  Sgusci. 

Sg^ùsoià;  v.  a.  Sgusciare:  Cavar  del  guscio, 
Dìsgusciare. 

SJia.  s.  f.  Zigolo  e  Zivolo.  T.  ornit.  Emberiza. 
Genere  d'  uccelli  così  chiamati  per  la  lor  voce 
d'appello,  che  è  un  fischio  acuto  e  troncalo,  una 
specie  di  zirlo.  Essi  vivono  ne'  boschi  tanto  di 
piano  che  di  mimlagna,  ne'  giardini,  sul  margine 
delle  foreste.  Alcuni  ve  ne  sono  che  solo  la  sera 
per  andare  all'albergo  ne'  macchioni  abbando- 
nano i  prati  e  le  secce;  altri  poi  stanno  sempre 
fra  1^  canne  de'  paduli  e  sulle  siepi  ed  arbo- 
scelli che  li  cingono.  Nell'inverno  stanno  in  bran- 
chi, e  tulli  emigrano  piiì  o  meno  verso  il  mez- 
zogiorno. Nidificano  sulla  terra  fra  i  cespuglj  o 
l'erbe.  Le  loro  uova  sono  semiglobose  e  dipinte 
da  segni  contorti  ed  angolosi.  Ve  n'ha  di  più  specie. 

—  da  canne;  Migliarino  di  padulc.  T.  ornit.  Em- 
beriza schoeniculus.  Di  passaggio  assai  nume- 


roso durante  l'inverno  sino  ad  aprile.  Abita  l'in- 
terno de'  p'-'duli  fra  le  cannelle  o  sul  margine  di 
essi,  nelle  siepi  o  macchioni;  nell'inverno  trovasi 
spesso  anche  lontano  dall'acqua,  pascolando  nei 
campi  e  fra'  cespuglj  inseme  con  i  fringuelli,  le 
passere  matlugie,  ecc.  Fa  il  nido  fra  le  canne 
vicino  a  terra ,  o  fra  le  radici  degli  arbusti 
che  nascono  vicino  alle  acque  o  spesso  anche 
fra  le  erbe. 

—  da  canne  foeslèa  o  Sta  da  neive;  Ortolano  di 
montagna,  Zigolo  della  neve.  T.  ornit.  Emberiza 
nivalis.  Uccello  che  nasce  nelle  regioni  più  lon- 
tane del  Settentrione,  cioè  nelle  montagne  sassose 
dello  Spilzberg,  sulle  Alpi  della  Lapponia,  della 
Groelandia,  ecc.  Quesla  specie  è  rarissima  nel- 
l'Italia, e  particolarm.  tra  noi,  dove  appena, 
secondo  il  Prof.  Calvi,  ne  furono  presi  due  in- 
dividui spintivi  da  qualche  colpo  di  vento  e 
mezzo  irrigiditi  dal  freldo.  Cibasi  di  semi  e 
vermiccialtoli,  che  trova  sul  terreno  o  fra  lo  sterco, 
ove,  come  le  Lodole,  quasi  cdnlinuamente  sta 
razzolando.  Fa  il  nido  fra  i  massi  sui  monti. 

—  da  tórdi....  T.  ornit.  Emberiza  Lesbia.  Specie 
d'uccelletto  rarissimo  e  assai  somigliante  al  Mi- 
gliarino di  padiile  (Sìa  de  canne J,  col  quale 
confuso  capila  fra  noi  nell'inverno.  Cova  anch'egli 
nelle  canne  de'  paduli. 

—  montagntnn-a;  Zivolo  comune,  a  Fir.  Zigolo  o 
Zivolo  nero,  a  Siena  Nizola  nera.  T.  ornit.  Em- 
beriza cirlus.  Specie  assai  comunissima  tra  noi. 
Abita  sul  margine  de'  boschi  o  nelle  spiazzate 
e  radure  di  questi.  Nell'inverno  va  riunito  in 
branchelti;  emigra  in  agosto  e  ritorna  in  maggio; 
molli  restano  e  svernano  nei  distretti  p.ù  tem- 
perati vicino  al  mare.  Fa  il  nido  vicino  a  terra, 
dentro  i  cespuglj  de'  boschi.  Questo  nido  è  assai 
elegante;  eslernamenle  è  di  foglie  d' cilena,  di 
quercia,  ecc.;  il  secondo  strato  è  fallo  con  de- 
licata borraccina;  l'interno  di  pagliuzie  e  sottili 
radichetle.  Le  uova  sono  di  color  bianco-perlaio, 
con  molli  fregi  torli  in  mille  modi,  di  color 
rosso  bruno  o  quasi  nero.  É  uccello  alquanto 
sospettoso. 

—  nostra  ;  Zigolo  o  Zivolo  mnciatto  a  Fir.  e  Pisa, 
Nizola  pralajola  a  Siena.  T.  ornit.  Emberiza  eia. 
Annida  ne'  nostri  monti ,  emigra  come  il  pre- 
cedente. È  uccello  poco  selvaggio;  ama  vivere 
ne'  giardini  e  vicino  alle  case.  Pone  il  nido  nei 
cespuglj  e  siepi  e  ne'  campi  di  miglio. 

—  paygiwa;  Zivolo  giallo  a  Fir.  e  Pisa,  Nizola 
gialla  a  Siena.  T.  ornit.  Emberiza  citrinella. 
Pone  il  nido  ne'  macchioni  e  ne'  cespug'j,  for- 
mandolo con  musco  o  fieno  eslernamenle,  di 
radici  filamentose  e  lana  neirinterno.  Emigra  in 
novembre,  ritorna  in  marzo;  spesso  sverna  nelle 
vallale  più  temperale. 

f  Sia  a.  ùnn-a,  pei'sóiin-a ....  Voce 
totalmente  nostra  e  che  non  ha  corrispondenza 
italiana;  ed  è  Quando  si  chiama  una  persona 
non  già  per  nome,  ma  con  un  cerio  sibilo  o 
fischio  simile  al  pss,  fallo  coll'appoggiare  la  lingua 
ai  denti  incisivi  della  mascella  inferiore  e  tenendo 
le  labbra  semi-bperte.  I  Fiorentini  dicono  Far 
un  cenno  colla  bocca. 
Siaèn.  s.  m.  Raperino  o  Verzellino.  T.  ornit. 
Frtngìlla  serinus.  Uccello  del  genere  de'  Frin- 
guelli, famiglia  de' Becchi-rossi.  Ha  il  becca 
corto,  grosso,  color  di  corno;  il  dorso  olivastro 


SIN 


SMà 


7Ì9 


con  macchie  longitudinali  nericce;  i  fianchi  stri- 
sciali (Il  nerastro;  il  vertice  giallo-olivastro  con 
macchie  nericce  ;  le  timoniere  scuro-nere  ;  la 
coda  forcuta  ;  i  piedi  sruro-carnicini.  Fa  un  pic- 
ciol  nido  intesjuio  esternamente  con  sottili  stecchi, 
internamente  è  foderato  di  lana,  e  lo  pone  sopra 
alberi  bassi.  Di  passaggio  tra  noi  in  ottobre  e 
in  aprile. 

Sia,ssà,  V.  a.  Stacciare:  Separar  collo  staccio  il 
fino  dal  grosso  di  checchessia,  ma  si  dice  pro- 
priam.  della  farina. 
•1  Ventilare,  figurat.  vale  Ponderare,  Esaminare  at- 
tentamente. 
S  Torna  a  siassd;  Rislacciare. 

Siassà.  s.  f.  Slacciala:  Quella  quantità  di  farina 
0  aliro  che  si  mette  in  una  volta  nello  staccio. 

Sia.ssé  s.  m.  Stacciajo:  Colui  che  fa  e  vende 
gli  stacci. 

6ia.ssetto  s.  ro.  Slacciuolo,  Slaccello,  Stac- 
cino. Dim.  di  Staccio:  Piccolo  staccio.  -  Staccino 
propriam.  dicesi  Qnel  piccolo  stacciò  ad  uso  di 
colar  brodo  o  passarvi  altra  materia  lauto  o  quanto 
densa:  Passa  a-o  siassetto;  Passare  allo  slaccino. 

Sia,sso  s  m.  Slaccio,  e  presso  alcuni  anche  Se- 
laccio:  Specie  di  vaslio  fine  con  cui,  per  mezzo 
d'un  panno  simile  alla  slamigna,  e  fallo  di  crine 
di  cavallo,  e  legalo  framezzo  a  due  cerchj,  si 
separa  la  farina  dalla  crusca  o  il  sncco  o  la  so- 
stanza più  fina  d'altre  cose. 

—  de  crin;  Slaccio  di  crine  o  di  crino.  I  conta- 
dini nel  Fiorentino  e  in  altri  luoghi  di  Toscana 
dicono  corrollam.  Slaccio  di  crino. 

—  de  scea;  Slaccio  di  seta. 

—  rao;  Slaccio  rado.  • 

—  spesso;  Slaccio  fitto. 

$  Tfja  dò  siiisso;  Velo  dello  staccio,  se  è  di  seta: 
Tela  di  crine  o  Crine  o  Crino  dello  slaccio,  se 
è  di  crine  di  cavallo  V.  Sgarza. 

Sibilla,  s.  f.  Bersaglio.  T.  mil.  Figura  di  sol- 
dato dipinta  supra  una  tavola  di  legno  o  nel 
muro,  contro  la  quale,  posta  ad  una  distanza  de- 
terminala, drizzando  la  mira  i  moschettieri  ti- 
rano per  esercitarsi  ad  aggiustare  i  colpi.  Dal 
frane.  Cible. 

Sìsaro  s.  m.  Sigaro:  Foglia  di  tabacco  rav- 
volta SD  di  sé  in  modo  quasi  fusiforme.  Il  sigaro 
suol  esser  lungo  poco  più  e  grosso  poco  meno 
d'un  dito  ;  acceso  ad  un"eslremilà,  tiensi  in  bocca 
dall'altra  a  uso  di  fumare.  Qiesl'eslremità  talora 
s'infila  in  un  bocchino,  e  questo  solo  si  tiene 
in  bocc^. 
%  Cu  de  sigaro  V.  Cu. 

Siila,  (yòj;  Non  fiatare.  Non  far  zitto  V.  Cillà. 

Sinceràse  n.  p.  Sincerarsi:  Chiarirsi  di  chec- 
chessia. 

Sinceritse  s.  f.  Sincerità,  Schiettezza,  opposto 
di  Falsità,  di  Finzione. 
n  Sincerità,  detto  di  cose  inanimate,  Qualità  di 
ciò  che  è  schifilo,  purgato,  puro. 

Sing-ao  s.  m.  Zingaro,  Zìniihero,  Zingano,  Usso: 
Persona  che  va  girando  il  mondo  per  giuntare 
altrui  solto  il  prelesto  di  predire  buona  ventura. 
S  Mangia  merda  de  sìngao  V.  Mangia. 

Sinsa  s.  f.   Brcndulo,   Sbrèndolo,   Strambello, 
Straccio:  Brano  cascante  di  vestito  rollo. 
S  Perde  e  sinse;  Brendolare,  Seminar  bréndoli, 
Scanicar  stracci,  vale  Esser  lacero   negli  abili, 
Cader  altrui  di  dosso  gli  abili  a  sbrèndoli. 


Sinsaa  s.  f.  Zanzara  e  Zanzara:  Insello  mo- 
lestissimo nella  notte  a  chi  dorme;  specialmente 
nella  stagione  estiva,  sia  col  ^o  ronzìo  sìa  suc- 
chiando il  sangue  e  lasciando  il  segno  ovonqae 
punge  col  suo  acutissimo  pungiglione. 

Sinssea  s.  f.  Zanzariere  e  Zen/ariere:  Specie 
di  cortinaggio  di  velo  o  d'altro  tessuto  rado  che 
si  abbatte  prima  d'entrare  in  letto,  per  difendersi 
la  notte  dalle  zanzare. 

Si-si  s.  m.  Spioncello,  a  Pisa  Possacelo,  Fos- 
sajone,  a  Fir.  Prispola  delia  neve.  T.  ornil.  An- 
thus  aqualicus.  Uccello  del  genere  degli  Authua 
(Spioncelle)  che  ha  il  becco  scaro-neraslro;  le 
parli  superiori  di  color  cenerino-olivastro  ;  il 
petto  con  macchie  bislunghe  cinereo-olivastre; 
le  penne  dell'ali  bruno  nericce,  marginate  di 
bruno-biancastro;  i  piedi  bruno-neri;  l'unshia 
del  dito  posteriore  più  lunga  del  dito  slesso.  Non 
va  n.ai  in  branchi;  vive  sopra  i  prati  umidi, 
ove  cresce  il  nasturzio,  presso  i  fossi,  fra  i  giun- 
chi de'  padoli,  ove  cerca  gì'  insetti  acquatici,  di 
coi  quasi  unicamente  si  nutre.  Fabbrica  il  nido 
negli  spaccili  e  nelle  buche  de'  massi.  Di  pas- 
saggio abbondante  in  primavera  e  autunno. 

—  da  proci;  Pispola  e  Prispola.  T.  ornil.  Anthus 
pratensis.  Uccello  dello  slesso  genere  che  il  pre- 
cedente. Ha  il  becco  bruno  al  di  sopra  e  all'e- 
stremità, grigio-carnicino  inferiormente  alla  base; 
le  parti  superiori  di  color  olivastro  chiaro,  mac- 
chiale di  nerastro;  il  petto  con  macchie  nero-oli- 
vastre; l'unahia  del  dito  posteriore  più  lunga  del 
dito  slesso,  e  quasi  diritta;  i  piedi  grigio-car- 
nicini. Annida  ne' nostri  monti;  emigra  in  agosto 
e  ritorna  in  maggio, 
f  Si-si ....  Voce  nostra  che  non  ba  precisa  cor- 
risponden/.a  italiana,  e  dicesi  di  Persona  magra, 
asciutta,  senza  carne,  seriola. 

Sitto  add.  Zitto,  accompagnato  col  v.  Stare,  vale 
Tacere,  Non  parlare.  Star  clielo:  Voci  sta  sitti 
sci  0  n5?  Volete  star  zitti  o  no? 
n  Zitto!  Detto  assoluiam.  è  voce  con  cui  s'impone 
silenzio:  Siilo  lì!  Zitto  lì!  vale  Tacete. 

Sivello  s.  m.  Acciarino:  Pezzo  di  ferro  o  d'ac- 
ciajo,  che  s'infila  nella  sala  delle  ruote  de'  carri, 
carrozze  o  affusti  di  cannone,  perchè  non  escano 
da  essa. 

Slansàse  n.  p.  Slanciarsi,  Lanciarsi,  Allan- 
ciarsl.  Avventarsi,  Gettarsi:  Scagliarsi  con  im- 
peto e  violenza  addosso  a  checchessia. 

Slanso  s.  m.  Lancio,  Slancio,  Impelo,  Abbrivo: 
Muto  accompagnalo  con  violenza  e  furore. 
§  De  slanso,  De  primmo  slanso  V.  queste  locuz. 
alla  lor  sede  alfab. 

Slavóixadd.  Dilavalo:  Aggiunto  di  colore,  Vale 
Smorto. 

Sleppa  s.  f.  Schiaffo,  Guanciata,  Colata,  Ceffata. 

Slitta  s.  f.  Slitta:  Traino  senza  ruote,  tirato 
sol  ghiaccio  da  cavalli  per  far  veloce  cammino 
e  per  dar  sollazzo  agli  spettatori. 

Slitta  V.  u.  Fare  alla  slìtia,  e  nell'uso  Patti- 
nare: Correre,  Sdrucciolare  sul  ghiaccio  coi  pat- 
tini alle  scarpe. 

Smalta  v.  a.  Smallare:  Coprir  di  smalto  qual- 
che lavoro  d'orificeria. 

Smaltatùa  s.  f.  Smaltatura,  Smaltamento: 
Lo  smallare. 

Smalti  v.  a.  Smaltire  :  Parlandosi  di  mercanzie 
0  siffl.,  vale  Esitarle,  Spacciarle,  Smerciarle. 


TèO 


SME! 


SO 


Smaltimento  s.  m.  Smaltimento,  Smercio, 

Spaccio,  Esilo,  Vendita. 
Sma.lto  s.  m.  Smallo:   Materia  vitrea  di  più 
colori  che  si  metto  per  ornamento  sotto  varie 
forme  e  figure  sui  lavori  d'oro  e  d'argento. 

»  Smalto,  dicesi  anche  ad  Uo  composto  per  gli 
edifizj  di  calcina  con  diverse  materie,  e  serve 
per  far  pavimenti,  e  talora  per  vòlte  e  coperture. 

«  —  per  La  superficie  esteriore  de'  denti,  che  è 
d'una  sostanza  assai  più  fitta  e  bianci  delle  altre 
ossa,  e  che  li  difende  dalla  carie. 
Sma^ng-ià  v.  a.  Pizzicare  :  Quel  mordicare  che 
fd  una  cosa  qualunque  che  induca  a  grattare. 

Il  Smangiare.  T.  siamp.  Lo  sporgere  chn  fa  sulla 
forma  qualche  parte  della  mal  tagliala  fraschetta, 
si  che  su  questa,  anzi  che  sul  foglio  di  slampa, 
vengano  a  imprimersi  alcune  lettere  o  parole. 

—  e  moen;  Pizzicar  le  mani,  fìgur.  vale  Aver  pru- 
rito di  battere  o  Stare  per  battere  una  persona. 

—  e  achenn-e,  a  pelle;  Pizzicar  le  reni ,  fìg.  vale 
Aver  voglia  di  farsi  bastonare,  percuotere,  ecc. 

%  Gratta  ddve  smangia  ;  Grattar  dove  pizzica 
V.  Gratta. 

Sma,iig^ia.xóu  s.  f.  Pizzicore,  Prudore,  Pru- 
rito, Prurigine:  Quel  mordicamento  che  si  ec- 
cita talvolta  alla  cute,  per  cui  si  è  indotti  a  grattarsi. 
Il  Prurito,  Desiderio  o  \  ogiia  grande  di  checchessia: 
Gh'ó  vegnùo  a  smangiuxòn  de  piggià  mòggé; 
Gli  venne  il  prurito  d'ammogliarsi. 

Smaug^ìóu  add.  Smangiato  (dal  supposto  v. 
Smangiare,  non  registrato  in  questo  signif.  nei 
Dizionari),  vale  Corroso,  Consumato. 

Smacco  s.  m.  Smacco,  Svergogna,  Scorno. 

Smaliseià.  v.  a.  Ammaliziare:  Metter  la  malizia 
dove  non  è;  Accivettare,  Scaltrire,  Scozzonare. 

Smaliziòu  p.  pass.  Maliziato,  Ammaliziato, 
Malizioso,  Accivettato,  Scaltrito,  Scozzonalo. 

Smania  v.  n.  Smaniare:  Dar  nelle  smanie, 
nelle  fune.  Uscir  dell'intelletto,  Pazzeggiare. 

Smantella  V.  Desmantelld. 

Smax*g-iasso s.  m.  Smargiasso,  Millantatore: 
Che  dice  o  si  vanta  di  fare  o  sapere  cose  stra- 
ordinarie. 

Smaxrrxo  add.  Smarrito,  Sbigottito,  Allibbito, 
Sbaito;  e  talora  per  Pallido,  Sbiancalo  V.  Fato. 

Sma(3cli.e]:*a  v.  a.  Smascherare:  Cavar  la 
maschera. 
»  Smascherare,  figurai.  Far  palesi  le  furfanterie  di 

un  ipocrita,  ecc. 
S  Smaschirdse  n.  p.  Smascherarsi  :  Cavarsi  la  ma- 
schera; e  figurai.  Scoprire  il  suo  sentimento  già 
tenulo  nascoso,  Non  finger  più  V.  Levàse  a  ma- 
schera nella  voce  Maschera. 

Smaxiio  add.  Corroso  :  Guasto,  Consumato  dal 
tempo. 
S  Presso  i  nostri  contadini  vale  Smarrito,  Sbigot- 
tito, Allibbito,  ecc.  V.  sopra  Smarrio. 

Smentxa  s.  f.  Mentita:  Accusa  o  Rimprovero 
d'aver  mentilo. 
S  Dd  ùnn-a  sment'ia  a  un;  Dar  una  mentila  ad 

alcuno.  Accusarlo  di  menzogna. 
S  Riceive  ùnn-a  smeniìa;  Toccar  una  mentila: 
Esser  accasato  di  menzogna. 

Smerig'lio  s.  m.  Smeriglio:  Sostanza  mine- 
rale, le  cui  particelle  conservano,  anche  ridotte 
in  polvere,  un'estrema  durezza.  Tale  polvere 
serve  a  pulire  le  pietre  dure,  a  brunire  I  acciajo 
e  particolarm.  a  levigare  i  corpi  duri. 


Sméag-g>ia  s.  f.  Acquitrino:  Quel  gemitio  lento 
d'acqua  di  polla,  che  penetra  allraver^o  il  terreno 
e  Io  mantiene  umido  senza  formare  corrente. 
Il  Acquitrino,  pel  Luogo  dov'è  l'acquitrino. 
Smétive  v.  a.  Smuovere:  Muovere  alcun  poco 
0  3fuovere  con  fatica  e  difficoltà. 
1!  Smuovere,  figurai.  Svolgere,  Rimuovere  alcuno 
dalla  sua  opinione,  Distorlo  dal  suo  proponimento. 
Smezza  v.  a.  Dimezzare,  Scommezzare:  Di- 
videre per  il  mezzo,  Partire  per  egua!  parte. 
Il  Dello  del  vino  o  d'altri  liquori,  dicesi  Tagliare 
V.  Sciappd  nel  2»  signif. 
Sminzo  add.  Smilzo:  Poco  men  che  vuoto; 
conlr.  di  Ripieno. 
Il  Jlingheriino,  Sotlilino,  Debole,  Scriato. 
Smiuù.zza  v.  a.  Sminuzzare,  Minuzzare,  Smi- 
nuzzolare, Amminulare,  Sbrizzare,  Sbriciolare: 
Piopriam.  Far  in  minuzzoli,  in  bricioli.  Ridurre 
in  piccolissime  parti,  in  minutissimi  pezzetti. 
Il  Sminuzzare,  Sminuzzolare,  figurai.  Dettagliare, 
Smidollare,  cioè  Descrivere,  Riferire,  Spiegar 
checchessia  chiaramente  e  circostanziatamente; 
ed  altresì  Esaminar  minutamente  una  cosa,  Con- 
siderarla attentamente  per  dichiarare ,  spianare 
e  sciogliere  ogni  difficoltà  relativa. 
Smonta  v.  a.  Smontare  V.  Desmòntd. 
Smorfia  s.  f.  Smorfia,  Smanceria:  Atto  o  Atti 
leziosi;  Lezj,  Invenie,  Daddoli,  Moine,  Smagi. 
%  Fd  e  smorfie  a  ùnn-a  cosa  chi  nò  piaxe  ;  Far 

boccaccia:  Mostrar  segno  di  dispiacenza. 
Il  —  mille  smorfie  in  lo  mangid;  Smorfire:  Scom- 
porre le  forme  della  faccia  col  mangiare. 
S  Pin  de  smorfie;  Smorfioso,  Lezioso,  Smanceroso, 
Mftrmeroso,  Cacheroso,,  Daddolino,  Daddolone. 
Smorto  add.  Smorto:  Color  di  morto,  Pallido, 
Squallido,  e,  come  disse  il  Petrarca,  Di  pietà 
dipinto. 
Il  Smorto,  parlando  di  colore,  Rianchiccio,  Dila- 
vato, Sbiadito:  Che  ha  perduto  molto  della  sua 
prima  vivacità. 
Snervase  v.  a.  Snervarsi  e  Snerbarsi:  De- 
bilitarsi, Indebolirsi,  Infiacchirsi. 
So;  Suo,  al  plur.  Suoi,  e  poelic.  Suo' e  Sui;  nel 
femm.  Sua,  al  plur.  Sue  :  Aggeli,  possess.  relativo 
alla  terza  pers.  del  sing.,  e  che  da  noi  si  usa 
indeclinabile  in  ambedue  i  generi  e  numeri:  So 
fra;,  So  séu,  I  so  fra:,  E  so  séu  ;  Suo  fratello, 
Sua  sorella,  I  suoi  fratelli,  Le  sue  sorelle. 
Il  Quando  il  nome  a  cui  si  riferisce  è  di  num.  plur. 
si  adopera  comnnem.  Loro,  benché  trovisi  anche 
usato  Suo  quando  però  si  riferisce  a  cose  ch'esse 
stesse  fanno  l'azione:  Tutti  i  òxelli  àmman  5  so 
nto;  Tutti  gii  uccelli  amano  il  loro  o  il  suo  nido. 
So;  Suo:  Detto  assolulam.  e  preceduto  dall'arlic, 
è  sost.  neut.  e  vale  II  suo  avere.  La  sua  roba 
•  e  sim.  :  0  spendeiva  dò  so;  Egli  spendeva  del  suo. 
Il  Nel  num.  del  più  vale  I  suoi  parenti  o  amici 
0  in  altra  maniera  attenenti.  Se  «3  è«  pe-i  so, 
a  qtu'sl'óa  5  saeiva  lesto  ;  Se  non  era  pe'suoi, 
egli  a  quest'ora  sarebbe  fritto. 
S  Aveì  dò  so;  Aver  del  fatto  suo,  vale  Aver  po- 
deri 0  tenute. 
S  Dd  dd  so;  Dar  il  suo  o  del  suo:  Dar  le  cose 

proprie,  appartenenti  a  chi  le  dà. 
S  Dò  so  ognun  péu  fané  quello  ch'i  véu;  Ostina 
può  far   della  sua  pasta  gnocchi.  Dettalo  prov. 
denotante  che  Ad  ognuno  è  permesso  di  far  del 
suo  quel  che  gli  piace. 


so 


SOD 


7» 


g  Èse  dà  so  ;  Esser  dal  sao  o  dalla  saa,  cioè  in 

suo  favore. 
%  Fané  de  so;  Farne  delle  sue  o  Farne  qoalcheduna 

delle  sue,  significa  Operare  con  poca  avvedutezza 

e  senza  prudenza,  soltinlendendosi  scioccherie, 

imprudenze,  scappatelle  e  sim.,  cioè  Far  delle  sue 

solite  scioccherie,  ecc. 
S  Fase  so  ùnn-a  cosa;  Far  suo  checchessia,  vale 

Appropriarselo. 
S  Sia  in  scià  so;  Star  in  sulle  sue:  Star  sostenuto, 

Non  comunicar  facilmente  con  altri. 
S  Tutti  véuan  di  a  so;  Tutti  voglion  dire  la  sua, 

cioè  il  suo  parere,  la  sua  opinione. 
So  s.  m.  Sole  :  Pianeta  maggiore  che  rischiara  il 

mondo  e  misura  il  tempo  col  suo  giro  e  col  suo 

lume;  e  poel.  L'astro  del  dì,  Feboj  e  scherzosam. 

Gran  lucernario. 

—  chi  scotta;  Sole  ardente,  cocente. 

—  in  lion;  Sollione  e  Solleone  V.  Liòn. 

—  schillente;  Sole  chiaro,  limpido,  puro. 

—  smorto;  Sole  annacqualo,  abbacinato  o  appannato, 
e  nell'uso  tose.  Solicello:  Sole  languido  e  mezzo 
coperto  da  nuvoli. 

S  Andà  sotto  ò  so;  Andar  sotto  o  sotterra  il  sole: 
Il  colcarsi.  Il  tramontar  del  sole. 

$  A-o  leva  dò  so  ;  Al  levare,  Al  sorgere,  Allo 
spuntar  del  sole,  Allo  scoccar  dell'aurora. 

S  Aveì  de  tcere  a~o  so  V.  Aveì. 

S  Batte  0  Piccò,  ò  so  in  qualche  scito  V.  Batte, 

S  Cannccciale  pe  ammid  5  so;  Elioscopio. 

%  Ctceo  c5mme  5  so;  Chiaro  come  il  sole. 

S  Colpo  de  so;  Solata:  Colpo  di  sole. 

$  Consuma  camme  a  giassa  a-o  so  V.  Consuma. 

%  Da  un  so  all'atro;  Da  un  sole  all'altro,  cioè 
Dalla  sera  alia  mattina. 

S  Fase  onó  do  so  de  leggio  ;  Farsi  onore  del  sol 
di  luglio:  Offerire  o  Donare  quello  a  che  altri 
potrebbe  essere  forzato. 

S  Mette  a-o  so;  Soleggiare,  Assolinare  V.  Mette. 

%  0  so  ò  lùxe  dappertutto;  Il  sole  si  leva  per 
tutto,  dicesi  proverbialm.  da  Chi  vuol  mostrare 
che  non  fa  caso  il  mutar  paese. 

S  Per  tutto  l'òu  ch'ascàda  5  so;  Per  quanto  è 
di  più  pregiato  al  mondo. 

S  Reléuio  a  so  V.  Reléuio. 

S  Quando  ciéuve  e  lùxe  5  sa  tutte  e  strie  fan 
l'amò  V.  Amò. 

g  Sta  a-o  so;  Slare  al  sole:  Esser  in  luogo  illa- 
minato .0  battuto  dal  sole  per  sentirne  il  calore. 

S  Sta  in  letto  fin  che  ò  so  ò  no  dagghe  in  scià 
pansa;  Dormire  a  giorno  grande  o  fino  a  che 
sia  diaccio  (cioè  gran  dì,  uso  fior.),  Levarsi  all'alba 
dei  tafani:  Alzarsi  tardissimo  per  mera  pollronia, 

S  Tegnì  ùnn-a  cosa  a-o  so;  Tener  una  cosa  al 
sole:  Collocar  checchessia  in  parte  dove  batte 
il  sole. 

S   Vedde  5  so  a  quaddretti  V.  Quaddretto. 

S  y^ggià  a  lùnn-a  e  dormì  a-o  so,  nò  s^ ac- 
quista ni  roba  e  ni  ònò  V.  Lùnn-a. 

S  Vortà  5  so  co-e  stanghe;  Girare  il  sole  colle 
leve.  Aver  il  mondo  solle  spalle  o  sim.,  dicesi 
di  Chi  mostra  esser  soverchiamente  affaccendalo. 
So  s.  m.  Tracuro,  Codaspro,  Sugherello.  T.  itliol. 
Caranx  Irachurus.  Pesce  di  mare  del  genere 
de'Caranci;  il  suo  colore  generale  è  argenteo; 
un  azzurro  verdiccio  regna  sulla  parte  sua  su- 
periore; l'iride  bella  d'un  bianco  rossiccio;  una 
macchia  nera  è  posta  sopra  ciaschednn  opercolo; 

Casaoou,  Dizionario  Genovese-Italiano. 


le  pinne  bianche  ;  la  pinna  caudale  è  a  guisa  di 
luna  falcata.  Abbondantissimo  in  primavera. 

Soà,  s.  m.  Solajo  :  Quel  piano  orizzontale  di  le- 
gnami che  separa  due  stanze.  Tana  sopra  l'altra, 
e  che  alla  stanza  inferiore  serve  di  palco  (soffila), 
alla  superiore  di  pavimento. 

Soà  v.  a.  Risolare:  Rimettere  nuove  suola  alle 
scarpe. 

Soiré  s.  m.  Veglia  e  più  nobilm.  Festino:  Raa- 
nata  di  gente  per  vegliare  in  ballando,  cantando, 
ecc.  per  trattenimento  della  prima  parte  della 
notte.  Dal  frane.  Soirée. 

Soavità©  s.  f.  Soavità,  antic.  Soavezza  :  Qua- 
lità di  ciò  che  è  soave;  Dolcezza. 

Solbriets©  s.  f.  Sobrietà:  Parcità  e  Modera- 

,  zione  propriam.  nel  mangiare  e  nel  bere ,  e  si 

dice  anche  della  Parcità  d'altre  cose  appetibili. 

Solbrillo  s.  m.  Sussulto:  Quel  leggiero  tre- 
molìo che  fanno  i  solaj  deboli  passeggiandovi 
sopra  le  persone. 

Soccòre  v.  a.   Soccorrere  :  Porgere   ajalo, 
sussidio. 
§  Soccorrìse  n.  p.  Soccorrersi,  Ajutarsi  :  Porgersi 
ajuto,  soccorso. 

Societse  s.  f.  Società,  Compagnia,  Conversa- 
zione: Adunanza  di  più  persone  per  conversare 
insieme  o  per  altro  passatempo.  , 
»  Società:  Il  genere  umano  incivilito. 
«  —  Nel  Commercio,  Accordo  fra  più  persone  che 
per  un  certo  tempo  convengono  d'aver  parte  ne' 
guadagni  e  nelle  perdite  de'  negozj  in  cornane. 

Soda.  s.  f.  Soda  :  Specie  di  cenere  d'una  pianta 
delta  volgarm.  Priscolo,  la  qual  cenere  è  pregna 
di  sale  alcali,  e  ridotta  in  polvere  impalpabile 
e  mescolata  con  arena  bianca,  parimente  sotti- 
lissima, serve  a  fare  il  vetro.  Di  questa  servesi 
anche  per  fare  il  sapone. 

Soddisfa.  V.  a.  Soddisfare,  Sodisfare  e  Satis- 
fare: Appagare,  Contentare. 
"  Soddisfare,  per  Pagare  il  debito. 
Il   —  per  Dare  soddisfazione  V.  Soddisfazidn. 
S  Soddisfàse  n.  p.  Scapricciarsi,  Scapriccirsi,  Sbiz- 
zarrirsi; ed  anche  Sbramarsi,  Cavarsi  la  voglia, 
Saziarsi. 

Soddisfazión  s.  f.  Soddisfazione,  Sodisfa- 
zione,  Satisfazione ,  Soddisfacimento,  Satisfaci- 
mento:  Appagamento,  Contento,  Consolazione. 
Il  Soddisfazione,  per  Pagamento  di  debito. 
Il  —  Riparazione  d'ingiuria,  d'offesa  o  di  danno. 
S  Dà  soddisfazidn;  Dare  soddisfazione:  Adope- 
rare ogni  sorla  di  convenienza  o  di  debito  che 
uno  abbia  con  un  altro. 
S  Piggiàse  ùnn-a   soddisfazidn;   Prendersi    ona 
soddisfazione  :  Cavarsi  un  capriccio,  una  voglia, 
Smattanarsi. 
S  Voci  soddisfazidn;  Volere  o  Pretendere  sod- 
disfazione. 

Sòdo  s.  m.  Soldo  :  3Ioneta  che  in  Genova  e  nella 
Toscana  valeva  tre  quattrini  o  dodici  danari,  ed 
era  la  ventesima  parte  d'una  lira;  nella  moneta 
comune  d'Ilalia  vale  Cinque  centesimi,  ed  è  pare 
la  ventesima  parte  della  lira  italiana. 

Il  soldo,  e  comunem.  al  plur.  Soldi,  per  Moneta 
generalmente:  0  l'è  ommo  chi  ha  di  sòdi;  È 
uomo  che  ha  de' soldi,  de' quattrini,  cioè  É  ricco, 
danaroso. 
$  A  fé  canta  un  orbo  ghe  véu  un  sodo,  a  fdlo 
taxet  ghe  ne  véu  Irei  V.  Canta. 


722 


SOP 


SOI 


S  A  nò  va  un  sodo;  Non  vale  un  quattrino,  un'acca, 
una  buccia  di  porro,  un  fico,  un  frullo,  un  lu- 
pino, cioè  vale  pochissimo  o  niente. 

§  Aveì  Irci  sudi  in  sciùn  dina  V.  Dina. 

g  Non  aveì  un  sodo  da  cavdse  un  étiggio  ;  Non 
aver  un  becco  d'un  quattrino,  cine  Non  aver  nem- 
meno un  quattrino. 

S  Paga  Ita,  sòdo  e  dina  V.  Dina. 
Sodo  add.  Sodo,  Solido,  Duro:  Che  non  cede 
al  tatto,  Che  non  è  arrendevole. 

it  Sodo  e  Solido,  contr.  di  Liquido  e  di  Fluido. 

«  —  Melaf.  e  detto  di  persona,  vale  Stabile,  Fermo, 
Costante;  e  talora  Composto,  Grave,  Posato,  Serio. 

S  Batte  sodo;  Star  in  sul  sodo,  ecc.  V.  Batte. 

%  Pòsa  in  sciò  sodo;  Posar  sul  sodo,  contr.  di 
Posar  in  falso,  cioè  sopra  cosa  che  non  sia 
retta  sotto. 
tSòetta.  s.  f.  Soletta:  Coojo  sottile  che  sì  so- 
vrappone internamente  al  suolo  della  scarpa, 
quando  questa  non  ha  anima ,  e  poi  si  copre 
col  soppanno. 

«  Calcetto  V.  Scappin. 

Sofà  s.  m.  Sofà  :  Specie  di  panca  a  spalliera  e 
bracciuoli ,  per  lo  piìi  imbottila,  su  cui  possono 
star  sedute  tre  o  piiì  persone,  e  uno  può  anche 
adagiarvisi  disleso.  Talora  i  bracciuoli  sono  rap- 
presentali da  due  testate  ftestej  piene  e  imbot- 
tite, e  per  maggior  agio  si  aggiungono  guanciali 
rizzali  contro  le  testale,  e  anche  due  rulli,  uno 
per  parte  V.  Rotò  nel  2°  signif. 
SoflPita.  s:  f.  Soffitto:  Nell'uso  piìi  comune  è 
term.  gener.  di  Tutto  ciò  che  forma  il  cielo  di 
una  stanza  ossia  la  parte  superiore,  sia  essa  un 
semplice  soldjo  o  un  palco  o  una  vòlta. 

—  de  canne;  Soffitta  a  stuoja  e  anche  semplicemente 
Sluoja:  Palco  ricoperto  con  stuoje  di  canne  ri- 
fesse, schiacciale,  grossamente  intessute  insieme 
e  rivestite  d'un  intonaco  o  corteccia  di  calcina 
pura  0  mista  con  gesso,  poi  lisciata,  tinta  o  an- 
che dipinta.  Questo  solTilto  ora  è  piano,  ora  è 
centinaio  fa  padiggiònj  e  curvo  a  guisa  di  vòlta. 

—  de  teja;  Soffitto  a  tela,  dicesi  Quello  in  cui  alla 
stuoja  di  canne  è  sostituita  una  tela  imbullettata 
ben  tesa,  sicché  non  faccia  sacca,  poi  se  le 
danno  più  mani  di  gesso  a  colia,  quindi  si  tinge 
e  si  dipinge. 

Sofiittà,  v.  a.  Soffittare:  Fare  soffitto. 

Soffoca  V.  a.  Soffocare,  Soffocare,  Soffogare: 
Impedire  il  respiro;  ed  anche  Uccidere  impe- 
dendo il  respiro, 
n  Soffocare,  metaf.  Opprimere,  Non  lasciar  sorgere, 
Non  lasciar  pigliar  campo. 

—  de  complimenti ,  de  parolle,  d'attenzioin;  Af- 
fogar di  complimenti,  di  parole,  d'attenzioni  e 
sim.,  vale  Opprimere  con  soverchj  complimenti, 
con  soverchie  parole,  cure,  attenzioni,  ecc. 

%  Sentise  soffoca;  Affogare:  Sentirsi   mancare  il 
respiro. 
Soffocaziòn  s.  f.  Soffocazione,  Suffocazione, 
Soffocamento,  Suffocamento,  Soffogamento:  Il 
soffocare. 

—  de  peto;  Oppressione  di  petto. 
Sòffraiiiiii  s.  m.  Zolfino,  e  in  qualche  parte 

della  Toscana  Zolferino  e  Zolfanello  :   Stoppino 
coperto  di  zolfo  per  uso  di  accendere  il  lame 
ed  il  fuoco. 
S  Assetta  de  sd/franin;  Matassina  di  zolfino, 
S(>ffx*a<]linai  s.  m.  Escajuolo  Y.  Lescajéu. 


Soffri  V.  a.  Soffrire,  Sofferire,  antic.  Sofferarc, 
Sofférere:  Comportare,  Patire,  Tollerare. 

1)  Sofferire,  per  Permettere,  Comportare  ciò  che  si 
potrebbe  impedire  :  Nò  soffriò  maiciii  che  se 
fagce  ecc.;  Non  mai  soffrirò  che  si  faccia  ecc. 

Il  —  per  Reggere  a  un  disagio.  Sostenerlo. 

—  e  penn-e  d'ùnn-n  cosa;  Patir  le  pene  di  chec- 
chessia, vale  Sofferire  il  danno  che  ne  proviene, 
Pagarne  il  fio. 

—  0  Patì  per  ma;  Mareggiare  V.  Md. 

—  pe  (orsa  ùnn-a  cosa;  Bere  o  Inghiottire  il  ca- 
lice, figurai,  dicesi  del  Dover  soffrire  qualche 
cosa  d'amaro  o  di  fastidioso. 

§  iVó  poeì  soffri  ùnn-a  persònn-a;   Non    poter 
patir  uno ,  vale  Averlo  in  uggia ,  Non  poterlo 
vedere. 
§  Spesse  volte  ne  sofre  i  boin  pe-i  cattivi;  Uno 
fa  il  peccato  e  l'altro  la  penitenza. 
Soffriito  s.  m.  Soffritto  :  La  cosa  che  si  è  fatta 
soffriggere;  e  dicesi  pili  particolarmente  di  Roba 
battuta  e  soffritta,  posta  a  condimento  di  vivanda 
da  cuocersi  insieme. 
I)  Soffritto  p.  pass.  V.  Soffrizze. 
Soffx*izze   V.  a.    Soffriggere  :    Leggermente 

friggere. 
Sofistica  V.  n.  Sofisticare,  Sofismare:  Far  so- 
fismi, Sotilizzare,  Cavillare. 
Sog-g-etti  d.' ùnn-a  commedia; 
Scenario.  T.  teatr.  Foglio,  in  cui  sono  descritti 
i  recitanti,  le  scene  o  i  luoghi,  pe' quali  volta 
per  volta  devono  uscire  in  palco  i  Comici,  ed 
altre  simili  cose  concernenti  le  commedie;  ed 
è  per  lo  più  applicalo  al  muro  dietro  alle  scene, 
affinchè  ciascuno  recitante  lo  possa  da  per  sé 
vedere;  dicesi  anche  Mandafuora. 
Sog-g-etto  s.  m.  Soggetto,  Suggello,  Subbielto: 
Ciò  intorno  a  cui  si  lavora  o  si  ragiona;   Ar- 
gomento 0  Concetto  di  composizione. 
S  Cattivo  soggetto;  Cattivo  soggetto,  Suggetlaccio, 
Farinello  :  Persona  di  mal  affare.  Uomo  capace 
d'ogni  più  trista  operazione. 
Sòggettoso  add.  Peritoso,  Timido:  Che  non 
ha  ardire,  Che  si  vergogna,  e  per  Io  più  dicesi 
in  buona  parte. 
Sòggezión  s.  f.  Soggezione  e  Suggezione: 
Lo  star  soggetto.  L'esser  sotto  l'altrui  podestà; 
Dipendenza,  Servitù. 
H  Rossore,  Vergogna,  Peritanza,  Peritezza,  e  nel- 
l'uso anche  Soggezione:  Paurosa  riverenza.  Un 
misto  di  temenza,  vergogna  e  rispello. 
§  Avei  sóggezion;  Peritarsi:  Esser  timido,  Non 

aver  ardire  di  far  checchessia. 
S  Non  aveì  sòggeziòn  de  fa,  de  di,  ecc.;  Aver 

viso  di  fare,  di  dire,  ecc. 
S  Non  avei  s5ggezi5n  de  nisciùn;  Non   temere 
graltaticcio,  Non  istar  secondo  ad  alcuno,  Non 
islar  dietro  a  persone. 
S  legni  in  sòggeziòn;  Tener  in  misura,  a  regola, 
ne' termini,  Tener  a  segno. 
Soggioga  V.  a.  Soggiogare  (quasi   Mettere 
sotto  il  giogo):  Far  soggetto.  Mettere  sotto  la 
sua  podestà;  Soltomeitcre,  Debellare,  Espugnare, 
Vincere. 
Soggiorna  v.  n.  Soggiornare:  Dimorare, 

Inlorlpnersi  in  un  luogo  V.  Sta. 
Soiggia  (ÀJ;  A  solatìo,  A  mezzodì:  Dalla 
banda  volta  a  mezzogiorno,  coiilr.  di  A  bacio. 
Soiggiase.V.  Assoiggidse. 


SOL 


SOP 


728 


Soig'S'ia'ta.  s.  f.  Soleggiata:  Langa  dimora 
al  soie. 

S<>la.cclxe ....  Propriam.  Quel  concavo  che 
si  ha  sotto  le  ginocchia;  ma  in  modo  scherzev. 
diconsi  Le  gambe. 
S  Mena  e  salacche;  Menar  le  seste,  vale  Cam- 
minare velocemente. 

Solenni scimo;  Solennissimo  :  Àdd.  saperi, 
di  Solenne,  ed  usasi  per  Grandissimo  in  qaesto 
0  simili  significati  :  Eì  dito  ùnn-a  solenniscima 
stdppa  ;  Avete  detto  ana  solennissima  min- 
chioneria. 

Solenni  tee  s.  f.  Solennità:  Giorno  di  gran 

festa  solito  di  celebrarsi  dalla  Chiesa  ogni  anno. 

n  Solennità,  per  Apparato  grande,  Pompa  e  Gran 

cerimonia. 
"  —  UflBcio  da  farsi  in  qnalche  ricorrenza. 

Solennizza  v.  a.  Solennizzare,  Solenneg- 
giare  :  Celebrare  con  solennità,  con  gran  pompa, 
Festeggiare. 

Solf^zzà  v.  n.  Solfeggiare:  Cantar  la  solfa  o 
zolfa,  Fare  il  solfeggio  V.  Solfezzo. 

Sòlfèzzo  s.  m.  Solfeggio.  T.  music.  Specie 
d'aria  senza  parole,  cioè  alle  quali  suppliscono 
i  nomi  delle  note  musicali,  come  do,  re,  mi, 
fa,  ecc.,  di  cui  si  servono  i  Maestri  di  mnsica 
per  far  apprendere  ai  giovani  il  canto.  Al  Sol- 
feggio soltentra  il  Vocalizzo  e  a  qaesto  le  parole. 

Solfo  V.  Sórfo. 

Soliditse  s.  f.  Solidità  :  Proprietà  o  Stato  dei 
corpi  solidi;  Impenetrabilità. 
Il  Solidità,  Saldezza,  Stabilità,  Fermezza. 

Sòlin  s.  m.  Collo  e  Colletto  ed  anche  Solino 
(da  collo)  :  Estremità  saperiore  della  camicia  da 
uomo,  che  cigne  il  collo  della  persona;  Colletto 
dìcesi  più  propriam.  se  è  posticcio. 

—  de  màneghe;  Polsini  ed  anche  Solini  (al  piar.): 
Quelle  liste  di  tela  che  fanno  finimento  a  cia- 
scuna manica  della  camicia  e  si  abbottonano 
ai  polsi. 

Solita,i*io  s.  m.  Solitario.  T.  giojell.  Diamante 
assai  grosso  incastonato  e  legato  solo  senza  il 
corredo  d'altre  gemme,  ma  che  comparisca  e 
brilli  solo  in  an  anello,  spillone  e  simili.  Dal 
frane.  Solitaire. 

Sollecita,  v.  a.  Sollecitare  e  Sollicitare:  Sti- 
molare, Affrettare,  Spingere. 
«  Sollecitare  e  Sollicitare,  in  senso  neut.  Operar 
con  prestezza.  Affrettarsi. 

Sollecita^tò  s.  m.  Sollecitatore:  Colai   che 
sollecita,  che  stimola  o  induce  a  bene  o  a  male. 
»  Sollecitatore,  dicesi  anche  a  Persona  che  solle- 
cita la  spedizione  di  faccende  o  cause   altrui. 

Solleva  V.  a.  Sollevare:  Levar  su,  Innalzare. 
"  Sollevare,  per  Alleggerire,  Alleviare,  Dar  allog- 
giamento, ristoro  alle  fatiche  darate;  Ricreare, 
Confortare. 
»»  —  Turbare,  Commuovere  :  0  l'ha  sollevóu  tutta 

a  casa;  Ha  sollevato  tolta  la  casa. 
»  —  per  Indurre  a  tumallo,  a  ribellione. 
S  Talvolta  in  signif.  neut.  vale  Gridare,  Urlare, 
Strepitare:  0  s'è  misso  a  solleva;  E' si  mise 
a  gridare,  a  strepitare. 
S  Sentise  solleva;  Provar  sollievo. 
S  Sollevàse  n.  p.  Sollevarsi:  Pigliar  sollievo,  ri- 
storo, conforto, 
n  Sollevarsi,  Ribellarsi,  Ammutinarsi. 

Solleva.ziòn  s.  f.  Sollevazione,  Tamalto, 


Sedizione:  Ramore  e  Fracasso  di  popolo  solle- 
vato e  commosso. 

Sollevo  s.  m.  Sollievo:  Alleviamento  del  do- 
lore, dell'affanno,  ecc.;  Conforto,  Refrigerio, 
Ricreamenlo. 
«  Nabisso,  Fistolo,  Facimale,  dicesi  di  Fanciallo 
che  mai  si  ferma  e  sempre  procaccia  di  fare 
qualche  male:  0  l'è  un  sollevo;  É  un  nabisso, 
un  fìstolo. 

Solùziòn  s.  f.  x^Solozione,  Scioglimento:  Lo 
sciogliere, 
n  Soluzione,  in  term.  cbim.  e  farmac.  dicesi  del- 
l'Incorporazione 0  Scioglimento  di  checchessia 
in  an  liquore. 
1)  —  Presso  de'  Matemat.  vale  Preparativo  o  Re- 
gola per  arrivare  allo  scioglimento  d'un  problema; 
altriro.  Resolazione. 

Solvil>ilitse  s.  f.  Solvibiliià:  Facoltà  di  poter 
pagare;  altrim.  Solvenza. 

Soma.  s.  f.  Mezzaraola  V.  Mezajéua. 
;;  Pe  cammin  s'accònsa  some  V.  Cammin. 

Someg-g-iansa  s.  f.  Somiglianza,  Simi- 
giianza,  Assomiglianza,  Rassomiglianza:  Qualità 
che  dichiara  cosa  simile  ad  un'altra. 

Sòmeg'g-ianteadd  Somigliante,  Simigliante, 
Assomigliante,  Rassomigliante:  Che  rassomiglia, 
Che  ha  relazione  di  somiglianza  con  un'altra  cosa. 

Somma  v.  a.  Sommare,  Sapputare:  Ridarre 

pili  numeri  ad  un  solo  mediante  l'addizione. 

n  Sommare,  in  signif.  neat.  vale  Far  la  somma: 

Fra  ommi  e  figgiéu  sómmavan  a  cinquecento; 

Fra  uomini  e  ragazzi  sommavano  da  cinquecento. 

Sòmmacco  s.  m.  Sommàco  e  Sommacco. 
T.  bot.  Bhus  coriaria.  Pianta  che  ha  il  tronco 
legnoso,  irregolarmente  ramoso,  con  la  corteccia 
pelosa,  dun  verde  bruno,  che,  ridotta  in  polvere, 
si  adopera  per  conciar  le  pelli. 

Sòmministi'à  v.  a.  Somministrare,  Dare, 
Porgere,  Fornire. 

Sòmmiscion  V.  Sóltomisciòn. 

Sommitee  s.  f.  Sommità:  Estremità  dell'al- 
tezza; Cima,  Vetta, 
n  Sommità,  figurai,  per  Sublimità,  Eccellenza. 

Sòn  s.  m.  Suono  e  poetic.  Sono:  Sensazione  che 
si  fa  nell'udito  dal  moto  tremolo  dell'aria,  ca- 
gionato da  percossa,  strumento,  voce  o  altra  si- 
mile cagione. 
S  Andò,  a  toa  a-o  sòn  dò  campanin  ;  Andare 
a  soon  di  campanello,  vale  Andare  a  tavola  ap- 
parecchiata, Aver  la  mensa  o  il  vitto  a  spese  al- 
trui, senza  briga  di  pensare  al  proprio  nutrimento. 

S  A  sòn  de V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 

g  Chi  balla  sensa  sòn,  l'è  matto  oppù  minción 
V.  Balla. 

Sonda,  s.  f.  Scandaglio  V.  Scandaggio. 
n  Fuso  V.  A  gaggia  da  preposto  iella  v.  A  gaggia. 

Sonda  v.  a.  Scandagliare  V.  Scandaggid. 
«I  Tentare  V.  Specilla. 

Sopercia  v.  a.  Soperchiare  e  Superchiare: 
Fare  soperchierie  ;  e  talora  Sopraffare,  Vantag- 
giare, Opprimere:  0  m'ha  sovercióu  de  parolle; 
.Mi  soperchiò  con  parole. 

Sòpercìaja  s.  f.  Soperchieria  e  Superchieria  : 
Ingiuria  fatta  altmi  con  prepotenza;  Angheria, 
Sopruso. 

Soppeg'à/  V.  n.  Zoppicare  V.  Ranghezzà. 
Il  Zoppicare,  figarat.  dicesi  del  Pendere  in  qualche 
vizio  0  difetto. 


m 


SOR 


SOR 


S  Savet  de  che  pé  sòppega   ùnn-a  persónn-a  ; 

Conoscere  da  qual  piede  uno  zoppichi,  figurai. 

vale  Conoscere  le  sue  inciina/.ioni  e  difelti. 
Soppo  add.  Zoppo:  Impedilo  nelle  gambe  e  nei 

piedi  0  Che  ha  una  gamba  più  corta  dell'altra, 

per  cui  non  può  camminare  diritto  o  sciolto. 
Sopporta,  V.  a.  Sopportare,  Comportare,  Tol- 
lerare, Soffrire,  Reggere. 
Sopprescion  s.  f.  Soppressione  e  Suppres- 

sione:  il  sopprimere  V.  Sopprimme. 
Soppressa  s.  f.  Soppressa  V.  Pressa. 
Soppressa,   v.  a.  Soppressare  :  Mettere  in 

soppressa  V.  Soppressa. 
SopprimLine  v.  a.  Sopprimere  e  Sopprimere: 

Annullare,  Abolire,  Cancellare:  Far  cessare  di 

comparire,  d'aver  effetto,  d'esistere. 
Sopraffa,  v.  a.  Sopraffare,  Soverchiare,  Van- 
taggiare. 
Soprafian  add.  Sopraffino  e  Sopraffine  :  Più 

che  fino,  Finissimo. 
Soprano  s.  m.  Soprano:  La   voce  più  alta 

della  musica;  ed  anche  La  persona  che  canta  con 

voce  di  soprano. 
Sopra^ansa  v.  a.  Sopravanzare,  Superare, 

Vincere, 
n  Sopravanzare,  in  sigiiific.  neut.  vale  Avanzare, 

Sporgere,  Sporgere  in  fuori. 
Il  —  per  Soprabbondare,  Soprabbaslare,  Abbondare 

soverchiamente,  Essere  più  che  bastante. 
Sopravvento  V.  Sòrvevento. 
Sopravvive  v.  n.  Sopravvivere,  Sorvivere: 

Vivere  più  lungamente  di  un  altro  o  d'altri  ovv. 

Vivere  dopo  una   ferita   riportata  o  dopo  una 

qualche  marcala  epoca. 
SSracco  s.  m.  Saracco.  T.  legnaj.  Sorla  di 

sega  a  larghissima  lama,  senza  lelajo  di  legno, 

ma  fermata  a  una  piccola  impugnatura   che   le 

serve  di  manico. 

—  a  eòa  de  ratto  ;  Gattuccio  :  Piccolo  saracco,  a 
lama  pochissimo  larga  e  terminante  in  punta. 

Sorcà  v.  a.  Solcare:  Far  solchi  nella  terra. 
SSrolietto  s.  m.  Ajuolo  :  Rete  da   pigliare 

uccelli  che  si  adatta  sull'ajuoia  fwuj. 
SSrco  s.  m.  Solco:  Fossetta  che  lascia  dietro 

a  sé  l'aratro  lavorando  la  terra  che  divide  una 

porca  dall'altra. 

—  da  réna;  Rotaja  :  Il  segno  che  fa  in  terra  la 
ruota  de'  carri  e  sim. 

S  Fd  di  sàrchi;  Solcare,  Assolcare,  Insolcare:  Far 
solchi  nella  terra. 

Sòrdlattaja  s.  f.  Soldatesca,  Soidateria:  Mi- 
lizia, Adunanza  di  soldati.  -  Soldataglia,  Mol- 
titudine di  soldati  vili  e  inesperti. 

Sòrdattin  s.  m.  Soldatino,  Soldatello,  Sol- 
datazzo.  Dim.  di  Soldato:  Semphce  soldato  ed 
anche  Soldato  giovane  piccolo. 

Sórdatto  s.  m.  Soldato  (dal  soldo  che  riceve): 
Quegli  che  arruolato,  pagato  e  mantenuto  di  vitto 
e  di  montura,  serve  in  armi  il  suo  Slato  ed  il 
suo  Principe.  Nell'uso  intendesi  II  semplice  sol- 
dato a  differenza  degli  ufficiali. 

—  d5  Pappa;  Soldato  da  chiocciole  V.  Pappa. 

S  A  ùzo  sdrdaltn;  Alla  soldala.  Posto  avv.  vale 

Alla  foggia  de'  soldati. 
S  Fase  sòidatto  V.  Ingaggiàse. 
S^rd.attònn-a  V.  Sórduttùsso  nel  2"  signif. 
Sórdattùsso  s.  m.  Soldatuccio,  Soldatuzzo. 
Avvìi,  di  Soldato:  Soldato  vile  e  da  poco. 


Il  Baldracca,  Ciccanlona,  Cantoniera,  Sgualdrina. 
Sorditse  s.  f.  Sordità,  Sordezza,  Sordaggine: 

Perdita  o  Diminuzione  notabile  dell'udito. 
Sordo  add.  Sordo:  Privo  dell'udito. 

Il  Sordo,  dicesi  anche  a  Cose  inanimate  quando  non 
risuonano  nel  percuoterle. 

I!  —  Detto  di  strum.  musicale ,  vale  Non  chiaro, 
Non  sonoro. 
^-  mùtto  ;  Sordo  muto  :  Chi  per  essere  sordo  da 
natività  è  altresì  muto. 

S  £se  sordo;  Esser  sordo,  ed  in  ischerzo  Aver  le 
campane  grosse  o  ingrossate,  Aver  male  campane. 

'^  Fd  d  só7-do;  Fare  il  sordo  o  il  sordacchione , 
Far  la  formica  o  il  formicon  di  sorbo,  Suonare 
la  sordina:  Far  la  vista  di  non  udire  per  non 
fare  ciò  che  è  detto. 

S  Limma  sórda;  Lima  sorda  V.  Limma. 

§  Mezo  sórdo;  Sordastro:  Alquanto  sordo,  Qaasi 
sordo. 

S  Nò  parla  con  sórdi;  Non  dire  a  sordo,  figur. 
Dire  alcuna  cosa  ad  alcuno  che  facilmente  l'in- 
tenda e  prontamente  l'eseguisca. 

§  Ti  e  sórdo?  Sei  sórdi?  Sei  sordo?  Siete  sordi? 
Non  la  vuoi  o  Non  la  volete  intendere? 

§   Vegni  sórdo;  Assordire,  Insordire:  Divenir  sordo. 
Sòrdónn-a  (Aj  V.  questa  locuzione  alla  sua 

sede  alfabetica. 
SórjRo  s,  m.  Solfo  e  Zolfo:  Materia  fossile,  com- 
bustibile, di  color  giallo,  privo  d'odore  quando 
non  sia  fregato,  che  fa  levar  fiamma  azzurra  ad 
ogni  porzione  di  fuoco  a  cui  s'appressi.  Havvene 
ancora  dell'artificiale. 
Sorpassa,  v.  a.  Sorpassare,   Sopravanzare, 
Eccedere;  e  figur.  Esser  superiore,  Esser  da  più. 
Sorpreiza  s.  f.  Sorpresa:   Il   sorprendere, 
Arrivo  improvviso;  allrim.  Sopravvenienza,  So- 
pravvegnenza. 

"  Sorpresa,  nell'uso  vale  anche  Stupore,  Maraviglia. 

S  Fd  ùnn-a  sorpreiza;  Far  una  sorpresa:   Fare 
una  visita  inaspettata  e  gradita. 
Sorprende  v.  a.  Sorprendere:  Cogliere  al- 
J' improvviso,  sul  fatto. 

Il  Sorprendere,  per  Recar  maraviglia,  Cagionar  am- 
mirazione, stupore. 
Sòrva  0  Sòrve;  Sopra  e  Sovra:  Prepos. 
che  dinota  sito  di  luogo  superiore,  conlr.  di  Sotto; 
e  si  riunisce  col  4»,  col  3°  e  col  2"  caso. 

Il  Sopra,  per  Appresso,  Vicino:  Éan  za  sórve  Tù- 
nixi;  Erano  già  sopra  Tunisi. 

Il  —  per  Circa,  Intorno:  Sórva  questi  capitoli 
gh'é  ancón  da  di  bell'e  ben;  Sopra  questi  ca- 
pitoli evvi  ancora  da  dir  mollo. 

§  Andd  de  sórva,  Andd  de  sórva  quando  lògge 
V.  Andd. 

%  Ese  sòrva  penscièo  V.  PensciSo. 
Sorvecàreg^o  s.  m.  Sopraccarico.  T.  mar. 
Agente  del  proprietario  del  carico  d'ona  nave 
di  commercio ,  imbarcato  per  amministrarlo  e 
fare  le  operazioni  di  commercio  che  si  rendono 
necessarie  per  compiere  una  buona  speculazione 
conimerciale. 
Sórve^é  s.  m.  Sopraccielo  :  La  parte  superiore 
del  cortinaggio  da  letto  e  daltri  arnesi  simili. 

§  Cortiìiagiiio  a  sòrvecé  V.  Cortinaggio. 
Sòrveciù.  s.  m.  Soprappiù,  anlic.  Sorpiù  :  Il 
soverchio,  Il  sopravanzo. 

S  De  sòrveciù  m.  avv.  Di  o  Per  soprappiù,  Di 
giunta,  Di  vantaggio.  Inoltre,  Oltracciò. 


SOS 


SOS 


72$ 


Sorveg-grìa-  v.  a.  Invigilare,  Vegliare,  Tener 
l'occhio:  Far  la  guardia  ad  alcuna  cosa. 

—  ùnn-a  perso.m-a;  Invigilare  sopra  quaicheduno, 
Aver  l'occhio  addosso  ad  alcuno:  Spiare  i  suoi 
andamenti,  Star  attento  a  ciò  che  ano  si  faccia. 

Sòi"%^og'g'ia<iisa,  s.  f.  Vigilanza,  Ispezione, 
Guardia:  Lo  invigilare. 
n  Sorveglianza  speciale  di  Pubblica  Sicurezza:  Pena, 
per  lo  pili  accessoria,  in  virtù  della  quale  il 
condannalo  è  obbligato  di  presentarsi  all'Auto- 
rità che  gli  viene  indicala  e  rendere  conio  di  sé 
nei  modi  stabiliti  dalla  legge  di  P.  S. 

Sòx"veiixa>ii  s.  m.  Sopraggitto:  Forte  cucitura, 
nella  quale  il  filo,  a  ogni  tirata  d'ago,  accavalcia 
i  due  lembi  delle  due  cose  che  si  cuciono,  i 
quali  siano  di  natura  a  non  ispicciare,  cioè  a  non 
sfilacciarsi,  come  sarebbero  per  es.  i  due  vivagni 
dei  teli  delle  camicie,  delle  lenzuola  e  simili;  a 
Siena  dicesi  Sopraramano. 

Sorvenomme  s.  m.  Soprannome:  Terzo 
nome  che  si  pone  a  chicchessia  per  qualche  sin- 
golarità notabile  in  lui,  così  in  bene  come  in  male. 

Sòrvescrito  s.  m.  Soprascritto  e  meglio 
Soprascritta;  dicesi  nelle  lettere  Quello  scritto 
che  si  pone  sopra  alle  medesime,  conlenente  il 
nome  di  quello  a  cai  s'indirizzano. 

Sòrvevento  s.  m.  Sopravvento:  Vantaggio 
del  vento  che  si  gode  rispetto  a  chi  sta  sotto- 
vento, onde:  Èse  s5rvevento,Aveì  o  sòrvevento ; 
Essere  o  Slare  soppravvenlo,  Avere  il  soprav- 
vento, vagliono  Essere  da  quella  parte  ove  spira 
il  vento. 
•1  Figurai,  vale  Gherminella,  Tranello,  Soprammano, 
Cavalletta,  Coperchiella:  Inganno,  Frode  con- 
certala. 

SCx-vin  add.  Supino:  Che  sta  o  giace  colla 
pancia  all' insù,  conlr.  di  Boccone  o  Bocconi 
(boccùo);  ed  usasi  coi  v.  Dormire,  Stare,  Giacere. 

Sóspeizo  p.  pass.  Sospeso,  Suspeso,  Sospenso, 
Sollevato  V.  Sospende. 
»  Sospeso  :  Che  non  si  risolve,  Dubbio,  Ambiguo, 

Incerto,  Sopra  sé. 
n  —  Incorso  nella  sospensione  o  censura  ecclesiastica. 
«  —  Figurai   Dimesso  dall'impiego,  dalla  carica, 
da  un  uffizio,  ecc.  per  modo  di  provvisione, 
per  a  tempo. 
S  Tegnt  sóspeizo;  Tener  sospeso,  cioè  sollevato 
da  terra  ;  e  melafor.  Tener  in  sulla  corda.  Tener 
in  ponte,  ossia  Fare  stare  in  dubbio,  nell' in- 
certezza, ecc. 

Sospende  v.  a.  Sospendere  e  Sospendere: 
Sostener  la  cosa  in  modo  che  non  tocchi  terra  ; 
Sollevare. 
»  Sospendere,  per  Soprassedere,  Tralasciare,  Non 

proseguir  per  qualche  tempo. 
M  —  Proibire  per  castigo  ad  un  sacerdote  di  ce- 
lebrar la  messa. 

—  dall'impiego;  Sospendere  dall'impiego:  Dimet- 
tere alcuno  dall'impiego  od  ufficio  per  qualche 
mancanza,  in  via  provvigionale,  finché  sia  chia- 
rita la  verità,  cioè  la  sussistenza  o  insussistenza 
dell'  imputazione. 

—  e  remine  ;  Affornellare,  T.  mar.  Fermare  i  remi 
colla  pala  in  aria,  acciocché  non  possano  toccar 
l'acqua  in  tempo  che  il  battello  va  a  vela  o  sta 
fermo. 

Sóspensoiòu  s.  f.  Sospensione,  Suspensione, 
Sospendimelo:  II  sospendere. 


n  Sospensione,  per  Interruzione  ossia  Cessazione 
temporanea  dal  continuare  in  checchessia. 

"  —  In  legge  canon.  Censura  ecclesiastica,  cioè 
Privazione  temporaria  del  diritto  di  esercitare 
le  fnnziooi  d'ana  carica  o  di  percepire  le  ren- 
dite d'un  benefizio. 
—  d'armi;  Sospensione  d'armi:  Nella  .Milizia,  Con- 
venzione per  lo  più  verbale  tra  due  eserciti  o 
corpi  nemici  di  non  offendersi  reciprocamente 
per  UQ  tempo,  d'ordinario  assai  breve;  altrim. 
Tregua  e  Triegua. 
Sòspensòio  s.m.  Sospensorio:  Arnese  com- 
posto d'una  striscia  di  tela,  con  una  specie  di 
sacchellino  sul  davanti,  il  qual  arnese  cingesi 
sopra  le  anche,  e  nel  sacchetto  si  pone  lo  scroto 
in  occasione  di  procidenza  viziosa;  ed  è  usato 
anche  per  cautela  nel  cavalcare. 
Sospetta/  V.  n.  Sospettare,  Sospicare,  Suspi- 
care,  anlic.  Sospecciare,  Sospicciare,  Sospeccio- 
nare  :  Aver  sospetto.  Prender  sospetto.  Insospet- 
tire, Pigliar  pelo. 

«  Sospettare,  per  Credere,  Aver  opinione. 

"  —  per  Diffidare,  Dubitare  della  fede  d'alcuno  o 
del  buon  esito  d'una  cosa. 

S  Dà  da  sospettò;  Dare  o  Render  sospetto,  Indur 
sospetto.  Insospettire,  Far  sospettare;  e  talora 
Far  paura. 
Sòspià.  v.  n.  Sospirare  e  Suspirare:  Trarre, 
Mandar  fuori  sospiri  :  0  nò  fa  atro  che  sóspid; 
E' non  fa  altro  che  sospirare. 

I)  Sospirare,  in  signif.  alt.  Agognane,  Anelare,  De- 
siderare ardentemente. 

S  Chi  prìmma  nò  pensa  inderré  sdspia;  Chi 
tosto  giudica,  tosto  si  pente  (Monosisi,  Dettati). 

S  Dà  da  sòspid;  Far  sospirare. 

%  Fé  sòspid  ùnn-a  cosa;  Far  sospirare  una  cosa, 
vale  Indugiare  a  darla. 
ScspÌLO  s.  m.  Sospiro:  Respirazione  mandala 
fuori  dal  profondo  del  petto  per  dolore  o  desiderio. 

Il  Sospiro,  nella  Musica  Pausa  d'an  quarto  di  bat- 
tuta equivalente  al  va'ore  d'una  semiminima.  Di- 
cesi anche  della  Virgoletta  che  indica  tal  pausa. 

n  —  Nel  num.  del  più,  Doglianze,  Lamenti,  Lai,  La- 
gni, Gemiti:  Sei  sempre  li  con  di  sdspii;  Siete 
sempre  lì  con  de' sospiri. 

S  Bùttd  0  Cacciò  di  sòspii;  Dare  o  Trarre  sospiri, 
vale  Sospirare. 
Sosséu.  d.e  lin;  Lucignolo,  a  Siena  té- 
golo: Ciocca  di  lino  o  di  canapa  ripiegata  e 
rattorta  su  dì  sé.  In  Toscana  ogni  lucignolo  forma 
una  giusta  roccata. 
Sòsta,  s.  f;  Albagia,  Boria,  Boriosità,  Superbia, 
Orgoglio,  Alterigia,  Soffioneria:  Gonfiezza  d'a- 
nimo, Pomposa  eslimazion  di  se  stesso. 

%  Pin  de  sòsta;  Albagioso,  Borioso,  Orgoglioso, 
Superbo. 
Sòsta,  s.  f.  Susta:  Corda,  con  che  si  legano 

le  some. 
Sòsta  s.  f.  Magazzinaggio  e  nel!'  uso  comune 
Sosta  :  Quel  tanto  che  si  paga  per  aver  riposto 
le  mercanzie  nel  magazzino. 
Sòstansa  s.  f.  Sostanza,  Sustanza,  Sostanzia 
e  Suslanzia  :  Quel  che  si  sostenta  per  se  mede- 
simo e  dà  fondamento  a  lutti  quegli  accidenti 
che  non  si  possono  per  loro  medesimi  sostenere. 

Il  Sostanza,  per  Essenza,  Quiddità  o  sim. 

n  —  per  Ciò  che  v'ha  di  più  importante  in  una 
cosa,  in  un  discorso,  ecc. 


T86 


SOT 


SOT 


ti  —  per  Somma,  Contenuto,  Ristretto. 

n  —  AI  num.  del  più,  Facoltà,  Averi,  Rendile. 

S  In  sostansa;  In  sostanza.   Posto  avv.  vale  In 

conclusione.  In  somma,  Alla  fin  delle  fini,  Alle 

corte,  In  poche  parole. 
n  In  sostanza.  In  realtà  in  effetto. 
Sostanzióso  add.  Sostanzioso,  Sustanzioso, 

Sostanzievole,  Sustanzievole :  Che  ha  sostanza, 

Che  dà  0  porta  sostanza. 

M  Sostanzioso,  per  Nutritivo,  Che  dà  nutrimento. 

Sostegni  V,  a.  Sostenere,  Reggere  V.  Arreze. 

w  Sostenere,  per  Difendere,  Proteggere,  Ajutare. 

«  —  per  Durare,  Reggere  resistendo:  Han  sò- 

stegnùo  l'attacco  dui  giorni;  Sostennero  due 

giorni  l'attacco. 
1»  —  Usato  in  senso  neut.  vale  Difender  qaislio- 

nando:  Mi  sostegno  che  se  degge  di   ecc.;  Io 

sostengo  che  si  debba  dire  ecc. 

—  a  càrega;  Sostener  la  carica.  T.  milit.  Reggere 
l'impeto  degli  avversar]. 

—  ùnn-a  càrega;  Sostener  una  carica,  nel  Civile 
vaie  Coprir  un  impiego, 

—  ùnn-a  mercanzia;  Sostenere  una  merce  o  sìm., 
vale  Tener  alto  il  prezzo  della  medesima.  Non 
menomarne  il  prezzo,  benché  abbondino  i  com- 
pratori. 

—  ùnn-a  persònn-a ;  Sostenere  alcuno,  Nutrirlo, 
Sostentarlo,  Mantenerlo. 

S  Sòstegnise  n.  p.  Sostenersi:  Reggere,  Resistere 
a  checchessia,  da  cui  sia  malagevole  ripararsi. 
•1  Sostenersi,  Star  in  contegno.  Star  sulle  sue. 
n  Parlando  del  prezzo  delle  merci ,  vale  Reggere, 
Mantenersi,  Non  diminuire. 

Sósteg-uimeuto  s.  m.  Sostenimrnlo,  So- 
stentamento, Mantenimento:  Il  sostenere.  Il  so- 
stentare, Il  mantenere. 

Sósteg'nùo  p.  pass.  Sostenuto  V.  Sostegni. 
n  Sostenuto,  dicesi  figurat.  di  Persona  che  stia  in 
sul  grave,  e  non  si  porga  affabile  con  altrui; 
allrim.  Contegnoso,  Grave,  Altero. 
S  Sta  sóstegnùo  con  un;  Star  grosso  con  alcuno 
0  Andar  grosso  a  uno,  vale  Aver  con  lui  prin- 
cipio di  sospetto,  di  sdegno,  Essere  in  mala 
soddisfazione  di  lai. 

Sostenta,  v.  a.  Sostentare,  Alimentare,  Man- 
tenere cogli  alimenti. 
S  Sdstentdse  n.  p.  Sostentarsi,  Alimentarsi,  ecc. 

Sostituì  V.  a.  Sostituire  e  Sustituire:  Metter 
uno  in  suo  luogo  o  in  luogo  altrui;  e  dicesi  non 
solo  di  persone,  ma  anche  di  cose. 

Sostituto  s.  m.  Sostituto  e  Sustituto,  Sosti- 
tuito e  Sustituito:  Che  tiene  le  veci  d'un  altro 
0  l'ajuta  nelle  sue  funzioni. 

Sòstitùziòn  s.  f.  Sostituzione  e  Sustituzione: 
Il  sostituire  una  persona  ad  un'altra. 
M  Sostituzione,  in   legge  II  sostituire  altro  erede 
all'instituto. 

Sòtta;  Squacchera  e  Squacquera:  Sterco  liquido, 
e  spezialm.  Quel  pezzo  di  sterco  piatto  e  di  figura 
sferoidale  a  differenza  dello  stronzolo,  che  è 
sodo,  rotondo  e  di  figura  bislunga. 

Sóttàn  s.  m.  Soltano,  e  comuncm.  ol  plur.  Sot- 
lani.  T.  calzol.  Quei  pezzi  di  cuojo  che  i  cal- 
zolai mettono  sotto  i  tacchi  delle  scarpe  per 
renderli  più  aUi. 

Sóttanu-a  s.  f.  Sottana,  e  volgarm.  Zimarra: 
Veste  lunga  dal  collo  fino  a'  piedi  ohe  per  lo  più 
usano  di  portare  i  chierici,  sacerdoti  e  sim. 


Sotterra  V.  Assotterrà. 

Sottesórva  V.  Sòttosòrva. 

Sóttesto  s.  m.  Cércine:  Un  ravvolto  di  panno 
a  foggia  di  cerchio  usato  da  chi  porta  pesi  in 
capo,  per  salvarlo  dall'offesa  del  peso. 

—  da  pùgnatla;  Cércine:  Ravvolto  di  fune  di  resta 
che  adoprasi  a  posarvi  sopra  la  pentola  quando 
si  leva  dal  fuoco. 

Sótti  s.  m.  Sottile:  La  parte  sottile  d'una  cosa 

qualunque. 
Sótti  add.  Sottile:  Che  è  di   poco  corpo,  Che 
ha  poco  corpo;  conlr.  di  Grosso. 
"  Sottile,  aggiunto  a  persona,  vale  Magro,  Dilicato. 
)i  —  Aggiunto  a  vino,  vale  Di  poco  corpo. 
II  —  Metaf.  vale  Acuto,  Ingegnoso,  Fino:  Un  ar- 
gomento cosci  salii;  Un  argomento  così  sottile. 
§  A  penna  a  béutta  o  a  dà  sditi;  La  penna  rende 
sottile,  dicesi  Quando  scrivendo  fa  le  linee  troppo 
sottili. 
S  Bùttd  sótti;  Filare,  dicesi  della  botte   quando 
essendo  quasi  vuota  getta  soltilmonte. 
Sottiéto  add.   Soltiletto,  SoUilino:  Alquanto 

sottile. 
Sottilizza  V.  a.  Sottilizzare,  Sofisticare,  Ca- 
villare; e  talora  Ghiribizzare,  Fantasticare. 
Sottintende  v.  a.  Sottintendere,  Sottonten- 
dere:  Intender  cosa  non  espressa  o  accennata 
alcun  poca, 
g  Sòttintendise  n.  p.  Sottintendersi,  Sotlontendersi. 
Sótto;  Sotto:  Preposizione  che  dinota  inferiorità 
di  sito,  e  talora  di  condizione,  di  grado;  ed  è 
correlat.  di  Sopra. 
I)  Sotto,  Presso,   Vicino:  /  Franseixi  San  sotto 

Rdmma;  I  Francesi  erano  sotto  Roma. 
1)  —  Usato  come  avv.,  vale  Nella  parte  inferiore. 

—  penn-a;  Sotto  pena.  Alla  pena,  cioè  Costituita 
la  pena. 

—  pretesto;  Sotto  pretesto.  Sotto  colore.  Sotto  il  velo. 

—  voxe  V.  Sóltovóxe. 

g  Andà  de  sótto  o  pe  de  sótto;  Andar  di  sotto: 
Evacuare  il  ventre. 

'I  —  sótto;  Andar  sotto,  dicesi  del  Tramontare 
degli  astri. 

Il  —  sótto  a  balla  o  a-o  ballon;  Andare,  Correre 
alla  palla  o  al  pallone:  Il  muoversi  del  giuoca- 
tore  per  dare  alla  palla  o  al  pallone. 

S  Andàghe  de  sotto;  Andare  al  di  sotto,  vale  Ri- 
levar danno.  Scapitare;  e  talora  Ess»r  soccom- 
bente, perdente. 

S  Aveì  sótto  de  sé  ùnn-a  persdnn-a;  Aver  uno 
sotto  di  sé,  vale  Essergli  superiore  in  qualche 
carica,  ufficio  e  sim. 

t)  —  un  sótto  i  unge;  Aver  nell'unghie  alcuno, 
vale  Averlo  in  suo  potere. 

S  Caccidse  sótto  ;  GMars'ì  giù:  Distendersi  in  Ietto. 

I)  —  sótto  a  un;  Entrare  o  Cacciarsi  sotto  ad  uno: 
Accostarsi  ad  uno  in  modo  da  poterlo  colpire 
con  sicurezza. 

S  Dà  do  dìo  sótto  V.  Dà. 

§  De  sdito  in  scìù;  Di  sotto  in  su.  Pi  sottinsù, 
Di  sottonsù,  cioè  Dalla  parte  inferiore  alla  su- 
periore. 

S  Ése  de  sStto;  Esser  al  di  sotto,  cioè  in  iscapilo, 
in  perdita. 

11  —  sempre  de  sótto;  Andar  sotto,  nel  giuoco 
vale  Seguitar  a  perdere. 

«  —  sdito  a-c  feste;  Esser  sotto  allo  feste,  cioè 
presso  0  vicina  alle  feste. 


SOT 


SOV 


727 


n  —  sótto  a  fa  unn-a  cosa;  Esser  in  azione  o 

nell'alto  pratico  d'una  cosa, 
n  —  sótto  a-i  cinquant' anni  ;  Rasentare  i  cìn- 
qaant'annì:  Esser  vicino  o  prossimo  a  compiere 
i  cinquantanni . 
n  —  sótto  un;  Esser  sotto  alcano:  Essergli  sab- 

aUerno. 
%  Èsxghe  quarcosa  sótto;  Gatta  ci   cova,  Trama 
c'è,  Ogni  oste  ha  il  suo  gatto:  Essere  in  qual- 
che cosa  occulta  frode  o  malizia. 
S  Fàsela  sótto;  Farsela   sotto  o  nelle   brache  o 
ne'  calzoni,  Empiersi  i  calzoni  :  Sgravare  il  ventre 
nelle  proprie  vesti. 
S  Leva  de  sotto  ùnn-a  cosa  a  un  V.  Leva. 
S  Mette  de  sótto,  Mette  de  sótto  ùnn-a  persónn-a, 
Mette  de  sótto  un  de  móncea,  Mette  sóttósórva 
V.  Mette, 
n  sótto  ùnn-a  persónn-a;  Metter  ano  io  prigione, 

Incarcerarlo. 
S  Mettise  deU'cegua  sótto  V.  yEgua. 
n   —  ùnn-a  còsa  sótto  i  pè  V.  Mette, 
%  Travaggid  sótl'cegua  V.  Mgua. 

Sòttol>a.i*l>a.  ciò  frò;  Barbagianni  dei 
fiocco.  T.  mar.  .Manovra  dormiente  che  serve  a  te- 
ner fermo  il  buttafuori  del  bompresso  (pennaccin). 

Sòttol>it>liotecà.ìo  s.  m.  Sottobibliote- 
cario: Colui  che  fa  le  veci  del  Bibliotecario. 

Sòttocanzellé  s.  m.  Sottocancelliere:  Che 
opera  in  vece  o  in  ajuto  del  Cancelliere. 

Sòttoolxéug-o  s.  m.  Sottocuoco;  Ajato  de! 
Cuoco. 

Sòttocliéiisoia.  s.  m.  Sottocoscia'.  T.  bra- 
chieraj.  Benda  che  serve  a  mantenere  a  suo 
luogo  il  cinto  da  erniosi  o  il  sospensorio. 

Sóttocóa  s.  m.  Posolino,  Codone.  T.  sellaj. 
Quella  staffa  di  caojo  dove  s'infila  la  coda  del 
cavallo. 

Sòttocommissàio  s.  m.  Sottocommissa- 
rio: Colui  che  fa  le  veci  del  Commissario. 

Sottocoppa,  s.  f.  Sottocoppa  :  Tazza  o  Vaso 
liscio  e  spanto,  per  lo  piiì  con  piede,  sopra  cui 
si  posano  le  coppe  e  i  bicchieri. 

Sòttog-óa  s.  m.  Soggólo  e  Soltogòlo.  T.  sellaj. 
Una  delle  parli  della  briglia,  ed  è  Quel  cuojo 
che  si  attacca  mediante  lo  scudicciuolo  alla  te- 
stiera e  passa  per  l'estremità  del  frontale  sotto 
la  gola  del  cavallo,  e  si  affibbia  insieme  dalla 
banda  sinistra. 

Sottolinea,  v.  a.  Interlineare  e  nell'oso  an- 
che Sottolineare:  Mettere  una  linea  sotto  alle 
parole  scritte  che  si  vogliono  far  rilevare. 

Sòttolùmme  s.  m.  Sottolume,  Posainme: 
Un  pezzo  circolare  o  quadrangolare  di  pelle, 
di  panno,  d'incerata  o  anche  di  metallo,  sul  quale 
si  posa  il  lume  da  conversazione  o  altra  simile 
lucerna  a  olio,  affinchè  non  ne  resti  per  avven- 
tura insudiciata  la  tavola.  -  Giardiniera  dicesi 
Quel  sottolume  largo,  per  lo  più  ricamato  e  guer- 
niio  d'intorno  di  foglie  e  fiori  artefatti  di  lana 
variamente  colorata  o  di  ciniglia. 

Sòttoman;  Sottomano.  Posto  avv.  vale  Quasi 
di  nascoso. 

Sottomette  v.  a.  Sottomettere,  Sommettere, 
Sottoporre:  Metter  sotto.  Far  soggetto.  Assog- 
gettare; Ridurre,  Vincere. 
S  Sóttomettise  n.  p.  Sottomettersi,  Assoggettarsi, 

Farsi  soggetto. 
n  —  a-o  giudizio  d'un;  Sottomettersi  al  giudizio 


d'alcuno,  Rapportarsi  ad  altrui:  Rimettersi,  Ri- 
ferirsi a  ciò  che  altri  è  per  dire  o  per  giudicare, 
n  —  a  un;  Sottomettersi,  Sottoporsi  ad  alcuno: 
Porsi  in  arbitrio  o  volontà  altrui. 

Sottomisción.  s.  f.  Sommessione,  Sottomis- 
sione, Umiliazione,  Ubbidienza, 
n  Sommessione,  per  Alti  o  Parole  rispettose  che 
un  inferiore  fa  a  un  superiore. 

—  d'ùnn-a  cittce;  Resa:  Sollomissione  d'una  città 
ad  allru  Principe;  Arrendiraento,  Dedizione. 

Sóttopansa  s.  m.  Sottopancia.  T.  sellaj. 
Cigna  forte,  per  lo  piiì  di  cuojo,  onde  s'incin- 
gbiano  sotto  al  ventre  i  cavalli  per  assicurar 
loro  sul  dorso  la  sella  o  il  finimento. 

Sòttopé  s.  m.  Bertesca.  T.  murai.  Palco  fatto 
speditamente  con  due  o  tre  tavole  poste  su  dne 
tréspoli  0  capre  (cavalietti),  per  salirvi  il  mu- 
ratore quando  l'altezza  del  lavoro  comincia  a  su- 
perare la  sua  statura,  né  ancora  è  tale  da  rendere 
necessario  un  Ponte  propriam.  detto. 
M  Calciuolo,  Sottocalcio.  T.  archib.  Piastra  d'ot- 
tone 0  di  ferro  che  si  mette  sotto  il  calcio  del- 
l'archibnso. 
'»  Staffe  (al  plur.)  V.  Tianti. 

Sòttopònn-e  V.  Sottomette. 

Sòttoprió  s.  m.  Soppriore  e  Sottopriore:  Frate 
che  viene  subito  dopo  il  Priore. 

Sottoscx*i"ve  V.  a.  Soscrivere  e  Sottoscrivere: 
Scrivere  di  propria  mano  il  proprio  nome  sotto 
a  qualunque  scrittura,  per  autenticarne  il  contenuto, 
g  Sóttoscrivise ;  Soscriversi,  Sottoscriversi,  dicesi 
talora  per  Riportarsi,  Rimettersi,  cioè  Starsene 
al  parere  altrui;  ed  anche  per  Acconsentire. 

Sòttosorizion  s.  f.  Soscrizione,  Sottoscri- 
zione, Sottoscritta  :  Firma  sottoposta  a  lettera  o 
scrittura  qualunque  per  autenticarne  il  contenuto. 

Sòttoscaa  s.  m.  Sottoscala:  Quello  spazio 
vuoto  che  resta  sotto  le  scale. 

Sòttoseg'iretàio  s.  m.  Sottosegretario:  Co- 
lui che  fa  le  veci  del  Segretario. 

Sòttosorva  avv.  Sottosopra,  Sossopra  e  Soz- 
zopra,  A  rovescio,  Capopiede  o  Capopiè,  Al  con- 
trario. 
t)  Sottosopra  o  Sossopra,  per  Consideralo  tutto  in- 
sieme, A  far  bene  i  conti,  A  nn  dipresso.  Sa 
per  giiì. 
S  Cacciò  0  Mette  sóttósórva  V.  Mette. 

Sottostà  v.  n.  Sottostare:  Star  sotto,  Esser 
soggetto. 

Sottotenente  s.  m.  Sottotenente:  Uffiziale 
subalterno,  che  vien  dopo  il  Tenente. 

Sottovento  s.  m.  Sottovento.   T.  mar.  La 
parte  della  nave  opposta  a  quella  ove  so£Sa  il 
vento. 
S  Èse  sottovento  ;  Esser  sottovento:  Avere  il  vento 
in  disfavore  o  a  svantaggio. 

SSttovóxe;  Sottovoce  e  Sotto  voce,  antic. 
Sotloboce  e  Sotto  boce.  Posto  avv.  coi  v.  Par- 
lare 0  Dire,  vale  Parlar  piano,  con  voce  bassa 
e  da  non  esser  ndita  da  Inngi. 

Sottra  v.  a.  Sottrarre.  T.  aritm.  Cavare  o  De- 
trarre una  so  mma  minore  da  una  somma  maggiore. 

Sòttiraziòn  s.  f.  Sottrazione.  T.  aritm.  Ope- 
razione per  mezzo  deila  quale  si  cava  an  numero 
minore  da  un  maggiore. 

Sòvercia  V.  Sópercid. 

Sò-veirciaja  V.  Sóperciaja. 

SoT'rana  s.  f.  Sovrano  :  Moneta  d'oro  austriaca, 


728 


SPA 


SPA 


che  distinguesi  in  vecchia  del  valore  di  L.  5i.  81, 
ed  in  nuova  del  valore  di  L.  33.  02. 
Sovranitse  s.  f.  Sovranità  :  Superiorità,  Mag- 
gioranza, Diritto  di  sovrano. 
So'vx'a.stà  V.  n.  Sovrastare  e  Soprastare:  Star 
sopra.  Essere  superiore;  ed  anche  Essere  a  ca- 
valiere. 
feiovratùtto  avv.  Sopratutto  e  Soprattutto, 
Innanzi  ad  ogni  altra  cosa,  Anzitutto,  Prima- 
mente, Principalmente,  Segnatamente,  ecc. 
Sovveg^ni  v.  a.  Sovvenire,  Soccorrere,  Ajutare. 
S  Sovvegnìse  n.  p.  Sovvenirsi,  Ricordarsi,  Ram- 
mentarsi, Rimembrarsi,  Ridursi  a  mente,  Ritornar 
a  memoria. 
Sovvenziòn  s.  f.  Sovvenzione,  Sovvenimento, 
Sussidio:  Danaro  od  altro  ajuto  somministrato  in 
caso  di  necessità  o  per  alcuna  impresa  o  per  al- 
tra cagione. 
Spà  s.  f.  Spada:  Arme   bianca  da  punta,  fatta 
d'una  stretta  lama  d'acciajo,  lunga  circa  due 
braccia,  assottigliata  ai  due  lati  ed  immaoicata. 
Portasi  dentro  un  fodero  o  ad  armacollo  o  le- 
gata  a  cintola,  pendente   dal  sinistro  lato.  La 
spada  vien  chiamata  in  ischerzo  Cinquadea,  Dra- 
ghinassa, Striscia  ed  anche  Scilacca;  e  poetic. 
Arando,  Acciaro. 
M  Spada  :  Uno  dei  i  semi  delle  carte  da  giuocare. 
S  A  spd  trcetu  V.  questa  locuz.  alla  sua  sede  alf. 
S  Bònn-a  spd;  Buona  spada,  dicesi  di  Chi  ben  la 

maneggia  ed  è  ben  pratico  della  scherma. 
S  Colpo  de  spd;  Spadata,  Spadacciata:  Colpo  di 

spada. 
S  Fi  da  spd;  Filo  della  spada,  vale  II  taglio, 
g  Jmpùgnatùa  da  spd;  Pugno  della  spada. 
S  Léugo  da  poeiseghe  tid  de  spd;  Luogo  da  gio- 
carvi di  spadone,  cioè  Luogo  spogliato  di  mas- 
serizie. 
S  Meltise  a  spd;  Cignersi  la  spada. 
S  Ommo  de  spd;  Uomo  di  spada:  Colui  che  ci- 
gne  spada,  che  sta  sull'armi,  cioè  Che  esercita  la 
professione  dell'armi,  diverso  dall'Uomo  di  toga. 
S  Passò  a  fi  de  spd  V.  Fi. 
$  Tid  de  spd;  Tirare  o  Giuocar  di  spada:  Giuocar 

di  scherma. 
M  Figurai,  vale  Jlendicare,  Limosinare,  Andar  in 

accatto,  in  questua. 
S  Tid  féua  a  spd;  Tirar  fuori  la  spada:  Impugnar 
la  spada  cavandola  dalla  guaina.  Sguainarla. 
iSpà  (Erba);  Aloe  americana  V.  Erba. 
Spà.  (PcscioJ;  Pesce  spada.  T.  iltiol.   Xiphias 
gladius.  Sorta  di  pesce  di  mare,  così  detto  per 
aver  egli  in  sul  muso  un  osso  durissimo,  lungo 
ed  acuto,  simile  ad  una  spada  a  due  taglj,  con 
cui  gli  antichi  credevano  che  potesse  sfondare 
le  navi.  É  pesce  di  prima  qualità  e  giunge  nella 
massima  grandezza  a  20  e  più  rubbi. 
Spacca  v.  a.  Spaccare,  Fendere,  Aprire. 

S  Spaccdse  n.  p.  Spaccarsi:  Aprirsi  con  violenza. 
Spaccamoutag-ne  s.  m.  Spaccone,  Spac- 
camonti,  Spaccamontagne,  Divoramonti,  Taglia- 
monti,  Fiandrone,  Squarcione,  Squartanugoii,  Co- 
spettonaccio,  Gradasso,  Smargiasso,  Trasone. 
Spaccata  s.  f.  Spacconata,  Sbraciala,  Spagno- 
lata, Spampanata ,  Grandezzata ,  e  nell'uso  tose. 
Specchiata:  Atti  o  parole  di  millanteria  per  far 
credere  altrui  di  essere  grande  e  molto  ricco,  e 
dicesi  specialmente  della  mostra  di  conviti,  di 
carrozze,  di  grandi  spese,  ecc. 


"  Scosciata.  T.  di  ballo.  Quell'allargamento  di  cosce 

che  fanno  i  ballerini  in  danzando,  in  guisa  ch'esse 

si  sloghino. 

Spaccato  s.  m.  Spaccato.  T.  archit.  II  disegno 

interiore  d'una  fabbrica  rappresentato  sopra  la  carta. 

Spacoatùa  s.  f.  Spaccatura,   Spaccamento, 

Fenditura,  Fessura,  Crepatura. 
Spacchettón  s.  m.  Spaccone,  Sbracione, 
Faloppone,  Millantatore,  e  nella  plebe  fìorent.  Pot- 
tajone  V.  Falampi. 
Spaccia  V.  a.  Spacciare,  dicesi  delle  Cose  che 
sono  da  vendersi,  e  vale  Esitarle,  Smerciarle. 
"  Spacciare,  per  Sbrigare,  Spedire. 
"  —  per  Divulgare. 
"  —  per  Distruggere  uccidendo. 

—  de  grandesse  ;  Spacciar  grandezze ,  Vantarle , 
Grandigiare. 

—  un  léugo;  Spacciare  un  luogo  o  sim.,  vale  Vo- 
larlo, Sbarazzarlo,  Lasciarlo  libero. 

§  Spaccidse  n.  p.  Spacciarsi ,  figurai,  vale  Farsi 
credere  o  slimare  per  quello  che  non  si  è:  0  se 
spacciava  pe  cdnte;  E'  si  spacciava  per  conte. 

Spaccióu.  p.  pass.  Spacciato  V.  Spaccid. 
Il  Spacciato,  per  Spedilo,  Sfidalo  dai  medici. 
Il  —  Che  non  ha  rimedio  al  fatto  suo,  Che  è  af- 
fare disperato. 
Il  —  Vuoto,  Vacuo,  Sgombro,  Sbarazzalo. 

Spacciaft>sso  s.  m.  Spizzacampagna  o  Spaz- 
zacanipagne:  Specie  di  archibuso  corto  e  di  bocca 
largo,  che  si  carica  con  piìi  palle;  altrim.  Trombone. 

Spaccio  s.  m.  Spaccio:  Lo  spacciare,  L'esitare 
una  merce. 
II  Bulletta:  Poliazetta  per  contrassegno  di  licenza 
di  passare  o  di  portar  merci ,  improntala  col 
suggello  pubblico. 
§  Fa  5  spaccio  in  Vùn  léugo;  Far  Io  spaccio  in 
un  luogo,  vale  Spacciarlo,  Sbarazzarlo,  Vuotarlo. 

Spacconata  V.  Spaccata  nel  1"  signif. 

Spadassin  s.  m.  Spadaccino:  Colui  che  ar- 
meggia spesso  od  è  vago  di  far  d'armi,  ed  in 
mal  senso  di  duf^llare. 

Spadiu  s.  m.  Spadino,  Spadina,  Spadella,  Spa- 
duceia.  Dim.  di  Spada:  Spada  piccola  e  corta. 

Spad-ón  fPcìJ;  Pera  spadona  V.  Pei. 

Spaego  s.  m.  Aspàrago,  Sparagio,  anlic.  Spà- 
rago,  e  ordinariam.  al  plur.  Spàragi,  Aspàragi. 
T.  boi.  Asparagus  o/jlcinalis.  Frutice  noto,  buono 
a  mangiare,  che  nella  primavera  spunta  dalla  terra, 
e  getta  un  fusto  grosso  come  un  dito,  rotondo, 
sodo  e  diritto,  senza  foglie,  verde  in  cima  e  bianco 
dal  mezzo  in  giù. 

—  sarvwgo;  Sparaghella.  T.  boi.  Asparagus  acuti- 
folius.  Pianta  perenne  e  sempre  verde,  le  cui  fo- 
glie in  forma  d'ago  sono  pungenti.  Il  suo  caule 
fruticoso  si  arrampica  sugli  alberi  e  frutici.  I  te- 
neri polloni  si  mangiano  da  alcuni  come  gli  spà- 
ragi, e  perciò  tal  pianta  è  anche  detta  Sparagio 
salvatico. 

Spag-atùa  s.  f.  Piega.  T.  capell.  Quella  linea 
curva,  formala  dall'unione  della  fascia  del  cap- 
pello colla  tosa,  ripiegale  a  squadra. 

Spag'g'e  s.  f.  plur.  Flamaccia  e  Ramazza.  T.  con- 
tati. Granata  fatta  di  rami  d'albero  fronzuti,  con  cui 
si  spazzano  boschi,  aje,  si  raduna  il  grano  e  sim. 

Spag-hetti  s.  m.  plur.  Vermicelli.  T.  pastaj. 
Certe  fila  di  paste  fatte  a  somiglianza  di  lunghi 
vermi,  che  mangiansi  cotti  nel  brodo  per  mi- 
nestra. Ce  n'ha  di  più  qualità. 


1 


gPA 


SPA 


W 


—  (la  fratti  pertùzce;  Vermicelli  forali  o  col  buco 
0  da  oste. 

—  sensa  pertùzo;  Vermicelli  senza  buco. 

—  da  rèla  larga;  Vermicpili  mezzani.  Sono  più 
piccoli  dei  precedenti. 

—  da  pane  granii;  Spilloni:  Vermicelli  piccoli. 
Non  sono  forati. 

—  da  pane  sotti;  Sopraccapellini. 
Spag-lietto  (Erba);  Correggiuola  V.  Erba. 

—  deU'assa;  Laccello  della  matassa  :  Pozzo  di  spago 
annodato  alla  matassa  perchè  non  si  scompigli, 
e  pel  quale  s'appende. 

f  S  Tid  6  spaghetto Die  si  quando  uno  gmo- 

cando  alle  carte  le  va  succhiellando  qua  e  là, 
incerto  quale  debba  gettar  sul  tavolo. 
**Spag-liezzà,  \.Aveì  dò  spago  nella  v. Spago. 

Spa.g'uollettaL  s.  f.  ■'Spagnoletta,  Torcetto. 
T.  magnani.  Specie  di  paletto  alto  quanto  la 
finestra,  le  cui  estremità  curvate  orizzontalmente 
Imboccano  ne'  pernj  contìccati  dentro  al  lelajo. 
A  un'altezza  conveniente  ba  una  maniglia  che 
serve  a  torcerlo  e  girarlo  por  serrare  od  aprire 
i  vetri. 
»)  Spagnolette.  Voce  dell'uso:  Sorta  di  pannolano, 
simile  al  bajeltone  (bajetta),  ma  più  sottile,  di 
color  per  lo  più  bianco,  che  usasi  a  soppannare 
le  vesti.  I  Frane,  dicono  Espagnoletle. 

Spag-nollo  add.  Corrivo,  Generoso,  Liberale; 
ma  dicesi  sempre  ironicam.  di  Persona  avara , 
spilorcia,  che  ha  il  granchio  alla  scarsella  :  Mia 
che  spagnollo !  Ve' il  generoso! 

Spag-o  s.  m.  Spago:  Funicella  sottile  o  di  due 

0  tre  fili  attortigliati. 
"  Spago:  Filo  a  più  capi,  torlo  e  impeciato,  con 

cui  i  calzolai  cuciono  le  scarpe. 
%  Spaghi  da  ligd  i  lihtjri;  Correggiuole  :  Qt^?1ì 
spaghi  lesi  verticalmente  al  lelajo  del  Legatore 
da  libri,  che  si  adoperano  per  legare  più  forte- 
mente i  libri. 

**S  Avei  dò  spago;  Aver  la  batlisoffiola,  la  cosof- 
fiola,  la  caeàcciolji,  vale  Aver  gran  paura  o  timore. 

Spalanca  v.  a.  Spalancare:  Aprir  largamente; 
e  dicesi  di  porle,  finestre  o  sim. 

Spalla  s.  f.  Spalla ,  Omero  :   Parte  del   busto 

dall'appiccatura  del  braccio  al  collo, 
n  Spalle  (al  plur.):  La  parte  di  dietro  d'una  schiera, 
d'un  esercito  o  sim. 

—  rfe  San  Secondo;  Spaila  di  San  Secondo:  Una 
sorta  di  prosciutto  fallo  con  la  spalla  del  majale. 

—  d'ùnn-a  caréga  V.  Spallea. 

—  d'ùnn-a  montagna;  Spalla,  Omero:  Quella  parie 
d'un  monte  che  è  vicino  alla  sua  sommità. 

S  A-e  spalle,  Alle  spalle.  Posto  avverb.  vale  Di 
dietro;  e  talora  Alle  spese,  A  carico:  Vive  a-e 
spalle  d'un  e  dell'atro;  Campar  alle  spalle  di 
questo  0  di  quello. 

S  Avcì  a-e  spalle  ùnn-a  persònn-a;  Avere  o  Tener 
uno  sulle  spalle  o  addosso  e  sulle  braccia,  dicesi 
figurai.  dell'Averlo  a  sue  spese. 

ti  —  bònn-c  spalle;  Aver  buone  spalle  V.  Aveì. 

I)  —  e  spalle  bònn-e;  Avere  spalle  torose  o  Es- 
sere di  buone  spalle,  vale  Esser  robusto. 

•1  —  sciùsciant'anni  in  scè  spalle;  Avere  ses- 
sanl'anni  sul  gallone,  cioè  Coniar  l'età  di  ses- 
sant'anni  compiuti. 

S  Cocciole  ùnn-a  cosa  derré  a-e  spalle  V.  Caccia. 

S  Chi  parla  derré  a-e  mce  spalle,  parla  co  moe 
cu  V.  Parla. 


^  Diverlise  a-e   spalle  d'  «n  V.  Diverti. 

$  Èse  co-e  spa'le  a  mùagia;  Essere  alle  strette 
0  a  stretta  o  fra  l'uscio  e  il  muro,  vale  Essere  - 
costretto  per  forza. 

g  Fa  spalla;  Fare  spalla  V.  Spallezzd. 

$  Impara  a-e  spalle  di  airi;  Imparare  alle  altroi 
spese  :  Farsi  saggio  coll'esperienza  d'altri. 

S  Largo  de  spalle;  Spalluto,  Schienuto:  Di  larghe 
spalle  0  Che  ha  larga  la  schiena. 

S  Levàse  da-e  spalle  ùnn-a  persònn-a  o  co»o> 
Levarsi  o  Togliersi  di  dosso  una  persona  o  cosa, 
vale  Levarsela  dattorno.  Il  Berni  nelle  sue  Lett. 
dice  Levarsi  la  teriaca  d' in  sullo  stomaco. 

S  3fette  co-d  spalle  a  mùagia  V.  Mette. 

S  Mettise  e  gambe  in  spalla  V.  Gamba. 

$  Paèta  de  spalle;  Paletta,  Scapala  V.  Paèta. 

g  Parla  derré  a-e  spalle;  Dare  il  cardo  o  il  mat- 
tone. Cardare,  Cardeggiare,  vagliono  Sparlare, 
Dir  male  d'una  persona. 

g  Scrolla  0  Strenze  de  spalle  V.  Scrolla. 

g  Vive  a-e  spalle  d'ùnn-a  personn-a;  Vivere  o 
Campare  alle  spalle  d'uno  o  alle  spalle  del  Cro- 
cifisso, vale  Vivere  a  conto  altrui,  Campare  a 
nfo,  senza  propria  spesa. 

g  Vortà  e  spalle;  Volgere  o  Voltare  le  spalle  : 
figurai.  Cedere,  Fuggire,  Darsi  alla  fuga. 

g  Vin  con  da  spalla  o  chi  ha  da  spalla:  Vino 
di  schiena,  Vin  generoso:  Vino  forte,  gagliardo 
e  potente. 
Spallassi  da  camixa;  Spalle  Spallette: 
Liste  dello  stesso  panno,  a  margini  paralleli,  le 
quali  sulla  spalla  vanno  dal  collo  all'attaccatura 
delle  maniche.  Talora  le  spalle  della  camicia  verso 
il  collo  sono  divise  per  lungo  in  due  parti,  le 
quali  prendono  in  mezzo  un  quaderletlino. 

—  dò  bùsfo;  Spallacci.  Voce  dell'uso:  Due  liste 
di  tela  addoppiate,  destinate  a  passare  su  cia- 
scuna spalla,  e  i  due  capi  son  cuciti  alle  corri- 
spondenti parti,  anteriore  e  posteriore,  lasciando 
così  una  apertura  per  passarvi  le  braccia. 

Spallea  s.  f.  Spalliera:  Disposizione  di  piante 
fruttifere  o  di  verzura,  fatta  con  arte  contro  i 
muri  degli  orti  e  de'  giardini ,  mediante  grati- 
colati 0  legni  incrociati  che  servono  di  sostegno 
alle  piante. 

~  da  caréga;  Spalliera  della  seggiola:  Quella  parie 
della  seggiola,  a  cui  si  appoggiano  le  spalle.  La 
spalliera  talora  è  aperta  (véuaj,e  talora  piena;  e 
questa  non  ha  apertura,  ma  è  tutta  di  legno  o 
imbottita. 

—  de  scioì;  Ciocca.  Voce  fior.:  Mazzo  di  fiori,  veri 
0  finti,  fatti  a  spalliera,  di  cui  si  adornano  gli 
altari.  -  Pina  o  Ciocca  a  pina  diconsi  I  mazzi 
che  hanno  formazione  di  pina. 

—  dò  letto;  Spalliera  del  letto. 

—  dò  sofà;  Spalliera  del  sofà. 

g  Fd  spallèa;  Fare  spalliera,  dicesi  de' soldati  che 
al  passar  di  qualche  gran  personaggio,  si  schierano 
e  gli  fanno  ala;  allrim.  Far  ala. 
Spalletta  s.  f.  Spalletta,  Spalluccia.  Dimin. 
di  Spalla. 

Il  Spallina  e  più  comnnem.  Spallino:  Nella  Milizia 
Ornamento  della  spalla  fatto  a  scaglia  d'argento 
0  d'ottone,  o  tessuto  a  filo  d'oro  o  d'argento,  ed 
anche  in  cotone,  secondo  i  gradi,  guarnito  d'una 
frangia,  il  quale,  appiccalo  sotto  il  bàvero  del- 
l'abito, copre  colle  frange  cadenti  l'attaccatura 
della  spalla. 


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SPA 


SPA 


—  da  camixa;  Spalla  V.  Spallassi. 

S  Porta  in  spalletta  V.  Porta  (verbo). 
Spa.llezzà;  v.   a.  Spalleggiare:  Fare  allrai 

spalla,  Proteggerlo,  Ajutarlo. 
Spa>lliiiu.-a<  V.  Spalletta  nel  2"  significato. 

—  da  caréga  ;  Cartella  :  Qiiell'  assicella  alqoanto 
larga,  talora  curva  o  centinaia,  la  quale  da  sé 
sola,  meglio  poi  con  qualche  inferiore  traversa, 
fornoia  la  spalliera  della  seggiola. 

(Spa.11011  s,  m.  Spalla  V.  Spalla  nel  1°  signif., 
ma  ordinariam.  da  noi  non  sì  usa  che  nel  num. 
singolare. 

Spa<lloiià.  s.  f.  Spallala.  Voce  dell'uso  :  Colpo 
dato  0  ricevuto  in  una  spalla.    • 

S»pa<iiipa>g-g-ià;  v.  a.  Sparpagliare,  Sparnic- 
ciare,  Sparnazzare:  Spargere  qua  e  là  confusa- 
mente e  senz'ordine. 

—  da  scciùppetta;  Fare  la  rosa,  dicono  i  cacciatori 
Quando  la  munizione  fuggendo  dalla  canna,  per 
la  soverchia  lontananza,  si  allarga  e  si  sparpaglia. 

—  da  ziàrdoa;  Barberare,  dicono  i  fanciulli  a  Quel 
girare  ineguale  della  trottola  (ziàrdoa)  quando 
va  a  salti  e  non  unita  per  cagione  dell'essere 
mal  contrappcsala. 

—  i  cavulli;  Rabbuffare,  Scapigliare,  Scarmigliare: 
Cavetti  sparnpaggice ;  Capelli  rabbuffati,  scarmi- 
gliali, scapigliati. 

Spa>iiipaiia<ta;  s.  f.  Spampanata ,  Favata , 
Sparata,  Millanteria  V.  Spaccata  nel   1"  signif. 

Spa;iiipa<iiou  s.  m.  Millantatore,  Arcifànfano 
V.  Falampi. 

Spande  v.  n.  Spandere,  Versare  V.  Fa  danno 
nella  voce  Danno. 

—  pìoleziòn;  Spacciar  protezione:  Darsi  aria  di 
favoreggiatore,  di  protettore. 

S  0  troppo  5  spande;  Ogni  troppo  si  versa  o  II 
troppo  stroppia.  Dettato  prov.  con  cui  si  avverte 
ch'e'  si  dee  slare  dentro  a'  termini  convenevoli. 

S  Spende  e  spande  ;  Spendere  e  spandere  :  Spen- 
dere senza  misura  V.  Spende. 
SpaiUdeute  s.  m.  Scaricatoio:  Tubo  o  Canale 
posto  in  un  truogolo  o  cassa,  superiormente  agli 
allri  onde  procurar  l'esito  al  soperchio  dell'acqua. 

n  Gorna  o  Colalojo:  Pietra  scavata  che  esce  dal 
corpo  slesso  d'un  muro,  per  ricevere  e  dare  lo 
scolo  all'acque  piovane,  sicché  scorrano  lontano 
dalle  muraglie. 

M  Colatoio,  figurai,  si  dice  altresì  delle  occasioni 
che  altri  ha  di  spendere  il  suo  e  fondere  le  sue 
facoltà,  onde  :  Aveì  di  spandenti;  Aver  dei  co- 
latoi, vale  Avere  una  qualche  occasione  ove  uno 
dissipi  il  suo.  Dìcesi  anche  Aver  de'  bachi  che 
,  rodono. 

M  Spandenti,  al  plur,  femm.,  nelle  Cartiere  chia- 
mansi  Quelle  donne  che  attendono  a  distendere 
coir  aspetto  (aspiltoj  le  copie  de' fogli  nello 
spandilojo  (spandió). 
Spa<iidiò  s.  m.  Spanditoio,  ed  anche  Stenditoio. 
T.  cartiera.  Stanzone  sfogalo  e  arioso,  nel  quale 
la  carta  soppressala  si  stende  su  corde  di  canapa. 
Spa.nteg'ài  v.  a.  Spargere,  Sparnìcciare,  Spar- 
pagliare, Diiseminare,  Dispergere:  Spargere  in 
qua  e  in  là,  ossia  in  diverse  parti. 

n  Spargere,  Divulgare:  Han  spantegàu  che  mi  ecc.; 
Hanno  sparso  che  io  ecc. 

S  Spantegdse  n.  p.  Spargersi,  Sparpagliarsi,  Di- 
spergersi, Disperdersi,  Sbandarsi. 
6pa<x*à<  Y.  a.  Sparare:  Proprìam.  Far  la  sezione 


d'un  cadavere,  Aprirlo  per  conoscere  dalle  in- 
teriora le  cause  e  i  guasti  della  malattia, 
t)  Sparare,  parlandosi  d'armi  da  fuoco,  vale  Sca- 
ricarle. 

—  con  balla;  Sparare  a  palla,  dicesi  delle  artiglierie 
che  si  sparano  con  polvere  e  con  palla. 

—  de  balle;  Sballare,  Panzanare,  Carolare,  Ficcar 
carote,  Dar  panzane  o  baggiane,  ecc.  V.  Conta 
de  balle  nella  voce  Balla. 

—  in  gianco;  Sparare  a  vuoto,  cioè  Scaricare  l'arma 
da  fuoco  carica  di  sola  polvere. 

§  0  l'ha  spara;  E'  l'ha  sparata,  E'  la  detta. 

Sparadrappo  s.  m.  Sparadrappo:  Nome 
dato  dai  Farmacisti  a  Certe  liste  di  tela,  di  pelle, 
di  taffetà  o  di  carta,  che  si  spalmano  in  una 
delle  loro  superficie  con  lieve  strato  di  cerotto. 

Sparag-éa  s.  f.  Sparagiaia:  Luogo  piantalo  di 
sparagi, 

Sparag-na  v.  a.  Sparagnare,  Risparmiare, 
Sparmiarc,  ma  meno  usalo.  Avanzare:  Usar  ri- 
sparmio, sparagno,  Astenersi  in  tutto  da  alcuna 
cesa  0  dall'uso  di  essa. 
Il  Sparagnare,  Risparmiare,  Far  masserizia,  usalo 
in  senso  neut.  vale  Astenersi  dalle  soverchie  spese. 

Sparag'no  s,  m.  Sparagno,  Risparmio:  Lo 
sparagnare. 

Spàrag-i  V.  Spaègo. 

Sparata  s.  f.  Sparala,  Sparo:  Scarica  d'una 
0  più  armi  da  fuoco. 

Sparavé  s.  m.  Sparviere.  T.  murai.  Asse 
quadrala  con  manico  centrale  per  di  sotto,  su 
cui  pone  il  muratore  alcune  mestolate  di  calcina 
0  di  gesso,  e  la  tiene  in  mano  nei  minuti  laVori 
di  rinzaffo  o  d'intonaco. 

Spari  V.  n.  Sparire,  Disparire,  Scomparire:  Tòrsi , 
dinanzi  agli  occhi,  Uscir  di  vista  altrui  in  un 
tratto j  ed  anche  Furarsi  da  un  luogo.  Partirsi 
inosservalo.  Dileguarsi,  Involarsi. 

Sparla  v.  n.  Sparlare:  Dir  male  d'una  persona. 
Detrarre  all'onor  suo,  Offenderne  la  fama. 

Sparlo  s.  m.  Sparletto  e  Sparlotto.  T.  ittiol. 
Sargus  annularis  o  Sparus  sparoides.  Pesce 
dì  mare,  del  genere  degli  Spari,  mollo  liscoso, 
di  color  bianco,  righettalo  di  color  nero  verso 
la  coda.  Mangiasi  ordinariam.  frìtto. 

Sparuta  v.  a.  Spalmare:  Ugnere  o  Coprir  di 
bitume  la  carena  d'un  baslini;ntn. 

Spariuaoeto  s.  m.  Spermaceti  :  Sostanza 
oleosa,  concreta,  bianca,  brillante  e  cristallina, 
untuosa  al  tatto,  formala  a  squame,  che  si  ricava 
dalla  testa  del  maschio  della  balena,  e  si  adopera 
per  far  candele  ed  altro.  Dicesi  anche  Bianco  di 
balena  V.  Gianco  de  balenn-a  in  Balcnn-a. 

Sparmatùa  s.  f.  Spalmatura:  L'alto  e  L'ef- 
fetto dello  spalmare. 

Sparo  s.  m.  Sparo:  Lo  sparare  o  scaricare  armi 
da  fuoco. 

Sparpag'g'ià  V.  Spampaggid. 

Sparti  v.  a.  Spartire,  Partire,  Dividere,  Sepa- 
rare: Far  più  parti  d'una  cosa  dividendola. 
Il  Spartire,  Scompartire,  per  Dividere  ch3cchessia, 
dandone  la  sua  parte  a  ciascuno. 

—  dui  che  se  dan;  Spartire,  e  nel  volgo  ficrent. 
Scompartire:  Entrar  di  mezzo  fra  due  che  ris- 
sano affine  di  farli  cessare. 

—  i  cavetti;  Scriminare,  Dirizzare  i  capelli. 

—  in  mezo;  Scommezzare,  Ammezzare,  Dimezzare: 
Partir  per  mezzo,  Dividere  in  egual  parte. 


SFA 


SFA 


731 


S  Spariise  n.  p.  Dividersi,  Separarsi;  e  talora  Far 

divorzio  (Separarsi  i  coniugali). 
«  Scompartirsi,  per  Dividersi  checchessia  fra  più 

persone. 
«  Spaccarsi,  Fendersi,  Dividersi,  Aprirsi, 
t»  —  in  dui  tòcchi  ;  Bipartirsi. 

Spartilosso  add.  Spiccatoja:  Aggianto  di 
pesca  (pèrsego),  dicesi  di  Quelle  che  si  aprono 
in  due,  compreso  il  nòcciolo,  con  piccola  forza 
senza  coltello;  altrim.  Spiccàccioia,  Spiccàgnola. 

Spartio  s.  m.  Spartilo.  T.  music.  Collezione 
di  lolle  le  parli  d'un  componimento  musicale, 
poste  l'una  sotto  Taltra,  battuta  per  battuta,  sopra 
righe  speciali,  di  modo  che  con  un'occhiata  il 
tutto  possa  vedersi;  dicesi  anche  Partitura. 

Spa.i*titùa>  d.i  oavelli  V.  Cavello. 

Spairtiziòn  s.  f.   Spartizione,   Spartigione, 
Partizione,  Sparlimenlo,  Partimento:  Lo  spartire, 
n  Spartizione,  Scompartimento,  Divisione,  Distribu- 
zione: Lo  scompartire.  La  cosa  scompartita. 

Sparto  s.  m.  Sparto:  Sorla  d'erba  che  nasce 
in  gran  copia  nella  marina  di  Cartagena  in  Ispa- 
gna,  donde  col  nome  di  Giunco  marino  viene 
portala  ne'  nostri  paesi.  Resiste  all'umido  e  se 
oe  fanno  delle  funi  per  varj  usi,  gabbie  o  buste 
da  olio,  stuoje,  stojni  (zerbinj,  ecc. 

Spairv©  V.  Sparavé. 

Spar"vé  s.  m.  Sparviere,  Sparvieri  e  Sparviero. 
T.  ornit.  Falcus  sparvier.  Uccello  di  rapina  che 
ha  il  becco  incurvalo  ed  uncinalo,  che  propriam. 
dicesi  Rostro;  le  narici  sono  patenti,  sebbene 
nelle  Strigi  siano  coperte  di  penne;  ha  i  piedi 
corti  e  grossi;  ciascuno  ha  quattro  dita,  tre 
delle  quali  sono  dirette  davanti,  ed  il  quarto  di 
dietro  ;  al  disotto  sono  tuberose  ed  all'estremità 
munite  di  artiglj.  Alcuni  hanno  i  piedi  muniti  di 
penne  ed  altri  nudi.  Si  pasce  d'animali  già  morti, 
divorando  anche  le  ossa,  che  non  digerisce,  ma 
rigetta  in  palle  rotonde.  La  femmina  suol  essere 
più  bella  del  maschio. 

Spairze  V.  Spantegd. 

Spascionàse  Y.  Despascionàse. 

Spaso  add.  Sparso,  Spaso,  Spanto:  Aggiunto  a 
vaso,  vale  Che  ha  la  bocca  ampia  e  rovesciata 
in  forma  quasi  piana. 

Spassa  V.  a.  Spazzare:  Nettare  i  pavimenti  o 
simili  colla  granata.  Dicesi  anche  Scopare,  ma 
precisamente  vale  Spazzare  colla  scopa  fspas- 
sota  de  brugo)  V.  Spassata. 

—  1  vesti;  Spazzolare,  Setolare,  Scopetlare:  Nettare 
ì  panni  colla  spazzola  o  setola  o  scopetta. 

Spassa  s.  f.  Menata,  dim.  Menatella  e  Mena- 
tina:  L'atto  dello  spazzare,  u  Guardatele  dalla 
scopa  (le  opere  del  ragnalelo),  perchè  con  una 
sola  menata  ve  le  spazza  via  tutte  ».  (Caro). 
»  Spazzolata,  Setolinata  :  .Nettatura  di  panni  fatta 
colla  spazzola  o  setolino. 

Spassacammin  s.  m.  Spazzacammino  : 
Quegli  che  fa  il  mestiere  di  nettare  dalla  filig- 
gine  (caizej  le  gole  dei  cammini. 

Spassafummajén.  V.  Spassacnmmin. 

Spassag-g-e  s.  f.  piur.  Spazzatura.  Voce  d'uso: 
Quell'avanzaliccio  di  grano,  biade  o  sim.  che 
rimane  per  terra  e  si  spazza  per  dare  a'  polli  o 
farne  alir'nso. 

Spassatùa  s.  f.  Spazzatura  V.  Rumenta. 

Spassin  s.  m.  Spazzino,  Spazzaturajo  :  Colui 
che  spazza  le  immoDdizie  della  città. 


Spassoiia  s.  f.  Granala  e  Scopa:  Generalmente 
3Iazzo  di  scopa,  di  saggina  o  sim.  con  legame 
di  rogo  0  altro  e  con  manico  infilatovi  dalla 
parte  di  sopra  per  uso  di  spazzare.  Più  preci- 
samente parlando,  dicesi  Granata  quella  che  noi 
chiamiamo  Spassata  de  panna ,  e  si  adopera 
comunem.  a  spazzare  il  pavimento  delle  stanze. 
Essa  è  fatta  di  quella  saggina  che  dicesi  Saggina 
spàrgola  o  da  granate  (Holcus  sacchuratus)  per 
distmguerla  dall'altra  specie  di  saggina  che  in- 
vece della  spazzola  fa  la  pannocchia  (Holcus 
sorghumj.  La  granata  si  compone  di  distinti 
mazzetti  detti  manelle,  le  quali  in  numero  di 
tre  0  quattro  sono  legate  le  une  attacco  le  altre 
in  forma  di  ventaglio  aperto;  i  sagginali  o  gambi, 
lasciali  d'una  sufficiente  lunghezza,  e  legati  tutti 
insieme  in  tondo  fortemente  con  vinchi,  di  di- 
stanza in  distanza,  ne  formano  il  manico;  talora 
i  sagginali  sono  recisi  più  corti,  e  allora  vi  si 
pianta  un  bastone  che  serve  di  manico.  Scopa 
0  Granata  di  scapa  fSpassota  de  brugo)  è  quella 
formala  di  scopa  (Erica  scoparla  V.  Brugo),  ed 
impiegasi  ne'  più  vili  esercizi,  come  a  spazzare 
la  stalla,  la  corte,  le  vie,  ecc. 
S  A  spassata  néuva  a  spassa  ben  a  casa  o  a 
spassa  ben  irei  giorni;  Granata  nuova  spazza 
ben  tre  giorni,  ovv.  Faltor  nuovo,  tre  dì  buono. 
3Iodi  prov.  che  osansi  parlando  di  servitori  nuovi, 
che  ne'  primi  giorni  si  mostrano  tutto  zelo  e 
poi  divengono  svogliati  o  scioperoni. 
§  Dà  de  ììian  a  spctssoìa;  Pigliar  la  granala,  me* 

taf.  vale  Mandar  via  tutta  la  servitù. 
S  Èse  de  casa  camme  a  spassata  Y.  Casa. 
S  Paga  ed  mànego  da  spassata;  Dar  bastoni  in- 
vece di  danari. 
S  Quello  chi  fa  o  vende  spassate;  Granata jo. 

Spassòìà  s.  f.  Granatala:  Colpo  o  Percossa 
dati  colla  granata. 
S  Dà  de  spassotce;  Scopare   alcuno:  Percoolerlo 
colla  scopa  o  granata. 

Spassòietta  s.  f.  Sétola:  Arnese  da  ripulire 
dalla  polvere  i  panni  specialmente  lani,  i  cap- 
pelli di  feltro,  ecc.,  falla  di  molti  pennelli  di 
setole  0  anche  di  crine,  fermale  in  allretianti 
bucolini  con  spago  o  fìl  d'ottone  contro  una  delle 
facce  dun'assicella  di  legno;  se  poi  è  fatta  di 
fili  di  saggina,  allora  dicesi  più  propriam.  Sco- 
petta e  Spazzola. 

—  da  cavelli;  Setola  da  capelli. 

—  da  denti,  da  unge;  Spazzolino  o  Setolino  da 
denti,  da  ugne:  Piccola  setola  formata  in  diversi 
modi,  che  serve  per  polire  i  denti  e  le  ngne. 

—  de  canna;  Spazzola  di  padule:  Specie  di  gra- 
natino fatto  co'  pennacchi  della  Canna  di  padule 
(Arando  phragmites),  che  usiamo  per  ispolve- 
rare  j  quadri,  i  mobili,  levare  i  ragnateli,  ecc. 

—  de  ciùmma  da  leva  a  pita  ;  Pennacchio  V. 
Ciùmmasso. 

Spassóiin  s.  m.  Granatino  (non  è  dimin.  di 
Granata),  ma  sì  Una  semplice  manella  di  sag- 
gina 0  d'altro  a  corto  manico,  e  serve  a  spaz- 
zare favole,  farina,  cenere  e  sim. 

—  da  spassacammin  ;  Granatuzza. 

Spàtola  s.  f.  Spàtola:  Piccolo  strum.  di  me- 
tallo a  similitudine  di  sottile  scalpello,  che  ado- 
perano gli  speziali  per  ismuovere  ed  estrarre 
dai  vasi  le  diverse  materie  molli  che  vi  si  ser- 

•     bano  e  per  distendere  gli  unguenti. 


732 


SPE 


SPE 


—  da  pittot;  Mestichino:  Piccolo  stram,  di  tutto 
acciajo,  fatto  a  foggia  di  coltello,  per  ogni  parte 
flessibile,  del  quale  si  servono  i  pittori  per  por- 
tare i  colori  sopra  la  tavolozza  e  quelli  mesco- 
lare a  lor  bisogno. 

—  fe-i  glassi  forti;  Paletta,  Paletlina  :  Piccolo 
strura.  d'argento  che  si  usa  per  trinciare  e  pren- 
dere il  gelato  0  Pezzo  duro. 

—  pe-i  pesci;  Tagliapesce  V.  Pescièa. 
tSpattarase  V.  Impattaràse. 
Spa-Ventà  v.  a.  Spaventare:  Metter  paura, 

spavento,  Sbigottire,  Atterrire. 
S  Spaventdse  n.  p.  Spaventarsi  :  Pigliar  spavento, 
terrore. 

Spaventag-g-io  s.  m.  Spaventacchio:  Fan- 
toccione  di  cenci  o  Straccio  che  si  mette  nei 
campi  appeso  a  un  palo  per  ispavenlare  le  pas- 
sere od  altri  uccelli  affinchè  non  danneggino  le 
piante  e  i  frutti  e  non  guastino  i  seminati;  di- 
cesi anche  spauracchio,  Cacciapassere,  Sparavicco. 
«  Spaventacchio,  Spauracchio,  lìgurat.  si  prende  per 
Apparenza  che  porti  pavento,  che  induca  altrui 
falso  timore. 

Spascima  v.  n.  Spasimare,  comunem.  usasi  da 
noi  per  Essere  fieramente  innamorato:  0  spà- 
xima  pe-a  tale;  Egli  spasima  per  la  tale, 
n  Paventare,  Esser  preso  da  grande  paura:  De 
cose  spaximw;  Di  che  paventate? 

Spaximaute  add.  Spasimato,  e  sostuntivam. 
Cascamorto,  dìcesi  a  Colui  che  fa  l'innamoralo, 
che  apparisce  spasimante  per  amore. 

Spàxiiiiio  s.  m.  Paura,  Timore,  Ribrezzo,  Bat- 
ticuore: Tremore  che  viene  per  qualche  acci- 
dente inaspettalo  che  ci  cagioni  timore  o  per  lo 
spavento  che  si  abbia  di  qualche  cosa  imprevista. 

Spaziàse  n.  p.  Spassarsi:  Pigliarsi  spasso. 
Diportarsi,  Trastullarsi,  Sollazzarsi,  Divertirsi, 
Ricrearsi. 

-Spaziezzà  v.  a.  Spazieggiare.  T.  stamp. 
Porre  gli  spazj  necessarj  per  separare  le  parole 
l'una  dall'altra  nel  comporre,  e  talvolta  anche 
tra  lettera  e  lettera. 

Spaziezzatùa  s.  f.  Spazieggiatura.  T.  di 
stamp.  L'alio  dello  spazieggiare,  e  anche  La  cosa 
spazieggiata. 

{Spazio  s.  m.  Spazio:  Quel  luogo  o  Quel  tempo 
che  è  di  mezzo  fra  due  termini, 
n  Spazio  e  ordinar,  al  plur.  Spazj.  T.  stamp.  Que- 
gli intervalli  che,  nella  composizione  delle  righe 
si  pongono  tra  parola  e  parola,  e  talora  anche, 
ma  più  raramente,  tra'  lettera  e  lettera. 
n  Spasso,  Passatempo,  Diporto,  Divertimento,  Sol- 
lazzo, Sollievo. 
S  Andò  a  spazio;  Andare  a  spasso  V.  Andd. 
$  Èse  a  spazio;  Essere  a  spasso,  dicesi  generalm. 
di  Chi,  facendo  il  servitore  o  l^arlefìce,  si  trova 
atlualmente  senza  padrone  o  senz'  ufficio. 
S  Manda  a  spazio;  Mandare  a  spasso:   Mandar 
via  un  servitore  o  simile,  Dargli  lo  sfratto,  il 
cencio.  Licenziarlo. 
%  Piggiàse  spazio;  Pigliarsi    diporto  V.  Piggid. 

Spaziositee  s.  f.  Spaziosità:  Ampiezza  di 
luogo. 

Speoialitae  s.  f.  Specialità,  Spezialità,  Spe- 
zialtà  :  Proprietà  determinante  una  cosa  nella 
sua  specie. 

Specie  s.  f.  Specie ,  Spezie ,  Sorta ,  Qualità  , 
Fatta,  Foggia,  Maniera. 


**"  Colpo  apopletico,  Sincope:  Gh'é  oegnùo  ùnn-a 
specie;  Gli  venne  un  colpo  apopletico  V.  Aggi- 
dente  nel  1"  significato. 
S  Fa  specie;  Fare  specie,  cioè  maraviglia,  Recar 

stupore.  Parere  strano. 
§  No  me  fa  specie;  Non  mi  fa  specie,  Non  mi  fa 

maraviglia.  Non  mi  fa  caso. 
§  Questa  a  scangia  specie  ;  Questo  è  un  altro 
par  di  maniche,  Questa  è  un'altra  minestra, 
un'altra  faccenda,  un'altra  mercanzia,  e  vagliono 
La  cosa  è  diversa,  In  questi  termini  la  cosa 
mula  aspetto. 

Specifica  v.  a.  Specificare,  Particolareggiare, 
Parlicolarizzare,  Determinare,  Individuare:  Di- 
chiarare in  particolare. 

SpecificaziSn  s.  f.  Specificazione,  Specifl- 
camenlo ,  Particolareggiamento ,  Particolarizza- 
zione:  Distinzione  fatta  con  ogni  particolarità. 

Specilla  V.  a.  Tentare.  T.  chir.  Tastare  o 
Riconoscere  colla  tenta  o  specillo  V.  Specillo. 

Specillo  s.  m.  Specillo,  Tenta:  Così  chiamasi 
Ogni  strum.  di  chirurgia  che  s' introduce  in  una 
ferita,  piaga,  fistola  od  opertura  fin  nel  profondo 
delle  parti,  per  riconoscerne  lo  slato.  Se  ne  fanno 
d'acciajo,  d'argento,  d'oro,  di  platino,  di  cuojo, 
di  gomma  elastica,  ecc. 

Specola  s.  f.  Spècola  e  Specula,  od  aflrim. 
Osservatorio  astronomico  :  Luogo  eminente  o 
Parte  alla  di  un  edificio  che  signoreggia  vasto 
paese ,  e  dove  co'  telescopi  si  contemplano  gli 
astri;  dicesi  anche  da  taluni  Vedetta. 

Specula  V.  n.  Specolare  e  Speculare  :  Nell'uso 
comune  vale  Far  bottega  su  checchessia;  altrim. 
Bargagnare,  ma  è  voce  antiq. 
Il  Specolare,  in  term.  di  Commercio  vale  Calco- 
lare attentamente  intorno  ad  un  negozio. 

Speculato  s.  m.  Specolatore  e  Speculatore: 
Che  specola.  Noi  usiamo  questa  voce  nel  signif. 
d'Industrioso,  Ingegnoso,  Procacciante,  Che  si 
assottiglia  l'ingegno  per  procacciarsi  vantaggi, 
Che  non  perde  occasione,  né  mezzi  di  guadagno, 
it  Dicesi  anche  per  Massajo,  Stillino,  Rabbatlino, 
cioè  Persona  che  tien  conto  d'ogni  minuzia,  che 
vivrebbe  o  farebbe  roba  sull'acqua. 

Speculazion  s.  f.  Specolazione  e  Specula- 
zione :  Industria  relativa  ai  proprj  negozj;  e  nel- 
l'uso Affare,  Impresa  merca.;!.io. 

Spedi  v.  a.  Spedire,  Spacciare,  Sbrigare,  Stri- 
gare: 0  m'ha  spedto  sùbito;  Egli  mi  ha  subito 
spedito. 
ti  Spedire,  per  Inviare,  Mandare  :  Spedi  ùnn-a  let- 
tera; Spedire  una  lettera. 
1)  —  Nell'uso  per  Sdoganare,  Trarre  di  dogana  le 
merci  pagandone  il  diritto. 

—  carré,  navi,  ecc.;  Spedir  corrieri,  navi  o  slm.: 
Inviarli  con  prestezza  e  per  negozj  particolari. 

—  un  all'atro  mondo;  Mandar  uno  a  cena  cogli 
angioli,  Spedirlo  per  l'altro  mondo,  vagliono 
Ammazzarlo,  Metterlo  a  morte. 

Spedilo  p.  pass.  Spedito  V.  Spedi  ne' suoi  varj 
significati. 

«  Spedito  (add.),  Lesto,  Pronto,  Sollecito. 

.1  —  Parlandosi  di  luogo,  vale  II  più  breve  per 
camminarvi,  onde  portarsi  da  una  parte  all'altra. 

n  _-  Usato  come  avv.,  vale  Speditamente:  Fd, 
Parla,  Mangia  spedìo;  Fare,  Parlare,  Man- 
giare spedito. 

—  da-i  meghi;  Spedito,  Sfidalo  dai  medici,  dicesi 


SPÉ 


S̻B 


m 


d'Un  malato  qdando  il  medico  ha  tolto  ai  parenti 
ed  agli  amici  ogni  speranza  di  salvarlo. 

Spedi tessa<  s.  f.  Speditezza:  Prontezza  nel- 
l'operare. 

Spedizión  s.  f.  Spedizione,  Spaccio:  Lo  spedire, 
n  Spedizione,  per  Impresa  militare  :  Parola  di  largo 
significato  perchè  viei:e  applicala  ad  Ogni  im- 
presa di  guerra  fatta  da  un  corpo  d'esercito  in 
paese  lontano  e  ad  Ogni  fazione  d'ana  mano  di 
soldati  separata  dal  grosso  dol  corpo. 

Spedizione  s.  m  Spedizioniere.  Voce  del- 
l'uso. Nel  commercio.  Colui  che  per  professione 
accudisce  alla  materiale  spedizione  e  ricevimento 
di  robe  e  mercanzie  per  conto  altrui. 

Speg'assà  v.  a.  Scarabocchiare,  Schiccherare: 
Imbrattar  foglj  nell'imparare  a  scrivere  o  a  di- 
segnare. -  Scombiccherare,  Scrivere  male. 
•I  Scorbiare  e  Sgorbiare:  Lasciar  cadere  l'inchio- 
stro sulla  carta  per  macchiarla,  o  sia  a  caso, 
ossia  apposta. 

Spe^a;ssiii  s.  m.  V.ernicialore:  Colui  che  dà 
la  vernice  alle  impose  Jegli  usci,  delle  flnestre, 
alle  carrozze,  ai  pavimenti,  ecc. 
M  Fregialore:  Colui  che  fa  fregi  o  pitture  che  cir- 
condano per  lo  più  le  estremità  delle  muraglie, 
n  Pittor  da  candele,  da  voti,  da  boccali,  da  taverna, 
da  chiocciole,  da  mazzocchi,  Impiastratore,  dicesi 
in  disprezzo  di  Cattivo  pittore. 

Speg'asso  s.  m.  Scarabocchio:  Segno  che  ri- 
mane nello  scarabocchiare;  ed  anche  Scrittura  mal 
fatta,  Schiccheratura,  Schiccheramento,  Sgorbio, 
n  Pittura  fatta  colla  granala,  dìcesi  di  Pittura  rozza 
e  mal  condotta. 

Spég-etto  s.  m.  Specchietto,  Speretta  :  Piccolo 
specchio  0  spera  V.  Spègio  nel  1°  signif. 

Speg'g'etti  s.  m.  pi.  Occhiali  V.  Occiati. 

—  a-o  pane....  Lividori  o  Escoriazioni,  Spellaraenti 
che  altri  si  fa  alle  natiche  se  cavalca  o  non  è 
pratico  del  cavalcare.  I  Fior,  dicono  Brnciaculo. 

Spég-ià  i  éti-ve;  Sperar  le  uova  V.  Éùvo. 
Spégiàse  n.  p.  Sppcchiarsi:  Guardarsi  nello 
specchio  0  in  altri  corpi  riflettenti  le  immagini. 
Il  Specchiarsi,  fìgurat.  dicesi  anche  delle  cose  ina- 
nimate: Un  palasso  chi  se  spègia  ne-a  Pon- 
ceivia;  Un  palazzo  che  si  specchia  nella  Polcevera. 
n  —  per  Mirare  fissamente  :    Ve  sei  ancòn  spè- 
gióu?  Vi  siete  ancora  specchiato? 

—  in  t'ùnn-a  persónn-a ;  Specchiarsi  in  alcuno, 
vale  Riguardarne  le  opere  per  prenderne  esempio. 

Spégio  s.  m.  Specchio,  poetic.  Speglio,  e  in 
Tose,  comunem.  Spera:  Lastra  di  cristallo  coperta 
in  una  delle  due  superfìcie  di  foglia  metallica, 
per  cui  la  lastra  si  rende  atta  a  rifletter  le  im- 
magini dei  corpi. 

n  Specchio,  per  Qualunque  altra  cosa  lucida  ove 
si  riguardi  come  in  ispecchio. 

it  —  Figurat.  per  Esemplare. 

—  a  cavalletto;  Specchio  a  bilico:  Quello  che  è 
sospeso  a  due  pernj  in  due  punti  opposti  verso 
la  metà  della  sua  altezza;  può  prendere  e  con- 
servare ogn' inclinazione  che  riesca  altrui  più 
comoda  allo  specchiarsi. 

—  ridndo  o  da  barba;  Speretta. 

S  Attuccdie  a-i  spègi ;  Attaccarsi  agli  specchj, 
figurat.  vale  Fondarsi  in  ragioni  non  buone,  Ca- 
villare V.  Attacca. 

S  Lùxi  cdmme  un  spègio;  Esser  nitido  e  terso 
come  uno  specchio,  cioè  oitidissimo. 


S  Quello  chi  fa  o  vende  spiègi;  Specchiaio. 
Speiza.  s.  f.  Spesa,  Costo  :  Il  danaro  che  s'im- 
piega in  qualunque  sia  cosa. 

S  Approva  e  speize;  Passar  le  spese:  Approvarle. 

§  Caxónd  de  speize;  Dare  spesa:  Accagionare 
dispendio. 

S  E  male  speize;  Le  male  spese,  diconsi  Quelle 
che  l'uomo  non  fa  per  bisogno  di  manti  nimenlo, 
ma  per  levarsi  quei  capricci  o  voglie  che  posson 
venirgli. 

S  Ése  condannóu  a-e  speise;  Esser  condannato 
alle  spese,  si  dice  di  Chi  per  aver  litigato  in- 
giustamente è  condannato  dal  giudice  a  rifare  o 
a  risarcire  tutte  le  spese  all'avversario. 

it  —  in  scè  speize;  Star  sulle  spese,  vale  Man- 
tenersi con  ispesa,  e  propriam.  Viver  fuori  della 
propria  casa  con  dispendio.  • 

§  Èssighe  o  Non  èssighe  a  speiza  a  fa  ùnn-a 
cosa;  Francare  o  Non  francare  la  spesa  a  far 
una  cosa,  vagliono  Tornare  o  Non  tornar  conto 
a  farla. 

$  Fa  a  speiza;VaT  la  spesa,  dicesi  antonomastica- 
mente  per  Andare  a  comprare  la  roba  da  man- 
giarsi a  pranzo:  Andd  a  fa  a  speiza;  Andare 
0  Ire  a  far  la  spesa. 

ti  —  e  speize  a  ùnn-a  persónn-a;  Far  le  spese 
ad  uno  vale  Mantenerlo,  Dargli  gli  alimenti  ne- 
cessari 0  Provvederlo  del  bisognevole. 

S  Fase  e  speize;  Farsi  le  spese:  Mantenersi  del 
suo  0  da  sé. 

§  Impara  a-e  so  speize;  Imparare  alle  proprie  o 
alle  sue  spese:  Esperimentare  con  proprio  danno. 

•I  —  a-e  speize  di  atri;  Imparare  alle  altrui 
spese:  Farsi  saggio  sull'esperienza  altrui. 

§  Levdse  d'in  scè  speize;  Morire. 

$  Nò  dà  mente  a  speiza;  Non  guardare  a  spesa. 

%  Secondo  l'intrd  se  fa  e  speize  V.  fntrd  (nome). 

S  Speize   d'uffìzio;   Diritti:  Ciò  che  si  paga   di 

tass-i  agli  uffizi  civili  per  atti  fatti  nelle  cause. 

Spella.  V.  a.  Scorticare:  Lo  strappar  la  pelle 

ad  uomini  ed  animali;  altrim.  Scoiare,  Spellare, 

Dipcllare. 

I)  Scorticare,  per  simil.  Sbucciare,  Levar  la  buccia. 

—  o  bócca;  Scorticare  il  palato,  dicesi  di  cibo  o 
bevanda  inghiottita  troppo  calda. 

—  (là  paia;  Aver  la  tremarella,  ecc.  V.  Puta. 

—  ùnn-a  persónn-a;  Scorticar  uno,  Pelarlo,  figurai, 
vale  Usufruttuare  o  Trarre  dalle  persone  il  più 
che  si  può  e  senza  riguardo. 

§  A  ciù  cattiva  a  spella  a  l'è  a  eòa  V.  Cóa. 
§  Spellàse  e  moen,  e   gambe,   ecc.;   Scorticarsi, 
Spellarsi,   Sbucciarsi  le  mani,  le  gambe,  ecc.: 
Tòrsi  via  un  po'  di  pelle  dalle  mani,  dalle  gambe,  ecc. 

Spelléuja  s.  f.  Scorticatura  e  più  comunem. 
Sbucciatura:  Piaga  leggiera,  ove  sia  stata  levata 
la  pelle. 

Spellinsig-à  v.  a.  Pizzicottare:  Dare  altrai 
de'  pizzicotti  V.  Spellinsigón. 

Spellinsig-à  s.  f.*Pizzico:  Quella  quantità 
della  cosa  che  si  piglia  con  t-itte  e  cinque  le 
punte  delle  dita  congiunte  insieme,  come  si  fa 
del  sale,  del  pepe  o  simile.  In  term.  med.  Pugillo. 
§  Alle  volte  usasi  per  Un  pochino,  Un  miccino, 
Un  micolino,  cioè  Una  pochissima  quantità  di 
checchessia. 

Spellinsigón  s.  m.  Pizzicotto,  Pulcesecca, 
Pizzico,  ma  meno  usato:  Lo  stringere  in  aa 
tratto  la  carne  altrai  con  due  dita. 


734 


St>B 


SPE 


Spellissonase  V.  Despellissonàse. 
SiJelùccà/  V.  Despelùccd. 

Speiida^eso  add.  Spendereccio:  Alto  a  spen- 
dersi. -  Spendibile,  Che  si  può  spendere. 
M  Spendereccio,  aggiunto  a  persona,  vale  Che  si 
diletta  di  spendere  o  Che  spende  assai. 
"SpeiKiag-g-iSn  s.  m.  3Iaciiione.  Voce  co- 
mone  in  Tose,  e  dicesi  di  Persona  che  spende 
senza  considerazione  e  lira  a  rifinire  il  suo. 
Spende  v.  a.   Spendere  :  Dar  danari  o  altre 
cose  per  prezzo  e  mercè  di  oggetti  venali  o  per 
qualunque  altra  cagione. 
II  Spendere,  per  Consumare,  Impiegare,  e  dicesi 
per  lo  più  del  tempo  o  di  cosa  che  a  quello  si 
riferisca. 

—  a  parolla;  Dar  parola,  Promettere,  Impegnar 
la  fede. 

—  à  parolla  d'ùnn-a  persònn-a ;  Spacciar  la  parola 
d'alcuno,  vale  Trattare  a  nome  altrui  con  sicu- 
rezza di  gradimento  e  di  accettazione. 

—  ben  a  so  pessetta;  Spender  la  sua  lira  per  venti 
soldi:  Spender  vantaggiosamente. 

—  e  spande  ;  Spendere  e  spandere  ,  Sbraciare , 
Scialacquare,  Profondere  il  danaro,  Gettar  il  suo, 
Spendere  senza  ritegno. 

—  i  éuggi:  Spender  gli  occhi,  figurai,  vale  Spen- 
dere moltissimo. 

S  Bòn  da  spende;  Spendibile. 

%  Chi  spende  5  ciù  spende  o  meno  ;  Chi  più  spende, 
meno  o  manco  spende.  Prov.  chiaro. 

S  Fd  spende  l'anima  e  5  figaeto  V.  'Figaelo. 

S  0  guàgnd  5  l'insegna  a  spende  \.  Guàgnd. 

S  Spendise  n.  p.  Spendersi. 

S  Spendiseli  ben  V.  sopra  Spende  ben  a  so  pessetla. 
Speuditó  s.  m.  spenditore:  Che  spende. 

n  Spenditore,  per  Colui  che  ha  l'incombenza  di  far 
le  provvisioni  e  che  provvede  ai  bisogni  della 
casa  0  sìm. 
Spendùssà  v,  a.   Spendicchiare,   Spendac- 

chiare:  Spendere  a  poco  a  poco. 
Spennaig-g-ià.  v.  a.  Spennacchiare:  Propriam. 
Levare  e  guastare  le  penne. 

n  Spennacchiare,  figurai,  por  Scapigliare,  Tartassare, 
Malmenare,  Battere  e  sim. 

S  Spennaggidse  n.  p.  Spennacchiarsi,  Scarmigliarsi, 
Scapigliarsi,  Rabbaruffarsi,  Abbirrucciarsi,  Abba- 
tuffolarsi: Azzuffarsi  quasi  grafiìandosi,  guastan- 
dosi gli  abili  e  disordinandosi  i  capegli. 
Spenna.g'g'io  s.  m.  Sciattone  e  nel  femm. 
Sciattona:  Colui  o  Colei  che  è  male  in  assetto, 
che  ha  i  capegli  arruffali,  che  è  sconcio,  sudicio, 
scomposto  negli  abili  e  nella  persona. 
Spciisciei*a;to&3isa,  s.   f.  Spensieratezza, 
Spensierataggine,  Trascuratezza,  Trascuraggine, 
Sconsideratezza,  Sbadataggine. 
Spensoieróu.  add.  Spensierato,  Sbadato,  Dis- 
attento, Trascurato,  Inconsiderato,  Negligente. 
fSpénsex*  s.  m.  Spenzcr.  Voce  inglese  e  del- 
l'uso: Veste  0  Abito  scorto  da   donna  che  non 
arriva  a'  fianchi. 

n  Camieiuola  da  notte  V.  Contùsso  da  néutte. 

Spera,  v.  a.  Sperare,  Avere  speranza  :  Attender 

buona  ventura  con  ragionevole  fondamento. 

t)  Sperare,  per  Aspettare,  Attendere,  Promettersi: 
Do  voi  spero  tutto;  Da  VOI  spero  ogni  cosa. 

S  Chi  vive  sperando  méne  cantando  o  cagando 
V.  Cagd. 

%  Fa  sperà;  Far  appicco  o  attacco  o  speranza. 


Sperde  v.  n.  Stignere:  Perder  la  tinta  o  il  co- 
lore: 0  l'è  un  co  chi  sperde;  É  un  colore  che  stlgne. 

Sperimenta,  v.  a.  Sperimentare,  Esperimen- 
tare: Far  esperienza.  Far  prova.  Provare,  Cimentare. 

Speron  s.  m.  Sprone  e  Sperone:  Strum.  pun- 
gente fisso  nel  tacco  degli  stivali,  con  cui  si  punge 
il  cavallo  perchè  acceleri  il  passo. 

—  dò  gallo;  Sprone:  Quell'unghione  che  hanno  i 
galli  dietro  ciascuna  gamba. 
§  Quello  chi  fa  speróin;  Spronajo. 
§  Stelletta  o  Ròetta  dò  speron;  Spronella. 

Sperona  s.  f.  Speronata,  Spronata,  Fiancata: 
Colpo  che  si  dà  collo  sperone  ne'  fianchi  del 
cavallo. 

Spcrleng'Txa  V.  Perlengud. 

Sperso  add.  Sbiadito:  Aggiunto  di  colore,  Che 
ha  perduto  molto  della  i^ua  prima  vivacità. 

Spemnsìio  add.  Asciutto:  Aggiunto  ad  uomo 

od  altro  animale,  vale  Magro,  Macilente,  Estenuato. 

it  Dello  d'alberi  o  piante,  dicesi  Indozzalo,  Intristito. 

Sperzùàse  n.  p.  Spergiurare.  Voce  d'uso  del 
popolo  fior.,  e  vale  Asserire  con  replicati  giuramenti. 

Sperzùo  s.  m.  Giuramento,  Imprecazione:  Il 
pregato  male  contro  se  medesimo  per  dar  forza 
a  quanto  uno  asserisce. 

Spesa  V.  a.  Spesare  :  Dare  o  Fare  altrui  le  spese 
necessarie. 

Spessa  fMónwaJ;  Moneta  spezzala  V.  Móncea. 

Spesseg-a  v.  n.  Spesseggiare,  Frequentare: 
Tornare  spesso  alle  medesime  operazioni  o  ai 
medesimi  luoghi. 

Spessixe  V.  Spesso. 

Spesso  add.  Fitto:  Aggiunto  di  panno,  tela  o 
altro  tessuto,  conlr.  di  Rado  V.  Scciazzu. 
n  Spesso,  Denso,  dicesi  d'Un  liquido  o  d'un  fluido, 

le  cui  parti  sieno  molto  coerenti. 
„  —  Fitto,  Follo,  dicesi  di  Moltitudine  d'oggetti 
poco  da  sé  distanti,  ne'  quali  non  penetra  facil- 
■*   mente  la  vista  o  agevolmente  non  vi  possono 

passare  altri  corpi  framezzo. 
t)  —  per  Frequente,  aggiunto  di  Cose  che  accadon 

molte  volte. 
§  Spesse  volte  avv.  Spesso,  Spesse  volte,  Sovente, 
Frequentemente. 

Spesso  avv.  Spesso  V.  sopra  Spesse  vofte. 

Spesso  s.  m.  Grossezza:  L'altezza  d'un  corpo 
in  relazione  alla  larghezza  del  medesimo  :  0 
spesso  d'ùnn-a  tòa;  La  grossezza  d'un'asse. 

Speti  V.  Peti, 

Spetta  v.  n.  Spettare,  Appartenere,  Riguardare, 
0  Ragguardare. 

Spettato  s.  m.  Spettatore:  Chi  assiste  a  spet- 
tacolo, e  generalm.  a  veder  checchessia. 

Spéua  s.  f.  Spola  e  Spuola:  Slrum.  di  legno 
a  guisa  di  navicella,  mediante  cui  il  filo  del 
ripieno  (bùttóu)  si  fa  passare  fra  quelli  dell'or- 
dito nell'operazione  del  tessere. 

Spéug-g-io  s.  m.  Spoglio,  Compendio,  Estratto, 
Transumo,  Ristretto,  Sommario. 
Il  Spoglio:  Raccolta  di  notizie  dal  leggere  gli  autori 
0  la  Lista  de'  vocaboli  tratti  da  essi  per  regi- 
strarsi ne'  vocabolarj. 
»  Spoglj  (al  plor.):  Vestimenta  smesse  date  dal 
padrone  a  persona  d'  servizio;  o  anche  Gli  og- 
getti di  vestiario,  biancheria,  ecc.  d'un  defunto, 
che  si  dividono  tra  i  servi  o  in  forza  di  testa- 
mento 0  per  convenzione  anteriormente  stabilita 
0  per  libera  concessione  degli  eredi. 


SPI 


SPI 


73à 


Spezia;  s.  m.  Speziale:  Quegli  che  compone  e 
vende  i  medicamcnli  ordinali  dal  medico;  allrim.^ 
Farmacista. 

—  da  dósci  ;  Confeltiere:  Colui  che  fa  e  vende  i 
confelli. 
S  Cónti  da  speziò;  Conti  da  speziale,  vale  Conti 
esagerali ,  allerali  ne'  prezzi. 

Spezìaja.  s.  f.  Spezieria:  Bottega  dello  spe- 
ziale 0  altro  luogo  dove  si  tengono  cose  per  uso 
di  medicina;  altrim.  Farmacia. 

Spezie  s.  f.  Spezie,  Spezierie  :  Miscuglio  d'aro- 
mati  in  polvere  per  condimento  de'  cibi;  dicesi 
anche  Specie,  ma  pochissimo  usato. 

Spia.  s.  f.  Spia,  SoflGone,   Delatore:  Colui   che 
prezzolalo  rapporta  alla  giustizia  gli  altrui  mis- 
fatti; e  generalm.  Chiunque  riferisce. 
%  Fd  a  spia  ;  SoflSare,   Fare  la  spia,  la  pera,  la 
marachella,  ecc.  V.  Fd. 

Spia<  da  nottoen;  Prispolone  a  Fir.  e 
Pisa,  Tordino  a  Siena  e  nel  Bient.  T.  ornit. 
Anthus  arboretis.  Uccello  del  genere  degli  An- 
thuSf  che  ha  il  becco  bruno-nerastro  superior- 
mente, grigio-carnicino  inferiormente;  le  penne 
del  pileo,  cervice,  schiena,  scapolari  e  soprac- 
coda, di  colore  olivastro  chiaro,  con  la  parte 
media  bruno-nera;  quelle  del  groppone  dello 
stesso  colore  ;  la  gola,  il  gozzo,  i  lati  del  collo 
e  del  petto,  d'un  bel  colore  ceciato  vivace;  ad- 
dome e  fianchi  bianchi,  leggermente  tendenti  al 
ceciato;  il  petto  con  macchie  nere;  le  penne  del 
sottocoda  giallo-ceciate;  i  piedi  giallo-carnicini. 
Annida  fra  noi  sotto  i  cespuglj  quasi  a  terra 
ne'  castagneti;  cibasi  d'inselli;  è  grassissimo  in 
settembre,  verso  la  fine  del  quale  emigra,  e 
ritorna  in  apriie  ^  maggio. 

Spianta  v.  a.  Spiantare,  metaf.  vale  Mandare 
iu  precipizio,  in  rovina,  Rovinare,  Impoverire. 
%  Spiantàse  n.  p.  Spiantarsi:   Andar  in   rovina, 
Venir  neir ultima  povertà. 

Spiautòu  add.  Spiantato  :  Ridotto  in  miseria. 
Arso  0  Bruciato  di  danaro,  Che  ha  consumato 
il  suo  avere. 

Spicca  V.  n.  Spiccare:  Fare  spicco,  bella  mo- 
stra 0  comparsa,  Risaltare,  Brillare,  Comparir 
bene  fra  le  altre  cose. 
n  Campeggiare,  dicesi  de'  colori  quando  sono  di- 
stribuiti in  guisa  che  spicchino  con  vaghezza  e 
risaltino  l'uno  dall'altro. 

—  un  ordine,  un  mandato;  Emanare  un  ordine. 
Rilasciare  un  mandalo. 
S  Fa  spiccd  e  paroUe;  Spiccar  le  parole:  Pro- 
nunziarle distintamente,  Pronunziarle  articolata- 
mente. 

Spiccia,  v,  a.  Spicciare,  Spacciare,  Sbrigare, 
Spedire  V.  Destrigd. 
%  Spicciàse  n.  p.  Spicciarsi,  Sbrigarsi,  Spedirsi,  ecc. 

Spiccio  add.  Sbrigato,  Spedito,  Libero,  Sciolto. 
S  JUòncea  spiccia;  .^lonela  spicciola,  Moneta  spezzata. 

Spiddo  s.  m.  Spiede,  Spiedo,  Schidione,  Sti- 
dione  e  anche  Schidone:  Strnm.  lungo  e  sottile, 
nel  quale  s'infilzano  i  carnaggi  per  cuocerli  ar- 
rosto. Lo  spiedo  si  può  volgere  a  mano;  ma  per 
lo  pia  dal  girarrosto  fmartin)  è  fatto  girare 
orizzontalmente  ?u  di  sé,  sorretto  all'un  de'  capi 
dal  girarrosto,  all'altro  dal  fattorino  (scaletta) 
V.  questa  voce. 
I)  Schidionata,  Stidionata:  Quella  quantità  di  vi- 
vanda che  si  arrostisce  ia  una  sola  volta  collo 


stidione:  Un  spièdo  de  pollastri;  Una  stidionata 

di  pollastri. 
S  Itifìd  in  (S  spiddo;  Infilzare  nello  schidione  o 

nello  spiedo.  Schidionare. 
Spieg'a  V.  a.  Spiegare,  figurai.  Metter  in  chiaro, 

in  piano,  Dichiarare  per  maggior   intelligenza, 

3Ianifeslarc  dichiarando,  Dar  ad  intendere.  Dar 

la  definizione  di  checchessia. 
I!  Spiegare,  per  Tradurre  d'una  lingua  forestiera 

nella  nostra:  0  ne  spiegava   Cicerón;  Egli  ci 

spiegava  Cicerone. 

—  e  veje  ;  Spiegar  le  vele,  vale  Aprirle,  Commet- 
terle al  vento  per  navigare. 

S  Spiegdse  n.  p.  Spiegarsi,  Farsi  capire:  Nò  sd 
se  me  spieghe;  Non  so  se  mi  spieghi,  cioè  se 
mi  faccia  capire. 
"  Nell'uso  dicesi  anche  per  Mostrare  tutta  ia  sua 
abilità,  Porre  in  opera  ogni  studio ,  ogni  cara 
per  attirarsi  la  pubblica  approva/.ione. 

Spieg-azión  s.  f.  Spiegazione,  Spiegatura, 
Spiegamento,  Dichiarazione,  Interpretazione,  Di- 
lucidazione, Illustrazione. 
I)  Spiegazione,  per  Traduzione,  cioè  II  voltare  d'ana 
lingua  straniera  nella  nostra. 

Spiffera  v.  a.  Spippolare:  Dire  alcuna  cosa 
chiaramente  e  con  franchezza;  altrim.  Spiattellare, 
Squaccherare  e  Squacquerare,  ma  son  voci  basse. 

Spig'a  s.  f.  Spica  e  Spiga:  Quella  piccola  pan- 
nocchia dove  stanno  racchiuse  come  in  tante 
celletle  le  granella  del  grano,  dell'orzo,  della  se- 
gala e  simili  b'ade.  A  quolla  del  frumento  dicesi 
anche  Spina,  forse  a  cagione  delle  reste, 
n  Bastoncino:  Tessitura  propria  di  panni  e  di  na- 
stri falla  a  rilievo  a  guisa  di  vergole  e  bastoncini. 

Spigro  s.  m.  Spigo  e  Lavanda  ;  la  seconda  voce 
è  propria  dei  medici.  T.  boi.  Lavandula  spica. 
Pianta  che  ha  lo  stelo  corto,  i  rami  numerosi, 
diritti,  semplici,  le  foglie  opposte,  sessili,  lineari- 
lanceolale,  alquanto  grigie;  i  fiori  violetti  o  ce- 
rulei, a  spiga  nnda,  terminante.  Fiorisce  nella 
siate;  si  coltiva  nei  giardini,  e  cresce  sponta- 
neamente ne'  colli,  in  luoghi  rozzi,  sassosi  ed 
aprichi  dell'Italia,  della  Spagna.  Linguadoca,  Pro- 
venza, della  Svizzera  e  del  Piemonte.  Essa  si 
mette  ne'pannilini,  ai  quali  comunica  il  suo  odore 
aromatico  e  molto  aggradevole.  Posta  in  fusione 
e  distillata,  se  ne  fa  anche  un  olio,  chiamalo  Olio 
di  lavanda,  il  quale  serve  a  molti  usi  salutari. 

—  d'aggio  ;  Spicchio  :  Una  delle  particelle  dell'aglio 
che  compongono  il  bulbo. 

—  da  tòa,  ecc.;  Spìgolo  :  Canto  vivo  de'  corpi  solidi. 

—  de  granon;  Cornocchio:  Nome  che  dassi  a  quel 
ricettacolo  cilindrico,  sopra  il  quale  sono  disposti 
i  grani  del  gran  turco;  altrim.  Torso. 

Spig-oa  V.  a.  Spigolare:  Raccoglier  le  spiche 
ne' campi  mietuti. 

—  a  stóppa;  Awolgolare,  Avvolgere,  Attorcere  la 
sloppa.  T.  marin. 

S  Mandò  a  spigod;  Dagl'ambio  o  l'ambulo  o  il 
cencio,  vale  Mandar  via.  Licenziare. 

Sp'g'^é'S'i^  ^  •  Despigòggid. 

Spig-òn  s.  m.  Spigone.  T  mar.  Un'asta  che 
si  aggiunge  in  cima  degli  alberi  per  ornamento. 

Spi^óu.  add.  Spinato  o  Incrociato  :  Termine 
di  manifattura  che  si  applica  a'  tessuti  fabbricati 
a  quattro  calcole,  dimodoché  i  fili  sono  molto 
più  fitti  che  non  nelle  stofife  che  si  fanno  a  due 
calcole  sole. 


•^^6 


SPI 


SPI 


Spillatico  s.  m.  Spillatico:  Assegnamento  che 
il  marito  fa  alla  moglie  per  le  tue  minute  spese. 
Voce  dell'uso. 

Spillo  s.  m.  Spillo.  Voce  dell'uso:  Quel  giojello 
che  usano  portare  gli  uomini  per  ornamento  di- 
nanzi il  petto  infilzalo  nella  camicia.  -  Spillone 
e  Spillettoìifi  è  Uno  spillo  lunghetto,  con  capoc- 
chia grossa,  e  talora  in  luoj^o  di  essa,  una  ro- 
setta di  diamanti,  un  largo  mosaico,  un  cammeo 
0  altro  simile  prezioso  ornamento. 

Spiloirsiu  s.  m.  Piovanello  nano.  T.  ornit. 
Tringa  Temninckii.  VcceWo  marittimo  del  genere 
delle  Tringhe,  che  ha  il  becco  nero,  diritto,  sub- 
cilindrico, eguale  al  tarso  ed  alla  testa;  tutte  le 
parti  superiori  d'un  color  nero-scuro,  più  cupo 
sullo  stelo;  gola,  gozzo,  addome,  fianchi  e  cuo- 
pritrici  laterali  .della  coda,  candidi  ;  le  ali  bian- 
castre; i  piedi  scuri.  Di  passaggio  tra  noi  piut- 
tosto raro,  e  non  annualmente  periodico,  sulla 
fine  di  maggio. 

—  pignòello;  Gambecchio.  T.  orn.  Tringa  minuta. 
Uccello  dello  stesso  genere  che  il  precedente. 
Ha  il  becco  nero;  le  penne  di  tutte  le  parti  su- 
periori cenerine,  con  del  nerastro  sullo  stelo; 
fascia  sopraccigliare,  gola,  gozzo,  addome,  fianchi, 
penne  del  sottocoda,  laterali  del  sopraccoda,  can- 
didi; lati  del  petto  cenerino-lionati  ;  piedi  neri. 
Di  passaggio  annuale,  comune  in  maggio. 

}Spilox*so  s.  m.  Tringa  e  Tòtano:  Nomi  tec- 
nici d'un  genere  d'uccelli,  di  cui  parie  abita  le 
rive  del  mare  e  parte  i  luoghi  fangosi.  Essi  ci- 
bansi  per  lo  più  di  piccoli  vermi  e  di  larve;  cam- 
minano assai  velocemente,  e  volano  gli  uni  a 
grandi  altezze  e  gli  altri  a  poca  altezza  dall'ac- 
qua in  linea  retta.  La  loro  carne  è  poco  buona 
a  mangiarsi,  giacché  puzza  fortemente  di  salva- 
tico.  La  loro  livrea  varia  ed  è  diversissima  nel 
tempo  degli  amori  da  quella  che  vestono  nel- 
l'inverno. Ve  n'ha  di  v&rie  specie,  che  sono  le 
seguenti  : 

—  ceneen;  Piovanello  cenerino  (Calibris  arenaria). 
Di  passaggio  tra  noi  accidentale  in  primavera. 

—  da  gamba  lunga;  Verderello  o  Fontana  fTo- 
tanus  glotlis).  Di  passaggio  accidentale  in  mag- 
gio. É  raro. 

—  da  sckéuggio  ;  Piro  piro  piccolo,  Piovanello 
(Totanus  hypolcucosj.  Di  passaggio  in  marzo, 
aprile  e  maggio,  e  talvolta  anche  in  settembre. 

—  di  multi;  Gambetta  (Tringa  pugnaxj.  Arriva 
in  marzo,  aprile  e  maggio. 

—  dò  cò-cò;  Pettegola  o  Gambetta  di  gambe  rosse 
(Totanus  calibris).  Di  passaggio  annuale  in 
maggio  e  giugno. 

—  d5  cu  giunco;  Culbianco  o  Piro  piro  culbianco 
(Totanus  ochropus).  Di  passaggio  annuale  in 
aprile  e  maggio. 

—  dd  tri-tri;  Piovanello  pancia  nera,  Ciurleltino 
(Tringa  cinclus).  Di  passaggio  sulla  fine  di  mag- 
gio; qualche  volta,  ma  raramente,  in  settembre. 

—  favé-grixo;  Albastrella,  Piro  piro  gambelunghe 
0  Regino  di  mare  (Totanus  stagnatilis).  Di 
passaggio  in  maggio. 

—  femmina  cùgianco  ;  Piro  piro  boschereccio,  Pio- 
vanello de'  boschi  (Totanus  glareola).  Di  pas- 
saggio accidentale  in  maggio  e  giugno;  in  qual- 
che anno  abbondante,  in  qualche  altro  raro  o  nullo. 

—  grixón;  Piovanello  pancia  rossa  (Tringa  subar- 
quala).  Di  passaggio  in  maggio  e  giugno  in  bande 


numerose  e  in  tutte  le  livree,  con  f  venti  pio- 
,     vosi  di  libeccio. 

—  mòu;  Chiò-chiò  o  Gambetta  scherzosa  (Totanus 
ftiscus).  Arriva  in  maggio;  di  passaggio  quasi 
annuale,  raro  in  settembre. 

—  piccin;  Gambecchio,  Frullino  V.  Spilorsin  pi- 
gnóetto. 

—  rósso;  Piovanello  maggiore  e  Malbecchio  (Tringa 
canutus).  Di  passaggio  sulla  fine  di  maggio  e 
primi  di  giugno.  È  raro. 

—  scùo;  Piovanello  violetto  (Tringa  marittima). 
Di  passaggio  in  aprile  e  maggio.  É  raro. 

Spilorso  add.  Spilorcio:  Aggiunto  di  persona, 
vaie  Avarissimo  V.  Avarón. 

Spina jéu  s.  m.  rrugnòlo,  Frugnuolo,  Calca- 
Irepola,  Mugnaiiio,  Cromato,  Grumato  di  Valiom- 
broso,  Fungo  spinoso.  T.  botan.  Agaricus  prxi- 
■  nulus.  Fungo  assai  comune  in  Toscana.  Ha  pelle 
bianchiccia,  grato  sapore,  odor  grave  come  di 
farina  fresca,  ma  colto  lo  perde. 

Spiua^ssi  s.  m.  pi.  Spinaci.  T.  boi.  Spinacia 
olcracea.  Pianta  che  si  coltiva  negli  orli,  le  cui 
foglie  comunem.  si  mangiano  in  tulta  l'Europa 
cotte  in  padella  'senz'acqua  e  condite  con  olio, 
butirro,  sale,  aceto,  uve  appassite  di  Levante, 
pinocchi,  aglio  ed  altri  aromi  a  cagione  della 
loro  insipidezza.  Se  ne  fanno  anche  torte. 

Spinello  s.  m.  Spinello.  T.  tannar.  Carne  del 
tonno  che  è  in  mezzo  alla  schiena. 

Spinetta  s.  f.  Spinella  :  Specie  d'antico  strnm. 
musicale  a  foggia  di  gravicembalo  o  arpa  a  giacere. 

Sping-a-rdlo  s.  m.  Spingarda:  Pezzo  d'arti- 
glieria piccolo  e  corto,  duna  libbra  di  palla.  È 
andato  in  disuso, 
n  Spingarda,  chiamasi  adesso  con  lai  nome  Un 
grosso  archibuso  da  porta,  da  tre  o  quattr'once 
di  palla,  che  si  adopera  nella  difesa  delle  fortezze, 
collocalo  sopra  una  forchetla  mobile. 

Sping-lietta.  s.  f.  Spillo.  '/.  mil.  Piccolo 
strum.  d'ottone  o  di  ferro,  di  cui  già  si  servi- 
vano i  soldati  per  isturare  il  focone  de'  fucili , 
acciocché  l'innescaUira  comunicasse  colia  polvere 
che  v'era  dentro.  Oggidì,  essendo  cangiato  il  si- 
stema d'armamento,  venne  abolilo.  -  Sfotidatojo 
e  Sfoconatolo  dicesi  un  eguale  strum.  che  serve 
a  simil  uso  nelle  artiglierie. 

Spinn-a  s.  f.  Spina:  stecco  acuto  e  pungente 

de"  pruni  o  d'altre  piante. 

n  Spina,  metaf.  dicesi  per  Cosa  che  reca  dolore: 

Ho  ùnn-a  spinn-a  a-ò  chéu;  Ho  una  spina  al  cuore. 

„  _  Presso  i  fabbro-ferraj  dicesi  Uno  strum.  che 

serve  ad  allargare  i  buchi  stati  fatti  nel  ferro. 

„  —  In  Jiarin.  chiamasi  così  Una  specie  di  chiodo 

che  invece  di  capocchia  ha   un   anello.  Ve  ne 

sono  però  d'altre  forme. 

—  da  bótte;  Cannella:  Legno  tondo,  grosso  quanto 
stringe  una  mano,  lungo  circa  un  palmo,  forato 
internamente  per  lo  lungo,  che  si  adatta  al  fondo 
della  botte  per  attignere  il  vino,  e  tarasi  coi 
zipolo  (spimelo). 

—  do  gàngao;  Ago:  Quel  risalto  che  ha  l'arpione, 
nel  quale  entra  l'anello  della  bandella  (mappa). 

—  dorsale;  Spina  dorsale:  Il  filo  delle  reni. 

—  ventosa;  Spina  ven;osa.  T.  chir.  Quella  malattia 
del  tessuto  dell'osso,  nella  quale  esso  si  dilata 
e  gonfia  più  o  meno  nella  sua  lunghezza,  come 
se  vi  fosse  sofliato  dentro. 

S  N5  gh'é  réuza  sensa  spinn-e  V.  Réuza. 


i 


SPI 


SPO 


737 


S  Perde  da-o  tappo  e  dà  spinn-a.. ..  Aver  danno 
da  tulle  le  parti. 

Spinoelà.  v.  a.  Spillare:  Trarre  per  lo  spillo 
il  vili  della  botte. 

Spinoelo  s.  id.  Spillo:  Foreilino  che  si  fa  in 
qualsiasi  luogo  d'uno  de'  fondi  d'una  botte,  per 
cavarne  v;no  onde  assaggiarlo, 
n  Zipolo:  Quel  piccolo  legnetlo,  col  quale  silura 

la  cannella  della  botte  Cspinn-aJ  o  d'altro. 
«  Spinoso.  T.  iltiol.  Spinax  niger  V.  Agdggióu. 

Spinòu  s.  m.  Cardo  ,  a  Firenze  Pisciacane. 
Sotto  questo  nome  intendesi  Una  pianta  spinosa 
di  diverse  maniere  che  spontaneamente  nasce  nei 
luoghi  secchi  e  sterili,  ne' campi,  ne' prati  e  presso 
alia  città  lungo  le  mura.  Chiamasi  Scolimocardo 
CScolymus  hispanicusj,  quella  che  fa  i  fiori  gialli, 
e  che  comunem.  trovasi  pei  terrapieni,  lungo  le 
mura  del  Zerbino,  ecc.  Essa  ha  gli  steli  ramosi, 
le  foglie  dentate,  spinose,  scorrenti;  la  costa  media 
ai  disotto  irta;,  i  fiori  quasi  aggregati,  sessili, 
ascellari,  con  brattee  dentate,  spinose.  Somiglian- 
tissima a  questa  in  tutti  i  aralleri  ve  n'ha  un'altra 
specie  appellata  Cardo  santo  (Cardus  benedictaj. 
Dicesi  poi  Cardo  stellato  (Cardus  stellatusj, 
quella  che  fa  i  fiori  porporini,  e  talora  bianchi, 
e  che  trovasi  sovente  ne"  campi,  in  luoghi  aridi 
e  ne'  boschi  V.  Béussai. 

Spinace  v.  a.  Spingere,  Spignere,  Eccitare,  In- 
stijiare,  Slimolare,  Spronare:  Muovere  a  fare. 

Spiòn  s.  m.  Spione,  Spiaccia.  Acer,  di  Spia. 
"  Spigone:  Sorta  di  rete  da  pescare  le  acciughe. 

Spiòuà.  v.  a.  Spiare,  Esplorare:  Andar  inve- 
stigando gli  andamenti,  i  segreti  altrui. 

Spionezzet  V.  Spiana. 

Spippo  0  Spippoo  add.  Mingherlino, 
Soitiiino:  Di  complessione  sottile,  magra. 

Spira  v.  n.  Spirare:  Mandar  fuori  l'ultimo  spi- 
rito, Morire, 
n  Spirare,  parlandosi  di  tempo  o  di  cose  che  vi 
abbiano  relazione,  vale  Scadere,  Terminare,  Fi- 
nire, cioè  Scadere  il  tempo  prefisso  al  pagamento 
od  altro  che  fosse  da  farsi. 

Spirag-lios.  m.  Spirale.  T.  oritio/.  Quella  molla 
che  regola  il  tempo  degli  orinoli  da  tasca. 

Spirito  s.  m.  Spirito  e  poelic  Spirto  :  Sostanza 

incorporea, 
ti  Spirito,  per  Facoltà  di  concepire.  Vivacità  d'im- 
maginazione, 
n  —  per  Animo,  Coraggio,  Ardire,  Franchezza. 
»  —  per  Sentimento  d'un  autore,  d'una  legge,  ecc. 
«  —  per  La  parte  più  sottile  e  ignea  di  tulli  gli 
enti ,  e  così  si  chiamano  Quei  liquori  più  ignei 
che  si  traggono  dalle  cose  per  distillazione  o  in 
altra  guisa. 

—  de  conlraddisión  V.  Contraddiziòn. 

—  de  vin;  Spirito  di  vino,  Spirilo  ardente,  Acquar- 
zenle;  altrim.  Alcool  o  Alcoole. 

—  folletto;  Spirito  folletto  V.  Folletto. 

—  santo;  Spirilo  santo:  La  terza  persona  della 
Ss.  Trinità. 

n  Per  iscbcrzo  dicesi  II  pollastro  o  il  piccione  da 

cuocere  o  cotto. 
S  Spiriti  vitali;  Spiriti  vitali:  Le  parti  più  fine 

e  più  agitate  del  sangue. 
S  Aveì  dò  spirito;  Aver  coraggio,  ardire,  Essere 

animoso,  coraggioso. 
Spiri tositae  s.  f.  Arguzia,  Frizzo,  Motto: 

Detto  0  Fatto  spiritoso,  e  talvolta  piccante. 

Càsàcoia,  JHzionario  Oenovete-Italiano. 


Spiritoso  add.  Spiritoso:  Aggiunto  a  persona. 
Che  ha  vivacità  di  spirito,  Che  ha  pronti  molti 
arguti  e  tratti  piacevoli. 
Il  Spiritoso,  detto  di  qualunque  liquido,  vale  Che 
ha  molto  spirito. 

Spiscioelà,  V.  n.  Zampillare,  e  nell'uso  se- 
nese Pispinare  :  Uscir  per  zampilli  o  Mandar  fuori 
a  piccoli  spilli  0  zampilli  il  liquore  ;  ailrim. 
Schizzare.  Spicciare,  Spruzzare. 

Spiseioeletto  s.  m.  Zampilletto,  Pispinelio. 
Dimìn.  di  Zampillo,  di  Pispino  V.  Spiscioelo. 

Spiscioelo  s.  m.  Zampillo  e  nell'uso  senese 
Pispino:  Quel  soltil  filo  d'acqua  o  d'altro  liquore 
che  schizza  fnori  da  uà  piccolo  canaletto;  altrim. 
Schizzo,  Spruzzo. 

Splendido  add.  Largo,  Liberale,  Generoso: 
Che  usa  generosità,  liberalità,  Che  è  largo  dì  mano. 
Il  Talora  si  usa  per  Spendereccio,  cioè  Che  si  di- 
letta dì  spendere. 

Splendo  s.  m.  Splendore:  Sovrabbondanza  di 
Ince  scintillante  ristretta  insieme;  Lucentezza, 
Rilucentezza,  Fulgore,  Chiarore. 

Spoletto  s.  m.  Spoletta  :  Cannello  di  legno 
pieno  d'una  lenta  mistura  dì  polverino,  salnitro 
e  zolfo,  fermalo  nell'occhio  della  bomba  o  gra- 
nata per  accenderla  e  procurarne  lo  scoppio  a 
tempo. 
Il  Spoletto.  T.  de'  tessit.  Il  fuscello  della  spofa,  in 
cui  s' infila  il  cannello  del  ripieno. 

Spolmona.se  n.  p.  Spolmonarsi:  Perdere  o 
Sputare  o  Seccarsi  i  polmoni  a  gridare.  Sfiatarsi. 

Spolpa  V,  Spòrpod. 

Spolvera  v.  a.  Spolverizzare.  T.  piti.  Rica- 
vare un  disegno  collo  spolvero. 

Spolverinn-a  s.  f.  Spolverina:  Sopravveste 
da  viaggio  per  riparo  dalla  polvere.  Oggi  chia- 
masi volgarm.  Blusa  V.  Blusa. 

Spolverizza  v.  a.  Spolverizzare  e  Spol- 
verezzare  :  Aspergere  con  polvere  checchessìa. 

Spólvero  s.  m.  Spolvero.  T.  piti.  Foglio  bu- 
cherato con  ispilletto,  nel  quale  è  il  disegno  che 
si  vuole  spolverizzando  ricavare,  facendo  per 
que'  buchi  passar  la  polvere  dello  spolverizzo. 

Sponda  s.  f.  Sponda:  L'estremità  di  qualun- 
que oggetto  relativamente  alla  soa  lunghezza  e 
larghezza. 

—  dò  letto;  Sponda  del  Ietto:  L'estremo  margine 
laterale  di  esso  da  ambe  le  partì. 
S  Spónde  do  bigliardo;  Mattonelle:  Le  quattro  sponde 
che  ornano  la  tavola  su  cui  si  ginoca  al  biliardo. 
Le  sponde  maggiori  diconsi  Mattonelle  dì  fianco, 
le  minori,  3Iattonclle  di  battuta.  -  Battuta  dicesi 
La  parte  interna  delle  mattonelle  imbottita  di  crino 
e  contro  alla  quale  urtano  le  palle  in  giuocando. 
Il  —  dò  letto  ;  Sponde  del  letto  :  Nella  intelajatura 
del  letto  di  legno  diconsi  Le  due  partì  laterali 
che  formano  la  slessa. 
%  Fa  ùnn-a  biglia  de  spónda;  Far  mattonella,  al 
giuoco  del  biliardo  dicesì  Quando  si  trucca  la 
bilia  dell'avversario  senza  tirarvi  contro  di  brocco, 
ma  facendo  prima  batter  la  palla  nella  spranga 
del  biliardo;  dicesi  anche  Prendere  dì  calcio. 

Spandòla  s.  f.  Sponderola  e  Spondernola. 
T.  legnaj.  Specie  di  pialla,  il  cui  ferro  ha  la 
stessa  larghezza  del  piano  del  corpo.  Serve  a  pial- 
lare contro  una  sponda  o  altro  risalto,  dove  non 
giungerebbe  il  ferro  della  pialla  ordinaria,  perchè 
men  largo  che  non  è  il  ceppo. 

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738 


SPO 


SPR 


—  a  canto;  Sponderola  a  canlo,  dicesi  Quella,  il 
cui  ferro  ha  il  taglio  obbliquo.  Serve  a  piallare 
il  legno  in  tralice,  cioè  obbliquamenle  alia  fibra, 
e  impedisce  che  questa  non  isebianti. 

Spouta<iieit8e  s.  f.  Spontaneità:  Il  consenso 
della  volontà  ossia  La  ragione  formale  dell'azione 
spontanea, 
it  Facilità,  Franchezza,  Prontezza  nell'operare. 

Spopola;  V.  a.  Spopolare,  Di  popolare,  Dispo- 
polare, Disertare,  Disolare  :  Vuotar  di  popolo  le 
città,  i  paesi,  le  provincie;  e  talora  Distruggere 
la  popolazione  con  guerra  o  con  pestilenza  o  sim. 
S  Spopolàse  n.  p.  Spopolarsi,  Dipopolaisi,  ecc.: 
Diminuirsi  la  popolazione.  Restar  senz'abitanti. 

Sporca,  V.  Brutta. 

Sporcaceión.  V.  Porcacciòn. 

Sporco  s.  m.  Sporco.  T.  statnp.  L'effetto  op- 
posto dello  Smangiare  (V.  Smangia  nel  2°  signif.). 
Ciò  accade  quando  la  fraschetta,  troppo  tagliata, 
lascia  scoperta  qualche  parte  del  foglio  di  slampa, 
fra  quelle  che  hanno  a  rimaner  bianche. 

Sporco  add.  Sporco,  Sucido,  Sudicio,  Lordo,  Ler- 
cio^ Schifo,  Sozzo  :  Aggiunto  di  persona  e  di  cosa. 
«  Sporco,  Sudicio,  dicesi  frequentem.  in  senso  fìg. 
di  Persona  di  laide  azioni  e  di  sconcio  parlare. 
S  Giancaja  sporca;  Panni  sucidi,  Biancheria  sudi- 
cia: Quella  che  è  da  porsi  in  bucalo. 
S  ParoUe  sporche  ;  Parole  sporche,  sucide,  laide, 
cioè  disoneste,  turpi,  indecenti,  lascive. 

Sporiiiòiià.se  V.  Spolmonasi. 

Spórpoa,  V.  a.  Spolpare,  Dispolpare:  Levare 
la  polpa, 
n  Spolpare,  per  similit.  Privare,  Spogliare:  0  m'ha 

spórpuóu  de  tutto;  VA  spolpò  d'ogni  cosa. 
S  Spórpoàse   n.  p.  Spolparsi,   usasi   figurat.  per 
Privarsi,  Spogliarsi. 

Sporta,  s.  f.  Sporta  :  Arnese  tessuto  di  giunchi, 
paglia  0  sim.,  con  due  manichi  per  uso  di  tras- 
portare robe  per  lo  più  commestibili. 

—  da  éuio;  Gabbia  o  Gabbia  da  olio,  e  in  qualche 
dialetto  della  Toscana  Busca  e  Buscola:  Quella 
gabbia  fatta  di  corde  d'erba  detta  Stramba,  in- 
trecciata a  maglie  a  guisa  di  rete,  di  forma  ro- 
tonda, con  una  bjca  nel  mezzo,  di  sopra  e  di 
sotto,  nella  quale  si  mettono  le  ulive  infrante 
per  istringerle. 

S  Piggid  a  sporta  e  i  fceri  V.  Fwro. 

Sportig-g-iéua,  s.  f.  Sparo  e  Sparalo,  così 

chiamansi  Quei  tagli  o  aperture  che  sono  nella 

camicia  dell'uomo;  havvi  Lo  sparato  del  petto, 

Gli  sparati  delle  maniche  e  Gli  sparati  di  fondo. 

—  di  càsoin;  Sparato  davanti,  dicesi  ne' calzoni, 
lunghi  0  corti,  e  che  non  hanno  loppa  fportel- 
lettoj,  Quell'ampia. apertura  anteriore,  della  quale 
i  lembi  si  abbottonano  l'uno  sull'altro.  -  Sparato 
de'  ginocchi  o  Sparato  di  fianco,  Quell'apertura 
laterale  presso  ciascun  ginocchio  de"  calzoni  corti 
0  brache,  la  quale  si  abbottona,  per  quindi  af- 
fibbiarla 0  stringerla  con  laccetti. 

Sporto  s.  m.  Sporto:  Denominazione  generale 
di  Tatto  ciò  che  sporta  in  fuori  della  dirittura 
d'un  muro  o  d'altra  cosa. 
M  In  Archit.  dicesi  Aggetto  o  Spaldo  Quello  spor- 
gimento  che  fa  un  membro  d'architettura,  cioè 
Lo  sportar  in  fuori  della  dirittura  o  sodo  del 
muro,  come  fauno  gli  architravi,  le  cornici,  ecc. 

Spòrtala,  s.  f.  Sportula ,  Propina  :  Onorario 
che  si  dà  ai  giudice  per  la  data  sentenza. 


Sporze  V.  n.  Sporgere  e  Sporlare  :  Uscir  chec 
chessia  dal  piano  o  dal  perpendicolo  ov'è  affisso. 

Il  In  Archit.  (iicesi  Aggettare  o  Far  aggetto  Lo 
sporgere  in  fuori,  L'uscir  della  dirittura  e  piombo 
d'un  muro. 

'I  Detto  di  stanza,  finestra  o  sim.,  dicesi  Rispon- 
dere, Riuscire  in  un  luogo  :   A  moe   stansa  a 
sporze  in  stradda;  La  mia  stanza  riesce  sopra 
la  strada. 
Sporzimento  s.  m.  Sporgimenlo,  Sporto 

V^.  Sporto. 
Sposa,  s.  f.  Sposa:  Fanciulla  che  sta  per  ma- 
ritarsi 0  è  maritata  di  fresco. 

S  Anello  da  sposa;  Fede:  Anello  nuziale  o  ma- 
trimoniale, nel  quale,  in  cambio  di  gemma,  si  rap- 
presenta talora  un  par  di  mani  congiunte  insieme. 

S  Contento  cómme  ùnn-a  sposa;  Più  coDlento  di 
una  sposa,  vale  Contentissimo,  Gioiosissimo. 

S  Corredo  da  sposa  V.  Corredo. 

g  Roba  da  sposa;  Veste  nuziale. 
Sposa,  v.  a.  Sposare  :  Pigliar  per  moglie  o  per 
marito;  Ammogliarsi,  Maritarsi. 

—  ùnn'opinion,  un  scistema;  Sposare  un'opinione, 
un  sistema:  Star  ostinato  nel  proprio  parere. 

'Sposaeg-o  s.  m.  Sposalizio.  Voce  del  con- 
tado V.  Sposalizio. 

Sposaenu-a  s.  f.  Sposina,  dicesi  per  vezzo 
a  Sposa  novella. 

Sposag'g'o  V.  Cinque  nell'ultimo  significato. 

Sposalizio  s.  m.  Sposalizio  :  La  solennità 
dello  sposarsi,  La  celebrazione  delle  nozze. 

Sposóiz  s.  m.  Sposo  :  Quegli  che  sta  per  am- 
mogliarsi 0  è  ammogliato  di  fresco. 
S  Letto  da  sposaci;  Talamo. 
S  Paci  un  sposóu;  Esser  lindo,  attillalo,  ben  as- 
setto. Essere  in  gran  gala. 
S  Rcgulli  dò  sposóu;  Doni  sponsali,  e  anlicam. 
Dònora:  Quegli  arnesi  che  si  danno  alla  sposa 
prima  d'andare  alla  casa  del  marito. 

Sposta,  V.  a.  Spostare:  Levar  di  poslo. 

Spòu  s.  m.  Frullino  :  Strum.  fatto  d'un  asse  di 
legno,  lungo  on  palmo  e  mezzo  circa,  alle  due  teste 
del  quale  son  conficcati  due  ferri  elevantisi  ad 
angolo  retto,  i  quali  servono  per  sostenere  un'asta 
parimente  di  ferro,  che  si  mette  per  traverso  ad 
essi,  e  nel  cui  mezzo  è  fermata  una  ruota  di 
legno;  da  un  lato  di  quest'asta  s'infila  un  roc- 
chetto per  incannare  il  filo,  e  dall'altro  si  fa 
girare  dandovi  su  colla  mano. 

Spra>ng>a,  s.  f.  Spranga:  Legno  o  Ferro  che 
si  conficca  a  traverso  per  tenere  insieme  e  unite 
le  commessure;  e  presso  i  legnaiuoli  Tutti  quei 
pezzi  di  legname  che  vanno  a  traverso  d'una 
porta  0  uscio,  e  si  uniscono  ai  battitoi. 
S  Spranghe  dd  letto  ;  Sponde  del  letto.  Voce  bassa 
e  del  contado  V.  Spónda. 

Sprang-à  v.  a.  Sprangare:  Metter  le  spranghe. 

—  de  balle;  Sballare,  Panzanare,  ecc.  V.  Spara. 

—  di  càsci;  Sprangar  calci,  parlandosi  di  cavalli  o 
sim.,  lo  stesso  che  Tirar  calci. 

S  Sprangale  grosse;  Lanciar  campanili  o  cantoni 
in  aria:  Spacciar  cose  e  frottole  non  verisimili 
0  impossibili. 

Spraugón.  V.  Contaballe. 

Spreg-iùdLioóvi  add.  Spregiudicato:  Di  li- 
beri sentimenti,  Che  non  è  soggetto  a  pregiudizi. 

Spremine  v.  a.  Premere,  Spremere  e  Sprie- 
mere  :  Stringere  una  cosa  tanto  che  n'esca  il  sugo. 


;c-     * 


SPR 


SPU 


7S9 


l'omido  0  altra  materia  contenota  in  essa.  Par- 
landosi di  limoni,  dicesi  piiì  propr.  Strizzare. 

—  a  faceta  a  ùnn-a  pcrsónn-a;  Premer  la  faccia 
ad  alcuno,  vale  Stringergliela  forte  colla  mano 
in  atto  di  sdegno. 

—  l'ùga;  Pigiar  iuva  V.  Setacea. 

S  Fase  spremine  a  fa  ùnn-a  cosa;  Farsi  pregare 
a  far  checchessia,  dicesi  di  Persona  restìa,  pigra 
0  avara,  che  mal  volentieri  accondiscenda  ad  ana 
preghiera,  ad  un  invito  o  anche  a  fare  il  suo 
dovere. 
S  Spremmise  ;  Ponzare  e  Pontare  :  Far  forza  per 
mandar  fuori  gli  escrementi  del  corpo,  il  parlo 
0  simile. 

Spiremmiliiiioiii  s.  m.  Strizzalimoni,  Ma- 
tricina, e  da  aldini  anche  Pera:  Specie  di  strettoio, 
con  cui  si  spremono  i  limoni. 

Spreiiiiii.itùa<  s.  f.  Spremitura:  Lo  spremere 
0  La  maieria  spremuta. 

Sprescia,  s.  f.  Prescia,  Pressa,  Fretta,  Pre- 
mura. Voci  che  si  adoperano  l'una  per  l'altra, 
ma  che  hanno  le  seguenti  distinzioni  fra  loro: 
La  Fretta  è  Un  vivo  desiderio  di  avacciare,  di 
spedire  o  di  far  checchessia;  Prescia  o  Pressa 
è  L'alto  della  fretta  in  chi  sollecita  i  suoi  mo- 
vimenti, cosi  si  p;ò  Aver  fretta  e  andare  adagio; 
Premura  è  ana  delle  cagioni  o  degl'indizj  della 
fretta. 
S  De  sprescia  o  In  sprescia;  In  fretta,  A  fretta. 
All'in  prescia.  Posti  avv.  vagliono  Con  gran  pre- 
stezza, Frettolosamente. 

Spiresción  (Dej;  in  fretta  e  in  furia.  Modo 
avv.  e  vale  Presto  presto,  Con  somma  fretta. 

Spi:*essà.  V.  a.  Sprezzare,  Spregiare,  Dispre- 
giare, Disprezzare:  Avere  o  Tener  a  vile. 
§  Chi  spressa  o  schcrsa  cómpra  V.  Cómpra. 

Sprexad.d.o  add.  Sprezzante,  Beffardo,  Sce- 

^  dardo  :  Che  sprezza.  Che  fa  beffe,  Che  schernisce 
V.  Dcsprexaddo. 

Sprofónd-à  v.  n.  Profondare,  Sprofondare, 
Sprecipitare:  Cader  nel  profondo. 
S  Sprofòndàse;  Sprofondarsi,  detto  della   terra, 
vale  Aprirsi  come  una  voragine. 

Spi*of5]id.òu  p.  pass.  Profondalo,  Sprofon- 
dalo V.  Sprofonda. 
n  Sprofondato,  detto  di  strada  o  sim.  vale  Subbis- 
sato, Rovinato,  Guasto. 

Spròn  s.  m.  Sprone  e  Sperone,  figurai,  vale 
incitamento.  Slimolo. 

Sprona,  v.  a.  Spronare:  Propriara.  Pungere  collo 
sperone  le  bestie  da  cavalcare  perchè  camminino, 
n  Spronare,  figurai.  Sollecitare,  Stimolare,  Incitare, 
Spignere  a  far  qualche  cosa. 

Sproporziòn  s.  f.  Sproporzione,  Dispropor- 
zione: Mancanza  di  proporzione. 

Sproporzionò u.  add.  Sproporzionato,  Di- 
sproporzionalo :  Che  non  ha  proporzione  o  Che 
è  faori  di  proporzione. 

Sproposito  s.  in.  Sproposito  :  Cosa  fuori  di 
proposilo,  di  regola  o  di  ragione;  Svarione,  Scer- 
pellone, Marrone,  Farfallone,  Scompiscione,  Stra- 
falcione: Detto  spropositato  o  sciocco,  ed  anche 
Errore  solenne  non  solo  nel  parlare,  ma  anche 
neir  operare. 
»  Sproposito ,  per  Semplice  errore  in  un'  arie  o 
scienza:  0  dtxe  ciù  spropoxili  che  paroUe; 
E'  dice  più  spropositi  che  parole. 

—  da  cavalli;  Spropo6i(accio,  Spropcsilone,  Spro- 


posito dell' ottanta  o  da  pigliar  colle  molle  V. 

Cavallo. 
S  Domanda  un  spropoxito  d'ùnn-a  cosa;  Chie- 
derne uno  sproposito,  (ìs:urat.  Domandar  di  chec- 
chessia un  prezzo  eccessivo. 
S  Èsighe  un  spropoxito  de  roba;  Esserci  DQ. 
flagello,  un  subbisso,  un  fiotto,  un  nugolo,  aa 
fracasso,  un'infinità  o  gran  quantità  di  cose. 

Spropoxitóu  add.  Spropositato,  Enorme, 
Smisurato;  Eccessivamente  grande,  Straordina- 
riamente grosso. 

Spropria  v.  a.  Spropriare  e  Spropiare:  Pri- 
vare, Spodestare  delle  cose  proprie. 
S  Spropriàse  n.  p.  Spropriarsi  e  Spropiarsi:  Ab- 
bandonar la  proprietà,  Rinunziare  ad  nna  cosa 
propria. 

Spruin  s.  m.  Spruzzolo,  Sprozzaglia:  Pioggia 
minutissima. 

Spruinà  v.  a.  Spruzzare,  Sprozzolare,  Sbriz- 
zare.  Sprizzare:  Leggermente  bagnare,  o  si  faccia 
colla  bocca  socchiusa  mandando  fuori  con  forza 
il  liquore  che  vi  si  ha  dentro,  ovv.  colle  dita 
bagnale,  o  con  ispazzole  e  granatini  e  sim. 
.1  Spruzzolare,  usato  in  senso  neul.  vale  Pioviggi- 
nare, Cader  !a  pioggia  in  minutissime  gocce; 
diccsi  anche  Lamicare,  ma  è  poco  usato. 

Sprùssa  V.  Spruind  nel  1°  significato. 
Il  Spruzzolo,  Spruzzaglia  V.  Spruin. 

Spùa  v.  n.  Sputare:  Mandar  fuori  saliva  o  altra 
cosa  per  becca. 
Il  Parlando  di  tessuti  variamente  colorili,  oe'  qaali 
0  per  essere  stali  lavati-  o  per  altra  cagione  i 
colori  si  dilatano  e  si  confondono  insieme,  dì- 
cesi  Strizzare. 
H  Detto  di  carta,  la  quale  per  non  essere  slata 
incollata  succhia  l'inchioslro  da  scrivere,  dicesi 
Succhiare:  Pappe  chi  spiia;  Carla  che  succhia. 

—  dince;  Slazzerare  o  Snocciolare  i  quattrini,  vale 
Mellerli  fuora,  Sborsarli:  Ammioe  o  aù  de  fdlo 
spùd;  Badale  soprattutto  ch'egli  slazzeri  i  quallrini. 

—  in  ta  faccia  a  ùnn-a  persónn-a;  Sputacchiare 
uno:  Sputare  nel  viso  altrui  per  dispregio. 

—  in  ta  faccia  discorrindo;  Spruzzare,  Spruzzare 
a  vento,  Spruzzolare,  Sbruffare,  dicesi  Quando 
uno  parlando  spula  nel  viso  altrui. 

—  riandò;  Spular  tondo:  Star  in  sul  grave.  Osten- 
tar gravila.  Parlar  sentenziosamente. 

—  sentense;  Spulare  o  Scatarrare  o  Sbolgetlar  sen- 
tenze; Profferir  sentenze  con  affettazione  e  so- 
vente fuor  di  proposito. 

S  Chi  ha  a  bócca  amaa  no  péu  spùd  dòge  V. 
Amào  (add.). 

§  Chi  spùa  contro  ò  vento  se  spùa  addosso;  Chi 
sputa  contro  il  venlo  si  sputa  in  faccia,  e  io 
m.  b.  Cbi  piscia  contro  il  vento  si  bagna  la  ca- 
micia. Prov.  denolantc  che  Chi  fa  una  cosa  al- 
l'opposto di  quel  che'  dovrebbe,  per  lo  più  gliene 
incoglie  male  o  danno. 

I  Spùase  in  te  moen  ;  Sputarsi  nelle  mani  o  nelle 
dita,  figurai,  vale  Accignersi,  Apparecchiarsi  con 
calore  alla  fatica. 

Spùasentense  s.  m.  Sputasentenze:  Colai 
0  Colei  che  parla  sentenziosamente  e  con  affet- 
tata gravità;  altrim.  Sputasenno,  Cacasenno. 

Spùea  s.  f.  Sputacchiera:  Sorla  di  vaso  da  spu- 
tarvi dentro,  e  l'adoperano  specialmente  i  maiali. 

II  Sputacchiera  o  Cassetta  da  sputare:  Quella  cas- 
sell!i  di  legno  o  di  latta  verniciala,  con  enlrovi 


740 


SPU 


SQU 


delia  segatura  di  legno,  che  si  tiene  in  terra 
nelle  stanze  pulite  ad  uso  di  sputarvi  dentro  per 
non  isporcarc  il  pavimento. 

Spùeto  s.  m.  Spuletto.  Dim.  di  Sputo. 
S  Fa  i  spùeti-;  Sputacchiare:  Sputare  sovente,  ma 

.     poco  alla  volta. 

Spùeto  s.  m.  Scudetto:  Piccolo  cerotto  stoma- 
chico fatto  a  foggia  di  cuore. 

Spuioso  add.  Pauroso:  Che  ha  paura,  Che  di 
leggieri  teme;  altrim.  Timido,  Timoroso,  Pavido. 

Spùmiuà,  V.  a.  Sfumare.  T.  pitt.  V.  Sfùmmà. 

Spùnuuìn  s.  m.  Sfumino.  T.,  pia.  Pezzuole 
di  pelle  0  di  carta  ravvolta  a  cono,  che  si  ado- 
pera per  islendere  l'acquerello  o  la  matita  sulla 
carta. 

Spuucià;  v,  a.  Spignere  e  Pignere:  Far  forza 
di  rimuovere  ta  sé  o  di  cacciar  oltre  checches- 
sia; altrim.  Urtare. 
Il  Spignere,  metaf.  Sollecitare,  Stimolare,  Spronare, 
Incalzare,  ecc. 

Spuncióu  s.  m.  Spintone ,  Urtone  :  Spinta 
grande,  Urto  grande. 

Spunta  V.  a.  Spuntare  :  Propriam.  Levar  la 
punta  0  Guastar  la  punta. 
Il  Spuntare,  in  signif.  neut.  vale  Cominciare  a  na- 
scere, Uscir  fuori, 
n  —  per  Apparire.  Comparire,  Farsi  vedere. 

—  a  barba,  e  come,  i  denti;  Spuntar  la  barba, 
le  corna,  i  denti:  Cominciar  a  metterli.  Man- 
darli fuora. 

—  ó  so;  Spuntare  il  sole,  vale  Cominciare  a  sor- 
gere, ad  apparire. 

—  ùnn-a  cosa;  Spuntare  alcuna  cosa,  figurai.  Su- 
perarla, Ottenerla  rimovendo  le  difficoltà. 

S  Spuntala  con  un;  Spuntarla,  Sbarbarla  con  uno: 
Ottener  ragione  o  quello  che  si  desidera. 

Spuuzia.  s.  f.  Spegna  e  comunem.  Spugna. 
T.  botan.  Spongia  offlcinalis.  Pianta  zoofila  che 
trovasi  attaccata  agli  scoglj  del  mare,  ed  è  for- 
mata d'una  serie  di  piccoli  tubi  capillari,  che 
possono  ricever  l'acqua  ne^loro  interstizi  e  gon- 
fiarsi notabilmente.  Questa  pianta  convenevolm. 
preparata  serve  a  molli  usi  domeslici,  non  che 
delle  arti  ed  alla  medicina,  per  la  sua  proprietà 
d' imbeversi  gran  copia  d'acqua  e  di  cederla  alla 
minima  pressione. 
%  O  l'è  ùnn-a  spunzia;  È  una  spugna,  si  dice 
per  similit.  di  Uno  che  bee  molto. 

Spiiuzia/  s.  m.  Colpo  dato  colla  spugna. 

Spixuzieta.  s.  f.  Spugnelta.  Dim.  di  Spugna: 
Piccola  spugna. 

Spuuzìéua.  s.  f.  Spugnola,  Spiìgnolo,  Spu- 
gnino, Spongino,  Trippetto,  Bucherella,  Morella, 
Morilla.  T.  boi.  Morchella  esculenta.  Fungo  che 
ba  lungo  e  spugnoso  cappello  a  cono  acutissimo, 
di  color  giallo-ocrato :  il  gambo  corto,  denso, 
fistoloso  e  bianchiccio.  É  mangereccio  e  tenuto 
da  molli  in  gran  pregio. 

Spùo  s.  m.  Sputo,  pegg.  Sputacchio  :  La  materia 
liquida  che  si  sputa.  Gli  sputi  si  dicon  da' me- 
dici eruginosi,  quando  sono  di  color  giallo-ver- 
'  diccio;  gommosi,  quando  rassomigliano  ad  una 
soluzione  spessa  di  gomma;  schiumosi,  quando 
sono  coperli  di  schiuma;  rubiginosi  o  rug- 
ginosi, quando  sono  di  color  giallo-rossigno; 
striali,  quando  contengono  strisce  di  sangue; 
sanguigni,  quando  son  colorati  in  rosso  dal 
sangue,  ecc. 


$  Attaccóu  co  spùo  V.  Attaccóu. 

§  Mangia  pan  e  spùo  V.  Mangia. 
Sptìrg-à  v.  n.  Spurgare:  Far  forza  colle  fauci 
di  Irar  fuori  il  catarro  dal  petto, 

S  Spùrgàse  n.  p.  Spurgarsi:  Gettar  fuori  il  catarro. 
Spu.ssa>  s.  f.  Puzza,  Puzzo,  Fetore,  Sito,  Lezzo, 
Tanfo.  Queste  .voci,  abbenchè  si  usino  talvolta 
per  sinonimi,  pure  differiscono  Ira  loro  nella  pre- 
cisa loro  applicazione.  Puzza  e  Puzzo  dicesi 
di  Qualunque  odore  non  buono;  esso  può  essere 
pili  0  men  grave:  La  puzza  d'una  piaga.  Il  puzzo 
di  brucialo,  d'olio  fritto.  Fetore  è  alquanto  più 
del  Puzzo,  e  dicesi  di  cosa  fracida  e  corrotta: 
Il  felor  d'un  cadavere.  Sito  propriam.  è  Quel 
puzzo  che  viene  per  lo  più  da  cosa  giacente  in 
un  luogo,  da  stanza  stata  lungo  tempo  chiusa 
e  sim.  Lezzo  è  Mal  odore  che  procede  da  sudi- 
ciume di  corpo  animale,  onde:  Saper  di  lezzo 
dicesi  delle  persone  e  delle  bestie  che  mandano 
fetore.  Tanfo  è  Puzzo  che  viene  a  un  trailo  e 
percuote  il  senso,  sia  di  mucido  o  d'altro. 
Spùssà  V.  n.  Puzzare,  Putire:  Avere  o  Spi- 
rar mal  odore.  Lezzare  o  Allezzare,  Puzzare 
di  lezzo  ;  Sitare,  Aver  sito,  Puzzar  di  silo  ;  Fé- 
tere.  Render  fetore,  latinismo  da  usarsi  solo  in 
certi  tempi  e  modi  e  con  gran  senno  V.  Spéssa. 

—  camme  ùnn-a  carogna;  Puzzare  come  un  avello. 
Ammorbare,  Appestare:  Render  pessimo  odore. 

—  de  bestin;  Lezzare,  Allezzare,  Saper  di  lezzo. 
Dicesi  anche  famigliarm.,  e  non  già  per  irrive- 
renza, Puzzar  di  frate  o  di  prete,  per  Quel  certo 
fetore  d'untume,  che  tramandano  alcuni  fra  essi, 
probabilmente  derivante  dalla  trascurata  mon- 
dezza de'  loro  vestimenti  sottani. 

—  i  pé;  Puzzare  i  piedi,  ed  anche  Sonar  co'  calcetti. 

—  6  scióu  V.  Scióu. 

§  E  cose  remence  spùssan  V.  Remenóu. 

Spùssò  s.  m.  Lezzone  e  Lezzona:  Uomo  o 
Donna  sudici  e  sciatti. 
§  Fd  da  spùssó;  Far  il  bellimbusto,  il  profumino, 
il  cacazibetto,  lo  sninfio,  dieesi  comunem.  di 
Coloro  che,  noi  potendo,  vanno  soverchiamente 
attillati. 

Spùssolento  add.  Puzzolente,  Putente,  Puz- 
zoso,  Lezzoso,  Fetente,  Fetido:  Che  pule,  Che 
puzza.  Che  rende  fetore. 

Sq[uacciii  s.  m.  Inchino:  Fd  5  squaccin; 
Far  l'inchino,  dicesi  per  Io  più  delle  donne 
quando  s'abbassano  con  certa  grazia  per  rive- 
rire altrui. 

Sq.«.ad.d.ra.  s.  f.  Squadra:  Strum.  formato  di 
due  regoli  commessi  ad  angoli  retti,  col  quale 
si  squadra,  cioè  si  formano  o  si  riconoscono  gli 
angoli  retti.  Serve  a'  maestri  nelle  costruzioni. 

—  fàsa;  Squadra  zoppa,  Calandrino,  Pifferello:  Squa- 
dra mobile,  fatta  di  due  stecche  o  regolelli  di 
legno  incastrati  insieme  all'un  de'  capi  girevol- 
raenle,  a  modo  di  compasso,  le  cui  braccia  pos- 
sono aprirsi  ad  ogni  sorta  d'angolo. 

%  Andd  féua  de  squaddra;  Uscir  di  squadra,  fi- 
gurai, vale  Uscir  de'  termini,  dell'ordine. 

§  Èse  féua  de  squaddra;  Esser  fuor  di  squadra, 
cioè  non  aggiustato  o  regolato  colla  squadra. 

Il  —  in  squaddra;  Fssere  a  squadra  o  in  isquadra, 
vale  Essere  in  situazione  perpendicolare. 
Squaddra,  s.  f.  Squadra.  T.  milit.  General- 
mente Una  quantità  indeterminala  di  soldati,  e 
per  Io  più  comandata  da  un  caposquadra;  Banda, 


SRA 


STA 


741 


Schiera.  Oggidì  s'intende  Una  parte  della  com- 
pagnia comandata  da  un  caporale. 

i)  Squadra,  per  Qualunque  moitii-jdine  determinata 
di  persone  o  d'operaj  o  lavoranti,  i  quali  ser- 
vono sotto  gli  ordini  d'un  capo. 

M  —  In  terra,  di  Marin.  dicesi  d'Un  numero  di 
vascelli  da  guerra  diretti  da  un  comandante. 
Sq.ua,d.di*à<  v.  a.  Squadrare  e  Quadrare:  Ren- 
der quadro  o  ad  angoli  retti  checchessia. 

n  Squadrare,  per  Aggiustar  colla  sq  ladra. 

n  Quadrare  V.  Quaddrd. 

—  da  capp'a  pé  ;  Squadrare  dal  capo  alle  piante 
0  da  capo  a  piedi  V.  Cappo. 

Sc][iia.d<li*a.tùa<  s.  f.  Squadratura  :  Lo  squa- 
drare e  Lo  stato  della  cosa  squadrata. 

Sq[iia<<l<li*òii  s.  m.  Squadrone.  T.  milit.  Quan- 
tità determinata  di  soldati  a  cavallo;  ed  è  Una 
delle  parti  d'un  reggimento  di  cavalleria,  com- 
posta comunem.  dì  due  compagnie  da  cinquanta 
a  cento  uomini  caduna. 
ti  Squadrone:  Spada  di  lama  assai  larga  e  lunga, 
diritta  od  alquanto  ricurva,  col  taglio  da  una 
parte  sola,  la  quale  si  porta  al  fianco  sinistro 
appesa  ad  un  centurino  dagli  ufficiali,  da  tutta 
la  cavalleria  leggera  e  da'  carabinieri  a  cavallo. 

Sq^ua<ddr*oiià,  v.  a.  Squadronare:  Ordinare 
gli  squadroni,  Porli  in  ordinanza  V.  Squaddrón 
nel  1°  signif. 
S  Squaddronàse  n.  p.  Squadronarsi  :  Schierarsi  gli 
squadroni.  Porsi  in  ordinanza. 

Squa^ddrona,  s.  f.  Colpo  dì  squadrone  V. 
Squaddrón  nel  2"  signif. 

Sq.ii8ea.  s.  f.  Pancone:  Legno  segato  per  lo 
lungo  dall'albero,  di  grossezza  di  sopra  a  tre 
dita,  del  quale,  rifendendolo,  si  fanno  assi  piò 
sottili,  delti  Panconcelli  e  Correnti  V.  Toé. 

Squaeo  (Pelle  de);  Sagrì  e  Zigrino  V.  Pelle. 
n  Detto  figurai,  di  persona,  vale  Soggettino,  Ca- 
vezza, Mala  lana  V.  Pelle  d'éuio,  Pelle  gramma 
nelle  voci  Éuio,  Pelle. 

S(j[ìX8exi  a vv.  Quasi  :  Poco  più  che.  Presso  che, 
Mezzo  mezzo. 

—  che;  Quasi,  Come  se. 

—  squcexi;  Quasi  quasi,  lo  stesso  che  Quasi,  ma 
ha  alquanto  più  di  forza. 

(Squaejici  s.  m.  pi.  Invenie,  Smorfie,  Lezj,  Sman- 
carìe,  Smiaci,  Squasillì  V.  Nonne. 

Sq.ua.x*sà,  v.  a  Squarciare,  Stracciare,  Lacerare. 

Squairso  s.  m.  Squarcio:  Tag'io  grande;  Aper- 
tura, Fessura,  Sfenditura. 
"  Squarcio,  per  Pezzo  di  qualche  opera  letterària; 

Frammento,  Brano  d'autore. 
n  Spalletta:  Quella  parte  del  muro  tagliata  a  sghim- 
bescio accanto  agli  stipiti  e  architrave  delle  porte, 
finestre  e  sim. 

Sq.uaz*sò]i  s.  m.  Squarcione,  Bravaccio,  Ta- 
gliacantoni,  Spaccone,  Spaccamontagne,  ecc.  V. 
Spaccamontagne. 

Sq.via,r*tà  v.  a.  Squartare,  antic.  Squatrare:  Di- 
vìdere in  quarti:  Vorrieivo  ese  squartóu  s'6  no 
me  a  paga;  Vorrei  essere  squartato  s'è'  non  me 
la  paga. 
S  Vatt'a  fa  squarta;  Va  sulle  forche,  Va  in  ma- 
lora. Va  al  diavolo.  Va  al  boja.  Modi  d'impre- 
cazione. 

Squascio  s.  m.  Crollo,  Tracollo,  Scossa,  Danno. 

Sq[ua<tta;X*àse  V.  Impattardse. 

Sjraxònà;  v.  n.  Sragionare:  Ragionare  storta- 


mente contro  ogni   buono  principio  di  logica; 
Anfanare,  Scioccheggiare,  Parlare  a  vànvera,  Non 
saper  quel  che  uno  si  dice. 
Sreg-olòu.  add.  Sregolato,  contr.  di  Regolalo, 

0  dicesi  per  lo  più  nel  mangiare  e  nel  bere. 
Sta.  e  Sto  add.  Questo  e  Questa;   da  alcuni 
trovasi  anche  usato,  ma  raramente  e  per  aferesi, 
Sta  e  Sin:  A  sta  manca,  a  sto  moddo  nò  se 
péu  vive;  A  questa  maniera  non  si  può  vivere. 
Sta.  s.  m.  Stajo:  Vaso  col  quale  si  misura  grano, 
biade  e  sim.;  ed  usasi  anche  per  La  misura  piena. 
Sta.  V.  n.  Stare.  Verbo  frequentissimo  per  la  va- 
rietà de'  significati  che  esprìme,  e  per  la  molti- 
plìcità  delle  maniere,  nelle  quali  si  adopera. 

»  Stare,  per  Essere:  Se  a  cosa  a  sta  cdmme  ti 
dixi;  Se  la  cosa  sta  come  tu  dici. 

n  —  per  Consìstere  :  Chi  ghe  sta  tutto  ;  Io  ciò 
sta,  cioè  consiste,  il  tutto. 

«  —  per  Abitare,  Dimorare:  Scià  me  sa  di  dove 
5  sta  de  casa  ?  Mi  sa  ella  dire  dove  sta  di  casa  ? 

M  —  per  Fermarsi,  Intrattenersi;  0  Ce  stoeto  treì 
meìxi  a  Tòrriggia;  Egli  stette  tre  mesi  a  Tor- 
rìglìa.  E  in  questo  signif.  usasi  anche  in  neut. 
pass.:  0  se  ne  sta  tutto  l'anno  in  villa;  Egli 
se  ne  sta  tutto  l'anno  in  campagna. 

n  —  per  Indugiare,  Tardare:  0  l'è  stoeto  qtuit- 
tr'óe  a  vegnì;  Egli  stette  quattr'ore  a  venire. 

n  —  per  Capire  dentro:  In  tò  beùlo  a  nò  ghe 
sta;  Nel  baule  non  ci  sta. 

«  —  per  Passarsela  bene  o  male,  e  riferiscesi  alla 
costituzione  e  sanità  del  corpo,  alla  quiete  e 
tranquillità  dell'animo  e  alla  comodità  e  condi- 
zione della  vita  :  Còmme  ti  stw  ?  Staggo  ben; 
Come  stai?  Io  sto  bene. 

n  —  per  Vivere:  0  sta  tutto  o  giórno  c'ùn  pò 
de  pan:  Egli  sta  tutto  il  dì  con  un  po'  di  pane. 

Il  —  per  Durare,  Conservarsi,  Mantenersi,  Conti- 
nuare: Gh'é  stoeto  ò  segno  ancòn  pe  dui  meìxi; 
Vi  stette  il  segno  ancor  due  mesi. 

n  —  per  Regolarsi,  Diinrtarsi,  Aver  contegno: 
Ve  ò  dio  mi  còmme  se  deve  sta  in  schéua; 
Dirovvel  io  come  si  deve  stare  in  iscaola. 

n  —  per  Andare:  Sòn  stoeto  à  caccia;  Sono  slato 
a  caccia. 

n  —  Riferito  a  tempo,  vale  Passare:  0  sta  tutto 
ò  giórno  a  leze;  Egli  sta  lutto  il  dì  a  leggere. 

n  —  In  terra,  geora.  vale  Aver  eguale  proporzione: 
A  B  sta  a  D  E  còmme  G  P  sta  a  N  T  ;  A 
B  stanno  a  D  E  come  G  P  stanno  a  N  T. 

n  —  Accorapagnato  cogli  aggeli.,  ha  la  forza  del 
V.  Essere:  Véuggio  eh' ò  stagghe  attento;  Vo' 
ph'egli  stia  attento. 

t)  —  Accompagnalo  cogl'infiniti  de'  verbi,  mediante 
la  panie.  A  0  Ad,  dà  grazia,  ma  non  aggiunge 
0  muta  la  significazione,  ond'è  tanto  a  dire: 
Ve  staggo  a  senti;  Io  sto  ad  ascoltarvi,  quanto 
Ve  sento;  Vi  ascolto. 

n  —  Accompagnato  co'  gerundj,  esprime  l'azione 
significata  dal  verbo,  da  cui  si  trae  il  gerundio: 
0  stava  mangiando  ;  Egli  stava  mangiando,  cioè 
Mangiava. 

I»  —  Finalmente  retto  da  altri  verbi,  come  pure 
accompagnato  da  altre  particelle  o  da  diversi 
nomi,  forma  moltissime  locuzioni,  anche  non  com- 
prese nelle  suddette  dichiarazioni  generiche,  della 
più  parte  delle  qnali  ho  creduto  bene  di  far 
menzione  col  solito  ordine  alfabetico  a  comodo 
de'  lettori. 


^42 


STA 


STA 


—  a  aggueitd;  Far  capolino:  Guardare  di  soppiatto, 
Affacciarsi  destramente  di  soppiatto  per  veder 
altrui  e  tanto  poco  che  difTicilmeDle'  si  possa 
esser  veduto. 

—  a  burla;  Reggere  alia  celia  V.  Burla. 

—  a  cadello;  Star  a  segno,  in  cervèllo,  a  martello, 
a  dovere  V.  A  cadello. 

—  a  casa,  Sta  a  casa  dò  diao  V.  Casa. 

—  a  cavallo;  Star  a  cavallo,  vale  Cavalcare. 

—  a  ciacciurà  V.  Ciacciard. 

—  a  ciati  terren;  Stare  a  terreno,  vale  Abitare 
nelle  stanze  terrene. 

—  a  ciòmd  da-o  féugo,  a  dòma  in  letto  V.  Ciòmd. 

—  a  demodse,  a  hàsigdse,  a  locciàse,  a  ninndse; 
Stare  a  bada,  a  dóndolo,  Dondolarsi,  Tentennarla, 
Lettarla,  vagliono  Trattenersi,  Cftnsumar  il  tempo 
senza  far  nulla. 

—  a  denti  scinti  ;  Stare  a  denti  secchi,  cioè  senza 
mangiare. 

—  d  dieta;  Far  dieta  o  Stare  a  dieta  V.  Dieta. 

—  d  discrezidn  d'ùnn-a  pers5nn-a  V.  Discrezidn. 

—  a  disnd ,  a  gena,  a  fd  colazìon,  a  dormì; 
Slare  a  desinare,  a  cena,  a  colazione,  a  dormire, 
vagliono  Desinare,  Cenare,  ecc.    ' 

—  d  drita  V.  sotto  Std  a  man  drita. 

—  a-e  trosse  d'un;  Stare  alla  vita  d'alcuno:  In- 
calzarlo, Pressarlo. 

—  a  dovei  ;  Star  a  dovere.  Star  a  segno  V.  Dovei. 

—  a  fronte  V.  sotto  Sta  a  peto. 

—  a  galla;  Star  a  galla.  Galleggiare,  vale  Soste- 
nersi sull'acqua;  e  (ìgurat.  Esser  superiore. 

—  a-i  diti;  Star  alle  grida:  Creder  quello  che  co- 
munem.  si  dice,  senza  ricercar  di  vantaggio. 

—  a-i  ordini;  Stare  agli  ordini,  all'ubbidienza  e 
sim.,  vale  Ubbidire. 

—  a-i  patti;  Stare  a  patti,  Tener  il  patto,  va- 
gliono Mantener  la  data  parola. 

—  a  livello;  Stare  o  Essere  in  bilancia  o  in  equi- 
librio, parlando  di  stadera,  dicesi  quando  il  ro- 
mano, e  parlandosi  di  bilancia,  quando  i  pesi 
fé  peizej  contrappcsano  appuntino  la  roba  che 
si  pesa. 

—  all'cegua;  Star  all'acqua:  Esser  bagnato  dalla 
pioggia. 

—  all'aia;  Star  all'aria,  vale  Essere  a  cielo  sco- 
perto 0  in  luogo  aperto. 

—  allegro;  Stare  in  zurlo:  Trattenersi  in  allegria. 
Divertirsi  ;  e  talora  Vivere  con  fiducia,  con  si- 
carezza,  e  dicesi  Star  di  buon  animo.  Star  di 
buon  cuore. 

—  all'erta;  Stare  all'erta  V.  All'erta. 

—  all'ombra;  Stare  all'ombra, -cioè  Essere  in  luogo 
ombroso. 

—  all'ordine  V.  sopra  Sld  a-i  ordini. 

—  all'ozio;  Star  all'ozio,  vale  Vivere  oziosamente, 
Non  far  nulla. 

—  all'umido;  Star  all'umido  :  Essere  in  luogo  umido. 

—  a  man  drita;  Stare  a  manritta,  cioè  a  parte 
destra,  dal  lato  destro. 

—  a  man  scinistra;  Stare  a  sinistra,  a  mancina: 
Slare  dalia  banda  sinistra,  dal  lato  manco. 

—  a-o  barcón  ;  Stare  alla  finestra  V.  Barcòn. 

—  a-o  fóndo;  Slare  al  fondo.  Non  galleggiare. 

— •  a-o  scùo;  Stare  al  bujo  o  all'oscuro,  vale  Esser 
in  luogo  oscuro,  senza  luce. 

—  a-o  sé;  Stare  al  sole  V.  So. 

—  o  pasto;  Mangiar  a  pasto:  Mangiar  solamente  nel 
tempo  della  colazione,  del  desinare  e  della  cena. 


—  a  peto  con  tira  ;  Slar  a  petto  o  a  fronte  V.  Péto. 

—  appréuvo  a  ùnn-a  persònn-a  V.  Appréuvo. 

—  a  scinistra  V.  sopra  Std  a  man  scinistra. 

—  a  senti  d'arescòso;  Origliare  V.  Sentì. 

—  assetlóu;  Slare  o  Essere  seduto,  Sedere. 

—  d  stecca;  Slare  a  stecchetto,  Slare  a  once,  vale 
Vivere  con  islreltezza. 

—  d/o;Slar  alto,  vale  Essere  in  parte  sollevata  o  alta. 

—  attacco;  Slar  muro  a  muro:  Essor  contiguo  di 
abitazione,  Star  alialo,  a  fianco  d'abitazione  di- 
visa con  un'altra  con  muraglia  comune. 

—  attento;  Star  allento,  Star  in  occhi,  Slar  a  oc- 
chio teso  0  a  occhi  aperli,  Star  desto,  Slar  al- 
l'erta, vagliono  Badare,  Usar  attenzione,  Avver- 
tenza, Por  mente.  Avvertire,  Invigilare. 

—  a  ùnn-a  persònn-a  de  fd  o  nò  fd  ùnn-a  cosa; 
Stare  ad  alcuno  o  in  alcuno  o  per  alcuno  di 
fare  o  non  fare  alcuna  cosa,  vale  Essere  in  suo  po- 
tere, in  suo  arbitrio,  in  sua  facòWa:  Stava  a  mi  de 
fdlo  mette  in  prexòn;  Slava  a  me  a  farlo  met- 
tere in  carcere. 

—  a  oedde  ;  Stare  a  vedere  :  Vedere ,  Osservare , 
Mirare:  S/ce  a  vedde ,  ma  taxeì;  Stale  a  ve- 
dere, ma  zitti. 

))  Star  a  vedere,  talora  è  maniera  dubitativa  che 
si  usa  per  richiamare  l'attenzione,  e  in  certa 
maniera  corrisponde  a  quel  che  i  Latini  dicono 
Intende,  Portasse:  Sta  a  vedde  ch'ò  nò  ven; 
Sta  a  veder  ch'egli  non  viene. 

—  a  vento;  Slar  sul  tirato,  Star  sull'intesa,  sulle 
volte,  Star  a  riguardo,  vagliono  Andar  cauto  nel 
parlare  e  nell'operare  per  non  incorrere  in  pre- 
giudizio 0  non  essere  ingnnnato. 

—  ben;  Star  bene:  Essere  in  buona  sanila. 

t)  Star  bene,  per  Essere  agiato,  in  buono  stato. 

Aver  agiatezze,  sostanze,  ricchezze,  poderi. 
11  —  Parlandosi  di  vestito  o  simili,  vale  Essere 

aggrazialo.  Tornar  bene  indosso. 
11  —  per  Convenire:  Nò  sta  ben  a  ùnn-a  figgia 

ò  di  de  ste  cose;  Non  istà  bene  a  una  ragazza 

il  dir  tali  cose. 

—  ben  d  cèa;  Adattarsi,  Tornar  bene  al  volto. 

—  ben  attento;  Slare  a  canna  badata,  vale  Stare 
con  tutta  l'applicazione  possibile. 

—  ben  con  un;  Star  bene  con  uno,  vale  Essere 
in  sua  grazia. 

—  boccùo;  Star  boccone  o  bocconi  V.  Boccùo. 

—  cado;  Star  caldo,  vale  Tenersi  la  persona  calda: 
Ammicc  de  std  cado;  Procurate  di  star  caldo. 

—  gerto;  Star  certo,  vale  Non  dubitare.  Non  temere, 
Fidarsi,  Esser  sicuro. 

—  co-a  bócca  averta;  Slare  colla  bocca  aperta: 
Ascoltare  con  grande  attenzione. 

—  co-e  mòen  zunte ;  Stare  a  man  giunte,  vale 
Stare  in  alto  supplichevole. 

—  co-i  éuggi  averti  o  spalanchw  V.  Éuggio. 

—  co-i  oSge  afflce;  Star  coll'oreccbio  teso  o  cogli 
orecchi  levati  o  tesi,  Tender  l'orecchio:  Star  in- 
tentissimo per  sentire. 

—  còmme  ùnn-a  perla  ;  Stare  come  una  perla,  vale 
Stare  benissimo. 

—  con  l'éuggio  a  pennello;  Star  con  l'occhio  alla 
penna,  vale  Slare  avvertito. 

—  con  tutti  i  so  còmodi  ;  Slare  a  panciolle:  Stare 
con  ogni  comodità. 

—  con  ùnn-a  persònn-a;  Slare  con  uno:  Convivere 
insieme,  Far  vita  con  esso. 

n  Talora  vale  Servire  altrui  colla  persona  merce- 


STA 


STA 


743 


nariamente:  0  l'è  andato  a  sta  co  conte  N.; 
Egli  andò  a  stare  col  conte  N. 

—  cuccio  ;  Star  chiotto  V.  sotto  Sta  quaccio. 

—  d'accordio;  Stare  d'accordo,  Concordare. 

—  da-i  pé;  Slare  da  piede,  Essere  dalia  parte 
inferiore. 

—  dà  lontan;  Star  di  longi,  Stare  alla  lontana, 
vale  Trattenersi  in  luogo  alquanto  lontano. 

—  da  pào  ;  Star  da  pari,  Andar  del  pari. 

—  dappresso;  SiiT  presso,  Star  vicino,  Esser  vicino. 

—  dattorno  a  ùnn-a  cosa;  Star  attorno  a  chec- 
chessia, vale  Non  lo  lasciare,  Usarvi  diligenza, 
e  attenzione,  Lavorarvi  intorno;  e  talora  Starvi 
dietro,  cioè  flettervi  pensiero  e  attenzione  ad 
effetto  di  ottenerlo. 

—  davanti;  Star  davanti  o  dinanzi. 

—  davanti  per  un;  Stare  per  uno  o  Stare  malle- 
vadore per  uno:  Obbligarsi  per  altra!,  Far  mal- 
levadoria per  esso. 

—  de  campann-a  a  ùnn-a  pers5nn-a  Y.  Cam- 
pann-a. 

—  de  casa,  Sta  <te  casa  e  de  bùttega  V.  Casa. 

—  de  d'àto;  Star  sopra,  vale  Abitare  nella  parte 
superiore;  e  figurai.  Soprastare,  Stare  a  van- 
taggio, Essere  superiore,  e  in  tal  caso  dicesi 
Slare  al  di  sopra. 

—  de  féua;  Star  di  fuora  o  di  fuori,  vale  Trat- 
tenersi fuori  di  casa  o  d'altro  luogo. 

—  de  màveggia;  Star  per  incanlo:  Star  benissimo; 
e  dicesi  anche  dì  Checchessia  che  torni  bene  ag- 
giustalo, come  del  vestito  che  torna  bene  in- 
dosso e  simili. 

—  de  piantòn;  Stare  a  pinolo,  vaie  Aspettare  pia 
che  altri  non  vorrebbe,  eh' e' non  converrebbe. 

—  derré;  Star  dietro  o  di  dietro,  vale  Essere  dalla 
parte  posteriore. 

—  de  segùrlcB  o  per  segùrtce  a  ùnn-a  pers5nn-a 
V,  sonra  Sta  davanti  per  un. 

—  de  sórva  V.  sopra  Sta  de  d'àto. 

—  de  sotto  ;  Stare  di  sotto,  Star  sotto,  vale  Essere 
nella  parte  inferiore. 

••  Stare  al  disotto,  figurai,  vale  Essere  superato, 
Essere  a  svantaggio. 

—  desteizo  ;  Stare  disteso  :  Non  essere  né  raggrup- 
pato, né  piegato. 

—  d'incanto  V.  sopra  Sta  de  màveggia. 

—  dirimpetto;  Stare  a  o  di  rincontro:  Stare  a 
dirimpetto. 

—  di  ito;  Star  diritto,  Star  ritto.  Star  su,  Star  sulla 
vita,  vagliono  Stare  colla  persona  diritta  e  col 
capo  elevato. 

n  Talora  si  usa  per  Reggersi  in  piedi,  sulle  gambe, 
sulla  persona:  5ón  chi  che  n5  posso  sta  drito; 
Son  qua  che  non  posso  reggermi  in  piedi  o 
sulle  gambe. 

—  duo;  Star  duro,  fermo,  saldo,  costante:  Persi- 
stere nella  sua  opinione  e  risoluzione,  né  da 
quella  rimuoversi. 

«  Talora  usasi  per  lo  Stare  grosso  con  alcuno  V. 
sotto  Sta  sostegnùo. 

—  erto  V.  sopra  Sta  àto. 

—  fantin;  Star  celibe:  Non  ammogliarsi, 

—  fermo;  Star  fermo.  Non  si  muovere;  e  figurai. 
Esser  costante  nel  suo  proposito.  Persistere  nella 
sna  opinione,  che  anche  dicesi  Star  forte. 

—  fresco;  Star  fresco:  Modo  particolare  esprimente 
in  maniera  bassa  lo  stesso  che  Star  bene,  usato 
per  ironia:  0  me  sta  fresco;  E'  mi  sta  fresco. 


—  fra  ò  marco  e  Vanchizze  V.  AncMzze. 

—  in  apprenscidn;  Star  in  apprensione,  vale  Du- 
bitare temendo,  Temere,  Sospettare. 

—  in  argoTììftìto;  Star  nel  proposito:  Non  uscire 
de'  termini  proposti. 

—  in  casa,  Sta  in  casa  d'ànn-a  pers5nn-a  V.  Casa. 

—  inderré;  Star  indietro:  Non  s'avanzare  verso  la 
parte  inferiore. 

—  in  disparte;  Star  disparte  o  in  disparte  :  Trat- 
tenersi in  loogo  alquanto  separato. 

—  in  equilibrio;  Star  in  perno:  Non  piegare  piò 
da  una  banda  che  dall'altra.  Rivolgersi  sempre 
in  equilibrio. 

—  in  faccia  V.  sopra  Sta  dirimpetto. 

—  in  fóndo  lo  stesso  che  Sta  a  fSndo. 

—  in  guardia;  Star  in  guardia.  Star  in  occhi, 
Guardarsi.  É  anche  term.  della  scherma,  e  vale 
Essere  in  positura  atta  a  guardarsi  dall'avversario. 

—  in  man  o  in  te  moen  d' ùnn-a  pers5nn-a  de 
fa  0  de  no  fa  ùnn-a  cosa  V.  Uan. 

—  <|j  oègidn;  Star  in  orecchio  V.  Oègidn. 

—  in  orazión;  Star  in  orazione.  Orare. 

—  in  pé;  Stare  in  piedi ,  Non  sedere,  Non  giacere, 
Esser  ritto. 

I)  Usasi  anche  per  Reggersi  in  piedi,  salla  vita, 
sulle  gambe,  Star  ritto. 

—  in  penn-a;  Stare  con  pena,  con  pensiero,  Star 
in  pensiero  d'alcuna  cosa:  Averne  apprensione. 

—  in  pericolo;  Essere  o  Slare  sai  tavolello:  Es- 
sere in  pericolo. 

—  in  punta  de  pé;  Star  in  punta  di  piedi  :  Reg- 
gersi sulla  punta  de'  piedi,  sollevandone  da  terra 
il  rimanente. 

—  in  sce  l' anima ,  in  sciò  chéu  ;  Stare  a  cuore 
0  sul  cuore,  vale  Aver  passione,  pensiero,  pre- 
mura di  fare,  di  dire,  ecc. 

—  in  set  bordi;  Star  sui  bordi.  T.  mar.  Bordeg- 
giare volteggiando. 

—  in  SCIO  parolla  d'ùnn-a  persdnn-a  ;  Star  sopra 
0  sotto  la  parola  da'cano:  Assicurarsi  per  la 
promessa  altrui. 

—  in  scio  cavallo  d'Orlando;  Stare  o  Essere  a 
cavallo  del  fosso,  vale  Esser  pronto  a  più  parliti. 

—  in  sentinella  o  de  sentinella;  Stare  a  guara- 
guato  0  a  sgaaraguato:  Fare  la  sentinella. 

—  in  ta  pelle  V.  sotto  No  poeì  sta  in  ta  pelle. 

—  in  termini;  Star  ne'  termini:  Non  uscir  del  con- 
venevole. Trattenersi  dentro  a  termini  dovuti. 

—  in  trappa;  Reggersi:  In  senso  economico  vale 
Far  resistenza.  Sostener  la  forza  e  l'impeto.  Non 
s'arrendere;  nel  senso  fisico  vale  Star  diritto, 
Star  forte.  Non  piegare;  nel  senso  morale,  Star 
ne'  termini,  ed  anche  Esser  costante  nel  suo 
proposito. 

—  in  veggia;  Stare  a  veglia:  Passare  il  tempo 
vegliando,  giocando,  ecc. 

levóu  tutta  a  néutte;  Star  alzato  tutta  la  notte, 

Vegliare. 

—  lì  impalóu;  Star  alla  musa,  cioè  oziosamente, 
a  guisa  di  stupido. 

—  Idntan;  Star  in  capo  al  mondo:  Abitare  in  parie 
lontana. 

—  md;  Star  male,  contr.  di  Star  bene  in  tulli  i 
suoi  significati. 

—  md  in  t'ùn  scito;  Slarvi  a  disagio. 

—  mègio  ;  Star  meglio,  vale  Essere  in  miglior  grado 
0  condizione;  e  parlando  di  persona  ammalata, 
vale  Esser  guarito. 


744 


STA 


—  megio  ùnn-a  cosa  a  ùnn-a  pers5nn-a;  Star 
meglio  alcuna  cosa  ad  alcuno,  vale  Convenirgli 
maggiormente. 

—  pe-a  buccolica;  Star  per  le  spese:  Servire  sen- 
z'altra  mercede  che  del  vitto. 

—  per  l'aia;  Slare  in  aria  o  per  l'aria. 

—  pezo  ;  Star  peggio ,  vale  Esser  in  peggior  grado 
0  di  peggior  condizione;  e  detto  d'ammalato, 
Aggravarsi  nella  malattia. 

—  quaccio  ;  Star  chiotto,  lo  stesso  che  Star  cheto. 
M.  basso. 

—  gueto;  Star  cheto:  Non  replicare,  Acquietarsi, 
Tacere  ;  e  talora  anche  Star  buono  V.  sotto 
Std  savio. 

—  retióu;  Star  ritirato,  Star  in  sul  noce  V.  Retióu. 

—  savio;  Star  buono,  vale  Esser  docile,  tranquillo; 
e  dicesi  de'  fanciulli  quando  e'  non  piangono  o 
s*  adirano. 

—  sciò;  Star  su,  vale  Star  ritto;  ed  anche  Levarsi, 
Alzarsi  in  piedi. 

—  tciù  co-a  mùza  V.  Mùza.  ^ 

—  sciù  de  d'àto;  Star  di  sopra  o  nella  parie  superiore. 

—  scomodo;  Star  a  disagio,  Disagiarsi. 

—  seguo;  Star  sicuro,  Star  certo,  Non  dubitare, 
Non  temere. 

—  sensa  fd  ninfe;  Star  ajato.  Imbottar  nebbia: 
Starsene  senz'applicazione  a  cosa  veruna. 

—  sitto;  Star  zitto,  Tacere. 

—  solo;  Star  solo  :  Essere  o  Vivere  senza  compagnia. 

—  sdrvin;  Star  supino  V.  Sdrvin. 

—  sostegnùo;  Star  in  gote,  in  contegno,  in  sul  grave. 

—  sostegnùo  con  un  V.  Sostegnùo. 

—  sótto  ;  Star  sotto  e  dicesi  di  Colui,  cui  si  bendan 
gli  occhi  nel  giuoco  di  mosca  cieca,  di  capan- 
niscondere  o  rimpiattino  e  in  altri. 

—  zazzùn;  Star  digiuno:  Digiunare. 

S  Stdghe;  Starci,  suol  dirsi  per  significare  che 
nna  tal  cosa  la  faremmo  volentieri  nostra:  A 
ùnn-a  bella  raviolata  ghe  staeivo  finn-a  mi; 
A  un  bel  piatto  di  ravioli  ci  starei  ancor  io. 

S  Stdsene;  Starsene;  Credere,  Aver  fidanza.  Fidare, 
Riposare  sulla  parolia  altrui  :  Stceve  de  quanto  ve 
diggo;  State  a  ciò  che  vi  dico. 

tt  Starsene,  per  Stare  al  giudicalo.  Rimettersi  al 
giudizio  fatto:  0  scemmo  5  se  né  stelo;  li  bab- 
beo se  ne  stette.  E  voi  ve  ne  stce  ?  E  voi  ve 
ne  state? 

M  —  per  Accontentarsi  d'una  cosa:  Pe  staseja 
bezéugna  stdsene  cosci;  Per  questa  sera  bi- 
sogna starsene  così. 

M  —  d  d'ita  d'un;  Starsene  a  detta  o  al  détto 
d'uno,  vale  Rimettersi  al  parere  o  credere  al 
dir  di  Ini. 

n  —  a  gratta  e  zenSgge;  Starsi  a  grattar  la  pancia, 
vale  Essere  in  ozio  vile. 

M  —  co-e  moen  in  ti  càsoin,  in  scià  pòlisa,  ecc.  ; 
Starsi  colle  mani  in  mano  o  colle  mani  a  cin- 
tola: Starsi  ozioso,  senza  far  nulla. 

n  —  da  lo;  Starsene  da  sé  o  M  per  sé  :  Nou 
vivere  in  camerata,  in  compagnia  o  servizio  di 
alcuno. 

n  —  d' ùnn-a  pers5nn-a;  Starsene  a  uno,  Stare 
alla  fidanza  d'alcuno.  Fidarsene:  Me  ne  staggo 
de  voi;  3Ie  ne  sto  di  voi. 

M  —  in  ti  so  panni,  in  te  so  stra^ce  V.  Panno. 

^  A  tid  sta  né  in  riga  né  in  spazio  V.  Riga. 

S  Chi  sta  ben  nò  se  scòmode  V.  Ben  (avv.). 

$  Co-i  cattivi  soggetti  bezéugna  stdghe  ben;  ifsa 


STA 


col  buono  e  sta  bene  col  cattivo  (perchè  ti  può 
nuocere).  Modo  prov.  assai  chiaro. 

S  Fd  std  a  cadello;  Far  tener  l'olio,  Far  filare. 
Tenere  al  filatoio,  Fare  slare  a  segno,  a  dovere,  ecc. 

Il  —  std  ùnn-a  persònn-a;  Fare  stare  alcuno, 
vale  Costringerlo  a  quel  ch'e'  non  vorrebbe  :  A 
l'è  a  móncca  chi  me  fa  std;  Sono  i  danari  che 
mi  fanno  slare;  e  talora  Superare  in  forze,  So- 
prastare,  Vincere:  Le  ò  me  fa  std;  Egli  mi  fa 
slare. 

§  Folto  sta;  Fallo  sia  V.  Fwto  (s.  ffl.). 

§  fn  ta  eòa  ghe  sta  5  venin  V.  Cóa. 

S  In  tò  ciù  ghe  sta  o  meno  ;  Nel  p  ù  sta  il  meno. 

S  Lascemmo  std;  Lasciamo  slare,  spesso  in  pa- 
rentesi vale  Non  parliamo,  Per  non  dire,  Non 
mettendo  in  conto  e  sim. 

S  Lascid  std;  Lasciare  slare:  Desistere,  Cessare 
di  fare  ;  Pe  aoa  lascio  sta  cosci  ;  Per  ora  lascio 
slare  così. 
'  tt  Lasciare  slaro,  per  Non  inquietare  una  persona. 
Cessare  di  nojarla;  Fa  5  piaxeì,  làscime  std; 
Fa  il  piacere,  lasciami  star*. 

•)  Lasciare  stare,  per  Non  toccare,  Non  ricercare, 
Non  muovere:  Lascicela  std  lì;  Lasciatela  star  lì. 

$  Nò  poeì  std  in  ta  pelle  V.  Pelle. 

§  N6  poeì  std  in  pé  V.  Pé. 

%  No  std  attento  ;  Aver  gli  occhi  a'  nugoli ,  Non 
badare. 

§  0  tutto  5  sta  che...  Punto  sta  che . . .  Il  tutto 
sta  che . . . 

S  Scià  stagghe  ben  o  Scià  amm'ie  de  std  ben; 
Bene  stia  oProCuri  di  star  bene.  Maniere  di  salutare. 

§   Voci  sld  a  galla  cnmme  l'éuio  V.  Buio. 

I)  —  std  de  d'àto  a  tutti;  Voler  sopraslare  o  Voler 
slare  al  di  sopra,  a  vantaggio,  a  cavaliere. 
Sta,1>ili  V.  a.  Stabilire,  Statuire,  Deliberare,  Or- 
dinare, Risolvere,  Pigliar  partito,  Assegnare, 
Prescrivere. 

S  Stabilise;  Stabilirsi:  Fissar  la  sua  dimora    in 
un  paese. 
Sta>l>ilit8e  s.  f.  Stabilità,  Fermezza,  Sodezza, 
Saldezza,  Immobilità,  Durevolezza,  Permanenza. 

g  Sensa  slabilitw;  Incostante,  Volubile,  Leggiero. 
Sta^oca.  s.  f.  Tasca  :  Sacchetta  attaccala  ai  cal- 
zoni 0  ad  altre  vesti  per  tenervi  dentro  e  aver 
seco  le  cose  che  occorrono  tra  giorno.  Diceài 
anche  Saccoccia  e  Scarsella  ;  ma  Saccoccia  è  poco 
usata  in  Toscana,  e  ripresa  dal  Salvini  come  voce 
forestiera;  Scarsella,^  oltre  ad  essere  sinonimo 
di  Tasca,  vale  pure  Borsa  di  cuojo  cucita  a  nna 
imboccatura  di  ferro  o  d'altro  metallo  per  por- 
tarvi dentro  danari. 

M  Tasca,  per  Quella  lasca  a  bisaccia  che  portan  le 
donne  legala  in  cintura  sotto  ti  vestilo. 

—  da  carossa;  Tascone:  Specie  di  tasca  da  riporvi 
checchessia.  Ciascuno  sportello  suol  averne  una 
al  di  dentro  sotto  il  cristallo. 

—  dd bigliardo ;Bi\ìa  e  Biglia:  Ciascuna  delle  buche 
del  bigliardo  e  son  sei:  quattro  d'angolo  e  due 
di  mezzo, 

—  in  peto;  Tasca  in  petto:  Quella  che  ha  l'aper- 
tura nei  pelli  del  vestito  o  esteriormente  o  in- 
teriormente. 

S  Avei   a  peixe  a  stacca  o  a-i   dince  V.  Aveì. 

S  Aveine  e  slacche  pinn-e;  Averne  colmo  o  tra- 
bocco il  sacco  0  Io  stajo.  Esserne  pieno,  figurai. 
Aver  tollerato  quanto  si  polca. 

S  Fd  pausa  e  stacca...  Dicesì  di  Chi  invitato  a 


I 


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746 


desinare  in  casa  al  trai,  oltre  all'aver  laatameDte 
mangialo,  porla  via  con  sé  nell'ani! arsene  qaal- 
cbe  manicaretto  o  simile. 

§  Fase  ùnn-a  cosa  in  ta  slacca;  Aver  nna  cosa 
nel  carniere,  flgurat.  Tenersela  per  sicura. 

S  Frùgdse  in  (a  stacca;  Frugarsi  in  saccoccia, 
figurat.  e  neirnso  vale  Cavarne  i  danari. 

S  L'è  megio  un  ilo  de  stacca  che  un  dò  de  chéu; 
È  meglio  un  dolor  di  tasca  che  ili  cuore  V.  Chéu. 

S  Mettighe  0  Remettighe  de  so  stacca;  Rimetterci 
del  suo,  Rimetterci  di  capitale. 
Sta.ccà.  s.  f.  Tascata:  Quanta  roba  cape  in  ana 

tasca. 
Sta.cclietta<  s.  f.  Bulletta:  Nome  di  varie 
sorte  di  chiodi  piccoli  e  corti,  e  particolarm.  di 
quelli  che  hanno  gran  cappello. 

S  Batte  stacchette;  Batter  la  marina,  ecc.  V.  Batte. 
Sta.cclxettiiin-a>  s.  f.  Bullettina:   Piccola 

bulletta. 
Sta^ocliiii  s.  m.  Taschino.  Dimin.  di  Tasca,  e 
dicesi  sppcialm.  di  Quel  de'  calzoni  o  del  corpetto 
fgipponeltoj  acT  uso  di  tenervi  l' orologio. 
Stee  s.  f.  Slate,  Esiate:  Una  delle  quattro  sta- 
gioni dell'anno,  la  più  calda. 

S  A  stce  di  Santi  ;  La  stale  di  S.  Martino  :  Quei 
giorni  di  bel  tempo  o  di  caldo  temperalo  che 
sogliono  aversi  o  poco  avanti  o  poco  dopo  di 
S.  Martino. 

$  Fa  ùnn-a  cattiva  stce;  Passar  un  cattivo  tempo, 
figurat.  vale  Aver  perturbazione  d'animo.  Patir 
danno,  travaglio,  molestia  e  sim. 
Staffìa  s.  f.  Staffa:  Strum.  per  lo  pili  di  ferro, 
pendente  dalla  sella,  nella  qnale  si  mette  il  piede 
sagliendo  a  cavallo,  e  cavalcando  vi  si  tien  dentro. 

S  Fd  (orsa  in  scià  staffa;  Tener  la  staffa:  F-^r 
forza  alla  staffa,  acciò  che  non  giri  la  sella  quando 
alcuno  sale  a  cavallo. 

%  Mette  i  pé  in  ta  staffa  ;  Instaffarsì  :  Mettersi 
in  istaffa. 

S  Perde  e  staffe;  Perdere  la  staffa  o  le  staffe. 
Staffare,  Slaffeggiare:  Lasciarsi  uscire  nn  piede 
0  ambedue  i  piedi  dalla  staffa  nel  cavalcare;  e 
figurat.  Perder  la  bussola,  la  scherma  o  la  scrima, 
Uscir  di  sé. 

S  Tegnise  in  staffa;  Tenersi  in  istaffa  :  Star  forte 
a  cavallo;  e  figurat.  Reggersi  ne' pericoli. 
Sta,fifé  s.  m.  Siaffiere  e  Slaffiero:  Propriam.  Uomo 
che  camminava  appiedi  accanlo  alla  staffa  del  suo 
signore;  allrim.   Palafreniere.  Oggidì  si  prende 
per  Famigliare,  Servitore,  ma  di  principi. 
Staffetta;  s.  m.  Staffetta:  Uomo  che  corre  a 
cavallo  speditamente  a  portare  alcuna  lettera  o 
avviso. 
Sta,ffx  s.  m.  Staffile,  Sferza,  Ferza  e  Fersa,  ed 
in  ischerzo  Castigamatti:  Strum.  fatto  di  più  strisce 
di  cuojo  0  funicelle  o  minugie  per  dare  delle 
percosse. 

»  Staffile:  Striscia  di  cuojo,  alla  quale  sta  appic- 
cata la  staffa. 
Sta.ffi.la.  v.  a.  Staflilare,  Sferzare:   Percuotere 
collo  staffile  o  sferza. 

M  Sferzare,  figurai,  per  Rimproverare,  Rampognare, 
Riprendere  con  parole  pungenti,  Pugnere,  Offen- 
dere altrui  mordendo  co'  delti. 
Sta,fiaià.  s.  f.  Stafilata,   Sferzata:  Percossa  di 
staffile,  di  sferza. 

•I  Sferzata,  melaf.  per  Satira,  Bottone,  Zaffala:  Motto 
pungente. 


g  Dà  de  staffilcB  V.  sopra  Staffila  (verbo)  in  am- 
bedue i  significati. 

Sta,g-g^io  s.  m.  Porcile:  Stalla  ove  si  tengono 
i  porci. 
%  Paeighe  un  staggio;  Esserci  come  in  nna  stalla, 
cioè  Esser  luogo  sporco,  tutto  imbratti,  tutto  su- 
diciume. 

Stag'ión  s.  f.  Stagione:  Nome  comune  a  Cia- 
scuna delle  quattro  parti  dell'anno,  cioè  Primavera, 
Stale,  Autunno  e  Inverno, 
tt  Stagione,  si  trasferisce  anche  a  Quel  tempo  ge- 
neralmente, in  cui  le  cose  sono  nella  loro  per- 
fezione: Aoa  e  pèrseghe  s5n  de  stagiòn;  Ora 
le  pesche  sono  di  siagione. 
n  —  per  Tempo  semplicemente:  Quando  saemo 
ne-a  stagiòn  de  fighe;  Quando  saremo  nella  sta- 
gione de'  fichi. 
S  De  novello  tutto  é  bello,  de  stagidn  tutto  l'è 

bòn  V.  Bello  (add.). 
S  Féua  de  stagiòn  ;  Fuor  di  stagione ,  vale  Non 
opportunamente  :  0  l'è  un  fritto  féua  de  stagiòn; 
È  un  frntlo  fuor  di  stagione,  cioè  É  cosa  non 
opportuna. 

Stag'ionòiL  V.  Assaxonóu. 

Sta.g'ilà.  V.  A  stagna. 

Stag-ua.cassa.irolle  s.  m.  Concia laveggi, 
così  chiamansi  Quegli  stagna]  ambulanti  che  per 
le  vie  piantano  bottega  sulle  ginocchia  per  rac- 
conciare, stagnare,  e  saldare  vasi  per  Io  più  di 
rame;  allrim.  Conciacaldaje. 

Stag>]ieea.  s.  f.  Slagnata:  Specie  di  vaso  di 
stagno  0  di  latta  di  varia  forma,  a  uso  special- 
mente di  tenervi  certa  quantità  d'olio  per  Taso 
giornaliero  della  cucina. 

Sta;g-]ia>tùa>  s.  f.  Stagnatora:  L'atto  e  L'ef- 
fetto dello  stagnare. 

Sta.g'iiiii  s.  m.  Stagnajo,  Stagnarino,  Stagna- 
ruolo:  Colui  che  acconcia  o  vende  stagni  o  la- 
vori di  stagno  o  di  latta  commessi  con  istagno. 

Sta^g-nos.  m.  Stagno:  Metallo  d'un  color  bianco 
argenteo,  più  duro  e  più  tenace  del  piombo,  ed 
il  più  leggiero  de'  metalli  duttili. 
«  Stagni  (al  plur.):  Vasi  e  Piatteria  di  stagno. 

Sta.g'iio  s.  m.  Stagno:  Ricettacolo  d'acqua  che 
si  ferma  o  muore  in  alcun  luogo. 

Sta.g-no  add.  Slagno,  dicesi  di  botte  o  altro 
vaso  a  doghe  rhe  non  versa;  e  parlandosi  di  nave, 
vale  Asciutta  e  che  non  vi  penetra  l'acqaa. 
n  Detto  di  persona,  vale  Sodo,  Stabile,  Aggiustato, 

Di  ricapito. 
"  Detto  di  colpo,  vale  Forte,  Sodo,  Gagliardo. 

Sta.g-nóii  s.  m.  Brocca  di  rame,  Mezzina  di 
rame  :  Vaso  di  rame  slagnalo  con  beccacelo  da 
portar  acqua. 
Il  Annaffialojo,  Innaffiatojo:  Quel  vaso  fatto  per  lo 
più  di  latta,  di  cui  usano  i  giardinieri  per  in- 
naffiare le  piante,  che  ha  da  ano  de'  fianchi  an 
collo  lungo  e  grosso,  alla  cui  estremila  si  adatta 
ana  palla  ossia  una  bocchetta  traforala,  perchè 
l'acqua  ne  esca  e  cada  a  modo  di  minuta  pioggia. 
Usasi  anche  per  bagnare  i  pavimenti  delle  stanze 
e  delle  vie. 

Stalla  s.  f.  Stalla:  Stanza  a  pian  terreno  ove 
si  lengon  le  bestie.  Talora  la  Stalla  prende  il 
nome  dalle  bestie  che  v'hanno  stanza,  per  es. 
Bovile,  la  stalla  da  buoi  e  da  vacche;  Peco- 
rile od  Ovile,  la  stalla  ove  si  raccolgon  le  pe- 
core; Porcile,  la  stanza  ove  si  tengono  i  porci 


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(V.  staggio);  Conigliera,  la  stanza  ove  sì  ten- 
gono i  conigli,  ecc. 
§  Serra  a  stalla  quando  i  bcu  san  scappce  V.  Béu. 

Sta^lla.s'g'io  s.  m.  Stallaggio:  Quel  che  si 
paga  all'osteria  per  l'alloggio  delle  bestie. 

Sta-Ué  s.  m.  Stalliere  :  Colui  che  ha  cura  della 
stalla  e  governa  i  cavalli.  -  Stallone,  Il  garzone 
della  stalla. 

Stallila,  s.  f.  Stallìa.  T.  mar.  Permanenza  d'una 
nave  di  commercio  in  un  porlo;  ed  anche  II 
tempo  convenuto  per  lo  scarico  delle  mercanzie. 
I  giorni  che  si  passano  oltre  il  convenuto  diconsi 
Soprastallìa. 

tSta<lIxo  add.  Stantìo:  Aggiunto  di  Ciò  che  per 
troppo  tempo  ha  perduto  sua  perfezione. 

Sta<llo  s.  m.  Posto:  Parte  determinata  della  be- 
stia macellata.  -  Taglio,  Porzione  di  carne  ta- 
gliala in  una  parte  qualunque  della  bestia  macellata. 
S  Stalli  di  canonici;  Stalli:  Spartimenti  nel  coro 
de'  Capitoli  per  cadun  canonico. 

Stallòu  s.  m.  Stallone:  Bestia  da  cavalcare, 
destinata  per  montare  e  far  razza. 

Sta^llùssa.  s.  f.  St^llaccia.  Peggior  di  Stalla: 
Stalla  grande  e  mal  costrutta  e  rovinata. 

Sta/iuaiisea  s.  f.  Staminale  e  Staminara.  T. 
mar.  I  pezzi,  per  cui  partendo  dal  bracciuolo  che 
si  unisce  col  madiere  della  costa,  si  compie  il 
contorno  della  medesima.  Sono  pezzi  di  legno, 
pili  0  meno  curvi,  che  formano  una  parte  della 
costa  0  membro  della  nave, 
n  Figurat.  e  in  m.  b.  dicesi  per  Braccia:  0  l'ha 
e  slamancee  bónn-e;  Ha  le  braccia  robuste. 

Sta>ma<ttin.  avv.  Stamane,  Stamani,  Stamat- 
tina: Questa  mane,  Questa  mattina. 

fSta.meg'iia.  s.  f.  Impannata:  Telajo  o  Chiu- 
sura di  legno  sportellalo  che  si  mette  all'apertura 
delle  finestre  per  chiuderle  con  pannolino  o  carta 
invece  di  vetri  o  di  cristalli.  In  tempi  non  molto 
lontani,  anche  nelle  città,  erano  più  le  impannate 
che  i  vetri;  questi,  e  anche  piccolissimi,  si  ve- 
dean  solamente  nelle  case  signorili;  i  cristalli 
vennero  più  tardi  e  quasi  quasi  ai  tempi  nostri. 
Le  impannate  forse  son  così  dette  da  ciò  che, 
invece  di  vetri,  si  usò  già  panno  lino,  tela  in- 
cerata 0  carta  oliata. 

(Sta-iuiue  s.  m.  Stame:  La  più  lunga  lana,  se- 
parata dall'altra  coli'azione  dei  pettini,  la  quale 
è  più  acconcia  a  certi  particolari  lavori  come  di 
saje,  flanelle,  scolini,  calze,  guanti  e  simili  altri. 

Staiupa  s.   f.   Stampa  :   Arte ,  con   la  quale 
componendo  le  opere  d'ingegno  in  caratteri  di 
stagno  0  piombo,  e  stendendovi  sopra  una  specie 
d'inchiostro,  s'imprimono  poi  sulla  carta,  e  se 
ne  fa  i  libri. 
«  Stampa,  per  La  cosa  stampata,  e  dicesi  ordina- 
riamente quella  de' libri:  Bella  stampa.  Slampa 
corretta;  Bella  stampa.  Stampa  corretta. 
II  —  per  La  cosa  che  imprime. 
«  —  e  comunem.  al  pinr.  Stampe,  per  L'oflBcina 
stessa  dun  determinato  Stampatore,  quando  ha 
acquistato  celebrità:  A  tale  opera  a  l'è  stceta 
dceta  a  lùxe  co-e  stampe  dò  Bodoni  ;  La  tale 
opera  fa  pubblicata  colle  stampe  del  Bodoni. 
»  —  Nel  numero  del  più,  Le  impressioni  di  figure, 
incise  in  rame  o  in  acciajo,  per  lo  più  destinale 
a  esser  poste  sotto  vetro  e  incorniciale. 
I»  —  per  L'impronta  delle  monete, 
n  —  per  Qualità,  Natura:  £«e  de  bdnn-a  o  de 


cattiva  stampa;  Esser  di  buona  o  di  cattiva 
stnmpa,  cioè  di  buona  o  di  cattiva  qualità. 

—  da  corzetti;  Stampa  V.  Corzetto. 

%  Dà  a-e  stampe  V.  Stampa  nel  2°  signif. 

S  Ommo  de  stampa  antiga;  Uomo  dell'antica 
stampa,  cioè  integerrimo,  onesto  e  sim. 
Stampa,  v.  a.  Stampare,  Imprimere:  Il  far  ri- 
manere sulla  carta,  mediante  la  compressione  del 
torchio,  la  figura  dei  caratteri  strettamente  riuniti 
in  forme  spalmate  d'inchiostro. 

•I  Stampare,  per  Dare  alle  stampe.  Pubblicar  colle 
stampe  alcun'opera:  0  tale  5  l'ha  stampali  diverse 
opere;  Il  tale  ha  stampato  parecchie  opere,  cioè  É 
autore  di  parecchie  opere  pubblicate  colla  stampa. 

tt  —  per  Acconciare  pelli,  drapperie  e  sim.,  mar- 
candovi 0  imprimendovi  sopra  qualche  figura. 

—  d'arescoso;  Stampare  alla  macchia,  cioè  di  na- 
scosto, di  frodo. 

—  in  soea;  Stampare  in  drappo:  Imprimere  in  tes- 
suto di  seta. 

Sta,iiipaja>  s.  f.  Stamperia,  Tipografia:  Luogo 
dove  si  dà  opera  allo  stampare. 

Stampatella.  s.  f.  Stampalella  e  Stampatello: 
Carattere  che  imita  la  stampa. 

Sta/iupette  s.  f.  plur.  Stampini.  T.  cartolaj. 
Quelle  lastre  d'ottone,  di  varie  grandezze,  su 
ciascuna  delle  quali  è  traforata  una  lettera  del- 
l'alfabeto, cominciando  dall' A  alla  Z,  ovv.  un 
numero,  dall'I  sino  allo  zero,  colle  quali,  appli- 
cate sopra  un  foglio  di  carta  o  sim.  e  passatovi 
sopra  un  pennelletlo  intinto  nell'inchiostro,  si 
scrivono  cartelloni,  avvisi  ed  altro. 

Stampila,  s.  f.  Stampita:  Stravagante  e  nojosa 
lunghezza  di  ragionamento  fatto  intorno  a  chec- 
chessia. 

Sta/mpin  s.  m.  Stampino:  Pezzo  di  carta  grossa 

0  di  lastra  di  metallo,  con  trafori  e  intagli  falli 
a  disegno,  che  per  adoperarli  si  applicano  sopra 
una  data  superficie,  vi  si  passa  sopra  con  un 
pennello,  acciocché  sopra  di  essa  rimanga  o  l'or- 
nato 0  la  figura  che  era  intagliata  in  esso  stampino. 

«  Biglietto,  Bullettino,  Polizza:  I  stampin  dò  lotto; 

1  biglietti  0  Le  polizze  del  lotto. 
Stampòu  s.  m.  Stampatore,  Impressore,  Ti- 
pografo :  Colui  che  tiene  oflìcina  di  stampar  libri 
e  altro.  La  prima  denominiizi'ne  è  più  comune; 
la  seconda  è  piuttosto  dello  ,stil  grave;  la  terza 
d'uso  moderno. 

—  in  rammo;  Stampatore  di  rami,  Calcografo. 
Stanca  v.  a  Stancare,  Straccare:  Tórre  le  forze, 

Indebolire,  Spossare. 
«  Straccare,  mclaf.  Stuccare,  Ristuccare,  Annoiare. 
S  Stancàse  n.  p.  Stancarsi,  Straccarsi:  Indebolirsi 
le  forze;  e  metaf.  Annoiarsi,  Infastidirsi. 
Sta;iico  s.  m.  Tabaccaio  V.  Tabaccante. 
Sta/Xioo  add.  Stanco,  Stracco,  Lasso,  Fiacco, 
Spossato:  Indebolito  di  forze. 

—  cómme  ùnn-a  bestia;  Stracco  morto,  Stracco 
finito:  Eccessivamente  stanco,  Stanchissimo. 

Sta>iiéiitte  avv.  Stanotte:  Questa  notte.  La 
notte  immediatamente  passata  o  Quella  da  venire. 

Sta.ug-a.  s.  f.  Stanga:  Pezzo  di  travicello  che 
serve  a  diversi  «si,  fra  gli  altri  di  sbarrare  le 
porte  delle  case  o  botteghe  quando  si  chiudono 
per  la  notte, 
n  Stanghe  (al  plur.):  Le  due  parti  essenziali  del 
carro,  d'una  carrozza  o  sim.,  le  quali  si  sten- 
dono da  ano  scannello  all'altro. 


STA 


STA 


74t 


—  da  fideae;  Stanga:  Lunga  e  robnsla  asta  di  legno, 
più  grossa  da  un  capo  che  dall'altro,  con  un 
angolo  tagliente  alla  cima,  per  la  quale  è  attac- 
cata all'angolo  della  gramola;  colla  stanga  si  batte 
e  si  concia  la  pasla  per  renderla  soda.  Oggidì 
invece  della  Stanga  si  usa  gramolare  la  pasla  sot- 
toponendola a  una  pesante  mola  di  marmo  che 
si  fa  girare,  per  mezzo  d'acqua  o  di  cavalli,  sur 
un  piano  circolare  cinto  di  sponda. 

%  Che  stanga  !  Che  merlo  !   Dicesi   nel  giocar  a 
goffo  0  a  primiera  di  Chi  sempre  si  ritira  dalla 
posta,  né  aspetta  a  ginocar  se  non  ha  un  punto 
assai  grosso,  con  cui  sia  sicuro  di  vincere. 
S   Vortd  5  so  co-e  stanghe  V.  So. 
Stetn^et  s.  f.  Stangala:  Colpo  di  stanga. 
Sta.iig-à<  V.  a.  Stangare:  Puntellare  e  Afforzar 

colla  stanga. 
Sta.iig-lietta,  s.  f.  Stanghetta:  Piccola  stanga. 

—  da  ciave  da  incadenà  e  case;  Paletto:  Quella 
piccola  àsia  di  ferro  che  si  conficca  nell'occhio 
a  ciascun  de'  capi  della  chiave  o  catena  che 
tiene  saldi  due  muri. 

—  da  ctavéua  ;  Stanghetta  :  Ferretto  lungo  che  è  nella 
toppa  di  alcune  serrature,  e  serve  per  chioderie. 

—  da  gioxia;  Gancio:  Bastoncino  di  ferro  mastiet- 
lato  a  cerchio  dall'  un  de'  capi  nel  telajo  della 
gelosia,  che  si  fa  entrare  coll'allro  ne'  buchi  dello 
sportellino  per  tenerlo  rialzalo. 

—  da  porta;  Contrafforte:  Quella  spranga  di  ferro 
che  a  guisa  di  braccio  partendo  obbliquamcnte 
dal  muro  dov'è  girevolmente  fermata  a  un  chiodo 
di  ferro  coll'allro  capo,  che  termina  in  gancio, 
viene  ad  entrare  liberamente  in  allr'occhio  con- 
fitto nell'imposta,  e  serve  a  tenerla  più  fortemente 
serrata. 

—  da  riballa;  Contrafforti  V.  Ribalta  nel  2°  signif. 

—  dò  fuxin;  Scatlo:  Piastrella  di  ferro,  imperniata 
con  vite,  la  cui  estremità  anteriore  molto  assot- 
tigliala imbocca  nelle  tacche  della  noce  Cdenti 
da  noxettaj,  e  l'estremità  posteriore  si  piega 
in  gambetto. 

—  d5  portello  da  bòtte;  Chiave  V.  Portello. 

—  dò  tordo  da  stampoeì  ;  .AFazza  :  Spranga  o  Lieva 
di  ferro  impiantata  perpendicolarmente  nella  vite, 
tra  le  spire  e  il  pirrone.  Col  tirare  a  sé  la  mazza, 
il  torcoliere  fa  ab!  assar  la  vite  e  l'annesso  piano, 
onde  fare  la  pressione  necessaria  per  istampare. 

S  Ctavéua  a  cricca  e  stanghetta;  Toppa  o  Ser- 
ratura a  colpo  e  mandata  V.  CiavéUa. 
Sta^ng-ón  s.  m.  Stangone:  Stanga  grande. 

n  Bastracone,  Fanlonaccio:  Uomo  grosso  e  forzuto, 

ma  poltrone  e  disutile. 
Stansa.  s.  f.  Stanza,  antic.  Stanzia  :  Nome  ge- 
nerico di  Tutti  quei  luoghi  dentro  una  casa,  per 
lo  più  quadrangolari  e  compresi  fra  le  quattro 
pareli,  il  pavimento  e  soffitto. 

n  Stanza,  per  Strofa,  ossia  Quella  parte  della  can- 
zone, che  in  sé  racchiude  l'ordine  de' versi  e 
dell'armonia  che  si  é  prefissa  il  poeta. 

—  a  cian  terren;  Stanza  a  terreno,  Stanza  da  basso. 

—  atnmobiglid;  Stanza  a  camera,  e  comunemente 
Stanza  o  Camera  mobiliata. 

—  da  (ruta;  Frultajo:  La  stanza  ove  si  conservano 
i  frutti. 

—  da  stùdio;  Stanza  da  studio,  ed  anche  sempli- 
cemente Studio. 

—  dcll'éuio;  Orciaja,  Coppaja:  Stanza  o  Stanzino 
ove  si  teogoD  gli  orci  dell'olio. 


—  dò  bagno  ;  Stanza  del  bagno  :  Stanza  ove  si  tien 
la  tinozza  per  bagnarsi. 

—  dò  c'irbòn  V.   Carbonèa  nel   2"  signif. 

—  separa  da-i  atre;  Stanza  appartata. 

S  Dà  recatlo  a  stansa;  Far  la  camera:  Amman- 

uirla,  Acconciarla  ed  ordinare  il  letto, 
g  Fuga  de  stanse;  Fuga  di  stanze,  Riscontro  di 
stanze:  Ordine  di  stanze  in  fila  colle   porte  in 
dirittura. 
Sta,iisiéta>  s.  f.  Stanzetta,  Stanzietta,  Slanzooia, 

Stanzerella,  Stanzino:  Piccola  stanza. 
Stausin  s.m.  Stanzino,  Stanzibolo: Pìccola  stanza. 

—  da  toeletta;  Camerino  della  teletta  o  della  toa- 
letla,  Abbigliatojo:  Camera  ov' altri  s'abbiglia, 
s'adorna  o  s'acconcia  il  capo. 

Stansiolin.  s.  m.  Stanziolino,  Stanziuaccio. 
Dìm.  di  Stanzino. 

Stetnsióuii-ai  s.  f.  Stanzone:  Stanza  grande. 

Stantuffo  s.  m.  Stantuffo:  Quella  parte  della 
tromba  del  pozzo  che  ne  riempie  la  cavità  e  si 
fa  muovere  avanti  e  indietro  alternatamente,  pel 
qnal  moto  d'andirivieni  attrae  e  sospinge  l'acqua. 

—  da  'cannetta;  Mazza:  Lo  stantuffo  della  canna 
da  serviziale.  Da  una  parie  termina  nel  manico, 
dall'altra  nel  rocchetto  consistente  in  due  dischi 
paralleli,  fra  i  quali  s'avvolge  strettamente  della 
stoppa  0  del  lino  V.  Cannetta  nel  2o  signif. 

Stapassinn-a.  s.  f.  Monachella  a  gola  nera. 
T.  ornit.  Saxicola  stapazina.  Uccello  del  ge- 
nere delle  Silvie  e  famiglia  delle  Sassicole,  che 
ha  il  becco  nero;  pileo,  cervice,  dorso,  di  color 
ceciato  chiaro;  fronte,  gozzo,  petto,  addome, 
fianchi,  sopraccoda  e  sottocoda,  di  color  bianco; 
lati  delia  testa,  gola,  scapolari  delle  ali,  nerej 
timoniere  bianche  e  nere;  piedi  neri.  Annida 
fra  noi  ne'  monti  aridi  vicino  al  mare  ;  non  si 
trova  ne'  più  interni.  Emigra  in  settembre  e  ri- 
torna in  maggio. 

a  góa  gianca;  3Ionachella  o  Massajola  bianca. 

T.  ornit.  Saxicola  aurita.  Uccello  del  genere 
e  famiglia  del  precedente;  ha  il  becco  egnalm. 
nero;  penne  scapolari  e  delle  ali,  di  color  nero 
morato  ,  ma  con  margine  lionato  ;  ^timoniere 
bianche  verso  la  base,  nere  in  cima;  groppone, 
sopraccoda  e  sottocoda,  bianchi;  schiena,  petto 
e  addome,  lionati;  piedi  neri.  Annida  come  la 
specie  precedente;  in  qualche  anno  più  numeroso, 
in  qualche  anno  più  scarso  del  primo. 

Stasela  avv.  Stasera:  Questa  sera. 

Sta<to  s.  m.  Slato:  Paese  ov' altri  ha  signoria, 
n  Stalo,  per  Grado,  Condizione,  Essere. 
I»  —  per  Professione  di  vita. 
«  —  per  L'avere,  Il  patrimonio, 
n  —  Specchio,  Quadro,  Tavola,  Elenco.  Voce  d'uso 
negli  uffizj. 

—  attivo  0  pascivo;  Stalo  attivo  o  passivo,  cioè 
di  credito  o  di  debito. 

—  maggio;  Stato  maggiore:  Nella  Milizia,  Tuli* 
l'uffizialità  d'un  esercito,  dal  maggiore  in  su. 
Nella  Marina,  Tolti  gli  ufficiali  di  vascello,  com- 
presi gii  aspiranti  di  marina. 

—  naturale;  Stato  naturale:  L'essere  naturale  di 
checchessia  prima  dì  alterarsi  per  qualsivoglia 
accidente. 

g  Dà  stato  a  ùnn-a  figgia;  Allogare,  Maritare 

una  ragazza. 
§  Ése  in  bón  stato;  Essere  in  boono  sialo,  cioè 

in  booQ  essere,  in  buona  condizione. 


748 


STE 


STE 


Il  —  in  stato  de  di,  de  fa,  ecc.;  Essere  in  grado 
di  fare,  di  dire,  ecc. 

Il  —  un  affare  de  Stato  ;  Essere  un  affare  di 
Stato,  cioè  grandissimo,  importantissimo. 

S  Fase  0  Formàse  un  stato;  Formarsi  una  sorte, 
Venir  in  ricco  stato. 

S  Ommo  de  Stato;  Statista:  Personaggio  di  go- 
verno addetto  al  regolamento  degli  affari  delio 
Stato. 

$  Torna  in  bòn  stato;  Ripicchiarsi,  Rifarsi:  Ri- 
tornar in  buono  stato  di  fortuna. 
Sta>tùa<  s.  f.  Statura:  Altezza  o  Taglio  del  corpo 
spettante  ad  ogni  individuo,  e  si  unisce  sempre 
cogli  aggett.  Alta,  Bassa,  Bella. 

Il  Statura,  dicesi  anche  per  Grandezza  assolulam. 
Sta>tù.to  s.  m.  Statuto,  Costituzione  :  In  politica 
e  diritto  delle  genti  è  II  complesso  delle  leggi 
fondamentali  d'uno  Slato,  quelle  cioè  che  deter- 
minano la  maniera,  nella  quale  Taulorità  pubblica 
dev'essere  esercitata;  e  più  specialmente  quelle 
che  stabiliscono  la  forma,  sotto  la  quale  la  na- 
zione opera  in  qualità  di  corpo  politico,  come 
e  da  ohi  il  popolo  sia  governalo,  quali  sieno  i 
diritti  e  i  doveri  del  governati  e  dei  governanti. 

S  Èse  pin  de  statuti;  Esser  pieno  di  storie.  Frase 
dell'oso  toscano. 
Sta^zióu  s.  f.  Stazione:  Fermala,  Stanza. 

"  Stazione,  in  Jlarin.  Luogo  di  soggiorno  abituale 
di  navi  da  guerra  comandate  all'estero  per  as- 
sistere le  navi  di  commercio  ed  i  sudditi  e  per 
farvi  rispettar  la  bandiera  e  i  consoli.  -  Chiamasi 
pure  Stazione  L'insieme  delle  navi  da  guerra  slesse. 

Il  —  Nell'uso  QuelPedifizio  ov'è  l'ufficio  delle  fer- 
rovie e  dove  si  fermano  i  convogli  a  caricare 
0  scaricare  le  merci  e  i  passaggieri. 

«  —  Presso  gli  Ecclesiastici  vale  Visita  a  qualche 
chiesa  per  acquistar  le  indulgenze  stabilite  dai 
Pontefici. 

"  —  Le  fermate  della  Via  Crucis. 
Sta/Ziouà/io  add.  Stazionario:  In  Marin.  chia- 
masi Stazionaria  una  nave  di  posto  fìsso  in  un 
porto  0  in  determinato  circondario  marittimo 
nello  Stalo  o  all'estero. 
Sta<z2^  s.  f.  Stazae  Staggia.  T.  de'misur.  Strum. 
che  serve  a  trovare  la  lenula  d'un  fusto  o  simile. 

n  Staza  e  Staggia,  in  Marin.  dicesi  La  misura 
della  capacità  che  ha  un  bastimento. 

—  da  porta;  Stanga:  Quella  bandella  di  ferro  che  si 
mette  perpendicolarmente  all'infuori  delle  imposte 
delle  botteghe,  lungo  i  pertugi  delle  serrature  per 
maggior  riparo  e  difesa  di  esse  botteghe. 

S  Stazze  da  ringhèa  V.  Ringhèa. 
SÉa>zz£t  V.  a.  Slazare  e  Staggiare,   parlandosi 
di  botte,  fusto  o  sim,,  vale  Trovarne  la  capa- 
cità, Misurare  quant'essa  può  contenere. 

—  un  bastimento;  Stazare  o  Staggiare  un  basti- 
mento, vale  Misurarne  la  portala. 

Sta<zza<tò  s.  m.  Slazatore  e  Staggialore:  Colui 

che  staza  o  staggia. 
Sta/Zza^tùa,   s.   f.    Stazalura  e  Staggiatura  : 

L'alto  e  il  modo  di  «lazare. 

—  d'un  bastimento;  Staggiatura  d'un  bastimento: 
La  capacità  di  esso.  Il  carico  legale  ch'esso  può 
portare,  e  in  base  del  quale  paga  i'ancoralico 
ed  altre  imposte  proporzionali. 

Stecca/  s.  f.  Slecca  :  Pezzo  di  legno  propriam. 
piano. 
N  Slecca:  Stretto  e  sottile  pezzo  di  legno,  d'osso 


0  d'avorio,  assolligliato  ne'due  margini,  che  serve 
a  p:e;^ar  carta ,  a  tagliar  la  piegatura  dei  foglj 
0  delle  pagine  dei  libri  nuovi,  a  ragguagliar  le 
pagine  delle  lettere,  ecc. 
"  —  Quello  strum.  di  legno,  di  cui  si  servono  gli 
slagnai  per  tenere  unite  le  latte  che  vogliono 
saldare  insieme. 

—  da  cricca;  Biella:  Zeppa  o  Scheggia  di  legno 
che  si  mette  nella  staffa  della  nottola  (cricca  de 
legno)  o  del  saliscendo ,  perchè  non  si  possa 
aprir  l'uscio  dal  lato  di  fuori  né  con  la  chiave, 
né  tirando  lo  spago  o  cordoncino  che,  raccoman- 
dalo alla  spranga,  attraversa  un  buco  fatto  al  di 
sopra  dell'imposta,  e  sporge  dalla  parte  di  fuori. 

—  da  gambèa  di  stivce;  Bietta  V.  Gambèa  nel 
2°  significato. 

—  da  modella  ;  Stecco,  e  comunem.  al  pinr.  Slec- 
chi. T.  scult.  Alcuni  pezzetti  di  legno  di  bos- 

•  solo,  noce,  osso,  avorio  o  altro  simile,  lavorali 
a  foggia  di  fusi  con  le  cocche  simili  alle  lime, 
però  alquanto  torte,  e  alcuni  simili  agli  scarpelli, 
de^  quali  gli  scultori  si  servono  per  lavorare  fi- 
gure di  terra  o  cera,  e  quelle  parti  principal- 
mente dove  non  possono  comodamente  arrivar 
colle  dita. 

—  da  zùgd  a-o  bigliardo;  Stecca;  Quell'asta  di 
legno,  ben  liscia,  d'uno  o  più  pezzi  commessi 
insieme,  lunga  due  braccia  o  poco  più,  larga 
in  fondo  quanto  possa  abbrancar  comodamente 
la  mano  d'un  uomo,  e  che  va  assottigliandosi 
fino  alla  larghezza  di  un  centesimo  o  così  alla 
punta,  sulla  quale  è  incollato  un  girello  di  caojo 
e  serve  per  giocare  al  biliardo.  La  parie  più  grossa 
dicesi  Calcio,  e  l'estremità  del  calcio  Culatta. 

Dicesi  Stecca  lunga  o  Steccone  Una  slecca  che 
ha  doppia  lunghezza  dell'ordinaria,  e  Stecca  mezzo 
lunga  (in  dial.  0  mezzan),  Quella  che  ha  una 
media  lunghezza  tra  lo  Sleccone  e  la  Stecca  or- 
dinaria. 

—  do  beùlo;  Stecche  (al  pInr.):  Allargata  e  rasset- 
tata la  roba  nel  baule,  si  sovrappongono  le  stec- 
che, e  con  essa  si  tien  stretta,  affibbiando  le 
cigne  (correzze),  che  hanno  un  de'  capi  imbul- 
lettato nella  parte  interna  e  inferiore  del  fondo, 
e  dalla  parte  opposta  un  riscontro  con  fibbia. 

—  dò  ghìndao;  Bischero:  Quel  1  vinetto,  su  cui  si 
avvolgono  i  due  capi  dello  spago  che,  altraver- 

-sata  la  girella  di  sopra  (pigna  de  sòrvaj,  passa 
nei  buchi  della  girella  da  basso  (pigna  de  sótto); 
e  così  si  allarga  e  si  strigne  l'arcolajo  volgendo 
il  bischero  in  un  verso  o  in  un  altro. 
S  Ciantà  o  Mette  ùnn-a  stecca;  iMellere  una  bietta 
0  una  zeppa,  vale  3Iellere  male  fra  gli   amici 
per  disunirli,  Seminar  zizzania  e  cagionar  dissen- 
sioni con  calunnie,  rapporti  e  simili, 
g  Sta  à  stecca  ;  Stare  a  stecchetto,  Slare  a  once, 
Far  a  miccino:  Vivere  miseramente.  Usar  gran 
parsimonia, 
g  Tegni  a  stecca  ;  Tenere  a  stecchetto,  vale  Te- 
nere altrui  al  poco,  magramente  con  iscarsilà  di 
vitto,  di  danaro  o  d'altro. 

Stecca  s.  f.  Steccala  :  Colpo  dato  con  la  slecca. 

Steccadéu.  V.  Steccadò. 

Steoead.0  s.  m.  Solfino  salvatico,  Slecade  ci- 
trina. T.  boi.  Lavandula  stoechas.  Pianta  che 
ha  lo  stelo  diritto,  solido  con  molli  rami  fron- 
dosi; le  foglie  opposte,  lineari,  strette,  alquanto 
bianche,  intere;  i  fiori  d'an  violetto  cupo,  a  spiga 


STE 


STE 


74d 


fina,  corta,  terminala  da  nn  cinffo  colorito.  Fio- 
risce dal  maggio  all'agosto, ed  è  comune  nemonli. 
Il  forno  di  qnesi'erba  abbruciata  riesce  molto  gra- 
dito ai  bachi  da  seta. 
Steccato  s.  m.  Steccato,  Palizzata:  Riparo  di 
legnami  fallo  con  pali  aguzzi  conficcati  in  terra 
per  difesa  di  cillà,  d'nna  fortezza  o  di  eserciti. 

«  Steccato,  per  Una  chiusura  qualunque  di  legnami; 

altrim.  Stecconato,  Palancato. 

Stecco  s.  m.  Stecco:  Qualunque  fuscello  aguzzo 

0  appuntalo,  e  comonem.  dicesi  Quello  con  che 

si  cava  il  cibo  rimaso  fra'  denli  V.  Frùgadenti. 

n  Stecco  e  comunem.  al  plnr.  Slecchi:  Quei  pezzet- 
tini di  canna  appuntata,  di  cui  si  servono  i  cal- 
zolai invece  di  bollette  (stacchetle)  nel  formare 
,  i  tacchi  delle  scarpe. 

n  Sbarra.  T.  de' becco j.  Pezzo  di  legno  che  si  mette 
per  traverso  a'  casirati  morti  e  sparati  per  ac- 
comodar la  rete  (ó  rwgioj. 

«  Stecco.  Voce  dell'oso  e  nostra.  Sorta  di  pietanza 
nostra,  assai  gustosa  e  dilicala,  che  si  conopone 
di  fegati  di  pollo,  di  magro  di  vitella,  di  ani- 
melle, di  granelli,  di  cervello,  di  schienali  Cfièdj 
di  vitella,  di  funghi,  di  carciofi,  il  tutto  prima 
rosolato  in  casserola,  poscia  trinciato  a  piccoli 
pezzetti;  si  fascia  quindi  questo  ripieno  con  carne 
pestata  in  mortajo  assieme  ad  una  mollica  di 
pane^  gli  si  dà  colla  mano  la  forma  d'un  uovo; 
si  fa  passare  nella  chiara  d'uovo  e  poscia  nel 
pan  grattato;  gii  s  infila  nella  sua  lunghezza  uno 
stecco  di  legno  che  spunterà  io  fuori  un  quarto 
circa,  e  si  frigge  in  padella  ad  olio  bollente. 
Non  si  usa  in  Toscana. 
Stecoón  s.  m.  Fuscello:  Pezzuole  di  sotlil  ra- 
micello,  di  paglia  o  simili. 

n  Figurai,  e  in  m.  b.  dicesi  per  Stiletto,  Coltello 
0  allr'arma   aguzza  da  offendere:  0  l'ha  tióu 
féua  5  sleccòn;  E'  tirò  fuori  il  coltello. 
Stecconetto  s.  m.  ruscellino,  Fuscelletto, 

Fuscelluzzo.  Dimin.  di  Fuscello. 
Stella,  s.  f.  Stella:  Corpo  celeste  luminoso;  al- 
trimenti Astro. 

11  Stella,  flgurat.  per  Destino,  Fato,  Nàscilo,  Oro- 
scopo: Meschin  chi  nasce  sotto  cattiva  stella! 
Guai  a  chi  nasce  sotto  maligna  o  cattiva  stella! 

11  —  per  Quella  macchia  bianca,  più  o  meno  larga 
e  lunga,  che  si  vede  nel  mezzo  della  fronte  di 
molti  cavalli. 

M  —  Pezzo  delle  ripetizioni,  così  detto  dalla  soa 
figura,  e  serve  a  dividere  un'ora  dall'altra. 

—  cadente;  Stella  cadente:  Specie  di  meteora  not- 
lorna  ignea,  per  cui  pare  che  una  stella  dislac- 
chisi da  OD  luogo  e  vada  in  on  altro  e  che  tosto 
sparisce, 

—  de  ma;  Stella  di  mare:  Animaletto  marino,  così 
detto  dalla  sua  figura,  che  è  a  foggia  delle  stelle 
dipinte;  dicesi  anche  Fiorillo. 

—  diann-a;  Stella  diana:  Quella  che  apparisce  in- 
nanzi il  sole. 

—  erranti  (al  plur. );  Stelle  erranti:  Quelle  che 
cambiano  luogo  rispettivamente  tra  loro. 

—  fisse  (al  plur.);  Stelle  fisse:  Quelle  che  tengono 
continuamente  la  stessa  distanza  P  una  rispetto 
all'altra. 

S  Andò  a-e  stelle;  Andar  alle  stelle,  figurai,  vale 
Sollevarsi  molto  ;  e  trattandosi  di  canto,  Cantare 
in  tono  altissimo. 

S  Erba  stella;  Erba  stella,  Corno  di  cerTO  V.  Erba. 


$  Porià  a-e  stelle;  Mettere  in  cielo,  Esaltare  o 
Celebrare  Jillrui  sino  a  cielo:  Lodarlo  somma- 
mente, all'eccesso. 

§  Recammd  a  stelle;  Stelleggiare. 

S  Vedde  e  stelle;  Veder  le  stelle  o  le  lucciole, 
Veder  le  stelle  dì  mezzodì,  dicesi  Quando  per 
percossa  ricevuta  si  sente  gran  dolore,  e  si  ve- 
dono quei  bagliori  simili  a  lucciole  o  minutis- 
sime stelle. 
Stelletta  s.  f.  Stelletta,  Stellina,  Stelluzza: 
Piccola  stella. 

Il  Slelletla,  presso  gli  stampai,  chiamasi  anche  L'a- 
sterisco ossia  Quella  piccola  nota  che  comanem. 
fassi  con  una  slelletla. 

n  Stella  :  Specie  di  slampa,  con  coi  i  calzolai  chio- 
dono  i  buchi  lasciali  dalle  bullette  od  suolo  delle 
scarpe. 

Il  Stelline  (al  plur.):  Specie  di  paste,  bianche  o 
zafferanate,  per  minestra,  dette  così  dalla  forma 
di  piccole  stelle  ch'esse  hanno. 

Il  Regolelti  (al  plur.),  dicono  gli  stampatori  ad  Al- 
cuni regoli  sottili  di  differenti  dimensioni  collo- 
cati nel  lelajo  tra  le  facce  di  slampa  e  gli  estremi 
di  esso,  per  tenerle  separate  e  ben  assettate  e 
strette;  altrim.  Stecche. 
Stellóix  add.  Stellalo:  Pieno  di  stelle. 

§  Anexi  slellóu;  Anice  stellalo  V.  Anexi.     • 
Stenta  V.  n.  Stentare:  Durar  fatica,  Faticare 
as-^aissimo. 

—  a  fd  ùnn-a  cosa;  Stentare  a  far  una  cosa,  vale 
Farla  con  difficoltà  o  Averci  difficoltà. 

—  a  parla  ;  Biasciare  o  Biascicar  le  parole,  dicesi 
del  Profferirle  tardamente  e  con  istento. 

Stentajéu.  da  s£ei*a;  Staggio:  Quel  re- 
golo di  mezzo  della  sega  a  mano,  ai  due  capi 
del  quale  sono  intelaiati  a  gruccia,  cioè  in  forma 
di  T,  i  due  manichelli,  che  da  ooa  parte  sosten- 
gono la  lama  e  dall'altra  la  fune. 

Stentarello  s.  m.  Stenterello  :  Maschera 
comica  che  parla  il  dialetto  fiorentino. 

Stentòu  p.  pass.  Stentato  V.  Stenta. 
$  Stentato  (add.);  Fallo  con  istento  e  con  sover- 
chia fatica,  massimamente  parlandosi  d'opera  di 
mano  o  d'ingegno:  Travaggio  stentòu,   Versoi 
stentce;  Lavoro  stentato,  Versi  stentati. 

Stenze  v.  a.  Soffocare.  Voce  cont.  V.  Soffoca. 

Sterilita©  s.  f.  Sterilità,  Sterilezza  :  Qualità  di 
ciò  che  è  sterile;  opposto  a  Fecondità  e  Fertilità. 

Sterling'ag's-io  s.  m.  Sterlingaggio,  Slri- 
liflgaggio.  T.  mar.  Cavo  passato  da  nna  sartia 
all'altra  per  arridarle  provvisoriamente  in  navi- 
gazione con  cattivo  tempo,  non  essendo  troppo  tese. 

Sterlinu-a  (Lìaj;  Lira  sterlina.  Ghinea  V. 
c/linea. 

Sterna  s.  f.  Starna.  T.  ornit.  Perdrix  cinerea. 
Uccello  del  genere  delie  Pernici,  che  ha  il  becco 
di  color  di  corno;  dietro  gli  occhi  un  piccolo 
spazio  nudo  e  di  color  rosso  acceso;  la  fronte, 
la  fascia  sopraccigliare,  i  lati  della  testa  e  gola, 
color  lionato;  le  penne  della  schiena  e  del  petto 
cenerine,  con  strisce  traverse  sottili  ed  ondulale, 
nere;  penne  del  groppone  e  sopraccoda,  simili 
a  quelle  della  schiena,  ma  con  una  fascia  scura, 
assai  larga  verso  la  cima;  parte  inferiore  del- 
l'addome, bianca;  penne  dei  fianchi  cenerino-bian- 
castre; timoniere,  le  quattro  medie  grigie,  mac- 
chiate di  scoro,  le  altre  quattro  d'un  bel  colore 
di  nocciòla  intenso;  piedi  grigio-cenerini  Le  starne 


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abitano  ne'  monti  e  ne'  piani,  quasi  seippre  in 
truppe  che  si  riuniscono  sollecitamente  ogniqual- 
volta per  una  od  un'  altra  causa  siansi  disperse. 
Nidificano  ne'  campi  di  grano  e  ne'  prati  ;  sono 
migratorie  o  no  secondo  le  circostanze  ;  partono 
in  ottobre  e  ritornano  in  marzo. 
Stersa,  s.  f.  Sterzo.  T.  carrozz.  L'ordigno  sul 
quale  o  pel  quale  la  carrozza  si  gira  sul  davanti 
per  islerzo. 
Stéu.a>  s.  f.  Sluoja  e  Sloja:  Tessuto  di  giunchi 
0  di  sala  o  di  canne  palustri  o  di  canne  terre- 
stri, ecc.,  e  serve  a  più  usi.  La  sluoja  da  stanze, 
che  scusa  il  tappeto,  suol  essere  intessuta  di  Sparto 
(Stipa  tenacissima)  o  di  Biodo,  altrim.  Giunco 
fiorito  (Bulomus  umbellatus).  La  stuoja  da  fi- 
nestre, che  scusa  le  gelosie,  suol  essere  di  steli 
di  Biodo  uniti  e  stretti  insieme  con  doppio  spago; 
si  alza  tirando  due  funicelle  che  la  fanno  rav- 
volgere su  di  sé  dal  basso  in  allo.  Le  stuoje 
da  so/fitti  si  fanno  con  canne  rifesse,  schiacciate 
e  intessule  insieme, 

H  Figurat.  talora  usasi  per  Niente,  Zero,  Straccio, 
Frullo,  Paracucchino:  0  no  capisce  ùnn-a  stéua; 
E'  non  capisce  straccio.  O  nò  va  ùnn-a  stéua; 
Non  vale  un  frullo,  un  paracucchino,  un  fico  secco. 
Stéuma^g'à.  s.  f.  Stomacata.  Voce  dell'uso: 
Colpo  dato  collo  stonlaco. 

"  Corpacciata,  Scorpacciata  V.  Pansà. 
Stéu.m.a>gro  s.  m.  Stomaco:  Viscere  membra- 
noso a  figura  di  sacco  nella  parie  superiore  e 
anteriore  del  basso  ventre,  destinalo  a  ricevere 
i  cibi  triturali  e  dar  loro  la  prima  e  pili  ne- 
cessaria preparazione  per  diventare  materia  di 
alimenti. 

M  Stomaco,  per  Petto,  Seno. 

I)  Figurat.  per  Coraggio,  Ardire;  e  bene  spesso  per 
Impudenza,  Baldanza,  Sfacciataggine. 

S  Accomoda  5  stèumago;  Acconciar  lo  stomaco: 
Rimetter  lo  stomaco  in  buono  stato,  Ravvivar 
le  forze  dello  stomaco. 

S  Arrecuved  5  stèumago  \.  Arrecuved.  , 

S  Avei  di  àcidi  in  sciò  stèumago;  Aver  mani- 
camento  di  stomaco.  Aver  acidità  di  stomaco. 

M  —  un  stèumago  de  [cero  V.  F(ero. 

S  Bocca  dò  stèumago  V.  Bócca. 

%  B6n  pe-o  stèumago  ;  Stomachico  :  Che  giova  allo 
stomaco,  Che  conforta  lo  stomaco. 

S  Brùxó  de  stèumago;  Bruciore  o  Ardore  o  In- 
cèndilo di  stomaco,  e  dottrinalm.  Pirosi:  Rib(/1- 
limenlo  dello  stomaco  cagionato  da  indigestione. 

S  Caregàse  ò  stèumago;  Aggravarsi  lo  stomaco. 

§  Dà  un  pugno  in  tò  stèumago;  Dare  uno  slo- 
macone.  Maniera  dell'uso  fior. 

%  Dot  de  stèumago;  Sdegnamento  o  Travaglio  di 
stomaco:  Dolori  di  stomaco  con  voglia  di  vomitare. 

%  Inversàse  5  stèumago  ;  Stomacare ,  Nausearsi  : 
Il  commuoversi  e  perturbarsi  dello  stomaco. 

S  Nen  avet  stèumago  a  ùnn-a  cosa;  Fare  schifo 
una  cosa.  Nauseare. 

S  Sentise  ò  stèumago  aggravóu;  Aver  Io  stoma- 
cacelo. Frase  tose,  e  dell'uso,  vale  Aver  qualche 
cosa  indigesta  sullo  stomaco. 

5  Sia  in  sciò  stèumago  ;  Star  a  cuore  o  sol  cuore, 
figurai.  Aver  pensiero  di  fare,  di  dire,  ecc. 
fiStig'S'io  sdd.  Secco,  Magro,  Segaligno  :  Di  com- 
plessione adusta. 
Stia.  V.  a.  Stirare:  Tirar  distendendo. 

H  Stirare,  per  Distendere,  Spianare  o  Lisciar  con 


ferro  caldo  la  biancheria  o  semplicemente  umida 
0  anche  insaldata. 
$  Sfiàse  n.  p.  Protendersi  e  Proslendersi:  Disten- 
der le  membra  ;  il  che  fa  chi,  destandosi  o  stato 
a  seder  con  disagio,  si  rizza,  e  aprendo  le  braccia 
e  scontorcendosi  s'allunga;  e  dicesi  non  solo 
degli  uomini,  ma  e  di  galli  e  d'altri  animali. 
Il  gallo  nel  protendersi  inarca  di  molto  la  schiena 
e  frattanto  suole  sbadigliare. 

Stiadòa.  s.  f.  Stiralora:  Colei  che  per  mestiere 
stira  camice  o  altra  biancheria  da  dosso. 

Stià,^iia;  V.  a.  Stiracchiare:  Cavillare,  Sofisti- 
care, Fare  interpretazioni  sofistiche. 
S  Fase  stiàgnd  a  fd  ùnn-a  cosa  ;  Tirare  alla  staffa, 
figurat.  Farsi  pregar  mollo,  Acconsentire  malvo- 
lentieri alle  altrui  domande. 
§  A''ó  féfe  stiàgnd:  Non  farsi  stracciare  i  panai: 
Non  si  far  pregar  troppo. 

Stiàg-natùa,  s.  f.  stiracchiatura,  Stiraccbia- 
tezza,  Stiracchiamento:  Sofisticheria  nell' inter- 
pretare, Cavillazione. 

Stiatùa  s.  f.  Stiratura:  Lo  stirare  la  biancheria 
e  La  cosa  stirala. 

Stiletta  v.  a.  Stilettare,  Pugnalare:  Ferire  con 
isti  letto  0  pugnale. 

Stiletta  s.  r.  Sliletlata,  Pugnalala:  Colpo  o 
Ferita  con  isliletlo  o  pugnale. 

Stillale  ò  cervello  V.  Lambìccdse  5 
cervello. 

Stillicidio  s.  m.  Stillicidio:  Lo  stillare  del- 
l'acqua da  tetto  male  coperto  o  simile. 

Stilo  s.  m.  Stilo  e  piiì  comunem.  Stiletto:  Specie 
d'arma  di  lama  stretta,  corta  e  acuta  da  offen- 
dere; altrim.  Pugnale. 

Stima  V.  a.  Slimare:  Aver  in  pregio,  in  istima, 
in  considerazione,  Apprezzare,  Far  conto. 
Il  Stimare,  per  Valutare,  Prezzare,  Dar  giudizio  del 

valore  di  checchessia. 
it  —  Usato  in  signif.  iieut.  Credere,  Reputare,  Esser 
d'opinione:  Ho  stimóu  megio  d'anddghe  mi  in 
persónn-a;  Stimai  meglio  di  recarmivi  io  per- 
sonalmente. J 
§  Nò  stima  un  figo  secco;  ^'on